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Tag Archivio per: 730 dichiarazione redditi

DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detrazione Trasporti Pubblici nel Modello 730: Rimborsi per l’Abbonamento

Dichiarazione dei redditi 730

La detrazione trasporti pubblici nel Modello 730 permette di recuperare il 19% IRPEF della spesa sostenuta per l’abbonamento al servizio di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Si tratta di un rimborso fiscale pensato per incentivare l’uso dei mezzi pubblici e alleggerire il costo della mobilità quotidiana di pendolari, studenti e famiglie. In questa guida 2026 vediamo nel dettaglio come funziona il rimborso per l’abbonamento, qual è il tetto massimo di spesa, quali documenti servono e come gestire correttamente il caso in cui il datore di lavoro abbia già rimborsato l’abbonamento tramite welfare aziendale.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la detrazione per i trasporti pubblici nel 730
  2. Percentuale di detrazione e tetto massimo di 250 euro
  3. Quali abbonamenti danno diritto alla detrazione
  4. Detrazione per familiari fiscalmente a carico
  5. Pagamento tracciabile: regola obbligatoria
  6. Documentazione da conservare
  7. Rimborso datore di lavoro e welfare aziendale
  8. Dove indicare la detrazione nel Modello 730
  9. Errori comuni da evitare
  10. Domande frequenti

Cos’è la detrazione per i trasporti pubblici nel 730

La detrazione per le spese di abbonamento al trasporto pubblico è un’agevolazione fiscale che permette di portare in detrazione una parte della spesa annua sostenuta per i mezzi pubblici. È stata introdotta in via strutturale dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) e ha sostituito le precedenti agevolazioni temporanee. Oggi è disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera i-decies, del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, DPR 917/1986).

In termini semplici: se nel corso del 2025 hai pagato un abbonamento al bus, al treno regionale, alla metropolitana o al tram, una parte di quella spesa torna nelle tue tasche sotto forma di minore imposta da pagare quando presenti il Modello 730/2026. Non è un rimborso che ricevi sul conto direttamente dal Comune o dall’azienda di trasporti, ma un’agevolazione che riduce l’IRPEF dovuta.

La detrazione si applica anche se l’abbonamento è stato sottoscritto per familiari fiscalmente a carico (figli studenti, coniuge a carico, genitori conviventi a carico). È quindi un’agevolazione molto trasversale, che interessa lavoratori dipendenti, pensionati e famiglie con figli che si spostano per studio o lavoro.

Percentuale di detrazione e tetto massimo di 250 euro

La detrazione trasporti pubblici è pari al 19% della spesa sostenuta, calcolata su un tetto massimo di 250 euro all’anno per ciascun contribuente. Questo significa che il rimborso fiscale massimo ottenibile è di 47,50 euro per ogni soggetto a cui l’abbonamento si riferisce (cioè il 19% di 250 euro).

Attenzione: il tetto di 250 euro è il limite complessivo annuo, non riguarda il singolo abbonamento. Se nel 2025 hai sostenuto spese per più abbonamenti (ad esempio uno per te e uno per il figlio a carico), la spesa totale ammissibile rimane sempre 250 euro a persona. Eventuali eccedenze rispetto al tetto non sono detraibili.

Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Marco, lavoratore dipendente di Udine, abbia speso 360 euro nel 2025 per l’abbonamento annuale all’autobus urbano. Nel 730/2026 potrà inserire al massimo 250 euro come spesa detraibile. Il risparmio fiscale sarà di 47,50 euro (19% di 250 euro), che si tradurrà in una minore IRPEF dovuta o in un maggior rimborso a credito.

Importante: detrazione su base individuale. Il limite di 250 euro vale per ciascun soggetto a cui l’abbonamento è intestato. In una famiglia con due figli a carico che usano i mezzi pubblici, il genitore può portare in detrazione fino a 250 euro per ciascun figlio, oltre ai propri 250 euro personali.

Quali abbonamenti danno diritto alla detrazione

Non tutti i titoli di viaggio sono detraibili. La norma è precisa: si possono portare in detrazione solo le spese sostenute per abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Restano esclusi i biglietti singoli e i titoli a tempo limitato.

In concreto, sono detraibili:

  • Abbonamenti mensili, trimestrali, semestrali e annuali al bus urbano ed extraurbano
  • Abbonamenti alla metropolitana e al tram
  • Abbonamenti al treno regionale e interregionale (Trenitalia regionale, Italo non rientra se utilizzato come Alta Velocità)
  • Abbonamenti integrati che combinano più mezzi nello stesso bacino di traffico
  • Abbonamenti dei servizi di trasporto pubblico marittimo, lacuale e fluviale di linea
  • Carte di mobilità ricaricabili che funzionano come abbonamento a tempo

Sono invece esclusi dalla detrazione:

  • Biglietti singoli e carnet a corse
  • Abbonamenti ai servizi di trasporto su rotaia ad alta velocità (Frecciarossa, Italo Alta Velocità)
  • Servizi taxi, NCC e car sharing
  • Tessere di tipo “trasporti gratuiti” già finanziate da enti pubblici
  • Spese di trasporto sostenute per viaggi internazionali

Per essere sicuri che l’abbonamento sia detraibile, basta verificare che il titolo di viaggio sia nominativo e che si riferisca a un servizio di trasporto pubblico di linea, regolarmente autorizzato.

Detrazione per familiari fiscalmente a carico

Una delle caratteristiche più utili della detrazione trasporti pubblici è che si applica anche alle spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico. Questo è un grande vantaggio per le famiglie con figli che frequentano scuole superiori o università, oppure con coniuge a carico che si sposta con i mezzi pubblici.

Sono considerati familiari a carico ai fini fiscali nel 2026:

  • Figli fino a 24 anni con reddito annuo non superiore a 4.000 euro
  • Figli oltre i 24 anni con reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro
  • Coniuge non legalmente ed effettivamente separato con reddito non superiore a 2.840,51 euro
  • Altri familiari conviventi (genitori, fratelli, sorelle) entro il limite di 2.840,51 euro di reddito

Per portare in detrazione la spesa per un familiare a carico, l’abbonamento deve essere intestato al familiare stesso, ma il pagamento deve risultare effettuato dal contribuente che inserisce la spesa nel proprio 730. Il limite di 250 euro vale per ciascun soggetto: quindi un genitore con due figli studenti a carico può detrarre fino a 250 euro per il primo figlio, altri 250 euro per il secondo, oltre ai propri 250 euro personali.

Esempio: Laura ha due figlie a carico che frequentano l’università a Trieste. Per il 2025 ha pagato 280 euro per l’abbonamento annuale al treno regionale di una figlia e 220 euro per l’altra. Nel 730/2026 potrà inserire 250 euro (massimale) per la prima figlia e 220 euro (spesa effettiva, sotto al tetto) per la seconda. La detrazione complessiva sarà del 19% su 470 euro, pari a 89,30 euro di IRPEF in meno.

Pagamento tracciabile: regola obbligatoria

Per beneficiare della detrazione del 19% sull’abbonamento ai trasporti pubblici nel 730 è obbligatorio aver pagato con strumenti tracciabili. Questa regola, introdotta dall’articolo 1, comma 679, della Legge di Bilancio 2020 (L. 160/2019), si applica alla quasi totalità delle detrazioni del 19% IRPEF.

Sono considerati pagamenti tracciabili:

  • Bonifico bancario o postale
  • Carta di credito, debito o prepagata
  • Bollettino postale
  • Assegno bancario o circolare
  • App di pagamento (Satispay, PayPal, Google Pay, Apple Pay)
  • Pagamenti elettronici tramite portale dell’azienda di trasporto

Il pagamento in contanti fa perdere il diritto alla detrazione, anche se l’abbonamento è regolarmente acquistato e nominativo. Per questo motivo è importante, al momento dell’acquisto o del rinnovo dell’abbonamento, scegliere sempre un metodo elettronico e conservare la ricevuta che attesti la modalità di pagamento utilizzata.

Attenzione: se hai acquistato l’abbonamento direttamente alla biglietteria pagando in contanti, anche se hai la ricevuta nominativa, non potrai detrarre la spesa. È un errore molto comune che porta a contestazioni in fase di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Documentazione da conservare

Per portare in detrazione l’abbonamento ai trasporti pubblici nel Modello 730/2026 è necessario conservare alcuni documenti che, in caso di controllo, dovranno essere esibiti all’Agenzia delle Entrate. Si tratta dei seguenti documenti:

  • Abbonamento o tessera nominativa, con indicazione del periodo di validità
  • Ricevuta di pagamento rilasciata dall’azienda di trasporto, che deve riportare la modalità di pagamento tracciabile utilizzata
  • Estratto conto bancario o della carta da cui risulti l’addebito (utile come prova ulteriore)
  • Fattura, se rilasciata, con codice fiscale del contribuente che porta in detrazione la spesa
  • In caso di abbonamento per familiare a carico: documento che attesti la condizione di familiare a carico al momento della dichiarazione

I documenti devono essere conservati per cinque anni dalla presentazione della dichiarazione, perché entro questo termine l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli e chiedere giustificazioni delle spese detratte. Conservare la documentazione in modo ordinato, anche in formato digitale, è il modo migliore per evitare problemi in caso di verifica.

Per chi acquista l’abbonamento online tramite l’app o il portale dell’azienda di trasporto, la conservazione è ancora più semplice: la ricevuta arriva via email e va salvata insieme alla conferma del pagamento.

Hai bisogno di aiuto con il 730?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione del Modello 730/2026 e nella verifica di tutte le detrazioni a cui hai diritto, comprese quelle per i trasporti pubblici. Portiamo in detrazione ogni spesa ammessa, senza il rischio di errori.

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Rimborso datore di lavoro e welfare aziendale

Un capitolo particolarmente delicato riguarda i casi in cui il datore di lavoro rimborsa al dipendente le spese di abbonamento ai trasporti pubblici, sia direttamente sia tramite piattaforme di welfare aziendale. La regola generale è chiara: non si può portare in detrazione una spesa che è già stata rimborsata dal datore di lavoro.

L’articolo 51, comma 2, lettera d-bis del TUIR prevede infatti che le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro per l’acquisto degli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente o dei suoi familiari fiscalmente a carico non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente. In pratica: non sono tassate in busta paga, ma proprio per questo non possono essere portate in detrazione nel 730.

I casi possibili sono tre:

  • Abbonamento interamente rimborsato dal datore di lavoro: nessuna detrazione possibile, perché la spesa non è rimasta a carico del dipendente
  • Abbonamento parzialmente rimborsato: si può detrarre solo la quota effettivamente rimasta a carico del dipendente, sempre entro il tetto annuo di 250 euro
  • Abbonamento pagato dal dipendente senza alcun rimborso: detrazione piena del 19% sulla spesa, fino a 250 euro

Esempio pratico: Giulia è dipendente di un’azienda che le ha riconosciuto un voucher welfare di 200 euro per l’abbonamento all’autobus. L’abbonamento annuale costa 300 euro. La quota rimasta a carico di Giulia è di 100 euro: solo questa cifra può essere portata in detrazione nel 730/2026. La detrazione effettiva sarà di 19 euro (19% di 100 euro).

In Certificazione Unica, il datore di lavoro indica gli importi rimborsati per i trasporti pubblici al punto 701 (oneri rimborsati dal sostituto d’imposta) e nelle annotazioni della CU. È fondamentale leggere con attenzione la CU prima di compilare il 730, per non rischiare di portare in detrazione una spesa già rimborsata.

Dove indicare la detrazione nel Modello 730

La detrazione per le spese di abbonamento al trasporto pubblico va indicata nel Quadro E del Modello 730/2026, sezione “Oneri e spese detraibili al 19%”. Più precisamente, va riportata nei righi da E8 a E10, utilizzando il codice di spesa 40 nella colonna 1.

Nelle colonne corrispondenti si inserisce:

  • Colonna 1: codice 40 (spese per abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico)
  • Colonna 2: l’importo della spesa effettivamente sostenuta, comprensivo della quota per familiari a carico, nel limite di 250 euro per ciascun soggetto

Chi utilizza il 730 precompilato 2026 potrebbe trovare già inserita la spesa: dal 2018, infatti, le aziende di trasporto pubblico inviano all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese sostenute dai contribuenti per gli abbonamenti pagati con strumenti tracciabili. Tuttavia, è sempre opportuno controllare che l’importo sia corretto e che siano state inserite anche le spese per i familiari a carico, che spesso il sistema non rileva in automatico.

Chi compila il 730 ordinario (non precompilato) deve inserire manualmente l’importo nel quadro E, codice 40, partendo dalle ricevute conservate.

Errori comuni da evitare

Anche se la detrazione trasporti pubblici è una delle più semplici da gestire nel 730, ogni anno molti contribuenti commettono errori che portano a contestazioni o alla perdita del beneficio. Vediamo i più frequenti:

  • Pagare in contanti l’abbonamento: fa perdere automaticamente il diritto alla detrazione, anche con ricevuta nominativa
  • Dimenticare di sottrarre l’eventuale rimborso aziendale: porta a detrarre una spesa non rimasta a carico, con rischio di accertamento
  • Detrarre i biglietti singoli o i carnet a corse: sono espressamente esclusi dalla norma
  • Superare il tetto di 250 euro per persona: l’eccedenza non è ammessa e va eliminata
  • Inserire l’abbonamento di un familiare non a carico: la detrazione spetta solo per i familiari fiscalmente a carico
  • Dimenticare di indicare il familiare a carico nel quadro dei familiari: senza questa indicazione, la spesa per il familiare viene scartata dal sistema
  • Non conservare la ricevuta della modalità di pagamento: in caso di controllo, senza prova del pagamento tracciabile la detrazione viene revocata

L’errore più costoso, dal punto di vista pratico, è quello di non controllare la Certificazione Unica per verificare se il datore di lavoro ha già rimborsato in tutto o in parte l’abbonamento. La duplicazione della detrazione (cioè detrarre una spesa già rimborsata) è uno dei motivi più frequenti di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sulla detrazione trasporti pubblici nel 730

Posso detrarre l’abbonamento al treno Frecciarossa nel 730?

No, gli abbonamenti ai servizi di trasporto su rotaia ad alta velocità (Frecciarossa, Italo Alta Velocità) non sono detraibili. La detrazione del 19% si applica solo ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, escludendo l’alta velocità nazionale.

L’abbonamento è intestato a mio figlio universitario: posso detrarlo io?

Sì, a condizione che il figlio sia fiscalmente a carico (reddito annuo non superiore a 4.000 euro fino a 24 anni, oppure 2.840,51 euro oltre i 24 anni) e che il pagamento sia stato effettuato dal genitore con metodo tracciabile. La detrazione si calcola sul tetto di 250 euro per il figlio.

Cosa succede se il mio datore di lavoro mi rimborsa l’abbonamento?

Se il rimborso è totale, non puoi portare in detrazione la spesa nel 730 perché non è rimasta a tuo carico. Se il rimborso è parziale, puoi detrarre solo la quota effettivamente pagata da te, sempre entro il limite di 250 euro. Il rimborso del datore di lavoro non è tassato in busta paga (welfare aziendale ex art. 51 c. 2 lett. d-bis TUIR).

Posso detrarre l’abbonamento se l’ho pagato in contanti?

No. Dal 2020, per beneficiare della detrazione del 19% sull’abbonamento ai trasporti pubblici è obbligatorio aver pagato con strumenti tracciabili (bonifico, carta, app di pagamento). Il pagamento in contanti fa perdere il diritto alla detrazione, anche con abbonamento regolarmente nominativo.

Quanto risparmio in concreto con la detrazione?

Il risparmio massimo è di 47,50 euro all’anno per ciascun soggetto a cui l’abbonamento si riferisce. Si calcola applicando il 19% al tetto massimo di spesa detraibile (250 euro). Una famiglia con due figli a carico che usano i mezzi pubblici può quindi recuperare fino a 142,50 euro complessivi all’anno.

L’abbonamento è già nel 730 precompilato?

Spesso sì. Le aziende di trasporto pubblico trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese pagate con strumenti tracciabili. Tuttavia, è sempre necessario verificare che l’importo sia corretto e aggiungere manualmente le spese per i familiari a carico, che spesso non risultano nel precompilato.

Conclusioni: gestire la detrazione trasporti con il CAF

La detrazione trasporti pubblici nel Modello 730 è un’agevolazione semplice ma piena di insidie pratiche: pagamento tracciabile obbligatorio, tetto annuo da rispettare, gestione del rimborso aziendale, indicazione dei familiari a carico. Un piccolo errore può costare la perdita del beneficio o, peggio, una contestazione in fase di controllo.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di contribuenti del Friuli Venezia Giulia nella compilazione del 730. Verifichiamo tutte le detrazioni a cui hai diritto, controlliamo la documentazione, gestiamo correttamente i rimborsi del datore di lavoro e ti aiutiamo a massimizzare il rimborso fiscale, evitando errori che potrebbero costarti caro.

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Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
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DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detrazione Trasporti Pubblici nel 730/2026: Rimborsi Abbonamento e Limite 250 Euro

Dichiarazione dei redditi 730

La detrazione per i trasporti pubblici nel Modello 730/2026 consente di recuperare il 19% delle spese sostenute per l’abbonamento ai mezzi pubblici di trasporto, con un tetto massimo di 250 euro l’anno. In pratica, chi paga regolarmente l’autobus, il treno regionale o la metro per andare al lavoro o a scuola può ottenere un rimborso fiscale che arriva fino a 47,50 euro. Si tratta di un’agevolazione importante perché premia chi utilizza il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, riducendo l’impatto economico dell’abbonamento sulla famiglia. Il beneficio vale anche per le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico, come figli e coniuge senza redditi propri rilevanti.

In questa guida completa e aggiornata al 2026 vediamo nel dettaglio chi può beneficiare della detrazione, quali abbonamenti rientrano nell’agevolazione, qual è il limite di spesa detraibile, come funziona la regola della tracciabilità del pagamento, quali documenti conservare e come compilare correttamente i righi del 730. Spiegheremo anche cosa cambia per i datori di lavoro che rimborsano l’abbonamento ai dipendenti e quali errori evitare nella dichiarazione dei redditi. Tutte le informazioni si basano sull’art. 15, comma 1, lettera i-decies del TUIR (DPR 917/1986) e sulle istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026.

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Cos’è la detrazione per i trasporti pubblici nel 730

La detrazione per le spese di trasporto pubblico è un’agevolazione fiscale che permette al contribuente di sottrarre dalle imposte dovute (IRPEF) il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. La norma di riferimento è l’articolo 15, comma 1, lettera i-decies del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 22 dicembre 1986, n. 917), introdotta in via stabile dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, commi 28-29).

In termini pratici, significa che lo Stato restituisce al cittadino una parte della spesa sostenuta per spostarsi con i mezzi pubblici. Il meccanismo è quello classico delle detrazioni: l’importo speso (entro il limite massimo di 250 euro) viene moltiplicato per il 19% e il risultato viene scalato dall’IRPEF lorda calcolata sui redditi dichiarati. Ad esempio, se un contribuente ha speso 240 euro per l’abbonamento annuale dell’autobus urbano, la detrazione spettante sarà di 45,60 euro (240 × 19%), che riduce direttamente l’imposta da pagare. È un piccolo aiuto, ma sommato ad altre detrazioni può fare la differenza nel calcolo finale del 730.

L’obiettivo della norma è duplice: da un lato sostenere economicamente le famiglie che utilizzano i trasporti pubblici, soprattutto per il tragitto casa-lavoro o casa-scuola; dall’altro incentivare l’uso di mezzi più sostenibili rispetto all’automobile privata, riducendo traffico e inquinamento nelle città. Per questo motivo, dal 2018 la detrazione è stata resa strutturale e non più legata a singoli decreti annuali, come accadeva in passato (la prima introduzione risale al 2008 con la Legge Finanziaria di quell’anno, ma poi era stata sospesa per diversi anni).

Chi può richiedere la detrazione trasporti pubblici

La detrazione per i trasporti pubblici nel 730 spetta a tutti i contribuenti che hanno sostenuto una spesa documentata per l’acquisto di un abbonamento ai mezzi pubblici. Non ci sono limiti di reddito specifici per accedere all’agevolazione (a differenza di altre detrazioni), ma la detrazione si applica entro i limiti dell’IRPEF dovuta: se il contribuente non ha imposta sufficiente da abbattere (cosiddetta “incapienza”), la detrazione non genera un rimborso ulteriore ma si perde la parte eccedente.

Più precisamente, possono fruire del beneficio:

  • Lavoratori dipendenti e pensionati: la categoria principale, che generalmente presenta il 730
  • Lavoratori autonomi e titolari di partita IVA in regime ordinario o semplificato (il forfettario in genere non ha vantaggio diretto dalla detrazione perché paga imposta sostitutiva, vedremo dopo)
  • Studenti universitari che hanno redditi propri da dichiarare
  • Soggetti con redditi assimilati a lavoro dipendente (collaboratori, amministratori, ecc.)
  • Genitori che pagano l’abbonamento per i figli a carico (anche maggiorenni fino a 24 anni con reddito sotto 4.000 euro, oppure 21 anni con reddito fino a 2.840,51 euro)

Un punto importante riguarda i familiari fiscalmente a carico. La detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di familiari a carico: in pratica, se il genitore paga l’abbonamento al treno per il figlio universitario che è ancora a suo carico, può portare in detrazione quella spesa nel proprio 730. Sono considerati a carico i familiari indicati dall’art. 12 del TUIR: coniuge non legalmente separato, figli (anche adottivi, affidati o affiliati) e altri familiari conviventi (genitori, fratelli, sorelle), purché abbiano un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (oppure 4.000 euro per i figli fino a 24 anni di età).

Quali abbonamenti sono detraibili nel 730/2026

La normativa è molto chiara: sono detraibili gli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Il termine “abbonamento” è centrale e va inteso come un titolo di viaggio che consente al titolare di effettuare un numero illimitato di viaggi, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato. Sono quindi inclusi:

  • Abbonamenti mensili ad autobus urbani, tram, metropolitana
  • Abbonamenti annuali a servizi urbani ed extraurbani di trasporto pubblico
  • Abbonamenti settimanali validi sull’intera rete cittadina
  • Abbonamenti ferroviari regionali (treni regionali e regionali veloci)
  • Abbonamenti integrati (validi su più mezzi pubblici e gestori, es. autobus + metro + treno regionale)
  • Abbonamenti scolastici e studenteschi a tariffa agevolata
  • Abbonamenti interregionali, purché si tratti di servizi di trasporto pubblico (es. treni regionali che attraversano più regioni)

Sono invece esclusi dalla detrazione:

  • Biglietti singoli o carnet di biglietti non corrispondenti ad abbonamenti
  • Abbonamenti ai servizi di trasporto nazionali (es. Frecce Trenitalia, Italo, voli aerei)
  • Servizi di noleggio con conducente, taxi, NCC
  • Car sharing, bike sharing, monopattini in sharing
  • Servizi di trasporto turistico (bus turistici, navette aeroporto a pagamento separato)
  • Abbonamenti a servizi internazionali

Per individuare se un servizio è qualificato come “trasporto pubblico locale, regionale o interregionale” si fa riferimento al D.Lgs. 19 novembre 1997, n. 422 (riordino dei servizi di trasporto pubblico locale) e ai successivi provvedimenti regionali di programmazione del trasporto pubblico. In caso di dubbio, conviene chiedere conferma al gestore del servizio o consultare la pagina dedicata sul sito dell’azienda di trasporti, dove spesso è indicato esplicitamente se l’abbonamento è “detraibile fiscalmente”.

Un caso particolare è quello dei servizi gestiti da aziende private in concessione: anche queste rientrano nell’agevolazione se erogano un servizio pubblico di trasporto, come ad esempio molte linee extraurbane operate da concessionari privati per conto della Regione.

Il limite di 250 euro e il calcolo della detrazione

Il limite massimo di spesa detraibile per gli abbonamenti ai trasporti pubblici è fissato a 250 euro all’anno per contribuente. Su questo importo si calcola la detrazione del 19%, per un beneficio fiscale massimo pari a 47,50 euro (250 × 19%). Il limite va inteso come tetto complessivo per nucleo dichiarante, anche se il contribuente porta in detrazione le spese sostenute per più familiari a carico.

Vediamo nel concreto come funziona il calcolo con alcuni esempi pratici:

EsempioSpesa annuaImporto detraibileRimborso (19%)
Abbonamento urbano mensile (10 mesi)280 euro250 euro (tetto)47,50 euro
Abbonamento studenti annuale180 euro180 euro34,20 euro
Abbonamento ferroviario regionale540 euro250 euro (tetto)47,50 euro
Abbonamento misto bus + treno220 euro220 euro41,80 euro

Come si vede, anche se la spesa effettiva supera i 250 euro, il calcolo si ferma a quel tetto. Per questo molti contribuenti, soprattutto i pendolari ferroviari che spendono cifre significative per gli abbonamenti annuali, si trovano con un rimborso “limitato” rispetto alla spesa reale. È comunque sempre conveniente portare in detrazione anche solo una parte dell’importo, perché 47,50 euro all’anno in più sono comunque soldi che restano in tasca.

Se nel corso dell’anno il contribuente sostiene più di un abbonamento (ad esempio cambia tipologia di abbonamento perché trasloca o cambia lavoro), tutte le spese vanno sommate e il limite di 250 euro si applica al totale. Stesso meccanismo se si pagano abbonamenti per il proprio nucleo familiare: si sommano tutte le spese (proprie e dei familiari a carico) e si applica il limite complessivo.

L’obbligo di tracciabilità del pagamento

Dal 1° gennaio 2020, per beneficiare della detrazione del 19% (compresa quella sui trasporti pubblici), è obbligatorio che il pagamento sia effettuato con strumenti tracciabili. Questa regola, introdotta dalla Legge di Bilancio 2020 (L. 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, comma 679), riguarda quasi tutte le spese detraibili al 19% incluse nel 730 e si applica anche all’abbonamento ai trasporti pubblici.

In pratica, non è più possibile pagare in contanti l’abbonamento e ottenere la detrazione: il pagamento deve essere documentato attraverso uno dei seguenti strumenti:

  • Bonifico bancario o postale
  • Carta di credito, carta di debito (Bancomat) o carta prepagata
  • Assegni bancari o circolari
  • App di pagamento (Satispay, PayPal, Google Pay, Apple Pay, ecc.) collegate a strumenti tracciabili
  • Addebito diretto su conto corrente (SDD/RID)

L’aspetto importante è che molte aziende di trasporto pubblico vendono gli abbonamenti tramite tabaccherie, edicole o rivendite autorizzate. In questi casi, se il pagamento alla rivendita avviene in contanti, la detrazione potrebbe essere persa. Per stare tranquilli, conviene:

  • Pagare direttamente sul sito web dell’azienda di trasporti con carta o bonifico
  • Utilizzare le app ufficiali dei gestori (es. Trenitalia, ATM, ATAC, Tper)
  • Pagare alla biglietteria o ai self-service con bancomat o carta di credito
  • Conservare sempre la ricevuta di pagamento elettronico oltre all’abbonamento

L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 7/E del 25 giugno 2021 e nelle successive istruzioni al modello 730, ha chiarito che la tracciabilità deve essere dimostrata mediante prova documentale del pagamento (ricevuta della carta, estratto conto, ricevuta del bonifico). In assenza di tale prova, l’ufficio in fase di controllo formale può disconoscere la detrazione e richiedere il pagamento dell’imposta non versata, oltre a sanzioni e interessi.

