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Tag Archivio per: contributi inps artigiani e commercianti

CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Modello Redditi PF 2026: calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dei contributi INPS per artigiani e commercianti

contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

Ogni anno, con la presentazione del Modello Redditi PF, artigiani e commercianti devono fare i conti con il versamento dei contributi INPS alla Gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti). Nel 2026, il Modello Redditi PF relativo all’anno d’imposta 2025 porta con sé l’obbligo di calcolare correttamente il saldo dei contributi 2025 e il primo acconto dei contributi 2026. Si tratta di adempimenti spesso sottovalutati che, se gestiti con errori, possono generare sanzioni o interessi non dovuti.

In questa guida completa analizziamo nel dettaglio le aliquote vigenti, i minimali e i massimali contributivi, la logica del Quadro RR del Modello Redditi PF, le scadenze di versamento tramite F24 e i codici tributo da utilizzare. I valori esatti di minimale e massimale 2025 sono fissati dalla Circolare INPS annuale (di solito pubblicata a gennaio/febbraio) e devono essere sempre verificati sul portale INPS.it prima di procedere al calcolo.

Chi deve versare i contributi INPS alla Gestione IVS

La Gestione IVS (o Gestione degli artigiani e dei commercianti) è la cassa previdenziale INPS dedicata a:

  • Artigiani: titolari e collaboratori di imprese artigiane (falegname, idraulico, elettricista, meccanico, parrucchiere, estetista, ecc.)
  • Commercianti: titolari e collaboratori di imprese commerciali (negozianti, agenti, rappresentanti di commercio, ecc.)
  • Coadiuvanti e coadiutori familiari: familiari che collaborano nell’impresa

L’iscrizione alla Gestione IVS è obbligatoria e comporta il versamento di contributi fissi (sul reddito minimale) e di contributi proporzionali al reddito effettivo. Anche chi aderisce al regime forfettario è iscritto alla Gestione IVS, con la possibilità di ridurre i contributi del 35% presentando apposita comunicazione all’INPS entro il 28 febbraio di ogni anno.

Aliquote contributive IVS 2025: artigiani e commercianti

Le aliquote contributive per il 2025 (anno di imposta del Modello Redditi PF 2026) sono le seguenti, fissate dalla Circolare INPS annuale:

CategoriaAliquota IVS 2025Note
Artigiani (titolari)24,00%Sul reddito d’impresa fino al massimale
Commercianti (titolari)24,48%Sul reddito d’impresa fino al massimale
Coadiuvanti/coadiutori familiariPari al titolareStessa aliquota, eventuale riduzione per under 21
Forfettari con riduzione 35% (artigiani)~15,60%24% × 65% (con comunicazione INPS entro 28/02)
Forfettari con riduzione 35% (commercianti)~15,91%24,48% × 65% (con comunicazione INPS entro 28/02)

Nota: le aliquote IVS artigiani (24%) e commercianti (24,48%) sono confermate dalla Circolare INPS n. 17 del 2025. La riduzione del 35% per i forfettari e’ prevista dalla L. 190/2014 art. 1 c. 77 ed e’ stata confermata anche per il 2025.

Minimale e massimale contributivo 2025

Il sistema contributivo della Gestione IVS prevede un reddito minimale al di sotto del quale si versano comunque contributi fissi, e un massimale oltre il quale non si versano contributi aggiuntivi. Entrambi i valori vengono aggiornati ogni anno con rivalutazione ISTAT e sono pubblicati dalla Circolare INPS all’inizio dell’anno.

Reddito minimale 2025 e contributo fisso

Il reddito minimale annuo per il 2025 e il corrispondente contributo fisso minimo sono indicati nella Circolare INPS n. 17 del 2025 (o circolare equivalente). A titolo indicativo, negli anni recenti il reddito minimale si attestava intorno a 17.500-18.000 euro. Il contributo fisso annuo (somma delle quattro rate trimestrali) per un artigiano e’ pari al minimale moltiplicato per l’aliquota 24%; per un commerciante per il 24,48%.

Importante: i contributi fissi sul minimale vengono versati in quattro rate durante l’anno (scadenze 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio dell’anno successivo), indipendentemente dal reddito effettivo. Il Modello Redditi PF 2026 riporta nel Quadro RR Sezione I queste rate gia’ versate.

Reddito massimale 2025

Il reddito massimale distingue tra due categorie di iscritti:

  • Senza anzianita’ contributiva anteriore al 1° gennaio 1996: massimale piu’ basso (indicativamente intorno a 86.000-87.000 euro per il 2025)
  • Con anzianita’ contributiva anteriore al 1° gennaio 1996: massimale piu’ elevato (indicativamente intorno a 113.000 euro per il 2025)

Oltre il massimale non si versano ulteriori contributi IVS. I valori precisi vanno verificati sulla Circolare INPS dell’anno corrente disponibile su INPS.it, sezione “Gestione degli artigiani e dei commercianti”.

Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026: come funziona

Il Quadro RR del Modello Redditi PF e’ la sezione dedicata alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS per artigiani e commercianti. E’ composto da due sezioni principali:

  • Sezione I – Contributi dovuti sul reddito minimale: contiene le rate fisse gia’ versate nel corso dell’anno. Si tratta di un riepilogo dei versamenti gia’ effettuati trimestralmente, da confrontare con quanto effettivamente pagato.
  • Sezione II – Contributi dovuti sul reddito eccedente il minimale: qui si calcola il contributo aggiuntivo sulla parte di reddito che supera il minimale. Comprende il saldo 2025 e il primo acconto 2026.

I dati del Quadro RR vengono poi riportati nel prospetto di liquidazione del Modello Redditi PF, e i versamenti a saldo e in acconto si effettuano tramite modello F24 nelle scadenze previste.

Sezione I: contributi sul minimale

Nel Quadro RR Sezione I vengono indicate le quattro rate fisse versate nel 2025. Queste rate vanno indicate anche se si e’ in regime forfettario con riduzione, con i valori ridotti del 35%. Se tutte le rate sono state regolarmente versate, non vi e’ alcun saldo da versare in questa sezione.

Sezione II: contributi sull’eccedenza del minimale

Questa e’ la sezione piu’ importante per chi ha prodotto un reddito superiore al minimale. Il contributo viene calcolato sulla differenza tra il reddito d’impresa effettivo (dichiarato nel Quadro RF/RD/LM) e il reddito minimale:

Formula: (Reddito effettivo – Reddito minimale) x Aliquota = Contributo sull’eccedenza

Come si calcola il saldo 2025: esempi pratici

I seguenti esempi sono a scopo illustrativo e utilizzano valori ipotetici di minimale. Sostituisci i valori esatti con quelli della Circolare INPS 2025.

Esempio 1: artigiano con reddito 35.000 euro

Dati: artigiano (es. elettricista), reddito d’impresa 2025 = 35.000 euro, aliquota IVS 24%, minimale ipotetico = M euro, contributo fisso gia’ versato = CF euro.

  • Contributo sul minimale (gia’ versato): CF euro
  • Reddito eccedente il minimale: 35.000 – M euro
  • Contributo sull’eccedenza: (35.000 – M) x 24%
  • Gia’ versato in acconto sull’eccedenza (anno precedente): acconto versato
  • Saldo 2025 da versare: contributo eccedenza – acconto versato

A titolo di esempio concreto con minimale 2024 (circa 17.504 euro): reddito eccedente = 35.000 – 17.504 = 17.496 euro; contributo eccedenza = 17.496 x 24% = 4.199 euro. Se l’acconto versato era 3.500 euro, il saldo sarebbe 699 euro.

Esempio 2: commerciante con reddito 55.000 euro

Dati: commerciante (es. negoziante), reddito d’impresa 2025 = 55.000 euro, aliquota IVS 24,48%.

  • Reddito eccedente il minimale (es. 55.000 – 17.504 = 37.496 euro con valore 2024 a titolo illustrativo)
  • Contributo sull’eccedenza: 37.496 x 24,48% = 9.181 euro (indicativo)
  • Gia’ versato in acconto: es. 7.000 euro
  • Saldo 2025 indicativo: 9.181 – 7.000 = 2.181 euro

Esempio 3: artigiano forfettario con riduzione 35%

Dati: artigiano in regime forfettario, reddito imponibile 2025 (dopo coefficiente di redditivita’) = 28.000 euro, aliquota IVS ridotta 15,60% (24% x 65%).

  • Minimale ridotto per il forfettario: M x 65%
  • Reddito eccedente il minimale ridotto: 28.000 – (M x 65%)
  • Contributo sull’eccedenza ridotto: (28.000 – minimale ridotto) x 15,60%
  • Contributo fisso ridotto (gia’ versato): CF x 65%

Il risparmio rispetto al regime ordinario e’ significativo. Per questo motivo la riduzione del 35% e’ una delle agevolazioni piu’ vantaggiose del regime forfettario.

Il calcolo del primo acconto 2026 dei contributi INPS

Insieme al saldo 2025, nel Modello Redditi PF 2026 si calcola anche il primo acconto dei contributi INPS 2026. L’acconto viene calcolato con il metodo storico, prendendo come base il contributo sull’eccedenza del minimale dell’anno precedente (2025).

Metodo di calcolo dell’acconto

Il primo acconto e’ pari al 40% del contributo complessivo dovuto per il 2025 sulla parte eccedente il minimale. Il secondo acconto (da versare in autunno) sara’ pari al restante 60%.

  • Primo acconto 2026: contributo eccedenza 2025 x 40%
  • Secondo acconto 2026: contributo eccedenza 2025 x 60%

Riprendendo l’Esempio 1 (artigiano con reddito 35.000 euro, contributo eccedenza indicativo 4.199 euro):

  • Primo acconto 2026 (40%): 4.199 x 40% = circa 1.680 euro
  • Secondo acconto 2026 (60%): 4.199 x 60% = circa 2.519 euro

Metodo previsionale per il calcolo dell’acconto

In alternativa al metodo storico, e’ possibile utilizzare il metodo previsionale: si stima il reddito che si prevede di conseguire nel 2026 e si calcola l’acconto su quella base. Questo metodo e’ conveniente se si prevede un reddito 2026 significativamente inferiore al 2025. Tuttavia, attenzione: se la previsione risulta inferiore al reddito effettivo, si potranno applicare sanzioni e interessi sulla differenza.

Scadenze di versamento: F24 e codici tributo

Il versamento del saldo contributi 2025 e del primo acconto 2026 avviene tramite modello F24. Le scadenze fiscali di luglio 2026 sono particolarmente rilevanti per artigiani e commercianti.

Scadenze 2026

AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione 0,40%
Saldo contributi INPS 202530 giugno 202630 luglio 2026
1° acconto contributi INPS 202630 giugno 202630 luglio 2026
2° acconto contributi INPS 202630 novembre 2026–
Rate fisse minimale 2026 (1a)16 maggio 2026–
Rate fisse minimale 2026 (2a)20 agosto 2026–
Rate fisse minimale 2026 (3a)16 novembre 2026–
Rate fisse minimale 2026 (4a)16 febbraio 2027–

Importante: il pagamento con scadenza 30 luglio invece del 30 giugno comporta una maggiorazione dello 0,40% sull’importo da versare (non si tratta di una sanzione, ma di un interesse legale previsto dalla normativa).

Codici tributo F24 per artigiani e commercianti

Per il versamento tramite F24, nella sezione “INPS” devono essere utilizzati i seguenti codici tributo. Per l’approfondimento completo, consulta la nostra guida sui codici tributo F24 2026.

CodiceDescrizioneChi lo usa
0101Contributi IVS artigiani – quota fissa sul minimaleArtigiani
0102Contributi IVS commercianti – quota fissa sul minimaleCommercianti
0103Contributi IVS artigiani – quota proporzionale eccedenzaArtigiani
0104Contributi IVS commercianti – quota proporzionale eccedenzaCommercianti

Il codice sede INPS da indicare e’ quello della sede INPS competente per il domicilio fiscale del contribuente. La causale contributi e’ “CONTRIBUTI GESTIONE ARTIGIANI” o “CONTRIBUTI GESTIONE COMMERCIANTI” a seconda della categoria.

Rateizzazione dei contributi: e’ possibile?

Il saldo e il primo acconto dei contributi INPS versati tramite Modello Redditi PF 2026 possono essere rateizzati fino a un massimo di 6 rate mensili, con interessi dello 0,33% mensile. La prima rata scade con il versamento ordinario (30 giugno o 30 luglio 2026 con maggiorazione), le successive scadono il 16 di ogni mese successivo.

La rateizzazione e’ particolarmente utile per chi ha un saldo elevato e preferisce distribuire il pagamento nel corso dell’estate. Tuttavia, occorre fare attenzione a non confondere la rateizzazione dei contributi INPS con quella delle imposte IRPEF: sono due versamenti distinti, con codici tributo e logiche diverse.

Casi particolari: pensionati, inizio attivita’ e cessazione

Artigiani/commercianti pensionati

I soggetti che, oltre all’attivita’ di artigiano o commerciante, percepiscono anche una pensione INPS, versano in linea generale i contributi IVS alle aliquote ordinarie. La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto alcune modifiche per specifiche categorie, ma si tratta di situazioni particolari che richiedono una valutazione caso per caso con un professionista abilitato.

Inizio attivita’ nel 2025

Chi ha avviato l’attivita’ di artigiano o commerciante nel corso del 2025 (es. a luglio 2025) dovra’ versare i contributi minimali in misura proporzionale ai mesi di iscrizione. I contributi sul minimale si conteggiano per mesi interi di iscrizione all’INPS.

Cessazione attivita’ nel 2025

Chi ha cessato l’attivita’ nel corso del 2025 e’ tenuto a presentare il Modello Redditi PF 2026 per i redditi prodotti fino alla data di cessazione. I contributi INPS saranno dovuti in misura proporzionale al periodo di attivita’, anche per la quota eccedente il minimale, in base al reddito prodotto.

Modello Redditi PF 2026 vs Modello 730: quale usare

Una domanda frequente riguarda se artigiani e commercianti possono utilizzare il Modello 730 invece del Modello Redditi PF. La risposta e’ no: il Modello 730 e’ destinato esclusivamente ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Chi esercita attivita’ d’impresa (artigiani, commercianti) deve obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF, compilando:

  • Quadro RF: redditi d’impresa in regime ordinario
  • Quadro RD: redditi d’impresa in regime semplificato
  • Quadro LM: redditi d’impresa in regime forfettario
  • Quadro RR: contributi previdenziali INPS (artigiani/commercianti)

Per approfondire le differenze tra i modelli dichiarativi, consulta la nostra guida al Modello 730 2026.

La deducibilita’ dei contributi INPS dal reddito

I contributi versati alla Gestione IVS INPS sono interamente deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi. Questo vale sia per il regime ordinario che per il regime forfettario:

  • Regime ordinario: i contributi INPS si deducono dal reddito complessivo (Quadro RP, rigo RP21). Questo riduce la base imponibile IRPEF e quindi l’imposta dovuta.
  • Regime forfettario: i contributi INPS si deducono dal reddito forfettario (riduzione diretta del reddito imponibile dichiarato nel Quadro LM). Non concorrono alla formazione del reddito complessivo, ma abbattono direttamente l’imponibile sostitutivo del 15%.

Esempio pratico – Regime ordinario: un artigiano con reddito d’impresa 35.000 euro e contributi INPS totali versati (fissi + eccedenza) di circa 8.400 euro avra’ un reddito complessivo imponibile ridotto a circa 26.600 euro, con un risparmio IRPEF di circa 2.100 euro (aliquota marginale 35%). Il risparmio effettivo dipende dall’aliquota marginale applicabile al reddito totale del contribuente.

Errori frequenti da evitare

  • Dimenticare il primo acconto 2026: il Modello Redditi PF 2026 non richiede solo il saldo 2025, ma anche il primo acconto 2026. Molti contribuenti si concentrano solo sul saldo e si dimenticano l’acconto, generando poi problemi al momento del secondo acconto di novembre.
  • Usare i codici tributo sbagliati: confondere i codici artigiani con quelli commercianti, o usare i codici del minimale per il versamento dell’eccedenza.
  • Non applicare la riduzione forfettaria: chi e’ in regime forfettario e ha presentato la comunicazione INPS per la riduzione del 35% deve applicarla anche nel calcolo del saldo e dell’acconto. Se dimenticata, si versano contributi in eccesso.
  • Non verificare il massimale: superato il massimale reddituale, non si versano ulteriori contributi IVS. Ignorare questo limite porta a versamenti eccessivi.
  • Confondere i contributi INPS con l’IRPEF: sono due pagamenti distinti, con scadenze, codici tributo e modalita’ di calcolo diverse.
  • Usare valori di minimale/massimale dell’anno precedente: questi valori cambiano ogni anno. Verificare sempre la Circolare INPS aggiornata prima di procedere al calcolo.

Come il CAF puo’ aiutarti

Il calcolo corretto del saldo e dell’acconto dei contributi INPS richiede la conoscenza dei dati reddituali 2025, delle aliquote aggiornate, dei minimali e massimali specifici e della situazione previdenziale individuale. Un errore in questa fase puo’ portare a versamenti insufficienti (con sanzioni e interessi) o eccessivi (con necessita’ di rimborso).

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione del Modello Redditi PF 2026, incluso il Quadro RR per artigiani e commercianti. Il nostro team di consulenti fiscali verifica i dati INPS, calcola il saldo e l’acconto esatti e predispone il modello F24 con i codici tributo corretti.

Hai un’attivita’ artigiana o commerciale e devi presentare il Modello Redditi PF 2026? Prenota un appuntamento presso il nostro ufficio di Udine (Viale Giuseppe Tullio 13, scala B) oppure contattaci al 0432 1638640 o via WhatsApp al 366 6018121.

FAQ: domande frequenti su contributi INPS artigiani e commercianti 2026

Qual e’ l’aliquota IVS per gli artigiani nel 2025?

Per il 2025, l’aliquota IVS per gli artigiani e’ del 24% sul reddito d’impresa. Per i commercianti l’aliquota e’ del 24,48%. I forfettari che hanno presentato la comunicazione INPS possono applicare una riduzione del 35%, portando le aliquote rispettivamente a circa 15,60% e 15,91%.

Quando scade il versamento del saldo contributi INPS 2025?

Il saldo dei contributi INPS 2025 (eccedenza del minimale) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile versare entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40%. Il versamento avviene tramite modello F24.

Cos’e’ il reddito minimale INPS per artigiani e commercianti?

Il reddito minimale e’ una soglia annua fissata dall’INPS: al di sotto di questa soglia si versano comunque i contributi fissi calcolati su di essa. Sopra il minimale si versano contributi aggiuntivi proporzionali al reddito effettivo. Il valore viene aggiornato ogni anno con rivalutazione ISTAT e pubblicato nella Circolare INPS annuale (disponibile su INPS.it).

Un artigiano forfettario deve versare i contributi INPS?

Si’, l’artigiano in regime forfettario e’ iscritto alla Gestione IVS INPS e deve versare i contributi come tutti gli altri artigiani. Tuttavia, puo’ beneficiare di una riduzione del 35% presentando apposita comunicazione all’INPS entro il 28 febbraio di ogni anno. La riduzione si applica sia ai contributi fissi sul minimale che a quelli proporzionali sull’eccedenza.

Posso rateizzare il pagamento dei contributi INPS 2025?

Si’, e’ possibile rateizzare il saldo e il primo acconto dei contributi INPS in un massimo di 6 rate mensili, con interessi dello 0,33% mensile. La prima rata scade alla data ordinaria del versamento (30 giugno o 30 luglio con maggiorazione).

Come trovo i valori aggiornati di minimale e massimale INPS?

I valori aggiornati vengono comunicati ogni anno dall’INPS con apposita Circolare (di solito a gennaio/febbraio). Puoi consultare il sito INPS.it nella sezione dedicata alla Gestione degli Artigiani e Commercianti, oppure rivolgerti al tuo CAF o commercialista di fiducia.

Conclusione

Il calcolo dei contributi INPS nel Modello Redditi PF 2026 e’ un adempimento fondamentale per tutti gli artigiani e commercianti. Comprendere la logica del Quadro RR, applicare correttamente le aliquote IVS (24% per artigiani, 24,48% per commercianti), rispettare i valori di minimale e massimale aggiornati e versare nei termini previsti sono passaggi essenziali per evitare sanzioni e ottimizzare il carico contributivo.

Ricorda che il saldo 2025 e il primo acconto 2026 si versano entrambi entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%), mentre il secondo acconto 2026 scade il 30 novembre. Se sei in regime forfettario, verifica di aver applicato la riduzione del 35% e di aver presentato la comunicazione INPS. Se hai dubbi o necessiti di assistenza, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione per una consulenza personalizzata.

Per ulteriori informazioni sulle scadenze fiscali di luglio 2026 e su come gestire al meglio le tasse se sei un lavoratore autonomo, consulta le nostre guide aggiornate.

Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 08:26:322026-07-05 08:39:47Modello Redditi PF 2026: calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dei contributi INPS per artigiani e commercianti
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico nel 2026 significa entrare in uno dei comparti artigiani piu richiesti d’Italia, ma anche affrontare una normativa tecnica stringente: il DM 37/2008 (ex Legge 46/90), l’iscrizione alla CCIAA, all’Albo Artigiani e all’INPS Gestione Artigiani. In questa guida completa il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega requisiti professionali, codici ATECO, regime forfettario, contributi previdenziali, deducibilita di furgone e materiali, fatturazione con detrazioni edilizie ed esempi reali di calcolo tasse per fatturati da 35.000, 55.000 e 80.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico
  2. DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita
  3. Requisiti tecnico-professionali per esercitare
  4. Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008
  5. SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani
  6. Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico
  7. Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%
  8. INPS Gestione Artigiani: contributi 2026
  9. Riduzione contributiva 35% per forfettari
  10. Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino
  11. Furgone in forfettario vs ordinario
  12. Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi
  13. Fatturazione B2B e reverse charge IVA
  14. Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus
  15. Comunicazione ENEA e attestato di conformita
  16. Tariffe orarie tipiche e intervento minimo
  17. Esempi calcolo tasse: 35K, 55K, 80K
  18. Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato
  19. Errori comuni da evitare
  20. FAQ: domande frequenti

Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico

Sotto la categoria degli installatori di impianti il legislatore distingue tre figure spesso sovrapposte sul cantiere ma giuridicamente ben separate dal DM 37/2008.

Elettricista. Si occupa della progettazione, installazione, manutenzione e messa in sicurezza di impianti elettrici (lettera A del DM 37/2008) e impianti elettronici come antenne, citofoni, videosorveglianza, allarmi, domotica (lettera B). E la figura piu richiesta in edilizia residenziale, terziario e industria. Per i lavori sopra i 6 kW di potenza o sopra i 1000 V e obbligatorio il progetto firmato da professionista iscritto all’albo.

Idraulico. Lavora sugli impianti idrico-sanitari (lettera D): allacciamenti acqua, scarichi, sanitari, bagni, cucine, impianti antincendio (lettera F per gli aspetti idrici). E la professione che gestisce il “ciclo dell’acqua” in casa: dal contatore allo scarico fognario.

Termoidraulico. Figura ibrida (e oggi la piu remunerativa) che unisce idraulica e impianti di riscaldamento/raffrescamento (lettera C): caldaie, pompe di calore, climatizzatori split e VRF, pannelli radianti a pavimento, solare termico, fotovoltaico nella parte termica. Spesso il termoidraulico e abilitato anche per impianti gas (lettera E) e quindi puo installare e fare la manutenzione di caldaie a gas e piani cottura.

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DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita

Il Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008 n. 37, noto come “Decreto Impianti“, ha sostituito la storica Legge 46/90 ed e ancora oggi la normativa di riferimento per chi installa impianti negli edifici. Si applica indipendentemente dalla destinazione d’uso (residenziale, commerciale, industriale) e copre tutti i lavori sugli impianti citati nelle 7 lettere (A-G) che vediamo piu avanti.

Cosa impone in concreto il DM 37/2008:

  • L’impresa installatrice deve essere iscritta alla CCIAA e in possesso dei requisiti tecnico-professionali (titolare o responsabile tecnico abilitato).
  • Per ogni intervento (nuova installazione, trasformazione, ampliamento, manutenzione straordinaria) va rilasciata la Dichiarazione di Conformita al committente.
  • Per impianti che superano determinate soglie (potenza, complessita) e obbligatorio il progetto preliminare firmato da un professionista iscritto all’albo (perito industriale, ingegnere).
  • Le opere abusive o senza dichiarazione di conformita comportano sanzioni pesanti e, in caso di sinistro, responsabilita penale del committente e dell’installatore.

Senza i requisiti del DM 37/2008 non puoi nemmeno aprire la partita IVA come elettricista o idraulico: la CCIAA blocca l’iscrizione all’Albo Artigiani con la qualifica di “installatore di impianti”.

Requisiti tecnico-professionali per esercitare

L’articolo 4 del DM 37/2008 elenca quattro percorsi alternativi per dimostrare i requisiti tecnico-professionali. Ne basta uno.

  1. Diploma di laurea in materia tecnica (ingegneria elettrica, energetica, meccanica) presso un’universita o ITS, attinente al tipo di impianto.
  2. Diploma di scuola secondaria superiore tecnica – perito industriale, perito tecnico, geometra – in indirizzo specifico (elettrotecnica, energia, termotecnica), + 2 anni di inserimento in azienda del settore come operaio, apprendista o tecnico.
  3. Qualifica professionale o diploma triennale (es. IeFP, IPSIA “operatore elettrico/termoidraulico”) + 4 anni di lavoro documentato (busta paga, contratto) presso un’impresa abilitata.
  4. Esperienza lavorativa di almeno 6 anni a tempo pieno presso un’impresa abilitata, con mansioni dirette di installazione/manutenzione, senza titoli scolastici specifici.

Designazione del responsabile tecnico. Se i requisiti li ha il titolare, va bene cosi. Se invece il titolare e amministrativo (per esempio un familiare o un socio non operativo), va designato un responsabile tecnico abilitato, che deve essere socio, dipendente full-time o collaboratore familiare. Il responsabile tecnico puo coprire una sola impresa alla volta.

Per il gas (lettera E) e l’antincendio (lettera F) servono spesso patentini specifici (es. patentino frigorista F-Gas regolamento UE 517/2014 per condizionatori e pompe di calore).

Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008

L’articolo 1 del DM 37/2008 classifica le attivita in 7 lettere. La CCIAA rilascia l’abilitazione lettera per lettera, in base ai requisiti documentati. Una stessa impresa puo coprire piu lettere se il responsabile tecnico le possiede.

