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CAF Centro Fiscale
CONGEDO PARENTALE, MATERNITA', PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, PATRONATO

Congedo parentale e lavoratrici autonome: regole 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le lavoratrici autonome e le libere professioniste hanno diritto al congedo parentale, ma con regole diverse rispetto alle dipendenti. Le condizioni di accesso, la durata e soprattutto l’importo dell’indennita variano in base alla categoria previdenziale di appartenenza. In questa guida ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sul congedo parentale per partita IVA e lavoratrici autonome nel 2026.

Vedi anche la guida completa: Congedo parentale 2026: durata, indennita e domanda INPS.

Indice dei contenuti

  1. Chi sono le lavoratrici autonome con diritto al congedo
  2. Congedo parentale per iscritte gestione separata INPS
  3. Come si calcola l’indennita di congedo parentale per le autonome
  4. Contributi previdenziali durante il congedo (gestione separata)
  5. Forfettarie: congedo parentale e gestione separata
  6. Congedo parentale per artigiane e commercianti
  7. Professioniste con cassa previdenziale autonoma
  8. Come fare domanda di congedo parentale all’INPS
  9. Domande frequenti sul congedo parentale autonome
  10. Conclusione

Chi sono le lavoratrici autonome con diritto al congedo

Il termine “lavoratrici autonome” ai fini previdenziali include diverse categorie:

  • Iscritte alla gestione separata INPS: freelance, collaboratrici coordinate e continuative (co.co.co.), professioniste senza cassa autonoma, lavoratrici con partita IVA non iscritte ad albo con cassa propria
  • Artigiane e commercianti: iscritte alla gestione artigiani/commercianti INPS
  • Coltivatrici dirette, colone e mezzadre: iscritte alla gestione agricola INPS
  • Professioniste con cassa previdenziale autonoma: avvocate (Cassa Forense), mediche (ENPAM), ingegnere/architette (Inarcassa), psicologhe (ENPAP), ecc. – le regole variano per ciascuna cassa

Congedo parentale per iscritte gestione separata INPS

Le lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS (incluse molte partite IVA con regime forfettario senza albo professionale con cassa propria) hanno diritto a:

  • Durata: 3 mesi di congedo parentale entro i 12 anni del bambino (in base al D.Lgs. 105/2022 che ha recepito la Direttiva UE 2019/1158)
  • Indennita: pari al 30% del reddito calcolato sulla base del reddito imponibile medio degli ultimi due anni precedenti al congedo
  • Domanda: va presentata all’INPS prima dell’inizio del congedo
  • Requisito contributivo: almeno 3 mesi di contribuzione alla gestione separata nei 12 mesi precedenti la data di inizio del congedo

Importante: l’indennita del 30% per le iscritte alla gestione separata non sale all’80% per il terzo mese. L’aumento all’80% del terzo mese e una novita prevista dalla riforma del congedo parentale (D.Lgs. 105/2022) valida esclusivamente per i lavoratori dipendenti. Le lavoratrici autonome/gestione separata restano al 30% per tutti e tre i mesi.

Come si calcola l’indennita di congedo parentale per le autonome

Il calcolo dell’indennita per le iscritte alla gestione separata segue questa formula:

Base di calcolo = reddito imponibile previdenziale medio degli ultimi 2 anni precedenti l’evento
Indennita giornaliera = (base di calcolo / 365) x 30%
Indennita mensile = indennita giornaliera x 30 giorni

Reddito imponibile medio annuoIndennita giornaliera (30%)Indennita mensile indicativa
20.000 eurocirca 16,44 euro/giornocirca 493 euro/mese
35.000 eurocirca 28,77 euro/giornocirca 863 euro/mese
50.000 eurocirca 41,10 euro/giornocirca 1.233 euro/mese
85.000 euro (max forfettario)circa 69,86 euro/giornocirca 2.096 euro/mese

Nota: i valori sopra sono indicativi. L’INPS calcola l’importo esatto in base ai contributi effettivamente versati e al reddito dichiarato. Per un calcolo preciso, verifica con il Patronato CAF.

Contributi previdenziali durante il congedo (gestione separata)

Durante il periodo di congedo parentale indennizzato, l’INPS accredita d’ufficio i contributi figurativi alla gestione separata. Questo significa che il periodo di congedo viene conteggiato ai fini previdenziali anche senza versamento di contributi effettivi. E un vantaggio importante per le lavoratrici con pochi anni di contribuzione.

L’aliquota della gestione separata nel 2026 per le iscritte senza altra copertura previdenziale (es. forfettarie che non versano contributi artigiani/commercianti) e del 26,07%. Per le iscritte con altra copertura obbligatoria (es. dipendenti part-time + partita IVA) l’aliquota e del 24%.

Forfettarie: congedo parentale e gestione separata

Le lavoratrici in regime forfettario che non esercitano attivita artigiana o commerciale (e che quindi non versano contributi INPS artigiani/commercianti) sono in genere iscritte alla gestione separata. Per loro si applicano le stesse regole descritte sopra per la gestione separata.

Attenzione: alcune forfettarie che svolgono attivita artigiana o commerciale versano invece i contributi INPS artigiani/commercianti con la riduzione del 35% (contributi con riduzione forfettaria). In questo caso le regole sul congedo parentale sono quelle specifiche per artigiane/commercianti (vedi paragrafo successivo).

Congedo parentale per artigiane e commercianti

Le artigiane e commercianti iscritte alla gestione INPS specifica hanno diritto a:

  • 3 mesi di congedo parentale indennizzato entro i 12 anni del figlio
  • Indennita pari al 30% del salario convenzionale annuo stabilito per legge (non il reddito effettivo)
  • Contributi figurativi accreditati per il periodo di congedo

Professioniste con cassa previdenziale autonoma

Le professioniste iscritte ad albi con cassa previdenziale propria (Cassa Forense, ENPAM, ENPAP, Inarcassa, ENPAPI, ecc.) hanno regole specifiche per ciascuna cassa. In linea generale offrono indennita di maternita e congedo parentale, ma gli importi e le condizioni variano. Alcune casse prevedono integrazioni rispetto al minimo INPS. E fondamentale consultare direttamente la propria cassa di appartenenza o rivolgersi al patronato per conoscere i diritti specifici.

Come fare domanda di congedo parentale all’INPS

  1. Accedi al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cerca il servizio “Congedo parentale per lavoratrici/lavoratori iscritti alla gestione separata”
  3. Compila il modulo online inserendo: periodo di congedo richiesto, dati del figlio, coordinate bancarie per il pagamento
  4. Allega la documentazione richiesta (stato di famiglia, certificato di nascita se non ancora comunicato all’INPS)
  5. Invia la domanda. L’INPS elabora e liquida l’indennita tipicamente entro 30-60 giorni

In alternativa, puoi presentare la domanda tramite patronato CAF, che gestisce l’iter completo per conto tuo.

Domande frequenti sul congedo parentale autonome

Il congedo parentale e compatibile con l’attivita lavorativa? No. Durante il periodo di congedo parentale indennizzato non puoi svolgere attivita lavorativa autonoma. Se riprendi a lavorare, il congedo si interrompe e cessa il diritto all’indennita.

Il padre autonomo ha diritto al congedo parentale? Si, anche il padre lavoratore autonomo/libero professionista iscritto alla gestione separata ha diritto ai 3 mesi di congedo parentale con le stesse modalita della madre.

I 3 mesi di congedo si possono frazionare? Si. Il congedo parentale puo essere fruito in modo continuativo, a mesi, a settimane o a giorni (a seconda della modalita scelta al momento della domanda).

Come influisce il congedo sul calcolo dell’ISEE? L’indennita di congedo parentale erogata dall’INPS concorre al reddito complessivo ai fini ISEE per l’anno in cui viene percepita. Per dubbi su come compilare la DSU in questi casi, il CAF Centro Fiscale puo assisterti.

Conclusione

Il congedo parentale per lavoratrici autonome e partite IVA nel 2026 garantisce 3 mesi di indennita pari al 30% del reddito per le iscritte alla gestione separata. A differenza dei dipendenti, le autonome non beneficiano dell’aumento all’80% per il terzo mese. Per calcolare l’importo esatto della tua indennita e per presentare la domanda all’INPS, il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa. Prenota un appuntamento.

Giugno 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-29 08:30:002026-07-03 07:54:52Congedo parentale e lavoratrici autonome: regole 2026
CAF, COLF E BADANTI

Badante a ore 2026: costi e contratto

colf e badanti CAF Udine

Badante a ore 2026: costi e contratto

Il costo orario dipende dal livello CCNL: Livello BS (base): 5,83 euro/ora, Livello CS: 6,60 euro/ora, Livello DS (assistenza specializzata): 7,68 euro/ora. A questi si aggiungono con…

Indice dei contenuti

  1. Quanto costa una badante a ore
  2. Contratto badante a ore: come funziona
  3. Contributi INPS per badanti a ore
  4. Differenza tra badante convivente e a ore
  5. Esempio costo totale mensile

Quanto costa una badante a ore

Il costo orario dipende dal livello CCNL: Livello BS (base): 5,83 euro/ora, Livello CS: 6,60 euro/ora, Livello DS (assistenza specializzata): 7,68 euro/ora. A questi si aggiungono contributi INPS 1,44 euro/ora circa.



Contratto badante a ore: come funziona

Il contratto a ore prevede: orario settimanale massimo 54 ore, pagamento mensile in busta paga, ferie 26 ore annue ogni 100 ore lavorate, tredicesima proporzionale.



Contributi INPS per badanti a ore

I contributi INPS si versano trimestralmente tramite MAV. Importo 2026: 1,44 euro/ora (40% datore + 60% lavoratrice trattenuto). Il CAF calcola e invia i MAV trimestrali.



Differenza tra badante convivente e a ore

Convivente: vitto e alloggio inclusi, stipendio mensile fisso. A ore: pagamento orario, nessun vitto/alloggio, orari flessibili. I contributi sono diversi: forfettari per conviventi, orari per a ore.



Esempio costo totale mensile

Badante a ore 20 ore/settimana (circa 86 ore/mese) livello CS: Retribuzione lorda: 567 euro, Contributi INPS: 124 euro, Costo totale: 691 euro/mese. Per gestione buste paga e versamenti INPS: CAF 25 euro/mese.



Domande frequenti (FAQ)

Quanto costa il servizio?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre: gestione buste paga badanti 25 euro/mese, consulenza contrattuale 50 euro, assistenza pratiche INPS.

Assistenza badanti – CAF Centro Fiscale Udine

Servizi completi per badanti e datori di lavoro: contratti, buste paga 25 euro/mese, pratiche INPS 50 euro.

Prenota consulenza gratuita

Giugno 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-29 06:00:002026-03-17 19:05:48Badante a ore 2026: costi e contratto
INAIL AGGRAVAMENTI, RICONOSCIMENTO MALATTIE PROFESSIONALI, PATRONATO

Aggravamento INAIL: revisione rendita e tempistiche

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando le condizioni di salute di un lavoratore peggiorano dopo aver ottenuto una rendita INAIL, e possibile chiedere la revisione della rendita per aggravamento. Questa procedura permette di far rivalutare il grado di invalidita e, se l’aggravamento e confermato, di ottenere un incremento dell’indennizzo. In questa guida spieghiamo come funziona la revisione della rendita INAIL nel 2026, le tempistiche e i passi pratici per presentare la domanda.

Vedi anche la guida principale: INAIL aggravamento malattia professionale: come fare domanda.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la rendita INAIL per infortunio o malattia professionale
  2. Gradi di menomazione e tipo di prestazione INAIL
  3. Cos’e l’aggravamento e quando si puo chiedere la revisione
  4. Come si presenta la domanda di revisione per aggravamento
  5. Tempistiche della revisione della rendita INAIL
  6. Casi pratici: esempi di aggravamento riconoscibile
  7. Cosa fare se INAIL non riconosce l’aggravamento
  8. Domande frequenti sulla revisione rendita INAIL
  9. Conclusione

Cos’e la rendita INAIL per infortunio o malattia professionale

La rendita INAIL e una prestazione economica periodica riconosciuta ai lavoratori che hanno subito un infortunio sul lavoro o una malattia professionale con esiti permanenti che determinano una riduzione della capacita lavorativa. E disciplinata principalmente dal D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo Unico INAIL) e dal D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38 (riforma del danno biologico).

La rendita viene calcolata in base al grado di menomazione dell’integrita psicofisica (MIP, ex invalidita permanente) e alla retribuzione annua del lavoratore. A partire dal grado del 16% si ha diritto a una rendita periodica (mensile); per gradi tra 6% e 15% e previsto un indennizzo in capitale una-tantum.

