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Tag Archivio per: 730

CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

Bonus Mobili nel Modello 730/2026: Come Richiedere la Detrazione al 50%

Bonus Mobili

Con la stagione della dichiarazione dei redditi ormai nel vivo, molti contribuenti si chiedono se e come e’ possibile detrarre le spese per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici nel Modello 730/2026. La risposta e’ si: il bonus mobili consente di recuperare il 50% delle spese sostenute nel 2025 per arredare un’abitazione ristrutturata. In questa guida completa scoprirai tutto cio’ che devi sapere: requisiti, limite massimo di spesa, quali beni sono ammessi, come compilare il 730 e a quanto ammonta il risparmio fiscale effettivo.

Cos’e’ il Bonus Mobili 2026 (spese 2025)

Il bonus mobili e’ un’agevolazione fiscale che permette ai contribuenti italiani di detrarre dall’IRPEF il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili nuovi e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia.

Nel Modello 730/2026 si inseriscono le spese effettivamente sostenute nell’anno d’imposta 2025. L’agevolazione e’ prorogata di anno in anno dalla Legge di Bilancio: per il 2025 e’ stata confermata dalla Legge n. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), con un’importante novita’ rispetto all’anno precedente: la riduzione del limite massimo di spesa detraibile da 8.000 a 5.000 euro per unita’ immobiliare.

Quanto si Detrae: Percentuale e Importo Massimo

Ecco i numeri chiave del bonus mobili per le spese 2025 (Modello 730/2026):

  • Aliquota di detrazione: 50%
  • Limite massimo di spesa detraibile: 5.000 euro per unita’ immobiliare
  • Detrazione massima ottenibile: 2.500 euro (il 50% di 5.000 euro)
  • Numero di rate annuali: 10 rate di pari importo
  • Detrazione massima per anno: 250 euro (2.500 euro diviso 10)

Il limite di 5.000 euro si riferisce alla singola unita’ immobiliare, non al nucleo familiare. Cio’ significa che se hai ristrutturato piu’ immobili, puoi richiedere il bonus per ciascuno di essi separatamente, entro i rispettivi limiti.

Requisito Fondamentale: Il Collegamento con la Ristrutturazione Edilizia

Il requisito piu’ importante e spesso trascurato e’ che il bonus mobili non e’ autonomo: e’ indissolubilmente legato all’esecuzione di un intervento di ristrutturazione edilizia sull’immobile in questione, che beneficia della detrazione del 50% (ex art. 16-bis del TUIR).

  • Devi aver avviato lavori di ristrutturazione a partire dal 1 gennaio 2024 o successivamente (la data di inizio lavori deve essere anteriore all’acquisto dei mobili)
  • I lavori devono rientrare tra quelli ammessi al bonus ristrutturazione (manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia)
  • L’acquisto dei mobili deve essere destinato all’immobile ristrutturato
  • Non e’ necessario che i lavori siano terminati al momento dell’acquisto dei mobili

Attenzione: la semplice manutenzione ordinaria (tinteggiatura, piccole riparazioni) non e’ sufficiente. Occorre un intervento qualificato di manutenzione straordinaria o superiore.

Quali Beni Sono Ammessi al Bonus Mobili

Non tutti gli acquisti rientrano nel bonus. Ecco cosa e’ ammesso e cosa non e’ ammesso:

Beni Ammessi

  • Mobili nuovi: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze
  • Cucine componibili (anche cucine complete)
  • Grandi elettrodomestici nuovi di classe energetica A o superiore (dove esiste la classificazione energetica): frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavasciuga, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, forni a microonde, piastre riscaldanti elettriche, ventilatori elettrici
  • Materassi e apparecchi di illuminazione purche’ acquistati insieme ai mobili per completare l’arredo

Beni NON Ammessi

  • Pavimenti, tende, infissi (questi rientrano semmai nel bonus ristrutturazione)
  • Porte interne (non considerate mobili)
  • Piccoli elettrodomestici (aspirapolvere, ferro da stiro, frullatori)
  • Elettrodomestici di classe energetica inferiore ad A (dove esiste la classificazione)
  • Mobili usati

Modalita’ di Pagamento Obbligatorie

Per accedere al bonus mobili e’ obbligatorio pagare con mezzi tracciabili. I pagamenti in contanti non sono ammessi. Le modalita’ valide sono:

  • Bonifico bancario o postale (non necessariamente quello “parlante” previsto per l’ecobonus; per il bonus mobili e’ sufficiente un bonifico ordinario)
  • Carte di credito o debito
  • Assegno bancario

Come Si Compila il Modello 730/2026: Quadro E, Riga E57

Nel Modello 730/2026, il bonus mobili si inserisce nel Quadro E (Oneri e Spese), alla riga E57, dedicata specificamente alle spese per mobili ed elettrodomestici.

  • Colonna 1: il codice identificativo dell’immobile ristrutturato (lo stesso utilizzato nel quadro del bonus ristrutturazione, sezione IV del Quadro E)
  • Colonna 2: l’importo delle spese sostenute nel 2025 (massimo 5.000 euro)

Il software dell’Agenzia delle Entrate (sia il 730 precompilato disponibile dal 30 aprile 2026, sia i software CAF) calcolera’ automaticamente la detrazione del 50% da ripartire in 10 rate annuali.

Collegamento con il bonus ristrutturazione: prima di inserire la riga E57, assicurati di aver correttamente inserito i dati del bonus ristrutturazione nella sezione IV del Quadro E (righe da E41 a E43). Senza questa correlazione, il 730 non accettera’ la detrazione per il bonus mobili.

Documenti da Conservare (Non da Allegare)

Per il bonus mobili non e’ necessario allegare alcun documento alla dichiarazione dei redditi. Tuttavia, devi conservare la seguente documentazione per almeno 5 anni (termine di accertamento fiscale), da esibire in caso di controllo:

  • Fatture o ricevute fiscali degli acquisti di mobili/elettrodomestici
  • Estratti conto bancari o ricevute dei pagamenti tracciabili
  • Documentazione dei lavori di ristrutturazione (fatture, bonifici parlanti, comunicazione all’ENEA se applicabile)
  • Titolo abilitativo edilizio (CILA, SCIA, permesso di costruire) o dichiarazione sostitutiva per lavori che non richiedono titolo

Chi Puo’ Richiedere il Bonus Mobili nel 730

  • Proprietari dell’immobile che hanno eseguito i lavori di ristrutturazione
  • Titolari di un diritto reale sull’immobile (usufrutto, uso, abitazione)
  • Inquilini e comodatari se hanno eseguito essi stessi i lavori di manutenzione straordinaria o superiore e il contratto lo consente
  • Familiari conviventi del possessore/detentore dell’immobile, se hanno sostenuto le spese
  • Acquirenti di immobili ristrutturati da imprese (l’acquisto deve avvenire entro 18 mesi dal termine dei lavori)

Il bonus si applica sia agli immobili destinati a prima casa che a seconda casa. Non ci sono limiti ISEE o reddituali.

Confronto Storico dei Limiti: Non Confondere gli Anni

Il limite di spesa detraibile e’ cambiato nel tempo. Ecco il riepilogo storico per non fare errori:

  • Spese 2023 (730/2024): limite 8.000 euro
  • Spese 2024 (730/2025): limite 5.000 euro
  • Spese 2025 (730/2026): limite 5.000 euro (confermato dalla L. 207/2024)

Esempi Pratici di Calcolo del Risparmio

Esempio 1: Cucina da 4.500 euro

  • Spesa 2025: 4.500 euro
  • Detrazione totale: 2.250 euro (50%)
  • Risparmio annuo per 10 anni: 225 euro/anno

Esempio 2: Mobili per 6.000 euro (sopra il limite)

  • Spesa 2025: 6.000 euro
  • Limite detraibile: 5.000 euro
  • Detrazione totale: 2.500 euro (50% di 5.000)
  • Risparmio annuo per 10 anni: 250 euro/anno (massimo)

Il CAF Puo’ Aiutarti a Compilare il 730 con il Bonus Mobili

La compilazione corretta del Modello 730 con il bonus mobili richiede attenzione ai dettagli: dal collegamento con il bonus ristrutturazione alla corretta indicazione delle spese nel quadro E. Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730/2026, verificando che tutte le detrazioni siano inserite correttamente e supportate dalla documentazione necessaria.

Per prenotare un appuntamento o richiedere un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: siamo a tua disposizione per rispondere a qualsiasi domanda sulla tua dichiarazione dei redditi.

Domande Frequenti sul Bonus Mobili nel 730/2026

Si puo’ richiedere il bonus mobili senza fare la ristrutturazione?

No. Il bonus mobili e’ subordinato all’esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria o di interventi di livello superiore sull’immobile. Senza ristrutturazione non si puo’ accedere a questa agevolazione.

Il bonus mobili vale anche per gli inquilini?

Si’, a condizione che l’inquilino abbia eseguito direttamente i lavori di ristrutturazione (con il consenso del proprietario) e che le spese per i mobili siano sostenute dallo stesso inquilino.

Cosa succede se ho acquistato mobili a fine 2024 e inizio 2025?

Le spese si considerano detraibili nell’anno in cui sono state effettivamente sostenute (principio di cassa). Per il 730/2026 si inseriscono solo le spese pagate nel 2025.

Il limite di 5.000 euro e’ per persona o per immobile?

Il limite di 5.000 euro e’ per singola unita’ immobiliare. Se l’immobile e’ intestato a piu’ soggetti (es. coniugi comproprietari), il limite si riferisce all’immobile nel suo complesso, e la detrazione si ripartisce tra i comproprietari in proporzione alle spese sostenute.

Cosa succede se vendo l’immobile prima di aver fruito di tutte le 10 rate?

In caso di vendita dell’immobile, le rate residue del bonus mobili vengono trasferite automaticamente all’acquirente, salvo diverso accordo tra le parti indicato nell’atto di compravendita.

Riepilogo: Checklist Bonus Mobili 730/2026

  • Effettuati lavori di ristrutturazione qualificati sull’immobile (avviati prima dell’acquisto dei mobili)
  • Acquistati mobili nuovi e/o grandi elettrodomestici di classe A o superiore nel 2025
  • Pagato con mezzi tracciabili (bonifico, carta, assegno)
  • Conservate fatture e prove di pagamento
  • Codice immobile presente nella sezione IV del Quadro E (bonus ristrutturazione)
  • Spese totali entro il limite di 5.000 euro per unita’ immobiliare
  • Inserimento corretto alla riga E57 del Quadro E del 730

Ricorda: la detrazione si recupera in 10 anni, con rate annuali uguali. Il risparmio fiscale massimo per il 2026 (prima rata per spese 2025) e’ di 250 euro (su un massimo di 5.000 euro spesi). Per qualsiasi dubbio, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: ti offriremo assistenza personalizzata e professionale per ottimizzare la tua dichiarazione dei redditi nel rispetto della normativa vigente.

Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2016/11/bonus-mobili-640x342.jpg 342 640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:262026-06-01 22:36:26Bonus Mobili nel Modello 730/2026: Come Richiedere la Detrazione al 50%
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Controlli preventivi sul Modello 730 e rimborso bloccato: cosa succede

Dichiarazione dei redditi 730

Avete presentato il Modello 730 e il rimborso IRPEF tarda ad arrivare, oppure avete ricevuto una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate che informa della sospensione del rimborso? Non è un evento raro: ogni anno migliaia di contribuenti si trovano in questa situazione, che si chiama tecnicamente controllo preventivo sul Modello 730. In questa guida spieghiamo nel dettaglio cosa sono questi controlli, perché scattano, quali sono i tempi, cosa fare se il rimborso è bloccato e come tutelarsi.

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Cosa sono i controlli preventivi sul Modello 730

Il Modello 730 è lo strumento di dichiarazione dei redditi più usato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Una delle sue caratteristiche più apprezzate è la possibilità di ricevere i rimborsi IRPEF direttamente in busta paga o sulla pensione, senza dover attendere le tempistiche del Modello Redditi PF. Tuttavia, questo meccanismo automatico può subire un blocco: è quello che accade quando l’Agenzia delle Entrate decide di effettuare un controllo preventivo prima di erogare il rimborso.

I controlli preventivi sono disciplinati dall’art. 36-ter del DPR 600/1973 e dall’art. 1, commi 585-586 della Legge di Bilancio 2020 (L. 160/2019), che ha esteso i poteri dell’Agenzia in materia di verifica delle dichiarazioni precompilate accettate senza modifiche. In sostanza, l’Agenzia delle Entrate ha la facoltà di sospendere i rimborsi di ammontare superiore a 4.000 euro e di effettuare verifiche documentali prima dell’erogazione.

La norma non prevede un termine perentorio breve per il completamento del controllo preventivo: il controllo documentale ex art. 36-ter DPR 600/1973 puo’ essere avviato entro 2 anni dalla presentazione della dichiarazione. Per quanto riguarda i rimborsi erogati tramite sostituto d’imposta (busta paga o pensione), il sostituto ha tempo fino alla fine dell’anno per addebitare o accreditare le somme risultanti dal modello 730. Nella pratica, i controlli preventivi si avviano generalmente entro pochi mesi dalla presentazione e chi presenta il 730 con rimborso elevato puo’ trovarsi il rimborso sospeso da luglio fino a diversi mesi dopo.

Quando scattano i controlli preventivi: i casi piu’ frequenti

L’Agenzia delle Entrate non ha mai reso pubblici i criteri esatti che determinano l’attivazione del controllo preventivo, ma sulla base delle circolari e della prassi consolidata è possibile identificare le situazioni più a rischio:

  • Rimborsi superiori a 4.000 euro: soglia espressamente indicata dalla normativa vigente come limite oltre il quale il controllo preventivo è possibile (ma non automatico).
  • Detrazioni elevate per familiari a carico: in particolare quando il numero dei familiari dichiarati o il loro reddito non corrisponde ai dati presenti in Anagrafe Tributaria.
  • Spese mediche ingenti: detrazioni al 19% per spese sanitarie di importo molto elevato rispetto al reddito dichiarato.
  • Bonus edilizi e ristrutturazione: detrazione del 50% o superiore per lavori edilizi, specie se di recente introduzione o con importi rilevanti.
  • Prima dichiarazione con rimborso elevato: contribuenti che dichiarano per la prima volta un rimborso importante, senza storico fiscale coerente.
  • Incoerenze rispetto alla dichiarazione precompilata: modifiche apportate dal contribuente che si discostano significativamente dai dati precaricat dall’Agenzia.
  • Redditi provenienti da piu’ fonti: più certificazioni uniche (CU) con ritenute da diversi datori di lavoro o enti previdenziali.

Va sottolineato che il controllo preventivo non equivale a un accertamento fiscale e non implica necessariamente che il contribuente abbia commesso errori. Si tratta di una verifica documentale che l’Amministrazione finanziaria effettua prima di erogare somme rilevanti.

La comunicazione dell’Agenzia delle Entrate: cosa significa

Quando l’Agenzia delle Entrate decide di avviare un controllo preventivo, il contribuente riceve una comunicazione formale – solitamente tramite raccomandata A/R o, se il contribuente ha abilitato il cassetto fiscale, anche via posta elettronica certificata (PEC) o notifica telematica. La comunicazione informa della sospensione del rimborso e invita il contribuente a fornire la documentazione necessaria a supportare le detrazioni e/o i crediti d’imposta dichiarati.

Nella lettera, l’Agenzia indica:

  • Il riferimento normativo che legittima il controllo (tipicamente art. 36-ter DPR 600/1973);
  • L’importo del rimborso sospeso;
  • Le voci dichiarative oggetto di verifica (es. “detrazioni per spese sanitarie”, “familiari a carico”);
  • I documenti che il contribuente deve produrre;
  • Il termine entro cui rispondere (generalmente 30 giorni dalla ricezione);
  • Il canale di trasmissione della documentazione (ufficio territorialmente competente, CIVIS, cassetto fiscale).

Non ignorare mai questa comunicazione: la mancata risposta entro il termine non porta solo al prolungamento dell’attesa, ma può determinare la definitiva decadenza dal rimborso per quella annualità e l’avvio di procedure di accertamento più invasive.

Differenza tra controllo preventivo (art. 36-ter) e liquidazione automatica (art. 36-bis)

Molti contribuenti confondono il controllo preventivo con la liquidazione automatica. Si tratta invece di due procedure completamente diverse:

Tipo di controlloBase normativaCosa verificaQuando avviene
Liquidazione automaticaArt. 36-bis DPR 600/1973Errori materiali di calcolo, ritenute, versamenti F24Entro l’anno di presentazione
Controllo documentale preventivoArt. 36-ter DPR 600/1973Detrazioni, oneri deducibili, crediti d’imposta (richiede documenti)Entro 2 anni dalla presentazione
Controllo preventivo rimborsiArt. 1, c. 585-586 L. 160/2019Rimborsi elevati (oltre 4.000 euro) prima dell’erogazionePrima dell’erogazione del rimborso

La liquidazione automatica (36-bis) è una verifica puramente matematica: l’Agenzia controlla che i calcoli siano corretti, che le ritenute certificate dalla CU corrispondano a quanto dichiarato, che le aliquote applicate siano quelle giuste. Non richiede la produzione di documenti da parte del contribuente.

Il controllo documentale (36-ter) invece è più invasivo: l’Agenzia chiede di dimostrare con documenti che le spese detratte siano effettivamente sostenute e che i relativi requisiti siano soddisfatti. Può portare al disconoscimento delle detrazioni se la documentazione non è prodotta o non è sufficiente.

Il controllo preventivo sui rimborsi è specificamente finalizzato a bloccare l’erogazione automatica di rimborsi elevati prima che vengano verificati. Una volta concluso positivamente, il rimborso viene erogato con eventuali interessi di mora a favore del contribuente.

Cosa fare se il rimborso e’ bloccato: guida pratica

Se avete ricevuto la comunicazione di sospensione del rimborso o se semplicemente non arriva da molti mesi, ecco i passi concreti da seguire:

1. Verifica lo stato del rimborso sul cassetto fiscale

Il primo strumento da utilizzare è il cassetto fiscale, accessibile tramite SPID, CIE o CNS sul sito dell’Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it). Nella sezione dedicata alla dichiarazione, è possibile verificare:

  • Lo stato di elaborazione del 730 (ricevuto / in lavorazione / elaborato);
  • La presenza di eventuali comunicazioni o avvisi;
  • Lo stato del rimborso (atteso / sospeso / in erogazione).

Se il rimborso risulta “sospeso” o “in verifica”, significa che il controllo preventivo è in corso. Se invece non risulta ancora elaborata la dichiarazione, potrebbe trattarsi di un semplice ritardo nell’elaborazione ordinaria.

2. Raccogliere la documentazione richiesta

Se avete ricevuto la comunicazione formale di controllo preventivo, la priorità è raccogliere i documenti indicati nella lettera. I più comuni sono:

  • Per detrazioni mediche: scontrini/ricevute fiscali con il codice fiscale del contribuente, prescrizioni mediche ove richieste, fatture di strutture sanitarie;
  • Per familiari a carico: documenti che attestino il reddito del familiare (es. CU, 730 del familiare, autocertificazione) e la composizione del nucleo familiare;
  • Per bonus ristrutturazione: contratto con l’impresa, bonifici parlanti, fatture, comunicazione ENEA ove richiesta, eventuale CILAS/SCIA;
  • Per interessi su mutuo prima casa: contratto di mutuo, quietanza di pagamento rate, atto di compravendita dell’immobile;
  • Per premi assicurativi detraibili: quietanza della polizza vita/infortuni con distinzione della quota che dà diritto alla detrazione.

3. Inviare la documentazione entro i termini

La documentazione può essere trasmessa in vari modi:

  • Tramite CIVIS (canale telematico Agenzia Entrate): è la modalità raccomandata, permette di trasmettere documenti in formato PDF e di ottenere una ricevuta di protocollo;
  • Consegna a mano presso l’ufficio territoriale competente (quello indicato nella comunicazione);
  • Via raccomandata A/R all’indirizzo dell’ufficio, con descrizione analitica dei documenti allegati;
  • Tramite un intermediario abilitato (CAF, consulente fiscale): il professionista può trasmettere la documentazione direttamente dal suo software gestionale.

Se non siete sicuri di avere tutta la documentazione necessaria, o se la richiesta vi sembra sproporzionata, è fortemente consigliabile rivolgersi a un CAF o a un consulente fiscale che conosca la normativa aggiornata e possa gestire la risposta all’Agenzia.

Tempi di attesa: quanto dura il blocco del rimborso

Una delle domande più frequenti è: quanto ci vuole per sbloccare il rimborso? La risposta dipende da diversi fattori:

ScenarioTempo stimato per rimborso
730 senza controllo preventivo, rimborso da busta pagaLuglio-agosto dell’anno di presentazione
730 senza controllo preventivo, rimborso da pensione (INPS)Agosto-settembre dell’anno di presentazione
730 con controllo preventivo, documentazione inviata tempestivamente3-6 mesi dalla ricezione della documentazione
730 con controllo preventivo, documentazione non inviata o carenteRimborso ridotto o negato; eventuali accertamenti
Rimborso diretto AdE (es. senza sostituto d’imposta)6-18 mesi dalla presentazione

Va ricordato che se il rimborso è dovuto ma l’Agenzia lo eroga in ritardo per effetto del controllo preventivo (oltre i termini di legge), il contribuente ha diritto agli interessi di mora, calcolati al tasso stabilito annualmente dal MEF (per i rimborsi IRPEF il tasso e’ determinato con decreto ministeriale; verificare il tasso vigente nell’anno di erogazione). Gli interessi decorrono dalla data in cui il rimborso avrebbe dovuto essere erogato.

Rimborso bloccato dopo accettazione del 730 precompilato: casi speciali

Con l’introduzione del 730 precompilato, l’Agenzia delle Entrate ha promesso ai contribuenti che accettano la dichiarazione senza modifiche una corsia preferenziale e, in teoria, l’esenzione dai controlli documentali. Questa garanzia, però, non è assoluta.

Secondo l’art. 5, comma 3 del D.Lgs. 175/2014 (decreto semplificazioni fiscali), se il contribuente accetta il 730 precompilato senza apportare modifiche, l’Agenzia non può effettuare controlli documentali sulle spese che ha precaricato (spese sanitarie trasmesse da farmacie e strutture convenzionate, interessi su mutuo ecc.). Tuttavia, il blocco preventivo dei rimborsi elevati resta possibile, in quanto non rientra nella fattispecie dei controlli documentali ordinari bensì nel perimetro delle verifiche antifrode.

Se invece il contribuente ha modificato il 730 precompilato (aggiungendo detrazioni, correggendo redditi, modificando i dati precaricati), perde la tutela dalla verifica documentale su quelle voci modificate. In questo caso, i controlli preventivi possono riguardare anche le spese precaricate, se le modifiche hanno influenzato il calcolo del rimborso.

Per approfondire le regole specifiche sulle spese sanitarie inserite nel 730 precompilato, potete leggere il nostro articolo dedicato: Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre.

Gli esiti possibili del controllo preventivo

Al termine del controllo preventivo, l’Agenzia delle Entrate può pervenire a quattro esiti diversi:

1. Rimborso confermato ed erogato integralmente

La documentazione prodotta dal contribuente è stata ritenuta sufficiente e idonea. L’Agenzia sblocca il rimborso, che viene erogato dall’INPS (per i pensionati) oppure direttamente dall’Agenzia tramite bonifico o vaglia postale. In questo caso, vengono corrisposti anche gli interessi maturati durante il periodo di sospensione.

2. Rimborso ridotto

L’Agenzia ha riconosciuto solo in parte le detrazioni dichiarate. Vengono espunte le voci per le quali la documentazione era insufficiente o carente, e il rimborso viene erogato per la parte riconosciuta. Il contribuente riceve una comunicazione di irregolarità (ex avviso bonario) con l’indicazione delle voci disconosciute e la possibilità di presentare osservazioni entro 60 giorni.

3. Rimborso negato e importo a debito

In questo caso l’Agenzia ha ritenuto che il rimborso non fosse dovuto (o che ci fosse un debito residuo). Il contribuente riceve l’avviso bonario con la richiesta di versamento della differenza. Se non paga entro i termini previsti, la somma viene iscritta a ruolo e affidata ad Agenzia delle Entrate Riscossione per la riscossione.

4. Silenzio-assenso e rimborso automatico

Se l’Agenzia non conclude il controllo preventivo entro i termini di legge previsti, il rimborso deve essere erogato automaticamente. In pratica, l’inutile decorso del tempo costituisce un riconoscimento implicito del rimborso. Questo scenario è però raro: l’Agenzia generalmente rispetta i propri termini interni.

Come evitare il blocco preventivo: consigli pratici

La prevenzione è sempre più efficace della gestione del problema a posteriori. Ecco alcune indicazioni pratiche per ridurre il rischio di subire un controllo preventivo o per gestirlo al meglio qualora si verifichi:

  • Conservate tutta la documentazione delle spese detraibili per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione. Scontrini, ricevute, fatture e bonifici parlanti devono essere organizzati e facilmente recuperabili.
  • Inserite il codice fiscale negli scontrini delle farmacie: dal 2020 questa operazione è obbligatoria per la trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, ma controllate sempre che i dati trasmessi siano corretti nella precompilata.
  • Verificate la corrispondenza tra CU e dati del 730: i redditi e le ritenute indicati nella CU devono coincidere con quelli inseriti nella dichiarazione. Discrepanze anche minime possono attivare controlli.
  • Rivolgetevi a un CAF per la compilazione: i Centri di Assistenza Fiscale sono abilitati a prestare assistenza fiscale e hanno la responsabilità solidale per la correttezza dei dati inseriti, il che riduce il rischio di errori involontari.
  • Dichiarate solo le detrazioni effettivamente spettanti e supportate da documenti validi. Tentare di massimizzare il rimborso con detrazioni dubbie aumenta esponenzialmente il rischio di controllo.

Per le dichiarazioni più complesse (redditi da immobili esteri, plusvalenze finanziarie, attivita’ all’estero), può essere più opportuno presentare il Modello Redditi PF invece del 730, considerando che offre maggiore flessibilità nella gestione dei controlli. Segnaliamo a questo proposito il nostro articolo sull’errore dell’Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026 riguardo al Quadro RT.

Casi pratici: esempi reali di controllo preventivo

Per rendere piu’ concreto il quadro normativo, ecco alcuni esempi tipici tratti dalla pratica dei CAF:

Caso 1: Detrazioni mediche per figlio disabile

Maria ha un figlio con disabilita’ grave certificata (Legge 104 art. 3 comma 3). Ha dichiarato circa 9.000 euro di spese mediche nel 730, ottenendo un rimborso di 5.200 euro. A settembre ha ricevuto la comunicazione di controllo preventivo. L’Agenzia chiedeva i giustificativi di tutte le spese mediche. Maria ha inviato tramite CIVIS le ricevute fiscali, le fatture delle visite specialistiche e la copia del verbale di invalidita’. Il controllo si e’ concluso positivamente dopo 3 mesi: rimborso confermato integralmente, piu’ 85 euro di interessi.

Caso 2: Bonus ristrutturazione con documentazione incompleta

Giorgio ha detratto 6.500 euro (50% di 13.000 euro di lavori di ristrutturazione sul bagno). Il controllo preventivo ha evidenziato che mancava il bonifico parlante con i codici fiscali del beneficiario e dell’impresa. Giorgio ha dovuto presentare i bonifici originali, la fattura dell’impresa e la comunicazione all’ENEA (richiesta per alcuni interventi). Poiche’ non aveva conservato tutti i documenti, una parte delle spese (circa 2.000 euro) non e’ stata riconosciuta: rimborso ridotto di 1.000 euro rispetto a quanto atteso.

Caso 3: Familiari a carico non corrispondenti

Luisa ha dichiarato come familiare a carico la madre con un reddito di 2.800 euro l’anno. L’Agenzia ha avviato un controllo perche’ i dati dell’Anagrafe Tributaria indicavano che la madre aveva percepito nel 2025 anche una pensione estera (non comunicata a Luisa), portando il reddito complessivo a circa 4.100 euro – sopra la soglia dei 2.840,51 euro (per il 2025) che permette di considerare un familiare a carico. Il rimborso e’ stato ridotto proporzionalmente e Luisa ha ricevuto un avviso bonario per la differenza di imposta.

