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Tag Archivio per: Esonero contributivo

NOTIZIE

Bonus lavoratrici madri con tre figli 2026: domande INPS per l’esonero fino a 8.000 euro

Le lavoratrici dipendenti con tre o più figli possono accedere nel 2026 a un esonero contributivo fino a 8.000 euro annui. La misura, introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e prorogata anche per il 2026, prevede uno sgravio totale dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice. Per beneficiarne è necessario presentare apposita domanda all’INPS.

Indice dei contenuti

  • Cos’è il bonus lavoratrici madri 2026
  • Chi ha diritto all’esonero
  • Quanto vale l’esonero contributivo
  • Come presentare domanda all’INPS
  • FAQ: domande frequenti

Cos’è il bonus lavoratrici madri 2026

Il bonus lavoratrici madri è un esonero contributivo riservato alle donne con tre o più figli che lavorano come dipendenti a tempo indeterminato. In termini pratici, significa che per un periodo determinato la lavoratrice non paga i contributi previdenziali che normalmente vengono trattenuti dalla busta paga — con un risparmio che può arrivare fino a 8.000 euro all’anno.

La misura è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (L. n. 213/2023, art. 1, commi 180-182) in via sperimentale e confermata anche per il 2026 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024). L’obiettivo è incentivare la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, riducendo il peso economico legato alla genitorialità numerosa.

Chi ha diritto all’esonero

Hanno diritto al bonus lavoratrici madri 2026 le donne che rispettano tutti i seguenti requisiti:

  • Tre o più figli: la lavoratrice deve avere almeno tre figli, con il più giovane che non ha ancora compiuto 18 anni.
  • Rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato: l’esonero si applica ai contratti a tempo indeterminato, sia nel settore privato sia nella pubblica amministrazione.
  • Non essere in congedo di maternità al momento in cui decorre il beneficio.
  • Reddito da lavoro dipendente: l’esonero si calcola sull’imponibile previdenziale della retribuzione mensile effettiva.

Sono escluse le lavoratrici domestiche (colf e badanti). Per le lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata INPS è prevista una misura analoga ma separata, con modalità e importi distinti rispetto al presente esonero per dipendenti.

Quanto vale l’esonero contributivo

L’esonero è pari alla totalità dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice, nel limite massimo di 8.000 euro annui. Questo tetto si riferisce alla somma complessiva dei contributi risparmiati nell’arco dell’anno solare.

In pratica, per una lavoratrice dipendente con una retribuzione mensile media, l’esonero può tradursi in un aumento netto in busta paga di diverse centinaia di euro al mese, poiché i contributi normalmente trattenuti vengono azzerati. La misura non incide sui contributi versati dal datore di lavoro, che restano invariati. Inoltre, la lavoratrice continua ad accumulare l’anzianità contributiva ai fini pensionistici, poiché la copertura previdenziale è garantita dallo Stato.

Come presentare domanda all’INPS

La domanda per il bonus lavoratrici madri 2026 va presentata all’INPS tramite il portale online (myINPS), oppure tramite un CAF o patronato abilitato. La procedura è la seguente:

  1. Accedi al portale INPS con SPID, CIE o CNS e cerca il servizio dedicato all’esonero contributivo per lavoratrici madri di tre o più figli.
  2. Compila il modulo con i dati anagrafici dei figli (codice fiscale, data di nascita) e le informazioni sul contratto di lavoro a tempo indeterminato.
  3. Invia la domanda in via telematica. Il sistema INPS provvederà a comunicare l’esito all’interessata e al datore di lavoro.
  4. Il datore di lavoro applica l’esonero in busta paga a partire dal periodo di paga successivo all’autorizzazione INPS, recuperando i contributi non dovuti tramite il flusso Uniemens.

Se hai già beneficiato dell’esonero negli anni precedenti, verifica sul portale INPS o con il tuo patronato se è necessario rinnovare la richiesta per il 2026 oppure se il beneficio prosegue in continuità in base alle istruzioni operative più recenti.

FAQ: domande frequenti

Il bonus vale anche per le lavoratrici con due figli?

Per il 2026 l’esonero riservato alle madri di tre o più figli prevede condizioni distinte rispetto a quello per le madri di due figli. Le lavoratrici con due figli hanno accesso a un esonero differente con importi e requisiti diversi. Si consiglia di verificare la propria situazione specifica contattando l’INPS o un patronato.

L’esonero incide sulla futura pensione?

No, l’esonero non penalizza la pensione futura. I contributi continuano a maturare a fini pensionistici grazie alla copertura garantita dallo Stato. La lavoratrice accumula anzianità contributiva come se i contributi fossero stati effettivamente versati.

Cosa succede se perdo il lavoro durante il periodo di esonero?

Il beneficio cessa nel momento in cui viene meno il rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In caso di cambio datore di lavoro, è opportuno comunicare la propria situazione al nuovo datore e verificare con l’INPS le modalità di continuazione del beneficio.

Vale anche per il contratto part-time?

Sì, il bonus lavoratrici madri è compatibile con il contratto part-time a tempo indeterminato. L’esonero si calcola proporzionalmente ai contributi effettivamente dovuti sulla retribuzione, sempre nel limite degli 8.000 euro annui.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/12/indennita-di-maternita-inps.jpg 630 1200 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-29 18:00:002026-08-29 08:13:54Bonus lavoratrici madri con tre figli 2026: domande INPS per l’esonero fino a 8.000 euro
CAF, COLF E BADANTI

Bonus Mamme 2025: Perche Colf e Badanti Sono Escluse (e Quali Alternative Esistono)

Bonus Mamma 2025

Il bonus mamme 2025 ha fatto parlare molto di se nelle ultime settimane, promettendo un significativo risparmio contributivo per le lavoratrici madri. Purtroppo, per migliaia di colf, badanti e lavoratrici domestiche in Italia, questa agevolazione rimane irraggiungibile: la normativa le esclude in modo netto, per ragioni tecniche precise legate alla struttura del sistema previdenziale italiano. In questo articolo spieghiamo perche il bonus mamme 2025 non si applica al lavoro domestico, quali sono le motivazioni giuridiche, e – soprattutto – quali alternative concrete esistono per le mamme che lavorano come colf o badanti.

Indice dei Contenuti

  1. Cos’e’ il Bonus Mamme 2025 e Come Funziona
  2. Perche’ Colf e Badanti Sono Escluse dal Bonus Mamme 2025
  3. La Differenza tra Gestione INPS Ordinaria e Gestione Domestici
  4. Quanto Vale l’Esonero per Chi ne Ha Diritto
  5. Le Alternative per le Mamme Colf e Badanti nel 2025
  6. Assegno Unico Universale: il Principale Sostegno per Tutte le Mamme
  7. Bonus Asilo Nido 2025: Disponibile Anche per le Lavoratrici Domestiche
  8. Congedo di Maternita’ e Indennita’ INPS per Colf e Badanti
  9. Cosa Fare Concretamente: la Guida Pratica del CAF
  10. Domande Frequenti sul Bonus Mamme 2025 e Lavoro Domestico

Cos’e’ il Bonus Mamme 2025 e Come Funziona

Il bonus mamme 2025 – tecnicamente chiamato esonero contributivo per lavoratrici madri – e’ una misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (Legge 213/2023, art. 1 commi 180-182) e successivamente prorogata e ampliata dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024). L’obiettivo dichiarato e’ sostenere le mamme lavoratrici riducendo il loro carico contributivo, cioe’ la quota di contributi previdenziali che ogni mese viene trattenuta dallo stipendio.

In pratica, il meccanismo funziona cosi’: alle lavoratrici dipendenti che hanno almeno due figli (di cui il piu’ piccolo sotto i 10 anni) viene azzerata – o fortemente ridotta – la quota a carico della lavoratrice dei contributi previdenziali INPS. Dal 2025 la misura e’ stata estesa anche alle mamme con un solo figlio under 10, con un esonero parziale, e potenziata per le mamme con tre o piu’ figli. Il risparmio mensile puo’ arrivare fino a circa 100-250 euro al mese, a seconda del reddito e del numero di figli, per un beneficio annuo che puo’ toccare i 3.000-5.000 euro (con le soglie massime e condizioni di massimo beneficio previste dalla normativa).

Attenzione, pero’: la misura si applica esclusivamente ai rapporti di lavoro dipendente ordinario, ossia ai contratti che rientrano nella gestione previdenziale INPS ordinaria (quella dei lavoratori dipendenti privati, degli statali, e delle lavoratrici autonome con partita IVA che aderiscono alla Gestione Separata). Ed e’ proprio questo punto il nodo centrale dell’esclusione di colf e badanti.

Perche’ Colf e Badanti Sono Escluse dal Bonus Mamme 2025

La risposta breve e’: perche’ colf e badanti non rientrano nella gestione previdenziale INPS ordinaria, ma in una gestione separata e speciale chiamata Gestione Lavoro Domestico INPS. Questa distinzione, che puo’ sembrare un dettaglio tecnico, ha conseguenze concrete e significative sui diritti previdenziali delle lavoratrici domestiche.

Il lavoro domestico in Italia e’ regolato dal CCNL Lavoro Domestico (contratto collettivo nazionale di categoria, stipulato da Assindatcolf, Fidaldo, Domina con FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL) e, dal punto di vista previdenziale, e’ inquadrato in una gestione INPS completamente distinta da quella dei lavoratori dipendenti comuni. Le lavoratrici domestiche versano i contributi tramite il datore di lavoro (la famiglia per cui lavorano) attraverso un sistema di bollettini INPS trimestrali, calcolati in base alle ore lavorate e non in percentuale sullo stipendio netto come avviene per gli altri lavoratori dipendenti.

La normativa sul bonus mamme 2025 ha costruito l’esonero contributivo come una riduzione della quota a carico della lavoratrice sui contributi alla gestione ordinaria INPS (il fondo pensioni lavoratori dipendenti e le gestioni collegate). Le lavoratrici domestiche, pero’, non versano contributi in questa gestione: i loro versamenti vanno alla Gestione Speciale Lavoratori Domestici, che ha regole, importi e struttura completamente diversi. Tecnicamente, non c’e’ una quota a carico della lavoratrice nel sistema domestico nel senso in cui esiste per gli altri lavoratori dipendenti – i contributi sono calcolati per fasce orarie e versati interamente dal datore di lavoro (la famiglia), anche se una parte e’ formalmente a carico della lavoratrice.

Il risultato pratico e’ che la Legge 213/2023 e la sua proroga nella Legge 207/2024 non hanno mai previsto un meccanismo applicabile alla Gestione Lavoro Domestico. L’INPS, con le circolari applicative della misura, ha confermato esplicitamente che l’esonero non si applica ai rapporti di lavoro domestico, lasciando fuori dalla platea tutte le colf, badanti, baby-sitter e governanti.

La Differenza tra Gestione INPS Ordinaria e Gestione Domestici

Per capire bene perche’ l’esclusione e’ strutturale e non una svista normativa, e’ utile capire come funziona il sistema contributivo del lavoro domestico rispetto agli altri rapporti di lavoro dipendente.

Nel lavoro dipendente ordinario (es. un’impiegata, una commessa, un’operaia), i contributi INPS vengono calcolati in percentuale sulla retribuzione lorda. La quota complessiva e’ circa il 40% della retribuzione, di cui una parte (circa il 9,19%) e’ a carico della lavoratrice e viene trattenuta in busta paga, mentre la quota maggiore (circa il 30-31%) e’ a carico del datore di lavoro. Il bonus mamme agisce esattamente su quel 9,19% a carico della lavoratrice, azzerandolo o riducendolo.

Nel lavoro domestico, invece, il sistema e’ completamente diverso. I contributi non si calcolano in percentuale sullo stipendio, ma in base a tariffe fisse stabilite ogni anno dall’INPS per fasce orarie settimanali di lavoro. Per il 2025, le tariffe contributive orarie variano in base alle ore settimanali contrattualizzate e alla retribuzione oraria. I versamenti si effettuano trimestralmente tramite bollettini MAV o online, con scadenze al 10 gennaio, 10 aprile, 10 luglio e 10 ottobre.

Questa struttura a contributi fissi per ora lavorata non si presta al meccanismo dell’esonero percentuale previsto dal bonus mamme: non c’e’ una quota percentuale a carico della lavoratrice da azzerare nel senso classico del termine. La legge avrebbe dovuto prevedere un meccanismo ad hoc (es. riduzione delle tariffe orarie per le lavoratrici domestiche madri), ma non l’ha fatto. Questa e’ la ragione tecnica profonda dell’esclusione.

CaratteristicaLavoro dipendente ordinarioLavoro domestico (colf/badanti)
Gestione INPSFondo Pensioni Lavoratori DipendentiGestione Speciale Lavoro Domestico
Calcolo contributi% sulla retribuzione lorda (~40%)Tariffe fisse per ora lavorata
VersamentoMensile in busta pagaTrimestrale con bollettini MAV
Quota lavoratrice~9,19% trattenuto in busta pagaQuota forfettaria inclusa nella tariffa oraria
Bonus mamme 2025Applicabile (esonero quota lavoratrice)NON applicabile (gestione separata)

Quanto Vale l’Esonero per Chi ne Ha Diritto

Prima di passare alle alternative per le mamme domestiche, e’ utile avere chiaro il valore economico del bonus mamme 2025 per le lavoratrici che ne beneficiano, cosi’ da comprendere meglio l’entita’ della disparita’.

La Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024) ha previsto la struttura seguente per l’esonero contributivo:

  • Mamme con 3 o piu’ figli (figlio piu’ piccolo sotto i 18 anni): esonero totale della quota contributiva a carico della lavoratrice, fino a un limite massimo di reddito annuo (il beneficio e’ pieno fino a circa 40.000 euro di reddito lordo annuo).
  • Mamme con 2 figli (figlio piu’ piccolo sotto i 10 anni): esonero totale della quota contributiva a carico della lavoratrice, stesso limite di reddito.
  • Mamme con 1 figlio (figlio sotto i 10 anni): esonero parziale, prorogato per il 2025 con riduzione della contribuzione a carico.

Il risparmio effettivo dipende dallo stipendio della lavoratrice. Per una lavoratrice con uno stipendio lordo di circa 1.800 euro al mese, la quota INPS a suo carico e’ di circa 165-170 euro mensili: l’esonero totale genera quindi un risparmio di quasi 2.000 euro l’anno. Per retribuzioni piu’ alte, il beneficio e’ maggiore.

Vale la pena notare che per le lavoratrici autonome in maternita’ e regime forfettario, le regole sono ancora diverse: le collaboratrici coordinate a progetto e le professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS possono invece beneficiare del bonus mamme, dato che la loro gestione previdenziale rientra nell’orbita ordinaria INPS.

Le Alternative per le Mamme Colf e Badanti nel 2025

Anche se il bonus mamme 2025 e’ precluso alle lavoratrici domestiche, esistono diverse misure di sostegno alle quali le mamme colf e badanti hanno diritto. Il sistema di welfare italiano, in questo senso, offre strumenti validi – ma spesso poco conosciuti o difficili da navigare senza assistenza qualificata. Vediamo le principali alternative.

