NOTIZIEPensione in cumulo con contributi esteri: le istruzioni INPS su come si sommano i periodiCon la circolare INPS n. 107 del 20 ottobre 2026 l’Istituto ha fornito le istruzioni sulla pensione in cumulo con contributi esteri: i periodi maturati all’estero si sommano a quelli italiani per raggiungere il diritto alla pensione, mentre l’importo dell’assegno italiano resta calcolato solo sui contributi versati in Italia. Il cumulo dei periodi assicurativi è la facoltà prevista dall’art. 1, comma 239, della legge 228/2012, e le nuove indicazioni ne chiariscono l’applicazione quando entrano in gioco i contributi di altri Paesi.In sintesiL’atto di riferimento è la circolare INPS n. 107 del 20 ottobre 2026.I periodi esteri (UE, SEE, Svizzera, Regno Unito e Paesi con convenzione) servono per il diritto alla pensione.L’importo della pensione italiana si calcola solo sui contributi italiani.Per alcune pensioni va verificato l’importo soglia, tenendo conto anche della quota estera.Chi risiede in un Paese UE o convenzionato presenta, di regola, la domanda all’istituto previdenziale del Paese di residenza, che la inoltra all’INPS.Indice dei contenutiCome si sommano i contributi esteri nella pensione in cumulo?Quali periodi esteri si possono sommare?I contributi esteri aumentano l’importo della pensione italiana?Cos’è l’importo soglia e come si verifica?Come si presenta la domanda di pensione in cumulo con periodi esteri?Domande frequentiFontiCome si sommano i contributi esteri nella pensione in cumulo? Il cumulo è lo strumento che permette di mettere insieme i contributi versati in gestioni previdenziali diverse, senza pagare alcun onere, per arrivare a un’unica pensione. In pratica, se un lavoratore ha versato un po’ di contributi come dipendente e un po’ come autonomo, i periodi si sommano e ciascuna gestione paga la propria quota. È una possibilità introdotta dall’art. 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012, n. 228.La circolare INPS n. 107 del 20 ottobre 2026 riepiloga le istruzioni già fornite nel tempo sui contributi esteri e aggiunge nuovi chiarimenti. I periodi maturati fuori dall’Italia valgono per il diritto alla pensione in cumulo come se fossero periodi italiani: servono cioè a raggiungere l’anzianità contributiva e i requisiti di età richiesti. Perché il meccanismo funzioni, è necessario che almeno una delle gestioni italiane sia compatibile con il riconoscimento dei periodi esteri.Un aspetto importante riguarda la pensione estera già percepita: l’averla non impedisce di utilizzare i contributi maturati all’estero per ottenere la pensione italiana in cumulo. Per approfondire un caso concreto di sovrapposizione, leggi anche la guida su pensione estera e italiana con gli stessi contributi esteri.Quali periodi esteri si possono sommare? Per la pensione cumulo contributi esteri contano i periodi maturati negli Stati dell’Unione europea, nei Paesi dello Spazio economico europeo (Islanda, Norvegia e Liechtenstein), in Svizzera e nel Regno Unito. Si aggiungono i Paesi extra UE con cui l’Italia ha firmato una convenzione bilaterale di sicurezza sociale che prevede la totalizzazione internazionale, cioè la somma dei periodi dei due Stati.Il periodo estero deve essere utile: o serve per perfezionare il diritto alla pensione, oppure porta a un trattamento più favorevole rispetto ai soli contributi italiani. Le istruzioni richiamano inoltre la necessità di aver maturato in Italia un periodo minimo di contribuzione: 52 settimane (un anno) secondo la normativa europea, oppure il minimo fissato dai singoli accordi o convenzioni bilaterali.Un esempio aiuta a capire. Immagina che Marco abbia lavorato 12 anni in Germania e 18 anni in Italia, in parte come dipendente e in parte come iscritto alla Gestione separata. Da solo, nessuno dei due periodi basterebbe per un’anzianità contributiva elevata; sommati nel cumulo, i 30 anni complessivi contano per il diritto. Per i Paesi non europei, come il Brasile, valgono le regole della convenzione: ne parliamo nella guida sulla totalizzazione dei contributi Brasile e pensione INPS pro quota.I contributi esteri aumentano l’importo della pensione italiana? No: i periodi esteri aiutano a raggiungere il diritto, ma non incrementano direttamente la misura della pensione italiana. L’INPS calcola la propria quota esclusivamente sui contributi accreditati in Italia; la quota riferita ai periodi esteri è liquidata, se spetta, dall’istituto previdenziale straniero secondo le regole del suo ordinamento. Il lettore riceve quindi, di norma, due pensioni distinte, una italiana e una estera.C’è poi un dettaglio sul sistema di calcolo. I contributi esteri anteriori al 1° gennaio 1996 incidono sul sistema applicabile alla quota italiana (retributivo, misto o contributivo), perché determinano se si possa vantare un’anzianità precedente a quella data. Per questo è utile avere sempre sotto mano l’estratto contributivo INPS, in cui controllare i periodi italiani.Cos’è l’importo soglia e come si verifica? L’importo soglia è l’importo minimo che la pensione deve raggiungere perché il diritto sia riconosciuto in alcune ipotesi. Nel cumulo, secondo la circolare, la verifica riguarda la pensione di vecchiaia liquidata nel sistema misto quando l’interessato ha meno di 71 anni (limite che dal 1° gennaio 2027 si adegua alla speranza di vita) e risulta iscritto da ultimo alla Gestione separata. In questi casi la pensione deve raggiungere una soglia collegata all’assegno sociale, cioè la prestazione minima assistenziale pagata a chi ha redditi molto bassi.Quando la verifica è richiesta, nel confronto con la soglia si tiene conto non solo della pensione italiana ma anche della pensione estera o del pro rata spettante. La circolare precisa che l’INPS deve informare l’interessato di tutte le opzioni disponibili prima di definire la pensione. Non riportiamo qui cifre che non siano riscontrate nell’atto: l’assegno sociale cambia ogni anno e va controllato sulle tabelle INPS aggiornate.Come si presenta la domanda di pensione in cumulo con periodi esteri? Chi risiede in Italia presenta la domanda all’INPS attraverso i canali previsti, indicando i periodi lavorati all’estero. Chi invece risiede all’estero, in un Paese che applica i regolamenti UE o una convenzione con l’Italia, di regola si rivolge all’istituto previdenziale del proprio Paese, che trasmette la richiesta all’ufficio INPS competente. Poiché i periodi vanno indicati con precisione, e spesso servono certificati dell’ente straniero, la domanda di pensione richiede attenzione: un errore o un periodo dimenticato può cambiare il diritto o ritardare la liquidazione.Dal punto di vista pratico, conviene raccogliere prima i documenti: estratti contributivi esteri, formulari di collegamento tra istituti e dati dei datori di lavoro. In questo modo si evita che periodi utili restino fuori dal conteggio.Domande frequentiChe cos’è la pensione in cumulo con contributi esteri?È una pensione italiana per la quale, ai fini del diritto, si sommano i periodi assicurativi italiani con quelli maturati in altri Stati UE, SEE, Svizzera, Regno Unito o Paesi convenzionati.I contributi esteri fanno crescere l’importo della pensione INPS?No. Servono a raggiungere il diritto; la quota italiana è calcolata solo sui contributi italiani, mentre l’ente estero liquida la propria quota.Posso usare i contributi esteri se percepisco già una pensione estera?Sì, la pensione estera già percepita non impedisce di far valere i contributi maturati all’estero per la pensione italiana in cumulo.Dove si presenta la domanda se vivo all’estero?Di regola all’istituto previdenziale del Paese di residenza, se quel Paese applica i regolamenti UE o una convenzione con l’Italia: sarà l’ente estero a inoltrare la richiesta all’INPS competente.Fonti INPS, circolare n. 107 del 20 ottobre 2026, cumulo dei periodi assicurativi e periodi esteri.Legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 239 (cumulo dei periodi assicurativi).Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-23 17:00:002026-10-22 09:52:52Pensione in cumulo con contributi esteri: le istruzioni INPS su come si sommano i periodi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOCommercialista freelance o CAF? Guida partita IVA sviluppatori 2026Sei uno sviluppatore, un programmatore o un freelance digitale e stai pensando di aprire la partita IVA? Allora ti sarai chiesto se ti serve un commercialista freelance, cioè un professionista che segua la contabilità di chi lavora in proprio nel mondo digitale. È una domanda frequentissima tra chi scrive codice, sviluppa siti e app, fa consulenza informatica o lavora da remoto per clienti in Italia e all’estero. Spesso, poi, la partita IVA nasce accanto a un lavoro da dipendente IT: si parte con qualche progetto serale e ci si accorge presto che serve un inquadramento fiscale corretto.Per la maggior parte dei freelance digitali la scelta naturale è il regime forfettario, un regime agevolato in cui, al posto di IRPEF e addizionali, si paga una sola tassa chiamata imposta sostitutiva. Una partita IVA di questo tipo non richiede per forza uno studio professionale: può essere seguita da un CAF con esperienza, anche completamente online.In questo articolo vediamo la differenza tra commercialista freelance e CAF, perché per uno sviluppatore la questione è diversa rispetto a un medico o a un infermiere (non c’è un albo né una cassa di categoria), come funziona la Gestione Separata INPS, cosa cambia con i clienti esteri e quanto costa il servizio. Per gli aspetti tecnici trovi la nostra guida alla partita IVA per sviluppatori e programmatori 2026. Qui rispondiamo a una domanda precisa: commercialista freelance o CAF, chi può seguirti davvero?Indice dei contenutiCommercialista freelance: perché gli sviluppatori se lo chiedonoIl CAF non è un commercialista: cosa cambia per chi non ha un alboGestione Separata INPS 2026 per sviluppatori: aliquote e contributiCodice ATECO per sviluppatori e freelance digitaliClienti esteri e autofattura TD17 per i freelance digitaliDipendente IT con partita IVA: il limite dei 35.000 euroCommercialista freelance o CAF: quanto costa il servizioFatturazione elettronica per sviluppatori e freelance digitaliDomande frequenti su commercialista freelance e CAFApri la partita IVA da sviluppatore con il CAF Centro FiscaleCommercialista freelance: perché gli sviluppatori se lo chiedonoChi cerca un commercialista freelance ha quasi sempre tre esigenze. La prima è aprire la partita IVA senza errori, scegliendo il regime fiscale e il codice attività giusti. La seconda è sapere in anticipo quanto resterà in tasca dopo tasse e contributi, per fissare tariffe sostenibili. La terza è avere qualcuno che si occupi della dichiarazione dei redditi e delle scadenze, così da potersi concentrare sui progetti e sui clienti.Per uno sviluppatore con partita IVA ci sono poi alcune situazioni tipiche che generano dubbi:lavori già come dipendente in un’azienda IT e vuoi avviare un’attività parallela;hai clienti esteri, magari una startup tedesca o un’agenzia americana;paghi servizi a fornitori stranieri, come hosting, cloud, licenze software o pubblicità online;non sai a quale ente previdenziale versare i contributi;vuoi capire se ti conviene il regime forfettario o quello ordinario.Sono domande legittime e la buona notizia è che, per la grande maggioranza dei freelance digitali in regime forfettario, hanno risposte chiare. Vediamo allora chi può darti una mano e in che modo, partendo da una distinzione che molti non conoscono. Il CAF non è un commercialista: cosa cambia per chi non ha un alboPartiamo da un chiarimento importante: il CAF non è un commercialista. Il commercialista è un professionista iscritto all’albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, che può seguire qualsiasi situazione: società, contabilità ordinaria, bilanci, operazioni straordinarie. Il CAF (Centro di Assistenza Fiscale) è invece una struttura autorizzata a prestare assistenza fiscale ai contribuenti: dichiarazioni dei redditi, pratiche e, nel caso del CAF Centro Fiscale, anche la gestione della partita IVA forfettaria.Perché per uno sviluppatore la questione è diversaPer molte professioni, come medici, infermieri o psicologi, scegliere chi ti segue significa anche gestire una cassa previdenziale di categoria, con regole, scadenze e modelli propri. Gli sviluppatori e i freelance digitali, invece, non hanno un albo professionale né una cassa dedicata. Per questo, quando lavorano con partita IVA, versano i contributi alla Gestione Separata INPS, la gestione previdenziale dei professionisti senza cassa.In pratica, per uno sviluppatore in forfettario il punto non è trovare «chi conosce le regole della mia cassa», ma chi ti aiuta ad aprire la partita IVA nel modo giusto, a calcolare i contributi, a gestire bene i clienti esteri e a presentare ogni anno la dichiarazione. Sono attività che il CAF Centro Fiscale segue abitualmente: apertura, iscrizione alla Gestione Separata, dichiarazione dei redditi e adempimenti ordinari.Quando è meglio un commercialista freelanceVogliamo essere onesti: in alcuni casi un commercialista freelance resta la scelta migliore. Succede quando i volumi superano i limiti del forfettario, quando hai molti clienti esteri con operazioni articolate (contratti in più Paesi, vendita di software a privati in tutta Europa, redditi prodotti all’estero), quando valuti di aprire una società o ti serve una pianificazione fiscale complessa. In questi casi te lo diciamo con chiarezza: la tua situazione richiede uno studio professionale. Gestione Separata INPS 2026 per sviluppatori: aliquote e contributiCome abbiamo visto, lo sviluppatore con partita IVA si iscrive alla Gestione Separata INPS. Il principio è semplice: chi svolge un’attività di lavoro autonomo senza un albo e una cassa di categoria versa i contributi a questa gestione (art. 2, comma 26, della Legge 8 agosto 1995, n. 335). Conta quindi il tipo di attività e l’assenza di una cassa, non il codice ATECO scelto. L’iscrizione va fatta all’avvio dell’attività.I numeri del 2026, fissati dalla circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026, sono questi:26,07%: aliquota piena, per chi non ha altra copertura previdenziale obbligatoria;24%: aliquota ridotta, per chi è già iscritto a un’altra gestione obbligatoria (ad esempio perché lavora anche come dipendente) o è pensionato;18.808 euro: minimale di reddito, cioè la soglia per vedersi accreditare tutti i 12 mesi di contributi;122.295 euro: massimale, oltre il quale non si pagano ulteriori contributi.Attenzione a non confondere il minimale con un contributo minimo. In Gestione Separata non c’è una somma fissa da pagare ogni anno: i contributi si calcolano solo sul reddito effettivo. Se il reddito è inferiore a 18.808 euro paghi in proporzione, ma i mesi accreditati ai fini della pensione sono meno di dodici. I contributi si versano con modello F24, a saldo e in acconto, alle scadenze del 30 giugno e del 30 novembre.L’equivoco della riduzione del 35%Online si legge spesso che i forfettari possono ridurre i contributi del 35%. È vero solo in parte: la riduzione prevista dalla legge sul forfettario (art. 1, comma 77, Legge 190/2014) riguarda esclusivamente artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS. In Gestione Separata la riduzione del 35% non esiste: lo sviluppatore paga sempre l’aliquota piena del 26,07%, oppure il 24% se ha già un’altra copertura previdenziale.La rivalsa INPS del 4%Esiste invece la rivalsa INPS del 4%: puoi aggiungere in fattura una maggiorazione del 4% sul compenso, a carico del cliente, come parziale recupero dei contributi. È facoltativa: sta a te decidere se applicarla, anche in base agli accordi con il cliente. Non è un contributo aggiuntivo da versare all’INPS, ma una voce della fattura.Un esempio praticoSupponiamo che Marco, sviluppatore web in forfettario, incassi 40.000 euro in un anno. Il reddito su cui si calcolano tasse e contributi si ottiene applicando ai ricavi il coefficiente di redditività, cioè la percentuale che la legge considera «guadagno» per ogni tipo di attività. Per le attività di informatica e sviluppo software il coefficiente è del 67%: il reddito imponibile di Marco è quindi di 26.800 euro. Con l’aliquota piena i contributi in Gestione Separata sono circa 6.987 euro; se Marco lavorasse anche come dipendente, con il 24% scenderebbero a circa 6.432 euro. Codice ATECO per sviluppatori e freelance