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Rivalsa INPS 4% fattura e contributo cassa: guida 2026 con esempi

fatturazione elettronica CAF Udine

Rivalsa INPS 4% fattura, contributo integrativo, marca da bollo: sono le tre voci che mandano più in confusione chi emette le prime fatture da libero professionista. Se sei iscritto alla Gestione Separata INPS ti sarai chiesto se puoi aggiungere il 4% al compenso, se è obbligatorio e come va scritto. Se invece hai una cassa professionale (come ENPAP per gli psicologi, Inarcassa per ingegneri e architetti o ENPAPI per gli infermieri), devi capire come indicare il contributo integrativo e che percentuale applicare.

Le due voci si assomigliano, ma funzionano in modo diverso: una è facoltativa e resta a te, l’altra è obbligatoria e finisce alla cassa. Cambiano anche il trattamento ai fini IVA, della ritenuta d’acconto e del calcolo della marca da bollo da 2 euro, un dettaglio che nel regime forfettario fa spesso la differenza.

In questa guida aggiornata al 2026 vediamo, con parole semplici e esempi numerici, come si indica la rivalsa INPS 4% in fattura, come si calcola il contributo integrativo di cassa e come si comportano entrambi con IVA, ritenuta e bollo. Alla fine saprai compilare ogni rivalsa INPS 4% fattura dopo fattura senza errori.

Rivalsa INPS 4% fattura: cos’è e chi può applicarla

La rivalsa INPS del 4% è una maggiorazione che il professionista iscritto alla Gestione Separata INPS può aggiungere al proprio compenso in fattura. La prevede l’art. 1, comma 212, della Legge 662/1996, che riconosce il diritto di addebitare al cliente, in via definitiva, una percentuale “nella misura del 4 per cento dei compensi lordi”. In parole semplici: puoi chiedere al cliente di sostenere una piccola parte del costo dei tuoi contributi previdenziali.

Ma cos’è la Gestione Separata? È la “cassa” dell’INPS per i liberi professionisti con partita IVA che non hanno un ente previdenziale di categoria: ad esempio consulenti, formatori, grafici, informatici, ma anche fisioterapisti, logopedisti e le altre professioni sanitarie prive di cassa. Nel 2026 l’aliquota è del 26,07% (24% per chi è già pensionato o assicurato presso un’altra gestione obbligatoria), come indicato dalla Circolare INPS n. 8/2026.

Due numeri utili per orientarti: il minimale 2026 è di 18.808 € di reddito e il massimale è di 122.295 €. Il minimale non è un contributo minimo da pagare: in Gestione Separata paghi sempre in proporzione al reddito, e il minimale indica soltanto il reddito necessario per vederti accreditare tutti i 12 mesi dell’anno ai fini della pensione. Oltre il massimale, invece, non sono dovuti ulteriori contributi.

Facoltativa, non obbligatoria

La rivalsa INPS 4% è facoltativa: sei tu a decidere se applicarla, e puoi anche applicarla con alcuni clienti e non con altri. Molti professionisti la inseriscono con le aziende e la tolgono con i privati, per restare competitivi sul prezzo finale. Un punto da chiarire subito: la rivalsa non si versa all’INPS. Resta a te come parte del compenso, mentre i contributi della Gestione Separata li paghi comunque sul tuo reddito, con il modello F24, a prescindere dal fatto che tu abbia addebitato la rivalsa oppure no.

Chi non può applicare la rivalsa INPS 4%?

  • i professionisti iscritti a una cassa di categoria (psicologi, ingegneri, architetti, avvocati, infermieri, geometri…), che applicano invece il contributo integrativo della propria cassa;
  • gli artigiani e i commercianti iscritti alle gestioni IVS dell’INPS, per i quali la legge non prevede alcuna rivalsa in fattura;
  • chi svolge lavoro autonomo occasionale senza partita IVA, che segue regole diverse.