Una buona prassi consiste nello scaricare la fattura o ricevuta fiscale dell’abbonamento dall’area personale del gestore (quasi tutti la rendono disponibile in PDF) e conservarla insieme alla prova del pagamento elettronico. In questo modo, in caso di controllo, si dispone di entrambi i documenti richiesti.

Quali documenti conservare per la detrazione

Per portare in detrazione l’abbonamento ai trasporti pubblici nel 730/2026 è fondamentale conservare tutta la documentazione necessaria. L’Agenzia delle Entrate può infatti richiedere prova della spesa entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (es. per il 730/2026 il controllo è possibile fino al 31 dicembre 2031).

I documenti da conservare sono:

  • Abbonamento originale o copia del titolo di viaggio (tessera, app digitale, PDF)
  • Ricevuta di pagamento (cartacea o digitale) con indicazione di importo, data e modalità di pagamento
  • Fattura se rilasciata dal gestore (sempre più frequente, soprattutto per gli abbonamenti annuali)
  • Prova del pagamento tracciato: estratto conto bancario, ricevuta della carta, ricevuta dell’app di pagamento
  • Eventuale autocertificazione (per familiari a carico, se la fattura è intestata a una persona diversa dal contribuente)

Un aspetto delicato riguarda la fattura intestata a un familiare a carico: se ad esempio l’abbonamento ferroviario del figlio universitario è intestato al figlio stesso, il genitore che lo paga e vuole portarlo in detrazione deve poter dimostrare di aver effettivamente sostenuto la spesa (con il pagamento tracciato dalla propria carta o dal proprio conto). In alternativa, è possibile annotare sul documento di spesa una dichiarazione del tipo: “Spesa sostenuta dal genitore per il figlio a carico”, con firma e data. Questa annotazione è ammessa dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Per gli abbonamenti integralmente digitali (acquisto via app, validazione tramite QR code), conservare lo screenshot della ricevuta nell’app e l’email di conferma dell’acquisto. Molti gestori inviano anche un’email con il riepilogo annuale degli abbonamenti acquistati, utilissimo per la dichiarazione.

Come compilare il 730/2026 per la detrazione trasporti

Nel Modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025), la detrazione per gli abbonamenti ai trasporti pubblici va indicata nel Quadro E – Oneri e spese, nei righi dedicati alle “altre spese per le quali spetta la detrazione del 19%”. Più precisamente, va inserita nei righi da E8 a E10, indicando il codice 40 nella colonna “Codice spesa”.

I passaggi da seguire per la compilazione corretta sono:

  1. Aprire il quadro E del modello 730
  2. Individuare i righi E8/E9/E10 dedicati alle “Altre spese detraibili al 19%”
  3. Nella colonna “Codice spesa” indicare il codice 40 (abbonamento ai servizi di trasporto pubblico)
  4. Nella colonna “Importo” inserire la spesa totale sostenuta nell’anno, fino a un massimo di 250 euro
  5. Se ci sono più abbonamenti, sommare gli importi e indicarli in un unico rigo (l’importo non può superare 250 euro)

Se ti rivolgi a un CAF o a un commercialista, basta consegnare la documentazione (abbonamento e prova del pagamento) e sarà il professionista a inserire la spesa nel quadro corretto. Se invece utilizzi il 730 precompilato tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate, controlla se la spesa è già stata caricata dal gestore (alcune aziende di trasporti trasmettono automaticamente i dati al Sistema Tessera Sanitaria). In caso contrario, dovrai aggiungerla manualmente.

Nel modello Redditi Persone Fisiche (alternativo al 730), la detrazione va indicata nel Quadro RP, sezione I, sempre con il codice 40.

Abbonamento rimborsato dal datore di lavoro

Un caso particolare riguarda i lavoratori dipendenti che ricevono il rimborso dell’abbonamento dal datore di lavoro, ad esempio nell’ambito di piani di welfare aziendale. In questa ipotesi, la situazione è regolata dall’art. 51, comma 2, lett. d-bis del TUIR, introdotto dalla Legge di Bilancio 2018 e successivamente modificato.

La norma prevede che le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei suoi familiari a carico, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente (sono fiscalmente neutre). In altre parole, il rimborso non viene tassato in busta paga.

Tuttavia, c’è un punto importante da chiarire per evitare il doppio beneficio fiscale: se il datore di lavoro ha già rimborsato la spesa (ed essa non concorre alla formazione del reddito), il dipendente NON può portare la stessa spesa in detrazione nel 730. Sarebbe un beneficio doppio non consentito dalla normativa.

Concretamente, possono verificarsi tre scenari diversi:

  • Rimborso totale dell’abbonamento: nessuna detrazione spetta, perché la spesa non è rimasta a carico del lavoratore
  • Rimborso parziale dell’abbonamento: la detrazione del 19% spetta solo sulla quota effettivamente a carico del lavoratore (entro i 250 euro complessivi)
  • Nessun rimborso da parte del datore: il lavoratore porta in detrazione l’intera spesa (entro il limite di 250 euro)

La Certificazione Unica (CU) rilasciata dal datore di lavoro riporta nelle annotazioni l’eventuale importo del rimborso ricevuto per gli abbonamenti, in modo che il contribuente sappia esattamente quale quota è esclusa dalla detrazione. È sempre buona prassi leggere attentamente le annotazioni della CU prima di compilare il 730.

Differenze tra detrazione 730 e Bonus Trasporti

Negli anni passati (2022 e 2023) il Governo ha introdotto il cosiddetto Bonus Trasporti, un contributo di importo fino a 60 euro per l’acquisto dell’abbonamento, destinato a persone con reddito ISEE non superiore a determinate soglie. È utile chiarire le differenze tra il Bonus Trasporti e la detrazione del 19%, perché si tratta di due strumenti diversi che a volte vengono confusi:

CaratteristicaDetrazione 19% (730)Bonus Trasporti (storico)
Tipo di beneficioDetrazione fiscale (sgravio IRPEF)Contributo diretto (voucher)
Importo massimo47,50 euro (19% su 250)60 euro
Limite ISEENessunoSì (variabile per anno)
Quando si ottieneL’anno successivo, con il 730Subito, al momento dell’acquisto
CumulabilitàSu parte non coperta da bonusSolo su una spesa

Per il 2026 non risulta riattivato il Bonus Trasporti a livello nazionale, ma alcune Regioni e Comuni hanno previsto bonus locali per specifiche categorie (studenti, lavoratori a basso reddito, pensionati). Verificare sempre sui canali istituzionali della propria Regione o Comune se esistono agevolazioni locali aggiuntive.

Un punto importante: se hai usufruito di un bonus o contributo pubblico per pagare l’abbonamento, la detrazione del 19% spetta solo sulla quota effettivamente a tuo carico. Ad esempio, se l’abbonamento costa 280 euro e hai ricevuto un voucher Regionale di 60 euro, la spesa “tua” è 220 euro e su questa puoi calcolare il 19% di detrazione.

Errori comuni da evitare nella dichiarazione

Nella compilazione del 730 per la detrazione dei trasporti pubblici, gli errori più comuni sono questi:

  • Inserire spese pagate in contanti: la detrazione viene disconosciuta in caso di controllo per mancata tracciabilità
  • Includere biglietti singoli: solo gli abbonamenti sono detraibili, non i biglietti
  • Superare il limite di 250 euro indicando l’intera spesa: il sistema accetta anche importi superiori, ma la detrazione viene comunque limitata al tetto
  • Portare in detrazione spese rimborsate dal datore di lavoro: doppio beneficio non consentito
  • Dimenticare le spese sostenute per i familiari a carico: sono un’opportunità in più per arrivare al tetto detraibile
  • Usare un codice spesa sbagliato: il codice corretto è il 40, non il 41 o altri
  • Inserire abbonamenti a servizi a lunga percorrenza (es. Frecce Trenitalia): non sono detraibili
  • Non conservare le ricevute: in caso di controllo, senza prova del pagamento la detrazione decade

Un errore particolarmente frequente riguarda gli abbonamenti acquistati a fine anno e validi per l’anno successivo. La regola fiscale è quella di cassa: si detrae nell’anno in cui si è effettivamente pagato. Quindi un abbonamento acquistato a dicembre 2025 ma valido per gennaio 2026 va inserito nel 730/2026 (perché pagato nel 2025), non nel 730/2027.

Per il 730 precompilato, ricorda che la presenza dell’abbonamento tra i dati precaricati non è automatica: dipende dalla trasmissione dei dati da parte del gestore al Sistema Tessera Sanitaria. Se non lo trovi precaricato, ma hai i documenti, puoi tranquillamente aggiungerlo manualmente: l’importante è conservare le ricevute per eventuali controlli successivi.

Agevolazioni locali e regionali aggiuntive

Oltre alla detrazione nazionale del 19%, molte Regioni e Comuni offrono agevolazioni aggiuntive sui trasporti pubblici. Si tratta di sconti, abbonamenti gratuiti o contributi destinati a specifiche categorie. Ecco alcuni esempi tipici:

  • Anziani e pensionati: abbonamenti gratuiti o ridotti per over 65, over 70 o pensionati con redditi bassi
  • Studenti: abbonamenti scolastici e universitari a tariffa ridotta, con possibilità di contributo regionale
  • Famiglie numerose: agevolazioni per nuclei con tre o più figli
  • Persone con disabilità: abbonamenti gratuiti o a tariffa simbolica, con eventuale accompagnatore incluso
  • Lavoratori con ISEE basso: contributi una tantum o sconti percentuali

Per scoprire le agevolazioni della propria zona, conviene consultare il sito dell’azienda di trasporti locale, della Regione e del Comune di residenza. Spesso le pagine “Tariffe” o “Agevolazioni” riportano tutte le possibilità disponibili. Tieni presente che queste agevolazioni locali non sostituiscono la detrazione del 19% nel 730: anzi, sulla quota effettivamente pagata (anche dopo lo sconto regionale) il contribuente può ancora applicare il 19% di detrazione fiscale.

Un caso emblematico è il Friuli Venezia Giulia, dove esistono diverse misure di sostegno al trasporto pubblico. Ad esempio, il Trasporto Pubblico Locale regionale gestito da TPL FVG offre abbonamenti a tariffe agevolate per studenti, famiglie e categorie protette. Il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta i cittadini a verificare quale agevolazione (statale o regionale) si applica al proprio caso e come massimizzare il beneficio fiscale combinando le diverse misure.

Rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine

Anche se la detrazione per i trasporti pubblici sembra un’operazione semplice (basta riportare l’importo nel rigo giusto), gli errori in dichiarazione sono frequenti e possono costare cari in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, il 730 contiene decine di detrazioni e deduzioni da valutare insieme: spese mediche, spese di istruzione, oneri assicurativi, mutui, ristrutturazioni edilizie. Rivolgersi a un CAF significa avere la sicurezza che tutto sia compilato correttamente e che nessuna detrazione spettante venga dimenticata.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di contribuenti nella compilazione del Modello 730. I nostri operatori verificano insieme a te tutte le spese detraibili dell’anno, controllano i requisiti di tracciabilità, ti aiutano a recuperare i documenti mancanti e ti propongono il calcolo più conveniente. Il servizio comprende anche l’apposizione del visto di conformità, che garantisce la correttezza fiscale della tua dichiarazione e ti protegge da eventuali sanzioni in caso di errori formali.

Per fissare un appuntamento con il CAF Centro Fiscale di Udine porta con te:

  • Documento d’identità e codice fiscale (tuo e dei familiari a carico)
  • Certificazione Unica 2026 (per i redditi 2025)
  • Abbonamenti ai trasporti pubblici con relative ricevute di pagamento tracciato
  • Tutte le altre spese detraibili dell’anno (mediche, scolastiche, mutui, ecc.)
  • Eventuali documenti su redditi aggiuntivi o agevolazioni di cui hai già fruito

L’assistenza del CAF è particolarmente preziosa per chi ha più fonti di reddito, per chi deve gestire familiari a carico con spese proprie o per chi non è sicuro di come interpretare correttamente la normativa. Un piccolo investimento di tempo (e una piccola commissione, spesso simbolica per i pensionati e i redditi bassi) può tradursi in un rimborso fiscale più consistente e nella tranquillità di una dichiarazione corretta.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti (FAQ)

Posso detrarre l’abbonamento del treno alta velocità (Frecciarossa, Italo)?

No. La detrazione del 19% nel 730 è limitata agli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. I servizi a lunga percorrenza nazionale (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Italo, voli aerei) sono esclusi dall’agevolazione.

Quanto recupero al massimo con la detrazione trasporti?

Il rimborso massimo è di 47,50 euro all’anno, corrispondente al 19% del tetto di spesa detraibile di 250 euro. Se hai sostenuto una spesa inferiore a 250 euro, il rimborso sarà calcolato sul 19% della spesa effettiva (es. spesa 180 euro → detrazione 34,20 euro).

Posso pagare l’abbonamento in contanti e poi detrarlo?

No. Dal 1° gennaio 2020 è obbligatorio il pagamento tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento). Le spese pagate in contanti non danno diritto alla detrazione del 19% e in caso di controllo verrebbero disconosciute dall’Agenzia delle Entrate.

L’abbonamento di mio figlio universitario può portarlo in detrazione io?

Sì, a condizione che il figlio sia fiscalmente a carico (reddito complessivo non superiore a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni, oppure 2.840,51 euro oltre tale età) e che tu abbia effettivamente sostenuto la spesa con pagamento tracciato. Anche se la fattura è intestata al figlio, puoi portarla in detrazione conservando una dichiarazione che attesti che la spesa è stata sostenuta dal genitore.

Cosa succede se il datore di lavoro mi rimborsa l’abbonamento?

Se l’abbonamento è integralmente rimborsato dal datore di lavoro (in regime di welfare aziendale ex art. 51 c. 2 lett. d-bis TUIR), non puoi portarlo in detrazione nel 730: il rimborso è già fiscalmente neutro, quindi attribuire anche la detrazione sarebbe un doppio beneficio non consentito. Se invece il rimborso è solo parziale, la detrazione del 19% spetta sulla quota di spesa effettivamente a tuo carico.

Dove va inserita la spesa nel 730/2026?

Nel Quadro E, righi E8/E9/E10 del Modello 730/2026, indicando il codice spesa 40 nella relativa colonna e l’importo della spesa sostenuta (massimo 250 euro complessivi). Se ci sono più abbonamenti dell’anno, vanno sommati e indicati in un unico rigo, sempre nel limite di 250 euro.

Posso detrarre car sharing o bike sharing?

No, non rientrano nella detrazione. La norma si riferisce esplicitamente agli abbonamenti a servizi di trasporto pubblico, mentre il car sharing, il bike sharing e i monopattini in sharing sono considerati servizi di noleggio/mobilità privata in condivisione, non trasporto pubblico in senso tecnico.

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Conclusioni e supporto del CAF

La detrazione del 19% sugli abbonamenti ai trasporti pubblici è un beneficio fiscale modesto in valore assoluto (massimo 47,50 euro l’anno), ma rappresenta comunque un’opportunità da non perdere, soprattutto per i pendolari, gli studenti e le famiglie che utilizzano regolarmente il trasporto pubblico locale e regionale. Sommata alle altre detrazioni disponibili nel 730/2026, contribuisce a ridurre l’imposta da pagare o ad aumentare il rimborso IRPEF spettante.

Ricorda i tre punti chiave per non sbagliare: (1) pagare sempre con metodi tracciabili, (2) conservare tutti i documenti di spesa per almeno 5 anni, (3) inserire correttamente la spesa nel Quadro E con il codice 40, ricordando il tetto di 250 euro. Se hai dubbi su quali abbonamenti rientrano nell’agevolazione, sulla compatibilità con eventuali rimborsi del datore di lavoro o sulla gestione delle spese sostenute per i familiari a carico, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti in ogni fase della dichiarazione.

Prenota oggi stesso un appuntamento per il tuo 730/2026 e scopri tutte le detrazioni che ti spettano: spesso piccole somme dimenticate, una volta sommate, possono trasformarsi in un rimborso fiscale importante. Il nostro team ti guida passo passo nella raccolta dei documenti, nella verifica dei requisiti e nella compilazione corretta del modello, con la sicurezza del visto di conformità.

Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 08:28:382026-05-31 14:08:13Detrazione Trasporti Pubblici nel 730/2026: Rimborsi Abbonamento e Limite 250 Euro
COLF E BADANTI

Spesa Badante nel 730/2026: Importo Deducibile, Detraibile e Guida Completa

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La spesa per la badante rappresenta una delle voci di costo più rilevanti per le famiglie italiane che assistono un familiare anziano o non autosufficiente. Fortunatamente, il sistema fiscale italiano consente di recuperare una parte significativa di queste spese attraverso il modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025), prevedendo due distinti benefici fiscali: la deduzione dei contributi previdenziali fino a 1.549,37 euro e la detrazione del 19% sulle spese di assistenza per soggetti non autosufficienti fino a un massimo di 2.100 euro.

In questa guida completa, aggiornata con le novità della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano questi due benefici, quali sono i requisiti, quali documenti conservare, come compilare correttamente il quadro E del modello 730 e quanto puoi realmente risparmiare. Troverai esempi pratici, tabelle riassuntive e i riferimenti normativi ufficiali.

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Spesa badante nel 730/2026: due benefici fiscali distinti

Prima di entrare nei dettagli, è fondamentale comprendere che la normativa fiscale italiana distingue chiaramente due tipologie di agevolazioni per chi sostiene spese legate all’assistenza domiciliare. Si tratta di due benefici cumulabili tra loro che agiscono su voci di spesa differenti: i contributi previdenziali da un lato e la retribuzione netta dall’altro.

1. Deduzione contributi previdenziali (art. 10, comma 2, TUIR)

I contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati all’INPS per i lavoratori domestici (colf, badanti, baby-sitter) sono deducibili dal reddito complessivo fino a un importo massimo di 1.549,37 euro annui. Questa agevolazione è disciplinata dall’articolo 10, comma 2, del TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917) e si applica a tutti i contribuenti, indipendentemente dallo stato di salute del soggetto assistito.

2. Detrazione spese assistenza non autosufficienti (art. 15, comma 1, lett. i-septies, TUIR)

Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale di soggetti non autosufficienti nel compimento degli atti della vita quotidiana danno diritto a una detrazione IRPEF del 19% calcolata su un importo massimo di 2.100 euro, per un risparmio effettivo fino a 399 euro. Questa agevolazione, prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera i-septies, del TUIR, è riservata a chi assiste persone con limitazioni delle capacità motorie o cognitive.

Deduzione contributi badante: importo, requisiti e modalità

La deduzione dei contributi previdenziali versati per la badante è una delle agevolazioni fiscali più importanti e meno conosciute dai contribuenti italiani. A differenza della detrazione (che riduce l’imposta), la deduzione abbassa il reddito imponibile, con un beneficio proporzionale all’aliquota marginale IRPEF del contribuente.

Importo massimo deducibile: 1.549,37 euro

L’importo massimo deducibile è pari a 1.549,37 euro all’anno (corrispondente alla vecchia conversione di 3 milioni di lire). Questo limite si riferisce ai contributi effettivamente versati nell’anno d’imposta 2025 (per il 730/2026), inclusa la quota a carico del lavoratore trattenuta in busta paga e successivamente versata all’INPS dal datore di lavoro.

Cosa è deducibile e cosa no

  • Sono deducibili: contributi previdenziali INPS (quota datore di lavoro + quota lavoratore), contributi assistenziali obbligatori, contributi versati alla Cassa Colf (se previsti dal CCNL Lavoro Domestico)
  • NON sono deducibili: la retribuzione netta della badante, la tredicesima mensilità, il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), le spese di vitto e alloggio

Chi può beneficiare della deduzione

La deduzione spetta al datore di lavoro domestico, ovvero alla persona che ha sottoscritto il contratto di assunzione con la badante e che effettua i versamenti contributivi all’INPS. Non è necessario che il soggetto assistito coincida con il datore di lavoro: ad esempio, un figlio può assumere una badante per il proprio genitore anziano e detrarre i contributi versati.

Importante: la deduzione spetta una sola volta per ciascun contribuente, anche in presenza di più rapporti di lavoro domestico, e il limite di 1.549,37 euro è complessivo (non si moltiplica per il numero di lavoratori assunti).

Esempio pratico: calcolo della deduzione

Maria assume una badante a tempo pieno (54 ore settimanali) per assistere la madre anziana. Nel 2025 versa contributi INPS per un totale di 2.300 euro. Nel 730/2026 può dedurre solo 1.549,37 euro (importo massimo). Con un’aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale è di circa 542 euro.

Detrazione 19% per badante di persone non autosufficienti

La detrazione del 19% sulle spese sostenute per la badante è il secondo importante beneficio fiscale previsto dal nostro ordinamento e si aggiunge alla deduzione dei contributi previdenziali. A differenza della deduzione, questa agevolazione è subordinata a un requisito fondamentale: il soggetto assistito deve essere non autosufficiente nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Importo massimo detraibile: 2.100 euro

La detrazione si calcola sul 19% di un importo massimo di 2.100 euro di spese sostenute nell’anno d’imposta. Il risparmio fiscale massimo è quindi pari a 399 euro (2.100 × 19%). È fondamentale comprendere che il tetto di 2.100 euro si riferisce alle spese complessive, non alla detrazione: chi sostiene spese superiori non beneficia di alcun ulteriore vantaggio.

Limite di reddito: 40.000 euro

La detrazione è riconosciuta solo se il reddito complessivo del contribuente non supera 40.000 euro. Superata questa soglia, il beneficio fiscale è completamente perduto. Nel computo del reddito complessivo va incluso anche il reddito derivante dalla cedolare secca sugli affitti, mentre non si considera il reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze.

Cosa significa “non autosufficiente”

Secondo la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E del 3 gennaio 2005 e la Circolare 7/E del 25 giugno 2021, una persona si considera non autosufficiente quando non è in grado di svolgere autonomamente almeno una delle seguenti attività:

  • Assunzione di alimenti
  • Espletamento delle funzioni fisiologiche o dell’igiene personale
  • Deambulazione
  • Indossare gli indumenti

È inoltre considerata non autosufficiente la persona che necessita di sorveglianza continuativa. Lo stato di non autosufficienza deve risultare da certificazione medica, mentre non rileva l’età anagrafica: anche un giovane disabile può rientrare nella casistica.

Importante: non sono ricomprese nella detrazione le spese per i servizi forniti a persone non autosufficienti per cause derivanti esclusivamente dall’età anagrafica (es. semplice anzianità senza patologie invalidanti).

Tabella riepilogativa: deduzione vs detrazione badante

Per chiarire le differenze tra i due benefici fiscali, ecco una tabella riassuntiva con i principali parametri da considerare nel 730/2026:

CaratteristicaDeduzione contributiDetrazione 19%
Norma di riferimentoArt. 10 c. 2 TUIRArt. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR
Importo massimo1.549,37 euro2.100 euro (19% = 399 euro)
Tipo di beneficioRiduce il reddito imponibileRiduce l’IRPEF lorda
Spese ammesseSolo contributi INPSRetribuzione netta badante
Requisito non autosufficienzaNOSI (con certificato medico)
Limite di redditoNessuno40.000 euro
Rigo 730/2026E23 (oneri deducibili)E8/E10 cod. 15 (oneri detraibili)
Tracciabilità pagamentiObbligatoria (dal 2020)Obbligatoria (dal 2020)
CumulabilitàSI, con detrazione 19%SI, con deduzione contributi

Documenti da conservare per il 730/2026

Per beneficiare correttamente di deduzione e detrazione, è essenziale conservare con cura tutta la documentazione probatoria. L’Agenzia delle Entrate può richiedere questi documenti anche a distanza di anni: la regola è conservare tutto fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione (per il 730/2026 quindi fino al 31 dicembre 2031).

Documenti per la deduzione contributi (1.549,37 euro)

  • Bollettini MAV/PagoPA INPS dei contributi versati nei quattro trimestri (10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre 2025 e 10 gennaio 2026)
  • Comunicazione di assunzione del lavoratore domestico all’INPS
  • Estratto conto INPS scaricabile dal Cassetto Previdenziale del Lavoratore
  • Buste paga con evidenza della quota contributiva a carico del lavoratore
  • Ricevute di pagamento tracciabile (bonifico, F24, addebito SEPA)

Documenti per la detrazione 19% (non autosufficienti)

  • Ricevute di pagamento firmate dalla badante (devono indicare: dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore e del datore di lavoro, importo, data, causale)
  • Certificato medico attestante lo stato di non autosufficienza del soggetto assistito (rilasciato da medico SSN o medico specialista)
  • Documenti tracciabilità pagamenti: bonifico bancario, assegno, bancomat, carta di credito, app di pagamento (Satispay, PostePay, ecc.)
  • Contratto di lavoro con specifica delle mansioni assistenziali
  • Codice fiscale del soggetto non autosufficiente (se diverso dal contribuente)

Attenzione: dal 1° gennaio 2020, ai sensi dell’articolo 1, comma 679, della Legge 160/2019 (Legge di Bilancio 2020), la detrazione del 19% è subordinata all’effettuazione del pagamento con strumenti tracciabili. I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione. Questa regola NON si applica invece ai contributi INPS (che sono già pagati tramite F24/MAV).

Come compilare il quadro E del 730/2026

La compilazione del modello 730/2026 per le spese badante interessa due righi distinti del Quadro E (Oneri e Spese). Vediamo nel dettaglio dove inserire ciascun importo, seguendo le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

Rigo E23 – Contributi per addetti ai servizi domestici e familiari

Nel rigo E23 della Sezione II del Quadro E (“Spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo”) va indicato l’importo dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari, fino al limite massimo di 1.549,37 euro.

Il software del 730 calcola automaticamente l’eventuale eccedenza non deducibile. Se hai versato più di 1.549,37 euro, indica comunque l’importo intero: il sistema applicherà automaticamente il tetto.

Righi E8-E10 – Spese addetti assistenza personale (codice 15)

Nei righi E8, E9 o E10 della Sezione I del Quadro E (“Spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19%”) vanno indicate le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale dei soggetti non autosufficienti, utilizzando il codice 15.

L’importo da inserire è quello effettivamente sostenuto, fino al massimo di 2.100 euro. Il software del 730 calcolerà automaticamente la detrazione del 19% e verificherà il rispetto del limite di reddito complessivo (40.000 euro).

Casi particolari: più contribuenti che condividono la spesa

Quando più familiari condividono la spesa per la badante di un genitore non autosufficiente, il limite di 2.100 euro deve essere ripartito tra tutti i soggetti che hanno sostenuto la spesa. Ad esempio, se due fratelli pagano insieme la badante della madre, ciascuno potrà detrarre il 19% su un importo massimo di 1.050 euro (la metà del tetto).

Per la deduzione dei contributi, invece, il limite di 1.549,37 euro è personale del datore di lavoro: spetta esclusivamente al soggetto che ha sottoscritto il contratto di assunzione e che effettua i versamenti all’INPS.

