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CAF, CRIPTOVALUTE

NFT e Tasse 2026: Come Dichiarare gli NFT nel Modello Redditi e Quanto Si Paga

Dichiarazione redditi Criptovalute

Gli NFT e tasse 2026 rappresentano un tema sempre più rilevante per chi opera nel mercato dei Non-Fungible Token. Dal 2023, la Legge di Bilancio ha ufficialmente classificato gli NFT come cripto-attività, sottoponendoli agli stessi obblighi dichiarativi e fiscali previsti per Bitcoin, Ethereum e le altre criptovalute. Se possiedi NFT, li hai venduti con profitto o li hai ricevuti gratuitamente tramite airdrop, devi sapere esattamente come dichiararli nel Modello Redditi PF e quanto pagare di imposte. In questa guida completa ti spieghiamo tutto: dalla tassazione delle plusvalenze NFT con la nuova aliquota al 33%, alla compilazione del Quadro W, fino all’IVCA e al trattamento fiscale dei creator di NFT. Il Modello Redditi Criptovalute 2026 è lo strumento principale per adempiere a questi obblighi.

Indice dei contenuti

  1. Gli NFT sono cripto-attività: cosa dice la legge
  2. Tassazione NFT 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze
  3. Quando si genera una plusvalenza sugli NFT
  4. Soglia 2.000 euro: quando le plusvalenze NON sono tassate
  5. Come dichiarare gli NFT nel Quadro W del Modello Redditi PF
  6. IVCA sugli NFT: l’imposta dello 0,2% sul valore
  7. NFT come arte digitale vs NFT come investimento
  8. NFT gratuiti: airdrop e mint a costo zero
  9. Creator di NFT: come si tassano i proventi dalla creazione
  10. Royalties su marketplace: come dichiararle
  11. Domande frequenti su NFT e tasse 2026

Gli NFT sono cripto-attività: cosa dice la legge

La Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022, articolo 1, commi 126-147) ha introdotto un quadro normativo organico per la tassazione delle cripto-attività in Italia. La definizione di cripto-attività adottata dal legislatore è estremamente ampia e comprende “una rappresentazione digitale di valore o di diritti che possono essere trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la tecnologia di registro distribuito o una tecnologia analoga”.

Questa definizione include senza alcun dubbio gli NFT (Non-Fungible Token), che sono a tutti gli effetti token registrati su blockchain. Non importa se il tuo NFT rappresenta un’opera d’arte digitale, un oggetto collezionabile, un terreno virtuale nel metaverso o un biglietto per un evento: dal punto di vista fiscale italiano, è una cripto-attività e segue le stesse regole di Bitcoin e delle altre criptovalute.

Prima della riforma del 2023, la situazione era molto più incerta. L’Agenzia delle Entrate non aveva mai fornito indicazioni specifiche sugli NFT, e molti contribuenti non sapevano come comportarsi. Oggi, grazie alla disciplina uniforme delle cripto-attività, le regole sono chiare: gli NFT vanno dichiarati e, in caso di plusvalenze, tassati. Se vuoi approfondire come funzionava il regime precedente, puoi leggere il nostro articolo sulla tassazione delle plusvalenze criptovalute prima della riforma.

Tassazione NFT 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze

Dal 1° gennaio 2026, la tassazione sulle plusvalenze da cripto-attività — e quindi anche sugli NFT — sale al 33%. Questa aliquota sostituisce la precedente del 26% che era in vigore dal 2023 al 2025. L’aumento è stato previsto dalla Legge di Bilancio 2025 (inizialmente si parlava del 42%, poi ridotto al 33% in sede di approvazione finale).

Ma cosa significa in pratica? Quando vendi un NFT a un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto, la differenza costituisce una plusvalenza. Su questa plusvalenza dovrai versare un’imposta sostitutiva del 33%. Si chiama “imposta sostitutiva” perché sostituisce l’IRPEF e le addizionali: invece di pagare le aliquote progressive ordinarie (che possono arrivare fino al 43%), paghi un’unica imposta fissa del 33%.

Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco abbia acquistato un NFT della collezione Bored Ape per 5.000 euro nel 2023 e lo venda nel 2026 per 15.000 euro. La plusvalenza è di 10.000 euro (15.000 – 5.000). L’imposta da pagare sarà: 10.000 x 33% = 3.300 euro. Per una guida completa sulla dichiarazione crypto, consulta il nostro articolo Modello Redditi Criptovalute 2026.

Quando si genera una plusvalenza sugli NFT

Non tutte le operazioni con gli NFT generano un obbligo di tassazione. La plusvalenza si realizza solo in determinati momenti. Capire quando scatta l’obbligo fiscale è fondamentale per non commettere errori nella dichiarazione dei redditi.

Le operazioni che generano plusvalenza tassabile sono:

  • Vendita di un NFT a un prezzo superiore rispetto al costo di acquisto (comprese le gas fee sostenute per l’acquisto)
  • Scambio tra NFT di diversa tipologia o collezione (considerato come vendita + riacquisto)
  • Conversione di un NFT in criptovaluta (ad esempio, vendita su OpenSea e ricezione di ETH)
  • Utilizzo di un NFT come mezzo di pagamento per beni o servizi

Al contrario, non generano plusvalenza:

  • Il semplice possesso di un NFT senza operazioni di vendita o scambio
  • Il trasferimento tra wallet di proprietà dello stesso soggetto
  • La donazione di un NFT (che però ha regole proprie)

Un aspetto importante riguarda le gas fee (le commissioni pagate sulla blockchain per completare le transazioni). Le gas fee sostenute per l’acquisto dell’NFT si sommano al costo di acquisto, riducendo la plusvalenza futura. Le gas fee sostenute per la vendita si sottraggono dal prezzo di cessione. Questo meccanismo è analogo a quello previsto per le criptovalute tradizionali.

Soglia 2.000 euro: quando le plusvalenze NON sono tassate

Una delle novità più importanti introdotte dalla riforma del 2023 è la soglia di esenzione di 2.000 euro. Questa regola prevede che le plusvalenze complessive da cripto-attività (inclusi gli NFT) realizzate nell’anno d’imposta non siano tassate se inferiori a 2.000 euro.

Attenzione: la soglia si calcola considerando il saldo netto di tutte le operazioni in cripto-attività effettuate nell’anno. Questo significa che devi sommare tutte le plusvalenze e sottrarre tutte le minusvalenze derivanti da NFT, criptovalute, token e qualsiasi altra cripto-attività. Se il risultato è inferiore a 2.000 euro, non devi pagare l’imposta del 33%.

Facciamo un esempio. Supponiamo che nell’anno 2026 Laura abbia effettuato queste operazioni:

  • Vendita NFT CryptoPunk: plusvalenza di 3.000 euro
  • Vendita Bitcoin: minusvalenza di -1.500 euro
  • Vendita altro NFT: plusvalenza di 400 euro

Il saldo netto è: 3.000 – 1.500 + 400 = 1.900 euro. Poiché il totale è inferiore a 2.000 euro, Laura non dovrà pagare alcuna imposta sulle plusvalenze. Se invece il saldo fosse stato di 2.100 euro, l’imposta si sarebbe applicata sull’intero importo (2.100 x 33% = 693 euro), non solo sulla parte eccedente i 2.000 euro. È quindi una franchigia, non una deduzione.

Importante: anche se le plusvalenze sono sotto la soglia dei 2.000 euro, resta comunque l’obbligo di dichiarare il possesso degli NFT nel Quadro W ai fini del monitoraggio fiscale e dell’IVCA.

Come dichiarare gli NFT nel Quadro W del Modello Redditi PF

La dichiarazione degli NFT avviene attraverso il Quadro W del Modello Redditi PF. Questo quadro, introdotto con la riforma, ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto-attività e serve sia per il monitoraggio fiscale sia per il calcolo dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Se utilizzi il modello 730, sappi che dal 2024 esiste il Quadro W anche nel 730.

Ecco i passaggi per compilare correttamente il Quadro W per i tuoi NFT:

1. Raccogli le informazioni necessarie. Per ogni NFT posseduto al 31 dicembre dell’anno d’imposta (o venduto durante l’anno), ti serviranno: il nome o identificativo dell’NFT, la blockchain su cui è registrato (Ethereum, Solana, Polygon, ecc.), il wallet che lo detiene, il valore di acquisto in euro, il valore al 31 dicembre in euro e le eventuali date di acquisto e vendita.

2. Compila il rigo W del Quadro W. Per ogni cripto-attività (o gruppo omogeneo) devi indicare:

  • Colonna 1 (Codice individuazione): il codice “14” per le cripto-attività
  • Colonna 3 (Valore iniziale): il valore in euro al 1° gennaio (o alla data di acquisto se successiva)
  • Colonna 4 (Valore finale): il valore in euro al 31 dicembre (o alla data di vendita se precedente)
  • Colonna 7 (IVCA dovuta): il risultato del calcolo IVCA (0,2% del valore finale)

3. Determina il valore dell’NFT in euro. Questo è spesso l’aspetto più complesso. Se l’NFT è stato acquistato con criptovaluta (es. ETH), il valore in euro si calcola al cambio del giorno dell’operazione. Per il valore al 31 dicembre, puoi utilizzare il floor price della collezione sul marketplace di riferimento (OpenSea, Magic Eden, ecc.) convertito in euro al cambio del giorno. Se l’NFT non ha un mercato liquido, puoi utilizzare il prezzo dell’ultimo scambio disponibile.

4. Calcola le plusvalenze nel Quadro RT. Se hai venduto NFT durante l’anno con profitto, le plusvalenze vanno indicate anche nella Sezione II del Quadro RT, dove si calcola l’imposta sostitutiva del 33%. Per chi ha operato su exchange come Binance o Coinbase, può essere utile consultare le nostre guide specifiche sulla dichiarazione redditi Binance 2026 e sulla dichiarazione redditi Coinbase 2026.

IVCA sugli NFT: l’imposta dello 0,2% sul valore

Oltre alla tassazione sulle plusvalenze, chi possiede NFT deve pagare anche l’IVCA — Imposta sul Valore delle Cripto-Attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale, simile all’IVAFE che si applica ai conti esteri, pari allo 0,2% annuo del valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre dell’anno d’imposta.

Il calcolo è proporzionale al periodo di detenzione nell’anno. Se hai posseduto un NFT per tutto l’anno (365 giorni), paghi lo 0,2% pieno. Se lo hai posseduto per 6 mesi, paghi la metà. La formula è: Valore al 31/12 x 0,2% x (giorni di possesso / 365).

Facciamo un esempio pratico. Giovanni possiede un NFT dal 1° luglio 2026 al 31 dicembre 2026 (184 giorni). Il valore dell’NFT al 31 dicembre è di 10.000 euro. L’IVCA dovuta sarà: 10.000 x 0,2% x (184/365) = 10,08 euro. Come vedi, per importi contenuti l’IVCA è molto bassa, ma può diventare significativa per collezioni di alto valore.

L’IVCA va indicata nel Quadro W del Modello Redditi PF e si versa tramite il modello F24 con il codice tributo 1727. I termini di versamento seguono quelli dell’imposta sui redditi (30 giugno, con possibilità di rateizzazione). Per approfondire il funzionamento dell’IVCA in relazione ad altre cripto-attività, consulta la guida sulla dichiarazione crypto nel 730.

NFT come arte digitale vs NFT come investimento

Nel mondo degli NFT convivono realtà molto diverse: c’è chi acquista un’opera d’arte digitale per collezionismo, chi compra token legati a giochi play-to-earn, chi investe in terreni virtuali nel metaverso e chi specula sulle fluttuazioni di prezzo delle collezioni più popolari. Dal punto di vista fiscale, tuttavia, la distinzione più rilevante è quella tra NFT detenuti come investimento e NFT utilizzati per finalità personali.

La normativa italiana attuale non opera una distinzione esplicita tra queste due tipologie. Tutti gli NFT, indipendentemente dalla loro natura, rientrano nella definizione di cripto-attività e sono soggetti agli stessi obblighi dichiarativi e fiscali. Questa è una differenza importante rispetto ad altri paesi (come il Regno Unito), dove gli NFT acquistati per uso personale possono godere di esenzioni.

In Italia, dunque, sia che tu possieda un CryptoPunk da 100.000 euro come investimento, sia che tu abbia acquistato un NFT da 50 euro come avatar per i social media, gli obblighi sono gli stessi: dichiarazione nel Quadro W, pagamento dell’IVCA e, in caso di vendita con profitto, tassazione della plusvalenza al 33%. Questo approccio è stato criticato da diversi esperti, ma al momento la legge non prevede eccezioni.

NFT gratuiti: airdrop e mint a costo zero

Molti utenti ricevono NFT gratuitamente, attraverso airdrop (distribuzione gratuita di token), mint gratuiti (coniazione senza costo di acquisto, pagando solo le gas fee) o programmi di fidelizzazione. Questi casi presentano regole fiscali specifiche che è importante conoscere.

Quando ricevi un NFT gratis tramite airdrop, il suo valore di acquisizione è pari a zero euro. Questo ha una conseguenza importante: se in futuro lo venderai, l’intera somma ricavata dalla vendita costituirà plusvalenza. Ad esempio, se ricevi un NFT in airdrop e lo vendi dopo un anno per 5.000 euro, la plusvalenza sarà di 5.000 euro (5.000 – 0 = 5.000), su cui pagherai il 33% di imposta, ossia 1.650 euro.

Per i mint gratuiti, il discorso è simile, ma con una sfumatura: le gas fee pagate per completare il mint possono essere considerate come costo di acquisizione. Se hai pagato 30 euro di gas fee per mintare un NFT gratuito, il tuo costo di acquisto sarà 30 euro, e la plusvalenza futura si calcolerà sottraendo questa cifra dal prezzo di vendita.

In entrambi i casi, l’obbligo di dichiarazione nel Quadro W sussiste dal momento in cui l’NFT entra nel tuo wallet, anche se il suo valore è minimo. L’IVCA si calcola sul valore al 31 dicembre, che potrebbe essere molto diverso da zero se nel frattempo la collezione ha acquisito valore di mercato.

Creator di NFT: come si tassano i proventi dalla creazione

La situazione fiscale cambia radicalmente se non sei un semplice acquirente o venditore di NFT, ma un creator — cioè la persona che crea e vende NFT originali. In questo caso, i proventi dalla vendita degli NFT che hai creato non sono plusvalenze da cripto-attività, ma costituiscono reddito d’impresa o reddito di lavoro autonomo, a seconda di come è strutturata la tua attività.

Se crei e vendi NFT in modo abituale e organizzato — ad esempio sei un artista digitale che produce regolarmente collezioni NFT — i proventi saranno generalmente qualificati come reddito d’impresa e dovrai:

  • Aprire una partita IVA con codice ATECO appropriato (generalmente 90.03.09 per attività artistiche o 62.01.00 per attività informatiche)
  • Emettere fattura per ogni vendita (o documento commerciale equivalente)
  • Dichiarare i proventi nel Quadro RF (reddito d’impresa) del Modello Redditi
  • Versare IVA, IRPEF e contributi previdenziali

Se invece la creazione di NFT è un’attività occasionale (un singolo progetto, poche vendite nell’anno), i proventi possono essere qualificati come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67 del TUIR, senza necessità di partita IVA (entro il limite di 5.000 euro annui per l’obbligo contributivo). In ogni caso, è fondamentale distinguere tra il reddito derivante dalla creazione dell’NFT (che è reddito d’impresa/lavoro autonomo) e le eventuali plusvalenze derivanti dalla successiva rivendita di NFT acquistati da terzi (che seguono le regole delle cripto-attività al 33%). Chi ha già una partita IVA in regime forfettario, può includere i proventi dalla vendita di NFT nella propria attività.

Royalties su marketplace: come dichiararle

Una delle caratteristiche uniche degli NFT è la possibilità per il creator di percepire royalties sulle vendite successive. Quando un artista crea un NFT e lo vende per la prima volta, può impostare una percentuale di royalty (tipicamente dal 2,5% al 10%) che riceverà automaticamente ogni volta che l’NFT viene rivenduto su un marketplace che supporta questa funzionalità.

Le royalties da NFT hanno un trattamento fiscale specifico. Non si tratta di plusvalenze da cripto-attività, ma di proventi derivanti dallo sfruttamento economico di un’opera. La qualificazione fiscale dipende dalla situazione del creator:

  • Creator con partita IVA: le royalties confluiscono nel reddito d’impresa o di lavoro autonomo e vanno fatturate e dichiarate come gli altri proventi dell’attività
  • Creator occasionale: le royalties possono essere qualificate come redditi diversi (art. 67 TUIR) se l’attività non è abituale
  • Royalties su opere dell’ingegno: se l’NFT è qualificabile come opera dell’ingegno (opera d’arte, software, musica), le royalties possono rientrare nella disciplina del diritto d’autore (art. 53, comma 2, lettera b, TUIR), con una deduzione forfettaria del 25% (o 40% se il creator ha meno di 35 anni)

Va notato che molti marketplace (come OpenSea) hanno reso le royalties opzionali per gli acquirenti, riducendo significativamente i ricavi per i creator. Tuttavia, quando le royalties vengono effettivamente percepite, l’obbligo dichiarativo resta. Le royalties ricevute in criptovaluta (es. ETH) devono essere convertite in euro al cambio del giorno di ricezione per determinare il reddito imponibile.

