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CAF, ISEE

Università, Tasse Gratis fino a 32.000 Euro di ISEE: l’Esempio Apripista e la Guida Completa

ISEE UNIVERSITARIO 2026

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la No Tax Area universitaria?
  2. La soglia a 32.000 euro ISEE: l’esempio apripista
  3. La normativa nazionale: soglia minima a 22.000 euro
  4. Come funziona l’ISEE universitario
  5. Fasce ISEE e riduzioni: la tabella completa
  6. Differenze tra atenei: autonomia e soglie variabili
  7. Come fare domanda: guida passo per passo
  8. Documenti necessari per l’ISEE universitario
  9. Detrazioni spese universitarie nel 730
  10. Esempi pratici e calcoli concreti
  11. Domande frequenti

Le tasse universitarie gratis con ISEE fino a 32.000 euro non sono più uno slogan politico: sono una realtà concreta che alcune università italiane stanno già applicando, tracciando la strada per un sistema di istruzione superiore più equo e accessibile. Se hai un figlio iscritto all’università, o stai valutando di iscriverti, capire come funziona la no tax area universitaria, quali atenei la applicano e come ottenere l’esonero dalle tasse può farti risparmiare migliaia di euro ogni anno.

In questa guida completa troverai tutto ciò che devi sapere: dalla normativa nazionale alle soglie ISEE, dagli atenei più virtuosi alle istruzioni pratiche per presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e ottenere l’ISEE universitario. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in ogni fase, dalla compilazione dell’ISEE alla verifica dei requisiti.

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Cos’è la No Tax Area universitaria?

La no tax area universitaria è quella fascia di reddito familiare (misurata attraverso l’ISEE) al di sotto della quale uno studente è completamente esonerato dal pagamento delle tasse universitarie. In pratica, se la tua famiglia ha un ISEE universitario inferiore alla soglia stabilita dall’ateneo, non paghi la tassa di iscrizione annuale, che nelle università pubbliche italiane può variare tra 800 e 3.000 euro l’anno.

Il meccanismo è stato introdotto in forma sistematica con il Decreto Legislativo n. 68 del 2012 (riforma del diritto allo studio universitario) e rafforzato successivamente con la Legge di Bilancio 2017, che ha reso obbligatorio per tutti gli atenei pubblici garantire almeno una soglia minima di esonero totale per gli studenti con ISEE inferiore a 22.000 euro. Questa soglia minima è rimasta invariata nella normativa nazionale, ma molti atenei hanno scelto di alzarla autonomamente, in alcuni casi fino a 32.000 euro di ISEE.

È importante non confondere la no tax area con le borse di studio (che prevedono un contributo monetario aggiuntivo per vivere e studiare) o con le riduzioni parziali delle tasse (che si applicano a fasce ISEE superiori). La no tax area è un esonero totale: zero tasse di iscrizione, senza dover pagare nulla all’ateneo per frequentare il corso di laurea.

La soglia a 32.000 euro ISEE: l’esempio apripista

L’esempio più significativo e recente è quello dell’Università degli Studi di Milano, che ha elevato la propria no tax area a 32.000 euro di ISEE universitario, diventando un vero e proprio modello per gli altri atenei italiani. Analogamente, anche l’Università di Bologna, l’Università Sapienza di Roma e altri grandi atenei pubblici hanno progressivamente alzato le soglie di esonero, con alcuni casi che si avvicinano o raggiungono i 30.000-32.000 euro ISEE.

Questo approccio “apripista” è stato reso possibile grazie a un sistema di finanziamento ministeriale rafforzato: il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha progressivamente incrementato il Fondo Integrativo Statale (FIS) per il diritto allo studio, consentendo agli atenei di ampliare la platea degli studenti esonerati senza intaccare i propri bilanci. Secondo i dati MUR più recenti, oltre il 40% degli studenti universitari italiani rientra ormai nella fascia di esonero totale o parziale dalle tasse.

Cosa significa in termini pratici? Uno studente con ISEE universitario di 28.000 euro che si iscrive a un ateneo con no tax area a 32.000 euro non paga alcuna tassa di iscrizione: un risparmio che, sommato ai tre o cinque anni della triennale, può superare i 10.000-15.000 euro complessivi. Per le famiglie con più figli all’università, il beneficio si moltiplica.

La normativa nazionale: soglia minima a 22.000 euro

Il quadro normativo di riferimento per le tasse universitarie e l’ISEE si articola su più livelli. La legge nazionale fissa la soglia minima obbligatoria, lasciando poi agli atenei ampia autonomia per estenderla verso l’alto.

Le norme principali da conoscere sono:

  • D.Lgs. 29 marzo 2012, n. 68 – Revisione della normativa di principio in materia di diritto allo studio universitario. Introduce il sistema di contribuzione studentesca basato sull’ISEE e stabilisce i criteri per le borse di studio e gli esoneri.
  • Legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Legge di Bilancio 2017) – Art. 1, commi 255-264: estende la no tax area a tutti gli studenti con ISEE fino a 13.000 euro (poi progressivamente elevata), e introduce riduzioni progressive per ISEE fino a 30.000 euro.
  • DPCM 9 aprile 2001 (Definizioni ISEE) e successive modifiche – Definisce le modalità di calcolo dell’ISEE universitario, distinto dall’ISEE ordinario per il diverso trattamento del nucleo familiare.
  • D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159 – Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’ISEE, aggiornato con successive circolari INPS.
  • Leggi di Bilancio 2018-2026 – Hanno progressivamente aumentato il Fondo Integrativo Statale e alzato la soglia minima di esonero, portandola dagli iniziali 13.000 euro agli attuali 22.000 euro di ISEE come minimo garantito su tutto il territorio nazionale.

La soglia attuale di 22.000 euro ISEE è il minimo nazionale: significa che ogni università pubblica italiana è obbligata per legge a esonerare totalmente dalle tasse di iscrizione tutti gli studenti con ISEE universitario inferiore a questa cifra. Gli atenei possono alzare la soglia, ma non possono abbassarla.

Come funziona l’ISEE universitario

L’ISEE universitario è una variante specifica dell’ISEE ordinario, calcolata secondo regole particolari pensate per tenere conto della situazione effettiva dello studente. La differenza principale riguarda la definizione del nucleo familiare: per l’ISEE universitario, in determinate condizioni, lo studente fuori sede può essere considerato separato dal nucleo familiare d’origine.

Ecco le principali specificità dell’ISEE per prestazioni universitarie:

  • Studente convivente con i genitori: il nucleo familiare comprende entrambi i genitori e tutti i fratelli/sorelle a carico. L’ISEE tiene conto del reddito e del patrimonio di tutto il nucleo.
  • Studente indipendente (autonomo): lo studente può presentare l’ISEE solo con il proprio nucleo (se coniugato, con il coniuge) se risiede fuori dalla famiglia d’origine da almeno due anni e ha un reddito proprio non inferiore a 6.500 euro annui. I requisiti sono stringenti e devono essere documentati.
  • Studente fuori sede (caso intermedio): se lo studente vive fuori sede ma non ha i requisiti per l’autonomia, rientra nel nucleo familiare d’origine. Tuttavia, la sua presenza fuori sede può essere rilevante per alcune agevolazioni aggiuntive (come le borse per fuori sede).
  • Trattamento del patrimonio immobiliare: la prima casa di residenza è esclusa dal calcolo fino a una soglia (attualmente 52.500 euro di valore catastale, elevata a 7.000 euro per ogni figlio successivo al secondo). Le altre proprietà immobiliari (seconde case, terreni, box) concorrono al calcolo dell’ISP (Indicatore della Situazione Patrimoniale).

La presentazione della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) è il presupposto indispensabile per ottenere l’ISEE universitario. La DSU va compilata e presentata a un CAF oppure direttamente online sul sito INPS. Il CAF verifica la completezza dei documenti, precompila il modello e lo trasmette telematicamente all’INPS, che elabora l’attestazione ISEE entro pochi giorni.

Fasce ISEE e riduzioni: la tabella completa

Il sistema di contribuzione universitaria basato sull’ISEE non prevede solo l’esonero totale per le fasce più basse, ma anche una serie di riduzioni progressive per chi supera la no tax area ma ha comunque un ISEE non elevato. La struttura varia da ateneo a ateneo, ma possiamo tracciare uno schema rappresentativo basato sui criteri più diffusi:

Fascia ISEE universitarioBeneficioRisparmio indicativo
Fino a 22.000 euroEsonero totale (no tax area minima nazionale)100% delle tasse
Da 22.001 a 26.000 euroEsonero totale (atenei con soglia elevata) o riduzione del 70-80%70-100%
Da 26.001 a 32.000 euroEsonero totale (atenei apripista) o riduzione del 50-70%50-100%
Da 32.001 a 40.000 euroRiduzione progressiva del 30-50% (varia per ateneo)30-50%
Da 40.001 a 50.000 euroRiduzione lieve del 10-30% o tassa minima10-30%
Oltre 50.000 euroTassa piena (contributo massimo stabilito dallo statuto)0%

Nota bene: la tabella sopra è indicativa. Ogni università pubblica italiana stabilisce autonomamente le proprie fasce e i propri importi di contribuzione, nel rispetto della soglia minima di esonero totale stabilita dalla legge (22.000 euro ISEE). Prima di iscriverti, consulta sempre il manifesto degli studi o il regolamento contribuzioni del tuo ateneo per conoscere le soglie esatte applicate quell’anno accademico.

Differenze tra atenei: autonomia e soglie variabili

Una delle caratteristiche più importanti del sistema universitario italiano è la piena autonomia degli atenei nella definizione delle proprie politiche contributive. Questo significa che scegliere una università piuttosto di un’altra può fare una differenza enorme sul piano economico, specialmente per le famiglie con ISEE nella fascia 22.000-32.000 euro.

UniversitàNo Tax Area (esonero totale)Note
Università di Milano (Statale)Fino a 32.000 euro ISEETra le soglie più alte d’Italia, modello apripista
Università di BolognaFino a 23.000-26.000 euro ISEERiduzioni progressive fino a 45.000 euro ISEE
Sapienza Università di RomaFino a 22.000 euro ISEETassa minima (200 euro) per ISEE 22.001-30.000
Università di PadovaFino a 26.000 euro ISEERiduzioni progressive per fasce superiori
Università di UdineFino a 22.000 euro ISEERiduzioni significative per fasce 22.000-35.000 euro
Politecnico di MilanoFino a 24.000 euro ISEEBorse integrative per studenti meritevoli
Università di TrentoFino a 26.000 euro ISEETra le più virtuose del nord-est

Consiglio pratico: prima di scegliere l’ateneo dove iscriversi, visita sempre la pagina “Contribuzione studentesca” o “Tasse e contributi” del sito ufficiale dell’università e verifica la no tax area aggiornata per l’anno accademico corrente. Le soglie possono cambiare ogni anno in base ai finanziamenti ministeriali ricevuti.

Come fare domanda: guida passo per passo

Per ottenere l’esonero dalle tasse universitarie devi seguire una procedura precisa, che si articola in due fasi: la compilazione e presentazione della DSU per ottenere l’ISEE universitario, e la domanda di esonero presso l’ateneo. Ecco i passi concreti:

1. Raccogli i documenti necessari

Prima di recarti al CAF, prepara tutti i documenti che servono per la DSU. La lista dipende dalla composizione del tuo nucleo familiare e dalla tua situazione reddituale (vedi la sezione dedicata più in basso).

2. Prenota un appuntamento al CAF

Il modo più sicuro per ottenere un ISEE corretto è rivolgersi a un Centro di Assistenza Fiscale (CAF). Il CAF compila la DSU, la trasmette all’INPS e ti consegna l’attestazione ISEE universitario. Il servizio è gratuito per molte categorie o ha un costo molto contenuto. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre questo servizio con personale esperto, garantendo la massima precisione nella compilazione.

3. Attendi l’attestazione ISEE

Dopo la trasmissione della DSU, l’INPS elabora l’attestazione ISEE in 10-15 giorni lavorativi (a volte anche prima, soprattutto con la presentazione digitale). Puoi verificare lo stato della pratica sul sito INPS con le credenziali SPID, CIE o CNS.

4. Presenta la domanda all’università

Con l’attestazione ISEE universitario in mano, accedi al portale online dell’ateneo e presenta la domanda di esonero o riduzione delle tasse. Le scadenze variano da ateneo a ateneo: alcune università richiedono la domanda entro settembre/ottobre (prima dell’iscrizione), altre entro dicembre o gennaio. Verifica sempre le scadenze sul sito ufficiale del tuo ateneo.

5. Verifica il calcolo delle tasse

Dopo aver presentato la domanda, l’università calcolerà automaticamente le tue tasse in base alla fascia ISEE e ti comunicherà l’importo dovuto. Se sei nella no tax area, l’importo sarà zero (o limitato ai soli contributi fissi obbligatori, come la tassa regionale per il diritto allo studio).

Attenzione alla tassa regionale: anche gli studenti in no tax area devono in genere pagare la tassa regionale per il diritto allo studio universitario, il cui importo varia da regione a regione (di solito tra 100 e 200 euro annui). Questa tassa non è azzerata dalla no tax area universitaria, salvo specifiche eccezioni regionali.

Documenti necessari per l’ISEE universitario

La corretta compilazione della DSU per l’ISEE universitario richiede una serie di documenti che devono riflettere la situazione reddituale e patrimoniale del nucleo familiare nell’anno di riferimento (di solito due anni prima dell’anno in cui si presenta la domanda). Ecco cosa serve:

Documenti sempre necessari

  • Codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare
  • Documento d’identità dello studente e del dichiarante
  • Certificato di residenza (o autocertificazione)
  • Dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi) dell’anno di riferimento, o Certificazione Unica (CU) per i lavoratori dipendenti
  • Estratti conto bancari e postali al 31 dicembre dell’anno di riferimento (saldo e giacenza media)
  • Dati catastali degli immobili di proprietà (prima casa, altre proprietà)

Documenti aggiuntivi per situazioni particolari

  • Visura catastale per immobili di proprietà (se non presenti in Agenzia Entrate)
  • Dichiarazione del mutuo residuo per la prima casa
  • Documentazione per disabilità (se nel nucleo ci sono componenti con disabilità)
  • Atto di separazione o divorzio (per genitori separati/divorziati)
  • Contratto di locazione (per studenti fuori sede che affittano un alloggio)
  • Documenti reddituali stranieri (per nucleo familiare con redditi esteri)
  • Saldi di conti deposito titoli e polizze assicurative al 31 dicembre

Puoi consultare la checklist ISEE del CAF Centro Fiscale per una lista completa e aggiornata di tutti i documenti necessari in base alla tua situazione specifica.

Detrazioni spese universitarie nel 730

Anche se stai usufruendo della no tax area e non paghi le tasse di iscrizione, potresti comunque avere spese universitarie detraibili nel modello 730. Ecco cosa puoi portare in detrazione:

  • Tasse universitarie e contributi di iscrizione (per chi le paga): detraibili al 19% dall’IRPEF, senza limiti di importo per le università statali
  • Affitto per studenti fuori sede: detrazione del 19% su canone annuo fino a 2.633 euro (detrazione massima circa 500 euro) per studenti iscritti a università almeno 100 km dalla residenza
  • Mense universitarie: le spese per la mensa universitaria sono detraibili se relative a un servizio erogato dall’ateneo
  • Università private: detraibili le tasse ma solo fino al limite delle tasse di una università statale equivalente (stabilito ogni anno dal MUR)

Per sfruttare al meglio queste detrazioni è importante conservare tutte le ricevute di pagamento e rivolgersi a un CAF per la compilazione del 730, per evitare di perdere agevolazioni fiscali a cui si ha diritto. Vale la pena ricordare che la detrazione per affitto studenti universitari è accessibile anche a chi è nella no tax area: non pagare le tasse non preclude il diritto alla detrazione per l’affitto.

Esempi pratici e calcoli concreti

Per capire concretamente quanto si può risparmiare con la no tax area, ecco tre scenari reali basati su situazioni familiari tipiche:

Esempio 1 – Famiglia con ISEE di 18.000 euro

Situazione: Marco, 19 anni, si iscrive alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Milano. La sua famiglia ha un ISEE universitario di 18.000 euro. L’università ha una no tax area a 32.000 euro.

  • Tassa di iscrizione ordinaria: 2.400 euro/anno
  • ISEE di Marco (18.000 euro): sotto la soglia di 32.000 euro
  • Tassa dovuta: 0 euro (esonero totale)
  • Tassa regionale per il diritto allo studio (Lombardia): 140 euro
  • Risparmio annuo: 2.400 euro
  • Risparmio totale triennale: 7.200 euro

Esempio 2 – Famiglia con ISEE di 27.000 euro

Situazione: Sofia, 20 anni, si iscrive a Giurisprudenza a Padova. La sua famiglia ha un ISEE universitario di 27.000 euro. L’Università di Padova ha una no tax area a 26.000 euro.

  • ISEE di Sofia (27.000 euro): sopra la soglia no tax area di Padova
  • Tassa di iscrizione nella fascia 26.000-30.000 euro: circa 500-700 euro
  • Se Sofia si fosse iscritta a Milano (soglia 32.000 euro): 0 euro
  • Differenza annua tra i due atenei: 500-700 euro
  • Differenza totale triennale: 1.500-2.100 euro

Esempio 3 – Due figli all’università contemporaneamente

Situazione: I coniugi Rossi hanno due figli iscritti all’università: Luca (triennale, 2° anno) e Giulia (magistrale, 1° anno). L’ISEE universitario della famiglia è 30.000 euro.

  • Tassa ordinaria per Luca: 2.000 euro/anno → 0 euro (in no tax area)
  • Tassa ordinaria per Giulia: 2.200 euro/anno → 0 euro (in no tax area)
  • Risparmio annuo complessivo per la famiglia: 4.200 euro
  • Tasse regionali (entrambi, stima): circa 280 euro totali
  • Risparmio netto annuo: circa 3.920 euro

Questi numeri dimostrano chiaramente perché la scelta dell’ateneo, combinata con una corretta presentazione dell’ISEE universitario, può avere un impatto finanziario enorme sul bilancio familiare.

Scadenze e rinnovo annuale dell’ISEE universitario

Un aspetto fondamentale da non dimenticare è che l’ISEE universitario deve essere rinnovato ogni anno. L’esonero dalle tasse non è automatico: ogni anno accademico devi presentare una nuova DSU, ottenere un nuovo ISEE aggiornato e fare nuovamente domanda all’ateneo entro le scadenze previste.

  • Luglio – Settembre: periodo ideale per presentare la DSU, così da avere l’ISEE pronto all’inizio delle iscrizioni
  • Ottobre – Novembre: scadenza di molti atenei per la domanda di esonero/riduzione tasse
  • Dicembre – Gennaio: scadenza per alcuni atenei con procedura più lenta
  • 31 dicembre: scadenza massima della DSU annuale

Importante: se non presenti la DSU entro la scadenza dell’ateneo, potresti perdere il diritto all’esonero per quell’anno accademico, anche se il tuo ISEE sarebbe nella fascia esente. Non rimandare: contatta il CAF Centro Fiscale di Udine con anticipo per prenotare il tuo appuntamento nei mesi estivi, quando si evitano i picchi di coda di settembre-ottobre.

Errori comuni da evitare nella DSU per l’università

Compilare una DSU in modo errato può portare a un ISEE più alto del reale, con conseguente esclusione dalla no tax area o riduzione inferiore a quella spettante. Ecco gli errori più frequenti:

  • Omettere conti bancari inattivi o con saldo basso: anche un conto con pochi euro va dichiarato. L’INPS incrocia i dati con le banche.
  • Non dichiarare polizze assicurative con valore di riscatto: le polizze vita con valore di riscatto sono patrimonio mobiliare e vanno indicate.
  • Confondere ISEE ordinario e ISEE universitario: usare un’attestazione ISEE ordinario al posto di quello universitario è un errore che invalida la domanda.
  • Non aggiornare la DSU ogni anno: l’ISEE scade dopo 12 mesi dalla data della DSU; un ISEE non aggiornato non è valido per l’anno accademico successivo.
  • Dichiarare il reddito sbagliato: la DSU usa i redditi di due anni prima. Assicurati di portare la documentazione dell’anno corretto.
  • Non considerare le partecipazioni societarie: se un componente del nucleo ha quote in società, queste vanno dichiarate e incidono sull’ISPE.

Affidarsi a un CAF qualificato è il modo migliore per evitare questi errori: il personale esperto verifica tutti i dati, segnala le possibili omissioni e garantisce che il tuo ISEE rifletta correttamente la situazione economica della famiglia.

Borse di studio e altre agevolazioni per gli studenti universitari

La no tax area non è l’unica agevolazione disponibile per gli studenti universitari con ISEE basso. Il sistema di diritto allo studio universitario prevede un ventaglio più ampio di benefici:

  • Borse di studio regionali (DSU/ARDIS): erogate dagli enti regionali per il diritto allo studio. Possono arrivare fino a 6.000-7.000 euro annui per gli studenti fuori sede con ISEE molto basso. Le borse di studio INPS sono invece un programma parallelo dell’ente previdenziale.
  • Posti alloggio in residenze universitarie: tariffe ridotte per gli studenti aventi diritto in base a ISEE e merito.
  • Servizio mensa convenzionato: pasti a tariffa agevolata nelle mense universitarie convenzionate.
  • Contributi per libri e materiale didattico: alcune regioni e atenei erogano contributi specifici per l’acquisto di libri di testo.
  • Prestiti d’onore e prestiti agevolati: alcune regioni e fondazioni bancarie offrono prestiti a tasso zero o agevolato per sostenere il percorso universitario.

Per verificare a quali agevolazioni hai diritto in base al tuo ISEE universitario, consulta il sito dell’ente regionale per il diritto allo studio della regione in cui ha sede il tuo ateneo. In Friuli Venezia Giulia, l’ente di riferimento è ARDIS (Azienda Regionale per il Diritto allo Studio).

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Domande Frequenti sulle Tasse Universitarie e l’ISEE

Fino a quale ISEE non si pagano le tasse universitarie?

La soglia minima nazionale è di 22.000 euro di ISEE universitario: sotto questo valore, tutti gli atenei pubblici italiani sono obbligati per legge a esonerare totalmente lo studente dalle tasse di iscrizione. Alcuni atenei, come l’Università Statale di Milano, hanno alzato la propria no tax area fino a 32.000 euro ISEE. Verifica sempre la soglia specifica del tuo ateneo sul suo sito ufficiale.

Cosa devo portare al CAF per fare l’ISEE universitario?

Per l’ISEE universitario devi portare al CAF: codici fiscali e documenti d’identità di tutti i componenti del nucleo familiare, le dichiarazioni dei redditi (730 o CU) dell’anno di riferimento, gli estratti conto bancari e postali al 31 dicembre dell’anno di riferimento (saldo e giacenza media), i dati catastali degli immobili di proprietà, e qualsiasi altro documento su patrimoni mobiliari e immobiliari. Il CAF ti guiderà in base alla tua situazione specifica.

L’ISEE universitario è diverso dall’ISEE ordinario?

Sì, l’ISEE universitario è una variante specifica che utilizza regole particolari per la definizione del nucleo familiare. In particolare, lo studente indipendente che vive fuori dalla famiglia da almeno due anni e con reddito proprio di almeno 6.500 euro può presentare l’ISEE solo sul proprio nucleo, escludendo i genitori. Per la maggior parte degli studenti conviventi con i genitori, l’ISEE universitario coincide con l’ISEE ordinario calcolato sulla DSU presentata per le prestazioni universitarie.

Devo rinnovare l’ISEE ogni anno per l’esonero dalle tasse?

Sì, l’esonero dalle tasse universitarie non è automatico e permanente: devi presentare una nuova DSU ogni anno, ottenere un nuovo ISEE aggiornato e fare domanda all’ateneo entro le scadenze previste. Di solito le scadenze sono tra ottobre e dicembre. Il CAF consiglia di presentare la DSU tra luglio e settembre per avere l’attestazione pronta in tempo.

Posso avere sia la no tax area che le detrazioni per le spese universitarie nel 730?

La no tax area azzera le tasse di iscrizione, quindi non avrai tasse universitarie da detrarre nel 730. Puoi però detrarre al 19% l’affitto se sei uno studente fuori sede iscritto a un ateneo a oltre 100 km dalla tua residenza (canone annuo fino a 2.633 euro). Le due agevolazioni sono cumulabili: si può essere esonerati dalle tasse e al contempo detrarre l’affitto.


Hai bisogno di assistenza per l’ISEE Universitario?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione della DSU per l’ISEE universitario, nella verifica dei documenti e nella presentazione della domanda di esonero presso il tuo ateneo.

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    L'ISEE 2026 è il documento fondamentale per accedere a bonus, agevolazioni fiscali e prestazioni sociali. Ma sai esattamente quando rinnovarlo per non perdere soldi? Ogni anno migliaia di famiglie italiane si ritrovano con l'assegno unico…
    Settembre 8, 2026
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    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Copia-di-ISEE-ERRATO-2026.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-08 08:00:002026-08-17 11:03:02ISEE 2026: Quando Rinnovarlo per Non Perdere Bonus e Agevolazioni

    CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
     

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    Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/11/ISEE-UNIVERSITARIO.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-05 10:22:322026-05-31 16:56:37Università, Tasse Gratis fino a 32.000 Euro di ISEE: l’Esempio Apripista e la Guida Completa
    CAF

    Cedolare Secca 2026: Guida Definitiva Aliquote e Convenienza

    cedolare secca

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la Cedolare Secca e Come Funziona
    2. Aliquote Cedolare Secca 2026: 21%, 10% e 26%
    3. Chi Può Scegliere la Cedolare Secca
    4. Cedolare Secca vs IRPEF: Quando Conviene
    5. Come Si Esercita l’Opzione
    6. Rinuncia agli Aggiornamenti ISTAT del Canone
    7. Versamento: Acconti e Saldo con F24
    8. Scadenze Cedolare Secca 2026
    9. Cedolare Secca per Più Immobili
    10. Domande Frequenti

    La cedolare secca 2026 rappresenta una delle opzioni fiscali più vantaggiose per chi affitta un immobile abitativo in Italia. Si tratta di un regime di tassazione alternativo all’IRPEF che permette ai proprietari di pagare un’imposta sostitutiva con aliquota fissa, evitando così le aliquote progressive che possono arrivare fino al 43%. In questa guida definitiva analizziamo nel dettaglio tutte le aliquote della cedolare secca 2026, le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, e soprattutto quando conviene davvero scegliere questo regime rispetto alla tassazione ordinaria.

    Se stai valutando se applicare la cedolare secca al tuo contratto di locazione, oppure se hai già fatto questa scelta e vuoi verificare che sia ancora conveniente nel 2026, sei nel posto giusto. Vedremo insieme ogni aspetto: dai requisiti alle scadenze, dai codici tributo F24 fino al confronto numerico con l’IRPEF per ogni fascia di reddito. Per una visione completa della tua situazione fiscale, può essere utile anche effettuare un calcolo dello stipendio netto 2026 per capire l’impatto complessivo delle imposte.

    Cos’è la Cedolare Secca e Come Funziona nel 2026

    La cedolare secca è un regime fiscale opzionale introdotto dal Decreto Legislativo 23/2011, che consente ai proprietari di immobili ad uso abitativo di sostituire l’IRPEF e le relative addizionali (regionale e comunale) con un’imposta sostitutiva a aliquota fissa. In termini semplici, invece di pagare le tasse sul reddito da affitto secondo gli scaglioni IRPEF progressivi, si paga una percentuale fissa sul canone di locazione annuo.

    La cedolare secca 2026 sostituisce contemporaneamente diverse imposte: l’IRPEF sul reddito dell’immobile, le addizionali regionali e comunali, l’imposta di registro sul contratto di locazione (normalmente pari al 2% del canone annuo) e l’imposta di bollo. Questo significa un notevole risparmio burocratico oltre che economico, perché non serve più pagare ogni anno l’imposta di registro sulla registrazione o sulla proroga del contratto.

