NOTIZIERiscatto laurea o fondo pensione: cosa conviene scegliereChi si affaccia al mondo del lavoro o vuole rafforzare la propria futura pensione si trova spesso davanti a una scelta poco conosciuta ma potenzialmente decisiva: riscatto laurea o fondo pensione? Sono due strumenti previdenziali molto diversi tra loro, ma accomunati da un vantaggio fiscale immediato sotto forma di deduzione dal reddito IRPEF. Il riscatto agevolato della laurea, introdotto dalla Legge 247/2007 e poi reso permanente, permette di trasformare gli anni di studio universitario in contributi previdenziali, calcolati con un metodo forfettario sul minimale artigiani-commercianti. L’adesione a un fondo pensione complementare consiste invece in un piano di risparmio di lungo periodo, con versamenti deducibili fino a un tetto annuo di 5.164,57 euro. Capire le differenze tra le due strade aiuta a orientarsi con maggiore consapevolezza, anche in vista della prossima dichiarazione dei redditi.Indice dei contenutiRiscatto della laurea agevolato: come funzionaFondo pensione complementare: i vantaggi fiscaliRiscatto laurea o fondo pensione: le differenze principaliQuando conviene scegliere l’uno o l’altroRiscatto della laurea agevolato: come funzionaIl riscatto laurea agevolato consente di coprire, in tutto o in parte, gli anni del corso legale di laurea con contributi previdenziali validi sia per il diritto alla pensione sia per la misura dell’assegno. A differenza del riscatto ordinario, il costo non viene calcolato sulla retribuzione effettiva del richiedente, ma con un metodo forfettario ancorato al minimale artigiani-commercianti vigente nell’anno di presentazione della domanda. Questo rende la spesa più contenuta rispetto al riscatto tradizionale, anche se l’importo esatto va sempre verificato caso per caso tramite una simulazione ufficiale, perché dipende dal numero di anni da riscattare e dal minimale in vigore al momento della richiesta.Un altro elemento centrale riguarda la rateizzazione: l’INPS consente di dilazionare la somma dovuta fino a un massimo di 120 rate mensili, senza applicazione di interessi. Le rate versate nell’anno sono inoltre interamente deducibili dal reddito complessivo IRPEF, riducendo la base imponibile su cui si calcolano le imposte. Chi vuole farsi un’idea più precisa della propria posizione contributiva prima di valutare il riscatto può partire dalla consultazione dell’estratto conto contributivo INPS, che riepiloga i periodi già coperti da contribuzione. Esiste anche una forma di riscatto automatico riservata a specifiche categorie di lavoratori pubblici, come descritto nell’approfondimento sul riscatto laurea automatico per docenti e personale ATA. Fondo pensione complementare: i vantaggi fiscaliIl fondo pensione complementare segue una logica diversa: non si tratta di acquistare contributi previdenziali, ma di costruire nel tempo un capitale aggiuntivo rispetto alla pensione pubblica. I versamenti, effettuati periodicamente o in un’unica soluzione, sono deducibili dal reddito complessivo fino a un limite annuo di 5.164,57 euro, come previsto dall’articolo 8 del Decreto Legislativo 252/2005. Questo significa che chi versa, ad esempio, 3.000 euro in un anno può abbattere il proprio reddito imponibile di pari importo, con un risparmio fiscale proporzionale all’aliquota IRPEF applicata.Il capitale accantonato in un fondo pensione genera nel tempo un rendimento, variabile a seconda della linea di investimento scelta e dei mercati finanziari, ma resta vincolato fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici. Sono previste alcune anticipazioni per esigenze specifiche, come spese sanitarie gravi o, dopo un certo numero di anni di iscrizione, per l’acquisto della prima casa o altre necessità personali, ma si tratta comunque di uno strumento pensato per restare vincolato nel lungo periodo, a differenza del riscatto laurea che produce un effetto immediato sull’anzianità contributiva. Riscatto laurea o fondo pensione: le differenze principaliMettendo a confronto riscatto laurea o fondo pensione, la prima differenza riguarda la natura dello strumento: il riscatto aumenta gli anni di contribuzione utili per il diritto e la misura della pensione pubblica, mentre il fondo pensione crea un capitale separato che si aggiunge alla pensione obbligatoria al momento del pensionamento. Cambia anche la logica di accesso alle risorse: le somme versate nel fondo restano vincolate salvo le anticipazioni previste dalla legge, mentre il riscatto della laurea produce un effetto stabile e non reversibile sulla posizione contributiva. I punti da valutare prima di scegliereAlcuni elementi aiutano a inquadrare meglio le due opzioni:il riscatto laurea agisce sull’anzianità contributiva e può avvicinare i requisiti per la pensione anticipatail fondo pensione costruisce un capitale aggiuntivo con rendimento nel tempoentrambi offrono un vantaggio fiscale, ma con limiti e modalità di calcolo diversiil costo del riscatto è forfettario e rateizzabile, il versamento al fondo è flessibile nell’importola liquidità del fondo è vincolata, quella del riscatto si traduce direttamente in contribuzioneQuando conviene scegliere l’uno o l’altroNon esiste una risposta valida per tutti quando si tratta di scegliere tra riscatto laurea o fondo pensione: molto dipende dall’età, dalla carriera lavorativa e dagli obiettivi previdenziali di ciascuno. Chi ha pochi anni di contribuzione e punta ad avvicinare i requisiti per la pensione anticipata potrebbe trovare interessante il riscatto degli anni di laurea, che si traduce in un incremento diretto dell’anzianità contributiva utile anche per le future finestre di uscita previste dalle tabelle INPS. Chi invece ha davanti un orizzonte lavorativo lungo e vuole costruire un capitale aggiuntivo, magari destinando parte del TFR, può orientarsi verso il fondo pensione complementare, beneficiando nel tempo anche dei rendimenti degli investimenti.In molti casi le due soluzioni non sono alternative ma possono