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ASSEGNO UNICO, MATERNITA', PATRONATO

Domanda Assegno Unico 2026: Chi Deve Presentarla e Chi No

ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

Con l’inizio del 2026, molte famiglie si chiedono: devo presentare di nuovo la domanda per l’Assegno Unico? La risposta dipende dalla tua situazione personale e da quando hai fatto domanda la prima volta.

La buona notizia è che l’Assegno Unico si rinnova automaticamente nella maggior parte dei casi. Tuttavia, ci sono situazioni in cui è necessario presentare una nuova domanda nel 2026 per continuare a ricevere la prestazione o per ottenere l’importo corretto in base all’ISEE aggiornato.

In questa guida ti spieghiamo chi deve presentare domanda, chi ha il rinnovo automatico, le scadenze importanti da rispettare e come presentare la domanda all’INPS, online o tramite il CAF.


Indice dei contenuti

  1. Chi Deve Presentare Domanda Assegno Unico nel 2026
  2. Chi NON Deve Presentare Domanda (Rinnovo Automatico)
  3. Scadenze Importanti 2026
  4. Come Presentare la Domanda Assegno Unico 2026
  5. Importi Assegno Unico 2026
  6. Domande Frequenti

Chi Deve Presentare Domanda Assegno Unico nel 2026

Devi presentare una nuova domanda Assegno Unico nel 2026 se ti trovi in una di queste situazioni:

  • Non hai mai fatto domanda in passato e hai figli a carico (minorenni o maggiorenni under 21 in determinate condizioni)
  • È nato un nuovo figlio dopo l’ultima domanda presentata
  • Hai adottato o preso in affido un minore
  • Hai perso il diritto all’Assegno Unico (ad esempio per superamento limiti reddituali o età) e ora rientri nei requisiti
  • Cambiamento della situazione familiare: separazione, divorzio, nuova convivenza che modifica il nucleo ISEE

In tutti questi casi, la domanda va presentata entro febbraio 2026 se vuoi ricevere anche gli arretrati da gennaio. Se presenti la domanda dopo febbraio, l’Assegno Unico decorre dal mese di presentazione (senza arretrati).

Esempio pratico: Maria ha un figlio di 3 anni e riceve l’Assegno Unico dal 2023. A gennaio 2026 nasce il secondo figlio. Maria deve presentare una nuova domanda per includere anche il neonato e ricevere l’importo per 2 figli invece di 1.

Chi NON Deve Presentare Domanda (Rinnovo Automatico)

Se hai già presentato domanda negli anni precedenti e la tua situazione familiare non è cambiata, l’Assegno Unico si rinnova automaticamente senza bisogno di fare nulla.

Il rinnovo automatico vale se:

  • Hai già ricevuto l’Assegno Unico nel 2025
  • Il numero di figli a carico è rimasto invariato
  • Non ci sono stati cambiamenti nel nucleo familiare
  • Continui a rispettare i requisiti di cittadinanza e residenza

Attenzione però: anche se il rinnovo è automatico, l’importo mensile può cambiare se non presenti un nuovo ISEE aggiornato al 2026.

Cosa succede senza ISEE 2026? L’INPS continua a erogare l’Assegno Unico, ma con l’importo minimo (quello previsto per chi ha ISEE superiore a 45.574 euro o non presenta l’ISEE). Questo importo minimo è di circa 57 euro al mese per figlio minorenne.

Se vuoi ricevere l’importo massimo (fino a 199,40 euro al mese per figlio con ISEE sotto i 17.090,61 euro), devi presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) aggiornata al 2026 presso il CAF o online sul sito INPS.

Scadenze Importanti 2026

Ecco le date chiave da segnare sul calendario per l’Assegno Unico 2026:

  • Entro il 28 febbraio 2026: presenta la domanda per ricevere gli arretrati da gennaio. Se fai domanda a marzo, l’Assegno parte da marzo (senza arretrati)
  • Entro il 30 giugno 2026: presenta l’ISEE 2026 aggiornato per ricevere gli importi maggiorati con effetto retroattivo da marzo. Se presenti l’ISEE dopo giugno, l’adeguamento parte dal mese di presentazione
  • Pagamenti mensili: l’Assegno Unico viene erogato dall’INPS tra il 15 e il 21 di ogni mese (le date precise vengono comunicate mensilmente dall’INPS)

Consiglio: Se hai diritto all’Assegno Unico ma non l’hai ancora richiesto, non aspettare. Ogni mese di ritardo è un mese di Assegno Unico perso (senza possibilità di recuperarlo).

Come Presentare la Domanda Assegno Unico 2026

Ci sono tre modi per presentare la domanda Assegno Unico:

1. Online sul sito INPS

Accedi al sito www.inps.it con SPID, CIE o CNS e cerca “Assegno Unico”. Segui la procedura guidata inserendo i dati richiesti (codici fiscali dei figli, IBAN per il pagamento, eventuale ISEE).

2. Tramite CAF o Patronato (assistenza gratuita)

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta gratuitamente a compilare la domanda. Ti basta portare:

  • Codice fiscale del richiedente e di tutti i figli
  • IBAN del conto corrente dove vuoi ricevere l’Assegno
  • DSU (ISEE) aggiornata al 2026 (se vuoi l’importo maggiorato)
  • Eventuale sentenza di separazione/divorzio (se applicabile)

3. Tramite Contact Center INPS

Chiama il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare, a pagamento) e richiedi assistenza per la compilazione.

Nota importante: Se presenti la domanda tramite CAF, riceverai anche assistenza per calcolare l’ISEE 2026, così da ottenere l’importo massimo possibile dell’Assegno Unico.

Importi Assegno Unico 2026

Gli importi dell’Assegno Unico 2026 sono gli stessi del 2025, con un leggero aumento per l’inflazione (perequazione ISTAT). Ecco quanto puoi ricevere:

Importo base per figlio minorenne

  • ISEE fino a 17.090,61 euro: 199,40 euro al mese
  • ISEE tra 17.090,61 e 45.574,96 euro: importo decrescente da 199,40 a 57 euro
  • ISEE superiore a 45.574,96 euro o assente: 57 euro al mese

Maggiorazioni previste

L’importo base può aumentare con le maggiorazioni:

  • +21,60 euro per figli successivi al secondo (3°, 4°, ecc.)
  • +119,60 euro per ogni figlio con disabilità (importo variabile in base al grado di disabilità)
  • +22,40 euro per madri under 21
  • +17,10 euro per entrambi i genitori che lavorano
  • Da 57 a 96,90 euro per figli maggiorenni 18-21 anni (se studiano, fanno tirocinio o hanno reddito sotto i 8.000 euro)

Esempio di calcolo: Una famiglia con ISEE di 15.000 euro, 2 figli minorenni e entrambi i genitori lavoratori riceve:

  • 199,40 euro x 2 figli = 398,80 euro
  • + 17,10 euro x 2 (maggiorazione lavoro) = 34,20 euro
  • Totale mensile: 433 euro
  • Totale annuo: 5.196 euro

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sulla Domanda Assegno Unico 2026

Se ho già l’Assegno Unico devo rifare domanda nel 2026?

No, se la tua situazione familiare non è cambiata, l’Assegno Unico si rinnova automaticamente. Devi rifare domanda solo se è nato un nuovo figlio, hai adottato un minore o ci sono stati altri cambiamenti nel nucleo.

Cosa succede se non aggiorno l’ISEE nel 2026?

L’INPS continua a pagare l’Assegno Unico, ma con l’importo minimo (circa 57 euro al mese per figlio minorenne). Per ricevere l’importo pieno in base al tuo reddito, devi presentare l’ISEE 2026 aggiornato entro giugno.

Posso fare domanda anche senza ISEE?

Si, puoi presentare domanda senza ISEE. In questo caso riceverai l’importo minimo. Puoi presentare l’ISEE anche dopo, e l’INPS adeguera l’importo con gli arretrati (se presenti l’ISEE entro giugno).

Quando arriva il pagamento dell’Assegno Unico?

L’INPS paga l’Assegno Unico tra il 15 e il 21 di ogni mese. Le date esatte vengono comunicate mensilmente sul sito INPS.


La domanda Assegno Unico 2026 va presentata solo se sei un nuovo beneficiario o se la tua situazione familiare è cambiata. Se già ricevi l’Assegno, il rinnovo è automatico, ma ricorda di aggiornare l’ISEE entro giugno per ricevere l’importo corretto.

Hai dubbi sulla tua situazione? Non sai se devi presentare domanda o se hai diritto alle maggiorazioni? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta gratuitamente: verifichiamo il tuo diritto all’Assegno Unico, calcoliamo l’ISEE e compiliamo la domanda per te.


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FINANZIAMENTI, Prestiti Pensionati

Aiutare i Figli a Comprare Casa: Guida per Genitori e Nonni 2026

finanziamenti e prestiti CAF Centro Fiscale

Sempre più genitori italiani decidono di aiutare i figli a comprare casa, di fronte a un mercato immobiliare che rende difficile l’accesso alla proprietà per le nuove generazioni. Tra mutui con tassi elevati, difficoltà di accesso al credito per i giovani e prezzi degli immobili in costante crescita, il supporto economico dei genitori (e talvolta dei nonni) è diventato fondamentale per permettere ai figli di acquistare la prima casa.

Nel 2026, le opzioni a disposizione dei genitori sono diverse: dalla donazione diretta di denaro, al prestito familiare formalizzato, fino alla possibilità di fare da garante per il mutuo o di utilizzare strumenti come la cessione del quinto della pensione per ottenere liquidità immediata. Ogni soluzione ha vantaggi, limiti e implicazioni fiscali che è importante conoscere prima di prendere una decisione.

In questa guida completa analizziamo tutte le opzioni per aiutare i figli nell’acquisto della casa, con particolare attenzione agli aspetti fiscali, alla documentazione necessaria e ai rischi da evitare. Scoprirai come formalizzare un prestito tra familiari, quali sono i limiti della franchigia donazioni, come funziona la garanzia sul mutuo e perché la cessione del quinto può essere una soluzione vantaggiosa per i genitori pensionati che vogliono trasferire liquidità ai figli.

Indice dei contenuti

  1. Le Opzioni per Aiutare i Figli a Comprare Casa
  2. Donazione ai Figli: Come Funziona e Quanto Costa
  3. Prestito tra Familiari: Regole e Formalizzazione
  4. Fare da Garante per il Mutuo del Figlio
  5. Cessione del Quinto per i Genitori Pensionati
  6. Aspetti Fiscali da Considerare
  7. Domande Frequenti

Le Opzioni per Aiutare i Figli a Comprare Casa

Quando si tratta di aiutare i figli a comprare casa, i genitori hanno a disposizione diverse strategie, ciascuna con caratteristiche, vantaggi e svantaggi specifici. La scelta dipende dalla situazione patrimoniale della famiglia, dall’età dei genitori, dalle esigenze fiscali e dalla solidità economica dei figli.

1. Donazione diretta di denaro

La donazione diretta è la soluzione più semplice e immediata: i genitori trasferiscono una somma di denaro ai figli tramite bonifico bancario con causale esplicita “donazione per acquisto abitazione”. Questa modalità beneficia di una franchigia fino a 1 milione di euro per ciascun genitore (quindi 2 milioni complessivi da entrambi i genitori), entro la quale non si pagano imposte di donazione.

Vantaggi principali: Nessun obbligo di restituzione da parte dei figli, procedura rapida e poco costosa (se non si supera la franchigia), supporto concreto e immediato per l’acquisto.

Limiti e attenzioni: La donazione è soggetta a collazione ereditaria, cioè al momento della successione andrà riportata alla massa ereditaria e ridistribuita tra tutti gli eredi. Se la donazione supera 1 milione di euro per genitore, si applicano imposte del 4% sulla quota eccedente. Gli immobili acquistati con denaro donato potrebbero avere limitazioni nella vendita futura (alcuni notai richiedono la rinuncia degli altri eredi).

2. Prestito familiare formalizzato

Il prestito tra genitori e figli è un’alternativa alla donazione che prevede la restituzione delle somme. Deve essere formalizzato con una scrittura privata con data certa (registrazione presso l’Agenzia delle Entrate o autenticazione notarile) per essere opponibile al fisco e agli altri eredi.

Vantaggi principali: Non è soggetto a collazione ereditaria (è un credito dei genitori verso i figli), maggiore flessibilità nelle modalità di rimborso, possibilità di prevedere interessi simbolici o azzerarli.

Limiti e attenzioni: Richiede formalizzazione scritta (costo registrazione 200 euro), necessità di tracciabilità completa dei movimenti finanziari, rischio che l’Agenzia delle Entrate lo riqualifichi come donazione se mancano le restituzioni, i figli devono avere capacità di rimborso credibile.

3. Fare da garante per il mutuo

I genitori possono decidere di garantire personalmente il mutuo richiesto dai figli, offrendo alla banca una garanzia supplementare (ipoteca su un loro immobile, fideiussione personale). Questa soluzione è particolarmente utile quando i figli hanno redditi insufficienti o contratti di lavoro precari.

Vantaggi principali: Nessun esborso immediato di denaro da parte dei genitori, i figli diventano intestatari diretti dell’immobile e del mutuo, responsabilità diretta sui figli che devono pagare le rate.

Limiti e attenzioni: I genitori garanti rispondono con il proprio patrimonio in caso di insolvenza dei figli, la garanzia riduce la capacità di credito dei genitori per eventuali loro finanziamenti, l’ipoteca sul proprio immobile comporta rischi in caso di difficoltà economiche dei figli.

4. Intestazione congiunta genitore-figlio

Un’altra opzione è l’acquisto in comproprietà: l’immobile viene intestato sia ai genitori che ai figli, in quote proporzionali agli importi versati da ciascuno. Questa soluzione è utile quando i figli non hanno capacità creditizia sufficiente per un mutuo completo.

Vantaggi principali: Accesso facilitato al mutuo grazie ai redditi congiunti, possibilità di applicare le agevolazioni prima casa se sussistono i requisiti, tutela patrimoniale per entrambi.

Limiti e attenzioni: La quota di proprietà dei genitori rientrerà nella loro successione futura, eventuali conflitti familiari possono complicare la gestione dell’immobile, limitazioni nella vendita dell’immobile senza consenso di tutti i comproprietari.

Donazione ai Figli: Come Funziona e Quanto Costa

La donazione di denaro dai genitori ai figli per l’acquisto della casa è disciplinata dal Codice Civile e dalle norme fiscali sulle imposte di donazione. Si tratta di un atto liberale attraverso il quale i genitori trasferiscono gratuitamente una somma ai figli senza pretenderne la restituzione.

Franchigia donazioni genitori-figli: 1 milione di euro

La legge prevede una franchigia di 1 milione di euro per le donazioni tra genitori e figli. Questo significa che ciascun genitore può donare fino a 1 milione di euro a ciascun figlio senza pagare alcuna imposta di donazione. La franchigia è personale: se entrambi i genitori donano, la franchigia complessiva sale a 2 milioni di euro per ciascun figlio.

Esempio pratico: Un padre dona 800.000 euro al figlio per comprare casa, la madre dona ulteriori 700.000 euro. Totale donato: 1.500.000 euro. Imposta dovuta: zero (entrambe le donazioni rientrano nelle rispettive franchigie di 1 milione).

Se la donazione supera la franchigia, sulla parte eccedente si applica un’aliquota del 4%. Ad esempio, se un genitore dona 1.200.000 euro, l’imposta sarà: (1.200.000 – 1.000.000) × 4% = 200.000 × 4% = 8.000 euro.

Atto notarile: quando è necessario?

Per le donazioni di denaro di importo contenuto (generalmente fino a 50.000-100.000 euro), non è obbligatorio l’atto notarile: è sufficiente un bonifico bancario con causale esplicita “donazione per acquisto casa” o “regalo per prima abitazione”. La tracciabilità bancaria costituisce prova della donazione agli effetti fiscali.

Per donazioni di importo elevato (oltre 100.000 euro) o per donazioni dirette di immobili, è invece necessario l’atto pubblico notarile con la presenza di due testimoni. Il costo varia da 1.500 a 3.000 euro a seconda del valore donato e dell’onorario del notaio.

Collazione ereditaria: cosa significa

Uno degli aspetti più importanti da considerare quando si dona denaro ai figli è la collazione ereditaria. Quando i genitori verranno a mancare, tutte le donazioni effettuate in vita ai figli dovranno essere riportate alla massa ereditaria e ridistribuite secondo le quote di legge tra tutti gli eredi.

Esempio: Il padre dona 300.000 euro al figlio A per comprare casa. Anni dopo, alla morte del padre, il patrimonio residuo è di 700.000 euro e ci sono due figli (A e B). La massa ereditaria da dividere sarà: 700.000 + 300.000 (donazione pregressa) = 1.000.000 euro, da dividere al 50% tra i due figli. Il figlio A ha già ricevuto 300.000, quindi riceverà solo ulteriori 200.000 (per arrivare a 500.000). Il figlio B riceverà 500.000 euro.

Questo meccanismo garantisce l’equità tra gli eredi, anche quando uno di loro ha ricevuto aiuti economici importanti in vita. È possibile evitare la collazione solo con una dispensa espressa nel testamento da parte del donante.

Attenzione alle compravendite immobiliari “donate”

Alcuni genitori, per evitare i costi dell’atto di donazione, intestano direttamente la casa ai figli pagando il prezzo di acquisto ma facendo figurare i figli come acquirenti. Questa operazione, se non adeguatamente documentata, può essere considerata dall’Agenzia delle Entrate come una donazione indiretta e tassata come tale.

Per evitare problemi, è fondamentale che nel rogito notarile sia esplicitamente indicato che “l’acquirente dichiara che il prezzo è stato pagato con denaro ricevuto in donazione dai genitori [nomi e cognomi]”. Questa dichiarazione rende trasparente l’operazione e tutela sia i figli acquirenti che i genitori donanti.

Prestito tra Familiari: Regole e Formalizzazione

Il prestito tra genitori e figli rappresenta un’alternativa alla donazione per chi preferisce mantenere la natura di credito-debito del trasferimento di denaro. A differenza della donazione, il prestito prevede l’obbligo di restituzione da parte dei figli, con o senza interessi.

Come formalizzare correttamente il prestito

Per essere valido agli occhi del fisco e degli altri eventuali eredi, il prestito familiare deve essere formalizzato con una scrittura privata con data certa. La data certa può essere ottenuta in due modi:

  • Registrazione presso l’Agenzia delle Entrate: Si presenta il contratto di prestito in duplice copia agli uffici dell’Agenzia, che appone il timbro con data e numero di protocollo. Costo: 200 euro di imposta di registro in misura fissa.
  • Autenticazione notarile: Il notaio autentica le firme delle parti e registra l’atto nei suoi repertori. Costo: 300-500 euro, a seconda del notaio.

La scrittura privata deve contenere obbligatoriamente:

  • Generalità complete di mutuante (genitore) e mutuatario (figlio)
  • Importo esatto del prestito in lettere e numeri
  • Finalità del prestito (es. “acquisto prima abitazione”)
  • Modalità di rimborso (rate mensili, unica soluzione, scadenza finale)
  • Tasso di interesse applicato (anche zero, ma va esplicitato)
  • Data e luogo di sottoscrizione
  • Firme di entrambe le parti

Interessi: sono obbligatori?

Il prestito tra familiari può essere a titolo gratuito (senza interessi) o a titolo oneroso (con interessi). Non c’è obbligo di applicare interessi, ma è importante specificarlo nel contratto per evitare contestazioni. Se si prevedono interessi, questi devono essere:

  • Dichiarati dal mutuante nella propria dichiarazione dei redditi come “redditi di capitale”
  • Non superiori al tasso di usura fissato trimestralmente dal Ministero dell’Economia
  • Proporzionali e ragionevoli rispetto ai tassi di mercato per prestiti similari

Nella pratica, la maggior parte dei prestiti genitori-figli per l’acquisto della casa prevede interessi zero o simbolici (1-2% annuo), inferiori a quelli bancari, per agevolare economicamente i figli pur mantenendo la forma del prestito.

