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Codici Tributo F24: Elenco Completo e Aggiornato 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

I codici tributo F24 sono codici numerici a 4 cifre che identificano in modo univoco ogni imposta, contributo o sanzione da versare con il Modello F24. Usare il codice sbagliato equivale a non aver pagato quel tributo, con il rischio di ricevere cartelle esattoriali e sanzioni. In questa guida trovi l’elenco completo e aggiornato al 2026 dei codici tributo più utilizzati, suddivisi per categoria.

Per una panoramica generale su come compilare il Modello F24, consulta la nostra guida completa alla compilazione F24 2026.

Indice dei contenuti

  1. Cosa Sono i Codici Tributo
  2. Codici Tributo IRPEF
  3. Codici Tributo IMU 2026
  4. Codici Tributo IVA
  5. Codici Tributo Addizionali Regionali e Comunali
  6. Codici Tributo Regime Forfettario
  7. Codici Tributo per Ravvedimento Operoso
  8. Codici Tributo INPS e Contributi
  9. Come Trovare il Codice Tributo Giusto
  10. Domande Frequenti (FAQ)

Cosa Sono i Codici Tributo

Il codice tributo è un numero composto da 4 cifre che l’Agenzia delle Entrate assegna a ogni tipo di versamento fiscale. Quando compili il Modello F24, devi inserire il codice tributo corretto nella sezione appropriata (Erario, Regioni, IMU, INPS) per identificare esattamente quale imposta stai pagando.

I codici tributo vengono istituiti con risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate e possono cambiare nel tempo. Per questo è fondamentale consultare sempre l’elenco aggiornato prima di effettuare un versamento. Un errore nel codice tributo non annulla il pagamento, ma lo attribuisce all’imposta sbagliata, costringendoti a presentare un’istanza di correzione.

Codici Tributo IRPEF

L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) è l’imposta principale che ogni contribuente versa in base al proprio reddito. Ecco i codici tributo più usati per i versamenti IRPEF nel 2026:

Saldo e acconti IRPEF:

  • 4001 – IRPEF saldo (versamento a saldo dell’anno precedente)
  • 4033 – IRPEF acconto prima rata (40% dell’acconto, scadenza 30 giugno)
  • 4034 – IRPEF acconto seconda rata o unica soluzione (60% dell’acconto, scadenza 30 novembre)

Ritenute d’acconto:

  • 1040 – Ritenute su redditi di lavoro autonomo, compensi per l’esercizio di arti e professioni
  • 1001 – Ritenute su retribuzioni, pensioni, trasferte, mensilità aggiuntive
  • 1002 – Ritenute su emolumenti arretrati
  • 1012 – Ritenute su indennità per cessazione rapporto di lavoro

Cedolare secca:

  • 1840 – Cedolare secca locazioni – acconto prima rata
  • 1841 – Cedolare secca locazioni – acconto seconda rata o unica soluzione
  • 1842 – Cedolare secca locazioni – saldo

Rateizzazione e interessi:

  • 1668 – Interessi pagamento dilazionato importi rateizzabili sezione Erario
  • 4033 con rateazione – Se paghi l’acconto IRPEF a rate, indica la rata nel campo “Rateazione”

Codici Tributo IMU 2026

L’IMU (Imposta Municipale Unica) si versa nella sezione “IMU e altri tributi locali” del Modello F24. I codici variano in base alla tipologia di immobile. Per il calcolo dell’imposta, consulta la nostra guida sul calcolo IMU 2026.

  • 3912 – IMU abitazione principale e pertinenze (solo categorie A/1, A/8, A/9)
  • 3914 – IMU terreni
  • 3916 – IMU aree fabbricabili
  • 3918 – IMU altri fabbricati (il più comune: seconde case, uffici, negozi)
  • 3925 – IMU immobili a uso produttivo categoria D – quota Stato
  • 3930 – IMU immobili a uso produttivo categoria D – quota Comune

Ricorda: per l’IMU devi indicare anche il codice catastale del Comune dove si trova l’immobile (ad esempio L483 per Udine) e barrare la casella “Acconto” o “Saldo” a seconda del versamento.

Codici Tributo IVA

I versamenti IVA si effettuano nella sezione Erario del Modello F24. La periodicità dipende dal volume d’affari: mensile (per chi supera una certa soglia) o trimestrale.

Versamenti periodici IVA:

  • 6001 – 6012 – IVA mensile (da gennaio a dicembre: 6001 per gennaio, 6002 per febbraio, ecc.)
  • 6031 – IVA 1 trimestre
  • 6032 – IVA 2 trimestre
  • 6033 – IVA 3 trimestre
  • 6034 – IVA 4 trimestre (solo per particolari categorie)
  • 6035 – IVA acconto (scadenza 27 dicembre)

Versamento annuale e altri:

  • 6099 – Versamento IVA sulla base della dichiarazione annuale
  • 6494 – IVA da adeguamento agli studi di settore
  • 6497 – IVA da adeguamento agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA)

Codici Tributo Addizionali Regionali e Comunali

Le addizionali IRPEF sono imposte aggiuntive che si versano alla Regione e al Comune di residenza. Si compilano rispettivamente nella sezione “Regioni” e nella sezione “IMU e altri tributi locali” del Modello F24.

Addizionale regionale:

  • 3801 – Addizionale regionale all’IRPEF (la più comune)
  • 3805 – Interessi pagamento dilazionato addizionale regionale

Addizionale comunale:

  • 3843 – Addizionale comunale IRPEF – acconto
  • 3844 – Addizionale comunale IRPEF – saldo
  • 3848 – Addizionale comunale IRPEF – interessi pagamento dilazionato

Codici Tributo Regime Forfettario

Chi aderisce al regime forfettario versa un’imposta sostitutiva al posto di IRPEF, IRAP e addizionali. L’aliquota è del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività).

  • 1790 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto prima rata
  • 1791 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto seconda rata o unica soluzione
  • 1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – saldo

Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del Modello F24, indicando l’anno di riferimento dell’imposta.

Codici Tributo per Ravvedimento Operoso

Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare versamenti omessi o tardivi pagando sanzioni ridotte e interessi legali. Oltre al codice del tributo originario, servono codici specifici per le sanzioni e gli interessi:

  • 8901 – Sanzione pecuniaria IRPEF
  • 8902 – Sanzione pecuniaria addizionale regionale IRPEF
  • 8903 – Sanzione pecuniaria addizionale comunale IRPEF
  • 8904 – Sanzione pecuniaria IVA
  • 8906 – Sanzione pecuniaria sostituti d’imposta
  • 8907 – Sanzione pecuniaria IRAP
  • 1989 – Interessi sul ravvedimento – IRPEF
  • 1990 – Interessi sul ravvedimento – addizionale regionale
  • 1991 – Interessi sul ravvedimento – addizionale comunale
  • 1993 – Interessi sul ravvedimento – IVA

Quando effettui un ravvedimento, compili 3 righe nella stessa sezione: una per il tributo originario, una per la sanzione (codice 89xx) e una per gli interessi (codice 19xx). L’anno di riferimento è sempre quello dell’imposta originaria, non quello in cui fai il pagamento.

Codici Tributo INPS e Contributi

I contributi previdenziali INPS si versano nella sezione apposita del Modello F24. Non hanno un codice tributo a 4 cifre come le imposte, ma utilizzano una causale contributo (sigla alfanumerica):

  • DM10 – Contributi lavoratori dipendenti
  • RC01 – Contributi gestione separata – committenti
  • PXX – Contributi gestione separata – professionisti
  • AF – Contributi artigiani – quota fissa
  • CF – Contributi commercianti – quota fissa
  • AP – Contributi artigiani – acconto su eccedenza minimale
  • CP – Contributi commercianti – acconto su eccedenza minimale

Per i contributi INPS fissi (artigiani e commercianti) le scadenze trimestrali 2026 sono: 16 maggio, 20 agosto, 17 novembre e 16 febbraio 2027. Per la Gestione Separata i versamenti seguono le stesse scadenze delle imposte sui redditi (saldo + acconti).

Come Trovare il Codice Tributo Giusto

Se non sei sicuro del codice tributo da utilizzare, ecco come verificarlo:

  1. Sito dell’Agenzia delle Entrate: nella sezione “Codici tributo” trovi il motore di ricerca ufficiale dove puoi cercare per tipo di imposta, descrizione o codice
  2. Comunicazione dell’ente: l’avviso di pagamento (dell’Agenzia delle Entrate, del Comune o dell’INPS) riporta sempre il codice tributo da utilizzare
  3. Software di compilazione: i software per F24 online (sia bancari che dell’Agenzia) spesso suggeriscono il codice in base alla descrizione del tributo
  4. Consulta il CAF: al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo a identificare il codice corretto e a compilare il Modello F24 senza errori

Consiglio pratico: prima di confermare il pagamento F24 online, ricontrolla sempre il codice tributo con l’avviso di pagamento o con la tabella di riferimento. Correggere un errore richiede tempo e burocrazia che puoi evitare con una semplice verifica.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti (FAQ)

Dove trovo l’elenco ufficiale dei codici tributo?

L’elenco ufficiale è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione “Servizi – Codici tributo”. Viene aggiornato periodicamente con risoluzioni che istituiscono nuovi codici o modificano quelli esistenti.

Cosa succede se uso un codice tributo sbagliato?

Il pagamento viene attribuito al tributo corrispondente al codice inserito, non a quello che intendevi pagare. Per correggere l’errore devi presentare un’istanza di correzione all’Agenzia delle Entrate (circ. 29/E/2011). Il tributo “non pagato” potrebbe generare solleciti, ma l’istanza risolve la situazione senza sanzioni aggiuntive se il versamento originale era nei termini.

I codici tributo cambiano ogni anno?

La maggior parte dei codici tributo resta stabile nel tempo. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate può istituire nuovi codici per nuove imposte o agevolazioni, o sopprimere codici obsoleti. È buona norma verificare sempre prima di effettuare il versamento, specialmente per tributi meno comuni.

Assistenza per la Compilazione F24

Non sei sicuro di quale codice tributo usare? Al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo a compilare correttamente il Modello F24 con tutti i codici tributo aggiornati al 2026. Evita errori e sanzioni: contattaci per un appuntamento.

Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

Oppure compila il modulo per essere ricontattato:

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    Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-21 09:00:002026-05-31 17:47:53Codici Tributo F24: Elenco Completo e Aggiornato 2026
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Pagamento Pensioni Giugno 2026: Date, Importi e Calendario INPS

    Pensione 2026 INPS

    Il pagamento delle pensioni di giugno 2026 avviene lunedì 1 giugno 2026, primo giorno lavorativo bancabile del mese. La data è confermata sia per chi riscuote tramite accredito bancario, sia per chi ritira allo sportello postale, che inizia il calendario suddiviso per cognome dallo stesso giorno. Il 2 giugno (Festa della Repubblica) è festivo nazionale ma cade di martedì e non impatta sull’accredito già avvenuto. Il cedolino è disponibile su MyINPS dal 22 maggio 2026 e contiene novità importanti, tra cui le prime informazioni utili per il conguaglio 730/2026 che entrerà sulla pensione tra luglio e agosto. In questa guida trovi date, importi, calendario Poste suddiviso per lettera, trattenute attive a giugno e tutto quello che serve sapere per pianificare il mese.

    ⚠️ Hai dubbi sulla pensione di giugno o sul conguaglio 730?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a capire ogni voce del cedolino, calcolare il rimborso 730 atteso e prenotare assistenza fiscale. Chiamaci allo 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Indice dei contenuti

    1. Data accredito pensione giugno 2026: lunedì 1 giugno
    2. Calendario ritiro pensione Poste Italiane giugno 2026
    3. Accredito su conto corrente bancario
    4. Importi pensioni giugno 2026 e perequazione
    5. Trattenute giugno 2026: addizionali e conguagli
    6. Conguaglio 730/2026 sui pensionati: tempistiche
    7. Come consultare il cedolino di giugno su MyINPS
    8. Novità cedolino giugno 2026
    9. Assistenza CAF per pensionati
    10. Domande frequenti

    Data accredito pensione giugno 2026: lunedì 1 giugno

    L’INPS ha confermato che il pagamento della pensione di giugno 2026 avviene lunedì 1 giugno 2026. Si tratta del primo giorno del mese, che cade di lunedì ed è giorno bancabile a tutti gli effetti. Per questo motivo non sono previsti anticipi a fine maggio: l’accredito segue il calendario ordinario.

    Il 2 giugno 2026, Festa della Repubblica, cade di martedì ed è giorno festivo nazionale: tuttavia non incide sul pagamento, che è già stato regolarmente accreditato il giorno precedente. Banche e Poste sono chiuse al pubblico solo il 2 giugno; la normale operatività riprende mercoledì 3 giugno.

    Riepilogo date utili per giugno 2026:

    • 22 maggio 2026: cedolino di giugno disponibile su MyINPS
    • 1 giugno 2026 (lunedì): accredito sul conto corrente bancario o postale
    • 1 giugno 2026 (lunedì): avvio del calendario di ritiro contante presso gli uffici postali
    • 2 giugno 2026 (martedì): festività nazionale, banche e Poste chiuse
    • 3 giugno 2026 (mercoledì): ripresa operatività ordinaria

    Calendario ritiro pensione Poste Italiane giugno 2026

    Per i pensionati che ritirano la pensione in contanti allo sportello postale Poste Italiane applica il consueto calendario suddiviso per ordine alfabetico del cognome. La novità di giugno 2026: poiché il martedì 2 giugno è festivo, il calendario salta quel giorno e si svolge su 6 giorni lavorativi tra lunedì 1 e martedì 9 giugno.

    Giorno di ritiroCognomi
    Lunedì 1 giugnoA – B
    Martedì 2 giugnoCHIUSO (Festa della Repubblica)
    Mercoledì 3 giugnoC – D
    Giovedì 4 giugnoE – K
    Venerdì 5 giugnoL – O
    Sabato 6 giugno (mattina)P – R
    Lunedì 8 giugnoS – Z

    Nota importante: il calendario è indicativo e può variare leggermente a seconda dell’ufficio postale. Verifica sempre l’orario del tuo sportello sul sito di Poste Italiane oppure chiamando il numero verde 803 160. Per chi ritira tramite Postamat il pagamento è disponibile dalle ore 00:00 del 1 giugno 2026, senza turnazione.

    Accredito su conto corrente bancario

    Per chi riceve la pensione tramite accredito su conto corrente bancario, l’importo viene reso disponibile lunedì 1 giugno 2026. Le banche eseguono i bonifici INPS nelle prime ore del mattino: in base alla banca, l’importo può comparire dalle 6:00 alle 12:00 della giornata.

    Le principali banche italiane (Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPER, Banco BPM, MPS, Crédit Agricole) accreditano simultaneamente. Le banche cooperative del territorio FVG (CrediFriuli, Banca di Cividale) e gli istituti online seguono lo stesso schema. Se al pomeriggio del 1 giugno l’accredito non risulta visibile, contatta la tua filiale.

    Importi pensioni giugno 2026 e perequazione

    Gli importi delle pensioni di giugno 2026 sono allineati alle mensilità precedenti: la rivalutazione automatica è già stata applicata da gennaio 2026 in base ai dati ISTAT 2025. Il meccanismo di perequazione 2026 prevede:

    Fascia importo% rivalutazione
    Fino a 4 volte il trattamento minimo (~2.447 €)100%
    Da 4 a 5 volte il minimo90%
    Da 5 a 6 volte il minimo75%
    Oltre 10 volte il minimo22%

    La pensione minima giugno 2026 è confermata a 611,85 € mensili (importo lordo), con possibili integrazioni per gli over 70 grazie all’incremento al milione che porta l’importo fino a circa 767,84 € mensili (incremento di 20 € rispetto al 2025). Per approfondire requisiti e procedura della maggiorazione consulta la nostra guida alla maggiorazione sociale 2026.

    Importi medi per categoria pensione giugno 2026

    Per orientarsi sull’importo netto effettivo della pensione di giugno 2026, ecco una panoramica per le principali tipologie di pensione INPS. I valori sono medi e indicativi; il netto effettivo dipende sempre dalla situazione personale (detrazioni, addizionali, conguagli).

    Categoria pensioneLordo medio (€)Netto medio stimato (€)
    Pensione di vecchiaia~ 1.450~ 1.215
    Pensione anticipata~ 1.880~ 1.530
    Pensione di reversibilità~ 760~ 700
    Pensione di invalidità~ 530~ 510
    Assegno sociale~ 540~ 540
    Pensione minima INPS~ 612~ 600

    Le pensioni assistenziali (assegno sociale, pensione di invalidità) sono esenti da IRPEF entro determinate soglie e quindi il netto è quasi pari al lordo. Le pensioni dirette di vecchiaia e anticipate, invece, subiscono il prelievo IRPEF mensile e le addizionali, con un netto significativamente inferiore al lordo.

    Pensioni in pagamento all’estero

    I pensionati italiani residenti all’estero ricevono la pensione tramite Citibank N.A., agente pagatore convenzionato con INPS. Le date di pagamento per giugno 2026 dipendono dal Paese di residenza:

    • Paesi UE e SEE: accredito intorno al 1 giugno 2026 con bonifico SEPA
    • Paesi extra-UE: accredito tra il 2 e il 5 giugno 2026, in base alla valuta locale e al fuso orario
    • Pagamenti in contanti tramite Western Union (per Paesi senza sistema bancario sviluppato): disponibilità dal 5 giugno 2026

    Attenzione fiscale per i pensionati AIRE: chi vive stabilmente all’estero (iscritto AIRE) è soggetto a regimi fiscali differenziati. La doppia tassazione tra Italia e Paese di residenza è regolata da convenzioni internazionali. Il CAF Centro Fiscale assiste i pensionati AIRE per la corretta gestione della certificazione di residenza fiscale.

    Trattenute giugno 2026: addizionali e conguagli

    Sul cedolino di giugno 2026 proseguono le trattenute fiscali iniziate nei mesi precedenti. Ecco le voci attive:

    • IRPEF mensile: 1/12 dell’imposta annua, già al netto delle detrazioni
    • Addizionale regionale IRPEF – 4ª rata su 11 (rate da marzo 2026 a gennaio 2027)
    • Addizionale comunale saldo 2025 – 4ª rata su 9 (rate da marzo a novembre 2026)
    • Addizionale comunale acconto 2026 – 4ª rata su 9 (rate da marzo a novembre 2026)
    • Eventuali recuperi indebiti e rate cessione del quinto attive

    A giugno NON è prevista alcuna nuova rata di acconto regionale: l’addizionale regionale è interamente in saldo (i Comuni invece sommano saldo + acconto). Per capire perché la pensione può variare in negativo o in positivo da un mese all’altro, leggi l’approfondimento dedicato alle cause di pensione più bassa nei mesi primaverili.

    Conguaglio 730/2026 sui pensionati: tempistiche

    Giugno è il mese in cui i pensionati si chiedono quando arriverà il rimborso 730 sulla pensione (oppure quando partirà la trattenuta in caso di debito). L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, applica i conguagli derivanti dal modello 730/2026 secondo un calendario preciso.

    Tempistiche conguaglio 730 sulla pensione

    Mese di trasmissione 730Mese di rimborso/trattenuta
    Entro maggio 2026Luglio o agosto 2026
    Entro giugno 2026Agosto 2026
    Entro luglio 2026Settembre 2026
    Entro settembre 2026Ottobre/novembre 2026

    Importante per giugno: sul cedolino di giugno non compaiono ancora le voci del 730 (a meno che non sia un caso di trasmissione anticipatissima). Il rimborso vero e proprio arriva da luglio o agosto. Per gli aspetti tecnici, esempi di calcolo e gestione della rateizzazione del debito, leggi la guida completa al rimborso 730 pensionati 2026.

    Quando arriva la quattordicesima? A luglio 2026, non a giugno. Per importi e requisiti consulta la guida alla quattordicesima pensione 2026.

    Come consultare il cedolino di giugno su MyINPS

    Il cedolino della pensione di giugno 2026 è disponibile dal 22 maggio 2026 sul portale INPS. Tre i modi principali per consultarlo:

    1. MyINPS sul sito INPS: accesso con SPID, CIE o CNS, sezione “Cedolino della pensione”
    2. App INPS Mobile: stesso accesso, comoda per chi usa lo smartphone
    3. Cedolino via email: se attivato, arriva ogni mese in PDF protetto da password

    Per la guida dettagliata su come leggere ogni voce del cedolino, dalla pensione lorda al netto effettivo, consulta il nostro approfondimento sul cedolino pensione: come leggerlo riga per riga: la struttura del cedolino è identica anche per giugno.

