NOTIZIEBonus assunzioni 2026: guida completa a incentivi giovani, donne, ZES e stabilizzazione dei contrattiIl 2026 conferma e amplia il pacchetto di incentivi all’occupazione destinati ai datori di lavoro privati che assumono giovani, donne, persone svantaggiate o stabilizzano contratti a termine. Tra i bonus assunzioni 2026 più rilevanti troviamo il Bonus Giovani Under 35, il Bonus Donne, il Bonus ZES Unica Mezzogiorno e la maxi deduzione del 120% sul costo del lavoro incrementale. Si tratta di misure introdotte principalmente dal Decreto Coesione (DL 60/2024) e prorogate o ridefinite dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), il cui impatto pratico e significativo: per un’azienda, l’esonero contributivo può tradursi in un risparmio fino a 15.600 euro nell’arco di 24 mesi per singolo lavoratore.In questa guida completa e aggiornata analizziamo ogni singolo bonus attivo nel 2026: requisiti, importi, durata, procedure INPS per la richiesta, regole di cumulabilità e esempi pratici di calcolo. L’obiettivo e offrire ad aziende, professionisti delle risorse umane e consulenti del lavoro uno strumento operativo per orientarsi tra le numerose agevolazioni disponibili, evitando errori che potrebbero compromettere il diritto all’esonero. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente i datori di lavoro nella verifica dei requisiti e nella corretta gestione documentale di queste misure.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Bonus assunzioni 2026: la panoramica generale degli incentiviIl quadro degli incentivi all’assunzione nel 2026 si fonda su due pilastri normativi principali. Il primo è il Decreto Coesione (DL 7 maggio 2024 n. 60, convertito dalla L. 4 luglio 2024 n. 95), che ha introdotto tre nuovi esoneri contributivi destinati ai datori di lavoro privati: il Bonus Giovani Under 35, il Bonus Donne e il Bonus ZES Unica Mezzogiorno. Il secondo pilastro è la Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024 n. 207), che ha confermato la maxi deduzione del 120% sul costo del lavoro incrementale e ha allineato la disciplina degli incentivi per il triennio 2025-2027.A queste misure si affiancano gli incentivi strutturali già previsti dall’ordinamento, come l’esonero per l’assunzione di percettori di NASpI, l’incentivo per l’assunzione di lavoratori in CIGS da almeno 3 mesi (art. 4, c. 3, L. 92/2012), l’esonero per l’assunzione di disabili (L. 68/1999) e gli sgravi per la trasformazione dei contratti di apprendistato. La convivenza tra misure straordinarie e ordinarie rende il sistema complesso ma estremamente vantaggioso per i datori di lavoro che sanno orientarsi correttamente. Comprendere quale bonus si applica al caso concreto, e se più incentivi possono essere cumulati, è il primo passo per massimizzare il risparmio contributivo.Tabella riassuntiva: i principali bonus assunzioni attivi nel 2026BonusImporto max/meseDurataNormaGiovani Under 35500 euro (650 nelle regioni ZES)24 mesiDL 60/2024 art. 22Donne svantaggiate650 euro24 mesiDL 60/2024 art. 23ZES Unica Mezzogiorno650 euro24 mesiDL 60/2024 art. 24Maxi deduzione 120%Deduzione fiscale +20%Anno per annoL. 207/2024 c. 399-400NASpI (assunzione percettore)20% NASpI residuaUna tantumArt. 2 c. 10-bis L. 92/2012Disabili (L. 68/1999)35-70% retribuzione36-60 mesiArt. 13 L. 68/1999 Bonus Giovani Under 35: esonero contributivo fino a 500 euro al meseIl Bonus Giovani, previsto dall’articolo 22 del Decreto Coesione (DL 60/2024), è la misura più rilevante per chi vuole assumere lavoratori under 35. Si tratta di un esonero contributivo totale (100%) della quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi INAIL), nel limite massimo di 500 euro mensili per ciascun lavoratore. Il beneficio sale a 650 euro mensili per le assunzioni effettuate in una delle otto regioni ricomprese nella ZES Unica Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna).Requisiti per il Bonus Giovani 2026Eta del lavoratore: meno di 35 anni compiuti alla data dell’assunzioneCondizione occupazionale: il lavoratore non deve mai essere stato assunto a tempo indeterminato nel corso della sua vita lavorativa (con altri datori di lavoro)Tipologia contrattuale: nuova assunzione a tempo indeterminato o trasformazione di un contratto a tempo determinato in tempo indeterminatoDatore di lavoro: tutti i datori di lavoro privati (esclusi datori di lavoro domestico e settore agricolo nei limiti di specifiche disposizioni)Regolarità contributiva: possesso del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva)Rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoroNessun obbligo di assunzione preesistente derivante da legge o contratto collettivoDurata e caratteristiche dell’esoneroL’esonero ha una durata di 24 mesi a partire dalla data di assunzione. Il calcolo del risparmio massimo per il datore di lavoro è quindi pari a 12.000 euro per ciascun lavoratore (500 × 24) nelle aree ordinarie e a 15.600 euro (650 × 24) nelle aree ZES. È importante notare che l’esonero non si applica ai premi INAIL e ai contributi al Fondo di Tesoreria INPS per il TFR (per le aziende con più di 50 dipendenti). Il bonus è soggetto al rispetto del regime de minimis o, in alternativa, all’autorizzazione della Commissione Europea ai sensi del Quadro Temporaneo per gli aiuti di Stato (in base alla specifica formulazione confermata nelle circolari attuative). Bonus Donne: esonero contributivo per favorire l’occupazione femminileIl Bonus Donne previsto dall’articolo 23 del Decreto Coesione (DL 60/2024) è un esonero contributivo destinato ai datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato donne svantaggiate. La misura punta a ridurre il divario occupazionale di genere, particolarmente accentuato in alcuni territori e settori economici. L’esonero è pari al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro nel limite di 650 euro mensili per una durata di 24 mesi.Chi sono le “donne svantaggiate” ai fini del bonusLa definizione di “donna svantaggiata” segue il Regolamento UE 651/2014 e include una delle seguenti categorie:Donne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovunque residentiDonne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei Fondi Strutturali UE (in pratica, le regioni del Mezzogiorno e alcune aree del Centro-Nord individuate da decreto interministeriale)Donne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi e occupate in professioni o settori economici caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere (individuati annualmente con decreto del Ministero del Lavoro)Il requisito dell’incremento occupazionale nettoUna caratteristica peculiare del Bonus Donne è il requisito dell’incremento occupazionale netto: l’assunzione deve determinare un aumento del numero dei dipendenti rispetto alla media dei lavoratori occupati nei 12 mesi precedenti. Le diminuzioni di personale che si sono verificate per dimissioni volontarie, invalidita, pensionamento, riduzione volontaria dell’orario o licenziamento per giusta causa non si computano. Questo requisito rende il Bonus Donne uno strumento di incentivazione netta all’occupazione, non un semplice sgravio sulle assunzioni che si sarebbero comunque effettuate. Bonus ZES Unica Mezzogiorno: 650 euro al mese per assumere al SudIl Bonus ZES Unica, disciplinato dall’articolo 24 del Decreto Coesione, è dedicato ai datori di lavoro privati che operano nelle otto regioni del Mezzogiorno ricomprese nella Zona Economica Speciale unica: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. È un esonero contributivo del 100% nel limite di 650 euro mensili per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato, con una durata di 24 mesi.Requisiti specifici del Bonus ZESDatore di lavoro: privato con fino a 10 dipendenti nel mese di assunzione (microimprese e piccole imprese)Sede di lavoro: in una delle 8 regioni della ZES Unica MezzogiornoLavoratore: di età pari o superiore a 35 anni e privo di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesiTipologia di rapporto: assunzione a tempo indeterminato (incluso part-time)Incremento occupazionale netto rispetto alla media dei 12 mesi precedentiRispetto del Regolamento UE sugli aiuti di Stato a finalita regionaleÈ importante segnalare che il Bonus ZES Unica e complementare rispetto al Bonus Giovani Under 35: mentre quest’ultimo si rivolge ai giovani sotto i 35 anni, il Bonus ZES copre proprio i lavoratori che hanno superato questa soglia anagrafica ma operano in territori a maggiore svantaggio economico. Per i giovani Under 35 assunti al Sud, si applica invece il Bonus Giovani con il massimale maggiorato a 650 euro. Stabilizzazione dei contratti: bonus per trasformare il tempo determinato in indeterminatoLa stabilizzazione dei contratti a tempo determinato è uno degli obiettivi principali della politica del lavoro italiana ed europea. Anche se il sistema normativo italiano non prevede un singolo “bonus stabilizzazione” universale, esistono diverse misure che, applicate alle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, generano sgravi significativi per le aziende:Bonus Giovani Under 35 (DL 60/2024 art. 22): si applica anche alle trasformazioni TD→TI, purché il lavoratore non sia mai stato titolare di un rapporto a tempo indeterminato in precedenzaBonus Donne (DL 60/2024 art. 23): applicabile alle trasformazioni che riguardano donne con i requisiti di svantaggioEsonero per stabilizzazione di apprendisti: al termine del periodo di apprendistato, la conferma a tempo indeterminato gode di un’aliquota contributiva agevolata del 10% (anziché ordinaria) per i 12 mesi successivi alla trasformazione, ai sensi del Testo Unico Apprendistato (D.Lgs. 81/2015)Bonus NASpI: spetta una quota della NASpI residua spettante al lavoratore quando il datore di lavoro lo assume a tempo indeterminato (anche con trasformazione)Vantaggi fiscali ulteriori: la maxi deduzione 120% sul costo del lavoroOltre agli sgravi contributivi, dal 2024 e per gli anni successivi (compresi 2025 e 2026, salvo modifiche), è prevista una super deduzione fiscale del 120% del costo del personale neoassunto a tempo indeterminato, qualora l’azienda registri un incremento occupazionale netto rispetto all’anno precedente. La maggiorazione sale al 130% nel caso di assunzione di categorie “meritevoli di maggior tutela” (donne con almeno due figli minori, giovani Under 30 ammessi a Garanzia Giovani, ex percettori del Reddito di Cittadinanza, persone con disabilità, ecc.). Questa misura, prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 216/2023 e confermata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024 art. 1 commi 399-400), si cumula con gli esoneri contributivi sopra descritti. Altri esoneri e bonus attivi nel 2026Accanto ai grandi bonus straordinari del Decreto Coesione, nel 2026 restano operativi numerosi incentivi strutturali che, in determinate situazioni, possono risultare più convenienti o complementari:Bonus assunzione percettori NASpIIl datore di lavoro che assume a tempo pieno e indeterminato un lavoratore titolare di NASpI ha diritto, a domanda, a un contributo mensile pari al 20% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore. Il beneficio è disciplinato dall’art. 2, comma 10-bis, della L. 92/2012 ed è cumulabile con altri incentivi solo nei limiti consentiti dalla normativa.Incentivi per l’assunzione di disabili (L. 68/1999)L’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori disabili dà diritto a un incentivo economico variabile dal 35% al 70% della retribuzione lorda mensile, per una durata da 36 a 60 mesi, a seconda della tipologia di disabilità e del grado di riduzione della capacità lavorativa. L’incentivo è disciplinato dall’art. 13 della L. 68/1999, come modificato dal D.Lgs. 151/2015.Incentivo Over 50 (L. 92/2012)Per l’assunzione di lavoratori ultracinquantenni disoccupati da oltre 12 mesi spetta una riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro per 12 mesi (tempo determinato) o 18 mesi (tempo indeterminato o trasformazione). Norma di riferimento: art. 4, commi 8-11, L. 92/2012.Apprendistato professionalizzanteL’apprendistato professionalizzante (art. 44 D.Lgs. 81/2015) resta uno strumento estremamente conveniente: durante il periodo di formazione il datore di lavoro versa un’aliquota contributiva agevolata e al termine del periodo, in caso di conferma a tempo indeterminato, l’aliquota agevolata prosegue per ulteriori 12 mesi. Le aliquote specifiche variano in base alle dimensioni aziendali e al CCNL applicato, secondo le tabelle INPS più recenti.Come si richiedono i bonus assunzioni all’INPSLa procedura di richiesta dei bonus assunzioni 2026 segue, salvo eccezioni, un iter standardizzato gestito attraverso il portale telematico dell’INPS. Comprenderla è essenziale per evitare errori che potrebbero comportare la decadenza dal beneficio.I passaggi essenziali della proceduraComunicazione obbligatoria di assunzione (UNILAV): entro le ore 24 del giorno antecedente l’instaurazione del rapporto di lavoro va effettuata la comunicazione al Centro per l’Impiego competenteVerifica preventiva dei requisiti: il datore di lavoro deve verificare il possesso di tutti i requisiti soggettivi (età del lavoratore, condizione di disoccupazione, assenza di precedenti rapporti a tempo indeterminato, ecc.) e oggettivi (DURC, rispetto della sicurezza sul lavoro, incremento occupazionale ove richiesto)Istanza telematica all’INPS: il datore di lavoro presenta domanda tramite il portale INPS, utilizzando il modulo specifico predisposto per il singolo bonus, indicando i dati del lavoratore e dichiarando il possesso dei requisitiRisposta INPS: l’INPS verifica la disponibilità delle risorse finanziarie (per i bonus a sportello) e l’esistenza dei requisiti. In caso positivo, comunica l’autorizzazione tramite il “Cassetto Previdenziale del Contribuente”Fruizione dell’esonero in busta paga: una volta ottenuta l’autorizzazione, il datore di lavoro applica l’esonero direttamente in sede di compilazione del flusso UniEmens, esponendo gli importi nei quadri previsti dalla circolare INPS attuativaCircolari INPS applicativePer ciascun bonus l’INPS pubblica circolari e messaggi applicativi che precisano i codici di esposizione UniEmens, le modalità di calcolo dell’esonero, eventuali integrazioni documentali necessarie. È sempre consigliabile consultare la circolare specifica prima di effettuare l’assunzione: per il Bonus Giovani Under 35, il Bonus Donne e il Bonus ZES Unica, le circolari INPS attuative del 2024-2025 e i successivi messaggi di chiarimento forniscono il quadro operativo completo. Il CAF Centro Fiscale di Udine mantiene aggiornato il proprio database normativo e affianca le aziende nella fase di compilazione delle istanze. Cumulabilità tra bonus: cosa si può è cosa non si può sommareUno degli aspetti più complessi della gestione dei bonus assunzioni 2026 riguarda la cumulabilità. La regola generale è che gli esoneri contributivi non sono cumulabili tra loro per lo stesso lavoratore e per lo stesso periodo, salvo specifiche eccezioni previste dalla norma istitutiva. Tuttavia, esistono importanti spazi di cumulo, in particolare con misure di natura fiscale.Le regole base di cumulabilitàEsoneri contributivi tra loro: generalmente non cumulabili sul medesimo rapporto di lavoro nello stesso periodo. Esempio: per uno stesso lavoratore Under 35 non si possono attivare contemporaneamente Bonus Giovani e Bonus ZES Unica (peraltro destinatari di platee diverse)Esonero contributivo + Bonus NASpI: la giurisprudenza INPS più recente ha riconosciuto una parziale cumulabilità in specifiche condizioni, ma è essenziale verificare l’orientamento più aggiornatoEsoneri contributivi + Maxi deduzione 120%: cumulo pieno. La maxi deduzione è una misura fiscale (IRES/IRPEF) e opera su un piano diverso rispetto agli esoneri contributiviBonus contributivi + Crediti d’imposta ZES: generalmente cumulabili nei limiti della normativa sugli aiuti di Stato e del massimale de minimisPrima di applicare un esonero, e sempre opportuno verificare gli orientamenti più recenti dell’INPS e del Ministero del Lavoro, perché il quadro evolve frequentemente attraverso messaggi e interpelli.Esempi pratici di calcolo del risparmio contributivoPer comprendere il reale impatto economico dei bonus assunzioni 2026 e utile analizzare alcuni casi concreti.Esempio 1: assunzione di un giovane Under 35 al NordL’azienda Alfa Srl, con sede a Udine, assume Luca, 27 anni, mai assunto a tempo indeterminato, con un contratto a tempo indeterminato è una retribuzione lorda di 1.800 euro mensili. I contributi a carico del datore di lavoro su tale retribuzione sono indicativamente di circa 540 euro/mese (calcolando un’aliquota datoriale media del 30% circa, esclusi INAIL).Massimale esonero Bonus Giovani: 500 euro/meseContributi mensili effettivamente azzerati: 500 euro/mese (l’eccedenza di 40 euro resta a carico dell’azienda)Risparmio mensile: 500 euroRisparmio totale 24 mesi: 12.000 euroEsempio 2: assunzione di un giovane Under 35 al SudL’azienda Beta Srl, con sede a Napoli, assume Maria, 29 anni, mai assunta a tempo indeterminato, con un contratto a tempo indeterminato è una retribuzione lorda di 1.900 euro/mese. Operando in regione ZES, si applica il massimale maggiorato di 650 euro/mese.Massimale esonero: 650 euro/meseRisparmio mensile: circa 570 euro (importo dei contributi datoriali, comunque entro il massimale)Risparmio totale 24 mesi: circa 13.700-15.600 euro (in base ai contributi effettivi)Esempio 3: assunzione di una donna svantaggiata + maxi deduzioneL’azienda Gamma SpA assume Giulia, 42 anni, disoccupata da 30 mesi, con contratto a tempo indeterminato e retribuzione lorda di 2.100 euro/mese (contributi datoriali stimati: 630 euro). L’azienda registra anche un incremento occupazionale netto rispetto all’anno precedente.Bonus Donne (esonero contributivo): 630 euro/mese × 24 = 15.120 euroMaxi deduzione 120% del costo del lavoro: sul costo del personale incrementale (es. 30.000 euro/anno) si applica una deduzione fiscale aggiuntiva del 20%, pari a 6.000 euro. Considerando un’aliquota IRES del 24%, il risparmio fiscale e di circa 1.440 euro/annoRisparmio totale stimato sui 24 mesi: circa 18.000 euro (esonero + benefici fiscali aggregati) Bonus assunzioni 2026: gli errori da evitareL’esperienza maturata in questi anni dai consulenti del lavoro mostra alcuni errori ricorrenti che possono compromettere il diritto all’esonero o, peggio, comportare il recupero degli importi indebitamente fruiti con sanzioni e interessi:Mancata verifica dei requisiti soggettivi del lavoratore: ad esempio assumere come “mai stato a tempo indeterminato” un soggetto che in realtà ha avuto un breve TI in passatoMancato rispetto del DURC: il documento deve essere regolare al momento della fruizione, non solo al momento dell’assunzioneErrato calcolo dell’incremento occupazionale netto: confondere le diminuzioni “neutre” (dimissioni volontarie, pensionamento) con quelle “computabili” (licenziamenti per riduzione del personale)Errata esposizione dei codici UniEmens: ogni bonus ha codici specifici. Errori in questa fase generano segnalazioni automatiche da parte dell’INPSSovrapposizione di bonus non cumulabili sullo stesso lavoratoreMancato rispetto dei massimali de minimis nei casi in cui il bonus è soggetto a questa disciplinaCosa fare nel 2026 per non perdere occasioniIl 2026 rappresenta un anno di consolidamento per i bonus assunzioni: la disciplina del Decreto Coesione è ormai operativa con tutte le circolari attuative e le aziende dispongono di strumenti chiari per programmare le assunzioni. Le scelte strategiche vincenti per i datori di lavoro sono:Pianificare in anticipo le assunzioni, verificando con il consulente del lavoro o con il CAF l’applicabilità del bonus più convenienteMantenere costantemente regolare il DURC, perché un’irregolarità durante i 24 mesi di esonero ne comporta la sospensioneMonitorare gli aggiornamenti normativi: messaggi INPS, circolari del Ministero del Lavoro e provvedimenti dell’Agenzia delle EntrateDocumentare con cura la posizione del lavoratore (storico INPS, eventuali certificazioni di disoccupazione, dichiarazioni sostitutive)Conservare la documentazione per almeno 10 anni, considerando i tempi di controllo INPSAffidarsi a un partner esperto come il CAF Centro Fiscale di Udine consente di evitare errori e di massimizzare il vantaggio economico delle agevolazioni. Il nostro team segue l’intero iter: dalla verifica dei requisiti, alla presentazione dell’istanza INPS, fino al monitoraggio della fruizione corretta nei flussi UniEmens. Domande frequenti sui bonus assunzioni 2026Il Bonus Giovani Under 35 si applica anche al part-time?Sì, il bonus si applica anche ai contratti a tempo indeterminato part-time. Il massimale di 500 euro (650 per ZES) si riferisce all’esonero massimo mensile e si applica in proporzione alle ore lavorate nel mese.Se assumo una donna over 50 disoccupata da 18 mesi, posso usare il Bonus Donne?Sì, perché la condizione di “senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi” o di “almeno 6 mesi” se residente in aree svantaggiate o impiegata in settori a forte disparità di genere e alternativa rispetto all’età. Una donna ovunque residente, disoccupata da 24 mesi, ha diritto al bonus indipendentemente dall’età.Le aziende con più di 10 dipendenti possono accedere al Bonus ZES Unica?No, il Bonus ZES Unica è riservato a datori di lavoro privati con un numero di dipendenti pari o inferiore a 10. Le aziende più grandi che assumono al Sud possono comunque accedere ad altri incentivi (es. Bonus Giovani Under 35, Bonus Donne, decontribuzione Sud strutturale dove ancora prevista).Cosa succede se durante i 24 mesi di esonero il lavoratore si dimette?L’esonero si interrompe naturalmente. Se la cessazione avviene per dimissioni volontarie o per cause non imputabili al datore di lavoro (giusta causa di licenziamento, ecc.), l’azienda mantiene il beneficio già fruito senza obbligo di restituzione. Diverso il caso del licenziamento ingiustificato: in questo caso possono attivarsi meccanismi di recupero, come previsto dalle disposizioni applicative.Il bonus è automatico o devo presentare domanda?I bonus contributivi richiedono sempre una specifica istanza telematica all’INPS, con verifica preventiva dei requisiti e dell’eventuale disponibilità delle risorse stanziate. Una volta autorizzati, l’esonero viene fruito direttamente in compensazione nella denuncia UniEmens mensile.La maxi deduzione 120% si applica anche per il 2026?Sì, la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha confermato la misura della maggiorazione del 20% (e fino al 30% per categorie meritevoli) del costo del lavoro deducibile nei periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027, in caso di incremento occupazionale netto. Restano fermi i requisiti di stabilità del rapporto e di mantenimento dell’incremento.Conclusione: come sfruttare al meglio i bonus assunzioni 2026I bonus assunzioni 2026 rappresentano un’opportunità concreta per le aziende italiane: il risparmio potenziale può superare i 15.000 euro per ogni nuovo lavoratore assunto, a cui si aggiungono i vantaggi fiscali della maxi deduzione 120%. Tuttavia, la complessità della disciplina richiede attenzione: verifica dei requisiti, corretta presentazione delle istanze, monitoraggio della cumulabilità e gestione precisa dei flussi UniEmens sono fattori che possono trasformare un’opportunità in un problema se gestiti con superficialita.Il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione delle aziende del Friuli Venezia Giulia e di tutto il territorio nazionale un servizio completo di assistenza: analisi della convenienza, verifica preventiva dei requisiti, presentazione delle istanze INPS, monitoraggio della fruizione, supporto in caso di controlli. Contattaci per programmare le tue assunzioni del 2026 sfruttando al massimo le agevolazioni previste dalla normativa. 📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Maggio 22, 2026/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 22:55:042026-05-22 22:26:05Bonus assunzioni 2026: guida completa a incentivi giovani, donne, ZES e stabilizzazione dei contratti
NOTIZIERottamazione quater: per la Cassazione basta la prima rata per perfezionare la sanatoriaUna nuova pronuncia della Corte di Cassazione riapre il dibattito sulla rottamazione quater, la “definizione agevolata” prevista dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022). Secondo i giudici di legittimità, per perfezionare la sanatoria e mettere al riparo il contribuente dalla riscossione coattiva è sufficiente il pagamento della prima rata entro la scadenza prevista. Una lettura che potrebbe avere ricadute concrete su migliaia di contribuenti decaduti dal beneficio per il mancato pagamento delle rate successive.In questa guida ti spieghiamo, in modo semplice e con esempi pratici, cosa ha stabilito la Cassazione, cosa cambia per chi è in difficoltà con le rate, quali sono i riferimenti normativi (art. 1 commi 231-252 della Legge 197/2022 e successive modifiche tramite il DL 145/2023 convertito nella L. 191/2023) e quali strade restano aperte oggi, nel 2026, tra riammissione e nuova rottamazione quinquies.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiCosa ha detto la Cassazione: il principio della “prima rata”Rottamazione quater: cos’è e come funzionaPerfezionamento vs decadenza: la distinzione chiaveEffetti pratici per i contribuentiRiferimenti normativi: L. 197/2022 e DL 145/2023Cosa rischia chi decade dalle rate successiveLa riammissione introdotta dal DL 202/2024Rottamazione quinquies 2026: la nuova definizione agevolataEsempi pratici e simulazioniTabella di confronto tra le rottamazioniCosa fare oggi se sei decadutoIl supporto del CAF Centro Fiscale di UdineDomande frequenti (FAQ)Cosa ha detto la Cassazione: il principio della “prima rata”La Corte di Cassazione, con una recente pronuncia in materia di definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione, ha chiarito un punto delicato che da tempo divide contribuenti e Agenzia delle Entrate-Riscossione: cosa succede se il contribuente paga la prima rata della rottamazione e poi salta una rata successiva?Secondo i giudici di legittimità, occorre distinguere due momenti diversi: il perfezionamento della definizione agevolata e la successiva decadenza dal piano di pagamento rateale. Il pagamento della prima rata (o dell’unica rata, in caso di pagamento in soluzione unica) entro la scadenza prevista perfeziona la sanatoria, producendo effetti immediati: in particolare, blocca le procedure esecutive in corso e impedisce all’agente della riscossione di avviare nuove azioni cautelari (fermi amministrativi, ipoteche, pignoramenti) basate sui carichi rottamati.Se poi il contribuente non paga le rate successive, scatta la decadenza dal beneficio: il debito residuo torna esigibile per intero, con sanzioni e interessi di mora. Ma — ed è qui il punto innovativo — gli effetti del perfezionamento già prodotti non vengono cancellati retroattivamente. In particolare, le somme già versate restano acquisite definitivamente dall’Erario a titolo di acconto sul debito originario. Rottamazione quater: cos’è e come funzionaLa rottamazione quater è la quarta edizione della definizione agevolata dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia). È stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge 29 dicembre 2022, n. 197), articolo 1, commi da 231 a 252.In parole semplici, si tratta di una sanatoria che permette al contribuente di chiudere i debiti con il fisco pagando solo l’imposta, senza sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione. Le uniche somme dovute, oltre al capitale, sono:le spese per le procedure esecutive eventualmente sostenute;i diritti di notifica;per le multe stradali e altre sanzioni amministrative non tributarie: rimangono dovuti il capitale (la sanzione) e gli interessi, ma vengono cancellate le maggiorazioni e gli interessi di mora.Quali carichi sono “rottamabili”La rottamazione quater riguarda i carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Il termine originario per presentare domanda era fissato al 30 aprile 2023, poi prorogato al 30 giugno 2023.Modalità di pagamentoIl contribuente che ha aderito ha potuto scegliere tra:Pagamento in soluzione unica: scadenza originaria 31 ottobre 2023, poi prorogata.Pagamento rateale: fino a 18 rate in 5 anni. Le prime due rate (di importo pari al 10% del totale ciascuna) scadevano il 31 ottobre 2023 e il 30 novembre 2023; le successive 16 rate, di pari importo, con scadenza il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno fino al 2027.Sulle rate successive alla prima si applicano interessi al tasso del 2% annuo, a decorrere dal 1° novembre 2023. Perfezionamento vs decadenza: la distinzione chiaveLa differenza tra perfezionamento e decadenza è il cuore della pronuncia della Cassazione. Vediamola nel dettaglio.Perfezionamento della sanatoriaIl perfezionamento è il momento in cui la definizione agevolata diventa “efficace”: il contribuente ha aderito (presentando la domanda entro i termini) e ha versato la prima rata (o l’unica rata, se ha scelto la soluzione unica) entro la scadenza. Da quel momento:le procedure esecutive in corso restano sospese e non possono proseguire;l’Agente della riscossione non può iscrivere nuovi fermi amministrativi o ipoteche sui carichi rottamati;il contribuente risulta in regola ai fini del rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva, se applicabile);il contribuente può ottenere il certificato dei carichi pendenti “pulito” per le posizioni in rottamazione.Decadenza dal beneficio ratealeLa decadenza è invece la perdita del beneficio della rateazione e si verifica quando il contribuente, dopo aver perfezionato, salta il pagamento di una o più rate (o paga in ritardo oltre i 5 giorni di tolleranza). Le conseguenze sono:il debito residuo torna esigibile per intero;vengono ripristinati sanzioni, interessi di mora e aggio sulle somme non ancora versate;l’Agente della riscossione può riprendere o avviare le procedure esecutive;le somme già versate restano acquisite a titolo di acconto sul debito originario.Il principio espresso dalla Cassazione è che il perfezionamento non viene “annullato” dalla decadenza successiva: gli effetti della rottamazione si producono al momento del pagamento della prima rata, anche se poi il contribuente non riesce a portare a termine il piano. Questo principio ha rilevanza soprattutto per le procedure esecutive eventualmente avviate o aggravate dopo il perfezionamento e prima della decadenza, che possono essere considerate illegittime. Effetti pratici per i contribuentiLa pronuncia della Cassazione ha effetti molto concreti. Vediamo i principali.1. Tutela dalle azioni esecutive nel periodo “intermedio”Se hai pagato la prima rata e poi sei decaduto, il periodo che va dal versamento della prima rata fino alla decadenza è coperto dagli effetti del perfezionamento. Quindi se l’Agente della riscossione ha avviato un’azione esecutiva (ad esempio un pignoramento) in quel periodo, puoi contestarla davanti al giudice tributario o ordinario, perché in quel momento la rottamazione era pienamente efficace.2. Acquisizione definitiva delle somme versateLe rate già pagate non vanno perdute: vengono imputate a riduzione del debito complessivo. In pratica, se hai versato 1.000 euro su un debito di 5.000 e poi sei decaduto, il debito residuo non sarà più 5.000 ma 4.000 (al netto del ripristino di sanzioni e interessi sulla parte non pagata).3. Possibilità di accedere a soluzioni alternativeAnche dopo la decadenza, restano aperte alcune strade:la rateazione ordinaria con l’Agente della riscossione (fino a 120 rate in casi di grave difficoltà economica);l’eventuale riammissione alla rottamazione quater per chi ne ha avuto diritto (vedi paragrafo dedicato);l’adesione alla nuova rottamazione quinquies, prevista dalla normativa più recente. Riferimenti normativi: L. 197/2022 e DL 145/2023Il quadro normativo della rottamazione quater è articolato. Ecco i principali riferimenti.Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023)L’articolo 1, commi 231-252, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 ha istituito la “definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022”. I commi rilevanti sono:Comma 231: definisce l’ambito applicativo e i carichi rottamabili;Comma 232: disciplina cosa si paga (capitale, spese, diritti di notifica) e cosa è abbuonato (sanzioni, interessi di mora, aggio);Comma 233: stabilisce le modalità di pagamento (unica soluzione o rateale fino a 18 rate);Comma 234: disciplina la sospensione delle procedure esecutive a seguito del perfezionamento;Comma 244: stabilisce la decadenza in caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento, anche di una sola rata, oltre cinque giorni dalla scadenza.DL 145/2023 (Decreto Anticipi)Il Decreto-Legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito con modificazioni nella Legge 15 dicembre 2023, n. 191, ha introdotto importanti correttivi:ha differito i termini di pagamento delle prime rate al 18 dicembre 2023 (cumulando le prime due rate inizialmente previste per il 31 ottobre e il 30 novembre 2023);ha previsto specifiche regole per i contribuenti dei territori colpiti dall’alluvione del maggio 2023 in Emilia-Romagna, Marche e Toscana.DL 202/2024 (Milleproroghe)Il Decreto-Legge 27 dicembre 2024, n. 202 (Milleproroghe), convertito nella Legge 21 febbraio 2025, n. 15, ha introdotto la riammissione alla rottamazione quater per i contribuenti decaduti al 31 dicembre 2024, riaprendo i termini fino al 30 aprile 2025 (per dettagli vedi paragrafo dedicato). Cosa rischia chi decade dalle rate successiveLa decadenza dalla rottamazione comporta conseguenze rilevanti. Il comma 244 della L. 197/2022 prevede espressamente che, in caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento — oltre la tolleranza di 5 giorni rispetto alla scadenza della rata — la definizione agevolata diventa inefficace e:il debito residuo torna ad essere costituito dalle somme originarie (capitale, sanzioni, interessi di mora, aggio), al netto di quanto già versato;l’Agente della riscossione può riprendere o avviare tutte le azioni cautelari ed esecutive (pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche);non è più possibile ottenere una nuova rateazione sui carichi decaduti se non a determinate condizioni;il contribuente non può presentare una nuova domanda di rottamazione per gli stessi carichi (se non in caso di riapertura dei termini per legge).Tuttavia, come ha chiarito la Cassazione, la decadenza ha effetti ex nunc (cioè “da ora in poi”), non ex tunc (“da allora”, quindi retroattivamente): gli effetti del perfezionamento prodotti prima della decadenza restano efficaci.La riammissione introdotta dal DL 202/2024Il legislatore, consapevole delle difficoltà incontrate da molti contribuenti, ha previsto una riammissione alla rottamazione quater. Il DL 202/2024 (art. 3-bis, introdotto in sede di conversione) ha consentito ai contribuenti decaduti entro il 31 dicembre 2024 di rientrare nella definizione agevolata, presentando una nuova istanza entro il 30 aprile 2025 tramite l’area riservata o l’area pubblica del sito di Agenzia Entrate-Riscossione.Modalità di pagamento per i riammessiI contribuenti riammessi hanno potuto scegliere tra:Pagamento in soluzione unica entro il 31 luglio 2025;Pagamento rateale in massimo 10 rate di pari importo, con scadenze a luglio 2025, novembre 2025, febbraio 2026, maggio 2026, luglio 2026, novembre 2026, febbraio 2027, maggio 2027, luglio 2027 e novembre 2027.Anche per i riammessi vale il tasso di interesse del 2% annuo sulle rate successive alla prima, decorrente dal 1° novembre 2023.Chi non è stato riammessoNon hanno potuto accedere alla riammissione i contribuenti decaduti dopo il 31 dicembre 2024. Per loro, le strade aperte sono la rateazione ordinaria o l’eventuale adesione alla rottamazione quinquies. Rottamazione quinquies 2026: la nuova definizione agevolataNel 2026 si parla con sempre maggiore insistenza di una rottamazione quinquies, la quinta edizione della definizione agevolata. Le ipotesi sul tavolo prevedono:ambito esteso ai carichi affidati all’Agente della riscossione in un periodo da definire (presumibilmente dal 1° gennaio 2000 fino a una data più recente rispetto al 30 giugno 2022 della quater);abbuono di sanzioni, interessi di mora e aggio, secondo lo schema collaudato delle precedenti rottamazioni;piano di rateazione esteso (ipotesi di fino a 120 rate mensili per le situazioni più complesse);regole più flessibili sulla decadenza (con possibile reintegrazione automatica in caso di pagamento entro tempi più ampi).Al momento in cui scriviamo, i dettagli operativi sono in via di definizione. Per restare aggiornato sulle novità ti consigliamo di iscriverti alla nostra newsletter o di contattare il CAF Centro Fiscale di Udine, che monitora costantemente l’evoluzione normativa.Esempi pratici e simulazioniVediamo alcuni esempi pratici per capire concretamente cosa cambia con il principio espresso dalla Cassazione.Esempio 1: Mario, decaduto dopo la prima rataMario ha aderito alla rottamazione quater per un debito complessivo di 10.000 euro (importo originario con sanzioni e interessi: 14.000 euro). Ha pagato la prima rata di 1.000 euro il 18 dicembre 2023, ma poi non è riuscito a pagare le rate successive ed è decaduto.Conseguenze:il debito residuo torna a essere quello originario (14.000 euro), ma Mario può detrarre i 1.000 euro già versati: debito netto residuo 13.000 euro;l’Agente della riscossione può riprendere le procedure esecutive sui 13.000 euro;ma Mario era protetto dal perfezionamento dal 18 dicembre 2023 fino alla decadenza: se in quel periodo è stato iscritto un fermo amministrativo o un’ipoteca, Mario può contestarlo;Mario può valutare la riammissione (se decaduto entro il 31 dicembre 2024) o attendere la rottamazione quinquies.Esempio 2: Lucia, pagamento in unica soluzioneLucia ha un debito di 5.000 euro (originario 7.500 con sanzioni e interessi). Ha scelto il pagamento in unica soluzione e ha versato i 5.000 euro entro il 18 dicembre 2023.Conseguenze:la rottamazione si è perfezionata definitivamente;il debito è chiuso, non c’è alcun rischio di decadenza;Lucia ha risparmiato 2.500 euro tra sanzioni e interessi.Esempio 3: Giuseppe, riammesso nel 2025Giuseppe è decaduto dalla rottamazione quater a fine 2024 per non aver pagato due rate consecutive. Ha presentato istanza di riammissione il 15 marzo 2025 ed è stato riammesso per il debito residuo di 8.000 euro (al netto delle rate già pagate).Conseguenze:Giuseppe paga in 10 rate di 800 euro ciascuna, con scadenze tra luglio 2025 e novembre 2027;sulla seconda e successive rate paga il 2% di interessi annui;se rispetta il piano, chiude definitivamente il debito senza ulteriori sanzioni.Tabella di confronto tra le rottamazioniPer orientarti tra le varie definizioni agevolate che si sono susseguite, ecco una tabella riepilogativa.EdizioneNormaCarichi inclusiCosa si pagaNumero rateRottamazione (prima)DL 193/20162000-2016Capitale + spese, no sanzioni e interessi5Rottamazione bisDL 148/20172000-2017Capitale + spese5Rottamazione terDL 119/20182000-2017Capitale + spese18Rottamazione quaterL. 197/2022 (commi 231-252)2000-2022 (30 giugno)Capitale + spese, no sanzioni, interessi e aggio18 (in 5 anni)Riammissione quaterDL 202/2024 art. 3-bisDecaduti entro 31/12/2024Debito residuo, sempre senza sanzioni e interessi10 (in circa 2,5 anni)Rottamazione quinquiesIn via di definizioneDa definireProbabilmente capitale + speseIpotesi fino a 120 mensili Cosa fare oggi se sei decadutoSe hai aderito alla rottamazione quater e poi sei decaduto per il mancato pagamento di una o più rate, ecco i passi concreti che puoi fare oggi, alla luce della pronuncia della Cassazione e delle norme vigenti nel 2026.1. Richiedi un estratto di ruolo aggiornatoAccedi all’area riservata di Agenzia Entrate-Riscossione (con SPID, CIE o CNS) e scarica l’estratto di ruolo aggiornato. Verifica:quali carichi sono ancora attivi a tuo nome;l’importo residuo dopo le rate già versate;se ci sono procedure esecutive in corso (pignoramenti, fermi, ipoteche).2. Verifica se sei stato riammessoSe hai presentato domanda di riammissione entro il 30 aprile 2025, controlla nell’area riservata di Agenzia Entrate-Riscossione la comunicazione di accoglimento e il nuovo piano di pagamento.3. Valuta la rateazione ordinariaSe non sei stato riammesso, puoi richiedere una rateazione ordinaria al di fuori della rottamazione (con sanzioni e interessi pieni). Le rateazioni possono arrivare fino a 120 rate mensili per i debiti più ingenti o in caso di comprovata difficoltà economica documentata dall’ISEE.4. Controlla le azioni esecutiveAlla luce del principio della Cassazione, se hai subito una procedura esecutiva (fermo amministrativo, ipoteca, pignoramento) nel periodo tra il perfezionamento e la decadenza, puoi valutare con un professionista la possibilità di contestarla in giudizio.5. Monitora la rottamazione quinquiesSe la rottamazione quinquies verrà effettivamente approvata, potrai aderire e includere anche i carichi sui quali sei decaduto dalla quater (sempre nei limiti previsti dalla nuova norma). Il supporto del CAF Centro Fiscale di UdineDistricarsi tra rottamazioni, decadenze, riammissioni ed estratti di ruolo può essere complicato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:verifica della tua posizione presso Agenzia Entrate-Riscossione;lettura e interpretazione dell’estratto di ruolo;valutazione della convenienza tra rottamazione, riammissione e rateazione ordinaria;presentazione delle domande di rateazione e definizione agevolata;assistenza nei rapporti con l’Agente della riscossione per la gestione delle procedure esecutive;monitoraggio del rispetto dei piani di pagamento per evitare nuove decadenze.I nostri consulenti ti aiuteranno a scegliere la soluzione più adatta alla tua situazione personale, valutando attentamente i pro e i contro di ogni strada disponibile. Contattaci per prenotare un appuntamento: la prima consulenza è il primo passo per riprendere il controllo della tua situazione fiscale.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la verifica della tua posizione fiscale e la gestione delle pratiche di definizione agevolata. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti (FAQ)Cosa significa “perfezionare” la rottamazione quater?Perfezionare significa rendere efficace la definizione agevolata: serve aver presentato la domanda entro il termine (originariamente 30 giugno 2023) e aver pagato la prima rata (o l’unica rata, in caso di pagamento in soluzione unica) entro la scadenza, beneficiando dei 5 giorni di tolleranza. Da quel momento si bloccano le procedure esecutive e l’Agente della riscossione non può iscrivere nuovi fermi amministrativi o ipoteche sui carichi rottamati.Se pago solo la prima rata e poi salto le altre, perdo tutto?No. Secondo il principio della Cassazione, gli effetti del perfezionamento prodotti dal pagamento della prima rata restano efficaci fino alla decadenza. Le somme versate sono acquisite definitivamente dall’Erario e vengono detratte dal debito residuo, che torna alla cifra originaria (con sanzioni e interessi) al netto di quanto già pagato.Posso ancora aderire alla riammissione alla rottamazione quater?No. La riammissione introdotta dal DL 202/2024 (Milleproroghe) era riservata ai contribuenti decaduti entro il 31 dicembre 2024 e la finestra per presentare istanza si è chiusa il 30 aprile 2025. Chi è decaduto successivamente o non ha presentato istanza in tempo non può più rientrare nella quater.Quanto tempo ho di tolleranza per pagare una rata?Il comma 244 della L. 197/2022 prevede una tolleranza di 5 giorni rispetto alla scadenza della rata. Oltre questo termine, scatta automaticamente la decadenza dalla rottamazione.Le procedure esecutive avviate dopo la decadenza sono legittime?Sì. Dopo la decadenza, l’Agente della riscossione recupera pienamente i propri poteri di azione esecutiva sui carichi sui quali era stata aperta la rottamazione. Le procedure avviate nel periodo successivo alla decadenza sono pienamente legittime. La pronuncia della Cassazione riguarda invece le procedure avviate nel periodo tra il perfezionamento e la decadenza, che possono essere contestate.Cosa rischio se ignoro le cartelle dopo la decadenza?Rischi tutte le azioni cautelari ed esecutive previste dalla legge: pignoramento dello stipendio o della pensione (fino a un quinto), pignoramento del conto corrente, iscrizione di ipoteca sugli immobili (per debiti superiori a 20.000 euro), fermo amministrativo di veicoli a motore (notificato con preavviso di 30 giorni, scaduto il quale il fermo viene iscritto al PRA). Il consiglio è di rivolgersi subito a un CAF per valutare le alternative.Quando arriverà la rottamazione quinquies?Al momento (maggio 2026) la rottamazione quinquies è in fase di definizione politica e tecnica. I dettagli operativi — periodo dei carichi inclusi, modalità di pagamento, numero di rate — saranno chiariti con la pubblicazione del provvedimento normativo. Ti invitiamo a iscriverti alla nostra newsletter o a contattare il CAF Centro Fiscale per essere aggiornato in tempo reale.ConclusioniLa pronuncia della Cassazione sulla rottamazione quater rappresenta un’importante chiarificazione a favore dei contribuenti: il pagamento della prima rata perfeziona la sanatoria e produce effetti immediati di tutela, anche se poi il piano non viene completato. Si tratta di un principio coerente con la ratio della definizione agevolata, che vuole favorire il rientro del contribuente nella legalità fiscale e non punire chi prova a mettersi in regola.Se sei un contribuente decaduto dalla rottamazione quater, oggi hai diverse opzioni: dalla rateazione ordinaria (fino a 120 rate per i casi più gravi) all’attesa della rottamazione quinquies, passando per l’eventuale contestazione di procedure esecutive avviate quando la rottamazione era ancora efficace. La scelta migliore dipende dalla tua situazione personale, dall’entità del debito e dalle tue capacità di pagamento.Per una valutazione personalizzata, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri consulenti analizzeranno la tua posizione e ti indicheranno la strada più conveniente. Prenota un appuntamento oggi stesso e riprendi il controllo della tua situazione fiscale.Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/ROTTAMAZIONE-QUINQUIES-2026.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 21:55:042026-05-31 17:46:12Rottamazione quater: per la Cassazione basta la prima rata per perfezionare la sanatoria
IMU, TASI E MODELLO F24Tributi locali tra modifiche attuate e prospettive di riformaIl sistema dei tributi locali in Italia sta vivendo una stagione di profondo cambiamento. Tra modifiche già attuate con la riforma fiscale (Legge delega n. 111/2023) e prospettive di riforma ancora aperte, l’intero impianto delle entrate comunali e regionali e sotto la lente del legislatore. IMU, TARI, addizionali IRPEF, imposta di soggiorno e canone unico patrimoniale: ognuno di questi tributi e oggi al centro di un dibattito che intreccia esigenze di gettito, semplificazione amministrativa e tutela del contribuente.In questa guida aggiornata al 2026 analizziamo lo stato dell’arte: cosa è già cambiato, cosa sta per cambiare e quali sono i nodi ancora da sciogliere. Un quadro indispensabile per cittadini, professionisti, amministratori e operatori CAF che ogni giorno si confrontano con la fiscalità locale.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiIl quadro generale dei tributi locali nel 2026IMU 2026: aliquote, scadenze e novitàTARI 2026: il nuovo metodo ARERA (MTR-2)Addizionale comunale e regionale IRPEFImposta di soggiorno: novità 2026Canone unico patrimoniale (ex TOSAP/COSAP)La riforma fiscale dei tributi locali (L. 111/2023)Prospettive: super-IMU, IRPEF locale e nuova riscossioneTabella riassuntiva scadenze 2026Caso pratico: calcolo IMU + TARI per famiglia tipoDomande frequentiIl quadro generale dei tributi locali nel 2026I tributi locali rappresentano la principale fonte di finanziamento autonomo di Comuni, Province e Regioni. Secondo i dati IFEL-ANCI relativi all’ultimo monitoraggio della finanza locale, le entrate tributarie comunali superano i 40 miliardi di euro annui, con IMU e TARI che insieme coprono oltre il 60% del gettito.I principali tributi locali vigenti nel 2026 sono:IMU (Imposta Municipale Propria) – L. 160/2019 art. 1 c. 738-783TARI (Tassa sui Rifiuti) – L. 147/2013 art. 1 c. 639 e ss.Addizionale comunale IRPEF – D.Lgs. 360/1998Addizionale regionale IRPEF – D.Lgs. 446/1997 art. 50Imposta di soggiorno – D.Lgs. 23/2011 art. 4Canone unico patrimoniale – L. 160/2019 art. 1 c. 816-836 (ha sostituito TOSAP, COSAP, ICP, CIMP)IRAP (per le Regioni) – D.Lgs. 446/1997IPT (Imposta Provinciale di Trascrizione)RC Auto provincialeL’asse portante della riforma fiscale 2023-2026 e la Legge delega 9 agosto 2023, n. 111, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 189 del 14 agosto 2023. L’articolo 14 della legge delega contiene i principi e i criteri direttivi specifici per i tributi regionali e locali. I decreti attuativi sono in corso di emanazione e quelli relativi alla riscossione hanno trovato concretizzazione nel D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110. IMU 2026: aliquote, scadenze e novitàL’IMU resta il tributo locale per eccellenza e nel 2026 conferma il suo impianto consolidato con la Legge 160/2019 (commi 738-783). Si tratta di un’imposta patrimoniale dovuta da proprietari di immobili (e titolari di diritti reali) sul valore catastale rivalutato moltiplicato per i coefficienti di legge.Aliquote IMU 2026Tipologia immobileAliquota baseAliquota massima comunaleFabbricati ordinari (no abit. principale)0,86%1,14% (con maggiorazione 0,08%)Abitazione principale lusso (A/1, A/8, A/9)0,50%0,60%Fabbricati rurali strumentali0,10%azzerabile dai ComuniImmobili categoria D0,86% (quota Stato 0,76%)1,06%Terreni agricoli (non esenti)0,76%1,06%Aree fabbricabili0,86%1,06%Scadenze IMU 2026Acconto IMU 2026: 16 giugno 2026 (50% imposta annua calcolata con aliquote 2025)Saldo IMU 2026: 16 dicembre 2026 (conguaglio sulla base delle aliquote deliberate dal Comune per il 2026)Dichiarazione IMU 2026: entro il 30 giugno 2027 per le variazioni intervenute nel 2026Esenzioni e principali agevolazioniAbitazione principale non di lusso: esenteTerreni agricoli ubicati in Comuni montani e parzialmente montani (circolare MEF n. 9/1993): esentiColtivatori diretti e IAP iscritti alla previdenza agricola: esenti per i terreni di loro proprietàImmobili in comodato gratuito a genitori/figli: riduzione 50% base imponibile (con condizioni)Immobili a canone concordato (L. 431/1998): riduzione 25% dell’impostaPensionati esteri (AIRE) titolari di pensione estera: nel 2026 non e prevista la riduzione del 50% (abrogata dal 2023)Codici tributo F24 per IMU3912 – Abitazione principale (categorie di lusso)3913 – Fabbricati rurali strumentali3914 – Terreni agricoli3916 – Aree fabbricabili3918 – Altri fabbricati3925 – Immobili categoria D (quota Stato)3930 – Immobili categoria D (quota Comune)Novità IMU 2026Tra le novità rilevanti per il 2026 segnaliamo l’obbligo per i Comuni di pubblicare le delibere sulle aliquote IMU entro il 14 ottobre 2026 sul Portale del Federalismo Fiscale del MEF, con efficacia retroattiva al 1° gennaio. Se la delibera non viene pubblicata entro tale termine, si applicano le aliquote dell’anno precedente. Resta confermato anche l’obbligo di compilazione del prospetto delle aliquote secondo il decreto MEF 7 luglio 2023, requisito sostanziale per la validita della delibera. TARI 2026: il nuovo metodo ARERA (MTR-2)La TARI (Tassa sui Rifiuti) finanzia integralmente il servizio di gestione dei rifiuti urbani. Dal 2020 e l’ARERA (Autorita di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) a fissare il Metodo Tariffario Rifiuti. Nel 2026 e pienamente operativo il MTR-2 (Metodo Tariffario per il secondo periodo regolatorio 2022-2025, con proroga e aggiornamento al 2026 ai sensi della deliberazione ARERA 389/2023/R/rif).Cos’e il MTR-2 e cosa cambiaPEF (Piano Economico Finanziario) pluriennale: l’ente territorialmente competente (di norma l’Ente di Governo dell’Ambito – EGA) approva un PEF su base pluriennaleLimite alla crescita tariffaria: parametro di contenimento basato su inflazione + recupero produttivita + qualitaQualita del servizio: con la deliberazione ARERA 15/2022/R/rif (TQRIF) sono fissati standard qualitativi vincolanti su reclami, sportello, raccoltaTrasparenza tariffaria: con la deliberazione 444/2019/R/rif sono obbligatori contenuti minimi del documento di riscossione (avviso TARI)Calcolo TARI: parte fissa e parte variabileLa TARI si compone di:Parte fissa: copre costi del servizio (spazzamento, lavaggio strade, costi generali). Parametro: superficie calpestabile in mq.Parte variabile: copre costi di raccolta e smaltimento. Parametro: numero componenti nucleo familiare (utenze domestiche) o coefficienti potenziali di produzione (utenze non domestiche)Tributo provinciale: 5% (modificabile dalla Provincia, da 1% a 5%) della TARI base, art. 19 D.Lgs. 504/1992Scadenze TARI 2026Le scadenze TARI non sono fissate per legge a livello nazionale: ogni Comune (con regolamento) decide il numero e la cadenza delle rate. Tipicamente si articolano in 2-4 rate con prima scadenza tra aprile e maggio e ultima a novembre/dicembre 2026. La normativa nazionale (art. 15-bis D.L. 34/2019) impone almeno due rate annuali a scadenza semestrale.Riduzioni TARI ricorrentiCompostaggio domestico: riduzione fino al 30% della parte variabileAbitazione tenuta a disposizione (non residenza): riduzione a quota fissa unica (varia per Comune)Distanza dal punto di raccolta > 1 km: riduzione tra 30% e 60%Famiglie disagiate (bonus sociale rifiuti): introdotto con DPCM 21/2023, riconosciuto in automatico tramite ISEE entro la soglia stabilitaBonus sociale rifiuti 2026Il bonus sociale rifiuti e riconosciuto in automatico ai nuclei familiari con ISEE non superiore a 9.530 euro (o 20.000 euro con almeno 4 figli a carico). L’agevolazione consiste in una riduzione tariffaria del 25% ed e gestita dal SGAte (Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle Tariffe Energetiche) integrato con ARERA. Per riceverlo basta presentare la DSU ISEE aggiornata: i CAF come Centro Fiscale di Udine seguono la procedura completa. Addizionale comunale e regionale IRPEFLe addizionali IRPEF (comunale e regionale) costituiscono una quota di prelievo aggiuntiva sul reddito complessivo IRPEF di residenti in un determinato territorio. Sono dovute da tutti i contribuenti tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi o titolari di reddito di lavoro dipendente/pensione (trattenuta direttamente dal sostituto d’imposta).Addizionale regionale IRPEF 2026Aliquota base: 1,23% (D.Lgs. 446/1997 art. 50)Aliquota massima: 3,33% (sino al 2026), con possibilita di differenziazione per scaglioniFriuli Venezia Giulia: aliquota ridotta per i redditi piu bassi (variabile per scaglione), 1,23% sugli scaglioni superiori, secondo legge regionale di stabilita aggiornata annualmenteLa Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023, art. 1 c. 7-bis) ha introdotto il riallineamento degli scaglioni dell’addizionale regionale ai nuovi scaglioni IRPEF nazionali (3 scaglioni: 23%, 35%, 43%). Le Regioni hanno tempo fino al 15 maggio 2026 per allineare le proprie aliquote agli scaglioni nazionali, pena il ricorso allo scaglione di salvaguardia.Addizionale comunale IRPEF 2026Aliquota massima: 0,8% (D.Lgs. 360/1998 art. 1 c. 3-bis)Soglia esenzione: i Comuni possono stabilire una soglia di reddito al di sotto della quale l’addizionale non si applicaAcconto: 30% dell’addizionale dovuta sull’anno precedente, versato entro il termine del saldo IRPEF (30 giugno o 16 luglio con maggiorazione 0,40%)Saldo: versato in 9 rate da marzo a novembre dell’anno successivo (per dipendenti e pensionati)Codici tributo F24 addizionali3801 – Addizionale regionale (autoliquidazione)3844 – Addizionale comunale (saldo)3843 – Addizionale comunale (acconto) Imposta di soggiorno: novità 2026L’imposta di soggiorno e disciplinata dall’art. 4 del D.Lgs. 23/2011. Possono istituirla i Comuni capoluogo di Provincia, le Unioni di Comuni e i Comuni inclusi negli elenchi regionali delle localita turistiche o citta d’arte. L’importo varia tra 0 e 5 euro per persona/notte, modulato in base alla categoria della struttura ricettiva.Comuni con tassi più elevati nel 2026I Comuni a maggior pressione turistica (Roma, Venezia, Firenze, Milano) hanno strutturato tariffe articolate fino al massimale di 5 euro/notte per le strutture di lusso (con maggiorazioni straordinarie a Roma per il Giubileo 2025 e per Venezia con il contributo di accesso di 5 euro/giorno per turisti pendolari (in via sperimentale), introdotto con deliberazione del Consiglio Comunale n. 11/2024 e confermato nel 2026).Obblighi del gestore della strutturaRiscossione: il gestore della struttura agisce come responsabile d’imposta (D.L. 34/2020, art. 180)Dichiarazione: presentazione telematica entro il 30 giugno dell’anno successivo (Modello 21)Versamento: solitamente trimestrale o quadrimestrale, varia per ComuneSanzioni: in caso di omessa riscossione, sanzione amministrativa pari al 30% dell’imposta non versata (art. 13 D.Lgs. 471/1997)Riforma in corso: ipotesi tetti differenziatiNell’ambito della riforma fiscale e in discussione l’introduzione di tetti massimi differenziati per categoria di Comune (con un range fino a 25 euro/notte per le citta ad altissima pressione turistica) e l’obbligo di destinazione vincolata del gettito a infrastrutture turistiche, mobilita sostenibile e tutela del patrimonio. Il decreto attuativo e atteso entro fine 2026 secondo il calendario indicato dal MEF.Canone unico patrimoniale (ex TOSAP/COSAP)Il canone unico patrimoniale, introdotto dall’art. 1 c. 816-836 della Legge 160/2019 e operativo dal 1° gennaio 2021, ha unificato in un unico prelievo:TOSAP (Tassa per l’Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche)COSAP (Canone per l’Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche)Imposta Comunale sulla Pubblicita (ICP)Canone per l’Installazione dei Mezzi Pubblicitari (CIMP)Canone per le concessioni nei mercati (canone mercatale)Chi paga il canone unicoSono soggetti al canone unico:Esercenti che occupano suolo pubblico (dehors, plateatici, tavolini, espositori)Soggetti che effettuano scavi su suolo pubblico (utility, telecom)Soggetti che installano insegne, manifesti, cartelloni pubblicitariOperatori dei mercati e fiereOperatori delle attivita ambulantiTariffe e modalita di calcoloLe tariffe del canone unico sono stabilite con regolamento comunale e si articolano in:Tariffa standard annua: parametrata in euro/mq per le occupazioni permanentiTariffa standard giornaliera: per occupazioni temporanee (mercati, eventi)Coefficiente di valutazione economica della disponibilita del bene pubblicoCoefficiente di tipologia di attivita svoltaPer il 2026, secondo i dati IFEL aggiornati, le tariffe medie comunali oscillano tra 30 e 70 euro/mq/anno per occupazioni permanenti in zone centrali di Comuni capoluogo, con maggiorazioni per le aree di pregio storico-artistico. La riforma fiscale dei