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Tag Archivio per: partita iva forfettario

Aruba Fatturazione

Aruba Fattura Elettronica Costi 2026: Quanto Costa Davvero e Alternative

fatturazione elettronica CAF Udine

Quanto costa davvero Aruba Fatturazione Elettronica nel 2026? La risposta breve: 29,90 € + IVA l’anno (36,48 € IVA inclusa), dopo i primi 3 mesi a 1 € + IVA, con rinnovo automatico. Il canone comprende invio e ricezione tramite SDI, conservazione a norma per 10 anni e 1 GB di spazio, senza limite al numero di fatture. A parte si pagano i moduli aggiuntivi e i servizi accessori (PEC, firma digitale), e il Sistema Tessera Sanitaria non c’è. In questa guida vediamo il listino reale voce per voce, i costi extra che si aggiungono nel tempo e il confronto con le principali alternative (Fatture in Cloud, Fatture.it, servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate), per capire quando Aruba conviene e quando esistono soluzioni più adatte alla tua realtà.

In sintesi: quanto costa Aruba nel 2026

  • Servizio di fatturazione elettronica: 3 mesi a 1 € + IVA, poi 29,90 € + IVA l’anno, rinnovo automatico
  • Compreso nel canone: invio e ricezione SDI, conservazione a norma 10 anni, 1 GB di spazio
  • Moduli a pagamento: Documenti (preventivi, ordini, DDT, pro forma) 9,90 € il primo anno e 19,90 € dal rinnovo; Incassi e Pagamenti 19,90 €; Ordini elettronici 12,50 € e poi 25 €; WooCommerce 29 € e poi 39,90 € (IVA esclusa)
  • Non disponibile: invio delle spese al Sistema Tessera Sanitaria
  • Attenzione: i piani “Free”, “Web” e “PRO” citati in rete non esistono nel listino ufficiale

Indice dei contenuti

  1. Aruba Fatturazione Elettronica: panoramica veloce
  2. Listino Aruba 2026: servizio, moduli e conservazione
  3. Costi extra nascosti
  4. Costo totale realistico
  5. Vantaggi del prezzo Aruba
  6. Alternative più economiche
  7. Alternative più complete
  8. Confronto pricing tabellare
  9. Aruba vs Fatture in Cloud vs Fatture.it
  10. Quando Aruba conviene
  11. Quando NON conviene Aruba
  12. Recensioni utenti
  13. Cosa include la tariffa
  14. Altri costi da considerare
  15. Prova a 1 € per 3 mesi
  16. Come disdire
  17. Se lasci Aruba: come portare le fatture in un altro programma
  18. FAQ
  19. Conclusione

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Aruba Fatturazione Elettronica: panoramica veloce

Aruba S.p.A. è uno dei principali provider italiani di servizi digitali (hosting, PEC, firma digitale, domini) e da diversi anni offre anche un servizio di fatturazione elettronica rivolto a professionisti, partite IVA forfettarie, ditte individuali e piccole-medie imprese. Il servizio si chiama Aruba E-Fattura e copre tutto il ciclo di vita della fattura: emissione, invio allo SdI (Sistema di Interscambio), ricezione, conservazione decennale a norma di legge.

I punti di forza dichiarati sono tre: integrazione con altri servizi Aruba (PEC, firma digitale, dominio, hosting), brand affidabile con oltre 25 anni di presenza sul mercato, e pacchetti combinati che permettono di risparmiare se si acquistano più servizi insieme. Il listino in sé è semplice (un solo servizio più moduli), ma il costo annuale reale cresce con i moduli che attivi, con i rinnovi a prezzo pieno dopo le promozioni e con i servizi accessori come PEC e firma digitale.

Listino Aruba 2026: servizio, moduli e conservazione

Molte guide in rete descrivono piani Aruba “Free”, “Web” e “PRO”: nel listino ufficiale non ci sono. Aruba vende un solo servizio di fatturazione elettronica, che dopo i 3 mesi di prova si rinnova a partire da 29,90 € + IVA l’anno, e una serie di moduli aggiuntivi da attivare solo se servono. Ecco cosa costa ogni voce (prezzi IVA esclusa).

VocePrimo periodoRinnovo annuoCosa comprende
Fatturazione Elettronica (servizio base)1 € per 3 mesi29,90 €Emissione, invio e ricezione via SDI, notifiche, fatture PA, 1 GB di spazio, nessun limite al numero di fatture
Conservazione a normaCompresaCompresa10 anni per le fatture elettroniche
Modulo Documenti9,90 € il primo anno19,90 €Preventivi, ordini, DDT, fatture pro forma
Modulo Incassi e Pagamenti9,90 € sul primo acquisto (se hai già il servizio)19,90 €Scadenze di incassi e pagamenti
Modulo Ordini elettronici12,50 € il primo anno25,00 €Ordini elettronici dal Servizio Sanitario Nazionale (NSO)
Modulo WooCommerce29,00 € il primo anno39,90 €Fatture generate dagli ordini del negozio online
Spazio e utenti aggiuntivi–29,90 € per GB; 4,90 € per utentePer chi supera 1 GB o lavora in più persone
Sistema Tessera Sanitaria––Non disponibile

Canone del servizio verificato su aruba.it il 26/09/2026; prezzi dei moduli rilevati sulle pagine Aruba il 12/10/2026; spazio e utenti aggiuntivi dal listino di inizio 2026. Le promozioni cambiano spesso: controlla il carrello prima di acquistare.

Per aziende con volumi alti o integrazioni con il gestionale, Aruba propone soluzioni business con preventivo su richiesta: non hanno un prezzo di listino pubblico.

Costi extra nascosti (o poco evidenti)

Il prezzo annuale del piano è solo la punta dell’iceberg. Quando confronti Aruba con altri servizi, devi considerare voci che spesso non compaiono nelle pubblicità ma che incidono pesantemente sul costo totale annuo:

  • Moduli aggiuntivi: preventivi, DDT e pro forma non sono nel servizio base ma nel Modulo Documenti (19,90 € + IVA l’anno a regime); lo stesso vale per incassi e pagamenti, ordini elettronici e WooCommerce.
  • Spazio: il canone comprende 1 GB; chi lo supera compra spazio aggiuntivo.
  • Sistema Tessera Sanitaria: Aruba non lo offre. Medici, psicologi, fisioterapisti e altri sanitari devono inviare le spese con un altro strumento.
  • PEC obbligatoria: se non ne hai già una, va acquistata separatamente. Aruba PEC standard costa circa 5-8 €/anno + IVA (Standard) e sale per le versioni Pro o Premium.
  • Firma digitale: non sempre necessaria per la fatturazione B2B, ma indispensabile per molti adempimenti professionali. Una firma digitale Aruba (kit con smart card o remota) costa circa 25 €/anno + IVA (la chiavetta USB/lettore è acquisto una tantum).
  • Conservazione di documenti diversi dalle fatture: se vuoi conservare a norma anche contratti, libri sociali, bilanci, paghe, occorre attivare il servizio dedicato di conservazione documentale, con prezzi extra (variabili in base ai GB).
  • Marche temporali: per firme con timestamp, le marche si acquistano a pacchetti (es. 50-100 marche).
  • Costi di rinnovo: dopo i 3 mesi a 1 € il servizio passa a 29,90 € + IVA, e diversi moduli raddoppiano dal secondo anno (Documenti da 9,90 € a 19,90 €, Ordini elettronici da 12,50 € a 25 €). Il rinnovo è automatico: verifica sempre il prezzo a regime.

Costo totale realistico per profilo utente

Mettendo insieme abbonamento al piano e servizi accessori “minimi indispensabili”, il costo totale annuo di Aruba si colloca in queste fasce indicative:

  • Forfettario base (poche fatture l’anno, ha già la PEC): circa 30 € + IVA l’anno – solo il servizio base, conservazione compresa.
  • Professionista che fa anche preventivi (avvocato, geometra, consulente): circa 80 € + IVA l’anno – servizio base + Modulo Documenti + PEC + firma digitale.
  • Piccola azienda (più utenti, incassi e pagamenti, negozio online, conservazione di altri documenti): 150-300 €/anno – servizio base + più moduli + utenti aggiuntivi + PEC + firma + conservazione documentale.

Suggerimento pratico: prima di sottoscrivere, elenca cosa ti serve davvero. Se emetti poche fatture l’anno e non fai preventivi, il servizio base basta; se ogni mese prepari preventivi o DDT, metti in conto anche il Modulo Documenti. Se sei un professionista sanitario, considera fin da subito che il Sistema TS va gestito altrove.

Vantaggi del prezzo Aruba

Detti i limiti, è giusto evidenziare anche i punti di forza reali del pricing Aruba:

  • Pacchetti integrati convenienti: se acquisti insieme PEC + firma digitale + fatturazione + dominio, le scontistiche combinate possono ridurre il costo totale del 15-30%.
  • Brand affidabile e maturo: Aruba ha infrastruttura italiana, datacenter certificati, assistenza in italiano, esperienza pluridecennale. Per chi cerca continuità di servizio e basso rischio di chiusura del provider, il sovrapprezzo rispetto a concorrenti minori è spesso giustificato.
  • Conservazione decennale inclusa nel canone: una voce che alcuni concorrenti fanno pagare a parte.
  • Nessun limite al numero di fatture: il vincolo è solo lo spazio (1 GB), che per un professionista basta per anni.
  • Aggiornamenti normativi automatici: qualsiasi modifica al tracciato XML o agli adempimenti SdI viene recepita senza che tu debba intervenire.

Alternative più economiche di Aruba

Se il tuo obiettivo è spendere il meno possibile e accetti qualche limite funzionale, esistono alternative valide:

  • Servizio gratuito Agenzia delle Entrate: il portale Fatture e Corrispettivi mette a disposizione un sistema completamente gratuito per emettere e ricevere fatture elettroniche. È spartano, non sempre intuitivo, ma funziona e include la conservazione gratuita (su esplicita adesione al servizio dell’AdE).
  • Facile Fattura Free: versione gratuita di un noto software italiano, con limiti sul numero di fatture e sulle funzioni avanzate.
  • Fatture in Cloud, piano Forfettari: non è più economico di Aruba (48 € + IVA il primo anno, 96 € dal rinnovo, 100 documenti l’anno), ma ha un periodo di prova gratuito utile per confrontare le interfacce prima di pagare.
  • Software open source self-hosted: per chi è tecnico, esistono soluzioni open source che gestiscono il flusso SdI senza costi di licenza (richiedono però conoscenze tecniche per setup e manutenzione).

