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CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHE

Quattordicesima in busta paga: a chi spetta e come si calcola

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La quattordicesima mensilità è uno dei benefit più attesi dai lavoratori dipendenti durante l’estate. Si tratta di una somma aggiuntiva rispetto alla normale retribuzione mensile, erogata generalmente a giugno o luglio, che può arrivare a valere uno stipendio intero. Eppure, non tutti i lavoratori ne hanno diritto: spetta solo a chi è coperto da contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) che la prevedono espressamente.

In questa guida completa spieghiamo chi ha diritto alla quattordicesima, quando viene pagata, come si calcola in base alle ore lavorate e al CCNL di riferimento, e cosa succede in caso di assunzione o cessazione del rapporto di lavoro nel corso dell’anno. Troverai anche tabelle riassuntive e esempi pratici di calcolo per capire subito quanto spetta.

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Che cos’è la quattordicesima mensilità

La quattordicesima mensilità è una retribuzione aggiuntiva prevista da alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro a favore dei lavoratori dipendenti. Non è una prestazione obbligatoria per legge come la tredicesima (cosiddetta “gratifica natalizia”, introdotta in modo generale dal D.P.R. n. 1070/1960 per i lavoratori dell’industria e poi estesa dagli accordi collettivi), bensì un istituto contrattuale: spetta solo se il CCNL applicato al rapporto di lavoro la prevede.

In termini pratici, è come ricevere un quattordicesimo stipendio nell’arco dell’anno, in aggiunta ai dodici mensili ordinari e alla tredicesima. Il suo importo corrisponde di norma a una mensilità intera della retribuzione base (o di determinati istituti retributivi, a seconda del CCNL), proporzionata all’anzianità di servizio maturata nel periodo di riferimento.

Quattordicesima vs tredicesima: le differenze principali

CaratteristicaTredicesimaQuattordicesima
Obbligo di leggeSì (universale, D.P.R. 1070/1960 + CCNL)No (solo da CCNL che la prevede)
Periodo maturazioneGennaio–dicembreLuglio–giugno (di norma)
Data erogazione tipicaDicembreGiugno o luglio
Importo baseMensilità interaMensilità intera (o frazione, da CCNL)
TassazioneIRPEF ordinaria in busta pagaIRPEF ordinaria in busta paga

A chi spetta la quattordicesima: i settori coperti dai CCNL

Non tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto alla quattordicesima. L’istituto è esclusivamente contrattuale: spetta unicamente ai lavoratori il cui contratto collettivo applicato la prevede. Ecco i principali settori in cui è garantita:

Commercio e terziario (CCNL Confcommercio)

Il CCNL Commercio (rinnovato con accordo del 22 marzo 2024 tra Confcommercio e Filcams-CGIL, Fisascat-CISL, Uiltucs-UIL) è uno dei contratti più diffusi e prevede espressamente la quattordicesima. Riguarda i lavoratori di:

  • Grande distribuzione organizzata (supermercati, ipermercati)
  • Negozi al dettaglio e all’ingrosso
  • Agenzie di viaggio e turismo
  • Servizi alla persona (lavanderie, estetisti, ecc.)
  • Intermediazione immobiliare e assicurativa

Periodo di maturazione: 1º luglio dell’anno precedente – 30 giugno dell’anno in corso.
Data di erogazione: luglio (con la busta paga del mese).

Turismo e pubblici esercizi (CCNL FIPE)

I lavoratori di bar, ristoranti, alberghi, hotel e strutture ricettive coperti dal CCNL FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) hanno diritto alla quattordicesima.

Periodo di maturazione: 1º luglio – 30 giugno.
Data di erogazione: luglio.

Artigianato (CCNL di settore)

Molti CCNL del settore artigiano (acconciatori, estetisti, autoriparatori, panificatori) prevedono la quattordicesima. I dettagli variano da contratto a contratto: alcuni la erogano a giugno, altri a luglio, e l’importo può differire da una mensilità intera.

Agricoltura (CCNL operai agricoli)

Il CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti prevede la quattordicesima. Vengono coperte le figure di operaio a tempo indeterminato e determinato (stagionali). La data di erogazione varia per contratto provinciale.

Settori che non prevedono la quattordicesima

Attenzione: numerosi settori non prevedono la quattordicesima. Tra questi, in linea generale:

  • Industria manifatturiera (metalmeccanici, chimici, ecc.) — il CCNL Federmeccanica non la prevede
  • Edilizia (CCNL ANCE)
  • Credito e assicurazioni — salvo accordi aziendali integrativi
  • Pubblica Amministrazione — dipendenti statali e PA in genere non hanno la quattordicesima (alcune aziende pubbliche possono averla da accordi decentrati)

Per sapere con certezza se spetta, è sufficiente verificare il proprio CCNL indicato nel contratto di assunzione o nella busta paga alla voce “Contratto collettivo applicato”.

Quando viene pagata la quattordicesima nel 2026

La data di erogazione dipende dal contratto collettivo applicato. La regola generale è che la quattordicesima viene inclusa nella busta paga di giugno o di luglio:

CCNL / SettoreMese di erogazionePeriodo di maturazione
Commercio (Confcommercio)Luglio1º luglio – 30 giugno
Turismo e pubblici esercizi (FIPE)Luglio1º luglio – 30 giugno
Terziario distribuzione servizi (Confesercenti)Luglio1º luglio – 30 giugno
Artigianato (es. acconciatori)Giugno o luglioVariabile da CCNL
Agricoltura (operai)GiugnoVariabile da CCNL
Cooperative distribuzione (Coop)Luglio1º luglio – 30 giugno

La busta paga di luglio 2026 sarà quindi “doppia” per molti lavoratori del commercio e del turismo: conterrà sia la normale retribuzione di luglio sia l’importo della quattordicesima maturata dall’1 luglio 2025 al 30 giugno 2026.

Come si calcola la quattordicesima: formula e componenti

Il calcolo della quattordicesima segue una logica simile alla tredicesima: si prende la retribuzione di riferimento stabilita dal CCNL e si moltiplica per i mesi (o frazioni) di servizio effettuati nel periodo di maturazione.

La formula base

Quattordicesima = (Retribuzione mensile di riferimento ÷ 12) × Mesi maturati

Oppure, in modo equivalente:

Quattordicesima = Retribuzione mensile di riferimento × (Mesi maturati ÷ 12)

Se il lavoratore ha lavorato l’intero periodo di maturazione (12 mesi), riceve una mensilità intera. Se ha lavorato meno (per assunzione nel corso dell’anno, dimissioni, part-time, ecc.), riceve una frazione proporzionale.

Cosa comprende la “retribuzione di riferimento”

La base di calcolo può variare a seconda del CCNL. In linea generale comprende:

  • Minimo contrattuale (paga base)
  • Scatti di anzianità
  • Eventuali superminimi o indennità contrattuali consolidate

Di norma non rientrano nella base di calcolo: straordinari, rimborsi spese, provvigioni variabili, indennità di trasferta, premi di produzione non consolidati.

Consulta sempre il testo del tuo CCNL (disponibile sul sito del CNEL o del sindacato di riferimento) per conoscere esattamente quali voci retributive concorrono alla base di calcolo.

Proporzionamento per frazioni di mese

Molti CCNL prevedono che le frazioni di mese superiori o uguali a 15 giorni siano conteggiate come mese intero, mentre le frazioni inferiori a 15 giorni non vengano conteggiate. Alcuni contratti usano invece la proporzionalità esatta ai giorni lavorati.

La busta paga mostrerà la voce “quattordicesima” o “XIV mensilità” con l’importo lordo, dal quale verranno detratte le normali ritenute fiscali (IRPEF, addizionali regionali e comunali) e previdenziali (contributi INPS a carico del lavoratore).

Esempi pratici di calcolo della quattordicesima

Vediamo alcuni esempi concreti per capire come si calcola la quattordicesima in situazioni tipiche.

Esempio 1: lavoratrice a tempo pieno con 12 mesi interi

Situazione: Laura lavora in un supermercato (CCNL Commercio Confcommercio), livello D1, con una retribuzione mensile base + scatti di anzianità di 1.600 euro lordi. Ha lavorato tutto il periodo di maturazione (1 luglio 2025 – 30 giugno 2026), cioè 12 mesi interi.

Calcolo:
Quattordicesima = 1.600 euro × (12/12) = 1.600 euro lordi

Netto in busta paga (stima): Dopo le ritenute IRPEF (aliquota IRPEF del 23% per redditi fino a 28.000 euro (primo scaglione) o del 35% per redditi fino a 50.000 euro (secondo scaglione), secondo gli scaglioni in vigore dal 2024 (D.Lgs. 216/2023)), addizionali regionali/comunali (~1,5%) e contributi INPS a carico lavoratore (9,19% per i dipendenti del commercio), il netto percepito sarà orientativamente tra 1.100 e 1.200 euro.

Esempio 2: lavoratore assunto a metà periodo

Situazione: Marco è stato assunto il 1º gennaio 2026 in un bar (CCNL FIPE). La sua retribuzione mensile di riferimento è 1.400 euro lordi. Il periodo di maturazione va dal 1º luglio 2025 al 30 giugno 2026 (12 mesi totali), ma Marco ha lavorato solo da gennaio a giugno 2026, cioè 6 mesi.

Calcolo:
Quattordicesima = 1.400 euro × (6/12) = 700 euro lordi

Esempio 3: lavoratrice part-time

Situazione: Anna lavora part-time al 50% in un negozio di abbigliamento (CCNL Commercio). La retribuzione mensile a tempo pieno sarebbe 1.500 euro, ma con il part-time al 50% la sua retribuzione mensile è 750 euro. Ha lavorato tutto il periodo di maturazione.

Calcolo:
Quattordicesima = 750 euro × (12/12) = 750 euro lordi

Il part-time incide già sulla retribuzione mensile, che è la base di calcolo. Non c’è un ulteriore proporzionamento per il part-time, a meno che il CCNL non lo preveda diversamente.

Tabella riepilogativa importi indicativi (CCNL Commercio 2026)

Livello contrattualeRetribuzione base indicativaQuattordicesima lorda (12 mesi)
Quadro (Q)~2.600 euro~2.600 euro
1º livello~2.200 euro~2.200 euro
2º livello~1.900 euro~1.900 euro
3º livello~1.750 euro~1.750 euro
D1 (ex 4º)~1.600 euro~1.600 euro
D2 (ex 5º)~1.500 euro~1.500 euro
6º livello~1.350 euro~1.350 euro

Nota: i valori sono indicativi e si riferiscono ai minimi tabellari aggiornati dopo i rinnovi contrattuali. Verificare sempre il proprio cedolino e il CCNL applicato.

Quattordicesima e assenze: cosa riduce l’importo

Non tutte le assenze incidono sulla quattordicesima nello stesso modo. È importante sapere quali eventi durante il periodo di maturazione possono ridurre o azzerare l’importo spettante.

Assenze che non riducono la quattordicesima

  • Ferie: i periodi di ferie goduti sono considerati lavorati a tutti gli effetti per il calcolo della quattordicesima
  • Malattia (entro certi limiti contrattuali): di norma i periodi di malattia indennizzata non riducono la quattordicesima, ma ogni CCNL può prevedere regole specifiche
  • Maternità obbligatoria: il periodo di congedo di maternità obbligatoria (5 mesi) è considerato lavorato
  • Permessi per legge 104/1992: i permessi mensili (3 giorni) non incidono sulla maturazione della quattordicesima; vedi anche il nostro articolo su retribuzione permessi 104 e voci contrattuali
  • Cassa integrazione ordinaria: di norma non sospende la maturazione della quattordicesima

Assenze che possono ridurre la quattordicesima

  • Aspettativa non retribuita: i periodi di aspettativa senza retribuzione sospendono la maturazione
  • Congedo parentale facoltativo (ex maternità facoltativa): a seconda del CCNL, i periodi di congedo parentale retribuiti parzialmente possono ridurre proporzionalmente la quattordicesima
  • Sciopero: i giorni di sciopero non sono considerati giorni lavorati
  • Assenze ingiustificate: riducono i mesi lavorati ai fini del calcolo

Quattordicesima in caso di cessazione del rapporto di lavoro

Se il rapporto di lavoro termina prima della data di erogazione della quattordicesima, il lavoratore ha comunque diritto alla quota maturata fino alla data di cessazione. Questa somma viene liquidata insieme al TFR e alle altre competenze di fine rapporto.

Esempio: Carlo lavora nel commercio e si dimette il 31 marzo 2026. Il periodo di maturazione della quattordicesima va dal 1º luglio 2025 al 30 giugno 2026 (12 mesi). Carlo ha maturato 9 mesi (luglio 2025 – marzo 2026).

Con una retribuzione mensile di 1.500 euro:
Quattordicesima pro-rata = 1.500 × (9/12) = 1.125 euro lordi

Questo importo dovrà comparire nel conguaglio di fine rapporto (il cosiddetto “saldo” finale). Se il datore di lavoro non lo eroga, il lavoratore può reclamarlo, eventualmente con l’assistenza di un sindacato o del CAF.

Per approfondire la gestione del TFR e delle competenze di fine rapporto, leggi la nostra guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo 2026.

Tassazione della quattordicesima: come viene tassata in busta paga

La quattordicesima mensilità non gode di alcuna tassazione agevolata: viene tassata con la normale aliquota IRPEF, esattamente come la retribuzione mensile ordinaria e la tredicesima.

Nella busta paga del mese di erogazione (luglio per la maggior parte dei contratti del commercio), la quattordicesima si somma alla retribuzione mensile. Ciò significa che nel mese di luglio il reddito imponibile sarà circa il doppio rispetto a un mese normale, con possibile applicazione di aliquote IRPEF più alte (effetto “scaglione superiore”).

Tuttavia, il sostituto d’imposta (il datore di lavoro) è tenuto a effettuare il conguaglio fiscale di fine anno (dicembre) che ridetermina l’IRPEF complessivamente dovuta sul reddito annuo: se nel mese di luglio sono state trattenute ritenute eccessive, verrà effettuato un rimborso a dicembre. Per capire come funziona il rimborso in busta paga, consulta il nostro articolo sul rimborso 730 in busta paga 2026.

Contributi previdenziali sulla quattordicesima

La quattordicesima è soggetta anche ai contributi previdenziali INPS, sia la quota a carico del lavoratore sia quella a carico del datore di lavoro. Per i lavoratori del commercio, la quota INPS a carico del lavoratore è pari al 9,19% (salvo variazioni introdotte da eventuali sgravi contributivi).

Vale la pena ricordare che il bonus IRPEF (ex bonus Renzi) di 100 euro mensili spettante ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo fino a 15.000 euro (ovvero fino a 28.000 euro con particolari condizioni) viene applicato ogni mese in cui c’è una retribuzione, quindi anche sul cedolino di luglio in cui è inclusa la quattordicesima.

Quattordicesima e detrazioni: l’impatto sulle addizionali

Le addizionali regionali e comunali IRPEF vengono calcolate sul reddito complessivo annuo e trattenute dall’anno successivo (addizionali dell’anno precedente). Quindi la quattordicesima percepita nel 2026 incide sulle addizionali 2027, che verranno trattenute in busta paga nel corso del 2027.

Questo meccanismo significa che l’impatto fiscale della quattordicesima è differito di un anno per quanto riguarda le addizionali, mentre l’IRPEF viene applicata “in acconto” sul cedolino di luglio e poi conguagliata a dicembre.

Come verificare la quattordicesima in busta paga

Per controllare che l’importo della quattordicesima ricevuta sia corretto, segui questi passaggi:

  1. Identifica il tuo CCNL: guarda la busta paga e cerca la voce “Contratto collettivo applicato” o “CCNL”. Se non lo trovi, chiedi al tuo datore di lavoro o all’ufficio paghe.
  2. Verifica il periodo di maturazione: controlla quanti mesi hai lavorato nell’arco del periodo di riferimento (di solito 1º luglio – 30 giugno).
  3. Identifica la retribuzione di riferimento: dalla busta paga di giugno (o dall’ultimo cedolino prima dell’erogazione), somma le voci retributive che il CCNL include nel calcolo (minimo contrattuale + scatti di anzianità + eventuali superminimi).
  4. Applica la formula: Retribuzione di riferimento × (mesi maturati / 12).
  5. Confronta con il lordo indicato in busta paga alla voce “XIV mensilità” o “Quattordicesima”.

Se noti una discrepanza significativa, rivolgiti all’ufficio paghe, al sindacato di categoria o al CAF Centro Fiscale per un controllo dettagliato del cedolino. Il servizio di controllo buste paga è uno dei servizi più richiesti al CAF, soprattutto nel periodo estivo.

Quattordicesima ai pensionati INPS: un istituto diverso

Attenzione: esiste anche una quattordicesima per i pensionati INPS, ma si tratta di un istituto completamente diverso dalla quattordicesima dei lavoratori dipendenti. Non si deve fare confusione.

La quattordicesima pensionistica è una somma aggiuntiva alla pensione riconosciuta dall’INPS ai pensionati con redditi bassi, introdotta dalla Legge n. 127/2007. Viene erogata ogni anno con la rata di luglio ai pensionati che hanno compiuto 64 anni entro il 31 luglio dell’anno di erogazione.

Chi ha diritto alla quattordicesima pensionistica INPS

  • Pensionati con almeno 64 anni di età (compiuti entro il 31 luglio 2026)
  • Con reddito complessivo non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo INPS per i pensionati con meno di 15 anni di contributi, oppure a 2 volte il trattamento minimo per chi ha più di 15 anni di contributi (e fino a 3 volte per chi ha più di 25 anni di contributi)

Gli importi della quattordicesima INPS variano in base agli anni di contribuzione versati:

Anzianità contributivaImporto quattordicesima INPS 2026 (indicativo)
Fino a 15 anni~437 euro
Da 15 a 25 anni~546 euro
Oltre 25 anni~655 euro

Nota: gli importi vengono aggiornati annualmente in base alla variazione ISTAT. Per i valori esatti del 2026, consulta il cedolino pensione giugno 2026 o il sito ufficiale INPS.

Per il pagamento della quattordicesima INPS di luglio 2026, consulta il calendario pagamenti INPS aggiornato.