Tracciabilità dei pagamenti

Sia l’erogazione del prestito che le eventuali restituzioni devono essere sempre effettuate tramite strumenti tracciabili:

  • Bonifico bancario o postale con causale “prestito per acquisto casa – contratto del [data]”
  • Assegno bancario non trasferibile
  • Giroconto tra conti della stessa banca

I pagamenti in contante sono da evitare assolutamente: non lasciano traccia documentale e possono essere disconosciuti dal fisco o dagli altri eredi in caso di controversie future. La tracciabilità completa è essenziale per dimostrare che si tratta di un prestito reale e non di una donazione mascherata.

Vantaggi fiscali rispetto alla donazione

Il prestito tra familiari ha un vantaggio importante: non è soggetto a collazione ereditaria. Questo significa che alla morte dei genitori, il prestito residuo non ancora restituito viene considerato un credito dell’eredità verso il figlio debitore. Il figlio dovrà restituire quanto ancora dovuto all’eredità, che verrà poi divisa tra tutti gli eredi secondo le quote di legge.

Esempio: Il padre presta 400.000 euro al figlio A per comprare casa, con restituzione in 20 anni. Dopo 10 anni il padre muore e restano da restituire 200.000 euro. Questi 200.000 euro vengono riportati nell’attivo ereditario e divisi tra tutti gli eredi (A, B, C). Il figlio A dovrà restituire la sua quota del debito residuo alla massa ereditaria.

Fare da Garante per il Mutuo del Figlio

Una delle soluzioni più utilizzate per aiutare i figli a comprare casa senza esborso immediato di denaro è quella di fare da garante sul mutuo richiesto dai figli alla banca. Il genitore garante si impegna a rimborsare il debito in caso di insolvenza del figlio mutuatario, offrendo alla banca una garanzia patrimoniale supplementare.

Requisiti per essere garante

Non tutti possono diventare garanti di un mutuo. Le banche richiedono che il garante abbia requisiti patrimoniali e reddituali solidi:

  • Reddito dimostrabile: Pensione o stipendio fisso superiore a 1.500-2.000 euro netti mensili
  • Età al termine del mutuo: Non superiore a 75-80 anni (varia per banca)
  • Assenza di protesti e segnalazioni negative nelle centrali rischi (CRIF, Experian)
  • Patrimonio immobiliare: Preferibilmente proprietà di almeno un immobile libero da ipoteche
  • Capacità di indebitamento residua: La rata del mutuo garantito non deve superare il 30-35% del reddito del garante

Le banche valutano la solvibilità complessiva sommando i redditi del mutuatario (figlio) e del garante (genitore). Se i redditi congiunti sono sufficienti a coprire le rate del mutuo con margine di sicurezza, l’istruttoria ha maggiori probabilità di successo.

Tipologie di garanzia

Esistono due forme principali di garanzia che i genitori possono offrire:

1. Fideiussione personale

Il genitore si impegna personalmente a rimborsare il mutuo in caso di inadempienza del figlio, senza vincolare uno specifico bene. La banca potrà rivalersi su tutto il patrimonio del garante (immobili, conti correnti, stipendio/pensione) in caso di mancato pagamento delle rate.

Vantaggi: Non richiede iscrizione ipotecaria su immobili del garante, procedure più snelle. Svantaggi: Esposizione patrimoniale totale del garante.

2. Ipoteca su immobile del garante

Il genitore offre in garanzia un proprio immobile (casa, terreno) su cui la banca iscrive un’ipoteca di primo grado. In caso di insolvenza del figlio, la banca può procedere all’espropriazione e vendita forzata dell’immobile ipotecato per recuperare il credito.

Vantaggi: Maggiore sicurezza per la banca, possibile ottenere condizioni migliori sul mutuo (tasso più basso, importo più elevato). Svantaggi: Vincolo gravissimo sull’immobile del genitore, rischio di perdita della proprietà.

Responsabilità e rischi per i genitori garanti

Fare da garante comporta responsabilità solidale: la banca può richiedere il pagamento delle rate direttamente al garante, anche senza aver prima escusso il debitore principale. Questo significa che se il figlio non paga due rate consecutive, la banca può immediatamente rivalersi sul genitore garante.

I principali rischi per i genitori sono:

  • Esposizione finanziaria prolungata: La garanzia dura per tutta la durata del mutuo (20-30 anni), anche se il figlio riesce a pagare regolarmente
  • Riduzione capacità creditizia: Finché la garanzia è attiva, i genitori non potranno ottenere facilmente altri finanziamenti (il mutuo garantito viene computato come loro debito)
  • Rischio pignoramento: In caso di grave insolvenza del figlio, la banca può pignorare stipendio/pensione o espropriare immobili del garante
  • Difficoltà nella liberazione: Non è facile liberarsi dalla garanzia prima dell’estinzione del mutuo, salvo che il figlio dimostri autonoma capacità di rimborso e la banca acconsenta

Quando è la soluzione migliore

La garanzia sul mutuo è consigliabile quando:

  • I figli hanno redditi stabili ma insufficienti per ottenere il mutuo da soli
  • I genitori hanno redditi pensionistici elevati e immobili di proprietà
  • Si vuole evitare l’esborso immediato di denaro (donazione/prestito)
  • C’è fiducia nella capacità dei figli di onorare regolarmente il debito
  • I figli hanno contratti a tempo indeterminato ma anzianità lavorativa bassa

Prima di firmare l’atto di garanzia, è fondamentale valutare attentamente con un consulente finanziario o con il CAF Centro Fiscale la sostenibilità dell’impegno e le alternative disponibili.

Cessione del Quinto per i Genitori Pensionati

Una soluzione innovativa e vantaggiosa per i genitori pensionati che vogliono aiutare i figli a comprare casa è la cessione del quinto della pensione. Si tratta di un prestito personale riservato ai pensionati che permette di ottenere liquidità immediata (fino a 75.000 euro) con rimborso automatico tramite trattenuta mensile sul cedolino della pensione.

Come funziona la cessione del quinto della pensione

La cessione del quinto della pensione è un finanziamento garantito dalla trattenuta diretta sul cedolino INPS: ogni mese, l’INPS trattiene automaticamente la rata del prestito (massimo il 20% della pensione netta) e la versa all’istituto finanziario. Il pensionato riceve la pensione già al netto della rata.

Caratteristiche principali:

  • Importi: Da 5.000 a 75.000 euro, a seconda della pensione netta mensile
  • Durata: Da 24 a 120 mesi (2-10 anni)
  • Rata massima: 20% della pensione netta (es. pensione 1.500 euro → rata massima 300 euro)
  • Tassi 2026: TAN 7-8,5%, TAEG 8,5-10,5% (più bassi dei prestiti personali tradizionali)
  • Garanzie: Nessuna ipoteca o fideiussione richiesta
  • Polizze obbligatorie: Assicurazione vita inclusa che estingue il debito in caso di decesso

Vantaggi per aiutare i figli

Utilizzare la cessione del quinto per trasferire liquidità ai figli presenta numerosi vantaggi:

1. Liquidità immediata senza intaccare i risparmi

I genitori pensionati ottengono una somma importante (30.000-50.000 euro) senza dover vendere immobili, prelevare dai conti deposito o liquidare investimenti. La liquidità viene erogata in 7-15 giorni lavorativi dall’approvazione.

2. Rimborso automatico e dilazionato

La rata viene trattenuta automaticamente dalla pensione per 5-10 anni, permettendo ai genitori di aiutare i figli senza un esborso immediato insostenibile. La rata è fissa e non ci sono sorprese.

3. Tutela degli eredi con polizza vita

In caso di decesso del genitore pensionato durante il rimborso del prestito, la polizza vita obbligatoria inclusa nella cessione estingue automaticamente il debito residuo. I figli beneficiari non dovranno restituire nulla e l’eredità non sarà gravata da debiti.

4. Nessun rischio per gli immobili di famiglia

A differenza della garanzia ipotecaria sul mutuo dei figli, la cessione del quinto non richiede ipoteche su immobili dei genitori. Il patrimonio immobiliare resta libero e disponibile.

Requisiti per i pensionati

Per richiedere la cessione del quinto della pensione, i genitori pensionati devono avere:

  • Pensione INPS netta minima: Almeno 650-800 euro al mese (varia per istituto)
  • Età al termine del prestito: Massimo 85-90 anni (alcuni istituti accettano fino a 85)
  • Tipologia di pensione: Vecchiaia, anticipata, invalidità permanente (NO assegno sociale)
  • Assenza di pignoramenti sulla pensione
  • Capienza della rata: La trattenuta del 20% deve lasciare almeno 500-600 euro di pensione netta residua

Esempio pratico: Pensione netta 1.800 euro → rata massima 360 euro → importo finanziabile circa 45.000-50.000 euro in 10 anni.

Come trasferire i soldi ai figli

Una volta ottenuta l’erogazione della cessione del quinto, i genitori possono trasferire la somma ai figli in due modi:

1. Donazione diretta

Bonifico con causale “donazione per acquisto casa”. Rientra nella franchigia di 1 milione di euro, quindi nessuna imposta se la somma è inferiore. La donazione sarà soggetta a collazione ereditaria futura.

2. Prestito ai figli

Formalizzare un contratto di prestito con scrittura privata registrata, prevedendo la restituzione rateale da parte dei figli. In questo modo, il debito residuo alla morte dei genitori sarà un credito dell’eredità e non sarà soggetto a collazione.

La scelta tra donazione e prestito dipende dalla situazione familiare e dalla presenza di altri eredi. Il CAF Centro Fiscale di Udine può consigliare la soluzione fiscalmente più vantaggiosa caso per caso.

Aspetti Fiscali da Considerare

Quando si decide di aiutare i figli a comprare casa, è fondamentale considerare gli aspetti fiscali per evitare sanzioni, accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e problemi nelle successioni future. La corretta gestione fiscale dell’operazione garantisce trasparenza e tutela sia i genitori che i figli.

Tracciabilità dei bonifici

Qualunque trasferimento di denaro tra genitori e figli deve essere effettuato con strumenti tracciabili:

  • Bonifico bancario o postale: Metodo preferibile, lascia traccia indelebile nei conti correnti
  • Assegno bancario non trasferibile: Intestato al figlio, con indicazione della causale
  • Giroconto: Se genitori e figli hanno conti nella stessa banca

I contanti devono essere evitati per importi superiori a 5.000 euro (limite antiriciclaggio) e comunque sconsigliati per qualsiasi cifra significativa, perché non lasciano traccia documentale opponibile al fisco.

Causale del bonifico: cosa scrivere

La causale del bonifico è fondamentale per qualificare correttamente l’operazione. Ecco le causali consigliate in base al tipo di trasferimento:

  • Donazione diretta: “Donazione per acquisto prima casa” oppure “Regalo per acquisto abitazione”
  • Prestito familiare: “Prestito per acquisto casa – contratto del [data registrazione]”
  • Contributo spese: “Contributo alle spese per acquisto immobile”
  • Rimborso prestito: “Restituzione prestito del [data] – rata n. X”

Una causale generica o assente può far sorgere dubbi sull’effettiva natura del trasferimento e attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate in caso di controlli incrociati (redditometro, spesometro).

Documentazione da conservare

Per dimostrare la legittimità del trasferimento di denaro e prevenire contestazioni, è essenziale conservare:

  • Copie dei bonifici con causali esplicite
  • Estratti conto bancari che attestano i movimenti
  • Contratto di prestito registrato (se si è scelto il prestito invece della donazione)
  • Atto di donazione notarile (per donazioni di importo elevato)
  • Rogito di acquisto della casa con indicazione della provenienza del denaro
  • Piano di ammortamento (se previsto rimborso rateale del prestito)
  • Ricevute di pagamento delle rate restituite dai figli (se prestito)

Questa documentazione va conservata per almeno 10 anni, termine massimo degli accertamenti fiscali per le donazioni non dichiarate e le successioni.

Rischi di accertamento fiscale

L’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli sui trasferimenti di denaro tra familiari quando:

  • Il figlio acquista un immobile con redditi dichiarati insufficienti a giustificare l’acquisto
  • Ci sono movimenti bancari anomali o importanti senza causale
  • La capacità contributiva del figlio non è coerente con il valore dell’immobile acquistato
  • Mancano prove documentali sulla provenienza del denaro

In caso di accertamento, l’Agenzia può:

  • Riqualificare un prestito non documentato come donazione indiretta, applicando le imposte di donazione
  • Contestare la mancanza di tracciabilità e presumere redditi non dichiarati
  • Richiedere il pagamento delle imposte ipotecarie e catastali aggiuntive
  • Applicare sanzioni dal 120% al 240% delle imposte evase

Per evitare questi rischi, è fondamentale gestire l’operazione con trasparenza totale, formalizzando correttamente ogni passaggio e conservando tutta la documentazione probatoria. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale specifica per pianificare il trasferimento di denaro ai figli in modo legalmente e fiscalmente corretto, minimizzando il carico fiscale e prevenendo contestazioni future.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti su Come Aiutare i Figli a Comprare Casa

Posso donare denaro ai figli per comprare casa senza pagare tasse?

Si, puoi donare fino a 1 milione di euro a ciascun figlio senza pagare imposte di donazione, grazie alla franchigia prevista dalla legge. Se entrambi i genitori donano, la franchigia complessiva sale a 2 milioni di euro per figlio. Oltre questa soglia si applica un’imposta del 4% sulla parte eccedente. Il bonifico deve avere causale esplicita donazione per acquisto casa.

È meglio fare una donazione o un prestito ai figli?

Dipende dalla situazione familiare. La donazione e definitiva, non richiede restituzione ma e soggetta a collazione ereditaria futura. Il prestito prevede rimborso, va formalizzato con scrittura privata registrata e non e soggetto a collazione. Se ci sono altri figli eredi, il prestito tutela meglio l’equita tra fratelli. Consulta un professionista per valutare il caso specifico.

Quanto costa fare da garante per il mutuo di un figlio?

Fare da garante non ha costi diretti immediati: non si paga nulla se il figlio onora regolarmente il mutuo. Tuttavia comporta rischi patrimoniali importanti. Se il figlio non paga, la banca puo rivalersi sul garante pignorando stipendio, pensione o immobili. Inoltre riduce la capacita di credito del garante per tutta la durata del mutuo, fino a 30 anni.

Un pensionato può ottenere un prestito per aiutare i figli?

Si, i pensionati possono richiedere la cessione del quinto della pensione per ottenere liquidita da 5.000 a 75.000 euro, con rimborso automatico tramite trattenuta INPS massima del 20% della pensione. Requisiti: pensione netta minima 650-800 euro al mese, eta massima 85-90 anni al termine del prestito. Include polizza vita che estingue il debito in caso di decesso.

Devo dichiarare al fisco i soldi ricevuti dai genitori per la casa?

Se ricevi denaro dai genitori tramite donazione entro la franchigia di 1 milione di euro, non devi pagare imposte ne fare dichiarazioni specifiche. Tuttavia e fondamentale che il bonifico abbia causale chiara e che nel rogito notarile di acquisto sia indicato che il prezzo e stato pagato con denaro ricevuto in donazione dai genitori, per trasparenza fiscale e tutela futura.


Hai Bisogno di Consulenza per Aiutare i Tuoi Figli?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre consulenza specializzata per pianificare il trasferimento di denaro ai figli in modo fiscalmente corretto, valutando donazioni, prestiti familiari, cessione del quinto e tutte le alternative disponibili.

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    Nuove Causali F24 per Contributi INPS 2026: Guida Operativa

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Cosa Sono le Causali F24 per Contributi INPS
    2. A Chi Si Applicano le Nuove Causali INPS
    3. Come Compilare il Modello F24 con le Nuove Causali
    4. Scadenze e Tempistiche dei Versamenti
    5. Vantaggi delle Nuove Causali INPS

    L’INPS ha istituito nuove causali contributo per il versamento tramite modello F24 dei contributi previdenziali. Questa novità, operativa dal 2026, semplifica e standardizza le modalità di pagamento per professionisti, artigiani, commercianti e iscritti alla gestione separata INPS.

    Le causali F24 INPS sono codici alfanumerici da inserire nel modello F24 per identificare la tipologia di contributo versato. Con le nuove disposizioni, cambiano i riferimenti per i versamenti ordinari, minimi e a saldo, rendendo più tracciabile e uniforme il sistema contributivo.

    In questa guida operativa scoprirai quali sono le nuove causali, come utilizzarle nel modello F24, a chi si applicano e quali vantaggi comportano per contribuenti e intermediari fiscali come il nostro CAF Centro Fiscale di Udine.

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    Cosa Sono le Causali F24 per Contributi INPS

    Le causali contributo sono codici specifici che identificano la natura del versamento INPS nel modello F24. Ogni causale corrisponde a una particolare gestione previdenziale (separata, artigiani, commercianti, autonomi) e a una specifica tipologia di contributo (ordinario, minimale, saldo/acconto).

    Con la risoluzione INPS del gennaio 2026, sono state istituite nuove causali per sostituire o integrare quelle precedenti. Questo aggiornamento risponde all’esigenza di maggiore trasparenza nei pagamenti e di semplificazione amministrativa per contribuenti e intermediari.

    Struttura delle Nuove Causali

    Le nuove causali seguono uno schema alfanumerico standardizzato composto da 4 caratteri. Ad esempio: INPS seguito da codice numerico (es. INPS01, INPS02). Ogni codice identifica univocamente la gestione e il tipo di contributo, facilitando i controlli automatici da parte dell’INPS.

    A Chi Si Applicano le Nuove Causali INPS

    Le nuove causali F24 sono obbligatorie per diverse categorie di contribuenti INPS:

    Gestione Separata INPS

    Professionisti senza cassa (collaboratori, associati in partecipazione, amministratori di società) devono utilizzare le causali specifiche per la gestione separata. Questo include i contributi trimestrali ordinari e gli eventuali versamenti integrativi.

    Artigiani e Commercianti

    Le imprese artigiane e commerciali iscritte alle gestioni autonome INPS utilizzano causali dedicate per il versamento dei contributi IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti), sia minimi che a saldo/acconto.

    Professionisti con Partita IVA

    I liberi professionisti in regime forfettario o ordinario, se non iscritti a cassa professionale, devono utilizzare le causali della gestione separata per i versamenti su base reddituale.

    Come Compilare il Modello F24 con le Nuove Causali

    La compilazione del modello F24 con le nuove causali INPS richiede attenzione ai seguenti campi:

    Sezione INPS del Modello F24

    Nel modello F24 ordinario, la sezione dedicata all’INPS si trova nella parte centrale del documento. Inserisci la causale contributo nel campo apposito, seguita dal periodo di riferimento (formato MMAAAA) e dall’importo da versare.

    Esempio Pratico di Compilazione

    Per un professionista della gestione separata che versa il contributo del primo trimestre 2026, la causale sarà INPS01 (esempio), il periodo 032026 (marzo 2026) e l’importo calcolato sulla base del reddito dichiarato. Il codice sede INPS è quello della provincia di iscrizione (es. 0933 per Udine).

    Modalità di Pagamento

    Il modello F24 può essere pagato tramite home banking, sportello bancario/postale o tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Gli intermediari abilitati (come il CAF) possono compilare e trasmettere il modello per conto del contribuente.