L’equivoco della riduzione dei contributi per i forfettari

Un errore molto diffuso è pensare che il forfettario in Gestione Separata possa pagare contributi ridotti. Non è così: la riduzione contributiva del 35% prevista dall’art. 1, comma 77, della L. 190/2014 non esiste in Gestione Separata, perché è riservata solo ad artigiani e commercianti iscritti alle gestioni IVS. Chi è in Gestione Separata paga l’aliquota piena del 26,07% (o del 24%) sul reddito forfettario. Anche la rivalsa del 4%, quindi, non va confusa con uno “sconto” sui contributi: è semplicemente un importo in più che chiedi al cliente.

Contributo integrativo di cassa: come funziona

Se sei iscritto a una cassa previdenziale privata, in fattura non applichi la rivalsa INPS ma il contributo integrativo. È una percentuale che la cassa ti impone di addebitare al cliente su ogni compenso: la stabiliscono lo statuto e i regolamenti dell’ente. A differenza della rivalsa, il contributo integrativo non è una scelta: la cassa lo calcola sul tuo volume d’affari e te lo chiede comunque, anche se ti sei dimenticato di addebitarlo al cliente. In quel caso lo pagheresti di tasca tua.

Il contributo integrativo, inoltre, non è reddito per il professionista: lo incassi dal cliente e lo giri alla cassa. Serve a finanziare le spese di gestione dell’ente e alcune prestazioni assistenziali. Ecco le percentuali delle principali casse (valori della nostra banca dati normativa 2026):

CassaProfessionistiContributo integrativo in fattura
ENPAPPsicologi2% (minimo annuo 66 €)
ENPAPIInfermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari4%
InarcassaIngegneri e architetti4% (minimo annuo 850 € nel 2026)
Cassa ForenseAvvocati4%
CIPAGGeometri5%
ENPABBiologi4%
ENPAVVeterinari2%

Attenzione all’ENPAP: per gli psicologi il contributo integrativo è del 2%, non del 4% come si legge a volte. Trovi tutti i dettagli nella nostra guida ai contributi ENPAP 2026 e in quella sulla partita IVA dello psicologo. Per gli infermieri il riferimento è la guida alla partita IVA infermiere 2026.

Per medici e odontoiatri iscritti all’ENPAM il meccanismo è diverso e dipende dal tipo di attività svolta: non esiste un’unica percentuale valida per tutti, quindi conviene verificarlo caso per caso (ne parliamo nella guida alla partita IVA del medico).

Rivalsa o integrativo: mai entrambi

Le due voci sono alternative: chi è in Gestione Separata può applicare la rivalsa INPS 4%, chi è iscritto a una cassa applica il contributo integrativo. Non si sommano mai sulla stessa prestazione. Il caso tipico di errore è quello dell’infermiere o del fisioterapista che non sa a quale ente è iscritto: l’infermiere va all’ENPAPI e applica l’integrativo del 4%, il fisioterapista non è iscritto all’ENPAPI ma alla Gestione Separata INPS e, se vuole, applica la rivalsa del 4%.

Rivalsa e contributo integrativo a confronto: IVA, ritenuta e reddito

Vediamo ora il punto che genera più errori: come si comportano le due voci con l’IVA e con la ritenuta d’acconto. La ritenuta d’acconto è la parte del compenso (di regola il 20%) che il cliente, se è un’azienda o un professionista con partita IVA in regime ordinario, trattiene e versa al Fisco al posto tuo, come anticipo sulle tue imposte. I forfettari non subiscono ritenuta e non applicano IVA, quindi per loro questa parte è molto più semplice.