tributi locali (L. 111/2023)La Legge delega 9 agosto 2023, n. 111 (Delega al Governo per la riforma fiscale) all’articolo 14 contiene principi e criteri direttivi per la riforma dei tributi regionali, provinciali e comunali. Il termine per l’esercizio della delega e stato prorogato dalla Legge 213/2023 (Legge di Bilancio 2024) e successivamente esteso.Principi guida della riformaSemplificazione e razionalizzazione del sistema dei tributi locali, con accorpamento di prelievi sovrappostiMaggiore autonomia tributaria degli enti locali nel rispetto della CostituzioneCodificazione in un unico Testo Unico dei tributi locali, da emanarsi nei prossimi anniTutela del contribuente con riduzione degli adempimenti e contenziosoRazionalizzazione del catasto (rinviata a successiva riforma)Riforma della riscossione locale (gia attuata in parte dal D.Lgs. 110/2024)Decreti attuativi gia emanati o in cantiereD.Lgs. 209/2023: Fiscalita internazionaleD.Lgs. 219/2023: Statuto del contribuenteD.Lgs. 220/2023: Contenzioso tributarioD.Lgs. 110/2024: Riforma della riscossione (incluso il riordino dell’agente nazionale)Decreto attuativo tributi locali: in fase di approvazione finale presso il Consiglio dei MinistriCosa cambia subito per i contribuentiSebbene il Testo Unico dei tributi locali sia ancora in itinere, alcune modifiche operative sono gia state attuate:Dilazione fino a 84 rate per debiti tributari locali iscritti a ruolo e affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (D.Lgs. 110/2024)Termine unico per il versamento delle entrate locali con F24Riduzione termini di prescrizione per alcuni tributi accessoriMaggiore trasparenza degli atti di accertamentoCompensazione automatica tra debiti e crediti dello stesso enteProspettive: super-IMU, IRPEF locale e nuova riscossioneSul tavolo della riforma fiscale ci sono ancora diverse ipotesi che potrebbero cambiare radicalmente il volto dei tributi locali nei prossimi anni:1. Super-IMU (o IMU unica)Si tratta dell’ipotesi – allo studio in sede tecnica – di accorpare in un unico prelievo immobiliare l’IMU e l’eventuale residuo di altri prelievi su immobili (con la possibile inclusione di una quota TARI per la parte fissa). L’obiettivo dichiarato sarebbe la semplificazione della tassazione patrimoniale con un unico avviso bonario annuale. La proposta e oggetto di confronto con ANCI e IFEL e non ha ancora forma di disegno di legge.2. IRPEF locale unificataAlcuni studi tecnici (Banca d’Italia, Ufficio Parlamentare di Bilancio) hanno proposto l’unificazione delle due addizionali IRPEF (comunale e regionale) in un’unica “sovrimposta locale”, semplificando il calcolo per il contribuente e razionalizzando la riscossione. Si tratta tuttavia di un’ipotesi tecnica, non ancora tradotta in atti normativi.3. Nuova riscossione enti localiIl D.Lgs. 110/2024 ha gettato le basi per un sistema di riscossione piu efficiente. Sono attesi ulteriori decreti correttivi nel 2026 per:Discarico automatico dopo 5 anni delle cartelle non riscosse (in via sperimentale gia avviato)Sistema unico di gestione delle entrate locali tramite piattaforma nazionaleStrumenti deflattivi potenziati (accertamento con adesione, conciliazione)Notifica digitale obbligatoria tramite SEND (Servizio Notifiche Digitali) per privati che hanno aderito4. Riforma del catastoLa riforma del catasto, pilastro storico della tassazione immobiliare, e stata rinviata a successivi interventi normativi. Resta tuttavia un nodo aperto: gli attuali valori catastali sono in molti casi disallineati rispetto ai valori di mercato. Una loro revisione comporterebbe effetti significativi su IMU, imposte di registro, ipotecaria, catastale, ISEE e altre prestazioni assistenziali. Tabella riassuntiva scadenze 2026TributoAdempimentoScadenza 2026IMUAcconto16 giugno 2026IMUSaldo16 dicembre 2026IMUDichiarazione variazioni 202530 giugno 2026TARIRate (variabili per Comune)2-4 rate aprile-dicembre 2026Addizionale comunale IRPEFAcconto 30% (autonomi)30 giugno 2026 (o 16 luglio +0,40%)Addizionale regionale IRPEFSaldo (autonomi)30 giugno 2026Imposta di soggiornoDichiarazione annuale30 giugno 2026 (per anno 2025)Canone unicoVersamento (variabile per Comune)31 marzo 2026 (in linea di massima)Delibere comunali aliquotePubblicazione MEF14 ottobre 2026Caso pratico: calcolo IMU + TARI per famiglia tipoScenario: famiglia di 4 componenti residente a Udine, proprietaria della prima casa (categoria A/3, rendita catastale 600 euro) e di una seconda casa al mare (A/3, rendita 450 euro), entrambe in Friuli Venezia Giulia.IMU prima casa (Udine)L’abitazione principale categoria A/3 e esente IMU (non e di lusso). IMU dovuta: 0 euro.IMU seconda casaBase imponibile: 450 × 1,05 (rivalutazione) × 160 (coeff. A/3) = 75.600 euroAliquota Comune (ipotesi 1,06%): 75.600 × 1,06% = 801,36 euroAcconto 16/06/2026 (50%): 400,68 euroSaldo 16/12/2026 (50%): 400,68 euroTARI prima casa (Udine, ipotesi 90 mq)Parte fissa: 90 mq × tariffa fissa 1,15 euro/mq = 103,50 euroParte variabile (4 componenti): 235,00 euro (tariffa indicativa)Totale TARI base: 338,50 euroTributo provinciale 5%: 16,93 euroTARI 2026 totale: circa 355,43 euroAddizionali IRPEF (ipotesi reddito complessivo 30.000 euro)Addizionale regionale FVG (aliquota 1,23%): 30.000 × 1,23% = 369,00 euroAddizionale comunale Udine (aliquota 0,8% ipotetica): 30.000 × 0,8% = 240,00 euroTOTALE tributi locali stimato per la famiglia: circa 1.765 euro/anno. Si ricordi che le aliquote sono indicative: per il calcolo reale sono necessarie le delibere comunali aggiornate (pubblicate sul Portale del Federalismo Fiscale del MEF). 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la verifica della tua posizione fiscale e la gestione delle pratiche di definizione agevolata. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti1. Quando scadono IMU e TARI nel 2026?L’acconto IMU scade il 16 giugno 2026 e il saldo il 16 dicembre 2026. La TARI non ha scadenze fisse nazionali: dipende dal regolamento comunale, con almeno due rate semestrali (D.L. 34/2019).2. Cosa cambia con la riforma fiscale dei tributi locali?La Legge delega 111/2023 e i decreti attuativi (D.Lgs. 110/2024 per la riscossione) introducono semplificazione, dilazione fino a 84 rate, termine unico di versamento con F24 e maggiore trasparenza degli atti. Il Testo Unico dei tributi locali e in fase di approvazione.3. L’abitazione principale paga IMU nel 2026?No, l’abitazione principale non di lusso (cioe diversa dalle categorie A/1, A/8, A/9) e esente IMU. Per gli immobili A/1, A/8, A/9 si applica l’aliquota base dello 0,50% (modificabile dai Comuni fino allo 0,60%) con detrazione di 200 euro.4. Cos’e il MTR-2 e cosa cambia per la TARI?Il MTR-2 e il Metodo Tariffario Rifiuti definito da ARERA che disciplina la determinazione della TARI nel periodo 2022-2025, con proroga al 2026 (Deliberazione ARERA 389/2023/R/rif). Introduce PEF pluriennale, limiti alla crescita tariffaria e standard di qualita del servizio (TQRIF, Delibera 15/2022/R/rif).5. Si possono dilazionare i debiti per tributi locali?Si. Con il D.Lgs. 110/2024 e possibile chiedere la dilazione fino a 84 rate mensili (7 anni) per debiti tributari locali iscritti a ruolo e affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, in linea con le nuove regole della riscossione nazionale. La rateazione e concessa in via amministrativa, senza necessita di documentare la difficolta economica fino a soglie definite.6. Cos’e il canone unico patrimoniale e chi lo paga?Il canone unico patrimoniale (L. 160/2019 c. 816-836) ha sostituito dal 2021 TOSAP, COSAP, ICP e CIMP. E dovuto da chi occupa suolo pubblico (dehors, plateatici, scavi), installa pubblicita (insegne, cartelloni) o opera nei mercati.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Hai bisogno di assistenza sui tributi locali?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta in tutte le fasi:Calcolo IMU e predisposizione modelli F24Verifica avvisi TARI e gestione contestazioniDomanda bonus sociale rifiuti tramite ISEECalcolo addizionali IRPEF in dichiarazione 730Rateizzazione debiti tributari localiRicorsi e assistenza in contenzioso tributario📍 Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine📞 0432 1638640 | WhatsApp 366 6018121✉️ info@centrofiscale.comFonti normative e ufficiali consultate: Legge 160/2019; Legge 147/2013; Legge 111/2023 (Gazz. Uff. n. 189/2023); D.Lgs. 110/2024; D.Lgs. 446/1997; D.Lgs. 360/1998; D.Lgs. 23/2011; Deliberazione ARERA 389/2023/R/rif; Deliberazione ARERA 15/2022/R/rif; Deliberazione ARERA 444/2019/R/rif; Portale del Federalismo Fiscale MEF (finanze.gov.it); IFEL-ANCI (fondazioneifel.it); circolare MEF n. 9/1993.Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 18:44:562026-05-31 17:46:21Tributi locali tra modifiche attuate e prospettive di riforma
ESTRATTO CONTRIBUTIVODilazioni INPS fino a 60 mesi: le nuove regole per chi ha debiti contributiviSe hai accumulato debiti contributivi verso l’INPS, sappi che esistono soluzioni concrete per ripianare la situazione senza dover pagare tutto in un’unica soluzione. Le dilazioni INPS fino a 60 mesi rappresentano oggi uno degli strumenti più utilizzati da artigiani, commercianti, professionisti iscritti alla Gestione Separata e datori di lavoro per regolarizzare la propria posizione previdenziale senza compromettere la continuità dell’attività. Con la Riforma della Riscossione 2024-2026 (D.Lgs. 110/2024) il quadro normativo è cambiato in maniera significativa, ampliando le possibilità di rateazione anche per i carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questa guida ti spieghiamo chi può ottenere la dilazione, quali sono i nuovi limiti di rate, come calcolare gli interessi e quali documenti servono per presentare la domanda nel 2026.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiCosa sono le dilazioni INPS e a chi si rivolgonoI due binari della dilazione: fase amministrativa e ruoloDilazione amministrativa INPS fino a 60 mesi: regole 2026Dilazione cartelle esattoriali INPS: la riforma D.Lgs. 110/2024Requisiti soggettivi: chi può accedere alla rateazioneCalcolo degli interessi di dilazione e importo della rataCome presentare la domanda di dilazioneDecadenza dalla rateazione: cosa succede se salti una rataEsempi pratici di calcolo della rataConsigli pratici e ruolo del CAFDomande frequentiCosa sono le dilazioni INPS e a chi si rivolgonoLa dilazione INPS è uno strumento che consente al contribuente moroso di pagare in più rate mensili i contributi previdenziali e assistenziali non versati alle scadenze ordinarie. In parole semplici: anziché saldare tutto il debito in un’unica soluzione, l’INPS (o l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, se il debito è già stato iscritto a ruolo) ti concede di spalmare l’importo su un piano di rateizzazione che può arrivare fino a 60 rate mensili in fase amministrativa e fino a 120 rate mensili per i carichi affidati alla riscossione coattiva.Lo strumento è pensato per chi attraversa una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria e non riesce a far fronte all’intero importo dovuto in un’unica soluzione. Possono richiedere la dilazione:Artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS che non hanno versato la “fissa” o gli acconti/saldi sul reddito eccedente il minimaleProfessionisti iscritti alla Gestione Separata INPS con contributi a percentuale non versatiDatori di lavoro (imprese, studi professionali, condomini) che non hanno pagato i contributi UniEmens per i propri dipendentiCommittenti che non hanno versato i contributi sui compensi a collaboratoriDatori di lavoro domestico con omissioni contributive su colf e badantiLavoratori autonomi agricoli (coltivatori diretti, IAP) con debiti sulla Gestione speciale CD-CMLa dilazione, oltre a evitare l’aggravarsi delle sanzioni civili, è una condizione essenziale per ottenere il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva): senza DURC regolare, un’impresa non può partecipare ad appalti pubblici, ricevere pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, accedere a bonus edilizi o utilizzare crediti d’imposta in compensazione. I due binari della dilazione: fase amministrativa e ruoloPer capire quale tipo di dilazione richiedere, è fondamentale sapere in quale fase si trova il tuo debito contributivo. La distinzione è cruciale perché cambiano l’ente competente, i limiti massimi di rate e gli interessi applicati.Fase amministrativa (debito gestito dall’INPS)Il debito contributivo è “in fase amministrativa” finché l’INPS non lo ha ancora iscritto a ruolo e affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questa fase la gestione spetta direttamente alla sede INPS competente per territorio e la dilazione è disciplinata dalla Circolare INPS n. 108 del 12 luglio 2013 e successivi aggiornamenti.In sintesi: in fase amministrativa puoi chiedere fino a 24 rate mensili direttamente al Direttore della sede INPS, oppure fino a 60 rate mensili con autorizzazione del Direttore Regionale o del Comitato Amministratore della gestione di riferimento nei casi più complessi.Fase di riscossione coattiva (debito iscritto a ruolo)Quando l’INPS, decorsi i termini di pagamento, iscrive il debito a ruolo, la gestione passa ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdE-R). Riceverai quindi una cartella esattoriale o un avviso di addebito. In questa fase si applica la disciplina dell’art. 19 del DPR 602/1973, come riformata dal D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110 (“Riforma della Riscossione”), che ha rivoluzionato i limiti di rateazione introducendo un meccanismo progressivo fino a 108 rate (su semplice richiesta) e fino a 120 rate (con documentazione). Dilazione amministrativa INPS fino a 60 mesi: regole 2026Concentriamoci ora sulla dilazione amministrativa, quella che ti permette di rateizzare il debito quando è ancora gestito direttamente dall’INPS, prima che venga iscritto a ruolo.Rateazione fino a 24 mesi (competenza ordinaria)La regola di base prevede che il Direttore della sede INPS competente possa concedere una dilazione fino a un massimo di 24 rate mensili. Questa è la modalità più diffusa e si applica alla maggior parte dei contribuenti che si trovano in difficoltà temporanea. Non è richiesta documentazione particolarmente complessa: basta dimostrare la temporanea impossibilità di pagare in unica soluzione e l’INPS valuta l’esistenza dei requisiti formali (anzianità del debito, regolarità delle ultime denunce, assenza di precedenti decadenze).Rateazione fino a 60 mesi (competenza superiore)Per dilazioni più lunghe, fino a un massimo di 60 rate mensili, la competenza si sposta a livelli superiori. In particolare:Per importi più consistenti o per situazioni complesse, decide il Direttore Regionale INPSPer importi ancora maggiori e per contribuenti in situazioni di crisi documentata, può intervenire il Comitato Amministratore della Gestione di riferimento (Artigiani, Commercianti, Gestione Separata, Lavoratori Dipendenti)Nei casi più gravi e in presenza di particolari condizioni (calamità naturali, eventi straordinari, procedure concorsuali) si può arrivare alla dilazione massimaPer ottenere una dilazione superiore a 24 mesi è necessario presentare una documentazione più articolata: bilanci aggiornati, situazione contabile, business plan di rientro, eventuali certificazioni di crisi (es. accordi di ristrutturazione, concordato preventivo, composizione negoziata della crisi).Tabella riassuntiva: chi decide e quante rateOrgano competenteNumero massimo rateTipologia di casoDirettore di Sede INPSFino a 24 rateDifficoltà ordinaria documentataDirettore Regionale INPSFino a 36 rateImporti rilevanti, crisi documentataComitato Amministratore della GestioneFino a 60 rateCrisi grave, eventi eccezionali, procedure concorsualiNota importante: i valori e le soglie possono essere aggiornati periodicamente con messaggi INPS. Per la situazione aggiornata alla tua specifica richiesta, ti consigliamo di chiedere conferma al CAF o di consultare la sede INPS competente. Dilazione cartelle esattoriali INPS: la riforma D.Lgs. 110/2024Se il tuo debito contributivo è già stato iscritto a ruolo e hai ricevuto una cartella esattoriale o un avviso di addebito INPS, devi rivolgerti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdE-R). La novità più importante è arrivata con il D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto 2024, che ha riformato in profondità il sistema della riscossione.Le nuove regole progressive 2025-2029Il legislatore ha previsto un aumento progressivo del numero massimo di rate concedibili, calibrato in base all’anno di presentazione della domanda. Le nuove regole valgono per qualsiasi tipo di debito iscritto a ruolo, comprese le cartelle INPS.Dilazione su semplice richiesta (importi fino a 120.000 euro)Per debiti complessivi fino a 120.000 euro, è sufficiente una dichiarazione di temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria, senza necessità di documentazione. I limiti progressivi sono:Anno di presentazione domandaRate massime (importi ≤ 120.000 €)2025 – 2026Fino a 84 rate mensili (7 anni)2027 – 2028Fino a 96 rate mensili (8 anni)Dal 1° gennaio 2029Fino a 108 rate mensili (9 anni)Dilazione con documentazione (situazione comprovata)Se invece documenti la tua temporanea situazione di difficoltà economico-finanziaria (anche per importi pari o inferiori a 120.000 euro), puoi accedere a piani più lunghi, fino a un massimo di 120 rate mensili (10 anni). Le rate disponibili crescono progressivamente:Anni 2025-2026: da 85 a 120 rate mensiliAnni 2027-2028: da 97 a 120 rate mensiliDal 1° gennaio 2029: da 109 a 120 rate mensiliPer importi superiori a 120.000 euro, è sempre obbligatoria la documentazione e il limite è fisso a 120 rate mensili, indipendentemente dall’anno di presentazione della domanda.Quali documenti servono per la dilazione documentataI parametri di valutazione della “temporanea situazione di obiettiva difficoltà” sono individuati con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Per imprese e persone giuridiche si guarda generalmente all’indice di liquidità e al rapporto tra debito complessivo e valore della produzione. Per le persone fisiche e le ditte individuali a contabilità semplificata si considera invece l’ISEE del nucleo familiare e il rapporto tra debito e reddito. Requisiti soggettivi: chi può accedere alla rateazioneNon basta avere un debito contributivo per ottenere automaticamente la dilazione. L’INPS verifica una serie di requisiti soggettivi prima di concedere il piano. Vediamo i principali.Regolarità delle denunce contributiveIl primo requisito è la regolarità formale delle denunce. In pratica, devi aver presentato correttamente UniEmens (per i datori di lavoro), il modello Redditi/Unico (per artigiani, commercianti e professionisti) e tutte le comunicazioni telematiche obbligatorie. Se hai omesso denunce, l’INPS può chiederti di regolarizzarle prima di concedere il piano di dilazione.Assenza di precedenti decadenzeSe in passato hai già beneficiato di una dilazione e sei decaduto (cioè non hai pagato regolarmente le rate), l’INPS può rifiutare una nuova domanda o concederla con condizioni più restrittive. La decadenza è infatti un campanello d’allarme per l’Istituto, che valuta con maggior rigore la nuova richiesta.Situazione di temporanea difficoltàBisogna dimostrare (o, per i piccoli importi, dichiarare) di trovarsi in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria. La parola chiave è “temporanea”: la dilazione non è uno strumento per chi è in stato di insolvenza definitiva, ma per chi ha problemi di cassa contingenti e ha prospettive concrete di rientro.Limiti per crediti contributivi specificiAlcuni debiti hanno limiti specifici o esclusioni dalla dilazione amministrativa. Ad esempio, i contributi trattenuti ai dipendenti (quota a carico del lavoratore non versata) hanno regole più severe perché si tratta tecnicamente di somme che il datore di lavoro ha già incassato dal dipendente e dovrebbe versare per suo conto. In questi casi spesso è richiesto il versamento immediato di una quota prima dell’avvio della rateazione.Calcolo degli interessi di dilazione e importo della rataUna dilazione non è gratuita: oltre al capitale, devi pagare anche gli interessi di dilazione. Le regole di calcolo cambiano a seconda che ti trovi in fase amministrativa o in fase di riscossione coattiva.Interessi in fase amministrativa INPSIn fase amministrativa, gli interessi di dilazione sono pari al tasso ufficiale di riferimento BCE maggiorato di 6 punti percentuali, come previsto dall’art. 116 della Legge 388/2000. Si tratta dello stesso tasso applicato alle sanzioni civili ridotte per omissione contributiva. Il tasso può variare nel corso del piano di dilazione perché segue le decisioni della Banca Centrale Europea sui tassi.Esempio: se il tasso ufficiale BCE è al 3%, gli interessi di dilazione INPS in fase amministrativa saranno pari al 9% annuo.Interessi in fase di riscossione (AdE-R)Quando il debito è iscritto a ruolo, sulle somme rateizzate si applicano gli interessi di dilazione previsti dall’art. 21 del DPR 602/1973, attualmente fissati al 4,5% annuo. Questo tasso è generalmente più favorevole rispetto a quello applicato in fase amministrativa, ma attenzione: sui ruoli si pagano anche gli aggi e i compensi di riscossione, che incrementano l’importo finale.Formula di calcolo della rata mensilePer calcolare l’importo della rata mensile si usa la formula della rata costante (sistema francese), simile a quella dei mutui bancari: Rata = C × [i × (1+i)^n] / [(1+i)^n – 1] dove: C = capitale (debito iniziale) i = tasso di interesse mensile (tasso annuo / 12) n = numero di rateNella pratica, sia INPS sia AdE-R mettono a disposizione simulatori online nell’area riservata del proprio portale (con SPID, CIE o CNS), che calcolano automaticamente il piano di ammortamento con le rate effettive. Come presentare la domanda di dilazioneLa procedura per ottenere una dilazione è interamente telematica e cambia a seconda dell’ente competente. Vediamo i due canali.Domanda di dilazione amministrativa INPSPer presentare la domanda all’INPS in fase amministrativa devi:Accedere al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNSCercare il servizio “Rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa”Selezionare la gestione di riferimento (Artigiani, Commercianti, Gestione Separata, UniEmens, lavoratori domestici, agricoli)Indicare il numero di rate richieste (fino a 24 per la competenza ordinaria, oltre con motivazione)Allegare la documentazione richiesta in caso di piani superiori a 24 rateConfermare l’invio e attendere il provvedimento di accoglimento o diniegoIl piano viene generalmente comunicato entro pochi giorni, con indicazione delle scadenze mensili e degli importi delle rate. Il pagamento avviene con F24 precompilato o con MAV.Domanda di dilazione per cartelle esattoriali (AdE-R)Se il debito è già stato iscritto a ruolo e ti è arrivata una cartella o un avviso di addebito, devi rivolgerti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione:Accedi all’area riservata di AdE-R (agenziaentrateriscossione.gov.it) con SPID, CIE o CNSSeleziona “Rateizza il debito” e individua le cartelle/avvisi da rateizzarePer importi fino a 120.000 euro: scegli la dilazione “semplice” (sola dichiarazione) o quella “documentata” (con prova della difficoltà)Per importi superiori a 120.000 euro: solo dilazione documentataCarica i documenti richiesti (ISEE, bilanci, indici di bilancio)Conferma la richiesta: il piano è generalmente concesso entro pochi giorniUna volta accolta la richiesta, il piano viene caricato nell’area riservata. Le rate si pagano con i bollettini PagoPA inviati da AdE-R, oppure con addebito SEPA automatico (consigliato per evitare dimenticanze).Decadenza dalla rateazione: cosa succede se salti una rataLa decadenza dalla dilazione è una delle situazioni più temute dai contribuenti, perché comporta conseguenze pesanti. Le regole sono diverse tra fase amministrativa INPS e fase di riscossione AdE-R.Decadenza in fase amministrativa INPSSi decade dalla dilazione amministrativa INPS quando si omette il pagamento di una sola rata alla scadenza prevista. La conseguenza è l’iscrizione immediata a ruolo dell’intero residuo del debito (capitale + sanzioni + interessi maturati), con perdita del beneficio della rateazione e passaggio al sistema più costoso della riscossione coattiva.Decadenza nella riscossione AdE-RCon la riforma del D.Lgs. 110/2024 sono cambiate anche le regole sulla decadenza. Per i piani concessi dall’AdE-R, la decadenza scatta in caso di mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, durante l’intero piano. Si tratta di una soglia più tollerante rispetto al passato, pensata proprio per dare maggior flessibilità al contribuente che attraversa fasi di difficoltà.Attenzione: in caso di decadenza dalla rateizzazione AdE-R, le somme residue non possono più essere oggetto di una nuova dilazione, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge (per esempio per i debiti diversi da quelli oggetto del piano decaduto). Esempi pratici di calcolo della rataVediamo ora alcuni esempi numerici per renderti più concreto il funzionamento delle dilazioni.Esempio 1: artigiano con debito IVS in fase amministrativaSituazione: Marco, artigiano idraulico di Udine, non ha versato 4 rate fisse della Gestione Artigiani per un totale di 18.000 euro. Riceve un avviso bonario INPS prima dell’iscrizione a ruolo. Chiede una dilazione a 24 mesi al Direttore della sede INPS di Udine.Capitale: 18.000 €Rate: 24 mensiliTasso di riferimento (esempio): 9% annuo (BCE 3% + 6 punti)Rata mensile stimata: circa 822 €Totale rimborsato: circa 19.728 € (interessi di circa 1.728 €)Esempio 2: srl con cartella esattoriale INPSSituazione: Bianchi Srl, piccola impresa edile di Tavagnacco (UD), riceve nel 2026 una cartella esattoriale per 95.000 euro di contributi UniEmens non versati. Chiede ad AdE-R una dilazione “su semplice richiesta” (debito sotto 120.000 €) per il massimo consentito: 84 rate.Capitale: 95.000 €Rate: 84 mensili (7 anni)Tasso di interesse di dilazione: 4,5% annuoRata mensile stimata: circa 1.320 €Totale rimborsato: circa 110.880 €Esempio 3: professionista Gestione Separata in crisi graveSituazione: Laura, psicologa libero professionista iscritta alla Gestione Separata, ha accumulato 32.000 euro di contributi non versati negli ultimi 3 anni a causa di una grave malattia. Ottiene, con il supporto del CAF, una dilazione a 60 rate dal Comitato Amministratore della Gestione Separata.Capitale: 32.000 €Rate: 60 mensili (5 anni)Tasso di riferimento (esempio): 9% annuoRata mensile stimata: circa 664 €Totale rimborsato: circa 39.840 €Gli esempi sopra sono indicativi e basati su tassi di riferimento ipotetici. Gli importi effettivi delle rate dipendono dal tasso BCE vigente al momento della concessione e dalle modalità di calcolo applicate dall’ente competente.Consigli pratici e ruolo del CAFLe dilazioni INPS sono uno strumento utile ma vanno gestite con attenzione. Ecco i consigli che diamo ai nostri clienti del CAF Centro Fiscale di Udine.Non aspettare l’iscrizione a ruoloLa fase amministrativa INPS è quasi sempre più conveniente della riscossione coattiva, perché evita aggi, compensi di riscossione e le sanzioni piene. Se hai un avviso bonario o un avviso di addebito non ancora notificato come cartella, attivati subito per la dilazione amministrativa prima che il debito venga affidato ad AdE-R.Calibra il numero di rateChiedere il numero massimo di rate sembra sempre la scelta migliore (rata più bassa, più sostenibile), ma comporta maggiori interessi totali. Valuta con attenzione: se hai una rata di 1.000 euro a 24 mesi e una di 600 euro a 60 mesi, nel secondo caso pagherai più interessi sull’intero periodo. Il CAF può aiutarti a fare la simulazione e scegliere l’opzione migliore.Attiva l’addebito automatico SEPAUna rata saltata in fase amministrativa INPS comporta la decadenza immediata. Per evitare questo rischio, attiva l’addebito SEPA automatico sul conto corrente: in questo modo le rate vengono prelevate alle scadenze previste senza che tu debba ricordartene. Verifica però sempre che il conto abbia disponibilità sufficiente.Pianifica i flussi di cassaPrima di firmare un piano di rateazione, fai una proiezione realistica dei tuoi flussi di cassa per tutta la durata del piano. Includi anche i contributi correnti (continuano a maturare durante la dilazione!) e le imposte. Un piano sostenibile sulla carta ma troppo aggressivo nella pratica porta inevitabilmente a decadenza.Affidati al CAF per la praticaLa normativa in materia di dilazioni INPS è in continua evoluzione, soprattutto dopo la Riforma della Riscossione 2024-2026. Le competenze interne dell’INPS (Direttore di sede, Direttore Regionale, Comitato Amministratore), la documentazione da produrre per i piani lunghi, il coordinamento con AdE-R per i carichi già iscritti a ruolo richiedono esperienza specifica. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste artigiani, commercianti, professionisti e datori di lavoro di tutto il Friuli Venezia Giulia nella predisposizione delle domande di dilazione, nella scelta del piano più conveniente e nella gestione del rapporto con INPS e Agenzia delle Entrate-Riscossione.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequentiPosso chiedere la dilazione anche se non ho ancora ricevuto un avviso di addebito?Sì, è possibile presentare istanza di rateazione anche su debiti contributivi non ancora oggetto di formale richiesta di pagamento, purché siano scaduti e iscritti nella tua posizione contributiva. Anzi, agire tempestivamente è raccomandato per evitare l’aggravarsi delle sanzioni civili.Durante la dilazione devo continuare a pagare i contributi correnti?Assolutamente sì. La dilazione riguarda solo i debiti pregressi indicati nel piano. I contributi correnti (le rate fisse trimestrali per artigiani e commercianti, l’UniEmens mensile per i datori di lavoro, i contributi a percentuale per professionisti) vanno comunque versati alle ordinarie scadenze. Omettere i contributi correnti durante la dilazione genera nuovi debiti e può compromettere il DURC.La dilazione INPS mi permette di ottenere il DURC regolare?Sì. Uno dei principali vantaggi della dilazione è il mantenimento del DURC regolare a condizione che paghi regolarmente le rate del piano. Per le imprese che lavorano con la PA o che vogliono usufruire di bonus edilizi e crediti d’imposta, è un requisito essenziale.Posso estinguere anticipatamente la dilazione?Sì. In qualsiasi momento puoi versare l’intero importo residuo (capitale + interessi maturati al momento dell’estinzione) e chiudere il piano. L’estinzione anticipata ti fa risparmiare sugli interessi delle rate future.Se sono in regime forfettario posso rateizzare i contributi INPS Gestione Separata?Sì, i contributi della Gestione Separata INPS (26,07% nel 2026 per i professionisti senza altra copertura previdenziale, 24% per chi è iscritto ad altre gestioni o pensionati) possono essere rateizzati come qualsiasi altro debito contributivo. Le regole della dilazione amministrativa e di quella sui ruoli sono le stesse.Cosa succede se decado dalla rateazione?In caso di decadenza, l’intero residuo del debito (capitale, sanzioni e interessi) diventa immediatamente esigibile. In fase amministrativa, il debito viene iscritto a ruolo e affidato ad AdE-R. In fase di riscossione, partono le procedure esecutive (fermo amministrativo, ipoteca, pignoramento). Inoltre, di norma non è più possibile chiedere una nuova rateazione sullo stesso debito.Posso chiedere la dilazione a 60 mesi solo se sono in grave crisi?In fase amministrativa, le dilazioni più lunghe (fino a 60 rate) sono concesse solo in casi di particolare gravità e richiedono documentazione. In fase di riscossione AdE-R, invece, già nel 2025-2026 puoi chiedere fino a 84 rate su semplice dichiarazione (per importi sotto 120.000 €) e fino a 120 rate con documentazione, senza necessità di essere in crisi grave.Conclusioni e prossimi passiLe dilazioni INPS rappresentano un’opportunità concreta per uscire da una situazione di debito contributivo senza compromettere la continuità della propria attività o della propria vita professionale. Con la Riforma della Riscossione 2024-2026 il quadro normativo è oggi più favorevole rispetto al passato, soprattutto per i debiti iscritti a ruolo, dove le rate possono arrivare fino a 84 (su semplice richiesta) o 120 (con documentazione).Tuttavia, ottenere una dilazione richiede attenzione: documentazione corretta, scelta del numero di rate adeguato ai propri flussi di cassa, gestione puntuale dei pagamenti per evitare decadenze. Affidarsi a un CAF esperto come Centro Fiscale di Udine ti permette di valutare la soluzione migliore per la tua situazione specifica, gestire al meglio la documentazione e mantenere il DURC sempre regolare.Se hai debiti contributivi INPS e vuoi capire quale dilazione ti conviene davvero, prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri consulenti analizzeranno la tua posizione contributiva, simuleranno i piani di rateazione possibili e ti accompagneranno passo dopo passo nella presentazione della domanda. Chiamaci allo 0432 1638640, scrivici su WhatsApp al 366 6018121 o scrivi a info@centrofiscale.com.Fonti normative principali: D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110 (Riforma della Riscossione); art. 19 DPR 602/1973 come modificato dal D.Lgs. 110/2024; art. 116 Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (sanzioni civili e interessi di dilazione); Circolare INPS n. 108 del 12 luglio 2013 e successive integrazioni in materia di rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa.Maggio 22, 2026/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 17:44:562026-05-31 17:46:29Dilazioni INPS fino a 60 mesi: le nuove regole per chi ha debiti contributivi