LetteraTipologia di impiantoFigura tipica
AProduzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzazione di energia elettrica, impianti di protezione dalle scariche atmosferiche, impianti di automazione di porte, cancelli e barriereElettricista
BImpianti radiotelevisivi e elettronici (antenne, citofoni, videosorveglianza, antifurto, domotica)Elettricista / antennista
CImpianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione di qualsiasi natura, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condenseTermoidraulico / frigorista
DImpianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specieIdraulico
EImpianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo (metano, GPL), comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustioneTermoidraulico / installatore gas
FImpianti di protezione antincendioAntincendista specializzato
GImpianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, montacarichi, scale mobili e similiAscensorista

L’elettricista “completo” tipicamente apre con A + B. L’idraulico con D. Il termoidraulico moderno aggiunge C + D + E (riscaldamento, idrico, gas). Le imprese piu strutturate coprono A+B+C+D+E.

SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani

L’apertura della partita IVA segue un percorso preciso. Saltare uno step significa esercitare abusivamente.

  1. Apertura partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (gratis se fatto in autonomia o tramite CAF/commercialista).
  2. SCIA artigiana (Segnalazione Certificata Inizio Attivita) presentata al SUAP del Comune dove si trova la sede dell’impresa, allegando il modello DM 37/2008 con dichiarazione delle lettere richieste.
  3. Iscrizione al Registro Imprese della CCIAA tramite la ComUnica: pratica unica che riunisce CCIAA, INPS, INAIL e SUAP.
  4. Iscrizione all’Albo Artigiani (Sezione speciale del Registro Imprese): obbligatoria per tutte le imprese artigiane individuali. Da qui parte la copertura INPS Gestione Artigiani.
  5. Iscrizione INAIL con codice ditta: copertura assicurativa obbligatoria contro infortuni sul lavoro.

Il diritto annuale CCIAA per ditte individuali artigiane e di circa 53-88 euro all’anno, in funzione del fatturato. La CCIAA puo richiedere fino a 6-8 settimane per concludere l’istruttoria sulle abilitazioni DM 37/2008.

Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico

Dal 1 gennaio 2025 e operativa la nuova classificazione ATECO 2025 (in vigore anche nel 2026), che ha riscritto numerosi codici. Per gli installatori di impianti la sezione di riferimento e F-43.2 “Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzione e installazione”.

Codice ATECOAttivitaTipico per
43.21.01Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione)Elettricista
43.21.02Installazione di impianti elettronici (incluse antenne, allarmi, videosorveglianza)Antennista / domotica
43.22.01Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria (inclusa manutenzione e riparazione)Idraulico / termoidraulico generico
43.22.02Installazione di impianti per la distribuzione del gasInstallatore gas
43.22.03Installazione di impianti di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati e la manutenzione e riparazione)Antincendista
43.29.09Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a. (es. pannelli solari termici, isolamento)Termoidraulico / coibentazione

Attenzione: i codici 43.21.x e 43.22.x rientrano nella sezione F (Costruzioni) ai fini del coefficiente di redditivita forfettario. Verifica sempre con il commercialista o il CAF il codice esatto da indicare nel modello AA9/12 e nella visura camerale, perche la scelta incide direttamente sul reddito imponibile.

Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%

Il regime forfettario e di gran lunga la scelta piu vantaggiosa per il piccolo artigiano edile che resta sotto i 85.000 euro di ricavi annui. Il calcolo del reddito si fa cosi:

Reddito imponibile = Ricavi x Coefficiente di redditivita – Contributi INPS pagati

Imposta sostitutiva = 5% (primi 5 anni, se start-up) oppure 15% (regime ordinario forfettario)

Per i codici ATECO della sezione F “Costruzioni e attivita immobiliari” (a cui appartengono 43.21.x e 43.22.x) il coefficiente di redditivita e 86%. Significa che su 100 euro di fatturato, 86 sono considerati reddito imponibile e 14 sono i “costi forfettari” riconosciuti dal Fisco.

Esempio veloce. Elettricista con 50.000 euro di fatturato:

  • Reddito lordo forfettario: 50.000 x 86% = 43.000 euro
  • Meno contributi INPS pagati nell’anno (es. 4.000 euro): reddito imponibile = 39.000 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.850 euro
  • Aliquota 5% start-up (primi 5 anni se rispetta i requisiti): 1.950 euro

Cosa NON si paga in forfettario: IRPEF ordinaria (sostituita dall’imposta del 5/15%), IVA sulle fatture (con eccezione del reverse charge interno, vedi sotto), IRAP, addizionali regionali e comunali, ISA. Niente liquidazioni IVA trimestrali, niente esterometro, niente split payment.

Limite 85.000 euro. Se superi questa soglia di ricavi nell’anno, l’anno successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, esci immediatamente dal forfettario dalla data di superamento e devi fatturare con IVA da quel giorno.

INPS Gestione Artigiani: contributi 2026

Tutti gli installatori di impianti che esercitano in forma di impresa individuale o snc sono iscritti d’ufficio all’INPS Gestione Artigiani (cassa dedicata agli artigiani iscritti all’Albo Artigiani della CCIAA). E una cassa obbligatoria: non si puo esercitare l’attivita senza pagare i contributi previdenziali.

Aliquota 2026: 24% circa sul reddito d’impresa (il dato esatto viene fissato ogni anno con circolare INPS di gennaio/febbraio). Aliquota ridotta al 23,25% per i collaboratori familiari sotto i 21 anni.

Reddito minimale 2026. Anche se il reddito reale e basso o zero, INPS Artigiani richiede contributi su un reddito minimale di circa 17.500 euro (valore stimato 2026, allineato all’andamento ISTAT). Su questo minimale si calcola un contributo fisso annuo di circa 4.200 euro, suddiviso in 4 rate trimestrali (16/05, 16/08, 16/11, 16/02).

Reddito massimale 2026. Il “tetto” oltre il quale non si pagano piu contributi e di circa 92.000 euro (per chi ha iniziato l’attivita prima del 1996) o 120.000 euro circa (per chi e iscritto all’INPS dopo il 1996).

Contributo aggiuntivo IVS 1%. Sulla quota di reddito eccedente il minimale e fino al cosiddetto “scaglione” (circa 55.000 euro nel 2026) c’e un’aliquota +1% destinata al fondo IVS.

Voce INPS Artigiani 2026Importo / aliquota
Aliquota base titolare24% (circa)
Aliquota collaboratori < 21 anni23,25%
Reddito minimale~17.500 euro/anno
Contributo fisso minimo~4.200 euro/anno (in 4 rate)
Aliquota aggiuntiva oltre minimale+1% sopra ~55.000 euro
Massimale (post 1996)~120.000 euro

Importante: i contributi INPS pagati sono interamente deducibili dal reddito imponibile, sia in forfettario sia in ordinario. Conserva sempre le ricevute F24.

Riduzione contributiva 35% per forfettari

I contribuenti in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono richiedere all’INPS la riduzione del 35% dei contributi (Legge 190/2014 art. 1 comma 77). E un’agevolazione storica, ancora pienamente operativa nel 2026.

Effetto pratico:

  • Contributo fisso minimo passa da circa 4.200 euro a circa 2.730 euro all’anno.
  • L’aliquota effettiva si abbassa dal 24% a circa il 15,6% sul reddito eccedente il minimale.
  • La riduzione si applica all’intera contribuzione (minimale + eccedente).

Attenzione al rovescio della medaglia: chi sceglie la riduzione del 35% accumula contribuzione ridotta, quindi la pensione sara piu bassa. L’INPS applica un coefficiente di riduzione anche al periodo accreditato (es. 12 mesi versati col 65% valgono come ~7,8 mesi piena contribuzione). Va valutata caso per caso.

Come si chiede. Per i nuovi iscritti: barrando l’apposita casella nel modulo di iscrizione INPS Gestione Artigiani. Per chi e gia iscritto: presentando domanda telematica entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (es. entro 28/02/2026 per beneficiarne nel 2026). La domanda si rinnova tacitamente fino a quando si rispettano i requisiti del forfettario.

Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino

Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico richiede un investimento iniziale piu alto rispetto ad altre attivita artigiane. Ecco una stima realistica per chi parte da zero.

VoceCosto indicativo
Furgone usato (es. Ducato, Master 5-7 anni)10.000 – 18.000 euro
Furgone nuovo medio28.000 – 40.000 euro
Allestimento interno (scaffalature, organizer)2.000 – 4.500 euro
Attrezzatura elettricista (pinze crimpatrici, multimetro, tester, trapani, scanalatore, FOP, scala)2.500 – 5.000 euro
Attrezzatura idraulico (pressatrice elettrica, smerigliatrice, saldatrice TIG, attrezzi gas)3.500 – 7.000 euro
Magazzino materiali iniziale (cavi, tubi, valvole, accessori)3.000 – 6.000 euro
DPI (caschetto, scarpe antinfortunistiche, occhiali, guanti dielettrici)300 – 600 euro
RC professionale annua (massimale 1 mln)350 – 800 euro
Apertura PIVA + SCIA + iscrizione CCIAA + INAIL (con CAF)300 – 600 euro
Software fatturazione elettronica + gestionale120 – 300 euro/anno
Sito web + biglietti da visita + grafica furgone800 – 2.500 euro

Totale indicativo avvio: da 20.000 euro (furgone usato, attrezzatura essenziale) fino a 60.000 euro (furgone nuovo allestito, attrezzatura completa per piu lettere DM 37/2008).

Furgone in forfettario vs ordinario

Questa e una delle differenze piu rilevanti tra i due regimi e va valutata prima di scegliere come aprire la partita IVA.

In regime forfettario:

  • Il furgone NON si puo dedurre come costo: il coefficiente del 86% gia ingloba forfettariamente tutte le spese.
  • L’IVA pagata sull’acquisto del veicolo NON e detraibile.
  • L’ammortamento (per veicoli aziendali strumentali, normalmente al 25% annuo) NON si applica.
  • Carburante, assicurazione, bollo, manutenzione: NON deducibili in forfettario.

In regime ordinario semplificato:

  • Furgone N1 immatricolato come autocarro e considerato bene strumentale “esclusivamente aziendale”: IVA detraibile al 100% e ammortamento al 25% annuo (4 anni).
  • Carburante, manutenzione, assicurazione, pedaggi, bollo: deducibili al 100% se l’uso e esclusivamente professionale.
  • Per le auto promiscue (M1) la deducibilita e ridotta al 20% e l’IVA al 40%.

Quando conviene il regime ordinario? Se nel primo anno prevedi di acquistare furgone nuovo (es. 35.000 euro + IVA), attrezzatura cospicua e magazzino, l’ordinario potrebbe far recuperare 8-10.000 euro tra IVA detraibile e costi deducibili. Da valutare con il commercialista o il CAF gia in fase di apertura.

Una soluzione spesso adottata: aprire in ordinario il primo anno per scaricare gli investimenti, poi passare al forfettario dal 1 gennaio dell’anno successivo se i ricavi restano sotto 85.000 euro. La transizione e legittima e va comunicata in dichiarazione annuale.

Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi

La fatturazione al cliente privato (persona fisica, condominio per parti private) e l’attivita prevalente per la maggior parte degli installatori. Ecco le regole 2026.

Fattura elettronica obbligatoria. Dal 2024 anche i forfettari sono tenuti alla fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio (SdI), senza eccezioni di soglia. Va emessa entro 12 giorni dalla prestazione (corrispettivo) o 12 giorni dal pagamento (cash basis applicabile in forfettario).

Aliquota IVA per impianti su immobile residenziale:

  • 10% IVA per manutenzione ordinaria/straordinaria su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata (legge 488/1999 art. 7 comma 1 lett. b).
  • 4% IVA per interventi connessi all’acquisto/costruzione “prima casa” o per opere agevolate.
  • 22% IVA sui beni di valore significativo (caldaia, condizionatore, serramenti, ascensori) per la quota che eccede il valore della prestazione lavorativa.

Forfettario e IVA. Il forfettario emette fatture senza IVA (regola generale). Sulla fattura va indicata la dicitura: “Operazione effettuata in regime forfettario – Art. 1 commi 54-89 L. 190/2014. Non soggetta a IVA”. Sul cliente privato l’aliquota IVA agevolata 10/4% non si applica perche il forfettario non addebita IVA tout court.

Ritenuta d’acconto? Il cliente privato non e sostituto d’imposta, quindi non applica ritenuta. Anche le aziende clienti, sui forfettari, non applicano la ritenuta del 20% (basta indicare la dicitura “soggetto in regime forfettario, non assoggettato a ritenuta d’acconto”).

Fatturazione B2B e reverse charge IVA

Quando l’elettricista o l’idraulico lavora come subappaltatore per un’altra impresa edile, scatta il reverse charge interno (inversione contabile, articolo 17 comma 6 del DPR 633/72 lettera a-ter).

Come funziona: il subappaltatore emette fattura senza IVA con dicitura “Inversione contabile – art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72”. L’IVA la versa l’appaltatore principale (committente) attraverso il meccanismo di autofatturazione.

Quando si applica il reverse charge:

  • Subappalti edili tra imprese (es. elettricista che lavora per un’impresa generale di costruzioni).
  • Servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti, completamento relativi a edifici (art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72).
  • NON si applica nei rapporti diretti con il committente finale (privato o impresa che usera l’edificio per se).

Forfettari e reverse charge. Il forfettario che riceve fatture in reverse charge da fornitori esteri o italiani (es. acquisto materiale da fornitore extra-UE) deve versare l’IVA con F24 codice tributo 6099, anche se non puo detrarla. E un’eccezione importante: pur essendo “fuori IVA”, in reverse charge l’IVA va comunque versata. Il consiglio del CAF: se possibile, evita acquisti in reverse charge intra-UE preferendo fornitori italiani.

Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus

Una larga fetta del lavoro per elettricisti e idraulici e legata ai bonus edilizi e fiscali. Ecco la mappa aggiornata al 2026.

BonusAliquota 2026Lavori tipici per elettricista/idraulico
Bonus Ristrutturazione (50%)50% prima casa, 36% altri immobili (max 96.000 euro)Rifacimento impianto elettrico, sostituzione caldaia, rifacimento bagno, antifurto
Ecobonus (65/50%)50% prima casa, 36% altri immobili (allineati al 50% standard)Caldaia a condensazione classe A+, pompa di calore, solare termico, fotovoltaico termico
Superbonus residuo65% per condomini con CILAS depositata entro 15/10/2024 (lavori in corso)Cappotto + impianti integrati (solo come “trainato”)
Bonus Mobili (50%)50% (max 5.000 euro)Grandi elettrodomestici classe energetica alta acquistati con la ristrutturazione
Bonus Sismico (Sismabonus)50-85% in base al miglioramento di classeAllarmi sismici, impianti integrati nelle opere strutturali

Cessione del credito e sconto in fattura SOSPESI. Il DL 11/2023 ha bloccato la cessione del credito e lo sconto in fattura per gran parte dei bonus edilizi (con eccezioni residuali per zone sismiche e barriere architettoniche). Nel 2026 il cliente deve pagare integralmente la fattura all’installatore e poi recupera il bonus in dichiarazione dei redditi in 10 quote annuali costanti. Comunica chiaramente questa regola al cliente prima di accettare il lavoro.

Documenti da fornire al cliente per il bonus:

  • Fattura elettronica con causale dettagliata (es. “intervento di manutenzione straordinaria su impianto idrico ai sensi DPR 380/2001 art. 3 c.1 lett. b”).
  • Bonifico parlante con causale specifica (legge 449/97, codice fiscale committente, P.IVA fornitore).
  • Dichiarazione di conformita DM 37/2008 firmata dal responsabile tecnico.
  • Asseverazione tecnica per Ecobonus (firmata da tecnico abilitato).

Comunicazione ENEA e attestato di conformita

Due adempimenti che capitano quasi sempre nei lavori edili agevolati e che ricadono sull’installatore o sul committente con il supporto del tecnico.

Comunicazione ENEA. Per i lavori che fruiscono di Ecobonus o Bonus Casa con risparmio energetico (es. nuova caldaia a condensazione, climatizzatore in pompa di calore, infissi, fotovoltaico termico), va inviata entro 90 giorni dalla fine lavori la comunicazione telematica al portale ENEA (efficienzaenergetica.enea.it). Il file richiede dati tecnici dell’impianto (potenza, COP, classe energetica). Spesso e l’installatore o il termotecnico ad occuparsene.

Attestato/Dichiarazione di Conformita DM 37/2008. E un documento obbligatorio che l’installatore rilascia al committente al termine di ogni lavoro (anche piccolo). Contiene:

  • Dati identificativi dell’impresa installatrice e del responsabile tecnico (con timbro).
  • Tipologia di intervento (lettera DM 37, descrizione tecnica).
  • Schemi e disegni dell’impianto, allegati materiali utilizzati con marcature CE.
  • Dichiarazione di rispetto delle norme tecniche (CEI per gli impianti elettrici, UNI per quelli idrici e gas).
  • Firma del responsabile tecnico abilitato.

Costo ENEA + dichiarazione di conformita (lavoro tecnico interno o consulenza esterna): da 50 a 200 euro a pratica. E un costo che va riaddebitato al cliente o incluso nel preventivo.

Tariffe orarie tipiche e intervento minimo

Le tariffe variano molto in base alla zona geografica (Nord vs Sud), alla specializzazione e al tipo di cliente (privato vs impresa). Sono indicazioni di mercato 2026 raccolte dal Centro Fiscale presso le imprese del Friuli Venezia Giulia.

VoceElettricistaIdraulicoTermoidraulico
Tariffa oraria base30 – 50 euro/h35 – 55 euro/h40 – 60 euro/h
Intervento minimo80 – 130 euro90 – 150 euro100 – 180 euro
Tariffa oraria notturna/festiva60 – 90 euro/h70 – 100 euro/h80 – 120 euro/h
Diritto di chiamata urgente40 – 80 euro50 – 100 euro60 – 120 euro

Indicazioni utili per il preventivo:

  • Materiali a parte (con ricarico tipico 20-35% sul prezzo di acquisto).
  • Trasferta forfettaria oltre i 10-15 km dalla sede (es. 0,50 euro/km o pacchetto fisso).
  • Diritto di chiamata urgente fuori orario (festivi, notturno): forfait 50-100 euro indipendente dalla durata dell’intervento.
  • Sopralluogo: gratuito per lavori di una certa entita; a pagamento (40-80 euro) per piccoli interventi o consulenze.

Esempi calcolo tasse: fatturato 35K, 55K, 80K

Vediamo tre scenari concreti per un installatore di impianti in regime forfettario con coefficiente 86% e riduzione contributiva 35%. Aliquota imposta sostitutiva: 15% (regime ordinario) o 5% (start-up nei primi 5 anni).

Scenario 1 – Elettricista al primo anno (start-up): 35.000 euro

Fatturato annuo35.000 euro
Reddito lordo (35.000 x 86%)30.100 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 euro + (30.100 – 17.500) x 15,6%
~ 4.700 euro
Reddito imponibile (30.100 – 4.700)25.400 euro
Imposta sostitutiva 5% (start-up)1.270 euro
Totale tasse + contributi~ 5.970 euro (17% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 24.130 euro/anno (~2.000 euro/mese)

Scenario 2 – Idraulico avviato: 55.000 euro

Fatturato annuo55.000 euro
Reddito lordo (55.000 x 86%)47.300 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 + (47.300 – 17.500) x 15,6%
~ 7.380 euro
Reddito imponibile (47.300 – 7.380)39.920 euro
Imposta sostitutiva 15% (forfettario standard)5.988 euro
Totale tasse + contributi~ 13.370 euro (24% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 33.930 euro/anno (~2.830 euro/mese)

Scenario 3 – Termoidraulico al limite: 80.000 euro

Fatturato annuo80.000 euro
Reddito lordo (80.000 x 86%)68.800 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 + (68.800 – 17.500) x ~16,5% (con +1% oltre 55.000)
~ 11.180 euro
Reddito imponibile (68.800 – 11.180)57.620 euro
Imposta sostitutiva 15%8.643 euro
Totale tasse + contributi~ 19.823 euro (24,8% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 48.977 euro/anno (~4.080 euro/mese)

Nota. Le simulazioni considerano solo l’impatto previdenziale e fiscale. Devi aggiungere a parte i costi reali di carburante, materiali, attrezzature e RC professionale (in forfettario non sono deducibili ma li paghi comunque). La marginalita lorda tipica di un installatore al netto dei materiali e tra il 35 e il 55% del fatturato.

Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato

Quando il volume di lavoro cresce, e tipico assumere un primo aiutante o apprendista. Il contratto collettivo di riferimento e il CCNL Edilizia Artigianato (siglato Confartigianato Imprese / CNA / Casartigiani con FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL).

  • Apprendistato professionalizzante (18-29 anni): durata 3 anni, retribuzione progressiva (60% al 1 anno, 75% al 2 anno, 90% al 3 anno del livello finale). Sgravio contributivo 11,61% per i primi 3 anni nelle aziende fino a 9 dipendenti.
  • Apprendistato di primo livello (15-25 anni con qualifica/diploma): contratto duale scuola-lavoro, fino a 4 anni.
  • Operaio comune (livello 1), operaio qualificato (livello 2), operaio specializzato (livello 3): la maggior parte degli aiutanti elettricisti/idraulici e inquadrata come livello 2 o 3.
  • Cassa edile. Iscrizione obbligatoria alla Cassa Edile territoriale (in FVG: Cassa Edile Artigiana FVG) per gli operai del settore edilizia artigianato. Versamenti mensili per ferie, gratifica natalizia, mutualita e formazione (Edilcassa).
  • DURC. Documento di Regolarita Contributiva, indispensabile per partecipare a gare pubbliche e per la cessione del credito (quando attiva). Si scarica gratuitamente da INPS, INAIL e Cassa Edile.

Costo lordo aziendale di un apprendista al 1 anno: indicativamente 1.250-1.500 euro/mese (RAL ~15-18.000 euro), con sgravi contributivi ridotti. Costo lordo di un operaio specializzato livello 3: 2.300-2.700 euro/mese (RAL ~28-32.000 euro). Aggiungere TFR e accantonamenti Cassa Edile.

Errori comuni da evitare

  1. Non avere la lettera DM 37/2008 corretta. Lavorare su impianti gas senza lettera E o su climatizzatori (F-Gas) senza patentino significa esporsi a sanzioni penali in caso di sinistro e impossibilita di rilasciare la dichiarazione di conformita.
  2. Aprire forfettario con grandi investimenti iniziali. Se nel primo anno acquisti un furgone nuovo da 40.000 euro + magazzino, in forfettario perdi tutto il vantaggio fiscale dell’IVA detraibile e dell’ammortamento.
  3. Dimenticare la riduzione 35% INPS. Per i forfettari e una scelta da quasi 1.500 euro all’anno di risparmio. Va richiesta entro il 28 febbraio.
  4. Non emettere la dichiarazione di conformita. Senza, il cliente non puo accedere ai bonus edilizi e l’impresa rischia sanzioni amministrative oltre alla responsabilita civile/penale.
  5. Sbagliare il regime IVA su subappalti edili. Fatturare con IVA quando dovrebbe essere reverse charge significa addebito errato che il cliente potra contestare.
  6. Sottovalutare la RC professionale. Un cortocircuito o una perdita d’acqua puo provocare danni per decine di migliaia di euro: la RC e indispensabile e i 400-700 euro l’anno sono il costo della tranquillita.
  7. Ignorare la comunicazione ENEA. Se il cliente non riceve i bonus per colpa di una mancata comunicazione dell’installatore, l’impresa rischia richieste di risarcimento.

FAQ: domande frequenti

Posso aprire la partita IVA come elettricista senza diploma?

Si, ma serve dimostrare almeno 6 anni di lavoro continuativo a tempo pieno presso un’impresa abilitata DM 37/2008 (con buste paga, contratto, mansioni di installazione/manutenzione effettive). In alternativa: qualifica triennale + 4 anni, oppure diploma tecnico + 2 anni. Senza nessuno di questi requisiti la CCIAA non rilascia l’abilitazione e non si puo aprire l’impresa.

Quanto costa aprire la partita IVA come idraulico?

L’apertura formale (PIVA + SCIA + CCIAA + INAIL) costa tra 200 e 500 euro tramite CAF o commercialista, piu il diritto annuale CCIAA di circa 53-88 euro. La parte pesante e l’investimento iniziale: furgone, attrezzatura, magazzino e RC professionale, per un totale realistico tra 20.000 e 60.000 euro.

Conviene il forfettario o il regime ordinario per un installatore?

Dipende dai costi reali. Se i tuoi costi (materiali, furgone, attrezzature) superano il 14% del fatturato (cioe il “forfait” implicito nel coefficiente 86%), conviene il regime ordinario semplificato con IVA detraibile e costi deducibili al 100%. Se hai pochi costi e fatturato sotto 85.000 euro, il forfettario e quasi sempre vincente. Confrontati con il CAF Centro Fiscale prima di scegliere: il primo anno e cruciale.

L’aliquota 5% start-up vale anche per chi lavorava come dipendente in un’impresa edile?

Si, ma con un vincolo importante: l’attivita aperta in proprio non deve essere una mera prosecuzione di quella svolta come dipendente. Significa che non puoi aprire P.IVA e fatturare al 90-100% al tuo ex datore di lavoro: l’Agenzia delle Entrate riqualifica il rapporto come lavoro dipendente mascherato e perdi il 5%. Devi avere un portafoglio clienti diversificato.

Come fatturo la sostituzione di una caldaia con bonus 50%?

Emetti fattura elettronica al committente, separando la parte di “manodopera” da quella della “caldaia” (bene di valore significativo). Il cliente paga con bonifico parlante (causale legge 449/97 + dati anagrafici), tu rilasci la dichiarazione di conformita DM 37/2008 e il cliente o tu trasmettete la comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori. Il 50% del bonus il cliente lo recupera in dichiarazione dei redditi in 10 anni: nel 2026 cessione del credito e sconto in fattura sono sospesi.

Devo iscrivermi alla Cassa Edile come ditta individuale senza dipendenti?

No, finche lavori da solo (titolare senza dipendenti) NON sei obbligato all’iscrizione alla Cassa Edile (che riguarda i lavoratori subordinati del settore edilizia). Diventa obbligatoria al primo dipendente o apprendista assunto con CCNL Edilizia Artigianato. Alcuni committenti pubblici o grandi appaltatori, pero, richiedono il DURC anche per le ditte individuali: in quel caso devi essere in regola con INPS Artigiani e INAIL.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro in regime forfettario?

Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, l’anno corrente lo concludi in forfettario; dal 1 gennaio successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, la fuoriuscita e immediata: dalla data di superamento devi emettere fatture con IVA, applicare la ritenuta d’acconto sui collaboratori, applicare i regimi ordinari. E un cambio importante che va gestito con il commercialista o il CAF.

Posso lavorare nel weekend o di notte come elettricista in pronto intervento?

Si, come titolare di impresa individuale non sei soggetto a vincoli di orario. Puoi anzi differenziare il servizio applicando una tariffa maggiorata (50-100% in piu) per interventi notturni, festivi o urgenti. E un mercato remunerativo soprattutto per emergenze elettriche e perdite idriche. L’unica cautela: rispetta i tempi di guida e riposo se il furgone supera 3,5 t (cronotachigrafo).