integrarsi, compatibilmente con le disponibilità economiche e con il tetto di deducibilità di 5.164,57 euro previsto per la previdenza complementare, che è distinto da quello utilizzabile per il riscatto della laurea. Domande frequenti Il riscatto laurea agevolato conviene sempre rispetto al fondo pensione?Non esiste una regola valida in ogni situazione. Il riscatto laurea aumenta subito l’anzianità contributiva utile per la pensione pubblica, mentre il fondo pensione costruisce nel tempo un capitale aggiuntivo con rendimento variabile. La scelta dipende da età, obiettivi e disponibilità economica.Qual è il limite di deducibilità del fondo pensione complementare?I versamenti ai fondi pensione complementari sono deducibili dal reddito complessivo fino a un massimo di 5.164,57 euro annui, come previsto dall’articolo 8 del Decreto Legislativo 252/2005.Quante rate sono previste per il riscatto agevolato della laurea?L’importo dovuto per il riscatto agevolato può essere rateizzato fino a un massimo di 120 rate mensili, senza applicazione di interessi. Le rate versate nell’anno sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF.Si possono fare entrambe le scelte, riscatto laurea e fondo pensione?Sì, i due strumenti non sono incompatibili. Si tratta però di due limiti di deducibilità distinti e di impegni economici diversi, quindi la combinazione va valutata caso per caso in base al proprio bilancio familiare.La scelta tra riscatto laurea o fondo pensione resta una decisione personale, che va soppesata guardando alla propria posizione contributiva e agli obiettivi previdenziali di lungo periodo. Prima di procedere in un senso o nell’altro, può essere utile verificare la documentazione relativa alla propria carriera contributiva, come chiarito anche nell’approfondimento sulle attestazioni fiscali per il riscatto INPS.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 20, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/riscatto-laurea.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-20 18:00:002026-09-14 18:18:23Riscatto laurea o fondo pensione: cosa conviene scegliere
NOTIZIEModulo TFR3: cos’è e come si compila per i lavoratori neoassuntiCon l’entrata in vigore delle nuove regole sulla previdenza complementare, dal 1° luglio 2026 le aziende devono utilizzare uno strumento specifico per informare i lavoratori appena assunti sulla destinazione del TFR, il trattamento di fine rapporto. Si tratta del modulo TFR3, disciplinato dal decreto interministeriale del 4 settembre 2026, che sostituisce i precedenti modelli utilizzati per raccogliere la scelta dei dipendenti tra il mantenimento del TFR in azienda (o presso l’INPS) e il conferimento a un fondo pensione. In questo articolo vediamo nel dettaglio cos’è il modulo TFR3, chi deve consegnarlo, come si compila e cosa succede se il lavoratore non esprime alcuna scelta entro i termini previsti.Indice dei contenutiCos’è il modulo TFR3Chi deve compilare il modulo TFR3 e quandoCome si compila il modulo TFR3Cosa succede se il dipendente non risponde entro 60 giorniDomande frequenti sul modulo TFR3Cos’è il modulo TFR3Il modulo TFR3 è il documento con cui il datore di lavoro comunica al dipendente neoassunto le informazioni essenziali sulla previdenza complementare e raccoglie, per iscritto, la sua decisione sulla destinazione del TFR maturando. In pratica, ogni lavoratore che inizia un nuovo rapporto di lavoro deve scegliere se lasciare il proprio trattamento di fine rapporto accantonato in azienda (o presso il Fondo di Tesoreria INPS, per le aziende con almeno 60 dipendenti di media annua nel 2026) oppure destinarlo a un fondo pensione complementare, così da costruire una pensione integrativa nel tempo.Il modello nasce per rendere più chiara e trasparente questa scelta, che in passato veniva gestita attraverso altri moduli (come il TFR2) e meccanismi di silenzio-assenso diversi da quelli attuali. Per un quadro più ampio sulla riforma e sulle nuove scadenze, abbiamo già approfondito le regole sulla destinazione del TFR dei neoassunti introdotte dal 1° luglio 2026. Chi deve compilare il modulo TFR3 e quandoIl modulo TFR3 riguarda i lavoratori assunti con decorrenza successiva al 30 giugno 2026. Non si tratta soltanto di chi affronta il primo impiego della propria vita lavorativa: devono compilarlo anche i lavoratori non alla prima assunzione, se hanno già in corso un’adesione a una forma di previdenza complementare con conferimento del TFR presso un altro datore di lavoro o un fondo pensione.È compito dell’azienda consegnare il modulo al momento dell’assunzione, insieme alle altre informazioni obbligatorie sul rapporto di lavoro. Il dipendente, da parte sua, ha a disposizione un termine di 60 giorni dall’assunzione per restituire il modulo compilato con la propria scelta. In sintesi, chi deve occuparsene:Il datore di lavoro, che consegna il modulo TFR3 al momento dell’assunzione e informa il lavoratore sulle opzioni disponibili.Il lavoratore neoassunto, sia alla prima esperienza lavorativa sia già titolare di un’adesione a un fondo pensione, che deve compilare e restituire il modulo.L’ufficio del personale o il consulente del lavoro dell’azienda, che gestisce la raccolta e la conservazione dei moduli firmati. Come si compila il modulo TFR3La compilazione del modulo TFR3 richiede attenzione perché la scelta indicata ha effetti che durano nel tempo. Il modello, reso disponibile anche in formato digitale sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, prevede una parte informativa (a cura dell’azienda, con i dati del datore di lavoro e le opzioni previste dal contratto collettivo di riferimento) e una parte da compilare a cura del lavoratore, in cui va indicata una delle possibili destinazioni del TFR.Tra le informazioni che di norma compaiono nel modulo troviamo i dati anagrafici del lavoratore, la data di assunzione, l’eventuale fondo pensione di categoria previsto dal contratto collettivo nazionale applicato e lo spazio per indicare se si