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Tag Archivio per: 730 dichiarazione redditi

CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Bonus Renzi nella Dichiarazione dei Redditi 2026: Come Leggerlo nel 730

Dichiarazione dei redditi 730

Il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 è uno degli argomenti che generano più dubbi tra i lavoratori dipendenti. Ogni anno, in fase di 730, migliaia di persone scoprono di dover restituire somme che avevano già incassato in busta paga, oppure al contrario si accorgono di avere diritto a un credito mai ricevuto. Non si tratta di errori del datore di lavoro, ma del normale funzionamento del conguaglio annuale.

In questa guida non ripercorriamo la storia della misura: se vuoi sapere cos’è e come si è trasformato nel tempo, trovi tutto negli approfondimenti dedicati al bonus Renzi e a cosa è diventato oggi e al trattamento integrativo 2026. Qui ci concentriamo su una cosa sola: come si legge e come si gestisce il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026, riga per riga.

Vedremo dove si trova nel modello 730 2026, come interpretare il risultato del conguaglio quando esce a credito o a debito, quali situazioni fanno scattare la restituzione e cosa fare concretamente in ciascun caso. Il trattamento integrativo — questo il nome tecnico corretto del bonus Renzi — è infatti un beneficio che viene anticipato mensilmente dal datore di lavoro ma verificato definitivamente solo a fine anno, ed è proprio questo doppio passaggio a generare i conguagli.

Indice dei contenuti

  1. Dove si trova il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026
  2. Come funziona il conguaglio annuale del trattamento integrativo
  3. Conguaglio a credito: il bonus spettava ma non è stato erogato
  4. Conguaglio a debito: il bonus percepito ma non spettante
  5. Come si paga il conguaglio a debito del bonus Renzi
  6. Errori da evitare con il bonus Renzi nel 730
  7. Scadenze da ricordare per la dichiarazione 2026
  8. Assistenza per il 730 e i conguagli a Udine
  9. Domande frequenti sul bonus Renzi nella dichiarazione 2026

Dove si trova il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026

Il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 non ha un quadro tutto suo: si inserisce all’interno della sezione dedicata al lavoro dipendente. Nel modello 730/2026 — quello che riguarda i redditi percepiti nel 2025 — il trattamento integrativo si gestisce nel Quadro C, la parte del modello riservata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati (stipendi, pensioni, collaborazioni).

Il rigo C14: il cuore del calcolo

Il rigo che serve è il C14, dedicato appunto al trattamento integrativo. Qui vanno riportati due dati fondamentali che il datore di lavoro certifica nella Certificazione Unica (CU), cioè il documento che ogni sostituto d’imposta consegna al lavoratore entro marzo e che riepiloga stipendi, ritenute e bonus erogati nell’anno:

  • Codice bonus: indica se il trattamento integrativo è stato riconosciuto dal datore di lavoro (in tutto o in parte) oppure no
  • Bonus erogato: l’importo del bonus Renzi effettivamente accreditato in busta paga durante l’anno

Nel modello Redditi Persone Fisiche 2026 (quello che si usa quando non si può presentare il 730, ad esempio se non si ha un sostituto d’imposta) la logica è identica, ma cambia la collocazione: il dato confluisce nel rigo RC14 del Quadro RC, sempre nella sezione dedicata al lavoro dipendente. Il meccanismo di verifica però è lo stesso in entrambi i modelli.

Un punto spesso trascurato: il rigo C14 va compilato anche se il bonus non è stato erogato. Molti pensano che, non avendo ricevuto nulla in busta paga, non ci sia niente da dichiarare. È l’errore più comune, e costa caro: senza quel dato il sistema non può verificare la spettanza e l’eventuale credito resta lettera morta. Nella compilazione del 730 con il CAF Centro Fiscale di Udine questo controllo viene fatto in automatico incrociando la CU.

Come funziona il conguaglio annuale del trattamento integrativo

Per capire perché in dichiarazione può uscire un credito o un debito, bisogna afferrare un concetto semplice: il trattamento integrativo viene erogato in via provvisoria durante l’anno e verificato in via definitiva alla fine.

Il datore di lavoro, mese dopo mese, non può sapere quale sarà il tuo reddito complessivo a fine anno. Fa quindi una previsione basata su ciò che conosce: lo stipendio che ti sta pagando lui. Se la previsione dice che rientri nei parametri, ti anticipa il bonus Renzi in busta paga. Ma è solo una stima.

Il reddito complessivo, in parole semplici, è la somma di tutti i redditi che hai percepito nell’anno da qualsiasi fonte: stipendi da uno o più datori, pensioni, affitti, lavoro autonomo occasionale, e così via. È questo il valore che conta davvero per stabilire se il trattamento integrativo spettava. E questo valore emerge solo in dichiarazione, quando tutti i pezzi vengono messi insieme.

Le soglie di reddito e la verifica di spettanza

La verifica a consuntivo si basa su soglie di reddito complessivo. Semplificando il meccanismo:

  • Fino a 15.000 euro di reddito complessivo: il trattamento integrativo spetta per intero, a condizione che l’IRPEF lorda sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente
  • Tra 15.000 e 28.000 euro: il beneficio spetta solo in presenza di determinate condizioni legate all’ammontare delle detrazioni spettanti, e l’importo può ridursi progressivamente
  • Oltre 28.000 euro: il bonus Renzi non spetta più

Il punto cruciale è che queste soglie si applicano al reddito complessivo, non al singolo stipendio. Immagina che Marco abbia guadagnato 14.000 euro da un datore di lavoro: quel datore, vedendo un reddito sotto i 15.000, gli eroga regolarmente il trattamento integrativo. Se però Marco ha percepito anche 16.000 euro da un secondo lavoro, il suo reddito complessivo sale a 30.000 euro e il bonus non gli spettava. In sede di bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026, quella somma andrà restituita.

Attenzione anche a un dettaglio tecnico: nel calcolo del reddito complessivo ai fini di questa verifica non si considera il reddito dell’abitazione principale e delle relative pertinenze. È un aspetto che sfugge facilmente e che può cambiare l’esito del conguaglio.

Conguaglio a credito: il bonus spettava ma non è stato erogato

Il primo scenario è quello favorevole. Il trattamento integrativo ti spettava, ma durante l’anno non l’hai ricevuto in busta paga, o l’hai ricevuto solo in parte. In questo caso il 730 2026 ti riconosce la differenza come credito, che ti verrà rimborsato.

Le situazioni che generano un credito sono più frequenti di quanto si pensi. Ecco le principali:

  • Cambio di lavoro in corso d’anno: il nuovo datore, non conoscendo i redditi precedenti, può aver prudenzialmente sospeso l’erogazione
  • Datore di lavoro che non ha applicato il beneficio: capita quando il lavoratore non ha comunicato di volerne usufruire o per una stima errata del sostituto
  • Rapporto di lavoro breve o stagionale: il reddito previsto sembrava troppo basso per far scattare l’IRPEF necessaria, ma il quadro annuale è diverso
  • Lavoratore senza sostituto d’imposta: ad esempio chi ha lavorato come colf o badante, dove il datore privato non opera come sostituto e quindi non può erogare il bonus
  • Rientro da un periodo di aspettativa o congedo: la ripresa a metà anno può falsare la previsione del datore

Il caso di colf e badanti merita una nota a parte: chi lavora presso famiglie non ha un sostituto d’imposta che possa anticipare il bonus Renzi, per cui l’unico modo per ottenerlo è proprio la dichiarazione. Se ti riconosci in questa situazione, il CAF Centro Fiscale a Udine segue abitualmente questo tipo di pratiche.

Come arriva materialmente il rimborso? Se presenti il 730 con sostituto d’imposta, il credito ti viene accreditato direttamente in busta paga, di norma con la retribuzione di luglio (o del mese successivo alla trasmissione, se la dichiarazione viene inviata più tardi). Se invece presenti il 730 senza sostituto, il rimborso arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate, con tempi più lunghi. Nel modello Redditi PF il credito confluisce nel calcolo finale dell’imposta.

Conguaglio a debito: il bonus percepito ma non spettante

Lo scenario opposto è quello che preoccupa di più. Hai incassato il trattamento integrativo in busta paga mese dopo mese, ma dai conti finali risulta che non ti spettava, o ti spettava in misura inferiore. In questo caso il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 genera un conguaglio a debito: dovrai restituire quanto ricevuto in eccesso.

È importante chiarire subito un punto, perché genera molta ansia: non si tratta di una sanzione né di un accertamento. Non hai commesso alcuna irregolarità e non ci sono multe. È semplicemente il ricalcolo di un anticipo che si è rivelato eccessivo, esattamente come accade con qualsiasi altro conguaglio fiscale.

I casi tipici che generano il conguaglio a debito

Nella pratica quotidiana del CAF, le situazioni che più spesso portano a restituire il bonus Renzi sono queste:

  • Più datori di lavoro nello stesso anno: è il caso numero uno. Ogni datore calcola il bonus sul proprio stipendio, ignorando gli altri. Sommando tutto si superano le soglie
  • Redditi da lavoro autonomo occasionale: una consulenza, una collaborazione spot, un incarico saltuario si sommano al reddito complessivo
  • Redditi da locazione: affittare un immobile fa crescere il reddito rilevante ai fini del trattamento integrativo, anche se percepito in regime di cedolare secca. La cedolare secca non concorre infatti al reddito complessivo IRPEF, ma la norma impone comunque di sommarla separatamente in questa specifica verifica
  • Aumenti di stipendio, straordinari o premi non previsti a inizio anno
  • Coesistenza di stipendio e pensione, o di più trattamenti pensionistici
  • Indennità INPS percepite nell’anno che concorrono al reddito, come la NASpI

Supponiamo che Giulia abbia lavorato da gennaio a giugno per un’azienda, percependo 13.000 euro e ricevendo regolarmente il trattamento integrativo. Da luglio cambia lavoro e guadagna altri 14.000 euro, ricevendo di nuovo il bonus dal nuovo datore. Nessuno dei due ha sbagliato: ciascuno ha applicato correttamente la norma sul proprio reddito. Ma il reddito complessivo di Giulia è 27.000 euro, e in dichiarazione emergerà che parte del bonus Renzi va restituita.

Discorso analogo per chi ha percepito indennità di disoccupazione: la NASpI gestita dal CAF Centro Fiscale a Udine è un reddito imponibile a tutti gli effetti e va sommato agli altri nella verifica finale.

Come si paga il conguaglio a debito del bonus Renzi

Una volta accertato il debito, la modalità di restituzione dipende da come presenti la dichiarazione. Vediamo i tre scenari possibili.

730 con sostituto d’imposta: trattenuta in busta paga

È la strada più comoda. Se presenti il 730 2026 indicando il tuo datore di lavoro come sostituto, sarà lui a trattenere l’importo direttamente dalla busta paga, di norma a partire da luglio. Non devi fare nulla: nessun F24 da compilare, nessuna scadenza da ricordare.

C’è anche una tutela importante: puoi chiedere la rateizzazione barrando l’apposita casella in dichiarazione. Le rate vengono trattenute dal sostituto d’imposta da luglio a novembre, quindi al massimo 5 rate mensili, con l’applicazione di un interesse dello 0,33% mensile (che sale allo 0,40% mensile in caso di incapienza della retribuzione). In questo modo l’impatto sullo stipendio resta contenuto e diluito.

730 senza sostituto e modello Redditi PF: pagamento con F24

Se non hai un sostituto d’imposta (perché disoccupato, perché lavori per un privato, o per altre ragioni), il conguaglio si versa con modello F24. Lo stesso vale se presenti il modello Redditi Persone Fisiche anziché il 730.

In questi casi il debito segue le scadenze ordinarie delle imposte sui redditi: il versamento va effettuato entro il 30 giugno 2026, oppure entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse. È anche possibile rateizzare l’importo in più rate mensili fino a novembre.

Il conguaglio del bonus Renzi non viaggia da solo: si somma algebricamente a tutte le altre voci della dichiarazione. Può capitare che un debito sul trattamento integrativo venga completamente assorbito dalle detrazioni per spese mediche, ristrutturazioni o interessi sul mutuo, trasformando il risultato finale in un rimborso. Per questo è essenziale che la dichiarazione sia compilata nella sua interezza, senza tralasciare nulla: sapere quali bonus vanno dichiarati nel 730/2026 e quali no aiuta a evitare sia debiti inattesi sia crediti persi.

Errori da evitare con il bonus Renzi nel 730

La gestione del bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 nasconde alcune trappole ricorrenti. Conoscerle in anticipo evita brutte sorprese e, soprattutto, evita di lasciare soldi sul tavolo.

  • Non compilare il rigo C14 quando il bonus non è stato erogato: come detto, è l’errore più costoso perché fa perdere il credito spettante
  • Dimenticare una Certificazione Unica: chi ha avuto più datori deve raccogliere tutte le CU. Una CU mancante falsa l’intero calcolo
  • Fidarsi ciecamente del precompilato: il modello precompilato è un ottimo punto di partenza, ma non sempre riporta correttamente i dati di rapporti di lavoro frammentati
  • Non dichiarare redditi occasionali: anche una prestazione da poche centinaia di euro entra nel reddito complessivo e può spostare l’esito
  • Presentare il 730 senza sostituto per evitare la trattenuta: non risolve nulla, sposta solo il pagamento sull’F24 con scadenze più stringenti

Il 730 precompilato merita un chiarimento in più. Dal 30 aprile 2026 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la dichiarazione già impostata con i dati in suo possesso. Il dato del trattamento integrativo di norma è già presente, ma la sua correttezza dipende da quanto hanno trasmesso i sostituti d’imposta. In presenza di più rapporti di lavoro nell’anno, o di redditi non certificati da terzi, il precompilato va sempre integrato e controllato. Affidare la verifica a chi gestisce ogni giorno queste pratiche riduce drasticamente il rischio di errori e di successive comunicazioni dall’Agenzia.

Scadenze da ricordare per la dichiarazione 2026

Chi deve sistemare il trattamento integrativo in dichiarazione ha davanti alcune date chiave. Segnarle in agenda evita corse dell’ultimo minuto:

  • 30 aprile 2026: disponibilità del 730 precompilato (la data è slittata rispetto al 15 aprile degli anni scorsi)
  • 30 giugno 2026: versamento del saldo con F24 per chi presenta il 730 senza sostituto o il modello Redditi PF
  • 30 luglio 2026: stessa scadenza con maggiorazione dello 0,40%
  • 30 settembre 2026: termine ultimo per l’invio del modello 730/2026
  • 25 ottobre 2026: presentazione del 730 integrativo, se emergono correzioni a favore del contribuente
  • 30 novembre 2026: termine per l’invio del modello Redditi Persone Fisiche

Il 730 integrativo è una risorsa preziosa spesso ignorata: se dopo aver inviato la dichiarazione ti accorgi che il bonus Renzi spettante non è stato considerato, hai tempo fino al 25 ottobre per correggere e recuperare il credito. Meglio ancora, però, è fare le cose bene la prima volta.

Assistenza per il 730 e i conguagli a Udine

Gestire correttamente il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 significa incrociare Certificazioni Uniche, redditi accessori, detrazioni e soglie. È un lavoro di precisione dove un dato dimenticato può tradursi in centinaia di euro persi o in un debito che si poteva evitare.

Il CAF Centro Fiscale di Udine segue ogni anno migliaia di dichiarazioni e conosce a fondo le casistiche più delicate: lavoratori con più datori nell’anno, colf e badanti senza sostituto d’imposta, pensionati con redditi aggiuntivi, chi ha percepito indennità INPS. I nostri operatori raccolgono i documenti, verificano la spettanza del trattamento integrativo e ti spiegano in anticipo cosa aspettarti dal conguaglio, prima ancora di trasmettere la dichiarazione.

Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online, comodamente da casa tua e da tutta Italia: ci invii i documenti, noi elaboriamo la pratica e ti aggiorniamo a ogni passaggio. Per conoscere i dettagli del servizio e ricevere un preventivo personalizzato, puoi prenotare un appuntamento senza impegno.

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi e la gestione del conguaglio del bonus Renzi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Domande frequenti sul bonus Renzi nella dichiarazione 2026

Agosto 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-03 09:00:002026-08-05 07:44:13Bonus Renzi nella Dichiarazione dei Redditi 2026: Come Leggerlo nel 730
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Spese mediche detraibili nel 730/2026: pagamento, documenti e regole

Dichiarazione dei redditi 730

Nel modello 730/2026 (anno d’imposta 2025) le spese mediche rappresentano una delle voci di detrazione IRPEF più utilizzate dai contribuenti italiani. L’aliquota è del 19% sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro, ma per beneficiarne servono documentazione corretta e — per la quasi totalità delle spese — il pagamento tracciabile. Questa guida raccoglie tutto ciò che devi sapere: quali spese sono detraibili, come pagarle, quali documenti conservare e come inserirle nel 730.

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Indice dei contenuti

  1. Come funziona la detrazione IRPEF per le spese mediche
  2. L’obbligo del pagamento tracciabile: cosa cambia dal 2020
  3. Lista completa delle spese mediche detraibili al 19%
  4. Spese mediche NON detraibili: attenzione a questi errori
  5. Documenti da conservare per il 730/2026
  6. Spese mediche per familiari a carico: le regole
  7. Casi particolari e situazioni speciali
  8. Come inserire le spese mediche nel 730/2026
  9. Checklist documenti: cosa portare al CAF
  10. FAQ: domande frequenti sulle spese mediche detraibili

Come funziona la detrazione IRPEF per le spese mediche

La detrazione per le spese sanitarie è disciplinata dall’art. 15 del TUIR (DPR 917/1986) e consente di recuperare il 19% delle spese mediche sostenute nell’anno d’imposta, al netto di una franchigia fissa di 129,11 euro.

In pratica, se hai sostenuto spese mediche per un totale di 1.000 euro nel 2025, la detrazione si calcola su 870,89 euro (1.000 – 129,11), ottenendo un risparmio IRPEF di circa 165 euro.

Calcolo pratico della detrazione

Spese totali sostenuteImporto su cui si calcola il 19%Detrazione IRPEF ottenibile
100,00 euro0 euro (sotto franchigia)0 euro
129,11 euro0 euro (pari alla franchigia)0 euro
500,00 euro370,89 euro70,47 euro
1.000,00 euro870,89 euro165,47 euro
2.000,00 euro1.870,89 euro355,47 euro
5.000,00 euro4.870,89 euro925,47 euro

Attenzione: la franchigia di 129,11 euro si applica al nucleo familiare complessivamente, non per ogni singolo componente. Se presenti il 730 con il coniuge, la franchigia è unica sul totale delle spese dichiarate da entrambi.

L’obbligo del pagamento tracciabile: cosa cambia dal 2020

Dal 1° gennaio 2020, la Legge di Bilancio 2020 (L. 160/2019, art. 1 co. 679) ha introdotto l’obbligo di pagamento tracciabile per le spese mediche che si vogliono portare in detrazione nel 730. Questa regola, confermata anche per il 730/2026 relativo all’anno d’imposta 2025, è una delle novità più impattanti degli ultimi anni per i contribuenti.

Metodi di pagamento accettati

Per mantenere il diritto alla detrazione del 19%, le spese mediche devono essere pagate con uno dei seguenti strumenti:

  • Carta di credito o debito (anche contactless)
  • Bancomat / Carta prepagata
  • Bonifico bancario o postale
  • Assegno bancario o circolare
  • App di pagamento mobile (Satispay, Google Pay, Apple Pay ecc.)
  • Addebito diretto su conto corrente (RID/SDD)

Spese che si possono ancora pagare in contanti

Esistono alcune eccezioni importanti all’obbligo di tracciabilità. Puoi pagare in contanti e mantenere ugualmente la detrazione per:

  • Acquisti presso farmacie (anche se sarebbe preferibile il pagamento tracciabile per semplicità documentale)
  • Prestazioni rese da strutture pubbliche (ASL, ospedali pubblici, IRCCS pubblici) — il ticket sanitario è detraibile anche se pagato in contanti
  • Prestazioni rese da strutture private accreditate con il SSN quando il pagamento avviene tramite il sistema del SSN
  • Spese per l’acquisto di medicinali senza prescrizione in farmacia (ma anche qui il pagamento tracciabile semplifica la documentazione)

Caso tipico: il ticket pagato al pronto soccorso, all’ASL o in ospedale è detraibile anche se pagato in contanti allo sportello, perché si tratta di prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale.

Lista completa delle spese mediche detraibili al 19%

Il TUIR e le circolari dell’Agenzia delle Entrate (in particolare la Circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, aggiornata nei successivi anni) individuano le seguenti categorie di spese detraibili:

1. Medicinali e prodotti farmaceutici

  • Farmaci da prescrizione (con ricetta medica): senza limiti di importo
  • Farmaci da banco (OTC): senza ricetta, ma con scontrino fiscale parlante che riporta la natura del prodotto (farmaco)
  • Medicinali omeopatici: detraibili se farmaci registrati (con codice AIC)
  • Preparati galenici: detraibili con ricevuta fiscale della farmacia
  • Attenzione: integratori alimentari, cosmetici, alimenti dietetici NON sono detraibili, nemmeno se acquistati in farmacia

Per i farmaci è necessario conservare lo scontrino fiscale “parlante” che riporta: natura (farmaco/medicinale), qualità (nome commerciale o generico), quantità e codice fiscale dell’acquirente.

2. Visite mediche specialistiche

  • Visita dal medico di base (medico di medicina generale)
  • Visite specialistiche: cardiologiche, dermatologiche, ortopediche, ginecologiche, oculistiche, neurologiche, ecc.
  • Consulenze psicologiche e psicoterapia
  • Visite odontoiatriche e cure dentali
  • Visite veterinarie (per animali da compagnia, con limite specifico — approfondisci qui le spese veterinarie detraibili)

3. Esami e analisi diagnostiche

  • Esami del sangue e delle urine
  • Radiografie, TAC, risonanza magnetica (RMN), ecografie, scintigrafie
  • Biopsie, prelievi e altri esami di laboratorio
  • Elettrocardiogramma (ECG), holter cardiaco
  • Spirometria, audiometria, perimetria visiva
  • Test allergologici, prick test
  • Colonscopia, gastroscopia, endoscopia

4. Interventi chirurgici e ricoveri

  • Interventi chirurgici in clinica privata o ospedale pubblico
  • Rette di degenza ospedaliera (comprese le spese accessorie durante il ricovero)
  • Day hospital
  • Interventi estetici solo se finalizzati alla risoluzione di un problema di salute (es. ricostruzione post-mastectomia, correzione malformazioni congenite)

5. Dispositivi medici e protesi

  • Occhiali da vista e lenti a contatto correttive (con prescrizione oculistica)
  • Apparecchi acustici
  • Protesi dentarie, arti ortopedici, tutori, corsetti ortopedici
  • Sedie a rotelle, deambulatori, letti ortopedici (per portatori di handicap)
  • Apparecchi per aerosol, CPAP per apnee notturne
  • Siringhe, materiale di medicazione (con scontrino parlante da farmacia)
  • Apparecchi ortodontici (bracket, bite, allineatori invisibili come Invisalign)

6. Fisioterapia e riabilitazione

  • Sedute di fisioterapia, kinesiterapia, osteopatia (se eseguita da professionista abilitato)
  • Logopedia
  • Psicomotricita
  • Riabilitazione post-operatoria
  • Terapia occupazionale

7. Assistenza sanitaria a familiari a carico

Le spese mediche sostenute per i familiari fiscalmente a carico (coniuge, figli, genitori con reddito non superiore a 2.840,51 euro annui, o 4.000 euro per figli fino a 24 anni) possono essere dedotte nel 730 del contribuente che le ha sostenute, anche se l’intestatario della ricevuta è il familiare.

Spese mediche NON detraibili: attenzione a questi errori

Molti contribuenti inseriscono nel 730 voci che non danno diritto alla detrazione. Ecco i casi più frequenti da evitare:

SpesaDetraibile?Motivo
Integratori alimentari (non farmaci)NONon sono medicinali registrati
Abbonamento palestra (anche con prescrizione)NONon rientrano nell’art. 15 TUIR
Cure termali (solo la retta)ParzialmenteSolo le spese mediche, non l’alloggio
Chirurgia estetica senza finalita terapeuticaNONon risponde a un bisogno di salute
Prodotti cosmetici in farmaciaNONon sono farmaci
Visite mediche del lavoro (visite preassuntive)NOA carico del datore di lavoro
Baby sitter per bambino malatoNONon e spesa sanitaria
Acqua termale, fanghiParzialmenteSolo se prescritti e fatturati come terapia

Documenti da conservare per il 730/2026

La documentazione e fondamentale: in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, dovrai essere in grado di dimostrare le spese dichiarate. I documenti vanno conservati per 5 anni dalla data di presentazione del 730 (o 7 anni per alcune specifiche fattispecie).

Documenti per i farmaci

  • Scontrino fiscale “parlante”: deve riportare obbligatoriamente: natura del prodotto (Farmaco o Medicinale), qualita (nome commerciale o denominazione generica), quantita, codice fiscale dell’acquirente (richiederlo sempre in farmacia)
  • In alternativa, la ricevuta fiscale o fattura intestata al contribuente

Documenti per le visite e le prestazioni sanitarie

  • Ricevuta fiscale o fattura intestata al paziente (o al familiare a carico) con indicazione della prestazione svolta
  • Per le strutture private: fattura con indicazione del tipo di visita/prestazione e del professionista
  • Per il SSN: ricevuta del ticket con indicazione della prestazione
  • Per i ricoveri: documentazione di dimissione con resoconto delle spese sostenute

Documenti per dispositivi medici e protesi

  • Fattura o ricevuta fiscale con indicazione che si tratta di dispositivo medico (marchio CE)
  • Per gli occhiali: prescrizione oculistica + ricevuta del centro ottico (il solo scontrino non basta)
  • Per apparecchi acustici: prescrizione del medico ORL o audiologo
  • Per protesi dentarie: piano di cura + fattura dal dentista

Il Sistema Tessera Sanitaria: dati gia precaricati

Grazie al Sistema Tessera Sanitaria (STS), molte delle spese mediche vengono gia trasmesse direttamente all’Agenzia delle Entrate dai medici, dagli odontoiatri e dalle strutture sanitarie accreditate. Questo significa che nel 730 precompilato 2026 troverai gia inserite molte voci relative a:

  • Farmaci acquistati in farmacia (con codice fiscale)
  • Ticket SSN
  • Visite specialistiche di medici convenzionati con il STS
  • Prestazioni odontoiatriche

Per approfondire il funzionamento della trasmissione dati, leggi la nostra guida sulla fatturazione al Sistema Tessera Sanitaria 2026.