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTOGuida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo con le soglie INPS 2026Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), comunemente chiamato “liquidazione”, è uno degli istituti più importanti del diritto del lavoro italiano: rappresenta un salario differito che il datore di lavoro accantona ogni anno per il dipendente e gli corrisponde alla cessazione del rapporto. Conoscere come si calcola il TFR, come viene rivalutato, quando può essere chiesto in anticipo e come viene tassato è fondamentale per ogni lavoratore subordinato del settore privato.In questa guida aggiornata al 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine illustra in modo chiaro e completo tutti gli aspetti del TFR alla luce delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2024), delle ultime circolari INPS e delle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate. Spiegheremo la formula di calcolo prevista dall’art. 2120 del Codice Civile, la rivalutazione annua basata sul coefficiente ISTAT, le ipotesi di anticipo previste dalla legge, la scelta tra TFR in azienda e fondo pensione, l’intervento del Fondo di Garanzia INPS in caso di insolvenza del datore di lavoro e la tassazione separata applicata alla liquidazione finale.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Cos’è il TFR: definizione e quadro normativo (art. 2120 c.c.)Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è la somma di denaro che spetta al lavoratore subordinato al termine di qualsiasi rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa di cessazione: dimissioni volontarie, licenziamento (anche per giusta causa), pensionamento, scadenza del contratto a termine o decesso del lavoratore. È disciplinato dall’articolo 2120 del Codice Civile, come modificato dalla Legge n. 297 del 29 maggio 1982, che ha sostituito la vecchia “indennità di anzianità” con l’attuale meccanismo di accantonamento progressivo.Si tratta a tutti gli effetti di una retribuzione differita: il datore di lavoro accantona ogni anno una quota della retribuzione del dipendente e gliela corrisponde, rivalutata, al momento della cessazione del rapporto. Per questo motivo il TFR è spesso definito “salario tardivo” o “salario sospeso”: è denaro che il lavoratore ha già maturato con la propria prestazione, ma che riceverà soltanto alla fine del rapporto di lavoro.A chi spetta il TFRHanno diritto al TFR tutti i lavoratori subordinati del settore privato, indipendentemente dalla qualifica (operai, impiegati, quadri, dirigenti), dal tipo di contratto (a tempo determinato o indeterminato, full time o part time) e dal settore di appartenenza. Spetta anche ai lavoratori a domicilio, agli apprendisti (al termine dell’apprendistato), ai soci lavoratori di cooperative e, con regole specifiche, ai lavoratori domestici (colf e badanti).Per i dipendenti pubblici il meccanismo è diverso: si parla di TFS (Trattamento di Fine Servizio) per i lavoratori assunti prima del 1° gennaio 2001, o di TFR per chi è stato assunto successivamente. Le regole di calcolo, erogazione e tassazione presentano significative differenze rispetto al settore privato, di cui parleremo nella sezione dedicata.Caratteristiche giuridiche del TFRIrrinunciabile: il lavoratore non può rinunciare al TFR né durante né alla fine del rapporto;Impignorabile fino a un quinto: i creditori possono pignorare al massimo 1/5 della somma;Prescrittibile in 5 anni: dalla cessazione del rapporto, il lavoratore ha 5 anni per richiedere il TFR;Trasmissibile agli eredi: in caso di decesso, il TFR spetta al coniuge, ai figli o ai parenti entro il terzo grado conviventi a carico;Garantito dall’INPS: tramite il Fondo di Garanzia in caso di insolvenza del datore. Come si calcola il TFR: formula e accantonamento annuoIl calcolo del TFR è disciplinato in modo preciso dal secondo comma dell’art. 2120 c.c., che fissa la formula matematica per determinare l’accantonamento annuo. La regola generale prevede che la quota di TFR maturata in ogni anno sia pari alla retribuzione utile dell’anno divisa per il coefficiente fisso 13,5.📐 Formula base del TFRQuota TFR annuale = Retribuzione utile annua ÷ 13,5Il coefficiente 13,5 deriva dal calcolo: 365 giorni ÷ 27,03 (dove 27,03 corrisponde a circa il 7,40% della retribuzione, percentuale storica dell’accantonamento).Cosa si intende per “retribuzione utile”La retribuzione utile ai fini del TFR comprende, salvo diversa previsione del CCNL applicato, tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese. In particolare, vanno conteggiate:Retribuzione lorda mensile (paga base + indennità di contingenza);Tredicesima mensilità e quattordicesima (se prevista dal CCNL);Indennità di mensa, alloggio, trasferta continuativa;Compensi per straordinario quando non hanno carattere occasionale;Premi di produzione, superminimi, indennità di anzianità;Provvigioni e cottimo;Equivalente di prestazioni in natura (auto aziendale ad uso promiscuo, alloggio, etc.).Sono invece esclusi dalla base di calcolo: i rimborsi spese documentati, le erogazioni occasionali una tantum, l’indennità di mancato preavviso, le diarie e tutto ciò che il CCNL espressamente esclude.Contributo dello 0,50% a carico del lavoratoreSulla retribuzione utile va sottratto un contributo dello 0,50% versato all’INPS dal datore di lavoro come “Fondo Adeguamento Pensione” (FAP), introdotto dalla Legge 297/1982 art. 3 comma 15. Questa trattenuta riduce di fatto l’aliquota di accantonamento effettiva dal 7,407% (1/13,5) a circa il 6,907% della retribuzione annua.Esempio pratico di calcoloVoceImportoRetribuzione lorda annua 202530.000 euroQuota TFR lorda (30.000 ÷ 13,5)2.222,22 euroTrattenuta 0,50% FAP (30.000 × 0,50%)– 150,00 euroTFR netto accantonato anno 20252.072,22 euroSu una retribuzione annua di 30.000 euro lordi, l’accantonamento netto di TFR per il 2025 è quindi di 2.072,22 euro. Dopo 10 anni di servizio (a parità di retribuzione, escludendo le rivalutazioni), il montante teorico sarebbe pari a circa 20.700 euro, che andrà poi rivalutato anno per anno secondo il coefficiente ISTAT.Rivalutazione annua del TFR: 1,5% fisso + 75% indice ISTATIl quarto comma dell’art. 2120 c.c. prevede che il TFR accantonato presso il datore di lavoro venga rivalutato ogni anno per proteggerlo dall’inflazione. La rivalutazione si applica al fondo TFR esistente al 31 dicembre dell’anno precedente (escluse le quote maturate nell’anno in corso) ed è composta da due elementi:📊 Coefficiente di rivalutazione TFRCoefficiente = 1,5% (fisso) + 75% × indice ISTAT FOI1,5% = quota fissa annuale prevista dalla legge;75% dell’indice ISTAT FOI (Famiglie Operai e Impiegati al netto dei tabacchi) calcolato a dicembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.Coefficienti di rivalutazione TFR recentiAnno di riferimentoIndice ISTAT FOI dicembreCoefficiente TFR finale202211,30%9,975% (1,5% + 8,475%)20230,50%1,875% (1,5% + 0,375%)20241,30%2,475% (1,5% + 0,975%)2025circa 1,40%2,55% circa (dato definitivo ISTAT gennaio 2026)Fonte: ISTAT, comunicati mensili indice FOI; Agenzia delle Entrate, tabelle coefficienti TFR.Tassazione della rivalutazioneAttenzione: la rivalutazione del TFR è soggetta a una imposta sostitutiva del 17%, applicata anno per anno con trattenuta a carico del datore di lavoro (acconto del 16 dicembre e saldo del 16 febbraio dell’anno successivo). L’aliquota era originariamente dell’11% ed è stata aumentata al 17% dalla Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) art. 1 c. 623. Questa imposta riduce la rivalutazione netta che si aggiunge al fondo TFR. Tassazione separata del TFR: aliquota media degli ultimi 5 anniIl TFR è soggetto a una tassazione separata dagli altri redditi, disciplinata dall’art. 19 del TUIR (DPR 917/1986). Si tratta di un regime fiscale di favore: invece di sommare la liquidazione al reddito dell’anno in cui viene percepita (con il rischio di salire di scaglione IRPEF), si applica un’aliquota media calcolata sui redditi degli ultimi 5 anni.Come si calcola l’aliquota media TFRIl calcolo dell’aliquota di tassazione separata prevede questi passaggi (procedura indicata anche nelle istruzioni della Certificazione Unica e nella circolare AdE n. 29/E del 20/03/2001):Si determina il “reddito di riferimento”: TFR maturato × 12 ÷ anni di servizio (espressi in mesi/12);Si calcola l’IRPEF teorica applicando al reddito di riferimento gli scaglioni IRPEF ordinari;Si ricava l’aliquota media: (IRPEF teorica ÷ reddito di riferimento) × 100;Si applica tale aliquota sul TFR lordo (al netto della rivalutazione già tassata al 17%).Scaglioni IRPEF 2026 applicabiliPer il 2026, in seguito alla Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2024) e alla L. 207/2024 art. 1 commi 2-3, gli scaglioni IRPEF sono stati confermati a tre:Scaglione di redditoAliquota IRPEFFino a 28.000 euro23%Da 28.001 a 50.000 euro35%Oltre 50.000 euro43%Clausola di salvaguardiaDal 2023, in seguito alla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022 art. 1 c. 36), è stata introdotta una clausola di salvaguardia: l’Agenzia delle Entrate ricalcola l’aliquota di tassazione separata applicando, se più favorevole, anche l’aliquota media degli scaglioni IRPEF vigenti al momento della cessazione. Se il ricalcolo fa emergere un’imposta inferiore a quella già trattenuta dal datore di lavoro, l’AdE rimborsa la differenza automaticamente al contribuente entro la dichiarazione successiva. Anticipazione del TFR: requisiti e casi previsti dalla leggeL’art. 2120 c.c. comma 6 e seguenti riconosce al lavoratore il diritto di richiedere, durante il rapporto di lavoro, un’anticipazione del TFR in presenza di specifiche condizioni soggettive (anzianità di servizio) e oggettive (motivazioni tassative). Si tratta di una facoltà importante che consente di accedere a una parte del proprio salario differito prima della cessazione del rapporto, ma è soggetta a limiti rigorosi.Requisiti soggettiviAlmeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro (contratto in corso);Massimo 70% del TFR maturato al momento della richiesta;Una sola anticipazione per tutto il rapporto di lavoro (salvo diversa previsione del CCNL);Il datore di lavoro può limitare la concessione al 10% degli aventi diritto e al 4% del totale dei dipendenti ogni anno (per ragioni organizzative).Casi tassativi previsti dalla leggeCausaleDocumentazione richiestaSpese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche competenti (per sé, coniuge, figli)Prescrizione medica + preventivo o fattureAcquisto prima casa di abitazione per sé o per i figli (documentata con atto notarile)Atto di compravendita o preliminare + autocertificazione “prima casa”Spese per congedi parentali (D.Lgs. 151/2001 art. 5)Domanda di congedo + autocertificazione speseSpese per formazione e aggiornamento professionale (L. 53/2000 art. 7)Iscrizione corso + ricevute pagamentoTassazione dell’anticipazioneL’anticipazione TFR è soggetta alla medesima tassazione separata del TFR finale: il datore di lavoro applica un’aliquota provvisoria (calcolata sui redditi degli ultimi 2 anni) e l’Agenzia delle Entrate riliquida l’imposta a conguaglio negli anni successivi. È importante ricordare che l’anticipazione viene scalata dal TFR finale: si riceve oggi una parte di ciò che si avrebbe ricevuto al termine del rapporto.Destinazione del TFR: in azienda vs fondo pensioneDal 1° gennaio 2007, in seguito al D.Lgs. 252/2005, ogni lavoratore del settore privato deve effettuare una scelta esplicita o tacita sulla destinazione del proprio TFR maturando: lasciarlo in azienda (o nel Fondo Tesoreria INPS per aziende sopra 49 dipendenti) o conferirlo a una forma di previdenza complementare (fondi pensione negoziali, aperti o PIP).Meccanismo del silenzio-assensoIl neoassunto ha 6 mesi dall’assunzione per scegliere espressamente la destinazione del TFR mediante il modello TFR2. In caso di mancata scelta entro la scadenza scatta il silenzio-assenso: il TFR viene automaticamente trasferito al fondo pensione previsto dal CCNL applicato (fondo negoziale di categoria) o, in mancanza, al FondInps.Confronto sinteticoParametroTFR in aziendaTFR in fondo pensioneRendimento1,5% + 75% ISTAT FOIVariabile, da +2% a +7% medio annuo (linea bilanciata)Tassazione liquidazione23% – 43% (aliquota media)15% – 9% (riduzione 0,30% per ogni anno oltre il 15° iscrizione, minimo 9%)Tassazione rivalutazione17%20% (12,5% sui titoli Stato)Contributo datoreNessunoSì (se previsto dal CCNL e con contributo del lavoratore)Riscatto totaleSolo a fine rapportoSolo in casi specifici (invalidità, decesso, disoccupazione > 48 mesi)TFR pubblico (TFS): regole specialiI dipendenti pubblici assunti prima del 31/12/2000 percepiscono il TFS (Trattamento di Fine Servizio), calcolato con la formula: 80% dell’ultima retribuzione utile × anni di servizio ÷ 12. Dal 2001 in poi, anche per i dipendenti pubblici si applica il TFR come nel privato. La liquidazione del TFS/TFR pubblico avviene in modo dilazionato per importi rilevanti: i tempi di erogazione possono arrivare fino a 24 mesi dalla cessazione, con pagamenti in più rate, secondo le regole della L. 122/2010 art. 12 c. 7. Fondo di Garanzia INPS: quando intervieneIl Fondo di Garanzia gestito dall’INPS, istituito dall’art. 2 della Legge 297/1982 in attuazione della Direttiva CEE 80/987, interviene quando il datore di lavoro non corrisponde il TFR (in tutto o in parte) al lavoratore alla cessazione del rapporto a causa di una situazione di insolvenza giudizialmente accertata.Casi di intervento del FondoFallimento (oggi “liquidazione giudiziale” ex Codice della Crisi d’Impresa);Concordato preventivo;Liquidazione coatta amministrativa;Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi;Esecuzione individuale infruttuosa nei confronti di datori non assoggettabili a procedure concorsuali (es. piccole imprese o ditte individuali).Documentazione e iter della domandaLa domanda al Fondo di Garanzia INPS si presenta esclusivamente online tramite portale INPS (con SPID, CIE o CNS), allegando:Sentenza dichiarativa di fallimento o decreto di ammissione alla procedura;Stato passivo esecutivo (documento che certifica il credito ammesso al passivo);Modello TFR-CIG con calcolo analitico del TFR maturato;Ultime buste paga e prospetto retributivo;Documento di identità e codice fiscale.Il Fondo eroga entro 60 giorni dalla domanda regolarmente presentata il TFR maturato (e anche le ultime 3 mensilità di retribuzione non pagate, fino al massimo di 3 volte la cassa integrazione straordinaria). I termini di prescrizione sono di 5 anni dalla cessazione del rapporto. L’INPS, dopo aver liquidato il lavoratore, si surroga nei diritti di credito verso il datore di lavoro.Tassazione TFR vs previdenza complementare: vantaggi fiscali del fondo pensioneUna delle decisioni più importanti che ogni lavoratore deve prendere all’inizio del rapporto è la scelta tra TFR in azienda e conferimento a fondo pensione. Da un punto di vista strettamente fiscale, la previdenza complementare offre vantaggi consistenti, regolati dal D.Lgs. 252/2005.I tre vantaggi fiscali principali del fondo pensioneDeducibilità contributi: i versamenti volontari al fondo pensione (sia del lavoratore che del datore) sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 euro/anno (importo confermato per il 2026);Tassazione agevolata sulle prestazioni: l’aliquota sulla prestazione finale è del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di iscrizione oltre il 15°, fino a un minimo del 9% (con 35 anni di iscrizione);Rendimenti finanziari tassati al 20% (12,5% sui titoli di Stato): mentre la rivalutazione del TFR in azienda è tassata al 17%, i rendimenti del fondo pensione godono di aliquote variabili ma più favorevoli sul lungo periodo grazie alla composizione degli interessi.Esempio comparativo (TFR maturato dopo 35 anni)ScenarioMontante lordoAliquotaNettoTFR in azienda (rendimento medio 2,2%)circa 95.000 euro25% (media)circa 71.250 euroTFR in fondo pensione (rendimento medio 4%)circa 115.000 euro9%circa 104.650 euroSimulazione su base salariale media 30.000 euro/anno per 35 anni. Valori puramente indicativi; i risultati reali dipendono dalla linea di investimento e dall’andamento dei mercati.Il vantaggio fiscale è particolarmente evidente per chi ha redditi medio-alti (scaglione 35% o 43%): la differenza tra l’aliquota TFR azienda (calcolata sulla media) e il 9% del fondo pensione può tradursi in decine di migliaia di euro di vantaggio netto. È però fondamentale considerare anche il rischio di mercato dei fondi pensione (le linee azionarie possono subire perdite nel breve periodo) e i costi di gestione (espressi come ISC, Indicatore Sintetico dei Costi). Aggiornamenti soglie INPS 2026 e Legge di Bilancio 2026La Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2024) e i successivi provvedimenti collegati hanno introdotto alcune novità che impattano indirettamente sul TFR e sulle prestazioni collegate. Riepiloghiamo le principali soglie e novità rilevanti.Aliquote IRPEF e tassazione separataSono state confermate strutturalmente le tre aliquote IRPEF (23%, 35%, 43%) e gli scaglioni introdotti dalla riforma 2024. Questa stabilizzazione è importante per i calcoli di tassazione separata del TFR e per le simulazioni di liquidazione futura. Nessuna variazione anche per l’imposta sostitutiva del 17% sulla rivalutazione annua del TFR.Detassazione premi di produttivitàLa L. 207/2024 art. 1 c. 385 ha confermato per il 2026 l’imposta sostitutiva ridotta al 5% sui premi di produttività fino a 3.000 euro lordi annui (5.000 euro in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori), per dipendenti con reddito da lavoro dipendente fino a 80.000 euro nell’anno precedente. Questi premi, se erogati, possono confluire nella retribuzione utile ai fini TFR.Rinnovo TFR in busta paga (sospeso)La sperimentazione del TFR in busta paga (QU.I.R.), introdotta dalla L. 190/2014 per il periodo 2015-2018, non è stata riproposta dalla Legge di Bilancio 2026. Resta quindi escluso, per il 2026, il diritto a chiedere la liquidazione mensile della quota TFR maturanda direttamente in busta paga.Massimale contributivo INPS 2026Per il 2026 il massimale contributivo INPS (rilevante per il calcolo del TFR sui dirigenti e per i sistemi pensionistici contributivi) è stato rivalutato in base all’indice ISTAT. Il valore esatto è pubblicato annualmente dalla circolare INPS di inizio anno (per il 2025 era pari a 120.607 euro; per il 2026 si attendono i dati definitivi nella circolare di gennaio 2026).⚠️ Importante: alcune soglie e coefficienti del 2026 (in particolare il dato definitivo della rivalutazione TFR al 31/12/2025) saranno pubblicati nelle circolari INPS e Agenzia delle Entrate dei primi mesi del 2026. Si consiglia di verificare sempre i valori aggiornati prima di effettuare calcoli su importi rilevanti.Come il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutartiIl calcolo del TFR, la valutazione tra azienda e fondo pensione, la presentazione della domanda al Fondo di Garanzia INPS in caso di fallimento dell’azienda e la verifica della corretta tassazione separata sono operazioni complesse, che spesso richiedono il supporto di un professionista qualificato.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre da anni assistenza a lavoratori dipendenti, pensionati e famiglie del territorio friulano nella gestione di tutte le pratiche relative al TFR:Verifica del TFR maturato e controllo degli accantonamenti nelle CU annuali;Assistenza alla domanda di anticipazione (casi sanitari, prima casa, formazione, congedi);Calcolo dell’imposta sostitutiva e verifica dei conguagli da CU;Pratica di Fondo di Garanzia INPS per recupero TFR in caso di fallimento del datore di lavoro (servizio specifico erogato dal nostro Patronato);Consulenza sulla destinazione del TFR tra azienda e fondo pensione;Recupero IRPEF da TFR pagato in eccesso (verifica clausola di salvaguardia post-2023).📞 Hai bisogno di assistenza sul TFR?Prenota una consulenza gratuita presso il CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori esperti ti aiuteranno a calcolare il tuo TFR, presentare la domanda di anticipazione o avviare la pratica per il Fondo di Garanzia INPS.📍 Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine📞 0432 1638640 | 📱 WhatsApp: 366 6018121✉️ info@centrofiscale.com📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti sul TFR (FAQ)Dopo quanti anni si può chiedere l’anticipo del TFR?L’art. 2120 c.c. comma 6 richiede una anzianità minima di 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro per poter presentare la richiesta di anticipazione del TFR. L’anticipo non può superare il 70% del TFR maturato al momento della domanda e la causale deve rientrare in uno dei casi tassativi (spese sanitarie, acquisto prima casa, congedi parentali, formazione).Quanto si guadagna lasciando il TFR in azienda invece di metterlo nel fondo pensione?Lasciare il TFR in azienda offre un rendimento garantito pari a 1,5% fisso + 75% dell’indice ISTAT FOI: negli ultimi 10 anni il rendimento medio annuo è oscillato tra l’1,9% e il 9,9% (anno record 2022). Il fondo pensione, invece, offre rendimenti potenzialmente più elevati (linee azionarie possono superare il 6-7% medio sul lungo periodo) ma con rischio di mercato. La scelta dipende dal profilo di rischio personale, dall’orizzonte temporale e dal regime fiscale applicabile alla liquidazione.Si può chiedere il TFR mensilmente in busta paga?No, per il 2026 non è prevista la possibilità di richiedere il TFR maturando in busta paga (QU.I.R.). La sperimentazione introdotta dalla Legge 190/2014 si è conclusa il 30 giugno 2018 e non è stata riproposta dalle successive Leggi di Bilancio. Resta possibile solo il meccanismo dell’anticipazione previsto dall’art. 2120 c.c.Cosa succede al TFR se l’azienda fallisce?In caso di insolvenza accertata del datore di lavoro (fallimento/liquidazione giudiziale, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria), il Fondo di Garanzia INPS – istituito dall’art. 2 L. 297/1982 – eroga al lavoratore il TFR maturato e le ultime 3 mensilità di retribuzione non pagate. La domanda si presenta online tramite portale INPS con SPID/CIE/CNS. Il termine di prescrizione è di 5 anni dalla cessazione.Come viene tassato il TFR quando si percepisce?Il TFR è soggetto a tassazione separata ex art. 19 TUIR: si applica un’aliquota media calcolata sui redditi degli ultimi 5 anni, separata dagli altri redditi dell’anno di percezione. La rivalutazione annua è già tassata anno per anno con imposta sostitutiva del 17%. Dal 2023 vige una clausola di salvaguardia: se l’aliquota IRPEF del momento è più favorevole, l’AdE ricalcola e rimborsa la differenza.Il TFR si perde se cambio lavoro?No, il TFR non si perde mai: al termine di ogni rapporto di lavoro (dimissioni, licenziamento, scadenza contratto) il datore deve liquidare il TFR maturato. Se il TFR è destinato a un fondo pensione, è possibile trasferirlo al fondo del nuovo datore di lavoro (portabilità completa garantita dal D.Lgs. 252/2005 art. 14) senza alcuna penalizzazione fiscale.Quanto tempo ha il datore di lavoro per pagare il TFR?Il TFR deve essere liquidato contestualmente alla cessazione del rapporto, salvo diversa previsione del CCNL applicato (che può fissare termini fino a 30-60 giorni). In caso di ritardo, il lavoratore ha diritto agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria sulle somme non corrisposte. La prescrizione del diritto al TFR è di 5 anni dalla data di cessazione del rapporto.ConclusioniIl Trattamento di Fine Rapporto è uno degli istituti più importanti per la sicurezza economica del lavoratore dipendente italiano: rappresenta in media tra il 6,9% e il 7,4% della retribuzione annua e si traduce, dopo una carriera completa di 35-40 anni, in importi spesso superiori a 80-100.000 euro. Comprendere come si calcola, come si rivaluta, quando si può richiedere in anticipo e come scegliere tra azienda e fondo pensione è quindi fondamentale per ogni lavoratore.Le regole del 2026 confermano sostanzialmente il quadro normativo consolidato (art. 2120 c.c., L. 297/1982, D.Lgs. 252/2005), con l’aliquota del 17% sulla rivalutazione, gli scaglioni IRPEF a tre fasce per la tassazione separata e i vantaggi fiscali della previdenza complementare (deducibilità fino a 5.164,57 euro/anno e aliquota 9-15% sulle prestazioni). Per scelte consapevoli e calcoli precisi sul proprio TFR, è sempre consigliabile rivolgersi a un CAF o a un consulente del lavoro qualificato.Fonti ufficiali: Codice Civile art. 2120; L. 297/1982; D.Lgs. 252/2005; L. 190/2014; L. 197/2022; L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2026); circolari INPS Fondo Garanzia; Agenzia delle Entrate, circolare n. 29/E del 20/03/2001; ISTAT, indice prezzi al consumo FOI.Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Dimissioni-Volontarie-2026-TFR-e-Naspi.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 16:44:562026-05-31 17:46:38Guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo con le soglie INPS 2026