    Il funzionamento è semplice: il proprietario comunica all’Agenzia delle Entrate la scelta della cedolare secca al momento della registrazione del contratto, oppure in seguito tramite apposita comunicazione. Da quel momento, il canone di locazione annuo diventa la base imponibile su cui si applica l’aliquota fissa. Il reddito derivante dall’affitto non si cumula con gli altri redditi ai fini IRPEF, il che è particolarmente vantaggioso per chi ha redditi medio-alti.

    Aliquote Cedolare Secca 2026: 21%, 10% e la Novità del 26%

    Nel 2026, il sistema delle aliquote della cedolare secca prevede tre livelli distinti, ciascuno applicabile a situazioni specifiche. Conoscere le differenze è fondamentale per fare la scelta giusta e massimizzare il risparmio fiscale.

    Aliquota del 21%: Contratti a Canone Libero

    L’aliquota ordinaria del 21% si applica ai contratti di locazione a canone libero (tipologia 4+4 o transitorio). Questa è l’aliquota standard della cedolare secca e rappresenta l’opzione più comune. Si calcola sull’intero importo del canone annuo dichiarato nel contratto, senza alcuna deduzione o riduzione della base imponibile. Ad esempio, se affitti un appartamento a 800 euro al mese (9.600 euro annui), con la cedolare secca al 21% pagherai 2.016 euro di imposta per l’intero anno.

    Aliquota del 10%: Contratti a Canone Concordato

    L’aliquota ridotta del 10% è riservata ai contratti stipulati con canone concordato, ovvero quei contratti in cui l’importo dell’affitto viene determinato sulla base di accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Questa aliquota agevolata si applica nei Comuni ad alta tensione abitativa, nei Comuni capoluogo di provincia, e in tutti quei territori dove esistono accordi locali. Per accedere all’aliquota al 10% è necessario che il contratto sia stipulato secondo i modelli previsti dagli accordi territoriali e che sia presente l’attestazione di conformità rilasciata da un’organizzazione firmataria. Ad esempio, con un canone concordato di 600 euro al mese (7.200 euro annui), l’imposta sarà di soli 720 euro all’anno.

    Novità 2026: Aliquota del 26% per Affitti Brevi (dal Secondo Immobile)

    La grande novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e confermata per il 2026 riguarda gli affitti brevi (locazioni turistiche con durata inferiore a 30 giorni). Dal 1 gennaio 2024, chi affitta più di un immobile in regime di locazione breve paga il 26% di cedolare secca dal secondo immobile in poi. Per il primo immobile si continua ad applicare l’aliquota del 21%. Questa misura è stata introdotta per contrastare il fenomeno della locazione turistica “seriale” e riguarda in particolare chi gestisce più appartamenti su piattaforme come Airbnb e Booking.

    In pratica, se possiedi 3 appartamenti che affitti per brevi periodi, pagherai il 21% sul primo e il 26% sugli altri due. Il proprietario può scegliere quale immobile designare come “primo” per beneficiare dell’aliquota ridotta, generalmente quello con il canone più elevato.

    Chi Può Scegliere la Cedolare Secca nel 2026

    Non tutti possono accedere al regime della cedolare secca 2026. Esistono requisiti precisi sia per il locatore sia per l’immobile. Ecco chi può e chi non può scegliere questo regime fiscale agevolato.

    Requisiti del locatore (proprietario):

    • Deve essere una persona fisica (no società, no imprese)
    • Non deve agire nell’esercizio di attività di impresa, arte o professione (in pratica, non deve avere partita IVA collegata all’attività di locazione)
    • Deve essere proprietario o titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione)

    Requisiti dell’immobile:

    • Deve essere un immobile ad uso abitativo (categorie catastali da A1 a A11, escluso A10 che è ufficio)
    • Le relative pertinenze (box, cantina, posto auto) possono essere incluse se locate congiuntamente
    • Esclusi: immobili commerciali, uffici, negozi, capannoni

    Requisiti dell’inquilino: L’inquilino (conduttore) non deve agire nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo. Se l’inquilino è una società o un professionista che affitta per uso ufficio, la cedolare secca non è ammessa. Fanno eccezione i contratti stipulati con enti locali per scopi sociali.

    È importante sapere che la scelta della cedolare secca è individuale per ciascun comproprietario: se un immobile è di proprietà di due persone, uno può optare per la cedolare secca e l’altro per la tassazione ordinaria IRPEF. Per approfondire le detrazioni fiscali a cui potresti rinunciare scegliendo la cedolare, consulta la nostra guida dedicata.

    Cedolare Secca vs IRPEF: Quando Conviene Davvero

    Capire quando la cedolare secca conviene rispetto all’IRPEF è la domanda chiave per ogni proprietario. La risposta dipende principalmente dal reddito complessivo e dalla fascia IRPEF in cui si ricade. Vediamo un confronto pratico con numeri reali.

    Con la tassazione IRPEF ordinaria, il reddito da locazione si cumula con gli altri redditi (stipendio, pensione, ecc.) e viene tassato secondo gli scaglioni progressivi 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. A queste aliquote vanno aggiunte le addizionali regionali (dallo 0,9% al 3,33%) e comunali (fino allo 0,8%). Inoltre, con l’IRPEF si applica una deduzione forfettaria del 5% sul canone (il 95% viene tassato).

    Con la cedolare secca al 21%, invece, si paga il 21% sull’intero canone senza deduzioni, ma senza addizionali e senza imposta di registro.

    Tabella Confronto: Cedolare Secca 21% vs IRPEF per Fascia di Reddito

    Ipotizziamo un canone di locazione di 10.000 euro annui e calcoliamo l’imposta nei due regimi (addizionali stimate al 2% complessivo):

    Reddito complessivoAliquota IRPEF marginaleImposta IRPEF sul canone*Cedolare secca 21%Risparmio con cedolare
    Fino a 15.000 euro23% + addizionali2.375 euro2.100 euro275 euro (conviene cedolare)
    Da 15.001 a 28.000 euro23% + addizionali2.375 euro2.100 euro275 euro (conviene cedolare)
    Da 28.001 a 50.000 euro35% + addizionali3.515 euro2.100 euro1.415 euro (conviene cedolare)
    Oltre 50.000 euro43% + addizionali4.275 euro2.100 euro2.175 euro (conviene cedolare)
    *Calcolata su 95% del canone (9.500 euro) + imposta di registro 2% (200 euro) + addizionali stimate 2%

    Come si vede dalla tabella, la cedolare secca 2026 conviene quasi sempre, ma il vantaggio cresce enormemente al crescere del reddito. Per chi ha un reddito superiore a 50.000 euro, il risparmio è di oltre 2.000 euro all’anno su un canone di 10.000 euro. Per i redditi bassi (sotto i 15.000 euro) il vantaggio è minimo e potrebbe addirittura non convenire se si hanno diritto a detrazioni fiscali che verrebbero perse con la cedolare secca.

    Attenzione: scegliendo la cedolare secca, il reddito da locazione non si somma al reddito complessivo. Questo significa che non aumenta la base imponibile IRPEF, ma anche che non genera diritto a detrazioni e deduzioni. Per chi ha redditi bassi e beneficia di detrazioni per familiari a carico o bonus vari, è fondamentale fare un calcolo preciso. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con una simulazione personalizzata.

    Come Si Esercita l’Opzione per la Cedolare Secca

    Esercitare l’opzione per la cedolare secca 2026 è un passaggio obbligatorio e può avvenire in diversi momenti. La procedura varia a seconda che si tratti di un nuovo contratto o di un contratto già in corso.

    Alla Registrazione del Contratto

    Il momento più semplice per scegliere la cedolare secca è al momento della registrazione del contratto di locazione. L’opzione si esercita compilando il modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili) presso l’Agenzia delle Entrate, barrando la casella dedicata alla cedolare secca. La registrazione può essere fatta online tramite il servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate, oppure presso un ufficio territoriale. Scegliendo la cedolare al momento della registrazione, non si paga l’imposta di registro né l’imposta di bollo sulla registrazione stessa.

    Per Contratti Già in Corso

    Se hai un contratto di locazione già registrato e vuoi passare alla cedolare secca in un’annualità successiva, puoi farlo in occasione della proroga del contratto o di una annualità successiva. In questo caso, devi presentare il modello RLI entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente. È anche possibile revocare l’opzione e tornare al regime ordinario, sempre con le stesse tempistiche.

    Comunicazione all’inquilino: il locatore deve inviare all’inquilino una raccomandata (anche via PEC) con cui comunica la rinuncia all’aggiornamento del canone per tutta la durata dell’opzione. Questa comunicazione è un requisito essenziale e la sua mancanza può invalidare l’opzione per la cedolare secca.

    Rinuncia agli Aggiornamenti ISTAT del Canone

    Un aspetto che molti proprietari sottovalutano è che scegliere la cedolare secca comporta automaticamente la rinuncia agli aggiornamenti ISTAT del canone di locazione. In pratica, per tutta la durata dell’opzione, il canone mensile resta fisso e non può essere adeguato all’inflazione secondo l’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

    Normalmente, nei contratti di locazione a canone libero, è prevista una clausola che consente al proprietario di aggiornare il canone annualmente in base alla variazione dell’indice ISTAT (generalmente il 75% o il 100% della variazione). Con un’inflazione al 2%, su un canone di 800 euro al mese, l’aggiornamento ISTAT vale circa 12-16 euro mensili in più. Su 4 anni di contratto, la rinuncia può costare fino a 500-700 euro complessivi.

    Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il risparmio fiscale della cedolare secca supera ampiamente la perdita dell’aggiornamento ISTAT. Bisogna fare un calcolo preciso caso per caso. Il team del CAF Centro Fiscale può effettuare questa valutazione durante un appuntamento dedicato, confrontando il costo della rinuncia ISTAT con il risparmio fiscale effettivo.

    Versamento della Cedolare Secca: Acconti e Saldo con F24

    Il pagamento della cedolare secca 2026 segue le stesse regole dell’IRPEF per quanto riguarda acconti e saldo, e si effettua tramite il modello F24. Ecco i codici tributo e le modalità di versamento.

    Codici Tributo F24 per la Cedolare Secca

    • Codice tributo 1840: Acconto prima rata della cedolare secca
    • Codice tributo 1841: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione della cedolare secca
    • Codice tributo 1842: Saldo della cedolare secca

    Come Si Calcolano gli Acconti

    L’acconto della cedolare secca 2026 è pari al 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente. Il versamento dell’acconto si divide in due rate se l’importo supera 257,52 euro:

    • Prima rata (40%): da versare entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%)
    • Seconda rata (60%): da versare entro il 30 novembre 2026

    Se l’importo dell’acconto è inferiore o uguale a 257,52 euro, si versa in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Il saldo viene poi versato l’anno successivo, entro il 30 giugno 2027, insieme alla dichiarazione dei redditi. Per ulteriori dettagli sui codici tributo F24, consulta la nostra guida completa.

    Scadenze Cedolare Secca 2026: Il Calendario Completo

    Avere chiare le scadenze della cedolare secca 2026 è essenziale per evitare sanzioni e interessi. Ecco il calendario completo con tutte le date da segnare:

    ScadenzaAdempimentoCodice Tributo
    30 giugno 2026Acconto prima rata (40%) o saldo anno precedente1840 / 1842
    30 luglio 2026Acconto prima rata con maggiorazione 0,40%1840
    30 settembre 2026Dichiarazione Redditi (Modello 730 o Redditi PF)–
    30 novembre 2026Acconto seconda rata (60%) o acconto unica soluzione1841
    30 giugno 2027Saldo cedolare secca 20261842

    La dichiarazione dei redditi da locazione con cedolare secca va inserita nel Modello 730 (Quadro B) oppure nel Modello Redditi PF (Quadro RB). Per chi presenta il 730, la scadenza per l’invio è il 30 settembre 2026. Il CAF Centro Fiscale gestisce ogni anno centinaia di dichiarazioni con cedolare secca e può assisterti nella corretta compilazione e nel calcolo degli acconti.

    Cedolare Secca per Più Immobili: Come Funziona

    La cedolare secca può essere applicata a più immobili contemporaneamente dallo stesso proprietario. L’opzione va esercitata singolarmente per ciascun contratto di locazione. Non esiste un limite al numero di immobili per cui si può optare, a patto che siano tutti ad uso abitativo e che il locatore non agisca come imprenditore.

    Per le locazioni lunghe (4+4, 3+2), l’aliquota resta al 21% o al 10% indipendentemente dal numero di immobili. La novità dell’aliquota al 26% riguarda esclusivamente gli affitti brevi (sotto i 30 giorni) a partire dal secondo immobile.

    Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Marco possieda 3 appartamenti:

    • Appartamento A: locazione lunga 4+4 a canone libero (800 euro/mese) – cedolare secca 21% = 2.016 euro/anno
    • Appartamento B: locazione lunga 3+2 a canone concordato (500 euro/mese) – cedolare secca 10% = 600 euro/anno
    • Appartamento C: affitto breve su Airbnb (media 1.200 euro/mese) – cedolare secca 26% = 3.744 euro/anno (essendo il secondo immobile in locazione breve)

    Marco pagherà in totale 6.360 euro di cedolare secca. Se avesse scelto l’IRPEF con un reddito da lavoro di 40.000 euro, avrebbe pagato circa 10.500 euro tra IRPEF, addizionali e imposta di registro. Il risparmio con la cedolare secca è di oltre 4.000 euro all’anno.

    Per i proprietari con più immobili, il consiglio è rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine per una simulazione complessiva che tenga conto di tutte le variabili: tipo di contratto, durata, aliquota applicabile e impatto sul reddito complessivo.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla Cedolare Secca 2026

    La cedolare secca conviene sempre?

    No, non sempre. La cedolare secca 2026 conviene nella grande maggioranza dei casi, soprattutto per chi ha un reddito complessivo superiore a 28.000 euro. Per redditi molto bassi (sotto i 15.000 euro), potrebbe non convenire perché il reddito da locazione non genera diritto a detrazioni e deduzioni. Il consiglio è sempre quello di fare una simulazione personalizzata.

    Si può passare dalla cedolare secca all’IRPEF e viceversa?

    Sì, l’opzione non è irrevocabile. Puoi revocare la cedolare secca e tornare al regime IRPEF ordinario in occasione di ogni annualità del contratto, presentando il modello RLI entro 30 giorni dalla scadenza. Allo stesso modo, puoi aderire alla cedolare in un’annualità successiva se inizialmente non l’avevi scelta.

    La cedolare secca si applica anche ai box e posti auto?

    Le pertinenze (box, cantina, posto auto) possono essere incluse nella cedolare secca solo se locate congiuntamente all’immobile abitativo e con lo stesso contratto. Non è possibile applicare la cedolare a una pertinenza locata separatamente.

    Come si dichiara la cedolare secca nel 730?

    La cedolare secca si dichiara nel Quadro B del Modello 730, indicando il canone di locazione e barrando la casella relativa all’opzione per la cedolare. Il software di compilazione calcola automaticamente l’imposta dovuta. Se preferisci, il CAF Centro Fiscale compila e invia il 730 per te, verificando la correttezza dei dati.

    Cosa succede se non si pagano gli acconti?

    Il mancato o insufficiente versamento degli acconti della cedolare secca comporta l’applicazione di sanzioni (30% dell’importo non versato, riducibili con ravvedimento operoso) e interessi legali. Per evitare problemi, è importante calcolare correttamente gli acconti e rispettare le scadenze del 30 giugno e 30 novembre.

    La cedolare secca influisce sull’ISEE?

    Sì, il reddito soggetto a cedolare secca viene comunque conteggiato nel calcolo dell’ISEE. Anche se non si cumula ai fini IRPEF, il canone di locazione entra nel reddito complessivo utilizzato per determinare l’indicatore ISEE. Questo è un aspetto da considerare se si beneficia di prestazioni legate all’ISEE come assegno unico, bonus nido o agevolazioni universitarie.

    Conclusione: Scegli la Cedolare Secca con il Supporto del CAF

    La cedolare secca 2026 resta una delle opzioni fiscali più convenienti per i proprietari di immobili abitativi in Italia. Con le tre aliquote disponibili – 21% per canone libero, 10% per canone concordato e 26% per affitti brevi dal secondo immobile – offre flessibilità e, nella maggior parte dei casi, un significativo risparmio rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria.

    La scelta della cedolare secca richiede però una valutazione attenta e personalizzata: bisogna considerare il reddito complessivo, le detrazioni a cui si potrebbe rinunciare, il numero di immobili e il tipo di contratto. Non esiste una risposta universale, ma con i numeri giusti la decisione diventa chiara.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata sulla cedolare secca. I nostri operatori possono effettuare una simulazione dettagliata, aiutarti con la registrazione del contratto e la compilazione del 730. Prenota un appuntamento chiamando lo 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121. Ti aspettiamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

    Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-05 09:00:002026-09-28 20:18:55Cedolare Secca 2026: Guida Definitiva Aliquote e Convenienza
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Detrazione Mutuo nel 730/2026: Nuovi Codici e Tetto per i Redditi Alti

    Dichiarazione dei redditi 730

    La detrazione mutuo nel 730/2026 porta con sé importanti novità che ogni contribuente deve conoscere prima di compilare la dichiarazione dei redditi. La Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024) ha introdotto il nuovo articolo 16-ter del TUIR, che stabilisce un tetto massimo alle detrazioni fiscali per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Questo cambiamento impatta direttamente sulla detrazione degli interessi passivi del mutuo per la prima casa, da sempre uno degli oneri detraibili più utilizzati dagli italiani. Scopriamo insieme come funziona il nuovo sistema, quali codici usare nel quadro E del modello 730 e come calcolare l’importo effettivamente detraibile nel 2026.

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    Indice dei contenuti

    1. Detrazione interessi mutuo prima casa: importo e regole 2026
    2. Art. 16-ter TUIR: il tetto alle detrazioni per redditi alti
    3. Come si calcola il tetto alle detrazioni: formula e quoziente familiare
    4. I codici del quadro E del 730: guida pratica per il mutuo
    5. Detrazioni per mutuo di costruzione e ristrutturazione
    6. Esempi pratici di calcolo: quanto si detrae nel 2026
    7. Novità 2026: tabella riepilogativa dei cambiamenti
    8. Errori da evitare nella compilazione del quadro E
    9. Domande frequenti sulla detrazione mutuo

    Detrazione interessi mutuo prima casa: importo e regole 2026

    La detrazione degli interessi passivi sul mutuo ipotecario per l’acquisto della prima casa è disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera b) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. 917/1986). Per il periodo d’imposta 2025 (dichiarazione 730/2026), le regole di base rimangono invariate rispetto al passato, ma si aggiunge il nuovo vincolo del tetto reddituale introdotto dalla Legge di Bilancio 2025.

    Importo massimo detraibile: La detrazione è pari al 19% degli interessi passivi pagati nell’anno, calcolata su un importo massimo di 4.000 euro. Il beneficio fiscale massimo teorico è quindi di 760 euro (4.000 × 19%). Questo importo si riferisce alla quota di interessi passivi, che include anche gli oneri accessori del mutuo (spese di istruttoria, perizia, polizza assicurativa obbligatoria per legge).

    I requisiti fondamentali per accedere alla detrazione mutuo prima casa nel 2026 sono:

    • Mutuo ipotecario stipulato per l’acquisto dell’unità immobiliare (non per altri scopi)
    • Immobile adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto (o dalla stipula del mutuo)
    • Il mutuo deve essere stipulato nell’anno in cui si acquista l’immobile o nell’anno precedente o successivo
    • L’immobile deve essere prima casa del contribuente (dimora abituale)
    • Il contribuente deve essere intestatario del mutuo (anche in quota pro-indiviso)

    Oneri accessori includi: Oltre agli interessi passivi in senso stretto, sono detraibili anche le spese accessorie pagate alla banca: perizia tecnica, spese notarili per la stipula del mutuo, quota della polizza incendio obbligatoria. Non sono invece detraibili le spese notarili per il contratto di compravendita. Tutti questi dati si trovano nel certificato annuale che la banca invia entro il 28 febbraio di ogni anno. Consulta il nostro articolo sugli interessi passivi mutuo 730 per un approfondimento sulle modalità di calcolo.

    Art. 16-ter TUIR: il tetto alle detrazioni per redditi alti

    La principale novità per la detrazione mutuo 730/2026 è l’introduzione dell’articolo 16-ter del TUIR, inserito dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207 del 30 dicembre 2024, art. 1, commi 10-12). Questa norma stabilisce un limite massimo complessivo alle detrazioni fiscali per i contribuenti con reddito elevato, in attuazione del principio del quoziente familiare introdotto dalla delega fiscale (L. 111/2023).

    Il meccanismo funziona su due soglie di reddito:

    Reddito complessivoTetto massimo detrazioni (oneri)Impatto sulla detrazione mutuo
    Fino a 75.000 euroNessun limite (regole ordinarie)Fino a 760 euro di detrazione piena
    Da 75.001 a 100.000 euro14.000 euro × coefficiente familiarePotenzialmente ridotta
    Oltre 100.000 euro8.000 euro × coefficiente familiareUlteriormente ridotta

    Importante: Il tetto non riguarda tutte le detrazioni ma soltanto quelle degli “oneri” ex art. 15 e 16 TUIR. Rimangono escluse dall’applicazione del limite:

    • Le detrazioni per carichi di famiglia (figli, coniuge)
    • Le detrazioni da lavoro (lavoratori dipendenti, pensionati, autonomi)
    • Il bonus edilizio al 110% (Superbonus) per le spese già sostenute e rateizzate
    • Le detrazioni per canoni di locazione come conduttore
    • Le detrazioni spettanti ai sensi di leggi speciali non ricondotte all’art. 15 TUIR

    La detrazione degli interessi passivi del mutuo prima casa (art. 15, co. 1, lett. b) TUIR), invece, è espressamente inclusa tra gli oneri soggetti al tetto dell’art. 16-ter. Per i contribuenti con reddito oltre i 75.000 euro, questo significa che la detrazione mutuo concorre al raggiungimento del plafond massimo consentito insieme ad altre detrazioni (spese mediche, istruzione, assicurazioni, ecc.).

    Come si calcola il tetto alle detrazioni: la formula e il quoziente familiare

    Il calcolo del tetto massimo alle detrazioni previsto dall’art. 16-ter TUIR si basa su un coefficiente familiare che tiene conto del numero di figli a carico. Questo coefficiente, ispirato al quoziente familiare francese, mira a non penalizzare le famiglie numerose nella fruizione delle detrazioni fiscali.

    Situazione familiareCoefficienteLimite spese (reddito 75.001-100.000 euro)Limite spese (reddito oltre 100.000 euro)
    Nessun figlio a carico0,507.000 euro4.000 euro
    1 figlio a carico0,709.800 euro5.600 euro
    2 figli a carico0,8511.900 euro6.800 euro
    3 o più figli a carico1,0014.000 euro8.000 euro
    Figlio con disabilità grave1,0014.000 euro8.000 euro

    Come si legge la tabella: Per un contribuente con reddito 82.000 euro e nessun figlio, il limite di spesa detraibile complessivo è di 7.000 euro (14.000 × 0,50). Se gli oneri totali (mutuo + spese mediche + altro) superano 7.000 euro, la detrazione del 19% si applica solo ai primi 7.000 euro. Per chi ha 3 o più figli, invece, il tetto non opera mai poiché il coefficiente 1,00 lascia invariati i limiti ordinari.

    Esempio concreto con figli: Contribuente con reddito 90.000 euro, 2 figli a carico. Oneri: interessi mutuo 4.000 euro + spese mediche 4.500 euro + spese istruzione 2.000 euro = totale 10.500 euro. Il limite è 11.900 euro (14.000 × 0,85). Poiché 10.500 < 11.900, la detrazione è piena: 10.500 × 19% = 1.995 euro. Il tetto non opera.

    Riordino progressivo delle detrazioni: L’art. 16-ter TUIR prevede anche un meccanismo di riduzione progressiva per chi supera i 75.000 euro: il taglio non è “tutto o niente” ma graduale. Per redditi compresi tra 75.001 e 100.000 euro, si applica la formula che usa il coefficiente familiare sulle spese base di 14.000 euro. Per redditi oltre 100.000 euro, il limite base scende a 8.000 euro e si applica il medesimo coefficiente familiare.

    I codici del quadro E del 730: guida pratica per il mutuo

    Il quadro E del modello 730/2026 raccoglie tutti gli oneri e le spese detraibili o deducibili. Per quanto riguarda il mutuo, esistono codici specifici che variano a seconda della tipologia di mutuo e dell’utilizzo dell’immobile. Compilare il codice sbagliato comporta il rischio di un controllo formale da parte dell’Agenzia delle Entrate con richiesta di chiarimenti o rettifica.

    Di seguito la tabella completa dei codici quadro E per la detrazione mutuo nel modello 730/2026:

    CodiceTipologia mutuoAliquotaLimite di spesaDetrazione max
    7Mutuo ipotecario acquisto abitazione principale, stipulato dal 1° gennaio 199319%4.000 euro760 euro
    8Mutui ipotecari acquisto altri immobili, stipulati prima del 199319%2.065,83 euro392,51 euro
    9Mutui ipotecari costruzione/ristrutturazione abitazione principale19%2.582,28 euro490,63 euro
    10Interessi passivi per mutui agrari in essere19%Reddito del terrenoVariabile
    11Interessi passivi su prestiti e mutui agrari stipulati prima del 199319%Reddito del terrenoVariabile

    Codice 7 — il più utilizzato: Si applica ai mutui ipotecari stipulati dal 1993 in poi per l’acquisto della prima casa destinata ad abitazione principale. È il codice usato dalla stragrande maggioranza dei mutuatari italiani. L’importo da indicare include:

    • Gli interessi passivi riportati nel certificato bancario annuale
    • Le quote di rivalutazione (per mutui con indicizzazione)
    • Gli oneri accessori indicati nella certificazione bancaria: perizia, istruttoria, polizza incendio obbligatoria per legge

    Dove trovare l’importo esatto: La banca invia ogni anno (entro il 28 febbraio) la certificazione degli interessi passivi, oppure la rende disponibile nell’area clienti online. Dal 14 maggio 2026 il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate contiene già questi dati, comunicati direttamente dalla banca. Prima di accettare il precompilato, è consigliabile verificare la corrispondenza con la certificazione bancaria.

    Mutuo cointestato: Se il mutuo è cointestato tra due persone (es. coniugi), ciascun cointestatario riporta nel proprio modello 730 la propria quota di interessi (tipicamente il 50%). Il limite di 4.000 euro si intende per ciascun mutuatario: la coppia può quindi detrarre complessivamente interessi fino a 8.000 euro totali, con un beneficio di 1.520 euro.

    Detrazioni per mutuo di costruzione e ristrutturazione

    Oltre al classico mutuo per acquisto prima casa, esistono specifiche detrazioni per i mutui stipulati per costruire o ristrutturare l’abitazione principale. Queste fattispecie utilizzano il codice 9 del quadro E e prevedono un limite di spesa diverso rispetto al codice 7.