Attenzione: anche le spese gia presenti nel 730 precompilato vanno verificate e documentate. L’Agenzia delle Entrate puo sempre richiedere i giustificativi originali in sede di controllo.

Spese mediche per familiari a carico: le regole

Una delle domande piu frequenti riguarda le spese mediche sostenute per i propri cari. Ecco le regole in sintesi:

Chi e considerato familiare a carico?

  • Coniuge: a carico se reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro
  • Figli: a carico se reddito non superiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per figli fino a 24 anni)
  • Genitori, fratelli, sorelle, suoceri, nuore, generi: a carico con stesso limite reddituale, se conviventi o con assegni alimentari

Come detrarre le spese del familiare

Le spese mediche del familiare a carico si portano in detrazione nel 730 del contribuente che le ha materialmente sostenute, indipendentemente da chi e intestatario della fattura. E consigliabile pero che la ricevuta o fattura riporti il codice fiscale del contribuente che la detrae, oppure che sia accompagnata da una dichiarazione sostitutiva che attesti chi ha effettivamente sostenuto la spesa.

Caso speciale: spese per genitori anziani non a carico

Se il genitore non e fiscalmente a carico (ha reddito superiore alla soglia), le sue spese mediche non possono essere detratte dal figlio. Tuttavia, se la spesa e stata materialmente pagata dal figlio ma la fattura e intestata al genitore, il figlio puo comunque dedurle a condizione che sulla fattura sia indicato “spesa sostenuta da [nome e CF del figlio] per conto di [nome genitore]”.

Casi particolari e situazioni speciali

Spese mediche e Legge 104 (portatori di handicap)

Per le persone con disabilita certificata ai sensi della Legge 104/1992, le spese sanitarie godono di un trattamento ancora piu favorevole:

  • Sussidi tecnici e informatici: detraibili al 19% senza franchigia
  • Veicoli adattati: detrazione al 19% su un massimo di 18.075,99 euro (una volta ogni 4 anni)
  • Spese per assistenza specifica (personale infermieristico, riabilitatori): deducibili interamente dal reddito (non detrazione al 19%, ma deduzione piena)
  • Spese per addetti all’assistenza (colf/badante con compiti sanitari): deducibili fino a 1.549,37 euro annui

Rimborsi da assicurazione o da datore di lavoro

Se una spesa medica e stata rimborsata da un’assicurazione sanitaria (es. fondi integrativi, polizze salute aziendali), la detraibilita segue queste regole:

  • Se il premio dell’assicurazione e stato pagato interamente dal datore di lavoro (e non tassato in busta paga): le spese rimborsate non sono detraibili
  • Se il premio e stato pagato in tutto o in parte dal dipendente con contribuzione propria: puo detrarre la quota proporzionale non rimborsata
  • Se il rimborso e parziale: e detraibile solo la parte rimasta a carico del contribuente

Spese all’estero

Le spese mediche sostenute all’estero sono detraibili alle stesse condizioni di quelle italiane. La documentazione (fattura, ricevuta) deve essere tradotta in italiano se in lingua straniera, e il pagamento deve essere comunque tracciabile. Se la valuta e diversa dall’euro, si converte al tasso di cambio del giorno del pagamento.

Come inserire le spese mediche nel 730/2026

Le spese sanitarie detraibili vanno indicate nel Rigo E1 del quadro E del modello 730/2026. Nella casella “Importo” si indica il totale delle spese sanitarie sostenute nell’anno 2025, comprese quelle per familiari a carico.

Il software del CAF o del tuo sostituto d’imposta calcolera automaticamente la franchigia di 129,11 euro e applichera la detrazione del 19% sull’eccedente.

Quadro E: i righi specifici per le spese sanitarie

RigoTipo di spesaNote
E1Spese sanitarie generiche (al 19%, con franchigia)Farmaci, visite, analisi, dispositivi medici
E2Spese sanitarie per persone con disabilitaSenza franchigia, detrazione 19%
E3Spese per veicoli per persone con disabilitaMax 18.075,99 euro, ogni 4 anni
E4Spese per l’assistenza di persone con disabilitaDeduzione piena dal reddito
E5Spese per addetti all’assistenza personaleDeducibili fino a 1.549,37 euro (reddito inferiore a 40.000 euro)

Scadenze 730/2026 da ricordare

  • 30 aprile 2026: disponibilita del 730 precompilato sul sito Agenzia delle Entrate
  • 30 settembre 2026: termine per l’invio definitivo del 730 tramite CAF, sostituto d’imposta o in proprio
  • 25 ottobre 2026: termine per il 730 integrativo

Per un quadro completo delle scadenze di luglio 2026, consulta anche il nostro calendario delle scadenze fiscali luglio 2026. Per ulteriori detrazioni nel 730 come il trattamento integrativo, leggi chi ha diritto al trattamento integrativo 2026.

Checklist documenti: cosa portare al CAF

Se vuoi fare il 730 presso il CAF Centro Fiscale di Udine, porta questi documenti relativi alle spese mediche sostenute nel 2025:

  • Tutti gli scontrini parlanti farmacia (con natura, qualita, quantita e codice fiscale)
  • Ricevute/fatture di medici, dentisti, specialisti, fisioterapisti
  • Ricevute ticket SSN (ospedale, ASL, pronto soccorso)
  • Fatture per dispositivi medici (occhiali, apparecchi acustici, protesi)
  • Eventuale documentazione su rimborsi ricevuti da assicurazione/fondo sanitario
  • In caso di spese per familiari a carico: codice fiscale del familiare e documentazione che attesti la spesa
  • Estratto conto bancario o carta se richiesto come prova del pagamento tracciabile

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FAQ: domande frequenti sulle spese mediche detraibili

Posso detrarre spese mediche pagate in contanti?

Solo in casi specifici: ticket SSN, farmaci acquistati in farmacia (con scontrino parlante) e prestazioni presso strutture pubbliche. Per le prestazioni di medici e cliniche private occorre obbligatoriamente il pagamento tracciabile dal 1 gennaio 2020.

Ho perso lo scontrino dei farmaci: cosa faccio?

In caso di scontrino smarrito puoi provare a richiedere una ricevuta duplicata alla farmacia (alcune la conservano nel gestionale). In alternativa, puoi dimostrare la spesa tramite l’estratto conto bancario se hai pagato con carta, ma sara piu difficile documentare la natura del prodotto acquistato. E sempre meglio conservare i documenti originali in una cartella dedicata.

La palestra medica e detraibile?

No. Anche se le sedute in palestra o le attivita sportive sono consigliate dal medico, non rientrano tra le spese detraibili ai sensi dell’art. 15 del TUIR. Non fa differenza se l’iscrizione e in una struttura convenzionata con il SSN.

Posso detrarre il costo dell’abbonamento a una piattaforma sanitaria online (telemedicina)?

Se la piattaforma eroga vere e proprie visite mediche specialistiche online con rilascio di ricevuta fiscale da parte del medico, la spesa e in linea di principio detraibile. L’Agenzia delle Entrate non ha ancora emanato una circolare specifica sulla telemedicina, quindi e consigliabile verificare caso per caso che la ricevuta documenti chiaramente la natura della prestazione medica.

Gli occhiali da sole con gradazione sono detraibili?

Si, a condizione che si tratti di lenti graduate (non semplici occhiali da sole senza correzione) e che la spesa sia documentata con fattura dal centro ottico e prescrizione oculistica. Gli occhiali da sole senza gradazione non sono detraibili.

Il laser agli occhi (PRK, Lasik) e detraibile?

Si. Gli interventi di chirurgia refrattiva come PRK, Lasik, Lasek sono considerati prestazioni sanitarie e sono detraibili al 19% con fattura dell’oftalmologo o della clinica oculistica.

Posso detrarre le spese odontoiatriche?

Si, tutte le spese dentistiche sono detraibili: visite, otturazioni, estrazioni, implantologia, ortodonzia (bracket, Invisalign), protesi dentarie. Conserva le fatture del dentista e, se il trattamento si svolge su piu anni, verifica come ripartire le spese annualmente.

Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-24 00:23:482026-06-28 00:09:13Spese mediche detraibili nel 730/2026: pagamento, documenti e regole
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Modello 730 2026 Pensionati: Come Verificare i Conguagli Fiscali INPS

Dichiarazione dei redditi 730

Il Modello 730 2026 pensionati è uno degli adempimenti fiscali più attesi da chi percepisce una pensione INPS o da un ente privato. Una volta presentata la dichiarazione dei redditi, l’INPS — in qualità di sostituto d’imposta — calcola il conguaglio fiscale e lo applica direttamente sulla pensione mensile. Ma come funziona esattamente questo meccanismo? Come si verificano i conguagli fiscali INPS e cosa bisogna aspettarsi tra rimborsi e trattenute? In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine troverai tutto quello che devi sapere sul 730 2026 pensionati conguagli fiscali INPS.

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Indice dei contenuti

  1. Modello 730 2026 Pensionati: Come Funziona la Dichiarazione dei Redditi
  2. Conguaglio Fiscale INPS Pensionati 2026: Quando e Come Arriva
  3. Come Verificare i Conguagli Fiscali INPS Online: Guida Passo Passo
  4. Conguaglio a Debito: Quando la Pensione Viene Ridotta per il 730
  5. IRPEF e Scaglioni 2026: Come Cambia il Calcolo per i Pensionati
  6. Documenti Necessari per il 730 2026 dei Pensionati
  7. 730 Integrativo 2026: Cosa Fare se il Conguaglio INPS è Errato
  8. 730 Precompilato 2026 Pensionati: Come Verificare i Dati Prima dell’Invio
  9. Addizionali Regionali e Comunali nel 730 2026 Pensionati: Come Incidono sul Conguaglio
  10. Hai Domande sul Tuo 730 2026? Il CAF Centro Fiscale è Qui per Te
  11. Domande Frequenti sul 730 2026 Pensionati e i Conguagli Fiscali INPS

Modello 730 2026 Pensionati: Come Funziona la Dichiarazione dei Redditi

Il Modello 730 è la dichiarazione dei redditi semplificata destinata, tra gli altri, ai pensionati che percepiscono una pensione italiana o estera. Per il 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025), il 730 precompilato è diventato disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate a partire dal 30 aprile 2026 — una data importante, perché per i pensionati è il punto di partenza per verificare i dati già inseriti dall’Agenzia.

I pensionati che presentano il 730 2026 lo fanno tramite il sostituto d’imposta, che nel loro caso è tipicamente l’INPS o l’ente previdenziale di appartenenza (INPDAP, casse professionali, ecc.). Questo significa che l’INPS si occuperà direttamente di applicare il risultato della dichiarazione sulla pensione mensile, sia in caso di rimborso (restituzione di imposte pagate in eccesso) sia in caso di debito (trattenuta di imposte non sufficientemente versate nel corso dell’anno).

Vediamo nel dettaglio il meccanismo e, soprattutto, come verificare se il conguaglio fiscale INPS applicato alla tua pensione è corretto.

Chi Può Presentare il 730: Pensionati e Requisiti

Possono presentare il Modello 730 2026 i pensionati che, nell’anno d’imposta 2025, avevano un sostituto d’imposta che applicherà il conguaglio. Questo include:

  • Titolari di pensione INPS (pensione di vecchiaia, pensione anticipata, pensione di invalidità)
  • Titolari di pensioni di reversibilità o superstiti
  • Ex dipendenti pubblici in pensione (INPDAP/INPS Gestione Dipendenti Pubblici)
  • Pensionati con pensioni estere (a determinate condizioni)
  • Pensionati che hanno anche altri redditi (affitti, lavoro occasionale, interessi)

Non possono invece presentare il 730 i pensionati che hanno percepito redditi d’impresa, plusvalenze da partecipazioni qualificate o redditi prodotti all’estero che richiedono particolari adempimenti: per loro è necessario il Modello Redditi PF.

Conguaglio Fiscale INPS Pensionati 2026: Quando e Come Arriva

Il conguaglio fiscale è il meccanismo con cui l’INPS (o qualsiasi sostituto d’imposta) ricalcola le imposte effettivamente dovute dal pensionato, confrontandole con quanto già trattenuto durante l’anno tramite le ritenute IRPEF mensili. Il risultato può essere:

  • A credito (rimborso): se le ritenute applicate durante l’anno sono state superiori alle imposte dovute, il pensionato riceve un rimborso direttamente in busta paga/pensione
  • A debito (trattenuta): se le imposte dovute superano quanto già trattenuto, l’importo viene detratto dalla pensione

Per il Modello 730 2026 pensionati, il conguaglio viene tipicamente applicato a partire dalla rata di pensione di luglio 2026 o da agosto 2026 (in base alle tempistiche INPS di elaborazione). Se il 730 viene presentato tramite CAF con scadenza entro fine giugno, il conguaglio arriva quasi sempre a luglio. Per le presentazioni più tardive, invece, potrebbe slittare ad agosto o settembre.

Puoi approfondire tutto sul calendario INPS per i pagamenti consultando il nostro articolo su pagamento pensioni luglio 2026, dove trovi anche le date di accredito aggiornate.

Tempistiche del Conguaglio 730 Pensionati: Il Calendario 2026

Le date principali da tenere a mente per il 730 2026 pensionati conguagli fiscali INPS sono le seguenti:

EventoData 2026
Disponibilità 730 precompilato30 aprile 2026
Scadenza 730 tramite sostituto d’imposta o CAF30 settembre 2026
Scadenza 730 integrativo25 ottobre 2026
Conguaglio luglio (per 730 presentati entro giugno)Luglio 2026
Conguaglio agosto-settembre (730 luglio)Agosto-settembre 2026
Conguaglio ottobre-novembre (730 agosto-settembre)Ottobre-novembre 2026

Tieni presente che la scadenza definitiva per il 730 nel 2026 è il 30 settembre 2026 — data confermata dalla normativa vigente (a differenza del vecchio termine del 23 luglio, ormai abbandonato da anni).

Come Verificare i Conguagli Fiscali INPS Online: Guida Passo Passo

Una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF è: “Come faccio a verificare se il conguaglio INPS è corretto?” La risposta è che esistono più strumenti disponibili, e il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per aiutarti a interpretare i dati.

Il Modello OBIS-M: Lo Strumento Chiave per la Verifica

Il documento principale per verificare il dettaglio della tua pensione e le ritenute applicate è il Modello OBIS-M (Operazioni sul Bilancio Integrato Sulla Metà del mese). Si tratta del cedolino della pensione INPS, che mostra nel dettaglio tutti gli importi lordi, le ritenute IRPEF, le addizionali regionali e comunali, e il conguaglio eventualmente applicato.

Per scaricare il tuo OBIS-M aggiornato e comprendere le voci che contiene, il nostro articolo sul Modello OBIS-M 2026 ti guida passo passo attraverso tutta la procedura.

Nel cedolino della pensione in cui compare il conguaglio troverai una voce specifica denominata “Conguaglio irpef” o “Conguaglio 730”. Se l’importo ha il segno positivo (+) significa rimborso; se ha il segno negativo (–) significa trattenuta.

Come Verificare il Rimborso 730 sulla Pensione

Se dal tuo 730 2026 è emerso un credito d’imposta, l’INPS lo erogherà direttamente sulla pensione. I tempi dipendono da quando il 730 è stato trasmesso. Per capire quanto attenderai e come funziona il meccanismo di erogazione del rimborso, ti consigliamo di consultare il nostro articolo specifico: Rimborso 730 Pensionati 2026: Quando Arriva sulla Pensione e Come Verificare.

In linea generale, i rimborsi vengono accreditati secondo questo schema:

  • 730 presentato entro il 31 maggio: rimborso a luglio 2026
  • 730 presentato dal 1° al 20 giugno: rimborso ad agosto 2026
  • 730 presentato dal 21 giugno al 15 luglio: rimborso a settembre 2026
  • 730 presentato dal 16 luglio al 31 agosto: rimborso a ottobre 2026
  • 730 presentato in settembre: rimborso tra novembre e dicembre 2026

Questi tempi possono variare leggermente in base ai tempi di elaborazione INPS. Per informazioni aggiornate sui tempi precisi di liquidazione, puoi anche consultare l’articolo Rimborso 730 Pensionati 2026: Quando Arriva e Quanto Tempo Attendere.

Conguaglio a Debito: Quando la Pensione Viene Ridotta per il 730

Il caso che preoccupa di più i pensionati è quello del conguaglio a debito: la situazione in cui dal 730 emerge che le imposte dovute sono superiori a quelle già trattenute mensilmente dalla pensione. In questo caso, l’INPS procede con una trattenuta sulla pensione, che può avvenire in un’unica soluzione oppure a rate, in base all’importo.

Perché Può Emergere un Debito nel 730 dei Pensionati?

Esistono diverse situazioni che possono portare a un conguaglio INPS a debito nel 730 2026 pensionati:

  • Doppia fonte di reddito: il pensionato ha percepito anche redditi da lavoro dipendente o autonomo, e le ritenute non sono state coordinate correttamente
  • Detrazioni non spettanti: alcune detrazioni applicate automaticamente dall’INPS (es. detrazione per carichi di famiglia) non spettavano o erano di importo superiore al dovuto
  • Pensioni da più enti: chi percepisce pensioni da più soggetti (es. INPS + cassa professionale) potrebbe avere avuto ritenute non coordinate
  • Redditi da affitto: se il pensionato ha dichiarato redditi da locazione (non in cedolare secca), l’imponibile IRPEF totale è aumentato
  • Variazione dell’aliquota IRPEF: con i 3 scaglioni IRPEF 2026 (23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre), il calcolo finale può differire dalle ritenute applicate mensilmente

Rateizzazione del Conguaglio a Debito: Quando Si Può Rateizzare

Quando il conguaglio a debito supera una certa soglia, l’INPS lo suddivide automaticamente in rate mensili (anziché in un’unica trattenuta) per evitare che la pensione del mese venga eccessivamente decurtata. Le rate vengono applicate nei mesi successivi fino a estinzione del debito, con eventuali interessi sull’importo rateizzato (nella misura stabilita dall’INPS per l’anno di riferimento).

Se ritieni che la trattenuta sia errata o sproporzionata, non agire da solo: affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica dei calcoli e per capire se è possibile presentare un 730 integrativo o richiedere chiarimenti all’INPS.

IRPEF e Scaglioni 2026: Come Cambia il Calcolo per i Pensionati

Un elemento fondamentale per comprendere il proprio conguaglio fiscale 730 2026 è la struttura dell’IRPEF vigente. A partire dall’anno d’imposta 2024 (e confermata per il 2025), l’IRPEF si articola in 3 scaglioni (anziché 4 come in passato), in base alla riforma introdotta dal DLgs 216/2023:

Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2025
Fino a 28.000 euro23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%
Oltre 50.000 euro43%

I pensionati beneficiano inoltre di detrazioni specifiche che riducono l’imposta lorda. Per il 2025 (anno d’imposta del 730 2026), la detrazione per redditi da pensione vale:

  • Fino a 8.500 euro di pensione: detrazione di 1.955 euro (no tax area per i pensionati)
  • Tra 8.500 e 15.000 euro: detrazione ridotta in modo proporzionale
  • Oltre 15.000 euro: detrazione progressivamente decrescente

Queste detrazioni, applicate dall’INPS mensilmente, possono non coincidere perfettamente con il calcolo definitivo annuale — ed è proprio questa differenza che genera il conguaglio nel 730 2026 pensionati.

Il Trattamento Integrativo nel 730 2026 dei Pensionati

I pensionati con reddito da pensione fino a 28.000 euro che hanno anche redditi da lavoro dipendente potrebbero avere diritto al trattamento integrativo (ex bonus Renzi). Nel 730 2026, questo importo viene ricalcolato con precisione in base al reddito complessivo effettivo, potendo generare un rimborso aggiuntivo o una trattenuta se l’ente erogatore ha applicato il bonus in modo non corretto durante l’anno. Per approfondire, consulta il nostro articolo dedicato al Trattamento integrativo 2026.

Documenti Necessari per il 730 2026 dei Pensionati

Per presentare correttamente il 730 2026 pensionati e verificare che il conguaglio fiscale INPS sia calcolato correttamente, è fondamentale avere a disposizione tutta la documentazione necessaria. Ecco i principali documenti da raccogliere prima di recarti al CAF:

  • Certificazione Unica (CU 2026): rilasciata dall’INPS o dall’ente previdenziale entro marzo 2026, riporta l’importo della pensione percepita nel 2025 e le ritenute IRPEF già operate
  • Documento di identità e codice fiscale
  • IBAN del conto corrente (per l’accredito di eventuali rimborsi)
  • Documentazione detrazioni spettanti: spese mediche, interessi su mutuo, spese per ristrutturazioni, spese funebri
  • Documentazione carichi di famiglia: codici fiscali dei familiari a carico
  • CU di altri enti (se si percepiscono più pensioni o altri redditi)
  • Dati immobili: visura catastale, contratti di locazione

La Certificazione Unica è il documento più importante: è la fotografia di quanto l’INPS ha effettivamente pagato e trattenuto nel corso del 2025. Se i dati della CU non coincidono con quelli del 730 precompilato, è indispensabile verificare la discrepanza con l’aiuto di un esperto.

730 Integrativo 2026: Cosa Fare se il Conguaglio INPS è Errato

Può capitare che il conguaglio fiscale INPS applicato sulla pensione sia superiore o inferiore a quanto atteso. Le ragioni possono essere molteplici: un dato della CU non corretto, una detrazione dimenticata o applicata erroneamente, un reddito non dichiarato. In questi casi, la soluzione è il 730 integrativo.

Come Funziona il 730 Integrativo

Il 730 integrativo è una dichiarazione rettificativa che sostituisce quella originariamente presentata. Per il 2026, può essere presentato entro il 25 ottobre 2026. È possibile presentare un 730 integrativo a favore del contribuente (se si vuole correggere un errore che ha portato a pagare più imposte del dovuto) o a sfavore (se si è dimenticato di dichiarare un reddito).

Il 730 integrativo deve essere presentato tramite CAF o intermediario abilitato — non può essere presentato dal sostituto d’imposta direttamente. Se hai dubbi sulla correttezza del tuo conguaglio, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri esperti analizzeranno la tua situazione e, se necessario, prepareranno il 730 integrativo per correggere eventuali errori.

Casi Frequenti in Cui il Conguaglio INPS Può Risultare Errato

Dall’esperienza del nostro sportello, i casi più frequenti in cui i pensionati si trovano con un conguaglio fiscale INPS inatteso o errato sono:

  • Detrazione per coniuge a carico applicata erroneamente: se il coniuge ha superato la soglia di reddito (2.840,51 euro per l’anno 2025), la detrazione non spettava
  • Cambio di stato civile: separazione, divorzio o decesso del coniuge nel corso del 2025
  • Redditi da lavoro occasionale non dichiarati o dichiarati in modo incompleto
  • Pensione percepita parzialmente nell’anno (es. pensionamento avvenuto in corso d’anno 2025)
  • Errori nella Certificazione Unica emessa dall’ente pensionistico

730 Precompilato 2026 Pensionati: Come Verificare i Dati Prima dell’Invio

Il 730 precompilato è disponibile dall’Agenzia delle Entrate dal 30 aprile 2026. Per i pensionati, questo modello contiene già i dati della Certificazione Unica INPS, le spese sanitarie che passano dal Sistema Tessera Sanitaria, gli interessi su mutui, i premi assicurativi e altri dati trasmessi da banche, assicurazioni e farmacie. Tuttavia, non tutto è sempre corretto o completo.

Prima di accettare il 730 precompilato senza modifiche, è sempre consigliabile verificare attentamente:

  • Che tutti i redditi da pensione siano correttamente riportati (confronta con la CU)
  • Che le detrazioni per carichi familiari corrispondano alla situazione reale
  • Che le spese mediche siano complete (alcune potrebbero non essere arrivate al Sistema TS)
  • Che eventuali redditi da locazione siano correttamente inseriti
  • Che non manchino detrazioni spettanti (ristrutturazioni, risparmio energetico, ecc.)

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa nella verifica e nella presentazione del 730 precompilato, sia in ufficio presso la sede di Viale Tullio 13 a Udine, sia online per i pensionati che non possono spostarsi. Il nostro team si occupa di tutto: dalla raccolta dei documenti alla trasmissione definitiva, garantendo che il calcolo delle imposte e del conguaglio sia corretto e vantaggioso per te.

Addizionali Regionali e Comunali nel 730 2026 Pensionati: Come Incidono sul Conguaglio

Oltre all’IRPEF nazionale, il 730 2026 pensionati include anche il calcolo delle addizionali regionali e comunali IRPEF, che possono incidere significativamente sull’importo del conguaglio.

Le addizionali regionali variano da regione a regione (con aliquote generalmente comprese tra lo 0,7% e il 3,33%), mentre le addizionali comunali dipendono dal Comune di residenza. Questi importi vengono calcolati sull’imponibile IRPEF e trattenuti l’anno successivo: le addizionali relative al 2025 vengono quindi trattenute nel corso del 2026, tipicamente in rate mensili.

Un aspetto spesso trascurato: se un pensionato si è trasferito di comune o di regione nel corso del 2025, le addizionali vengono calcolate in base alla residenza al 1° gennaio 2025, anche se il trasferimento è avvenuto prima della fine dell’anno. Questo può generare situazioni di conguaglio inattese.