Alternative più complete di Aruba

Sul fronte opposto, se hai bisogno di più funzioni e sei disposto a spendere quanto Aruba (o poco di più) per avere un software gestionale completo:

  • Fatture in Cloud (TeamSystem): piattaforma cloud con interfaccia moderna, gestione clienti/fornitori, prima nota, magazzino base, app mobile, integrazioni con e-commerce e banche. Costa di più (piano Forfettari 48 € + IVA il primo anno e 96 € dal rinnovo; Sistema TS solo dal piano Premium a 252 € + IVA), ma l’interfaccia è più curata.
  • TeamSystem Studio / Lynfa: per professionisti strutturati e studi associati, soluzione enterprise con CRM, gestione attività, integrazione contabilità.
  • Danea Easyfatt: software desktop/cloud molto diffuso, ottimo per chi gestisce magazzino e vendite oltre alla fatturazione.
  • Fattura24: alternativa italiana con buon equilibrio prezzo/funzioni e API per integrazioni.

Confronto pricing tabellare

ServizioPrezzo annuo (€ + IVA)FattureConservazione 10 anniSistema TSAdatto a
Aruba Fatturazione Elettronica29,90 (primi 3 mesi a 1 €)Nessun limite (1 GB)SÌNOForfettari, microimprese
Aruba + Modulo Documenti49,80 a regimeNessun limite (1 GB)SÌNOChi fa preventivi e DDT
Fatture in Cloud Forfettari48 il primo anno, 96 dal rinnovo100 documentiSÌNOForfettari
Fatture in Cloud Premium252IllimitatiSÌSÌPMI, sanitari
Fatture.it Premium~30-50IllimitateSÌ–Forfettari/Piccoli
Agenzia Entrate (gratis)0IllimitateSÌ (su adesione)NOTutti, ma UX spartana

Prezzi IVA esclusa. Aruba e Fatture in Cloud verificati sui siti ufficiali il 26/09/2026 (moduli Aruba il 12/10/2026); Fatture.it indicativo, da listino di inizio 2026. Verifica sempre il listino ufficiale al momento della sottoscrizione, in particolare per i prezzi a regime dopo le promozioni del primo anno.

Aruba vs Fatture in Cloud vs Fatture.it: confronto prezzo/qualità

Mettiamo a confronto i tre nomi più cercati dai professionisti italiani:

  • Aruba: prezzo competitivo, ecosistema integrato (PEC + firma + fatturazione + dominio), interfaccia funzionale ma datata in alcune sezioni. Ideale se cerchi tutto sotto un unico provider.
  • Fatture in Cloud (TeamSystem): prezzo superiore (per i forfettari 48 € + IVA il primo anno e 96 € dal rinnovo, con 100 documenti; Sistema TS solo dal Premium a 252 €), ma UX moderna, app mobile completa, integrazioni con banche/e-commerce, ottimo supporto. Vincente se vuoi un software gestionale e non solo emissione fatture.
  • Fatture.it: prezzo molto aggressivo, semplicità estrema, focus sui forfettari e ditte individuali. Meno funzioni avanzate ma rapidità d’uso eccellente. Buona scelta per chi vuole “fatturare e basta”.

In sintesi: Aruba vince sul fronte ecosistema integrato, Fatture in Cloud sul fronte funzioni gestionali, Fatture.it sul fronte prezzo + semplicità.

Quando Aruba conviene davvero

  • Hai già altri servizi Aruba (PEC, dominio, hosting, firma): aggiungere la fatturazione ti permette di sfruttare scontistiche combinate e gestire tutto da un unico pannello.
  • Vuoi un pacchetto integrato chiavi-in-mano senza dover scegliere provider diversi per ogni esigenza.
  • Cerchi affidabilità di brand e bassa probabilità di chiusura del servizio: Aruba è uno dei pochi player italiani con dimensione e infrastruttura solide.
  • Hai esigenze standard di fatturazione (emettere/ricevere/conservare) senza necessità di integrazioni gestionali complesse.

Quando NON conviene Aruba

  • Hai bisogno di funzioni avanzate di gestione clienti (CRM, scadenziario evoluto, segmentazioni, automazioni di follow-up): qui Fatture in Cloud o software gestionali dedicati sono più completi.
  • Devi integrare la fatturazione con un e-commerce (Shopify, WooCommerce, Prestashop) per generare automaticamente fatture dagli ordini: alternative come Fatture in Cloud o Fattura24 hanno integrazioni native più mature.
  • Sei un’azienda strutturata con ERP gestionale già in uso (TeamSystem, Zucchetti, Mago): conviene appoggiarsi al modulo di fatturazione del gestionale stesso, anziché a un servizio terzo.
  • Cerchi solo il prezzo più basso e hai volumi minimi: il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate copre tutto a costo zero.

Recensioni utenti: cosa dicono i professionisti

Analizzando le recensioni più recenti su Trustpilot, Google e forum di settore, emergono pattern ricorrenti:

  • Punti di forza riconosciuti: stabilità del servizio (downtime rari), conservazione decennale affidabile, integrazione PEC fluida, supporto in italiano.
  • Critiche frequenti: interfaccia poco moderna rispetto a concorrenti cloud-native, processo di rinnovo automatico non sempre chiaro, difficoltà di disdetta con tempistiche e procedure complesse.
  • Tempo medio di risposta del supporto: 24-48 ore via ticket, più rapido in chat per le emergenze SdI.
  • Voto medio: 3.5-4 stelle su 5 nelle principali piattaforme di recensioni, con polarizzazione (recensioni molto positive da chi usa l’ecosistema integrato, più critiche da utenti che lo usano isolato).

Cosa include la tariffa Aruba

  • Nessun limite al numero di fatture emesse e ricevute: paghi un canone fisso annuo e il solo vincolo è lo spazio (1 GB compreso).
  • Conservazione 10 anni a norma: archiviazione dei file XML conformi alla normativa italiana, con accesso garantito per la durata legale.
  • Aggiornamenti normativi automatici: tracciato XML, controlli SdI, nuove regole IVA. Tutto recepito automaticamente.
  • Notifiche SdI: ricevuta di consegna, scarto, mancata consegna – gestite e notificate via email.
  • Anteprima visuale fattura: PDF leggibile generato dal file XML, utile per inviare copia di cortesia al cliente.
  • Backup automatico dei dati nel cloud Aruba.
  • Cosa non include: preventivi, DDT e pro forma (servono il Modulo Documenti), incassi e pagamenti, WooCommerce e il Sistema Tessera Sanitaria, che Aruba non offre.

Altri costi da considerare (oltre al canone)

  • Tempo di setup iniziale: creazione account, configurazione anagrafica, importazione dati clienti/fornitori. Calcola 1-3 ore di lavoro la prima volta.
  • Migrazione da altri software: se cambi provider, l’export/import dei dati storici richiede tempo o supporto a pagamento. Verifica formati supportati (CSV, XML).
  • Formazione interna se hai collaboratori: prevedi 1-2 ore per familiarizzare con l’interfaccia.
  • Eventuale consulenza fiscale per la corretta compilazione (codici IVA, ritenute, regime forfettario): non è un costo Aruba ma fa parte del costo totale del processo di fatturazione.

Prova a 1 € per 3 mesi: come funziona

Aruba non ha una prova gratuita: propone il servizio completo per 3 mesi a 1 € + IVA, poi si rinnova a 29,90 € + IVA l’anno (verifica le condizioni promozionali correnti sul sito ufficiale). Durante questo periodo puoi:

  • Emettere fatture reali (non simulazioni): le fatture inviate allo SdI in questa fase sono valide a tutti gli effetti.
  • Testare l’interfaccia e capire se è abbastanza intuitiva per il tuo livello di esperienza.
  • Valutare il supporto: contatta l’assistenza con domande reali, vedi quanto tempo ci mettono a risponderti.
  • Togliere il rinnovo automatico prima della fine dei 3 mesi se non sei soddisfatto, spendendo solo 1 € + IVA.

Attenzione: alla scadenza il rinnovo è generalmente automatico. Se decidi di non proseguire, segna in calendario la data di disdetta con qualche giorno di anticipo.

Come disdire Aruba Fatturazione Elettronica

La disdetta di Aruba E-Fattura segue una procedura abbastanza precisa. I passi standard sono:

  1. Accedere alla propria area cliente Aruba con le credenziali di account.
  2. Andare nella sezione “I tuoi servizi” e individuare il servizio E-Fattura attivo.
  3. Disattivare il rinnovo automatico: questa è la mossa più importante. Se non disattivi il rinnovo prima della scadenza, il servizio si rinnoverà per un altro anno.
  4. Inviare comunicazione formale di disdetta via PEC se richiesto dalle condizioni contrattuali (verifica i termini di preavviso, generalmente 30 giorni prima della scadenza).
  5. Esportare i dati storici prima della disattivazione completa: scarica fatture emesse, ricevute, archivio XML, copia di cortesia PDF. L’accesso al sistema dopo la disattivazione potrebbe non essere più possibile.
  6. Scaricare i file conservati prima che il servizio scada, al massimo entro 90 giorni: dopo non è detto che restino accessibili. Leggi le condizioni post-recesso.

Consiglio: non aspettare l’ultimo momento. Fai la disdetta almeno 30-45 giorni prima della scadenza per evitare addebiti automatici e contestazioni successive.

Se lasci Aruba: come portare le fatture in un altro programma

Il motivo più comune per lasciare Aruba non è il prezzo, che resta tra i più bassi, ma una funzione che manca: tipicamente il Sistema Tessera Sanitaria per i sanitari, oppure un aiuto sulle tasse e sulle scadenze del forfettario. In questi casi il timore è perdere lo storico. Non succede, se fai le cose in ordine:

  1. Scarica lo ZIP da Aruba con fatture inviate e ricevute (XML e PDF) e la rubrica dei clienti.
  2. Scarica i file conservati prima che il servizio scada, al massimo entro 90 giorni.
  3. Togli il rinnovo automatico, così non paghi un altro anno.
  4. Aggiorna il codice destinatario su Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, se avevi registrato quello di Aruba.

Un’alternativa che importa direttamente lo ZIP di Aruba è Fatturazione Italia, il software progettato con il CAF Centro Fiscale: carichi il file nell’area “Cambi programma” e arrivano le fatture inviate e ricevute con gli XML e i PDF originali, la rubrica dei clienti, la numerazione che continua e le fatture pagate segnate come incassate. Nessuna fattura importata viene rimandata allo SDI o al Sistema TS. L’import è compreso in tutti i piani.