    Scadenze e Tempistiche dei Versamenti

    Le scadenze per i versamenti INPS variano in base alla gestione previdenziale:

    • Gestione separata: versamenti trimestrali entro il 16 del mese successivo alla chiusura del trimestre (16 aprile, 16 luglio, 16 ottobre, 16 gennaio)
    • Artigiani e commercianti: contributi minimi entro il 16 maggio, 16 agosto, 16 novembre, 16 febbraio; saldo/acconto entro il 30 giugno (con proroga a luglio)
    • Professionisti forfettari: contributi sulla base del reddito dichiarato, con scadenze coincidenti alla gestione separata

    Le nuove causali devono essere utilizzate a partire dai versamenti 2026, anche per eventuali ravvedimenti o pagamenti rateali di contributi arretrati.

    Vantaggi delle Nuove Causali INPS

    L’introduzione delle nuove causali F24 comporta diversi vantaggi operativi:

    Per i Contribuenti

    Maggiore chiarezza nella compilazione del modello F24, riduzione degli errori di versamento e tracciabilità migliorata dei pagamenti nella propria posizione contributiva INPS. In caso di controlli, sarà più semplice documentare i versamenti effettuati.

    Per gli Intermediari (CAF, Commercialisti)

    Gli intermediari fiscali come il CAF Centro Fiscale di Udine beneficiano di un sistema standardizzato che riduce le ambiguità e facilita la gestione massiva di modelli F24 per i propri assistiti. I software gestionali potranno essere aggiornati con le nuove causali, automatizzando le compilazioni.

    Per l’INPS

    L’ente previdenziale ottiene una riconciliazione automatica più efficiente dei versamenti, riducendo i tempi di lavorazione e le anomalie nelle posizioni contributive individuali.

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    Domande Frequenti sulle Causali F24 INPS

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    Quando entrano in vigore le nuove causali F24 INPS?

    Le nuove causali sono operative dal 2026 e devono essere utilizzate per tutti i versamenti contributivi INPS a partire dai pagamenti del primo trimestre 2026.

    Posso ancora usare le vecchie causali per i versamenti arretrati?

    No, anche per i ravvedimenti o i pagamenti rateali di contributi riferiti a periodi precedenti, dal 2026 si devono utilizzare esclusivamente le nuove causali istituite dall INPS.

    Cosa succede se sbaglio la causale nel modello F24?

    Un errore nella causale puo comportare il mancato riconoscimento del versamento nella tua posizione contributiva. In questi casi, e necessario contattare l INPS o il CAF per la regolarizzazione, spesso tramite una nota di rettifica.

    Il CAF puo compilare il modello F24 con le nuove causali per me?

    Si, il CAF Centro Fiscale di Udine e abilitato alla compilazione e trasmissione telematica del modello F24 per i contributi INPS. Ti assistiamo nel calcolo degli importi e nella corretta compilazione con le nuove causali.

    Conclusione

    Le nuove causali F24 per contributi INPS rappresentano un passo importante verso la digitalizzazione e semplificazione del sistema contributivo italiano. Conoscere le causali corrette e le modalità di compilazione è fondamentale per evitare errori e ritardi nella gestione della propria posizione previdenziale.

    Se hai bisogno di assistenza nella compilazione del modello F24, nel calcolo dei contributi INPS o nella verifica della tua posizione contributiva, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri consulenti aggiornati sulle ultime normative ti guideranno passo passo.


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    CAF, COLF E BADANTI

    Contributi Colf e Badanti 2026: Aliquote, Scadenze e Novità INPS

    Contributi BadanteContributi Badante

    I contributi colf e badanti 2026 hanno subito importanti aggiornamenti con le nuove aliquote INPS entrate in vigore dal 1° gennaio 2026. Molte famiglie si trovano in difficoltà nel capire quanto devono versare, quando pagare e come calcolare correttamente i contributi per i lavoratori domestici.

    Con il rinnovo del CCNL Lavoro Domestico 2026, sono cambiati non solo gli stipendi minimi, ma anche le aliquote contributive applicate da INPS e CassaColf. In questa guida completa trovi tutte le informazioni aggiornate: le scadenze trimestrali 2026, le nuove aliquote per colf e badanti, come calcolare l’importo esatto e quali sono le agevolazioni fiscali disponibili per le famiglie.

    Se hai una colf o una badante assunta regolarmente, devi versare i contributi previdenziali entro scadenze precise. Il mancato pagamento comporta sanzioni pesanti e la perdita delle tutele previdenziali per il lavoratore. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a gestire tutti gli adempimenti in modo semplice e sicuro.

    Indice dei contenuti

    1. Novità Contributi Colf e Badanti 2026
    2. Aliquote Contributive 2026: Tabelle Complete
    3. Scadenze Trimestrali Contributi 2026
    4. Come Calcolare i Contributi Colf e Badanti
    5. Differenze tra Colf e Badanti a Livello Contributivo
    6. CassaColf: Cos’è e Quanto Si Paga
    7. Come Versare i Contributi: Procedura Passo Passo
    8. Agevolazioni Fiscali per le Famiglie
    9. Sanzioni per Mancato o Ritardato Pagamento
    10. Domande Frequenti

    Novità Contributi Colf e Badanti 2026

    Il 2026 ha portato importanti cambiamenti nel sistema contributivo per i lavoratori domestici. L’INPS ha pubblicato la Circolare n. 12 del 15 gennaio 2026 con le nuove istruzioni operative e le tabelle aggiornate delle aliquote contributive.

    Principali Novità 2026

    • Aumento aliquote contributive: l’aliquota INPS per i lavoratori domestici è aumentata dello 0,15% rispetto al 2025
    • Nuovi minimali contributivi: adeguati all’inflazione con incremento del 3,2%
    • CassaColf 2026: aumento del contributo mensile da 7,49 euro a 7,85 euro
    • Semplificazione procedura F24: nuovo codice tributo CLAV per pagamenti unificati
    • Nuova piattaforma digitale: INPS ha rilasciato il portale “MyLavoro Domestico” per gestione autonoma contributi

    Le nuove aliquote 2026 si applicano a tutte le contribuzioni versate dal 1° gennaio 2026 in poi, compresi i contributi relativi al quarto trimestre 2025 (che si pagano a gennaio 2026).

    Cosa Cambia per le Famiglie

    Per una famiglia con una badante convivente a tempo pieno (54 ore settimanali), l’aumento contributivo si traduce in circa 12-15 euro in più al trimestre. Non sembra molto, ma su base annua significa circa 50-60 euro di costi aggiuntivi.

    Inoltre, con l’adeguamento del CCNL, anche gli stipendi minimi sono aumentati di circa 40 euro al mese, il che incide proporzionalmente sul calcolo dei contributi (che si basano sullo stipendio effettivo).

    Aliquote Contributive 2026: Tabelle Complete

    Le aliquote contributive colf e badanti 2026 variano in base a tre fattori principali:

    1. Orario di lavoro (inferiore o superiore a 24 ore settimanali)
    2. Tipo di rapporto (tempo determinato o indeterminato)
    3. Retribuzione effettiva (superiore o inferiore ai minimali contrattuali)

    Tabella Aliquote Contributive INPS 2026

    Tipo rapportoOrarioAliquota totaleQuota datoreQuota lavoratore
    Rapporto indeterminato< 24 ore/sett27,97%22,07%5,90%
    Rapporto indeterminato≥ 24 ore/sett29,97%24,07%5,90%
    Rapporto determinato< 24 ore/sett29,57%23,67%5,90%
    Rapporto determinato≥ 24 ore/sett31,57%25,67%5,90%

    Come si leggono queste aliquote?

    • La quota datore di lavoro (la famiglia) è la parte che paga il datore, circa l’80% del totale
    • La quota lavoratore (colf/badante) è trattenuta direttamente dalla busta paga
    • L’aliquota si applica sulla retribuzione effettiva o sul minimale contrattuale, quale dei due è maggiore

    Esempio pratico: Una badante convivente (54 ore settimanali, rapporto indeterminato) con stipendio mensile lordo di 1.200 euro pagherà contributi così:

    • Aliquota applicabile: 29,97%
    • Base contributiva mensile: 1.200 euro
    • Contributi totali al mese: 1.200 × 29,97% = 359,64 euro
    • Quota famiglia (24,07%): 288,84 euro
    • Quota badante (5,90%): 70,80 euro (trattenuti in busta paga)

    Contributi Minimi Orari 2026

    L’INPS ha fissato anche i contributi minimi orari per chi paga i lavoratori domestici a ore:

    Orario settimanaleContributo orario minimoContributo orario effettivo
    Fino a 24 ore1,72 euro/oraCalcolato su paga effettiva
    Oltre 24 ore1,85 euro/oraCalcolato su paga effettiva

    Se la retribuzione oraria effettiva è superiore al minimale contrattuale, i contributi si calcolano sulla paga reale. Se invece è inferiore, si applicano comunque i minimali contributivi.

    Scadenze Trimestrali Contributi 2026

    I contributi INPS per colf e badanti si pagano trimestralmente con scadenze fisse. Ogni trimestre si versano i contributi relativi ai tre mesi precedenti.

    Calendario Scadenze Contributi 2026

    ScadenzaTrimestre di riferimentoPeriodo contributi
    10 aprile 20261° trimestre 2026Gennaio – Marzo 2026
    10 luglio 20262° trimestre 2026Aprile – Giugno 2026
    10 ottobre 20263° trimestre 2026Luglio – Settembre 2026
    10 gennaio 20274° trimestre 2026Ottobre – Dicembre 2026

    ⚠️ ATTENZIONE: Se la scadenza cade di sabato o domenica, il pagamento slitta al primo giorno lavorativo successivo senza sanzioni.

    Cosa Succede se Pago in Ritardo?

    Il ritardo nel pagamento dei contributi comporta sanzioni progressive:

    • Entro 1 mese di ritardo: sanzione del 2,5% + interessi legali
    • Da 1 a 12 mesi: sanzione del 7,5% + interessi
    • Oltre 12 mesi: sanzione del 10% + interessi + possibile denuncia INPS

    Inoltre, il mancato pagamento priva il lavoratore delle tutele previdenziali (malattia, maternità, infortunio) e può portare a contenziosi legali.

    Come Calcolare i Contributi Colf e Badanti

    Il calcolo dei contributi per colf e badanti può sembrare complesso, ma seguendo una procedura chiara diventa semplice.

    Formula di Calcolo Base

    Contributi trimestrali = Retribuzione mensile lorda × 3 mesi × Aliquota contributiva

    Dove:

    • Retribuzione mensile lorda = stipendio base + eventuali maggiorazioni (vitto/alloggio convenzionale per conviventi)
    • Aliquota contributiva = quella della tabella INPS 2026 in base all’orario

    Esempio Pratico: Badante Convivente

    Situazione: Badante convivente, 54 ore settimanali, livello CS, stipendio 1.196 euro/mese (CCNL 2026), rapporto indeterminato.

    PASSO 1: Calcola la retribuzione mensile lorda convenzionale

    • Stipendio base: 1.196 euro
    • Vitto e alloggio convenzionale: 7,70 euro/giorno × 30 giorni = 231 euro
    • Retribuzione lorda convenzionale: 1.196 + 231 = 1.427 euro

    PASSO 2: Applica l’aliquota contributiva

    • Orario ≥ 24 ore, rapporto indeterminato → aliquota 29,97%
    • Contributi mensili: 1.427 × 29,97% = 427,67 euro

    PASSO 3: Calcola contributi trimestrali

    • Contributi trimestre: 427,67 × 3 mesi = 1.283 euro
    • Quota famiglia (24,07%): 1.029 euro
    • Quota badante (5,90%): 254 euro (già trattenuti in busta paga)

    PASSO 4: Aggiungi CassaColf

    • CassaColf trimestrale: 7,85 euro × 3 mesi = 23,55 euro
    • TOTALE DA VERSARE: 1.283 + 23,55 = 1.306,55 euro

    Esempio Pratico: Colf a Ore

    Situazione: Colf part-time, 20 ore settimanali, paga oraria 8 euro, rapporto indeterminato.

    PASSO 1: Calcola retribuzione mensile

    • Ore settimanali: 20
    • Ore mensili (media): 20 × 4,33 = 86,6 ore
    • Retribuzione mensile: 86,6 × 8 euro = 692,80 euro

    PASSO 2: Applica aliquota

    • Orario < 24 ore, rapporto indeterminato → aliquota 27,97%
    • Contributi mensili: 692,80 × 27,97% = 193,78 euro

    PASSO 3: Calcola contributi trimestrali

    • Contributi trimestre: 193,78 × 3 = 581,34 euro
    • + CassaColf: 23,55 euro
    • TOTALE: 604,89 euro

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sui Contributi Colf e Badanti 2026

    Quanto si paga di contributi per una badante nel 2026?

    Per una badante convivente (54 ore settimanali) livello CS con stipendio 1.196 euro al mese, i contributi trimestrali sono circa 1.300 euro (circa 430 euro al mese), di cui 1.029 euro a carico della famiglia e 254 euro trattenuti dalla busta paga della badante.

    Quando si pagano i contributi INPS per colf e badanti?

    I contributi si pagano trimestralmente con queste scadenze: 10 aprile (1° trimestre), 10 luglio (2° trimestre), 10 ottobre (3° trimestre), 10 gennaio dell’anno successivo (4° trimestre). Ogni versamento copre i tre mesi precedenti.

    Come si calcolano i contributi per una colf a ore?

    I contributi per una colf a ore si calcolano moltiplicando la retribuzione mensile lorda per l’aliquota contributiva (27,97% se lavora meno di 24 ore settimanali, 29,97% se lavora 24 ore o piu). Alla retribuzione mensile lorda si applica l’aliquota e si moltiplica per 3 per ottenere il contributo trimestrale.

    Posso dedurre i contributi per la badante dalla dichiarazione dei redditi?

    Si, i contributi INPS versati per colf e badanti sono deducibili dal reddito fino a un massimo di 1.549 euro annui. Inoltre, se la badante assiste una persona non autosufficiente, puoi detrarre il 19% delle spese di assistenza fino a 2.100 euro (risparmio massimo 399 euro).

    Cosa succede se non pago i contributi per la badante?

    Il mancato pagamento comporta sanzioni dal 2,5% al 10% dell’importo dovuto piu interessi legali. Inoltre, il lavoratore perde le tutele previdenziali (malattia, maternita, infortunio) e tu non puoi detrarre o dedurre i costi nella dichiarazione dei redditi. In caso di lavoro nero, le sanzioni vanno da 1.500 a 12.000 euro.

    Conclusione

    I contributi colf e badanti 2026 rappresentano un obbligo importante per le famiglie che assumono lavoratori domestici. Con le nuove aliquote INPS e l’aumento degli stipendi minimi previsti dal CCNL, i costi sono leggermente aumentati rispetto al 2025, ma le agevolazioni fiscali disponibili permettono di recuperare fino a 900-1.000 euro all’anno tra deduzioni e detrazioni.

    La cosa piu importante e versare i contributi regolarmente e nei tempi previsti per evitare sanzioni e garantire le tutele previdenziali al lavoratore. Le scadenze trimestrali (10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre, 10 gennaio) sono fisse e vanno rispettate scrupolosamente.

    Se hai dubbi sul calcolo dei contributi o sulla gestione delle pratiche, il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo di assistenza per soli 25 euro a trimestre. Ti liberi di ogni preoccupazione e hai la certezza di essere sempre in regola con l’INPS.


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    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre un servizio completo per la gestione dei contributi:

    • Calcolo preciso dei contributi trimestrali
    • Compilazione e invio modello F24
    • Gestione scadenze e promemoria automatici
    • Assistenza dichiarazione redditi per detrazioni e deduzioni
    • Consulenza su CCNL e normativa lavoro domestico

    Servizio trimestrale: solo 25 euro

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      Febbraio 5, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/Contributi-Badanti.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-02-05 08:17:062026-09-28 20:52:05Contributi Colf e Badanti 2026: Aliquote, Scadenze e Novità INPS
      Fatture in Cloud, GESTIONE PARTITA IVA

      Fatture in Cloud Recensione 2026: Prezzi, Funzioni e Opinioni Reali

      regime forfettario partita iva

      Indice dei contenuti

      1. Prezzi e Piani Fatture in Cloud 2026
      2. Funzionalità Principali
      3. Pro e Contro
      4. Per Chi è Adatto?
      5. Domande Frequenti

      Fatture in Cloud è uno dei software di fatturazione elettronica più diffusi in Italia, sviluppato da TeamSystem, azienda leader nel settore dei software gestionali. Con oltre 500.000 utenti attivi, rappresenta una delle soluzioni più complete per la gestione della fatturazione elettronica.

      In questa recensione completa di Fatture in Cloud 2026 analizzeremo prezzi aggiornati, funzionalità, pro e contro per aiutarti a capire se è la soluzione giusta per la tua attività. Particolare attenzione al Piano Forfettari a soli 48 euro/anno, una delle novità più interessanti per chi opera in regime forfettario.

      Prezzi e Piani Fatture in Cloud 2026

      Fatture in Cloud offre 4 piani tariffari per adattarsi a diverse esigenze. Tutti i prezzi sono IVA esclusa e includono la prova gratuita di 31 giorni senza carta di credito.

      PianoPrezzo/AnnoPrezzo/MeseDocumentiIdeale per
      Standard Forfettari48 euro 1 anno (poi 96 euro)4 euro100/annoForfettari
      Standard144 euro12 euro400/annoProfessionisti
      Premium252 euro21 euroIllimitatiPMI
      Complete612 euro51 euroIllimitatiAziende strutturate

      Piano Standard Forfettari: La Novità 2026

      Il Piano Standard Forfettari è pensato specificamente per chi opera in regime forfettario: 48 euro il primo anno, poi 96 euro dal rinnovo, per 100 documenti l’anno. È la scelta ideale per chi ha aperto da poco una partita IVA e vuole un software professionale senza spendere troppo, tenendo conto dell’aumento al secondo anno.

      Cosa include ogni piano

      Tutti i piani includono:

      • Fatturazione elettronica tramite Sistema di Interscambio (SdI)
      • Conservazione sostitutiva a norma per 10 anni (inclusa nel prezzo)
      • Gestione preventivi e ordini
      • Sistema Tessera Sanitaria: disponibile solo dal piano Premium (252 euro/anno)
      • App mobile iOS e Android
      • Assistenza clienti in italiano

      I piani Premium e Complete aggiungono: documenti illimitati, solleciti automatici, sincronizzazione Google Calendar, multi-magazzino e funzionalità avanzate per team.

      Funzionalità Principali di Fatture in Cloud

      Fatturazione Elettronica Completa

      Fatture in Cloud gestisce l’intero ciclo della fatturazione elettronica:

      • Emissione fatture in formato XML conforme
      • Invio automatico al Sistema di Interscambio
      • Ricezione e gestione fatture passive
      • Notifiche in tempo reale sullo stato (accettata, rifiutata, consegnata)
      • Fatturazione verso Pubblica Amministrazione

      Conservazione Sostitutiva

      La conservazione sostitutiva a norma è inclusa in tutti i piani. Le fatture vengono conservate digitalmente per 10 anni, come richiesto dalla legge, senza costi aggiuntivi.