    Mutuo per costruzione (codice 9)

    • Limite di spesa: 2.582,28 euro (non 4.000 euro come per l’acquisto)
    • Aliquota: 19%, quindi detrazione massima di 490,63 euro
    • Il mutuo deve essere stipulato nei 6 mesi precedenti o 18 mesi successivi all’inizio dei lavori di costruzione
    • L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro 6 mesi dal termine dei lavori
    • I lavori devono riguardare l’unità immobiliare risultante dalla costruzione
    • È necessario il permesso di costruire (o DIA/SCIA equivalente) come documentazione

    Mutuo per ristrutturazione (codice 9)

    • Stessi limiti e aliquota del mutuo costruzione
    • L’immobile deve diventare abitazione principale entro 1 anno dal termine lavori
    • La ristrutturazione deve riguardare l’unità destinata ad abitazione principale
    • I lavori devono essere di ristrutturazione significativa (non mera manutenzione ordinaria)

    Surrogazione del mutuo: Se si è effettuata una surroga del mutuo (portabilità verso un’altra banca), la detrazione continua senza interruzioni. L’importante è che l’immobile resti abitazione principale e che il nuovo mutuo non superi il debito residuo del precedente. Eventuali somme aggiuntive ottenute con la surroga (liquidità extra) non danno diritto alla detrazione. La surroga si documenta con il contratto originario e quello di surroga.

    Rinegoziazione vs surroga: La rinegoziazione con la stessa banca non interrompe la detrazione. La surroga presso un’altra banca nemmeno, a patto che il saldo del nuovo mutuo non ecceda quello residuo del vecchio. In entrambi i casi, la detrazione prosegue regolarmente con il codice 7 o 9 nel quadro E della dichiarazione dei redditi 730.

    Esempi pratici di calcolo: quanto si detrae nel 2026

    Per comprendere concretamente l’impatto delle novità 2026, analizziamo quattro scenari tipici di contribuenti con diverse situazioni reddituali e familiari. Questi esempi ti aiuteranno a stimare l’effetto del tetto dell’art. 16-ter sulla tua detrazione mutuo.

    Scenario 1: Reddito 55.000 euro — nessun impatto del tetto

    Dati: Contribuente con reddito complessivo 55.000 euro, interessi mutuo prima casa pagati nel 2025: 3.800 euro. Nessun figlio.

    • Reddito: 55.000 euro → sotto la soglia dei 75.000 euro
    • Nessun tetto ex art. 16-ter TUIR applicabile
    • Interessi detraibili: 3.800 euro (inferiori al limite di 4.000 euro)
    • Detrazione: 3.800 × 19% = 722 euro
    • Nessuna modifica rispetto agli anni precedenti

    Scenario 2: Reddito 82.000 euro, nessun figlio — tetto attivo

    Dati: Contribuente con reddito 82.000 euro, interessi mutuo 4.000 euro, spese mediche 3.200 euro, polizza vita 1.200 euro. Nessun figlio a carico.

    • Reddito: 82.000 euro → fascia 75.001-100.000 euro
    • Coefficiente familiare (nessun figlio): 0,50
    • Limite spese detraibili: 14.000 × 0,50 = 7.000 euro
    • Totale oneri: 4.000 + 3.200 + 1.200 = 8.400 euro → superiore al limite
    • Si detrae solo sui primi 7.000 euro
    • Detrazione complessiva massima: 7.000 × 19% = 1.330 euro (invece di 1.596 euro)
    • Taglio effettivo: -266 euro

    Scenario 3: Reddito 82.000 euro, 2 figli — tetto non scatta

    Dati: Come lo Scenario 2, ma con 2 figli a carico.

    • Reddito: 82.000 euro → fascia 75.001-100.000 euro
    • Coefficiente familiare (2 figli): 0,85
    • Limite spese detraibili: 14.000 × 0,85 = 11.900 euro
    • Totale oneri: 8.400 euro → inferiore al limite di 11.900 euro
    • Il tetto non produce tagli: detrazione piena
    • Detrazione: 8.400 × 19% = 1.596 euro

    Scenario 4: Reddito 110.000 euro, 1 figlio — taglio significativo

    Dati: Contribuente con reddito 110.000 euro, interessi mutuo 4.000 euro, spese mediche 4.500 euro, spese istruzione universitaria 3.000 euro, polizza vita 1.000 euro. Un figlio a carico.

    • Reddito: 110.000 euro → oltre la soglia dei 100.000 euro
    • Coefficiente familiare (1 figlio): 0,70
    • Limite spese detraibili: 8.000 × 0,70 = 5.600 euro
    • Totale oneri: 4.000 + 4.500 + 3.000 + 1.000 = 12.500 euro → largamente superiore al limite
    • Si detrae solo sui primi 5.600 euro
    • Detrazione complessiva massima: 5.600 × 19% = 1.064 euro (invece di 2.375 euro)
    • Taglio effettivo: -1.311 euro

    Come distribuire il tetto tra le detrazioni disponibili? La legge non stabilisce un criterio obbligatorio di priorità. Il contribuente (o il CAF che compila il 730) può scegliere quali oneri “sacrificare” per rispettare il limite. In pratica, conviene ottimizzare la distribuzione partendo dagli oneri con importi fissi (come gli interessi mutuo) e riducendo quelli più flessibili. Il CAF Centro Fiscale effettua questa analisi personalizzata per ogni cliente.

    Novità 2026: tabella riepilogativa dei cambiamenti

    Ecco un riepilogo schematico di tutte le novità che impattano sulla detrazione mutuo nel 730/2026, per avere un quadro completo e immediato delle differenze rispetto agli anni precedenti:

    AspettoRegola fino al 2024Novità dal 2025 (dichiarazione 730/2026)
    Limite spesa mutuo prima casa (codice 7)4.000 euro4.000 euro (invariato)
    Aliquota detrazione19%19% (invariata)
    Detrazione massima teorica760 euro760 euro (invariata se reddito sotto 75.000 euro)
    Tetto complessivo per redditi oltre 75.000 euroNessunoIntrodotto dall’art. 16-ter TUIR (L. 207/2024)
    Tetto per redditi 75.001-100.000 euroN/A14.000 euro × coefficiente familiare
    Tetto per redditi oltre 100.000 euroN/A8.000 euro × coefficiente familiare
    Coefficiente (nessun figlio)N/A0,50
    Coefficiente (1 figlio)N/A0,70
    Coefficiente (2 figli)N/A0,85
    Coefficiente (3+ figli o figlio disabile)N/A1,00 (nessun taglio effettivo)
    Codici quadro E (7, 8, 9, 10, 11)InvariatiInvariati
    Superbonus 110% rateizzatoN/AESCLUSO dal tetto art. 16-ter
    Detrazioni lavoro e familiariN/AESCLUSE dal tetto art. 16-ter

    Attenzione al 730 precompilato: Nel 730 precompilato 2026, l’Agenzia delle Entrate calcolerà automaticamente il tetto dell’art. 16-ter per i contribuenti con reddito superiore a 75.000 euro. Tuttavia, il calcolo del coefficiente familiare dipende dai dati sui figli a carico già presenti nell’anagrafe tributaria. Se la situazione familiare è cambiata (nascita di un figlio, figlio che ha perso la condizione di figlio a carico), è fondamentale verificare che il precompilato rifletta la realtà e, se necessario, modificarlo con l’assistenza del CAF.

    Errori da evitare nella compilazione del quadro E

    La compilazione del quadro E del modello 730 per gli interessi del mutuo è una delle operazioni apparentemente semplici che nasconde insidie frequenti. Ecco gli errori più comuni che il CAF Centro Fiscale riscontra durante la stagione dichiarativa e come evitarli.

    1. Inserire l’importo del rateo invece degli interessi

    L’errore più diffuso: molti contribuenti indicano nel quadro E la rata mensile del mutuo (o il totale delle rate annue) invece dei soli interessi passivi. La rata è composta da quota capitale + quota interessi: va indicata solo la quota interessi riportata nella certificazione bancaria annuale.

    2. Usare il codice sbagliato

    Usare il codice 8 (mutui ante 1993) invece del codice 7 (mutui post 1993 prima casa) porta a calcolare la detrazione su un limite dimezzato (2.065,83 euro invece di 4.000 euro), perdendo parte del beneficio fiscale spettante. Verificare sempre la data di stipula del contratto di mutuo e la destinazione dell’immobile.

    3. Non dichiarare correttamente la cointestazione

    Se il mutuo è cointestato, ogni cointestatario ha diritto alla detrazione sulla propria quota. Chi compila il 730 individuale deve indicare solo la propria quota di interessi (es. 50%), non l’importo totale. Se entrambi i cointestatari indicano il 100%, si verifica una doppia deduzione illecita che può essere contestata dall’Agenzia delle Entrate in sede di controllo.

    4. Dimenticare gli oneri accessori

    Molti contribuenti includono solo gli interessi passivi e dimenticano gli oneri accessori detraibili (spese di perizia, istruttoria, polizza incendio obbligatoria). Questi importi sono indicati nella certificazione bancaria annuale e aumentano la base imponibile su cui calcolare il 19%, incrementando il beneficio fiscale.

    5. Non verificare il tetto art. 16-ter per redditi oltre 75.000 euro

    Dal periodo d’imposta 2025 (730/2026), i contribuenti con reddito oltre 75.000 euro devono calcolare il tetto dell’art. 16-ter prima di compilare il quadro E. Se si sommano tutti gli oneri e si supera il limite calcolato con il coefficiente familiare, è necessario ridurre proporzionalmente gli importi nel quadro E. Il 730 precompilato lo fa automaticamente, ma chi compila manualmente deve verificare il calcolo.

    6. Detrarre il mutuo sulla seconda casa come fosse la prima

    La detrazione piena (codice 7, limite 4.000 euro) spetta solo per la prima casa effettivamente adibita ad abitazione principale. Se il contribuente ha cambiato residenza o ha acquistato un’altra abitazione principale, deve verificare la detraibilità del mutuo sulla vecchia abitazione. In generale, la detrazione cessa quando l’immobile non è più abitazione principale, salvo specifiche eccezioni previste dal TUIR (trasferimento per motivi di lavoro, ricovero in case di cura con utilizzo gratuito da parte di familiari).

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di contribuenti nella compilazione del modello 730, verificando la corretta applicazione di tutte le detrazioni incluse quelle sul mutuo. Grazie all’esperienza pluriennale, il nostro team individua gli errori nel 730 precompilato e ottimizza il beneficio fiscale spettante a ciascun contribuente. Puoi richiedere assistenza per il tuo 730/2026 comodamente online o di persona presso la nostra sede di Udine.

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    Domande Frequenti sulla Detrazione Mutuo 730/2026

    Qual e il limite massimo di detrazione per gli interessi del mutuo prima casa nel 2026?

    Il limite rimane 4.000 euro di interessi passivi detraibili al 19%, per una detrazione massima di 760 euro. Tuttavia, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro si applica il tetto complessivo dell’art. 16-ter TUIR (introdotto dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024), che puo ridurre l’importo effettivamente detraibile in base al reddito e al numero di figli a carico.

    Che codice devo usare nel quadro E del 730 per gli interessi del mutuo prima casa?

    Il codice corretto per i mutui ipotecari stipulati dal 1993 per l’acquisto dell’abitazione principale e il codice 7. Per i mutui costruzione o ristrutturazione dell’abitazione principale si usa il codice 9 (limite 2.582,28 euro). Per mutui ante 1993 su altri immobili si usa il codice 8 (limite 2.065,83 euro). Il codice sbagliato comporta una detrazione ridotta o un controllo formale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Il tetto dell’art. 16-ter TUIR si applica anche al Superbonus 110%?

    No. Le detrazioni Superbonus 110% gia avviate e rateizzate in 10 anni (per spese sostenute fino al 2023) sono escluse dal tetto dell’art. 16-ter TUIR. Questa esclusione e prevista espressamente per non penalizzare chi aveva gia avviato i lavori in buona fede con le vecchie regole. Le istruzioni del modello 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate confermano questa esclusione.

    Se ho rifinanziato il mutuo con la surroga, perdo la detrazione?

    No. In caso di surroga del mutuo (portabilita verso un’altra banca), la detrazione continua senza interruzioni, purche l’immobile resti adibito ad abitazione principale e il debito residuo non aumenti. Se con la surroga si ottiene liquidita aggiuntiva, gli interessi su questa quota extra non sono detraibili. E importante conservare la documentazione della surroga e la certificazione degli interessi della nuova banca.

    Posso detrarre gli interessi del mutuo se l’immobile non e la mia abitazione principale?

    In generale no. La detrazione piena (codice 7, 4.000 euro) spetta solo per l’abitazione principale. Esistono pero eccezioni: se si e trasferiti per lavoro (purche l’immobile non sia locato a terzi), se si e ricoverati in case di cura con l’immobile occupato gratuitamente da un familiare, o se si acquista un immobile da affittare entro 3 anni dall’acquisto. Rivolgersi al CAF per verificare la situazione specifica.


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    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il quadro E correttamente, verificare il tetto dell’art. 16-ter e ottimizzare tutte le detrazioni del tuo 730/2026.

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      CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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      In base a 920 recensioni
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      Alexandra Bala
      04/09/2026
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      ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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      paolino servidio
      03/09/2026
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      Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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      Lady
      01/09/2026
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      Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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      Giulia Guida
      25/08/2026
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      Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
      06/08/2026
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      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Sabrina Cirina
      23/07/2026
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      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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      Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-05 08:22:322026-05-31 14:10:43Detrazione Mutuo nel 730/2026: Nuovi Codici e Tetto per i Redditi Alti
      CAF, SUCCESSIONI

      Linea di Successione Ereditaria 2026: Ordine, Gradi di Parentela e Schemi Pratici

      Schema linea di successione ereditaria e gradi di parentela - guida CAF Centro Fiscale Udine

      Quando una persona viene a mancare senza testamento, la legge stabilisce in modo preciso chi sono gli eredi e in quale ordine. La linea di successione ereditaria è lo schema giuridico che individua i parenti chiamati all’eredità seguendo un criterio basato sulla vicinanza di parentela rispetto al defunto. Capire come funziona questo schema è fondamentale per sapere cosa spetta a ciascun familiare e come si ripartisce il patrimonio.

      In questa guida completa 2026 vediamo nel dettaglio l’ordine dei successibili previsto dal Codice Civile (art. 565 e seguenti), come si contano i gradi di parentela, cosa significa successione per rappresentazione e troverai schemi visuali ed esempi pratici per capire chi eredita in ogni situazione familiare.

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è la linea di successione ereditaria
      2. Gradi di parentela: come si contano
      3. Ordine degli eredi legittimi (art. 565 C.C.)
      4. Schema visuale: chi eredita in ogni situazione
      5. Linea retta discendente: figli, nipoti, pronipoti
      6. Linea retta ascendente: genitori, nonni, bisnonni
      7. Linea collaterale: fratelli, zii, cugini
      8. Successione tra fratelli e sorelle
      9. Successione per rappresentazione
      10. Esempio pratico: famiglia con rappresentazione
      11. Eredità giacente e devoluzione allo Stato
      12. Domande frequenti (FAQ)
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      Cos’è la linea di successione ereditaria

      La linea di successione ereditaria è il percorso genealogico che collega il defunto ai suoi parenti e che determina chi, in assenza di testamento, ha diritto a ereditare. Il Codice Civile italiano distingue due tipologie fondamentali di linea:

      • Linea retta (o diretta): collega persone che discendono l’una dall’altra (padre-figlio-nipote). Si divide in discendente (dal defunto verso il basso: figli, nipoti) e ascendente (dal defunto verso l’alto: genitori, nonni).
      • Linea collaterale: collega persone che, pur avendo un antenato comune, non discendono l’una dall’altra (fratelli, zii, cugini).

      Questa distinzione è fondamentale perché la legge tratta in modo diverso i parenti in linea retta rispetto a quelli in linea collaterale. In generale, la linea retta prevale sempre sulla linea collaterale: finché ci sono discendenti o ascendenti, i collaterali (fratelli, zii) non ereditano nulla.

      Quando parliamo di successione legittima (cioè senza testamento), la legge individua gli eredi seguendo un ordine preciso di priorità basato sul grado di parentela e sulla tipologia di linea. Se vuoi approfondire le varie tipologie di successione, ti consigliamo di leggere la nostra guida sui tipi di successione.

      Gradi di parentela: come si contano

      Il grado di parentela misura la distanza genealogica tra due persone ed è disciplinato dagli articoli 74-78 del Codice Civile. Conoscere come si calcolano i gradi è essenziale per capire chi sta in linea di successione e in quale posizione.

      La regola base: si contano le generazioni

      Il principio generale è semplice: il grado si determina contando il numero di generazioni (o “passaggi”) che separano due persone, escludendo il capostipite (cioè il parente comune da cui entrambi discendono).

      • Linea retta: si contano le generazioni che separano direttamente le due persone.
      • Linea collaterale: si contano le generazioni risalendo da una persona al capostipite comune e poi ridiscendendo fino all’altra, escludendo lo stipite.

      Tabella dei gradi di parentela più comuni

      RapportoLineaGrado
      Genitore – FiglioRetta1° grado
      Nonno – NipoteRetta2° grado
      Bisnonno – PronipoteRetta3° grado
      Fratelli / SorelleCollaterale2° grado
      Zio – Nipote (figlio del fratello)Collaterale3° grado
      Cugini primiCollaterale4° grado
      Cugini di secondo grado / prozio-pronipoteCollaterale5° grado
      Cugini di terzo gradoCollaterale6° grado

      Attenzione: il coniuge non è un parente (art. 74 C.C.): è legato al defunto da un vincolo di affinità tramite il matrimonio. Tuttavia, per la successione, la legge gli riconosce una posizione speciale e privilegiata, equiparata e spesso superiore a quella dei parenti stretti.

      Ordine degli eredi legittimi (art. 565 C.C.)

      L’art. 565 del Codice Civile stabilisce l’ordine rigoroso con cui i parenti sono chiamati a succedere in assenza di testamento. La regola di fondo è che la categoria più vicina esclude quella più lontana: se esiste almeno un erede di categoria superiore, quelli inferiori non ricevono nulla (salvo il coniuge, che concorre sempre).

      Le 5 categorie di successibili

      1. Coniuge (o unito civilmente): concorre con tutte le altre categorie e non viene mai escluso.
      2. Discendenti (figli, nipoti, pronipoti): prevalgono su tutti gli altri parenti.
      3. Ascendenti (genitori, nonni, bisnonni): subentrano in assenza di discendenti.
      4. Collaterali fino al 6° grado: fratelli, zii, cugini, prozii, pronipoti (in linea collaterale).
      5. Stato italiano: in mancanza totale di parenti entro il 6° grado, il patrimonio viene devoluto allo Stato (art. 586 C.C.).

      Il coniuge è sempre erede e concorre con discendenti, ascendenti e fratelli/sorelle del defunto ricevendo quote diverse a seconda di chi è presente. Se il coniuge è l’unico successibile (nessun figlio, nessun ascendente, nessun fratello), riceve l’intera eredità.

      Il principio di prossimità

      All’interno di ogni categoria vale il principio di prossimità: il parente di grado più vicino esclude quello più lontano. Ad esempio, se il defunto ha figli viventi, i nipoti (salvo il caso della rappresentazione) non ereditano. Se ci sono fratelli viventi, i cugini non vengono chiamati.

      Questo ordine si applica alla successione legittima, cioè quando non c’è testamento. In presenza di testamento, si applicano regole diverse ma devono comunque essere rispettate le quote di legittima riservate ai legittimari (coniuge, figli e, in loro assenza, genitori). Per approfondire leggi la nostra guida sulla dichiarazione di successione 2026.

      Schema visuale: chi eredita in ogni situazione

      Per capire concretamente chi eredita e in che quota, ecco lo schema operativo che riassume le situazioni più frequenti in base alla composizione familiare del defunto. Le quote sono espresse in frazioni dell’intero patrimonio ereditario.

      Situazione familiareConiugeFigliAscendenti / Fratelli
      Coniuge + 1 figlio1/21/2–
      Coniuge + 2 o più figli1/32/3 (diviso in parti uguali)–
      Solo figli (1 o più)–Intera eredità in parti uguali–
      Solo coniuge (nessun parente)Intero––
      Coniuge + ascendenti (no figli)2/3–1/3 agli ascendenti
      Coniuge + fratelli (no figli, no ascendenti)2/3–1/3 ai fratelli
      Coniuge + ascendenti + fratelli2/3–1/3 (min. 1/4 agli ascendenti)
      Solo ascendenti (no coniuge, no figli)––Intera eredità
      Solo fratelli (no coniuge, no figli, no ascendenti)––Intera eredità in parti uguali
      Nessun parente entro 6° grado––Devoluzione allo Stato

      Nota importante: al coniuge, oltre alla quota di eredità, spetta sempre il diritto di abitazione sulla casa familiare e di uso dei mobili che la corredano (art. 540 C.C.), anche quando concorre con figli o altri parenti.

      Linea retta discendente: figli, nipoti, pronipoti

      La linea retta discendente comprende tutte le persone che discendono direttamente dal defunto: figli, nipoti (intesi come figli dei figli), pronipoti e così via. Questa è la categoria con assoluta priorità nella successione legittima.

      I figli ereditano in parti uguali

      Secondo l’art. 566 C.C., se il defunto lascia solo figli (senza coniuge), questi ereditano in parti uguali, indipendentemente dal sesso, dall’età o dal fatto che siano nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio o adottati. La riforma della filiazione (L. 219/2012) ha definitivamente eliminato ogni distinzione: tutti i figli hanno gli stessi diritti ereditari.

      Quando intervengono nipoti e pronipoti

      I nipoti (figli di un figlio del defunto) e i pronipoti (figli dei nipoti) entrano nella successione solo attraverso il meccanismo della rappresentazione (art. 467 C.C.), cioè quando un figlio del defunto:

      • è premorto (morto prima del de cuius),
      • è incapace di succedere,
      • ha rinunciato all’eredità (in alcuni casi),
      • è stato dichiarato indegno a succedere.

      In questi casi, i discendenti del figlio mancante “subentrano” al suo posto e si dividono tra loro la quota che sarebbe spettata al genitore.

      Linea retta ascendente: genitori, nonni, bisnonni

      La linea retta ascendente comprende i parenti da cui il defunto discende: genitori (1° grado), nonni (2° grado), bisnonni (3° grado) e così via. Gli ascendenti sono chiamati all’eredità solo in assenza di discendenti (figli, nipoti).

      La successione dei genitori (art. 568 C.C.)

      Se il defunto non ha figli né coniuge, ma lascia entrambi i genitori, questi ereditano in parti uguali (metà ciascuno). Se uno dei genitori è premorto, l’altro riceve l’intera eredità: tra ascendenti non opera la rappresentazione, quindi i nonni non subentrano al genitore premorto finché l’altro genitore è in vita.

      Quando ereditano nonni e bisnonni

      I nonni (2° grado) ereditano solo se mancano i genitori. Secondo l’art. 569 C.C., l’eredità si divide per linee: metà alla linea paterna (nonni paterni) e metà alla linea materna (nonni materni), indipendentemente dal numero di ascendenti viventi in ciascuna linea.

      All’interno di ciascuna linea, l’ascendente di grado più vicino esclude quello più lontano (es. il nonno esclude il bisnonno). Se però in una linea non ci sono ascendenti, l’intera eredità passa all’altra linea.

      Linea collaterale: fratelli, zii, cugini

      La linea collaterale raggruppa tutti i parenti che, pur avendo un antenato comune con il defunto, non discendono l’uno dall’altro. Rientrano in questa categoria fratelli, sorelle, zii, cugini e loro discendenti. La legge riconosce il diritto di successione collaterale fino al 6° grado di parentela (art. 572 C.C.).

      I gradi nella linea collaterale

      • 2° grado: fratelli e sorelle
      • 3° grado: zii, nipoti (figli del fratello/sorella)
      • 4° grado: cugini primi, prozii, pronipoti (di fratello)
      • 5° grado: figli di cugini primi, cugini di secondo grado
      • 6° grado: cugini di terzo grado (ultimo grado utile)

      Regola di esclusione nei collaterali

      Tra i collaterali vale la regola della prossimità: il parente di grado più vicino esclude quello di grado più lontano. Se ci sono fratelli viventi, i cugini non ricevono nulla. Se mancano fratelli e zii, ereditano i cugini primi; se mancano anche questi, si scende ai gradi successivi fino al 6°.

      Nei collaterali la rappresentazione opera solo a favore dei discendenti dei fratelli/sorelle del defunto (art. 468 C.C.). Quindi se un fratello è premorto, i suoi figli (nipoti del defunto) subentrano al suo posto. Non opera invece per i cugini e gradi successivi.

      Successione tra fratelli e sorelle

      I fratelli e le sorelle ereditano quando mancano discendenti (figli/nipoti) e quando concorrono con il coniuge, oppure quando non ci sono né discendenti né coniuge né ascendenti. La disciplina è contenuta nell’art. 570 C.C.

      Quote tra fratelli senza ascendenti

      Se il defunto lascia solo fratelli/sorelle (senza coniuge, figli, genitori), questi si dividono l’intera eredità in parti uguali. Ad esempio, con 3 fratelli: ciascuno riceve 1/3.

      Fratelli germani e fratelli unilaterali

      Esiste una distinzione importante:

      • Fratelli germani: figli degli stessi genitori (entrambi comuni).
      • Fratelli unilaterali: hanno solo un genitore in comune (stesso padre o stessa madre).

      I fratelli unilaterali ricevono metà della quota dei fratelli germani (art. 570 C.C., comma 2). Esempio: se il defunto lascia 1 fratello germano e 1 fratello unilaterale, l’eredità si divide in 3 parti, di cui 2/3 al germano e 1/3 all’unilaterale.

      Fratelli in concorso con genitori

      Se il defunto lascia fratelli e genitori (ma non coniuge né figli), la legge prevede che i genitori ricevano una quota non inferiore alla metà dell’eredità, mentre l’altra metà va ai fratelli (art. 571 C.C.).

      Successione per rappresentazione

      La successione per rappresentazione è uno degli istituti più importanti per comprendere la linea di successione. Disciplinata dagli articoli 467-469 C.C., permette ai discendenti di subentrare al posto dell’ascendente che non può o non vuole accettare l’eredità.

      Cos’è e come funziona

      Per rappresentazione, i discendenti “prendono il posto” del rappresentato e ricevono la quota che sarebbe spettata a lui. Se il rappresentato aveva più figli, questi si dividono la sua quota in parti uguali (successione per stirpi, non per capi).

      Quando opera la rappresentazione

      • Il rappresentato è premorto al defunto.
      • Il rappresentato è stato dichiarato indegno di succedere.
      • Il rappresentato è assente o dichiarato tale.
      • Il rappresentato ha rinunciato all’eredità (opera solo per discendenti di figli, non per discendenti di fratelli).

      Chi può rappresentare

      La rappresentazione opera solo in due casi:

      • Linea retta discendente: a favore dei figli dei figli del defunto (e loro discendenti all’infinito).
      • Linea collaterale: a favore dei figli dei fratelli/sorelle del defunto (e loro discendenti all’infinito).

      Non opera mai per gli ascendenti, per il coniuge, per gli zii o per parenti di grado ulteriore in linea collaterale.

      Esempio pratico: famiglia con rappresentazione

      Vediamo ora un caso concreto per capire come si applicano insieme ordine degli eredi, quote e rappresentazione.

      Il caso: famiglia con figlio premorto

      Mario muore senza testamento. Lascia:

      • La moglie Anna,
      • Il figlio Luca (vivente),
      • La figlia Giulia (premorta, deceduta prima di Mario),
      • Il nipote Marco, unico figlio di Giulia.

      Come si divide l’eredità

      Passaggio 1: essendoci coniuge e 2 “rami” di discendenti (Luca + il ramo di Giulia), si applica la regola del concorso tra coniuge e 2 o più figli: coniuge 1/3, discendenti 2/3.

      Passaggio 2: i 2/3 spettanti ai discendenti si dividono per stirpi (non per numero di teste):

      • 1/3 a Luca (figlio vivente),
      • 1/3 a Marco (che rappresenta la madre Giulia premorta, subentrando nella sua intera quota).
      EredeRuoloQuota
      AnnaConiuge1/3 (più diritto di abitazione sulla casa coniugale)
      LucaFiglio1/3
      MarcoNipote (per rappresentazione di Giulia)1/3

      Variante importante: se Giulia avesse avuto 2 figli, ad esempio Marco e Sara, il 1/3 spettante alla stirpe di Giulia si dividerebbe tra i due nipoti: 1/6 a Marco e 1/6 a Sara. Questo perché la quota si divide per stirpi a livello di figli, poi per capi tra i discendenti dello stesso figlio premorto.