Assegno Unico Universale: il Principale Sostegno per Tutte le Mamme

Il principale strumento di sostegno economico per le famiglie con figli e’ l’Assegno Unico Universale (AUU), introdotto dal D.Lgs. 230/2021 e disponibile per tutte le famiglie con figli a carico sotto i 21 anni (senza limite di eta’ per i figli disabili). A differenza del bonus mamme, l’Assegno Unico non esclude le lavoratrici domestiche: spetta a qualunque genitore, indipendentemente dal tipo di contratto di lavoro e dalla gestione previdenziale di appartenenza.

Gli importi 2025-2026 dell’Assegno Unico Universale variano in base all’ISEE familiare:

  • ISEE fino a circa 17.090 euro: importo massimo di 199,40 euro al mese per figlio
  • ISEE oltre 45.574 euro (o senza ISEE): importo minimo di 57 euro al mese per figlio
  • Tra le due soglie: scala progressiva intermedia
  • Maggiorazioni aggiuntive per figli disabili, famiglie numerose (4+ figli), entrambi i genitori lavoratori

Per una mamma colf con un figlio e un ISEE basso (situazione frequente tra le lavoratrici domestiche), l’Assegno Unico puo’ valere quasi 2.400 euro l’anno – un importo paragonabile, se non superiore, al bonus mamme per molte lavoratrici dipendenti ordinarie con reddito modesto. La domanda si presenta tramite il CAF Centro Fiscale a Udine, che gestisce anche la presentazione della DSU per l’ISEE aggiornato.

Bonus Asilo Nido 2025: Disponibile Anche per le Lavoratrici Domestiche

Un altro strumento importante e’ il bonus asilo nido, che rimborsa parte delle rette pagate per l’iscrizione del bambino a un asilo nido pubblico o privato. Anche questo beneficio e’ universale e non esclude le mamme che lavorano come colf o badanti.

Il bonus asilo nido 2025 prevede importi variabili in base all’ISEE:

  • ISEE fino a 25.001 euro: rimborso fino a 3.000 euro annui
  • ISEE da 25.001 a 40.000 euro: rimborso fino a 2.500 euro annui
  • ISEE oltre 40.000 euro o senza ISEE: rimborso fino a 1.500 euro annui

Condizione essenziale e’ avere un figlio di eta’ inferiore ai 3 anni iscritto all’asilo nido. La domanda va presentata all’INPS entro specifiche finestre temporali. Il CAF Centro Fiscale puo’ supportarti nella richiesta dell’ISEE aggiornato (indispensabile per ottenere l’importo massimo) e orientarti sulle scadenze.

Congedo di Maternita’ e Indennita’ INPS per Colf e Badanti

Un aspetto spesso poco conosciuto riguarda i diritti di maternita’ delle lavoratrici domestiche. Le colf e le badanti hanno diritto al congedo di maternita’ e alla relativa indennita’ INPS, a condizione che risultino regolarmente iscritte alla Gestione Lavoro Domestico e abbiano versato almeno 52 contributi settimanali nei due anni precedenti la nascita del figlio.

L’indennita’ di maternita’ per le lavoratrici domestiche e’ erogata direttamente dall’INPS (a differenza delle lavoratrici dipendenti ordinarie, dove l’anticipa il datore di lavoro) e copre il periodo obbligatorio di astensione dal lavoro: 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo il parto (5 mesi totali). L’importo e’ pari all’80% della retribuzione media giornaliera calcolata in base ai contributi versati.

Un punto importante: durante il congedo di maternita’, la lavoratrice domestica non puo’ essere licenziata. Il datore di lavoro (la famiglia) e’ obbligato a mantenere il rapporto di lavoro. Se ricevi una comunicazione di licenziamento durante la gravidanza o il congedo, rivolgiti subito al CAF Centro Fiscale a Udine per tutelare i tuoi diritti.

Anche il congedo parentale (astensione facoltativa nei primi 12 anni di vita del bambino) e’ disponibile per le lavoratrici domestiche, con un’indennita’ INPS ridotta. Non e’ automatico: va richiesto esplicitamente all’INPS con la procedura apposita.

Cosa Fare Concretamente: la Guida Pratica del CAF

Se sei una colf o una badante e stai cercando di capire a quali bonus e agevolazioni hai diritto nel 2025, ecco un riepilogo pratico delle priorita’:

  • Aggiornare l’ISEE e’ la prima cosa da fare, perche’ determina l’importo di quasi tutti i benefici (Assegno Unico, bonus asilo nido, agevolazioni comunali).
  • Richiedere l’Assegno Unico tramite la procedura INPS, se hai figli a carico sotto i 21 anni. Il CAF Centro Fiscale gestisce sia la compilazione dell’ISEE che la richiesta dell’AUU.
  • Richiedere il bonus asilo nido se hai un figlio under 3 iscritto al nido, entro le scadenze INPS.
  • Verificare la regolarita’ contributiva del tuo rapporto di lavoro domestico: solo con contributi regolarmente versati si ha diritto a maternita’, malattia e pensione futura.
  • Verificare altri bonus regionali e comunali: in molte regioni e comuni esistono agevolazioni aggiuntive per le famiglie con reddito basso, spesso legate all’ISEE.

Un consulente CAF Centro Fiscale a Udine puo’ analizzare la tua situazione specifica e aiutarti a non perdere nessuna agevolazione a cui hai diritto. Hai bisogno di assistenza? Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Puoi anche prenotare un appuntamento comodamente da casa tua.

Domande Frequenti sul Bonus Mamme 2025 e Lavoro Domestico

Per qualsiasi dubbio sul bonus mamme 2025, sui tuoi diritti come lavoratrice domestica, o sulle agevolazioni disponibili per le famiglie, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione, sia in ufficio a Viale Tullio 13 che online per tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. I nostri operatori si occupano di tutto, dall’ISEE alla domanda di Assegno Unico, garantendo la correttezza di ogni passaggio.

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Paola Zilli
07/08/2026
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Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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Jacqueline B.
06/08/2026
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Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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Maura Masutto
06/08/2026
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Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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Issam Elhefnawi
31/07/2026
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Molto gentile
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Sibongile Moyana
30/07/2026
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Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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Sabrina Cirina
23/07/2026
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Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
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robert poletto
17/07/2026
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Geanina Gaita
16/07/2026
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Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato
Agosto 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Bonus lavoratrici madri con tre figli 2026: domande INPS per l’esonero fino a 8.000 euro

Le lavoratrici dipendenti con tre o più figli possono accedere nel 2026 a un esonero contributivo fino a 8.000 euro annui. La misura, introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e prorogata anche per il 2026, prevede uno sgravio totale dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice. Per beneficiarne è necessario presentare apposita domanda all’INPS.

Indice dei contenuti

  • Cos’è il bonus lavoratrici madri 2026
  • Chi ha diritto all’esonero
  • Quanto vale l’esonero contributivo
  • Come presentare domanda all’INPS
  • FAQ: domande frequenti

Cos’è il bonus lavoratrici madri 2026

Il bonus lavoratrici madri è un esonero contributivo riservato alle donne con tre o più figli che lavorano come dipendenti a tempo indeterminato. In termini pratici, significa che per un periodo determinato la lavoratrice non paga i contributi previdenziali che normalmente vengono trattenuti dalla busta paga — con un risparmio che può arrivare fino a 8.000 euro all’anno.

La misura è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (L. n. 213/2023, art. 1, commi 180-182) in via sperimentale e confermata anche per il 2026 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024). L’obiettivo è incentivare la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, riducendo il peso economico legato alla genitorialità numerosa.

Chi ha diritto all’esonero

Hanno diritto al bonus lavoratrici madri 2026 le donne che rispettano tutti i seguenti requisiti:

  • Tre o più figli: la lavoratrice deve avere almeno tre figli, con il più giovane che non ha ancora compiuto 18 anni.
  • Rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato: l’esonero si applica ai contratti a tempo indeterminato, sia nel settore privato sia nella pubblica amministrazione.
  • Non essere in congedo di maternità al momento in cui decorre il beneficio.
  • Reddito da lavoro dipendente: l’esonero si calcola sull’imponibile previdenziale della retribuzione mensile effettiva.

Sono escluse le lavoratrici domestiche (colf e badanti). Per le lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata INPS è prevista una misura analoga ma separata, con modalità e importi distinti rispetto al presente esonero per dipendenti.

Quanto vale l’esonero contributivo

L’esonero è pari alla totalità dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice, nel limite massimo di 8.000 euro annui. Questo tetto si riferisce alla somma complessiva dei contributi risparmiati nell’arco dell’anno solare.

In pratica, per una lavoratrice dipendente con una retribuzione mensile media, l’esonero può tradursi in un aumento netto in busta paga di diverse centinaia di euro al mese, poiché i contributi normalmente trattenuti vengono azzerati. La misura non incide sui contributi versati dal datore di lavoro, che restano invariati. Inoltre, la lavoratrice continua ad accumulare l’anzianità contributiva ai fini pensionistici, poiché la copertura previdenziale è garantita dallo Stato.

Come presentare domanda all’INPS

La domanda per il bonus lavoratrici madri 2026 va presentata all’INPS tramite il portale online (myINPS), oppure tramite un CAF o patronato abilitato. La procedura è la seguente:

  1. Accedi al portale INPS con SPID, CIE o CNS e cerca il servizio dedicato all’esonero contributivo per lavoratrici madri di tre o più figli.
  2. Compila il modulo con i dati anagrafici dei figli (codice fiscale, data di nascita) e le informazioni sul contratto di lavoro a tempo indeterminato.
  3. Invia la domanda in via telematica. Il sistema INPS provvederà a comunicare l’esito all’interessata e al datore di lavoro.
  4. Il datore di lavoro applica l’esonero in busta paga a partire dal periodo di paga successivo all’autorizzazione INPS, recuperando i contributi non dovuti tramite il flusso Uniemens.

Se hai già beneficiato dell’esonero negli anni precedenti, verifica sul portale INPS o con il tuo patronato se è necessario rinnovare la richiesta per il 2026 oppure se il beneficio prosegue in continuità in base alle istruzioni operative più recenti.

FAQ: domande frequenti

Il bonus vale anche per le lavoratrici con due figli?

Per il 2026 l’esonero riservato alle madri di tre o più figli prevede condizioni distinte rispetto a quello per le madri di due figli. Le lavoratrici con due figli hanno accesso a un esonero differente con importi e requisiti diversi. Si consiglia di verificare la propria situazione specifica contattando l’INPS o un patronato.

L’esonero incide sulla futura pensione?

No, l’esonero non penalizza la pensione futura. I contributi continuano a maturare a fini pensionistici grazie alla copertura garantita dallo Stato. La lavoratrice accumula anzianità contributiva come se i contributi fossero stati effettivamente versati.

Cosa succede se perdo il lavoro durante il periodo di esonero?

Il beneficio cessa nel momento in cui viene meno il rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In caso di cambio datore di lavoro, è opportuno comunicare la propria situazione al nuovo datore e verificare con l’INPS le modalità di continuazione del beneficio.

Vale anche per il contratto part-time?

Sì, il bonus lavoratrici madri è compatibile con il contratto part-time a tempo indeterminato. L’esonero si calcola proporzionalmente ai contributi effettivamente dovuti sulla retribuzione, sempre nel limite degli 8.000 euro annui.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/12/indennita-di-maternita-inps.jpg 630 1200 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-29 18:00:002026-08-29 08:13:54Bonus lavoratrici madri con tre figli 2026: domande INPS per l’esonero fino a 8.000 euro
CAF, COLF E BADANTI

Bonus Mamme 2025: Perche Colf e Badanti Sono Escluse (e Quali Alternative Esistono)

Bonus Mamma 2025

Il bonus mamme 2025 ha fatto parlare molto di se nelle ultime settimane, promettendo un significativo risparmio contributivo per le lavoratrici madri. Purtroppo, per migliaia di colf, badanti e lavoratrici domestiche in Italia, questa agevolazione rimane irraggiungibile: la normativa le esclude in modo netto, per ragioni tecniche precise legate alla struttura del sistema previdenziale italiano. In questo articolo spieghiamo perche il bonus mamme 2025 non si applica al lavoro domestico, quali sono le motivazioni giuridiche, e – soprattutto – quali alternative concrete esistono per le mamme che lavorano come colf o badanti.

Indice dei Contenuti

  1. Cos’e’ il Bonus Mamme 2025 e Come Funziona
  2. Perche’ Colf e Badanti Sono Escluse dal Bonus Mamme 2025
  3. La Differenza tra Gestione INPS Ordinaria e Gestione Domestici
  4. Quanto Vale l’Esonero per Chi ne Ha Diritto
  5. Le Alternative per le Mamme Colf e Badanti nel 2025
  6. Assegno Unico Universale: il Principale Sostegno per Tutte le Mamme
  7. Bonus Asilo Nido 2025: Disponibile Anche per le Lavoratrici Domestiche
  8. Congedo di Maternita’ e Indennita’ INPS per Colf e Badanti
  9. Cosa Fare Concretamente: la Guida Pratica del CAF
  10. Domande Frequenti sul Bonus Mamme 2025 e Lavoro Domestico

Cos’e’ il Bonus Mamme 2025 e Come Funziona

Il bonus mamme 2025 – tecnicamente chiamato esonero contributivo per lavoratrici madri – e’ una misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (Legge 213/2023, art. 1 commi 180-182) e successivamente prorogata e ampliata dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024). L’obiettivo dichiarato e’ sostenere le mamme lavoratrici riducendo il loro carico contributivo, cioe’ la quota di contributi previdenziali che ogni mese viene trattenuta dallo stipendio.

In pratica, il meccanismo funziona cosi’: alle lavoratrici dipendenti che hanno almeno due figli (di cui il piu’ piccolo sotto i 10 anni) viene azzerata – o fortemente ridotta – la quota a carico della lavoratrice dei contributi previdenziali INPS. Dal 2025 la misura e’ stata estesa anche alle mamme con un solo figlio under 10, con un esonero parziale, e potenziata per le mamme con tre o piu’ figli. Il risparmio mensile puo’ arrivare fino a circa 100-250 euro al mese, a seconda del reddito e del numero di figli, per un beneficio annuo che puo’ toccare i 3.000-5.000 euro (con le soglie massime e condizioni di massimo beneficio previste dalla normativa).

Attenzione, pero’: la misura si applica esclusivamente ai rapporti di lavoro dipendente ordinario, ossia ai contratti che rientrano nella gestione previdenziale INPS ordinaria (quella dei lavoratori dipendenti privati, degli statali, e delle lavoratrici autonome con partita IVA che aderiscono alla Gestione Separata). Ed e’ proprio questo punto il nodo centrale dell’esclusione di colf e badanti.

Perche’ Colf e Badanti Sono Escluse dal Bonus Mamme 2025

La risposta breve e’: perche’ colf e badanti non rientrano nella gestione previdenziale INPS ordinaria, ma in una gestione separata e speciale chiamata Gestione Lavoro Domestico INPS. Questa distinzione, che puo’ sembrare un dettaglio tecnico, ha conseguenze concrete e significative sui diritti previdenziali delle lavoratrici domestiche.

Il lavoro domestico in Italia e’ regolato dal CCNL Lavoro Domestico (contratto collettivo nazionale di categoria, stipulato da Assindatcolf, Fidaldo, Domina con FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL) e, dal punto di vista previdenziale, e’ inquadrato in una gestione INPS completamente distinta da quella dei lavoratori dipendenti comuni. Le lavoratrici domestiche versano i contributi tramite il datore di lavoro (la famiglia per cui lavorano) attraverso un sistema di bollettini INPS trimestrali, calcolati in base alle ore lavorate e non in percentuale sullo stipendio netto come avviene per gli altri lavoratori dipendenti.