Esempi pratici di calcolo del risparmio fiscale

Per comprendere meglio l’impatto reale di deduzione e detrazione, vediamo tre casi pratici con calcoli dettagliati del risparmio fiscale ottenibile nel 730/2026.

Caso 1: Famiglia con genitore non autosufficiente

Scenario: Luigi (50 anni, reddito 35.000 euro) assume una badante convivente per il padre di 82 anni affetto da Alzheimer (non autosufficiente certificato). Nel 2025 versa:

  • Contributi INPS: 1.800 euro totali
  • Retribuzione netta badante: 15.000 euro annui

Calcolo benefici fiscali nel 730/2026:

  • Deduzione contributi (E23): 1.549,37 euro × aliquota marginale 35% = risparmio di circa 542 euro
  • Detrazione 19% (E8-E10 cod. 15): 2.100 euro × 19% = 399 euro di risparmio
  • Risparmio fiscale totale: circa 941 euro

Caso 2: Anziana autosufficiente con badante

Scenario: Anna (72 anni, pensionata con reddito 22.000 euro) assume una colf che fa anche da accompagnatrice. Anna è ancora autosufficiente e non ha certificato medico. Nel 2025 versa:

  • Contributi INPS: 950 euro
  • Retribuzione netta: 8.500 euro

Calcolo benefici fiscali nel 730/2026:

  • Deduzione contributi (E23): 950 euro × aliquota marginale 25% = risparmio di circa 237 euro
  • Detrazione 19%: NON spettante (manca requisito non autosufficienza)
  • Risparmio fiscale totale: circa 237 euro

Caso 3: Due figli che assistono la madre non autosufficiente

Scenario: Marco e Sara (entrambi con redditi inferiori a 40.000 euro) sostengono insieme le spese per la badante della madre allettata. Marco è il datore di lavoro formale e versa i contributi.

  • Contributi INPS versati da Marco: 1.700 euro
  • Retribuzione netta condivisa: 12.000 euro (6.000 ciascuno)

Calcolo benefici nel 730/2026:

  • Marco – Deduzione contributi: 1.549,37 euro (limite massimo)
  • Marco – Detrazione 19%: su 1.050 euro (metà del tetto) = 199,50 euro
  • Sara – Detrazione 19%: su 1.050 euro (metà del tetto) = 199,50 euro

Novità 2026: cosa cambia per le spese badante

La Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024, n. 207) ha introdotto alcune modifiche al sistema delle detrazioni IRPEF che incidono indirettamente anche sulle spese per la badante. È importante conoscerle per pianificare correttamente la dichiarazione 730/2026.

Riordino detrazioni per redditi sopra 75.000 euro

Dal 2025 è entrato in vigore un nuovo meccanismo di contenimento delle detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Le detrazioni totali sono parametrate al numero di figli a carico e al reddito. Tuttavia, per la detrazione badante non autosufficiente il problema non si pone, perché il limite di reddito di 40.000 euro è ben al di sotto della soglia dei 75.000 euro.

Stop bollettini cartacei INPS dal 2026

Dal 1° gennaio 2026, l’INPS ha abolito i bollettini MAV cartacei per il versamento dei contributi dei lavoratori domestici. I pagamenti si effettuano esclusivamente tramite PagoPA, app IO o bonifico bancario sul Cassetto Previdenziale online. Questa novità rafforza la tracciabilità dei versamenti e semplifica la documentazione ai fini fiscali.

Nuove tabelle contributive INPS 2026

L’INPS ha aggiornato con la Circolare n. 25 del 2026 le tabelle dei contributi orari per i lavoratori domestici, con incrementi medi del 2,3% rispetto al 2025. Per chi assume nel 2026, è quindi probabile superare il limite di 1.549,37 euro deducibile più facilmente rispetto agli anni precedenti.

Errori comuni da evitare nella dichiarazione

L’esperienza maturata presso il CAF Centro Fiscale ci ha mostrato che molti contribuenti commettono errori ricorrenti nella compilazione del 730 per le spese badante. Ecco i principali errori da evitare, che possono comportare richieste di documenti integrativi, sanzioni o perdita del beneficio fiscale.

1. Confondere deduzione e detrazione

L’errore più comune è inserire la retribuzione netta della badante nel rigo E23 (oneri deducibili) o, viceversa, indicare i contributi INPS tra le spese detraibili al 19%. Ricorda: i contributi vanno solo in E23, lo stipendio netto solo in E8-E10 con codice 15 (e solo se il soggetto è non autosufficiente).

2. Detrarre senza certificato medico

La detrazione del 19% richiede tassativamente un certificato medico attestante lo stato di non autosufficienza. Non basta una generica certificazione di invalidità: deve essere specifico sulle attività della vita quotidiana che il soggetto non riesce a svolgere. Il certificato può essere rilasciato dal medico di base, da un medico specialista SSN o da una commissione medica.

3. Pagare in contanti

Dal 2020, i pagamenti in contanti alla badante non danno diritto alla detrazione 19%. Utilizza sempre strumenti tracciabili: bonifico bancario, assegno non trasferibile, carta di credito/bancomat o app di pagamento. Conserva sempre le ricevute firmate dalla badante.

4. Dimenticare la quota a carico del lavoratore

Nei contributi deducibili rientra anche la quota INPS a carico del lavoratore (circa il 30% del totale), trattenuta in busta paga e versata all’INPS dal datore di lavoro. Molti contribuenti dimenticano questa quota, riducendo il beneficio fiscale.

5. Superare il limite di reddito senza accorgersene

Se il tuo reddito complessivo supera 40.000 euro, perdi completamente il diritto alla detrazione 19%. Attenzione perché nel calcolo entrano anche redditi diversi (cedolare secca, redditi fondiari, ecc.). La deduzione contributi, invece, è sempre spettante a prescindere dal reddito.

Altre agevolazioni cumulabili con la spesa badante

Oltre a deduzione e detrazione sopra descritte, le famiglie che assumono una badante possono accedere ad altre agevolazioni previste a livello statale, regionale e locale. Ecco le principali da conoscere.

Bonus Anziani 850 euro (Prestazione Universale)

Dal 1° gennaio 2025 è attiva la Prestazione Universale, una nuova misura sperimentale (D.Lgs. 29/2024) destinata agli over 80 non autosufficienti con ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro e indennità di accompagnamento. Si tratta di un contributo di 850 euro mensili finalizzato a remunerare i lavoratori domestici impiegati nell’assistenza, da utilizzare in aggiunta alla pensione di accompagnamento.

Indennità di accompagnamento INPS

L’indennità di accompagnamento INPS è una prestazione esente da IRPEF erogata mensilmente alle persone con invalidità civile al 100% e impossibilità di deambulare autonomamente o necessità di assistenza continua. Per il 2026 l’importo è di 542,02 euro mensili erogati per 12 mensilità. È compatibile sia con il lavoro che con altri redditi.

Contributi regionali e comunali

Molte Regioni (tra cui il Friuli Venezia Giulia) prevedono contributi specifici per le famiglie che assumono una badante regolare. In FVG è attivo il FAP (Fondo per l’Autonomia Possibile) e il contributo regionale per la badante, gestito tramite i Servizi Sociali del Comune di residenza. Anche numerosi Comuni erogano voucher o bonus dedicati, soprattutto per anziani con ISEE basso.

Detrazioni per persone con disabilità

Se la persona assistita ha una disabilità riconosciuta (Legge 104/1992), si possono cumulare anche le detrazioni per familiari a carico, le spese mediche specialistiche (anch’esse al 19%), gli ausili tecnici e i mezzi di trasporto (con IVA agevolata al 4%).

Scadenze 730/2026 per le spese badante

Per non perdere il diritto a deduzione e detrazione, è fondamentale rispettare le scadenze fiscali previste per il modello 730/2026 (riferito ai redditi 2025).

ScadenzaAdempimento
30 aprile 2026Disponibilità 730 precompilato sul portale Agenzia Entrate
15 maggio 2026Possibilità di accettare/modificare/inviare il 730 precompilato
30 settembre 2026Termine ordinario invio 730/2026 tramite CAF o intermediari abilitati
25 ottobre 2026Termine ultimo per 730 integrativo
31 dicembre 2031Conservazione documenti spese badante (5 anni dopo presentazione)

Affidandoti al CAF Centro Fiscale di Udine, oltre alla compilazione corretta del 730, ricevi assistenza completa per individuare tutte le agevolazioni cumulabili e raccogliere correttamente la documentazione necessaria. Il CAF effettua anche il visto di conformità, che protegge il contribuente in caso di controlli successivi.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti (FAQ)

Posso dedurre i contributi della badante anche se non sono il soggetto assistito?

Sì. La deduzione spetta al datore di lavoro domestico, ovvero a chi ha sottoscritto il contratto e versa i contributi all’INPS. Non è necessario che coincida con il soggetto assistito. Ad esempio, un figlio può assumere la badante per il padre e dedurre i contributi nel proprio 730.

La detrazione 19% spetta anche se il soggetto non autosufficiente non è un familiare?

Sì. La detrazione del 19% per spese di assistenza non autosufficienti spetta a chi sostiene la spesa, indipendentemente dal rapporto di parentela con il soggetto assistito. Anche un vicino di casa o un amico che paga la badante per un anziano solo può detrarre.

Cosa succede se supero i 40.000 euro di reddito?

Se il reddito complessivo supera 40.000 euro, perdi completamente il diritto alla detrazione 19% sulle spese badante. Mantieni invece la deduzione dei contributi (1.549,37 euro), che non ha limiti di reddito.

Il bonus 850 euro per anziani è cumulabile con detrazione e deduzione?

Sì. La Prestazione Universale 850 euro non è considerata reddito ai fini IRPEF e non incide sulle agevolazioni fiscali per le spese badante. È cumulabile sia con la deduzione contributi sia con la detrazione 19%, purché vengano rispettati tutti i requisiti previsti.

Posso detrarre le spese badante se pago in contanti?

No, dal 1° gennaio 2020 la detrazione del 19% è subordinata al pagamento tracciabile (bonifico, bancomat, carta, app). I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione. Per i contributi INPS il discorso è diverso: vengono pagati tramite F24/PagoPA, quindi sono sempre tracciati.

La detrazione 19% spetta anche se la badante è in nero?

Assolutamente no. Il lavoro in nero è illegale e non dà diritto ad alcuna agevolazione fiscale. La detrazione richiede ricevute firmate, contratto regolare e tracciabilità dei pagamenti. Inoltre, l’assunzione regolare tutela anche il datore di lavoro da rischi legali e infortunistici.

Posso recuperare le spese badante se presento il modello Redditi PF anziché il 730?

Sì. Le stesse agevolazioni sono previste anche nel modello Redditi Persone Fisiche, con righi diversi (rispettivamente RP21 per i contributi deducibili e RP8-RP14 con codice 15 per la detrazione). I limiti e i requisiti sono identici.

Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

Calcolare correttamente le spese badante deducibili e detraibili nel 730/2026 richiede attenzione: confondere i due benefici, dimenticare la documentazione o errare nei calcoli può costare centinaia di euro. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre:

  • Compilazione completa del 730/2026 con calcolo ottimizzato di tutte le agevolazioni spettanti
  • Verifica documentazione e segnalazione di eventuali carenze prima dell’invio
  • Gestione completa del lavoro domestico: contratti, buste paga, contributi INPS, TFR
  • Consulenza personalizzata su agevolazioni regionali (FAP, contributo badante FVG) e nazionali (Prestazione Universale 850 euro)
  • Visto di conformità per la protezione in caso di controlli
  • Assistenza post-invio per eventuali comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate

Contattaci per fissare un appuntamento presso la nostra sede di Udine: i nostri consulenti specializzati in lavoro domestico ti seguiranno passo dopo passo per ottenere il massimo beneficio fiscale possibile.

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Fonti normative ufficiali consultate:

  • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) – art. 10 c. 2 e art. 15 c. 1 lett. i-septies
  • Legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020) – art. 1 c. 679
  • Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025)
  • D.Lgs. 15 marzo 2024, n. 29 (Prestazione Universale anziani)
  • Circolare Agenzia Entrate n. 2/E del 3 gennaio 2005
  • Circolare Agenzia Entrate n. 7/E del 25 giugno 2021
  • Istruzioni Modello 730/2026 (Agenzia delle Entrate)
  • CCNL Lavoro Domestico in vigore dal 1° ottobre 2020
  • Circolare INPS n. 25 del 2026 (tabelle contributive lavoratori domestici)
Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 07:28:382026-05-31 17:03:51Spesa Badante nel 730/2026: Importo Deducibile, Detraibile e Guida Completa
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Rimborsi IRPEF da Modello 730/2026: il calendario dei pagamenti, caso per caso

Dichiarazione dei redditi 730

Indice dei contenuti

  1. Quando arriva il rimborso IRPEF dal 730?
  2. Calendario rimborsi per dipendenti con sostituto d’imposta
  3. Calendario rimborsi per pensionati (INPS sostituto)
  4. Rimborso 730 senza sostituto d’imposta: cosa succede
  5. 730 senza sostituto attivo: la procedura Agenzia delle Entrate
  6. Rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate: quando e come
  7. Soglie e importi minimi per il rimborso in busta paga
  8. Il rimborso non arriva: cosa fare
  9. Come verificare lo stato del rimborso
  10. Domande frequenti sui rimborsi IRPEF

Hai presentato il Modello 730/2026 e stai aspettando il rimborso IRPEF? Le tempistiche variano sensibilmente in base alla tua situazione: se sei un lavoratore dipendente, un pensionato o un contribuente senza sostituto d’imposta. Questo articolo ti fornisce il calendario completo dei pagamenti caso per caso, con le date ufficiali, le soglie di rimborso diretto e le procedure da seguire se l’accredito non dovesse arrivare nei tempi previsti. Tutte le informazioni sono aggiornate alle normative vigenti per l’anno fiscale 2025 (dichiarazione 2026).

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Quando arriva il rimborso IRPEF dal 730?

Il rimborso IRPEF derivante dal Modello 730 non segue un’unica data fissa: il momento dell’accredito dipende da chi funge da sostituto d’imposta e dalla data in cui il contribuente ha trasmesso la dichiarazione. Il meccanismo e disciplinato dal D.P.R. 600/1973 e dalle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate.

Il sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) riceve i dati del 730 elaborato dal CAF o dal professionista abilitato, effettua i calcoli e riversa nel cedolino stipendio o nel rateo di pensione le somme a credito o a debito del contribuente. Quando invece il contribuente non ha un sostituto d’imposta attivo, entra in gioco l’Agenzia delle Entrate, che eroga il rimborso direttamente sul conto corrente bancario o postale.

I tre scenari principali da conoscere:

  • Lavoratore dipendente con sostituto attivo: il rimborso arriva in busta paga, tipicamente da luglio a dicembre, in base alla data di trasmissione del 730.
  • Pensionato (sostituto INPS o altro ente): il rimborso arriva nel rateo di pensione, con un calendario che parte da agosto.
  • Contribuente senza sostituto o con sostituto non attivo: il rimborso e erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate, con accredito bancario o postale entro il mese di dicembre dell’anno di presentazione.

Calendario rimborsi per dipendenti con sostituto d’imposta

Per i lavoratori dipendenti che presentano il 730 tramite CAF o professionista abilitato, il calendario dei rimborsi segue le scadenze di trasmissione telematica delle dichiarazioni. Il sostituto d’imposta riceve le risultanze entro determinate date e provvede al conguaglio nel cedolino successivo.

Secondo le istruzioni ministeriali e il D.M. 31 maggio 1999 (e successive modifiche), il calendario standard prevede:

Data trasmissione 730 dal CAFMese rimborso in busta pagaNote
Entro il 15 giugno 2026Luglio 2026Cedolino di luglio
Dal 16 al 23 luglio 2026Agosto 2026Cedolino di agosto o settembre
Dal 24 luglio al 15 settembre 2026Settembre 2026Cedolino di settembre
Dal 16 settembre al 15 ottobre 2026Ottobre 2026Cedolino di ottobre
Dal 16 ottobre al 15 novembre 2026Novembre 2026Cedolino di novembre
Dal 16 novembre al 30 novembre 2026Dicembre 2026Cedolino di dicembre

Importante: il sostituto d’imposta che riceve le risultanze del 730 entro il 30 novembre e tenuto ad effettuare il rimborso (o la trattenuta, in caso di saldo a debito) nella prima retribuzione utile successiva alla ricezione dei dati. Se il credito supera i 4.000 euro, il sostituto puo effettuare i controlli necessari prima di procedere all’erogazione, con possibile slittamento dei tempi.

Nel caso di dichiarazione congiunta, il rimborso viene liquidato al dichiarante principale attraverso il suo sostituto d’imposta, mentre le ritenute aggiuntive eventualmente dovute dal coniuge dichiarante vengono trattenute dal sostituto del coniuge stesso.

Calendario rimborsi per pensionati (INPS sostituto)

I pensionati che presentano il 730 con l’INPS (o altro ente previdenziale) come sostituto d’imposta seguono un calendario leggermente differente rispetto ai lavoratori dipendenti. L’INPS elabora i dati e riversa il rimborso nel rateo mensile di pensione.

Le date indicative per i pensionati sono:

Data trasmissione 730Mese rimborso nella pensioneNote
Entro il 15 giugno 2026Agosto 2026Rateo agosto (slittamento di 1 mese rispetto ai dipendenti)
Dal 16 al 23 luglio 2026Settembre 2026Rateo settembre
Dal 24 luglio al 15 settembre 2026Ottobre 2026Rateo ottobre
Dal 16 settembre al 15 ottobre 2026Novembre 2026Rateo novembre
Dal 16 ottobre al 30 novembre 2026Dicembre 2026Rateo dicembre

Lo slittamento di un mese rispetto ai dipendenti e dovuto ai tempi tecnici necessari all’INPS per elaborare le risultanze e aggiungerle al trattamento pensionistico. In caso di credito superiore a 4.000 euro, anche l’INPS puo effettuare verifiche supplementari prima di procedere all’accredito.

Esempio pratico: un pensionato che consegna la documentazione al CAF entro il 10 giugno 2026 ricevera il rimborso IRPEF nel rateo di pensione di agosto 2026. Se invece consegna i documenti il 20 luglio, dovra attendere settembre 2026.

Rimborso 730 senza sostituto d’imposta: cosa succede

Una categoria che spesso si trova in difficolta con i rimborsi e quella dei contribuenti che presentano il 730 senza sostituto d’imposta oppure con un sostituto d’imposta che al momento del conguaglio non e piu attivo (ad esempio perche si e cessato il rapporto di lavoro). In questi casi, il meccanismo ordinario non e applicabile e il rimborso segue una procedura alternativa.

Le situazioni piu frequenti che portano a questa condizione sono:

  • Lavoratori che hanno perso il lavoro tra la presentazione del 730 e il periodo del conguaglio (luglio-agosto).
  • Lavoratori con contratti a termine scaduti prima del conguaglio.
  • Contribuenti con redditi da lavoro autonomo occasionale che non hanno un sostituto che trattiene le ritenute d’acconto.
  • Eredi che dichiarano i redditi del de cuius tramite 730.
  • Lavoratori trasferiti all’estero senza un sostituto italiano attivo.

In tutti questi casi, il contribuente deve indicare nel 730 il codice fiscale del sostituto d’imposta che non effettuera il conguaglio (campo apposito nel frontespizio) oppure indicare che non ha un sostituto d’imposta. Il rimborso sara allora erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

730 senza sostituto attivo: la procedura Agenzia delle Entrate

Quando il sostituto d’imposta non puo effettuare il conguaglio, l’Agenzia delle Entrate riceve le risultanze del 730 direttamente dal CAF o dal professionista e provvede a erogare il rimborso in autonomia. Questa procedura e disciplinata dall’articolo 37, comma 2-bis del D.Lgs. 241/1997.

Il contribuente in questa situazione deve assicurarsi di:

  • Avere un conto corrente bancario o postale intestato (o cointestato) e comunicarlo all’Agenzia delle Entrate tramite i servizi telematici (IBAN).
  • Verificare che l’IBAN sia correttamente registrato nell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate (servizio “Rimborsi fiscali”).
  • In mancanza di IBAN comunicato, l’Agenzia delle Entrate invia un vaglia postale all’indirizzo di residenza del contribuente.

Tempistiche: i rimborsi diretti dell’Agenzia delle Entrate vengono elaborati generalmente entro il mese di dicembre dell’anno di presentazione della dichiarazione. Tuttavia, per crediti di importo significativo o in presenza di anomalie, i tempi possono estendersi fino al primo semestre dell’anno successivo.

Se hai spese mediche detraibili o altre detrazioni rilevanti che generano un credito IRPEF consistente, e particolarmente importante comunicare tempestivamente l’IBAN all’Agenzia delle Entrate per velocizzare l’accredito.

Rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate: quando e come

Anche per i contribuenti che hanno un sostituto d’imposta regolarmente attivo, esistono casi in cui il rimborso e erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate anziche attraverso il cedolino. Questo accade quando:

  • Il credito IRPEF e superiore a 4.000 euro e il sostituto ha effettuato i controlli richiesti per legge, decidendo di non anticipare il rimborso.
  • La dichiarazione e stata presentata con 730 precompilato modificato che presenta elementi che richiedono verifica da parte dell’Agenzia.
  • Il sostituto ha comunicato all’Agenzia delle Entrate di non poter effettuare il rimborso entro i termini previsti.

In questi casi, l’Agenzia delle Entrate emette il rimborso entro 6 mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione o, se la dichiarazione e presentata entro tale termine, entro 6 mesi dalla data di presentazione stessa. Il rimborso e accreditato direttamente sul conto corrente del contribuente (se l’IBAN e registrato) o inviato tramite vaglia postale.

Come comunicare l’IBAN all’Agenzia delle Entrate:

  • Accedendo all’area riservata del portale agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS.
  • Tramite il servizio “Rimborsi fiscali” disponibile nell’area riservata.
  • Recandosi presso uno sportello CAF abilitato che puo effettuare la comunicazione in delega.

Il Quadro F del Modello 730 contiene le informazioni sugli acconti gia versati e sui crediti residui: una lettura attenta di questo quadro ti permette di capire anticipatamente se il tuo credito supera le soglie che determinano l’intervento diretto dell’Agenzia delle Entrate.

Soglie e importi minimi per il rimborso in busta paga

Non tutti i crediti IRPEF vengono rimborsati secondo le stesse modalita. La normativa fiscale prevede alcune soglie minime e massime che determinano le modalita e le tempistiche di rimborso.

Crediti fino a 4.000 euro

Per i crediti IRPEF fino a 4.000 euro, il sostituto d’imposta e tenuto a rimborsare l’intera somma direttamente in busta paga (o nel rateo di pensione) secondo il calendario standard. Non sono previsti controlli aggiuntivi e il rimborso avviene automaticamente nel mese di conguaglio.

Crediti superiori a 4.000 euro

Per i crediti superiori a 4.000 euro, l’articolo 1, comma 586 della Legge n. 147/2013 (Legge di Stabilita 2014) e la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 10/E del 14 maggio 2013 prevedono che il sostituto d’imposta possa sospendere l’erogazione del rimborso per effettuare le verifiche del caso. In questo scenario:

  • Il sostituto comunica la sospensione all’Agenzia delle Entrate entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio.
  • L’Agenzia delle Entrate effettua le verifiche e, se non emergono irregolarita, eroga direttamente il rimborso entro 6 mesi dalla comunicazione del sostituto.
  • In caso di verifiche piu approfondite, i tempi possono estendersi ulteriormente.

Crediti di importo minimo (sotto i 12 euro)

L’articolo 1, comma 1 del D.P.R. n. 542/1999 stabilisce che non si da luogo al rimborso di crediti d’imposta di importo inferiore a 12 euro. Questo importo costituisce la soglia minima sotto la quale il rimborso non viene effettuato ne dal sostituto ne dall’Agenzia delle Entrate. Il credito si azzera senza rimborso.

Il rimborso non arriva: cosa fare

Se il rimborso IRPEF non arriva entro i termini previsti, e necessario seguire una procedura precisa per sbloccare la situazione. Ecco le azioni consigliate in ordine cronologico:

1. Verifica il cedolino paga o il rateo di pensione

Il primo passo e controllare attentamente il proprio cedolino stipendio o il prospetto pensione del mese in cui il rimborso avrebbe dovuto essere accreditato. Il rimborso compare come voce specifica “Conguaglio fiscale a credito” o similare. In alcuni casi e gia stato erogato ma non immediatamente riconoscibile.

2. Contatta il sostituto d’imposta

Se il cedolino non riporta alcun conguaglio positivo, contatta l’ufficio paghe del tuo datore di lavoro o il patronato INPS (se sei pensionato). Chiedi conferma di aver ricevuto il risultato contabile del tuo 730 e di aver effettuato (o pianificato) il conguaglio.

3. Contatta il CAF o il professionista che ha elaborato il 730

Il CAF o il professionista abilitato che ha presentato il tuo 730 puo verificare la data di trasmissione telematica della dichiarazione e confermare che sia avvenuta correttamente. Puo anche verificare se il risultato contabile e stato correttamente trasmesso al sostituto d’imposta.

4. Verifica il Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate

Accedendo al Cassetto Fiscale sul portale agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS, puoi visualizzare lo stato del tuo rimborso nella sezione “Rimborsi”. Il sistema mostra se il rimborso e stato emesso, la data prevista di accredito e l’eventuale stato di lavorazione.

5. Presenta istanza di rimborso

Se sono trascorsi tutti i termini previsti e il rimborso non e ancora arrivato, puoi presentare una istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate tramite:

  • Il modello telematico disponibile nell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate.
  • Presentazione cartacea presso il competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate (quello della provincia di domicilio fiscale).
  • Tramite il proprio CAF con delega all’assistenza post-dichiarativa.

Come verificare lo stato del rimborso

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti diversi strumenti per monitorare lo stato dei rimborsi fiscali in tempo reale. Ecco come utilizzarli:

Area riservata portale Agenzia delle Entrate

Accedendo con SPID, CIE o CNS al portale agenziaentrate.gov.it, nella sezione “Rimborsi” trovi:

  • L’elenco di tutti i rimborsi richiesti o in elaborazione.
  • Lo stato attuale (in elaborazione, da pagare, pagato).
  • La data prevista o effettiva di accredito.
  • L’eventuale richiesta di integrazione documentale da parte dell’Agenzia.

App IO e Fatture e Corrispettivi

Tramite l’App IO (quella del Governo) e l’app Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, e possibile ricevere notifiche in tempo reale sullo stato del rimborso e sull’accredito bancario, previa registrazione e abbinamento del proprio IBAN.

Numero verde Agenzia delle Entrate

Il numero verde 800.909.696 dell’Agenzia delle Entrate (gratuito da rete fissa) e il 06 96668907 (da cellulare, a pagamento) permettono di parlare con un operatore che puo fornire informazioni sullo stato del proprio rimborso, previa identificazione con codice fiscale.

Il servizio telefonico e attivo dal lunedi al venerdi, dalle 9:00 alle 17:00.