      App Mobile

      L’app per iOS e Android permette di:

      • Creare e inviare fatture ovunque ti trovi
      • Controllare lo stato dei pagamenti
      • Visualizzare report e statistiche
      • Ricevere notifiche push sulle fatture

      Integrazioni

      Fatture in Cloud si integra con:

      • Banche per riconciliazione automatica dei pagamenti
      • E-commerce (WooCommerce, Shopify, PrestaShop)
      • Gestionali e software di contabilità
      • CRM e strumenti di produttività

      Pro e Contro di Fatture in Cloud

      Pro

      • Interfaccia intuitiva – Facile da usare anche per chi non è esperto
      • Conservazione inclusa – Nessun costo aggiuntivo per la conservazione a norma
      • App mobile completa – Gestisci tutto da smartphone
      • Ottime integrazioni – Si collega a banche, e-commerce e gestionali
      • Assistenza in italiano – Supporto clienti rapido e competente
      • Piano Forfettari – Solo 48 euro/anno per chi è in regime forfettario
      • Prova gratuita – 31 giorni per testare senza impegno

      Contro

      • Costo superiore alla media – Più caro di alternative come Aruba (29,90 euro/anno)
      • Limite 400 documenti – Sui piani Standard e Standard Forfettari
      • Alcune funzioni solo Premium – Solleciti automatici e multi-utente richiedono upgrade
      • Curva di apprendimento – Molte funzionalità possono disorientare all’inizio

      Fatture in Cloud: Per Chi è Adatto?

      Forfettari

      Con il Piano Standard Forfettari a 48 euro/anno, Fatture in Cloud diventa accessibile anche per chi ha appena aperto partita IVA. È la scelta giusta se vuoi un software professionale con interfaccia moderna e tutte le funzionalità essenziali.

      Professionisti e Freelance

      Il Piano Standard (144 euro/anno) è ideale per professionisti che emettono fino a 400 fatture l’anno e cercano un software affidabile con buone integrazioni.

      PMI e Ditte Strutturate

      Il Piano Premium (252 euro/anno) è pensato per chi ha bisogno di documenti illimitati, gestione multi-utente e funzionalità avanzate come solleciti automatici.

      Professionisti sanitari

      Se ti serve il Sistema Tessera Sanitaria, valuta anche Fatturazione Italia: il piano Pro (89 euro l’anno IVA inclusa, 500 fatture) lo include già, a differenza di Fatture in Cloud dove serve il Premium a 252 euro. Prezzo bloccato 3 anni e codice destinatario unico JKKZDGR.

      Quando NON scegliere Fatture in Cloud

      Se il tuo unico obiettivo è risparmiare al massimo, esistono alternative più economiche come Aruba (29,90 euro/anno) o il portale gratuito dell’Agenzia delle Entrate. Fatture in Cloud conviene a chi cerca qualità, integrazioni e un’esperienza utente superiore.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?

      Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Per le fatture elettroniche ti consigliamo fatturazioneitalia.it: da 49 € l’anno IVA inclusa con prezzo bloccato 3 anni, Sistema Tessera Sanitaria nel piano Pro e 30 giorni di prova gratuita senza carta.

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      Domande Frequenti su Fatture in Cloud

      Quanto costa Fatture in Cloud nel 2026?

      I prezzi di Fatture in Cloud nel 2026 partono da 48 euro il primo anno (poi 96 euro dal rinnovo) per il Piano Standard Forfettari, 100 documenti l’anno. Il Piano Standard costa 144 euro/anno (12 euro/mese), il Premium 252 euro/anno (21 euro/mese, unico piano con Sistema TS) e il Complete 612 euro/anno (51 euro/mese). Tutti i prezzi sono IVA esclusa e includono la conservazione sostitutiva.

      Fatture in Cloud è adatto ai forfettari?

      Sì, Fatture in Cloud offre un piano dedicato ai forfettari a 48 euro il primo anno (poi 96 euro dal rinnovo). Questo piano include tutte le funzionalità essenziali: fatturazione elettronica, conservazione sostitutiva, app mobile e fino a 100 documenti all’anno (il Sistema Tessera Sanitaria è disponibile solo dal Premium). È un’ottima scelta per chi cerca qualità a un prezzo accessibile, tenendo conto dell’aumento al rinnovo.

      La conservazione sostitutiva è inclusa?

      Sì, la conservazione sostitutiva a norma per 10 anni è inclusa in tutti i piani di Fatture in Cloud, senza costi aggiuntivi. Questo è un vantaggio importante rispetto ad alcuni competitor che la fanno pagare a parte.

      Posso provare gratis Fatture in Cloud?

      Sì, Fatture in Cloud offre una prova gratuita di 31 giorni senza obbligo di inserire la carta di credito. Al termine della prova puoi decidere se attivare un piano a pagamento o annullare senza costi.

      Verdetto Finale: Conviene Fatture in Cloud?

      Fatture in Cloud è una scelta eccellente per chi cerca un software di fatturazione elettronica completo, affidabile e ben supportato. Non è il più economico sul mercato, ma offre un’esperienza utente superiore, ottime integrazioni e un’assistenza clienti di qualità.

      Il Piano Standard Forfettari a 48 euro/anno rende la piattaforma accessibile anche a chi ha appena iniziato. Se invece cerchi solo il risparmio massimo, valuta alternative come Aruba.

      Per un confronto completo con tutte le alternative disponibili, leggi la nostra guida: Miglior Software Fatturazione Elettronica 2026.

      Hai bisogno di assistenza per la tua partita IVA?

      Se hai dubbi sulla gestione della fatturazione elettronica o sulla contabilità della tua attività, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione.

      Contattaci:

      • Telefono: 0432 1638640
      • WhatsApp: 366 6018121
      • Email: info@centrofiscale.com

      Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2026. Prezzi verificati su fattureincloud.it.

      Febbraio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-02-05 08:00:002026-09-27 09:39:23Fatture in Cloud Recensione 2026: Prezzi, Funzioni e Opinioni Reali
      CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

      Riscatto Fondo Pensione 2026: Guida Completa alle Opzioni

      calcolo pensione CAF Udine

      Il riscatto del fondo pensione è la possibilità di recuperare, in tutto o in parte, il capitale accumulato nella previdenza complementare prima del pensionamento o al termine dell’attività lavorativa. Con le novità introdotte nel 2026, le opzioni di riscatto si sono ampliate, offrendo maggiore flessibilità ai lavoratori. Capire quando e come richiedere il riscatto è fondamentale per ottimizzare la propria posizione previdenziale e fiscale.

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il Riscatto del Fondo Pensione
      2. Opzioni di Riscatto Disponibili
      3. Riscatto Totale: Requisiti e Casistiche
      4. Riscatto Parziale e Anticipazioni
      5. RITA e FIP: Alternative al Riscatto
      6. Novità Normative 2026
      7. Tassazione del Riscatto
      8. Quando Conviene Riscattare
      9. Procedura per Richiedere il Riscatto
      10. Domande Frequenti

      Cos’è il Riscatto del Fondo Pensione

      Il riscatto del fondo pensione consente di recuperare il capitale maturato nella previdenza complementare (fondi pensione aperti, chiusi, PIP) in forma di capitale anziché di rendita. Si tratta di una facoltà riconosciuta dalla normativa in specifiche situazioni personali o lavorative.

      La previdenza complementare è nata per integrare la pensione pubblica INPS. I lavoratori versano contributi volontari che, insieme ai contributi del datore di lavoro (nel caso di fondi negoziali), formano un montante rivalutato nel tempo. Al pensionamento, il lavoratore può scegliere tra:

      • Rendita vitalizia: una pensione mensile aggiuntiva a quella INPS
      • Capitale: fino al 50% del montante in unica soluzione (o 100% in casi particolari)
      • Riscatto: recupero totale o parziale del capitale prima del pensionamento

      Il riscatto si differenzia dall’erogazione pensionistica perché avviene prima del pensionamento o in situazioni eccezionali che impediscono di attendere la maturazione dei requisiti pensionistici.

      Opzioni di Riscatto Disponibili

      La normativa sulla previdenza complementare (D.Lgs. 252/2005) prevede diverse opzioni di riscatto, ciascuna legata a specifici requisiti:

      1. Riscatto Totale

      Recupero del 100% del capitale maturato. È possibile nei seguenti casi:

      • Perdita dei requisiti di partecipazione (es. cambio settore senza fondo pensione)
      • Cessazione attività lavorativa con disoccupazione superiore a 12 mesi (o 48 mesi se per pensionamento)
      • Invalidità permanente con riduzione capacità lavorativa superiore al 66%
      • Morte dell’iscritto (il capitale va agli eredi)

      2. Riscatto Parziale

      Recupero del 50% del capitale per esigenze personali straordinarie:

      • Spese sanitarie per terapie e interventi straordinari (entro 5 anni dall’iscrizione)
      • Acquisto prima casa per sé o per i figli (entro 8 anni dall’iscrizione)
      • Ristrutturazione prima casa (entro 8 anni dall’iscrizione)

      Il riscatto parziale può essere richiesto una sola volta nella vita del fondo.

      3. Anticipazioni (FIP)

      Diversamente dal riscatto, le anticipazioni (chiamate anche FIP – Forme di Impiego Parziale) consentono di prelevare parte del capitale mantenendo attiva la posizione:

      • Fino al 75% per acquisto/ristrutturazione prima casa
      • Fino al 75% per spese sanitarie
      • Fino al 30% per altre esigenze personali (dopo 8 anni di iscrizione)

      Le anticipazioni sono più flessibili del riscatto parziale e possono essere richieste più volte, ma riducono il montante finale.

      Riscatto Totale: Requisiti e Casistiche

      Il riscatto totale del fondo pensione è ammesso solo in casi tassativi previsti dalla legge. Vediamo nel dettaglio:

      Perdita dei Requisiti di Partecipazione

      Si verifica quando il lavoratore cambia settore o tipologia contrattuale e non ha più accesso al fondo pensione di categoria. Ad esempio:

      • Passaggio da lavoro dipendente a autonomo
      • Cambio settore con fondo negoziale diverso
      • Uscita da albo professionale con fondo dedicato

      In questi casi, l’iscritto può riscattare il 100% del capitale oppure trasferirlo a un altro fondo compatibile.

      Disoccupazione Prolungata

      Se l’iscritto perde il lavoro e rimane disoccupato per oltre 12 mesi continuativi, può richiedere il riscatto totale. Requisiti:

      • Stato di disoccupazione certificato (NASpI, DID Plus)
      • Assenza di reddito da lavoro per almeno 12 mesi
      • Possibilità di attendere 48 mesi se la disoccupazione precede il pensionamento (in questo caso il riscatto è più vantaggioso fiscalmente)

      Invalidità Permanente

      In caso di invalidità permanente con riduzione della capacità lavorativa superiore al 66%, l’iscritto può riscattare l’intero capitale. Serve:

      • Certificazione medico-legale INPS o ASL
      • Riconoscimento invalidità con percentuale ≥ 66%

      Morte dell’Iscritto

      Alla morte dell’iscritto, il capitale del fondo pensione viene riscattato dagli eredi legittimi o dai beneficiari designati. Il capitale non rientra nell’eredità (non serve successione) ma viene erogato direttamente dal fondo.

      Riscatto Parziale e Anticipazioni

      Il riscatto parziale consente di recuperare fino al 50% del montante per esigenze straordinarie, senza chiudere la posizione previdenziale.

      Spese Sanitarie

      Il riscatto parziale per spese sanitarie è ammesso per:

      • Terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche
      • Entro 5 anni dall’iscrizione al fondo
      • Documentazione medica attestante la necessità

      Esempi: interventi chirurgici non coperti da SSN, terapie oncologiche, riabilitazione post-trauma.

      Acquisto Prima Casa

      Il riscatto parziale per acquisto prima casa è consentito:

      • Per sé o per i figli fiscalmente a carico
      • Entro 8 anni dall’iscrizione al fondo
      • Solo per prima casa (requisiti ex legge 104/92)

      Serve il compromesso o il contratto preliminare di acquisto.

      Ristrutturazione Prima Casa

      Anche per la ristrutturazione (manutenzione straordinaria, restauro) della prima casa è possibile il riscatto parziale, con stessi limiti temporali (8 anni).

      Differenza con le Anticipazioni (FIP)

      Mentre il riscatto parziale è limitato al 50% e può essere richiesto una sola volta, le anticipazioni FIP offrono maggiore flessibilità:

      • 75% per casa e sanità
      • 30% per altre esigenze (dopo 8 anni)
      • Richiedibili più volte

      Molti fondi preferiscono regolamentare le anticipazioni piuttosto che i riscatti parziali.

      RITA e FIP: Alternative al Riscatto

      Oltre al riscatto classico, la normativa prevede due strumenti alternativi che consentono di utilizzare il capitale del fondo pensione senza chiudere definitivamente la posizione.

      RITA – Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

      La RITA è una rendita erogata dal fondo pensione a lavoratori che hanno cessato l’attività lavorativa ma non hanno ancora maturato i requisiti per la pensione pubblica. Requisiti:

      • Almeno 20 anni di contribuzione nella previdenza obbligatoria
      • Almeno 5 anni al pensionamento di vecchiaia
      • Cessazione attività lavorativa
      • Iscrizione al fondo da almeno 5 anni

      La RITA consente di trasformare il capitale in rendita mensile per il periodo che manca alla pensione (massimo 10 anni). Vantaggi fiscali: tassazione agevolata al 15% (ridotta dello 0,30% per ogni anno oltre il 15°, fino al 9%).

      FIP – Forme di Impiego Parziale (Anticipazioni)

      Le FIP sono anticipazioni sul capitale che il lavoratore può richiedere durante la fase di accumulo, mantenendo attiva la posizione. Come già visto:

      • 75% per prima casa e sanità
      • 30% per altre esigenze (dopo 8 anni)

      Le FIP sono più convenienti del riscatto parziale perché:

      • Percentuali più alte (75% vs 50%)
      • Richiedibili più volte
      • Tassazione separata (non si somma al reddito annuale)

      Novità Normative 2026 sulla Previdenza Complementare

      La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto alcune novità rilevanti per la previdenza complementare e il riscatto dei fondi pensione.

      1. Estensione RITA ai Lavoratori Autonomi

      Dal 2026, anche i lavoratori autonomi e liberi professionisti possono accedere alla RITA, purché abbiano cessato l’attività e maturato i requisiti contributivi. Prima la RITA era riservata ai soli dipendenti.

      2. Semplificazione Anticipazioni per Prima Casa

      È stato semplificato l’iter per richiedere anticipazioni FIP per acquisto prima casa: non serve più il vincolo degli 8 anni di iscrizione se l’iscritto ha almeno 3 anni di contribuzione effettiva.

      3. Tassazione Agevolata su RITA per Over 65

      Per chi accede alla RITA dopo i 65 anni, la tassazione scende ulteriormente: aliquota base al 12% (invece del 15%), sempre con riduzione progressiva fino al 9%.

      4. Riscatto in Caso di Mobilità Lavorativa

      Viene introdotto un riscatto agevolato (50% del capitale, tassazione ordinaria) per chi cambia settore lavorativo e non può trasferire la posizione in un fondo compatibile, senza attendere i 12 mesi di disoccupazione.

      5. Incremento Deducibilità Contributi Volontari

      Il limite di deducibilità fiscale dei contributi volontari ai fondi pensione sale da 5.164,57 euro a 5.500 euro annui, incentivando l’adesione alla previdenza complementare.

      Tassazione del Riscatto del Fondo Pensione

      La tassazione del riscatto dipende dalla motivazione e dalla tempistica. Esistono due regimi fiscali:

      Tassazione Agevolata (15% – 9%)

      Si applica quando il riscatto avviene per:

      • Pensionamento (erogazione in capitale fino al 50%)
      • RITA (rendita integrativa temporanea)
      • Invalidità permanente ≥ 66%
      • Disoccupazione da 48 mesi (prossimi al pensionamento)

      L’aliquota base è del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno oltre il 15° di partecipazione al fondo, fino a un minimo del 9%. Esempio:

      • 20 anni di fondo → 15% – (5 × 0,30%) = 13,50%
      • 35 anni di fondo → 15% – (20 × 0,30%) = 9%

      Tassazione Ordinaria (23% – 43%)

      Si applica nei riscatti per:

      • Perdita requisiti di partecipazione
      • Disoccupazione 12-47 mesi
      • Riscatto parziale (spese sanitarie, prima casa)
      • Anticipazioni FIP

      In questi casi, il capitale riscattato viene tassato come reddito da lavoro, con aliquote IRPEF progressive (23% – 43%). La tassazione è applicata con ritenuta a titolo d’imposta (il fondo trattiene direttamente l’imposta).

      Tassazione su Quote Versate Pre-2007

      Le quote di capitale maturate prima del 1° gennaio 2007 (data di entrata in vigore del D.Lgs. 252/2005) sono esenti da tassazione in caso di riscatto totale. Serve un conteggio separato del montante pre e post 2007.

      Tassazione Rendita Vitalizia

      Se invece del riscatto si sceglie la rendita vitalizia, la tassazione è del 15% – 9% (come sopra) applicata direttamente su ogni rata mensile.

      Quando Conviene Riscattare il Fondo Pensione

      La decisione di riscattare il fondo pensione deve essere valutata attentamente, considerando sia aspetti fiscali che previdenziali.

      Conviene Riscattare SE:

      • Necessità economica urgente: spese mediche, perdita lavoro, difficoltà finanziarie
      • Cambio settore lavorativo: se non è possibile trasferire il capitale in un nuovo fondo
      • Prossimità al pensionamento con tassazione agevolata: disoccupazione da 48 mesi → tassazione 15%-9%
      • Rendimenti bassi del fondo: se il fondo ha performance negative, può convenire riscattare e investire altrove
      • Accesso a RITA: se mancano pochi anni al pensionamento, la RITA offre liquidità immediata con tassazione agevolata

      NON Conviene Riscattare SE:

      • Tassazione ordinaria elevata: con IRPEF al 38-43%, il riscatto è molto oneroso
      • Pochi anni al pensionamento: meglio attendere e ottenere la tassazione agevolata (15%-9%)
      • Fondo con buoni rendimenti: se il fondo rende il 4-6% annuo, conviene lasciare il capitale investito
      • Assenza di necessità urgenti: il capitale nel fondo è “protetto” da pignoramenti e offre vantaggi fiscali

      Alternative da Valutare

      Prima di riscattare, considera:

      • Anticipazioni FIP: se serve liquidità parziale, le FIP sono più flessibili
      • RITA: se hai cessato l’attività, la RITA offre una rendita con tassazione agevolata
      • Trasferimento fondo: se cambi settore, verifica se puoi trasferire la posizione
      • Sospensione contributi: se hai difficoltà economiche, molti fondi consentono di sospendere i versamenti senza riscattare

      Consulenza Personalizzata

      Ogni situazione è diversa: età, reddito, anzianità contributiva, aliquota IRPEF, rendimento del fondo. Una simulazione fiscale personalizzata è fondamentale per capire se conviene riscattare o attendere.

      Procedura per Richiedere il Riscatto del Fondo Pensione

      La procedura di riscatto varia leggermente da fondo a fondo, ma segue uno schema comune:

      Step 1: Verifica Requisiti

      Controlla di rientrare in una delle casistiche previste (disoccupazione, invalidità, perdita requisiti, ecc.). Consulta il regolamento del fondo per confermare.

      Step 2: Raccogli Documentazione

      A seconda della motivazione, serve:

      • Disoccupazione: certificato NASpI, DID Plus, ultima busta paga
      • Invalidità: verbale invalidità INPS/ASL con percentuale ≥ 66%
      • Spese sanitarie: documentazione medica, preventivi, fatture
      • Prima casa: compromesso, atto di acquisto, certificato residenza
      • Perdita requisiti: certificazione cambio settore/contratto

      Step 3: Compila Modulo Richiesta

      Scarica il modulo di richiesta riscatto dal sito del fondo pensione o richiedilo al CAF. Compila tutti i campi obbligatori:

      • Dati anagrafici e codice fiscale
      • Tipo di riscatto (totale/parziale/anticipazione)
      • Motivazione e allegati
      • Modalità di erogazione (bonifico, assegno)

      Step 4: Invia Richiesta

      Invia il modulo al fondo tramite:

      • Area riservata online (se disponibile)
      • PEC (posta certificata)
      • Raccomandata A/R
      • CAF/Patronato: se preferisci assistenza, il CAF può gestire l’intera pratica

      Step 5: Attendi Istruttoria

      Il fondo ha 30-60 giorni per verificare la documentazione e comunicare l’esito. Se mancano documenti, ti contatteranno per integrazioni.