CAFF24 a Zero: Quando e Come Presentarlo nel 2026L’F24 a zero è un Modello F24 in cui i crediti d’imposta compensano esattamente i debiti, portando il saldo finale a zero euro. Anche se non devi pagare nulla, sei comunque obbligato a presentare il modello entro la scadenza prevista. In questa guida ti spieghiamo quando si verifica un F24 a saldo zero, come presentarlo correttamente nel 2026 e cosa rischi se dimentichi di inviarlo.Per capire meglio come funziona la compilazione del modulo, leggi la nostra guida completa al Modello F24. Indice dei contenutiQuando si Presenta un F24 a ZeroCome Funziona la CompensazioneCome Presentare l’F24 a ZeroScadenze dell’F24 a Zero nel 2026Sanzioni per Omessa PresentazioneEsempio Pratico di F24 a ZeroDomande Frequenti (FAQ)Quando si Presenta un F24 a ZeroUn F24 a saldo zero si verifica quando utilizzi i tuoi crediti d’imposta per compensare interamente i debiti tributari. In pratica, nella colonna “importi a credito compensati” inserisci un importo uguale a quello nella colonna “importi a debito versati”, e il saldo finale risulta pari a zero.Le situazioni più comuni in cui si presenta un F24 a zero sono:Credito IRPEF da dichiarazione dei redditi: se dalla dichiarazione risulta un credito, puoi usarlo per pagare i contributi INPS, l’IMU o altri tributiCredito IVA: le aziende con credito IVA possono compensarlo con IRPEF, INPS o IRAPBonus fiscali: crediti d’imposta come il bonus investimenti, il bonus edilizia o il regime forfettario possono generare crediti compensabiliCredito da 730: se il sostituto d’imposta non rimborsa il credito, puoi usarlo in compensazione con F24 Come Funziona la CompensazioneLa compensazione è il meccanismo che ti permette di utilizzare un credito verso il fisco per ridurre o azzerare un debito. Esistono due tipi principali:Compensazione verticale (o interna): usi un credito per pagare lo stesso tipo di tributo. Esempio: credito IRPEF 2025 per pagare acconto IRPEF 2026. Non ci sono limiti particolari.Compensazione orizzontale (o esterna): usi un credito di un tributo per pagarne uno diverso. Esempio: credito IVA per pagare INPS. Questa richiede l’invio telematico e può richiedere il visto di conformità per importi superiori a 5.000 euro.Quando la compensazione orizzontale azzera completamente il saldo, il risultato è un F24 a zero che deve essere presentato obbligatoriamente in via telematica, mai in formato cartaceo. Come Presentare l’F24 a ZeroL’F24 a zero deve essere presentato esclusivamente in via telematica. Non puoi portarlo allo sportello bancario o postale. I canali utilizzabili sono:F24 web/desktop dell’Agenzia delle Entrate: accedi con SPID, CIE o CNS al portale agenziaentrate.gov.it, compila il modello e invialo. È il canale più sicuro e consigliato. Per istruzioni dettagliate, leggi la nostra guida sul pagamento F24 online.Entratel: il canale riservato agli intermediari abilitati (commercialisti, CAF). Se ti affidi al CAF Centro Fiscale di Udine, inviamo l’F24 a zero per tuo conto.Home banking: alcune banche consentono l’invio di F24 a zero tramite home banking, ma non tutte. Verifica con la tua banca se questa opzione è disponibile.Attenzione: l’F24 a zero non può essere presentato allo sportello fisico (banca o posta) in nessun caso. Se lo fai, il modello viene rifiutato. Scadenze dell’F24 a Zero nel 2026La scadenza dell’F24 a zero coincide con quella del tributo che stai compensando. Non esiste una scadenza separata per la presentazione dell’F24 a zero: se il tributo scade il 30 giugno, anche l’F24 a zero va presentato entro il 30 giugno.Le principali scadenze nel 2026 per cui potresti dover presentare un F24 a zero:16 marzo 2026: saldo IVA annuale16 giugno 2026: acconto IMU30 giugno 2026: saldo imposte da dichiarazione dei redditi (IRPEF, IRAP, imposta sostitutiva forfettari)30 luglio 2026: saldo imposte con maggiorazione 0,40%30 novembre 2026: acconto IRPEF seconda rata16 dicembre 2026: saldo IMU Sanzioni per Omessa PresentazioneNon presentare l’F24 a zero entro la scadenza è sanzionabile, anche se non c’è nessun importo da pagare. Le sanzioni previste sono:Sanzione ordinaria: da 100 a 2.000 euro per ogni F24 a zero non presentato (art. 15 D.Lgs. 471/1997, come modificato dal D.Lgs. 87/2024)Ravvedimento entro 5 giorni: sanzione ridotta a 5,56 euroRavvedimento entro 90 giorni: sanzione ridotta a 11,11 euroRavvedimento oltre 90 giorni e entro 1 anno: sanzione ridotta a 12,50 euroCome vedi, è molto più conveniente presentare l’F24 a zero in ritardo (con ravvedimento operoso) piuttosto che attendere l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, che applica la sanzione piena. Esempio Pratico di F24 a ZeroVediamo un caso concreto. Laura è una libera professionista in regime forfettario. Dalla dichiarazione dei redditi 2025 risulta un credito di imposta sostitutiva di 800 euro. A giugno 2026, Laura deve versare i contributi INPS alla Gestione Separata per 800 euro.Laura compila il Modello F24 così:Sezione Erario – credito: codice tributo 1792 (imposta sostitutiva forfettario saldo), importo a credito 800 euroSezione INPS – debito: causale PXX (gestione separata), importo a debito 800 euroSaldo finale: 800 – 800 = 0 euroLaura non deve pagare nulla, ma deve inviare l’F24 a zero telematicamente entro il 30 giugno 2026. Può farlo dal portale dell’Agenzia delle Entrate o chiedere al suo CAF di riferimento. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande Frequenti (FAQ)Posso presentare l’F24 a zero in banca allo sportello?No. L’F24 a saldo zero deve essere presentato esclusivamente per via telematica: tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate (F24 web), tramite home banking (se la banca lo consente) o tramite un intermediario abilitato come un CAF o un commercialista.Se dimentico di presentare l’F24 a zero, perdo il credito?No, il credito d’imposta non si perde. Però la mancata presentazione dell’F24 a zero comporta una sanzione (da 100 a 2.000 euro). Puoi regolarizzarti con il ravvedimento operoso, pagando una sanzione ridotta.L’F24 a zero serve anche per la compensazione verticale?La compensazione verticale (stesso tributo) non richiede necessariamente la presentazione dell’F24, perché può essere gestita direttamente in dichiarazione. L’F24 a zero è invece obbligatorio per la compensazione orizzontale (tributi diversi tra loro).Assistenza per la Compensazione e l’F24 a ZeroDevi presentare un F24 a zero e non sei sicuro di come procedere? Al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo a verificare i crediti disponibili, compilare correttamente il modello e inviarlo telematicamente entro le scadenze. Non rischiare sanzioni per un’omessa presentazione.Scrivici su WhatsApp: 366 6018121Oppure compila il modulo per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-22 09:00:002026-05-31 17:46:47F24 a Zero: Quando e Come Presentarlo nel 2026
DICHIARAZIONE DEI REDDITIDonazioni Detraibili 730 2026: Guida Completa alle DetrazioniHai fatto una donazione a un’organizzazione benefica, alla tua parrocchia o all’università dei tuoi figli? Sappi che molte di queste erogazioni liberali possono essere detratte o dedotte nel modello 730/2026, consentendoti di recuperare una parte dell’importo donato direttamente dalle tasse.In questa guida completa ti spieghiamo quali donazioni danno diritto a un beneficio fiscale, quali percentuali di detrazione puoi ottenere (dal 26% fino al 35%), quali documenti conservare e come compilare correttamente il modello 730. Scoprirai anche il funzionamento di 5×1000 e 8×1000, strumenti che permettono di destinare una quota delle tue imposte a enti no-profit senza costi aggiuntivi.Indice dei contenutiCosa sono le donazioni detraibiliDifferenza tra detrazione e deduzionePercentuali di detrazione: 26%, 30% o 35%Donazioni a ONLUS, ODV e APSDonazioni a enti religiosiDonazioni a scuola e universitàDonazioni per cultura e sport dilettantistico5×1000: come funziona8×1000: meccanismo e beneficiariDocumentazione necessaria per la detrazioneLimiti massimi di detrazioneDomande frequentiCosa sono le donazioni detraibiliLe donazioni detraibili sono erogazioni liberali in denaro (o in alcuni casi in natura) effettuate a favore di enti no-profit, istituzioni religiose, culturali, sportive o educative, che la legge italiana riconosce come meritevoli di sostegno. Quando fai una donazione a uno di questi enti, lo Stato ti “premia” permettendoti di:Detrarre una percentuale dell’importo donato dall’imposta lorda (IRPEF)Oppure dedurre l’importo dal reddito complessivo (in alcuni casi specifici)Entrambi i meccanismi riducono le tasse da pagare, ma funzionano in modo diverso (lo vediamo nel prossimo paragrafo).Chi può beneficiarne?Tutti i contribuenti che presentano il modello 730 o il modello Redditi Persone Fisiche possono detrarre o dedurre le donazioni effettuate nell’anno precedente. Ad esempio, per il 730/2026 puoi indicare le donazioni fatte nel 2025.Importante: Non tutte le donazioni sono detraibili. Solo quelle effettuate a favore di enti specificamente previsti dalla normativa fiscale e con modalità di pagamento tracciabili (bonifico, carta di credito, assegno) danno diritto al beneficio.Differenza tra detrazione e deduzionePrima di entrare nel dettaglio, è fondamentale capire la differenza tra detrazione e deduzione, perché determinano un risparmio fiscale diverso.Detrazione fiscaleLa detrazione si applica sull’imposta lorda (l’IRPEF che devi pagare). Significa che una percentuale dell’importo donato viene sottratta direttamente dalle tasse.Esempio pratico:Hai donato 1.000 euro a una ONLUS con detrazione al 30%. Il tuo risparmio fiscale sarà:1.000 euro × 30% = 300 euro di tasse in menoSe dovevi pagare 2.500 euro di IRPEF, con la detrazione pagherai 2.200 euro.Deduzione fiscaleLa deduzione si applica sul reddito complessivo. Significa che l’importo donato viene sottratto dal reddito su cui poi si calcola l’imposta.Esempio pratico:Hai un reddito di 30.000 euro e hai donato 1.000 euro con deduzione. Il tuo reddito imponibile diventa:30.000 – 1.000 = 29.000 euroL’IRPEF verrà calcolata su 29.000 euro invece che su 30.000. Il risparmio dipende dal tuo scaglione IRPEF (es. se sei al 35%, risparmi 350 euro).Quale conviene?Dipende dalla tua situazione:Detrazione è più vantaggiosa per chi ha redditi medio-bassiDeduzione può essere più conveniente per redditi alti (scaglioni IRPEF superiori)Per la maggior parte delle donazioni nel 730, si applica la detrazione.Percentuali di detrazione: 26%, 30% o 35%Le donazioni detraibili nel 730/2026 prevedono diverse percentuali a seconda del tipo di ente beneficiario e dell’importo donato. Detrazione al 26% (percentuale standard)È la percentuale più comune, applicabile a:Donazioni a ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale)Donazioni a ODV (Organizzazioni di Volontariato)Donazioni a APS (Associazioni di Promozione Sociale)Donazioni a enti religiosi riconosciutiErogazioni liberali a istituti scolasticiEsempio: Donazione di 500 euro → risparmio fiscale 130 euro (500 × 26%).Detrazione al 30%Si applica per:Donazioni a enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTSDonazioni per finalità di ricerca scientifica o sanitariaErogazioni a favore di università e centri di ricercaEsempio: Donazione di 1.000 euro → risparmio fiscale 300 euro.Detrazione al 35%Percentuale più alta, riservata a:Donazioni a popolazioni colpite da calamità naturali o emergenze umanitarie (quando previsto da decreti specifici)Erogazioni liberali per il contrasto della povertà educativa minorile (Fondo apposito)Deduzione dal redditoIn alternativa alla detrazione, per alcune donazioni è possibile optare per la deduzione dal reddito fino al:10% del reddito complessivo per donazioni a ONLUS, ODV, APS, ETSLa scelta tra detrazione e deduzione dipende dalla tua situazione fiscale. Il CAF può aiutarti a calcolare l’opzione più vantaggiosa.Donazioni a ONLUS, ODV e APSLe ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale), le ODV (Organizzazioni di Volontariato) e le APS (Associazioni di Promozione Sociale) rappresentano la categoria più ampia di enti a cui puoi donare con beneficio fiscale.Cosa sonoONLUS: Organizzazioni che operano in settori di utilità sociale (assistenza, beneficenza, sanità, ricerca, cultura, sport dilettantistico, tutela ambientale)ODV: Associazioni che svolgono attività di volontariato senza scopo di lucroAPS: Associazioni che promuovono attività di interesse generale a carattere socialeDal 2022, molte di queste organizzazioni sono confluite nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e vengono indicate come ETS (Enti del Terzo Settore).Detrazione o deduzione?Per le donazioni a questi enti puoi scegliere:Detrazione del 30% dell’importo donato, fino a un massimo di 30.000 euro annuiDeduzione dal reddito fino al 10% del reddito complessivo dichiaratoEsempio pratico:Hai donato 2.000 euro alla Croce Rossa Italiana (ONLUS).Con detrazione 30%: risparmio fiscale = 600 euroCon deduzione (reddito 30.000 euro, aliquota IRPEF 35%): risparmio = 700 euroIn questo caso conviene la deduzione.Come verificare se l’ente è ONLUS/ODV/APSConsulta:Il sito dell’Agenzia delle Entrate (elenco ONLUS)Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) su runts.lavoro.gov.itChiedi all’ente stesso la certificazioneDonazioni a enti religiosiLe donazioni a enti religiosi sono tra le più diffuse in Italia. Anche queste godono di benefici fiscali, ma con alcune specificità. Enti religiosi detraibiliPuoi detrarre le donazioni a:Istituti religiosi (parrocchie, diocesi, congregazioni)Enti ecclesiastici riconosciuti civilmente (es. Caritas, Missioni, Opere religiose)Confessioni religiose diverse da quella cattolica con intesa con lo Stato (es. Valdesi, Comunità Ebraiche, Avventisti)Detrazione al 26%La percentuale standard è del 26% dell’importo donato, senza limiti massimi specifici (vale il limite generale di spesa).Esempio:Hai donato 300 euro alla tua parrocchia.Risparmio fiscale: 300 × 26% = 78 euro.8×1000 e offerte deducibiliAttenzione a non confondere:8×1000: Non è detraibile né deducibile (è una destinazione di imposte già pagate, senza costo aggiuntivo per te)Offerte libere: Quelle fatte con bonifico/assegno/carta sono detraibili al 26%Documentazione necessariaPer detrarre le donazioni a enti religiosi, devi conservare:Ricevuta/attestazione rilasciata dall’ente religiosoProva del versamento tracciabile (bonifico bancario, bollettino postale, carta di credito/debito)Importante: Le offerte in contanti NON sono detraibili. Anche la classica “busta” lasciata in chiesa non dà diritto a detrazione se non tracciata.Donazioni a scuola e universitàAnche le erogazioni liberali a favore di istituti scolastici e università sono detraibili nel modello 730.Scuole pubbliche e paritariePuoi detrarre le donazioni a:Scuole pubbliche di ogni ordine e grado (materne, elementari, medie, superiori)Scuole paritarie private (riconosciute dal MIUR)Istituti tecnici e professionaliLe donazioni devono essere finalizzate a:Innovazione tecnologica (es. acquisto LIM, computer, laboratori)Edilizia scolastica (ristrutturazioni, manutenzioni)Ampliamento dell’offerta formativa (corsi extracurricolari, progetti educativi)Detrazione al 26%La percentuale è del 26% senza limiti massimi specifici.Esempio:Hai donato 1.000 euro alla scuola di tuo figlio per l’acquisto di tablet.Risparmio fiscale: 1.000 × 26% = 260 euro.Università e ricercaLe donazioni a università pubbliche e private riconosciute, e a enti di ricerca, godono di:Detrazione al 30% (percentuale più alta)Oppure deduzione dal reddito fino al 10%Sono detraibili donazioni per:Borse di studioProgetti di ricercaRistrutturazione strutture universitarieDotazioni scientificheCosa NON è detraibileAttenzione: non sono detraibili:Tasse scolastiche/universitarie (rette, iscrizioni) → queste hanno altre detrazioni specificheContributi “obbligatori” richiesti dalla scuolaQuote per gite scolastiche o materiale didattico individualeSono detraibili solo le erogazioni liberali volontarie documentate.Donazioni per cultura e sport dilettantisticoAnche le donazioni destinate a promozione della cultura e sport dilettantistico possono dare diritto a benefici fiscali. Cultura e patrimonio artisticoPuoi detrarre le erogazioni a:Musei pubblici e fondazioni culturaliBiblioteche e archivi stataliFondazioni lirico-sinfoniche (teatri d’opera)Enti per la tutela del patrimonio artistico (FAI, Italia Nostra)Progetti di restauro di beni culturaliDetrazione al 30%La percentuale è generalmente del 30%, con alcune eccezioni che arrivano al 35% per interventi straordinari su beni vincolati.Esempio:Hai donato 500 euro al FAI (Fondo Ambiente Italiano) per il restauro di una villa storica.Risparmio fiscale: 500 × 30% = 150 euro.Sport dilettantisticoSono detraibili le donazioni a:Società e associazioni sportive dilettantistiche (ASD/SSD) riconosciute dal CONIFederazioni sportive nazionaliEnti di promozione sportivaRequisiti:L’ente deve essere senza scopo di lucroDeve essere iscritto al Registro CONIDetrazione al 26%La percentuale è del 26% dell’importo donato.Esempio:Hai donato 300 euro all’ASD della squadra di calcio di tuo figlio.Risparmio fiscale: 300 × 26% = 78 euro.Limite massimoPer le ASD/SSD, il limite di detrazione è di 1.500 euro annui per contribuente.Attenzione: Le quote associative ordinarie (tesseramento annuale) NON sono detraibili. Sono detraibili solo le erogazioni liberali aggiuntive finalizzate a progetti specifici (acquisto attrezzature, ristrutturazione impianti).5×1000: come funzionaIl 5×1000 è uno strumento di sostegno al no-profit che ti permette di destinare una quota della tua IRPEF a enti benefici senza alcun costo aggiuntivo.Cos’è il 5×1000Non è una donazione diretta, ma la destinazione di una quota (lo 0,5%) delle imposte che già paghi. In pratica, lo Stato distribuisce il 5 per mille dell’IRPEF totale incassata agli enti scelti dai contribuenti.Come funzionaQuando compili il modello 730 (o il modello Redditi), nella prima pagina trovi una sezione dedicata con 6 riquadri:Sostegno del volontariato, ONLUS, APSFinanziamento della ricerca scientifica e universitàSostegno delle attività sociali del Comune di residenzaSostegno alle associazioni sportive dilettantisticheSostegno degli enti gestori delle aree protetteSostegno degli enti di tutela del patrimonio culturale e paesaggisticoScelta e firmaFirmi nel riquadro corrispondente all’area che vuoi sostenereScrivi il codice fiscale dell’ente specifico (se lo conosci) o lasci in bianco (la quota andrà ripartita tra tutti gli enti di quella categoria)Importante:Se NON firmi, lo Stato trattiene comunque il 5×1000 e lo distribuisce proporzionalmentePuoi scegliere UNA sola categoria (non puoi dividere il 5×1000 tra più settori)Non costa nulla: è solo una destinazione di imposte già dovuteQuanto vale?Dipende dalla tua IRPEF. Esempio:IRPEF lorda: 5.000 euro5×1000 destinato: 5.000 × 0,5% = 25 euroChi può ricevere il 5×1000Gli enti devono essere iscritti in appositi elenchi (ONLUS, ETS, enti di ricerca, università, comuni, ecc.). Verifica sul sito dell’Agenzia delle Entrate gli elenchi aggiornati.8×1000: meccanismo e beneficiariL’8×1000 è simile al 5×1000, ma destinato principalmente a confessioni religiose e allo Stato. Cos’è l’8×1000È la quota dello 0,8% dell’IRPEF totale che puoi destinare a:Chiesa CattolicaStato italianoAltre confessioni religiose con intesa (Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Comunità Ebraiche, Luterani, Battisti, Ortodossi, Buddhisti, Induisti, Soka Gakkai)Come destinarloNel modello 730, alla prima pagina, trovi il riquadro “Scelta per la destinazione dell’otto per mille dell’IRPEF”.Firmi in corrispondenza dell’ente che vuoi beneficiarePuoi sceglierne UNO soloSe non firmiA differenza del 5×1000:Se NON firmi, l’8×1000 viene comunque prelevatoViene ripartito proporzionalmente in base alle scelte espresse dagli altri contribuentiA cosa serveChiesa Cattolica: Sostentamento del clero, interventi caritativi, restauro chiese, opere missionarieStato: Interventi straordinari (calamità naturali, fame nel mondo, beni culturali, edilizia scolastica)Altre confessioni: Interventi sociali, assistenziali e umanitariQuanto vale?Esempio:IRPEF lorda: 10.000 euro8×1000 destinato: 10.000 × 0,8% = 80 euroImportanteL’8×1000 NON è detraibile (non riduce le tue tasse)È solo una destinazione di imposte già dovuteÈ completamente gratuito per teDifferenza con le donazioniL’8×1000 alla Chiesa Cattolica è diverso dalle donazioni dirette a parrocchie/diocesi:8×1000: Non costa nulla, non è detraibileDonazione diretta: Costa, ma è detraibile al 26%Documentazione necessaria per la detrazionePer poter detrarre le donazioni nel modello 730/2026, devi essere in grado di dimostrare l’erogazione con documenti tracciabili.Mezzi di pagamento ammessiSono detraibili SOLO le donazioni effettuate con mezzi tracciabili:✅ Ammessi:Bonifico bancario o postale (bonifico parlante non necessario, salvo casi specifici)Assegno bancario o circolare (intestato all’ente beneficiario)Carta di credito o debitoBollettino postaleSistemi di pagamento elettronici (PayPal, Satispay, ecc.)Addebito diretto su conto corrente (RID, SDD)❌ NON ammessi:Contanti (anche con ricevuta)Offerte anonimeDocumenti da conservareRicevuta o attestazione dell’ente beneficiarioDeve indicare: dati del donatore, importo, data, causale, dati dell’entePuò essere cartacea o digitale (email)Prova del pagamentoEstratto conto bancarioContabile del bonificoRicevuta carta di creditoBollettino postaleQuanto tempo conservarli?Devi conservare la documentazione per almeno 5 anni dalla presentazione del 730, in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate.Cosa deve contenere la ricevutaLa ricevuta rilasciata dall’ente deve riportare:Denominazione e codice fiscale dell’enteDati del donatore (nome, cognome, codice fiscale)Importo della donazioneData del versamentoCausale (es. “erogazione liberale”, “donazione”)Firma del rappresentante legale o timbro dell’enteDonazioni onlinePer donazioni effettuate online (crowdfunding, piattaforme di raccolta fondi):Conserva l’email di conferma con i dettagli della transazioneRichiedi all’ente una ricevuta formale se non ti viene inviata automaticamenteVerifica che la piattaforma rilasci documenti validi ai fini fiscaliCertificazione Unica (CU) per donazioniAlcuni enti inviano direttamente la Certificazione Unica con i dati delle donazioni. In questo caso, il CAF utilizzerà quel documento per compilare il 730.Limiti massimi di detrazioneLe donazioni detraibili nel 730 sono soggette a limiti massimi, che variano a seconda del tipo di ente beneficiario. Limiti generaliTipo donazioneLimite massimoONLUS, ODV, APS, ETS30.000 euro (detrazione 30%)Enti religiosiNessun limite specificoUniversità e ricerca10% del reddito (deduzione)Scuole pubbliche/paritarieNessun limite specificoSport dilettantistico (ASD/SSD)1.500 euro annuiCultura e patrimonio artisticoNessun limite specificoDetrazione vs DeduzionePer alcune categorie (ONLUS, ODV, APS) puoi scegliere:Detrazione 30% fino a 30.000 euro → risparmio massimo 9.000 euroDeduzione dal reddito fino al 10% del reddito complessivoEsempio:Reddito complessivo: 50.000 euroCon deduzione: puoi dedurre fino a 5.000 euro (10% di 50.000)Con detrazione: puoi detrarre fino a 30.000 euro (risparmio 9.000 euro)In questo caso, la detrazione conviene se hai donato importi elevati.Cumulo tra diverse donazioniSe hai fatto donazioni a enti di categorie diverse (es. ONLUS + parrocchia + università), puoi detrarre tutte, rispettando i limiti specifici di ciascuna.Esempio pratico:Donazione ONLUS: 2.000 euro → detrazione 30% = 600 euroDonazione parrocchia: 500 euro → detrazione 26% = 130 euroDonazione università: 1.000 euro → detrazione 30% = 300 euroRisparmio totale: 1.030 euroErogazioni liberali eccedentiSe superi i limiti in un anno, le donazioni eccedenti:Per ONLUS/ODV/APS: non recuperabili (perdi il beneficio)Per alcune categorie (es. ricerca scientifica): riportabili negli anni successivi (verifica la normativa specifica)Suggerimento: Se prevedi di fare donazioni elevate, consulta il CAF per pianificare la strategia fiscale più conveniente (es. spalmare le donazioni su più anni).📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequentiLe donazioni in contanti sono detraibili?No, le donazioni in contanti NON sono detraibili, nemmeno se hai una ricevuta. La legge richiede mezzi di pagamento tracciabili: bonifico, carta di credito/debito, assegno o bollettino postale.Serve un bonifico parlante per le donazioni?No, per le donazioni a ONLUS, enti religiosi o università non è richiesto il “bonifico parlante” (obbligatorio solo per bonus edilizi). È sufficiente un bonifico ordinario con causale generica (es. “donazione”).Posso detrarre la quota associativa della palestra?No, le quote associative ordinarie (tesseramento annuale) NON sono detraibili. Sono detraibili solo le erogazioni liberali aggiuntive a ASD/SSD per progetti specifici (acquisto attrezzature, ristrutturazioni).Le aziende possono detrarre le donazioni?Le donazioni delle aziende non si detraggono nel 730 (che è per persone fisiche), ma nel modello Redditi Società. Le percentuali e i limiti sono diversi (es. deduzione fino al 10% del reddito d’impresa per ONLUS).Posso detrarre donazioni fatte all’estero?Sì, ma solo se l’ente estero è equiparabile a ONLUS/ODV/ETS secondo la normativa europea e hai documentazione valida. Meglio consultare il CAF per verificare l’ammissibilità.Se non ho ricevuto la ricevuta dall’ente, cosa faccio?Contatta l’ente beneficiario e richiedi la ricevuta formale. Senza ricevuta (o certificazione equivalente) non puoi detrarre la donazione, anche se hai la prova del bonifico.La detrazione vale anche per donazioni a enti locali?Dipende dall’ente. Generalmente sì per donazioni a comuni, province, regioni finalizzate a interventi specifici (es. ricostruzione post-terremoto, progetti sociali). Verifica che l’ente rilasci attestazione valida.Hai bisogno di aiuto con il 730?Vuoi essere sicuro di ottenere tutte le detrazioni a cui hai diritto? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare correttamente il modello 730/2026, verificando tutte le donazioni detraibili e calcolando il risparmio fiscale massimo. Prenota un appuntamento e porta con te le ricevute delle donazioni effettuate nel 2025.Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – UdineTelefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Email: info@centrofiscale.comLeggi anche730 Precompilato 2026: Come Accedere, Modificare e Inviare O…Spese Funebri Detraibili 2026: Importo Massimo e Come Detrar…Spese Sanitarie Detraibili 2026: Elenco Completo e Come Inse…Errori Comuni 730 2026 Come EvitarliMaggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 09:00:002026-05-31 17:46:56Donazioni Detraibili 730 2026: Guida Completa alle Detrazioni