Costa più di Aruba, ed è giusto dirlo: il piano Start è a 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa) con 150 fatture SDI, il piano Pro a 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa) con 500 fatture e il Sistema TS incluso. Il prezzo è bloccato 3 anni per contratto e la prova dura 14 giorni, senza carta. In più rispetto ad Aruba ci sono preventivi e pro forma già nello Start, la stima di imposta e contributi, i bolli trimestrali con l’F24 compilato e i promemoria delle scadenze; in meno, per esempio, l’integrazione con WooCommerce. Se ti basta emettere e ricevere fatture, Aruba resta una scelta economica e sensata.

Tutti i passaggi, con le schermate, sono nella guida Migrare da Aruba Fatturazione Elettronica a Fatturazione Italia. Per un giudizio complessivo sul servizio leggi anche la nostra recensione di Aruba Fatturazione Elettronica.

Domande frequenti (FAQ)

Aruba Fatturazione Elettronica conviene davvero nel 2026?

Conviene se cerchi un provider affidabile e già usi altri servizi Aruba (PEC, firma, dominio): in pacchetto risparmi e gestisci tutto da un’unica area. Se invece vuoi solo fatturare e cerchi il minimo indispensabile, il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate è sufficiente. Per UX moderna e funzioni gestionali, Fatture in Cloud è preferibile.

Quanto costa Aruba E-Fattura il primo anno vs gli anni successivi?

Il servizio base parte con 3 mesi a 1 € + IVA e poi costa 29,90 € + IVA l’anno, con rinnovo automatico. Sono i moduli a cambiare prezzo dal secondo anno: per esempio il Modulo Documenti passa da 9,90 € a 19,90 € + IVA, gli Ordini elettronici da 12,50 € a 25 €, WooCommerce da 29 € a 39,90 €. Verifica sempre il prezzo a regime nelle condizioni contrattuali.

La PEC è inclusa nel piano fatturazione?

No, la PEC è un servizio separato. Tuttavia in alcuni pacchetti combinati (E-Fattura + PEC) è possibile risparmiare rispetto all’acquisto separato. La PEC standard parte da circa 5-8 €/anno + IVA.

Posso usare Aruba se sono in regime forfettario?

Sì. Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica. Il servizio base di Aruba a 29,90 € + IVA l’anno è adatto al forfettario tipo: prezzo contenuto, nessun limite al numero di fatture e conservazione compresa. Se però sei un professionista sanitario, ricorda che Aruba non invia le spese al Sistema Tessera Sanitaria.

Cosa succede ai miei dati se disdico?

Prima della scadenza scarica tutto: fatture inviate e ricevute (XML e PDF), anagrafiche e file conservati. Dopo la scadenza i file conservati vanno scaricati al massimo entro 90 giorni, poi non è detto che restino accessibili. Le fatture elettroniche restano comunque consultabili sul portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate.

Aruba o servizio gratuito Agenzia Entrate: quale scegliere?

Se hai poche fatture l’anno e tolleri un’interfaccia spartana, il servizio gratuito AdE è perfetto. Se invece emetti regolarmente fatture, hai bisogno di anteprime PDF curate, anagrafica clienti gestita, esportazioni e supporto, allora un servizio a pagamento (Aruba o concorrenti) ti farà risparmiare tempo prezioso.

Posso cambiare provider in qualsiasi momento?

Sì, puoi cambiare provider in qualsiasi momento. La fatturazione elettronica si basa sullo SdI (Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate), quindi i dati fiscali sono sempre disponibili dal portale Fatture e Corrispettivi indipendentemente dal software che usi per emetterli. Per lo storico basta lo ZIP esportato da Aruba: alcuni programmi lo importano direttamente, senza reinviare le fatture allo SDI (vedi la sezione se lasci Aruba).

Aruba Fatturazione Elettronica ha il Sistema Tessera Sanitaria?

No. Aruba non offre l’invio delle spese sanitarie al Sistema TS, né nel servizio base né con i moduli aggiuntivi. Medici, psicologi, fisioterapisti e altri sanitari devono usare un programma che lo includa o inviare i dati con gli strumenti del Sistema TS.

Conclusione: Aruba conviene se fa parte di una strategia integrata

Il costo reale di Aruba Fatturazione Elettronica nel 2026 dipende molto dal profilo dell’utente: per un forfettario base con poche esigenze, il servizio a 29,90 € + IVA l’anno (conservazione compresa) è una spesa contenuta e giustificata. Per chi fa anche preventivi e DDT il conto sale a circa 50 € + IVA con il Modulo Documenti, e resta competitivo se sfrutti PEC e firma digitale dello stesso fornitore. Per i sanitari il limite è il Sistema TS, che manca. Per le aziende strutturate, il confronto si sposta sulle versioni enterprise e sul TCO complessivo che include integrazioni con il gestionale.

La regola d’oro: prima di scegliere, fai una stima realistica dei volumi di fatturazione, valuta se hai già altri servizi Aruba e confronta con almeno due alternative (Fatture in Cloud, Fatture.it). Spesso la scelta migliore non è quella più economica in assoluto, ma quella che si integra meglio con il tuo modo di lavorare e ti fa risparmiare tempo.

Hai dubbi sul regime fiscale, sulla corretta gestione delle fatture o vuoi una consulenza personalizzata sulla scelta del software più adatto al tuo caso? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella gestione fiscale completa: prenota un appuntamento al numero 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121. Possiamo aiutarti a scegliere la soluzione di fatturazione elettronica più adatta alla tua attività e gestire insieme adempimenti, dichiarazioni e obblighi normativi.

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Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 19, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-19 14:00:002026-10-12 08:07:31Aruba Fattura Elettronica Costi 2026: Quanto Costa Davvero e Alternative
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Coefficienti di redditivita forfettario 2026: analisi per settore e quanto si paga davvero

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Se hai una Partita IVA in regime forfettario, sai che non paghi le tasse su tutto cio che incassi. Il meccanismo centrale e il coefficiente di redditivita: una percentuale che trasforma i tuoi ricavi in reddito imponibile. Il problema e che questo coefficiente cambia radicalmente da un settore all’altro, e pochissimi articoli lo spiegano a confronto.

Un commerciante alimentare e un avvocato con lo stesso fatturato di 50.000 euro possono pagare imposte molto diverse. In questo articolo analizziamo tutti i coefficienti di redditivita forfettario 2026 per gruppo ATECO, con tabelle numeriche, esempi pratici e una guida chiara su quando il forfettario conviene davvero.

Indice dei contenuti
  1. Forfettario in numeri: 2 milioni di contribuenti, 52% delle Partite IVA
  2. Come funziona il coefficiente di redditivita: la chiave del risparmio
  3. Tabella completa coefficienti per gruppo ATECO 2026
  4. Coefficiente 40%: commercio alimentare e bevande
  5. Coefficiente 54%: commercio non alimentare e ambulanti
  6. Coefficienti 62-67%: intermediari, alberghi, ristorazione, costruzioni
  7. Coefficiente 78%: professioni intellettuali – la categoria piu ampia
  8. Coefficiente 86%: costruzioni e attivita residuali
  9. Caso pratico: stesso fatturato 50.000 euro, tasse diverse per settore
  10. Quando il forfettario diventa svantaggioso: la soglia di pareggio con l’ordinario
  11. Settori dove conviene restare in forfettario vs settori dove valutare l’ordinario

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Forfettario in numeri: 2 milioni di contribuenti, 52% delle Partite IVA

Il regime forfettario non e una nicchia fiscale: e diventato la modalita prevalente di fare impresa individuale in Italia. I dati del Rendiconto Generale dello Stato 2024 elaborato dalla Corte dei Conti fotografano una realta in forte crescita:

  • 2.027.665 contribuenti forfettari nel 2024, in aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente
  • +24,7% dal 2019: in cinque anni il numero di forfettari e cresciuto di quasi un quarto
  • 52% di tutti i titolari di Partita IVA: la maggioranza assoluta dei lavoratori autonomi italiani utilizza questo regime
  • Distribuzione per fascia di ricavi: 936.000 contribuenti sotto i 20.000 euro, 733.000 nella fascia 20.000-50.000 euro
  • 726.000 contribuenti (33%) applicano l’aliquota agevolata del 5% (startup nei primi cinque anni)

Questi numeri raccontano una cosa precisa: il regime forfettario funziona e attrae, perche semplifica enormemente la gestione fiscale e riduce il carico impositivo per chi e nella fascia giusta. Il costo strutturale per l’erario – circa 3,4 miliardi di euro all’anno – e una scelta politica consapevole di sostegno al lavoro autonomo e alle Partite IVA piu piccole.

I settori con il maggior numero di forfettari? La Corte dei Conti identifica avvocati (154.828 = 7,44% del totale), consulenti aziendali (74.462 = 3,58%), psicologi (72.721 = 3,50%), architetti (69.790 = 3,35%) e paramedici (66.304 = 3,19%). Tutti questi professionisti condividono lo stesso coefficiente di redditivita del 78%.

Come funziona il coefficiente di redditivita: la chiave del risparmio

Nel regime forfettario non puoi dedurre i costi reali che hai sostenuto (affitto ufficio, attrezzature, software, formazione). Al loro posto, la legge stabilisce una deduzione forfettaria automatica, espressa come complemento a 100 del coefficiente di redditivita.

  • Il coefficiente di redditivita e la quota dei tuoi ricavi che viene considerata reddito imponibile
  • La quota non tassata (100% meno coefficiente) rappresenta la deduzione forfettaria per i costi
  • Con coefficiente 78%, il 22% dei ricavi e automaticamente escluso dall’imponibile
  • Con coefficiente 40%, il 60% dei ricavi non entra nell’imponibile

La formula completa per calcolare l’imposta e la seguente (art. 1 c. 64 L. 190/2014):

Imposta sostitutiva = (Ricavi x Coefficiente – Contributi previdenziali versati) x Aliquota

Dove:
– Aliquota = 15% (regime standard) oppure 5% (startup, primi 5 anni)
– Contributi previdenziali = importi effettivamente versati nell’anno
– Il risultato non puo essere negativo

Esempio base – professionista con ricavi 30.000 euro e coefficiente 78%:

  • Imponibile lordo: 30.000 x 78% = 23.400 euro
  • Contributi Gestione Separata INPS (24%, altra copertura previdenziale): 30.000 x 24% = 7.200 euro
  • Base imponibile netta: 23.400 – 7.200 = 16.200 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: 16.200 x 15% = 2.430 euro
  • Imposta effettiva sui ricavi: 2.430 / 30.000 = 8,1%

Nota importante: i contributi previdenziali variano significativamente per categoria. Chi e iscritto a una cassa professionale (ENPAM per i medici, ENPAP per gli psicologi, INARCASSA per gli architetti) puo avere aliquote contributive dal 10% al 19,5% e diverse modalita di calcolo rispetto alla Gestione Separata INPS. Per approfondire le differenze tra le casse, consulta la nostra guida comparativa sui contributi previdenziali delle professioni sanitarie 2026.