Domande frequenti (FAQ)

La quattordicesima spetta a tutti i lavoratori dipendenti?

No. Spetta solo ai lavoratori il cui CCNL la prevede espressamente. Molti settori (industria manifatturiera, edilizia, PA) non la prevedono. Controlla il tuo contratto collettivo per sapere se ne hai diritto.

Quando viene pagata la quattordicesima 2026?

Per la maggior parte dei contratti del commercio e del turismo, viene erogata con la busta paga di luglio 2026. Alcuni CCNL dell’artigianato e dell’agricoltura la erogano a giugno. Verifica il tuo contratto collettivo.

Come si calcola la quattordicesima se sono stato assunto a metà anno?

Si calcola in proporzione ai mesi lavorati nel periodo di maturazione. Se il periodo è 12 mesi e ne hai lavorati 6, riceverai il 50% della mensilità intera. Le frazioni di mese superiori a 15 giorni vengono di norma conteggiate come mese intero.

La quattordicesima viene pagata anche in caso di dimissioni?

Sì. Hai diritto alla quota maturata fino alla data di cessazione del rapporto di lavoro. Verrà liquidata con le competenze di fine rapporto (TFR, ferie residue, ecc.).

La quattordicesima è tassata?

Sì, viene tassata con la normale aliquota IRPEF (tassazione ordinaria), esattamente come la retribuzione mensile. Non gode di regimi fiscali agevolati come, ad esempio, il TFR (tassazione separata).

Il part-time riduce la quattordicesima?

Sì, indirettamente. La quattordicesima si calcola sulla retribuzione mensile effettiva, che per un lavoratore part-time è già ridotta proporzionalmente rispetto al tempo pieno. Se lavori al 60%, la tua retribuzione mensile è il 60% di quella a tempo pieno, e di conseguenza anche la quattordicesima sarà il 60% di quella di un collega a tempo pieno con lo stesso livello contrattuale.

Cosa succede se il datore di lavoro non paga la quattordicesima?

Se il CCNL la prevede e il datore di lavoro non la eroga, il lavoratore può: rivolgersi all’ufficio paghe per verificare se c’è un errore, contattare il sindacato di categoria, o presentare un esposto all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL). In ultima istanza, è possibile agire in via giudiziaria per il recupero delle somme non corrisposte.

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Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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Tassazione del TFR: l’aliquota media è più bassa dell’IRPEF ordinaria

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando un lavoratore dipendente conclude un rapporto di lavoro — per pensionamento, licenziamento o dimissioni — riceve il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), la cosiddetta “liquidazione”. Molti si chiedono quanto di quella somma vada allo Stato e soprattutto come viene tassato il TFR. La risposta è sorprendente: grazie al meccanismo della tassazione separata con aliquota media, il TFR è spesso tassato meno di quanto ci si aspetti, in misura inferiore rispetto all’IRPEF ordinaria applicata sullo stipendio.

In questa guida completa spieghiamo il funzionamento dell’aliquota media sul TFR, come si calcola passo per passo, perché è vantaggiosa per il lavoratore, e forniamo esempi numerici concreti con tabelle di confronto.

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Cos’è il TFR e perché viene tassato in modo diverso

Il Trattamento di Fine Rapporto è una quota della retribuzione accantonata ogni anno dal datore di lavoro a favore del lavoratore, che verrà liquidata al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Si calcola dividendo la retribuzione annua lorda per 13,5 e rivalutando il fondo annualmente al tasso dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT.

La normativa di riferimento è il D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 per la destinazione del TFR ai fondi pensione, mentre la tassazione è disciplinata dagli articoli 17 e 19 del TUIR (DPR 917/1986). Il TFR rientra nella categoria dei redditi soggetti a tassazione separata, un regime fiscale speciale previsto per i redditi che si formano nell’arco di più anni ma vengono percepiti in un’unica soluzione.

La ratio della tassazione separata è proprio quella di evitare che un reddito pluriennale venga tassato con le aliquote più elevate dell’IRPEF progressiva, che si applicano alla somma di tutti i redditi dell’anno. Se il TFR venisse sommato al reddito ordinario dell’anno di percezione, il lavoratore potrebbe trovarsi in uno scaglione IRPEF molto più alto del normale, con un aggravio fiscale ingiusto.

Per approfondire il calcolo del TFR e le modalità di accantonamento, consulta la nostra Guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo 2026.

Il meccanismo della tassazione separata: come funziona l’aliquota media

L’aliquota media applicata al TFR non è una percentuale fissa: viene calcolata individualmente per ogni lavoratore sulla base del suo reddito di riferimento degli anni precedenti. Il meccanismo, disciplinato dall’art. 19 del TUIR, prevede i seguenti passaggi:

Step 1: calcolo del TFR imponibile

Il TFR accantonato non è interamente imponibile. Si deve sottrarre:

  • L’imposta sostitutiva del 17% già versata annualmente sulle rivalutazioni del fondo TFR (art. 11, D.Lgs. 47/2000, come modificato dall’art. 1 c. 623 L. 190/2014 in vigore dal 2015)
  • Le quote di TFR maturate fino al 31 dicembre 2000 godono di una deduzione di euro 309,87 per ogni anno di anzianità (arrotondata a mese), il che riduce ulteriormente la base imponibile

A partire dal 1° gennaio 2001, sull’intero TFR lordo non si applica più la deduzione ma si tiene conto dell’imposta già versata sulle rivalutazioni.

Step 2: determinazione del reddito di riferimento

Il reddito di riferimento è la base su cui viene calcolata l’aliquota media. Si ottiene con questa formula, stabilita dall’art. 19 TUIR:

Reddito di riferimento = TFR imponibile / anni di anzianità × 12

Questo importo rappresenta la quota annuale “virtuale” del TFR, come se fosse stato percepito in rate annuali invece che in un’unica soluzione. In questo modo si neutralizza l’effetto cumulativo pluriennale.

Step 3: calcolo dell’aliquota media IRPEF

Sull’importo del reddito di riferimento si calcola l’IRPEF teorica applicando le aliquote ordinarie per scaglioni. L’aliquota media si ottiene dividendo questa IRPEF teorica per il reddito di riferimento:

Aliquota media = IRPEF teorica sul reddito di riferimento / reddito di riferimento × 100

Questa aliquota viene poi applicata al TFR imponibile complessivo per determinare l’imposta dovuta. Il risultato è generalmente un’aliquota inferiore a quella che si applicherebbe sommando il TFR ai redditi ordinari.

Le aliquote IRPEF 2026 applicabili al calcolo

Per il calcolo dell’aliquota media si utilizzano gli scaglioni IRPEF vigenti. Dal 2024 (confermati per il 2025 dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024) gli scaglioni sono tre:

Scaglione di redditoAliquota IRPEF
Fino a 28.000 euro23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%
Oltre 50.000 euro43%

Questi scaglioni valgono sia per l’IRPEF ordinaria sul reddito da lavoro dipendente, sia per il calcolo del reddito di riferimento su cui si determina l’aliquota media del TFR. Si tratta della riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (accorpamento dei primi due scaglioni da 15% e 27% in uno unico al 23%).

Puoi approfondire come queste aliquote impattano il tuo stipendio nell’articolo Detassazione lavoro dipendente: altri redditi fuori dalle soglie 2026.

Esempio pratico 1: lavoratore con TFR medio

Vediamo un caso concreto per capire come funziona l’aliquota media in pratica.

Dati del lavoratore

  • Anni di anzianità lavorativa: 20 anni
  • TFR lordo accantonato: 40.000 euro
  • Rivalutazioni già tassate al 17% (quota sottratta): 3.000 euro
  • TFR imponibile: 37.000 euro

Calcolo passo per passo

Reddito di riferimento:

37.000 euro / 20 anni × 12 = 22.200 euro

IRPEF teorica sul reddito di riferimento (22.200 euro, tutto nel primo scaglione al 23%):

22.200 × 23% = 5.106 euro

Aliquota media:

5.106 / 22.200 × 100 = 23%

Imposta dovuta sul TFR:

37.000 × 23% = 8.510 euro

In questo caso, il lavoratore pagherà il 23% sul TFR, la stessa aliquota del primo scaglione IRPEF. Il vantaggio rispetto alla tassazione ordinaria si manifesta quando il reddito annuo supera i 28.000 euro, poiché la quota eccedente verrebbe tassata al 35%, mentre il TFR mantiene l’aliquota media più bassa.

Esempio pratico 2: dirigente con TFR elevato

Il vantaggio della tassazione separata è ancora più evidente per chi ha redditi e TFR elevati.

Dati del dirigente

  • Anni di anzianità lavorativa: 30 anni
  • TFR lordo accantonato: 150.000 euro
  • Rivalutazioni già tassate al 17%: 15.000 euro
  • TFR imponibile: 135.000 euro
  • Reddito da lavoro annuo: 80.000 euro

Calcolo con aliquota media

Reddito di riferimento:

135.000 / 30 × 12 = 54.000 euro

IRPEF teorica su 54.000 euro:

  • Primo scaglione (0-28.000): 28.000 × 23% = 6.440 euro
  • Secondo scaglione (28.001-50.000): 22.000 × 35% = 7.700 euro
  • Terzo scaglione (50.001-54.000): 4.000 × 43% = 1.720 euro
  • Totale IRPEF teorica: 15.860 euro

Aliquota media:

15.860 / 54.000 × 100 = 29,37%

Imposta sul TFR:

135.000 × 29,37% = 39.650 euro circa

Confronto con tassazione ordinaria

Se il TFR fosse stato sommato al reddito ordinario dell’anno (80.000 euro), il reddito complessivo sarebbe stato 80.000 + 135.000 = 215.000 euro. L’aliquota marginale sarebbe stata il 43% su quasi tutto il TFR. L’imposta sul TFR a tassazione ordinaria sarebbe stata circa 58.050 euro, ovvero quasi 18.400 euro in più rispetto alla tassazione separata.

Modalità di tassazioneAliquota effettivaImposta dovuta sul TFR
Tassazione separata (aliquota media)29,37%circa 39.650 euro
Tassazione ordinaria IRPEF~43%circa 58.050 euro
Risparmio fiscale-13,63 ppcirca 18.400 euro

TFR in azienda vs TFR in fondo pensione: le differenze fiscali

Una scelta fondamentale per il lavoratore dipendente è se mantenere il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione complementare. Dal punto di vista fiscale, le regole cambiano:

TFR mantenuto in azienda

  • Tassazione con aliquota media IRPEF (meccanismo art. 19 TUIR)
  • Imposta liquidata dal datore di lavoro in via provvisoria
  • Conguaglio definitivo effettuato dall’Agenzia delle Entrate entro il 31 dicembre del secondo anno successivo
  • Eventuale rimborso o conguaglio a debito comunicato dal fisco

TFR destinato a fondo pensione

  • I contributi versati al fondo sono deducibili dal reddito fino a 5.164,57 euro annui
  • La prestazione finale (rendita o capitale) è tassata con aliquota del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il 15° (fino a un minimo del 9%)
  • Fiscalità separata e generalmente più favorevole per chi ha lunghi periodi di contribuzione
CaratteristicaTFR in aziendaTFR in fondo pensione
Aliquota di tassazioneAliquota media IRPEF (variabile)15% (min 9% dopo 35 anni)
Rivalutazione annua1,5% + 75% inflazioneRendimento finanziario del fondo
Liquidità in caso di bisognoAnticipo TFR (limiti di legge)Riscatto anticipato (limiti)
Deduzione contributiNoSì, fino a 5.164,57 euro/anno

Per un’analisi approfondita sulle novità dei fondi pensione, leggi: Fondi pensione, nuove regole da luglio tra deduzione e nuove modalità di rendita.

Il conguaglio fiscale: quando e come interviene l’Agenzia delle Entrate

Il processo di tassazione del TFR non si esaurisce al momento del pagamento da parte del datore di lavoro. L’Agenzia delle Entrate effettua un conguaglio definitivo basato sui redditi effettivamente percepiti nei due anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro (o del pensionamento).

Come funziona il conguaglio

  • Tassazione provvisoria: il datore di lavoro applica in via provvisoria un’aliquota calcolata sulla base dei redditi degli anni precedenti disponibili
  • Conguaglio definitivo: l’Agenzia delle Entrate, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo alla cessazione, ricalcola l’aliquota media definitiva usando i redditi medi del biennio precedente la fine del rapporto
  • Esito del conguaglio: può risultare un credito da rimborsare al contribuente oppure un debito aggiuntivo da versare
  • Notifica: avviene tramite comunicazione bonaria o cartella di pagamento

Per i dipendenti pubblici, la gestione è affidata all’INPS (ex INPDAP) per le pensioni, con tempistiche analoghe. I conguagli in eccesso vengono rimborsati direttamente dall’Agenzia delle Entrate mediante rimborso IRPEF.

Tassazione separata: altri redditi che beneficiano dello stesso regime

Il TFR non è l’unico reddito soggetto a tassazione separata. L’art. 17 del TUIR elenca tutti i redditi che godono di questo regime agevolato, tra cui:

  • Indennità di mobilità e NASPI (in alcuni casi)
  • Indennità equipollenti al TFR (indennità di buonuscita del settore pubblico)
  • Plusvalenze da cessione di aziende possedute da più di 5 anni
  • Redditi a formazione pluriennale (es. arretrati di lavoro dipendente relativi ad anni precedenti)
  • Indennità percepite da sportivi professionisti alla fine della carriera
  • Incentivi all’esodo (prepensionamento agevolato)

Per tutti questi redditi, il principio di calcolo dell’aliquota media è analogo a quello del TFR: si calcola il reddito di riferimento annualizzato e si applica l’aliquota media IRPEF corrispondente.

Confronto tabellare IRPEF ordinaria vs aliquota media TFR

Ecco una tabella riassuntiva che mostra, per diversi livelli di TFR e anzianità, l’aliquota media risultante e il confronto con l’aliquota marginale IRPEF ordinaria che si applicherebbe sommando il TFR al reddito annuo:

TFR imponibileAnni anzianitàReddito di riferimentoAliquota media TFRAliquota marginale IRPEF ordinaria (reddito 40.000 euro)Risparmio fiscale stimato
20.000 euro1516.000 euro23%23-35%0% – 12%
40.000 euro2024.000 euro23%35%12%
80.000 euro2538.400 euro26,6%35-43%8-16%
120.000 euro3048.000 euro28,7%43%14%
200.000 euro3568.571 euro32,4%43%10,6%

Nota: i valori sono approssimati. Il risparmio effettivo dipende dalla situazione individuale, dall’effettivo reddito del biennio precedente e dalle detrazioni spettanti.

Casi speciali: colf, badanti e lavoratori domestici

Un caso particolare riguarda i lavoratori domestici (colf, badanti, baby sitter). Anche per loro il TFR è soggetto alla tassazione separata con aliquota media. La Corte di Cassazione ha peraltro stabilito che il diritto al TFR spetta anche in assenza di contratto formale scritto, purché il rapporto di lavoro sia riconoscibile di fatto.

Per approfondire: Colf, Badanti e Baby Sitter senza contratto: il TFR spetta lo stesso.

Per i lavoratori domestici, il calcolo del TFR segue regole specifiche del CCNL Domestici: la retribuzione di riferimento include le mensilità aggiuntive (tredicesima) e l’indennità sostitutiva del vitto e alloggio, se prevista.

Dichiarazione dei redditi e TFR: cosa deve fare il lavoratore

Una domanda frequente è: devo dichiarare il TFR nella dichiarazione dei redditi? La risposta è: generalmente no, con alcune eccezioni.

Regola generale

Il TFR è soggetto a tassazione separata e non deve essere inserito nel 730 o nel Modello Redditi come reddito ordinario. Il datore di lavoro versa la ritenuta provvisoria all’Erario e comunica i dati all’Agenzia delle Entrate tramite la Certificazione Unica (CU).

Quando il lavoratore deve intervenire

  • Se si riceve una comunicazione di conguaglio dall’Agenzia delle Entrate
  • Se si vuole optare per la tassazione ordinaria (rarissimo, ma possibile se è più conveniente)
  • Se ci sono errori nella CU che devono essere corretti
  • Per i TFR corrisposti da soggetti privati (es. lavoro domestico non regolare – ipotesi residuale)

Il Quadro F del Modello 730 può essere utile per gestire alcune situazioni particolari legate ai redditi a tassazione separata. Per approfondire: Il Quadro F del Modello 730/2026: Acconti, Crediti e Novità del Rigo F15.

Come richiedere assistenza al CAF per il TFR

Se hai ricevuto il TFR e hai dubbi sulla tassazione applicata, sul conguaglio fiscale o su come comportarti nella dichiarazione dei redditi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per:

  • Verificare la correttezza del calcolo dell’aliquota media applicata dal datore di lavoro
  • Analizzare la comunicazione di conguaglio dell’Agenzia delle Entrate
  • Valutare la convenienza tra TFR in azienda e fondo pensione
  • Assistenza nella compilazione della dichiarazione dei redditi se ci sono redditi a tassazione separata

Puoi prenotare un appuntamento presso la nostra sede di Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, chiamarci al 0432 1638640 o scriverci su WhatsApp al 366 6018121.

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Domande frequenti (FAQ)

Il TFR viene sempre tassato meno dell’IRPEF ordinaria?

Non necessariamente. Se il reddito di riferimento calcolato sul TFR cade interamente nel primo scaglione IRPEF (fino a 28.000 euro), l’aliquota media sarà del 23%, uguale all’aliquota ordinaria per redditi bassi. Il vantaggio è massimo per chi ha redditi annui elevati (oltre 28.000 euro) e un TFR accumulato su molti anni: in questo caso l’aliquota media rimane inferiore all’aliquota marginale IRPEF ordinaria.

Cosa succede se scelgo la tassazione ordinaria sul TFR?

È possibile optare per la tassazione ordinaria del TFR in sede di dichiarazione dei redditi. Questa opzione può convenire solo in casi molto particolari, ad esempio se nell’anno di percezione si ha un reddito complessivo molto basso che porta l’aliquota media ordinaria ad essere inferiore all’aliquota media calcolata sul TFR. Nei casi ordinari, la tassazione separata è più conveniente.