Sportello CAF

Il tuo CAF di riferimento puo effettuare verifiche nell’area riservata in tua delega e comunicarti lo stato del rimborso. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre questo servizio di assistenza post-dichiarativa a tutti i propri assistiti che hanno presentato il 730 tramite il nostro sportello.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Riepilogo: il calendario completo caso per caso

Riepiloghiamo in una tabella unica il calendario completo dei rimborsi IRPEF da 730/2026 per tutti i casi possibili, cosi da avere un riferimento chiaro e immediato:

Tipologia contribuenteSostituto d’impostaData consegna 730Mese rimborso
Lavoratore dipendenteDatore di lavoroEntro 15 giugno 2026Luglio 2026
Lavoratore dipendenteDatore di lavoro16 giugno – 23 luglio 2026Agosto/Settembre 2026
Lavoratore dipendenteDatore di lavoro24 luglio – 15 settembre 2026Settembre 2026
Lavoratore dipendenteDatore di lavoro16 settembre – 15 ottobre 2026Ottobre 2026
Lavoratore dipendenteDatore di lavoro16 ottobre – 30 novembre 2026Novembre/Dicembre 2026
PensionatoINPS/Ente prev.Entro 15 giugno 2026Agosto 2026
PensionatoINPS/Ente prev.16 giugno – 23 luglio 2026Settembre 2026
PensionatoINPS/Ente prev.24 luglio – 30 novembre 2026Ottobre/Dicembre 2026
Senza sostituto / sostituto non attivoAgenzia delle EntrateQualsiasi dataEntro dicembre 2026
Credito > 4.000 euro (qualsiasi)AE (dopo verifica)Qualsiasi dataEntro 6 mesi dalla sospensione

Presentare il Modello 730/2026 il prima possibile, possibilmente entro il 15 giugno, garantisce di ricevere il rimborso nel mese di luglio (per i dipendenti) o agosto (per i pensionati), evitando attese prolungate. Un CAF qualificato come il CAF Centro Fiscale di Udine puo aiutarti a ottimizzare la dichiarazione e a raccogliere tutta la documentazione necessaria per massimizzare le detrazioni e velocizzare i tempi di rimborso.

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Domande Frequenti sui Rimborsi IRPEF dal 730/2026

Quando arriva il rimborso IRPEF per un lavoratore dipendente che consegna il 730 entro giugno?

Un lavoratore dipendente che consegna la documentazione al CAF entro il 15 giugno 2026 riceve il rimborso IRPEF gia nel cedolino paga di luglio 2026. E il caso piu veloce e si ottiene presentando la dichiarazione il prima possibile.

I pensionati ricevono il rimborso 730 nello stesso mese dei lavoratori?

No, i pensionati ricevono il rimborso con uno slittamento di un mese rispetto ai dipendenti. Se un dipendente riceve il conguaglio a luglio, il pensionato lo riceve ad agosto. Questo e dovuto ai tempi tecnici di elaborazione dell’INPS o dell’ente previdenziale sostituto.

Cosa succede se il rimborso supera 4.000 euro?

Se il credito IRPEF supera i 4.000 euro, il sostituto d’imposta puo sospendere il rimborso e comunicarlo all’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima effettua le verifiche necessarie e, se non emergono irregolarita, eroga direttamente il rimborso entro 6 mesi dalla comunicazione del sostituto. Il rimborso arriva quindi sul conto corrente comunicato all’Agenzia.

Ho perso il lavoro dopo aver presentato il 730: come ricevo il rimborso?

Se al momento del conguaglio non hai piu un sostituto d’imposta attivo, il rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul tuo conto corrente. Devi assicurarti di aver comunicato il tuo IBAN all’Agenzia tramite il portale agenziaentrate.gov.it oppure tramite il CAF. Il rimborso arriva generalmente entro dicembre dell’anno di presentazione.

Come posso verificare se l’Agenzia delle Entrate ha gia emesso il mio rimborso?

Puoi verificare lo stato del rimborso accedendo all’area riservata del portale agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS, nella sezione Rimborsi. In alternativa, puoi chiamare il numero verde 800.909.696 (gratuito da rete fissa) oppure rivolgerti al CAF che ha elaborato il tuo 730, che puo effettuare la verifica in tua delega.


Hai bisogno di aiuto con il Modello 730/2026?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutte le fasi della dichiarazione dei redditi: dalla raccolta documenti alla trasmissione telematica, fino alla verifica dei rimborsi IRPEF.

I nostri servizi per il Modello 730/2026:

  • Elaborazione dichiarazione dei redditi con verifica di tutte le detrazioni spettanti
  • Assistenza per contribuenti senza sostituto e comunicazione IBAN ad Agenzia delle Entrate
  • Verifica stato rimborsi e assistenza post-dichiarativa
  • Dichiarazione congiunta per coppie e conviventi
  • Gestione spese detraibili: mediche, universitarie, ristrutturazioni, mutui

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    La detrazione trasporti pubblici nel Modello 730 permette di recuperare il 19% IRPEF della spesa sostenuta per l’abbonamento al servizio di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Si tratta di un rimborso fiscale pensato per incentivare l’uso dei mezzi pubblici e alleggerire il costo della mobilità quotidiana di pendolari, studenti e famiglie. In questa guida 2026 vediamo nel dettaglio come funziona il rimborso per l’abbonamento, qual è il tetto massimo di spesa, quali documenti servono e come gestire correttamente il caso in cui il datore di lavoro abbia già rimborsato l’abbonamento tramite welfare aziendale.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la detrazione per i trasporti pubblici nel 730
    2. Percentuale di detrazione e tetto massimo di 250 euro
    3. Quali abbonamenti danno diritto alla detrazione
    4. Detrazione per familiari fiscalmente a carico
    5. Pagamento tracciabile: regola obbligatoria
    6. Documentazione da conservare
    7. Rimborso datore di lavoro e welfare aziendale
    8. Dove indicare la detrazione nel Modello 730
    9. Errori comuni da evitare
    10. Domande frequenti

    Cos’è la detrazione per i trasporti pubblici nel 730

    La detrazione per le spese di abbonamento al trasporto pubblico è un’agevolazione fiscale che permette di portare in detrazione una parte della spesa annua sostenuta per i mezzi pubblici. È stata introdotta in via strutturale dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) e ha sostituito le precedenti agevolazioni temporanee. Oggi è disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera i-decies, del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, DPR 917/1986).

    In termini semplici: se nel corso del 2025 hai pagato un abbonamento al bus, al treno regionale, alla metropolitana o al tram, una parte di quella spesa torna nelle tue tasche sotto forma di minore imposta da pagare quando presenti il Modello 730/2026. Non è un rimborso che ricevi sul conto direttamente dal Comune o dall’azienda di trasporti, ma un’agevolazione che riduce l’IRPEF dovuta.

    La detrazione si applica anche se l’abbonamento è stato sottoscritto per familiari fiscalmente a carico (figli studenti, coniuge a carico, genitori conviventi a carico). È quindi un’agevolazione molto trasversale, che interessa lavoratori dipendenti, pensionati e famiglie con figli che si spostano per studio o lavoro.

    Percentuale di detrazione e tetto massimo di 250 euro

    La detrazione trasporti pubblici è pari al 19% della spesa sostenuta, calcolata su un tetto massimo di 250 euro all’anno per ciascun contribuente. Questo significa che il rimborso fiscale massimo ottenibile è di 47,50 euro per ogni soggetto a cui l’abbonamento si riferisce (cioè il 19% di 250 euro).

    Attenzione: il tetto di 250 euro è il limite complessivo annuo, non riguarda il singolo abbonamento. Se nel 2025 hai sostenuto spese per più abbonamenti (ad esempio uno per te e uno per il figlio a carico), la spesa totale ammissibile rimane sempre 250 euro a persona. Eventuali eccedenze rispetto al tetto non sono detraibili.

    Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Marco, lavoratore dipendente di Udine, abbia speso 360 euro nel 2025 per l’abbonamento annuale all’autobus urbano. Nel 730/2026 potrà inserire al massimo 250 euro come spesa detraibile. Il risparmio fiscale sarà di 47,50 euro (19% di 250 euro), che si tradurrà in una minore IRPEF dovuta o in un maggior rimborso a credito.

    Importante: detrazione su base individuale. Il limite di 250 euro vale per ciascun soggetto a cui l’abbonamento è intestato. In una famiglia con due figli a carico che usano i mezzi pubblici, il genitore può portare in detrazione fino a 250 euro per ciascun figlio, oltre ai propri 250 euro personali.

    Quali abbonamenti danno diritto alla detrazione

    Non tutti i titoli di viaggio sono detraibili. La norma è precisa: si possono portare in detrazione solo le spese sostenute per abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Restano esclusi i biglietti singoli e i titoli a tempo limitato.

    In concreto, sono detraibili:

    • Abbonamenti mensili, trimestrali, semestrali e annuali al bus urbano ed extraurbano
    • Abbonamenti alla metropolitana e al tram
    • Abbonamenti al treno regionale e interregionale (Trenitalia regionale, Italo non rientra se utilizzato come Alta Velocità)
    • Abbonamenti integrati che combinano più mezzi nello stesso bacino di traffico
    • Abbonamenti dei servizi di trasporto pubblico marittimo, lacuale e fluviale di linea
    • Carte di mobilità ricaricabili che funzionano come abbonamento a tempo

    Sono invece esclusi dalla detrazione:

    • Biglietti singoli e carnet a corse
    • Abbonamenti ai servizi di trasporto su rotaia ad alta velocità (Frecciarossa, Italo Alta Velocità)
    • Servizi taxi, NCC e car sharing
    • Tessere di tipo “trasporti gratuiti” già finanziate da enti pubblici
    • Spese di trasporto sostenute per viaggi internazionali

    Per essere sicuri che l’abbonamento sia detraibile, basta verificare che il titolo di viaggio sia nominativo e che si riferisca a un servizio di trasporto pubblico di linea, regolarmente autorizzato.

    Detrazione per familiari fiscalmente a carico

    Una delle caratteristiche più utili della detrazione trasporti pubblici è che si applica anche alle spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico. Questo è un grande vantaggio per le famiglie con figli che frequentano scuole superiori o università, oppure con coniuge a carico che si sposta con i mezzi pubblici.

    Sono considerati familiari a carico ai fini fiscali nel 2026:

    • Figli fino a 24 anni con reddito annuo non superiore a 4.000 euro
    • Figli oltre i 24 anni con reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro
    • Coniuge non legalmente ed effettivamente separato con reddito non superiore a 2.840,51 euro
    • Altri familiari conviventi (genitori, fratelli, sorelle) entro il limite di 2.840,51 euro di reddito

    Per portare in detrazione la spesa per un familiare a carico, l’abbonamento deve essere intestato al familiare stesso, ma il pagamento deve risultare effettuato dal contribuente che inserisce la spesa nel proprio 730. Il limite di 250 euro vale per ciascun soggetto: quindi un genitore con due figli studenti a carico può detrarre fino a 250 euro per il primo figlio, altri 250 euro per il secondo, oltre ai propri 250 euro personali.

    Esempio: Laura ha due figlie a carico che frequentano l’università a Trieste. Per il 2025 ha pagato 280 euro per l’abbonamento annuale al treno regionale di una figlia e 220 euro per l’altra. Nel 730/2026 potrà inserire 250 euro (massimale) per la prima figlia e 220 euro (spesa effettiva, sotto al tetto) per la seconda. La detrazione complessiva sarà del 19% su 470 euro, pari a 89,30 euro di IRPEF in meno.

    Pagamento tracciabile: regola obbligatoria

    Per beneficiare della detrazione del 19% sull’abbonamento ai trasporti pubblici nel 730 è obbligatorio aver pagato con strumenti tracciabili. Questa regola, introdotta dall’articolo 1, comma 679, della Legge di Bilancio 2020 (L. 160/2019), si applica alla quasi totalità delle detrazioni del 19% IRPEF.

    Sono considerati pagamenti tracciabili:

    • Bonifico bancario o postale
    • Carta di credito, debito o prepagata
    • Bollettino postale
    • Assegno bancario o circolare
    • App di pagamento (Satispay, PayPal, Google Pay, Apple Pay)
    • Pagamenti elettronici tramite portale dell’azienda di trasporto

    Il pagamento in contanti fa perdere il diritto alla detrazione, anche se l’abbonamento è regolarmente acquistato e nominativo. Per questo motivo è importante, al momento dell’acquisto o del rinnovo dell’abbonamento, scegliere sempre un metodo elettronico e conservare la ricevuta che attesti la modalità di pagamento utilizzata.

    Attenzione: se hai acquistato l’abbonamento direttamente alla biglietteria pagando in contanti, anche se hai la ricevuta nominativa, non potrai detrarre la spesa. È un errore molto comune che porta a contestazioni in fase di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Documentazione da conservare

    Per portare in detrazione l’abbonamento ai trasporti pubblici nel Modello 730/2026 è necessario conservare alcuni documenti che, in caso di controllo, dovranno essere esibiti all’Agenzia delle Entrate. Si tratta dei seguenti documenti:

    • Abbonamento o tessera nominativa, con indicazione del periodo di validità
    • Ricevuta di pagamento rilasciata dall’azienda di trasporto, che deve riportare la modalità di pagamento tracciabile utilizzata
    • Estratto conto bancario o della carta da cui risulti l’addebito (utile come prova ulteriore)
    • Fattura, se rilasciata, con codice fiscale del contribuente che porta in detrazione la spesa
    • In caso di abbonamento per familiare a carico: documento che attesti la condizione di familiare a carico al momento della dichiarazione

    I documenti devono essere conservati per cinque anni dalla presentazione della dichiarazione, perché entro questo termine l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli e chiedere giustificazioni delle spese detratte. Conservare la documentazione in modo ordinato, anche in formato digitale, è il modo migliore per evitare problemi in caso di verifica.

    Per chi acquista l’abbonamento online tramite l’app o il portale dell’azienda di trasporto, la conservazione è ancora più semplice: la ricevuta arriva via email e va salvata insieme alla conferma del pagamento.

    Hai bisogno di aiuto con il 730?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione del Modello 730/2026 e nella verifica di tutte le detrazioni a cui hai diritto, comprese quelle per i trasporti pubblici. Portiamo in detrazione ogni spesa ammessa, senza il rischio di errori.

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    Rimborso datore di lavoro e welfare aziendale

    Un capitolo particolarmente delicato riguarda i casi in cui il datore di lavoro rimborsa al dipendente le spese di abbonamento ai trasporti pubblici, sia direttamente sia tramite piattaforme di welfare aziendale. La regola generale è chiara: non si può portare in detrazione una spesa che è già stata rimborsata dal datore di lavoro.

    L’articolo 51, comma 2, lettera d-bis del TUIR prevede infatti che le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro per l’acquisto degli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente o dei suoi familiari fiscalmente a carico non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente. In pratica: non sono tassate in busta paga, ma proprio per questo non possono essere portate in detrazione nel 730.

    I casi possibili sono tre:

    • Abbonamento interamente rimborsato dal datore di lavoro: nessuna detrazione possibile, perché la spesa non è rimasta a carico del dipendente
    • Abbonamento parzialmente rimborsato: si può detrarre solo la quota effettivamente rimasta a carico del dipendente, sempre entro il tetto annuo di 250 euro
    • Abbonamento pagato dal dipendente senza alcun rimborso: detrazione piena del 19% sulla spesa, fino a 250 euro

    Esempio pratico: Giulia è dipendente di un’azienda che le ha riconosciuto un voucher welfare di 200 euro per l’abbonamento all’autobus. L’abbonamento annuale costa 300 euro. La quota rimasta a carico di Giulia è di 100 euro: solo questa cifra può essere portata in detrazione nel 730/2026. La detrazione effettiva sarà di 19 euro (19% di 100 euro).

    In Certificazione Unica, il datore di lavoro indica gli importi rimborsati per i trasporti pubblici al punto 701 (oneri rimborsati dal sostituto d’imposta) e nelle annotazioni della CU. È fondamentale leggere con attenzione la CU prima di compilare il 730, per non rischiare di portare in detrazione una spesa già rimborsata.

    Dove indicare la detrazione nel Modello 730

    La detrazione per le spese di abbonamento al trasporto pubblico va indicata nel Quadro E del Modello 730/2026, sezione “Oneri e spese detraibili al 19%”. Più precisamente, va riportata nei righi da E8 a E10, utilizzando il codice di spesa 40 nella colonna 1.

    Nelle colonne corrispondenti si inserisce:

    • Colonna 1: codice 40 (spese per abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico)
    • Colonna 2: l’importo della spesa effettivamente sostenuta, comprensivo della quota per familiari a carico, nel limite di 250 euro per ciascun soggetto

    Chi utilizza il 730 precompilato 2026 potrebbe trovare già inserita la spesa: dal 2018, infatti, le aziende di trasporto pubblico inviano all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese sostenute dai contribuenti per gli abbonamenti pagati con strumenti tracciabili. Tuttavia, è sempre opportuno controllare che l’importo sia corretto e che siano state inserite anche le spese per i familiari a carico, che spesso il sistema non rileva in automatico.

    Chi compila il 730 ordinario (non precompilato) deve inserire manualmente l’importo nel quadro E, codice 40, partendo dalle ricevute conservate.

    Errori comuni da evitare

    Anche se la detrazione trasporti pubblici è una delle più semplici da gestire nel 730, ogni anno molti contribuenti commettono errori che portano a contestazioni o alla perdita del beneficio. Vediamo i più frequenti:

    • Pagare in contanti l’abbonamento: fa perdere automaticamente il diritto alla detrazione, anche con ricevuta nominativa
    • Dimenticare di sottrarre l’eventuale rimborso aziendale: porta a detrarre una spesa non rimasta a carico, con rischio di accertamento
    • Detrarre i biglietti singoli o i carnet a corse: sono espressamente esclusi dalla norma
    • Superare il tetto di 250 euro per persona: l’eccedenza non è ammessa e va eliminata
    • Inserire l’abbonamento di un familiare non a carico: la detrazione spetta solo per i familiari fiscalmente a carico
    • Dimenticare di indicare il familiare a carico nel quadro dei familiari: senza questa indicazione, la spesa per il familiare viene scartata dal sistema
    • Non conservare la ricevuta della modalità di pagamento: in caso di controllo, senza prova del pagamento tracciabile la detrazione viene revocata

    L’errore più costoso, dal punto di vista pratico, è quello di non controllare la Certificazione Unica per verificare se il datore di lavoro ha già rimborsato in tutto o in parte l’abbonamento. La duplicazione della detrazione (cioè detrarre una spesa già rimborsata) è uno dei motivi più frequenti di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sulla detrazione trasporti pubblici nel 730

    Posso detrarre l’abbonamento al treno Frecciarossa nel 730?

    No, gli abbonamenti ai servizi di trasporto su rotaia ad alta velocità (Frecciarossa, Italo Alta Velocità) non sono detraibili. La detrazione del 19% si applica solo ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, escludendo l’alta velocità nazionale.

    L’abbonamento è intestato a mio figlio universitario: posso detrarlo io?

    Sì, a condizione che il figlio sia fiscalmente a carico (reddito annuo non superiore a 4.000 euro fino a 24 anni, oppure 2.840,51 euro oltre i 24 anni) e che il pagamento sia stato effettuato dal genitore con metodo tracciabile. La detrazione si calcola sul tetto di 250 euro per il figlio.

    Cosa succede se il mio datore di lavoro mi rimborsa l’abbonamento?

    Se il rimborso è totale, non puoi portare in detrazione la spesa nel 730 perché non è rimasta a tuo carico. Se il rimborso è parziale, puoi detrarre solo la quota effettivamente pagata da te, sempre entro il limite di 250 euro. Il rimborso del datore di lavoro non è tassato in busta paga (welfare aziendale ex art. 51 c. 2 lett. d-bis TUIR).

    Posso detrarre l’abbonamento se l’ho pagato in contanti?

    No. Dal 2020, per beneficiare della detrazione del 19% sull’abbonamento ai trasporti pubblici è obbligatorio aver pagato con strumenti tracciabili (bonifico, carta, app di pagamento). Il pagamento in contanti fa perdere il diritto alla detrazione, anche con abbonamento regolarmente nominativo.

    Quanto risparmio in concreto con la detrazione?

    Il risparmio massimo è di 47,50 euro all’anno per ciascun soggetto a cui l’abbonamento si riferisce. Si calcola applicando il 19% al tetto massimo di spesa detraibile (250 euro). Una famiglia con due figli a carico che usano i mezzi pubblici può quindi recuperare fino a 142,50 euro complessivi all’anno.

    L’abbonamento è già nel 730 precompilato?

    Spesso sì. Le aziende di trasporto pubblico trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese pagate con strumenti tracciabili. Tuttavia, è sempre necessario verificare che l’importo sia corretto e aggiungere manualmente le spese per i familiari a carico, che spesso non risultano nel precompilato.

    Conclusioni: gestire la detrazione trasporti con il CAF

    La detrazione trasporti pubblici nel Modello 730 è un’agevolazione semplice ma piena di insidie pratiche: pagamento tracciabile obbligatorio, tetto annuo da rispettare, gestione del rimborso aziendale, indicazione dei familiari a carico. Un piccolo errore può costare la perdita del beneficio o, peggio, una contestazione in fase di controllo.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di contribuenti del Friuli Venezia Giulia nella compilazione del 730. Verifichiamo tutte le detrazioni a cui hai diritto, controlliamo la documentazione, gestiamo correttamente i rimborsi del datore di lavoro e ti aiutiamo a massimizzare il rimborso fiscale, evitando errori che potrebbero costarti caro.

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    Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 10:22:202026-05-31 14:13:11Detrazione Trasporti Pubblici nel Modello 730: Rimborsi per l’Abbonamento
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Detrazione Trasporti Pubblici nel 730/2026: Rimborsi Abbonamento e Limite 250 Euro

    Dichiarazione dei redditi 730

    La detrazione per i trasporti pubblici nel Modello 730/2026 consente di recuperare il 19% delle spese sostenute per l’abbonamento ai mezzi pubblici di trasporto, con un tetto massimo di 250 euro l’anno. In pratica, chi paga regolarmente l’autobus, il treno regionale o la metro per andare al lavoro o a scuola può ottenere un rimborso fiscale che arriva fino a 47,50 euro. Si tratta di un’agevolazione importante perché premia chi utilizza il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, riducendo l’impatto economico dell’abbonamento sulla famiglia. Il beneficio vale anche per le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico, come figli e coniuge senza redditi propri rilevanti.

    In questa guida completa e aggiornata al 2026 vediamo nel dettaglio chi può beneficiare della detrazione, quali abbonamenti rientrano nell’agevolazione, qual è il limite di spesa detraibile, come funziona la regola della tracciabilità del pagamento, quali documenti conservare e come compilare correttamente i righi del 730. Spiegheremo anche cosa cambia per i datori di lavoro che rimborsano l’abbonamento ai dipendenti e quali errori evitare nella dichiarazione dei redditi. Tutte le informazioni si basano sull’art. 15, comma 1, lettera i-decies del TUIR (DPR 917/1986) e sulle istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026.

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    Cos’è la detrazione per i trasporti pubblici nel 730

    La detrazione per le spese di trasporto pubblico è un’agevolazione fiscale che permette al contribuente di sottrarre dalle imposte dovute (IRPEF) il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. La norma di riferimento è l’articolo 15, comma 1, lettera i-decies del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 22 dicembre 1986, n. 917), introdotta in via stabile dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, commi 28-29).

    In termini pratici, significa che lo Stato restituisce al cittadino una parte della spesa sostenuta per spostarsi con i mezzi pubblici. Il meccanismo è quello classico delle detrazioni: l’importo speso (entro il limite massimo di 250 euro) viene moltiplicato per il 19% e il risultato viene scalato dall’IRPEF lorda calcolata sui redditi dichiarati. Ad esempio, se un contribuente ha speso 240 euro per l’abbonamento annuale dell’autobus urbano, la detrazione spettante sarà di 45,60 euro (240 × 19%), che riduce direttamente l’imposta da pagare. È un piccolo aiuto, ma sommato ad altre detrazioni può fare la differenza nel calcolo finale del 730.

    L’obiettivo della norma è duplice: da un lato sostenere economicamente le famiglie che utilizzano i trasporti pubblici, soprattutto per il tragitto casa-lavoro o casa-scuola; dall’altro incentivare l’uso di mezzi più sostenibili rispetto all’automobile privata, riducendo traffico e inquinamento nelle città. Per questo motivo, dal 2018 la detrazione è stata resa strutturale e non più legata a singoli decreti annuali, come accadeva in passato (la prima introduzione risale al 2008 con la Legge Finanziaria di quell’anno, ma poi era stata sospesa per diversi anni).

    Chi può richiedere la detrazione trasporti pubblici

    La detrazione per i trasporti pubblici nel 730 spetta a tutti i contribuenti che hanno sostenuto una spesa documentata per l’acquisto di un abbonamento ai mezzi pubblici. Non ci sono limiti di reddito specifici per accedere all’agevolazione (a differenza di altre detrazioni), ma la detrazione si applica entro i limiti dell’IRPEF dovuta: se il contribuente non ha imposta sufficiente da abbattere (cosiddetta “incapienza”), la detrazione non genera un rimborso ulteriore ma si perde la parte eccedente.

    Più precisamente, possono fruire del beneficio:

    • Lavoratori dipendenti e pensionati: la categoria principale, che generalmente presenta il 730
    • Lavoratori autonomi e titolari di partita IVA in regime ordinario o semplificato (il forfettario in genere non ha vantaggio diretto dalla detrazione perché paga imposta sostitutiva, vedremo dopo)
    • Studenti universitari che hanno redditi propri da dichiarare
    • Soggetti con redditi assimilati a lavoro dipendente (collaboratori, amministratori, ecc.)
    • Genitori che pagano l’abbonamento per i figli a carico (anche maggiorenni fino a 24 anni con reddito sotto 4.000 euro, oppure 21 anni con reddito fino a 2.840,51 euro)

    Un punto importante riguarda i familiari fiscalmente a carico. La detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di familiari a carico: in pratica, se il genitore paga l’abbonamento al treno per il figlio universitario che è ancora a suo carico, può portare in detrazione quella spesa nel proprio 730. Sono considerati a carico i familiari indicati dall’art. 12 del TUIR: coniuge non legalmente separato, figli (anche adottivi, affidati o affiliati) e altri familiari conviventi (genitori, fratelli, sorelle), purché abbiano un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (oppure 4.000 euro per i figli fino a 24 anni di età).