Hai Domande sul Tuo 730 2026? Il CAF Centro Fiscale è Qui per Te

Gestire il Modello 730 2026 pensionati e verificare la correttezza dei conguagli fiscali INPS non è sempre semplice, soprattutto quando si hanno più fonti di reddito, detrazioni particolari o situazioni familiari complesse. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata, sia in ufficio che online.

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online.
Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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Domande Frequenti sul 730 2026 Pensionati e i Conguagli Fiscali INPS

Quando arriva il conguaglio del 730 2026 sulla pensione INPS?

Il conguaglio del 730 2026 sulla pensione INPS arriva tipicamente a partire da luglio 2026 per chi ha presentato la dichiarazione entro fine maggio/giugno. Per presentazioni successive, il conguaglio si sposta di uno o due mesi. I rimborsi vengono accreditati direttamente sulla rata mensile della pensione.

Cosa fare se il conguaglio INPS sul 730 sembra errato?

Se ritieni che il conguaglio fiscale INPS applicato alla tua pensione non sia corretto, il primo passo è verificare i dati confrontando la Certificazione Unica con il 730 presentato. Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a fare questa verifica e, se necessario, a presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026 per correggere eventuali errori.

Un pensionato è obbligato a presentare il 730?

Non sempre. Il pensionato è esonerato dalla dichiarazione dei redditi se ha come unica fonte di reddito la pensione INPS (già tassata alla fonte) e non ha altri redditi, oppure se ha solo redditi esenti o soggetti a ritenuta a titolo definitivo. Tuttavia, presentare il 730 conviene in molti casi perché permette di recuperare le spese detraibili (mediche, interessi su mutuo, ecc.) attraverso il rimborso.

Come funziona il 730 se il pensionato ha più pensioni?

Se il pensionato percepisce pensioni da più enti (es. INPS + ex INPDAP, oppure INPS + cassa professionale), ciascun ente ha applicato le ritenute solo sulla propria quota. Il 730 2026 permette di riunire tutti i redditi e ricalcolare l’imposta complessiva: in questo caso è molto comune che emerga un conguaglio a debito, perché ogni ente ha applicato aliquote e detrazioni senza conoscere i redditi degli altri.

Qual è la scadenza del 730 2026 per i pensionati?

La scadenza per presentare il 730 2026 tramite CAF o intermediario è il 30 settembre 2026. Per il 730 integrativo (in caso di correzioni), la scadenza è il 25 ottobre 2026. È consigliabile presentare la dichiarazione il prima possibile, specialmente se si attende un rimborso, per riceverlo nei mesi estivi.

Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 18:23:482026-06-28 00:09:21Modello 730 2026 Pensionati: Come Verificare i Conguagli Fiscali INPS
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze

Modello 730 Dichiarazione dei redditi CAF Udine

Il Modello Redditi 2026 porta con sé una delle novità più rilevanti degli ultimi anni per lavoratori autonomi e imprenditori: il Concordato Preventivo Biennale (CPB). Si tratta di un accordo fiscale tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate che definisce in anticipo il reddito imponibile per due anni, con vantaggi significativi in termini di certezza e pianificazione fiscale.

Se hai una partita IVA, sei soggetto agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) oppure sei in regime forfettario, questa guida è pensata per te. Nelle prossime sezioni troverai tutto quello che devi sapere: cos’è il CPB, chi può aderire, quali sono i limiti e le esclusioni, come compilare i quadri dedicati nel Modello Redditi 2026 e soprattutto le scadenze aggiornate da non perdere.

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Cos’è il Concordato Preventivo Biennale (CPB) e come funziona

Il Concordato Preventivo Biennale è uno strumento introdotto con il D.Lgs. 13/2024, nell’ambito della riforma fiscale voluta dalla Legge delega n. 111/2023. In parole semplici, si tratta di un accordo volontario tra il contribuente e il Fisco: l’Agenzia delle Entrate propone un reddito concordato (calcolato in base agli ISA, ai dati storici e ai parametri macroeconomici), e se il contribuente accetta, pagherà le tasse su quel reddito per i due anni successivi, indipendentemente da quello che guadagnerà effettivamente.

Facciamo un esempio pratico. Immagina che Luigi sia un idraulico con partita IVA. L’Agenzia delle Entrate gli propone un reddito concordato di 35.000 euro per il biennio 2024-2025. Se Luigi accetta:

  • Se guadagna 40.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (risparmio fiscale);
  • Se guadagna 30.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (nessun vantaggio in questo caso);
  • Ha la certezza di sapere in anticipo quanto pagherà di imposte, facilitando la pianificazione finanziaria.

Il CPB è quindi conveniente soprattutto per chi prevede di aumentare i propri ricavi rispetto all’anno precedente, o per chi vuole semplicemente pianificare con certezza le proprie obbligazioni fiscali.

Chi può aderire al CPB nel 2026: i requisiti

Per il Modello Redditi 2026 (che riguarda i redditi 2025), il CPB entra nella sua seconda tornata applicativa. Possono accedere al concordato:

CategoriaRequisito
Persone fisiche esercenti attività d’impresa o lavoro autonomoApplicazione degli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)
Contribuenti in regime forfettarioAmmessi con specifica proposta semplificata (introdotta dal D.Lgs. 108/2024)
Società di persone, associazioni professionali, SNC, SASApplicazione degli ISA al soggetto
Enti non commerciali con attività d’impresaApplicazione degli ISA alla parte commerciale

Per accedere al CPB, il contribuente deve inoltre soddisfare queste condizioni preliminari:

  • Nessuna condanna penale per reati tributari nei tre anni precedenti;
  • Nessuna omessa dichiarazione nel triennio 2022-2024;
  • Nessun debito tributario o contributivo superiore a 5.000 euro (al netto di sospensioni o rateazioni in corso);
  • Attività avviata da almeno due periodi d’imposta (chi ha aperto la partita IVA da meno di due anni è escluso).

Chi è escluso dal Concordato Preventivo Biennale

Non tutti i contribuenti con partita IVA possono aderire al CPB. Sono esclusi:

  • Coloro che applicano regimi speciali IVA (es. regime del margine per beni usati, agenzie di viaggio, ecc.);
  • I contribuenti con redditi di impresa o lavoro autonomo non determinabili in modo univoco;
  • Chi ha cessato o avviato l’attività nell’anno d’imposta in esame;
  • Le società di capitali (S.r.l., S.p.A.) non sono soggetti ISA in senso stretto, quindi sono escluse;
  • I contribuenti con debiti tributari superiori a 5.000 euro non rateizzati o non sospesi.

Attenzione: l’esclusione per debiti tributari va verificata alla data di presentazione della dichiarazione. Se hai un piano di rateizzazione in corso e stai rispettando le rate, il debito non conta ai fini dell’esclusione.

Le cause di cessazione e decadenza dal CPB

Una volta aderito al CPB, è importante sapere che l’accordo può cessare o decadere al verificarsi di determinate condizioni. La differenza è rilevante:

  • Cessazione: si verifica quando cambiano in modo sostanziale le condizioni dell’attività (es. cessione o affitto dell’azienda, modifica dell’attività che fa cambiare il codice ISA). In caso di cessazione, il concordato si interrompe ma senza sanzioni;
  • Decadenza: scatta invece quando il contribuente viola le regole del concordato (es. accertamento di maggiori redditi superiori al 30% di quelli concordati, omessa o infedele dichiarazione, reati tributari). In caso di decadenza, si perdono tutti i benefici e si è soggetti ad accertamento ordinario per tutto il biennio.

Il limite della variazione del 30% è particolarmente importante: se in sede di accertamento emerge che il reddito effettivo supera quello concordato di oltre il 30%, il concordato decade retroattivamente.

Modello Redditi 2026: i quadri dedicati al CPB

Nel Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno d’imposta 2025), i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 trovano specifici quadri e righi dedicati. Ecco la mappa dei quadri principali:

QuadroContenuto CPBChi lo compila
Quadro LMRigo LM34 (forfettari): reddito concordato proposto, reddito concordato accettato, differenza rispetto al reddito effettivoContribuenti forfettari aderenti CPB
Quadro RE / RF / RGRighi specifici per indicare il reddito concordato e il reddito effettivo; la base imponibile è il maggiore tra i dueProfessionisti (RE), imprese ordinarie (RF), imprese semplificate (RG)
Quadro RRSezione II: contributi previdenziali calcolati sul reddito concordato (non su quello effettivo se inferiore)Tutti i soggetti ISA aderenti CPB
Quadro ISAIndicatori di affidabilità: va compilato anche dai contribuenti CPB per determinare la proposta dell’anno successivoTutti i soggetti ISA

Un aspetto da non sottovalutare riguarda i contributi previdenziali: se hai aderito al CPB e il tuo reddito concordato è superiore a quello effettivo, i contributi INPS (o alla cassa previdenziale di categoria) si calcolano sul reddito concordato, non su quello reale. Questo può rappresentare un costo aggiuntivo da pianificare. Per approfondire la compilazione del Quadro RR, puoi leggere la nostra guida su Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi.

Scadenze 2026 per il Modello Redditi e il CPB: calendario aggiornato

Le scadenze per il Modello Redditi 2026 sono cruciali. Di seguito il calendario aggiornato con le date ufficiali:

ScadenzaAdempimentoChi riguarda
30 giugno 2026Saldo IRPEF anno d’imposta 2025 + primo acconto 2026 (rata unica o prima rata)Tutti i contribuenti Modello Redditi
30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione dello 0,40%Chi differisce il pagamento
20 luglio 2026Proroga versamenti per soggetti ISA e forfettari (se confermata dal MEF)Partite IVA ISA e forfettari
31 ottobre 2026Termine per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 (trasmissione telematica)Contribuenti ISA e forfettari che intendono aderire
30 novembre 2026Termine invio Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno 2025)Tutti i soggetti Modello Redditi
30 novembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (con metodo storico)Tutti i contribuenti Modello Redditi

Nota importante sulla proroga ISA/forfettari: ogni anno il MEF valuta se concedere la proroga al 20 luglio (o data analoga) per i contribuenti che applicano gli ISA e per i forfettari. Nel 2025 la proroga è stata confermata al 20 luglio. Per il 2026, ti consigliamo di monitorare i comunicati ufficiali. Puoi consultare la nostra notizia sulla Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

Come si calcola la proposta CPB: il ruolo degli ISA

La proposta di concordato viene elaborata dall’Agenzia delle Entrate attraverso il software ISA (gli Indici Sintetici di Affidabilità), che misura l’affidabilità fiscale del contribuente su una scala da 1 a 10. Chi ha un punteggio ISA alto (8, 9 o 10) riceve in genere proposte di concordato più vantaggiose rispetto a chi ha punteggi bassi.

Il calcolo della proposta tiene conto di:

  • Il reddito dichiarato negli ultimi due anni;
  • Il punteggio ISA dell’ultimo anno disponibile;
  • I parametri macroeconomici del settore (andamento del comparto, inflazione, ecc.);
  • Le variabili strutturali dell’attività (dipendenti, beni strumentali, localizzazione geografica).

La proposta viene resa disponibile tramite il software ISA/CPB dell’Agenzia delle Entrate a partire dal mese di maggio di ogni anno. Il contribuente, con il supporto del proprio intermediario fiscale (CAF, commercialista), la analizza e decide se accettarla o rifiutarla entro la scadenza prevista.

CPB e ravvedimento speciale: cosa prevede la sanatoria 2026

Una delle novità piu’ discusse del 2026 riguarda la possibilità di ravvedimento speciale per i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 ma si trovano in situazioni di irregolarità. Il decreto legge che ha introdotto questa possibilità prevede che i soggetti CPB possano regolarizzare le annualità 2018-2022 versando un’imposta sostitutiva sulle eventuali differenze di reddito non dichiarate.

Questa opportunità ha una finestra temporale precisa: occorre verificare le scadenze ufficiali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, poiché i termini possono essere modificati da provvedimenti successivi. Per tutti i dettagli sul ravvedimento speciale e le ultime proroghe, consulta il nostro articolo dedicato: Ravvedimento Speciale CPB 2026: Scadenza 16 Marzo e Calcolo Imposta F24.

Vuoi sapere se c’e’ ancora la possibilita’ di riaprire il ravvedimento? Leggi anche: Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB.

Vantaggi e svantaggi del CPB: conviene aderire?

Prima di decidere se aderire al Concordato Preventivo Biennale, è fondamentale valutare attentamente pro e contro in base alla propria situazione specifica.

Vantaggi CPBSvantaggi CPB
Certezza fiscale per due anni: sai già quanto pagheraiSe guadagni meno del reddito concordato, paghi comunque di più
Riduzione del rischio di accertamenti fiscali per i due anni copertiI contributi previdenziali si calcolano sul reddito concordato (anche se effettivo è inferiore)
Se guadagni più del reddito concordato, non paghi imposte sulla parte eccedenteClausola di decadenza: un accertamento con scarto >30% fa perdere tutti i benefici
Pianificazione finanziaria semplificataNon adatto a chi prevede un calo significativo dei ricavi
Possibili benefici premiali ISA (esonero da alcune comunicazioni, accesso a contributi agevolati)Minore flessibilità nella gestione fiscale

La valutazione va fatta caso per caso. In linea generale, il CPB conviene di più a chi:

  • Ha un punteggio ISA alto (7 o superiore);
  • Prevede un andamento positivo o stabile dell’attività nel biennio;
  • Vuole ridurre il rischio di accertamenti e avere certezza fiscale;
  • Ha una buona capacità di pianificazione finanziaria.

Al contrario, è sconsigliato per chi prevede una riduzione significativa dei ricavi o si trova in una fase di riorganizzazione dell’attività.

Modello Redditi 2026: le altre novità da conoscere

Il Modello Redditi 2026 non riguarda solo il CPB. Ecco le principali novità che trovano spazio nel modello dichiarativo quest’anno:

  • Nuovo Quadro W (cripto-attività): i contribuenti che detengono criptovalute devono dichiarare il possesso nel Quadro W e calcolare l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) all’aliquota del 2 per mille. Dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze da cripto sale al 33% (era 26% fino al 2025), in base alla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024);
  • Riforma scaglioni IRPEF: dal 2024 è in vigore la nuova struttura a tre scaglioni (23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro). Il Modello Redditi 2026 recepisce questa struttura;
  • Nuovi limiti per il forfettario: la soglia di reddito da lavoro dipendente che causa esclusione dal regime forfettario e’ stata elevata a 35.000 euro (da 30.000 euro) dalla Legge di Bilancio 2025 e resta confermata per il 2026;
  • Quadro RR sezione CPB: nuova sezione dedicata al calcolo dei contributi previdenziali per i soggetti aderenti al concordato;
  • Detrazioni 2026: il nuovo sistema di detrazioni IRPEF (introdotto dalla Legge di Bilancio 2025) prevede la riduzione delle detrazioni per redditi superiori a 75.000 euro, con coefficiente variabile in base al numero di figli.

Come presentare il Modello Redditi 2026: modalità e intermediari

Il Modello Redditi PF 2026 può essere presentato attraverso diverse modalità:

  • Tramite il CAF (Centro di Assistenza Fiscale): è la soluzione piu’ comoda per privati e partite IVA che vogliono essere assistiti nella compilazione. Il CAF verifica la correttezza dei dati, gestisce la trasmissione telematica e fornisce l’assistenza in caso di controlli;
  • Tramite commercialista o consulente fiscale: consigliato per situazioni più complesse (società, operazioni straordinarie, ecc.);
  • In autonomia tramite i canali telematici AdE: possibile per chi ha sufficiente dimestichezza con i software fiscali (Entratel o Fiscoline).

Per quanto riguarda il CPB nel 2026, la proposta di concordato viene elaborata con il software ISA/CPB distribuito dall’Agenzia delle Entrate e installabile dagli intermediari abilitati. Non è disponibile un percorso autonomo per il contribuente non abilitato: è necessario rivolgersi a un intermediario fiscale.

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Domande frequenti (FAQ)

Il Concordato Preventivo Biennale è obbligatorio?

No, il CPB è del tutto volontario. Il contribuente riceve una proposta dall’Agenzia delle Entrate e può liberamente accettarla o rifiutarla. Non ci sono sanzioni o conseguenze negative per chi decide di non aderire. Semplicemente, chi non aderisce continua a dichiarare il reddito effettivo con le modalità ordinarie.

Se aderisco al CPB e guadagno meno del reddito concordato, posso rescindere?

In linea generale, no. Una volta accettata la proposta, il concordato è vincolante per i due anni coperti. Esistono però le cause di cessazione che permettono di uscire dall’accordo senza sanzioni in caso di eventi straordinari (es. cessione dell’azienda, trasformazione sostanziale dell’attività). Non basta invece il semplice fatto di aver guadagnato meno del previsto.

Cosa succede se non pago le imposte sul reddito concordato?

Il mancato versamento delle imposte dovute sul reddito concordato è equiparato al mancato versamento delle imposte ordinarie: si applicano le sanzioni previste dal D.Lgs. 472/1997 (sanzione del 30% sull’importo non versato, con possibilità di ravvedimento operoso). Il CPB non modifica le regole sanzionatorie per i ritardi nei pagamenti.

I forfettari possono aderire al CPB nel 2026?

Sì, i contribuenti in regime forfettario possono aderire al CPB con una procedura semplificata introdotta dal D.Lgs. 108/2024. La proposta per i forfettari è basata su parametri specifici legati al regime agevolato, diversi da quelli ISA usati per i soggetti in regime ordinario. Il reddito concordato viene indicato nel Quadro LM del Modello Redditi.

Qual è la scadenza per aderire al CPB nel 2026?

Per il biennio 2026-2027, la scadenza ordinaria per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 è fissata al 31 ottobre 2026 (invio telematico tramite intermediario). Attenzione: questa data è distinta dal termine di presentazione del Modello Redditi PF 2026 che è il 30 novembre 2026. Ogni anno l’Agenzia delle Entrate rende disponibile il software per la visualizzazione e accettazione della proposta a partire da maggio. Ti consigliamo di contattare il CAF Centro Fiscale per verificare la proposta personalizzata.

Il CAF può assistermi per la valutazione del CPB?

Assolutamente sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine è abilitato all’assistenza fiscale per partite IVA soggette a ISA e per i contribuenti forfettari. I nostri esperti possono analizzare con te la proposta di concordato, calcolare la convenienza in base alla tua situazione specifica e gestire la trasmissione telematica dell’accettazione. Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

Per approfondire altri aspetti della dichiarazione dei redditi 2026, potresti trovare utile anche il nostro articolo su Il Quadro F del Modello 730/2026: Acconti, Crediti e Novità del Rigo F15.

Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/10/Modello-730-1-e1697092544252.png 625 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 08:46:332026-06-11 07:25:36Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre

Dichiarazione dei redditi 730

Molti contribuenti si chiedono se sia ancora possibile pagare in contanti le spese sanitarie e detrarle nel 730. La risposta non è “sì” o “no” in assoluto: dipende dal tipo di prestazione. Dal 1° gennaio 2020, infatti, l’articolo 1 commi 679-680 della Legge 27 dicembre 2019 n. 160 (Legge di Bilancio 2020) ha introdotto l’obbligo di pagamento tracciabile per fruire della detrazione IRPEF del 19% sulle spese sanitarie, con alcune importanti eccezioni che riguardano farmaci, ticket e prestazioni rese dal Servizio Sanitario Nazionale.

Sapere quali spese sanitarie si possono ancora pagare in contanti senza perdere la detrazione è fondamentale per evitare brutte sorprese in fase di controllo della dichiarazione dei redditi. In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo, con esempi pratici e una tabella di riepilogo, tutte le casistiche aggiornate per il 730 precompilato 2026 (relativo ai redditi 2025), per non sbagliare e ottenere il giusto rimborso IRPEF.

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Indice dei contenuti

  1. La regola base: tracciabilità obbligatoria dal 2020
  2. Quali spese sanitarie si possono pagare in contanti
  3. Farmaci e dispositivi medici: contanti sempre ammessi
  4. Ticket sanitario e prestazioni SSN in contanti
  5. Strutture private accreditate al SSN
  6. Spese sanitarie che richiedono pagamento tracciabile
  7. Come dimostrare il pagamento e quale documentazione conservare
  8. Spese sanitarie già presenti nel 730 precompilato 2026
  9. Errori comuni: quando la detrazione viene respinta
  10. Esempio pratico: il caso di Marco e la sua famiglia
  11. Tabella riepilogo: contanti SÌ / contanti NO
  12. Come inserire le spese sanitarie nel 730 precompilato
  13. CAF Centro Fiscale Udine: assistenza dichiarazione 730
  14. Domande frequenti

La regola base: tracciabilità obbligatoria dal 2020

La normativa di riferimento è l’articolo 1, commi 679 e 680, della Legge 27 dicembre 2019 n. 160, nota come Legge di Bilancio 2020. Questa norma stabilisce un principio chiaro: dal 1° gennaio 2020, per poter detrarre il 19% di una spesa sanitaria nella dichiarazione dei redditi, il pagamento deve essere effettuato con strumenti tracciabili.

Per “strumenti tracciabili” la norma intende qualunque mezzo di pagamento diverso dal contante. In pratica, sono ammessi:

  • Bonifico bancario o postale (anche istantaneo, anche SDD/RID)
  • Carte di credito, di debito (bancomat) e prepagate
  • Assegni bancari, circolari o postali
  • Sistemi di pagamento elettronici regolamentati (Satispay, PayPal, Apple Pay, Google Pay e altri analoghi)
  • App di pagamento collegate al conto corrente o a carte

Il principio è semplice: lo Stato vuole poter ricostruire la “tracciabilità” della spesa, cioè verificare chi ha pagato, quando e a chi. Il contante, per sua natura anonimo, non lascia traccia e perciò non è ammesso. Tuttavia, il comma 680 della stessa legge introduce tre importanti eccezioni in cui il pagamento in contanti continua a dare diritto alla detrazione. Vediamole nel dettaglio.

Quali spese sanitarie si possono pagare in contanti

L’articolo 1, comma 680, della Legge 160/2019 elenca in modo tassativo le spese sanitarie che si possono ancora pagare in contanti senza perdere il diritto alla detrazione del 19%. Si tratta di tre macro-categorie, ognuna con le proprie caratteristiche.

Le tre eccezioni alla tracciabilità

  1. Acquisto di medicinali (farmaci con e senza obbligo di prescrizione, omeopatici, da banco)
  2. Acquisto di dispositivi medici (siringhe, garze, apparecchi acustici, occhiali da vista con marchio CE medicale, etc.)
  3. Prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche (ASL, ospedali, ambulatori SSN) o da strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale

Per queste tre categorie il pagamento in contanti è perfettamente lecito e non fa perdere la detrazione. Significa che puoi continuare ad andare in farmacia, comprare un’aspirina e pagarla in contanti: quella spesa, se accompagnata dallo scontrino “parlante” con il tuo codice fiscale, andrà regolarmente in detrazione nel 730.

L’eccezione è stata pensata per non penalizzare i cittadini in situazioni in cui il pagamento elettronico non è sempre possibile (pensa a una piccola farmacia, a un ambulatorio di paese, o all’acquisto urgente di un farmaco). La logica del legislatore è chiara: in questi tre casi, la tracciabilità è già garantita da altri meccanismi, come lo scontrino parlante trasmesso al Sistema Tessera Sanitaria o la documentazione fiscale rilasciata dalla struttura pubblica.

Farmaci e dispositivi medici: contanti sempre ammessi

L’acquisto di farmaci e medicinali in farmacia, parafarmacia o presso esercizi autorizzati è la categoria più frequente di spesa sanitaria detraibile pagabile in contanti. Rientrano in questa eccezione:

  • Farmaci di fascia A (con obbligo di prescrizione medica, generalmente rimborsabili dal SSN)
  • Farmaci di fascia C (con prescrizione ma a totale carico del cittadino)
  • Farmaci da banco (OTC) e SOP (senza obbligo di prescrizione)
  • Medicinali omeopatici (riconosciuti come farmaci dall’AIFA)
  • Farmaci acquistati in parafarmacia autorizzata
  • Farmaci galenici preparati dal farmacista

Per ottenere la detrazione del 19% (con la franchigia di 129,11 euro complessiva sulle spese sanitarie) occorre conservare lo scontrino parlante, ovvero quello scontrino fiscale rilasciato dalla farmacia che riporta:

  • Il codice fiscale dell’acquirente (o del familiare a carico)
  • La natura del prodotto (farmaco, medicinale, ticket)
  • La quantità acquistata
  • Il codice AIC del farmaco (codice univoco assegnato dall’AIFA)

I dispositivi medici detraibili

Anche l’acquisto di dispositivi medici pagati in contanti è detraibile, a condizione che il prodotto sia conforme alla normativa europea (marchio CE medicale, Regolamento UE 2017/745). Esempi tipici:

  • Occhiali da vista, lenti a contatto e liquidi per la loro manutenzione
  • Apparecchi acustici
  • Materassi e cuscini ortopedici/antidecubito (con marchio CE)
  • Siringhe, aghi, garze, cerotti, bende
  • Termometri, sfigmomanometri, glucometri
  • Stampelle, deambulatori, sedie a rotelle
  • Apparecchi per aerosol e per la magnetoterapia (se CE medicali)

Per i dispositivi medici la documentazione fiscale (scontrino o fattura) deve riportare la dicitura “AD” (Articolo Detraibile – dispositivo medico) oppure indicare espressamente il prodotto come “dispositivo medico CE”. In assenza di questa indicazione, conserva la scatola del prodotto o un’attestazione del rivenditore che certifichi la conformità CE.

Ticket sanitario e prestazioni SSN in contanti

La seconda grande categoria di spese pagabili in contanti riguarda le prestazioni sanitarie erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di tutte quelle prestazioni per cui il cittadino paga il “ticket”, cioè la quota di compartecipazione alla spesa sanitaria pubblica.