L’anticipo del TFR viene tassato nello stesso modo?

Sì, anche l’anticipo del TFR (che può essere richiesto dopo 8 anni di lavoro per specifiche causali come acquisto prima casa o spese mediche) è soggetto a tassazione separata con aliquota media, con le stesse modalità di calcolo della liquidazione finale.

Quanto tempo ha l’Agenzia delle Entrate per fare il conguaglio?

L’Agenzia delle Entrate procede al conguaglio definitivo entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui la dichiarazione definitiva è stata presentata (in via ordinaria). I tempi possono variare in base ai carichi di lavoro dell’amministrazione, ma la comunicazione arriva tipicamente entro 2-4 anni dalla cessazione del rapporto.

Il TFR percepito in caso di licenziamento è tassato diversamente?

No, la modalità di tassazione del TFR non cambia a seconda della causa di cessazione del rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni, pensionamento, scadenza contratto). In tutti i casi si applica la tassazione separata con aliquota media calcolata secondo l’art. 19 TUIR.

Come viene tassato il TFR per i dipendenti pubblici?

Per i dipendenti pubblici il TFR si chiama Buonuscita (TFS – Trattamento di Fine Servizio) o Indennità di Buonuscita (per alcune categorie). La tassazione segue principi analoghi ma con alcune specificità: la base imponibile è calcolata diversamente (1/12 della retribuzione annua contributiva per ogni anno di servizio) e la gestione è affidata all’INPS/INPDAP. Le tempistiche di erogazione per i dipendenti pubblici sono spesso più lunghe rispetto al settore privato.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-12 12:08:442026-06-12 08:48:23Tassazione del TFR: l’aliquota media è più bassa dell’IRPEF ordinaria
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Assegno Sociale 2026: Importo, Requisiti e Domanda INPS

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Cos’è l’Assegno Sociale (Ex Pensione Sociale)
  2. Importo dell’Assegno Sociale 2026
  3. Requisiti per Ottenere l’Assegno Sociale
  4. Limiti di Reddito 2026
  5. Redditi Considerati e Redditi Esclusi
  6. Assegno Sociale a Misura Ridotta
  7. Come Presentare la Domanda INPS
  8. Decorrenza e Durata
  9. Verifica Annuale dei Requisiti
  10. Incompatibilità con Altre Prestazioni
  11. Maggiorazione Sociale
  12. Differenze con la Pensione Minima
  13. Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è l’Assegno Sociale (Ex Pensione Sociale)

L’assegno sociale è una prestazione economica erogata dall’INPS a favore dei cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate e con redditi inferiori alle soglie previste dalla legge. Si tratta di un sostegno fondamentale per chi, raggiunta l’età pensionabile, non dispone di mezzi sufficienti per vivere dignitosamente.

Fino al 1995, questa prestazione era conosciuta come pensione sociale. Con la riforma Dini (Legge 335/1995), è stata sostituita dall’assegno sociale, che presenta requisiti e modalità di calcolo differenti. Se hai sentito parlare di “pensione sociale”, sappi che oggi il riferimento corretto è proprio l’assegno sociale.

A differenza delle pensioni contributive, l’assegno sociale non richiede contributi versati: è una prestazione assistenziale, finanziata dalla fiscalità generale, pensata per garantire un reddito minimo a chi ne ha bisogno. Vediamo nel dettaglio come funziona nel 2026.

Importo dell’Assegno Sociale 2026: Quanto Spetta

L’importo dell’assegno sociale 2026 è pari a 538,69 euro al mese, erogato per 13 mensilità. Questo significa che l’importo annuo complessivo è di 7.002,97 euro.

Questo importo viene rivalutato ogni anno dall’INPS in base all’indice di perequazione automatica, cioè l’adeguamento al costo della vita. Per il 2026, la rivalutazione ha portato l’importo mensile a 538,69 euro, in leggero aumento rispetto ai 534,41 euro del 2025.

Attenzione: l’assegno sociale può essere erogato in misura intera o ridotta. Chi possiede un reddito personale (o coniugale) riceve un assegno pari alla differenza tra l’importo massimo annuo e il reddito posseduto. In pratica, più alto è il tuo reddito, più basso sarà l’assegno.

VoceImporto 2026
Importo mensile (misura intera)538,69 euro
Mensilità13
Importo annuo7.002,97 euro
Importo giornaliero17,96 euro

Requisiti per Ottenere l’Assegno Sociale nel 2026

Per richiedere l’assegno sociale 2026, devi possedere contemporaneamente tutti i seguenti requisiti. Se anche uno solo non è soddisfatto, la domanda verrà respinta.

Requisito anagrafico: 67 anni di età

Devi aver compiuto 67 anni di età. Questo requisito è rimasto invariato rispetto agli anni precedenti, poiché l’adeguamento alla speranza di vita non ha comportato incrementi per il biennio 2025-2026.

Cittadinanza e residenza

Puoi richiedere l’assegno sociale se sei:

  • Cittadino italiano residente in Italia
  • Cittadino comunitario iscritto all’anagrafe del comune di residenza
  • Cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno di lungo periodo (ex carta di soggiorno)
  • Rifugiato politico o titolare di protezione sussidiaria

In tutti i casi, è necessaria la residenza effettiva e continuativa in Italia da almeno 10 anni. Questo requisito è stato introdotto dalla Legge 133/2008 e rappresenta uno dei punti più stringenti per l’accesso alla prestazione.

Requisito reddituale

Il tuo reddito deve essere inferiore alle soglie stabilite dall’INPS. Le soglie variano a seconda che tu sia single o coniugato. Approfondiamo questo aspetto nella sezione dedicata ai limiti di reddito dell’assegno sociale 2026.

Limiti di Reddito 2026: Soglie Personali e Coniugali

I limiti di reddito per l’assegno sociale rappresentano la condizione economica fondamentale per accedere alla prestazione. L’INPS verifica annualmente che il reddito del richiedente (e del coniuge, se presente) resti sotto le soglie previste.

Soglia per soggetto non coniugato

Se sei single, vedovo/a o separato/a legalmente, il tuo reddito personale non deve superare 7.002,97 euro annui, cioè l’importo stesso dell’assegno sociale.

Soglia per soggetto coniugato

Se sei coniugato/a, il reddito cumulato di entrambi i coniugi non deve superare 14.005,94 euro annui, cioè il doppio dell’importo dell’assegno sociale.

Stato civileLimite reddito annuo 2026
Non coniugato7.002,97 euro
Coniugato14.005,94 euro

Per una tabella completa e dettagliata con tutti gli scaglioni, consulta il nostro articolo dedicato: Assegno Sociale e Limiti di Reddito 2026: Tabella Aggiornata.

Quali Redditi Vengono Considerati e Quali No

Non tutti i redditi vengono conteggiati ai fini del calcolo della soglia. Ecco cosa include e cosa esclude l’INPS:

Redditi inclusi nel calcolo

  • Redditi assoggettabili a IRPEF (pensioni, redditi da lavoro, redditi fondiari)
  • Redditi esenti da imposta (pensioni di guerra, rendite INAIL, pensioni per invalidi civili)
  • Redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (interessi bancari, postali)
  • Redditi soggetti a imposta sostitutiva (cedolare secca sugli affitti)
  • Assegni alimentari percepiti

Redditi esclusi dal calcolo

  • TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e relative anticipazioni
  • Indennità di accompagnamento per invalidi civili
  • Reddito della casa di abitazione (rendita catastale dell’immobile dove vivi)
  • Trattamenti di famiglia (assegni familiari)
  • Arretrati soggetti a tassazione separata
  • Indennità di comunicazione per sordi e indennità speciale per ciechi parziali

Assegno Sociale a Misura Ridotta: Come Funziona il Calcolo

Se possiedi un reddito, ma questo rientra comunque entro le soglie, riceverai un assegno sociale in misura ridotta. Il calcolo è semplice: l’importo dell’assegno sarà pari alla differenza tra il limite annuo e il tuo reddito effettivo.

Esempio pratico: immagina che Maria, 68 anni, non coniugata, abbia un reddito annuo di 3.000 euro derivante da un piccolo affitto. Il suo assegno sociale sarà: 7.002,97 – 3.000 = 4.002,97 euro annui, cioè circa 308 euro al mese per 13 mensilità.

Se invece il reddito supera la soglia anche di un solo euro, l’assegno sociale non spetta. Ecco perché è fondamentale fare un calcolo preciso dei propri redditi prima di presentare la domanda.

Come Presentare la Domanda di Assegno Sociale all’INPS

La domanda di assegno sociale deve essere presentata all’INPS esclusivamente in modalità telematica. Non è possibile presentarla in forma cartacea. Hai tre modalità a disposizione:

  1. Online tramite il portale INPS – accedendo con SPID, CIE o CNS all’area “MyINPS” e cercando il servizio “Assegno sociale”
  2. Tramite Contact Center INPS – chiamando il numero 803 164 (gratuito da fisso) o 06 164 164 (da mobile, a pagamento)
  3. Tramite patronato – rivolgendoti a un patronato che presenterà la domanda per tuo conto gratuitamente

Per la procedura dettagliata passo dopo passo, leggi la nostra guida: Domanda Assegno Sociale INPS: Procedura Online 2026.

Consiglio pratico: se non hai dimestichezza con le procedure online, la soluzione più semplice è rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori verificheranno i tuoi requisiti, calcoleranno se hai diritto all’assegno e presenteranno la domanda per te. Prenota un appuntamento al 0432 1638640.

Decorrenza e Durata dell’Assegno Sociale

L’assegno sociale decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, a condizione che tutti i requisiti siano soddisfatti. Se presenti la domanda il 15 marzo, l’assegno decorre dal 1° aprile.

Attenzione: l’assegno sociale è una prestazione provvisoria. L’INPS effettua una verifica annuale dei requisiti reddituali. Ogni anno dovrai dichiarare i tuoi redditi (e quelli del coniuge) perché l’INPS possa confermare, ridurre o revocare la prestazione.

Inoltre, l’assegno sociale non è esportabile: se trasferisci la residenza all’estero, perdi il diritto alla prestazione. La sospensione avviene dopo 30 giorni di assenza dall’Italia e, se protratta per oltre un anno, comporta la revoca definitiva.

Verifica Annuale dei Requisiti: Cosa Sapere

Ogni anno, solitamente nei primi mesi, l’INPS avvia la campagna di verifica reddituale per i titolari di assegno sociale. In pratica, l’Istituto verifica che i tuoi redditi (e quelli del coniuge) rientrino ancora nei limiti previsti.

La verifica avviene in automatico attraverso l’incrocio dei dati con l’Agenzia delle Entrate (dichiarazioni dei redditi, CU, ecc.). Tuttavia, se l’INPS non dispone di dati sufficienti, potrebbe richiedere la compilazione del modello RED, un’autodichiarazione reddituale.

Se dalla verifica risulta che:

  • I redditi sono aumentati ma restano sotto la soglia: l’assegno viene ricalcolato in misura ridotta
  • I redditi superano la soglia: l’assegno viene sospeso e poi revocato
  • I redditi sono diminuiti: l’assegno può essere aumentato fino alla misura intera

Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella compilazione del modello RED e nella verifica annuale dei requisiti, evitando il rischio di perdere l’assegno per errori nella dichiarazione.

Incompatibilità dell’Assegno Sociale: Con Quali Prestazioni

L’assegno sociale presenta alcune incompatibilità con altre prestazioni economiche. Ecco le principali situazioni da conoscere:

  • Pensione di vecchiaia o anticipata: se percepisci già una pensione contributiva, l’assegno sociale non spetta (ma la pensione può essere integrata al trattamento minimo)
  • Rendita vitalizia INPS: è cumulabile con l’assegno sociale, ma il reddito viene conteggiato
  • Assegno di Inclusione (ADI): non è cumulabile in senso stretto, ma l’assegno sociale viene considerato nel calcolo dell’ISEE per l’ADI
  • Indennità di accompagnamento: è pienamente compatibile e non viene conteggiata nel reddito

Per un confronto dettagliato tra assegno sociale e ADI, leggi: Assegno Sociale vs Assegno di Inclusione (ADI): Differenze 2026.

Maggiorazione Sociale dell’Assegno Sociale 2026

I titolari di assegno sociale possono beneficiare di una maggiorazione sociale, cioè un importo aggiuntivo mensile riconosciuto a chi ha compiuto determinate età e possiede redditi particolarmente bassi.

La maggiorazione più significativa è l’incremento al milione (così chiamato perché inizialmente portava il trattamento a un milione di vecchie lire), introdotto dalla Legge 448/2001. Nel 2026, chi ha compiuto 70 anni può ottenere un incremento che porta l’assegno fino a circa 735 euro al mese.

Per tutti i dettagli su importi, requisiti e calcolo della maggiorazione, consulta il nostro articolo specifico: Maggiorazione Sociale Pensione 2026: A Chi Spetta e Importi.

Differenze tra Assegno Sociale e Pensione Minima

Spesso si fa confusione tra assegno sociale e pensione minima (o trattamento minimo). Sono due cose diverse:

CaratteristicaAssegno SocialePensione Minima
NaturaPrestazione assistenzialeIntegrazione pensionistica
Contributi richiestiNessunoSì (almeno 20 anni)
Importo 2026538,69 euro/mese603,40 euro/mese (stimato)
Requisito età67 anni67 anni (pensione di vecchiaia)
Verifica redditoAnnualeAnnuale
EsportabilitàNo (solo Italia)Sì (anche all’estero)
ReversibilitàNoSì

Per un approfondimento completo sulla pensione minima, leggi: Pensione Minima 2026: Importo e Chi Ne Ha Diritto.

Domande Frequenti sull’Assegno Sociale 2026

L’assegno sociale è reversibile agli eredi?

No. L’assegno sociale è una prestazione strettamente personale e non reversibile. Alla morte del titolare, il coniuge superstite non ha diritto a una pensione di reversibilità sull’assegno sociale. Tuttavia, il coniuge potrebbe presentare domanda autonoma se ne possiede i requisiti.

Posso lavorare e ricevere l’assegno sociale?

Sì, puoi lavorare, ma il reddito da lavoro viene interamente conteggiato ai fini della verifica della soglia reddituale. Se il tuo reddito complessivo supera i limiti, l’assegno viene ridotto o revocato.

Cosa succede se mi trasferisco all’estero?

L’assegno sociale viene sospeso dopo 30 giorni di permanenza all’estero. Se l’assenza dall’Italia si protrae per oltre un anno, si perde definitivamente il diritto. Per brevi vacanze all’estero (meno di 30 giorni), non ci sono problemi.

L’assegno sociale è compatibile con l’indennità di accompagnamento?

Sì, sono pienamente compatibili. L’indennità di accompagnamento non viene nemmeno conteggiata come reddito ai fini della soglia per l’assegno sociale. Puoi percepire entrambe le prestazioni contemporaneamente.

Quando viene pagato l’assegno sociale?

L’assegno sociale viene pagato dall’INPS con le stesse modalità delle pensioni, generalmente il primo giorno bancabile del mese (o il giorno precedente per chi ritira in posta). Il calendario dei pagamenti viene pubblicato dall’INPS a inizio anno.

L’assegno sociale si può pignorare?

L’assegno sociale gode di una tutela rafforzata contro il pignoramento. Essendo una prestazione assistenziale di importo contenuto, è impignorabile nella parte necessaria a garantire il minimo vitale del beneficiario. Nella grande maggioranza dei casi, l’assegno sociale non può essere pignorato.

Verifica Subito Se Hai Diritto all’Assegno Sociale

L’assegno sociale 2026 rappresenta un aiuto concreto per chi ha compiuto 67 anni e si trova in difficoltà economiche. Con un importo di 538,69 euro al mese, può fare la differenza nella vita quotidiana di molti pensionati e anziani senza reddito sufficiente.

Verificare se hai diritto all’assegno sociale non è sempre semplice: tra soglie reddituali, redditi da includere o escludere e documentazione necessaria, il rischio di commettere errori è concreto. Affidarsi a un professionista ti permette di evitare problemi e ritardi.

Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per:

  • Verificare gratuitamente se possiedi i requisiti
  • Calcolare l’importo esatto a cui hai diritto
  • Presentare la domanda all’INPS per tuo conto
  • Assisterti nelle verifiche annuali e nel modello RED

Prenota il tuo appuntamento: chiama il 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 09:00:002026-04-08 09:50:36Assegno Sociale 2026: Importo, Requisiti e Domanda INPS
CAF, CRIPTOVALUTE

ISEE 2026 e Criptovalute: Le Novità della Legge di Bilancio su Saldo e Giacenza Media

Dichiarazione redditi Criptovalute

Dal 1° gennaio 2024, le criptovalute sono entrate ufficialmente nel perimetro della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU): chiunque detenga Bitcoin, Ethereum o qualsiasi altra cripto-attività deve dichiararle nell’ISEE. Ma la novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha reso ancora più stringente questo obbligo, chiarendo che non basta indicare il solo saldo al 31 dicembre: occorre indicare anche la giacenza media annua. Una regola che molte famiglie e contribuenti stanno scoprendo solo ora, spesso con conseguenze sulla validità del proprio ISEE.

In questa guida completa spieghiamo cosa cambia, come calcolare correttamente i valori da inserire nella DSU, quali documenti servono e cosa rischia chi non dichiara le cripto nel proprio ISEE 2026.

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Perché le Criptovalute Rientrano nell’ISEE

L’ISEE misura la situazione economica del nucleo familiare considerando redditi, patrimonio immobiliare e patrimonio mobiliare. Quest’ultimo comprende conti correnti, libretti, titoli, fondi comuni di investimento e — dal 2024 — anche le cripto-attività.

Il quadro normativo di riferimento è il DPCM 159/2013 (decreto ISEE), modificato dalla L. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) che ha introdotto per la prima volta le criptovalute nel patrimonio mobiliare. La L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025) ha poi chiarito le modalità di valorizzazione, allineandole a quelle già previste per i conti correnti bancari: non solo il saldo puntuale al 31 dicembre, ma anche la giacenza media dell’anno.