      Step 6: Erogazione

      Se la richiesta è accolta, il fondo liquida il capitale entro 90 giorni dalla comunicazione. L’importo netto (al netto delle imposte trattenute) viene accreditato sul conto corrente indicato.

      Assistenza CAF Centro Fiscale

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per il riscatto del fondo pensione:

      • Verifica requisiti e documentazione
      • Simulazione fiscale per calcolare la convenienza
      • Compilazione modulistica
      • Invio pratica al fondo
      • Monitoraggio fino all’erogazione

      Evita errori e ritardi: affidati a professionisti esperti.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sul Riscatto Fondo Pensione

      Quanto tempo ci vuole per riscattare il fondo pensione?

      Il fondo pensione ha 30-60 giorni per l istruttoria della domanda e altri 90 giorni per erogare il capitale, quindi mediamente 4-5 mesi dal momento della richiesta. I tempi possono allungarsi se manca documentazione.

      Posso riscattare il fondo pensione se sono ancora occupato?

      No, il riscatto totale richiede disoccupazione di almeno 12 mesi o perdita dei requisiti di partecipazione. Se sei occupato, puoi richiedere solo anticipazioni FIP (30-75% del capitale) per spese sanitarie, prima casa o altre esigenze dopo 8 anni.

      Il capitale del fondo pensione rientra nell eredita?

      No, il capitale del fondo pensione non rientra nell eredita e non serve dichiarazione di successione. Viene erogato direttamente dal fondo agli eredi legittimi o ai beneficiari designati dall iscritto.

      Posso trasferire il fondo pensione invece di riscattarlo?

      Si, se cambi settore lavorativo puoi trasferire la posizione in un fondo compatibile (aperto, chiuso, PIP) senza riscattare, mantenendo l anzianita contributiva e i vantaggi fiscali maturati.

      La RITA e piu conveniente del riscatto totale?

      Dipende dalla situazione. La RITA offre tassazione agevolata (15%-9%) e liquidita graduale, ma richiede almeno 20 anni di contributi INPS e 5 anni al pensionamento. Se hai urgenza di liquidita totale, il riscatto puo essere l unica opzione.


      Il riscatto del fondo pensione è uno strumento importante per recuperare liquidità in situazioni di necessità, ma richiede una valutazione attenta degli aspetti fiscali e previdenziali. Le novità 2026 hanno ampliato le opzioni disponibili, offrendo maggiore flessibilità ai lavoratori. Capire quando conviene riscattare, utilizzare la RITA o richiedere anticipazioni FIP è fondamentale per ottimizzare la propria posizione. Una consulenza personalizzata può fare la differenza tra una scelta vantaggiosa e un errore costoso.


      Richiedi Assistenza per il Riscatto del Fondo Pensione

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la pratica di riscatto del fondo pensione: verifica requisiti, simulazione fiscale, compilazione modulistica e invio domanda.

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        NOTIZIE

        Definizione Agevolata Tributi Comunali 2026: Opportunità per i Cittadini

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        Indice dei contenuti

        1. Cos’è la Definizione Agevolata dei Tributi Comunali
        2. Come Funziona la Rottamazione Comunale
        3. Quali Debiti Possono Essere Sanati
        4. Condizioni e Benefici per i Contribuenti
        5. Come Verificare se il Proprio Comune Aderisce
        6. Termini e Scadenze per Aderire
        7. Domande Frequenti

        La definizione agevolata dei tributi comunali 2026 rappresenta un’opportunità importante per i cittadini che hanno debiti fiscali con gli enti locali. A differenza della rottamazione quinquies gestita dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, la rottamazione dei tributi comunali è una facoltà che ogni comune può decidere autonomamente di attivare attraverso specifici regolamenti comunali.

        Questa misura consente ai contribuenti di sanare debiti con il comune relativi a IMU, TARI, multe, canoni e altri tributi locali, beneficiando di condizioni agevolate come la riduzione o l’azzeramento di sanzioni e interessi. Vediamo nel dettaglio come funziona e quali possibilità offre.

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        Cos’è la Definizione Agevolata dei Tributi Comunali

        La definizione agevolata dei tributi comunali è uno strumento normativo previsto dalla Legge di Bilancio 2023 (art. 1, commi 221-252, L. 197/2022) che consente ai comuni di istituire una procedura di sanatoria per i debiti tributari locali.

        Si tratta di una facoltà, non di un obbligo: ogni comune decide autonomamente se aderire, con quali modalità e per quali tributi. Il comune che intende attivare questa misura deve approvare un regolamento comunale di definizione agevolata che stabilisce:

        • I tributi e le entrate rientranti nella sanatoria
        • Le condizioni di adesione (importi dovuti, riduzioni applicate)
        • I termini e le scadenze per presentare domanda
        • Le modalità di pagamento (rateizzazione, unica soluzione)

        La normativa statale fornisce solo il quadro di riferimento, ma le condizioni concrete dipendono interamente dalla delibera comunale.

        Come Funziona la Rottamazione Comunale

        Il meccanismo della rottamazione tributi comunali si basa su alcuni passaggi chiave:

        1. Delibera comunale
        Il consiglio comunale approva il regolamento di definizione agevolata, stabilendo ambito e condizioni.

        2. Pubblicazione
        Il regolamento viene pubblicato sul sito istituzionale del comune, con l’indicazione dei termini per aderire.

        3. Presentazione domanda
        Il contribuente presenta istanza di adesione al comune, dichiarando i debiti che intende sanare.

        4. Liquidazione dell’ente
        Il comune verifica la posizione debitoria e calcola l’importo dovuto con le agevolazioni previste.

        5. Pagamento
        Il contribuente salda l’importo definito, ottenendo l’estinzione del debito.

        Le agevolazioni tipiche previste dai regolamenti comunali includono:

        • Riduzione o azzeramento delle sanzioni (spesso ridotte al 50% o eliminate)
        • Stralcio degli interessi di mora (totale o parziale)
        • Possibilità di rateizzazione (da 4 a 12 rate, secondo il regolamento)
        • Stralcio dei debiti di importo minimo (es. sotto i 50 euro)

        Quali Debiti Possono Essere Sanati

        La definizione agevolata tributi comunali 2026 può riguardare diverse tipologie di entrate locali. I debiti potenzialmente sanabili includono:

        Tributi comunali:

        • IMU (Imposta Municipale Unica) – annualità pregresse non pagate
        • TARI (Tassa Rifiuti) – tributo rifiuti arretrato
        • TASI (Tassa Servizi Indivisibili) – per annualità fino al 2019
        • TOSAP (Tassa Occupazione Spazi e Aree Pubbliche)
        • Canone Unico Patrimoniale (ex COSAP)
        • ICP (Imposta Comunale Pubblicità)

        Sanzioni amministrative:

        • Multe per violazioni al Codice della Strada (emesse dal comune)
        • Sanzioni edilizie (abusi edilizi minori)
        • Violazioni regolamenti comunali (commercio, ambiente, ecc.)

        Altri debiti:

        • Canoni concessori (mercati, aree pubbliche)
        • Proventi da controllo ZTL e parcheggi
        • Rette asili e servizi sociali

        ATTENZIONE: Non tutti i comuni includono tutte queste voci. Il perimetro dipende dal regolamento specifico approvato dall’ente.

        Condizioni e Benefici per i Contribuenti

        I benefici della definizione agevolata per i cittadini possono essere significativi:

        Vantaggi economici:

        • Risparmio sulle sanzioni – riduzione fino al 100% delle sanzioni applicate
        • Stralcio interessi – eliminazione totale o parziale degli interessi di mora
        • Stralcio debiti minimi – azzeramento automatico dei debiti sotto soglia (es. 50-100 euro)
        • Rateizzazione senza interessi – possibilità di dilazionare il pagamento

        Vantaggi operativi:

        • Regolarizzazione rapida della posizione debitoria
        • Blocco procedure esecutive (pignoramenti, fermi amministrativi)
        • Cancellazione iscrizioni a ruolo presso il comune
        • Rilascio certificazioni (DURC, conformità edilizia) dopo la definizione

        Condizioni tipiche richieste:

        • Presentazione domanda entro i termini stabiliti dal regolamento comunale
        • Pagamento integrale dell’importo definito (o prima rata se rateizzato)
        • Rinuncia a contenziosi pendenti sui debiti oggetto di sanatoria
        • Decadenza dal beneficio in caso di mancato pagamento delle rate successive

        Esempio pratico:
        Debito IMU 2020-2022: 3.000 euro (tributo) + 900 euro (sanzioni) + 200 euro (interessi) = 4.100 euro totali

        Con definizione agevolata: 3.000 euro (tributo) + 0 euro (sanzioni azzerate) + 0 euro (interessi stralciati) = 3.000 euro (risparmio 1.100 euro, -27%)

        Come Verificare se il Proprio Comune Aderisce

        Per sapere se il proprio comune ha attivato la definizione agevolata tributi comunali 2026, è necessario effettuare alcune verifiche:

        1. Sito web istituzionale del comune
        Consulta la sezione “Tributi” o “Servizi fiscali” del sito ufficiale del tuo comune. I regolamenti di definizione agevolata sono pubblicati nell’area dedicata alle delibere comunali.

        2. URP e sportelli tributari
        Recati presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico o lo sportello tributi del comune per informazioni dirette.

        3. Richiesta scritta
        Invia una PEC o raccomandata al comune chiedendo se è stata deliberata una definizione agevolata per il 2026.

        4. CAF Centro Fiscale di Udine
        Il nostro CAF può aiutarti a:

        • Verificare se il comune di residenza ha attivato la sanatoria
        • Controllare la tua posizione debitoria presso l’ente locale
        • Calcolare l’importo dovuto con le agevolazioni
        • Compilare e presentare la domanda di adesione
        • Seguire l’iter di definizione fino alla chiusura del debito

        Documenti utili da richiedere al comune:

        • Regolamento comunale di definizione agevolata 2026
        • Modulo di adesione
        • Elenco debiti oggetto di sanatoria
        • Piano di rateizzazione disponibile

        NOTA IMPORTANTE: Non tutti i comuni italiani hanno aderito. La verifica è essenziale prima di presentare domanda.

        Termini e Scadenze per Aderire

        I termini per aderire alla definizione agevolata tributi comunali variano da comune a comune. Ogni ente stabilisce autonomamente le scadenze nel proprio regolamento.

        Scadenze tipiche:

        • Pubblicazione regolamento: gennaio-marzo 2026
        • Termine presentazione domanda: 30-60 giorni dalla pubblicazione (indicativamente marzo-maggio 2026)
        • Liquidazione comunale: entro 60 giorni dalla domanda
        • Pagamento unica soluzione: entro 30 giorni dalla comunicazione dell’importo
        • Pagamento rateizzato: prima rata alla comunicazione, rate successive con cadenza mensile/trimestrale

        ATTENZIONE alle scadenze:

        • La presentazione della domanda oltre i termini comporta l’esclusione dalla sanatoria
        • Il mancato pagamento anche di una sola rata determina la decadenza dal beneficio
        • In caso di decadenza, il debito viene ripristinato integralmente (tributo + sanzioni + interessi)

        Consiglio operativo:
        Non aspettare l’ultimo giorno. Presenta la domanda con anticipo per avere tempo di verificare la posizione debitoria e programmare il pagamento.

        Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella gestione delle scadenze e nell’invio tempestivo della domanda.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la verifica della tua posizione fiscale e la gestione delle pratiche di definizione agevolata. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sulla Definizione Agevolata Tributi Comunali

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        La definizione agevolata tributi comunali è automatica?

        No, non è automatica. Ogni comune decide autonomamente se aderire e con quali condizioni. Il contribuente deve verificare se il proprio comune ha deliberato la sanatoria e presentare domanda entro i termini stabiliti.

        Posso rottamare le multe stradali comunali?

        Dipende dal regolamento comunale. Alcuni comuni includono le sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada, altri no. È necessario consultare la delibera specifica del proprio ente.

        Se non pago una rata, cosa succede?

        Il mancato pagamento anche di una sola rata determina la decadenza dal beneficio. Il debito viene ripristinato integralmente con sanzioni e interessi, e il comune puo procedere con le azioni di recupero forzoso.

        Il CAF puo aiutarmi con la definizione agevolata comunale?

        Si. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo verificare se il tuo comune ha attivato la sanatoria, controllare la posizione debitoria, calcolare l’importo dovuto e assisterti nella presentazione della domanda.

        La definizione agevolata comunale è diversa dalla rottamazione quinquies?

        Si, sono misure distinte. La rottamazione quinquies riguarda i debiti con Agenzia Entrate-Riscossione (ex Equitalia) ed è nazionale. La definizione agevolata comunale riguarda debiti direttamente con gli enti locali ed è facoltativa per ogni comune.

        La definizione agevolata tributi comunali 2026 rappresenta un’opportunità concreta per sanare debiti con il comune beneficiando di condizioni agevolate. Tuttavia, trattandosi di una facoltà dell’ente locale, è fondamentale verificare se il proprio comune ha deliberato questa misura.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per assisterti nella verifica della posizione debitoria, nella presentazione della domanda e nella gestione di tutta la procedura di definizione agevolata.

        Non perdere questa opportunità: contatta il CAF per sapere se il tuo comune aderisce e quali vantaggi puoi ottenere.


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        PARTITA IVA

        Bonus 18mila Euro Under 35 2026: Incentivo Decreto Coesione per Dipendenti e Partite IVA

        Bonus Partita IVA Under 35


        Indice dei contenuti

        1. Cos’è l’Incentivo Decreto Coesione per Under 35
        2. Chi Può Beneficiare del Bonus 18mila Euro
        3. Requisiti per Accedere al Bonus
        4. Importi e Durata dell’Esonero Contributivo
        5. Come Fare Domanda: Procedura INPS
        6. Differenze con Altri Bonus Assunzioni
        7. Domande Frequenti

        Trovare lavoro prima dei 35 anni è ancora oggi una delle sfide più difficili per i giovani italiani. Disoccupazione giovanile elevata, precarietà contrattuale e difficoltà di inserimento stabile nel mercato del lavoro sono problemi che colpiscono duramente questa fascia d’età. Per affrontare questa emergenza, il Decreto Coesione ha introdotto un importante incentivo: il Bonus 18mila euro per under 35, un esonero contributivo totale destinato sia alle assunzioni di giovani lavoratori dipendenti che – novità significativa – anche ai titolari di partita IVA under 35.

        Questo bonus rappresenta un’opportunità concreta per:

        • Datori di lavoro che assumono giovani con contratti stabili
        • Giovani under 35 che aprono partita IVA e avviano un’attività autonoma
        • Aziende che vogliono ridurre il costo del lavoro investendo sui giovani

        In questa guida completa del CAF Centro Fiscale vediamo tutti i dettagli operativi: requisiti, importi, modalità di domanda INPS, differenze con gli altri bonus occupazionali e risposte alle domande più frequenti.

        Cos’è l’Incentivo Decreto Coesione per Under 35

        L’Incentivo Decreto Coesione è un esonero contributivo del 100% introdotto dal Decreto Legge n. 60/2024 (convertito in Legge n. 95/2024) per favorire l’occupazione giovanile stabile. La misura è gestita dall’INPS ed è operativa dal 1° settembre 2024.

        Caratteristiche principali

        Il bonus prevede:

        • Esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro o del titolare di partita IVA
        • Massimale mensile di 500 euro (fino a 6.000 euro annui)
        • Durata massima di 3 anni (36 mesi)
        • Importo complessivo fino a 18.000 euro per beneficiario

        Novità: estensione alle partite IVA

        La vera novità del Decreto Coesione è che l’incentivo non è riservato solo alle assunzioni di lavoratori dipendenti, ma si estende anche ai giovani under 35 che aprono partita IVA e avviano un’attività autonoma in forma di:

        • Ditta individuale
        • Libero professionista con partita IVA
        • Lavoratore autonomo iscritto alla Gestione Separata INPS

        Questa estensione rappresenta un sostegno concreto all’imprenditorialità giovanile e all’autoimpiego, settori tradizionalmente penalizzati dalla mancanza di incentivi contributivi.

        Ambito territoriale

        Il bonus è valido su tutto il territorio nazionale, senza limitazioni geografiche, a differenza di altri incentivi riservati solo ad alcune regioni del Sud Italia.

        Chi Può Beneficiare del Bonus 18mila Euro

        Il Bonus 18mila euro under 35 si rivolge a due categorie di beneficiari:

        1. Datori di lavoro che assumono giovani

        Possono accedere all’esonero contributivo i datori di lavoro privati che:

        • Assumono lavoratori under 35 con contratto a tempo indeterminato (anche a tempo parziale)
        • Assumono con contratto di apprendistato professionalizzante
        • Effettuano trasformazioni a tempo indeterminato di contratti a termine di giovani under 35

        Tipologie di datori ammessi:

        • Imprese private di qualsiasi settore
        • Enti non commerciali
        • Cooperative
        • Studi professionali

        Esclusi: Pubblica Amministrazione, lavoro domestico, apprendistato di primo livello.

        2. Giovani under 35 con partita IVA (NOVITÀ)

        Grande novità del Decreto Coesione: possono beneficiare del bonus anche i giovani under 35 che aprono partita IVA e si iscrivono come:

        • Artigiani (Gestione Artigiani INPS)
        • Commercianti (Gestione Commercianti INPS)
        • Liberi professionisti (Gestione Separata INPS)
        • Lavoratori autonomi senza cassa previdenziale

        L’esonero contributivo del 100% si applica ai contributi previdenziali obbligatori che il giovane deve versare all’INPS per la propria attività.

        Chi NON può accedere

        Il bonus non spetta a:

        • Over 35 (al momento dell’assunzione o apertura partita IVA)
        • Lavoratori con contratti a termine (per i dipendenti)
        • Partite IVA in regime forfettario con contributi già ridotti (verifica caso per caso)
        • Attività già avviate prima del 1° settembre 2024 (per le partite IVA)

        Requisiti per Accedere al Bonus

        Per beneficiare del Bonus 18mila euro under 35, devono essere soddisfatti requisiti sia soggettivi che oggettivi.

        Requisiti per i lavoratori dipendenti

        Il lavoratore assunto deve:

        • Avere meno di 35 anni (34 anni e 364 giorni) alla data dell’assunzione
        • Non essere mai stato occupato a tempo indeterminato con lo stesso o altro datore (condizione de minimis)
        • Essere assunto con contratto a tempo indeterminato o apprendistato

        Requisiti per i titolari di partita IVA

        Il giovane che apre partita IVA deve:

        • Avere meno di 35 anni alla data di apertura della partita IVA
        • Non aver mai gestito un’attività autonoma con iscrizione INPS (prima occupazione autonoma)
        • Iscriversi a una delle gestioni previdenziali INPS (artigiani, commercianti, separata)
        • Avviare l’attività dopo il 1° settembre 2024

        Requisiti per i datori di lavoro

        I datori di lavoro devono:

        • Essere in regola con DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva)
        • Rispettare gli obblighi di legge su sicurezza e contrattazione collettiva
        • Non aver effettuato licenziamenti individuali o collettivi nei 6 mesi precedenti l’assunzione
        • Non avere violazioni gravi delle norme sul lavoro (sospensioni, sanzioni, lavoro nero)

        Condizioni di accesso

        Importanti condizioni:

        • L’esonero è cumulabile con altri incentivi all’occupazione, nel rispetto del massimale de minimis UE
        • Il bonus non spetta per assunzioni di familiari del datore di lavoro (coniuge, parenti entro il 2° grado)
        • Per le partite IVA, l’esonero si applica solo ai contributi obbligatori INPS, non alle imposte sul reddito

        Verifica requisiti

        Il CAF Centro Fiscale può verificare gratuitamente se possiedi tutti i requisiti per accedere al bonus, sia come datore di lavoro che come giovane under 35 con partita IVA.