    Novità cedolino giugno 2026

    A giugno 2026 si segnalano alcune novità organizzative e fiscali importanti per i pensionati:

    • Avvio invio cedolino via email per nuovi iscritti: chi ha attivato il servizio entro maggio 2026 riceve il primo cedolino digitale a giugno
    • Verifica reddituale annuale: l’INPS sta concludendo le verifiche sui titolari di prestazioni assistenziali (assegno sociale, integrazione al minimo, maggiorazione sociale)
    • Comunicazioni IMU: in vista della scadenza del 16 giugno 2026, alcuni Comuni inviano avvisi bonari ai pensionati sull’acconto IMU
    • Conguaglio 730/2026: se hai presentato il 730 entro maggio, in cedolino di luglio o agosto vedrai le voci di rimborso o trattenuta

    Attenzione: i pensionati che non hanno ancora presentato il 730/2026 hanno tempo fino al 30 settembre 2026 per la trasmissione. Tuttavia, anticipare la presentazione conviene perché accelera il rimborso o riduce gli interessi sul debito.

    Assistenza CAF per pensionati

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i pensionati di Udine e provincia con servizi gratuiti e a tariffe convenzionate:

    • Lettura e verifica gratuita del cedolino della pensione
    • Compilazione modello 730/2026 (a partire da 30 € per pensionati)
    • Calcolo IMU 2026 e predisposizione modello F24
    • Verifica diritto a quattordicesima e maggiorazione sociale
    • Pratiche di ricostituzione e supplemento di pensione
    • ISEE e servizi di patronato (gratuiti)

    Prenota assistenza al CAF Centro Fiscale

    Cedolino, 730 dei pensionati, IMU di giugno: ti aiutiamo a gestire ogni adempimento di giugno 2026.

    📞 Telefono: 0432 1638640
    💬 WhatsApp: 366 6018121
    📍 Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

    Servizio Pensioni

    📬 Resta aggiornato sulle novità fiscali

    Ricevi via email il calendario mensile delle pensioni, le scadenze fiscali e le guide pratiche del CAF Centro Fiscale. 🔒 I tuoi dati sono al sicuro: nessuno spam.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti

    Quando viene pagata la pensione di giugno 2026?

    La pensione di giugno 2026 è accreditata lunedì 1 giugno 2026, primo giorno bancabile del mese. Non sono previsti anticipi a fine maggio: il calendario è regolare per banche e Poste.

    Il 2 giugno (Festa della Repubblica) impatta sul pagamento?

    No. Il 2 giugno è festivo ma cade di martedì, quindi il pagamento è già stato effettuato il giorno prima. Banche e Poste sono chiuse solo il 2 giugno; la normale operatività riprende il 3 giugno.

    Quando arriva il rimborso 730 sulla pensione?

    Il rimborso 730/2026 arriva sul cedolino della pensione tipicamente nei mesi di luglio o agosto 2026, in funzione del mese di trasmissione del modello. Per chi presenta tardi (settembre), il rimborso slitta a ottobre o novembre.

    A giugno c’è la quattordicesima?

    No. La quattordicesima delle pensioni viene erogata a luglio 2026, per i pensionati che hanno compiuto 64 anni e rispettano i limiti reddituali. A giugno l’importo è quello ordinario.

    Pensione e IMU: quando si paga?

    L’acconto IMU 2026 scade il 16 giugno 2026. I pensionati proprietari di seconda casa, fabbricati commerciali o terreni devono pagare il 50% dell’imposta annua. La prima casa di abitazione è esente, salvo i casi di abitazioni di lusso (categorie A/1, A/8, A/9). Per regole complete (esenzione prima casa, comodato, AIRE, codici tributo) consulta la nostra guida IMU 2026 per pensionati.

    Come consultare il cedolino di giugno 2026?

    Il cedolino è disponibile dal 22 maggio 2026 su MyINPS previo accesso con SPID, CIE o CNS. In alternativa puoi consultarlo dall’app INPS Mobile o riceverlo via email se hai attivato il servizio gratuito.

    Quanto è la pensione minima a giugno 2026?

    La pensione minima INPS è di 611,85 € mensili per il 2026 (619,80 € con la rivalutazione straordinaria 1,3% sugli assegni minimi). Con la maggiorazione sociale e l’incremento al milione, i pensionati over 70 con redditi sotto i limiti previsti possono raggiungere circa 767,84 € mensili.

    Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 08:00:002026-05-31 09:44:17Pagamento Pensioni Giugno 2026: Date, Importi e Calendario INPS
    Osteopati, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Partita IVA Osteopata 2026: Apertura, Regime Forfettario, Ruolo Sanitario e Fatturazione

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Aprire la partita IVA come osteopata nel 2026 significa entrare a pieno titolo in una professione sanitaria riconosciuta dallo Stato italiano. Dal 2017, con la Legge 3/2018 (Legge Lorenzin) e successivamente con il DPCM 7 luglio 2021, l’osteopatia è stata istituita come professione sanitaria autonoma, con percorso universitario dedicato (Laurea L/SNT in Osteopatia) e iscrizione obbligatoria all’elenco speciale TSRM-PSTRP.

    Questa guida affronta in modo completo tutti gli aspetti fiscali, previdenziali e operativi che riguardano l’osteopata libero professionista: codice ATECO 86.90.29, regime forfettario al 5% o 15%, Gestione Separata INPS, Sistema Tessera Sanitaria, esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972, fatturazione elettronica e calcoli pratici delle tasse.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste osteopati su tutto il territorio nazionale nell’apertura della partita IVA, nella scelta del regime fiscale più conveniente e nella gestione completa di fatturazione e dichiarazione redditi.

    Osteopata: professione sanitaria riconosciuta dal 2017

    L’osteopatia è una professione sanitaria autonoma riconosciuta in Italia con l’articolo 7 della Legge n. 3 dell’11 gennaio 2018 (cosiddetta “Legge Lorenzin”), che ha modificato il D.lgs. 502/1992 istituendo nuove professioni sanitarie. Successivamente, il DPCM 7 luglio 2021 ha definito ufficialmente il profilo dell’osteopata, le competenze professionali e l’ordinamento didattico universitario.

    L’osteopata è il professionista sanitario che, con autonomia di giudizio e responsabilità diretta, applica la manipolazione osteopatica finalizzata al trattamento delle disfunzioni di carattere muscolo-scheletrico, viscerale e cranio-sacrale. L’osteopata non somministra farmaci, non esegue diagnosi mediche e non sostituisce la figura del medico, ma opera come professionista sanitario complementare nel campo del benessere muscolo-scheletrico.

    Tappe principali del riconoscimento

    • 2017: la Legge 3/2018 istituisce l’osteopatia tra le professioni sanitarie
    • 2020: avvio del percorso transitorio con il Decreto interministeriale 7 luglio 2020
    • 2021: DPCM 7 luglio 2021 individua il profilo professionale dell’osteopata
    • 2023: avviati i corsi di laurea triennale e magistrale in Osteopatia
    • 2024: prime lauree, ingresso nel Sistema Tessera Sanitaria e detraibilità delle prestazioni come spese sanitarie

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    Differenze tra osteopata, fisioterapista, chiropratico e massofisioterapista

    Una delle confusioni più frequenti riguarda le differenze tra l’osteopata e altre figure professionali che operano sul corpo. Ecco un confronto chiaro:

    FiguraRiconoscimentoPercorso formativoAmbito
    OsteopataProfessione sanitaria (Legge 3/2018)Laurea L/SNT Osteopatia o percorso transitorio ESO+EPManipolazione osteopatica muscolo-scheletrica, viscerale e cranio-sacrale
    FisioterapistaProfessione sanitaria (D.M. 741/1994)Laurea L/SNT2 FisioterapiaRiabilitazione motoria su prescrizione medica
    ChiropraticoRiconosciuto dalla Legge 244/2007 ma senza ordinamento didatticoLaurea estera (es. UK, USA)Manipolazioni vertebrali
    MassofisioterapistaOperatore sanitario (anteriore al 1999)Diploma triennale regionaleMassaggio terapeutico

    L’osteopata, a differenza del fisioterapista, non opera necessariamente su prescrizione medica ed è abilitato alla valutazione osteopatica autonoma. Rispetto al chiropratico, gode di un percorso universitario italiano strutturato. Rispetto al massofisioterapista, ha un riconoscimento sanitario pieno con elenco speciale presso l’ordine TSRM-PSTRP.

    Requisiti formativi: laurea o percorso transitorio

    Per esercitare la professione di osteopata in Italia con partita IVA è necessario possedere uno dei seguenti titoli:

    Percorso ordinario: laurea L/SNT Osteopatia

    Dal 2024 è attivo il Corso di Laurea triennale in Osteopatia (Classe L/SNT – Professioni sanitarie) presso varie università italiane, con accesso a numero programmato. Il percorso prevede:

    • 3 anni di laurea triennale (180 CFU) con esame finale abilitante
    • Possibilità di proseguire con laurea magistrale L/SNT2/MAG (2 anni, 120 CFU)
    • Tirocinio clinico obbligatorio in strutture convenzionate
    • Esame di Stato abilitante alla professione

    Percorso transitorio (ad esaurimento)

    Per chi ha conseguito il diploma osteopatico prima dell’entrata in vigore del DPCM 2021, è previsto un percorso transitorio con doppio canale:

    • Canale A: laureati in professioni sanitarie (es. fisioterapisti) con diploma osteopatico ESO o equivalente di scuola privata accreditata
    • Canale B: diplomati osteopati con percorso di studio T1 (a tempo pieno, 5 anni) o T2 (part-time, 6 anni) presso scuole riconosciute (ESO, EP, AIMO, ecc.)

    I professionisti del percorso transitorio devono superare una prova di valutazione nazionale per essere inseriti nell’elenco speciale ad esaurimento dell’albo TSRM-PSTRP.

    Iscrizione all’elenco speciale TSRM-PSTRP

    Tutti gli osteopati abilitati devono iscriversi all’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (TSRM-PSTRP) presso l’ordine territoriale della provincia di residenza o di esercizio.

    Documenti necessari per l’iscrizione

    • Domanda di iscrizione (modulo dell’ordine territoriale)
    • Titolo di studio in originale o copia autenticata
    • Documento di identità e codice fiscale
    • Certificato di residenza o domicilio professionale
    • Quietanza di pagamento tassa di concessione governativa (€ 168) e quota di iscrizione
    • Due fototessere

    La quota annuale è variabile per ordine territoriale ma generalmente si attesta tra 120 e 180 euro all’anno. È integralmente deducibile come spesa professionale (anche per i forfettari, in modo indiretto tramite coefficiente di redditività).

    Obbligo ECM

    Come professione sanitaria, l’osteopata è soggetto all’obbligo formativo ECM (Educazione Continua in Medicina): 150 crediti ogni triennio (50 crediti l’anno). I corsi ECM sono interamente deducibili come spese di aggiornamento professionale.

    Codice ATECO osteopata 2026: 86.90.29

    Il codice ATECO da utilizzare in fase di apertura partita IVA per l’osteopata è:

    86.90.29 — Altri servizi di assistenza sanitaria n.c.a. (non classificati altrove)

    Questo codice include le prestazioni sanitarie erogate da professionisti abilitati al di fuori delle categorie specifiche (medici, infermieri, fisioterapisti, ecc.). È lo stesso codice ATECO utilizzato per altri professionisti sanitari come dietisti, podologi e logopedisti.

    Coefficiente di redditività e regime forfettario

    Nel regime forfettario, il codice ATECO 86.90.29 ha un coefficiente di redditività del 78% (settore “Servizi professionali e sanitari”). Questo significa che, sul fatturato lordo, il 78% è considerato reddito imponibile e il restante 22% è la quota forfettaria di costi deducibili.

    Esempio: se l’osteopata fattura 30.000 € in un anno, il reddito imponibile sarà 30.000 × 78% = 23.400 €, su cui si calcolano sia le tasse che i contributi INPS Gestione Separata.

    Regime forfettario per osteopata: aliquote e limiti

    Il regime forfettario è la scelta più conveniente per la maggior parte degli osteopati che avviano l’attività. Le condizioni per il 2026 sono:

    • Limite di ricavi: 85.000 € annui
    • Aliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni di attività (start-up), poi 15%
    • Coefficiente di redditività: 78% (ATECO 86.90.29)
    • No IRPEF, no addizionali, no IRAP: tutto sostituito dall’imposta sostitutiva
    • No IVA: nessun obbligo di applicazione, nessuna detrazione
    • No studi di settore / ISA

    Requisiti per l’aliquota agevolata al 5%

    Per accedere all’aliquota ridotta al 5% (start-up), l’osteopata deve:

    • Non aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa nei 3 anni precedenti
    • Non proseguire un’attività precedentemente svolta come dipendente o collaboratore (con limitate eccezioni per il tirocinio)
    • Se prosegue un’attività esistente, i ricavi del periodo precedente non devono superare il limite forfettario

    Cause di esclusione

    • Reddito da lavoro dipendente o pensione superiore a 30.000 € nell’anno precedente
    • Spese per personale dipendente superiori a 20.000 €
    • Partecipazione in società di persone, SRL trasparenti o associazioni professionali
    • Fatturazione prevalente verso ex datore di lavoro (o aziende collegate) negli ultimi 2 anni

    Contributi INPS: Gestione Separata 2026

    L’osteopata non ha una cassa previdenziale dedicata (a differenza di medici-ENPAM, infermieri-ENPAPI, psicologi-ENPAP, biologi-ENPAB). Deve quindi iscriversi alla Gestione Separata INPS, ai sensi della Legge 335/1995.

    Aliquote Gestione Separata 2026

    • 26,07%: aliquota piena per professionisti senza altra copertura previdenziale (25% IVS + 1,07% maternità/malattia/ANF)
    • 24%: aliquota ridotta per professionisti già iscritti ad altra forma pensionistica obbligatoria (es. lavoratori dipendenti) o titolari di pensione

    Massimale e minimale

    • Massimale 2026: circa 119.650 € (oltre questa soglia non si versano contributi)
    • Minimale: la Gestione Separata NON ha contributi minimi obbligatori; si paga in proporzione al reddito effettivo

    Iscrizione alla Gestione Separata

    L’iscrizione si effettua online sul portale INPS (con SPID/CIE) entro il primo pagamento dei contributi. È contestuale all’apertura della partita IVA e non prevede oneri di iscrizione iniziali.

    Versamento contributi

    I contributi si versano con F24, calcolati sul reddito dichiarato (per i forfettari sul 78% del fatturato). Le scadenze coincidono con quelle delle imposte:

    • 30 giugno: saldo anno precedente + primo acconto (50% del dovuto)
    • 30 novembre: secondo acconto (50% del dovuto)

    Sistema Tessera Sanitaria: obbligo dal 2024

    Dal 1° gennaio 2024, in seguito al riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria, l’osteopata è obbligato all’invio dei dati delle proprie fatture al Sistema Tessera Sanitaria (STS), ai sensi dell’articolo 3, comma 3 del DPR 600/1973 e successivi provvedimenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Cosa prevede l’obbligo STS

    • Trasmissione di tutte le fatture emesse a persone fisiche residenti in Italia
    • Frequenza: mensile o semestrale a scelta del professionista
    • Informazioni richieste: codice fiscale del paziente, importo, data, tipologia di spesa
    • Sanzioni in caso di omissione: da 100 a 50.000 € in base alla gravità

    Detraibilità per il paziente

    Le prestazioni dell’osteopata, inviate al Sistema TS, sono detraibili al 19% come spese sanitarie ex articolo 15 del TUIR per il paziente, sempre che siano superiori alla franchigia di 129,11 € annui complessivi e siano pagate con strumenti tracciabili (bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento).

    Questa novità rappresenta un vantaggio competitivo enorme per gli osteopati: le prestazioni costano “meno” al paziente grazie alla detrazione, fidelizzando la clientela.

    Diritto di opposizione del paziente

    Il paziente può opporsi all’invio dei dati al Sistema TS. In questo caso, l’osteopata indica nella fattura “Paziente che si oppone all’invio dei dati al Sistema TS” e la fattura non viene trasmessa, ma il paziente perde il diritto alla detrazione automatica nella precompilata (può comunque dichiararla manualmente).

    Esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972 e fatturazione

    Le prestazioni dell’osteopata, in quanto erogate da professionista sanitario, beneficiano dell’esenzione IVA prevista dall’articolo 10, comma 1, n. 18 del DPR 633/1972, che esenta da IVA le “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona” da parte di professionisti sanitari abilitati.

    Conseguenze dell’esenzione IVA

    • NO addebito IVA al paziente (la fattura non riporta IVA)
    • L’osteopata non può detrarre l’IVA sugli acquisti professionali
    • Imposta di bollo di 2 € per fatture di importo superiore a 77,47 € (carico legale del cliente, ma in genere a carico dell’osteopata per prassi commerciale)
    • In fattura va indicata la dicitura: “Operazione esente da IVA art. 10, comma 1, n. 18 DPR 633/1972”

    Fatturazione elettronica B2C

    Per le prestazioni sanitarie a privati cittadini, è previsto un regime particolare:

    • I forfettari sotto la soglia di 25.000 € di fatturato sono esenti dall’obbligo di fatturazione elettronica fino al 31 dicembre 2024 (dal 2025 obbligo per tutti)
    • Per le prestazioni inviate al Sistema TS, vige il divieto di fatturazione elettronica via SDI per motivi di privacy: la fattura va emessa solo in formato cartaceo o PDF al paziente, e i dati trasmessi al portale STS
    • Codice destinatario: “0000000” (sette zeri) per cliente privato senza PEC

    Esempio fattura osteopata (forfettario)

    Trattamento osteopatico: 70,00 €
    Operazione esente IVA art. 10, c. 1, n. 18 DPR 633/1972
    Operazione effettuata da soggetto in regime forfettario art. 1 c. 54-89 L. 190/2014
    Imposta di bollo: 2,00 € (assolta in modo virtuale)
    Totale fattura: 72,00 €

    Prestazioni tipiche e tariffe medie

    Le tariffe dell’osteopata sono libere (non esiste un tariffario nazionale), ma in Italia si attestano su valori abbastanza standard:

    PrestazioneDurataTariffa media
    Prima visita osteopatica + valutazione posturale60-75 min70 – 100 €
    Trattamento osteopatico standard (follow-up)45-60 min60 – 80 €
    Trattamento pediatrico (neonati / bambini)30-45 min60 – 90 €
    Trattamento sportivo specifico45-60 min70 – 100 €
    Visita osteopatica donna in gravidanza45-60 min70 – 90 €
    Pacchetto 5 sedute—250 – 400 €

    Le tariffe variano considerevolmente per area geografica: nelle grandi città del Nord (Milano, Torino, Bologna) si arriva facilmente a 90-110 € a seduta, mentre nelle zone del Sud Italia si parte spesso da 50-60 €.

    Studio professionale: SCIA, assicurazione e attrezzature

    SCIA sanitaria

    L’osteopata che apre uno studio professionale autonomo deve presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) sanitaria al Comune di riferimento. La SCIA attesta:

    • Idoneità dei locali (superficie minima, areazione, illuminazione, servizi igienici)
    • Rispetto delle norme igienico-sanitarie (DPR 14 gennaio 1997)
    • Possesso del titolo abilitante
    • Direttore sanitario (può essere lo stesso osteopata)

    I requisiti dei locali sono dettati dalla normativa regionale: in genere si richiedono almeno 12-15 mq per la sala trattamenti, sala d’attesa e bagno separato.

    Assicurazione RC professionale obbligatoria

    In quanto professionista sanitario, l’osteopata deve sottoscrivere un’assicurazione di responsabilità civile professionale ai sensi della Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco). Costi indicativi:

    • Polizza base: 180-300 € all’anno per coperture fino a 1.000.000 €
    • Polizza professionale completa: 300-500 € all’anno con tutela legale

    Attrezzature: lettino osteopatico e altri strumenti

    L’investimento iniziale tipico di uno studio osteopatico include:

    • Lettino osteopatico elettrico professionale: 1.200 – 3.500 €
    • Lettino osteopatico portatile (per visite domiciliari): 400 – 800 €
    • Negativoscopio per lettura RX: 100 – 250 €
    • Pedana propriocettiva e materiale per valutazione posturale: 200 – 600 €
    • Software gestionale per appuntamenti e fatturazione: 200 – 500 € l’anno

    Attenzione: nel regime forfettario non si deducono analiticamente le spese, perché il coefficiente del 78% include forfettariamente i costi. Il 22% del fatturato è già la quota di costi presunti. Pertanto, le spese del lettino e degli arredi non sono ulteriormente deducibili in regime forfettario.

    Solo passando al regime ordinario (semplificato o ordinario con contabilità) è possibile dedurre analiticamente le spese e ammortizzare i beni strumentali (lettino al 12,5% all’anno).

    Esempi di calcolo tasse osteopata in regime forfettario

    Vediamo tre scenari pratici di osteopata in regime forfettario, con coefficiente di redditività del 78% e aliquota Gestione Separata 26,07% (professionista senza altra copertura).