Pagare in contanti il ticket per una visita specialistica in ASL, per un esame del sangue in laboratorio pubblico, per una risonanza magnetica in ospedale pubblico o per una visita al pronto soccorso (codice bianco/verde) non fa perdere la detrazione. Tipici esempi:

  • Ticket per visite specialistiche presso ASL o aziende ospedaliere
  • Ticket per esami diagnostici (analisi del sangue, ecografie, TAC, risonanze, radiografie)
  • Ticket per prestazioni di pronto soccorso (per i codici a pagamento)
  • Ticket per il day hospital o day surgery presso strutture pubbliche
  • Quote di compartecipazione per ricoveri in strutture SSN
  • Esami strumentali (Holter, elettrocardiogramma, spirometria) in strutture pubbliche

La ragione di questa eccezione è semplice: quando paghi un ticket presso una struttura pubblica, ti viene rilasciata una ricevuta fiscale del SSN che riporta il tuo codice fiscale, la prestazione effettuata e l’importo. Questa ricevuta è di per sé “tracciante” perché viene registrata nel sistema sanitario regionale e nel Sistema Tessera Sanitaria gestito dall’Agenzia delle Entrate (DM 1 settembre 2016).

Attenzione: prestazioni “intramoenia” e libera professione

Diverso è il caso delle prestazioni in intramoenia, cioè le visite e gli esami effettuati a pagamento (non in regime SSN) presso strutture pubbliche, dai medici della struttura stessa in libera professione. Anche se la struttura ospitante è pubblica, la prestazione è considerata privata e quindi richiede il pagamento tracciabile per ottenere la detrazione.

Riepilogando: la regola “contanti ammessi” vale quando paghi il ticket tariffato dal SSN. Se invece scegli di pagare la prestazione “privata” presso lo stesso ospedale (per saltare le liste d’attesa), siamo nel regime libero-professionale e devi pagare con strumenti tracciabili.

Strutture private accreditate al SSN

La terza eccezione, spesso trascurata, riguarda le strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di cliniche, laboratori, poliambulatori e centri diagnostici privati che hanno stipulato una convenzione con il SSN e che erogano prestazioni in regime di accreditamento, generalmente con il pagamento di un ticket da parte del cittadino.

Anche in questo caso, se paghi una prestazione “in regime SSN” presso una struttura privata accreditata (ad esempio, una risonanza magnetica con prescrizione del medico di base e ticket di 70 euro presso un centro diagnostico privato convenzionato), puoi pagare in contanti e detrarre comunque il 19%.

Come riconoscere una struttura accreditata? Sulla ricevuta deve essere riportato:

  • La dicitura “prestazione in regime di accreditamento SSN” o “ticket regionale”
  • L’importo del ticket regionale (non la tariffa libera professionale)
  • Il riferimento al codice regionale della prestazione

Se la stessa struttura privata accreditata ti eroga una prestazione “in regime libero professionale” (cioè senza prescrizione del medico SSN, con tariffa intera), siamo fuori dall’eccezione: il pagamento deve essere tracciabile, altrimenti la detrazione viene negata.

Spese sanitarie che richiedono pagamento tracciabile

Specchiando la regola, tutte le spese sanitarie non rientranti nelle tre eccezioni richiedono obbligatoriamente il pagamento con strumenti tracciabili per essere detraibili. Significa che se paghi in contanti queste prestazioni, perdi completamente il diritto alla detrazione del 19%, anche se hai la fattura regolare.

Ecco l’elenco delle spese sanitarie che vanno pagate in modo tracciabile:

  • Visite mediche specialistiche private (cardiologo, dermatologo, ortopedico, ecc.) in studi privati o studi medici libero-professionali
  • Visite e cure odontoiatriche in studi dentistici privati (impianti, ortodonzia, igiene dentale, otturazioni)
  • Sedute di psicoterapia presso psicologi o psichiatri privati
  • Visite ed esami in cliniche private NON accreditate
  • Esami diagnostici privati (ecografie, risonanze magnetiche, TAC) presso laboratori non convenzionati o in regime libero professionale
  • Sedute di fisioterapia e riabilitazione private
  • Prestazioni di logopedia, osteopatia, podologia (quando svolte da professionisti sanitari riconosciuti)
  • Cure termali private
  • Ricoveri in strutture private NON convenzionate
  • Prestazioni infermieristiche a domicilio (al di fuori del SSN)
  • Visite intramoenia (libera professione presso strutture pubbliche)

Per tutte queste prestazioni, lo strumento di pagamento deve essere tracciabile e nominativo: il pagamento deve risultare effettuato dal contribuente che vuole portare la spesa in detrazione (o da un familiare a suo carico). Pagare con la carta di un terzo o con un conto cointestato richiede attenzione: se il conto è cointestato tra coniugi, la detrazione spetta a chi è intestatario della fattura, indipendentemente da chi materialmente ha pagato.

Come dimostrare il pagamento e quale documentazione conservare

In caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, devi essere in grado di dimostrare due cose distinte: che la spesa sanitaria è stata effettivamente sostenuta (documento fiscale) e, per le spese non rientranti nelle eccezioni, che è stata pagata con strumento tracciabile. Vediamo cosa conservare in entrambi i casi.

Documentazione per spese pagate in contanti (ammesse)

  • Farmaci: scontrino parlante con codice fiscale e codice AIC del farmaco
  • Dispositivi medici: scontrino o fattura con dicitura “AD” o conformità CE
  • Ticket SSN: ricevuta della struttura pubblica/accreditata con codice fiscale
  • Prescrizione medica (per i farmaci di fascia A, ricetta SSR; per esami specialistici, impegnativa del medico di base)

Documentazione per spese che richiedono tracciabilità

  • Fattura o ricevuta fiscale emessa dal professionista o struttura, intestata al contribuente o al familiare a carico
  • Prova del pagamento tracciabile, ad esempio:
    • estratto conto bancario o postale con l’addebito
    • copia della contabile del bonifico
    • ricevuta del POS / matrice dell’assegno
    • e-mail di conferma del pagamento elettronico (PayPal, Satispay, ecc.)

Il pagamento tracciabile non deve essere necessariamente “contestuale” all’emissione della fattura: puoi ricevere la fattura oggi e pagare con bonifico domani, l’importante è che la spesa risulti pagata nell’anno d’imposta di riferimento (per il 730/2026, le spese devono essere pagate nel 2025) e che il pagamento sia riconducibile a quella specifica fattura. Conserva la documentazione per 5 anni dalla presentazione della dichiarazione, come prevede l’art. 43 del DPR 600/1973 per i poteri di accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

Spese sanitarie già presenti nel 730 precompilato 2026

Dal 2015 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti il 730 precompilato, una dichiarazione già parzialmente compilata con i dati comunicati da datori di lavoro, INPS, banche, assicurazioni e — per quel che ci interessa — dalle strutture sanitarie tramite il Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS), istituito con DM 1 settembre 2016.

Nel 730 precompilato 2026 (anno d’imposta 2025) trovi automaticamente caricate, nel quadro E rigo E1 e seguenti, le spese sanitarie trasmesse al Sistema TS da:

  • Farmacie e parafarmacie
  • ASL, ospedali, aziende ospedaliere
  • Strutture sanitarie pubbliche e private accreditate
  • Medici di medicina generale e pediatri di libera scelta
  • Medici specialisti e odontoiatri iscritti all’albo
  • Psicologi, infermieri, ostetriche, fisioterapisti e altre professioni sanitarie iscritti agli albi
  • Ottici e audioprotesisti
  • Strutture termali
  • Veterinari (per le spese veterinarie detraibili)

Quando le strutture trasmettono i dati al Sistema TS, indicano anche il tipo di pagamento (tracciato o non tracciato). Nel precompilato, le spese pagate in contanti che non rientrano nelle eccezioni di legge vengono caricate in una sezione separata e non sono automaticamente considerate detraibili: dovrai eventualmente eliminarle o lasciarle senza detrazione.

Al contrario, le spese pagate in contanti che rientrano nelle eccezioni (farmaci, ticket SSN, prestazioni in regime di accreditamento) vengono automaticamente inserite tra le spese detraibili. Per consultare l’elenco completo, accedi al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS e visualizza il “Riepilogo dei dati comunicati” nella sezione 730 precompilato.

Per un approfondimento sulla lista completa delle voci detraibili, leggi il nostro elenco completo delle spese sanitarie detraibili 2026.

Errori comuni: quando la detrazione viene respinta

L’esperienza del nostro CAF a Udine ci insegna che molti contribuenti perdono la detrazione del 19% per errori facilmente evitabili legati alle modalità di pagamento. Ecco i casi più frequenti che vediamo ogni anno.

  • Visita specialistica privata pagata in contanti: il dentista o il cardiologo emette regolare fattura, il contribuente paga in contanti e poi prova a portare la spesa in detrazione. La spesa risulta nel 730 precompilato come “non detraibile” per mancanza di tracciabilità.
  • Confusione tra ticket e visita privata: alcuni contribuenti pensano che, essendo “una visita medica”, basti pagare in contanti come per il ticket. Errore: la visita privata, anche del medico di base in regime libero professionale, richiede pagamento tracciabile.
  • Pagamento al familiare: la madre paga in contanti la visita per il figlio maggiorenne fiscalmente non a carico. La detrazione spetterebbe al figlio (intestatario della fattura), ma il pagamento non risulta dal suo conto. Detrazione persa.
  • Pagamento da conto di terzi: il bonifico viene effettuato dal conto del coniuge non intestatario della fattura. Pur essendo “tracciato”, se il coniuge non è fiscalmente a carico del titolare della fattura, possono sorgere contestazioni.
  • Acquisto cosmetico/integratore confuso con “dispositivo medico”: creme, integratori, prodotti di parafarmacia non aventi marchio CE medicale NON sono detraibili, indipendentemente dal metodo di pagamento.
  • Mancanza di scontrino parlante: la farmacia emette lo scontrino “muto” (senza codice fiscale) e il contribuente non se ne accorge. Senza codice fiscale, la spesa farmaco non è detraibile.

Vuoi approfondire? Leggi la nostra guida agli errori da evitare nella compilazione del 730.

Esempio pratico: il caso di Marco e la sua famiglia

Per chiarire le regole con un esempio concreto, immaginiamo il caso di Marco, 45 anni, dipendente, sposato con Anna (lavoratrice) e con un figlio a carico, Luca (12 anni). Durante il 2025 Marco e la sua famiglia hanno sostenuto le seguenti spese sanitarie, riepilogate qui sotto.

  • Farmaci in farmacia: 480 euro totali, pagati prevalentemente in contanti, con scontrini parlanti intestati al codice fiscale di Marco o Luca → tutti detraibili
  • Visita dentistica privata di Anna: 90 euro pagati in contanti → non detraibile per mancanza di tracciabilità
  • Pulizia dei denti di Luca: 80 euro pagati con bancomat → detraibile al 19%
  • Ticket per analisi del sangue di Marco presso ASL: 35 euro in contanti → detraibile
  • Visita cardiologica privata di Marco: 130 euro pagati con bonifico → detraibile
  • Occhiali da vista con marchio CE per Luca: 220 euro in contanti → detraibile
  • Risonanza magnetica di Anna in regime intramoenia ospedale pubblico: 180 euro in contanti → non detraibile (intramoenia richiede tracciabilità)
  • Sedute di fisioterapia post infortunio di Marco: 300 euro pagati con Satispay → detraibili

Riepilogando, su un totale di spese sostenute pari a 1.515 euro, Marco potrà portare in detrazione 1.245 euro (farmaci 480 + pulizia denti Luca 80 + ticket 35 + cardiologo 130 + occhiali 220 + fisioterapia 300). Le spese non detraibili sono 270 euro (visita dentistica di Anna 90 + risonanza intramoenia 180) per il solo mancato rispetto della tracciabilità.

Applicando la franchigia di 129,11 euro e l’aliquota del 19%, la detrazione effettiva sarà di circa: (1.245 − 129,11) × 19% = 212,02 euro di risparmio IRPEF. Se Marco avesse pagato anche le due voci “in contanti” con bonifico o carta, avrebbe ottenuto circa 51 euro in più di risparmio. Una piccola attenzione al metodo di pagamento può fare la differenza.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Tabella riepilogo: contanti SÌ / contanti NO

Ecco una tabella sintetica con le casistiche più ricorrenti. Tienila a portata di mano quando devi decidere come pagare una spesa sanitaria.

Tipo di spesa sanitariaPagamento in contantiDetraibile 19%
Farmaci in farmacia (fascia A, C, OTC, omeopatici)SÌSÌ (con scontrino parlante)
Farmaci galenici e parafarmaciaSÌSÌ
Dispositivi medici (occhiali CE, siringhe, apparecchi acustici, etc.)SÌSÌ (con dicitura AD/CE)
Ticket SSN per visite o esami (ASL/ospedale pubblico)SÌSÌ
Ticket prestazioni in strutture private accreditate al SSNSÌSÌ
Ricoveri SSN e day hospital pubbliciSÌSÌ
Visita medica specialistica privataNOSolo se tracciabile
Visite dentistiche e cure odontoiatriche privateNOSolo se tracciabile
Sedute di psicoterapia privateNOSolo se tracciabile
Esami diagnostici privati (RMN, TAC, ecografie senza ticket)NOSolo se tracciabile
Fisioterapia, logopedia, osteopatia privateNOSolo se tracciabile
Cure termali privateNOSolo se tracciabile
Ricoveri in cliniche private non accreditateNOSolo se tracciabile
Prestazioni intramoenia (libera professione in struttura pubblica)NOSolo se tracciabile
Prestazioni infermieristiche a domicilio (regime privato)NOSolo se tracciabile

Come inserire le spese sanitarie nel 730 precompilato

Le spese sanitarie nel modello 730/2026 vanno indicate nel quadro E – Sezione I “Oneri detraibili”. I righi di riferimento sono:

  • Rigo E1: spese sanitarie (codice 1 per la generalità delle spese, codice 2 per i portatori di handicap, codice 3 per la rateizzazione delle spese superiori a 15.493,71 euro)
  • Rigo E2: spese sanitarie per familiari non a carico affetti da patologie esenti
  • Rigo E3: spese sanitarie per portatori di handicap (mezzi necessari all’accompagnamento, deambulazione, sollevamento)
  • Rigo E4: spese per veicoli per portatori di handicap (detrazione 19% su massimo 18.075,99 euro)
  • Rigo E5: spese per acquisto di cani guida

Nel precompilato, l’Agenzia delle Entrate compila automaticamente questi righi sulla base dei dati ricevuti dal Sistema TS. Il tuo compito è quello di:

  1. Verificare la correttezza dei dati precompilati (importi, intestazione, periodo)
  2. Aggiungere eventuali spese mancanti (ad esempio spese pagate in contanti per farmaci con scontrino parlante che la farmacia non ha trasmesso)
  3. Eliminare spese erroneamente attribuite (ad esempio prestazioni di un familiare non a tuo carico)
  4. Modificare la quota di spettanza in caso di pagamento condiviso con un coniuge non a carico
  5. Verificare l’applicazione della franchigia di 129,11 euro (sotto questa soglia, le spese non danno diritto a detrazione)

Ricorda che, una volta accettato il 730 precompilato senza modifiche, l’Agenzia delle Entrate non effettua controlli formali sulla documentazione delle spese sanitarie. Ma attenzione: questo “scudo” vale solo per le spese già trasmesse dal Sistema TS. Se aggiungi una spesa, perdi questa protezione e dovrai conservare tutta la documentazione per gli eventuali controlli successivi.

CAF Centro Fiscale Udine: assistenza dichiarazione 730

Le regole sulla detraibilità delle spese sanitarie nel 730 precompilato sono molte e cambiano periodicamente con le nuove circolari dell’Agenzia delle Entrate (circolare 7/E annuale). Il rischio concreto è quello di perdere centinaia di euro di detrazione per piccoli errori di documentazione o per non aver saputo distinguere tra spese pagabili in contanti e spese che richiedono tracciabilità.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il tuo 730 precompilato 2026 in modo corretto, verificando ogni singola spesa sanitaria, distinguendo tra detrazioni del 19% spettanti e non spettanti, e applicando correttamente franchigie ed eventuali rateizzazioni. I nostri operatori conoscono nel dettaglio:

  • La normativa sulla tracciabilità e le sue eccezioni (L. 160/2019)
  • I requisiti dello scontrino parlante e dei dispositivi medici detraibili
  • Il Sistema Tessera Sanitaria e come gestire dati mancanti o errati
  • La detrazione per familiari a carico e i criteri di ripartizione tra coniugi
  • Le particolarità per i portatori di handicap e le patologie esenti
  • La gestione delle spese sanitarie estere (ad esempio cure in Slovenia o Austria, frequenti in Friuli Venezia Giulia)

Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine: porteremo la tua dichiarazione 730 al massimo del rimborso IRPEF a cui hai diritto, senza il rischio di errori che potrebbero costarti caro in caso di controllo. Compilare il 730 con il CAF è gratuito per i lavoratori dipendenti e i pensionati che presentano la dichiarazione “ordinaria”; per situazioni complesse (familiari, ridichiarazioni, integrative) i nostri consulenti offrono un servizio dedicato a tariffe trasparenti.

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Domande frequenti

Posso pagare in contanti il dentista e detrarre la spesa nel 730?

No. Le cure odontoiatriche e le visite dentistiche presso studi privati sono prestazioni libero professionali e non rientrano nelle eccezioni della Legge 160/2019. Se paghi in contanti, perdi il diritto alla detrazione del 19%, anche se hai ricevuto regolare fattura. Per detrarre, paga con bancomat, carta di credito, bonifico, assegno o sistemi elettronici di pagamento.

I farmaci pagati in contanti sono detraibili?

Sì. L’acquisto di farmaci e medicinali in farmacia o parafarmacia è una delle tre eccezioni espressamente previste dall’art. 1 c. 680 L. 160/2019. Per la detrazione devi conservare lo scontrino parlante con il tuo codice fiscale e il codice AIC del farmaco. Lo stesso vale per i farmaci omeopatici e quelli da banco (OTC).

Il ticket per la visita specialistica in ASL può essere pagato in contanti?

Sì. Le prestazioni sanitarie erogate dal SSN (ticket per visite specialistiche, esami diagnostici, prestazioni ambulatoriali) possono essere pagate in contanti e restano detraibili. La stessa regola vale per le prestazioni in regime di accreditamento erogate da strutture private convenzionate con il SSN.

La visita intramoenia in ospedale pubblico si può pagare in contanti?

No. La visita o l’esame in regime di libera professione intramuraria (intramoenia), pur svolgendosi in una struttura pubblica, è considerata prestazione privata e richiede il pagamento tracciabile. Il contante in questo caso fa perdere la detrazione del 19%.

Se la farmacia mi rilascia uno scontrino senza codice fiscale, posso detrarre lo stesso?

No. Lo scontrino “muto” (privo di codice fiscale) non è valido ai fini della detrazione fiscale. Chiedi sempre lo scontrino “parlante” comunicando il tuo codice fiscale o quello del familiare a carico per cui acquisti il farmaco. Senza questo dato, anche se la spesa è pagata correttamente, non è detraibile.

Le spese sanitarie del 2025 le posso pagare con bonifico nel 2026?

No. La detrazione del 19% segue il principio di cassa: la spesa è detraibile nell’anno in cui viene effettivamente pagata, non nell’anno in cui è stata fatturata. Una fattura del 2025 pagata nel 2026 andrà nella dichiarazione 2027 (redditi 2026), non nel 730/2026.

Posso pagare per un familiare a carico e detrarre io la spesa?

Sì, ma a precise condizioni. La detrazione spetta al contribuente che ha effettivamente sostenuto la spesa (cioè ha pagato) solo se la fattura è intestata al contribuente stesso o al familiare a carico (coniuge, figli, altri familiari fiscalmente a carico ai sensi dell’art. 12 TUIR). Se la fattura è intestata al familiare a carico, anche il pagamento deve risultare riconducibile al contribuente (carta sua, suo conto corrente).

Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate mi controlla?

L’Agenzia può richiedere, entro 5 anni dalla presentazione della dichiarazione, la documentazione comprovante le spese detratte. Devi essere in grado di esibire: (1) fattura/ricevuta fiscale della prestazione, (2) prova del pagamento tracciabile per le spese non rientranti nelle eccezioni, (3) prescrizione medica dove richiesta. In assenza, l’AdE può disconoscere la detrazione, recuperare l’imposta non versata, applicare sanzioni (dal 90% al 180% dell’imposta evasa, art. 1 D.Lgs. 471/1997) e interessi.

Maggio 27, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 18:08:382026-05-31 17:42:42Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Quadro B 730/2026: Come Dichiarare Immobili e Affitti (Guida Completa)

Dichiarazione dei redditi 730

Se possiedi una casa, un box, un negozio o un altro immobile, ogni anno il fisco vuole sapere quanto rende e come lo utilizzi. Tutte queste informazioni vanno comunicate nel Quadro B del modello 730/2026 (anno d’imposta 2025), il riquadro dedicato ai redditi dei fabbricati. È una delle sezioni più consultate e, allo stesso tempo, più complesse della dichiarazione, perché coinvolge categorie catastali, rendite, percentuali di possesso, codici utilizzo e — quando c’è un contratto in essere — anche la cedolare secca e le novità sulle locazioni brevi introdotte dalla Legge di Bilancio 2024.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo passo dopo passo come compilare il Quadro B del 730/2026: quali immobili dichiarare, come trattare l’abitazione principale, cosa fare con le case affittate, come funziona la cedolare secca al 21% (o al 10% per i canoni concordati) e quali sono i casi più frequenti — dal comodato d’uso ai parenti alla locazione su Airbnb. Troverai esempi pratici, una tabella riassuntiva dei codici utilizzo e le risposte alle domande più comuni che ci pongono i contribuenti allo sportello.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Quadro B del 730/2026 e a cosa serve
  2. Chi deve compilare il Quadro B e chi è esonerato
  3. Sezione I: come compilare i dati dei fabbricati (righi B1-B10)
  4. Abitazione principale: come dichiararla correttamente
  5. Case affittate: cosa indicare e quale tassazione
  6. Cedolare secca al 21% e al 10%: regole 2026
  7. Locazioni brevi e Airbnb: la nuova aliquota 26% dal secondo immobile
  8. Sezione II: contratti di locazione e codici da utilizzare
  9. Casi particolari: comodato, immobili storici, immobili inagibili
  10. IMU e Quadro B: quando paghi l’una e quando l’altro
  11. Gli errori più comuni nel Quadro B (e come evitarli)
  12. Domande frequenti

Cos’è il Quadro B del 730/2026 e a cosa serve

Il Quadro B del modello 730 è la sezione in cui il contribuente comunica all’Agenzia delle Entrate il reddito dei fabbricati posseduti nel corso dell’anno d’imposta. Nel 730/2026 si dichiarano gli immobili posseduti nel 2025, anche solo per pochi giorni. Per “fabbricato” si intende qualsiasi costruzione iscritta o iscrivibile al Catasto Edilizio Urbano: abitazioni, box, cantine, negozi, uffici, magazzini, capannoni non strumentali all’impresa.

Il reddito dichiarato in questo quadro può essere di due tipi: reddito catastale (basato sulla rendita iscritta in catasto) oppure reddito effettivo (basato sul canone di locazione percepito). Nelle istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate il Quadro B è chiamato anche Quadro RB nel modello Redditi PF: la sostanza è la stessa, cambia solo il modello di dichiarazione di riferimento.

I terreni agricoli e non edificabili vanno invece dichiarati nel Quadro A, mentre i fabbricati utilizzati come bene strumentale d’impresa o detenuti da società escono dall’ambito del 730 e vanno indicati nel modello Redditi PF. Se hai dubbi su quale quadro utilizzare per un immobile specifico, è sempre opportuno chiedere consulenza al tuo CAF di fiducia: un’errata classificazione può comportare avvisi di accertamento anche a distanza di anni.

Chi deve compilare il Quadro B e chi è esonerato

Deve compilare il Quadro B chiunque, nel 2025, abbia posseduto un fabbricato a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o enfiteusi. Il nudo proprietario, invece, non dichiara nulla in questo quadro perché il reddito è imputato a chi detiene il diritto reale di godimento (l’usufruttuario). Lo stesso vale per il coniuge superstite che ha il diritto di abitazione sulla casa coniugale: dichiara lui il reddito, non gli eredi nudi proprietari.

Anche chi possiede un immobile solo per una parte dell’anno (ad esempio perché lo ha ereditato a maggio o venduto a settembre) deve compilare il Quadro B indicando i giorni effettivi di possesso nella colonna apposita. Sono invece esonerati dalla compilazione del Quadro B i contribuenti che possiedono esclusivamente:

  • l’abitazione principale (non di lusso) e le sue pertinenze, se non hanno altri redditi che obbligano alla presentazione del 730;
  • fabbricati rurali destinati a uso strumentale agricolo, a determinate condizioni;
  • immobili dati in uso gratuito a un familiare che vi ha trasferito la residenza, se rientrano nei limiti previsti.

Attenzione però: anche se l’abitazione principale non genera reddito imponibile IRPEF (è esclusa dalla base imponibile), vale comunque la pena indicarla nel Quadro B per documentare il possesso e, soprattutto, per beneficiare della deduzione “abitazione principale” che il modello calcola automaticamente.