digitaliIl codice ATECO identifica l’attività economica che svolgi: lo indichi all’apertura della partita IVA e serve, tra l’altro, a stabilire il coefficiente di redditività del forfettario. Dal 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, operativa per gli adempimenti dell’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025.Per sviluppatori e programmatori il riferimento è la divisione 62 della classificazione ATECO 2025, dedicata alla produzione di software, alla consulenza informatica e alle attività connesse, come la programmazione e la gestione di sistemi. All’interno della divisione ci sono più codici, e quello corretto dipende da cosa fai davvero: sviluppare software su commissione non è la stessa cosa che fare consulenza sui sistemi informatici o gestire infrastrutture per conto dei clienti.Per il coefficiente di redditività, la tabella del forfettario fa ancora riferimento ai codici ATECO 2007 corrispondenti, in attesa del nuovo decreto. Scegliere il codice giusto è il primo passo per evitare sorprese: al CAF Centro Fiscale lo individuiamo insieme a te, partendo dalla descrizione concreta del tuo lavoro. Se invece ti occupi di grafica, contenuti o marketing digitale, i codici sono diversi e vanno valutati caso per caso. Ricorda infine che il codice ATECO non decide la previdenza: per uno sviluppatore resta comunque la Gestione Separata. Clienti esteri e autofattura TD17 per i freelance digitaliLavorare da remoto significa spesso avere clienti esteri. È uno dei punti in cui un supporto competente fa davvero la differenza, ed è anche il motivo per cui molti cercano un commercialista freelance: le regole cambiano a seconda di dove si trova il cliente e di chi è (un’azienda o un privato). Chi è in forfettario non applica l’IVA sulle proprie fatture, ma deve comunque indicare correttamente il tipo di operazione e il riferimento normativo.Fatture verso clienti UE ed extra-UESe fatturi servizi a un’azienda con sede in un altro Paese dell’Unione Europea, di norma l’operazione non è soggetta a IVA in Italia. Per lavorare con clienti UE, al forfettario serve inoltre l’iscrizione al VIES, la banca dati europea delle partite IVA abilitate agli scambi tra Paesi membri. Per i clienti fuori dall’Unione, ad esempio negli Stati Uniti o in Svizzera, valgono regole specifiche sulla territorialità. In tutti i casi la fattura deve riportare la corretta natura dell’operazione, cioè il codice che spiega perché non c’è IVA: un dettaglio tecnico da impostare bene fin dalla prima fattura.Acquisti dall’estero: cos’è l’autofattura TD17Il caso che sorprende di più gli sviluppatori riguarda gli acquisti da fornitori esteri: hosting e servizi cloud, licenze software, abbonamenti a strumenti di sviluppo, pubblicità online. Quando un fornitore straniero ti fattura un servizio senza IVA italiana, anche in forfettario devi integrare la fattura (o emettere un’autofattura) con il documento TD17, trasmetterlo al Sistema di Interscambio e versare l’IVA italiana. Per il forfettario questa IVA non è detraibile: diventa un costo a tutti gli effetti.Con le modifiche del D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81, per i forfettari l’IVA dovuta su questi acquisti si versa su base trimestrale, entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre solare (art. 1, comma 58, lettera e-bis, Legge 190/2014). Se invece il servizio ti viene fatturato da una società stabilita in Italia (ad esempio la sede italiana del fornitore) con IVA italiana, è un normale acquisto nazionale e il TD17 non serve; i casi meno chiari vanno verificati fattura per fattura. Sono meccanismi che si imparano, ma un errore ripetuto per mesi può costare sanzioni: per questo li controlliamo insieme ai documenti che ci invii. Un quadro generale degli adempimenti è nella nostra guida al regime forfettario 2026. Dipendente IT con partita IVA: il limite dei 35.000 euroMolti freelance digitali sono anche dipendenti: lavorano in una software house o nel reparto IT di un’azienda e avviano un’attività in proprio la sera o nel weekend. Si può fare, ma per accedere al forfettario serve una condizione precisa: nell’anno precedente i redditi da lavoro dipendente e assimilati (come le pensioni) non devono superare 35.000 euro. È la soglia valida per il 2025 e il 2026 e non conta se il rapporto di lavoro è cessato.Oltre a questo, ci sono altre regole da conoscere prima di aprire la partita IVA da sviluppatore:il limite dei ricavi: il forfettario vale fino a 85.000 euro annui;il divieto di fatturare prevalentemente al datore di lavoro attuale o a quelli dei due anni precedenti: in quel caso il forfettario non è ammesso;l’aliquota agevolata del 5% per i primi cinque anni spetta, tra le altre condizioni, solo se la nuova attività non è la mera prosecuzione del lavoro dipendente svolto prima; altrimenti si applica il 15%.Per chi ha anche un contratto da dipendente c’è una buona notizia sul fronte previdenziale: essendo già coperto dall’INPS come lavoratore dipendente, versa in Gestione Separata l’aliquota ridotta del 24% invece del 26,07%. Resta importante verificare che il contratto di lavoro non preveda clausole di esclusiva o di non concorrenza.Commercialista freelance o CAF: quanto costa il servizioVeniamo ai costi. Un commercialista freelance applica tariffe libere, che variano molto in base allo studio e ai servizi richiesti. Al CAF Centro Fiscale i prezzi della gestione forfettaria sono chiari e uguali per tutti (IVA inclusa):apertura della partita IVA da professionista: 120-150 euro;apertura come impresa con iscrizione in Camera di Commercio, se l’attività lo richiede: 450-600 euro;gestione annuale del forfettario: a partire da 350 euro l’anno, IVA inclusa, con la dichiarazione dei redditi compresa.Il software di fatturazione elettronica non è compreso nel prezzo e si sceglie a parte: se affidi al CAF la gestione fiscale completa della partita IVA, Fatturazione Italia ha un prezzo convenzionato, con il piano Start a 40 € IVA inclusa l’anno e il piano Pro a 70 € IVA inclusa l’anno. Nella gestione annuale ci occupiamo del calcolo di imposta sostitutiva e contributi, dei modelli F24, della dichiarazione dei redditi e delle scadenze ordinarie, e rispondiamo ai tuoi dubbi durante l’anno.Come avere il prezzo convenzionato: è riservato a chi affida al CAF Centro Fiscale la gestione fiscale completa della partita IVA. Scrivici su WhatsApp al 366 6018121, mandaci una mail a info@centrofiscale.com oppure compila il modulo di richiesta.Come lavoriamo, anche onlineIl servizio è disponibile sia in ufficio a Udine sia online in tutta Italia: per uno sviluppatore abituato a lavorare da remoto è la soluzione più naturale. Si parte da un primo contatto in cui ci racconti la tua attività; verifichiamo i requisiti del forfettario, individuiamo il codice ATECO, apriamo la partita IVA e ci occupiamo dell’iscrizione alla Gestione Separata. Poi, anno dopo anno, gestiamo la dichiarazione dei redditi.Se sei all’inizio, leggi anche come aprire la partita IVA. Trovi tutti i dettagli nella pagina dedicata alla partita IVA in regime forfettario del CAF Centro Fiscale di Udine, oppure puoi prenotare un appuntamento in sede o a distanza. Fatturazione elettronica per sviluppatori e freelance digitaliDal 2024 anche tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica: ogni fattura passa dal Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate. Serve quindi un programma affidabile, semplice da usare e con costi prevedibili. Per aiutarti nella scelta abbiamo preparato un confronto sul miglior software di fatturazione elettronica 2026.Tra le soluzioni c’è Fatturazione Italia, un software pensato per partite IVA e forfettari. Il piano Start costa 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa) con 150 fatture, sufficienti per la maggior parte dei freelance, e comprende la simulazione di imposte e contributi, i bolli trimestrali con l’F24 compilato e i promemoria delle scadenze; il piano Pro costa 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa) con 500 fatture e aggiunge le autofatture estero TD17, TD18 e TD19, utili per gli acquisti da Google, Meta, Amazon o fornitori di software, escluse dal fatturato e dalla soglia. Puoi provarlo gratis per 14 giorni senza carta e il prezzo resta bloccato per 3 anni per contratto. Questi sono i prezzi di listino. Con la gestione fiscale completa affidata al CAF Centro Fiscale paghi invece il prezzo convenzionato: 40 € IVA inclusa l’anno per lo Start e 70 € IVA inclusa l’anno per il Pro. Trovi pregi e limiti nella nostra recensione di Fatturazione Italia, oppure puoi confrontare i piani sul sito di Fatturazione Italia.FontiLegge 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26: Gestione Separata INPS per i professionisti senza cassa (Normattiva)Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026: aliquote, minimale e massimale 2026 della Gestione SeparataLegge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89: regime forfettario, riduzione contributiva del comma 77 (Normattiva)D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81, art. 6: versamento trimestrale dell’IVA in reverse charge per i forfettariDomande frequenti su commercialista freelance e CAFUno sviluppatore deve per forza avere un commercialista freelance?No, non c’è alcun obbligo di legge. In regime forfettario puoi farti seguire da un CAF come il CAF Centro Fiscale, che gestisce apertura, Gestione Separata e dichiarazione dei redditi. Per situazioni complesse, come società o molte operazioni con l’estero, un commercialista freelance resta la scelta più adatta.A quale cassa versa i contributi un programmatore con partita IVA?Alla Gestione Separata INPS, perché sviluppatori e programmatori non hanno un albo né una cassa di categoria. Nel 2026 l’aliquota è del 26,07%, oppure del 24% se hai già un’altra copertura previdenziale obbligatoria o sei pensionato.Lo sviluppatore forfettario può ridurre i contributi del 35%?No. La riduzione del 35% vale solo per artigiani e commercianti iscritti alle relative gestioni INPS. In Gestione Separata non è prevista: si paga l’aliquota piena sul reddito forfettario, con la possibilità di applicare in fattura la rivalsa facoltativa del 4%.Se compro hosting o licenze da un fornitore estero devo fare qualcosa?Di norma sì: se il fornitore estero non applica l’IVA italiana, devi integrare la fattura con il documento TD17 e versare l’IVA, che per il forfettario è un costo non detraibile. Portaci le fatture dei fornitori stranieri e verifichiamo insieme ogni caso.Posso aprire la partita IVA se lavoro già come dipendente IT?Sì. Per il forfettario i redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente non devono superare 35.000 euro (salvo rapporto cessato) e non devi fatturare prevalentemente al tuo datore di lavoro. In Gestione Separata pagherai l’aliquota ridotta del 24%.Posso gestire tutto online anche se non abito a Udine?Sì. Il servizio è disponibile online in tutta Italia tramite WhatsApp, email e firma digitale. Chi preferisce può venire nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli. Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Apri la partita IVA da sviluppatore con il CAF Centro FiscaleCercare un commercialista freelance è il primo passo, ma ciò che conta davvero è trovare chi segua la tua partita IVA forfettaria con competenza e costi chiari. Il CAF Centro Fiscale verifica i requisiti, apre la posizione, ti iscrive alla Gestione Separata, ti aiuta con i clienti e i fornitori esteri e si occupa della dichiarazione dei redditi ogni anno, sia in ufficio a Udine sia online in tutta Italia.Servizio Partita IVA forfettaria per sviluppatori e freelance digitali: apertura 120-150 euro, gestione annuale a partire da 350 euro l’anno con dichiarazione dei redditi compresa (prezzi IVA inclusa, software di fatturazione escluso). Scopri tutti i dettagli nella pagina del servizio Partita IVA forfettario e compila il form di richiesta, oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Scopri il servizio P.IVA forfettarioScrivici su WhatsAppPer la fatturazione puoi provare Fatturazione Italia gratis per 14 giorni, senza carta: il piano Start da 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa) è pensato per chi emette fino a 150 fatture. Scopri Fatturazione Italia.Hai bisogno di assistenza per la partita IVA da sviluppatore o freelance digitale? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121, oppure prenota un appuntamento.Richiedi la gestione completa e il prezzo convenzionato di Fatturazione Italia: compila il modulo, ti ricontattiamo noi.Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔOttobre 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-23 15:00:002026-10-21 08:13:42Commercialista freelance o CAF? Guida partita IVA sviluppatori 2026
Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariCommercialista medici o CAF? Partita IVA medico online: guida 2026Sei un medico e stai valutando la libera professione, magari accanto al lavoro in ospedale? Allora probabilmente ti sei chiesto se ti serve un commercialista medici, cioè qualcuno che conosca bene le regole fiscali e previdenziali della tua categoria. È una delle domande più frequenti tra chi lavora come dipendente del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e vuole aprire la partita IVA medico per visite in studio, sostituzioni, collaborazioni con poliambulatori o strutture private.Per molti medici liberi professionisti la strada più semplice è il regime forfettario: un regime fiscale agevolato in cui, al posto di IRPEF e addizionali, si paga una sola tassa chiamata imposta sostitutiva. Una gestione di questo tipo non richiede per forza uno studio professionale: può essere seguita da un CAF con esperienza nelle professioni sanitarie, anche completamente online.In questo articolo chiariamo la differenza tra commercialista per medici e CAF, cosa fa concretamente il CAF Centro Fiscale, quali sono i dati corretti su codice ATECO e contributi ENPAM e perché il limite dei 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente è decisivo per chi lavora anche in ospedale. Per gli aspetti tecnici di dettaglio trovi la nostra guida alla partita IVA per medici 2026. Qui rispondiamo a una domanda precisa: commercialista medici o CAF, chi può seguirti davvero?Indice dei contenutiCommercialista medici o CAF: da dove nasce il dubbioIl CAF non è un commercialista: cosa fa Centro Fiscale per i mediciATECO e cassa ENPAM: i dati corretti per i mediciMedico dipendente SSN e forfettario: il limite dei 35.000 euroQuanto costa la partita IVA medico gestita dal CAFPartita IVA medico gestita online: come lavoriamoFatturazione elettronica per medici e Sistema TSDomande frequenti su commercialista medici e CAFApri la tua partita IVA da medico con il CAF Centro FiscaleCommercialista medici o CAF: da dove nasce il dubbio Chi cerca un commercialista medici ha di solito tre esigenze molto concrete. La prima è aprire la partita IVA senza errori, con il codice attività e la cassa previdenziale giusti. La seconda è sapere in anticipo quanto pagherà tra tasse e contributi. La terza è avere qualcuno che si occupi della dichiarazione dei redditi e delle scadenze, così da potersi concentrare sui pazienti. Per un medico, poi, c’è un elemento in più: spesso l’attività autonoma si somma a un contratto da dipendente, con limiti e controlli aggiuntivi.La vera domanda, però, non riguarda il titolo di chi ti segue, ma il livello di assistenza che serve alla tua attività. Un medico in regime forfettario non tiene la contabilità ordinaria e non registra le spese una per una. Il reddito si calcola con il coefficiente di redditività, una percentuale fissa stabilita per legge che indica quale parte degli incassi viene considerata reddito. Per i medici è del 78%: il restante 22% copre in modo presunto le spese, senza bisogno di documentarle.Facciamo un esempio. Chiara, 34 anni, specialista, ha lasciato l’ospedale e lavora in alcuni poliambulatori privati. Se incassa 50.000 euro in un anno, il suo reddito è di 39.000 euro (50.000 × 78%). Da questa cifra si sottraggono i contributi ENPAM versati e sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15%. L’aliquota ridotta del 5% per i primi cinque anni spetta solo alle nuove attività che rispettano precisi requisiti: ad esempio, l’attività non deve essere la semplice prosecuzione di un precedente lavoro dipendente. È un punto delicato proprio per chi lascia l’ospedale, da verificare