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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Saldo IRPEF 2026: scadenza 30 giugno, codici tributo F24 e calcolo acconto

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

Il 30 giugno 2026 e la prima scadenza per il versamento del saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e del primo acconto IRPEF per il 2026. Per chi non riesce a rispettare questa data, c’e la possibilita di differire al 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40%. In questa guida vediamo chi deve pagare, come si calcola l’importo, quali codici tributo F24 usare e cosa fare in caso di ritardo.

Quando scade il saldo IRPEF 2026

Le scadenze per il pagamento del saldo IRPEF 2026 sono:

  • 30 giugno 2026 (martedi): scadenza ordinaria per saldo IRPEF 2025 + primo acconto IRPEF 2026
  • 30 luglio 2026 (giovedi): scadenza differita con maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto

Il 30 giugno 2026 cade di martedi: non ci sono proroghe automatiche per giorni festivi, quindi la scadenza e ferma. Chi sceglie di pagare entro il 30 luglio paga l’importo aumentato dello 0,40% a titolo di interesse.

Per il secondo acconto IRPEF 2026 la scadenza ordinaria e il 1° dicembre 2026 (30 novembre 2026 cade di domenica, slittamento al lunedi successivo).

Chi deve pagare il saldo IRPEF entro il 30 giugno

Sono tenuti al versamento del saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026:

  • Titolari di Partita IVA (regime ordinario e forfettario) che presentano il Modello Redditi PF
  • Lavoratori autonomi e professionisti che hanno redditi non soggetti a ritenuta alla fonte
  • Persone fisiche con redditi da affitti, rendite, plusvalenze non assoggettati a cedolare secca o imposta sostitutiva
  • Contribuenti 730 con conguaglio a debito che non hanno un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che puo trattenere il dovuto dalla busta paga o dalla pensione
  • Societa di persone e soci per la quota di reddito imputata per trasparenza

Non devono pagare autonomamente entro il 30 giugno i dipendenti e pensionati che hanno presentato il 730 con sostituto d’imposta: per loro il conguaglio a debito viene trattenuto direttamente dalla busta paga o dalla pensione a partire dal mese di luglio 2026.

Codici tributo F24 per il saldo IRPEF 2026

Per il versamento tramite Modello F24, questi sono i principali codici tributo:

Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento nel F24
4001Saldo IRPEF persone fisiche2025
4033Primo acconto IRPEF2026
4034Secondo acconto IRPEF2026 (scadenza 1° dicembre)
3800Addizionale regionale IRPEF (saldo)2025
3801Addizionale comunale IRPEF (saldo)2025
2003Saldo IRES societa di capitali2025
2001Primo acconto IRES2026

Attenzione all’anno di riferimento: nel modello F24 il campo “anno di riferimento” deve riportare l’anno d’imposta corretto (2025 per il saldo, 2026 per il primo acconto). Un errore in questo campo puo causare problemi di imputazione del pagamento.

Per approfondire la dichiarazione dei redditi: Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Quando Arriva e Come Funziona

Come si calcola il saldo IRPEF e il primo acconto

Il calcolo del saldo IRPEF si basa sulle aliquote IRPEF 2026 (anno d’imposta 2025), che sono tre scaglioni:

  • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
  • 35% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

La formula di calcolo e:

Saldo IRPEF = IRPEF lorda – detrazioni – acconti versati nel 2025

Se il risultato e positivo (a debito), si versa entro il 30 giugno. Se e negativo (a credito), si genera un rimborso o si usa in compensazione F24.

Per il primo acconto IRPEF 2026, il metodo ordinario (storico) prevede:

  • Se l’imposta netta dell’anno precedente e inferiore a 52 euro: nessun acconto
  • Da 52 a 257,99 euro: versamento in unica soluzione entro il 30 novembre (o 1° dicembre 2026)
  • Da 258 euro in su: primo acconto del 40% entro il 30 giugno + secondo acconto del 60% entro il 1° dicembre

In alternativa al metodo storico, e possibile usare il metodo previsionale: si stima l’imposta che si paghera per il 2026 e si versa l’acconto su quella base, con rischio di sanzioni se la stima e sottostimata.

Per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale, le regole di calcolo degli acconti possono essere diverse: Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole e scadenze

Versamento in unica soluzione o in due rate

Entro il 30 giugno 2026 si versano contemporaneamente:

  • Il saldo IRPEF 2025 (codice 4001)
  • Il primo acconto IRPEF 2026 (codice 4033), se dovuto e superiore a 258 euro
  • Le addizionali regionali e comunali IRPEF (codici 3800 e 3801)

Non esiste una rateizzazione automatica per queste voci nel modello F24: l’importo va versato in un’unica soluzione nella data di scadenza (o differito al 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%).

Diversa e la situazione per i contributi INPS artigiani e commercianti, che hanno cadenze trimestrali separate.

Differimento al 30 luglio 2026: come funziona la maggiorazione

Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo usufruire del differimento al 30 luglio 2026 pagando una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario previsto dalla legge, non di una sanzione.

Esempio pratico: se devi versare un saldo IRPEF di 1.000 euro, pagando entro il 30 luglio dovrai versare 1.004 euro (1.000 + 0,40% = 4 euro di interessi).

La maggiorazione si applica sia al saldo che all’acconto. Non ci sono codici tributo separati per la maggiorazione: va aggiunta direttamente all’importo del versamento.

Modalita di versamento: F24 online, banca e addebito conto

Il Modello F24 si puo versare con le seguenti modalita:

  • F24 online tramite portale Agenzia delle Entrate (accesso con SPID, CIE o credenziali Fisconline): gratuito, disponibile 24/7
  • Homebanking della propria banca: disponibile per tutti i titolari di conto corrente, spesso con addebito diretto
  • Allo sportello bancario o postale: solo per F24 con saldo a debito; possibile commissione
  • Tramite CAF o intermediario abilitato: il CAF compila e trasmette il modello F24 per conto del contribuente

Ricorda che i versamenti F24 a zero (per compensazione integrale del credito) devono essere trasmessi obbligatoriamente in via telematica attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate o un intermediario abilitato.

Link correlato: IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa

Ravvedimento operoso: cosa succede se si paga in ritardo

Se si supera anche la scadenza del 30 luglio senza versare, e possibile regolarizzare la posizione attraverso il ravvedimento operoso, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 e riformato dal D.Lgs. 87/2024.

Con la riforma del D.Lgs. 87/2024 (in vigore dal 1° settembre 2024), la sanzione base per omesso versamento e passata al 25% (precedentemente era il 30%). Le tipologie di ravvedimento piu comuni sono:

Tipo di ravvedimentoQuandoSanzione ridotta
Sprint (brevissimo)Entro 14 giorni dalla scadenza0,1% al giorno (max 1,4%)
BreveDal 15° al 30° giorno1,5% (1/10 di 15%)
MedioDal 31° al 90° giorno1,67% (1/9 del 15%)
Lungo (entro 1 anno)Entro 1 anno dalla scadenza3,125% (1/8 del 25%)
BiennaleEntro 2 anni dalla scadenza3,57% (1/7 del 25%)
Oltre 2 anniOltre 2 anni dalla scadenza4,17% (1/6 del 25%)

Alle sanzioni si aggiungono sempre gli interessi legali (2,5% annuo nel 2026) calcolati sui giorni di ritardo. Il ravvedimento non e possibile dopo l’avvio di un accertamento o di una verifica fiscale.

Il codice tributo da usare per la sanzione da ravvedimento e il 8901 (per IRPEF). Gli interessi si versano con il codice tributo 1989.

Saldo IRES per societa e enti: stessa scadenza del 30 giugno

Anche le societa di capitali con esercizio coincidente con l’anno solare (gennaio-dicembre) devono versare entro il 30 giugno 2026:

  • Saldo IRES 2025: codice tributo 2003
  • Primo acconto IRES 2026: codice tributo 2001
  • Saldo IRAP 2025: codice tributo 3800 (sezione Erario)
  • Primo acconto IRAP 2026: codice tributo 3812

Per le societa con esercizio non coincidente con l’anno solare, la scadenza e il sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio.

Domande frequenti (FAQ)

Ho presentato il 730: devo comunque versare l’IRPEF entro il 30 giugno?

Dipende dalla tua situazione. Se hai un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che gestisce il conguaglio, no: sara lui a trattenerti il dovuto dalla busta paga a partire da luglio. Se non hai un sostituto d’imposta, dovrai versare tu tramite F24 entro il 30 giugno.

Posso compensare il saldo IRPEF con un credito IVA o INPS?

Si, e possibile compensare il debito IRPEF con crediti fiscali o contributivi tramite il modello F24. La compensazione orizzontale (tra tributi diversi) e consentita nei limiti di legge. Per crediti superiori a 5.000 euro, la compensazione richiede il visto di conformita sulla dichiarazione dei redditi.

Cosa succede se non posso pagare entro il 30 luglio?

Se non paghi entro il 30 luglio, scatta l’omesso versamento. La sanzione base e del 25% dell’importo non versato (post D.Lgs. 87/2024). Puoi pero regolarizzare con il ravvedimento operoso, che riduce significativamente la sanzione a seconda di quanto e rapido il pagamento.

Il secondo acconto IRPEF si paga anch’esso a giugno?

No. Il secondo acconto IRPEF 2026 scade il 1° dicembre 2026 (il 30 novembre cade di domenica). Si versa con il codice tributo 4034.

Come si calcola l’addizionale regionale e comunale IRPEF?

Le addizionali regionali e comunali si calcolano applicando le aliquote deliberate da Regione e Comune di residenza al reddito imponibile IRPEF. Il saldo delle addizionali scade insieme al saldo IRPEF (30 giugno), mentre l’acconto dell’addizionale comunale scade al secondo acconto IRPEF (1° dicembre).

Come possiamo aiutarti: il CAF Centro Fiscale di Udine

Il calcolo del saldo IRPEF richiede la corretta lettura della dichiarazione dei redditi e la verifica di acconti, detrazioni e crediti. Se hai dubbi o vuoi essere sicuro di versare l’importo corretto entro il 30 giugno 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per:

  • Calcolo del saldo IRPEF e del primo acconto da dichiarazione dei redditi o 730
  • Compilazione e invio del modello F24
  • Verifica della possibilita di compensazione con crediti fiscali
  • Assistenza per il ravvedimento operoso in caso di versamento tardivo
  • Consulenza su differimento al 30 luglio con calcolo della maggiorazione

Contattaci per un preventivo personalizzato o prenota un appuntamento. Non aspettare l’ultimo giorno: avere il tempo per verificare tutti i calcoli fa la differenza.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 07:54:012026-06-12 07:54:14Saldo IRPEF 2026: scadenza 30 giugno, codici tributo F24 e calcolo acconto
BONUS NASCITA, BONUS BEBE', BONUS ASILO NIDO, MATERNITA', PATRONATO

Bonus Mamme lavoratrici 2026: domanda entro 30 giugno, requisiti e importo INPS

Bonus mamma

Il bonus mamme lavoratrici 2026 — tecnicamente chiamato esonero contributivo per le lavoratrici madri — è una misura di sostegno alla natalita che riduce i contributi previdenziali a carico delle donne con 2 o piu figli. La scadenza per presentare la domanda INPS è il 30 giugno 2026: chi non ha ancora aderito ha circa 20 giorni di tempo.

In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi puo beneficiarne, quanto vale l’esonero, come presentare la domanda e quando arriva il beneficio in busta paga o sulle quote contributive.

Cos’e il bonus mamme lavoratrici 2026

Il bonus mamme lavoratrici e un esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice. In pratica, una quota dei contributi che normalmente vengono trattenuti dalla busta paga (o versati dall’autonoma) viene azzerata, con un risparmio diretto in tasca alla madre.

La misura e stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) per le lavoratrici con 3 o piu figli e successivamente estesa anche a quelle con 2 figli dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1, commi 219-220). Per il 2026 la disciplina e confermata con le stesse condizioni.

Chi ha diritto al bonus mamme: i requisiti 2026

I requisiti per il bonus mamme lavoratrici 2026 sono i seguenti:

  • Lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno 2 figli, di cui il figlio piu giovane di eta inferiore ai 10 anni
  • Lavoratrici dipendenti a tempo determinato con almeno 3 figli, di cui il figlio piu giovane di eta inferiore ai 18 anni
  • Lavoratrici autonome iscritte all’INPS (artigiane, commercianti, lavoratrici agricole) o alle casse previdenziali private, con almeno 2 figli e figlio minore di eta inferiore ai 10 anni

Attenzione alla differenza tra dipendenti a tempo indeterminato e a tempo determinato: le prime accedono con 2 figli (figlio minore sotto i 10 anni), le seconde devono avere almeno 3 figli (figlio minore sotto i 18 anni). Questa distinzione e fondamentale per capire se si rientra nel beneficio.

Sono escluse le lavoratrici in congedo di maternita nel periodo in cui godono gia dell’esonero totale sui contributi previsto dalla maternita obbligatoria.

Quanto vale il bonus: importo 2026 per dipendenti e autonome

L’importo del bonus mamme varia a seconda della categoria lavorativa:

CategoriaImporto massimoModalita
Dipendenti a tempo indeterminato3.000 euro annui250 euro/mese in busta paga (esonero contributi)
Dipendenti a tempo determinato (3+ figli)3.000 euro annui250 euro/mese in busta paga (esonero contributi)
Lavoratrici autonome INPS3.000 euro annuiRiduzione versamenti contributivi tramite F24
Professioniste casse private3.000 euro annuiRiduzione quota contributiva annuale

Il beneficio massimo e di 3.000 euro annui (250 euro al mese), che corrispondono all’azzeramento della quota IVS (Invalidita, Vecchiaia e Superstiti) a carico della lavoratrice fino a quel massimale. Se i contributi effettivi sono inferiori, l’esonero si applica nella misura reale senza superare il tetto.

Come funziona il beneficio in busta paga

Per le lavoratrici dipendenti, il bonus mamme si traduce in un aumento netto della busta paga. Il datore di lavoro riceve dall’INPS il codice di autorizzazione e applica l’esonero mese per mese sul cedolino. Non c’e nessun accredito separato: la riduzione appare direttamente nella voce “esonero contributivo” del cedolino.