Tabella completa coefficienti per gruppo ATECO 2026

I coefficienti di redditivita sono definiti dall’Allegato 4 della Legge 190/2014 (Legge di Stabilita 2015, istitutiva del regime forfettario) e non sono stati modificati negli anni successivi. Valgono quindi anche per il 2026.

Gruppo di attivita (Allegato 4 L. 190/2014)CoefficienteQuota non tassataEsempi ATECO
Industrie alimentari e delle bevande / Commercio all’ingrosso e al dettaglio alimentare / Commercio ambulante alimentare e bevande40%60%47.11, 47.21, 56.30, 10-11
Commercio ambulante di prodotti non alimentari54%46%47.81, 47.82, 47.89
Intermediari del commercio62%38%46.1x (agenti e rappresentanti)
Attivita dei servizi di alloggio e ristorazione / Altre attivita economiche67%33%55.10, 56.10, 96.0x
Attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi78%22%69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 86, 87, 62, 64, 65, 85
Costruzioni e attivita immobiliari86%14%41, 42, 43, 68

Fonte: Allegato 4, L. 190/2014 (Legge di Stabilita 2015). I coefficienti non sono stati modificati da successive leggi di bilancio e rimangono validi per il 2026.

Coefficiente 40%: commercio alimentare e bevande

Il coefficiente del 40% e il piu basso in assoluto, ed e stato calibrato per rispecchiare una realta economica precisa: chi vende cibo, bevande o gestisce attivita di ristorazione ambulante ha costi di acquisto merce molto elevati, che possono assorbire il 50-70% dei ricavi.

  • Industrie alimentari e delle bevande (ATECO sezione C, gruppi 10-11): produzione artigianale di alimenti, panifici, salumifici
  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti alimentari: supermercati, alimentari di quartiere, enoteche (ATECO 47.11, 47.21, 47.22, 47.25)
  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (ATECO 47.81): bancarelle al mercato, furgoni street food
  • Bar e gelaterie (ATECO 56.30, 56.10.20): somministrazione bevande e gelati

Il vantaggio concreto: con coefficiente 40%, il 60% dei tuoi ricavi non entra nell’imponibile. Su 40.000 euro di fatturato, solo 16.000 euro diventano base di calcolo per l’imposta. Chi vende merce con margini ridotti trova nel forfettario una tutela significativa.

Attenzione alla soglia 85.000 euro: anche con coefficienti bassi, il limite di ricavi per restare forfettari e fissato a 85.000 euro annui e 100.000 euro per l’uscita immediata. Per approfondire i limiti e le cause ostative del regime forfettario 2026, leggi la nostra guida dedicata.

Coefficiente 54%: commercio non alimentare e ambulanti

La fascia del 54% si applica esclusivamente al commercio ambulante di prodotti non alimentari. La distinzione rispetto al 40% riflette il fatto che i margini su abbigliamento, accessori, oggetti vari venduti al mercato sono mediamente superiori rispetto al commercio alimentare.

  • Venditori ambulanti su mercati rionali o fieristici di abbigliamento, biancheria, scarpe (ATECO 47.82)
  • Ambulanti di articoli vari non classificati altrove: oggettistica, libri usati, ricambi (ATECO 47.89)
  • Vendita porta a porta di prodotti non alimentari (ATECO 47.99)

Con coefficiente 54%, il 46% dei ricavi e escluso dall’imponibile. Rispetto al 40% del commercio alimentare, la deduzione forfettaria e inferiore di 14 punti percentuali: uno scarto significativo che si traduce in un carico fiscale piu alto a parita di fatturato.

Coefficienti 62-67%: intermediari, alberghi, ristorazione e altre attivita

In questa fascia intermedia troviamo due coefficienti distinti, spesso confusi tra loro.

Coefficiente 62% – Intermediari del commercio (ATECO 46.1x): Si applica ad agenti di commercio e rappresentanti che operano per conto di terzi. Gli agenti percepiscono provvigioni, non ricavi da vendita diretta: i loro costi principali sono trasferte, carburante, campionari.

Coefficiente 67% – Alloggio, ristorazione e altre attivita:

  • Strutture ricettive: alberghi, B&B, affittacamere (ATECO 55.10, 55.20)
  • Ristorazione con somministrazione: ristoranti, trattorie, pizzerie (ATECO 56.10)
  • Catering e servizi di ristorazione (ATECO 56.21): servizi mensa, catering per eventi
  • Altre attivita economiche n.e.c. (ATECO 96): lavanderie, parrucchieri, estetiste, tatuatori, servizi alla persona

Nota importante per parrucchieri ed estetisti: nonostante abbiano costi significativi (prodotti, attrezzature), rientrano nella fascia 67%. Chi opera in questi settori e ha costi reali superiori al 33% del fatturato deve valutare attentamente il confronto con il regime ordinario.

Coefficiente 78%: professioni intellettuali – la categoria piu ampia

Il coefficiente del 78% e quello che interessa la maggioranza assoluta dei professionisti italiani. Come dimostra il Rendiconto Corte dei Conti 2024, questa fascia raccoglie le categorie con il numero piu alto di forfettari.

Rientrano nel coefficiente 78% tutte le attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi:

  • Avvocati (ATECO 69.10.10): 154.828 contribuenti forfettari – la professione con il maggior numero assoluto
  • Consulenti aziendali e di gestione (ATECO 70.22): 74.462 contribuenti
  • Psicologi e psicoterapeuti (ATECO 86.90.30): 72.721 contribuenti – leggi la guida su Partita IVA Psicologo 2026
  • Architetti e ingegneri (ATECO 71.11, 71.12): 69.790 architetti forfettari – vedi la guida su apertura studio architettura 2026
  • Paramedici e professioni sanitarie (ATECO 86.90.x): 66.304 contribuenti – infermieri, fisioterapisti, logopedisti. Panoramica: Professionisti sanitari con Partita IVA 2026
  • Medici (ATECO 86.21, 86.22): guida a Partita IVA Medico 2026
  • Informatici e sviluppatori (ATECO 62.01, 62.02, 62.09)
  • Designer, grafici, copywriter (ATECO 74.10, 74.30, 73.11)
  • Insegnanti e formatori privati (ATECO 85.59)
  • Consulenti finanziari e assicurativi (ATECO 66.12, 66.22)
  • Commercialisti, fiscalisti, contabili (ATECO 69.20)

Il coefficiente 78% significa che solo il 22% dei tuoi ricavi viene automaticamente escluso dall’imponibile. Per un libero professionista che lavora da casa o in coworking con costi reali limitati, questa deduzione puo essere sufficiente. Per chi ha un ufficio in affitto, collaboratori o attrezzature costose, la valutazione va fatta con cura.

Coefficiente 86%: costruzioni e attivita residuali

Il coefficiente dell’86% e il piu alto e si applica al gruppo delle costruzioni e attivita immobiliari:

  • Imprenditori edili individuali (ATECO 41: costruzione edifici)
  • Lavori di installazione impianti (ATECO 43.21: elettricisti, 43.22: idraulici)
  • Completamenti e rifinitura edilizia (ATECO 43.30: imbianchini, piastrellisti)
  • Agenzie immobiliari (ATECO 68.31) – da non confondere con gli intermediari commercio (62%)

Potrebbe sembrare paradossale: elettricisti e idraulici hanno costi di materiali significativi, eppure si trovano con il coefficiente piu alto. Il legislatore ha ritenuto che i lavori edili e artigianali su commessa incorporino prevalentemente manodopera rispetto ai materiali. In realta, questa valutazione non riflette la situazione di molti artigiani che acquistano materiali in proprio.

La deduzione forfettaria del 14% (100% meno 86%) e la piu bassa in assoluto. Se i tuoi costi reali superano il 14% dei ricavi, il regime forfettario potrebbe non essere conveniente rispetto all’ordinario, a meno di sfruttare l’aliquota al 5% nei primi cinque anni.

Caso pratico: stesso fatturato 50.000 euro, tasse diverse per settore

Per rendere concreta la differenza tra coefficienti, calcoliamo l’imposta sostitutiva per sei contribuenti diversi, tutti con ricavi di 50.000 euro e contributi INPS Gestione Separata (aliquota 24%, altra copertura previdenziale). I contributi GS ammontano a 50.000 x 24% = 12.000 euro.

Nota: per i professionisti iscritti a casse previdenziali (ENPAM, ENPAP, INARCASSA, ecc.) i contributi variano. Il calcolo seguente usa la Gestione Separata come riferimento standardizzato. Per i medici, ad esempio, i contributi ENPAM sono significativamente diversi: approfondisci nella nostra guida ai contributi ENPAM 2026.

SettoreCoeff.Imponibile lordoContributi GSBase imp. nettaImposta 15%Netto finale
Commercio alimentare (bar, alimentari)40%20.000 euro12.000 euro8.000 euro1.200 euro36.800 euro
Commercio ambulante non alimentare54%27.000 euro12.000 euro15.000 euro2.250 euro35.750 euro
Agente di commercio (intermediario)62%31.000 euro12.000 euro19.000 euro2.850 euro35.150 euro
Ristoratore / gestore B&B67%33.500 euro12.000 euro21.500 euro3.225 euro34.775 euro
Professionista intellettuale (avvocato, psicologo, architetto)78%39.000 euro12.000 euro27.000 euro4.050 euro33.950 euro
Artigiano edile / elettricista / idraulico86%43.000 euro12.000 euro31.000 euro4.650 euro33.350 euro

La differenza tra il commerciante alimentare (1.200 euro di imposta) e l’artigiano edile (4.650 euro) a parita di 50.000 euro di fatturato e di 3.450 euro all’anno – quasi 3 volte di piu. Tutto dipende dal coefficiente applicato al proprio codice ATECO.

Vuoi calcolare la tua situazione precisa? Usa il nostro tool Excel gratuito per il calcolo delle tasse forfettario 2026: ti basta inserire ricavi, coefficiente e contributi per ottenere la simulazione personalizzata.

Quando il forfettario diventa svantaggioso: la soglia di pareggio con l’ordinario

Il regime forfettario e conveniente solo se la tua deduzione forfettaria automatica e uguale o superiore ai tuoi costi reali. Quando i costi effettivi superano la deduzione forfettaria, il regime ordinario diventa piu conveniente, perche ti permette di dedurre i costi reali.