La normativa sul bonus mamme 2025 ha costruito l’esonero contributivo come una riduzione della quota a carico della lavoratrice sui contributi alla gestione ordinaria INPS (il fondo pensioni lavoratori dipendenti e le gestioni collegate). Le lavoratrici domestiche, pero’, non versano contributi in questa gestione: i loro versamenti vanno alla Gestione Speciale Lavoratori Domestici, che ha regole, importi e struttura completamente diversi. Tecnicamente, non c’e’ una quota a carico della lavoratrice nel sistema domestico nel senso in cui esiste per gli altri lavoratori dipendenti – i contributi sono calcolati per fasce orarie e versati interamente dal datore di lavoro (la famiglia), anche se una parte e’ formalmente a carico della lavoratrice.

Il risultato pratico e’ che la Legge 213/2023 e la sua proroga nella Legge 207/2024 non hanno mai previsto un meccanismo applicabile alla Gestione Lavoro Domestico. L’INPS, con le circolari applicative della misura, ha confermato esplicitamente che l’esonero non si applica ai rapporti di lavoro domestico, lasciando fuori dalla platea tutte le colf, badanti, baby-sitter e governanti.

La Differenza tra Gestione INPS Ordinaria e Gestione Domestici

Per capire bene perche’ l’esclusione e’ strutturale e non una svista normativa, e’ utile capire come funziona il sistema contributivo del lavoro domestico rispetto agli altri rapporti di lavoro dipendente.

Nel lavoro dipendente ordinario (es. un’impiegata, una commessa, un’operaia), i contributi INPS vengono calcolati in percentuale sulla retribuzione lorda. La quota complessiva e’ circa il 40% della retribuzione, di cui una parte (circa il 9,19%) e’ a carico della lavoratrice e viene trattenuta in busta paga, mentre la quota maggiore (circa il 30-31%) e’ a carico del datore di lavoro. Il bonus mamme agisce esattamente su quel 9,19% a carico della lavoratrice, azzerandolo o riducendolo.

Nel lavoro domestico, invece, il sistema e’ completamente diverso. I contributi non si calcolano in percentuale sullo stipendio, ma in base a tariffe fisse stabilite ogni anno dall’INPS per fasce orarie settimanali di lavoro. Per il 2025, le tariffe contributive orarie variano in base alle ore settimanali contrattualizzate e alla retribuzione oraria. I versamenti si effettuano trimestralmente tramite bollettini MAV o online, con scadenze al 10 gennaio, 10 aprile, 10 luglio e 10 ottobre.

Questa struttura a contributi fissi per ora lavorata non si presta al meccanismo dell’esonero percentuale previsto dal bonus mamme: non c’e’ una quota percentuale a carico della lavoratrice da azzerare nel senso classico del termine. La legge avrebbe dovuto prevedere un meccanismo ad hoc (es. riduzione delle tariffe orarie per le lavoratrici domestiche madri), ma non l’ha fatto. Questa e’ la ragione tecnica profonda dell’esclusione.

CaratteristicaLavoro dipendente ordinarioLavoro domestico (colf/badanti)
Gestione INPSFondo Pensioni Lavoratori DipendentiGestione Speciale Lavoro Domestico
Calcolo contributi% sulla retribuzione lorda (~40%)Tariffe fisse per ora lavorata
VersamentoMensile in busta pagaTrimestrale con bollettini MAV
Quota lavoratrice~9,19% trattenuto in busta pagaQuota forfettaria inclusa nella tariffa oraria
Bonus mamme 2025Applicabile (esonero quota lavoratrice)NON applicabile (gestione separata)

Quanto Vale l’Esonero per Chi ne Ha Diritto

Prima di passare alle alternative per le mamme domestiche, e’ utile avere chiaro il valore economico del bonus mamme 2025 per le lavoratrici che ne beneficiano, cosi’ da comprendere meglio l’entita’ della disparita’.

La Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024) ha previsto la struttura seguente per l’esonero contributivo:

  • Mamme con 3 o piu’ figli (figlio piu’ piccolo sotto i 18 anni): esonero totale della quota contributiva a carico della lavoratrice, fino a un limite massimo di reddito annuo (il beneficio e’ pieno fino a circa 40.000 euro di reddito lordo annuo).
  • Mamme con 2 figli (figlio piu’ piccolo sotto i 10 anni): esonero totale della quota contributiva a carico della lavoratrice, stesso limite di reddito.
  • Mamme con 1 figlio (figlio sotto i 10 anni): esonero parziale, prorogato per il 2025 con riduzione della contribuzione a carico.

Il risparmio effettivo dipende dallo stipendio della lavoratrice. Per una lavoratrice con uno stipendio lordo di circa 1.800 euro al mese, la quota INPS a suo carico e’ di circa 165-170 euro mensili: l’esonero totale genera quindi un risparmio di quasi 2.000 euro l’anno. Per retribuzioni piu’ alte, il beneficio e’ maggiore.

Vale la pena notare che per le lavoratrici autonome in maternita’ e regime forfettario, le regole sono ancora diverse: le collaboratrici coordinate a progetto e le professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS possono invece beneficiare del bonus mamme, dato che la loro gestione previdenziale rientra nell’orbita ordinaria INPS.

Le Alternative per le Mamme Colf e Badanti nel 2025

Anche se il bonus mamme 2025 e’ precluso alle lavoratrici domestiche, esistono diverse misure di sostegno alle quali le mamme colf e badanti hanno diritto. Il sistema di welfare italiano, in questo senso, offre strumenti validi – ma spesso poco conosciuti o difficili da navigare senza assistenza qualificata. Vediamo le principali alternative.

Assegno Unico Universale: il Principale Sostegno per Tutte le Mamme

Il principale strumento di sostegno economico per le famiglie con figli e’ l’Assegno Unico Universale (AUU), introdotto dal D.Lgs. 230/2021 e disponibile per tutte le famiglie con figli a carico sotto i 21 anni (senza limite di eta’ per i figli disabili). A differenza del bonus mamme, l’Assegno Unico non esclude le lavoratrici domestiche: spetta a qualunque genitore, indipendentemente dal tipo di contratto di lavoro e dalla gestione previdenziale di appartenenza.

Gli importi 2025-2026 dell’Assegno Unico Universale variano in base all’ISEE familiare:

  • ISEE fino a circa 17.090 euro: importo massimo di 199,40 euro al mese per figlio
  • ISEE oltre 45.574 euro (o senza ISEE): importo minimo di 57 euro al mese per figlio
  • Tra le due soglie: scala progressiva intermedia
  • Maggiorazioni aggiuntive per figli disabili, famiglie numerose (4+ figli), entrambi i genitori lavoratori

Per una mamma colf con un figlio e un ISEE basso (situazione frequente tra le lavoratrici domestiche), l’Assegno Unico puo’ valere quasi 2.400 euro l’anno – un importo paragonabile, se non superiore, al bonus mamme per molte lavoratrici dipendenti ordinarie con reddito modesto. La domanda si presenta tramite il CAF Centro Fiscale a Udine, che gestisce anche la presentazione della DSU per l’ISEE aggiornato.

Bonus Asilo Nido 2025: Disponibile Anche per le Lavoratrici Domestiche

Un altro strumento importante e’ il bonus asilo nido, che rimborsa parte delle rette pagate per l’iscrizione del bambino a un asilo nido pubblico o privato. Anche questo beneficio e’ universale e non esclude le mamme che lavorano come colf o badanti.

Il bonus asilo nido 2025 prevede importi variabili in base all’ISEE:

  • ISEE fino a 25.001 euro: rimborso fino a 3.000 euro annui
  • ISEE da 25.001 a 40.000 euro: rimborso fino a 2.500 euro annui
  • ISEE oltre 40.000 euro o senza ISEE: rimborso fino a 1.500 euro annui

Condizione essenziale e’ avere un figlio di eta’ inferiore ai 3 anni iscritto all’asilo nido. La domanda va presentata all’INPS entro specifiche finestre temporali. Il CAF Centro Fiscale puo’ supportarti nella richiesta dell’ISEE aggiornato (indispensabile per ottenere l’importo massimo) e orientarti sulle scadenze.

Congedo di Maternita’ e Indennita’ INPS per Colf e Badanti

Un aspetto spesso poco conosciuto riguarda i diritti di maternita’ delle lavoratrici domestiche. Le colf e le badanti hanno diritto al congedo di maternita’ e alla relativa indennita’ INPS, a condizione che risultino regolarmente iscritte alla Gestione Lavoro Domestico e abbiano versato almeno 52 contributi settimanali nei due anni precedenti la nascita del figlio.

L’indennita’ di maternita’ per le lavoratrici domestiche e’ erogata direttamente dall’INPS (a differenza delle lavoratrici dipendenti ordinarie, dove l’anticipa il datore di lavoro) e copre il periodo obbligatorio di astensione dal lavoro: 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo il parto (5 mesi totali). L’importo e’ pari all’80% della retribuzione media giornaliera calcolata in base ai contributi versati.

Un punto importante: durante il congedo di maternita’, la lavoratrice domestica non puo’ essere licenziata. Il datore di lavoro (la famiglia) e’ obbligato a mantenere il rapporto di lavoro. Se ricevi una comunicazione di licenziamento durante la gravidanza o il congedo, rivolgiti subito al CAF Centro Fiscale a Udine per tutelare i tuoi diritti.

Anche il congedo parentale (astensione facoltativa nei primi 12 anni di vita del bambino) e’ disponibile per le lavoratrici domestiche, con un’indennita’ INPS ridotta. Non e’ automatico: va richiesto esplicitamente all’INPS con la procedura apposita.

Cosa Fare Concretamente: la Guida Pratica del CAF

Se sei una colf o una badante e stai cercando di capire a quali bonus e agevolazioni hai diritto nel 2025, ecco un riepilogo pratico delle priorita’:

  • Aggiornare l’ISEE e’ la prima cosa da fare, perche’ determina l’importo di quasi tutti i benefici (Assegno Unico, bonus asilo nido, agevolazioni comunali).
  • Richiedere l’Assegno Unico tramite la procedura INPS, se hai figli a carico sotto i 21 anni. Il CAF Centro Fiscale gestisce sia la compilazione dell’ISEE che la richiesta dell’AUU.
  • Richiedere il bonus asilo nido se hai un figlio under 3 iscritto al nido, entro le scadenze INPS.
  • Verificare la regolarita’ contributiva del tuo rapporto di lavoro domestico: solo con contributi regolarmente versati si ha diritto a maternita’, malattia e pensione futura.
  • Verificare altri bonus regionali e comunali: in molte regioni e comuni esistono agevolazioni aggiuntive per le famiglie con reddito basso, spesso legate all’ISEE.

Un consulente CAF Centro Fiscale a Udine puo’ analizzare la tua situazione specifica e aiutarti a non perdere nessuna agevolazione a cui hai diritto. Hai bisogno di assistenza? Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Puoi anche prenotare un appuntamento comodamente da casa tua.

Domande Frequenti sul Bonus Mamme 2025 e Lavoro Domestico

Per qualsiasi dubbio sul bonus mamme 2025, sui tuoi diritti come lavoratrice domestica, o sulle agevolazioni disponibili per le famiglie, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione, sia in ufficio a Viale Tullio 13 che online per tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. I nostri operatori si occupano di tutto, dall’ISEE alla domanda di Assegno Unico, garantendo la correttezza di ogni passaggio.

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Paola Zilli
07/08/2026
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Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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Jacqueline B.
06/08/2026
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Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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Maura Masutto
06/08/2026
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Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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Issam Elhefnawi
31/07/2026
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Molto gentile
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Sibongile Moyana
30/07/2026
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Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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Sabrina Cirina
23/07/2026
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Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
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robert poletto
17/07/2026
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Geanina Gaita
16/07/2026
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Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato
Luglio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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Bonus assunzioni 2026: guida completa a incentivi giovani, donne, ZES e stabilizzazione dei contratti

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il 2026 conferma e amplia il pacchetto di incentivi all’occupazione destinati ai datori di lavoro privati che assumono giovani, donne, persone svantaggiate o stabilizzano contratti a termine. Tra i bonus assunzioni 2026 più rilevanti troviamo il Bonus Giovani Under 35, il Bonus Donne, il Bonus ZES Unica Mezzogiorno e la maxi deduzione del 120% sul costo del lavoro incrementale. Si tratta di misure introdotte principalmente dal Decreto Coesione (DL 60/2024) e prorogate o ridefinite dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), il cui impatto pratico e significativo: per un’azienda, l’esonero contributivo può tradursi in un risparmio fino a 15.600 euro nell’arco di 24 mesi per singolo lavoratore.

In questa guida completa e aggiornata analizziamo ogni singolo bonus attivo nel 2026: requisiti, importi, durata, procedure INPS per la richiesta, regole di cumulabilità e esempi pratici di calcolo. L’obiettivo e offrire ad aziende, professionisti delle risorse umane e consulenti del lavoro uno strumento operativo per orientarsi tra le numerose agevolazioni disponibili, evitando errori che potrebbero compromettere il diritto all’esonero. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente i datori di lavoro nella verifica dei requisiti e nella corretta gestione documentale di queste misure.

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Bonus assunzioni 2026: la panoramica generale degli incentivi

Il quadro degli incentivi all’assunzione nel 2026 si fonda su due pilastri normativi principali. Il primo è il Decreto Coesione (DL 7 maggio 2024 n. 60, convertito dalla L. 4 luglio 2024 n. 95), che ha introdotto tre nuovi esoneri contributivi destinati ai datori di lavoro privati: il Bonus Giovani Under 35, il Bonus Donne e il Bonus ZES Unica Mezzogiorno. Il secondo pilastro è la Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024 n. 207), che ha confermato la maxi deduzione del 120% sul costo del lavoro incrementale e ha allineato la disciplina degli incentivi per il triennio 2025-2027.

A queste misure si affiancano gli incentivi strutturali già previsti dall’ordinamento, come l’esonero per l’assunzione di percettori di NASpI, l’incentivo per l’assunzione di lavoratori in CIGS da almeno 3 mesi (art. 4, c. 3, L. 92/2012), l’esonero per l’assunzione di disabili (L. 68/1999) e gli sgravi per la trasformazione dei contratti di apprendistato. La convivenza tra misure straordinarie e ordinarie rende il sistema complesso ma estremamente vantaggioso per i datori di lavoro che sanno orientarsi correttamente. Comprendere quale bonus si applica al caso concreto, e se più incentivi possono essere cumulati, è il primo passo per massimizzare il risparmio contributivo.