caso per caso.Il CAF non è un commercialista: cosa fa Centro Fiscale per i medici Partiamo da un chiarimento importante, perché la trasparenza viene prima di tutto. Il commercialista è una professione ordinistica: per esercitarla bisogna essere iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Il CAF (Centro di Assistenza Fiscale) è invece una struttura autorizzata a prestare assistenza fiscale ai contribuenti. Il CAF Centro Fiscale non è uno studio di commercialisti e non si presenta come tale.Detto questo, per un medico in regime forfettario il CAF può seguire tutto ciò che serve davvero, dall’apertura alla dichiarazione annuale. Chi cerca un commercialista medici spesso scopre che ciò di cui ha bisogno è proprio questo: un referente unico che conosca le professioni sanitarie, la cassa ENPAM e le scadenze del forfettario. Ecco cosa facciamo concretamente per te:Verifica iniziale dei requisiti del forfettario, a partire dal tetto dei 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente se lavori anche in ospedale o in struttura.Apertura della partita IVA con il codice ATECO corretto per la tua attività.Supporto nei rapporti con l’ENPAM, compreso il calcolo del reddito libero professionale da indicare nel Modello D.Calcolo e preparazione degli F24 per imposta sostitutiva, saldi e acconti.Dichiarazione dei redditi annuale (Modello Redditi PF con quadro LM, quello dedicato al forfettario).Monitoraggio delle scadenze e della soglia di 85.000 euro di compensi, con consulenza via WhatsApp ed email durante l’anno.Quando è meglio rivolgersi a un commercialistaVogliamo essere onesti anche su questo. Se non puoi accedere al forfettario (ad esempio perché, come molti dirigenti medici, superi il limite dei redditi da dipendente), la tua partita IVA segue le regole ordinarie, con IRPEF a scaglioni e adempimenti più articolati. Lo stesso vale se costituisci una società tra professionisti o uno studio associato. In questi casi può essere opportuno valutare un commercialista: nel primo colloquio analizziamo la tua situazione e, se il servizio CAF non è la soluzione adatta, te lo diciamo subito.ATECO e cassa ENPAM: i dati corretti per i medici Due elementi fanno la differenza tra una partita IVA medico aperta bene e una da correggere dopo: il codice ATECO e la cassa previdenziale. Il codice ATECO è una sequenza di numeri che identifica l’attività economica che svolgi: serve all’Agenzia delle Entrate per classificarti e, nel forfettario, per individuare il coefficiente di redditività.Il codice ATECO 2025 per medici di base e specialistiDal 1° gennaio 2025 è in vigore la classificazione ATECO 2025, operativa per l’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025. Per il medico di medicina generale il codice è 86.21.00, rimasto invariato rispetto al 2007. Per il medico specialista che lavora in studio come professionista indipendente il codice è 86.22.02, che ha sostituito l’ex 86.22.09 (ATECO 2007). Attenzione a non confonderlo con codici vicini ma diversi: nella nuova classificazione l’86.22.01 riguarda i trattamenti di chirurgia estetica e l’86.22.03 le strutture sanitarie.Chi aveva già la partita IVA è stato riclassificato d’ufficio. Il coefficiente di redditività resta del 78% in entrambi i casi: fino al nuovo decreto, per individuarlo resta il riferimento il codice ATECO 2007 corrispondente, ma il risultato per te non cambia.ENPAM Quota A 2026: il contributo fisso per fascia d’etàL’ENPAM è l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri, cioè la cassa pensionistica privata della categoria. L’iscrizione è legata all’albo professionale, non al codice ATECO: chi è iscritto all’Ordine dei Medici è iscritto anche all’ENPAM. Il primo contributo è la Quota A, un importo fisso annuale che paga ogni iscritto, anche chi lavora solo come dipendente. Per il 2026 gli importi sono:studenti universitari iscritti: 152,37 euro;fino a 30 anni: 304,73 euro;da 30 a 35 anni: 591,47 euro;da 35 a 40 anni: 1.109,92 euro;oltre 40 anni: 2.049,83 euro.A questi importi si aggiunge il contributo di maternità di 84,26 euro, uguale per tutti. La scadenza della Quota A è il 30 aprile. Tornando all’esempio di Chiara, che ha 34 anni, la sua Quota A 2026 vale 591,47 euro più 84,26 euro di maternità.ENPAM Quota B: il contributo sul reddito libero professionaleLa Quota B è il contributo proporzionale al reddito libero professionale e riguarda la parte di reddito che supera l’importo già coperto dalla Quota A. Il reddito va comunicato ogni anno all’ENPAM con il Modello D, entro il 31 luglio. Per i redditi prodotti nel 2025, da dichiarare nel 2026, l’aliquota piena è del 19,5% fino a 150.000 euro di reddito; sulla parte eccedente si applica l’1%.Esiste poi un’aliquota dimezzata del 9,75%, che si può chiedere se hai già un’altra contribuzione previdenziale obbligatoria: è il caso tipico del medico dipendente che svolge anche attività libero professionale. L’aliquota ridotta del 2% è invece riservata a chi ha redditi da attività intramoenia e ai tirocinanti del corso di formazione in Medicina generale. La differenza è enorme: su 20.000 euro di reddito imponibile ai fini ENPAM, il 19,5% vale 3.900 euro, il 9,75% vale 1.950 euro. Proprio per questo conviene valutare con attenzione quale aliquota ti spetta: è uno dei controlli che facciamo insieme a te.Medico dipendente SSN e forfettario: il limite dei 35.000 euro Questo è il punto che rende la partita IVA medico diversa da quella di molte altre professioni. Per accedere al regime forfettario, nell’anno precedente i redditi da lavoro dipendente e assimilati non devono superare 35.000 euro (art. 1, comma 12, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, esteso al 2026 dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199). È il limite valido per il 2025 e il 2026, innalzato rispetto ai 30.000 euro originari. La soglia non conta, invece, se il rapporto di lavoro dipendente è cessato. Per chi cerca un commercialista medici perché lavora anche in corsia, è il primo controllo da fare.Vediamo due esempi. Luca è dirigente medico in un ospedale pubblico e nel 2025 ha percepito 58.000 euro di stipendio: nel 2026 non può aprire una partita IVA in forfettario, e l’eventuale attività autonoma segue le regole ordinarie. Giulia, invece, lavora con un contratto part-time in una struttura privata e nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro: resta sotto la soglia e può accedere al forfettario per l’attività in studio, se rispetta anche gli altri requisiti.C’è un secondo paletto spesso trascurato: il forfettario è escluso se lavori in prevalenza per il datore di lavoro attuale, o per quello dei due anni precedenti. Pensiamo al medico che lascia l’ospedale e poi fattura quasi tutte le prestazioni alla stessa struttura: in questo caso il regime agevolato non è accessibile.Intramoenia, extramoenia e incompatibilità: cosa verificare con l’Azienda SanitariaDue termini ricorrono spesso. L’intramoenia è la libera professione svolta all’interno dell’ospedale o dell’Azienda Sanitaria, che la organizza e la retribuisce: di norma questi compensi rientrano tra i redditi assimilati al lavoro dipendente e non richiedono una partita IVA propria. L’extramoenia è invece l’attività svolta fuori dalle strutture pubbliche, ad esempio in uno studio privato: è qui che serve la partita IVA.Per un medico dipendente pubblico, la possibilità di svolgere attività esterna dipende dal tipo di rapporto con il Servizio Sanitario (esclusivo o non esclusivo), dal contratto e dai regolamenti aziendali. Sono regole di lavoro, non fiscali: prima di aprire la partita IVA verifica sempre con l’ufficio personale della tua Azienda Sanitaria eventuali incompatibilità o autorizzazioni necessarie. Noi ci occupiamo della parte fiscale e previdenziale, dopo che hai chiarito questo aspetto con il tuo ente.Quanto costa la partita IVA medico gestita dal CAF Uno dei motivi per cui molti medici cercano un commercialista medici online è capire in anticipo i costi. Al CAF Centro Fiscale il listino è pubblico e senza sorprese. I prezzi che seguono sono tutti IVA inclusa:Apertura della partita IVA per i professionisti: 120-150 euro, una tantum.Gestione annuale del forfettario: a partire da 350 euro l’anno, IVA inclusa, con la dichiarazione dei redditi compresa.Software di fatturazione elettronica: non fa parte della gestione, è un abbonamento separato che scegli tu.Nella quota annuale rientrano la dichiarazione dei redditi con quadro LM, il calcolo e la preparazione degli F24 per imposta sostitutiva, saldi e acconti, il monitoraggio delle scadenze, il supporto nei rapporti con l’ENPAM e la consulenza durante tutto l’anno. È un costo dichiarato in anticipo, così sai esattamente quanto mettere a budget.Il software di fatturazione, invece, non è compreso nella gestione e va considerato a parte. Se affidi al CAF la gestione fiscale completa della partita IVA, Fatturazione Italia ha un prezzo convenzionato: piano Start a 40 € IVA inclusa l’anno, piano Pro a 70 € IVA inclusa l’anno, con il Sistema TS incluso nel Pro. Non sono previsti sconti o promozioni sul servizio CAF: il prezzo è lo stesso per tutti.Come avere il prezzo convenzionato: è riservato ai medici che affidano al CAF Centro Fiscale la gestione fiscale completa della partita IVA. Scrivici su WhatsApp al 366 6018121, mandaci una mail a info@centrofiscale.com oppure compila il modulo di richiesta.Partita IVA medico gestita online: come lavoriamoTurni, guardie e reperibilità rendono difficile trovare il tempo per gli appuntamenti in ufficio. Per questo la partita IVA medico può essere gestita dal CAF interamente online, tramite WhatsApp, email e firma digitale, da qualsiasi città italiana. Se preferisci il contatto di persona, ti aspettiamo nelle sedi di Udine (Viale Tullio 13) e di Cividale del Friuli, dal lunedì al venerdì.Il percorso è pensato per farti perdere meno tempo possibile. In genere si svolge in questi passaggi:Primo contatto: ci racconti la tua situazione (solo libera professione o anche lavoro dipendente, tipo di attività, incassi previsti).Verifica dei requisiti del forfettario, a partire dal limite dei 35.000 euro.Raccolta documenti: documento d’identità, codice fiscale, dati di iscrizione all’Ordine dei Medici ed eventuale contratto di lavoro dipendente.Apertura della partita IVA con il codice ATECO corretto.Gestione annuale: scadenze, F24, supporto per il Modello D ENPAM e dichiarazione dei redditi.La procedura richiede attenzione, perché un errore nel codice attività o nella scelta del regime si trascina per anni. Per questo è il nostro team a occuparsi di ogni passaggio. Se vuoi approfondire le regole generali, leggi la guida al regime forfettario 2026 e quella su come aprire la partita IVA. Per una valutazione del tuo caso puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine oppure prenotare un appuntamento, in sede o da remoto.Fatturazione elettronica per medici e Sistema TS Una volta aperta la partita IVA dovrai emettere le fatture. Verso poliambulatori, cliniche e aziende si usa la fattura elettronica trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI), il canale dell’Agenzia delle Entrate. Per le prestazioni sanitarie rese ai pazienti privati, invece, vale il divieto di fattura elettronica via SdI a tutela della privacy (art. 10-bis del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119): i dati delle spese vanno comunicati al Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS), con invio annuale entro il 31 gennaio (art. 5 del D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81). Tutti i dettagli sono nella guida alla partita IVA medico.Come abbiamo detto, il software di fatturazione non fa parte della gestione CAF. Chi lo desidera può affiancarle Fatturazione Italia, il software che consigliamo ai nostri clienti forfettari. Il piano Start costa 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa) con 150 fatture; il piano Pro costa 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa) con fino a 500 fatture e ha il Sistema TS incluso nel piano Pro, utile proprio per i medici: ai pazienti emetti fatture sanitarie in PDF senza SDI, alle strutture fatture elettroniche via SDI, e le spese si inviano al Sistema TS con un clic o in automatico ogni notte, a scelta, con variazioni, cancellazioni e opposizione del paziente gestite. Questi prezzi di listino sono bloccati per 3 anni per contratto e c’è una prova gratuita di 14 giorni senza carta. Con la gestione fiscale completa affidata al CAF, invece, paghi il prezzo convenzionato: 40 € IVA inclusa l’anno per lo Start e 70 € IVA inclusa l’anno per il Pro.Puoi confrontare i piani nella pagina prezzi di Fatturazione Italia, leggere la nostra recensione di Fatturazione Italia oppure consultare il confronto sul miglior software di fatturazione elettronica 2026, dove trovi anche le alternative presenti sul mercato.FontiLegge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – Regime forfetario (Normattiva)Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), art. 1, comma 12 – limite di 35.000 euro per i redditi di lavoro dipendente, esteso al 2026 dall’art. 1, comma 27, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Normattiva)Decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, art. 10-bis – Divieto di fattura elettronica per le prestazioni sanitarie (Normattiva)Decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81, art. 5 – Invio annuale dei dati al Sistema Tessera Sanitaria (Normattiva)ENPAM – Contributi di Quota A 2026ENPAM – Aliquota intera Quota BDomande frequenti su commercialista medici e CAFUn medico ha bisogno del commercialista per la partita IVA?Non necessariamente. Se rientri nel regime forfettario, la gestione è semplificata e può essere seguita da un CAF come Centro Fiscale, che si occupa di apertura, F24 e dichiarazione dei redditi. Il CAF non è un commercialista: se la tua situazione richiede il regime ordinario o una contabilità più complessa, te lo segnaliamo nel primo colloquio.Un medico dipendente SSN può aprire la partita IVA forfettaria?Sì, se nell’anno precedente i redditi da lavoro dipendente e assimilati non hanno superato 35.000 euro (limite valido per il 2025 e il 2026) e se rispetta gli altri requisiti. Prima, però, deve verificare con la propria Azienda Sanitaria che l’attività esterna sia compatibile con il suo rapporto di lavoro.Quanto si paga all’ENPAM con la partita IVA?Tutti gli iscritti pagano la Quota A, fissa per fascia d’età (da 152,37 a 2.049,83 euro nel 2026, più 84,26 euro di maternità). Sul reddito libero professionale si aggiunge la Quota B: 19,5% fino a 150.000 euro e 1% oltre (redditi 2025), oppure l’aliquota dimezzata del 9,75% se hai già un’altra contribuzione obbligatoria e ne fai richiesta; il 2% è riservato ai redditi intramoenia e ai tirocinanti in Medicina generale.Quanto costa la partita IVA medico con il CAF?L’apertura costa 120-150 euro una tantum, IVA inclusa. La gestione annuale del forfettario costa a partire da 350 euro l’anno, IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Il software di fatturazione è un costo separato: con la gestione fiscale completa affidata al CAF, Fatturazione Italia costa 40 € IVA inclusa l’anno con il piano Start e 70 € IVA inclusa l’anno con il piano Pro.Qual è il codice ATECO corretto per il medico?Con la classificazione ATECO 2025 il medico di medicina generale usa l’86.21.00, mentre il medico specialista in studio indipendente usa l’86.22.02. In entrambi i casi il coefficiente di redditività del forfettario è del 78%.Posso gestire tutto online anche se non abito a Udine?Sì. Il servizio è disponibile online in tutta Italia tramite WhatsApp, email e firma digitale. Chi preferisce può venire nelle sedi di Udine o Cividale del Friuli.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Apri la tua partita IVA da medico con il CAF Centro Fiscale Cercare un commercialista medici è il primo passo, ma ciò che conta è trovare chi segua la tua partita IVA forfettaria con competenza e costi chiari. Il CAF Centro Fiscale verifica i requisiti, apre la posizione con il codice ATECO corretto, ti supporta con l’ENPAM e si occupa della dichiarazione dei redditi ogni anno, sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia.Servizio Partita IVA forfettaria per medici: apertura 120-150 euro, gestione annuale a partire da 350 euro l’anno con dichiarazione dei redditi compresa (prezzi IVA inclusa, software di fatturazione escluso). Scopri tutti i dettagli nella pagina del servizio Partita IVA forfettario e compila il form di richiesta, oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Scopri il servizio P.IVA forfettarioScrivici su WhatsAppPer la fatturazione puoi provare Fatturazione Italia gratis per 14 giorni, senza carta: il piano Pro (89 € + IVA l’anno, 108,58 € IVA inclusa) ha il Sistema TS incluso ed è pensato anche per le professioni sanitarie; se affidi al CAF la gestione fiscale completa costa 70 € IVA inclusa l’anno. Scopri Fatturazione Italia.Hai bisogno di assistenza per la partita IVA da medico? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121, oppure prenota un appuntamento.Richiedi la gestione completa e il prezzo convenzionato di Fatturazione Italia: compila il modulo, ti ricontattiamo noi.Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔOttobre 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-23 13:00:002026-10-21 08:15:05Commercialista medici o CAF? Partita IVA medico online: guida 2026