Il forfettario e svantaggioso quando: Costi reali > (100% – Coefficiente) x Ricavi

– Professione intellettuale (coeff. 78%): costi reali > 22% dei ricavi
– Artigiano edile (coeff. 86%): costi reali > 14% dei ricavi
– Commercio alimentare (coeff. 40%): costi reali > 60% dei ricavi (raro)

Esempio concreto – professionista intellettuale con ricavi 50.000 euro:

  • Deduzione forfettaria disponibile: 50.000 x 22% = 11.000 euro
  • Se hai costi reali di 8.000 euro (affitto coworking 3.600 + software 600 + formazione 1.800 + assicurazione 2.000): stai sotto gli 11.000 euro – forfettario conveniente
  • Se hai costi reali di 15.000 euro (ufficio in affitto 7.200 + collaboratore part-time 6.000 + altri 1.800): superi gli 11.000 euro – ordinario potenzialmente conveniente

Esempio – artigiano edile con ricavi 50.000 euro (coeff. 86%):

  • Deduzione forfettaria disponibile: 50.000 x 14% = 7.000 euro
  • Se i materiali acquistati valgono 12.000 euro e il furgone costa 4.000 euro/anno: costi reali = 16.000 euro, superiori ai 7.000 – ordinario significativamente conveniente

La Corte dei Conti, nel suo rendiconto 2024, ha sollevato il tema della cosiddetta trappola dimensionale: chi si avvicina alla soglia degli 85.000 euro di ricavi puo trovarsi in una zona grigia dove il confronto tra regime forfettario e regime ordinario va effettuato con attenzione. Chi si avvicina ai 70.000-80.000 euro di fatturato dovrebbe simulare entrambi gli scenari, considerando anche i maggiori oneri amministrativi del regime ordinario.

Settori dove conviene restare in forfettario vs settori dove valutare l’ordinario

CoefficienteSettori tipiciRaccomandazioneQuando rivalutare
40%Commercio alimentare, bar, gelaterie, produzione alimentareForfettario quasi sempre conveniente sotto soglia 85kSolo se hai costi > 60% del fatturato (raro nel food)
54%Ambulanti non alimentari, vendita porta a portaGeneralmente conveniente, margini di solito bassiSe costi merce > 46% del fatturato
62%Agenti di commercio, rappresentantiValutare anno per anno in base alle spese di trasfertaSe spese trasferte + campionari > 38% del fatturato
67%Ristoranti, alberghi, B&B, parrucchieri, estetisteValutare con attenzione soprattutto per ristoratori con costi elevatiSe costi materie prime + personale > 33% del fatturato
78%Avvocati, consulenti, psicologi, architetti, medici, informatici, designerConveniente se lavori senza struttura fissa (casa/coworking)Se hai ufficio, dipendenti o costi > 22% del fatturato
86%Costruzioni, artigiani edili, elettricisti, idraulici, immobiliariValutare sempre il confronto ordinario, specialmente con materiali elevatiSe costi materiali > 14% del fatturato (frequente nel settore)

Una considerazione finale: il regime forfettario offre un vantaggio non solo fiscale ma anche amministrativo. Niente IVA da gestire, niente ritenute d’acconto, contabilita semplificata. Questi risparmi di tempo e di costi del commercialista sono un beneficio reale che va sommato al confronto puramente fiscale.

Per i contribuenti in zona grigia – con costi elevati o vicini alla soglia degli 85.000 euro – la simulazione professionale e fondamentale. Un errore di valutazione puo costare migliaia di euro all’anno.

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Domande frequenti sui coefficienti di redditivita forfettario 2026

I coefficienti di redditivita sono cambiati nel 2026?

No. I coefficienti dell’Allegato 4 della Legge 190/2014 non sono stati modificati da nessuna legge di bilancio successiva, inclusa la L. 207/2024. Rimangono identici per il 2026: 40%, 54%, 62%, 67%, 78%, 86%.

Come faccio a sapere qual e il mio coefficiente?

Dipende dal codice ATECO della tua attivita. Identifica il tuo codice ATECO e confrontalo con i gruppi della tabella dell’Allegato 4 L. 190/2014. Il tuo commercialista o il CAF possono indicarti con certezza il gruppo di appartenenza.

Un freelance IT paga lo stesso di un avvocato in forfettario?

Si, dal punto di vista del coefficiente: entrambi applicano il 78%. La differenza puo emergere dai contributi previdenziali: un informatico in Gestione Separata INPS paga il 24% (con altra copertura) o il 26,07% (senza altra copertura), mentre un avvocato versa i contributi Cassa Forense con aliquota diversa.

Posso scegliere un coefficiente piu basso se il mio non mi conviene?

No. Il coefficiente e determinato automaticamente dal codice ATECO della tua attivita e non e modificabile. Se hai piu attivita con codici ATECO diversi, si applica il coefficiente dell’attivita prevalente (quella con ricavi maggiori).

Il coefficiente vale anche per l’aliquota al 5% delle startup?

Si. Il coefficiente di redditivita funziona allo stesso modo sia con l’aliquota standard al 15% sia con quella agevolata al 5% per le nuove attivita nei primi cinque anni. Cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile, non il coefficiente di calcolo.

Approfondimenti per settore: guide complete 2026

Hai trovato utile questa analisi comparativa dei coefficienti di redditivita? Abbiamo preparato guide complete e aggiornate al 2026 per i due settori piu numerosi nel regime forfettario italiano:

Avvocati – settore #1 con 154.828 forfettari

  • Partita IVA avvocato 2026: guida completa al forfettario, Cassa Forense e RC professionale – PILLAR con coefficiente 78%, contributi, studio legale, caso pratico
  • Quanto guadagna un avvocato libero professionista in forfettario nel 2026 – tabelle reddito netto a 30k/50k/80k
  • Aprire studio legale forfettario 2026: requisiti, costi, software gestione – guida operativa
  • Avvocato e Cassa Forense 2026: contributi forfettari, minimi, modello 5 – tutto sui contributi previdenziali

Consulenti aziendali – settore #2 con 74.462 forfettari

  • Partita IVA consulente aziendale 2026: forfettario, ATECO 70.22, fatturazione B2B – PILLAR con Gestione Separata INPS, cause ostative, esempio pratico
  • Consulente aziendale: forfettario o SRL? Confronto fiscale 2026 – soglia di pareggio con tabella numerica
  • Fatturazione B2B consulente forfettario 2026: codici, marche da bollo, ritenuta – guida operativa SDI e N2.2
Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 09:21:322026-06-29 21:47:37Coefficienti di redditivita forfettario 2026: analisi per settore e quanto si paga davvero
GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA

Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici

regime forfettario partita iva

“Posso avere due partite IVA contemporaneamente?” e una delle domande piu frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta breve e chiara: no, una persona fisica puo avere una sola partita IVA. Pero esistono soluzioni alternative che permettono di gestire piu attivita diverse in regola con il Fisco.

In questa guida 2026 spieghiamo nel dettaglio la regola generale, perche non si possono avere due P.IVA distinte sullo stesso codice fiscale, quali sono le eccezioni reali (poche), come funzionano i codici ATECO multipli in una sola partita IVA, e analizziamo 5 casi pratici tra i piu ricorrenti: designer freelance + e-commerce, medico + affitti, avvocato + influencer, marito imprenditore + moglie professionista, P.IVA forfettaria + amministratore SRL.

Indice dei contenuti

  1. La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica
  2. Perche non si possono avere due P.IVA distinte
  3. Cosa e possibile invece: le alternative legali
  4. Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona
  5. Caso 1: Designer freelance + e-commerce online
  6. Caso 2: Medico + affitti immobiliari
  7. Caso 3: Avvocato + influencer
  8. Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista
  9. Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL
  10. Impresa individuale + libera professione
  11. Societa e partita IVA del socio
  12. Come gestire concretamente piu attivita
  13. Chiusura e riapertura di una partita IVA
  14. Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera
  15. FAQ – Domande frequenti

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La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica

L’articolo 35 del DPR 633/1972 (decreto IVA) e il regolamento dell’Agenzia delle Entrate stabiliscono un principio chiaro: a ogni soggetto passivo IVA viene attribuita una sola partita IVA, identificata da 11 cifre, legata al codice fiscale del titolare.

Questo significa che una persona fisica (Mario Rossi, codice fiscale RSSMRA80A01L483Z) puo avere una sola partita IVA, indipendentemente da quante attivita svolge. La P.IVA e l’identificativo unico del soggetto verso il Fisco e l’Agenzia delle Entrate non ne assegna due alla stessa persona.

La conferma arriva direttamente dal modello AA9/12 (apertura partita IVA persone fisiche): nel modello si dichiara un solo codice ATECO principale e si possono indicare uno o piu codici ATECO secondari, ma il numero di P.IVA assegnato resta uno.

Perche non si possono avere due P.IVA distinte

La domanda piu insidiosa e: “Posso aprire una seconda partita IVA per fare un’attivita completamente diversa?”. La risposta e no, e non esistono eccezioni per le persone fisiche. Il sistema fiscale italiano impedisce volutamente di:

  • Frazionare i ricavi tra due partite IVA per restare entrambe sotto la soglia del regime forfettario (85.000 euro)
  • Beneficiare due volte di agevolazioni o aliquote ridotte (5% startup forfettario)
  • Separare artificialmente attivita per ridurre la base imponibile
  • Eludere i limiti di fatturato o le cause ostative del forfettario

Si tratta di una misura antielusiva: l’Agenzia delle Entrate, in base al codice fiscale, vede tutta l’attivita economica del soggetto in modo unitario. Tentare di aprire una seconda P.IVA con lo stesso CF viene rifiutato dal sistema telematico ENTRATEL/Fisconline.

Eccezione apparente: alcuni pensano che impresa individuale e libera professione siano “due partite IVA”. In realta sono due forme di esercizio sotto la stessa P.IVA, come vedremo nel paragrafo dedicato.