Il principio ispiratore è semplice: le cripto-attività rappresentano ricchezza reale e possono influenzare significativamente il calcolo ISEE, alterando l’accesso a prestazioni sociali (assegno unico, bonus asilo nido, agevolazioni universitarie, ecc.). Un portafoglio da 50.000 euro in Bitcoin, non dichiarato, potrebbe far abbassare artificialmente l’ISEE e consentire l’accesso a benefici riservati a chi è in difficoltà economica.

La Novità della Legge di Bilancio 2025: Saldo e Giacenza Media

Fino al 31 dicembre 2024, il dubbio interpretativo era aperto: bastava indicare il valore al 31 dicembre delle cripto-attività detenute, analogamente a quanto previsto per i titoli finanziari? O occorreva anche la giacenza media, come per i conti correnti?

La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha risolto il dubbio: le cripto-attività seguono lo stesso trattamento dei conti correnti. Nella DSU 2026 (relativa all’anno d’imposta 2025) occorre indicare:

  • Saldo al 31 dicembre 2025: il valore complessivo del portafoglio cripto alla fine dell’anno, espresso in euro al cambio di quella data.
  • Giacenza media 2025: la media dei saldi giornalieri o mensili dell’intero anno, sempre in euro.

Ai fini del calcolo ISEE, viene preso il valore più alto tra saldo e giacenza media. Questa regola, già in vigore per i conti correnti bancari (art. 5 del DPCM 159/2013), è stata estesa alle cripto-attività proprio per evitare comportamenti elusivi (es. spostare le cripto su wallet diversi o convertirle in fiat in prossimità del 31 dicembre).

VoceConti CorrentiCripto-attività dal 2026
Saldo dichiaratoSaldo al 31/12Saldo al 31/12/2025
Giacenza mediaMedia annua obbligatoriaMedia annua obbligatoria (novità L. 207/2024)
Valore usato per ISEEIl maggiore tra i dueIl maggiore tra i due
Fonte datiEstratto conto bancaExchange / wallet personale

Come si Calcola il Valore delle Criptovalute per l’ISEE

Il valore da inserire nella DSU è sempre espresso in euro. Per le cripto-attività quotate su exchange regolamentati (es. Binance, Coinbase, Kraken) il cambio di riferimento è quello dell’exchange al 31 dicembre 2025. Per le cripto non quotate o i wallet non custodial, si utilizza il prezzo medio ponderato delle principali piattaforme.

Esempio Pratico: Calcolo per ISEE 2026

Supponiamo che Marco detenga 0,5 BTC su Coinbase. Ecco come calcola i valori da inserire nella DSU:

  • Saldo al 31/12/2025: 0,5 BTC × 95.000 euro/BTC = 47.500 euro
  • Giacenza media 2025 (media mensile stimata): 41.200 euro
  • Valore da dichiarare nell’ISEE: il maggiore = 47.500 euro

Questo importo concorre al calcolo del patrimonio mobiliare del nucleo familiare, che viene poi ponderato per il coefficiente della scala di equivalenza ISEE.

Dove Trovare i Dati per la Giacenza Media

La giacenza media non è un dato che la maggior parte degli exchange fornisce automaticamente in un formato pronto per la DSU. Ecco le principali fonti:

  • Exchange centralizzati (CEX): Binance, Coinbase, Kraken e altri offrono la possibilità di esportare la cronologia del portafoglio. Con questi dati è possibile calcolare la media mensile manualmente o con software dedicati.
  • Wallet hardware/software (non custodial): occorre ricostruire la cronologia delle transazioni tramite explorer blockchain (es. blockchain.com per Bitcoin, etherscan.io per Ethereum).
  • DAC8 (dal 2026): la direttiva europea DAC8, recepita in Italia dal 2026, obbliga gli exchange a comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati degli utenti italiani. Questo renderà progressivamente più semplice il controllo incrociato tra dichiarazioni e dati reali.

Il Quadro W della Dichiarazione dei Redditi e l’ISEE: Come si Collegano

Le cripto-attività compaiono in due contesti fiscali distinti che spesso vengono confusi:

  • Quadro W del Modello Redditi PF (ex Quadro RW fino al 2022): obbligatorio per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute al di fuori del sistema finanziario italiano regolamentato. Si compila anche per il versamento dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività), pari allo 0,2% (2 per mille) del valore al 31 dicembre.
  • DSU / ISEE: la dichiarazione per il calcolo dell’indicatore economico ai fini delle prestazioni sociali agevolate. Non ha effetti fiscali diretti ma condiziona l’accesso a bonus e agevolazioni.

I due obblighi sono indipendenti ma complementari: chi ha già compilato il Quadro W nella dichiarazione dei redditi 2025 (per l’anno d’imposta 2024) ha già i dati necessari per la DSU 2026. Anzi, i valori dichiarati nel Quadro W possono essere usati come riferimento per la compilazione della DSU, riducendo il rischio di discrepanze che potrebbero attirare controlli incrociati.

Attenzione: dalla DSU 2026 (DPCM 159/2013 come modificato dalla L. 207/2024), il modello prevede specifici campi per le cripto-attività, separati dai campi relativi agli altri strumenti finanziari. Non è più sufficiente includere il valore delle cripto nel campo generico “altri titoli”.

IVCA e ISEE: Due Obblighi Diversi da Non Confondere

Una fonte di confusione frequente riguarda l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) e il suo rapporto con l’ISEE. Ecco le differenze chiave:

AspettoIVCA (Quadro W)ISEE (DSU)
ScopoImposta patrimoniale sulle criptoIndicatore situazione economica
Aliquota / valore0,2% del valore al 31/12Valore usato per calcolo ISEE
Dove si dichiaraModello Redditi PF – Quadro WDSU (presentata al CAF o INPS)
EffettiObbligo tributario + eventuale impostaAccesso a prestazioni sociali agevolate
Scadenza 202630 novembre 2026 (Redditi PF)Validità ISEE: 1/1 – 31/12/2026

Un contribuente con 20.000 euro in cripto pagherà l’IVCA di 40 euro (0,2% × 20.000) nel Quadro W, e avrà un patrimonio mobiliare di 20.000 euro che concorre al calcolo ISEE. Due obblighi, una sola fonte dati.

Cosa Succede se Non Dichiari le Cripto nell’ISEE 2026

L’omissione delle cripto-attività nella DSU non è una violazione tributaria diretta (perché la DSU non è una dichiarazione fiscale), ma può comportare conseguenze gravi:

  • ISEE infedele: se l’ISEE risultante dalla DSU incompleta è inferiore a quello reale, e il contribuente ha ottenuto prestazioni sociali non spettanti (es. assegno unico maggiorato, bonus asilo nido, agevolazioni INPS), scatta l’obbligo di restituzione delle somme indebitamente percepite.
  • Sanzioni INPS: l’art. 38 del D.L. 78/2010 prevede sanzioni da 500 a 5.000 euro per chi presenta DSU mendace, oltre alla decadenza dai benefici.
  • Controlli incrociati con DAC8: dal 2026, gli exchange europei comunicano automaticamente i dati degli utenti italiani all’Agenzia delle Entrate, che può incrociare le informazioni con l’ISEE dichiarato. Le discrepanze saranno facilmente rilevabili.
  • Responsabilità penale: nei casi più gravi (frode previdenziale), si applicano le sanzioni penali dell’art. 316-ter c.p. (indebita percezione di erogazioni pubbliche).

Chi Deve Dichiarare le Cripto nell’ISEE: Tutti i Casi

L’obbligo si applica a qualsiasi membro del nucleo familiare ISEE che detenga cripto-attività, indipendentemente dall’importo. Non esiste una soglia minima sotto la quale l’obbligo non si applica (diversamente da quanto avviene, ad esempio, per i conti correnti con saldo medio annuo sotto i 5.000 euro per i quali l’IVAFE non è dovuta).

In pratica, anche chi ha 100 euro in Bitcoin su un exchange deve dichiararlo nella DSU. L’impatto sull’ISEE sarà trascurabile, ma l’obbligo formale esiste.

Sono soggetti all’obbligo:

  • Possessori di cripto su exchange centralizzati (Binance, Coinbase, Kraken, ecc.)
  • Possessori di cripto su wallet hardware (Ledger, Trezor) o software (MetaMask, Trust Wallet)
  • Chi detiene NFT con valore di mercato apprezzabile
  • Chi ha partecipato a staking, yield farming o liquidity providing e detiene token o ricompense
  • Minori del nucleo familiare che abbiano ricevuto cripto in donazione

Come Presentare la DSU con le Criptovalute: Guida Pratica

La DSU precompilata INPS (disponibile dal 2026 per le dichiarazioni dei redditi già trasmesse) potrebbe includere i dati delle cripto comunicati tramite Quadro W. Tuttavia, per le cripto detenute su wallet non custodial o exchange non ancora integrati nel sistema DAC8, i dati vanno inseriti manualmente.

Documenti Necessari per la DSU Cripto 2026

  • Screenshot o export CSV dall’exchange con il saldo al 31/12/2025 in euro
  • Calcolo della giacenza media 2025: media dei saldi mensili (o giornalieri) convertiti in euro
  • Quadro W del Modello Redditi PF 2025 (se già compilato) come documento di supporto
  • Per wallet non custodial: estratto delle transazioni da blockchain explorer con i saldi di fine mese

Step per Step: Cosa Fare al CAF

  1. Portare tutta la documentazione cripto (saldo 31/12/2025 + giacenza media calcolata)
  2. Il CAF inserisce i dati nella DSU nella sezione dedicata alle cripto-attività
  3. Viene generato l’ISEE comprensivo del patrimonio cripto
  4. L’ISEE è valido dal momento del rilascio fino al 31 dicembre 2026

Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta i contribuenti nella corretta compilazione della DSU con cripto-attività, verificando che i valori dichiarati siano coerenti con quelli del Quadro W e del Modello Redditi PF.

Impatto Pratico dell’ISEE con Criptovalute: Simulazioni

Per capire concretamente l’impatto delle cripto sull’ISEE, è utile confrontare due scenari per la stessa famiglia:

ScenarioReddito IRPEF nucleoPatrimonio immobiliarePatrimonio mobiliare (conti)Cripto dichiarateISEE stimato
Famiglia A (senza cripto)35.000 euro150.000 euro15.000 euro0 euro~18.500 euro
Famiglia B (con cripto)35.000 euro150.000 euro15.000 euro30.000 euro~20.800 euro

Superare la soglia ISEE di 20.000 euro, per esempio, può escludere dall’accesso al bonus asilo nido massimo (25.000 euro ISEE) o ridurre l’assegno unico per i figli. Con 30.000 euro in cripto, una famiglia può passare da 199,40 euro/mese per figlio a un importo più basso lungo la scala progressiva.

Le Criptovalute nell’ISEE Corrente: Quando Presentarlo

L’ISEE corrente è la versione aggiornata dell’ISEE ordinario, da richiedere quando la situazione economica del nucleo è cambiata significativamente rispetto all’anno di riferimento della DSU. Ha validità di 6 mesi dalla presentazione.

Quando si può richiedere l’ISEE corrente in relazione alle cripto-attività?

  • Se il valore del portafoglio cripto è diminuito di oltre il 25% rispetto al valore indicato nella DSU ordinaria (es. a causa del calo dei mercati)
  • Se si sono verificati eventi che hanno ridotto significativamente il reddito del nucleo

Importante: l’ISEE corrente non può essere richiesto solo perché il mercato cripto è salito. Il meccanismo serve a tutelare chi ha subito peggioramenti economici, non per aggiornare l’ISEE in senso peggiorativo per il contribuente.

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Domande Frequenti (FAQ)

Le criptovalute su exchange stranieri vanno dichiarate nell’ISEE?

Sì. L’obbligo si applica a tutte le cripto-attività detenute, indipendentemente dal paese in cui si trova l’exchange. Binance, anche se con sede fuori dall’Italia, deve essere dichiarato sia nel Quadro W (monitoraggio fiscale) che nella DSU per l’ISEE.

Come si calcola la giacenza media se non ho estratti conto mensili?

È possibile ricostruire la giacenza media scaricando la cronologia delle transazioni dall’exchange (formato CSV) e calcolando il saldo medio mensile. In alternativa, il CAF può assistere nel calcolo. Se l’exchange non fornisce questi dati, si può usare la cronologia dell’explorer blockchain per i wallet non custodial.

Ho cripto in perdita: devo comunque dichiararle nell’ISEE?

Sì. Il valore da dichiarare è il valore di mercato al 31 dicembre (o la giacenza media, se maggiore), non il prezzo di acquisto. Se le cripto sono in perdita rispetto all’acquisto, l’ISEE rifletterà il valore attuale (inferiore), non quello di acquisto. Questo è in realtà favorevole per il contribuente.

L’ISEE con criptovalute è diverso dall’ISEE normale?

No, è lo stesso ISEE. Non esiste un “ISEE cripto”: le cripto-attività sono semplicemente una delle voci del patrimonio mobiliare che concorre al calcolo. Il modello DSU è unico.

Dal 2026 l’INPS vede automaticamente le mie cripto?

Progressivamente sì. La direttiva DAC8 impone agli exchange europei di comunicare i dati degli utenti italiani all’Agenzia delle Entrate a partire dal 2026. Questo crea una base dati che può essere incrociata con le DSU presentate. Il rischio di controlli è in aumento significativo rispetto agli anni precedenti.

Cosa fare se ho presentato l’ISEE senza dichiarare le cripto?

Occorre presentare una DSU rettificativa presso il CAF o direttamente all’INPS. La rettifica va effettuata prima di qualsiasi controllo o contestazione per beneficiare di un trattamento più favorevole. Le prestazioni già percepite in eccesso potrebbero dover essere restituite, ma la rettifica spontanea è sempre valutata positivamente dall’INPS. Consulta il nostro articolo sulle criptovalute non dichiarate e il ravvedimento operoso.

Conclusione

Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 sull’ISEE e le criptovalute sono un segnale chiaro: il fisco italiano sta completando il quadro normativo per tracciare e valorizzare le cripto-attività in ogni ambito, dalla tassazione (aliquota sulle plusvalenze al 33% dal 2026) al monitoraggio (Quadro W), fino alle prestazioni sociali agevolate (ISEE). Non essere in regola oggi significa rischiare non solo di perdere agevolazioni, ma anche di dover restituire quanto ricevuto e di affrontare sanzioni crescenti.

Se hai cripto-attività e devi presentare o rinnovare il tuo ISEE, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata: verifichiamo insieme i tuoi dati, calcoliamo la giacenza media e prepariamo la DSU in modo corretto e completo.

Puoi contattarci telefonicamente al 0432 1638640, via WhatsApp al 366 6018121 oppure consultare la nostra guida sulle tasse degli NFT per un approfondimento sugli aspetti fiscali correlati.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-12 08:08:442026-07-23 08:20:25ISEE 2026 e Criptovalute: Le Novità della Legge di Bilancio su Saldo e Giacenza Media
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Saldo IRPEF 2026: scadenza 30 giugno, codici tributo F24 e calcolo acconto

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

Il 30 giugno 2026 e la prima scadenza per il versamento del saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e del primo acconto IRPEF per il 2026. Per chi non riesce a rispettare questa data, c’e la possibilita di differire al 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40%. In questa guida vediamo chi deve pagare, come si calcola l’importo, quali codici tributo F24 usare e cosa fare in caso di ritardo.

Quando scade il saldo IRPEF 2026

Le scadenze per il pagamento del saldo IRPEF 2026 sono:

  • 30 giugno 2026 (martedi): scadenza ordinaria per saldo IRPEF 2025 + primo acconto IRPEF 2026
  • 30 luglio 2026 (giovedi): scadenza differita con maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto

Il 30 giugno 2026 cade di martedi: non ci sono proroghe automatiche per giorni festivi, quindi la scadenza e ferma. Chi sceglie di pagare entro il 30 luglio paga l’importo aumentato dello 0,40% a titolo di interesse.

Per il secondo acconto IRPEF 2026 la scadenza ordinaria e il 1° dicembre 2026 (30 novembre 2026 cade di domenica, slittamento al lunedi successivo).

Chi deve pagare il saldo IRPEF entro il 30 giugno

Sono tenuti al versamento del saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026:

  • Titolari di Partita IVA (regime ordinario e forfettario) che presentano il Modello Redditi PF
  • Lavoratori autonomi e professionisti che hanno redditi non soggetti a ritenuta alla fonte
  • Persone fisiche con redditi da affitti, rendite, plusvalenze non assoggettati a cedolare secca o imposta sostitutiva
  • Contribuenti 730 con conguaglio a debito che non hanno un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che puo trattenere il dovuto dalla busta paga o dalla pensione
  • Societa di persone e soci per la quota di reddito imputata per trasparenza

Non devono pagare autonomamente entro il 30 giugno i dipendenti e pensionati che hanno presentato il 730 con sostituto d’imposta: per loro il conguaglio a debito viene trattenuto direttamente dalla busta paga o dalla pensione a partire dal mese di luglio 2026.

Codici tributo F24 per il saldo IRPEF 2026

Per il versamento tramite Modello F24, questi sono i principali codici tributo:

Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento nel F24
4001Saldo IRPEF persone fisiche2025
4033Primo acconto IRPEF2026
4034Secondo acconto IRPEF2026 (scadenza 1° dicembre)
3800Addizionale regionale IRPEF (saldo)2025
3801Addizionale comunale IRPEF (saldo)2025
2003Saldo IRES societa di capitali2025
2001Primo acconto IRES2026

Attenzione all’anno di riferimento: nel modello F24 il campo “anno di riferimento” deve riportare l’anno d’imposta corretto (2025 per il saldo, 2026 per il primo acconto). Un errore in questo campo puo causare problemi di imputazione del pagamento.

Per approfondire la dichiarazione dei redditi: Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Quando Arriva e Come Funziona

Come si calcola il saldo IRPEF e il primo acconto

Il calcolo del saldo IRPEF si basa sulle aliquote IRPEF 2026 (anno d’imposta 2025), che sono tre scaglioni:

  • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
  • 35% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

La formula di calcolo e:

Saldo IRPEF = IRPEF lorda – detrazioni – acconti versati nel 2025

Se il risultato e positivo (a debito), si versa entro il 30 giugno. Se e negativo (a credito), si genera un rimborso o si usa in compensazione F24.