Questi esempi mostrano l’importanza di verificare sempre i requisiti delle detrazioni prima di dichiararle e di conservare tutta la documentazione di supporto.

Impugnare il disconoscimento delle detrazioni: i rimedi

Se all’esito del controllo preventivo l’Agenzia ha disconosciuto delle detrazioni e il contribuente ritiene di aver agito correttamente, ha diverse strade percorribili:

  • Osservazioni all’avviso bonario: entro 30 giorni dalla ricezione dell’avviso, il contribuente (o il suo rappresentante) puo’ presentare osservazioni scritte all’ufficio, allegando ulteriori documenti o motivazioni. L’Agenzia e’ tenuta a valutarle prima di iscrivere il debito a ruolo.
  • Autotutela: se si ritiene che l’Agenzia abbia commesso un errore di valutazione, si puo’ presentare istanza di autotutela chiedendo la correzione d’ufficio dell’atto.
  • Ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria: se l’avviso bonario si trasforma in cartella esattoriale o avviso di accertamento, il contribuente puo’ proporre ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado entro 60 giorni dalla notifica. E’ consigliabile farsi assistere da un professionista abilitato (avvocato tributarista, commercialista, consulente del lavoro).
  • Mediazione tributaria: per controversie di valore inferiore a 50.000 euro, prima del ricorso e’ obbligatorio presentare istanza di mediazione/reclamo (D.Lgs. 156/2015).

Per le questioni piu’ tecniche relative ai redditi di capitale e alla compilazione del modello redditi, consultate il nostro approfondimento sul Quadro RR 2026 e i contributi INPS nel Modello Redditi.

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Domande frequenti (FAQ)

Il controllo preventivo e’ uguale per tutti?

No. L’Agenzia delle Entrate applica criteri selettivi basati su analisi del rischio. Non tutti i 730 con rimborsi elevati vengono sottoposti a controllo: vengono selezionati quelli che presentano anomalie o profili di rischio specifici. Il semplice fatto di avere un rimborso elevato non implica automaticamente il controllo.

Posso farmi assistere dal CAF durante il controllo preventivo?

Assolutamente si’. Se avete presentato il 730 tramite un CAF, potete delegare il CAF stesso a gestire la risposta all’Agenzia delle Entrate. Il CAF ha accesso ai sistemi telematici e puo’ inviare la documentazione tramite i canali abilitati. In piu’, il CAF ha assunto responsabilita’ solidale per la correttezza dei dati inseriti nella dichiarazione: questo puo’ essere utile in caso di contestazioni.

Cosa succede se non rispondo alla comunicazione dell’Agenzia?

Se non rispondete entro il termine indicato nella comunicazione (di solito 30 giorni), l’Agenzia procedera’ a disconoscere le detrazioni oggetto di verifica. Il rimborso eventualmente gia’ calcolato potrebbe essere ridotto o azzerato. Potrebbe poi seguire un avviso bonario con richiesta di pagamento delle maggiori imposte, e in caso di mancato pagamento, l’iscrizione a ruolo. Non rispondere e’ sempre la scelta peggiore.

Il rimborso bloccato genera interessi a favore del contribuente?

Si’. Se il rimborso e’ dovuto ma viene erogato in ritardo rispetto ai termini di legge, il contribuente ha diritto agli interessi di mora. Gli interessi sono calcolati al tasso stabilito annualmente dal MEF con decreto ministeriale. Vengono calcolati automaticamente dall’Agenzia e aggiunti al rimborso al momento dell’erogazione. Non e’ necessario richiederli separatamente.

Quanto dura il controllo preventivo?

La norma non prevede un termine perentorio specifico per il solo controllo preventivo sui rimborsi elevati, ma il controllo documentale ex art. 36-ter DPR 600/1973 deve concludersi entro 2 anni dalla presentazione. Nella pratica, i controlli preventivi sui rimborsi si risolvono generalmente entro 3-6 mesi dalla presentazione della documentazione.

Posso richiedere un rimborso tramite Modello Redditi PF per evitare i controlli preventivi del 730?

In linea teorica si’, ma non e’ una soluzione che consigliamo. Il Modello Redditi PF prevede rimborsi diretti dall’Agenzia delle Entrate con tempistiche spesso piu’ lunghe (12-18 mesi). Inoltre, anche il Modello Redditi puo’ essere soggetto a controlli documentali. La soluzione migliore resta la compilazione corretta e documentata del 730.

Conclusione: come tutelarsi efficacemente

I controlli preventivi sul Modello 730 sono una realta’ con cui molti contribuenti devono confrontarsi, ma non devono essere fonte di panico. Rappresentano una procedura di verifica documentale che, se gestita correttamente, si risolve positivamente nella grande maggioranza dei casi.

Le chiavi per uscirne indenni sono tre: documentazione completa e conservata, risposta tempestiva all’Agenzia delle Entrate, e assistenza professionale quando la situazione e’ complessa. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a disposizione per assistervi in tutte le fasi: dalla compilazione del 730 alla gestione di eventuali controlli preventivi, fino alla difesa dei vostri diritti in caso di contestazioni.

Per prenotare un appuntamento o per ricevere ulteriori informazioni, contattateci al 0432 1638640 oppure scriveteci su WhatsApp al 366 6018121. Siamo a Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

Maggio 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-29 09:22:402026-05-31 17:40:36Controlli preventivi sul Modello 730 e rimborso bloccato: cosa succede
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre

Dichiarazione dei redditi 730

Molti contribuenti si chiedono se sia ancora possibile pagare in contanti le spese sanitarie e detrarle nel 730. La risposta non è “sì” o “no” in assoluto: dipende dal tipo di prestazione. Dal 1° gennaio 2020, infatti, l’articolo 1 commi 679-680 della Legge 27 dicembre 2019 n. 160 (Legge di Bilancio 2020) ha introdotto l’obbligo di pagamento tracciabile per fruire della detrazione IRPEF del 19% sulle spese sanitarie, con alcune importanti eccezioni che riguardano farmaci, ticket e prestazioni rese dal Servizio Sanitario Nazionale.

Sapere quali spese sanitarie si possono ancora pagare in contanti senza perdere la detrazione è fondamentale per evitare brutte sorprese in fase di controllo della dichiarazione dei redditi. In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo, con esempi pratici e una tabella di riepilogo, tutte le casistiche aggiornate per il 730 precompilato 2026 (relativo ai redditi 2025), per non sbagliare e ottenere il giusto rimborso IRPEF.

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Indice dei contenuti

  1. La regola base: tracciabilità obbligatoria dal 2020
  2. Quali spese sanitarie si possono pagare in contanti
  3. Farmaci e dispositivi medici: contanti sempre ammessi
  4. Ticket sanitario e prestazioni SSN in contanti
  5. Strutture private accreditate al SSN
  6. Spese sanitarie che richiedono pagamento tracciabile
  7. Come dimostrare il pagamento e quale documentazione conservare
  8. Spese sanitarie già presenti nel 730 precompilato 2026
  9. Errori comuni: quando la detrazione viene respinta
  10. Esempio pratico: il caso di Marco e la sua famiglia
  11. Tabella riepilogo: contanti SÌ / contanti NO
  12. Come inserire le spese sanitarie nel 730 precompilato
  13. CAF Centro Fiscale Udine: assistenza dichiarazione 730
  14. Domande frequenti

La regola base: tracciabilità obbligatoria dal 2020

La normativa di riferimento è l’articolo 1, commi 679 e 680, della Legge 27 dicembre 2019 n. 160, nota come Legge di Bilancio 2020. Questa norma stabilisce un principio chiaro: dal 1° gennaio 2020, per poter detrarre il 19% di una spesa sanitaria nella dichiarazione dei redditi, il pagamento deve essere effettuato con strumenti tracciabili.

Per “strumenti tracciabili” la norma intende qualunque mezzo di pagamento diverso dal contante. In pratica, sono ammessi:

  • Bonifico bancario o postale (anche istantaneo, anche SDD/RID)
  • Carte di credito, di debito (bancomat) e prepagate
  • Assegni bancari, circolari o postali
  • Sistemi di pagamento elettronici regolamentati (Satispay, PayPal, Apple Pay, Google Pay e altri analoghi)
  • App di pagamento collegate al conto corrente o a carte

Il principio è semplice: lo Stato vuole poter ricostruire la “tracciabilità” della spesa, cioè verificare chi ha pagato, quando e a chi. Il contante, per sua natura anonimo, non lascia traccia e perciò non è ammesso. Tuttavia, il comma 680 della stessa legge introduce tre importanti eccezioni in cui il pagamento in contanti continua a dare diritto alla detrazione. Vediamole nel dettaglio.

Quali spese sanitarie si possono pagare in contanti

L’articolo 1, comma 680, della Legge 160/2019 elenca in modo tassativo le spese sanitarie che si possono ancora pagare in contanti senza perdere il diritto alla detrazione del 19%. Si tratta di tre macro-categorie, ognuna con le proprie caratteristiche.

Le tre eccezioni alla tracciabilità

  1. Acquisto di medicinali (farmaci con e senza obbligo di prescrizione, omeopatici, da banco)
  2. Acquisto di dispositivi medici (siringhe, garze, apparecchi acustici, occhiali da vista con marchio CE medicale, etc.)
  3. Prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche (ASL, ospedali, ambulatori SSN) o da strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale

Per queste tre categorie il pagamento in contanti è perfettamente lecito e non fa perdere la detrazione. Significa che puoi continuare ad andare in farmacia, comprare un’aspirina e pagarla in contanti: quella spesa, se accompagnata dallo scontrino “parlante” con il tuo codice fiscale, andrà regolarmente in detrazione nel 730.

L’eccezione è stata pensata per non penalizzare i cittadini in situazioni in cui il pagamento elettronico non è sempre possibile (pensa a una piccola farmacia, a un ambulatorio di paese, o all’acquisto urgente di un farmaco). La logica del legislatore è chiara: in questi tre casi, la tracciabilità è già garantita da altri meccanismi, come lo scontrino parlante trasmesso al Sistema Tessera Sanitaria o la documentazione fiscale rilasciata dalla struttura pubblica.

Farmaci e dispositivi medici: contanti sempre ammessi

L’acquisto di farmaci e medicinali in farmacia, parafarmacia o presso esercizi autorizzati è la categoria più frequente di spesa sanitaria detraibile pagabile in contanti. Rientrano in questa eccezione:

  • Farmaci di fascia A (con obbligo di prescrizione medica, generalmente rimborsabili dal SSN)
  • Farmaci di fascia C (con prescrizione ma a totale carico del cittadino)
  • Farmaci da banco (OTC) e SOP (senza obbligo di prescrizione)
  • Medicinali omeopatici (riconosciuti come farmaci dall’AIFA)
  • Farmaci acquistati in parafarmacia autorizzata
  • Farmaci galenici preparati dal farmacista

Per ottenere la detrazione del 19% (con la franchigia di 129,11 euro complessiva sulle spese sanitarie) occorre conservare lo scontrino parlante, ovvero quello scontrino fiscale rilasciato dalla farmacia che riporta:

  • Il codice fiscale dell’acquirente (o del familiare a carico)
  • La natura del prodotto (farmaco, medicinale, ticket)
  • La quantità acquistata
  • Il codice AIC del farmaco (codice univoco assegnato dall’AIFA)

I dispositivi medici detraibili

Anche l’acquisto di dispositivi medici pagati in contanti è detraibile, a condizione che il prodotto sia conforme alla normativa europea (marchio CE medicale, Regolamento UE 2017/745). Esempi tipici:

  • Occhiali da vista, lenti a contatto e liquidi per la loro manutenzione
  • Apparecchi acustici
  • Materassi e cuscini ortopedici/antidecubito (con marchio CE)
  • Siringhe, aghi, garze, cerotti, bende
  • Termometri, sfigmomanometri, glucometri
  • Stampelle, deambulatori, sedie a rotelle
  • Apparecchi per aerosol e per la magnetoterapia (se CE medicali)

Per i dispositivi medici la documentazione fiscale (scontrino o fattura) deve riportare la dicitura “AD” (Articolo Detraibile – dispositivo medico) oppure indicare espressamente il prodotto come “dispositivo medico CE”. In assenza di questa indicazione, conserva la scatola del prodotto o un’attestazione del rivenditore che certifichi la conformità CE.

Ticket sanitario e prestazioni SSN in contanti

La seconda grande categoria di spese pagabili in contanti riguarda le prestazioni sanitarie erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di tutte quelle prestazioni per cui il cittadino paga il “ticket”, cioè la quota di compartecipazione alla spesa sanitaria pubblica.

Pagare in contanti il ticket per una visita specialistica in ASL, per un esame del sangue in laboratorio pubblico, per una risonanza magnetica in ospedale pubblico o per una visita al pronto soccorso (codice bianco/verde) non fa perdere la detrazione. Tipici esempi:

  • Ticket per visite specialistiche presso ASL o aziende ospedaliere
  • Ticket per esami diagnostici (analisi del sangue, ecografie, TAC, risonanze, radiografie)
  • Ticket per prestazioni di pronto soccorso (per i codici a pagamento)
  • Ticket per il day hospital o day surgery presso strutture pubbliche
  • Quote di compartecipazione per ricoveri in strutture SSN
  • Esami strumentali (Holter, elettrocardiogramma, spirometria) in strutture pubbliche

La ragione di questa eccezione è semplice: quando paghi un ticket presso una struttura pubblica, ti viene rilasciata una ricevuta fiscale del SSN che riporta il tuo codice fiscale, la prestazione effettuata e l’importo. Questa ricevuta è di per sé “tracciante” perché viene registrata nel sistema sanitario regionale e nel Sistema Tessera Sanitaria gestito dall’Agenzia delle Entrate (DM 1 settembre 2016).

Attenzione: prestazioni “intramoenia” e libera professione

Diverso è il caso delle prestazioni in intramoenia, cioè le visite e gli esami effettuati a pagamento (non in regime SSN) presso strutture pubbliche, dai medici della struttura stessa in libera professione. Anche se la struttura ospitante è pubblica, la prestazione è considerata privata e quindi richiede il pagamento tracciabile per ottenere la detrazione.

Riepilogando: la regola “contanti ammessi” vale quando paghi il ticket tariffato dal SSN. Se invece scegli di pagare la prestazione “privata” presso lo stesso ospedale (per saltare le liste d’attesa), siamo nel regime libero-professionale e devi pagare con strumenti tracciabili.

Strutture private accreditate al SSN

La terza eccezione, spesso trascurata, riguarda le strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di cliniche, laboratori, poliambulatori e centri diagnostici privati che hanno stipulato una convenzione con il SSN e che erogano prestazioni in regime di accreditamento, generalmente con il pagamento di un ticket da parte del cittadino.

Anche in questo caso, se paghi una prestazione “in regime SSN” presso una struttura privata accreditata (ad esempio, una risonanza magnetica con prescrizione del medico di base e ticket di 70 euro presso un centro diagnostico privato convenzionato), puoi pagare in contanti e detrarre comunque il 19%.

Come riconoscere una struttura accreditata? Sulla ricevuta deve essere riportato:

  • La dicitura “prestazione in regime di accreditamento SSN” o “ticket regionale”
  • L’importo del ticket regionale (non la tariffa libera professionale)
  • Il riferimento al codice regionale della prestazione

Se la stessa struttura privata accreditata ti eroga una prestazione “in regime libero professionale” (cioè senza prescrizione del medico SSN, con tariffa intera), siamo fuori dall’eccezione: il pagamento deve essere tracciabile, altrimenti la detrazione viene negata.

Spese sanitarie che richiedono pagamento tracciabile

Specchiando la regola, tutte le spese sanitarie non rientranti nelle tre eccezioni richiedono obbligatoriamente il pagamento con strumenti tracciabili per essere detraibili. Significa che se paghi in contanti queste prestazioni, perdi completamente il diritto alla detrazione del 19%, anche se hai la fattura regolare.

Ecco l’elenco delle spese sanitarie che vanno pagate in modo tracciabile:

  • Visite mediche specialistiche private (cardiologo, dermatologo, ortopedico, ecc.) in studi privati o studi medici libero-professionali
  • Visite e cure odontoiatriche in studi dentistici privati (impianti, ortodonzia, igiene dentale, otturazioni)
  • Sedute di psicoterapia presso psicologi o psichiatri privati
  • Visite ed esami in cliniche private NON accreditate
  • Esami diagnostici privati (ecografie, risonanze magnetiche, TAC) presso laboratori non convenzionati o in regime libero professionale
  • Sedute di fisioterapia e riabilitazione private
  • Prestazioni di logopedia, osteopatia, podologia (quando svolte da professionisti sanitari riconosciuti)
  • Cure termali private
  • Ricoveri in strutture private NON convenzionate
  • Prestazioni infermieristiche a domicilio (al di fuori del SSN)
  • Visite intramoenia (libera professione presso strutture pubbliche)

Per tutte queste prestazioni, lo strumento di pagamento deve essere tracciabile e nominativo: il pagamento deve risultare effettuato dal contribuente che vuole portare la spesa in detrazione (o da un familiare a suo carico). Pagare con la carta di un terzo o con un conto cointestato richiede attenzione: se il conto è cointestato tra coniugi, la detrazione spetta a chi è intestatario della fattura, indipendentemente da chi materialmente ha pagato.

Come dimostrare il pagamento e quale documentazione conservare

In caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, devi essere in grado di dimostrare due cose distinte: che la spesa sanitaria è stata effettivamente sostenuta (documento fiscale) e, per le spese non rientranti nelle eccezioni, che è stata pagata con strumento tracciabile. Vediamo cosa conservare in entrambi i casi.

Documentazione per spese pagate in contanti (ammesse)

  • Farmaci: scontrino parlante con codice fiscale e codice AIC del farmaco
  • Dispositivi medici: scontrino o fattura con dicitura “AD” o conformità CE
  • Ticket SSN: ricevuta della struttura pubblica/accreditata con codice fiscale
  • Prescrizione medica (per i farmaci di fascia A, ricetta SSR; per esami specialistici, impegnativa del medico di base)

Documentazione per spese che richiedono tracciabilità

  • Fattura o ricevuta fiscale emessa dal professionista o struttura, intestata al contribuente o al familiare a carico
  • Prova del pagamento tracciabile, ad esempio:
    • estratto conto bancario o postale con l’addebito
    • copia della contabile del bonifico
    • ricevuta del POS / matrice dell’assegno
    • e-mail di conferma del pagamento elettronico (PayPal, Satispay, ecc.)

Il pagamento tracciabile non deve essere necessariamente “contestuale” all’emissione della fattura: puoi ricevere la fattura oggi e pagare con bonifico domani, l’importante è che la spesa risulti pagata nell’anno d’imposta di riferimento (per il 730/2026, le spese devono essere pagate nel 2025) e che il pagamento sia riconducibile a quella specifica fattura. Conserva la documentazione per 5 anni dalla presentazione della dichiarazione, come prevede l’art. 43 del DPR 600/1973 per i poteri di accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

Spese sanitarie già presenti nel 730 precompilato 2026

Dal 2015 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti il 730 precompilato, una dichiarazione già parzialmente compilata con i dati comunicati da datori di lavoro, INPS, banche, assicurazioni e — per quel che ci interessa — dalle strutture sanitarie tramite il Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS), istituito con DM 1 settembre 2016.

Nel 730 precompilato 2026 (anno d’imposta 2025) trovi automaticamente caricate, nel quadro E rigo E1 e seguenti, le spese sanitarie trasmesse al Sistema TS da:

  • Farmacie e parafarmacie
  • ASL, ospedali, aziende ospedaliere
  • Strutture sanitarie pubbliche e private accreditate
  • Medici di medicina generale e pediatri di libera scelta
  • Medici specialisti e odontoiatri iscritti all’albo
  • Psicologi, infermieri, ostetriche, fisioterapisti e altre professioni sanitarie iscritti agli albi
  • Ottici e audioprotesisti
  • Strutture termali
  • Veterinari (per le spese veterinarie detraibili)

Quando le strutture trasmettono i dati al Sistema TS, indicano anche il tipo di pagamento (tracciato o non tracciato). Nel precompilato, le spese pagate in contanti che non rientrano nelle eccezioni di legge vengono caricate in una sezione separata e non sono automaticamente considerate detraibili: dovrai eventualmente eliminarle o lasciarle senza detrazione.

Al contrario, le spese pagate in contanti che rientrano nelle eccezioni (farmaci, ticket SSN, prestazioni in regime di accreditamento) vengono automaticamente inserite tra le spese detraibili. Per consultare l’elenco completo, accedi al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS e visualizza il “Riepilogo dei dati comunicati” nella sezione 730 precompilato.

Per un approfondimento sulla lista completa delle voci detraibili, leggi il nostro elenco completo delle spese sanitarie detraibili 2026.

Errori comuni: quando la detrazione viene respinta

L’esperienza del nostro CAF a Udine ci insegna che molti contribuenti perdono la detrazione del 19% per errori facilmente evitabili legati alle modalità di pagamento. Ecco i casi più frequenti che vediamo ogni anno.

  • Visita specialistica privata pagata in contanti: il dentista o il cardiologo emette regolare fattura, il contribuente paga in contanti e poi prova a portare la spesa in detrazione. La spesa risulta nel 730 precompilato come “non detraibile” per mancanza di tracciabilità.
  • Confusione tra ticket e visita privata: alcuni contribuenti pensano che, essendo “una visita medica”, basti pagare in contanti come per il ticket. Errore: la visita privata, anche del medico di base in regime libero professionale, richiede pagamento tracciabile.
  • Pagamento al familiare: la madre paga in contanti la visita per il figlio maggiorenne fiscalmente non a carico. La detrazione spetterebbe al figlio (intestatario della fattura), ma il pagamento non risulta dal suo conto. Detrazione persa.
  • Pagamento da conto di terzi: il bonifico viene effettuato dal conto del coniuge non intestatario della fattura. Pur essendo “tracciato”, se il coniuge non è fiscalmente a carico del titolare della fattura, possono sorgere contestazioni.
  • Acquisto cosmetico/integratore confuso con “dispositivo medico”: creme, integratori, prodotti di parafarmacia non aventi marchio CE medicale NON sono detraibili, indipendentemente dal metodo di pagamento.
  • Mancanza di scontrino parlante: la farmacia emette lo scontrino “muto” (senza codice fiscale) e il contribuente non se ne accorge. Senza codice fiscale, la spesa farmaco non è detraibile.

Vuoi approfondire? Leggi la nostra guida agli errori da evitare nella compilazione del 730.

Esempio pratico: il caso di Marco e la sua famiglia

Per chiarire le regole con un esempio concreto, immaginiamo il caso di Marco, 45 anni, dipendente, sposato con Anna (lavoratrice) e con un figlio a carico, Luca (12 anni). Durante il 2025 Marco e la sua famiglia hanno sostenuto le seguenti spese sanitarie, riepilogate qui sotto.

  • Farmaci in farmacia: 480 euro totali, pagati prevalentemente in contanti, con scontrini parlanti intestati al codice fiscale di Marco o Luca → tutti detraibili
  • Visita dentistica privata di Anna: 90 euro pagati in contanti → non detraibile per mancanza di tracciabilità
  • Pulizia dei denti di Luca: 80 euro pagati con bancomat → detraibile al 19%
  • Ticket per analisi del sangue di Marco presso ASL: 35 euro in contanti → detraibile
  • Visita cardiologica privata di Marco: 130 euro pagati con bonifico → detraibile
  • Occhiali da vista con marchio CE per Luca: 220 euro in contanti → detraibile
  • Risonanza magnetica di Anna in regime intramoenia ospedale pubblico: 180 euro in contanti → non detraibile (intramoenia richiede tracciabilità)
  • Sedute di fisioterapia post infortunio di Marco: 300 euro pagati con Satispay → detraibili

Riepilogando, su un totale di spese sostenute pari a 1.515 euro, Marco potrà portare in detrazione 1.245 euro (farmaci 480 + pulizia denti Luca 80 + ticket 35 + cardiologo 130 + occhiali 220 + fisioterapia 300). Le spese non detraibili sono 270 euro (visita dentistica di Anna 90 + risonanza intramoenia 180) per il solo mancato rispetto della tracciabilità.

Applicando la franchigia di 129,11 euro e l’aliquota del 19%, la detrazione effettiva sarà di circa: (1.245 − 129,11) × 19% = 212,02 euro di risparmio IRPEF. Se Marco avesse pagato anche le due voci “in contanti” con bonifico o carta, avrebbe ottenuto circa 51 euro in più di risparmio. Una piccola attenzione al metodo di pagamento può fare la differenza.

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Tabella riepilogo: contanti SÌ / contanti NO

Ecco una tabella sintetica con le casistiche più ricorrenti. Tienila a portata di mano quando devi decidere come pagare una spesa sanitaria.

Tipo di spesa sanitariaPagamento in contantiDetraibile 19%
Farmaci in farmacia (fascia A, C, OTC, omeopatici)SÌSÌ (con scontrino parlante)
Farmaci galenici e parafarmaciaSÌSÌ
Dispositivi medici (occhiali CE, siringhe, apparecchi acustici, etc.)SÌSÌ (con dicitura AD/CE)
Ticket SSN per visite o esami (ASL/ospedale pubblico)SÌSÌ
Ticket prestazioni in strutture private accreditate al SSNSÌSÌ
Ricoveri SSN e day hospital pubbliciSÌSÌ
Visita medica specialistica privataNOSolo se tracciabile
Visite dentistiche e cure odontoiatriche privateNOSolo se tracciabile
Sedute di psicoterapia privateNOSolo se tracciabile
Esami diagnostici privati (RMN, TAC, ecografie senza ticket)NOSolo se tracciabile
Fisioterapia, logopedia, osteopatia privateNOSolo se tracciabile
Cure termali privateNOSolo se tracciabile
Ricoveri in cliniche private non accreditateNOSolo se tracciabile
Prestazioni intramoenia (libera professione in struttura pubblica)NOSolo se tracciabile
Prestazioni infermieristiche a domicilio (regime privato)NOSolo se tracciabile

Come inserire le spese sanitarie nel 730 precompilato

Le spese sanitarie nel modello 730/2026 vanno indicate nel quadro E – Sezione I “Oneri detraibili”. I righi di riferimento sono:

  • Rigo E1: spese sanitarie (codice 1 per la generalità delle spese, codice 2 per i portatori di handicap, codice 3 per la rateizzazione delle spese superiori a 15.493,71 euro)
  • Rigo E2: spese sanitarie per familiari non a carico affetti da patologie esenti
  • Rigo E3: spese sanitarie per portatori di handicap (mezzi necessari all’accompagnamento, deambulazione, sollevamento)
  • Rigo E4: spese per veicoli per portatori di handicap (detrazione 19% su massimo 18.075,99 euro)
  • Rigo E5: spese per acquisto di cani guida

Nel precompilato, l’Agenzia delle Entrate compila automaticamente questi righi sulla base dei dati ricevuti dal Sistema TS. Il tuo compito è quello di:

  1. Verificare la correttezza dei dati precompilati (importi, intestazione, periodo)
  2. Aggiungere eventuali spese mancanti (ad esempio spese pagate in contanti per farmaci con scontrino parlante che la farmacia non ha trasmesso)
  3. Eliminare spese erroneamente attribuite (ad esempio prestazioni di un familiare non a tuo carico)
  4. Modificare la quota di spettanza in caso di pagamento condiviso con un coniuge non a carico
  5. Verificare l’applicazione della franchigia di 129,11 euro (sotto questa soglia, le spese non danno diritto a detrazione)

Ricorda che, una volta accettato il 730 precompilato senza modifiche, l’Agenzia delle Entrate non effettua controlli formali sulla documentazione delle spese sanitarie. Ma attenzione: questo “scudo” vale solo per le spese già trasmesse dal Sistema TS. Se aggiungi una spesa, perdi questa protezione e dovrai conservare tutta la documentazione per gli eventuali controlli successivi.