Cosa e possibile invece: le alternative legali

Pur non potendo avere due P.IVA distinte, una persona fisica ha diverse strade legittime per gestire piu attivita o piu fonti di reddito:

  • Una sola P.IVA con piu codici ATECO (principale + secondari): la soluzione piu comune per professionisti e ditte individuali con attivita multiple
  • P.IVA persona fisica + cariche in societa: si puo essere titolare di P.IVA individuale ed essere contemporaneamente amministratore di una SRL (compensi separati, soggetti a regole proprie)
  • P.IVA persona fisica + socio di societa di persone: il reddito da partecipazione confluisce nel quadro RH del Modello Redditi PF
  • P.IVA persona fisica + redditi non professionali: affitti, dividendi, capital gain non richiedono P.IVA dedicata
  • P.IVA italiana + P.IVA estera: solo per residenti all’estero che operano anche in altro Paese (caso particolare, vedi paragrafo dedicato)

Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona

La soluzione piu comune per chi svolge piu attivita differenti e mantenere una sola P.IVA con piu codici ATECO. Funziona cosi:

Codice ATECO principale

E il codice dell’attivita prevalente per fatturato. Si dichiara nel modello AA9/12 al momento dell’apertura o nelle successive variazioni. E il codice che identifica fiscalmente l’attivita principale del contribuente e determina:

  • La cassa previdenziale di iscrizione (INPS Gestione Separata, Artigiani, Commercianti, casse professionali)
  • Il coefficiente di redditivita in regime forfettario (40%, 67%, 78%, 86%, ecc.)
  • L’iscrizione a Camera di Commercio e/o Albo professionale
  • Gli studi di settore e Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), per i regimi ordinari/semplificati

Codici ATECO secondari

Si possono aggiungere uno o piu codici ATECO secondari nello stesso modello AA9/12, indicando le altre attivita esercitate. Le fatture devono riportare il codice ATECO corrispondente all’attivita svolta nella singola operazione. La contabilita interna deve permettere di distinguere i ricavi per attivita.

Coefficiente nel regime forfettario con piu ATECO

Nel regime forfettario, quando un contribuente ha piu codici ATECO con coefficienti di redditivita diversi, l’Agenzia delle Entrate (circolare 10/E del 2016 e successive) chiarisce che:

  • Si applica il coefficiente prevalente, ossia quello dell’attivita principale
  • I limiti di ricavi (85.000 euro) sono calcolati sulla somma di tutti i ricavi di tutte le attivita svolte
  • Quando le attivita appartengono a gruppi diversi (es. servizi professionali al 78% + commercio al 40%), si applica il coefficiente del gruppo prevalente per fatturato

Esempio: Marco fattura 30.000 euro come consulente informatico (ATECO 62.02.00, coeff. 67%) e 15.000 euro come venditore online di gadget (ATECO 47.91.10, coeff. 40%). L’attivita principale e la consulenza (prevalente), quindi su tutti i 45.000 euro si applica il coefficiente 67%. Reddito imponibile: 30.150 euro.

Caso 1: Designer freelance + e-commerce online

Situazione: Giulia e una graphic designer freelance (logo, brand identity) e ha aperto un e-commerce su Shopify dove vende stampe artistiche e poster realizzati da lei.

Domanda: Mi servono due partite IVA, una per la consulenza e una per il negozio online?

Risposta: No. Una sola P.IVA con due codici ATECO:

  • ATECO 74.10.30 – Attivita di design grafico (principale, professionale, coeff. forfettario 78%)
  • ATECO 47.91.10 – Commercio al dettaglio prodotti via Internet (secondario, coeff. forfettario 40%)

Attenzione: il codice ATECO 47.91.10 (e-commerce) puo richiedere la SCIA al Comune e l’iscrizione al Registro Imprese alla Camera di Commercio. Inoltre, l’attivita commerciale comporta l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS (con contributi minimi anche in assenza di guadagno), aspetto che puo cambiare la convenienza fiscale rispetto a quando si fattura solo come professionista (Gestione Separata INPS).

Nel forfettario il coefficiente applicato sara quello dell’attivita prevalente per fatturato. Se Giulia fattura piu di design, applichera il 78% sui 100% dei ricavi totali.

Caso 2: Medico + affitti immobiliari

Situazione: Il dottor Bianchi e medico di base con P.IVA (ATECO 86.21.00, iscritto ENPAM) e possiede 3 appartamenti che affitta a privati con contratto 4+4 e cedolare secca al 21%.

Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA per gli affitti?

Risposta: No, e non serve. Gli affitti di immobili da parte di persona fisica non costituiscono attivita d’impresa finche non si organizzano servizi accessori (pulizia, colazione, accoglienza) o non si superano determinati requisiti dimensionali. I redditi da locazione confluiscono nel Modello Redditi PF (quadro RB) o nel 730 e si tassano separatamente.

Cosa fare in pratica:

  • Continuare a fatturare le visite/prestazioni mediche con la P.IVA esistente
  • Dichiarare i redditi degli immobili nel quadro RB del Modello Redditi PF (o nel 730 quadro B)
  • Optare per cedolare secca (21% o 10% canone concordato) o per la tassazione IRPEF ordinaria con detrazioni

Attenzione: se il medico iniziasse a gestire affitti brevi turistici (Airbnb, Booking) in modo professionale (oltre 4 immobili in locazione breve), scatterebbe la presunzione di attivita d’impresa con conseguenze diverse. In quel caso si potrebbe valutare l’aggiunta del codice ATECO secondario alla P.IVA esistente, oppure costituire una societa separata.

Caso 3: Avvocato + influencer

Situazione: L’avvocato Conti svolge attivita di patrocinio legale (ATECO 69.10.10) ed e diventato un influencer su Instagram con 80.000 follower, ricevendo pagamenti per sponsorizzazioni e contenuti pubblicitari.

Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA da influencer?

Risposta: No. Aggiunge il codice ATECO secondario per l’attivita di influencer/content creator alla sua P.IVA esistente. I codici ATECO oggi piu utilizzati per gli influencer sono:

  • ATECO 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari (per chi crea contenuti sponsorizzati)
  • ATECO 90.03.09 – Altre creazioni artistiche e letterarie (per produzione di contenuti originali)
  • ATECO 74.20.20 – Attivita di riprese fotografiche/video (se rilevante)

Punto critico per gli avvocati: il Codice Deontologico Forense impone limiti alla pubblicita personale e potrebbe vietare alcune forme di sponsorizzazione di terzi. Prima di aggiungere l’attivita influencer, l’avvocato deve verificare con il proprio Ordine se le sponsorizzazioni sono compatibili con la professione forense. La parte normativa fiscale, di per se, non e ostativa.

Cassa previdenziale: l’avvocato e iscritto a Cassa Forense per l’attivita legale. I redditi da influencer pero non rientrano in Cassa Forense e potrebbero richiedere l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per quella quota di reddito (situazione tecnica complessa, da valutare caso per caso con il commercialista).

Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista

Situazione: Marco gestisce una ditta individuale di idraulica (ATECO 43.22.01) e la moglie Anna e psicologa libera professionista (ATECO 86.90.30). Sono sposati in comunione legale dei beni.

Domanda: Possiamo avere due partite IVA in famiglia?

Risposta: Si, certo. Marco e Anna sono due persone fisiche distinte, ciascuna con il proprio codice fiscale. Ognuno avra la propria partita IVA intestata al proprio CF. Il regime di comunione dei beni riguarda il patrimonio famigliare ma non incide sulla soggettivita fiscale dei coniugi: ogni coniuge dichiara autonomamente i propri redditi.

Aspetti pratici:

  • Ogni coniuge presenta il proprio Modello Redditi PF (o 730)
  • Si puo presentare il 730 congiunto per semplificare, ma le P.IVA restano separate
  • Eventuali redditi da affitti di immobili in comunione vengono divisi al 50% tra i coniugi
  • Le spese deducibili e detrazioni sono personali (es. contributi previdenziali, spese mediche del coniuge a carico)

Diverso e il caso dell’impresa familiare (art. 230-bis cc): qui il coniuge collaboratore non titolare puo ricevere fino al 49% del reddito senza una propria P.IVA. E uno strumento utile in famiglie dove un coniuge collabora senza essere titolare di attivita autonoma.

Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL

Situazione: Luca ha una P.IVA forfettaria come consulente informatico (ATECO 62.02.00) ed e stato nominato amministratore unico di una SRL (di cui possiede il 30% delle quote).

Domanda: Posso ricevere compensi da entrambe le posizioni?

Risposta: Si, ma con cautela. La P.IVA forfettaria e l’incarico di amministratore SRL sono compatibili, ma occorre rispettare alcune regole fondamentali per non perdere il forfettario.

Compensi da amministratore

I compensi da amministratore di SRL sono redditi assimilati a lavoro dipendente (art. 50 TUIR), non vanno fatturati con la P.IVA professionale. Si tassano IRPEF in busta paga emessa dalla SRL, con ritenute alla fonte e contributi alla Gestione Separata INPS (24% circa, 2/3 a carico della societa, 1/3 a carico dell’amministratore).

Cause ostative al forfettario

Attenzione massima alla causa ostativa dell’art. 1 comma 57 lett. d) della Legge 190/2014: perde il forfettario chi:

  • Controlla, direttamente o indirettamente, una SRL (oltre il 50% di quote o influenza dominante)
  • …e questa SRL svolge attivita riconducibili a quella esercitata in P.IVA

Quindi se Luca ha il 30% della SRL non e in causa ostativa per il punto del controllo. Ma se la SRL fattura a Luca consulenze informatiche o viceversa, occorre verificare con il commercialista se siano “attivita riconducibili” e se si configuri controllo di fatto.

Caso ostativo classico: socio unico di SRL (100% quote) + consulente forfettario verso la propria SRL = esclusione automatica dal forfettario.

Impresa individuale + libera professione

Una situazione ricorrente e quella di chi svolge contemporaneamente un’attivita d’impresa (artigiano, commerciante) e una libera professione. Esempio classico: elettricista artigiano (ATECO 43.21.01) che e anche consulente energetico con iscrizione albo (es. EGE – Esperto Gestione Energia).

E possibile? Si, ma non sono “due partite IVA”: e una P.IVA con due codici ATECO (uno principale, uno secondario) che richiede pero diverse iscrizioni:

  • Camera di Commercio (CCIAA) per l’attivita di elettricista (Registro Imprese)
  • Albo professionale EGE per l’attivita di consulenza energetica
  • INPS Artigiani per i contributi sull’attivita di impresa
  • Eventualmente Gestione Separata INPS per l’attivita professionale (se l’attivita prevalente non e quella professionale)

Punto delicato: la cassa previdenziale. La regola generale e che si versano i contributi alla cassa relativa all’attivita prevalente (in genere). In casi misti, occorre rivolgersi a un consulente del lavoro o al CAF per inquadrare correttamente la posizione contributiva e gestirne eventuali doppi versamenti.