sceglie di mantenere il TFR in azienda oppure di conferirlo a un fondo pensione, anche diverso da quello negoziale. È il caso di ricordare che la scelta di destinare il TFR alla previdenza complementare è generalmente irrevocabile, mentre resta possibile, in alcuni casi, cambiare fondo pensione in un secondo momento.Proprio per la delicatezza di questa scelta, molti lavoratori preferiscono farsi assistere da un professionista prima di firmare il modulo TFR3, in modo da valutare con calma vantaggi e implicazioni fiscali delle diverse opzioni. Cosa succede se il dipendente non risponde entro 60 giorniUna delle novità più importanti legate al modulo TFR3 riguarda proprio cosa accade in caso di inerzia del lavoratore. Se il dipendente non restituisce il modulo compilato entro 60 giorni dall’assunzione, scatta un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare, che sostituisce il precedente sistema del conferimento tacito.In pratica, decorso il termine senza una scelta esplicita, il TFR maturando viene destinato automaticamente al fondo pensione individuato dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto (o, in mancanza, a un fondo residuale previsto dalla normativa). Questo meccanismo punta a favorire la diffusione della previdenza complementare tra i lavoratori, ma rende ancora più importante conoscere in anticipo il funzionamento del modulo TFR3 e i tempi entro cui esprimere una preferenza diversa. Domande frequenti sul modulo TFR3 Cos’è esattamente il modulo TFR3?È il modulo con cui l’azienda informa il neoassunto sulla previdenza complementare e raccoglie la sua scelta sulla destinazione del TFR maturando, come previsto dal decreto interministeriale del 4 settembre 2026.Chi deve compilare il modulo TFR3?I lavoratori assunti dal 1° luglio 2026, sia alla prima esperienza lavorativa sia già titolari di un’adesione a un fondo pensione con conferimento del TFR.Quanto tempo ho per restituire il modulo TFR3?Il lavoratore ha 60 giorni dalla data di assunzione per compilare e restituire il modulo con la propria scelta sulla destinazione del TFR.Cosa succede se non compilo il modulo TFR3?Decorsi i 60 giorni senza una scelta esplicita, scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare, con il TFR destinato al fondo pensione previsto dal contratto collettivo applicato.Posso trovare il modulo TFR3 online?Sì, il modello è disponibile anche in formato digitale sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltre che tramite l’ufficio del personale dell’azienda.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 14, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-14 11:00:002026-09-09 12:07:10Modulo TFR3: cos’è e come si compila per i lavoratori neoassunti
NOTIZIETFR stagionali 2026: busta paga e fondo pensione a fine contrattoAl termine di ogni contratto stagionale, il lavoratore ha diritto a ricevere la propria busta paga finale, il TFR maturato (Trattamento di Fine Rapporto) e — se ha scelto di versarlo — la quota accumulata nel fondo pensione complementare. Capire come funzionano questi tre elementi è fondamentale per chi lavora stagionalmente e vuole tutelare i propri diritti economici. Vediamo nel dettaglio cosa prevede la normativa vigente.Indice dei contenutiLa busta paga finale a fine contratto stagionaleTFR stagionali: come funziona la liquidazioneFondo pensione e lavoro stagionaleTFR in azienda o in fondo pensione: le differenzeDomande frequenti sul TFR stagionali La busta paga finale a fine contratto stagionaleQuando un contratto stagionale giunge alla scadenza naturale, il datore di lavoro è tenuto a liquidare tutte le competenze maturate dal lavoratore. La busta paga finale — tecnicamente chiamata prospetto paga di fine rapporto — deve contenere tutte le voci ordinarie dell’ultimo periodo lavorato, più alcune voci specifiche legate alla cessazione del rapporto.In particolare, nella busta paga finale di un lavoratore stagionale devono essere liquidate:la retribuzione delle ore lavorate nell’ultimo mese (o frazione di mese);le ferie non godute, convertite in indennità sostitutiva;i permessi e i ROL maturati e non fruiti;la tredicesima mensilità (o ratei di altre mensilità aggiuntive previste dal CCNL applicato);ogni altro emolumento contrattuale spettante.Il lavoratore stagionale, a differenza di chi si dimette volontariamente da un contratto a tempo indeterminato, ha diritto a tutte queste voci senza penalizzazioni, poiché la fine del contratto stagionale è una scadenza prefissata e non una risoluzione anticipata per volontà del dipendente. TFR stagionali: come funziona la liquidazioneIl TFR stagionali — meglio noto come liquidazione — è regolato dall’art. 2120 del Codice Civile e si matura durante tutto il rapporto di lavoro, inclusi i periodi stagionali. Non importa quindi la durata del singolo contratto: ogni mese lavorato contribuisce all’accumulo del TFR.La formula di calcolo è quella classica prevista dalla legge: la retribuzione annua utile ai fini TFR viene divisa per 13,5. Il risultato è la quota annua di TFR che matura. Su questa quota si applica ogni anno una rivalutazione pari all’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione rilevata dall’ISTAT (indice dei prezzi al consumo).Per il lavoratore stagionale, la liquidazione del TFR avviene al termine di ogni singolo contratto, con alcune eccezioni importanti:se il datore di lavoro ha meno di 50 dipendenti, il TFR resta in azienda e viene liquidato alla fine di ogni contratto stagionale;se il datore di lavoro ha 50 o più dipendenti, il TFR maturato dal 1° gennaio 2007 in poi viene obbligatoriamente versato al Fondo di Tesoreria INPS (anche noto come INPS-Tesoreria), e l’INPS lo eroga al lavoratore alla cessazione;se il lavoratore ha aderito a un fondo pensione complementare, il TFR viene versato al fondo anziché restare in azienda o andare all’INPS.In tutti i casi, alla scadenza del contratto stagionale il lavoratore riceve la quota di TFR maturata nel periodo lavorato, tassata secondo il regime