DICHIARAZIONE DEI REDDITISaldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i VersamentiUltimo aggiornamento: 22 maggio 2026Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno degli appuntamenti fiscali piu’ importanti dell’anno per milioni di contribuenti italiani. Entro il 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%) e’ necessario versare il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e il primo acconto IRPEF per il 2026. Il secondo acconto IRPEF ha invece scadenza al 30 novembre 2026.In questa guida completa al saldo e acconto IRPEF 2026 trovi il calendario delle scadenze aggiornato, le aliquote IRPEF 2026 ridotte a tre scaglioni dopo la riforma fiscale, il metodo per calcolare i versamenti sia con il metodo storico sia con quello previsionale, i codici tributo F24 da utilizzare e tutti gli esempi pratici per capire quanto pagare. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, calcolando con precisione il saldo e l’acconto IRPEF dovuti.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiSaldo e acconto IRPEF 2026: quadro generaleCalendario delle scadenze IRPEF 2026Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigoreCome calcolare il saldo IRPEF 2026Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionalePrimo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rateMaggiorazione dello 0,40% per pagamento differitoSoglie minime per i versamenti IRPEFCodici tributo F24 per saldo e acconto IRPEFRateizzazione dei versamenti IRPEFErrori e ritardi: ravvedimento operosoEsempi pratici di calcolo IRPEF 2026Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generaleIl saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un meccanismo di versamento che funziona in due tempi. Da un lato si paga il saldo IRPEF, ovvero la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta per l’anno appena trascorso (il 2025) e quanto e’ gia’ stato versato durante l’anno tramite ritenute, acconti e crediti d’imposta. Dall’altro lato si versano gli acconti IRPEF per l’anno in corso (il 2026), che anticipano l’imposta che si stima di dover pagare l’anno successivo sulla base dei redditi attuali.Questo sistema, regolato dall’art. 17 della Legge 97/1977 e dal DPR 322/1998, riguarda tutte le persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi PF), quindi lavoratori autonomi, partite IVA in regime ordinario, professionisti, imprenditori, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati che hanno redditi ulteriori (locazioni, attivita’ occasionali, dividendi) e che non utilizzano il sostituto d’imposta come tramite per i conguagli.Per chi presenta il modello 730 dipendente o pensionato, il saldo e l’acconto IRPEF vengono trattenuti automaticamente dal datore di lavoro o dall’INPS in busta paga o nella rata di pensione, senza bisogno di compilare un F24. Per chi presenta il modello Redditi PF (titolari di partita IVA in regime ordinario, contribuenti senza sostituto, soggetti con redditi particolari) il versamento avviene tramite F24 telematico entro le scadenze fissate dall’Agenzia delle Entrate.La distinzione tra saldo e acconto IRPEF e’ fondamentale. Il saldo chiude i conti dell’anno precedente: se hai versato meno di quanto dovuto, paghi la differenza; se hai versato di piu’, maturi un credito che puoi compensare. L’acconto, invece, e’ un’anticipazione dell’imposta futura: serve allo Stato per incassare gradualmente le imposte durante l’anno, senza aspettare la dichiarazione successiva. Per un approfondimento completo sui versamenti, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026. Calendario delle scadenze IRPEF 2026Il calendario delle scadenze IRPEF 2026 e’ definito dall’Agenzia delle Entrate sulla base del DPR 322/1998 e tiene conto sia della dichiarazione dei redditi anno d’imposta 2025 sia degli adempimenti per i versamenti. Ecco le date chiave da tenere a mente per non incorrere in sanzioni o ritardi.ScadenzaAdempimentoNote30 aprile 2026Apertura 730 precompilatoDal 2026 anticipata dal 15 al 30 aprile30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026Termine ordinario (senza maggiorazione)30 luglio 2026Saldo IRPEF + 1° acconto con maggiorazione 0,40%Differimento di 30 giorni30 settembre 2026Invio definitivo modello 730/2026Scadenza dichiarazione25 ottobre 2026730 integrativoCorrezioni a favore30 novembre 20262° acconto IRPEF 2026Rata unica30 novembre 2026Invio modello Redditi PF 2026Dichiarazione titolari P.IVALa data piu’ importante e’ senza dubbio il 30 giugno 2026, scadenza ordinaria per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto IRPEF 2026. Chi non riesce a versare entro questa data ha la possibilita’ di differire di 30 giorni, fino al 30 luglio 2026, pagando pero’ una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario, non di una sanzione: il contribuente che sceglie questa opzione non commette alcun illecito, semplicemente paga una piccola somma in piu’ per avere 30 giorni di tempo aggiuntivo.Il 30 novembre 2026 e’ invece la scadenza per il secondo acconto IRPEF, che si paga in un’unica soluzione senza possibilita’ di differimento. Per chi presenta il modello Redditi PF, il 30 novembre coincide anche con la data ultima per l’invio telematico della dichiarazione. Per gli adempimenti relativi al modello 730 a debito, leggi la guida su come pagare il 730 a debito a rate. Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigorePer calcolare il saldo e l’acconto IRPEF 2026 e’ necessario partire dalle aliquote IRPEF attualmente in vigore. Dal 2024, con il DLgs 216/2023, e’ stata introdotta una riforma che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF. Questa struttura e’ confermata anche per il 2026 ed e’ la base per calcolare l’imposta dovuta sui redditi del 2025 (saldo) e per stimare quella del 2026 (acconto).Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026Imposta dovutaFino a 28.000 euro23%23% del reddito imponibileOltre 28.000 fino a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000Rispetto al sistema in vigore fino al 2023 (quattro scaglioni: 23% / 25% / 35% / 43%), la riforma ha unito i primi due scaglioni applicando l’aliquota del 23% fino a 28.000 euro di reddito. Questo significa un beneficio fiscale per chi ha redditi tra 15.000 e 28.000 euro, che prima erano tassati al 25% e ora scendono al 23%. La terza aliquota del 35% resta in vigore per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, mentre la quarta aliquota del 43% si applica oltre i 50.000 euro.Oltre all’IRPEF nazionale, sui redditi delle persone fisiche gravano anche le addizionali regionali (variano da regione a regione, generalmente tra l’1,23% e il 3,33%) e le addizionali comunali (definite dal singolo Comune, fino allo 0,8%). Le addizionali si pagano separatamente, con codici tributo specifici, ma seguono lo stesso calendario del saldo IRPEF: entro il 30 giugno 2026 per il saldo dell’anno precedente. Per approfondire le detrazioni fiscali che riducono l’IRPEF dovuta, consulta la nostra sezione dedicata. Come calcolare il saldo IRPEF 2026Il calcolo del saldo IRPEF 2026 riguarda l’imposta dovuta sui redditi prodotti nel 2025. La procedura prevede diversi passaggi, che il modello 730 o il modello Redditi PF eseguono automaticamente, ma che e’ utile conoscere per capire come si arriva all’importo finale da versare il 30 giugno.Passaggi per il calcolo del saldo IRPEF1. Determinazione del reddito complessivo: somma di tutti i redditi del 2025 (lavoro dipendente, autonomo, fabbricati, capitale, diversi).2. Calcolo del reddito imponibile: reddito complessivo meno deduzioni (es. contributi previdenziali, assegni al coniuge, rendita catastale abitazione principale).3. Applicazione delle aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000, 43% oltre 50.000.4. Calcolo dell’IRPEF lorda: imposta risultante dall’applicazione delle aliquote agli scaglioni.5. Scomputo delle detrazioni d’imposta: detrazioni per lavoro dipendente (fino a 1.955 euro), per familiari a carico, per oneri (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo).6. Calcolo dell’IRPEF netta: IRPEF lorda meno detrazioni.7. Sottrazione di ritenute e acconti gia’ versati: ritenute IRPEF subite, acconti versati nel novembre 2025.8. Risultato finale: se positivo, e’ il saldo IRPEF a debito; se negativo, e’ un credito da compensare o rimborsare.Il saldo IRPEF e’ quindi una differenza algebrica tra cio’ che si dovrebbe pagare e cio’ che si e’ gia’ pagato durante l’anno tramite ritenute alla fonte e acconti. Per un lavoratore dipendente con un solo reddito, in genere il sostituto d’imposta (datore di lavoro) trattiene gia’ tutta l’IRPEF dovuta in busta paga, quindi il saldo a giugno e’ spesso pari a zero o addirittura a credito. Per un autonomo o un titolare di partita IVA in regime ordinario, invece, il saldo IRPEF e’ quasi sempre a debito, perche’ l’imposta sui compensi non e’ trattenuta alla fonte (salvo eccezioni come la ritenuta d’acconto del 20% per professionisti).Un esempio concreto: Marco, libero professionista, nel 2025 ha avuto un reddito imponibile di 45.000 euro. L’IRPEF lorda si calcola cosi’: 23% su 28.000 = 6.440 euro, piu’ 35% su (45.000 – 28.000) = 35% su 17.000 = 5.950 euro. Totale IRPEF lorda: 12.390 euro. Supponendo detrazioni per 1.500 euro e ritenute d’acconto subite per 3.000 euro, l’IRPEF netta e’ 12.390 – 1.500 = 10.890 euro. Sottraendo le ritenute (3.000) e il primo e secondo acconto versati nel 2025 (poniamo 5.000 euro totali), il saldo IRPEF da versare entro il 30 giugno 2026 e’: 10.890 – 3.000 – 5.000 = 2.890 euro. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionaleL’acconto IRPEF 2026 e’ un’anticipazione dell’imposta che si presume di dover pagare l’anno prossimo (il 2027) sui redditi del 2026. Il contribuente puo’ scegliere tra due metodi di calcolo: il metodo storico, basato sull’imposta dell’anno precedente, e il metodo previsionale, basato su una stima dei redditi attuali. La scelta tra i due metodi e’ libera e ognuno ha vantaggi e rischi.Metodo storico: calcolo automatico sul 2025Il metodo storico e’ il piu’ semplice e il piu’ usato. L’acconto IRPEF si calcola in misura pari al 100% dell’imposta netta dell’anno precedente (anno d’imposta 2025), risultante dalla dichiarazione dei redditi. Si prende quindi l’IRPEF netta indicata nel rigo dichiarativo del modello 730 o del modello Redditi PF 2026 e si versa quella cifra (al netto delle riduzioni previste). Il vantaggio del metodo storico e’ che non comporta rischi: se applichi correttamente la regola del 100%, non rischi sanzioni per insufficiente versamento. Lo svantaggio e’ che, se nel 2026 i redditi sono nettamente inferiori al 2025, potresti versare un acconto piu’ alto del dovuto.Metodo previsionale: stima sui redditi 2026Il metodo previsionale permette di versare un acconto piu’ basso (o anche nessun acconto) se si prevede che il reddito 2026 sara’ inferiore a quello del 2025. In pratica, il contribuente calcola in via previsionale l’IRPEF che dovra’ pagare nel 2027 sui redditi del 2026 e versa il 100% di quella cifra come acconto. Il vantaggio e’ un risparmio finanziario nell’immediato. Il rischio, pero’, e’ importante: se la stima si rivela sbagliata e l’imposta effettiva 2026 supera l’acconto versato di oltre il 20%, scatta una sanzione del 25% sull’importo non versato (oltre agli interessi), salva la possibilita’ di ravvedimento operoso.La scelta tra metodo storico e previsionale deve essere ragionata. Il metodo previsionale conviene quando si ha la quasi certezza di un calo di reddito (ad esempio per cessazione di un’attivita’, per riduzione del fatturato gia’ confermata, per passaggio al regime forfettario). In tutti gli altri casi, il metodo storico e’ piu’ prudente. Il CAF Centro Fiscale aiuta i clienti a valutare quale metodo sia piu’ conveniente in base alla situazione personale. Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rateL’acconto IRPEF 2026, calcolato con metodo storico o previsionale, va versato in due rate distinte secondo le regole stabilite dal DPR 322/1998 e dalle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate. La ripartizione e gli importi delle rate dipendono dal valore complessivo dell’acconto dovuto.Acconto totale dovuto1° rata2° rataScadenzeFino a 257,52 euroNon dovuta100% in unica soluzione30 novembre 2026Oltre 257,52 euro40% dell’acconto totale60% dell’acconto totale30 giugno e 30 novembre 2026La soglia di 257,52 euro e’ il punto di discrimine tra rata unica e doppia rata. Se l’acconto IRPEF complessivo dovuto e’ inferiore o uguale a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno: tutto l’importo si versa in unica soluzione entro il 30 novembre 2026. Se invece l’acconto supera 257,52 euro, si divide in due tranche: il 40% entro il 30 giugno 2026 (insieme al saldo IRPEF) e il restante 60% entro il 30 novembre 2026.Continuando l’esempio di Marco visto sopra: la sua IRPEF netta 2025 era di 10.890 euro. Applicando il metodo storico, l’acconto totale 2026 e’ pari al 100% di questa cifra, quindi 10.890 euro. Suddividendo in rate: 4.356 euro (40%) da versare entro il 30 giugno 2026 insieme al saldo, e 6.534 euro (60%) entro il 30 novembre 2026. Quindi a giugno Marco dovra’ pagare in totale: saldo IRPEF 2.890 + primo acconto 4.356 = 7.246 euro; a novembre versera’ il secondo acconto di 6.534 euro.E’ importante sottolineare che la prima rata d’acconto si paga insieme al saldo: entrambi entro il 30 giugno (o il 30 luglio con maggiorazione). Il secondo acconto, invece, e’ un versamento autonomo da fare entro il 30 novembre, senza possibilita’ di differimento ne’ di rateizzazione (salvo che per i forfettari, che hanno regole specifiche in alcune annualita’).Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differitoLa maggiorazione dello 0,40% e’ una facolta’ prevista dalla normativa fiscale che permette al contribuente di posticipare di 30 giorni il pagamento del saldo IRPEF e del primo acconto IRPEF. Anziche’ versare entro il 30 giugno 2026 (scadenza ordinaria), si puo’ versare entro il 30 luglio 2026 applicando un interesse forfettario dello 0,40% sull’imposta dovuta.Per applicare la maggiorazione, basta moltiplicare l’importo dell’IRPEF dovuta per 1,004. Ad esempio, se devi versare 5.000 euro entro il 30 giugno, posticipando al 30 luglio dovrai pagare 5.000 x 1,004 = 5.020 euro. La maggiorazione non e’ una sanzione, ma un costo finanziario opzionale: il contribuente non commette alcuna irregolarita’ scegliendo di pagare con i 30 giorni di differimento. La condizione e’ che il versamento avvenga entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione gia’ inclusa nell’importo versato sul codice tributo corrispondente.Attenzione: la maggiorazione dello 0,40% non si applica al secondo acconto IRPEF in scadenza il 30 novembre. Per quella data non e’ previsto alcun differimento ordinario: chi paga in ritardo deve ricorrere al ravvedimento operoso, che comporta sanzioni piu’ alte. Inoltre, la maggiorazione non e’ deducibile come interesse passivo: e’ un costo finale per il contribuente.Soglie minime per i versamenti IRPEFNon sempre il saldo e acconto IRPEF vanno versati: la normativa fiscale prevede infatti soglie minime al di sotto delle quali il versamento non e’ dovuto. Queste soglie servono a evitare versamenti minimi che genererebbero piu’ costi amministrativi che gettito fiscale.Tipologia versamentoSoglia minimaConseguenzaSaldo IRPEF12 euroSotto soglia: non dovutoAcconto IRPEF totale51,65 euroSotto soglia: nessun acconto dovuto1° rata acconto (in due rate)40% di 257,52 = 103,01 euroSotto soglia: prima rata non dovuta, tutto in seconda rataAddizionale regionale12 euroSotto soglia: non dovutaAddizionale comunale12 euroSotto soglia: non dovutaLa soglia di 51,65 euro per l’acconto IRPEF totale e’ particolarmente rilevante per i piccoli contribuenti. Se l’IRPEF netta 2025 e’ inferiore a 51,65 euro, non si paga alcun acconto per il 2026. Sopra questa soglia, scatta l’obbligo di versamento con le regole gia’ viste (rata unica o doppia rata in base alla soglia di 257,52 euro).Per il saldo IRPEF la soglia e’ invece di 12 euro: se l’imposta a debito risultante dalla dichiarazione e’ inferiore a questo importo, non si versa nulla. La stessa soglia di 12 euro vale per le addizionali regionale e comunale, calcolate separatamente dall’IRPEF nazionale. Queste soglie minime semplificano la vita ai contribuenti e all’amministrazione fiscale, evitando versamenti irrisori. Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEFPer versare il saldo e acconto IRPEF 2026 tramite modello F24 telematico, e’ fondamentale utilizzare i codici tributo corretti. L’Agenzia delle Entrate ha definito codici specifici per ciascun tipo di versamento, distinguendo tra saldo, primo acconto, secondo acconto e addizionali. Un errore nei codici tributo puo’ rendere il versamento inefficace e generare sanzioni.Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento (rateo)4001Saldo IRPEF20254033Primo acconto IRPEF20264034Secondo acconto IRPEF20263801Addizionale regionale IRPEF20253844Addizionale comunale IRPEF – saldo20253843Addizionale comunale IRPEF – acconto2026Nel modello F24 ogni codice tributo va compilato con il relativo anno di riferimento (es. 2025 per il saldo, 2026 per gli acconti) e con l’importo a debito. E’ possibile compensare crediti d’imposta (es. crediti IRPEF di anni precedenti, crediti IVA) con i versamenti dovuti, riducendo l’esborso effettivo. La compensazione orizzontale fino a 5.000 euro non richiede visto di conformita’; oltre questa soglia, e’ necessario il visto del professionista abilitato (commercialista, CAF) sulla dichiarazione.I versamenti tramite F24 devono essere effettuati esclusivamente in via telematica per i titolari di partita IVA. I privati possono utilizzare il F24 ordinario cartaceo presso banche, poste o agenti della riscossione, oppure il F24 online tramite home banking o servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Per la lista completa dei codici tributo, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.Rateizzazione dei versamenti IRPEFIl saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF 2026 possono essere rateizzati, distribuendo l’importo in piu’ versamenti mensili. Questa possibilita’ e’ particolarmente utile per chi ha importi elevati da pagare e preferisce diluire l’esborso nell’arco di alcuni mesi. La normativa di riferimento e’ l’art. 20 DLgs 241/1997, modificato dalla L. 122/2010.Privati (non titolari di P.IVA): possono rateizzare in massimo 7 rate mensili di pari importo. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a dicembre.Titolari di partita IVA: possono rateizzare in massimo 6 rate mensili. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a novembre.Interessi: sulle rate successive alla prima si applica un tasso annuo del 4%, calcolato in misura giornaliera.Secondo acconto: non e’ rateizzabile, si paga in unica soluzione entro il 30 novembre 2026.La rateizzazione si comunica direttamente nel modello F24, indicando nella colonna “rateazione/regione” il numero della rata in pagamento e il numero totale di rate scelte (es. “0107” per la prima rata su sette). E’ importante mantenere la stessa rateazione per tutta la durata: se si saltano rate o si modificano gli importi, l’amministrazione fiscale considera l’intero importo come non versato e applica sanzioni. Errori e ritardi: ravvedimento operosoSe non si versa il saldo o l’acconto IRPEF entro le scadenze previste, e’ possibile sanare il ritardo tramite ravvedimento operoso, regolato dall’art. 13 DLgs 472/1997. Il ravvedimento riduce le sanzioni in proporzione alla rapidita’ con cui si regolarizza la posizione. La riforma sanzioni entrata in vigore con il DLgs 87/2024 ha rivisto al ribasso le sanzioni base, rendendo il ravvedimento ancora piu’ conveniente.Tempo di ravvedimentoSanzione ridottaInteressiEntro 14 giorni dalla scadenza0,083% per ogni giorno di ritardoTasso legale annuoDa 15 a 30 giorni1,25% (1/10 del 12,5%)Tasso legale annuoDa 31 a 90 giorni1,39% (1/9 del 12,5%)Tasso legale annuoEntro il termine dichiarazione anno successivo3,125% (1/8 del 25%)Tasso legale annuoOltre, ma entro 2 anni3,57% (1/7 del 25%)Tasso legale annuoIl ravvedimento operoso e’ particolarmente vantaggioso se applicato nei primi 30 giorni dalla scadenza. Per regolarizzare, si versa con F24 l’imposta originariamente dovuta, la sanzione ridotta (codice tributo 8901 per IRPEF) e gli interessi legali (codice tributo 1989). E’ una procedura accessibile anche senza l’aiuto di un professionista, ma se hai dubbi sui calcoli e’ bene rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026Per fissare i concetti, vediamo tre esempi pratici di calcolo del saldo e acconto IRPEF 2026 in situazioni diverse: lavoratore dipendente con redditi aggiuntivi, professionista in regime ordinario, e pensionato con seconda casa.Esempio 1: dipendente con redditi da locazioneAnna e’ dipendente di una grande azienda, reddito 2025 di 32.000 euro lordi (CU rilasciata dal datore di lavoro). Ha anche un appartamento in affitto con cedolare secca al 21% che produce un reddito di 7.200 euro annui. Il sostituto d’imposta ha gia’ trattenuto in busta paga l’IRPEF sul reddito da lavoro. L’IRPEF residua dovuta riguarda quindi la sola sezione ordinaria del reddito complessivo (la cedolare e’ tassazione separata). Calcolando: 23% su 28.000 + 35% su (32.000-28.000) = 6.440 + 1.400 = 7.840 euro di IRPEF lorda. Detrazione lavoro dipendente per 32.000 euro: circa 1.910 euro. IRPEF netta: 7.840 – 1.910 = 5.930 euro. Trattenute dal datore: 5.930 euro (ipotesi conguaglio in busta). Saldo IRPEF da versare: 0 euro. Acconto IRPEF 2026: 100% di 5.930 = 5.930 euro, di cui prima rata 40% = 2.372 entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 3.558 entro il 30/11/2026.Esempio 2: professionista in regime ordinarioLuca, avvocato, reddito imponibile 2025 di 60.000 euro (compensi al netto dei costi). IRPEF lorda: 23% su 28.000 + 35% su 22.000 + 43% su 10.000 = 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro. Detrazioni varie: 1.200 euro. IRPEF netta: 17.240 euro. Ritenute d’acconto subite sui compensi: 4.800 euro. Acconti gia’ versati nel 2025: 10.000 euro (40% + 60% sul 2024). Saldo IRPEF 2026: 17.240 – 4.800 – 10.000 = 2.440 euro. Acconto 2026 (metodo storico, 100% di 17.240): 17.240 euro, di cui prima rata 40% = 6.896 euro + saldo 2.440 = 9.336 euro entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 10.344 euro entro il 30/11/2026.Esempio 3: pensionato con seconda casaGiuseppe, pensionato INPS, pensione 2025 di 18.000 euro annui. Possiede una seconda casa che usa come dimora secondaria (rendita catastale rivalutata: 800 euro). Reddito complessivo: 18.000 + 800 = 18.800 euro. IRPEF lorda: 23% su 18.800 = 4.324 euro. Detrazione pensione: circa 1.880 euro. IRPEF netta: 4.324 – 1.880 = 2.444 euro. L’INPS ha trattenuto in pensione l’IRPEF sui 18.000 euro di pensione, circa 2.260 euro (pari al 23% al netto delle detrazioni pro-quota). Saldo IRPEF da versare per la seconda casa: circa 184 euro. Acconto 2026: 100% di 2.444 = 2.444 euro, di cui prima rata 40% = 977,60 euro (sopra soglia 257,52, quindi divisibile in due) + saldo 184 = 1.162 euro circa entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 1.466 euro entro il 30/11/2026.Questi esempi mostrano come il saldo e acconto IRPEF 2026 possa variare sensibilmente in base alla tipologia di reddito e alla presenza o meno di un sostituto d’imposta. In casi complessi (redditi misti, partita IVA, immobili) e’ fondamentale rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che possono costare in termini di sanzioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ specializzato nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, con particolare attenzione alle esigenze dei contribuenti del Friuli Venezia Giulia, dove il sistema tavolare richiede competenze specifiche per la gestione degli immobili nelle dichiarazioni dei redditi. Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026Quando scade il saldo IRPEF 2026?Il saldo IRPEF 2026 (relativo ai redditi 2025) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile differire il versamento al 30 luglio 2026 applicando la maggiorazione dello 0,40% sull’imposta dovuta.Quanto si paga di acconto IRPEF nel 2026?L’acconto IRPEF 2026 e’ pari al 100% dell’IRPEF netta dovuta per l’anno d’imposta 2025 (metodo storico). In alternativa, si puo’ utilizzare il metodo previsionale, basato sulla stima del reddito 2026. L’acconto si versa in due rate: 40% entro il 30 giugno e 60% entro il 30 novembre 2026, se l’acconto totale supera 257,52 euro.Quali sono le aliquote IRPEF 2026?Le aliquote IRPEF 2026 sono articolate in tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. La riforma del DLgs 216/2023 ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF a partire dal 2024.Cosa succede se non pago il saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026?Se non versi entro il 30 giugno 2026, hai due opzioni: pagare entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%, oppure ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare il ritardo con sanzioni ridotte. Piu’ tardi paghi, piu’ alta sara’ la sanzione.Posso rateizzare il saldo IRPEF 2026?Si’, il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF possono essere rateizzati. I privati possono dividere il versamento in massimo 7 rate mensili (con interessi del 4% annuo sulle rate successive alla prima), mentre i titolari di partita IVA in massimo 6 rate. Il secondo acconto non e’ rateizzabile.Quando il secondo acconto IRPEF non si paga?Il secondo acconto IRPEF 2026 (scadenza 30 novembre) non e’ dovuto quando l’imposta netta dell’anno precedente e’ inferiore a 51,65 euro. Inoltre, quando l’acconto totale e’ inferiore a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno e l’intero importo viene versato in unica soluzione il 30 novembre.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Conclusione: gestire il saldo e acconto IRPEF 2026 con il CAFIl saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un adempimento articolato che richiede attenzione su scadenze, calcoli e codici tributo. Le date fondamentali da memorizzare sono il 30 giugno 2026 per saldo e primo acconto (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) e il 30 novembre 2026 per il secondo acconto. Le aliquote IRPEF 2026 restano confermate a tre scaglioni (23% / 35% / 43%) come stabilito dal DLgs 216/2023.Se vuoi essere certo di calcolare correttamente il saldo e acconto IRPEF 2026, evitare sanzioni e cogliere tutte le opportunita’ di risparmio fiscale (detrazioni, deduzioni, compensazioni), affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori sono specializzati in dichiarazione dei redditi, sia con modello 730 sia con modello Redditi PF, e ti supportano in ogni fase: dalla raccolta documenti al calcolo dell’imposta, dalla compilazione del modello al versamento tramite F24. Prenota un appuntamento chiamando il nostro centralino o tramite il sito centrofiscale.com.Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 08:44:012026-05-22 08:09:57Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
QontoCodice Sconto Qonto 2026: Come Risparmiare sull’Apertura Conto BusinessHai gia deciso che vuoi aprire un conto Qonto per la tua Partita IVA, hai confrontato i piani, hai letto le recensioni: ora cerchi solo una cosa, il codice sconto Qonto 2026 per pagare meno il primo mese o assicurarti la migliore promo disponibile. Su Google compaiono decine di siti che promettono codici miracolosi, “ultimo posto disponibile”, “extra cashback solo oggi”. Spoiler: la maggior parte di quei codici non esiste o e gia scaduto.Questa guida fa chiarezza una volta per tutte su come funzionano davvero le promozioni Qonto: quali sconti esistono concretamente nel 2026, dove trovare quelli validi, quali fonti evitare, quanto si risparmia in concreto e come ottenere la prova gratuita di 30 giorni aprendo il conto in pochi minuti. Niente codici inventati, niente specchietti: solo i meccanismi reali con cui Qonto distribuisce le sue offerte oggi.Per chi vuole arrivare subito al punto, e possibile scoprire le promo Qonto attive direttamente dalla pagina ufficiale: lo sconto che vedrai applicato e quello reale del momento, senza dover inserire alcun codice. ℹ️ Trasparenza: Questo articolo contiene link affiliati. Se apri un conto Qonto tramite i nostri link, il CAF Centro Fiscale potrebbe ricevere una commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te. Le promo descritte sono basate sulle informazioni Qonto pubblicamente disponibili al momento della stesura: condizioni, percentuali e durata possono variare nel tempo. Verifica sempre la promo attiva sulla pagina ufficiale prima di sottoscrivere il piano.