CAF Centro Fiscale Udine: assistenza dichiarazione 730

Le regole sulla detraibilità delle spese sanitarie nel 730 precompilato sono molte e cambiano periodicamente con le nuove circolari dell’Agenzia delle Entrate (circolare 7/E annuale). Il rischio concreto è quello di perdere centinaia di euro di detrazione per piccoli errori di documentazione o per non aver saputo distinguere tra spese pagabili in contanti e spese che richiedono tracciabilità.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il tuo 730 precompilato 2026 in modo corretto, verificando ogni singola spesa sanitaria, distinguendo tra detrazioni del 19% spettanti e non spettanti, e applicando correttamente franchigie ed eventuali rateizzazioni. I nostri operatori conoscono nel dettaglio:

  • La normativa sulla tracciabilità e le sue eccezioni (L. 160/2019)
  • I requisiti dello scontrino parlante e dei dispositivi medici detraibili
  • Il Sistema Tessera Sanitaria e come gestire dati mancanti o errati
  • La detrazione per familiari a carico e i criteri di ripartizione tra coniugi
  • Le particolarità per i portatori di handicap e le patologie esenti
  • La gestione delle spese sanitarie estere (ad esempio cure in Slovenia o Austria, frequenti in Friuli Venezia Giulia)

Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine: porteremo la tua dichiarazione 730 al massimo del rimborso IRPEF a cui hai diritto, senza il rischio di errori che potrebbero costarti caro in caso di controllo. Compilare il 730 con il CAF è gratuito per i lavoratori dipendenti e i pensionati che presentano la dichiarazione “ordinaria”; per situazioni complesse (familiari, ridichiarazioni, integrative) i nostri consulenti offrono un servizio dedicato a tariffe trasparenti.

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Domande frequenti

Posso pagare in contanti il dentista e detrarre la spesa nel 730?

No. Le cure odontoiatriche e le visite dentistiche presso studi privati sono prestazioni libero professionali e non rientrano nelle eccezioni della Legge 160/2019. Se paghi in contanti, perdi il diritto alla detrazione del 19%, anche se hai ricevuto regolare fattura. Per detrarre, paga con bancomat, carta di credito, bonifico, assegno o sistemi elettronici di pagamento.

I farmaci pagati in contanti sono detraibili?

Sì. L’acquisto di farmaci e medicinali in farmacia o parafarmacia è una delle tre eccezioni espressamente previste dall’art. 1 c. 680 L. 160/2019. Per la detrazione devi conservare lo scontrino parlante con il tuo codice fiscale e il codice AIC del farmaco. Lo stesso vale per i farmaci omeopatici e quelli da banco (OTC).

Il ticket per la visita specialistica in ASL può essere pagato in contanti?

Sì. Le prestazioni sanitarie erogate dal SSN (ticket per visite specialistiche, esami diagnostici, prestazioni ambulatoriali) possono essere pagate in contanti e restano detraibili. La stessa regola vale per le prestazioni in regime di accreditamento erogate da strutture private convenzionate con il SSN.

La visita intramoenia in ospedale pubblico si può pagare in contanti?

No. La visita o l’esame in regime di libera professione intramuraria (intramoenia), pur svolgendosi in una struttura pubblica, è considerata prestazione privata e richiede il pagamento tracciabile. Il contante in questo caso fa perdere la detrazione del 19%.

Se la farmacia mi rilascia uno scontrino senza codice fiscale, posso detrarre lo stesso?

No. Lo scontrino “muto” (privo di codice fiscale) non è valido ai fini della detrazione fiscale. Chiedi sempre lo scontrino “parlante” comunicando il tuo codice fiscale o quello del familiare a carico per cui acquisti il farmaco. Senza questo dato, anche se la spesa è pagata correttamente, non è detraibile.

Le spese sanitarie del 2025 le posso pagare con bonifico nel 2026?

No. La detrazione del 19% segue il principio di cassa: la spesa è detraibile nell’anno in cui viene effettivamente pagata, non nell’anno in cui è stata fatturata. Una fattura del 2025 pagata nel 2026 andrà nella dichiarazione 2027 (redditi 2026), non nel 730/2026.

Posso pagare per un familiare a carico e detrarre io la spesa?

Sì, ma a precise condizioni. La detrazione spetta al contribuente che ha effettivamente sostenuto la spesa (cioè ha pagato) solo se la fattura è intestata al contribuente stesso o al familiare a carico (coniuge, figli, altri familiari fiscalmente a carico ai sensi dell’art. 12 TUIR). Se la fattura è intestata al familiare a carico, anche il pagamento deve risultare riconducibile al contribuente (carta sua, suo conto corrente).

Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate mi controlla?

L’Agenzia può richiedere, entro 5 anni dalla presentazione della dichiarazione, la documentazione comprovante le spese detratte. Devi essere in grado di esibire: (1) fattura/ricevuta fiscale della prestazione, (2) prova del pagamento tracciabile per le spese non rientranti nelle eccezioni, (3) prescrizione medica dove richiesta. In assenza, l’AdE può disconoscere la detrazione, recuperare l’imposta non versata, applicare sanzioni (dal 90% al 180% dell’imposta evasa, art. 1 D.Lgs. 471/1997) e interessi.

Maggio 27, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 18:08:382026-05-31 17:42:42Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Quadro C 730/2026: redditi lavoro dipendente, bonus IRPEF e casi particolari

Dichiarazione dei redditi 730

Il quadro C del Modello 730/2026 è la sezione dedicata ai redditi di lavoro dipendente, assimilati e pensione. Si tratta del quadro più compilato in assoluto, perché riguarda la maggior parte dei contribuenti italiani che devono dichiarare i propri redditi all’Agenzia delle Entrate.

In questa guida completa scoprirai come si compila il quadro C del 730/2026 sezione per sezione, quali importi inserire, come funzionano il Bonus IRPEF e il Trattamento Integrativo, la detassazione dei premi di risultato e l’imposta sostitutiva sulle mance per il settore turistico-alberghiero. Troverai esempi pratici, tabelle riassuntive con gli scaglioni IRPEF aggiornati e le scadenze ufficiali per il 2026.

Il Modello 730/2026 si riferisce ai redditi percepiti nel 2025 (anno d’imposta 2025) e la scadenza per l’invio definitivo è fissata al 30 settembre 2026. Vediamo nel dettaglio come orientarsi tra righi, sezioni e casi particolari del quadro C.

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Cos’è il quadro C del Modello 730/2026 e a cosa serve

Il quadro C del Modello 730/2026 raccoglie tutti i redditi che, ai fini fiscali, vengono trattati come “redditi di lavoro dipendente”. Comprende quindi non solo lo stipendio del lavoratore subordinato, ma anche le pensioni, le indennità sostitutive (come la Cassa Integrazione o la NASPI) e una serie di redditi assimilati, come quelli da collaborazione coordinata e continuativa.

La struttura del quadro è organizzata in sette sezioni, ognuna dedicata a una tipologia specifica di reddito o di ritenuta. Ecco la mappa generale:

  • Sezione I (righi C1–C3): redditi di lavoro dipendente, assimilati e pensioni
  • Sezione II (righi C4–C5): altri redditi assimilati senza detrazione
  • Sezione III (righi C9–C11): ritenute IRPEF e addizionali regionali/comunali
  • Sezione IV (rigo C12): ritenute per lavori socialmente utili
  • Sezione V (righi C14–C15): Bonus IRPEF (ex Bonus Renzi 100 euro) e Trattamento Integrativo
  • Sezione VI (rigo C4 specifico): detassazione premi di risultato
  • Sezione VII: opzione imposta sostitutiva sulle mance (settore turistico-alberghiero)

Tutti i dati da inserire nel quadro C provengono dalla Certificazione Unica (CU) che il datore di lavoro o l’ente pensionistico (INPS) consegna entro il 16 marzo di ogni anno. Per il 730/2026, dovrai utilizzare la CU 2026, riferita ai redditi 2025.

Sezione I: Redditi di lavoro dipendente, assimilati e pensione (righi C1–C3)

La Sezione I è il cuore del quadro C. Qui devi indicare i redditi che danno diritto alla detrazione per lavoro dipendente o pensione. La compilazione richiede attenzione perché ogni rigo ha un codice specifico (colonna 1) che identifica il tipo di reddito.

Rigo C1: tipologia di reddito

Nel rigo C1 devi indicare:

  • Colonna 1 (Tipologia reddito): un codice numerico che identifica il tipo di reddito:
    • Codice 1: reddito di pensione
    • Codice 2: reddito di lavoro dipendente o assimilato per il quale è stata riconosciuta la detrazione
    • Codice 3: compensi percepiti da lavoratori socialmente utili (LSU) in regime agevolato
    • Codice 4: redditi di lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera (frontalieri)
  • Colonna 2 (Indeterminato/Determinato): codice 1 se contratto a tempo indeterminato, codice 2 se a tempo determinato
  • Colonna 3 (Reddito): l’importo del reddito percepito, così come risulta dal punto 1 (o 2 per i pensionati) della CU 2026

Esempio pratico: Marco è un impiegato a tempo indeterminato e nel 2025 ha percepito uno stipendio lordo di 28.500 euro (punto 1 della CU). Compilerà il rigo C1 inserendo: colonna 1 = “2”, colonna 2 = “1”, colonna 3 = “28.500”.

Righi C2 e C3: ulteriori redditi

I righi C2 e C3 seguono la stessa logica del C1 e servono a indicare ulteriori redditi di lavoro dipendente o pensione percepiti nel 2025. Sono utili nei casi in cui hai cambiato datore di lavoro durante l’anno o percepisci più redditi contemporaneamente (ad esempio uno stipendio e una pensione).

Attenzione: se hai ricevuto più CU dallo stesso sostituto d’imposta, devi sommare gli importi e inserirli in un unico rigo, salvo che le condizioni di lavoro siano cambiate (es. passaggio da tempo determinato a indeterminato).

Sezione II: Altri redditi assimilati (righi C4–C5)

La Sezione II ospita i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente per i quali NON spetta la detrazione prevista dall’art. 13 del TUIR (DPR 917/1986). Si tratta di una categoria residuale che include casistiche specifiche.

Tra i redditi che vanno inseriti in questa sezione troviamo:

  • Assegni periodici percepiti dal coniuge in caso di separazione legale, divorzio o annullamento del matrimonio (esclusi quelli per il mantenimento dei figli)
  • Assegni periodici alla cui produzione non concorrono attualmente né capitale né lavoro (es. rendite vitalizie)
  • Compensi per cariche elettive (consiglieri comunali, regionali, parlamentari) e per l’esercizio di pubbliche funzioni
  • Indennità giudiziarie e compensi corrisposti dallo Stato a giudici tributari, di pace, esperti del tribunale di sorveglianza

Nei righi C4 e C5 devi indicare:

  • Colonna 1 (Reddito): l’importo lordo del reddito percepito

Da non confondere con le collaborazioni coordinate e continuative (Co.Co.Co.) che, dal 2001, sono assimilate a tutti gli effetti ai redditi di lavoro dipendente e vanno quindi inserite nella Sezione I (rigo C1, codice 2).

Sezione III: Ritenute IRPEF e addizionali (righi C9–C11)

La Sezione III è dedicata all’indicazione delle ritenute fiscali già subite sui redditi dichiarati nelle Sezioni I e II. Si tratta di un passaggio cruciale perché determina se sei a credito (rimborso) o a debito (pagamento) nei confronti dell’Erario.

Rigo C9: Ritenute IRPEF

Nel rigo C9 devi inserire il totale delle ritenute IRPEF subite, che troverai al punto 21 della CU 2026. Le ritenute IRPEF sono l’imposta sui redditi delle persone fisiche trattenuta direttamente dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico ogni mese e versata all’Erario per tuo conto.

Rigo C10: Ritenute Addizionale Regionale

Nel rigo C10 indichi le ritenute per l’addizionale regionale all’IRPEF, riportate al punto 22 della CU 2026. L’aliquota dell’addizionale regionale varia da regione a regione (in base alla Delibera del Consiglio Regionale) e si applica al reddito imponibile dell’anno precedente.

Rigo C11: Ritenute Addizionale Comunale (saldo + acconto)

Il rigo C11 richiede due valori distinti:

  • Colonna 1: acconto addizionale comunale 2025 (punto 26 della CU)
  • Colonna 2: saldo addizionale comunale 2024 + eventuale acconto 2025 trattenuto (punti 27 e 29 della CU)

L’addizionale comunale, come quella regionale, è determinata dal Comune di residenza al 1° gennaio dell’anno di riferimento.

Sezione IV: Ritenute per lavori socialmente utili (rigo C12)

La Sezione IV è una sezione molto specifica, dedicata ai lavoratori impiegati in attività socialmente utili (LSU) che hanno raggiunto l’età pensionabile.

I compensi percepiti dai lavoratori LSU che hanno raggiunto l’età pensionabile godono di un regime fiscale agevolato: sono assoggettati a una ritenuta a titolo d’imposta del 23% (con franchigia agevolata). Nel rigo C12 vanno indicate le ritenute IRPEF e le addizionali regionali specificamente operate su questi compensi.

Questa sezione interessa una platea ristretta di contribuenti, ma è importante compilarla correttamente per evitare doppie tassazioni. Per maggiori informazioni puoi consultare le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

Sezione V: Bonus IRPEF e Trattamento Integrativo (righi C14–C15)

La Sezione V è una delle più importanti del quadro C, perché determina il diritto al Trattamento Integrativo (l’evoluzione del cosiddetto “Bonus Renzi” da 100 euro mensili) e all’eventuale Bonus IRPEF aggiuntivo.

Cos’è il Trattamento Integrativo

Il Trattamento Integrativo è una somma erogata mensilmente in busta paga ai lavoratori dipendenti con un reddito complessivo annuo fino a 15.000 euro. L’importo massimo erogabile è di 1.200 euro annui (pari a 100 euro mensili), riconosciuto in proporzione al periodo di lavoro nell’anno.

Il Trattamento Integrativo è disciplinato dall’articolo 1 del D.L. 3/2020, convertito in Legge 21/2020, e successivamente modificato dalla Legge di Bilancio 2022 (L. 234/2021) e dalla riforma fiscale del 2024 (DLgs 216/2023).

Estensione fino a 28.000 euro: casi particolari

Per i redditi tra 15.001 e 28.000 euro, il Trattamento Integrativo spetta solo se l’imposta lorda calcolata sui redditi da lavoro dipendente e assimilati è superiore al totale delle detrazioni per lavoro dipendente, familiari a carico e altre spese detraibili. In questo caso, l’importo è pari alla differenza (max 1.200 euro).

Compilazione dei righi C14 e C15

Nel rigo C14 (Bonus IRPEF) e nel rigo C15 (Trattamento Integrativo) devi indicare:

  • Colonna 1 (Codice): “1” se il sostituto d’imposta ha erogato il bonus/trattamento, “2” se NON l’ha erogato pur spettando
  • Colonna 2 (Importo): l’importo del bonus erogato (punto 391/392 della CU 2026 per il Trattamento Integrativo)

Esempio pratico – Recupero del Trattamento Integrativo: Anna è una collaboratrice domestica che ha lavorato presso più famiglie nel 2025 senza che nessuno le abbia erogato il Trattamento Integrativo (i datori di lavoro domestico non sono sostituti d’imposta). Il suo reddito complessivo è di 12.000 euro. Nel 730/2026 compilerà il rigo C15 con codice “2” e importo “0” per richiedere il rimborso del Trattamento Integrativo non erogato, che riceverà come credito in dichiarazione.

Restituzione del Trattamento Integrativo

Attenzione al caso opposto: se hai ricevuto il Trattamento Integrativo in busta paga ma in dichiarazione risulti non averne diritto (ad esempio perché hai superato la soglia di reddito), dovrai restituirlo. La somma verrà calcolata e inserita automaticamente nel debito IRPEF del 730/2026.

Sezione VI: Detassazione premi di risultato

La Sezione VI riguarda la detassazione dei premi di risultato, un’agevolazione fiscale prevista per i lavoratori del settore privato che ricevono somme variabili legate a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione.

Come funziona la detassazione

I premi di risultato, fino a un importo lordo di 3.000 euro annui (elevati a 4.000 euro in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro), sono assoggettati a un’imposta sostitutiva del 5% dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali.

L’aliquota agevolata al 5% per il 2025 è stata confermata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ed è stata prorogata anche per il triennio 2025-2027.

Requisiti per accedere alla detassazione

  • Reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente non superiore a 80.000 euro
  • Il premio deve essere previsto da un contratto collettivo aziendale o territoriale depositato presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro
  • Erogazione collegata a parametri oggettivi e misurabili di incremento di produttività, redditività, qualità o efficienza

In alternativa, il lavoratore può scegliere di convertire il premio (in tutto o in parte) in servizi di welfare aziendale (buoni pasto, asili nido, polizze sanitarie, contributi previdenza complementare), che sono completamente esentasse.

Compilazione del rigo C4 per la detassazione

Le informazioni sui premi di risultato vanno riportate nel rigo C4, utilizzando i dati indicati ai punti 571-580 della CU 2026:

  • Colonna 1: somme tassate con imposta sostitutiva del 5%
  • Colonna 2: somme tassate ordinariamente (se hai rinunciato all’agevolazione)
  • Colonna 3: ritenute operate
  • Colonna 4: benefit di welfare in sostituzione del premio
  • Colonne 5-7: opzione di tassazione (sostitutiva o ordinaria), utile se la scelta del datore di lavoro non è quella più conveniente

Sezione VII: Imposta sostitutiva sulle mance (settore turistico-alberghiero)

La Sezione VII è stata introdotta recentemente dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022, art. 1 commi 58-62) e riguarda esclusivamente i lavoratori del settore turistico-alberghiero e della ristorazione.

Come funziona la tassazione agevolata delle mance

Le mance percepite dai lavoratori del settore privato di strutture ricettive e di somministrazione di pasti e bevande sono qualificate come redditi di lavoro dipendente, ma possono essere assoggettate a un’imposta sostitutiva del 5% dell’IRPEF e delle addizionali.

Limiti e requisiti

  • L’agevolazione si applica fino al 25% del reddito percepito nel periodo d’imposta per le prestazioni di lavoro
  • Il lavoratore non deve aver percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 75.000 euro nell’anno precedente (soglia confermata dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024, che ha esteso e potenziato la misura)
  • Il lavoratore può comunque rinunciare alla tassazione sostitutiva e optare per quella ordinaria, se più conveniente

Esempio pratico: Luca lavora come cameriere in un ristorante e nel 2025 ha percepito uno stipendio di 18.000 euro e mance per 3.500 euro. Il 25% del reddito è pari a 4.500 euro, quindi le mance rientrano interamente nel limite e sono tassate al 5% (175 euro di imposta sostitutiva), invece che con l’aliquota IRPEF ordinaria (805 euro, calcolando il 23% su 3.500 euro). Risparmio: 630 euro.

Scaglioni IRPEF 2025 per la dichiarazione 2026: tabella riassuntiva

Per calcolare l’imposta dovuta sui redditi indicati nel quadro C, è fondamentale conoscere gli scaglioni IRPEF 2025. Dal 2024, infatti, gli scaglioni sono passati da quattro a tre (DLgs 216/2023, riforma fiscale Meloni), e questa modifica è stata resa strutturale dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024).

Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta da pagare
Fino a 28.000 euro23%23% del reddito
Da 28.001 a 50.000 euro35%6.440 € + 35% sulla parte eccedente 28.000 €
Oltre 50.000 euro43%14.140 € + 43% sulla parte eccedente 50.000 €

Esempio di calcolo IRPEF lordo: Su un reddito imponibile di 35.000 euro l’IRPEF lorda è pari a:

  • 23% × 28.000 = 6.440 euro (sul primo scaglione)
  • 35% × 7.000 = 2.450 euro (sulla parte eccedente i 28.000 euro fino a 35.000)
  • IRPEF lorda totale = 8.890 euro

A questo importo si applicano poi le detrazioni (per lavoro dipendente, per familiari a carico, per spese sanitarie, ecc.) per ottenere l’IRPEF netta effettivamente dovuta.

Detrazione per lavoro dipendente 2025

La detrazione per i redditi di lavoro dipendente è regolata dall’art. 13 del TUIR ed è stata aggiornata nel 2024:

  • Per redditi fino a 15.000 euro: detrazione fissa di 1.955 euro (con minimo garantito non inferiore a 690 euro o 1.380 euro per i contratti a tempo determinato)
  • Per redditi tra 15.001 e 28.000 euro: detrazione decrescente con formula proporzionale
  • Per redditi tra 28.001 e 50.000 euro: detrazione ulteriormente ridotta
  • Oltre 50.000 euro: detrazione azzerata

La cosiddetta “no tax area” per i lavoratori dipendenti è stata portata a 8.500 euro di reddito complessivo: chi guadagna meno non paga IRPEF (allineamento con la no tax area dei pensionati).

Casi particolari: dipendenti pubblici, residenti esteri, frontalieri, sportivi

Dipendenti pubblici

I dipendenti delle pubbliche amministrazioni compilano il quadro C esattamente come i dipendenti privati, indicando i redditi al punto 1 della CU. Una specificità riguarda il conguaglio di fine anno: il sostituto d’imposta pubblico effettua il conguaglio entro il 28 febbraio dell’anno successivo, e gli effetti possono comparire nella CU 2026.

Residenti all’estero che lavorano in Italia

I soggetti non residenti che hanno percepito redditi di lavoro dipendente in Italia non possono utilizzare il Modello 730. Devono presentare il Modello Redditi PF. L’unica eccezione: i lavoratori italiani residenti in Stati di confine (frontalieri) che mantengono la residenza fiscale in Italia.

Frontalieri

I lavoratori frontalieri (residenti in Italia che lavorano stabilmente all’estero in zone di confine) godono di una franchigia di esenzione IRPEF aggiornata, di norma indicata dalla Legge di Bilancio dell’anno. Il reddito viene comunque indicato nel quadro C con il codice 4 nella colonna 1 e l’importo che eccede la franchigia è soggetto a tassazione ordinaria.

Per il Friuli Venezia Giulia, regione particolarmente interessata dal lavoro frontaliero con Slovenia e Austria, la disciplina ha specificità ulteriori che richiedono assistenza qualificata. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza specialistica per i frontalieri della regione.

Sportivi dilettanti

I compensi degli sportivi dilettanti sono stati radicalmente riformati dal DLgs 36/2021 (Riforma dello Sport), entrato pienamente in vigore dal 1° luglio 2023. Ora i compensi sportivi sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente e:

  • Fino a 15.000 euro annui sono esenti da imposizione
  • L’eccedenza è soggetta a tassazione ordinaria nel quadro C

Scadenze e termini di presentazione del 730/2026

Le date da ricordare per il Modello 730/2026 (riferito ai redditi 2025) sono:

DataAdempimento
30 aprile 2026Disponibilità del 730 precompilato sul sito Agenzia delle Entrate (in precedenza era il 15 aprile)
15 giugno 2026Termine per primi conguagli e rimborsi via sostituto d’imposta (per chi presenta entro maggio)
30 settembre 2026Scadenza invio definitivo del 730/2026
25 ottobre 2026Termine per la presentazione del 730 integrativo
30 novembre 2026Scadenza Modello Redditi PF (per chi non può usare il 730)

L’apertura del precompilato è stata spostata dal 15 al 30 aprile a partire dal 2026, per consentire all’Agenzia delle Entrate di disporre di più tempo per la verifica dei dati trasmessi da banche, datori di lavoro ed enti previdenziali.

Errori comuni nel quadro C e come correggerli

Compilare correttamente il quadro C è fondamentale per evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate. Ecco gli errori più frequenti e come rimediare.

Errori più comuni

  • Inserire l’importo netto invece del lordo: nel rigo C1 va inserito sempre il reddito lordo (punto 1 della CU), non il netto in busta paga
  • Dimenticare di richiedere il Trattamento Integrativo: se hai diritto al bonus ma il datore di lavoro non l’ha erogato, devi compilare il rigo C15 con codice “2”
  • Confondere ritenute IRPEF e addizionali: ogni voce ha un rigo dedicato (C9, C10, C11). Riportare i valori in righi errati può generare errori di calcolo
  • Non sommare più CU dello stesso datore: se hai ricevuto più CU dallo stesso sostituto, gli importi vanno sommati
  • Indicare i redditi del coniuge: nel quadro C vanno solo i tuoi redditi, anche nel 730 congiunto (il coniuge ha una colonna separata)

730 integrativo: come correggere a favore del contribuente

Se ti accorgi di aver dimenticato detrazioni o deduzioni che ti spettavano (a tuo favore), puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. È utilizzabile esclusivamente per modifiche che aumentano il credito o riducono il debito. Va presentato esclusivamente tramite un CAF o un professionista abilitato (intermediario fiscale).

730 correttivo e dichiarazione integrativa nel Modello Redditi PF

Per le correzioni che aumentano il debito o quelle effettuate dopo il 25 ottobre 2026, non è possibile presentare un 730 integrativo. Bisogna ricorrere al Modello Redditi PF integrativo entro il 31 dicembre del quinto anno successivo (in regime di ravvedimento operoso, con sanzioni e interessi ridotti progressivamente in base alla tempestività della correzione).

730 precompilato: cosa controllare nel quadro C

Il 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate il 30 aprile 2026 contiene già i dati del quadro C preimpostati grazie alle informazioni trasmesse dai sostituti d’imposta. Tuttavia, è sempre opportuno verificare:

  • Che tutti i datori di lavoro abbiano trasmesso la CU (le CU non trasmesse non saranno nel precompilato)
  • Che gli importi delle ritenute corrispondano a quelli effettivamente subiti
  • Che il codice tipologia reddito (colonna 1 del rigo C1) sia corretto
  • Che il Trattamento Integrativo sia stato correttamente erogato (o richiesto)
  • Che i premi di risultato siano stati assoggettati all’imposta sostitutiva del 5% se vi avete diritto

Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per il tuo 730/2026

Il quadro C del Modello 730/2026 è composto da numerose sezioni e richiede attenzione ai dettagli: un errore può costare caro in termini di rimborsi mancati o di accertamenti futuri. Affidarsi a un CAF qualificato significa avere la certezza di:

  • Compilazione corretta di tutti i righi e codici
  • Massimizzazione del credito (rimborsi più alti possibili)
  • Recupero del Trattamento Integrativo non erogato
  • Verifica dei calcoli su scaglioni IRPEF e detrazioni
  • Assistenza in caso di controllo o richiesta di documenti da parte dell’Agenzia delle Entrate
  • Apposizione del visto di conformità, indispensabile per rimborsi superiori a 4.000 euro

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di contribuenti del Friuli Venezia Giulia nella compilazione del Modello 730, con particolare specializzazione su casistiche complesse come frontalieri Italia-Slovenia/Austria, redditi esteri e casi particolari di Trattamento Integrativo.

Prenota un appuntamento online per la compilazione del tuo 730/2026 o vieni a trovarci direttamente in sede a Udine. Ti aspettiamo per offrirti un servizio professionale, rapido e a un costo trasparente.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sul quadro C del 730/2026

Posso compilare il quadro C se ho solo redditi da pensione?

Sì, anche i pensionati compilano il quadro C utilizzando il codice “1” nella colonna 1 del rigo C1. Il reddito di pensione va riportato dal punto 1 (o 2, in casi specifici) della CU 2026 ricevuta dall’INPS o dall’ente previdenziale.

Cosa succede se non ho ricevuto la CU dal datore di lavoro?

Il datore di lavoro è obbligato a consegnare la CU entro il 16 marzo. Se non l’hai ricevuta, contatta il datore o l’INPS. In ultima istanza, puoi richiedere all’Agenzia delle Entrate una copia della CU trasmessa al sistema fiscale, oppure ricostruire i redditi dalle buste paga, segnalando l’anomalia.

Il Trattamento Integrativo spetta anche con la NASPI?

Sì. La NASPI è un reddito di lavoro dipendente assimilato e quindi rientra nel quadro C, dando diritto al Trattamento Integrativo a condizione che il reddito complessivo annuo non superi i 15.000 euro (o, in alcuni casi, i 28.000 euro con i parametri della “capienza fiscale” sopra descritta).