AspettoRivalsa INPS 4% (Gestione Separata)Contributo integrativo di cassa
ObbligatorietàFacoltativaObbligatoria per regolamento della cassa
A chi vaResta al professionistaSi versa alla cassa
IVA (regime ordinario)Sì, entra nella base imponibile IVASì, entra nella base imponibile IVA
Ritenuta d’accontoSì, è soggetta a ritenutaNo, è esclusa dalla ritenuta
È reddito?Sì, fa parte del compensoNo
Codice nella fattura elettronicaTC22 (INPS)Codice della cassa (es. TC21 ENPAP, TC20 ENPAPI, TC04 Inarcassa)

La differenza sulla ritenuta è la più importante. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che il contributo INPS del 4% addebitato al cliente è soggetto a ritenuta, mentre la rivalsa del contributo per la cassa professionale ne è esclusa. Il motivo è logico: la rivalsa INPS è a tutti gli effetti parte del tuo compenso, mentre l’integrativo è una somma che giri alla cassa.

Per chi è in regime forfettario vale una conseguenza pratica: la rivalsa INPS 4% conta come compenso, quindi entra nel calcolo del reddito (con il coefficiente di redditività del 78% per le attività professionali) e nel limite di 85.000 € di ricavi e compensi. Il contributo integrativo, non essendo reddito, di norma non concorre né al reddito né alla soglia.

Come indicare la rivalsa INPS 4% in fattura (e il contributo di cassa)

La regola base è una: la rivalsa INPS 4% e il contributo integrativo vanno indicati come voce distinta dall’onorario, sotto le righe delle prestazioni, con la percentuale applicata e l’importo. Non vanno “nascosti” dentro il prezzo della prestazione né scritti come una riga generica di spese: il cliente deve poter vedere quanto paga di compenso e quanto di contributo.

Nella fattura elettronica questa voce ha un blocco dedicato, chiamato “Dati cassa previdenziale”. Al suo interno si indicano il tipo di cassa (un codice che identifica l’ente, ad esempio TC22 per l’INPS o TC21 per l’ENPAP), l’aliquota del contributo, l’importo, la base su cui è calcolato, l’aliquota IVA (con la relativa “natura” se l’IVA non c’è) e un campo che segnala se il contributo è soggetto a ritenuta. I dettagli tecnici sono nelle specifiche della fattura elettronica, ma un buon software li compila per te partendo dai valori che imposti una volta sola.

Se sei forfettario, una fattura corretta con rivalsa o contributo integrativo contiene in genere questi elementi:

  • l’onorario della prestazione, senza IVA;
  • la rivalsa INPS 4% oppure il contributo integrativo della cassa, come voce separata;
  • la dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”, con natura IVA N2.2;
  • la dicitura “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”;
  • la marca da bollo da 2 €, se il totale senza IVA supera 77,47 €.

Una nota per le professioni sanitarie (psicologi, infermieri, fisioterapisti): le fatture ai pazienti persone fisiche non passano dallo SDI, si emettono in formato PDF e le spese si comunicano al Sistema Tessera Sanitaria una volta l’anno, entro il 31 gennaio dell’anno successivo. Le regole su rivalsa, integrativo e bollo, però, restano le stesse.

Rivalsa INPS 4% fattura: esempi di calcolo pratici

Niente chiarisce le idee come i numeri. Vediamo quattro situazioni tipiche, due in Gestione Separata e due con cassa professionale, sia in regime forfettario sia in regime ordinario. Gli importi sono arrotondati al centesimo.

Esempio 1: consulente forfettario in Gestione Separata

Marco è un consulente informatico in regime forfettario, iscritto alla Gestione Separata. Emette una fattura da 1.000 € a un’azienda e decide di applicare la rivalsa INPS 4%:

  • Onorario: 1.000,00 €
  • Rivalsa INPS 4%: 40,00 €
  • Totale senza IVA: 1.040,00 € (supera 77,47 €, quindi serve il bollo)
  • Marca da bollo a carico del cliente: 2,00 €
  • Totale documento: 1.042,00 €, senza IVA e senza ritenuta

Esempio 2: grafica in regime ordinario in Gestione Separata

Giulia è una grafica in regime ordinario, iscritta alla Gestione Separata, e fattura 1.000 € più rivalsa a un’azienda che è sostituto d’imposta. Qui la rivalsa entra sia nella base IVA sia nella base della ritenuta:

  • Onorario: 1.000,00 € + rivalsa INPS 4%: 40,00 € = imponibile 1.040,00 €
  • IVA 22% su 1.040 €: 228,80 €
  • Totale fattura: 1.268,80 €
  • Ritenuta d’acconto 20% su 1.040 €: 208,00 €
  • Netto che l’azienda bonifica a Giulia: 1.060,80 €

Esempio 3: psicologa forfettaria iscritta all’ENPAP

Laura è una psicologa in regime forfettario. Per una singola seduta da 70 € applica il contributo integrativo ENPAP del 2%: 1,40 €, per un totale di 71,40 €. Siamo sotto 77,47 €, quindi niente bollo. Se invece fattura un ciclo di quattro sedute (280 €), l’integrativo è di 5,60 €, il totale senza IVA sale a 285,60 € e scatta il bollo da 2 €: il paziente paga 287,60 €.

Esempio 4: ingegnere in regime ordinario iscritto a Inarcassa

Paolo è un ingegnere in regime ordinario e fattura 2.000 € a un’impresa. Applica il contributo integrativo Inarcassa del 4%, che entra nella base IVA ma non nella base della ritenuta:

  • Onorario: 2.000,00 € + integrativo 4%: 80,00 € = imponibile IVA 2.080,00 €
  • IVA 22% su 2.080 €: 457,60 €
  • Totale fattura: 2.537,60 €
  • Ritenuta d’acconto 20% solo sull’onorario (2.000 €): 400,00 €
  • Netto a pagare: 2.137,60 €

Confrontando gli esempi 2 e 4 si vede bene la differenza: la rivalsa INPS di Giulia subisce la ritenuta, l’integrativo di Paolo no.

Quanto ti resta davvero con la rivalsa

Supponiamo che Marco, in un anno, fatturi 30.000 € di onorari e applichi sempre la rivalsa: incassa 1.200 € in più. Poiché la rivalsa è compenso, circa 936 € diventano reddito imponibile (coefficiente del 78%). Su questa cifra paga circa 244 € di contributi al 26,07% e, con l’imposta sostitutiva al 15% (la tassa unica del forfettario che prende il posto di IRPEF e addizionali), circa 104 € di imposta. In tasca gli restano quindi circa 850 €. È una stima semplificata, ma rende l’idea: la rivalsa conviene, a patto che il cliente accetti il prezzo finale.

Marca da bollo: come si calcola con rivalsa e contributo cassa

La marca da bollo da 2 € è dovuta sulle fatture che riportano importi senza IVA per un totale superiore a 77,47 €. È il caso tipico di tutte le fatture del regime forfettario, ma anche delle prestazioni esenti IVA, come quelle sanitarie. Nella fattura elettronica il bollo è “virtuale”: si indica nell’apposito campo e poi si versa con il modello F24 (codici tributo 2521, 2522, 2523 e 2524, uno per trimestre).

Per capire se superi la soglia devi guardare il totale del documento senza IVA, non solo l’onorario. Nel forfettario, quindi, conta anche la rivalsa INPS 4%. Un esempio che sorprende molti: onorario di 75 € più rivalsa di 3 € fa 78 €. L’onorario da solo starebbe sotto la soglia, ma il totale la supera, quindi il bollo è dovuto. Secondo l’orientamento prevalente, lo stesso ragionamento vale per il contributo integrativo, che nel forfettario è anch’esso un importo senza IVA.

In regime ordinario, invece, rivalsa e integrativo sono soggetti a IVA: se tutta la fattura è con IVA, il bollo non si applica. Serve solo se nel documento ci sono anche importi esenti o fuori campo IVA oltre i 77,47 €.

Un’ultima scelta riguarda chi paga il bollo. Puoi addebitarlo al cliente, aggiungendo 2 € al totale (come negli esempi sopra), oppure tenerlo a tuo carico. Attenzione però: anche se non lo addebiti, il bollo va comunque indicato in fattura e versato, perché è un’imposta dovuta sul documento.