NOTIZIEForfettario, il MEF apre la consultazione sulla soglia degli 85.000 euro: come partecipare entro il 18 novembreLa consultazione soglia 85.000 forfettario è aperta: il Dipartimento delle Finanze del MEF raccoglie osservazioni online dal 21 ottobre al 18 novembre 2026, per quattro settimane. Il tema è l’effetto dell’innalzamento da 65.000 a 85.000 euro del limite di ricavi per accedere al regime forfettario. Si risponde a un questionario di 6 domande e i contributi devono essere non anonimi.In sintesiPeriodo: dal 21 ottobre al 18 novembre 2026.Oggetto: verifica dell’impatto della norma che ha portato la soglia a 85.000 euro (art. 1, comma 54, L. 197/2022).Modalità: online, in forma aperta, con un questionario di 6 domande (4 chiuse e 2 aperte).Attenzione: sono considerate solo le osservazioni pertinenti e rese in forma non anonima.Nessuna novità sulle regole: la consultazione non anticipa modifiche alla soglia.Indice dei contenutiCos’è la consultazione e cos’è una VIR?Chi può partecipare e come funziona la consultazione sulla soglia 85.000?Cosa chiede il questionario del MEF?Perché conviene ai forfettari rispondere?Cosa non cambia: le regole vigenti del forfettarioSoglia 85.000 e ipotesi 100.000: sono la stessa cosa?Domande frequentiFontiCos’è la consultazione e cos’è una VIR? L’atto si intitola «Consultazione pubblica sull’innalzamento a 85.000 euro della soglia dei ricavi realizzati ai fini del limite all’accesso al regime forfetario». Rientra in una VIR, cioè una verifica dell’impatto della regolamentazione. In parole semplici, è un controllo fatto dopo l’entrata in vigore di una norma: si guarda se la misura ha prodotto gli effetti attesi e come è stata vissuta da chi la applica.La norma sotto esame è l’articolo 1, comma 54, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio 2023). Quel comma ha elevato da 65.000 a 85.000 euro il limite di ricavi o compensi dell’anno precedente per accedere e restare nel forfettario. Si tratta quindi di una valutazione su una scelta già fatta, non di una proposta nuova.Chi può partecipare e come funziona la consultazione sulla soglia 85.000? La consultazione si svolge online e in forma aperta, per favorire la partecipazione più ampia e diversificata dei soggetti interessati, in particolare professionisti e imprese individuali, che rispondono in base all’esperienza della propria attività. Si inviano osservazioni e commenti rispondendo alle domande del questionario allegato alla pagina ufficiale.Il MEF precisa che i contributi servono ad arricchire le informazioni dell’Amministrazione, senza obbligo di riscontro e senza alcun vincolo per l’istruttoria normativa. Verranno prese in esame soltanto le osservazioni pertinenti all’oggetto e presentate in forma non anonima: chi risponde, quindi, deve firmarsi.Cosa chiede il questionario del MEF? Il questionario ha 6 domande: quattro a risposta chiusa e due aperte. Alcune si attivano in base alla situazione di chi risponde.La situazione prima del 2023: non si fruiva oppure si fruiva già del forfettario.Solo per chi non lo usava prima: l’innalzamento a 85.000 euro è stato determinante per accedere? (sì; no, ne avrei fruito comunque; no, non ne ho fruito comunque).Solo per chi lo usava già: l’innalzamento ha consentito di espandere o sviluppare l’attività? (sì o no).Solo per chi lo usa oggi: quale fattore ha pesato di più, tra semplificazione e minori adempimenti, convenienza economica o altro.Domanda aperta (massimo dieci righe): l’impatto dell’innalzamento sulla propria attività.Domanda aperta (massimo dieci righe): come migliorare la misura, per semplificazione, efficacia e sinergia con altre norme o agevolazioni.Perché conviene ai forfettari rispondere? Per chi ha la partita IVA in regime forfettario, la consultazione è un’occasione per portare dati ed esperienze concrete su una misura che riguarda molte attività. Il MEF non è tenuto a rispondere né a seguire le indicazioni ricevute, ma le informazioni raccolte entrano nella valutazione dell’Amministrazione. Più le risposte sono circostanziate, più risultano utili.Un esempio: chi ha aperto la partita IVA nel 2023 con ricavi tra 65.000 e 85.000 euro potrebbe indicare, alla domanda 2, se senza il nuovo limite sarebbe passato al regime ordinario dal 2024. Conta anche ricordare che la risposta non è anonima e va quindi valutata con attenzione.Cosa non cambia: le regole vigenti del forfettario La consultazione non modifica nulla. Il regime è oggi regolato dall’articolo 1, commi 54-89, della legge 190/2014 e, dal 1° gennaio 2027, dagli articoli 232-243 del D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117, come ricorda lo stesso documento del MEF. Le condizioni restano tre:ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro;spese per lavoro non superiori a 20.000 euro;assenza di cause ostative (art. 1, comma 57, L. 190/2014).Restano valide anche le regole sull’uscita. Se nell’anno si superano gli 85.000 euro, si esce dal forfettario dall’anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro, l’uscita è immediata, nello stesso anno, e l’IVA è dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento (art. 1, comma 71, L. 190/2014). Tra le cause ostative c’è il reddito da lavoro dipendente o da pensione oltre 35.000 euro per il 2025 e il 2026.Per capire come ci si è arrivati, il documento MEF ripercorre le soglie: limiti diversi per attività con la L. 190/2014 (Allegato 4), soglie innalzate dalla L. 208/2015 (da 30.000 euro per le attività professionali a 50.000 euro per il commercio), limite unico di 65.000 euro dal 2019 con la L. 145/2018 e 85.000 euro con la L. 197/2022.Soglia 85.000 e ipotesi 100.000: sono la stessa cosa?No. La soglia di 85.000 euro è già in vigore dal 2023 ed è l’oggetto della verifica. L’ipotesi dei 100.000 euro legata alla prossima manovra è invece una valutazione, non un testo ufficiale e non una norma. La consultazione guarda agli effetti di quanto già deciso e non anticipa alcuna modifica. Per il quadro sull’ipotesi in discussione, puoi leggere l’approfondimento sul forfettario a 100 mila euro e IVA a 85 mila nella manovra 2027.Domande frequenti Fino a quando si può partecipare alla consultazione?La consultazione è iniziata il 21 ottobre 2026 e si chiude il 18 novembre 2026.Si può rispondere in modo anonimo?No. Il MEF considera solo le osservazioni rese in forma non anonima e pertinenti all’oggetto.La consultazione cambia la soglia del forfettario?No. È una verifica dell’impatto di una norma già in vigore. I contributi non vincolano l’istruttoria normativa e non è previsto un obbligo di riscontro.Quante domande ha il questionario?Sei: quattro a risposta chiusa e due aperte, di massimo dieci righe ciascuna.FontiMEF, Dipartimento delle Finanze, Consultazioni pubbliche aperte (consultazione dal 21 ottobre al 18 novembre 2026).MEF, Notizia sulla consultazione pubblica (21 ottobre 2026).MEF, Consultazione pubblica sull’innalzamento a 85.000 euro della soglia dei ricavi ai fini del limite all’accesso al regime forfetario, con questionario.Legge 29 dicembre 2022, n. 197, art. 1, comma 54, testo su Normattiva.Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89, testo su Normattiva.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-23 11:00:002026-10-22 09:52:45Forfettario, il MEF apre la consultazione sulla soglia degli 85.000 euro: come partecipare entro il 18 novembre
NOTIZIEBonus 500 euro under 35 respinto anche con la NASpI: il chiarimento INPS e cosa fareIl bonus 500 euro under 35 respinto anche a chi percepiva la NASpI dipende da un controllo preciso: INPS verifica lo stato di disoccupazione nella banca dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’unico soggetto competente a certificarlo. Se la tua posizione non risulta in quell’archivio, la domanda può essere respinta anche se percepivi la NASpI. Il criterio di controllo lo ha precisato INPS in una notizia pubblicata sul proprio portale il 20 ottobre 2026.In sintesiLa misura è il contributo per l’autoimpiego dei giovani disoccupati under 35 (art. 21, comma 3, D.L. 60/2024, il cosiddetto Decreto Coesione).Lo stato di disoccupazione si controlla nella banca dati del Ministero del Lavoro, non solo guardando alla NASpI.I funzionari INPS stanno riesaminando caso per caso le posizioni e hanno sottoposto al Ministero quelle con documentazione idonea.Il pagamento arriva solo dopo la conferma di tutti i requisiti, compreso il DURC.La pagina INPS non indica una data di conclusione dei riesami.Indice dei contenutiCosa ha chiarito INPS sul bonus 500 euro under 35 respinto?Di quale misura si parla e quale norma la prevede?Perché la domanda viene respinta anche con la NASpI?Cosa fare se la domanda è stata respinta?Quali domande sono ancora ferme e quando arrivano i pagamenti?Domande frequentiFontiCosa ha chiarito INPS sul bonus 500 euro under 35 respinto? Nella notizia «Decreto Coesione: chiarimenti sul contributo per l’autoimpiego», pubblicata sul portale INPS il 20 ottobre 2026, l’Istituto ricostruisce il quadro normativo e lo stato delle attività. Il punto centrale riguarda il requisito della disoccupazione: INPS spiega che l’istruttoria automatizzata non si basa su algoritmi decisionali, ma sul riscontro delle informazioni certificate presenti nelle banche dati disponibili.Per lo stato occupazionale, in particolare, INPS consulta la banca dati resa disponibile dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, definito «unico soggetto competente a certificare lo stato di disoccupazione». Chi presenta domanda dichiara il proprio stato con una dichiarazione sostitutiva (cioè un’autodichiarazione resa sotto la propria responsabilità), come precisato dalla circolare INPS n. 148 del 28 novembre 2025. Quella dichiarazione, però, viene poi confrontata con i dati ministeriali.Di quale misura si parla e quale norma la prevede? Il cosiddetto bonus 500 euro under 35 è il contributo economico previsto dall’articolo 21, comma 3, del decreto-legge 60/2024, convertito dalla legge 95/2024 (Decreto Coesione). Spetta ai soggetti disoccupati di età inferiore a 35 anni che, tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025, hanno avviato in Italia un’attività imprenditoriale nei settori strategici delle nuove tecnologie e della transizione digitale ed ecologica.La misura rientra nel Programma Nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027 ed è erogata da INPS sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro. Per i liberi professionisti, INPS controlla l’apertura della partita IVA. Ti segnaliamo che avevamo già trattato il tema nell’approfondimento bonus 500 euro INPS: pagamenti e date. Sul tema dei requisiti puoi leggere anche bonus 500 euro under 35 senza proroga e scadenza del 2 marzo 2026.Perché la domanda viene respinta anche con la NASpI? La NASpI è l’indennità mensile di disoccupazione erogata da INPS ai lavoratori che perdono involontariamente il lavoro. Ricevere la NASpI non basta, da sola, a superare il controllo di questo incentivo. Il motivo, secondo quanto spiega INPS, è che il requisito essenziale è lo stato di disoccupazione alla data di avvio dell’attività, e che questo stato viene verificato sulla banca dati del Ministero del Lavoro.La pagina INPS non cita espressamente la NASpI e non quantifica i rigetti. Dice invece che, a seguito delle incongruenze segnalate dai richiedenti sullo stato di disoccupazione, i funzionari incaricati dei riesami hanno esaminato le singole posizioni. In pratica: se i dati nel sistema non coincidono con la tua situazione reale, la domanda può essere respinta in automatico, ed è per questo che serve il riesame.Cosa fare se la domanda è stata respinta? Lo strumento previsto è il riesame, cioè la nuova valutazione della domanda da parte dei funzionari INPS. Il canale è stato aperto con il messaggio INPS n. 1955 del 10 giugno 2026, che ha comunicato la conclusione dell’istruttoria, l’avvio dei pagamenti per le domande accolte e l’apertura del servizio di riesame per quelle respinte. Secondo INPS, il riesame va chiesto tramite lo stesso portale entro 30 giorni dalla pubblicazione del messaggio o dalla data in cui si è avuta conoscenza del rigetto, esponendo le proprie motivazioni e allegando la documentazione a supporto.Per i casi legati alla disoccupazione, INPS riferisce che le posizioni corredate da documentazione idonea a comprovare il requisito sono state sottoposte alla valutazione del Ministero del Lavoro. Per questo conviene avere a portata di mano la documentazione che dimostra lo stato di disoccupazione alla data di avvio dell’attività, compresa quella relativa alla NASpI. Un’analisi della tua posizione specifica richiede però la lettura del provvedimento di rigetto e dei documenti.Sul ricorso la pagina INPS non fornisce indicazioni né termini: non possiamo quindi indicarti scadenze o strumenti ulteriori senza verificarli sul provvedimento che hai ricevuto. Per questo motivo è prudente far valutare il tuo caso a un consulente prima di assumere iniziative.Quali domande sono ancora ferme e quando arrivano i pagamenti? Sono ancora in lavorazione, in particolare, le domande per cui serve una valutazione puntuale da parte di un’altra amministrazione (per lo stato di disoccupazione, il Ministero del Lavoro) e quelle per cui i funzionari stanno rivalutando i dati presenti nelle banche dati INPS. INPS ammette che la complessità delle verifiche ha causato un rallentamento nella conclusione dei procedimenti.L’Istituto assicura che le verifiche sulle posizioni ancora in lavorazione vengono completate e che, man mano che arrivano le informazioni mancanti e si conferma la sussistenza di tutti i requisiti, compreso il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva, il certificato che attesta di essere in regola con i versamenti), dispone il pagamento. Non viene indicata una data entro cui si concluderanno i riesami. Per le spese ammissibili, controllate dal Ministero del Lavoro come Autorità di gestione, INPS rimanda a specifiche FAQ.Domande frequentiChi può avere il contributo da 500 euro under 35?I disoccupati con meno di 35 anni che hanno avviato un’attività imprenditoriale in Italia tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025 nei settori strategici indicati dall’art. 21, comma 3, del D.L. 60/2024.Chi riceve la NASpI ha diritto automatico al bonus?No. INPS verifica lo stato di disoccupazione sulla banca dati del Ministero del Lavoro, unico soggetto che lo certifica. La sola NASpI non sostituisce questo riscontro.L’istruttoria è decisa da un algoritmo?Secondo INPS no: l’istruttoria automatizzata consulta e riscontra dati certificati nelle banche dati, con criteri predeterminati dalla normativa.Quando arriva il pagamento dopo il riesame?INPS non indica una data. Il pagamento viene disposto quando risultano confermati tutti i requisiti, DURC compreso.FontiINPS, notizia «Decreto Coesione: chiarimenti sul contributo per l’autoimpiego», 20 ottobre 2026: inps.itINPS, messaggio n. 1955 del 10 giugno 2026 e notizia «Nuove imprese di under 35: al via i pagamenti e i riesami» dell’11 giugno 2026: inps.itINPS, circolare n. 148 del 28 novembre 2025 (richiamata nella notizia di ottobre 2026)Decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, art. 21, comma 3, convertito dalla legge 95/2024: normattiva.itQuesto articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Bonus-Partita-IVA-Under-35.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-23 09:00:002026-10-21 09:47:34Bonus 500 euro under 35 respinto anche con la NASpI: il chiarimento INPS e cosa fare