Il meccanismo e il seguente:

  • I contributi previdenziali a carico della lavoratrice (normalmente circa il 9,19% per i dipendenti) vengono ridotti fino a un massimo di 250 euro mensili
  • L’INPS comunica al datore di lavoro l’autorizzazione dopo l’accoglimento della domanda
  • L’esonero parte dal mese di accoglimento della domanda (o retroattivamente al 1° gennaio 2026 se la domanda e stata presentata entro i termini)

Per le lavoratrici autonome, l’INPS riduce direttamente la contribuzione dovuta sulle rate dei versamenti previdenziali. L’esonero viene comunicato tramite il portale INPS e si riflette sul debito contributivo dell’anno.

Come presentare la domanda INPS entro il 30 giugno 2026

La domanda per il bonus mamme lavoratrici 2026 si presenta online sul portale INPS entro il 30 giugno 2026. Ecco i passaggi:

  1. Accedi al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cerca il servizio “Esonero contributivo madri lavoratrici” o naviga in “Prestazioni e servizi” > “Maternita e famiglia”
  3. Compila il modulo indicando: dati anagrafici, dati dei figli (codice fiscale e data di nascita), tipologia di rapporto di lavoro
  4. Allega eventuale documentazione se richiesta (per le autonome con cassa privata potrebbe essere necessario il certificato di iscrizione alla cassa)
  5. Invia la domanda e salva il numero di protocollo

In alternativa, la domanda si puo presentare tramite CAF o patronato. Il Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e l’invio della domanda INPS: puoi contattarci per un appuntamento.

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Bonus mamme e cumulabilita con altri sgravi

Il bonus mamme lavoratrici 2026 e compatibile con altre misure di sostegno alla famiglia, tra cui:

  • Assegno Unico Universale: si percepisce senza problemi in contemporanea all’esonero contributivo
  • Detrazioni per figli a carico (per figli oltre i 21 anni, non sostituiti dall’Assegno Unico): compatibili
  • Bonus nido e altri bonus famiglia INPS: compatibili

Non e invece cumulabile con l’esonero totale contributi durante il congedo di maternita obbligatoria (nel periodo di assenza per maternita, l’esonero specifico del bonus mamme e sospeso).

Per le lavoratrici in regime forfettario che sono anche madri, vale la pena ricordare che l’esonero contributivo del bonus mamme si applica sui contributi previdenziali effettivamente dovuti, riducendone l’importo fino al massimale annuo di 3.000 euro.

Dipendenti vs autonome: le differenze principali

AspettoDipendente a tempo indeterminatoDipendente a tempo determinatoAutonoma INPS/cassa
Numero figli richiesto2 figli (minore < 10 anni)3 figli (minore < 18 anni)2 figli (minore < 10 anni)
Importo massimo annuo3.000 euro3.000 euro3.000 euro
Come si riceveIn busta paga (meno contributi trattenuti)In busta paga (meno contributi trattenuti)Riduzione versamenti contributivi
Chi presenta domandaLa lavoratrice via INPSLa lavoratrice via INPSLa lavoratrice via INPS/cassa

Domande frequenti (FAQ)

Ho presentato la domanda nel 2025: devo richiederla di nuovo per il 2026?

Si, la domanda va presentata ogni anno perche il beneficio e annuale. Se hai gia aderito nel 2025, per il 2026 devi presentare una nuova domanda entro il 30 giugno 2026.

Cosa succede se presento la domanda dopo il 30 giugno 2026?

Le domande presentate dopo il 30 giugno 2026 potrebbero non essere accettate per l’annualita 2026 (il beneficio e riconosciuto dall’INPS in base alle risorse disponibili e ai termini fissati dalla circolare INPS). E importante non perdere la scadenza.

Il bonus mamme spetta anche alle lavoratrici con figlio adottato o affidato?

Si, il beneficio si applica anche ai figli adottati o in affidamento preadottivo, a condizione che il figlio piu giovane abbia eta inferiore al limite previsto (10 o 18 anni a seconda della tipologia contrattuale).

Il bonus mamme e tassato IRPEF?

No. L’esonero contributivo non costituisce reddito imponibile ai fini IRPEF: e una riduzione dei contributi versati, non un’erogazione di somme. Non va dichiarato nel 730 o nel Modello Redditi.

Sono una lavoratrice part-time: posso beneficiarne?

Si, le lavoratrici part-time a tempo indeterminato con i requisiti richiesti hanno diritto al bonus. L’importo sara proporzionato ai contributi effettivamente dovuti sul part-time (con il tetto massimo di 3.000 euro annui).

Come possiamo aiutarti al CAF Centro Fiscale di Udine

Se hai bisogno di assistenza per la domanda del bonus mamme lavoratrici 2026, il nostro team e a disposizione. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto per:

  • Verifica dei requisiti e valutazione del diritto al beneficio
  • Compilazione e invio della domanda INPS tramite SPID/CIE
  • Assistenza per lavoratrici autonome con casse private
  • Coordinamento con il datore di lavoro per l’attivazione dell’esonero in cedolino

Contattaci per un appuntamento: la consulenza e personalizzata e valutiamo insieme tutte le misure a cui hai diritto. Ricorda che la scadenza e il 30 giugno 2026: non aspettare l’ultimo momento.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 07:50:512026-06-12 07:51:04Bonus Mamme lavoratrici 2026: domanda entro 30 giugno, requisiti e importo INPS
Energia e Utenze, Finanza & Servizi, Mercato Libero ed Energia

Mercato libero energia: come funziona e conviene davvero?

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il mercato libero dell’energia e il regime al quale si rivolgono la maggior parte dei fornitori di luce e gas in Italia. Dal 2024 la transizione e diventata inevitabile per le utenze non vulnerabili: ma conviene davvero rispetto alla tutela? In questa guida spieghiamo come funziona, le differenze con la tutela e come scegliere l’offerta giusta nel 2026.

Vedi anche: 10 trucchi per risparmiare in bolletta, Tariffe luce e gas 2026: come confrontarle, Bonus sociale bollette ISEE 2026.

Cosa e il mercato libero dell’energia

Nel mercato libero il prezzo di luce e gas non e fissato da ARERA ma negoziato tra il cliente e il fornitore. Operano decine di operatori: dalle grandi multiutility (Enel Energia, Eni Plenitude, A2A, Illumia) fino a operatori piu specializzati (Optima, Acea, Wekiwi e altri).

Mercato tutelato vs mercato libero: confronto

CaratteristicaMercato Tutelato (ex)Mercato Libero
Prezzo energiaFissato da ARERA ogni trimestreNegoziato con il fornitore
FornitoreAssegnato (distributore locale)Scelto liberamente dal cliente
Tipi di prezzoTrimestrale (PUN o PSV)Fisso, indicizzato o variabile
Bonus sociali ISEEApplicati automaticamenteApplicati automaticamente
Disponibilita 2026Solo utenze vulnerabiliTutti

Chi e ancora nel mercato tutelato nel 2026

Dal 1 luglio 2024 il Servizio di Maggior Tutela per la luce e stato chiuso per le utenze non vulnerabili. Le utenze vulnerabili (over 75, disabili, zone disagiate) possono continuare. Chi non era vulnerabile e non ha scelto e stato assegnato al Servizio a Tutele Graduali (STG), gestito con aste ARERA per area geografica. Per il gas, la fine della tutela domestica non vulnerabile e prevista per il 1 gennaio 2027.

Come scegliere un fornitore nel mercato libero

  1. Recupera il consumo annuale dalla bolletta (kWh per luce, Smc per gas)
  2. Vai al Portale Offerte ARERA (www.ilportaleofferte.it) – gratuito e ufficiale
  3. Inserisci i tuoi dati e confronta le offerte nel tuo Comune
  4. Scegli l’offerta piu conveniente e contatta il fornitore
  5. Il cambio avviene senza interruzioni in 30-60 giorni

Tipi di offerta nel mercato libero

  • Prezzo fisso: la quota energia resta invariata per la durata del contratto (12-24 mesi tipici). Protegge dalle oscillazioni. Conveniente quando i prezzi sono bassi.
  • Prezzo indicizzato al PUN/PSV: segue il mercato all’ingrosso. Puo essere conveniente in periodi calanti ma espone al rialzo.
  • Prezzo variabile: aggiornato periodicamente dal fornitore. Meno trasparente ma con possibili promozioni.

Come confrontare la mia offerta con lo STG

VerificaCome fare
Prezzo kWh attualeLeggi la bolletta alla voce costo energia
Prezzo PUN correnteConsulta www.gme.it o www.arera.it
Prezzo STG correnteARERA pubblica il prezzo mensile su arera.it
Offerte concorrentiPortale Offerte ARERA con tuoi consumi reali

Cosa verificare prima di firmare

  • Durata minima e penali per recesso anticipato
  • Tipo di prezzo (fisso, indicizzato, variabile)
  • Costi fissi mensili (quota fissa, quota potenza)
  • Canali di servizio clienti e modalita di reclamo
  • Bonus di benvenuto e condizioni effettive

Domande frequenti sul mercato libero

Il bonus sociale ISEE e garantito anche nel mercato libero? Si, per legge il bonus sociale e applicato automaticamente a tutte le forniture idonee indipendentemente dal fornitore.

Posso cambiare fornitore quando voglio? Si. Il cambio e un diritto garantito. Devi rispettare i tempi di preavviso previsti dal tuo contratto (in genere 30-60 giorni) ma non ci sono blocchi.

Cosa sono PUN e PSV? PUN (Prezzo Unico Nazionale) e l’indice di riferimento per l’energia elettrica; PSV (Punto di Scambio Virtuale) e l’indice per il gas. Trovi l’approfondimento in: Tariffe luce e gas 2026: glossario e confronto offerte.

Conclusione: conviene il mercato libero nel 2026?

In molti casi si. Il mercato libero offre opportunita di risparmio reale rispetto allo STG, soprattutto con offerte a prezzo fisso in momenti favorevoli. La chiave e confrontare con il Portale ARERA usando i propri consumi reali ed evitare i contratti a tacito rinnovo con penali elevate. Per informazioni sull’ISEE e sul Bonus Sociale Bollette, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata.

Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 12:30:002026-06-02 08:12:39Mercato libero energia: come funziona e conviene davvero?
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IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa

calcolo imu CAF Udine

Una delle domande più frequenti che arrivano allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine riguarda l’IMU 2026: chi è obbligato a pagarla quando un immobile è affittato? La risposta può sembrare scontata ma genera spesso confusione tra proprietari e inquilini. In questo articolo chiariremo una volta per tutte chi paga l’IMU tra proprietario e inquilino, illustrando i principi normativi, i casi particolari, le scadenze del 2026 e come effettuare correttamente il calcolo e il versamento.

L’IMU (Imposta Municipale Propria) è un’imposta patrimoniale prevista dalla Legge n. 160/2019, che ha riformato l’intera disciplina dell’imposizione locale sugli immobili. Il principio base è semplice: l’imposta grava sul possessore dell’immobile, non su chi ci abita temporaneamente in virtù di un contratto di locazione. Detto in parole ancora più dirette: l’inquilino non paga mai l’IMU, salvo pochissime eccezioni che vedremo in seguito.

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Indice dei Contenuti

  1. Chi paga l’IMU: il principio base della legge
  2. IMU su immobile locato: l’imposta è sempre del proprietario
  3. Differenza tra IMU e TARI: chi paga cosa
  4. Casi particolari: canone concordato, comodato, separazione
  5. Come si calcola l’IMU su una seconda casa in affitto
  6. Scadenze IMU 2026: acconto 16 giugno e saldo 16 dicembre
  7. Cosa succede in caso di mancato pagamento dell’IMU
  8. Domande Frequenti (FAQ)

Chi paga l’IMU: il principio base della legge

La risposta alla domanda chi paga l’IMU tra proprietario e inquilino si trova direttamente nel testo di legge. L’art. 9 del D.Lgs. 23/2011 (confermato dalla Legge n. 160/2019 che ha riformato l’IMU) stabilisce con chiarezza che i soggetti passivi dell’imposta sono il proprietario dell’immobile, l’usufruttuario, il titolare del diritto d’uso, d’abitazione, di enfiteusi o di superficie.

L’inquilino, cioè chi occupa l’immobile in virtù di un contratto di locazione (affitto), non è mai soggetto passivo IMU. L’inquilino ha semplicemente il diritto di godere dell’immobile pagando un canone al proprietario, ma non ha alcun diritto reale sull’immobile stesso. E l’IMU colpisce proprio i diritti reali — la proprietà, l’usufrutto, il diritto d’uso — non il semplice godimento temporaneo.

Per capire ancora meglio la distinzione, è utile spiegare cosa si intende per diritto reale: si tratta di un diritto che attribuisce al titolare un potere diretto sulla cosa (nel nostro caso l’immobile), opponibile a chiunque. La proprietà è il diritto reale per eccellenza. L’inquilino, al contrario, ha un diritto personale di godimento, limitato nel tempo e derivante dal contratto, che non lo rende mai titolare dell’imposta patrimoniale.

SoggettoPaga IMU?Motivo
ProprietarioSìTitolare di diritto reale sull’immobile
UsufruttuarioSìHa il godimento dell’immobile per legge
Nuda proprietàNo (sospesa)Il soggetto passivo è l’usufruttuario
Inquilino (locatario)NoHa solo diritto personale, non reale
ComodatarioNoUsa l’immobile a titolo gratuito

IMU su immobile locato: l’imposta è sempre del proprietario

Immagina questa situazione: Marco è proprietario di un appartamento a Udine che affitta a Giulia con un regolare contratto di locazione. Chi dei due deve versare l’IMU 2026? La risposta è Marco, il proprietario. Giulia, come inquilina, non deve e non può essere chiamata a pagare l’IMU. Non importa quanto è lunga la durata del contratto, non importa se è un contratto a canone libero o a canone concordato: l’IMU su immobile locato spetta sempre al proprietario.

Questo è un principio assoluto, non derogabile nemmeno contrattualmente. Anche se proprietario e inquilino inserissero nel contratto una clausola che “trasferisce” l’onere IMU all’inquilino, tale clausola sarebbe nulla nei confronti del Comune (il Comune riscuoterà sempre dal proprietario), e civilisticamente potrebbe creare contestazioni. Il proprietario rimane l’unico soggetto passivo IMU davanti all’erario.