    Quali abbonamenti sono detraibili nel 730/2026

    La normativa è molto chiara: sono detraibili gli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Il termine “abbonamento” è centrale e va inteso come un titolo di viaggio che consente al titolare di effettuare un numero illimitato di viaggi, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato. Sono quindi inclusi:

    • Abbonamenti mensili ad autobus urbani, tram, metropolitana
    • Abbonamenti annuali a servizi urbani ed extraurbani di trasporto pubblico
    • Abbonamenti settimanali validi sull’intera rete cittadina
    • Abbonamenti ferroviari regionali (treni regionali e regionali veloci)
    • Abbonamenti integrati (validi su più mezzi pubblici e gestori, es. autobus + metro + treno regionale)
    • Abbonamenti scolastici e studenteschi a tariffa agevolata
    • Abbonamenti interregionali, purché si tratti di servizi di trasporto pubblico (es. treni regionali che attraversano più regioni)

    Sono invece esclusi dalla detrazione:

    • Biglietti singoli o carnet di biglietti non corrispondenti ad abbonamenti
    • Abbonamenti ai servizi di trasporto nazionali (es. Frecce Trenitalia, Italo, voli aerei)
    • Servizi di noleggio con conducente, taxi, NCC
    • Car sharing, bike sharing, monopattini in sharing
    • Servizi di trasporto turistico (bus turistici, navette aeroporto a pagamento separato)
    • Abbonamenti a servizi internazionali

    Per individuare se un servizio è qualificato come “trasporto pubblico locale, regionale o interregionale” si fa riferimento al D.Lgs. 19 novembre 1997, n. 422 (riordino dei servizi di trasporto pubblico locale) e ai successivi provvedimenti regionali di programmazione del trasporto pubblico. In caso di dubbio, conviene chiedere conferma al gestore del servizio o consultare la pagina dedicata sul sito dell’azienda di trasporti, dove spesso è indicato esplicitamente se l’abbonamento è “detraibile fiscalmente”.

    Un caso particolare è quello dei servizi gestiti da aziende private in concessione: anche queste rientrano nell’agevolazione se erogano un servizio pubblico di trasporto, come ad esempio molte linee extraurbane operate da concessionari privati per conto della Regione.

    Il limite di 250 euro e il calcolo della detrazione

    Il limite massimo di spesa detraibile per gli abbonamenti ai trasporti pubblici è fissato a 250 euro all’anno per contribuente. Su questo importo si calcola la detrazione del 19%, per un beneficio fiscale massimo pari a 47,50 euro (250 × 19%). Il limite va inteso come tetto complessivo per nucleo dichiarante, anche se il contribuente porta in detrazione le spese sostenute per più familiari a carico.

    Vediamo nel concreto come funziona il calcolo con alcuni esempi pratici:

    EsempioSpesa annuaImporto detraibileRimborso (19%)
    Abbonamento urbano mensile (10 mesi)280 euro250 euro (tetto)47,50 euro
    Abbonamento studenti annuale180 euro180 euro34,20 euro
    Abbonamento ferroviario regionale540 euro250 euro (tetto)47,50 euro
    Abbonamento misto bus + treno220 euro220 euro41,80 euro

    Come si vede, anche se la spesa effettiva supera i 250 euro, il calcolo si ferma a quel tetto. Per questo molti contribuenti, soprattutto i pendolari ferroviari che spendono cifre significative per gli abbonamenti annuali, si trovano con un rimborso “limitato” rispetto alla spesa reale. È comunque sempre conveniente portare in detrazione anche solo una parte dell’importo, perché 47,50 euro all’anno in più sono comunque soldi che restano in tasca.

    Se nel corso dell’anno il contribuente sostiene più di un abbonamento (ad esempio cambia tipologia di abbonamento perché trasloca o cambia lavoro), tutte le spese vanno sommate e il limite di 250 euro si applica al totale. Stesso meccanismo se si pagano abbonamenti per il proprio nucleo familiare: si sommano tutte le spese (proprie e dei familiari a carico) e si applica il limite complessivo.

    L’obbligo di tracciabilità del pagamento

    Dal 1° gennaio 2020, per beneficiare della detrazione del 19% (compresa quella sui trasporti pubblici), è obbligatorio che il pagamento sia effettuato con strumenti tracciabili. Questa regola, introdotta dalla Legge di Bilancio 2020 (L. 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, comma 679), riguarda quasi tutte le spese detraibili al 19% incluse nel 730 e si applica anche all’abbonamento ai trasporti pubblici.

    In pratica, non è più possibile pagare in contanti l’abbonamento e ottenere la detrazione: il pagamento deve essere documentato attraverso uno dei seguenti strumenti:

    • Bonifico bancario o postale
    • Carta di credito, carta di debito (Bancomat) o carta prepagata
    • Assegni bancari o circolari
    • App di pagamento (Satispay, PayPal, Google Pay, Apple Pay, ecc.) collegate a strumenti tracciabili
    • Addebito diretto su conto corrente (SDD/RID)

    L’aspetto importante è che molte aziende di trasporto pubblico vendono gli abbonamenti tramite tabaccherie, edicole o rivendite autorizzate. In questi casi, se il pagamento alla rivendita avviene in contanti, la detrazione potrebbe essere persa. Per stare tranquilli, conviene:

    • Pagare direttamente sul sito web dell’azienda di trasporti con carta o bonifico
    • Utilizzare le app ufficiali dei gestori (es. Trenitalia, ATM, ATAC, Tper)
    • Pagare alla biglietteria o ai self-service con bancomat o carta di credito
    • Conservare sempre la ricevuta di pagamento elettronico oltre all’abbonamento

    L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 7/E del 25 giugno 2021 e nelle successive istruzioni al modello 730, ha chiarito che la tracciabilità deve essere dimostrata mediante prova documentale del pagamento (ricevuta della carta, estratto conto, ricevuta del bonifico). In assenza di tale prova, l’ufficio in fase di controllo formale può disconoscere la detrazione e richiedere il pagamento dell’imposta non versata, oltre a sanzioni e interessi.

    Una buona prassi consiste nello scaricare la fattura o ricevuta fiscale dell’abbonamento dall’area personale del gestore (quasi tutti la rendono disponibile in PDF) e conservarla insieme alla prova del pagamento elettronico. In questo modo, in caso di controllo, si dispone di entrambi i documenti richiesti.

    Quali documenti conservare per la detrazione

    Per portare in detrazione l’abbonamento ai trasporti pubblici nel 730/2026 è fondamentale conservare tutta la documentazione necessaria. L’Agenzia delle Entrate può infatti richiedere prova della spesa entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (es. per il 730/2026 il controllo è possibile fino al 31 dicembre 2031).

    I documenti da conservare sono:

    • Abbonamento originale o copia del titolo di viaggio (tessera, app digitale, PDF)
    • Ricevuta di pagamento (cartacea o digitale) con indicazione di importo, data e modalità di pagamento
    • Fattura se rilasciata dal gestore (sempre più frequente, soprattutto per gli abbonamenti annuali)
    • Prova del pagamento tracciato: estratto conto bancario, ricevuta della carta, ricevuta dell’app di pagamento
    • Eventuale autocertificazione (per familiari a carico, se la fattura è intestata a una persona diversa dal contribuente)

    Un aspetto delicato riguarda la fattura intestata a un familiare a carico: se ad esempio l’abbonamento ferroviario del figlio universitario è intestato al figlio stesso, il genitore che lo paga e vuole portarlo in detrazione deve poter dimostrare di aver effettivamente sostenuto la spesa (con il pagamento tracciato dalla propria carta o dal proprio conto). In alternativa, è possibile annotare sul documento di spesa una dichiarazione del tipo: “Spesa sostenuta dal genitore per il figlio a carico”, con firma e data. Questa annotazione è ammessa dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

    Per gli abbonamenti integralmente digitali (acquisto via app, validazione tramite QR code), conservare lo screenshot della ricevuta nell’app e l’email di conferma dell’acquisto. Molti gestori inviano anche un’email con il riepilogo annuale degli abbonamenti acquistati, utilissimo per la dichiarazione.

    Come compilare il 730/2026 per la detrazione trasporti

    Nel Modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025), la detrazione per gli abbonamenti ai trasporti pubblici va indicata nel Quadro E – Oneri e spese, nei righi dedicati alle “altre spese per le quali spetta la detrazione del 19%”. Più precisamente, va inserita nei righi da E8 a E10, indicando il codice 40 nella colonna “Codice spesa”.

    I passaggi da seguire per la compilazione corretta sono:

    1. Aprire il quadro E del modello 730
    2. Individuare i righi E8/E9/E10 dedicati alle “Altre spese detraibili al 19%”
    3. Nella colonna “Codice spesa” indicare il codice 40 (abbonamento ai servizi di trasporto pubblico)
    4. Nella colonna “Importo” inserire la spesa totale sostenuta nell’anno, fino a un massimo di 250 euro
    5. Se ci sono più abbonamenti, sommare gli importi e indicarli in un unico rigo (l’importo non può superare 250 euro)

    Se ti rivolgi a un CAF o a un commercialista, basta consegnare la documentazione (abbonamento e prova del pagamento) e sarà il professionista a inserire la spesa nel quadro corretto. Se invece utilizzi il 730 precompilato tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate, controlla se la spesa è già stata caricata dal gestore (alcune aziende di trasporti trasmettono automaticamente i dati al Sistema Tessera Sanitaria). In caso contrario, dovrai aggiungerla manualmente.

    Nel modello Redditi Persone Fisiche (alternativo al 730), la detrazione va indicata nel Quadro RP, sezione I, sempre con il codice 40.

    Abbonamento rimborsato dal datore di lavoro

    Un caso particolare riguarda i lavoratori dipendenti che ricevono il rimborso dell’abbonamento dal datore di lavoro, ad esempio nell’ambito di piani di welfare aziendale. In questa ipotesi, la situazione è regolata dall’art. 51, comma 2, lett. d-bis del TUIR, introdotto dalla Legge di Bilancio 2018 e successivamente modificato.

    La norma prevede che le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei suoi familiari a carico, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente (sono fiscalmente neutre). In altre parole, il rimborso non viene tassato in busta paga.

    Tuttavia, c’è un punto importante da chiarire per evitare il doppio beneficio fiscale: se il datore di lavoro ha già rimborsato la spesa (ed essa non concorre alla formazione del reddito), il dipendente NON può portare la stessa spesa in detrazione nel 730. Sarebbe un beneficio doppio non consentito dalla normativa.

    Concretamente, possono verificarsi tre scenari diversi:

    • Rimborso totale dell’abbonamento: nessuna detrazione spetta, perché la spesa non è rimasta a carico del lavoratore
    • Rimborso parziale dell’abbonamento: la detrazione del 19% spetta solo sulla quota effettivamente a carico del lavoratore (entro i 250 euro complessivi)
    • Nessun rimborso da parte del datore: il lavoratore porta in detrazione l’intera spesa (entro il limite di 250 euro)

    La Certificazione Unica (CU) rilasciata dal datore di lavoro riporta nelle annotazioni l’eventuale importo del rimborso ricevuto per gli abbonamenti, in modo che il contribuente sappia esattamente quale quota è esclusa dalla detrazione. È sempre buona prassi leggere attentamente le annotazioni della CU prima di compilare il 730.

    Differenze tra detrazione 730 e Bonus Trasporti

    Negli anni passati (2022 e 2023) il Governo ha introdotto il cosiddetto Bonus Trasporti, un contributo di importo fino a 60 euro per l’acquisto dell’abbonamento, destinato a persone con reddito ISEE non superiore a determinate soglie. È utile chiarire le differenze tra il Bonus Trasporti e la detrazione del 19%, perché si tratta di due strumenti diversi che a volte vengono confusi:

    CaratteristicaDetrazione 19% (730)Bonus Trasporti (storico)
    Tipo di beneficioDetrazione fiscale (sgravio IRPEF)Contributo diretto (voucher)
    Importo massimo47,50 euro (19% su 250)60 euro
    Limite ISEENessunoSì (variabile per anno)
    Quando si ottieneL’anno successivo, con il 730Subito, al momento dell’acquisto
    CumulabilitàSu parte non coperta da bonusSolo su una spesa

    Per il 2026 non risulta riattivato il Bonus Trasporti a livello nazionale, ma alcune Regioni e Comuni hanno previsto bonus locali per specifiche categorie (studenti, lavoratori a basso reddito, pensionati). Verificare sempre sui canali istituzionali della propria Regione o Comune se esistono agevolazioni locali aggiuntive.

    Un punto importante: se hai usufruito di un bonus o contributo pubblico per pagare l’abbonamento, la detrazione del 19% spetta solo sulla quota effettivamente a tuo carico. Ad esempio, se l’abbonamento costa 280 euro e hai ricevuto un voucher Regionale di 60 euro, la spesa “tua” è 220 euro e su questa puoi calcolare il 19% di detrazione.

    Errori comuni da evitare nella dichiarazione

    Nella compilazione del 730 per la detrazione dei trasporti pubblici, gli errori più comuni sono questi:

    • Inserire spese pagate in contanti: la detrazione viene disconosciuta in caso di controllo per mancata tracciabilità
    • Includere biglietti singoli: solo gli abbonamenti sono detraibili, non i biglietti
    • Superare il limite di 250 euro indicando l’intera spesa: il sistema accetta anche importi superiori, ma la detrazione viene comunque limitata al tetto
    • Portare in detrazione spese rimborsate dal datore di lavoro: doppio beneficio non consentito
    • Dimenticare le spese sostenute per i familiari a carico: sono un’opportunità in più per arrivare al tetto detraibile
    • Usare un codice spesa sbagliato: il codice corretto è il 40, non il 41 o altri
    • Inserire abbonamenti a servizi a lunga percorrenza (es. Frecce Trenitalia): non sono detraibili
    • Non conservare le ricevute: in caso di controllo, senza prova del pagamento la detrazione decade

    Un errore particolarmente frequente riguarda gli abbonamenti acquistati a fine anno e validi per l’anno successivo. La regola fiscale è quella di cassa: si detrae nell’anno in cui si è effettivamente pagato. Quindi un abbonamento acquistato a dicembre 2025 ma valido per gennaio 2026 va inserito nel 730/2026 (perché pagato nel 2025), non nel 730/2027.

    Per il 730 precompilato, ricorda che la presenza dell’abbonamento tra i dati precaricati non è automatica: dipende dalla trasmissione dei dati da parte del gestore al Sistema Tessera Sanitaria. Se non lo trovi precaricato, ma hai i documenti, puoi tranquillamente aggiungerlo manualmente: l’importante è conservare le ricevute per eventuali controlli successivi.

    Agevolazioni locali e regionali aggiuntive

    Oltre alla detrazione nazionale del 19%, molte Regioni e Comuni offrono agevolazioni aggiuntive sui trasporti pubblici. Si tratta di sconti, abbonamenti gratuiti o contributi destinati a specifiche categorie. Ecco alcuni esempi tipici:

    • Anziani e pensionati: abbonamenti gratuiti o ridotti per over 65, over 70 o pensionati con redditi bassi
    • Studenti: abbonamenti scolastici e universitari a tariffa ridotta, con possibilità di contributo regionale
    • Famiglie numerose: agevolazioni per nuclei con tre o più figli
    • Persone con disabilità: abbonamenti gratuiti o a tariffa simbolica, con eventuale accompagnatore incluso
    • Lavoratori con ISEE basso: contributi una tantum o sconti percentuali

    Per scoprire le agevolazioni della propria zona, conviene consultare il sito dell’azienda di trasporti locale, della Regione e del Comune di residenza. Spesso le pagine “Tariffe” o “Agevolazioni” riportano tutte le possibilità disponibili. Tieni presente che queste agevolazioni locali non sostituiscono la detrazione del 19% nel 730: anzi, sulla quota effettivamente pagata (anche dopo lo sconto regionale) il contribuente può ancora applicare il 19% di detrazione fiscale.

    Un caso emblematico è il Friuli Venezia Giulia, dove esistono diverse misure di sostegno al trasporto pubblico. Ad esempio, il Trasporto Pubblico Locale regionale gestito da TPL FVG offre abbonamenti a tariffe agevolate per studenti, famiglie e categorie protette. Il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta i cittadini a verificare quale agevolazione (statale o regionale) si applica al proprio caso e come massimizzare il beneficio fiscale combinando le diverse misure.

    Rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine

    Anche se la detrazione per i trasporti pubblici sembra un’operazione semplice (basta riportare l’importo nel rigo giusto), gli errori in dichiarazione sono frequenti e possono costare cari in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, il 730 contiene decine di detrazioni e deduzioni da valutare insieme: spese mediche, spese di istruzione, oneri assicurativi, mutui, ristrutturazioni edilizie. Rivolgersi a un CAF significa avere la sicurezza che tutto sia compilato correttamente e che nessuna detrazione spettante venga dimenticata.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di contribuenti nella compilazione del Modello 730. I nostri operatori verificano insieme a te tutte le spese detraibili dell’anno, controllano i requisiti di tracciabilità, ti aiutano a recuperare i documenti mancanti e ti propongono il calcolo più conveniente. Il servizio comprende anche l’apposizione del visto di conformità, che garantisce la correttezza fiscale della tua dichiarazione e ti protegge da eventuali sanzioni in caso di errori formali.

    Per fissare un appuntamento con il CAF Centro Fiscale di Udine porta con te:

    • Documento d’identità e codice fiscale (tuo e dei familiari a carico)
    • Certificazione Unica 2026 (per i redditi 2025)
    • Abbonamenti ai trasporti pubblici con relative ricevute di pagamento tracciato
    • Tutte le altre spese detraibili dell’anno (mediche, scolastiche, mutui, ecc.)
    • Eventuali documenti su redditi aggiuntivi o agevolazioni di cui hai già fruito

    L’assistenza del CAF è particolarmente preziosa per chi ha più fonti di reddito, per chi deve gestire familiari a carico con spese proprie o per chi non è sicuro di come interpretare correttamente la normativa. Un piccolo investimento di tempo (e una piccola commissione, spesso simbolica per i pensionati e i redditi bassi) può tradursi in un rimborso fiscale più consistente e nella tranquillità di una dichiarazione corretta.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti (FAQ)

    Posso detrarre l’abbonamento del treno alta velocità (Frecciarossa, Italo)?

    No. La detrazione del 19% nel 730 è limitata agli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. I servizi a lunga percorrenza nazionale (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Italo, voli aerei) sono esclusi dall’agevolazione.

    Quanto recupero al massimo con la detrazione trasporti?

    Il rimborso massimo è di 47,50 euro all’anno, corrispondente al 19% del tetto di spesa detraibile di 250 euro. Se hai sostenuto una spesa inferiore a 250 euro, il rimborso sarà calcolato sul 19% della spesa effettiva (es. spesa 180 euro → detrazione 34,20 euro).

    Posso pagare l’abbonamento in contanti e poi detrarlo?

    No. Dal 1° gennaio 2020 è obbligatorio il pagamento tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento). Le spese pagate in contanti non danno diritto alla detrazione del 19% e in caso di controllo verrebbero disconosciute dall’Agenzia delle Entrate.

    L’abbonamento di mio figlio universitario può portarlo in detrazione io?

    Sì, a condizione che il figlio sia fiscalmente a carico (reddito complessivo non superiore a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni, oppure 2.840,51 euro oltre tale età) e che tu abbia effettivamente sostenuto la spesa con pagamento tracciato. Anche se la fattura è intestata al figlio, puoi portarla in detrazione conservando una dichiarazione che attesti che la spesa è stata sostenuta dal genitore.

    Cosa succede se il datore di lavoro mi rimborsa l’abbonamento?

    Se l’abbonamento è integralmente rimborsato dal datore di lavoro (in regime di welfare aziendale ex art. 51 c. 2 lett. d-bis TUIR), non puoi portarlo in detrazione nel 730: il rimborso è già fiscalmente neutro, quindi attribuire anche la detrazione sarebbe un doppio beneficio non consentito. Se invece il rimborso è solo parziale, la detrazione del 19% spetta sulla quota di spesa effettivamente a tuo carico.

    Dove va inserita la spesa nel 730/2026?

    Nel Quadro E, righi E8/E9/E10 del Modello 730/2026, indicando il codice spesa 40 nella relativa colonna e l’importo della spesa sostenuta (massimo 250 euro complessivi). Se ci sono più abbonamenti dell’anno, vanno sommati e indicati in un unico rigo, sempre nel limite di 250 euro.

    Posso detrarre car sharing o bike sharing?

    No, non rientrano nella detrazione. La norma si riferisce esplicitamente agli abbonamenti a servizi di trasporto pubblico, mentre il car sharing, il bike sharing e i monopattini in sharing sono considerati servizi di noleggio/mobilità privata in condivisione, non trasporto pubblico in senso tecnico.

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    Conclusioni e supporto del CAF

    La detrazione del 19% sugli abbonamenti ai trasporti pubblici è un beneficio fiscale modesto in valore assoluto (massimo 47,50 euro l’anno), ma rappresenta comunque un’opportunità da non perdere, soprattutto per i pendolari, gli studenti e le famiglie che utilizzano regolarmente il trasporto pubblico locale e regionale. Sommata alle altre detrazioni disponibili nel 730/2026, contribuisce a ridurre l’imposta da pagare o ad aumentare il rimborso IRPEF spettante.

    Ricorda i tre punti chiave per non sbagliare: (1) pagare sempre con metodi tracciabili, (2) conservare tutti i documenti di spesa per almeno 5 anni, (3) inserire correttamente la spesa nel Quadro E con il codice 40, ricordando il tetto di 250 euro. Se hai dubbi su quali abbonamenti rientrano nell’agevolazione, sulla compatibilità con eventuali rimborsi del datore di lavoro o sulla gestione delle spese sostenute per i familiari a carico, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti in ogni fase della dichiarazione.

    Prenota oggi stesso un appuntamento per il tuo 730/2026 e scopri tutte le detrazioni che ti spettano: spesso piccole somme dimenticate, una volta sommate, possono trasformarsi in un rimborso fiscale importante. Il nostro team ti guida passo passo nella raccolta dei documenti, nella verifica dei requisiti e nella compilazione corretta del modello, con la sicurezza del visto di conformità.

    Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 08:28:382026-05-31 14:08:13Detrazione Trasporti Pubblici nel 730/2026: Rimborsi Abbonamento e Limite 250 Euro
    COLF E BADANTI

    Spesa Badante nel 730/2026: Importo Deducibile, Detraibile e Guida Completa

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La spesa per la badante rappresenta una delle voci di costo più rilevanti per le famiglie italiane che assistono un familiare anziano o non autosufficiente. Fortunatamente, il sistema fiscale italiano consente di recuperare una parte significativa di queste spese attraverso il modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025), prevedendo due distinti benefici fiscali: la deduzione dei contributi previdenziali fino a 1.549,37 euro e la detrazione del 19% sulle spese di assistenza per soggetti non autosufficienti fino a un massimo di 2.100 euro.

    In questa guida completa, aggiornata con le novità della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano questi due benefici, quali sono i requisiti, quali documenti conservare, come compilare correttamente il quadro E del modello 730 e quanto puoi realmente risparmiare. Troverai esempi pratici, tabelle riassuntive e i riferimenti normativi ufficiali.

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    Spesa badante nel 730/2026: due benefici fiscali distinti

    Prima di entrare nei dettagli, è fondamentale comprendere che la normativa fiscale italiana distingue chiaramente due tipologie di agevolazioni per chi sostiene spese legate all’assistenza domiciliare. Si tratta di due benefici cumulabili tra loro che agiscono su voci di spesa differenti: i contributi previdenziali da un lato e la retribuzione netta dall’altro.

    1. Deduzione contributi previdenziali (art. 10, comma 2, TUIR)

    I contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati all’INPS per i lavoratori domestici (colf, badanti, baby-sitter) sono deducibili dal reddito complessivo fino a un importo massimo di 1.549,37 euro annui. Questa agevolazione è disciplinata dall’articolo 10, comma 2, del TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917) e si applica a tutti i contribuenti, indipendentemente dallo stato di salute del soggetto assistito.

    2. Detrazione spese assistenza non autosufficienti (art. 15, comma 1, lett. i-septies, TUIR)

    Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale di soggetti non autosufficienti nel compimento degli atti della vita quotidiana danno diritto a una detrazione IRPEF del 19% calcolata su un importo massimo di 2.100 euro, per un risparmio effettivo fino a 399 euro. Questa agevolazione, prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera i-septies, del TUIR, è riservata a chi assiste persone con limitazioni delle capacità motorie o cognitive.

    Deduzione contributi badante: importo, requisiti e modalità

    La deduzione dei contributi previdenziali versati per la badante è una delle agevolazioni fiscali più importanti e meno conosciute dai contribuenti italiani. A differenza della detrazione (che riduce l’imposta), la deduzione abbassa il reddito imponibile, con un beneficio proporzionale all’aliquota marginale IRPEF del contribuente.

    Importo massimo deducibile: 1.549,37 euro

    L’importo massimo deducibile è pari a 1.549,37 euro all’anno (corrispondente alla vecchia conversione di 3 milioni di lire). Questo limite si riferisce ai contributi effettivamente versati nell’anno d’imposta 2025 (per il 730/2026), inclusa la quota a carico del lavoratore trattenuta in busta paga e successivamente versata all’INPS dal datore di lavoro.

    Cosa è deducibile e cosa no

    • Sono deducibili: contributi previdenziali INPS (quota datore di lavoro + quota lavoratore), contributi assistenziali obbligatori, contributi versati alla Cassa Colf (se previsti dal CCNL Lavoro Domestico)
    • NON sono deducibili: la retribuzione netta della badante, la tredicesima mensilità, il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), le spese di vitto e alloggio

    Chi può beneficiare della deduzione

    La deduzione spetta al datore di lavoro domestico, ovvero alla persona che ha sottoscritto il contratto di assunzione con la badante e che effettua i versamenti contributivi all’INPS. Non è necessario che il soggetto assistito coincida con il datore di lavoro: ad esempio, un figlio può assumere una badante per il proprio genitore anziano e detrarre i contributi versati.

    Importante: la deduzione spetta una sola volta per ciascun contribuente, anche in presenza di più rapporti di lavoro domestico, e il limite di 1.549,37 euro è complessivo (non si moltiplica per il numero di lavoratori assunti).

    Esempio pratico: calcolo della deduzione

    Maria assume una badante a tempo pieno (54 ore settimanali) per assistere la madre anziana. Nel 2025 versa contributi INPS per un totale di 2.300 euro. Nel 730/2026 può dedurre solo 1.549,37 euro (importo massimo). Con un’aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale è di circa 542 euro.

    Detrazione 19% per badante di persone non autosufficienti

    La detrazione del 19% sulle spese sostenute per la badante è il secondo importante beneficio fiscale previsto dal nostro ordinamento e si aggiunge alla deduzione dei contributi previdenziali. A differenza della deduzione, questa agevolazione è subordinata a un requisito fondamentale: il soggetto assistito deve essere non autosufficiente nel compimento degli atti della vita quotidiana.

    Importo massimo detraibile: 2.100 euro

    La detrazione si calcola sul 19% di un importo massimo di 2.100 euro di spese sostenute nell’anno d’imposta. Il risparmio fiscale massimo è quindi pari a 399 euro (2.100 × 19%). È fondamentale comprendere che il tetto di 2.100 euro si riferisce alle spese complessive, non alla detrazione: chi sostiene spese superiori non beneficia di alcun ulteriore vantaggio.

    Limite di reddito: 40.000 euro

    La detrazione è riconosciuta solo se il reddito complessivo del contribuente non supera 40.000 euro. Superata questa soglia, il beneficio fiscale è completamente perduto. Nel computo del reddito complessivo va incluso anche il reddito derivante dalla cedolare secca sugli affitti, mentre non si considera il reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze.