Sezione I: come compilare i dati dei fabbricati (righi B1-B10)

La Sezione I del Quadro B raccoglie le informazioni anagrafiche di ciascun immobile. Sono disponibili i righi da B1 a B10, uno per ogni fabbricato. Se possiedi più di dieci immobili, dovrai utilizzare un secondo modulo e numerarlo correttamente. Vediamo, colonna per colonna, cosa va inserito:

  1. Colonna 1 — Rendita catastale: indica la rendita catastale dell’immobile come risulta dalla visura, non rivalutata. La rivalutazione del 5% prevista dall’articolo 3 comma 48 della L. 662/1996 viene applicata automaticamente dal software in fase di calcolo.
  2. Colonna 2 — Utilizzo: è il codice che identifica come usi l’immobile (vedi tabella sotto). È la colonna più importante perché determina il regime di tassazione.
  3. Colonna 3 — Giorni: i giorni di possesso nell’anno (massimo 365). Se hai posseduto l’immobile tutto l’anno, scrivi 365.
  4. Colonna 4 — Percentuale di possesso: la quota di proprietà (100, 50, 33,33 ecc.).
  5. Colonna 5 — Codice canone: indica come è calcolato il canone (es. 1 = canone libero, 2 = equo canone, 3 = canone concordato).
  6. Colonna 6 — Canone di locazione: l’importo annuo del canone (al netto della riduzione forfettaria, se prevista).
  7. Colonna 7 — Casi particolari: codici per situazioni specifiche (immobile inagibile, distrutto da calamità, riduzione canone in corso d’anno).
  8. Colonna 8 — Continuazione: barrare se l’immobile è già stato indicato in più righi (in caso di variazioni durante l’anno).
  9. Colonna 9 — Codice comune: il codice catastale del Comune in cui si trova l’immobile (4 caratteri alfanumerici, lo trovi sulla visura catastale o sul sito dell’Agenzia delle Entrate).
  10. Colonna 10 — Cedolare secca: barrare se hai scelto il regime della cedolare secca per quell’immobile.
  11. Colonna 11 — Casi particolari IMU: per segnalare gli immobili esenti IMU che continuano a pagare IRPEF (situazione rara).
  12. Colonna 12 — Immobili storici/artistici: barrare se l’immobile è di interesse storico-artistico ai sensi del D.Lgs. 42/2004.

I dati di rendita, categoria catastale, foglio, particella e subalterno si recuperano dalla visura catastale aggiornata, scaricabile gratuitamente dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS. Se l’immobile ha subito modifiche (frazionamenti, fusioni, cambio categoria) verifica che la rendita sia quella vigente al 31/12/2025.

Abitazione principale: come dichiararla correttamente

Per abitazione principale si intende l’immobile (e le relative pertinenze) in cui il contribuente e i suoi familiari hanno la dimora abituale e la residenza anagrafica. Il codice da indicare nella colonna 2 è 1. Per le pertinenze (box, cantina, soffitta) si usa il codice 5: massimo una per ciascuna delle categorie C/2, C/6 e C/7.

La regola generale è che l’abitazione principale non produce reddito IRPEF: il legislatore riconosce una deduzione pari alla rendita catastale rivalutata, che di fatto azzera il reddito imponibile. C’è però un’eccezione importante: gli immobili classificati nelle categorie catastali di lusso A/1, A/8 e A/9 (abitazioni signorili, ville, castelli e palazzi storici) concorrono al reddito complessivo, ma beneficiano di una deduzione (ex art. 10 c. 3-bis del TUIR) pari alla rendita catastale rivalutata dell’unità e delle pertinenze, fino a concorrenza del reddito stesso.

Un esempio pratico: Maria possiede un appartamento in categoria A/3 a Udine in cui vive con la famiglia. Indica nel rigo B1 la rendita catastale (per esempio 580 euro), codice utilizzo 1, giorni 365, possesso 100%. Il software calcola la rendita rivalutata del 5% (609 euro) e applica una deduzione equivalente, azzerando il reddito imponibile. Se invece l’immobile fosse stato A/1, la deduzione (pari alla rendita catastale rivalutata) opererebbe comunque fino a concorrenza del reddito dell’abitazione: il reddito imponibile sarebbe normalmente azzerato, ma l’immobile resterebbe soggetto a IMU come abitazione principale di lusso.

E se cambi residenza durante l’anno?

In caso di trasferimento di residenza durante l’anno (ad esempio un trasloco a settembre), devi compilare due righi distinti per la stessa abitazione: il primo con codice utilizzo 1 (per il periodo in cui era abitazione principale) e il secondo con codice 2 (a disposizione) per i mesi successivi, barrando la casella “continuazione” in colonna 8. Lo stesso vale per chi acquista una nuova prima casa nel corso dell’anno.

Case affittate: cosa indicare e quale tassazione

Quando un immobile è locato a terzi, nel Quadro B vanno indicati sia il canone percepito sia il codice utilizzo che identifica il tipo di contratto. Il fisco italiano permette due regimi alternativi:

  • Tassazione IRPEF ordinaria: il canone (al netto della riduzione forfettaria del 5% per spese di manutenzione, o del 25% per Venezia centro e isole, o del 35% per immobili storici) si somma agli altri redditi e viene tassato con le aliquote progressive IRPEF (23%, 35%, 43% scaglioni 2025).
  • Cedolare secca: un’imposta sostitutiva proporzionale, applicata sul canone lordo. Sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e bollo annuali sul contratto.

Va indicato il maggiore tra la rendita catastale rivalutata e il canone ridotto: la regola opera in caso di tassazione ordinaria. Se invece il proprietario opta per la cedolare secca, il riferimento è sempre il canone lordo, senza riduzioni forfettarie.

I codici utilizzo principali per gli immobili locati sono: 3 (locazione a canone libero), 4 (equo canone — ormai residuale, solo contratti molto vecchi), 8 (canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa), 11 (parzialmente locato a canone concordato), 12 (parzialmente locato a canone libero), 14 (immobile in Abruzzo locato a soggetti residenti nei comuni colpiti dal sisma 2009), 16 (locazione parziale di abitazione principale a canone libero) e 17 (locazione parziale a canone concordato).

Cedolare secca al 21% e al 10%: regole 2026

La cedolare secca è stata introdotta dal D.Lgs. 23/2011 art. 3 per i contratti di locazione abitativa stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa. È un regime opzionale: si sceglie alla registrazione del contratto o, per i contratti già in essere, con apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate (modello RLI).

Nel 2026 si applicano due aliquote per le locazioni abitative ordinarie:

  • 21% — aliquota ordinaria: si applica ai contratti a canone libero (4+4) e a tutti i contratti che non rientrano nei casi particolari sotto indicati.
  • 10% — aliquota ridotta: si applica ai contratti a canone concordato (3+2) stipulati nei Comuni ad alta tensione abitativa individuati dalla delibera CIPE 87/2003 e nei Comuni colpiti da eventi calamitosi degli ultimi cinque anni.

Per beneficiare dell’aliquota ridotta al 10%, il contratto deve rispettare gli accordi territoriali firmati dalle organizzazioni dei proprietari e degli inquilini e — per i contratti stipulati senza l’assistenza diretta delle associazioni — è necessaria un’attestazione rilasciata da una delle associazioni firmatarie, che ne certifichi la conformità.

Quando conviene la cedolare? In linea di massima, conviene quando l’aliquota IRPEF marginale del contribuente è superiore al 21%. Per un lavoratore dipendente con reddito sopra i 28.000 euro (aliquota 35%), un canone di 7.200 euro annui tassato con cedolare al 21% genera un’imposta di 1.512 euro, contro circa 2.394 euro di IRPEF ordinaria (35% applicato al canone ridotto del 5%, pari a 6.840 euro). Inoltre con la cedolare si risparmiano imposta di registro (2% annuo del canone) e bollo sul contratto.

Locazioni brevi e Airbnb: la nuova aliquota 26% dal secondo immobile

La Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha modificato profondamente la tassazione delle locazioni brevi — i contratti turistici di durata non superiore a 30 giorni stipulati senza prestazione di servizi alberghieri, tipicamente tramite piattaforme come Airbnb, Booking o Vrbo.

Le nuove regole, applicabili anche al 730/2026 per le locazioni del 2025, prevedono:

  • Cedolare secca al 21% per la locazione breve di un solo immobile destinato a uso turistico nell’anno (su scelta del contribuente, da indicare in dichiarazione).
  • Cedolare secca al 26% per le locazioni brevi dal secondo al quarto immobile locato nell’anno.
  • Dal quinto immobile in poi, la locazione breve si considera attività d’impresa e va dichiarata con il modello Redditi PF (non più nel 730).

Esempio: Giulio affitta su Airbnb tre appartamenti a Udine. Sceglie il primo (quello con i ricavi più alti) per applicare la cedolare al 21%, mentre sugli altri due paga il 26%. Se avesse cinque immobili locati per affitti brevi, dovrebbe aprire la partita IVA come impresa ricettiva. Le ritenute applicate dalle piattaforme (Airbnb e simili sono sostituti d’imposta) compaiono nella Certificazione Unica e vanno indicate nel rigo apposito del Quadro B.

Sezione II: contratti di locazione e codici da utilizzare

La Sezione II del Quadro B (righi B11 e successivi) ospita gli estremi di registrazione dei contratti di locazione: codice identificativo del contratto, anno di presentazione, serie, numero e codice ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Questi dati sono obbligatori quando in Sezione I è indicato un codice utilizzo di locazione (3, 4, 8, 11, 12, 14, 16, 17) e quando si è optato per la cedolare secca.

Per i contratti registrati telematicamente dopo il 2011, è sufficiente indicare il codice identificativo a 17 caratteri rilasciato dal sistema, senza dover compilare gli altri campi. Per i contratti registrati in passato in modo cartaceo, occorre invece riportare manualmente serie, numero, anno e codice ufficio.

Ti consigliamo di tenere sempre a portata di mano il modello RLI rilasciato dall’Agenzia delle Entrate al momento della registrazione: lì trovi tutti i dati che servono. Se hai perso il modello, puoi recuperarlo dall’area riservata dell’Agenzia con SPID.

Codice utilizzoSignificatoCedolare secca ammessa?
1Abitazione principaleNo (non locato)
2Immobile a disposizioneNo (non locato)
3Locato a canone libero (4+4)Sì, aliquota 21%
4Equo canone (residuale)No
5Pertinenza abitazione principaleNo
8Locato a canone concordato (3+2)Sì, aliquota 10% se in comune ATA
9Altri usi (negozi, uffici, ecc.)No (locazione non abitativa)
10Uso gratuito a familiare con residenzaNo
11Parzialmente locato — canone concordatoSì, 10%
12Parzialmente locato — canone liberoSì, 21%
14Locato a soggetti residenti in comuni colpiti dal sismaSì, condizioni specifiche
16Locazione parziale ab. principale — canone liberoSì, 21%
17Locazione parziale ab. principale — canone concordatoSì, 10%

Casi particolari: comodato, immobili storici, immobili inagibili

Il Quadro B prevede codici e regole speciali per situazioni che si discostano dal possesso “standard”. Vediamo le più frequenti.

Comodato d’uso gratuito a parenti

Se concedi un immobile in comodato gratuito a un familiare che vi trasferisce la residenza, devi indicare il codice utilizzo 10 in colonna 2. Il reddito IRPEF è pari alla rendita catastale rivalutata, senza canone (perché non c’è). Attenzione: ai fini IMU il comodato a parenti di primo grado (genitori-figli) può dare diritto alla riduzione del 50% della base imponibile, a condizione che il comodatario vi abbia la residenza e il comodante possieda al massimo un’altra abitazione principale nello stesso Comune (D.L. 208/2015 convertito in L. 28/2016).

Immobili di interesse storico o artistico

Per i fabbricati vincolati ai sensi del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali) è prevista una riduzione del 50% della rendita catastale ai fini IRPEF. Devi barrare la casella “Immobili storici” in colonna 12. Per i canoni di locazione di immobili storici, la base imponibile è il maggiore tra il 65% del canone (in luogo del 95% ordinario) e la rendita ridotta del 50%.

Immobili inagibili o in ristrutturazione

Gli immobili dichiarati inagibili o inabitabili con apposita perizia comunale e non utilizzati di fatto beneficiano della riduzione del 50% della rendita ai fini IRPEF. Va indicato il codice 3 in colonna 7 (casi particolari). Per immobili distrutti o resi inagibili da eventi sismici o calamitosi, si applica il codice 1 in colonna 7 (esenzione totale).

Variazioni in corso d’anno

Se nel corso dell’anno è cambiato qualcosa di rilevante (es. l’immobile è stato locato, è cambiato il canone, è stato venduto), devi compilare più righi per lo stesso immobile barrando la casella “continuazione” in colonna 8 a partire dal secondo rigo. Tipico esempio: appartamento sfitto da gennaio ad aprile (codice 2 per 120 giorni) e locato da maggio a dicembre (codice 3 per 245 giorni).

IMU e Quadro B: quando paghi l’una e quando l’altro

Un dubbio frequente è la sovrapposizione tra IMU (imposta municipale propria) e IRPEF sui fabbricati. La regola generale, fissata dal D.Lgs. 23/2011 art. 8, è la seguente:

  • Immobili soggetti a IMU e non locati: l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali. Tuttavia, per le abitazioni a disposizione situate nello stesso Comune dell’abitazione principale, è dovuta sia l’IMU sia l’IRPEF sul 50% della rendita rivalutata.
  • Immobili soggetti a IMU e locati: l’IRPEF (o la cedolare secca) si paga comunque sul canone. L’IMU si paga in aggiunta.
  • Abitazione principale non di lusso: esente IMU (salvo categorie A/1, A/8, A/9) e non produce reddito IRPEF.
  • Fabbricati rurali strumentali: esenti IMU su tutto il territorio nazionale.

In sintesi: quando paghi IMU non paghi IRPEF sulla rendita (salvo i casi sopra), ma l’IRPEF resta dovuta sui canoni di locazione. Per la cedolare secca, invece, il canone è interamente tassato con l’aliquota proporzionale, senza interferenze con l’IMU.

Gli errori più comuni nel Quadro B (e come evitarli)

Dall’esperienza quotidiana del nostro CAF, ecco gli errori che vediamo più spesso quando un contribuente si presenta con un avviso bonario o una comunicazione di irregolarità:

  1. Rendita catastale già rivalutata: molti scrivono la rendita maggiorata del 5%, ma il software la rivaluta in automatico. Risultato: tassazione doppia. Soluzione: inserire sempre il valore “secco” da visura.
  2. Codice utilizzo errato: il classico è il codice 2 (a disposizione) usato per una seconda casa che in realtà è locata o data in comodato. Cambiare il codice fa la differenza tra pagare migliaia di euro di IRPEF o nulla.
  3. Comodato a familiari senza residenza: il codice 10 vale solo se il familiare ha trasferito la residenza nell’immobile. Se non l’ha fatto, l’immobile va dichiarato come “a disposizione” (codice 2).
  4. Cedolare secca senza aver registrato l’opzione: barrare la casella in colonna 10 senza aver presentato il modello RLI è un errore frequente. La cedolare si esercita all’atto della registrazione o con comunicazione successiva.
  5. Canone lordo invece di netto: in caso di tassazione ordinaria va indicato il canone ridotto del 5% (o 25% Venezia / 35% storici); in caso di cedolare invece va indicato il canone lordo.
  6. Locazioni brevi non dichiarate: gli affitti turistici sotto i 30 giorni vanno sempre dichiarati, anche se gestiti da una piattaforma. La piattaforma trattiene la ritenuta del 21% ma il contribuente deve comunque presentare la dichiarazione.
  7. Mancata indicazione del codice catastale del Comune: provoca il rifiuto della precompilata o errori di calcolo delle addizionali. Lo trovi sulla visura o sul sito dell’Agenzia.

Se hai dubbi su un caso specifico, prima di trasmettere la dichiarazione fissa un appuntamento con un consulente del nostro CAF: una verifica preventiva costa molto meno di un avviso bonario, e nel sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia — dove le visure hanno particolarità rispetto al resto d’Italia — può evitare errori difficili da correggere a posteriori.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Devo dichiarare la prima casa nel Quadro B se non ho altri redditi da fabbricati?

Sì, l’abitazione principale va comunque indicata nel Quadro B per documentare il possesso. Il modello applica automaticamente la deduzione che azzera il reddito imponibile (per le categorie non di lusso). L’unica eccezione è chi è completamente esonerato dalla presentazione del 730 perché ha solo l’abitazione principale e nessun altro reddito.

Conviene la cedolare secca al 21% o l’IRPEF ordinaria?

Dipende dall’aliquota marginale IRPEF del contribuente. Se sei nel primo scaglione (23% fino a 28.000 euro), la differenza è minima e l’IRPEF ordinaria con la riduzione del 5% può essere persino più conveniente. Sopra i 28.000 euro la cedolare al 21% diventa quasi sempre vantaggiosa, soprattutto considerando il risparmio su imposta di registro e bollo.

Come si dichiarano i box e le cantine?

Le pertinenze dell’abitazione principale (categorie C/2, C/6, C/7 — massimo una per categoria) si dichiarano con il codice utilizzo 5 e seguono lo stesso regime di esclusione dall’IRPEF dell’abitazione principale. Box e cantine non pertinenziali (es. acquistati separatamente) vanno indicati con codice 2 (a disposizione) e producono reddito IRPEF pari alla rendita rivalutata.

Cosa devo fare se ho ereditato un immobile a metà 2025?

Devi dichiararlo nel Quadro B indicando i giorni effettivi di possesso (dalla data di apertura della successione al 31/12/2025) e la percentuale di proprietà spettante. Se siete più eredi, ciascuno indica la propria quota. Ricorda che il 730/2026 si presenta entro il 30 settembre 2026, ma le scadenze possono variare anno per anno: verifica sempre la data ufficiale sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Le locazioni brevi su Airbnb vanno sempre nel Quadro B?

Sì, fino a un massimo di quattro immobili locati con questa formula nell’anno. Dal quinto immobile in poi l’attività diventa imprenditoriale e va dichiarata nel modello Redditi PF (non più 730). Le ritenute trattenute dalle piattaforme (21%) vanno riportate nella sezione apposita del Quadro B e si compensano in dichiarazione.

Posso compilare il Quadro B da solo con la precompilata?

I dati dei fabbricati sono in genere presenti nella dichiarazione precompilata grazie ai dati catastali, ma la verifica resta fondamentale: codici utilizzo errati, variazioni in corso d’anno, contratti non aggiornati possono portare a errori. Per situazioni con più immobili, locazioni miste o casi particolari (immobili storici, comodato, sisma), il supporto di un CAF è la scelta più sicura.

Conclusione: affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

Compilare correttamente il Quadro B del 730/2026 richiede attenzione ai codici utilizzo, alla scelta tra tassazione ordinaria e cedolare secca, e a tutte le sfumature normative che si sono accumulate negli anni — soprattutto dopo le novità della Legge di Bilancio 2024 sulle locazioni brevi. Un errore in questo quadro può tradursi in un avviso bonario, in sanzioni o, peggio, in un accertamento.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di contribuenti nella compilazione del 730, con particolare esperienza nelle particolarità del sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia. Se vuoi avere la certezza di dichiarare correttamente i tuoi immobili e di pagare il giusto — né più né meno — prenota un appuntamento con uno dei nostri consulenti.

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Fonti normative: D.P.R. 917/1986 (TUIR) artt. 36-43; D.Lgs. 23/2011 art. 3 (cedolare secca) e art. 8 (IMU sostitutiva); L. 213/2023 (Legge di Bilancio 2024) art. 1 c. 63 (locazioni brevi); Istruzioni Modello 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate.

Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 11:34:342026-05-31 16:50:58Quadro B 730/2026: Come Dichiarare Immobili e Affitti (Guida Completa)
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730

Dichiarazione dei redditi 730

Il trattamento integrativo IRPEF, conosciuto da tutti come Bonus Renzi o Bonus 100 euro, è un’agevolazione fiscale destinata ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Si traduce in un importo fino a 1.200 euro l’anno erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro. Ma cosa succede se il datore di lavoro non lo ha riconosciuto, oppure se è stato riconosciuto in misura inferiore al dovuto? La buona notizia è che puoi recuperarlo direttamente nel modello 730/2026, ottenendolo come rimborso dal sostituto d’imposta o dall’Agenzia delle Entrate.

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo passo passo come funziona il trattamento integrativo nel 2026, chi ne ha diritto, come compilare correttamente il rigo C14 del modello 730 per recuperarlo, quando invece bisogna restituirlo e quali documenti servono. Troverai anche esempi pratici con calcoli concreti per capire esattamente quanto ti spetta.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è il trattamento integrativo IRPEF (ex Bonus Renzi)
  2. Chi ha diritto al trattamento integrativo nel 2026
  3. Importo e calcolo del bonus: come funziona la formula
  4. Perché il bonus non arriva in busta paga: 5 motivi
  5. Come recuperare il trattamento integrativo nel 730: rigo C14
  6. Esempi pratici di recupero nel modello 730/2026
  7. Quando devi restituire il bonus: i casi di incapienza
  8. Il bonus per gli incapienti: la novità 2024-2026
  9. Documenti necessari per il recupero al CAF
  10. Scadenze 730/2026 e tempistiche di rimborso
  11. Errori comuni da evitare nella compilazione
  12. Domande frequenti sul recupero del Bonus Renzi

Cos’è il trattamento integrativo IRPEF (ex Bonus Renzi)

Il trattamento integrativo è un’agevolazione fiscale introdotta dal Decreto Legge n. 3 del 5 febbraio 2020 (il cosiddetto “Decreto Bonus Renzi”), che ha sostituito il precedente Bonus 80 euro voluto dal Governo Renzi nel 2014. La normativa è stata poi modificata dalla Legge di Bilancio 2022 (Legge n. 234/2021) e ulteriormente adeguata con la Riforma IRPEF entrata in vigore dal 2024 (D.Lgs. 216/2023).

In termini semplici, si tratta di una somma in denaro che lo Stato riconosce ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi per aumentare il loro potere d’acquisto. Non è una detrazione fiscale tradizionale, ma una vera e propria erogazione che il datore di lavoro paga in busta paga mese per mese, anticipandola per conto dello Stato e poi recuperandola tramite il modello F24.

L’importo massimo annuo è di 1.200 euro, che corrispondono a circa 100 euro al mese se erogati in 12 mensilità (da qui il soprannome popolare di “Bonus 100 euro”). Il bonus è esentasse: non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF e quindi non viene tassato.

Chi ha diritto al trattamento integrativo nel 2026

Per avere diritto al trattamento integrativo nel 2026 devono ricorrere due condizioni essenziali e contemporanee: una soggettiva (essere un lavoratore con redditi specifici) e una oggettiva (avere un reddito complessivo entro determinati limiti). Vediamole nel dettaglio.

Categorie di lavoratori beneficiari

Hanno diritto al trattamento integrativo IRPEF 2026:

  • Lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico) con contratto a tempo determinato o indeterminato
  • Lavoratori parasubordinati con redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente (es. co.co.co.)
  • Soci lavoratori di cooperative
  • Lavoratori a domicilio
  • Sacerdoti e ministri di culto
  • Lavoratori in cassa integrazione (CIG) o in mobilità, limitatamente al reddito da lavoro
  • Percettori di indennità sostitutive del reddito da lavoro (es. NASpI, indennità di maternità)

Sono esclusi: i titolari di partita IVA in regime forfettario (la cui tassazione è già agevolata con imposta sostitutiva al 15% o al 5% per i primi 5 anni), i pensionati (che hanno detrazioni specifiche per redditi da pensione) e i contribuenti con redditi solo da lavoro autonomo professionale ordinario.

Limiti di reddito 2026

La soglia di reddito per avere pieno diritto al trattamento integrativo è di 15.000 euro annui di reddito complessivo. Sotto questa soglia, e con un’imposta lorda superiore alle detrazioni per lavoro dipendente, hai diritto all’intero importo di 1.200 euro.

Per i redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro si applica una regola particolare: il trattamento integrativo spetta solo se la somma di alcune detrazioni specifiche (lavoro dipendente, familiari a carico, interessi mutui, ristrutturazioni, ecc.) supera l’imposta lorda, e comunque entro precisi limiti calcolati. Si tratta della cosiddetta “clausola di salvaguardia” introdotta proprio per evitare distorsioni con la riforma IRPEF.

Importo e calcolo del bonus: come funziona la formula

Il calcolo dell’importo spettante dipende dal reddito complessivo annuo del contribuente. Ecco la tabella riepilogativa per il 2026:

Reddito complessivo annuoTrattamento integrativo spettanteNote
Fino a 8.500 euroNon spettaReddito incapiente (vedi paragrafo dedicato)
Da 8.500 a 15.000 euroFino a 1.200 euroImporto pieno se l’imposta lorda supera le detrazioni lavoro
Da 15.000 a 28.000 euroSolo in casi specificiSe la somma di detrazioni specifiche supera l’imposta lorda
Oltre 28.000 euroNon spettaSoglia di esclusione

Riproporzionamento per lavoro part-time o stagionale

Se non hai lavorato per tutto l’anno (perché hai iniziato a metà anno, lavori part-time o sei stagionale), l’importo si riduce in proporzione ai giorni di lavoro effettivo. Ad esempio, se hai lavorato solo 6 mesi (183 giorni) con i requisiti per il bonus, ti spetterà la metà: 600 euro circa (1.200 × 183/365).

Perché il bonus non arriva in busta paga: 5 motivi

Normalmente il datore di lavoro eroga automaticamente il trattamento integrativo in busta paga, calcolandolo mese per mese sulla base della retribuzione presunta annua. Ma può capitare che il bonus non venga riconosciuto, oppure venga erogato in misura inferiore a quanto effettivamente spettante. Ecco i 5 motivi più frequenti che riscontriamo al CAF Centro Fiscale di Udine:

  1. Nuovo lavoro iniziato a metà anno: il datore di lavoro non conosce il reddito complessivo annuo del lavoratore e potrebbe non aver applicato correttamente il bonus, soprattutto se il lavoratore proviene da un altro impiego.
  2. Rinuncia espressa al bonus: il lavoratore, prevedendo un reddito superiore alla soglia, può aver chiesto al datore di non erogarlo per evitare di doverlo restituire. Se poi il reddito effettivo è risultato sotto soglia, ha diritto al recupero.
  3. Cambio di datore di lavoro: se hai avuto più datori di lavoro nello stesso anno, ciascuno calcola il bonus solo sui propri redditi, senza considerare il totale.
  4. Lavoratori con più rapporti contemporanei: chi ha più CUD (oggi CU) deve verificare che la somma dei redditi rientri nei limiti e ricalcolare in dichiarazione.
  5. Errore di calcolo del datore di lavoro: capita più spesso di quanto si pensi, soprattutto per lavoratori con redditi vicini alla soglia di 15.000 o 28.000 euro.