    Scenario 1: fatturato 25.000 € (start-up)

    • Reddito imponibile: 25.000 × 78% = 19.500 €
    • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 19.500 × 5% = 975 €
    • Contributi INPS Gestione Separata: 19.500 × 26,07% = 5.083,65 €
    • Totale tasse + contributi: 6.058,65 € (24,2% del fatturato)
    • Netto in tasca: 25.000 – 6.058,65 = 18.941,35 €

    Scenario 2: fatturato 40.000 € (consolidato)

    • Reddito imponibile: 40.000 × 78% = 31.200 €
    • Imposta sostitutiva 15% (oltre 5° anno): 31.200 × 15% = 4.680 €
    • Contributi INPS Gestione Separata: 31.200 × 26,07% = 8.133,84 €
    • Totale tasse + contributi: 12.813,84 € (32,0% del fatturato)
    • Netto in tasca: 40.000 – 12.813,84 = 27.186,16 €

    Scenario 3: fatturato 60.000 € (professionista esperto)

    • Reddito imponibile: 60.000 × 78% = 46.800 €
    • Imposta sostitutiva 15%: 46.800 × 15% = 7.020 €
    • Contributi INPS Gestione Separata: 46.800 × 26,07% = 12.200,76 €
    • Totale tasse + contributi: 19.220,76 € (32,0% del fatturato)
    • Netto in tasca: 60.000 – 19.220,76 = 40.779,24 €

    Nota: i contributi INPS versati nell’anno sono integralmente deducibili dal reddito imponibile dell’anno successivo (per chi è in forfettario, riducono la base imponibile dell’imposta sostitutiva).

    Osteopata dipendente con partita IVA: si può?

    Sì, è perfettamente compatibile essere lavoratore dipendente e avere partita IVA come osteopata, sia in regime forfettario che ordinario, purché:

    • Il contratto di lavoro dipendente non vieti espressamente la libera professione (verificare clausole di esclusiva)
    • Per il pubblico impiego vige il regime di esclusiva (occorre passare a part-time o richiedere autorizzazione)
    • Se il reddito da lavoro dipendente è superiore a 30.000 €, scatta l’esclusione dal regime forfettario
    • Per la Gestione Separata si applica l’aliquota ridotta 24% (anziché 26,07%) perché già coperti previdenzialmente

    Tipica situazione: osteopata assunto in una clinica come fisioterapista o operatore sanitario e contemporaneamente libero professionista nel proprio studio. È una soluzione molto diffusa nei primi anni di attività.

    Collaborazioni con medici, fisioterapisti e centri

    L’osteopata può collaborare con altri professionisti sanitari attraverso diverse forme contrattuali:

    • Affitto di camera all’interno di studi medici o poliambulatori (con regolare contratto di locazione e suddivisione spese)
    • Contratto di prestazione professionale con clinica/poliambulatorio (l’osteopata fattura direttamente alla struttura)
    • Collaborazione con fisioterapisti per casi che richiedono sia trattamento osteopatico sia riabilitativo
    • Convenzioni con assicurazioni sanitarie integrative (UniSalute, RBM, FASI, ecc.)

    Le strutture sanitarie convenzionate possono fatturare direttamente al paziente e poi liquidare l’osteopata con compenso netto, oppure l’osteopata fattura direttamente al paziente e versa una quota fissa di affitto alla clinica. La seconda opzione è generalmente più conveniente fiscalmente.

    Pubblicità sanitaria: limiti della Legge Boldi (Boldi-Lorenzin)

    La Legge 145/2018 (Legge di Bilancio 2019), articolo 1, commi 525-526, ha introdotto severe limitazioni alla pubblicità sanitaria, applicabili anche all’osteopata in quanto professionista sanitario.

    Cosa è permesso

    • Comunicazioni informative funzionali alla scelta consapevole del paziente
    • Indicazione di prestazioni, qualifiche, titoli di studio
    • Recapiti, orari e tariffe
    • Sito web e pagina social a contenuto informativo

    Cosa è vietato

    • Promesse di guarigione o risultati garantiti
    • Sconti e promozioni di tipo commerciale (es. “2×1”, “porta un amico”, “scontistica del 50%”)
    • Testimonianze cliniche di pazienti con immagini “before/after”
    • Pubblicità ingannevole o suggestiva

    L’ordine TSRM-PSTRP vigila sul rispetto delle norme deontologiche pubblicitarie e può applicare sanzioni disciplinari in caso di violazione, fino alla sospensione dall’albo.

    Apertura partita IVA osteopata: passo per passo

    Ecco la sequenza ottimale per aprire la partita IVA come osteopata:

    1. Iscrizione all’albo TSRM-PSTRP: prerequisito indispensabile
    2. Apertura partita IVA: invio modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite intermediario abilitato come il CAF, o tramite il proprio cassetto fiscale). ATECO 86.90.29, regime forfettario
    3. Iscrizione Gestione Separata INPS: tramite il portale INPS con SPID/CIE
    4. Iscrizione al Sistema Tessera Sanitaria: via SPID, profilo “operatore sanitario” sul portale STS
    5. SCIA sanitaria: per chi apre uno studio (al SUAP del Comune)
    6. Sottoscrizione assicurazione RC professionale obbligatoria
    7. Acquisto software gestionale per fatturazione e gestione appuntamenti
    8. Comunicazione del codice destinatario e indirizzo PEC all’Agenzia delle Entrate

    Il tempo medio per completare l’intero iter è di 15-30 giorni. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste in tutti i passaggi, dalla compilazione del modello AA9/12 fino alla registrazione al Sistema TS.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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    FAQ: domande frequenti su partita IVA osteopata

    Posso lavorare come osteopata senza partita IVA?

    No, l’attività di osteopata è qualificata come libera professione abituale e richiede l’apertura della partita IVA. Solo prestazioni del tutto occasionali (limite 5.000 € lordi anno) possono essere svolte con prestazione occasionale, ma di fatto l’osteopata non può rientrare in questo regime perché si tratta di attività professionale continuativa.

    Quanto guadagna in media un osteopata?

    Le statistiche del Registro Italiano Osteopati (ROI) e del comitato professione osteopatica indicano un fatturato medio di 35.000 – 50.000 € lordi per osteopata libero professionista, con un netto medio in tasca tra 24.000 e 34.000 €. I professionisti più affermati nelle grandi città superano i 70.000 € di fatturato.

    L’osteopata può fare diagnosi mediche?

    No, l’osteopata non è un medico e non può fare diagnosi mediche né prescrivere farmaci. L’osteopata effettua una valutazione osteopatica finalizzata al trattamento manipolativo e, se necessario, indirizza il paziente al medico per accertamenti diagnostici.

    Le prestazioni dell’osteopata sono detraibili al 19%?

    Sì, dal 2024 le prestazioni dell’osteopata iscritto all’albo TSRM-PSTRP sono detraibili al 19% come spese sanitarie ai fini IRPEF, purché pagate con strumenti tracciabili e superiori complessivamente alla franchigia di 129,11 € annui.

    Quali sono i costi annuali fissi per un osteopata libero professionista?

    • Quota albo TSRM-PSTRP: 120 – 180 €
    • Assicurazione RC professionale: 200 – 400 €
    • Software gestionale: 200 – 500 €
    • Affitto studio o quota struttura: 3.000 – 12.000 €
    • Aggiornamento ECM: 200 – 800 €
    • Totale costi fissi: 4.000 – 14.000 € l’anno

    L’osteopata può lavorare anche a domicilio?

    Sì, l’osteopata può effettuare visite a domicilio del paziente. Per le visite domiciliari non è necessaria SCIA del Comune (perché lo studio è il domicilio professionale dell’osteopata), ma vige sempre l’obbligo di assicurazione RC e l’invio fattura al Sistema TS.

    Posso lavorare con minori e neonati?

    Sì, l’osteopata può trattare anche neonati, bambini e adolescenti, previa autorizzazione e firma del consenso informato da parte di entrambi i genitori (o tutore legale). I trattamenti pediatrici richiedono però una formazione specifica post-laurea, oggi prevista nei master di II livello.

    Cosa succede se supero gli 85.000 € di fatturato?

    Se nel corso dell’anno l’osteopata supera 85.000 € di fatturato ma resta entro 100.000 €, conclude l’anno in regime forfettario e dal 1° gennaio successivo passa al regime ordinario. Se invece supera i 100.000 € in corso d’anno, esce immediatamente dal forfettario e deve applicare l’IVA dal momento del superamento (con conseguente obbligo di rifatturazione delle operazioni successive con IVA).

    Il CAF Centro Fiscale assiste gli osteopati di tutta Italia

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nell’assistenza fiscale ai professionisti sanitari e assiste osteopati in tutta Italia, sia in presenza presso le sedi di Udine, sia online. I servizi includono:

    • Apertura partita IVA con scelta del regime fiscale ottimale
    • Gestione fatturazione elettronica e invio dati al Sistema TS
    • Versamento contributi INPS Gestione Separata e calcolo F24
    • Dichiarazione redditi annuale (Modello Redditi PF)
    • Consulenza per il passaggio dal forfettario al regime ordinario
    • Tenuta contabilità per chi sceglie il regime ordinario
    • Consulenza su SCIA sanitaria e adempimenti studio

    Per una consulenza personalizzata gratuita sull’apertura della tua partita IVA da osteopata, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: 0432 1845053 oppure via email a info@centrofiscale.com.

    Nota legale: questo articolo ha finalità divulgative. Le aliquote, i limiti e le scadenze possono variare in base alle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS e della normativa vigente al momento. Per situazioni personali specifiche, è sempre consigliato rivolgersi al CAF di fiducia o a un commercialista abilitato.

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    Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-21 08:00:002026-10-11 22:17:06Partita IVA Osteopata 2026: Apertura, Regime Forfettario, Ruolo Sanitario e Fatturazione
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

    Pensione Maggio 2026 in Ritardo? Cause Reali e Cosa Fare Subito

    Pensione 2026 INPS

    La pensione di maggio 2026 potrebbe arrivare con qualche giorno di ritardo rispetto al previsto: è una situazione che genera preoccupazione, ma nella maggior parte dei casi ha cause ordinarie e prevedibili. L’accredito tipico è sabato 2 maggio per Poste/BancoPosta e lunedì 4 maggio per le banche, ma il calendario può variare per festività, weekend, problemi tecnici o casi particolari come la pensione AIRE. Vediamo le cause più comuni e cosa fare subito per verificare e risolvere.

    Hai bisogno di assistenza per la tua pensione?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

    Pensione maggio 2026: date attese Poste e banche

    L’accredito della pensione di maggio 2026 segue questo calendario standard:

    • Sabato 2 maggio 2026: accredito presso Poste/BancoPosta. Le Poste aprono il sabato mattina per consentire il prelievo agli intestatari di libretto postale e prepagata Postepay.
    • Lunedì 4 maggio 2026: accredito presso le banche convenzionate con INPS. Il 1° maggio è festa nazionale (Festa dei Lavoratori), il 2 e 3 sono sabato e domenica: il primo giorno bancabile utile è lunedì 4.
    • Pensioni AIRE (estero): per i pensionati residenti all’estero, l’accredito segue regole specifiche e può richiedere più tempo a causa dei sistemi bancari internazionali.

    Per il dettaglio completo del calendario INPS puoi consultare la guida al pagamento delle pensioni di maggio 2026.

    5 cause più comuni di ritardo

    Se la pensione non è arrivata nei giorni previsti, le cause più frequenti sono:

    1. Festività o weekend infrasettimanale: come a maggio 2026, il calendario può slittare di 1-3 giorni se il primo giorno bancabile cade dopo una festa.
    2. Tempi tecnici della banca: alcune banche elaborano gli accrediti INPS la mattina molto presto, altre nel pomeriggio. Verifica sempre alla sera del giorno previsto, non al mattino.
    3. Variazioni dell’importo: se INPS sta elaborando ricalcoli o conguagli, l’accredito può essere posticipato di alcuni giorni.
    4. IBAN errato o conto chiuso: se hai cambiato banca senza aggiornare il modello AP04 in INPS, l’accredito può essere bloccato.
    5. Problemi anagrafici o di residenza: cambi di residenza o anagrafici non comunicati all’INPS possono sospendere temporaneamente i pagamenti.

    Verifica accredito su MyINPS in 3 passi

    Prima di pensare al peggio, controlla lo stato del pagamento sul portale MyINPS:

    1. Accedi a inps.it con SPID, CIE o CNS.
    2. Vai nella sezione “Cedolino della pensione” e seleziona il mese di maggio 2026.
    3. Verifica la data di emissione del pagamento e l’IBAN su cui è stato disposto. Se la data è anteriore a oggi e l’IBAN è corretto, il problema è bancario; se l’IBAN è sbagliato, devi aggiornarlo subito.

    Quando contattare la banca e cosa chiedere

    Se MyINPS conferma che il pagamento è stato emesso ma non vedi l’accredito sul conto, è il momento di contattare la banca. Chiedi al servizio clienti:

    • Se hanno ricevuto la disposizione di pagamento dall’INPS sul tuo IBAN.
    • Se l’accredito è “in lavorazione” (può capitare nei giorni di festività o ponti).
    • Se ci sono problemi di compatibilità tra l’IBAN registrato in INPS e il conto attuale.
    • Se il conto risulta attivo e capiente a ricevere accrediti.

    Conserva sempre il numero di pratica o il CRO comunicato dalla banca: ti servirà se devi aprire un reclamo a INPS.

    Contattare INPS: numero verde + 4 canali

    Se la banca conferma di non aver ricevuto la disposizione, devi contattare INPS attraverso uno di questi canali:

    • Numero verde 803.164: gratuito da rete fissa, attivo lunedì-venerdì 8:00-20:00 e sabato 8:00-14:00.
    • 06 164.164: numero unico da mobile (a pagamento secondo tariffe operatore).
    • Sportello MyINPS: attiva una richiesta di chiarimento tramite il servizio “Comunica con INPS”.
    • Patronato o CAF: il CAF Centro Fiscale di Udine apre la pratica gratuitamente, dialoga con INPS e ti tiene aggiornato sui tempi.

    Caso speciale: pensione AIRE e estero

    Per i pensionati residenti all’estero (iscritti AIRE), l’accredito segue regole diverse:

    • L’accredito può richiedere fino a 5-10 giorni lavorativi per arrivare sul conto estero.
    • Si applicano spese di conversione valuta o commissioni internazionali.
    • Ogni anno è richiesta la certificazione di esistenza in vita, gestita da Citibank per conto INPS. Se non viene presentata nei tempi, il pagamento può essere sospeso.
    • Per pagamenti in paesi con sanzioni o restrizioni bancarie, possono esserci ulteriori verifiche.

    Quando il ritardo è normale (festività, weekend)

    Non tutti i ritardi sono anomalie. Considera “normali” e fisiologici questi casi:

    • Festività nazionali (Pasqua, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, Ferragosto, Natale): l’accredito slitta al primo giorno bancabile.
    • Sabato e domenica: le banche non elaborano nuovi accrediti, ma le Poste sì il sabato mattina.
    • Cambio di banca o IBAN: dopo l’aggiornamento INPS impiega 1-2 mesi a stabilizzare il nuovo flusso.
    • Inizio nuovo regime fiscale (gennaio): le prime mensilità dell’anno possono avere tempi un po’ più lunghi per ricalcoli.

    FAQ

    Cosa fare se la pensione non arriva il 2 maggio?

    Aspetta fine giornata: l’accredito può arrivare nel pomeriggio. Se a fine giornata non lo vedi, controlla su MyINPS la data di emissione: se è anteriore o coincidente, contatta la banca; se l’emissione è successiva, attendi il primo giorno bancabile utile.

    Pensione in ritardo: a chi rivolgersi?

    Prima alla tua banca, poi al numero verde INPS 803.164. Se il problema non si risolve in 48 ore, rivolgiti al patronato del CAF Centro Fiscale per aprire una pratica formale.

    Qual è il numero verde INPS pensioni?

    Il numero verde gratuito è 803.164 da rete fissa (lun-ven 8:00-20:00, sab 8:00-14:00). Da mobile è disponibile il numero unico 06 164.164, a pagamento secondo le tariffe del proprio operatore.

    La pensione può arrivare in giornate diverse?

    Sì. Tipicamente arriva il primo giorno bancabile, ma se ci sono festività o weekend slitta di 1-3 giorni. Inoltre, le Poste accreditano il sabato mattina, mentre le banche partono dal lunedì successivo.

    Che differenza c’è tra accredito Poste e banca?

    Le Poste lavorano anche il sabato mattina, quindi accreditano la pensione nel primo giorno utile anche se è sabato. Le banche elaborano gli accrediti solo nei giorni feriali, perciò se il primo giorno del mese cade di sabato o domenica, devi attendere il lunedì.

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    Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 07:00:002026-05-30 00:53:04Pensione Maggio 2026 in Ritardo? Cause Reali e Cosa Fare Subito
    CRIPTOVALUTE

    DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola

    Dichiarazione redditi Criptovalute

    Dal 1° gennaio 2026 è ufficialmente entrata in vigore in Italia la DAC8 (Directive on Administrative Cooperation n. 8), la direttiva europea che impone agli exchange di criptovalute, ai prestatori di servizi cripto e alle piattaforme di trading di comunicare automaticamente alle autorità fiscali i dati dei contribuenti italiani. Si tratta della più importante rivoluzione in materia di trasparenza fiscale sulle cripto-attività da quando il legislatore ha introdotto, con la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), un quadro normativo organico per il settore.

    La DAC8, recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. 1° marzo 2024 n. 16, in attuazione della Direttiva UE 2023/2226 del Consiglio del 17 ottobre 2023 (pubblicata in GUUE L del 24 ottobre 2023), estende il modello dello scambio automatico di informazioni già operativo per i conti finanziari (CRS/DAC2) al mondo delle cripto-attività. La prima rendicontazione da parte degli exchange avverrà entro il 31 gennaio 2027 e riguarderà tutte le operazioni effettuate dagli utenti italiani nell’anno fiscale 2026.

    In questa guida completa analizziamo come funziona lo scambio automatico di dati DAC8, quali informazioni saranno trasmesse all’Agenzia delle Entrate, quali sono i controlli fiscali attesi nei prossimi mesi e – soprattutto – come mettersi in regola con la dichiarazione delle plusvalenze cripto (aliquota del 33% dal 2026), del monitoraggio fiscale nel Quadro W e dell’imposta patrimoniale IVCA sulle cripto-attività detenute. Includiamo tabelle riassuntive, esempi pratici di calcolo e i riferimenti normativi ufficiali.

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    Cos’è la DAC8 e perché cambia tutto per chi possiede criptovalute

    La DAC8 è l’ottava modifica della Direttiva 2011/16/UE sulla cooperazione amministrativa in ambito fiscale tra gli Stati membri dell’Unione Europea. Approvata dal Consiglio UE il 17 ottobre 2023 (Direttiva UE 2023/2226), estende per la prima volta il principio dello scambio automatico di informazioni al mondo delle cripto-attività, allineandosi al Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) elaborato dall’OCSE nel 2022.

    In termini pratici, la DAC8 obbliga tutti i prestatori di servizi di cripto-attività (i cosiddetti CASP, Crypto-Asset Service Providers) – exchange centralizzati, piattaforme di trading, custodian, gestori di NFT marketplace, e in alcuni casi anche piattaforme DeFi soggette al regolamento MiCA – a raccogliere informazioni dettagliate sui propri utenti residenti in UE e a trasmetterle automaticamente, una volta all’anno, all’amministrazione finanziaria del Paese di residenza del cliente.

    Le quattro novità chiave introdotte dalla DAC8

    • Scambio automatico globale: i dati transazionali viaggiano da exchange → autorità del paese del CASP → Agenzia delle Entrate italiana, senza necessità di alcuna richiesta specifica.
    • Inclusione di tutte le cripto-attività: Bitcoin, altcoin, stablecoin, token DeFi, e-money token (EMT) e asset-referenced token (ART) ai sensi del regolamento MiCA, NFT con funzione di investimento.
    • Estensione al ruling fiscale: obbligo di scambio automatico anche dei tax ruling preventivi su persone fisiche con patrimoni significativi (HNWI).
    • Sanzioni armonizzate: minimo 500 euro per ogni segnalazione omessa o errata, con sanzioni penali in caso di omissione sistematica.

    Il quadro normativo: dalla Legge di Bilancio 2023 alla DAC8

    Per comprendere la portata della DAC8 è necessario inquadrarla nell’evoluzione normativa italiana sulle cripto-attività degli ultimi anni. Fino al 2022 la disciplina era frammentaria e basata su risoluzioni e interpelli dell’Agenzia delle Entrate (in particolare la Risoluzione n. 72/E del 2 settembre 2016 e gli interpelli successivi che assimilavano le criptovalute alle valute estere). Con la Legge di Bilancio 2023 (L. 29 dicembre 2022 n. 197), commi 126-147, il legislatore ha introdotto per la prima volta una disciplina organica.

