NOTIZIESanzioni al commercialista: quando scatta il concorso e la proposta AIDC per limitarne la responsabilitàIl tema della responsabilità del commercialista nelle sanzioni tributarie è al centro di un vivace dibattito normativo e professionale. L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti (AIDC) ha recentemente avanzato una proposta per riformare l’articolo 9-bis del D.Lgs. 472/97, con l’obiettivo di limitare il cosiddetto concorso nella violazione e tutelare meglio i professionisti che operano in buona fede. Ecco cosa prevede l’attuale disciplina e quali sono le modifiche suggerite.Indice dei contenutiQuando scatta il concorso nelle sanzioni tributarieL’articolo 9-bis del D.Lgs. 472/97: il quadro normativoLa proposta AIDC: limitare la responsabilità del professionistaCosa cambia nella pratica per commercialisti e clientiDomande frequenti (FAQ)Quando scatta il concorso nelle sanzioni tributarieNel diritto tributario italiano, il concorso nella violazione si verifica quando più soggetti partecipano alla commissione di un illecito fiscale. Ai sensi dell’articolo 9 del D.Lgs. 472/97, quando più persone concorrono in una violazione, ciascuna di esse soggiace alla sanzione prevista per tale violazione.Per il commercialista, il rischio concreto si pone ogni volta che redige una dichiarazione fiscale, predispone atti contabili o fornisce consulenza su operazioni che successivamente l’Amministrazione finanziaria contesta come irregolari. La domanda cruciale è: quando il professionista è davvero corresponsabile della violazione del suo cliente?L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno in passato esteso in modo significativo il perimetro del concorso, applicandolo anche a professionisti che avevano agito sulla base delle informazioni fornite dal cliente, senza consapevolezza dell’irregolarità sottostante. Questa interpretazione espansiva ha generato grande incertezza nella categoria dei dottori commercialisti ed esperti contabili. L’articolo 9-bis del D.Lgs. 472/97: il quadro normativoL’articolo 9-bis del D.Lgs. 472/97 è stato introdotto per disciplinare specificamente la responsabilità dei soggetti che prestano assistenza fiscale — tra cui commercialisti, consulenti tributari e CAF — nella commissione di violazioni tributarie da parte dei loro clienti.La norma stabilisce che il professionista risponde in solido con il contribuente solo quando ha consapevolmente partecipato alla violazione, ovvero quando ha agito con dolo o colpa grave. Tuttavia, nella prassi applicativa, la distinzione tra colpa lieve e colpa grave non è sempre netta, e questo crea margini di incertezza che espongono i professionisti a rischi sanzionatori anche in situazioni limite.Secondo l’attuale formulazione normativa, il confine tra semplice errore professionale e partecipazione colpevole alla violazione dipende da valutazioni caso per caso, spesso rimesse alla discrezionalità degli uffici fiscali o dei giudici tributari. Questo genera un contenzioso numeroso e costoso, sia per i professionisti che per l’Erario. La proposta AIDC: limitare la responsabilità del professionistaL’AIDC — Associazione Italiana Dottori Commercialisti — ha elaborato una proposta di modifica dell’articolo 9-bis volta a circoscrivere con maggiore precisione i casi in cui il professionista può essere ritenuto corresponsabile delle sanzioni del cliente.I punti cardine della proposta AIDC riguardano:Esclusione della responsabilità per colpa lieve: il professionista non dovrebbe rispondere quando ha agito sulla base delle informazioni ricevute dal cliente, salvo che vi sia dolo o colpa grave provata.Presunzione di buona fede: quando il professionista ha documentato per iscritto le istruzioni ricevute dal cliente e ha segnalato eventuali rischi fiscali, dovrebbe essere presunto in buona fede.Onere della prova a carico dell’Amministrazione: spetterebbe all’Agenzia delle Entrate dimostrare la consapevolezza del professionista nella violazione, non al contrario.Limiti alla responsabilità solidale: la solidarietà nella sanzione dovrebbe essere circoscritta ai casi in cui esista un nesso causale diretto e provato tra la condotta del professionista e la violazione commessa.La proposta si inserisce in un quadro più ampio di riforma del sistema sanzionatorio tributario avviato con il D.Lgs. 87/2024, che ha già introdotto importanti modifiche in materia di riduzioni e cause di non punibilità per le violazioni formali. Cosa cambia nella pratica per commercialisti e clientiSe la proposta AIDC venisse recepita dal legislatore, le conseguenze pratiche sarebbero significative per tutti gli attori del rapporto tributario.Per i commercialisti e consulenti fiscali, una definizione più precisa dei presupposti del concorso ridurrebbe il rischio di essere coinvolti in contenziosi tributari per errori commessi in buona fede o sulla base di documentazione inesatta fornita dal cliente. Questo consentirebbe ai professionisti di operare con maggiore serenità, limitando anche i costi delle polizze di responsabilità civile professionale.Per i contribuenti-clienti, la riforma potrebbe avere l’effetto opposto: la maggiore tutela del professionista renderebbe più chiaro che la responsabilità delle scelte fiscali resta principalmente in capo al contribuente stesso. Questo incentiva una maggiore trasparenza nel rapporto con il proprio consulente, con la necessità di fornire informazioni complete e accurate.Sul piano del contenzioso tributario, una norma più precisa ridurrebbe il numero di liti oggi originate dall’incertezza interpretativa sull’estensione del concorso, con benefici per la durata e il costo dei procedimenti sia in sede amministrativa che davanti alle Corti di Giustizia Tributaria.Va ricordato che, ad oggi, la proposta AIDC non ha ancora trovato traduzione in un disegno di legge formalmente presentato in Parlamento. Il dibattito è aperto e coinvolge anche gli Ordini dei Dottori Commercialisti, il Consiglio Nazionale dei Commercialisti (CNDCEC) e le associazioni di categoria. L’evoluzione normativa in questo ambito merita un attento monitoraggio da parte di tutti i professionisti del settore fiscale. Domande frequenti (FAQ) Il commercialista può essere multato per gli errori del cliente?Sì, in base all’attuale normativa (art. 9 e 9-bis D.Lgs. 472/97), il commercialista può rispondere in solido delle sanzioni tributarie del cliente se ha partecipato alla violazione con dolo o colpa grave. Non risponde per semplici errori commessi in buona fede sulla base delle informazioni ricevute.Cosa si intende per «concorso nella violazione» tributaria?Il concorso nella violazione tributaria si verifica quando più soggetti partecipano alla commissione dello stesso illecito fiscale. Ai sensi dell’art. 9 D.Lgs. 472/97, ciascun concorrente risponde della sanzione prevista per la violazione.La proposta AIDC è già legge?No. Si tratta di una proposta elaborata dall’Associazione Italiana Dottori Commercialisti (AIDC) per modificare l’art. 9-bis del D.Lgs. 472/97. Non è ancora stata tradotta in un disegno di legge né approvata dal Parlamento. Il dibattito è in corso.Come può tutelarsi il professionista nel rapporto con il cliente?Le buone pratiche suggerite dagli esperti includono: documentare per iscritto le istruzioni ricevute dal cliente, segnalare formalmente eventuali rischi fiscali prima di procedere, verificare la completezza della documentazione fornita e stipulare una polizza di responsabilità civile professionale adeguata.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-24 08:50:002026-08-24 08:01:48Sanzioni al commercialista: quando scatta il concorso e la proposta AIDC per limitarne la responsabilità
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari, VeterinariPartita IVA Veterinario 2026: ATECO 75.00.00, ENPAV e Regime ForfettarioAprire la partita IVA veterinario 2026 è il primo passo obbligatorio per esercitare la libera professione dopo la laurea in medicina veterinaria. Che tu voglia aprire uno studio privato, lavorare come libero professionista per ambulatori o cliniche, o affiancare un’attività autonoma a un impiego pubblico, avrai bisogno di una posizione fiscale corretta. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: il codice ATECO 75.00.00, i contributi ENPAV 2026, il regime forfettario e gli adempimenti pratici per iniziare.Indice dei contenutiPerché i veterinari hanno bisogno della partita IVACodice ATECO del veterinario: 75.00.00Regime forfettario per veterinari: il regime ideale all’inizioENPAV: la cassa previdenziale dei veterinariCome aprire la partita IVA veterinario: adempimenti praticiFatturazione elettronica e Sistema Tessera SanitariaPartita IVA veterinario dipendente pubblico: è possibile?Quando conviene il regime ordinario rispetto al forfettarioPerché i veterinari hanno bisogno della partita IVAIl medico veterinario che esercita la libera professione svolge un’attività professionale autonoma: presta servizi a privati, allevatori, aziende agricole o strutture veterinarie senza un rapporto di lavoro subordinato continuativo. Per la normativa fiscale italiana, questa attività rientra tra i redditi di lavoro autonomo (art. 54 del TUIR), ed è obbligatoria l’apertura della partita IVA.Diverso è il caso del veterinario dipendente ASL o di una struttura pubblica: in quel caso il reddito da lavoro subordinato non richiede la partita IVA. Ma anche il dipendente pubblico può aprirla per le prestazioni professionali svolte al di fuori del rapporto di lavoro — con alcuni limiti che vedremo più avanti.Se stai valutando l’apertura della libera professione, il primo consiglio è questo: non aspettare di aver già iniziato a fatturare. La partita IVA va aperta prima della prima prestazione, anche se si tratta di una visita occasionale. Il rischio di aprirla in ritardo comporta sanzioni amministrative da parte dell’Agenzia delle Entrate. Codice ATECO del veterinario: 75.00.00Il codice ATECO 75.00.00 identifica l’attività «Servizi veterinari» nella classificazione ISTAT adottata dall’Agenzia delle Entrate per la registrazione delle partite IVA. È il codice corretto per tutti i medici veterinari liberi professionisti, senza distinzione di specializzazione: che tu lavori con animali da compagnia, con animali da reddito, nella sicurezza alimentare o in campo ispettivo.Conoscere il codice ATECO corretto è fondamentale perché determina due elementi chiave per la tua fiscalità:Il coefficiente di redditività applicato nel regime forfettario (per i veterinari è il 78% — la classe «Attività professionali, scientifiche e tecniche e attività varie»)Gli studi di settore e le analisi di congruità dell’Agenzia delle Entrate in caso di regime ordinarioIl coefficiente di redditività del 78% significa, in parole semplici, che su 100 euro di ricavi si considera che il tuo reddito imponibile forfettario sia pari a 78 euro. Il restante 22% rappresenta forfettariamente i tuoi costi professionali, senza che tu debba dimostrare o giustificare le singole spese. Questo semplifica enormemente la gestione contabile.Attenzione: se gestisci anche un ambulatorio o una clinica veterinaria come impresa (non come libero professionista puro), il codice ATECO potrebbe essere diverso — ad esempio con il coinvolgimento di dipendenti o soci. In quel caso è indispensabile il confronto con un consulente, perché la struttura giuridica cambia radicalmente. Regime forfettario per veterinari: il regime ideale all’inizioIl regime forfettario è quasi sempre la scelta migliore per un veterinario che inizia la libera professione. Introdotto dalla Legge 190/2014 e poi consolidato, prevede una tassazione semplificata con un’imposta sostitutiva unica del 15% sul reddito imponibile, che scende al 5% per i primi 5 anni di attività per chi apre per la prima volta la partita IVA (e non l’ha mai avuta nei 3 anni precedenti).Vediamo come funziona concretamente per un veterinario. Supponiamo che nel primo anno di attività tu fatturi 40.000 euro:Reddito imponibile forfettario: 40.000 × 78% = 31.200 euroImposta sostitutiva al 5% (primi 5 anni): 31.200 × 5% = 1.560 euroA questi vanno aggiunti i contributi ENPAV (vedi sezione dedicata), che sono deducibili dal reddito complessivoIl vantaggio è evidente: invece di pagare IRPEF ordinaria (con aliquote che arrivano al 43%), l’imposta sostitutiva al 5% nei primi anni è un risparmio fiscale significativo. E soprattutto, non devi tenere una contabilità ordinaria con registri IVA, libri cespiti e nota integrativa: basta un registro delle fatture emesse.Il regime forfettario 2026 si applica finché rimani sotto il limite di ricavi di 85.000 euro annui. Se superi questo tetto nel corso dell’anno, dal 1° gennaio dell’anno successivo passi automaticamente al regime ordinario. Esiste anche un caso di uscita immediata in corso d’anno: se superi i 100.000 euro in un singolo anno, l’uscita dal forfettario scatta dallo stesso anno, con l’obbligo di applicare l’IVA su tutte le fatture emesse da quel momento.Per approfondire tutti i requisiti e i limiti del regime forfettario 2026, consulta la nostra guida completa. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per valutare la convenienza del regime in base alla tua situazione specifica. ENPAV: la cassa previdenziale dei veterinariL’ENPAV (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Veterinari) è la cassa previdenziale obbligatoria per tutti i medici veterinari iscritti all’Albo professionale e che esercitano la libera professione. Non è l’INPS a gestire la tua pensione da veterinario autonomo: è ENPAV. Questo è un punto spesso trascurato dai neolaureati che aprono la partita IVA.I contributi ENPAV 2026 si articolano in due componenti principali:Contributo soggettivo: il 16% del reddito professionale netto dichiarato ai fini fiscali. Questo è il contributo che alimenta direttamente la tua posizione previdenziale e va in quota capitolo pensionistico.Contributo integrativo: il 2% del volume d’affari (fatturato lordo IVA). Questo contributo viene addebitato in fattura al cliente — è come una voce in più che il cliente paga e tu versi a ENPAV. Per i forfettari, che non applicano IVA, il contributo integrativo si calcola comunque sul fatturato e va indicato in fattura separatamente.Esiste inoltre un contributo minimo annuo, che per il 2026 ammonta a circa 2.500 euro. Anche se nel corso dell’anno hai guadagnato pochissimo o non hai fatturato nulla (per malattia, maternità o inizio attività tardivo), devi comunque versare questo minimo. È una forma di contribuzione obbligatoria che garantisce la continuità della tua copertura previdenziale.Una buona notizia per i neolaureati e neoiscritti ENPAV: nei primi 3 anni di iscrizione è prevista una riduzione del contributo minimo. I dettagli esatti variano in base alle delibere annuali del Consiglio di Amministrazione ENPAV, quindi è sempre consigliabile verificare sul sito ufficiale enpav.it l’importo aggiornato per il tuo specifico anno di iscrizione.Le scadenze per il versamento ENPAV sono tipicamente distribuite in due rate durante l’anno. I contributi si versano tramite modello F24 con i codici tributo specifici ENPAV. Il mancato o ritardato pagamento comporta interessi di mora e, in caso di inadempienza prolungata, sanzioni crescenti.Un elemento importante: i contributi ENPAV sono deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi. Ciò significa che, anche nel regime forfettario, riduci l’imponibile IRPEF (o dell’imposta sostitutiva) grazie ai contributi versati alla cassa. Questo meccanismo attenua l’impatto complessivo del carico contributivo. Come aprire la partita IVA veterinario: adempimenti praticiAprire la partita IVA come veterinario è una procedura relativamente semplice, ma richiede di seguire i passi nell’ordine corretto per evitare problemi successivi. Ecco cosa devi fare, nell’ordine:1. Iscrizione all’Albo dei Medici Veterinari: è il presupposto obbligatorio. Senza l’iscrizione all’Ordine provinciale non puoi esercitare legalmente la professione né aprire la partita IVA come veterinario. L’iscrizione richiede la laurea magistrale in Medicina Veterinaria e il superamento dell’esame di Stato.2. Apertura della partita IVA: presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, indicando il codice ATECO 75.00.00 e scegliendo il regime fiscale (forfettario nella quasi totalità dei casi). Puoi farlo di persona allo sportello, online con SPID sul sito dell’Agenzia delle Entrate, oppure tramite un CAF o commercialista.3. Iscrizione a ENPAV: entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA, devi iscriverti all’ENPAV. Non farlo è una violazione degli obblighi previdenziali e comporta sanzioni oltre alla perdita di copertura assicurativa.4. Attivazione della fatturazione elettronica: dal 2024 è obbligatoria anche per i forfettari. Dovrai dotarti di un software per la gestione delle fatture elettroniche (vedi sezione dedicata più sotto).5. Eventuale comunicazione al Comune per TARI: se apri un ambulatorio o uno studio professionale, potrebbero applicarsi adempimenti locali (SUAP, comunicazioni AUSL, ecc.) — ma questo è separato dalla partita IVA in senso stretto.Il costo dell’apertura della partita IVA in sé è gratuito se lo fai autonomamente tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. Se preferisci affidarti a un professionista (CAF, commercialista, consulente del lavoro) per essere sicuro di scegliere il regime giusto e compilare correttamente il modello, la consulenza ha un costo variabile. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di apertura partita IVA con consulenza fiscale: scopri come aprire la partita IVA con il supporto dei nostri esperti. Fatturazione elettronica e Sistema Tessera SanitariaLa fatturazione elettronica è obbligatoria per i veterinari con partita IVA, anche in regime forfettario, dal 1° gennaio 2024. Ogni prestazione professionale — visita, intervento chirurgico, certificato, consulenza — deve essere fatturata elettronicamente tramite il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate.C’è però una particolarità importante per i veterinari che lavorano con animali da compagnia e proprietari privati: le prestazioni veterinarie rientrano nel Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS). Questo significa che le spese veterinarie pagate dai clienti privati (persone fisiche) devono essere trasmesse telematicamente al Sistema TS, in modo che possano comparire nella precompilata 730 del cliente e lui possa sfruttare la detrazione del 19% sulle spese veterinarie (fino al limite consentito dalla legge).Se sei un veterinario che opera prevalentemente con privati, avrai quindi bisogno di un software di fatturazione che gestisca sia la trasmissione allo SdI sia l’invio al Sistema TS. Questo può sembrare complicato, ma le piattaforme di software di fatturazione per professionisti sanitari sono ormai attrezzate per gestire entrambi i flussi in modo quasi automatico.Per i veterinari che lavorano con aziende agricole, allevamenti o persone giuridiche, il Sistema TS non si applica — si tratta di normale fatturazione B2B elettronica. Per chi gestisce un mix di clientela privata e aziendale, è fondamentale impostare correttamente il software per distinguere i due flussi.Partita IVA veterinario dipendente pubblico: è possibile?Molti veterinari lavorano come dipendenti di enti pubblici (ASL, Istituto Zooprofilattico Sperimentale, Ministero della Salute) e vogliono sapere se possono parallelamente aprire una partita IVA per la libera professione. La risposta dipende dal tipo di contratto e dall’ente.In linea generale, per i dipendenti pubblici vige il principio di esclusività del rapporto di lavoro (D.Lgs. 165/2001): il dipendente non può svolgere altre attività lavorative remunerate salvo espressa autorizzazione dell’ente. Per i veterinari ASL a tempo pieno, di norma la partita IVA per libera professione privata richiede l’autorizzazione dell’Azienda Sanitaria.Esistono però alcune eccezioni e casistiche specifiche: part-time al 50% o inferiore, categorie particolari di personale, attività che non creano conflitto di interessi. La materia è articolata e ogni ASL può avere regolamenti interni diversi. Prima di aprire la partita IVA come dipendente pubblico, è indispensabile verificare con l’ufficio del personale del tuo ente e richiedere l’eventuale autorizzazione scritta. Quando conviene il regime ordinario rispetto al forfettarioIl regime forfettario è vantaggioso per la maggior parte dei veterinari che iniziano la libera professione, ma esistono situazioni in cui il regime ordinario può essere preferibile o addirittura necessario.Il regime ordinario diventa conveniente quando:Hai costi reali elevati che superano il 22% forfettario previsto dal coefficiente. Se sostieni spese significative per attrezzature mediche, affitto del locale ambulatoriale, medicinali, assicurazioni professionali e aggiornamento (ECM), potresti avere vantaggi nel dedurle analiticamente.Superi gli 85.000 euro di fatturato annuo: il forfettario non è più applicabile e passi obbligatoriamente al regime ordinario (o semplificato se rimani sotto i 500.000 euro di ricavi).Hai dipendenti o collaboratori: il regime forfettario non è compatibile con la presenza di dipendenti il cui costo complessivo superi i 20.000 euro annui.Vuoi recuperare l’IVA su acquisti importanti: in forfettario non si applica l’IVA ma non la si recupera neanche. Per grandi investimenti iniziali (ecografo, attrezzature chirurgiche, arredi ambulatorio), il regime ordinario consente di detrarre l’IVA sugli acquisti.In tutti questi casi, il confronto tra i due regimi richiede un calcolo personalizzato. Non esiste una risposta universale: dipende dal tuo fatturato atteso, dai costi effettivi, dalla presenza o meno di dipendenti e dalla tua situazione fiscale complessiva. Il consiglio è sempre quello di fare una simulazione comparativa con un consulente prima di scegliere, soprattutto se stai pianificando investimenti importanti per avviare o ampliare il tuo studio.Per una consulenza personalizzata sulla scelta del regime fiscale più adatto alla tua attività veterinaria, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: offriamo un preventivo personalizzato senza impegno. Puoi fissare un appuntamento telefonando al 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.Puoi anche leggere il nostro articolo dedicato ai professionisti sanitari con partita IVA 2026 per avere un confronto con le soluzioni adottate da medici, psicologi e altri professionisti della salute.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai bisogno di aprire la partita IVA come veterinario o di una consulenza sul regime fiscale più conveniente? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Contattaci per un preventivo personalizzato senza impegno: telefona al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Puoi anche venire direttamente in sede a Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-24 08:31:002026-08-24 07:46:09Partita IVA Veterinario 2026: ATECO 75.00.00, ENPAV e Regime Forfettario
NOTIZIETaglio accise, arriva altra proroga: sconto sul gasolio fino al 26 agostoAncora una proroga per lo sconto sulle accise dei carburanti. Il governo ha deciso di prorogare il taglio delle accise sul gasolio fino al 26 agosto 2026, evitando — almeno per qualche giorno — il ritorno dei prezzi alla pompa ai livelli pre-intervento. Una misura ormai ciclica, che si rinnova di settimana in settimana e che tiene sotto controllo l’impatto del caro carburante su famiglie e imprese.Indice dei contenutiCosa e la proroga accise?Fino a quando dura lo sconto?Quanto si risparmia alla pompa?Perche il governo proroga le accise?Cosa succede dopo il 26 agosto?FAQ – Domande frequenti Cosa e la proroga accise?Le accise sono imposte indirette che lo Stato applica sulla produzione e sulla vendita di determinati prodotti, tra cui benzina, gasolio e GPL. Rappresentano una parte consistente del prezzo finale che il cittadino paga al distributore: su ogni litro di gasolio, circa il 45-50% del prezzo e composto da accise e IVA.Il taglio delle accise e una misura introdotta dal governo per calmierare il prezzo dei carburanti nei momenti di tensione sui mercati internazionali del petrolio. In pratica, lo Stato rinuncia temporaneamente a una quota del gettito fiscale per abbassare il prezzo alla pompa e ridurre l’impatto sull’inflazione e sui costi di trasporto.La misura e stata prorogata piu volte nel corso del 2025 e del 2026, ormai con cadenza quasi settimanale o bisettimanale, diventando uno strumento strutturale di politica economica. Fino a quando dura lo sconto?Con il nuovo decreto, la proroga e valida fino al 26 agosto 2026. La misura precedente era in scadenza il 25 agosto, e il governo ha prolungato lo sconto di un ulteriore giorno, in attesa di valutare le condizioni del mercato petrolifero internazionale e decidere se prolungare ancora o lasciar scadere il beneficio.Si tratta di una proroga tecnica di breve durata, tipica della fase estiva in cui i mercati sono meno liquidi e le decisioni politiche vengono prese con margini temporali molto ridotti. Nei giorni successivi al 26 agosto, il governo dovra decidere se rinnovare ulteriormente o lasciar tornare le accise ai livelli ordinari. Quanto si risparmia alla pompa?Lo sconto in vigore corrisponde a una riduzione di circa 25 centesimi per litro sul prezzo del gasolio (e della benzina), al lordo dell’IVA. Tradotto in termini pratici:Per un pieno da 50 litri di gasolio, il risparmio e di circa 12,50 euroPer chi percorre in media 15.000 km all’anno con un’auto diesel da 6 litri/100 km, il risparmio annuo stimato supera i 200 euroPer le imprese di trasporto, il risparmio e proporzionalmente molto piu significativoSenza lo sconto, il prezzo del gasolio tornerebbe a superare stabilmente i 2 euro al litro nelle principali aree urbane, con effetti a cascata sui costi di trasporto merci e quindi sui prezzi al consumo.Sul nostro sito puoi approfondire quanto incidono le accise sul prezzo finale: Accise Carburanti 2026: Quanto Incidono sul Prezzo alla Pompa. Perche il governo proroga le accise?Le ragioni che spingono il governo a prorogare ripetutamente questa misura sono principalmente tre:Contenimento dell’inflazione: il prezzo dei carburanti ha effetti a cascata sull’intera filiera produttiva e distributiva. Mantenere i prezzi bassi aiuta a frenare la corsa dei prezzi al consumo.Sostenibilita per le famiglie: il costo del carburante incide in modo significativo sul bilancio domestico, soprattutto nelle aree senza un efficiente trasporto pubblico alternativo.Pressione sulle imprese di trasporto: autotrasportatori, corrieri e aziende di logistica sarebbero i piu penalizzati da un ritorno immediato alle accise piene, con il rischio di rincari generalizzati sulle consegne.Il costo della misura per le casse dello Stato e stimato in circa 1 miliardo di euro al mese, una cifra non trascurabile che pesa sul bilancio pubblico e che il governo deve bilanciare con altre esigenze di spesa.Per un quadro completo della storia di questa misura, leggi anche il nostro articolo: Taglio Accise Carburanti 2026: -25 Centesimi su Benzina e Diesel. Cosa succede dopo il 26 agosto?Al momento non e stata ancora annunciata un’ulteriore proroga oltre il 26 agosto. Le possibili strade sono due:Nuova proroga: se le quotazioni del petrolio dovessero rimanere elevate o in rialzo, il governo potrebbe decidere di prorogare ancora il taglio delle accise, come gia avvenuto decine di volte negli ultimi due anni.Scadenza della misura: se i prezzi internazionali dovessero scendere in modo significativo, lo Stato potrebbe lasciar cadere la misura, permettendo un graduale ritorno delle accise ai livelli ordinari.In ogni caso, l’eventuale rientro delle accise non sarebbe immediato: il mercato e regolato, e i gestori dei distributori ricevono generalmente qualche giorno di preavviso per adeguare i prezzi esposti.Tieni d’occhio anche il nostro articolo aggiornato: Benzina e diesel sopra 2 euro: cosa succede dopo il 25 agosto 2026.FAQ – Domande frequenti Fino a quando dura il taglio delle accise sul gasolio?La proroga attuale e valida fino al 26 agosto 2026. Oltre quella data, il governo dovra decidere se rinnovarla o lasciarla scadere in base alle condizioni del mercato petrolifero.Quanto risparmio con il taglio delle accise?Lo sconto e di circa 25 centesimi per litro (IVA inclusa). Per un pieno da 50 litri il risparmio e di circa 12,50 euro.Il taglio delle accise vale solo sul gasolio?No, la misura si applica anche alla benzina e ad altri carburanti come il GPL auto. Il titolo della notizia enfatizza il gasolio perche e il carburante piu utilizzato dalle imprese e dagli autotrasportatori.Cosa sono esattamente le accise?Le accise sono imposte indirette che lo Stato applica su benzina, gasolio, GPL e altri prodotti energetici. Su ogni litro di gasolio, le accise ordinarie ammontano a circa 61 centesimi, a cui si aggiunge l’IVA al 22%. Insieme, tasse e IVA rappresentano oltre il 50% del prezzo finale alla pompa.Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-24 08:04:002026-08-24 06:24:35Taglio accise, arriva altra proroga: sconto sul gasolio fino al 26 agosto