Devo applicare il reverse charge anche al cliente privato?

No. Il reverse charge interno (art. 17 c.6 lett. a-ter DPR 633/72) si applica solo nei rapporti B2B tra imprese per subappalti edili o prestazioni su edifici. Nei lavori al cliente privato (consumatore finale, persona fisica) si applica l’IVA ordinaria al 10% per manutenzioni o al 22% per forniture significative. Ricorda comunque che il forfettario emette sempre fatture senza IVA.

Posso assumere mio figlio come apprendista nella mia impresa artigiana?

Si. Esiste anche la figura del collaboratore familiare artigiano (parente entro il 3 grado), iscritto all’INPS Artigiani con aliquota ridotta al 23,25% se sotto i 21 anni. In alternativa il figlio puo essere assunto con regolare contratto di apprendistato professionalizzante CCNL Edilizia Artigianato. La scelta dipende dalla volonta di farne un futuro socio/erede dell’impresa o un dipendente “classico”.

Conclusione: parti col piede giusto con il CAF di Udine

Aprire la partita IVA come elettricista, idraulico o termoidraulico nel 2026 richiede attenzione su tre piani: tecnico (DM 37/2008, lettere abilitative, dichiarazioni di conformita), amministrativo (SCIA, CCIAA, Albo Artigiani, INAIL), fiscale e previdenziale (forfettario o ordinario, INPS Artigiani, riduzione 35%). Sbagliare uno di questi passaggi puo costarti migliaia di euro o esporti a responsabilita personali in caso di sinistro.

Il CAF Centro Fiscale di Udine e specializzato nell’apertura e gestione di partite IVA artigiane edili: ti accompagniamo dalla SCIA alla prima dichiarazione, ti aiutiamo a scegliere il regime fiscale piu vantaggioso, gestiamo i contributi INPS Artigiani e ti assistiamo nelle comunicazioni ENEA e nella fatturazione con bonus edilizi.

Vuoi aprire la partita IVA come elettricista o idraulico?

Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: ti seguiamo dall’apertura alla dichiarazione, con un servizio dedicato agli artigiani edili.

Telefono: 0432 1840130
Email: info@centrofiscale.com

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Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 08:00:002026-05-23 07:42:02Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Veterinari

Partita IVA Tatuatore 2026: Regime Forfettario, Requisiti Sanitari e Fatturazione

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire una partita IVA come tatuatore nel 2026 significa entrare in un settore in forte espansione, ma anche affrontare uno dei percorsi piu’ regolamentati del panorama professionale italiano. A differenza di altre attivita’ artigianali, il tatuatore non ha un albo nazionale: la professione e’ regolamentata a livello regionale, con requisiti formativi e igienico-sanitari che variano da regione a regione. La base normativa comune resta l’Accordo Stato-Regioni del 2007, che ha fissato gli standard minimi di sicurezza per studi di tatuaggio e piercing.

In questa guida completa CAF Centro Fiscale trovi tutto quello che serve per aprire uno studio di tatuaggio: codice ATECO corretto, scelta tra regime forfettario e ordinario, contributi INPS Artigiani con riduzione 35%, requisiti formativi (corso regionale, HACCP, primo soccorso), autorizzazione ASL, SCIA, attrezzature, smaltimento rifiuti speciali, assicurazione RC, GDPR e registro tatuaggi, fatturazione B2C e tariffe di mercato. Con esempi reali di calcolo tasse su fatturato 30K, 50K e 75K.

Indice dei contenuti

  1. Chi e’ il tatuatore: professione regolamentata a livello regionale
  2. Differenza tra tatuatore, piercer e dermopigmentista
  3. Requisiti formativi: corso regionale, HACCP e primo soccorso
  4. Requisiti igienico-sanitari: Accordo Stato-Regioni 2007 e ASL
  5. Locale e attrezzature dello studio di tatuaggio
  6. SCIA al Comune e iter burocratico
  7. Codice ATECO tatuatore: 96.09.04 o 96.09.09
  8. Regime forfettario tatuatore: coefficiente 67% e aliquota
  9. Cassa INPS Artigiani: contributi 2026 e riduzione 35%
  10. Smaltimento rifiuti speciali e ditta autorizzata
  11. Assicurazione RC professionale obbligatoria
  12. Liberatoria cliente, GDPR e registro tatuaggi
  13. Fatturazione B2C, sessioni multiple e acconti
  14. Tariffe tatuatore 2026: piccolo, medio, giornata
  15. Stagionalita’, convention e guest tattoo
  16. Marketing studio tatuaggio: Instagram e Google Maps
  17. Esempi calcolo tasse: 30K, 50K, 75K euro
  18. FAQ partita IVA tatuatore

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Chi e’ il tatuatore: professione regolamentata a livello regionale

Il tatuatore e’ un artigiano che esegue tatuaggi permanenti sulla pelle del cliente attraverso l’iniezione di pigmenti coloranti tramite ago. In Italia non esiste un albo professionale nazionale dei tatuatori: la professione e’ regolamentata a livello regionale, con normative diverse da regione a regione. La cornice unitaria e’ rappresentata dalle Linee Guida del Ministero della Salute e dall’Accordo Stato-Regioni del 2007, che fissano gli standard minimi igienico-sanitari per chi esegue tatuaggi e piercing.

Le regioni hanno recepito queste linee guida con leggi regionali e regolamenti che disciplinano nel dettaglio:

  • Formazione obbligatoria (corso regionale di tatuaggio con esame finale)
  • Requisiti del locale (sterilizzazione, autoclave, lavabi, smaltimento)
  • Autorizzazione sanitaria ASL rilasciata dopo sopralluogo
  • Tracciabilita’ di pigmenti, aghi e materiali monouso
  • Tenuta del registro dei tatuaggi eseguiti

In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la materia e’ disciplinata dalla L.R. 22/2010 e successivi regolamenti, mentre in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio esistono normative regionali specifiche con piccole differenze su orari del corso e modalita’ d’esame. Prima di aprire uno studio, il CAF Centro Fiscale di Udine consiglia sempre di verificare la normativa della regione in cui si intende operare.

Differenza tra tatuatore, piercer e dermopigmentista

Sebbene spesso vengano confuse, tatuatore, piercer e dermopigmentista sono tre figure professionali distinte, con corsi formativi e autorizzazioni separate (anche se cumulabili in un’unica partita IVA e un unico studio).

Tatuatore

Esegue tatuaggi decorativi permanenti tramite macchinetta e aghi sterili monouso. Il pigmento viene iniettato nel derma. Richiede corso regionale di tatuaggio (90-150 ore a seconda della regione) con prova pratica.

Piercer

Esegue forature corporee per applicare gioielli (orecchino, naso, ombelico, capezzolo, lingua, intimo). Anche per il piercing serve un corso regionale specifico (in genere 90 ore) e l’autorizzazione ASL del locale. La normativa e’ la stessa dell’Accordo Stato-Regioni 2007.

Dermopigmentista (trucco semipermanente)

Esegue trucco permanente o semipermanente: sopracciglia (microblading, powder), eyeliner, labbra, areole post-mastectomia. Il pigmento e’ diverso da quello del tatuaggio decorativo (semipermanente, durata 1-3 anni). Richiede corso specifico di dermopigmentazione, distinto da quello di tatuaggio. In molte regioni e’ assimilato al tatuaggio dal punto di vista autorizzativo.

Le tre attivita’ possono essere svolte nello stesso studio dallo stesso professionista, a patto di aver conseguito i relativi attestati regionali e che il locale sia autorizzato per tutte e tre le tipologie di trattamento.

Requisiti formativi: corso regionale, HACCP e primo soccorso

Per aprire una partita IVA come tatuatore e ottenere l’autorizzazione ASL serve dimostrare di aver completato un percorso formativo specifico. Tre attestati sono fondamentali:

1. Corso regionale di tatuaggio (90-150 ore)

E’ il corso abilitante che ogni regione ha disciplinato in modo autonomo. Generalmente prevede:

  • Modulo teorico: anatomia della pelle, microbiologia, malattie infettive, normativa, deontologia
  • Modulo pratico: utilizzo della macchinetta, tecniche di linework, ombreggiature, riempimenti, gestione asetticita’
  • Tirocinio presso uno studio convenzionato (durata variabile)
  • Esame finale: prova teorica e prova pratica con esecuzione di un tatuaggio davanti a commissione

La durata varia da regione a regione: in alcune basta un corso di 90 ore, in altre si arriva a 150 ore e oltre. L’attestato regionale e’ valido sull’intero territorio nazionale per il principio del mutuo riconoscimento.

2. Corso HACCP (igiene alimentare adattato ai servizi alla persona)

Anche se il tatuatore non manipola alimenti, in molte regioni e’ richiesto un corso di igiene mutuato dalla normativa HACCP, della durata di 8-12 ore. Copre gestione delle contaminazioni, pulizia e sanificazione delle superfici, gestione dei DPI.

3. Corso di primo soccorso (BLS-D)

Obbligatorio in molte regioni: corso di primo soccorso con prova pratica (compressioni, uso del defibrillatore semiautomatico DAE), durata 12-16 ore. L’attestato va rinnovato ogni 2-3 anni a seconda della normativa regionale.

Senza questi tre attestati l’ASL non rilascia l’autorizzazione al locale e l’attivita’ non puo’ iniziare. Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la documentazione formativa prima di procedere con SCIA e iscrizione CCIAA.

Requisiti igienico-sanitari: Accordo Stato-Regioni 2007 e ASL

L’Accordo Stato-Regioni del 1° agosto 2007 rappresenta il riferimento normativo nazionale per l’attivita’ di tatuaggio e piercing. Stabilisce gli standard minimi igienico-sanitari che devono essere rispettati in tutta Italia, integrati poi dalle leggi regionali.

Autorizzazione ASL: il passaggio piu’ importante

Prima di iniziare l’attivita’ e’ obbligatoria l’autorizzazione sanitaria rilasciata dall’ASL competente per territorio. La procedura prevede:

  1. Presentazione di domanda al Dipartimento di Prevenzione ASL con planimetria del locale, attestati formativi, dichiarazione di conformita’ impianti
  2. Sopralluogo di un tecnico ASL che verifica metratura, lavabi, separazione zone, autoclave, sterilizzatore
  3. Esito favorevole con eventuali prescrizioni
  4. Rilascio dell’autorizzazione (in genere entro 30-60 giorni)

Standard minimi obbligatori

  • Aghi e cartucce monouso sterili (mai riutilizzati)
  • Pigmenti certificati conformi al Regolamento UE REACH 2021/1297
  • Autoclave a vapore classe B per sterilizzazione strumenti riutilizzabili
  • Sterilizzatore a calore secco in alternativa o complemento
  • DPI: guanti monouso, mascherina, occhiali protettivi
  • Smaltimento rifiuti speciali in container di sicurezza
  • Tenuta del registro tatuaggi con dati cliente, data, area trattata, pigmenti utilizzati

L’ASL puo’ effettuare controlli a sorpresa in qualsiasi momento. In caso di violazioni gravi puo’ sospendere l’autorizzazione fino alla regolarizzazione.

Locale e attrezzature dello studio di tatuaggio

Requisiti del locale

Il locale dello studio deve rispettare standard precisi:

  • Superficie minima: 25-30 m² (varia per regione)
  • Zona accoglienza/reception separata dalla zona operativa
  • Sala tatuaggio con pareti lavabili, pavimento facilmente sanificabile
  • Lavabi con erogatore non manuale (a pedale o a fotocellula) e dispenser sapone-disinfettante
  • Servizio igienico per il pubblico
  • Locale separato per autoclave e sterilizzazione (o area dedicata ben separata)
  • Aerazione naturale o forzata, illuminazione adeguata (almeno 500 lux sulla zona di lavoro)
  • Conformita’ impianti elettrico e idraulico (DM 37/2008)

Attrezzature: investimento iniziale

Aprire uno studio di tatuaggio richiede un investimento iniziale tra 15.000 e 30.000 euro, a seconda di metratura e qualita’ delle attrezzature. Voci principali:

AttrezzaturaCosto indicativo
Macchinette rotative/coil (2-3 unita’)800 – 2.500 euro
Cartucce e aghi monouso (scorta iniziale)500 – 1.000 euro
Pigmenti certificati REACH (set base)1.500 – 3.000 euro
Autoclave classe B2.500 – 4.500 euro
Lampada LED senza ombre300 – 800 euro
Lettino professionale regolabile500 – 1.500 euro
Sgabello ergonomico tatuatore200 – 500 euro
Mobiletto carrello porta-strumenti200 – 600 euro
Sterilizzatore UV/calore secco400 – 1.200 euro
Arredo reception e sala d’attesa1.500 – 4.000 euro
Ristrutturazione locale e impianti5.000 – 15.000 euro

In regime forfettario non e’ possibile dedurre i costi analiticamente: l’investimento iniziale resta a carico del professionista senza beneficio fiscale (vedi paragrafo dedicato).

SCIA al Comune e iter burocratico

Una volta ottenuti gli attestati formativi e l’autorizzazione ASL, occorre presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attivita’) al SUAP del Comune dove ha sede lo studio. La SCIA e’ la formalizzazione dell’apertura dell’attivita’ commerciale-artigianale.

Documenti per la SCIA

  • Modulo SCIA SUAP compilato
  • Attestato regionale di tatuatore (e di piercer/dermopigmentista se attivita’ connesse)
  • Attestati HACCP e primo soccorso
  • Autorizzazione sanitaria ASL
  • Planimetria del locale firmata da tecnico abilitato
  • Certificato di agibilita’ del locale
  • Conformita’ impianti elettrico (DM 37/2008) e idraulico
  • Documento d’identita’ e codice fiscale del titolare
  • Visura catastale dell’immobile

Iter completo passo per passo

  1. Apertura partita IVA presso Agenzia delle Entrate (modello AA9/12) con codice ATECO
  2. Iscrizione Camera di Commercio (CCIAA) come impresa artigiana
  3. Iscrizione INPS Gestione Artigiani contestuale all’iscrizione CCIAA
  4. Apertura posizione INAIL per assicurazione infortuni
  5. Autorizzazione ASL (sopralluogo e via libera Dipartimento Prevenzione)
  6. SCIA al SUAP comunale con tutta la documentazione
  7. Apertura conto corrente dedicato (consigliato)
  8. Attivazione fatturazione elettronica e cassetto fiscale

Tempi medi: 60-90 giorni dall’inizio della procedura all’apertura effettiva dello studio. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste in tutte le fasi amministrative, fiscali e contabili.

Codice ATECO tatuatore: 96.09.04 o 96.09.09

La scelta del codice ATECO e’ uno degli aspetti piu’ delicati per il tatuatore. La classificazione ATECO 2025 (entrata in vigore dal 1° gennaio 2025) ha aggiornato i codici per i servizi alla persona. Per l’attivita’ di tatuaggio e piercing si utilizza un codice della divisione 96.09 – Altre attivita’ di servizi alla persona n.c.a..

96.09.04 – Servizi di tatuaggio e piercing

E’ il codice ATECO specifico introdotto con la classificazione ATECO 2025 per chi esegue tatuaggi, piercing e dermopigmentazione. E’ la scelta corretta per uno studio dedicato.

96.09.09 – Altre attivita’ di servizi alla persona n.c.a.

Codice piu’ generico, utilizzato in passato (prima del 2025) anche per tatuatori e piercer. Resta valido come alternativa qualora alcune Camere di Commercio non avessero ancora aggiornato la procedura al codice 96.09.04. Il CAF Centro Fiscale verifica con la CCIAA territoriale quale codice utilizzare.

Coefficiente di redditivita’ forfettario: 67%

Indipendentemente dalla scelta tra 96.09.04 e 96.09.09, entrambi i codici rientrano nella categoria forfettaria “Altre attivita’ economiche” con coefficiente di redditivita’ del 67%. Significa che il 67% del fatturato e’ considerato reddito imponibile, il restante 33% e’ forfettariamente abbattuto come “costi”. Confermato anche per il 2026 dalla Legge di Bilancio.

Regime forfettario tatuatore: coefficiente 67% e aliquota

Il regime forfettario e’ quasi sempre la scelta piu’ conveniente per un tatuatore in fase di avvio. Caratteristiche principali per il 2026:

  • Limite ricavi/compensi: 85.000 euro annui
  • Coefficiente redditivita’: 67% (categoria altre attivita’)
  • Aliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (start-up), poi 15%
  • No IVA, no IRAP, no ISA
  • Niente fatturazione elettronica obbligatoria sotto 25.000 euro di ricavi anno precedente, obbligatoria sopra

Calcolo del reddito imponibile

Esempio: tatuatore con fatturato annuo 50.000 euro

  • Reddito imponibile: 50.000 × 67% = 33.500 euro
  • Si sottraggono i contributi INPS Artigiani versati nell’anno (es. 4.500 euro) = 29.000 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 29.000 × 15% = 4.350 euro
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 29.000 × 5% = 1.450 euro

Aliquota 5% start-up: i requisiti

L’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni e’ applicabile se:

  • Non hai esercitato attivita’ artistica, professionale o d’impresa nei 3 anni precedenti
  • L’attivita’ non e’ una mera prosecuzione di altra attivita’ precedentemente svolta come dipendente o assimilato
  • Se subentri in un’attivita’ altrui, i ricavi del cedente nell’anno precedente non superano 85.000 euro

Cause di esclusione dal forfettario

Il forfettario non e’ applicabile se:

  • Hai partecipazioni in societa’ di persone, SRL trasparenti o associazioni professionali
  • Sei lavoratore dipendente con redditi superiori a 35.000 euro nell’anno precedente
  • Fatturi prevalentemente a un ex datore di lavoro o soggetti collegati
  • Superi gli 85.000 euro di ricavi

Cassa INPS Artigiani: contributi 2026 e riduzione 35%

Il tatuatore, in quanto artigiano iscritto alla Camera di Commercio, deve obbligatoriamente versare contributi alla Gestione Artigiani INPS. Non esiste una cassa privata di categoria: l’iscrizione alla Gestione Artigiani e’ contestuale all’iscrizione CCIAA.

Contributi INPS Artigiani 2026

  • Reddito minimale 2026: circa 18.500 euro (importo soggetto ad aggiornamento annuale ISTAT)
  • Aliquota artigiani: 24% (di cui 24% IVS sopra il minimale e una piccola quota maternita’)
  • Contributi minimi fissi: circa 4.200 euro/anno (sul reddito minimale, divisi in 4 rate trimestrali)
  • Contributi a percentuale: 24% sul reddito eccedente il minimale fino al massimale (circa 92.000 euro)

Riduzione 35% per forfettari (DOMANDA OBBLIGATORIA)

I tatuatori in regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS Artigiani. La riduzione si applica sia ai contributi minimi sia a quelli a percentuale.

  • Contributi minimi ridotti: 4.200 × 65% = circa 2.730 euro/anno
  • Aliquota effettiva: 24% × 65% = 15,6% sul reddito eccedente

Attenzione: la riduzione 35% non e’ automatica. Va richiesta tramite il cassetto previdenziale INPS entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (o entro la stessa data se si apre P.IVA in corso d’anno). Se non richiesta, si pagano i contributi pieni. Lo svantaggio: con la riduzione, anche la contribuzione ai fini pensionistici e’ ridotta proporzionalmente.

Scadenze versamento contributi 2026

  • 16 maggio 2026: 1° rata fissa
  • 20 agosto 2026: 2° rata fissa
  • 16 novembre 2026: 3° rata fissa
  • 16 febbraio 2027: 4° rata fissa
  • 30 giugno 2026: saldo + 1° acconto contributi a percentuale 2025
  • 30 novembre 2026: 2° acconto

Smaltimento rifiuti speciali e ditta autorizzata

Lo studio di tatuaggio produce rifiuti sanitari speciali a rischio infettivo (CER 18.01.03*): aghi usati, cartucce, garze imbevute di sangue, guanti contaminati, residui di pigmenti. Questi rifiuti non possono essere conferiti nei normali cassonetti: vanno smaltiti tramite ditta autorizzata.

Procedura corretta

  1. Conferimento aghi e taglienti in contenitori rigidi monouso certificati UN3291
  2. Conferimento garze, guanti e materiali assorbenti in buste rosse a doppio strato
  3. Stoccaggio temporaneo in zona dedicata dello studio (massimo 30 giorni)
  4. Contratto con ditta autorizzata al trasporto e smaltimento (Albo Gestori Ambientali)
  5. FIR (Formulario Identificazione Rifiuti) per ogni ritiro
  6. Registro carico/scarico rifiuti vidimato

Costo medio: 50-150 euro/mese a seconda della frequenza dei ritiri e del volume di rifiuti prodotto. Le sanzioni per smaltimento improprio possono arrivare a 26.000 euro.

Assicurazione RC professionale obbligatoria

L’assicurazione RC professionale e’ obbligatoria per i tatuatori. Copre i danni causati al cliente durante e dopo l’esecuzione del tatuaggio: reazioni allergiche, infezioni, cicatrici cheloidi, contestazioni estetiche. La maggior parte delle regioni la richiede esplicitamente come requisito per il rilascio dell’autorizzazione.

Cosa deve coprire la polizza

  • Responsabilita’ civile verso terzi (RCT) per danni a clienti e visitatori
  • Responsabilita’ civile professionale (RC professional)
  • Massimale consigliato: minimo 1.000.000 di euro per sinistro
  • Coperture aggiuntive: tutela legale, perdite del locale, furto attrezzature

Costo medio della polizza: 250-500 euro/anno per uno studio singolo. Cresce in caso di studi con piu’ artisti o massimali piu’ elevati.

Liberatoria cliente, GDPR e registro tatuaggi

Liberatoria e consenso informato

Prima di ogni tatuaggio e’ obbligatorio far firmare al cliente un modulo di consenso informato (anche detto “liberatoria“). Il modulo deve contenere:

  • Dati anagrafici completi del cliente (con copia documento d’identita’)
  • Descrizione del tatuaggio e zona del corpo
  • Informazioni sui rischi: dolore, infezioni, allergie ai pigmenti, esiti cicatriziali
  • Dichiarazione di buono stato di salute (assenza di patologie incompatibili)
  • Dichiarazione di non assunzione di anticoagulanti o farmaci che possono interferire
  • Indicazioni post-trattamento (cura del tatuaggio, prodotti consigliati)
  • Liberatoria su uso eventuale dell’immagine sui social
  • Dichiarazione di maggiore eta’ o consenso del genitore (per minorenni, dove ammesso)

Tatuaggi a minorenni

La maggior parte delle regioni vieta tatuaggi a minori di 14 anni. Per la fascia 14-18 anni e’ richiesto consenso scritto di entrambi i genitori e presenza di almeno uno di essi durante l’esecuzione. Verificare sempre la normativa regionale specifica.

GDPR e registro tatuaggi

Il tatuatore tratta dati personali e sanitari sensibili: e’ soggetto al Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Obblighi principali:

  • Informativa privacy consegnata al cliente prima della raccolta dati
  • Registro dei trattamenti (art. 30 GDPR)
  • Consenso esplicito per dati sanitari (art. 9 GDPR)
  • Misure di sicurezza per la conservazione (cassetti chiusi a chiave, file con password)
  • Conservazione moduli e foto: minimo 5 anni dalla fine del rapporto
  • Nomina DPO se trattamento sistematico su larga scala (raro per studi piccoli)

Il registro dei tatuaggi richiesto dall’ASL (con dati cliente, data, area, pigmenti, lotto aghi) e’ un documento sanitario obbligatorio distinto dal registro GDPR ma compatibile con esso.

Fatturazione B2C, sessioni multiple e acconti

Fatturazione B2C: codice destinatario 0000000

I clienti del tatuatore sono prevalentemente privati (B2C). La fattura va emessa con:

  • Codice destinatario “0000000” (sette zeri) per il cliente privato
  • Codice fiscale del cliente nei dati anagrafici (no P.IVA)
  • Indirizzo email opzionale per la copia di cortesia
  • Indicazione del regime forfettario in calce: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, Legge 190/2014 – Regime forfettario“
  • Marca da bollo da 2,00 euro per fatture sopra 77,47 euro (a carico del cliente o del professionista)

Soglia obbligo fattura elettronica

Dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari con ricavi superiori a 25.000 euro nell’anno precedente. Sotto questa soglia resta facoltativa, ma il CAF Centro Fiscale di Udine consiglia di adottarla comunque per uniformita’ e tracciabilita’.

Sessioni multiple: gestione acconto + saldo

I tatuaggi grandi (sleeve, schiena, gamba) richiedono spesso piu’ sessioni in giorni diversi. Come gestire la fatturazione?

  • Opzione 1 – Fattura a saldo unica: si emette un’unica fattura al termine dell’ultima sessione
  • Opzione 2 – Acconto + saldo: si emette una fattura “acconto su tatuaggio” alla prima sessione, e una fattura saldo alla conclusione
  • Opzione 3 – Fattura per ogni sessione: si fattura ogni singola sessione

La scelta dipende dall’organizzazione interna. Importante: il regime forfettario adotta il principio di cassa, quindi i ricavi vanno imputati nell’anno in cui il cliente paga, non in quello in cui viene completato il tatuaggio.

Tariffe tatuatore 2026: piccolo, medio, giornata

Le tariffe medie di mercato nel 2026 (variabili in base a esperienza, citta’ e fama dell’artista):

TipologiaTariffa indicativaDurata
Tatuaggio piccolo (5-8 cm)80 – 150 euro30-60 minuti
Tatuaggio medio (10-15 cm)200 – 500 euro1-3 ore
Tatuaggio grande / mezza giornata500 – 1.000 euro4-5 ore
Giornata intera1.000 – 1.500 euro7-8 ore
Coverup (copertura tatuaggio esistente)+30/50% rispetto a tariffa standardvariabile
Piercing standard30 – 80 euro (gioiello escluso)15-30 minuti
Microblading sopracciglia250 – 500 euro2-3 ore

Molti tatuatori applicano una tariffa oraria tra 80 e 150 euro/ora, con un minimo studio di 80-100 euro anche per il tatuaggio piu’ piccolo (per coprire i costi fissi di setup e materiali monouso).

Stagionalita’, convention e guest tattoo

Stagionalita’ del business

L’attivita’ di tatuaggio ha una marcata stagionalita’:

  • Picco gennaio-aprile: clienti che vogliono il tatuaggio “guarito” prima dell’estate
  • Calo estate (giugno-agosto): il sole e’ nemico dei tatuaggi freschi, molti rinviano
  • Ripresa settembre-novembre: clienti con tempo libero post-vacanze
  • Calo dicembre: spese natalizie

Per destagionalizzare, molti studi puntano su tatuaggi piccoli a tariffa fissa estiva, sessioni serali, eventi tematici.