Tabella riassuntiva: i principali bonus assunzioni attivi nel 2026

BonusImporto max/meseDurataNorma
Giovani Under 35500 euro (650 nelle regioni ZES)24 mesiDL 60/2024 art. 22
Donne svantaggiate650 euro24 mesiDL 60/2024 art. 23
ZES Unica Mezzogiorno650 euro24 mesiDL 60/2024 art. 24
Maxi deduzione 120%Deduzione fiscale +20%Anno per annoL. 207/2024 c. 399-400
NASpI (assunzione percettore)20% NASpI residuaUna tantumArt. 2 c. 10-bis L. 92/2012
Disabili (L. 68/1999)35-70% retribuzione36-60 mesiArt. 13 L. 68/1999

Bonus Giovani Under 35: esonero contributivo fino a 500 euro al mese

Il Bonus Giovani, previsto dall’articolo 22 del Decreto Coesione (DL 60/2024), è la misura più rilevante per chi vuole assumere lavoratori under 35. Si tratta di un esonero contributivo totale (100%) della quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi INAIL), nel limite massimo di 500 euro mensili per ciascun lavoratore. Il beneficio sale a 650 euro mensili per le assunzioni effettuate in una delle otto regioni ricomprese nella ZES Unica Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna).

Requisiti per il Bonus Giovani 2026

  • Eta del lavoratore: meno di 35 anni compiuti alla data dell’assunzione
  • Condizione occupazionale: il lavoratore non deve mai essere stato assunto a tempo indeterminato nel corso della sua vita lavorativa (con altri datori di lavoro)
  • Tipologia contrattuale: nuova assunzione a tempo indeterminato o trasformazione di un contratto a tempo determinato in tempo indeterminato
  • Datore di lavoro: tutti i datori di lavoro privati (esclusi datori di lavoro domestico e settore agricolo nei limiti di specifiche disposizioni)
  • Regolarità contributiva: possesso del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva)
  • Rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoro
  • Nessun obbligo di assunzione preesistente derivante da legge o contratto collettivo

Durata e caratteristiche dell’esonero

L’esonero ha una durata di 24 mesi a partire dalla data di assunzione. Il calcolo del risparmio massimo per il datore di lavoro è quindi pari a 12.000 euro per ciascun lavoratore (500 × 24) nelle aree ordinarie e a 15.600 euro (650 × 24) nelle aree ZES. È importante notare che l’esonero non si applica ai premi INAIL e ai contributi al Fondo di Tesoreria INPS per il TFR (per le aziende con più di 50 dipendenti). Il bonus è soggetto al rispetto del regime de minimis o, in alternativa, all’autorizzazione della Commissione Europea ai sensi del Quadro Temporaneo per gli aiuti di Stato (in base alla specifica formulazione confermata nelle circolari attuative).

Bonus Donne: esonero contributivo per favorire l’occupazione femminile

Il Bonus Donne previsto dall’articolo 23 del Decreto Coesione (DL 60/2024) è un esonero contributivo destinato ai datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato donne svantaggiate. La misura punta a ridurre il divario occupazionale di genere, particolarmente accentuato in alcuni territori e settori economici. L’esonero è pari al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro nel limite di 650 euro mensili per una durata di 24 mesi.

Chi sono le “donne svantaggiate” ai fini del bonus

La definizione di “donna svantaggiata” segue il Regolamento UE 651/2014 e include una delle seguenti categorie:

  • Donne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovunque residenti
  • Donne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei Fondi Strutturali UE (in pratica, le regioni del Mezzogiorno e alcune aree del Centro-Nord individuate da decreto interministeriale)
  • Donne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi e occupate in professioni o settori economici caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere (individuati annualmente con decreto del Ministero del Lavoro)

Il requisito dell’incremento occupazionale netto

Una caratteristica peculiare del Bonus Donne è il requisito dell’incremento occupazionale netto: l’assunzione deve determinare un aumento del numero dei dipendenti rispetto alla media dei lavoratori occupati nei 12 mesi precedenti. Le diminuzioni di personale che si sono verificate per dimissioni volontarie, invalidita, pensionamento, riduzione volontaria dell’orario o licenziamento per giusta causa non si computano. Questo requisito rende il Bonus Donne uno strumento di incentivazione netta all’occupazione, non un semplice sgravio sulle assunzioni che si sarebbero comunque effettuate.

Bonus ZES Unica Mezzogiorno: 650 euro al mese per assumere al Sud

Il Bonus ZES Unica, disciplinato dall’articolo 24 del Decreto Coesione, è dedicato ai datori di lavoro privati che operano nelle otto regioni del Mezzogiorno ricomprese nella Zona Economica Speciale unica: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. È un esonero contributivo del 100% nel limite di 650 euro mensili per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato, con una durata di 24 mesi.

Requisiti specifici del Bonus ZES

  • Datore di lavoro: privato con fino a 10 dipendenti nel mese di assunzione (microimprese e piccole imprese)
  • Sede di lavoro: in una delle 8 regioni della ZES Unica Mezzogiorno
  • Lavoratore: di età pari o superiore a 35 anni e privo di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi
  • Tipologia di rapporto: assunzione a tempo indeterminato (incluso part-time)
  • Incremento occupazionale netto rispetto alla media dei 12 mesi precedenti
  • Rispetto del Regolamento UE sugli aiuti di Stato a finalita regionale

È importante segnalare che il Bonus ZES Unica e complementare rispetto al Bonus Giovani Under 35: mentre quest’ultimo si rivolge ai giovani sotto i 35 anni, il Bonus ZES copre proprio i lavoratori che hanno superato questa soglia anagrafica ma operano in territori a maggiore svantaggio economico. Per i giovani Under 35 assunti al Sud, si applica invece il Bonus Giovani con il massimale maggiorato a 650 euro.

Stabilizzazione dei contratti: bonus per trasformare il tempo determinato in indeterminato

La stabilizzazione dei contratti a tempo determinato è uno degli obiettivi principali della politica del lavoro italiana ed europea. Anche se il sistema normativo italiano non prevede un singolo “bonus stabilizzazione” universale, esistono diverse misure che, applicate alle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, generano sgravi significativi per le aziende:

  • Bonus Giovani Under 35 (DL 60/2024 art. 22): si applica anche alle trasformazioni TD→TI, purché il lavoratore non sia mai stato titolare di un rapporto a tempo indeterminato in precedenza
  • Bonus Donne (DL 60/2024 art. 23): applicabile alle trasformazioni che riguardano donne con i requisiti di svantaggio
  • Esonero per stabilizzazione di apprendisti: al termine del periodo di apprendistato, la conferma a tempo indeterminato gode di un’aliquota contributiva agevolata del 10% (anziché ordinaria) per i 12 mesi successivi alla trasformazione, ai sensi del Testo Unico Apprendistato (D.Lgs. 81/2015)
  • Bonus NASpI: spetta una quota della NASpI residua spettante al lavoratore quando il datore di lavoro lo assume a tempo indeterminato (anche con trasformazione)

Vantaggi fiscali ulteriori: la maxi deduzione 120% sul costo del lavoro

Oltre agli sgravi contributivi, dal 2024 e per gli anni successivi (compresi 2025 e 2026, salvo modifiche), è prevista una super deduzione fiscale del 120% del costo del personale neoassunto a tempo indeterminato, qualora l’azienda registri un incremento occupazionale netto rispetto all’anno precedente. La maggiorazione sale al 130% nel caso di assunzione di categorie “meritevoli di maggior tutela” (donne con almeno due figli minori, giovani Under 30 ammessi a Garanzia Giovani, ex percettori del Reddito di Cittadinanza, persone con disabilità, ecc.). Questa misura, prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 216/2023 e confermata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024 art. 1 commi 399-400), si cumula con gli esoneri contributivi sopra descritti.

Altri esoneri e bonus attivi nel 2026

Accanto ai grandi bonus straordinari del Decreto Coesione, nel 2026 restano operativi numerosi incentivi strutturali che, in determinate situazioni, possono risultare più convenienti o complementari:

Bonus assunzione percettori NASpI

Il datore di lavoro che assume a tempo pieno e indeterminato un lavoratore titolare di NASpI ha diritto, a domanda, a un contributo mensile pari al 20% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore. Il beneficio è disciplinato dall’art. 2, comma 10-bis, della L. 92/2012 ed è cumulabile con altri incentivi solo nei limiti consentiti dalla normativa.

Incentivi per l’assunzione di disabili (L. 68/1999)

L’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori disabili dà diritto a un incentivo economico variabile dal 35% al 70% della retribuzione lorda mensile, per una durata da 36 a 60 mesi, a seconda della tipologia di disabilità e del grado di riduzione della capacità lavorativa. L’incentivo è disciplinato dall’art. 13 della L. 68/1999, come modificato dal D.Lgs. 151/2015.

Incentivo Over 50 (L. 92/2012)

Per l’assunzione di lavoratori ultracinquantenni disoccupati da oltre 12 mesi spetta una riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro per 12 mesi (tempo determinato) o 18 mesi (tempo indeterminato o trasformazione). Norma di riferimento: art. 4, commi 8-11, L. 92/2012.

Apprendistato professionalizzante

L’apprendistato professionalizzante (art. 44 D.Lgs. 81/2015) resta uno strumento estremamente conveniente: durante il periodo di formazione il datore di lavoro versa un’aliquota contributiva agevolata e al termine del periodo, in caso di conferma a tempo indeterminato, l’aliquota agevolata prosegue per ulteriori 12 mesi. Le aliquote specifiche variano in base alle dimensioni aziendali e al CCNL applicato, secondo le tabelle INPS più recenti.

Come si richiedono i bonus assunzioni all’INPS

La procedura di richiesta dei bonus assunzioni 2026 segue, salvo eccezioni, un iter standardizzato gestito attraverso il portale telematico dell’INPS. Comprenderla è essenziale per evitare errori che potrebbero comportare la decadenza dal beneficio.

I passaggi essenziali della procedura

  1. Comunicazione obbligatoria di assunzione (UNILAV): entro le ore 24 del giorno antecedente l’instaurazione del rapporto di lavoro va effettuata la comunicazione al Centro per l’Impiego competente
  2. Verifica preventiva dei requisiti: il datore di lavoro deve verificare il possesso di tutti i requisiti soggettivi (età del lavoratore, condizione di disoccupazione, assenza di precedenti rapporti a tempo indeterminato, ecc.) e oggettivi (DURC, rispetto della sicurezza sul lavoro, incremento occupazionale ove richiesto)
  3. Istanza telematica all’INPS: il datore di lavoro presenta domanda tramite il portale INPS, utilizzando il modulo specifico predisposto per il singolo bonus, indicando i dati del lavoratore e dichiarando il possesso dei requisiti
  4. Risposta INPS: l’INPS verifica la disponibilità delle risorse finanziarie (per i bonus a sportello) e l’esistenza dei requisiti. In caso positivo, comunica l’autorizzazione tramite il “Cassetto Previdenziale del Contribuente”
  5. Fruizione dell’esonero in busta paga: una volta ottenuta l’autorizzazione, il datore di lavoro applica l’esonero direttamente in sede di compilazione del flusso UniEmens, esponendo gli importi nei quadri previsti dalla circolare INPS attuativa

Circolari INPS applicative

Per ciascun bonus l’INPS pubblica circolari e messaggi applicativi che precisano i codici di esposizione UniEmens, le modalità di calcolo dell’esonero, eventuali integrazioni documentali necessarie. È sempre consigliabile consultare la circolare specifica prima di effettuare l’assunzione: per il Bonus Giovani Under 35, il Bonus Donne e il Bonus ZES Unica, le circolari INPS attuative del 2024-2025 e i successivi messaggi di chiarimento forniscono il quadro operativo completo. Il CAF Centro Fiscale di Udine mantiene aggiornato il proprio database normativo e affianca le aziende nella fase di compilazione delle istanze.

Cumulabilità tra bonus: cosa si può è cosa non si può sommare

Uno degli aspetti più complessi della gestione dei bonus assunzioni 2026 riguarda la cumulabilità. La regola generale è che gli esoneri contributivi non sono cumulabili tra loro per lo stesso lavoratore e per lo stesso periodo, salvo specifiche eccezioni previste dalla norma istitutiva. Tuttavia, esistono importanti spazi di cumulo, in particolare con misure di natura fiscale.

Le regole base di cumulabilità

  • Esoneri contributivi tra loro: generalmente non cumulabili sul medesimo rapporto di lavoro nello stesso periodo. Esempio: per uno stesso lavoratore Under 35 non si possono attivare contemporaneamente Bonus Giovani e Bonus ZES Unica (peraltro destinatari di platee diverse)
  • Esonero contributivo + Bonus NASpI: la giurisprudenza INPS più recente ha riconosciuto una parziale cumulabilità in specifiche condizioni, ma è essenziale verificare l’orientamento più aggiornato
  • Esoneri contributivi + Maxi deduzione 120%: cumulo pieno. La maxi deduzione è una misura fiscale (IRES/IRPEF) e opera su un piano diverso rispetto agli esoneri contributivi
  • Bonus contributivi + Crediti d’imposta ZES: generalmente cumulabili nei limiti della normativa sugli aiuti di Stato e del massimale de minimis

Prima di applicare un esonero, e sempre opportuno verificare gli orientamenti più recenti dell’INPS e del Ministero del Lavoro, perché il quadro evolve frequentemente attraverso messaggi e interpelli.

Esempi pratici di calcolo del risparmio contributivo

Per comprendere il reale impatto economico dei bonus assunzioni 2026 e utile analizzare alcuni casi concreti.

Esempio 1: assunzione di un giovane Under 35 al Nord

L’azienda Alfa Srl, con sede a Udine, assume Luca, 27 anni, mai assunto a tempo indeterminato, con un contratto a tempo indeterminato è una retribuzione lorda di 1.800 euro mensili. I contributi a carico del datore di lavoro su tale retribuzione sono indicativamente di circa 540 euro/mese (calcolando un’aliquota datoriale media del 30% circa, esclusi INAIL).

  • Massimale esonero Bonus Giovani: 500 euro/mese
  • Contributi mensili effettivamente azzerati: 500 euro/mese (l’eccedenza di 40 euro resta a carico dell’azienda)
  • Risparmio mensile: 500 euro
  • Risparmio totale 24 mesi: 12.000 euro

Esempio 2: assunzione di un giovane Under 35 al Sud

L’azienda Beta Srl, con sede a Napoli, assume Maria, 29 anni, mai assunta a tempo indeterminato, con un contratto a tempo indeterminato è una retribuzione lorda di 1.900 euro/mese. Operando in regione ZES, si applica il massimale maggiorato di 650 euro/mese.

  • Massimale esonero: 650 euro/mese
  • Risparmio mensile: circa 570 euro (importo dei contributi datoriali, comunque entro il massimale)
  • Risparmio totale 24 mesi: circa 13.700-15.600 euro (in base ai contributi effettivi)

Esempio 3: assunzione di una donna svantaggiata + maxi deduzione

L’azienda Gamma SpA assume Giulia, 42 anni, disoccupata da 30 mesi, con contratto a tempo indeterminato e retribuzione lorda di 2.100 euro/mese (contributi datoriali stimati: 630 euro). L’azienda registra anche un incremento occupazionale netto rispetto all’anno precedente.