Vale la pena ricordare che la seconda casa — cioè ogni immobile che non sia l’abitazione principale — non è mai esente da IMU. L’esenzione IMU riguarda solo l’abitazione principale (la casa in cui il proprietario risiede e dimora abitualmente), con esclusione delle categorie catastali di lusso (A/1, A/8, A/9). Un appartamento dato in affitto è per definizione una seconda casa del proprietario, quindi soggetto a IMU al tasso deliberato dal Comune.

Per approfondire il calcolo e le aliquote comunali, ti invitiamo a leggere la guida del CAF Centro Fiscale Udine su come calcolare l’IMU 2026, con formula, moltiplicatori e aliquote aggiornate.

Differenza tra IMU e TARI: chi paga cosa

Una confusione frequente riguarda la differenza tra IMU e TARI (Tassa sui Rifiuti). Molti inquilini ricevono avvisi di pagamento dal Comune e si chiedono se debbano pagare anche l’IMU. La risposta è no: le due imposte hanno natura e soggetti passivi completamente diversi.

La TARI è una tassa che colpisce chiunque occupi o detenga locali sul territorio comunale, a qualsiasi titolo. Questo significa che, nel caso di un immobile in affitto, la TARI è a carico dell’inquilino, in quanto è lui che occupa i locali e produce i rifiuti. Il proprietario non occupa l’immobile locato e quindi, salvo accordi diversi, non è il soggetto passivo TARI per quell’immobile.

Riassumendo la differenza fondamentale:

  • IMU: imposta patrimoniale → paga chi ha il diritto reale (proprietario/usufruttuario) → MAI l’inquilino
  • TARI: tassa per la gestione rifiuti → paga chi occupa l’immobile → in genere l’inquilino
  • TASI: soppressa dal 2020, confluita nell’IMU con la Legge 160/2019

Un altro aspetto da tenere a mente riguarda le imposte sulla locazione. Il proprietario che affitta un immobile paga anche imposte sul reddito da locazione, come l’IRPEF (in dichiarazione dei redditi) oppure la cedolare secca (10% per canone concordato o 21% per canone libero), ma queste sono imposte sui redditi, non sull’immobile. L’inquilino, dal canto suo, potrebbe beneficiare di detrazioni fiscali per affitto nel modello 730 2026, come la detrazione per inquilini a basso reddito o per giovani under 31.

Casi particolari: canone concordato, comodato, separazione

Chiarito il principio generale, esistono alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento. Vediamo i casi più frequenti che riguardano l’IMU su immobile locato con sfumature importanti.

Contratto a canone concordato: riduzione IMU del 25%

Uno dei casi più vantaggiosi per il proprietario è il contratto di locazione a canone concordato (art. 2, comma 3, L. 431/1998), stipulato con accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini. In questo caso la legge prevede una riduzione IMU del 25%: l’imposta base si riduce a tre quarti dell’importo ordinario.

Facciamo un esempio concreto. Se per un appartamento a canone libero l’IMU annua è di 600 euro, con un contratto a canone concordato il proprietario pagherà solo 450 euro (600 × 75% = 450 euro). Si tratta di un risparmio significativo che può rendere vantaggioso optare per questo tipo di contratto, soprattutto nelle grandi città dove gli accordi territoriali sono ben strutturati.

Attenzione: la riduzione IMU del 25% per il canone concordato si cumula con le agevolazioni sulla cedolare secca (aliquota ridotta al 10% per i contratti a canone concordato). Il proprietario può quindi beneficiare contemporaneamente di meno IRPEF/cedolare e meno IMU.

Comodato gratuito a parenti: riduzione IMU del 50%

Un’altra situazione diffusa è il comodato d’uso gratuito a parenti in primo grado (genitori-figli). In questo caso — purché il proprietario non possieda altri immobili in Italia al di fuori dell’abitazione principale e del comodato — la base imponibile IMU è ridotta del 50%. Anche qui il soggetto passivo è il proprietario che ha concesso il comodato, non il comodatario che vi abita gratuitamente.

I requisiti per ottenere la riduzione del 50% sono:

  • Il comodato deve essere concesso a figli o genitori (parenti in primo grado)
  • Il comodatario deve risiedervi e dimorarvi abitualmente
  • Il proprietario deve essere residente nello stesso Comune o nel Comune dove si trova la sua abitazione principale
  • Il contratto di comodato deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate
  • Il proprietario non deve possedere altri immobili in Italia (ad eccezione di quello dato in comodato e della propria abitazione principale)

Separazione e divorzio: la casa coniugale assegnata al coniuge

In caso di separazione o divorzio, la casa coniugale viene spesso assegnata al coniuge non proprietario (in genere per garantire la continuità abitativa ai figli minorenni). In questo caso la norma prevede un regime IMU speciale: l’immobile assegnato dal tribunale al coniuge non proprietario è equiparato all’abitazione principale, e quindi esente da IMU (purché non rientri nelle categorie di lusso A/1, A/8, A/9).

Il soggetto passivo IMU in questo caso è il coniuge assegnatario (anche se non proprietario), trattato per legge come se fosse il titolare del diritto reale. Per approfondire, consulta la guida completa sull’IMU sulla casa coniugale in caso di separazione.

L’inquilino usa l’immobile come abitazione principale: cambia qualcosa per il proprietario?

No. Anche se l’inquilino usa l’appartamento come sua unica abitazione principale, il proprietario deve comunque pagare l’IMU come seconda casa, perché l’esenzione per abitazione principale vale solo per il proprietario (o usufruttuario) che vi risiede e vi dimora abitualmente. Il fatto che ci abiti un inquilino non trasforma l’immobile in abitazione principale del proprietario.

In sintesi: l’abitazione principale esente da IMU è quella in cui il proprietario stesso ha la residenza anagrafica e la dimora abituale. Un appartamento affittato a terzi — anche se è la loro casa principale — rimane per il proprietario una seconda casa soggetta a IMU.

Come si calcola l’IMU su una seconda casa in affitto

Il calcolo dell’IMU 2026 su una seconda casa in affitto segue la formula standard dell’imposta municipale. Vediamo i passaggi con un esempio pratico.

La formula di calcolo IMU

IMU = Rendita Catastale × 1,05 (rivalutazione) × Coefficiente × Aliquota Comunale

I passaggi nel dettaglio:

  1. Rendita catastale rivalutata: si moltiplica la rendita catastale (riportata nella visura catastale) per 1,05 (rivalutazione del 5% obbligatoria per legge)
  2. Base imponibile: si moltiplica il risultato per il coefficiente moltiplicatore. Per le abitazioni (categoria A, escluso A/10): il coefficiente è 168 (160 base × 1,05 rivalutazione)
  3. Calcolo IMU: si applica alla base imponibile l’aliquota deliberata dal Comune. L’aliquota base legale è 0,86% (8,6 per mille), ma ogni Comune può deliberare aliquote diverse nel range tra 0,46% (minimo) e 1,06% (massimo)

Esempio pratico: calcolo IMU su appartamento affittato

Supponiamo che Marco possieda un appartamento (categoria catastale A/3, abitazione civile) affittato a Giulia. La rendita catastale dell’immobile è di 600 euro. Il Comune ha deliberato un’aliquota del 1,00% per le seconde case (dentro il range legale 0,46%–1,06%).

Calcolo:

  • Rendita rivalutata: 600 × 1,05 = 630 euro
  • Base imponibile: 630 × 168 = 105.840 euro
  • IMU annua: 105.840 × 1,00% = 1.058,40 euro
  • Acconto (16 giugno): 529,20 euro (50% dell’IMU annua calcolata con aliquota anno precedente)
  • Saldo (16 dicembre): la restante parte, a conguaglio se il Comune ha variato l’aliquota

Se il contratto di affitto fosse a canone concordato, l’IMU sarebbe ridotta del 25%: 1.058,40 × 75% = 793,80 euro annui invece di 1.058,40 euro.

Per un calcolo preciso basato sulla rendita catastale del tuo immobile e sulle aliquote deliberate dal tuo Comune, affidati agli esperti del CAF Centro Fiscale Udine per il calcolo IMU. Il nostro team verifica le aliquote comunali aggiornate e ti aiuta a calcolare esattamente quanto dovuto.

Codici tributo F24 per il versamento IMU

Il versamento dell’IMU si effettua tramite modello F24, oppure tramite apposito bollettino postale. I codici tributo da utilizzare per una seconda casa in affitto sono:

  • Codice tributo 3918: fabbricati diversi dall’abitazione principale (seconda casa, immobili locati)
  • Codice tributo 3912: abitazione principale di lusso (categorie A/1, A/8, A/9)
  • Codice tributo 3925: immobili categoria D, quota Stato
  • Codice tributo 3930: immobili categoria D, quota Comune

Scadenze IMU 2026: acconto 16 giugno e saldo 16 dicembre

Per l’anno di imposta 2026, le scadenze per il versamento dell’IMU sono:

RataScadenzaImporto
Acconto IMU 202616 giugno 202650% dell’IMU calcolata con le aliquote dell’anno precedente (2025)
Saldo IMU 202616 dicembre 2026Importo a conguaglio con le aliquote 2026 deliberate dal Comune

La scadenza dell’acconto IMU è il 16 giugno 2026. Per il 2026, il 16 giugno è un martedì, quindi la scadenza è confermata senza proroghe.

Un aspetto importante: l’acconto si calcola sulla base delle aliquote deliberate dal Comune nell’anno precedente (2025). Se il Comune non ha ancora approvato le nuove delibere per il 2026, si usano le aliquote 2025 sia per l’acconto che per il saldo. Qualora il Comune approvi nuove aliquote dopo la scadenza dell’acconto, la differenza si conguaglia con il saldo di dicembre.

Per un supporto completo sull’acconto IMU 2026, consulta anche la guida su acconto IMU 2026: scadenza, calcolo e versamento F24 e il IMU 2026 per pensionati e casi particolari.

Dichiarazione IMU: quando è obbligatoria

Oltre al versamento, esiste anche la dichiarazione IMU, che non è un obbligo annuale ma deve essere presentata quando ci sono variazioni che non risultano automaticamente all’Agenzia delle Entrate (acquisto o vendita di un immobile, variazioni di utilizzo, agevolazioni non conoscibili d’ufficio come il comodato). La scadenza per la dichiarazione IMU è il 30 giugno dell’anno successivo alla variazione. Per maggiori dettagli leggi la guida sulla dichiarazione IMU 2026.

Cosa succede in caso di mancato pagamento dell’IMU

Il mancato pagamento dell’IMU espone il proprietario a sanzioni e interessi. È importante sottolineare che le sanzioni riguardano esclusivamente il proprietario (soggetto passivo dell’imposta), mai l’inquilino. Vediamo quali sono le conseguenze e i rimedi.

Sanzioni per omesso o tardivo versamento IMU

In caso di omesso o insufficiente versamento IMU, il Comune può notificare un avviso di accertamento con sanzione ordinaria dal 25% al 30% dell’importo non versato, più interessi di mora. Il ravvedimento operoso consente di regolarizzare il versamento tardivo con sanzioni molto più basse rispetto all’accertamento. Le percentuali dipendono da quando si regolarizza:

  • Entro 14 giorni dalla scadenza: sanzione pari allo 0,1% giornaliero (fino all’1,4%)
  • Entro 30 giorni: sanzione dell’1,5%
  • Entro 90 giorni: sanzione del 1,67%
  • Entro 1 anno: sanzione del 3,75%
  • Oltre 1 anno: sanzione del 4,29%

Se hai perso la scadenza dell’acconto IMU del 16 giugno 2026, non aspettare: contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per calcolare il ravvedimento operoso e regolarizzare al più presto, minimizzando le sanzioni. Il servizio è disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia.

Prescrizione dell’IMU: quanti anni può andare indietro il Comune?

Il Comune può accertare l’omesso versamento IMU entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere effettuato il versamento. Ad esempio, per l’acconto IMU 2026 (scadenza 16 giugno 2026), il termine di prescrizione scade il 31 dicembre 2031. Questo significa che il proprietario deve conservare le ricevute di pagamento (F24) per almeno 5 anni.

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Domande Frequenti sull’IMU e la Locazione

L’inquilino deve pagare l’IMU?

No. L’inquilino non è mai soggetto passivo IMU. L’IMU è un’imposta patrimoniale che colpisce il possessore del diritto reale sull’immobile (proprietario, usufruttuario, ecc.). L’inquilino ha un diritto personale di godimento derivante dal contratto di locazione, non un diritto reale, e quindi non paga mai l’IMU. Questa regola è inderogabile anche contrattualmente: se il contratto prevede che l’inquilino paghi l’IMU, tale clausola è nulla nei confronti del Comune.

Il proprietario paga l’IMU anche se l’appartamento è affittato?

Sì. Il proprietario di un immobile locato è sempre soggetto passivo IMU per quell’immobile, poiché per lui si tratta di una seconda casa. L’unica agevolazione disponibile è la riduzione IMU del 25% in caso di contratto di locazione a canone concordato (art. 2 c. 3 L. 431/1998).

Quando è previsto l’acconto IMU 2026?

L’acconto IMU 2026 scade il 16 giugno 2026. L’importo da versare è pari al 50% dell’IMU calcolata con le aliquote deliberate dal Comune per l’anno precedente (2025). Il saldo IMU 2026 scade invece il 16 dicembre 2026.

Qual è l’aliquota IMU 2026 per una seconda casa in affitto?

L’aliquota IMU per le seconde case (incluse quelle in affitto) è deliberata da ogni singolo Comune nel range tra un minimo di 0,46% e un massimo di 1,06%. L’aliquota base legale di riferimento è 0,86% (8,6 per mille). Per conoscere l’aliquota esatta del tuo Comune, consulta il portale IMU del MEF.

Con il contratto a canone concordato si paga meno IMU?

Sì. Per i contratti di locazione a canone concordato (stipulati ai sensi dell’art. 2 c. 3 della L. 431/1998), la legge prevede una riduzione IMU del 25%. Il proprietario paga l’IMU calcolata su un importo pari al 75% di quello ordinario. La riduzione si cumula con l’aliquota agevolata della cedolare secca (10%) per questo tipo di contratto.

Chi paga l’IMU in caso di comodato gratuito?

In caso di comodato d’uso gratuito, il soggetto passivo IMU rimane il proprietario (concedente il comodato). Tuttavia, se il comodato è concesso a figli o genitori (parenti di primo grado) che vi risiedono stabilmente, e se sono rispettati tutti i requisiti di legge (contratto registrato, proprietario senza altri immobili in Italia), la base imponibile IMU è ridotta del 50%.