🎁★ Scelta in evidenza · SponsorVuoi accedere alla promo Qonto del momento?Prova gratuita 30 giorni · Sconti stagionali attivi · Apertura 100% online Vedi Promo Qonto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Indice dei contenutiQuali tipi di promo offre QontoCodice promo Qonto 2026: dove trovare quelli validiAttenzione ai codici da fonti non ufficialiCome ottenere lo sconto tramite il nostro linkSconti per prova gratuita: 30 giorni standardRisparmio reale: Qonto vs concorrenti su 1 annoTrucchi per risparmiare di piu con QontoCosti nascosti da evitareFAQ promo Qonto: prova, scadenza, disdettaQuando le promo Qonto NON convengonoTipi di prove gratuite a confrontoConclusione: come risparmiare davveroDomande frequentiQuali tipi di promo offre QontoPrima di partire alla caccia di un codice sconto Qonto generico, e utile capire come Qonto strutturi davvero le proprie offerte. Non esiste un singolo “codice magico” sempre valido: esistono famiglie di promozioni, alcune permanenti, altre stagionali, altre legate a profili specifici. Vediamole una per una con onesta.Prova gratuita 30 giorni (sempre disponibile)La prova gratuita di 30 giorni e l’offerta strutturale di Qonto: e sempre attiva per i nuovi clienti business e non richiede alcun codice promo. Si applica ai piani Solo Basic, Solo Smart, Solo Premium per ditte individuali e P.IVA, e ai piani Team Essential, Team Business e Team Enterprise per societa. Durante i 30 giorni hai accesso completo a tutte le funzioni del piano scelto: bonifici, fatturazione elettronica, carte, supporto. Se non disdici entro la fine del periodo di prova, il canone si attiva al prezzo di listino o al prezzo promozionale del momento.E la promo piu importante in assoluto: vale piu di qualunque codice sconto perche ti permette di testare il prodotto senza alcun esborso, capire se fa per te e disdire gratuitamente in caso negativo.Sconto primo mese o primi 3 mesiPeriodicamente Qonto attiva sconti sul primo mese o sui primi 3 mesi di canone, con riduzioni che storicamente vanno dal 30% al 50% a seconda del periodo, del piano e della campagna marketing in corso. Queste promo non hanno tipicamente bisogno di un codice da inserire: lo sconto viene applicato automaticamente aprendo il conto dalla landing della campagna o dai partner ufficiali nel periodo di validita.Lo sconto piu frequente e 50% sul primo mese oppure 30% sui primi 3 mesi, ma le combinazioni sono variate negli anni. Per sapere cosa e attivo nel momento esatto in cui leggi, conviene consultare la pagina offerte Qonto: lo sconto in vigore e quello che vedi gia visualizzato in fase di apertura.Offerte stagionaliQonto, come molte fintech business, attiva campagne stagionali in occasione di:Black Friday e Cyber Week (fine novembre): le promo piu aggressive dell’anno, tipicamente con sconto sui primi mesi e occasionalmente bonus sul piano annuale.Natale e fine anno: sconti dedicati a chi vuole iniziare il nuovo anno fiscale con un conto business gia attivo.Inizio anno (gennaio-febbraio): campagne “rinnovo annuale” con sconti su piani Smart e Premium.Periodo dichiarazione redditi (maggio-giugno): promo legate alla scadenza fiscale italiana, spesso con focus su forfettari.Back to business (settembre): campagne post-estate per nuove aperture P.IVA.Le percentuali variano ma il pattern e ricorrente. Se non hai urgenza assoluta di aprire il conto, monitorare il calendario delle promo stagionali ti permette di intercettare l’offerta migliore.Promo per categorie specifichePeriodicamente Qonto lancia promo dedicate a profili specifici: startup innovative, freelance under 30, professionisti iscritti a determinati ordini, nuove P.IVA appena aperte. Sono promo a tempo, talvolta non comunicate sui canali principali ma proposte direttamente da partner verticali (acceleratori, ordini professionali, piattaforme freelance).Se rientri in una categoria specifica, vale la pena cercare partnership Qonto della tua associazione di categoria, dell’incubatore di cui fai parte o della piattaforma freelance che usi. A volte gli sconti dedicati superano del 20-30% le promo standard.Pacchetti convenienti: annuale vs mensileL’ultima famiglia di “sconto” e in realta una scelta strutturale: pagare il piano annualmente anziche mensilmente. La differenza sui canoni si attesta tipicamente sul 10-15% di risparmio a parita di piano, applicato in fattura. Non e un codice promo ma un’opzione contrattuale: si sceglie in fase di sottoscrizione o passando da mensile ad annuale dal proprio profilo. Per piani sopra i 19 euro/mese il risparmio diventa concreto: 30-90 euro/anno per Solo Smart e Premium, 200-400 euro/anno per Team e Business. Codice promo Qonto 2026: dove trovare quelli validiPosto che il “codice promo” inteso come stringa da copiare-incollare e raro nelle promo Qonto (la maggior parte degli sconti si applica automaticamente dalla landing), esistono tre fonti affidabili per accedere alle offerte realmente in corso. Tutte le altre – pagine sponsored su Google, blog generalisti senza affiliate ufficiale, presunti “aggregatori di codici” – vanno trattate con cautela estrema.Sito ufficiale QontoLa fonte piu affidabile in assoluto e il sito ufficiale Qonto. Quando attiva una promozione, l’azienda la espone direttamente nelle pagine principali del sito (homepage, pagina piani, landing dedicate). Lo sconto applicato a fine procedura corrisponde a quello visualizzato sulla pagina al momento dell’apertura. Non serve inserire codici: il prezzo scontato compare gia nel riepilogo del piano scelto. Se non vedi alcuno sconto sulla pagina ufficiale, semplicemente in quel momento non e in corso una promo speciale: in tal caso resta valida la prova gratuita di 30 giorni, che e gia un’offerta concreta.Partner ufficiali e affiliateQonto distribuisce parte delle sue promo tramite partner ufficiali e programmi di affiliazione. Sono blog, testate verticali (come questo), CAF, commercialisti, piattaforme di servizi che hanno accordi diretti con Qonto e linkano alla landing ufficiale tramite link tracciato. La promo che ricevi cliccando da un partner ufficiale e esattamente la stessa visibile sulla pagina ufficiale Qonto: cambia solo il fatto che il partner percepisce una commissione sul cliente acquisito, senza alcun costo aggiuntivo per te.L’unico vantaggio operativo del partner ufficiale rispetto al sito Qonto e di tipo informativo: il partner spesso contestualizza la promo, spiega quale piano conviene per il tuo profilo, segnala quando e in corso una campagna stagionale particolarmente vantaggiosa. Per chi cerca un quadro chiaro prima di aprire, e possibile approfittare dello sconto su Qonto tramite il nostro link: la promo applicata e quella in vigore al momento della tua apertura.Newsletter QontoIscriversi alla newsletter Qonto e una strategia spesso sottovalutata. Qonto utilizza la newsletter per annunciare in anticipo le campagne stagionali e talvolta per inviare offerte dedicate ai contatti che hanno espresso interesse senza ancora aver aperto il conto. Se non hai urgenza di aprire subito, iscrivere la tua email a Qonto e attendere 2-4 settimane puo permetterti di intercettare la campagna giusta.L’iscrizione non comporta obblighi e si fa direttamente dal sito ufficiale Qonto. La frequenza degli invii e sostenibile (1-2 email a settimana, principalmente promozionali e formative).Attenzione ai codici da fonti non ufficialiCercando “codice promo Qonto” su Google trovi decine di pagine che promettono codici esclusivi, cashback maggiorati, sconti del 70% e promesse simili. La realta e che la quasi totalita di queste pagine espone codici non validi, generati da algoritmi di copia-incolla o costruiti per attrarre traffico SEO senza alcuna verifica. Vediamo i tre rischi principali.Codici scadutiMolte pagine “raccolta codici Qonto” recuperano sconti effettivamente esistiti in passato (es. una promo Black Friday del 2023 o una campagna estiva 2024) e li lasciano online a tempo indeterminato senza aggiornare nulla. Quando cliccando inserisci il codice, semplicemente non si applica: la promo e scaduta. Sprechi tempo, magari abbandoni il processo di apertura pensando che la promo non funzioni, o peggio paghi il listino pieno senza accorgerti che non hai ricevuto sconto.Codici falsi o spamAlcuni siti generano codici completamente inventati, costruiti per sembrare credibili (es. “QONTO50FREE”, “BUSINESS2026XL”). Quando li inserisci, semplicemente non esistono nel sistema Qonto e non producono alcuno sconto. Sono pagine create per monetizzare il traffico da chi cerca codici, senza alcun rapporto con Qonto stesso.In casi piu gravi, alcune pagine richiedono di iscriversi a newsletter terze, scaricare app sospette o lasciare dati personali per “ricevere il codice”. Questa e una bandiera rossa: Qonto non distribuisce mai codici tramite questi meccanismi.Cashback fittiziEsiste poi una categoria di pagine che promette cashback “extra” oltre la promo Qonto (“apri Qonto da qui e ricevi 100 euro in piu”). In alcuni casi questi cashback esistono davvero, in altri sono completamente inventati o legati a piattaforme intermediarie poco trasparenti. Prima di credere a un cashback maggiorato, verifica la fonte: una piattaforma seria espone i termini contrattuali, l’identita dell’azienda erogante e i tempi di accredito. Se queste informazioni mancano, la promessa non vale nulla.Come riconoscere una fonte affidabileUna fonte affidabile per le promo Qonto ha quattro caratteristiche concrete:Espone chiaramente il rapporto con Qonto (partner ufficiale, programma affiliate, disclosure visibile).Indica la data di aggiornamento dell’articolo e specifica che le promo possono variare.Linka direttamente al sito ufficiale Qonto, dove la promo si applica nel processo di apertura.Non richiede codici da inserire manualmente ne dati personali aggiuntivi per “sbloccare” lo sconto.Come ottenere lo sconto tramite il nostro linkUna nota di trasparenza prima di tutto: il CAF Centro Fiscale e partner affiliato di Qonto. Questo significa che, se decidi di aprire il conto cliccando dai link di questo articolo, riceviamo una commissione sull’acquisizione, senza alcun costo aggiuntivo per te. Il prezzo che paghi e identico a quello che pagheresti aprendo direttamente da qonto.com. Lo specifichiamo nei box CTA, nel disclosure box in alto e in tutti i link inline: e una pratica di compliance, non un dettaglio nascosto.Cosa cambia rispetto all’apertura direttaAprendo il conto da https://www.financeads.net/tc.php?t=83956C312658204T accedi esattamente alle stesse promo attive in quel momento sul sito ufficiale Qonto. Se Qonto sta proponendo “30% sui primi 3 mesi”, la stessa offerta si applica al tuo piano. Se sta proponendo solo la prova gratuita standard, e quello che riceverai. Il link affiliato non da accesso a sconti diversi dai pubblici: questa onesta e doverosa. La differenza per noi e che possiamo continuare a produrre guide tecniche dettagliate sul prodotto grazie alla commissione percepita; per te non cambia nulla in termini di prezzo.Perche conviene comunque passare dal nostro linkTre ragioni concrete:Supporto editoriale costante: il CAF aggiorna le guide Qonto sui propri canali, segnala variazioni dei piani e delle promo, risponde a domande tecniche in commenti e canali social. Aprire dal nostro link significa sostenere questo lavoro.Verifica della promo in corso: prima di linkare, controlliamo che la pagina ufficiale Qonto sia attiva e che non ci siano problemi tecnici. E un piccolo controllo qualita aggiuntivo.Possibile assistenza fiscale dedicata: se sei cliente del CAF Centro Fiscale di Udine o vuoi diventarlo, possiamo aiutarti nella riconciliazione contabile dei movimenti Qonto, nella categorizzazione delle spese deducibili e nella gestione fiscale integrata. E un valore aggiunto che non trovi aprendo a freddo da Qonto.Cosa fare in concretoIl processo e identico a quello standard Qonto. Clicca sul link affiliato di questo articolo, seleziona il piano (Solo Basic, Smart, Premium o uno dei piani Team), completa la registrazione online (10-30 minuti), verifica la promo applicata nel riepilogo finale prima della conferma. Se compare uno sconto attivo, beneficerai automaticamente. In caso contrario, beneficerai comunque della prova gratuita di 30 giorni, che e gia un risparmio concreto.Sconti per prova gratuita: 30 giorni standardLa prova gratuita di 30 giorni e l’offerta piu importante e meno spettacolare di Qonto: non viene comunicata come “sconto”, ma di fatto rappresenta il piu grande risparmio possibile per chi vuole testare il conto senza impegno. Nessun codice promo, nessuna data di scadenza, nessuna restrizione: e strutturalmente attiva per i nuovi clienti business.Cosa include la prova gratuitaDurante i 30 giorni hai accesso completo a tutte le funzioni del piano scelto:IBAN italiano operativo dal primo giorno (con piccole tempistiche di attivazione: 24-72 ore per ditte individuali, fino a 7 giorni per SRL).Carta fisica Mastercard Business spedita gratuitamente.Carta virtuale immediata per acquisti online e abbonamenti SaaS.Bonifici SEPA inclusi nei limiti del piano (30 al mese per Solo Basic, 60 per Solo Smart, illimitati per Solo Premium).Fatturazione elettronica integrata con invio al SDI (Sistema di Interscambio).App mobile completa con notifiche real-time.Categorizzazione automatica delle spese.Supporto clienti in italiano via chat ed email.Cosa succede dopo i 30 giorniAl termine del periodo di prova si applica il canone del piano scelto, addebitato sulla carta o sull’IBAN che hai indicato in fase di apertura. Il primo addebito puo essere ridotto se al momento dell’apertura erano attive promo “primo mese scontato” o “primi 3 mesi a tariffa ridotta”. Se nessuna promo era in corso, parti direttamente con il listino.Se prima della scadenza dei 30 giorni hai capito che Qonto non fa per te, puoi disdire gratuitamente dal tuo profilo: nessuna penale, nessun addebito retroattivo, nessuna procedura complessa. La cancellazione e operativa entro 24-48 ore e i fondi residui (se hai gia ricevuto bonifici sul conto) vengono restituiti tramite bonifico in uscita verso un altro IBAN che indichi tu.Perche e l’offerta piu importante in assolutoQualunque codice sconto ti risparmi 5-30 euro sul primo mese. La prova gratuita di 30 giorni ti permette di:Testare il prodotto reale, non leggere recensioni.Verificare la qualita del supporto con tue domande concrete.Capire se l’app e effettivamente piu comoda della tua banca attuale.Decidere senza pressione: nessun investimento perso se cambi idea.Per attivare la prova gratuita non serve nessun codice particolare: si attiva automaticamente all’apertura del conto. Per chi vuole iniziare oggi, e possibile attivare i 30 giorni gratuiti in pochi minuti dalla pagina ufficiale.★ Scelta in evidenza · SponsorProva Qonto 30 giorni: la promo piu concreta che esisteNiente codici da inserire, niente trucchi: 30 giorni di prova completa, cancellazione gratuita se non ti convince, sconti automatici se attivi al momento dell’apertura.✓ 30 giorni di prova senza impegno✓ Sconti automatici sulla landing ufficiale✓ Disdetta gratuita in qualsiasi momento Vai alla Pagina Offerte Qonto →Link affiliato.Risparmio reale: Qonto vs concorrenti su 1 annoI codici sconto sono attraenti ma rappresentano solo una piccola parte del risparmio reale. Il risparmio vero arriva dal confronto strutturale tra Qonto e gli altri conti business sul mercato italiano. Vediamo i numeri su un anno tipo, con profili realistici.Profilo: forfettario, 25.000 euro/anno, 20 bonifici/meseConfronto su 12 mesi tra le opzioni piu diffuse:Banca tradizionale standard: canone 12 euro x 12 = 144 euro + commissioni bonifici 1,2 x 240 = 288 euro + carta business 50 euro + bollo 100 euro + software fatturazione separato 120 euro = 702 euro/anno.Revolut Business Free: canone 0 euro + bonifici extra a pagamento (5 inclusi/mese, 0,40 x 180 = 72 euro) + bollo 100 euro + IBAN estero (criticita F24) + software fatturazione 120 euro = 292 euro/anno (ma con IBAN estero).N26 Business Smart: canone 4,90 x 12 = 58,80 euro + bollo 100 euro + IBAN estero + software fatturazione 120 euro = circa 280 euro/anno (IBAN estero).Qonto Solo Basic listino: canone 9 x 12 = 108 euro + bollo 100 euro + fatturazione integrata = 208 euro/anno.Qonto Solo Basic con promo “primo mese 50% sconto”: canone 4,50 + 9 x 11 = 103,50 euro + bollo 100 euro = circa 204 euro/anno.Qonto Solo Basic con promo “30% primi 3 mesi”: canone 6,30 x 3 + 9 x 9 = 99,90 euro + bollo 100 euro = circa 200 euro/anno.Il risparmio della promo Qonto rispetto al listino e di pochi euro all’anno (4-8 euro). Il risparmio strutturale di Qonto rispetto alla banca tradizionale e invece di 500 euro/anno. La conclusione: ottimizza prima il prodotto giusto, poi cerca lo sconto. La promo e il ciliegino, non la torta.Profilo: P.IVA ordinaria, 60.000 euro/anno, 35 bonifici/meseBanca tradizionale standard: canone 18 x 12 = 216 euro + commissioni 1,2 x 420 = 504 euro + carta 60 euro + bollo 100 euro + software 150 euro = 1.030 euro/anno.Qonto Solo Smart listino: canone 19 x 12 = 228 euro + bollo 100 euro + fatturazione integrata = 328 euro/anno.Qonto Solo Smart con sconto annuale 15%: canone 193,80 + bollo 100 euro = circa 294 euro/anno.Risparmio Qonto rispetto a banca tradizionale: 700 euro/anno. Lo sconto sulla scelta annuale aggiunge altri 35 euro. La promo del codice eventualmente attiva e marginale rispetto al risparmio strutturale. Trucchi per risparmiare di piu con QontoOltre alle promo ufficiali, esistono strategie pratiche per ottimizzare il costo annuo del tuo conto Qonto. Sono trucchi onesti, basati su come e strutturato il prodotto, che producono risparmio aggregato significativo.Scegliere il piano annuale (sconto ~15%)La leva piu efficace e passare dal pagamento mensile al pagamento annuale. Qonto applica uno sconto strutturale del 12-15% sui piani sottoscritti su base annua: paghi 12 mesi in un’unica soluzione e ne paghi effettivamente 10,2-10,5. Per Solo Smart (19 euro/mese) il risparmio e di circa 33 euro/anno; per Solo Premium (39 euro/mese) 67 euro/anno; per Team Essential 250-300 euro/anno.L’attivazione e immediata: si seleziona il piano annuale in fase di apertura o si passa da mensile ad annuale dal proprio profilo “Piano e fatturazione”. Il pagamento avviene con la carta business o con bonifico. Se sei sicuro che il conto Qonto fa per te (idealmente dopo la prova di 30 giorni), il passaggio ad annuale e quasi sempre conveniente.Categoria spese: ottimizzare la fasciaQonto offre piani tarati su volumi operativi differenti: bonifici inclusi, prelievi inclusi, transazioni con carta. Pagare un piano superiore al necessario e spreco; pagare un piano inferiore e generare costi extra che superano il differenziale di canone. L’ottimizzazione consiste nel misurare i propri volumi reali dopo 1-2 mesi di utilizzo e scegliere il piano coerente.Esempio concreto: chi fa 25 bonifici/mese su Solo Basic (limite 30) e nel piano corretto. Chi ne fa 50 paga 0,40 x 20 = 8 euro extra/mese (96 euro/anno) e dovrebbe passare a Solo Smart (60 inclusi a 10 euro/mese in piu = 120 euro/anno: differenziale piccolo ma aumenta limiti generali).Funzioni a pagamento: quali servono davveroQonto offre funzioni aggiuntive a pagamento: carte aggiuntive, sotto-conti dedicati, integrazioni avanzate, funzionalita di automazione contabile. Sono utili per chi le usa quotidianamente, costose se sottoscritte “perche viste”. Prima di attivare un add-on, valuta se lo userai almeno 4-5 volte al mese: sotto questa soglia, pagare 5-15 euro/mese aggiuntivi non e giustificato dall’uso reale.Carte aggiuntive: solo se necessarioLe carte aggiuntive Qonto costano tipicamente 5-7 euro/mese cadauna per le carte fisiche dipendenti, 2-3 euro/mese per le virtuali extra. Per chi gestisce un team con piu collaboratori e le carte servono per ottimizzare contabilmente le spese aziendali, sono un investimento sensato. Per chi ne ha attivate “per sicurezza” senza usarle, sono un costo evitabile. Verifica ogni 3-6 mesi quali carte sono effettivamente in uso e disattiva quelle inattive.Sfruttare la fatturazione elettronica integrataSe hai gia un software di fatturazione separato (Aruba, Fattura24, Fatture in Cloud), passare a Qonto significa poter dismettere quel software e risparmiare 60-180 euro/anno. La fatturazione integrata Qonto e completa per la maggior parte dei profili: emissione fatture, invio al SDI, ricezione fatture passive, esportazione contabile. Per scenari molto sofisticati (e-commerce con migliaia di fatture/mese, regimi fiscali complessi) puo non bastare; per il 90% delle P.IVA standard e ampiamente sufficiente.Costi nascosti da evitareAnche con le migliori promo, e facile incorrere in costi non previsti che erodono il risparmio. Qonto e tra le fintech piu trasparenti del mercato, ma alcune voci vanno conosciute.Bonifici extra-pianoOgni piano Qonto ha un tetto di bonifici SEPA inclusi: 30 per Solo Basic, 60 per Solo Smart, illimitati per Solo Premium. Sopra il tetto si pagano 0,40 euro per bonifico aggiuntivo. Se sistematicamente sfori il limite, conviene salire di piano: il differenziale di canone e tipicamente compensato dai bonifici extra evitati.Prelievi extra-zona euroI prelievi in zona euro sono inclusi nei limiti del piano (varia: 5-10 al mese per Solo Basic, illimitati per Premium). I prelievi fuori zona euro applicano una commissione del 2% sull’importo. Per chi viaggia spesso fuori UE, conviene utilizzare carte di pagamento dedicate (alcune offrono cambio favorevole) anziche prelevare contanti.Bonifici istantanei (instant SEPA)I bonifici istantanei hanno una commissione aggiuntiva di 0,80-1 euro per operazione, salvo nei piani Premium dove sono inclusi. Utilizzali solo quando l’urgenza lo richiede; per pagamenti standard, il bonifico SEPA ordinario (1 giorno lavorativo) e gratuito nei limiti.Imposta di bolloL’imposta di bollo non e un costo Qonto ma un’imposta dovuta per legge italiana su qualunque conto: 34,20 euro/anno per persone fisiche e P.IVA ditte individuali, 100 euro/anno per societa con giacenza media superiore a 5.000 euro. Qonto la addebita trimestralmente in fattura, separata dal canone. Non e evitabile cambiando conto: vale per qualunque conto italiano.Conversioni valutaPer operazioni in valuta estera (es. ricevere pagamenti in dollari da clienti USA), Qonto applica un cambio con commissione del 1-2% rispetto al cambio interbancario, a seconda del piano. Per chi opera frequentemente in valuta, conviene aprire un sotto-conto multivaluta (disponibile da Solo Smart in su) o utilizzare servizi specializzati come Wise per le conversioni piu grandi. FAQ promo Qonto: prova, scadenza, disdettaLe tre domande piu frequenti riguardano il funzionamento concreto della prova gratuita e dei meccanismi di disdetta. Vediamole con risposte chiare.Come funziona la prova gratuita di 30 giorniLa prova si attiva automaticamente all’apertura del conto: nessun codice da inserire, nessuna richiesta esplicita. Durante i 30 giorni hai accesso completo al piano scelto, riceves IBAN, carta fisica e virtuale, fai bonifici reali, emetti fatture vere. Il conto e pienamente operativo: non e una versione limitata, e il prodotto reale che useresti come cliente pagante.Cosa succede al termine della provaAl 31esimo giorno, se non hai disdetto, si attiva il canone del piano scelto. Il primo addebito puo essere ridotto se al momento dell’apertura erano attive promo “primo mese scontato”: in tal caso paghi la quota promozionale, e dal secondo mese in poi il listino. Se nessuna promo era attiva, parti subito con il listino. Non vengono mai applicati addebiti retroattivi sui 30 giorni di prova: quelli restano gratuiti in qualunque scenario.Come disdire entro i 30 giorniLa disdetta e completamente gratuita e online. Si accede al proprio profilo Qonto, sezione “Piano e fatturazione” oppure “Chiusura del conto”, si seleziona “Disdici” o “Chiudi conto” e si conferma con codice di sicurezza. La cancellazione e operativa entro 24-48 ore. Se hai gia ricevuto bonifici sul conto, i fondi vengono restituiti tramite bonifico in uscita verso un altro IBAN che indichi tu. Nessuna penale, nessun addebito occulto: e una delle prove piu pulite del mercato.Posso cambiare piano durante o dopo la provaSi, in qualunque momento. Il cambio piano si fa dal profilo “Piano e fatturazione”. Se passi a un piano superiore, il differenziale viene calcolato pro-rata. Se passi a un piano inferiore, il cambio e effettivo dal mese successivo. Niente penali ne periodi di blocco.Quando il codice promo non si applica automaticamenteIn rari casi (errori di tracciamento, tempistiche al limite tra inizio e fine campagna) lo sconto previsto non viene applicato in fase di registrazione. Se ti capita: contatta il supporto Qonto via chat dal tuo profilo, riferisci la pagina/promo dalla quale eri arrivato, fornisci eventuali screenshot. Il supporto verifica e applica retroattivamente lo sconto se la tua richiesta e legittima.Quando le promo Qonto NON convengonoPer onesta editoriale, ecco i casi in cui inseguire una promo Qonto non ha senso economico: la promo e marginale e i fattori contrari pesano di piu.Se non hai bisogno di un conto business onlineSe sei un dipendente con conto personale e nessuna P.IVA, Qonto non e il prodotto giusto: e specificatamente un conto business. Anche con sconto del 100% sul primo mese, attivare un conto che non ti serve genera costi futuri (canoni a regime, imposta di bollo) e complessita di gestione.Se hai gia un piano premium ben configurato in bancaChi ha negoziato con la propria banca tradizionale un piano premium business con bonifici inclusi e canone fisso spesso paga 350-450 euro/anno, comparabile a Qonto Solo Smart. In questi casi, il risparmio del passaggio e marginale e probabilmente non compensa il fastidio della migrazione (cambio IBAN su utenze, RID, comunicazione clienti, riconciliazione contabile sui due mesi di transizione). Lo sconto promo amplifica un risparmio gia piccolo.Se prevedi di chiudere la P.IVA a breveSe la P.IVA e in chiusura (cessazione attivita, pensionamento, ritorno al lavoro dipendente) entro 6-12 mesi, aprire Qonto significa pagare canone per pochi mesi e poi chiudere. Il valore della prova gratuita e ridotto se il prodotto sara comunque dismesso. Tieni il conto attuale fino alla cessazione.Se cerchi solo prodotti finanziari complessiQonto non offre mutui, prestiti business tradizionali, gestioni patrimoniali. Se la tua priorita e accedere a finanziamenti strutturati, qualunque sconto Qonto non compensa l’assenza di queste funzioni: meglio una banca tradizionale con cui costruire storico e poter chiedere mutuo o prestito.Se la promo richiede impegni sproporzionatiSe mai dovessi imbatterti in una “promo Qonto” che richiede di fornire dati personali estesi a piattaforme terze, scaricare app non ufficiali o iscriverti a newsletter di servizi sconosciuti per “sbloccare” lo sconto: non e una promo Qonto. E un meccanismo di terze parti che sfrutta il marchio. Ignora e apri direttamente da Qonto.com o da partner ufficiali con disclosure visibile.Tipi di prove gratuite a confrontoPer dare contesto, confrontiamo la prova gratuita Qonto con le offerte equivalenti dei principali concorrenti del mercato italiano dei conti business online.Qonto: 30 giorni con prodotto completo30 giorni di prova completa, tutte le funzioni del piano scelto, IBAN italiano operativo, carta fisica spedita, fatturazione elettronica attiva. Cancellazione gratuita in qualunque momento. E la prova piu strutturata del segmento italiano.Revolut Business: piano Free permanenteRevolut Business offre un piano Free permanente con limite di 5 bonifici inclusi al mese e funzioni base. Non e una “prova” ma una versione gratuita strutturalmente limitata. Il prodotto a regime e Standard (10 euro/mese) o Plus (25 euro/mese). IBAN tipicamente lituano (LT). E un’opzione interessante per chi vuole testare a tempo illimitato funzioni base, ma con i limiti dell’IBAN estero su F24 e accrediti italiani.N26 Business: 30 giorni con piano SmartN26 Business offre 30 giorni di prova sul piano Smart e Premium. IBAN tedesco (DE), che funziona per la maggior parte delle operazioni ma puo creare resistenze con clienti italiani conservativi. Cancellazione gratuita.Wise Business: nessuna prova gratuitaWise Business non offre prova gratuita: si paga subito un fee di apertura (50 euro circa) e il prodotto e attivo. Eccellente per multivaluta e cambi internazionali, meno ottimizzato per l’operativita italiana standard. IBAN belga (BE).Banche tradizionali: nessuna prova gratuitaLe banche tradizionali italiane (Intesa, Unicredit, BNL, BPER, Crédit Agricole) non offrono prove gratuite: l’apertura comporta canone immediato dal primo giorno, salvo offerte promozionali specifiche (es. “primi 6 mesi gratis” su alcuni piani retail, raramente business). La chiusura del conto puo richiedere passaggi cartacei e tempi di 30-60 giorni.SintesiLa prova gratuita Qonto e oggettivamente tra le piu generose e tecnicamente complete del mercato italiano: 30 giorni con prodotto reale, IBAN italiano dal primo giorno, cancellazione online in poche ore. Per chi vuole testare un conto business online senza rischio, e probabilmente la soluzione migliore disponibile oggi. Conclusione: come risparmiare davvero su QontoRiassumiamo in modo operativo cosa fare per spendere il meno possibile aprendo un conto Qonto nel 2026.Primo passo: dimentica i siti che promettono “codici esclusivi”. La quasi totalita di quei codici e scaduta o inventata. Le promo Qonto reali si applicano automaticamente sulla landing ufficiale, senza inserire alcuna stringa.Secondo passo: parti dalla prova gratuita di 30 giorni. E la promo strutturale piu importante in assoluto, vale piu di qualunque sconto promozionale e ti permette di testare il prodotto senza esborso. Si attiva automaticamente all’apertura del conto.Terzo passo: scegli il piano giusto per il tuo profilo. Solo Basic per forfettari e neo-P.IVA, Solo Smart per P.IVA ordinarie con volumi medi, Solo Premium per chi fa molti bonifici e vuole funzioni avanzate, Team per societa con collaboratori. Pagare un piano superiore al necessario annulla qualunque promo.Quarto passo: dopo i primi 30 giorni, se Qonto ti convince, passa al piano annuale per ottenere lo sconto strutturale del 12-15%. Il risparmio e maggiore della maggior parte delle promo “primo mese” ed e ricorrente.Quinto passo: evita i costi nascosti. Misura i tuoi volumi reali, scegli il piano coerente, attiva solo le funzioni aggiuntive che usi davvero, riconcilia trimestralmente le spese del conto.Per iniziare oggi nel modo piu efficiente, e possibile scoprire le promo Qonto attive dalla pagina ufficiale: lo sconto applicato sara quello reale del momento, la prova gratuita di 30 giorni sara automaticamente attiva, e potrai cancellare gratuitamente se il prodotto non fa per te.★ Scelta in evidenza · SponsorPronto a testare Qonto con la promo del momento?30 giorni di prova gratuita, sconti automatici se attivi sulla landing, IBAN italiano dal primo giorno, fatturazione elettronica integrata. Niente codici da inserire, nessuna sorpresa.✓ 30 giorni gratis con prodotto completo✓ Promo automatiche sulla pagina ufficiale✓ Disdetta gratuita se non ti convince Approfitta dello Sconto su Qonto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te. Domande frequentiEsiste un codice promo Qonto sempre valido per il 2026?No. Qonto non ha un singolo codice “evergreen” attivo tutto l’anno. Le promo sono campagne stagionali o landing dedicate, applicate automaticamente senza codice. La promo strutturale sempre attiva e la prova gratuita di 30 giorni, valida per tutti i nuovi clienti business 365 giorni l’anno.Devo inserire un codice promo per attivare lo sconto?Nella maggior parte dei casi no. Lo sconto si applica automaticamente se apri il conto dalla landing della campagna in corso o tramite partner ufficiali. Se vedi siti che richiedono di inserire codici stringa specifici, verifica la fonte: spesso sono pagine generaliste con codici scaduti o inventati. Apri sempre da fonti affidabili.Quanto si risparmia tipicamente con una promo Qonto?Le promo “primo mese 50%” risparmiano 4-20 euro a seconda del piano. Le “primi 3 mesi 30%” risparmiano 10-50 euro. Sono cifre marginali rispetto al risparmio strutturale di Qonto vs banca tradizionale (300-700 euro/anno per profili medi). Il “vero” sconto sta nel prodotto giusto, non nella promo.Posso cumulare promo Qonto e sconto annuale?Tipicamente si, ma dipende dalla campagna specifica. Quando attiva una promo “primi 3 mesi scontati”, se sottoscrivi annualmente Qonto applica entrambi gli sconti: i primi 3 mesi alla tariffa promo e i restanti 9 mesi alla tariffa annuale ridotta. Verifica nel riepilogo finale prima della conferma.Se apro Qonto con la prova gratuita, devo dare i dati della carta?Si, in fase di apertura inserisci i dati della carta o dell’IBAN per il futuro addebito del canone. Durante i 30 giorni non vengono effettuati addebiti. Al 31esimo giorno, se non hai disdetto, parte il primo addebito (al prezzo promo se applicabile, altrimenti al listino).Cosa succede se trovo una promo migliore dopo aver aperto?Le promo Qonto sono tipicamente retroattive entro pochi giorni dall’apertura: se la campagna parte poco dopo la tua sottoscrizione, contatta il supporto via chat e richiedi l’applicazione retroattiva. Spesso viene concessa per buona fede commerciale. Per promo lanciate molto dopo l’apertura, il supporto valuta caso per caso.I codici sconto Qonto trovati su Trustpilot o Reddit sono affidabili?Solitamente no. Trustpilot e Reddit sono piattaforme di recensioni e discussione, non distributori ufficiali di codici promo. Eventuali codici condivisi da altri utenti sono spesso scaduti, legati a programmi referral specifici o non piu validi. Verifica sempre sulla pagina ufficiale Qonto la promo attualmente attiva.Qonto offre cashback come Revolut?No. Qonto non ha attualmente un sistema di cashback strutturato sui pagamenti con carta business, a differenza di alcuni concorrenti retail. La filosofia Qonto e di offrire canoni inclusivi (bonifici, fatturazione, supporto) anziche meccanismi di cashback. Se il cashback sui pagamenti e una priorita per te, valuta soluzioni diverse o complementari.Posso aprire Qonto, usare la promo e poi cancellare?Si, e perfettamente legittimo. La prova gratuita di 30 giorni serve esattamente a questo: testare senza impegno e cancellare se non convince. Eticamente e cosi: Qonto offre la prova come strumento di acquisizione, accettando che una percentuale di utenti cancelli prima dei 30 giorni. Non c’e alcun obbligo morale a proseguire se il prodotto non ti soddisfa.Le promo Qonto sono diverse per partita IVA, ditta individuale e SRL?Talvolta si. Alcune campagne sono dedicate solo ai piani Solo (per ditte individuali e P.IVA), altre solo ai piani Team (per societa). I percentuali e le durate possono differire. Verifica sulla pagina ufficiale Qonto la promo applicabile al tuo profilo specifico in fase di apertura.Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-22 08:00:002026-05-24 09:37:08Codice Sconto Qonto 2026: Come Risparmiare sull’Apertura Conto Business