della tassazione separata previsto dal TUIR. Fondo pensione e lavoro stagionaleIl tema del fondo pensione per i lavoratori stagionali è particolarmente delicato. Se durante il rapporto di lavoro il dipendente ha aderito a un fondo pensione complementare — riversando il proprio TFR al fondo anziché tenerlo in azienda — al termine del contratto stagionale si apre una fase di gestione della posizione previdenziale.La normativa di riferimento è il D.Lgs. 252/2005 (decreto sulla previdenza complementare). Questo decreto disciplina cosa accade alla posizione individuale accumulata nel fondo quando cessa il rapporto di lavoro.Le opzioni disponibili per il lavoratore stagionale al termine del contratto sono essenzialmente tre:Mantenere la posizione nel fondo: la somma resta investita nel fondo pensione senza contribuzioni attive. È la scelta più comune per chi sa che tornerà a lavorare stagionalmente e vuole continuare ad accumulare per la pensione;Trasferire la posizione a un altro fondo: il lavoratore può trasferire il montante accumulato a un altro fondo pensione, ad esempio un PIP (Piano Individuale Pensionistico), e continuare a versare autonomamente;Richiedere il riscatto della posizione (parziale o totale): è possibile solo in presenza di specifiche cause previste dal D.Lgs. 252/2005, tra cui la disoccupazione prolungata o invalidità permanente. Il riscatto anticipato totale è consentito in caso di inoccupazione superiore a 48 mesi.È importante sapere che il lavoratore stagionale non è obbligato a riscattare la propria posizione al termine del contratto: può semplicemente lasciarla «in sospeso» nel fondo, dove continuerà a essere rivalutata secondo il rendimento del comparto scelto. TFR in azienda o in fondo pensione: le differenze per i stagionaliUna delle decisioni più importanti per qualunque lavoratore — stagionale o meno — riguarda la destinazione del TFR: tenerlo in azienda oppure versarlo a un fondo pensione complementare. Per i lavoratori stagionali questa scelta ha alcune particolarità.Chi tiene il TFR in azienda (o nel Fondo di Tesoreria INPS) lo riceve interamente alla cessazione del contratto. La rivalutazione annua è garantita per legge, ma l’importo finale tende a essere inferiore rispetto a quello ottenibile con un fondo pensione ben gestito nel lungo periodo, anche per via della fiscalità più favorevole dei fondi pensione.Chi invece versa il TFR al fondo pensione beneficia di:tassazione agevolata sulle prestazioni in uscita (aliquota del 15%, riducibile fino al 9% dopo 35 anni di partecipazione);possibilità di detrarre i contributi versati fino a 5.164,57 euro annui dal reddito imponibile IRPEF;rendimenti potenzialmente superiori all’inflazione nel lungo periodo, se si sceglie un comparto azionario o bilanciato adatto al proprio orizzonte temporale;protezione dai creditori: le somme versate al fondo pensione sono impignorabili e insequestrabili.Per il lavoratore stagionale che alterna periodi di lavoro a periodi di inattività, la scelta del fondo pensione richiede una valutazione attenta: durante i periodi senza contratto non ci sarà contribuzione datoriale al fondo, ma la posizione rimane attiva e si rivaluta comunque. Domande frequenti sul TFR stagionaliQuesto articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Dimissioni-Volontarie-2026-TFR-e-Naspi.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-03 17:00:002026-09-01 14:28:09TFR stagionali 2026: busta paga e fondo pensione a fine contratto
NOTIZIEFondo pensione alla nascita: il Governo studia un versamento per ogni nuovo natoIndice dei contenutiCosa prevede la propostaDue obiettivi in uno: natalita e previdenzaIl confronto con le esperienze estereTempi e iter: la proposta e ancora lontana dall’approvazioneCome funziona oggi la previdenza complementare in ItaliaDomande frequentiIl Governo italiano sta valutando una misura inedita nel panorama previdenziale: l’istituzione di un fondo pensione alla nascita, con un versamento automatico a favore di ogni neonato. L’ipotesi, ancora in fase di studio, punta a coniugare due obiettivi strategici — incentivare la natalità e costruire fin dai primi giorni di vita una base di previdenza complementare per i cittadini del futuro.Cosa prevede la propostaL’idea al vaglio dell’esecutivo prevede che, al momento della nascita di un bambino, lo Stato effettui un versamento una tantum in un fondo pensione complementare intestato al neonato. Il capitale così costituito crescerebbe nel tempo grazie all’investimento sui mercati finanziari, per poi essere disponibile al momento del pensionamento del beneficiario, a distanza di decenni.Secondo quanto riportato da QuiFinanza, la proposta è ancora in una fase embrionale: non sono state ancora definite né l’entità del versamento iniziale, né il tipo di fondo pensione da utilizzare, né le modalità di gestione nel lungo periodo. Si tratta, per il momento, di un’ipotesi di lavoro che il Governo sta esplorando nell’ambito di una più ampia riflessione sulle politiche per la famiglia e per il sistema previdenziale. Due obiettivi in uno: natalità e previdenzaLa misura, se approvata, avrebbe una doppia valenza. Da un lato risponderebbe all’emergenza demografica: l’Italia è uno dei Paesi europei con il tasso di natalità più basso, e ogni strumento aggiuntivo a sostegno delle famiglie che scelgono di avere figli viene valutato con interesse. Dall’altro, punta a rinforzare il sistema di previdenza complementare, che nel nostro Paese resta sottodimensionato rispetto alla media europea.La logica è quella del cosiddetto “baby bond”, già sperimentato in altri Paesi come il Regno Unito (con il Child Trust Fund, poi sospeso) e alcuni stati degli Stati Uniti. In questi modelli, la dotazione iniziale offerta dallo Stato funge da “seme” e può essere integrata nel tempo dai genitori o dai familiari, aumentando il montante finale disponibile all’età adulta. Il confronto con le esperienze estereL’esperienza internazionale offre diversi modelli di riferimento. Nel