Fondo pensione alla nascita: il Governo studia un versamento per ogni nuovo nato

Pensione 2026 INPS

Il Governo italiano sta valutando una misura inedita nel panorama previdenziale: l’istituzione di un fondo pensione alla nascita, con un versamento automatico a favore di ogni neonato. L’ipotesi, ancora in fase di studio, punta a coniugare due obiettivi strategici — incentivare la natalità e costruire fin dai primi giorni di vita una base di previdenza complementare per i cittadini del futuro.

Cosa prevede la proposta

L’idea al vaglio dell’esecutivo prevede che, al momento della nascita di un bambino, lo Stato effettui un versamento una tantum in un fondo pensione complementare intestato al neonato. Il capitale così costituito crescerebbe nel tempo grazie all’investimento sui mercati finanziari, per poi essere disponibile al momento del pensionamento del beneficiario, a distanza di decenni.

Secondo quanto riportato da QuiFinanza, la proposta è ancora in una fase embrionale: non sono state ancora definite né l’entità del versamento iniziale, né il tipo di fondo pensione da utilizzare, né le modalità di gestione nel lungo periodo. Si tratta, per il momento, di un’ipotesi di lavoro che il Governo sta esplorando nell’ambito di una più ampia riflessione sulle politiche per la famiglia e per il sistema previdenziale.

Due obiettivi in uno: natalità e previdenza

La misura, se approvata, avrebbe una doppia valenza. Da un lato risponderebbe all’emergenza demografica: l’Italia è uno dei Paesi europei con il tasso di natalità più basso, e ogni strumento aggiuntivo a sostegno delle famiglie che scelgono di avere figli viene valutato con interesse. Dall’altro, punta a rinforzare il sistema di previdenza complementare, che nel nostro Paese resta sottodimensionato rispetto alla media europea.

La logica è quella del cosiddetto “baby bond”, già sperimentato in altri Paesi come il Regno Unito (con il Child Trust Fund, poi sospeso) e alcuni stati degli Stati Uniti. In questi modelli, la dotazione iniziale offerta dallo Stato funge da “seme” e può essere integrata nel tempo dai genitori o dai familiari, aumentando il montante finale disponibile all’età adulta.

Il confronto con le esperienze estere

L’esperienza internazionale offre diversi modelli di riferimento. Nel Canada esiste il Registered Education Savings Plan (RESP), che consente ai genitori di risparmiare per l’istruzione dei figli con contributi statali. In Singapore ogni neonato riceve un versamento governativo nel fondo CPF (Central Provident Fund), il sistema previdenziale nazionale. In Germania esistono agevolazioni fiscali significative per chi destina somme a fondi pensione a favore dei figli.

La particolarità della proposta italiana, rispetto a questi modelli, sarebbe la destinazione esclusivamente previdenziale (non educativa o generica) e l’automatismo del versamento alla nascita, senza necessità di richiesta da parte dei genitori.

Tempi e iter: la proposta è ancora lontana dall’approvazione

È importante sottolineare che, al momento, non esiste alcun disegno di legge formalmente presentato in Parlamento su questa misura. La proposta è in una fase di riflessione preliminare all’interno dell’esecutivo. Prima di diventare legge, dovrebbe percorrere l’intero iter parlamentare, con tempi che non possono essere stimati.

I principali nodi aperti che il Governo dovrà affrontare in sede di approfondimento riguardano:

  • L’importo del versamento iniziale: nessuna cifra è stata ancora indicata ufficialmente.
  • La tipologia di fondo: fondo pensione aperto, chiuso o FIP (Fondo Individuale Pensionistico)?
  • La gestione in caso di decesso prematuro del beneficiario: reversibilità o destinazione diversa.
  • Le risorse di copertura finanziaria: la misura avrebbe un costo rilevante per le casse pubbliche.
  • L’integrazione con il TFR e i fondi pensione aziendali esistenti.

Come funziona oggi la previdenza complementare in Italia

In attesa di sviluppi sulla proposta, vale la pena ricordare che anche oggi esistono strumenti per avvicinare i più giovani (e anche i neonati) al risparmio previdenziale. I fondi pensione aperti e i PIP (Piani Individuali Pensionistici) possono essere sottoscritti a favore di un minore, con i genitori che effettuano versamenti periodici. I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile del soggetto che li versa (genitore o tutore), fino a un massimo di 5.164,57 euro annui.

I vantaggi della previdenza complementare iniziata in giovane età sono significativi: il capitale ha più tempo per crescere grazie all’effetto composto degli interessi, e l’investimento in fondi pensione beneficia di una tassazione agevolata al momento dell’erogazione (aliquota ridotta al 15%, ulteriormente abbassabile fino al 9% con 35 anni di iscrizione al fondo).

Domande frequenti

Il fondo pensione alla nascita è già legge?

No. Si tratta di una proposta ancora allo studio del Governo, senza un disegno di legge formalmente presentato. Non esistono ancora tempistiche certe né dettagli operativi definiti.

Quanti soldi verserebbe lo Stato per ogni neonato?

Non è ancora stata indicata alcuna cifra ufficiale. L’ammontare del versamento iniziale è uno degli elementi ancora da definire nella fase di studio.

Posso già aprire un fondo pensione per mio figlio neonato?

Sì. Anche senza attendere la proposta governativa, è già possibile aprire un fondo pensione aperto o un PIP a nome di un minore. I versamenti effettuati dal genitore sono deducibili fino a 5.164,57 euro l’anno. Per informazioni e assistenza, un CAF o un patronato può orientarti sulle opzioni disponibili.

Quali vantaggi fiscali offre la previdenza complementare?

I contributi versati in fondi pensione sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 euro annui. Al momento dell’erogazione della pensione integrativa, la tassazione è agevolata: parte dal 15% e scende fino al 9% per chi è iscritto al fondo da almeno 35 anni.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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