Hai bisogno di assistenza per l’IMU 2026?

Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per calcolare l’IMU dovuta, verificare le aliquote del tuo Comune e aiutarti nel versamento corretto tramite modello F24. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine (Viale Giuseppe Tullio 13) che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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    Per consultare tutte le scadenze fiscali di giugno 2026, visita il calendario completo delle scadenze fiscali giugno 2026.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 09:46:332026-06-11 07:41:19IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa
    CAF

    Agevolazioni Fiscali Separazione e Divorzio 2026: Esenzioni e Benefici

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La legge italiana prevede importanti agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio, con l’obiettivo di ridurre il peso economico della fine del matrimonio. Esenzioni dall’imposta di bollo, dall’imposta di registro e da ogni altra tassa: ecco tutte le agevolazioni separazione 2026 che devi conoscere per risparmiare durante e dopo il procedimento di separazione o divorzio.

    Indice dei contenuti

    1. L’esenzione dell’articolo 19 Legge 74/1987
    2. Quali atti sono esenti nella separazione
    3. Trasferimenti immobiliari esenti da imposte
    4. Agevolazioni prima casa per coniugi separati
    5. Negoziazione assistita e accordi in Comune
    6. Domande frequenti
    7. Conclusione

    L’Esenzione dell’Articolo 19: Il Pilastro delle Agevolazioni Separazione

    Il fondamento di tutte le agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio e l’articolo 19 della Legge n. 74 del 1987. Questa norma stabilisce che tutti gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

    La Corte Costituzionale, con la storica sentenza n. 202/2003, ha esteso questa esenzione anche ai procedimenti di separazione personale dei coniugi, non solo al divorzio. Questo significa che dal 2003 tutte le agevolazioni si applicano sia alla separazione che al divorzio. Per un quadro completo, consulta la guida agli aspetti fiscali della separazione 2026.

    Quali Atti Sono Esenti nella Separazione e nel Divorzio

    Le agevolazioni della separazione coprono una vasta gamma di atti e documenti. Ecco i principali atti esenti da imposte:

    • Sentenze di separazione e divorzio emesse dal tribunale
    • Verbali di separazione consensuale omologati
    • Accordi di negoziazione assistita (dal 2014)
    • Accordi conclusi davanti all’ufficiale di stato civile in Comune (dal 2014)
    • Atti notarili di trasferimento immobiliare eseguiti in attuazione degli accordi
    • Iscrizioni e trascrizioni nei registri immobiliari
    • Annotazioni di modifica degli atti di matrimonio

    L’esenzione si applica anche alle copie autentiche degli atti, alle certificazioni e a tutti i documenti connessi al procedimento. Il risparmio complessivo puo essere molto significativo, soprattutto quando ci sono trasferimenti di beni immobili.

    Trasferimenti Immobiliari Esenti da Imposte nella Separazione

    Una delle agevolazioni separazione piu rilevanti dal punto di vista economico riguarda i trasferimenti di beni immobili tra coniugi. Quando un coniuge trasferisce all’altro la proprieta (o una quota) di un immobile come parte dell’accordo di separazione, l’operazione e completamente esente da:

    • Imposta di registro (normalmente 2% o 9% del valore catastale)
    • Imposta ipotecaria (normalmente 50 euro fissi o 2%)
    • Imposta catastale (normalmente 50 euro fissi o 1%)
    • Imposta di bollo
    • Tasse ipotecarie

    Per dare un’idea del risparmio: se un immobile ha un valore catastale di 200.000 euro, l’imposta di registro ordinaria sarebbe di 18.000 euro (9%) per una seconda casa. Con l’esenzione della separazione, il trasferimento e gratuito. Anche per la prima casa, si risparmiano circa 4.000 euro di imposte. Per le regole sulla casa coniugale e l’IMU, consulta la guida dedicata.

    Agevolazioni Prima Casa per Coniugi Separati

    Le agevolazioni prima casa nella separazione seguono regole speciali particolarmente favorevoli:

    • No decadenza: se cedi la tua quota all’ex coniuge nell’accordo di separazione, non perdi le agevolazioni prima casa anche se non sono trascorsi 5 anni dall’acquisto
    • Riacquisto agevolato: il coniuge che cede la quota puo acquistare un nuovo immobile con le agevolazioni prima casa
    • Credito d’imposta: se hai ceduto la prima casa e ne acquisti un’altra, puoi utilizzare il credito d’imposta per le imposte pagate sul primo acquisto

    Queste regole permettono di gestire la transizione immobiliare post-separazione senza penalizzazioni fiscali, un vantaggio che puo valere diverse migliaia di euro. E consigliabile verificare la propria situazione con un professionista prima di procedere.

    Negoziazione Assistita e Accordi in Comune: Stesse Esenzioni

    Dal 2014, con il Decreto Legge n. 132/2014, e possibile separarsi anche tramite negoziazione assistita (con gli avvocati) o con accordo davanti all’ufficiale di stato civile in Comune. Le agevolazioni fiscali si applicano anche a queste modalita.

    La negoziazione assistita e particolarmente vantaggiosa perche permette anche i trasferimenti immobiliari (cosa non possibile con l’accordo in Comune). Gli atti della negoziazione assistita godono delle stesse esenzioni previste dall’art. 19 della Legge 74/1987 per i procedimenti giudiziari.

    L’accordo in Comune, invece, e la via piu economica e rapida ma non consente trasferimenti patrimoniali: e indicato solo per le separazioni “semplici”, senza figli minori o incapaci e senza necessita di regolare questioni patrimoniali. In questo caso, l’accordo e completamente gratuito e non richiede nemmeno l’assistenza di un avvocato.

    Domande Frequenti sulle Agevolazioni Separazione

    L’esenzione vale anche per le unioni civili?

    Si, le stesse agevolazioni fiscali previste per la separazione e il divorzio si applicano anche allo scioglimento delle unioni civili, in base alla Legge n. 76/2016 (legge Cirinna).

    Devo pagare il notaio per il trasferimento immobiliare?

    Le imposte sono esenti, ma la parcella del notaio e comunque dovuta se il trasferimento avviene tramite atto notarile. L’onorario del notaio non rientra nell’esenzione. Se il trasferimento e disposto direttamente nella sentenza del tribunale o nella negoziazione assistita, non serve il notaio.

    L’esenzione copre anche la plusvalenza sulla vendita?

    L’esenzione dell’art. 19 copre le imposte indirette (registro, bollo, ipotecaria, catastale). La plusvalenza sulla vendita di immobili e un’imposta diretta (IRPEF) e segue regole diverse. Tuttavia, i trasferimenti tra coniugi nell’accordo di separazione non generano plusvalenza tassabile.

    Conclusione

    Le agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio nel 2026 rappresentano un aiuto concreto per le coppie che affrontano la fine del matrimonio. Dall’esenzione dell’imposta di registro ai benefici sulla prima casa, conoscere questi vantaggi puo far risparmiare migliaia di euro. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per aiutarti a sfruttare tutte le agevolazioni disponibili. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 09:00:002026-04-08 09:35:24Agevolazioni Fiscali Separazione e Divorzio 2026: Esenzioni e Benefici
    NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO

    Durata NASPI 2026: Per Quanto Tempo si Percepisce

    Naspi Anticipata CAF Udine

    Durata NASPI 2026: Per Quanto Tempo si Percepisce

    La durata della NASPI non e uguale per tutti: dipende da quanti contributi hai versato negli ultimi anni. Piu hai lavorato, piu a lungo percepirai l’indennita di disoccupazione.

    In questa guida ti spieghiamo come si calcola la durata della NASPI nel 2026, qual e il limite massimo e come funziona in casi particolari.

    Indice dei contenuti

    1. Come si calcola la durata
    2. Limite massimo 24 mesi
    3. Esempi pratici
    4. Sospensione e ripresa
    5. Casi di prolungamento
    6. Domande frequenti



    Come si Calcola la Durata NASPI

    La durata della NASPI e legata direttamente ai contributi versati.

    Formula di calcolo

    La NASPI dura un numero di settimane pari alla meta delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni.

    Durata NASPI = Settimane contributi (ultimi 4 anni) / 2

    Quali contributi contano

    Contano tutte le settimane di contribuzione contro la disoccupazione versate nei 48 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro:

    • Contributi da lavoro dipendente
    • Contributi figurativi per maternita
    • Contributi da CIG



    Limite Massimo: 24 Mesi

    Anche se hai lavorato ininterrottamente per molti anni, la NASPI ha un tetto massimo di 24 mesi (104 settimane).

    Quando si raggiunge il massimo

    Per avere 24 mesi di NASPI devi avere almeno 208 settimane di contributi (circa 4 anni) negli ultimi 4 anni.

    Non c’e un minimo

    Non esiste una durata minima: se hai solo 13 settimane di contributi (il minimo per accedere), la tua NASPI durera circa 6-7 settimane.



    Esempi Pratici di Durata

    Esempio 1: Contratto di 6 mesi

    Contributi: 26 settimane

    • Durata NASPI: 26 / 2 = 13 settimane (circa 3 mesi)

    Esempio 2: 1 anno di lavoro

    Contributi: 52 settimane

    • Durata NASPI: 52 / 2 = 26 settimane (6 mesi)

    Esempio 3: 2 anni di lavoro

    Contributi: 104 settimane

    • Durata NASPI: 104 / 2 = 52 settimane (1 anno)

    Esempio 4: 4 anni di lavoro

    Contributi: 208 settimane

    • Durata NASPI: 208 / 2 = 104 settimane (24 mesi – massimo)

    Esempio 5: 10 anni di lavoro

    Contributi ultimi 4 anni: 208 settimane (anche se hai lavorato 10 anni, contano solo gli ultimi 4)

    • Durata NASPI: 104 settimane (24 mesi – massimo)



    Sospensione e Ripresa della NASPI

    In alcuni casi la NASPI si sospende temporaneamente e poi riprende.

    Casi di sospensione

    • Nuovo lavoro a tempo determinato: la NASPI si sospende e riprende alla scadenza del contratto
    • Maternita: la NASPI si sospende durante il congedo obbligatorio
    • Malattia indennizzata: sospensione durante la malattia
    • Infortunio: sospensione durante l’infortunio

    Ripresa

    Al termine della sospensione, la NASPI riprende per il periodo residuo. I giorni di sospensione non si perdono.

    Esempio

    Hai diritto a 12 mesi di NASPI. Dopo 4 mesi trovi un lavoro a termine di 6 mesi. Alla scadenza del contratto, la NASPI riprende per gli 8 mesi residui.



    Casi Particolari e Prolungamento

    Maternita durante la NASPI

    Se durante la NASPI entri in maternita, l’indennita di maternita sostituisce la NASPI per il periodo del congedo. La NASPI riprende dopo, per il periodo residuo.

    NASPI anticipata

    Se richiedi la liquidazione anticipata della NASPI (per avviare un’attivita autonoma), ricevi tutto l’importo residuo in un’unica soluzione. Attenzione: non puoi piu ricevere la NASPI e se trovi un lavoro dipendente entro 24 mesi devi restituire l’importo.

    Proroga per over 55?

    Non sono previste durate maggiori per gli over 55. La formula di calcolo e identica. L’unica differenza e che la riduzione del 3% parte subito, dal primo mese.

    Domande Frequenti sulla Durata NASPI

    Ho lavorato 20 anni, perche la NASPI dura solo 2 anni?

    Perche contano solo i contributi degli ultimi 4 anni. Anche con 20 anni di lavoro, se negli ultimi 4 anni hai versato 4 anni di contributi, la NASPI dura al massimo 24 mesi.

    Posso prolungare la NASPI?

    No, la durata e fissa e calcolata all’inizio. Non sono previsti prolungamenti, salvo sospensioni che “congelano” il conteggio.

    Se trovo lavoro e poi lo perdo di nuovo?

    Se perdi di nuovo il lavoro involontariamente, puoi richiedere una nuova NASPI. La durata si calcola di nuovo sui contributi degli ultimi 4 anni (esclusi quelli gia usati per la NASPI precedente).

    Cosa succede quando finisce la NASPI?

    Quando la NASPI termina, se sei ancora disoccupato puoi valutare altre misure come l’Assegno di Inclusione (se ne hai i requisiti) o il Supporto Formazione Lavoro.

    📚 Approfondisci: Leggi la nostra NASPI 2026: Guida Completa per una panoramica completa.



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    Il CAF Centro Fiscale di Udine puo verificare i tuoi contributi e calcolare esattamente quanto durera la tua NASPI.

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    Leggi anche la nostra guida completa alla NASPI 2026.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/02/Naspi-Anticipata.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 09:00:002026-03-17 19:05:16Durata NASPI 2026: Per Quanto Tempo si Percepisce
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze

    Modello 730 Dichiarazione dei redditi CAF Udine

    Il Modello Redditi 2026 porta con sé una delle novità più rilevanti degli ultimi anni per lavoratori autonomi e imprenditori: il Concordato Preventivo Biennale (CPB). Si tratta di un accordo fiscale tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate che definisce in anticipo il reddito imponibile per due anni, con vantaggi significativi in termini di certezza e pianificazione fiscale.

    Se hai una partita IVA, sei soggetto agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) oppure sei in regime forfettario, questa guida è pensata per te. Nelle prossime sezioni troverai tutto quello che devi sapere: cos’è il CPB, chi può aderire, quali sono i limiti e le esclusioni, come compilare i quadri dedicati nel Modello Redditi 2026 e soprattutto le scadenze aggiornate da non perdere.

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    Cos’è il Concordato Preventivo Biennale (CPB) e come funziona

    Il Concordato Preventivo Biennale è uno strumento introdotto con il D.Lgs. 13/2024, nell’ambito della riforma fiscale voluta dalla Legge delega n. 111/2023. In parole semplici, si tratta di un accordo volontario tra il contribuente e il Fisco: l’Agenzia delle Entrate propone un reddito concordato (calcolato in base agli ISA, ai dati storici e ai parametri macroeconomici), e se il contribuente accetta, pagherà le tasse su quel reddito per i due anni successivi, indipendentemente da quello che guadagnerà effettivamente.

    Facciamo un esempio pratico. Immagina che Luigi sia un idraulico con partita IVA. L’Agenzia delle Entrate gli propone un reddito concordato di 35.000 euro per il biennio 2024-2025. Se Luigi accetta:

    • Se guadagna 40.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (risparmio fiscale);
    • Se guadagna 30.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (nessun vantaggio in questo caso);
    • Ha la certezza di sapere in anticipo quanto pagherà di imposte, facilitando la pianificazione finanziaria.