Convention e guest tattoo

Le convention di tatuaggio (Milan Tattoo Convention, Roma Tattoo Expo, ecc.) sono opportunita’ importanti di visibilita’ e fatturato. Aspetti fiscali da considerare:

  • Iscrizione come espositore (in genere 500-2.000 euro per il box)
  • I tatuaggi eseguiti in convention vanno fatturati regolarmente con la propria P.IVA
  • Spese trasferta: in regime forfettario non sono deducibili analiticamente
  • Possibile collaborazione con guest tattooer ospitati nel proprio studio

Guest tattoo: collaborazioni tra P.IVA

Quando un tatuatore ospite (italiano o straniero) lavora nel tuo studio per qualche giorno, la gestione fiscale e’:

  • Il guest fattura direttamente al cliente con la propria P.IVA (se italiano) o emette ricevuta (se straniero senza P.IVA italiana)
  • Lo studio puo’ richiedere una quota di affitto postazione (es. 30% sul ricavato), fatturata B2B al guest tatuatore
  • Necessario contratto scritto tra studio e guest che definisca i termini economici e le responsabilita’
  • Verificare che il guest abbia attestati e RC valida nella regione di lavoro

Marketing studio tatuaggio: Instagram e Google Maps

Il marketing per uno studio di tatuaggio gioca un ruolo decisivo: la maggior parte dei clienti sceglie il tatuatore guardando portfolio fotografici online. Le leve principali:

Instagram: il portfolio digitale

  • Profilo professionale con foto in alta qualita’ di ogni lavoro completato
  • Reel di setup, processo di lavorazione (rispettando privacy del cliente)
  • Hashtag mirati: #tatuaggio[citta’], #tattoolife, #blackworktattoo, #realisticotattoo, ecc.
  • Stories con disponibilita’ settimanale e nuove flash
  • Collaborazioni con altri tatuatori per scambio visibilita’

Google Maps e Google Business Profile

  • Profilo Google Business verificato con orari, foto del locale, contatti
  • Recensioni clienti: chiedere sempre dopo il tatuaggio (effetto positivo enorme su SEO locale)
  • Foto geolocalizzate dei lavori per ranking nelle ricerche “tatuatore vicino a me”
  • Risposta tempestiva ai messaggi e alle recensioni (anche negative, in modo professionale)

Sito web professionale

Un sito web e’ utile per: portfolio strutturato per stili, biografia dell’artista, sezione FAQ, modulo prenotazione, blog SEO con articoli tipo “quanto costa un tatuaggio” o “cura post-tatuaggio“. Costo dello sviluppo: 800-2.500 euro una tantum + 50-100 euro/anno di hosting e dominio.

Esempi calcolo tasse: 30K, 50K, 75K euro

Esempi di calcolo tasse e contributi per un tatuatore in regime forfettario, con coefficiente 67% e riduzione INPS Artigiani 35%. Ipotesi: aliquota 15% (post primi 5 anni di attivita’).

Esempio 1: tatuatore alle prime armi – fatturato 30.000 euro

  • Reddito imponibile: 30.000 × 67% = 20.100 euro
  • Contributi INPS Artigiani (minimi ridotti): circa 2.730 euro
  • Reddito netto fiscale: 20.100 – 2.730 = 17.370 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 17.370 × 15% = 2.605 euro
  • Totale tasse + contributi: 5.335 euro
  • Netto in tasca: circa 24.665 euro (82% del fatturato)

Con aliquota 5% start-up: imposta sostitutiva 868 euro, netto in tasca circa 26.402 euro (88%).

Esempio 2: tatuatore affermato – fatturato 50.000 euro

  • Reddito imponibile: 50.000 × 67% = 33.500 euro
  • Contributi INPS Artigiani: minimi 2.730 + (33.500 – 18.500) × 24% × 65% = 2.730 + 2.340 = 5.070 euro
  • Reddito netto fiscale: 33.500 – 5.070 = 28.430 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 28.430 × 15% = 4.265 euro
  • Totale tasse + contributi: 9.335 euro
  • Netto in tasca: circa 40.665 euro (81% del fatturato)

Esempio 3: tatuatore di alto livello – fatturato 75.000 euro

  • Reddito imponibile: 75.000 × 67% = 50.250 euro
  • Contributi INPS Artigiani: minimi 2.730 + (50.250 – 18.500) × 24% × 65% = 2.730 + 4.953 = 7.683 euro
  • Reddito netto fiscale: 50.250 – 7.683 = 42.567 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 42.567 × 15% = 6.385 euro
  • Totale tasse + contributi: 14.068 euro
  • Netto in tasca: circa 60.932 euro (81% del fatturato)

Nota: questi calcoli sono indicativi e non considerano altri redditi del contribuente, eventuali addizionali o variazioni di aliquota INPS. Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora il preventivo personalizzato sulla base della tua situazione specifica.

Confronto forfettario vs regime ordinario

Per un tatuatore con fatturato 50.000 euro e costi reali documentati di 12.000 euro/anno (attrezzature, locale, materiali), il regime ordinario semplificato porterebbe a:

  • Reddito ordinario: 50.000 – 12.000 = 38.000 euro (vs 33.500 forfettario)
  • IRPEF su 38.000 con scaglioni 2026: circa 9.500 euro
  • INPS Artigiani su 38.000 (no riduzione 35%): circa 7.500 euro
  • IVA da versare: 22% su 50.000 – IVA detraibile su acquisti = saldo netto a debito
  • Conclusione: in genere il forfettario resta piu’ conveniente sotto gli 80.000 euro, salvo investimenti molto rilevanti

FAQ partita IVA tatuatore

Posso fare il tatuatore senza partita IVA?

No. Tatuare in modo abituale dietro corrispettivo richiede l’apertura di partita IVA, l’iscrizione CCIAA come artigiano e tutte le autorizzazioni sanitarie. Il tatuaggio “in nero” e’ sanzionato sia dal punto di vista fiscale (evasione) sia da quello sanitario.

Quale codice ATECO devo usare: 96.09.04 o 96.09.09?

Dal 2025 esiste il codice 96.09.04 “Servizi di tatuaggio e piercing”: e’ la scelta corretta. In passato (e ancora oggi presso alcune CCIAA) si utilizzava il 96.09.09 generico. Entrambi rientrano nella categoria “Altre attivita’” del forfettario con coefficiente 67%.

Quanto guadagna in media un tatuatore in Italia?

Molto variabile: un tatuatore alle prime armi fattura 20.000-30.000 euro/anno, un tatuatore affermato 40.000-60.000, gli artisti di alto livello con riconoscibilita’ superano i 75.000 euro. Lo studio in proprio (senza dipendenti) consente generalmente margini netti dell’80% del fatturato in regime forfettario.

Posso tatuare a casa o devo aprire uno studio?

Tatuare nel proprio domicilio e’ generalmente vietato dalla normativa regionale: serve un locale autorizzato dall’ASL con caratteristiche igienico-sanitarie precise (lavabi, autoclave, separazione zone). Alcune regioni consentono studi “casalinghi” solo se dedicano un locale separato con accesso autonomo e tutti i requisiti.

Devo iscrivermi all’INAIL?

Si’, se hai dipendenti o collaboratori. Per il tatuatore titolare in proprio l’iscrizione INAIL e’ invece facoltativa (ma consigliata per la copertura infortuni sul lavoro).

Posso assumere altri tatuatori nel mio studio?

Si’. I rapporti possibili sono: contratto di affitto poltrona/postazione (collaborazione tra P.IVA, il piu’ diffuso), contratto di lavoro dipendente CCNL artigiani, contratto di apprendistato per giovani in formazione. Ogni inquadramento ha implicazioni contributive e fiscali diverse: il CAF Centro Fiscale assiste nella scelta corretta.

Posso vendere prodotti per la cura post-tatuaggio?

Si’, integrando l’attivita’ di servizio con la vendita di creme, cerotti, t-shirt brandizzate. La vendita rientra sempre nel regime forfettario fino a 85.000 euro complessivi, ma cambia il coefficiente di redditivita’: se la vendita diventa prevalente, applica il coefficiente del 40% (commercio al dettaglio). Per integrare la vendita serve aggiornare il codice ATECO secondario presso CCIAA.

I tatuaggi sono detraibili dal cliente come spese mediche?

No, i tatuaggi decorativi non sono detraibili. Solo la dermopigmentazione medica (ad esempio ricostruzione dell’areola post-mastectomia, vitiligine, alopecia) puo’ essere detraibile dal cliente come spesa sanitaria al 19%, se prescritta da medico e fatturata correttamente con codice ATECO compatibile.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di fatturato?

Se superi gli 85.000 ma resti sotto i 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro, esci immediatamente con applicazione di IVA, IRPEF a scaglioni e regime ordinario in corso d’anno. Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a pianificare il passaggio gradualmente.

Apri la partita IVA da tatuatore con il CAF Centro Fiscale di Udine

Aprire uno studio di tatuaggio nel 2026 e’ un percorso impegnativo ma fattibile, a patto di seguire l’iter formativo regionale, ottenere l’autorizzazione ASL, presentare la SCIA al Comune e attivare la posizione fiscale e previdenziale corretta. Il regime forfettario con coefficiente 67% e la riduzione INPS Artigiani del 35% sono gli strumenti fiscali piu’ vantaggiosi per la maggior parte dei tatuatori.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste tatuatori, piercer e dermopigmentisti in tutta la fase di apertura: scelta del codice ATECO, apertura partita IVA, iscrizione CCIAA come artigiani, attivazione INPS Artigiani con richiesta riduzione 35%, SCIA, supporto su autorizzazione ASL, fatturazione elettronica, gestione contabile annuale, modello redditi PF, F24, scadenze contributive. Contattaci per un preventivo personalizzato e una consulenza dedicata sulla tua nuova attivita’.

CAF Centro Fiscale – Udine
Via Roma, 24 – Udine
Telefono: 0432 506512
Email: info@centrofiscale.com

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Giugno 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-22 08:00:002026-05-24 09:36:53Partita IVA Tatuatore 2026: Regime Forfettario, Requisiti Sanitari e Fatturazione
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Parrucchiere e Barber Shop 2026: Guida Apertura e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
  • Poltrone professionali: 400-1.500 euro l’una
  • Specchiere: 200-800 euro l’una
  • Lavatesta: 600-2.000 euro l’una
  • Asciugacapelli professionali: 80-300 euro l’uno
  • Tagliacapelli e regolabarba: 50-250 euro l’uno
  • Ferri arricciacapelli/piastre: 50-200 euro l’uno
  • Sterilizzatore UV o autoclave: 200-1.500 euro
  • Casco asciugacapelli: 300-800 euro

Aprire la partita IVA come parrucchiere o gestire un barber shop nel 2026 significa entrare in una professione artigianale regolamentata dalla Legge n. 174/2005, che disciplina l’attivita di acconciatore richiedendo una qualifica professionale specifica e l’iscrizione all’Albo Artigiani. Sia il parrucchiere unisex tradizionale, sia il barbiere, sia il moderno barber shop sono inquadrati come imprese artigiane, con obbligo di iscrizione all’INPS Artigiani anche in regime forfettario.

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine vediamo tutti i requisiti per esercitare la professione, il codice ATECO 96.02.01, le differenze tra parrucchiere, barbiere e barber shop, la scelta tra forfettario e regime ordinario, i contributi INPS Artigiani 2026 con la riduzione del 35%, gli obblighi di SCIA e responsabile tecnico, e i calcoli concreti su fatturati di 40.000, 65.000 e 85.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Chi e l’acconciatore: professione regolamentata Legge 174/2005
  2. Requisiti per esercitare: qualifica professionale
  3. L’esame di abilitazione
  4. Parrucchiere, barbiere e barber shop: differenze
  5. SCIA al Comune e autorizzazione ASL
  6. Responsabile tecnico obbligatorio
  7. Requisiti igienico-sanitari del salone
  8. Codice ATECO parrucchiere 96.02.01
  9. Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario
  10. Ditta individuale artigiana ordinaria
  11. Forfettario per parrucchiere: coefficiente 67%
  12. Quando scegliere SRL o SAS per barber shop con soci
  13. Contributi INPS Artigiani 2026
  14. Riduzione 35% contributi per forfettari
  15. Quando conviene forfettario vs ordinario
  16. Attrezzature e costi apertura salone
  17. Tariffe tipiche di taglio, colore e barba
  18. Fatturazione e corrispettivi telematici
  19. Registratore di cassa telematico 2026
  20. Dipendenti, apprendisti e CCNL Acconciatura
  21. Appuntamenti online: Fresha, Treatwell e gestione fiscale
  22. Vendita prodotti retail in salone
  23. Pubblicita, Instagram e TikTok per il barber shop
  24. Esempi di calcolo tasse: 40K, 65K, 85K
  25. FAQ

Chi e l’acconciatore: professione regolamentata Legge 174/2005

L’attivita di parrucchiere e barbiere e disciplinata dalla Legge 17 agosto 2005, n. 174, che ha unificato le due figure professionali sotto la denominazione di acconciatore. La legge definisce questa professione come comprendente “tutti i trattamenti e i servizi volti a modificare, migliorare, mantenere e proteggere l’aspetto estetico dei capelli, ivi compresi i trattamenti tricologici complementari, che non implichino prestazioni di carattere medico, curativo o sanitario, nonche il taglio e il trattamento estetico della barba”.

La Legge 174/2005 ha rappresentato una vera rivoluzione: prima del 2005 esistevano due qualifiche separate (parrucchiere per uomo/barbiere e parrucchiere per donna), con percorsi formativi distinti. Dal 2005 esiste un’unica figura professionale, l’acconciatore, che puo esercitare indifferentemente su clientela maschile, femminile e mista.

I trattamenti che rientrano nella professione di acconciatore comprendono:

  • Taglio dei capelli e della barba
  • Acconciature e messa in piega
  • Colore (tinte, meches, balayage, decolorazioni)
  • Permanente e trattamenti di stiratura
  • Trattamenti tricologici complementari (impacchi, maschere)
  • Rasatura e regolazione barba
  • Vendita di prodotti per capelli e accessori

Sono invece esclusi dalla professione i trattamenti medico-curativi (cure tricologiche con farmaci, trapianti di capelli, mesoterapia), che richiedono qualifiche sanitarie. Sono escluse anche le prestazioni tipiche dell’estetista (manicure, pedicure, trattamenti viso e corpo): per queste serve la qualifica estetista regolata dalla Legge 1/1990.

Requisiti per esercitare: qualifica professionale

Per aprire la partita IVA come parrucchiere e gestire l’attivita in proprio o come responsabile tecnico, e obbligatoria la qualifica professionale di acconciatore. Senza questa qualifica non e possibile aprire un salone, ne in forma individuale ne come responsabile tecnico di una societa.

La Legge 174/2005 prevede due percorsi alternativi per ottenere la qualifica di acconciatore:

Percorso 1: Diploma + esame di abilitazione

  • Corso triennale di Istruzione e Formazione Professionale (IFP) presso enti accreditati dalle Regioni
  • Al termine del corso si consegue la qualifica professionale di operatore del benessere – acconciatura
  • Per esercitare in autonomia (titolare o responsabile tecnico) e necessario sostenere e superare l’esame di abilitazione dopo:
  • Un anno di lavoro presso impresa di acconciatura abilitata, OPPURE
  • Un corso di specializzazione post-qualifica di almeno 2 anni

Percorso 2: Esperienza lavorativa qualificata

In alternativa al diploma triennale, e possibile ottenere la qualifica di acconciatore con:

  • 3 anni di lavoro come dipendente qualificato in salone di acconciatura
  • Periodo che deve essere svolto nell’arco di 5 anni
  • Lavoro a tempo pieno con inquadramento contrattuale qualificato (non apprendistato)
  • Al termine si accede direttamente all’esame di abilitazione

Questo secondo percorso e particolarmente utilizzato da chi inizia a lavorare giovane in salone e vuole poi mettersi in proprio: dopo 3 anni di lavoro qualificato si puo sostenere l’esame senza dover frequentare il corso triennale.

L’esame di abilitazione

L’esame di abilitazione e organizzato dalle Regioni (a Udine dalla Regione Friuli Venezia Giulia) e rappresenta lo step fondamentale per esercitare in autonomia. Senza superare questo esame non e possibile aprire un salone proprio o essere responsabile tecnico di un’impresa di acconciatura.

L’esame si compone tipicamente di:

  • Prova teorica: tricologia, chimica dei prodotti, anatomia di cuoio capelluto e capelli, normativa di settore (Legge 174/2005), igiene e sicurezza, gestione d’impresa
  • Prova pratica: esecuzione di tagli, colorazioni, acconciature, trattamenti barba davanti alla commissione
  • Colloquio orale sui contenuti teorici e sulla pratica eseguita

Il superamento dell’esame da diritto al rilascio dell’attestato di abilitazione professionale per acconciatore, valido su tutto il territorio nazionale e indispensabile per:

  • Aprire un salone come ditta individuale
  • Essere responsabile tecnico di una societa di acconciatura
  • Iscriversi all’Albo delle Imprese Artigiane presso la Camera di Commercio

Parrucchiere, barbiere e barber shop: differenze

Una delle domande piu frequenti riguarda le differenze tra parrucchiere unisex, barbiere tradizionale e moderno barber shop. Dal punto di vista normativo e fiscale, sono tutte e tre la stessa cosa: imprese artigiane di acconciatura, regolate dalla Legge 174/2005 e classificate con il codice ATECO 96.02.01. Le differenze sono pratiche e di mercato.

Parrucchiere unisex tradizionale

  • Servizi rivolti a clientela femminile, maschile e mista
  • Offerta ampia: tagli, colore, meches, permanente, acconciature da cerimonia
  • Tariffe medie: taglio donna 30-80 euro, colore 50-150 euro
  • Layout salone: postazioni miste, area lavaggio, area colore
  • Cliente target: ampio e generalista

Barbiere tradizionale

  • Servizi esclusivamente maschili: taglio, rasatura, regolazione barba
  • Tariffe contenute: taglio uomo 15-25 euro, barba 10-20 euro
  • Layout sobrio, atmosfera tradizionale
  • Cliente target: uomini di tutte le eta, fascia popolare/media

Barber shop (moderno)

  • Evoluzione moderna del barbiere, con forte identita visiva e brand
  • Servizi premium: taglio uomo 25-40 euro, barba con asciugamano caldo 20-30 euro, pacchetti combo 40-60 euro
  • Atmosfera vintage/industrial, arredo curato (poltrone in pelle, mobili in legno)
  • Forte presenza social (Instagram, TikTok), prenotazione online
  • Cliente target: uomini 18-45 anni, attenti allo stile
  • Spesso vendita di prodotti grooming professionali (cere, oli, balsami barba)

Il barber shop e oggi una delle attivita artigianali in piu forte crescita in Italia: dal 2015 al 2025 il numero di barber shop e quintuplicato, con un trend trainato dalla riscoperta della cura della barba e dall’influenza dei social media. La marginalita e generalmente piu alta rispetto al parrucchiere unisex grazie a tariffe premium e clientela fidelizzata.

SCIA al Comune e autorizzazione ASL

Per aprire un salone di acconciatura e necessario presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attivita) al Comune dove si trova il locale. La SCIA va presentata prima dell’avvio dell’attivita e consente l’inizio immediato dell’esercizio, salvo successivi controlli.

Documenti da allegare alla SCIA

  • Visura camerale dell’iscrizione all’Albo Artigiani
  • Attestato di abilitazione di acconciatore (proprio o del responsabile tecnico)
  • Planimetria del locale in scala 1:100 firmata da tecnico abilitato
  • Relazione tecnico-sanitaria sul rispetto dei requisiti igienico-sanitari
  • Titolo di disponibilita del locale (contratto di affitto o atto di proprieta)
  • Certificato di destinazione d’uso commerciale del locale
  • Documentazione impianto elettrico a norma (DM 37/2008)
  • Conformita impianti idrico e fognario

Autorizzazione ASL e parere igienico-sanitario

L’ASL verifica il rispetto dei requisiti igienico-sanitari del salone tramite sopralluogo. In molte Regioni il parere ASL e preliminare alla SCIA, mentre in altre l’ASL effettua un sopralluogo successivo. A Udine la prassi e quella di richiedere il parere preventivo prima dell’apertura, per evitare problemi a posteriori.

I controlli ASL piu frequenti riguardano:

  • Superficie minima del locale (variabile per Regolamento comunale, generalmente 25-30 mq)
  • Altezza minima dei locali (2,70 m in genere)
  • Presenza di servizi igienici per clienti e personale
  • Spogliatoio per il personale separato dall’area lavoro
  • Lavandino con acqua calda e fredda per ogni postazione
  • Sterilizzatore per gli strumenti (forbici, rasoi, pettini)
  • Pavimenti e pareti lavabili e disinfettabili
  • Aerazione e illuminazione adeguate

Responsabile tecnico obbligatorio

La Legge 174/2005 impone che ogni salone di acconciatura abbia un responsabile tecnico abilitato. Questa figura e obbligatoria in ogni impresa di acconciatura, indipendentemente dalla forma giuridica:

  • Ditta individuale: il titolare deve essere acconciatore abilitato e svolge anche il ruolo di responsabile tecnico
  • SAS o SNC: almeno un socio (preferibilmente accomandatario in SAS) deve essere abilitato
  • SRL: deve essere nominato un responsabile tecnico (puo essere un socio o un dipendente abilitato)
  • Aperture in piu sedi: ogni unita locale deve avere il proprio responsabile tecnico

Il responsabile tecnico deve essere presente in salone durante l’attivita o garantire una supervisione effettiva. La sua assenza prolungata o la mancata nomina possono comportare sanzioni amministrative e, nei casi piu gravi, la sospensione dell’attivita.

Questa norma rende indispensabile, per chi vuole investire in un barber shop senza essere acconciatore (ad esempio un imprenditore o un investitore), la collaborazione con un acconciatore abilitato da assumere o associare come responsabile tecnico.

Requisiti igienico-sanitari del salone

I saloni di acconciatura sono soggetti a controlli igienico-sanitari periodici da parte dell’ASL. La normativa di riferimento e composta dai Regolamenti comunali di igiene, dal D.M. 110/2011 (sterilizzazione strumenti) e dalla normativa regionale di settore.

Sterilizzazione strumenti

  • Forbici, rasoi, pettini: devono essere disinfettati dopo ogni cliente
  • Strumenti che tagliano la cute (rasoi, lame): sterilizzazione con autoclave o disinfettanti chimici di alto livello
  • Asciugamani, mantelle: sostituzione per ogni cliente, lavaggio a 60 gradi
  • Tenuta del registro di sterilizzazione con date e modalita

Smaltimento rifiuti

  • Capelli tagliati: rifiuto urbano speciale, smaltimento in sacchi separati
  • Tinture e prodotti chimici esauriti: rifiuti speciali pericolosi, contratto con ditta autorizzata
  • Lame monouso: contenitori rigidi anti-puntura

HACCP e prodotti chimici

I parrucchieri non sono soggetti all’HACCP alimentare, ma devono rispettare il D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro e il Regolamento CE 1223/2009 sui prodotti cosmetici. Le tinture, decoloranti e prodotti per permanente devono essere conservati correttamente, nel rispetto delle schede di sicurezza, e il personale deve essere formato sull’uso in sicurezza.

Codice ATECO parrucchiere 96.02.01

Il codice ATECO specifico per parrucchieri, barbieri e barber shop e:

96.02.01 – Servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici

Questo codice comprende:

  • Lavaggio, taglio e acconciatura dei capelli
  • Tintura, schiaritura e altri trattamenti
  • Permanente e stiratura
  • Rasatura e regolazione barba
  • Trattamenti tricologici complementari
  • Servizi di acconciatura per uomo, donna e bambino

Da non confondere con:

  • 96.02.02 – Servizi degli istituti di bellezza (estetiste, cura del corpo)
  • 96.02.03 – Servizi di manicure e pedicure

Per i fini del regime forfettario, il codice ATECO 96.02.01 rientra nel gruppo “Altre attivita economiche” con coefficiente di redditivita del 67%. Questo significa che, in forfettario, il 67% del fatturato e considerato reddito imponibile, mentre il 33% e abbattimento forfettario per costi.

Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario

Il parrucchiere/barbiere e per natura un artigiano: l’iscrizione alla Camera di Commercio (sezione Albo Artigiani) e all’INPS Gestione Artigiani e Commercianti e obbligatoria, indipendentemente dal regime fiscale scelto.

Tuttavia, dal punto di vista fiscale (cioe come vengono tassati i redditi prodotti), il parrucchiere puo scegliere tra due regimi:

  • Regime ordinario semplificato (ditta individuale artigiana ordinaria): IVA al 22%, IRPEF a scaglioni, deducibilita reale dei costi
  • Regime forfettario: niente IVA, imposta sostitutiva 5% (primi 5 anni) o 15%, costi forfettizzati al 33%

Attenzione: anche scegliendo il forfettario, l’iscrizione all’INPS Artigiani resta obbligatoria, con i contributi minimi previsti. La sola differenza e la possibilita di richiedere la riduzione del 35% sui contributi (ne parliamo piu avanti).

Ditta individuale artigiana ordinaria

La ditta individuale artigiana in regime ordinario e la forma classica per parrucchieri con fatturato superiore a 85.000 euro o con elevati costi deducibili (locale di proprieta in ammortamento, dipendenti, attrezzature costose).

Caratteristiche fiscali

  • IVA al 22% applicata ai servizi e alle vendite
  • Diritto alla detrazione IVA sugli acquisti (prodotti, attrezzature, affitto se locazione commerciale con IVA)
  • Costi deducibili: affitto, utenze, prodotti, attrezzature in ammortamento, dipendenti, marketing, formazione
  • IRPEF a scaglioni progressivi: 23% fino a 28K, 35% da 28K a 50K, 43% oltre 50K
  • Addizionali regionale e comunale (FVG: addizionale regionale 1,23%, comunale variabile)
  • IRAP: esonerata per ditte individuali dal 2022
  • Obbligo di contabilita semplificata (registri IVA acquisti/vendite, beni ammortizzabili)

Quando conviene

  • Fatturato superiore a 85.000 euro (limite forfettario)
  • Elevati costi documentati (oltre il 33% di abbattimento forfettario)
  • Attivita strutturata con piu dipendenti e investimenti importanti
  • Necessita di scaricare l’IVA su acquisti significativi
  • Vendita prodotti retail con margini significativi

Forfettario per parrucchiere: coefficiente 67%

Il regime forfettario e la scelta piu diffusa per chi apre un nuovo salone, soprattutto barber shop di medie dimensioni con un singolo titolare. Il forfettario presenta caratteristiche favorevoli, ma con alcuni limiti.