        Importi e Durata dell’Esonero Contributivo

        Il Bonus 18mila euro under 35 prevede un esonero contributivo del 100% con specifici massimali mensili e durata.

        Importo dell’esonero

        Esonero mensile:

        • 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro o del lavoratore autonomo
        • Massimale mensile: 500 euro
        • Se i contributi mensili superano 500 euro, l’eccedenza resta a carico del beneficiario

        Esonero annuale:

        • Massimale annuo: 6.000 euro (500 euro × 12 mesi)

        Esonero totale (3 anni):

        • Fino a 18.000 euro complessivi (6.000 euro × 3 anni)

        Durata del bonus

        L’esonero contributivo ha durata:

        • 36 mesi (3 anni) per contratti a tempo indeterminato a tempo pieno
        • 36 mesi per partite IVA under 35 (a partire dall’iscrizione INPS)
        • Proporzionale per contratti a tempo parziale (calcolato su base oraria)

        Cosa copre l’esonero

        Per i lavoratori dipendenti:

        • Contributi previdenziali IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti)
        • Contributi per disoccupazione NASpI
        • Contributi maternità
        • Esclusi: premi INAIL, contributi INPS per TFR, contributi ai fondi pensione

        Per le partite IVA:

        • Contributi IVS obbligatori alla Gestione Artigiani, Commercianti o Separata INPS
        • Esclusi: contributi integrativi, contributi volontari, imposte sul reddito (IRPEF)

        Esempio pratico: lavoratore dipendente

        Caso: Assunzione di un giovane 30enne con contratto a tempo indeterminato, RAL 24.000 euro.

        • Contributi previdenziali mensili a carico datore: circa 650 euro
        • Esonero mensile effettivo: 500 euro (massimale)
        • Contributi residui a carico datore: 150 euro/mese
        • Risparmio totale in 3 anni: 18.000 euro

        Esempio pratico: partita IVA

        Caso: Giovane 32enne apre partita IVA come commerciante, reddito annuo 20.000 euro.

        • Contributi INPS fissi + eccedenti: circa 4.500 euro/anno
        • Esonero annuo: 6.000 euro (copre interamente i contributi)
        • Risparmio totale in 3 anni: 13.500 euro (nei primi 3 anni di attività)

        Attenzione ai massimali

        Il massimale di 500 euro mensili significa che:

        • Con retribuzioni basse (part-time, apprendistato), l’esonero copre il 100% dei contributi
        • Con retribuzioni alte (oltre 30.000 euro/anno), l’esonero copre solo una parte

        Per questo il bonus è particolarmente vantaggioso per le piccole imprese e per i giovani lavoratori autonomi con redditi medio-bassi.

        Come Fare Domanda: Procedura INPS

        La domanda per il Bonus 18mila euro under 35 va presentata all’INPS con modalità diverse a seconda che si tratti di assunzione dipendente o apertura partita IVA.

        Procedura per i datori di lavoro

        Step 1: Verifica requisiti

        • Controllare che il lavoratore abbia meno di 35 anni
        • Verificare l’assenza di precedenti rapporti a tempo indeterminato (INPS fornisce un servizio di verifica)
        • Assicurarsi di essere in regola con DURC

        Step 2: Comunicazione preventiva INPS

        Prima dell’assunzione, il datore deve:

        • Accedere al portale INPS con SPID, CIE o CNS
        • Compilare la comunicazione preventiva con i dati del lavoratore
        • Attendere la conferma INPS della disponibilità del bonus (entro 3 giorni)

        Step 3: Assunzione e domanda di esonero

        Dopo l’assunzione:

        • Inserire il lavoratore nel Libro Unico del Lavoro
        • Presentare la domanda di esonero contributivo tramite:
          • Portale INPS (sezione “Incentivi”)
          • INPS Servizi Online → Aziende → Agevolazioni contributive
          • Patronato o consulente del lavoro

        Step 4: Applicazione dell’esonero

        L’INPS:

        • Valuta la domanda (tempi: 30 giorni)
        • Autorizza l’esonero contributivo
        • Il datore applica lo sgravio nelle denunce mensili UniEmens

        Procedura per le partite IVA under 35

        Step 1: Apertura partita IVA

        Il giovane deve:

        • Aprire partita IVA all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12 online)
        • Iscriversi alla Camera di Commercio (se commerciante/artigiano)
        • Iscriversi alla Gestione INPS (Artigiani, Commercianti o Separata)

        Step 2: Domanda di esonero all’INPS

        Entro 30 giorni dall’iscrizione INPS, il titolare deve:

        • Accedere al portale INPS con SPID/CIE
        • Sezione: Prestazioni e Servizi → Agevolazioni contributive → Esonero Under 35
        • Compilare la domanda online con:
          • Dati anagrafici
          • Codice fiscale e partita IVA
          • Data inizio attività
          • Tipo di gestione INPS (artigiani/commercianti/separata)
          • Dichiarazione di non aver mai svolto attività autonoma in precedenza

        Step 3: Valutazione e concessione

        L’INPS:

        • Verifica i requisiti (età, prima attività autonoma)
        • Autorizza l’esonero entro 60 giorni
        • Comunica l’esito tramite PEC o cassetto previdenziale

        Step 4: Applicazione dell’esonero

        Una volta autorizzato:

        • L’esonero si applica automaticamente sui bollettini MAV trimestrali
        • Il giovane paga solo l’eventuale eccedenza rispetto al massimale di 500 euro/mese
        • L’esonero dura 36 mesi dalla data di iscrizione INPS

        Documenti necessari

        Per datori di lavoro:

        • Documento identità del lavoratore
        • Codice fiscale lavoratore
        • DURC in corso di validità
        • Contratto di assunzione

        Per partite IVA:

        • Documento identità
        • Codice fiscale e partita IVA
        • Certificato attribuzione partita IVA (Agenzia Entrate)
        • Ricevuta iscrizione INPS

        Assistenza CAF Centro Fiscale

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa:

        • Verifica requisiti gratuita
        • Compilazione domanda INPS per datori di lavoro e partite IVA
        • Gestione comunicazioni con INPS
        • Supporto per eventuali integrazioni documentali

        Contattaci per prenotare un appuntamento e presentare la domanda correttamente.

        Differenze con Altri Bonus Assunzioni

        Il Bonus 18mila euro under 35 si inserisce in un panorama di incentivi all’occupazione giovanile. È importante conoscere le differenze con altre misure per scegliere quella più vantaggiosa.

        Bonus Under 35 vs Decontribuzione Sud

        CaratteristicaBonus Under 35Decontribuzione Sud
        Età massima35 anniQualsiasi
        TerritorioTutta ItaliaSolo Sud Italia + ZES
        Importo500 euro/mese max30% contributi
        Durata36 mesiFino a 24 mesi
        CumulabileSì (con limiti)Sì (con limiti)

        Vantaggi Bonus Under 35: Importo più alto e durata maggiore. Applicabile in tutta Italia.

        Bonus Under 35 vs Bonus Donne

        CaratteristicaBonus Under 35Bonus Donne
        BeneficiariUomini e donne under 35Solo donne
        RequisitiPrima occupazione indeterminataDisoccupate da 6+ mesi
        Importo500 euro/mese max50% contributi (max 8.000 euro/anno)
        Durata36 mesi12-18 mesi

        Vantaggi Bonus Under 35: Durata tripla, importo spesso superiore per retribuzioni medio-basse.

        Bonus Under 35 vs Incentivo Occupazione Giovani 2024

        CaratteristicaBonus Decreto CoesioneIncentivo Occupazione Giovani
        Base normativaDL 60/2024Legge Bilancio 2024
        Età massima35 anni30 anni
        Importo500 euro/mese (18.000 euro totali)8.000 euro/anno
        Durata36 mesi12 mesi
        Partite IVAIncluseEscluse

        Grande vantaggio Bonus Decreto Coesione: È l’unico bonus esteso anche alle partite IVA under 35.

        Cumulabilità con altri incentivi

        Il Bonus 18mila euro under 35 è cumulabile con:

        • Decontribuzione Sud (nel limite del 100% dei contributi)
        • Incentivi regionali (nel rispetto del de minimis UE)
        • Bonus formazione 4.0 (non contributivo)

        Non cumulabile con:

        • Bonus NEET per lo stesso lavoratore
        • Bonus Donne (scegliere il più vantaggioso)

        Quale bonus scegliere?

        Scegli il Bonus Under 35 se:

        • Il lavoratore ha tra 30 e 35 anni (non coperto da altri bonus)
        • Vuoi la durata massima (3 anni)
        • L’azienda è nel Centro-Nord (non può accedere a Decontribuzione Sud)
        • Stai aprendo una partita IVA under 35 (unico bonus disponibile)

        Scegli altri bonus se:

        • Il lavoratore è donna disoccupata (Bonus Donne spesso più vantaggioso)
        • L’azienda è nel Sud Italia (Decontribuzione Sud cumulabile)
        • Il lavoratore è NEET under 30 (Bonus NEET più mirato)

        Il CAF Centro Fiscale può effettuare un’analisi comparativa gratuita per individuare il bonus più conveniente per la tua situazione specifica.

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        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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        Domande Frequenti sul Bonus 18mila Euro Under 35

        Il Bonus 18mila euro under 35 spetta anche alle partite IVA in regime forfettario?

        Si, il bonus spetta anche ai giovani under 35 che aprono partita IVA in regime forfettario. Tuttavia, va verificato caso per caso: i forfettari hanno gia contributi INPS ridotti (circa 4.000 euro/anno fissi per commercianti e artigiani), quindi l’esonero potrebbe coprirli interamente nei primi anni. L’importante e presentare domanda all’INPS entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA.

        Cosa succede se compio 35 anni durante il periodo di esonero contributivo?

        Nessun problema: il bonus continua per tutta la durata prevista di 36 mesi, anche se nel frattempo compi 35 anni. L’importante e avere meno di 35 anni al momento dell’assunzione (per i dipendenti) o dell’apertura della partita IVA (per gli autonomi). Una volta concesso, l’esonero non decade per raggiungimento del limite di eta.

        Il bonus e compatibile con l’assunzione di un familiare?

        No. Il Bonus Under 35 non spetta per assunzioni di coniuge, parenti entro il secondo grado (figli, genitori, fratelli, nonni, nipoti) o affini entro il primo grado (suoceri, generi, nuore). Questa esclusione serve a evitare abusi e assunzioni fittizie. La norma vale solo per i lavoratori dipendenti, non per le partite IVA.

        Se licenzio un dipendente e ne assumo un altro under 35, posso avere il bonus?

        Dipende. Il bonus non spetta se hai effettuato licenziamenti individuali o collettivi nei 6 mesi precedenti l’assunzione nella stessa unita produttiva. Fanno eccezione i licenziamenti per giusta causa, giustificato motivo soggettivo, fine appalto o pensionamento del lavoratore. In caso di dubbi, il CAF puo verificare la tua situazione specifica prima dell’assunzione.

        Come si calcola il massimale di 500 euro mensili per i contratti part-time?

        Per i contratti a tempo parziale, il massimale di 500 euro mensili viene ridotto proporzionalmente sulla base dell’orario di lavoro. Esempio: part-time al 50% (20 ore/settimana) = massimale 250 euro/mese. Il calcolo viene effettuato automaticamente dall’INPS in base alle ore lavorate indicate nelle denunce UniEmens.

        Posso richiedere il bonus se ho gia avuto altre partite IVA in passato?

        No. Il bonus spetta solo a chi apre la prima partita IVA in assoluto e non ha mai svolto attivita autonoma con iscrizione INPS. Sono irrilevanti eventuali collaborazioni occasionali senza partita IVA o contratti da dipendente. L’INPS verifica l’assenza di precedenti iscrizioni alle Gestioni Artigiani, Commercianti o Separata nel proprio storico contributivo.

        Il bonus copre anche i contributi INAIL per i dipendenti?

        No. L’esonero contributivo riguarda solo i contributi previdenziali INPS (IVS, NASpI, maternita). Restano a carico del datore di lavoro i premi INAIL per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, che vanno pagati normalmente. Per le partite IVA, l’esonero copre solo i contributi previdenziali obbligatori INPS.

        Il Bonus 18mila euro per under 35 rappresenta un’opportunità concreta e vantaggiosa per favorire l’occupazione giovanile stabile e sostenere l’imprenditorialità dei giovani. Con un esonero contributivo del 100% fino a 500 euro mensili per 3 anni, questa misura permette a:

        • Datori di lavoro di ridurre significativamente il costo del lavoro per le assunzioni di giovani
        • Giovani under 35 di avviare un’attività autonoma con partita IVA abbattendo i contributi INPS

        La vera novità del Decreto Coesione è l’estensione del bonus alle partite IVA, colmando una lacuna storica degli incentivi all’occupazione giovanile che finora escludevano il lavoro autonomo.

        Per accedere al bonus è fondamentale:

        • Verificare attentamente i requisiti
        • Presentare la domanda INPS tempestivamente (entro 30 giorni per le partite IVA)
        • Rispettare tutti gli adempimenti contributivi per non perdere l’agevolazione

        Il CAF Centro Fiscale di Udine è al tuo fianco per:

        • Verificare gratuitamente la tua idoneità al bonus
        • Compilare e inviare la domanda all’INPS
        • Gestire tutte le comunicazioni e integrazioni richieste
        • Fornirti assistenza continuativa durante i 3 anni di esonero

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        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare i requisiti e presentare la domanda INPS per il Bonus 18mila euro.

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            Modello 770 e Certificazione Unica

            Quadro ST e SV del 770: Guida alla Compilazione per Condomini 2026

            Modello 770 e certificazione unica

            Indice dei contenuti

            1. Struttura del Modello 770: I Quadri Principali
            2. Quadro ST: A Cosa Serve e Quando Compilarlo
            3. Come Compilare il Quadro ST Passo Passo
            4. Quadro SV: A Cosa Serve
            5. Come Compilare il Quadro SV per Versamenti
            6. Codici Tributo Più Usati dai Condomini
            7. Errori Comuni nella Compilazione ST e SV
            8. Quando il Condominio Non Deve Compilare ST/SV
            9. Domande Frequenti

            Il quadro ST 770 condominio e il quadro SV sono due sezioni fondamentali del Modello 770 che gli amministratori di condominio devono compilare correttamente per comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle ritenute fiscali operate e ai versamenti effettuati. La corretta compilazione del quadro ST e SV 770 2026 è cruciale per evitare sanzioni e contestazioni.

            Il Modello 770/2026 rappresenta la dichiarazione annuale dei sostituti d’imposta: i condomini, quando pagano fornitori per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, applicano una ritenuta d’acconto del 4% che deve essere versata mensilmente tramite F24 e dichiarata nel 770. I quadri ST e SV servono proprio a dettagliare queste operazioni.

            In questa guida completa analizziamo la struttura del Modello 770, spieghiamo a cosa servono i quadri ST e SV, forniamo istruzioni passo passo per la compilazione, elenchiamo i codici tributo più usati dai condomini e indichiamo gli errori comuni da evitare. L’obiettivo è permettere agli amministratori (o ai loro consulenti CAF) di gestire correttamente questo adempimento fiscale obbligatorio.

            📘 Leggi la guida completa: 770 e CU Condominio 2026: Guida per Amministratori

            Struttura del Modello 770: I Quadri Principali

            Il Modello 770/2026 è strutturato in diverse sezioni (chiamate “quadri”), ciascuna con una funzione specifica. Comprendere la struttura generale del 770 aiuta a capire il ruolo dei quadri ST e SV nel contesto complessivo della dichiarazione.

            Quadri principali del Modello 770:

            Quadro SS – Comunicazione dati certificazioni lavoro dipendente e assimilati: contiene i dati riepilogativi delle Certificazioni Uniche (CU) rilasciate ai percettori di redditi da lavoro dipendente o assimilati. Per i condomini, questo quadro si usa quando vengono erogati compensi al portiere o ad altri dipendenti/collaboratori.

            Quadro ST – Comunicazione dati ritenute operate: è il quadro dedicato alle ritenute d’acconto operate dal condominio sui compensi pagati a fornitori, professionisti e prestatori occasionali. Il quadro ST 770 condominio è il cuore della dichiarazione per gli amministratori, perché riporta tutte le ritenute del 4% applicate durante l’anno sui pagamenti ai fornitori.

            Quadro SV – Comunicazione dati dei versamenti: contiene i dettagli dei versamenti effettuati tramite F24 relativi alle ritenute operate. Il quadro SV del 770 deve corrispondere perfettamente ai versamenti mensili effettuati dall’amministratore. Ogni riga del quadro SV rappresenta un singolo versamento F24.

            Quadro SX – Riepilogo versamenti: riepiloga i totali dei versamenti effettuati, suddivisi per codice tributo. È un quadro di controllo che verifica la coerenza tra le ritenute dichiarate (quadro ST) e i versamenti effettuati (quadro SV).

            Per i condomini, i quadri più rilevanti sono ST (ritenute operate) e SV (versamenti effettuati). Il quadro SS viene compilato solo se il condominio ha dipendenti o collaboratori. Gli altri quadri del 770 (SG, SH, SI, SK) riguardano casistiche specifiche che raramente coinvolgono i condomini.

            La logica del Modello 770 per i condomini è semplice: ogni volta che l’amministratore paga un fornitore (idraulico, elettricista, impresa edile) per lavori condominiali, trattiene il 4% come ritenuta d’acconto, versa questa ritenuta entro il 16 del mese successivo con F24 (dati nel quadro SV), e dichiara l’operazione nel quadro ST. Il 770 è la sintesi annuale di tutte queste operazioni.

            Quadro ST: A Cosa Serve e Quando Compilarlo

            Il quadro ST del Modello 770 serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle ritenute alla fonte operate dal condominio in qualità di sostituto d’imposta. Questo quadro è obbligatorio quando il condominio ha effettuato pagamenti soggetti a ritenuta durante l’anno fiscale di riferimento (2025 per il 770/2026).

            Quando il condominio deve compilare il quadro ST:

            Il quadro ST 770 condominio deve essere compilato ogni volta che l’amministratore ha:

            Pagato fornitori per lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria applicando la ritenuta d’acconto del 4%. Questa è la casistica più frequente: idraulici, elettricisti, imprese edili, lattonieri, imprese di pulizia che effettuano lavori per il condominio sono soggetti a ritenuta del 4% sui compensi lordi.

            Corrisposto compensi a professionisti (architetti, ingegneri, geometri, avvocati) per prestazioni professionali, applicando la ritenuta d’acconto del 20%. Ad esempio, se il condominio incarica un architetto per la direzione lavori di una ristrutturazione condominiale, il compenso professionale è soggetto a ritenuta del 20%.

            Erogato compensi ad altri percettori soggetti a ritenuta: ad esempio, compensi per prestazioni occasionali (lavori saltuari non rientranti in attività professionale abituale) con ritenuta del 20%, oppure compensi ad amministratori non professionisti (se previsto dal regolamento condominiale) soggetti a ritenuta.

            Il quadro ST richiede di indicare, per ogni percettore (fornitore/professionista), i seguenti dati:

            Dati anagrafici del percettore: codice fiscale o partita IVA, cognome e nome (o denominazione sociale), data di nascita, comune di nascita. Questi dati devono corrispondere esattamente a quelli della fattura ricevuta.