    Cronologia delle norme rilevanti

    NormaAnnoContenuto principale
    L. 197/2022 (commi 126-147)2023Definizione “cripto-attività”, aliquota plusvalenze 26%, Quadro W, IVCA 0,2%, sanatoria
    Provvedimento AdE 7 agosto 20232023Istruzioni operative per la regolarizzazione e per il Quadro W
    Direttiva UE 2023/2226 (DAC8)2023Scambio automatico dati cripto tra Stati UE
    L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025)2024Aliquota plusvalenze cripto al 33% dal 2026, conferma soglia 2.000 €
    D.Lgs. 16/20242024Recepimento DAC8 in Italia, in vigore dal 1° gennaio 2026
    Provvedimento AdE attuativo DAC82025-2026Specifiche tecniche tracciato XML per CASP

    Il D.Lgs. 16/2024 ha integrato il D.Lgs. 29/2014 (che già recepiva DAC1-DAC7) con un nuovo capo dedicato esclusivamente ai CASP, prevedendo regole di due diligence per identificare i clienti residenti, obblighi di raccolta del codice fiscale (TIN), tenuta della documentazione per cinque anni e procedure di verifica di residenza basate sui criteri OCSE/CARF.

    Quali dati saranno trasmessi all’Agenzia delle Entrate

    La domanda che ogni titolare di un portafoglio cripto si pone è: quali informazioni vedranno esattamente le autorità fiscali italiane? La risposta è contenuta nell’allegato VI alla Direttiva UE 2023/2226, che definisce il tracciato di reporting obbligatorio per ogni CASP. Si tratta di un dataset estremamente granulare.

    Categorie di dati comunicati

    • Dati identificativi dell’utente: nome, cognome, indirizzo, data e luogo di nascita, codice fiscale italiano (TIN), Stato di residenza fiscale.
    • Saldi a fine periodo: valore di ogni cripto-attività detenuta al 31 dicembre dell’anno di riferimento, espresso in euro al cambio ufficiale.
    • Operazioni di acquisto e vendita: per ogni transazione data, controparte (se nota), tipologia di asset, quantità, prezzo, commissioni.
    • Operazioni di scambio cripto-cripto: swap tra asset diversi (es. BTC → ETH), che secondo l’AdE non realizzano plusvalenze fiscalmente rilevanti se cripto della stessa categoria, ma vengono comunque comunicate.
    • Trasferimenti verso wallet esterni: ogni prelievo verso wallet non custoditi viene segnalato con indirizzo blockchain di destinazione.
    • Servizi di staking, lending, mining-pool: rendimenti maturati, quantità accreditate, durata del vincolo.
    • Operazioni con NFT se trattati come asset di investimento (dal 2023).

    L’aspetto più rilevante è la tracciabilità delle operazioni “off-chain”: le movimentazioni interne all’exchange (che non lasciano traccia sulla blockchain pubblica) saranno comunque visibili all’Agenzia delle Entrate. In passato erano l’unica zona grigia su cui contava chi non dichiarava; con la DAC8 questa opacità sparisce del tutto.

    Tempistica della trasmissione

    1. Anno fiscale 2026 (1° gennaio – 31 dicembre): i CASP raccolgono dati su tutti gli utenti italiani.
    2. Entro il 31 gennaio 2027: i CASP trasmettono il file XML all’autorità del Paese in cui sono stabiliti.
    3. Entro 9 mesi dalla fine dell’anno fiscale (settembre 2027): l’autorità del CASP inoltra i dati all’Agenzia delle Entrate italiana.
    4. Anni successivi: stesso schema, con flussi ricorrenti annuali.

    L’aliquota del 33% sulle plusvalenze cripto dal 2026

    Il vero spartiacque fiscale del 2026 non è soltanto la DAC8 ma anche il nuovo regime di tassazione delle plusvalenze da cripto-attività. La Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024 n. 207), art. 1 comma 25, ha modificato l’art. 67 comma 1 c-sexies del TUIR portando l’aliquota dal 26% (in vigore fino al 31/12/2025) al 33% a decorrere dal 1° gennaio 2026.

    Come si calcola la plusvalenza

    La plusvalenza è la differenza tra il corrispettivo percepito (in caso di vendita o conversione in valuta fiat o in stablecoin di categoria diversa) e il costo o valore di acquisto, considerato in euro. Il legislatore ha imposto il metodo LIFO (Last In, First Out): si considerano cedute per prime le criptovalute acquistate più di recente. Resta confermata la soglia di esenzione di 2.000 euro annui: plusvalenze complessive inferiori a tale importo non sono tassate.

    Esempio pratico di calcolo

    Mario nel 2026 compra 0,5 BTC a 50.000 €/BTC (totale 25.000 €) e poi 0,3 BTC a 60.000 €/BTC (totale 18.000 €). A novembre 2026 vende 0,4 BTC al prezzo di 70.000 €/BTC (corrispettivo 28.000 €).

    • LIFO: vende prima 0,3 BTC del secondo acquisto (costo 18.000 €) + 0,1 BTC del primo acquisto (costo 5.000 €) = costo totale 23.000 €.
    • Plusvalenza lorda: 28.000 € − 23.000 € = 5.000 €.
    • Soglia esenzione 2.000 € → imponibile 3.000 € (NB: la soglia opera per tutte le plusvalenze cumulate dell’anno, non per singola operazione; alcuni interpreti la considerano franchigia, l’AdE la qualifica come soglia di rilevanza).
    • Imposta sostitutiva: 5.000 € × 33% = 1.650 € (oppure 3.000 € × 33% = 990 € secondo l’interpretazione di franchigia).

    L’imposta sostitutiva si liquida nel Quadro RT del Modello Redditi PF con codice tributo dedicato e va versata entro il termine del saldo IRPEF (in via ordinaria 30 giugno dell’anno successivo, con possibilità di pagamento a luglio con maggiorazione 0,40%).

    Quadro W e monitoraggio fiscale delle cripto-attività

    Oltre alla tassazione delle plusvalenze, ogni residente in Italia che possiede cripto-attività ha l’obbligo di compilare il Quadro W del Modello Redditi PF (che ha sostituito il precedente Quadro RW dal 2023). Si tratta dell’adempimento di monitoraggio fiscale che ha una doppia funzione: dichiarazione delle attività detenute all’estero ai sensi del D.L. 167/1990 e liquidazione dell’IVCA, l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività.

    Chi deve compilare il Quadro W

    • Chiunque detenga cripto-attività su exchange esteri (Binance, Kraken, Bybit, ecc.), per qualsiasi importo.
    • Chiunque detenga cripto-attività su wallet self-custody (Ledger, Trezor, MetaMask, ecc.), per qualsiasi importo.
    • Anche chi detiene cripto su exchange italiani regolamentati (es. The Rock Trading, Conio), per finalità IVCA.

    L’IVCA: Imposta sul Valore delle Cripto-Attività

    L’IVCA è un’imposta patrimoniale dello 0,2% (2 per mille) calcolata sul valore al 31 dicembre di tutte le cripto-attività detenute. È analoga all’IVAFE per i conti esteri. Si liquida nel Quadro W e si versa con i codici tributo dedicati istituiti con risoluzione AdE.

    Esempio: Lucia al 31/12/2026 possiede cripto-attività per un controvalore di 50.000 €. IVCA dovuta = 50.000 × 0,2% = 100 €.

    Sanzioni per omessa dichiarazione e accertamenti DAC8

    Con la DAC8 a regime, l’Agenzia delle Entrate disporrà di un incrocio automatico tra dati comunicati dagli exchange e dichiarazioni fiscali presentate. Chi non avrà dichiarato correttamente plusvalenze, IVCA o monitoraggio riceverà lettere di compliance o veri e propri avvisi di accertamento.

    ViolazioneSanzioneRiferimento
    Omessa compilazione Quadro W (monitoraggio)Dal 3% al 15% degli importi non dichiarati (raddoppiata in paesi black list)D.L. 167/1990 art. 5
    Omesso versamento IVCA30% dell’imposta non versata + interessi legaliD.Lgs. 471/1997 art. 13
    Omessa dichiarazione plusvalenzeDal 120% al 240% dell’imposta dovuta (min. 250 €)D.Lgs. 471/1997 art. 1
    Infedele dichiarazione plusvalenzeDal 90% al 180% dell’imposta dovutaD.Lgs. 471/1997 art. 1 c. 2
    Omissione CASP (mancata segnalazione DAC8)Minimo 500 € per segnalazione, fino a sanzioni penali per omissioni sistematicheD.Lgs. 16/2024

    È importante ricordare che il contribuente può sempre ricorrere al ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni, purché prima dell’avvio formale di un accertamento. La riduzione varia da 1/10 al 1/5 del minimo a seconda della tempestività.

    Come mettersi in regola: la roadmap pratica

    Se hai sottoscritto in passato operazioni su exchange (anche solo per piccoli importi) e non sei sicuro di aver dichiarato correttamente, il 2026 è l’anno spartiacque per regolarizzare la tua posizione prima che arrivino i dati DAC8. Ecco i passaggi consigliati.

    Step 1: Ricostruisci la cronologia operativa

    1. Scarica gli export CSV di tutte le operazioni da ogni exchange utilizzato (anche quelli ormai chiusi: contatta il customer care, sono obbligati a conservare 5 anni di dati).
    2. Recupera la cronologia dei wallet self-custody tramite block explorer (Etherscan, Blockchain.com).
    3. Annota in un file Excel ogni acquisto, vendita, scambio, prelievo, deposito con data, asset, quantità, prezzo in euro.

    Step 2: Calcola plusvalenze, minusvalenze e patrimonio

    • Applica il metodo LIFO anno per anno.
    • Compensa plusvalenze e minusvalenze nello stesso periodo d’imposta (le minusvalenze cripto sono riportabili nei 4 anni successivi).
    • Calcola il valore al 31/12 di ogni anno per la base IVCA.
    • Tieni conto della soglia di 2.000 € (in vigore già dal 2023).

    Step 3: Sana le annualità pregresse con il ravvedimento operoso

    Per il 2023, 2024 e 2025 – cioè per le dichiarazioni Redditi PF 2024, 2025 e 2026 – è possibile presentare una dichiarazione integrativa con ravvedimento. Le riduzioni delle sanzioni dipendono dal momento in cui si interviene:

    • Entro 90 giorni dal termine: sanzione ridotta a 1/9.
    • Entro il termine della dichiarazione dell’anno successivo: sanzione ridotta a 1/8.
    • Oltre tale termine ma prima dell’accertamento: sanzione ridotta a 1/7 o 1/6.

    Step 4: Affidati a un CAF o a un professionista

    La materia è tecnica e gli errori sono frequenti, specialmente nella ricostruzione LIFO multi-anno e nella corretta valorizzazione dei token in euro al momento dell’operazione. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i contribuenti nella compilazione del Quadro W, nel calcolo dell’IVCA e nelle dichiarazioni integrative.

    Implicazioni pratiche per il contribuente medio

    Molti pensano che la DAC8 riguardi solo i “grandi pesci”. Niente di più sbagliato: il sistema è progettato per essere massivo e automatico. Anche chi nel 2026 ha solo qualche centinaio di euro in Bitcoin su un exchange estero sarà segnalato. Tre scenari ricorrenti.

    Caso A: Trader occasionale con piccole somme

    Andrea ha 1.500 € su Binance. Non realizza plusvalenze superiori alla soglia ma deve comunque compilare il Quadro W (monitoraggio) e versare l’IVCA (3 € l’anno su 1.500 €). Senza compilazione: sanzione minima 3% × 1.500 = 45 €, ben più dell’IVCA dovuta.

    Caso B: Investitore con plusvalenze rilevanti

    Giulia nel 2026 realizza 15.000 € di plusvalenze. Imposta sostitutiva: (15.000 − 2.000) × 33% = 4.290 €. Deve compilare Quadro RT e Quadro W, versare il saldo entro il 30/6/2027.

    Caso C: Holder long-term con wallet self-custody

    Roberto detiene 1 BTC su Ledger dal 2020. Non ha mai venduto, quindi non realizza plusvalenze, ma DEVE comunque compilare il Quadro W per il monitoraggio e versare l’IVCA annuale calcolata sul valore al 31/12.

    Staking, mining, NFT: regole 2026

    La normativa italiana 2026 chiarisce anche il trattamento di redditi accessori del mondo cripto.

    • Staking: i rendimenti sono qualificati come “redditi diversi” tassati con l’aliquota sostitutiva del 33% dal 2026, al momento in cui le coin sono accreditate sul wallet del contribuente. Le coin ricevute entrano nel costo medio del patrimonio (LIFO).
    • Mining hobbystico: redditi diversi (TUIR art. 67) tassati a 33%. Il costo di acquisto è zero (mining puro) o pari al costo dell’energia se documentato.
    • Mining professionale: reddito d’impresa, P. IVA obbligatoria, IVA, contributi.
    • NFT con funzione di investimento: trattati come cripto-attività (Risoluzione AdE 2023), tassazione plusvalenze 33%, da inserire nel Quadro W.
    • Airdrop: valorizzati al momento dell’accredito al cambio del giorno, concorrono come “redditi diversi” (interpretazione AdE).

    Le scadenze fiscali per cripto-attività 2026-2027

    ScadenzaAdempimento
    30 giugno 2026Versamento saldo IRPEF + imposta sostitutiva plusvalenze 2025 (aliquota 26%) + IVCA 2025
    30 settembre 2026Termine ordinario invio telematico Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025)
    31 gennaio 2027Primo invio DAC8 da parte dei CASP (dati 2026)
    30 giugno 2027Versamento saldo plusvalenze 2026 (aliquota 33%) e IVCA 2026
    30 settembre 2027Invio Redditi PF 2027 (primo modello con dati incrociati DAC8)

    Errori comuni da evitare

    • Pensare che gli exchange esteri non comunichino: con DAC8 ogni CASP UE è obbligato. Per quelli extra-UE è in arrivo il CARF OCSE che già 60+ Paesi (USA, UK, Svizzera, Singapore inclusi) hanno aderito.
    • Non dichiarare i wallet self-custody: non vengono comunicati da exchange ma sono comunque oggetto di monitoraggio fiscale. La mancata dichiarazione è autonoma violazione.
    • Confondere franchigia e soglia: i 2.000 € sono una soglia di rilevanza – se superata, è tassata tutta la plusvalenza (interpretazione AdE prevalente).
    • Ignorare swap cripto-cripto: alcuni scambi tra asset diversi realizzano plusvalenze rilevanti (es. da BTC a stablecoin).
    • Usare il FIFO invece del LIFO: il legislatore impone il LIFO; il FIFO è ammesso solo se documentato e tracciato puntualmente per ogni lotto.

    Cosa fare subito: checklist operativa 2026

    1. Verifica di aver registrato il codice fiscale italiano su tutti gli exchange usati (i CASP non potranno segnalare senza TIN).
    2. Recupera la cronologia completa di tutte le operazioni dal 2020 in avanti (5 anni di accertamento).
    3. Ricostruisci con software dedicati (CoinTracking, Koinly, CoinLedger) o con un commercialista esperto.
    4. Predisponi un foglio Excel con valore al 31/12 di ogni anno per IVCA.
    5. Programma un controllo della tua dichiarazione Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) prima del 30 settembre 2026.
    6. Se rilevi omissioni 2023-2024, presenta integrativa con ravvedimento prima di ricevere lettere AdE.
    7. Per il 2026 in corso, tieni traccia in tempo reale di ogni operazione con prezzo in euro.

    Hai dubbi sulla tua posizione cripto? Contatta il CAF Centro Fiscale

    La materia delle cripto-attività è in continua evoluzione e richiede competenze trasversali tra fiscalità internazionale, blockchain analytics e dichiarativi italiani. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza specializzata per:

    • Ricostruzione storica delle operazioni e calcolo plusvalenze con metodo LIFO.
    • Compilazione Quadro W e versamento IVCA.
    • Dichiarazioni integrative con ravvedimento operoso per anni pregressi.
    • Assistenza in caso di lettere di compliance o accertamenti DAC8.
    • Pianificazione fiscale per investitori cripto sopra soglia.

    Per fissare un appuntamento o ricevere un preventivo, contatta il nostro studio: la prima consulenza informativa è disponibile in sede a Udine o in videocollegamento.

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    Domande frequenti su DAC8 e criptovalute 2026

    Da quando si applica concretamente la DAC8 in Italia?

    Gli obblighi di raccolta dati sono operativi dal 1° gennaio 2026. La prima trasmissione effettiva dei dati dai CASP alle autorità è prevista entro il 31 gennaio 2027 e riguarderà l’anno fiscale 2026.

    Qual è l’aliquota sulle plusvalenze cripto nel 2026?

    Dal 1° gennaio 2026 l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività è del 33% (in precedenza era 26%), come stabilito dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024 art. 1 c. 25). Resta confermata la soglia di esenzione di 2.000 € annui.

    Devo dichiarare le cripto detenute su wallet self-custody?

    Sì. L’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro W e di versamento dell’IVCA (0,2% sul valore al 31/12) si applica a tutte le cripto-attività detenute, indipendentemente dal fatto che siano su un exchange o su un wallet personale.

    Cosa succede se ho omesso dichiarazioni in anni precedenti?

    Puoi rimediare con il ravvedimento operoso: presenta una dichiarazione integrativa, versa l’imposta dovuta, le sanzioni ridotte (da 1/10 a 1/5 del minimo) e gli interessi legali. Lo strumento è disponibile fintanto che l’Agenzia non ti ha notificato un avviso di accertamento.

    Gli exchange extra-UE comunicano i dati all’Agenzia delle Entrate?

    La DAC8 si applica solo agli operatori dell’UE. Per gli exchange extra-UE è operativo il CARF dell’OCSE, già recepito da oltre 60 Paesi tra cui USA, UK, Svizzera, Singapore e UAE. Lo scambio di informazioni con questi Paesi è attivo o si attiverà progressivamente entro il 2027-2028.

    Cosa rischio se non dichiaro le cripto?

    Le sanzioni per omessa compilazione del Quadro W vanno dal 3% al 15% degli importi non dichiarati. L’omessa dichiarazione di plusvalenze comporta sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta. In caso di omessi versamenti IVCA si applica il 30% dell’imposta non pagata più gli interessi.

    Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-20 10:48:442026-05-30 01:04:03DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Quanto Costa il 730 al CAF, Patronato o Commercialista nel 2026: Tariffe a Confronto

    Dichiarazione dei redditi 730

    Ogni primavera milioni di contribuenti italiani si pongono la stessa domanda: quanto costa il 730 al CAF nel 2026? E quanto chiede un commercialista? Il patronato fa la dichiarazione dei redditi gratis o si paga? Districarsi tra tariffe, agevolazioni e differenze tra modello 730 e Modello Redditi PF non è semplice, soprattutto considerando che nel 2026 ci sono importanti novità: il precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026 (non più dal 15 aprile) e la scadenza per l’invio definitivo del 730 resta il 30 settembre 2026. In questa guida completa analizziamo nel dettaglio quanto costa il 730 al CAF in base alla complessità della pratica, le tariffe medie dei commercialisti, i casi in cui la dichiarazione è gratuita e come scegliere l’opzione più conveniente per la tua situazione.

    Indice dei contenuti

    1. Quanto costa il 730 al CAF nel 2026: tariffe medie
    2. Quando il 730 al CAF è gratuito
    3. Costo del 730 dal commercialista nel 2026
    4. Patronato e 730: cosa fa davvero il patronato
    5. Scadenze 730 e Modello Redditi PF 2026
    6. 730 ordinario vs 730 precompilato: differenze e costi
    7. Costi nascosti da evitare nel 730 2026
    8. Come scegliere tra CAF, patronato e commercialista
    9. Documenti necessari per il 730 al CAF
    10. Vantaggi di affidarsi a un CAF professionale
    11. Domande frequenti

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    Quanto costa il 730 al CAF nel 2026: tariffe medie

    Quando ci si chiede quanto costa il 730 al CAF, la risposta dipende sempre dalla complessità della dichiarazione. I CAF (Centri di Assistenza Fiscale) sono enti autorizzati dall’Agenzia delle Entrate a raccogliere, controllare e trasmettere le dichiarazioni dei redditi per conto dei contribuenti. Non esistono tariffe fisse imposte dalla legge: ogni CAF può determinare il proprio listino, anche se a livello nazionale i prezzi tendono ad allinearsi.

    In media, nel 2026 il costo del 730 al CAF oscilla tra 40 e 120 euro, con un valore tipico intorno ai 70-90 euro per una pratica di media complessità. La cifra esatta dipende da diversi fattori che vediamo nel dettaglio.