Domande frequenti su NFT e tasse 2026

Devo dichiarare gli NFT che non ho venduto?

Sì, il semplice possesso di NFT va dichiarato nel Quadro W del Modello Redditi PF, anche se non li hai venduti e non hai realizzato alcuna plusvalenza. Questo obbligo serve ai fini del monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA (0,2% sul valore al 31 dicembre). La mancata dichiarazione può comportare sanzioni.

Come si calcola il valore di un NFT al 31 dicembre?

Il valore di un NFT al 31 dicembre si determina utilizzando il prezzo di mercato alla data. Puoi utilizzare il floor price della collezione su un marketplace riconosciuto (OpenSea, Magic Eden, Blur), convertito in euro al cambio del giorno. Se l’NFT non ha un mercato attivo, puoi utilizzare l’ultimo prezzo di scambio disponibile o, in assenza, il costo di acquisto originale.

Posso compensare le minusvalenze da NFT con le plusvalenze crypto?

Sì, poiché gli NFT sono classificati come cripto-attività, le minusvalenze derivanti dalla vendita di NFT possono essere compensate con le plusvalenze da criptovalute e viceversa. Se in un anno hai una minusvalenza netta, puoi riportarla nei 4 anni successivi per compensare eventuali plusvalenze future. Questo vale anche per la rivalutazione delle criptovalute.

Un NFT regalato va dichiarato?

Sì, un NFT ricevuto in regalo (donazione) va dichiarato nel Quadro W dal momento in cui entra nel tuo wallet. Il valore di acquisizione per il calcolo di eventuali future plusvalenze sarà il valore di mercato al momento della donazione. Inoltre, le donazioni di cripto-attività possono essere soggette all’imposta sulle donazioni, con le stesse franchigie previste per le donazioni tradizionali (1 milione di euro tra genitori e figli).

Cosa rischio se non dichiaro i miei NFT?

La mancata dichiarazione degli NFT nel Quadro W comporta sanzioni che variano dal 3% al 15% del valore non dichiarato (raddoppiate se i fondi sono detenuti in paesi a fiscalità privilegiata). In caso di plusvalenze non dichiarate, si aggiungono le sanzioni per infedele dichiarazione (dal 90% al 180% dell’imposta non versata) più gli interessi di mora. È quindi fondamentale mettersi in regola.

Posso usare il 730 per dichiarare gli NFT?

Dal 2024, è possibile utilizzare il 730 con il Quadro W per dichiarare le cripto-attività, inclusi gli NFT, ai fini del monitoraggio e dell’IVCA. Tuttavia, se hai realizzato plusvalenze da vendita di NFT, dovrai necessariamente utilizzare il Modello Redditi PF (che include il Quadro RT per il calcolo dell’imposta sostitutiva). Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a scegliere il modello più adatto alla tua situazione.


Hai NFT da dichiarare? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

La dichiarazione degli NFT e delle cripto-attività richiede competenze specifiche che non tutti i professionisti possiedono. Al CAF Centro Fiscale di Udine abbiamo un team dedicato alla fiscalità crypto e NFT, in grado di assisterti nella compilazione del Quadro W, nel calcolo delle plusvalenze e dell’IVCA, e nella corretta qualificazione dei tuoi redditi da NFT.

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    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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    Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?

    Ferie badanti, Malattia e Permessi

    Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?

    I permessi della Legge 104/1992 sono uno degli strumenti più importanti a disposizione dei lavoratori dipendenti con familiari disabili o con disabilità propria. Ogni anno milioni di dipendenti usufruiscono di questi giorni di assenza retribuita, ma una domanda sorge spesso spontanea: quali voci della busta paga vengono conteggiate nel calcolo della retribuzione?

    La risposta non è scontata. La legge parla di retribuzione globale di fatto, un concetto tecnico che comprende alcune voci e ne esclude altre. Sbagliare il calcolo — o non sapere quali elementi spettano — può significare ricevere meno di quanto dovuto. In questa guida ti spieghiamo tutto in modo chiaro, con esempi pratici e i riferimenti normativi aggiornati al 2026.

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    Cosa Prevede l’Art. 33 della Legge 104/1992

    La norma di riferimento è l’articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (la cosiddetta “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”). Questo articolo disciplina i permessi lavorativi per i lavoratori dipendenti che assistono un familiare con disabilità grave o che hanno loro stessi una disabilità riconosciuta.

    In base all’art. 33, comma 3, il lavoratore ha diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito (o, in alternativa, a due ore di permesso giornaliero, se lavora almeno sei ore al giorno). Questi giorni di assenza sono coperti da un’indennità a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro in busta paga e poi rimborsata all’azienda.

    La legge specifica che i permessi sono retribuiti, ma non dettaglia quali voci retributive debbano essere incluse nel calcolo. Questa lacuna ha generato anni di contenzioso giudiziario, risolto poi dalla Corte di Cassazione attraverso una giurisprudenza consolidata che analizzeremo nel dettaglio.

    Il Concetto di Retribuzione Globale di Fatto

    La retribuzione globale di fatto è il parametro di riferimento per il calcolo di numerose prestazioni previdenziali e lavoristiche in Italia: ferie, malattia, maternità, cassa integrazione e — appunto — i permessi della Legge 104.

    Con questa espressione si intende la retribuzione effettiva e normale percepita dal lavoratore, comprensiva di tutti gli elementi fissi e continuativi che compongono la busta paga. Non si tratta solo della paga base, ma di un insieme più ampio di voci che devono essere sommate per ottenere il corrispettivo giornaliero da moltiplicare per i giorni di permesso fruiti.

    Il principio di fondo è semplice: il lavoratore che usa i permessi 104 non deve subire una riduzione della propria busta paga rispetto a un giorno lavorativo normale. Deve percepire, in sostanza, lo stesso importo che avrebbe guadagnato lavorando.

    Voci Contrattuali Incluse nella Retribuzione dei Permessi 104

    Sulla base della giurisprudenza consolidata della Cassazione e delle istruzioni operative dell’INPS (in particolare la Circolare INPS n. 53/2008 e le successive circolari di aggiornamento), le voci contrattuali che devono essere incluse nel calcolo della retribuzione giornaliera per i permessi 104 sono le seguenti:

    1. Paga Base (o Minimo Contrattuale)

    La paga base è la voce principale della retribuzione, stabilita dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicabile al rapporto di lavoro. Essa varia in base alla categoria professionale e al livello di inquadramento del lavoratore. È sempre inclusa nel calcolo della retribuzione globale di fatto e costituisce il nucleo fondamentale della busta paga.

    Esempio: un impiegato di IV livello del settore commercio percepisce un minimo contrattuale mensile di circa 1.750 euro. Questa voce concorre integralmente al calcolo della retribuzione giornaliera per i permessi 104.

    2. Indennità di Contingenza

    L’indennità di contingenza è una voce storica della retribuzione italiana, introdotta per adeguare i salari al costo della vita. Sebbene la scala mobile sia stata abolita con il Protocollo del 23 luglio 1993, gli importi di contingenza maturati fino a quella data sono rimasti “cristallizzati” nelle buste paga dei lavoratori in forza a quella data.

    Questa voce, dove presente, è inclusa nella retribuzione globale di fatto. I nuovi assunti dopo il 1993, nei contratti che l’hanno incorporata nella paga base, non la vedranno come voce separata, ma il suo valore è comunque conteggiato.

    3. Scatti di Anzianità

    Gli scatti di anzianità sono incrementi retributivi automatici che scattano ogni tot anni di servizio nell’azienda (la cadenza varia da CCNL a CCNL: tipicamente ogni 2 o 3 anni). Rappresentano un compenso fisso e continuativo legato all’anzianità aziendale del lavoratore.

    Poiché si tratta di elementi fissi e ricorrenti della retribuzione, gli scatti di anzianità sono inclusi nel calcolo della retribuzione globale di fatto. Su questo punto la giurisprudenza è unanime.

    4. Superminimi Individuali e Collettivi

    Il superminimo è una maggiorazione della retribuzione rispetto al minimo contrattuale, concordata individualmente tra datore di lavoro e lavoratore (superminimo individuale) oppure prevista dalla contrattazione collettiva aziendale (superminimo collettivo).

    I superminimi di natura fissa e continuativa — ossia quelli che vengono erogati ogni mese in misura costante, indipendentemente dalle prestazioni — rientrano nella retribuzione globale di fatto. Al contrario, i superminimi di natura variabile o collegati a obiettivi produttivi seguono le regole dei premi di risultato (esclusi, come vedremo).

    5. EDR (Elemento Distinto della Retribuzione)

    L’EDR è un elemento retributivo previsto da molti CCNL come voce aggiuntiva alla paga base. Storicamente legato agli accordi interconfederali degli anni ’90, è spesso un importo fisso mensile di modesta entità (es. 10,33 euro). Dove previsto dal contratto collettivo, è incluso nella retribuzione globale di fatto in quanto elemento fisso e continuativo.

    6. Indennità Fisse e Continuative

    Rientrano nella retribuzione globale di fatto tutte le indennità di natura fissa e continuativa, ovvero quelle che vengono erogate ogni mese con carattere di stabilità e non sono collegate a specifiche prestazioni o condizioni lavorative variabili. Esempi tipici:

    • Indennità di funzione o di posizione (es. per i quadri o i responsabili)
    • Indennità di sede (quando prevista come voce fissa)
    • Assegni ad personam di natura fissa
    • Terzo elemento (voce prevista da alcuni CCNL dell’artigianato e delle PMI)

    Il criterio discriminante è sempre la fissità e la continuità: se la voce viene erogata stabilmente ogni mese, indipendentemente dalla prestazione effettiva, è inclusa nel calcolo.

    Tabella Riepilogativa: Voci Incluse ed Escluse

    Per chiarire immediatamente il quadro, ecco una tabella che distingue le voci incluse da quelle escluse:

    Voce RetributivaInclusa?Note
    Paga base / minimo contrattuale✅ SÌSempre inclusa
    Indennità di contingenza✅ SÌSe presente come voce distinta
    Scatti di anzianità✅ SÌVoce fissa e continuativa
    Superminimo fisso (individuale o collettivo)✅ SÌSolo se fisso e continuativo
    EDR (Elemento Distinto della Retribuzione)✅ SÌSe previsto dal CCNL
    Indennità fisse e continuative✅ SÌCriterio: fissità + continuità
    Straordinario❌ NOVoce variabile per eccellenza
    Premio di produzione / risultato variabile❌ NOCorrispettivo condizionato a risultati
    Indennità di turno (se variabile)⚠️ DIPENDEInclusa se sempre percepita, esclusa se variabile
    Indennità di trasferta❌ NORimborso spese, non retribuzione
    Rimborsi spese❌ NONon sono retribuzione
    Mance e compensi occasionali❌ NONon hanno carattere fisso
    Tredicesima / quattordicesima⚠️ DIPENDEIncluse pro-quota secondo alcuni CCNL

    Voci Escluse: Cosa Non Rientra nel Calcolo

    Altrettanto importante sapere cosa non rientra nella retribuzione globale di fatto. Queste voci, seppur presenti in busta paga, non vengono conteggiate ai fini del calcolo dell’indennità per i permessi 104:

    Lavoro Straordinario

    Le ore di straordinario — con la relativa maggiorazione — sono escluse per definizione. Lo straordinario è una prestazione aggiuntiva rispetto all’orario contrattuale, ha natura variabile e non è garantita. Non può quindi essere inclusa in un calcolo che deve riflettere la retribuzione “normale” del lavoratore.

    Questo principio è stato ribadito più volte dalla Corte di Cassazione, che ha escluso lo straordinario dalla base di calcolo anche quando il lavoratore lo svolge abitualmente. La rilevanza dell’abitualità è limitata: se lo straordinario è così sistematico da diventare parte integrante del normale orario di lavoro (caso raro e da dimostrare), alcuni giudici di merito hanno ammesso l’inclusione, ma la Cassazione nella sua giurisprudenza più recente resta orientata all’esclusione.

    Premi di Produzione e Risultato Variabili

    I premi di risultato — compresi i premi di produttività aziendali, i bonus legati al raggiungimento di obiettivi e le componenti variabili della retribuzione — sono esclusi dal calcolo. La ragione è strutturale: si tratta di compensi condizionati, che vengono erogati solo al verificarsi di determinate condizioni (fatturato raggiunto, obiettivi produttivi, KPI aziendali). Non hanno carattere di certezza e continuità.

    Attenzione però ai premi che nel tempo sono diventati de facto fissi: se un’azienda eroga ogni anno un “premio di produzione” identico a tutti i lavoratori, indipendentemente da qualsiasi obiettivo, la giurisprudenza tende a riqualificarlo come elemento retributivo fisso, includendolo nella retribuzione globale di fatto.

    Indennità di Trasferta e Rimborsi Spese

    Le indennità di trasferta e i rimborsi spese (trasporto, vitto, alloggio, uso del mezzo proprio) non sono retribuzione: sono compensi per spese sostenute dal lavoratore nell’interesse dell’azienda. Non avendo natura retributiva, non rientrano nella retribuzione globale di fatto.

    Indennità di Turno: Caso Particolare

    L’indennità di turno merita un discorso a parte. Nei contratti che prevedono lavoro su turni, l’indennità aggiuntiva può essere:

    • Fissa: erogata ogni mese a prescindere dai turni effettivamente svolti → inclusa
    • Variabile: erogata solo nei mesi in cui il lavoratore ha effettuato turni → esclusa

    La distinzione pratica: se nella busta paga del lavoratore l’indennità di turno compare sempre per lo stesso importo, indipendentemente dall’organizzazione dei turni del mese, viene considerata fissa. Se invece l’importo cambia a seconda dei turni effettuati, è variabile e viene esclusa.

    Come Si Calcola la Retribuzione Giornaliera per i Permessi 104

    Una volta identificate le voci da includere, il calcolo della retribuzione giornaliera segue la formula standard prevista dall’INPS e dai principali CCNL:

    Retribuzione giornaliera = Retribuzione mensile globale di fatto ÷ 26

    Il divisore 26 è il valore fisso stabilito per la maggior parte dei CCNL (escluse alcune eccezioni)

    Il divisore 26 è il parametro standard adottato dall’INPS e dalla maggior parte dei contratti collettivi per trasformare la retribuzione mensile in giornaliera. Alcuni CCNL specifici possono prevedere divisori diversi (es. 30 per alcuni contratti del terziario): in quel caso si applica il divisore contrattuale.

    Esempio Pratico di Calcolo

    Supponiamo che Marco, impiegato nel settore commercio con 10 anni di anzianità, abbia i seguenti elementi in busta paga:

    • Paga base (minimo CCNL IV livello): 1.750,00 euro
    • Indennità di contingenza: 498,58 euro
    • Scatti di anzianità (5 scatti × 12,91 euro): 64,55 euro
    • EDR: 10,33 euro
    • Superminimo individuale fisso: 100,00 euro

    Retribuzione mensile globale di fatto = 1.750,00 + 498,58 + 64,55 + 10,33 + 100,00 = 2.423,46 euro

    Retribuzione giornaliera = 2.423,46 ÷ 26 = 93,21 euro

    Se Marco ha usufruito di 3 giorni di permesso 104 nel mese, l’importo dell’indennità INPS anticipata in busta paga sarà: 93,21 × 3 = 279,63 euro.

    Questo importo comparirà in busta paga come voce positiva a reintegro della retribuzione, a compensazione dell’assenza. Il risultato netto per Marco è che quella settimana di permesso non gli costa alcuna riduzione dello stipendio, a parte le voci variabili (straordinario, eventuali premi) che effettivamente non ha maturato durante i giorni di assenza.

    Trattamento Contributivo e Previdenziale

    Un aspetto spesso trascurato ma di grande importanza: i giorni di permesso 104 sono coperti da contribuzione figurativa. Questo significa che:

    • I giorni di permesso non abbassano il montante contributivo ai fini pensionistici
    • L’INPS accredita i contributi come se il lavoratore avesse effettivamente lavorato
    • I periodi di permesso 104 non riducono l’anzianità contributiva
    • Le prestazioni pensionistiche future (pensione di vecchiaia, anticipata) non sono penalizzate

    Sul piano pratico, i contributi previdenziali e assistenziali vengono calcolati sull’intera retribuzione globale di fatto (incluse le voci che abbiamo elencato), non solo sulla paga base. Questo garantisce una protezione previdenziale piena al lavoratore che fruisce dei permessi.