Nel regime forfettario, sommare attivita d’impresa e attivita professionale e possibile, ma il limite di 85.000 euro vale sulla somma totale dei ricavi e compensi. Inoltre, alcune categorie professionali iscritte ad albo specifico (es. avvocati, notai) hanno regimi previdenziali esclusivi che mal si conciliano con attivita d’impresa.

Societa e partita IVA del socio

Una societa (SRL, SAS, SNC, SPA) ha sempre una propria partita IVA, distinta da quella dei soci. La persona fisica socio puo continuare ad avere la propria P.IVA individuale per attivita autonome, sotto certe condizioni.

Socio di SRL

  • La SRL ha la sua P.IVA come societa di capitali
  • Il socio persona fisica puo avere una propria P.IVA per attivita differenti
  • I dividendi distribuiti dalla SRL sono tassati al 26% di ritenuta a titolo definitivo (regime sostitutivo)
  • La P.IVA personale resta autonoma e separata dalla societa

Socio di SNC o SAS

  • La societa di persone ha la propria P.IVA
  • Il reddito della societa viene trasparentemente attribuito ai soci in proporzione alla quota di partecipazione (art. 5 TUIR)
  • Il socio dichiara la propria quota nel quadro RH del Modello Redditi PF
  • Il socio puo comunque avere una P.IVA personale per attivita autonome diverse

Conflitto cause ostative forfettario

Per restare in regime forfettario il professionista persona fisica non deve:

  • Partecipare a societa di persone (SAS, SNC, SS) o associazioni professionali
  • Detenere il controllo diretto o indiretto di SRL/SARL svolgenti attivita riconducibili
  • Avere quote in imprese familiari

Queste cause ostative servono proprio a impedire forme di doppia P.IVA mascherata attraverso lo schermo societario.

Come gestire concretamente piu attivita

Ecco i passi pratici per gestire piu attivita sotto un’unica P.IVA:

1. Variazione attivita – Modello AA9/12

Per aggiungere un nuovo codice ATECO si utilizza il modello AA9/12 (variazione dati per persona fisica) trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Si compila la sezione delle attivita esercitate indicando il nuovo codice ATECO secondario. La variazione e gratuita e non comporta cambio di P.IVA.

2. Contabilita separata per attivita

Anche se la P.IVA e una sola, e buona prassi (e in alcuni casi obbligatorio) tenere contabilita separata per ogni attivita:

  • Distinguere i ricavi/compensi per codice ATECO
  • Imputare le spese alla rispettiva attivita
  • Per il regime ordinario, tenere registri IVA separati
  • In sede di dichiarazione, compilare i diversi quadri (RG, RE) se necessario

3. Limiti del forfettario su totale attivita

I limiti del regime forfettario si applicano alla somma di tutti i ricavi/compensi, non per singola attivita:

  • Tetto ricavi: 85.000 euro (somma di tutte le attivita)
  • Limite spese personale dipendente/collaboratori: 20.000 euro
  • Limite reddito da lavoro dipendente o pensione: 30.000 euro (anno precedente)

4. Fatturazione

Le fatture devono indicare:

  • La P.IVA unica del titolare
  • La descrizione dettagliata dell’operazione (utile per riconoscere a quale attivita si riferisce)
  • Il codice ATECO non e obbligatorio in fattura, ma alcuni gestionali lo consentono
  • L’aliquota IVA appropriata (per regimi diversi dal forfettario)

Chiusura e riapertura di una partita IVA

Una persona fisica puo decidere di chiudere la propria P.IVA e successivamente riaprirla con una nuova attivita. Vediamo i punti chiave.

Chiusura P.IVA

  • Si presenta il modello AA9/12 con causale “Cessazione attivita”
  • La cessazione va comunicata entro 30 giorni dalla fine effettiva dell’attivita
  • Occorre cancellarsi da CCIAA, eventuale Albo, INPS Artigiani/Commercianti
  • Si presenta la dichiarazione di cessazione ai fini IVA (presentata con la dichiarazione annuale dell’anno di cessazione)

Riapertura

La P.IVA puo essere riaperta in qualsiasi momento. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate genera un nuovo numero di P.IVA diverso dal precedente (la P.IVA originaria e definitivamente chiusa).

Attenzione al forfettario startup: l’aliquota agevolata del 5% nei primi 5 anni spetta solo a chi non ha esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Una chiusura strategica seguita da riapertura immediata non da diritto al 5% startup, perche manca il requisito della novita oggettiva dell’attivita.

Inoltre, e bene non chiudere la P.IVA se ci sono ancora ricavi/compensi pendenti o IVA da gestire: meglio attendere la conclusione delle operazioni economiche prima di formalizzare la cessazione.

Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera

Un caso particolare riguarda gli italiani che si trasferiscono all’estero mantenendo attivita in Italia, oppure gli stranieri residenti in Italia che operano anche nel proprio Paese di origine.

Italiano residente all’estero con attivita in Italia

  • Se trasferisce la residenza fiscale all’estero (iscrizione AIRE), in genere chiude la P.IVA italiana
  • Per continuare a fatturare in Italia da estero, si registra una posizione IVA in Italia in qualita di soggetto non residente, oppure nomina un rappresentante fiscale
  • Apre poi una P.IVA nel Paese di residenza secondo le regole locali
  • In questo caso e tecnicamente possibile avere due posizioni fiscali distinte: una italiana (per IVA su operazioni con territorialita Italia) e una estera (residenza fiscale principale)

Convenzioni contro le doppie imposizioni

L’Italia ha siglato convenzioni contro le doppie imposizioni con la maggior parte dei Paesi UE ed extra UE. Queste convenzioni stabiliscono in quale Paese vanno tassati i diversi tipi di reddito (lavoro autonomo, dipendente, redditi immobiliari, dividendi). Il principio generale e quello della residenza fiscale: si paga nel Paese di residenza, con eventuali crediti d’imposta per quanto pagato all’estero.

Casi piu frequenti: lavoratori in smart working dall’estero, professionisti che hanno clienti in piu Paesi UE, italiani che si trasferiscono in Spagna/Portogallo/Dubai. In tutti questi casi si tratta di valutare la residenza fiscale prevalente e applicare le regole della Convenzione bilaterale.

FAQ – Domande frequenti sulla doppia partita IVA

Posso aprire una seconda P.IVA usando il codice fiscale di un familiare?

Assolutamente no. Sarebbe una frode fiscale. Il familiare diventerebbe titolare effettivo della P.IVA con tutti gli obblighi fiscali, contributivi e di responsabilita patrimoniale. Tale operazione configura il reato di interposizione fittizia di persona, sanzionato penalmente.

Quanto costa aggiungere un codice ATECO secondario?

L’operazione di variazione (modello AA9/12) e gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. Possono esserci costi indiretti se la nuova attivita richiede iscrizione a CCIAA (diritto camerale annuale circa 53-200 euro) o ad Albo professionale (variabili per Ordine).

In regime forfettario posso avere piu codici ATECO senza perdere il forfettario?

Si. Il forfettario non vieta i codici ATECO multipli. Si applica il coefficiente di redditivita del codice ATECO prevalente per fatturato. Il limite di 85.000 euro va calcolato sulla somma di tutti i ricavi/compensi delle diverse attivita.

Cosa succede se la mia attivita secondaria diventa prevalente?

Devi presentare un nuovo modello AA9/12 per invertire principale e secondario. Cambia il codice ATECO principale e di conseguenza puo cambiare la cassa previdenziale di iscrizione e il coefficiente forfettario applicato. La verifica si fa annualmente in base al fatturato dell’anno precedente.

Posso essere libero professionista e dipendente contemporaneamente?

Si, in molti casi. La P.IVA professionale e il rapporto di lavoro dipendente sono compatibili, con queste avvertenze: 1) il contratto di lavoro non deve vietare attivita extra (clausola di esclusiva); 2) per i dipendenti pubblici serve l’autorizzazione del datore di lavoro; 3) per restare nel regime forfettario il reddito da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non deve superare 30.000 euro; 4) le attivita non devono essere svolte prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o degli ultimi 2 anni (causa ostativa forfettario).

Se ho una SRL devo chiudere la P.IVA personale?

No, non necessariamente. La SRL e un soggetto giuridico autonomo con propria P.IVA. Il socio persona fisica puo mantenere una P.IVA personale per attivita differenti. Attenzione pero alle cause ostative del forfettario se controlli la SRL e la societa svolge attivita riconducibili alla tua P.IVA (es. socio unico SRL informatica + libero professionista informatico = esclusione).

Posso avere una P.IVA italiana e una P.IVA in Spagna?

Tecnicamente si, sono Paesi diversi con sistemi fiscali autonomi. Ma occorre stabilire la residenza fiscale prevalente (in genere dove si vive piu di 183 giorni l’anno) per evitare doppia tassazione. Si applica la Convenzione Italia-Spagna contro le doppie imposizioni. Situazione complessa: meglio rivolgersi a uno specialista in fiscalita internazionale.

Se chiudo la P.IVA e la riapro dopo 1 anno, posso accedere al 5% startup?

No. Il 5% startup richiede di non aver esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Inoltre la nuova attivita non deve essere “mera prosecuzione” della precedente (stesso settore, stessa clientela). L’Agenzia delle Entrate verifica con attenzione queste situazioni e contesta l’agevolazione in caso di prosecuzione.

Posso usare la P.IVA del coniuge per fatturare?

Solo nel quadro dell’impresa familiare (art. 230-bis cc), dove il coniuge collaboratore puo prestare attivita lavorativa nell’impresa del titolare e ricevere fino al 49% del reddito. Diverso e fatturare al posto del coniuge per attivita propria: questa e simulazione fiscale, sanzionabile.

Conclusione: una sola P.IVA, mille soluzioni

Riassumendo: una persona fisica puo avere una sola partita IVA, ma il sistema fiscale italiano offre soluzioni flessibili per gestire piu attivita. Codici ATECO multipli, partecipazione a societa, gestione di redditi non d’impresa (affitti, dividendi), impresa familiare: tutti strumenti che, ben combinati, consentono di organizzare attivita complesse in modo legale ed efficiente.

Tentare di aggirare il limite con espedienti (P.IVA intestata a familiari, frazionamento artificioso, doppie posizioni fiscali) non funziona e comporta sanzioni pesanti. Meglio impostare correttamente la propria struttura fiscale con il supporto di un professionista.