    Il CPB è quindi conveniente soprattutto per chi prevede di aumentare i propri ricavi rispetto all’anno precedente, o per chi vuole semplicemente pianificare con certezza le proprie obbligazioni fiscali.

    Chi può aderire al CPB nel 2026: i requisiti

    Per il Modello Redditi 2026 (che riguarda i redditi 2025), il CPB entra nella sua seconda tornata applicativa. Possono accedere al concordato:

    CategoriaRequisito
    Persone fisiche esercenti attività d’impresa o lavoro autonomoApplicazione degli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)
    Contribuenti in regime forfettarioAmmessi con specifica proposta semplificata (introdotta dal D.Lgs. 108/2024)
    Società di persone, associazioni professionali, SNC, SASApplicazione degli ISA al soggetto
    Enti non commerciali con attività d’impresaApplicazione degli ISA alla parte commerciale

    Per accedere al CPB, il contribuente deve inoltre soddisfare queste condizioni preliminari:

    • Nessuna condanna penale per reati tributari nei tre anni precedenti;
    • Nessuna omessa dichiarazione nel triennio 2022-2024;
    • Nessun debito tributario o contributivo superiore a 5.000 euro (al netto di sospensioni o rateazioni in corso);
    • Attività avviata da almeno due periodi d’imposta (chi ha aperto la partita IVA da meno di due anni è escluso).

    Chi è escluso dal Concordato Preventivo Biennale

    Non tutti i contribuenti con partita IVA possono aderire al CPB. Sono esclusi:

    • Coloro che applicano regimi speciali IVA (es. regime del margine per beni usati, agenzie di viaggio, ecc.);
    • I contribuenti con redditi di impresa o lavoro autonomo non determinabili in modo univoco;
    • Chi ha cessato o avviato l’attività nell’anno d’imposta in esame;
    • Le società di capitali (S.r.l., S.p.A.) non sono soggetti ISA in senso stretto, quindi sono escluse;
    • I contribuenti con debiti tributari superiori a 5.000 euro non rateizzati o non sospesi.

    Attenzione: l’esclusione per debiti tributari va verificata alla data di presentazione della dichiarazione. Se hai un piano di rateizzazione in corso e stai rispettando le rate, il debito non conta ai fini dell’esclusione.

    Le cause di cessazione e decadenza dal CPB

    Una volta aderito al CPB, è importante sapere che l’accordo può cessare o decadere al verificarsi di determinate condizioni. La differenza è rilevante:

    • Cessazione: si verifica quando cambiano in modo sostanziale le condizioni dell’attività (es. cessione o affitto dell’azienda, modifica dell’attività che fa cambiare il codice ISA). In caso di cessazione, il concordato si interrompe ma senza sanzioni;
    • Decadenza: scatta invece quando il contribuente viola le regole del concordato (es. accertamento di maggiori redditi superiori al 30% di quelli concordati, omessa o infedele dichiarazione, reati tributari). In caso di decadenza, si perdono tutti i benefici e si è soggetti ad accertamento ordinario per tutto il biennio.

    Il limite della variazione del 30% è particolarmente importante: se in sede di accertamento emerge che il reddito effettivo supera quello concordato di oltre il 30%, il concordato decade retroattivamente.

    Modello Redditi 2026: i quadri dedicati al CPB

    Nel Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno d’imposta 2025), i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 trovano specifici quadri e righi dedicati. Ecco la mappa dei quadri principali:

    QuadroContenuto CPBChi lo compila
    Quadro LMRigo LM34 (forfettari): reddito concordato proposto, reddito concordato accettato, differenza rispetto al reddito effettivoContribuenti forfettari aderenti CPB
    Quadro RE / RF / RGRighi specifici per indicare il reddito concordato e il reddito effettivo; la base imponibile è il maggiore tra i dueProfessionisti (RE), imprese ordinarie (RF), imprese semplificate (RG)
    Quadro RRSezione II: contributi previdenziali calcolati sul reddito concordato (non su quello effettivo se inferiore)Tutti i soggetti ISA aderenti CPB
    Quadro ISAIndicatori di affidabilità: va compilato anche dai contribuenti CPB per determinare la proposta dell’anno successivoTutti i soggetti ISA

    Un aspetto da non sottovalutare riguarda i contributi previdenziali: se hai aderito al CPB e il tuo reddito concordato è superiore a quello effettivo, i contributi INPS (o alla cassa previdenziale di categoria) si calcolano sul reddito concordato, non su quello reale. Questo può rappresentare un costo aggiuntivo da pianificare. Per approfondire la compilazione del Quadro RR, puoi leggere la nostra guida su Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi.

    Scadenze 2026 per il Modello Redditi e il CPB: calendario aggiornato

    Le scadenze per il Modello Redditi 2026 sono cruciali. Di seguito il calendario aggiornato con le date ufficiali:

    ScadenzaAdempimentoChi riguarda
    30 giugno 2026Saldo IRPEF anno d’imposta 2025 + primo acconto 2026 (rata unica o prima rata)Tutti i contribuenti Modello Redditi
    30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione dello 0,40%Chi differisce il pagamento
    20 luglio 2026Proroga versamenti per soggetti ISA e forfettari (se confermata dal MEF)Partite IVA ISA e forfettari
    31 ottobre 2026Termine per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 (trasmissione telematica)Contribuenti ISA e forfettari che intendono aderire
    30 novembre 2026Termine invio Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno 2025)Tutti i soggetti Modello Redditi
    30 novembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (con metodo storico)Tutti i contribuenti Modello Redditi

    Nota importante sulla proroga ISA/forfettari: ogni anno il MEF valuta se concedere la proroga al 20 luglio (o data analoga) per i contribuenti che applicano gli ISA e per i forfettari. Nel 2025 la proroga è stata confermata al 20 luglio. Per il 2026, ti consigliamo di monitorare i comunicati ufficiali. Puoi consultare la nostra notizia sulla Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

    Come si calcola la proposta CPB: il ruolo degli ISA

    La proposta di concordato viene elaborata dall’Agenzia delle Entrate attraverso il software ISA (gli Indici Sintetici di Affidabilità), che misura l’affidabilità fiscale del contribuente su una scala da 1 a 10. Chi ha un punteggio ISA alto (8, 9 o 10) riceve in genere proposte di concordato più vantaggiose rispetto a chi ha punteggi bassi.

    Il calcolo della proposta tiene conto di:

    • Il reddito dichiarato negli ultimi due anni;
    • Il punteggio ISA dell’ultimo anno disponibile;
    • I parametri macroeconomici del settore (andamento del comparto, inflazione, ecc.);
    • Le variabili strutturali dell’attività (dipendenti, beni strumentali, localizzazione geografica).

    La proposta viene resa disponibile tramite il software ISA/CPB dell’Agenzia delle Entrate a partire dal mese di maggio di ogni anno. Il contribuente, con il supporto del proprio intermediario fiscale (CAF, commercialista), la analizza e decide se accettarla o rifiutarla entro la scadenza prevista.

    CPB e ravvedimento speciale: cosa prevede la sanatoria 2026

    Una delle novità piu’ discusse del 2026 riguarda la possibilità di ravvedimento speciale per i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 ma si trovano in situazioni di irregolarità. Il decreto legge che ha introdotto questa possibilità prevede che i soggetti CPB possano regolarizzare le annualità 2018-2022 versando un’imposta sostitutiva sulle eventuali differenze di reddito non dichiarate.

    Questa opportunità ha una finestra temporale precisa: occorre verificare le scadenze ufficiali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, poiché i termini possono essere modificati da provvedimenti successivi. Per tutti i dettagli sul ravvedimento speciale e le ultime proroghe, consulta il nostro articolo dedicato: Ravvedimento Speciale CPB 2026: Scadenza 16 Marzo e Calcolo Imposta F24.

    Vuoi sapere se c’e’ ancora la possibilita’ di riaprire il ravvedimento? Leggi anche: Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB.

    Vantaggi e svantaggi del CPB: conviene aderire?

    Prima di decidere se aderire al Concordato Preventivo Biennale, è fondamentale valutare attentamente pro e contro in base alla propria situazione specifica.

    Vantaggi CPBSvantaggi CPB
    Certezza fiscale per due anni: sai già quanto pagheraiSe guadagni meno del reddito concordato, paghi comunque di più
    Riduzione del rischio di accertamenti fiscali per i due anni copertiI contributi previdenziali si calcolano sul reddito concordato (anche se effettivo è inferiore)
    Se guadagni più del reddito concordato, non paghi imposte sulla parte eccedenteClausola di decadenza: un accertamento con scarto >30% fa perdere tutti i benefici
    Pianificazione finanziaria semplificataNon adatto a chi prevede un calo significativo dei ricavi
    Possibili benefici premiali ISA (esonero da alcune comunicazioni, accesso a contributi agevolati)Minore flessibilità nella gestione fiscale

    La valutazione va fatta caso per caso. In linea generale, il CPB conviene di più a chi:

    • Ha un punteggio ISA alto (7 o superiore);
    • Prevede un andamento positivo o stabile dell’attività nel biennio;
    • Vuole ridurre il rischio di accertamenti e avere certezza fiscale;
    • Ha una buona capacità di pianificazione finanziaria.

    Al contrario, è sconsigliato per chi prevede una riduzione significativa dei ricavi o si trova in una fase di riorganizzazione dell’attività.

    Modello Redditi 2026: le altre novità da conoscere

    Il Modello Redditi 2026 non riguarda solo il CPB. Ecco le principali novità che trovano spazio nel modello dichiarativo quest’anno:

    • Nuovo Quadro W (cripto-attività): i contribuenti che detengono criptovalute devono dichiarare il possesso nel Quadro W e calcolare l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) all’aliquota del 2 per mille. Dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze da cripto sale al 33% (era 26% fino al 2025), in base alla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024);
    • Riforma scaglioni IRPEF: dal 2024 è in vigore la nuova struttura a tre scaglioni (23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro). Il Modello Redditi 2026 recepisce questa struttura;
    • Nuovi limiti per il forfettario: la soglia di reddito da lavoro dipendente che causa esclusione dal regime forfettario e’ stata elevata a 35.000 euro (da 30.000 euro) dalla Legge di Bilancio 2025 e resta confermata per il 2026;
    • Quadro RR sezione CPB: nuova sezione dedicata al calcolo dei contributi previdenziali per i soggetti aderenti al concordato;
    • Detrazioni 2026: il nuovo sistema di detrazioni IRPEF (introdotto dalla Legge di Bilancio 2025) prevede la riduzione delle detrazioni per redditi superiori a 75.000 euro, con coefficiente variabile in base al numero di figli.

    Come presentare il Modello Redditi 2026: modalità e intermediari

    Il Modello Redditi PF 2026 può essere presentato attraverso diverse modalità:

    • Tramite il CAF (Centro di Assistenza Fiscale): è la soluzione piu’ comoda per privati e partite IVA che vogliono essere assistiti nella compilazione. Il CAF verifica la correttezza dei dati, gestisce la trasmissione telematica e fornisce l’assistenza in caso di controlli;
    • Tramite commercialista o consulente fiscale: consigliato per situazioni più complesse (società, operazioni straordinarie, ecc.);
    • In autonomia tramite i canali telematici AdE: possibile per chi ha sufficiente dimestichezza con i software fiscali (Entratel o Fiscoline).

    Per quanto riguarda il CPB nel 2026, la proposta di concordato viene elaborata con il software ISA/CPB distribuito dall’Agenzia delle Entrate e installabile dagli intermediari abilitati. Non è disponibile un percorso autonomo per il contribuente non abilitato: è necessario rivolgersi a un intermediario fiscale.

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    Domande frequenti (FAQ)

    Il Concordato Preventivo Biennale è obbligatorio?

    No, il CPB è del tutto volontario. Il contribuente riceve una proposta dall’Agenzia delle Entrate e può liberamente accettarla o rifiutarla. Non ci sono sanzioni o conseguenze negative per chi decide di non aderire. Semplicemente, chi non aderisce continua a dichiarare il reddito effettivo con le modalità ordinarie.

    Se aderisco al CPB e guadagno meno del reddito concordato, posso rescindere?

    In linea generale, no. Una volta accettata la proposta, il concordato è vincolante per i due anni coperti. Esistono però le cause di cessazione che permettono di uscire dall’accordo senza sanzioni in caso di eventi straordinari (es. cessione dell’azienda, trasformazione sostanziale dell’attività). Non basta invece il semplice fatto di aver guadagnato meno del previsto.

    Cosa succede se non pago le imposte sul reddito concordato?

    Il mancato versamento delle imposte dovute sul reddito concordato è equiparato al mancato versamento delle imposte ordinarie: si applicano le sanzioni previste dal D.Lgs. 472/1997 (sanzione del 30% sull’importo non versato, con possibilità di ravvedimento operoso). Il CPB non modifica le regole sanzionatorie per i ritardi nei pagamenti.

    I forfettari possono aderire al CPB nel 2026?

    Sì, i contribuenti in regime forfettario possono aderire al CPB con una procedura semplificata introdotta dal D.Lgs. 108/2024. La proposta per i forfettari è basata su parametri specifici legati al regime agevolato, diversi da quelli ISA usati per i soggetti in regime ordinario. Il reddito concordato viene indicato nel Quadro LM del Modello Redditi.

    Qual è la scadenza per aderire al CPB nel 2026?

    Per il biennio 2026-2027, la scadenza ordinaria per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 è fissata al 31 ottobre 2026 (invio telematico tramite intermediario). Attenzione: questa data è distinta dal termine di presentazione del Modello Redditi PF 2026 che è il 30 novembre 2026. Ogni anno l’Agenzia delle Entrate rende disponibile il software per la visualizzazione e accettazione della proposta a partire da maggio. Ti consigliamo di contattare il CAF Centro Fiscale per verificare la proposta personalizzata.

    Il CAF può assistermi per la valutazione del CPB?