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIORivalsa INPS 4% fattura e contributo cassa: guida 2026 con esempiRivalsa INPS 4% fattura, contributo integrativo, marca da bollo: sono le tre voci che mandano più in confusione chi emette le prime fatture da libero professionista. Se sei iscritto alla Gestione Separata INPS ti sarai chiesto se puoi aggiungere il 4% al compenso, se è obbligatorio e come va scritto. Se invece hai una cassa professionale (come ENPAP per gli psicologi, Inarcassa per ingegneri e architetti o ENPAPI per gli infermieri), devi capire come indicare il contributo integrativo e che percentuale applicare.Le due voci si assomigliano, ma funzionano in modo diverso: una è facoltativa e resta a te, l’altra è obbligatoria e finisce alla cassa. Cambiano anche il trattamento ai fini IVA, della ritenuta d’acconto e del calcolo della marca da bollo da 2 euro, un dettaglio che nel regime forfettario fa spesso la differenza.In questa guida aggiornata al 2026 vediamo, con parole semplici e esempi numerici, come si indica la rivalsa INPS 4% in fattura, come si calcola il contributo integrativo di cassa e come si comportano entrambi con IVA, ritenuta e bollo. Alla fine saprai compilare ogni rivalsa INPS 4% fattura dopo fattura senza errori.Indice dei contenutiRivalsa INPS 4% fattura: cos’è e chi può applicarlaContributo integrativo di cassa: come funzionaRivalsa e contributo integrativo a confronto: IVA, ritenuta e redditoCome indicare la rivalsa INPS 4% in fattura (e il contributo di cassa)Rivalsa INPS 4% fattura: esempi di calcolo praticiMarca da bollo: come si calcola con rivalsa e contributo cassaRivalsa e cassa previdenziale nel software di fatturazioneDomande frequenti sulla rivalsa INPS 4% in fatturaFatture in regola con il CAF Centro Fiscale di UdineRivalsa INPS 4% fattura: cos’è e chi può applicarlaLa rivalsa INPS del 4% è una maggiorazione che il professionista iscritto alla Gestione Separata INPS può aggiungere al proprio compenso in fattura. La prevede l’art. 1, comma 212, della Legge 662/1996, che riconosce il diritto di addebitare al cliente, in via definitiva, una percentuale “nella misura del 4 per cento dei compensi lordi”. In parole semplici: puoi chiedere al cliente di sostenere una piccola parte del costo dei tuoi contributi previdenziali.Ma cos’è la Gestione Separata? È la “cassa” dell’INPS per i liberi professionisti con partita IVA che non hanno un ente previdenziale di categoria: ad esempio consulenti, formatori, grafici, informatici, ma anche fisioterapisti, logopedisti e le altre professioni sanitarie prive di cassa. Nel 2026 l’aliquota è del 26,07% (24% per chi è già pensionato o assicurato presso un’altra gestione obbligatoria), come indicato dalla Circolare INPS n. 8/2026.Due numeri utili per orientarti: il minimale 2026 è di 18.808 € di reddito e il massimale è di 122.295 €. Il minimale non è un contributo minimo da pagare: in Gestione Separata paghi sempre in proporzione al reddito, e il minimale indica soltanto il reddito necessario per vederti accreditare tutti i 12 mesi dell’anno ai fini della pensione. Oltre il massimale, invece, non sono dovuti ulteriori contributi.Facoltativa, non obbligatoriaLa rivalsa INPS 4% è facoltativa: sei tu a decidere se applicarla, e puoi anche applicarla con alcuni clienti e non con altri. Molti professionisti la inseriscono con le aziende e la tolgono con i privati, per restare competitivi sul prezzo finale. Un punto da chiarire subito: la rivalsa non si versa all’INPS. Resta a te come parte del compenso, mentre i contributi della Gestione Separata li paghi comunque sul tuo reddito, con il modello F24, a prescindere dal fatto che tu abbia addebitato la rivalsa oppure no.Chi non può applicare la rivalsa INPS 4%?i professionisti iscritti a una cassa di categoria (psicologi, ingegneri, architetti, avvocati, infermieri, geometri…), che applicano invece il contributo integrativo della propria cassa;gli artigiani e i commercianti iscritti alle gestioni IVS dell’INPS, per i quali la legge non prevede alcuna rivalsa in fattura;chi svolge lavoro autonomo occasionale senza partita IVA, che segue regole diverse.L’equivoco della riduzione dei contributi per i forfettariUn errore molto diffuso è pensare che il forfettario in Gestione Separata possa pagare contributi ridotti. Non è così: la riduzione contributiva del 35% prevista dall’art. 1, comma 77, della L. 190/2014 non esiste in Gestione Separata, perché è riservata solo ad artigiani e commercianti iscritti alle gestioni IVS. Chi è in Gestione Separata paga l’aliquota piena del 26,07% (o del 24%) sul reddito forfettario. Anche la rivalsa del 4%, quindi, non va confusa con uno “sconto” sui contributi: è semplicemente un importo in più che chiedi al cliente. Contributo integrativo di cassa: come funzionaSe sei iscritto a una cassa previdenziale privata, in fattura non applichi la rivalsa INPS ma il contributo integrativo. È una percentuale che la cassa ti impone di addebitare al cliente su ogni compenso: la stabiliscono lo statuto e i regolamenti dell’ente. A differenza della rivalsa, il contributo integrativo non è una scelta: la cassa lo calcola sul tuo volume d’affari e te lo chiede comunque, anche se ti sei dimenticato di addebitarlo al cliente. In quel caso lo pagheresti di tasca tua.Il contributo integrativo, inoltre, non è reddito per il professionista: lo incassi dal cliente e lo giri alla cassa. Serve a finanziare le spese di gestione dell’ente e alcune prestazioni assistenziali. Ecco le percentuali delle principali casse (valori della nostra banca dati normativa 2026):CassaProfessionistiContributo integrativo in fatturaENPAPPsicologi2% (minimo annuo 66 €)ENPAPIInfermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari4%InarcassaIngegneri e architetti4% (minimo annuo 850 € nel 2026)Cassa ForenseAvvocati4%CIPAGGeometri5%ENPABBiologi4%ENPAVVeterinari2%Attenzione all’ENPAP: per gli psicologi il contributo integrativo è del 2%, non del 4% come si legge a volte. Trovi tutti i dettagli nella nostra guida ai contributi ENPAP 2026 e in quella sulla partita IVA dello psicologo. Per gli infermieri il riferimento è la guida alla partita IVA infermiere 2026.Per medici e odontoiatri iscritti all’ENPAM il meccanismo è diverso e dipende dal tipo di attività svolta: non esiste un’unica percentuale valida per tutti, quindi conviene verificarlo caso per caso (ne parliamo nella guida alla partita IVA del medico).Rivalsa o integrativo: mai entrambiLe due voci sono alternative: chi è in Gestione Separata può applicare la rivalsa INPS 4%, chi è iscritto a una cassa applica il contributo integrativo. Non si sommano mai sulla stessa prestazione. Il caso tipico di errore è quello dell’infermiere o del fisioterapista che non sa a quale ente è iscritto: l’infermiere va all’ENPAPI e applica l’integrativo del 4%, il fisioterapista non è iscritto all’ENPAPI ma alla Gestione Separata INPS e, se vuole, applica la rivalsa del 4%. Rivalsa e contributo integrativo a confronto: IVA, ritenuta e redditoVediamo ora il punto che genera più errori: come si comportano le due voci con l’IVA e con la ritenuta d’acconto. La ritenuta d’acconto è la parte del compenso (di regola il 20%) che il cliente, se è un’azienda o un professionista con partita IVA in regime ordinario, trattiene e versa al Fisco al posto tuo, come anticipo sulle tue imposte. I forfettari non subiscono ritenuta e non applicano IVA, quindi per loro questa parte è molto più semplice.AspettoRivalsa INPS 4% (Gestione Separata)Contributo integrativo di cassaObbligatorietàFacoltativaObbligatoria per regolamento della cassaA chi vaResta al professionistaSi versa alla cassaIVA (regime ordinario)Sì, entra nella base imponibile IVASì, entra nella base imponibile IVARitenuta d’accontoSì, è soggetta a ritenutaNo, è esclusa dalla ritenutaÈ reddito?Sì, fa parte del compensoNoCodice nella fattura elettronicaTC22 (INPS)Codice della cassa (es. TC21 ENPAP, TC20 ENPAPI, TC04 Inarcassa)La differenza sulla ritenuta è la più importante. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che il contributo INPS del 4% addebitato al cliente è soggetto a ritenuta, mentre la rivalsa del contributo per la cassa professionale ne è esclusa. Il motivo è logico: la rivalsa INPS è a tutti gli effetti parte del tuo compenso, mentre l’integrativo è una somma che giri alla cassa.Per chi è in regime forfettario vale una conseguenza pratica: la rivalsa INPS 4% conta come compenso, quindi entra nel calcolo del reddito (con il coefficiente di redditività del 78% per le attività professionali) e nel limite di 85.000 € di ricavi e compensi. Il contributo integrativo, non essendo reddito, di norma non concorre né al reddito né alla soglia. Come indicare la rivalsa INPS 4% in fattura (e il contributo di cassa)La regola base è una: la rivalsa INPS 4% e il contributo integrativo vanno indicati come voce distinta dall’onorario, sotto le righe delle prestazioni, con la percentuale applicata e l’importo. Non vanno “nascosti” dentro il prezzo della prestazione né scritti come una riga generica di spese: il cliente deve poter vedere quanto paga di compenso e quanto di contributo.Nella fattura elettronica questa voce ha un blocco dedicato, chiamato “Dati cassa previdenziale”. Al suo interno si indicano il tipo di cassa (un codice che identifica l’ente, ad esempio TC22 per l’INPS o TC21 per l’ENPAP), l’aliquota del contributo, l’importo, la base su cui è calcolato, l’aliquota IVA (con la relativa “natura” se l’IVA non c’è) e un campo che segnala se il contributo è soggetto a ritenuta. I dettagli tecnici sono nelle specifiche della fattura elettronica, ma un buon software li compila per te partendo dai valori che imposti una volta sola.Se sei forfettario, una fattura corretta con rivalsa o contributo integrativo contiene in genere questi elementi:l’onorario della prestazione, senza IVA;la rivalsa INPS 4% oppure il contributo integrativo della cassa, come voce separata;la dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”, con natura IVA N2.2;la dicitura “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”;la marca da bollo da 2 €, se il totale senza IVA supera 77,47 €.Una nota per le professioni sanitarie (psicologi, infermieri, fisioterapisti): le fatture ai pazienti persone fisiche non passano dallo SDI, si emettono in formato PDF e le spese si comunicano al Sistema Tessera Sanitaria una volta l’anno, entro il 31 gennaio dell’anno successivo. Le regole su rivalsa, integrativo e bollo, però, restano le stesse. Rivalsa INPS 4% fattura: esempi di calcolo praticiNiente chiarisce le idee come i numeri. Vediamo quattro situazioni tipiche, due in Gestione Separata e due con cassa professionale, sia in regime forfettario sia in regime ordinario. Gli importi sono arrotondati al centesimo.Esempio 1: consulente forfettario in Gestione SeparataMarco è un consulente informatico in regime forfettario, iscritto alla Gestione Separata. Emette una fattura da 1.000 € a un’azienda e decide di applicare la rivalsa INPS 4%:Onorario: 1.000,00 €Rivalsa INPS 4%: 40,00 €Totale senza IVA: 1.040,00 € (supera 77,47 €, quindi serve il bollo)Marca da bollo a carico del cliente: 2,00 €Totale documento: 1.042,00 €, senza IVA e senza ritenutaEsempio 2: grafica in regime ordinario in Gestione SeparataGiulia è una grafica in regime ordinario, iscritta alla Gestione Separata, e fattura 1.000 € più rivalsa a un’azienda che è sostituto d’imposta. Qui la rivalsa entra sia nella base IVA sia nella base della ritenuta:Onorario: 1.000,00 € + rivalsa INPS 4%: 40,00 € = imponibile 1.040,00 €IVA 22% su 1.040 €: 228,80 €Totale fattura: 1.268,80 €Ritenuta d’acconto 20% su 1.040 €: 208,00 €Netto che l’azienda bonifica a Giulia: 1.060,80 €Esempio 3: psicologa forfettaria iscritta all’ENPAPLaura è una psicologa in regime forfettario. Per una singola seduta da 70 € applica il contributo integrativo ENPAP del 2%: 1,40 €, per un totale di 71,40 €. Siamo sotto 77,47 €, quindi niente bollo. Se invece fattura un ciclo di quattro sedute (280 €), l’integrativo è di 5,60 €, il totale senza IVA sale a 285,60 € e scatta il bollo da 2 €: il paziente paga 287,60 €.Esempio 4: ingegnere in regime ordinario iscritto a InarcassaPaolo è un ingegnere in regime ordinario e fattura 2.000 € a un’impresa. Applica il contributo integrativo Inarcassa del 4%, che entra nella base IVA ma non nella base della ritenuta:Onorario: 2.000,00 € + integrativo 4%: 80,00 € = imponibile IVA 2.080,00 €IVA 22% su 2.080 €: 457,60 €Totale fattura: 2.537,60 €Ritenuta d’acconto 20% solo sull’onorario (2.000 €): 400,00 €Netto a pagare: 2.137,60 €Confrontando gli esempi 2 e 4 si vede bene la differenza: la rivalsa INPS di Giulia subisce la ritenuta, l’integrativo di Paolo no.Quanto ti resta davvero con la rivalsaSupponiamo che Marco, in un anno, fatturi 30.000 € di onorari e applichi sempre la rivalsa: incassa 1.200 € in più. Poiché la rivalsa è compenso, circa 936 € diventano reddito imponibile (coefficiente del 78%). Su questa cifra paga circa 244 € di contributi al 26,07% e, con l’imposta sostitutiva al 15% (la tassa unica del forfettario che prende il posto di IRPEF e addizionali), circa 104 € di imposta. In tasca gli restano quindi circa 850 €. È una stima semplificata, ma rende l’idea: la rivalsa conviene, a patto che il cliente accetti il prezzo finale. Marca da bollo: come si calcola con rivalsa e contributo cassaLa marca da bollo da 2 € è dovuta sulle fatture che riportano importi senza IVA per un totale superiore a 77,47 €. È il caso tipico di tutte le fatture del regime forfettario, ma anche delle prestazioni esenti IVA, come quelle sanitarie. Nella fattura elettronica il bollo è “virtuale”: si indica nell’apposito campo e poi si versa con il modello F24 (codici tributo 2521, 2522, 2523 e 2524, uno per trimestre).Per capire se superi la soglia devi guardare il totale del documento senza IVA, non solo l’onorario. Nel forfettario, quindi, conta anche la rivalsa INPS 4%. Un esempio che sorprende molti: onorario di 75 € più rivalsa di 3 € fa 78 €. L’onorario da solo starebbe sotto la soglia, ma il totale la supera, quindi il bollo è dovuto. Secondo l’orientamento prevalente, lo stesso ragionamento vale per il contributo integrativo, che nel forfettario è anch’esso un importo senza IVA.In regime ordinario, invece, rivalsa e integrativo sono soggetti a IVA: se tutta la fattura è con IVA, il bollo non si applica. Serve solo se nel documento ci sono anche importi esenti o fuori campo IVA oltre i 77,47 €.Un’ultima scelta riguarda chi paga il bollo. Puoi addebitarlo al cliente, aggiungendo 2 € al totale (come negli esempi sopra), oppure tenerlo a tuo carico. Attenzione però: anche se non lo addebiti, il bollo va comunque indicato in fattura e versato, perché è un’imposta dovuta sul documento.Rivalsa e cassa previdenziale nel software di fatturazioneCompilare a mano il blocco della cassa previdenziale nella fattura elettronica, con codici e natura IVA, è il modo più rapido per ricevere uno scarto dallo SDI o fare un errore sul bollo. Per questo conviene usare un software pensato per forfettari e professionisti sanitari.In Fatturazione Italia la voce si chiama “Cassa previdenziale (INPS, ENPAP, ENPAM, altre casse)” e l’importo “Contributo cassa previdenziale”. I codici tecnici (TC01, TC22 e così via) sono accompagnati dalla descrizione leggibile dell’ente, quindi non devi ricordarli. La cassa si imposta una volta sola nei valori predefiniti delle impostazioni delle fatture e vale per fatture, preventivi e proforma. La cassa si applica riga per riga, così un rimborso spese resta fuori dal contributo, e puoi scegliere se il contributo va in aggiunta al prezzo (70 € + 2% = 71,40 €) oppure se è già compreso nella tariffa (70 € = 68,63 € di prestazione + 1,37 € di contributo): utile se hai una tariffa “tutto compreso”. Anche il bollo virtuale si gestisce a scelta, “a carico del cliente” oppure “a carico mio”, e il PDF lo riporta in chiaro.I piani per il singolo professionista sono due: Start a 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa, 150 fatture) e Pro a 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa, 500 fatture, con il Sistema TS incluso nel piano Pro). Le casse previdenziali e le ritenute fanno parte del piano Pro. Prezzo bloccato per 3 anni per contratto e prova gratuita di 14 giorni senza carta, sul piano Pro. Per un confronto con le alternative leggi la nostra recensione di Fatturazione Italia e la guida al miglior software di fatturazione elettronica 2026. FontiLegge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 212 – Rivalsa del 4% per gli iscritti alla Gestione SeparataINPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 – Gestione Separata: aliquote, minimale e massimale 2026Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – Regime forfetario (commi 58, 67 e 77)Agenzia delle Entrate, Importi su cui si applica la ritenuta sui redditi di lavoro autonomoFatturaPA, Formato e specifiche tecniche della fattura elettronica (blocco Dati Cassa Previdenziale)Domande frequenti sulla rivalsa INPS 4% in fatturaLa rivalsa INPS 4% in fattura è obbligatoria?No. Per chi è iscritto alla Gestione Separata la rivalsa è facoltativa: puoi applicarla o non applicarla, anche in modo diverso da cliente a cliente. È invece obbligatorio il contributo integrativo per chi è iscritto a una cassa professionale.Il forfettario può applicare la rivalsa INPS 4%?Sì, se è iscritto alla Gestione Separata INPS. La rivalsa si indica senza IVA e senza ritenuta, come voce distinta dall’onorario, e conta come compenso: entra nel reddito forfettario e nel limite di 85.000 €.La rivalsa del 4% va versata all’INPS?No. La rivalsa resta al professionista. I contributi alla Gestione Separata si pagano comunque sul reddito dell’anno, con aliquota del 26,07% (24% con altra copertura), tramite F24 alle scadenze del saldo e degli acconti.Il contributo integrativo ENPAP è del 2% o del 4%?Per gli psicologi iscritti all’ENPAP il contributo integrativo è del 2%, con un minimo annuo di 66 €. Il 4% riguarda altre casse, come ENPAPI (infermieri), Inarcassa (ingegneri e architetti) e Cassa Forense (avvocati).La rivalsa INPS 4% è soggetta a ritenuta d’acconto?Sì, per i professionisti in regime ordinario la rivalsa INPS 4% entra nella base della ritenuta d’acconto, perché fa parte del compenso. Il contributo integrativo delle casse, invece, è escluso dalla ritenuta. Entrambi sono soggetti a IVA. I forfettari non applicano né IVA né ritenuta.