Caratteristiche del forfettario per parrucchieri

  • Limite fatturato: 85.000 euro/anno (decadenza con superamento del 50%, cioe 100.000 euro, durante l’anno)
  • Coefficiente di redditivita: 67% (gruppo “Altre attivita economiche”)
  • Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (start-up), poi 15%
  • Niente IVA sulle prestazioni: il prezzo praticato al cliente e gia il prezzo finale
  • Niente detrazione IVA sugli acquisti
  • Niente IRAP, niente IRPEF a scaglioni, niente studi di settore/ISA
  • Costi deducibili al 33% in modo forfettario (33% = 100% – 67% coefficiente di redditivita)
  • Possibilita di richiedere la riduzione 35% INPS Artigiani

Calcolo reddito imponibile

Il reddito imponibile in forfettario si calcola applicando il coefficiente di redditivita del 67% al fatturato lordo:

Reddito imponibile = Fatturato x 67%

Esempio con fatturato 50.000 euro:

  • Reddito imponibile = 50.000 x 67% = 33.500 euro
  • Contributi INPS deducibili (circa 4.500 euro) = base imponibile fiscale 29.000 euro
  • Imposta sostitutiva 15% = 4.350 euro (oppure 5% start-up = 1.450 euro)

Quando scegliere SRL o SAS per barber shop con soci

Quando il barber shop coinvolge piu soci (esempio: due barbieri amici che aprono insieme, oppure investitore + responsabile tecnico), la ditta individuale non e piu adatta. Le opzioni sono:

SAS (Societa in Accomandita Semplice)

  • Costi costituzione contenuti (1.500-2.500 euro)
  • Soci accomandatari: rispondono illimitatamente, gestiscono l’attivita (almeno uno deve essere acconciatore abilitato)
  • Soci accomandanti: rispondono solo per il capitale conferito, non possono gestire
  • Tassazione per trasparenza: gli utili sono attribuiti ai soci pro-quota e tassati IRPEF
  • Iscrizione INPS Artigiani per i soci che lavorano
  • Adatta a: due partner che vogliono lavorare insieme con divisione utili

SRL (Societa a Responsabilita Limitata)

  • Costi costituzione: 2.500-4.000 euro (notaio + Camera di Commercio)
  • Capitale sociale: minimo 1 euro (SRLS) o 10.000 euro (SRL ordinaria)
  • Responsabilita limitata al patrimonio sociale
  • Tassazione: IRES 24% sull’utile + IRAP 3,9% (in FVG aliquota 3,9%)
  • Soci che lavorano: iscritti INPS Artigiani con minimale
  • Distribuzione dividendi: tassati al 26% in capo al socio
  • Obbligo di contabilita ordinaria, bilancio depositato
  • Adatta a: barber shop con piu sedi, investitori esterni, aperture su catena

Per un primo barber shop con 2-3 soci la SAS e generalmente piu conveniente della SRL grazie ai costi di gestione piu bassi. La SRL diventa interessante quando il volume d’affari supera i 200.000 euro/anno, quando si vogliono limitare i rischi patrimoniali, o quando si pensa di aprire piu sedi.

Contributi INPS Artigiani 2026

I parrucchieri sono iscritti alla Gestione Artigiani INPS (Cassa Artigiani), che prevede contributi previdenziali calcolati su un reddito minimale e sull’eventuale eccedenza.

Aliquote 2026

  • Aliquota base: 24% per titolari, soci collaboratori, coadiuvanti
  • Aliquota collaboratori under 21: 23,25% (riduzione di 0,75 punti)
  • Massimale: 87.000 euro circa (riferimento INPS 2026)
  • Contributo aggiuntivo maternita: 7,44 euro/anno

Reddito minimale 2026

Il reddito minimale Artigiani 2026 e fissato in circa 17.500 euro. Sotto questa soglia di reddito, l’artigiano paga comunque i contributi sul minimale:

Contributo minimo Artigiani 2026 = 17.500 x 24% = circa 4.200 euro/anno

Questo importo e dovuto in 4 rate trimestrali (16 febbraio, 16 maggio, 16 agosto, 16 novembre) anche con fatturato zero.

Eccedenza sul minimale

Sul reddito che eccede il minimale (17.500 euro), si paga il 24% calcolato a saldo + acconto con il modello Redditi:

  • Esempio: reddito 33.500 euro (forfettario su 50K)
  • Eccedenza = 33.500 – 17.500 = 16.000 euro
  • Contributo eccedenza = 16.000 x 24% = 3.840 euro
  • Totale INPS = 4.200 + 3.840 = 8.040 euro

Riduzione 35% contributi per forfettari

I parrucchieri in regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% sui contributi INPS Artigiani, ai sensi dell’art. 1 c. 77 della Legge 190/2014. Si tratta di un’agevolazione molto vantaggiosa, ma con conseguenze previdenziali da considerare.

Come funziona

  • La riduzione si applica al 35% del contributo dovuto
  • Contributo minimo ridotto: 4.200 x 65% = circa 2.730 euro/anno
  • Il risparmio sul minimale e di circa 1.470 euro/anno
  • La riduzione si applica anche all’eccedenza sopra il minimale
  • La domanda va presentata entro il 28 febbraio dell’anno per cui si chiede l’agevolazione (per il 2026: entro 28 febbraio 2026)
  • Per le nuove attivita: domanda contestuale all’iscrizione INPS Artigiani

Conseguenze previdenziali

La riduzione comporta una corrispondente riduzione del valore previdenziale dei periodi accreditati. In pratica, pagando il 35% in meno, si accumula il 35% in meno di contribuzione utile per la pensione futura. La scelta va quindi ponderata:

  • Conviene per giovani in fase di start-up con cash flow limitato
  • Conviene per chi pensa di chiudere il forfettario in pochi anni e tornare al regime ordinario
  • Sconsigliata per chi e gia avanti con gli anni e vicino alla pensione
  • Sconsigliata per chi punta a una pensione adeguata e ha pochi altri anni di contributi

Quando conviene forfettario vs ordinario

La scelta tra forfettario e ordinario dipende dalla struttura dei costi reali. Vediamo le situazioni tipiche.

Conviene il forfettario

  • Fatturato sotto 85.000 euro
  • Costi reali inferiori al 33% del fatturato (struttura snella)
  • Lavoratore singolo senza dipendenti, o con un solo apprendista
  • Locale in affitto a canone modesto (sotto i 1.000 euro/mese)
  • Attrezzature gia ammortizzate o di valore contenuto
  • Vendita prodotti retail marginale o assente
  • Primi 5 anni di attivita (aliquota 5% start-up)

Conviene l’ordinario

  • Fatturato superiore a 85.000 euro
  • Costi reali superiori al 33% del fatturato
  • Affitto commerciale alto (oltre 1.500 euro/mese)
  • Investimenti rilevanti in attrezzature (oltre 30.000 euro)
  • Piu di 2 dipendenti o apprendisti
  • Vendita prodotti retail con margine significativo
  • Necessita di scaricare l’IVA su acquisti consistenti

Una regola pratica: se i costi reali superano i 28.000 euro su un fatturato di 85.000 (cioe oltre il 33%), il regime ordinario inizia a essere piu vantaggioso. Per fatturati inferiori a 60.000 euro, il forfettario e quasi sempre la scelta migliore per parrucchieri.

Attrezzature e costi apertura salone

Aprire un salone di acconciatura comporta un investimento iniziale che varia molto in base alla tipologia (parrucchiere unisex, barbiere classico, barber shop premium) e alla zona. Vediamo i costi medi.

Investimenti tipici (range 15.000-80.000 euro)

  • Cauzione e affitto locale: 3-6 mensilita anticipo (3.000-15.000 euro)
  • Ristrutturazione e adeguamento sanitario: 5.000-25.000 euro (impianti, pavimenti, idraulica)
  • Arredo: 5.000-25.000 euro (poltrone, specchiere, mobili reception)
  • Attrezzature: 3.000-12.000 euro (asciugacapelli, ferri, tagliacapelli, sterilizzatore)
  • Stock prodotti professionali: 1.500-5.000 euro
  • Insegna e branding: 1.000-5.000 euro
  • Software gestionale e POS: 500-1.500 euro
  • Pratiche burocratiche, SCIA, consulenze: 1.000-2.000 euro
  • Marketing iniziale e social: 1.000-5.000 euro

Attrezzature dettaglio

  • Poltrone professionali: 400-1.500 euro l’una
  • Specchiere: 200-800 euro l’una
  • Lavatesta: 600-2.000 euro l’una
  • Asciugacapelli professionali: 80-300 euro l’uno
  • Tagliacapelli e regolabarba: 50-250 euro l’uno
  • Ferri arricciacapelli/piastre: 50-200 euro l’uno
  • Sterilizzatore UV o autoclave: 200-1.500 euro
  • Casco asciugacapelli: 300-800 euro

Deducibilita in forfettario

Attenzione: in regime forfettario le attrezzature, l’arredo, gli stock di prodotti e tutte le altre spese di apertura NON sono deducibili dal reddito. L’abbattimento del 33% e gia incluso nel coefficiente di redditivita 67%, e non si possono dedurre costi reali in aggiunta.

Questo significa che se gli investimenti iniziali sono molto alti (oltre 30.000 euro), conviene valutare il regime ordinario che permette di ammortizzare le attrezzature in 5-7 anni e dedurre tutti i costi reali, oppure di scaricare l’IVA al 22% sugli acquisti.

Tariffe tipiche di taglio, colore e barba

Le tariffe medie praticate in Italia variano molto per zona geografica e tipologia di salone. Ecco un riferimento generale aggiornato al 2026.

Tariffe parrucchiere unisex

  • Taglio donna: 30-80 euro (capelli corti/lunghi)
  • Taglio uomo: 20-40 euro
  • Piega: 20-50 euro
  • Taglio bambino/bambina: 15-25 euro
  • Colore radici: 40-80 euro
  • Colore lunghezze: 60-120 euro
  • Meches/Balayage: 80-200 euro
  • Permanente: 60-130 euro
  • Trattamenti speciali (cheratina, botox capelli): 100-300 euro

Tariffe barber shop

  • Taglio uomo: 25-40 euro (barber shop premium)
  • Rasatura tradizionale con asciugamano caldo: 20-30 euro
  • Regolazione barba: 15-25 euro
  • Pacchetto taglio + barba: 40-60 euro
  • Pacchetto VIP (taglio, barba, asciugamano caldo, massaggio cuoio): 50-80 euro
  • Taglio bambino: 15-25 euro
  • Colorazione barba: 25-40 euro

Tariffe barbiere tradizionale

  • Taglio uomo: 15-25 euro
  • Rasatura: 10-15 euro
  • Barba: 8-15 euro
  • Taglio + barba: 20-35 euro

Fatturazione e corrispettivi telematici

I parrucchieri/barbieri operano principalmente con clientela privata, e per ogni prestazione devono emettere un documento fiscale. Le opzioni sono due:

Corrispettivo telematico (la prassi)

  • E il sistema standard per i parrucchieri che lavorano con clientela privata
  • Si emette un documento commerciale tramite registratore di cassa telematico (RT)
  • I corrispettivi vengono trasmessi automaticamente all’Agenzia delle Entrate ogni giorno
  • Il cliente riceve uno scontrino/documento commerciale per il pagamento
  • Per il forfettario: niente IVA, ma comunque obbligo di emissione del documento commerciale

Fattura elettronica (per richiesta o B2B)

  • Solo se il cliente la richiede esplicitamente (per detrazioni, spese aziendali)
  • Va emessa tramite SDI (Sistema di Interscambio)
  • Forfettari obbligati alla fattura elettronica dal 2024 (per chi ha fatturato 2022 superiore a 25.000 euro)
  • Nel 2025 e 2026: obbligo esteso a tutti i forfettari, indipendentemente dal fatturato

Registratore di cassa telematico 2026

Il registratore di cassa telematico (RT) e obbligatorio per tutti i parrucchieri/barbieri dal 2020. Trasmette automaticamente i corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate, sostituendo lo scontrino fiscale tradizionale.

Caratteristiche e costi

  • Costo nuovo RT: 700-1.500 euro
  • Adattamento RT esistente: 250-400 euro
  • Canone manutenzione annuale: 80-150 euro
  • Verifica periodica: ogni 2 anni circa, costo 60-100 euro
  • Software gestionale opzionale per integrazione: 30-100 euro/mese

Bonus fiscale RT

Per l’acquisto o l’adattamento del registratore di cassa telematico e prevista una detrazione IRPEF:

  • 50% del costo in 5 quote annuali
  • Massimale 250 euro per nuovo acquisto, 50 euro per adattamento
  • Si recupera direttamente nel modello Redditi (non spettante in forfettario perche niente IRPEF)
  • Per i forfettari: vantaggio limitato, ma comunque utile per la detrazione IVA al 22% sull’acquisto se in regime ordinario

Pagamenti elettronici e POS

Dal 30 giugno 2022 e obbligatorio accettare pagamenti con carte per tutti gli esercizi commerciali. Il salone deve dotarsi di POS, integrato con il registratore di cassa per semplificare le operazioni di cassa.

  • Sanzione mancata accettazione: 30 euro + 4% del valore della transazione
  • Costi medi POS: 0,5%-2% di commissioni + canone mensile 5-25 euro
  • Soluzioni alternative: SumUp, MyPos, Square, iZettle (POS mobile a costi ridotti)

Dipendenti, apprendisti e CCNL Acconciatura

I parrucchieri e barber shop applicano il CCNL Acconciatura, Estetica, Tricologia non curativa, Tatuaggio, Piercing e Centri Benessere, sottoscritto da Confartigianato, CNA, Casartigiani con CGIL, CISL, UIL e altre sigle. E il riferimento contrattuale obbligatorio per tutti i dipendenti del settore.

Inquadramenti tipici

  • Apprendista (3 anni durata massima): retribuzione progressiva, contributi ridotti per il datore
  • Operatore qualificato (livello 2): acconciatore qualificato senza esame di abilitazione
  • Tecnico qualificato (livello 3): acconciatore abilitato (con esame)
  • Tecnico specializzato (livello 4): acconciatore con specializzazione (es. colorista esperto)
  • Responsabile tecnico (livello 5): titolare o coordinatore di salone

Apprendistato

L’apprendistato professionalizzante e la formula piu utilizzata per assumere un giovane parrucchiere/barbiere. I vantaggi:

  • Durata massima 3 anni
  • Sottoinquadramento di 2 livelli rispetto alla qualifica finale
  • Contributi previdenziali ridotti per il datore (5% nei primi 3 anni in molti casi)
  • Sgravi regionali aggiuntivi (in FVG bando regionale apprendistato)
  • Costo orario ridotto rispetto al qualificato

Costi medi dipendente parrucchiere

  • Apprendista: 900-1.300 euro netti/mese, costo aziendale 1.300-1.700 euro
  • Tecnico qualificato: 1.300-1.700 euro netti/mese, costo aziendale 2.200-2.700 euro
  • Tecnico specializzato: 1.500-2.000 euro netti/mese, costo aziendale 2.500-3.300 euro

Appuntamenti online: Fresha, Treatwell e gestione fiscale

Le piattaforme di prenotazione online sono ormai uno standard per parrucchieri e barber shop. Le piu diffuse in Italia sono Fresha (gratuito), Treatwell (commissioni), Booksy (canone). Tutte permettono ai clienti di prenotare 24/7 e gestiscono in automatico le riconferme.

Fresha (gratuito + opzionali)

  • Software gratuito: agenda, gestione clienti, promozioni
  • Pagamenti integrati con commissione 1,29% + 0,30 euro
  • Marketplace clienti nuovi: 20% di commissione sul primo appuntamento di ogni nuovo cliente generato dal marketplace
  • Vantaggio fiscale: l’incasso dal cliente arriva sul conto del salone, da emettere documento commerciale come da prassi

Treatwell e Booksy

  • Treatwell: commissioni 30% sui clienti generati, oppure abbonamento per clientela propria
  • Booksy: canone fisso mensile (39-99 euro), no commissioni
  • Da inserire le commissioni come costi nei registri IVA (regime ordinario) o ininfluenti in forfettario

Vendita prodotti retail in salone

Molti saloni e barber shop affiancano alla prestazione la vendita di prodotti professionali: shampoo, balsami, oli da barba, cere, pomate, accessori. La vendita retail e una fonte di reddito accessoria importante con marginalita superiori al 50%.

Aspetti fiscali

  • La vendita e compresa nel codice ATECO 96.02.01 come attivita complementare
  • Regime ordinario: IVA al 22% sulla vendita, IVA detraibile sull’acquisto da fornitori, costi deducibili
  • Regime forfettario: incluso nel fatturato totale (limite 85.000 euro), tassato al 67% di redditivita
  • Margini tipici: 50-60% sul prezzo di acquisto

Quando conviene

La vendita retail conviene soprattutto:

  • Nei barber shop premium, dove il cliente associa il prodotto al servizio (oli da barba, cere)
  • Per saloni con brand riconoscibile e clientela fidelizzata
  • Quando si dispone di spazio espositivo dedicato (vetrine, scaffali)
  • Con linee professionali esclusive non disponibili nelle catene retail

Pubblicita, Instagram e TikTok per il barber shop

I parrucchieri e soprattutto i barber shop hanno trovato nei social media il canale di marketing piu efficace e a basso costo. Instagram e TikTok sono diventati strumenti fondamentali per acquisire clientela, soprattutto giovane.

Instagram per parrucchieri

  • Foto before/after di tagli e colori: il contenuto piu efficace
  • Reels di tagli/colorazioni in time-lapse: alta visibilita organica
  • Stories quotidiane con il dietro le quinte del salone
  • Hashtag locali: #parrucchiereudine, #barbershopudine, #fvg
  • Collaborazioni con micro-influencer locali
  • Funzione “Prenota” integrata con Fresha/Treatwell

TikTok per barber shop

  • Trasformazioni di taglio: contenuto virale per eccellenza
  • Tutorial brevi su tagli e barba
  • “Day in the life” del barbiere
  • Trend music + taglio: alta probabilita di virale
  • Reach organico ancora elevato (a differenza di Instagram)

Aspetti normativi e fiscali

  • Pubblicare foto di clienti richiede consenso esplicito per privacy (firma modulo o consenso digitale)
  • Spese pubblicitarie deducibili in regime ordinario (Facebook Ads, Instagram Ads, Google Ads)
  • In forfettario, niente deducibilita ma neanche obblighi particolari
  • Le collaborazioni con influencer richiedono fattura del compenso (anche se in cambio di servizi gratuiti, va valorizzato come permuta)

Esempi di calcolo tasse: 40K, 65K, 85K

Vediamo tre scenari concreti per capire quanto guadagna realmente un parrucchiere/barber shop al netto di tasse e contributi nel 2026, con confronto tra forfettario e regime ordinario.

Scenario 1: barber shop start-up – 40.000 euro fatturato

Forfettario start-up (5%, riduzione 35% INPS):

  • Reddito imponibile = 40.000 x 67% = 26.800 euro
  • INPS Artigiani con riduzione 35% = circa 2.730 euro (sul minimale di 17.500 x 24% x 65%)
  • Reddito al netto INPS = 26.800 – 2.730 = 24.070 euro
  • Imposta sostitutiva 5% = 24.070 x 5% = 1.203 euro
  • Costi reali (affitto, utenze, prodotti): stimati 8.000 euro (non deducibili in forfettario)
  • Netto in tasca = 40.000 – 8.000 – 2.730 – 1.203 = 28.067 euro

Regime ordinario:

  • Reddito = 40.000 – 8.000 (costi reali) = 32.000 euro lordi
  • INPS Artigiani senza riduzione = circa 4.700 euro (4.200 minimale + eccedenza)
  • Reddito al netto INPS = 32.000 – 4.700 = 27.300 euro
  • IRPEF: 23% fino a 28.000 = 6.279 euro – detrazioni circa 1.880 euro = circa 4.400 euro
  • Addizionali = circa 600 euro
  • Netto in tasca = 40.000 – 8.000 – 4.700 – 4.400 – 600 = 22.300 euro

Verdetto: forfettario start-up vince di circa 5.700 euro/anno

Scenario 2: barber shop rodato – 65.000 euro fatturato

Forfettario (15%, riduzione 35% INPS):

  • Reddito imponibile = 65.000 x 67% = 43.550 euro
  • INPS Artigiani con riduzione 35% sull’eccedenza:
  • Minimale ridotto = 2.730 euro
  • Eccedenza = 43.550 – 17.500 = 26.050 x 24% x 65% = 4.064 euro
  • Totale INPS = 2.730 + 4.064 = circa 6.800 euro
  • Reddito al netto INPS = 43.550 – 6.800 = 36.750 euro
  • Imposta sostitutiva 15% = 36.750 x 15% = 5.512 euro
  • Costi reali stimati: 18.000 euro (locale piu grande, 1 dipendente part-time, prodotti)
  • Netto in tasca = 65.000 – 18.000 – 6.800 – 5.512 = 34.688 euro

Regime ordinario:

  • Reddito = 65.000 – 18.000 = 47.000 euro lordi
  • INPS Artigiani = circa 11.300 euro
  • Reddito al netto INPS = 47.000 – 11.300 = 35.700 euro
  • IRPEF: 23% fino 28K + 35% da 28K a 35.700 = 6.440 + 2.695 = 9.135 – detrazioni 1.880 = circa 7.250 euro
  • Addizionali = circa 800 euro
  • Netto in tasca = 65.000 – 18.000 – 11.300 – 7.250 – 800 = 27.650 euro

Verdetto: forfettario vince di circa 7.000 euro/anno

Scenario 3: salone strutturato – 85.000 euro fatturato (limite forfettario)

Forfettario (15%, riduzione 35% INPS):

  • Reddito imponibile = 85.000 x 67% = 56.950 euro
  • INPS Artigiani con riduzione 35%:
  • Minimale ridotto = 2.730 euro
  • Eccedenza = 56.950 – 17.500 = 39.450 x 24% x 65% = 6.154 euro
  • Totale INPS = 2.730 + 6.154 = circa 8.880 euro
  • Reddito al netto INPS = 56.950 – 8.880 = 48.070 euro
  • Imposta sostitutiva 15% = 48.070 x 15% = 7.210 euro
  • Costi reali stimati: 30.000 euro (2 dipendenti, locale ampio, prodotti)
  • Netto in tasca = 85.000 – 30.000 – 8.880 – 7.210 = 38.910 euro

Regime ordinario:

  • Reddito = 85.000 – 30.000 = 55.000 euro lordi
  • INPS Artigiani = circa 13.200 euro
  • Reddito al netto INPS = 55.000 – 13.200 = 41.800 euro
  • IRPEF: 23% fino 28K + 35% da 28K a 41.800 = 6.440 + 4.830 = 11.270 – detrazioni 1.880 = circa 9.400 euro
  • Addizionali = circa 950 euro
  • Netto in tasca = 85.000 – 30.000 – 13.200 – 9.400 – 950 = 31.450 euro

Verdetto: forfettario vince di circa 7.500 euro/anno

Importante: questi calcoli ipotizzano costi reali pari al 33-35% del fatturato. Se i costi reali superano significativamente il 33% (ad esempio in saloni con grandi locali, piu dipendenti, attrezzature di alta gamma), il regime ordinario diventa piu conveniente. Si consiglia di fare due conti precisi prima della scelta.

FAQ – Domande frequenti

Posso aprire un barber shop senza essere parrucchiere?

Si, ma e necessario nominare un responsabile tecnico abilitato (acconciatore con esame di abilitazione superato), che deve essere presente nel salone durante l’attivita o garantirne la supervisione effettiva. La forma giuridica tipica in questo caso e la SAS o la SRL, dove l’investitore detiene quote ma il responsabile tecnico e dipendente o socio operativo.

Qual e il coefficiente forfettario corretto per il parrucchiere?

Il codice ATECO 96.02.01 (Servizi dei parrucchieri) rientra nel gruppo “Altre attivita economiche” del regime forfettario, con coefficiente di redditivita del 67%. Significa che il 67% del fatturato e considerato reddito imponibile, mentre il 33% e abbattimento forfettario per i costi. Lo stesso coefficiente vale anche per le estetiste (96.02.02).

Quanto costa aprire un barber shop a Udine?

L’investimento iniziale per un barber shop di medie dimensioni a Udine va da 25.000 a 60.000 euro: cauzione e ristrutturazione locale 8.000-20.000, arredo e attrezzature 10.000-25.000, stock prodotti 2.000-5.000, marketing iniziale 2.000-5.000, pratiche burocratiche 1.000-2.000. Per un barber shop premium con location centrale si puo arrivare a 80.000 euro.

I 3 anni di lavoro come dipendente per la qualifica devono essere consecutivi?

No, devono essere svolti nell’arco di 5 anni ma non necessariamente in modo continuativo. Il requisito e di 3 anni di lavoro qualificato (non apprendistato) come dipendente in salone di acconciatura. Si possono cumulare periodi presso datori diversi, purche la qualifica contrattuale sia adeguata e attestata dalla busta paga.

Posso lavorare a domicilio come parrucchiere?

Si, la Legge 174/2005 ha aperto alla possibilita di esercitare anche presso il domicilio del cliente o presso il proprio domicilio (con specifici requisiti igienici). Resta comunque obbligatoria la qualifica di acconciatore abilitato, l’iscrizione all’Albo Artigiani e la SCIA al Comune di residenza. La tipologia “domiciliare” e adatta soprattutto a chi inizia l’attivita con investimenti minimi.

Devo iscrivermi all’INPS Artigiani anche se sono in forfettario?

Si, sempre. L’iscrizione all’INPS Gestione Artigiani e Commercianti e obbligatoria per natura dell’attivita (artigiano), indipendentemente dal regime fiscale. In forfettario si puo richiedere la riduzione del 35% sui contributi (entro 28 febbraio dell’anno), ma il contributo minimo annuale (circa 2.730 euro ridotto, 4.200 euro intero) e dovuto comunque, anche con fatturato pari a zero.

Quale forma giuridica scegliere per due barbieri che aprono insieme?

Per due barbieri amici/colleghi che vogliono aprire insieme, la SAS (Societa in Accomandita Semplice) e generalmente la scelta migliore: costi di costituzione contenuti (1.500-2.500 euro), tassazione per trasparenza (utili divisi e tassati IRPEF), gestione semplice. Entrambi possono essere soci accomandatari (gestori) con responsabilita limitata al capitale conferito. La SRL diventa preferibile per fatturati oltre 200.000 euro o aperture multi-sede.

Le commissioni di Fresha e Treatwell sono deducibili?

In regime ordinario si: le commissioni delle piattaforme (Treatwell 30% sui clienti generati, Fresha 20% solo sul primo appuntamento, Booksy canone fisso) sono costi deducibili dal reddito d’impresa, e l’IVA e detraibile. Le piattaforme estere emettono fattura con reverse charge (autoliquidazione IVA). In regime forfettario, le commissioni non sono deducibili (l’abbattimento e gia incluso nel coefficiente 67%).

Posso aprire un barber shop con la formula della partita IVA forfettaria sotto i 25 anni?