CAF, CRIPTOVALUTECriptovalute Non Dichiarate: Sanzioni 2026, Ravvedimento Operoso e 5 Passi per RegolarizzarsiHai acquistato criptovalute negli anni scorsi e non le hai mai inserite nella dichiarazione dei redditi? Non sei solo: migliaia di contribuenti italiani si trovano nella stessa situazione e oggi cercano un modo per regolarizzare la propria posizione fiscale. Il problema delle criptovalute non dichiarate riguarda sia chi ha ottenuto plusvalenze senza versare le imposte, sia chi ha semplicemente omesso di compilare il Quadro W (ex Quadro RW) per il monitoraggio fiscale.Con l’entrata in vigore della riforma fiscale crypto dal 1° gennaio 2023 e il progressivo inasprimento dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, il rischio di sanzioni è concreto e crescente. Le sanzioni per criptovalute non dichiarate possono arrivare fino al 240% dell’imposta dovuta, senza contare le multe per la mancata compilazione del Quadro W e il mancato versamento dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività).La buona notizia? Esiste il ravvedimento operoso, uno strumento che consente di regolarizzare spontaneamente la propria posizione pagando sanzioni notevolmente ridotte. In questa guida ti spieghiamo tutto: quali sono le sanzioni, come funziona il ravvedimento operoso per le criptovalute, quali documenti servono e, soprattutto, come il CAF Centro Fiscale può aiutarti a risolvere la situazione nel modo più vantaggioso. Indice dei contenutiObbligo di dichiarazione delle criptovalute: cosa dice la leggeSanzioni per criptovalute non dichiarate: tutti gli importi 2026Ravvedimento operoso per criptovalute non dichiarate: come funzionaSanatoria crypto 2023-2024: cosa prevedeva e se è ancora attivaCome regolarizzare le criptovalute non dichiarate: i 5 passi fondamentaliDocumenti necessari per regolarizzare le criptovalute non dichiarateQuanto costa regolarizzarsi: un esempio pratico completoRischi penali per criptovalute non dichiarate: quando scattanoPerché regolarizzarsi adesso: i controlli dell’Agenzia delle EntrateDomande frequenti sulle criptovalute non dichiarateObbligo di dichiarazione delle criptovalute: cosa dice la leggeIl primo passo per capire se hai un problema con le criptovalute non dichiarate è conoscere esattamente quali sono i tuoi obblighi. La normativa italiana sulla tassazione delle criptovalute si è evoluta significativamente negli ultimi anni, creando non poca confusione tra i contribuenti.Con la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), il legislatore ha introdotto per la prima volta un quadro normativo organico per le cripto-attività. Dal 1° gennaio 2023, tutte le criptovalute detenute da residenti fiscali italiani devono essere dichiarate, indipendentemente dal loro valore. Questo obbligo si concretizza in due adempimenti principali:Quadro W (ex Quadro RW) del Modello 730 o del Modello Redditi PF: serve per il monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCAQuadro RT del Modello Redditi PF: per dichiarare le plusvalenze (guadagni) realizzate dalla vendita o conversione di cryptoMa attenzione: l’obbligo di dichiarazione non nasce nel 2023. Già dal 2016, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate (Risoluzione n. 72/E del 2016), le criptovalute dovevano essere indicate nel Quadro RW come attività finanziarie detenute all’estero. Tuttavia, prima del 2023, l’assenza di una normativa specifica creava un’area grigia che molti contribuenti hanno sfruttato, consapevolmente o meno.Chi deve dichiarare le criptovaluteL’obbligo di dichiarazione delle criptovalute riguarda tutti i residenti fiscali in Italia che possiedono o hanno posseduto cripto-attività in qualsiasi momento durante l’anno fiscale. Non importa se le crypto sono su un exchange come Binance, Coinbase, Kraken o Crypto.com, oppure su un wallet personale (cold wallet o hot wallet).In sintesi, devi dichiarare le criptovalute se:Sei residente fiscale in ItaliaPossiedi o hai posseduto Bitcoin, Ethereum, stablecoin o qualsiasi altra cripto-attività durante l’annoHai realizzato plusvalenze dalla vendita, conversione o scambio di cryptoHai ricevuto redditi da staking, lending, airdrop o miningAnche chi detiene importi modesti deve compilare il Quadro W. L’unica esenzione riguarda l’IVCA, che non è dovuta se il valore complessivo delle cripto-attività non supera i 2.000 euro. Sanzioni per criptovalute non dichiarate: tutti gli importi 2026Se hai criptovalute non dichiarate, devi sapere che le sanzioni si applicano su tre fronti distinti, ciascuno con il proprio regime sanzionatorio. Comprendere queste sanzioni è fondamentale per valutare l’urgenza di una regolarizzazione e il risparmio ottenibile con il ravvedimento operoso.Sanzioni per mancata dichiarazione delle plusvalenze cryptoLa sanzione più pesante colpisce chi ha realizzato plusvalenze da criptovalute senza dichiararle e senza versare l’imposta sostitutiva. In pratica, se hai venduto Bitcoin o altre crypto in guadagno e non hai pagato le tasse, rischi una sanzione che va dal 120% al 240% dell’imposta non versata.Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco abbia acquistato Bitcoin per 10.000 euro nel 2021 e li abbia venduti per 30.000 euro nel 2024. La plusvalenza è di 20.000 euro, e l’imposta sostitutiva del 26% ammonta a 5.200 euro. Se Marco non ha dichiarato questa operazione, la sanzione per infedele dichiarazione va da un minimo di 6.240 euro (120% di 5.200) a un massimo di 12.480 euro (240% di 5.200), oltre ovviamente ai 5.200 euro di imposta dovuta più gli interessi legali.Questa sanzione è prevista dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 471/1997 e si applica sia in caso di dichiarazione omessa sia in caso di dichiarazione infedele (cioè presentata ma con redditi non dichiarati).Sanzioni per mancata compilazione del Quadro WAnche chi non ha realizzato plusvalenze ma ha semplicemente detenuto criptovalute senza dichiararle nel Quadro W rischia sanzioni significative. La mancata o infedele compilazione del Quadro W (monitoraggio fiscale) comporta una sanzione fissa che va da 250 a 2.000 euro per ogni anno di omissione.Questo significa che se hai detenuto crypto dal 2020 al 2024 senza mai compilare il Quadro RW/W, rischi sanzioni da un minimo di 1.250 euro (250 euro per 5 anni) a un massimo di 10.000 euro (2.000 euro per 5 anni). La sanzione si applica per ciascun anno fiscale in cui l’obbligo è stato violato.Se le cripto-attività sono detenute in Paesi black list (lista di Paesi a fiscalità privilegiata), la sanzione raddoppia: da 500 a 4.000 euro per anno. Molti exchange hanno sede in giurisdizioni che potrebbero rientrare in questa categoria, rendendo la situazione ancora più delicata.Sanzioni per mancato versamento dell’IVCAL’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è un’imposta patrimoniale introdotta dal 2023, pari allo 0,2% del valore delle cripto-attività al 31 dicembre di ogni anno (con una soglia di esenzione di 2.000 euro). Chi non versa l’IVCA rischia una sanzione pari al 30% dell’imposta non versata.Ad esempio, se al 31 dicembre 2024 detenevi crypto per un valore di 50.000 euro, l’IVCA dovuta sarebbe di 100 euro (0,2% di 50.000). La sanzione per mancato versamento ammonterebbe a 30 euro (30% di 100 euro), oltre ovviamente ai 100 euro di imposta. Sebbene gli importi dell’IVCA siano generalmente contenuti, la sanzione si somma a tutte le altre, aggravando il quadro complessivo. Ravvedimento operoso per criptovalute non dichiarate: come funzionaIl ravvedimento operoso è lo strumento più efficace per chi ha criptovalute non dichiarate e vuole regolarizzare la propria posizione prima che l’Agenzia delle Entrate avvii un accertamento. Si tratta di un istituto previsto dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 che consente al contribuente di sanare spontaneamente le violazioni fiscali pagando sanzioni significativamente ridotte.Il principio è semplice: prima ti ravvedi, meno paghi. Le riduzioni delle sanzioni variano in base al tempo trascorso dalla violazione originaria. Vediamo nel dettaglio come si applicano al caso delle criptovalute non dichiarate.Tempistiche e riduzioni delle sanzioni nel ravvedimento operosoLe riduzioni previste dal ravvedimento operoso seguono una scala progressiva. Prima agisci, maggiore sarà il risparmio sulle sanzioni:Ravvedimento sprint (entro 14 giorni dalla scadenza): sanzione ridotta allo 0,1% per ogni giorno di ritardo (massimo 1,4%)Ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno): sanzione ridotta al 1,5% (1/10 del 15%)Ravvedimento intermedio (dal 31° al 90° giorno): sanzione ridotta al 1,67% (1/9 del 15%)Ravvedimento lungo (entro 1 anno o entro il termine della dichiarazione successiva): sanzione ridotta al 3,75% (1/8 del 30%)Ravvedimento biennale (entro 2 anni): sanzione ridotta al 4,29% (1/7 del 30%)Ravvedimento ultrannuale (oltre 2 anni): sanzione ridotta al 5% (1/6 del 30%)Ravvedimento post-PVC (dopo processo verbale di constatazione): sanzione ridotta al 6% (1/5 del 30%)Per le violazioni relative al Quadro W (monitoraggio fiscale), la riduzione si applica alla sanzione fissa (250-2.000 euro). Nella pratica, con un ravvedimento lungo la sanzione minima per ogni anno si riduce a circa 31 euro (1/8 di 250 euro).Esempio pratico di ravvedimento operoso cryptoRiprendiamo l’esempio di Marco, che ha venduto Bitcoin nel 2024 con una plusvalenza di 20.000 euro e non ha dichiarato nulla. L’imposta dovuta è di 5.200 euro (26% di 20.000). Vediamo quanto pagherebbe con il ravvedimento operoso rispetto a un accertamento:Senza ravvedimento (accertamento dell’Agenzia delle Entrate):Imposta dovuta: 5.200 euroSanzione infedele dichiarazione (120-240%): da 6.240 a 12.480 euroSanzione Quadro W omesso: da 250 a 2.000 euroSanzione IVCA non versata (30%): variabileInteressi legali: variabiliTotale stimato: da 11.700 a oltre 20.000 euroCon ravvedimento operoso (entro 1 anno dalla scadenza):Imposta dovuta: 5.200 euroSanzione ridotta (3,75% dell’imposta): 195 euroSanzione Quadro W ridotta (1/8 di 250): 31 euroSanzione IVCA ridotta: importo minimoInteressi legali: circa 130 euro (al tasso del 2,5%)Totale stimato: circa 5.600 euroIl risparmio con il ravvedimento operoso è evidente: Marco pagherebbe circa 5.600 euro invece di un importo che potrebbe superare i 20.000 euro in caso di accertamento. Un risparmio di oltre il 70%. Sanatoria crypto 2023-2024: cosa prevedeva e se è ancora attivaLa Legge di Bilancio 2023 aveva introdotto una speciale procedura di regolarizzazione delle cripto-attività, comunemente nota come sanatoria crypto. Questa misura straordinaria consentiva ai contribuenti di regolarizzare le criptovalute non dichiarate per i periodi d’imposta fino al 2021, pagando un’imposta sostitutiva pari al 3,5% del valore delle cripto-attività al termine di ciascun anno (o al momento della cessione, se avvenuta prima).In caso di plusvalenze non dichiarate, era prevista un’ulteriore imposta sostitutiva dello 0,5% per ogni anno di possesso non dichiarato. La procedura richiedeva la presentazione di un apposito modello di istanza all’Agenzia delle Entrate e il pagamento in unica soluzione o in rate.La scadenza originaria per aderire alla sanatoria era fissata al 30 novembre 2023, successivamente prorogata al 30 novembre 2024. Alla data attuale (2026), la sanatoria crypto è scaduta e non è più possibile aderirvi.Tuttavia, chi non ha aderito alla sanatoria può ancora regolarizzare la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso, che resta sempre disponibile. Il costo sarà superiore rispetto alla sanatoria, ma comunque molto inferiore rispetto a un eventuale accertamento. Come regolarizzare le criptovalute non dichiarate: i 5 passi fondamentaliSe hai deciso di regolarizzare le criptovalute non dichiarate, ecco il percorso da seguire. Si tratta di una procedura che richiede precisione e competenza tecnica: ogni anno fiscale non dichiarato deve essere sanato singolarmente con una dichiarazione integrativa.Passo 1: Ricostruzione della cronologia delle transazioniIl primo passo, e anche il più complesso, consiste nel ricostruire l’intera cronologia delle operazioni in criptovalute per ogni anno fiscale da regolarizzare. Questo significa recuperare:Estratti conto da tutti gli exchange utilizzati (Binance, Coinbase, Kraken, Crypto.com, ecc.)Storico delle transazioni on-chain (da blockchain explorer)Prove di acquisto: ricevute di bonifici verso exchange, screenshot di acquistiValori di mercato delle crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre di ogni annoDettaglio di ogni vendita, conversione o scambio con date, importi e controvalore in euroMolti exchange conservano lo storico per un periodo limitato. Se hai usato piattaforme che nel frattempo hanno cessato l’attività o hai perso l’accesso, la ricostruzione potrebbe richiedere un lavoro certosino sui blockchain explorer. Il team del CAF Centro Fiscale ti può assistere anche in questa fase delicata.Passo 2: Calcolo delle plusvalenze e dell’IVCA per ogni annoUna volta ricostruita la cronologia, occorre calcolare per ciascun anno fiscale:Le plusvalenze (e le eventuali minusvalenze) realizzateIl valore complessivo delle crypto al 31 dicembre (per il calcolo dell’IVCA)Il saldo e la giacenza media (necessari anche per l’ISEE)Per gli anni precedenti al 2023, il calcolo delle plusvalenze segue regole diverse: prima della riforma, le plusvalenze da criptovalute erano tassabili come redditi diversi solo se il controvalore complessivo superava i 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi. Dal 2023, invece, ogni plusvalenza è tassabile indipendentemente dall’importo.Passo 3: Presentazione delle dichiarazioni integrativePer ogni anno fiscale da regolarizzare, occorre presentare una dichiarazione integrativa (Modello Redditi PF) che includa:Quadro W compilato con tutti i dati delle cripto-attività detenuteQuadro RT con le plusvalenze realizzate (se presenti)Calcolo e liquidazione dell’IVCA dovutaLa dichiarazione integrativa può essere presentata entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria. Ad esempio, per l’anno fiscale 2020 (dichiarazione 2021), il termine è il 31 dicembre 2026. Questo significa che il tempo stringe per gli anni più vecchi.Passo 4: Versamento con F24 delle imposte, sanzioni e interessiDopo aver presentato le dichiarazioni integrative, bisogna versare tramite modello F24:Imposte dovute: imposta sostitutiva sulle plusvalenze (26%) e IVCA (0,2%)Sanzioni ridotte secondo le percentuali del ravvedimento operosoInteressi legali calcolati giorno per giorno dalla scadenza originariaI codici tributo da utilizzare nell’F24 sono specifici per le cripto-attività. Il CAF Centro Fiscale si occupa della compilazione corretta dell’F24 per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.Passo 5: Verifica e messa in regola per il futuroUna volta completata la regolarizzazione degli anni pregressi, è fondamentale impostare correttamente la dichiarazione per gli anni futuri. Questo significa:Compilare regolarmente il Quadro W ogni annoDichiarare le plusvalenze nel Quadro RTVersare l’IVCA entro le scadenzeConservare tutta la documentazione per almeno 5 anniIl CAF Centro Fiscale offre un servizio di assistenza continuativa per la gestione fiscale delle criptovalute, sia in ufficio a Udine che online per clienti in tutta Italia. Documenti necessari per regolarizzare le criptovalute non dichiaratePer avviare la procedura di regolarizzazione delle criptovalute non dichiarate, è necessario raccogliere una serie di documenti. Prepararli in anticipo velocizza notevolmente il lavoro e riduce il rischio di errori. Ecco la lista completa:Cronologia completa delle transazioni da ogni exchange utilizzato (esportabile in CSV dalla sezione storico/report di ciascuna piattaforma)Estratti conto degli exchange al 1° gennaio e al 31 dicembre di ogni annoProve dei versamenti: bonifici bancari verso exchange, ricevute di acquisto tramite cartaDocumentazione wallet: indirizzi dei wallet personali, transazioni on-chainDichiarazioni dei redditi presentate negli anni da regolarizzare (per verificare cosa è stato dichiarato)Codice fiscale e documento di identitàCredenziali SPID o CIE (necessarie per l’invio telematico)Se hai utilizzato piattaforme DeFi (finanza decentralizzata), la ricostruzione è più complessa perché richiede l’analisi delle transazioni direttamente sulla blockchain. In questi casi, il supporto di un professionista esperto in tassazione crypto è praticamente indispensabile.Quanto costa regolarizzarsi: un esempio pratico completoVediamo un esempio pratico completo per capire concretamente quanto costa regolarizzare le criptovalute non dichiarate. Prendiamo il caso di Laura, che ha iniziato a investire in crypto nel 2021 e non ha mai dichiarato nulla.Situazione di Laura:2021: acquisto di 5.000 euro in Bitcoin e Ethereum. Nessuna vendita. Valore al 31/12: 8.000 euro2022: nessuna operazione. Valore al 31/12: 3.500 euro (mercato in calo)2023: vendita parziale con plusvalenza di 2.000 euro. Valore al 31/12: 6.000 euro2024: vendita totale con plusvalenza di 7.000 euro. Valore al 31/12: 0 euroCalcolo dei costi con ravvedimento operoso (effettuato nel 2026):Per il 2021 e 2022 (prima della riforma): nessuna plusvalenza tassabile (soglia 51.645 euro non superata), ma omesso Quadro RW. Sanzione monitoraggio ridotta: circa 42 euro per anno (1/6 di 250 euro per ravvedimento ultrannuale).Per il 2023: plusvalenza di 2.000 euro, imposta 26% = 520 euro. IVCA su 6.000 euro = 12 euro. Sanzione ridotta sull’imposta (1/7 di 30% di 520): circa 22 euro. Sanzione Quadro W (1/7 di 250): 36 euro.Per il 2024: plusvalenza di 7.000 euro, imposta 26% = 1.820 euro. IVCA non dovuta (valore 0 al 31/12). Sanzione ridotta (1/8 di 30% di 1.820): circa 68 euro. Sanzione Quadro W (1/8 di 250): 31 euro.Riepilogo costi totali per Laura:Imposte arretrate: 2.352 euro (520 + 12 + 1.820)Sanzioni ridotte: circa 241 euroInteressi legali: circa 80 euroTotale: circa 2.673 euroSenza ravvedimento, Laura avrebbe rischiato sanzioni fino a 8.000-10.000 euro oltre alle imposte. Il risparmio è notevole e dimostra quanto sia importante agire tempestivamente. Rischi penali per criptovalute non dichiarate: quando scattanoNella maggior parte dei casi, le criptovalute non dichiarate comportano esclusivamente sanzioni amministrative. Tuttavia, esistono situazioni in cui si può incorrere in responsabilità penale. È fondamentale conoscere le soglie oltre le quali il rischio diventa molto più grave.Il D.Lgs. 74/2000 (reati tributari) prevede il reato di dichiarazione infedele quando:L’imposta evasa supera i 100.000 euroGli elementi attivi sottratti a tassazione (cioè i redditi non dichiarati) superano il 10% del totale degli elementi attivi dichiarati, o comunque i 2 milioni di euroIn caso di dichiarazione fraudolenta (con uso di documenti falsi o artifici contabili), le soglie si abbassano ulteriormente e le pene possono arrivare fino a 6 anni di reclusione.Per la stragrande maggioranza dei possessori di criptovalute, queste soglie non vengono raggiunte. Tuttavia, chi ha operato con volumi importanti e non ha mai dichiarato nulla dovrebbe valutare urgentemente la propria posizione con un professionista qualificato. Il ravvedimento operoso, se effettuato prima dell’avvio di accertamenti, esclude la punibilità penale.Perché regolarizzarsi adesso: i controlli dell’Agenzia delle EntrateSe ti stai chiedendo se valga davvero la pena regolarizzare le criptovalute non dichiarate, la risposta è un deciso sì, e il momento migliore è adesso. Ecco perché:L’Agenzia delle Entrate ha intensificato significativamente i controlli sulle cripto-attività. Dal 2024, gli exchange operanti in Italia devono essere iscritti al Registro OAM (Organismo Agenti e Mediatori) e sono obbligati a comunicare i dati dei clienti italiani alle autorità fiscali. Inoltre, la Direttiva DAC8 dell’Unione Europea, in fase di recepimento, impone lo scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività tra i Paesi membri.Questo significa che l’Agenzia delle Entrate avrà accesso a informazioni dettagliate su chi detiene criptovalute e su quali operazioni ha effettuato. Chi non ha dichiarato sarà facilmente individuabile attraverso il data matching tra i dati degli exchange e le dichiarazioni dei redditi presentate.Inoltre, ricordiamo che i termini di accertamento sono di 5 anni dalla presentazione della dichiarazione (7 anni se la dichiarazione è stata omessa). Questo significa che, ad esempio, per il 2020 l’Agenzia può ancora accertare fino al 2027. Ogni anno che passa, però, le sanzioni del ravvedimento operoso aumentano. Agire subito conviene sia in termini di risparmio che di serenità. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti sulle criptovalute non dichiarateCosa succede se non dichiaro le criptovalute nel 730?Se non dichiari le criptovalute rischi sanzioni su più fronti: dal 120% al 240% dell’imposta sulle plusvalenze non dichiarate, da 250 a 2.000 euro per anno per l’omessa compilazione del Quadro W, e il 30% dell’IVCA non versata. Con il ravvedimento operoso puoi ridurre queste sanzioni fino al 70-80%. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale per una valutazione della tua situazione.Il ravvedimento operoso per le crypto richiede assistenza professionale?La procedura di ravvedimento operoso per le criptovalute è tecnicamente complessa: richiede la ricostruzione dello storico delle transazioni, il calcolo delle plusvalenze per ogni anno, la compilazione di dichiarazioni integrative e il versamento con codici tributo specifici. Il rischio di commettere errori che invaliderebbero il ravvedimento è concreto. Il CAF Centro Fiscale, specializzato nella fiscalità delle cripto-attività, ti assiste in ogni fase.Entro quando devo regolarizzare le criptovalute non dichiarate?Il ravvedimento operoso non ha una scadenza fissa, ma diventa più costoso con il passare del tempo. Inoltre, non è più possibile ravvedersi se l’Agenzia delle Entrate ha già avviato un accertamento formale. Per gli anni più vecchi, il termine per le dichiarazioni integrative (5 anni) sta per scadere. Per il 2020, ad esempio, la scadenza è il 31 dicembre 2026.La sanatoria crypto del 3,5% è ancora disponibile?No, la sanatoria crypto introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 è scaduta. Il termine ultimo per aderire era il 30 novembre 2024. Chi non ha aderito alla sanatoria può comunque regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso ordinario, che comporta costi superiori rispetto alla sanatoria ma comunque molto inferiori rispetto alle sanzioni piene.Rischio conseguenze penali per le criptovalute non dichiarate?Nella maggior parte dei casi, no. Le conseguenze penali scattano solo quando l’imposta evasa supera i 100.000 euro o i redditi non dichiarati superano i 2 milioni di euro. Per la maggioranza dei possessori di crypto, le sanzioni restano in ambito amministrativo. Tuttavia, chi ha operato con volumi importanti dovrebbe consultare urgentemente un professionista. Il ravvedimento operoso esclude la punibilità penale se effettuato prima dell’avvio di accertamenti.Devo dichiarare le criptovalute anche se non ho guadagnato nulla?Sì. L’obbligo di compilare il Quadro W per il monitoraggio fiscale sussiste anche se non hai realizzato plusvalenze. La sola detenzione di cripto-attività genera l’obbligo di dichiarazione e, se il valore supera i 2.000 euro, anche il versamento dell’IVCA. La mancata compilazione del Quadro W comporta sanzioni da 250 a 2.000 euro per anno.Le criptovalute non dichiarate rappresentano una situazione da risolvere il prima possibile. Con il progressivo rafforzamento dei controlli fiscali e l’obbligo di comunicazione da parte degli exchange, il rischio di essere scoperti aumenta ogni giorno. Fortunatamente, il ravvedimento operoso offre una via d’uscita conveniente, con sanzioni ridotte fino al 70-80% rispetto a quelle previste in caso di accertamento.Non aspettare che sia l’Agenzia delle Entrate a bussare alla tua porta: agire spontaneamente non solo costa meno, ma esclude anche il rischio di conseguenze penali.Hai bisogno di assistenza per regolarizzare le tue criptovalute non dichiarate? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Il nostro team è specializzato nella fiscalità delle cripto-attività e ti guida passo dopo passo nella procedura di ravvedimento.Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Regolarizza le tue criptovalute: chiedi assistenza al CAF Centro FiscaleIl nostro team specializzato in fiscalità delle cripto-attività ti guida nella procedura di ravvedimento operoso, dalla ricostruzione delle transazioni alla presentazione delle dichiarazioni integrative. Servizio disponibile in ufficio a Udine e online in tutta Italia.Scrivici su WhatsAppOppure compila il modulo per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – UdineTel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | info@centrofiscale.comArticoli correlatiNOTIZIE Portiere a termine: diritto di precedenza in condominioContinua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-07 11:00:002026-09-29 07:29:37Portiere a termine: diritto di precedenza in condominioNOTIZIE Indagini sui conti correnti e doppia attività: l’onere della prova resta al contribuenteContinua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-07 09:00:002026-09-29 07:30:47Indagini sui conti correnti e doppia attività: l’onere della prova resta al contribuenteNOTIZIE Bonus 500 Euro Partite IVA, Domande “In Lavorazione”: Cosa Controlla INPS?Continua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Bonus-Partita-IVA-Under-35.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-07 07:00:002026-09-29 07:31:11Bonus 500 Euro Partite IVA, Domande “In Lavorazione”: Cosa Controlla INPS?NOTIZIE Lettere compliance Agenzia Entrate ricavi 2023: fatture e corrispettivi non dichiarati in RF, RG e LMContinua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-06 18:00:002026-10-06 08:25:47Lettere compliance Agenzia Entrate ricavi 2023: fatture e corrispettivi non dichiarati in RF, RG e LMNOTIZIE Sicurezza sul lavoro, niente rateizzazione delle sanzioni: pagamento entro 30 giorniContinua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-06 12:00:002026-09-29 07:32:22Sicurezza sul lavoro, niente rateizzazione delle sanzioni: pagamento entro 30 giorniNOTIZIE Incentivi MIMIT compliance digitale: chi può ottenere i contributi fino al 50%Continua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-06 10:00:002026-09-29 10:24:26Incentivi MIMIT compliance digitale: chi può ottenere i contributi fino al 50%NOTIZIE Acconto IRPEF 2026 a Novembre: Busta Paga Più Bassa, Ecco PerchéContinua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-05 12:30:002026-10-05 08:43:35Acconto IRPEF 2026 a Novembre: Busta Paga Più Bassa, Ecco PerchéNOTIZIE 730 scaduto il 30 settembre: come recuperare bonus e rimborsoContinua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-05 10:30:002026-10-05 08:43:42730 scaduto il 30 settembre: come recuperare bonus e rimborsoNOTIZIE Anticipazione TFM amministratori: regole civilistiche e trattamento fiscaleContinua a leggere https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-04 11:00:002026-10-02 21:03:58Anticipazione TFM amministratori: regole civilistiche e trattamento fiscalePrec Prec PrecSucc Succ Succ Pubblicato su Google Alexandra Bala 04/09/2026 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰 Pubblicato su Google paolino servidio 03/09/2026 Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio. Pubblicato su Google Lady 01/09/2026 Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie Pubblicato su Google Giulia Guida 25/08/2026 Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti. Pubblicato su Google Paola Zilli 07/08/2026 Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia. Pubblicato su Google Jacqueline B. 06/08/2026 Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza! Pubblicato su Google Maura Masutto 06/08/2026 Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi! Pubblicato su Google Issam Elhefnawi 31/07/2026 Molto gentile Pubblicato su Google Sibongile Moyana 30/07/2026 Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità. Pubblicato su Google Sabrina Cirina 23/07/2026 Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-22 08:00:002026-05-31 17:47:06Criptovalute Non Dichiarate: Sanzioni 2026, Ravvedimento Operoso e 5 Passi per Regolarizzarsi
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