Per il primo acconto IRPEF 2026, il metodo ordinario (storico) prevede:

  • Se l’imposta netta dell’anno precedente e inferiore a 52 euro: nessun acconto
  • Da 52 a 257,99 euro: versamento in unica soluzione entro il 30 novembre (o 1° dicembre 2026)
  • Da 258 euro in su: primo acconto del 40% entro il 30 giugno + secondo acconto del 60% entro il 1° dicembre

In alternativa al metodo storico, e possibile usare il metodo previsionale: si stima l’imposta che si paghera per il 2026 e si versa l’acconto su quella base, con rischio di sanzioni se la stima e sottostimata.

Per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale, le regole di calcolo degli acconti possono essere diverse: Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole e scadenze

Versamento in unica soluzione o in due rate

Entro il 30 giugno 2026 si versano contemporaneamente:

  • Il saldo IRPEF 2025 (codice 4001)
  • Il primo acconto IRPEF 2026 (codice 4033), se dovuto e superiore a 258 euro
  • Le addizionali regionali e comunali IRPEF (codici 3800 e 3801)

Non esiste una rateizzazione automatica per queste voci nel modello F24: l’importo va versato in un’unica soluzione nella data di scadenza (o differito al 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%).

Diversa e la situazione per i contributi INPS artigiani e commercianti, che hanno cadenze trimestrali separate.

Differimento al 30 luglio 2026: come funziona la maggiorazione

Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo usufruire del differimento al 30 luglio 2026 pagando una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario previsto dalla legge, non di una sanzione.

Esempio pratico: se devi versare un saldo IRPEF di 1.000 euro, pagando entro il 30 luglio dovrai versare 1.004 euro (1.000 + 0,40% = 4 euro di interessi).

La maggiorazione si applica sia al saldo che all’acconto. Non ci sono codici tributo separati per la maggiorazione: va aggiunta direttamente all’importo del versamento.

Modalita di versamento: F24 online, banca e addebito conto

Il Modello F24 si puo versare con le seguenti modalita:

  • F24 online tramite portale Agenzia delle Entrate (accesso con SPID, CIE o credenziali Fisconline): gratuito, disponibile 24/7
  • Homebanking della propria banca: disponibile per tutti i titolari di conto corrente, spesso con addebito diretto
  • Allo sportello bancario o postale: solo per F24 con saldo a debito; possibile commissione
  • Tramite CAF o intermediario abilitato: il CAF compila e trasmette il modello F24 per conto del contribuente

Ricorda che i versamenti F24 a zero (per compensazione integrale del credito) devono essere trasmessi obbligatoriamente in via telematica attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate o un intermediario abilitato.

Link correlato: IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa

Ravvedimento operoso: cosa succede se si paga in ritardo

Se si supera anche la scadenza del 30 luglio senza versare, e possibile regolarizzare la posizione attraverso il ravvedimento operoso, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 e riformato dal D.Lgs. 87/2024.

Con la riforma del D.Lgs. 87/2024 (in vigore dal 1° settembre 2024), la sanzione base per omesso versamento e passata al 25% (precedentemente era il 30%). Le tipologie di ravvedimento piu comuni sono:

Tipo di ravvedimentoQuandoSanzione ridotta
Sprint (brevissimo)Entro 14 giorni dalla scadenza0,1% al giorno (max 1,4%)
BreveDal 15° al 30° giorno1,5% (1/10 di 15%)
MedioDal 31° al 90° giorno1,67% (1/9 del 15%)
Lungo (entro 1 anno)Entro 1 anno dalla scadenza3,125% (1/8 del 25%)
BiennaleEntro 2 anni dalla scadenza3,57% (1/7 del 25%)
Oltre 2 anniOltre 2 anni dalla scadenza4,17% (1/6 del 25%)

Alle sanzioni si aggiungono sempre gli interessi legali (2,5% annuo nel 2026) calcolati sui giorni di ritardo. Il ravvedimento non e possibile dopo l’avvio di un accertamento o di una verifica fiscale.

Il codice tributo da usare per la sanzione da ravvedimento e il 8901 (per IRPEF). Gli interessi si versano con il codice tributo 1989.

Saldo IRES per societa e enti: stessa scadenza del 30 giugno

Anche le societa di capitali con esercizio coincidente con l’anno solare (gennaio-dicembre) devono versare entro il 30 giugno 2026:

  • Saldo IRES 2025: codice tributo 2003
  • Primo acconto IRES 2026: codice tributo 2001
  • Saldo IRAP 2025: codice tributo 3800 (sezione Erario)
  • Primo acconto IRAP 2026: codice tributo 3812

Per le societa con esercizio non coincidente con l’anno solare, la scadenza e il sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio.

Domande frequenti (FAQ)

Ho presentato il 730: devo comunque versare l’IRPEF entro il 30 giugno?

Dipende dalla tua situazione. Se hai un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che gestisce il conguaglio, no: sara lui a trattenerti il dovuto dalla busta paga a partire da luglio. Se non hai un sostituto d’imposta, dovrai versare tu tramite F24 entro il 30 giugno.

Posso compensare il saldo IRPEF con un credito IVA o INPS?

Si, e possibile compensare il debito IRPEF con crediti fiscali o contributivi tramite il modello F24. La compensazione orizzontale (tra tributi diversi) e consentita nei limiti di legge. Per crediti superiori a 5.000 euro, la compensazione richiede il visto di conformita sulla dichiarazione dei redditi.

Cosa succede se non posso pagare entro il 30 luglio?

Se non paghi entro il 30 luglio, scatta l’omesso versamento. La sanzione base e del 25% dell’importo non versato (post D.Lgs. 87/2024). Puoi pero regolarizzare con il ravvedimento operoso, che riduce significativamente la sanzione a seconda di quanto e rapido il pagamento.

Il secondo acconto IRPEF si paga anch’esso a giugno?

No. Il secondo acconto IRPEF 2026 scade il 1° dicembre 2026 (il 30 novembre cade di domenica). Si versa con il codice tributo 4034.

Come si calcola l’addizionale regionale e comunale IRPEF?

Le addizionali regionali e comunali si calcolano applicando le aliquote deliberate da Regione e Comune di residenza al reddito imponibile IRPEF. Il saldo delle addizionali scade insieme al saldo IRPEF (30 giugno), mentre l’acconto dell’addizionale comunale scade al secondo acconto IRPEF (1° dicembre).

Come possiamo aiutarti: il CAF Centro Fiscale di Udine

Il calcolo del saldo IRPEF richiede la corretta lettura della dichiarazione dei redditi e la verifica di acconti, detrazioni e crediti. Se hai dubbi o vuoi essere sicuro di versare l’importo corretto entro il 30 giugno 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per:

  • Calcolo del saldo IRPEF e del primo acconto da dichiarazione dei redditi o 730
  • Compilazione e invio del modello F24
  • Verifica della possibilita di compensazione con crediti fiscali
  • Assistenza per il ravvedimento operoso in caso di versamento tardivo
  • Consulenza su differimento al 30 luglio con calcolo della maggiorazione

Contattaci per un preventivo personalizzato o prenota un appuntamento. Non aspettare l’ultimo giorno: avere il tempo per verificare tutti i calcoli fa la differenza.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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CAF, IMU, TASI E MODELLO F24

IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa

calcolo imu CAF Udine

Una delle domande più frequenti che arrivano allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine riguarda l’IMU 2026: chi è obbligato a pagarla quando un immobile è affittato? La risposta può sembrare scontata ma genera spesso confusione tra proprietari e inquilini. In questo articolo chiariremo una volta per tutte chi paga l’IMU tra proprietario e inquilino, illustrando i principi normativi, i casi particolari, le scadenze del 2026 e come effettuare correttamente il calcolo e il versamento.

L’IMU (Imposta Municipale Propria) è un’imposta patrimoniale prevista dalla Legge n. 160/2019, che ha riformato l’intera disciplina dell’imposizione locale sugli immobili. Il principio base è semplice: l’imposta grava sul possessore dell’immobile, non su chi ci abita temporaneamente in virtù di un contratto di locazione. Detto in parole ancora più dirette: l’inquilino non paga mai l’IMU, salvo pochissime eccezioni che vedremo in seguito.

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Indice dei Contenuti

  1. Chi paga l’IMU: il principio base della legge
  2. IMU su immobile locato: l’imposta è sempre del proprietario
  3. Differenza tra IMU e TARI: chi paga cosa
  4. Casi particolari: canone concordato, comodato, separazione
  5. Come si calcola l’IMU su una seconda casa in affitto
  6. Scadenze IMU 2026: acconto 16 giugno e saldo 16 dicembre
  7. Cosa succede in caso di mancato pagamento dell’IMU
  8. Domande Frequenti (FAQ)

Chi paga l’IMU: il principio base della legge

La risposta alla domanda chi paga l’IMU tra proprietario e inquilino si trova direttamente nel testo di legge. L’art. 9 del D.Lgs. 23/2011 (confermato dalla Legge n. 160/2019 che ha riformato l’IMU) stabilisce con chiarezza che i soggetti passivi dell’imposta sono il proprietario dell’immobile, l’usufruttuario, il titolare del diritto d’uso, d’abitazione, di enfiteusi o di superficie.

L’inquilino, cioè chi occupa l’immobile in virtù di un contratto di locazione (affitto), non è mai soggetto passivo IMU. L’inquilino ha semplicemente il diritto di godere dell’immobile pagando un canone al proprietario, ma non ha alcun diritto reale sull’immobile stesso. E l’IMU colpisce proprio i diritti reali — la proprietà, l’usufrutto, il diritto d’uso — non il semplice godimento temporaneo.

Per capire ancora meglio la distinzione, è utile spiegare cosa si intende per diritto reale: si tratta di un diritto che attribuisce al titolare un potere diretto sulla cosa (nel nostro caso l’immobile), opponibile a chiunque. La proprietà è il diritto reale per eccellenza. L’inquilino, al contrario, ha un diritto personale di godimento, limitato nel tempo e derivante dal contratto, che non lo rende mai titolare dell’imposta patrimoniale.

SoggettoPaga IMU?Motivo
ProprietarioSìTitolare di diritto reale sull’immobile
UsufruttuarioSìHa il godimento dell’immobile per legge
Nuda proprietàNo (sospesa)Il soggetto passivo è l’usufruttuario
Inquilino (locatario)NoHa solo diritto personale, non reale
ComodatarioNoUsa l’immobile a titolo gratuito

IMU su immobile locato: l’imposta è sempre del proprietario

Immagina questa situazione: Marco è proprietario di un appartamento a Udine che affitta a Giulia con un regolare contratto di locazione. Chi dei due deve versare l’IMU 2026? La risposta è Marco, il proprietario. Giulia, come inquilina, non deve e non può essere chiamata a pagare l’IMU. Non importa quanto è lunga la durata del contratto, non importa se è un contratto a canone libero o a canone concordato: l’IMU su immobile locato spetta sempre al proprietario.

Questo è un principio assoluto, non derogabile nemmeno contrattualmente. Anche se proprietario e inquilino inserissero nel contratto una clausola che “trasferisce” l’onere IMU all’inquilino, tale clausola sarebbe nulla nei confronti del Comune (il Comune riscuoterà sempre dal proprietario), e civilisticamente potrebbe creare contestazioni. Il proprietario rimane l’unico soggetto passivo IMU davanti all’erario.

Vale la pena ricordare che la seconda casa — cioè ogni immobile che non sia l’abitazione principale — non è mai esente da IMU. L’esenzione IMU riguarda solo l’abitazione principale (la casa in cui il proprietario risiede e dimora abitualmente), con esclusione delle categorie catastali di lusso (A/1, A/8, A/9). Un appartamento dato in affitto è per definizione una seconda casa del proprietario, quindi soggetto a IMU al tasso deliberato dal Comune.

Per approfondire il calcolo e le aliquote comunali, ti invitiamo a leggere la guida del CAF Centro Fiscale Udine su come calcolare l’IMU 2026, con formula, moltiplicatori e aliquote aggiornate.

Differenza tra IMU e TARI: chi paga cosa

Una confusione frequente riguarda la differenza tra IMU e TARI (Tassa sui Rifiuti). Molti inquilini ricevono avvisi di pagamento dal Comune e si chiedono se debbano pagare anche l’IMU. La risposta è no: le due imposte hanno natura e soggetti passivi completamente diversi.

La TARI è una tassa che colpisce chiunque occupi o detenga locali sul territorio comunale, a qualsiasi titolo. Questo significa che, nel caso di un immobile in affitto, la TARI è a carico dell’inquilino, in quanto è lui che occupa i locali e produce i rifiuti. Il proprietario non occupa l’immobile locato e quindi, salvo accordi diversi, non è il soggetto passivo TARI per quell’immobile.

Riassumendo la differenza fondamentale:

  • IMU: imposta patrimoniale → paga chi ha il diritto reale (proprietario/usufruttuario) → MAI l’inquilino
  • TARI: tassa per la gestione rifiuti → paga chi occupa l’immobile → in genere l’inquilino
  • TASI: soppressa dal 2020, confluita nell’IMU con la Legge 160/2019

Un altro aspetto da tenere a mente riguarda le imposte sulla locazione. Il proprietario che affitta un immobile paga anche imposte sul reddito da locazione, come l’IRPEF (in dichiarazione dei redditi) oppure la cedolare secca (10% per canone concordato o 21% per canone libero), ma queste sono imposte sui redditi, non sull’immobile. L’inquilino, dal canto suo, potrebbe beneficiare di detrazioni fiscali per affitto nel modello 730 2026, come la detrazione per inquilini a basso reddito o per giovani under 31.

Casi particolari: canone concordato, comodato, separazione

Chiarito il principio generale, esistono alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento. Vediamo i casi più frequenti che riguardano l’IMU su immobile locato con sfumature importanti.

Contratto a canone concordato: riduzione IMU del 25%

Uno dei casi più vantaggiosi per il proprietario è il contratto di locazione a canone concordato (art. 2, comma 3, L. 431/1998), stipulato con accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini. In questo caso la legge prevede una riduzione IMU del 25%: l’imposta base si riduce a tre quarti dell’importo ordinario.

Facciamo un esempio concreto. Se per un appartamento a canone libero l’IMU annua è di 600 euro, con un contratto a canone concordato il proprietario pagherà solo 450 euro (600 × 75% = 450 euro). Si tratta di un risparmio significativo che può rendere vantaggioso optare per questo tipo di contratto, soprattutto nelle grandi città dove gli accordi territoriali sono ben strutturati.

Attenzione: la riduzione IMU del 25% per il canone concordato si cumula con le agevolazioni sulla cedolare secca (aliquota ridotta al 10% per i contratti a canone concordato). Il proprietario può quindi beneficiare contemporaneamente di meno IRPEF/cedolare e meno IMU.

Comodato gratuito a parenti: riduzione IMU del 50%

Un’altra situazione diffusa è il comodato d’uso gratuito a parenti in primo grado (genitori-figli). In questo caso — purché il proprietario non possieda altri immobili in Italia al di fuori dell’abitazione principale e del comodato — la base imponibile IMU è ridotta del 50%. Anche qui il soggetto passivo è il proprietario che ha concesso il comodato, non il comodatario che vi abita gratuitamente.

I requisiti per ottenere la riduzione del 50% sono:

  • Il comodato deve essere concesso a figli o genitori (parenti in primo grado)
  • Il comodatario deve risiedervi e dimorarvi abitualmente
  • Il proprietario deve essere residente nello stesso Comune o nel Comune dove si trova la sua abitazione principale
  • Il contratto di comodato deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate
  • Il proprietario non deve possedere altri immobili in Italia (ad eccezione di quello dato in comodato e della propria abitazione principale)

Separazione e divorzio: la casa coniugale assegnata al coniuge

In caso di separazione o divorzio, la casa coniugale viene spesso assegnata al coniuge non proprietario (in genere per garantire la continuità abitativa ai figli minorenni). In questo caso la norma prevede un regime IMU speciale: l’immobile assegnato dal tribunale al coniuge non proprietario è equiparato all’abitazione principale, e quindi esente da IMU (purché non rientri nelle categorie di lusso A/1, A/8, A/9).

Il soggetto passivo IMU in questo caso è il coniuge assegnatario (anche se non proprietario), trattato per legge come se fosse il titolare del diritto reale. Per approfondire, consulta la guida completa sull’IMU sulla casa coniugale in caso di separazione.

L’inquilino usa l’immobile come abitazione principale: cambia qualcosa per il proprietario?

No. Anche se l’inquilino usa l’appartamento come sua unica abitazione principale, il proprietario deve comunque pagare l’IMU come seconda casa, perché l’esenzione per abitazione principale vale solo per il proprietario (o usufruttuario) che vi risiede e vi dimora abitualmente. Il fatto che ci abiti un inquilino non trasforma l’immobile in abitazione principale del proprietario.

In sintesi: l’abitazione principale esente da IMU è quella in cui il proprietario stesso ha la residenza anagrafica e la dimora abituale. Un appartamento affittato a terzi — anche se è la loro casa principale — rimane per il proprietario una seconda casa soggetta a IMU.

Come si calcola l’IMU su una seconda casa in affitto

Il calcolo dell’IMU 2026 su una seconda casa in affitto segue la formula standard dell’imposta municipale. Vediamo i passaggi con un esempio pratico.

La formula di calcolo IMU

IMU = Rendita Catastale × 1,05 (rivalutazione) × Coefficiente × Aliquota Comunale

I passaggi nel dettaglio:

  1. Rendita catastale rivalutata: si moltiplica la rendita catastale (riportata nella visura catastale) per 1,05 (rivalutazione del 5% obbligatoria per legge)
  2. Base imponibile: si moltiplica il risultato per il coefficiente moltiplicatore. Per le abitazioni (categoria A, escluso A/10): il coefficiente è 168 (160 base × 1,05 rivalutazione)
  3. Calcolo IMU: si applica alla base imponibile l’aliquota deliberata dal Comune. L’aliquota base legale è 0,86% (8,6 per mille), ma ogni Comune può deliberare aliquote diverse nel range tra 0,46% (minimo) e 1,06% (massimo)

Esempio pratico: calcolo IMU su appartamento affittato

Supponiamo che Marco possieda un appartamento (categoria catastale A/3, abitazione civile) affittato a Giulia. La rendita catastale dell’immobile è di 600 euro. Il Comune ha deliberato un’aliquota del 1,00% per le seconde case (dentro il range legale 0,46%–1,06%).