    Il datore di lavoro anticipa l’indennità in busta paga e la recupera poi dall’INPS attraverso il meccanismo del conguaglio contributivo o tramite la presentazione della domanda di rimborso.

    Differenze tra Settore Pubblico e Privato

    Il meccanismo di base è identico in entrambi i settori, ma esistono alcune differenze operative importanti:

    Settore Privato

    Nel settore privato, la disciplina è quella descritta sopra. L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro ed è posta a carico dell’INPS. Il lavoratore deve presentare la domanda di permesso 104 all’INPS (telematicamente, tramite il sito INPS o il CAF di riferimento) prima di fruire dei permessi.

    Le voci incluse variano in base al CCNL applicato, ma il principio della retribuzione globale di fatto vale per tutti i contratti del settore privato.

    Settore Pubblico

    Per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, la disciplina dei permessi 104 è integrata dal D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico del Pubblico Impiego) e dai contratti collettivi nazionali di comparto (CCNL PA, es. Comparto Funzioni Centrali, Comparto Istruzione, ecc.).

    Le differenze principali rispetto al privato:

    • Il costo dei permessi è direttamente a carico dell’amministrazione (non c’è rimborso INPS per la PA)
    • Alcune indennità specifiche del pubblico impiego (es. indennità di comparto, indennità di amministrazione) hanno regole proprie di inclusione/esclusione definite dai CCNL di comparto
    • Per i docenti e il personale scolastico, le istruzioni specifiche del MIUR/MEF possono derogare parzialmente alla disciplina generale
    • Il criterio della fissità e continuità resta comunque il parametro di riferimento anche nel pubblico

    Recenti Orientamenti della Cassazione

    La Corte di Cassazione ha affinato nel tempo la propria giurisprudenza sulla retribuzione globale di fatto per i permessi 104. Gli orientamenti più rilevanti degli ultimi anni riguardano:

    Habitual Overtime Doctrine (Straordinario Abituale)

    Alcune sezioni della Cassazione hanno esaminato la questione dello straordinario “strutturale” — quel lavoro straordinario che un dipendente effettua sistematicamente ogni mese, di fatto diventando parte della sua prestazione normale. La tendenza prevalente della Cassazione, ribadita in diverse sentenze degli anni 2020-2024, è di escludere lo straordinario anche se abituale, in quanto intrinsecamente variabile e condizionato alla prestazione effettiva. Tuttavia, qualche sentenza di merito (Tribunali del lavoro) ha aperto alla possibilità di inclusione in casi di straordinario obbligatorio contrattualizzato.

    Premi “Di Fatto” Fissi

    La Cassazione ha consolidato il principio per cui un premio formalmente variabile ma de facto erogato in misura costante a tutti i lavoratori, senza correlazione a obiettivi reali, deve essere requalificato come elemento retributivo fisso e quindi incluso nella retribuzione globale di fatto. Questo è particolarmente rilevante per le aziende che erogano premi annuali “automatici” senza vera valutazione delle performance.

    Indennità Notturna e Festiva

    Numerose sentenze hanno confermato che l’indennità per lavoro notturno e festivo, quando il lavoratore è strutturalmente assegnato a turni notturni o festivi (es. infermieri, operatori della grande distribuzione con orari fissi notturni/festivi), deve essere inclusa nella retribuzione globale di fatto. Il principio è che, se il lavoratore avesse lavorato in quel giorno, avrebbe maturato quell’indennità — e quindi la retribuzione del permesso deve rifletterla.

    Cosa Fare se la Busta Paga è Sbagliata

    Se ritieni che il tuo datore di lavoro stia calcolando in modo errato la retribuzione dei tuoi permessi 104 — escludendo voci che dovrebbero essere incluse — hai diversi strumenti a disposizione:

    1. Richiedi un Prospetto Dettagliato

    Il primo passo è chiedere al responsabile HR o all’ufficio paghe un prospetto che dettaglia quali voci sono state incluse nel calcolo della retribuzione per i giorni di permesso 104. Hai diritto a questa informazione e spesso l’errore è involontario (impostazione del gestionale paghe non aggiornata, interpretazione errata del CCNL).

    2. Consulta il Tuo Rappresentante Sindacale

    Il rappresentante sindacale aziendale (RSA/RSU) o il sindacato di categoria di riferimento possono analizzare la tua busta paga e confrontarla con le previsioni del CCNL applicato. Spesso riescono a risolvere la questione in modo informale, senza ricorrere a vie legali.

    3. Presenta un Reclamo all’Ispettorato del Lavoro

    Se il datore di lavoro non risponde o conferma un calcolo che ritieni sbagliato, puoi presentare un esposto all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) competente per territorio. L’ITL ha poteri di ispezione e può accertare la correttezza del calcolo retributivo.

    4. Rivolgersi al CAF o a un Patronato

    Per una prima analisi della busta paga e una verifica della correttezza del calcolo, puoi rivolgerti gratuitamente a un CAF o a un patronato. I consulenti del CAF Centro Fiscale possono esaminare la tua situazione specifica, confrontare le voci retributive con le previsioni del CCNL e aiutarti a capire se hai diritto a un conguaglio.

    Puoi anche consultare la nostra guida completa sulla Legge 104: permessi, agevolazioni e domanda 2026 per un quadro d’insieme di tutti i benefici a disposizione.

    5. Azione Legale (Causa di Lavoro)

    In ultima istanza, se il danno economico è significativo e le vie stragiudiziali non hanno prodotto risultati, è possibile agire in giudizio presso il Tribunale del Lavoro competente. I crediti derivanti da errata retribuzione dei permessi 104 si prescrivono in 5 anni (per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato tutelati dall’art. 18 Stat. Lav.) o in 5 anni dalla cessazione del rapporto (per gli altri casi). Considera che il recupero di eventuali differenze retributive include anche gli interessi legali.

    Il Ruolo del CCNL: Ogni Contratto fa Storia a Sé

    Un elemento fondamentale da tenere sempre presente: la retribuzione globale di fatto dipende anche dal CCNL applicato al rapporto di lavoro. I contratti collettivi nazionali, pur dovendo rispettare i principi generali della legge e della giurisprudenza, possono avere previsioni specifiche su:

    • Il divisore mensile/giornaliero da usare nel calcolo
    • La qualificazione di specifiche voci retributive (fisse o variabili)
    • L’inclusione o l’esclusione di determinati elementi (es. tredicesima pro-quota)
    • Le modalità di fruizione dei permessi (ore o giorni)

    I principali CCNL per numero di lavoratori coperti sono: Commercio e Terziario (Confcommercio), Metalmeccanico (CCNL Federmeccanica-FIOM), Edilizia, Sanità privata, Turismo, Agricoltura, Telecomunicazioni. Ciascuno ha le proprie specificità che possono influenzare il calcolo finale.

    Per conoscere le regole specifiche del tuo contratto, fai sempre riferimento al testo del CCNL applicato (disponibile sul sito del CNEL o del sindacato di categoria) oppure rivolgiti a un esperto.

    Link Utili e Approfondimenti

    Per approfondire gli argomenti correlati ai permessi della Legge 104 e ai diritti dei lavoratori, ti segnaliamo queste risorse utili presenti su centrofiscale.com:

    • Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026 — guida completa su come richiedere i permessi all’INPS
    • Congedo per Malattia Figlio 2026: Durata e Novità — altra tutela per i genitori lavoratori
    • Malattia Professionale e Pensione Anticipata 2026 — agevolazioni pensionistiche per chi ha lavorato in condizioni disagiate
    • NASPI 2026: Guida Completa — indennità di disoccupazione per chi perde il lavoro

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    Domande Frequenti (FAQ)

    I permessi 104 vengono pagati al 100% dello stipendio?

    Sì, i permessi della Legge 104 sono interamente retribuiti. Il lavoratore percepisce la propria retribuzione globale di fatto per ogni giorno di permesso fruito, comprensiva di tutte le voci fisse e continuative della busta paga. L’indennità è a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro.

    I permessi 104 influenzano la tredicesima?

    No. Poiché i permessi 104 sono coperti da retribuzione piena e da contribuzione figurativa, non influenzano il calcolo della tredicesima (né della quattordicesima, dove prevista). I giorni di permesso sono equiparati ai giorni lavorativi ai fini delle mensilità aggiuntive.

    I permessi 104 influenzano il calcolo del TFR?

    No. Il TFR si calcola sulla retribuzione utile ai fini del trattamento di fine rapporto, e i periodi di permesso 104 non la riducono. I giorni di permesso, essendo equiparati a giornate lavorative retribuite, concorrono normalmente all’accantonamento del TFR.

    Ho diritto ai permessi 104 se sono a part-time?

    Sì, il lavoratore part-time ha diritto ai permessi 104, ma il calcolo delle ore giornaliere di permesso viene riproporzionato. In base alla circolare INPS n. 53/2008 e alle successive istruzioni, il numero di ore di permesso mensile è pari a 3 giorni × ore medie giornaliere del contratto part-time. Anche in questo caso, la retribuzione è commisurata alla retribuzione globale di fatto del lavoratore part-time.

    Cosa succede se uso più di 3 giorni di permesso al mese?

    I 3 giorni mensili di permesso retribuito sono il massimo previsto dall’art. 33 L. 104/1992. I giorni eccedenti, se concordati con il datore di lavoro, possono essere coperti da ferie o permessi residui (in quel caso retribuiti normalmente) oppure dalla contrattazione collettiva che in alcuni settori prevede permessi aggiuntivi. Non esiste una “quarta giornata” a carico INPS nell’ambito della Legge 104.

    Il datore di lavoro può negare i permessi 104?

    Il datore di lavoro non può rifiutare la fruizione dei permessi 104 una volta che il lavoratore ha ottenuto il riconoscimento INPS. Può però organizzare la turnazione in modo da garantire la continuità del servizio, compatibilmente con le esigenze dell’impresa. In alcuni settori (ospedali, forze dell’ordine, ecc.) sono previste modalità specifiche di coordinamento, ma il diritto al permesso è comunque garantito.

    Conclusioni

    La retribuzione dei permessi Legge 104 deve includere tutte le voci fisse e continuative della busta paga: paga base, indennità di contingenza, scatti di anzianità, superminimi fissi, EDR e indennità fisse di natura continuativa. Sono invece escluse le voci variabili come straordinari, premi di risultato e rimborsi spese.

    Il calcolo corretto è fondamentale non solo per la busta paga mensile, ma anche per la giusta contribuzione previdenziale e per le mensilità aggiuntive. Se hai dubbi sulla correttezza del calcolo effettuato dal tuo datore di lavoro, ti consigliamo di rivolgerti a un esperto del lavoro o a un CAF patronato.

    Il CAF Centro Fiscale offre assistenza per la verifica della corretta applicazione dei permessi 104 e per la presentazione della domanda all’INPS. Contattaci per un appuntamento: il nostro team è a disposizione per analizzare la tua situazione specifica e garantirti che i tuoi diritti vengano rispettati appieno.

    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/ferie-e-malattia-badanti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 12:49:372026-06-02 10:27:35Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?
    CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHE

    Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    Se sei un lavoratore dipendente e vuoi capire quante tasse paghi davvero e quanto ti rimane in busta paga, devi conoscere le detrazioni per lavoro dipendente. Nel 2026 ci sono importanti novità che influenzano direttamente il tuo stipendio netto: dalla riforma degli scaglioni IRPEF entrata a pieno regime, agli importi aggiornati delle detrazioni di base. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere, con esempi pratici e tabelle chiare.

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    Cosa sono le detrazioni per lavoro dipendente

    Le detrazioni per lavoro dipendente sono riduzioni dell’imposta IRPEF che spettano automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti, ai pensionati e ad alcune categorie assimilate. In parole semplici: lo Stato riconosce che chi lavora ha spese fisse legate al lavoro (trasporti, abbigliamento professionale, ecc.) e quindi riduce la tassa da pagare.

    A differenza delle deduzioni (che abbassano il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcola la tassa), le detrazioni abbassano direttamente l’imposta finale. Questo le rende particolarmente vantaggiose: ogni euro di detrazione vale un euro in meno di IRPEF da pagare.

    Esistono due grandi categorie di detrazioni:

    • Detrazioni per tipo di reddito: spettano in base alla fonte del reddito (lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo)
    • Detrazioni per oneri e spese: spettano per spese specifiche sostenute (spese mediche, interessi mutuo, bonus ristrutturazioni, ecc.)

    In questo articolo ci concentriamo sulle detrazioni per tipo di reddito da lavoro dipendente, quelle che il tuo datore di lavoro applica automaticamente ogni mese nel calcolo del cedolino paga.

    La riforma IRPEF 2024-2026: i tre scaglioni vigenti

    Prima di parlare delle detrazioni, è utile capire su cosa vengono applicate. Il sistema IRPEF italiano tassa il reddito in modo progressivo: più guadagni, più paghi, ma solo sulle fasce superiori.

    Con la riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (Riforma fiscale 2024), siamo passati da quattro a tre scaglioni IRPEF, vigenti anche nel 2026:

    Scaglione di redditoAliquota IRPEFEsempio imposta (solo su quella fascia)
    Fino a 28.000 euro23%Su 28.000 euro: 6.440 euro
    Da 28.001 a 50.000 euro35%Su 22.000 euro: 7.700 euro
    Oltre 50.000 euro43%Su ogni euro oltre 50.000

    Prima del 2024 esisteva anche lo scaglione al 25% (da 15.001 a 28.000 euro). La sua eliminazione, unita all’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, ha portato un beneficio netto per la maggior parte dei lavoratori con redditi medio-bassi.

    Importante: le aliquote si applicano in modo progressivo, non sul reddito totale. Un lavoratore con 40.000 euro di reddito paga il 23% sui primi 28.000 e il 35% sui restanti 12.000, non il 35% su tutto.

    Detrazioni lavoro dipendente 2026: gli importi aggiornati

    La detrazione per lavoro dipendente non è un importo fisso per tutti. Dipende dal tuo reddito complessivo annuo e si riduce all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi oltre una certa soglia. Ecco come funziona nel 2026:

    Detrazione base per redditi fino a 15.000 euro

    Per i lavoratori con reddito complessivo annuo fino a 15.000 euro, la detrazione è pari a 1.955 euro, purché l’imposta lorda calcolata non sia inferiore alla detrazione stessa.

    Questa è la fascia della no tax area: i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 8.500 euro non pagano IRPEF, perché la detrazione copre interamente l’imposta dovuta. In pratica, fino a 8.500 euro di reddito annuo lordo, il lavoratore è esente da IRPEF.

    Detrazione per redditi da 15.001 a 28.000 euro

    Per redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, la detrazione non è fissa ma viene calcolata con una formula che la riduce progressivamente. L’importo parte da 1.955 euro e si abbassa all’aumentare del reddito.

    La formula di calcolo è:

    Detrazione = 1.910 × [(28.000 – reddito complessivo) / (28.000 – 15.000)] + 1.190 × importo aggiuntivo

    Per semplificare, ecco una tabella orientativa degli importi approssimativi per questa fascia di reddito:

    Reddito annuo lordoDetrazione approssimativaNo tax area?
    Fino a 8.500 euroPari all’imposta dovuta (esente)Sì
    10.000 eurocirca 1.840 euroNo
    15.000 euro1.955 euro (massimo)No
    20.000 eurocirca 1.500 euroNo
    25.000 eurocirca 900 euroNo
    28.000 eurocirca 600 euroNo

    Detrazione per redditi da 28.001 a 50.000 euro

    Nella fascia da 28.001 a 50.000 euro, la detrazione si riduce ulteriormente in modo progressivo. A 50.000 euro di reddito, la detrazione è teoricamente pari a zero.

    Tuttavia, per i redditi compresi tra 25.001 e 35.000 euro, a partire dal 2024 è stata introdotta una ulteriore detrazione aggiuntiva di 65 euro (prevista dalla riforma fiscale come misura di compensazione per la fascia di reddito che aveva beneficiato meno della riduzione degli scaglioni IRPEF).

    Oltre i 50.000 euro: detrazione azzerata

    Per redditi superiori a 50.000 euro, la detrazione da lavoro dipendente è pari a zero. Il lavoratore con redditi alti non beneficia di questa agevolazione. Può tuttavia detrarre altre spese specifiche (interessi mutuo, spese mediche, ecc.).

    La novità del 2024 rimasta in vigore nel 2026: addio allo scaglione al 25%

    La modifica più rilevante degli ultimi anni per i lavoratori dipendenti è l’eliminazione dello scaglione IRPEF al 25%. Prima del 2024, la fascia di reddito da 15.001 a 28.000 euro era tassata al 25%. Dal 2024 questa fascia è stata accorpata alla prima (23%), con un risparmio concreto per chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro.