    Cosa significa “non autosufficiente”

    Secondo la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E del 3 gennaio 2005 e la Circolare 7/E del 25 giugno 2021, una persona si considera non autosufficiente quando non è in grado di svolgere autonomamente almeno una delle seguenti attività:

    • Assunzione di alimenti
    • Espletamento delle funzioni fisiologiche o dell’igiene personale
    • Deambulazione
    • Indossare gli indumenti

    È inoltre considerata non autosufficiente la persona che necessita di sorveglianza continuativa. Lo stato di non autosufficienza deve risultare da certificazione medica, mentre non rileva l’età anagrafica: anche un giovane disabile può rientrare nella casistica.

    Importante: non sono ricomprese nella detrazione le spese per i servizi forniti a persone non autosufficienti per cause derivanti esclusivamente dall’età anagrafica (es. semplice anzianità senza patologie invalidanti).

    Tabella riepilogativa: deduzione vs detrazione badante

    Per chiarire le differenze tra i due benefici fiscali, ecco una tabella riassuntiva con i principali parametri da considerare nel 730/2026:

    CaratteristicaDeduzione contributiDetrazione 19%
    Norma di riferimentoArt. 10 c. 2 TUIRArt. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR
    Importo massimo1.549,37 euro2.100 euro (19% = 399 euro)
    Tipo di beneficioRiduce il reddito imponibileRiduce l’IRPEF lorda
    Spese ammesseSolo contributi INPSRetribuzione netta badante
    Requisito non autosufficienzaNOSI (con certificato medico)
    Limite di redditoNessuno40.000 euro
    Rigo 730/2026E23 (oneri deducibili)E8/E10 cod. 15 (oneri detraibili)
    Tracciabilità pagamentiObbligatoria (dal 2020)Obbligatoria (dal 2020)
    CumulabilitàSI, con detrazione 19%SI, con deduzione contributi

    Documenti da conservare per il 730/2026

    Per beneficiare correttamente di deduzione e detrazione, è essenziale conservare con cura tutta la documentazione probatoria. L’Agenzia delle Entrate può richiedere questi documenti anche a distanza di anni: la regola è conservare tutto fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione (per il 730/2026 quindi fino al 31 dicembre 2031).

    Documenti per la deduzione contributi (1.549,37 euro)

    • Bollettini MAV/PagoPA INPS dei contributi versati nei quattro trimestri (10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre 2025 e 10 gennaio 2026)
    • Comunicazione di assunzione del lavoratore domestico all’INPS
    • Estratto conto INPS scaricabile dal Cassetto Previdenziale del Lavoratore
    • Buste paga con evidenza della quota contributiva a carico del lavoratore
    • Ricevute di pagamento tracciabile (bonifico, F24, addebito SEPA)

    Documenti per la detrazione 19% (non autosufficienti)

    • Ricevute di pagamento firmate dalla badante (devono indicare: dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore e del datore di lavoro, importo, data, causale)
    • Certificato medico attestante lo stato di non autosufficienza del soggetto assistito (rilasciato da medico SSN o medico specialista)
    • Documenti tracciabilità pagamenti: bonifico bancario, assegno, bancomat, carta di credito, app di pagamento (Satispay, PostePay, ecc.)
    • Contratto di lavoro con specifica delle mansioni assistenziali
    • Codice fiscale del soggetto non autosufficiente (se diverso dal contribuente)

    Attenzione: dal 1° gennaio 2020, ai sensi dell’articolo 1, comma 679, della Legge 160/2019 (Legge di Bilancio 2020), la detrazione del 19% è subordinata all’effettuazione del pagamento con strumenti tracciabili. I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione. Questa regola NON si applica invece ai contributi INPS (che sono già pagati tramite F24/MAV).

    Come compilare il quadro E del 730/2026

    La compilazione del modello 730/2026 per le spese badante interessa due righi distinti del Quadro E (Oneri e Spese). Vediamo nel dettaglio dove inserire ciascun importo, seguendo le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

    Rigo E23 – Contributi per addetti ai servizi domestici e familiari

    Nel rigo E23 della Sezione II del Quadro E (“Spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo”) va indicato l’importo dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari, fino al limite massimo di 1.549,37 euro.

    Il software del 730 calcola automaticamente l’eventuale eccedenza non deducibile. Se hai versato più di 1.549,37 euro, indica comunque l’importo intero: il sistema applicherà automaticamente il tetto.

    Righi E8-E10 – Spese addetti assistenza personale (codice 15)

    Nei righi E8, E9 o E10 della Sezione I del Quadro E (“Spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19%”) vanno indicate le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale dei soggetti non autosufficienti, utilizzando il codice 15.

    L’importo da inserire è quello effettivamente sostenuto, fino al massimo di 2.100 euro. Il software del 730 calcolerà automaticamente la detrazione del 19% e verificherà il rispetto del limite di reddito complessivo (40.000 euro).

    Casi particolari: più contribuenti che condividono la spesa

    Quando più familiari condividono la spesa per la badante di un genitore non autosufficiente, il limite di 2.100 euro deve essere ripartito tra tutti i soggetti che hanno sostenuto la spesa. Ad esempio, se due fratelli pagano insieme la badante della madre, ciascuno potrà detrarre il 19% su un importo massimo di 1.050 euro (la metà del tetto).

    Per la deduzione dei contributi, invece, il limite di 1.549,37 euro è personale del datore di lavoro: spetta esclusivamente al soggetto che ha sottoscritto il contratto di assunzione e che effettua i versamenti all’INPS.

    Esempi pratici di calcolo del risparmio fiscale

    Per comprendere meglio l’impatto reale di deduzione e detrazione, vediamo tre casi pratici con calcoli dettagliati del risparmio fiscale ottenibile nel 730/2026.

    Caso 1: Famiglia con genitore non autosufficiente

    Scenario: Luigi (50 anni, reddito 35.000 euro) assume una badante convivente per il padre di 82 anni affetto da Alzheimer (non autosufficiente certificato). Nel 2025 versa:

    • Contributi INPS: 1.800 euro totali
    • Retribuzione netta badante: 15.000 euro annui

    Calcolo benefici fiscali nel 730/2026:

    • Deduzione contributi (E23): 1.549,37 euro × aliquota marginale 35% = risparmio di circa 542 euro
    • Detrazione 19% (E8-E10 cod. 15): 2.100 euro × 19% = 399 euro di risparmio
    • Risparmio fiscale totale: circa 941 euro

    Caso 2: Anziana autosufficiente con badante

    Scenario: Anna (72 anni, pensionata con reddito 22.000 euro) assume una colf che fa anche da accompagnatrice. Anna è ancora autosufficiente e non ha certificato medico. Nel 2025 versa:

    • Contributi INPS: 950 euro
    • Retribuzione netta: 8.500 euro

    Calcolo benefici fiscali nel 730/2026:

    • Deduzione contributi (E23): 950 euro × aliquota marginale 25% = risparmio di circa 237 euro
    • Detrazione 19%: NON spettante (manca requisito non autosufficienza)
    • Risparmio fiscale totale: circa 237 euro

    Caso 3: Due figli che assistono la madre non autosufficiente

    Scenario: Marco e Sara (entrambi con redditi inferiori a 40.000 euro) sostengono insieme le spese per la badante della madre allettata. Marco è il datore di lavoro formale e versa i contributi.

    • Contributi INPS versati da Marco: 1.700 euro
    • Retribuzione netta condivisa: 12.000 euro (6.000 ciascuno)

    Calcolo benefici nel 730/2026:

    • Marco – Deduzione contributi: 1.549,37 euro (limite massimo)
    • Marco – Detrazione 19%: su 1.050 euro (metà del tetto) = 199,50 euro
    • Sara – Detrazione 19%: su 1.050 euro (metà del tetto) = 199,50 euro

    Novità 2026: cosa cambia per le spese badante

    La Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024, n. 207) ha introdotto alcune modifiche al sistema delle detrazioni IRPEF che incidono indirettamente anche sulle spese per la badante. È importante conoscerle per pianificare correttamente la dichiarazione 730/2026.

    Riordino detrazioni per redditi sopra 75.000 euro

    Dal 2025 è entrato in vigore un nuovo meccanismo di contenimento delle detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Le detrazioni totali sono parametrate al numero di figli a carico e al reddito. Tuttavia, per la detrazione badante non autosufficiente il problema non si pone, perché il limite di reddito di 40.000 euro è ben al di sotto della soglia dei 75.000 euro.

    Stop bollettini cartacei INPS dal 2026

    Dal 1° gennaio 2026, l’INPS ha abolito i bollettini MAV cartacei per il versamento dei contributi dei lavoratori domestici. I pagamenti si effettuano esclusivamente tramite PagoPA, app IO o bonifico bancario sul Cassetto Previdenziale online. Questa novità rafforza la tracciabilità dei versamenti e semplifica la documentazione ai fini fiscali.

    Nuove tabelle contributive INPS 2026

    L’INPS ha aggiornato con la Circolare n. 25 del 2026 le tabelle dei contributi orari per i lavoratori domestici, con incrementi medi del 2,3% rispetto al 2025. Per chi assume nel 2026, è quindi probabile superare il limite di 1.549,37 euro deducibile più facilmente rispetto agli anni precedenti.

    Errori comuni da evitare nella dichiarazione

    L’esperienza maturata presso il CAF Centro Fiscale ci ha mostrato che molti contribuenti commettono errori ricorrenti nella compilazione del 730 per le spese badante. Ecco i principali errori da evitare, che possono comportare richieste di documenti integrativi, sanzioni o perdita del beneficio fiscale.

    1. Confondere deduzione e detrazione

    L’errore più comune è inserire la retribuzione netta della badante nel rigo E23 (oneri deducibili) o, viceversa, indicare i contributi INPS tra le spese detraibili al 19%. Ricorda: i contributi vanno solo in E23, lo stipendio netto solo in E8-E10 con codice 15 (e solo se il soggetto è non autosufficiente).

    2. Detrarre senza certificato medico

    La detrazione del 19% richiede tassativamente un certificato medico attestante lo stato di non autosufficienza. Non basta una generica certificazione di invalidità: deve essere specifico sulle attività della vita quotidiana che il soggetto non riesce a svolgere. Il certificato può essere rilasciato dal medico di base, da un medico specialista SSN o da una commissione medica.

    3. Pagare in contanti

    Dal 2020, i pagamenti in contanti alla badante non danno diritto alla detrazione 19%. Utilizza sempre strumenti tracciabili: bonifico bancario, assegno non trasferibile, carta di credito/bancomat o app di pagamento. Conserva sempre le ricevute firmate dalla badante.

    4. Dimenticare la quota a carico del lavoratore

    Nei contributi deducibili rientra anche la quota INPS a carico del lavoratore (circa il 30% del totale), trattenuta in busta paga e versata all’INPS dal datore di lavoro. Molti contribuenti dimenticano questa quota, riducendo il beneficio fiscale.

    5. Superare il limite di reddito senza accorgersene

    Se il tuo reddito complessivo supera 40.000 euro, perdi completamente il diritto alla detrazione 19%. Attenzione perché nel calcolo entrano anche redditi diversi (cedolare secca, redditi fondiari, ecc.). La deduzione contributi, invece, è sempre spettante a prescindere dal reddito.

    Altre agevolazioni cumulabili con la spesa badante

    Oltre a deduzione e detrazione sopra descritte, le famiglie che assumono una badante possono accedere ad altre agevolazioni previste a livello statale, regionale e locale. Ecco le principali da conoscere.

    Bonus Anziani 850 euro (Prestazione Universale)

    Dal 1° gennaio 2025 è attiva la Prestazione Universale, una nuova misura sperimentale (D.Lgs. 29/2024) destinata agli over 80 non autosufficienti con ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro e indennità di accompagnamento. Si tratta di un contributo di 850 euro mensili finalizzato a remunerare i lavoratori domestici impiegati nell’assistenza, da utilizzare in aggiunta alla pensione di accompagnamento.

    Indennità di accompagnamento INPS

    L’indennità di accompagnamento INPS è una prestazione esente da IRPEF erogata mensilmente alle persone con invalidità civile al 100% e impossibilità di deambulare autonomamente o necessità di assistenza continua. Per il 2026 l’importo è di 542,02 euro mensili erogati per 12 mensilità. È compatibile sia con il lavoro che con altri redditi.

    Contributi regionali e comunali

    Molte Regioni (tra cui il Friuli Venezia Giulia) prevedono contributi specifici per le famiglie che assumono una badante regolare. In FVG è attivo il FAP (Fondo per l’Autonomia Possibile) e il contributo regionale per la badante, gestito tramite i Servizi Sociali del Comune di residenza. Anche numerosi Comuni erogano voucher o bonus dedicati, soprattutto per anziani con ISEE basso.

    Detrazioni per persone con disabilità

    Se la persona assistita ha una disabilità riconosciuta (Legge 104/1992), si possono cumulare anche le detrazioni per familiari a carico, le spese mediche specialistiche (anch’esse al 19%), gli ausili tecnici e i mezzi di trasporto (con IVA agevolata al 4%).

    Scadenze 730/2026 per le spese badante

    Per non perdere il diritto a deduzione e detrazione, è fondamentale rispettare le scadenze fiscali previste per il modello 730/2026 (riferito ai redditi 2025).

    ScadenzaAdempimento
    30 aprile 2026Disponibilità 730 precompilato sul portale Agenzia Entrate
    15 maggio 2026Possibilità di accettare/modificare/inviare il 730 precompilato
    30 settembre 2026Termine ordinario invio 730/2026 tramite CAF o intermediari abilitati
    25 ottobre 2026Termine ultimo per 730 integrativo
    31 dicembre 2031Conservazione documenti spese badante (5 anni dopo presentazione)

    Affidandoti al CAF Centro Fiscale di Udine, oltre alla compilazione corretta del 730, ricevi assistenza completa per individuare tutte le agevolazioni cumulabili e raccogliere correttamente la documentazione necessaria. Il CAF effettua anche il visto di conformità, che protegge il contribuente in caso di controlli successivi.

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    Domande frequenti (FAQ)

    Posso dedurre i contributi della badante anche se non sono il soggetto assistito?

    Sì. La deduzione spetta al datore di lavoro domestico, ovvero a chi ha sottoscritto il contratto e versa i contributi all’INPS. Non è necessario che coincida con il soggetto assistito. Ad esempio, un figlio può assumere la badante per il padre e dedurre i contributi nel proprio 730.

    La detrazione 19% spetta anche se il soggetto non autosufficiente non è un familiare?

    Sì. La detrazione del 19% per spese di assistenza non autosufficienti spetta a chi sostiene la spesa, indipendentemente dal rapporto di parentela con il soggetto assistito. Anche un vicino di casa o un amico che paga la badante per un anziano solo può detrarre.

    Cosa succede se supero i 40.000 euro di reddito?

    Se il reddito complessivo supera 40.000 euro, perdi completamente il diritto alla detrazione 19% sulle spese badante. Mantieni invece la deduzione dei contributi (1.549,37 euro), che non ha limiti di reddito.

    Il bonus 850 euro per anziani è cumulabile con detrazione e deduzione?

    Sì. La Prestazione Universale 850 euro non è considerata reddito ai fini IRPEF e non incide sulle agevolazioni fiscali per le spese badante. È cumulabile sia con la deduzione contributi sia con la detrazione 19%, purché vengano rispettati tutti i requisiti previsti.

    Posso detrarre le spese badante se pago in contanti?

    No, dal 1° gennaio 2020 la detrazione del 19% è subordinata al pagamento tracciabile (bonifico, bancomat, carta, app). I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione. Per i contributi INPS il discorso è diverso: vengono pagati tramite F24/PagoPA, quindi sono sempre tracciati.

    La detrazione 19% spetta anche se la badante è in nero?

    Assolutamente no. Il lavoro in nero è illegale e non dà diritto ad alcuna agevolazione fiscale. La detrazione richiede ricevute firmate, contratto regolare e tracciabilità dei pagamenti. Inoltre, l’assunzione regolare tutela anche il datore di lavoro da rischi legali e infortunistici.

    Posso recuperare le spese badante se presento il modello Redditi PF anziché il 730?

    Sì. Le stesse agevolazioni sono previste anche nel modello Redditi Persone Fisiche, con righi diversi (rispettivamente RP21 per i contributi deducibili e RP8-RP14 con codice 15 per la detrazione). I limiti e i requisiti sono identici.

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    Calcolare correttamente le spese badante deducibili e detraibili nel 730/2026 richiede attenzione: confondere i due benefici, dimenticare la documentazione o errare nei calcoli può costare centinaia di euro. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre:

    • Compilazione completa del 730/2026 con calcolo ottimizzato di tutte le agevolazioni spettanti
    • Verifica documentazione e segnalazione di eventuali carenze prima dell’invio
    • Gestione completa del lavoro domestico: contratti, buste paga, contributi INPS, TFR
    • Consulenza personalizzata su agevolazioni regionali (FAP, contributo badante FVG) e nazionali (Prestazione Universale 850 euro)
    • Visto di conformità per la protezione in caso di controlli
    • Assistenza post-invio per eventuali comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate

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    Fonti normative ufficiali consultate:

    • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) – art. 10 c. 2 e art. 15 c. 1 lett. i-septies
    • Legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020) – art. 1 c. 679
    • Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025)
    • D.Lgs. 15 marzo 2024, n. 29 (Prestazione Universale anziani)
    • Circolare Agenzia Entrate n. 2/E del 3 gennaio 2005
    • Circolare Agenzia Entrate n. 7/E del 25 giugno 2021
    • Istruzioni Modello 730/2026 (Agenzia delle Entrate)
    • CCNL Lavoro Domestico in vigore dal 1° ottobre 2020
    • Circolare INPS n. 25 del 2026 (tabelle contributive lavoratori domestici)
    Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 07:28:382026-05-31 17:03:51Spesa Badante nel 730/2026: Importo Deducibile, Detraibile e Guida Completa
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Rimborsi IRPEF da Modello 730/2026: il calendario dei pagamenti, caso per caso

    Dichiarazione dei redditi 730

    Indice dei contenuti

    1. Quando arriva il rimborso IRPEF dal 730?
    2. Calendario rimborsi per dipendenti con sostituto d’imposta
    3. Calendario rimborsi per pensionati (INPS sostituto)
    4. Rimborso 730 senza sostituto d’imposta: cosa succede
    5. 730 senza sostituto attivo: la procedura Agenzia delle Entrate
    6. Rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate: quando e come
    7. Soglie e importi minimi per il rimborso in busta paga
    8. Il rimborso non arriva: cosa fare
    9. Come verificare lo stato del rimborso
    10. Domande frequenti sui rimborsi IRPEF

    Hai presentato il Modello 730/2026 e stai aspettando il rimborso IRPEF? Le tempistiche variano sensibilmente in base alla tua situazione: se sei un lavoratore dipendente, un pensionato o un contribuente senza sostituto d’imposta. Questo articolo ti fornisce il calendario completo dei pagamenti caso per caso, con le date ufficiali, le soglie di rimborso diretto e le procedure da seguire se l’accredito non dovesse arrivare nei tempi previsti. Tutte le informazioni sono aggiornate alle normative vigenti per l’anno fiscale 2025 (dichiarazione 2026).

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    Quando arriva il rimborso IRPEF dal 730?

    Il rimborso IRPEF derivante dal Modello 730 non segue un’unica data fissa: il momento dell’accredito dipende da chi funge da sostituto d’imposta e dalla data in cui il contribuente ha trasmesso la dichiarazione. Il meccanismo e disciplinato dal D.P.R. 600/1973 e dalle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate.

    Il sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) riceve i dati del 730 elaborato dal CAF o dal professionista abilitato, effettua i calcoli e riversa nel cedolino stipendio o nel rateo di pensione le somme a credito o a debito del contribuente. Quando invece il contribuente non ha un sostituto d’imposta attivo, entra in gioco l’Agenzia delle Entrate, che eroga il rimborso direttamente sul conto corrente bancario o postale.

    I tre scenari principali da conoscere:

    • Lavoratore dipendente con sostituto attivo: il rimborso arriva in busta paga, tipicamente da luglio a dicembre, in base alla data di trasmissione del 730.
    • Pensionato (sostituto INPS o altro ente): il rimborso arriva nel rateo di pensione, con un calendario che parte da agosto.
    • Contribuente senza sostituto o con sostituto non attivo: il rimborso e erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate, con accredito bancario o postale entro il mese di dicembre dell’anno di presentazione.

    Calendario rimborsi per dipendenti con sostituto d’imposta

    Per i lavoratori dipendenti che presentano il 730 tramite CAF o professionista abilitato, il calendario dei rimborsi segue le scadenze di trasmissione telematica delle dichiarazioni. Il sostituto d’imposta riceve le risultanze entro determinate date e provvede al conguaglio nel cedolino successivo.

    Secondo le istruzioni ministeriali e il D.M. 31 maggio 1999 (e successive modifiche), il calendario standard prevede:

    Data trasmissione 730 dal CAFMese rimborso in busta pagaNote
    Entro il 15 giugno 2026Luglio 2026Cedolino di luglio
    Dal 16 al 23 luglio 2026Agosto 2026Cedolino di agosto o settembre
    Dal 24 luglio al 15 settembre 2026Settembre 2026Cedolino di settembre
    Dal 16 settembre al 15 ottobre 2026Ottobre 2026Cedolino di ottobre
    Dal 16 ottobre al 15 novembre 2026Novembre 2026Cedolino di novembre
    Dal 16 novembre al 30 novembre 2026Dicembre 2026Cedolino di dicembre

    Importante: il sostituto d’imposta che riceve le risultanze del 730 entro il 30 novembre e tenuto ad effettuare il rimborso (o la trattenuta, in caso di saldo a debito) nella prima retribuzione utile successiva alla ricezione dei dati. Se il credito supera i 4.000 euro, il sostituto puo effettuare i controlli necessari prima di procedere all’erogazione, con possibile slittamento dei tempi.

    Nel caso di dichiarazione congiunta, il rimborso viene liquidato al dichiarante principale attraverso il suo sostituto d’imposta, mentre le ritenute aggiuntive eventualmente dovute dal coniuge dichiarante vengono trattenute dal sostituto del coniuge stesso.

    Calendario rimborsi per pensionati (INPS sostituto)

    I pensionati che presentano il 730 con l’INPS (o altro ente previdenziale) come sostituto d’imposta seguono un calendario leggermente differente rispetto ai lavoratori dipendenti. L’INPS elabora i dati e riversa il rimborso nel rateo mensile di pensione.

    Le date indicative per i pensionati sono:

    Data trasmissione 730Mese rimborso nella pensioneNote
    Entro il 15 giugno 2026Agosto 2026Rateo agosto (slittamento di 1 mese rispetto ai dipendenti)
    Dal 16 al 23 luglio 2026Settembre 2026Rateo settembre
    Dal 24 luglio al 15 settembre 2026Ottobre 2026Rateo ottobre
    Dal 16 settembre al 15 ottobre 2026Novembre 2026Rateo novembre
    Dal 16 ottobre al 30 novembre 2026Dicembre 2026Rateo dicembre

    Lo slittamento di un mese rispetto ai dipendenti e dovuto ai tempi tecnici necessari all’INPS per elaborare le risultanze e aggiungerle al trattamento pensionistico. In caso di credito superiore a 4.000 euro, anche l’INPS puo effettuare verifiche supplementari prima di procedere all’accredito.

    Esempio pratico: un pensionato che consegna la documentazione al CAF entro il 10 giugno 2026 ricevera il rimborso IRPEF nel rateo di pensione di agosto 2026. Se invece consegna i documenti il 20 luglio, dovra attendere settembre 2026.

    Rimborso 730 senza sostituto d’imposta: cosa succede

    Una categoria che spesso si trova in difficolta con i rimborsi e quella dei contribuenti che presentano il 730 senza sostituto d’imposta oppure con un sostituto d’imposta che al momento del conguaglio non e piu attivo (ad esempio perche si e cessato il rapporto di lavoro). In questi casi, il meccanismo ordinario non e applicabile e il rimborso segue una procedura alternativa.

    Le situazioni piu frequenti che portano a questa condizione sono:

    • Lavoratori che hanno perso il lavoro tra la presentazione del 730 e il periodo del conguaglio (luglio-agosto).
    • Lavoratori con contratti a termine scaduti prima del conguaglio.
    • Contribuenti con redditi da lavoro autonomo occasionale che non hanno un sostituto che trattiene le ritenute d’acconto.
    • Eredi che dichiarano i redditi del de cuius tramite 730.
    • Lavoratori trasferiti all’estero senza un sostituto italiano attivo.

    In tutti questi casi, il contribuente deve indicare nel 730 il codice fiscale del sostituto d’imposta che non effettuera il conguaglio (campo apposito nel frontespizio) oppure indicare che non ha un sostituto d’imposta. Il rimborso sara allora erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

    730 senza sostituto attivo: la procedura Agenzia delle Entrate

    Quando il sostituto d’imposta non puo effettuare il conguaglio, l’Agenzia delle Entrate riceve le risultanze del 730 direttamente dal CAF o dal professionista e provvede a erogare il rimborso in autonomia. Questa procedura e disciplinata dall’articolo 37, comma 2-bis del D.Lgs. 241/1997.

    Il contribuente in questa situazione deve assicurarsi di:

    • Avere un conto corrente bancario o postale intestato (o cointestato) e comunicarlo all’Agenzia delle Entrate tramite i servizi telematici (IBAN).
    • Verificare che l’IBAN sia correttamente registrato nell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate (servizio “Rimborsi fiscali”).
    • In mancanza di IBAN comunicato, l’Agenzia delle Entrate invia un vaglia postale all’indirizzo di residenza del contribuente.

    Tempistiche: i rimborsi diretti dell’Agenzia delle Entrate vengono elaborati generalmente entro il mese di dicembre dell’anno di presentazione della dichiarazione. Tuttavia, per crediti di importo significativo o in presenza di anomalie, i tempi possono estendersi fino al primo semestre dell’anno successivo.

    Se hai spese mediche detraibili o altre detrazioni rilevanti che generano un credito IRPEF consistente, e particolarmente importante comunicare tempestivamente l’IBAN all’Agenzia delle Entrate per velocizzare l’accredito.

    Rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate: quando e come

    Anche per i contribuenti che hanno un sostituto d’imposta regolarmente attivo, esistono casi in cui il rimborso e erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate anziche attraverso il cedolino. Questo accade quando:

    • Il credito IRPEF e superiore a 4.000 euro e il sostituto ha effettuato i controlli richiesti per legge, decidendo di non anticipare il rimborso.
    • La dichiarazione e stata presentata con 730 precompilato modificato che presenta elementi che richiedono verifica da parte dell’Agenzia.
    • Il sostituto ha comunicato all’Agenzia delle Entrate di non poter effettuare il rimborso entro i termini previsti.

    In questi casi, l’Agenzia delle Entrate emette il rimborso entro 6 mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione o, se la dichiarazione e presentata entro tale termine, entro 6 mesi dalla data di presentazione stessa. Il rimborso e accreditato direttamente sul conto corrente del contribuente (se l’IBAN e registrato) o inviato tramite vaglia postale.

    Come comunicare l’IBAN all’Agenzia delle Entrate:

    • Accedendo all’area riservata del portale agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS.
    • Tramite il servizio “Rimborsi fiscali” disponibile nell’area riservata.
    • Recandosi presso uno sportello CAF abilitato che puo effettuare la comunicazione in delega.