      Eredità giacente e devoluzione allo Stato

      Cosa succede se mancano tutti i parenti entro il 6° grado oppure se nessuno accetta l’eredità? La legge prevede due scenari distinti: l’eredità giacente e la devoluzione allo Stato.

      Eredità giacente (art. 528 C.C.)

      L’eredità si dice giacente quando il chiamato non ha ancora accettato e non è nel possesso dei beni ereditari. In questa fase di incertezza, il Tribunale, su richiesta o d’ufficio, nomina un curatore dell’eredità giacente che amministra i beni fino a quando:

      • un erede accetta l’eredità, oppure
      • si accerta che nessuno può/vuole accettare e si apre la devoluzione allo Stato.

      Devoluzione allo Stato (art. 586 C.C.)

      Se non esistono parenti entro il 6° grado, oppure se tutti i chiamati rinunciano, l’eredità viene devoluta allo Stato italiano. Caratteristiche di questa successione:

      • Avviene di diritto, senza necessità di accettazione.
      • Lo Stato non può rinunciare.
      • Lo Stato risponde dei debiti ereditari solo nei limiti del valore dei beni ricevuti (beneficio di inventario automatico).

      In pratica, l’acquisizione al patrimonio dello Stato avviene tramite il Demanio (Agenzia del Demanio), che provvede all’amministrazione dei beni ricevuti.

      Come evitare la dispersione del patrimonio

      Per chi vuole avere la certezza che il proprio patrimonio vada a persone specifiche (amici, conviventi, associazioni, enti), è fondamentale redigere un testamento. Senza testamento, l’applicazione rigida dell’ordine legale può portare a risultati non desiderati, come la devoluzione allo Stato in assenza di parenti stretti.

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      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la dichiarazione di successione completa, con gestione del sistema tavolare FVG, voltura catastale e calcolo imposte. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande frequenti (FAQ)

      Il coniuge separato ha diritto all’eredità?

      Sì, il coniuge semplicemente separato (anche separazione consensuale o giudiziale) mantiene tutti i diritti successori, esattamente come se il matrimonio fosse ancora in pieno corso. Perde invece ogni diritto il coniuge divorziato. L’eccezione riguarda il coniuge separato con addebito: perde i diritti di successione ma può ottenere un assegno vitalizio se già riceveva gli alimenti.

      I figli nati fuori dal matrimonio hanno gli stessi diritti?

      Sì. Dal 2013 (L. 219/2012 e D.Lgs. 154/2013) tutti i figli hanno gli stessi diritti ereditari, senza alcuna distinzione tra figli legittimi, naturali, riconosciuti o adottati. La riforma ha eliminato definitivamente anche la “commutazione” che un tempo riguardava i figli nati fuori dal matrimonio.

      Il convivente di fatto eredita?

      Il convivente di fatto (senza matrimonio né unione civile) non è erede legittimo. La legge Cirinnà (L. 76/2016) gli riconosce alcuni diritti limitati, come quello di abitare nella casa comune per un periodo dopo il decesso, ma per trasmettergli beni è indispensabile un testamento. Gli uniti civilmente invece sono pienamente equiparati al coniuge.

      Cosa succede se un erede rinuncia?

      Se un erede rinuncia, la sua quota accresce quella degli altri chiamati dello stesso ordine (art. 522 C.C.). Se invece il rinunciante è figlio del defunto, i suoi discendenti possono subentrare per rappresentazione (art. 467 C.C.). Se rinunciano tutti i chiamati, si passa alla categoria successiva dell’ordine di successione.

      I nipoti ereditano sempre quando manca un figlio?

      Non sempre. I nipoti ereditano solo per rappresentazione, cioè quando il loro genitore (figlio del defunto) è premorto, indegno, assente o ha rinunciato. Se invece il figlio è semplicemente vivente ma non accetta entro i termini, si applicano regole specifiche. Attenzione: se il defunto ha un solo figlio vivente e nessun altro discendente, i nipoti (cugini tra loro) non entrano nella successione.

      Cosa sono i legittimari e cosa li distingue dagli eredi legittimi?

      I legittimari sono i soggetti cui la legge riserva obbligatoriamente una quota di eredità (quota di legittima), anche in presenza di testamento: coniuge, figli e, in loro assenza, ascendenti. Gli eredi legittimi sono invece tutti coloro che ereditano in base all’art. 565 C.C. quando manca testamento. I legittimari sono quindi un sottoinsieme: se il defunto ha lasciato testamento che li pretermette, possono esercitare l’azione di riduzione.

      Fino a che grado si può ereditare?

      Nella linea collaterale si eredita fino al 6° grado di parentela (cugini di terzo grado). Oltre il 6° grado, se non ci sono parenti più vicini, l’eredità va devoluta allo Stato. Nella linea retta (discendenti e ascendenti) invece non c’è limite di grado: pronipoti e bisnonni possono sempre ereditare se presenti nelle condizioni previste.

      Come si fa a sapere chi sono gli eredi di una persona deceduta?

      Per individuare ufficialmente gli eredi si redige un atto notorio o una dichiarazione sostitutiva di atto notorio presso il notaio o il Comune, basata sui documenti anagrafici (stato di famiglia, certificati di nascita/morte). Se c’è testamento olografo, va pubblicato dal notaio; se è pubblico, è già depositato. Il CAF può aiutarti a raccogliere la documentazione e a presentare la dichiarazione di successione.

      Hai bisogno di assistenza? Contatta il CAF Centro Fiscale

      La linea di successione ereditaria è uno dei temi più delicati della pratica successoria: individuare correttamente gli eredi, calcolare le quote e applicare eventualmente la rappresentazione richiede conoscenza normativa e attenzione alla situazione familiare concreta. Errori in questa fase possono comportare problemi nella successiva dichiarazione di successione, nel calcolo delle imposte e nelle volture catastali.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutte le fasi della successione: ricostruzione dell’albero genealogico, individuazione degli eredi, calcolo delle quote, redazione e invio della dichiarazione di successione, volture catastali. Se stai affrontando una successione o vuoi pianificare il tuo patrimonio, contattaci per una consulenza personalizzata.

      Per approfondire argomenti correlati, consulta le nostre guide:

      • Tipi di Successione: Guida Completa
      • Dichiarazione di Successione 2026: Guida Completa
      • Imposte Successione 2026: Aliquote e Franchigie
      AD

      Andrea Damiani

      Responsabile CAF Centro Fiscale di Udine · Consulente fiscale esperto in successioni, regime forfettario, ISEE e agevolazioni fiscali

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella gestione delle pratiche di successione con particolare attenzione al sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia. Supportiamo ogni anno centinaia di famiglie nella dichiarazione di successione, nella voltura catastale e nelle pratiche ereditarie complesse.

      📅 Articolo aggiornato al 24/04/2026 📞 Tel. 0432 1638640 · Contattaci →
      Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/11/SUCCESSIONE-PER-RAPPRESENTAZIONE-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-05 08:00:002026-05-31 17:57:20Linea di Successione Ereditaria 2026: Ordine, Gradi di Parentela e Schemi Pratici
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Addizionale Regionale IRPEF nel 730: Aliquote, Esenzioni e Calcolo per Ogni Regione 2025

      Dichiarazione dei redditi 730

      L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è una delle voci fiscali che riguarda praticamente tutti i contribuenti italiani, eppure rimane spesso poco compresa. Si tratta di un'imposta aggiuntiva all'IRPEF che ogni regione italiana applica in misura variabile, con aliquote e soglie di esenzione diverse da territorio a territorio. Capire come funziona l'addizionale regionale IRPEF 730, dove si dichiara e quanto si paga è fondamentale per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi ed evitare brutte sorprese in busta paga o in fase di conguaglio fiscale.

      In questa guida completa trovi tutto quello che ti serve sapere sull'addizionale regionale IRPEF 2025: cos'è, come si calcola, dove si inserisce nel modello 730, le aliquote aggiornate per tutte e 20 le regioni italiane, le soglie di esenzione e gli esempi pratici per capire quanto pagherai davvero.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos'è l'addizionale regionale IRPEF
      2. Come si calcola: base imponibile e aliquote
      3. Il Quadro RV nel modello 730
      4. Aliquote 2025 per tutte le Regioni italiane
      5. Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale
      6. Addizionale regionale e comunale: le differenze
      7. Acconto, saldo e conguaglio in busta paga
      8. Esempi pratici di calcolo
      9. Domande Frequenti

      Cos'è l'addizionale regionale IRPEF

      L'addizionale regionale IRPEF è un'imposta locale sul reddito delle persone fisiche che si aggiunge all'IRPEF statale. È istituita dal Decreto Legislativo n. 446 del 1997 e deve essere versata da tutti i contribuenti che risiedono in una regione italiana e che hanno prodotto un reddito imponibile positivo ai fini IRPEF. In parole semplici: se paghi l'IRPEF, con ogni probabilità paghi anche l'addizionale regionale.

      A differenza dell'IRPEF statale, che segue scaglioni e aliquote uguali per tutti i cittadini italiani, l'addizionale regionale IRPEF varia da regione a regione. Ogni amministrazione regionale ha la facoltà di stabilire la propria aliquota, nel rispetto di un tetto minimo fissato per legge. L'aliquota base è pari all'1,23% del reddito imponibile, ma le regioni possono maggiorarla fino a un massimo di 2,33% (ovvero fino a 1,1 punti percentuali in più rispetto all'aliquota base, in base a quanto consentito dalla normativa vigente).

      Le regioni possono anche prevedere aliquote differenziate per scaglioni di reddito, analogamente all'IRPEF statale, oppure esenzioni per i redditi più bassi. Questo significa che, a parità di reddito, un contribuente residente in Lombardia potrebbe pagare un'addizionale regionale diversa rispetto a uno residente in Sicilia o in Friuli Venezia Giulia.

      Come si calcola: base imponibile e aliquote

      Il calcolo dell'addizionale regionale IRPEF parte dalla stessa base imponibile dell'IRPEF ordinaria. Non si tratta del reddito lordo, ma del reddito complessivo al netto delle deduzioni ammesse dalla legge (come i contributi previdenziali, le spese per addetti alla cura di familiari, ecc.). In sostanza, la formula è:

      Addizionale regionale = Reddito imponibile IRPEF × Aliquota regionale

      Le detrazioni IRPEF (per lavoro dipendente, per carichi familiari, per spese sanitarie, ecc.) non riducono la base imponibile dell'addizionale regionale: vengono sottratte solo dall'IRPEF statale, non dall'addizionale. Questo è un aspetto spesso fonte di confusione: le detrazioni fiscali che ottieni nel 730 abbattono l'IRPEF che devi allo Stato, ma non abbattono l'addizionale regionale che devi alla tua regione.

      Alcune regioni hanno adottato un sistema di aliquote progressive a scaglioni, simile a quello dell'IRPEF nazionale. In questi casi, il reddito imponibile viene suddiviso in fasce e a ciascuna fascia si applica un'aliquota diversa. Ad esempio, la regione Lazio applica aliquote differenti per chi guadagna fino a 15.000 euro, tra 15.000 e 28.000 euro, tra 28.000 e 55.000 euro, e oltre 55.000 euro. Altre regioni invece applicano un'aliquota unica (flat) su tutto il reddito imponibile.

      Il Quadro RV nel modello 730

      Nel modello 730, l'addizionale regionale IRPEF viene gestita nel Quadro RV (denominato anche “Addizionale regionale all'IRPEF” nelle istruzioni ministeriali). In questo quadro il contribuente — o il CAF che compila il modello per conto del contribuente — inserisce i dati relativi all'addizionale dovuta e agli eventuali acconti già versati.

      Nella dichiarazione dei redditi 730, il Quadro RV svolge una funzione di liquidazione: sulla base del reddito imponibile e dell'aliquota applicabile nella regione di residenza, viene calcolato l'importo totale dovuto, viene confrontato con quanto già versato (acconto) e si determina se il contribuente deve ancora versare qualcosa (saldo a debito) oppure ha diritto a un rimborso (saldo a credito).

      Per i lavoratori dipendenti, il sostituto d'imposta (il datore di lavoro) gestisce automaticamente le trattenute in busta paga e il conguaglio di fine anno. Per i pensionati, è l'INPS a effettuare le trattenute direttamente dalla pensione. Per i lavoratori autonomi o per chi ha redditi diversi, l'addizionale viene versata tramite modello F24, con scadenze specifiche legate alla presentazione del 730 o del Modello Redditi PF.

      Dati fondamentali nel Quadro RV:

      • Codice regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta (non quella attuale, se diversa)
      • Reddito imponibile su cui calcolare l'addizionale
      • Aliquota applicabile (determinata automaticamente dal software del CAF sulla base della regione)
      • Addizionale totale dovuta
      • Acconto già versato (trattenuto dal datore di lavoro o versato con F24)
      • Saldo a debito o credito

      Aliquote addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le Regioni italiane

      Ecco le aliquote dell'addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le 20 regioni italiane, comprese le regioni a statuto speciale. I dati si riferiscono all'anno d'imposta 2025 (quello che dichiari nel 730 presentato nel 2026). Le aliquote sono quelle deliberate dalle singole regioni e aggiornate in base alle ultime normative disponibili.

      Regioni a Statuto Ordinario:

      RegioneAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
      Piemonte1,62% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Reddito ≤ 15.000 euro: 1,62%
      Valle d’Aosta1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 7.500 euro
      Lombardia1,23% (fino a 15.000€) → 1,58% (15.001-28.000€) → 1,72% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
      Liguria1,23% (fino a 15.000€) → 2,33% (oltre 15.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
      Veneto1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro (con figli a carico)
      Emilia-Romagna1,33% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
      Toscana1,42% (fino a 15.000€) → 1,92% (15.001-28.000€) → 2,12% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro
      Umbria1,23% (fino a 15.000€) → 1,63% (15.001-28.000€) → 1,93% (28.001-55.000€) → 2,13% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
      Marche1,23% (fino a 15.000€) → 1,53% (15.001-28.000€) → 1,73% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
      Lazio1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
      Abruzzo1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
      Molise1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
      Campania2,03% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
      Puglia1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
      Basilicata1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
      Calabria1,73% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro

      Regioni e Province a Statuto Speciale:

      Regione / Provincia AutonomaAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
      Sicilia1,23% (fino a 15.000€) → 1,83% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,23% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
      Sardegna1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
      Friuli Venezia Giulia1,23% (fino a 15.000€) → 1,43% (15.001-28.000€) → 1,63% (28.001-55.000€) → 1,63% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 11.000 euro
      Trentino-Alto Adige / Prov. Aut. Trento1,23% (aliquota base provinciale)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro (Trento), variabile Bolzano

      Nota bene: Le aliquote indicate sono quelle deliberate dalle regioni per l'anno d'imposta 2025. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario (come la Calabria e la Campania) applicano le maggiorazioni massime consentite dalla legge. Verifica sempre le delibere regionali aggiornate o affidati al CAF Centro Fiscale per la compilazione del 730: i nostri esperti applicano automaticamente l'aliquota corretta per la tua regione di residenza.

      Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale IRPEF

      Non tutti i contribuenti sono tenuti a versare l'addizionale regionale IRPEF. La legge nazionale e le delibere regionali prevedono alcune esenzioni importanti che riguardano principalmente i redditi più bassi e alcune categorie particolari. Conoscere queste esenzioni può fare una differenza concreta nel calcolo finale della tua dichiarazione dei redditi.

      La prima e più importante esenzione è quella legata alla soglia minima di reddito. Quasi tutte le regioni italiane prevedono che i contribuenti con un reddito imponibile al di sotto di una certa soglia non paghino l'addizionale regionale. Queste soglie variano significativamente da regione a regione: si va dagli 8.000 euro di alcune regioni meridionali fino ai 15.000 euro di regioni come Toscana e Calabria.

      Oltre alla soglia di reddito, alcune regioni prevedono ulteriori esenzioni o agevolazioni per specifiche categorie:

      • Famiglie con figli a carico: Alcune regioni (come Veneto e Lombardia) prevedono soglie di esenzione più elevate o riduzioni dell'addizionale per i contribuenti con figli fiscalmente a carico. Il numero di figli e l'importo dell'ISEE del nucleo familiare possono incidere sul calcolo.
      • Pensionati con redditi bassi: I pensionati con reddito da pensione inferiore alle soglie regionali di esenzione non pagano l'addizionale regionale. Per un pensionato con pensione minima INPS, l'addizionale regionale è tipicamente pari a zero.
      • Redditi assimilati esenti: Alcune tipologie di reddito che concorrono a formare il reddito complessivo IRPEF possono essere escluse dalla base di calcolo dell'addizionale regionale in specifiche regioni (ad esempio, alcune indennità di mobilità o integrazioni salariali).
      • Contribuenti incapienti: Chi ha un'IRPEF lorda pari a zero (perché le detrazioni eccedono l'imposta lorda) non produce un'addizionale regionale dovuta.

      È importante ricordare che le esenzioni si applicano in base alla regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta. Se ti sei trasferito da una regione all'altra durante l'anno, la tua addizionale si calcola in base alla regione in cui risiedevi a fine anno, indipendentemente da dove abitavi a inizio anno.

      Addizionale regionale e comunale: le differenze essenziali

      L'addizionale regionale IRPEF non va confusa con l'addizionale comunale IRPEF: sono due imposte distinte, entrambe previste nel 730, ma con caratteristiche e importi differenti. Capire la differenza tra le due è fondamentale per leggere correttamente il tuo 730 e comprendere quanto stai pagando di tasse locali.

      CaratteristicaAddizionale RegionaleAddizionale Comunale
      Chi la stabilisceRegione di residenzaComune di residenza
      Aliquota minima1,23%0% (alcuni comuni non la applicano)
      Aliquota massima2,33%0,80% (in generale)
      Numero soggetti deliberanti20 regioniCirca 7.900 comuni
      Quadro nel 730Quadro RVQuadro RV (sezione distinta)
      Acconto previstoSì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)Sì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)
      Base imponibileReddito imponibile IRPEFReddito imponibile IRPEF

      La principale differenza pratica è che l'addizionale regionale è generalmente più elevata in termini assoluti rispetto all'addizionale comunale, perché le aliquote regionali sono significativamente superiori a quelle comunali. Per un lavoratore dipendente con reddito di 28.000 euro residente in una grande città, l'addizionale regionale può ammontare a diverse centinaia di euro, mentre quella comunale è solitamente inferiore a 100 euro.

      Acconto, saldo e conguaglio in busta paga

      L'addizionale regionale IRPEF segue una modalità di pagamento in due fasi: un acconto e un saldo. Questo meccanismo riguarda sia i lavoratori dipendenti (che vedono le trattenute in busta paga) sia i contribuenti che versano autonomamente tramite F24.

      L'acconto sull'addizionale regionale è pari al 30% dell'addizionale dovuta sull'anno precedente. Per i lavoratori dipendenti, il datore di lavoro trattiene questo acconto a novembre, contestualmente al conguaglio di fine anno IRPEF. Per i contribuenti che presentano il 730 tramite CAF (o il Modello Redditi PF), l'acconto va versato entro novembre tramite modello F24.

      Il saldo dell'addizionale regionale rappresenta la differenza tra il totale dovuto per l'anno d'imposta e l'acconto già versato. Per i lavoratori dipendenti con 730, il saldo viene trattenuto in busta paga a partire da luglio (o agosto) dell'anno successivo, suddiviso in rate mensili fino a novembre. Per i contribuenti senza sostituto d'imposta, il saldo si versa tramite F24 entro giugno o luglio.

      Il conguaglio fiscale di fine anno, effettuato dal datore di lavoro a novembre-dicembre, ricalcola l'addizionale regionale tenendo conto del reddito effettivo dell'intero anno. Se durante l'anno il datore di lavoro ha trattenuto un importo inferiore a quanto dovuto (ad esempio perché il reddito finale è risultato superiore alle previsioni), il dipendente si troverà un importo aggiuntivo trattenuto in busta paga. Al contrario, se sono state trattenute più somme del dovuto, avrà diritto a un rimborso in busta paga.

      Per i pensionati, il meccanismo è analogo: l'INPS gestisce le trattenute sulla pensione e il conguaglio annuale, liquidando l'addizionale regionale direttamente sull'assegno mensile. Anche per questo motivo, la dichiarazione dei redditi 730 dei pensionati deve essere compilata con attenzione, poiché le trattenute INPS potrebbero non corrispondere perfettamente a quanto dovuto, generando saldi a debito o credito.

      Esempi pratici di calcolo dell'addizionale regionale IRPEF

      Per capire concretamente quanto incide l'addizionale regionale IRPEF sul carico fiscale complessivo, vediamo alcuni esempi pratici con redditi e regioni diversi. Questi esempi ti aiuteranno a orientarti prima di presentare il 730.

      Esempio 1: Lavoratore dipendente in Lombardia, reddito 30.000 euro

      Supponiamo che Marco lavori come impiegato a Milano e abbia un reddito imponibile IRPEF di 30.000 euro nell'anno d'imposta 2025. La Lombardia applica l'aliquota dell'1,72% per il terzo scaglione (28.001-55.000 euro), ma con un sistema progressivo.

      • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
      • Da 15.001 a 28.000 euro (13.000 euro) al 1,58% = 205,40 euro
      • Da 28.001 a 30.000 euro (2.000 euro) al 1,72% = 34,40 euro
      • Addizionale regionale totale: circa 424 euro

      Esempio 2: Pensionato in Friuli Venezia Giulia, reddito 18.000 euro

      Anna è pensionata a Udine e riceve una pensione con reddito imponibile di 18.000 euro. Il Friuli Venezia Giulia applica l'aliquota dell'1,23% fino a 15.000 euro e dell'1,43% per la fascia 15.001-28.000 euro.

      • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
      • Da 15.001 a 18.000 euro (3.000 euro) al 1,43% = 42,90 euro
      • Addizionale regionale totale: circa 227 euro

      Il Friuli Venezia Giulia ha tra le aliquote regionali più basse d'Italia, il che rappresenta un vantaggio fiscale concreto per i residenti nella regione.

      Esempio 3: Lavoratore in Campania, reddito 22.000 euro

      Giuseppe lavora a Napoli e ha un reddito imponibile di 22.000 euro. La Campania, essendo in piano di rientro dal deficit sanitario, applica aliquote tra le più elevate d'Italia: 2,03% per i redditi fino a 15.000 euro e 2,13% per la fascia successiva.

      • Primi 15.000 euro al 2,03% = 304,50 euro
      • Da 15.001 a 22.000 euro (7.000 euro) al 2,13% = 149,10 euro
      • Addizionale regionale totale: circa 454 euro

      Il confronto tra questi tre esempi mostra chiaramente come la residenza regionale possa fare una differenza sostanziale nel carico fiscale: a parità di reddito, un residente in Campania paga significativamente di più rispetto a uno in Friuli Venezia Giulia o in Lombardia.

      Se vuoi verificare l'importo esatto della tua addizionale regionale IRPEF 2025, il CAF Centro Fiscale di Udine può calcolarla con precisione durante la compilazione del tuo 730. Il servizio è disponibile sia in sede a Udine che online per tutta Italia: i nostri esperti si occupano di tutto, dalla raccolta dei documenti al calcolo definitivo e alla presentazione della dichiarazione.

      Come gestire l'addizionale regionale nel 730: il ruolo del CAF

      L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è un'imposta che, pur non essendo elevata in termini assoluti per redditi bassi e medi, richiede attenzione nella compilazione della dichiarazione. Un errore nel codice regione, nell'aliquota applicata o nel calcolo dell'acconto può generare sanzioni o un versamento insufficiente con successivi avvisi di accertamento.

      Affidare la compilazione del modello 730 al CAF Centro Fiscale di Udine significa avere la certezza che l'addizionale regionale venga calcolata correttamente per la tua specifica regione di residenza, con le aliquote aggiornate e le eventuali esenzioni a cui hai diritto. I nostri operatori conoscono le delibere di tutte le regioni italiane e aggiornano i software di calcolo ogni anno in base alle variazioni normative.

      Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2025? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: il nostro team ti guida in ogni fase della compilazione del 730, garantendo la massima precisione nel calcolo di IRPEF, addizionali regionali e comunali, detrazioni e rimborsi.

      Cos’è l’addizionale regionale IRPEF nel 730?

      L’addizionale regionale IRPEF è un’imposta locale che si aggiunge all’IRPEF statale. Si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla propria regione di residenza al reddito imponibile IRPEF. Nel modello 730, viene liquidata nel Quadro RV e può essere trattenuta direttamente in busta paga (per i lavoratori dipendenti) o versata tramite F24.

      Quanto è l’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF?

      L’aliquota base minima dell’addizionale regionale IRPEF è pari all’1,23% del reddito imponibile IRPEF. Tuttavia, le regioni possono maggiorarla fino a un massimo del 2,33%. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario applicano tipicamente le aliquote più elevate.

      Chi non paga l’addizionale regionale IRPEF?

      Non pagano l’addizionale regionale i contribuenti il cui reddito imponibile è inferiore alla soglia di esenzione deliberata dalla propria regione (che varia da 7.500 a 15.000 euro a seconda della regione), i contribuenti con IRPEF lorda pari a zero, e alcune categorie particolari previste dalle delibere regionali (es. famiglie con figli a carico in alcune regioni).

      La regione di residenza per l’addizionale regionale qual è?

      L’addizionale regionale si calcola in base alla regione in cui il contribuente risulta iscritto all’anagrafe al 31 dicembre dell’anno d’imposta. Anche se ti sei trasferito durante l’anno, fa fede la residenza a fine anno.

      Come viene pagata l’addizionale regionale per i lavoratori dipendenti?

      Per i lavoratori dipendenti, l’addizionale regionale viene trattenuta automaticamente in busta paga dal datore di lavoro. L’acconto (30%) viene trattenuto a novembre, mentre il saldo viene rateizzato nei mesi successivi alla presentazione del 730 (luglio-novembre). Non è necessario alcun versamento autonomo tramite F24.


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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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        Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-05 07:22:322026-05-31 16:14:56Addizionale Regionale IRPEF nel 730: Aliquote, Esenzioni e Calcolo per Ogni Regione 2025
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        Rottamazione-quinquies: le FAQ dell Agenzia delle Entrate-Riscossione (Maggio 2026)

        ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

        Il 4 maggio 2026, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ADER) ha pubblicato il proprio Diario Quotidiano con una serie di FAQ ufficiali sulla Rottamazione-quinquies, la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione introdotta dal Decreto Legislativo n. 19 del 2024 (convertito dalla Legge n. 56/2024). Si tratta di risposte alle domande più frequenti dei contribuenti che hanno aderito o intendono aderire alla procedura, con chiarimenti su scadenze, modalità di pagamento, decadenza e situazioni particolari. In questo articolo analizziamo nel dettaglio ogni FAQ, aggiornando le informazioni in base agli ultimi provvedimenti normativi disponibili al 4 maggio 2026.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è la Rottamazione-quinquies
        2. Chi può aderire: i requisiti
        3. Quali carichi sono ammessi alla definizione agevolata
        4. Scadenze di pagamento: il piano rateale 2026
        5. Decadenza: quando si perde il beneficio
        6. Rimborsi e sgravi: cosa succede ai pagamenti effettuati
        7. Comunicazione ADER: come ricevere il piano di pagamento
        8. Modifica o integrazione della domanda
        9. Situazioni particolari: procedure concorsuali, soggetti deceduti, società
        10. Effetti giuridici della definizione agevolata
        11. Come effettuare i pagamenti
        12. Assistenza del CAF per la Rottamazione-quinquies

        Cos’è la Rottamazione-quinquies

        La Rottamazione-quinquies — tecnicamente denominata Definizione Agevolata — è la quinta edizione della procedura che consente ai contribuenti di estinguere i debiti iscritti a ruolo versando unicamente il capitale originario e le spese procedurali, con l’abbattimento integrale di sanzioni, interessi di mora e aggi di riscossione. È stata introdotta dall’articolo 19 del Decreto Legislativo n. 19 del 2 marzo 2024 (PNRR-ter), convertito con la Legge n. 56 del 29 aprile 2024.