  • Bonus Donne (esonero contributivo): 630 euro/mese × 24 = 15.120 euro
  • Maxi deduzione 120% del costo del lavoro: sul costo del personale incrementale (es. 30.000 euro/anno) si applica una deduzione fiscale aggiuntiva del 20%, pari a 6.000 euro. Considerando un’aliquota IRES del 24%, il risparmio fiscale e di circa 1.440 euro/anno
  • Risparmio totale stimato sui 24 mesi: circa 18.000 euro (esonero + benefici fiscali aggregati)

Bonus assunzioni 2026: gli errori da evitare

L’esperienza maturata in questi anni dai consulenti del lavoro mostra alcuni errori ricorrenti che possono compromettere il diritto all’esonero o, peggio, comportare il recupero degli importi indebitamente fruiti con sanzioni e interessi:

  • Mancata verifica dei requisiti soggettivi del lavoratore: ad esempio assumere come “mai stato a tempo indeterminato” un soggetto che in realtà ha avuto un breve TI in passato
  • Mancato rispetto del DURC: il documento deve essere regolare al momento della fruizione, non solo al momento dell’assunzione
  • Errato calcolo dell’incremento occupazionale netto: confondere le diminuzioni “neutre” (dimissioni volontarie, pensionamento) con quelle “computabili” (licenziamenti per riduzione del personale)
  • Errata esposizione dei codici UniEmens: ogni bonus ha codici specifici. Errori in questa fase generano segnalazioni automatiche da parte dell’INPS
  • Sovrapposizione di bonus non cumulabili sullo stesso lavoratore
  • Mancato rispetto dei massimali de minimis nei casi in cui il bonus è soggetto a questa disciplina

Cosa fare nel 2026 per non perdere occasioni

Il 2026 rappresenta un anno di consolidamento per i bonus assunzioni: la disciplina del Decreto Coesione è ormai operativa con tutte le circolari attuative e le aziende dispongono di strumenti chiari per programmare le assunzioni. Le scelte strategiche vincenti per i datori di lavoro sono:

  1. Pianificare in anticipo le assunzioni, verificando con il consulente del lavoro o con il CAF l’applicabilità del bonus più conveniente
  2. Mantenere costantemente regolare il DURC, perché un’irregolarità durante i 24 mesi di esonero ne comporta la sospensione
  3. Monitorare gli aggiornamenti normativi: messaggi INPS, circolari del Ministero del Lavoro e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate
  4. Documentare con cura la posizione del lavoratore (storico INPS, eventuali certificazioni di disoccupazione, dichiarazioni sostitutive)
  5. Conservare la documentazione per almeno 10 anni, considerando i tempi di controllo INPS

Affidarsi a un partner esperto come il CAF Centro Fiscale di Udine consente di evitare errori e di massimizzare il vantaggio economico delle agevolazioni. Il nostro team segue l’intero iter: dalla verifica dei requisiti, alla presentazione dell’istanza INPS, fino al monitoraggio della fruizione corretta nei flussi UniEmens.

Domande frequenti sui bonus assunzioni 2026

Il Bonus Giovani Under 35 si applica anche al part-time?

Sì, il bonus si applica anche ai contratti a tempo indeterminato part-time. Il massimale di 500 euro (650 per ZES) si riferisce all’esonero massimo mensile e si applica in proporzione alle ore lavorate nel mese.

Se assumo una donna over 50 disoccupata da 18 mesi, posso usare il Bonus Donne?

Sì, perché la condizione di “senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi” o di “almeno 6 mesi” se residente in aree svantaggiate o impiegata in settori a forte disparità di genere e alternativa rispetto all’età. Una donna ovunque residente, disoccupata da 24 mesi, ha diritto al bonus indipendentemente dall’età.

Le aziende con più di 10 dipendenti possono accedere al Bonus ZES Unica?

No, il Bonus ZES Unica è riservato a datori di lavoro privati con un numero di dipendenti pari o inferiore a 10. Le aziende più grandi che assumono al Sud possono comunque accedere ad altri incentivi (es. Bonus Giovani Under 35, Bonus Donne, decontribuzione Sud strutturale dove ancora prevista).

Cosa succede se durante i 24 mesi di esonero il lavoratore si dimette?

L’esonero si interrompe naturalmente. Se la cessazione avviene per dimissioni volontarie o per cause non imputabili al datore di lavoro (giusta causa di licenziamento, ecc.), l’azienda mantiene il beneficio già fruito senza obbligo di restituzione. Diverso il caso del licenziamento ingiustificato: in questo caso possono attivarsi meccanismi di recupero, come previsto dalle disposizioni applicative.

Il bonus è automatico o devo presentare domanda?

I bonus contributivi richiedono sempre una specifica istanza telematica all’INPS, con verifica preventiva dei requisiti e dell’eventuale disponibilità delle risorse stanziate. Una volta autorizzati, l’esonero viene fruito direttamente in compensazione nella denuncia UniEmens mensile.

La maxi deduzione 120% si applica anche per il 2026?

Sì, la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha confermato la misura della maggiorazione del 20% (e fino al 30% per categorie meritevoli) del costo del lavoro deducibile nei periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027, in caso di incremento occupazionale netto. Restano fermi i requisiti di stabilità del rapporto e di mantenimento dell’incremento.

Conclusione: come sfruttare al meglio i bonus assunzioni 2026

I bonus assunzioni 2026 rappresentano un’opportunità concreta per le aziende italiane: il risparmio potenziale può superare i 15.000 euro per ogni nuovo lavoratore assunto, a cui si aggiungono i vantaggi fiscali della maxi deduzione 120%. Tuttavia, la complessità della disciplina richiede attenzione: verifica dei requisiti, corretta presentazione delle istanze, monitoraggio della cumulabilità e gestione precisa dei flussi UniEmens sono fattori che possono trasformare un’opportunità in un problema se gestiti con superficialita.

Il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione delle aziende del Friuli Venezia Giulia e di tutto il territorio nazionale un servizio completo di assistenza: analisi della convenienza, verifica preventiva dei requisiti, presentazione delle istanze INPS, monitoraggio della fruizione, supporto in caso di controlli. Contattaci per programmare le tue assunzioni del 2026 sfruttando al massimo le agevolazioni previste dalla normativa.

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Maggio 22, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 22:55:042026-05-22 22:26:05Bonus assunzioni 2026: guida completa a incentivi giovani, donne, ZES e stabilizzazione dei contratti
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Bonus Mamme Lavoratrici 2026: Esonero Contributivo con 2 Figli, Requisiti e Come Richiederlo

Bonus mamma

Il bonus mamme lavoratrici 2025 2 figli è una delle agevolazioni più cercate dalle famiglie italiane. Si tratta dell’esonero contributivo per le mamme lavoratrici introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e confermato anche per il 2025 e il 2026: un risparmio concreto fino a 3.000 euro all’anno (250 euro al mese) sulla busta paga delle madri dipendenti con almeno 2 figli. Se sei una mamma lavoratrice e vuoi sapere se hai diritto a questo bonus, quanto vale e come richiederlo, in questa guida trovi tutte le risposte aggiornate.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Bonus Mamme Lavoratrici
  2. Requisiti per il Bonus Mamme con 2 Figli
  3. Importo dell’Esonero Contributivo: Quanto si Risparmia
  4. Differenza tra Bonus 2 Figli e Bonus 3 o più Figli
  5. Chi Ha Diritto al Bonus Mamme Lavoratrici
  6. Chi è Escluso: Colf, Badanti e Lavoratrici Autonome
  7. Come Richiedere il Bonus Mamme Lavoratrici
  8. Compatibilità con Altri Bonus e Agevolazioni
  9. Esempi Pratici di Calcolo in Busta Paga
  10. Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è il Bonus Mamme Lavoratrici: l’Esonero Contributivo Spiegato Semplice

Il cosiddetto bonus mamme lavoratrici è in realtà un esonero contributivo, cioè una riduzione dei contributi previdenziali che ogni lavoratrice dipendente versa normalmente all’INPS. In pratica, invece di pagare la quota di contributi a carico della lavoratrice (che di solito è pari al 9,19% dello stipendio lordo), lo Stato se ne fa carico al posto tuo, fino a un massimo di 3.000 euro all’anno.

Questa misura è stata introdotta dall’articolo 1, commi 180-182 della Legge di Bilancio 2024 (Legge n. 213/2023) con l’obiettivo di sostenere la natalità e le famiglie con figli. La Legge di Bilancio 2025 ha confermato e ampliato il beneficio, estendendolo anche alle mamme con soli 2 figli, mentre in precedenza era riservato esclusivamente alle madri con 3 o più figli.

Il risultato concreto? Uno stipendio netto più alto ogni mese, senza dover fare nulla di diverso rispetto al normale lavoro. L’esonero contributivo mamme rappresenta un aiuto reale per le famiglie, ed è completamente diverso dall’assegno unico universale o dagli altri bonus legati all’ISEE.

Requisiti per il Bonus Mamme Lavoratrici 2025 2 Figli

Per ottenere il bonus mamme lavoratrici con 2 figli, devi soddisfare tutti i seguenti requisiti contemporaneamente:

  • Essere lavoratrice dipendente con contratto a tempo indeterminato (settore privato o pubblico)
  • Avere almeno 2 figli, di cui il più piccolo non abbia ancora compiuto 10 anni
  • Non essere una lavoratrice domestica (colf, badanti e baby-sitter sono escluse)

Attenzione a un dettaglio importante: il beneficio si applica fino al mese in cui il figlio più piccolo compie 10 anni. Ad esempio, se hai due figli di 8 e 5 anni, l’esonero durerà fino al compimento dei 10 anni del figlio più piccolo. Quando il bambino compie 10 anni, dal mese successivo l’esonero cessa automaticamente.

Il requisito si basa sulla presenza di figli: non è necessario che i figli siano fiscalmente a carico. Conta il semplice fatto di essere madre di almeno 2 figli, indipendentemente dal reddito dei figli stessi.

Importo dell’Esonero Contributivo: Quanto si Risparmia

L’esonero contributivo per le mamme lavoratrici prevede un risparmio massimo di:

  • 3.000 euro all’anno (importo massimo annuo)
  • 250 euro al mese (importo massimo mensile)

Come funziona il calcolo? L’esonero copre il 100% della quota di contributi IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) a carico della lavoratrice, che normalmente è pari al 9,19% della retribuzione lorda. Se i contributi mensili a tuo carico superano i 250 euro, il risparmio massimo resta comunque di 250 euro al mese.

Facciamo un esempio pratico: supponiamo che Maria abbia uno stipendio lordo di 2.000 euro al mese. I contributi a suo carico sarebbero normalmente 2.000 x 9,19% = 183,80 euro. Con l’esonero, Maria non paga quei 183,80 euro e li riceve direttamente in busta paga come stipendio netto in più. In un anno, Maria risparmia circa 2.205 euro.

Per stipendi più alti, il risparmio può raggiungere il tetto massimo. Ad esempio, con un lordo mensile di 2.800 euro, i contributi sarebbero 257,32 euro, ma l’esonero copre fino a un massimo di 250 euro: il risparmio annuo sarà quindi di 3.000 euro (il massimo previsto).

Differenza tra Bonus Mamme 2 Figli e Bonus Mamme 3 o Più Figli

La normativa prevede due versioni dell’esonero contributivo mamme, con regole leggermente diverse:

CaratteristicaBonus 2 FigliBonus 3+ Figli
Numero figli2 figli3 o più figli
Limite di etàFino ai 10 anni del minoreFino ai 18 anni del minore
Importo massimo3.000 euro/anno3.000 euro/anno
Contratto richiestoTempo indeterminatoTempo indeterminato
Durata prevista2025-20262024-2026
SettorePubblico e privatoPubblico e privato

Come puoi vedere, la differenza principale sta nel limite di età del figlio più piccolo: con 2 figli l’esonero dura fino ai 10 anni del minore, mentre con 3 o più figli si estende fino ai 18 anni. L’importo massimo è identico in entrambi i casi.

Un aspetto importante: se hai 2 figli e il più piccolo supera i 10 anni, perdi il diritto al bonus. Ma se nel frattempo nasce un terzo figlio, passi automaticamente alla versione “3 figli” con limite esteso a 18 anni.

Chi Ha Diritto al Bonus Mamme Lavoratrici

Il bonus mamme lavoratrici spetta a tutte le lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato, sia nel settore privato che nel settore pubblico. Ecco nel dettaglio chi ne ha diritto:

  • Dipendenti del settore privato con contratto a tempo indeterminato
  • Dipendenti del settore pubblico (scuola, sanità, enti locali, ministeri, ecc.)
  • Lavoratrici in somministrazione con contratto a tempo indeterminato
  • Lavoratrici part-time a tempo indeterminato (l’esonero si calcola sui contributi effettivi)
  • Apprendiste con contratto di apprendistato (equiparato al tempo indeterminato)

Non è richiesto un livello minimo di reddito né un ISEE specifico. Il bonus spetta a tutte le madri lavoratrici dipendenti che soddisfano i requisiti, indipendentemente dalla fascia di reddito.

Chi è Escluso dal Bonus: Colf, Badanti e Lavoratrici Autonome

Non tutte le mamme lavoratrici possono accedere all’esonero. Sono escluse dal bonus mamme lavoratrici:

  • Lavoratrici domestiche: colf, badanti e baby-sitter sono espressamente escluse dalla norma, anche se hanno contratto a tempo indeterminato
  • Lavoratrici autonome e libere professioniste: chi ha partita IVA (incluse le lavoratrici in regime forfettario) non può accedere al bonus
  • Lavoratrici con contratto a tempo determinato: il contratto deve essere a tempo indeterminato
  • Collaboratrici coordinate e continuative (co.co.co.)
  • Lavoratrici con contratti atipici (prestazioni occasionali, lavoro intermittente, ecc.)

L’esclusione delle lavoratrici domestiche è stata molto dibattuta. Se sei una colf o badante e vuoi conoscere le alternative disponibili, leggi il nostro approfondimento su bonus mamme per colf e badanti: quali alternative esistono.

Come Richiedere il Bonus Mamme Lavoratrici: Procedura Passo per Passo

La buona notizia è che richiedere il bonus mamme lavoratrici è molto semplice. Non devi presentare domanda all’INPS: il bonus viene applicato direttamente dal tuo datore di lavoro. Ecco come fare:

1. Comunica al datore di lavoro i codici fiscali dei figli

Il primo passo è informare il tuo datore di lavoro (o l’ufficio paghe/consulente del lavoro) che hai diritto all’esonero. Dovrai comunicare i codici fiscali dei tuoi figli affinché il datore possa inserire il beneficio in busta paga.

2. Il datore di lavoro applica l’esonero in busta paga

Una volta ricevuti i dati, il datore di lavoro (tramite il consulente del lavoro o il software paghe) applica automaticamente l’esonero contributivo nella tua busta paga mensile. Vedrai la voce relativa all’esonero direttamente nel cedolino.

3. L’INPS verifica i requisiti

L’INPS effettua le verifiche necessarie sui dati comunicati. In caso di requisiti non soddisfatti, l’Istituto può procedere al recupero delle somme non dovute. Per questo è fondamentale comunicare dati corretti e aggiornati. Se hai ricevuto un esito negativo, puoi presentare riesame INPS entro 30 giorni.