Come recuperare il trattamento integrativo nel 730: rigo C14

Per recuperare il trattamento integrativo non erogato (o erogato in misura inferiore) devi compilare correttamente il rigo C14 del modello 730/2026, situato nella sezione “Altri dati” del Quadro C (Redditi di lavoro dipendente e assimilati).

Struttura del rigo C14

Il rigo C14 si compone di tre colonne:

  • Colonna 1 – Codice: indica la situazione del bonus. I codici principali sono:
    • Codice 1: il sostituto d’imposta ha erogato il bonus (puoi confermarlo o riconfermarlo)
    • Codice 2: il sostituto d’imposta NON ha erogato il bonus (richiesta di recupero)
  • Colonna 2 – Trattamento integrativo erogato dal sostituto: riporta l’importo che il datore di lavoro ha già erogato in busta paga durante l’anno (lo trovi nel punto 400 della CU)
  • Colonna 3 – Esenzione ricercatori/docenti/impatriati: da compilare solo se si appartiene a categorie speciali con regimi agevolati

Dove trovi i dati: la Certificazione Unica

Tutti i dati per compilare correttamente il rigo C14 li trovi nella Certificazione Unica 2026 (riferita ai redditi 2025) rilasciata dal datore di lavoro entro il 16 marzo 2026. In particolare:

  • Punto 391 della CU: codice trattamento integrativo (1 = erogato, 2 = non erogato)
  • Punto 400 della CU: importo trattamento integrativo erogato
  • Punto 401 della CU: importo trattamento integrativo non erogato ma riconosciuto come spettante

Suggerimento pratico del CAF: prima di compilare il 730, controlla sempre attentamente la tua CU. Spesso i lavoratori non sanno nemmeno di non aver ricevuto il bonus, semplicemente perché non lo hanno cercato in busta paga. Il punto 400 della CU è la prova ufficiale di quanto erogato.

Esempi pratici di recupero nel modello 730/2026

Vediamo tre esempi concreti che riproducono i casi più frequenti che gestiamo allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.

Esempio 1: Marco, dipendente con reddito 14.000 euro

Marco ha lavorato tutto il 2025 come operaio in un’azienda metalmeccanica di Udine con un reddito complessivo di 14.000 euro. Il datore di lavoro non gli ha erogato il bonus perché Marco aveva firmato una rinuncia all’inizio dell’anno (temeva di superare la soglia per altri redditi che poi non si sono realizzati). La sua imposta lorda è di 3.220 euro (23% di 14.000), superiore alle detrazioni per lavoro dipendente che ammontano a circa 1.880 euro: ha dunque pieno diritto al trattamento integrativo di 1.200 euro.

Compilazione 730:

  • Rigo C14, Colonna 1: codice 2 (bonus non erogato)
  • Rigo C14, Colonna 2: importo 0 (nulla erogato dal sostituto)

Risultato: Marco recupera 1.200 euro a credito nel 730, che riceverà come rimborso direttamente in busta paga a luglio 2026 dal suo datore di lavoro (che funge da sostituto d’imposta), oppure dall’Agenzia delle Entrate se non ha un sostituto.

Esempio 2: Laura, due datori di lavoro nel 2025

Laura ha cambiato lavoro nel 2025: da gennaio a giugno presso un negozio di abbigliamento (reddito 7.000 euro), da luglio a dicembre presso un ristorante (reddito 7.500 euro). Totale: 14.500 euro. Ciascun datore di lavoro ha erogato il bonus solo sulla propria parte di reddito, calcolando come se Laura guadagnasse il doppio se proiettato sull’anno intero. Risultato: il primo le ha dato 600 euro, il secondo 600 euro. Totale erogato: 1.200 euro. In questo caso il bonus è già completo, ma è importante confermarlo in dichiarazione.

Compilazione 730:

  • Rigo C14, Colonna 1: codice 1 (bonus erogato)
  • Rigo C14, Colonna 2: importo 1.200 euro (somma di quanto erogato dai due sostituti)

Esempio 3: Antonio, lavoratore stagionale

Antonio ha lavorato solo da maggio a settembre 2025 (153 giorni) come cameriere stagionale presso un ristorante della costa friulana, percependo 6.000 euro. Il suo datore di lavoro non ha riconosciuto il bonus per timore di errori. Antonio ha diritto al trattamento integrativo proporzionato ai giorni lavorati: 1.200 × 153/365 = 503 euro circa.

Compilazione 730:

  • Rigo C14, Colonna 1: codice 2 (bonus non erogato)
  • Rigo C14, Colonna 2: importo 0
  • L’importo spettante (503 euro) sarà calcolato automaticamente dal software del 730 sulla base dei giorni lavorativi indicati nel rigo C5

Quando devi restituire il bonus: i casi di incapienza

Attenzione: il trattamento integrativo non è “sempre tuo”. Esistono casi in cui devi restituirlo, in tutto o in parte, attraverso il 730. Questo accade quando, in sede di conguaglio annuale, emerge che non avevi i requisiti per riceverlo.

I casi più tipici di restituzione obbligatoria sono:

  • Hai superato la soglia dei 28.000 euro di reddito complessivo (es. per straordinari, premi di produzione, secondo lavoro): devi restituire l’intero importo ricevuto
  • Reddito tra 15.000 e 28.000 euro senza i requisiti specifici: in questa fascia il bonus spetta solo in casi precisi (clausola di salvaguardia), e se in sede di dichiarazione si verifica che le condizioni non c’erano, va restituito in tutto o in parte
  • Incapienza fiscale: se la tua imposta lorda è inferiore o uguale alle detrazioni per lavoro dipendente, il bonus generalmente non spetta (con eccezione del trattamento per gli incapienti, vedi paragrafo dedicato)
  • Hai cambiato regime fiscale: ad esempio, sei passato a regime forfettario nel corso dell’anno mantenendo un rapporto di lavoro dipendente residuale

La restituzione avviene automaticamente in dichiarazione: il software del 730 calcola la differenza e la indica come debito da pagare. Se la differenza supera 60 euro, è possibile rateizzarla in massimo 8 rate mensili a partire dal mese di luglio.

Il bonus per gli incapienti: la novità 2024-2026

Una delle novità più importanti introdotte con la Riforma IRPEF 2024 (poi confermata per il 2025 e 2026) è il cosiddetto trattamento integrativo per gli incapienti. Si tratta di un meccanismo che tutela i lavoratori dipendenti con redditi molto bassi (fino a 8.500 euro) che, a causa dell’introduzione delle nuove aliquote IRPEF e dell’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, rischiavano di perdere il diritto al bonus.

Per questi lavoratori “incapienti” (la cui imposta lorda è interamente assorbita dalle detrazioni), è stato previsto comunque il riconoscimento di una somma a titolo di trattamento integrativo, calcolata come differenza tra il valore delle detrazioni teoricamente spettanti e l’imposta lorda. In pratica, lo Stato eroga questa “differenza” che, in mancanza dell’agevolazione, andrebbe persa.

Esempio: Sara, lavoratrice part-time con reddito 8.000 euro l’anno, ha imposta lorda di 1.840 euro (23% di 8.000), interamente assorbita dalle detrazioni per lavoro dipendente di circa 1.955 euro. Senza il meccanismo per gli incapienti, Sara non avrebbe diritto al bonus. Con la nuova norma, le viene comunque riconosciuta una somma proporzionata.

Documenti necessari per il recupero al CAF

Se vuoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per il recupero del trattamento integrativo tramite 730/2026, porta con te questi documenti:

  • Certificazione Unica 2026 (CU) di tutti i datori di lavoro avuti nel 2025
  • Documento d’identità e tessera sanitaria/codice fiscale
  • Codici fiscali dei familiari a carico
  • Eventuali altre certificazioni di reddito (es. NASpI, INPS per cassa integrazione)
  • Coordinate bancarie (IBAN) per l’accredito di eventuali rimborsi superiori a 4.000 euro
  • Ultime buste paga 2025 (utili per verificare se il bonus è stato erogato correttamente)
  • Modello 730/2025 dell’anno precedente (se presentato)

Il nostro consiglio è di prenotare un appuntamento già da marzo, appena disponibile la CU. In questo modo eviti le code di maggio e giugno e hai più tempo per recuperare eventuali documenti mancanti.

Scadenze 730/2026 e tempistiche di rimborso

Per il modello 730/2026 le scadenze principali sono:

DataAdempimento
16 marzo 2026Termine ultimo per il rilascio della CU 2026 da parte dei sostituti d’imposta
30 aprile 2026Disponibilità della dichiarazione 730 precompilata sul portale Agenzia delle Entrate
30 settembre 2026Termine ultimo per l’invio definitivo del 730/2026
25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo (per correggere errori a favore del contribuente)

Quando arriva il rimborso del bonus?

Se hai presentato il 730 a un CAF entro il 31 maggio, il rimborso (compreso il trattamento integrativo) ti arriverà direttamente in busta paga di luglio 2026, accreditato dal tuo datore di lavoro come sostituto d’imposta. Se hai presentato il 730 più tardi (giugno-settembre), il rimborso slitterà ai mesi successivi (agosto, settembre, ottobre).

Se invece hai presentato il 730 senza sostituto d’imposta (perché non hai un datore di lavoro attivo al momento del conguaglio), il rimborso ti arriverà direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico bancario sull’IBAN comunicato, di solito entro fine anno.

Errori comuni da evitare nella compilazione

Negli ultimi anni allo sportello del CAF abbiamo riscontrato alcuni errori ricorrenti nella compilazione del rigo C14. Eccoli, con il modo corretto per evitarli:

  1. Indicare il codice 1 quando il bonus non è stato erogato: sembra banale, ma molti contribuenti per “abitudine” mettono sempre 1. Il risultato? Il sistema pensa che il bonus sia già stato pagato e non lo riconosce in dichiarazione. Verifica sempre il punto 391 e 400 della tua CU.
  2. Dimenticare di sommare gli importi di più CU: se hai avuto più datori di lavoro, devi sommare i punti 400 di tutte le CU e indicare il totale, non solo l’importo dell’ultima CU.
  3. Non indicare i giorni di lavoro nel rigo C5: i giorni di lavoro sono fondamentali per il calcolo proporzionale del bonus per stagionali e part-time. Senza questi dati il software non può calcolare correttamente l’importo spettante.
  4. Confondere il trattamento integrativo con il bonus Renzi originario da 80 euro: il vecchio bonus 80 euro è stato sostituito dal trattamento integrativo dal 1° luglio 2020. Per il 730/2026 si parla solo del nuovo bonus 100 euro.
  5. Non considerare i redditi assimilati: le indennità NASpI, le borse di studio, alcuni redditi parasubordinati concorrono a determinare la soglia. Vanno tutti sommati.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sul recupero del Bonus Renzi

1. Posso recuperare il trattamento integrativo anche se non presento il 730?

Sì, in alternativa al 730 puoi presentare il Modello Redditi PF 2026 (ex Modello Unico), che ha le stesse funzionalità di recupero del bonus. La scadenza per il Modello Redditi PF è il 30 novembre 2026. Tuttavia, il 730 è generalmente più conveniente perché permette il rimborso diretto in busta paga.

2. Cosa succede se ho rinunciato al bonus all’inizio dell’anno?

Nessun problema. La rinuncia in busta paga non è definitiva: in sede di dichiarazione dei redditi puoi sempre richiedere il bonus, se ne avevi i requisiti. Indica nel rigo C14 il codice 2 e l’importo erogato dal sostituto (che sarà 0).

3. I pensionati hanno diritto al trattamento integrativo?

No, i pensionati sono esclusi dal trattamento integrativo, perché beneficiano di un sistema di detrazioni specifiche per redditi da pensione. Per loro esistono altre agevolazioni, come l’esonero contributivo per chi continua a lavorare oltre l’età pensionabile (Bonus Maroni).

4. Il trattamento integrativo viene tassato?

No, il trattamento integrativo è completamente esentasse. Non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF, quindi non aumenta le tasse da pagare. È un’erogazione “netta” che entra direttamente nella tua disponibilità.

5. Posso recuperare il bonus degli anni precedenti se non lo ho fatto?

Sì, è possibile presentare una dichiarazione integrativa a favore entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria. In pratica, nel 2026 puoi ancora recuperare il bonus non percepito per gli anni 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, presentando un Modello Redditi PF integrativo.

6. Il trattamento integrativo conta per l’ISEE?

No, il trattamento integrativo NON concorre al calcolo dell’ISEE, perché non è considerato reddito imponibile ai fini IRPEF. Quindi non incide sull’attestazione ISEE che ti serve per richiedere altri bonus o agevolazioni (assegno unico, bonus asilo nido, agevolazioni universitarie).

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Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per recuperare quello che ti spetta

Il trattamento integrativo IRPEF rappresenta fino a 1.200 euro all’anno di potere d’acquisto in più. Se per qualsiasi motivo il datore di lavoro non te lo ha erogato, o lo ha erogato in misura inferiore, hai pieno diritto di recuperarlo nel modello 730/2026. La compilazione del rigo C14 richiede attenzione, perché un errore può tradursi nella perdita del bonus oppure in una richiesta di restituzione imprevista.

Al CAF Centro Fiscale di Udine elaboriamo migliaia di dichiarazioni 730 ogni anno e siamo specializzati nel verificare il corretto riconoscimento del trattamento integrativo. Controlliamo la tua Certificazione Unica, ricalcoliamo l’importo spettante, ti spieghiamo chiaramente quanto recuperi (o quanto eventualmente devi restituire) e curiamo l’invio del modello.

Prenota subito un appuntamento presso la nostra sede di Udine: ti aspettiamo per gestire al meglio il tuo 730/2026 e farti recuperare ogni euro che ti spetta. Contattaci telefonicamente, via email o tramite il modulo sul nostro sito. Ricorda: presentando il 730 entro fine maggio, il rimborso arriva direttamente in busta paga a luglio.

Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 08:34:342026-05-31 17:45:46Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730

Dichiarazione dei redditi 730

Ogni anno la stessa domanda: devo presentare il 730 anche quest’anno? Per milioni di italiani la risposta è “no”. L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 riguarda chi, per la propria situazione reddituale e contributiva, non è tenuto a inviare alcun modello dichiarativo all’Agenzia delle Entrate. Si tratta di un istituto previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986, TUIR) e ribadito ogni anno dalle istruzioni ministeriali al modello 730 e al Modello Redditi PF.

In questa guida aggiornata al 730/2026 (relativo ai redditi 2025) il CAF Centro Fiscale di Udine spiega in modo chiaro chi è esonerato, quali sono le soglie di reddito da non superare, quando conviene comunque presentare la dichiarazione anche se non obbligati e come evitare errori che possono costare sanzioni. Affronteremo casi pratici per pensionati, lavoratori dipendenti, partite IVA forfettarie, contribuenti minimi e percettori di indennità INPS.

Attenzione: l’esonero non significa che non si è “soggetti fiscali”. Significa solo che non occorre presentare la dichiarazione perché le imposte risultano già trattenute alla fonte o perché il reddito è sotto le soglie di esenzione. Vediamo nel dettaglio tutte le casistiche previste per il 2026.

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Cosa significa esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026

L’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi è una facoltà riconosciuta dall’ordinamento tributario a determinate categorie di contribuenti che, pur producendo redditi nel corso dell’anno d’imposta, non sono tenuti a presentare il modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche. Il principio cardine è semplice: se l’imposta dovuta è già stata interamente trattenuta dal sostituto d’imposta (datore di lavoro, ente pensionistico, INPS) e non vi sono altri redditi da dichiarare, lo Stato non chiede al cittadino di “ricapitolare” la propria posizione.

L’istituto trova fondamento normativo principalmente nell’art. 1 del DPR 600/1973 (“Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”) e nelle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730. Le tabelle ufficiali di esonero sono pubblicate ogni primavera con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che approva i modelli dichiarativi: per il 2026 il riferimento è il provvedimento di approvazione del modello 730/2026.

Esonero vs. semplice non obbligo

È importante distinguere due concetti spesso confusi:

  • Esonero totale: il contribuente non è obbligato a presentare alcun modello dichiarativo e non subisce conseguenze.
  • Esonero con facoltà: il contribuente non è obbligato, ma può scegliere di presentare comunque la dichiarazione, ad esempio per ottenere il rimborso di detrazioni non riconosciute dal sostituto.
  • Esclusione soggettiva: alcune categorie (es. soggetti minimi cessati, eredi del de cuius) seguono regole specifiche che derogano allo schema ordinario.

Soglie di reddito per l’esonero dichiarazione redditi 2026

La normativa fiscale italiana prevede soglie di reddito al di sotto delle quali il contribuente non è tenuto a presentare la dichiarazione. Tali soglie variano in funzione della tipologia di reddito posseduto e della categoria del contribuente. Ecco le principali soglie aggiornate per il modello 730/2026:

Tipologia di redditoSoglia di esoneroNote
Reddito complessivo generalefino a 2.840,51 eurolimite generale art. 11 TUIR
Pensione + abitazione principalefino a 8.500 euro (con almeno 75 anni) o 7.500 eurono-tax area pensionati
Lavoro dipendente + abitazione principalefino a 8.500 euronuova no-tax area dipendenti dal 2025 (DLgs 216/2023)
Compensi sportivi dilettantisticifino a 15.000 eurofranchigia art. 36 D.Lgs 36/2021
Assegno periodico ex coniugefino a 7.500 eurose unico reddito, con abitazione principale
Redditi assoggettati a ritenuta a titolo d’impostaEsenti dall’obbligocedolare secca, interessi titoli, dividendi qualif.

Queste soglie tengono conto delle detrazioni d’imposta previste dagli artt. 12, 13, 15 e 16 del TUIR. In sostanza, sotto questi importi l’imposta dovuta risulta pari a zero per effetto delle detrazioni stesse, rendendo superflua la dichiarazione.

La soglia generale di 2.840,51 euro

Storica soglia di esonero (corrispondente a 5,5 milioni di lire del 1996, mai aggiornata), riguarda chi ha solamente redditi residuali (es. piccolo lavoro autonomo occasionale, redditi diversi) per importi complessivi sotto questo limite. Restano comunque obbligati alla dichiarazione coloro che, pur sotto soglia, hanno crediti d’imposta da utilizzare o redditi soggetti a tassazione separata.

Esonero per lavoratori dipendenti e assimilati

Il lavoratore dipendente è la figura più tutelata dal sistema di esoneri, perché il datore di lavoro opera già come sostituto d’imposta, trattenendo mensilmente l’IRPEF e applicando il conguaglio a fine anno tramite la Certificazione Unica (CU). Se il rapporto di lavoro copre l’intero anno e non vi sono altri redditi, la posizione fiscale è già “chiusa” e non occorre dichiarare nulla.

Sono esonerati dalla presentazione del 730/2026 i lavoratori dipendenti che si trovano in tutte queste condizioni:

  • hanno percepito redditi da lavoro dipendente o assimilato (es. co.co.co., borse di studio, gettoni di presenza) da un solo datore di lavoro;
  • il sostituto ha effettuato correttamente le ritenute d’acconto IRPEF e applicato le addizionali regionali e comunali;
  • non possiedono altri redditi da dichiarare (esclusi quelli soggetti a ritenuta secca o cedolare);
  • il reddito da abitazione principale (rendita catastale) non è soggetto a IRPEF;
  • non hanno spese detraibili o deducibili che vogliono recuperare.

Caso pratico: Marco, impiegato a tempo indeterminato

Marco lavora come impiegato dal 2020 nella stessa azienda. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro lordi, il datore ha effettuato le ritenute mensili e a dicembre ha consegnato la CU. Marco vive nella propria abitazione principale e non ha altri redditi. Conclusione: Marco è esonerato dal 730/2026. Tuttavia, se ha sostenuto spese mediche per 1.200 euro o ha pagato un mutuo prima casa, gli conviene presentare comunque il 730 per recuperare le detrazioni del 19%.

Lavoratori con due o più CU: cosa cambia

Se un lavoratore ha avuto più datori di lavoro nel 2025 e non ha chiesto il conguaglio all’ultimo sostituto, è generalmente obbligato a presentare la dichiarazione, salvo che l’imposta complessiva non superi l’importo di 10,33 euro. Il motivo: ciascun datore applica le aliquote partendo dal primo scaglione, senza considerare gli altri redditi, e questo provoca un’IRPEF a debito da regolarizzare.

Esonero per pensionati 2026

I pensionati rappresentano la categoria più numerosa di soggetti esonerati. L’INPS opera come sostituto d’imposta, trattenendo l’IRPEF dalla pensione e gestendo automaticamente le addizionali. Per la maggior parte dei pensionati italiani, soprattutto chi percepisce trattamenti minimi o pensioni medio-basse, la dichiarazione dei redditi non è necessaria.

I requisiti per l’esonero dei pensionati dal 730/2026 sono:

  • pensione erogata da un unico ente (INPS, ex INPDAP, casse previdenziali) per l’intero anno;
  • importo complessivo non superiore a 7.500 euro per i pensionati sotto i 75 anni, elevato a 8.500 euro per i pensionati con almeno 75 anni di età;
  • eventuale reddito aggiuntivo dall’abitazione principale e relative pertinenze (escluso da IRPEF);
  • nessun altro reddito imponibile, salvo quelli soggetti a ritenuta a titolo definitivo;
  • periodo di pensione di almeno 365 giorni (anno intero).

Pensione minima e integrazione al trattamento

I percettori della pensione minima INPS (per il 2026 attestata, salvo conferme con perequazione, intorno ai 615-620 euro mensili per 13 mensilità) ricadono pienamente nella fascia di esonero, salvo abbiano altre fonti di reddito. Anche l’integrazione al trattamento minimo e la maggiorazione sociale non incidono sul calcolo del reddito ai fini dell’esonero, purché restino sotto soglia.

Pensionati con più trattamenti

Chi percepisce due o più pensioni (ad esempio una pensione INPS lavoro dipendente più una pensione di reversibilità) deve sommare gli importi e verificare la posizione complessiva. Se la somma è superiore alla soglia di esonero e nessuno dei due enti ha effettuato il conguaglio cumulativo, è opportuno presentare il 730 per evitare richieste future da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il CAF Centro Fiscale di Udine esegue gratuitamente la verifica per i pensionati friulani.

Esonero per partite IVA: forfettari e minimi

Per le partite IVA il discorso è più articolato. La regola generale è che chi possiede partita IVA deve presentare il Modello Redditi PF (non il 730), perché il 730 non ammette redditi d’impresa o di lavoro autonomo abituale. Tuttavia, anche per i contribuenti in regime forfettario e regime di vantaggio (ex minimi) esistono casi di esonero o adempimenti semplificati.

Regime forfettario: nessun esonero dichiarativo

I contribuenti in regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 c. 54-89) non sono mai esonerati dalla presentazione del Modello Redditi PF, neanche se nell’anno non hanno emesso fatture. Devono compilare il quadro LM indicando ricavi/compensi e applicare il coefficiente di redditività (variabile dal 40% al 86% in base al codice ATECO). L’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per le startup nei primi 5 anni) si applica al reddito imponibile così calcolato.

Il “coefficiente di redditività” è una percentuale stabilita per legge che indica quanta parte dei ricavi viene considerata reddito (il resto è considerato costi forfettari). Ad esempio, per i professionisti il coefficiente è del 78%: significa che il 78% dei compensi è reddito tassabile, il restante 22% è “costo forfettario” già scontato.

Soggetti con sola partita IVA chiusa nell’anno

Chi ha chiuso la partita IVA nel 2025 deve comunque presentare la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui ha operato, anche se per pochi mesi. L’unica eccezione riguarda chi ha avuto ricavi pari a zero e nessun costo deducibile: in questo caso, comunque, si raccomanda la dichiarazione “a zero” per fini di tracciabilità.

Lavoratori autonomi occasionali sotto 2.840,51 euro

Il lavoro autonomo occasionale (art. 67 c. 1 lett. l TUIR) non richiede l’apertura della partita IVA fino a 5.000 euro annui per committente. Se il contribuente ha percepito esclusivamente compensi occasionali per un totale non superiore a 2.840,51 euro nel 2025, può rientrare nell’esonero generale. Sopra tale soglia, occorre dichiarare nel quadro RL del Modello Redditi PF.

Redditi esenti e soggetti a ritenuta a titolo d’imposta

Una vasta gamma di redditi è esclusa dall’obbligo dichiarativo perché soggetti a tassazione “alla fonte” oppure perché del tutto esenti. Conoscere queste categorie aiuta a verificare se si rientra nell’esonero. Ecco le principali:

  • Interessi su titoli di Stato (BOT, BTP, CCT) e su conti correnti, soggetti a ritenuta del 12,50% o 26%;
  • Dividendi su partecipazioni non qualificate assoggettati a ritenuta del 26%;
  • Redditi da locazione in cedolare secca (21% o 10% canone concordato): vanno comunque dichiarati nel quadro B del 730 se altri redditi richiedono dichiarazione;
  • Pensioni di guerra e indennità correlate (totalmente esenti);
  • Borse di studio universitarie erogate da università, INPS, regioni (esenti);
  • Sussidi di natura assistenziale erogati da enti pubblici (es. assegno sociale);
  • Indennità di maternità e congedo parentale (concorrono come redditi assimilati ma INPS è sostituto);
  • Rendite INAIL per invalidità permanente e altre rendite assistenziali specifiche.

Cedolare secca: attenzione alla regola

Chi percepisce redditi da locazione in regime di cedolare secca (21% per contratto a canone libero o 10% per contratto a canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa) non è automaticamente esonerato. La cedolare secca sostituisce IRPEF e addizionali, ma il reddito deve essere comunque dichiarato nel quadro B del 730 o nel quadro RB del Modello Redditi PF. L’esonero opera solo se questo è l’unico reddito e l’imposta sostitutiva è stata regolarmente versata in F24 entro le scadenze previste.

NASPI, CIG, indennità INPS: come incidono sull’esonero

Molti contribuenti chiedono se le indennità di disoccupazione (NASPI), la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e altre prestazioni INPS comportino l’obbligo di dichiarazione. La risposta è articolata, ma utile per valutare la propria posizione.