NOTIZIEAssegno Unico agosto 2026: pagamento anticipato per chi ha presentato nuova domanda o subito variazioniASSEGNO UNICO UNIVERSALEL’INPS ha confermato le date del pagamento dell’Assegno Unico Universale per il mese di agosto 2026. Come ogni mese, la maggior parte dei beneficiari riceve l’accredito tra il 17 e il 19 del mese. Tuttavia, chi ha presentato una nuova domanda o ha comunicato variazioni al proprio nucleo familiare o all’ISEE riceverà il pagamento in un momento diverso: l’ultimo giorno lavorativo del mese in cui la domanda è stata accolta. Ecco tutto quello che c’è da sapere.Indice dei contenutiQuando arriva il pagamento di agosto 2026Chi riceve il pagamento in data diversaNuove domande: quando arriva il primo pagamentoVariazioni ISEE e variazioni del nucleo familiareCome controllare il pagamento su INPSFAQQuando arriva il pagamento di agosto 2026Per i beneficiari già in carico all’INPS con domanda attiva e ISEE in corso di validità, il pagamento di agosto 2026 avviene, come di consueto, tra il 17 e il 19 agosto. L’accredito avviene sul conto corrente, libretto postale o carta prepagata indicati in fase di domanda.L’importo varia in base all’ISEE del nucleo familiare. Con un ISEE fino a 17.468,51 euro, l’importo base per ciascun figlio è di 203,80 euro mensili (rivalutato del +1,4% dal 2026). Per chi non ha presentato l’ISEE o supera la soglia massima prevista, l’importo scende a 57 euro mensili per figlio. Chi riceve il pagamento in data diversaNon tutti i beneficiari ricevono il pagamento nella stessa finestra del 17-19 del mese. Esistono due categorie di beneficiari per cui l’INPS prevede una data di accredito diversa:Chi ha presentato una nuova domanda di Assegno Unico nel mese corrente (o in quelli precedenti, se ancora in fase di lavorazione).Chi ha comunicato variazioni rilevanti: un nuovo ISEE aggiornato, la nascita di un figlio, un cambiamento nel nucleo familiare (separazione, divorzio, nuovo componente), o la variazione dello strumento di pagamento.Per questi beneficiari, il pagamento non segue il calendario standard ma viene erogato nell’ultimo giorno lavorabile del mese di accoglimento della domanda o della variazione. Per agosto 2026, l’ultimo giorno lavorativo del mese è il 31 agosto 2026 (lunedì, primo giorno feriale dopo il weekend del 29-30 agosto). Nuove domande: quando arriva il primo pagamentoSe hai presentato la domanda di Assegno Unico per la prima volta nel mese di agosto 2026 e la domanda è stata accolta dall’INPS entro fine mese, il tuo primo pagamento arriverà il 31 agosto 2026 (ultimo giorno lavorativo del mese di accoglimento).Dal mese successivo, il pagamento seguirà il calendario ordinario (tra il 17 e il 19 settembre 2026). È importante che la domanda sia completa e che siano stati indicati correttamente:Il codice IBAN del conto su cui ricevere il bonifico (o le coordinate della carta/libretto postale).L’ISEE in corso di validità (presentato tramite DSU all’INPS o al CAF).I dati aggiornati di tutti i figli a carico.Se la domanda viene presentata e accolta dopo il 31 agosto, il primo pagamento slitterà all’ultimo giorno lavorabile di settembre 2026. Variazioni ISEE e variazioni del nucleo familiareAnche i beneficiari già in carico che hanno comunicato all’INPS una variazione entro agosto 2026 potrebbero ricevere il pagamento del mese in data diversa dal solito. Le variazioni che impattano la data di pagamento includono:Nuovo ISEE presentato: se hai aggiornato la DSU e hai un nuovo ISEE 2026, l’INPS ricalcola l’importo spettante. Il primo pagamento con il nuovo importo arriverà nell’ultimo giorno lavorativo del mese in cui la variazione è stata processata.Nascita di un figlio: la comunicazione della nascita comporta l’inserimento del nuovo figlio nel conteggio. L’importo aggiuntivo viene riconosciuto dal mese di presentazione della variazione.Variazione del nucleo familiare: separazione, divorzio, o cambio della figura richiedente l’assegno richiedono una variazione formale tramite il portale INPS o il patronato.Cambio IBAN o strumento di pagamento: se hai modificato le coordinate bancarie, il pagamento di agosto potrebbe slittare di qualche giorno per l’aggiornamento dell’anagrafica INPS.In tutti questi casi, il pagamento per il mese di agosto arriverà entro il 31 agosto 2026, sempre che la variazione risulti già lavorata dall’INPS entro quella data. Come controllare il pagamento su INPSPer verificare lo stato del pagamento e la data di accredito prevista, puoi consultare il portale INPS seguendo questi passaggi:Accedi a inps.it con SPID, CIE o CNS.Vai su “Assegno Unico e Universale per i figli a carico”.Seleziona “Consulta le tue domande” per verificare lo stato della domanda.Accedi alla sezione “Pagamenti” per controllare l’importo accreditato e la data di erogazione.In alternativa, puoi consultare il fascicolo previdenziale del cittadino nella sezione “Estratto conto prestazioni” per vedere lo storico dei pagamenti ricevuti.Se il pagamento non risulta accreditato entro i termini previsti, è possibile contattare il Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164164 (da cellulare, a pagamento) oppure aprire una richiesta tramite il portale online INPS. FAQ sull’Assegno Unico di agosto 2026Quando viene pagato l’Assegno Unico ad agosto 2026 per i beneficiari ordinari?Per chi ha già la domanda attiva e nessuna variazione in corso, il pagamento arriva tra il 17 e il 19 agosto 2026, come ogni mese.Ho fatto domanda ad agosto: quando ricevo il primo pagamento?Se la domanda è accolta entro il 31 agosto 2026, il primo pagamento arriverà il 31 agosto 2026 (ultimo giorno lavorativo del mese). Dal mese successivo passi al calendario ordinario (17-19 del mese).Ho aggiornato l’ISEE ad agosto: cambia la data di pagamento?Sì. Se hai comunicato un nuovo ISEE o un’altra variazione entro agosto, il pagamento con il nuovo importo ricalcolato arriva il 31 agosto 2026 (o in settembre se la variazione viene lavorata dopo il 31 agosto).Quanto ricevo con l’Assegno Unico se non ho l’ISEE?Senza ISEE ricevi l’importo minimo di 57 euro mensili per ogni figlio a carico. Per ricevere importi più alti è necessario presentare la DSU e ottenere un ISEE valido entro il 31 dicembre dell’anno in corso.Come faccio a sapere se il mio pagamento è stato elaborato?Accedi al portale INPS con SPID, CIE o CNS e vai alla sezione “Assegno Unico e Universale per i figli a carico” → “Pagamenti”. Lì trovi lo storico degli accrediti e l’importo per ciascun mese.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-24 07:55:382026-08-24 07:56:55Assegno Unico agosto 2026: pagamento anticipato per chi ha presentato nuova domanda o subito variazioni
Geometri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOCassa Geometri 2026: Contributi Soggettivo, Integrativo e Minimi per IscrittiSe sei un geometra iscritto all’albo, capire come funziona la Cassa Geometri (CIPAG) è fondamentale per pianificare la tua previdenza e non trovarti impreparato a scadenze e versamenti. Contributo soggettivo, integrativo, minimi obbligatori: in questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere per il 2026, spiegato in modo chiaro e senza tecnicismi inutili.Indice dei contenutiCosè la Cassa Geometri (CIPAG)Contributo soggettivo 2026: aliquota e base imponibileContributo integrativo 2026: chi lo paga e comeContributo minimo annuo 2026Contributi CIPAG per geometri in regime forfettarioPensione dei geometri: requisiti 2026Scadenze e modalità di versamentoFAQ — Domande frequentiCos’è la Cassa Geometri (CIPAG)La CIPAG — Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti è l’ente previdenziale obbligatorio per tutti i geometri iscritti all’albo professionale che esercitano la libera professione in forma autonoma.In pratica, la CIPAG svolge per i geometri la stessa funzione che l’INPS svolge per i lavoratori dipendenti: raccoglie i contributi versati nel corso della carriera e li trasforma nella pensione di vecchiaia, di invalidità o ai superstiti. A differenza dell’INPS, però, la CIPAG gestisce un sistema misto — che combina elementi del vecchio sistema retributivo con quello contributivo — e ha regole proprie, fissate dal proprio statuto e dal regolamento previdenziale.L’iscrizione alla CIPAG è automatica al momento dell’iscrizione all’albo dei geometri e non è facoltativa: ogni geometra che esercita la libera professione è obbligato a versare i contributi, indipendentemente dal reddito prodotto.[su_box title=”📌 Nota per i geometri dipendenti” style=”glass” box_color=”#2196F3″] I geometri che lavorano esclusivamente come dipendenti non sono iscritti alla CIPAG (sono coperti dall’INPS). L’iscrizione alla Cassa scatta solo per chi esercita la libera professione, anche in parallelo a un rapporto di lavoro dipendente. [/su_box] Contributo soggettivo 2026: aliquota e base imponibileIl contributo soggettivo è il contributo pensionistico principale: viene calcolato sul reddito professionale netto dichiarato e va direttamente a costruire la tua posizione previdenziale, cioè la pensione futura.Per il 2026, l’aliquota del contributo soggettivo CIPAG è:VoceValore 2026Aliquota soggettivo20% del reddito professionale nettoBase imponibileReddito netto da attività professionale (dichiarazione dei redditi)Tetto massimo183.550 euro di reddito: sulla parte eccedente si applica il 3,5%Come si calcola in pratica? Supponiamo che Marco, geometra libero professionista, abbia dichiarato nel 2025 un reddito netto professionale di 35.000 euro. Il suo contributo soggettivo CIPAG per il 2026 sarà:35.000 × 20% = 7.000 euro di contributo soggettivo.Questo contributo è deducibile fiscalmente dal reddito complessivo: abbassa quindi la base imponibile IRPEF e riduce le tasse da pagare. Una buona notizia, insomma. Il contributo soggettivo per i geometri in regime forfettarioPer i geometri in regime forfettario, la base imponibile del contributo soggettivo non è il reddito netto reale, ma il reddito imponibile forfettizzato, calcolato applicando il coefficiente di redditività del 78% ai ricavi lordi. Se vuoi approfondire come funziona il regime forfettario per i geometri, leggi la nostra guida: Regime Forfettario Geometra 2026: Cassa Geometri, Codice ATECO e Obblighi Contabili.Contributo integrativo 2026: chi lo paga e comeIl contributo integrativo è un contributo che il geometra addebita ai propri clienti in parcella, in aggiunta al compenso per la prestazione professionale. Non pesa quindi direttamente sul geometra, ma viene trasferito al committente.Per il 2026, l’aliquota del contributo integrativo CIPAG è:VoceValore 2026Aliquota integrativo5% sul corrispettivo lordo della parcellaChi lo pagaIl cliente (committente), non il geometraCome si indica in parcellaVoce separata “Contributo integrativo CIPAG 5%”Attenzione: anche se tecnicamente lo paga il cliente, il geometra ha l’obbligo di versarlo alla CIPAG entro le scadenze previste. Non versarlo, o versarlo in ritardo, comporta sanzioni.Esempio pratico: se emetti una parcella di 2.000 euro, dovrai aggiungere 100 euro di contributo integrativo (2.000 × 5%) e poi applicare l’IVA al 22% sull’importo totale (salvo esenzioni). Il tuo cliente pagherà 2.100 euro + IVA, ma quei 100 euro non sono tuoi: li verserai alla CIPAG.Il contributo integrativo è dovuto su tutti i corrispettivi derivanti dall’attività professionale, anche quando il cliente è un altro professionista o un’azienda. Non è deducibile per il geometra (lo è invece per il committente). Contributo minimo annuo 2026Indipendentemente dal reddito prodotto, ogni geometra iscritto alla CIPAG deve versare ogni anno un contributo minimo garantito. Questo minimo assicura che l’iscritto “cumuli” almeno un certo livello di contribuzione annua, anche negli anni di avvio o di reddito basso.Per il 2026, il contributo minimo annuo CIPAG è di circa 4.205 euro (importo soggetto a conferma da parte della CIPAG nella comunicazione ufficiale annuale).In concreto, funziona così:Se il 20% del tuo reddito netto supera il minimo di 4.205 euro → versi il 20% sul reddito reale.Se il 20% del tuo reddito netto è inferiore a 4.205 euro (o se il reddito è zero) → versi comunque il minimo di 4.205 euro.Il contributo minimo è particolarmente rilevante per i geometri neo-iscritti o per chi attraversa un periodo di bassa produzione. Vale la pena considerarlo nella pianificazione finanziaria dell’anno, perché è un costo fisso e ineludibile.