Devo dichiarare le mance se sono cameriere?

Sì, le mance sono redditi imponibili e vanno dichiarate. Se lavori in una struttura del settore turistico-alberghiero o di ristorazione, fino al 25% del reddito da lavoro le mance possono essere assoggettate all’imposta sostitutiva del 5% (Legge di Bilancio 2025), che è generalmente molto più vantaggiosa della tassazione ordinaria.

Posso correggere il 730 dopo averlo presentato?

Sì. Per correzioni a tuo favore (più rimborso o meno debito), puoi presentare il 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. Per correzioni a sfavore (più debito), devi utilizzare il Modello Redditi PF integrativo entro il 31 dicembre del quinto anno successivo, con eventuali sanzioni ridotte tramite ravvedimento operoso.

Le collaborazioni coordinate e continuative vanno nel quadro C?

Sì. I redditi delle Co.Co.Co. sono assimilati al lavoro dipendente e vanno indicati nella Sezione I del quadro C (di norma rigo C1 con codice “2”), dando diritto alla detrazione per lavoro dipendente prevista dall’art. 13 del TUIR.

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Fonti ufficiali e riferimenti normativi

  • DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR – Testo Unico Imposte sui Redditi), artt. 49–52 e art. 13
  • DLgs 30 dicembre 2023 n. 216 – Riforma fiscale (riduzione scaglioni IRPEF da 4 a 3)
  • L. 30 dicembre 2024 n. 207 (Legge di Bilancio 2025) – Conferma strutturale aliquote IRPEF, proroga detassazione premi di risultato e tassazione agevolata mance
  • D.L. 5 febbraio 2020 n. 3 convertito in L. 21/2020 – Trattamento Integrativo
  • L. 29 dicembre 2022 n. 197 (Legge di Bilancio 2023), art. 1 commi 58-62 – Imposta sostitutiva mance settore turistico-alberghiero
  • DLgs 28 febbraio 2021 n. 36 – Riforma dello Sport
  • Agenzia delle Entrate – Istruzioni Modello 730/2026
  • Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
Maggio 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-25 07:25:432026-05-31 17:44:59Quadro C 730/2026: redditi lavoro dipendente, bonus IRPEF e casi particolari
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detrazioni matrimonio e cerimonie nel Modello 730/2026: la guida completa alle spese che rientrano

Dichiarazione dei redditi 730

Esiste davvero una detrazione matrimonio nel 730/2026? È una domanda che riceviamo decine di volte ogni primavera, soprattutto da chi si è sposato nel 2025 e si trova a fare i conti con le spese sostenute per il grande giorno. La risposta onesta è duplice: non esiste, nella nostra normativa fiscale, una detrazione matrimonio 730 2026 dedicata alle cerimonie come voce a sé stante, ma esistono diverse spese collegate al matrimonio o alla nuova vita familiare che possono effettivamente essere portate in detrazione o deduzione nella dichiarazione dei redditi.

In questa guida completa ti spieghiamo, voce per voce, quali sono le spese matrimonio detraibili, quali documenti servono, dove vanno indicate nel modello 730/2026, e quali sono i limiti di importo aggiornati (riferiti ai redditi e alle spese del 2025). Ti aiutiamo anche a evitare l’errore più comune: pensare che basti la ricevuta del ristorante o della bomboniera per ottenere lo sconto IRPEF.

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Indice dei contenuti

  1. Detrazione matrimonio 730/2026: esiste davvero?
  2. Cerimonia religiosa e offerte alla chiesa: cosa puoi scaricare
  3. Erogazioni liberali a istituzioni religiose: la deduzione fino a 1.032,91 euro
  4. Ricevimento, ristorante, bomboniere e fiori: cosa NON si scarica
  5. Viaggio di nozze e detrazione fiscale: la verità
  6. Mutuo prima casa per la nuova famiglia: detrazione interessi nel 730/2026
  7. Bonus mobili e detrazione arredo: lo strumento più utile per gli sposi
  8. Congedo matrimoniale e dichiarazione dei redditi
  9. Detrazione per coniuge a carico nel 730/2026
  10. Documenti da conservare per le detrazioni legate al matrimonio
  11. Tabella riepilogativa: spese matrimonio e relativa fiscalità
  12. Errori comuni da evitare nella dichiarazione
  13. Domande frequenti

Detrazione matrimonio 730/2026: esiste davvero?

Partiamo dal punto più importante: nel Modello 730/2026 non esiste una voce specifica chiamata “detrazione matrimonio”. Non troverai un rigo dedicato dove inserire il costo del wedding planner, del ristorante o dell’abito da sposa. Questo è un punto fermo del nostro sistema fiscale, ribadito ogni anno dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate al modello 730 e al modello Redditi Persone Fisiche.

Allora perché continuiamo a sentire parlare di detrazioni matrimonio 730 2026? Perché in realtà esistono diverse spese che, pur non essendo “detrazioni del matrimonio” in senso stretto, sono collegate alla celebrazione religiosa, alla nuova vita di coppia o alla casa familiare e che possono produrre uno sconto IRPEF reale. Il legislatore italiano non agevola la festa, ma agevola alcuni passaggi della vita familiare che spesso coincidono con il matrimonio.

Per orientarci, distinguiamo subito tre categorie:

  • Spese non detraibili: ricevimento, abiti, bomboniere, fiori, fotografo, viaggio di nozze (in regola generale)
  • Spese parzialmente agevolate: erogazioni liberali alle istituzioni religiose riconosciute, offerte alla parrocchia per scopi specifici
  • Spese pienamente detraibili o deducibili: mutuo prima casa per la coppia, bonus mobili per la casa coniugale, alcune polizze, eventuali spese sanitarie sostenute in occasione del matrimonio

Nel resto della guida analizziamo nel dettaglio ogni categoria, con riferimenti normativi, importi e modalità di inserimento nel modello 730/2026.

Cerimonia religiosa e offerte alla chiesa: cosa puoi scaricare

La cerimonia religiosa è uno dei momenti più sentiti del matrimonio, e spesso comporta una serie di spese: l’offerta alla parrocchia, il contributo per l’organista, la decorazione floreale della chiesa, talvolta una donazione per i lavori dell’edificio sacro. Da un punto di vista fiscale, è bene distinguere tra offerta libera (che non rilascia un documento fiscale e quindi non genera alcuna detrazione) e erogazione liberale formalizzata con bonifico o ricevuta a istituzioni religiose riconosciute.

Le offerte alla parrocchia consegnate in contanti, in busta, “per il rito” o per la celebrazione, non sono mai detraibili nel 730/2026, anche se importanti per sostenere l’attività della comunità. Manca infatti la tracciabilità che il fisco richiede per riconoscere lo sconto IRPEF su qualsiasi spesa detraibile. Il principio generale, in vigore dal 1° gennaio 2020 per quasi tutte le detrazioni del 19% (art. 1 c. 679-680 L. 160/2019), è chiaro: nessuna detrazione senza pagamento tracciato.

Le erogazioni liberali a favore delle istituzioni religiose riconosciute, invece, sono uno degli strumenti più interessanti per chi vuole donare alla propria confessione in occasione del matrimonio e ottenere un beneficio fiscale. Vediamo come funzionano nella sezione successiva.

Erogazioni liberali a istituzioni religiose: la deduzione fino a 1.032,91 euro

Le erogazioni liberali in denaro a favore delle istituzioni religiose riconosciute dallo Stato italiano sono deducibili dal reddito complessivo fino a un massimo di 1.032,91 euro all’anno per ciascun contribuente. La norma di riferimento è l’art. 10 c. 1 lett. l) del TUIR (DPR 917/1986), che richiama le leggi di esecuzione delle intese tra Stato e confessioni religiose. Per chi si sposa con rito religioso, è uno strumento concreto per trasformare una donazione alla propria comunità in un beneficio fiscale.

Le confessioni religiose i cui versamenti rientrano in questa deduzione sono diverse: la Chiesa Cattolica (Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero), le Assemblee di Dio in Italia, la Chiesa Valdese, l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Chiesa Evangelica Luterana, la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, l’Unione Buddhista Italiana, l’Unione Induista Italiana, l’Unione Cristiana Evangelica Apostolica, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e altre ancora. L’elenco completo aggiornato è riportato nelle istruzioni al modello 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate.

L’erogazione liberale deve essere effettuata con strumenti tracciabili: bonifico bancario o postale, conto corrente postale, carta di credito o di debito, assegno bancario o circolare. Il versamento in contanti non è ammesso ai fini della deduzione, anche se inferiore al limite di legge. È inoltre necessario conservare la ricevuta del versamento e indicare la causale in modo corretto (ad esempio: “Erogazione liberale ex art. 10 TUIR a favore di [denominazione ente]”).

Nel modello 730/2026 queste somme vanno indicate nel Quadro E – Sezione II “Oneri deducibili”, generalmente al rigo E22 con il codice 5 (o codice analogo per altre confessioni: 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13). La deduzione abbatte direttamente il reddito imponibile: ad esempio, se Marco e Sara hanno donato complessivamente 2.000 euro alla propria istituzione religiosa per i lavori della chiesa dove si sono sposati nel 2025, ciascuno dei due potrà dedurre fino a 1.032,91 euro nella propria dichiarazione, ottenendo un risparmio fiscale proporzionale alla propria aliquota IRPEF marginale.

Ricevimento, ristorante, bomboniere e fiori: cosa NON si scarica

È la sezione che molti sposi vorrebbero leggere con una notizia diversa, ma la realtà fiscale è netta. Tutte le spese del ricevimento di matrimonio sono completamente indetraibili nel 730/2026. Questo vale per:

  • Ristorante o catering per il pranzo o la cena nuziale
  • Wedding planner e organizzazione dell’evento
  • Decorazioni floreali della location e della chiesa
  • Servizio fotografico e video
  • Animazione, intrattenimento musicale, DJ, band
  • Abito da sposa, abito da sposo, accessori, scarpe
  • Trucco, parrucco, manicure, trattamenti estetici
  • Bomboniere, partecipazioni, confetti
  • Auto degli sposi, noleggio limousine
  • Allestimento e affitto della location

Si tratta di spese di carattere personale che il Testo Unico delle Imposte sui Redditi non considera meritevoli di agevolazione, poiché non rientrano in nessuna delle categorie di oneri detraibili (art. 15 TUIR) o oneri deducibili (art. 10 TUIR). Anche se ricevi una fattura intestata al ristorante o al fotografo, non potrai inserire l’importo nel modello 730/2026: il documento serve solo come prova di pagamento, non come titolo per uno sconto fiscale.

L’unica eccezione riguarda i contribuenti che esercitano un’attività professionale o imprenditoriale e che possono dimostrare l’inerenza della spesa rispetto all’attività (ad esempio, un fotografo che acquista materiale per il proprio studio). In questo caso, però, non parliamo più di dichiarazione 730, ma di Modello Redditi e di costi deducibili dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo, materia ben diversa.

Un suggerimento pratico: se in occasione del matrimonio ti sei sposato con il regime di comunione dei beni e hai sostenuto spese sanitarie importanti per visite mediche, esami pre-matrimoniali o trattamenti odontoiatrici, queste rientrano nelle detrazioni fiscali ordinarie del 19% per spese mediche (rigo E1) e nulla cambia per il fatto che siano state sostenute “in vista del matrimonio”.

Viaggio di nozze e detrazione fiscale: la verità

Una delle voci di spesa più consistenti per gli sposi è il viaggio di nozze: anche qui occorre fare chiarezza. Il viaggio di nozze non è detraibile nel modello 730/2026. Non rientra tra le spese agevolate dal TUIR, anche se organizzato tramite agenzia con tanto di fattura e pagamento tracciato. Si tratta di una spesa personale di vacanza, e come tutte le spese turistiche dei privati non produce sconti IRPEF.

Negli ultimi anni si è parlato a più riprese di un possibile bonus viaggi di nozze o di una detrazione per i pacchetti vacanza, ma al momento del 730/2026 nessuna misura del genere è stata introdotta in via stabile dalla normativa fiscale italiana. Eventuali bonus turismo del passato (es. tax credit vacanze 2020-2021) erano misure straordinarie legate all’emergenza COVID e non riproducibili oggi.

Diverso il discorso se durante il viaggio di nozze si verifica un evento sanitario che richiede assistenza medica all’estero: in questo caso, le spese mediche sostenute all’estero sono detraibili al 19% nel quadro E (rigo E1) del modello 730/2026 con le stesse modalità di quelle italiane, purché siano documentate da fattura tradotta o accompagnata da apposita traduzione (per le lingue diverse da francese, inglese, tedesco e spagnolo).

In sintesi: il viaggio in sé non si scarica, ma se nasce un’esigenza sanitaria sì. È una distinzione importante che molti contribuenti ignorano e che vale la pena ricordare quando si organizza una luna di miele in destinazioni lontane.

Mutuo prima casa per la nuova famiglia: detrazione interessi nel 730/2026

Veniamo a una delle voci più rilevanti per chi si sposa: il mutuo per l’acquisto della prima casa. Gli interessi passivi e gli oneri accessori dei mutui ipotecari stipulati per l’acquisto dell’abitazione principale sono detraibili al 19% nel modello 730/2026 fino a un importo massimo di 4.000 euro di interessi per anno. La norma di riferimento è l’art. 15 c. 1 lett. b) del TUIR.

Per molte coppie di sposi è proprio questa la detrazione collegata al matrimonio più significativa: si acquista casa, si stipula il mutuo, ci si sposa, si va a vivere insieme e si comincia a portare in dichiarazione gli interessi. Il tetto di 4.000 euro si riferisce all’importo complessivo del mutuo per la coppia: se entrambi i coniugi sono cointestatari, ciascuno potrà detrarre il 19% sulla propria quota di interessi, ma il totale dei due non potrà superare i 4.000 euro annui (per un risparmio IRPEF massimo combinato di 760 euro).

Esempio pratico: Lucia e Giovanni si sono sposati a giugno 2025 e a gennaio 2025 avevano acquistato insieme la loro abitazione principale con un mutuo cointestato 50/50. Nel 2025 hanno pagato 5.200 euro di interessi passivi totali. Ciascuno indicherà nel proprio rigo E7 del 730/2026 una quota di interessi di 2.000 euro (il tetto di 4.000 ripartito al 50%), ottenendo una detrazione individuale di 380 euro (19% di 2.000) e un risparmio fiscale di coppia di 760 euro.

Per fruire della detrazione interessi mutuo prima casa nel 730/2026 occorre rispettare alcune condizioni: l’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto, il mutuo deve essere stato stipulato nei 12 mesi precedenti o successivi all’acquisto, il pagamento deve essere tracciato e occorre conservare il contratto di mutuo, l’atto di acquisto e le quietanze annuali rilasciate dalla banca. Sono detraibili anche gli oneri accessori: spese di istruttoria, perizia, notarili relative al mutuo (non quelle relative alla compravendita), commissioni bancarie.

Bonus mobili e detrazione arredo: lo strumento più utile per gli sposi

Se c’è una detrazione che gli sposi spesso sfruttano davvero, è il bonus mobili ed elettrodomestici. Nel 730/2026 (riferito alle spese 2025) il bonus consente di detrarre il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili nuovi e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, fino a un tetto massimo di 5.000 euro di spesa (per un risparmio fiscale massimo di 2.500 euro), ripartito in 10 quote annuali di pari importo.

Il vincolo essenziale è uno: l’acquisto dei mobili deve essere collegato a un intervento di ristrutturazione edilizia sull’immobile (anche solo manutenzione straordinaria), iniziato non oltre il 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto. In altre parole, se gli sposi hanno ristrutturato l’appartamento nel 2024 o 2025 e poi hanno comprato cucina, divano, letto, lavatrice e frigorifero per arredare la casa coniugale, possono portare in detrazione il 50% nel modello 730/2026 al rigo E57.

Gli elettrodomestici detraibili sono quelli di classe energetica non inferiore alla A per i forni, alla E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie, alla F per frigoriferi e congelatori. Sono ammessi: frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, forni a microonde, condizionatori, ventilatori, apparecchi di riscaldamento elettrico. I mobili agevolabili includono letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione.

Il pagamento deve avvenire con bonifico parlante (bancario o postale, anche ordinario), carta di credito o di debito. Sono esclusi contanti, assegni bancari o circolari. Va conservata la fattura di acquisto e la ricevuta del bonifico o lo scontrino “parlante” con codice fiscale del beneficiario. Per gli sposi che hanno appena ristrutturato e arredato casa, il bonus mobili è spesso la principale forma di sostegno fiscale legato (indirettamente) al matrimonio.

Congedo matrimoniale e dichiarazione dei redditi

Un’altra voce spesso confusa con le detrazioni matrimonio nel 730/2026 è il congedo matrimoniale. Si tratta di un permesso retribuito di 15 giorni di calendario riconosciuto ai lavoratori dipendenti che si sposano, normato dal RDL 1334/1937 e dai vari CCNL. Non è una detrazione, ma una retribuzione sostitutiva: viene erogata dall’INPS (a determinate categorie) o dal datore di lavoro (per impiegati e dirigenti).

Per approfondire la disciplina, regole e modalità di richiesta, abbiamo un articolo dedicato al congedo matrimoniale 2026. Ai fini fiscali, l’assegno per congedo matrimoniale erogato dall’INPS è esente da tassazione IRPEF nei casi previsti dalla legge, mentre la retribuzione versata direttamente dal datore di lavoro per i giorni di assenza è soggetta a tassazione ordinaria come ogni altra retribuzione e viene già esposta nella Certificazione Unica del lavoratore.

Nel modello 730/2026 il contribuente non deve fare nulla di particolare: i dati sono già inclusi nella CU del datore di lavoro o nella certificazione INPS, e il sostituto d’imposta ha già operato le ritenute corrette. L’unica accortezza è verificare che, in caso di doppia certificazione (datore + INPS), il conguaglio fiscale sia stato fatto correttamente: in caso contrario, il 730/2026 servirà proprio a “ricalcolare” l’imposta dovuta sulla somma delle due erogazioni.

Detrazione per coniuge a carico nel 730/2026

Veniamo a una detrazione che il matrimonio “abilita” direttamente: la detrazione per coniuge a carico. Sposandosi, se uno dei due ha un reddito molto basso o nullo, può diventare fiscalmente a carico dell’altro. La soglia di reddito per essere considerati fiscalmente a carico è di 2.840,51 euro lordi annui (al netto degli oneri deducibili), non variata dalla riforma IRPEF 2024.

La detrazione coniuge a carico nel 730/2026 ha un importo teorico massimo di 800 euro, modulato secondo formule precise in base al reddito complessivo del coniuge che la richiede. Per redditi complessivi fino a 15.000 euro la detrazione effettiva è pari a 800 euro meno il prodotto tra 110 e il rapporto tra reddito complessivo e 15.000; per redditi tra 15.001 e 40.000 euro la detrazione è fissa a 690 euro (con maggiorazioni in fasce specifiche); per redditi tra 40.001 e 80.000 euro la detrazione decresce linearmente fino ad azzerarsi.

Esempio pratico: Davide si è sposato a settembre 2025 con Anna, che nel 2025 non ha avuto redditi. Davide ha un reddito complessivo 2025 di 30.000 euro. Nel modello 730/2026 indicherà Anna come coniuge a carico per i mesi da settembre a dicembre (4 mesi su 12) e otterrà una detrazione pari a 690 euro × 4/12 = 230 euro. È importante ricordare che la detrazione per coniuge a carico è rapportata a mese: spetta per i mesi in cui sussiste il vincolo matrimoniale (dal mese del matrimonio in poi, per l’anno delle nozze).

La detrazione coniuge va indicata nel Quadro Familiari a carico del modello 730/2026, prima del Quadro E. Va dichiarato il codice fiscale del coniuge, il numero di mesi di carico (1-12), e la quota di spettanza (in caso di coniuge a carico dell’altro coniuge la quota è sempre 100%). Per le coppie che si sono sposate o uniti civilmente nel 2025, è fondamentale ricordare di compilare correttamente questo quadro per non perdere la detrazione spettante.

Documenti da conservare per le detrazioni legate al matrimonio

La regola d’oro per chiunque voglia ottenere le detrazioni nel 730/2026 è una sola: conservare tutta la documentazione fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (art. 43 DPR 600/1973). Per il 730/2026 questo significa conservare i documenti almeno fino al 31 dicembre 2031, perché l’Agenzia delle Entrate può richiederli in qualsiasi momento entro questo termine in caso di controllo formale (art. 36-ter DPR 600/1973).

Ecco una checklist dei documenti che chi si è sposato nel 2025 dovrebbe conservare in vista del 730/2026:

  • Erogazioni liberali a istituzioni religiose: ricevuta bonifico bancario o postale con causale corretta e indicazione dell’ente beneficiario
  • Mutuo prima casa: contratto di mutuo, atto di acquisto, quietanze annuali della banca con dettaglio interessi pagati nel 2025, perizia, spese notarili relative al mutuo
  • Bonus mobili: fatture intestate, ricevute bonifico parlante, attestazione classe energetica per elettrodomestici, documentazione dei lavori edilizi a cui i mobili sono collegati
  • Coniuge a carico: certificato di matrimonio o copia integrale dell’atto, codice fiscale del coniuge, eventuale autodichiarazione del coniuge sul reddito complessivo 2025
  • Spese mediche: fatture, scontrini parlanti, ricevute del medico, prescrizioni
  • Polizze vita e infortuni: contratti, ricevute di pagamento dei premi

La documentazione va organizzata in modo chiaro, idealmente per anno di imposta e per tipologia di onere. Molti contribuenti perdono il diritto alla detrazione semplicemente perché non riescono a produrre la ricevuta in caso di controllo: un errore evitabile con un minimo di archiviazione ordinata.

Tabella riepilogativa: spese matrimonio e relativa fiscalità

Per orientarti facilmente, ecco una tabella riassuntiva delle principali spese legate al matrimonio e del loro trattamento fiscale nel modello 730/2026:

Tipologia di spesaDetraibile/DeducibileAliquota / TettoDove va nel 730/2026
Ricevimento, ristorante, cateringNO——
Abito da sposa/sposo, accessoriNO——
Fotografo, video, wedding plannerNO——
Bomboniere, partecipazioni, fioriNO——
Viaggio di nozze (vacanza)NO——
Offerta in contanti alla parrocchiaNO——
Erogazione liberale istituzioni religioseDeducibileMax 1.032,91 € per personaQuadro E – Sezione II rigo E22 (cod. 5-13)
Interessi mutuo prima casa abitazione principaleDetraibile 19%Max 4.000 € interessi/annoQuadro E – Sezione I rigo E7
Bonus mobili ed elettrodomesticiDetraibile 50%Max 5.000 € spesa/annoQuadro E – Sezione III B rigo E57
Detrazione coniuge a carico (post matrimonio)DetrazioneFino a 800 € teoriciQuadro Familiari a carico
Spese mediche pre-matrimonialiDetraibile 19%Franchigia 129,11 €Quadro E rigo E1
Polizze vita/infortuni stipulate dagli sposiDetraibile 19%Tetti specifici (530/750/1.291,14 €)Quadro E rigo E8-E10 (cod. 36-39)

Come si vede, le voci più “matrimoniali” (festa, abiti, viaggi) sono fuori dal perimetro del fisco, mentre le voci collegate alla nuova vita familiare (casa, mutuo, arredamento, coniuge a carico) offrono spazi concreti di risparmio.

Errori comuni da evitare nella dichiarazione

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine vediamo ricorrere sempre gli stessi sbagli quando i contribuenti tentano di gestire da soli le detrazioni matrimonio nel 730/2026. Eccone una rassegna utile per non incorrere in errori che possono costare anche centinaia di euro in caso di controllo formale.

Il primo errore è inserire le spese del ricevimento come spese mediche o altri oneri: è una pratica purtroppo vista più volte, che porta a sanzioni in caso di rilievo dell’Agenzia delle Entrate. Le spese di matrimonio non rientrano in nessuna voce detraibile, e tentare di “camuffarle” è rischioso. Il secondo errore è pagare l’erogazione liberale in contanti: anche se importante per la confessione religiosa, la donazione non potrà mai essere dedotta senza tracciabilità del pagamento.

Il terzo errore tipico è dimenticare di indicare il coniuge a carico dal mese del matrimonio: è il proporzionamento mensile a fare la differenza, e omettere questa indicazione significa perdere centinaia di euro di detrazione. Quarto errore: scaricare gli interessi del mutuo oltre il tetto dei 4.000 euro complessivi di coppia, o senza che l’immobile sia effettivamente abitazione principale entro un anno dall’acquisto. Quinto errore: portare in detrazione il bonus mobili senza che ci sia un collegamento documentato con una ristrutturazione edilizia sull’immobile.

La procedura della dichiarazione 730/2026 richiede attenzione per evitare errori che potrebbero ritardare o compromettere la pratica. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto: dalla raccolta dei documenti alla compilazione del modello, dalla verifica delle detrazioni matrimonio spettanti all’invio telematico, garantendo la correttezza di ogni passaggio.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sulle detrazioni matrimonio nel 730/2026

Posso scaricare il ricevimento di matrimonio nel 730/2026?

No. Il ricevimento (ristorante, catering, location) è una spesa di carattere personale e non rientra tra gli oneri detraibili dell’art. 15 TUIR né tra quelli deducibili dell’art. 10 TUIR. Anche con fattura intestata, non è possibile inserire l’importo nel modello 730/2026.

L’offerta alla chiesa per il matrimonio è detraibile?

L’offerta libera in contanti al parroco non è detraibile né deducibile. Diventa deducibile fino a 1.032,91 euro per persona solo se versata come erogazione liberale a un’istituzione religiosa riconosciuta dallo Stato (come l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero per la Chiesa Cattolica) tramite bonifico o altro strumento tracciabile, con causale corretta e ricevuta conservata.

Posso detrarre il viaggio di nozze nel 730/2026?

No, il viaggio di nozze non è detraibile, anche se pagato in agenzia con fattura. Si tratta di una spesa di vacanza, fuori dal perimetro delle detrazioni IRPEF. Solo eventuali spese mediche sostenute all’estero durante il viaggio sono detraibili al 19% nel rigo E1, con la stessa franchigia di 129,11 euro.

Posso portare in detrazione i mobili comprati per la casa coniugale?

Sì, se hai effettuato lavori di ristrutturazione edilizia sull’immobile iniziati non oltre il 1° gennaio dell’anno precedente all’acquisto dei mobili. In questo caso puoi usare il bonus mobili al 50%, fino a 5.000 euro di spesa, ripartito in 10 quote annuali al rigo E57 del 730/2026. Senza il collegamento alla ristrutturazione, il bonus non spetta.

Quando posso indicare il coniuge a carico nel 730/2026?

Se ti sei sposato nel 2025 e il coniuge ha avuto un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (al netto degli oneri deducibili), puoi indicarlo nel Quadro Familiari a carico per i mesi che vanno dal mese del matrimonio fino a dicembre 2025. La detrazione viene rapportata mensilmente.

Esiste un bonus matrimonio 2026?

No. Alla data di pubblicazione del modello 730/2026 non è previsto un bonus matrimonio statale in vigore. Esistono in alcune Regioni o Comuni misure locali (es. contributi per coppie under 35 o per matrimoni celebrati in determinati comuni), ma non si tratta di detrazioni fiscali nel 730. Per le agevolazioni locali occorre verificare i bandi regionali o comunali specifici.

Conclusione: chi può aiutarti a non perdere detrazioni

Ricapitolando, nel modello 730/2026 non esiste una specifica detrazione matrimonio, ma un insieme di voci agevolabili che spesso si attivano proprio in occasione delle nozze: erogazioni liberali alle istituzioni religiose, interessi del mutuo prima casa, bonus mobili per la nuova abitazione, detrazione coniuge a carico, eventuali spese sanitarie. Il valore complessivo del risparmio fiscale può facilmente superare i 1.500-2.000 euro per coppia, se tutte le voci vengono correttamente identificate e documentate.

Per non lasciare nulla sul tavolo e per evitare errori che possono costare cari in caso di controllo, è fondamentale farsi assistere da chi conosce ogni rigo del modello. Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi e per individuare tutte le detrazioni legate al matrimonio? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia.

Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. I nostri operatori si occupano di tutto: raccolta documenti, compilazione del 730/2026, verifica delle detrazioni spettanti, invio telematico e gestione di eventuali richieste dell’Agenzia delle Entrate.

Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 09:34:342026-05-31 17:01:49Detrazioni matrimonio e cerimonie nel Modello 730/2026: la guida completa alle spese che rientrano
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730

Dichiarazione dei redditi 730

Ogni anno la stessa domanda: devo presentare il 730 anche quest’anno? Per milioni di italiani la risposta è “no”. L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 riguarda chi, per la propria situazione reddituale e contributiva, non è tenuto a inviare alcun modello dichiarativo all’Agenzia delle Entrate. Si tratta di un istituto previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986, TUIR) e ribadito ogni anno dalle istruzioni ministeriali al modello 730 e al Modello Redditi PF.

In questa guida aggiornata al 730/2026 (relativo ai redditi 2025) il CAF Centro Fiscale di Udine spiega in modo chiaro chi è esonerato, quali sono le soglie di reddito da non superare, quando conviene comunque presentare la dichiarazione anche se non obbligati e come evitare errori che possono costare sanzioni. Affronteremo casi pratici per pensionati, lavoratori dipendenti, partite IVA forfettarie, contribuenti minimi e percettori di indennità INPS.

Attenzione: l’esonero non significa che non si è “soggetti fiscali”. Significa solo che non occorre presentare la dichiarazione perché le imposte risultano già trattenute alla fonte o perché il reddito è sotto le soglie di esenzione. Vediamo nel dettaglio tutte le casistiche previste per il 2026.

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Cosa significa esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026

L’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi è una facoltà riconosciuta dall’ordinamento tributario a determinate categorie di contribuenti che, pur producendo redditi nel corso dell’anno d’imposta, non sono tenuti a presentare il modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche. Il principio cardine è semplice: se l’imposta dovuta è già stata interamente trattenuta dal sostituto d’imposta (datore di lavoro, ente pensionistico, INPS) e non vi sono altri redditi da dichiarare, lo Stato non chiede al cittadino di “ricapitolare” la propria posizione.

L’istituto trova fondamento normativo principalmente nell’art. 1 del DPR 600/1973 (“Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”) e nelle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730. Le tabelle ufficiali di esonero sono pubblicate ogni primavera con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che approva i modelli dichiarativi: per il 2026 il riferimento è il provvedimento di approvazione del modello 730/2026.

Esonero vs. semplice non obbligo

È importante distinguere due concetti spesso confusi:

  • Esonero totale: il contribuente non è obbligato a presentare alcun modello dichiarativo e non subisce conseguenze.
  • Esonero con facoltà: il contribuente non è obbligato, ma può scegliere di presentare comunque la dichiarazione, ad esempio per ottenere il rimborso di detrazioni non riconosciute dal sostituto.
  • Esclusione soggettiva: alcune categorie (es. soggetti minimi cessati, eredi del de cuius) seguono regole specifiche che derogano allo schema ordinario.

Soglie di reddito per l’esonero dichiarazione redditi 2026

La normativa fiscale italiana prevede soglie di reddito al di sotto delle quali il contribuente non è tenuto a presentare la dichiarazione. Tali soglie variano in funzione della tipologia di reddito posseduto e della categoria del contribuente. Ecco le principali soglie aggiornate per il modello 730/2026:

Tipologia di redditoSoglia di esoneroNote
Reddito complessivo generalefino a 2.840,51 eurolimite generale art. 11 TUIR
Pensione + abitazione principalefino a 8.500 euro (con almeno 75 anni) o 7.500 eurono-tax area pensionati
Lavoro dipendente + abitazione principalefino a 8.500 euronuova no-tax area dipendenti dal 2025 (DLgs 216/2023)
Compensi sportivi dilettantisticifino a 15.000 eurofranchigia art. 36 D.Lgs 36/2021
Assegno periodico ex coniugefino a 7.500 eurose unico reddito, con abitazione principale
Redditi assoggettati a ritenuta a titolo d’impostaEsenti dall’obbligocedolare secca, interessi titoli, dividendi qualif.

Queste soglie tengono conto delle detrazioni d’imposta previste dagli artt. 12, 13, 15 e 16 del TUIR. In sostanza, sotto questi importi l’imposta dovuta risulta pari a zero per effetto delle detrazioni stesse, rendendo superflua la dichiarazione.

La soglia generale di 2.840,51 euro

Storica soglia di esonero (corrispondente a 5,5 milioni di lire del 1996, mai aggiornata), riguarda chi ha solamente redditi residuali (es. piccolo lavoro autonomo occasionale, redditi diversi) per importi complessivi sotto questo limite. Restano comunque obbligati alla dichiarazione coloro che, pur sotto soglia, hanno crediti d’imposta da utilizzare o redditi soggetti a tassazione separata.

Esonero per lavoratori dipendenti e assimilati

Il lavoratore dipendente è la figura più tutelata dal sistema di esoneri, perché il datore di lavoro opera già come sostituto d’imposta, trattenendo mensilmente l’IRPEF e applicando il conguaglio a fine anno tramite la Certificazione Unica (CU). Se il rapporto di lavoro copre l’intero anno e non vi sono altri redditi, la posizione fiscale è già “chiusa” e non occorre dichiarare nulla.

Sono esonerati dalla presentazione del 730/2026 i lavoratori dipendenti che si trovano in tutte queste condizioni:

  • hanno percepito redditi da lavoro dipendente o assimilato (es. co.co.co., borse di studio, gettoni di presenza) da un solo datore di lavoro;
  • il sostituto ha effettuato correttamente le ritenute d’acconto IRPEF e applicato le addizionali regionali e comunali;
  • non possiedono altri redditi da dichiarare (esclusi quelli soggetti a ritenuta secca o cedolare);
  • il reddito da abitazione principale (rendita catastale) non è soggetto a IRPEF;
  • non hanno spese detraibili o deducibili che vogliono recuperare.

Caso pratico: Marco, impiegato a tempo indeterminato

Marco lavora come impiegato dal 2020 nella stessa azienda. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro lordi, il datore ha effettuato le ritenute mensili e a dicembre ha consegnato la CU. Marco vive nella propria abitazione principale e non ha altri redditi. Conclusione: Marco è esonerato dal 730/2026. Tuttavia, se ha sostenuto spese mediche per 1.200 euro o ha pagato un mutuo prima casa, gli conviene presentare comunque il 730 per recuperare le detrazioni del 19%.

Lavoratori con due o più CU: cosa cambia

Se un lavoratore ha avuto più datori di lavoro nel 2025 e non ha chiesto il conguaglio all’ultimo sostituto, è generalmente obbligato a presentare la dichiarazione, salvo che l’imposta complessiva non superi l’importo di 10,33 euro. Il motivo: ciascun datore applica le aliquote partendo dal primo scaglione, senza considerare gli altri redditi, e questo provoca un’IRPEF a debito da regolarizzare.

Esonero per pensionati 2026

I pensionati rappresentano la categoria più numerosa di soggetti esonerati. L’INPS opera come sostituto d’imposta, trattenendo l’IRPEF dalla pensione e gestendo automaticamente le addizionali. Per la maggior parte dei pensionati italiani, soprattutto chi percepisce trattamenti minimi o pensioni medio-basse, la dichiarazione dei redditi non è necessaria.

I requisiti per l’esonero dei pensionati dal 730/2026 sono:

  • pensione erogata da un unico ente (INPS, ex INPDAP, casse previdenziali) per l’intero anno;
  • importo complessivo non superiore a 7.500 euro per i pensionati sotto i 75 anni, elevato a 8.500 euro per i pensionati con almeno 75 anni di età;
  • eventuale reddito aggiuntivo dall’abitazione principale e relative pertinenze (escluso da IRPEF);
  • nessun altro reddito imponibile, salvo quelli soggetti a ritenuta a titolo definitivo;
  • periodo di pensione di almeno 365 giorni (anno intero).

Pensione minima e integrazione al trattamento

I percettori della pensione minima INPS (per il 2026 attestata, salvo conferme con perequazione, intorno ai 615-620 euro mensili per 13 mensilità) ricadono pienamente nella fascia di esonero, salvo abbiano altre fonti di reddito. Anche l’integrazione al trattamento minimo e la maggiorazione sociale non incidono sul calcolo del reddito ai fini dell’esonero, purché restino sotto soglia.

Pensionati con più trattamenti

Chi percepisce due o più pensioni (ad esempio una pensione INPS lavoro dipendente più una pensione di reversibilità) deve sommare gli importi e verificare la posizione complessiva. Se la somma è superiore alla soglia di esonero e nessuno dei due enti ha effettuato il conguaglio cumulativo, è opportuno presentare il 730 per evitare richieste future da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il CAF Centro Fiscale di Udine esegue gratuitamente la verifica per i pensionati friulani.

Esonero per partite IVA: forfettari e minimi

Per le partite IVA il discorso è più articolato. La regola generale è che chi possiede partita IVA deve presentare il Modello Redditi PF (non il 730), perché il 730 non ammette redditi d’impresa o di lavoro autonomo abituale. Tuttavia, anche per i contribuenti in regime forfettario e regime di vantaggio (ex minimi) esistono casi di esonero o adempimenti semplificati.

Regime forfettario: nessun esonero dichiarativo

I contribuenti in regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 c. 54-89) non sono mai esonerati dalla presentazione del Modello Redditi PF, neanche se nell’anno non hanno emesso fatture. Devono compilare il quadro LM indicando ricavi/compensi e applicare il coefficiente di redditività (variabile dal 40% al 86% in base al codice ATECO). L’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per le startup nei primi 5 anni) si applica al reddito imponibile così calcolato.

Il “coefficiente di redditività” è una percentuale stabilita per legge che indica quanta parte dei ricavi viene considerata reddito (il resto è considerato costi forfettari). Ad esempio, per i professionisti il coefficiente è del 78%: significa che il 78% dei compensi è reddito tassabile, il restante 22% è “costo forfettario” già scontato.

Soggetti con sola partita IVA chiusa nell’anno

Chi ha chiuso la partita IVA nel 2025 deve comunque presentare la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui ha operato, anche se per pochi mesi. L’unica eccezione riguarda chi ha avuto ricavi pari a zero e nessun costo deducibile: in questo caso, comunque, si raccomanda la dichiarazione “a zero” per fini di tracciabilità.

Lavoratori autonomi occasionali sotto 2.840,51 euro

Il lavoro autonomo occasionale (art. 67 c. 1 lett. l TUIR) non richiede l’apertura della partita IVA fino a 5.000 euro annui per committente. Se il contribuente ha percepito esclusivamente compensi occasionali per un totale non superiore a 2.840,51 euro nel 2025, può rientrare nell’esonero generale. Sopra tale soglia, occorre dichiarare nel quadro RL del Modello Redditi PF.

Redditi esenti e soggetti a ritenuta a titolo d’imposta

Una vasta gamma di redditi è esclusa dall’obbligo dichiarativo perché soggetti a tassazione “alla fonte” oppure perché del tutto esenti. Conoscere queste categorie aiuta a verificare se si rientra nell’esonero. Ecco le principali:

  • Interessi su titoli di Stato (BOT, BTP, CCT) e su conti correnti, soggetti a ritenuta del 12,50% o 26%;
  • Dividendi su partecipazioni non qualificate assoggettati a ritenuta del 26%;
  • Redditi da locazione in cedolare secca (21% o 10% canone concordato): vanno comunque dichiarati nel quadro B del 730 se altri redditi richiedono dichiarazione;
  • Pensioni di guerra e indennità correlate (totalmente esenti);
  • Borse di studio universitarie erogate da università, INPS, regioni (esenti);
  • Sussidi di natura assistenziale erogati da enti pubblici (es. assegno sociale);
  • Indennità di maternità e congedo parentale (concorrono come redditi assimilati ma INPS è sostituto);
  • Rendite INAIL per invalidità permanente e altre rendite assistenziali specifiche.

Cedolare secca: attenzione alla regola

Chi percepisce redditi da locazione in regime di cedolare secca (21% per contratto a canone libero o 10% per contratto a canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa) non è automaticamente esonerato. La cedolare secca sostituisce IRPEF e addizionali, ma il reddito deve essere comunque dichiarato nel quadro B del 730 o nel quadro RB del Modello Redditi PF. L’esonero opera solo se questo è l’unico reddito e l’imposta sostitutiva è stata regolarmente versata in F24 entro le scadenze previste.

NASPI, CIG, indennità INPS: come incidono sull’esonero

Molti contribuenti chiedono se le indennità di disoccupazione (NASPI), la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e altre prestazioni INPS comportino l’obbligo di dichiarazione. La risposta è articolata, ma utile per valutare la propria posizione.

NASPI

La NASPI è un reddito assimilato al lavoro dipendente e l’INPS opera come sostituto d’imposta, applicando direttamente le ritenute IRPEF. Se il percettore ha avuto solo NASPI nel 2025 e l’INPS ha eseguito il conguaglio finale, il lavoratore è esonerato. Diversamente, se nello stesso anno ha avuto anche redditi da lavoro dipendente da altri datori, scatta l’obbligo dichiarativo per il conguaglio cumulativo.

Cassa Integrazione Guadagni

La CIG ordinaria, straordinaria, in deroga e la NASPI agricola sono trattate come redditi da lavoro dipendente. Se erogate dal datore di lavoro (per anticipo) o direttamente dall’INPS, le ritenute vengono operate dal soggetto erogatore. Per il 2026, il principio resta invariato: se il rapporto di lavoro è continuativo e il conguaglio è stato eseguito, non occorre dichiarare.

Assegno di Inclusione e Supporto Formazione Lavoro

L’Assegno di Inclusione (ADI) (subentrato al Reddito di Cittadinanza dal 1° gennaio 2024) e il Supporto Formazione Lavoro (SFL) non concorrono alla formazione del reddito imponibile IRPEF, in quanto sussidi di natura assistenziale. Chi percepisce esclusivamente queste indennità non ha obbligo di presentare il 730/2026, salvo voglia recuperare detrazioni per altre spese (ad es. spese mediche, in casi specifici).

Quando conviene presentare il 730 anche se esonerati

Anche se rientri in una delle categorie di esonero, presentare comunque il 730/2026 può convenire in molte situazioni. La regola d’oro: presenta la dichiarazione ogniqualvolta hai pagato (tramite ritenute alla fonte) più imposte di quanto effettivamente dovuto, oppure hai diritto a detrazioni o crediti d’imposta che il sostituto non ha riconosciuto.

  • Spese mediche superiori alla franchigia di 129,11 euro (detrazione 19%);
  • Spese di istruzione universitaria e scolastica (limiti per ordine di scuola);
  • Mutuo prima casa: interessi passivi detraibili al 19% fino a 4.000 euro (760 euro annui di risparmio);
  • Bonus edilizi (Ecobonus, Sismabonus, Bonus ristrutturazione 50%): tornano nella dichiarazione in 10 rate annuali;
  • Erogazioni liberali a ONLUS, ASD, partiti politici, scuole;
  • Spese funebri per defunto familiare (fino a 1.550 euro per evento);
  • Premi assicurativi vita, invalidità e infortuni (detrazione 19% nei limiti previsti);
  • Detrazione canoni di locazione per studenti universitari fuori sede o lavoratori dipendenti che hanno trasferito la residenza per motivi di lavoro;
  • Bonus mobili e elettrodomestici: detraibile al 50% se collegato a ristrutturazione.

Esempio numerico: Giulia, pensionata 73enne

Giulia ha una pensione INPS di 7.200 euro annui. Tecnicamente sarebbe esonerata. Tuttavia, nel 2025 ha sostenuto 1.800 euro di spese mediche specialistiche e ha pagato 600 euro per la badante (per assistenza a sé stessa, in quanto non autosufficiente). Presentando il 730/2026 può recuperare:

  • Spese mediche: (1.800 – 129,11) × 19% = 317 euro
  • Spese addetti assistenza: 600 × 19% (entro 2.100 euro) = 114 euro
  • Rimborso atteso: 431 euro

Per Giulia, dunque, presentare il 730 conviene fortemente. Il CAF Centro Fiscale offre l’assistenza gratuita per la dichiarazione 730 a pensionati con ISEE basso.

730 precompilato 2026 ed esonero

Una novità importante per il 2026: la dichiarazione precompilata è disponibile dal 30 aprile 2026 (e non più dal 15 aprile come negli anni precedenti). Il cambio di data è stato disposto dall’Agenzia delle Entrate per garantire una maggiore affidabilità dei dati pre-inseriti, in particolare per Certificazioni Uniche, oneri detraibili e dati immobiliari.

Anche i contribuenti esonerati possono accedere al 730 precompilato tramite SPID, CIE o CNS sul portale dell’Agenzia delle Entrate. È un’ottima occasione per verificare se il proprio profilo fiscale è correttamente registrato e per scoprire eventuali detrazioni dimenticate. La precompilata aggrega automaticamente:

  • CU lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo;
  • spese sanitarie comunicate dal Sistema Tessera Sanitaria;
  • spese universitarie comunicate dalle università;
  • interessi mutui dalle banche;
  • oneri assicurativi comunicati dalle assicurazioni;
  • contributi previdenziali e assistenziali obbligatori.

Scadenze 730/2026 da ricordare

ScadenzaAdempimento
30 aprile 2026Disponibilità del 730 precompilato
16 giugno 2026Saldo IRPEF e primo acconto (per chi presenta Redditi PF)
30 settembre 2026Termine ultimo per invio definitivo 730/2026
25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo
30 novembre 2026Termine per Modello Redditi PF
1 dicembre 2026Secondo acconto IRPEF

Rimborso e crediti d’imposta: come ottenerli

Per gli esonerati che decidono di presentare comunque il 730 al fine di ottenere un rimborso, è importante sapere come funziona il meccanismo. Il rimborso può essere ottenuto in due modalità:

  • Tramite sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico): il rimborso compare nella busta paga o nel cedolino di pensione del mese di luglio (per dichiarazioni presentate entro giugno) o dei mesi successivi;
  • Direttamente dall’Agenzia delle Entrate per chi non ha sostituto (è il caso tipico dei pensionati con sola pensione INPS, ma il rimborso può essere richiesto in busta paga indicando l’INPS come sostituto): il rimborso viene accreditato sul conto corrente tramite il codice IBAN indicato in dichiarazione, di norma entro 6 mesi.

Crediti d’imposta che richiedono comunque la dichiarazione

Alcuni crediti d’imposta richiedono obbligatoriamente la dichiarazione per essere utilizzati, anche se sotto soglia. Ad esempio:

  • Trattamento integrativo (ex bonus Renzi/80 euro) – oggi ridenominato e modulato in base al reddito;
  • Bonus prima casa under 36 (per acquisti effettuati nei termini di vigenza);
  • Crediti d’imposta canoni di locazione per immobili a uso non abitativo;
  • Bonus colonnine elettriche per installazione di infrastrutture di ricarica;
  • Sport bonus e altre agevolazioni territoriali.

Errori da evitare sull’esonero dichiarativo

L’esonero è una facoltà, ma presumere di esserne titolari quando non lo si è può costare caro. Le sanzioni per omessa dichiarazione previste dal D.Lgs. 471/1997 sono pesanti: dal 120% al 240% delle imposte dovute con un minimo di 250 euro (importo che scende a 200 euro se non risultano imposte dovute). Ecco gli errori più frequenti:

  • Pensionati che ricevono due cedolini pensione da enti diversi (es. INPS + ex INPDAP, oppure INPS + Cassa Forense) e ritengono di essere esonerati senza verificare il cumulo;
  • Lavoratori che hanno avuto un secondo lavoro a chiamata o stagionale nello stesso anno;
  • Eredi che incassano arretrati di pensione del de cuius e non li dichiarano;
  • Contribuenti con redditi da locazione (anche brevi tipo Airbnb) che ritengono di essere esonerati solo perché in cedolare secca;
  • Percettori di compensi sportivi dilettantistici sopra la soglia di 15.000 euro che non dichiarano nulla;
  • Soggetti con conti correnti all’estero o investimenti finanziari all’estero (anche cripto): obbligo di quadro W indipendentemente dalle altre condizioni.

Sanzioni e ravvedimento operoso

Chi si accorge di aver erroneamente ritenuto di rientrare nell’esonero può sanare la propria posizione tramite ravvedimento operoso. Se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione fissa per la tardiva presentazione è di soli 25 euro (1/10 di 250 euro). Oltre i 90 giorni, la dichiarazione si considera omessa e le sanzioni sono molto più gravose.

Cripto e redditi esteri: l’esonero non vale

Una delle aree dove l’esonero non opera mai riguarda i redditi esteri e gli investimenti finanziari all’estero, inclusi i conti su fintech estere (Revolut, N26, Wise, PayPal con conto operativo all’estero) e le criptovalute. La normativa sul monitoraggio fiscale (D.L. 167/1990 e successive modifiche) impone l’obbligo di compilazione del quadro W nel Modello Redditi PF per chiunque detenga attività finanziarie estere superiori ai limiti previsti.

  • IVIE 1,06% per immobili all’estero (aliquota in vigore dal 2024 ex L. 213/2023);
  • IVAFE 2 per mille (0,20%) su attività finanziarie estere, elevata al 4 per mille (0,40%) per stati black-list;
  • Imposta fissa di 34,20 euro per conto corrente o libretto estero (persona fisica);
  • Tassazione plusvalenze cripto al 26% (in caso di realizzo) per importi superiori a 2.000 euro;
  • Anche con imposta dovuta inferiore a 200 euro, il quadro W va comunque compilato.

Se possiedi attività estere (anche solo un conto corrente da pochi euro presso una fintech estera) sei obbligato a presentare il Modello Redditi PF, indipendentemente dalle altre condizioni di esonero. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha competenza specifica nel monitoraggio fiscale e nella tassazione delle criptovalute.

Successioni ed eredi: la dichiarazione del de cuius

In caso di decesso, gli eredi devono presentare la dichiarazione dei redditi del defunto (de cuius) relativa all’anno del decesso e, se non presentata, anche all’anno precedente. La scadenza ordinaria del 730/2026 (30 settembre 2026) per il de cuius è prorogata al 30 novembre 2026 tramite presentazione del Modello Redditi PF, esclusivamente in via telematica. Gli eredi non possono avvalersi del 730 per il defunto.

In Friuli Venezia Giulia, il sistema tavolare rappresenta una specificità importante anche dal punto di vista fiscale per le successioni: l’efficacia costitutiva dell’iscrizione nel Libro Fondiario richiede l’intavolazione separata dopo la dichiarazione di successione. Il CAF Centro Fiscale ha competenza ultradecennale nella gestione delle pratiche di successione nel sistema tavolare di Udine, Gorizia, Trieste e parte di Pordenone.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Conclusioni: come capire se sei davvero esonerato

L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 è un’opportunità per molti contribuenti italiani, ma non va presunto: occorre verificare con attenzione la propria situazione personale, sommare tutti i redditi percepiti nel 2025, controllare le ritenute applicate dai sostituti d’imposta e valutare l’esistenza di spese detraibili che potrebbero generare un rimborso.

Le tre regole d’oro da ricordare:

  1. Verifica sempre la tua CU o il cedolino INPS: sono il punto di partenza per capire quanto reddito hai prodotto e quanto IRPEF ti è stato trattenuto.
  2. Non confondere “non obbligato” con “non conviene”: spesso presentare il 730 anche da esonerati significa recuperare centinaia di euro di rimborsi.
  3. Attenzione ai redditi esteri e cripto: l’esonero non vale mai. Quadro W obbligatorio.

Per una verifica gratuita della tua posizione fiscale 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Il nostro team ti assiste nell’analisi della CU, nella ricostruzione delle spese detraibili e, se conviene, nella compilazione e invio del modello 730/2026 senza costi per pensionati con ISEE basso e lavoratori dipendenti con redditi medi. Prenota un appuntamento chiamando il numero 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

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FAQ – Domande frequenti sull’esonero 730/2026

1. Se sono esonerato e non presento il 730, posso comunque accedere ai bonus?

Sì, l’esonero dalla dichiarazione non esclude dai bonus statali (Assegno Unico, Bonus bollette, Carta Acquisti, ecc.). Tali misure si basano sull’ISEE, calcolato sui dati reddituali comunicati direttamente da INPS e Agenzia delle Entrate. Per ottenere o aggiornare l’ISEE, contatta il CAF Centro Fiscale.

2. Se ho ricevuto un’eredità nel 2025 devo presentare la dichiarazione?

L’eredità in sé (il patrimonio ricevuto) non è soggetta a IRPEF ma all’imposta di successione (con franchigie diverse a seconda del grado di parentela). Tuttavia, se l’eredità include immobili che producono reddito o investimenti che generano interessi, dovrai dichiarare tali redditi dal momento dell’apertura della successione. Il defunto, da parte sua, ha sempre l’obbligo della dichiarazione finale tramite gli eredi.

3. Ho cambiato lavoro a metà 2025: sono esonerato?

Se hai chiesto al nuovo datore di operare il conguaglio cumulativo (presentando la CU del precedente lavoro), e il conguaglio è stato effettuato correttamente, sei esonerato. In caso contrario sei obbligato alla dichiarazione, perché ciascun datore avrà applicato le aliquote dal primo scaglione, generando quasi certamente un debito IRPEF.

4. La pensione di reversibilità conta per l’esonero?

Sì, la pensione di reversibilità è reddito a tutti gli effetti. Se sommata alla pensione diretta supera la soglia di esonero (7.500 euro o 8.500 euro per gli ultra 75enni), occorre presentare la dichiarazione. L’INPS, se eroga entrambe le pensioni, opera il conguaglio cumulativo automaticamente.

5. Ho un conto Revolut con 500 euro: devo dichiarare?

Sì. Anche con saldi minimi, il possesso di un conto corrente all’estero (anche fintech) attiva l’obbligo di compilazione del quadro W per il monitoraggio fiscale. L’imposta IVAFE non è dovuta se il valore medio del conto è inferiore a 5.000 euro, ma la comunicazione resta obbligatoria. L’esonero ordinario dalla dichiarazione viene meno.

6. Posso recuperare le spese mediche del 2024 nel 730/2026?

No, il 730/2026 si riferisce ai redditi e alle spese sostenute nel 2025. Per le spese mediche del 2024 dovevi presentare il 730/2025 (entro il 30 settembre 2025). È possibile, tuttavia, presentare una dichiarazione integrativa entro i termini ordinari di accertamento (5 anni), rivolgendosi al CAF.

7. Sono pensionato all’estero in convenzione: devo dichiarare in Italia?

Dipende dalla residenza fiscale e dalla convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni in vigore con il Paese di pagamento della pensione. In genere, i pensionati AIRE residenti all’estero non sono tassati in Italia, salvo specifiche eccezioni. La verifica è caso per caso: contatta il CAF Centro Fiscale per un’analisi personalizzata.

Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 23:55:042026-05-31 17:46:04Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Quanto Costa il 730 al CAF, Patronato o Commercialista nel 2026: Tariffe a Confronto

Dichiarazione dei redditi 730

Ogni primavera milioni di contribuenti italiani si pongono la stessa domanda: quanto costa il 730 al CAF nel 2026? E quanto chiede un commercialista? Il patronato fa la dichiarazione dei redditi gratis o si paga? Districarsi tra tariffe, agevolazioni e differenze tra modello 730 e Modello Redditi PF non è semplice, soprattutto considerando che nel 2026 ci sono importanti novità: il precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026 (non più dal 15 aprile) e la scadenza per l’invio definitivo del 730 resta il 30 settembre 2026. In questa guida completa analizziamo nel dettaglio quanto costa il 730 al CAF in base alla complessità della pratica, le tariffe medie dei commercialisti, i casi in cui la dichiarazione è gratuita e come scegliere l’opzione più conveniente per la tua situazione.