    Esempio concreto: un lavoratore con reddito di 25.000 euro pagava, prima del 2024, il 23% sui primi 15.000 euro (3.450 euro) e il 25% sui successivi 10.000 euro (2.500 euro), per un totale di 5.950 euro. Dal 2024 paga il 23% su tutti i 25.000 euro: 5.750 euro. Risparmio: 200 euro l’anno.

    Questo vantaggio è confermato per il 2026: la struttura a tre scaglioni rimane invariata.

    Come si calcola la detrazione in busta paga ogni mese

    Il datore di lavoro (o il consulente del lavoro che gestisce le paghe) calcola e applica automaticamente le detrazioni ogni mese. Ecco il meccanismo semplificato:

    1. Calcolo del reddito lordo mensile: stipendio base + eventuali indennità + straordinari
    2. Proiezione annua: il reddito mensile viene moltiplicato per 12 (o per i mesi di lavoro previsti) per stimare il reddito annuo
    3. Calcolo della detrazione annua spettante: in base alla fascia di reddito annuo stimato
    4. Divisione mensile: la detrazione annua viene divisa per 12 e applicata ogni mese
    5. Conguaglio a fine anno: a dicembre (o alla cessazione del rapporto) si effettua il ricalcolo definitivo, restituendo eventuali detrazioni non godute o recuperando quelle eccedenti

    Il risultato in busta paga è che l’IRPEF trattenuta dal datore di lavoro è già “scontata” delle detrazioni spettanti. Non devi fare nulla: è automatico.

    Attenzione al part-time e ai lavori stagionali: se lavori part-time o hai un contratto di pochi mesi, le detrazioni vengono ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi. Questo può creare situazioni in cui il conguaglio di fine anno porta a versare IRPEF aggiuntiva (se si è goduto di detrazioni eccessive) o a ricevere rimborsi.

    Esempio pratico: quanto cambia in busta paga nel 2026

    Vediamo tre esempi concreti per capire l’impatto delle detrazioni sulla busta paga mensile netta nel 2026.

    Caso 1: lavoratore con stipendio annuo lordo di 20.000 euro

    Immaginiamo Marco, impiegato part-time con stipendio lordo annuo di 20.000 euro (circa 1.538 euro lordi al mese su 13 mensilità).

    • Reddito lordo annuo: 20.000 euro
    • IRPEF lorda (23% su 20.000): 4.600 euro
    • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 1.500 euro (fascia 15.001-28.000 euro)
    • IRPEF netta annua: 4.600 – 1.500 = 3.100 euro
    • Addizionali regionali e comunali (stima media): circa 300 euro
    • Trattenute IRPEF complessive mensili: circa 283 euro al mese

    Caso 2: lavoratore con stipendio annuo lordo di 30.000 euro

    Sara lavora a tempo pieno con un reddito annuo lordo di 30.000 euro.

    • Reddito lordo annuo: 30.000 euro
    • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (2.000 × 35%) = 6.440 + 700 = 7.140 euro
    • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 400 euro (fascia 28.001-50.000 euro)
    • Ulteriore detrazione aggiuntiva (fascia 25.001-35.000): 65 euro
    • IRPEF netta annua: 7.140 – 400 – 65 = 6.675 euro
    • Addizionali: circa 450 euro
    • Trattenute mensili: circa 594 euro al mese

    Caso 3: lavoratore con stipendio annuo lordo di 45.000 euro

    Luca è quadro aziendale con un reddito di 45.000 euro l’anno.

    • Reddito lordo annuo: 45.000 euro
    • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (17.000 × 35%) = 6.440 + 5.950 = 12.390 euro
    • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 50 euro (quasi azzerata)
    • IRPEF netta annua: 12.390 – 50 = 12.340 euro
    • Addizionali: circa 700 euro
    • Trattenute mensili: circa 1.086 euro al mese

    Come si vede chiaramente, la detrazione è tanto più vantaggiosa quanto più basso è il reddito. Per i redditi medio-alti il suo peso si riduce significativamente.

    Detrazioni per familiari a carico: cosa cambia nel 2026

    Oltre alla detrazione base per tipo di reddito, i lavoratori dipendenti possono beneficiare di detrazioni aggiuntive per familiari fiscalmente a carico. Nel 2026 valgono le seguenti regole:

    Coniuge a carico

    Se il coniuge (o la parte di un’unione civile) ha un reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro, è considerato fiscalmente a carico. In questo caso spetta una detrazione di 950 euro (modulata in base al reddito del richiedente).

    La detrazione per il coniuge a carico si riduce all’aumentare del reddito del lavoratore e si azzera oltre i 40.000 euro circa. Per i redditi superiori a 80.000 euro, la detrazione è completamente azzerata.

    Figli a carico: attenzione alla riforma Assegno Unico

    Questo è uno dei punti che genera più confusione. Dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni per figli a carico fino a 21 anni sono state abolite e sostituite dall’assegno mensile INPS.

    In busta paga, quindi, non trovi più la detrazione per figli minori di 21 anni. L’Assegno Unico viene erogato direttamente dall’INPS ogni mese sul conto corrente del genitore richiedente.

    Rimangono invece le detrazioni fiscali per i figli di età superiore a 21 anni, con un importo di 950 euro per figlio (anche questa modulata in base al reddito).

    Altri familiari a carico

    Per altri familiari a carico (genitori, fratelli, suoceri conviventi con reddito sotto 2.840,51 euro), spetta una detrazione complessiva di 750 euro, da ripartire tra tutti i familiari che ne hanno diritto.

    Come richiedere le detrazioni: il modulo al datore di lavoro

    Per beneficiare delle detrazioni in busta paga, devi presentare al tuo datore di lavoro una dichiarazione di spettanza. Questa dichiarazione va consegnata:

    • All’inizio del rapporto di lavoro
    • Ogni anno (solitamente a gennaio)
    • In caso di variazioni nel corso dell’anno (cambio di reddito, nascita di un figlio, matrimonio, separazione, ecc.)

    Il modulo viene fornito dal datore di lavoro o dal consulente del lavoro. Nel modulo indichi:

    • Reddito stimato per l’anno in corso (inclusi altri eventuali redditi)
    • Eventuale coniuge/convivente a carico
    • Eventuali figli over 21 anni a carico
    • Eventuale richiesta di ulteriori detrazioni (redditi da locazione, mutuo, ecc.)

    Attenzione: se non presenti la dichiarazione, il datore di lavoro applica comunque le detrazioni minime spettanti per legge. Ma se hai diritto a detrazioni aggiuntive (familiari a carico), devi richiederle esplicitamente.

    Cosa succede se indichi un reddito sbagliato? Se sovrastimi il reddito, pagherai più IRPEF del dovuto in corso d’anno e riceverai un rimborso con il conguaglio di fine anno o con la dichiarazione dei redditi. Se sottostimi il reddito, pagherai meno IRPEF ma dovrai versare la differenza al conguaglio di dicembre (o nel 730 dell’anno successivo).

    Il conguaglio fiscale di fine anno: cosa aspettarsi in busta paga

    Ogni anno, generalmente nel mese di dicembre (o a cessazione del rapporto di lavoro), il datore di lavoro effettua il conguaglio fiscale. Si tratta del ricalcolo definitivo dell’IRPEF, confrontando:

    • L’IRPEF trattenuta mese per mese durante l’anno
    • L’IRPEF effettivamente dovuta in base al reddito effettivo e alle detrazioni reali spettanti

    Il risultato può essere:

    • Conguaglio a credito: hai pagato più del dovuto → ricevi una somma in più in busta paga a dicembre
    • Conguaglio a debito: hai pagato meno del dovuto → ti viene trattenuta una somma aggiuntiva

    Le situazioni che più frequentemente causano un conguaglio a debito sono:

    • Cambio di lavoro in corso d’anno (due datori di lavoro, due set di detrazioni applicate)
    • Redditi aggiuntivi (affitti, partita IVA marginale, ecc.) non comunicati al datore
    • Scatto di livello o aumento di stipendio a metà anno
    • Tredicesima: incide sul reddito annuo e può spostare il contribuente in una fascia di detrazione inferiore

    Per evitare brutte sorprese a dicembre, è utile fare una simulazione del reddito annuo a metà anno, eventualmente con l’aiuto del CAF.

    Detrazioni e part-time: come funziona il ragguaglio

    I lavoratori part-time o con contratti a tempo determinato hanno diritto alle stesse detrazioni dei lavoratori full-time, ma ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi nell’anno solare.

    La formula è: Detrazione annua × (giorni lavorati / 365)

    Esempio: una lavoratrice con contratto di 6 mesi (180 giorni) e reddito annuo di 10.000 euro ha diritto a una detrazione pari a circa:

    1.840 euro × (180/365) = circa 907 euro di detrazione

    Questo meccanismo garantisce che nessuno sia penalizzato per avere lavorato solo una parte dell’anno.

    Lavoratori con più datori di lavoro: cosa fare

    Se durante l’anno hai avuto due o più datori di lavoro (cambio lavoro, lavori contemporanei), ogni datore applica le detrazioni in modo indipendente, come se il suo stipendio fosse l’unico reddito.

    Questo porta quasi sempre a un conguaglio a debito a fine anno: hai goduto di più detrazioni del dovuto (ciascun datore ne ha applicate il massimo), mentre il fisco calcola le detrazioni spettanti sull’intero reddito annuo cumulato.

    Soluzione: se cambi lavoro, comunica al nuovo datore il reddito percepito dal precedente datore (tramite il CU – Certificazione Unica). Questo permette al nuovo datore di calcolare le detrazioni correttamente sull’intero reddito annuo stimato, evitando il conguaglio a debito.

    In ogni caso, con il Modello 730 presentato l’anno successivo, il CAF effettua la liquidazione definitiva e rimborsa (o addebita) eventuali differenze.

    Riepilogo: tabella detrazioni lavoro dipendente 2026

    Reddito complessivo annuoDetrazione base lavoro dipendenteNote
    Fino a 8.500 euroPari all’imposta (esente da IRPEF)No tax area dipendenti
    Da 8.501 a 15.000 euro1.955 euro (massimo)Importo fisso massimo
    Da 15.001 a 28.000 euroDa 1.955 a circa 600 euroRiduzione progressiva
    Da 25.001 a 35.000 euro+ 65 euro aggiuntiviDetrazione extra riforma 2024
    Da 28.001 a 50.000 euroDa circa 600 euro a 0Azzeramento progressivo
    Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

    Quando conviene fare il 730: il ruolo del CAF

    Le detrazioni in busta paga vengono applicate automaticamente, ma nella dichiarazione dei redditi (Modello 730) puoi beneficiare di molte altre detrazioni aggiuntive che il datore di lavoro non può applicare:

    • Spese mediche e sanitarie (detrazione 19%)
    • Interessi passivi sul mutuo per l’abitazione principale (detrazione 19%, max 4.000 euro di interessi)
    • Spese per istruzione (asili nido, università)
    • Bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus
    • Spese funebri, veterinarie, abbonamenti ai trasporti pubblici
    • Erogazioni liberali a ONLUS e enti del Terzo Settore

    Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730, verificando che tu ottenga tutte le detrazioni spettanti e che i dati inseriti siano corretti. Un errore nel 730 può costare caro: sanzioni, interessi e stress. Affidarsi a un professionista è sempre la scelta più conveniente.

    Puoi trovare ulteriori informazioni sull’ottimizzazione fiscale anche in questi articoli correlati:

    • Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilità, Limiti e Convenienza
    • Assegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida Completa
    • Bonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda

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    Domande frequenti (FAQ)

    Le detrazioni lavoro dipendente si applicano anche ai contratti a tempo determinato?

    Sì, le detrazioni si applicano a tutti i lavoratori dipendenti indipendentemente dalla tipologia contrattuale (tempo determinato, indeterminato, apprendistato, somministrazione). L’importo viene ragguagliato ai giorni di lavoro effettivi nell’anno.

    Posso rinunciare alle detrazioni in busta paga per ottenerle tutte con il 730?

    No. Le detrazioni per tipo di reddito vengono sempre applicate mensilmente dal datore di lavoro. Non è possibile rinunciarvi per accumularle nel 730. Le detrazioni per oneri e spese (mediche, mutuo, ecc.) sono invece sempre dichiarate nel 730.

    Ho un secondo lavoro: posso chiedere le detrazioni a entrambi i datori?

    Tecnicamente ogni datore di lavoro le applica automaticamente, ma puoi richiedere che uno dei due non le applichi per evitare il conguaglio a debito di fine anno. Con il modulo di dichiarazione di spettanza puoi indicare di voler beneficiare delle detrazioni solo presso uno dei datori.

    La no tax area vale anche per le addizionali regionali e comunali?

    No. La no tax area (soglia di esenzione IRPEF) vale solo per l’IRPEF erariale. Le addizionali regionali e comunali possono avere soglie di esenzione diverse, stabilite da ciascuna Regione e Comune. Alcuni enti applicano detrazioni locali che ampliano l’esenzione, ma non è uniforme su tutto il territorio nazionale.

    Cosa succede se cambio lavoro a metà anno e il nuovo datore non sa del reddito precedente?

    Se non comunichi al nuovo datore il reddito percepito in precedenza, lui applicherà le detrazioni come se lavorassi da gennaio. A fine anno, con il conguaglio o il 730, emergerà un debito IRPEF che dovrai pagare. Per evitarlo, consegna sempre la CU del precedente datore al nuovo.

    Le detrazioni cambiano se mi sposo o mi separo?

    Sì. Matrimonio, separazione, nascita di un figlio, o qualsiasi cambiamento nella composizione del nucleo familiare influenzano le detrazioni per familiari a carico. Devi comunicare questi eventi al tuo datore di lavoro tempestivamente, compilando un nuovo modulo di dichiarazione di spettanza.

    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 11:49:372026-06-02 10:17:18Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Cessione del Quinto della Pensione: Stop alle Doppie Trattenute e Nuova Decorrenza

    Pensione 2026 INPS

    La cessione del quinto della pensione è uno strumento di credito molto utilizzato dai pensionati italiani, che consente di ottenere un prestito con rimborso direttamente trattenuto sulla pensione INPS. Negli ultimi anni, tuttavia, molti pensionati si sono trovati a fare i conti con un problema serio: le cosiddette doppie trattenute, ovvero situazioni in cui la rata del prestito veniva decurtata dalla pensione sia nel mese di inizio che in quelli successivi, generando addebiti duplicati o sfasamenti temporali che colpivano duramente il reddito mensile. Con le nuove disposizioni in vigore nel 2026, l’INPS ha finalmente messo ordine su questo fronte, stabilendo regole più chiare sulla decorrenza delle rate e sulle modalità di rettifica in caso di trattenute errate.

    In questa guida completa spieghiamo come funziona oggi la cessione del quinto per i pensionati, cosa sono le doppie trattenute, come evitarle e come chiedere il rimborso se hai subito addebiti non dovuti. Se sei un pensionato che ha stipulato o sta valutando una cessione del quinto, questa è la lettura che fa per te.

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    Cos’è la cessione del quinto della pensione

    La cessione del quinto è una forma di prestito personale riservata ai lavoratori dipendenti e ai pensionati INPS (ma anche di altri enti previdenziali). Il meccanismo è semplice: la rata mensile di rimborso viene trattenuta direttamente dalla busta paga o dal cedolino pensione e versata all’istituto di credito che ha erogato il prestito. Il nome deriva dal fatto che la rata non può superare il quinto (20%) della pensione o dello stipendio netto.

    Per i pensionati, la cessione del quinto presenta alcune caratteristiche peculiari rispetto ai lavoratori dipendenti:

    • Importo massimo cedibile: il 20% della pensione netta mensile, con il vincolo che l’importo residuo non scenda sotto la soglia del minimo vitale (pari all’assegno sociale maggiorato del 50%, attualmente circa 807 euro nel 2026);
    • Durata del prestito: da 24 a 120 mesi (da 2 a 10 anni);
    • Intermediario obbligatorio: l’INPS funge da sostituto nella trattenuta e nel versamento alla banca o finanziaria;
    • Assicurazione obbligatoria: deve essere stipulata una polizza vita e una polizza rischio impiego (o, per i pensionati, una polizza analoga sul rischio di sopravvivenza).

    Rispetto ad altri prestiti, la cessione del quinto è considerata più sicura per la banca (che ha la garanzia della trattenuta diretta) e generalmente più accessibile per il pensionato, anche in presenza di altri debiti o di una cattiva storia creditizia.

    Il problema delle doppie trattenute: cosa sono e perché accadono

    Le doppie trattenute sono uno dei problemi più ricorrenti e più fastidiosi per i pensionati che hanno stipulato una cessione del quinto. In termini pratici, si tratta di una situazione in cui nello stesso mese vengono decurtate dalla pensione due rate invece di una, oppure in cui la rata inizia a essere trattenuta prima del previsto, creando un addebito aggiuntivo non previsto dal piano di rimborso.