[su_box title=”💡 Consiglio pratico” style=”glass” box_color=”#4CAF50″] Se sei all’inizio della carriera o hai avuto un anno di reddito basso, metti da parte almeno 4.205 euro per coprire il contributo minimo CIPAG. Dimenticarselo è uno degli errori più comuni tra i giovani professionisti. [/su_box] Contributi CIPAG per geometri in regime forfettarioIl regime forfettario ha alcune particolarità che impattano direttamente sui contributi CIPAG. È bene conoscerle prima di fare qualsiasi calcolo. Base imponibile ridottaCome anticipato, per i forfettari la base imponibile del soggettivo non è il reddito netto reale ma quello forfettizzato: ricavi × 78% (coefficiente di redditività per il codice ATECO dei geometri). Questo significa che un geometra forfettario con 50.000 euro di ricavi calcola il soggettivo su 39.000 euro (50.000 × 78%), non su 50.000.Nessuna riduzione del soggettivo CIPAG per i forfettariAttenzione a un equivoco comune: la riduzione del 35% sui contributi previdenziali prevista dalla legge sul regime forfettario si applica solo ai contributi INPS (Gestione Separata o Gestione Artigiani/Commercianti), non alla CIPAG. I geometri iscritti alla Cassa versano sempre il 20% senza riduzioni legate al regime fiscale adottato.Contributo integrativo e fatturazione in forfettarioAnche i geometri forfettari devono addebitare il contributo integrativo del 5% sui propri onorari e versarlo alla CIPAG. Non c’è esenzione legata al regime fiscale. L’unica differenza è che, in regime forfettario, le fatture non hanno IVA: il documento fiscale riporterà il compenso, più il 5% di integrativo CIPAG, senza IVA aggiunta (tranne eccezioni specifiche).Pensione dei geometri: requisiti 2026I geometri iscritti alla CIPAG hanno diritto a tre tipologie principali di pensione:1. Pensione di vecchiaiaRichiede il raggiungimento dell’età pensionabile (attualmente 70 anni per chi ha contribuzione interamente nel sistema contributivo) e di un certo numero di anni di contribuzione effettiva. I requisiti esatti vengono aggiornati periodicamente dalla CIPAG in base alle aspettative di vita ISTAT.2. Pensione di anzianità anticipataAccessibile prima dell’età di vecchiaia, con requisiti più stringenti in termini di anni di contribuzione. La CIPAG prevede anche un sistema di penalizzazioni sull’importo per chi accede alla pensione prima di determinate soglie anagrafiche.3. Pensione di invalidità e ai superstitiGarantiscono una tutela economica in caso di inabilità lavorativa permanente o di decesso dell’iscritto, a tutela del nucleo familiare.Per verificare la tua posizione contributiva e stimare la pensione futura, puoi accedere all’area riservata del portale CIPAG (www.cassageometri.it) con le credenziali rilasciate al momento dell’iscrizione. È consigliabile controllare il proprio estratto contributivo almeno una volta all’anno.Scadenze e modalità di versamentoI contributi CIPAG vengono versati su base annua, con la comunicazione dei redditi alla Cassa tramite il Modello 740/CIPAG (la dichiarazione dei redditi specifica per la Cassa, distinta dal modello fiscale).Le scadenze principali per il 2026 sono:AdempimentoScadenza indicativaInvio Modello 740/CIPAG (redditi 2025)Entro il 31 ottobre 2026Versamento a saldo contributi 2025In concomitanza con la dichiarazioneAcconto contributi 2026Verificare comunicazione CIPAG annualeIl versamento avviene tramite MAV bancario inviato dalla CIPAG o tramite il portale telematico della Cassa. Non è possibile usare il modello F24 standard (come avviene per i contributi INPS): i contributi CIPAG hanno un sistema di riscossione autonomo.In caso di mancato versamento nei termini, la CIPAG applica:Interessi di mora sull’importo non versatoSanzioni aggiuntive in caso di omissione prolungataNei casi gravi: cancellazione dall’albo professionale (tramite segnalazione al Collegio dei Geometri)Se hai difficoltà a versare, è importante contattare la CIPAG prima della scadenza per valutare eventuali piani di rateizzazione: la Cassa prevede questa possibilità per gli iscritti in temporanea difficoltà economica.[su_box title=”🔗 Approfondimento correlato” style=”glass” box_color=”#FF9800″] Se hai contributi versati sia alla CIPAG che all’INPS (Gestione Separata), potresti avere diritto alla ricongiunzione per unificare le posizioni previdenziali. Leggi: Ricongiunzione tra Gestione Separata INPS e Casse Professionali 2026: Nuove Regole e Quando Conviene. [/su_box] FAQ — Domande frequenti sulla Cassa GeometriCosa succede se apro la partita IVA a metà anno?L’iscrizione alla CIPAG decorre dalla data di iscrizione all’albo. Il contributo minimo per l’anno di iscrizione viene calcolato pro rata: se ti iscrivi a luglio, verserai circa metà del minimo annuo. La CIPAG invia una comunicazione con gli importi esatti dopo l’iscrizione.Posso non iscrivermi alla CIPAG se ho già l’INPS?No. L’iscrizione alla CIPAG è obbligatoria e automatica per tutti i geometri liberi professionisti iscritti all’albo, indipendentemente da altre coperture previdenziali. Non esiste una via per opt-out.Il contributo integrativo è sempre dovuto, anche su lavori a titolo gratuito?Il contributo integrativo si applica sui corrispettivi professionali fatturati. Se la prestazione è effettivamente gratuita e non viene emessa parcella, non c’è integrativo. Ma attenzione: i lavori “gratuiti” a familiari o soci devono essere valutati con il proprio commercialista per evitare contestazioni.Posso dedurre i contributi CIPAG dalla dichiarazione dei redditi?Sì. Il contributo soggettivo CIPAG è interamente deducibile dal reddito complessivo ai fini IRPEF (non solo detraibile: riduce direttamente la base imponibile). Il contributo integrativo invece non è deducibile dal geometra, ma dal cliente che lo ha versato.Cosa succede se non pago i contributi CIPAG per qualche anno?Il mancato pagamento comporta prima sanzioni e interessi, poi — nei casi più gravi e protratti — la segnalazione al Collegio dei Geometri che può portare alla sospensione dall’albo. Senza iscrizione all’albo non si può esercitare la professione. È dunque fondamentale regolarizzare le posizioni debitorie il prima possibile.Dove trovo le comunicazioni ufficiali della CIPAG per il 2026?Tutte le circolari e delibere ufficiali sono pubblicate sul sito www.cassageometri.it. È buona norma consultarlo ogni inizio anno per verificare eventuali aggiornamenti di aliquote e scadenze.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Gestisci i contributi CIPAG con il supporto di un espertoVersamenti corretti, deduzioni ottimizzate, scadenze rispettate: la gestione della previdenza professionale non è mai banale. Il team di Centro Fiscale segue geometri e professionisti nella pianificazione fiscale e previdenziale, con consulenze personalizzate.Hai domande sui tuoi contributi CIPAG o vuoi un controllo sulla tua posizione? Contattaci per un preventivo personalizzato: ti aiutiamo a non perdere nessuna scadenza e a ottimizzare la tua posizione fiscale.Errore: Modulo di contatto non trovato. Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-24 07:37:002026-09-17 09:30:27Cassa Geometri 2026: Contributi Soggettivo, Integrativo e Minimi per Iscritti
NOTIZIEManovra, incentivi lavoro e decontribuzioni: quali bonus vuole confermare il GovernoCon l’avvicinarsi della stagione della manovra di bilancio, il Governo torna a ragionare sugli incentivi al lavoro, sulle decontribuzioni e sui bonus assunzioni che potrebbero trovare spazio nella Legge di Bilancio 2027. Secondo le indiscrezioni riportate da QuiFinanza e da altri organi di stampa, l’esecutivo punta a confermare e in alcuni casi rafforzare le misure già in vigore nel 2026, con un occhio di riguardo per le categorie più fragili: donne, giovani e lavoratori del Mezzogiorno.In questo articolo facciamo il punto su quali agevolazioni sono attualmente attive, quali potrebbero essere prorogate e cosa cambia per datori di lavoro e lavoratori.Indice dei contenutiLo scenario attuale: cosa cambia con la manovraDecontribuzioni: le misure che il Governo vuole prorogareBonus assunzioni: donne, giovani e categorie svantaggiateFringe benefit e welfare aziendaleIncentivi per il settore privato nel 2026Cosa aspettarsi dalla Legge di Bilancio 2027Domande frequenti Lo scenario attuale: cosa cambia con la manovraL’autunno è tradizionalmente il periodo in cui il Governo presenta la Legge di Bilancio, il provvedimento che definisce le risorse e le politiche economiche per l’anno successivo. Per il 2027, il dibattito è già aperto e il capitolo lavoro è tra i più discussi.Negli ultimi anni, l’esecutivo ha puntato molto sulle decontribuzioni — riduzioni dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro o del lavoratore — come strumento per incentivare le assunzioni e sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti. Queste misure, però, hanno spesso carattere temporaneo: devono essere rinnovate di anno in anno nella manovra.Il tema centrale, dunque, è capire quali bonus e incentivi sopravviveranno alla Legge di Bilancio 2027 e se ci saranno novità per alcune categorie di lavoratori e datori di lavoro. Decontribuzioni: le misure che il Governo vuole prorogareTra le misure che l’esecutivo punta a confermare nella manovra 2027, spiccano le decontribuzioni per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Si tratta di sgravi sui contributi previdenziali che, in sostanza, aumentano il netto in busta paga senza che il datore di lavoro debba spendere di più.Tra le misure più attese:Taglio del cuneo fiscale contributivo per i lavoratori dipendenti con redditi fino a circa 40.000 euro annui, che ha già caratterizzato le ultime leggi di bilancio e che il Governo vuole stabilizzare.Decontribuzione Sud: incentivi per le assunzioni nelle regioni del Mezzogiorno, sottoposta a verifica di compatibilità con le norme europee sugli aiuti di Stato.Sgravi per assunzioni a tempo indeterminato: la proroga degli incentivi contributivi per i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato, in particolare per i lavoratori che percepiscono un salario inferiore a determinate soglie.Va detto che alcune di queste misure dipendono dalla disponibilità di risorse nel bilancio pubblico e dalla compatibilità con i vincoli europei di finanza pubblica: non è detto che tutte trovino conferma nella forma attuale. Bonus assunzioni: donne, giovani e categorie svantaggiateUn capitolo importante riguarda i bonus assunzioni mirati a specifiche categorie di lavoratori. Il Governo ha storicamente riservato sgravi contributivi più generosi alle aziende che assumono soggetti considerati più lontani dal mercato del lavoro.Tra le misure che potrebbero essere confermate o potenziate:Bonus assunzioni donne: sgravi contributivi per i datori di lavoro che assumono donne in settori o aree geografiche dove il tasso di occupazione femminile è più basso. La misura ha l’obiettivo di ridurre il divario di genere nel mercato del lavoro.Incentivi per i giovani under 35: agevolazioni per le aziende che assumono giovani senza un impiego stabile, soprattutto con contratti a tempo indeterminato.Incentivi per percettori di reddito di cittadinanza o assegno di inclusione: sgravi per chi assume lavoratori che beneficiano di misure di sostegno al reddito, con l’obiettivo di favorire la reintegrazione nel mercato del lavoro.Per usufruire di questi incentivi, i datori di lavoro devono generalmente rispettare alcune condizioni: mantenere i livelli occupazionali, non aver effettuato licenziamenti nei mesi precedenti, e gestire correttamente le pratiche INPS. Il supporto di un consulente del lavoro o di un CAF può essere prezioso per verificare i requisiti e presentare correttamente le richieste. Fringe benefit e welfare aziendaleUn altro strumento che il Governo potrebbe confermare o adattare riguarda i fringe benefit, cioè i benefici extra-salariali che le aziende possono riconoscere ai dipendenti in modo parzialmente o totalmente esente da tassazione.Nelle ultime leggi di bilancio, la soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit è stata innalzata rispetto al limite ordinario di 258,23 euro previsto dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). In particolare, sono stati previsti limiti più alti per i lavoratori con figli a carico.Tra i beni e servizi che rientrano nel perimetro dei fringe benefit figurano:Buoni spesa e buoni carburanteRimborso delle utenze domestiche (luce, gas, acqua)Rimborso di canoni di locazione o rate del mutuo per la prima casaPolizze assicurative e previdenza complementareLa proroga o meno di queste soglie elevate dipenderà dalle risorse disponibili in manovra e dall’orientamento politico dell’esecutivo sul welfare aziendale. Incentivi per il settore privato nel 2026Accanto alle misure di carattere contributivo, il Governo ha introdotto negli anni anche incentivi fiscali per le imprese che investono nella formazione e nella crescita professionale dei lavoratori. Tra queste:Crediti d’imposta per la formazione 4.0: agevolazioni per le aziende che investono nella formazione del personale su tecnologie digitali e industria 4.0.Piano Transizione 5.0: incentivi per gli investimenti in beni strumentali legati alla transizione energetica e digitale, con ricadute occupazionali.Incentivi per l’apprendistato: sgravi contributivi per le aziende che assumono con contratto di apprendistato, particolarmente favorevoli per i giovani under 30.Queste misure, però, richiedono spesso documentazione specifica e il rispetto di condizioni tecniche che è bene verificare prima di procedere con le assunzioni o gli investimenti.Cosa aspettarsi dalla Legge di Bilancio 2027Mentre il testo definitivo della manovra sarà presentato entro il 15 ottobre 2026 (termine per il disegno di legge di bilancio), le voci raccolte indicano alcune priorità del Governo:Conferma e stabilizzazione del taglio del cuneo fiscale: da temporaneo a strutturale, per dare certezza ai lavoratori e alle aziende.Sostegno alle assunzioni nel settore privato, con attenzione alle aree del Sud e alle categorie svantaggiate.Possibile revisione del sistema dei fringe benefit, con una razionalizzazione delle soglie di esenzione.Nessun taglio alle misure per i giovani: il Governo ha più volte dichiarato l’intenzione di mantenere incentivi specifici per l’occupazione giovanile.È importante ricordare che fino all’approvazione definitiva della legge (solitamente entro il 31 dicembre), le misure rimangono in attesa di conferma e possono subire modifiche significative durante l’iter parlamentare.Per approfondire, leggi anche: Misure per i Giovani nella Manovra 2026: Tutte le Novità Domande frequentiCosa si intende per decontribuzione?La decontribuzione è una riduzione dei contributi previdenziali che normalmente vengono versati all’INPS dal datore di lavoro o dal lavoratore. In pratica, chi ne beneficia paga meno contributi, con effetti positivi sulla busta paga o sul costo del lavoro per le aziende.Il taglio del cuneo fiscale sarà confermato nel 2027?Il Governo ha dichiarato l’intenzione di confermare e stabilizzare il taglio del cuneo fiscale contributivo, ma la conferma definitiva arriverà solo con l’approvazione della Legge di Bilancio 2027, attesa entro fine 2026.Quali lavoratori possono beneficiare del bonus assunzioni?Gli incentivi all’assunzione sono generalmente rivolti a categorie specifiche: donne in aree o settori con bassa occupazione femminile, giovani under 35, percettori di misure di sostegno al reddito come l’Assegno di Inclusione, e lavoratori nelle regioni del Mezzogiorno.Cosa sono i fringe benefit?I fringe benefit sono benefici aggiuntivi rispetto allo stipendio che le aziende possono riconoscere ai dipendenti: buoni spesa, rimborso utenze domestiche, polizze assicurative. Entro certi limiti di valore, non sono tassati né per il lavoratore né per l’azienda.Quando verrà approvata la Legge di Bilancio 2027?Il disegno di legge di bilancio deve essere presentato dal Governo entro il 15 ottobre dell’anno precedente. L’approvazione definitiva da parte del Parlamento avviene solitamente entro il 31 dicembre 2026, per entrare in vigore dal 1° gennaio 2027.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-24 07:04:002026-08-24 06:18:38Manovra, incentivi lavoro e decontribuzioni: quali bonus vuole confermare il Governo