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Fatture in regola con il CAF Centro Fiscale di UdineGestire bene la rivalsa INPS 4% fattura dopo fattura significa evitare scarti dallo SDI, bolli dimenticati e ritenute calcolate male. Le regole, riassumendo, sono poche: la rivalsa in Gestione Separata è facoltativa, è compenso e subisce la ritenuta; il contributo integrativo di cassa è obbligatorio, va alla cassa ed è escluso dalla ritenuta; nel forfettario la rivalsa conta per la soglia dei 77,47 € del bollo e, secondo l’orientamento prevalente, anche l’integrativo.Se vuoi qualcuno che controlli le tue fatture, calcoli i contributi e prepari la dichiarazione, il CAF Centro Fiscale di Udine segue la tua partita IVA forfettaria sia in ufficio sia online, in tutta Italia.Partita IVA forfettaria seguita dal CAF Centro FiscaleGestione del regime forfettario a partire da 350 € l’anno IVA inclusa, con la dichiarazione dei redditi compresa: calcolo di imposta sostitutiva e contributi, F24, scadenze e risposte ai tuoi dubbi su rivalsa, cassa e bollo. Il software di fatturazione è a parte: se affidi al CAF la gestione fiscale completa della partita IVA, Fatturazione Italia ha un prezzo convenzionato, 40 € IVA inclusa l’anno con il piano Start e 70 € IVA inclusa l’anno con il piano Pro (Sistema TS incluso nel Pro).Scopri il servizio e compila il formScrivici su WhatsAppCome avere il prezzo convenzionato: è riservato a chi affida al CAF Centro Fiscale la gestione fiscale completa della partita IVA. Scrivici su WhatsApp al 366 6018121, mandaci una mail a info@centrofiscale.com oppure compila il modulo di richiesta.Per emettere le fatture con la voce cassa previdenziale già impostata, prova Fatturazione Italia gratis per 14 giorni, senza carta.Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121, oppure prenota un appuntamento.Richiedi la gestione completa e il prezzo convenzionato di Fatturazione Italia: compila il modulo, ti ricontattiamo noi.Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ Ottobre 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-22 15:00:002026-10-21 08:15:01Rivalsa INPS 4% fattura e contributo cassa: guida 2026 con esempi
Fatture in Cloud, GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVAEsportare Anagrafiche da Fatture in Cloud: Procedura Sicura 2026Cambiare gestionale di fatturazione elettronica è una decisione che, prima o poi, molti imprenditori e professionisti si trovano a valutare. Il primo passo, e anche il più delicato, è esportare anagrafiche fatture in cloud in modo completo e sicuro, senza perdere dati storici importanti come clienti, fornitori, listini e documenti già emessi.In questa guida operativa 2026 ti spieghiamo passo dopo passo come esportare anagrafiche fatture in cloud, quali sono i dataset critici da salvare prima del passaggio, come gestire i limiti del tuo piano FIC e come testare la migrazione senza compromettere il lavoro quotidiano. L’obiettivo è uscire dal vecchio software con tutti i dati in mano, pronto per ripartire su un nuovo gestionale senza interruzioni.Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste partite IVA e piccole imprese in questa fase di transizione: ti aiutiamo a uscire serenamente da Fatture in Cloud, conservando lo storico fiscale e garantendo continuità nella fatturazione elettronica verso lo SDI.Indice dei contenutiPerché esportare le anagrafiche prima di cambiare softwareCosa esportare: i 5 dataset criticiProcedura ufficiale export FIC step-by-stepLimiti del piano FIC nell’export e come gestirliCosa fare se export FIC è incompletoImportare i dati nel nuovo software: cosa controllareCome testare la migrazione senza compromettere il lavoroSoftware che facilitano l’import da FICDomande Frequenti Perché esportare le anagrafiche prima di cambiare softwarePrima di attivare un nuovo gestionale, è fondamentale esportare anagrafiche fatture in cloud per evitare di ripartire da zero. Le anagrafiche di clienti e fornitori, costruite negli anni con partite IVA, codici destinatari SDI, indirizzi PEC, condizioni di pagamento e dati IBAN, rappresentano un patrimonio operativo: ricostruirle a mano significherebbe ore di lavoro e un alto rischio di errori.Inoltre, lo storico delle fatture emesse e ricevute deve essere conservato per 10 anni ai fini civilistici (art. 2220 del Codice civile) e per tutto il periodo di accertamento ai fini fiscali. Anche se decidi di lasciare Fatture in Cloud, devi mantenere a disposizione i file XML originali con la firma di conservazione, oltre alle ricevute SDI. Esportarli prima di disdire l’abbonamento è l’unico modo per averli sempre disponibili in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate.Un altro motivo importante è la continuità operativa: se i tuoi clienti sono abituati a ricevere fatture con una certa numerazione, scadenze coerenti e dati IBAN aggiornati, una migrazione mal gestita può creare confusione, ritardi nei pagamenti e contestazioni. Pianificare l’export con anticipo, almeno 30-60 giorni prima del cambio software, ti permette di affrontare il passaggio con calma e di verificare i dati senza pressioni.Infine, considera la conservazione sostitutiva a norma: se utilizzavi il servizio integrato di FIC, le fatture sono conservate sui loro server. Anche dopo l’export, valuta se mantenere attivo almeno il piano base per la sola consultazione storica, oppure migra anche il servizio di conservazione su un nuovo fornitore certificato AgID. Cosa esportare: i 5 dataset criticiQuando devi esportare anagrafiche fatture in cloud, non basta scaricare un file generico. Ci sono cinque dataset critici che devi assolutamente recuperare per garantire la continuità del tuo lavoro. Vediamoli uno per uno.Anagrafiche clienti: ragione sociale, partita IVA, codice fiscale, indirizzo, codice destinatario SDI o PEC, condizioni di pagamento, IBAN, sconti applicati, listini personalizzati. Esporta in formato CSV o Excel.Anagrafiche fornitori: stessi campi dei clienti, più eventuali ritenute d’acconto, contributi previdenziali, dati per il modello 770 e CU autonomi.Prodotti e servizi: codici interni, descrizioni, prezzi unitari, aliquote IVA, unità di misura, eventuali sconti standard. Questo dataset è spesso sottovalutato ma fondamentale per ripartire rapidamente.Fatture emesse in formato XML: scarica tutti i file .xml originali firmati, non i PDF. I PDF non hanno valore fiscale, mentre l’XML è il documento ufficiale trasmesso allo SDI.Fatture ricevute in formato XML: anche queste vanno scaricate in XML, complete delle ricevute SDI di consegna o di mancata consegna.Oltre a questi cinque dataset, è bene esportare anche eventuali preventivi attivi, ordini in corso, documenti di trasporto (DDT) e proforme non ancora trasformate in fattura. Se utilizzi la prima nota o la gestione cassa, esporta anche i movimenti finanziari per chiudere correttamente l’anno fiscale.Un consiglio operativo: crea una cartella locale strutturata sul tuo computer, ad esempio “Backup_FIC_2026”, con sottocartelle dedicate a ciascun dataset. In questo modo, quando dovrai esportare anagrafiche fatture in cloud e importarle altrove, avrai tutto organizzato e facilmente recuperabile. Procedura ufficiale export FIC step-by-stepFatture in Cloud mette a disposizione strumenti integrati per esportare anagrafiche fatture in cloud direttamente dall’area utente. La procedura ufficiale varia leggermente in base al piano sottoscritto, ma segue una logica comune. Vediamo i passaggi principali, che restano validi anche dopo gli aggiornamenti dell’interfaccia.Per l’export delle anagrafiche, dalla dashboard si accede alla sezione “Anagrafiche” o “Rubrica”. Da qui è possibile selezionare clienti e fornitori e utilizzare la funzione di esportazione, che genera un file CSV o Excel con tutti i campi compilati. Verifica sempre che il file contenga il codice destinatario SDI e la PEC: sono i due dati indispensabili per la fatturazione elettronica nel nuovo software.Per le fatture emesse in XML, accedi alla sezione “Fatture” e filtra per periodo (consigliamo di scaricare almeno gli ultimi 5 anni, meglio 10). Usa la funzione di esportazione massiva per scaricare un archivio ZIP contenente tutti i file XML. Lo stesso vale per le fatture ricevute, accessibili dalla sezione “Acquisti” o “Ricevute”.Step 1: accedi a Fatture in Cloud con credenziali da titolare account.Step 2: vai in “Impostazioni” e poi “Esportazioni” o “Backup”.Step 3: seleziona i dataset da esportare (anagrafiche, prodotti, fatture emesse, fatture ricevute).Step 4: scegli il periodo (consiglio: dal primo anno di utilizzo fino a oggi).Step 5: avvia l’export e attendi la mail con il link di download (può richiedere da pochi minuti a diverse ore).Step 6: scarica l’archivio ZIP e salvalo in almeno due posizioni diverse (PC + cloud personale).Importante: l’export ufficiale spesso esclude alcuni dati come listini personalizzati, configurazioni di magazzino o riferimenti incrociati tra documenti. Per questo motivo, dopo aver completato la procedura ufficiale, è bene fare una verifica manuale dei dati esportati per individuare eventuali lacune. Limiti del piano FIC nell’export e come gestirliNon tutti i piani Fatture in Cloud offrono le stesse funzionalità di export. I piani base, pensati per liberi professionisti con bassa fatturazione, possono avere limitazioni sul numero di documenti scaricabili in una singola sessione, sulla profondità storica o sui formati disponibili. Quando hai bisogno di esportare anagrafiche fatture in cloud in modo completo, è utile sapere come gestire questi limiti senza dover necessariamente fare un upgrade dell’abbonamento.Una prima strategia è l’export frazionato: invece di scaricare tutto in un’unica operazione, suddividi l’export per anno fiscale o per trimestre. Questo riduce il carico sui server e ti permette di aggirare eventuali soglie di sistema. Salva ogni blocco in una cartella separata e crea un indice riassuntivo per non perdere il filo.Una seconda strategia riguarda l’uso delle API. Fatture in Cloud mette a disposizione delle API REST per gli sviluppatori, accessibili dai piani business. Se il tuo commercialista o un tecnico ha competenze minime di scripting, è possibile estrarre tutti i dati in modo automatizzato, superando i limiti dell’interfaccia web standard.Infine, valuta un upgrade temporaneo del piano: pagare un mese di piano superiore solo per fare l’export completo può costare meno di 50 euro e farti risparmiare ore di lavoro manuale. Una volta scaricato tutto, puoi tornare al piano base o disdire l’abbonamento. Cosa fare se export FIC è incompleto: 3 alternativeA volte, anche dopo aver seguito la procedura ufficiale, ti accorgi che mancano dei dati. Può capitare che le ricevute SDI non vengano allegate, che i listini personalizzati non siano inclusi, o che alcuni documenti molto vecchi non risultino nell’archivio. Quando l’export FIC è incompleto, hai tre alternative concrete per recuperare ciò che manca prima di completare la migrazione.Alternativa 1: scaricare dal portale Fatture e CorrispettiviL’Agenzia delle Entrate conserva nel portale Fatture e Corrispettivi tutte le fatture elettroniche transitate dallo SDI. Accedendo con SPID, CIE o credenziali Entratel, puoi scaricare i file XML originali di tutte le fatture emesse e ricevute, indipendentemente dal software che hai usato per emetterle. Questa è la fonte ufficiale più affidabile: i file conservati dall’Agenzia hanno valore probatorio pieno.Alternativa 2: richiedere un export completo all’assistenza FICSe l’export ufficiale presenta problemi tecnici, puoi aprire un ticket di assistenza al supporto di Fatture in Cloud. Per ottenere risposta rapida, specifica nel ticket: numero di documenti mancanti, periodo di riferimento, dataset coinvolti e formato richiesto. In molti casi, l’assistenza è in grado di rigenerare l’archivio completo entro pochi giorni lavorativi.Alternativa 3: ricostruzione manuale assistita dal CAFQuando i dati mancanti riguardano anagrafiche complesse o storico di pochi documenti, il CAF Centro Fiscale di Udine può supportarti nella ricostruzione manuale. Incrociamo i dati del tuo registro IVA, delle dichiarazioni dei redditi e delle comunicazioni LIPE per ricostruire un quadro completo del tuo storico fiscale, anche se il software di origine non ha esportato tutto. Importare i dati nel nuovo software: cosa controllareUna volta completato l’export, il passaggio successivo è importare i dati nel nuovo gestionale. Anche in questa fase ci sono accorgimenti fondamentali per garantire che le anagrafiche e lo storico siano riconosciuti correttamente. Prima di cliccare “importa”, verifica sempre tre aspetti chiave.Il primo è la mappatura dei campi: ogni software organizza le anagrafiche in modo leggermente diverso. Ad esempio, FIC può chiamare un campo “Codice SDI” mentre il nuovo software lo chiama “Codice destinatario” o “Codice univoco ufficio”. Quasi tutti i sistemi seri ti propongono una schermata di mappatura dove associ manualmente le colonne del CSV ai campi interni: dedica tempo a questo passaggio, perché un errore qui si trascina per anni.Il secondo aspetto è la gestione dei duplicati. Se hai già inserito qualche cliente nel nuovo software durante la fase di test, l’import potrebbe creare duplicati. Verifica se il sistema offre l’opzione “aggiorna se esistente” basata su partita IVA o codice fiscale, oppure fai prima una pulizia delle anagrafiche di test.Il terzo controllo riguarda la numerazione fatture. Quando importi lo storico, devi impostare correttamente il numero della prima fattura da emettere nel nuovo software. Se l’ultima fattura emessa su FIC era la numero 245 del 2026, la prima nel nuovo software deve essere la 246, mantenendo la sequenza per tutto l’anno solare in corso. Una numerazione interrotta o duplicata può creare problemi in caso di controllo. Come testare la migrazione senza compromettere il lavoroCambiare software di fatturazione mentre il lavoro è in corso può sembrare rischioso, ma con una procedura di test strutturata in 5 step è possibile farlo senza interrompere l’attività quotidiana. L’idea è validare il nuovo gestionale prima di disattivare il vecchio, mantenendo una sovrapposizione operativa di alcune settimane.Step 1 – Setup parallelo: attiva il nuovo gestionale e configura tutti i parametri base (dati aziendali, regime fiscale, conservazione, IBAN) senza ancora trasferirvi le anagrafiche complete.Step 2 – Import campione: importa solo 10-15 anagrafiche e qualche prodotto rappresentativo. Verifica che ogni campo sia mappato correttamente.Step 3 – Fattura di test: emetti una fattura reale di basso importo (ad esempio, un cliente fidato che accetta una prova) e verifica che lo SDI la accetti e la consegni correttamente.Step 4 – Import massivo: una volta validato il flusso, importa tutto il resto delle anagrafiche e dei prodotti, controllando i totali (numero clienti, numero prodotti) tra vecchio e nuovo sistema.Step 5 – Switch graduale: per le prime 2-4 settimane, emetti fatture solo dal nuovo software ma mantieni l’abbonamento FIC attivo per consultazione storica. Disdici solo quando sei certo che tutto funziona.Questa procedura permette anche di formare gli operatori con calma. Se hai dipendenti o collaboratori che usano il gestionale, dedicare 2-3 sessioni di formazione sul nuovo software riduce drasticamente gli errori operativi nelle prime settimane di utilizzo.Ricorda che, durante la sovrapposizione, devi evitare di emettere la stessa fattura su entrambi i sistemi: scegli una data di switch precisa (ad esempio, primo del mese successivo) e da quel giorno usa esclusivamente il nuovo software. Software che facilitano l’import da FICSul mercato italiano esistono diversi software di fatturazione elettronica, ognuno con caratteristiche specifiche. Alcuni hanno funzionalità dedicate per facilitare l’import dei dati provenienti da Fatture in Cloud, riconoscendo il formato dei file esportati e automatizzando la mappatura dei campi. Questo riduce drasticamente i tempi di migrazione.Tra le soluzioni che si distinguono per semplicità di import e supporto in italiano, Fatturazione Italia ha un percorso dedicato a chi arriva da Fatture in Cloud o da Excel: clienti, fornitori e prodotti si importano dai file Excel (.xlsx) o CSV esportati da FIC, con un’anteprima prima di salvare. Le colonne vengono riconosciute da sole, le righe sbagliate sono spiegate e i doppioni vengono saltati o aggiornati, così il controllo su mappatura e duplicati descritto sopra si fa a colpo d’occhio. Le fatture già emesse si portano dall’export Excel di FIC o dai file XML e diventano fatture “storiche”: contano nel fatturato e nella soglia del forfettario, la numerazione continua da dove eri arrivato e nessuna fattura importata viene rimandata allo SDI o al Sistema TS. Dopo l’import ricordati di cambiare il codice destinatario sul portale Fatture e Corrispettivi, se avevi registrato quello di FIC, e di togliere il rinnovo automatico del vecchio abbonamento quando hai finito le verifiche.Puoi scoprire i dettagli direttamente sul loro sito: fatturazioneitalia.it, dove è possibile valutare il piano più adatto al tuo volume di fatturazione (Start a 49 € + IVA l’anno, 59,78 € IVA inclusa, con 150 fatture; Pro a 89 € + IVA l’anno, 108,58 € IVA inclusa, con 500 fatture; l’import è compreso in tutti i piani) e attivare la prova gratuita di 14 giorni senza carta prima di completare la migrazione definitiva.Altri elementi da valutare nella scelta del nuovo software sono: presenza di assistenza clienti in italiano, costi annuali rispetto al volume di documenti, integrazione con la conservazione a norma AgID, possibilità di gestione multi-utente, compatibilità con scanner o app mobile per fatture al volo. Non c’è una scelta universalmente migliore: dipende dal tuo regime fiscale, dal numero di fatture annuali e dalle integrazioni necessarie con la tua banca o il tuo commercialista.Il CAF Centro Fiscale di Udine, neutrale rispetto ai software, può aiutarti a valutare quale gestionale risponde meglio alle tue esigenze e a gestire la fase di transizione, occupandosi della verifica dei dati esportati e dell’import nel nuovo sistema. FontiCodice civile, art. 2220: conservazione delle scritture contabili per dieci anni (Normattiva)Agenzia delle Entrate, servizi gratuiti di predisposizione, consultazione e conservazione delle fatture elettroniche (portale Fatture e Corrispettivi)Agenzia delle Entrate, Fatturazione elettronica e Sistema di Interscambio (area tematica ufficiale)Domande Frequenti su come esportare anagrafiche da Fatture in CloudQuanto tempo serve per esportare anagrafiche fatture in cloud in modo completo?Per una partita IVA di piccole dimensioni con poche centinaia di anagrafiche, l’export completo richiede dalle 2 alle 4 ore di lavoro effettivo, distribuibile su più giorni. Per realtà più strutturate, con migliaia di clienti e fornitori e storico decennale, è bene prevedere 1-2 settimane di attività, includendo verifiche e correzioni.Posso disdire l’abbonamento FIC subito dopo l’export?È sconsigliato. Meglio mantenere l’abbonamento attivo per almeno 2-3 mesi dopo la migrazione, in modo da poter consultare lo storico in caso di necessità e completare eventuali integrazioni di dati mancanti. Solo quando sei certo che il nuovo sistema funziona perfettamente e che tutti i dati sono stati trasferiti correttamente, puoi disdire.Cosa succede alle fatture conservate se chiudo Fatture in Cloud?Se utilizzavi il servizio di conservazione a norma integrato, devi prima esportare le fatture conservate e migrarle su un nuovo fornitore certificato AgID, oppure scaricarle e archiviarle autonomamente nel rispetto delle norme. Le fatture restano comunque consultabili sul portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate.Il nuovo software può recuperare automaticamente le fatture dallo SDI?Sì, molti software permettono di sincronizzarsi con il sistema dell’Agenzia delle Entrate per scaricare automaticamente le fatture passive (ricevute) dallo SDI. Per le fatture attive (emesse) prima della migrazione, invece, devi importarle manualmente dai file XML esportati da FIC o scaricati dal portale Fatture e Corrispettivi.Il CAF può occuparsi di tutto il processo di export e migrazione?Sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di assistenza completa per la migrazione: dalla verifica dei dati su FIC, all’export strutturato dei dataset critici, fino all’import nel nuovo software e al test di funzionamento. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online, per partite IVA di tutta Italia. Conclusione: una migrazione serena è possibileEsportare anagrafiche fatture in cloud è un’operazione tecnica che, se gestita con metodo e pianificazione, non comporta perdite di dati o interruzioni del lavoro. Il segreto è agire con anticipo, verificare ogni dataset prima di disdire il vecchio abbonamento e testare il nuovo sistema in parallelo per qualche settimana.Ricorda che lo storico fiscale è un patrimonio aziendale: i file XML, le ricevute SDI e le anagrafiche costruite negli anni devono essere conservati anche dopo il cambio software. La scelta del nuovo gestionale dipende dalle tue esigenze specifiche, e una valutazione preventiva con un consulente fiscale ti permette di evitare errori costosi.Hai bisogno di assistenza per esportare anagrafiche fatture in cloud e migrare su un nuovo software senza perdere dati? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti aiutiamo a uscire serenamente da FIC, conservando tutto lo storico e garantendo continuità nella fatturazione elettronica.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-22 13:00:002026-10-11 22:31:05Esportare Anagrafiche da Fatture in Cloud: Procedura Sicura 2026
NOTIZIEForfettario a 100mila euro e IVA dagli 85mila: cosa valuta il Governo per la Manovra 2027Il forfettario a 100mila euro non è una regola: è un’ipotesi emersa nel dibattito sulla Manovra 2027. Al 21 ottobre 2026 il disegno di legge di bilancio non risulta ancora presentato alle Camere e oggi il tetto dei ricavi del regime forfettario resta fissato a 85.000 euro. L’idea in discussione prevede di restare nel forfettario fino a 100.000 euro, applicando però l’IVA sulle operazioni oltre gli 85.000 euro.Indice dei contenutiCosa sta valutando il Governo sul forfettario a 100mila euro?Il disegno di legge di bilancio 2027 è già stato approvato?Quali regole valgono oggi per il regime forfettario?Perché l’IVA scatterebbe dagli 85mila euro? Il vincolo europeoCosa cambierebbe se l’ipotesi diventasse legge?Domande frequenti sul forfettario a 100mila euroFontiIn sintesiIpotesi, non norma: il tetto a 100.000 euro per il forfettario è allo studio per la Manovra 2027, senza alcun testo approvato.Disegno di legge di bilancio: alla data del 21 ottobre 2026 non risulta ancora presentato al Parlamento; secondo le ricostruzioni di stampa l’esame in Consiglio dei ministri è slittato a fine ottobre, data non ancora ufficiale.Regole vigenti: soglia ricavi 85.000 euro, uscita immediata oltre 100.000 euro, imposta sostitutiva al 15% (5% per le nuove attività).Vincolo UE: la direttiva (UE) 2020/285 fissa a 85.000 euro il massimo della franchigia IVA; per questo l’ipotesi prevede l’IVA tra 85.000 e 100.000 euro.Cosa sta valutando il Governo sul forfettario a 100mila euro?Nelle ultime settimane si è parlato dell’innalzamento del tetto del forfettario da 85.000 a 100.000 euro tra le possibili misure della legge di bilancio per il 2027. Le notizie diffuse dalla stampa descrivono uno schema in due livelli: fino a 85.000 euro di ricavi nulla cambierebbe, mentre tra 85.000 e 100.000 euro il contribuente resterebbe nel regime forfettario ma dovrebbe applicare l’IVA.Un passaggio ufficiale, però, c’è e riguarda la soglia di oggi: il 21 ottobre 2026 il Dipartimento delle Finanze del MEF ha aperto una consultazione pubblica sull’innalzamento a 85.000 euro della soglia dei ricavi per accedere al forfettario, disposto dalla legge di bilancio 2023 (legge 197/2022). La consultazione resta aperta fino al 18 novembre 2026: è una verifica dell’impatto della regolamentazione (VIR), cioè un questionario per valutare gli effetti della soglia in vigore, non una proposta di portarla a 100.000 euro.Si tratta, ripetiamo, di indiscrezioni e ipotesi di lavoro: non esiste a oggi un articolo di legge, una bozza ufficiale o un comunicato del Ministero dell’Economia che fissi importi, decorrenza o modalità. Per il quadro generale del confronto politico sulla manovra puoi leggere anche l’articolo su flat tax, pensioni, giovani e forfettari nella Manovra 2027. Il disegno di legge di bilancio 2027 è già stato approvato?No, il disegno di legge di bilancio 2027 non risulta ancora approvato alla data del 21 ottobre 2026. Il passaggio ufficiale già compiuto è il Documento programmatico di bilancio (DPB), approvato dal Consiglio dei ministri del 13 ottobre 2026, cioè il documento che il Governo invia alle istituzioni europee per indicare i grandi saldi della manovra. Il DPB non contiene il testo delle norme fiscali e non conferma, da solo, alcuna modifica al forfettario.Il disegno di legge di bilancio è il testo con le norme vere e proprie: viene approvato dal Consiglio dei ministri e poi trasmesso alle Camere, dove può essere modificato. Secondo le ricostruzioni di stampa, l’esame del disegno di legge in Consiglio dei ministri, inizialmente atteso intorno al 20 ottobre, è slittato più volte ed è ora ipotizzato per fine ottobre, con successiva trasmissione alle Camere: sono informazioni non ufficiali, da confermare con i comunicati del Governo. Le tappe già note sono riassunte nell’approfondimento sulle tappe della Manovra 2027 e le misure sul tavolo. Quali regole valgono oggi per il regime forfettario?Finché non arriva una nuova legge, il regime forfettario resta disciplinato dall’articolo 1, commi 54-89, della legge 190/2014. Le regole oggi in vigore, valide anche per il 2026, sono queste:Soglia di ricavi o compensi: 85.000 euro annui. Se la superi, esci dal forfettario dall’anno successivo.Uscita immediata: se nell’anno superi i 100.000 euro, il regime cessa subito e l’IVA è dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento, senza ricalcolare le operazioni precedenti.Reddito da lavoro dipendente o pensione: non deve superare 35.000 euro nell’anno precedente (limite valido per il 2025 e il 2026).Imposta sostitutiva: 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività che rispetta le condizioni di legge.L’imposta sostitutiva è una tassa unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP: invece di più imposte, ne paghi una sola calcolata su una quota forfettaria dei ricavi. Nel regime attuale il forfettario non applica l’IVA in fattura, ed è proprio questo il punto su cui interviene l’ipotesi allo studio. Perché l’IVA scatterebbe dagli 85mila euro? Il vincolo europeoLa ragione è nel diritto europeo. La direttiva 2006/112/CE (la direttiva IVA), come modificata dalla direttiva (UE) 2020/285, consente agli Stati membri di esonerare dall’IVA le piccole imprese, la cosiddetta franchigia IVA, fino a un massimo di 85.000 euro di fatturato annuo. Le nuove regole si applicano dal 1° gennaio 2025.Nel forfettario l’esenzione IVA è collegata al regime fiscale: chi ne fa parte non addebita l’IVA ai clienti. Portare il tetto a 100.000 euro mantenendo l’esenzione IVA contrasterebbe con il limite europeo di 85.000 euro, a meno di una nuova decisione di esecuzione del Consiglio dell’Unione europea che autorizzi una deroga all’Italia. Ad oggi non ne risulta alcuna per una soglia di 100.000 euro: l’ultima deroga ottenuta, la decisione di esecuzione (UE) 2023/664 del Consiglio, copriva la soglia di 85.000 euro per il 2023 e il 2024, prima che dal 2025 la direttiva 2020/285 consentisse quel limite senza autorizzazioni specifiche. Per questo l’ipotesi riportata dalla stampa separa i due piani: regime fiscale agevolato fino a 100.000 euro, ma IVA applicata sulla parte eccedente gli 85.000 euro.Non risulta, alla data odierna, che tale schema sia stato formalizzato in un atto ufficiale: i tempi e l’esito di un eventuale confronto con le istituzioni europee restano quindi incerti. Cosa cambierebbe se l’ipotesi diventasse legge?Va chiarito che quanto segue è un ragionamento teorico, non una descrizione di norme in vigore. Immagina una professionista in forfettario che nel 2027 arrivi a 92.000 euro di ricavi: con le regole di oggi uscirebbe dal regime dal 2028; con l’ipotesi in esame resterebbe nel forfettario, ma sulle fatture oltre la quota di 85.000 euro dovrebbe addebitare l’IVA ai clienti, con i relativi adempimenti.Restano da chiarire molti dettagli: da quale anno varrebbe la novità, come si calcolerebbe il passaggio dei 85.000 euro, quali obblighi di liquidazione e dichiarazione IVA scatterebbero e come verrebbero trattati i contributi. Finché non c’è un testo ufficiale, la scelta prudente è non modificare la pianificazione in base alle indiscrezioni e continuare a monitorare i ricavi rispetto alla soglia di 85.000 euro oggi vigente. Domande frequenti sul forfettario a 100mila euroIl forfettario a 100mila euro è già in vigore?No. Il limite di ricavi del forfettario resta 85.000 euro; il tetto di 100.000 euro è solo un’ipotesi legata alla Manovra 2027.Cosa succede oggi se supero 85.000 euro di ricavi?Resti nel forfettario fino alla fine dell’anno e lo lasci dall’anno successivo. Se invece superi 100.000 euro nel corso dell’anno, esci subito e l’IVA è dovuta dall’operazione che determina il superamento.Perché si parla di IVA dagli 85mila euro?Perché la direttiva (UE) 2020/285 fissa a 85.000 euro il massimo della franchigia IVA nazionale. L’ipotesi tiene quindi separati il tetto del regime fiscale e la soglia dell’IVA.Il limite di 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente cambia?Al momento no: per il 2025 e il 2026 il limite è 35.000 euro. Eventuali modifiche per gli anni successivi dipenderebbero dal testo definitivo della manovra.FontiDipartimento delle Finanze (MEF), consultazione pubblica sull’innalzamento a 85.000 euro della soglia dei ricavi per il regime forfetario, dal 21 ottobre al 18 novembre 2026Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario) – NormattivaDirettiva (UE) 2020/285 del Consiglio, del 18 febbraio 2020, che modifica la direttiva 2006/112/CE sul regime speciale per le piccole imprese – EUR-LexDirettiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto – EUR-LexComunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 192 del 13 ottobre 2026 (approvazione del Documento programmatico di bilancio 2027) – Governo.itDecisione di esecuzione (UE) 2023/664 del Consiglio (deroga all’art. 285 della direttiva 2006/112/CE per l’Italia, soglia 85.000 euro, anni 2023-2024) – EUR-LexMinistero dell’Economia e delle Finanze, sito istituzionale (aggiornamenti sulla manovra) – mef.gov.itQuesto articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Ottobre 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-22 11:00:002026-10-22 09:21:16Forfettario a 100mila euro e IVA dagli 85mila: cosa valuta il Governo per la Manovra 2027