Si, sotto i 35 anni (e in alcuni bandi regionali sotto i 40) sono disponibili incentivi specifici per giovani imprenditori: ON Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero (Invitalia), Resto al Sud (per Friuli VG limitato a Sappada), bandi regionali del Friuli Venezia Giulia per artigiani giovani. Il forfettario start-up al 5% nei primi 5 anni e gia di per se molto vantaggioso e si applica indipendentemente dall’eta, a condizione di non aver svolto attivita d’impresa nei 3 anni precedenti.

Quale CCNL si applica al mio dipendente parrucchiere?

Si applica il CCNL Acconciatura, Estetica, Tricologia non curativa, Tatuaggio, Piercing e Centri Benessere, sottoscritto dalle associazioni datoriali artigiane (Confartigianato, CNA, Casartigiani) e dai sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL). Prevede 5 livelli di inquadramento, dall’apprendista al responsabile tecnico, con tabelle retributive aggiornate periodicamente. La forma di assunzione piu utilizzata per i giovani e l’apprendistato professionalizzante (durata 3 anni).

Conclusioni: aprire un parrucchiere o barber shop nel 2026

Aprire la partita IVA come parrucchiere o barber shop nel 2026 e una scelta imprenditoriale solida ma articolata, che richiede una qualifica professionale specifica (acconciatore abilitato per Legge 174/2005), un investimento iniziale significativo (15.000-80.000 euro) e una pianificazione fiscale attenta tra forfettario e regime ordinario.

Il regime forfettario al 67% di redditivita con riduzione INPS del 35% e generalmente la scelta piu conveniente per fatturati fino a 85.000 euro, soprattutto nei primi 5 anni grazie all’aliquota start-up al 5%. Per fatturati superiori, attivita strutturate con piu dipendenti o investimenti rilevanti, conviene il regime ordinario con deducibilita reale dei costi.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste parrucchieri, barbieri e barber shop di Udine e provincia in tutte le fasi: valutazione preliminare del business plan, scelta della forma giuridica (ditta individuale, SAS, SRL), iscrizione all’Albo Artigiani e all’INPS Gestione Artigiani, gestione contabile in regime ordinario o forfettario, dichiarazione redditi annuale, gestione dipendenti e apprendisti, consulenza per aperture multiple e franchising.

Per una consulenza personalizzata, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, telefono 0432 1638640, WhatsApp 366 6018121, email info@centrofiscale.com.

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Giugno 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-18 08:00:002026-05-23 07:42:21Partita IVA Parrucchiere e Barber Shop 2026: Guida Apertura e Tasse
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Estetista 2026: Apertura, Tasse, Artigiana o Forfettaria

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come estetista nel 2026 significa entrare in una professione regolamentata dalla Legge n. 1/1990, che richiede una qualifica professionale specifica e l’iscrizione all’Albo Artigiani. A differenza di altre professioni, l’estetista non puo scegliere liberamente tra ditta artigiana e altre forme: l’iscrizione all’INPS Artigiani e obbligatoria, anche se si opta per il regime forfettario.

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine vediamo tutti i requisiti per esercitare la professione, il codice ATECO 96.02.02, la scelta tra forfettario e regime ordinario, i contributi INPS Artigiani 2026 con la riduzione del 35%, gli obblighi del registratore di cassa telematico e i calcoli concreti su fatturati di 30.000, 50.000 e 80.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Chi e l’estetista: professione regolamentata Legge 1/1990
  2. Requisiti per esercitare: qualifica professionale
  3. L’esame finale abilitativo
  4. Dove esercitare: centro estetico, domicilio, regole
  5. SCIA al Comune e autorizzazione ASL
  6. Requisiti igienico-sanitari del centro estetico
  7. Codice ATECO estetista 96.02.02
  8. Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario
  9. Ditta individuale artigiana ordinaria
  10. Forfettario per estetista: coefficiente 40%
  11. Contributi INPS Artigiani 2026
  12. Riduzione 35% contributi per forfettari
  13. Quando conviene forfettario vs ordinario
  14. Attrezzature e costi apertura centro estetico
  15. Tariffe tipiche dei trattamenti estetici
  16. Fatturazione, ricevute e corrispettivi telematici
  17. Registratore di cassa telematico 2026
  18. Pubblicita dei servizi estetici: cosa e vietato
  19. Dipendenti, collaboratori e apprendistato
  20. Esempi di calcolo tasse: 30K, 50K, 80K
  21. FAQ

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Chi e l’estetista: professione regolamentata Legge 1/1990

L’attivita di estetista e disciplinata dalla Legge 4 gennaio 1990, n. 1, che la definisce come “tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti”.

La legge specifica chiaramente i confini della professione:

  • SI consentito: trattamenti estetici manuali, con apparecchi elettromeccanici, applicazione di prodotti cosmetici, depilazione, manicure, pedicure estetico, massaggio estetico, trucco
  • NO vietato: qualsiasi prestazione diretta, anche in modo indiretto, a finalita di carattere terapeutico (curare malattie della pelle, eliminare patologie)

L’estetista non puo diagnosticare patologie cutanee, prescrivere terapie, eseguire trattamenti medici (laser medico, iniezioni, peeling chimici profondi). Queste attivita sono di competenza del medico estetico (laureato in medicina con specializzazione).

Requisiti per esercitare: qualifica professionale

Per esercitare la professione di estetista e obbligatorio possedere la qualifica professionale prevista dalla Legge 1/1990, art. 3. Esistono due percorsi formativi alternativi:

Percorso 1: corso biennale + praticantato

  • Corso biennale di qualifica professionale di estetista: 900 ore di formazione teorica e pratica
  • Praticantato: 1.800 ore di tirocinio (1 anno effettivo) presso un’impresa di estetista regolarmente abilitata
  • Esame finale di abilitazione professionale

Percorso 2: diploma triennale IFP

  • Corso triennale di Istruzione e Formazione Professionale (IFP), riconosciuto dalla Regione
  • Frequenza obbligatoria di almeno 990 ore annue
  • Al termine del triennio: esame finale di qualifica
  • Possibilita di accedere al quarto anno per ottenere il diploma professionale

Riconoscimento titoli esteri: i diplomi conseguiti all’estero devono essere riconosciuti dalla Regione di residenza tramite procedura di equipollenza.

L’esame finale abilitativo

L’esame di abilitazione professionale di estetista e organizzato dalle Regioni e prevede generalmente:

  • Prova teorica scritta: domande su anatomia, fisiologia, dermatologia, cosmetologia, normativa di settore
  • Prova pratica: esecuzione di trattamenti estetici (pulizia viso, manicure, depilazione, massaggio)
  • Colloquio orale: verifica delle conoscenze tecniche e normative

Solo dopo il superamento dell’esame si ottiene la qualifica professionale di estetista, indispensabile per aprire l’attivita o per essere assunti come dipendenti qualificati. Senza qualifica, l’apertura di un centro estetico non e consentita.

Dove esercitare: centro estetico, domicilio, regole

L’attivita di estetista puo essere svolta in tre modalita principali, ciascuna con regole specifiche:

1. Centro estetico (locale dedicato)

E la modalita classica: si apre un negozio aperto al pubblico in locali commerciali destinati esclusivamente all’attivita estetica. I locali devono rispettare i requisiti igienico-sanitari previsti dal regolamento comunale e dalle norme ASL.

2. A domicilio del cliente

L’estetista puo recarsi presso il domicilio del cliente per eseguire trattamenti, purche:

  • Sia in possesso della qualifica professionale
  • Sia iscritto all’Albo Artigiani
  • Disponga di una sede dichiarata (anche presso la propria abitazione, come “sede operativa”)
  • Trasporti attrezzature e prodotti rispettando le norme igieniche

3. All’interno di altre strutture (con limiti)

L’estetista puo esercitare all’interno di palestre, hotel, centri benessere, SPA e strutture sanitarie convenzionate, ma sempre come impresa autonoma o dipendente qualificato di tali strutture.

ATTENZIONE – cosa NON e consentito:

  • NO esercizio di estetica in negozi non autorizzati (es. profumerie senza SCIA, parrucchiere senza qualifica estetica)
  • NO trattamenti estetici “abusivi” da parte di personale non qualificato
  • NO apertura di centri senza qualifica del titolare o di un “responsabile tecnico” qualificato

SCIA al Comune e autorizzazione ASL

Per aprire un centro estetico e necessaria la Segnalazione Certificata di Inizio Attivita (SCIA) da presentare al Comune in cui si trovano i locali, tramite lo Sportello Unico per le Attivita Produttive (SUAP).

Documenti per la SCIA estetista

  • Modulo SCIA compilato (modulistica del Comune o regionale)
  • Qualifica professionale del titolare o del responsabile tecnico
  • Visura catastale dei locali
  • Planimetria dei locali con destinazione d’uso
  • Dichiarazione di conformita impianti elettrico, idrico, climatizzazione
  • Certificazione agibilita dei locali
  • Autocertificazione requisiti igienico-sanitari
  • Documento d’identita e codice fiscale del titolare
  • Versamento diritti SUAP (variabile da Comune a Comune)

La SCIA permette di iniziare l’attivita immediatamente dalla data di presentazione, fatti salvi i controlli successivi da parte di Comune e ASL.

Autorizzazione ASL

L’ASL di competenza territoriale effettua un sopralluogo nei locali per verificare:

  • Idoneita igienico-sanitaria degli ambienti
  • Presenza di area trattamenti separata da spogliatoio e area attesa
  • Servizi igienici dedicati
  • Sterilizzatori per attrezzature riutilizzabili
  • Smaltimento rifiuti speciali (aghi, materiali contaminati)

Requisiti igienico-sanitari del centro estetico

I locali del centro estetico devono rispettare requisiti minimi stabiliti dal regolamento di esecuzione della Legge 1/1990 e dai regolamenti ASL regionali:

Caratteristiche dei locali

  • Superficie minima: generalmente almeno 25-30 m2 per la sola attivita estetica (variabile per regione)
  • Altezza minima: 2,70 m (alcuni Comuni accettano 2,40 m)
  • Aerazione: finestre apribili o impianto VMC
  • Illuminazione: naturale e artificiale adeguata
  • Pavimenti e pareti: lavabili, non porosi, fino almeno 2 m di altezza

Aree obbligatorie

  • Area accoglienza/attesa separata
  • Area trattamenti con cabine private (almeno 6-8 m2 ciascuna)
  • Spogliatoio per il personale
  • Servizi igienici per clienti e personale (anche unico se l’attivita e di piccole dimensioni)
  • Locale o armadio per attrezzature sterili
  • Zona deposito per prodotti cosmetici e biancheria pulita

HACCP e sicurezza sul lavoro

Il HACCP in senso stretto si applica al settore alimentare, ma per i centri estetici esistono protocolli equivalenti di sicurezza igienica:

  • Procedure di sterilizzazione attrezzature riutilizzabili (autoclave o sterilizzatore a calore secco)
  • Smaltimento rifiuti speciali (aghi monouso, garze contaminate) tramite ditte autorizzate
  • DPI (guanti monouso, mascherine, camice) per il personale
  • Registro dei trattamenti per tracciabilita
  • Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) obbligatorio per legge (D.Lgs. 81/2008)
  • Corso di primo soccorso e antincendio per il titolare e i dipendenti

Codice ATECO estetista 96.02.02

Il codice ATECO ufficiale per l’attivita di estetista e:

  • 96.02.02 – “Servizi degli istituti di bellezza”

Comprende: trattamenti di bellezza del viso, manicure, pedicure estetico, depilazione, trattamenti corpo, massaggi estetici, applicazione di prodotti cosmetici, trucco e make-up.

Codici ATECO correlati

  • 96.02.01 – “Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere” (NO estetista)
  • 96.02.03 – “Servizi di manicure e pedicure” (specifico se attivita esclusiva)
  • 96.04.10 – “Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali)” – per SPA, palestre con servizi benessere
  • 86.90.21 – “Fisioterapia” (RISERVATO ai fisioterapisti laureati)

Nel regime forfettario, il codice 96.02.02 rientra nella categoria “Altre attivita economiche” con coefficiente di redditivita del 67%… ATTENZIONE: questa e una semplificazione comune ma errata. Vediamo meglio nel paragrafo dedicato al forfettario.

Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario

L’estetista e classificata come professione artigianale ai sensi della Legge 443/1985 (Legge quadro sull’artigianato). Questo significa che, indipendentemente dal regime fiscale scelto, l’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane presso la Camera di Commercio (CCIAA) e obbligatoria e comporta l’iscrizione automatica all’INPS Gestione Artigiani.

La scelta riguarda esclusivamente il regime fiscale di tassazione del reddito:

  1. Ditta individuale artigiana in regime ordinario o semplificato (con IVA al 22%, IRPEF a scaglioni)
  2. Ditta individuale artigiana in regime forfettario (senza IVA, imposta sostitutiva 5% o 15%)

Forme societarie alternative (meno comuni per estetiste single):

  • SNC artigiana (con un socio): entrambi i soci devono possedere la qualifica professionale
  • SRL artigiana: possibile ma maggiori adempimenti contabili

Ditta individuale artigiana ordinaria

Il regime ordinario (o semplificato per fatturati sotto i 500.000 EUR) per estetiste prevede:

Caratteristiche

  • IVA 22% applicata su tutti i trattamenti
  • Tenuta dei registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi)
  • Liquidazione IVA trimestrale o mensile
  • IRPEF a scaglioni sul reddito netto (dal 23% al 43%)
  • Addizionali regionali e comunali
  • IRAP esente fino a una certa franchigia (verificare normativa regionale)
  • Studi di settore / ISA (Indici Sintetici di Affidabilita)
  • Deducibilita integrale di tutte le spese inerenti l’attivita

Iscrizioni obbligatorie

  • Camera di Commercio (CCIAA): Albo Imprese Artigiane (diritto annuale ~88 EUR)
  • INPS Gestione Artigiani (vedi paragrafo dedicato)
  • INAIL (assicurazione infortuni – obbligatoria per il titolare e dipendenti)
  • Comune (SCIA)
  • Agenzia delle Entrate: apertura partita IVA

Quando conviene il regime ordinario

  • Fatturato sopra i 85.000 EUR (limite forfettario)
  • Costi elevati (acquisto attrezzature, affitto, dipendenti) che superano il 33% del fatturato (la soglia di convenienza rispetto al coefficiente forfettario al 67%)
  • Necessita di portare in detrazione/deduzione l’IVA su grandi investimenti (laser, macchinari)

Forfettario per estetista: coefficiente 40%

ATTENZIONE – chiarimento importante: in molti articoli online si legge che l’estetista in forfettario applica il coefficiente del 67% (“altre attivita”), ma questa e una semplificazione errata.

Il coefficiente di redditivita corretto per il codice ATECO 96.02.02 (servizi degli istituti di bellezza) e generalmente del 67% (categoria “altre attivita”) per chi presta servizi senza vendita prevalente di prodotti, ma se l’estetista vende anche cosmetici come attivita commerciale principale potrebbe applicare il coefficiente del 40% (commercio al minuto). Per la quasi totalita delle estetiste che effettuano trattamenti, il coefficiente applicato e 67%.

In pratica nel forfettario:

  • Reddito imponibile = Fatturato x 67%
  • Imposta sostitutiva = 5% i primi 5 anni (start-up), poi 15%
  • NO IVA in fattura
  • NO ritenute d’acconto
  • NO studi di settore/ISA
  • NO deducibilita costi (attrezzature, affitto, prodotti) – sono gia “incorporati” nel coefficiente

Requisiti accesso forfettario 2026

  • Ricavi/compensi anno precedente non superiori a 85.000 EUR
  • Spese per lavoro dipendente/collaboratori non superiori a 20.000 EUR
  • NO partecipazioni in societa di persone o SRL trasparenti
  • NO precedente attivita di lavoro dipendente verso lo stesso committente (con specifiche eccezioni)

Causa di esclusione automatica

Se durante l’anno si superano i 100.000 EUR di ricavi, si esce immediatamente dal forfettario (con applicazione retroattiva dell’IVA dal momento del superamento). Tra 85.001 e 100.000 EUR si esce dal forfettario dall’anno successivo.

Contributi INPS Artigiani 2026

L’estetista, come tutti gli artigiani, e iscritta obbligatoriamente alla Gestione Artigiani INPS e versa contributi previdenziali calcolati con il seguente schema 2026 (valori indicativi soggetti a rivalutazione annuale):

Aliquota contributiva 2026

  • Aliquota IVS: 24% sul reddito imponibile (di cui 24% per tutti, escluso lo 0,62% per indennita di maternita applicabile in quote diverse)
  • Contributo aggiuntivo per redditi sopra una certa soglia: +1% per la quota eccedente

Minimale e massimale 2026

  • Reddito minimale 2026: circa 17.500-18.000 EUR (rivalutazione ISTAT)
  • Contributo minimo annuo: circa 4.200 EUR (24% del minimale + maternita + altre quote)
  • Massimale contributivo: circa 120.000 EUR (oltre questa soglia non si versano piu contributi proporzionali)

I contributi minimi sono dovuti SEMPRE, anche se l’estetista ha fatturato zero o ha avuto perdite. Non sono “compensabili” con anni successivi se non si raggiunge il minimale.

Scadenze pagamento contributi

  • Quattro rate trimestrali per i contributi sul minimale: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio
  • Saldi e acconti sui redditi eccedenti il minimale: 30 giugno e 30 novembre (in coincidenza con scadenze fiscali)

Riduzione 35% contributi per forfettari

Una delle agevolazioni piu importanti del regime forfettario per gli artigiani e la riduzione del 35% dei contributi INPS, prevista dalla Legge 190/2014 (art. 1, c. 77).

Come funziona la riduzione

  • Riduzione del 35% applicata sia ai contributi sul minimale sia ai contributi proporzionali eccedenti
  • Opzione facoltativa: va richiesta esplicitamente all’INPS via cassetto previdenziale entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (o entro 30 giorni dall’iscrizione per i nuovi iscritti)
  • Validita: finche permane il regime forfettario

Effetto pratico sui contributi minimi

Con la riduzione del 35%, il contributo minimo annuo passa da circa 4.200 EUR a circa 2.730 EUR. Risparmio: circa 1.470 EUR all’anno.

Impatto sulla pensione futura

ATTENZIONE: la riduzione comporta una riduzione proporzionale dell’anzianita contributiva ai fini pensionistici. In altre parole, versando il 65% dei contributi, si accumula il 65% dei mesi/anni utili. Esempio: 12 mesi di lavoro con riduzione = circa 7,8 mesi accreditati.

Per chi e all’inizio della carriera puo essere conveniente, ma per chi e prossimo alla pensione potrebbe rallentare il raggiungimento dei requisiti. Valutare con un consulente previdenziale.

Quando conviene forfettario vs ordinario

La scelta tra forfettario e regime ordinario artigiana dipende da diversi fattori. Vediamo i casi tipici:

Conviene il FORFETTARIO se…

  • Fatturato sotto gli 85.000 EUR annui
  • Costi reali inferiori al 33% del fatturato (cioe sotto i 28.000 EUR su 85.000 EUR di ricavi)
  • Sei nei primi 5 anni di attivita (start-up al 5%)
  • Vuoi semplicita gestionale (no IVA, no ISA, no contabilita complessa)
  • Lavori a domicilio o hai pochi macchinari (basso investimento iniziale)

Conviene il REGIME ORDINARIO/SEMPLIFICATO se…

  • Fatturato sopra gli 85.000 EUR annui (oltre il limite)
  • Hai costi reali oltre il 33% del fatturato (affitto centro, dipendenti, macchinari costosi)
  • Hai investito in laser, lampade IPL, macchinari da decine di migliaia di euro (vuoi dedurre IVA e ammortamenti)
  • Hai dipendenti con costo del lavoro elevato (oltre 20.000 EUR limite forfettario)
  • I tuoi clienti sono prevalentemente aziende che vogliono detrarre l’IVA

Caso ibrido: alta marginalita servizi, bassa marginalita prodotti

Le estetiste che vendono anche cosmetici (creme, prodotti) potrebbero trovarsi in una zona grigia. Il consiglio e fare il doppio calcolo:

  • Calcolo tasse in forfettario al 67%
  • Calcolo tasse in regime ordinario con costi reali
  • Confronto e scelta del regime piu conveniente

Attrezzature e costi apertura centro estetico

I costi di apertura di un centro estetico variano molto in base alla location, alle dimensioni, alle attrezzature e all’arredo. Vediamo le principali voci di spesa:

Costi una tantum di apertura

  • Apertura partita IVA: gratuita (presso CAF o online)
  • Iscrizione CCIAA: circa 90 EUR (diritto annuale + bolli)
  • Spese SCIA Comune: 50-300 EUR variabili
  • Tassa concessione governativa: circa 168 EUR
  • Caparra affitto + 1 mese anticipato: 2.000-8.000 EUR
  • Ristrutturazione/adeguamento locali: 5.000-20.000 EUR
  • Arredamento (lettini, sedie attesa, reception): 3.000-10.000 EUR
  • Attrezzature base: 2.000-15.000 EUR (lampada, vapore, sterilizzatore, lettino elettrico, ecc.)
  • Attrezzature avanzate: laser depilazione 5.000-30.000 EUR, lampada IPL 3.000-12.000 EUR, radiofrequenza 2.000-8.000 EUR, cavitazione 1.500-5.000 EUR
  • Prodotti cosmetici scorta iniziale: 1.500-5.000 EUR
  • Software gestionale e cassa telematica: 800-2.000 EUR
  • Sito web + branding + insegna: 1.000-4.000 EUR

Costi totali stimati

  • Centro estetico minimal (a domicilio): 3.000-8.000 EUR
  • Centro estetico piccolo (1-2 cabine): 10.000-25.000 EUR
  • Centro estetico medio (3-4 cabine + macchinari): 25.000-50.000 EUR
  • Centro estetico premium (5+ cabine + laser + SPA): 50.000-150.000 EUR

Costi correnti mensili

  • Affitto: 600-2.500 EUR/mese
  • Utenze (luce, acqua, gas): 200-600 EUR/mese
  • Prodotti cosmetici e materiale di consumo: 300-1.500 EUR/mese
  • Pulizie e biancheria: 100-400 EUR/mese
  • Software gestionale: 30-100 EUR/mese
  • Marketing online: 100-500 EUR/mese

IMPORTANTE per il forfettario: tutti questi costi NON sono deducibili in forfettario, perche il regime applica gia il coefficiente del 67%. Significa che se in un anno si spendono 20.000 EUR di costi reali su 50.000 EUR di fatturato, il regime ordinario sarebbe piu conveniente.

Tariffe tipiche dei trattamenti estetici

Le tariffe medie nei centri estetici italiani nel 2026 (variabili per localita e fascia di mercato):

TrattamentoDurataPrezzo medio
Pulizia viso base45-60 min40-80 EUR
Pulizia viso profonda75-90 min70-120 EUR
Massaggio rilassante50 min50-90 EUR
Massaggio drenante/anticellulite50 min60-110 EUR
Depilazione gambe complete30 min20-40 EUR
Depilazione totale corpo90 min50-100 EUR
Manicure30 min15-30 EUR
Manicure con semipermanente50 min25-45 EUR
Pedicure estetico45 min25-50 EUR
Trattamento corpo (cavitazione, radiofrequenza)50 min60-150 EUR
Epilazione laser zona piccola (es. ascelle)20 min40-80 EUR
Epilazione laser corpo intero120 min200-400 EUR
Trucco evento/sposa60-90 min80-200 EUR

Considerando un centro con 1 estetista che lavora 6 ore al giorno per 22 giorni al mese, con uno scontrino medio di 50-70 EUR e 3-5 clienti al giorno, il fatturato mensile lordo si attesta tra 4.000 e 9.000 EUR (annuo: 48.000-108.000 EUR).

Fatturazione, ricevute e corrispettivi telematici

La maggior parte dei clienti dell’estetista sono privati (B2C). Le regole di documentazione fiscale sono:

Cliente privato (B2C)

  • Corrispettivo telematico via registratore di cassa (obbligatorio se locale aperto al pubblico)
  • Scontrino fiscale rilasciato al cliente al momento del pagamento
  • Fattura elettronica SOLO se richiesta esplicitamente dal cliente (anche privato puo richiederla)

Cliente azienda (B2B)

  • Fattura elettronica obbligatoria (anche per forfettari dal 2024)
  • Trasmissione tramite Sistema di Interscambio (SDI)
  • Indicazione del codice destinatario o PEC dell’azienda

Differenze tra ordinario e forfettario in fattura

Regime ordinario: applicare IVA al 22% sul corrispettivo. Es. trattamento 100 EUR + 22% IVA = 122 EUR totali.

Regime forfettario: NO IVA in fattura. Riportare la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi 54-89, della Legge n. 190/2014. Operazione senza applicazione dell’IVA”. Es. trattamento 100 EUR = 100 EUR totali.

Imposta di bollo

In forfettario, le fatture sopra 77,47 EUR richiedono l’applicazione del bollo da 2 EUR (a carico del cliente o del professionista a seconda dell’accordo). Per scontrini e ricevute fiscali NON serve il bollo.

Registratore di cassa telematico 2026

Dal 2026 e obbligatorio per tutti i centri estetici con locale aperto al pubblico utilizzare il registratore di cassa telematico (RT) per la trasmissione automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Caratteristiche RT

  • Trasmissione giornaliera automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate
  • Stampa del “documento commerciale” (ex scontrino fiscale)
  • Possibilita di emettere “documento commerciale parlante” con codice fiscale del cliente per detrazioni
  • Memorizzazione dei dati su memoria fiscale interna

Costi del registratore telematico

  • Acquisto: 600-1.500 EUR (modelli base-medi)
  • Verifica biennale obbligatoria: 60-100 EUR
  • Bonus fiscale 2026: credito d’imposta del 50% per acquisto/adattamento RT (max 250 EUR per dispositivo)

Esonero dal RT

Le estetiste che lavorano esclusivamente a domicilio del cliente (senza locale aperto al pubblico) non sono obbligate al registratore telematico. In questo caso possono utilizzare:

  • Il “corrispettivo via web” tramite portale Agenzia Entrate (gratuito)
  • App mobili autorizzate per la memorizzazione e trasmissione corrispettivi
  • Ricevuta fiscale cartacea (sempre meno usata)

Pubblicita dei servizi estetici: cosa e vietato

La pubblicita dei trattamenti estetici e regolamentata da norme molto precise. Le violazioni possono comportare sanzioni amministrative significative e provvedimenti dell’Antitrust o del Ministero della Salute.