    Assolutamente sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine è abilitato all’assistenza fiscale per partite IVA soggette a ISA e per i contribuenti forfettari. I nostri esperti possono analizzare con te la proposta di concordato, calcolare la convenienza in base alla tua situazione specifica e gestire la trasmissione telematica dell’accettazione. Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

    Per approfondire altri aspetti della dichiarazione dei redditi 2026, potresti trovare utile anche il nostro articolo su Il Quadro F del Modello 730/2026: Acconti, Crediti e Novità del Rigo F15.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/10/Modello-730-1-e1697092544252.png 625 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 08:46:332026-06-11 07:25:36Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze
    Qonto

    Qonto vs Hype Business 2026: Pro e Contro per la Tua Partita IVA

    regime forfettario partita iva

    Stai valutando un conto online per la tua Partita IVA e hai ristretto la scelta a due opzioni: Qonto e Hype Business. Sono due prodotti molto diversi tra loro, anche se spesso vengono confrontati perché entrambi promettono apertura veloce, gestione 100% digitale e costi inferiori rispetto alle banche tradizionali.

    Hype Business è il conto business della famiglia Hype, brand di proprietà del Gruppo BPER Banca: un prodotto pensato per chi cerca semplicità estrema e un costo molto contenuto, con IBAN italiano. Qonto, invece, è una neobank francese specializzata esclusivamente in conti per professionisti e aziende, con fatturazione elettronica integrata, gestione multi-utente e integrazioni con i principali software contabili.

    In questa guida 2026 mettiamo a confronto Qonto e Hype Business su costi, IBAN, funzioni, fatturazione elettronica, multi-utente e altro, così potrai capire quale dei due è davvero adatto alla tua attività.

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    Questa guida contiene link affiliati a Qonto identificati dall’etichetta “Sponsor”. Se apri un conto Qonto tramite questi link, CAF Centro Fiscale puo ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Le commissioni non influenzano il nostro giudizio: in questa guida indichiamo apertamente quando Hype Business e la scelta piu sensata. CAF Centro Fiscale non e partner ne agente di Qonto o Hype, e non e una banca: il conto va aperto e gestito direttamente dall’utente sui rispettivi siti.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’e Qonto
    2. Cos’e Hype Business
    3. Tabella di confronto Qonto vs Hype Business
    4. Punti a favore di Qonto
    5. Punti a favore di Hype Business
    6. Quando Hype Business puo bastare
    7. Quando Qonto e la scelta migliore
    8. Costi annui: simulazione concreta
    9. Domande frequenti

    Cos’e Qonto

    Qonto e una neobank europea fondata in Francia nel 2017, specializzata esclusivamente in conti business per liberi professionisti, freelance, partite IVA e PMI. Opera in Italia con licenza bancaria europea ed e supervisionata dall’ACPR francese, con depositi protetti dal fondo di garanzia europeo fino a 100.000 euro.

    A differenza dei conti personali con funzioni “business” aggiunte sopra, Qonto e nato fin dall’inizio per la gestione fiscale e contabile dell’attivita. Le caratteristiche principali:

    • IBAN italiano IT su tutti i piani (importante per F24, ricezione bonifici PA e clienti diffidenti verso IBAN esteri)
    • Fatturazione elettronica integrata con invio automatico al SdI (Sistema di Interscambio)
    • Gestione multi-utente con ruoli e permessi differenziati (titolare, contabile, collaboratore)
    • Carte fisiche e virtuali Mastercard con limiti personalizzabili per ogni dipendente
    • Categorizzazione automatica delle spese e gestione ricevute fiscali in app
    • Integrazioni native con Fatture in Cloud, TeamSystem, Aruba, Zucchetti e altri software contabili
    • Customer care in italiano via chat e telefono nei giorni lavorativi

    I piani partono da 9 euro/mese (Basic), passando per Smart (19 euro), Premium (39 euro) ed Essential, fino ai piani per societa Business e Enterprise con funzionalita avanzate.

    Cos’e Hype Business

    Hype Business e il conto online dedicato a partite IVA, freelance e piccoli professionisti del brand Hype, fintech italiana che dal 2021 e parte del Gruppo BPER Banca (una delle principali banche italiane). Il prodotto e gestito tecnicamente da Banca Sella e BPER, con piena licenza bancaria italiana e tutela del fondo interbancario fino a 100.000 euro.

    L’identita di Hype Business e diversa rispetto a Qonto: e un conto semplice, leggero, low cost, pensato per chi ha appena aperto la P.IVA, fattura poco e cerca un’alternativa economica al conto personale, senza voler imparare a usare gestionali complessi.

    • IBAN italiano IT (essendo prodotto bancario di gruppo italiano)
    • Apertura 100% online tramite app, in pochi minuti con SPID o documento + selfie video
    • Costo molto basso: circa 2,90 euro/mese, con possibilita di azzeramento canone se si rispettano determinate condizioni promozionali periodiche
    • Carta di debito fisica + carta virtuale, accettata su circuito Mastercard
    • Bonifici SEPA gratuiti in numero limitato, prelievi ATM con commissioni dopo la soglia
    • App user-friendly con grafica curata e notifiche push immediate
    • Categorizzazione spese base e funzioni di salvadanaio/risparmio

    Quello che non c’e in Hype Business e altrettanto importante per inquadrare il prodotto: nessuna fatturazione elettronica integrata, nessuna gestione multi-utente per studi o team, nessun ruolo “contabile” da invitare e integrazioni native con software contabili limitate o assenti. Per la fatturazione elettronica devi affidarti a un servizio esterno (Aruba, Fatture in Cloud, Fatturapa) e gestirla separatamente.

    Tabella di confronto Qonto vs Hype Business

    Ecco un confronto sintetico delle caratteristiche principali dei due conti, aggiornato a 2026. Le condizioni esatte vanno sempre verificate sui siti ufficiali.

    CaratteristicaQontoHype Business
    Apertura100% online, prova gratuita 30 giorni100% online via app, SPID o video selfie
    IBANItaliano IT (su tutti i piani)Italiano IT
    Costo mensileDa 9 euro/mese (Basic)Circa 2,90 euro/mese (gratis con condizioni promo)
    FunzionalitaAvanzate: ruoli utente, regole approvazione, contabilitaBase: pagamenti, carta, categorizzazione semplice
    Fatturazione elettronicaSI – integrata con SdINO – va gestita con software esterno
    CarteMastercard fisiche + virtuali, limiti per utenteMastercard debit fisica + virtuale
    Multi-utenteSI – team, ruoli, contabileNO – mono-utente
    Categorizzazione speseAvanzata, regole personalizzabili, export contabileBase, automatica per macro-categorie
    Integrazioni software contabiliSI – Fatture in Cloud, TeamSystem, Aruba, ZucchettiLimitate / non native
    Customer careChat e telefono in italiano (orari ufficio)Chat in app, supporto BPER per casi complessi
    Tutela depositiFGD europeo (FR) fino a 100k euroFITD italiano fino a 100k euro

    Punti a favore di Qonto

    Qonto si distingue per un approccio completamente professionale: non e un conto personale travestito da business, e fin dall’origine costruito attorno alle esigenze fiscali e contabili. Vediamo i suoi vantaggi reali.

    1. Fatturazione elettronica integrata

    Su Qonto puoi creare, inviare e ricevere fatture elettroniche direttamente dall’app o dalla dashboard web. Le fatture vengono trasmesse automaticamente al Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. Per un freelance o forfettario obbligato alla fatturazione elettronica, significa non dover acquistare un software separato (Aruba, Fatture in Cloud, ecc.). Hype Business non offre questa funzione.

    2. Gestione multi-utente con ruoli

    Se hai uno studio professionale, una piccola societa o lavori con un commercialista che vuoi coinvolgere direttamente, Qonto permette di invitare collaboratori e contabili con ruoli e permessi differenziati. Il commercialista puo accedere in sola lettura alle transazioni, scaricare estratti conto e pre-categorizzare le spese, senza dover ricevere PDF via email. Hype Business e mono-utente: una persona, un conto.

    3. Customer care professionale in italiano

    Il supporto clienti Qonto e in italiano, raggiungibile via chat e telefono negli orari di ufficio, con tempi di risposta tipicamente sotto le 24 ore lavorative per richieste non urgenti. Il personale e formato su tematiche fiscali italiane (P.IVA, F24, fatturazione SdI). Su Hype Business il supporto e principalmente via chat in-app: utile per problemi semplici, meno strutturato per casi business complessi.

    4. Integrazione con software contabili

    Qonto si integra in modo nativo con Fatture in Cloud, TeamSystem, Aruba, Zucchetti e con tool di esportazione contabile standard (CSV, Excel, formato gestionale). Le transazioni del conto vengono importate automaticamente e riconciliate con le fatture. Per chi lavora con un commercialista che usa uno di questi gestionali, e una funzione che fa risparmiare ore di lavoro mensili. Su Hype Business la sincronizzazione con software contabili e limitata o richiede esportazioni manuali.

    Punti a favore di Hype Business

    Hype Business non sara un prodotto “premium” come Qonto, ma ha alcuni punti di forza concreti che, per un certo profilo di P.IVA, possono pesare piu delle funzioni avanzate.

    1. Prezzo basso e azzerabile

    Il canone di circa 2,90 euro al mese rende Hype Business uno dei conti business piu economici sul mercato italiano. In piu, periodicamente sono attive promozioni che azzerano il canone al raggiungimento di determinate condizioni (ad esempio entrate accreditate sul conto sopra una certa soglia, o utilizzo regolare della carta). Per un forfettario alle prime armi che fattura 5.000-15.000 euro l’anno, la differenza con Qonto Basic (9 euro x 12 = 108 euro/anno) puo essere rilevante.

    2. Brand BPER e tutela bancaria italiana

    Hype fa parte del Gruppo BPER Banca, una delle principali banche italiane. Significa licenza bancaria italiana, tutela del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fino a 100.000 euro e, in caso di problemi seri, la possibilita di rivolgersi a una rete bancaria fisica diffusa sul territorio. Per chi e diffidente verso le neobank “puramente online” e preferisce un brand con radici bancarie italiane, Hype Business e una scelta naturale.

    3. Semplicita d’uso assoluta

    L’app Hype e tra le piu intuitive del panorama italiano: poche schermate, grafica curata, niente menu nascosti o termini tecnici. Per chi non vuole imparare a usare un gestionale ma cerca solo un conto separato dalla persona fisica per ricevere bonifici e pagare con carta, l’esperienza Hype e quasi a prova di tutti. Qonto, pur essendo ben progettato, ha piu menu e funzioni e richiede un minimo di curva di apprendimento.

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    Quando Hype Business puo bastare

    Non sempre la soluzione piu completa e quella giusta. Ci sono profili di P.IVA per cui Hype Business e realmente la scelta piu sensata.

    Profilo 1: Micro-fatturati e nuove P.IVA

    Hai aperto la P.IVA da poco, fatturi pochi euro al mese (ad esempio sotto i 1.000 euro mensili), non hai ancora un volume di lavoro che giustifichi 9 euro/mese di conto. In questo caso Hype Business a 2,90 euro/mese (o gratis con promozione) ti fa risparmiare circa 70-100 euro l’anno rispetto a Qonto Basic. La fatturazione elettronica la gestisci con il portale gratuito dell’Agenzia delle Entrate “Fatture e Corrispettivi” o con un piano gratuito di Aruba/Fatture in Cloud.

    Profilo 2: Freelance occasionale o secondaria

    La P.IVA e un’attivita secondaria rispetto al lavoro dipendente principale: fatturi occasionalmente, magari 5-20 fatture l’anno, e ti serve solo un conto separato per non confondere le entrate professionali con quelle personali. Hype Business e perfetto per questo: costo minimo, IBAN italiano, app semplice, zero gestionale necessario.

    Profilo 3: Massima sensibilita al prezzo

    Per quanto un commercialista possa consigliarti Qonto per le funzionalita, se per te il canone mensile e una variabile critica, Hype Business resta la scelta razionale. La differenza di costo annua (108 euro Qonto Basic vs ~35 euro Hype Business) per un’attivita appena avviata puo essere significativa. Sempre meglio aprire un conto economico separato che continuare a usare il conto personale per la P.IVA.

    Quando Qonto e la scelta migliore

    In questi profili, invece, Qonto vale ogni euro speso in piu rispetto a Hype Business. Le funzioni avanzate non sono optional: sono leve concrete di efficienza fiscale e contabile.

    Profilo 1: Gestione fiscale complessa

    Sei un libero professionista con 30+ fatture al mese, gestisci spese di trasferta, acquisti professionali, ricevi pagamenti da clienti diversi. Devi tracciare ogni movimento per il commercialista. Qonto con la sua categorizzazione automatica, fatturazione elettronica integrata e gestione ricevute ti fa risparmiare 5-10 ore al mese rispetto a un setup “Hype Business + software esterno + Excel”. Il costo extra (108 euro vs 35 euro/anno) si ripaga in poche ore di lavoro liberate.

    Profilo 2: Studi associati o team

    Hai uno studio con collaboratori, dipendenti o soci che devono accedere al conto, autorizzare bonifici, pagare con carte aziendali. Qonto con la gestione multi-utente, ruoli differenziati e regole di approvazione e l’unica soluzione possibile tra i due. Hype Business non puo essere usato da piu persone in modo strutturato: una persona, un conto, fine. Per uno studio di 3-4 persone, scegliere Hype significa creare confusione operativa.

    Profilo 3: Integrazioni con software contabili

    Lavori con un commercialista che usa TeamSystem, Zucchetti, Fatture in Cloud, Aruba e ti chiede di esportargli automaticamente movimenti e fatture. Con Qonto, la sincronizzazione e gia configurata e automatica. Con Hype Business, dovresti scaricare manualmente CSV ed estratti conto e inviarli al commercialista ogni mese: tempo perso che, su un anno, vale piu del costo extra di Qonto.

    Profilo 4: Volume fatturato medio-alto

    Fatturi oltre 30.000-40.000 euro l’anno e hai centinaia di transazioni annue. Qonto offre piani superiori (Smart, Premium) con limiti di bonifico piu alti, piu carte, regole di approvazione, conti spesa per progetti. Hype Business resta orientato al “single user low volume” e potrebbe non scalare con la tua attivita.

    Costi annui: simulazione concreta

    Il canone mensile e solo una parte del costo totale: vanno considerati anche fatturazione elettronica, software contabile, tempo del commercialista. Vediamo due simulazioni reali.