Gradi di menomazione e tipo di prestazione INAIL

Grado di menomazioneTipo prestazioneNote
Inferiore al 6%Nessun indennizzo permanenteSolo indennizzo temporaneo durante la guarigione clinica
Dal 6% al 15%Indennizzo in capitale (una-tantum)Importo variabile in base al grado e alla retribuzione
Dal 16% al 100%Rendita periodica mensileCommisurata a retribuzione annua e grado MIP
Dal 80% al 100%Rendita + assegno per assistenza personaleNei casi di grande invalidita con necessita di assistenza continua

Cos’e l’aggravamento e quando si puo chiedere la revisione

L’aggravamento si verifica quando le condizioni di salute del lavoratore peggiorano rispetto alla valutazione medica che ha determinato la rendita originaria. In questi casi il lavoratore ha diritto a richiedere una nuova valutazione della menomazione.

La revisione della rendita per aggravamento e disciplinata dall’art. 83 del D.P.R. 1124/1965 e puo essere chiesta:

  • Decorsi 4 anni dalla liquidazione della rendita originaria (per le malattie professionali tabellate)
  • Decorsi 10 anni dalla liquidazione per gli infortuni sul lavoro
  • In qualsiasi momento se l’aggravamento e dovuto a cause nuove e sopravvenute legate alla stessa patologia professionale

Come si presenta la domanda di revisione per aggravamento

  1. Raccolta documentazione: prepara tutta la documentazione medica aggiornata (referti specialistici, cartella clinica, esami diagnostici che attestano il peggioramento)
  2. Presentazione domanda: la domanda si presenta alla sede INAIL competente per territorio, online tramite il portale INAIL (www.inail.it) con SPID, oppure tramite patronato abilitato
  3. Visita medica di revisione: INAIL convoca il lavoratore per una visita collegiale presso la sede INAIL. Il medico legale INAIL valuta il grado di menomazione attuale
  4. Notifica del provvedimento: INAIL comunica l’esito entro 120 giorni dalla domanda. Se l’aggravamento e riconosciuto, la rendita viene adeguata (o liquidato un supplemento di indennizzo in capitale se si sale tra i gradi 6-15%)
  5. Ricorso: se INAIL rigetta la domanda o riconosce un grado inferiore a quello atteso, e possibile presentare ricorso amministrativo o giudiziario

Tempistiche della revisione della rendita INAIL

FaseTempistica indicativa
Presentazione domanda a INAILImmediata (online o via patronato)
Convocazione visita medica30-90 giorni dalla domanda
Esito della valutazione30-60 giorni dalla visita
Decorrenza nuova rendita (se riconosciuta)Dal mese successivo alla domanda (retroattivamente)
Termini ricorso amministrativo60 giorni dal provvedimento
Termini ricorso giudiziario3 anni dal provvedimento (prescrizione)

Casi pratici: esempi di aggravamento riconoscibile

Esempi tipici di aggravamento documentabile che possono dare luogo a revisione della rendita:

  • Ernia del disco da infortunio sul lavoro che si aggrava fino a richiedere intervento chirurgico, con deficit neurologici residui piu gravi
  • Malattia polmonare professionale (es. silicosi, asbestosi) con progressione documentata da TAC o spirometria
  • Sordita professionale con peggioramento audiometrico rispetto alla valutazione originaria
  • Lesioni ossee da infortunio con artrosi post-traumatica progressiva documentata radiologicamente
  • Dermatite professionale cronica che si cronicizza nonostante la cessazione dell’esposizione

Cosa fare se INAIL non riconosce l’aggravamento

Se la domanda viene rigettata o il grado riconosciuto non riflette il reale stato di salute, esistono due percorsi:

  • Ricorso amministrativo: entro 60 giorni dal provvedimento, alla Direzione Regionale INAIL competente. E gratuito e puo portare a una rivalutazione interna
  • Ricorso giudiziario: davanti al Tribunale del Lavoro, entro 3 anni. E consigliabile avvalersi di un avvocato specializzato e di un perito medico-legale di parte che confuti le valutazioni INAIL

Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza nella presentazione della domanda di revisione rendita INAIL, nella raccolta della documentazione medica e nel monitoraggio dei termini procedurali. Prenota un appuntamento per una consulenza.

Domande frequenti sulla revisione rendita INAIL

La rendita INAIL viene tassata? Le rendite INAIL per infortuni sul lavoro e malattie professionali sono esenti da IRPEF ai sensi dell’art. 6 del TUIR. Non vanno dichiarate nel modello 730 o Redditi PF.

Posso chiedere la revisione anche se lavoro ancora? Si, l’aggravamento puo essere riconosciuto indipendentemente dallo stato occupazionale attuale del lavoratore.

La rendita INAIL si somma ad altri trattamenti (es. pensione di inabilita)? In linea generale si, con alcune limitazioni per evitare duplicazioni. Il patronato CAF puo verificare la compatibilita specifica nel tuo caso.

Conclusione

La revisione della rendita INAIL per aggravamento e un diritto del lavoratore e uno strumento importante per garantire che l’indennizzo corrisponda all’effettivo stato di salute. La documentazione medica aggiornata e il rispetto dei termini procedurali sono i due elementi chiave per il successo della domanda. Per assistenza pratica nella preparazione e presentazione della domanda, il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine e al tuo fianco.

Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-28 17:00:002026-07-03 07:54:55Aggravamento INAIL: revisione rendita e tempistiche
INVALIDITA' 104, MALATTIA, INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO, PATRONATO

Pensione anticipata con invalidità 75%: requisiti, tabella 2026 e come richiederla

Pensione 2026 INPS

Chi ha un’invalidità civile riconosciuta pari o superiore al 75% può andare in pensione prima. Questo è uno dei benefici meno conosciuti del sistema previdenziale italiano, ma può fare una differenza enorme: anni di contribuzione ridotti o accesso alla pensione a un’età più bassa rispetto agli altri lavoratori.

In questo articolo spieghiamo tutto: cosa dice la legge, quali sono i requisiti nel 2026, come si calcola il beneficio e come presentare domanda all’INPS. Parliamo anche delle differenze con la Legge 104, con cui spesso c’è confusione.

Indice dei contenuti

  1. Che cos’è l’invalidità civile al 75%
  2. Pensione anticipata con invalidità 75%: i requisiti 2026
  3. Tabella 2026: età e contributi per chi ha invalidità 75%
  4. Pensione a 58 anni con invalidità e Legge 104: è possibile?
  5. Come fare domanda per la pensione con invalidità 75%
  6. Pensione di invalidità INPS vs pensione anticipata per invalidi: la differenza
  7. Domande frequenti sulla pensione con invalidità 75%
  8. Cosa fare adesso: contatta il Patronato

Che cos’è l’invalidità civile al 75%

L’invalidità civile è un riconoscimento dello Stato che certifica la riduzione della capacità lavorativa di una persona a causa di una patologia. La percentuale indica il grado di menomazione:

  • Sotto il 33%: nessun beneficio previdenziale specifico
  • Dal 33% al 74%: diritto ad alcune agevolazioni (collocamento mirato, ecc.)
  • Dal 75% in poi: diritto alla riduzione dei requisiti pensionistici
  • Dall’80%: accesso all’assegno di invalidità civile (prestazione assistenziale separata)
  • 100% non deambulante: ulteriori benefici e indennità di accompagnamento

L’invalidità civile al 75% non è la stessa cosa della Legge 104. Ne parliamo meglio più avanti.

Pensione anticipata con invalidità 75%: i requisiti 2026

Il D.Lgs. 503/1992 (art. 2, comma 3) e le successive modifiche riconoscono a chi ha invalidità pari o superiore al 75% il diritto di andare in pensione con requisiti ridotti.

Nel 2026, i requisiti per la pensione di vecchiaia con invalidità 75% sono:

Tipo requisitoLavoratore standardCon invalidità 75% o superiore
Età (uomo)67 anni61 anni
Età (donna)67 anni56 anni
Contributi minimi20 anni20 anni (invariato)

La riduzione dell’età è quindi di 6 anni sia per uomini che per donne rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria.

Attenzione: questo beneficio riguarda la pensione di vecchiaia. Per la pensione anticipata “ordinaria” (basata solo sui contributi, senza requisito di età), il beneficio riguarda invece la riduzione degli anni contributivi:

Tipo pensioneStandardCon invalidità 75% o superiore
Pensione anticipata (uomo)42 anni e 10 mesi40 anni e 10 mesi (riduzione 2 anni)
Pensione anticipata (donna)41 anni e 10 mesi39 anni e 10 mesi (riduzione 2 anni)

Tabella 2026: età e contributi per chi ha invalidità 75%

Riepiloghiamo tutti i canali di accesso alla pensione con invalidità 75% nel 2026:

Pensione di vecchiaia con invalidità 75%

GenereEtà minimaContributi minimi
Uomo61 anni20 anni
Donna56 anni20 anni

Pensione anticipata (solo contributi) con invalidità 75%

GenereContributi richiesti
Uomo40 anni e 10 mesi
Donna39 anni e 10 mesi

Pensione a 58 anni con invalidità e Legge 104: è possibile?

Questa è la domanda più frequente: posso andare in pensione a 58 anni con la Legge 104?

La risposta è: dipende, e bisogna distinguere due situazioni diverse.

La Legge 104 da sola non dà la pensione anticipata

La Legge 104/1992 (quella per l’assistenza ai disabili e ai loro familiari) non riduce i requisiti pensionistici. Essa dà diritto a permessi lavorativi (3 giorni al mese per chi assiste un familiare disabile), priorità nei trasferimenti, ecc., ma non incide sull’età pensionabile.

Invalidità 75% + Legge 104 insieme

Un lavoratore che ha sia il riconoscimento di invalidità 75% che la tutela della Legge 104 (per sé o per un familiare) può:

  • Usare i benefici della Legge 104 durante il lavoro (permessi, flessibilità)
  • Andare in pensione prima grazie all’invalidità propria al 75%

In sintesi: la pensione a 58 anni è possibile in via teorica solo se si hanno circa 40 anni di contributi a quell’età (richiede di aver iniziato a lavorare intorno ai 18 anni). Per la maggior parte dei lavoratori, il beneficio principale resta la pensione di vecchiaia a 61 anni (uomini) o 56 anni (donne).

Come fare domanda per la pensione con invalidità 75%

Il percorso prevede due fasi distinte.

Fase 1: ottenere il riconoscimento dell’invalidità

Se non hai ancora il riconoscimento formale dell’invalidità al 75%, devi:

  1. Fare visita medica dal medico di base, che compila la documentazione iniziale
  2. Presentare domanda all’INPS (tramite Patronato o portale online) per ottenere la convocazione alla Commissione Medica
  3. Sostenere la visita presso la Commissione Medica INPS (ASL locale)
  4. Ricevere il verbale con la percentuale di invalidità riconosciuta

I tempi variano da 3 a 12 mesi a seconda della ASL di riferimento, quindi è importante avviare per tempo la pratica.

Fase 2: presentare domanda di pensione all’INPS

Una volta ottenuto il verbale con invalidità pari o superiore al 75%:

  1. Accedi al portale INPS (myINPS) o affidati a un Patronato
  2. Presenta domanda di pensione indicando il canale corretto (vecchiaia con riduzione per invalidità o pensione anticipata)
  3. Allega il verbale di invalidità civile
  4. Attendi la liquidazione dell’assegno (di solito 3-6 mesi dalla domanda)

Il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine assiste in tutto il processo: dalla prima domanda di invalidità alla presentazione della domanda di pensione.

Pensione di invalidità INPS vs pensione anticipata per invalidi: la differenza

Molti confondono due prestazioni diverse:

PrestazioneA chi spettaCosa è
Assegno di invalidità INPSInvalidi con riduzione capacità lavorativa da 2/3 in suPrestazione temporanea (rinnovabile), erogata prima della pensione
Pensione di invalidità INPSInvalidi totali (inabilità assoluta)Prestazione definitiva, importo fisso
Pensione anticipata per invalidi 75%Chi ha invalidità 75% + requisiti contributiviPensione di vecchiaia o anticipata con requisiti ridotti

La pensione anticipata per invalidi al 75% di cui parliamo in questo articolo è la terza tipologia: non è un aiuto economico per l’invalidità in sé, ma il diritto di accedere prima alla pensione ordinaria.

Domande frequenti sulla pensione con invalidità 75%

L’invalidità al 74% dà diritto alla riduzione?

No. La soglia minima è il 75%. Con il 74% non si ha diritto alla riduzione dei requisiti pensionistici. Se la patologia è peggiorata, è possibile richiedere una revisione del verbale alla Commissione Medica INPS.

Si può cumulare il beneficio con l’APE Sociale?

L’APE Sociale ha requisiti propri (63 anni + 30 anni di contributi per invalidi al 74%+). In alcuni casi può essere più conveniente dell’accesso tramite invalidità 75%, soprattutto per chi ha meno contributi. Conviene sempre confrontare le due opzioni con il Patronato.