Canada esiste il Registered Education Savings Plan (RESP), che consente ai genitori di risparmiare per l’istruzione dei figli con contributi statali. In Singapore ogni neonato riceve un versamento governativo nel fondo CPF (Central Provident Fund), il sistema previdenziale nazionale. In Germania esistono agevolazioni fiscali significative per chi destina somme a fondi pensione a favore dei figli.La particolarità della proposta italiana, rispetto a questi modelli, sarebbe la destinazione esclusivamente previdenziale (non educativa o generica) e l’automatismo del versamento alla nascita, senza necessità di richiesta da parte dei genitori. Tempi e iter: la proposta è ancora lontana dall’approvazioneÈ importante sottolineare che, al momento, non esiste alcun disegno di legge formalmente presentato in Parlamento su questa misura. La proposta è in una fase di riflessione preliminare all’interno dell’esecutivo. Prima di diventare legge, dovrebbe percorrere l’intero iter parlamentare, con tempi che non possono essere stimati.I principali nodi aperti che il Governo dovrà affrontare in sede di approfondimento riguardano:L’importo del versamento iniziale: nessuna cifra è stata ancora indicata ufficialmente.La tipologia di fondo: fondo pensione aperto, chiuso o FIP (Fondo Individuale Pensionistico)?La gestione in caso di decesso prematuro del beneficiario: reversibilità o destinazione diversa.Le risorse di copertura finanziaria: la misura avrebbe un costo rilevante per le casse pubbliche.L’integrazione con il TFR e i fondi pensione aziendali esistenti. Come funziona oggi la previdenza complementare in ItaliaIn attesa di sviluppi sulla proposta, vale la pena ricordare che anche oggi esistono strumenti per avvicinare i più giovani (e anche i neonati) al risparmio previdenziale. I fondi pensione aperti e i PIP (Piani Individuali Pensionistici) possono essere sottoscritti a favore di un minore, con i genitori che effettuano versamenti periodici. I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile del soggetto che li versa (genitore o tutore), fino a un massimo di 5.164,57 euro annui.I vantaggi della previdenza complementare iniziata in giovane età sono significativi: il capitale ha più tempo per crescere grazie all’effetto composto degli interessi, e l’investimento in fondi pensione beneficia di una tassazione agevolata al momento dell’erogazione (aliquota ridotta al 15%, ulteriormente abbassabile fino al 9% con 35 anni di iscrizione al fondo). Domande frequentiIl fondo pensione alla nascita è già legge?No. Si tratta di una proposta ancora allo studio del Governo, senza un disegno di legge formalmente presentato. Non esistono ancora tempistiche certe né dettagli operativi definiti.Quanti soldi verserebbe lo Stato per ogni neonato?Non è ancora stata indicata alcuna cifra ufficiale. L’ammontare del versamento iniziale è uno degli elementi ancora da definire nella fase di studio.Posso già aprire un fondo pensione per mio figlio neonato?Sì. Anche senza attendere la proposta governativa, è già possibile aprire un fondo pensione aperto o un PIP a nome di un minore. I versamenti effettuati dal genitore sono deducibili fino a 5.164,57 euro l’anno. Per informazioni e assistenza, un CAF o un patronato può orientarti sulle opzioni disponibili.Quali vantaggi fiscali offre la previdenza complementare?I contributi versati in fondi pensione sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 euro annui. Al momento dell’erogazione della pensione integrativa, la tassazione è agevolata: parte dal 15% e scende fino al 9% per chi è iscritto al fondo da almeno 35 anni.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-24 06:09:002026-08-24 06:11:33Fondo pensione alla nascita: il Governo studia un versamento per ogni nuovo nato
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATOTFR in Azienda o nel Fondo Pensione: Cosa Cambia Davvero e Dove Conviene nel 2026Ogni lavoratore dipendente, prima o poi, si trova davanti a una scelta che incide in modo significativo sul proprio futuro economico: lasciare il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) in azienda oppure destinarlo a un fondo pensione complementare? Una decisione che, troppo spesso, viene presa senza le informazioni giuste — o, peggio ancora, senza scegliere affatto (e quindi lasciando tutto in azienda per inerzia).In questa guida analizziamo in dettaglio le due opzioni, confrontando tassazione, rendimento storico, liquidita’ in caso di necessita’ e vantaggi fiscali. Con esempi numerici reali e riferimenti alle normative vigenti nel 2026.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiCos’è il TFR e come funzionaLe due scelte: lasciare il TFR o versarlo al fondo pensioneConfronto fiscale: tassazione TFR in azienda vs fondo pensioneVantaggi fiscali aggiuntivi del fondo pensione: la deducibilita’ dei contributiRendimento a confronto: TFR in azienda vs fondo pensioneAnticipazione e liquidabilita’: quando puoi accedere ai soldiIl contributo del datore di lavoro: il vantaggio nascosto dei fondi negozialiTabella riassuntiva: TFR in azienda vs fondo pensioneEsempio pratico con calcolo fiscale comparativoQuando conviene tenere il TFR in aziendaIl fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoroTFR e fondo pensione: le scadenze e i moduliDomande frequenti su TFR e fondo pensioneConclusioni: dove conviene davvero?Cos’è il TFR e come funzionaIl Trattamento di Fine Rapporto (TFR) — comunemente chiamato «liquidazione» — è una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno per ogni lavoratore dipendente. La base normativa è l’articolo 2120 del Codice Civile, integrato dal D.Lgs. 252/2005 per quanto riguarda la destinazione ai fondi pensione.Ogni anno, il datore di lavoro accantona una quota pari alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5. Sulla somma accantonata ogni anno viene applicata una rivalutazione pari all’1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice ISTAT (FOI – famiglie di operai e impiegati) (art. 2120 c.c.), con