        La misura era originariamente rivolta ai carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Successivamente, il Decreto Legge n. 202 del 27 dicembre 2024 (cosiddetto “Milleproroghe”), convertito con la Legge n. 15 del 21 febbraio 2025, ha esteso la finestra temporale includendo anche i carichi del primo semestre 2025 (dal 1° gennaio al 30 giugno 2025) e ha rimodulato il calendario delle scadenze per le rate successive.

        A differenza della Rottamazione-quater (la quarta edizione, prevista dalla Legge n. 197/2022), la Rottamazione-quinquies consente il pagamento dilazionato fino a 54 rate mensili, di importo costante, distribuite nell’arco di 5 anni e mezzo. Questa caratteristica la rende particolarmente accessibile per i contribuenti con debiti consistenti e difficoltà di liquidità.

        Chi può aderire: i requisiti

        La FAQ ufficiale ADER chiarisce che possono accedere alla Rottamazione-quinquies tutti i soggetti — persone fisiche, persone giuridiche, imprenditori individuali, enti non commerciali — che abbiano carichi affidati all’Agente della Riscossione nei periodi ammessi, indipendentemente dalla natura del debito (tributaria, contributiva, etc.).

        Non occorre alcun requisito reddituale, né un limite massimo di debito da definire. In particolare, possono aderire anche i contribuenti che:

        • Hanno già usufruito di precedenti rottamazioni (Rottamazione-quater, ter, bis) ed erano decaduti per mancato pagamento di una rata
        • Si trovano in procedura concorsuale (fallimento, concordato, liquidazione giudiziale), a condizione che il curatore/commissario autorizzi la domanda
        • Sono debitori di contributi previdenziali (INPS, casse professionali) iscritti a ruolo
        • Hanno debiti verso enti locali che abbiano affidato la riscossione ad ADER
        • Sono soggetti con carichi parzialmente già pagati grazie a precedenti misure

        Attenzione: non tutti i tributi sono definibili. L’ADER ha precisato nelle FAQ che sono esclusi dalla definizione agevolata i carichi relativi a:

        • Risorse proprie tradizionali dell’Unione Europea (dazi doganali)
        • IVA all’importazione
        • Somme dovute a seguito di sentenze di condanna della Corte dei Conti
        • Sanzioni pecuniarie penali
        • Debiti di natura non tributaria già oggetto di rateizzazione attiva con il creditore originario

        Quali carichi sono ammessi alla definizione agevolata

        Una delle FAQ più richieste riguarda l’identificazione dei carichi ammissibili. L’ADER chiarisce che rientrano nella Rottamazione-quinquies:

        • Carichi originari (2000-2023): tutti i debiti affidati ad ADER dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023
        • Carichi del primo semestre 2025 (estensione Milleproroghe): debiti affidati dal 1° gennaio 2025 al 30 giugno 2025, inclusi nella finestra grazie alla Legge n. 15/2025
        • Carichi in rateizzazione attiva: anche i piani di rateizzazione concessi da ADER possono essere “riversati” nella definizione agevolata
        • Carichi sospesi per ricorso: i debiti oggetto di contenzioso tributario possono rientrare, con conseguente rinuncia al ricorso
        • Carichi con accertamento esecutivo: le somme derivanti da accertamenti divenuti definitivi

        Per verificare quali carichi specifici sono presenti nella propria posizione debitoria, il contribuente può accedere al portale ADER (ader.gov.it) nell’area “La mia cartella”, utilizzando le credenziali SPID, CIE o CNS. In alternativa, può rivolgersi agli sportelli ADER prenotando un appuntamento oppure richiedere supporto al proprio CAF o patronato di riferimento.

        Scadenze di pagamento: il piano rateale 2026

        Le scadenze di pagamento della Rottamazione-quinquies rappresentano il punto centrale delle FAQ ADER. Il piano rateale, ricordiamo, può prevedere un versamento unico oppure fino a 54 rate mensili. Di seguito le date chiave aggiornate al 4 maggio 2026, tenendo conto delle proroghe intervenute:

        RataScadenza originariaNote / Proroghe
        1ª rata (o pagamento unico)31 luglio 2025Prorogata al 30 settembre 2025 per i carichi originari 2000-2023
        2ª rata30 novembre 2025Confermata; tolleranza 5 giorni lavorativi
        3ª rata28 febbraio 2026Confermata; in scadenza
        4ª rata31 maggio 2026Prossima scadenza
        5ª rata31 luglio 2026–
        6ª rata30 novembre 2026–
        Dalla 7ª alla 54ª rataMensili fino a luglio 2030Importo costante, calcolato su quota capitale residua

        Tolleranza di 5 giorni: la normativa prevede che il pagamento effettuato entro cinque giorni lavorativi successivi alla scadenza sia comunque considerato tempestivo ai fini della definizione agevolata. Questa tolleranza è applicata automaticamente da ADER, senza necessità di comunicazioni da parte del contribuente.

        Per i carichi del primo semestre 2025 (estensione Milleproroghe), le scadenze del piano rateale decorrono da una data successiva, che ADER comunica nella lettera con il piano di pagamento personalizzato. Il contribuente che ha aderito alla quinquies per questi carichi deve prestare attenzione alla corrispondenza ADER e verificare le date sulla propria area personale di ader.gov.it.

        Ricorda che puoi consultare il nostro articolo dettagliato sullo scadenzario ADER 2026 per un quadro completo di tutte le date.

        Decadenza: quando si perde il beneficio

        La decadenza dalla Rottamazione-quinquies è uno degli argomenti più delicati e tra le FAQ più frequenti ricevute dall’ADER. La perdita del beneficio si verifica quando il contribuente:

        • Non paga una rata entro i 5 giorni lavorativi di tolleranza successivi alla scadenza
        • Paga in misura insufficiente rispetto all’importo dovuto (anche un centesimo in meno determina la decadenza)
        • Effettua il pagamento con strumenti non ammessi (ad esempio, con un bollettino intestato a un’altra pratica)

        In caso di decadenza, la definizione agevolata è definitivamente perduta per tutti i carichi inclusi nella domanda. Non è possibile readerire alla stessa misura. Le somme già versate sono acquisite dal Fisco a titolo di acconto sul debito originario complessivo (comprensivo di sanzioni, interessi e aggi), che torna ad essere esigibile per intero. L’ADER riprende le attività di riscossione coattiva.

        Una FAQ specifica dell’ADER chiarisce che la decadenza è selettiva per cartella: se il contribuente ha incluso più cartelle nella domanda e risulta inadempiente solo su alcune, la decadenza colpisce unicamente i carichi interessati da quella specifica inadempienza, non l’intera definizione agevolata. Questa interpretazione, tuttavia, va verificata caso per caso con la documentazione ufficiale ADER.

        Per approfondire cosa succede dopo la domanda e i rischi di decadenza, leggi il nostro articolo: Rottamazione-quinquies: cosa succede dopo la domanda.

        Rimborsi e sgravi: cosa succede ai pagamenti effettuati

        Tra le FAQ ADER più frequenti figurano quelle sui rimborsi. La normativa prevede due scenari:

        Scenario 1 – Contribuente che ha già pagato parzialmente il debito. Se prima dell’adesione alla Rottamazione-quinquies il contribuente aveva già versato somme a titolo di sanzioni, interessi o aggi (ovvero le componenti “condonate” dalla definizione agevolata), queste somme non vengono rimborsate. Vengono però computate a riduzione del debito residuo da pagare in sede di definizione agevolata.

        Scenario 2 – Contribuente che ha versato più del dovuto. Se il contribuente dimostra di aver pagato in eccesso rispetto al debito “rottamato” (ossia al solo capitale e spese procedurali), ha diritto a un rimborso della differenza. La richiesta va presentata all’ADER con la documentazione attestante i pagamenti effettuati.

        Le FAQ chiariscono anche che i pagamenti effettuati in precedenza a titolo di rateizzazione ordinaria (piani di rateizzazione ex art. 19 DPR 602/1973) sono integralmente considerati ai fini del calcolo del debito residuo, anche se si trattava di pagamenti misti (quota capitale + quota interessi). In pratica, si ricalcola l’intero debito originario e si sottrae quanto già versato complessivamente.

        Sgravi e annullamenti

        Un’altra FAQ riguarda il caso in cui il debito originario venga sgravato o annullato parzialmente dall’ente creditore (ad esempio, il Comune annulla parte delle sanzioni per un errore nell’avviso di accertamento) dopo l’adesione alla rottamazione. In questo caso, l’ADER aggiorna il piano di pagamento personalizzato, rideterminando le rate in modo proporzionale. Il contribuente riceve comunicazione della variazione.

        Comunicazione ADER: come ricevere il piano di pagamento

        L’ADER invia a ogni contribuente che ha presentato domanda di adesione una comunicazione personalizzata contenente:

        • L’accoglimento o il rigetto della domanda (con motivazione in caso di rigetto)
        • L’importo complessivo da pagare (capitale + spese, al netto di sanzioni e interessi condonate)
        • Il numero e l’importo delle rate, con le relative scadenze
        • I bollettini di pagamento precompilati (o le istruzioni per scaricarli dall’area personale)
        • Il codice identificativo della pratica da utilizzare per qualsiasi comunicazione successiva

        La comunicazione viene inviata:

        • Via posta elettronica certificata (PEC) per i soggetti che dispongono di un indirizzo PEC registrato
        • Via posta ordinaria raccomandata per le persone fisiche senza PEC
        • Tramite area personale del portale ader.gov.it (sempre disponibile online)

        La FAQ ADER del 4 maggio 2026 precisa che in caso di mancata ricezione della comunicazione, il contribuente può verificare lo stato della propria domanda direttamente nell’area riservata di ader.gov.it, accedendo con SPID, CIE o CNS. In caso di problemi tecnici, è possibile contattare il numero verde 060101 oppure recarsi fisicamente presso gli sportelli ADER.

        Modifica o integrazione della domanda

        Una delle FAQ più dibattute riguarda la possibilità di modificare la domanda di adesione alla Rottamazione-quinquies dopo averla presentata. L’ADER chiarisce che:

        • Non è possibile ritirare la domanda una volta presentata: la rinuncia implicita avviene solo attraverso il mancato pagamento della prima rata (con conseguente decadenza)
        • Non è possibile aggiungere nuovi carichi alla domanda presentata, a meno che non vi sia una riapertura dei termini normativa
        • Non è possibile ridurre il numero di carichi inclusi nella domanda: se un carico è stato inserito, rimane incluso nella definizione agevolata
        • È possibile integrare la domanda se si individuano ulteriori carichi ammissibili che non erano stati inizialmente inclusi, ma solo nel caso in cui i termini di presentazione siano ancora aperti o vi sia stata una riapertura

        Per i contribuenti che si accorgono di aver omesso carichi dalla propria domanda, l’ADER suggerisce di verificare nell’area personale se esistono ulteriori cartelle non incluse. In caso di nuovi carichi affidati successivamente alla domanda iniziale, questi potranno essere oggetto di una nuova istanza (se e quando la normativa preveda ulteriori finestre di adesione).

        Situazioni particolari: procedure concorsuali, soggetti deceduti, società

        Il Diario Quotidiano ADER del 4 maggio 2026 dedica ampio spazio alle situazioni particolari che i contribuenti si trovano ad affrontare. Ecco i principali chiarimenti:

        Procedure concorsuali (fallimento, liquidazione giudiziale)

        Le imprese in fallimento o liquidazione giudiziale possono aderire alla Rottamazione-quinquies, ma la domanda deve essere presentata dal curatore fallimentare o dal commissario liquidatore, previa autorizzazione del giudice delegato o del comitato dei creditori (a seconda della fase procedurale). L’ADER accetta la domanda subordinatamente alla produzione del provvedimento autorizzativo. In caso di concordato preventivo, la facoltà di aderire è generalmente riconosciuta nell’ambito del piano concordatario.

        Soggetti deceduti

        Se il titolare del debito è deceduto dopo aver presentato domanda, gli eredi subentrano nel piano di pagamento. Se invece il titolare è deceduto prima di presentare domanda, spetta agli eredi presentare l’istanza di adesione, allegando la documentazione comprovante la qualità di erede (dichiarazione di successione, atto di notorietà, etc.). La dichiarazione di successione è lo strumento chiave in questi casi; per supporto, il CAF Centro Fiscale offre assistenza per la dichiarazione di successione.

        Società estinte e soggetti non più esistenti

        Per le società cancellate dal Registro delle Imprese, i soci (nelle società di persone) o gli ex amministratori (nelle società di capitali, entro i limiti della responsabilità patrimoniale prevista dall’art. 2495 c.c.) possono presentare la domanda. L’ADER esamina le domande caso per caso, tenendo conto della struttura societaria e dei provvedimenti di cancellazione.

        Contribuenti con debitoria mista (carichi ammissibili e non ammissibili)

        Quando un contribuente ha sia carichi ammissibili alla definizione agevolata sia carichi non ammissibili (ad esempio, dazi doganali o sanzioni penali), la domanda di adesione riguarderà esclusivamente i carichi ammissibili. I carichi non ammissibili rimangono soggetti alle ordinarie procedure di riscossione. L’ADER nella propria comunicazione personalizzata separerà chiaramente i due gruppi.

        Effetti giuridici della definizione agevolata

        La normativa sulla Rottamazione-quinquies produce importanti effetti giuridici sin dal momento della presentazione della domanda, anche prima che il contribuente abbia effettuato alcun pagamento. Le FAQ ADER del 4 maggio 2026 chiariscono questi aspetti con precisione.

        Sospensione delle procedure esecutive

        A seguito della presentazione della domanda di definizione agevolata:

        • Sono sospese le procedure esecutive (pignoramenti, fermi amministrativi) già avviate su carichi inclusi nella domanda
        • Non possono essere avviate nuove procedure cautelari ed esecutive sui medesimi carichi
        • I fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti rimangono in essere fino al completamento del pagamento, ma non possono essere eseguiti ulteriori atti esecutivi
        • Viene sospesa anche l’iscrizione a ruolo di eventuali ulteriori carichi correlati ai periodi ammessi

        Questi effetti sono automatici e non richiedono alcuna comunicazione del contribuente al creditore o al giudice (in caso di procedimenti pendenti).

        Contenzioso tributario e rinuncia al ricorso

        Se il contribuente ha in corso un ricorso tributario relativo ai carichi inclusi nella domanda di rottamazione, l’adesione alla definizione agevolata comporta la rinuncia implicita al ricorso. Il contribuente deve comunicare al giudice tributario (CTP/CGT di primo e secondo grado) la rinuncia al ricorso, con conseguente estinzione del giudizio. Le spese processuali rimangono a carico del contribuente rinunciante, salvo diverso accordo con l’Amministrazione.

        È importante valutare attentamente la convenienza della rinuncia al ricorso prima di aderire alla rottamazione, soprattutto se le probabilità di successo del ricorso sono elevate. In questi casi è utile consultare un esperto fiscale o il proprio CAF per una valutazione complessiva della propria situazione tributaria.

        Effetti sull’ISEE e sulle certificazioni fiscali

        Una FAQ molto pratica riguarda gli effetti della rottamazione sull’ISEE. I debiti inclusi nella Rottamazione-quinquies non incidono negativamente sull’ISEE una volta presentata la domanda di adesione, poiché vengono “congelati” in attesa del pagamento. Tuttavia, in caso di decadenza, il debito torna ad essere computato pienamente. Per ottenere il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) o altre certificazioni di regolarità fiscale, è necessario essere in regola con i pagamenti della definizione agevolata: la sola presentazione della domanda non è sufficiente se ci sono rate scadute non pagate.

        Come effettuare i pagamenti

        Le FAQ ADER chiariscono che i pagamenti della Rottamazione-quinquies possono essere effettuati attraverso diversi canali, tutti indicati nel piano di pagamento personalizzato inviato dall’ADER:

        • Portale ader.gov.it: area personale, pagamento con carta di credito/debito o bonifico bancario
        • App ADER: disponibile su iOS e Android, con pagamento tramite pagoPA
        • Sportelli bancari e uffici postali: presentando i bollettini RAV precompilati
        • Tabaccherie e ricevitorie abilitate al servizio pagoPA
        • Home banking: utilizzando il codice RAV fornito da ADER
        • Sportelli ADER: fisicamente presso le sedi territoriali, previo appuntamento

        Attenzione al codice RAV: ogni bollettino di pagamento ha un codice RAV univoco collegato alla specifica rata e al contribuente. È fondamentale utilizzare il bollettino corretto per ogni rata: il pagamento con un bollettino errato (ad esempio, di una rata già pagata o di un’altra pratica) potrebbe non essere correttamente imputato, con rischio di decadenza. In caso di dubbio, verificare sempre sull’area personale di ader.gov.it prima di effettuare il pagamento.

        Per la 4ª rata in scadenza il 31 maggio 2026, ricordiamo che la tolleranza di 5 giorni lavorativi porta la scadenza effettiva al 5 giugno 2026 (tenendo conto dei giorni lavorativi). Consigliamo di non attendere l’ultimo momento utile, soprattutto per chi utilizza il portale bancario, dove potrebbero verificarsi ritardi tecnici.

        Assistenza del CAF per la Rottamazione-quinquies

        La Rottamazione-quinquies è una misura potenzialmente vantaggiosa per milioni di contribuenti italiani, ma richiede attenzione nella verifica dei carichi, nella comprensione del piano di pagamento e nel rispetto delle scadenze. Un singolo errore — come il pagamento di un centesimo in meno o l’uso del bollettino sbagliato — può comportare la decadenza definitiva dal beneficio, con il ripristino dell’intero debito originario.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

        • Verifica della posizione debitoria ADER e identificazione dei carichi ammissibili
        • Calcolo del risparmio effettivo derivante dalla definizione agevolata rispetto al debito complessivo
        • Controllo del piano di pagamento ricevuto dall’ADER
        • Supporto nella presentazione di nuove domande in caso di riapertura dei termini
        • Assistenza per le situazioni particolari (eredi, procedure concorsuali, contenzioso tributario)
        • Consulenza integrata con la dichiarazione dei redditi e il regime fiscale complessivo

        Contatta il nostro CAF per una consulenza personalizzata. Siamo a Udine, in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, e puoi raggiungerci anche via WhatsApp al 366 6018121 o per telefono al 0432 1638640.

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        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la verifica della tua posizione fiscale e la gestione delle pratiche di definizione agevolata. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sulla Rottamazione-quinquies

        Posso ancora aderire alla Rottamazione-quinquies nel 2026?

        La finestra originaria di adesione alla Rottamazione-quinquies si e chiusa il 30 aprile 2025. Salvo riaperture dei termini previste da nuovi provvedimenti normativi, attualmente non e possibile presentare nuove domande. Chi ha gia aderito e regolare con i pagamenti puo continuare a beneficiare della definizione agevolata.

        Cosa succede se salto una rata della Rottamazione-quinquies?

        Se non paghi una rata entro i 5 giorni lavorativi successivi alla scadenza, o se paghi un importo inferiore al dovuto anche di un solo centesimo, perdi definitivamente il beneficio della definizione agevolata per tutti i carichi inclusi in quella domanda. Il debito originario torna esigibile per intero, comprensivo di sanzioni, interessi e aggi, e ADER riprende le attivita di riscossione coattiva.

        Quanto risparmio con la Rottamazione-quinquies rispetto al debito originale?

        Il risparmio varia in base alla composizione del debito. In media, le sanzioni rappresentano il 30% del debito complessivo e gli interessi di mora un ulteriore 15-20%. Il risparmio totale puo dunque oscillare tra il 30% e il 50% del debito iscritto a ruolo, con punte piu elevate per i debiti piu datati (dove gli interessi accumulati nel tempo sono maggiori). Per un calcolo preciso, e necessario analizzare le singole cartelle.

        Il fermo auto viene tolto con la Rottamazione-quinquies?

        Il fermo amministrativo sul veicolo viene sospeso automaticamente dalla presentazione della domanda, ma viene cancellato definitivamente solo a pagamento completato (unica soluzione o ultima rata). Durante il piano di pagamento, il contribuente puo circolare con il veicolo nonostante il fermo non sia ancora formalmente cancellato, previo rilascio di specifica autorizzazione ADER. E consigliabile richiedere questa autorizzazione se si necessita di utilizzare il veicolo durante il periodo di pagamento rateale.

        Posso chiedere assistenza al CAF per la Rottamazione-quinquies?

        Si, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per la verifica della posizione debitoria ADER, il controllo del piano di pagamento e la valutazione della convenienza della definizione agevolata. Puoi contattarci via WhatsApp al 366 6018121, per telefono al 0432 1638640 o recandoti di persona in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.


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        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare la tua posizione debitoria, controllare il piano di pagamento ADER e valutare la convenienza della definizione agevolata.

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          Alexandra Bala
          04/09/2026
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          ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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          paolino servidio
          03/09/2026
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          Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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          Lady
          01/09/2026
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          Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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          Giulia Guida
          25/08/2026
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          Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          Issam Elhefnawi
          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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          Maggio 4, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/ROTTAMAZIONE-QUINQUIES-2026.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-04 09:42:582026-05-31 17:57:28Rottamazione-quinquies: le FAQ dell Agenzia delle Entrate-Riscossione (Maggio 2026)
          CAF

          Rottamazione-quinquies, le FAQ dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione: Guida Completa 2026

          ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

          Indice dei contenuti

          1. Che cos’è la Rottamazione-quinquies?
          2. Chi può aderire alla Rottamazione-quinquies?
          3. Quali debiti sono ammessi alla definizione agevolata?
          4. Debiti esclusi: cosa non rientra nella Rottamazione-quinquies?
          5. Come aderire: la procedura passo per passo
          6. Scadenze e piano di pagamento: le rate della Rottamazione-quinquies
          7. Cosa si paga e cosa si elimina nella definizione agevolata?
          8. Decadenza dalla Rottamazione-quinquies: quando si perde il beneficio?
          9. Le principali FAQ ufficiali dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione
          10. Casi particolari: successioni, aziende in crisi, deceduti
          11. Vantaggi concreti: quanto si risparmia con la Rottamazione-quinquies?

          Il 4 maggio 2026 segna una tappa importante per migliaia di contribuenti italiani alle prese con i debiti con il Fisco. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ADER) ha pubblicato le proprie FAQ ufficiali sulla Rottamazione-quinquies, la definizione agevolata introdotta dal Collegato fiscale 2026 (Legge n. 15/2026), che consente di estinguere i carichi affidati all’Agente della Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 pagando solo il capitale e le spese di notifica e procedura, senza sanzioni, interessi di mora e aggio.

          In questo articolo raccogliamo e analizziamo tutte le domande e risposte ufficiali pubblicate dall’ADER, integrando con approfondimenti normativi e casi pratici per aiutarti a capire se puoi aderire, come farlo e quanto puoi risparmiare. Se hai cartelle esattoriali o avvisi di addebito INPS ancora aperti, questa guida fa per te.

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          Che cos’è la Rottamazione-quinquies?

          La Rottamazione-quinquies è la quinta edizione della cosiddetta “definizione agevolata dei carichi” affidata all’Agente della Riscossione. È stata introdotta con il decreto-legge Collegato fiscale 2026, convertito con la Legge n. 15 del 21 febbraio 2026, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 44 del 22 febbraio 2026.

          Con questa misura, il legislatore ha voluto offrire ai contribuenti in difficoltà economica la possibilità di chiudere le proprie pendenze con il Fisco a condizioni vantaggiose, eliminando le componenti accessorie più onerose: sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione. Il contribuente paga quindi solo il capitale dovuto (l’imposta originaria) più le spese di notifica e le spese per le eventuali procedure esecutive già avviate.

          Rispetto alle precedenti edizioni (Rottamazione-bis, ter, quater), la Rottamazione-quinquies introduce alcune novità rilevanti:

          • Finestra temporale più ampia: copre i carichi dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 (la quater si fermava al 30 giugno 2022)
          • Piano di rateizzazione esteso: fino a 54 rate (9 anni e mezzo) per chi sceglie la rateizzazione massima
          • Tasso di interesse applicato: 3% annuo sulle rate successive alla prima, non capitalizzato
          • Accesso allargato: includono i contribuenti decaduti dalla Rottamazione-quater che non avevano pagato entro la scadenza del 31 dicembre 2024

          Chi può aderire alla Rottamazione-quinquies?

          Secondo le FAQ ufficiali pubblicate dall’ADER, possono presentare la domanda di adesione alla Rottamazione-quinquies:

          • Persone fisiche (privati cittadini, lavoratori dipendenti, pensionati, partite IVA individuali)
          • Persone giuridiche (società di capitali, società di persone, associazioni, enti non commerciali)
          • Eredi di soggetti deceduti con debiti pendenti
          • Soggetti in procedura concorsuale (fallimento, liquidazione giudiziale, concordato preventivo) a condizione che il curatore o il commissario presenti la domanda
          • Coobbligati solidali (ad esempio, il fideiussore o il garante di un debito fiscale altrui)
          • Contribuenti decaduti dalla Rottamazione-quater che non hanno effettuato tutti i pagamenti previsti entro il 31 dicembre 2024

          Un aspetto particolarmente rilevante chiarito dalle FAQ riguarda i contribuenti che hanno già un piano di rateizzazione ordinaria in corso: possono comunque aderire alla Rottamazione-quinquies, purché il piano sia stato attivato prima della data di presentazione della domanda. In tal caso, le rate già pagate vengono conteggiate, ma il beneficio della definizione agevolata si applica solo alle somme residue non ancora versate.

          Quali debiti sono ammessi alla definizione agevolata?

          La Rottamazione-quinquies riguarda i carichi affidati all’Agente della Riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Le FAQ dell’ADER precisano che rientrano nella definizione agevolata:

          • Imposte dirette: IRPEF, IRES, IRAP iscritte a ruolo
          • IVA (solo quella risultante da ruolo, non da autoliquidazione)
          • Contributi previdenziali INPS (avvisi di addebito)
          • Contributi INAIL
          • Bollo auto e altri tributi regionali/locali affidati all’ADER
          • Sanzioni amministrative diverse da quelle tributarie (es. multe stradali affidate all’ADER)
          • Imposte sostitutive (cedolare secca, imposta sostitutiva delle persone fisiche)
          • Ritenute alla fonte non versate dai sostituti d’imposta
          • Addizionali IRPEF regionali e comunali
          • Canone RAI non pagato e affidato alla riscossione

          Una delle domande più frequenti riguarda i debiti già oggetto di rateizzazione ordinaria: l’ADER chiarisce che anche i carichi per i quali è già in corso un piano di pagamento dilazionato possono essere inclusi nella Rottamazione-quinquies, a condizione che al momento della presentazione della domanda il contribuente non sia decaduto dal piano stesso.

          Debiti esclusi: cosa non rientra nella Rottamazione-quinquies?