Il beneficio vale anche per lavoratori autonomi e partite IVA?

Si, il beneficio si applica a tutti i lavoratori iscritti a gestioni previdenziali INPS (dipendenti, autonomi, artigiani, commercianti, gestione separata). Per i liberi professionisti con casse private (Inarcassa, Cassa Forense, ENPAM, ecc.) le regole variano.

Cosa fare adesso: contatta il Patronato

Se hai un’invalidità civile riconosciuta e vuoi capire se puoi andare in pensione prima, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Calcoleremo insieme i tuoi anni contributivi, verificheremo i requisiti e presenteremo la domanda all’INPS.

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    Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 14:00:002026-07-03 07:54:57Pensione anticipata con invalidità 75%: requisiti, tabella 2026 e come richiederla
    BONUS NASCITA, BONUS BEBE', BONUS ASILO NIDO, MATERNITA', PATRONATO

    Bonus mamme INPS 2026: come funziona il nuovo bonus, requisiti e domanda entro il 30 giugno

    Bonus mamma

    Attenzione: nel 2026 esistono due misure diverse, entrambe indicate comunemente come “bonus mamme”, da non confondere. La prima è la decontribuzione IVS: uno sgravio sui contributi previdenziali riservato alle lavoratrici dipendenti con almeno 3 figli (fino a 3.000 euro l’anno di risparmio in busta paga, misura in scadenza il 31 dicembre 2026). La seconda è il Nuovo Bonus mamme INPS: una somma di 60 euro al mese erogata direttamente dall’INPS alle lavoratrici, anche autonome e partite IVA, con almeno 2 figli e reddito da lavoro entro 40.000 euro l’anno.

    Le due misure hanno requisiti, importi e modalità di richiesta diversi: la decontribuzione è automatica in busta paga e non richiede domanda, mentre il Nuovo Bonus mamme va richiesto direttamente all’INPS. In questo articolo trovi la guida a entrambe, cosi capisci subito a quale hai diritto.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la decontribuzione per le madri e come funziona
    2. Chi ha diritto alla decontribuzione
    3. Importo della decontribuzione
    4. Differenze rispetto al 2025
    5. Nuovo Bonus mamme: i 60 euro al mese INPS
    6. Come fare domanda
    7. Le due misure si cumulano con altri bonus?
    8. Hai bisogno di assistenza? Vieni al CAF

    Cos’è la decontribuzione per le madri e come funziona

    La decontribuzione (spesso chiamata anche “bonus mamme” in modo improprio) non è un pagamento diretto, ma uno sgravio contributivo: l’INPS non versa un assegno, ma riduce (fino ad azzerare) la quota dei contributi previdenziali che la lavoratrice paga ogni mese. In questo modo, la busta paga netta aumenta.

    Lo sgravio si applica sui contributi a carico della lavoratrice per la parte destinata all’IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti), esclusa la maternità e altre voci minori.

    Chi ha diritto alla decontribuzione

    Nel 2026 ha diritto alla decontribuzione la lavoratrice che:

    • Ha almeno 3 figli, di cui il più piccolo di età inferiore a 18 anni
    • È lavoratrice dipendente a tempo indeterminato (incluse le pubbliche dipendenti)

    Sono escluse le lavoratrici con contratto a tempo determinato e le lavoratrici domestiche (colf e badanti). Sono escluse anche le lavoratrici autonome e le partite IVA: per loro non è previsto uno sgravio contributivo di questo tipo, ma possono eventualmente avere diritto al Nuovo Bonus mamme (la somma mensile descritta più avanti in questo articolo).

    Importo della decontribuzione

    Lo sgravio copre la totalità dei contributi IVS a carico della lavoratrice, fino a un massimale di 3.000 euro l’anno (circa 250 euro al mese):

    RequisitoFiglio più giovaneSgravio
    Almeno 3 figliFino a 18 anni100% contributi IVS lavoratrice, fino a 3.000 euro/anno

    L’importo esatto risparmiato ogni mese dipende dallo stipendio individuale (100% dei contributi IVS a carico della lavoratrice), fino al tetto massimo di 3.000 euro l’anno. Non va confuso con il Nuovo Bonus mamme, che eroga invece un importo fisso di 60 euro al mese indipendentemente dallo stipendio.

    Attenzione: lo sgravio non penalizza la pensione futura. I contributi “azzerati” a carico della lavoratrice vengono comunque accreditati sul conto pensionistico, finanziati dallo Stato.

    Differenze rispetto al 2025

    La decontribuzione per le madri con almeno 3 figli resta sostanzialmente invariata rispetto al 2025 nei requisiti (lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato, figlio più piccolo fino a 18 anni, tetto di 3.000 euro l’anno). La misura è confermata per il 2026 ma è attualmente in scadenza al 31 dicembre 2026. La vera novità del 2026 riguarda invece il Nuovo Bonus mamme, la somma mensile erogata dall’INPS descritta nella sezione seguente, estesa anche alle lavoratrici autonome.

    Nuovo Bonus mamme: i 60 euro al mese INPS

    Il Nuovo Bonus mamme è una misura diversa dalla decontribuzione: si tratta di una somma in denaro erogata direttamente dall’INPS, pari a 60 euro al mese, che si aggiunge allo stipendio senza passare dalla busta paga come sgravio contributivo.

    Possono richiederlo le lavoratrici, anche autonome e partite IVA, che hanno:

    • Almeno 2 figli
    • Un reddito da lavoro entro 40.000 euro l’anno

    A differenza della decontribuzione, il Nuovo Bonus mamme non è automatico: va richiesto direttamente all’INPS tramite l’apposito servizio online nell’area riservata del sito INPS, sezione “Nuovo Bonus mamme”. Le lavoratrici che rientrano già nella decontribuzione (almeno 3 figli, dipendenti a tempo indeterminato) devono verificare con l’INPS o con il proprio Patronato quale misura conviene richiedere, poiché in alcuni casi non sono cumulabili sullo stesso periodo.

    Come fare domanda

    Per la decontribuzione, le lavoratrici dipendenti con almeno 3 figli possono:

    1. Comunicare direttamente al datore di lavoro (o all’ufficio HR) che hanno i requisiti, con nome e codice fiscale dei figli
    2. Rivolgersi a un CAF o Patronato che assiste nella verifica dei requisiti

    Per il Nuovo Bonus mamme (60 euro al mese, anche per autonome e partite IVA), invece, occorre presentare domanda direttamente sul sito INPS, area riservata, sezione “Nuovo Bonus mamme”, oppure rivolgersi a un CAF o Patronato per la compilazione.

    Il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per assistenza gratuita nella verifica dei requisiti e nella presentazione della domanda all’INPS, per entrambe le misure. Per l’Assegno Unico e altri bonus puoi sempre consultare le nostre guide su ISEE e bonus famiglia.

    Le due misure si cumulano con altri bonus?

    Sia la decontribuzione sia il Nuovo Bonus mamme sono cumulabili con:

    • Assegno Unico Universale (che spetta per i figli fino a 21 anni)
    • Bonus asilo nido INPS
    • Altre agevolazioni fiscali per famiglie con figli

    La decontribuzione non è invece cumulabile con altri sgravi contributivi sullo stesso rapporto di lavoro (se la lavoratrice beneficia già di un’altra esenzione contributiva totale). Per sapere se conviene richiedere la decontribuzione o il Nuovo Bonus mamme nel tuo caso specifico, rivolgiti al Patronato del CAF Centro Fiscale.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Hai bisogno di assistenza? Vieni al CAF

    Se vuoi sapere se hai diritto al bonus mamme 2026, o hai bisogno di assistenza per la comunicazione all’INPS, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta. Prenota un appuntamento: siamo a Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

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      Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 12:00:002026-08-07 08:04:36Bonus mamme INPS 2026: come funziona il nuovo bonus, requisiti e domanda entro il 30 giugno
      ASSEGNO UNICO, MATERNITA', PATRONATO

      Aumenti Assegno Unico 2026: nuovi importi, requisiti e calendario INPS

      ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

      Gli aumenti dell’Assegno Unico 2026 sono ufficiali: dal 1° gennaio 2026 importi e soglie ISEE sono stati rivalutati dell’1,4% (Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026) e il massimale mensile per ogni figlio minorenne è salito a 203,80 euro per i nuclei con ISEE fino a 17.468,51 euro. Una buona notizia per le famiglie italiane con figli a carico, che vedono crescere il sostegno mensile grazie all’adeguamento automatico all’inflazione previsto dal D.Lgs. 230/2021.

      In questa guida aggiornata trovi tutto quello che devi sapere: nuovi importi 2026 per fascia ISEE, maggiorazioni speciali, calendario pagamenti INPS, arretrati e come verificare online il tuo importo personalizzato.

      Indice dei contenuti

      1. Cosa sono gli aumenti AUU 2026: la rivalutazione ISTAT
      2. Importi Assegno Unico 2026: tabella aggiornata per fascia ISEE
      3. Maggiorazioni 2026: quando l’importo aumenta ulteriormente
      4. Calendario pagamenti INPS Assegno Unico 2026
      5. Arretrati e conguagli AUU 2026: cosa sapere
      6. Quando rinnovare l’ISEE per non perdere l’importo pieno
      7. Come verificare l’importo AUU personalizzato: portale INPS e MyINPS
      8. Casi pratici: quanto spetta con diversi livelli di ISEE
      9. Aumenti 2026 vs modifiche strutturali: cosa cambia davvero
      10. Domande frequenti (FAQ) sugli aumenti Assegno Unico 2026
      11. Conclusione: come massimizzare l’Assegno Unico 2026

      Cosa sono gli aumenti AUU 2026: la rivalutazione ISTAT

      L’Assegno Unico Universale (AUU) e un beneficio mensile erogato dall’INPS per ogni figlio a carico fino a 21 anni (senza limiti di eta per figli disabili), introdotto dal D.Lgs. 230/2021 ed entrato in vigore dal 1 marzo 2022. La legge istitutiva prevede un meccanismo di rivalutazione annuale automatica legato all’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

      Per il 2026 la rivalutazione è stata applicata con effetto dal 1° gennaio 2026: la rata di febbraio è stata pagata già con i nuovi importi e la differenza relativa a gennaio è stata corrisposta a partire dalla rata di marzo. L’aggiornamento porta a un incremento degli importi rispetto al 2025, ridefinendo la tabella ufficiale INPS.

      La rivalutazione non e un bonus straordinario ma una norma strutturale. Ogni anno l’INPS pubblica una circolare con i nuovi importi aggiornati (per il 2026 la n. 7 del 30 gennaio 2026) e li applica automaticamente sui pagamenti.

      Importi Assegno Unico 2026: tabella aggiornata per fascia ISEE

      Gli importi 2026 si dividono in base all’ISEE del nucleo familiare. Ecco la tabella ufficiale aggiornata:

      ISEE del nucleo familiareImporto mensile per figlio minorenneImporto mensile per figlio 18-20 anni
      Fino a 17.468,51 euro (importo pieno)203,80 euro99,10 euro
      Da 17.468,52 a 46.582,71 euro (graduale)Tra 203,80 e 58,30 euro (scala progressiva)Tra 99,10 e 29,10 euro
      Oltre 46.582,71 euro o senza ISEE58,30 euro29,10 euro

      Tra le due soglie l’importo scende gradualmente all’aumentare dell’ISEE, secondo la tabella per fasce allegata alla Circolare INPS n. 7/2026 (Allegato 1). Per conoscere l’importo esatto spettante al proprio nucleo occorre verificare sul portale INPS o tramite patronato.

      Importo senza ISEE: chi non ha presentato la DSU riceve il minimo di 58,30 euro per ogni figlio minorenne (29,10 euro per i figli tra 18 e 20 anni). Presentare l’ISEE è quindi fortemente consigliato per accedere all’importo pieno o intermedio.

      Maggiorazioni 2026: quando l’importo aumenta ulteriormente

      Oltre all’importo base, il D.Lgs. 230/2021 prevede una serie di maggiorazioni aggiuntive per specifiche situazioni familiari, anch’esse rivalutate per il 2026:

      • Figli con disabilità (under 21): maggiorazione di 99,10 euro/mese per disabilità media, 110,60 euro per disabilità grave e 122,30 euro per non autosufficienza. È un importo fisso, che non dipende dall’ISEE
      • Famiglie con almeno 4 figli: maggiorazione forfettaria di 150 euro al mese per nucleo (non per figlio)
      • Entrambi i genitori lavoratori: fino a 34,90 euro/mese per ogni figlio minorenne con ISEE fino a 17.468,51 euro; l’importo scende all’aumentare dell’ISEE e si azzera oltre 46.582,71 euro. Non spetta per i figli tra 18 e 21 anni
      • Madri under 21 anni: maggiorazione di 23,30 euro/mese per figlio
      • Figli sotto 1 anno: l’importo base aumenta del 50% fino al compimento del primo anno di vita
      • Figli dal terzo in poi: maggiorazione per ogni figlio successivo al secondo, da 99,10 euro/mese con ISEE fino a 17.468,51 euro a 17,40 euro oltre 46.582,71 euro
      • Nuclei con almeno 3 figli e ISEE fino a 46.582,71 euro: l’importo base aumenta del 50% per ogni figlio tra 1 e 3 anni

      Le maggiorazioni si cumulano tra loro: una famiglia con ISEE basso, 4 figli ed entrambi i genitori lavoratori può arrivare a importi mensili significativamente superiori alla base di 203,80 euro per figlio.