tassazione sostitutiva del 17% applicata annualmente sulla rivalutazione stessa.Questo meccanismo garantisce al lavoratore una somma certa, rivalutata nel tempo, che gli verrà corrisposta alla cessazione del rapporto di lavoro — per qualsiasi causa: licenziamento, dimissioni o pensionamento. TFR in azienda vs TFR al INPSPer le aziende con meno di 50 dipendenti, il TFR rimane fisicamente in azienda (fondo interno). Per le aziende con 50 o più dipendenti, invece, dal 2007 il TFR non destinato ai fondi pensione viene obbligatoriamente versato al Fondo di Tesoreria INPS (art. 1, c. 755-757, Legge 296/2006). In questo caso il lavoratore non vede differenze pratiche: il TFR viene ugualmente liquidato dall’azienda al momento della cessazione, ma la provvista è presso l’INPS.Le due scelte: lasciare il TFR o versarlo al fondo pensioneDal 1° gennaio 2007 (D.Lgs. 252/2005, pienamente operativo dal 2007), ogni lavoratore dipendente del settore privato che inizia un nuovo rapporto di lavoro ha 6 mesi per scegliere dove destinare il TFR futuro:Silenzio-assenso: se non si esprime entro 6 mesi, il TFR viene automaticamente destinato al fondo pensione negoziale di categoria (o, in assenza, al FondInps — il fondo residuale dell’INPS).Scelta esplicita di mantenere il TFR in azienda: il lavoratore compila il modulo TFR2 e il TFR resta in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS per le grandi imprese).Scelta esplicita di versare al fondo pensione: il TFR fluisce verso il fondo prescelto.Attenzione: la scelta è irreversibile per il TFR futuro. Una volta deciso di destinare il TFR al fondo, non si può tornare indietro (salvo cambio di datore di lavoro, che apre una nuova finestra di scelta). Chi ha già scelto di mantenere il TFR in azienda può invece decidere di destinarlo al fondo in qualsiasi momento. Confronto fiscale: tassazione TFR in azienda vs fondo pensioneQuesto e’ il punto piu’ critico — e spesso il piu’ frainteso. Vediamolo con precisione. Tassazione del TFR rimasto in aziendaIl TFR lasciato in azienda è tassato con il meccanismo della tassazione separata (artt. 17-21 TUIR, D.P.R. 917/1986). La logica è questa:Si calcola un’aliquota media riferita al reddito del quinquennio precedente alla maturazioneSu tale aliquota media si applica una riduzione di un terzo per ogni anno oltre il primo (incentivo alla lunga carriera)Il risultato e’ un’aliquota generalmente inferiore all’IRPEF ordinaria, con una soglia minima del 23% (primo scaglione IRPEF)In pratica: per un lavoratore con reddito medio di 28.000€ annui, l’aliquota media IRPEF sara’ intorno al 25-27%. Per chi ha redditi piu’ bassi (sotto i 15.000€), l’aliquota TFR si avvicina al minimo del 23%. Per redditi elevati (oltre 50.000€), puo’ salire fino al 35-40%.C’e’ pero’ una caratteristica importante: il datore di lavoro opera una ritenuta a titolo d’acconto al momento della liquidazione, e l’Agenzia delle Entrate ricalcola poi l’imposta definitiva entro i 4 anni successivi, eventualmente richiedendo un conguaglio o rimborsando la differenza.Tassazione del TFR versato al fondo pensioneLe prestazioni erogate dal fondo pensione (rendita o capitale) derivanti dai versamenti di TFR sono tassate con un’aliquota agevolata massima del 15%, che si riduce ulteriormente con gli anni di iscrizione:Anni di iscrizione al fondoAliquota fiscale sulla prestazioneFino a 15 anni15%Oltre 15 anni (riduzione 0,30%/anno dal 16° anno)dal 14,70% in giu’Con 35+ anni di iscrizione9% (minimo assoluto)Fonte: art. 11, c. 6, D.Lgs. 252/2005. La riduzione e’ di 0,30 punti percentuali per ogni anno oltre il 15°, fino al minimo del 9% raggiunto dopo 35 anni di partecipazione (15 + 20 anni aggiuntivi x 0,30% = 6% di riduzione, da 15% a 9%).Questo significa che un lavoratore che inizia a 25 anni e va in pensione a 67 anni, con 42 anni di contribuzione al fondo, beneficera’ dell’aliquota minima del 9% — contro il 23-40% del TFR lasciato in azienda. Un risparmio fiscale enorme.Vantaggi fiscali aggiuntivi del fondo pensione: la deducibilita’ dei contributiIl fondo pensione offre un ulteriore vantaggio fiscale che il TFR in azienda non ha: la deducibilita’ dei contributi volontari dal reddito imponibile.Ai sensi dell’art. 8, c. 4, D.Lgs. 252/2005, i contributi versati a forme pensionistiche complementari (sia dal lavoratore che dal datore di lavoro, escluso il TFR) sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF fino a un massimo di 5.164,57 euro annui.Esempio pratico: se un lavoratore con reddito di 30.000€ versa 2.000€ aggiuntivi al fondo pensione, il reddito imponibile scende a 28.000€. Con aliquota marginale IRPEF del 35% (scaglione 28.001-50.000€ nel 2026), il risparmio fiscale immediato e’ di 700€ (2.000 x 35%). E’ come se lo Stato co-finanziasse il proprio risparmio previdenziale.Chi e’ under 35 e inizia a versare al fondo nei primi 5 anni dalla prima occupazione ha un ulteriore beneficio: nei 20 anni successivi ai primi 5, puo’ dedurre fino a 7.746,86€ annui (5.164,57€ base + quota non dedotta nei primi 5 anni, max 2.582,29€ aggiuntivi — art. 8, c. 6, D.Lgs. 252/2005). Rendimento a confronto: TFR in azienda vs fondo pensione Rivalutazione TFR in aziendaIl TFR in azienda si rivaluta ogni anno del 1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice ISTAT (FOI – famiglie di operai e impiegati) (indice FOI — famiglie di operai e impiegati). In anni di inflazione zero o bassa (come 2014-2019), la rivalutazione era minima (circa 1,5-1,7%). In anni di alta inflazione (2022: +8,1%; 2023: +5,9%), la rivalutazione del TFR e’ stata piu’ sostenuta, ma non ha comunque tenuto il passo con l’inflazione reale.Nel 2024 l’inflazione si e’ attestata intorno al 1,0-1,1% (dati ISTAT provvisori), portando la rivalutazione TFR a circa 1,575% lordo prima della tassazione del 17% sulla rivalutazione stessa, per un rendimento netto di circa 1,3%.Rendimento storico dei fondi pensioneI fondi pensione complementari italiani hanno registrato rendimenti molto variabili in base alla linea di