    Il Quadro F del Modello 730 contiene le informazioni sugli acconti gia versati e sui crediti residui: una lettura attenta di questo quadro ti permette di capire anticipatamente se il tuo credito supera le soglie che determinano l’intervento diretto dell’Agenzia delle Entrate.

    Soglie e importi minimi per il rimborso in busta paga

    Non tutti i crediti IRPEF vengono rimborsati secondo le stesse modalita. La normativa fiscale prevede alcune soglie minime e massime che determinano le modalita e le tempistiche di rimborso.

    Crediti fino a 4.000 euro

    Per i crediti IRPEF fino a 4.000 euro, il sostituto d’imposta e tenuto a rimborsare l’intera somma direttamente in busta paga (o nel rateo di pensione) secondo il calendario standard. Non sono previsti controlli aggiuntivi e il rimborso avviene automaticamente nel mese di conguaglio.

    Crediti superiori a 4.000 euro

    Per i crediti superiori a 4.000 euro, l’articolo 1, comma 586 della Legge n. 147/2013 (Legge di Stabilita 2014) e la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 10/E del 14 maggio 2013 prevedono che il sostituto d’imposta possa sospendere l’erogazione del rimborso per effettuare le verifiche del caso. In questo scenario:

    • Il sostituto comunica la sospensione all’Agenzia delle Entrate entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio.
    • L’Agenzia delle Entrate effettua le verifiche e, se non emergono irregolarita, eroga direttamente il rimborso entro 6 mesi dalla comunicazione del sostituto.
    • In caso di verifiche piu approfondite, i tempi possono estendersi ulteriormente.

    Crediti di importo minimo (sotto i 12 euro)

    L’articolo 1, comma 1 del D.P.R. n. 542/1999 stabilisce che non si da luogo al rimborso di crediti d’imposta di importo inferiore a 12 euro. Questo importo costituisce la soglia minima sotto la quale il rimborso non viene effettuato ne dal sostituto ne dall’Agenzia delle Entrate. Il credito si azzera senza rimborso.

    Il rimborso non arriva: cosa fare

    Se il rimborso IRPEF non arriva entro i termini previsti, e necessario seguire una procedura precisa per sbloccare la situazione. Ecco le azioni consigliate in ordine cronologico:

    1. Verifica il cedolino paga o il rateo di pensione

    Il primo passo e controllare attentamente il proprio cedolino stipendio o il prospetto pensione del mese in cui il rimborso avrebbe dovuto essere accreditato. Il rimborso compare come voce specifica “Conguaglio fiscale a credito” o similare. In alcuni casi e gia stato erogato ma non immediatamente riconoscibile.

    2. Contatta il sostituto d’imposta

    Se il cedolino non riporta alcun conguaglio positivo, contatta l’ufficio paghe del tuo datore di lavoro o il patronato INPS (se sei pensionato). Chiedi conferma di aver ricevuto il risultato contabile del tuo 730 e di aver effettuato (o pianificato) il conguaglio.

    3. Contatta il CAF o il professionista che ha elaborato il 730

    Il CAF o il professionista abilitato che ha presentato il tuo 730 puo verificare la data di trasmissione telematica della dichiarazione e confermare che sia avvenuta correttamente. Puo anche verificare se il risultato contabile e stato correttamente trasmesso al sostituto d’imposta.

    4. Verifica il Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate

    Accedendo al Cassetto Fiscale sul portale agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS, puoi visualizzare lo stato del tuo rimborso nella sezione “Rimborsi”. Il sistema mostra se il rimborso e stato emesso, la data prevista di accredito e l’eventuale stato di lavorazione.

    5. Presenta istanza di rimborso

    Se sono trascorsi tutti i termini previsti e il rimborso non e ancora arrivato, puoi presentare una istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate tramite:

    • Il modello telematico disponibile nell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate.
    • Presentazione cartacea presso il competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate (quello della provincia di domicilio fiscale).
    • Tramite il proprio CAF con delega all’assistenza post-dichiarativa.

    Come verificare lo stato del rimborso

    L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti diversi strumenti per monitorare lo stato dei rimborsi fiscali in tempo reale. Ecco come utilizzarli:

    Area riservata portale Agenzia delle Entrate

    Accedendo con SPID, CIE o CNS al portale agenziaentrate.gov.it, nella sezione “Rimborsi” trovi:

    • L’elenco di tutti i rimborsi richiesti o in elaborazione.
    • Lo stato attuale (in elaborazione, da pagare, pagato).
    • La data prevista o effettiva di accredito.
    • L’eventuale richiesta di integrazione documentale da parte dell’Agenzia.

    App IO e Fatture e Corrispettivi

    Tramite l’App IO (quella del Governo) e l’app Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, e possibile ricevere notifiche in tempo reale sullo stato del rimborso e sull’accredito bancario, previa registrazione e abbinamento del proprio IBAN.

    Numero verde Agenzia delle Entrate

    Il numero verde 800.909.696 dell’Agenzia delle Entrate (gratuito da rete fissa) e il 06 96668907 (da cellulare, a pagamento) permettono di parlare con un operatore che puo fornire informazioni sullo stato del proprio rimborso, previa identificazione con codice fiscale.

    Il servizio telefonico e attivo dal lunedi al venerdi, dalle 9:00 alle 17:00.

    Sportello CAF

    Il tuo CAF di riferimento puo effettuare verifiche nell’area riservata in tua delega e comunicarti lo stato del rimborso. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre questo servizio di assistenza post-dichiarativa a tutti i propri assistiti che hanno presentato il 730 tramite il nostro sportello.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Riepilogo: il calendario completo caso per caso

    Riepiloghiamo in una tabella unica il calendario completo dei rimborsi IRPEF da 730/2026 per tutti i casi possibili, cosi da avere un riferimento chiaro e immediato:

    Tipologia contribuenteSostituto d’impostaData consegna 730Mese rimborso
    Lavoratore dipendenteDatore di lavoroEntro 15 giugno 2026Luglio 2026
    Lavoratore dipendenteDatore di lavoro16 giugno – 23 luglio 2026Agosto/Settembre 2026
    Lavoratore dipendenteDatore di lavoro24 luglio – 15 settembre 2026Settembre 2026
    Lavoratore dipendenteDatore di lavoro16 settembre – 15 ottobre 2026Ottobre 2026
    Lavoratore dipendenteDatore di lavoro16 ottobre – 30 novembre 2026Novembre/Dicembre 2026
    PensionatoINPS/Ente prev.Entro 15 giugno 2026Agosto 2026
    PensionatoINPS/Ente prev.16 giugno – 23 luglio 2026Settembre 2026
    PensionatoINPS/Ente prev.24 luglio – 30 novembre 2026Ottobre/Dicembre 2026
    Senza sostituto / sostituto non attivoAgenzia delle EntrateQualsiasi dataEntro dicembre 2026
    Credito > 4.000 euro (qualsiasi)AE (dopo verifica)Qualsiasi dataEntro 6 mesi dalla sospensione

    Presentare il Modello 730/2026 il prima possibile, possibilmente entro il 15 giugno, garantisce di ricevere il rimborso nel mese di luglio (per i dipendenti) o agosto (per i pensionati), evitando attese prolungate. Un CAF qualificato come il CAF Centro Fiscale di Udine puo aiutarti a ottimizzare la dichiarazione e a raccogliere tutta la documentazione necessaria per massimizzare le detrazioni e velocizzare i tempi di rimborso.

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    Domande Frequenti sui Rimborsi IRPEF dal 730/2026

    Quando arriva il rimborso IRPEF per un lavoratore dipendente che consegna il 730 entro giugno?

    Un lavoratore dipendente che consegna la documentazione al CAF entro il 15 giugno 2026 riceve il rimborso IRPEF gia nel cedolino paga di luglio 2026. E il caso piu veloce e si ottiene presentando la dichiarazione il prima possibile.

    I pensionati ricevono il rimborso 730 nello stesso mese dei lavoratori?

    No, i pensionati ricevono il rimborso con uno slittamento di un mese rispetto ai dipendenti. Se un dipendente riceve il conguaglio a luglio, il pensionato lo riceve ad agosto. Questo e dovuto ai tempi tecnici di elaborazione dell’INPS o dell’ente previdenziale sostituto.

    Cosa succede se il rimborso supera 4.000 euro?

    Se il credito IRPEF supera i 4.000 euro, il sostituto d’imposta puo sospendere il rimborso e comunicarlo all’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima effettua le verifiche necessarie e, se non emergono irregolarita, eroga direttamente il rimborso entro 6 mesi dalla comunicazione del sostituto. Il rimborso arriva quindi sul conto corrente comunicato all’Agenzia.

    Ho perso il lavoro dopo aver presentato il 730: come ricevo il rimborso?

    Se al momento del conguaglio non hai piu un sostituto d’imposta attivo, il rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul tuo conto corrente. Devi assicurarti di aver comunicato il tuo IBAN all’Agenzia tramite il portale agenziaentrate.gov.it oppure tramite il CAF. Il rimborso arriva generalmente entro dicembre dell’anno di presentazione.

    Come posso verificare se l’Agenzia delle Entrate ha gia emesso il mio rimborso?

    Puoi verificare lo stato del rimborso accedendo all’area riservata del portale agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS, nella sezione Rimborsi. In alternativa, puoi chiamare il numero verde 800.909.696 (gratuito da rete fissa) oppure rivolgerti al CAF che ha elaborato il tuo 730, che puo effettuare la verifica in tua delega.


    Hai bisogno di aiuto con il Modello 730/2026?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutte le fasi della dichiarazione dei redditi: dalla raccolta documenti alla trasmissione telematica, fino alla verifica dei rimborsi IRPEF.

    I nostri servizi per il Modello 730/2026:

    • Elaborazione dichiarazione dei redditi con verifica di tutte le detrazioni spettanti
    • Assistenza per contribuenti senza sostituto e comunicazione IBAN ad Agenzia delle Entrate
    • Verifica stato rimborsi e assistenza post-dichiarativa
    • Dichiarazione congiunta per coppie e conviventi
    • Gestione spese detraibili: mediche, universitarie, ristrutturazioni, mutui

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      Il Quadro F del modello 730/2026 è una delle sezioni più tecniche e spesso trascurate della dichiarazione dei redditi. Eppure, una compilazione errata di questa parte può determinare il versamento di acconti d’imposta sbagliati, la perdita di crediti o sanzioni per omissioni. Il Quadro F raccoglie informazioni fondamentali: gli acconti IRPEF versati nell’anno precedente, i crediti d’imposta residui, gli acconti sulla cedolare secca, l’imposta sostitutiva sul TFR e, novità del 2026, il rigo F15 dedicato a situazioni specifiche legate alla revisione del calendario fiscale. In questa guida completa spieghiamo ogni rigo, con esempi pratici, tabelle e indicazioni per evitare gli errori più frequenti.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il Quadro F del 730/2026: panoramica
      2. Rigo F1: acconti IRPEF versati nel 2025
      3. Righi F2, F3, F4: addizionali e acconti cedolare
      4. Rigo F5: eccedenza IRPEF e utilizzo del credito
      5. Rigo F6: acconti cedolare secca 2025
      6. Righi F7 e F8: crediti d’imposta e detrazioni non fruite
      7. Righi F9–F12: ritenute, imposte sostitutive e rimborsi
      8. Rigo F13: imposta sostitutiva sul TFR e rivalutazioni
      9. Rigo F14: imposta sostitutiva locazioni brevi
      10. Rigo F15: la novità del 730/2026 — compensazione e revisione acconti
      11. Compilazione del Quadro F passo per passo
      12. Errori comuni e come evitarli
      13. Casi pratici: esempi di compilazione

      Cos’è il Quadro F del 730/2026: panoramica

      Il Quadro F del modello 730/2026 è la sezione riservata alle informazioni che il contribuente deve fornire in merito agli acconti d’imposta già versati, ai crediti maturati negli anni precedenti e ad alcune situazioni particolari che incidono sul calcolo dell’imposta finale. Si tratta di una sezione cruciale perché i dati inseriti qui vengono utilizzati dal CAF o dal sostituto d’imposta per calcolare l’eventuale rimborso o saldo da pagare.

      Secondo le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il 730/2026, il Quadro F è strutturato in più righi numerati da F1 a F15, ciascuno con una funzione specifica. La novità più rilevante dell’anno è il rigo F15, introdotto dalla legge di bilancio 2026 per gestire situazioni legate alla revisione del calendario fiscale e alla possibilità di compensare determinate imposte sostitutive. Vediamo ogni rigo nel dettaglio.

      Rigo F1: acconti IRPEF versati nel 2025

      Il rigo F1 è probabilmente il rigo più importante del Quadro F. In questo rigo vanno indicate le somme versate a titolo di acconto IRPEF nel corso del 2025, sia la prima che la seconda o unica rata. Queste somme vengono automaticamente portate in deduzione dell’imposta dovuta per l’anno di riferimento (2025).

      Chi ha presentato il modello 730/2025 o il modello Redditi PF 2025 e ha versato gli acconti tramite modello F24, deve riportare tali importi qui. L’Agenzia delle Entrate evidenzia che gli acconti IRPEF 2025 ammontavano generalmente al 100% dell’imposta risultante dalla dichiarazione precedente, con la prima rata pari al 40% entro il 30 giugno 2025 e la seconda rata del 60% entro il 30 novembre 2025.

      Tipologia accontoPercentualeScadenza 2025Codice tributo F24
      Prima rata acconto IRPEF40%30 giugno 20254033
      Seconda rata acconto IRPEF60%1° dicembre 20254034
      Unica rata acconto IRPEF100%1° dicembre 20254034

      Attenzione: chi ha optato per il pagamento rateizzato tramite sostituto d’imposta (mediante trattenuta dalla busta paga o dalla pensione) non deve compilare questo rigo, in quanto le trattenute sono già conteggiate dal sostituto. Il rigo F1 riguarda esclusivamente i versamenti diretti tramite F24.

      Per i contribuenti che nel 2025 hanno aderito al concordato preventivo biennale (CPB), gli acconti IRPEF possono differire da quelli standard, in quanto determinati sulla base del reddito concordato. In questo caso, è necessario verificare attentamente i versamenti effettuati prima di compilare F1. Consulta la nostra guida completa al 730 2026 per un quadro d’insieme sulla dichiarazione.

      Righi F2, F3, F4: addizionali regionali, comunali e acconti

      I righi F2, F3 e F4 riguardano rispettivamente l’acconto dell’addizionale comunale IRPEF, le eccedenze di addizionale regionale e comunale, e ulteriori situazioni di acconto specifiche. Ecco nel dettaglio cosa indicare in ciascun rigo.

      Rigo F2: acconto addizionale comunale

      Nel rigo F2 si indica l’acconto dell’addizionale comunale IRPEF versato nell’anno precedente. L’addizionale comunale viene calcolata sul reddito imponibile IRPEF con aliquote che variano da comune a comune (generalmente comprese tra lo 0,1% e lo 0,9%). L’acconto per il 2025 era pari al 30% dell’addizionale comunale dovuta nell’anno precedente (per la sola quota che non sia già stata trattenuta dal sostituto).

      I lavoratori dipendenti e pensionati che hanno il sostituto d’imposta non devono compilare questo rigo poiché l’addizionale è già stata trattenuta in busta paga. Il rigo F2 è rilevante per chi ha presentato il 730 senza sostituto o il modello Redditi PF. L’addizionale regionale IRPEF segue invece un meccanismo diverso e si calcola con aliquote determinate dalla propria Regione di residenza.

      Righi F3 e F4: eccedenze e acconti diversi

      Il rigo F3 accoglie le eccedenze di addizionale regionale che risultano dal prospetto di liquidazione della dichiarazione precedente e che il contribuente non ha potuto compensare. Il rigo F4 è utilizzato per indicare l’acconto del 20% sulla tassazione separata versato autonomamente, quando non è stato operato dal sostituto d’imposta.

      Rigo F5: eccedenza IRPEF e utilizzo del credito

      Il rigo F5 riguarda l’eccedenza IRPEF risultante dal prospetto di liquidazione del 730 dell’anno precedente. Quando nella dichiarazione dei redditi precedente è emerso un credito IRPEF (importo a rimborso), e il contribuente ha optato per il riporto in compensazione invece del rimborso immediato, tale importo viene indicato nel rigo F5.

      Questa eccedenza può essere utilizzata in tre modi alternativi:

      • A scomputo dell’acconto IRPEF dovuto per l’anno corrente (casella 1 del rigo F5)
      • A rimborso, chiedendone la restituzione tramite il modello 730 (casella 2)
      • In compensazione tramite modello F24 per altri tributi dovuti (casella 3)

      È fondamentale indicare la scelta corretta, perché una selezione errata può portare a versamenti duplicati o a crediti non utilizzati. Chi, per esempio, ha un credito IRPEF di 300 euro dalla dichiarazione 2025 e nel 2026 prevede di dover versare un acconto significativo, può convenire optare per il riporto a scomputo dell’acconto (casella 1), riducendo così il versamento F24 di novembre 2026.

      Rigo F6: acconti cedolare secca versati nel 2025

      Il rigo F6 è dedicato ai proprietari di immobili che hanno optato per la cedolare secca sulle locazioni e che hanno versato gli acconti relativi all’anno 2025. La cedolare secca 2026 si applica con aliquota ordinaria del 21% per i contratti a canone libero e del 10% per i contratti a canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa (ridotta al 10% anche per alcune tipologie di contratti transitori).

      Gli acconti cedolare secca 2025 erano dovuti nella misura del 100% dell’imposta risultante dal precedente periodo d’imposta, con le stesse scadenze dell’acconto IRPEF: prima rata (40%) a giugno 2025 e seconda rata (60%) a novembre 2025. Chi aveva un’imposta cedolare secca 2024 inferiore a 257,52 euro versava un’unica rata a novembre 2025.

      Aliquota cedolare seccaTipologia contrattoCodice tributo F24
      21%Contratti a canone libero (4+4)1840
      10%Canone concordato, comuni alta tensione1842
      21%Locazioni brevi (Airbnb, ecc.)1919

      Importante per il 2026: la legge di bilancio 2025 (L. 207/2024) ha confermato che le locazioni brevi continuano ad applicare la cedolare secca al 26% per i proprietari che affittano più di un immobile. Chi affitta un solo immobile in locazione breve mantiene l’aliquota del 21%. Per approfondire, consulta la nostra guida su cedolare secca o IRPEF: quando conviene.

      Righi F7 e F8: crediti d’imposta e detrazioni non fruite

      I righi F7 e F8 sono riservati a specifici crediti d’imposta maturati dal contribuente che non sono stati ancora interamente utilizzati. Si tratta di crediti “capaci” di ridurre direttamente l’imposta lorda dovuta, non semplici detrazioni.

      Rigo F7: credito d’imposta per il riacquisto della prima casa

      Nel rigo F7 si indica il credito d’imposta per il riacquisto della prima casa. Questo credito spetta a chi ha venduto un’abitazione acquistata con le agevolazioni prima casa e ne ha acquistata un’altra entro un anno, versando in precedenza l’imposta di registro ordinaria (9%) sull’immobile ceduto. Il credito è pari alla minore tra l’imposta di registro pagata sull’immobile venduto e quella pagata sul nuovo acquisto.

      Rigo F8: altri crediti d’imposta

      Il rigo F8 comprende un insieme eterogeneo di crediti d’imposta residui, tra cui:

      • Credito d’imposta per immobili colpiti da calamità naturali (sisma, alluvioni)
      • Crediti per investimenti in startup o PMI innovative non ancora compensati
      • Credito d’imposta per ricerca e sviluppo maturato da lavoratori autonomi
      • Credito per l’acquisto di veicoli elettrici o ibridi nei casi previsti
      • Crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro derivanti dal periodo COVID ancora residui

      Ogni credito riportato nel rigo F8 deve essere documentato e tracciabile: è indispensabile conservare la documentazione che attesta la spesa sostenuta e il diritto al credito. L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli su questi crediti, in particolare su quelli legati a misure di incentivo straordinario come il bonus ristrutturazioni e spese mediche detraibili.

      Righi F9–F12: ritenute, imposte sostitutive e rimborsi

      I righi F9, F10, F11 e F12 riguardano ritenute d’acconto subite, rimborsi da ripartire tra più soggetti e altre situazioni che richiedono rettifiche al calcolo dell’imposta finale.

      Rigo F9: ritenute su redditi a tassazione separata

      Il rigo F9 accoglie le ritenute subite su redditi soggetti a tassazione separata che non sono stati assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta (definitiva). Tipici esempi sono: le ritenute su arretrati di lavoro dipendente, le ritenute su somme da precedenti rapporti di lavoro (TFR anticipato in casi particolari), le ritenute su indennità di fine rapporto non gestite completamente dal sostituto.

      Righi F10, F11, F12: acconti tassazione separata e rettifiche

      Il rigo F10 riguarda l’acconto del 20% sulla tassazione separata già versato autonomamente (distinto dall’acconto gestito dal sostituto). Questo rigo interessa principalmente chi ha percepito TFR da datori privati e deve autonomamente versare l’acconto in attesa della liquidazione definitiva da parte dell’Agenzia delle Entrate.

      Il rigo F11 è usato per indicare le rate del trattamento integrativo 2022 (ex Bonus Renzi/Gualtieri) da restituire, qualora il sostituto non abbia già effettuato il recupero. Il rigo F12 raccoglie invece i rimborsi da ripartire tra più soggetti in caso di dichiarazione congiunta o di crediti condivisi tra coobbligati.

      Rigo F13: imposta sostitutiva sul TFR e rivalutazioni

      Il rigo F13 è dedicato all’imposta sostitutiva dell’11% sulla rivalutazione del trattamento di fine rapporto (TFR) lasciato in azienda. Questa imposta grava sulla quota di TFR rivalutata annualmente (secondo gli indici ISTAT dell’inflazione), ed è dovuta ogni anno indipendentemente dalla presenza di un acconto versato nell’anno precedente.

      Il meccanismo funziona così: il datore di lavoro calcola la rivalutazione del TFR maturata nell’anno (applicando il coefficiente pari all’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT) e versa l’imposta sostitutiva dell’11% tramite modello F24 (codice tributo 1712). L’importo versato deve essere indicato nel rigo F13 del 730 del dipendente solo se il dipendente ha gestito autonomamente questo versamento (caso raro) o se emergono differenze da regolarizzare.

      VoceDettaglio
      Imposta sostitutiva TFR11% sulla rivalutazione annua del TFR
      Base di calcoloRivalutazione = 1,5% + 75% inflazione ISTAT
      Codice tributo F241712
      Scadenza versamento datore16 dicembre di ciascun anno

      Per i lavoratori con TFR conferito ai fondi di previdenza complementare, l’imposta sostitutiva sull’11% non è dovuta sul TFR trasferito al fondo, ma eventualmente sulle quote maturate nella fase di accumulo nel fondo stesso (tassazione del rendimento al 20%). Questo aspetto non confluisce nel rigo F13 ma nei quadri dedicati alla previdenza complementare.

      Rigo F14: imposta sostitutiva locazioni brevi

      Il rigo F14, consolidato nelle istruzioni 730/2026, riguarda l’imposta sostitutiva sulle locazioni brevi (contratti di locazione di durata inferiore a 30 giorni, stipulati anche tramite piattaforme come Airbnb, Booking, Vrbo). Questo rigo è stato oggetto di revisione in seguito alle modifiche apportate dal D.L. 145/2023 (convertito con modificazioni) e dalle relative circolari ministeriali.

      Chi utilizza la cedolare secca per le locazioni brevi e ha già subito ritenute dalla piattaforma intermediaria (nel caso di Airbnb Italia S.r.l., la ritenuta del 21% è operata automaticamente) deve riportare in F14 l’eventuale differenza tra l’imposta dovuta e le ritenute già subite, oppure il credito emergente in caso di eccedenza. Per approfondire la cedolare secca 2026 e tutte le sue implicazioni, ti consigliamo la nostra guida dedicata.

      Rigo F15: la novità del 730/2026 — compensazione e revisione acconti

      Il rigo F15 rappresenta la principale novità del Quadro F nel modello 730/2026. Introdotto in attuazione delle disposizioni contenute nella legge delega fiscale (L. 111/2023) e dei relativi decreti attuativi, questo rigo gestisce situazioni specifiche legate alla revisione del sistema degli acconti d’imposta e alla possibilità di compensare determinate somme derivanti da imposte sostitutive speciali.

      Cosa indica il rigo F15

      Il rigo F15 si articola in più colonne e serve a gestire le seguenti casistiche:

      • Colonna 1 — Acconto ridotto per riduzione previsionale del reddito: il contribuente che prevede una significativa riduzione del proprio reddito nel 2026 rispetto al 2025 può indicare nel rigo F15, colonna 1, la quota di acconto IRPEF che intende versare in misura ridotta rispetto a quanto risulta dalla dichiarazione. È necessario conservare documentazione idonea a dimostrare la previsione di riduzione (ad esempio, situazione lavorativa mutata, cassa integrazione, riduzione attività professionale).
      • Colonna 2 — Imposta sostitutiva per rivalutazione di partecipazioni o terreni: chi ha rivalutato partecipazioni societarie o terreni (ai sensi delle proroghe periodiche delle leggi di bilancio) e ha versato l’imposta sostitutiva prevista indica in questa colonna il relativo importo già corrisposto, ai fini del corretto conteggio in sede di liquidazione 730.
      • Colonna 3 — Residui imposta sostitutiva concordato preventivo biennale (CPB): i contribuenti che hanno aderito al concordato preventivo biennale per il biennio 2024-2025 e hanno versato acconti di imposta sostitutiva sul maggior reddito concordato possono indicare eventuali residui o eccedenze da riportare nel calcolo del saldo 2025.
      • Colonna 4 — Codice situazione speciale: un codice numerico da 1 a 5 che identifica la casistica applicabile, secondo la tabella prevista nelle istruzioni ministeriali del 730/2026.

      Istruzioni operative per il rigo F15

      Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il 730/2026 (pagina 87 del fascicolo istruzioni, versione aggiornata marzo 2026) chiariscono che:

      • Il rigo F15 NON va compilato se il contribuente non rientra in nessuna delle casistiche previste: la maggior parte dei contribuenti ordinari (lavoratori dipendenti, pensionati senza particolari situazioni) lascerà il rigo F15 in bianco.
      • La compilazione errata del rigo F15, in particolare l’inserimento di importi non dovuti nella colonna 1 (riduzione previsionale), può determinare l’applicazione di sanzioni per infedele dichiarazione e interessi sugli acconti non versati.
      • Per i contribuenti che aderiscono al CPB e indicano residui in colonna 3, il valore deve corrispondere esattamente agli importi risultanti dalla comunicazione dell’Agenzia delle Entrate relativa al concordato accettato.

      Esempio pratico rigo F15 — concordato preventivo biennale: Marco è un artigiano con reddito concordato per il 2024-2025. Nel 2025 ha versato un acconto di imposta sostitutiva CPB di 1.200 euro (codice tributo 4068). Nell’elaborare il 730/2026, questo importo confluirà nel rigo F15, colonna 3, riducendo l’eventuale saldo a debito IRPEF risultante dalla liquidazione finale.