Calcolo:

  • Rendita rivalutata: 600 × 1,05 = 630 euro
  • Base imponibile: 630 × 168 = 105.840 euro
  • IMU annua: 105.840 × 1,00% = 1.058,40 euro
  • Acconto (16 giugno): 529,20 euro (50% dell’IMU annua calcolata con aliquota anno precedente)
  • Saldo (16 dicembre): la restante parte, a conguaglio se il Comune ha variato l’aliquota

Se il contratto di affitto fosse a canone concordato, l’IMU sarebbe ridotta del 25%: 1.058,40 × 75% = 793,80 euro annui invece di 1.058,40 euro.

Per un calcolo preciso basato sulla rendita catastale del tuo immobile e sulle aliquote deliberate dal tuo Comune, affidati agli esperti del CAF Centro Fiscale Udine per il calcolo IMU. Il nostro team verifica le aliquote comunali aggiornate e ti aiuta a calcolare esattamente quanto dovuto.

Codici tributo F24 per il versamento IMU

Il versamento dell’IMU si effettua tramite modello F24, oppure tramite apposito bollettino postale. I codici tributo da utilizzare per una seconda casa in affitto sono:

  • Codice tributo 3918: fabbricati diversi dall’abitazione principale (seconda casa, immobili locati)
  • Codice tributo 3912: abitazione principale di lusso (categorie A/1, A/8, A/9)
  • Codice tributo 3925: immobili categoria D, quota Stato
  • Codice tributo 3930: immobili categoria D, quota Comune

Scadenze IMU 2026: acconto 16 giugno e saldo 16 dicembre

Per l’anno di imposta 2026, le scadenze per il versamento dell’IMU sono:

RataScadenzaImporto
Acconto IMU 202616 giugno 202650% dell’IMU calcolata con le aliquote dell’anno precedente (2025)
Saldo IMU 202616 dicembre 2026Importo a conguaglio con le aliquote 2026 deliberate dal Comune

La scadenza dell’acconto IMU è il 16 giugno 2026. Per il 2026, il 16 giugno è un martedì, quindi la scadenza è confermata senza proroghe.

Un aspetto importante: l’acconto si calcola sulla base delle aliquote deliberate dal Comune nell’anno precedente (2025). Se il Comune non ha ancora approvato le nuove delibere per il 2026, si usano le aliquote 2025 sia per l’acconto che per il saldo. Qualora il Comune approvi nuove aliquote dopo la scadenza dell’acconto, la differenza si conguaglia con il saldo di dicembre.

Per un supporto completo sull’acconto IMU 2026, consulta anche la guida su acconto IMU 2026: scadenza, calcolo e versamento F24 e il IMU 2026 per pensionati e casi particolari.

Dichiarazione IMU: quando è obbligatoria

Oltre al versamento, esiste anche la dichiarazione IMU, che non è un obbligo annuale ma deve essere presentata quando ci sono variazioni che non risultano automaticamente all’Agenzia delle Entrate (acquisto o vendita di un immobile, variazioni di utilizzo, agevolazioni non conoscibili d’ufficio come il comodato). La scadenza per la dichiarazione IMU è il 30 giugno dell’anno successivo alla variazione. Per maggiori dettagli leggi la guida sulla dichiarazione IMU 2026.

Cosa succede in caso di mancato pagamento dell’IMU

Il mancato pagamento dell’IMU espone il proprietario a sanzioni e interessi. È importante sottolineare che le sanzioni riguardano esclusivamente il proprietario (soggetto passivo dell’imposta), mai l’inquilino. Vediamo quali sono le conseguenze e i rimedi.

Sanzioni per omesso o tardivo versamento IMU

In caso di omesso o insufficiente versamento IMU, il Comune può notificare un avviso di accertamento con sanzione ordinaria dal 25% al 30% dell’importo non versato, più interessi di mora. Il ravvedimento operoso consente di regolarizzare il versamento tardivo con sanzioni molto più basse rispetto all’accertamento. Le percentuali dipendono da quando si regolarizza:

  • Entro 14 giorni dalla scadenza: sanzione pari allo 0,1% giornaliero (fino all’1,4%)
  • Entro 30 giorni: sanzione dell’1,5%
  • Entro 90 giorni: sanzione del 1,67%
  • Entro 1 anno: sanzione del 3,75%
  • Oltre 1 anno: sanzione del 4,29%

Se hai perso la scadenza dell’acconto IMU del 16 giugno 2026, non aspettare: contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per calcolare il ravvedimento operoso e regolarizzare al più presto, minimizzando le sanzioni. Il servizio è disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia.

Prescrizione dell’IMU: quanti anni può andare indietro il Comune?

Il Comune può accertare l’omesso versamento IMU entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere effettuato il versamento. Ad esempio, per l’acconto IMU 2026 (scadenza 16 giugno 2026), il termine di prescrizione scade il 31 dicembre 2031. Questo significa che il proprietario deve conservare le ricevute di pagamento (F24) per almeno 5 anni.

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Domande Frequenti sull’IMU e la Locazione

L’inquilino deve pagare l’IMU?

No. L’inquilino non è mai soggetto passivo IMU. L’IMU è un’imposta patrimoniale che colpisce il possessore del diritto reale sull’immobile (proprietario, usufruttuario, ecc.). L’inquilino ha un diritto personale di godimento derivante dal contratto di locazione, non un diritto reale, e quindi non paga mai l’IMU. Questa regola è inderogabile anche contrattualmente: se il contratto prevede che l’inquilino paghi l’IMU, tale clausola è nulla nei confronti del Comune.

Il proprietario paga l’IMU anche se l’appartamento è affittato?

Sì. Il proprietario di un immobile locato è sempre soggetto passivo IMU per quell’immobile, poiché per lui si tratta di una seconda casa. L’unica agevolazione disponibile è la riduzione IMU del 25% in caso di contratto di locazione a canone concordato (art. 2 c. 3 L. 431/1998).

Quando è previsto l’acconto IMU 2026?

L’acconto IMU 2026 scade il 16 giugno 2026. L’importo da versare è pari al 50% dell’IMU calcolata con le aliquote deliberate dal Comune per l’anno precedente (2025). Il saldo IMU 2026 scade invece il 16 dicembre 2026.

Qual è l’aliquota IMU 2026 per una seconda casa in affitto?

L’aliquota IMU per le seconde case (incluse quelle in affitto) è deliberata da ogni singolo Comune nel range tra un minimo di 0,46% e un massimo di 1,06%. L’aliquota base legale di riferimento è 0,86% (8,6 per mille). Per conoscere l’aliquota esatta del tuo Comune, consulta il portale IMU del MEF.

Con il contratto a canone concordato si paga meno IMU?

Sì. Per i contratti di locazione a canone concordato (stipulati ai sensi dell’art. 2 c. 3 della L. 431/1998), la legge prevede una riduzione IMU del 25%. Il proprietario paga l’IMU calcolata su un importo pari al 75% di quello ordinario. La riduzione si cumula con l’aliquota agevolata della cedolare secca (10%) per questo tipo di contratto.

Chi paga l’IMU in caso di comodato gratuito?

In caso di comodato d’uso gratuito, il soggetto passivo IMU rimane il proprietario (concedente il comodato). Tuttavia, se il comodato è concesso a figli o genitori (parenti di primo grado) che vi risiedono stabilmente, e se sono rispettati tutti i requisiti di legge (contratto registrato, proprietario senza altri immobili in Italia), la base imponibile IMU è ridotta del 50%.

Hai bisogno di assistenza per l’IMU 2026?

Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per calcolare l’IMU dovuta, verificare le aliquote del tuo Comune e aiutarti nel versamento corretto tramite modello F24. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine (Viale Giuseppe Tullio 13) che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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    Per consultare tutte le scadenze fiscali di giugno 2026, visita il calendario completo delle scadenze fiscali giugno 2026.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 09:46:332026-06-11 07:41:19IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa
    CAF

    Agevolazioni Fiscali Separazione e Divorzio 2026: Esenzioni e Benefici

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La legge italiana prevede importanti agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio, con l’obiettivo di ridurre il peso economico della fine del matrimonio. Esenzioni dall’imposta di bollo, dall’imposta di registro e da ogni altra tassa: ecco tutte le agevolazioni separazione 2026 che devi conoscere per risparmiare durante e dopo il procedimento di separazione o divorzio.

    Indice dei contenuti

    1. L’esenzione dell’articolo 19 Legge 74/1987
    2. Quali atti sono esenti nella separazione
    3. Trasferimenti immobiliari esenti da imposte
    4. Agevolazioni prima casa per coniugi separati
    5. Negoziazione assistita e accordi in Comune
    6. Domande frequenti
    7. Conclusione

    L’Esenzione dell’Articolo 19: Il Pilastro delle Agevolazioni Separazione

    Il fondamento di tutte le agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio e l’articolo 19 della Legge n. 74 del 1987. Questa norma stabilisce che tutti gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

    La Corte Costituzionale, con la storica sentenza n. 202/2003, ha esteso questa esenzione anche ai procedimenti di separazione personale dei coniugi, non solo al divorzio. Questo significa che dal 2003 tutte le agevolazioni si applicano sia alla separazione che al divorzio. Per un quadro completo, consulta la guida agli aspetti fiscali della separazione 2026.

    Quali Atti Sono Esenti nella Separazione e nel Divorzio

    Le agevolazioni della separazione coprono una vasta gamma di atti e documenti. Ecco i principali atti esenti da imposte:

    • Sentenze di separazione e divorzio emesse dal tribunale
    • Verbali di separazione consensuale omologati
    • Accordi di negoziazione assistita (dal 2014)
    • Accordi conclusi davanti all’ufficiale di stato civile in Comune (dal 2014)
    • Atti notarili di trasferimento immobiliare eseguiti in attuazione degli accordi
    • Iscrizioni e trascrizioni nei registri immobiliari
    • Annotazioni di modifica degli atti di matrimonio

    L’esenzione si applica anche alle copie autentiche degli atti, alle certificazioni e a tutti i documenti connessi al procedimento. Il risparmio complessivo puo essere molto significativo, soprattutto quando ci sono trasferimenti di beni immobili.

    Trasferimenti Immobiliari Esenti da Imposte nella Separazione

    Una delle agevolazioni separazione piu rilevanti dal punto di vista economico riguarda i trasferimenti di beni immobili tra coniugi. Quando un coniuge trasferisce all’altro la proprieta (o una quota) di un immobile come parte dell’accordo di separazione, l’operazione e completamente esente da:

    • Imposta di registro (normalmente 2% o 9% del valore catastale)
    • Imposta ipotecaria (normalmente 50 euro fissi o 2%)
    • Imposta catastale (normalmente 50 euro fissi o 1%)
    • Imposta di bollo
    • Tasse ipotecarie

    Per dare un’idea del risparmio: se un immobile ha un valore catastale di 200.000 euro, l’imposta di registro ordinaria sarebbe di 18.000 euro (9%) per una seconda casa. Con l’esenzione della separazione, il trasferimento e gratuito. Anche per la prima casa, si risparmiano circa 4.000 euro di imposte. Per le regole sulla casa coniugale e l’IMU, consulta la guida dedicata.

    Agevolazioni Prima Casa per Coniugi Separati

    Le agevolazioni prima casa nella separazione seguono regole speciali particolarmente favorevoli:

    • No decadenza: se cedi la tua quota all’ex coniuge nell’accordo di separazione, non perdi le agevolazioni prima casa anche se non sono trascorsi 5 anni dall’acquisto
    • Riacquisto agevolato: il coniuge che cede la quota puo acquistare un nuovo immobile con le agevolazioni prima casa
    • Credito d’imposta: se hai ceduto la prima casa e ne acquisti un’altra, puoi utilizzare il credito d’imposta per le imposte pagate sul primo acquisto

    Queste regole permettono di gestire la transizione immobiliare post-separazione senza penalizzazioni fiscali, un vantaggio che puo valere diverse migliaia di euro. E consigliabile verificare la propria situazione con un professionista prima di procedere.

    Negoziazione Assistita e Accordi in Comune: Stesse Esenzioni

    Dal 2014, con il Decreto Legge n. 132/2014, e possibile separarsi anche tramite negoziazione assistita (con gli avvocati) o con accordo davanti all’ufficiale di stato civile in Comune. Le agevolazioni fiscali si applicano anche a queste modalita.

    La negoziazione assistita e particolarmente vantaggiosa perche permette anche i trasferimenti immobiliari (cosa non possibile con l’accordo in Comune). Gli atti della negoziazione assistita godono delle stesse esenzioni previste dall’art. 19 della Legge 74/1987 per i procedimenti giudiziari.

    L’accordo in Comune, invece, e la via piu economica e rapida ma non consente trasferimenti patrimoniali: e indicato solo per le separazioni “semplici”, senza figli minori o incapaci e senza necessita di regolare questioni patrimoniali. In questo caso, l’accordo e completamente gratuito e non richiede nemmeno l’assistenza di un avvocato.

    Domande Frequenti sulle Agevolazioni Separazione

    L’esenzione vale anche per le unioni civili?

    Si, le stesse agevolazioni fiscali previste per la separazione e il divorzio si applicano anche allo scioglimento delle unioni civili, in base alla Legge n. 76/2016 (legge Cirinna).

    Devo pagare il notaio per il trasferimento immobiliare?

    Le imposte sono esenti, ma la parcella del notaio e comunque dovuta se il trasferimento avviene tramite atto notarile. L’onorario del notaio non rientra nell’esenzione. Se il trasferimento e disposto direttamente nella sentenza del tribunale o nella negoziazione assistita, non serve il notaio.

    L’esenzione copre anche la plusvalenza sulla vendita?

    L’esenzione dell’art. 19 copre le imposte indirette (registro, bollo, ipotecaria, catastale). La plusvalenza sulla vendita di immobili e un’imposta diretta (IRPEF) e segue regole diverse. Tuttavia, i trasferimenti tra coniugi nell’accordo di separazione non generano plusvalenza tassabile.

    Conclusione

    Le agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio nel 2026 rappresentano un aiuto concreto per le coppie che affrontano la fine del matrimonio. Dall’esenzione dell’imposta di registro ai benefici sulla prima casa, conoscere questi vantaggi puo far risparmiare migliaia di euro. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per aiutarti a sfruttare tutte le agevolazioni disponibili. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 09:00:002026-04-08 09:35:24Agevolazioni Fiscali Separazione e Divorzio 2026: Esenzioni e Benefici
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze

    Modello 730 Dichiarazione dei redditi CAF Udine

    Il Modello Redditi 2026 porta con sé una delle novità più rilevanti degli ultimi anni per lavoratori autonomi e imprenditori: il Concordato Preventivo Biennale (CPB). Si tratta di un accordo fiscale tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate che definisce in anticipo il reddito imponibile per due anni, con vantaggi significativi in termini di certezza e pianificazione fiscale.

    Se hai una partita IVA, sei soggetto agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) oppure sei in regime forfettario, questa guida è pensata per te. Nelle prossime sezioni troverai tutto quello che devi sapere: cos’è il CPB, chi può aderire, quali sono i limiti e le esclusioni, come compilare i quadri dedicati nel Modello Redditi 2026 e soprattutto le scadenze aggiornate da non perdere.

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    Cos’è il Concordato Preventivo Biennale (CPB) e come funziona

    Il Concordato Preventivo Biennale è uno strumento introdotto con il D.Lgs. 13/2024, nell’ambito della riforma fiscale voluta dalla Legge delega n. 111/2023. In parole semplici, si tratta di un accordo volontario tra il contribuente e il Fisco: l’Agenzia delle Entrate propone un reddito concordato (calcolato in base agli ISA, ai dati storici e ai parametri macroeconomici), e se il contribuente accetta, pagherà le tasse su quel reddito per i due anni successivi, indipendentemente da quello che guadagnerà effettivamente.

    Facciamo un esempio pratico. Immagina che Luigi sia un idraulico con partita IVA. L’Agenzia delle Entrate gli propone un reddito concordato di 35.000 euro per il biennio 2024-2025. Se Luigi accetta:

    • Se guadagna 40.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (risparmio fiscale);
    • Se guadagna 30.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (nessun vantaggio in questo caso);
    • Ha la certezza di sapere in anticipo quanto pagherà di imposte, facilitando la pianificazione finanziaria.

    Il CPB è quindi conveniente soprattutto per chi prevede di aumentare i propri ricavi rispetto all’anno precedente, o per chi vuole semplicemente pianificare con certezza le proprie obbligazioni fiscali.

    Chi può aderire al CPB nel 2026: i requisiti

    Per il Modello Redditi 2026 (che riguarda i redditi 2025), il CPB entra nella sua seconda tornata applicativa. Possono accedere al concordato:

    CategoriaRequisito
    Persone fisiche esercenti attività d’impresa o lavoro autonomoApplicazione degli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)
    Contribuenti in regime forfettarioAmmessi con specifica proposta semplificata (introdotta dal D.Lgs. 108/2024)
    Società di persone, associazioni professionali, SNC, SASApplicazione degli ISA al soggetto
    Enti non commerciali con attività d’impresaApplicazione degli ISA alla parte commerciale

    Per accedere al CPB, il contribuente deve inoltre soddisfare queste condizioni preliminari:

    • Nessuna condanna penale per reati tributari nei tre anni precedenti;
    • Nessuna omessa dichiarazione nel triennio 2022-2024;
    • Nessun debito tributario o contributivo superiore a 5.000 euro (al netto di sospensioni o rateazioni in corso);
    • Attività avviata da almeno due periodi d’imposta (chi ha aperto la partita IVA da meno di due anni è escluso).