    Questo fenomeno può avvenire per diverse ragioni:

    • Rinnovo o sostituzione del prestito: quando un pensionato estingue anticipatamente un vecchio contratto e ne stipula uno nuovo (cosiddetto consolidamento), il passaggio tra vecchio e nuovo piano di rimborso può generare sovrapposizioni temporanee nelle trattenute;
    • Ritardo nell’inserimento a sistema: l’INPS riceve la notifica del nuovo contratto con un certo ritardo rispetto all’erogazione del prestito, e nel frattempo continua a trattenere la rata del vecchio contratto; quando il nuovo viene caricato, parte la doppia decurtazione;
    • Errori nei dati trasmessi dalla banca: errori nell’invio del flusso informatico tra finanziaria e INPS, con decorrenze sbagliate o importi non aggiornati;
    • Problemi nel blocco del vecchio contratto: l’estinzione del precedente finanziamento non viene comunicata tempestivamente all’INPS, che continua a trattenere la vecchia rata in parallelo con quella nuova.

    Il risultato per il pensionato è un accredito mensile sensibilmente inferiore al previsto, con conseguenti difficoltà nel far fronte alle spese quotidiane. In alcuni casi documentati, la pensione netta arrivava addirittura sotto il minimo vitale, violando le tutele di legge.

    Le nuove regole 2026 sulla decorrenza: cosa cambia

    Con le nuove istruzioni operative diramate dall’INPS nel corso del 2026, l’Istituto ha ridefinito le regole sulla decorrenza delle trattenute per la cessione del quinto, intervenendo su tre aspetti fondamentali:

    1. Decorrenza dalla prima rata effettiva

    La rata della cessione del quinto deve decorrere dal primo mese intero successivo alla data di stipula del contratto e alla comunicazione ufficiale all’INPS. In pratica, se il contratto viene firmato il 15 maggio, la prima trattenuta non può scattare prima del mese di luglio. La regola precedente era più ambigua e lasciava spazio a interpretazioni che consentivano alle finanziarie di anticipare la prima rata al mese successivo alla firma, anche se l’INPS non aveva ancora ricevuto tutta la documentazione.

    2. Stop automatico alla vecchia trattenuta in caso di rinnovo

    In caso di estinzione anticipata e contestuale stipula di un nuovo contratto (il cosiddetto rinnovo della cessione del quinto), l’INPS è ora tenuto a bloccare la trattenuta del vecchio contratto nello stesso mese in cui attiva quella del nuovo. Non possono coesistere nello stesso cedolino due trattenute per due diversi contratti di cessione del quinto, salvo casi eccezionali espressamente previsti (come la delega sul 20% residuo, che è uno strumento separato).

    3. Procedura accelerata di rettifica

    L’INPS ha introdotto una procedura semplificata di rimborso per i pensionati che hanno subito doppie trattenute. Non è più necessario presentare un ricorso formale o attendere mesi: basta presentare una specifica istanza attraverso il portale INPS MyINPS o il patronato, allegando il piano di ammortamento del prestito e i cedolini pensione degli ultimi 6 mesi. Il rimborso delle somme indebitamente trattenute deve avvenire entro 90 giorni dalla domanda.

    AspettoRegole precedentiNuove regole 2026
    Decorrenza prima rataDal mese successivo alla firma (anche parziale)Dal primo mese intero dopo comunicazione completa all’INPS
    Rinnovo contrattoPossibile sovrapposizione temporanea di 1-2 mesiStop automatico vecchia rata al momento attivazione nuova
    Rimborso doppia trattenutaIter ricorso formale (fino a 6-12 mesi)Procedura semplificata entro 90 giorni
    Verifica minimo vitaleControllo a campioneControllo automatico preventivo nel sistema INPS

    Come funziona la decorrenza nella pratica: un esempio concreto

    Supponiamo che Maria, pensionata con assegno netto di 1.400 euro al mese, stipuli il 10 giugno 2026 un contratto di cessione del quinto da 12.000 euro, con 84 rate mensili da 190 euro circa.

    Con le nuove regole, ecco cosa accade:

    • Giugno 2026: pensione accreditata integralmente (1.400 euro), nessuna trattenuta perché il contratto è stato firmato nel corso del mese e la documentazione completa arriva all’INPS entro fine giugno;
    • Luglio 2026: prima trattenuta di 190 euro; pensione netta = 1.210 euro;
    • Da agosto 2026 in poi: trattenuta mensile regolare di 190 euro per 82 mesi.

    Con le vecchie regole (e in assenza di controlli adeguati), la trattenuta poteva scattare già a giugno (prima rata), e a luglio poteva verificarsi una seconda decurtazione per “recuperare” il mese precedente in cui la comunicazione era arrivata in ritardo, generando una doppia trattenuta da 380 euro sul cedolino di luglio.

    Un altro scenario tipico riguarda il rinnovo. Poniamo che Maria avesse già una vecchia cessione del quinto con rata mensile di 150 euro, che estingue contestualmente all’accensione del nuovo contratto. Con le nuove regole:

    • Il vecchio contratto viene bloccato a giugno 2026 (la banca riceve il saldo estintivo);
    • Il nuovo contratto parte con la prima rata a luglio 2026;
    • Sul cedolino di luglio compare solo la nuova rata da 190 euro, non più quella vecchia da 150 euro.

    Prima del 2026 era frequente che su luglio comparissero entrambe le rate (vecchia + nuova), con il cedolino che segnava una trattenuta complessiva di 340 euro, ovvero il 24% della pensione netta: oltre il limite legale del 20%.

    Il limite del quinto: calcolo e tutele sul minimo vitale

    La legge stabilisce che la rata della cessione del quinto non può mai superare il 20% della pensione netta mensile. Questo limite ha una doppia funzione: protegge il pensionato dall’indebitamento eccessivo e garantisce alla banca che l’importo trattenuto sia sempre sostenibile rispetto al reddito.

    Ma c’è un secondo vincolo, ancora più importante: la pensione residua dopo la trattenuta non può scendere sotto il minimo vitale, calcolato come l’importo dell’assegno sociale maggiorato del 50%. Per il 2026, l’assegno sociale ammonta a circa 538 euro mensili; il minimo vitale è quindi pari a circa 807 euro al mese.

    Questo significa che se la pensione di una persona è di 900 euro, il 20% (180 euro) porterebbe la pensione residua a 720 euro, sotto il minimo vitale. In questo caso l’INPS è tenuto a ridurre la rata al massimo importo trattenibile compatibile con il minimo, ovvero 93 euro (900 – 807 = 93 euro).

    Pensione netta mensileRata massima teorica (20%)Controllo minimo vitale (807€)Rata effettivamente applicabile
    800 €160 €800 – 160 = 640 € < 807 €NON cedibile (pensione troppo bassa)
    1.000 €200 €1.000 – 200 = 800 € < 807 €Max 193 € (1.000 – 807 = 193 €)
    1.200 €240 €1.200 – 240 = 960 € > 807 €240 € (pieno 20%)
    1.500 €300 €1.500 – 300 = 1.200 € > 807 €300 € (pieno 20%)

    Le nuove disposizioni del 2026 prevedono che questo controllo venga effettuato automaticamente e preventivamente dal sistema informatico dell’INPS al momento dell’accettazione del flusso di dati inviato dalla banca. In passato, la verifica era a campione o posticipata, con il risultato che le trattenute partivano anche quando avrebbero dovuto essere ridotte o bloccate.

    Come richiedere il rimborso per doppie trattenute già subite

    Se hai subito doppie trattenute in passato (anche prima del 2026), puoi comunque chiedere il rimborso. Ecco la procedura aggiornata:

    Verifica il cedolino pensione

    Il primo passo è consultare i cedolini pensione degli ultimi 12-24 mesi tramite il portale INPS (sezione “La mia pensione” o via PIN/SPID). Devi verificare che:

    • La voce “trattenuta cessione del quinto” non compaia due volte nello stesso cedolino;
    • L’importo trattenuto non superi il 20% della pensione lorda o non violi il minimo vitale;
    • La decorrenza della prima rata coincida con quanto previsto dal contratto.

    Se trovi anomalie, puoi verificare anche il piano di ammortamento ricevuto dalla banca o dalla finanziaria al momento della firma del contratto. Su quel documento è riportata con precisione la data di partenza della prima rata e l’importo di ogni singola rata.

    Presenta la domanda di rimborso

    Hai due canali ufficiali:

    • Portale INPS MyINPS (myinps.inps.it) → sezione “Prestazioni e servizi” → “Rimborso trattenute eccedenti cessione del quinto”. Occorre SPID o CIE di livello 2;
    • Patronato o CAF: puoi rivolgerti gratuitamente a un patronato abilitato (come il CAF Centro Fiscale di Udine) che presenterà la domanda per tuo conto e seguirà la pratica fino al rimborso.

    La documentazione necessaria è:

    • Copia del contratto di cessione del quinto (o dei contratti se si tratta di rinnovo);
    • Piano di ammortamento in vigore;
    • Cedolini pensione degli ultimi 6-12 mesi;
    • Documento di identità valido;
    • Codice IBAN su cui ricevere il rimborso.

    Entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, l’INPS deve effettuare il rimborso delle somme indebitamente trattenute, accreditandole direttamente sulla pensione del mese successivo all’accoglimento dell’istanza o tramite bonifico bancario.

    Cessione del quinto e delega di pagamento: la differenza

    Molti pensionati confondono la cessione del quinto con la delega di pagamento (o delegazione di pagamento). Si tratta di due strumenti diversi, anche se simili:

    • Cessione del quinto: il pensionato cede una quota (massimo 1/5) del suo reddito al creditore. Questa è la forma base e la più comune;
    • Delega di pagamento: permette di ottenere un secondo prestito in aggiunta alla cessione del quinto già in essere, fino a un altro quinto della pensione. In pratica, con cessione + delega si può arrivare a trattenere fino al 40% della pensione (due quinti), ma solo se rimane garantito il minimo vitale.

    Il punto critico è che cessione del quinto e delega devono essere trattate separatamente nel cedolino pensione. Non devono mai essere sommate nella stessa voce, perché altrimenti non è possibile verificare che ciascuna non superi il limite del 20%.

    Con le nuove regole 2026, anche per la delega di pagamento valgono le stesse tutele anti-doppie-trattenute previste per la cessione del quinto: stop automatico in caso di rinnovo e decorrenza corretta dalla prima rata.

    I diritti del pensionato: cosa può fare se l’INPS non risponde

    Se hai presentato domanda di rimborso e l’INPS non ha risposto entro 90 giorni, o ha respinto la tua istanza senza motivi validi, hai a disposizione diversi strumenti di tutela:

    Ricorso amministrativo interno

    Puoi presentare un ricorso al Comitato Provinciale INPS entro 90 giorni dalla comunicazione del diniego (o entro 90 giorni dalla scadenza del termine di silenzio-inadempimento). Il ricorso è gratuito e può essere assistito dal patronato.

    Ricorso giudiziario

    Se il ricorso amministrativo non dà esito positivo, è possibile rivolgersi al Tribunale del Lavoro competente per territorio. Le controversie in materia di prestazioni previdenziali sono esenti da contributo unificato, quindi il procedimento è a costo contenuto. In caso di importi modesti (fino a 2.500 euro), è possibile ricorrere al Giudice di Pace.

    Arbitro Bancario Finanziario (ABF)

    Se la responsabilità della doppia trattenuta è della banca o finanziaria (ad esempio perché ha inviato in ritardo la comunicazione di estinzione del vecchio contratto), puoi presentare un esposto all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), un organismo indipendente di risoluzione stragiudiziale delle controversie bancarie. Il procedimento ABF è rapido (6-9 mesi) e a basso costo (20 euro di rimborso spese, rifusi se il ricorso viene accolto).

    Come evitare le doppie trattenute: consigli pratici

    Prevenire è meglio che curare. Ecco alcune raccomandazioni concrete per evitare di incappare nel problema delle doppie trattenute:

    • Firma il contratto nei primi giorni del mese: così la documentazione completa arriva all’INPS entro il mese stesso e la prima trattenuta parte regolarmente il mese successivo, senza ambiguità;
    • Controlla il piano di ammortamento: la data della prima rata deve corrispondere esattamente a ciò che ti viene comunicato dalla banca; se c’è discordanza, segnalalo immediatamente;
    • Conserva la ricevuta dell’estinzione anticipata: in caso di rinnovo, conserva la ricevuta dell’estinzione del vecchio prestito e il documento che attesta la comunicazione inviata all’INPS; è la prova principale in caso di contestazione;
    • Monitora il cedolino pensione: controlla ogni mese il tuo cedolino su INPS MyINPS; le irregolarità vanno segnalate entro 30 giorni per una procedura di rimborso più rapida;
    • Affidati a un patronato: il patronato o un CAF ti supporta gratuitamente nella verifica dei cedolini e nella presentazione di eventuali istanze di rimborso.

    Cessione del quinto della pensione: vale la pena nel 2026?

    Nonostante il problema delle doppie trattenute (ora in via di risoluzione normativa), la cessione del quinto resta uno degli strumenti di credito più convenienti per i pensionati, in particolare per chi:

    • Non ha garanzie immobiliari da offrire per un mutuo;
    • Ha una storia creditizia negativa o è segnalato in CRIF;
    • Ha bisogno di un importo contenuto (da 5.000 a 60.000 euro) con rimborso rateale certo;
    • Preferisce una rata fissa e prevedibile rispetto a forme di credito revolving.

    I tassi di interesse sulla cessione del quinto sono regolati dalla Banca d’Italia attraverso i tassi soglia trimestrali. I tassi effettivi variano in base all’importo, alla durata e all’eta’ del richiedente; per avere un quadro aggiornato, è sempre consigliabile richiedere preventivi a più istituti e verificare i tassi soglia pubblicati trimestralmente dalla Banca d’Italia. È sempre consigliabile confrontare le offerte di più istituti prima di firmare.

    Leggi anche: Cessione del Quinto Pensione 2026: Nuove Regole INPS sui Rinnovi e Decorrenza Rate

    Leggi anche: Cedolino Pensione Giugno 2026 Online: Importi, Calendario Pagamenti e Come Consultarlo

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    Domande Frequenti (FAQ)

    Quante rate al massimo può avere una cessione del quinto pensione?

    La durata massima è di 120 mesi (10 anni). La durata minima è di 24 mesi. In genere i contratti più comuni hanno durata di 60, 84 o 120 rate.

    Posso avere sia la cessione del quinto che la delega di pagamento sulla stessa pensione?

    Sì, è possibile cumulare cessione del quinto (1/5) e delega di pagamento (1/5), arrivando a trattenere fino al 40% della pensione, a condizione che il residuo mensile non sia inferiore al minimo vitale (circa 807 euro nel 2026).

    Cosa succede se il pensionato muore prima di estinguere il prestito?

    La polizza assicurativa obbligatoria collegata alla cessione del quinto copre il rischio di premorienza: in caso di decesso del pensionato, la compagnia assicuratrice salda il debito residuo alla banca. Gli eredi non sono tenuti a rimborsare il prestito.

    Entro quanto tempo l’INPS deve rispondere alla domanda di rimborso per doppie trattenute?

    Con le nuove regole 2026, l’INPS deve accogliere o rigettare la domanda di rimborso entro 90 giorni dalla presentazione. Se non risponde entro questo termine, si configura il silenzio-inadempimento, contro cui è possibile presentare ricorso.

    Posso estinguere anticipatamente la cessione del quinto?

    Sì. Hai il diritto di estinguere anticipatamente il prestito in qualsiasi momento, pagando il debito residuo decurtato degli interessi non maturati (rimborso proporzionale secondo la formula dell’ammortamento francese). In caso di estinzione anticipata per rinnovo, il nuovo contratto deve indicare esattamente l’importo del saldo estintivo.

    Come faccio a sapere se la rata che mi viene trattenuta è corretta?

    Accedi al portale INPS MyINPS con SPID o CIE, vai alla sezione “La mia pensione” e controlla il cedolino mensile. La voce “cessione del quinto” deve riportare l’importo contrattualmente previsto nel piano di ammortamento. Se la cifra non coincide, contatta subito il patronato o il CAF più vicino.

    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 10:49:372026-06-02 10:09:59Cessione del Quinto della Pensione: Stop alle Doppie Trattenute e Nuova Decorrenza
    CAF

    Calcolo Disoccupazione Agricola: Importo e Simulazione

    disoccupazione agricola CAF Udine

    Il calcolo disoccupazione agricola è uno degli aspetti che genera più domande tra i lavoratori agricoli. Quanto spetta esattamente? Come viene determinato l’importo? Quali fattori influenzano la cifra finale? In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio la formula di calcolo utilizzata dall’INPS, con esempi pratici e simulazioni che ti aiuteranno a stimare quanto potresti ricevere. Per la guida completa sulla prestazione, consulta il nostro articolo pillar sulla disoccupazione agricola 2026.