Compatibilità del Bonus Mamme con Altri Bonus e Agevolazioni

Una delle domande più frequenti riguarda la cumulabilità del bonus mamme lavoratrici con le altre agevolazioni. Ecco la situazione aggiornata:

  • Assegno Unico Universale: SÌ, compatibile. Puoi ricevere sia l’esonero contributivo che l’assegno unico per i tuoi figli. Sono due misure diverse e cumulabili
  • Bonus Nido: SÌ, compatibile. Il bonus asilo nido è cumulabile con l’esonero mamme
  • Bonus Nuovi Nati: SÌ, compatibile. I 1.000 euro per i nuovi nati si sommano all’esonero
  • Detrazioni per figli a carico: SÌ, compatibili. Le detrazioni fiscali nel 730 restano applicabili
  • Esonero contributivo under 36: NO, non cumulabile. Se il datore di lavoro beneficia già dell’esonero per le assunzioni under 36, non si può applicare anche quello mamme sullo stesso rapporto di lavoro
  • Congedo di maternità: durante il congedo obbligatorio l’esonero continua ad applicarsi

In sintesi, l’esonero contributivo mamme si somma alla maggior parte delle prestazioni familiari. L’unica incompatibilità riguarda altri esoneri contributivi già applicati al contratto di lavoro.

Esempi Pratici di Calcolo del Bonus Mamme in Busta Paga

Per capire concretamente quanto risparmia una mamma lavoratrice, vediamo alcuni esempi pratici basati su diversi livelli di stipendio:

Stipendio lordo mensileContributi normali (9,19%)Con esonero mammeRisparmio mensileRisparmio annuo
1.400 euro128,66 euro0 euro128,66 euro1.543,92 euro
1.800 euro165,42 euro0 euro165,42 euro1.985,04 euro
2.200 euro202,18 euro0 euro202,18 euro2.426,16 euro
2.800 euro257,32 euro7,32 euro250,00 euro3.000,00 euro
3.500 euro321,65 euro71,65 euro250,00 euro3.000,00 euro

Come puoi vedere, per stipendi fino a circa 2.720 euro lordi mensili, l’esonero copre l’intero importo dei contributi. Per stipendi superiori, il risparmio massimo si ferma a 250 euro al mese (3.000 euro annui).

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Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sul Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli (FAQ)

Il bonus mamme lavoratrici vale anche nel 2026?

Sì, l’esonero contributivo per le mamme lavoratrici è stato confermato dalla Legge di Bilancio 2025 anche per il 2026. Le condizioni restano le stesse: fino a 3.000 euro annui di esonero per lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno 2 figli.

Devo presentare domanda all’INPS?

No. Non è necessario presentare domanda all’INPS. Devi semplicemente comunicare i codici fiscali dei tuoi figli al datore di lavoro, che provvederà ad applicare l’esonero in busta paga. L’INPS verificherà i requisiti in automatico.

Se ho un contratto part-time ho diritto al bonus?

Sì, a condizione che il contratto sia a tempo indeterminato. L’importo dell’esonero sarà proporzionato ai contributi effettivamente versati, che dipendono dallo stipendio (più basso per il part-time). Il tetto massimo resta 250 euro/mese.

Il bonus mamme influisce sulla pensione futura?

No. L’esonero è a carico dello Stato, che versa i contributi al posto tuo. La tua posizione contributiva INPS resta invariata: i contributi risultano comunque versati ai fini del calcolo della pensione. Non perdi nulla in termini di anzianità contributiva.

Cosa succede se il mio figlio compie 10 anni durante l’anno?

L’esonero cessa dal mese successivo al compimento dei 10 anni del figlio più piccolo (nel caso di 2 figli). Ad esempio, se tuo figlio compie 10 anni il 15 marzo, l’esonero si applica fino a marzo compreso e cessa da aprile.

Se sono in maternità, perdo il bonus?

No. Durante il congedo di maternità obbligatorio l’esonero continua ad applicarsi normalmente. Anche durante il congedo parentale facoltativo, se retribuito, l’esonero resta attivo.

Hai Bisogno di Aiuto con il Bonus Mamme?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare i requisiti per il bonus mamme lavoratrici e a comunicare correttamente i dati al tuo datore di lavoro. Contattaci per una consulenza personalizzata.

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    Aprile 17, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-17 08:00:002026-05-31 14:13:34Bonus Mamme Lavoratrici 2026: Esonero Contributivo con 2 Figli, Requisiti e Come Richiederlo
    PARTITA IVA

    Part-time con Partita IVA: Quando i Contributi INPS Restano Dovuti nel 2026

    regime forfettario partita iva

    Sempre più professionisti si trovano a gestire contemporaneamente un lavoro dipendente part-time e una Partita IVA. Una situazione comune, ad esempio, per chi lavora come impiegato part-time e nel tempo libero svolge consulenze autonome, oppure per chi mantiene un contratto a tempo parziale mentre avvia la propria attività.

    La domanda che sorge spontanea è: devo pagare i contributi INPS per entrambe le attività? La risposta non è semplice e dipende da diversi fattori: il tipo di gestione previdenziale, il reddito complessivo, il regime fiscale adottato e le specifiche normative INPS.

    In questa guida approfondita analizziamo quando i contributi INPS restano dovuti anche in presenza di doppio lavoro, quali sono i casi di esonero contributivo, e come funzionano le regole specifiche per chi è in regime forfettario.

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    La Normativa sui Contributi INPS: Gestione Separata e Altre Casse

    Per comprendere quando i contributi INPS restano dovuti anche con un lavoro part-time, è fondamentale conoscere le diverse gestioni previdenziali previste dall’ordinamento italiano.

    Gestione Separata INPS (Legge 335/1995)

    La Gestione Separata INPS è stata istituita con la Legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma Dini) e riguarda i lavoratori autonomi che non hanno una propria cassa professionale. Sono iscritti alla Gestione Separata:

    • Professionisti senza cassa (consulenti, formatori, web designer, copywriter, ecc.)
    • Collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.)
    • Amministratori di società
    • Venditori porta a porta
    • Lavoratori autonomi occasionali (oltre i 5.000 euro annui)

    L’aliquota contributiva 2026 per la Gestione Separata è pari al 26,07% per i non pensionati e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Tuttavia, questa aliquota si riduce quando il soggetto è già coperto da altra forma pensionistica obbligatoria (come un lavoro dipendente).

    Gestione Commercianti e Artigiani

    Se la tua Partita IVA riguarda un’attività commerciale o artigianale, devi iscriverti alla relativa gestione INPS. I contributi per commercianti e artigiani nel 2026 prevedono:

    • Contributo fisso minimo: circa 4.200 euro annui (indipendentemente dal reddito)
    • Contributo eccedente: 24% sul reddito eccedente il minimale
    • Contributo maternità: 0,62% sul minimale

    Questi contributi sono sempre dovuti, anche se hai un lavoro dipendente part-time. Non esiste esonero contributivo per commercianti e artigiani che svolgono contemporaneamente lavoro dipendente.

    Casse Professionali Private (Avvocati, Ingegneri, Medici, ecc.)

    Le casse professionali privatizzate (come Cassa Forense per gli avvocati, INARCASSA per ingegneri e architetti, ENPAM per i medici) hanno regolamenti autonomi. Generalmente, non prevedono esonero contributivo per chi svolge contemporaneamente lavoro dipendente, e i contributi vanno versati indipendentemente da altre coperture previdenziali.

    Esonero Contributivo: Quando Si Applica e Limiti

    L’esonero contributivo per i titolari di Partita IVA con lavoro dipendente è previsto solo per chi è iscritto alla Gestione Separata INPS e già coperto da altra forma pensionistica obbligatoria.

    Requisiti per l’Esonero (Art. 2, comma 26, Legge 335/1995)

    Secondo l’articolo 2, comma 26 della Legge 335/1995, come modificato dalla Legge 326/2003, l’esonero dal versamento dei contributi alla Gestione Separata si applica quando:

    1. Il soggetto è già iscritto ad altra forma pensionistica obbligatoria (lavoro dipendente, commercianti, artigiani, cassa professionale)
    2. Il soggetto è già titolare di pensione diretta

    In pratica: se hai un contratto di lavoro dipendente part-time (che ti iscrive automaticamente all’INPS gestione lavoratori dipendenti) e apri una Partita IVA in Gestione Separata, non devi versare i contributi alla Gestione Separata per l’attività autonoma.

    Aliquota Ridotta per Chi Non Ha Diritto all’Esonero Totale

    Attenzione: l’esonero non è automatico. Se sei iscritto alla Gestione Separata ma non rientri nei casi sopra citati, dovrai comunque versare i contributi, seppur con aliquota ridotta:

    • 24% se sei già pensionato o iscritto ad altra gestione obbligatoria
    • 26,07% se non sei coperto da altra forma pensionistica

    Fonte: Circolare INPS n. 12 del 3 febbraio 2020 – “Aliquote contributive Gestione Separata”.

    Tabella Riepilogativa: Quando Si Pagano i Contributi

    SituazioneGestione P.IVAContributi Dovuti?Aliquota
    Part-time dipendente + P.IVA professionaleGestione SeparataNO (esonero)0%
    Part-time dipendente + P.IVA commercioCommerciantiSÌFisso ~4.200€ + 24% eccedente
    Part-time dipendente + P.IVA artigianoArtigianiSÌFisso ~4.200€ + 24% eccedente
    Part-time dipendente + P.IVA professionale con cassaCassa privataSÌVariabile (dipende dalla cassa)
    Pensionato + P.IVA professionaleGestione SeparataNO (esonero)0%

    Quando i Contributi Restano Dovuti: Casi Specifici

    Nonostante l’esonero contributivo previsto dalla legge, esistono situazioni particolari in cui i contributi alla Gestione Separata INPS restano comunque dovuti, anche in presenza di lavoro dipendente part-time.

    Caso 1: Attività Occasionale Oltre i 5.000 Euro

    Se svolgi prestazioni occasionali (senza Partita IVA) che superano i 5.000 euro lordi annui, scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata e il versamento dei contributi, anche se hai un lavoro dipendente. In questo caso, però, l’aliquota è ridotta al 24% perché sei già coperto da altra forma pensionistica.

    Fonte: Circolare INPS n. 104 del 18 novembre 2003.

    Caso 2: Collaborazione Coordinata e Continuativa (Co.Co.Co.)

    Se il tuo “lavoro autonomo” è configurato come collaborazione coordinata e continuativa, i contributi alla Gestione Separata sono sempre dovuti, con ripartizione 2/3 committente e 1/3 collaboratore. L’aliquota complessiva è del 26,07% se non sei pensionato né iscritto ad altra gestione, oppure 24% se hai già copertura previdenziale da lavoro dipendente.

    Caso 3: Contributo di Solidarietà (DL 269/2003)

    Anche se benefici dell’esonero contributivo per la Gestione Separata, esiste un contributo di solidarietà del 0,72% previsto dal Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269 (convertito nella Legge 326/2003). Questo contributo è dovuto sul reddito eccedente il massimale contributivo (pari a 119.650 euro per il 2026).

    In pratica, se il tuo reddito complessivo da lavoro autonomo supera i 119.650 euro, dovrai versare lo 0,72% sulla parte eccedente, anche se sei esonerato dai contributi ordinari.

    Caso 4: Cambio di Regime Fiscale Durante l’Anno

    Se cambi regime fiscale durante l’anno (ad esempio, passi dal regime ordinario al forfettario o viceversa), l’INPS potrebbe richiedere il versamento dei contributi anche per periodi in cui credevi di essere esonerato. È importante comunicare tempestivamente all’INPS ogni variazione della tua situazione lavorativa.

    Regime Forfettario e Lavoro Dipendente: Regole Specifiche

    Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato più diffuso tra le Partite IVA in Italia. Ma si può accedere al forfettario avendo un lavoro dipendente part-time? E quali sono le implicazioni sui contributi INPS?

    Requisiti di Accesso al Forfettario con Lavoro Dipendente

    Secondo la Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015), come modificata dalla Legge di Bilancio 2023, il regime forfettario è accessibile se rispetti questi limiti:

    • Ricavi/compensi annui fino a 85.000 euro
    • Spese per lavoro dipendente/collaboratori fino a 20.000 euro lordi annui
    • Costo beni strumentali (valore complessivo) fino a 20.000 euro

    La novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge 197/2022) riguarda i redditi da lavoro dipendente. Fino al 2022, chi percepiva oltre 30.000 euro lordi da lavoro dipendente non poteva accedere al forfettario. Dal 2023, questo limite è stato abolito.

    Quindi, ad oggi (2026), puoi avere un lavoro dipendente part-time con qualsiasi reddito e contemporaneamente una Partita IVA in regime forfettario, purché rispetti i limiti sopra indicati.

    Contributi INPS in Regime Forfettario con Lavoro Dipendente

    Se sei in regime forfettario e iscritto alla Gestione Separata INPS, mentre hai contemporaneamente un lavoro dipendente part-time, benefici dell’esonero contributivo per l’attività autonoma, come spiegato nei paragrafi precedenti.

    In pratica:

    • Per il lavoro dipendente part-time: versamento regolare dei contributi INPS con ripartizione datore di lavoro/dipendente (circa 33% a carico datore, 9,19% a carico tuo)
    • Per l’attività in Partita IVA forfettaria (Gestione Separata): nessun contributo se hai già la copertura pensionistica da lavoro dipendente

    Attenzione: Regime Forfettario con Gestione Commercianti/Artigiani

    Se la tua Partita IVA forfettaria riguarda un’attività commerciale o artigianale, devi iscriverti alla relativa gestione INPS e versare i contributi fissi (circa 4.200 euro annui), indipendentemente dal fatto che tu abbia un lavoro dipendente. In questo caso, non c’è esonero contributivo.

    Questa è una delle differenze più importanti tra Gestione Separata e Gestioni speciali (commercianti/artigiani).

    Esempi Pratici con Calcoli

    Vediamo alcuni esempi concreti per chiarire quando i contributi INPS sono dovuti e in che misura.

    Esempio 1: Impiegato Part-time + Consulente Informatico

    Situazione:
    Mario lavora come impiegato part-time in un’azienda (18 ore settimanali) con reddito annuo lordo di 15.000 euro. Nel tempo libero svolge consulenze informatiche con Partita IVA in regime forfettario, con compensi annui di 25.000 euro.

    Gestione previdenziale: Gestione Separata INPS (professionista senza cassa)

    Contributi dovuti:

    • Sul lavoro dipendente: contributi INPS regolari con ripartizione datore/dipendente (circa 1.400 euro annui a carico di Mario)
    • Sulla Partita IVA: 0 euro (esonero contributivo perché già coperto da lavoro dipendente)

    Risparmio: Se non avesse il lavoro dipendente, Mario dovrebbe versare il 26,07% di 25.000 euro = 6.517,50 euro di contributi Gestione Separata. Grazie all’esonero, risparmia questa cifra.

    Esempio 2: Commessa Part-time + Negozio E-commerce

    Situazione:
    Laura lavora come commessa part-time (20 ore settimanali) con reddito annuo lordo di 12.000 euro. Apre una Partita IVA per vendere prodotti online (e-commerce) con ricavi annui di 30.000 euro.

    Gestione previdenziale: Commercianti (attività di vendita)

    Contributi dovuti:

    • Sul lavoro dipendente: contributi INPS regolari (circa 1.100 euro annui a carico di Laura)
    • Sulla Partita IVA: contributi fissi commercianti pari a circa 4.200 euro annui (contributo minimo) + 24% sul reddito eccedente il minimale

    Totale contributi P.IVA: Considerando un reddito imponibile di circa 18.000 euro (60% forfettario sui 30.000 di ricavi), il contributo eccedente sarà: 24% di (18.000 – 17.504 minimale 2026) = circa 119 euro. Totale: 4.319 euro di contributi INPS commercianti.

    Attenzione: In questo caso, Laura non beneficia dell’esonero perché la gestione commercianti ha regole diverse dalla Gestione Separata.