NASPI

La NASPI è un reddito assimilato al lavoro dipendente e l’INPS opera come sostituto d’imposta, applicando direttamente le ritenute IRPEF. Se il percettore ha avuto solo NASPI nel 2025 e l’INPS ha eseguito il conguaglio finale, il lavoratore è esonerato. Diversamente, se nello stesso anno ha avuto anche redditi da lavoro dipendente da altri datori, scatta l’obbligo dichiarativo per il conguaglio cumulativo.

Cassa Integrazione Guadagni

La CIG ordinaria, straordinaria, in deroga e la NASPI agricola sono trattate come redditi da lavoro dipendente. Se erogate dal datore di lavoro (per anticipo) o direttamente dall’INPS, le ritenute vengono operate dal soggetto erogatore. Per il 2026, il principio resta invariato: se il rapporto di lavoro è continuativo e il conguaglio è stato eseguito, non occorre dichiarare.

Assegno di Inclusione e Supporto Formazione Lavoro

L’Assegno di Inclusione (ADI) (subentrato al Reddito di Cittadinanza dal 1° gennaio 2024) e il Supporto Formazione Lavoro (SFL) non concorrono alla formazione del reddito imponibile IRPEF, in quanto sussidi di natura assistenziale. Chi percepisce esclusivamente queste indennità non ha obbligo di presentare il 730/2026, salvo voglia recuperare detrazioni per altre spese (ad es. spese mediche, in casi specifici).

Quando conviene presentare il 730 anche se esonerati

Anche se rientri in una delle categorie di esonero, presentare comunque il 730/2026 può convenire in molte situazioni. La regola d’oro: presenta la dichiarazione ogniqualvolta hai pagato (tramite ritenute alla fonte) più imposte di quanto effettivamente dovuto, oppure hai diritto a detrazioni o crediti d’imposta che il sostituto non ha riconosciuto.

  • Spese mediche superiori alla franchigia di 129,11 euro (detrazione 19%);
  • Spese di istruzione universitaria e scolastica (limiti per ordine di scuola);
  • Mutuo prima casa: interessi passivi detraibili al 19% fino a 4.000 euro (760 euro annui di risparmio);
  • Bonus edilizi (Ecobonus, Sismabonus, Bonus ristrutturazione 50%): tornano nella dichiarazione in 10 rate annuali;
  • Erogazioni liberali a ONLUS, ASD, partiti politici, scuole;
  • Spese funebri per defunto familiare (fino a 1.550 euro per evento);
  • Premi assicurativi vita, invalidità e infortuni (detrazione 19% nei limiti previsti);
  • Detrazione canoni di locazione per studenti universitari fuori sede o lavoratori dipendenti che hanno trasferito la residenza per motivi di lavoro;
  • Bonus mobili e elettrodomestici: detraibile al 50% se collegato a ristrutturazione.

Esempio numerico: Giulia, pensionata 73enne

Giulia ha una pensione INPS di 7.200 euro annui. Tecnicamente sarebbe esonerata. Tuttavia, nel 2025 ha sostenuto 1.800 euro di spese mediche specialistiche e ha pagato 600 euro per la badante (per assistenza a sé stessa, in quanto non autosufficiente). Presentando il 730/2026 può recuperare:

  • Spese mediche: (1.800 – 129,11) × 19% = 317 euro
  • Spese addetti assistenza: 600 × 19% (entro 2.100 euro) = 114 euro
  • Rimborso atteso: 431 euro

Per Giulia, dunque, presentare il 730 conviene fortemente. Il CAF Centro Fiscale offre l’assistenza gratuita per la dichiarazione 730 a pensionati con ISEE basso.

730 precompilato 2026 ed esonero

Una novità importante per il 2026: la dichiarazione precompilata è disponibile dal 30 aprile 2026 (e non più dal 15 aprile come negli anni precedenti). Il cambio di data è stato disposto dall’Agenzia delle Entrate per garantire una maggiore affidabilità dei dati pre-inseriti, in particolare per Certificazioni Uniche, oneri detraibili e dati immobiliari.

Anche i contribuenti esonerati possono accedere al 730 precompilato tramite SPID, CIE o CNS sul portale dell’Agenzia delle Entrate. È un’ottima occasione per verificare se il proprio profilo fiscale è correttamente registrato e per scoprire eventuali detrazioni dimenticate. La precompilata aggrega automaticamente:

  • CU lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo;
  • spese sanitarie comunicate dal Sistema Tessera Sanitaria;
  • spese universitarie comunicate dalle università;
  • interessi mutui dalle banche;
  • oneri assicurativi comunicati dalle assicurazioni;
  • contributi previdenziali e assistenziali obbligatori.

Scadenze 730/2026 da ricordare

ScadenzaAdempimento
30 aprile 2026Disponibilità del 730 precompilato
16 giugno 2026Saldo IRPEF e primo acconto (per chi presenta Redditi PF)
30 settembre 2026Termine ultimo per invio definitivo 730/2026
25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo
30 novembre 2026Termine per Modello Redditi PF
1 dicembre 2026Secondo acconto IRPEF

Rimborso e crediti d’imposta: come ottenerli

Per gli esonerati che decidono di presentare comunque il 730 al fine di ottenere un rimborso, è importante sapere come funziona il meccanismo. Il rimborso può essere ottenuto in due modalità:

  • Tramite sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico): il rimborso compare nella busta paga o nel cedolino di pensione del mese di luglio (per dichiarazioni presentate entro giugno) o dei mesi successivi;
  • Direttamente dall’Agenzia delle Entrate per chi non ha sostituto (è il caso tipico dei pensionati con sola pensione INPS, ma il rimborso può essere richiesto in busta paga indicando l’INPS come sostituto): il rimborso viene accreditato sul conto corrente tramite il codice IBAN indicato in dichiarazione, di norma entro 6 mesi.

Crediti d’imposta che richiedono comunque la dichiarazione

Alcuni crediti d’imposta richiedono obbligatoriamente la dichiarazione per essere utilizzati, anche se sotto soglia. Ad esempio:

  • Trattamento integrativo (ex bonus Renzi/80 euro) – oggi ridenominato e modulato in base al reddito;
  • Bonus prima casa under 36 (per acquisti effettuati nei termini di vigenza);
  • Crediti d’imposta canoni di locazione per immobili a uso non abitativo;
  • Bonus colonnine elettriche per installazione di infrastrutture di ricarica;
  • Sport bonus e altre agevolazioni territoriali.

Errori da evitare sull’esonero dichiarativo

L’esonero è una facoltà, ma presumere di esserne titolari quando non lo si è può costare caro. Le sanzioni per omessa dichiarazione previste dal D.Lgs. 471/1997 sono pesanti: dal 120% al 240% delle imposte dovute con un minimo di 250 euro (importo che scende a 200 euro se non risultano imposte dovute). Ecco gli errori più frequenti:

  • Pensionati che ricevono due cedolini pensione da enti diversi (es. INPS + ex INPDAP, oppure INPS + Cassa Forense) e ritengono di essere esonerati senza verificare il cumulo;
  • Lavoratori che hanno avuto un secondo lavoro a chiamata o stagionale nello stesso anno;
  • Eredi che incassano arretrati di pensione del de cuius e non li dichiarano;
  • Contribuenti con redditi da locazione (anche brevi tipo Airbnb) che ritengono di essere esonerati solo perché in cedolare secca;
  • Percettori di compensi sportivi dilettantistici sopra la soglia di 15.000 euro che non dichiarano nulla;
  • Soggetti con conti correnti all’estero o investimenti finanziari all’estero (anche cripto): obbligo di quadro W indipendentemente dalle altre condizioni.

Sanzioni e ravvedimento operoso

Chi si accorge di aver erroneamente ritenuto di rientrare nell’esonero può sanare la propria posizione tramite ravvedimento operoso. Se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione fissa per la tardiva presentazione è di soli 25 euro (1/10 di 250 euro). Oltre i 90 giorni, la dichiarazione si considera omessa e le sanzioni sono molto più gravose.

Cripto e redditi esteri: l’esonero non vale

Una delle aree dove l’esonero non opera mai riguarda i redditi esteri e gli investimenti finanziari all’estero, inclusi i conti su fintech estere (Revolut, N26, Wise, PayPal con conto operativo all’estero) e le criptovalute. La normativa sul monitoraggio fiscale (D.L. 167/1990 e successive modifiche) impone l’obbligo di compilazione del quadro W nel Modello Redditi PF per chiunque detenga attività finanziarie estere superiori ai limiti previsti.

  • IVIE 1,06% per immobili all’estero (aliquota in vigore dal 2024 ex L. 213/2023);
  • IVAFE 2 per mille (0,20%) su attività finanziarie estere, elevata al 4 per mille (0,40%) per stati black-list;
  • Imposta fissa di 34,20 euro per conto corrente o libretto estero (persona fisica);
  • Tassazione plusvalenze cripto al 26% (in caso di realizzo) per importi superiori a 2.000 euro;
  • Anche con imposta dovuta inferiore a 200 euro, il quadro W va comunque compilato.

Se possiedi attività estere (anche solo un conto corrente da pochi euro presso una fintech estera) sei obbligato a presentare il Modello Redditi PF, indipendentemente dalle altre condizioni di esonero. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha competenza specifica nel monitoraggio fiscale e nella tassazione delle criptovalute.

Successioni ed eredi: la dichiarazione del de cuius

In caso di decesso, gli eredi devono presentare la dichiarazione dei redditi del defunto (de cuius) relativa all’anno del decesso e, se non presentata, anche all’anno precedente. La scadenza ordinaria del 730/2026 (30 settembre 2026) per il de cuius è prorogata al 30 novembre 2026 tramite presentazione del Modello Redditi PF, esclusivamente in via telematica. Gli eredi non possono avvalersi del 730 per il defunto.

In Friuli Venezia Giulia, il sistema tavolare rappresenta una specificità importante anche dal punto di vista fiscale per le successioni: l’efficacia costitutiva dell’iscrizione nel Libro Fondiario richiede l’intavolazione separata dopo la dichiarazione di successione. Il CAF Centro Fiscale ha competenza ultradecennale nella gestione delle pratiche di successione nel sistema tavolare di Udine, Gorizia, Trieste e parte di Pordenone.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Conclusioni: come capire se sei davvero esonerato

L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 è un’opportunità per molti contribuenti italiani, ma non va presunto: occorre verificare con attenzione la propria situazione personale, sommare tutti i redditi percepiti nel 2025, controllare le ritenute applicate dai sostituti d’imposta e valutare l’esistenza di spese detraibili che potrebbero generare un rimborso.

Le tre regole d’oro da ricordare:

  1. Verifica sempre la tua CU o il cedolino INPS: sono il punto di partenza per capire quanto reddito hai prodotto e quanto IRPEF ti è stato trattenuto.
  2. Non confondere “non obbligato” con “non conviene”: spesso presentare il 730 anche da esonerati significa recuperare centinaia di euro di rimborsi.
  3. Attenzione ai redditi esteri e cripto: l’esonero non vale mai. Quadro W obbligatorio.

Per una verifica gratuita della tua posizione fiscale 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Il nostro team ti assiste nell’analisi della CU, nella ricostruzione delle spese detraibili e, se conviene, nella compilazione e invio del modello 730/2026 senza costi per pensionati con ISEE basso e lavoratori dipendenti con redditi medi. Prenota un appuntamento chiamando il numero 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

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FAQ – Domande frequenti sull’esonero 730/2026

1. Se sono esonerato e non presento il 730, posso comunque accedere ai bonus?

Sì, l’esonero dalla dichiarazione non esclude dai bonus statali (Assegno Unico, Bonus bollette, Carta Acquisti, ecc.). Tali misure si basano sull’ISEE, calcolato sui dati reddituali comunicati direttamente da INPS e Agenzia delle Entrate. Per ottenere o aggiornare l’ISEE, contatta il CAF Centro Fiscale.

2. Se ho ricevuto un’eredità nel 2025 devo presentare la dichiarazione?

L’eredità in sé (il patrimonio ricevuto) non è soggetta a IRPEF ma all’imposta di successione (con franchigie diverse a seconda del grado di parentela). Tuttavia, se l’eredità include immobili che producono reddito o investimenti che generano interessi, dovrai dichiarare tali redditi dal momento dell’apertura della successione. Il defunto, da parte sua, ha sempre l’obbligo della dichiarazione finale tramite gli eredi.

3. Ho cambiato lavoro a metà 2025: sono esonerato?

Se hai chiesto al nuovo datore di operare il conguaglio cumulativo (presentando la CU del precedente lavoro), e il conguaglio è stato effettuato correttamente, sei esonerato. In caso contrario sei obbligato alla dichiarazione, perché ciascun datore avrà applicato le aliquote dal primo scaglione, generando quasi certamente un debito IRPEF.

4. La pensione di reversibilità conta per l’esonero?

Sì, la pensione di reversibilità è reddito a tutti gli effetti. Se sommata alla pensione diretta supera la soglia di esonero (7.500 euro o 8.500 euro per gli ultra 75enni), occorre presentare la dichiarazione. L’INPS, se eroga entrambe le pensioni, opera il conguaglio cumulativo automaticamente.

5. Ho un conto Revolut con 500 euro: devo dichiarare?

Sì. Anche con saldi minimi, il possesso di un conto corrente all’estero (anche fintech) attiva l’obbligo di compilazione del quadro W per il monitoraggio fiscale. L’imposta IVAFE non è dovuta se il valore medio del conto è inferiore a 5.000 euro, ma la comunicazione resta obbligatoria. L’esonero ordinario dalla dichiarazione viene meno.

6. Posso recuperare le spese mediche del 2024 nel 730/2026?

No, il 730/2026 si riferisce ai redditi e alle spese sostenute nel 2025. Per le spese mediche del 2024 dovevi presentare il 730/2025 (entro il 30 settembre 2025). È possibile, tuttavia, presentare una dichiarazione integrativa entro i termini ordinari di accertamento (5 anni), rivolgendosi al CAF.

7. Sono pensionato all’estero in convenzione: devo dichiarare in Italia?

Dipende dalla residenza fiscale e dalla convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni in vigore con il Paese di pagamento della pensione. In genere, i pensionati AIRE residenti all’estero non sono tassati in Italia, salvo specifiche eccezioni. La verifica è caso per caso: contatta il CAF Centro Fiscale per un’analisi personalizzata.

Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 23:55:042026-05-31 17:46:04Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Modello 770 e Certificazione Unica

CU INPS Errate 2026: Scadenze per Correggere il 730 dei Pensionati

Pensione 2026 INPS

Le CU INPS errate 2026 sono il nuovo grattacapo della stagione dichiarativa: secondo le segnalazioni emerse a partire da maggio 2026, circa 270mila pensionati si sono visti recapitare una Certificazione Unica con dati incompleti o non corretti. Il problema riguarda soprattutto chi nel 2025 ha ricevuto trattamenti integrativi, conguagli o arretrati: in molti casi le somme risultano calcolate male, con effetti diretti sulla dichiarazione dei redditi. La conseguenza pratica è semplice da capire e fastidiosa da affrontare: senza una CU corretta, il 730 2026 precompilato può presentare un debito o un credito sbagliato.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine spieghiamo cosa fare se sei tra i pensionati coinvolti, come verificare la Certificazione Unica INPS sul portale, quali sono le scadenze 730 2026 per intervenire e come il CAF può aiutarti a presentare un 730 integrativo o un modello correttivo. L’obiettivo è uno solo: evitare che un errore di INPS si traduca in tasse pagate in più o, peggio, in rimborsi sbagliati che poi vanno restituiti.

Indice dei contenuti

  1. Cosa è Successo: le CU INPS Errate per 270mila Pensionati
  2. Perché la CU INPS Sbagliata Manda in Tilt il 730
  3. Come Verificare la Tua CU INPS 2026
  4. Scadenze 730 2026: le Date da Tenere a Mente
  5. Hai Già Inviato il 730 con Dati Sbagliati? Cosa Fare
  6. Rettifica della CU: i Tempi di INPS
  7. Il Ruolo del CAF nella Correzione del 730
  8. Domande Frequenti

Cosa è Successo: le CU INPS Errate per 270mila Pensionati

Le CU INPS errate 2026 sono emerse durante la prima fase di consultazione del 730 precompilato, disponibile dal 30 aprile 2026. Numerosi pensionati hanno notato discrepanze tra gli importi indicati nella Certificazione Unica rilasciata da INPS e quanto effettivamente percepito nel 2025. Le segnalazioni riguardano sia pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate, sia trattamenti come NASpI, integrazioni al minimo, tredicesima e arretrati.

Le cause segnalate sono diverse, ma ricorrono soprattutto due tipologie di errore. La prima riguarda l’imposta lorda IRPEF, che in alcuni casi non considera correttamente la rimodulazione degli scaglioni introdotta dalla riforma fiscale (oggi a tre aliquote: 23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre). La seconda riguarda i conguagli di fine 2025: importi rimborsati o trattenuti che non risultano correttamente attribuiti nei righi della CU. In entrambi i casi, l’effetto è un’imposta netta diversa da quella reale.

Il dato di circa 270mila pensionati coinvolti, riportato dalle prime ricostruzioni di stampa, è importante ma va contestualizzato: l’INPS è il sostituto d’imposta di milioni di pensionati italiani, e una percentuale ridotta di anomalie può comunque produrre un numero assoluto rilevante. La buona notizia è che gli errori della CU INPS sono in larga parte correggibili, sia attraverso una rettifica della Certificazione da parte dell’Istituto, sia tramite la presentazione di un 730 corretto con i dati reali.

Perché la CU INPS Sbagliata Manda in Tilt il 730

Per capire l’impatto delle CU INPS errate 2026 serve ricordare cos’è e a cosa serve la Certificazione Unica. È il documento con cui il sostituto d’imposta (INPS, datore di lavoro, ente erogatore) certifica i redditi erogati al contribuente nell’anno solare precedente e le ritenute già versate. Per i pensionati, la CU 2026 riassume tutta la pensione percepita nel 2025: imponibile, ritenute IRPEF, addizionali regionali e comunali, eventuali detrazioni applicate in busta.

Questi dati confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Significa che, se la CU INPS contiene un errore, anche il 730 2026 nasce sbagliato. Il rischio concreto è doppio. Da un lato, potresti vederti recapitare un rimborso superiore a quello dovuto, e l’Agenzia chiederà la restituzione con interessi nei controlli successivi. Dall’altro, potresti pagare un conguaglio a debito più alto del necessario, con un esborso ingiustificato.

Per i pensionati, l’effetto è ancora più diretto. Quando si invia il 730 con sostituto d’imposta, gli eventuali conguagli vengono applicati direttamente sulla rata della pensione di agosto, settembre o ottobre. Un errore sulla CU si traduce quindi in trattenute o rimborsi mensili calcolati su una base imponibile sbagliata, con effetti che si trascinano fino a fine anno. Per questo è fondamentale intervenire prima dell’invio del modello 730.

  • Imponibile errato: cambia il reddito complessivo e quindi l’aliquota IRPEF effettiva.
  • Ritenute errate: l’importo che risulta “già pagato” allo Stato non corrisponde al reale.
  • Detrazioni applicate in busta diverse dal dovuto: errore tipico sulle detrazioni per pensione e familiari a carico.
  • Addizionali regionali e comunali calcolate su una base errata.

Come Verificare la Tua CU INPS 2026

Il primo passo per difendersi dalle CU INPS errate 2026 è verificare la propria Certificazione Unica. Non aspettare il commercialista o il CAF: con pochi minuti puoi fare un controllo preliminare confrontando i dati della CU con quelli che già conosci (ad esempio l’importo netto della pensione ricevuto ogni mese, gli arretrati incassati e il modello ObisM).

Dove scaricare la CU INPS

La CU INPS 2026 è scaricabile gratuitamente in tre modi:

  • Dal portale INPS (sezione “MyINPS > Servizi al cittadino > Certificazione Unica”) con SPID, CIE o CNS.
  • Tramite l’app INPS Mobile, nella sezione “Cassetto previdenziale del cittadino”.
  • Al CAF Centro Fiscale di Udine, dove possiamo recuperarla per te con delega.

Cosa controllare nella Certificazione Unica

Una volta scaricata, concentra l’attenzione sui righi più sensibili. Per i pensionati i punti chiave sono i righi del quadro lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale, in particolare i punti relativi al reddito di pensione, al periodo di lavoro/pensione, all’imposta lorda, all’imposta netta e alle detrazioni applicate. Confronta queste cifre con il modello ObisM 2026 (il certificato di pensione INPS) e con il riepilogo dei cedolini dell’anno precedente: la somma dei netti mensili più ritenute e addizionali dovrebbe corrispondere al lordo certificato.

Se trovi differenze sospette, non è detto sia un errore di INPS: a volte la stranezza dipende da arretrati a tassazione separata, recuperi di pensioni indebite o variazioni dell’addizionale comunale. Per questo prima di gridare allo scandalo è utile rivolgersi al CAF o al patronato, che possono leggere insieme a te la Certificazione Unica e dirti se la differenza è giustificata o se va richiesta una rettifica.

Scadenze 730 2026: le Date da Tenere a Mente

Capire le scadenze del 730 2026 è essenziale quando si ha a che fare con CU INPS errate 2026: ogni data limite ti dà un’opportunità di rimediare, e perderla significa restare con un errore in dichiarazione. La dichiarazione precompilata è disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate dal 30 aprile 2026 (una novità del calendario fiscale, che fino al 2025 partiva il 15 aprile).

  • 30 aprile 2026: disponibilità del 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
  • 30 settembre 2026: termine ultimo per l’invio definitivo del 730 2026 (ordinario o tramite CAF/professionista).
  • 25 ottobre 2026: scadenza per la presentazione del 730 integrativo, da usare se ti accorgi di errori a tuo favore (maggior credito o minor debito) dopo aver già inviato il modello.
  • 30 novembre 2026: invio del Modello Redditi PF 2026, alternativa al 730 per chi non può usare il modello semplificato.

Per chi è alle prese con una CU INPS sbagliata, la priorità è non superare il 30 settembre 2026 senza aver chiarito la propria posizione: significa scegliere se inviare un 730 modificato rispetto al precompilato (sostituendo i dati errati con quelli corretti) o, in alternativa, attendere la rettifica della Certificazione Unica da parte di INPS e poi presentare il modello 730. La seconda strada è più sicura, ma vincolata ai tempi di lavorazione dell’Istituto. Per questo molti pensionati scelgono di affidarsi al CAF, che può modificare la dichiarazione precompilata con i dati reali ricostruiti dai cedolini.

Hai Già Inviato il 730 con Dati Sbagliati? Cosa Fare

Una delle domande più frequenti che ci arrivano allo sportello del CAF Centro Fiscale riguarda i pensionati che hanno già inviato il 730 2026 accettando il precompilato senza modifiche e che solo dopo scoprono la CU INPS errata. La buona notizia è che il sistema 730 prevede strumenti appositi per correggere la dichiarazione dei redditi già inviata. La scelta dello strumento giusto dipende da due variabili: quando ti accorgi dell’errore e a favore di chi è la correzione.

Errore a tuo favore: il 730 integrativo entro il 25 ottobre

Se la CU sbagliata ti ha fatto pagare più tasse del dovuto o ridotto il rimborso che ti spettava, puoi presentare un 730 integrativo. Si tratta di una nuova dichiarazione che sostituisce la precedente solo per gli aspetti corretti a tuo vantaggio. Il termine è il 25 ottobre 2026. Il 730 integrativo va presentato esclusivamente tramite CAF o professionista abilitato, anche se la dichiarazione originaria era stata fatta in autonomia.

Errore a debito: dichiarazione correttiva o Redditi PF

Se invece, una volta corretta la CU INPS, risulta che hai dichiarato meno del dovuto (e quindi devi pagare di più allo Stato), il 730 integrativo non basta. In questo caso si presenta il Modello Redditi PF 2026 entro il 30 novembre 2026, indicando il debito aggiuntivo e versando la differenza con eventuali sanzioni e interessi ridotti applicando il ravvedimento operoso. Anche qui, l’assistenza del CAF aiuta a calcolare correttamente l’importo da versare ed evitare ulteriori errori.

Rettifica della CU: i Tempi di INPS

Parallelamente alla correzione del 730, è importante che anche la Certificazione Unica INPS venga rettificata. L’INPS, quando individua o riceve segnalazione di un errore, emette una CU rettificata che viene trasmessa sia al contribuente sia all’Agenzia delle Entrate. Questo passaggio è cruciale perché allinea i dati della dichiarazione precompilata degli anni successivi e gli archivi fiscali del sostituto d’imposta.

Per chiedere la rettifica della CU sbagliata, il pensionato ha diverse strade. Può inoltrare la segnalazione tramite il portale INPS (servizio “Inoltro telematico di istanze, segnalazioni, comunicazioni”), oppure tramite il numero verde 803 164 da rete fissa, o ancora rivolgendosi a un patronato per la trasmissione assistita. Nella richiesta è utile allegare cedolini di pensione e, se disponibile, una ricostruzione del lordo annuo per facilitare la verifica all’Istituto.

I tempi di rettifica non sono normati in modo rigido, ma di solito INPS lavora le richieste in alcune settimane. Per questo, in vista delle scadenze 730 2026, conviene attivarsi subito: aspettare la CU rettificata e poi correre con l’invio della dichiarazione rischia di mettere fretta su un adempimento delicato. La strategia migliore è chiedere la rettifica e, in parallelo, predisporre un 730 corretto con il CAF, da inviare nei tempi previsti.

Il Ruolo del CAF nella Correzione del 730

Quando si parla di CU INPS errate 2026, il CAF non è solo un punto di assistenza tecnica: diventa una vera e propria garanzia di tutela per il pensionato. Il CAF Centro Fiscale di Udine, in particolare, ha sviluppato negli anni un’esperienza specifica nella lettura della Certificazione Unica e nella ricostruzione del reddito di pensione partendo dai cedolini e dal modello ObisM. Questo approccio è prezioso proprio nei casi in cui la CU INPS presenta incongruenze rispetto al percepito.