Aruba Fatturazione, Fatturazione Italia, Finanza & Servizi, Software Fatturazione ElettronicaMigrare da Aruba Fatturazione Elettronica a Fatturazioneitalia 2026: Guida Passo PassoSe stai usando Aruba Fatturazione Elettronica e stai valutando di cambiare software, sei nel posto giusto. Migrare da Aruba Fatturazione Elettronica a Fatturazioneitalia 2026 è un’operazione concretamente fattibile in pochi giorni, a patto di seguire i passaggi nel giusto ordine. In questa guida trovi tutto ciò che ti serve: dall’esportazione dei dati da Aruba, all’importazione su Fatturazioneitalia.it, fino alla verifica che il tuo codice SDI sia correttamente configurato. Il tutto senza perdere neppure una fattura storica e con la serenità di sapere che la conservazione sostitutiva decennale è garantita anche dopo il passaggio.Indice dei contenutiPerché Migrare da Aruba Fatturazione Elettronica nel 2026Cosa Fare Prima di Iniziare la MigrazioneStep 1 – Esportare le Fatture da Aruba Fatturazione ElettronicaStep 2 – Scaricare la Conservazione Sostitutiva da ArubaStep 3 – Aprire l’Account su Fatturazioneitalia.itStep 4 – Importare i Dati in FatturazioneitaliaStep 5 – Verificare la Configurazione e Testare l’Invio SDICosa NON Perdere durante la MigrazioneFatturazioneitalia vs Aruba: Confronto Funzionalità 2026Domande Frequenti sulla Migrazione da Aruba a FatturazioneitaliaPerché Migrare da Aruba Fatturazione Elettronica nel 2026Aruba Fatturazione Elettronica è un servizio diffuso tra liberi professionisti e piccole imprese, ma nel corso del 2025-2026 molti utenti hanno iniziato a segnalare alcune criticità: rinnovi automatici con aumenti di prezzo non comunicati chiaramente, interfaccia meno intuitiva rispetto ai concorrenti e piani di conservazione con costi aggiuntivi. Se ti sei trovato in una di queste situazioni, il momento per valutare un cambio di software di fatturazione elettronica è adesso — e farlo prima di dicembre ti dà il vantaggio di impostare il nuovo anno fiscale 2027 su una piattaforma già rodata.Il motivo più citato da chi decide di migrare da Aruba a Fatturazioneitalia nel 2026 è la certezza del prezzo nel tempo. Fatturazioneitalia.it ha due piani annuali IVA inclusa (Start 49 euro, 150 fatture; Pro 89 euro, 500 fatture con Sistema TS incluso) e offre il cosiddetto “prezzo bloccato 3 anni per contratto”: una formula che congela il canone per il periodo concordato, indipendentemente da aggiornamenti di listino. Per chi gestisce una partita IVA in regime forfettario o una piccola srl con volumi di fatturazione stabili, questa prevedibilità di spesa è un vantaggio competitivo concreto rispetto ai software che adeguano i prezzi ogni anno. Puoi approfondire il confronto dei costi reali su Prezzi Software Fatturazione 2026: il Costo Reale su 3 Anni (TCO).Un secondo motivo riguarda la conservazione sostitutiva: Aruba offre la conservazione tramite un modulo separato, che può comportare costi aggiuntivi. Fatturazioneitalia include la conservazione in entrambi i piani (Start e Pro), rispettando l’obbligo di legge dei 10 anni di conservazione fiscale (elevabile a 15 con adesione al servizio dell’Agenzia delle Entrate). Questo significa che le tue fatture rimangono accessibili e legalmente valide senza sorprese in bolletta. Cosa Fare Prima di Iniziare la MigrazionePrima di toccare qualsiasi impostazione, dedica 30 minuti alla fase preparatoria. Una migrazione fatta con ordine dura meno e non genera ansie a posteriori. Ecco la checklist da completare prima di avviare il switch da Aruba a Fatturazioneitalia:Verifica la data di rinnovo Aruba: se mancano meno di 30 giorni al rinnovo automatico, agisci subito per disdire prima del prelievo. Aruba richiede la disdetta entro un certo termine (solitamente 30 giorni prima del rinnovo) per non addebitare il canone successivo.Scarica tutte le fatture emesse e ricevute dell’anno in corso e degli anni precedenti in formato XML. Questi file sono i tuoi originali fiscali e ti servono indipendentemente dalla migrazione.Esporta l’anagrafica clienti e fornitori in formato CSV o Excel: ti farà risparmiare ore di reinserimento manuale.Annotati il tuo codice SDI attuale (se hai usato un codice destinatario personale o quello di Aruba): dovrai aggiornarlo con il nuovo codice di Fatturazioneitalia presso i tuoi clienti abituali.Controlla la numerazione fatture: il primo numero da assegnare nel nuovo software deve essere in continuità con l’ultimo emesso su Aruba per non creare salti nella progressione obbligatoria per legge.Se non sei sicuro su come gestire la continuità della numerazione fatture o la disdetta del contratto Aruba, il CAF Centro Fiscale può assisterti nell’intera operazione: i nostri operatori si occupano di tutto, dalla raccolta documenti alla configurazione del nuovo software. Step 1 – Esportare le Fatture da Aruba Fatturazione ElettronicaLa prima operazione tecnica è l’esportazione delle fatture da Aruba Fatturazione Elettronica. Dal pannello di controllo Aruba, accedi alla sezione dedicata alle fatture emesse e ricevute. Troverai solitamente un’opzione di esportazione massiva che ti permette di scaricare i file in formato XML FatturaPA v1.2.2, che è il formato ufficiale previsto dall’Agenzia delle Entrate per la fattura elettronica in vigore dal 2023.Quando esporti, seleziona l’intero storico disponibile, non solo l’anno corrente. Anche se Aruba conserva i file per 10 anni, avere una copia locale ti protegge in caso di problemi futuri con l’account o con il servizio. Organizza i file in cartelle per anno fiscale (es. fatture-emesse-2024, fatture-ricevute-2024) per ritrovarli facilmente in fase di controllo.Oltre alle fatture in formato XML, esporta anche il registro IVA in formato PDF o Excel: sarà utile al tuo commercialista per le riconciliazioni e per la dichiarazione dei redditi, specialmente se sei in regime forfettario. Per la gestione completa della tua posizione fiscale, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza sia in ufficio che online su tutto il territorio nazionale. Step 2 – Scaricare la Conservazione Sostitutiva da ArubaQuesto passaggio è quello che più spesso viene sottovalutato, ma è forse il più importante dal punto di vista legale. La conservazione sostitutiva è il processo certificato che attribuisce valore legale alle fatture elettroniche nel tempo — in altre parole, è la garanzia che una fattura emessa anni fa sia ancora valida come documento fiscale agli occhi del Fisco.Aruba gestisce la conservazione tramite il proprio sistema (o tramite Aruba PEC S.p.A. come conservatore accreditato AgID). Prima di chiudere l’account, devi scaricare i pacchetti di distribuzione (PdD) della conservazione: si tratta di file compressi con estensione .zip o .p7m che contengono le fatture con firma digitale del conservatore. Questi file sono la prova legale opponibile a terzi e al Fisco che le fatture esistono e non sono state alterate.Ricorda: l’obbligo di conservazione fiscale dura 10 anni dalla data di registrazione contabile. Questo significa che una fattura del 2016 deve essere conservata fino al 2026. Se chiudi l’account Aruba senza scaricare i pacchetti di conservazione per quegli anni, potresti non riuscire più ad accedervi — con conseguenze serie in caso di verifica fiscale. Conserva questi file su un hard disk esterno e su un servizio cloud (es. Google Drive, OneDrive) come doppia copia di sicurezza. Step 3 – Aprire l’Account su Fatturazioneitalia.itUna volta che hai i tuoi dati al sicuro, puoi aprire l’account su Fatturazioneitalia.it. La registrazione richiede i dati della tua partita IVA, il codice fiscale e i dati dell’impresa o del professionista. In fase di iscrizione, ti verrà assegnato un codice destinatario SDI univoco da comunicare ai tuoi clienti: questo è il codice che i tuoi clienti dovranno inserire nelle fatture che ti emettono per farle recapitare direttamente nel tuo cassetto fiscale Fatturazioneitalia.Il vantaggio che distingue Fatturazioneitalia dai concorrenti è la formula “prezzo bloccato per contratto” (3 anni): sottoscrivendo il piano, il canone annuale rimane invariato per il periodo concordato. Questa certezza economica è particolarmente apprezzata da chi gestisce una partita IVA con costi fissi da pianificare. Per chi vuole valutare il prodotto prima di impegnarsi, Fatturazioneitalia.it offre un periodo di prova che permette di testare le funzionalità senza vincoli. Puoi leggere la nostra Fatturazioneitalia recensione 2026 per un’analisi approfondita delle funzionalità.Durante la registrazione, compila con attenzione i dati della sede legale e il regime IVA (es. regime forfettario, regime ordinario, esente IVA): questi parametri condizionano la compilazione automatica dei campi nelle fatture e la corretta valorizzazione dei codici natura IVA nei file XML. Un errore qui si traduce in fatture compilate male e possibili contestazioni da parte del Sistema di Interscambio (SDI). Step 4 – Importare i Dati in FatturazioneitaliaL’importazione dei dati in Fatturazioneitalia avviene in due fasi distinte: l’anagrafica e lo storico fatture. Inizia sempre dall’anagrafica, perché avere i dati dei clienti e dei fornitori già presenti rende molto più rapida la compilazione delle prime fatture sul nuovo software.Per l’anagrafica clienti e fornitori, Fatturazioneitalia supporta l’importazione tramite file CSV. Dal file che hai esportato da Aruba, verifica che i campi corrispondano al formato richiesto (ragione sociale, partita IVA, codice fiscale, indirizzo, codice SDI o PEC per la ricezione fatture). Se ci sono discrepanze di formato, il CAF Centro Fiscale può aiutarti a normalizzare il file prima dell’importazione, evitando errori che renderebbero le fatture non consegnabili.Per le fatture storiche in formato XML, la situazione dipende dalle funzionalità della versione attuale di Fatturazioneitalia: la piattaforma permette di caricare i file XML per consultazione e archiviazione. Questo è sufficiente per avere tutto lo storico in un unico posto. Per la conservazione sostitutiva dello storico pre-migrazione, invece, i pacchetti di distribuzione scaricati da Aruba (Step 2) rimangono validi indipendentemente dal nuovo software: non è necessario “riconservare” le fatture già conservate. Per un confronto con altri software che gestiscono la migrazione in modo simile, consulta la nostra guida Cambiare Software Fatturazione nel 2026: Guida Step-by-Step allo Switch Senza Perdere Dati.Step 5 – Verificare la Configurazione e Testare l’Invio SDIPrima di emettere la prima fattura reale dal nuovo software, esegui sempre un test di invio al Sistema di Interscambio (SDI). Fatturazioneitalia mette a disposizione un ambiente di test (o sandbox) dove puoi verificare che la fattura venga generata correttamente, che il file XML sia valido e che l’invio venga accettato dallo SDI senza errori di formato.I controlli da verificare prima dell’invio reale sono:Codice destinatario o PEC del cliente correttamente inserito nell’anagraficaRegime IVA del cedente/prestatore (forfettario = natura N2.2; ordinario = aliquota 22% o altra aliquota applicabile)Numerazione fattura: il primo numero deve essere quello successivo all’ultimo usato su ArubaData fattura: rispettare il termine di 12 giorni dall’operazione per la fattura immediata (come da normativa vigente)Codice SDI ricevente: comunicare ai principali clienti il nuovo codice destinatario di Fatturazioneitalia per le fatture che ti emettonoSe durante il test riscontri un errore di scarto da parte dello SDI, non preoccuparti: è la procedura normale per identificare e correggere problemi di configurazione prima che impattino su fatture reali. Il team di supporto di Fatturazioneitalia e il CAF Centro Fiscale possono aiutarti a interpretare i codici di errore SDI e a correggere la configurazione. Cosa NON Perdere durante la MigrazioneLa migrazione da un software di fatturazione all’altro è un momento di discontinuità che, se gestito male, può creare problemi fiscali anche anni dopo. Questi sono gli elementi che non puoi permetterti di perdere durante il passaggio da Aruba a Fatturazioneitalia:File XML delle fatture emesse e ricevute: sono i documenti originali fiscali. Conservali per almeno 10 anni dalla data di registrazione contabile, indipendentemente dal software usato per la conservazione.Pacchetti di distribuzione della conservazione sostitutiva: come spiegato nello Step 2, sono la prova legale con firma del conservatore accreditato. Non hanno equivalenti.Registro dei corrispettivi (se applicabile): per chi usa i corrispettivi elettronici, verifica che anche questi siano esportati e archiviati.Credenziali Agenzia Entrate per il cassetto fiscale: il tuo cassetto fiscale AdE è indipendente dal software e conserva le fatture ricevute dagli ultimi 5 anni. Accertati di avere SPID o CIE attivi per accedervi.Contratto e ricevute di pagamento Aruba: tienile come prova della corretta adesione al servizio di conservazione per l’intero periodo.Ricorda che in caso di verifica fiscale, il tuo consulente fiscale dovrà esibire le fatture originali: la completezza dell’archivio è una tua responsabilità diretta come contribuente. Per qualsiasi dubbio sulla corretta archiviazione fiscale, il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza sia in ufficio che online su tutto il territorio nazionale.Fatturazioneitalia vs Aruba: Confronto Funzionalità 2026Per aiutarti a capire concretamente cosa cambia passando a Fatturazioneitalia, ecco un confronto delle caratteristiche principali rispetto ad Aruba Fatturazione Elettronica nel 2026. Il confronto è aggiornato in base alle funzionalità attuali delle due piattaforme e ai prezzi di listino pubblici.FunzionalitàFatturazioneitalia.itAruba Fatturazione ElettronicaPrezzo nel tempoBloccato 3 anni dalla sottoscrizioneSoggetto a variazioni annualiConservazione sostitutivaInclusa in entrambi i piani (Start e Pro)Modulo separato (costo aggiuntivo)Fatture SDI incluse150 (Start) / 500 (Pro), extra 100 a 12 euroDipende dal piano sceltoAccesso da mobileWeb app responsive (browser)PresenteIntegrazione commercialistaPresente (export contabile)PresenteSupportoChat + email + CAF Centro FiscaleTicket + telefonoRegime