          Non tutti i debiti con il Fisco possono essere rottamati. Le FAQ ufficiali elencano con precisione le esclusioni dalla definizione agevolata:

          • Risorse proprie dell’Unione Europea (dazi doganali, prelievi agricoli)
          • IVA all’importazione
          • Recupero di aiuti di Stato dichiarati incompatibili dalla Commissione Europea
          • Crediti derivanti da pronunce della Corte penale internazionale
          • Sanzioni e pene pecuniarie in materia penale (es. pene sostitutive, confische)
          • Carichi affidati dopo il 31 dicembre 2023 (anche se riguardano anni precedenti)
          • Carichi interessati da procedure di cui all’articolo 11 del D.lgs. 218/1997 (accertamento con adesione) se non ancora definiti
          • Somme già oggetto di provvedimento di diniego o decadenza da precedenti definizioni agevolate per le quali non siano stati effettuati i pagamenti previsti

          Un chiarimento importante delle FAQ riguarda le multe stradali: le sanzioni per violazioni del Codice della Strada affidate all’ADER sono parzialmente rottamabili. In particolare, si possono eliminare gli interessi di mora e le maggiorazioni, ma non le sanzioni stesse (che rappresentano la sanzione amministrativa principale). Si paga quindi l’importo originario della multa più le spese di notifica, ma senza l’aggravio degli interessi.

          Come aderire: la procedura passo per passo

          L’adesione alla Rottamazione-quinquies avviene esclusivamente per via telematica, attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (www.agenziaentrateriscossione.gov.it). Le FAQ ufficiali descrivono in dettaglio la procedura:

          Passo 1: Accedi all’area riservata ADER

          Collegati al sito agenziaentrateriscossione.gov.it e accedi con le tue credenziali digitali: SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). In alternativa, puoi presentare la domanda in forma cartacea presso uno sportello ADER.

          Passo 2: Verifica i tuoi debiti

          Prima di presentare la domanda, verifica l’elenco dei tuoi carichi pendenti accedendo alla sezione “La mia situazione debitoria” dell’area riservata. Potrai visualizzare tutte le cartelle e gli avvisi di addebito affidati all’ADER e verificare quali rientrano nella finestra temporale 2000-2023.

          Passo 3: Presenta la domanda (Modello DA-LS-2026)

          Compila e invia il Modello DA-LS-2026 (Dichiarazione di Adesione – Lista Specifica 2026), disponibile sul portale ADER. Nel modello devi indicare:

          • I codici delle cartelle che vuoi includere nella definizione agevolata
          • Il numero di rate prescelto (unica soluzione, 18, 36 o 54 rate)
          • I tuoi dati anagrafici e il codice fiscale
          • L’IBAN del conto corrente per l’eventuale rimborso delle somme già versate in eccesso

          Importante: la domanda deve essere presentata entro il 30 settembre 2026. Dopo tale data, non sarà più possibile aderire alla Rottamazione-quinquies.

          Passo 4: Ricevi la comunicazione ADER

          Entro il 30 novembre 2026, l’ADER ti invierà la “Comunicazione delle somme dovute” (il cosiddetto “prospetto di pagamento”), nella quale troverai:

          • Il totale da pagare dopo lo stralcio di sanzioni, interessi di mora e aggio
          • Il calendario delle rate con importi e scadenze
          • I bollettini precompilati (MAV o F24) per i pagamenti

          Scadenze e piano di pagamento: le rate della Rottamazione-quinquies

          Il piano di pagamento della Rottamazione-quinquies è uno dei punti più importanti chiariti dalle FAQ ufficiali. Il contribuente può scegliere tra diverse opzioni:

          OpzioneN. di rateDurataPrima rataRate successive
          Pagamento in unica soluzione1–28 febbraio 2027–
          Rateizzazione breve183 anni28 febbraio 2027Semestrale (luglio/febbraio)
          Rateizzazione media366 anni28 febbraio 2027Semestrale (luglio/febbraio)
          Rateizzazione massima549,5 anni28 febbraio 2027Semestrale (luglio/febbraio)

          Le FAQ chiariscono un aspetto fondamentale: le rate non sono mensili ma semestrali, con scadenza al 28 febbraio e al 31 luglio di ogni anno. Questo schema differisce dalla rateizzazione ordinaria (fino a 120 rate mensili) ma offre il vantaggio della eliminazione delle sanzioni e degli interessi di mora.

          Sul tasso di interesse applicato alle rate, l’ADER chiarisce che sulle rate successive alla prima si applica un interesse del 3% annuo, calcolato sulla somma residua dovuta. Questo tasso è fisso e non capitalizzato, il che significa che non si calcola l’interesse sull’interesse.

          Esempio pratico di calcolo rate: se il debito da rottamare (dopo stralcio di sanzioni e interessi di mora) è di 10.000 euro e si sceglie la rateizzazione in 18 rate semestrali (3 anni), la prima rata sarà circa 556 euro e le successive includeranno una quota di interesse pari al 3% annuo sulla somma residua, con un esborso totale di circa 10.700-10.900 euro (a seconda del momento di presentazione della domanda).

          Cosa si paga e cosa si elimina nella definizione agevolata?

          Uno dei chiarimenti più attesi nelle FAQ riguarda esattamente cosa rimane da pagare e cosa viene eliminato. Le FAQ dell’ADER rispondono con precisione:

          Si paga:

          • Capitale del debito originario (l’imposta, il contributo o la somma principale)
          • Spese di notifica della cartella di pagamento
          • Spese per le procedure esecutive già avviate (fermi amministrativi, ipoteche, pignoramenti)
          • Interessi al tasso del 3% sulle rate successive alla prima

          Si elimina (senza dover pagare):

          • Sanzioni tributarie (comprese le sanzioni per ritardato versamento e per infedele dichiarazione)
          • Interessi di mora (gli interessi calcolati dall’ADER dopo la scadenza della cartella)
          • Interessi di dilazione (quelli applicati nelle precedenti rateizzazioni ordinarie)
          • Aggio di riscossione (la commissione spettante all’ADER per l’attività di riscossione)

          Le FAQ precisano un’importante distinzione sugli interessi iscritti a ruolo: si tratta degli interessi che fanno parte del debito originario (es. gli interessi su IRPEF non versata calcolati dall’Agenzia delle Entrate nell’avviso di accertamento). Questi interessi non vengono eliminati dalla rottamazione, perché sono parte integrante del capitale del debito, non accessori aggiunti dall’ADER in fase di riscossione.

          Decadenza dalla Rottamazione-quinquies: quando si perde il beneficio?

          La decadenza dalla definizione agevolata è uno degli argomenti più delicati e frequentemente oggetto di domanda nelle FAQ ufficiali. Il contribuente decade dalla Rottamazione-quinquies e perde tutti i benefici se:

          • Non paga una rata entro i termini di tolleranza (5 giorni lavorativi dopo la scadenza prevista)
          • Paga una rata in misura inferiore a quella indicata nel prospetto di pagamento
          • Non paga in unica soluzione entro la scadenza, se ha scelto questa modalità

          In caso di decadenza, le conseguenze sono gravi:

          • L’ADER riprende la riscossione dell’intero debito originario, comprensivo di sanzioni e interessi di mora
          • Le somme già versate in corso di rottamazione vengono conteggiate come acconto sul totale dovuto, non vengono restituite
          • Non è possibile aderire a una nuova rottamazione per gli stessi carichi (almeno fino a quando non venga approvata una nuova misura legislativa)
          • L’ADER riprende o intensifica le azioni esecutive (fermo auto, ipoteca sulla casa, pignoramento del conto corrente)

          Le FAQ chiariscono un aspetto importante sulla tolleranza nei pagamenti: è prevista una finestra di 5 giorni lavorativi dopo la scadenza di ogni rata. Se il pagamento arriva entro questo periodo, la rata si considera tempestiva e non scatta la decadenza. Tuttavia, l’ADER raccomanda di non fare affidamento su questi giorni di tolleranza come regola, ma solo come salvaguardia per ritardi tecnici o bancari.

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la verifica della tua posizione fiscale e la gestione delle pratiche di definizione agevolata. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Le principali FAQ ufficiali dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione

          Di seguito riportiamo e analizziamo le domande più frequenti pubblicate ufficialmente dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione nella sezione FAQ del proprio portale dedicato alla Rottamazione-quinquies.

          FAQ 1: Posso aderire se ho già un piano di rateizzazione ordinaria in corso?

          Risposta ADER: Sì. I carichi per i quali è in corso un piano di rateizzazione ordinaria possono essere inclusi nella domanda di Rottamazione-quinquies, a condizione che il piano non sia decaduto al momento della presentazione della domanda. Le rate già pagate nell’ambito del piano ordinario vengono conteggiate come pagamenti parziali del debito originario (al netto di sanzioni e interessi eliminati).

          FAQ 2: Posso aderire se sono decaduto dalla Rottamazione-quater?

          Risposta ADER: Sì. La Rottamazione-quinquies è aperta anche ai contribuenti che erano stati ammessi alla Rottamazione-quater (Legge n. 197/2022) ma sono decaduti per mancato pagamento. I carichi già inclusi nella quater, per i quali non è stata completata la procedura di pagamento, possono essere inclusi nella nuova domanda di definizione agevolata.

          FAQ 3: L’adesione sospende le azioni esecutive già in corso?

          Risposta ADER: Sì. Dalla data di presentazione della domanda e fino alla comunicazione delle somme dovute (30 novembre 2026), sono sospese le procedure esecutive già avviate (fermo amministrativo, ipoteca, pignoramento) per i carichi inclusi nella domanda. Sono inoltre sospesi i termini di prescrizione e decadenza. Tuttavia, le azioni già concluse (es. vendita all’asta già effettuata) non possono essere annullate.

          FAQ 4: Cosa succede se ho debiti sia rottamabili che non rottamabili?

          Risposta ADER: La domanda può includere solo i carichi ammissibili alla rottamazione. I debiti esclusi (es. risorse UE, IVA all’importazione) continuano il loro normale iter di riscossione. Non è previsto alcun automatismo: il contribuente deve indicare specificamente nella domanda quali carichi vuole rottamare. Quelli non inclusi non beneficiano della sospensione delle azioni esecutive.

          FAQ 5: Si può aderire parzialmente, cioè solo per alcune cartelle?

          Risposta ADER: Sì. Il contribuente non è obbligato a includere nella domanda tutti i carichi ammissibili. Può scegliere di rottamare solo alcune cartelle o avvisi di addebito, lasciando gli altri fuori dalla definizione agevolata (che continueranno ad essere oggetto di riscossione ordinaria). Questa flessibilità permette, ad esempio, di escludere carichi di modesto importo per i quali il risparmio sarebbe trascurabile.

          FAQ 6: La domanda può essere ritirata dopo la presentazione?

          Risposta ADER: Sì, ma solo entro la data del 30 settembre 2026 (termine ultimo per le domande). Dopo tale data, la domanda presentata non può essere revocata. La rinuncia alla domanda determina il ripristino di tutti i debiti originari comprensivi di sanzioni e interessi.

          FAQ 7: Cosa succede ai debiti rottamati se vengono impugnati davanti alla Commissione Tributaria?

          Risposta ADER: L’adesione alla Rottamazione-quinquies implica la rinuncia ai ricorsi pendenti per i carichi inclusi nella domanda. Il contribuente che ha impugnato una cartella può scegliere di aderire alla rottamazione (rinunciando al ricorso) oppure di proseguire il contenzioso. Non è possibile tenere aperto il ricorso e contemporaneamente beneficiare della definizione agevolata per lo stesso carico.

          FAQ 8: Come vengono gestiti i rimborsi per somme versate in eccesso?

          Risposta ADER: Se il contribuente ha già versato somme superiori a quelle dovute nella definizione agevolata (ad esempio, perché aveva già iniziato a pagare una rateizzazione ordinaria), l’ADER non rimborsa automaticamente l’eccedenza, ma la quota versata in più viene scomputata dalle somme ancora dovute. Solo nel caso in cui l’importo già versato superi l’intero debito rideterminato, l’ADER procede al rimborso dell’eccedenza.

          Casi particolari: successioni, aziende in crisi, deceduti

          Le FAQ dell’ADER dedicano attenzione anche a situazioni specifiche che meritano un approfondimento:

          Eredità e successione: i debiti del defunto sono rottamabili?

          Sì. Le cartelle intestate a un soggetto deceduto possono essere incluse nella Rottamazione-quinquies dagli eredi. La domanda va presentata dall’erede in proprio nome, indicando il codice fiscale del de cuius. L’ADER invierà la comunicazione delle somme dovute all’erede, che dovrà effettuare i pagamenti. È importante che l’erede abbia preventivamente verificato di aver accettato l’eredità (anche tacitamente) per poter procedere. Il CAF Centro Fiscale offre assistenza completa per le dichiarazioni di successione e può supportarti anche nella gestione delle cartelle del defunto.

          Aziende in procedura concorsuale

          Per le aziende in fallimento, liquidazione giudiziale o concordato preventivo, la domanda di Rottamazione-quinquies deve essere presentata dal curatore fallimentare o dal commissario giudiziale, previa autorizzazione del Giudice Delegato. Le FAQ precisano che per queste procedure il termine di pagamento può essere differente rispetto a quello ordinario, in quanto subordinato all’approvazione del piano concordatario o alla chiusura della procedura.

          Coobbligati solidali: cosa succede al garante?

          Se il debito è garantito da un fideiussore o coobbligato solidale, anche quest’ultimo può presentare autonoma domanda di Rottamazione-quinquies per i carichi di cui è responsabile in solido. L’adesione del debitore principale non comporta automaticamente l’adesione del garante, e viceversa. Ogni soggetto deve presentare la propria domanda separatamente.

          Vantaggi concreti: quanto si risparmia con la Rottamazione-quinquies?

          Per capire concretamente il vantaggio della Rottamazione-quinquies, è utile fare un esempio numerico. Consideriamo un debito IRPEF da 10.000 euro affidato all’ADER nel 2019:

          ComponenteImporto senza rottamazioneImporto con rottamazione
          Imposta IRPEF originaria10.000 euro10.000 euro
          Interessi iscritti a ruolo (3% × 7 anni)2.100 euro2.100 euro
          Sanzioni (30% del debito)3.000 euro0 euro (eliminata)
          Interessi di mora (4,5% × 7 anni)3.150 euro0 euro (eliminata)
          Aggio di riscossione (3%)300 euro0 euro (eliminata)
          Spese di notifica35 euro35 euro
          TOTALE DOVUTO18.585 euro12.135 euro
          RISPARMIO–6.450 euro (34,7%)

          In questo esempio, il risparmio supera il 34% del debito totale, una cifra significativa. Naturalmente il risparmio effettivo dipende dalla composizione specifica del debito (quanto pesano sanzioni e interessi di mora rispetto al capitale) e dall’anzianità del carico (debiti più vecchi hanno accumulato più interessi di mora).

          Per i debiti con sanzioni molto elevate (ad esempio, in caso di omessa dichiarazione con sanzione del 120-240% dell’imposta), il risparmio può essere ancora più significativo, arrivando a ridurre il debito complessivo anche del 50-60%.

          Se hai dubbi sulla tua situazione debitoria o vuoi verificare quali cartelle puoi rottamare e quanto potresti risparmiare, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per un’analisi personalizzata. Ricorda che la scadenza per presentare la domanda è il 30 settembre 2026: non aspettare l’ultimo momento.

          Per ulteriori approfondimenti, puoi consultare anche la nostra guida sulla dichiarazione dei redditi 730 e sull’ISEE 2026 per capire come ottimizzare la tua posizione fiscale complessiva.

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          Domande Frequenti sulla Rottamazione-quinquies 2026

          Qual e’ la scadenza per aderire alla Rottamazione-quinquies?

          La domanda di adesione alla Rottamazione-quinquies deve essere presentata entro il 30 settembre 2026. Entro il 30 novembre 2026, l’ADER inviera’ la comunicazione delle somme dovute con il piano di pagamento. La prima rata (o unica soluzione) scade il 28 febbraio 2027.

          Posso rottamare solo alcune cartelle e non tutte?

          Si’. La legge consente di scegliere quali carichi includere nella domanda. Non e’ obbligatorio rottamare tutti i debiti ammissibili: il contribuente puo’ selezionare singole cartelle o avvisi di addebito da includere nella definizione agevolata.

          Cosa si risparmia con la Rottamazione-quinquies?

          Con la Rottamazione-quinquies si elimina il pagamento di sanzioni tributarie, interessi di mora, interessi di dilazione e aggio di riscossione. Si paga solo il capitale originario, le spese di notifica e le spese per procedure esecutive gia’ avviate. Il risparmio dipende dalla composizione del debito, ma puo’ arrivare al 30-50% del totale dovuto senza rottamazione.

          Cosa succede se salto una rata della Rottamazione-quinquies?

          La mancata o insufficiente corresponsione di una rata entro i 5 giorni lavorativi successivi alla scadenza determina la decadenza dalla definizione agevolata. In tal caso, l’ADER riprende la riscossione dell’intero debito originario comprensivo di sanzioni e interessi. Le somme gia’ versate vengono conteggiate come acconto.

          I debiti dell’INPS (contributi) sono rottamabili?

          Si’. Gli avvisi di addebito INPS affidati all’ADER rientrano nella Rottamazione-quinquies se relativi al periodo 1 gennaio 2000 – 31 dicembre 2023. Si eliminano gli interessi di mora e le sanzioni civili, mentre il contributo previdenziale originario deve essere integralmente corrisposto.


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            04/09/2026
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            ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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            03/09/2026
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            Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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            Lady
            01/09/2026
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            Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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            Giulia Guida
            25/08/2026
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            Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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            Paola Zilli
            07/08/2026
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            Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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            Jacqueline B.
            06/08/2026
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            Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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            Maura Masutto
            06/08/2026
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            Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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            31/07/2026
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            Molto gentile
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            Sibongile Moyana
            30/07/2026
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            Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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            Sabrina Cirina
            23/07/2026
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            Maggio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/ROTTAMAZIONE-QUINQUIES-2026.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-04 09:42:582026-05-31 16:54:21Rottamazione-quinquies, le FAQ dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione: Guida Completa 2026
            CAF

            Maternità Obbligatoria e Facoltativa 2026: Differenze e Importi

            Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

            La maternità obbligatoria e la maternità facoltativa sono due tutele fondamentali per le lavoratrici che aspettano un figlio, ma funzionano in modo molto diverso. La prima garantisce 5 mesi di astensione retribuita all’80%, la seconda (chiamata tecnicamente congedo parentale) offre ulteriori mesi al 30% (con eccezioni nel 2026). In questa guida ti spieghiamo le differenze, gli importi aggiornati, come funziona la maternità anticipata e come fare domanda all’INPS.

            Indice dei contenuti

            1. Maternità obbligatoria: come funziona
            2. Flessibilità del congedo: formula 1+4 o 0+5
            3. Maternità facoltativa (congedo parentale)
            4. Maternità anticipata: gravidanza a rischio
            5. Tabella confronto obbligatoria vs facoltativa
            6. Importi e indennità 2026
            7. Come fare domanda INPS
            8. Maternità per autonome e libere professioniste
            9. Bonus e agevolazioni collegati alla maternità
            10. FAQ maternità obbligatoria e facoltativa

            Maternità obbligatoria: come funziona

            La maternità obbligatoria (o congedo di maternità) è il periodo di astensione dal lavoro che la legge impone a tutte le lavoratrici dipendenti durante la gravidanza e dopo il parto. È disciplinata dal D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico sulla maternità) e ha una durata complessiva di 5 mesi.

            La formula standard prevede:

            • 2 mesi prima della data presunta del parto
            • 3 mesi dopo il parto

            Durante questo periodo, la lavoratrice ha diritto a un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera, pagata dall’INPS (molti contratti collettivi prevedono l’integrazione al 100% a carico del datore di lavoro). Il congedo è obbligatorio: il datore di lavoro non può far lavorare la dipendente durante questo periodo, e la lavoratrice non può rinunciarvi.

            Flessibilità del congedo: formula 1+4 o 0+5

            La legge offre alla lavoratrice la possibilità di spostare parte del congedo prima del parto al periodo successivo. Esistono due opzioni di flessibilità:

            Formula 1+4

            Con questa opzione, la lavoratrice si astiene 1 mese prima del parto e 4 mesi dopo. Serve un certificato medico del ginecologo e del medico competente aziendale che attestino l’assenza di rischi per la salute della madre e del bambino.

            Formula 0+5

            Introdotta dalla Legge di Bilancio 2019, questa formula permette di lavorare fino al giorno del parto e fruire di tutti i 5 mesi di congedo dopo la nascita. Anche in questo caso servono le certificazioni mediche che confermino l’idoneità al lavoro fino al termine della gravidanza.

            La scelta della formula va comunicata al datore di lavoro e all’INPS con la domanda di maternità. È una decisione personale che dipende dalle condizioni di salute e dalle esigenze lavorative.

            Maternità facoltativa (congedo parentale)

            Quella che comunemente viene chiamata “maternità facoltativa” è in realtà il congedo parentale, un’astensione facoltativa dal lavoro che spetta a entrambi i genitori (madre e padre) per prendersi cura del figlio nei primi anni di vita.

            Ecco le caratteristiche principali:

            • Durata: fino a 6 mesi per ciascun genitore (massimo 10 mesi complessivi per la coppia, elevabili a 11 se il padre ne fruisce almeno 3)
            • Età del figlio: fruibile fino ai 12 anni del bambino
            • Retribuzione base: 30% della retribuzione media giornaliera per un massimo di 6 mesi complessivi tra i due genitori (fino ai 6 anni del figlio)
            • Novità 2026: le prime 3 mensilità di congedo parentale sono indennizzate all’80% della retribuzione (2 mensilità all’80% già dal 2024, la terza aggiunta nel 2025 e confermata nel 2026)

            A differenza della maternità obbligatoria, il congedo parentale è facoltativo: la lavoratrice o il lavoratore può scegliere se e quando fruirne.

            Maternità anticipata: gravidanza a rischio

            La maternità anticipata è un’ulteriore forma di tutela che consente alla lavoratrice di astenersi dal lavoro prima dei canonici 2 mesi precedenti il parto. Può essere concessa in due casi:

            Gravidanza a rischio

            Se la gravidanza presenta complicazioni o patologie che mettono a rischio la salute della madre o del bambino, il medico della ASL (o la Direzione Territoriale del Lavoro) può disporre l’astensione anticipata. La domanda si presenta alla ASL con il certificato del ginecologo. L’indennità è sempre all’80%.

            Condizioni di lavoro a rischio

            Se le mansioni svolte sono pericolose o faticose (lavori che espongono a sostanze chimiche, lavoro notturno, trasporto pesi, lavoro in piedi per lungo tempo) e il datore di lavoro non può spostare la lavoratrice a mansioni compatibili, la Direzione Territoriale del Lavoro può disporre l’interdizione anticipata. Anche in questo caso l’indennità è all’80% della retribuzione.

            Tabella confronto obbligatoria vs facoltativa

            Per capire immediatamente le differenze tra maternità obbligatoria e facoltativa, ecco una tabella riepilogativa:

            CaratteristicaMaternità obbligatoriaMaternità facoltativa (congedo parentale)
            ObbligatorietàObbligatoria per leggeFacoltativa
            Durata5 mesiFino a 6 mesi per genitore (max 10-11 per coppia)
            Indennità80% della retribuzione30% (80% per le prime 3 mensilità nel 2026)
            QuandoPrima e dopo il partoFino ai 12 anni del figlio
            Chi ne ha dirittoSolo la madreEntrambi i genitori
            ContributiFigurativi pieniFigurativi ridotti
            DomandaObbligatoria INPSFacoltativa INPS

            Importi e indennità 2026

            Gli importi delle indennità di maternità nel 2026 sono calcolati sulla retribuzione media giornaliera dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo:

            • Maternità obbligatoria: 80% della retribuzione media giornaliera. Per le lavoratrici dipendenti, molti CCNL prevedono l’integrazione al 100% a carico del datore di lavoro
            • Congedo parentale – prime 3 mensilità: 80% della retribuzione (novità 2025-2026, prima era solo al 30%)
            • Congedo parentale – mensilità successive: 30% della retribuzione fino al sesto mese complessivo tra i genitori, poi senza indennità (salvo reddito basso)
            • Maternità anticipata: 80% della retribuzione, come la maternità obbligatoria

            Un esempio pratico: se la retribuzione lorda mensile è di 1.800 euro, durante la maternità obbligatoria percepirai circa 1.440 euro lordi al mese (80%). Durante il congedo parentale ordinario, l’indennità scende a circa 540 euro al mese (30%), ma per le prime 3 mensilità nel 2026 resta a 1.440 euro (80%).

            Come fare domanda INPS

            La domanda di maternità va presentata all’INPS prima dell’inizio del congedo. Ecco i passaggi:

            1. Accedi al portale INPS con SPID, CIE o CNS
            2. Cerca il servizio: “Domanda di maternità/paternità – congedo obbligatorio e parentale”
            3. Inserisci i dati della gravidanza: data presunta del parto, certificato medico, scelta della formula (2+3, 1+4 o 0+5)
            4. Indica il periodo richiesto: date di inizio e fine congedo
            5. Allega la documentazione: certificato del ginecologo
            6. Invia la domanda e conserva il numero di protocollo

            La domanda va presentata almeno 2 mesi prima della data presunta del parto. In alternativa al portale, puoi rivolgerti al Contact Center INPS (803 164) o a un patronato. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella compilazione della domanda.

            Dopo il parto, hai 30 giorni per comunicare all’INPS la data effettiva di nascita del bambino e gli estremi anagrafici.

            Maternità per autonome e libere professioniste

            Le tutele della maternità non riguardano solo le lavoratrici dipendenti. Anche le lavoratrici autonome e le libere professioniste hanno diritto a un’indennità di maternità, con alcune differenze:

            Lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici)

            • Indennità per 5 mesi (2 prima + 3 dopo il parto)
            • Importo: 80% del salario minimo giornaliero (non della retribuzione effettiva)
            • Non è obbligatorio astenersi dal lavoro
            • Domanda all’INPS

            Libere professioniste con cassa di previdenza

            • Indennità erogata dalla propria cassa professionale (es. ENPAM per medici, INARCASSA per architetti, Cassa Forense per avvocati)
            • Importo: generalmente l’80% di 5/12 del reddito professionale dichiarato
            • Durata: 5 mesi
            • Domanda alla propria cassa, non all’INPS

            Per le partite IVA in regime forfettario, l’indennità è calcolata sul reddito convenzionale (minimale INPS) e la domanda va presentata alla Gestione Separata INPS.

            Bonus e agevolazioni collegati alla maternità

            Oltre all’indennità di maternità, nel 2026 puoi accedere a diverse agevolazioni per i neo-genitori:

            • Bonus mamme: esonero contributivo per le lavoratrici madri con 2+ figli
            • Assegno unico universale: contributo mensile per ogni figlio a carico fino a 21 anni, importo variabile in base all’ISEE
            • Bonus nido: contributo fino a 3.600 euro annui per le rette degli asili nido
            • Detrazioni fiscali: detrazione per figli a carico nel modello 730

            Per una panoramica completa su tutti i congedi disponibili per i genitori, consulta la nostra guida al congedo parentale 2026.

            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            FAQ maternità obbligatoria e facoltativa

            La maternità obbligatoria spetta anche con contratto a tempo determinato?

            Sì, le lavoratrici con contratto a tempo determinato hanno gli stessi diritti. Se il contratto scade durante il congedo, l’indennità INPS continua fino al termine del periodo di maternità.

            Posso lavorare durante la maternità obbligatoria?

            No, è vietato. Il congedo di maternità è obbligatorio sia per la lavoratrice che per il datore di lavoro. L’unica eccezione è la formula 0+5, che permette di lavorare fino al giorno del parto con certificazione medica.

            Il padre ha diritto alla maternità obbligatoria?

            Il padre ha diritto al congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni (retribuiti al 100%), da fruire nei primi 5 mesi dalla nascita. In casi particolari (morte o grave malattia della madre, abbandono), il padre può fruire del congedo di maternità al posto della madre.

            La maternità facoltativa si può prendere a ore?

            Sì, dal 2013 il congedo parentale può essere fruito anche su base oraria (50% dell’orario giornaliero), oltre che a giornate intere o in modo continuativo. La modalità oraria va concordata con il datore di lavoro.

            Come si calcola l’indennità di maternità per chi ha più lavori?