Indice dei contenuti

  1. Quanto costa il 730 al CAF nel 2026: tariffe medie
  2. Quando il 730 al CAF è gratuito
  3. Costo del 730 dal commercialista nel 2026
  4. Patronato e 730: cosa fa davvero il patronato
  5. Scadenze 730 e Modello Redditi PF 2026
  6. 730 ordinario vs 730 precompilato: differenze e costi
  7. Costi nascosti da evitare nel 730 2026
  8. Come scegliere tra CAF, patronato e commercialista
  9. Documenti necessari per il 730 al CAF
  10. Vantaggi di affidarsi a un CAF professionale
  11. Domande frequenti

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Quanto costa il 730 al CAF nel 2026: tariffe medie

Quando ci si chiede quanto costa il 730 al CAF, la risposta dipende sempre dalla complessità della dichiarazione. I CAF (Centri di Assistenza Fiscale) sono enti autorizzati dall’Agenzia delle Entrate a raccogliere, controllare e trasmettere le dichiarazioni dei redditi per conto dei contribuenti. Non esistono tariffe fisse imposte dalla legge: ogni CAF può determinare il proprio listino, anche se a livello nazionale i prezzi tendono ad allinearsi.

In media, nel 2026 il costo del 730 al CAF oscilla tra 40 e 120 euro, con un valore tipico intorno ai 70-90 euro per una pratica di media complessità. La cifra esatta dipende da diversi fattori che vediamo nel dettaglio.

Cosa influenza il prezzo del 730 al CAF

I principali elementi che determinano quanto costa il 730 al CAF sono:

  • Numero di certificazioni uniche (CU): chi ha più datori di lavoro o pensioni paga di più
  • Presenza di redditi diversi: affitti, rendite finanziarie, plusvalenze
  • Detrazioni e deduzioni da inserire: spese mediche, mutuo, ristrutturazioni, figli a carico
  • Bonus edilizi: Superbonus, bonus ristrutturazioni 50%, bonus mobili (richiedono moduli aggiuntivi)
  • Modello congiunto: il 730 presentato insieme al coniuge ha un costo aggiunto contenuto
  • Quadri aggiuntivi: terreni, fabbricati, redditi all’estero

Tabella tariffe medie CAF 2026

Ecco una sintesi indicativa dei costi medi del 730 al CAF nel 2026:

  • 730 ordinario semplice (1 CU, nessuna detrazione complessa): 40-60 euro
  • 730 ordinario con detrazioni (spese mediche, mutuo, figli): 60-90 euro
  • 730 con bonus edilizi (ristrutturazioni, ecobonus, Superbonus): 90-150 euro
  • 730 congiunto (coniugi): 70-110 euro complessivi
  • 730 con redditi diversi (affitti, rendite): 80-130 euro

Presso il CAF Centro Fiscale di Udine applichiamo tariffe trasparenti e competitive, comunicate sempre prima dell’inizio della pratica, senza sorprese o costi nascosti. Il servizio è disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia.

Quando il 730 al CAF è gratuito

Una domanda frequente è: il 730 al CAF è gratis? La risposta corretta è: quasi mai per il singolo contribuente, ma esistono alcune situazioni particolari da conoscere. Capire quanto costa il 730 al CAF significa anche sapere se rientri in una di queste categorie agevolate.

Convenzioni sindacali e aziendali

Molti CAF sono convenzionati con sindacati (CGIL, CISL, UIL e altri) o con grandi aziende ed enti pubblici. In questi casi, gli iscritti al sindacato o i dipendenti dell’azienda convenzionata possono presentare il 730 a tariffa ridotta o gratuitamente. Verifica sempre se il tuo sindacato o il tuo datore di lavoro ha una convenzione attiva.

Il falso mito del 730 “gratis perché compili da solo online”

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il 730 precompilato dal 30 aprile 2026 (data spostata dal 15 aprile a partire da quest’anno). Tecnicamente la dichiarazione può essere trasmessa autonomamente senza costi, ma sconsigliamo fortemente questa scelta: un errore nelle detrazioni, una spesa medica dimenticata o un quadro mal compilato può tradursi in centinaia di euro di rimborso perso oppure in sanzioni e accertamenti da parte del Fisco.

Quando affidi il 730 al CAF Centro Fiscale, hai due garanzie fondamentali:

  • Massimizzazione del rimborso: gli operatori verificano tutte le detrazioni e deduzioni applicabili al tuo caso
  • Visto di conformità: il CAF appone il visto che certifica la correttezza dei dati e ti tutela in caso di controlli

Il costo del 730 al CAF, in molti casi, viene più che recuperato dal rimborso fiscale aggiuntivo che riusciamo a far emergere.

Costo del 730 dal commercialista nel 2026

Confrontare quanto costa il 730 al CAF con il prezzo praticato da un commercialista è il primo passo per scegliere consapevolmente. I commercialisti, in quanto liberi professionisti iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti, applicano tariffe generalmente più alte rispetto ai CAF.

Tariffe medie commercialista 2026

Per un modello 730 ordinario, il costo dal commercialista nel 2026 oscilla tra 100 e 250 euro, con queste fasce indicative:

  • 730 semplice: 100-150 euro
  • 730 con detrazioni e bonus edilizi: 150-220 euro
  • 730 complesso con redditi diversi: 200-300 euro

Quando conviene il commercialista

Il commercialista è la scelta più adatta in queste situazioni:

  • Partita IVA: chi ha un’attività autonoma o d’impresa deve presentare il Modello Redditi PF (non il 730), e qui il commercialista è quasi indispensabile
  • Redditi esteri complessi: lavoratori all’estero, conti correnti esteri, immobili all’estero (quadro W)
  • Plusvalenze finanziarie elevate: gestione di portafogli importanti, cripto-attività
  • Soci di società: titolari di partecipazioni qualificate o in società di persone
  • Contenziosi fiscali in corso

Differenza chiave: il CAF non può fare il Modello Redditi PF

Una precisazione importante: il CAF è autorizzato a gestire principalmente il modello 730 per lavoratori dipendenti e pensionati. Per il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico), che riguarda chi ha redditi d’impresa, di lavoro autonomo o particolari redditi diversi, il riferimento naturale è il commercialista o un CAF abilitato con professionisti dedicati. Il CAF Centro Fiscale di Udine, grazie alla collaborazione con dottori commercialisti, gestisce sia il 730 sia il Modello Redditi PF per partite IVA e situazioni complesse.

Patronato e 730: cosa fa davvero il patronato

Esiste un equivoco molto diffuso: molti pensano che il patronato faccia la dichiarazione dei redditi 730 gratuitamente. Non è esatto. Per capire quanto costa il 730 al CAF e perché non è confrontabile col patronato, occorre chiarire i ruoli.

Patronato vs CAF: le competenze

Il patronato è un ente autorizzato a fornire assistenza in materia previdenziale e assistenziale: domande di pensione, NASpI, assegno unico, invalidità civile, infortuni, pratiche INPS in generale. I servizi del patronato sono in larga parte gratuiti per il cittadino perché finanziati dallo Stato attraverso un fondo dedicato.

Il CAF (Centro di Assistenza Fiscale) si occupa invece di materia fiscale: dichiarazione dei redditi 730, ISEE, IMU, dichiarazioni di successione, RED, ICRIC. Alcuni servizi CAF sono gratuiti per il cittadino (es. ISEE, RED), altri sono a pagamento (es. 730, successioni, IMU).

Patronato gratuito: i servizi inclusi

Presso un patronato puoi ottenere gratuitamente:

  • Domanda di pensione di vecchiaia o anticipata
  • Domanda di NASpI e disoccupazione
  • Assegno unico universale per i figli
  • Domanda di invalidità civile e Legge 104
  • Indennità di malattia, maternità, congedo parentale
  • Pratiche di infortunio sul lavoro (INAIL)

Il 730 al patronato esiste?

Molte sedi sindacali offrono sia patronato che CAF nello stesso ufficio. Quando ti rivolgi al “patronato” per il 730, in realtà stai usufruendo del servizio CAF associato. In questi casi vale comunque la tariffa CAF, eventualmente scontata per gli iscritti al sindacato (vedi sezione precedente sulle convenzioni).

Presso il CAF Centro Fiscale di Udine trovi un servizio completo che integra assistenza fiscale e supporto patronato grazie a partnership consolidate, sia in ufficio che online.

Scadenze 730 e Modello Redditi PF 2026

Conoscere quanto costa il 730 al CAF è importante, ma altrettanto cruciale è rispettare le scadenze fiscali 2026 per evitare sanzioni e perdere il diritto al rimborso in busta paga.

Calendario fiscale 2026 – dichiarazione redditi

Ecco le date da segnare in agenda per la dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025):

  • 30 aprile 2026: disponibilità del 730 precompilato sul portale dell’Agenzia delle Entrate (slittata dal 15 aprile)
  • 20 maggio 2026: dal questa data è possibile accettare, modificare e inviare il 730 precompilato
  • 30 settembre 2026: scadenza per la presentazione definitiva del 730 (sia ordinario che precompilato)
  • 25 ottobre 2026: termine per la presentazione del 730 integrativo (per correggere errori a favore del contribuente)
  • 30 novembre 2026: scadenza per l’invio del Modello Redditi Persone Fisiche

Rateazione e conguagli

Il vantaggio principale del 730 rispetto al Modello Redditi PF è il conguaglio diretto in busta paga o sulla pensione:

  • Rimborso: chi ha diritto a un credito d’imposta lo riceve direttamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), generalmente dal mese di luglio per i lavoratori dipendenti e da agosto-settembre per i pensionati
  • A debito: se devi pagare, l’importo viene trattenuto dalla busta paga o dalla pensione, anche in più rate fino a novembre

Conseguenze del ritardo

Se non presenti il 730 entro il 30 settembre 2026, dovrai ripiegare sul Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026. Oltre questa data scatta il regime della dichiarazione tardiva (entro 90 giorni) o, peggio, della dichiarazione omessa (oltre 90 giorni) con sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta. Per evitare problemi, contatta il CAF Centro Fiscale con largo anticipo.

730 ordinario vs 730 precompilato: differenze e costi

Quando si parla di quanto costa il 730 al CAF, è utile distinguere tra 730 ordinario e 730 precompilato, perché sono due procedure diverse anche dal punto di vista del costo.

730 ordinario

Nel 730 ordinario, il CAF (o il commercialista, o l’utente stesso) compila il modello partendo dai dati forniti dal contribuente: CU, ricevute spese, bollettini mutuo, ecc. Il CAF inserisce manualmente tutte le voci, verifica la correttezza e appone il visto di conformità. È la modalità classica, ancora la più utilizzata per le situazioni complesse.

730 precompilato

Il 730 precompilato è invece predisposto dall’Agenzia delle Entrate con dati già caricati automaticamente: certificazioni uniche, spese sanitarie comunicate dal Sistema Tessera Sanitaria, interessi sui mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali, oneri scolastici e universitari, donazioni a enti del terzo settore. L’utente (o il CAF) deve solo verificare, integrare e confermare.

Dal 2026 la disponibilità del precompilato slitta al 30 aprile (era 15 aprile fino al 2025), per permettere ai sostituti d’imposta di trasmettere correttamente tutte le CU.

Il costo cambia tra 730 ordinario e precompilato?

Apparentemente il precompilato sembrerebbe “più facile” e quindi più economico. In pratica, la differenza di costo al CAF è minima (in genere 5-15 euro in meno), perché:

  • Il CAF deve comunque controllare riga per riga i dati precaricati (spesso incompleti o errati)
  • Vanno integrate le spese non comunicate automaticamente (es. spese mediche non tracciate, oneri detraibili minori, lavori edilizi)
  • Il visto di conformità ha lo stesso valore legale in entrambi i casi

La vera convenienza del precompilato gestito dal CAF sta nella protezione dai controlli formali: l’Agenzia delle Entrate non effettua più controlli sui dati precompilati e accettati senza modifiche (o modifiche che non incidono sul calcolo dell’imposta). Un CAF esperto sa quando conviene accettare senza modifiche e quando conviene integrare.

Costi nascosti da evitare nel 730 2026

Quando valuti quanto costa il 730 al CAF o dal commercialista, attenzione ai costi nascosti che possono lievitare la spesa finale ben oltre il preventivo iniziale.

Le 5 voci da chiarire SEMPRE prima di firmare

  1. Costo del modello base: la tariffa indicata copre il 730 standard o solo la compilazione minima?
  2. Costo per quadro aggiuntivo: alcuni studi addebitano un extra per ogni quadro inserito (terreni, fabbricati, oneri)
  3. Costo per ogni detrazione/deduzione: pratica scorretta ma diffusa, soprattutto per i bonus edilizi
  4. Costo per la trasmissione: alcuni intermediari fanno pagare a parte l’invio telematico
  5. Costo del visto di conformità: dovrebbe essere incluso nella tariffa CAF, verificalo

Attenzione al “prezzo civetta”

Diffida da chi pubblicizza il 730 a 25 euro o 30 euro: nella maggior parte dei casi quel prezzo copre solo lo scenario più semplice possibile (un CU, nessuna detrazione), mentre la realtà di un contribuente medio italiano (con casa, figli, spese mediche, magari un mutuo) porta facilmente il costo finale a 80-100 euro o più. Il CAF Centro Fiscale applica tariffe trasparenti e fornisce un preventivo scritto prima di iniziare la pratica.

Esempio pratico

Prendiamo Marco, 45 anni, dipendente con: 1 CU, mutuo prima casa, due figli a carico, spese mediche per 1.200 euro, ristrutturazione bagno avviata nel 2025 (bonus 50%). Per il suo 730 ordinario al CAF si attesta intorno a 85-95 euro. Lo stesso identico 730 da un commercialista costerebbe circa 170-200 euro. Il risparmio del CAF è netto, a parità di qualità del servizio.

Come scegliere tra CAF, patronato e commercialista

Ora che hai chiaro quanto costa il 730 al CAF, dal commercialista o presso le strutture patronato/sindacali, vediamo come orientarsi nella scelta.

Quando scegliere il CAF

Il CAF è la scelta ottimale se:

  • Sei lavoratore dipendente o pensionato
  • Hai una situazione fiscale media (CU, mutuo, figli, spese mediche, bonus edilizi)
  • Vuoi un servizio affidabile a costo contenuto
  • Hai bisogno anche di ISEE, successioni, IMU nello stesso ufficio
  • Vuoi massimizzare il rimborso con il supporto di operatori esperti

Quando scegliere il commercialista

Il commercialista è la scelta giusta se:

  • Hai partita IVA e devi presentare il Modello Redditi PF
  • Hai redditi esteri complessi o investimenti finanziari rilevanti
  • Sei socio di società o hai partecipazioni qualificate
  • Hai un contenzioso fiscale in corso

Quando andare al patronato

Il patronato è il riferimento per:

  • Domande INPS: pensione, NASpI, assegno unico, invalidità
  • Pratiche INAIL: infortuni, malattie professionali
  • Servizi gratuiti in ambito previdenziale

Spesso CAF e patronato convivono nella stessa sede, offrendo un servizio completo. Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato in tutta la fiscalità per privati e famiglie, con assistenza anche per il sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia (sistema catastale diverso dal resto d’Italia, importante per successioni e immobili).

Documenti necessari per il 730 al CAF

Quando ti rechi al CAF (o invii i documenti online), avere tutto il necessario subito aiuta a contenere il costo e i tempi. Ecco la checklist completa per il 730 2026.

Documenti anagrafici

  • Documento d’identità in corso di validità
  • Codice fiscale (anche tessera sanitaria)
  • Tessera sanitaria del coniuge e dei figli a carico
  • Eventuali variazioni di residenza nell’anno

Redditi

  • Certificazione Unica (CU) 2026 per redditi 2025: lavoro dipendente, pensione, indennità
  • Eventuali altre CU (collaborazioni, redditi diversi)
  • Contratti d’affitto per redditi da locazione

Spese detraibili (anno 2025)

  • Fatture e ricevute spese sanitarie (anche del coniuge e figli a carico)
  • Quietanze interessi mutuo prima casa
  • Ricevute premi assicurativi vita e infortuni
  • Contributi previdenziali volontari (es. riscatto laurea)
  • Bonifici per ristrutturazioni edilizie, ecobonus, Superbonus, bonus mobili
  • Tasse scolastiche e universitarie
  • Ricevute asilo nido
  • Spese veterinarie (fino a 550 euro detraibili al 19%)
  • Erogazioni liberali a Onlus, partiti, scuole
  • Spese funebri dell’anno (fino a 1.550 euro)

Documenti immobili

  • Visura catastale di tutti gli immobili posseduti
  • Eventuali atti notarili dell’anno (acquisti, vendite, donazioni)
  • Contratti di locazione (anche registrazioni RLI)

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di pre-controllo documentale gratuito: prima di iniziare la pratica, gli operatori verificano che tu abbia tutti i documenti necessari, in modo da evitare integrazioni successive e perdita di tempo.

Vantaggi di affidarsi a un CAF professionale

A questo punto, sai con chiarezza quanto costa il 730 al CAF nel 2026. Ma quali sono i vantaggi concreti rispetto al “fai da te” sul portale dell’Agenzia delle Entrate?

Visto di conformità e tutela legale

Il CAF appone sul tuo 730 il visto di conformità, una certificazione che attesta la correttezza formale dei dati e ti tutela in caso di controlli: se l’Agenzia delle Entrate rileva errori formali, le sanzioni sono a carico del CAF (entro i limiti previsti dalla normativa), non del contribuente.

Massimizzazione del rimborso

Gli operatori CAF conoscono tutte le detrazioni e deduzioni previste dalla normativa, anche quelle meno note. Spese veterinarie, abbonamento ai mezzi pubblici (detraibile per il 19% fino a 250 euro), bonus psicologo, mediazione familiare: sono solo alcune delle voci che spesso vengono dimenticate nel fai da te ma che possono valere centinaia di euro di rimborso aggiuntivo.

Assistenza in caso di controlli

Se ricevi una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate (avviso bonario, lettera di compliance, accertamento), il CAF Centro Fiscale ti assiste nella risposta, nella verifica e, se necessario, nel ricorso. Non sei solo davanti al Fisco.

Servizio online o in ufficio

Nel 2026 il CAF Centro Fiscale offre un servizio ibrido: puoi venire in sede a Udine oppure caricare i documenti online da qualunque parte d’Italia. Un operatore dedicato ti segue passo passo, video-call incluse se desiderato. Il costo è il medesimo per entrambe le modalità.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sul costo del 730

Quanto costa il 730 al CAF nel 2026?

Il costo medio del 730 al CAF nel 2026 oscilla tra 40 e 120 euro, in base alla complessità. Un 730 semplice (1 CU, poche detrazioni) parte da 40-60 euro. Un 730 con bonus edilizi, mutuo e figli a carico costa in media 70-95 euro. Tariffe maggiori per pratiche complesse con redditi diversi o affitti.

Il 730 al patronato è gratis?

No, il 730 al patronato non è gratis. Il patronato offre servizi gratuiti in materia previdenziale (pensioni, NASpI, assegno unico). Per la dichiarazione dei redditi 730 ci si appoggia al CAF associato, con tariffe simili a quelle del mercato. Iscritti a sindacati possono avere sconti.

Quanto costa il 730 dal commercialista?

Dal commercialista il 730 costa mediamente 100-250 euro. Le tariffe sono più alte del CAF perché si tratta di una libera professione. Il commercialista è la scelta migliore per partite IVA, redditi esteri complessi, soci di società e Modello Redditi PF (che il CAF base non gestisce).

Quando scade il 730 nel 2026?

Il 730/2026 (redditi 2025) deve essere presentato entro il 30 settembre 2026. Il precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026 (data spostata dal 15 aprile). Il 730 integrativo può essere presentato entro il 25 ottobre 2026. Il Modello Redditi PF scade il 30 novembre 2026.

Posso fare il 730 da solo gratis online?

Tecnicamente sì, il precompilato è accessibile dal 30 aprile 2026 sul portale dell’Agenzia delle Entrate. In pratica sconsigliamo vivamente: errori nelle detrazioni possono costare centinaia di euro di rimborso perso e portare a sanzioni. Il costo del CAF è ampiamente compensato dal valore della pratica.

Cosa succede se non presento il 730 in tempo?

Se non rispetti la scadenza del 30 settembre 2026, puoi ancora presentare il Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026. Oltre, scatta la dichiarazione tardiva (entro 90 giorni con sanzioni ridotte) o omessa (oltre 90 giorni, sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta). Contatta subito il CAF se sei in ritardo.

Conclusioni: quanto costa il 730 al CAF nel 2026

Capire quanto costa il 730 al CAF è il primo passo per pianificare con serenità la dichiarazione dei redditi 2026. Le tariffe oscillano tra 40 e 150 euro in base alla complessità, decisamente più contenute rispetto a un commercialista (100-250 euro), con la garanzia del visto di conformità e della massimizzazione del rimborso. Il patronato resta invece il punto di riferimento gratuito per le pratiche INPS.

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-20 09:48:442026-05-31 17:01:28Quanto Costa il 730 al CAF, Patronato o Commercialista nel 2026: Tariffe a Confronto
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detrazione Trasporti Pubblici nel Modello 730: I Rimborsi per l’Abbonamento

Dichiarazione dei redditi 730

Tra le detrazioni meno conosciute ma piu utili del Modello 730 c’e quella per l’acquisto degli abbonamenti al trasporto pubblico. Si tratta di un’agevolazione fiscale strutturale (cioe a regime, non temporanea) che permette di recuperare il 19% della spesa sostenuta, entro un limite massimo di 250 euro all’anno. Significa che chi acquista un abbonamento al bus, al treno o alla metropolitana puo ottenere fino a 47,50 euro di rimborso in dichiarazione dei redditi, sia per se stesso sia per i familiari fiscalmente a carico.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo nel dettaglio come funziona la detrazione trasporti pubblici nel 730/2026, chi puo beneficiarne, quali documenti servono e come compilare correttamente il quadro E del modello.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la detrazione per i trasporti pubblici
  2. Chi puo richiedere la detrazione nel 730
  3. Il limite di 250 euro e il calcolo del rimborso
  4. Detrazione per i familiari fiscalmente a carico
  5. Tracciabilita del pagamento
  6. Welfare aziendale: se il datore rimborsa
  7. Documenti da conservare per il 730
  8. Come compilare il 730: rigo E8/E10
  9. Esempi pratici di calcolo
  10. Domande frequenti

Cos’e la detrazione per i trasporti pubblici

La detrazione trasporti pubblici e un beneficio fiscale che permette di scaricare nel 730 il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. E stata introdotta in via strutturale dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) e oggi e disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera i-decies del TUIR (DPR 917/1986).

L’agevolazione vale sia per i contribuenti che presentano il Modello 730 sia per chi presenta il Modello Redditi Persone Fisiche. Il beneficio si traduce in una riduzione dell’IRPEF lorda: in pratica, si riduce l’imposta dovuta (o si ottiene un rimborso piu alto se si e a credito).

Quali abbonamenti sono ammessi

Sono detraibili le spese per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico:

  • Locale – autobus urbani, tram, metropolitane delle citta
  • Regionale – treni regionali (es. tratta Udine-Trieste), bus extraurbani regionali
  • Interregionale – treni o bus che collegano regioni diverse, purche si tratti di servizio di trasporto pubblico

Cosa NON e detraibile:

  • Biglietti singoli o carnet di biglietti
  • Abbonamenti a treni Alta Velocita (Frecciarossa, Italo, Frecciargento)
  • Voli aerei e biglietti di navi e traghetti
  • Taxi e servizi NCC (noleggio con conducente)
  • Car sharing, monopattini, bike sharing

Per essere detraibile, deve trattarsi di un abbonamento vero e proprio (mensile, trimestrale, annuale), non di biglietti occasionali.

Chi puo richiedere la detrazione nel 730

La detrazione spetta a chiunque sostenga la spesa per l’acquisto dell’abbonamento, purche:

  • L’abbonamento sia intestato al contribuente (o a un familiare fiscalmente a carico)
  • La spesa sia stata effettivamente pagata nell’anno d’imposta di riferimento
  • Il pagamento sia stato effettuato con strumento tracciabile
  • Il reddito complessivo non superi 120.000 euro (oltre questa soglia la detrazione si riduce progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000 euro)

Possono beneficiare della detrazione:

  • Lavoratori dipendenti e pensionati che presentano il 730
  • Studenti universitari fuori sede (per gli abbonamenti che usano per spostarsi)
  • Pendolari che si spostano per lavoro o studio
  • Genitori che pagano l’abbonamento per i figli a carico

Il limite di 250 euro e il calcolo del rimborso

Il limite massimo di spesa ammessa in detrazione e di 250 euro per ciascun contribuente, comprensivo della spesa sostenuta per i familiari fiscalmente a carico. Attenzione: questo limite si riferisce alla spesa totale, non al rimborso che si ottiene.

Calcolo concreto del beneficio:

  • Spesa massima ammessa: 250 euro
  • Aliquota di detrazione: 19%
  • Risparmio massimo effettivo: 47,50 euro (250 x 19%)

Se la spesa supera i 250 euro, l’eccedenza non e detraibile. Se invece la spesa e inferiore, la detrazione si calcola sulla spesa effettiva. Ad esempio, se spendi 180 euro di abbonamento bus, la detrazione e di 34,20 euro (180 x 19%).

Tabella riepilogativa

VoceValore 2026 (anno d’imposta 2025)
Spesa massima detraibile250 euro per contribuente
Aliquota detrazione19%
Risparmio fiscale massimo47,50 euro
Codice spesa 73040
Quadro/rigoQuadro E, righi da E8 a E10
PagamentoTracciabile obbligatorio
Norma di riferimentoArt. 15, c. 1, lett. i-decies TUIR

Detrazione per i familiari fiscalmente a carico

Un aspetto particolarmente vantaggioso e che la detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico. Si tratta in particolare di:

  • Figli a carico (anche se non conviventi). Sono fiscalmente a carico i figli con redditi propri non superiori a 2.840,51 euro l’anno, oppure 4.000 euro se hanno meno di 24 anni
  • Coniuge a carico (con redditi propri non superiori a 2.840,51 euro)
  • Altri familiari conviventi nelle stesse condizioni di reddito

Importante pero: il limite di 250 euro e complessivo per il contribuente, non si moltiplica per ogni familiare. Quindi, se Marco compra l’abbonamento al treno per se (180 euro) e per la figlia studentessa universitaria a carico (200 euro), il totale e 380 euro ma puo detrarne solo 250 (massimo).

Esempio pratico: la famiglia Rossi

Immaginiamo che la famiglia Rossi di Udine abbia queste spese di abbonamento al trasporto pubblico nel 2025:

  • Mamma (contribuente che fa il 730): abbonamento treno regionale Udine-Trieste = 480 euro
  • Figlio universitario a carico: abbonamento bus urbano di Trieste = 200 euro

Totale spesa famiglia: 680 euro. Ma la mamma puo detrarre solo 250 euro (il tetto massimo per contribuente), ottenendo una detrazione effettiva di 47,50 euro.

Tracciabilita del pagamento: obbligo e modalita

Dal 1 gennaio 2020 (ai sensi dell’articolo 1, comma 679, della Legge 160/2019), per beneficiare della detrazione del 19% e obbligatorio pagare con strumenti tracciabili. Significa che il pagamento in contanti dell’abbonamento fa perdere il diritto alla detrazione.

Sono considerati strumenti di pagamento tracciabili:

  • Bonifico bancario o postale
  • Carta di debito (bancomat)
  • Carta di credito o prepagata
  • Assegno bancario, circolare o postale
  • App di pagamento (es. PayPal, Satispay, Apple Pay)
  • Bollettino postale
  • Addebito SEPA (RID) sul conto corrente

Il contante non e mai ammesso. Se acquisti l’abbonamento alle biglietterie automatiche o agli sportelli, assicurati di pagare con bancomat o carta. Se acquisti online (sito o app dell’azienda di trasporti), la tracciabilita e automatica.

Welfare aziendale: se il datore rimborsa, non si detrae

Molte aziende offrono ai propri dipendenti, nell’ambito del welfare aziendale, il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico. In questo caso, occorre prestare attenzione per evitare un errore molto comune nella compilazione del 730.