    Chi è escluso dal Concordato Preventivo Biennale

    Non tutti i contribuenti con partita IVA possono aderire al CPB. Sono esclusi:

    • Coloro che applicano regimi speciali IVA (es. regime del margine per beni usati, agenzie di viaggio, ecc.);
    • I contribuenti con redditi di impresa o lavoro autonomo non determinabili in modo univoco;
    • Chi ha cessato o avviato l’attività nell’anno d’imposta in esame;
    • Le società di capitali (S.r.l., S.p.A.) non sono soggetti ISA in senso stretto, quindi sono escluse;
    • I contribuenti con debiti tributari superiori a 5.000 euro non rateizzati o non sospesi.

    Attenzione: l’esclusione per debiti tributari va verificata alla data di presentazione della dichiarazione. Se hai un piano di rateizzazione in corso e stai rispettando le rate, il debito non conta ai fini dell’esclusione.

    Le cause di cessazione e decadenza dal CPB

    Una volta aderito al CPB, è importante sapere che l’accordo può cessare o decadere al verificarsi di determinate condizioni. La differenza è rilevante:

    • Cessazione: si verifica quando cambiano in modo sostanziale le condizioni dell’attività (es. cessione o affitto dell’azienda, modifica dell’attività che fa cambiare il codice ISA). In caso di cessazione, il concordato si interrompe ma senza sanzioni;
    • Decadenza: scatta invece quando il contribuente viola le regole del concordato (es. accertamento di maggiori redditi superiori al 30% di quelli concordati, omessa o infedele dichiarazione, reati tributari). In caso di decadenza, si perdono tutti i benefici e si è soggetti ad accertamento ordinario per tutto il biennio.

    Il limite della variazione del 30% è particolarmente importante: se in sede di accertamento emerge che il reddito effettivo supera quello concordato di oltre il 30%, il concordato decade retroattivamente.

    Modello Redditi 2026: i quadri dedicati al CPB

    Nel Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno d’imposta 2025), i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 trovano specifici quadri e righi dedicati. Ecco la mappa dei quadri principali:

    QuadroContenuto CPBChi lo compila
    Quadro LMRigo LM34 (forfettari): reddito concordato proposto, reddito concordato accettato, differenza rispetto al reddito effettivoContribuenti forfettari aderenti CPB
    Quadro RE / RF / RGRighi specifici per indicare il reddito concordato e il reddito effettivo; la base imponibile è il maggiore tra i dueProfessionisti (RE), imprese ordinarie (RF), imprese semplificate (RG)
    Quadro RRSezione II: contributi previdenziali calcolati sul reddito concordato (non su quello effettivo se inferiore)Tutti i soggetti ISA aderenti CPB
    Quadro ISAIndicatori di affidabilità: va compilato anche dai contribuenti CPB per determinare la proposta dell’anno successivoTutti i soggetti ISA

    Un aspetto da non sottovalutare riguarda i contributi previdenziali: se hai aderito al CPB e il tuo reddito concordato è superiore a quello effettivo, i contributi INPS (o alla cassa previdenziale di categoria) si calcolano sul reddito concordato, non su quello reale. Questo può rappresentare un costo aggiuntivo da pianificare. Per approfondire la compilazione del Quadro RR, puoi leggere la nostra guida su Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi.

    Scadenze 2026 per il Modello Redditi e il CPB: calendario aggiornato

    Le scadenze per il Modello Redditi 2026 sono cruciali. Di seguito il calendario aggiornato con le date ufficiali:

    ScadenzaAdempimentoChi riguarda
    30 giugno 2026Saldo IRPEF anno d’imposta 2025 + primo acconto 2026 (rata unica o prima rata)Tutti i contribuenti Modello Redditi
    30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione dello 0,40%Chi differisce il pagamento
    20 luglio 2026Proroga versamenti per soggetti ISA e forfettari (se confermata dal MEF)Partite IVA ISA e forfettari
    31 ottobre 2026Termine per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 (trasmissione telematica)Contribuenti ISA e forfettari che intendono aderire
    30 novembre 2026Termine invio Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno 2025)Tutti i soggetti Modello Redditi
    30 novembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (con metodo storico)Tutti i contribuenti Modello Redditi

    Nota importante sulla proroga ISA/forfettari: ogni anno il MEF valuta se concedere la proroga al 20 luglio (o data analoga) per i contribuenti che applicano gli ISA e per i forfettari. Nel 2025 la proroga è stata confermata al 20 luglio. Per il 2026, ti consigliamo di monitorare i comunicati ufficiali. Puoi consultare la nostra notizia sulla Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

    Come si calcola la proposta CPB: il ruolo degli ISA

    La proposta di concordato viene elaborata dall’Agenzia delle Entrate attraverso il software ISA (gli Indici Sintetici di Affidabilità), che misura l’affidabilità fiscale del contribuente su una scala da 1 a 10. Chi ha un punteggio ISA alto (8, 9 o 10) riceve in genere proposte di concordato più vantaggiose rispetto a chi ha punteggi bassi.

    Il calcolo della proposta tiene conto di:

    • Il reddito dichiarato negli ultimi due anni;
    • Il punteggio ISA dell’ultimo anno disponibile;
    • I parametri macroeconomici del settore (andamento del comparto, inflazione, ecc.);
    • Le variabili strutturali dell’attività (dipendenti, beni strumentali, localizzazione geografica).

    La proposta viene resa disponibile tramite il software ISA/CPB dell’Agenzia delle Entrate a partire dal mese di maggio di ogni anno. Il contribuente, con il supporto del proprio intermediario fiscale (CAF, commercialista), la analizza e decide se accettarla o rifiutarla entro la scadenza prevista.

    CPB e ravvedimento speciale: cosa prevede la sanatoria 2026

    Una delle novità piu’ discusse del 2026 riguarda la possibilità di ravvedimento speciale per i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 ma si trovano in situazioni di irregolarità. Il decreto legge che ha introdotto questa possibilità prevede che i soggetti CPB possano regolarizzare le annualità 2018-2022 versando un’imposta sostitutiva sulle eventuali differenze di reddito non dichiarate.

    Questa opportunità ha una finestra temporale precisa: occorre verificare le scadenze ufficiali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, poiché i termini possono essere modificati da provvedimenti successivi. Per tutti i dettagli sul ravvedimento speciale e le ultime proroghe, consulta il nostro articolo dedicato: Ravvedimento Speciale CPB 2026: Scadenza 16 Marzo e Calcolo Imposta F24.

    Vuoi sapere se c’e’ ancora la possibilita’ di riaprire il ravvedimento? Leggi anche: Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB.

    Vantaggi e svantaggi del CPB: conviene aderire?

    Prima di decidere se aderire al Concordato Preventivo Biennale, è fondamentale valutare attentamente pro e contro in base alla propria situazione specifica.

    Vantaggi CPBSvantaggi CPB
    Certezza fiscale per due anni: sai già quanto pagheraiSe guadagni meno del reddito concordato, paghi comunque di più
    Riduzione del rischio di accertamenti fiscali per i due anni copertiI contributi previdenziali si calcolano sul reddito concordato (anche se effettivo è inferiore)
    Se guadagni più del reddito concordato, non paghi imposte sulla parte eccedenteClausola di decadenza: un accertamento con scarto >30% fa perdere tutti i benefici
    Pianificazione finanziaria semplificataNon adatto a chi prevede un calo significativo dei ricavi
    Possibili benefici premiali ISA (esonero da alcune comunicazioni, accesso a contributi agevolati)Minore flessibilità nella gestione fiscale

    La valutazione va fatta caso per caso. In linea generale, il CPB conviene di più a chi:

    • Ha un punteggio ISA alto (7 o superiore);
    • Prevede un andamento positivo o stabile dell’attività nel biennio;
    • Vuole ridurre il rischio di accertamenti e avere certezza fiscale;
    • Ha una buona capacità di pianificazione finanziaria.

    Al contrario, è sconsigliato per chi prevede una riduzione significativa dei ricavi o si trova in una fase di riorganizzazione dell’attività.

    Modello Redditi 2026: le altre novità da conoscere

    Il Modello Redditi 2026 non riguarda solo il CPB. Ecco le principali novità che trovano spazio nel modello dichiarativo quest’anno:

    • Nuovo Quadro W (cripto-attività): i contribuenti che detengono criptovalute devono dichiarare il possesso nel Quadro W e calcolare l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) all’aliquota del 2 per mille. Dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze da cripto sale al 33% (era 26% fino al 2025), in base alla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024);
    • Riforma scaglioni IRPEF: dal 2024 è in vigore la nuova struttura a tre scaglioni (23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro). Il Modello Redditi 2026 recepisce questa struttura;
    • Nuovi limiti per il forfettario: la soglia di reddito da lavoro dipendente che causa esclusione dal regime forfettario e’ stata elevata a 35.000 euro (da 30.000 euro) dalla Legge di Bilancio 2025 e resta confermata per il 2026;
    • Quadro RR sezione CPB: nuova sezione dedicata al calcolo dei contributi previdenziali per i soggetti aderenti al concordato;
    • Detrazioni 2026: il nuovo sistema di detrazioni IRPEF (introdotto dalla Legge di Bilancio 2025) prevede la riduzione delle detrazioni per redditi superiori a 75.000 euro, con coefficiente variabile in base al numero di figli.

    Come presentare il Modello Redditi 2026: modalità e intermediari

    Il Modello Redditi PF 2026 può essere presentato attraverso diverse modalità:

    • Tramite il CAF (Centro di Assistenza Fiscale): è la soluzione piu’ comoda per privati e partite IVA che vogliono essere assistiti nella compilazione. Il CAF verifica la correttezza dei dati, gestisce la trasmissione telematica e fornisce l’assistenza in caso di controlli;
    • Tramite commercialista o consulente fiscale: consigliato per situazioni più complesse (società, operazioni straordinarie, ecc.);
    • In autonomia tramite i canali telematici AdE: possibile per chi ha sufficiente dimestichezza con i software fiscali (Entratel o Fiscoline).

    Per quanto riguarda il CPB nel 2026, la proposta di concordato viene elaborata con il software ISA/CPB distribuito dall’Agenzia delle Entrate e installabile dagli intermediari abilitati. Non è disponibile un percorso autonomo per il contribuente non abilitato: è necessario rivolgersi a un intermediario fiscale.

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    Domande frequenti (FAQ)

    Il Concordato Preventivo Biennale è obbligatorio?

    No, il CPB è del tutto volontario. Il contribuente riceve una proposta dall’Agenzia delle Entrate e può liberamente accettarla o rifiutarla. Non ci sono sanzioni o conseguenze negative per chi decide di non aderire. Semplicemente, chi non aderisce continua a dichiarare il reddito effettivo con le modalità ordinarie.

    Se aderisco al CPB e guadagno meno del reddito concordato, posso rescindere?

    In linea generale, no. Una volta accettata la proposta, il concordato è vincolante per i due anni coperti. Esistono però le cause di cessazione che permettono di uscire dall’accordo senza sanzioni in caso di eventi straordinari (es. cessione dell’azienda, trasformazione sostanziale dell’attività). Non basta invece il semplice fatto di aver guadagnato meno del previsto.

    Cosa succede se non pago le imposte sul reddito concordato?

    Il mancato versamento delle imposte dovute sul reddito concordato è equiparato al mancato versamento delle imposte ordinarie: si applicano le sanzioni previste dal D.Lgs. 472/1997 (sanzione del 30% sull’importo non versato, con possibilità di ravvedimento operoso). Il CPB non modifica le regole sanzionatorie per i ritardi nei pagamenti.

    I forfettari possono aderire al CPB nel 2026?

    Sì, i contribuenti in regime forfettario possono aderire al CPB con una procedura semplificata introdotta dal D.Lgs. 108/2024. La proposta per i forfettari è basata su parametri specifici legati al regime agevolato, diversi da quelli ISA usati per i soggetti in regime ordinario. Il reddito concordato viene indicato nel Quadro LM del Modello Redditi.

    Qual è la scadenza per aderire al CPB nel 2026?

    Per il biennio 2026-2027, la scadenza ordinaria per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 è fissata al 31 ottobre 2026 (invio telematico tramite intermediario). Attenzione: questa data è distinta dal termine di presentazione del Modello Redditi PF 2026 che è il 30 novembre 2026. Ogni anno l’Agenzia delle Entrate rende disponibile il software per la visualizzazione e accettazione della proposta a partire da maggio. Ti consigliamo di contattare il CAF Centro Fiscale per verificare la proposta personalizzata.

    Il CAF può assistermi per la valutazione del CPB?

    Assolutamente sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine è abilitato all’assistenza fiscale per partite IVA soggette a ISA e per i contribuenti forfettari. I nostri esperti possono analizzare con te la proposta di concordato, calcolare la convenienza in base alla tua situazione specifica e gestire la trasmissione telematica dell’accettazione. Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

    Per approfondire altri aspetti della dichiarazione dei redditi 2026, potresti trovare utile anche il nostro articolo su Il Quadro F del Modello 730/2026: Acconti, Crediti e Novità del Rigo F15.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/10/Modello-730-1-e1697092544252.png 625 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 08:46:332026-06-11 07:25:36Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze
    CAF

    Casa Coniugale nella Separazione: IMU, Tasse e Diritto di Abitazione

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La casa coniugale e spesso il bene piu importante nella separazione. Chi paga l’IMU? Cosa succede al diritto di abitazione? La casa assegnata dal giudice e esente da imposte? Queste sono domande frequentissime tra i coniugi che si separano. In questa guida analizziamo tutti gli aspetti fiscali legati alla casa coniugale nella separazione, con particolare attenzione all’IMU e alle tasse nel 2026.

    Indice dei contenuti

    1. Assegnazione della casa coniugale
    2. IMU sulla casa coniugale dopo la separazione
    3. Il diritto di abitazione nella separazione
    4. Casa in comproprieta: chi paga cosa
    5. Vendita della casa coniugale e tasse
    6. Domande frequenti
    7. Conclusione

    Assegnazione della Casa Coniugale nella Separazione

    L’assegnazione della casa coniugale e un provvedimento del giudice che attribuisce a uno dei coniugi il diritto di continuare a vivere nell’abitazione familiare. La finalita principale e tutelare i figli, garantendo loro la continuita dell’ambiente domestico. Per questo motivo, la casa viene generalmente assegnata al genitore collocatario, cioe quello con cui i figli vivono prevalentemente.

    L’assegnazione puo avvenire anche in assenza di figli, ma in questo caso il giudice la dispone solo in situazioni particolari. E importante sottolineare che l’assegnazione della casa non trasferisce la proprieta: il coniuge assegnatario ottiene un diritto di abitazione, che e un diritto reale di godimento diverso dalla proprieta. Per tutti gli aspetti fiscali della separazione, consulta la guida completa 2026.

    IMU sulla Casa Coniugale dopo la Separazione: Chi Paga

    La questione dell’IMU sulla casa coniugale e una delle piu importanti dal punto di vista fiscale. La regola e chiara: il soggetto passivo dell’IMU e il coniuge assegnatario, in quanto titolare del diritto di abitazione. Non importa chi sia il proprietario dell’immobile.

    La buona notizia e che se il coniuge assegnatario ha la residenza e la dimora abituale nell’immobile, questo e considerato abitazione principale ed e quindi esente da IMU (salvo immobili di lusso, categorie A/1, A/8 e A/9). Questo significa che nella maggior parte dei casi, nessuno paga l’IMU sulla casa coniugale assegnata.

    Il coniuge proprietario non assegnatario non deve pagare l’IMU sulla casa assegnata all’altro. Tuttavia, se possiede altri immobili, su quelli dovra pagare l’IMU secondo le aliquote ordinarie del comune, senza poter beneficiare dell’esenzione per abitazione principale.

    Il Diritto di Abitazione nella Separazione: Cosa Comporta

    Il diritto di abitazione e un diritto reale che conferisce al coniuge assegnatario la facolta di vivere nell’immobile con la propria famiglia. Questo diritto ha importanti conseguenze fiscali e pratiche:

    • Il diritto e opponibile ai terzi se trascritto nei registri immobiliari (fondamentale in caso di vendita dell’immobile da parte del proprietario)
    • Il coniuge assegnatario e responsabile per l’IMU (ma esente se abitazione principale)
    • Le spese ordinarie di manutenzione sono a carico dell’assegnatario
    • Le spese straordinarie restano a carico del proprietario
    • La TARI (tassa rifiuti) e a carico dell’occupante, cioe il coniuge assegnatario

    Il diritto di abitazione cessa quando vengono meno i presupposti che lo hanno originato: ad esempio, quando i figli diventano economicamente autosufficienti, quando l’assegnatario va a convivere con un nuovo partner o si risposa, o per decisione del giudice.

    Casa in Comproprieta: Come Funzionano le Tasse nella Separazione

    Quando la casa coniugale e in comproprieta (ad esempio 50% ciascun coniuge), le regole fiscali possono sembrare complesse, ma in realta il principio resta lo stesso.

    Per l’IMU, il coniuge assegnatario e soggetto passivo per l’intera quota dell’immobile (non solo per la sua meta). L’esenzione per abitazione principale si applica percio all’intero immobile. Il coniuge comproprietario non assegnatario non deve pagare nulla sull’immobile assegnato.

    Per la dichiarazione dei redditi, il coniuge assegnatario dichiara il reddito catastale dell’immobile per l’intera quota, beneficiando pero della deduzione per abitazione principale. Il coniuge non assegnatario non dichiara nulla per quell’immobile. Per le regole sulla dichiarazione post-separazione, consulta la guida agli aspetti fiscali della separazione.

    Vendita della Casa Coniugale e Tasse nella Separazione

    In molti casi, i coniugi decidono di vendere la casa coniugale e dividere il ricavato. Ecco le implicazioni fiscali principali:

    • Se la vendita avviene entro 5 anni dall’acquisto, la plusvalenza e tassata (salvo esenzioni per abitazione principale)
    • Se la casa era stata acquistata con agevolazioni prima casa e viene venduta entro 5 anni, si decade dalle agevolazioni a meno che non si riacquisti entro un anno
    • Il trasferimento tra coniugi nell’ambito della separazione e esente da imposte (Legge 74/1987)

    Un’opzione frequente e che un coniuge acquisti la quota dell’altro: se questo avviene nell’accordo di separazione, l’operazione e esente da imposte. Se avviene successivamente come compravendita ordinaria, si applicano le imposte normali. Per le esenzioni complete, leggi agevolazioni fiscali separazione 2026.