    Cosa influenza il prezzo del 730 al CAF

    I principali elementi che determinano quanto costa il 730 al CAF sono:

    • Numero di certificazioni uniche (CU): chi ha più datori di lavoro o pensioni paga di più
    • Presenza di redditi diversi: affitti, rendite finanziarie, plusvalenze
    • Detrazioni e deduzioni da inserire: spese mediche, mutuo, ristrutturazioni, figli a carico
    • Bonus edilizi: Superbonus, bonus ristrutturazioni 50%, bonus mobili (richiedono moduli aggiuntivi)
    • Modello congiunto: il 730 presentato insieme al coniuge ha un costo aggiunto contenuto
    • Quadri aggiuntivi: terreni, fabbricati, redditi all’estero

    Tabella tariffe medie CAF 2026

    Ecco una sintesi indicativa dei costi medi del 730 al CAF nel 2026:

    • 730 ordinario semplice (1 CU, nessuna detrazione complessa): 40-60 euro
    • 730 ordinario con detrazioni (spese mediche, mutuo, figli): 60-90 euro
    • 730 con bonus edilizi (ristrutturazioni, ecobonus, Superbonus): 90-150 euro
    • 730 congiunto (coniugi): 70-110 euro complessivi
    • 730 con redditi diversi (affitti, rendite): 80-130 euro

    Presso il CAF Centro Fiscale di Udine applichiamo tariffe trasparenti e competitive, comunicate sempre prima dell’inizio della pratica, senza sorprese o costi nascosti. Il servizio è disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia.

    Quando il 730 al CAF è gratuito

    Una domanda frequente è: il 730 al CAF è gratis? La risposta corretta è: quasi mai per il singolo contribuente, ma esistono alcune situazioni particolari da conoscere. Capire quanto costa il 730 al CAF significa anche sapere se rientri in una di queste categorie agevolate.

    Convenzioni sindacali e aziendali

    Molti CAF sono convenzionati con sindacati (CGIL, CISL, UIL e altri) o con grandi aziende ed enti pubblici. In questi casi, gli iscritti al sindacato o i dipendenti dell’azienda convenzionata possono presentare il 730 a tariffa ridotta o gratuitamente. Verifica sempre se il tuo sindacato o il tuo datore di lavoro ha una convenzione attiva.

    Il falso mito del 730 “gratis perché compili da solo online”

    L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il 730 precompilato dal 30 aprile 2026 (data spostata dal 15 aprile a partire da quest’anno). Tecnicamente la dichiarazione può essere trasmessa autonomamente senza costi, ma sconsigliamo fortemente questa scelta: un errore nelle detrazioni, una spesa medica dimenticata o un quadro mal compilato può tradursi in centinaia di euro di rimborso perso oppure in sanzioni e accertamenti da parte del Fisco.

    Quando affidi il 730 al CAF Centro Fiscale, hai due garanzie fondamentali:

    • Massimizzazione del rimborso: gli operatori verificano tutte le detrazioni e deduzioni applicabili al tuo caso
    • Visto di conformità: il CAF appone il visto che certifica la correttezza dei dati e ti tutela in caso di controlli

    Il costo del 730 al CAF, in molti casi, viene più che recuperato dal rimborso fiscale aggiuntivo che riusciamo a far emergere.

    Costo del 730 dal commercialista nel 2026

    Confrontare quanto costa il 730 al CAF con il prezzo praticato da un commercialista è il primo passo per scegliere consapevolmente. I commercialisti, in quanto liberi professionisti iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti, applicano tariffe generalmente più alte rispetto ai CAF.

    Tariffe medie commercialista 2026

    Per un modello 730 ordinario, il costo dal commercialista nel 2026 oscilla tra 100 e 250 euro, con queste fasce indicative:

    • 730 semplice: 100-150 euro
    • 730 con detrazioni e bonus edilizi: 150-220 euro
    • 730 complesso con redditi diversi: 200-300 euro

    Quando conviene il commercialista

    Il commercialista è la scelta più adatta in queste situazioni:

    • Partita IVA: chi ha un’attività autonoma o d’impresa deve presentare il Modello Redditi PF (non il 730), e qui il commercialista è quasi indispensabile
    • Redditi esteri complessi: lavoratori all’estero, conti correnti esteri, immobili all’estero (quadro W)
    • Plusvalenze finanziarie elevate: gestione di portafogli importanti, cripto-attività
    • Soci di società: titolari di partecipazioni qualificate o in società di persone
    • Contenziosi fiscali in corso

    Differenza chiave: il CAF non può fare il Modello Redditi PF

    Una precisazione importante: il CAF è autorizzato a gestire principalmente il modello 730 per lavoratori dipendenti e pensionati. Per il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico), che riguarda chi ha redditi d’impresa, di lavoro autonomo o particolari redditi diversi, il riferimento naturale è il commercialista o un CAF abilitato con professionisti dedicati. Il CAF Centro Fiscale di Udine, grazie alla collaborazione con dottori commercialisti, gestisce sia il 730 sia il Modello Redditi PF per partite IVA e situazioni complesse.

    Patronato e 730: cosa fa davvero il patronato

    Esiste un equivoco molto diffuso: molti pensano che il patronato faccia la dichiarazione dei redditi 730 gratuitamente. Non è esatto. Per capire quanto costa il 730 al CAF e perché non è confrontabile col patronato, occorre chiarire i ruoli.

    Patronato vs CAF: le competenze

    Il patronato è un ente autorizzato a fornire assistenza in materia previdenziale e assistenziale: domande di pensione, NASpI, assegno unico, invalidità civile, infortuni, pratiche INPS in generale. I servizi del patronato sono in larga parte gratuiti per il cittadino perché finanziati dallo Stato attraverso un fondo dedicato.

    Il CAF (Centro di Assistenza Fiscale) si occupa invece di materia fiscale: dichiarazione dei redditi 730, ISEE, IMU, dichiarazioni di successione, RED, ICRIC. Alcuni servizi CAF sono gratuiti per il cittadino (es. ISEE, RED), altri sono a pagamento (es. 730, successioni, IMU).

    Patronato gratuito: i servizi inclusi

    Presso un patronato puoi ottenere gratuitamente:

    • Domanda di pensione di vecchiaia o anticipata
    • Domanda di NASpI e disoccupazione
    • Assegno unico universale per i figli
    • Domanda di invalidità civile e Legge 104
    • Indennità di malattia, maternità, congedo parentale
    • Pratiche di infortunio sul lavoro (INAIL)

    Il 730 al patronato esiste?

    Molte sedi sindacali offrono sia patronato che CAF nello stesso ufficio. Quando ti rivolgi al “patronato” per il 730, in realtà stai usufruendo del servizio CAF associato. In questi casi vale comunque la tariffa CAF, eventualmente scontata per gli iscritti al sindacato (vedi sezione precedente sulle convenzioni).

    Presso il CAF Centro Fiscale di Udine trovi un servizio completo che integra assistenza fiscale e supporto patronato grazie a partnership consolidate, sia in ufficio che online.

    Scadenze 730 e Modello Redditi PF 2026

    Conoscere quanto costa il 730 al CAF è importante, ma altrettanto cruciale è rispettare le scadenze fiscali 2026 per evitare sanzioni e perdere il diritto al rimborso in busta paga.

    Calendario fiscale 2026 – dichiarazione redditi

    Ecco le date da segnare in agenda per la dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025):

    • 30 aprile 2026: disponibilità del 730 precompilato sul portale dell’Agenzia delle Entrate (slittata dal 15 aprile)
    • 20 maggio 2026: dal questa data è possibile accettare, modificare e inviare il 730 precompilato
    • 30 settembre 2026: scadenza per la presentazione definitiva del 730 (sia ordinario che precompilato)
    • 25 ottobre 2026: termine per la presentazione del 730 integrativo (per correggere errori a favore del contribuente)
    • 30 novembre 2026: scadenza per l’invio del Modello Redditi Persone Fisiche

    Rateazione e conguagli

    Il vantaggio principale del 730 rispetto al Modello Redditi PF è il conguaglio diretto in busta paga o sulla pensione:

    • Rimborso: chi ha diritto a un credito d’imposta lo riceve direttamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), generalmente dal mese di luglio per i lavoratori dipendenti e da agosto-settembre per i pensionati
    • A debito: se devi pagare, l’importo viene trattenuto dalla busta paga o dalla pensione, anche in più rate fino a novembre

    Conseguenze del ritardo

    Se non presenti il 730 entro il 30 settembre 2026, dovrai ripiegare sul Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026. Oltre questa data scatta il regime della dichiarazione tardiva (entro 90 giorni) o, peggio, della dichiarazione omessa (oltre 90 giorni) con sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta. Per evitare problemi, contatta il CAF Centro Fiscale con largo anticipo.

    730 ordinario vs 730 precompilato: differenze e costi

    Quando si parla di quanto costa il 730 al CAF, è utile distinguere tra 730 ordinario e 730 precompilato, perché sono due procedure diverse anche dal punto di vista del costo.

    730 ordinario

    Nel 730 ordinario, il CAF (o il commercialista, o l’utente stesso) compila il modello partendo dai dati forniti dal contribuente: CU, ricevute spese, bollettini mutuo, ecc. Il CAF inserisce manualmente tutte le voci, verifica la correttezza e appone il visto di conformità. È la modalità classica, ancora la più utilizzata per le situazioni complesse.

    730 precompilato

    Il 730 precompilato è invece predisposto dall’Agenzia delle Entrate con dati già caricati automaticamente: certificazioni uniche, spese sanitarie comunicate dal Sistema Tessera Sanitaria, interessi sui mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali, oneri scolastici e universitari, donazioni a enti del terzo settore. L’utente (o il CAF) deve solo verificare, integrare e confermare.

    Dal 2026 la disponibilità del precompilato slitta al 30 aprile (era 15 aprile fino al 2025), per permettere ai sostituti d’imposta di trasmettere correttamente tutte le CU.

    Il costo cambia tra 730 ordinario e precompilato?

    Apparentemente il precompilato sembrerebbe “più facile” e quindi più economico. In pratica, la differenza di costo al CAF è minima (in genere 5-15 euro in meno), perché:

    • Il CAF deve comunque controllare riga per riga i dati precaricati (spesso incompleti o errati)
    • Vanno integrate le spese non comunicate automaticamente (es. spese mediche non tracciate, oneri detraibili minori, lavori edilizi)
    • Il visto di conformità ha lo stesso valore legale in entrambi i casi

    La vera convenienza del precompilato gestito dal CAF sta nella protezione dai controlli formali: l’Agenzia delle Entrate non effettua più controlli sui dati precompilati e accettati senza modifiche (o modifiche che non incidono sul calcolo dell’imposta). Un CAF esperto sa quando conviene accettare senza modifiche e quando conviene integrare.

    Costi nascosti da evitare nel 730 2026

    Quando valuti quanto costa il 730 al CAF o dal commercialista, attenzione ai costi nascosti che possono lievitare la spesa finale ben oltre il preventivo iniziale.

    Le 5 voci da chiarire SEMPRE prima di firmare

    1. Costo del modello base: la tariffa indicata copre il 730 standard o solo la compilazione minima?
    2. Costo per quadro aggiuntivo: alcuni studi addebitano un extra per ogni quadro inserito (terreni, fabbricati, oneri)
    3. Costo per ogni detrazione/deduzione: pratica scorretta ma diffusa, soprattutto per i bonus edilizi
    4. Costo per la trasmissione: alcuni intermediari fanno pagare a parte l’invio telematico
    5. Costo del visto di conformità: dovrebbe essere incluso nella tariffa CAF, verificalo

    Attenzione al “prezzo civetta”

    Diffida da chi pubblicizza il 730 a 25 euro o 30 euro: nella maggior parte dei casi quel prezzo copre solo lo scenario più semplice possibile (un CU, nessuna detrazione), mentre la realtà di un contribuente medio italiano (con casa, figli, spese mediche, magari un mutuo) porta facilmente il costo finale a 80-100 euro o più. Il CAF Centro Fiscale applica tariffe trasparenti e fornisce un preventivo scritto prima di iniziare la pratica.

    Esempio pratico

    Prendiamo Marco, 45 anni, dipendente con: 1 CU, mutuo prima casa, due figli a carico, spese mediche per 1.200 euro, ristrutturazione bagno avviata nel 2025 (bonus 50%). Per il suo 730 ordinario al CAF si attesta intorno a 85-95 euro. Lo stesso identico 730 da un commercialista costerebbe circa 170-200 euro. Il risparmio del CAF è netto, a parità di qualità del servizio.

    Come scegliere tra CAF, patronato e commercialista

    Ora che hai chiaro quanto costa il 730 al CAF, dal commercialista o presso le strutture patronato/sindacali, vediamo come orientarsi nella scelta.

    Quando scegliere il CAF

    Il CAF è la scelta ottimale se:

    • Sei lavoratore dipendente o pensionato
    • Hai una situazione fiscale media (CU, mutuo, figli, spese mediche, bonus edilizi)
    • Vuoi un servizio affidabile a costo contenuto
    • Hai bisogno anche di ISEE, successioni, IMU nello stesso ufficio
    • Vuoi massimizzare il rimborso con il supporto di operatori esperti

    Quando scegliere il commercialista

    Il commercialista è la scelta giusta se:

    • Hai partita IVA e devi presentare il Modello Redditi PF
    • Hai redditi esteri complessi o investimenti finanziari rilevanti
    • Sei socio di società o hai partecipazioni qualificate
    • Hai un contenzioso fiscale in corso

    Quando andare al patronato

    Il patronato è il riferimento per:

    • Domande INPS: pensione, NASpI, assegno unico, invalidità
    • Pratiche INAIL: infortuni, malattie professionali
    • Servizi gratuiti in ambito previdenziale

    Spesso CAF e patronato convivono nella stessa sede, offrendo un servizio completo. Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato in tutta la fiscalità per privati e famiglie, con assistenza anche per il sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia (sistema catastale diverso dal resto d’Italia, importante per successioni e immobili).

    Documenti necessari per il 730 al CAF

    Quando ti rechi al CAF (o invii i documenti online), avere tutto il necessario subito aiuta a contenere il costo e i tempi. Ecco la checklist completa per il 730 2026.

    Documenti anagrafici

    • Documento d’identità in corso di validità
    • Codice fiscale (anche tessera sanitaria)
    • Tessera sanitaria del coniuge e dei figli a carico
    • Eventuali variazioni di residenza nell’anno

    Redditi

    • Certificazione Unica (CU) 2026 per redditi 2025: lavoro dipendente, pensione, indennità
    • Eventuali altre CU (collaborazioni, redditi diversi)
    • Contratti d’affitto per redditi da locazione

    Spese detraibili (anno 2025)

    • Fatture e ricevute spese sanitarie (anche del coniuge e figli a carico)
    • Quietanze interessi mutuo prima casa
    • Ricevute premi assicurativi vita e infortuni
    • Contributi previdenziali volontari (es. riscatto laurea)
    • Bonifici per ristrutturazioni edilizie, ecobonus, Superbonus, bonus mobili
    • Tasse scolastiche e universitarie
    • Ricevute asilo nido
    • Spese veterinarie (fino a 550 euro detraibili al 19%)
    • Erogazioni liberali a Onlus, partiti, scuole
    • Spese funebri dell’anno (fino a 1.550 euro)

    Documenti immobili

    • Visura catastale di tutti gli immobili posseduti
    • Eventuali atti notarili dell’anno (acquisti, vendite, donazioni)
    • Contratti di locazione (anche registrazioni RLI)

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di pre-controllo documentale gratuito: prima di iniziare la pratica, gli operatori verificano che tu abbia tutti i documenti necessari, in modo da evitare integrazioni successive e perdita di tempo.

    Vantaggi di affidarsi a un CAF professionale

    A questo punto, sai con chiarezza quanto costa il 730 al CAF nel 2026. Ma quali sono i vantaggi concreti rispetto al “fai da te” sul portale dell’Agenzia delle Entrate?

    Visto di conformità e tutela legale

    Il CAF appone sul tuo 730 il visto di conformità, una certificazione che attesta la correttezza formale dei dati e ti tutela in caso di controlli: se l’Agenzia delle Entrate rileva errori formali, le sanzioni sono a carico del CAF (entro i limiti previsti dalla normativa), non del contribuente.

    Massimizzazione del rimborso

    Gli operatori CAF conoscono tutte le detrazioni e deduzioni previste dalla normativa, anche quelle meno note. Spese veterinarie, abbonamento ai mezzi pubblici (detraibile per il 19% fino a 250 euro), bonus psicologo, mediazione familiare: sono solo alcune delle voci che spesso vengono dimenticate nel fai da te ma che possono valere centinaia di euro di rimborso aggiuntivo.

    Assistenza in caso di controlli

    Se ricevi una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate (avviso bonario, lettera di compliance, accertamento), il CAF Centro Fiscale ti assiste nella risposta, nella verifica e, se necessario, nel ricorso. Non sei solo davanti al Fisco.

    Servizio online o in ufficio

    Nel 2026 il CAF Centro Fiscale offre un servizio ibrido: puoi venire in sede a Udine oppure caricare i documenti online da qualunque parte d’Italia. Un operatore dedicato ti segue passo passo, video-call incluse se desiderato. Il costo è il medesimo per entrambe le modalità.

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    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sul costo del 730

    Quanto costa il 730 al CAF nel 2026?

    Il costo medio del 730 al CAF nel 2026 oscilla tra 40 e 120 euro, in base alla complessità. Un 730 semplice (1 CU, poche detrazioni) parte da 40-60 euro. Un 730 con bonus edilizi, mutuo e figli a carico costa in media 70-95 euro. Tariffe maggiori per pratiche complesse con redditi diversi o affitti.

    Il 730 al patronato è gratis?

    No, il 730 al patronato non è gratis. Il patronato offre servizi gratuiti in materia previdenziale (pensioni, NASpI, assegno unico). Per la dichiarazione dei redditi 730 ci si appoggia al CAF associato, con tariffe simili a quelle del mercato. Iscritti a sindacati possono avere sconti.

    Quanto costa il 730 dal commercialista?

    Dal commercialista il 730 costa mediamente 100-250 euro. Le tariffe sono più alte del CAF perché si tratta di una libera professione. Il commercialista è la scelta migliore per partite IVA, redditi esteri complessi, soci di società e Modello Redditi PF (che il CAF base non gestisce).

    Quando scade il 730 nel 2026?

    Il 730/2026 (redditi 2025) deve essere presentato entro il 30 settembre 2026. Il precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026 (data spostata dal 15 aprile). Il 730 integrativo può essere presentato entro il 25 ottobre 2026. Il Modello Redditi PF scade il 30 novembre 2026.

    Posso fare il 730 da solo gratis online?

    Tecnicamente sì, il precompilato è accessibile dal 30 aprile 2026 sul portale dell’Agenzia delle Entrate. In pratica sconsigliamo vivamente: errori nelle detrazioni possono costare centinaia di euro di rimborso perso e portare a sanzioni. Il costo del CAF è ampiamente compensato dal valore della pratica.

    Cosa succede se non presento il 730 in tempo?

    Se non rispetti la scadenza del 30 settembre 2026, puoi ancora presentare il Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026. Oltre, scatta la dichiarazione tardiva (entro 90 giorni con sanzioni ridotte) o omessa (oltre 90 giorni, sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta). Contatta subito il CAF se sei in ritardo.

    Conclusioni: quanto costa il 730 al CAF nel 2026

    Capire quanto costa il 730 al CAF è il primo passo per pianificare con serenità la dichiarazione dei redditi 2026. Le tariffe oscillano tra 40 e 150 euro in base alla complessità, decisamente più contenute rispetto a un commercialista (100-250 euro), con la garanzia del visto di conformità e della massimizzazione del rimborso. Il patronato resta invece il punto di riferimento gratuito per le pratiche INPS.

    Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-20 09:48:442026-05-31 17:01:28Quanto Costa il 730 al CAF, Patronato o Commercialista nel 2026: Tariffe a Confronto
    CAF

    F24 Online: Come Pagare da Agenzia Entrate o Home Banking

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Pagare il F24 online è ormai il metodo più comodo, veloce e sicuro per versare imposte e contributi. Che tu scelga l’home banking della tua banca o il servizio F24 web dell’Agenzia delle Entrate, in pochi minuti puoi completare il pagamento senza muoverti da casa. In questa guida ti spieghiamo tutti i canali disponibili per il pagamento F24 online nel 2026, con istruzioni passo passo per ciascuno.

    Se vuoi una panoramica completa su cos’è il Modello F24 e come compilarlo, ti consigliamo di leggere la nostra guida completa alla compilazione F24 2026.

    Indice dei contenuti

    1. Chi Deve Pagare l’F24 Online
    2. F24 tramite Home Banking
    3. F24 Web dell’Agenzia delle Entrate
    4. F24 tramite Poste Italiane
    5. F24 tramite Intermediario (CAF o Commercialista)
    6. Errori Comuni nel Pagamento F24 Online
    7. Domande Frequenti (FAQ)

    Chi Deve Pagare l’F24 Online

    Non tutti possono scegliere liberamente se pagare l’F24 in formato cartaceo o telematico. Esistono casi in cui il pagamento online è obbligatorio:

    • Titolari di partita IVA: dal 2014, tutti i possessori di partita IVA devono presentare l’F24 esclusivamente per via telematica, indipendentemente dall’importo.
    • F24 a saldo zero: quando i crediti compensano esattamente i debiti, il modello va inviato solo attraverso i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate (non vale l’home banking). Per approfondire, leggi la nostra guida sull’F24 a zero.
    • Importo superiore a 1.000 euro: i privati senza partita IVA che devono versare più di 1.000 euro sono obbligati a usare i canali telematici.
    • Compensazioni: qualsiasi F24 con compensazione orizzontale (credito di un’imposta usato per pagarne un’altra) deve essere presentato telematicamente.