    Caso A: Forfettario alle prime armi (10.000 euro fatturato/anno)

    • Hype Business: 2,90 x 12 = ~35 euro + servizio fatturazione elettronica gratuito (Agenzia Entrate o piano free Aruba) = ~35 euro/anno
    • Qonto Basic: 9 x 12 = 108 euro/anno (fatturazione elettronica gia inclusa)
    • Differenza: ~73 euro/anno a favore di Hype
    • Considerazione: con poche fatture (10-20 l’anno) il valore aggiunto della fatturazione integrata Qonto e marginale. Hype vince per costo.

    Caso B: Libero professionista strutturato (50.000 euro fatturato/anno)

    • Hype Business: ~35 euro + software fatturazione elettronica a pagamento (~50-80 euro/anno) + tempo commercialista in piu per export manuali (~150-200 euro/anno) = ~250-300 euro/anno
    • Qonto Basic o Smart: 108-228 euro/anno con fatturazione e categorizzazione integrate, export automatico al commercialista = ~108-228 euro/anno
    • Differenza: a parita di setup completo, Qonto puo essere piu economico per profili strutturati una volta considerato tutto il quadro.

    Morale: il prezzo nominale del canone non e tutto. Per chi fa volumi bassi, Hype Business resta piu conveniente. Per chi gestisce un’attivita strutturata, Qonto puo addirittura essere il piu economico una volta sommati tutti i costi accessori.

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    Domande frequenti

    Hype Business e una banca o una fintech?

    Hype Business e un prodotto bancario del Gruppo BPER Banca, gestito tecnicamente in collaborazione con Banca Sella. Ha licenza bancaria italiana e i depositi sono tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fino a 100.000 euro per intestatario. Non e una semplice fintech con istituto di moneta elettronica.

    Posso fare la fatturazione elettronica con Hype Business?

    No, non direttamente. Hype Business non include un sistema integrato di fatturazione elettronica. Devi affidarti a un servizio esterno come il portale gratuito “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate, oppure piattaforme a pagamento (Aruba, Fatture in Cloud, Fatturapa). Qonto, invece, ha la fatturazione elettronica integrata con invio automatico al SdI.

    Qonto ha IBAN italiano come Hype Business?

    Si. Da diversi anni Qonto fornisce IBAN italiani con codice IT su tutti i piani, identici a quelli delle banche tradizionali italiane. Sono accettati per F24, ricezione bonifici PA, RID/SDD, accrediti stipendi e qualsiasi operazione domestica. Il fatto che Qonto sia francese non genera quindi piu il problema dell’IBAN estero.

    Posso usare Hype Business se sono in regime forfettario?

    Si, Hype Business e perfettamente compatibile con il regime forfettario. Anzi, per molti forfettari alle prime armi e una buona scelta perche costa poco e separa il flusso della P.IVA dal conto personale. Devi pero ricordarti che la fatturazione elettronica – obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024 – va gestita con un servizio esterno.

    Quale dei due e piu sicuro?

    Entrambi sono egualmente sicuri dal punto di vista normativo. Hype Business beneficia del fondo italiano FITD fino a 100.000 euro, Qonto del fondo europeo equivalente fino allo stesso importo. Entrambi usano autenticazione forte (SCA/PSD2), notifiche push, blocco carte istantaneo. Le differenze sono operative, non di solidita.

    Posso passare da Hype Business a Qonto in seguito?

    Si, e una strategia molto comune: si inizia con Hype Business per contenere i costi quando il fatturato e basso, e si migra a Qonto quando l’attivita cresce e servono funzioni avanzate. Il passaggio richiede di comunicare il nuovo IBAN ai clienti e aggiornare RID/domiciliazioni. Niente di traumatico, ma serve un po’ di attenzione organizzativa.

    Posso aprire entrambi i conti contemporaneamente?

    Si, non c’e nessun divieto normativo. Alcuni professionisti tengono Qonto come conto operativo principale (con fatturazione e gestione fiscale) e Hype Business come conto secondario per movimentare piccole somme o ricevere pagamenti specifici. E una pratica legittima ma che ha un senso pratico solo se hai motivi chiari: altrimenti rischi solo di pagare due canoni inutili.

    Hype Business permette i bonifici istantanei gratuiti?

    I bonifici SEPA standard su Hype Business sono gratuiti entro un certo numero mensile, oltre il quale possono scattare commissioni. I bonifici istantanei (SEPA Instant) sono spesso a pagamento o disponibili in numero limitato. Su Qonto le condizioni variano per piano: il piano Basic include un certo numero di bonifici/mese, oltre serve passare a Smart o superiori. Verifica sempre i fogli informativi aggiornati sui rispettivi siti ufficiali.

    Le condizioni economiche e contrattuali di Qonto e Hype Business possono variare nel tempo. Verifica sempre i fogli informativi aggiornati sui rispettivi siti ufficiali (qonto.com e hype.it) prima di sottoscrivere un piano.

    Giugno 11, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 08:00:002026-05-24 09:36:57Qonto vs Hype Business 2026: Pro e Contro per la Tua Partita IVA
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Riscatto di Laurea per la Pensione: Niente Decadenza Triennale INPS

    riscatto anni laurea CAF Udine

    Il riscatto di laurea per la pensione e’ uno degli strumenti piu’ utili per chi vuole anticipare l’uscita dal lavoro o aumentare l’importo del proprio assegno previdenziale. Eppure circolano ancora molte incertezze, e la piu’ diffusa e’ questa: “se non faccio domanda subito, perdo il diritto?”. La risposta e’ chiara: il riscatto di laurea non ha una scadenza triennale. La domanda puo’ essere presentata in qualsiasi momento della vita lavorativa, senza vincoli di tempo legati al conseguimento del titolo.

    In questa guida aggiornata al 2026 spieghiamo come funziona il riscatto della laurea, quanto costa, quando conviene, e come il nostro patronato puo’ aiutarti a presentare la domanda in modo corretto e tempestivo.

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    Cos’e’ il riscatto di laurea

    Il riscatto di laurea e’ un istituto previdenziale che consente al lavoratore di acquistare, a titolo oneroso, la copertura contributiva relativa agli anni trascorsi all’universita’. In pratica, versando un importo all’INPS, il periodo di studio viene “trasformato” in contribuzione previdenziale utile sia per raggiungere il diritto alla pensione sia per aumentarne l’importo.

    La normativa di riferimento e’ contenuta nell’articolo 2 del Decreto Legislativo n. 184/1997, modificato ed integrato da successive disposizioni, in particolare dalla Legge di Bilancio 2019 che ha introdotto il cosiddetto riscatto agevolato per i soggetti interamente nel sistema contributivo.

    Il periodo riscattabile comprende:

    • La durata legale del corso di studi universitari (triennale, magistrale, vecchio ordinamento)
    • I diplomi universitari (di durata biennale o triennale)
    • Le specializzazioni post-laurea di durata almeno biennale
    • I dottorati di ricerca
    • I diplomi degli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM)

    Non e’ riscattabile il periodo fuori corso: si tiene conto solo della durata legale del corso, non degli anni effettivi impiegati per laurearsi.

    Nessuna decadenza triennale: il falso mito da sfatare

    La domanda di riscatto della laurea non e’ soggetta ad alcun termine di decadenza triennale. Questa e’ la risposta netta che emerge dalla normativa vigente e che l’INPS ha confermato in piu’ occasioni attraverso le proprie circolari operative.

    Il malinteso nasce probabilmente dalla confusione con altri istituti previdenziali (come alcune prestazioni a domanda) che prevedono termini di prescrizione. Per il riscatto di laurea, invece, il diritto rimane intatto per tutta la vita lavorativa dell’assicurato.

    Che tu abbia conseguito la laurea a 23 anni e voglia fare domanda a 50, o che tu abbia quasi 60 anni e stia pianificando la pensione: puoi presentare la domanda in qualsiasi momento. L’unico requisito temporale e’ che tu sia ancora in attivita’ lavorativa (o almeno iscritto all’AGO – Assicurazione Generale Obbligatoria) oppure che tu possa presentare domanda come soggetto non iscritto ad alcuna forma previdenziale obbligatoria.

    Cosa dice l’INPS: La domanda di riscatto puo’ essere presentata in qualsiasi momento della vita assicurativa, senza alcun termine di decadenza. Fonte: Circolare INPS n. 45/2021 e FAQ ufficiale INPS sul riscatto di laurea.

    Chi puo’ fare domanda di riscatto della laurea

    Possono chiedere il riscatto di laurea tutti i soggetti che soddisfano questi requisiti:

    • Aver conseguito il titolo di studio oggetto del riscatto (diploma universitario, laurea triennale, magistrale, vecchio ordinamento, dottorato di ricerca)
    • Essere iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) gestita dall’INPS, oppure alle forme sostitutive, esclusive o esonerative della stessa
    • Non aver ancora maturato il diritto alla pensione (ovvero la domanda deve essere presentata prima che si consolidi il trattamento pensionistico)

    La domanda puo’ essere presentata anche da soggetti che, al momento della domanda, non risultano ancora iscritti ad alcuna gestione previdenziale (i cosiddetti “non assicurati”). In questo caso il riscatto e’ possibile purche’ la persona consegua almeno 5 anni di contribuzione effettiva dopo il riscatto stesso.

    Puo’ fare domanda anche un familiare per conto di un altro soggetto (es. i genitori per un figlio), ma solo se quest’ultimo non e’ ancora iscritto a nessuna forma previdenziale obbligatoria. In questo caso i contributi da riscatto vengono versati nella gestione previdenziale che sara’ poi competente quando il soggetto iniziera’ a lavorare.

    Quanto costa il riscatto di laurea nel 2026

    Il costo del riscatto di laurea dipende dal sistema di calcolo applicabile al lavoratore, determinato dalla sua anzianita’ contributiva al 31 dicembre 1995:

    Sistema di calcoloChi riguardaCome si calcola il costo
    Retributivo / MistoChi aveva contributi al 31/12/1995Aliquota contributiva x retribuzione imponibile degli ultimi 12 mesi x anni da riscattare
    Contributivo puroChi ha iniziato a lavorare dopo il 1/1/1996Riscatto ordinario: aliquota x ultima retribuzione imponibile x anni; Riscatto agevolato: aliquota minima IVS x reddito minimo annuo artigiani/commercianti

    Per chi e’ interamente nel sistema contributivo puro (primo contributo versato dopo il 31/12/1995), la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018, art. 1, co. 188-189) ha introdotto il riscatto agevolato: il costo si calcola moltiplicando l’aliquota contributiva IVS in vigore per il reddito minimo imponibile degli artigiani e commercianti.

    Nel 2026, il reddito minimale INPS artigiani/commercianti e’ pari a circa 18.555 euro annui. L’aliquota IVS artigiani e’ del 24,48%. Il costo agevolato per anno e’ quindi di circa 4.540 euro per ogni anno di corso universitario da riscattare.

    Per una laurea triennale (3 anni) il costo agevolato si aggira intorno ai 13.620 euro, per una magistrale a ciclo unico quinquennale intorno ai 22.700 euro.

    Tipo di laureaAnni riscattabiliCosto agevolato (stima 2026)Costo ordinario (es. reddito 35.000 euro)
    Laurea triennale3 annicirca 13.600 eurocirca 26.000 euro
    Laurea magistrale (2 anni)2 annicirca 9.100 eurocirca 17.300 euro
    Laurea vecchio ordinamento (4 anni)4 annicirca 18.100 eurocirca 34.600 euro
    Laurea magistrale a ciclo unico (5 anni)5 annicirca 22.700 eurocirca 43.300 euro
    Dottorato di ricerca (3 anni)3 annicirca 13.600 eurocirca 26.000 euro

    Nota: I costi ordinari sono calcolati su un reddito imponibile lordo di esempio di 35.000 euro. I valori effettivi variano in base alla retribuzione individuale e all’anno di domanda.

    Deducibilita’ fiscale del riscatto di laurea

    Uno dei vantaggi spesso sottovalutati del riscatto di laurea e’ il beneficio fiscale che ne deriva. I versamenti effettuati sono interamente deducibili dal reddito imponibile IRPEF ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e) del TUIR (DPR 917/1986).

    Questo significa che, se versi 13.600 euro per riscattare 3 anni di laurea triennale, puoi portare l’intero importo in deduzione dal reddito nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui hai effettuato il versamento (o degli anni successivi se hai optato per il pagamento rateale).

    Il risparmio fiscale dipende dall’aliquota marginale IRPEF applicabile:

    Reddito lordo annuoAliquota marginale IRPEF 2026Risparmio su 13.600 euro versati
    fino a 28.000 euro23%circa 3.128 euro
    da 28.001 a 50.000 euro35%circa 4.760 euro
    oltre 50.000 euro43%circa 5.848 euro

    In pratica, per chi ha un reddito medio-alto, il costo netto del riscatto si riduce significativamente grazie alla deduzione fiscale. Il riscatto agevolato diventa quindi ancora piu’ conveniente quando si considera il risparmio IRPEF.

    Se paghi a rate, la deduzione avviene pro-quota nell’anno di versamento di ciascuna rata. Il pagamento rateale e’ consentito fino a 120 rate mensili senza interessi, il che consente di distribuire la spesa e i benefici fiscali nel tempo.

    Come presentare la domanda di riscatto laurea all’INPS

    La domanda di riscatto di laurea si presenta all’INPS tramite uno dei seguenti canali:

    • Portale INPS online: accedendo con SPID, CIE o CNS al servizio “Riscatto di laurea” nella sezione Servizi per il Cittadino
    • Patronato autorizzato: il nostro ufficio di patronato a Udine puo’ presentare la domanda per tuo conto, gratuitamente
    • Contact center INPS: chiamando il numero 803 164 (da rete fissa, gratuito) o 06 164164 (da cellulare)

    La procedura online sul portale INPS e’ stata semplificata negli ultimi anni. Una volta effettuato l’accesso, il sistema guida l’utente attraverso i passaggi principali:

    1. Selezione del titolo di studio da riscattare
    2. Indicazione dell’ateneo e degli anni accademici
    3. Scelta del sistema di calcolo (se applicabile: ordinario o agevolato)
    4. Indicazione della modalita’ di pagamento (in unica soluzione o a rate)
    5. Invio della domanda e ricezione del provvedimento di accoglimento con importo da versare

    Dopo l’accoglimento della domanda, l’INPS emette il provvedimento di accoglimento con l’indicazione dell’importo da versare. Il pagamento avviene tramite modello F24 con i codici tributo specifici indicati dall’INPS nel provvedimento stesso.