    Domande Frequenti sulla Casa Coniugale

    Se vado via di casa devo continuare a pagare il mutuo?

    Si, se sei cointestatario del mutuo, l’obbligo di pagamento resta indipendentemente dall’assegnazione della casa. Il mutuo e un rapporto con la banca che non viene modificato dalla separazione. Tuttavia, le rate di mutuo possono essere considerate dal giudice nella determinazione dell’assegno di mantenimento.

    Posso detrarre gli interessi del mutuo se non vivo piu nella casa?

    In linea generale, la detrazione degli interessi del mutuo prima casa richiede che l’immobile sia adibito ad abitazione principale. Tuttavia, per i coniugi separati esiste un’eccezione: il coniuge che si e trasferito puo continuare a detrarre gli interessi se l’immobile resta abitazione principale dell’altro coniuge e dei figli.

    L’assegnazione della casa incide sull’ISEE?

    Si, l’immobile assegnato come abitazione principale beneficia dell’abbattimento di un terzo del valore ai fini ISEE. Inoltre, se il coniuge assegnatario non e proprietario, l’immobile non viene conteggiato nel suo patrimonio. Per approfondire, leggi la guida sull’ISEE dopo la separazione.

    Conclusione

    La gestione fiscale della casa coniugale nella separazione richiede attenzione per non commettere errori sull’IMU e sulle dichiarazioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti nella verifica di tutte le imposte sulla casa e nella compilazione delle dichiarazioni post-separazione. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-10 09:00:002026-04-08 09:35:23Casa Coniugale nella Separazione: IMU, Tasse e Diritto di Abitazione
    CAF

    Bonus Bollette Luce e Gas 2026: Requisiti ISEE, Importi Aggiornati e Come Ottenerlo Automaticamente

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il bonus bollette 2026 rappresenta uno degli strumenti piu importanti per le famiglie italiane con redditi bassi: si tratta di uno sconto automatico applicato direttamente sulle bollette di luce, gas e acqua, senza dover presentare alcuna domanda specifica. Basta avere un ISEE valido entro le soglie previste dalla legge e il bonus viene riconosciuto grazie all’incrocio dei dati tra INPS, ARERA e i gestori energetici.

    In questa guida completa vediamo nel dettaglio chi ne ha diritto, quali sono le soglie ISEE 2026, gli importi aggiornati per il bonus elettrico e il bonus gas, come funziona il meccanismo automatico, quanto dura e cosa fare se lo sconto non compare in bolletta. Questa guida fa parte del nostro approfondimento su tutti i bonus e agevolazioni per le famiglie nel 2026.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’e il Bonus Sociale Bollette
    2. Requisiti ISEE 2026
    3. Come si Ottiene: il Meccanismo Automatico
    4. Importi Bonus Elettrico 2026
    5. Importi Bonus Gas 2026
    6. Bonus Idrico (Bonus Acqua)
    7. Bonus per Disagio Fisico
    8. Durata del Bonus e Rinnovo Automatico
    9. Come Verificare se il Bonus e Applicato
    10. Cosa Fare se il Bonus Non Viene Applicato
    11. Retroattivita e Arretrati
    12. Domande Frequenti
    13. Assistenza CAF Centro Fiscale

    Cos’e il Bonus Sociale Bollette

    Il bonus sociale per le bollette e un’agevolazione introdotta dal Governo italiano e regolata dall’ARERA (Autorita di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). Il suo scopo e garantire un risparmio concreto sulle bollette energetiche alle famiglie in condizione di disagio economico o disagio fisico.

    Il bonus sociale comprende tre distinte agevolazioni:

    • Bonus elettrico per disagio economico: sconto sulla bolletta della luce
    • Bonus gas per disagio economico: sconto sulla bolletta del gas naturale
    • Bonus idrico (bonus acqua): fornitura gratuita di un quantitativo minimo di acqua

    Esiste inoltre un bonus elettrico per disagio fisico, destinato a chi utilizza apparecchiature elettromedicali salvavita, che viene riconosciuto indipendentemente dal reddito. Tutti e tre i bonus per disagio economico sono cumulabili tra loro: una famiglia con ISEE valido puo ricevere contemporaneamente lo sconto su luce, gas e acqua.

    Requisiti ISEE per il Bonus Bollette 2026

    Per accedere al bonus bollette per disagio economico nel 2026, il nucleo familiare deve possedere un ISEE che rientra in una delle seguenti soglie:

    Tipologia NucleoSoglia ISEE Massima
    Nucleo familiare standard9.530 euro
    Famiglie numerose (almeno 4 figli a carico)20.000 euro

    Queste soglie si applicano a tutti e tre i bonus (elettrico, gas e idrico). L’unico adempimento richiesto al cittadino e la presentazione della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) per ottenere l’attestazione ISEE. Non e necessaria alcuna domanda aggiuntiva per il bonus.

    Attenzione: le soglie ISEE possono essere aggiornate annualmente con la Legge di Bilancio. Le soglie qui indicate sono quelle confermate per il 2026. Ti consigliamo di verificare eventuali aggiornamenti presentando l’ISEE al CAF.

    Come si Ottiene il Bonus: il Meccanismo Automatico

    Dal 1 gennaio 2021 il bonus bollette per disagio economico e completamente automatico. Non serve compilare moduli, presentare domande ai Comuni o contattare il proprio fornitore di energia. Ecco come funziona il processo passo dopo passo:

    1. Presenta la DSU: recati al CAF, al patronato o utilizza il portale INPS online per compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica e ottenere l’attestazione ISEE
    2. L’INPS verifica il diritto: una volta che l’ISEE e disponibile nella banca dati INPS, il sistema verifica automaticamente se il valore rientra nelle soglie previste
    3. Trasmissione al SII: l’INPS comunica i dati al Sistema Informativo Integrato (SII) gestito da Acquirente Unico
    4. Incrocio con i gestori: il SII identifica le utenze intestate ai componenti del nucleo familiare e comunica ai gestori energetici e idrici l’avvenuto riconoscimento del bonus
    5. Sconto in bolletta: il bonus viene applicato come sconto diretto nella bolletta, visibile come voce separata denominata “Bonus sociale”

    L’intero processo, dalla presentazione dell’ISEE all’applicazione dello sconto, richiede mediamente 1-2 mesi. L’accredito del bonus elettrico e gas avviene su base bimestrale (ogni 2 mesi in bolletta), mentre il bonus acqua viene accreditato in un’unica soluzione annuale.

    Importi del Bonus Elettrico 2026

    L’importo del bonus elettrico per disagio economico varia in base al numero di componenti del nucleo familiare indicato nell’ISEE. Gli importi vengono aggiornati trimestralmente da ARERA in base all’andamento dei prezzi dell’energia. Ecco i valori annuali indicativi per il 2026:

    Componenti del Nucleo FamiliareImporto Annuo IndicativoRisparmio Mensile Stimato
    1-2 componenticirca 160 eurocirca 13 euro/mese
    3-4 componenticirca 200 eurocirca 17 euro/mese
    oltre 4 componenticirca 240 eurocirca 20 euro/mese

    Per le famiglie numerose con almeno 4 figli a carico e ISEE fino a 20.000 euro, gli importi possono essere significativamente piu elevati, arrivando fino a circa 600 euro annui complessivi tra bonus elettrico e gas. Gli importi esatti vengono comunicati da ARERA all’inizio di ogni trimestre e possono variare in base alle condizioni di mercato dell’energia.

    Importi del Bonus Gas 2026

    Il bonus gas ha un calcolo piu articolato rispetto al bonus elettrico, perche l’importo dipende da tre fattori:

    • Numero di componenti del nucleo familiare
    • Zona climatica di residenza (dalla A, piu calda, alla F, piu fredda)
    • Tipologia di utilizzo del gas: riscaldamento, acqua calda sanitaria, cottura cibi

    Ecco gli importi annuali indicativi per il 2026 suddivisi per zona climatica:

    Zona ClimaticaAree GeograficheImporto Annuo Indicativo
    A/BSicilia, Sardegna, coste meridionalida 60 a 120 euro
    C/DCentro Italia, Lazio, Toscana, Campaniada 100 a 200 euro
    ENord Italia, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonteda 160 a 360 euro
    FAree montane, alta quotada 200 a 400+ euro

    Il Friuli Venezia Giulia rientra prevalentemente nella zona climatica E, il che significa che le famiglie della nostra regione beneficiano di importi tra i piu alti d’Italia per il bonus gas. Chi utilizza il gas anche per il riscaldamento riceve un bonus maggiore rispetto a chi lo usa solo per cucinare o per l’acqua calda.

    Bonus Idrico (Bonus Acqua)

    Il bonus acqua e il terzo pilastro del bonus sociale bollette. Garantisce la fornitura gratuita di 18,25 metri cubi di acqua all’anno per ciascun componente del nucleo familiare, equivalenti a circa 50 litri al giorno a persona. Si tratta del quantitativo minimo vitale stabilito da ARERA.

    L’importo effettivo del risparmio dipende dalle tariffe applicate dal gestore idrico locale. In media, il bonus acqua vale tra 30 e 80 euro all’anno per famiglia, ma puo essere superiore nelle zone con tariffe idriche piu alte. Anche il bonus acqua e completamente automatico per chi possiede un ISEE valido entro le soglie.

    Bonus Elettrico per Disagio Fisico

    Il bonus elettrico per disagio fisico e un’agevolazione distinta e non dipende dall’ISEE. E’ destinato ai nuclei familiari in cui un componente necessita di apparecchiature elettromedicali salvavita per il mantenimento in vita, come ad esempio:

    • Ventilatori polmonari e concentratori di ossigeno
    • Aspiratori tracheali
    • Pompe per nutrizione enterale e parenterale
    • Materassi antidecubito con compressore
    • Dialisi peritoneale e apparecchiature per emodialisi
    • Carrozzine elettriche e sollevatori mobili

    A differenza del bonus per disagio economico, questo bonus richiede una domanda specifica. Per ottenerlo e necessario presentare al proprio Comune di residenza (o al distributore di energia elettrica locale):

    • Un certificato della ASL che attesti la necessita di utilizzo dell’apparecchiatura
    • La tipologia di apparecchiatura utilizzata e le ore di utilizzo giornaliero
    • L’indirizzo presso cui e installata l’apparecchiatura

    L’importo varia da circa 190 a 650 euro annui in base alla potenza impegnata e al tempo di utilizzo dell’apparecchiatura. Questo bonus e cumulabile con il bonus per disagio economico: una famiglia con ISEE basso e un componente che usa apparecchiature salvavita puo ricevere entrambi.

    Durata del Bonus e Rinnovo Automatico

    Il bonus sociale per disagio economico ha una durata di 12 mesi a partire dalla data di applicazione in bolletta. Al termine dei 12 mesi, il bonus si rinnova automaticamente a condizione che:

    • La famiglia abbia presentato un nuovo ISEE per l’anno in corso
    • Il valore ISEE rientri ancora nelle soglie previste (9.530 o 20.000 euro)

    Se l’ISEE non viene rinnovato entro la scadenza, il bonus decade automaticamente. Per questo e fondamentale presentare la DSU ogni anno, possibilmente entro i primi mesi dell’anno (gennaio-marzo), per evitare interruzioni nello sconto.

    Consiglio pratico: presenta l’ISEE il prima possibile a inizio anno. Se lo presenti a gennaio, il bonus sara attivo gia da febbraio-marzo. Se aspetti giugno, perderai diversi mesi di sconto (anche se potrai recuperare gli arretrati, come spieghiamo nella sezione dedicata).

    Come Verificare se il Bonus e Applicato in Bolletta

    Per controllare se stai effettivamente ricevendo il bonus sociale sulle bollette, ecco dove guardare:

    Nella bolletta della luce e del gas

    Cerca nella tua bolletta la voce “Bonus sociale” oppure “Componente bonus sociale“. Di solito si trova nella sezione dedicata ai dettagli della spesa per la materia energia (o materia gas). Lo sconto appare come importo negativo (con il segno meno) che riduce il totale della bolletta.

    Nell’area clienti online del fornitore

    La maggior parte dei fornitori di energia consente di verificare lo stato del bonus nell’area riservata del proprio sito web o app. Cerca nelle sezioni “Le mie forniture” o “Dettaglio bolletta”.

    Sul portale SGAte o tramite numero verde

    Puoi verificare lo stato della tua richiesta chiamando il numero verde 800.166.654 del servizio SGAte (Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle Tariffe Energetiche) oppure consultando il sito bonusperlefamiglie.anci.it.

    Cosa Fare se il Bonus Non Viene Applicato

    Se hai un ISEE valido entro le soglie ma il bonus non compare in bolletta, ecco le possibili cause e le soluzioni:

    1. Tempi tecnici non ancora trascorsi

    Dall’ottenimento dell’ISEE all’applicazione in bolletta possono passare fino a 2-3 mesi. Se hai presentato la DSU di recente, attendi la prossima bolletta utile prima di preoccuparti.

    2. Utenza non intestata a un componente del nucleo

    Il bonus viene applicato solo se la fornitura di luce o gas e intestata a uno dei componenti del nucleo familiare indicato nell’ISEE. Se l’utenza e intestata a un soggetto esterno (ad esempio il proprietario dell’immobile in affitto), il bonus non puo essere riconosciuto automaticamente.

    3. DSU con errori o omissioni

    Se la DSU contiene errori nei dati anagrafici o nel codice fiscale dei componenti, il sistema potrebbe non riuscire a incrociare i dati con i gestori energetici. Verifica la correttezza dell’ISEE rivolgendoti al CAF.

    4. Azioni pratiche da intraprendere

    • Controlla l’ISEE: verifica che sia valido e che il valore sia effettivamente sotto la soglia (9.530 o 20.000 euro)
    • Verifica l’intestatario delle utenze: le forniture devono essere intestate a un membro del nucleo familiare
    • Contatta il fornitore: chiedi conferma dello stato del bonus sulla tua fornitura
    • Chiama il numero verde SGAte: 800.166.654 per verificare lo stato dell’agevolazione nel sistema
    • Rivolgiti al CAF Centro Fiscale: possiamo aiutarti a verificare e risolvere eventuali anomalie nella tua pratica

    Retroattivita e Arretrati del Bonus

    Se presenti l’ISEE in ritardo rispetto all’inizio dell’anno, il bonus puo essere riconosciuto con effetto retroattivo. Questo significa che il sistema calcola lo sconto anche per i mesi precedenti alla presentazione dell’ISEE, a partire dal 1 gennaio dell’anno in corso.

    In pratica:

    • Se presenti l’ISEE a gennaio: il bonus parte da subito, nessun arretrato necessario
    • Se presenti l’ISEE a maggio: riceverai il bonus da maggio in poi, piu gli arretrati da gennaio ad aprile accreditati nelle bollette successive
    • Se presenti l’ISEE a ottobre: riceverai gli arretrati da gennaio a settembre, ma l’accredito complessivo arrivera in un’unica soluzione nelle bollette di fine anno

    Importante: la retroattivita funziona solo all’interno dello stesso anno solare. Se non hai presentato l’ISEE nel 2025, non puoi recuperare il bonus 2025 presentando l’ISEE nel 2026. Per questo motivo, non rimandare la presentazione della DSU: prima la presenti, prima inizi a risparmiare sulle bollette.

    Domande Frequenti sul Bonus Bollette 2026

    Devo fare domanda per il bonus bollette?

    No, per il bonus per disagio economico non serve alcuna domanda specifica. Basta presentare la DSU e ottenere un ISEE valido entro le soglie (9.530 o 20.000 euro per famiglie con 4+ figli). Il bonus viene applicato automaticamente dal sistema. Solo per il bonus per disagio fisico e necessaria una richiesta separata al Comune con certificato ASL.

    Il bonus vale anche per il mercato libero?

    Si, il bonus sociale si applica sia ai clienti del servizio di maggior tutela (o Tutele Graduali) che a quelli del mercato libero. Non importa con quale fornitore hai il contratto: lo sconto viene applicato in ogni caso.

    Posso ricevere contemporaneamente il bonus luce, gas e acqua?

    Si, i tre bonus sono cumulabili al 100%. Una famiglia con ISEE sotto la soglia riceve automaticamente tutti e tre gli sconti se ha attive le relative forniture di luce, gas e acqua.

    Quanto tempo ci vuole per vedere lo sconto in bolletta?

    Generalmente lo sconto compare nella prima bolletta utile successiva alla trasmissione dei dati da parte dell’INPS. Il processo completo richiede mediamente 1-2 mesi dalla presentazione dell’ISEE, ma in alcuni casi puo arrivare fino a 3 mesi.

    Cosa succede se cambio fornitore di luce o gas?

    Il bonus segue l’utenza, non il fornitore. Se cambi operatore energetico, il bonus viene automaticamente trasferito al nuovo fornitore senza necessita di fare alcuna comunicazione. Potrebbe esserci un breve periodo di transizione (1-2 bollette) durante il passaggio.

    Se il mio ISEE supera la soglia, perdo subito il bonus?

    Il bonus ha validita 12 mesi dalla data di applicazione. Se il nuovo ISEE supera la soglia, il bonus non viene rinnovato alla scadenza naturale dei 12 mesi, ma non viene revocato anticipatamente. Continui a riceverlo fino alla fine del periodo di validita in corso.

    Presenta l’ISEE al CAF Centro Fiscale di Udine

    Per attivare il bonus bollette l’unico passo necessario e avere un ISEE valido e aggiornato. Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora la DSU gratuitamente: porta con te un documento di identita valido, i dati sui redditi e la situazione patrimoniale del nucleo familiare. Ti aiuteremo anche a verificare che il bonus sia stato correttamente applicato sulle tue bollette.

    Non aspettare la fine dell’anno: prima presenti l’ISEE, prima inizi a risparmiare sulle bollette di luce, gas e acqua.

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      Giugno 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-10 08:00:002026-04-18 15:13:17Bonus Bollette Luce e Gas 2026: Requisiti ISEE, Importi Aggiornati e Come Ottenerlo Automaticamente
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