      Calendario pagamenti INPS Assegno Unico 2026

      L’INPS accredita l’Assegno Unico secondo le seguenti modalità:

      • Beneficiari già in pagamento senza variazioni: in date diverse ogni mese, fissate dal calendario INPS 2026 (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025). Da giugno a dicembre: 18-19 giugno, 20-21 luglio, 18-19 agosto, 21-22 settembre, 21-22 ottobre, 19-20 novembre, 16-17 dicembre
      • Nuove domande: la prima rata arriva, di norma, nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione della domanda
      • Domande presentate entro il 30 giugno: diritto agli arretrati da marzo dello stesso anno

      I pagamenti avvengono direttamente sul conto corrente o carta prepagata indicata nella domanda INPS. In caso di accredito su IBAN intestato al richiedente o al coniuge, il pagamento viene erogato mensilmente senza necessita di ulteriori azioni.

      Arretrati e conguagli AUU 2026: cosa sapere

      Una situazione frequente riguarda le famiglie che presentano la DSU in ritardo. In questi casi:

      • Presentazione DSU entro il 30 giugno: l’assegno viene ricalcolato a partire da marzo e gli arretrati vengono pagati
      • Presentazione DSU dopo il 30 giugno: il beneficio decorre dal mese di presentazione, senza arretrati per i mesi precedenti
      • Rinnovo ISEE tardivo: l’INPS eroga temporaneamente l’importo minimo (58,30 euro per ogni figlio minorenne), poi ricalcola con conguaglio una volta ricevuto il nuovo ISEE

      Consulta l’articolo dedicato: Quando rinnovare l’ISEE per l’Assegno Unico 2026.

      Quando rinnovare l’ISEE per non perdere l’importo pieno

      L’ISEE ha validità dal 1 gennaio al 31 dicembre dell’anno di rilascio. Per non subire riduzioni dell’Assegno Unico e necessario presentare la nuova DSU entro i termini corretti.

      Scadenza critica: 30 giugno 2026. Chi presenta la nuova DSU entro il 30 giugno ottiene il ricalcolo con arretrati da marzo (gennaio e febbraio sono calcolati con l’ISEE valido al 31 dicembre 2025). Chi presenta dopo il 30 giugno perde gli arretrati per i mesi precedenti. Per approfondire: guida completa all’aggiornamento ISEE per AUU 2026.

      Come verificare l’importo AUU personalizzato: portale INPS e MyINPS

      • Portale INPS (MyINPS): accedi con SPID, CIE o CNS a www.inps.it -> Prestazioni e servizi -> Assegno Unico -> Consulta la tua domanda
      • App INPS Mobile: disponibile per iOS e Android, permette di consultare lo stato della domanda e i pagamenti accreditati
      • Fascicolo previdenziale del cittadino: sezione dedicata ai pagamenti ricevuti con dettaglio mensile
      • Patronato CAF: verifica gratuita dello stato della domanda e importo spettante, con possibilità di riesame

      Casi pratici: quanto spetta con diversi livelli di ISEE

      Caso 1: Famiglia con 2 figli, ISEE 15.000 euro

      Figli minorenni, ISEE sotto la soglia di 17.468,51 euro: importo pieno 203,80 euro x 2 figli = 407,60 euro/mese. Se entrambi i genitori lavorano si aggiunge la maggiorazione: 34,90 x 2 = 69,80 euro. Totale mensile stimato: 477,40 euro.

      Caso 2: Famiglia con 2 figli, ISEE 30.000 euro

      ISEE nella fascia intermedia (17.468,52-46.582,71 euro): con 30.000 euro l’importo per figlio minorenne è di 140,90 euro (Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026). Totale per 2 figli: 281,80 euro/mese.

      Caso 3: Famiglia con 2 figli, ISEE 50.000 euro o senza ISEE

      Importo minimo per figli minorenni: 58,30 euro x 2 figli = 116,60 euro/mese. Con ISEE fino a 46.582,71 euro, presentare l’ISEE anche per redditi medio-alti può aumentare l’importo rispetto al minimo garantito.

      Aumenti 2026 vs modifiche strutturali: cosa cambia davvero

      • Rivalutazione ISTAT (aumenti 2026): aggiornamento automatico degli importi all’inflazione, previsto dalla legge istitutiva. Non richiede nuove domande ne azioni da parte del beneficiario
      • Modifiche strutturali: richiedono interventi legislativi (Legge di Bilancio). Le regole base dell’AUU restano invariate rispetto al 2025: stesso meccanismo di calcolo (le soglie ISEE vengono solo rivalutate), stessa struttura delle maggiorazioni, stessa platea di beneficiari

      Per chi ha figli disabili, ricorda anche il Bonus Mamme lavoratrici 2026.

      Fonti

      • Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 (importi e soglie ISEE dell’Assegno Unico 2026)
      • Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026 (tabella degli importi mensili 2026 per fascia ISEE)
      • D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (istituzione dell’Assegno Unico e Universale)
      • Messaggio INPS n. 3931 del 24 dicembre 2025 (calendario dei pagamenti dell’Assegno Unico 2026)

      Domande frequenti (FAQ) sugli aumenti Assegno Unico 2026

      Devo fare una nuova domanda per ricevere gli importi aumentati?

      No. Se hai già una domanda AUU attiva, l’importo aggiornato per il 2026 viene applicato automaticamente dall’INPS. Non devi fare nulla, a condizione che la domanda sia ancora valida e l’ISEE 2026 sia stato presentato.

      Cosa succede se non ho ancora presentato l’ISEE 2026?

      Da marzo l’INPS eroga l’importo minimo (58,30 euro per ogni figlio minorenne) fino alla presentazione del nuovo ISEE. Se la DSU è presentata entro il 30 giugno 2026, l’importo viene ricalcolato da marzo e vengono pagati gli arretrati; se è presentata dopo, non spettano gli arretrati per i mesi precedenti.

      L’AUU e compatibile con altri bonus?

      Si, con la maggior parte dei bonus familiari (bonus asilo nido, carta dedicata a te). Non e compatibile con le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico under 21 (sostituite dall’AUU dal 2022).

      Come faccio se l’importo ricevuto mi sembra sbagliato?

      Puoi presentare istanza di riesame tramite il portale INPS o rivolgerti al CAF Centro Fiscale, che verifica gratuitamente il calcolo e presenta eventuali ricorsi o richieste di rettifica.

      Conclusione: come massimizzare l’Assegno Unico 2026

      Gli aumenti dell’Assegno Unico 2026 portano il massimale a 203,80 euro mensili per ogni figlio minorenne per i nuclei con ISEE fino a 17.468,51 euro. Per ricevere l’importo pieno spettante: avere una domanda AUU attiva, rinnovare l’ISEE 2026 entro il 30 giugno, verificare le maggiorazioni riconosciute dall’INPS e consultare un patronato in caso di dubbi.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per la presentazione della DSU ISEE, il rinnovo della domanda AUU e la verifica degli importi. Contattaci per un appuntamento: ti aiutiamo a non perdere nemmeno un euro di Assegno Unico spettante.

      Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 11:00:002026-09-30 09:17:22Aumenti Assegno Unico 2026: nuovi importi, requisiti e calendario INPS
      ASSEGNO UNICO, MATERNITA', PATRONATO

      Assegno unico a luglio 2026: perché l’importo può cambiare, arretrati e ISEE

      ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

      A luglio 2026 l’Assegno Unico può cambiare per molte famiglie, ma non per un nuovo aumento: gli importi 2026 sono stati rivalutati già dal 1° gennaio (Circolare INPS n. 7/2026). Cambia per chi aggiorna l’ISEE. La scadenza è il 30 giugno. Se non presenti la DSU in tempo, perdi gli arretrati da marzo e continui a ricevere l’importo minimo di 58,30 euro al mese per ogni figlio minorenne.

      In questo articolo ti spieghiamo tutto: chi prende di più, a quanto ammontano i nuovi importi e cosa fare subito.

      Indice dei contenuti

      1. Perché a luglio 2026 l’importo può cambiare
      2. Importi assegno unico luglio 2026
      3. Chi riceve di più da luglio 2026
      4. Scadenza ISEE 30 giugno: cosa succede se non rinnovi
      5. Come aggiornare l’ISEE entro il 30 giugno
      6. Quando viene pagato l’Assegno Unico
      7. Hai ancora dubbi? Il CAF ti aiuta

      Perché a luglio 2026 l’importo può cambiare

      L’Assegno Unico Universale viene rivalutato ogni anno in base all’inflazione ISTAT. Per il 2026 l’adeguamento automatico previsto dal D.Lgs. 230/2021 (+1,4%) è scattato dal 1° gennaio, con nuove soglie ISEE e nuovi importi base (Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026): a luglio non arriva un ulteriore aumento.

      In pratica, più l’ISEE è basso, più l’importo mensile per ogni figlio sale. Ma l’INPS non aggiorna l’assegno da solo: sei tu che devi presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) aggiornata per far valere la situazione economica corretta.

      Importi assegno unico luglio 2026

      Ecco gli importi mensili per figlio in vigore dal 1° gennaio 2026, validi anche per la rata di luglio:

      Situazione ISEEImporto mensile per figlio minorenneFiglio 18-20 anni
      ISEE fino a 17.468,51 euro203,80 euro99,10 euro
      ISEE da 17.468,52 a 46.582,71 euroImporto progressivo (scala decrescente)Importo progressivo
      ISEE oltre 46.582,71 euro o senza ISEE58,30 euro29,10 euro

      Maggiorazioni previste

      Oltre all’importo base, esistono maggiorazioni che si sommano:

      • Figli con disabilità (under 21): +99,10 euro al mese per disabilità media, +110,60 per disabilità grave, +122,30 per non autosufficienza (importo fisso, non dipende dall’ISEE)
      • Famiglie con almeno 4 figli: +150 euro al mese forfettari per nucleo (non per figlio)
      • Entrambi i genitori lavoratori: fino a +34,90 euro al mese per ogni figlio minorenne con ISEE fino a 17.468,51 euro, poi l’importo scende e si azzera oltre 46.582,71 euro (non spetta per i figli tra 18 e 21 anni)
      • Madri under 21: +23,30 euro al mese per figlio

      Queste maggiorazioni si sommano all’importo base. Una famiglia con ISEE fino a 17.468,51 euro, due figli minorenni ed entrambi i genitori che lavorano arriva a 238,70 euro al mese per figlio (203,80 + 34,90).

      Chi riceve di più da luglio 2026

      1. Le famiglie con ISEE basso o medio-basso — che presentano la DSU aggiornata entro il 30 giugno
      2. Le famiglie con figli disabili — la maggiorazione è confermata e rivalutata dal 1° gennaio 2026
      3. Le famiglie numerose (4+ figli) — spetta la maggiorazione forfettaria di 150 euro al mese per nucleo
      4. I nuclei con entrambi i genitori occupati — la maggiorazione lavoratori è rivalutata dal 1° gennaio 2026

      Chi NON presenta la DSU aggiornata riceve l’importo minimo (58,30 euro per ogni figlio minorenne), anche se potrebbe avere diritto a molto di più; chi la presenta dopo il 30 giugno perde gli arretrati da marzo.

      Scadenza ISEE 30 giugno: cosa succede se non rinnovi

      L’ISEE ha validità annuale: dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno. Se l’ISEE scade o non è mai stato presentato, per continuare a ricevere l’Assegno Unico con gli importi corretti devi presentare una nuova DSU.

      La scadenza per non perdere gli arretrati da marzo è il 30 giugno 2026.

      • DSU presentata entro il 30 giugno: l’importo viene ricalcolato a partire da marzo 2026 e gli arretrati vengono pagati
      • DSU presentata dopo il 30 giugno: l’importo aggiornato non recupera i mesi precedenti, quindi niente arretrati da marzo
      • Nessuna DSU: l’INPS eroga l’importo minimo di 58,30 euro per ogni figlio minorenne, indipendentemente dalla situazione reale

      Come aggiornare l’ISEE entro il 30 giugno

      1. Raccogliere i documenti del nucleo familiare (redditi 2024, patrimoni, conti correnti al 31/12/2024)
      2. Presentare la DSU tramite CAF, Patronato, o direttamente sul sito INPS
      3. Verificare che l’ISEE sia stato elaborato correttamente prima della scadenza

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per la presentazione della DSU e il calcolo dell’ISEE. Puoi prenotare un appuntamento contattandoci prima del 30 giugno.