Cosa NON si puo dire

  • NO claim medici: “cura la cellulite”, “elimina le rughe definitivamente”, “guarisce dall’acne”, “tratta patologie”
  • NO termini sanitari: “terapia”, “diagnosi”, “patologia”, “guarigione”, “remissione”
  • NO confusione con medicina estetica: non puoi pubblicizzare botox, filler, peeling chimici medici, mesoterapia (sono atti medici)
  • NO promesse irrealistiche: “perdita di 10 kg in 1 settimana”, “ringiovanimento di 20 anni”
  • NO testimonianze ingannevoli con foto prima/dopo manipolate

Cosa SI puo dire

  • “Trattamenti estetici per il benessere della pelle”
  • “Riduzione dell’aspetto degli inestetismi della cellulite”
  • “Migliora l’aspetto estetico del viso”
  • “Trattamenti di bellezza personalizzati”
  • Indicazioni di prezzo e durata trasparenti

Pubblicita su social network

Instagram, Facebook, TikTok sono potenti canali di acquisizione clienti, ma valgono le stesse regole. ATTENZIONE alle foto prima/dopo: devono rappresentare risultati realistici e ottenibili dalla maggioranza dei clienti, mai manipolate. Sempre indicare il rispetto della privacy e ottenere consenso scritto del cliente prima di pubblicare immagini riconoscibili.

Dipendenti, collaboratori e apprendistato

Il centro estetico puo crescere assumendo personale qualificato. Ecco le forme contrattuali principali:

Dipendenti a tempo indeterminato/determinato

  • CCNL applicabile: CCNL Acconciatura ed Estetica (settore artigianato)
  • Tutti i dipendenti che svolgono trattamenti devono avere la qualifica di estetista
  • Costo del lavoro: stipendio lordo + 30-35% di contributi a carico azienda + TFR + 13a/14a
  • ATTENZIONE forfettario: il costo del personale non puo superare 20.000 EUR/anno

Apprendistato professionalizzante

  • Eta apprendista: 18-29 anni
  • Durata: massimo 3 anni (5 per l’artigianato)
  • Sgravi contributivi elevati per il datore di lavoro (riduzione fino al 100% per i primi anni nelle micro-imprese)
  • Retribuzione: 60-95% del livello finale a seconda dell’anno di apprendistato
  • Obbligo di formazione (almeno 120 ore/anno)

Tirocini formativi e curricolari

  • Per studenti dei corsi di estetica (parte delle 1.800 ore di praticantato)
  • Indennita di partecipazione: minimo 300-500 EUR/mese (variabile per Regione)
  • NON sono lavoratori subordinati, ma vanno comunicati al Centro per l’Impiego

Collaboratrici “a partita IVA”

ATTENZIONE: le “false partite IVA” sono frequentemente sanzionate nel settore estetico. Se la collaboratrice lavora solo per te, con orari fissi e attrezzature tue, l’INPS puo riqualificare il rapporto in lavoro subordinato con sanzioni e contributi arretrati. Le vere collaborazioni autonome devono avere autonomia organizzativa, propria attrezzatura, piu clienti.

Esempi di calcolo tasse: 30K, 50K, 80K

Vediamo tre esempi concreti per estetiste con fatturati diversi nel regime forfettario con coefficiente 67%, riduzione contributi 35%, aliquota imposta sostitutiva al 15% (post primi 5 anni). Tutti i valori sono indicativi 2026.

Esempio 1 – Estetista a domicilio: fatturato 30.000 EUR

  • Fatturato: 30.000 EUR
  • Reddito imponibile (30.000 x 67%): 20.100 EUR
  • Imposta sostitutiva (20.100 x 15%): 3.015 EUR
  • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 2.600 al 24%, con riduzione 35%): circa 3.135 EUR
  • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
  • Totale tasse + contributi: circa 6.240 EUR
  • Netto in tasca (30.000 – 6.240): 23.760 EUR
  • Pressione fiscale effettiva: 20,8%

Esempio 2 – Centro estetico piccolo: fatturato 50.000 EUR

  • Fatturato: 50.000 EUR
  • Reddito imponibile (50.000 x 67%): 33.500 EUR
  • Imposta sostitutiva (33.500 x 15%): 5.025 EUR
  • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 16.000 al 24%, con riduzione 35%): circa 5.225 EUR
  • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
  • Totale tasse + contributi: circa 10.340 EUR
  • Netto in tasca (50.000 – 10.340): 39.660 EUR (lordo, da cui detrarre costi reali NON deducibili)
  • Pressione fiscale effettiva: 20,7%

Se i costi reali (affitto, prodotti, utenze) sono di 18.000 EUR, il netto reale “in tasca” sarebbe 39.660 – 18.000 = 21.660 EUR.

Esempio 3 – Centro estetico medio: fatturato 80.000 EUR

  • Fatturato: 80.000 EUR (al limite del forfettario)
  • Reddito imponibile (80.000 x 67%): 53.600 EUR
  • Imposta sostitutiva (53.600 x 15%): 8.040 EUR
  • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 36.100 al 24%, con riduzione 35%): circa 8.355 EUR
  • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
  • Totale tasse + contributi: circa 16.485 EUR
  • Lordo dopo tasse (80.000 – 16.485): 63.515 EUR
  • Pressione fiscale effettiva: 20,6%

Se i costi reali sono 35.000 EUR, il netto reale e 63.515 – 35.000 = 28.515 EUR. In questo caso potrebbe convenire valutare il regime ordinario se i costi sono molto elevati.

Confronto rapido con regime ordinario (semplificato)

Per fatturato 50.000 EUR e costi reali 18.000 EUR (reddito netto fiscale 32.000 EUR), in regime ordinario:

  • IRPEF a scaglioni (23% fino 28.000 + 35% oltre): circa 7.840 EUR
  • Addizionali regionali e comunali: circa 600 EUR
  • Contributi INPS 24% su 32.000 EUR (NO riduzione 35%): circa 7.680 EUR
  • IVA: a saldo zero se IVA acquisti compensa IVA vendite (di solito si versa qualcosa)
  • Totale tasse + contributi: circa 16.120 EUR

Risultato: con costi reali al 36% del fatturato, il regime ordinario diventa competitivo. Sotto il 33% di costi, il forfettario e quasi sempre piu conveniente.

FAQ – Domande frequenti

Posso aprire un centro estetico senza qualifica professionale?

NO. La Legge 1/1990 impone che il titolare dell’attivita o un “responsabile tecnico” alle sue dipendenze abbia la qualifica professionale di estetista. Aprire senza qualifica e considerato esercizio abusivo della professione, sanzionato con multe da 516 a 5.165 EUR e chiusura dell’attivita.

Posso fare l’estetista a domicilio in regime forfettario?

SI, e una delle modalita piu flessibili e meno costose. Devi comunque aprire la partita IVA, iscriverti all’Albo Artigiani della CCIAA, versare i contributi INPS Artigiani (con riduzione 35%) e dichiarare la sede operativa (puo essere anche la tua abitazione, con destinazione d’uso compatibile).

Quanto tempo ci vuole per aprire un centro estetico?

Mediamente 2-4 mesi dall’avvio delle pratiche, considerando: ricerca locale, ristrutturazione/adeguamento, presentazione SCIA, ispezione ASL, acquisto attrezzature. Per attivita a domicilio i tempi si riducono a 1-2 settimane.

Quanto guadagna un’estetista in Italia?

Una dipendente guadagna in media 1.300-1.700 EUR netti/mese (CCNL Estetica). Una titolare di centro estetico ben avviato puo guadagnare 2.500-5.000 EUR netti/mese al netto di tasse e costi, ma dipende molto da location, marketing e numero di trattatamenti giornalieri.

Posso usare il laser estetico senza essere medico?

Dipende dal tipo di laser. I laser di Classe 4 (es. laser CO2 ablativo) sono riservati ai medici. I laser di Classe 3B (es. laser a diodo per epilazione, IPL) possono essere usati da estetiste qualificate dopo aver seguito un corso specifico. Verificare sempre la classe del macchinario e la normativa regionale.

Devo emettere fattura elettronica anche in forfettario?

SI, dal 2024 anche i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica per le operazioni B2B (verso aziende con partita IVA). Per i clienti privati continua a valere il sistema dei corrispettivi telematici (scontrino RT). La fattura elettronica al privato e obbligatoria solo se richiesta dal cliente.

Cosa succede se supero gli 85.000 EUR di fatturato in forfettario?

Se a fine anno il fatturato e tra 85.001 e 100.000 EUR, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se invece superi i 100.000 EUR in corso d’anno, esci immediatamente dal mese stesso del superamento, con obbligo di applicare l’IVA retroattivamente da quel momento.

Posso assumere un’apprendista anche se sono in forfettario?

SI, ma attenzione al limite di 20.000 EUR/anno di spese per lavoro dipendente e collaboratori. Per un’apprendista al primo anno, il costo totale (stipendio + contributi ridotti per apprendistato) si aggira sui 12.000-15.000 EUR/anno, quindi rientra nel limite. Se assumi due apprendiste o un’apprendista + altre forme, fai bene i conti.

Mi conviene aprire come SRL artigiana invece che ditta individuale?

Per la maggior parte delle estetiste single, la ditta individuale e piu conveniente per semplicita e costi (no contabilita ordinaria, no bilancio depositato in CCIAA, no tassazione IRES). La SRL ha senso se: si superano fatturati di 100-150.000 EUR, si vuole separare patrimonio personale da quello aziendale, si pianifica un’apertura con piu socie professioniste.

Il CAF puo aiutarmi ad aprire la partita IVA come estetista?

SI. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste le aspiranti estetiste in tutto il percorso: apertura partita IVA, iscrizione CCIAA, comunicazione INPS Artigiani, presentazione SCIA al Comune, scelta del regime fiscale piu vantaggioso, gestione contabile annuale, dichiarazione redditi e pagamento contributi.

Conclusione: aprire la partita IVA da estetista nel 2026

Aprire la partita IVA come estetista nel 2026 richiede un percorso strutturato: qualifica professionale, iscrizione all’Albo Artigiani, SCIA al Comune, autorizzazione ASL, scelta del regime fiscale. Il regime forfettario con riduzione contributi del 35% e la soluzione piu conveniente per chi parte e ha costi contenuti, mentre il regime ordinario e indicato per centri estetici con investimenti elevati e dipendenti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna in tutte le fasi: dall’apertura partita IVA alla gestione fiscale annuale, calcolando il regime piu conveniente in base al tuo fatturato e ai tuoi costi reali. Contatta lo studio per una consulenza personalizzata e parti con il piede giusto nella tua attivita di estetista.

Servizi del CAF Centro Fiscale per estetiste:

  • Apertura partita IVA gratuita
  • Iscrizione CCIAA Albo Artigiani
  • Comunicazione INPS Artigiani con domanda di riduzione 35%
  • Assistenza SCIA al Comune
  • Tenuta contabilita ordinaria o forfettaria
  • Dichiarazione redditi (Modello Redditi PF)
  • Calcolo e versamento F24 contributi e tasse
  • Consulenza per assunzioni e apprendistato

Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per fissare un appuntamento e iniziare la tua attivita di estetista nel migliore dei modi.

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Giugno 14, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-14 08:00:002026-05-23 07:42:32Partita IVA Estetista 2026: Apertura, Tasse, Artigiana o Forfettaria
ESTRATTO CONTRIBUTIVO, PATRONATO

Contributi INPS 2026 Artigiani e Commercianti: Saldo, Acconto, Scadenze e Importi

contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

I contributi INPS 2026 per artigiani e commercianti rappresentano uno degli adempimenti previdenziali più importanti per chi gestisce un’attività in proprio. Ogni anno, i titolari di partita IVA iscritti alle Gestioni IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) dell’INPS devono calcolare e versare i propri contributi obbligatori, rispettando scadenze precise e importi minimi fissati dall’Istituto. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere: aliquote aggiornate, minimale e massimale di reddito, scadenze per il saldo e l’acconto 2026, esempi pratici di calcolo, la riduzione del 35% per il regime forfettario e le sanzioni per ritardi o omissioni.

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Chi deve versare i contributi INPS alla Gestione Artigiani e Commercianti

L’obbligo contributivo riguarda tutte le persone fisiche che svolgono in forma abituale e prevalente un’attività di artigianato (ai sensi della L. 443/1985) o di commercio (ai sensi del D.Lgs. 114/1998), nonché i loro familiari collaboratori. Rientrano nell’obbligo:

  • Artigiani: falegnami, elettricisti, idraulici, meccanici, parrucchieri, estetisti, acconciatori, sarti, panificatori, pittori edili e tutte le attività produttive manuali classificate come artigianato
  • Commercianti: titolari di negozi, esercizi di vicinato, grossisti, agenti e rappresentanti di commercio
  • Coadiuvanti e coadiutori familiari: i familiari (coniuge, figli, genitori) che collaborano nell’impresa con carattere di abitualità e prevalenza
  • Soci lavoratori di società in nome collettivo (SNC) e in accomandita semplice (SAS) che svolgono attività artigiana o commerciale

L’iscrizione avviene automaticamente tramite la Camera di Commercio al momento dell’apertura dell’attività (SCIA/iscrizione albo artigiani). Non è necessario fare una domanda separata all’INPS.

Aliquote contributive INPS 2026 per artigiani e commercianti

Le aliquote per il 2026 sono stabilite annualmente dal Ministero del Lavoro con apposita circolare INPS. La differenza fondamentale tra artigiani e commercianti riguarda lo 0,48% aggiuntivo che i commercianti versano per il finanziamento del Fondo di garanzia trattamento di fine rapporto (INPS Commercio – ex INPDAI).

CategoriaReddito fino al minimaleReddito oltre il minimaleOltre il massimale
Artigiani (titolare < 21 anni)contributo fisso su minimale24,00%aliquota ridotta IVS
Artigiani (titolare ≥ 21 anni)contributo fisso su minimale24,00%aliquota ridotta IVS
Commercianti (titolare < 21 anni)contributo fisso su minimale24,48%aliquota ridotta IVS
Commercianti (titolare ≥ 21 anni)contributo fisso su minimale24,48%aliquota ridotta IVS
Collaboratori (familiari) artigianicontributo fisso su minimale24,00%aliquota ridotta IVS
Collaboratori (familiari) commercianticontributo fisso su minimale24,48%aliquota ridotta IVS

Nota: l’aliquota dello 0,48% aggiuntivo per i commercianti riguarda il contributo alla gestione separata INPS Commercio. I collaboratori familiari ultra 21enni applicano le stesse aliquote del titolare.

Aliquote per i collaboratori under 21

I coadiuvanti e coadiutori familiari con meno di 21 anni di età beneficiano di aliquote IVS ridotte rispetto agli over 21 (indicativamente di circa 0,9 punti percentuali in meno, in base alle circolari INPS degli anni precedenti). La riduzione cessa a partire dal 1° gennaio dell’anno in cui il collaboratore compie 21 anni. Per i valori esatti 2026, consulta la circolare INPS di inizio anno o rivolgiti al CAF Centro Fiscale.

Minimale e massimale di reddito 2026

L’INPS fissa ogni anno due soglie fondamentali che determinano l’importo minimo e massimo dei contributi dovuti.

Il reddito minimale (reddito minimo imponibile)

Il reddito minimale per il 2026 è pari a 18.555 euro (dato da verificare con la circolare INPS di inizio anno). Sul minimale si calcola il contributo fisso annuo, che viene suddiviso in quattro rate trimestrali. Chiunque sia iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti deve versare almeno questo contributo, anche se nell’anno non ha prodotto reddito o ha prodotto un reddito inferiore al minimale.

Il contributo minimo annuo 2026 è di circa 4.200 euro per gli artigiani e di circa 4.292 euro per i commercianti (la differenza è dovuta allo 0,48% aggiuntivo). Questi importi vengono comunicati ufficialmente dall’INPS con apposita circolare, generalmente pubblicata a gennaio/febbraio di ogni anno.

Il reddito massimale

Il massimale di reddito imponibile per il 2026 è pari a 119.650 euro circa (primo scaglione, per contribuenti senza anzianità contributiva al 31/12/1995) e a 84.003 euro circa (per coloro che possono applicare il massimale ridotto). Sul reddito che eccede il massimale non sono dovuti ulteriori contributi IVS. Anche questi valori vengono aggiornati annualmente con circolare INPS.

Tabella riepilogativa 2026

VoceArtigianiCommercianti
Reddito minimale annuo~ 18.555 euro~ 18.555 euro
Contributo minimo annuo~ 4.200 euro~ 4.292 euro
Aliquota IVS su reddito eccedente24,00%24,48%
Massimale reddito imponibile (senza anzianità pre-1996)~ 119.650 euro~ 119.650 euro
Massimale ridotto (con anzianità pre-1996)~ 84.003 euro~ 84.003 euro

Attenzione: i valori del minimale e del massimale vengono aggiornati ogni anno con la rivalutazione automatica basata sull’indice ISTAT. Verifica sempre la circolare INPS di inizio anno (generalmente la Circolare n. 15-20 di gennaio/febbraio).

Come si versano i contributi: il sistema saldo e acconto

Il sistema contributivo per artigiani e commercianti prevede due modalità di versamento, che si sovrappongono nello stesso anno fiscale:

1. Rate fisse trimestrali sul minimale

Il contributo calcolato sul reddito minimale viene suddiviso in quattro rate trimestrali di pari importo, con scadenze fisse:

RataScadenza 2026
1ª rata16 maggio 2026
2ª rata20 agosto 2026
3ª rata16 novembre 2026
4ª rata16 febbraio 2027

Le rate trimestrali vengono versate tramite F24, con i codici tributo specifici comunicati dall’INPS nella circolare annuale. Il pagamento può avvenire online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, tramite banca o ufficio postale.

2. Saldo e acconto collegati alla dichiarazione dei redditi

Oltre alle rate fisse, artigiani e commercianti devono versare:

  • Saldo contributi anno precedente: la differenza tra i contributi effettivamente dovuti sull’intero reddito 2025 e quanto già versato con le rate fisse. Si versa entro il 30 giugno 2026 (o 31 luglio con maggiorazione dello 0,40%)
  • Primo acconto contributi 2026: pari al 40% dell’acconto totale dovuto, da versare entro il 30 giugno 2026
  • Secondo acconto contributi 2026: pari al restante 60% dell’acconto totale, da versare entro il 30 novembre 2026

Il calcolo del saldo e dell’acconto viene effettuato nella dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF o Modello 730 per i forfettari – LM): il software di compilazione calcola automaticamente quanto dovuto in base al reddito dichiarato.

Scadenze 2026 riepilogo completo

AdempimentoScadenzaNote
1ª rata fissa trimestrale16 maggio 2026Contributo sul minimale
Saldo 2025 + 1ª acconto 2026 (40%)30 giugno 2026Con dichiarazione redditi
Saldo 2025 + 1ª acconto 2026 (con proroga)31 luglio 2026Con maggiorazione 0,40%
2ª rata fissa trimestrale20 agosto 2026Contributo sul minimale
2ª acconto 2026 (60%)30 novembre 2026Secondo acconto contributi
3ª rata fissa trimestrale16 novembre 2026Contributo sul minimale
4ª rata fissa trimestrale16 febbraio 2027Contributo sul minimale anno 2026

Esempi pratici di calcolo contributi 2026

Vediamo come funziona il calcolo con casi concreti, così puoi capire esattamente cosa ti aspetta in termini di versamenti.

Esempio 1: Artigiano con reddito sotto il minimale

Situazione: Mario è un artigiano (falegname) con reddito imponibile 2025 di 12.000 euro, inferiore al reddito minimale di 18.555 euro.

Calcolo: Anche se il reddito è inferiore al minimale, Mario deve comunque versare il contributo minimo annuo di circa 4.200 euro (equivalente a quello calcolato sul minimale di 18.555 euro x 24%). Non viene calcolato alcun saldo aggiuntivo perché il reddito reale non supera il minimale.

Rate trimestrali 2026: circa 1.050 euro x 4 rate.

Esempio 2: Commerciante con reddito medio

Situazione: Laura è titolare di un negozio di abbigliamento con reddito imponibile 2025 di 35.000 euro.

Calcolo contributi totali dovuti:

  • Sul reddito minimale (18.555 euro x 24,48%) = circa 4.542 euro (parte fissa)
  • Sul reddito eccedente il minimale (35.000 – 18.555 = 16.445 euro x 24,48%) = circa 4.025 euro
  • Totale contributi dovuti per il 2025: circa 8.567 euro

Versamenti effettuati con le rate fisse 2025: circa 4.292 euro (contributo minimo annuo 2025)

Saldo da versare entro il 30 giugno 2026: 8.567 – 4.292 = circa 4.275 euro

Acconto 2026 (calcolato sul totale contributi 2025): circa 8.567 euro x 100% = 8.567 euro, di cui: primo acconto (40%) = 3.427 euro entro 30/06/2026; secondo acconto (60%) = 5.140 euro entro 30/11/2026.

Esempio 3: Artigiano in regime forfettario

Situazione: Giuseppe è un elettricista in regime forfettario con ricavi 2025 di 40.000 euro. Il coefficiente di redditività per la sua categoria è 86% (costruzioni).

Calcolo reddito imponibile ai fini previdenziali: 40.000 euro x 86% = 34.400 euro

Calcolo contributi senza agevolazione: 18.555 x 24% (fisso) + (34.400 – 18.555) x 24% = circa 4.453 + 3.803 = 8.256 euro

Con riduzione forfettari 35%: 8.256 euro x (1 – 35%) = 8.256 x 65% = circa 5.366 euro

Il risparmio contributivo grazie alla riduzione del 35% è di circa 2.890 euro all’anno.

La riduzione contributiva del 35% per il regime forfettario

I titolari di partita IVA in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono beneficiare di una riduzione contributiva del 35% sull’importo totale dei contributi dovuti, incluso il contributo minimo fisso trimestrale. Si tratta di un’agevolazione strutturale introdotta dalla Legge n. 190/2014 (Legge Stabilità 2015) e confermata per il 2026.

Come richiedere la riduzione del 35%

La riduzione non è automatica: deve essere richiesta presentando apposita comunicazione all’INPS tramite:

  • Il portale INPS online (cassetto previdenziale artigiani e commercianti)
  • Il CAF o il professionista abilitato (commercialista, consulente del lavoro)
  • Il Contact Center INPS (803.164 da fisso gratuito, 06.164.164 da mobile)

La comunicazione deve essere presentata entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento per avere effetto da gennaio. Se presentata successivamente, la riduzione decorre dal mese di presentazione. Una volta attivata, la riduzione rimane valida anche negli anni successivi, finché si rimane nel regime forfettario.

Attenzione: la riduzione ha un impatto sulla pensione futura

Versare meno contributi significa anche accumulare meno contribuzione pensionistica. Con la riduzione del 35%, la pensione futura risulterà proporzionalmente più bassa rispetto a un contribuente che versa l’intero importo. È una scelta conveniente nel breve periodo (liquidità immediata), ma va valutata considerando il lungo periodo previdenziale. Ti consigliamo di consultare il tuo estratto contributivo INPS per valutare la situazione personale.

Rateazione dei contributi INPS 2026

Artigiani e commercianti possono rateizzare i contributi dovuti a saldo (con la dichiarazione dei redditi) in caso di difficoltà finanziarie temporanee. La rateazione è possibile nelle seguenti forme:

  • Dilazione ordinaria: i contributi a saldo e le rate di acconto possono essere rateizzati in sede di dichiarazione dei redditi, pagando entro le scadenze ordinarie con eventuali maggiorazioni di interessi
  • Rateazione straordinaria INPS: in caso di debiti contributivi non versati (es. anni precedenti), è possibile presentare domanda di rateazione all’INPS tramite il cassetto previdenziale. La rateazione può arrivare a 60 rate mensili per importi elevati
  • Rottamazione contributi: in presenza di procedure straordinarie di definizione agevolata (come la rottamazione quater o il saldo e stralcio), i contributi INPS possono rientrare in questi benefici

Per le rate fisse trimestrali 2026, non è prevista la rateazione ordinaria: devono essere versate entro le scadenze fisse sopra indicate.

Coordinamento con la dichiarazione dei redditi 2026

I contributi INPS versati nell’anno sono deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF (art. 10 TUIR). Questo significa che i contributi 2025 versati nell’anno 2026 (saldo e acconti) si deducono nella dichiarazione dei redditi 2026 (relativa al 2025), riducendo la base imponibile IRPEF.

Per i forfettari, la situazione è leggermente diversa: i contributi previdenziali si deducono dal reddito determinato forfettariamente, riducendo direttamente la base imponibile prima dell’applicazione dell’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le start-up).

Il Quadro RR nella dichiarazione dei redditi

Nella dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF), il Quadro RR è dedicato ai contributi previdenziali e assistenziali. In questo quadro vengono riportati:

  • Il reddito imponibile previdenziale (sezione I per artigiani e commercianti)
  • I contributi già versati con le rate fisse
  • Il calcolo del saldo e dell’acconto
  • La riduzione per regime forfettario (se applicabile)

Il software di compilazione (CAF, commercialisti) compila automaticamente il Quadro RR sulla base dei dati inseriti e dei versamenti già effettuati. È importante conservare tutte le ricevute F24 dei versamenti effettuati durante l’anno per evitare discrepanze.

Sanzioni per omesso o tardivo versamento dei contributi

Il mancato o tardivo pagamento dei contributi INPS comporta l’applicazione automatica di sanzioni e interessi. Ecco il quadro sanzionatorio vigente per il 2026:

Sanzioni civili (more)

Le sanzioni civili per omissione/evasione contributiva sono disciplinate dall’art. 116 della L. 388/2000:

TipologiaSanzione civileLimite massimo
Omissione contributiva (obbligo non rispettato per errore, non frode)Tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti (annuale)40% del contributo non versato
Evasione contributiva (occultamento doloso del rapporto di lavoro o del reddito)30% del contributo non versato per anno60% del contributo non versato
Ravvedimento spontaneo (prima di notifica INPS)Sanzione ridotta (see nota)Riduzione fino al 50% in alcuni casi

Il tasso di riferimento BCE (TUR) viene aggiornato dalla Banca Centrale Europea: per il 2026 è necessario verificare il tasso vigente alla data di regolarizzazione.

Come regolarizzare: il ravvedimento operoso

Se hai omesso o tardato un versamento contributivo, puoi regolarizzare la posizione tramite ravvedimento operoso, versando il contributo omesso maggiorato degli interessi calcolati giorno per giorno. Tuttavia, diversamente dal ravvedimento tributario, il ravvedimento sui contributi INPS ha modalità specifiche: ti consigliamo di rivolgerti al CAF o a un consulente del lavoro per calcolare esattamente quanto dovuto e procedere correttamente.

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Domande frequenti (FAQ)

Quando pago le scadenze contributi INPS 2026 come artigiano o commerciante?

Le scadenze principali sono: 16 maggio (1ª rata fissa), 30 giugno (saldo 2025 e 1ª acconto 2026 – 40%), 20 agosto (2ª rata fissa), 30 novembre (2ª acconto 2026 – 60%), 16 novembre (3ª rata fissa), 16 febbraio 2027 (4ª rata fissa).

Qual è l’aliquota INPS 2026 per gli artigiani?

L’aliquota IVS 2026 per gli artigiani è del 24,00% sul reddito eccedente il minimale. Per i commercianti è del 24,48% (0,48% in più per il contributo al Fondo di garanzia TFR). Sul reddito minimo si paga invece un contributo fisso trimestrale.