    Indice dei contenuti

    1. La formula di calcolo della disoccupazione agricola
    2. Retribuzione media giornaliera: come si determina
    3. Giornate indennizzabili: quante sono
    4. Trattenute e contributi figurativi del 9%
    5. Simulazione: 3 esempi pratici di calcolo
    6. Domande frequenti sul calcolo

    La formula di calcolo della disoccupazione agricola

    Il calcolo della disoccupazione agricola si basa su una formula relativamente semplice, anche se i fattori che la compongono richiedono attenzione. L’importo lordo si ottiene moltiplicando la retribuzione media giornaliera per il 40% e poi per il numero di giornate indennizzabili. In formula:

    Importo lordo = Retribuzione media giornaliera x 40% x Giornate indennizzabili

    Dall’importo lordo vengono poi sottratti i contributi figurativi pari al 9%, ottenendo così l’importo netto che verrà effettivamente accreditato sul conto del lavoratore. La percentuale del 40% è fissa e stabilita dalla legge, sia per gli operai a tempo determinato (OTD) che per quelli a tempo indeterminato (OTI). Il CAF Centro Fiscale può effettuare un calcolo personalizzato basato sui tuoi dati reali.

    Retribuzione media giornaliera: come si determina

    La retribuzione media giornaliera è il primo elemento del calcolo della disoccupazione agricola. Si ottiene dividendo la retribuzione complessiva percepita nell’anno di riferimento per il numero di giornate effettivamente lavorate. Non si tratta della paga giornaliera contrattuale, ma della media effettiva calcolata sui dati comunicati dal datore di lavoro all’INPS.

    Ad esempio, se un lavoratore ha percepito complessivamente 9.000 euro per 150 giornate di lavoro, la retribuzione media giornaliera sarà pari a 60 euro (9.000 / 150). Questo valore viene poi utilizzato come base per il calcolo della disoccupazione agricola. È importante notare che eventuali compensi accessori (straordinari, premi di produzione) rientrano nel calcolo della retribuzione complessiva, aumentando la media giornaliera e quindi l’importo dell’indennità.

    Giornate indennizzabili: quante sono

    Le giornate indennizzabili rappresentano il fattore che più incide sull’importo finale del calcolo della disoccupazione agricola. Per gli operai a tempo determinato (OTD), le giornate indennizzabili corrispondono alla differenza tra un parametro di riferimento e le giornate effettivamente lavorate nell’anno.

    Il parametro di riferimento tiene conto delle giornate lavorabili nella provincia e nel settore specifico. In generale, il numero massimo di giornate indennizzabili non può superare la differenza tra 365 (o il parametro provinciale) e le giornate lavorate. Se hai lavorato 150 giornate e il parametro provinciale è 270, le giornate indennizzabili saranno al massimo 120.

    Per gli OTI, invece, le giornate indennizzabili sono quelle di sospensione effettiva dal lavoro, documentate dal datore di lavoro. Il numero non può comunque superare determinati limiti stabiliti dalla normativa vigente.

    Trattenute e contributi figurativi del 9%

    Dall’importo lordo del calcolo della disoccupazione agricola viene trattenuto il 9% a titolo di contributi figurativi. Questi contributi vengono accreditati dall’INPS sulla posizione previdenziale del lavoratore e valgono ai fini del calcolo della futura pensione. Si tratta quindi di una trattenuta che, pur riducendo l’importo netto, rappresenta un vantaggio previdenziale.

    Oltre alla trattenuta del 9%, sull’importo possono gravare le ritenute fiscali IRPEF, calcolate in base all’aliquota marginale del lavoratore. L’importo netto finale sarà quindi il risultato dell’importo lordo meno il 9% di contributi figurativi e meno le eventuali ritenute IRPEF. Per una stima precisa al netto di tutte le trattenute, rivolgiti al CAF Centro Fiscale.

    Simulazione: 3 esempi pratici di calcolo

    Vediamo ora tre simulazioni di calcolo della disoccupazione agricola per capire concretamente quanto si può ricevere in diverse situazioni.

    Esempio 1: Bracciante stagionale

    Marco, bracciante agricolo OTD, ha lavorato 120 giornate nel 2025 con una retribuzione media giornaliera di 55 euro. Giornate indennizzabili: 150 (parametro 270 – 120 lavorate). Calcolo: 55 x 40% = 22 euro/giorno x 150 giornate = 3.300 euro lordi. Al netto del 9%: 3.003 euro.

    Esempio 2: Operaio specializzato

    Lucia, operaia agricola specializzata OTD, ha lavorato 180 giornate con retribuzione media di 70 euro. Giornate indennizzabili: 90. Calcolo: 70 x 40% = 28 euro/giorno x 90 giornate = 2.520 euro lordi. Al netto del 9%: 2.293 euro.

    Esempio 3: OTI con riduzione orario

    Giuseppe, operaio agricolo OTI, ha subito una riduzione di 100 giornate rispetto alle 270 previste dal contratto. Retribuzione media giornaliera: 65 euro. Calcolo: 65 x 40% = 26 euro/giorno x 100 giornate = 2.600 euro lordi. Al netto del 9%: 2.366 euro.

    Domande frequenti sul calcolo

    Qual è la percentuale della disoccupazione agricola?

    La disoccupazione agricola viene calcolata al 40% della retribuzione media giornaliera. Questa percentuale è fissa e non varia in base all’anzianità o al tipo di contratto.

    Il calcolo cambia tra OTD e OTI?

    La percentuale (40%) è la stessa, ma cambiano le giornate indennizzabili. Per gli OTD dipendono dal parametro provinciale, per gli OTI dalle giornate di effettiva sospensione dal lavoro.

    Posso fare una simulazione prima di presentare domanda?

    Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di simulazione gratuita del calcolo della disoccupazione agricola basato sui tuoi dati contributivi reali. Contattaci per un preventivo personalizzato.

    Calcola il tuo importo con il CAF Centro Fiscale

    Vuoi sapere esattamente quanto ti spetta di disoccupazione agricola? Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua il calcolo personalizzato basato sulla tua retribuzione e sulle giornate lavorate. Servizio disponibile sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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      Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/disoccupazione-agricola.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 09:00:002026-06-02 09:00:00Calcolo Disoccupazione Agricola: Importo e Simulazione
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Spese Funebri 730 2026: Detrazione 19% e Tetto 1.550 Euro

      Dichiarazione dei redditi 730

      Spese Funebri 730 2026: Detrazione e Limiti

      Le spese funebri sostenute per la morte di un familiare sono detraibili nella dichiarazione dei redditi. Se nel 2025 hai affrontato il costo di un funerale, puoi recuperare parte della spesa nel 730/2026.

      La detrazione fiscale e del 19% su un importo massimo di 1.550 euro per decesso. Vediamo nel dettaglio come funziona, chi puo beneficiarne e quali spese sono ammesse.

      Indice dei contenuti

      1. Come funziona la detrazione
      2. Spese funebri ammesse
      3. Chi puo detrarre
      4. Calcolo della detrazione
      5. Documenti necessari
      6. Domande frequenti



      Come Funziona la Detrazione per Spese Funebri

      La detrazione per spese funebri ha regole specifiche stabilite dalla normativa fiscale.

      Aliquota e limiti

      • Aliquota detrazione: 19%
      • Tetto massimo: 1.550 euro per ogni decesso
      • Detrazione massima: 1.550 x 19% = 294,50 euro

      Nessuna franchigia

      A differenza di altre detrazioni (come le spese veterinarie), per le spese funebri non e prevista franchigia. La detrazione del 19% si applica da subito, dal primo euro speso.

      Limite per decesso, non per contribuente

      Il tetto di 1.550 euro si riferisce a ogni singolo decesso, non al contribuente. Se nello stesso anno hai sostenuto spese funebri per piu persone (es. due genitori), puoi detrarre fino a 1.550 euro per ciascun decesso.



      Quali Spese Funebri Sono Detraibili

      Sono detraibili le spese strettamente connesse al funerale.

      Spese detraibili

      • Servizi dell’impresa funebre (vestizione, composizione, trasporto salma)
      • Cassa funebre (bara)
      • Addobbi floreali forniti dall’agenzia
      • Annunci funebri sui giornali
      • Trasporto del feretro
      • Sepoltura o cremazione
      • Concessione loculo cimiteriale (se pagata contestualmente)

      Spese NON detraibili

      • Ristorante per il pranzo del funerale
      • Lapide e incisioni successive
      • Manutenzione della tomba
      • Fiori acquistati direttamente (non tramite agenzia)
      • Messe e offerte religiose



      Chi Puo Detrarre le Spese Funebri

      La detrazione non e riservata solo ai familiari stretti, ma ha alcune specificita.

      Requisiti per chi detrae

      Puo detrarre chi:

      • Ha effettivamente sostenuto la spesa
      • Ha la fattura intestata a proprio nome
      • Ha pagato con metodo tracciabile

      Per chi e deceduto

      La spesa e detraibile per il decesso di qualsiasi persona, non necessariamente un familiare. Tuttavia, nella pratica le agenzie funebri intestano la fattura a chi paga, che di solito e un parente.

      Spesa divisa tra piu persone

      Se la spesa e stata divisa tra piu familiari:

      • Ciascuno detrae la quota effettivamente pagata
      • La somma delle detrazioni non puo superare il tetto di 1.550 euro per decesso
      • La fattura deve riportare chi ha pagato cosa, oppure serve dichiarazione sostitutiva



      Come Calcolare la Detrazione

      Vediamo con esempi pratici come funziona il calcolo.

      Esempio 1: Spesa sotto il tetto

      Se hai speso 1.200 euro per il funerale:

      • Detrazione: 1.200 x 19% = 228 euro

      Esempio 2: Spesa sopra il tetto

      Se hai speso 3.000 euro per il funerale:

      • Si considera solo il tetto: 1.550 euro
      • Detrazione: 1.550 x 19% = 294,50 euro

      Esempio 3: Due decessi nello stesso anno

      Se hai sostenuto spese per i funerali di entrambi i genitori:

      • Spesa genitore 1: 2.000 euro (si detrae su 1.550 euro)
      • Spesa genitore 2: 1.800 euro (si detrae su 1.550 euro)
      • Detrazione totale: 294,50 + 294,50 = 589 euro



      Documenti Necessari

      Per ottenere la detrazione devi conservare la documentazione delle spese.

      Documenti richiesti

      • Fattura dell’impresa funebre intestata a chi detrae
      • Ricevuta di pagamento tracciabile (bonifico, carta)
      • Certificato di morte (o autocertificazione del decesso)

      Se la fattura e intestata a piu persone

      Se la fattura e intestata a piu eredi:

      • Ciascuno detrae la propria quota
      • Serve annotazione sulla fattura di chi ha pagato cosa
      • In alternativa, dichiarazione sostitutiva di atto notorio

      Obbligo di pagamento tracciabile

      Dal 2020 e obbligatorio pagare con metodi tracciabili:

      • Bonifico bancario o postale
      • Carta di credito o debito
      • Assegno

      I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione.

      Domande Frequenti sulle Spese Funebri

      Posso detrarre le spese se non ero parente del defunto?

      Si, la detrazione spetta a chiunque abbia sostenuto la spesa, anche se non aveva legami di parentela con il defunto. L’importante e che la fattura sia intestata a chi detrae.

      Le spese funebri sono nel 730 precompilato?

      Generalmente si. Le imprese funebri comunicano i dati all’Agenzia delle Entrate. Verifica comunque che i dati siano presenti e corretti.

      Posso detrarre le spese anche se le ho pagate con soldi ereditati?

      Si, quello che conta e chi ha materialmente pagato e a chi e intestata la fattura. La provenienza del denaro e irrilevante.

      E se la persona deceduta aveva il 730?

      Le spese funebri non rientrano mai nella dichiarazione del defunto, ma sempre in quella di chi le ha pagate.

      📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa 730 2026 per una panoramica completa.



      Assistenza per il 730 a Udine

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare correttamente il 730, recuperando tutte le detrazioni a cui hai diritto.

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      • Telefono: 0432 1638640
      • WhatsApp: 366 6018121

      Leggi anche la nostra guida completa al 730/2026 per scoprire tutte le detrazioni disponibili.

      Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 09:00:002026-03-17 19:04:42Spese Funebri 730 2026: Detrazione 19% e Tetto 1.550 Euro
      PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

      Partita IVA Personal Trainer 2026: Regime Forfettario, Contributi e Come Fatturare

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Il personal trainer e una delle professioni in piu rapida crescita in Italia, soprattutto tra gli under 30 che vogliono trasformare la passione per il fitness in un lavoro autonomo. Ma quando si decide di mettersi in proprio, le domande fiscali sono molte: serve la partita IVA personal trainer? Quale codice ATECO scegliere? Conviene il regime forfettario? Quali contributi pagare tra Gestione Separata INPS ed ENPALS? Come fatturare a palestre e clienti privati? In questa guida completa aggiornata al 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine risponde a tutte queste domande, con esempi pratici di calcolo tasse e tutte le novita della Riforma dello sport.

      Indice dei contenuti

      1. Chi e il personal trainer: profilo e differenze con istruttore fitness
      2. Requisiti formativi: titoli e diplomi riconosciuti
      3. Serve iscrizione a un albo professionale?
      4. Codice ATECO personal trainer 2026
      5. Regime forfettario per personal trainer
      6. Contributi previdenziali: Gestione Separata o ENPALS
      7. Come fatturare: B2B palestre e B2C clienti privati
      8. Compenso sportivo dilettantistico e Riforma sport 2023
      9. Contratto con palestra: collaborazione sportiva o partita IVA?
      10. Tariffe e modalita di lavoro: studio, domicilio, palestra
      11. Assicurazione RC professionale e tutele
      12. Online coaching e app fitness: aspetti fiscali
      13. Esempi pratici di calcolo tasse
      14. Come trovare clienti: marketing per personal trainer
      15. FAQ: domande frequenti

      Chi e il personal trainer: profilo e differenze con istruttore fitness

      Il personal trainer e un professionista del fitness che segue individualmente i clienti elaborando programmi di allenamento personalizzati per obiettivi specifici: dimagrimento, tonificazione, preparazione atletica, recupero post-infortunio (in collaborazione con fisioterapisti) o miglioramento della performance sportiva. Lavora a stretto contatto con una clientela limitata, spesso 1-to-1 o in piccoli gruppi.

      E importante chiarire una distinzione che spesso genera confusione: personal trainer e istruttore di fitness non sono sinonimi. L istruttore di fitness conduce corsi collettivi (sala pesi, spinning, GAG, functional training) all interno di una palestra, lavora su gruppi numerosi e segue i programmi della struttura. Il personal trainer, invece, costruisce protocolli individuali e ha un rapporto diretto e continuativo con il singolo cliente.

      Un altra differenza fondamentale: in Italia la professione di personal trainer non e regolamentata. Non esiste un albo professionale dedicato, non c e un ordine, non c e un esame di Stato obbligatorio. Questo significa che, formalmente, chiunque puo definirsi personal trainer e aprire una partita IVA per esercitare l attivita. Tuttavia, lavorare in palestra, ottenere clienti seri e operare in sicurezza richiede una formazione documentabile e riconosciuta.

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      Requisiti formativi: titoli e diplomi riconosciuti

      Anche se non esiste un percorso obbligatorio per legge, le palestre serie e i clienti informati richiedono almeno uno dei seguenti titoli formativi per affidarsi a un personal trainer:

      • Laurea in Scienze Motorie (triennale L-22 o magistrale LM-67/LM-68): e il titolo accademico per eccellenza, conferito dalle Universita italiane. Garantisce solide basi di anatomia, fisiologia, biomeccanica, teoria dell allenamento e pedagogia sportiva.
      • ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica): vecchio ordinamento, equiparato per legge alla laurea in Scienze Motorie. Ancora valido per chi lo ha conseguito prima della riforma universitaria.
      • Diplomi di federazioni sportive nazionali riconosciute dal CONI: ad esempio FIF (Federazione Italiana Fitness), FIPE (pesistica e fitness), FIDAL (atletica), FIPCF (pesistica e cultura fisica). Questi diplomi sono validi per insegnare la disciplina specifica della federazione.
      • Diplomi di Enti di Promozione Sportiva (EPS) riconosciuti dal CONI: USAcli, AICS, CSEN, ENDAS, OPES, PGS, USI, UISP. Rilasciano qualifiche di tecnico/personal trainer di vario livello.
      • Certificazioni internazionali: NSCA, ACSM, ACE, ISSA. Diffuse soprattutto in ambito anglosassone, sono molto apprezzate per chi opera con clientela internazionale o nel coaching online.