NOTIZIEPensioni dal 2027: nuovi coefficienti di trasformazione, quanto cambia l’assegno contributivoI coefficienti di trasformazione 2027 sono più bassi di quelli in vigore nel biennio 2025-2026: a 67 anni il coefficiente scende dal 5,608% al 5,514%. Lo prevede il decreto direttoriale del Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che li rideterminano con decorrenza dal 1° gennaio 2027. In pratica, a parità di contributi versati, chi andrà in pensione dal 2027 con il metodo contributivo riceverà un assegno leggermente più basso.Il coefficiente di trasformazione è il numero (una percentuale) che serve a trasformare in pensione annua il capitale versato nel corso della vita lavorativa, chiamato montante contributivo. Più è basso, meno rende ogni euro di contributi. Vediamo i nuovi valori e un esempio concreto.In sintesiI nuovi coefficienti di trasformazione valgono per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2027 e sostituiscono quelli del biennio 2025-2026.A 67 anni il coefficiente passa dal 5,608% al 5,514% (-1,68% in termini relativi).Su un montante di 300.000 euro l’assegno annuo lordo scende da 16.824 a 16.542 euro (-282 euro l’anno).Sono coinvolti il contributivo puro e la quota contributiva del sistema misto; il solo retributivo non è toccato.I coefficienti non cambiano i requisiti per andare in pensione, che seguono una regola a parte.Indice dei contenutiCosa cambia con i coefficienti di trasformazione 2027?Quali sono i nuovi coefficienti per età (2027-2028)?Quanto cambia l’assegno contributivo? Un esempio con 300.000 euroChi è coinvolto dai nuovi coefficienti di trasformazione?Perché i coefficienti scendono? Il ruolo della speranza di vitaDomande frequenti sui coefficienti di trasformazione 2027FontiCosa cambia con i coefficienti di trasformazione 2027?I coefficienti di trasformazione vengono aggiornati ogni due anni. La regola nasce dalla legge 335/1995 (riforma Dini, art. 1 comma 6), è stata ripresa dalla legge 247/2007 e resa biennale dal decreto-legge 201/2011. Gli ultimi aggiornamenti sono stati il decreto del 1° dicembre 2022 (valido dal 1° gennaio 2023) e quello del 20 novembre 2024 (valido dal 1° gennaio 2025). Il nuovo decreto stabilisce i valori per il biennio 2027-2028.Il decreto è composto da un articolo unico: dal 1° gennaio 2027 i divisori e i coefficienti della Tabella A allegata alla legge 247/2007 e alla legge 335/1995 sono sostituiti da quelli della nuova tabella. Il testo richiama i dati demografici ed economici trasmessi dall’ISTAT il 27 maggio 2026 e la conferenza di servizi tra Lavoro ed Economia del 22 giugno 2026, che ha approvato la nota tecnica con la metodologia di calcolo. Il tasso di sconto utilizzato resta all’1,5%. Quali sono i nuovi coefficienti per età (2027-2028)?La tabella riporta i coefficienti per le età da 57 a 71 anni. Accanto ai valori 2027-2028 abbiamo messo quelli in vigore nel biennio 2025-2026 (decreto del 20 novembre 2024) e la variazione relativa: ogni coefficiente cala, e il calo è più marcato con l’aumentare dell’età.EtàCoefficiente 2025-2026Coefficiente 2027-2028Variazione relativa574,204%4,153%-1,21%584,308%4,254%-1,25%594,419%4,361%-1,31%604,536%4,475%-1,34%614,661%4,596%-1,39%624,795%4,725%-1,46%634,936%4,863%-1,48%645,088%5,009%-1,55%655,250%5,166%-1,60%665,423%5,334%-1,64%675,608%5,514%-1,68%685,808%5,707%-1,74%696,024%5,914%-1,83%706,258%6,139%-1,90%716,510%6,382%-1,97%La tabella ufficiale riporta anche i divisori, cioè il numero per cui si divide il montante: il coefficiente è semplicemente l’inverso del divisore. A 67 anni il divisore 2027-2028 è 18,136 (contro 17,831 del biennio precedente). La variazione relativa è calcolata da noi sui valori ufficiali. Quanto cambia l’assegno contributivo? Un esempio con 300.000 euroIl calcolo è semplice: pensione annua lorda = montante contributivo × coefficiente. Per avere l’importo mensile si divide per 13 mensilità (12 più la tredicesima). Immagina che Marco abbia accumulato un montante di 300.000 euro e che lasci il lavoro a 67 anni.Con i coefficienti 2025-2026: 300.000 × 5,608% = 16.824 euro l’anno, pari a circa 1.294 euro lordi al mese.Con i coefficienti 2027-2028: 300.000 × 5,514% = 16.542 euro l’anno, pari a circa 1.272 euro lordi al mese.Differenza: 282 euro l’anno, circa 22 euro lordi al mese (-1,68%).L’esempio è volutamente semplificato: considera l’età di 67 anni tonda e un montante identico nei due casi, mentre nella pratica l’importo dipende da contributi, rivalutazioni e mesi di età alla decorrenza. Va letto anche al lordo di imposte. Resta il fatto che un coefficiente più basso rende la pensione meno generosa: lo stesso montante a 71 anni passa da un coefficiente del 6,510% al 6,382%. Chi è coinvolto dai nuovi coefficienti di trasformazione?I nuovi coefficienti si applicano alle pensioni calcolate, in tutto o in parte, con il metodo contributivo e con decorrenza dal 1° gennaio 2027. Riguardano quindi:i lavoratori in contributivo puro, cioè senza contributi versati prima del 1996;chi è nel sistema misto, ma soltanto per la quota contributiva della pensione;chi sceglie un’uscita calcolata con il contributivo, come l’opzione di uscita con calcolo contributivo.Restano fuori i pensionati che hanno già la pensione in pagamento, che non vengono ricalcolati. Non sono toccati nemmeno coloro che hanno una pensione calcolata interamente con il sistema retributivo, basato sulle ultime retribuzioni e non sul montante. Per capire in quale gruppo ti trovi e cosa significa per le tue scelte, puoi approfondire nella nostra Pensioni 2026: Guida Completa al Pensionamento in Italia. Perché i coefficienti scendono? Il ruolo della speranza di vitaI coefficienti sono calcolati sulla base delle rilevazioni demografiche e dell’andamento di lungo periodo del PIL rispetto ai redditi soggetti a contribuzione, rilevati dall’ISTAT. Se si vive in media più a lungo, la stessa somma accumulata deve essere distribuita su più anni di pensione: l’assegno annuo che ne deriva si abbassa. Per questo il coefficiente è legato alla speranza di vita.Attenzione però a non confondere due meccanismi diversi. I coefficienti di trasformazione incidono sull’importo della pensione contributiva. L’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita incide invece su quando si può andare in pensione: per la generalità dei lavoratori è di +1 mese nel 2027 e di +3 mesi complessivi dal 2028 (la vecchiaia passa quindi a 67 anni e 1 mese nel 2027). Sono due decreti distinti, con basi di calcolo diverse. Il quadro dei requisiti è spiegato in Pensioni 2026: requisiti e opzioni di uscita. Domande frequenti sui coefficienti di trasformazione 2027Da quando valgono i nuovi coefficienti?Valgono per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2027 e restano in vigore per il biennio 2027-2028, fino alla successiva revisione.Le pensioni già in pagamento diminuiscono?No. I coefficienti si applicano al momento del calcolo della pensione, per chi la fa decorrere dal 2027 in poi. Gli assegni già liquidati non vengono ricalcolati.Conviene aspettare per avere un coefficiente più alto?Un’età più alta dà un coefficiente più alto (a 67 anni 5,514%, a 68 anni 5,707%) e si versano altri contributi, ma la scelta va valutata caso per caso.Il coefficiente cambia l’età per andare in pensione?No. Determina solo l’importo della quota contributiva. I requisiti seguono l’adeguamento alla speranza di vita: +1 mese nel 2027 e +3 mesi complessivi dal 2028.FontiMinistero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, decreto direttoriale del 16 ottobre 2026 sulla rideterminazione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo dal 1° gennaio 2027 (articolo unico e tabella allegata, Tabella A dell’Allegato 2 della legge 247/2007 e Tabella A della legge 335/1995).Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, decreto direttoriale del 20 novembre 2024 sui coefficienti in vigore dal 1° gennaio 2025 (biennio 2025-2026).Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 1 (comma 6 e comma 11); legge 24 dicembre 2007, n. 247, art. 1 (commi 14 e 15); decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24 (convertito dalla legge 214/2011), consultabili su Normattiva.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Ottobre 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-22 09:00:002026-10-21 09:25:56Pensioni dal 2027: nuovi coefficienti di trasformazione, quanto cambia l’assegno contributivo
NOTIZIEModello Redditi PF 2026, ultimi giorni: invio entro il 2 novembreIl modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) va inviato entro lunedì 2 novembre 2026. La scadenza ordinaria sarebbe il 31 ottobre, ma quest’anno cade di sabato e quindi slitta al primo giorno lavorativo successivo. Restano pochi giorni utili per controllare i dati ed evitare errori.In sintesiInvio del modello Redditi PF 2026 entro lunedì 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato).Controlli finali su quadro RW (esteri), quadro LM (forfettari), crediti e acconti.Un errore si corregge con una nuova dichiarazione nei termini o con una integrativa.Chi perde la scadenza può presentare la dichiarazione tardiva entro 90 giorni: sanzione di 250 euro, ravvedibile.Il modello Redditi persone fisiche è la dichiarazione dei redditi che riguarda soprattutto chi ha una partita IVA, chi ha redditi da lavoro autonomo o d’impresa, chi possiede attività all’estero o non può usare il 730. Per capire come è fatto il modello, puoi leggere la guida completa al modello Redditi PF 2026.Indice dei contenutiEntro quando va inviato il modello Redditi PF 2026?Cosa controllare prima dell’invio del Redditi PF?Il quadro RW del modello Redditi PF 2026 è stato abolito?Cosa deve controllare nel quadro LM chi è in regime forfettario?Cosa fare se si scopre un errore dopo l’invio?Cosa succede se si perde la scadenza: dichiarazione tardiva entro 90 giorni?Domande frequenti sul modello Redditi PF 2026FontiEntro quando va inviato il modello Redditi PF 2026?Il termine ordinario di invio telematico del modello Redditi PF 2026 è il 31 ottobre. Poiché nel 2026 quella data è un sabato, la scadenza passa a lunedì 2 novembre 2026. Il rinvio al primo giorno feriale è la regola generale per gli adempimenti fiscali che scadono in un giorno festivo o di sabato.Attenzione a non confondere l’invio della dichiarazione con il pagamento delle imposte. Sono due adempimenti distinti, con termini diversi: l’invio entro il 2 novembre non sostituisce i versamenti di saldo e acconti, che hanno le loro scadenze. Il calendario completo è nella pagina sulle scadenze fiscali di ottobre 2026. Cosa controllare prima dell’invio del Redditi PF?Negli ultimi giorni conviene fare un controllo finale con calma, partendo dai dati che cambiano meno ma pesano di più. Una dichiarazione corretta evita rettifiche, richieste di chiarimenti e sanzioni. Ecco i punti da verificare:Anagrafica e codice fiscale: residenza, stato civile e familiari a carico devono corrispondere alla situazione del 2025.Redditi e ricavi: devono coincidere con fatture, Certificazioni Uniche e documenti contabili dell’anno d’imposta 2025.Oneri e detrazioni: servono i documenti che provano spese mediche, interessi del mutuo, ristrutturazioni e altre voci.Crediti e acconti: importi riportati dalla dichiarazione precedente, acconti versati e ritenute subite.Quadri speciali: RW per le attività estere, LM per i forfettari, RR per i contributi.Un esempio pratico: Marco ha versato due acconti nel 2025 ma ne ha riportato uno solo nel quadro RN. Il risultato è un saldo troppo alto, o un credito sbagliato che l’Agenzia delle Entrate può contestare. Bastano pochi minuti di confronto con le ricevute F24 per evitarlo. Il quadro RW del modello Redditi PF 2026 è stato abolito?No, il quadro RW non è abolito nel modello Redditi PF 2026. Il quadro RW serve a dichiarare le attività finanziarie e gli immobili detenuti all’estero (ad esempio un conto corrente in un altro Paese o una casa di proprietà all’estero) ai fini del monitoraggio fiscale. Resta quindi il quadro da compilare nel Redditi PF per queste situazioni.Il quadro W, invece, esiste solo nel modello 730. Chi presenta il Redditi PF non lo trova: per gli stessi dati usa il RW. Controlla in particolare di aver indicato tutte le attività estere possedute nel 2025, anche quelle che non producono reddito, e di aver compilato le informazioni su valore iniziale e finale. Dimenticare un conto estero è tra le dimenticanze più delicate, perché le sanzioni sul monitoraggio fiscale possono essere rilevanti. Cosa deve controllare nel quadro LM chi è in regime forfettario?Chi applica il regime forfettario (la tassazione agevolata con imposta sostitutiva unica, al posto di IRPEF e addizionali) compila il quadro LM del modello Redditi PF 2026. Qui si indicano i ricavi, il coefficiente di redditività (la percentuale del ricavo che si considera reddito) e l’imposta sostitutiva dovuta.I controlli più utili sono tre: che il codice ATECO e il relativo coefficiente siano quelli corretti, che i contributi previdenziali versati nel 2025 siano riportati nel quadro giusto e che il limite di ricavi non sia stato superato. Se hai dubbi, la pagina dedicata ai forfettari e al modello Redditi PF 2026 spiega come si compila il quadro. Cosa fare se si scopre un errore dopo l’invio?Se ti accorgi di un errore quando la scadenza non è ancora passata, puoi inviare una nuova dichiarazione correttiva nei termini: sostituisce integralmente la precedente, come se fosse l’unica presentata. Per questo conviene verificare bene prima, ma sapere che il rimedio esiste toglie ansia.Dopo il 2 novembre 2026 la correzione passa dalla dichiarazione integrativa, prevista dall’articolo 2, commi 8 e 8-bis, del DPR 322/1998. Si usa per correggere errori o omissioni, sia quando emerge più imposta da pagare sia quando emerge un credito maggiore. I termini e le conseguenze cambiano a seconda dell’errore: in questi casi il consiglio è valutare ogni situazione con un esperto, prima di agire. Cosa succede se si perde la scadenza: dichiarazione tardiva entro 90 giorni?Se la scadenza del 2 novembre 2026 sfugge, non tutto è perduto. Una dichiarazione presentata entro 90 giorni dalla scadenza è considerata valida, anche se tardiva (art. 2, comma 7, DPR 322/1998). Non è quindi omessa, ma si applica una sanzione per il ritardo.La sanzione per la dichiarazione tardiva è di 250 euro, ma può essere ridotta con il ravvedimento operoso (il pagamento spontaneo della sanzione in misura ridotta) a un decimo, cioè 25 euro. Conviene quindi muoversi subito: più il ritardo è breve, più il rimedio è semplice.Superati i 90 giorni, invece, la dichiarazione si considera omessa. In questo caso la sanzione sale al 120% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro, e può essere ridotta solo con il ravvedimento spontaneo nelle forme previste.Domande frequenti sul modello Redditi PF 2026Qual è la scadenza del modello Redditi PF 2026?Il modello Redditi PF 2026 va inviato entro lunedì 2 novembre 2026. La scadenza ordinaria del 31 ottobre cade di sabato e slitta al primo giorno lavorativo successivo.Il quadro RW è stato abolito?No. Il quadro RW del modello Redditi PF resta in vigore per le attività e gli immobili all’estero. Il quadro W esiste solo nel modello 730.Quanto costa presentare il Redditi PF in ritardo?Entro 90 giorni dalla scadenza la dichiarazione è tardiva e vale: la sanzione è di 250 euro, ravvedibile a un decimo, cioè 25 euro. Oltre i 90 giorni la dichiarazione è considerata omessa.Posso correggere un errore dopo l’invio?Sì. Entro la scadenza si può inviare una nuova dichiarazione che sostituisce la precedente. Dopo la scadenza si usa la dichiarazione integrativa, prevista dall’articolo 2 del DPR 322/1998. FontiDecreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, art. 2 (presentazione delle dichiarazioni, dichiarazioni tardive e integrative): testo del decreto sul sito dell’Agenzia delle EntrateAgenzia delle Entrate, Redditi 2026 Persone fisiche, istruzioni per la compilazione: istruzioni Redditi PF 2026, fascicolo 1Agenzia delle Entrate, schede sulle dichiarazioni: pagina ufficiale dichiarazioniQuesto articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-22 07:00:002026-10-19 21:57:35Modello Redditi PF 2026, ultimi giorni: invio entro il 2 novembre