      Quando viene pagato l’Assegno Unico

      • Per i beneficiari già in corso senza variazioni: in date diverse ogni mese, fissate dal calendario INPS 2026 (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025); a luglio il 20 e 21
      • Per le nuove domande: la prima rata arriva, di norma, nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione

      Se aggiorni la DSU entro il 30 giugno, l’INPS ricalcola l’importo e paga gli arretrati da marzo con le rate successive al ricalcolo.

      Fonti

      • Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 (importi e soglie ISEE dell’Assegno Unico 2026)
      • Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026 (tabella degli importi mensili 2026 per fascia ISEE)
      • D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (istituzione dell’Assegno Unico e Universale)
      • Messaggio INPS n. 3931 del 24 dicembre 2025 (calendario dei pagamenti dell’Assegno Unico 2026)

      Hai ancora dubbi? Il CAF ti aiuta

      Se non sai se il tuo ISEE è aggiornato, se hai diritto alle maggiorazioni o come fare la DSU, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine. Ti assistiamo dalla raccolta documenti alla presentazione della DSU, in tempo per non perdere gli arretrati.

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        CAF Centro Fiscale — Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine | Tel. 0432 1638640

        Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 10:00:002026-09-29 10:28:38Assegno unico a luglio 2026: perché l’importo può cambiare, arretrati e ISEE
        PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

        Coefficienti di redditivita forfettario 2026: analisi per settore e quanto si paga davvero

        Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

        Se hai una Partita IVA in regime forfettario, sai che non paghi le tasse su tutto cio che incassi. Il meccanismo centrale e il coefficiente di redditivita: una percentuale che trasforma i tuoi ricavi in reddito imponibile. Il problema e che questo coefficiente cambia radicalmente da un settore all’altro, e pochissimi articoli lo spiegano a confronto.

        Un commerciante alimentare e un avvocato con lo stesso fatturato di 50.000 euro possono pagare imposte molto diverse. In questo articolo analizziamo tutti i coefficienti di redditivita forfettario 2026 per gruppo ATECO, con tabelle numeriche, esempi pratici e una guida chiara su quando il forfettario conviene davvero.

        Indice dei contenuti
        1. Forfettario in numeri: 2 milioni di contribuenti, 52% delle Partite IVA
        2. Come funziona il coefficiente di redditivita: la chiave del risparmio
        3. Tabella completa coefficienti per gruppo ATECO 2026
        4. Coefficiente 40%: commercio alimentare e bevande
        5. Coefficiente 54%: commercio non alimentare e ambulanti
        6. Coefficienti 62-67%: intermediari, alberghi, ristorazione, costruzioni
        7. Coefficiente 78%: professioni intellettuali – la categoria piu ampia
        8. Coefficiente 86%: costruzioni e attivita residuali
        9. Caso pratico: stesso fatturato 50.000 euro, tasse diverse per settore
        10. Quando il forfettario diventa svantaggioso: la soglia di pareggio con l’ordinario
        11. Settori dove conviene restare in forfettario vs settori dove valutare l’ordinario

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        Forfettario in numeri: 2 milioni di contribuenti, 52% delle Partite IVA

        Il regime forfettario non e una nicchia fiscale: e diventato la modalita prevalente di fare impresa individuale in Italia. I dati del Rendiconto Generale dello Stato 2024 elaborato dalla Corte dei Conti fotografano una realta in forte crescita:

        • 2.027.665 contribuenti forfettari nel 2024, in aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente
        • +24,7% dal 2019: in cinque anni il numero di forfettari e cresciuto di quasi un quarto
        • 52% di tutti i titolari di Partita IVA: la maggioranza assoluta dei lavoratori autonomi italiani utilizza questo regime
        • Distribuzione per fascia di ricavi: 936.000 contribuenti sotto i 20.000 euro, 733.000 nella fascia 20.000-50.000 euro
        • 726.000 contribuenti (33%) applicano l’aliquota agevolata del 5% (startup nei primi cinque anni)

        Questi numeri raccontano una cosa precisa: il regime forfettario funziona e attrae, perche semplifica enormemente la gestione fiscale e riduce il carico impositivo per chi e nella fascia giusta. Il costo strutturale per l’erario – circa 3,4 miliardi di euro all’anno – e una scelta politica consapevole di sostegno al lavoro autonomo e alle Partite IVA piu piccole.

        I settori con il maggior numero di forfettari? La Corte dei Conti identifica avvocati (154.828 = 7,44% del totale), consulenti aziendali (74.462 = 3,58%), psicologi (72.721 = 3,50%), architetti (69.790 = 3,35%) e paramedici (66.304 = 3,19%). Tutti questi professionisti condividono lo stesso coefficiente di redditivita del 78%.

        Come funziona il coefficiente di redditivita: la chiave del risparmio

        Nel regime forfettario non puoi dedurre i costi reali che hai sostenuto (affitto ufficio, attrezzature, software, formazione). Al loro posto, la legge stabilisce una deduzione forfettaria automatica, espressa come complemento a 100 del coefficiente di redditivita.

        • Il coefficiente di redditivita e la quota dei tuoi ricavi che viene considerata reddito imponibile
        • La quota non tassata (100% meno coefficiente) rappresenta la deduzione forfettaria per i costi
        • Con coefficiente 78%, il 22% dei ricavi e automaticamente escluso dall’imponibile
        • Con coefficiente 40%, il 60% dei ricavi non entra nell’imponibile

        La formula completa per calcolare l’imposta e la seguente (art. 1 c. 64 L. 190/2014):

        Imposta sostitutiva = (Ricavi x Coefficiente – Contributi previdenziali versati) x Aliquota

        Dove:
        – Aliquota = 15% (regime standard) oppure 5% (startup, primi 5 anni)
        – Contributi previdenziali = importi effettivamente versati nell’anno
        – Il risultato non puo essere negativo

        Esempio base – professionista con ricavi 30.000 euro e coefficiente 78%:

        • Imponibile lordo: 30.000 x 78% = 23.400 euro
        • Contributi Gestione Separata INPS (24%, altra copertura previdenziale): 30.000 x 24% = 7.200 euro
        • Base imponibile netta: 23.400 – 7.200 = 16.200 euro
        • Imposta sostitutiva al 15%: 16.200 x 15% = 2.430 euro
        • Imposta effettiva sui ricavi: 2.430 / 30.000 = 8,1%

        Nota importante: i contributi previdenziali variano significativamente per categoria. Chi e iscritto a una cassa professionale (ENPAM per i medici, ENPAP per gli psicologi, INARCASSA per gli architetti) puo avere aliquote contributive dal 10% al 19,5% e diverse modalita di calcolo rispetto alla Gestione Separata INPS. Per approfondire le differenze tra le casse, consulta la nostra guida comparativa sui contributi previdenziali delle professioni sanitarie 2026.

        Tabella completa coefficienti per gruppo ATECO 2026

        I coefficienti di redditivita sono definiti dall’Allegato 4 della Legge 190/2014 (Legge di Stabilita 2015, istitutiva del regime forfettario) e non sono stati modificati negli anni successivi. Valgono quindi anche per il 2026.

        Gruppo di attivita (Allegato 4 L. 190/2014)CoefficienteQuota non tassataEsempi ATECO
        Industrie alimentari e delle bevande / Commercio all’ingrosso e al dettaglio alimentare / Commercio ambulante alimentare e bevande40%60%47.11, 47.21, 56.30, 10-11
        Commercio ambulante di prodotti non alimentari54%46%47.81, 47.82, 47.89
        Intermediari del commercio62%38%46.1x (agenti e rappresentanti)
        Attivita dei servizi di alloggio e ristorazione / Altre attivita economiche67%33%55.10, 56.10, 96.0x
        Attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi78%22%69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 86, 87, 62, 64, 65, 85
        Costruzioni e attivita immobiliari86%14%41, 42, 43, 68

        Fonte: Allegato 4, L. 190/2014 (Legge di Stabilita 2015). I coefficienti non sono stati modificati da successive leggi di bilancio e rimangono validi per il 2026.

        Coefficiente 40%: commercio alimentare e bevande

        Il coefficiente del 40% e il piu basso in assoluto, ed e stato calibrato per rispecchiare una realta economica precisa: chi vende cibo, bevande o gestisce attivita di ristorazione ambulante ha costi di acquisto merce molto elevati, che possono assorbire il 50-70% dei ricavi.

        • Industrie alimentari e delle bevande (ATECO sezione C, gruppi 10-11): produzione artigianale di alimenti, panifici, salumifici
        • Commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti alimentari: supermercati, alimentari di quartiere, enoteche (ATECO 47.11, 47.21, 47.22, 47.25)
        • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (ATECO 47.81): bancarelle al mercato, furgoni street food
        • Bar e gelaterie (ATECO 56.30, 56.10.20): somministrazione bevande e gelati

        Il vantaggio concreto: con coefficiente 40%, il 60% dei tuoi ricavi non entra nell’imponibile. Su 40.000 euro di fatturato, solo 16.000 euro diventano base di calcolo per l’imposta. Chi vende merce con margini ridotti trova nel forfettario una tutela significativa.

        Attenzione alla soglia 85.000 euro: anche con coefficienti bassi, il limite di ricavi per restare forfettari e fissato a 85.000 euro annui e 100.000 euro per l’uscita immediata. Per approfondire i limiti e le cause ostative del regime forfettario 2026, leggi la nostra guida dedicata.

        Coefficiente 54%: commercio non alimentare e ambulanti

        La fascia del 54% si applica esclusivamente al commercio ambulante di prodotti non alimentari. La distinzione rispetto al 40% riflette il fatto che i margini su abbigliamento, accessori, oggetti vari venduti al mercato sono mediamente superiori rispetto al commercio alimentare.

        • Venditori ambulanti su mercati rionali o fieristici di abbigliamento, biancheria, scarpe (ATECO 47.82)
        • Ambulanti di articoli vari non classificati altrove: oggettistica, libri usati, ricambi (ATECO 47.89)
        • Vendita porta a porta di prodotti non alimentari (ATECO 47.99)

        Con coefficiente 54%, il 46% dei ricavi e escluso dall’imponibile. Rispetto al 40% del commercio alimentare, la deduzione forfettaria e inferiore di 14 punti percentuali: uno scarto significativo che si traduce in un carico fiscale piu alto a parita di fatturato.

        Coefficienti 62-67%: intermediari, alberghi, ristorazione e altre attivita

        In questa fascia intermedia troviamo due coefficienti distinti, spesso confusi tra loro.

        Coefficiente 62% – Intermediari del commercio (ATECO 46.1x): Si applica ad agenti di commercio e rappresentanti che operano per conto di terzi. Gli agenti percepiscono provvigioni, non ricavi da vendita diretta: i loro costi principali sono trasferte, carburante, campionari.

        Coefficiente 67% – Alloggio, ristorazione e altre attivita:

        • Strutture ricettive: alberghi, B&B, affittacamere (ATECO 55.10, 55.20)
        • Ristorazione con somministrazione: ristoranti, trattorie, pizzerie (ATECO 56.10)
        • Catering e servizi di ristorazione (ATECO 56.21): servizi mensa, catering per eventi
        • Altre attivita economiche n.e.c. (ATECO 96): lavanderie, parrucchieri, estetiste, tatuatori, servizi alla persona

        Nota importante per parrucchieri ed estetisti: nonostante abbiano costi significativi (prodotti, attrezzature), rientrano nella fascia 67%. Chi opera in questi settori e ha costi reali superiori al 33% del fatturato deve valutare attentamente il confronto con il regime ordinario.

        Coefficiente 78%: professioni intellettuali – la categoria piu ampia

        Il coefficiente del 78% e quello che interessa la maggioranza assoluta dei professionisti italiani. Come dimostra il Rendiconto Corte dei Conti 2024, questa fascia raccoglie le categorie con il numero piu alto di forfettari.