investimento scelta. Secondo i dati COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), i rendimenti medi annui composti a lungo termine (15-20 anni) sono stati:Tipo di lineaRendimento medio annuo 10 anni (lordo)Rendimento medio annuo 20 anni (lordo)Garantita / Obbligazionaria1,5 – 2,5%2,0 – 3,0%Bilanciata3,0 – 5,0%4,0 – 5,5%Azionaria5,0 – 8,0%5,5 – 8,0%Fonte: Relazione annuale COVIP 2024. I dati storici mostrano che le linee bilanciate e azionarie, su orizzonti temporali lunghi (15-20 anni), hanno mediamente sovraperformato la rivalutazione del TFR in azienda — pur con volatilita’ negli anni di crisi (2008, 2020, 2022).Importante: i rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Per lavoratori con orizzonte temporale breve (meno di 10 anni alla pensione), la linea garantita — che tutela il capitale versato — puo’ essere preferibile a una azionaria.Anticipazione e liquidabilita’: quando puoi accedere ai soldiUno dei timori piu’ comuni e’: «ma se ho bisogno di soldi, posso prenderli?». La risposta e’ si’ per entrambe le opzioni, con regole diverse.Anticipazione TFR in azienda (art. 2120 c.c.)Il lavoratore con almeno 8 anni di anzianita’ nello stesso rapporto di lavoro puo’ richiedere un’anticipazione del TFR maturato, nei seguenti casi:Spese sanitarie straordinarie per se’ o familiari: fino al 70% del TFR maturato, senza limiti di frequenzaAcquisto o ristrutturazione prima casa: fino al 70% del TFR maturato, una volta sola nella vitaCongedo parentale / formazione (D.Lgs. 151/2001 e L. 53/2000): fino al 70% del TFR maturatoL’anticipazione per prima casa e’ concessa nel limite del 4% degli aventi diritto in azienda (limite di contingentamento), il che in pratica puo’ comportare attese.Anticipazione dal fondo pensione (art. 11, D.Lgs. 252/2005)I fondi pensione consentono anticipazioni secondo regole proprie, ma la legge prevede minima:Spese sanitarie straordinarie: in qualsiasi momento, fino al 75% della posizione individuale, tassate al 15% (riducibile al 9%) — nessun limite di anni di iscrizioneAcquisto o ristrutturazione prima casa: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 75% della posizione, tassate al 23%Altre esigenze personali: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 30% della posizione, tassate al 23%Le anticipazioni «per altre esigenze» sono particolarmente flessibili — non richiedono giustificazione specifica — ma sono tassate al 23%, piu’ del minimo del 15% sulle prestazioni previdenziali vere e proprie.Il contributo del datore di lavoro: il vantaggio nascosto dei fondi negozialiMolti lavoratori dipendenti non sanno che iscrivendosi al fondo pensione negoziale di categoria (es. Cometa per i metalmeccanici, Fonte per il commercio, Previmoda per il tessile, ecc.) ottengono un vantaggio ulteriore: il contributo del datore di lavoro.Se il lavoratore versa la quota minima prevista dal CCNL (generalmente tra lo 0,5% e l’1,5% della retribuzione), il datore di lavoro e’ obbligato a versare a sua volta una quota — tipicamente tra lo 0,55% e il 2% della retribuzione. Questo contributo datoriale e’ aggiuntivo rispetto al normale TFR e rappresenta di fatto una remunerazione extra esentasse (non concorre al reddito imponibile del lavoratore).Esempio: un lavoratore metalmeccanico con RAL di 28.000€ che aderisce a Cometa versando l’1% (280€/anno) riceve dal datore di lavoro il 2% (560€/anno). Questi 560€ aggiuntivi non avrebbe ricevuto in nessun altro modo — sono disponibili solo aderendo al fondo. Chi non aderisce li lascia semplicemente sul tavolo. Tabella riassuntiva: TFR in azienda vs fondo pensioneCaratteristicaTFR in aziendaFondo pensione complementareTassazione finaleTassazione separata, min. 23% (aliquota media IRPEF ridotta)15% (fino al 9% con 35+ anni)Rivalutazione annua1,5% + 75% inflazione ISTAT (lordo)Variabile: 1,5% – 8% per anno in base alla lineaDeducibilita’ contributiNoSi’, fino a 5.164,57€/annoContributo datorialeNoSi’ (solo fondi negoziali, se si versa la quota min.)Anticipazione prima casaDopo 8 anni, 70%, contingentata al 4%Dopo 8 anni, 75%, tassata al 23%Anticipazione spese sanitarieDopo 8 anni, 70%Subito, 75%, tassata al 15%Rischio perdita capitaleZero (garantito dall’azienda/INPS)Variabile: zero per linee garantite, presente per bilanciate/azionarieProtezione in caso di fallimento aziendaGarantita da INPS/Fondo di Garanzia INPSPatrimonio separato del fondo, non aggredibileEsempio pratico con calcolo fiscale comparativoFacciamo un esempio concreto per capire la differenza reale alla fine della carriera.Scenario: Marco, 30 anni, RAL 28.000€, lavora come dipendente privato per 35 anni fino a 65 anni. Il TFR annuale accantonato e’ circa 28.000 / 13,5 = 2.074€/anno. Ipotesi A — TFR rimane in aziendaTFR accantonato lordo in 35 anni (rivalutazione ipotetica 1,7% annuo): circa 88.000€Aliquota media IRPEF stimata (basata su reddito quinquennio): circa 25%TFR netto incassato: circa 66.000€Ipotesi B — TFR versato al fondo pensione (linea bilanciata)TFR versato al fondo: 2.074€/anno per 35 anniRendimento ipotetico 4% annuo composto (linea bilanciata storica): il montante lordo arriva a circa 155.000€Aliquota fiscale con 35 anni di iscrizione: 9%Montante netto incassato: circa 141.000€Differenza: circa 75.000€ in favore del fondo pensione, a parita’ di contribuzione. La differenza e’ dovuta sia al miglior rendimento della linea bilanciata rispetto alla rivalutazione TFR, sia alla tassazione finale nettamente inferiore (9% vs 25%).Questo calcolo e’ semplificativo e non tiene conto di inflazione, variazioni retributive e fluttuazioni di mercato. Tuttavia mostra chiaramente l’ordine di grandezza della differenza potenziale.Quando conviene tenere il TFR in aziendaNonostante il fondo pensione appaia vantaggioso nella maggior parte dei casi, ci sono situazioni in cui potrebbe essere preferibile mantenere il TFR in azienda:Orizzonte temporale breve: se si prevede di lasciare il lavoro o andare in pensione entro 5-8 anni, la flessibilita’ del TFR in azienda (incassabile subito alla cessazione senza vincoli pensionistici) puo’ essere piu’ utileNecessita’ di liquidita’ imminente: chi sa gia’ di dover accedere ai fondi per un’acquisto casa a breve preferira’ il TFR in azienda (nessun vincolo temporale dopo 8 anni) vs il fondo (serve iscriversi 8 anni prima)Redditi molto bassi: con redditi sotto 15.000€, l’aliquota TFR si avvicina al 23% e il risparmio fiscale della deducibilita’ e’ limitatoAvversione assoluta al rischio: chi non sopporta alcuna variabilita’ del proprio patrimonio potrebbe preferire la certezza della rivalutazione TFR rispetto ai fondi (anche se esistono linee garantite)Il fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoroUna domanda frequente: «Se cambio lavoro, cosa succede al fondo pensione?». La risposta e’ rassicurante: la posizione individuale rimane nel fondo e continua a rivalutarsi. Si hanno queste opzioni (art. 14, D.Lgs. 252/2005):Trasferimento ad altro fondo: si porta tutta la posizione al nuovo fondo senza costi e senza perdere l’anzianita’ di iscrizione (ai fini del conteggio degli anni per l’aliquota decrescente)Mantenimento della posizione nel fondo originario anche senza versare nuovi contributiRiscatto totale (in casi particolari: invalidita’, disoccupazione superiore a 12 mesi, ecc.) — tassato al 23%Riscatto parziale (50% della posizione) in caso di disoccupazione tra 12 e 48 mesi — tassato al 23%Per approfondire la comparazione tra fondo pensione e altre forme di investimento complementare, leggi anche: Fondo Pensione o Assicurazione Vita: quale conviene nel 2026? TFR e fondo pensione: le scadenze e i moduliSul piano operativo, ecco le cose pratiche da sapere:Modulo TFR1: per destinare il TFR a un fondo pensione specificoModulo TFR2: per mantenere il TFR in azienda (scelta esplicita)Finestra di scelta: 6 mesi dall’assunzione per i nuovi assuntiSilenzio-assenso: se non si compila nessun modulo entro 6 mesi → TFR destinato al fondo negoziale di categoria (o FondInps se non esiste fondo di categoria)Cambio di scelta: chi ha scelto di tenere il TFR in azienda puo’ successivamente scegliere di versarlo al fondo con una comunicazione scritta al datore di lavoroPer informazioni sulle pensioni e sul calcolo delle prestazioni previdenziali, puoi consultare anche: Tassazione del TFR: l’aliquota media e’ piu’ bassa dell’IRPEF ordinaria📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Domande frequenti su TFR e fondo pensione Posso versare solo il TFR al fondo pensione senza contributi aggiuntivi?Si’. Il TFR puo’ essere destinato al fondo senza che il lavoratore versi contributi aggiuntivi propri. In questo caso, pero’, il datore di lavoro non e’ obbligato a versare il proprio contributo (salvo diversa previsione del CCNL). Per ottenere il contributo datoriale, di norma serve versare almeno la quota minima prevista dal contratto.Il fondo pensione e’ sicuro se fallisce il gestore?Si’. I fondi pensione hanno un patrimonio separato e autonomo rispetto alla societa’ di gestione. In caso di insolvenza della SGR o dell’ente gestore, il patrimonio degli iscritti non e’ aggredibile dai creditori — a differenza del TFR in azienda che, per le piccole imprese, e’ esposto al rischio di insolvenza aziendale (anche se protetto dal Fondo di Garanzia INPS).Se prendo un’anticipazione dal fondo pensione, perdo gli anni ai fini dell’aliquota agevolata?No. L’anticipazione non interrompe il conteggio degli anni di iscrizione ai fini del calcolo dell’aliquota decrescente (15% → 9%). Gli anni continuano a maturare indipendentemente dall’avvenuta anticipazione.Qual e’ il limite di deducibilita’ dei contributi al fondo pensione nel 2026?Il limite rimane 5.164,57 euro annui (art. 8, c. 4, D.Lgs. 252/2005). Questo importo comprende sia i contributi volontari del lavoratore che quelli del datore di lavoro (escluso il TFR). Il TFR versato al fondo non rientra in questo limite e non e’ deducibile (perche’ non e’ mai stato tassato come reddito).Posso cambiare linea di investimento all’interno del fondo pensione?Si’. La maggior parte dei fondi pensione consente di cambiare linea (da garantita a bilanciata, da bilanciata ad azionaria) almeno una volta all’anno, senza costi o perdita di posizione. E’ consigliabile orientarsi verso linee piu’ aggressive nelle fasi iniziali (lontano dalla pensione) e progressivamente spostarsi su linee piu’ conservative avvicinandosi all’eta’ pensionabile.Cosa succede al fondo pensione in caso di morte dell’iscritto?In caso di morte dell’iscritto, la posizione individuale e’ trasferita agli eredi o ai beneficiari designati. Gli eredi ricevono il capitale senza dover pagare imposta di successione (la posizione del fondo pensione non rientra nell’attivo ereditario ai fini dell’imposta di successione — Cass. n. 11421/2022 per i fondi pensione complementari).Conclusioni: dove conviene davvero?La risposta, nella quasi totalita’ dei casi, e’: il fondo pensione complementare conviene di piu’. I motivi sono tre:Tassazione inferiore: si parte dal 15% e si arriva al 9% dopo 35 anni, contro il 23-40% del TFR in aziendaContributo datoriale gratuito: nei fondi negoziali, il datore versa una quota aggiuntiva che non si ottiene in nessun altro modoDeducibilita’ dei contributi: risparmio fiscale immediato sull’IRPEF, fino a 5.164,57€/annoL’unica vera eccezione e’ chi ha un orizzonte temporale brevissimo (meno di 5 anni al pensionamento) o chi necessita con certezza di liquidita’ a breve — ma anche in questi casi si possono scegliere linee garantite che tutelano il capitale.Se non hai ancora scelto dove destinare il tuo TFR, o vuoi valutare se cambiare scelta, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre una consulenza personalizzata. Prenota un appuntamento presso i nostri uffici in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine — oppure chiamaci al 0432 1638640.Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 05:31:352026-07-03 07:54:04TFR in Azienda o nel Fondo Pensione: Cosa Cambia Davvero e Dove Conviene nel 2026