    Documenti necessari per la domanda

    Per presentare la domanda di riscatto di laurea occorre avere a disposizione i seguenti documenti:

    • Documento di identita’ in corso di validita’ (carta d’identita’ o passaporto)
    • Codice fiscale
    • Certificato di laurea (con indicazione degli anni accademici di iscrizione e della data di conseguimento del titolo) oppure autocertificazione ai sensi del DPR 445/2000
    • Estratto contributivo INPS aggiornato (utile ma non obbligatorio, consigliato per verificare la propria posizione)
    • SPID, CIE o CNS per accedere al portale INPS online

    Se la domanda viene presentata tramite patronato, il nostro operatore raccogliera’ tutta la documentazione necessaria e curera’ la trasmissione telematica in tuo nome. Il servizio e’ completamente gratuito per i nostri assistiti.

    Hai bisogno di verificare la tua posizione contributiva prima di fare domanda? Leggi la nostra guida su come richiedere e leggere l’estratto contributivo INPS.

    Riscatto agevolato vs riscatto ordinario: quando conviene quale

    La scelta tra riscatto ordinario e riscatto agevolato dipende da diversi fattori. Ecco un confronto pratico:

    CaratteristicaRiscatto OrdinarioRiscatto Agevolato
    Chi puo’ usarloTutti gli iscritti AGOSolo contributivo puro (primo contributo dopo 1/1/1996)
    Base di calcolo costoRetribuzione/reddito attualeMinimale INPS artigiani/commercianti
    Costo tipico (laurea triennale)15.000-30.000 eurocirca 13.600 euro
    Utilita’ per pensioneAumenta importo E anticipa dirittoAumenta importo E anticipa diritto
    Deducibilita’ IRPEFSi’ (100% deducibile)Si’ (100% deducibile)
    Pagamento ratealeFino a 120 rate mensiliFino a 120 rate mensili

    Il riscatto agevolato conviene quasi sempre per i soggetti interamente nel contributivo puro, anche perche’ il costo fisso basato sul minimale e’ spesso inferiore al costo ordinario calcolato sulla retribuzione effettiva (soprattutto per chi ha redditi medio-alti).

    Riscatto di laurea e pensione anticipata: come cambia la data

    Uno degli obiettivi principali di chi valuta il riscatto di laurea e’ anticipare la data di pensionamento. Vediamo con un esempio concreto come il riscatto incide sui requisiti pensionistici nel 2026.

    Esempio pratico:

    • Lavoratrice dipendente, nata nel 1975, laurea magistrale conseguita nel 2000 (5 anni di corso)
    • Ha iniziato a lavorare nel 2001, con primo contributo INPS nel 2001 (sistema contributivo puro)
    • Nel 2026 ha 25 anni di contributi effettivi
    • Senza riscatto: raggiunge i 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata nel 2043-2044
    • Con riscatto di 5 anni di laurea: raggiunge i 42 anni e 10 mesi nel 2038-2039, con un anticipo di circa 5 anni

    Il riscatto quindi non solo aumenta l’importo dell’assegno (perche’ aggiunge anni di contribuzione al montante), ma puo’ significativamente anticipare il momento in cui si matura il diritto. Per chi e’ nel sistema contributivo puro, la pensione di vecchiaia ordinaria richiede 20 anni di contributi e 67 anni di eta’ (2026), mentre la pensione anticipata richiede 42 anni e 10 mesi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne) a prescindere dall’eta’.

    Vuoi verificare la tua posizione pensionistica attuale? Consulta la nostra guida completa sulle Pensioni 2026 e su Quota 103.

    Riscatto di laurea e sistema misto o retributivo

    Per chi aveva gia’ contributi prima del 31 dicembre 1995 (sistema misto o retributivo), il calcolo del riscatto e’ diverso e generalmente piu’ oneroso. Il costo si calcola applicando l’aliquota contributiva in vigore per il settore di appartenenza (ad esempio 33% per i lavoratori dipendenti) alla retribuzione imponibile degli ultimi 12 mesi, moltiplicato per gli anni da riscattare.

    Esempio per lavoratore dipendente nel sistema misto:

    • Retribuzione lorda annua: 35.000 euro
    • Aliquota contributiva: 33%
    • Anni da riscattare: 4 (laurea vecchio ordinamento)
    • Costo totale: 35.000 x 33% x 4 = 46.200 euro

    In questo caso il costo e’ significativo, ma va sempre valutato in relazione al beneficio pensionistico atteso e alla deduzione IRPEF ottenibile. Per i lavoratori nel sistema misto, il riscatto incide sulla quota retributiva della pensione, che viene calcolata con criteri piu’ generosi, rendendo spesso il riscatto molto conveniente sul lungo periodo.

    Quando conviene e quando no: valutazione pratica

    Il riscatto di laurea conviene generalmente quando:

    • Mancano pochi anni (3-5) al raggiungimento del diritto alla pensione anticipata: il vantaggio e’ massimo perche’ si anticipa concretamente il pensionamento
    • Si e’ nel sistema contributivo puro e si puo’ accedere al riscatto agevolato (costo contenuto)
    • Si ha un reddito elevato e si beneficia dell’aliquota marginale IRPEF piu’ alta (43%): il risparmio fiscale riduce notevolmente il costo netto
    • Si e’ abbastanza giovani da “ammortizzare” il costo con l’anticipo pensionistico: piu’ anni si anticipa la pensione, piu’ si percepisce l’assegno

    Il riscatto di laurea e’ meno conveniente quando:

    • Si e’ molto lontani dalla pensione (piu’ di 15-20 anni) e il beneficio in termini di anticipo e’ marginale rispetto al costo
    • Si e’ nel sistema misto con retribuzione alta e il costo ordinario diventa molto elevato
    • Si prevede di cambiare gestione previdenziale (es. passare a una cassa professionale): il riscatto INPS rimane utile solo per la quota AGO
    • Si hanno gia’ maturato i requisiti minimi per la pensione e il riscatto serve solo ad aumentare l’importo: occorre fare un’analisi costi/benefici accurata

    La valutazione di convenienza e’ sempre personalizzata. Ti consigliamo di rivolgerti al nostro patronato per una simulazione gratuita basata sulla tua specifica situazione contributiva e reddituale. Possiamo accedere al tuo estratto conto INPS e calcolare con precisione il beneficio atteso.

    Riscatto di laurea: domande frequenti (FAQ)

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    Il diritto al riscatto di laurea scade dopo 3 anni?

    No. Il riscatto di laurea non e’ soggetto ad alcuna decadenza triennale ne’ a termini di prescrizione legati al conseguimento del titolo. La domanda puo’ essere presentata in qualsiasi momento della vita lavorativa, anche decenni dopo la laurea. Lo chiarisce la normativa vigente (D.Lgs. 184/1997) e lo conferma l’INPS nelle proprie guide operative.

    Posso riscattare solo alcuni anni del corso?

    Si’. Non e’ obbligatorio riscattare l’intera durata del corso. Puoi scegliere di riscattare un numero inferiore di anni (es. solo 2 anni su 5) per ridurre il costo, ottimizzando il risultato pensionistico in base al tuo obiettivo specifico (anticipo di pensionamento o solo aumento dell’importo).

    Il riscatto di laurea agevolato e’ conveniente per tutti?

    Il riscatto agevolato e’ accessibile solo a chi e’ interamente nel sistema contributivo puro (primo contributo versato dopo il 31/12/1995). Per questi lavoratori il costo fisso basato sul minimale INPS e’ spesso molto inferiore al costo ordinario. La convenienza effettiva dipende pero’ da quanti anni mancano alla pensione: piu’ sei vicino, piu’ conviene.

    Posso pagare a rate il riscatto di laurea?

    Si’. Il pagamento puo’ essere rateizzato fino a 120 rate mensili senza applicazione di interessi. Le rate si versano tramite modello F24 con i codici tributo indicati da INPS nel provvedimento di accoglimento. La rateizzazione non modifica la deducibilita’ fiscale: ogni rata versata nell’anno e’ deducibile nella dichiarazione dei redditi di quell’anno.

    Cosa succede se cambio lavoro dopo il riscatto?

    I contributi da riscatto rimangono nella gestione INPS in cui sono stati versati. Se cambi lavoro o datore di impresa, i contributi riscattati non si perdono: continuano a maturare nella tua posizione assicurativa INPS e concorrono al calcolo della pensione futura. In caso di passaggio a una cassa professionale (es. Cassa Forense, ENPAM), i contributi riscattati restano all’INPS e potranno eventualmente essere oggetto di totalizzazione o cumulo con la cassa professionale.

    Il patronato puo’ aiutarmi a fare domanda?

    Certamente. Il nostro patronato a Udine offre gratuitamente il servizio di presentazione della domanda di riscatto di laurea. I nostri operatori verificano la tua posizione contributiva, calcolano il costo preventivo, e curano tutta la procedura telematica con INPS. Puoi anche richiedere una simulazione per capire se e quando il riscatto conviene nel tuo caso specifico.

    I debiti con l’INPS bloccano la domanda di riscatto?

    In linea di principio, avere debiti con l’INPS non blocca formalmente la presentazione della domanda di riscatto. Tuttavia, e’ sempre consigliabile regolarizzare la propria posizione contributiva prima di procedere. Se hai debiti INPS in sospeso, puoi valutare il pagamento rateale fino a 60 rate prima di avviare il riscatto.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/riscatto-laurea.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 07:46:332026-06-11 07:15:47Riscatto di Laurea per la Pensione: Niente Decadenza Triennale INPS
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

    IMU 2026 Pensionati: Acconto 16 Giugno, Esenzioni AIRE e Casi Particolari

    calcolo imu CAF Udine

    Il 16 giugno 2026 scade l’acconto IMU per tutti i proprietari di immobili, pensionati inclusi. La regola generale prevede l’esenzione sulla prima casa (eccetto categorie A/1, A/8, A/9), ma per i pensionati ci sono casi particolari da conoscere: pensionati AIRE all’estero (riduzione del 50%), comodato d’uso a figli o genitori, case in affitto. Vediamo nel dettaglio cosa pagare, i codici tributo da usare nel modello F24 e quando il CAF può aiutarti nel calcolo.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

    Scadenza 16 giugno 2026: cosa pagare

    Il 16 giugno 2026 è la scadenza dell’acconto IMU, pari al 50% dell’imposta complessiva annua dovuta per il 2026. Per chi ha già pagato l’intera imposta in un’unica soluzione, la scadenza non rileva. Il saldo a conguaglio è fissato per il 16 dicembre 2026.

    Prima casa: quando si paga e quando no

    La prima casa è esente da IMU, ma con eccezioni:

    • Esenti: tutte le abitazioni principali tranne quelle classificate come “di lusso” (categorie catastali A/1 abitazioni signorili, A/8 ville, A/9 castelli).
    • Si paga IMU “ridotta”: prime case di lusso con aliquota 0,40% (modificabile dai Comuni fino allo 0,60%) e detrazione fissa di 200 €.
    • NON esenti le pertinenze oltre i limiti: massimo 3 pertinenze (1 per categoria C/2, C/6, C/7); oltre questi limiti l’IMU si paga normalmente.

    Pensionati AIRE: regola 50% esenzione

    I pensionati residenti all’estero (iscritti all’AIRE) hanno una regola particolare per l’immobile italiano:

    • Riduzione del 50% dell’IMU sull’unico immobile posseduto in Italia (non concesso in affitto né in comodato).
    • Requisito: essere titolare di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia, residente in uno Stato di residenza fiscale.
    • L’agevolazione vale per una sola unità immobiliare a scelta del contribuente.
    • Non si applica alla TARI, che resta dovuta interamente.

    Comodato gratuito ai figli/genitori

    Per gli immobili concessi in comodato gratuito a parenti di primo grado (figli o genitori) con contratto registrato, si applica una riduzione del 50% della base imponibile IMU. Requisiti:

    • Contratto di comodato registrato all’Agenzia delle Entrate.
    • Il comodante deve possedere al massimo 2 immobili nello stesso Comune.
    • Il comodatario (figlio/genitore) deve risiedere e dimorare abitualmente nell’immobile.
    • L’agevolazione non vale per categorie A/1, A/8, A/9.

    Casa in affitto: aliquote 2026

    Per gli immobili dati in affitto le aliquote IMU 2026 sono:

    • Aliquota standard: 0,76% (modificabile dai Comuni da 0,46% a 1,14%).
    • Aliquota ridotta per affitti concordati: ulteriore sconto del 25% sull’imposta calcolata, se il contratto è registrato con canone concordato.
    • Aliquota maggiorata: alcuni Comuni applicano l’aliquota massima 1,14% sugli immobili sfitti.

    Codici tributo F24 (3912, 3918)

    CodiceTipologia
    3912Abitazione principale (lusso) e pertinenze
    3918Fabbricati diversi dall’abitazione principale
    3913Fabbricati rurali strumentali
    3914Terreni agricoli
    3916Aree fabbricabili
    3925Immobili categoria D (quota Stato)
    3930Immobili categoria D (quota Comune)

    Calcolo IMU al CAF: come funziona

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio completo di calcolo IMU 2026:

    • Verifica delle aliquote applicate dal tuo Comune (Udine e altri Comuni FVG).
    • Calcolo dell’imposta tenendo conto di rivalutazioni, riduzioni e detrazioni.
    • Compilazione del modello F24 con codici tributo e numero di rate.
    • Pagamento diretto in CAF oppure stampa F24 per pagamento in banca/posta.

    Per chi ha presentato il modello 730, il calcolo IMU è coordinato con la dichiarazione dei redditi.

    FAQ

    Pensionato all’estero paga IMU sulla casa in Italia?

    Sì, ma con riduzione del 50% se è iscritto AIRE, titolare di pensione in convenzione internazionale, e l’immobile in Italia è uno solo (non affittato, non in comodato).

    IMU comodato figli: come ottenere riduzione 50%?

    Serve un contratto di comodato registrato all’Agenzia delle Entrate, il proprietario deve avere max 2 immobili nello stesso Comune e il figlio (o genitore) deve risiedere effettivamente nell’immobile.

    Quando si paga il saldo IMU 2026?

    Il saldo a conguaglio scade il 16 dicembre 2026.

    Posso pagare in unica rata?

    Sì, è possibile versare l’intera IMU annuale entro il 16 giugno 2026 senza acconto+saldo. Conviene se le aliquote comunali sono già definitive a giugno.

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    Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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