        Rientrano nel coefficiente 78% tutte le attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi:

        • Avvocati (ATECO 69.10.10): 154.828 contribuenti forfettari – la professione con il maggior numero assoluto
        • Consulenti aziendali e di gestione (ATECO 70.22): 74.462 contribuenti
        • Psicologi e psicoterapeuti (ATECO 86.90.30): 72.721 contribuenti – leggi la guida su Partita IVA Psicologo 2026
        • Architetti e ingegneri (ATECO 71.11, 71.12): 69.790 architetti forfettari – vedi la guida su apertura studio architettura 2026
        • Paramedici e professioni sanitarie (ATECO 86.90.x): 66.304 contribuenti – infermieri, fisioterapisti, logopedisti. Panoramica: Professionisti sanitari con Partita IVA 2026
        • Medici (ATECO 86.21, 86.22): guida a Partita IVA Medico 2026
        • Informatici e sviluppatori (ATECO 62.01, 62.02, 62.09)
        • Designer, grafici, copywriter (ATECO 74.10, 74.30, 73.11)
        • Insegnanti e formatori privati (ATECO 85.59)
        • Consulenti finanziari e assicurativi (ATECO 66.12, 66.22)
        • Commercialisti, fiscalisti, contabili (ATECO 69.20)

        Il coefficiente 78% significa che solo il 22% dei tuoi ricavi viene automaticamente escluso dall’imponibile. Per un libero professionista che lavora da casa o in coworking con costi reali limitati, questa deduzione puo essere sufficiente. Per chi ha un ufficio in affitto, collaboratori o attrezzature costose, la valutazione va fatta con cura.

        Coefficiente 86%: costruzioni e attivita residuali

        Il coefficiente dell’86% e il piu alto e si applica al gruppo delle costruzioni e attivita immobiliari:

        • Imprenditori edili individuali (ATECO 41: costruzione edifici)
        • Lavori di installazione impianti (ATECO 43.21: elettricisti, 43.22: idraulici)
        • Completamenti e rifinitura edilizia (ATECO 43.30: imbianchini, piastrellisti)
        • Agenzie immobiliari (ATECO 68.31) – da non confondere con gli intermediari commercio (62%)

        Potrebbe sembrare paradossale: elettricisti e idraulici hanno costi di materiali significativi, eppure si trovano con il coefficiente piu alto. Il legislatore ha ritenuto che i lavori edili e artigianali su commessa incorporino prevalentemente manodopera rispetto ai materiali. In realta, questa valutazione non riflette la situazione di molti artigiani che acquistano materiali in proprio.

        La deduzione forfettaria del 14% (100% meno 86%) e la piu bassa in assoluto. Se i tuoi costi reali superano il 14% dei ricavi, il regime forfettario potrebbe non essere conveniente rispetto all’ordinario, a meno di sfruttare l’aliquota al 5% nei primi cinque anni.

        Caso pratico: stesso fatturato 50.000 euro, tasse diverse per settore

        Per rendere concreta la differenza tra coefficienti, calcoliamo l’imposta sostitutiva per sei contribuenti diversi, tutti con ricavi di 50.000 euro e contributi INPS Gestione Separata (aliquota 24%, altra copertura previdenziale). I contributi GS ammontano a 50.000 x 24% = 12.000 euro.

        Nota: per i professionisti iscritti a casse previdenziali (ENPAM, ENPAP, INARCASSA, ecc.) i contributi variano. Il calcolo seguente usa la Gestione Separata come riferimento standardizzato. Per i medici, ad esempio, i contributi ENPAM sono significativamente diversi: approfondisci nella nostra guida ai contributi ENPAM 2026.

        SettoreCoeff.Imponibile lordoContributi GSBase imp. nettaImposta 15%Netto finale
        Commercio alimentare (bar, alimentari)40%20.000 euro12.000 euro8.000 euro1.200 euro36.800 euro
        Commercio ambulante non alimentare54%27.000 euro12.000 euro15.000 euro2.250 euro35.750 euro
        Agente di commercio (intermediario)62%31.000 euro12.000 euro19.000 euro2.850 euro35.150 euro
        Ristoratore / gestore B&B67%33.500 euro12.000 euro21.500 euro3.225 euro34.775 euro
        Professionista intellettuale (avvocato, psicologo, architetto)78%39.000 euro12.000 euro27.000 euro4.050 euro33.950 euro
        Artigiano edile / elettricista / idraulico86%43.000 euro12.000 euro31.000 euro4.650 euro33.350 euro

        La differenza tra il commerciante alimentare (1.200 euro di imposta) e l’artigiano edile (4.650 euro) a parita di 50.000 euro di fatturato e di 3.450 euro all’anno – quasi 3 volte di piu. Tutto dipende dal coefficiente applicato al proprio codice ATECO.

        Vuoi calcolare la tua situazione precisa? Usa il nostro tool Excel gratuito per il calcolo delle tasse forfettario 2026: ti basta inserire ricavi, coefficiente e contributi per ottenere la simulazione personalizzata.

        Quando il forfettario diventa svantaggioso: la soglia di pareggio con l’ordinario

        Il regime forfettario e conveniente solo se la tua deduzione forfettaria automatica e uguale o superiore ai tuoi costi reali. Quando i costi effettivi superano la deduzione forfettaria, il regime ordinario diventa piu conveniente, perche ti permette di dedurre i costi reali.

        Il forfettario e svantaggioso quando: Costi reali > (100% – Coefficiente) x Ricavi

        – Professione intellettuale (coeff. 78%): costi reali > 22% dei ricavi
        – Artigiano edile (coeff. 86%): costi reali > 14% dei ricavi
        – Commercio alimentare (coeff. 40%): costi reali > 60% dei ricavi (raro)

        Esempio concreto – professionista intellettuale con ricavi 50.000 euro:

        • Deduzione forfettaria disponibile: 50.000 x 22% = 11.000 euro
        • Se hai costi reali di 8.000 euro (affitto coworking 3.600 + software 600 + formazione 1.800 + assicurazione 2.000): stai sotto gli 11.000 euro – forfettario conveniente
        • Se hai costi reali di 15.000 euro (ufficio in affitto 7.200 + collaboratore part-time 6.000 + altri 1.800): superi gli 11.000 euro – ordinario potenzialmente conveniente

        Esempio – artigiano edile con ricavi 50.000 euro (coeff. 86%):

        • Deduzione forfettaria disponibile: 50.000 x 14% = 7.000 euro
        • Se i materiali acquistati valgono 12.000 euro e il furgone costa 4.000 euro/anno: costi reali = 16.000 euro, superiori ai 7.000 – ordinario significativamente conveniente

        La Corte dei Conti, nel suo rendiconto 2024, ha sollevato il tema della cosiddetta trappola dimensionale: chi si avvicina alla soglia degli 85.000 euro di ricavi puo trovarsi in una zona grigia dove il confronto tra regime forfettario e regime ordinario va effettuato con attenzione. Chi si avvicina ai 70.000-80.000 euro di fatturato dovrebbe simulare entrambi gli scenari, considerando anche i maggiori oneri amministrativi del regime ordinario.

        Settori dove conviene restare in forfettario vs settori dove valutare l’ordinario

        CoefficienteSettori tipiciRaccomandazioneQuando rivalutare
        40%Commercio alimentare, bar, gelaterie, produzione alimentareForfettario quasi sempre conveniente sotto soglia 85kSolo se hai costi > 60% del fatturato (raro nel food)
        54%Ambulanti non alimentari, vendita porta a portaGeneralmente conveniente, margini di solito bassiSe costi merce > 46% del fatturato
        62%Agenti di commercio, rappresentantiValutare anno per anno in base alle spese di trasfertaSe spese trasferte + campionari > 38% del fatturato
        67%Ristoranti, alberghi, B&B, parrucchieri, estetisteValutare con attenzione soprattutto per ristoratori con costi elevatiSe costi materie prime + personale > 33% del fatturato
        78%Avvocati, consulenti, psicologi, architetti, medici, informatici, designerConveniente se lavori senza struttura fissa (casa/coworking)Se hai ufficio, dipendenti o costi > 22% del fatturato
        86%Costruzioni, artigiani edili, elettricisti, idraulici, immobiliariValutare sempre il confronto ordinario, specialmente con materiali elevatiSe costi materiali > 14% del fatturato (frequente nel settore)

        Una considerazione finale: il regime forfettario offre un vantaggio non solo fiscale ma anche amministrativo. Niente IVA da gestire, niente ritenute d’acconto, contabilita semplificata. Questi risparmi di tempo e di costi del commercialista sono un beneficio reale che va sommato al confronto puramente fiscale.

        Per i contribuenti in zona grigia – con costi elevati o vicini alla soglia degli 85.000 euro – la simulazione professionale e fondamentale. Un errore di valutazione puo costare migliaia di euro all’anno.

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        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre una simulazione personalizzata forfettario vs ordinario, tenendo conto del tuo coefficiente ATECO, dei tuoi costi reali e della tua cassa previdenziale.

        Richiedi un preventivo personalizzato – senza impegno.

        Domande frequenti sui coefficienti di redditivita forfettario 2026

        I coefficienti di redditivita sono cambiati nel 2026?

        No. I coefficienti dell’Allegato 4 della Legge 190/2014 non sono stati modificati da nessuna legge di bilancio successiva, inclusa la L. 207/2024. Rimangono identici per il 2026: 40%, 54%, 62%, 67%, 78%, 86%.

        Come faccio a sapere qual e il mio coefficiente?

        Dipende dal codice ATECO della tua attivita. Identifica il tuo codice ATECO e confrontalo con i gruppi della tabella dell’Allegato 4 L. 190/2014. Il tuo commercialista o il CAF possono indicarti con certezza il gruppo di appartenenza.

        Un freelance IT paga lo stesso di un avvocato in forfettario?

        Si, dal punto di vista del coefficiente: entrambi applicano il 78%. La differenza puo emergere dai contributi previdenziali: un informatico in Gestione Separata INPS paga il 24% (con altra copertura) o il 26,07% (senza altra copertura), mentre un avvocato versa i contributi Cassa Forense con aliquota diversa.

        Posso scegliere un coefficiente piu basso se il mio non mi conviene?

        No. Il coefficiente e determinato automaticamente dal codice ATECO della tua attivita e non e modificabile. Se hai piu attivita con codici ATECO diversi, si applica il coefficiente dell’attivita prevalente (quella con ricavi maggiori).

        Il coefficiente vale anche per l’aliquota al 5% delle startup?

        Si. Il coefficiente di redditivita funziona allo stesso modo sia con l’aliquota standard al 15% sia con quella agevolata al 5% per le nuove attivita nei primi cinque anni. Cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile, non il coefficiente di calcolo.

        Approfondimenti per settore: guide complete 2026

        Hai trovato utile questa analisi comparativa dei coefficienti di redditivita? Abbiamo preparato guide complete e aggiornate al 2026 per i due settori piu numerosi nel regime forfettario italiano:

        Avvocati – settore #1 con 154.828 forfettari

        • Partita IVA avvocato 2026: guida completa al forfettario, Cassa Forense e RC professionale – PILLAR con coefficiente 78%, contributi, studio legale, caso pratico
        • Quanto guadagna un avvocato libero professionista in forfettario nel 2026 – tabelle reddito netto a 30k/50k/80k
        • Aprire studio legale forfettario 2026: requisiti, costi, software gestione – guida operativa
        • Avvocato e Cassa Forense 2026: contributi forfettari, minimi, modello 5 – tutto sui contributi previdenziali

        Consulenti aziendali – settore #2 con 74.462 forfettari

        • Partita IVA consulente aziendale 2026: forfettario, ATECO 70.22, fatturazione B2B – PILLAR con Gestione Separata INPS, cause ostative, esempio pratico
        • Consulente aziendale: forfettario o SRL? Confronto fiscale 2026 – soglia di pareggio con tabella numerica
        • Fatturazione B2B consulente forfettario 2026: codici, marche da bollo, ritenuta – guida operativa SDI e N2.2
        Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 09:21:322026-06-29 21:47:37Coefficienti di redditivita forfettario 2026: analisi per settore e quanto si paga davvero
        CAF, SUCCESSIONI

        Successione a Trieste 2026: sistema tavolare, conservatoria e procedura

        Checklist gratuita PDF successione 2026 con documenti, scadenze e sistema tavolare FVG

        La successione a Trieste è un caso peculiare anche nell’ambito del Friuli Venezia Giulia: il capoluogo regionale è il cuore storico del sistema tavolare di derivazione asburgica e presenta specificità che lo distinguono dalle altre province FVG. Trieste è la città dove il sistema tavolare è più radicato e completo, con una conservatoria tra le più strutturate della regione.

        In questa guida trovi tutto quello che serve sapere per gestire una pratica di successione a Trieste nel 2026: dal funzionamento della sezione tavolare del Tribunale di Trieste, alla documentazione necessaria, fino alle particolarità locali da tenere in considerazione.

        Indice dei contenuti

        1. Trieste: il cuore storico del sistema tavolare
        2. La sezione tavolare del Tribunale di Trieste
        3. Specificità locali: cosa rende la successione a Trieste unica
        4. Comuni della provincia di Trieste serviti
        5. Documenti necessari per la successione a Trieste
        6. La procedura di successione a Trieste: i passaggi
        7. Il tavolare di Trieste e le sue particolarità rispetto al resto del FVG
        8. CAF online per la successione a Trieste: il servizio di Centro Fiscale
        9. Domande frequenti sulla successione a Trieste
        10. Gestisci la successione a Trieste con un CAF esperto in sistema tavolare

        Trieste: il cuore storico del sistema tavolare

        Trieste è stata per secoli la principale città portuale dell’Impero Austro-Ungarico e il sistema tavolare vi è stato introdotto nel XIX secolo come strumento di certezza giuridica sulle proprietà immobiliari. A differenza di quanto avvenuto altrove in FVG, a Trieste il sistema tavolare si applica anche agli edifici di nuova costruzione: non esiste quindi un doppio binario tra vecchie costruzioni tavolari e nuove costruzioni catastali come in alcune aree periferiche della regione.