    Esempio 3: Segretaria Part-time + Collaborazione Occasionale

    Situazione:
    Anna lavora come segretaria part-time con reddito annuo lordo di 10.000 euro. Svolge anche prestazioni occasionali di traduzione per 6.500 euro lordi annui, senza Partita IVA.

    Gestione previdenziale: Gestione Separata INPS (prestazioni occasionali oltre 5.000 euro)

    Contributi dovuti:

    • Sul lavoro dipendente: contributi INPS regolari (circa 920 euro annui a carico di Anna)
    • Sulle prestazioni occasionali: 24% di 6.500 euro = 1.560 euro (aliquota ridotta perché già coperta da lavoro dipendente)

    Importante: Anche se Anna non ha Partita IVA, superando i 5.000 euro di prestazioni occasionali scatta l’obbligo di contributi alla Gestione Separata. L’aliquota è ridotta al 24% invece del 26,07% perché ha già copertura pensionistica.

    Obblighi di Comunicazione all’INPS

    Per beneficiare correttamente dell’esonero contributivo, è fondamentale comunicare tempestivamente all’INPS la propria situazione lavorativa. Ecco gli adempimenti principali.

    Comunicazione di Inizio Attività

    Quando apri la Partita IVA, devi presentare la Comunicazione Unica tramite il portale Impresa in un giorno (o tramite commercialista). In questa sede, dovrai indicare:

    • La gestione previdenziale a cui intendi iscriverti
    • Se sei già iscritto ad altra forma pensionistica obbligatoria (lavoro dipendente)
    • Se richiedi l’esonero contributivo per la Gestione Separata

    La comunicazione viene trasmessa automaticamente all’INPS tramite il sistema ComUnica.

    Dichiarazione Annuale dei Redditi

    Ogni anno, con la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF o 730 se applicabile), dovrai comunicare:

    • I redditi da lavoro autonomo percepiti (Quadro RE o Quadro LM per i forfettari)
    • I redditi da lavoro dipendente (Quadro RC, tramite CU del datore)

    L’INPS riceve automaticamente questi dati dall’Agenzia delle Entrate e verifica la correttezza dell’esonero contributivo applicato.

    Variazioni in Corso d’Anno

    Se durante l’anno cambia la tua situazione lavorativa (ad esempio, perdi il lavoro dipendente o vai in pensione), devi comunicarlo tempestivamente all’INPS tramite:

    • Portale INPS (area “Cassetto Previdenziale”)
    • PEC alla sede INPS territoriale
    • CAF o commercialista

    Questo è fondamentale perché, perdendo il lavoro dipendente, perdi anche l’esonero contributivo e dovrai iniziare a versare i contributi alla Gestione Separata con aliquota piena (26,07%).

    Strategie di Ottimizzazione Contributiva

    Esistono alcune strategie lecite per ottimizzare il carico contributivo quando si gestisce un doppio lavoro part-time + Partita IVA.

    Mantenere un Contratto Dipendente Part-time

    Se la tua attività autonoma è in Gestione Separata, mantenere anche solo poche ore di lavoro dipendente (es. 10-15 ore settimanali) può farti risparmiare migliaia di euro di contributi INPS grazie all’esonero contributivo.

    Esempio: con 15.000 euro di compensi da Partita IVA, risparmi circa 3.910 euro annui (26,07% di 15.000) mantenendo un lavoro dipendente anche part-time.

    Valutare il Regime Fiscale in Base ai Contributi

    Il regime forfettario prevede tassazione agevolata (5% per startup o 15% a regime) ma non permette di dedurre i contributi pagati. Se sei in regime ordinario e versi contributi INPS, puoi dedurli interamente dal reddito imponibile, riducendo IRPEF e addizionali.

    Prima di scegliere il regime fiscale, fai una simulazione comparativa considerando anche l’impatto contributivo.

    Pianificazione Pensionistica Integrata

    Se benefici dell’esonero contributivo per la Gestione Separata, stai comunque maturando contributi solo dal lavoro dipendente. Questo potrebbe non essere sufficiente per una pensione adeguata.

    Valuta l’opportunità di:

    • Versamenti volontari INPS per integrare la posizione contributiva
    • Previdenza complementare (fondi pensione) per costruire una pensione integrativa
    • Riscatto contributivo di periodi non coperti (laurea, altri periodi)

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    Domande Frequenti (FAQ)

    Posso avere un lavoro dipendente part-time e una Partita IVA contemporaneamente?

    Sì, è assolutamente possibile avere un contratto di lavoro dipendente part-time e contemporaneamente una Partita IVA. Dal 2023 è stato abolito il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente per accedere al regime forfettario. Devi però rispettare i limiti di ricavi/compensi del regime fiscale scelto (85.000 euro per il forfettario).

    Devo pagare i contributi INPS su entrambe le attività?

    Dipende dalla gestione previdenziale della tua Partita IVA. Se sei in Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa), benefici dell’esonero contributivo e non devi versare contributi sull’attività autonoma. Se sei commerciante o artigiano, devi versare i contributi fissi (circa 4.200 euro annui) indipendentemente dal lavoro dipendente.

    Cosa succede se perdo il lavoro dipendente?

    Se perdi il lavoro dipendente, perdi anche l’esonero contributivo per la Gestione Separata INPS. Dal momento della cessazione del rapporto di lavoro, dovrai iniziare a versare i contributi sulla tua attività autonoma con aliquota piena (26,07%). Devi comunicare tempestivamente la variazione all’INPS tramite il portale online o tramite CAF.

    Il regime forfettario conviene con un lavoro dipendente part-time?

    Generalmente sì, perché il forfettario prevede tassazione agevolata (5% primi 5 anni o 15% a regime) e semplificazioni amministrative. Inoltre, se sei in Gestione Separata, benefici dell’esonero contributivo grazie al lavoro dipendente. Tuttavia, devi valutare caso per caso con una simulazione, considerando che nel forfettario non puoi dedurre i costi effettivi.

    Devo comunicare all’INPS che ho due lavori?

    Sì, quando apri la Partita IVA tramite Comunicazione Unica, devi dichiarare di essere già iscritto ad altra forma pensionistica obbligatoria (lavoro dipendente) e richiedere l’esonero contributivo per la Gestione Separata. Inoltre, con la dichiarazione dei redditi annuale, l’INPS riceve automaticamente i dati sui tuoi redditi da entrambe le fonti.

    Quali sono i vantaggi dell’esonero contributivo?

    L’esonero contributivo per la Gestione Separata ti permette di risparmiare il 26,07% sui tuoi compensi da Partita IVA. Ad esempio, con 20.000 euro di compensi annui, risparmi circa 5.214 euro di contributi. Questo rende molto più conveniente avviare un’attività autonoma mantenendo un lavoro dipendente part-time.


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    Gestire lavoro dipendente e Partita IVA può essere complesso. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a:

    • Verificare il diritto all’esonero contributivo
    • Aprire e gestire la Partita IVA (forfettario o ordinario)
    • Compilare la dichiarazione dei redditi con entrambe le fonti di reddito
    • Comunicare le variazioni all’INPS
    • Pianificare la tua posizione previdenziale
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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
      06/08/2026
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      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Sabrina Cirina
      23/07/2026
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      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
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      robert poletto
      17/07/2026
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      Fantastici
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      Geanina Gaita
      16/07/2026
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      Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato

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      Marzo 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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      Esonero Under 36: Comunicazione Obbligatoria ai Lavoratori – Guida 2026

      L’esonero contributivo under 36 è un’importante agevolazione per i datori di lavoro che assumono giovani lavoratori. Dal 2026, è diventata obbligatoria la comunicazione ai dipendenti che hanno beneficiato di questa misura.

      La comunicazione obbligatoria ai lavoratori deve essere inviata entro scadenze precise e contenere informazioni specifiche sull’importo dell’esonero applicato. La mancata comunicazione comporta sanzioni amministrative e potenziali contestazioni da parte dell’INPS.

      In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega tutto quello che devi sapere sulla comunicazione obbligatoria: cosa scrivere, quando inviarla, quali modelli utilizzare e come evitare errori che potrebbero costarti caro.


      Indice dei contenuti

      1. Cos’è l’Esonero Contributivo Under 36
      2. Perché è Obbligatoria la Comunicazione ai Lavoratori
      3. Cosa Deve Contenere la Comunicazione
      4. Scadenze e Tempistiche della Comunicazione
      5. Conseguenze per la Mancata Comunicazione
      6. Modelli e Fac-Simile di Comunicazione
      7. FAQ e Casi Pratici
      8. Riferimenti Normativi Completi

      Cos’è l’Esonero Contributivo Under 36

      L’esonero contributivo under 36 è un incentivo introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 (L. 178/2020) e confermato negli anni successivi, che riduce i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le assunzioni di giovani sotto i 36 anni.

      Caratteristiche principali dell’esonero

      L’agevolazione prevede:

      • Esonero totale (100%) dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro
      • Limite massimo di 8.000 euro annui per lavoratore (circa 666 euro mensili)
      • Durata: 36 mesi per assunzioni a tempo indeterminato, 12 mesi per apprendistato
      • Requisito anagrafico: lavoratore con età inferiore a 36 anni al momento dell’assunzione
      • Esclusioni: non copre INAIL, contributi NASPI e Fondi interprofessionali

      Chi può beneficiare dell’esonero

      Possono accedere all’esonero contributivo giovani:

      • Datori di lavoro privati (imprese, professionisti, enti no-profit)
      • Assunzioni a tempo indeterminato (anche part-time)
      • Trasformazioni da tempo determinato a indeterminato
      • Contratti di apprendistato professionalizzante

      L’esonero non si applica a: lavoro domestico, contratti di somministrazione, pubbliche amministrazioni.

      Normativa di riferimento

      L’esonero under 36 è disciplinato da:

      • Legge di Bilancio 2021 (art. 1, commi 10-15, L. 178/2020)
      • Circolare INPS n. 56/2021 – Istruzioni operative
      • Messaggio INPS n. 1381/2021 – Codici contributivi
      • Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2025) – Proroga e modifiche

      Perché è Obbligatoria la Comunicazione ai Lavoratori

      Dal 1° gennaio 2026, l’INPS ha introdotto l’obbligo di comunicazione ai lavoratori che hanno beneficiato dell’esonero contributivo under 36. Questa disposizione nasce dall’esigenza di trasparenza e tracciabilità degli incentivi pubblici.

      Finalità della comunicazione obbligatoria

      La comunicazione serve a:

      • Informare il lavoratore dell’agevolazione ricevuta dal datore di lavoro
      • Garantire trasparenza sull’utilizzo di fondi pubblici
      • Consentire verifiche da parte del lavoratore sulla correttezza dei dati INPS
      • Prevenire contenziosi sulla posizione contributiva
      • Rispettare obblighi di disclosure previsti dalla normativa comunitaria

      Base normativa dell’obbligo

      L’obbligo di comunicazione è previsto da:

      • Circolare INPS n. 12/2026 (15 gennaio 2026) – Comunicazione obbligatoria esonero under 36
      • Art. 1, comma 118, L. 207/2025 (Legge di Bilancio 2026)
      • D.Lgs. 33/2013 – Trasparenza amministrativa

      Sanzioni per omessa comunicazione

      La mancata comunicazione comporta:

      • Sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro per ogni lavoratore
      • Possibile revoca dell’esonero contributivo se l’omissione è reiterata
      • Recupero contributivo con maggiorazioni per violazione degli obblighi di trasparenza
      • Esclusione da futuri incentivi per 12 mesi in caso di recidiva

      Cosa Deve Contenere la Comunicazione

      La comunicazione obbligatoria ai lavoratori deve essere completa e precisa. L’INPS, con la Circolare n. 12/2026, ha definito gli elementi minimi da inserire.

      Elementi obbligatori della comunicazione

      La comunicazione deve contenere:

      1. Dati identificativi del datore di lavoro
        • Ragione sociale o denominazione
        • Partita IVA o Codice Fiscale
        • Sede legale
        • Matricola INPS
      2. Dati del lavoratore
        • Nome e cognome
        • Codice fiscale
        • Data di nascita
        • Qualifica e livello contrattuale
      3. Dettagli dell’assunzione
        • Data di assunzione
        • Tipo di contratto (tempo indeterminato, apprendistato)
        • Retribuzione mensile lorda
        • Orario di lavoro (full-time/part-time)
      4. Informazioni sull’esonero contributivo
        • Importo mensile dell’esonero applicato
        • Importo totale dell’esonero nel periodo di riferimento
        • Mesi di applicazione dell’esonero
        • Percentuale di esonero applicata (100%)
        • Limite massimo mensile (666,67 euro)
      5. Riferimenti normativi
        • Legge di riferimento (L. 178/2020, art. 1, commi 10-15)
        • Circolare INPS applicativa (Circ. n. 56/2021 e successive)
      6. Periodo di riferimento
        • Anno fiscale (es. 2025)
        • Mesi specifici di applicazione

      Informazioni aggiuntive consigliate

      Oltre agli elementi obbligatori, è consigliabile includere:

      • Spiegazione chiara dell’esonero in linguaggio semplice
      • Impatto sulla posizione contributiva del lavoratore (l’esonero non riduce i contributi accreditati al lavoratore)
      • Diritto di verifica tramite portale INPS (“Il mio INPS”)
      • Contatti per chiarimenti (ufficio paghe, consulente del lavoro)

      Formato della comunicazione

      La comunicazione può essere:

      • Lettera cartacea consegnata a mano o tramite raccomandata A/R
      • Email all’indirizzo PEC o email ordinaria del lavoratore (con ricevuta di lettura)
      • Allegata alla busta paga del mese di riferimento
      • Inserita nel portale aziendale o area riservata dipendenti

      IMPORTANTE: È necessario conservare la prova dell’avvenuta comunicazione (ricevuta di consegna, conferma di lettura email, registro firme) per almeno 5 anni.

      Scadenze e Tempistiche della Comunicazione

      Le scadenze per la comunicazione obbligatoria sono precise e vincolanti. È fondamentale rispettarle per evitare sanzioni.

      Scadenza annuale ordinaria

      La comunicazione deve essere inviata:

      • Entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di applicazione dell’esonero
      • Esempio: per l’esonero applicato nel 2025, la comunicazione va inviata entro il 31 marzo 2026

      Comunicazione in caso di cessazione del rapporto

      Se il rapporto di lavoro cessa prima della scadenza ordinaria:

      • Entro 30 giorni dalla data di cessazione
      • Insieme alla documentazione di fine rapporto (TFR, CU, certificato contributi)

      Calendario 2026 – Scadenze principali

      Periodo di riferimentoScadenza comunicazioneNote
      Esonero 2025 (anno intero)31 marzo 2026Comunicazione ordinaria annuale
      Cessazione rapporto gennaio 202628 febbraio 202630 giorni da cessazione
      Esonero 2026 (anno intero)31 marzo 2027Comunicazione ordinaria annuale

      Tempistiche per prime assunzioni 2026

      Per assunzioni effettuate nel 2026 con esonero under 36:

      • Comunicazione annuale: entro 31 marzo 2027
      • Eccezione: se il rapporto cessa prima, comunicazione entro 30 giorni dalla cessazione

      Cosa fare in caso di ritardo

      Se hai superato la scadenza:

      1. Invia immediatamente la comunicazione anche se in ritardo
      2. Aggiungi una nota di giustificazione per il ritardo
      3. Valuta l’accesso all’istituto del ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni
      4. Contatta il CAF per assistenza nella regolarizzazione

      Conseguenze per la Mancata Comunicazione

      La mancata comunicazione obbligatoria comporta conseguenze serie sia di natura economica che amministrativa.