forfettarioSupportato nativamenteSupportatoPeriodo di provaDisponibileNon sempre disponibileIl confronto dettagliato dei costi su base triennale e quinquennale è disponibile nella nostra analisi Aruba Fattura Elettronica Costi 2026: Quanto Costa Davvero e Alternative, dove trovi anche la simulazione del risparmio ottenibile con il prezzo bloccato di Fatturazioneitalia rispetto al rinnovo annuale di Aruba.Un aspetto che emerge chiaramente dall’esperienza degli utenti è la semplicità dell’interfaccia di Fatturazioneitalia per chi viene da Aruba: la curva di apprendimento è bassa, specialmente per la creazione di fatture standard e la gestione dell’anagrafica. Chi invece ha esigenze avanzate (es. gestione magazzino, ordini, DDT) troverà utile confrontare anche altri software specializzati — la nostra guida sui prezzi software fatturazione 2026 copre i principali attori del mercato.Se vuoi approfondire il confronto tra i software TeamSystem (che include Fatture in Cloud), consulta anche il nostro TeamSystem 2026: Fatture in Cloud vs Danea Easyfatt – Confronto Completo.Posso migrare da Aruba a Fatturazioneitalia a metà anno senza problemi fiscali?Sì, è possibile cambiare software di fatturazione in qualsiasi momento dell’anno fiscale. L’importante è mantenere la continuità della numerazione fatture: il primo numero sul nuovo software deve essere quello successivo all’ultimo usato su Aruba. Conserva tutti i file XML delle fatture già emesse su Aruba e scarica i pacchetti di conservazione sostitutiva prima di chiudere l’account.Cosa succede alle mie fatture già conservate su Aruba se smetto di pagare il servizio?Se smetti di pagare il servizio di conservazione Aruba senza aver scaricato i pacchetti di distribuzione, potresti perdere l’accesso ai file certificati. Prima di disdire, scarica sempre i PdD (pacchetti di distribuzione) che contengono le fatture con firma digitale del conservatore accreditato. Questi file rimangono validi anche senza il software originale.Devo comunicare ai miei clienti che cambio software?Non sei obbligato a comunicarlo per le fatture che emetti tu ai clienti, perché il tuo nuovo codice SDI (o PEC) cambia solo se i clienti ti inviano fatture. In quel caso sì, devi comunicare il nuovo codice destinatario SDI assegnato da Fatturazioneitalia ai fornitori e clienti che ti emettono fatture passive, altrimenti le riceveranno sull’account Aruba che non userai più.Fatturazioneitalia è adatto anche al regime forfettario?Sì, Fatturazioneitalia supporta nativamente il regime forfettario. In fase di configurazione potrai impostare il tuo regime IVA e il software compilerà automaticamente i campi corretti nella fattura XML, incluso il codice natura N2.2 (non soggette IVA – regime forfettario) e la dicitura obbligatoria ‘Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 commi 54-89 L. 190/2014 e successive modificazioni – Regime Forfettario’.Quanto tempo richiede mediamente la migrazione da Aruba a Fatturazioneitalia?Un’operazione ordinata richiede solitamente 2-4 giorni lavorativi: 1 giorno per esportare tutti i dati da Aruba e scaricare i pacchetti di conservazione, 1 giorno per la configurazione del nuovo account e l’importazione dell’anagrafica, e 1-2 giorni per i test di invio SDI e la verifica della configurazione. Se hai anni di storico con molti clienti, considera qualche giorno aggiuntivo per la verifica dell’anagrafica importata.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Sei pronto a passare da Aruba Fatturazione Elettronica a Fatturazioneitalia ma vuoi farlo con la certezza di non commettere errori? Il CAF Centro Fiscale ti guida in ogni fase della migrazione: dalla verifica dello storico alla configurazione del nuovo software, fino al test di invio SDI. Il nostro team è a tua disposizione sia in ufficio a Udine che online, in tutta Italia. Scopri di più su fatturazioneitalia.it — il software con prezzo bloccato 3 anni che semplifica la tua fatturazione elettronica. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per ricevere assistenza personalizzata. Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-24 07:03:002026-09-27 15:52:48Migrare da Aruba Fatturazione Elettronica a Fatturazioneitalia 2026: Guida Passo Passo
NOTIZIEFondo pensione alla nascita: il Governo studia un versamento per ogni nuovo natoIndice dei contenutiCosa prevede la propostaDue obiettivi in uno: natalita e previdenzaIl confronto con le esperienze estereTempi e iter: la proposta e ancora lontana dall’approvazioneCome funziona oggi la previdenza complementare in ItaliaDomande frequentiIl Governo italiano sta valutando una misura inedita nel panorama previdenziale: l’istituzione di un fondo pensione alla nascita, con un versamento automatico a favore di ogni neonato. L’ipotesi, ancora in fase di studio, punta a coniugare due obiettivi strategici — incentivare la natalità e costruire fin dai primi giorni di vita una base di previdenza complementare per i cittadini del futuro.Cosa prevede la propostaL’idea al vaglio dell’esecutivo prevede che, al momento della nascita di un bambino, lo Stato effettui un versamento una tantum in un fondo pensione complementare intestato al neonato. Il capitale così costituito crescerebbe nel tempo grazie all’investimento sui mercati finanziari, per poi essere disponibile al momento del pensionamento del beneficiario, a distanza di decenni.Secondo quanto riportato da QuiFinanza, la proposta è ancora in una fase embrionale: non sono state ancora definite né l’entità del versamento iniziale, né il tipo di fondo pensione da utilizzare, né le modalità di gestione nel lungo periodo. Si tratta, per il momento, di un’ipotesi di lavoro che il Governo sta esplorando nell’ambito di una più ampia riflessione sulle politiche per la famiglia e per il sistema previdenziale. Due obiettivi in uno: natalità e previdenzaLa misura, se approvata, avrebbe una doppia valenza. Da un lato risponderebbe all’emergenza demografica: l’Italia è uno dei Paesi europei con il tasso di natalità più basso, e ogni strumento aggiuntivo a sostegno delle famiglie che scelgono di avere figli viene valutato con interesse. Dall’altro, punta a rinforzare il sistema di previdenza complementare, che nel nostro Paese resta sottodimensionato rispetto alla media europea.La logica è quella del cosiddetto “baby bond”, già sperimentato in altri Paesi come il Regno Unito (con il Child Trust Fund, poi sospeso) e alcuni stati degli Stati Uniti. In questi modelli, la dotazione iniziale offerta dallo Stato funge da “seme” e può essere integrata nel tempo dai genitori o dai familiari, aumentando il montante finale disponibile all’età adulta. Il confronto con le esperienze estereL’esperienza internazionale offre diversi modelli di riferimento. Nel Canada esiste il Registered Education Savings Plan (RESP), che consente ai genitori di risparmiare per l’istruzione dei figli con contributi statali. In Singapore ogni neonato riceve un versamento governativo nel fondo CPF (Central Provident Fund), il sistema previdenziale nazionale. In Germania esistono agevolazioni fiscali significative per chi destina somme a fondi pensione a favore dei figli.La particolarità della proposta italiana, rispetto a questi modelli, sarebbe la destinazione esclusivamente previdenziale (non educativa o generica) e l’automatismo del versamento alla nascita, senza necessità di richiesta da parte dei genitori. Tempi e iter: la proposta è ancora lontana dall’approvazioneÈ importante sottolineare che, al momento, non esiste alcun disegno di legge formalmente presentato in Parlamento su questa misura. La proposta è in una fase di riflessione preliminare all’interno dell’esecutivo. Prima di diventare legge, dovrebbe percorrere l’intero iter parlamentare, con tempi che non possono essere stimati.I principali nodi aperti che il Governo dovrà affrontare in sede di approfondimento riguardano:L’importo del versamento iniziale: nessuna cifra è stata ancora indicata ufficialmente.La tipologia di fondo: fondo pensione aperto, chiuso o FIP (Fondo Individuale Pensionistico)?La gestione in caso di decesso prematuro del beneficiario: reversibilità o destinazione diversa.Le risorse di copertura finanziaria: la misura avrebbe un costo rilevante per le casse pubbliche.L’integrazione con il TFR e i fondi pensione aziendali esistenti. Come funziona oggi la previdenza complementare in ItaliaIn attesa di sviluppi sulla proposta, vale la pena ricordare che anche oggi esistono strumenti per avvicinare i più giovani (e anche i neonati) al risparmio previdenziale. I fondi pensione aperti e i PIP (Piani Individuali Pensionistici) possono essere sottoscritti a favore di un minore, con i genitori che effettuano versamenti periodici. I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile del soggetto che li versa (genitore o tutore), fino a un massimo di 5.164,57 euro annui.I vantaggi della previdenza complementare iniziata in giovane età sono significativi: il capitale ha più tempo per crescere grazie all’effetto composto degli interessi, e l’investimento in fondi pensione beneficia di una tassazione agevolata al momento dell’erogazione (aliquota ridotta al 15%, ulteriormente abbassabile fino al 9% con 35 anni di iscrizione al fondo). Domande frequentiIl fondo pensione alla nascita è già legge?No. Si tratta di una proposta ancora allo studio del Governo, senza un disegno di legge formalmente presentato. Non esistono ancora tempistiche certe né dettagli operativi definiti.Quanti soldi verserebbe lo Stato per ogni neonato?Non è ancora stata indicata alcuna cifra ufficiale. L’ammontare del versamento iniziale è uno degli elementi ancora da definire nella fase di studio.Posso già aprire un fondo pensione per mio figlio neonato?Sì. Anche senza attendere la proposta governativa, è già possibile aprire un fondo pensione aperto o un PIP a nome di un minore. I versamenti effettuati dal genitore sono deducibili fino a 5.164,57 euro l’anno. Per informazioni e assistenza, un CAF o un patronato può orientarti sulle opzioni disponibili.Quali vantaggi fiscali offre la previdenza complementare?I contributi versati in fondi pensione sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 euro annui. Al momento dell’erogazione della pensione integrativa, la tassazione è agevolata: parte dal 15% e scende fino al 9% per chi è iscritto al fondo da almeno 35 anni.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-24 06:09:002026-08-24 06:11:33Fondo pensione alla nascita: il Governo studia un versamento per ogni nuovo nato
CAF, CRIPTOVALUTETassazione Staking e Lending Crypto 2026: Aliquote, Quadro RT e DichiarazioneStaking e lending crypto sono diventate tra le attività più diffuse tra gli investitori in criptovalute italiani. Ma come funziona la tassazione di staking e lending crypto nel 2026? Quali aliquote si applicano? E, soprattutto, come vanno dichiarati al Fisco tramite il Quadro RT del Modello Redditi?Con la riforma fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), le regole sono cambiate profondamente rispetto al passato. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere, con esempi pratici e le istruzioni per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi 2026.Hai effettuato operazioni di staking o lending crypto nel 2025?Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a compilare correttamente il Modello Redditi, il Quadro RT e il Quadro W. Richiedi un preventivo personalizzato — i nostri esperti ti guidano passo dopo passo.Indice dei contenutiStaking e lending crypto: cosa sono e perché interessano il FiscoAliquota staking 2026: il 33% e le eccezioni EMT euroTassazione lending crypto 2026: redditi di capitale al 26%Quadro RT criptovalute: quando si usa e come si compilaQuadro W: il monitoraggio fiscale per staking e lendingIVCA (0,2%): come si calcola per staking e lendingEsempi pratici: quanto si paga su 1.000 euro di stakingCome dichiarare staking e lending: passo dopo passoDomande frequenti (FAQ) Staking e lending crypto: cosa sono e perché interessano il FiscoPrima di entrare nel merito della tassazione, è utile capire di cosa si tratta esattamente.Lo staking consiste nel bloccare (“mettere in stake”) le proprie criptovalute su una blockchain per supportare il funzionamento della rete. In cambio, il detentore riceve periodicamente delle ricompense in criptovaluta — un po’ come succede con gli interessi su un conto bancario, ma in un contesto decentralizzato. Ethereum, Cardano, Solana e molte altre criptovalute funzionano con questo meccanismo.Il lending crypto (o prestito di criptovalute) è invece una pratica per cui si prestano le proprie crypto a una piattaforma o ad altri utenti in cambio di un interesse periodico. Piattaforme come Nexo, Celsius (ora in liquidazione), o exchange come Binance e Kraken offrono (o offrivano) questo servizio. In pratica, è come depositare soldi in banca e ricevere interessi — ma con criptovalute.Entrambe le attività generano reddito e, per il Fisco italiano, questo reddito va dichiarato e tassato. Le regole, però, sono diverse per staking e lending — e questo è uno dei punti più fraintesi dagli investitori. Aliquota staking 2026: il 33% e le eccezioni EMT euroDal 1° gennaio 2026, i rendimenti da staking rientrano nella categoria dei redditi diversi e sono tassati con un’aliquota del 33%. Questo vale per qualsiasi criptovaluta tradizionale: Bitcoin, Ethereum, Solana, Cardano e tutte le altre.La norma di riferimento è la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1 c. 25), che ha innalzato l’aliquota dal precedente 26% al 33% a partire dall’anno fiscale 2026.Attenzione: non esiste più alcuna franchigia o soglia di esenzione. Fino al 31 dicembre 2024 vigeva un’esenzione per le plusvalenze inferiori a 2.000 euro annui. Dal 1° gennaio 2025 questa soglia è stata abolita: anche un solo euro di rendimento da staking va dichiarato e tassato.Eccezione importante: EMT denominati in euro (MiCAR)I token di moneta elettronica (EMT) denominati in euro e conformi al Regolamento MiCAR (Reg. UE 2023/1114) mantengono l’aliquota del 26% anche nel 2026. Si tratta di una categoria specifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 per garantire neutralità fiscale rispetto all’euro digitale. Se fai staking di stablecoin in euro regolamentate MiCAR, l’aliquota applicabile è il 26%, non il 33%.Per le stablecoin in dollari (USDT, USDC) o in altre valute diverse dall’euro, invece, si