        Questo significa che chiunque eriti un immobile a Trieste — che si tratti di un appartamento nel centro storico, di un terreno sul Carso o di un’abitazione nelle zone di espansione recente — dovrà affrontare la procedura di intavolazione nel libro fondiario per acquisire giuridicamente la proprietà.

        Per il quadro generale del sistema in tutta la regione, consulta: Successioni in Friuli Venezia Giulia 2026: guida completa.

        La sezione tavolare del Tribunale di Trieste

        A Trieste la sezione tavolare è parte integrante del Tribunale Civile di Trieste. Il giudice tavolare emette i decreti di intavolazione, che sono gli atti formali con cui il diritto di proprietà degli eredi viene iscritto nel libro fondiario.

        La sezione tavolare di Trieste è considerata tra le più avanzate nella digitalizzazione delle procedure: molte istanze possono essere presentate telematicamente, tramite professionisti abilitati o tramite il portale del Ministero della Giustizia. Questo ha ridotto notevolmente la necessità di accesso fisico allo sportello per la maggior parte delle pratiche successorie.

        Il certificato di eredità — documento indispensabile per avviare l’intavolazione degli immobili — viene rilasciato dal Tribunale di Trieste per tutti i defunti che avevano residenza in provincia di Trieste al momento del decesso. Tempi medi per il rilascio: 2-4 settimane dalla presentazione della domanda con documentazione completa.

        Specificità locali: cosa rende la successione a Trieste unica

        Alcune situazioni tipiche del territorio triestino meritano attenzione nelle pratiche successorie:

        • Case storiche del centro: molti edifici nel centro storico di Trieste (Borgo Teresiano, Borgo Giuseppino, Rione San Giacomo) hanno partite tavolari di vecchia data, con frazionamenti complessi, diritti di servitù storici e annotazioni tavolare che risalgono all’epoca asburgica. La consultazione del libro fondiario richiede particolare attenzione.
        • Immobili in concessione comunale: alcune aree di Trieste — in particolare zone costiere e del porto vecchio — includono immobili su terreni in concessione pubblica. In questi casi la successione non trasferisce la proprietà del terreno, ma solo i diritti di concessione, con procedure aggiuntive.
        • Comuni con comunità bilingui: in alcuni comuni della provincia (San Dorligo della Valle/Dolina, Sgonico/Zgonik, Duino-Aurisina/Devin-Nabrežina) la componente slovenofona storica ha prodotto situazioni di proprietà con denominazioni bilingui nel libro fondiario. Non si tratta di un ostacolo legale, ma richiede attenzione nella consultazione delle partite tavolari.
        • Immobili con beni mobili artistici o storici: Trieste ha una ricca storia collezionistica. Se l’eredità include beni di rilevante interesse culturale (quadri di autori locali, collezioni storiche), potrebbe intervenire la Soprintendenza con comunicazioni obbligatorie.

        Comuni della provincia di Trieste serviti

        La provincia di Trieste è la più piccola d’Italia per territorio, ma include comuni con caratteristiche molto diverse tra loro. I principali comuni serviti da Centro Fiscale per le pratiche di successione sono:

        • Trieste (capoluogo)
        • Muggia
        • Duino-Aurisina
        • San Dorligo della Valle
        • Sgonico

        Il servizio è completamente online: documenti via email o WhatsApp, nessuna necessità di presenza fisica a Trieste o a Udine.

        Documenti necessari per la successione a Trieste

        I documenti richiesti per una successione a Trieste sono sostanzialmente gli stessi dell’intero FVG, con alcune specifiche aggiuntive per le situazioni locali:

        • Atto di morte del defunto (estratto integrale, non certificato)
        • Certificato di ultima residenza del defunto (utile per determinare il tribunale competente e l’ufficio AdE)
        • Documenti di identità e codici fiscali del defunto e di tutti gli eredi
        • Atti di nascita degli eredi (per provare la parentela)
        • Testamento (se esistente, con verbale di pubblicazione notarile)
        • Visura tavolare aggiornata di ciascun immobile ereditato (estratto del libro fondiario)
        • Documentazione bancaria (conti correnti, libretti, depositi titoli alla data di morte)
        • Estratto catastale degli immobili (per il calcolo delle imposte)
        • Documenti su veicoli intestati al defunto
        • Eventuali passività deducibili (debiti documentati, spese funebri)

        Per la procedura completa di presentazione telematica, consulta: Dichiarazione successione telematica 2026: guida online Agenzia Entrate.

        La procedura di successione a Trieste: i passaggi

        1. Raccolta documentazione (2-4 settimane): atti di morte, visure tavolari, documentazione bancaria.
        2. Dichiarazione di successione all’AdE: entro 12 mesi dalla morte. Trasmessa telematicamente dal CAF. L’ufficio competente è quello della provincia dell’ultima residenza del defunto (Ufficio Territoriale di Trieste).
        3. Liquidazione imposte: calcolo e pagamento dell’imposta sulle successioni (con le franchigie di legge: 1.000.000 euro per coniuge e figli, 100.000 euro per fratelli), più imposte ipotecarie e catastali sugli immobili.
        4. Richiesta certificato di eredità al Tribunale di Trieste.
        5. Domanda di intavolazione alla sezione tavolare del Tribunale di Trieste: presentazione con il certificato di eredità + dichiarazione di successione registrata. Decreto del giudice tavolare in 30-60 giorni.
        6. Voltura catastale (passaggio separato rispetto all’intavolazione tavolare).

        Tempistiche totali: da 3 a 6 mesi per successioni con immobili. Per successioni senza immobili (solo beni mobili): 4-8 settimane.

        Il tavolare di Trieste e le sue particolarità rispetto al resto del FVG

        Il sistema tavolare di Trieste presenta alcune specificità rispetto alle altre province FVG:

        • Applicazione universale a Trieste: a differenza di alcune aree della provincia di Udine dove coesistono vecchie partite tavolari e nuove costruzioni con sola trascrizione catastale, a Trieste tutto è nel tavolare, anche le costruzioni più recenti.
        • Conservatoria strutturata: la sezione tavolare del Tribunale di Trieste ha una digitalizzazione avanzata, con possibilità di consultazione online delle visure tavolari e presentazione telematica delle istanze.
        • Connessione con il sistema tavolare sloveno: per le successioni transfrontaliere FVG-Slovenia, Trieste è il punto di riferimento principale, avendo la competenza per i casi più complessi di beni binazionali.

        CAF online per la successione a Trieste: il servizio di Centro Fiscale

        Centro Fiscale gestisce pratiche di successione per Trieste e per tutta la provincia completamente online. Il servizio è pensato per chi risiede a Trieste ma preferisce gestire la pratica senza code allo sportello, per chi vive fuori regione ma ha ereditato beni a Trieste, e per gli eredi che si trovano in situazioni complesse (comunità bilingui, beni storici, immobili in concessione).

        Come funziona:

        1. Contattaci via WhatsApp al 366 6018121 o via email per un primo colloquio gratuito.
        2. Ricevi la checklist documenti personalizzata per la situazione triestina.
        3. Invia i documenti digitalmente (scan, PDF, foto).
        4. Il nostro team prepara la dichiarazione di successione e coordina le pratiche tavolari con il Tribunale di Trieste.
        5. Ricevi un preventivo personalizzato gratuito prima di impegnarti.

        Domande frequenti sulla successione a Trieste

        Se il defunto risiedeva a Trieste ma aveva beni anche in Slovenia, come funziona?
        Si applica il Regolamento UE 650/2012 sulle successioni transfrontaliere. La legge applicabile è in genere quella dello Stato di residenza del defunto (Italia per chi risiedeva a Trieste). Per i beni in Slovenia è necessario avviare una procedura di riconoscimento nel sistema sloveno. È una casistica complessa che richiede consulenza specializzata.

        Gli immobili di nuova costruzione a Trieste sono nel tavolare?
        Si. A differenza di altre realtà italiane, a Trieste anche gli immobili costruiti di recente sono registrati nel libro fondiario. Non esiste un doppio binario tra vecchi immobili tavolari e nuovi immobili catastali: tutto passa per il tavolare.

        Un erede che vive a Roma può gestire una successione su un immobile a Trieste senza spostarsi?
        Si. La pratica si gestisce completamente a distanza: dichiarazione di successione trasmessa telematicamente dal CAF, domanda di intavolazione presentata telematicamente al Tribunale di Trieste. L’erede non deve venire fisicamente a Trieste o a Udine.

        Qual è la differenza tra la conservatoria AdE e la sezione tavolare del Tribunale?
        Sono due uffici distinti con funzioni diverse: la Conservatoria dell’Agenzia delle Entrate gestisce la registrazione della dichiarazione di successione e il pagamento delle imposte; la sezione tavolare del Tribunale gestisce l’aggiornamento del libro fondiario (intavolazione). Per una successione con immobili a Trieste è necessario interagire con entrambi.

        Gestisci la successione a Trieste con un CAF esperto in sistema tavolare

        Le particolarità del sistema tavolare triestino — dalla completezza della sua applicazione alle specificità storiche del libro fondiario — rendono fondamentale affidarsi a chi conosce il sistema localmente. Centro Fiscale lavora quotidianamente con il sistema tavolare del FVG e gestisce pratiche per tutta la provincia di Trieste completamente online.

        Contattaci per un preventivo personalizzato gratuito:

        • WhatsApp: 366 6018121
        • Email: info@centrofiscale.com
        • Telefono: 0432 1638640

        Leggi anche: Successioni in Friuli Venezia Giulia 2026: guida completa al sistema tavolare.

        Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/04/checklist-successione-2026-pdf.jpg 1497 1058 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 09:00:002026-07-03 07:55:08Successione a Trieste 2026: sistema tavolare, conservatoria e procedura
        Guide Fatturazione Elettronica

        Lock-in nei Software SaaS: Come Capire se Sei “Intrappolato” nel tuo Software Fatture

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        Indice dei contenuti

        1. Cos’è il lock-in (vendor lock-in) e perché conta per la fatturazione
        2. I 5 tipi di lock-in nascosti nei SaaS di fatturazione
        3. Come capire se sei intrappolato: 7 segnali rivelatori
        4. I tuoi diritti come utente di un SaaS in Italia
        5. Come uscire da un software in lock-in: procedura sicura
        6. Cosa NON fare quando esci da un software
        7. Come scegliere un software senza lock-in: 4 criteri obbligatori
        8. Software con politica anti lock-in nel 2026

        Hai mai provato a cambiare software di fatturazione e ti sei accorto che è molto più complicato del previsto? Forse hai scoperto che esportare i tuoi dati costa, che la disdetta richiede mesi di preavviso, o che la tua conservazione sostitutiva è bloccata in un formato proprietario. Se ti riconosci in questa descrizione, probabilmente sei vittima del lock-in software fatturazione, un meccanismo che rende difficile (e costoso) lasciare il fornitore attuale. In questa guida investigativa scopriremo cos’è esattamente il lock-in software fatturazione, i 7 segnali rivelatori per capire se sei intrappolato, i tuoi diritti come utente in base al GDPR e alla normativa italiana, e come uscire dal tuo SaaS attuale senza perdere un solo dato. Perché tu meriti la verità sul tuo software, e soprattutto meriti di poter scegliere liberamente.

        Cos’è il lock-in (vendor lock-in) e perché conta per la fatturazione

        Il lock-in software fatturazione, noto anche come vendor lock-in, è quella condizione di dipendenza dal fornitore che rende economicamente o tecnicamente molto costoso passare a un’alternativa. In parole semplici: il software ti tiene legato non perché sia il migliore, ma perché uscire è troppo difficile o oneroso. Nel mondo dei SaaS (Software as a Service) di fatturazione elettronica, questo fenomeno è particolarmente subdolo. I tuoi dati fiscali, le fatture, i clienti, le anagrafiche sono ospitati sui server del fornitore e ogni operazione di esportazione, migrazione o disdetta può trasformarsi in un percorso a ostacoli. Il vendor lock-in SaaS Italia è un tema sempre più sentito da partite IVA, professionisti e PMI che, dopo anni di utilizzo, si rendono conto di essere prigionieri di un ecosistema chiuso. Capire il meccanismo del lock-in software fatturazione è il primo passo per riconquistare la propria libertà digitale e fiscale.