      Compilazione del Quadro F passo per passo

      Ecco una guida operativa alla compilazione del Quadro F del 730/2026, rigo per rigo, pensata per il contribuente che compila autonomamente o si reca al CAF:

      Fase 1: raccogliere i documenti necessari

      Prima di compilare il Quadro F, occorre reperire i seguenti documenti:

      • Ricevute F24 di tutti i versamenti di acconto effettuati a giugno e novembre 2025 (codici 4033, 4034, 1840, 1842)
      • Prospetto di liquidazione del 730/2025 (il “modello 730-3”) per verificare acconti, eccedenze e crediti riportati
      • Certificazione Unica 2026 (CU) rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico, per controllare le ritenute già operate
      • Eventuali comunicazioni del concordato preventivo biennale (per i soggetti ISA)
      • Contratti di locazione con cedolare secca e relativi F24 per la cedolare

      Fase 2: compilare i righi nell’ordine corretto

      L’ordine logico di compilazione del Quadro F è il seguente:

      1. F1: inserire il totale degli acconti IRPEF versati con F24 a giugno e novembre 2025 (sommare la prima e la seconda rata)
      2. F2: inserire l’acconto addizionale comunale versato autonomamente (se applicabile)
      3. F5: indicare l’eccedenza IRPEF riportata dal 730 precedente e scegliere la modalità di utilizzo (scomputo/rimborso/compensazione)
      4. F6: inserire il totale degli acconti cedolare secca versati a giugno e novembre 2025
      5. F7/F8: indicare i crediti d’imposta specifici se si è nella casistica prevista
      6. F13: indicare l’imposta sostitutiva sul TFR se non già gestita dal sostituto
      7. F15: compilare solo se si è in una delle casistiche specifiche previste (CPB, riduzione previsionale, rivalutazioni)

      Fase 3: verifica con il modello 730-3

      Una volta compilato il Quadro F, il CAF o il sostituto d’imposta produce il modello 730-3 (prospetto di liquidazione) che riporta il calcolo finale dell’imposta. Il contribuente deve verificare che:

      • Gli acconti indicati in F1 siano integralmente sottratti all’imposta lorda dovuta
      • L’eventuale credito F5 sia stato correttamente applicato secondo la modalità scelta
      • Il risultato finale (rimborso o debito) sia ragionevole e coerente con la propria situazione fiscale

      Errori comuni e come evitarli

      La compilazione del Quadro F è soggetta ad errori frequenti che possono avere conseguenze spiacevoli. Ecco i principali errori e come evitarli:

      ErroreConseguenzaCome evitarlo
      Omettere una rata di acconto IRPEF versataImposta risultante maggiorata, rimborso ridottoControllare tutti gli F24 pagati a giugno e novembre
      Compilare F15 senza rientrare nella casisticaSanzione + interessi su acconto insufficienteVerificare attentamente le istruzioni AdE
      Indicare in F6 acconto cedolare mai versatoReato di dichiarazione infedeleVerificare i versamenti cedolare secca con F24
      Non indicare eccedenza IRPEF da anno precedente (F5)Credito non utilizzato, doppio pagamentoControllare il prospetto 730-3 dell’anno scorso
      Scegliere rimborso in F5 ma avere debiti verso AdECompensazione automatica da AdE, rimborso ridottoVerificare la propria posizione sul cassetto fiscale
      Confondere acconto cedolare (F6) con IRPEF (F1)Duplicazione o omissione di importiTenere separate le ricevute per tipologia di tributo

      Casi pratici: esempi di compilazione del Quadro F

      Per rendere concreta la compilazione del Quadro F, presentiamo tre casi tipici con i relativi dati da inserire.

      Caso 1 — Lavoratore dipendente standard

      Luca è un impiegato. Il suo sostituto d’imposta (datore di lavoro) ha già trattenuto tutto il necessario dalla busta paga nel corso del 2025. Non ha effettuato versamenti autonomi tramite F24. Non ha immobili in locazione con cedolare secca. Non rientra nel CPB.

      Compilazione Quadro F: tutti i righi F1–F15 rimangono in bianco o a zero. Gli acconti sono stati trattenuti dal sostituto d’imposta e risultano già nella CU 2026. Il 730 verrà liquidato senza intervenire sul Quadro F.

      Caso 2 — Pensionato con immobile locato a cedolare secca

      Maria è pensionata INPS. Ha un appartamento affittato con contratto 4+4 a canone libero e ha optato per la cedolare secca al 21%. Nel 2025 ha versato autonomamente: acconto cedolare secca prima rata (giugno 2025): 420 euro; seconda rata (novembre 2025): 630 euro. Totale acconto cedolare versato: 1.050 euro. Eccedenza IRPEF dalla dichiarazione 2025: 180 euro (sceglie rimborso).

      Compilazione Quadro F:

      • F1: 0 (INPS ha trattenuto gli acconti IRPEF pensione)
      • F5: 180 euro — casella rimborso selezionata
      • F6: 1.050 euro (totale acconti cedolare secca versati con F24)

      Caso 3 — Professionista con CPB e riduzione previsionale del reddito

      Federica è una consulente fiscale con regime ISA che ha aderito al concordato preventivo biennale. Nel 2025 ha versato un acconto IRPEF ordinario (F1) di 3.200 euro (prima + seconda rata) e un acconto di imposta sostitutiva CPB (codice tributo 4068) di 900 euro. Per il 2026 prevede una significativa riduzione del reddito a causa di un’interruzione del principale mandato professionale.

      Compilazione Quadro F:

      • F1: 3.200 euro (acconti IRPEF versati con F24)
      • F15, colonna 3: 900 euro (imposta sostitutiva CPB)
      • F15, colonna 1: importo ridotto acconto 2026 (da calcolare sulla base del reddito previsionale 2026)
      • F15, colonna 4: codice situazione speciale CPB (secondo tabella istruzioni AdE)

      Attenzione: per Federica è essenziale farsi assistere da un CAF o da un consulente fiscale abilitato, poiché la compilazione del rigo F15 richiede una valutazione precisa e documentata per evitare sanzioni. Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata sul 730/2026 e sulle implicazioni del concordato preventivo biennale. Leggi anche la nostra guida sulla detrazione del mutuo nel 730/2026 per ottimizzare ulteriormente la tua dichiarazione.

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      Domande Frequenti sul Quadro F del 730/2026

      Cosa succede se dimentico di indicare un acconto IRPEF versato nel rigo F1?

      Se dimentichi di indicare un acconto IRPEF nel rigo F1, il calcolo finale risultera errato e potrebbe emergere un debito d’imposta che in realta non esiste. Questo errore comporta un rimborso inferiore al dovuto o un versamento non necessario. Puoi correggere presentando un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026 oppure, in alternativa, presentare il modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026.

      Il rigo F15 va compilato da tutti i contribuenti?

      No. Il rigo F15 va compilato solo da chi rientra in specifiche casistiche: contribuenti in regime ISA che hanno aderito al concordato preventivo biennale, chi ha rivalutato partecipazioni o terreni e versato la relativa imposta sostitutiva, o chi prevede una riduzione significativa documentabile del reddito 2026. La grande maggioranza dei lavoratori dipendenti e pensionati lascia il rigo F15 completamente in bianco.

      Posso indicare in F6 l’acconto cedolare secca anche se l’ho versato in ritardo?

      Si, l’acconto cedolare secca versato tardivamente (con ravvedimento operoso) puo comunque essere indicato nel rigo F6, a patto che sia stato effettivamente versato prima della presentazione del modello 730. Il versamento tardivo con ravvedimento non preclude l’indicazione dell’importo, ma le sanzioni e gli interessi del ravvedimento non sono recuperabili tramite la dichiarazione.

      Cosa significa ‘eccedenza IRPEF’ nel rigo F5 e quando conviene scegliere il rimborso?

      L’eccedenza IRPEF nel rigo F5 e il credito IRPEF emerso dalla dichiarazione dell’anno precedente che non e stato ancora utilizzato. Conviene scegliere il rimborso diretto quando non si prevedono debiti futuri significativi o quando si ha urgenza della liquidita. Conviene invece optare per il riporto a scomputo dell’acconto se si prevede di dover versare acconti IRPEF a novembre 2026 (si riduce il versamento F24). Non conviene scegliere la compensazione F24 se non si hanno altri tributi da compensare.

      Gli acconti trattenuti in busta paga vanno indicati nel Quadro F?

      No. Gli acconti IRPEF e di addizionale comunale trattenuti dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico attraverso la busta paga NON vanno indicati nel Quadro F. Questi importi sono gia ricompresi nelle ritenute certificate dalla Certificazione Unica (CU 2026) e vengono automaticamente considerati dal CAF o dal sostituto d’imposta in fase di liquidazione. Il Quadro F riguarda solo i versamenti autonomi effettuati tramite modello F24.

      Cosa fare se ho commesso un errore nel Quadro F del 730 già presentato?

      Se hai gia presentato il 730/2026 e ti accorgi di un errore nel Quadro F (ad esempio un acconto omesso o un importo errato), puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. Il 730 integrativo sostituisce completamente il precedente. Se scopri l’errore dopo tale data, devi presentare il modello Redditi PF 2026 (ex Unico) entro il 30 novembre 2026 oppure, nei casi piu gravi, procedere con la dichiarazione integrativa nei termini di legge.


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      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza qualificata per compilare il modello 730/2026 in ogni sua parte, incluso il Quadro F con acconti, crediti e rigo F15.

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        CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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        Maggio 6, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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        CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

        Modello 730/2026: Quadro B Fabbricati e Novita CIN per Affitti Brevi

        Dichiarazione dei redditi 730

        Il quadro B del modello 730/2026 e la sezione dedicata ai redditi dei fabbricati: e qui che il contribuente con una o piu unita immobiliari (prima casa, seconda casa, abitazione locata, comodato gratuito, affitti brevi) deve riportare rendite catastali, periodi di possesso e canoni percepiti nel 2025. La compilazione sembra semplice ma nasconde insidie, soprattutto da quando e diventato operativo il CIN (Codice Identificativo Nazionale) per le locazioni brevi e le strutture ricettive.

        In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutte le regole aggiornate per compilare correttamente il quadro B nel 730/2026 (anno d’imposta 2025): codici utilizzo, esclusioni, regole IMU/IRPEF, cedolare secca e la novita CIN che riguarda chi affitta anche per pochi giorni l’anno.

        Indice dei contenuti

        1. Cos’e il quadro B e a chi serve
        2. Cosa indicare nel quadro B (righi B1-B11)
        3. Novita CIN per affitti brevi e turistici
        4. Esclusioni dal quadro B
        5. IMU vs IRPEF: cosa cambia
        6. Cedolare secca per le locazioni
        7. Errori piu comuni da evitare
        8. Come compilare con il CAF Centro Fiscale
        9. Domande frequenti (FAQ)

        Cos’e il quadro B e a chi serve

        Il quadro B del modello 730 e dedicato ai redditi dei fabbricati, ovvero ai redditi fondiari prodotti dalle unita immobiliari urbane iscritte nel Catasto edilizio urbano. La sua funzione e duplice: da un lato consente all’Agenzia delle Entrate di calcolare l’IRPEF dovuta sui redditi degli immobili, dall’altro garantisce la corretta applicazione del rapporto tra IMU e IRPEF (che dal 2014 si escludono a vicenda sugli immobili non locati, salvo eccezioni).

        Chi deve compilare il quadro B

        • Proprietari di fabbricati situati in Italia iscritti o iscrivibili in catasto;
        • Titolari di diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie);
        • Soci di societa semplici che producono redditi di fabbricati;
        • Locatari in caso di locazione breve effettuata in qualita di sublocatori o comodatari (per i canoni percepiti).

        Casi di esonero

        Non e tenuto a compilare il quadro B (e quindi puo restare esonerato dalla dichiarazione, salvo altri obblighi) chi possiede esclusivamente:

        • L’abitazione principale (con eventuali pertinenze) non di lusso, su cui paga IMU agevolata o e esente, e ha solo redditi da lavoro dipendente o pensione gia tassati alla fonte;
        • Fabbricati per cui sussistono cause di esenzione IRPEF totale (fabbricati rurali strumentali con codice 17, immobili in costruzione, ecc.).

        Cosa indicare nel quadro B (righi B1-B11)

        Il quadro B si articola in due sezioni: la Sezione I (righi da B1 a B11) per i dati anagrafici e catastali di ciascun immobile, e la Sezione II per i dati relativi ai contratti di locazione. Vediamo i campi principali.

        Sezione I – Dati identificativi dell’immobile

        • Colonna 1 – Rendita catastale: si indica la rendita non rivalutata risultante dalla visura catastale; il sistema applica automaticamente la rivalutazione del 5%;
        • Colonna 2 – Codice utilizzo: il dato piu importante; dipende dall’uso effettivo dell’immobile (vedi tabella sotto);
        • Colonna 3 – Giorni di possesso: massimo 365; in caso di acquisto/vendita nell’anno si indicano i giorni effettivi;
        • Colonna 4 – Percentuale di possesso: 100% se proprietario unico, quota effettiva in caso di comproprieta;
        • Colonna 5 – Codice canone: indica il regime di tassazione del canone (cedolare 21%, 10%, IRPEF ordinaria, ecc.);
        • Colonna 6 – Canone di locazione: per gli immobili dati in affitto, importo del canone annuale rapportato ai giorni e alla percentuale di possesso;
        • Colonna 7 – Casi particolari: per immobili di interesse storico/artistico, immobili inagibili, ecc.;
        • Colonne 8-12: continuazione, codice comune, abitazione principale, immobili antisismici, cedolare secca, esenzioni IMU.

        I codici utilizzo piu importanti

        CodiceSignificato
        1Abitazione principale
        2Immobile a disposizione (seconda casa non locata)
        3Immobile locato in regime di libero mercato (canone libero)
        4Canone concordato con cedolare secca
        5Pertinenza abitazione principale (box, cantina, soffitta)
        8Immobile locato in regime convenzionale (equo canone)
        9Altri usi (es. unita non utilizzata in attesa di destinazione)
        10Abitazione concessa in uso gratuito a familiare residente
        11Locazione parziale (parte affittata, parte abitata)
        12Immobile di interesse storico-artistico locato
        16Immobile situato in Comune colpito da calamita (esente)
        17Immobile rurale strumentale (esente IRPEF)
        18Immobile in Provincia di Trento o Bolzano soggetto a IMI/IMIS
        19Immobile esente per enti non commerciali

        Attenzione: per le locazioni brevi (durata fino a 30 giorni) c’e un trattamento dedicato; il codice utilizzo e il 3 (libero mercato) o, se si opta per la cedolare, il 4, ma il dato si combina con la sezione II e con il nuovo riquadro per il CIN (vedi paragrafo dedicato).

        Sezione II – Dati dei contratti di locazione

        In Sezione II vanno indicati gli estremi di registrazione del contratto (data, numero, serie, codice ufficio) o, in alternativa, gli estremi della denuncia/comunicazione presentata. Per gli affitti brevi sotto i 30 giorni la registrazione del contratto non e obbligatoria, ma resta l’obbligo di comunicazione di alloggiati alla Questura e l’indicazione del CIN nelle pubblicita e nei contratti.

        Novita CIN: il Codice Identificativo Nazionale per affitti brevi e turistici

        La principale novita che impatta il quadro B 730/2026 e l’obbligo del CIN – Codice Identificativo Nazionale, introdotto dall’art. 13-ter del DL 145/2023 (decreto Anticipi) e diventato pienamente operativo nel corso del 2025 dopo l’avvio della Banca Dati Strutture Ricettive (BDSR) gestita dal Ministero del Turismo.

        Cos’e il CIN e a cosa serve

        Il CIN e un codice alfanumerico univoco assegnato a ciascuna unita immobiliare destinata a:

        • Locazione per finalita turistiche (ai sensi della L. 431/1998);
        • Locazioni brevi di durata non superiore a 30 giorni (DL 50/2017);
        • Strutture ricettive turistiche alberghiere ed extralberghiere (B&B, agriturismi, affittacamere, case vacanza).

        Il codice deve essere esposto all’esterno dello stabile e indicato in tutti gli annunci pubblicitari (siti, portali OTA come Airbnb e Booking, social media) e nei contratti.

        Come ottenere il CIN

        Il CIN si ottiene gratuitamente accedendo al portale BDSR del Ministero del Turismo (bdsr.ministeroturismo.gov.it) tramite SPID o CIE. Occorre inserire i dati catastali dell’immobile, i requisiti di sicurezza (estintori, rilevatori di gas e CO) e i dati del titolare. Il rilascio e immediato.

        Come si dichiara il CIN nel 730/2026

        Nel modello 730/2026, per gli immobili destinati a locazioni brevi (codice utilizzo 3 o 4) e necessario riportare il CIN nell’apposita colonna del quadro B, in corrispondenza dell’unita immobiliare interessata. La compilazione del campo CIN e obbligatoria: la sua mancanza puo far scattare i controlli automatici incrociati tra Agenzia delle Entrate e Banca dati strutture ricettive.

        Sanzioni per chi non rispetta gli obblighi CIN

        • Mancata richiesta del CIN: sanzione amministrativa indicativamente da 800 a 8.000 euro per ciascuna struttura/immobile (l’importo varia in base alla dimensione della struttura – da verificare con il decreto attuativo aggiornato);
        • Mancata esposizione del CIN all’esterno o nelle pubblicita: sanzione indicativamente da 500 a 5.000 euro per ciascuna inserzione/struttura;
        • Affitti brevi senza CIN: in caso di accertamento, l’amministrazione puo procedere alla rimozione dell’annuncio dai portali e al recupero delle imposte.

        Per gli importi esatti delle sanzioni e le scadenze aggiornate, fare riferimento al sito ufficiale del Ministero del Turismo e all’Agenzia delle Entrate.

        Esclusioni dal quadro B: cosa NON va dichiarato

        Non tutti gli immobili posseduti generano un reddito da dichiarare nel quadro B. Sono esclusi:

        • Immobili in costruzione o in ristrutturazione: fino al termine dei lavori e all’accatastamento, non producono reddito imponibile (purche siano effettivamente non utilizzati);
        • Immobili posseduti da societa di persone o di capitali nell’esercizio dell’attivita d’impresa (vanno nel quadro RB del modello Redditi PF/SC);
        • Immobili oggetto di sequestro o confisca finche perdura il provvedimento;
        • Fabbricati rurali strumentali (codice utilizzo 17): se rispettano i requisiti del DM 26/7/2012, sono esenti IRPEF perche il reddito e gia compreso in quello dominicale del terreno;
        • Immobili esenti IMU/IRPEF a seguito di terremoti recenti (codice 16), nei Comuni indicati dalle ordinanze di Protezione civile;
        • Immobili destinati esclusivamente all’esercizio del culto e relative pertinenze.

        Anche gli immobili totalmente inagibili o collabenti (categoria catastale F/2) non concorrono a formare reddito ma vanno comunque indicati con il codice 9 e l’opportuno codice “casi particolari”.

        IMU vs IRPEF: il principio di alternativita

        Una delle regole piu importanti per la compilazione corretta del quadro B e il principio di alternativita IMU/IRPEF: dal 2014, l’IMU sostituisce l’IRPEF e relative addizionali su tutti gli immobili non locati. Vediamo gli scenari principali.

        Abitazione principale

        • Categoria non di lusso (A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7): esente IMU (regola generale) e esente IRPEF;
        • Categoria di lusso (A/1, A/8, A/9): IMU dovuta con aliquota agevolata, IRPEF non dovuta sul reddito dell’abitazione (sostituita da IMU).

        Seconda casa non locata

        Se l’immobile e nello stesso Comune dell’abitazione principale: paga IMU + e dovuta IRPEF al 50% della rendita catastale rivalutata maggiorata di 1/3 (codice utilizzo 2). Se invece e in altro Comune: paga solo IMU, IRPEF non dovuta.

        Immobile locato

        Se l’immobile e locato: si paga IMU e IRPEF (o cedolare secca) sul canone. L’alternativita non opera per gli immobili che producono reddito da locazione.

        Cedolare secca per le locazioni: aliquote 2026

        La cedolare secca e un regime sostitutivo opzionale che consente di tassare il canone di locazione con un’aliquota fissa, escludendolo dal reddito complessivo IRPEF. E spesso piu vantaggioso, soprattutto per chi ha aliquote IRPEF medio-alte. Le aliquote in vigore nel 2026 (per i redditi 2025) sono:

        Tipologia contrattoAliquota
        Canone libero (4+4 anni)21%
        Canone concordato (3+2) in Comuni ad alta tensione abitativa10%
        Affitti brevi – primo immobile destinato a locazione breve21%
        Affitti brevi – dal secondo al quarto immobile26%
        Affitti brevi – oltre 4 immobili (attivita imprenditoriale)Non si applica la cedolare; obbligo P.IVA

        Vantaggi cedolare secca: aliquota fissa indipendente dagli scaglioni IRPEF, esclusione del canone dal reddito complessivo (utile per ISEE e detrazioni), nessuna imposta di registro e di bollo annuale.

        Svantaggi: rinuncia all’aggiornamento ISTAT del canone per la durata dell’opzione, perdita delle detrazioni per canoni di locazione (lato inquilino), e canone non concorre alla formazione del reddito utile per altre agevolazioni.

        L’opzione si esercita in dichiarazione barrando l’apposita casella in colonna “Cedolare secca” del quadro B (codice canone 3 per la cedolare 21%, codice 4 per il 10% concordato).

        Errori piu comuni da evitare nel quadro B

        • Dimenticare il CIN per gli immobili affittati con contratti di locazione breve: il sistema dei controlli automatizzati ora incrocia i dati con la BDSR;
        • Confondere abitazione principale con prima casa: la “prima casa” e una nozione fiscale legata all’acquisto (agevolazioni 2%/4%); l'”abitazione principale” e la dimora abituale e residenza anagrafica del contribuente. Solo quest’ultima beneficia del codice 1;
        • Errato calcolo del periodo di possesso in caso di compravendita: i giorni vanno calcolati dalla data del rogito (incluso il giorno per il venditore o per l’acquirente, mai entrambi);
        • Mancata indicazione di immobili posseduti per pochi mesi: anche un immobile ereditato a novembre o acquistato a dicembre va dichiarato con i giorni effettivi;
        • Errore sulla percentuale di possesso in caso di comproprieta: ogni comproprietario dichiara solo la propria quota;
        • Omessa indicazione delle pertinenze (codice 5): box, cantina, soffitta vanno indicati separatamente con il loro identificativo catastale;
        • Cedolare secca dichiarata male: non basta barrare la casella, serve aver inviato il modello RLI all’Agenzia delle Entrate alla registrazione del contratto.

        Compila il quadro B con il CAF Centro Fiscale di Udine

        Compilare il quadro B in autonomia puo essere rischioso: tra codici utilizzo, novita CIN, scelte di cedolare secca e principio di alternativita IMU/IRPEF, e facile commettere errori che si traducono in sanzioni o accertamenti. Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri operatori si occupano di tutto, dal controllo delle visure catastali all’invio telematico del 730.

        Documenti necessari per il quadro B

        • Visure catastali aggiornate di tutti gli immobili posseduti (anche pertinenze);
        • Atti di acquisto/vendita intervenuti nel 2025;
        • Atti di successione o donazione ricevuti nel 2025;
        • Contratti di locazione registrati e relative ricevute di pagamento dell’imposta di registro (per chi non ha optato per la cedolare);
        • Eventuali contratti di locazione breve e codice CIN assegnato all’immobile;
        • F24 IMU pagati nel 2025 (acconto giugno + saldo dicembre);
        • Modello RLI presentato all’Agenzia delle Entrate per l’opzione cedolare secca (se applicabile).

        Vantaggi del CAF Centro Fiscale

        • Visto di conformita: ti garantiamo la correttezza formale della dichiarazione e ci assumiamo la responsabilita fiscale verso l’Agenzia delle Entrate;
        • Controllo incrociato dei dati catastali con quanto comunicato dall’Agenzia;
        • Assistenza per il CIN: ti aiutiamo a richiederlo e a gestirlo correttamente in dichiarazione;
        • Calcolo della convenienza tra cedolare secca e IRPEF ordinaria;
        • Rispetto delle scadenze: il 730/2026 va inviato entro il 30 settembre 2026.

        Prenota l’appuntamento per il tuo 730/2026

        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste passo passo nella compilazione del modello 730/2026, anche per i casi piu complessi del quadro B (affitti brevi, CIN, cedolare secca, immobili in comproprieta).

        • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
        • Telefono: 0432 1638640
        • WhatsApp: 366 6018121
        • Servizio dedicato: Modello 730 Dichiarazione dei Redditi

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande frequenti (FAQ)

        Devo dichiarare la prima casa nel quadro B del 730/2026?

        Si, l’abitazione principale (con codice utilizzo 1) e relative pertinenze (codice 5) vanno indicate, ma se non e di lusso (categorie A/1, A/8, A/9) il reddito e azzerato grazie alla deduzione equivalente alla rendita rivalutata. Resta comunque un’indicazione obbligatoria per il quadro complessivo del patrimonio.

        Cos’e il CIN e quando va indicato nel 730/2026?

        Il CIN (Codice Identificativo Nazionale) e il codice univoco assegnato dal Ministero del Turismo a ogni unita immobiliare destinata a locazione breve, locazione turistica o struttura ricettiva. Va indicato nel quadro B del 730/2026 in corrispondenza dell’immobile interessato, accanto al codice utilizzo 3 o 4.

        Posso usare la cedolare secca anche per gli affitti brevi?

        Si, ma con un’avvertenza: dal 2024 la cedolare e al 21% solo per il primo immobile destinato a locazione breve, mentre dal secondo al quarto sale al 26%. Oltre 4 immobili l’attivita si presume imprenditoriale e occorre aprire la partita IVA, perdendo l’accesso al regime agevolato.

        Cosa succede se dimentico un immobile nel quadro B?

        L’omissione e sanabile con il 730 integrativo entro il 25 ottobre, oppure con il modello Redditi PF correttivo o integrativo. Se l’errore viene rilevato dall’Agenzia, scattano sanzioni dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta, riducibili con il ravvedimento operoso.

        Gli immobili in ristrutturazione vanno dichiarati nel quadro B?

        No, non producono reddito imponibile durante i lavori, purche risultino effettivamente non utilizzati e i lavori siano regolarmente comunicati al Comune. Vanno comunque indicati con il codice 9 (altri usi) o segnalati come immobili in costruzione (codice F/3 o F/4 in catasto).

        L’IMU e alternativa all’IRPEF su tutti gli immobili?

        No, l’alternativita opera solo sugli immobili non locati. Sugli immobili affittati si paga sia IMU sia IRPEF (o cedolare). C’e poi l’eccezione delle seconde case nello stesso Comune dell’abitazione principale: pagano IMU + 50% IRPEF su rendita maggiorata di 1/3.

        Entro quando devo presentare il 730/2026?

        Il termine ordinario per il 730/2026 e il 30 settembre 2026. Per il modello Redditi PF (richiesto se hai redditi non compatibili con il 730) il termine e il 31 ottobre 2026. Prenota per tempo l’appuntamento al CAF per evitare le code di settembre.

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