      Per lavorare in palestra come personal trainer, oggi gran parte delle strutture richiede almeno la laurea in Scienze Motorie o un diploma di federazione/EPS riconosciuto dal CONI. Inoltre, per esercitare in sicurezza, e fortemente consigliato avere il BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) e il brevetto di assistente bagnanti se si lavora in piscina.

      Serve iscrizione a un albo professionale?

      La risposta e netta: NO, il personal trainer non deve iscriversi a nessun albo professionale. In Italia non esiste un Ordine dei Personal Trainer ne un albo dedicato a chi opera nel settore fitness e wellness. Questo distingue chiaramente la professione da quelle sanitarie regolamentate (medico, fisioterapista, nutrizionista) e da quelle tecniche con ordine (architetto, ingegnere, commercialista).

      Cosa significa in pratica? Per aprire la partita IVA personal trainer 2026 sono sufficienti:

      • Apertura della partita IVA presso l Agenzia delle Entrate (gratuita)
      • Scelta del codice ATECO appropriato (vedi paragrafo successivo)
      • Iscrizione alla Gestione Separata INPS o ENPALS in base alla situazione
      • Eventuale apertura della posizione presso la Camera di Commercio se l attivita assume carattere imprenditoriale

      Non e richiesto alcun esame abilitante ne tirocinio. Pero attenzione: l assenza di un albo non significa assenza di responsabilita. Il personal trainer e responsabile civilmente e penalmente per la sicurezza dei propri assistiti, soprattutto in caso di infortuni, programmi non adeguati alla condizione fisica del cliente o sconfinamento in ambiti di competenza medica (prescrizione di diete, terapie riabilitative).

      Codice ATECO personal trainer 2026

      La scelta del codice ATECO e una delle decisioni piu importanti perche determina coefficiente di redditivita, cassa previdenziale di iscrizione e applicabilita di alcuni regimi fiscali. Per il personal trainer 2026 le opzioni principali sono:

      ATECO 85.51.00 – Corsi sportivi e ricreativi

      E il codice piu utilizzato dai personal trainer che operano come lavoratori autonomi puri, senza struttura organizzata, seguendo direttamente i clienti in palestra altrui, a domicilio o all aperto. Comprende l istruzione sportiva impartita a singoli individui o gruppi, in palestre, scuole, parchi, centri sportivi.

      • Coefficiente di redditivita forfettario: 78% (categoria “Altre attivita economiche”)
      • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS
      • Iscrizione Camera di Commercio: non obbligatoria se attivita esercitata in forma autonoma e personale

      ATECO 93.13.00 – Gestione di palestre

      Codice da scegliere se si apre o si gestisce una propria palestra/studio attrezzato, anche piccolo. Configura un attivita di impresa con organizzazione di mezzi e attrezzature.

      • Coefficiente di redditivita forfettario: 67% (categoria “Altre attivita di servizi”)
      • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS o, in alcuni casi, Gestione Commercianti INPS
      • Iscrizione Camera di Commercio: obbligatoria

      ATECO 93.19.92 – Attivita delle guide alpine, istruttori sportivi

      Codice alternativo utilizzato in alcune circostanze per istruttori di discipline sportive specifiche. Spesso e meno indicato per il personal trainer “classico” rispetto al 85.51.00.

      Quale codice scegliere? Per la maggior parte dei personal trainer che lavorano in autonomia, seguendo clienti privati o collaborando con palestre senza struttura propria, il codice piu indicato e 85.51.00. Se invece apri uno studio attrezzato di tua proprieta, scegli il 93.13.00. In caso di dubbio, e fondamentale confrontarsi con un commercialista o con il CAF prima dell apertura della partita IVA: cambiare codice ATECO successivamente e possibile ma comporta procedure burocratiche.

      Regime forfettario per personal trainer

      Il regime forfettario e l opzione fiscale piu vantaggiosa per la maggior parte dei personal trainer che iniziano. E un regime agevolato pensato per professionisti e piccole partite IVA, con tassazione semplificata, esonero IVA e adempimenti ridotti al minimo.

      Requisiti per il forfettario 2026

      • Limite ricavi/compensi: 85.000 euro annui (rimasto invariato per il 2026)
      • Spese personale dipendente o lavoro accessorio: non superiori a 20.000 euro lordi annui
      • Nessun reddito da lavoro dipendente o assimilato superiore a 35.000 euro nell anno precedente (cause ostative)
      • Non aver effettuato cessioni prevalenti verso ex datore di lavoro nei 2 anni precedenti
      • Non possedere quote di controllo in societa che svolgono attivita riconducibile

      Aliquote forfettario personal trainer

      • 5% per i primi 5 anni (regime “start-up”): si applica se non hai esercitato la stessa attivita nei 3 anni precedenti, non e mera continuazione di lavoro precedente, e ricorrono i requisiti generali
      • 15% dal 6 anno in poi, oppure dall inizio se non hai diritto al regime start-up

      Calcolo del reddito imponibile

      Nel regime forfettario non si considerano le spese reali. Il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditivita al fatturato lordo. Per il personal trainer con codice ATECO 85.51.00:

      Fatturato x 78% = Reddito imponibile

      Su questo reddito imponibile si calcolano sia l imposta sostitutiva (5% o 15%) sia i contributi INPS Gestione Separata. Esempio: con 30.000 euro di fatturato annuo, il reddito imponibile e 23.400 euro (30.000 x 0,78).

      Vantaggi del forfettario per il personal trainer

      • Niente IVA in fattura: prezzi piu competitivi per i clienti privati
      • Niente ritenuta d acconto dalle palestre committenti (con dichiarazione apposita in fattura)
      • Niente IRAP, niente studi di settore/ISA
      • Contabilita semplificata, niente registri IVA
      • Tassazione fissa 5% o 15% in luogo di IRPEF a scaglioni

      Contributi previdenziali: Gestione Separata o ENPALS

      Il personal trainer con partita IVA deve obbligatoriamente versare contributi previdenziali per la pensione e altre tutele. La cassa di iscrizione dipende dalla natura dell attivita. Le due opzioni sono Gestione Separata INPS ed ENPALS (oggi Fondo Pensioni Sportivi Professionisti, gestito da INPS).

      Gestione Separata INPS (caso piu comune)

      E la cassa previdenziale di riferimento per la maggior parte dei personal trainer che operano come liberi professionisti senza far parte di categorie sportive specifiche.

      • Aliquota 2026 piena: 26,07% (per chi non ha altra copertura previdenziale obbligatoria)
      • Aliquota 2026 ridotta: 24% (per chi e gia iscritto ad altra forma previdenziale obbligatoria, ad esempio dipendenti che fanno il personal trainer come secondo lavoro, o pensionati)
      • Massimale 2026: circa 119.650 euro (limite su cui si calcolano i contributi)
      • Minimale 2026: circa 18.555 euro (importante: il forfettario versa in proporzione al reddito effettivo, non c e minimale obbligatorio fisso come nelle gestioni artigiani/commercianti)
      Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 08:00:002026-03-17 19:04:36Prestiti per Partita IVA 2026: Guida Completa per Liberi Professionisti
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, IMU, TASI E MODELLO F24

      Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti

      calcolo imu CAF Udine

      Giugno 2026 e un mese fiscalmente impegnativo: ben 32 scadenze si concentrano soprattutto in 4 date chiave. Tra gli appuntamenti piu importanti spiccano l’acconto IMU del 16 giugno, il versamento delle ritenute alla fonte, i contributi INPS e l’IVA mensile. Questo calendario aggiornato ti guida attraverso tutti gli adempimenti del mese, con le date esatte e le istruzioni per non perdere nessuna scadenza.

      Le 4 date chiave di giugno 2026

      Le scadenze di giugno 2026 si addensano in quattro momenti precisi del mese. Conoscerle in anticipo permette di organizzarsi per tempo ed evitare sanzioni e interessi da ravvedimento operoso.

      DataAdempimento principaleChi riguarda
      2 giugno 2026Festa della Repubblica (nessun adempimento)Tutti
      16 giugno 2026Acconto IMU, ritenute, IVA mensile, contributi INPS/INAILTitolari immobili, datori di lavoro, P.IVA mensili
      25 giugno 2026INTRASTAT mensile e trimestraleOperatori intracomunitari
      30 giugno 2026Versamenti IRPEF, cedolare secca, contributi colf/badantiPrivati, professionisti, datori di lavoro domestico

      Nota: Il 2 giugno e festa nazionale (Festa della Repubblica): tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo, che nel 2026 e il 3 giugno (mercoledi).

      16 giugno 2026: la scadenza piu importante del mese

      Il 16 giugno e il giorno piu affollato del calendario fiscale estivo. Coincidono almeno 15 adempimenti diversi, tra cui:

      Acconto IMU giugno 2026

      L’acconto IMU 2026 si versa entro il 16 giugno. Il calcolo si basa sulle aliquote 2025 applicate al 50% del dovuto annuo (cosiddetto metodo storico). In alternativa, si puo versare il 50% dell’imposta calcolata con le aliquote 2026 se gia deliberate dal Comune (metodo previsionale).

      Per sapere chi e esente e come calcolare l’IMU se sei pensionato, leggi la nostra guida: IMU 2026 Pensionati: Acconto Giugno, Esenzioni e Casi Particolari.

      Ritenute alla fonte su redditi di lavoro

      I datori di lavoro (inclusi i condomini come sostituti d’imposta) devono versare via modello F24 le ritenute IRPEF operate a maggio 2026 su:

      • Redditi di lavoro dipendente e assimilati (codice tributo 1001)
      • Redditi di lavoro autonomo e professionisti (codice tributo 1040)
      • Redditi diversi (codice tributo 1040 o 1045 secondo il caso)
      • Provvigioni agenti (codice tributo 1038)

      IVA mensile maggio 2026

      I contribuenti IVA con liquidazione mensile devono versare l’IVA relativa al mese di maggio 2026 entro il 16 giugno. Il pagamento avviene con F24, codice tributo 6005 (IVA mensile maggio). Chi ha saldo a credito non deve effettuare versamenti.

      Contributi INPS artigiani e commercianti

      Gli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS versano entro il 16 giugno la seconda rata 2026 dei contributi fissi sul minimale. L’importo varia in base al settore e alla gestione. Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti e del 24,48% sul reddito imponibile.

      Contributi INPS gestione separata

      I collaboratori e i professionisti senza cassa iscritti alla gestione separata INPS versano il saldo 2025 e il primo acconto 2026 entro il 30 giugno (non il 16). L’aliquota e del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, 24% per chi ha un’altra copertura.

      Contributi INAIL premio annuale

      Entro il 16 giugno i datori di lavoro devono versare il premio INAIL per l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali. Il pagamento avviene con F24 o bollettino INAIL, sulla base della comunicazione inviata dall’Istituto a febbraio 2026.

      Bollo auto: le scadenze di giugno 2026

      Il bollo auto non ha una data unica nazionale: la scadenza dipende dal mese di immatricolazione del veicolo e dalla regione di residenza. In linea generale:

      • I veicoli immatricolati in aprile hanno il bollo in scadenza a giugno 2026 (entro la fine del mese successivo all’immatricolazione)
      • Il pagamento avviene tramite portale ACI, sportello ACI, banche, tabaccai abilitati, oppure online su Pago PA
      • In caso di mancato pagamento e applicabile il ravvedimento operoso con sanzioni ridotte rispetto a quella ordinaria

      Esenzioni bollo auto 2026: sono esenti i veicoli elettrici (per i primi 5 anni in molte regioni), i veicoli intestati a persone con grave disabilita (legge 104), i veicoli storici con oltre 30 anni di eta.

      Affitti brevi: versamento ritenute di giugno 2026

      I gestori di portali di locazione turistica (Airbnb, Booking, Vrbo, ecc.) che hanno operato ritenute del 21% sui canoni di maggio 2026 relativi a contratti di affitto breve devono versare le ritenute entro il 16 giugno tramite F24 con codice tributo 1919.

      Per i proprietari privati con cedolare secca sugli affitti brevi: il saldo della cedolare secca 2025 e l’acconto 2026 confluiscono nelle scadenze del 30 giugno (senza maggiorazione) oppure del 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%. Per approfondire le regole sulla cedolare secca nelle dichiarazioni precompilate: Cedolare Secca nel Modello Redditi PF Precompilato 2026.

      Per dettagli sulle ritenute versate a maggio 2026 dagli intermediari: Affitti Brevi, Scadenza 18 Maggio 2026: Versamento Ritenute degli Intermediari.

      30 giugno 2026: versamenti IRPEF e cedolare secca

      Il 30 giugno e l’altra data cruciale del mese: entro questa data, chi ha presentato il Modello 730 o il Modello Redditi PF 2026 deve versare (senza maggiorazione) le imposte emergenti dalla dichiarazione:

      • Saldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026 (per chi versa autonomamente, non tramite sostituto d’imposta)
      • Saldo cedolare secca 2025 e acconto cedolare secca 2026
      • Addizionali regionali e comunali IRPEF 2025
      • Imposta sostitutiva sul regime forfettario 2025 (saldo 15% o 5% nuove attivita)
      • Contributi INPS da Modello Redditi (gestione separata, artigiani/commercianti, saldo 2025)

      Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo farlo entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% (interesse da dilazione). Per approfondire il calcolo dei versamenti: Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti.

      Calendario completo delle 32 scadenze fiscali di giugno 2026

      Di seguito il riepilogo schematico di tutti i 32 adempimenti di giugno 2026, suddivisi per data e tipologia.

      Scadenze del 16 giugno 2026 (15 adempimenti)

      N.AdempimentoChi pagaCodice tributo F24
      1Acconto IMU 2026 prima rataProprietari immobili3912–3956 (per tipologia)
      2IVA mensile maggio 2026P.IVA liquidazione mensile6005
      3Ritenute lavoro dipendente maggio 2026Datori di lavoro1001
      4Ritenute lavoro autonomo maggio 2026Committenti/condomini1040
      5Ritenute su provvigioni maggio 2026Preponenti/agenti1038
      6Ritenute su dividendi maggio 2026Societa distributrici1035
      7Contributi INPS artigiani – 2a rata sul minimaleArtigiani0703, 0704
      8Contributi INPS commercianti – 2a rata sul minimaleCommercianti0703, 0705
      9Premio INAIL 2026 (regolazione e anticipo)Datori di lavoro con dipendentiBollettino/F24
      10Ritenute affitti brevi intermediari – maggio 2026Portali di locazione turistica1919
      11Contributi INPS lavoratori parasubordinati – quota datoreCommittentiF24/DM10
      12IVA trimestrale primo trimestre con opzione mensileOperatori IVA trimestrali con opzione6031
      13Addizionale regionale IRPEF su cessazione rapportoDatori di lavoro (su TFR)3802
      14Tobin Tax su operazioni finanziarie maggio 2026Intermediari finanziari4058–4059
      15Imposta di bollo su fatture elettroniche emesse nel secondo trimestre 2026Titolari P.IVA soggetti a bollo2521–2524

      Scadenze del 25 giugno 2026 (2 adempimenti)

      N.AdempimentoChi presenta
      16Modello INTRASTAT mensile maggio 2026 (acquisti e cessioni UE)Operatori intracomunitari con obbligo mensile
      17Modello INTRASTAT trimestrale primo trimestre 2026Operatori intracomunitari con obbligo trimestrale

      Scadenze del 30 giugno 2026 (15 adempimenti)

      N.AdempimentoChi paga
      18Saldo IRPEF 2025 da Modello 730/Redditi (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
      19Primo acconto IRPEF 2026 (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
      20Saldo cedolare secca 2025 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
      21Acconto cedolare secca 2026 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
      22Addizionale regionale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
      23Addizionale comunale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
      24Imposta sostitutiva forfettario – saldo 2025 e acconto 2026Titolari P.IVA forfettaria
      25Contributi INPS gestione separata – saldo 2025 e acconto 2026Professionisti senza cassa, collaboratori
      26IVIE 2025 saldo (immobili esteri)Persone fisiche con immobili all’estero
      27IVAFE 2025 saldo (attivita finanziarie estere)Persone fisiche con conti/attivita all’estero
      28IVCA 2025 saldo (cripto-attivita)Detentori di criptovalute
      29Imposta sostitutiva rivalutazione TFR 2025Datori di lavoro che detengono TFR
      30Diritto annuale CCIAA 2026Imprese iscritte al Registro Imprese
      31Bollo auto giugno 2026 (veicoli con scadenza a giugno)Proprietari/possessori veicoli
      32Ravvedimento operoso per versamenti omessi/insufficienti fino a maggio 2026Contribuenti in ritardo

      Contributi colf e badanti: scadenza luglio 2026

      I datori di lavoro domestico (chi ha assunto una colf, una badante o una baby sitter) devono versare i contributi INPS relativi al secondo trimestre 2026 (aprile-maggio-giugno) entro il 10 luglio 2026, come da calendario INPS per i versamenti trimestrali del lavoro domestico.