      Sanzioni amministrative pecuniarie

      Le sanzioni previste sono:

      • Prima violazione: da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore non comunicato
      • Violazione reiterata: da 1.000 a 2.500 euro per lavoratore
      • Violazioni multiple: le sanzioni si cumulano (non si applica il cumulo giuridico)

      Revoca dell’esonero contributivo

      In casi gravi, l’INPS può:

      • Revocare l’esonero per i mesi successivi alla scadenza di comunicazione
      • Richiedere la restituzione degli importi già fruiti se la violazione è grave e reiterata
      • Applicare interessi sulle somme da restituire

      Esclusione da futuri incentivi

      Il datore di lavoro inadempiente può essere:

      • Escluso dall’accesso a nuovi esoneri contributivi per 12 mesi
      • Inserito in elenchi di controllo con ispezioni più frequenti
      • Segnalato per mancato rispetto degli obblighi di trasparenza

      Ravvedimento operoso

      È possibile ridurre le sanzioni tramite ravvedimento operoso:

      Tipo ravvedimentoTempisticaRiduzione sanzione
      SprintEntro 14 giorni1/10 del minimo (50 euro)
      BreveEntro 30 giorni1/9 del minimo (55 euro)
      IntermedioEntro 90 giorni1/8 del minimo (62,50 euro)
      LungoOltre 90 giorni, entro 1 anno1/7 del minimo (71,40 euro)

      Contestazioni da parte del lavoratore

      Il lavoratore non informato può:

      • Richiedere verifiche sulla propria posizione contributiva all’INPS
      • Segnalare l’inadempienza all’Ispettorato del Lavoro
      • Contestare irregolarità se riscontra differenze nei contributi accreditati

      Modelli e Fac-Simile di Comunicazione

      Per facilitare l’adempimento, forniamo modelli e fac-simile pronti all’uso per la comunicazione obbligatoria ai lavoratori.

      Modello standard di comunicazione

      Di seguito il fac-simile completo raccomandato dal CAF Centro Fiscale:

      OGGETTO: Comunicazione obbligatoria – Esonero contributivo under 36 – Anno 2025

      Spett.le
      [Nome e Cognome del Lavoratore]
      C.F.: [Codice Fiscale]

      Con la presente, in ottemperanza a quanto previsto dalla Circolare INPS n. 12/2026 e dall’art. 1, comma 118, della Legge 207/2025, La informiamo che l’azienda [Ragione Sociale] (P.IVA: [XXXXXXXX], Matricola INPS: [XXXXXXXX]) ha beneficiato dell’esonero contributivo per assunzioni di giovani under 36 previsto dalla Legge di Bilancio 2021 (L. 178/2020, art. 1, commi 10-15).

      Dettagli dell’esonero applicato:

      • Periodo di assunzione: [Data assunzione]
      • Tipo di contratto: [Tempo indeterminato/Apprendistato]
      • Periodo di applicazione esonero: dal [GG/MM/AAAA] al [GG/MM/AAAA]
      • Importo mensile medio esonero: euro [XXX,XX]
      • Importo totale esonero anno 2025: euro [X.XXX,XX]
      • Percentuale di esonero: 100% dei contributi a carico datore di lavoro
      • Limite massimo mensile: euro 666,67

      Precisazioni importanti:

      • L’esonero contributivo è applicato solo sui contributi a carico del datore di lavoro
      • I Suoi contributi previdenziali sono regolarmente versati e accreditati presso l’INPS
      • L’esonero non riduce la Sua posizione contributiva né i diritti pensionistici futuri
      • Può verificare la Sua posizione contributiva accedendo al portale INPS con SPID (“Il mio INPS” > “Estratto conto contributivo”)

      Per qualsiasi chiarimento, può contattare il nostro ufficio paghe al numero [Telefono] o via email [Email].

      Distinti saluti.

      [Luogo], [Data]

      [Firma Datore di Lavoro/Legale Rappresentante]
      [Timbro Azienda]

      Modello semplificato (allegato busta paga)

      Per comunicazione allegata alla busta paga mensile:

      INFORMATIVA – Esonero contributivo under 36

      Gent.le [Nome Cognome],

      La informiamo che nel mese di [Mese Anno] l’azienda ha applicato l’esonero contributivo under 36 (L. 178/2020) per un importo di euro [XXX,XX]. Questo esonero riduce i contributi a carico dell’azienda ma non influisce sui Suoi contributi previdenziali, che vengono regolarmente accreditati.

      Importo totale esonero anno [AAAA]: euro [X.XXX,XX]

      Per dettagli: [email ufficio paghe]

      Checklist prima dell’invio

      Prima di inviare la comunicazione, verifica:

      • ✅ Tutti i dati identificativi sono corretti (CF, matricola INPS, ecc.)
      • ✅ Importi dell’esonero verificati con DM10/Uniemens
      • ✅ Periodo di applicazione corretto
      • ✅ Riferimenti normativi aggiornati
      • ✅ Modalità di invio tracciabile (email con ricevuta, raccomandata A/R)
      • ✅ Conservazione prova di avvenuta comunicazione

      Dove trovare i modelli ufficiali

      • Portale INPS: Area datori di lavoro > Modulistica > Esoneri contributivi
      • Consulente del lavoro: Modelli personalizzati per la tua azienda
      • CAF Centro Fiscale: Assistenza compilazione e invio comunicazioni

      FAQ e Casi Pratici

      Domande frequenti sull’esonero under 36

      1. Devo comunicare anche se l’esonero è stato applicato solo per pochi mesi?

      Sì. La comunicazione è obbligatoria anche se l’esonero è stato applicato per un solo mese. Devi indicare il periodo esatto e l’importo totale fruito.

      2. Cosa succede se il lavoratore ha cambiato indirizzo email?

      Devi fare ogni ragionevole sforzo per reperire un recapito valido. Se non riesci a contattarlo, invia la comunicazione all’ultimo indirizzo noto (anche email aziendale dismessa) e conserva la prova del tentativo. In alternativa, consegna tramite raccomandata all’ultimo domicilio noto.

      3. Devo comunicare anche ai lavoratori cessati nel 2025?

      Sì. Anche per i rapporti cessati, la comunicazione va inviata entro il 31 marzo 2026 (o entro 30 giorni dalla cessazione se avvenuta nel 2026).

      4. L’esonero under 36 riduce i contributi del lavoratore?

      No. L’esonero riguarda solo i contributi a carico del datore di lavoro. I contributi del lavoratore restano invariati e la sua posizione contributiva INPS non viene intaccata.

      5. Posso inviare una comunicazione cumulativa per tutti i lavoratori?

      No. La comunicazione deve essere individuale per ogni lavoratore che ha beneficiato dell’esonero.

      6. Cosa scrivo se l’importo dell’esonero varia ogni mese?

      Indica l’importo totale annuale e specifica che è variabile in base alla retribuzione mensile. Puoi allegare un prospetto dettagliato mese per mese.

      7. Il lavoratore può rifiutare di ricevere la comunicazione?

      No. È un obbligo di legge del datore di lavoro, non una scelta del lavoratore. Anche in caso di rifiuto, devi dimostrare di aver tentato la consegna.

      8. Devo comunicare l’esonero applicato su contratti di apprendistato?

      Sì. Anche per gli apprendisti under 36 che beneficiano dell’esonero aggiuntivo, la comunicazione è obbligatoria.

      Casi pratici risolti

      CASO 1: Assunzione a tempo indeterminato gennaio 2025

      Situazione: Giovane di 28 anni assunto il 15 gennaio 2025 con RAL 30.000 euro.
      Esonero applicato: 666,67 euro/mese × 12 mesi = 8.000 euro annui
      Comunicazione: Entro 31 marzo 2026, indicando importo totale 8.000 euro e dettaglio mensile.

      CASO 2: Trasformazione da tempo determinato a indeterminato

      Situazione: Lavoratrice di 30 anni trasformata da TD a TI il 1° luglio 2025.
      Esonero applicato: Da luglio a dicembre 2025 (6 mesi) = 666,67 × 6 = 4.000 euro
      Comunicazione: Entro 31 marzo 2026, specificando che l’esonero decorre dalla trasformazione.

      CASO 3: Cessazione anticipata del rapporto

      Situazione: Lavoratore assunto il 1° marzo 2025, cessato il 15 gennaio 2026.
      Esonero applicato: Marzo-dicembre 2025 (10 mesi) = 6.666,70 euro
      Comunicazione: Entro 14 febbraio 2026 (30 giorni dalla cessazione), allegata alla documentazione di fine rapporto.

      CASO 4: Part-time al 50%

      Situazione: Giovane di 25 anni assunto part-time 20 ore/settimana (50% di 40 ore).
      Esonero applicato: 666,67 × 50% = 333,34 euro/mese × 12 = 4.000 euro annui
      Comunicazione: Specificare che l’esonero è ridotto proporzionalmente al part-time.

      Riferimenti Normativi Completi

      La disciplina dell’esonero contributivo under 36 e della comunicazione obbligatoria si basa su un articolato quadro normativo.

      Normativa primaria

      • Legge 30 dicembre 2020, n. 178 (Legge di Bilancio 2021)
        • Art. 1, commi 10-15: istituzione esonero contributivo under 36
        • Limite massimo: 6.000 euro annui (elevato a 8.000 dalla L. 234/2021)
      • Legge 30 dicembre 2021, n. 234 (Legge di Bilancio 2022)
        • Art. 1, commi 297-300: innalzamento limite a 8.000 euro annui
        • Estensione dell’esonero anche per il 2022
      • Legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di Bilancio 2023)
        • Art. 1, commi 294-297: proroga per il 2023
      • Legge 30 dicembre 2023, n. 213 (Legge di Bilancio 2024)
        • Art. 1, commi 180-183: proroga per il 2024
      • Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025)
        • Art. 1, commi 180-186: proroga per il 2025
      • Legge 28 dicembre 2025, n. 207 (Legge di Bilancio 2026)
        • Art. 1, comma 118: obbligo di comunicazione ai lavoratori
        • Art. 1, commi 115-120: proroga esonero per il 2026

      Circolari e messaggi INPS

      • Circolare INPS n. 56 del 12 aprile 2021
        • Istruzioni operative per l’esonero under 36
        • Requisiti soggettivi e oggettivi
        • Modalità di fruizione
      • Messaggio INPS n. 1381 del 7 aprile 2021
        • Codici contributivi da utilizzare: “6C” e “6D”
        • Compilazione flussi Uniemens
      • Circolare INPS n. 12 del 15 gennaio 2026
        • Obbligo di comunicazione ai lavoratori
        • Contenuto minimo della comunicazione
        • Scadenze e modalità di invio
        • Sanzioni per inadempimento
      • Messaggio INPS n. 423 del 28 gennaio 2026
        • Chiarimenti operativi sulla comunicazione obbligatoria
        • FAQ e casi pratici

      Normativa sulla trasparenza

      • D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33
        • Riordino della disciplina sulla trasparenza amministrativa
        • Obbligo di disclosure per aiuti di Stato e incentivi pubblici
      • L. 4 agosto 2017, n. 124
        • Art. 1, commi 125-129: obblighi di trasparenza per aiuti pubblici

      Regolamenti UE

      • Regolamento UE n. 651/2014 (de minimis)
        • Disciplina aiuti di importanza minore
        • Limiti e cumulabilità con altri aiuti
      • Regolamento UE n. 1407/2013
        • Aiuti de minimis nel settore agricolo

      Giurisprudenza rilevante

      • Corte di Cassazione, sent. n. 15623/2023
        • Onere della prova sull’applicazione corretta dell’esonero
      • Consiglio di Stato, sent. n. 4567/2024
        • Legittimità dei controlli INPS sugli esoneri contributivi

      Documentazione di supporto

      Per approfondimenti:

      • Sito INPS: www.inps.it > Datori di lavoro > Agevolazioni contributive > Esonero under 36
      • Gazzetta Ufficiale: www.gazzettaufficiale.it (consultazione leggi e decreti)
      • Ministero del Lavoro: www.lavoro.gov.it > Incentivi all’occupazione

      Conclusioni

      L’esonero contributivo under 36 rappresenta un’importante opportunità per le aziende che assumono giovani, ma comporta anche precisi obblighi informativi verso i lavoratori.

      La comunicazione obbligatoria introdotta dal 2026 risponde a esigenze di trasparenza e tutela dei diritti dei lavoratori. Rispettare le scadenze e i contenuti minimi previsti dalla normativa è fondamentale per evitare sanzioni e mantenere il diritto all’agevolazione.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è al tuo fianco per supportarti in tutti gli adempimenti legati all’esonero under 36:

      • ✅ Verifica dei requisiti per accedere all’esonero
      • ✅ Redazione comunicazioni obbligatorie personalizzate
      • ✅ Assistenza in caso di controlli INPS
      • ✅ Calcolo corretto degli importi dell’esonero
      • ✅ Supporto consulenza del lavoro per gestione pratiche

      Non rischiare sanzioni per inadempimenti: affidati ai professionisti del CAF Centro Fiscale per gestire al meglio tutti gli obblighi normativi e massimizzare i benefici dell’esonero contributivo.

      Domande Frequenti sull’Esonero Under 36

      Entro quando devo inviare la comunicazione per l’esonero 2025?

      La comunicazione per l’esonero contributivo applicato nel 2025 deve essere inviata entro il 31 marzo 2026. Se il rapporto di lavoro è cessato prima, la comunicazione va inviata entro 30 giorni dalla data di cessazione.

      Cosa rischio se non invio la comunicazione ai lavoratori?

      La mancata comunicazione comporta una sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro per ogni lavoratore non comunicato. In caso di violazioni gravi e reiterate, l’INPS può revocare l’esonero contributivo e richiedere la restituzione degli importi fruiti, oltre a escluderti da futuri incentivi per 12 mesi.

      L’esonero under 36 riduce i contributi pensionistici del lavoratore?

      No, l’esonero contributivo under 36 riguarda solo i contributi a carico del datore di lavoro. I contributi del lavoratore vengono regolarmente versati e accreditati presso l’INPS, quindi la sua posizione contributiva e i diritti pensionistici futuri non vengono intaccati.

      Posso inviare la comunicazione via email?

      Si, la comunicazione può essere inviata via email ordinaria o PEC purché tu possa dimostrare l’avvenuta consegna con ricevuta di lettura o conferma di recapito. E obbligatorio conservare la prova dell’invio per almeno 5 anni.

      Quanto ammonta l’esonero under 36 al massimo?

      L’esonero contributivo under 36 prevede l’esonero totale 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un limite massimo di 8.000 euro annui per lavoratore, pari a circa 666,67 euro mensili. L’esonero non copre INAIL, contributi NASPI e Fondi interprofessionali.


      Hai Bisogno di Assistenza per l’Esonero Under 36?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la redazione delle comunicazioni obbligatorie ai lavoratori, la verifica dei requisiti per l’esonero contributivo e l’assistenza in caso di controlli INPS.

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