La regola e semplice: si puo detrarre solo la quota di spesa effettivamente rimasta a carico del contribuente. Se il datore di lavoro ha rimborsato l’intero costo dell’abbonamento, la detrazione non spetta. Se ha rimborsato solo una parte, si puo detrarre solo la differenza pagata di tasca propria.

Inoltre, le somme rimborsate dal datore di lavoro per l’abbonamento al trasporto pubblico sono esenti da IRPEF in capo al lavoratore (art. 51, comma 2, lett. d-bis TUIR), purche rispettino determinate condizioni di forma. Quindi il vantaggio fiscale c’e gia, ma non e cumulabile con la detrazione del 19%.

Come capire se il datore di lavoro ha rimborsato

Controlla la Certificazione Unica (CU) che ricevi entro marzo: nella sezione “oneri rimborsati dal datore di lavoro” trovi indicate le somme erogate per il trasporto pubblico. Se nel punto 701 (o nelle annotazioni) c’e una voce relativa agli abbonamenti, significa che quella spesa e stata gia neutralizzata fiscalmente e non puoi detrarla di nuovo.

Documenti da conservare per il 730

Per beneficiare della detrazione devi conservare per 5 anni (termine di accertamento) la documentazione comprovante la spesa. Servono:

  1. Abbonamento originale o copia, da cui risulti l’intestazione, il periodo di validita e il costo
  2. Ricevuta di pagamento o estratto conto bancario/carta che dimostri il pagamento tracciato
  3. Se l’abbonamento e nominativo, deve essere intestato al contribuente o al familiare a carico
  4. Se il familiare e a carico, conservare anche la prova del rapporto familiare e dei redditi (per i figli con piu di 24 anni o per il coniuge)

Se acquisti l’abbonamento tramite app o sito web, salva sempre la ricevuta in PDF che attesta importo e periodo di validita.

Come compilare il 730: rigo E8/E10 codice 40

La spesa per l’abbonamento al trasporto pubblico va indicata nel quadro E del Modello 730, nei righi da E8 a E10 (sezione “Altre spese per le quali spetta la detrazione del 19%”), utilizzando il codice spesa 40.

Operativamente:

  1. Nella colonna 1 inserisci il codice 40
  2. Nella colonna 2 inserisci l’importo della spesa (massimo 250 euro)
  3. Il software del 730 (o il tuo CAF) calcola automaticamente il 19% applicando il tetto

Se utilizzi il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate, in molti casi la spesa risulta gia inserita automaticamente, perche le aziende di trasporto pubblico trasmettono i dati al Sistema Tessera Sanitaria. Verifica sempre la correttezza dei dati prima di accettarli: se manca un abbonamento che hai effettivamente pagato, puoi integrarlo manualmente.

Esempi pratici di calcolo della detrazione

Esempio 1: pendolare Udine-Trieste

Luca lavora a Trieste ma vive a Udine. Ha pagato 12 abbonamenti mensili al treno regionale per un totale di 600 euro nel 2025, tutti con bonifico bancario. Nel 730/2026 indica il codice 40 con importo 250 euro (limite massimo). La detrazione effettiva e di 47,50 euro.

Esempio 2: studente universitario a carico

Anna ha 22 anni, studia all’Universita di Udine ed e fiscalmente a carico dei genitori (redditi propri sotto i 4.000 euro). Il padre ha pagato 220 euro nel 2025 per l’abbonamento annuale ai bus urbani di Udine, sempre con carta. Il padre nel suo 730 indica nel rigo E8 il codice 40 con importo 220 euro: la detrazione effettiva e di 41,80 euro.

Esempio 3: rimborso parziale dal datore di lavoro

Marco ha speso 400 euro per l’abbonamento al treno nel 2025. Il datore di lavoro gli ha rimborsato 300 euro nell’ambito del welfare aziendale. Marco puo detrarre solo i 100 euro effettivamente rimasti a suo carico: la detrazione e di 19 euro (100 x 19%).

Esempio 4: famiglia con piu abbonamenti

I coniugi Bianchi hanno entrambi i loro redditi e fanno due 730 separati. Lei spende 300 euro di abbonamento treno (detrazione 47,50 euro, limite 250). Lui spende 180 euro di abbonamento bus (detrazione 34,20 euro). In totale, la famiglia recupera 81,70 euro grazie a due dichiarazioni separate.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sulla detrazione trasporti pubblici

L’abbonamento intestato all’azienda e detraibile?

No. L’abbonamento deve essere nominativo, intestato al contribuente o a un familiare fiscalmente a carico. Se e intestato a un’azienda (anche se utilizzato dal lavoratore), non e detraibile dal dipendente, ma puo essere fringe benefit (esente IRPEF entro determinati limiti) o costo deducibile per l’azienda.

I biglietti singoli del bus si possono detrarre?

No. La detrazione spetta solo per gli abbonamenti, intesi come titoli di viaggio nominativi con durata minima di un mese. Biglietti singoli, carnet di 10 corse o titoli giornalieri non rientrano nell’agevolazione.

L’abbonamento al treno Alta Velocita Frecciarossa e detraibile?

No. Sono esclusi gli abbonamenti ai servizi di trasporto a lunga percorrenza ad Alta Velocita (Frecciarossa, Frecciargento, Italo). Sono ammessi invece i treni regionali e interregionali.

Posso detrarre l’abbonamento se ho pagato in contanti?

No. Dal 2020 e obbligatorio il pagamento tracciabile. Se hai pagato in contanti, perdi il diritto alla detrazione del 19%, anche se conservi la ricevuta.

Il limite di 250 euro vale per ogni abbonamento o per tutto l’anno?

Vale per il totale annuo e per ciascun contribuente, comprendendo anche le spese per i familiari a carico. Quindi, se hai due abbonamenti diversi (es. bus a Udine + treno regionale), la somma delle spese non puo superare 250 euro ai fini della detrazione.

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La detrazione per i trasporti pubblici e solo una delle decine di agevolazioni a cui puoi avere diritto nel Modello 730. Per non perdere nemmeno un euro di rimborso, l’ideale e affidarsi a chi conosce a fondo la normativa e ti aiuta a recuperare tutte le spese detraibili: spese mediche, scolastiche, mutuo, ristrutturazioni, assicurazioni, abbonamenti palestra (per i figli), e molte altre.

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Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 11:27:282026-05-31 17:49:42Detrazione Trasporti Pubblici nel Modello 730: I Rimborsi per l’Abbonamento
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detrazione Trasporti Pubblici nel 730/2026: Rimborsi Abbonamento e Limite 250 Euro

Dichiarazione dei redditi 730

La detrazione per i trasporti pubblici nel Modello 730/2026 consente di recuperare il 19% delle spese sostenute per l’abbonamento ai mezzi pubblici di trasporto, con un tetto massimo di 250 euro l’anno. In pratica, chi paga regolarmente l’autobus, il treno regionale o la metro per andare al lavoro o a scuola può ottenere un rimborso fiscale che arriva fino a 47,50 euro. Si tratta di un’agevolazione importante perché premia chi utilizza il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, riducendo l’impatto economico dell’abbonamento sulla famiglia. Il beneficio vale anche per le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico, come figli e coniuge senza redditi propri rilevanti.

In questa guida completa e aggiornata al 2026 vediamo nel dettaglio chi può beneficiare della detrazione, quali abbonamenti rientrano nell’agevolazione, qual è il limite di spesa detraibile, come funziona la regola della tracciabilità del pagamento, quali documenti conservare e come compilare correttamente i righi del 730. Spiegheremo anche cosa cambia per i datori di lavoro che rimborsano l’abbonamento ai dipendenti e quali errori evitare nella dichiarazione dei redditi. Tutte le informazioni si basano sull’art. 15, comma 1, lettera i-decies del TUIR (DPR 917/1986) e sulle istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026.

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Cos’è la detrazione per i trasporti pubblici nel 730

La detrazione per le spese di trasporto pubblico è un’agevolazione fiscale che permette al contribuente di sottrarre dalle imposte dovute (IRPEF) il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. La norma di riferimento è l’articolo 15, comma 1, lettera i-decies del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 22 dicembre 1986, n. 917), introdotta in via stabile dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, commi 28-29).

In termini pratici, significa che lo Stato restituisce al cittadino una parte della spesa sostenuta per spostarsi con i mezzi pubblici. Il meccanismo è quello classico delle detrazioni: l’importo speso (entro il limite massimo di 250 euro) viene moltiplicato per il 19% e il risultato viene scalato dall’IRPEF lorda calcolata sui redditi dichiarati. Ad esempio, se un contribuente ha speso 240 euro per l’abbonamento annuale dell’autobus urbano, la detrazione spettante sarà di 45,60 euro (240 × 19%), che riduce direttamente l’imposta da pagare. È un piccolo aiuto, ma sommato ad altre detrazioni può fare la differenza nel calcolo finale del 730.

L’obiettivo della norma è duplice: da un lato sostenere economicamente le famiglie che utilizzano i trasporti pubblici, soprattutto per il tragitto casa-lavoro o casa-scuola; dall’altro incentivare l’uso di mezzi più sostenibili rispetto all’automobile privata, riducendo traffico e inquinamento nelle città. Per questo motivo, dal 2018 la detrazione è stata resa strutturale e non più legata a singoli decreti annuali, come accadeva in passato (la prima introduzione risale al 2008 con la Legge Finanziaria di quell’anno, ma poi era stata sospesa per diversi anni).

Chi può richiedere la detrazione trasporti pubblici

La detrazione per i trasporti pubblici nel 730 spetta a tutti i contribuenti che hanno sostenuto una spesa documentata per l’acquisto di un abbonamento ai mezzi pubblici. Non ci sono limiti di reddito specifici per accedere all’agevolazione (a differenza di altre detrazioni), ma la detrazione si applica entro i limiti dell’IRPEF dovuta: se il contribuente non ha imposta sufficiente da abbattere (cosiddetta “incapienza”), la detrazione non genera un rimborso ulteriore ma si perde la parte eccedente.

Più precisamente, possono fruire del beneficio:

  • Lavoratori dipendenti e pensionati: la categoria principale, che generalmente presenta il 730
  • Lavoratori autonomi e titolari di partita IVA in regime ordinario o semplificato (il forfettario in genere non ha vantaggio diretto dalla detrazione perché paga imposta sostitutiva, vedremo dopo)
  • Studenti universitari che hanno redditi propri da dichiarare
  • Soggetti con redditi assimilati a lavoro dipendente (collaboratori, amministratori, ecc.)
  • Genitori che pagano l’abbonamento per i figli a carico (anche maggiorenni fino a 24 anni con reddito sotto 4.000 euro, oppure 21 anni con reddito fino a 2.840,51 euro)

Un punto importante riguarda i familiari fiscalmente a carico. La detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di familiari a carico: in pratica, se il genitore paga l’abbonamento al treno per il figlio universitario che è ancora a suo carico, può portare in detrazione quella spesa nel proprio 730. Sono considerati a carico i familiari indicati dall’art. 12 del TUIR: coniuge non legalmente separato, figli (anche adottivi, affidati o affiliati) e altri familiari conviventi (genitori, fratelli, sorelle), purché abbiano un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (oppure 4.000 euro per i figli fino a 24 anni di età).

Quali abbonamenti sono detraibili nel 730/2026

La normativa è molto chiara: sono detraibili gli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Il termine “abbonamento” è centrale e va inteso come un titolo di viaggio che consente al titolare di effettuare un numero illimitato di viaggi, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato. Sono quindi inclusi:

  • Abbonamenti mensili ad autobus urbani, tram, metropolitana
  • Abbonamenti annuali a servizi urbani ed extraurbani di trasporto pubblico
  • Abbonamenti settimanali validi sull’intera rete cittadina
  • Abbonamenti ferroviari regionali (treni regionali e regionali veloci)
  • Abbonamenti integrati (validi su più mezzi pubblici e gestori, es. autobus + metro + treno regionale)
  • Abbonamenti scolastici e studenteschi a tariffa agevolata
  • Abbonamenti interregionali, purché si tratti di servizi di trasporto pubblico (es. treni regionali che attraversano più regioni)

Sono invece esclusi dalla detrazione:

  • Biglietti singoli o carnet di biglietti non corrispondenti ad abbonamenti
  • Abbonamenti ai servizi di trasporto nazionali (es. Frecce Trenitalia, Italo, voli aerei)
  • Servizi di noleggio con conducente, taxi, NCC
  • Car sharing, bike sharing, monopattini in sharing
  • Servizi di trasporto turistico (bus turistici, navette aeroporto a pagamento separato)
  • Abbonamenti a servizi internazionali

Per individuare se un servizio è qualificato come “trasporto pubblico locale, regionale o interregionale” si fa riferimento al D.Lgs. 19 novembre 1997, n. 422 (riordino dei servizi di trasporto pubblico locale) e ai successivi provvedimenti regionali di programmazione del trasporto pubblico. In caso di dubbio, conviene chiedere conferma al gestore del servizio o consultare la pagina dedicata sul sito dell’azienda di trasporti, dove spesso è indicato esplicitamente se l’abbonamento è “detraibile fiscalmente”.

Un caso particolare è quello dei servizi gestiti da aziende private in concessione: anche queste rientrano nell’agevolazione se erogano un servizio pubblico di trasporto, come ad esempio molte linee extraurbane operate da concessionari privati per conto della Regione.

Il limite di 250 euro e il calcolo della detrazione

Il limite massimo di spesa detraibile per gli abbonamenti ai trasporti pubblici è fissato a 250 euro all’anno per contribuente. Su questo importo si calcola la detrazione del 19%, per un beneficio fiscale massimo pari a 47,50 euro (250 × 19%). Il limite va inteso come tetto complessivo per nucleo dichiarante, anche se il contribuente porta in detrazione le spese sostenute per più familiari a carico.

Vediamo nel concreto come funziona il calcolo con alcuni esempi pratici:

EsempioSpesa annuaImporto detraibileRimborso (19%)
Abbonamento urbano mensile (10 mesi)280 euro250 euro (tetto)47,50 euro
Abbonamento studenti annuale180 euro180 euro34,20 euro
Abbonamento ferroviario regionale540 euro250 euro (tetto)47,50 euro
Abbonamento misto bus + treno220 euro220 euro41,80 euro

Come si vede, anche se la spesa effettiva supera i 250 euro, il calcolo si ferma a quel tetto. Per questo molti contribuenti, soprattutto i pendolari ferroviari che spendono cifre significative per gli abbonamenti annuali, si trovano con un rimborso “limitato” rispetto alla spesa reale. È comunque sempre conveniente portare in detrazione anche solo una parte dell’importo, perché 47,50 euro all’anno in più sono comunque soldi che restano in tasca.

Se nel corso dell’anno il contribuente sostiene più di un abbonamento (ad esempio cambia tipologia di abbonamento perché trasloca o cambia lavoro), tutte le spese vanno sommate e il limite di 250 euro si applica al totale. Stesso meccanismo se si pagano abbonamenti per il proprio nucleo familiare: si sommano tutte le spese (proprie e dei familiari a carico) e si applica il limite complessivo.

L’obbligo di tracciabilità del pagamento

Dal 1° gennaio 2020, per beneficiare della detrazione del 19% (compresa quella sui trasporti pubblici), è obbligatorio che il pagamento sia effettuato con strumenti tracciabili. Questa regola, introdotta dalla Legge di Bilancio 2020 (L. 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, comma 679), riguarda quasi tutte le spese detraibili al 19% incluse nel 730 e si applica anche all’abbonamento ai trasporti pubblici.

In pratica, non è più possibile pagare in contanti l’abbonamento e ottenere la detrazione: il pagamento deve essere documentato attraverso uno dei seguenti strumenti:

  • Bonifico bancario o postale
  • Carta di credito, carta di debito (Bancomat) o carta prepagata
  • Assegni bancari o circolari
  • App di pagamento (Satispay, PayPal, Google Pay, Apple Pay, ecc.) collegate a strumenti tracciabili
  • Addebito diretto su conto corrente (SDD/RID)

L’aspetto importante è che molte aziende di trasporto pubblico vendono gli abbonamenti tramite tabaccherie, edicole o rivendite autorizzate. In questi casi, se il pagamento alla rivendita avviene in contanti, la detrazione potrebbe essere persa. Per stare tranquilli, conviene:

  • Pagare direttamente sul sito web dell’azienda di trasporti con carta o bonifico
  • Utilizzare le app ufficiali dei gestori (es. Trenitalia, ATM, ATAC, Tper)
  • Pagare alla biglietteria o ai self-service con bancomat o carta di credito
  • Conservare sempre la ricevuta di pagamento elettronico oltre all’abbonamento

L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 7/E del 25 giugno 2021 e nelle successive istruzioni al modello 730, ha chiarito che la tracciabilità deve essere dimostrata mediante prova documentale del pagamento (ricevuta della carta, estratto conto, ricevuta del bonifico). In assenza di tale prova, l’ufficio in fase di controllo formale può disconoscere la detrazione e richiedere il pagamento dell’imposta non versata, oltre a sanzioni e interessi.

Una buona prassi consiste nello scaricare la fattura o ricevuta fiscale dell’abbonamento dall’area personale del gestore (quasi tutti la rendono disponibile in PDF) e conservarla insieme alla prova del pagamento elettronico. In questo modo, in caso di controllo, si dispone di entrambi i documenti richiesti.

Quali documenti conservare per la detrazione

Per portare in detrazione l’abbonamento ai trasporti pubblici nel 730/2026 è fondamentale conservare tutta la documentazione necessaria. L’Agenzia delle Entrate può infatti richiedere prova della spesa entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (es. per il 730/2026 il controllo è possibile fino al 31 dicembre 2031).

I documenti da conservare sono:

  • Abbonamento originale o copia del titolo di viaggio (tessera, app digitale, PDF)
  • Ricevuta di pagamento (cartacea o digitale) con indicazione di importo, data e modalità di pagamento
  • Fattura se rilasciata dal gestore (sempre più frequente, soprattutto per gli abbonamenti annuali)
  • Prova del pagamento tracciato: estratto conto bancario, ricevuta della carta, ricevuta dell’app di pagamento
  • Eventuale autocertificazione (per familiari a carico, se la fattura è intestata a una persona diversa dal contribuente)

Un aspetto delicato riguarda la fattura intestata a un familiare a carico: se ad esempio l’abbonamento ferroviario del figlio universitario è intestato al figlio stesso, il genitore che lo paga e vuole portarlo in detrazione deve poter dimostrare di aver effettivamente sostenuto la spesa (con il pagamento tracciato dalla propria carta o dal proprio conto). In alternativa, è possibile annotare sul documento di spesa una dichiarazione del tipo: “Spesa sostenuta dal genitore per il figlio a carico”, con firma e data. Questa annotazione è ammessa dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Per gli abbonamenti integralmente digitali (acquisto via app, validazione tramite QR code), conservare lo screenshot della ricevuta nell’app e l’email di conferma dell’acquisto. Molti gestori inviano anche un’email con il riepilogo annuale degli abbonamenti acquistati, utilissimo per la dichiarazione.

Come compilare il 730/2026 per la detrazione trasporti

Nel Modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025), la detrazione per gli abbonamenti ai trasporti pubblici va indicata nel Quadro E – Oneri e spese, nei righi dedicati alle “altre spese per le quali spetta la detrazione del 19%”. Più precisamente, va inserita nei righi da E8 a E10, indicando il codice 40 nella colonna “Codice spesa”.

I passaggi da seguire per la compilazione corretta sono:

  1. Aprire il quadro E del modello 730
  2. Individuare i righi E8/E9/E10 dedicati alle “Altre spese detraibili al 19%”
  3. Nella colonna “Codice spesa” indicare il codice 40 (abbonamento ai servizi di trasporto pubblico)
  4. Nella colonna “Importo” inserire la spesa totale sostenuta nell’anno, fino a un massimo di 250 euro
  5. Se ci sono più abbonamenti, sommare gli importi e indicarli in un unico rigo (l’importo non può superare 250 euro)

Se ti rivolgi a un CAF o a un commercialista, basta consegnare la documentazione (abbonamento e prova del pagamento) e sarà il professionista a inserire la spesa nel quadro corretto. Se invece utilizzi il 730 precompilato tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate, controlla se la spesa è già stata caricata dal gestore (alcune aziende di trasporti trasmettono automaticamente i dati al Sistema Tessera Sanitaria). In caso contrario, dovrai aggiungerla manualmente.

Nel modello Redditi Persone Fisiche (alternativo al 730), la detrazione va indicata nel Quadro RP, sezione I, sempre con il codice 40.

Abbonamento rimborsato dal datore di lavoro

Un caso particolare riguarda i lavoratori dipendenti che ricevono il rimborso dell’abbonamento dal datore di lavoro, ad esempio nell’ambito di piani di welfare aziendale. In questa ipotesi, la situazione è regolata dall’art. 51, comma 2, lett. d-bis del TUIR, introdotto dalla Legge di Bilancio 2018 e successivamente modificato.

La norma prevede che le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei suoi familiari a carico, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente (sono fiscalmente neutre). In altre parole, il rimborso non viene tassato in busta paga.

Tuttavia, c’è un punto importante da chiarire per evitare il doppio beneficio fiscale: se il datore di lavoro ha già rimborsato la spesa (ed essa non concorre alla formazione del reddito), il dipendente NON può portare la stessa spesa in detrazione nel 730. Sarebbe un beneficio doppio non consentito dalla normativa.

Concretamente, possono verificarsi tre scenari diversi:

  • Rimborso totale dell’abbonamento: nessuna detrazione spetta, perché la spesa non è rimasta a carico del lavoratore
  • Rimborso parziale dell’abbonamento: la detrazione del 19% spetta solo sulla quota effettivamente a carico del lavoratore (entro i 250 euro complessivi)
  • Nessun rimborso da parte del datore: il lavoratore porta in detrazione l’intera spesa (entro il limite di 250 euro)

La Certificazione Unica (CU) rilasciata dal datore di lavoro riporta nelle annotazioni l’eventuale importo del rimborso ricevuto per gli abbonamenti, in modo che il contribuente sappia esattamente quale quota è esclusa dalla detrazione. È sempre buona prassi leggere attentamente le annotazioni della CU prima di compilare il 730.

Differenze tra detrazione 730 e Bonus Trasporti

Negli anni passati (2022 e 2023) il Governo ha introdotto il cosiddetto Bonus Trasporti, un contributo di importo fino a 60 euro per l’acquisto dell’abbonamento, destinato a persone con reddito ISEE non superiore a determinate soglie. È utile chiarire le differenze tra il Bonus Trasporti e la detrazione del 19%, perché si tratta di due strumenti diversi che a volte vengono confusi:

CaratteristicaDetrazione 19% (730)Bonus Trasporti (storico)
Tipo di beneficioDetrazione fiscale (sgravio IRPEF)Contributo diretto (voucher)
Importo massimo47,50 euro (19% su 250)60 euro
Limite ISEENessunoSì (variabile per anno)
Quando si ottieneL’anno successivo, con il 730Subito, al momento dell’acquisto
CumulabilitàSu parte non coperta da bonusSolo su una spesa

Per il 2026 non risulta riattivato il Bonus Trasporti a livello nazionale, ma alcune Regioni e Comuni hanno previsto bonus locali per specifiche categorie (studenti, lavoratori a basso reddito, pensionati). Verificare sempre sui canali istituzionali della propria Regione o Comune se esistono agevolazioni locali aggiuntive.

Un punto importante: se hai usufruito di un bonus o contributo pubblico per pagare l’abbonamento, la detrazione del 19% spetta solo sulla quota effettivamente a tuo carico. Ad esempio, se l’abbonamento costa 280 euro e hai ricevuto un voucher Regionale di 60 euro, la spesa “tua” è 220 euro e su questa puoi calcolare il 19% di detrazione.

Errori comuni da evitare nella dichiarazione

Nella compilazione del 730 per la detrazione dei trasporti pubblici, gli errori più comuni sono questi:

  • Inserire spese pagate in contanti: la detrazione viene disconosciuta in caso di controllo per mancata tracciabilità
  • Includere biglietti singoli: solo gli abbonamenti sono detraibili, non i biglietti
  • Superare il limite di 250 euro indicando l’intera spesa: il sistema accetta anche importi superiori, ma la detrazione viene comunque limitata al tetto
  • Portare in detrazione spese rimborsate dal datore di lavoro: doppio beneficio non consentito
  • Dimenticare le spese sostenute per i familiari a carico: sono un’opportunità in più per arrivare al tetto detraibile
  • Usare un codice spesa sbagliato: il codice corretto è il 40, non il 41 o altri
  • Inserire abbonamenti a servizi a lunga percorrenza (es. Frecce Trenitalia): non sono detraibili
  • Non conservare le ricevute: in caso di controllo, senza prova del pagamento la detrazione decade

Un errore particolarmente frequente riguarda gli abbonamenti acquistati a fine anno e validi per l’anno successivo. La regola fiscale è quella di cassa: si detrae nell’anno in cui si è effettivamente pagato. Quindi un abbonamento acquistato a dicembre 2025 ma valido per gennaio 2026 va inserito nel 730/2026 (perché pagato nel 2025), non nel 730/2027.

Per il 730 precompilato, ricorda che la presenza dell’abbonamento tra i dati precaricati non è automatica: dipende dalla trasmissione dei dati da parte del gestore al Sistema Tessera Sanitaria. Se non lo trovi precaricato, ma hai i documenti, puoi tranquillamente aggiungerlo manualmente: l’importante è conservare le ricevute per eventuali controlli successivi.

Agevolazioni locali e regionali aggiuntive

Oltre alla detrazione nazionale del 19%, molte Regioni e Comuni offrono agevolazioni aggiuntive sui trasporti pubblici. Si tratta di sconti, abbonamenti gratuiti o contributi destinati a specifiche categorie. Ecco alcuni esempi tipici:

  • Anziani e pensionati: abbonamenti gratuiti o ridotti per over 65, over 70 o pensionati con redditi bassi
  • Studenti: abbonamenti scolastici e universitari a tariffa ridotta, con possibilità di contributo regionale
  • Famiglie numerose: agevolazioni per nuclei con tre o più figli
  • Persone con disabilità: abbonamenti gratuiti o a tariffa simbolica, con eventuale accompagnatore incluso
  • Lavoratori con ISEE basso: contributi una tantum o sconti percentuali

Per scoprire le agevolazioni della propria zona, conviene consultare il sito dell’azienda di trasporti locale, della Regione e del Comune di residenza. Spesso le pagine “Tariffe” o “Agevolazioni” riportano tutte le possibilità disponibili. Tieni presente che queste agevolazioni locali non sostituiscono la detrazione del 19% nel 730: anzi, sulla quota effettivamente pagata (anche dopo lo sconto regionale) il contribuente può ancora applicare il 19% di detrazione fiscale.

Un caso emblematico è il Friuli Venezia Giulia, dove esistono diverse misure di sostegno al trasporto pubblico. Ad esempio, il Trasporto Pubblico Locale regionale gestito da TPL FVG offre abbonamenti a tariffe agevolate per studenti, famiglie e categorie protette. Il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta i cittadini a verificare quale agevolazione (statale o regionale) si applica al proprio caso e come massimizzare il beneficio fiscale combinando le diverse misure.

Rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine

Anche se la detrazione per i trasporti pubblici sembra un’operazione semplice (basta riportare l’importo nel rigo giusto), gli errori in dichiarazione sono frequenti e possono costare cari in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, il 730 contiene decine di detrazioni e deduzioni da valutare insieme: spese mediche, spese di istruzione, oneri assicurativi, mutui, ristrutturazioni edilizie. Rivolgersi a un CAF significa avere la sicurezza che tutto sia compilato correttamente e che nessuna detrazione spettante venga dimenticata.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di contribuenti nella compilazione del Modello 730. I nostri operatori verificano insieme a te tutte le spese detraibili dell’anno, controllano i requisiti di tracciabilità, ti aiutano a recuperare i documenti mancanti e ti propongono il calcolo più conveniente. Il servizio comprende anche l’apposizione del visto di conformità, che garantisce la correttezza fiscale della tua dichiarazione e ti protegge da eventuali sanzioni in caso di errori formali.