        I 5 tipi di lock-in nascosti nei SaaS di fatturazione

        Non tutti i meccanismi di lock-in sono visibili a prima vista. Alcuni si nascondono nei termini di servizio, altri emergono solo quando provi a cambiare fornitore. Conoscerli ti permette di valutare con occhio critico il software che usi oggi e quello che potresti scegliere domani. Ecco i 5 tipi principali di lock-in software fatturazione che dovresti riconoscere:

        1. Conservazione sostitutiva proprietaria

        Molti SaaS gestiscono la conservazione sostitutiva a norma in modo che i documenti restino accessibili solo tramite la loro piattaforma. Se disdici, perdi la possibilità di consultare i pacchetti di archiviazione in formato standard. Approfondisci i tuoi obblighi nella nostra guida alla conservazione sostitutiva delle fatture.

        2. Export limitato in formati non standard

        Alcuni software offrono solo export PDF o CSV semplificati, senza i veri file XML originali. Questo significa che, anche se scarichi i dati, non sono utilizzabili in un altro gestionale di fatturazione elettronica.

        3. Rinnovo automatico difficile da fermare

        Clausole di tacito rinnovo con preavvisi lunghi (60-90 giorni), procedure di disdetta solo via raccomandata o tramite assistenza clienti che fa muro: classiche tecniche per scoraggiare l’uscita.

        4. Funzionalità collegate a moduli a parte

        Hai attivato il piano base ma poi hai pagato extra per conservazione, per multiutenza, per il commercialista. Ogni modulo aggiuntivo crea un nuovo legame economico e tecnico che rende l’uscita più dolorosa.

        5. Dati storici accessibili solo via interfaccia

        Lo storico clienti, gli scadenzari, le statistiche di fatturato: spesso questi dati sono leggibili solo nella dashboard del software e non esportabili in modo strutturato. Cambiare significa partire da zero con la cronologia.

        Come capire se sei intrappolato: 7 segnali rivelatori

        Adesso arriva la parte pratica. Vediamo insieme i 7 segnali che indicano la presenza di un lock-in software fatturazione attivo. Più segnali riconosci, più è probabile che tu sia intrappolato.

        Checklist anti lock-in

        Ecco i 7 indicatori da verificare subito:

        • Non sai dove sono fisicamente i tuoi XML: se non puoi scaricare in massa i file originali firmati digitalmente, hai un problema.
        • L’esportazione è a pagamento: alcuni SaaS chiedono cifre extra per estrarre i tuoi stessi dati. Un classico campanello d’allarme.
        • La disdetta richiede preavviso lungo: oltre i 30 giorni iniziano i sospetti, oltre i 60 è quasi sicuro lock-in.
        • La conservazione sostitutiva non è scaricabile in massa: deve essere disponibile per pacchetti, con indici di conservazione, manifesti e firme.
        • L’assistenza risponde solo via chat e con lentezza: nessun telefono, nessun referente diretto, tempi di risposta dilatati.
        • I prezzi aumentano al rinnovo: aumenti del 15-30% all’anno, comunicati con poco anticipo.
        • I Termini di Servizio cambiano unilateralmente: ricevi email con “abbiamo aggiornato i ToS” e devi accettare per continuare.

        Se hai segnato almeno 3 di questi punti, è il momento di iniziare a pianificare un’uscita ordinata.

        I tuoi diritti come utente di un SaaS in Italia

        Qui arriva la buona notizia: la legge è dalla tua parte. Il vendor lock-in SaaS Italia trova un limite molto preciso nel GDPR (Regolamento UE 2016/679), in particolare nell’articolo 20, che riconosce a ogni utente il diritto alla portabilità dei dati. In pratica, hai diritto di ricevere i tuoi dati personali in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico, e di trasmetterli a un altro fornitore senza impedimenti.

        C’è poi la questione della conservazione sostitutiva: secondo le Linee Guida AgID e il Codice dell’Amministrazione Digitale, le fatture elettroniche conservate digitalmente sono di proprietà del contribuente, non del software. Il fornitore è solo il responsabile della conservazione per tuo conto, ma i pacchetti di archiviazione devono poterti essere consegnati. Ricorda: l’obbligo di conservare le fatture elettroniche per 10 anni è tuo, non del SaaS. Quindi anche i dati devono restare nelle tue mani. Se un software ti impedisce di esercitare questi diritti, sta violando la normativa, e tu puoi pretendere l’esportazione dei tuoi dati senza pagare extra. Questo vale anche per chi opera in regime forfettario, dove la corretta conservazione documentale è fondamentale in caso di controlli.

        Come uscire da un software in lock-in: procedura sicura

        Uscire da un SaaS di fatturazione richiede metodo. Non puoi semplicemente cliccare “disdici” e sperare che tutto si risolva da solo. Devi proteggere i tuoi dati, la tua conservazione sostitutiva e la continuità fiscale. La procedura corretta per uscire da Fatture in Cloud, o da qualsiasi altro software, passa attraverso una sequenza ordinata di passaggi: verifica delle clausole contrattuali, richiesta formale di esportare dati fatturazione, download dei pacchetti di conservazione, migrazione verso il nuovo sistema e solo alla fine la disdetta vera e propria.

        Il punto chiave è non avere fretta: una migrazione fatta bene può richiedere 2-3 mesi, ma ti garantisce zero perdite e zero problemi con l’Agenzia delle Entrate.

        Affidati al CAF per una migrazione sicura

        La procedura è delicata e un errore può costarti caro in caso di controlli fiscali. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto: analisi del contratto attuale, esportazione dati, verifica della conservazione e migrazione al nuovo software. Affidati ai nostri esperti per evitare errori che possono ritardare o compromettere la pratica. I nostri servizi includono anche la gestione delle detrazioni fiscali correlate alla gestione documentale.

        Cosa NON fare quando esci da un software

        Nella fretta di liberarsi da un software in lock-in, molti utenti commettono errori che si pagano cari. Vediamo i 3 errori principali da evitare assolutamente:

        1. Cancellare l’account prima di esportare tutto

        Sembra banale, ma succede spesso. Una volta cancellato l’account, l’accesso ai dati può essere precluso o limitato a finestre temporali strette (30-90 giorni). Esporta prima, disdici dopo.

        2. Non verificare la conservazione sostitutiva

        I PDF non bastano. Devi pretendere i pacchetti di conservazione completi con indice, manifesto e firme digitali. Solo questi hanno valore legale in caso di controllo fiscale.

        3. Cambiare in mezzo all’anno fiscale

        Il momento ideale per cambiare è fra dicembre e gennaio, quando un anno si chiude e l’altro inizia. Migrare a luglio significa spaccare in due le scritture contabili e moltiplicare il rischio di errori. Se stai pensando a un cambio in corso d’anno, la nostra guida sulla dichiarazione dei redditi 730 ti aiuta a capire gli impatti fiscali.

        Come scegliere un software senza lock-in: 4 criteri obbligatori

        Per non ritrovarti intrappolato di nuovo nel prossimo SaaS, valuta il software fatturazione senza lock-in usando questi 4 criteri non negoziabili. Sono i pilastri della libertà digitale del contribuente moderno:

        I 4 criteri di libertà

        • Export nativo XML in massa: il software deve permettere il download di tutti i file XML originali firmati, in un solo click, senza limiti e senza costi aggiuntivi.
        • Conservazione sostitutiva esportabile o gestita esternamente: i pacchetti di archiviazione AgID devono essere scaricabili in qualsiasi momento, oppure il servizio deve poter essere disattivato senza perdere lo storico.
        • Clausola di garanzia prezzo a contratto: blocca per iscritto il prezzo per un periodo definito (Fatturazione Italia, per esempio, offre 3 anni per contratto). Niente aumenti unilaterali al rinnovo.
        • Libertà di disdetta in qualsiasi momento: nessun vincolo di durata minima, nessun preavviso oltre i 30 giorni, nessuna penale.

        Se anche solo uno di questi criteri manca, alza la guardia. Stai per firmare un contratto che potrebbe trasformarsi in una trappola.

        Software con politica anti lock-in nel 2026

        Nel panorama italiano del 2026, alcuni SaaS hanno iniziato a distinguersi proprio per la loro politica anti lock-in software fatturazione, mettendo nero su bianco impegni concreti verso l’utente. Senza voler fare classifiche, citiamo due esempi rappresentativi di approcci diversi ma virtuosi:

        Fatturazione Italia

        Fatturazione Italia è un software che ha fatto della trasparenza il suo punto di forza. Garanzia di prezzo bloccato 3 anni per contratto, export delle fatture, conservazione a norma per 10 anni che resta anche dopo la disdetta, abbonamento solo annuale con disdetta a fine periodo e cambio piano in qualsiasi momento con i giorni residui riproporzionati. Una proposta che mette al centro la libertà dell’utente, non il suo blocco.

        Anche l’ingresso è pensato per non perdere niente: nell’area Cambi programma chi viene da Aruba carica lo ZIP scaricato da Aruba e ritrova fatture inviate e ricevute con XML e PDF originali, rubrica clienti, numerazione che continua e fatture pagate segnate come incassate; chi viene da PsicoGest carica il file .xls con pazienti, fatture e fornitori; da Fatture in Cloud o da Excel si importano clienti, fornitori e prodotti (Excel o CSV, con anteprima) e le fatture dall’export Excel o dagli XML, che diventano fatture “storiche”: contano nel fatturato e nella soglia, ma non vengono reinviate. Nessuna fattura importata viene rimandata allo SDI o al Sistema TS. Restano tre promemoria onesti, validi per qualsiasi cambio: cambiare il codice destinatario su Fatture e Corrispettivi, scaricare da Aruba i file prima che il servizio scada (entro 90 giorni) e togliere il rinnovo automatico dal vecchio programma. Si può provare tutto con 14 giorni di prova gratuita senza carta.

        Software gratuito dell’Agenzia delle Entrate

        Per definizione no lock-in: è gestito dallo Stato, i dati sono sui server dell’Agenzia, l’XML è quello ufficiale. Limite: le funzionalità sono basilari (niente magazzino, niente preventivi avanzati, niente integrazioni con commercialista). È una soluzione adatta a chi emette poche fatture l’anno, meno indicata per PMI con esigenze gestionali strutturate.

        Conclusione

        Il lock-in software fatturazione è un problema reale che colpisce migliaia di partite IVA e PMI italiane. Ma adesso hai gli strumenti per riconoscerlo, valutarlo e affrontarlo. Ricorda i 7 segnali rivelatori, conosci i tuoi diritti GDPR e AgID, e scegli sempre software che ti garantiscano export XML nativo, conservazione esportabile, prezzo bloccato e libertà di disdetta. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a valutare il tuo software attuale, a verificare se sei in una situazione di lock-in software fatturazione e a pianificare il cambio senza perdere un singolo dato.

        Domande Frequenti sul Lock-in Software di Fatturazione

        Posso esportare le mie fatture da Fatture in Cloud o altri SaaS?

        Si. Per il GDPR e per la normativa fiscale italiana, hai diritto di ottenere tutte le tue fatture elettroniche in formato XML originale firmato. Se il software ti impedisce l’export o lo fa pagare, sta violando l’articolo 20 del GDPR sulla portabilita dei dati.

        Cosa succede se disdico il software di fatturazione?

        Devi prima esportare tutti i dati (XML, conservazione sostitutiva, anagrafiche). Dopo la disdetta, l’accesso e tipicamente garantito per 30-90 giorni in modalita di sola lettura, ma le clausole variano. Pretendi sempre per iscritto i tempi di accesso post-disdetta.

        La conservazione sostitutiva e di mia proprieta o del software?

        E tua. Le fatture elettroniche conservate digitalmente sono del contribuente. Il software fornitore agisce come responsabile della conservazione per tuo conto, ma i pacchetti di archiviazione AgID devono poterti essere consegnati. L’obbligo decennale di conservazione e tuo, quindi devi avere i file.

        Quanto costa uscire da un SaaS di fatturazione?

        Per legge, l’esportazione dei tuoi dati dovrebbe essere gratuita. Alcuni software applicano comunque fee per export massivi o per la consegna della conservazione sostitutiva: cifre che vanno da 50 a oltre 500 euro. Il CAF Centro Fiscale puo aiutarti a contestarle se non giustificate.


        Hai bisogno di assistenza per il tuo software di fatturazione?

        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare se sei in lock-in, a esportare i tuoi dati in sicurezza e a migrare al software più adatto a te.

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          CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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          Alexandra Bala
          04/09/2026
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          ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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          paolino servidio
          03/09/2026
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          Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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          Lady
          01/09/2026
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          Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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          Giulia Guida
          25/08/2026
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          Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          Issam Elhefnawi
          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
           

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          Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 09:00:002026-10-11 22:28:27Lock-in nei Software SaaS: Come Capire se Sei “Intrappolato” nel tuo Software Fatture
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