            Se hai più rapporti di lavoro, l’indennità viene calcolata sulla retribuzione di ciascun rapporto. Devi presentare domanda separata per ogni datore di lavoro.

            Posso chiedere la NASPI dopo la maternità?

            Sì, se ti dimetti entro il primo anno di vita del figlio, le dimissioni sono considerate “per giusta causa” e hai diritto alla NASPI. Attenzione: le dimissioni in maternità devono essere convalidate dall’Ispettorato del Lavoro.

            Hai bisogno di aiuto con la domanda di maternità?

            Tra maternità obbligatoria, facoltativa, anticipata e le novità del 2026, orientarsi non è semplice. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione della domanda INPS, nella scelta della formula più conveniente e nella richiesta di tutti i bonus collegati alla maternità.

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              CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640

              Maggio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-04 09:00:002026-05-31 16:57:50Maternità Obbligatoria e Facoltativa 2026: Differenze e Importi
              CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

              730 2026: Guida Completa alla Dichiarazione dei Redditi

              Dichiarazione dei redditi 730

              730 2026: Guida Completa alla Dichiarazione dei Redditi

              La dichiarazione dei redditi tramite modello 730 è uno degli appuntamenti fiscali più importanti dell’anno per milioni di lavoratori dipendenti e pensionati italiani. Il 730 2026 rappresenta l’occasione per dichiarare i redditi percepiti nel 2025 e ottenere eventuali rimborsi fiscali o regolarizzare quanto dovuto all’Erario.

              Questa guida completa ti aiuterà a comprendere tutto quello che c’è da sapere sul 730 2026: dalle scadenze ai documenti necessari, dalle novità normative alle detrazioni fiscali disponibili. Che tu voglia affidarti al CAF oppure compilare autonomamente la dichiarazione precompilata, qui troverai tutte le informazioni necessarie.



              Indice dei Contenuti

              1. Cos’è il 730 e a Cosa Serve
              2. Chi Deve Presentare il 730 2026
              3. Chi NON Può Presentare il 730
              4. Scadenze 730 2026: Calendario Completo
              5. Documenti Necessari per il 730 2026
              6. Novità 730 2026: Cosa Cambia
              7. Detrazioni Fiscali 2026: Panoramica Completa
              8. 730 Precompilato 2026: Come Funziona
              9. Come Presentare il 730
              10. Errori Frequenti da Evitare
              11. Domande Frequenti

              Cos’è il 730 e a Cosa Serve

              Il modello 730 è il modulo fiscale semplificato che consente a lavoratori dipendenti e pensionati di dichiarare i redditi percepiti nell’anno precedente (nel caso del 730 2026, i redditi del 2025).

              A differenza del modello Redditi PF (ex Unico), il 730 presenta alcuni vantaggi significativi:

              • Rimborsi più veloci: eventuali crediti fiscali vengono erogati direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione, generalmente a partire da luglio
              • Nessun calcolo da fare: il sostituto d’imposta (datore di lavoro o INPS) effettua automaticamente conguagli e versamenti
              • Procedura semplificata: non serve utilizzare il modello F24 per versare eventuali imposte dovute
              • Assistenza fiscale gratuita: è possibile rivolgersi a CAF e patronati per la compilazione senza costi aggiuntivi

              Il 730 serve principalmente a:

              1. Dichiarare i redditi: comunicare all’Agenzia delle Entrate tutti i redditi percepiti nel 2025
              2. Ottenere detrazioni: recuperare le spese detraibili (sanitarie, ristrutturazioni, mutui, istruzione, ecc.)
              3. Richiedere deduzioni: ridurre il reddito imponibile con contributi previdenziali, donazioni, ecc.
              4. Regolarizzare la posizione: versare eventuali imposte non trattenute correttamente dal sostituto



              Chi Deve Presentare il 730 2026

              Possono e devono presentare il modello 730 2026 i contribuenti che nel 2025 hanno percepito:

              Redditi da Lavoro Dipendente

              • Stipendi e salari da lavoro subordinato
              • Redditi da contratti a tempo determinato o indeterminato
              • Emolumenti da rapporti di lavoro a tempo parziale
              • Indennità e compensi percepiti in qualità di lavoratore dipendente

              Redditi da Pensione

              • Pensioni di ogni tipo erogate da INPS, INPDAP, INPGI, Casse private
              • Rendite vitalizie a titolo oneroso
              • Assegni di accompagnamento alla pensione
              • Pensioni di reversibilità

              Altri Redditi Assimilati

              • Compensi da collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.)
              • Borse di studio e assegni di ricerca
              • Indennità percepite da amministratori locali
              • Assegni di mantenimento erogati dal coniuge
              • Compensi per attività sportive dilettantistiche (entro i limiti previsti)

              Requisito Fondamentale: Il Sostituto d’Imposta

              Per poter utilizzare il 730, è indispensabile avere un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che sia ancora attivo al momento della presentazione della dichiarazione. Il sostituto si occuperà di effettuare i conguagli (rimborsi o trattenute) direttamente in busta paga o sul cedolino pensione.

              Attenzione: se nel corso del 2026 cambi lavoro, il nuovo datore di lavoro diventerà il tuo sostituto d’imposta per i conguagli del 730 2026.



              Chi NON Può Presentare il 730

              Esistono situazioni in cui non è possibile utilizzare il modello 730 e occorre presentare il modello Redditi PF (ex Unico). Questo accade quando:

              Assenza del Sostituto d’Imposta

              Se al momento della presentazione della dichiarazione (maggio-settembre 2026) non hai più un datore di lavoro o un ente pensionistico attivo, non puoi usare il 730 ordinario. In questo caso puoi:

              • Presentare il 730 senza sostituto (riceverai rimborsi tramite bonifico bancario e dovrai versare eventuali imposte con F24)
              • Presentare il modello Redditi PF

              Redditi Non Dichiarabili con il 730

              Devi utilizzare il modello Redditi PF se nel 2025 hai percepito:

              • Redditi d’impresa: proventi da attività commerciali o imprenditoriali
              • Redditi da partecipazione in società di persone: quote di società semplici, SNC, SAS
              • Redditi derivanti da trust: proventi da patrimoni in trust
              • Plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate: vendita di quote societarie rilevanti
              • Redditi di capitale di fonte estera non sottoposti a ritenuta: dividendi, interessi esteri non tassati alla fonte
              • Stock option: in alcuni casi particolari

              Situazioni Patrimoniali Particolari

              Non puoi usare il 730 se devi comunicare:

              • Plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili entro 5 anni dall’acquisto
              • Redditi soggetti a tassazione separata di importo superiore a 10.000 euro
              • Perdite da partecipazione in società

              In sintesi: se hai solo redditi da lavoro dipendente, pensione o collaborazione, il 730 è la scelta giusta. Se invece hai partita IVA attiva, società o patrimoni complessi, dovrai usare il modello Redditi PF.



              Scadenze 730 2026: Calendario Completo

              Il calendario delle scadenze per il 730 2026 prevede tempistiche precise da rispettare. Ecco tutte le date da segnare:

              Scadenze di Presentazione

              ModalitàScadenzaNote
              730 tramite CAF o Professionista30 giugno 2026Consegna documentazione entro questa data
              730 precompilato autonomo30 settembre 2026Invio diretto dal contribuente
              730 senza sostituto30 settembre 2026Per chi non ha datore di lavoro attivo

              Calendario dei Rimborsi

              I tempi di erogazione dei rimborsi dipendono dalla data di invio della dichiarazione:

              • Invio entro maggio 2026: rimborso in busta paga/pensione a partire da luglio 2026
              • Invio entro giugno 2026: rimborso a partire da agosto/settembre 2026
              • Invio entro settembre 2026: rimborso a partire da ottobre/novembre 2026
              • 730 senza sostituto: rimborso tramite bonifico dall’Agenzia delle Entrate entro 6 mesi dall’invio

              Altre Date Importanti

              • Aprile 2026: disponibilità del 730 precompilato sul sito Agenzia delle Entrate
              • 17 marzo 2026: scadenza per i datori di lavoro per inviare le Certificazioni Uniche (CU)
              • Entro 15 giorni dall’invio: il CAF o professionista deve consegnare copia del 730 compilato

              Consiglio: presentare la dichiarazione entro maggio garantisce rimborsi più rapidi e permette di evitare la ressa estiva presso i CAF.



              Documenti Necessari per il 730 2026

              Per compilare correttamente il 730 2026 è necessario raccogliere una serie di documenti. Ecco la checklist completa:

              Documenti Identificativi

              • Carta d’identità o patente in corso di validità
              • Codice fiscale (tessera sanitaria)
              • Eventuali deleghe per coniuge o familiari

              Certificazioni Reddituali

              • Certificazione Unica (CU) 2026: rilasciata dal datore di lavoro o INPS entro il 17 marzo 2026
              • CU di eventuali lavori precedenti nel 2025
              • Certificazioni di redditi esteri (se presenti)
              • Documentazione su indennità NASPI, disoccupazione, cassa integrazione

              Spese Sanitarie

              • Ricevute farmaci e medicinali (con codice fiscale del paziente)
              • Fatture visite mediche specialistiche
              • Ticket sanitari
              • Spese odontoiatriche
              • Spese per occhiali e lenti (con prescrizione medica)
              • Spese per protesi e ausili medici
              • Ricevute di strutture sanitarie private

              Spese per la Casa

              • Mutuo prima casa: certificazione interessi passivi dalla banca
              • Affitto: contratto registrato e ricevute pagamento
              • Ristrutturazioni edilizie: fatture, bonifici parlanti, comunicazione ENEA
              • Bonus mobili: fatture e bonifici per acquisto mobili/elettrodomestici
              • Bonus verde: fatture lavori su giardini e terrazzi

              Spese per l’Istruzione

              • Rette scolastiche (asili, scuole materne, elementari, medie, superiori)
              • Tasse universitarie e contributi
              • Spese per mense scolastiche
              • Spese per gite e attività integrative

              Altre Detrazioni e Deduzioni

              • Premi assicurativi (vita, infortuni)
              • Contributi previdenziali versati
              • Spese funebri
              • Erogazioni liberali a ONLUS, partiti, chiese
              • Spese per badanti e collaboratori domestici
              • Contributi volontari INPS

              Familiari a Carico

              • Codici fiscali di coniuge e figli a carico
              • Certificazione redditi familiari (se presenti)
              • Documentazione per figli disabili

              Importante: tutti i documenti di spesa devono essere intestati al contribuente o ai familiari a carico e riportare il codice fiscale. Per approfondire, consulta la nostra guida su come correggere errori nella dichiarazione.

              Consiglio pratico: organizza i documenti per categoria in cartelline separate. Questo faciliterà il lavoro del CAF e ridurrà i tempi di attesa.



              Novità 730 2026: Cosa Cambia

              Il 730 2026 presenta alcune novità importanti introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e da normative precedenti. Ecco i principali cambiamenti:

              1. Nuove Regole sulle Detrazioni per Reddito

              Dal 2025 (quindi dichiarato nel 730 2026) è entrato in vigore il sistema di detrazioni modulato sul reddito complessivo:

              • Detrazioni piene per redditi fino a 50.000 euro
              • Detrazioni ridotte progressivamente per redditi tra 50.000 e 120.000 euro
              • Limite massimo di spesa detraibile per redditi oltre 120.000 euro

              Questo significa che chi ha redditi elevati vedrà ridursi l’importo complessivo delle detrazioni fruibili (spese mediche, mutuo, ristrutturazioni, ecc.).

              2. Potenziamento del 730 Precompilato

              L’Agenzia delle Entrate ha ulteriormente migliorato il sistema di precompilazione:

              • Più dati precaricati: bonus edilizi, spese funebri, premi assicurativi
              • Fatture elettroniche: integrazione automatica delle spese sanitarie da Sistema Tessera Sanitaria
              • Oneri deducibili: contributi previdenziali già inseriti
              • Interfaccia semplificata: navigazione più intuitiva per i contribuenti

              3. Bonus Edilizi: Nuove Regole

              Per le spese sostenute nel 2025 (da dichiarare nel 730 2026):

              • Superbonus: aliquota al 65% (scesa dal 70% del 2024)
              • Ecobonus: detrazione al 50% o 65% a seconda dell’intervento
              • Bonus ristrutturazioni: 50% per prime case, 36% per altre proprietà
              • Bonus mobili: tetto massimo di 5.000 euro

              4. Flat Tax Incrementale per Dipendenti

              Nuova agevolazione per lavoratori dipendenti con aumenti di reddito rispetto al 2024:

              • Tassazione agevolata al 15% sull’incremento di reddito (entro certi limiti)
              • Applicabile solo a redditi da lavoro dipendente
              • Requisiti specifici da verificare con il CAF

              5. Detrazioni per Figli a Carico

              Confermata l’Assegno Unico Universale che ha sostituito le vecchie detrazioni per figli. Nel 730 2026:

              • Nessuna detrazione per figli under 21 (sostituita dall’Assegno Unico)
              • Detrazioni ancora valide per figli maggiorenni over 21 a carico

              6. Semplificazioni Amministrative

              • Niente più green pass: accesso libero ai CAF senza certificazioni sanitarie
              • Deleghe semplificate: procedura più snella per delegare CAF e intermediari
              • Conservazione documenti: ridotto l’obbligo di conservazione cartacea (grazie alla fatturazione elettronica)

              Attenzione: alcune di queste novità sono complesse e richiedono valutazioni caso per caso. Per evitare errori e massimizzare il rimborso, è consigliabile affidarsi a un CAF esperto.

              Detrazioni Fiscali 2026: Panoramica Completa

              Le detrazioni fiscali sono importi che riducono direttamente l’imposta dovuta (a differenza delle deduzioni che riducono il reddito imponibile). Ecco le principali detrazioni inseribili nel 730 2026:

              Spese Sanitarie (19%)

              Detrazione del 19% sulle spese sanitarie che eccedono la franchigia di 129,11 euro:

              • Visite mediche specialistiche
              • Esami diagnostici e analisi
              • Farmaci e medicinali
              • Interventi chirurgici
              • Spese odontoiatriche
              • Fisioterapia e riabilitazione
              • Protesi e ausili medici
              • Occhiali da vista (con prescrizione)

              Esempio pratico: se hai speso 1.500 euro in spese mediche, puoi detrarre il 19% di (1.500 – 129,11) = 260,47 euro di rimborso.

              Interessi Passivi Mutuo Prima Casa (19%)

              Detrazione del 19% sugli interessi del mutuo per acquisto prima casa:

              • Massimo 4.000 euro di spesa (760 euro di detrazione massima)
              • Solo per mutui stipulati per acquisto, costruzione o ristrutturazione prima casa
              • L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro 12 mesi

              Spese di Affitto (Varie Percentuali)

              Detrazioni variabili in base alla tipologia di contratto:

              • Contratto canone concordato: detrazione da 495,80 a 990,00 euro (dipende dal reddito)
              • Contratto canone libero: detrazione da 300 a 600 euro
              • Giovani 20-31 anni: detrazione maggiorata fino a 2.000 euro (se reddito sotto 15.493,71 euro)

              Spese per Ristrutturazioni Edilizie (50% o 36%)

              Detrazione per lavori di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento:

              • 50% su prime case: massimo 96.000 euro di spesa (detrazione in 10 anni)
              • 36% su altre proprietà: riduzione per seconde case
              • Interventi: rifacimento bagno, sostituzione infissi, impianti, tetti, facciate
              • Importante: pagamento SOLO con bonifico parlante

              Bonus Mobili ed Elettrodomestici (50%)

              Detrazione 50% per acquisto mobili/elettrodomestici destinati ad immobile ristrutturato:

              • Massimo 5.000 euro di spesa (2.500 euro di detrazione in 10 anni)
              • Condizione: deve esserci una ristrutturazione in corso
              • Ammessi: cucine, divani, armadi, letti, elettrodomestici classe energetica alta

              Risparmio Energetico – Ecobonus (50-65%)

              • 65%: sostituzione caldaia con condensazione + termoregolazione evoluta, cappotto termico
              • 50%: infissi, schermature solari, caldaie a condensazione
              • Comunicazione ENEA obbligatoria entro 90 giorni

              Spese Scolastiche e Universitarie (19%)

              • Scuole infanzia/primaria/secondaria: max 800 euro per alunno
              • Università pubbliche: intero importo delle tasse
              • Università private: limite stabilito dal MIUR per area geografica e corso
              • Detraibili: mense, gite, corsi extracurricolari

              Spese Funebri (19%)

              Detrazione 19% su massimo 1.550 euro per ciascun decesso.

              Premi Assicurativi (19%)

              • Assicurazioni vita/infortuni: max 530 euro di premio
              • Assicurazioni rischio morte/invalidità: max 750 euro
              • Long Term Care (non autosufficienza): max 1.291,14 euro

              Spese per Badanti e Colf (19%)

              Detrazione 19% su massimo 2.100 euro di contributi versati per assistenza personale (solo se reddito sotto 40.000 euro).

              Ricorda: le detrazioni riducono direttamente le imposte da pagare, quindi massimizzarle significa ottenere rimborsi maggiori. Un CAF esperto saprà individuare tutte le detrazioni a cui hai diritto.



              730 Precompilato 2026: Come Funziona

              Il 730 precompilato è un servizio dell’Agenzia delle Entrate che mette a disposizione una dichiarazione già compilata con i dati in possesso dell’amministrazione finanziaria. Vediamo come funziona:

              Cosa Contiene il 730 Precompilato

              L’Agenzia delle Entrate precarica automaticamente:

              • Dati anagrafici: nome, cognome, codice fiscale, residenza
              • Redditi da lavoro/pensione: dati dalla Certificazione Unica
              • Spese sanitarie: ricevute trasmesse da farmacie, medici, strutture sanitarie tramite Sistema Tessera Sanitaria
              • Contributi previdenziali: versamenti INPS, casse professionali
              • Premi assicurativi: polizze vita e infortuni comunicate dalle compagnie
              • Bonus edilizi: comunicazioni da ENEA e notifiche all’Agenzia
              • Mutui: interessi passivi comunicati dalle banche

              Quando è Disponibile

              Il 730 precompilato per il 2026 sarà disponibile indicativamente:

              • Metà aprile 2026: consultazione online
              • Da maggio 2026: possibilità di accettare o modificare
              • Scadenza invio: 30 settembre 2026

              Come Accedere

              Per visualizzare il tuo 730 precompilato:

              1. Vai sul sito www.agenziaentrate.gov.it
              2. Accedi con SPID, CIE o CNS
              3. Vai nella sezione “730 precompilato”
              4. Visualizza e verifica i dati

              Cosa Puoi Fare

              Una volta visualizzato il precompilato, hai tre opzioni:

              1. Accettare Senza Modifiche

              Se i dati sono corretti e completi:

              • Confermi la dichiarazione così com’è
              • Vantaggio: nessun controllo documentale da parte dell’Agenzia (tranne in casi particolari)
              • Invio diretto online

              2. Modificare e Integrare

              Se mancano spese o ci sono errori:

              • Aggiungi spese non presenti (es. visite mediche pagate privatamente)
              • Correggi dati errati
              • Attenzione: le modifiche potrebbero farti perdere l’esonero dai controlli documentali

              3. Delegare un Intermediario (CAF/Commercialista)

              Puoi autorizzare un CAF o professionista abilitato:

              • Accedi al precompilato
              • Delega l’intermediario tramite apposita funzione
              • Il CAF modificherà e invierà per tuo conto
              • Riceverai assistenza qualificata e responsabilità dell’intermediario

              Vantaggi del Precompilato

              • Semplicità: molti dati già inseriti
              • Velocità: meno tempo per la compilazione
              • Esonero controlli: se accettato senza modifiche (o con modifiche su dati già precaricati)
              • Gratuità: nessun costo se fai tutto da solo online

              Limiti e Attenzione

              • Dati parziali: non tutte le spese sono tracciate (es. scontrini farmacia senza codice fiscale)
              • Errori possibili: il precompilato può contenere errori o duplicazioni
              • Responsabilità: anche se precompilato, sei tu responsabile della correttezza della dichiarazione

              Consiglio del CAF: anche se usi il precompilato, fatti aiutare da un esperto per verificare che non manchino detrazioni importanti. Spesso il CAF trova spese non tracciate che aumentano il rimborso!

              Come Presentare il 730: CAF, Commercialista o Fai da Te

              Esistono tre modalità principali per presentare il 730 2026. Vediamo pro e contro di ciascuna:

              1. Tramite CAF o Patronato (CONSIGLIATO)

              Come Funziona

              • Prendi appuntamento presso un CAF o patronato
              • Porta tutta la documentazione richiesta
              • L’operatore compila la dichiarazione per te
              • Verifichi e firmi il 730
              • Il CAF invia telematicamente all’Agenzia delle Entrate

              Vantaggi

              • Assistenza qualificata: operatori formati su normativa fiscale
              • Massimizzazione detrazioni: il CAF ti aiuta a trovare tutte le spese detraibili
              • Responsabilità del CAF: in caso di errori, risponde il CAF (visto di conformità)
              • Servizio gratuito: i CAF e patronati non possono chiedere compensi per il 730
              • Nessun stress: ti occupi solo di raccogliere i documenti

              Svantaggi

              • Necessità di prendere appuntamento (possibili attese nei periodi di punta)
              • Devi recarti fisicamente presso la sede
              • Scadenza anticipata (30 giugno vs 30 settembre)

              Quando Sceglierlo: se hai molte spese da detrarre, situazioni complesse, familiari a carico, redditi variabili. È la scelta più sicura.

              2. Tramite Commercialista

              Come Funziona

              Simile al CAF, ma con un professionista privato:

              • Contatti un commercialista di fiducia
              • Consegni i documenti
              • Il professionista compila e invia
              • Paghi un onorario (variabile, solitamente 80-200 euro)

              Vantaggi

              • Rapporto personalizzato e continuativo
              • Competenza su casi complessi (redditi d’impresa, esteri, ecc.)
              • Consulenza fiscale a 360 gradi

              Svantaggi

              • Costo: devi pagare la prestazione
              • Non sempre necessario per dichiarazioni semplici

              Quando Sceglierlo: se hai partita IVA, redditi complessi, patrimoni esteri, immobili all’estero. In questi casi il commercialista è indispensabile.

              3. Fai da Te (730 Precompilato Online)

              Come Funziona

              • Accedi al sito Agenzia delle Entrate con SPID/CIE
              • Visualizzi il 730 precompilato
              • Verifichi e modifichi i dati
              • Invii autonomamente

              Vantaggi

              • Totalmente gratuito
              • Comodo: fai tutto da casa
              • Flessibilità: scadenza al 30 settembre
              • Controllo diretto: gestisci personalmente tutti i dati

              Svantaggi

              • Competenza fiscale necessaria: devi sapere cosa stai facendo
              • Rischio errori: nessuno controlla per te
              • Responsabilità totale: eventuali sanzioni ricadono su di te
              • Potrebbero mancare detrazioni: non sempre il precompilato ha tutto

              Quando Sceglierlo: se hai una situazione semplice (solo CU da lavoro dipendente, poche spese), hai dimestichezza con la tecnologia e ti senti sicuro.

              Confronto Rapido

              ModalitàCostoAssistenzaAdatto a
              CAF/PatronatoGratuitoCompletaTutti, specialmente casi medi/complessi
              Commercialista80-200€SpecialisticaPartite IVA, casi molto complessi
              Fai da teGratuitoNessunaCasi molto semplici

              Consiglio finale: se hai dubbi, scegli il CAF. È gratuito, sicuro e ti garantisce il massimo rimborso possibile.



              Errori Frequenti da Evitare nel 730 2026

              Compilare il 730 può sembrare semplice, ma alcuni errori ricorrono frequentemente e possono costarti rimborsi o causare sanzioni. Ecco i più comuni e come evitarli:

              1. Dimenticare Spese Detraibili

              Errore: non inserire tutte le spese che danno diritto a detrazione.

              Soluzione: fai una checklist completa a inizio anno e conserva tutti gli scontrini/fatture. Le spese più dimenticate:

              • Ticket sanitari
              • Farmaci da banco (se con scontrino parlante)
              • Occhiali da vista
              • Spese per mense scolastiche
              • Contributi volontari INPS

              2. Bonifici Non Parlanti per Ristrutturazioni

              Errore: pagare lavori di ristrutturazione con bonifico ordinario invece che con bonifico parlante.

              Soluzione: usa SEMPRE il bonifico specifico per ristrutturazioni/risparmio energetico. Deve contenere:

              • Causale con riferimento normativo (art. 16-bis DPR 917/1986)
              • Codice fiscale del beneficiario della detrazione
              • Codice fiscale o partita IVA del beneficiario del pagamento

              3. Spese Intestate alla Persona Sbagliata

              Errore: detrarre spese intestate a familiari non a carico o non inserite correttamente.

              Soluzione: le spese devono essere intestate a te o ai tuoi familiari fiscalmente a carico. Inoltre:

              • Verifica che il codice fiscale sulla ricevuta sia corretto
              • Se la spesa è per un familiare a carico, dichiaralo nel quadro familiari

              4. Errori sui Dati del Sostituto d’Imposta

              Errore: indicare il sostituto sbagliato o dati errati.

              Soluzione: copia i dati del datore di lavoro esattamente dalla Certificazione Unica (codice fiscale, denominazione). Se hai cambiato lavoro durante l’anno, indica il datore attuale al momento della presentazione del 730.

              5. Non Comunicare Variazioni di Residenza

              Errore: dichiarare residenza non aggiornata.

              Soluzione: se hai cambiato residenza nel 2025, aggiorna il dato nel 730. Questo influisce su:

              • Addizionali regionali e comunali
              • Detrazioni per affitto
              • Prima casa (IMU, detrazioni)

              6. Detrarre Spese Non Tracciabili

              Errore: inserire spese pagate in contanti senza ricevuta fiscale.

              Soluzione: dal 2020 molte spese devono essere pagate con mezzi tracciabili (bonifico, carta, bancomat) per essere detraibili. Verifica sempre i requisiti.

              7. Non Conservare la Documentazione

              Errore: buttare via scontrini e fatture dopo aver compilato il 730.

              Soluzione: conserva TUTTI i documenti per almeno 5 anni. In caso di controllo fiscale, devi poterli esibire. Organizzali per anno e per categoria.

              8. Familiari a Carico Non Aggiornati

              Errore: continuare a dichiarare come a carico un figlio che ha superato il limite di reddito (2.840,51 euro o 4.000 euro se under 24).

              Soluzione: verifica ogni anno i redditi dei familiari. Un figlio che inizia a lavorare o ha redditi da affitti potrebbe non essere più a carico.

              9. Omettere Redditi Occasionali

              Errore: non dichiarare piccoli redditi occasionali, lavori saltuari, rimborsi spese oltre franchigia.

              Soluzione: dichiara TUTTI i redditi, anche minimi. L’Agenzia ha sistemi di incrocio dati e potrebbe rilevare l’omissione.

              10. Inviare il 730 Oltre la Scadenza

              Errore: dimenticare le scadenze.

              Soluzione: segna in calendario:

              • 30 giugno 2026: scadenza consegna al CAF
              • 30 settembre 2026: scadenza invio autonomo

              Oltre queste date, devi fare un 730 integrativo o un modello Redditi, con possibili sanzioni.

              Consiglio del CAF: affidati a un professionista per evitare questi errori. Molti contribuenti perdono centinaia di euro di rimborso solo per dimenticanze evitabili. Per saperne di più, leggi come correggere errori nella dichiarazione dei redditi.

              Domande Frequenti sul 730 2026

              Entro quando devo presentare il 730 2026?

              Dipende dalla modalità scelta:

              • Tramite CAF o commercialista: entro il 30 giugno 2026
              • In autonomia (precompilato): entro il 30 settembre 2026

              Il 730 è obbligatorio?