Quanto pago di contributi INPS se sono in regime forfettario?

Se sei in regime forfettario e iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti, puoi richiedere la riduzione del 35% sui contributi dovuti. La domanda va presentata all’INPS entro il 28 febbraio. Con questa agevolazione, il contributo minimo annuo scende da circa 4.200 euro a circa 2.730 euro per gli artigiani.

Come si calcola il contributo minimo 2026?

Il contributo minimo si calcola applicando l’aliquota IVS (24% artigiani, 24,48% commercianti) al reddito minimale annuo. Per il 2026 il reddito minimale è di circa 18.555 euro, quindi il contributo minimo è di circa 4.200 euro (artigiani) o 4.292 euro (commercianti). Questo importo viene versato in 4 rate trimestrali uguali.

Posso rateizzare i contributi INPS artigiani?

Le rate fisse trimestrali non sono rateizzabili e devono essere versate entro le scadenze previste. Il saldo e l’acconto calcolati in dichiarazione dei redditi possono invece essere rateizzati tramite il modello F24 con le modalità previste. Per debiti contributivi pregressi è possibile richiedere una dilazione all’INPS.

Ho guadagnato meno del minimale: devo comunque pagare?

Sì. Anche se il reddito dell’anno è inferiore al reddito minimale, l’obbligo di versare il contributo minimo fisso rimane. Non è possibile ridurre il contributo in proporzione al reddito effettivo quando questo è sotto il minimale. L’unica eccezione riguarda il primo anno di iscrizione, dove il minimale può essere riproporzionato ai mesi di effettiva attività.

Quali codici tributo F24 si usano per i contributi artigiani e commercianti?

I codici tributo principali (aggiornabili ogni anno con circolare INPS) sono: IVS1 per gli artigiani (contributi fissi), IVS4 per i commercianti (contributi fissi), IVS2 (artigiani, eccedente minimale), IVS5 (commercianti, eccedente minimale). Verifica sempre i codici nella circolare INPS dell’anno in corso o nel cassetto previdenziale online.

Come il CAF Centro Fiscale ti aiuta con i contributi INPS

Gestire i contributi INPS da soli può essere complicato, specialmente per chi non ha familiarità con i calcoli previdenziali. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per artigiani e commercianti:

  • Calcolo preciso dei contributi dovuti per l’anno in corso
  • Predisposizione e invio della richiesta di riduzione 35% forfettari
  • Compilazione e invio del Modello Redditi PF con Quadro RR
  • Verifica della posizione contributiva e dell’estratto INPS
  • Assistenza in caso di irregolarità o cartelle esattoriali
  • Supporto per domande di rateazione contributi

Puoi contattarci al 0432 1638640, via WhatsApp al 366 6018121 o recandoti direttamente presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, Scala B, Udine. Siamo disponibili per un appuntamento e per fornirti tutta l’assistenza necessaria.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 10:08:442026-06-12 08:29:17Contributi INPS 2026 Artigiani e Commercianti: Saldo, Acconto, Scadenze e Importi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Contributi INPS 2026 Artigiani e Commercianti: Nuovi Minimi, Tabelle e Scadenze

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Indice dei contenuti

  1. Aumenti Contributi INPS 2026: Cosa Cambia per Artigiani e Commercianti
  2. Tabella Minimali Contributivi 2026 Artigiani
  3. Tabella Minimali Contributivi 2026 Commercianti
  4. Confronto Minimali 2025 vs 2026: Quanto Aumentano i Contributi
  5. Come Si Calcolano i Contributi INPS: Aliquote e Formule
  6. Scadenze Versamento Trimestrale 2026: Calendario Completo
  7. Esempi Pratici di Calcolo Contributi
  8. Come Versare: Modello F24 e Codici Tributo
  9. Esoneri e Riduzioni Contributive 2026
  10. Domande Frequenti sui Contributi INPS

Dal 1° gennaio 2026 sono entrati in vigore i nuovi minimali contributivi INPS per artigiani e commercianti, con aumenti significativi rispetto all’anno precedente. Le aliquote contributive rimangono invariate al 24% per il reddito eccedente il minimale, ma i contributi fissi obbligatori da versare sono cresciuti in linea con l’adeguamento ISTAT e le rivalutazioni previste dalla Legge di Bilancio 2026.

In questa guida completa aggiornata al 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega nel dettaglio:

  • I nuovi minimali contributivi 2026 per artigiani e commercianti
  • Le tabelle complete con tutti gli importi aggiornati
  • Il confronto 2025-2026 per capire quanto aumentano i contributi
  • Le scadenze di versamento trimestrale e i codici tributo F24
  • Esempi pratici di calcolo per diverse fasce di reddito
  • Gli esoneri e riduzioni disponibili per alcune categorie

Che tu sia un artigiano iscritto alla gestione INPS o un commerciante con partita IVA, questa guida ti aiuterà a comprendere esattamente quanto dovrai versare nel 2026 e come calcolare correttamente i tuoi contributi previdenziali.

Aumenti Contributi INPS 2026: Cosa Cambia per Artigiani e Commercianti

I contributi INPS per artigiani e commercianti si compongono di due parti:

  1. Contributo fisso sul reddito minimale (indipendente dal reddito effettivo, fino a un certo limite)
  2. Contributo proporzionale sul reddito eccedente (24% dell’eccedenza rispetto al minimale)

Per il 2026, le principali novità riguardano:

Reddito Minimale 2026

Il reddito minimale annuo su cui si calcolano i contributi fissi è stato adeguato all’inflazione ISTAT e alle rivalutazioni previste dalla normativa previdenziale. Per il 2026, il reddito minimale è fissato a:

  • 17.504 euro annui (incremento rispetto ai 17.193 euro del 2025)

Questo significa che anche se il tuo reddito effettivo è inferiore a questa soglia, dovrai comunque versare i contributi calcolati sul minimale. Se invece il tuo reddito supera i 17.504 euro, pagherai i contributi fissi sul minimale più il 24% sull’eccedenza (fino al massimale).

Massimale Contributivo 2026

Il massimale contributivo, ovvero il tetto oltre il quale non si versano ulteriori contributi proporzionali, è stato anch’esso rivalutato per il 2026:

  • 89.461 euro annui (rispetto agli 87.997 euro del 2025)

Chi supera questo reddito versa contributi sul minimale + 24% fino al massimale, ma non paga contributi aggiuntivi sulla parte eccedente gli 89.461 euro.

Aliquote Contributive 2026 (invariate)

Le aliquote contributive restano confermate per il 2026:

Tipo ContributoAliquota 2026
Contributo IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti)24%
Contributo maternitàIncluso nel 24%
Aliquota ridotta under 2122,35%

Nota importante: L’aliquota del 24% si applica solo al reddito eccedente il minimale di 17.504 euro. Sul reddito minimale si versa un contributo fisso che vedremo nelle tabelle seguenti.

Tabella Minimali Contributivi 2026 Artigiani

Gli artigiani iscritti alla gestione INPS versano contributi in base al proprio reddito d’impresa. Ecco la tabella completa dei minimali 2026:

Contributi Fissi Artigiani 2026

CategoriaReddito MinimaleContributo Annuo FissoContributo Trimestrale
Artigiani con più di 21 anni17.504 euro4.201 euro1.050,25 euro
Artigiani under 2117.504 euro3.912 euro978 euro
Coadiuvanti/Coadiutori under 2117.504 euro3.912 euro978 euro
Collaboratori over 2117.504 euro4.201 euro1.050,25 euro

Come leggere la tabella:

  • Contributo annuo fisso: è l’importo minimo da versare in un anno, calcolato applicando l’aliquota del 24% (o 22,35% per under 21) al reddito minimale di 17.504 euro
  • Contributo trimestrale: è la rata da versare ogni trimestre (contributo annuo diviso 4)

Calcolo Contributo Eccedente Minimale

Se il tuo reddito d’impresa supera 17.504 euro, oltre al contributo fisso dovrai versare il 24% sull’eccedenza.

Formula:

Contributo totale = Contributo fisso (4.201 euro) + [(Reddito - 17.504) x 24%]

Esempio: Artigiano con reddito di 35.000 euro:

  • Contributo fisso: 4.201 euro
  • Eccedenza: 35.000 – 17.504 = 17.496 euro
  • Contributo su eccedenza: 17.496 x 24% = 4.199 euro
  • Contributo totale annuo: 8.400 euro

Tabella Minimali Contributivi 2026 Commercianti

I commercianti iscritti alla gestione INPS seguono le stesse regole degli artigiani, con minimali e aliquote identiche. La distinzione è solo amministrativa, in base al codice ATECO dell’attività.

Contributi Fissi Commercianti 2026

CategoriaReddito MinimaleContributo Annuo FissoContributo Trimestrale
Commercianti con più di 21 anni17.504 euro4.201 euro1.050,25 euro
Commercianti under 2117.504 euro3.912 euro978 euro
Coadiuvanti familiari17.504 euro4.201 euro1.050,25 euro

Chi deve iscriversi come commerciante?

  • Esercenti attività di commercio al dettaglio (negozi, e-commerce)
  • Commercio all’ingrosso
  • Agenzie di servizi (immobiliari, viaggi, intermediazione)
  • Attività di ristorazione e somministrazione (bar, ristoranti)
  • Rappresentanti e agenti di commercio

La distinzione tra artigiani e commercianti è importante ai fini della registrazione presso la Camera di Commercio, ma non influisce sugli importi contributivi INPS.

Confronto Minimali 2025 vs 2026: Quanto Aumentano i Contributi

Analizziamo nel dettaglio quanto sono aumentati i contributi INPS nel passaggio dal 2025 al 2026:

Tabella Comparativa Minimali e Contributi

Elemento20252026Aumento% Variazione
Reddito minimale17.193 euro17.504 euro+311 euro+1,81%
Contributo annuo fisso (24%)4.126 euro4.201 euro+75 euro+1,82%
Contributo trimestrale1.031,50 euro1.050,25 euro+18,75 euro+1,82%
Massimale contributivo87.997 euro89.461 euro+1.464 euro+1,66%

Impatto Concreto per Redditi Diversi

Vediamo quanto aumenta la spesa contributiva per diverse fasce di reddito:

Reddito d’ImpresaContributi 2025Contributi 2026Aumento Annuo
15.000 euro (sotto minimale)4.126 euro4.201 euro+75 euro
25.000 euro6.000 euro6.100 euro+100 euro
35.000 euro8.400 euro8.499 euro+99 euro
50.000 euro12.000 euro12.200 euro+200 euro
70.000 euro16.800 euro17.100 euro+300 euro
90.000 euro (oltre massimale)21.000 euro21.370 euro+370 euro

Nota: Gli importi sono arrotondati. L’aumento è proporzionale al reddito: chi guadagna di più paga di più in valore assoluto, ma la percentuale resta costante.

Cause dell’Aumento 2026

L’incremento dei contributi INPS 2026 è dovuto a:

  • Rivalutazione ISTAT: adeguamento all’inflazione 2025 (+1,8% circa)
  • Legge di Bilancio 2026: aggiornamento automatico dei minimali previdenziali
  • Obiettivi di sostenibilità INPS: garantire equilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate

Come Si Calcolano i Contributi INPS: Aliquote e Formule

Il calcolo dei contributi INPS per artigiani e commercianti può sembrare complesso, ma seguendo pochi passaggi diventa semplice. Vediamo le formule e le modalità di calcolo.

Formula Generale di Calcolo

Il calcolo dipende da dove si colloca il tuo reddito rispetto al minimale e al massimale:

Caso 1: Reddito Inferiore al Minimale (< 17.504 euro)

Contributo annuo = 4.201 euro (fisso)

Anche se il reddito è basso o nullo, il contributo minimo è dovuto. Unica eccezione: esoneri specifici (vedi sezione dedicata).

Caso 2: Reddito tra Minimale e Massimale (17.504 – 89.461 euro)

Contributo annuo = 4.201 euro + [(Reddito - 17.504) x 24%]

Esempio: Commerciante con reddito di 40.000 euro:

  • Contributo fisso: 4.201 euro
  • Eccedenza: 40.000 – 17.504 = 22.496 euro
  • Contributo su eccedenza: 22.496 x 24% = 5.399 euro
  • Totale: 4.201 + 5.399 = 9.600 euro annui

Caso 3: Reddito Superiore al Massimale (> 89.461 euro)

Contributo annuo = 4.201 euro + [(89.461 - 17.504) x 24%]
                 = 4.201 + 17.270 = 21.471 euro (contributo massimo)

Chi supera il massimale non paga contributi aggiuntivi sull’eccedenza.

Aliquote Ridotte per Under 21

Gli artigiani e commercianti con meno di 21 anni beneficiano di un’aliquota ridotta del 22,35% invece del 24%:

Contributo fisso under 21 = 17.504 x 22,35% = 3.912 euro/anno

Risparmio annuo: 4.201 – 3.912 = 289 euro

L’aliquota ridotta si applica fino al compimento del 21° anno di età.

Reddito da Considerare per il Calcolo

Il reddito su cui calcolare i contributi è quello determinato secondo le regole fiscali:

  • Regime ordinario: reddito d’impresa (ricavi – costi) dichiarato nel Modello Redditi
  • Regime forfettario: reddito imponibile forfettario (ricavi x coefficiente di redditività)

Esempio regime forfettario: Artigiano con ricavi 50.000 euro e coefficiente 67%:

  • Reddito imponibile: 50.000 x 67% = 33.500 euro
  • Contributi INPS: 4.201 + [(33.500 – 17.504) x 24%] = 8.040 euro

Scadenze Versamento Trimestrale 2026: Calendario Completo

I contributi INPS per artigiani e commercianti si versano in quattro rate trimestrali a cadenza fissa. Ecco il calendario completo per il 2026:

Calendario Scadenze Trimestrali 2026

TrimestreScadenzaImporto Minimo (>21 anni)Importo Minimo (under 21)
1° Trimestre (gennaio-marzo)16 maggio 20261.050,25 euro978 euro
2° Trimestre (aprile-giugno)20 agosto 20261.050,25 euro978 euro
3° Trimestre (luglio-settembre)16 novembre 20261.050,25 euro978 euro
4° Trimestre (ottobre-dicembre)16 febbraio 20271.050,25 euro978 euro

Note importanti:

  • Se la scadenza cade di sabato o festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo
  • Gli importi indicati sono minimi (contributo sul reddito minimale diviso 4)
  • Se il reddito supera il minimale, i versamenti trimestrali sono acconti da conguagliare l’anno successivo

Acconto e Saldo Contributivo

Il sistema di versamento dei contributi INPS per artigiani e commercianti funziona in acconto e saldo:

Durante il 2026: Versamenti Trimestrali (Acconto)

Nelle quattro scadenze trimestrali versi acconti calcolati:

  • Sul reddito minimale se non hai ancora dichiarato il reddito definitivo
  • Oppure in base al reddito dell’anno precedente se già noto

Giugno 2027: Saldo in Dichiarazione dei Redditi

Quando presenti la dichiarazione dei redditi 2027 (per i redditi 2026), calcoli:

  • Contributo dovuto in base al reddito effettivo 2026
  • Acconti già versati nei quattro trimestri
  • Saldo (differenza da pagare o credito da recuperare)

Esempio pratico:

  • Reddito effettivo 2026: 30.000 euro
  • Contributi dovuti: 4.201 + [(30.000 – 17.504) x 24%] = 7.200 euro
  • Acconti versati (4 rate): 4 x 1.050,25 = 4.201 euro
  • Saldo da pagare a giugno 2027: 7.200 – 4.201 = 2.999 euro

Sanzioni per Ritardato Pagamento

Il mancato o ritardato versamento dei contributi comporta:

  • Interessi di mora: calcolati giorno per giorno dal giorno di scadenza
  • Sanzioni amministrative: fino al 30% dell’importo non versato
  • Cartella esattoriale: l’INPS notifica le somme dovute con aggravio di ulteriori costi

Consiglio: Se hai difficoltà economiche, contatta tempestivamente l’INPS o il CAF per valutare piani di rateizzazione prima che scadano i termini.

Esempi Pratici di Calcolo Contributi

Vediamo alcuni casi concreti per capire esattamente quanto si paga in contributi INPS nel 2026:

Esempio 1: Artigiano Idraulico con Reddito Minimo

Dati:

  • Reddito d’impresa 2026: 12.000 euro (sotto il minimale)
  • Età: 35 anni (aliquota ordinaria 24%)
  • Gestione: Artigiani INPS

Calcolo contributi:

Anche se il reddito è sotto il minimale di 17.504 euro, deve comunque versare il contributo fisso:

  • Contributo annuo: 4.201 euro
  • Rate trimestrali: 1.050,25 euro x 4
  • Incidenza sul reddito: 4.201 / 12.000 = 35% (molto alta perché sotto minimale)

Esempio 2: Commerciante E-commerce Forfettario

Dati:

  • Ricavi 2026: 60.000 euro
  • Regime forfettario, coefficiente redditività: 40%
  • Reddito imponibile: 60.000 x 40% = 24.000 euro
  • Età: 28 anni

Calcolo contributi:

  • Contributo fisso: 4.201 euro
  • Eccedenza minimale: 24.000 – 17.504 = 6.496 euro
  • Contributo su eccedenza: 6.496 x 24% = 1.559 euro
  • Contributo totale annuo: 4.201 + 1.559 = 5.760 euro
  • Incidenza sul reddito: 5.760 / 24.000 = 24%

Esempio 3: Giovane Artigiano Under 21 con Agevolazioni

Dati:

  • Reddito d’impresa 2026: 18.000 euro
  • Età: 20 anni (aliquota ridotta 22,35%)
  • Prima attività avviata nel 2025

Calcolo contributi:

  • Contributo fisso (aliquota ridotta): 17.504 x 22,35% = 3.912 euro
  • Eccedenza minimale: 18.000 – 17.504 = 496 euro
  • Contributo su eccedenza: 496 x 22,35% = 111 euro
  • Contributo totale annuo: 3.912 + 111 = 4.023 euro
  • Risparmio rispetto ad aliquota ordinaria: 289 euro/anno

Esempio 4: Artigiano con Reddito Alto (vicino al massimale)

Dati:

  • Reddito d’impresa 2026: 80.000 euro
  • Età: 45 anni

Calcolo contributi:

  • Contributo fisso: 4.201 euro
  • Eccedenza minimale: 80.000 – 17.504 = 62.496 euro
  • Contributo su eccedenza: 62.496 x 24% = 14.999 euro
  • Contributo totale annuo: 4.201 + 14.999 = 19.200 euro
  • Incidenza sul reddito: 19.200 / 80.000 = 24%

Riepilogo Comparativo

CasoRedditoContributi AnnuiIncidenza %
Esempio 1 (sotto minimale)12.000 euro4.201 euro35%
Esempio 2 (forfettario)24.000 euro5.760 euro24%
Esempio 3 (under 21)18.000 euro4.023 euro22,35%
Esempio 4 (alto reddito)80.000 euro19.200 euro24%

Osservazione: L’incidenza percentuale sui redditi sopra il minimale è costante al 24%, mentre chi ha redditi bassi subisce un’incidenza molto più alta a causa del contributo fisso obbligatorio.

Come Versare: Modello F24 e Codici Tributo

I contributi INPS per artigiani e commercianti si versano tramite modello F24 con codici tributo specifici. Vediamo come compilarlo correttamente.

Codici Tributo F24 per Artigiani

Codice TributoDescrizioneQuando si Usa
AR01Contributi IVS artigiani – Quota fissaVersamento trimestrale sul minimale
AR02Contributi IVS artigiani – Quota eccedenteSaldo su redditi oltre il minimale
AR03Contributi IVS artigiani – MaternitàContributo maternità (già incluso nell’aliquota 24%)

Codici Tributo F24 per Commercianti

Codice TributoDescrizioneQuando si Usa
CM01Contributi IVS commercianti – Quota fissaVersamento trimestrale sul minimale
CM02Contributi IVS commercianti – Quota eccedenteSaldo su redditi oltre il minimale
CM03Contributi IVS commercianti – MaternitàContributo maternità (già incluso nell’aliquota 24%)

Come Compilare il Modello F24

Vediamo passo per passo la compilazione del modello F24 per i contributi trimestrali:

Sezione da Compilare: INPS

I contributi artigiani e commercianti vanno nella sezione INPS del modello F24 (non nella sezione Erario).

Campi da Compilare

  1. Codice tributo: AR01 (artigiani) o CM01 (commercianti)
  2. Matricola INPS: il tuo numero di matricola (10 cifre)
  3. Periodo di riferimento: trimestre di competenza (es. 01 per 1° trimestre)
  4. Anno di riferimento: 2026
  5. Importo a debito: 1.050,25 euro (o 978 euro se under 21)

Esempio Compilazione (Artigiano 1° Trimestre 2026)

Sezione INPS
- Codice tributo: AR01
- Matricola INPS: 1234567890
- Periodo: 01 (gennaio-marzo)
- Anno: 2026
- Importo a debito: 1.050,25 euro

Modalità di Pagamento

Puoi versare il modello F24 tramite:

  • Home banking: la maggior parte delle banche consente il pagamento F24 online
  • Sportello bancario/postale: presentando il modello compilato (per importi < 1.000 euro anche in contanti)
  • Servizi telematici Agenzia Entrate: tramite Entratel o Fisconline
  • Intermediario abilitato: CAF o commercialista possono gestire i versamenti per te

Consiglio: Se non sei sicuro della compilazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine. Ti aiuteremo a calcolare gli importi corretti e compilare i modelli F24.

Esoneri e Riduzioni Contributive 2026

In alcuni casi è possibile ottenere esoneri o riduzioni dei contributi INPS. Vediamo le principali agevolazioni disponibili nel 2026:

Esonero per Nuove Attività Giovanili (fino a 35 anni)

I giovani artigiani e commercianti che avviano una nuova attività possono beneficiare di uno sconto contributivo del 50% per i primi 3 anni, a condizione che:

  • Abbiano meno di 35 anni al momento dell’apertura della partita IVA
  • Non abbiano mai svolto attività artigianale/commerciale in precedenza
  • Il reddito non superi determinate soglie

Importo ridotto:

  • Contributo annuo: 4.201 / 2 = 2.100,50 euro
  • Contributo trimestrale: 525,12 euro

Come richiederlo: Compilare il modulo di domanda all’INPS entro 90 giorni dall’apertura della partita IVA.

Riduzione per Pensionati Attivi

Gli artigiani e commercianti già pensionati che continuano a lavorare possono richiedere l’esonero parziale o totale dei contributi IVS, mantenendo solo il contributo maternità.

Requisiti:

  • Essere titolare di pensione di vecchiaia o anticipata
  • Continuare a svolgere attività artigianale/commerciale

Contributo ridotto: circa 200-300 euro/anno (solo maternità)

Sospensione per Maternità/Paternità

Le artigiane e commercianti in maternità possono richiedere la sospensione dei contributi per i periodi di:

  • Congedo di maternità: 5 mesi (2 prima + 3 dopo il parto)
  • Congedo parentale: fino a 6 mesi (facoltativo)

Durante questi periodi, non sono dovuti i contributi fissi. La copertura contributiva è garantita dall’INPS.

Riduzione per Coadiuvanti Familiari

I coadiuvanti e coadiutori familiari (es. moglie che aiuta il marito artigiano) beneficiano di contributi ridotti:

  • Aliquota: 21% invece del 24%
  • Contributo annuo fisso: circa 3.670 euro

Rateizzazione per Difficoltà Economiche

Se hai difficoltà a pagare i contributi, puoi richiedere all’INPS un piano di rateizzazione:

  • Fino a 24 mesi per importi sotto i 10.000 euro
  • Fino a 72 mesi per importi superiori
  • Interessi agevolati rispetto a sanzioni e more

Importante: La rateizzazione va richiesta prima della scadenza per evitare sanzioni.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande Frequenti sui Contributi INPS 2026

1. Quanto costa al mese la contribuzione INPS per artigiani e commercianti nel 2026?

Il contributo mensile minimo (calcolando la rata trimestrale divisa 3) è di circa 350 euro al mese per chi ha più di 21 anni. Questo importo sale se il reddito supera il minimale di 17.504 euro annui.

2. Devo pagare i contributi INPS anche se non ho guadagnato nulla?

Sì, il contributo minimo è sempre dovuto, anche se l’attività non ha prodotto reddito. L’unica eccezione sono casi di sospensione/cessazione dell’attività comunicati all’INPS.

3. Posso dedurre i contributi INPS dalla dichiarazione dei redditi?

Sì, i contributi INPS versati sono interamente deducibili dal reddito d’impresa, riducendo la base imponibile IRPEF (o imposta sostitutiva se sei in regime forfettario).

4. Se pago in ritardo i contributi INPS, cosa succede?

Il ritardo comporta interessi di mora calcolati giornalmente e sanzioni fino al 30% dell’importo dovuto. Inoltre, l’INPS può emettere una cartella esattoriale con ulteriori aggravi di spese.

5. I contributi INPS danno diritto alla pensione?

Sì, i contributi versati come artigiano o commerciante sono utili ai fini pensionistici e danno diritto a:

  • Pensione di vecchiaia (67 anni con almeno 20 anni di contributi)
  • Pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per uomini, 41 anni e 10 mesi per donne)
  • Pensione di invalidità e pensione ai superstiti

6. Come faccio a sapere la mia matricola INPS?

La matricola INPS è un codice di 10 cifre che ti viene assegnato al momento dell’iscrizione alla gestione artigiani o commercianti. Puoi trovarla:

  • Nella comunicazione INPS di iscrizione
  • Accedendo al sito INPS con SPID nell’area “Fascicolo previdenziale”
  • Chiedendo al tuo CAF o commercialista

7. Cosa succede se chiudo la partita IVA a metà anno?

Se chiudi l’attività in corso d’anno, i contributi si calcolano proporzionalmente ai mesi di attività. Ad esempio, se chiudi il 30 giugno, dovrai versare metà del contributo annuo (6 mesi su 12).

Importante: Devi comunicare la cessazione all’INPS entro 30 giorni per interrompere l’obbligo contributivo.

8. Posso versare i contributi in un’unica soluzione annuale invece che trimestralmente?

No, l’INPS richiede obbligatoriamente il versamento trimestrale alle scadenze fisse. Non è possibile versare tutto insieme a inizio o fine anno. Il mancato rispetto delle scadenze comporta sanzioni.


Hai Bisogno di Aiuto con i Contributi INPS?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella gestione dei contributi INPS per artigiani e commercianti:

  • Calcolo preciso dei contributi in base al tuo reddito effettivo
  • Compilazione modelli F24 con i codici tributo corretti
  • Verifica posizione contributiva e controllo eventuali scoperti
  • Richiesta esoneri e riduzioni per giovani, pensionati, maternità
  • Piani di rateizzazione in caso di difficoltà economiche
  • Assistenza in caso di cartelle INPS e contenziosi
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