    I privati senza partita IVA che devono pagare importi fino a 1.000 euro senza compensazioni possono ancora usare il modello cartaceo allo sportello, ma conviene comunque pagare online per comodità e tracciabilità.

    F24 tramite Home Banking

    Il metodo più diffuso per pagare l’F24 online è l’home banking. Praticamente tutte le banche italiane offrono questa funzionalità all’interno dell’area riservata del conto corrente, sia da web che da app mobile.

    Come procedere passo passo:

    1. Accedi all’area riservata della tua banca (sito web o app)
    2. Cerca la sezione “Pagamenti” o “Tributi e imposte”
    3. Seleziona “Pagamento F24” (alcune banche distinguono tra F24 ordinario e semplificato)
    4. Compila i campi richiesti: codice fiscale, codice tributo, anno di riferimento, importo. I campi sono gli stessi del modulo cartaceo
    5. Verifica i dati inseriti nel riepilogo
    6. Conferma il pagamento con il tuo sistema di autenticazione (PIN, OTP, riconoscimento biometrico)
    7. Scarica e conserva la ricevuta di pagamento con il numero di CRO

    Vantaggi dell’home banking: è gratuito nella maggior parte delle banche, immediato, disponibile 24 ore su 24 e genera automaticamente una ricevuta con valore legale. Puoi anche programmare il pagamento per una data futura, utile per rispettare le scadenze senza dimenticarle.

    Limite: con l’home banking puoi pagare F24 con saldo positivo e con compensazioni semplici. Per gli F24 a saldo zero devi usare obbligatoriamente i canali dell’Agenzia delle Entrate.

    F24 Web dell’Agenzia delle Entrate

    L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il servizio F24 web, accessibile dal portale ufficiale. È l’unico canale utilizzabile per gli F24 a saldo zero ed è obbligatorio per i titolari di partita IVA che non usano l’home banking.

    Come accedere e pagare:

    1. Vai su agenziaentrate.gov.it
    2. Accedi con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
    3. Nella tua area riservata, vai su “Servizi per” → “Pagare” → “F24 web”
    4. Compila il modello F24 online inserendo tutti i dati richiesti (anagrafica, sezioni, codici tributo, importi)
    5. Indica l’IBAN del conto corrente su cui addebitare il pagamento
    6. Verifica il riepilogo e conferma l’invio
    7. Scarica la ricevuta telematica dall’area “Ricevute”

    Il servizio F24 web è completamente gratuito. La ricevuta viene rilasciata entro pochi giorni e ha valore legale. È disponibile anche il servizio “F24 predeterminato” per i pagamenti che l’Agenzia delle Entrate ti ha già comunicato (come avvisi bonari o rottamazione delle cartelle).

    F24 tramite Poste Italiane

    Anche Poste Italiane offre la possibilità di pagare l’F24 online, sia attraverso il sito web che tramite l’app BancoPosta o Postepay.

    Per pagare online con Poste:

    1. Accedi al tuo conto BancoPosta online o all’app
    2. Vai nella sezione “Pagamenti” → “Tributi/Tasse”
    3. Seleziona “F24 ordinario” o “F24 semplificato”
    4. Compila i dati come faresti per il modulo cartaceo
    5. Conferma con il tuo codice di sicurezza o la verifica biometrica

    Il pagamento tramite Poste è disponibile anche allo sportello per chi preferisce il supporto di un operatore. In questo caso puoi presentarti con il modello F24 già compilato e pagare in contanti, con bancomat o carta di credito. Ricorda però che allo sportello fisico è possibile pagare solo F24 con saldo positivo e importo entro i limiti previsti.

    F24 tramite Intermediario (CAF o Commercialista)

    Se preferisci affidarti a un professionista, puoi far inviare il tuo F24 attraverso un intermediario abilitato: il tuo commercialista, il tuo consulente del lavoro o un CAF. Gli intermediari utilizzano il canale Entratel dell’Agenzia delle Entrate, dedicato ai professionisti e agli enti.

    Questa opzione è particolarmente utile quando:

    • Hai compensazioni complesse da gestire e vuoi evitare errori
    • Devi presentare un F24 a zero e non hai le credenziali per l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate
    • Vuoi la sicurezza di un controllo professionale sui codici tributo e gli importi
    • Gestisci molti F24 durante l’anno (ad esempio per IMU, acconti, saldi) e preferisci delegare

    Al CAF Centro Fiscale di Udine offriamo il servizio di compilazione e invio telematico dell’F24 per tutti i nostri assistiti. Ti aiutiamo a individuare i codici tributo corretti, calcolare gli importi e gestire eventuali compensazioni. Se hai dubbi, puoi prenotare un appuntamento per una consulenza dedicata.

    Errori Comuni nel Pagamento F24 Online

    Anche pagando online è possibile commettere errori. Ecco i più frequenti e come evitarli:

    • Codice tributo sbagliato: è l’errore più comune. Verifica sempre il codice prima di confermare. Se sbagli, dovrai presentare un’istanza di correzione all’Agenzia delle Entrate.
    • Anno di riferimento errato: inserire 2026 invece di 2025 (o viceversa) è un errore frequente, soprattutto per i saldi delle dichiarazioni.
    • Pagamento oltre la scadenza: l’F24 online viene processato nella data di invio, non in quella di compilazione. Se compili oggi ma invii domani, la data che conta è domani. Se sei in ritardo, valuta il ravvedimento operoso.
    • IBAN non corretto: sul portale dell’Agenzia delle Entrate, se inserisci un IBAN sbagliato il pagamento viene rifiutato. Verifica sempre il codice IBAN del tuo conto.
    • Dimenticare la ricevuta: scarica e conserva sempre la ricevuta del pagamento. In caso di contestazioni, è la tua prova di versamento.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti (FAQ)

    Posso pagare l’F24 online di domenica o nei giorni festivi?

    Sì, sia l’home banking che il portale dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Tuttavia, se la scadenza cade di domenica o giorno festivo, il termine slitta automaticamente al primo giorno lavorativo successivo.

    L’home banking è sicuro per pagare l’F24?

    Assolutamente sì. Le banche italiane utilizzano protocolli di sicurezza avanzati (crittografia SSL, autenticazione a due fattori) per proteggere le transazioni online. La ricevuta di pagamento emessa dalla banca ha valore legale.

    Come posso verificare che il pagamento F24 sia andato a buon fine?

    Se hai pagato tramite home banking, la ricevuta viene generata immediatamente. Se hai usato il portale dell’Agenzia delle Entrate, la ricevuta è disponibile nella sezione “Ricevute” entro 1-2 giorni lavorativi. Puoi anche verificare i versamenti nel tuo cassetto fiscale su agenziaentrate.gov.it.

    Assistenza per il Pagamento F24 Online

    Non sei sicuro di come pagare il tuo F24 online? Al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo con la compilazione, il calcolo degli importi e l’invio telematico del Modello F24. Evitiamo errori e ti garantiamo il rispetto delle scadenze.

    Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

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      Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-20 09:00:002026-05-31 17:48:10F24 Online: Come Pagare da Agenzia Entrate o Home Banking
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Assicurazioni Detraibili 730 2026: Guida Completa alle Detrazioni

      Dichiarazione dei redditi 730

      La dichiarazione dei redditi del 2026 rappresenta un’opportunità importante per recuperare parte delle spese sostenute per le polizze assicurative. Il sistema fiscale italiano consente infatti di portare in detrazione nel modello 730 diversi tipi di premi assicurativi, applicando un’aliquota del 19% fino a un limite massimo di spesa detraibile.

      Comprendere quali assicurazioni sono detraibili e come indicarle correttamente nel 730 può tradursi in un risparmio fiscale concreto per le famiglie italiane. In questa guida analizziamo nel dettaglio tutte le tipologie di polizze che danno diritto alla detrazione, i requisiti necessari, i limiti di spesa e le modalità di compilazione della dichiarazione dei redditi.

      Indice dei contenuti

      1. Quali Assicurazioni Sono Detraibili nel 730 2026
      2. Limite Massimo di Detrazione: 530 Euro
      3. Requisiti per la Detrazione delle Assicurazioni
      4. Assicurazioni NON Detraibili: Cosa Escludere
      5. Come Indicare le Assicurazioni nel 730 2026
      6. Assicurazioni Detraibili per Familiari a Carico
      7. Casi Particolari e Domande Frequenti

      Quali Assicurazioni Sono Detraibili nel 730 2026

      Non tutte le polizze assicurative danno diritto alla detrazione fiscale. Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) individua con precisione le categorie di assicurazioni per le quali è possibile beneficiare dell’agevolazione fiscale.

      Assicurazioni sulla Vita

      Le polizze vita sono tra le più comuni forme di assicurazione detraibile. Rientrano in questa categoria:

      • Polizze caso morte: contratti che prevedono il pagamento di un capitale ai beneficiari in caso di decesso dell’assicurato
      • Polizze miste: combinano la copertura caso morte con una componente di risparmio
      • Polizze TCM (Temporanea Caso Morte): offrono protezione per un periodo limitato

      Per essere detraibili, questi contratti devono essere stipulati o rinnovati entro il 31 dicembre 2000, oppure successivamente ma con caratteristiche specifiche previste dalla normativa.

      Assicurazioni contro gli Infortuni

      Le polizze infortuni che coprono il rischio di morte o invalidità permanente sono detraibili al 19%. Questa categoria include:

      • Polizze infortuni individuali
      • Coperture collettive previste da contratti di lavoro
      • Assicurazioni per attività sportive con rischio infortuni

      Assicurazione RC Auto Obbligatoria

      Una parte del premio pagato per l’assicurazione RC auto è detraibile, limitatamente alla quota destinata alla copertura del rischio morte o invalidità permanente del conducente. Non tutta la polizza RC auto è detraibile, ma solo questa componente specifica che deve essere evidenziata nel contratto.

      Assicurazioni Sanitarie

      Le polizze sanitarie che garantiscono il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana sono detraibili. Rientrano in questa categoria:

      • Polizze Long Term Care (LTC)
      • Assicurazioni per la copertura delle spese sanitarie legate alla non autosufficienza
      • Contratti che prevedono prestazioni in caso di perdita dell’autonomia personale

      Limite Massimo di Detrazione: 530 Euro

      Il legislatore ha fissato un limite complessivo annuo di 530 euro per i premi assicurativi detraibili. Questo importo rappresenta la spesa massima su cui calcolare la detrazione del 19%.

      Calcolo Pratico della Detrazione

      Il risparmio fiscale effettivo si ottiene applicando l’aliquota del 19% all’importo dei premi pagati, fino al massimo di 530 euro:

      • Detrazione massima: 530 euro × 19% = 100,70 euro
      • Se si spende meno di 530 euro, la detrazione sarà proporzionale
      • Se si spende più di 530 euro, la detrazione resta comunque limitata a 100,70 euro

      Esempi Pratici

      Esempio 1: Mario paga 350 euro di premio annuo per una polizza vita. La sua detrazione sarà: 350 × 19% = 66,50 euro.

      Esempio 2: Laura ha versato 200 euro per una polizza infortuni e 400 euro per una polizza vita (totale 600 euro). Poiché il limite è 530 euro, la detrazione sarà: 530 × 19% = 100,70 euro.

      Esempio 3: Giovanni paga 800 euro per varie polizze detraibili. Anche in questo caso, potrà detrarre solo il massimo: 100,70 euro.

      Cumulo con Altre Spese

      Il limite di 530 euro è autonomo rispetto ad altre detrazioni fiscali (spese sanitarie, istruzione, ristrutturazioni). Questo significa che si possono cumulare le varie agevolazioni senza che interferiscano tra loro.


      Requisiti per la Detrazione delle Assicurazioni

      Per poter portare in detrazione i premi assicurativi nel 730 2026 è necessario rispettare alcuni requisiti fondamentali previsti dalla normativa fiscale.

      Documentazione Necessaria

      Il contribuente deve conservare:

      • Quietanze di pagamento: ricevute, bonifici o addebiti diretti che attestano l’effettivo versamento del premio
      • Contratto di assicurazione: con evidenza delle caratteristiche che rendono detraibile la polizza
      • Certificazione della compagnia: alcune assicurazioni rilasciano un documento che attesta la detraibilità e l’importo detraibile

      Tracciabilità dei Pagamenti

      Dal 2020, per molte detrazioni fiscali è richiesta la tracciabilità dei pagamenti. Anche se per le assicurazioni non esiste un obbligo esplicito, è consigliabile pagare tramite:

      • Bonifico bancario o postale
      • Carta di credito o debito
      • Addebito diretto sul conto corrente (RID)
      • Assegno bancario o circolare

      È sconsigliato il pagamento in contanti per importi rilevanti.

      Intestazione della Polizza

      La polizza deve essere intestata al contribuente che richiede la detrazione o a un familiare fiscalmente a carico. È possibile detrarre anche i premi pagati per:

      • Coniuge a carico
      • Figli a carico (anche maggiorenni se rispettano i limiti di reddito)
      • Altri familiari a carico (genitori, fratelli, ecc.)

      Anno di Competenza

      Nel 730 del 2026 (relativo ai redditi 2025) vanno indicati i premi assicurativi effettivamente pagati nel corso del 2025, indipendentemente dal periodo di copertura della polizza.


      Assicurazioni NON Detraibili: Cosa Escludere

      È importante sapere quali polizze non danno diritto alla detrazione fiscale, per evitare errori nella compilazione del 730.

      RC Auto: Solo Parte Detraibile

      Come già accennato, della polizza RC auto è detraibile solo la quota relativa al rischio morte o invalidità permanente del conducente. La componente principale della RC auto (responsabilità civile verso terzi) non è detraibile.

      Polizze Danni ai Beni

      Non sono detraibili le assicurazioni su beni materiali:

      • Assicurazione furto e incendio dell’auto
      • Polizze sulla casa (incendio, scoppio, eventi atmosferici)
      • Assicurazioni su beni mobili
      • Polizze cristalli

      Assicurazioni Viaggio

      Le polizze temporanee per viaggi e vacanze non rientrano tra le spese detraibili, nemmeno la componente sanitaria o infortuni.

      RC Professionale

      Le assicurazioni di responsabilità civile professionale sono considerate costi inerenti all’attività professionale e quindi:

      • Se deducibili come costi, non possono essere portate in detrazione
      • Vanno indicate nella dichiarazione dei redditi come oneri deducibili o costi professionali

      Garanzie Accessorie

      Eventuali garanzie accessorie aggiunte alle polizze principali (assistenza stradale, tutela legale, kasko) non sono detraibili.


      Come Indicare le Assicurazioni nel 730 2026

      La corretta compilazione del modello 730 è fondamentale per ottenere la detrazione. Vediamo dove e come inserire i premi assicurativi.

      Sezione del 730: Rigo E8-E10

      Le assicurazioni detraibili vanno indicate nella Sezione I del modello 730, dedicata agli oneri e spese detraibili, nei righi:

      • Rigo E8: Spese per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni
      • Rigo E10: Premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza

      Codice Spesa

      Ogni tipologia di assicurazione ha un codice specifico da indicare:

      • Codice 36: Assicurazioni vita e infortuni
      • Codice 38: Assicurazioni per rischio non autosufficienza
      • Codice 39: Assicurazioni per tutela delle persone con disabilità grave

      Compilazione Passo-Passo

      1. Raccogliere la documentazione

      • Recuperare tutte le quietanze di pagamento del 2025
      • Verificare gli importi detraibili dai contratti
      • Sommare i premi se si hanno più polizze

      2. Calcolare l’importo

      • Se il totale supera 530 euro, indicare solo 530 euro
      • Se inferiore, indicare l’importo effettivo

      3. Compilare il rigo

      • Inserire il codice spesa appropriato
      • Indicare l’importo nel campo previsto
      • Se la polizza riguarda familiari a carico, barrare l’apposita casella

      730 Precompilato

      Nel 730 precompilato dall’Agenzia delle Entrate potrebbero già comparire alcune polizze assicurative, grazie ai dati trasmessi dalle compagnie. È comunque importante verificare:

      • La correttezza degli importi
      • L’eventuale mancanza di polizze non segnalate
      • L’applicazione corretta del limite di 530 euro

      Assicurazioni Detraibili per Familiari a Carico

      È possibile detrarre anche i premi assicurativi pagati per familiari fiscalmente a carico, con alcune particolarità da considerare.

      Chi Sono i Familiari a Carico

      Sono considerati a carico fiscale i familiari con un reddito complessivo annuo non superiore a:

      • 4.000 euro per i figli fino a 24 anni
      • 2.840,51 euro per gli altri familiari e figli oltre i 24 anni

      Ripartizione tra Coniugi

      Se entrambi i coniugi lavorano e hanno figli a carico, possono ripartire la detrazione per le assicurazioni dei figli:

      • 50% ciascuno (ripartizione automatica)
      • 100% a uno dei due (su accordo)
      • In percentuali diverse (da specificare)

      Più Polizze per Più Familiari

      Il limite di 530 euro è complessivo per contribuente, non per ogni familiare. Quindi:

      • Se si pagano 300 euro per sé e 300 euro per il coniuge a carico, si può detrarre solo 530 euro totali
      • La detrazione va ripartita in base ai premi effettivamente pagati

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      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Casi Particolari e Domande Frequenti

      Polizza Vita Stipulata Prima del 2001

      Le polizze vita stipulate prima del 31 dicembre 2000 beneficiano di regole più favorevoli e possono avere limiti di detraibilità superiori, in base alla normativa vigente al momento della stipula.

      Assicurazione con Componente Finanziaria

      Le polizze unit linked o index linked (con componente di investimento) sono detraibili solo per la parte relativa al rischio demografico (morte o invalidità), non per la componente finanziaria.

      Polizza Collettiva Aziendale

      Se il datore di lavoro offre una polizza collettiva e il dipendente paga una quota del premio (tramite trattenuta in busta paga), questa quota è detraibile se rientra nelle categorie previste.

      Cambio di Compagnia Assicurativa

      Se nel 2025 si è cambiata compagnia, vanno sommati tutti i premi pagati nell’anno, anche a compagnie diverse, sempre nel rispetto del limite complessivo di 530 euro.

      Riscatto Anticipato

      Se si riscatta anticipatamente una polizza vita, potrebbero esserci conseguenze fiscali. Le detrazioni fruite negli anni precedenti potrebbero dover essere restituite in caso di riscatto prima dei termini contrattuali previsti.


      Domande Frequenti

      Qual è il limite massimo di detrazione per le assicurazioni nel 730 2026?

      Il limite massimo di spesa detraibile è di 530 euro annui. Applicando l’aliquota del 19%, il risparmio fiscale massimo ottenibile è di 100,70 euro.

      L’assicurazione RC auto è detraibile nel 730?

      Solo in parte. È detraibile esclusivamente la quota del premio destinata alla copertura del rischio di morte o invalidità permanente del conducente, che deve essere specificata nel contratto assicurativo.

      Posso detrarre l’assicurazione sanitaria privata?

      Sì, ma solo le polizze che coprono il rischio di non autosufficienza (Long Term Care). Le assicurazioni sanitarie generiche per spese mediche non sono detraibili come premi assicurativi.

      Come si indica l’assicurazione vita nel modello 730?

      Va inserita nella Sezione I, rigo E8, utilizzando il codice spesa 36. L’importo da indicare è quello effettivamente pagato nel 2025, fino al massimo di 530 euro complessivi.

      Posso detrarre le assicurazioni pagate per mio figlio a carico?

      Sì, è possibile detrarre i premi assicurativi pagati per familiari fiscalmente a carico. Il limite di 530 euro resta comunque complessivo per il contribuente, non per ogni familiare.

      Le polizze viaggio sono detraibili?

      No, le assicurazioni viaggio temporanee non rientrano tra le spese detraibili nel 730, nemmeno per la componente sanitaria o infortuni.


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      Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-20 09:00:002026-05-31 14:12:15Assicurazioni Detraibili 730 2026: Guida Completa alle Detrazioni
      SUCCESSIONI

      Dichiarazione Successione Telematica 2026: Guida Online Agenzia Entrate Step-by-Step

      Dichiarazione di successione telematica online Agenzia Entrate - guida 2026

      La dichiarazione di successione telematica è diventata l’unica modalità valida per adempiere a questo obbligo fiscale: dal 1° gennaio 2019, infatti, tutte le dichiarazioni di successione devono essere presentate online all’Agenzia delle Entrate. Non esiste più la possibilità di presentare il vecchio modello cartaceo in ufficio, salvo rarissime eccezioni.