Operativamente, il CAF svolge tre attività complementari. Per prima cosa, verifica insieme al pensionato la CU e individua gli eventuali errori, segnalandoli per iscritto. In secondo luogo, predispone la dichiarazione 730 2026 modificando i dati del precompilato con quelli reali e applicando correttamente detrazioni, oneri deducibili e bonus pensionati. Infine, supporta la richiesta di rettifica della Certificazione Unica all’INPS, per chiudere il cerchio anche dal punto di vista del sostituto d’imposta.

Un valore aggiunto non trascurabile riguarda la responsabilità del visto di conformità. Quando il 730 viene predisposto dal CAF, è il CAF stesso a rispondere di eventuali errori formali della dichiarazione, sollevando il contribuente da gran parte dei rischi di sanzione. È una protezione concreta che, soprattutto per i pensionati con redditi medi e detrazioni multiple, fa la differenza.

Per saperne di più sulle nostre attività, puoi consultare le pagine dedicate a 730 e dichiarazione dei redditi, al calcolo della pensione e alla Certificazione Unica e Modello 770. Se invece preferisci ricevere un’analisi personalizzata della tua CU INPS, prenota un appuntamento direttamente in sede a Udine o richiedici un primo riscontro telefonico.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti

Come capisco se la mia CU INPS è tra quelle errate?

Non esiste un elenco pubblico dei pensionati coinvolti. L’unico modo per scoprirlo è scaricare la Certificazione Unica dal portale INPS e confrontare il reddito di pensione, l’imposta lorda e le ritenute con i tuoi cedolini del 2025 e con il modello ObisM. Se la somma dei netti mensili più ritenute e addizionali non quadra con il lordo certificato, è molto probabile che ci sia un errore. Il CAF Centro Fiscale può fare questa verifica per te in pochi minuti.

Posso modificare il 730 precompilato anche se la CU INPS è sbagliata?

Sì. Il 730 precompilato può essere modificato dal contribuente o, meglio, dal CAF, sostituendo i dati provenienti dalla CU INPS errata con quelli ricostruiti correttamente. In questo caso si perde la “garanzia da controlli formali” sui dati modificati, ma si evita di consolidare un errore. Per i pensionati con CU sospette è quasi sempre la scelta più prudente.

Quanto tempo ho per chiedere a INPS la rettifica della CU 2026?

Non c’è una scadenza perentoria fissata per chiedere la rettifica della Certificazione Unica: puoi farlo anche dopo l’invio del 730. Conviene però attivarsi entro l’estate, sia per avere la CU corretta in tempo utile per il 730 integrativo (scadenza 25 ottobre 2026) sia perché archivi e flussi di precompilato si stabilizzano più rapidamente se la segnalazione arriva nei mesi della campagna dichiarativa.

Se ho già ricevuto un rimborso sbagliato in pensione, cosa succede?

Se hai inviato un 730 2026 con dati della CU INPS errati e hai ricevuto in pensione un rimborso più alto del dovuto, l’Agenzia delle Entrate, una volta ricevuta la CU rettificata o effettuati i controlli, può chiedere la restituzione della differenza, con interessi. Per ridurre il rischio, il CAF può aiutarti a inviare un Modello Redditi PF integrativo in cui regolarizzi spontaneamente la posizione, applicando il ravvedimento operoso e pagando sanzioni e interessi in misura ridotta.

Posso evitare di fare il 730 e aspettare la CU corretta nel 2027?

No. La dichiarazione dei redditi 2026 va presentata comunque entro le scadenze previste (30 settembre 2026 per il 730, 30 novembre 2026 per il Modello Redditi PF). Saltarla per attendere una CU INPS rettificata ti esporrebbe a sanzioni per omessa dichiarazione. La strada giusta è inviare nei tempi un 730 con dati corretti e, in parallelo, chiedere a INPS la rettifica della Certificazione Unica.

Conclusione: Affronta la CU Errata con il CAF Centro Fiscale

Le CU INPS errate 2026 sono un problema che riguarda potenzialmente fino a 270mila pensionati ma che, con i giusti accorgimenti, si risolve. La regola d’oro è non aspettare: scarica la Certificazione Unica, confrontala con i tuoi cedolini, e se hai dubbi rivolgiti al CAF. Le scadenze del 730 2026 – 30 settembre 2026 per l’invio definitivo e 25 ottobre 2026 per l’integrativo – sono i punti fermi attorno ai quali costruire la strategia di correzione.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di pensionati nella verifica della CU, nella predisposizione del 730 e nei rapporti con INPS per la rettifica delle Certificazioni Uniche. Prenota un appuntamento per portarci la tua CU 2026: un nostro operatore la analizza con te, ti dice subito se ci sono anomalie e ti spiega passo passo come rimettere a posto la tua dichiarazione dei redditi.

Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 22:39:342026-05-31 17:47:26CU INPS Errate 2026: Scadenze per Correggere il 730 dei Pensionati
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Modello 770 e Certificazione Unica

CU INPS errate per 270mila pensionati: scadenze per correggere il 730

Pensione 2026 INPS

A maggio 2026 l’INPS ha riconosciuto un errore di grande portata: circa 270.000 Certificazioni Uniche (CU) inviate ai pensionati risultano errate. Il problema riguarda principalmente l’esposizione delle ritenute IRPEF e dei conguagli, e impatta direttamente la dichiarazione dei redditi 2026 (Modello 730 o Redditi PF) relativa all’anno d’imposta 2025. Per chi ha già scaricato la precompilata o trasmesso il 730, è cruciale conoscere le scadenze per intervenire in tempo, evitando errori di liquidazione, rimborsi mancati o avvisi di pagamento successivi.

In questa guida ti spieghiamo, in modo semplice e operativo, cosa è successo, come capire se la tua CU è tra quelle errate, quali sono le scadenze tassative per correggere il 730 nel 2026 e come il CAF Centro Fiscale di Udine può seguirti passo passo, anche in modalità integrativa o sostitutiva.

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Indice dei contenuti

  1. CU INPS errate per 270mila pensionati: che cosa è successo
  2. Come capire se la tua CU INPS è tra quelle errate
  3. Impatto sulla dichiarazione precompilata 2026
  4. Scadenze tassative per correggere il 730 nel 2026
  5. 730 integrativo, sostitutivo o Modello Redditi PF
  6. Come richiedere all’INPS la CU corretta
  7. Esempi pratici di correzione
  8. Rischi di non correggere la dichiarazione
  9. Il ruolo del CAF nella correzione del 730
  10. Cosa fare subito: la checklist operativa
  11. Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine
  12. Domande frequenti
  13. Conclusioni: muoviti per tempo

CU INPS errate per 270mila pensionati: che cosa è successo

La Certificazione Unica è il documento che il sostituto d’imposta – in questo caso l’INPS, in qualità di sostituto per le pensioni – rilascia ogni anno per certificare i redditi corrisposti e le ritenute fiscali operate. Per i pensionati italiani, è il documento centrale per la dichiarazione dei redditi, perché alimenta automaticamente la dichiarazione precompilata messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Nel 2026 l’INPS ha trasmesso oltre 16 milioni di CU per pensionati. Di queste, secondo la comunicazione ufficiale dell’Istituto pubblicata nelle ultime settimane, circa 270.000 risultano errate: il problema riguarda in particolare il calcolo delle ritenute IRPEF, l’esposizione delle addizionali regionali e comunali e, in alcuni casi, la corretta indicazione del cosiddetto bonus IRPEF o del trattamento integrativo.

Le cause tecniche dell’errore

Le cause individuate dall’INPS sono essenzialmente tre:

  • Migrazione di sistema: nel corso del 2025 l’Istituto ha completato il passaggio a un nuovo applicativo per la gestione fiscale dei pensionati, con possibili disallineamenti sulle posizioni di chi ha più trattamenti pensionistici (ad esempio una pensione diretta e una di reversibilità).
  • Conguagli di fine anno non recepiti: per alcuni pensionati gli arretrati e i conguagli operati a dicembre 2025 non sarebbero confluiti correttamente nella CU 2026.
  • Aliquote IRPEF 2025: gli scaglioni IRPEF in vigore dall’1 gennaio 2024 (tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre) hanno modificato i calcoli; gli aggiornamenti dei parametri sui software del sostituto d’imposta possono aver generato errori in alcune posizioni complesse.

Come capire se la tua CU INPS è tra quelle errate

Il primo passo è controllare la CU 2026 ricevuta dall’INPS o scaricabile dal sito istituzionale tramite SPID, CIE o CNS. La CU per i pensionati è disponibile dal cassetto previdenziale online (sezione “Certificazione Unica”) oppure tramite il servizio “Certificazione Unica 2026” del portale INPS.

I 4 controlli essenziali

Quando hai in mano la CU, verifica con attenzione questi quattro elementi:

  1. Reddito di pensione (punto 1 – somme corrisposte): deve corrispondere al totale lordo percepito nel 2025. Confrontalo con i cedolini di pensione mensili (scaricabili dal cassetto previdenziale).
  2. Ritenute IRPEF (punto 21): l’importo deve essere coerente con gli scaglioni IRPEF 2025 (23% / 35% / 43%). Calcolo di massima: per una pensione lorda di 18.000 euro annui, l’IRPEF lorda è 18.000 × 23% = 4.140 euro, da cui si sottraggono detrazioni per redditi da pensione e altre detrazioni spettanti.
  3. Addizionali regionali e comunali (punti 22-27): devono essere calcolate sull’aliquota della regione e del comune di residenza al 1° gennaio 2025 e indicate sia come saldo 2024 sia come acconto 2025 dove dovuto.
  4. Detrazioni applicate: in particolare la detrazione per redditi da pensione e quelle per familiari a carico. La detrazione per coniuge a carico è pari a un massimo di 950 euro (modulata in base al reddito complessivo).

Tabella di confronto rapido

Voce CUPunto/SezioneCosa controllare
Reddito pensionePunto 1 – Parte BTotale dei cedolini mensili 2025
Ritenute IRPEFPunto 21Coerenza con scaglioni 23%/35%/43%
Addizionale regionalePunto 22Saldo 2024 + acconto 2025
Addizionale comunalePunto 25-27Saldo + acconto comune di residenza
Detrazioni pensionePunti 361-365Detrazione redditi pensione + familiari
Bonus IRPEF/Trattamento integrativoPunti 391-395Spettanza ed effettiva erogazione

Se ti accorgi che uno o più valori non corrispondono a quanto effettivamente percepito, la tua CU potrebbe essere tra quelle errate.

L’impatto sulla dichiarazione precompilata 2026

La CU non è solo un documento da conservare: rappresenta la fonte principale dei dati inseriti nella dichiarazione precompilata 2026, messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Nel 2026, infatti, la precompilata 730/Redditi PF è disponibile dal 30 aprile 2026 (data anticipata di 15 giorni: fino al 2025 la disponibilità era il 15 aprile).

Questo significa che chi ha già scaricato e accettato (o trasmesso) la precompilata tra fine aprile e maggio 2026 potrebbe trovarsi con una dichiarazione basata su una CU errata. Le conseguenze possono essere di due tipi:

  • Liquidazione errata in eccesso: il pensionato risulta a debito o riceve un rimborso inferiore a quello spettante (situazione frequente).
  • Liquidazione errata in difetto: la dichiarazione mostra un credito o un rimborso superiore al dovuto, con il rischio di un futuro avviso bonario o accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa succede se la CU viene corretta dopo l’invio del 730

L’INPS, dopo aver individuato l’errore, è tenuto a trasmettere all’Agenzia delle Entrate una CU sostitutiva (o annullata) entro i termini di legge. Quando questo avviene, la dichiarazione precompilata viene aggiornata, ma se il contribuente ha già accettato e inviato il 730, è necessario presentare una dichiarazione integrativa o, in alcuni casi, una dichiarazione sostitutiva.

Le scadenze tassative per correggere il 730 nel 2026

Il calendario fiscale 2026 prevede diverse finestre temporali per intervenire sul 730. È fondamentale conoscerle per scegliere lo strumento giusto.

Tabella scadenze 2026 – Dichiarazione dei redditi

ScadenzaAdempimentoCosa fare
30 aprile 2026Disponibilità precompilata 2026Inizia consultazione e verifica dati CU
20 maggio 2026Possibilità invio 730Invio precompilata accettata o modificata
30 settembre 2026Termine ordinario invio 730/2026Termine ultimo per dichiarazione ordinaria
25 ottobre 2026Termine 730 integrativoCorrezioni a favore tramite 730 integrativo tipo 1
30 novembre 2026Termine invio Modello Redditi PFAlternativa al 730 integrativo per correzioni complete
31 dicembre 2030Termine dichiarazione integrativa tardivaIntegrativa entro 5° anno successivo

Le date chiave da segnare in agenda

  • 30 aprile 2026: data in cui la precompilata viene messa a disposizione. È la prima data utile per scaricarla e iniziare il controllo.
  • 30 settembre 2026: scadenza ordinaria per la trasmissione del 730/2026.
  • 25 ottobre 2026: ultimo giorno per inviare un 730 integrativo (modello correttivo a favore del contribuente).
  • 30 novembre 2026: termine per presentare il Modello Redditi PF, anche come strumento correttivo del 730 già inviato.

730 integrativo, sostitutivo o Modello Redditi PF: quale scegliere

La normativa offre più strumenti per correggere una dichiarazione già presentata. La scelta dipende dal momento in cui ti accorgi dell’errore e dal tipo di errore.

730 integrativo (tipo 1, tipo 2, tipo 3)

Il 730 integrativo è lo strumento più rapido e si presenta entro il 25 ottobre 2026. Si distingue in tre tipologie:

  • Tipo 1: rettifica errori che hanno determinato un minor credito, un maggior debito o un maggior rimborso non spettante. È quello tipico per correggere CU INPS errate quando il pensionato risulta a debito eccessivo.
  • Tipo 2: modifica solo i dati del sostituto d’imposta (es. cambio del datore di lavoro o pensione).
  • Tipo 3: rettifica contemporaneamente dati patrimoniali del sostituto e i dati della liquidazione.

Modello Redditi PF correttivo (entro 30 novembre 2026)

Se l’errore viene scoperto dopo il 25 ottobre 2026 ma entro il 30 novembre 2026, è possibile presentare il Modello Redditi PF in alternativa o a integrazione del 730 già inviato. Questa scelta è obbligatoria quando le correzioni riguardano quadri non presenti nel 730 (es. quadro RW per attività estere).

Dichiarazione integrativa “ultratardiva” (entro 5 anni)

Oltre il 30 novembre 2026, è possibile presentare una dichiarazione integrativa tardiva entro il termine ordinario di accertamento (in genere il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria). Per il 730/2026 il termine ultimo è il 31 dicembre 2030.

Tabella riassuntiva degli strumenti

StrumentoTermine ultimo 2026Quando usarloSanzioni
730 integrativo Tipo 125 ottobre 2026Errori a favore del contribuenteNessuna
730 integrativo Tipo 225 ottobre 2026Modifica sostituto d’impostaNessuna
Modello Redditi PF correttivo30 novembre 2026Correzioni complete o quadri non in 730Nessuna se entro termine ordinario
Integrativa tardiva (a favore)31 dicembre 2030Errori a favore scoperti tardiSolo se a debito: ravvedimento operoso
Integrativa tardiva (a sfavore)31 dicembre 2030Errori a sfavore dell’erarioSanzioni + ravvedimento operoso

Come richiedere all’INPS la CU corretta

Per ottenere una CU rettificata da parte dell’INPS, hai diverse strade:

Canali ufficiali per la richiesta di rettifica

  • Portale INPS online: nel cassetto previdenziale, sezione “Certificazione Unica”, è disponibile un servizio di “Segnalazione errori CU” con form dedicato. Accesso con SPID, CIE o CNS.
  • Contact Center INPS: numero verde 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da mobile). Operatore disponibile dal lunedì al venerdì, 8:00-20:00.
  • Patronato: ogni patronato (incluso quello convenzionato con il CAF Centro Fiscale di Udine) può inoltrare la richiesta di rettifica direttamente per via telematica tramite gli applicativi dedicati.
  • Sede INPS territoriale: presentando la richiesta in modalità sportellistica, su prenotazione.

Tempistiche di emissione della CU rettificata

L’INPS, una volta accertato l’errore, è tenuto a emettere la CU rettificata o sostitutiva in tempi normalmente compresi tra 15 e 45 giorni. La CU corretta è poi trasmessa automaticamente all’Agenzia delle Entrate, che la integra nella precompilata (se ancora non inviata) o la rende disponibile per la dichiarazione integrativa.

Esempi pratici di correzione

Per rendere più concreto il discorso, ecco due esempi reali (con dati di fantasia ma realistici).

Esempio 1: pensionato con CU errata a debito

Mario, 68 anni, pensione lorda annua 22.000 euro. La CU INPS 2026 espone ritenute IRPEF per 3.500 euro, ma in realtà sui cedolini mensili Mario ha effettivamente versato 4.300 euro. Differenza: 800 euro non riconosciuti.

Se Mario presenta il 730 con i dati della CU errata, risulterà a debito per circa 800 euro (perché l’IRPEF dovuta calcolata in dichiarazione sarà maggiore delle ritenute esposte). Soluzione:

  1. Mario si rivolge al CAF Centro Fiscale.
  2. Il CAF verifica la discrepanza confrontando CU e cedolini.
  3. Si attende la CU sostitutiva (o si invia comunque il 730 corretto inserendo i valori reali).
  4. Se il 730 ordinario è già stato trasmesso, si presenta un 730 integrativo Tipo 1 entro il 25 ottobre 2026.

Esempio 2: pensionato con due pensioni e CU non consolidata

Anna, 72 anni, percepisce una pensione diretta di 14.000 euro lordi annui e una di reversibilità di 8.000 euro. La CU 2026 espone solo la pensione diretta. La precompilata, di conseguenza, calcola le imposte solo su 14.000 euro, mostrando un rimborso che in realtà non spetta.

Soluzione: Anna deve attendere la CU integrativa per la reversibilità oppure, se i tempi non lo consentono, integrare il reddito mancante direttamente nel 730 (quadro C – redditi da lavoro dipendente e assimilati). Il CAF gestisce questa integrazione manuale verificando la coerenza fiscale complessiva.

I rischi di non correggere la dichiarazione

Non intervenire su una CU errata può comportare diversi rischi fiscali, anche a distanza di anni.

Avvisi bonari e cartelle di pagamento

Se la dichiarazione risulta a credito non spettante (perché la CU sottostimava il reddito), l’Agenzia delle Entrate può inviare un avviso bonario ai sensi dell’art. 36-bis DPR 600/1973, chiedendo il pagamento dell’imposta non versata con sanzioni ridotte (10%) e interessi.

Se l’avviso bonario non viene saldato entro 30 giorni, parte la cartella di pagamento con sanzioni piene (fino al 30%) e ulteriori interessi.

Mancato rimborso

Al contrario, se la CU sovrastimava le ritenute (quindi avresti diritto a un rimborso maggiore), non correggere significa perdere quel rimborso. Il termine per recuperarlo è 5 anni: oltre, il diritto si prescrive.

Sanzioni per dichiarazione infedele

In casi gravi, una dichiarazione palesemente infedele può comportare sanzioni dal 90% al 180% dell’imposta non dichiarata, ridotte tramite ravvedimento operoso (a seconda dei tempi di regolarizzazione).

Il ruolo del CAF nella correzione del 730

I CAF (Centri di Assistenza Fiscale) sono il canale più diffuso per la presentazione del 730 in Italia. Quando si parla di CU errate, il loro ruolo diventa ancora più strategico, perché:

  • Verificano la coerenza tra CU, cedolini e altri redditi del contribuente.
  • Possono presentare il 730 con i dati corretti, scostandosi dalla precompilata e assumendo il visto di conformità.
  • Gestiscono l’integrativa Tipo 1, 2 o 3 entro il 25 ottobre.
  • Inoltrano segnalazioni all’INPS tramite patronato collegato.
  • Si fanno carico degli eventuali errori dichiarativi: con il visto di conformità, il CAF risponde fiscalmente per gli errori formali commessi nella liquidazione.

Il visto di conformità: una garanzia per il contribuente

Il visto di conformità apposto dal CAF (o da un professionista abilitato) attesta la corrispondenza dei dati esposti in dichiarazione con la documentazione e con le risultanze contabili. È una garanzia non solo per l’Agenzia delle Entrate ma anche per il contribuente, perché trasferisce sul CAF la responsabilità per errori di natura formale.

Cosa fare subito: la checklist operativa

Ecco la sequenza di azioni da seguire oggi stesso se sei un pensionato o se accompagni un familiare in pensione nella dichiarazione 2026:

  1. Scarica la CU 2026 dal portale INPS (cassetto previdenziale) o dall’app INPS.
  2. Recupera i cedolini di pensione 2025 (sempre dal portale INPS o dalle copie cartacee).
  3. Confronta i totali: somma dei lordi mensili vs. punto 1 CU; somma delle ritenute mensili vs. punto 21 CU.
  4. Se trovi discrepanze: segna gli importi corretti e contatta il CAF prima di accettare/inviare la precompilata.
  5. Se hai già inviato il 730: contatta subito il CAF per valutare l’integrativa Tipo 1 (termine: 25 ottobre 2026).
  6. Se sei un familiare/caregiver: porta in CAF la documentazione del pensionato con delega scritta o procura.
  7. Conserva tutta la documentazione (CU, cedolini, eventuali rettifiche INPS) per almeno 5 anni.

Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

Il CAF Centro Fiscale di Udine, con sede in Viale Giuseppe Tullio 13 (scala B), assiste ogni anno migliaia di pensionati friulani nella dichiarazione dei redditi e nella gestione delle pratiche INPS. Il nostro patronato convenzionato ti permette di gestire in un solo appuntamento sia la correzione della CU sia la presentazione del 730, integrativa compresa.

Per i pensionati che hanno ricevuto una CU sospetta o errata, offriamo un controllo gratuito di pre-diagnosi: in meno di 30 minuti verifichiamo la coerenza tra CU, cedolini e precompilata. Se trovi errori, ti aiutiamo a inoltrare la rettifica all’INPS e a chiudere correttamente la dichiarazione 2026.

Prenota un appuntamento:

  • 📞 Telefono: 0432 1638640
  • 📱 WhatsApp: 366 6018121
  • ✉️ Email: info@centrofiscale.com
  • 📍 Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se la mia CU INPS è tra le 270mila errate?

Non c’è un elenco pubblico. Il modo più sicuro è controllare manualmente i dati: confronta il totale lordo dei cedolini di pensione 2025 con il punto 1 della CU e la somma delle ritenute mensili con il punto 21. Se ci sono discrepanze, è probabile che la tua CU sia tra quelle errate.

Se la CU viene corretta dopo l’invio del 730, devo rifare tutto?

Non devi rifare tutto, ma devi presentare una dichiarazione integrativa. Se l’errore è a favore del contribuente e l’integrativa è entro il 25 ottobre 2026, è sufficiente un 730 integrativo Tipo 1. Se i tempi sono superati, si usa il Modello Redditi PF correttivo entro il 30 novembre 2026.

Posso modificare la precompilata prima di inviarla?

Sì. La precompilata accettata “in blocco” si limita a confermare i dati pre-inseriti dall’Agenzia. Se la modifichi (anche solo un dato), perdi l’esonero dai controlli formali ma puoi inserire i valori corretti. La modifica è la strada consigliata se hai dubbi sulla CU.

Quanto tempo ho per chiedere il rimborso di un’imposta pagata in più?

Il termine ordinario per la dichiarazione integrativa “a favore” è il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria. Per la dichiarazione 2026 (relativa al 2025), il termine ultimo è quindi il 31 dicembre 2030.

Quali sono i rischi se non correggo una CU errata?

I rischi dipendono dal tipo di errore. Se la CU sottostimava il reddito, rischi un avviso bonario o una cartella di pagamento dall’Agenzia delle Entrate (anche dopo anni). Se la CU sovrastimava le ritenute, perdi il diritto al rimborso (prescrizione 5 anni). In casi gravi, possono scattare sanzioni per dichiarazione infedele (90-180% dell’imposta non dichiarata).

Posso ricevere assistenza gratuita dal CAF?

Sì. La presentazione del 730 al CAF è gratuita per la maggioranza dei contribuenti (servizio convenzionato con l’Agenzia delle Entrate). Anche il controllo della CU e la gestione delle correzioni rientrano nei servizi base. Per pratiche più complesse (es. Modello Redditi PF, integrative tardive) può essere prevista una tariffa contenuta. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti illustra in modo trasparente i costi prima di ogni attività.

Il CAF può gestire anche la rettifica della CU presso l’INPS?

Sì, tramite il patronato convenzionato. La richiesta di rettifica viene inoltrata telematicamente, con monitoraggio dell’iter fino all’emissione della CU corretta. Questo permette di gestire in un unico contesto sia l’aspetto previdenziale (INPS) sia quello fiscale (dichiarazione e integrativa).

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Conclusioni: muoviti per tempo

L’errore INPS sulle 270mila CU non è solo una notizia: è un problema che può tradursi in imposte non dovute, rimborsi mancati o avvisi a distanza di anni. La buona notizia è che la normativa italiana offre strumenti chiari per intervenire: il 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026, il Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026, l’integrativa tardiva fino al 2030.

La differenza la fa il tempo e il controllo a monte. Verifica oggi la tua CU, confrontala con i cedolini, e se hai anche un solo dubbio rivolgiti al CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una diagnosi gratuita della tua CU 2026 e per accompagnarti in tutto il percorso, dalla rettifica INPS alla chiusura del 730 corretto.

Non rimandare: ogni mese che passa avvicina le scadenze. Prenota subito una consulenza al numero 0432 1638640 o su WhatsApp 366 6018121.

Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 17:10:562026-05-31 17:47:35CU INPS errate per 270mila pensionati: scadenze per correggere il 730
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