              No, il 730 non è obbligatorio. Puoi scegliere di presentare il modello Redditi PF. Tuttavia, il 730 è vantaggioso perché:

              • Rimborsi più veloci
              • Nessun F24 da compilare
              • Assistenza CAF gratuita

              Posso presentare il 730 se non ho più il datore di lavoro?

              Sì, puoi presentare il 730 senza sostituto d’imposta. In questo caso:

              • Eventuali rimborsi arriveranno tramite bonifico dall’Agenzia delle Entrate
              • Dovrai versare le imposte con F24 se dovute
              • Scadenza: 30 settembre 2026

              Quanto tempo ci vuole per ricevere il rimborso 730?

              Dipende da quando invii la dichiarazione:

              • Invio a maggio: rimborso a luglio in busta paga/pensione
              • Invio a giugno: rimborso ad agosto/settembre
              • Invio a luglio-settembre: rimborso da ottobre in poi
              • 730 senza sostituto: entro 6 mesi dall’invio tramite bonifico

              Posso detrarre le spese mediche di mio figlio maggiorenne non a carico?

              No. Puoi detrarre solo le spese sostenute per te stesso e per i familiari fiscalmente a carico. Se tuo figlio maggiorenne ha un reddito superiore a 2.840,51 euro (o 4.000 euro se under 24), non è fiscalmente a carico e non puoi detrarre le sue spese.

              Il CAF può chiedere un compenso per il 730?

              No. I CAF e i patronati non possono richiedere alcun compenso per l’assistenza fiscale relativa al modello 730. Il servizio è completamente gratuito per legge.

              Cosa succede se sbaglio qualcosa nel 730?

              Puoi correggere gli errori in due modi:

              • 730 integrativo: se l’errore è a tuo favore (hai dimenticato detrazioni), puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026
              • Modello Redditi integrativo: se l’errore comporta maggiori imposte, devi presentare un Redditi integrativo entro il 30 novembre 2026

              Per maggiori dettagli, leggi la nostra guida su come correggere errori nella dichiarazione.

              Posso detrarre le spese se ho pagato in contanti?

              Dipende dal tipo di spesa:

              • Spese sanitarie: puoi pagare in contanti, ma devi avere ricevuta/fattura con codice fiscale
              • Ristrutturazioni edilizie: SOLO bonifico parlante
              • Spese scolastiche/universitarie: preferibile pagamento tracciabile, ma accettati anche contanti con ricevuta
              • Premi assicurativi: tracciabili

              Se ho lavorato per più datori di lavoro nel 2025, come faccio?

              Devi:

              • Richiedere la CU a ciascun datore di lavoro
              • Inserire tutti i redditi nel 730
              • Indicare come sostituto d’imposta il datore attuale (quello attivo al momento della dichiarazione)

              Posso modificare il 730 dopo averlo inviato?

              Sì, tramite:

              • 730 integrativo: se devi aggiungere spese dimenticate (a tuo favore)
              • Redditi integrativo: se devi correggere errori che comportano maggiori imposte

              Ci sono scadenze precise da rispettare (25 ottobre o 30 novembre 2026 a seconda del caso).

              Il 730 precompilato è sempre corretto?

              No. Il precompilato è una base di partenza, ma:

              • Potrebbero mancare spese non tracciate
              • Potrebbero esserci errori o duplicazioni
              • Sei tu responsabile della correttezza finale

              Consiglio: verifica sempre con attenzione o fatti aiutare da un CAF.



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              Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per compilare la tua dichiarazione dei redditi in modo corretto e massimizzare il tuo rimborso.

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              Maggio 4, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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              CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

              Registrazione Contratto di Affitto: Scadenza 4 Maggio 2026, Imposta di Registro e Come Fare

              Il 4 maggio 2026 è una data fondamentale per chi ha stipulato o rinnovato un contratto di affitto nel corso del mese di aprile: scade il termine ordinario di 30 giorni per la registrazione obbligatoria all’Agenzia delle Entrate e per il versamento dell’imposta di registro. Chi non rispetta questa scadenza rischia sanzioni e interessi che possono arrivare a raddoppiare il tributo dovuto. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere: come registrare il contratto, quanto si paga, quali strumenti usare (Modello RLI, F24 Elide) e come scegliere tra imposta di registro ordinaria e cedolare secca.

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              Indice dei contenuti

              1. Perché il 4 maggio 2026 è la scadenza chiave
              2. Obbligo di registrazione: chi deve farlo e quando
              3. Imposta di registro: aliquote, calcolo ed esempi pratici
              4. Cedolare secca: come funziona, aliquote 2026 e convenienza
              5. Modello RLI: come compilarlo e inviarlo
              6. F24 Elide: come versare l’imposta, codici tributo
              7. Tipi di contratto abitativo: 4+4, 3+2 a canone concordato, transitori
              8. Contratti a uso non abitativo
              9. Sanzioni per omessa o tardiva registrazione
              10. Ravvedimento operoso: come regolarizzare in ritardo
              11. Proroghe e rinnovi: obblighi e scadenze
              12. Registrazione contratto di affitto con il CAF: come fare

              Perché il 4 maggio 2026 è la scadenza chiave

              La registrazione dei contratti di locazione deve avvenire entro 30 giorni dalla data di stipula o dalla decorrenza, se antecedente alla firma. Lo stabilisce il DPR 26 aprile 1986 n. 131 (Testo Unico sull’Imposta di Registro – TUR), in combinato con l’art. 3, comma 1 del D.Lgs. 14 marzo 2011 n. 23. Il 4 maggio 2026 è quindi la scadenza per tutti i contratti di affitto che:

              • sono stati firmati il 4 aprile 2026 o successivamente (con decorrenza entro il 4 aprile)
              • avevano decorrenza dal 1° al 4 aprile 2026, anche se firmati in data precedente
              • sono stati rinnovati tacitamente o espressamente ad aprile 2026 con nuova decorrenza
              • riguardano subentri, proroghe e cessioni del contratto avvenuti in aprile

              In pratica, se hai stipulato un contratto di locazione (abitativo o commerciale) nel mese di aprile 2026, il termine ultimo per registrarlo senza incorrere in sanzioni scade il 4 maggio 2026. Vale la stessa regola per i contratti con decorrenza 1° aprile: il trentesimo giorno cade il 1° maggio, che però è festivo. Poiché sia il 1° sia il 2° e il 3° maggio 2026 potrebbero coincidere con giorni non lavorativi (il 2 e 3 sono sabato e domenica), il termine slitta automaticamente al primo giorno lavorativo successivo, cioè il 4 maggio 2026 (lunedì). Questo meccanismo è previsto dall’art. 7, comma 1 dello Statuto del Contribuente (L. 212/2000).

              Obbligo di registrazione: chi deve farlo e quando

              L’obbligo di registrazione dei contratti di locazione è sancito dall’art. 17 del TUR (DPR 131/1986). Sono soggetti a registrazione obbligatoria tutti i contratti di affitto aventi ad oggetto:

              • Immobili ad uso abitativo (appartamenti, case, ville, box, cantine se locati insieme all’abitazione)
              • Immobili ad uso commerciale, artigianale o professionale (negozi, uffici, laboratori, magazzini)
              • Terreni agricoli e fondi rustici
              • Contratti di affitto d’azienda

              Sono invece esclusi dall’obbligo di registrazione (secondo l’art. 2-bis della Tariffa allegata al TUR) i contratti di durata non superiore a 30 giorni complessivi nell’anno con lo stesso conduttore. In questo caso non vi è obbligo di registrare, ma se le parti lo desiderano possono registrare volontariamente. Attenzione: se la somma di più contratti brevi con lo stesso conduttore supera i 30 giorni nell’anno, scatta l’obbligo retroattivo di registrazione per tutti.

              Chi è responsabile della registrazione? Ai sensi dell’art. 10 del TUR, l’obbligo è solidale tra locatore e conduttore. Nella pratica è il locatore (proprietario) a registrare il contratto, ma entrambi rispondono in caso di inadempimento. Dal 2014, con il D.Lgs. 23/2011 e la Legge 431/1998, l’Agenzia delle Entrate ha la facoltà di notificare l’avviso di liquidazione a chiunque dei contraenti, locatore o conduttore. Il locatore che non registra, inoltre, non può avvalersi di strumenti di tutela come lo sfratto per morosità nei confronti dell’inquilino.

              Imposta di registro: aliquote, calcolo ed esempi pratici

              L’imposta di registro sui contratti di locazione è disciplinata dall’art. 5 della Tariffa Parte I allegata al TUR e si applica quando il locatore non opta per la cedolare secca. Le aliquote variano in base al tipo di immobile e di contratto.

              Tabella aliquote imposta di registro 2026

              Tipo di immobile / contrattoAliquotaBase imponibileMinimo dovuto
              Immobili abitativi (regime ordinario)2%Canone annuo67 euro
              Fondi rustici / terreni agricoli0,50%Canone annuo67 euro
              Immobili strumentali (uso commerciale, uffici, negozi)1%Canone annuo67 euro
              Immobili strumentali esenti IVA (locazioni esenti)2%Canone annuo67 euro
              Contratti di affitto d’azienda3%Canone annuo67 euro
              Immobili abitativi con cedolare secca 21%0%——
              Abitativo canone concordato con cedolare 10%0%——

              Come si calcola l’imposta di registro? La base imponibile è il canone annuo (non la durata totale del contratto). L’imposta si calcola applicando l’aliquota al canone annuo e il risultato si moltiplica per gli anni di durata. Tuttavia, è prassi comune versare l’imposta annualmente, in base al canone dell’anno di competenza.

              Esempi pratici di calcolo

              Esempio 1 – Appartamento uso abitativo (regime ordinario, canone 700 euro/mese):

              • Canone annuo: 700 × 12 = 8.400 euro
              • Imposta di registro: 8.400 × 2% = 168 euro
              • Imposta minima: 67 euro → si applica il calcolato (168 euro > 67 euro)
              • Bollo contratto (se in forma scritta con più di un foglio): 16 euro ogni 4 facciate o 100 righe

              Esempio 2 – Negozio uso commerciale (canone 1.500 euro/mese):

              • Canone annuo: 1.500 × 12 = 18.000 euro
              • Imposta di registro: 18.000 × 1% = 180 euro
              • Imposta minima: 67 euro → si applica il calcolato (180 euro)

              Esempio 3 – Canone molto basso (600 euro/anno):

              • Imposta teorica: 600 × 2% = 12 euro
              • Applicazione del minimo: si versa 67 euro (il minimo legale)

              È importante sapere che il pagamento dell’imposta di registro non coincide con la cedolare secca: se si sceglie la cedolare secca, l’imposta di registro non si paga affatto sull’atto di locazione, ma il locatore sostituisce IRPEF e addizionali con un’imposta sostitutiva calcolata sul canone. Entrambe le scelte vanno comunque effettuate al momento della registrazione tramite modello RLI.

              Cedolare secca: come funziona, aliquote 2026 e convenienza

              La cedolare secca, introdotta dall’art. 3 del D.Lgs. 23/2011, è un regime opzionale di tassazione che il locatore persona fisica può scegliere per le locazioni di immobili ad uso abitativo. In alternativa all’IRPEF ordinaria e all’imposta di registro, il locatore paga un’imposta sostitutiva flat calcolata sul canone annuo concordato.

              Aliquote cedolare secca 2026

              Tipo di contrattoAliquota cedolare 2026Base imponibile
              Contratti liberi (4+4)21%100% canone annuo
              Contratti a canone concordato (3+2) nei Comuni ad alta tensione abitativa10%100% canone annuo
              Affitti brevi (non imprenditoriali, max 30 gg/anno stesso conduttore)21% (prima casa) / 26% (dalla 2a in poi)100% canone incassato

              Nota importante per il 2026: La Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha confermato l’aliquota al 26% per gli affitti brevi dalla seconda unità immobiliare gestita dalla stessa persona. Questa norma ha subito un lungo iter parlamentare e giurisprudenziale, ma è pienamente applicabile a tutti i contratti registrati nel 2025-2026.

              Vantaggi della cedolare secca:

              • Nessuna imposta di registro sul contratto di locazione (risparmio del 2% annuo)
              • Nessuna imposta di bollo sulla registrazione
              • Il reddito da locazione è escluso dal reddito complessivo IRPEF: vantaggio significativo per chi ha redditi elevati (aliquota marginale IRPEF al 43%)
              • Blocco degli aumenti ISTAT per tutta la durata del contratto in cedolare secca
              • Minore carico burocratico: niente dichiarazione IRPEF aggiuntiva per i redditi da locazione

              Chi non può usare la cedolare secca: il regime è vietato per le locazioni effettuate nell’esercizio di un’attività d’impresa o professionale, per gli immobili ad uso non abitativo (negozi, uffici, capannoni), e per i locatori persone giuridiche (società, enti). Solo le persone fisiche che non locano nell’esercizio di attività d’impresa o arti e professioni possono optare per la cedolare secca.

              Modello RLI: come compilarlo e inviarlo

              Il Modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili) è il modulo ufficiale dell’Agenzia delle Entrate per la registrazione, la proroga, la cessione e la risoluzione dei contratti di locazione. È stato introdotto dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 10 gennaio 2014 e aggiornato con successive circolari, tra cui la Circolare n. 1/E del 2 gennaio 2014.

              Come compilare il Modello RLI

              Il modello si divide in quadri. Ecco le sezioni principali:

              • Quadro A – Dati generali: tipo di atto (locazione, affitto, comodato), modalità di registrazione (telematica o ufficio)
              • Quadro B – Soggetti: dati anagrafici e codice fiscale del locatore e del conduttore; se ci sono più locatori o conduttori, si compilano righe separate
              • Quadro C – Dati dell’immobile: tipo catastale, comuni, rendita catastale, superficie; va inserito il codice Ateco per gli immobili strumentali
              • Quadro D – Dati del contratto: data di stipula, decorrenza, durata, canone mensile e annuo, eventuali pertinenze, tipo di contratto (libero, concordato, transitorio)
              • Quadro E – Opzione per la cedolare secca: si indica l’aliquota prescelta (21% o 10%) e si dichiara di rinunciare agli aggiornamenti ISTAT per tutta la durata
              • Quadro F – Liquidazione dell’imposta: riepilogo importi dovuti, codici tributo, modalità di pagamento (F24 Elide o addebito in conto)

              Come inviare il Modello RLI

              Dal 1° gennaio 2016 la registrazione telematica è obbligatoria per i soggetti che hanno almeno 10 contratti da registrare (agenzie, grandi proprietari). I privati con meno di 10 contratti possono scegliere tra:

              • Registrazione online tramite RLI Web (sul portale dell’Agenzia delle Entrate, area riservata con SPID, CIE o CNS): è il sistema più comodo e gratuito
              • Software RLI scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate: permette di compilare e inviare il file telematicamente
              • Presso lo sportello dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio (in caso di impossibilità di accesso telematico, previo appuntamento)
              • Tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista, patronato): il delegato si occupa di tutto, dalla compilazione all’invio e al versamento dell’imposta

              Allegati obbligatori al Modello RLI: il contratto di locazione in originale (o copia) deve essere allegato alla registrazione. In caso di registrazione telematica, si allega il file PDF scansionato del contratto firmato. In caso di contratto di locazione a canone concordato, occorre anche allegare la attestazione dell’accordo territoriale sottoscritta dalle associazioni di categoria dei proprietari e degli inquilini.

              F24 Elide: come versare l’imposta, codici tributo

              Il versamento dell’imposta di registro sui contratti di locazione avviene tramite modello F24 Elide (Elementi Identificativi), non il classico F24 ordinario. Il modello F24 Elide è specifico per i tributi collegati a specifici atti o contratti e permette all’Agenzia delle Entrate di abbinare il versamento alla pratica di registrazione.

              Codici tributo F24 Elide per contratti di locazione

              Causale / Tipo tributoCodice tributo F24 Elide
              Imposta di registro – primo versamento (registrazione)1500
              Imposta di registro – annualità successive1501
              Imposta di registro – cessione del contratto1502
              Imposta di registro – risoluzione anticipata1503
              Imposta di registro – proroga del contratto1504
              Imposta di bollo (sulle copie del contratto)1505
              Sanzione da ravvedimento operoso1506
              Interessi da ravvedimento operoso1507
              Cedolare secca – primo versamento (con registrazione)1840
              Cedolare secca – annualità successive1841
              Cedolare secca – risoluzione anticipata1842
              Cedolare secca – proroga1843

              Come compilare il campo “Elementi identificativi” dell’F24 Elide: in questo campo va inserito il codice identificativo del contratto (che viene assegnato dall’Agenzia delle Entrate al momento della registrazione, o che è riportato sulla ricevuta di registrazione telematica). Per la prima registrazione, prima che il codice sia assegnato, lasciare il campo vuoto se si versa contestualmente alla registrazione telematica.

              Tipi di contratto abitativo: 4+4, 3+2 canone concordato, transitori

              La normativa di riferimento per le locazioni abitative è la Legge 9 dicembre 1998 n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo). Essa prevede diversi tipi di contratto, ognuno con regole specifiche su durata, canone e registrazione.

              Contratto a canone libero (4+4)

              Il tipo più diffuso: durata minima 4 anni + rinnovo automatico di altri 4 anni. Il canone è liberamente concordato tra le parti. Non ci sono vincoli di importo, ma il locatore non può aumentarlo al di là degli aggiornamenti ISTAT (tranne in cedolare secca, dove nemmeno quello è consentito). La registrazione deve avvenire entro 30 giorni dalla decorrenza. L’imposta di registro è il 2% del canone annuo.

              Contratto a canone concordato (3+2)

              Riservato ai Comuni ad alta tensione abitativa (individuati con DPCM, circa 650 Comuni italiani): il canone è fissato entro fasce stabilite dagli accordi territoriali tra associazioni di proprietari e conduttori (ad es. CONFEDILIZIA, SUNIA, CGIL-Casa). La durata minima è 3 anni + rinnovo di 2 anni. Il vantaggio fiscale è doppio: se si opta per la cedolare secca, l’aliquota scende al 10% (invece del 21%). Inoltre, il locatore in regime ordinario beneficia di una riduzione del 30% sulla base imponibile IRPEF del reddito da locazione nei Comuni ad alta densità abitativa.

              Contratti transitori e per studenti universitari

              I contratti transitori hanno durata da 1 a 18 mesi e sono destinati a soddisfare esigenze abitative temporanee, documentate (motivi di lavoro, salute, studio). Anch’essi rientrano nella disciplina della L. 431/1998, art. 5. I contratti per studenti universitari fuori sede hanno durata da 6 mesi a 3 anni, rinnovabili. Anche questi contratti, se di durata superiore a 30 giorni, devono essere registrati entro i 30 giorni dalla decorrenza.

              Contratti a uso non abitativo

              I contratti di locazione di immobili ad uso non abitativo (negozi, uffici, laboratori, magazzini, capannoni) sono regolati dal Codice Civile (artt. 1571-1606 c.c.) e, per le attività commerciali, dalla Legge 27 luglio 1978 n. 392 (Equo Canone, tutt’ora applicabile per i profili di tutela del conduttore). La durata minima è di 6 anni (o 9 anni per strutture ricettive-alberghiere), con rinnovo automatico per uguale periodo, salvo disdetta.

              Per questi contratti la cedolare secca non è ammessa: si applica obbligatoriamente l’imposta di registro all’1% (per immobili strumentali soggetti a IVA) o al 2% (per immobili strumentali esenti IVA). L’imposta va versata con F24 Elide codice 1500 per la prima annualità, e 1501 per quelle successive. L’obbligo di registrazione vale entro i soliti 30 giorni dalla decorrenza del contratto.

              Sanzioni per omessa o tardiva registrazione

              Le conseguenze di non registrare il contratto di affitto nei termini sono significative, sia fiscali sia civilistiche. L’art. 69 del TUR prevede sanzioni specifiche per la mancata registrazione.

              Tipo di inadempimentoSanzione baseSanzione ridotta con ravvedimento
              Omessa registrazione (oltre 30 giorni)dal 120% al 240% dell’imposta dovutaDipende dal ritardo (vedi ravvedimento)
              Tardiva registrazione (ritardo minimo)dal 60% al 120% dell’impostaRiduzioni applicabili
              Dichiarazione di canone inferiore al realedal 200% al 400% della maggiore impostaNon sempre ammesso ravvedimento

              Oltre alle sanzioni fiscali, la mancata registrazione ha effetti civilistici gravissimi: ai sensi dell’art. 1, comma 346 della L. 311/2004, i contratti di locazione non registrati sono nulli. Questa nullità può essere fatta valere da entrambe le parti, con la conseguenza che il conduttore potrebbe chiedere la restituzione di tutti i canoni pagati (configurando un arricchimento senza causa del locatore). In più, come già accennato, il locatore che non ha registrato il contratto non può avviare una procedura di sfratto per morosità del conduttore.

              Ravvedimento operoso: come regolarizzare in ritardo

              Se hai superato il termine del 4 maggio 2026 senza registrare il contratto, non tutto è perduto: puoi ricorrere al ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997), che consente di sanare la posizione con una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria, purché l’irregolarità non sia già stata contestata dall’Agenzia delle Entrate.

              Tempistica del ravvedimentoSanzione ridottaRiduzione rispetto al 120%
              Entro 14 giorni dal termine (ravvedimento sprint)1/15 del 15% = 1% per giornoMassima riduzione
              Dal 15° al 30° giorno (ravvedimento breve)1/10 del 30% = 3%Alta riduzione
              Dal 31° giorno al 90° giorno1/9 del 30% = 3,33%Buona riduzione
              Dal 91° giorno fino a 1 anno1/8 del 90% = 11,25%Riduzione media
              Dopo 1 anno fino a 2 anni1/7 del 90% = 12,86%Riduzione minore
              Oltre 2 anni1/6 del 120% = 20%Riduzione base

              Al ravvedimento si aggiungono gli interessi moratori calcolati sul tributo non versato, al tasso legale vigente (dal 1° gennaio 2024 il tasso legale è stato fissato al 2,5% annuo). Sia la sanzione ridotta sia gli interessi si versano con i codici tributo 1506 e 1507 dell’F24 Elide. Il ravvedimento è possibile solo se il contribuente si auto-denuncia prima di ricevere un accertamento o una comunicazione formale dall’Agenzia delle Entrate.

              Proroghe e rinnovi: obblighi e scadenze

              La proroga del contratto di locazione deve essere comunicata all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla scadenza, anche quando avviene tacitamente (per silenzio dei contraenti). Lo stesso vale per la cessione del contratto (cambio del conduttore o del locatore) e per la risoluzione anticipata consensuale.

              • Proroga espressa o tacita: comunicare entro 30 giorni dalla scadenza originale; usare il codice tributo 1504 per versare l’imposta di registro sulla proroga (2% del canone annuo se non si è in cedolare secca, oppure il codice 1843 se si è in cedolare secca)
              • Risoluzione anticipata: comunicare entro 30 giorni; si versa eventuale imposta residua (tributo 1503) o si ottiene rimborso delle annualità versate in anticipo
              • Cessione del contratto: comunicare entro 30 giorni; si applica l’imposta di registro nella misura fissa di 200 euro (tributo 1502)
              • Subentro per successione: se il locatore o il conduttore decede, gli eredi devono comunicare il subentro entro 30 giorni; non si paga nuova imposta di registro

              Una casistica frequente riguarda i contratti con rinnovo automatico alla scadenza del primo periodo (es. 4+4): se entrambe le parti non hanno comunicato disdetta nei termini, il contratto si rinnova automaticamente per altri 4 anni e il locatore deve comunicare il rinnovo all’Agenzia delle Entrate versando una nuova annualità di imposta di registro (oppure comunicando il mantenimento dell’opzione cedolare secca). Se il rinnovo avviene in aprile 2026, la comunicazione e il versamento devono avvenire entro il 4 maggio 2026.

              Registrazione contratto di affitto con il CAF: come fare

              Registrare un contratto di locazione richiede attenzione nella compilazione del Modello RLI, nella scelta del regime fiscale (ordinario o cedolare secca) e nel versamento dell’imposta con i codici tributo corretti. Un errore nella compilazione può portare a rigetti della registrazione, sanzioni o perdita di vantaggi fiscali. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

              • Registrazione online del contratto di locazione tramite modello RLI Web
              • Calcolo dell’imposta di registro o della cedolare secca più conveniente per la tua situazione
              • Compilazione e invio telematico del modello F24 Elide
              • Comunicazione di proroghe, rinnovi e risoluzioni entro i termini di legge
              • Ravvedimento operoso per contratti già in ritardo
              • Consulenza sulla dichiarazione dei redditi per i proventi da locazione (Quadro B del modello 730 o PF)

              Non aspettare l’ultimo momento: il 4 maggio 2026 è vicino. Contattaci oggi stesso per registrare il tuo contratto in tempo e in modo corretto.

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              📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

              Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

              Domande Frequenti sulla Registrazione del Contratto di Affitto

              Entro quando devo registrare un contratto di affitto stipulato il 4 aprile 2026?

              Il termine è di 30 giorni dalla data di stipula o decorrenza. Per un contratto stipulato o con decorrenza il 4 aprile 2026, la scadenza è il 4 maggio 2026 (lunedì, primo giorno lavorativo utile poiché il 1 maggio è festivo e il 2-3 maggio sono sabato e domenica).

              Cosa succede se non registro il contratto di affitto nei 30 giorni?

              Il contratto non registrato è nullo ai sensi dell’art. 1, comma 346 della L. 311/2004. Oltre alla nullità civile, si applicano sanzioni fiscali dal 120% al 240% dell’imposta dovuta. Il locatore non può avviare procedure di sfratto. È possibile regolarizzare con il ravvedimento operoso prima di ricevere accertamenti dall’Agenzia delle Entrate.

              Conviene la cedolare secca o il regime ordinario con imposta di registro?

              Per un locatore persona fisica con reddito elevato, la cedolare secca al 21% è quasi sempre più conveniente dell’IRPEF ordinaria (aliquote dal 23% al 43%) più l’imposta di registro al 2%. Per contratti a canone concordato la cedolare scende al 10%: vantaggio ancora maggiore. Fanno eccezione i casi in cui il locatore ha redditi molto bassi con IRPEF al 23% e l’imposta di registro è poca: in quel caso conviene fare un calcolo specifico.

              Devo registrare anche il rinnovo automatico del contratto 4+4?

              Sì. Quando il contratto 4+4 si rinnova automaticamente (perché nessuna delle parti ha comunicato la disdetta nei termini), il locatore deve comunicare il rinnovo all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla scadenza del primo periodo, versando una nuova annualità di imposta di registro (codice tributo 1501) o mantenendo l’opzione cedolare secca (codice 1841).

              Posso registrare il contratto di affitto da solo o devo andare al CAF?

              Puoi registrarlo autonomamente tramite il servizio RLI Web sul portale dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS) oppure usando il software RLI scaricabile. Tuttavia, per evitare errori nella compilazione, nella scelta del regime fiscale e nel calcolo dell’imposta, è consigliabile rivolgersi a un CAF o a un intermediario abilitato, specialmente per contratti complessi o quando si vuole optare per la cedolare secca.


              Registra il tuo contratto di affitto con il CAF

              Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella registrazione del contratto di locazione, nel calcolo dell’imposta e nella scelta del regime fiscale più conveniente. Contattaci prima della scadenza del 4 maggio 2026.

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                CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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                Alexandra Bala
                04/09/2026
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                ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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                paolino servidio
                03/09/2026
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                Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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                Lady
                01/09/2026
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                Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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                Giulia Guida
                25/08/2026
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                Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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                Paola Zilli
                07/08/2026
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                Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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                Jacqueline B.
                06/08/2026
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                Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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                Maura Masutto
                06/08/2026
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                Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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                Issam Elhefnawi
                31/07/2026
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                Molto gentile
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                Sibongile Moyana
                30/07/2026
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                Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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                Sabrina Cirina
                23/07/2026
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                Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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                Maggio 4, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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