Per fissare un appuntamento con il CAF Centro Fiscale di Udine porta con te:

  • Documento d’identità e codice fiscale (tuo e dei familiari a carico)
  • Certificazione Unica 2026 (per i redditi 2025)
  • Abbonamenti ai trasporti pubblici con relative ricevute di pagamento tracciato
  • Tutte le altre spese detraibili dell’anno (mediche, scolastiche, mutui, ecc.)
  • Eventuali documenti su redditi aggiuntivi o agevolazioni di cui hai già fruito

L’assistenza del CAF è particolarmente preziosa per chi ha più fonti di reddito, per chi deve gestire familiari a carico con spese proprie o per chi non è sicuro di come interpretare correttamente la normativa. Un piccolo investimento di tempo (e una piccola commissione, spesso simbolica per i pensionati e i redditi bassi) può tradursi in un rimborso fiscale più consistente e nella tranquillità di una dichiarazione corretta.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti (FAQ)

Posso detrarre l’abbonamento del treno alta velocità (Frecciarossa, Italo)?

No. La detrazione del 19% nel 730 è limitata agli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. I servizi a lunga percorrenza nazionale (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Italo, voli aerei) sono esclusi dall’agevolazione.

Quanto recupero al massimo con la detrazione trasporti?

Il rimborso massimo è di 47,50 euro all’anno, corrispondente al 19% del tetto di spesa detraibile di 250 euro. Se hai sostenuto una spesa inferiore a 250 euro, il rimborso sarà calcolato sul 19% della spesa effettiva (es. spesa 180 euro → detrazione 34,20 euro).

Posso pagare l’abbonamento in contanti e poi detrarlo?

No. Dal 1° gennaio 2020 è obbligatorio il pagamento tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento). Le spese pagate in contanti non danno diritto alla detrazione del 19% e in caso di controllo verrebbero disconosciute dall’Agenzia delle Entrate.

L’abbonamento di mio figlio universitario può portarlo in detrazione io?

Sì, a condizione che il figlio sia fiscalmente a carico (reddito complessivo non superiore a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni, oppure 2.840,51 euro oltre tale età) e che tu abbia effettivamente sostenuto la spesa con pagamento tracciato. Anche se la fattura è intestata al figlio, puoi portarla in detrazione conservando una dichiarazione che attesti che la spesa è stata sostenuta dal genitore.

Cosa succede se il datore di lavoro mi rimborsa l’abbonamento?

Se l’abbonamento è integralmente rimborsato dal datore di lavoro (in regime di welfare aziendale ex art. 51 c. 2 lett. d-bis TUIR), non puoi portarlo in detrazione nel 730: il rimborso è già fiscalmente neutro, quindi attribuire anche la detrazione sarebbe un doppio beneficio non consentito. Se invece il rimborso è solo parziale, la detrazione del 19% spetta sulla quota di spesa effettivamente a tuo carico.

Dove va inserita la spesa nel 730/2026?

Nel Quadro E, righi E8/E9/E10 del Modello 730/2026, indicando il codice spesa 40 nella relativa colonna e l’importo della spesa sostenuta (massimo 250 euro complessivi). Se ci sono più abbonamenti dell’anno, vanno sommati e indicati in un unico rigo, sempre nel limite di 250 euro.

Posso detrarre car sharing o bike sharing?

No, non rientrano nella detrazione. La norma si riferisce esplicitamente agli abbonamenti a servizi di trasporto pubblico, mentre il car sharing, il bike sharing e i monopattini in sharing sono considerati servizi di noleggio/mobilità privata in condivisione, non trasporto pubblico in senso tecnico.

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Conclusioni e supporto del CAF

La detrazione del 19% sugli abbonamenti ai trasporti pubblici è un beneficio fiscale modesto in valore assoluto (massimo 47,50 euro l’anno), ma rappresenta comunque un’opportunità da non perdere, soprattutto per i pendolari, gli studenti e le famiglie che utilizzano regolarmente il trasporto pubblico locale e regionale. Sommata alle altre detrazioni disponibili nel 730/2026, contribuisce a ridurre l’imposta da pagare o ad aumentare il rimborso IRPEF spettante.

Ricorda i tre punti chiave per non sbagliare: (1) pagare sempre con metodi tracciabili, (2) conservare tutti i documenti di spesa per almeno 5 anni, (3) inserire correttamente la spesa nel Quadro E con il codice 40, ricordando il tetto di 250 euro. Se hai dubbi su quali abbonamenti rientrano nell’agevolazione, sulla compatibilità con eventuali rimborsi del datore di lavoro o sulla gestione delle spese sostenute per i familiari a carico, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti in ogni fase della dichiarazione.

Prenota oggi stesso un appuntamento per il tuo 730/2026 e scopri tutte le detrazioni che ti spettano: spesso piccole somme dimenticate, una volta sommate, possono trasformarsi in un rimborso fiscale importante. Il nostro team ti guida passo passo nella raccolta dei documenti, nella verifica dei requisiti e nella compilazione corretta del modello, con la sicurezza del visto di conformità.

Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 08:28:382026-05-31 14:08:13Detrazione Trasporti Pubblici nel 730/2026: Rimborsi Abbonamento e Limite 250 Euro
COLF E BADANTI

Spesa Badante nel 730/2026: Importo Deducibile, Detraibile e Guida Completa

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La spesa per la badante rappresenta una delle voci di costo più rilevanti per le famiglie italiane che assistono un familiare anziano o non autosufficiente. Fortunatamente, il sistema fiscale italiano consente di recuperare una parte significativa di queste spese attraverso il modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025), prevedendo due distinti benefici fiscali: la deduzione dei contributi previdenziali fino a 1.549,37 euro e la detrazione del 19% sulle spese di assistenza per soggetti non autosufficienti fino a un massimo di 2.100 euro.

In questa guida completa, aggiornata con le novità della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano questi due benefici, quali sono i requisiti, quali documenti conservare, come compilare correttamente il quadro E del modello 730 e quanto puoi realmente risparmiare. Troverai esempi pratici, tabelle riassuntive e i riferimenti normativi ufficiali.

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Spesa badante nel 730/2026: due benefici fiscali distinti

Prima di entrare nei dettagli, è fondamentale comprendere che la normativa fiscale italiana distingue chiaramente due tipologie di agevolazioni per chi sostiene spese legate all’assistenza domiciliare. Si tratta di due benefici cumulabili tra loro che agiscono su voci di spesa differenti: i contributi previdenziali da un lato e la retribuzione netta dall’altro.

1. Deduzione contributi previdenziali (art. 10, comma 2, TUIR)

I contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati all’INPS per i lavoratori domestici (colf, badanti, baby-sitter) sono deducibili dal reddito complessivo fino a un importo massimo di 1.549,37 euro annui. Questa agevolazione è disciplinata dall’articolo 10, comma 2, del TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917) e si applica a tutti i contribuenti, indipendentemente dallo stato di salute del soggetto assistito.

2. Detrazione spese assistenza non autosufficienti (art. 15, comma 1, lett. i-septies, TUIR)

Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale di soggetti non autosufficienti nel compimento degli atti della vita quotidiana danno diritto a una detrazione IRPEF del 19% calcolata su un importo massimo di 2.100 euro, per un risparmio effettivo fino a 399 euro. Questa agevolazione, prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera i-septies, del TUIR, è riservata a chi assiste persone con limitazioni delle capacità motorie o cognitive.

Deduzione contributi badante: importo, requisiti e modalità

La deduzione dei contributi previdenziali versati per la badante è una delle agevolazioni fiscali più importanti e meno conosciute dai contribuenti italiani. A differenza della detrazione (che riduce l’imposta), la deduzione abbassa il reddito imponibile, con un beneficio proporzionale all’aliquota marginale IRPEF del contribuente.

Importo massimo deducibile: 1.549,37 euro

L’importo massimo deducibile è pari a 1.549,37 euro all’anno (corrispondente alla vecchia conversione di 3 milioni di lire). Questo limite si riferisce ai contributi effettivamente versati nell’anno d’imposta 2025 (per il 730/2026), inclusa la quota a carico del lavoratore trattenuta in busta paga e successivamente versata all’INPS dal datore di lavoro.

Cosa è deducibile e cosa no

  • Sono deducibili: contributi previdenziali INPS (quota datore di lavoro + quota lavoratore), contributi assistenziali obbligatori, contributi versati alla Cassa Colf (se previsti dal CCNL Lavoro Domestico)
  • NON sono deducibili: la retribuzione netta della badante, la tredicesima mensilità, il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), le spese di vitto e alloggio

Chi può beneficiare della deduzione

La deduzione spetta al datore di lavoro domestico, ovvero alla persona che ha sottoscritto il contratto di assunzione con la badante e che effettua i versamenti contributivi all’INPS. Non è necessario che il soggetto assistito coincida con il datore di lavoro: ad esempio, un figlio può assumere una badante per il proprio genitore anziano e detrarre i contributi versati.

Importante: la deduzione spetta una sola volta per ciascun contribuente, anche in presenza di più rapporti di lavoro domestico, e il limite di 1.549,37 euro è complessivo (non si moltiplica per il numero di lavoratori assunti).

Esempio pratico: calcolo della deduzione

Maria assume una badante a tempo pieno (54 ore settimanali) per assistere la madre anziana. Nel 2025 versa contributi INPS per un totale di 2.300 euro. Nel 730/2026 può dedurre solo 1.549,37 euro (importo massimo). Con un’aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale è di circa 542 euro.

Detrazione 19% per badante di persone non autosufficienti

La detrazione del 19% sulle spese sostenute per la badante è il secondo importante beneficio fiscale previsto dal nostro ordinamento e si aggiunge alla deduzione dei contributi previdenziali. A differenza della deduzione, questa agevolazione è subordinata a un requisito fondamentale: il soggetto assistito deve essere non autosufficiente nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Importo massimo detraibile: 2.100 euro

La detrazione si calcola sul 19% di un importo massimo di 2.100 euro di spese sostenute nell’anno d’imposta. Il risparmio fiscale massimo è quindi pari a 399 euro (2.100 × 19%). È fondamentale comprendere che il tetto di 2.100 euro si riferisce alle spese complessive, non alla detrazione: chi sostiene spese superiori non beneficia di alcun ulteriore vantaggio.

Limite di reddito: 40.000 euro

La detrazione è riconosciuta solo se il reddito complessivo del contribuente non supera 40.000 euro. Superata questa soglia, il beneficio fiscale è completamente perduto. Nel computo del reddito complessivo va incluso anche il reddito derivante dalla cedolare secca sugli affitti, mentre non si considera il reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze.

Cosa significa “non autosufficiente”

Secondo la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E del 3 gennaio 2005 e la Circolare 7/E del 25 giugno 2021, una persona si considera non autosufficiente quando non è in grado di svolgere autonomamente almeno una delle seguenti attività:

  • Assunzione di alimenti
  • Espletamento delle funzioni fisiologiche o dell’igiene personale
  • Deambulazione
  • Indossare gli indumenti

È inoltre considerata non autosufficiente la persona che necessita di sorveglianza continuativa. Lo stato di non autosufficienza deve risultare da certificazione medica, mentre non rileva l’età anagrafica: anche un giovane disabile può rientrare nella casistica.

Importante: non sono ricomprese nella detrazione le spese per i servizi forniti a persone non autosufficienti per cause derivanti esclusivamente dall’età anagrafica (es. semplice anzianità senza patologie invalidanti).

Tabella riepilogativa: deduzione vs detrazione badante

Per chiarire le differenze tra i due benefici fiscali, ecco una tabella riassuntiva con i principali parametri da considerare nel 730/2026:

CaratteristicaDeduzione contributiDetrazione 19%
Norma di riferimentoArt. 10 c. 2 TUIRArt. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR
Importo massimo1.549,37 euro2.100 euro (19% = 399 euro)
Tipo di beneficioRiduce il reddito imponibileRiduce l’IRPEF lorda
Spese ammesseSolo contributi INPSRetribuzione netta badante
Requisito non autosufficienzaNOSI (con certificato medico)
Limite di redditoNessuno40.000 euro
Rigo 730/2026E23 (oneri deducibili)E8/E10 cod. 15 (oneri detraibili)
Tracciabilità pagamentiObbligatoria (dal 2020)Obbligatoria (dal 2020)
CumulabilitàSI, con detrazione 19%SI, con deduzione contributi

Documenti da conservare per il 730/2026

Per beneficiare correttamente di deduzione e detrazione, è essenziale conservare con cura tutta la documentazione probatoria. L’Agenzia delle Entrate può richiedere questi documenti anche a distanza di anni: la regola è conservare tutto fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione (per il 730/2026 quindi fino al 31 dicembre 2031).

Documenti per la deduzione contributi (1.549,37 euro)

  • Bollettini MAV/PagoPA INPS dei contributi versati nei quattro trimestri (10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre 2025 e 10 gennaio 2026)
  • Comunicazione di assunzione del lavoratore domestico all’INPS
  • Estratto conto INPS scaricabile dal Cassetto Previdenziale del Lavoratore
  • Buste paga con evidenza della quota contributiva a carico del lavoratore
  • Ricevute di pagamento tracciabile (bonifico, F24, addebito SEPA)

Documenti per la detrazione 19% (non autosufficienti)

  • Ricevute di pagamento firmate dalla badante (devono indicare: dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore e del datore di lavoro, importo, data, causale)
  • Certificato medico attestante lo stato di non autosufficienza del soggetto assistito (rilasciato da medico SSN o medico specialista)
  • Documenti tracciabilità pagamenti: bonifico bancario, assegno, bancomat, carta di credito, app di pagamento (Satispay, PostePay, ecc.)
  • Contratto di lavoro con specifica delle mansioni assistenziali
  • Codice fiscale del soggetto non autosufficiente (se diverso dal contribuente)

Attenzione: dal 1° gennaio 2020, ai sensi dell’articolo 1, comma 679, della Legge 160/2019 (Legge di Bilancio 2020), la detrazione del 19% è subordinata all’effettuazione del pagamento con strumenti tracciabili. I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione. Questa regola NON si applica invece ai contributi INPS (che sono già pagati tramite F24/MAV).

Come compilare il quadro E del 730/2026

La compilazione del modello 730/2026 per le spese badante interessa due righi distinti del Quadro E (Oneri e Spese). Vediamo nel dettaglio dove inserire ciascun importo, seguendo le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

Rigo E23 – Contributi per addetti ai servizi domestici e familiari

Nel rigo E23 della Sezione II del Quadro E (“Spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo”) va indicato l’importo dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari, fino al limite massimo di 1.549,37 euro.

Il software del 730 calcola automaticamente l’eventuale eccedenza non deducibile. Se hai versato più di 1.549,37 euro, indica comunque l’importo intero: il sistema applicherà automaticamente il tetto.

Righi E8-E10 – Spese addetti assistenza personale (codice 15)

Nei righi E8, E9 o E10 della Sezione I del Quadro E (“Spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19%”) vanno indicate le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale dei soggetti non autosufficienti, utilizzando il codice 15.

L’importo da inserire è quello effettivamente sostenuto, fino al massimo di 2.100 euro. Il software del 730 calcolerà automaticamente la detrazione del 19% e verificherà il rispetto del limite di reddito complessivo (40.000 euro).

Casi particolari: più contribuenti che condividono la spesa

Quando più familiari condividono la spesa per la badante di un genitore non autosufficiente, il limite di 2.100 euro deve essere ripartito tra tutti i soggetti che hanno sostenuto la spesa. Ad esempio, se due fratelli pagano insieme la badante della madre, ciascuno potrà detrarre il 19% su un importo massimo di 1.050 euro (la metà del tetto).

Per la deduzione dei contributi, invece, il limite di 1.549,37 euro è personale del datore di lavoro: spetta esclusivamente al soggetto che ha sottoscritto il contratto di assunzione e che effettua i versamenti all’INPS.

Esempi pratici di calcolo del risparmio fiscale

Per comprendere meglio l’impatto reale di deduzione e detrazione, vediamo tre casi pratici con calcoli dettagliati del risparmio fiscale ottenibile nel 730/2026.

Caso 1: Famiglia con genitore non autosufficiente

Scenario: Luigi (50 anni, reddito 35.000 euro) assume una badante convivente per il padre di 82 anni affetto da Alzheimer (non autosufficiente certificato). Nel 2025 versa:

  • Contributi INPS: 1.800 euro totali
  • Retribuzione netta badante: 15.000 euro annui

Calcolo benefici fiscali nel 730/2026:

  • Deduzione contributi (E23): 1.549,37 euro × aliquota marginale 35% = risparmio di circa 542 euro
  • Detrazione 19% (E8-E10 cod. 15): 2.100 euro × 19% = 399 euro di risparmio
  • Risparmio fiscale totale: circa 941 euro

Caso 2: Anziana autosufficiente con badante

Scenario: Anna (72 anni, pensionata con reddito 22.000 euro) assume una colf che fa anche da accompagnatrice. Anna è ancora autosufficiente e non ha certificato medico. Nel 2025 versa:

  • Contributi INPS: 950 euro
  • Retribuzione netta: 8.500 euro

Calcolo benefici fiscali nel 730/2026:

  • Deduzione contributi (E23): 950 euro × aliquota marginale 25% = risparmio di circa 237 euro
  • Detrazione 19%: NON spettante (manca requisito non autosufficienza)
  • Risparmio fiscale totale: circa 237 euro

Caso 3: Due figli che assistono la madre non autosufficiente

Scenario: Marco e Sara (entrambi con redditi inferiori a 40.000 euro) sostengono insieme le spese per la badante della madre allettata. Marco è il datore di lavoro formale e versa i contributi.

  • Contributi INPS versati da Marco: 1.700 euro
  • Retribuzione netta condivisa: 12.000 euro (6.000 ciascuno)

Calcolo benefici nel 730/2026:

  • Marco – Deduzione contributi: 1.549,37 euro (limite massimo)
  • Marco – Detrazione 19%: su 1.050 euro (metà del tetto) = 199,50 euro
  • Sara – Detrazione 19%: su 1.050 euro (metà del tetto) = 199,50 euro

Novità 2026: cosa cambia per le spese badante

La Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024, n. 207) ha introdotto alcune modifiche al sistema delle detrazioni IRPEF che incidono indirettamente anche sulle spese per la badante. È importante conoscerle per pianificare correttamente la dichiarazione 730/2026.

Riordino detrazioni per redditi sopra 75.000 euro

Dal 2025 è entrato in vigore un nuovo meccanismo di contenimento delle detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Le detrazioni totali sono parametrate al numero di figli a carico e al reddito. Tuttavia, per la detrazione badante non autosufficiente il problema non si pone, perché il limite di reddito di 40.000 euro è ben al di sotto della soglia dei 75.000 euro.

Stop bollettini cartacei INPS dal 2026

Dal 1° gennaio 2026, l’INPS ha abolito i bollettini MAV cartacei per il versamento dei contributi dei lavoratori domestici. I pagamenti si effettuano esclusivamente tramite PagoPA, app IO o bonifico bancario sul Cassetto Previdenziale online. Questa novità rafforza la tracciabilità dei versamenti e semplifica la documentazione ai fini fiscali.

Nuove tabelle contributive INPS 2026

L’INPS ha aggiornato con la Circolare n. 25 del 2026 le tabelle dei contributi orari per i lavoratori domestici, con incrementi medi del 2,3% rispetto al 2025. Per chi assume nel 2026, è quindi probabile superare il limite di 1.549,37 euro deducibile più facilmente rispetto agli anni precedenti.

Errori comuni da evitare nella dichiarazione

L’esperienza maturata presso il CAF Centro Fiscale ci ha mostrato che molti contribuenti commettono errori ricorrenti nella compilazione del 730 per le spese badante. Ecco i principali errori da evitare, che possono comportare richieste di documenti integrativi, sanzioni o perdita del beneficio fiscale.

1. Confondere deduzione e detrazione

L’errore più comune è inserire la retribuzione netta della badante nel rigo E23 (oneri deducibili) o, viceversa, indicare i contributi INPS tra le spese detraibili al 19%. Ricorda: i contributi vanno solo in E23, lo stipendio netto solo in E8-E10 con codice 15 (e solo se il soggetto è non autosufficiente).

2. Detrarre senza certificato medico

La detrazione del 19% richiede tassativamente un certificato medico attestante lo stato di non autosufficienza. Non basta una generica certificazione di invalidità: deve essere specifico sulle attività della vita quotidiana che il soggetto non riesce a svolgere. Il certificato può essere rilasciato dal medico di base, da un medico specialista SSN o da una commissione medica.

3. Pagare in contanti

Dal 2020, i pagamenti in contanti alla badante non danno diritto alla detrazione 19%. Utilizza sempre strumenti tracciabili: bonifico bancario, assegno non trasferibile, carta di credito/bancomat o app di pagamento. Conserva sempre le ricevute firmate dalla badante.

4. Dimenticare la quota a carico del lavoratore

Nei contributi deducibili rientra anche la quota INPS a carico del lavoratore (circa il 30% del totale), trattenuta in busta paga e versata all’INPS dal datore di lavoro. Molti contribuenti dimenticano questa quota, riducendo il beneficio fiscale.

5. Superare il limite di reddito senza accorgersene

Se il tuo reddito complessivo supera 40.000 euro, perdi completamente il diritto alla detrazione 19%. Attenzione perché nel calcolo entrano anche redditi diversi (cedolare secca, redditi fondiari, ecc.). La deduzione contributi, invece, è sempre spettante a prescindere dal reddito.

Altre agevolazioni cumulabili con la spesa badante

Oltre a deduzione e detrazione sopra descritte, le famiglie che assumono una badante possono accedere ad altre agevolazioni previste a livello statale, regionale e locale. Ecco le principali da conoscere.

Bonus Anziani 850 euro (Prestazione Universale)

Dal 1° gennaio 2025 è attiva la Prestazione Universale, una nuova misura sperimentale (D.Lgs. 29/2024) destinata agli over 80 non autosufficienti con ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro e indennità di accompagnamento. Si tratta di un contributo di 850 euro mensili finalizzato a remunerare i lavoratori domestici impiegati nell’assistenza, da utilizzare in aggiunta alla pensione di accompagnamento.

Indennità di accompagnamento INPS

L’indennità di accompagnamento INPS è una prestazione esente da IRPEF erogata mensilmente alle persone con invalidità civile al 100% e impossibilità di deambulare autonomamente o necessità di assistenza continua. Per il 2026 l’importo è di 542,02 euro mensili erogati per 12 mensilità. È compatibile sia con il lavoro che con altri redditi.

Contributi regionali e comunali

Molte Regioni (tra cui il Friuli Venezia Giulia) prevedono contributi specifici per le famiglie che assumono una badante regolare. In FVG è attivo il FAP (Fondo per l’Autonomia Possibile) e il contributo regionale per la badante, gestito tramite i Servizi Sociali del Comune di residenza. Anche numerosi Comuni erogano voucher o bonus dedicati, soprattutto per anziani con ISEE basso.

Detrazioni per persone con disabilità

Se la persona assistita ha una disabilità riconosciuta (Legge 104/1992), si possono cumulare anche le detrazioni per familiari a carico, le spese mediche specialistiche (anch’esse al 19%), gli ausili tecnici e i mezzi di trasporto (con IVA agevolata al 4%).

Scadenze 730/2026 per le spese badante

Per non perdere il diritto a deduzione e detrazione, è fondamentale rispettare le scadenze fiscali previste per il modello 730/2026 (riferito ai redditi 2025).

ScadenzaAdempimento
30 aprile 2026Disponibilità 730 precompilato sul portale Agenzia Entrate
15 maggio 2026Possibilità di accettare/modificare/inviare il 730 precompilato
30 settembre 2026Termine ordinario invio 730/2026 tramite CAF o intermediari abilitati
25 ottobre 2026Termine ultimo per 730 integrativo
31 dicembre 2031Conservazione documenti spese badante (5 anni dopo presentazione)

Affidandoti al CAF Centro Fiscale di Udine, oltre alla compilazione corretta del 730, ricevi assistenza completa per individuare tutte le agevolazioni cumulabili e raccogliere correttamente la documentazione necessaria. Il CAF effettua anche il visto di conformità, che protegge il contribuente in caso di controlli successivi.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti (FAQ)

Posso dedurre i contributi della badante anche se non sono il soggetto assistito?

Sì. La deduzione spetta al datore di lavoro domestico, ovvero a chi ha sottoscritto il contratto e versa i contributi all’INPS. Non è necessario che coincida con il soggetto assistito. Ad esempio, un figlio può assumere la badante per il padre e dedurre i contributi nel proprio 730.

La detrazione 19% spetta anche se il soggetto non autosufficiente non è un familiare?

Sì. La detrazione del 19% per spese di assistenza non autosufficienti spetta a chi sostiene la spesa, indipendentemente dal rapporto di parentela con il soggetto assistito. Anche un vicino di casa o un amico che paga la badante per un anziano solo può detrarre.

Cosa succede se supero i 40.000 euro di reddito?

Se il reddito complessivo supera 40.000 euro, perdi completamente il diritto alla detrazione 19% sulle spese badante. Mantieni invece la deduzione dei contributi (1.549,37 euro), che non ha limiti di reddito.

Il bonus 850 euro per anziani è cumulabile con detrazione e deduzione?

Sì. La Prestazione Universale 850 euro non è considerata reddito ai fini IRPEF e non incide sulle agevolazioni fiscali per le spese badante. È cumulabile sia con la deduzione contributi sia con la detrazione 19%, purché vengano rispettati tutti i requisiti previsti.

Posso detrarre le spese badante se pago in contanti?

No, dal 1° gennaio 2020 la detrazione del 19% è subordinata al pagamento tracciabile (bonifico, bancomat, carta, app). I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione. Per i contributi INPS il discorso è diverso: vengono pagati tramite F24/PagoPA, quindi sono sempre tracciati.

La detrazione 19% spetta anche se la badante è in nero?

Assolutamente no. Il lavoro in nero è illegale e non dà diritto ad alcuna agevolazione fiscale. La detrazione richiede ricevute firmate, contratto regolare e tracciabilità dei pagamenti. Inoltre, l’assunzione regolare tutela anche il datore di lavoro da rischi legali e infortunistici.

Posso recuperare le spese badante se presento il modello Redditi PF anziché il 730?

Sì. Le stesse agevolazioni sono previste anche nel modello Redditi Persone Fisiche, con righi diversi (rispettivamente RP21 per i contributi deducibili e RP8-RP14 con codice 15 per la detrazione). I limiti e i requisiti sono identici.

Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

Calcolare correttamente le spese badante deducibili e detraibili nel 730/2026 richiede attenzione: confondere i due benefici, dimenticare la documentazione o errare nei calcoli può costare centinaia di euro. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre:

  • Compilazione completa del 730/2026 con calcolo ottimizzato di tutte le agevolazioni spettanti
  • Verifica documentazione e segnalazione di eventuali carenze prima dell’invio
  • Gestione completa del lavoro domestico: contratti, buste paga, contributi INPS, TFR
  • Consulenza personalizzata su agevolazioni regionali (FAP, contributo badante FVG) e nazionali (Prestazione Universale 850 euro)
  • Visto di conformità per la protezione in caso di controlli
  • Assistenza post-invio per eventuali comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate

Contattaci per fissare un appuntamento presso la nostra sede di Udine: i nostri consulenti specializzati in lavoro domestico ti seguiranno passo dopo passo per ottenere il massimo beneficio fiscale possibile.

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Fonti normative ufficiali consultate:

  • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) – art. 10 c. 2 e art. 15 c. 1 lett. i-septies
  • Legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020) – art. 1 c. 679
  • Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025)
  • D.Lgs. 15 marzo 2024, n. 29 (Prestazione Universale anziani)
  • Circolare Agenzia Entrate n. 2/E del 3 gennaio 2005
  • Circolare Agenzia Entrate n. 7/E del 25 giugno 2021
  • Istruzioni Modello 730/2026 (Agenzia delle Entrate)
  • CCNL Lavoro Domestico in vigore dal 1° ottobre 2020
  • Circolare INPS n. 25 del 2026 (tabelle contributive lavoratori domestici)
Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 07:28:382026-05-31 17:03:51Spesa Badante nel 730/2026: Importo Deducibile, Detraibile e Guida Completa
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