      Il pagamento avviene tramite PagoPA sul sito INPS, non con F24. I contributi si calcolano in base alle ore lavorate e alla retribuzione oraria (fascia A, B o C del CCNL lavoro domestico 2024-2028).

      Diritto annuale CCIAA: scadenza 30 giugno 2026

      Tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio (CCIAA) devono versare il diritto annuale 2026 entro il 30 giugno, tramite F24 con il codice tributo 3850.

      L’importo varia a seconda della forma giuridica e della fascia di fatturato:

      • Imprese individuali: importo fisso determinato da ciascuna CCIAA (generalmente tra 40 e 200 euro)
      • Societa di persone (SNC, SAS): importo fisso base, intorno ai 200 euro
      • Societa di capitali (SRL, SPA): importo variabile in base al fatturato, da circa 200 a oltre 40.000 euro

      Il mancato versamento comporta l’applicazione di sanzioni e interessi legali. Con ravvedimento operoso e possibile regolarizzare pagando una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria.

      Come si usa il ravvedimento operoso in caso di ritardo

      Il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997, aggiornato dal D.Lgs. 87/2024) consente di regolarizzare spontaneamente un versamento omesso o insufficiente, pagando una sanzione ridotta. Dal 1 settembre 2024 la riforma delle sanzioni tributarie ha abbassato la sanzione base per omessi versamenti al 25% (in luogo del precedente 30%). Le aliquote ridotte del ravvedimento dipendono dal tempo trascorso dalla scadenza:

      Tipo di ravvedimentoTermineCoefficiente riduzioneSanzione ridotta (su base 25%)
      Ravvedimento sprintEntro 14 giorni dalla scadenza1/300 per giorno0,083% al giorno (max 1,16%)
      Ravvedimento breveDal 15 al 30 giorno1/10 della sanzione ridotta al 12,5%1,25%
      Ravvedimento medioDal 31 al 90 giorno1/91,39%
      Ravvedimento lungoDal 91 giorno a 1 anno1/83,125%
      Ravvedimento biennaleEntro 2 anni1/73,57%
      Oltre 2 anniOltre 2 anni1/64,17%

      Alla sanzione ridotta si aggiungono sempre gli interessi legali al tasso vigente (calcolati sui giorni di ritardo). Il ravvedimento si perfeziona con il versamento dell’imposta, degli interessi e della sanzione ridotta in un unico F24.

      Proroga versamenti 2026: cosa cambia per ISA e forfettari

      Anche nel 2026 e stato previsto un regime di proroga per i contribuenti soggetti a ISA (Indici Sintetici di Affidabilita) e per i forfettari. In base al Decreto del Ministero dell’Economia, la scadenza del 30 giugno per questi contribuenti e prorogata al 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione.

      Possono versare entro il 20 luglio senza la maggiorazione dello 0,40%:

      • Titolari di P.IVA soggetti a ISA che presentano il modello ISA allegato al Modello Redditi
      • Contribuenti in regime forfettario
      • Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)
      • Soggetti che dichiarano redditi da partecipazione in societa soggette a ISA

      Per tutti i dettagli sulla proroga 2026: Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

      Domande frequenti sulle scadenze fiscali di giugno 2026

      Il 2 giugno 2026 (Festa della Repubblica) e lavorativo per le scadenze fiscali?
      No. Il 2 giugno e giorno festivo e tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo (3 giugno 2026).

      Se non verso l’acconto IMU entro il 16 giugno, cosa succede?
      Si applica la sanzione prevista dalla normativa vigente. Con ravvedimento operoso entro 14 giorni si beneficia della sanzione piu ridotta (0,083% al giorno).

      I titolari di P.IVA forfettaria devono versare entro il 30 giugno o il 20 luglio?
      I forfettari possono versare saldo 2025 e acconti 2026 entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione, grazie alla proroga ISA/forfettari. Se versano tra il 21 luglio e il 20 agosto, si applica la maggiorazione dello 0,40%.

      Come si calcola l’acconto IMU di giugno?
      Il metodo piu comune e quello storico: si calcola il 50% dell’IMU pagata per l’anno 2025. In alternativa, metodo previsionale: si calcola il 50% dell’IMU dovuta per il 2026 (utile se le aliquote comunali sono cambiate o se l’immobile e stato venduto/acquistato).

      Chi deve pagare il diritto annuale CCIAA?
      Tutte le imprese iscritte nel Registro delle Imprese. Sono esclusi i professionisti iscritti solo all’Ordine professionale (senza iscrizione alla CCIAA) e le associazioni non profit senza attivita commerciale.

      L’IVA trimestrale si paga il 16 giugno?
      Solo se si e optato per la liquidazione mensile. L’IVA trimestrale primo trimestre 2026 aveva scadenza il 16 maggio (con maggiorazione 1% per il differimento). L’IVA del secondo trimestre scade il 16 agosto (con proroga automatica a settembre per il periodo feriale).

      Hai dubbi su una scadenza? Il CAF e a tua disposizione

      Le scadenze di giugno 2026 richiedono attenzione, soprattutto per chi deve coordinare piu adempimenti contemporaneamente. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per:

      • Verificare la tua situazione IMU e calcolare l’acconto corretto
      • Compilare e inviare il modello F24 per i versamenti IRPEF
      • Gestire il ravvedimento operoso per ritardi nei versamenti
      • Assistere nella presentazione della dichiarazione dei redditi 730/2026
      • Calcolare i contributi INPS dovuti per artigiani, commercianti e gestione separata

      Prenota un appuntamento presso lo sportello di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13 o contattaci per una consulenza rapida. Verifica anche le scadenze per la Dichiarazione IMU 2026 se hai modificato la tua situazione immobiliare nell’ultimo anno.

      Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:292026-06-01 23:32:14Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti
      CAF, CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

      Cessione del Quinto Pensione 2026: Nuove Regole INPS sui Rinnovi e Decorrenza Rate

      Pensione 2026 INPS

      L’INPS ha aggiornato le regole per i rinnovi della cessione del quinto pensione: le trattenute mensili partono dalla decorrenza economica del nuovo piano di rimborso, non dal mese successivo alla stipula del contratto. Una modifica che riguarda migliaia di pensionati italiani che hanno in corso un prestito con cessione del quinto o stanno valutando di rinnovarlo.

      In questa guida spieghiamo cosa cambia, chi è interessato, come funziona la nuova procedura e cosa fare se stai per rinnovare il tuo contratto di cessione del quinto.

      Cos’è la cessione del quinto pensione (e perché è diversa dal prestito normale)

      La cessione del quinto pensione è una forma di prestito personale riservata ai pensionati INPS e INPDAP. Il rimborso avviene attraverso una trattenuta diretta sulla pensione mensile, gestita dall’INPS che versa direttamente le rate alla banca o alla finanziaria.

      Il nome “cedere il quinto” deriva dal fatto che la rata mensile non può superare il 20% (un quinto) dell’importo netto della pensione. Questo rende il prodotto sicuro sia per il pensionato (che non rischia di perdere l’intera pensione) sia per la banca (che riceve il pagamento direttamente dall’ente previdenziale).

      I vantaggi principali rispetto a un prestito tradizionale sono:

      • Accesso facilitato: non servono buste paga o garanzie aggiuntive
      • Tasso fisso: la rata rimane invariata per tutta la durata del contratto
      • Nessun rischio insolvenza: l’INPS garantisce il pagamento automatico
      • Durata fino a 120 mesi (10 anni)

      Cosa cambia con le nuove regole INPS 2026: la decorrenza economica

      L’aggiornamento introdotto dall’INPS con la circolare sulle Quote Quinto riguarda specificamente il momento in cui partono le trattenute nei contratti di rinnovo. Vediamo la differenza tra vecchie e nuove regole.

      Vecchia regola: la trattenuta partiva il mese dopo la stipula

      In precedenza, quando un pensionato rinnovava un contratto di cessione del quinto in scadenza, la prima trattenuta sul nuovo piano di rimborso veniva applicata il mese successivo alla stipula del contratto. Questo poteva creare un disallineamento: ad esempio, se il contratto vecchio scadeva ad aprile ma il rinnovo veniva firmato a metà maggio, la prima rata del nuovo contratto partiva a giugno.

      Nuova regola: la trattenuta parte dalla decorrenza economica

      Con il nuovo aggiornamento INPS, nei rinnovi della cessione del quinto pensione le trattenute mensili partono dalla decorrenza economica del nuovo piano di ammortamento. In pratica, l’INPS allinea l’inizio delle rate alla data in cui il contratto diventa economicamente efficace, indipendentemente da quando è stato materialmente firmato.

      Facciamo un esempio pratico per capire meglio:

      Esempio: Mario ha una cessione del quinto in scadenza ad aprile 2026. Il 10 maggio firma il rinnovo con la stessa banca. La decorrenza economica del nuovo contratto è il 1° maggio 2026. Secondo le nuove regole INPS, la prima trattenuta sul nuovo piano viene applicata alla pensione di maggio 2026 (o il prima possibile dopo la comunicazione all’istituto), non a giugno come avveniva in precedenza.

      Perché l’INPS ha aggiornato le Quote Quinto?

      La modifica nasce da due esigenze principali:

      • Maggiore coerenza contrattuale: allineare il pagamento delle rate alla data in cui il prestito diventa economicamente efficace evita situazioni in cui il pensionato ha già ricevuto le somme ma non ha ancora iniziato a rimborsarle.
      • Semplificazione amministrativa: la nuova procedura standardizza il trattamento dei rinnovi, riducendo le anomalie contabili tra l’ente previdenziale e le finanziarie.

      L’aggiornamento si inserisce nel più ampio percorso di revisione delle procedure di gestione dei prestiti previdenziali che l’INPS sta portando avanti per migliorare la trasparenza e la correttezza nella gestione delle trattenute.

      Chi è interessato dalle nuove regole?

      Le nuove regole si applicano ai pensionati INPS che:

      • Hanno un contratto di cessione del quinto pensione in scadenza e stanno valutando il rinnovo
      • Hanno già rinnovato un contratto nel corso del 2026, dopo l’aggiornamento delle Quote Quinto INPS
      • Stanno stipulando un nuovo contratto di cessione del quinto in sostituzione di uno precedente

      Non sono interessati da questa modifica i pensionati che stipulano un contratto di cessione del quinto per la prima volta, senza rinnovo di un piano preesistente: per loro le regole di decorrenza ordinaria rimangono invariate.

      Le regole si applicano ai pensionati che percepiscono:

      • Pensione di vecchiaia INPS
      • Pensione anticipata (quota 103, opzione donna)
      • Pensione di invalidità
      • Pensione di reversibilità
      • Vitalizi ex dipendenti pubblici (INPDAP/NoiPA)

      Come funziona il rinnovo della cessione del quinto pensione: la procedura step by step

      Se stai per rinnovare la tua cessione del quinto, ecco come funziona la procedura aggiornata:

      1. Richiesta di rinnovo: contatti la banca o la finanziaria con cui hai il contratto in corso (o una diversa) per richiedere il rinnovo.
      2. Nuova istruttoria: l’istituto verifica i tuoi dati pensionistici aggiornati (importo netto pensione, età, aspettativa di vita residua) per calcolare l’importo massimo erogabile e la rata massima.
      3. Estinzione anticipata del vecchio contratto: contestualmente al rinnovo, il vecchio contratto viene estinto anticipatamente. Hai diritto al rimborso dei premi assicurativi non goduti (polizza vita e rischio impiego).
      4. Comunicazione all’INPS: la banca trasmette all’INPS il nuovo piano di ammortamento indicando la decorrenza economica.
      5. Applicazione della trattenuta: l’INPS applica la trattenuta a partire dalla decorrenza economica indicata nel contratto, non dal mese successivo alla comunicazione.

      Importo massimo, requisiti e limiti della cessione del quinto pensione

      Indipendentemente dalla novità sulla decorrenza, ricordiamo i requisiti fondamentali che rimangono invariati:

      Requisiti per accedere alla cessione del quinto pensione

      • Pensione netta sufficiente: deve essere superiore alla soglia minima impignorabile, pari all’importo dell’assegno sociale aumentato della metà. La soglia si aggiorna ogni anno con la rivalutazione ISTAT e va verificata al momento della richiesta.
      • Età: generalmente fino a 85-90 anni (ogni istituto ha i propri criteri)
      • Aspettativa di vita residua: deve essere compatibile con la durata del piano di rimborso

      Calcolo della rata massima

      La rata mensile massima è pari a un quinto (20%) della pensione netta mensile. Ad esempio:

      • Pensione netta 1.200 euro/mese → rata massima 240 euro/mese
      • Pensione netta 1.800 euro/mese → rata massima 360 euro/mese
      • Pensione netta 2.500 euro/mese → rata massima 500 euro/mese

      Durata del contratto

      La durata massima è di 120 mesi (10 anni). La durata effettiva dipende dall’età del pensionato e dall’aspettativa di vita calcolata dalle tavole attuariali usate dalla compagnia assicurativa che copre il rischio.

      Cosa fare se hai già rinnovato nel 2026: come verificare la correttezza delle trattenute

      Se hai già rinnovato la tua cessione del quinto nel 2026 e vuoi verificare che le trattenute siano state applicate correttamente secondo le nuove regole, puoi:

      1. Controlla il cedolino INPS: accedi al portale MyINPS e visualizza il dettaglio delle trattenute mensili sul tuo cedolino pensionistico.
      2. Verifica la decorrenza: la prima trattenuta dovrebbe corrispondere alla decorrenza economica indicata nel contratto di rinnovo.
      3. Confronta con il piano di ammortamento: richiedi alla banca o alla finanziaria il prospetto completo del piano per verificare che le rate corrispondano a quelle trattenute dall’INPS.
      4. In caso di discrepanza: segnala immediatamente sia alla banca sia al patronato CAF per verificare se è necessario presentare un’istanza di rettifica all’INPS.

      Domande frequenti sulla cessione del quinto pensione e le nuove regole INPS

      Posso rinnovare la cessione del quinto prima della scadenza?

      Sì, è possibile rinnovare (o estinguere anticipatamente) la cessione del quinto anche prima della scadenza naturale del contratto. In questo caso, hai diritto al rimborso dei premi assicurativi non goduti. Tuttavia, valuta attentamente se conviene: l’estinzione anticipata può comportare penali e la nuova polizza assicurativa riparte da zero.

      Con le nuove regole pago più rate?

      No, il numero totale di rate e l’importo del prestito rimangono invariati. Cambia solo il momento in cui parte la prima trattenuta: le rate sono le stesse, ma allineate alla decorrenza economica del contratto. In alcune situazioni, questo potrebbe significare una prima trattenuta più ravvicinata rispetto al passato.

      La cessione del quinto pensione è tassata?

      No, le somme ricevute tramite cessione del quinto non sono tassate come reddito: si tratta di un prestito, non di un guadagno. Gli interessi pagati, però, non sono detraibili fiscalmente (a differenza, ad esempio, degli interessi sul mutuo prima casa).

      Cosa succede se la pensione diminuisce durante il contratto?

      Se l’importo della pensione si riduce (ad esempio per effetto di revisioni INPS), la trattenuta non può superare il quinto del nuovo importo. La banca o la finanziaria si farà carico di verificare che i limiti siano rispettati. In caso di pensione già vicina al minimo impignorabile, il contratto potrebbe diventare insostenibile.

      Come faccio a sapere qual è la mia decorrenza economica?

      La decorrenza economica è indicata nel contratto di finanziamento che hai firmato con la banca o la finanziaria. Di solito coincide con la data di erogazione delle somme o con il primo giorno del mese successivo alla stipula. Leggi con attenzione le condizioni contrattuali o chiedi una spiegazione all’istituto erogante.

      Il ruolo del CAF nel monitoraggio della cessione del quinto

      Il CAF Centro Fiscale di Udine può supportarti nelle pratiche di patronato legate alla tua pensione, inclusa la verifica dei cedolini INPS e il controllo delle trattenute mensili. Se noti discrepanze tra il piano di rimborso della cessione del quinto e quanto trattenuto dall’INPS, il patronato può aiutarti a:

      • Interpretare il cedolino pensionistico
      • Verificare la correttezza delle trattenute rispetto al contratto
      • Presentare istanze di verifica o rettifica all’INPS
      • Assistere nella comunicazione con la banca o finanziaria

      Per qualsiasi dubbio sulla tua pensione o sulle trattenute INPS, prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

      Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:272026-06-01 22:36:27Cessione del Quinto Pensione 2026: Nuove Regole INPS sui Rinnovi e Decorrenza Rate
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