applica l’aliquota generale del 33%. Come si calcola la base imponibile dello stakingLa base imponibile per i rendimenti da staking è il valore in euro delle criptovalute ricevute come ricompensa al momento della ricezione. Se ad esempio ricevi 0,1 ETH come ricompensa staking e in quel momento 1 ETH vale 3.000 euro, la tua base imponibile è 300 euro.Successivamente, se vendi quell’Ethereum ricevuto come ricompensa, potresti avere anche una plusvalenza (se il prezzo è salito) o una minusvalenza (se è sceso). Questa eventuale plusvalenza va calcolata separatamente e anch’essa è soggetta al 33%.Tassazione lending crypto 2026: redditi di capitale al 26%Il lending crypto ha un trattamento fiscale diverso dallo staking. Gli interessi percepiti da attività di prestito di criptovalute sono classificati come redditi di capitale (non redditi diversi), e vengono tassati con l’aliquota del 26% tramite ritenuta alla fonte.In pratica, la distinzione è questa:Staking → redditi diversi → aliquota 33% → vanno nel Quadro RTLending (interessi) → redditi di capitale → aliquota 26% → vanno nel Quadro RL (o applicata ritenuta d’acconto dalla piattaforma)La logica è la seguente: il lending è assimilabile a un deposito bancario (si presta denaro/crypto e si riceve un interesse), mentre lo staking è più simile a una partecipazione attiva alla rete con conseguente remunerazione variabile.Tuttavia, bisogna fare attenzione: non tutte le piattaforme operano con ritenuta d’acconto. Molti exchange esteri non applicano ritenute fiscali italiane, quindi spetta al contribuente dichiarare autonomamente i proventi nel Modello Redditi. Lending su piattaforme italiane vs. estereSe utilizzi una piattaforma italiana che applica la ritenuta d’acconto del 26%, potresti non dover indicare nulla in dichiarazione (regime sostitutivo). In questo caso, la piattaforma funge da sostituto d’imposta e ti rilascia la certificazione unica (CU).Se invece utilizzi exchange o piattaforme estere (Binance, Kraken, Nexo, ecc.), la ritenuta non viene applicata. In questo caso sei tu a dover dichiarare i proventi nel Modello Redditi, compilando il Quadro RL per i redditi di capitale e il Quadro W per il monitoraggio fiscale.Hai usato piattaforme estere? Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a capire cosa va dichiarato e come. Contattaci per un appuntamento.Quadro RT criptovalute: quando si usa e come si compilaIl Quadro RT del Modello Redditi PF è il quadro dedicato alle plusvalenze e redditi diversi di natura finanziaria. Per i rendimenti da staking, questo è il quadro che devi compilare.Nota bene: molti articoli e guide fanno confusione tra Quadro RT e Quadro W. Il Quadro W serve per il monitoraggio fiscale (dichiarare la detenzione di cripto-attività) e per calcolare l’IVCA. Il Quadro RT serve invece per dichiarare le plusvalenze e i rendimenti (come quelli da staking). Spesso entrambi vanno compilati insieme. Sezioni del Quadro RT rilevanti per le criptovaluteIl Quadro RT è diviso in più sezioni. Per le criptovalute nel 2026, le sezioni rilevanti sono:Sezione II — Plusvalenze e altri redditi diversi soggetti ad imposta sostitutiva del 33% (dal 2026). Qui si riportano i rendimenti da staking e le plusvalenze dalla cessione di cripto-attività.Sezione III — Se hai minusvalenze pregresse da anni precedenti, puoi utilizzarle in compensazione con le plusvalenze del 2025.Come si compila il Quadro RT per lo stakingEcco i passaggi pratici per compilare correttamente il Quadro RT in relazione ai rendimenti da staking:Calcola il totale dei rendimenti da staking ricevuti nel 2025 — Scarica lo storico delle transazioni dall’exchange o dalla piattaforma di staking. Converti ogni ricompensa in euro al tasso di cambio del giorno di ricezione.Riporta il totale nella colonna “corrispettivi” della Sezione II — Questo è il valore lordo che hai ricevuto.Indica il costo d’acquisto — Per i rendimenti da staking, il costo è zero (hai ricevuto le cripto gratis come ricompensa), quindi la plusvalenza coincide con il valore ricevuto.Calcola l’imposta sostitutiva al 33% — Moltiplica la base imponibile per 0,33.Verifica la possibilità di compensare minusvalenze — Se negli anni precedenti hai realizzato minusvalenze crypto non utilizzate, puoi portarle in compensazione (entro il quarto anno successivo).La compilazione del Quadro RT può essere complessa, soprattutto se hai effettuato molte operazioni su più piattaforme. Il CAF Centro Fiscale offre assistenza specifica per la dichiarazione dei redditi da criptovalute. Richiedi un preventivo personalizzato.Quadro W: il monitoraggio fiscale per staking e lendingOltre al Quadro RT, chi detiene criptovalute (incluse quelle in staking o prestate su piattaforme di lending) deve compilare il Quadro W del Modello Redditi PF. Questo quadro, introdotto dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) in sostituzione del precedente Quadro RW, ha una doppia funzione:Monitoraggio fiscale — Dichiarare il valore di tutte le cripto-attività detenute al 31 dicembre dell’anno fiscale (anche se non hai realizzato plusvalenze)IVCA — Calcolare e versare l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività (0,2% sul valore al 31/12)Se stai effettuando staking, le criptovalute bloccate vanno comunque dichiarate nel Quadro W, perché rimangono di tua proprietà (anche se temporaneamente indisponibili). Lo stesso vale per i crypto prestati su piattaforme di lending: finché non vengono restituiti, restano giuridicamente tuoi e devono essere indicati nel Quadro W.Per approfondire la compilazione del Quadro W, consulta la nostra guida dedicata: Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF.IVCA (0,2%): come si calcola per staking e lendingL’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è un’imposta patrimoniale dello 0,2% annuo (2 per mille) sul valore complessivo delle cripto-attività detenute al 31 dicembre. Non va confusa con l’imposta sulle plusvalenze: l’IVCA si applica sul patrimonio, non sul reddito.Esempio pratico: se al 31 dicembre 2025 hai in portafoglio criptovalute (incluse quelle in staking e quelle prestate) per un valore complessivo di 10.000 euro, l’IVCA dovuta è pari a 10.000 × 0,002 = 20 euro.Attenzione a non confondere l’IVCA con il 2%: l’aliquota è 0,2% (zero virgola due percento), non 2%. È un’imposta molto contenuta, ma va comunque dichiarata e versata tramite il Quadro W e il modello F24.Per chi fa staking: le criptovalute bloccate rientrano nella base imponibile IVCA, poiché sono ancora di tua proprietà. Allo stesso modo, per chi fa lending: i crypto prestati sono ancora tuoi e vanno inclusi nel calcolo IVCA. Esempi pratici: quanto si paga su 1.000 euro di stakingVediamo con qualche esempio concreto come funziona la tassazione in pratica.Esempio 1: Marco fa staking di EthereumMarco blocca 5 ETH su una piattaforma di staking. Nel corso del 2025 riceve ricompense per un totale di 1.200 euro (calcolato al valore di mercato al momento di ciascuna ricezione).Base imponibile: 1.200 euroAliquota applicabile: 33%Imposta dovuta: 396 euroQuadro da compilare: RT (Sezione II) + W (monitoraggio)Inoltre, se al 31/12/2025 Marco detiene un portafoglio crypto totale di 15.000 euro (inclusi gli ETH in staking), paga anche IVCA: 15.000 × 0,2% = 30 euro.Esempio 2: Giulia fa lending con USDT su un exchange esteroGiulia presta 10.000 USDT su un exchange estero e nel 2025 matura interessi per 800 euro. L’exchange non applica ritenuta fiscale italiana.Tipo di reddito: redditi di capitaleAliquota: 26%Imposta dovuta: 208 euroQuadro da compilare: RL (redditi di capitale) + W (monitoraggio)Poiché l’exchange è estero e non applica ritenute, Giulia deve dichiarare autonomamente i proventi nel Modello Redditi. In caso di omissione, rischierebbe sanzioni dal 3% al 15% degli importi non dichiarati per la violazione del monitoraggio fiscale.Esempio 3: Luca fa staking di stablecoin euro (EMT MiCAR)Luca detiene token di una stablecoin denominata in euro, regolamentata MiCAR. Fa staking di questi token e matura 500 euro di ricompense nel 2025.Base imponibile: 500 euroAliquota applicabile: 26% (eccezione EMT euro MiCAR)Imposta dovuta: 130 euro (invece di 165 euro con aliquota 33%)Come dichiarare staking e lending: passo dopo passoEcco la procedura completa per dichiarare correttamente i redditi da staking e lending nel Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025):Scarica lo storico delle transazioni da tutti gli exchange e le piattaforme utilizzate (file CSV o PDF). La maggior parte degli exchange offre questa funzionalità nell’area personale.Distingui le operazioni per tipo: staking rewards, lending interest, cessioni, acquisti, trasferimenti.Converti ogni operazione in euro al tasso di cambio del giorno (usa il prezzo di mercato della crypto in quel momento).Calcola i totali annuali per categoria: totale rendimenti staking 2025, totale interessi lending 2025, totale plusvalenze da cessione 2025.Compila il Quadro RT (Sezione II) per i rendimenti da staking e le plusvalenze da cessione.Compila il Quadro RL per gli interessi da lending non soggetti a ritenuta d’acconto.Compila il Quadro W per il monitoraggio fiscale (valore totale al 31/12/2025) e calcola l’IVCA.Versa le imposte tramite modello F24 entro le scadenze previste (30 giugno 2026 per il saldo, con eventuale rateizzazione).Se hai effettuato operazioni su più piattaforme o hai situazioni complesse (staking + lending + cessioni + stablecoin), la dichiarazione può diventare particolarmente articolata. Gli errori in questi quadri sono frequenti e possono portare a sanzioni. Il CAF Centro Fiscale offre assistenza specializzata: richiedi un preventivo personalizzato.Per approfondire altri aspetti della tassazione crypto, consulta anche:Staking Criptovalute 2026: Tassazione dei RendimentiMining Criptovalute 2026: Tassazione e Obblighi FiscaliCriptovalute Non Dichiarate: Sanzioni e Ravvedimento OperosoDAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati e Controlli Fiscali Domande frequenti (FAQ)Lo staking è tassato anche se non vendo le crypto?Sì. I rendimenti da staking sono tassati nel momento in cui li ricevi, indipendentemente dal fatto che tu venda poi le criptovalute. La base imponibile è il valore in euro delle crypto ricevute come ricompensa al momento della ricezione.Devo dichiarare lo staking anche se ho guadagnato pochi euro?Sì. Dal 1° gennaio 2025, la soglia di esenzione di 2.000 euro è stata abolita. Anche un rendimento minimo va dichiarato. Non farlo può comportare sanzioni.Cosa succede se non ho dichiarato staking o lending negli anni passati?Se non hai dichiarato rendimenti da staking o lending in anni precedenti, puoi regolarizzare la situazione tramite il ravvedimento operoso, che consente di pagare le imposte dovute con sanzioni ridotte. Ti consigliamo di rivolgerti al CAF Centro Fiscale per una valutazione della tua situazione. Contattaci per un appuntamento. Per approfondire, leggi anche: Criptovalute Non Dichiarate: Sanzioni e Ravvedimento.Il Quadro RT è lo stesso del Quadro W?No. Sono due quadri distinti del Modello Redditi PF con funzioni diverse. Il Quadro W serve per dichiarare il possesso di cripto-attività (monitoraggio fiscale) e calcolare l’IVCA (0,2%). Il Quadro RT serve per dichiarare le plusvalenze e i redditi diversi (inclusi i rendimenti da staking). Spesso vanno compilati entrambi.Con DAC8 l’Agenzia delle Entrate vedrà automaticamente i miei guadagni da staking?A partire dal 2026, la direttiva DAC8 impone agli exchange crypto di comunicare automaticamente i dati degli utenti europei alle autorità fiscali dei rispettivi Paesi. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate riceverà informazioni sempre più dettagliate sulle operazioni crypto degli italiani. Non dichiarare ora espone a controlli e sanzioni future. Leggi la nostra guida: DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati e Controlli Fiscali.Posso usare il modello 730 per dichiarare staking e lending?No. Il modello 730 non consente di compilare il Quadro RT, il Quadro W o il Quadro RL per redditi di capitale non soggetti a ritenuta. Per i redditi da criptovalute (staking, lending, plusvalenze) è obbligatorio il Modello Redditi PF. Per approfondire: Criptovalute e Modello 730 2026.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai dubbi sulla dichiarazione dei redditi crypto 2026?I rendimenti da staking e lending vanno dichiarati correttamente nel Modello Redditi PF 2026. Un errore nei quadri RT, W o RL può costare sanzioni significative.Il CAF Centro Fiscale ti offre:Assistenza nella compilazione del Modello Redditi con focus cryptoVerifica del Quadro RT, W e RLCalcolo IVCA e imposte dovuteConsulenza su ravvedimento per anni precedentiRichiedi un preventivo personalizzatoAgosto 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-24 04:12:102026-08-24 06:15:27Tassazione Staking e Lending Crypto 2026: Aliquote, Quadro RT e Dichiarazione