            Causale del pagamento: un codice alfabetico che identifica la tipologia di compenso erogato. Le causali più comuni per i condomini sono:
            – A (Prestazioni di lavoro autonomo): per professionisti (architetti, ingegneri, avvocati)
            – M (Corrispettivi per contratti d’appalto): per fornitori e imprese che eseguono lavori
            – O (Prestazioni occasionali): per prestazioni saltuarie non abituali

            Ammontare lordo corrisposto: l’importo totale pagato al fornitore o professionista durante l’anno 2025, al lordo della ritenuta.

            Ritenuta operata: l’importo totale delle ritenute applicate durante l’anno sui pagamenti a quel fornitore. Per i lavori edili, è il 4% dell’importo lordo; per i professionisti, è il 20%.

            Il quadro ST va compilato per ogni percettore a cui il condominio ha corrisposto compensi soggetti a ritenuta nell’anno fiscale. Se l’amministratore ha pagato 15 fornitori diversi durante il 2025, il quadro ST conterrà 15 righe (una per fornitore).

            Quando NON si compila il quadro ST:

            Il quadro ST non deve essere compilato se il condominio non ha operato alcuna ritenuta fiscale durante l’anno. Questo accade quando:
            – Il condominio non ha effettuato lavori o pagamenti a fornitori/professionisti
            – Tutti i pagamenti sono stati effettuati a soggetti esenti da ritenuta (ad esempio, enti pubblici, società che applicano reverse charge)
            – Il condominio ha solo spese condominiali ordinarie (utenze, pulizie, portierato) non soggette a ritenuta

            In questi casi, l’amministratore non presenta il Modello 770 o presenta un 770 senza compilare il quadro ST. Tuttavia, la maggior parte dei condomini effettua almeno qualche piccola manutenzione annuale, quindi il quadro ST è quasi sempre necessario.

            Come Compilare il Quadro ST Passo Passo

            La compilazione del quadro ST 770 condominio richiede precisione e attenzione ai dettagli. Ogni errore può generare incongruenze che l’Agenzia delle Entrate segnala con comunicazioni di irregolarità. Vediamo il processo passo passo.

            PASSO 1: Raccogliere le Certificazioni Uniche (CU) ricevute

            Ogni fornitore o professionista pagato dal condominio nel 2025 deve rilasciare una Certificazione Unica entro il 17 marzo 2026. La CU contiene i dati necessari per compilare il quadro ST: codice fiscale del percettore, ammontare lordo corrisposto, ritenute operate. L’amministratore deve raccogliere tutte le CU ricevute dai fornitori e verificare che corrispondano ai pagamenti effettuati.

            Attenzione: la CU può essere in formato cartaceo o digitale. Alcuni fornitori la inviano via email in PDF, altri la consegnano a mano. È fondamentale conservare tutte le CU ricevute, perché sono la base documentale per il 770.

            PASSO 2: Controllare la coerenza tra CU e F24 versati

            Prima di compilare il quadro ST, verifica che le ritenute indicate nelle CU corrispondano ai versamenti F24 effettuati mensilmente durante il 2025. Se hai versato tramite F24 (ad esempio) €1.200 di ritenute totali nell’anno, la somma delle ritenute indicate nelle CU deve essere €1.200. Se c’è una differenza, significa che:
            – Un fornitore non ha rilasciato la CU
            – Hai dimenticato di versare una ritenuta mensile
            – C’è un errore di calcolo nelle CU ricevute

            Risolvere queste incongruenze prima di compilare il 770 è cruciale per evitare sanzioni.

            PASSO 3: Compilare il quadro ST nel software

            Il Modello 770 si compila utilizzando il software gratuito dell’Agenzia delle Entrate o tramite CAF/commercialista. Per ogni fornitore/professionista, inserisci:

            Campo “Codice Fiscale”: inserisci il codice fiscale del percettore come riportato nella CU. Se è una società, inserisci la partita IVA.

            Campo “Causale”: seleziona il codice causale corretto:
            – M per imprese edili e fornitori di lavori (casistica più comune per condomini)
            – A per professionisti (architetti, ingegneri, geometri)
            – O per prestazioni occasionali

            Sbagliare la causale può generare problemi: ad esempio, usare “A” per un’impresa edile (che dovrebbe essere “M”) causa incongruenze perché la ritenuta attesa è diversa (20% vs 4%).

            Campo “Ammontare lordo erogato”: importo complessivo pagato al fornitore nel 2025, al lordo della ritenuta. Se hai pagato un idraulico €5.000 durante l’anno (4 interventi da €1.250 ciascuno), inserisci €5.000.

            Campo “Ritenute operate”: importo totale delle ritenute applicate. Per l’idraulico dell’esempio, €5.000 × 4% = €200.

            Ripeti questa operazione per ogni fornitore/professionista presente nelle CU raccolte.

            PASSO 4: Verificare i totali

            Al termine della compilazione, il software calcola i totali delle ritenute dichiarate nel quadro ST. Questo totale deve corrispondere alla somma dei versamenti F24 effettuati durante l’anno (che compariranno nel quadro SV). Se i totali non coincidono, c’è un errore da correggere.

            PASSO 5: Salvare e controllare la bozza

            Prima di inviare il 770, genera una bozza di stampa del quadro ST e verifica:
            – Tutti i fornitori pagati nel 2025 sono presenti?
            – I codici fiscali sono corretti?
            – Gli importi corrispondono alle CU ricevute?
            – Le causali sono corrette?

            Questa verifica preventiva riduce drasticamente il rischio di errori e comunicazioni di irregolarità dall’Agenzia delle Entrate.

            ERRORI COMUNI nella compilazione del quadro ST:

            Dimenticare un fornitore: se paghi 10 fornitori ma ne inserisci solo 9 nel quadro ST, l’Agenzia delle Entrate rileva l’incongruenza confrontando i versamenti F24 con le ritenute dichiarate. Sanzione: da €250 a €2.000 per omessa o infedele dichiarazione.

            Indicare la causale sbagliata: usare “A” (professionisti) per un’impresa edile (che dovrebbe essere “M”) genera segnalazioni automatiche. La causale determina l’aliquota di ritenuta attesa, quindi un errore qui causa red flag.

            Riportare importi errati: se la CU del fornitore indica €3.000 pagati ma tu inserisci €2.500 nel quadro ST, l’incongruenza emerge quando l’Agenzia incrocia i dati tra il tuo 770 e la dichiarazione del fornitore.

            Non aggiornare i dati anagrafici: se un fornitore ha cambiato ragione sociale o codice fiscale durante il 2025, devi usare i dati aggiornati. Dati obsoleti causano scarto della dichiarazione.

            Quadro SV: A Cosa Serve

            Il quadro SV del Modello 770 serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dettagli dei versamenti effettuati tramite modello F24 per le ritenute operate dal condominio. Mentre il quadro ST dichiara le ritenute applicate sui pagamenti ai fornitori, il quadro SV documenta che queste ritenute sono state effettivamente versate all’Erario.

            Funzione del quadro SV:

            Il quadro SV 770 condominio è un elenco dettagliato di tutti i versamenti F24 effettuati durante l’anno fiscale (2025 per il 770/2026) relativi a:
            – Ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati (se il condominio ha dipendenti/collaboratori)
            – Ritenute sui compensi per prestazioni di lavoro autonomo (professionisti)
            – Ritenute sui corrispettivi per contratti d’appalto (fornitori edili)
            – Altre ritenute operate dal condominio in qualità di sostituto d’imposta

            Per i condomini, la tipologia più frequente è la ritenuta del 4% sui lavori edili, che viene versata mensilmente con codice tributo 1019 (ritenute su appalti). Ogni volta che l’amministratore paga un F24 con questo codice tributo, deve riportare il versamento nel quadro SV.

            Struttura del quadro SV:

            Il quadro SV è organizzato in righe, dove ogni riga rappresenta un singolo versamento F24. Per ogni versamento, il quadro richiede:

            Data versamento: la data in cui è stato effettuato il pagamento F24 (gg/mm/aaaa). Questa data deve corrispondere alla data di versamento riportata nella ricevuta F24.

            Codice tributo: il codice che identifica la tipologia di ritenuta versata. Per i condomini, i codici più comuni sono:
            – 1019: ritenute su appalti (4% lavori edili)
            – 1040: ritenute su redditi di lavoro autonomo (20% professionisti)
            – 1001: ritenute su redditi di lavoro dipendente (se il condominio ha un portiere dipendente)

            Importo versato: l’ammontare pagato con quel singolo F24, espresso in euro. Ad esempio, se a febbraio 2025 hai versato €150 per ritenute su appalti, inserisci €150.

            Mese di riferimento: il mese a cui si riferisce il versamento. Le ritenute operate in gennaio 2025 vengono versate entro il 16 febbraio 2025, quindi il “mese di riferimento” è gennaio (01/2025), mentre la “data versamento” sarà una data di febbraio.

            Anno di riferimento: l’anno a cui si riferisce il versamento (2025 per il 770/2026).

            Il quadro SV può contenere molte righe se il condominio ha effettuato lavori frequenti durante l’anno. Ad esempio, se l’amministratore ha versato ritenute ogni mese (12 mesi), il quadro SV conterrà almeno 12 righe (una per ogni versamento mensile).

            Perché il quadro SV è importante:

            L’Agenzia delle Entrate incrocia automaticamente i dati del quadro SV con i versamenti F24 registrati nel proprio sistema. Se dichiari nel quadro SV un versamento che non esiste (o con importo diverso da quello effettivo), l’incongruenza genera una comunicazione di irregolarità con richiesta di chiarimenti o rettifica.

            Inoltre, il totale dei versamenti indicati nel quadro SV deve corrispondere al totale delle ritenute dichiarate nel quadro ST. Se nel quadro ST dichiari €1.200 di ritenute operate, ma nel quadro SV indichi versamenti per soli €1.000, c’è un ammanco di €200 che l’Agenzia delle Entrate rileva immediatamente. Questo può significare:
            – Hai dimenticato di versare €200 di ritenute → sanzione per omesso versamento
            – Hai versato €200 ma dimenticato di inserire il versamento nel quadro SV → comunicazione di irregolarità formale

            In entrambi i casi, il problema va risolto presentando una dichiarazione integrativa del 770 o versando le ritenute mancanti con sanzione e interessi.

            Il quadro SV funziona quindi come prova documentale che le ritenute operate (dichiarate nel quadro ST) sono state effettivamente versate all’Erario. Senza il quadro SV correttamente compilato, il condominio risulta moroso anche se ha pagato tutte le ritenute.

            Come Compilare il Quadro SV per Versamenti

            La compilazione del quadro SV 770 condominio richiede di riportare ogni singolo versamento F24 effettuato durante l’anno per ritenute fiscali. Il processo è più meccanico rispetto al quadro ST, ma richiede comunque precisione per evitare incongruenze.

            PASSO 1: Raccogliere tutte le ricevute F24 del 2025

            Il primo passo è recuperare le ricevute di pagamento F24 relative alle ritenute fiscali versate durante il 2025. Se l’amministratore ha versato le ritenute tramite home banking (come avviene nella maggior parte dei casi), le ricevute F24 sono disponibili nell’area riservata della banca o nella sezione “F24” del sito dell’Agenzia delle Entrate (se registrato).

            Organizza le ricevute in ordine cronologico (dalla più vecchia alla più recente) per facilitare l’inserimento nel quadro SV.

            PASSO 2: Identificare i versamenti relativi alle ritenute

            Non tutti i versamenti F24 del condominio vanno inseriti nel quadro SV del 770. Il quadro SV riguarda solo i versamenti per ritenute fiscali, quindi:
            – ✅ Includere: versamenti con codice tributo 1019 (ritenute 4% appalti), 1040 (ritenute 20% professionisti), 1001 (ritenute lavoro dipendente)
            – ❌ Escludere: versamenti per IMU, TARI, IVA periodica, altre imposte non legate a ritenute

            Se il condominio ha solo versamenti per ritenute, tutti gli F24 vanno nel quadro SV. Ma se ci sono anche versamenti per altre imposte (ad esempio, IMU per parti comuni), questi vanno esclusi.

            PASSO 3: Compilare il quadro SV nel software

            Per ogni versamento F24 relativo a ritenute, inserisci una riga nel quadro SV con i seguenti dati:

            Campo “Data versamento”: inserisci la data riportata sulla ricevuta F24 nel formato gg/mm/aaaa. Ad esempio, se hai versato il 14/02/2025, inserisci 14/02/2025.

            Campo “Codice tributo”: inserisci il codice tributo utilizzato nell’F24. Per i condomini:
            – 1019 per ritenute 4% su lavori edili (casistica più frequente)
            – 1040 per ritenute 20% su compensi professionisti
            – 1001 per ritenute su redditi da lavoro dipendente (portiere)

            Il codice tributo deve corrispondere esattamente a quello usato nell’F24. Se l’F24 riporta codice 1019, non inserire 1040 per errore.

            Campo “Importo versato”: riporta l’ammontare pagato con quel singolo F24, espresso in euro e centesimi. Se hai versato €127,50, inserisci 127,50 (non arrotondare).

            Campo “Mese di riferimento”: indica il mese a cui si riferiscono le ritenute versate. Le ritenute operate in gennaio vanno versate entro il 16 febbraio, quindi:
            – Versamento del 14/02/2025 → mese di riferimento: 01/2025 (gennaio)
            – Versamento del 16/03/2025 → mese di riferimento: 02/2025 (febbraio)

            Il mese di riferimento è sempre il mese precedente alla data di versamento, salvo casi di versamenti tardivi.

            Campo “Anno di riferimento”: per il 770/2026, l’anno di riferimento è sempre 2025.

            Ripeti questa operazione per ogni versamento F24 effettuato nel 2025.

            PASSO 4: Verificare i totali

            Al termine, il software calcola il totale dei versamenti indicati nel quadro SV. Questo totale deve corrispondere a:
            – Somma delle ritenute dichiarate nel quadro ST: se il quadro ST indica ritenute per €1.500, il quadro SV deve sommare €1.500 di versamenti
            – Somma delle ricevute F24 raccolte: controlla manualmente che la somma degli importi inseriti nel quadro SV corrisponda alla somma delle ricevute F24

            Se i totali non coincidono, c’è un errore:
            – Hai dimenticato di inserire un versamento nel quadro SV?
            – Hai inserito un importo sbagliato?
            – Manca un versamento F24 (ritenuta non versata)?

            Risolvi l’errore prima di inviare il 770.

            PASSO 5: Controllo incrociato ST-SV

            Un controllo fondamentale è verificare che ogni fornitore indicato nel quadro ST abbia corrispondenti versamenti nel quadro SV. Ad esempio:
            – Se nel quadro ST hai dichiarato di aver operato €200 di ritenute a un idraulico (4% su €5.000 di lavori), devi avere versamenti F24 che coprono quei €200
            – Se i lavori sono stati fatti in 3 mesi diversi (gennaio, marzo, maggio), dovresti avere 3 versamenti F24 nei mesi corrispondenti

            Questo controllo previene il rischio di dichiarare ritenute nel quadro ST senza avere versamenti corrispondenti nel quadro SV (che genera sanzioni per omesso versamento).

            ERRORI COMUNI nella compilazione del quadro SV:

            Indicare la data sbagliata: se la ricevuta F24 riporta 16/02/2025 ma inserisci 14/02/2025, l’Agenzia delle Entrate rileva l’incongruenza confrontando con i propri archivi.

            Usare il codice tributo sbagliato: inserire 1040 (professionisti) invece di 1019 (appalti) genera incongruenze, perché il sistema si aspetta versamenti per professionisti ma trova ritenute per lavori edili nel quadro ST.

            Dimenticare un versamento: se hai effettuato 12 versamenti mensili ma ne inserisci solo 11 nel quadro SV, il totale non corrisponde alle ritenute dichiarate nel quadro ST. Sanzione: comunicazione di irregolarità.

            Invertire mese di riferimento e data versamento: un errore comune è inserire la data di versamento nel campo “mese di riferimento”. Ad esempio, versamento del 16/02/2025 per ritenute di gennaio → mese di riferimento deve essere 01/2025, non 02/2025.

            Codici Tributo Più Usati dai Condomini

            I codici tributo sono identificativi numerici che si utilizzano nei modelli F24 per versare imposte e ritenute fiscali. Per i condomini, esistono codici tributo specifici per le ritenute d’acconto operate sui pagamenti a fornitori e professionisti. Conoscere i codici tributo più comuni per condomini è essenziale per compilare correttamente i quadri ST e SV del 770.

            1. Codice Tributo 1019 – Ritenute su appalti (4%)

            Il codice tributo 1019 è il più usato dai condomini. Si applica alle ritenute del 4% operate sui compensi pagati a fornitori e imprese per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria delle parti comuni.

            Quando usarlo:
            – Pagamenti a imprese edili per ristrutturazioni, riparazioni, rifacimenti
            – Compensi a idraulici, elettricisti, lattonieri, fabbri per interventi di manutenzione
            – Lavori di tinteggiatura, impermeabilizzazione, sistemazione giardini condominiali
            – Pulizia straordinaria delle parti comuni (se effettuata da impresa con fattura)

            Come calcolare l’importo da versare:
            Se il fornitore emette fattura di €5.000 per lavori condominiali, il condominio versa al fornitore €4.800 (€5.000 – 4% di ritenuta = €4.800) e trattiene €200 da versare con F24 codice tributo 1019.

            Scadenza versamento: entro il 16 del mese successivo al pagamento del fornitore. Se paghi il fornitore il 10 gennaio 2025, devi versare la ritenuta entro il 16 febbraio 2025.

            2. Codice Tributo 1040 – Ritenute su lavoro autonomo professionale (20%)

            Il codice tributo 1040 si usa per le ritenute del 20% operate sui compensi pagati a professionisti (architetti, ingegneri, geometri, avvocati) per prestazioni rese al condominio.

            Quando usarlo:
            – Compensi ad architetti per progettazione lavori condominiali
            – Compensi a ingegneri per direzione lavori, collaudo, perizie tecniche
            – Compensi a geometri per rilievi, pratiche catastali, consulenze
            – Compensi ad avvocati per contenziosi condominiali o recupero crediti
            – Compensi a consulenti fiscali per assistenza nella dichiarazione 770 del condominio

            Come calcolare l’importo da versare:
            Se l’architetto emette parcella di €2.000 + IVA per progettazione, il condominio applica la ritenuta del 20% sui €2.000 (non sull’IVA). Ritenuta = €2.000 × 20% = €400. Il condominio versa all’architetto €1.600 (€2.000 – €400) + IVA, e versa €400 con F24 codice tributo 1040.

            Scadenza versamento: entro il 16 del mese successivo al pagamento del professionista.

            3. Codice Tributo 1001 – Ritenute su redditi da lavoro dipendente

            Il codice tributo 1001 si usa per versare le ritenute IRPEF operate sui compensi erogati a dipendenti del condominio, tipicamente il portiere o altri collaboratori assunti direttamente dal condominio.

            Quando usarlo:
            – Stipendio mensile del portiere assunto dal condominio
            – Compensi a collaboratori domestici assunti per pulizie stabili delle parti comuni
            – Eventuali compensi a custodi o guardiani condominiali

            Come funziona:
            Le ritenute IRPEF sui dipendenti variano in base agli scaglioni di reddito e alle detrazioni spettanti. Il condominio (o il CAF che gestisce le paghe) calcola le ritenute mensilmente e le versa con F24 codice tributo 1001.

            Scadenza versamento: entro il 16 del mese successivo al pagamento dello stipendio.