Rivalsa e cassa previdenziale nel software di fatturazione

Compilare a mano il blocco della cassa previdenziale nella fattura elettronica, con codici e natura IVA, è il modo più rapido per ricevere uno scarto dallo SDI o fare un errore sul bollo. Per questo conviene usare un software pensato per forfettari e professionisti sanitari.

In Fatturazione Italia la voce si chiama “Cassa previdenziale (INPS, ENPAP, ENPAM, altre casse)” e l’importo “Contributo cassa previdenziale”. I codici tecnici (TC01, TC22 e così via) sono accompagnati dalla descrizione leggibile dell’ente, quindi non devi ricordarli. La cassa si imposta una volta sola nei valori predefiniti delle impostazioni delle fatture e vale per fatture, preventivi e proforma. La cassa si applica riga per riga, così un rimborso spese resta fuori dal contributo, e puoi scegliere se il contributo va in aggiunta al prezzo (70 € + 2% = 71,40 €) oppure se è già compreso nella tariffa (70 € = 68,63 € di prestazione + 1,37 € di contributo): utile se hai una tariffa “tutto compreso”. Anche il bollo virtuale si gestisce a scelta, “a carico del cliente” oppure “a carico mio”, e il PDF lo riporta in chiaro.

I piani per il singolo professionista sono due: Start a 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa, 150 fatture) e Pro a 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa, 500 fatture, con il Sistema TS incluso nel piano Pro). Le casse previdenziali e le ritenute fanno parte del piano Pro. Prezzo bloccato per 3 anni per contratto e prova gratuita di 14 giorni senza carta, sul piano Pro. Per un confronto con le alternative leggi la nostra recensione di Fatturazione Italia e la guida al miglior software di fatturazione elettronica 2026.

Fonti

Domande frequenti sulla rivalsa INPS 4% in fattura

La rivalsa INPS 4% in fattura è obbligatoria?

No. Per chi è iscritto alla Gestione Separata la rivalsa è facoltativa: puoi applicarla o non applicarla, anche in modo diverso da cliente a cliente. È invece obbligatorio il contributo integrativo per chi è iscritto a una cassa professionale.

Il forfettario può applicare la rivalsa INPS 4%?

Sì, se è iscritto alla Gestione Separata INPS. La rivalsa si indica senza IVA e senza ritenuta, come voce distinta dall’onorario, e conta come compenso: entra nel reddito forfettario e nel limite di 85.000 €.

La rivalsa del 4% va versata all’INPS?

No. La rivalsa resta al professionista. I contributi alla Gestione Separata si pagano comunque sul reddito dell’anno, con aliquota del 26,07% (24% con altra copertura), tramite F24 alle scadenze del saldo e degli acconti.

Il contributo integrativo ENPAP è del 2% o del 4%?

Per gli psicologi iscritti all’ENPAP il contributo integrativo è del 2%, con un minimo annuo di 66 €. Il 4% riguarda altre casse, come ENPAPI (infermieri), Inarcassa (ingegneri e architetti) e Cassa Forense (avvocati).

La rivalsa INPS 4% è soggetta a ritenuta d’acconto?

Sì, per i professionisti in regime ordinario la rivalsa INPS 4% entra nella base della ritenuta d’acconto, perché fa parte del compenso. Il contributo integrativo delle casse, invece, è escluso dalla ritenuta. Entrambi sono soggetti a IVA. I forfettari non applicano né IVA né ritenuta.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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Gestire bene la rivalsa INPS 4% fattura dopo fattura significa evitare scarti dallo SDI, bolli dimenticati e ritenute calcolate male. Le regole, riassumendo, sono poche: la rivalsa in Gestione Separata è facoltativa, è compenso e subisce la ritenuta; il contributo integrativo di cassa è obbligatorio, va alla cassa ed è escluso dalla ritenuta; nel forfettario la rivalsa conta per la soglia dei 77,47 € del bollo e, secondo l’orientamento prevalente, anche l’integrativo.

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