Geometri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIORegime Forfettario Geometra 2026: Cassa Geometri, Codice ATECO 71.12.30 e Obblighi ContabiliIl regime forfettario è la scelta fiscale più diffusa tra i geometri che aprono la partita IVA. Tasse ridotte, contabilità semplificata e meno adempimenti: sulla carta sembra la soluzione perfetta. Ma per un geometra ci sono alcune peculiarità importanti da conoscere, a partire dal codice ATECO 71.12.30 e dalla gestione della Cassa Geometri CIPAG, che funziona in modo diverso rispetto ad altri regimi previdenziali.In questa guida aggiornata al 2026 trovi tutto ciò che devi sapere: requisiti di accesso, come si calcola il reddito imponibile con il coefficiente del 78%, i contributi CIPAG obbligatori anche in forfettario, gli obblighi contabili e un esempio pratico di calcolo delle tasse.Indice dei contenutiRegime forfettario 2026: requisiti e soglieCodice ATECO 71.12.30: coefficiente di redditività 78%Cassa Geometri CIPAG e regime forfettarioImposta sostitutiva: 15% o 5% per le start-upFatturazione elettronica obbligatoria dal 2024Obblighi contabili semplificati: registri e quadro LMEsempio di calcolo: quanto paga un geometra forfettarioDomande frequenti (FAQ)Regime forfettario 2026: requisiti e soglieIl regime forfettario è accessibile a tutti i professionisti — compresi i geometri — che rispettano determinati requisiti fissati dalla legge (L. 190/2014 e successive modifiche). Ecco le condizioni principali per il 2026:Ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro. Se superi questa soglia nell’anno in corso, esci dal regime l’anno successivo. Se superi i 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita è immediata con obbligo di ricalcolo IVA.Reddito da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non superiore a 35.000 euro. Questa soglia è stata alzata da 30.000 a 35.000 euro dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e rimane valida per il 2026. Se hai anche un contratto da dipendente o sei pensionato, controlla di non superare questo limite.Nessuna partecipazione in società di persone, associazioni professionali o SRL con controllo diretto. Il regime è riservato agli imprenditori e professionisti individuali.Nessun utilizzo di regimi speciali IVA (es. editoria, agricoltura, agenzie di viaggio).Spese per personale non superiori a 20.000 euro lordi annui (collaboratori, soci, lavoratori a progetto).Se soddisfi tutti questi requisiti, puoi aprire — o mantenere — la tua partita IVA in regime forfettario.Un dettaglio importante: il superamento della soglia di 85.000 euro non comporta perdite retroattive. L’anno in cui superi il limite continui con le regole del forfettario; dal 1° gennaio dell’anno successivo passi al regime ordinario. Codice ATECO 71.12.30: coefficiente di redditività 78%Il codice ATECO 71.12.30 identifica le “Attività tecniche svolte da geometri”, cioè l’attività professionale tipica del geometra iscritto all’Albo. È il codice utilizzato per la maggior parte delle attività tecniche e di progettazione svolte da un geometra con partita IVA.Nel regime forfettario, il codice ATECO determina il coefficiente di redditività: una percentuale applicata ai compensi annui per calcolare il reddito imponibile. Per l’ATECO 71.12.30, che rientra nella macro-categoria “Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione e di intrattenimento”, il coefficiente è:Categoria ATECOCodice specifico geometraCoefficiente di redditivitàAttività professionali, scientifiche e tecniche71.12.3078%In pratica: se in un anno fatturi 60.000 euro come geometra forfettario, il tuo reddito imponibile sarà il 78% di 60.000, ovvero 46.800 euro. Sulla base di questo importo calcolerai l’imposta sostitutiva e i contributi previdenziali.Il coefficiente tiene conto in modo forfettario — appunto — di tutti i costi che sostieni per la tua attività: software, strumenti di misura, trasferte, affitto dello studio. Non è possibile dedurre costi reali: ricevi una deduzione automatica pari al 22% del fatturato (100% – 78%). Attenzione al codice ATECO correttoAlcuni geometri utilizzano anche il codice 74.90.29 (altre attività tecniche) o il 71.11.00 (architetti e paesaggisti). In questi casi il coefficiente rimane comunque al 78%, poiché rientrano nella stessa macro-categoria professionale. Tuttavia, se svolgi attività differenti in modo prevalente, potresti dover aprire posizioni con codici multipli. In caso di dubbio, è opportuno verificare con il CAF o il proprio commercialista.Per approfondire il tema della fatturazione elettronica specifica per i geometri, puoi consultare anche la nostra guida dedicata: iMateria Fattura Elettronica 2026: Guida Completa al Servizio dei Geometri.Cassa Geometri CIPAG e regime forfettarioQuesto è il punto che più spesso genera confusione tra i geometri che scelgono il forfettario.La Cassa di Previdenza dei Geometri è la CIPAG (Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti). A differenza di altri professionisti — per esempio i consulenti o i programmatori privi di albo — il geometra iscritto all’albo NON versa alla Gestione Separata INPS, ma esclusivamente alla CIPAG.Questa distinzione è fondamentale: nel regime forfettario, i contributi CIPAG non vengono sostituiti dall’imposta sostitutiva. Continuano a essere dovuti separatamente, esattamente come se fossi in regime ordinario. I contributi CIPAG 2026 per i geometri forfettariLa CIPAG prevede diverse voci contributive che devi versare come geometra libero professionista:Contributo soggettivo: calcolato sul reddito professionale netto dichiarato ai fini dell’imposta sostitutiva (il reddito imponibile forfettario). È il contributo principale per la costruzione della tua pensione futura. Le aliquote e i minimi vengono aggiornati annualmente dalla CIPAG.Contributo integrativo (5%): questo contributo è calcolato sul volume di affari (il fatturato lordo), non sul reddito imponibile. La percentuale del 5% viene applicata su tutti i compensi fatturati. La CIPAG ti consente di addebitare questo 5% al cliente in fattura come rivalsa, esattamente come avviene per l’IVA nei regimi ordinari. Poiché i forfettari non applicano l’IVA, questa può essere l’unica maggiorazione che applichi in fattura.Contributo di maternità: un importo fisso annuo, uguale per tutti gli iscritti indipendentemente dal reddito. Viene versato una volta all’anno.Contributo minimo: anche se il tuo reddito fosse zero o molto basso, devi versare i contributi minimi CIPAG stabiliti per l’anno in corso. Questo importo garantisce la copertura previdenziale minima.Per i dettagli sulle aliquote e gli importi minimi CIPAG aggiornati al 2026, consulta la nostra guida specifica: Contributi CIPAG 2026: Aliquote, Minimi e Scadenze per Geometri.I contributi CIPAG sono deducibili dal reddito forfettario?Sì, ed è uno dei pochi vantaggi fiscali aggiuntivi di cui gode il geometra forfettario rispetto ad altri professionisti.I contributi versati alla CIPAG sono integralmente deducibili dal reddito lordo forfettario (il 78% del fatturato) prima di calcolare l’imposta sostitutiva. In pratica:Calcoli il reddito imponibile forfettario (fatturato × 78%)Sottrai i contributi CIPAG versati nell’annoApplichi l’imposta sostitutiva (15% o 5%) sulla differenzaQuesto meccanismo riduce in modo significativo la base imponibile fiscale e, di conseguenza, le tasse che devi pagare.Imposta sostitutiva: 15% o 5% per le start-upL’imposta sostitutiva è la tassa caratteristica del regime forfettario. Si chiama “sostitutiva” perché sostituisce in un’unica percentuale tutta una serie di imposte che altrimenti dovresti pagare separatamente: IRPEF (l’imposta progressiva sul reddito), IRAP (l’imposta regionale sulle attività produttive) e le relative addizionali regionali e comunali.Per i geometri forfettari esistono due aliquote possibili:Aliquota ordinaria: 15%. Applicata a tutti i forfettari che non sono alle prime armi con la propria attività professionale.Aliquota agevolata start-up: 5% per i primi 5 anni di attività. Si applica se apri una nuova attività e non hai mai esercitato la stessa professione nei 3 anni precedenti (come lavoratore dipendente o come titolare di partita IVA). Se, ad esempio, hai lavorato come geometra dipendente prima di aprire la partita IVA, non hai diritto all’aliquota del 5%.Grazie all’aliquota agevolata del 5%, i primi cinque anni rappresentano il periodo più vantaggioso per un geometra che parte in proprio. È importante sfruttarli bene e pianificare la transizione al 15% al termine del periodo di vantaggio. Fatturazione elettronica obbligatoria dal 2024Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA in regime forfettario, senza eccezioni di soglia di fatturato. Anche il geometra che fattura poche migliaia di euro all’anno deve emettere le proprie fatture tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.Per il geometra forfettario, la fattura elettronica ha alcune caratteristiche specifiche:Nessuna IVA esposta: il geometra forfettario non è soggetto all’IVA. La fattura deve riportare la dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”. Il codice natura IVA da indicare nel file XML è N2.2.Nessuna ritenuta d’acconto: i clienti (anche se sono imprese o società) non devono applicare la ritenuta d’acconto sui tuoi compensi. In fattura devi specificare: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”.Contributo integrativo CIPAG 5%: puoi — e in genere è opportuno — addebitare al cliente il 5% di rivalsa CIPAG. Questo importo non si aggiunge al reddito imponibile forfettario, ma va comunque versato alla Cassa.Marca da bollo: se il compenso supera 77,47 euro (imponibile), la fattura deve riportare la marca da bollo virtuale da 2 euro (codice tributo F24 per il pagamento telematico). Obblighi contabili semplificati: registri e quadro LMUno dei vantaggi più apprezzati del forfettario è la drastica riduzione degli obblighi contabili. Non devi tenere la contabilità ordinaria, non devi registrare le fatture passive, non devi redigere un bilancio. Ecco cosa ti rimane:Conservazione delle fatture emesse e ricevute: obbligatoria per 10 anni (in formato digitale, trattandosi di fatturazione elettronica). Non devi registrarle su un libro contabile, ma devi poterle esibire in caso di controllo.Registro degli incassi e dei pagamenti: non è obbligatorio per legge nel regime forfettario, ma è fortemente consigliato per monitorare il fatturato e verificare di non avvicinarsi alla soglia degli 85.000 euro.Nessun registro IVA: non essendo soggetto all’IVA, non hai l’obbligo di tenere il registro IVA acquisti e il registro IVA vendite.Dichiarazione dei redditi — Quadro LM: una volta all’anno compili il Modello Redditi PF (non il 730, che è per i lavoratori dipendenti), specificamente il Quadro LM dedicato al regime forfettario. In questo quadro dichiari i compensi percepiti, applichi il coefficiente del 78%, deduci i contributi CIPAG e calcoli l’imposta sostitutiva.Questa semplificazione è reale e significativa. Tuttavia non dimenticare che la dichiarazione dei redditi con il Quadro LM e la gestione dei versamenti CIPAG richiedono comunque attenzione. Un errore nel calcolo o nel versamento può comportare sanzioni.Versamenti e scadenze principaliCome geometra forfettario, le scadenze fiscali che devi rispettare ogni anno sono:Giugno/luglio: saldo imposta sostitutiva anno precedente + primo acconto anno in corso (30 giugno o 30 luglio con maggiorazione 0,40%)Novembre: secondo acconto imposta sostitutivaScadenze CIPAG: il contributo soggettivo si versa in concomitanza con i versamenti IRPEF (acconto e saldo); il contributo integrativo segue la stessa cadenza; il contributo di maternità ha una propria scadenza annuale definita dalla CassaEsempio di calcolo: quanto paga un geometra forfettarioVediamo un esempio concreto per capire l’impatto fiscale del regime forfettario su un geometra. Supponiamo che Marco, geometra iscritto all’albo da 3 anni con partita IVA in forfettario (aliquota 15%), fatturi 50.000 euro nell’anno.VoceCalcoloImportoFatturato annuo—50.000 €Reddito imponibile forfettario (78%)50.000 × 78%39.000 €Contributi CIPAG deducibili (stima soggettivo + maternità)—– 4.500 €Base imponibile netta39.000 – 4.50034.500 €Imposta sostitutiva 15%34.500 × 15%5.175 €Contributo integrativo CIPAG 5% (a carico cliente)50.000 × 5%2.500 €In questo scenario, Marco paga circa 5.175 euro di tasse (imposta sostitutiva) su 50.000 euro di fatturato, più i contributi CIPAG (soggettivi e integrativo). Il contributo integrativo del 5%, se addebitato ai clienti, non è un costo per Marco ma un flusso che raccoglie dai propri committenti e gira alla Cassa.Nota: i contributi CIPAG indicati (4.500 euro) sono un valore esemplificativo. Gli importi esatti dipendono dall’anno di contribuzione, dalla fascia di reddito e dai minimi stabiliti annualmente dalla CIPAG.Se Marco fosse invece un geometra alla sua prima partita IVA (avendo i requisiti per l’aliquota 5%), l’imposta sostitutiva scenderebbe a circa 1.725 euro — un risparmio di oltre 3.400 euro all’anno rispetto all’aliquota ordinaria. Domande frequenti (FAQ)Un geometra in forfettario deve iscriversi alla CIPAG?Sì, l’iscrizione alla CIPAG è obbligatoria per tutti i geometri iscritti all’albo che esercitano la libera professione, indipendentemente dal regime fiscale adottato. Il regime forfettario non esonera dall’obbligo contributivo alla Cassa di previdenza di categoria.Il contributo integrativo CIPAG del 5% va aggiunto in fattura?La rivalsa del 5% è facoltativa dal punto di vista contrattuale, ma di norma viene addebitata al cliente in fattura. Se non addebitata, il costo rimane a carico del geometra. La prassi standard è indicarla in fattura come voce separata rispetto all’onorario.Posso usare il codice ATECO 71.12.30 se faccio anche perizie o stime immobiliari?Dipende dall’attività prevalente. Le perizie e le stime immobiliari rientrano generalmente nel codice 71.12.30 se svolte nell’ambito dell’attività tecnica del geometra. Se invece l’attività di stima è del tutto autonoma e prevalente, potrebbe essere utile valutare un codice secondario. In ogni caso il coefficiente di redditività rimane al 78%.Cosa succede se supero gli 85.000 euro di compensi nel 2026?Se superi la soglia di 85.000 euro nel corso del 2026, continui con il forfettario per tutto il 2026 ma dal 1° gennaio 2027 passi al regime ordinario. Se invece superi i 100.000 euro nel corso dello stesso anno, l’uscita è immediata e devi ricalcolare l’IVA sulle operazioni dell’anno in corso.Il geometra forfettario deve fare la dichiarazione dei redditi?Sì. Il geometra forfettario presenta il Modello Redditi PF (non il 730) compilando il Quadro LM. In questo quadro dichiara i compensi, applica il coefficiente del 78%, deduce i contributi CIPAG e calcola l’imposta sostitutiva dovuta. La dichiarazione va presentata entro il 30 settembre dell’anno successivo all’anno d’imposta.Vuoi aprire la partita IVA come geometra o verificare la convenienza del forfettario?La scelta del regime fiscale, la gestione dei contributi CIPAG e la compilazione del Quadro LM richiedono attenzione e competenza. Centro Fiscale ti affianca dalla apertura della partita IVA fino alla dichiarazione dei redditi annuale, con un preventivo personalizzato basato sulla tua situazione specifica.Compila il modulo di contatto per ricevere una consulenza senza impegno: un nostro esperto analizzerà la tua situazione e ti guiderà nella scelta più vantaggiosa.Errore: Modulo di contatto non trovato.Puoi anche approfondire il tema sulla nostra guida completa: Partita IVA Geometra 2026: Guida Completa Regime Forfettario, CIPAG e Tasse.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Agosto 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-23 22:21:002026-09-27 09:52:55Regime Forfettario Geometra 2026: Cassa Geometri, Codice ATECO 71.12.30 e Obblighi Contabili