            4. Codice Tributo 1012 – Ritenute su provvigioni (20%)

            Il codice tributo 1012 si usa raramente per i condomini, ma può applicarsi quando il condominio corrisponde provvigioni ad agenti o intermediari.

            Quando usarlo:
            – Provvigioni ad agenti immobiliari per gestione locazioni di parti comuni (es. locali commerciali di proprietà condominiale)
            – Provvigioni ad intermediari assicurativi per polizze condominiali

            Ritenuta: 20% sul compenso lordo.

            5. Codice Tributo 1038 – Ritenute su canoni di locazione immobili

            Se il condominio affitta locali di proprietà comune (ad esempio, un locale commerciale al piano terra), deve operare una ritenuta del 21% sul canone di locazione.

            Quando usarlo:
            – Pagamenti di canoni per affitto di locali condominiali a terzi

            Come funziona:
            Il condominio (inquilino) versa al proprietario (locatore) l’affitto al netto della ritenuta del 21%, e versa la ritenuta con F24 codice tributo 1038.

            Tabella riepilogativa codici tributo condomini:

            | Codice | Tipologia | Aliquota | Casistica |
            |——–|———–|———-|————|
            | 1019 | Ritenute appalti | 4% | Lavori edili, manutenzioni, fornitori |
            | 1040 | Ritenute lavoro autonomo | 20% | Professionisti (architetti, ingegneri, avvocati) |
            | 1001 | Ritenute lavoro dipendente | Variabile | Portiere, collaboratori assunti |
            | 1012 | Ritenute provvigioni | 20% | Agenti, intermediari |
            | 1038 | Ritenute locazioni | 21% | Affitti locali condominiali |

            Come scegliere il codice tributo corretto:

            Quando compili l’F24 per versare una ritenuta, verifica:
            – Natura del compenso: lavori edili → 1019, professionista → 1040, dipendente → 1001
            – Aliquota applicata: 4% → 1019, 20% su autonomi → 1040, 20% su provvigioni → 1012
            – Fattura del fornitore: spesso la fattura indica già quale ritenuta applicare e il relativo codice tributo

            Un errore comune è usare il codice 1040 (professionisti) per un’impresa edile (che dovrebbe essere 1019). Questo genera incongruenze nel 770 e comunicazioni di irregolarità dall’Agenzia delle Entrate.

            Errori Comuni nella Compilazione ST e SV

            La compilazione del Modello 770 per condomini presenta diverse insidie che possono generare sanzioni o comunicazioni di irregolarità dall’Agenzia delle Entrate. Conoscere gli errori più comuni aiuta gli amministratori a evitarli. Vediamo i principali.

            ERRORE 1: Incongruenza tra quadro ST e quadro SV

            Questo è l’errore più frequente e grave. Il totale delle ritenute dichiarate nel quadro ST deve corrispondere al totale dei versamenti indicati nel quadro SV. Se dichiari di aver operato €1.500 di ritenute (quadro ST) ma indichi versamenti per soli €1.200 (quadro SV), c’è un ammanco di €300.

            Conseguenze:
            – Comunicazione di irregolarità dall’Agenzia delle Entrate
            – Richiesta di chiarimenti o versamento delle ritenute mancanti
            – Sanzione per omesso versamento: 30% delle ritenute non versate + interessi legali
            – Se l’ammanco è superiore a €10.000, scatta anche il reato di omesso versamento ritenute (art. 10-bis D.Lgs. 74/2000)

            Come evitarlo:
            – Confronta manualmente i totali di ST e SV prima di inviare il 770
            – Verifica che ogni fornitore nel quadro ST abbia corrispondenti versamenti F24 nel quadro SV
            – Usa un foglio Excel per sommare tutte le ritenute operate e tutti i versamenti effettuati: devono coincidere

            ERRORE 2: Dimenticare un fornitore nel quadro ST

            Se paghi 10 fornitori durante l’anno ma ne inserisci solo 9 nel quadro ST, il fornitore mancante non risulta nella dichiarazione. Questo errore emerge quando l’Agenzia delle Entrate incrocia i dati del tuo 770 con la dichiarazione dei redditi del fornitore (che dichiara di aver ricevuto compensi dal condominio).

            Conseguenze:
            – Comunicazione di irregolarità per omessa dichiarazione di ritenute
            – Sanzione da €250 a €2.000 per infedele dichiarazione
            – Richiesta di presentare un 770 integrativo

            Come evitarlo:
            – Confronta le CU ricevute con l’elenco fornitori nel gestionale del condominio
            – Verifica di aver inserito tutti i fornitori che hanno ricevuto pagamenti nel 2025
            – Controlla gli F24 versati: se hai versato ritenute per un fornitore, deve essere presente nel quadro ST

            ERRORE 3: Indicare la causale sbagliata nel quadro ST

            Usare la causale “A” (professionisti) per un’impresa edile (che dovrebbe avere causale “M”) è un errore comune. La causale determina l’aliquota di ritenuta attesa: “A” implica ritenuta del 20%, “M” implica ritenuta del 4%.

            Conseguenze:
            – L’Agenzia delle Entrate rileva incongruenze tra la causale e l’aliquota di ritenuta applicata
            – Comunicazione di irregolarità con richiesta di chiarimenti
            – Possibile richiesta di versare la differenza di ritenuta (se hai applicato 4% ma la causale indicava 20%)

            Come evitarlo:
            – Verifica la natura del compenso prima di scegliere la causale:
            – M per imprese, fornitori, lavori edili
            – A per professionisti (architetti, ingegneri, avvocati)
            – O per prestazioni occasionali
            – Controlla l’aliquota di ritenuta applicata: 4% → causale M, 20% → causale A

            ERRORE 4: Riportare importi errati

            Se la CU del fornitore indica €3.000 di compensi erogati ma inserisci €2.500 nel quadro ST, l’incongruenza emerge quando l’Agenzia delle Entrate confronta il tuo 770 con la dichiarazione del fornitore.

            Conseguenze:
            – Comunicazione di irregolarità per discordanza dati
            – Possibile sanzione per infedele dichiarazione
            – Richiesta di presentare 770 integrativo con importi corretti

            Come evitarlo:
            – Confronta ogni riga del quadro ST con le CU ricevute dai fornitori
            – Verifica che gli importi inseriti corrispondano esattamente a quelli indicati nelle CU
            – Se ci sono differenze, contatta il fornitore per chiarire (potrebbe aver emesso una CU errata)

            ERRORE 5: Usare il codice tributo sbagliato nel quadro SV

            Inserire codice tributo 1040 (professionisti) nell’F24 invece di 1019 (appalti) per ritenute su lavori edili genera incongruenze.

            Conseguenze:
            – Il sistema rileva che hai versato con un codice tributo diverso da quello atteso
            – Comunicazione di irregolarità con richiesta di ravvedimento operoso (versamento corretto)
            – Possibile richiesta di interessi e sanzioni ridotte per versamento “errato”

            Come evitarlo:
            – Controlla che il codice tributo usato nell’F24 corrisponda alla natura del compenso:
            – Lavori edili → 1019
            – Professionisti → 1040
            – Dipendenti → 1001
            – Verifica le ricevute F24 prima di inserirle nel quadro SV: il codice tributo deve essere corretto

            ERRORE 6: Non conservare le CU ricevute dai fornitori

            Alcuni amministratori dimenticano di richiedere (o conservare) le Certificazioni Uniche rilasciate dai fornitori. Senza le CU, è impossibile compilare correttamente il quadro ST, perché mancano i dati ufficiali.

            Conseguenze:
            – Impossibilità di compilare il quadro ST con dati corretti
            – Rischio di inserire importi errati (basati su memoria o registri incompleti)
            – In caso di controllo, mancanza di documentazione probatoria

            Come evitarlo:
            – Invia una comunicazione a tutti i fornitori a febbraio/marzo richiedendo il rilascio della CU entro il 17 marzo
            – Organizza le CU ricevute in una cartella dedicata (cartacea o digitale)
            – Se un fornitore non invia la CU, sollecitalo per iscritto (email o PEC)

            ERRORE 7: Presentare il 770 in ritardo

            La scadenza del Modello 770 è il 31 ottobre 2026 (per il 770/2026 relativo all’anno 2025). Presentare il 770 dopo questa data comporta sanzioni.

            Conseguenze:
            – Sanzione da €250 a €2.000 per dichiarazione tardiva (se presentata entro 90 giorni dalla scadenza)
            – Sanzione raddoppiata se presentata oltre 90 giorni dalla scadenza
            – Possibili sanzioni aggiuntive per ritardato versamento ritenute (se ci sono versamenti tardivi)

            Come evitarlo:
            – Segna in agenda la scadenza del 31 ottobre 2026
            – Inizia la raccolta delle CU già a marzo/aprile 2026
            – Affidati al CAF Centro Fiscale per la compilazione e invio del 770 entro i termini

            ERRORE 8: Compilare il quadro ST senza aver ricevuto tutte le CU

            Alcuni amministratori compilano il quadro ST basandosi sui propri registri contabili, senza attendere le CU ufficiali dai fornitori. Questo può generare discordanze tra i dati dichiarati e quelli certificati dai fornitori.

            Conseguenze:
            – Discordanza tra il tuo 770 e le dichiarazioni dei fornitori
            – Comunicazioni di irregolarità dall’Agenzia delle Entrate
            – Necessità di presentare 770 integrativo per correggere gli importi

            Come evitarlo:
            – Attendi di aver ricevuto tutte le CU prima di compilare il quadro ST
            – Se un fornitore non invia la CU entro il 17 marzo, sollecitalo immediatamente
            – Usa i dati ufficiali delle CU, non le stime o i registri interni

            Evitare questi errori richiede organizzazione, precisione e, idealmente, il supporto di un CAF specializzato. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste gli amministratori nella compilazione del 770, verificando i dati, incrociando ST e SV, e garantendo l’invio corretto entro i termini.

            Quando il Condominio Non Deve Compilare ST/SV

            Esistono casi in cui il condominio non è obbligato a compilare i quadri ST e SV del Modello 770, e quindi può evitare di presentare la dichiarazione o presentarla in forma semplificata. Comprendere quando non si applicano i quadri ST e SV evita adempimenti inutili e semplifica il lavoro dell’amministratore.

            Caso 1: Condominio senza ritenute operate

            Se il condominio non ha operato alcuna ritenuta fiscale durante tutto il 2025, non è obbligato a compilare i quadri ST e SV. Questo accade quando:

            Nessun lavoro condominiale effettuato: se il condominio non ha fatto manutenzioni ordinarie o straordinarie nel 2025, non ha pagato fornitori soggetti a ritenuta del 4%. In questo caso, non ci sono ritenute da dichiarare.

            Solo spese ordinarie esenti da ritenuta: se le uniche spese condominiali sono utenze (acqua, luce, gas), assicurazioni, spese condominiali fisse (pulizie non soggette a ritenuta, portierato gestito da società esterna senza ritenuta), il condominio non opera ritenute.

            Pagamenti solo a enti esenti: se tutti i fornitori sono enti pubblici o società esenti da ritenuta (ad esempio, società che applicano reverse charge IVA), il condominio non trattiene ritenute fiscali.

            In questi casi, il Modello 770 non deve essere presentato, oppure può essere presentato senza compilare i quadri ST e SV.

            Caso 2: Condominio con solo dipendenti (portiere)

            Se il condominio ha solo un portiere assunto come dipendente e non ha effettuato altri pagamenti soggetti a ritenuta (nessun lavoro edile, nessun professionista), deve presentare il 770 ma compila solo:

            Quadro SS: per comunicare i dati delle Certificazioni Uniche relative al portiere (redditi da lavoro dipendente)

            Quadro SV: per indicare i versamenti F24 delle ritenute IRPEF sul portiere (codice tributo 1001)

            I quadri ST NON vanno compilati, perché non ci sono ritenute su fornitori/professionisti (il quadro ST riguarda ritenute su lavoro autonomo/appalti, non dipendenti).

            Caso 3: Condominio minimo (2-3 unità)

            I condomini minimi (edifici con 2-3 unità immobiliari) spesso non hanno un amministratore formale e gestiscono le spese in forma semplificata. In questi casi:

            Se non c’è amministratore: i singoli condomini che pagano direttamente i fornitori non operano ritenute (le ritenute sono un obbligo dei sostituti d’imposta, non dei privati). Quindi, non si presenta il 770.

            Se c’è un amministratore pro tempore: se il condominio nomina un amministratore occasionale per gestire un singolo lavoro, e questo amministratore paga fornitori applicando ritenute, il 770 va presentato normalmente.

            Caso 4: Condominio che usa reverse charge IVA

            In alcuni casi, i lavori condominiali rientrano nel regime di reverse charge IVA (inversione contabile). In questo regime, il condominio non paga l’IVA al fornitore, ma la versa direttamente all’Erario.

            Importante: il reverse charge NON elimina l’obbligo di ritenuta del 4%. Anche se si applica reverse charge, il condominio deve comunque operare la ritenuta del 4% sui compensi al fornitore. Quindi, i quadri ST e SV vanno comunque compilati.

            Eccezione: se il fornitore è esente da ritenuta per legge (ad esempio, alcune cooperative sociali), allora non si applica né ritenuta né quadri ST/SV.

            Caso 5: Condominio con solo lavori esenti da ritenuta

            Alcune categorie di lavori o fornitori sono esenti da ritenuta d’acconto. Se il condominio ha effettuato solo questi lavori, non opera ritenute e quindi non compila ST/SV.

            Lavori esenti da ritenuta (esempi):
            – Lavori effettuati da imprese con più di 5 dipendenti a tempo indeterminato: queste imprese possono richiedere l’esenzione dalla ritenuta del 4% presentando una dichiarazione sostitutiva. Se il fornitore presenta questa dichiarazione, il condominio non applica ritenuta.
            – Lavori effettuati da enti pubblici: se il fornitore è un ente pubblico (ad esempio, azienda municipalizzata), non si applica ritenuta.
            – Forniture senza manodopera: se il condominio acquista solo materiali (senza installazione), non si applica ritenuta (la ritenuta riguarda le prestazioni di servizi, non le cessioni di beni).

            Se il condominio ha pagato solo fornitori esenti, i quadri ST e SV non vanno compilati.

            Caso 6: Condominio in gestione commissariale

            Se il condominio è stato posto in gestione commissariale da un tribunale (ad esempio, per fallimento dell’amministratore o grave irregolarità), il commissario giudiziale può essere esonerato temporaneamente dagli adempimenti fiscali ordinari, compreso il 770.

            Tuttavia, questa è un’eccezione rara e va valutata caso per caso con il supporto di un legale o commercialista.

            In sintesi, il condominio NON compila i quadri ST e SV se:

            ✅ Non ha operato alcuna ritenuta fiscale durante l’anno
            ✅ Tutti i fornitori sono esenti da ritenuta (imprese con >5 dipendenti, enti pubblici)
            ✅ Non ha effettuato lavori o pagamenti soggetti a ritenuta
            ✅ Ha solo dipendenti (compila SS e SV, ma non ST)

            Il condominio DEVE compilare i quadri ST e SV se:

            ❌ Ha pagato fornitori per lavori edili (ritenuta 4%)
            ❌ Ha pagato professionisti (ritenuta 20%)
            ❌ Ha effettuato qualsiasi pagamento soggetto a ritenuta fiscale

            Dubbio? Consultare il CAF

            Se non sei sicuro che il tuo condominio debba presentare il 770 o compilare i quadri ST/SV, è fondamentale consultare il CAF Centro Fiscale di Udine. Un’omissione può generare sanzioni pesanti, mentre un adempimento non dovuto genera solo spreco di tempo. Il CAF analizza le spese condominiali del 2025 e determina se il 770 è obbligatorio.

            Domande Frequenti

            Qual è la differenza tra quadro ST e quadro SV del 770?

            Il quadro ST dichiara le ritenute fiscali che il condominio ha operato sui pagamenti a fornitori e professionisti durante l’anno (ad esempio, ritenuta del 4% sui lavori edili). Il quadro SV invece elenca i versamenti effettuati tramite F24 per pagare queste ritenute all’Agenzia delle Entrate. In pratica, il quadro ST dice “ho trattenuto €1.500 di ritenute”, mentre il quadro SV dice “ho versato €1.500 con questi F24”. I due quadri devono corrispondere perfettamente.

            Cosa succede se il totale del quadro ST non corrisponde al quadro SV?

            Se il totale delle ritenute dichiarate nel quadro ST non corrisponde al totale dei versamenti indicati nel quadro SV, l’Agenzia delle Entrate rileva un’incongruenza e invia una comunicazione di irregolarità. Se il quadro ST indica ritenute superiori al quadro SV, significa che ci sono ritenute operate ma non versate, e scatta la sanzione del 30% sull’importo non versato più interessi. Se invece il quadro SV indica versamenti superiori al quadro ST, probabilmente hai dimenticato di inserire un fornitore nella dichiarazione.

            Quali codici tributo usare per le ritenute del condominio?

            I codici tributo più usati dai condomini sono: 1019 per le ritenute del 4% sui lavori edili e manutenzioni (il più comune), 1040 per le ritenute del 20% sui compensi a professionisti (architetti, ingegneri, avvocati), 1001 per le ritenute IRPEF sul portiere o dipendenti. Quando versi le ritenute con F24, devi usare il codice tributo corretto corrispondente al tipo di compenso pagato.

            Devo compilare il quadro ST anche se non ho ricevuto tutte le CU?

            No, è sconsigliato compilare il quadro ST prima di aver ricevuto tutte le Certificazioni Uniche (CU) dai fornitori. Le CU contengono i dati ufficiali (importi, ritenute, codici fiscali) necessari per il quadro ST. Se compili il 770 basandoti solo sui tuoi registri, rischi di inserire dati diversi da quelli certificati dai fornitori, generando incongruenze. Se un fornitore non invia la CU entro il 17 marzo, sollecitalo immediatamente per iscritto.

            Quando il condominio non deve presentare il 770?

            Il condominio non deve presentare il Modello 770 se non ha operato alcuna ritenuta fiscale durante l’anno. Questo accade quando: non sono stati effettuati lavori condominiali, tutte le spese sono state solo utenze/assicurazioni (esenti da ritenuta), oppure tutti i fornitori hanno presentato dichiarazione di esenzione dalla ritenuta (imprese con più di 5 dipendenti). In questi casi, non essendoci ritenute da dichiarare, i quadri ST e SV restano vuoti e il 770 non va presentato.

            La corretta compilazione dei quadri ST e SV del Modello 770 richiede precisione, organizzazione e conoscenza delle normative fiscali. Per gli amministratori di condominio, gestire correttamente le ritenute fiscali, versarle nei tempi previsti e dichiararle nel 770 è fondamentale per evitare sanzioni pesanti e contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

            Abbiamo visto che il quadro ST 770 condominio dichiara tutte le ritenute operate sui pagamenti a fornitori e professionisti, mentre il quadro SV elenca i versamenti F24 effettuati. I due quadri devono corrispondere perfettamente: ogni euro di ritenuta dichiarato nel quadro ST deve avere un corrispondente versamento nel quadro SV. Gli errori più comuni (incongruenze ST-SV, codici tributo sbagliati, CU mancanti) generano sanzioni automatiche che possono ricadere personalmente sull’amministratore.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo di assistenza fiscale per amministratori di condominio: dalla raccolta e verifica delle Certificazioni Uniche alla compilazione dei quadri ST e SV, dal controllo incrociato dei versamenti F24 all’invio telematico del 770 entro la scadenza del 31 ottobre 2026. Affidandoti ai nostri esperti, hai la certezza che ogni adempimento sia gestito correttamente, evitando sanzioni e contenziosi.

            Hai bisogno di assistenza per la compilazione del Modello 770 del tuo condominio? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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