      In questa guida pratica ti spieghiamo passo dopo passo come fare la successione online: quale software usare, come accedere ai servizi dell’Agenzia delle Entrate, quali documenti digitali preparare e come compilare correttamente la dichiarazione. Vedremo anche quando il fai-da-te è sconsigliato e conviene affidarsi al CAF, soprattutto in Friuli Venezia Giulia dove il sistema tavolare richiede procedure specifiche.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’è la dichiarazione di successione telematica
      2. Chi può presentare la successione online
      3. Come accedere ai servizi Agenzia Entrate
      4. Il software SuccessioniOnLine
      5. Documenti digitali da preparare
      6. Compilazione step-by-step della dichiarazione
      7. Calcolo imposte e pagamento F24
      8. Invio telematico e ricevuta
      9. Voltura catastale automatica
      10. Errori comuni da evitare
      11. Tempi di presentazione e sanzioni
      12. Quando conviene affidarsi al CAF
      13. FAQ: domande frequenti

      Cos’è la dichiarazione di successione telematica

      La dichiarazione di successione telematica è il documento fiscale con cui gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate il patrimonio lasciato dal defunto. Serve a calcolare e pagare l’imposta di successione, oltre alle imposte ipotecaria e catastale sugli immobili caduti in successione. Dal 1° gennaio 2019 la presentazione deve avvenire esclusivamente in modalità telematica, utilizzando il modello unico informatico approvato con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

      Prima di questa data era ancora possibile consegnare il modello cartaceo presso lo sportello territoriale. Oggi il canale digitale è l’unico ammesso. Questo cambiamento ha portato diversi vantaggi pratici: non bisogna più fare code in ufficio, il sistema calcola automaticamente le imposte, genera il modello F24 precompilato e trasmette i dati al catasto per la voltura automatica degli immobili.

      Tuttavia, la digitalizzazione non ha semplificato i contenuti della dichiarazione. La compilazione resta complessa perché richiede di inserire correttamente dati catastali, rapporti di parentela, valori di mercato, quote ereditarie e passività. Un errore può costare caro in termini di sanzioni o di imposte calcolate male.

      Chi può presentare la successione online

      La dichiarazione di successione telematica può essere presentata da diversi soggetti, non solo dagli eredi in prima persona. Ecco chi è autorizzato a trasmetterla:

      • Gli eredi: chiunque sia chiamato all’eredità, con SPID, CIE o CNS, può accedere all’area riservata di Agenzia Entrate e presentare la dichiarazione
      • I legatari: chi riceve un bene specifico per testamento (un appartamento, una somma di denaro)
      • I rappresentanti legali degli eredi (genitori di minori, tutori, curatori)
      • Gli esecutori testamentari e gli amministratori dell’eredità
      • Intermediari abilitati: CAF, commercialisti, avvocati tributaristi, consulenti del lavoro
      • Notai, quando richiesto nell’ambito di atti di loro competenza

      Quando ci sono più eredi, basta che uno solo presenti la dichiarazione per conto di tutti. Gli altri sono tenuti a fornire i propri dati, ma la trasmissione è unica. Attenzione: chi presenta la dichiarazione ne è responsabile di fronte all’Agenzia delle Entrate, quindi deve assicurarsi che i dati siano corretti e completi.

      Se scegli di affidarti a un intermediario, come il CAF Centro Fiscale di Udine, dovrai firmare una delega con cui lo autorizzi a trasmettere la dichiarazione per tuo conto. L’intermediario rilascia poi una copia della ricevuta di trasmissione, che costituisce la prova dell’avvenuta presentazione.

      Come accedere ai servizi Agenzia Entrate

      Per presentare la successione online devi accedere all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate. L’accesso avviene tramite identità digitale. Dal 2021 non è più possibile ottenere credenziali Fisconline “fai-da-te” per nuovi utenti privati: servono uno dei seguenti sistemi.

      SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)

      Lo SPID è l’identità digitale unica per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione. Si ottiene gratuitamente o a pagamento presso uno degli Identity Provider accreditati (Poste Italiane, InfoCert, Aruba, Sielte, TIM, Lepida, Namirial). Per accedere a Fisconline serve almeno lo SPID di livello 2, che richiede un codice OTP generato da app o SMS oltre alla password.

      CIE (Carta d’Identità Elettronica)

      La CIE è la carta d’identità in formato tessera con microchip che viene rilasciata da tutti i Comuni italiani. Per usarla come strumento di autenticazione serve un lettore NFC (o uno smartphone compatibile NFC) e l’app CieID. È la soluzione più sicura ma richiede un minimo di setup tecnico la prima volta.

      CNS (Carta Nazionale dei Servizi)

      La CNS è un dispositivo con certificato digitale, di solito sotto forma di chiavetta USB o smart card. È molto usata da professionisti, imprese e amministratori. Richiede il lettore smart card e il software di gestione del dispositivo.

      Credenziali Fisconline/Entratel (solo utenti già registrati)

      Chi possiede già credenziali Fisconline o Entratel rilasciate prima dell’entrata in vigore dell’obbligo SPID può continuare a usarle fino al loro termine di validità. Entratel è il canale riservato agli intermediari abilitati (CAF, commercialisti), mentre Fisconline era quello per i privati.

      Il software SuccessioniOnLine

      Per compilare la dichiarazione hai due strade: utilizzare il servizio web disponibile direttamente nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, oppure scaricare il software desktop “SuccessioniOnLine”. Entrambi producono lo stesso file telematico valido, ma hanno caratteristiche diverse.

      Servizio web diretto (via area riservata)

      Accedendo a Fisconline con SPID/CIE/CNS, trovi nella sezione Servizi > Successioni la possibilità di compilare la dichiarazione direttamente online. È la soluzione più comoda per successioni semplici, con pochi beni e pochi eredi. Tuttavia il servizio web ha funzionalità ridotte rispetto al software desktop.

      Software desktop SuccessioniOnLine

      Il software SuccessioniOnLine è l’applicazione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate da installare sul computer. Offre funzionalità più complete e gestisce meglio le dichiarazioni con molti beni o situazioni complesse. Vediamo come installarlo:

      1. Vai sul sito agenziaentrate.gov.it e cerca “SuccessioniOnLine download”
      2. Scarica il pacchetto di installazione (versione per Windows, macOS o Linux)
      3. Scarica anche il software di controllo, che verifica la correttezza del file prima dell’invio
      4. Assicurati di avere installato Java, necessario per il funzionamento dell’applicazione
      5. Installa il software seguendo la procedura guidata
      6. Al primo avvio, il software propone l’aggiornamento alle ultime tabelle ufficiali: accetta sempre
      7. Apri il software: trovi l’area di lavoro con le varie sezioni da compilare

      Il software viene aggiornato periodicamente dall’Agenzia delle Entrate: quando entri in una nuova sessione di lavoro, controlla sempre che ci sia l’ultima versione installata. Un file prodotto con una versione obsoleta potrebbe essere scartato dal sistema al momento dell’invio.

      Documenti digitali da preparare

      Prima di iniziare la compilazione devi raccogliere tutti i documenti in formato digitale (PDF). Alcuni sono obbligatori, altri si allegano solo se presenti nella situazione specifica. Ogni documento va scansionato a risoluzione adeguata (minimo 200 dpi) e in formato PDF. Ecco l’elenco completo:

      • Certificato di morte (in carta libera, rilasciato dall’anagrafe del Comune)
      • Autocertificazione di stato di famiglia alla data del decesso
      • Copia dei documenti di identità del defunto e di tutti gli eredi
      • Codici fiscali del defunto e degli eredi
      • Testamento pubblicato, se presente (copia autentica o pubblicata dal notaio)
      • Atto di rinuncia all’eredità, se qualcuno ha rinunciato
      • Visure catastali aggiornate di tutti gli immobili (scaricabili gratuitamente dal Cassetto Fiscale)
      • Planimetrie catastali, richieste per gli immobili urbani
      • Atti di provenienza degli immobili (rogiti di acquisto, precedenti dichiarazioni di successione)
      • Documentazione bancaria: estratti conto alla data del decesso, saldi dei conti correnti, titoli, libretti, cassette di sicurezza
      • Dichiarazione sostitutiva della banca con i saldi al giorno della morte
      • Polizze vita (solo quelle oggetto di successione)
      • Documentazione su crediti e debiti del defunto
      • Eventuali dichiarazioni di successione precedenti (es. successioni in linea, coniuge defunto in precedenza)

      Le visure catastali e le planimetrie sono scaricabili gratuitamente dal Cassetto Fiscale se gli immobili erano intestati al defunto e il richiedente è un erede. Basta entrare nella propria area riservata di Agenzia Entrate, sezione Consultazione > Consultazioni Catastali. Nel caso in cui non si riesca a reperire le visure dal Cassetto, è possibile richiederle a pagamento tramite il servizio Consultazioni ipotecarie.

      Attenzione alla documentazione bancaria: gli istituti di credito rilasciano, su richiesta degli eredi, un documento ufficiale con i saldi alla data del decesso. Serve per indicare con precisione i valori delle disponibilità liquide nell’asse ereditario. Senza questo documento si rischia di indicare valori errati, con conseguente contestazione in fase di controllo.

      Compilazione step-by-step della dichiarazione

      Una volta preparati tutti i documenti e aperto il software SuccessioniOnLine (o il servizio web), la compilazione procede per sezioni logiche. Vediamole una per una.

      Sezione 1: Dati del defunto

      È la prima sezione da compilare e raccoglie i dati anagrafici del de cuius:

      • Codice fiscale, nome e cognome
      • Data e luogo di nascita e di morte
      • Ultima residenza
      • Stato civile al momento del decesso
      • Se il defunto era imprenditore individuale o titolare di partita IVA
      • Presenza o meno di testamento

      La data di morte è cruciale perché da essa decorrono i 12 mesi di tempo per presentare la dichiarazione e da essa si calcolano i valori dei beni.

      Sezione 2: Eredi e chiamati all’eredità

      Qui elenchi tutti i chiamati all’eredità, cioè le persone indicate dalla legge o dal testamento. Per ciascuno devi indicare:

      • Dati anagrafici completi
      • Rapporto di parentela con il defunto (coniuge, figlio, fratello, ecc.)
      • Quota ereditaria (frazionaria, es. 1/2, 1/4)
      • Stato: accettazione, rinuncia, eredità giacente
      • Se è un legatario (ha ricevuto un bene specifico per testamento)

      Il rapporto di parentela influisce sulle franchigie e sulle aliquote dell’imposta di successione. Ad esempio, coniuge e figli hanno franchigia di 1 milione di euro ciascuno e aliquota del 4%; fratelli e sorelle hanno franchigia di 100.000 euro e aliquota del 6%; altri parenti hanno aliquota del 6% senza franchigia; estranei pagano l’8%.

      Sezione 3: Asse ereditario attivo

      È la sezione più corposa e raccoglie tutti i beni lasciati dal defunto. Si suddivide in sotto-quadri:

      • Quadro EB – Beni immobili: terreni e fabbricati, con dati catastali (Comune, sezione, foglio, particella, subalterno), rendita o reddito dominicale, valore rivalutato
      • Quadro EC – Beni mobili e titoli: conti correnti, libretti, titoli, obbligazioni, azioni non quotate
      • Quadro ED – Rendite, pensioni, crediti
      • Quadro EE – Aziende e partecipazioni: imprese individuali, quote di SRL, partecipazioni in società di persone
      • Quadro EF – Aeromobili, navi, imbarcazioni
      • Quadro EG – Altri beni

      Per gli immobili il valore da indicare è quello catastale rivalutato (rendita × 1,05 × coefficiente in base alla categoria catastale). Per la prima casa degli eredi esistono agevolazioni specifiche. Per le partecipazioni societarie esistono regole particolari sulla continuità d’impresa.

      Sezione 4: Passività

      Nella sezione Passività si indicano i debiti del defunto deducibili dall’asse ereditario. I più comuni sono:

      • Mutui ipotecari sui beni caduti in successione
      • Debiti tributari
      • Spese mediche sostenute negli ultimi 6 mesi di vita
      • Spese funebri entro il limite di 1.550 euro
      • Debiti verso fornitori, condomini, artigiani risultanti da documenti certi

      Le passività vanno documentate: serve avere fatture, estratti conto, documenti bancari. Non si possono dedurre debiti generici o non documentati.

      Sezione 5: Imposte

      È la sezione finale in cui il software calcola automaticamente le imposte dovute:

      • Imposta di successione (variabile in base al rapporto di parentela)
      • Imposta ipotecaria (2% sul valore degli immobili)
      • Imposta catastale (1% sul valore degli immobili)
      • Imposte di bollo e tassa ipotecaria in misura fissa
      • Tributi speciali (per la volturazione catastale)

      Sulla prima casa degli eredi si applicano le agevolazioni prima casa anche in successione: ipotecaria e catastale scendono a 200 euro ciascuna (misura fissa) se almeno uno degli eredi dichiara di volerla destinare a propria abitazione principale.

      Calcolo imposte e pagamento F24

      Uno dei vantaggi della dichiarazione telematica è il calcolo automatico delle imposte. Una volta compilate tutte le sezioni e lanciato il controllo, il software restituisce l’importo esatto dovuto per ciascun tributo e genera un modello F24 precompilato.

      È fondamentale ricordare che il pagamento dell’imposta ipotecaria, catastale, bolli e tributi speciali va effettuato PRIMA dell’invio, tramite addebito sul conto corrente dell’erede che presenta la dichiarazione. Il sistema chiede l’IBAN e prevede l’addebito contestuale all’invio. Se non c’è provvista sul conto o l’IBAN è errato, la dichiarazione viene scartata.

      L’imposta di successione vera e propria (quella che colpisce il patrimonio in base al rapporto di parentela) viene invece liquidata dall’Agenzia delle Entrate dopo l’invio. L’Agenzia notifica all’erede un avviso di liquidazione entro 3 anni, con la somma da pagare e i termini (60 giorni dalla notifica). È possibile richiedere la rateizzazione: il 20% entro 60 giorni e il restante 80% in 8 rate trimestrali (o 12 se l’importo supera certi limiti).

      Chi ha diritto alle agevolazioni prima casa vede il calcolo aggiornato automaticamente, a patto che abbia correttamente indicato nella dichiarazione la volontà di avvalersene e i requisiti.

      Invio telematico e ricevuta di protocollo

      Completata la compilazione e passato il controllo formale del software, si procede con la generazione del file telematico e con l’invio. La procedura è la seguente:

      1. Nel software, lanciare il controllo formale: vengono segnalati errori bloccanti e warning
      2. Correggere tutti gli errori bloccanti (il file non si genera se ce ne sono)
      3. Generare il file telematico in formato compresso
      4. Accedere all’area riservata di Agenzia Entrate
      5. Sezione Successioni > Invio file successione
      6. Caricare il file, inserire l’IBAN per l’addebito, confermare
      7. Ricevere la prima ricevuta: conferma dell’accettazione del file
      8. Entro pochi giorni arriva la ricevuta di avvenuta protocollazione, con numero di protocollo, data e codice identificativo univoco

      La ricevuta di protocollo è il documento più importante: costituisce la prova ufficiale dell’avvenuta presentazione. Va conservata con cura, perché serve per tutti gli adempimenti successivi (svincolo conti bancari, voltura immobili, accesso alle agevolazioni).

      La dichiarazione protocollata è consultabile in qualsiasi momento dal Cassetto Fiscale del dichiarante, nella sezione Consultazioni > Successioni. Da qui è possibile scaricare una copia completa in PDF, utile quando banche, enti previdenziali o altri soggetti chiedono la documentazione della successione.

      Voltura catastale automatica

      Una delle novità più apprezzate della dichiarazione telematica è la voltura catastale automatica. Nella versione cartacea, dopo aver presentato la successione, bisognava fare una pratica a parte presso l’Agenzia del Territorio per aggiornare il catasto con i nuovi intestatari.

      Oggi il sistema trasmette automaticamente al catasto i dati relativi agli immobili e procede alla voltura. Nel software si trova un’apposita casella da spuntare per attivare la volturazione automatica. Il pagamento dei tributi speciali catastali viene incluso nel conteggio complessivo.

      Attenzione in Friuli Venezia Giulia: il sistema tavolare

      In Friuli Venezia Giulia (e in alcune zone del Veneto e del Trentino-Alto Adige) vige il sistema tavolare, un registro catastale di origine austriaca diverso da quello nazionale. Questo comporta una differenza importante: la voltura automatica del sistema telematico NON funziona nel territorio tavolare.

      Gli eredi di immobili situati in Friuli Venezia Giulia devono presentare, oltre alla dichiarazione di successione telematica, una domanda tavolare di intavolazione presso il Tribunale competente (a Udine, Pordenone, Gorizia o Trieste). La domanda richiede:

      • Atto notorio o certificato di eredità
      • Copia della dichiarazione di successione telematica protocollata
      • Accettazione espressa dell’eredità
      • Pagamento dei diritti tavolari e dei bolli

      La domanda viene esaminata dal Giudice Tavolare che, dopo i controlli, emette un decreto di intavolazione. Solo da quel momento gli eredi risultano ufficialmente intestatari dell’immobile nei libri tavolari. Si tratta di una procedura tecnica che richiede competenze giuridiche specifiche: senza un professionista esperto è molto facile commettere errori formali che bloccano l’intavolazione.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza pluriennale nel sistema tavolare ed è in grado di seguire gli eredi dall’inizio alla fine del percorso: dalla dichiarazione telematica fino alla domanda tavolare, evitando i tipici ritardi e sospensioni che si verificano quando la pratica è gestita da professionisti esterni al territorio.

      Errori comuni da evitare

      Ecco gli errori più frequenti che si commettono nella compilazione della dichiarazione di successione telematica. Conoscerli in anticipo ti aiuta a non cadere in trappole costose.

      • Dati catastali non aggiornati: se il defunto aveva effettuato variazioni catastali non ancora registrate, la dichiarazione può essere scartata
      • Valori immobili errati: usare il valore di mercato invece del valore catastale rivalutato è uno sbaglio tipico
      • Omissione di beni: dimenticare conti correnti, libretti, titoli o partecipazioni comporta sanzioni e imposta aggiuntiva
      • Indicazione errata delle quote: confondere la successione legittima con quella testamentaria porta a quote sbagliate
      • Errori sulle franchigie: applicare franchigie non spettanti per parentela errata
      • Passività non documentate: dedurre debiti senza supporto documentale genera contestazioni
      • IBAN errato o conto senza fondi: causa scarto della dichiarazione al momento dell’invio
      • Sistema tavolare ignorato: in FVG, presentare solo la successione telematica senza l’intavolazione lascia gli eredi senza titolo di proprietà nei libri tavolari
      • Agevolazioni prima casa richieste senza requisiti: porta a revoca dell’agevolazione con sanzioni e interessi
      • Mancata presentazione di dichiarazioni integrative quando emergono nuovi beni

      Quando l’Agenzia delle Entrate scopre errori o omissioni (anche a distanza di anni), invia un avviso di liquidazione con imposte aggiuntive, sanzioni (dal 120% al 240% dell’imposta) e interessi. Il recupero può essere molto oneroso.

      Tempi di presentazione e sanzioni

      La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che coincide con la data di morte del defunto. Il termine può essere sospeso solo in casi particolari, come la pendenza di una causa sull’eredità o l’eredità giacente.

      Sanzioni per ritardo o omissione

      • Omessa presentazione: sanzione dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro
      • Presentazione tardiva entro 30 giorni: sanzione dal 60% al 120% (con un minimo di 150 euro)
      • Presentazione tardiva oltre 30 giorni: si applica la sanzione piena
      • Dichiarazione infedele (valori errati o beni omessi): sanzione dal 100% al 200% della maggiore imposta
      • Dichiarazione irregolare (errori formali): sanzione da 258 a 1.032 euro

      Se ti accorgi di un errore o di un’omissione, puoi usare il ravvedimento operoso presentando una dichiarazione integrativa e pagando una sanzione ridotta. Le riduzioni variano in base al momento del ravvedimento: prima si interviene, più la sanzione è contenuta (anche 1/10 o 1/8 del minimo).

      Nel caso di dichiarazione dei redditi del defunto (ultimo 730 o modello Redditi), il termine è diverso: va presentata entro i termini ordinari dell’anno in cui cade il decesso, ma possono essere prorogati se la morte avviene negli ultimi mesi dell’anno.

      Quando conviene affidarsi al CAF invece del fai-da-te

      La dichiarazione di successione telematica fai-da-te è teoricamente alla portata di chiunque abbia SPID e un minimo di dimestichezza informatica. In pratica, però, ci sono situazioni in cui l’autonomia si rivela molto rischiosa. Ecco quando è fortemente consigliato rivolgersi a un CAF o a un professionista.

      • Presenza di immobili in Friuli Venezia Giulia: il sistema tavolare richiede competenze giuridiche specifiche che il software non sostituisce
      • Beni di notevole valore: patrimoni importanti giustificano l’intervento di un professionista per ottimizzare il calcolo
      • Aziende, partecipazioni, quote societarie: la valutazione è complessa e richiede conoscenze contabili
      • Testamenti complessi: presenza di legati, sostituzioni, usufrutto, oneri
      • Rinunce o accettazioni con beneficio di inventario: procedure giuridiche da gestire con un avvocato
      • Immobili con situazioni catastali problematiche: abusi edilizi, variazioni non aggiornate, comunioni
      • Eredi minori o incapaci: serve autorizzazione del giudice tutelare
      • Successioni con contenzioso tra eredi
      • Agevolazioni prima casa: errori costano in termini di imposte future e decadenza
      • Presenza di conti esteri o beni all’estero: complica notevolmente la pratica

      Il costo di una successione tramite CAF parte da qualche centinaio di euro e varia in base alla complessità. Si tratta di un investimento che nella maggior parte dei casi si ripaga in minore imposta dovuta, assenza di sanzioni e tranquillità per gli eredi. Il CAF assume la responsabilità professionale della pratica, offrendo una garanzia che il fai-da-te non può dare.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato in successioni con immobili in Friuli Venezia Giulia. Gestisce l’intero percorso: raccolta documenti, compilazione telematica, invio, pagamento imposte, domanda tavolare, volture bancarie. Gli eredi si rivolgono a un unico interlocutore dall’inizio alla fine.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la dichiarazione di successione completa, con gestione del sistema tavolare FVG, voltura catastale e calcolo imposte. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      FAQ: domande frequenti sulla successione telematica

      Si può ancora presentare la successione cartacea?

      No, dal 1° gennaio 2019 la presentazione è obbligatoriamente telematica. La dichiarazione cartacea è ammessa solo in casi residuali e molto specifici (es. residenza del dichiarante all’estero per defunti deceduti prima di determinate date), da valutare con un professionista.

      Posso presentare la successione senza SPID?

      Per presentarla personalmente serve SPID, CIE o CNS. Se non hai nessuno di questi strumenti, puoi delegare il CAF o un commercialista che la trasmetterà con le proprie credenziali Entratel.

      Quanto costa presentare la successione online fai-da-te?

      Il software SuccessioniOnLine è gratuito. I costi sono solo quelli delle imposte dovute (ipotecaria, catastale, bolli, tributi speciali, imposta di successione se applicabile). Nessun costo di “pratica” è previsto per l’autocompilazione.

      Serve il notaio per la successione?

      Il notaio non è obbligatorio per la successione in sé. Diventa indispensabile se c’è un testamento da pubblicare, se gli eredi vogliono fare un atto notorio di successione, o se occorre un atto di accettazione tacita con trascrizione. Nel sistema tavolare del FVG, l’atto notarile serve spesso come base per l’intavolazione.

      Cosa succede se non presento la dichiarazione entro 12 mesi?

      Scattano le sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta (minimo 250 euro) più interessi. Se ti accorgi del ritardo, presentala comunque il prima possibile con ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni.

      Se il defunto non aveva immobili, devo comunque fare la successione?

      La dichiarazione di successione è obbligatoria quando l’asse ereditario supera i 100.000 euro o comprende immobili o diritti reali immobiliari. Se l’eredità è inferiore e composta solo da mobili e conti correnti al di sotto di quella soglia, non è obbligatoria ma può essere richiesta dalle banche per lo svincolo.

      Come scarico le visure catastali gratis?

      Accedi all’area riservata di Agenzia Entrate con SPID/CIE/CNS, vai in Consultazione > Consultazioni catastali. Sono gratuite le visure degli immobili in proprio o del defunto (se sei erede). Serve anche l’ispezione ipotecaria gratuita una tantum.

      Si possono rateizzare le imposte?

      L’imposta di successione liquidata dall’Agenzia può essere rateizzata: 20% entro 60 giorni dalla notifica e 80% in 8 rate trimestrali (o 12 se l’importo supera 20.000 euro). Le imposte ipotecaria e catastale pagate in sede di dichiarazione, invece, non sono rateizzabili.

      Come funziona la voltura catastale nel sistema tavolare FVG?

      La voltura automatica del sistema telematico non opera nel territorio tavolare. Occorre presentare una domanda tavolare di intavolazione al Tribunale competente, allegando la dichiarazione di successione protocollata e gli altri documenti richiesti. La pratica richiede competenze specifiche: meglio affidarsi a un professionista che conosca il sistema tavolare.

      Posso modificare una dichiarazione già presentata?

      Sì, si può presentare una dichiarazione sostitutiva (entro i 12 mesi dall’apertura della successione) oppure una dichiarazione integrativa (dopo i 12 mesi, con pagamento delle eventuali sanzioni ridotte tramite ravvedimento).

      Conclusione: affronta la successione con serenità

      La dichiarazione di successione telematica è certamente più comoda del vecchio modello cartaceo: niente code agli sportelli, calcolo automatico delle imposte, ricevute digitali, voltura automatica. Ma la procedura resta complessa e un errore può costare caro in termini di sanzioni e contenzioso.

      Se la tua situazione è semplice (un piccolo patrimonio, pochi eredi, nessun immobile complicato), il fai-da-te con il software SuccessioniOnLine è assolutamente alla tua portata. Se invece ci sono immobili in Friuli Venezia Giulia, aziende, partecipazioni, testamenti articolati o situazioni catastali problematiche, affidarti a un CAF specializzato è la scelta più saggia.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata: valutiamo insieme la complessità della tua successione e ti indichiamo il percorso più adatto. Gestiamo la dichiarazione telematica, l’intavolazione nel sistema tavolare, le volture bancarie e tutti gli adempimenti correlati. Prenota un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13 a Udine, chiama lo 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121. Siamo qui per aiutarti.

      AD

      Andrea Damiani

      Responsabile CAF Centro Fiscale di Udine · Consulente fiscale esperto in successioni, regime forfettario, ISEE e agevolazioni fiscali

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella gestione delle pratiche di successione con particolare attenzione al sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia. Supportiamo ogni anno centinaia di famiglie nella dichiarazione di successione, nella voltura catastale e nelle pratiche ereditarie complesse.

      📅 Articolo aggiornato al 24/04/2026 📞 Tel. 0432 1638640 · Contattaci →
      Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2018/12/Successione-telematica.jpg 321 843 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-20 08:00:002026-05-31 17:48:21Dichiarazione Successione Telematica 2026: Guida Online Agenzia Entrate Step-by-Step
      CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

      Pagamento Pensioni Giugno 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS

      Pensione 2026 INPS

      Il pagamento pensioni giugno 2026 rappresenta un appuntamento molto atteso da milioni di pensionati italiani. Quando arriva la pensione di giugno? Quali importi aspettarsi? E chi riceverà la quattordicesima? In questa guida completa troverai tutte le informazioni aggiornate: la data di accredito su conto corrente, il calendario alfabetico delle Poste per il ritiro in contanti, gli importi rivalutati con l’adeguamento ISTAT e le trattenute fiscali applicate nel mese di giugno. Se sei un pensionato che vuole pianificare le proprie spese, qui trovi tutto quello che ti serve sapere.

      Indice dei contenuti

      1. Data accredito pensione giugno 2026
      2. Calendario Poste: ritiro in contanti giugno 2026
      3. Importi pensioni giugno 2026 e rivalutazione ISTAT
      4. Trattenute sulla pensione di giugno 2026
      5. Quattordicesima pensione: chi la riceve a giugno 2026
      6. Cedolino pensione giugno 2026: come consultarlo su MyINPS
      7. Pensione minima e maggiorazione sociale 2026
      8. Tipologie di pensione: vecchiaia, anticipata e reversibilità
      9. FAQ: domande frequenti sul pagamento pensioni giugno 2026

      Data accredito pensione giugno 2026

      La data di pagamento della pensione di giugno 2026 segue la regola generale stabilita dall’INPS: l’accredito avviene il primo giorno bancabile del mese. Per giugno 2026, il 1° giugno cade di lunedì, quindi è un giorno lavorativo a tutti gli effetti.

      Questo significa che la pensione di giugno 2026 verrà accreditata lunedì 1° giugno 2026 per chi riceve il pagamento tramite:

      • Conto corrente bancario – accredito il 1° giugno, disponibile dalla mattina
      • Conto corrente postale (BancoPosta) – accredito il 1° giugno
      • Libretto postale – accredito il 1° giugno, prelevabile in giornata
      • Carta Postepay Evolution – accredito il 1° giugno

      Se il primo giorno del mese fosse caduto di sabato, domenica o festivo, il pagamento sarebbe slittato al primo giorno lavorativo successivo. Per giugno 2026 questo problema non si pone: il pagamento arriva puntuale il primo del mese.

      Attenzione: in alcuni casi, l’accredito può risultare visibile sul conto nella serata del giorno precedente (31 maggio), soprattutto per i correntisti di alcune banche che anticipano la valuta. Tuttavia, la data ufficiale INPS resta il 1° giugno 2026.

      Calendario Poste: ritiro in contanti giugno 2026

      Per chi riscuote la pensione in contanti presso gli uffici postali, Poste Italiane prevede un calendario scaglionato per ordine alfabetico del cognome. Questa organizzazione, introdotta durante la pandemia, è stata mantenuta per evitare assembramenti e rendere il servizio più efficiente.

      Il calendario ritiro pensione giugno 2026 alle Poste segue indicativamente questa suddivisione (le date esatte vengono comunicate da Poste Italiane qualche giorno prima):

      GiornoDataCognomi
      Lunedì1 giugno 2026A – B
      Martedì2 giugno 2026Festa della Repubblica – Uffici chiusi
      Mercoledì3 giugno 2026C – D
      Giovedì4 giugno 2026E – K
      Venerdì5 giugno 2026L – O
      Sabato (mattina)6 giugno 2026P – R
      Lunedì8 giugno 2026S – Z

      Nota importante: il 2 giugno è la Festa della Repubblica, quindi gli uffici postali saranno chiusi. Questo potrebbe modificare leggermente il calendario rispetto ad altri mesi. Ti consigliamo di verificare il calendario definitivo sul sito di Poste Italiane o direttamente presso il tuo ufficio postale di riferimento.

      Chi si presenta in un giorno diverso da quello assegnato potrebbe dover attendere più a lungo o essere invitato a tornare nel giorno corretto.

      Importi pensioni giugno 2026 e rivalutazione ISTAT

      Gli importi delle pensioni di giugno 2026 riflettono la rivalutazione automatica applicata dall’INPS a partire dal 1° gennaio 2026, in base all’indice di inflazione ISTAT. La rivalutazione (detta anche “perequazione automatica”) serve a proteggere il potere d’acquisto dei pensionati dall’aumento del costo della vita.

      Per il 2026, il Ministero dell’Economia ha fissato la rivalutazione provvisoria in base ai dati ISTAT sull’inflazione del 2025. Ecco come funziona il meccanismo a scaglioni:

      Fascia di pensioneRivalutazione applicataEsempio su pensione lorda
      Fino a 4 volte il minimo (circa 2.400 €/mese)100% dell’indice ISTATRivalutazione piena
      Da 4 a 5 volte il minimo (2.400 – 3.000 €)90% dell’indice ISTATRivalutazione parziale
      Da 5 a 6 volte il minimo (3.000 – 3.600 €)75% dell’indice ISTATRivalutazione ridotta
      Oltre 6 volte il minimo (oltre 3.600 €)50% dell’indice ISTATRivalutazione dimezzata

      La rivalutazione piena al 100% spetta solo ai trattamenti pensionistici più bassi, fino a circa 2.400 euro lordi mensili. Chi percepisce pensioni più elevate riceve un adeguamento percentuale inferiore. Questo meccanismo è stato confermato dalla Legge di Bilancio 2026.

      Esempio pratico: supponiamo che Mario percepisce una pensione lorda di 1.500 euro al mese e che l’indice ISTAT sia dell’1,6%. L’aumento sarà di 1.500 x 1,6% = 24 euro lordi mensili. A giugno, Mario troverà già la pensione rivalutata nel cedolino.

      Trattenute sulla pensione di giugno 2026

      Il mese di giugno è particolarmente significativo per le trattenute fiscali sulla pensione. Oltre alle trattenute ordinarie (IRPEF mensile), a giugno l’INPS applica anche trattenute aggiuntive legate al conguaglio fiscale derivante dalla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente.

      Ecco le principali voci che possono comparire sul cedolino pensione giugno 2026:

      • IRPEF mensile ordinaria – la trattenuta fiscale standard calcolata in base allo scaglione di reddito
      • Addizionale regionale IRPEF – trattenuta in 11 rate da gennaio a novembre. A giugno sei alla sesta rata
      • Addizionale comunale IRPEF – suddivisa in rate mensili, varia da comune a comune
      • Conguaglio IRPEF 2025 – se dal ricalcolo risulta un debito fiscale per il 2025, l’INPS lo trattiene a partire da giugno (o dal mese in cui elabora il modello 730)
      • Trattenute per cessione del quinto – se hai un prestito con cessione del quinto sulla pensione
      • Quota associativa sindacale – se hai aderito a un sindacato dei pensionati

      Importante: se hai presentato il modello 730/2026 tramite il CAF entro le prime scadenze, il conguaglio fiscale (a debito o a credito) potrebbe comparire già nel cedolino di giugno o luglio. In caso di credito IRPEF, riceverai il rimborso direttamente nella pensione. In caso di debito, la trattenuta verrà applicata sulla mensilità.

      Quattordicesima pensione: chi la riceve a giugno 2026

      La quattordicesima mensilità (o “somma aggiuntiva”) è un bonus economico erogato dall’INPS a favore dei pensionati con reddito complessivo basso. Normalmente viene pagata con la mensilità di luglio, ma in alcuni casi può essere anticipata o erogata in un momento diverso.

      Chi ha diritto alla quattordicesima pensione 2026?

      • Pensionati con almeno 64 anni di età
      • Titolari di pensione di vecchiaia, anticipata, invalidità o ai superstiti (reversibilità)
      • Con reddito complessivo entro determinati limiti (aggiornati annualmente)

      Gli importi della quattordicesima variano in base agli anni di contributi versati e alla fascia di reddito:

      Anni di contributiImporto (reddito fino a 1,5x minimo)Importo (reddito fino a 2x minimo)
      Fino a 15 anni (dipendenti) / 18 (autonomi)437 €336 €
      Da 15 a 25 anni (dipendenti) / 18-28 (autonomi)546 €420 €
      Oltre 25 anni (dipendenti) / 28 (autonomi)655 €504 €

      Quando arriva la quattordicesima a giugno 2026? Di norma, l’INPS eroga la quattordicesima con il cedolino di luglio per chi ha già i requisiti. Tuttavia, per i pensionati che compiono 64 anni nel primo semestre 2026, potrebbe esserci un’erogazione anticipata. Se non la ricevi a luglio e ritieni di averne diritto, puoi presentare domanda tramite il portale INPS o rivolgendoti a un patronato.

      Cedolino pensione giugno 2026: come consultarlo su MyINPS

      Il cedolino pensione giugno 2026 è il documento che riporta nel dettaglio l’importo lordo, le trattenute e il netto accreditato. Consultarlo è fondamentale per verificare che tutto sia corretto e per capire eventuali variazioni rispetto al mese precedente.

      Come accedere al cedolino pensione online:

      1. Vai sul sito www.inps.it
      2. Accedi con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS
      3. Cerca il servizio “Cedolino pensione e servizi collegati”
      4. Seleziona il mese di giugno 2026
      5. Visualizza o scarica il cedolino in formato PDF

      Sul cedolino troverai le seguenti informazioni:

      • Importo lordo della pensione
      • Trattenute IRPEF (aliquota applicata e importo)
      • Addizionali regionali e comunali
      • Detrazioni eventualmente spettanti
      • Importo netto accreditato
      • Eventuali arretrati o conguagli
      • La quattordicesima, se erogata nel mese

      Il cedolino di giugno 2026 sarà disponibile indicativamente a partire dal 20-25 maggio 2026. Se non riesci ad accedere al portale INPS, puoi richiedere assistenza al numero verde 803 164 (gratuito da fisso) o al 06 164 164 (da mobile, a pagamento).

      Pensione minima e maggiorazione sociale 2026

      La pensione minima (o “trattamento minimo”) è l’importo minimo garantito dall’INPS ai pensionati che hanno versato contributi insufficienti per raggiungere una pensione adeguata. Per il 2026, il trattamento minimo è stato rivalutato in base all’inflazione ISTAT.

      L’importo della pensione minima 2026 è di circa 603-616 euro al mese (l’importo esatto verrà confermato dall’INPS con la circolare definitiva). Per 13 mensilità si tratta di circa 7.800-8.000 euro annui.

      Maggiorazione sociale: i pensionati con redditi molto bassi possono beneficiare della maggiorazione sociale, un incremento dell’importo pensionistico previsto dalla legge. La maggiorazione spetta a chi ha compiuto 60 anni e il cui reddito personale (o coniugale, se coniugato) non supera determinati limiti.

      • Maggiorazione per over 60: incremento mensile che porta la pensione a un importo più dignitoso
      • Maggiorazione per over 70: l’incremento è più sostanzioso (fino a circa 700 euro totali al mese)
      • Requisiti reddituali: il reddito personale e quello coniugale non devono superare le soglie fissate annualmente dall’INPS

      Se ritieni di avere diritto alla maggiorazione sociale e non la ricevi, è consigliabile rivolgersi a un patronato o al CAF per verificare la tua situazione e presentare domanda.

      Tipologie di pensione: vecchiaia, anticipata e reversibilità

      Non tutte le pensioni sono uguali. Il sistema previdenziale italiano prevede diverse tipologie di trattamento pensionistico, ciascuna con requisiti e importi differenti. Conoscere la differenza è importante per capire quanto riceverai a giugno e quali regole si applicano al tuo caso.

      Pensione di vecchiaia

      È la forma più comune di pensione. Spetta a chi raggiunge l’età pensionabile (attualmente 67 anni) con almeno 20 anni di contributi. L’importo dipende dalla retribuzione media e dai contributi versati durante la carriera lavorativa.

      Pensione anticipata

      Permette di andare in pensione prima dei 67 anni, a patto di aver maturato un numero sufficiente di anni di contributi: 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. L’importo potrebbe essere leggermente inferiore rispetto alla pensione di vecchiaia, perché si percepisce per un periodo più lungo. Esistono anche altre opzioni come la Quota 103 e Opzione Donna con requisiti specifici.

      Pensione di reversibilità (ai superstiti)

      Spetta al coniuge superstite (e in alcuni casi ai figli) del pensionato deceduto. L’importo è una percentuale della pensione del defunto:

      • 60% al coniuge solo
      • 80% al coniuge con un figlio a carico
      • 100% al coniuge con due o più figli a carico

      Se il reddito del superstite supera determinate soglie, la percentuale viene ridotta (del 25%, 40% o 50%). Anche la pensione di reversibilità viene accreditata il 1° giugno 2026 con le stesse modalità.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      FAQ: domande frequenti sul pagamento pensioni giugno 2026

      Quando viene pagata la pensione di giugno 2026?

      La pensione di giugno 2026 viene accreditata lunedì 1° giugno 2026 su conto corrente bancario, postale, libretto di risparmio o carta Postepay Evolution. Per il ritiro in contanti alle Poste si segue il calendario alfabetico che inizia sempre dal 1° giugno.

      Come faccio a vedere il cedolino pensione di giugno 2026?

      Puoi consultare il cedolino pensione di giugno 2026 accedendo al portale MyINPS con SPID, CIE o CNS. Cerca il servizio “Cedolino pensione e servizi collegati” e seleziona il mese di giugno. Il cedolino sarà disponibile indicativamente dal 20-25 maggio 2026.

      La pensione di giugno 2026 include la quattordicesima?

      Di norma, la quattordicesima viene erogata con il cedolino di luglio. Tuttavia, i pensionati che compiono 64 anni nel primo semestre 2026 potrebbero riceverla in anticipo. Controlla il cedolino di giugno per eventuali importi aggiuntivi.

      Perché la pensione di giugno è più bassa del solito?

      Se la pensione di giugno risulta più bassa, le cause più comuni sono: il conguaglio IRPEF (trattenuta extra dovuta alla dichiarazione dei redditi 2025), le addizionali regionali e comunali in corso di trattenuta, oppure la cessazione di una detrazione che non spetta più. Controlla il cedolino per capire la voce specifica.

      Quanto è la pensione minima a giugno 2026?

      La pensione minima 2026 è di circa 603-616 euro al mese (importo rivalutato ISTAT). Chi ha redditi molto bassi può beneficiare della maggiorazione sociale, che incrementa l’importo fino a circa 700 euro mensili per gli over 70.

      Il 2 giugno le Poste sono aperte per il ritiro pensione?

      No, il 2 giugno 2026 è la Festa della Repubblica e gli uffici postali sono chiusi. Il calendario di ritiro pensioni salta questa giornata e riprende il 3 giugno. Se il tuo cognome rientra nella fascia prevista per il 2 giugno, verifica il calendario aggiornato sul sito di Poste Italiane.

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      • Verificare se hai diritto alla quattordicesima
      • Controllare la corretta applicazione della rivalutazione
      • Assistenza per la dichiarazione dei redditi (730/2026)
      • Domanda di pensione e pratiche di patronato
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        CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640

        Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-20 08:00:002026-05-31 17:48:29Pagamento Pensioni Giugno 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS
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