Al CAF Centro Fiscale di Udine assistiamo quotidianamente professionisti, artigiani, commercianti e persone fisiche con attivita multiple. Aiutiamo a:

  • Aggiungere o modificare codici ATECO con il modello AA9/12
  • Valutare la convenienza di rimanere o entrare nel regime forfettario
  • Verificare cause ostative quando si combinano P.IVA e cariche societarie
  • Gestire le pratiche di chiusura/riapertura di P.IVA
  • Inquadrare correttamente situazioni di residenza fiscale internazionale

Hai un dubbio sulla tua situazione? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata. Analizziamo il tuo caso specifico e ti indichiamo la soluzione piu corretta per gestire le tue attivita sotto un’unica partita IVA, in piena regola con il Fisco.

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Giugno 12, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 08:00:002026-05-24 09:54:45Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Precompilata dal 15 aprile 2026 con il Modello Redditi PF: quando serve al posto del 730

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dal 15 aprile 2026 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la precompilata del Modello Redditi PF (Persone Fisiche), un servizio che affianca la più nota precompilata del 730. Ma quando è necessario utilizzare il Modello Redditi al posto del 730? E quali sono le differenze tra i due modelli? La scelta del modello corretto è fondamentale per evitare errori, sanzioni e per ottimizzare la propria posizione fiscale. In questa guida completa analizziamo tutti i casi in cui la precompilata modello redditi 2026 è obbligatoria o consigliata, le tempistiche da rispettare e le differenze procedurali con il 730. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per guidarti nella scelta del modello più adatto alla tua situazione e per assisterti nella compilazione e invio della dichiarazione, sia in ufficio che online.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è la Precompilata del Modello Redditi PF 2026
  2. Quando Serve il Modello Redditi al Posto del 730
  3. Come Funziona la Precompilata Modello Redditi 2026
  4. Scadenze e Modalità di Invio Modello Redditi 2026
  5. Vantaggi e Svantaggi del Modello Redditi rispetto al 730
  6. Precompilata Modello Redditi 2026: Novità e Aggiornamenti
  7. Errori Comuni nella Compilazione del Modello Redditi

Cos’è la Precompilata del Modello Redditi PF 2026

La precompilata del Modello Redditi PF 2026 è un servizio offerto dall’Agenzia delle Entrate che predispone automaticamente la dichiarazione dei redditi per le persone fisiche che non possono o non vogliono utilizzare il Modello 730. A partire dal 15 aprile 2026, i contribuenti possono accedere alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate e consultare la dichiarazione già compilata con i dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria.

Il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico PF) è il modello fiscale più completo disponibile in Italia e consente di dichiarare qualsiasi tipologia di reddito, anche quelli più complessi come redditi d’impresa, redditi da partecipazione, plusvalenze finanziarie, redditi esteri e molto altro. A differenza del 730, che è un modello semplificato riservato a lavoratori dipendenti e pensionati con situazioni fiscali standard, il Modello Redditi è più articolato e permette di gestire casistiche fiscali particolari.

La precompilata del Modello Redditi 2026 contiene già precaricati i dati comunicati dai sostituti d’imposta (datori di lavoro, enti pensionistici), dalle banche e assicurazioni (CU, certificazioni interessi mutui, premi assicurativi), dalle strutture sanitarie (spese mediche) e da altri enti che trasmettono informazioni all’Agenzia delle Entrate. Il contribuente, o il suo intermediario abilitato come il CAF Centro Fiscale, deve verificare la correttezza dei dati precaricati, integrare eventuali informazioni mancanti e inviare la dichiarazione.

Principali caratteristiche della precompilata Modello Redditi 2026:

  • Disponibilità dal 15 aprile 2026 nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate
  • Accesso con SPID, CIE o CNS per garantire sicurezza e privacy
  • Dati precaricati da CU, spese sanitarie, interessi mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali
  • Modificabile e integrabile prima dell’invio con eventuali dati mancanti
  • Invio diretto online oppure tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista)
  • Scadenza 30 novembre 2026 per l’invio telematico (salvo proroghe)

Quando Serve il Modello Redditi al Posto del 730

Non tutti i contribuenti possono utilizzare il Modello 730. Esistono infatti situazioni in cui è obbligatorio presentare il Modello Redditi PF, anche se la precompilata è disponibile. Vediamo nel dettaglio tutti i casi in cui il Modello Redditi 2026 è necessario al posto del 730.

Casi Obbligatori di Utilizzo del Modello Redditi

Il Modello Redditi PF è obbligatorio nei seguenti casi:

  • Titolari di partita IVA: chi ha partita IVA (anche in regime forfettario) deve sempre presentare il Modello Redditi, non il 730. Questo vale per imprenditori individuali, professionisti, artigiani, commercianti.
  • Redditi d’impresa: chi possiede redditi derivanti da attività d’impresa (ditta individuale, società di persone in qualità di socio) deve utilizzare il Modello Redditi.
  • Redditi da partecipazione in società di persone: soci di SNC, SAS, società semplici che percepiscono redditi da partecipazione devono dichiarare tramite Modello Redditi.
  • Plusvalenze e minusvalenze finanziarie: chi ha realizzato plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate, di immobili, di terreni edificabili entro 5 anni dall’acquisto deve presentare il Modello Redditi.
  • Redditi esteri: chi possiede redditi prodotti all’estero (lavoro dipendente estero, pensioni estere, affitti esteri, dividendi esteri) che non rientrano nelle casistiche gestibili dal 730 deve usare il Modello Redditi. Questo include anche i contribuenti residenti fiscalmente in Italia con redditi esteri da dichiarare.
  • Redditi di capitale non soggetti a ritenuta: interessi, dividendi, proventi finanziari non assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta devono essere dichiarati con il Modello Redditi.
  • Redditi diversi: redditi occasionali non da lavoro dipendente o pensione, compensi per attività occasionali superiori a determinate soglie, redditi da sublocazione, ecc.
  • Perdite fiscali pregresse da compensare: chi ha perdite d’impresa o di lavoro autonomo degli anni precedenti da portare in compensazione deve utilizzare il Modello Redditi.
  • Crediti d’imposta da utilizzare in compensazione: alcuni crediti d’imposta (come bonus ristrutturazioni, crediti d’imposta per investimenti) richiedono l’utilizzo del Modello Redditi.
  • Opzioni fiscali particolari: contribuenti che devono esercitare opzioni fiscali specifiche (es. regime dei contribuenti minimi cessato, opzione per la trasparenza fiscale) devono usare il Modello Redditi.
  • Immobili locati con cedolare secca: chi ha immobili affittati con cedolare secca può utilizzare il 730 solo se il reddito da cedolare è l’unico reddito aggiuntivo a lavoro dipendente/pensione. Se ci sono altre situazioni complesse, è preferibile il Modello Redditi.
  • Contribuenti non residenti in Italia: i non residenti fiscalmente in Italia che producono redditi in Italia devono presentare il Modello Redditi (se obbligati a presentare dichiarazione).

Esempi Pratici: Chi Deve Usare il Modello Redditi

Esempio 1 – Lavoratore dipendente con partita IVA:

Marco è un dipendente di un’azienda ma ha aperto una partita IVA in regime forfettario per svolgere attività di consulenza nel tempo libero. Anche se il reddito principale è da lavoro dipendente, Marco deve presentare il Modello Redditi PF 2026 per dichiarare sia il reddito da lavoro dipendente che il reddito da partita IVA. Non può utilizzare il 730.

Esempio 2 – Pensionato con affitti e dividendi esteri:

Maria è una pensionata che percepisce una pensione INPS e possiede un appartamento in Francia che affitta. Inoltre riceve dividendi da azioni di società francesi. Maria deve presentare il Modello Redditi perché i redditi esteri (affitto francese, dividendi esteri) non possono essere dichiarati con il 730.

Esempio 3 – Dipendente con plusvalenza da vendita terreno:

Luca è un lavoratore dipendente che nel 2025 ha venduto un terreno edificabile acquistato 3 anni prima, realizzando una plusvalenza di 50.000 euro. Luca deve presentare il Modello Redditi 2026 per dichiarare la plusvalenza imponibile derivante dalla vendita del terreno entro i 5 anni.

Come Funziona la Precompilata Modello Redditi 2026

La precompilata del Modello Redditi 2026 semplifica notevolmente la compilazione della dichiarazione per i contribuenti obbligati a presentare il Modello Redditi anziché il 730. Ecco come funziona il processo passo dopo passo.

Accesso alla Precompilata Modello Redditi

Per accedere alla precompilata Modello Redditi 2026 è necessario:

  1. Collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate: www.agenziaentrate.gov.it
  2. Accedere all’area riservata tramite una delle seguenti credenziali:
    • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
    • CIE (Carta d’Identità Elettronica)
    • CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
  3. Selezionare la sezione “Dichiarazione precompilata”
  4. Scegliere “Modello Redditi PF” (anziché 730)
  5. Consultare la dichiarazione precaricata con i dati già disponibili

La precompilata è disponibile dal 15 aprile 2026 e può essere consultata, modificata e inviata fino alla scadenza del 30 novembre 2026 (salvo proroghe).

Verifica e Integrazione dei Dati

Una volta aperta la precompilata, il contribuente deve:

  • Verificare i dati anagrafici: residenza, stato civile, familiari a carico
  • Controllare i redditi precaricati: CU da lavoro dipendente/pensione, redditi da partecipazione, redditi esteri già noti all’Agenzia
  • Verificare le spese detraibili/deducibili: spese mediche, interessi mutuo, premi assicurativi, contributi previdenziali
  • Integrare eventuali dati mancanti: spese sanitarie non tracciate (es. pagate in contanti), spese non comunicate all’Agenzia, altri redditi non precaricati
  • Correggere eventuali errori: dati errati trasmessi da sostituti d’imposta o altri enti

Attenzione: La precompilata del Modello Redditi è meno completa rispetto alla precompilata del 730. Molti quadri specifici (quadri RL, RG, RT, RW per redditi esteri, ecc.) devono essere compilati manualmente dal contribuente o dal suo intermediario. Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a un CAF o commercialista per verificare la correttezza della dichiarazione.

Invio della Dichiarazione

Una volta completata la compilazione, il contribuente può procedere all’invio in due modi:

  1. Invio diretto online: tramite l’area riservata del sito Agenzia delle Entrate, il contribuente può inviare autonomamente la dichiarazione. In questo caso, l’Agenzia rilascia immediatamente la ricevuta di avvenuta presentazione.
  2. Invio tramite intermediario: il contribuente può delegare l’invio a un CAF, commercialista o altro intermediario abilitato. L’intermediario verifica la dichiarazione, appone il visto di conformità (se richiesto) e procede all’invio telematico per conto del contribuente.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e invio del Modello Redditi 2026, verificando tutti i dati, integrando le informazioni mancanti e garantendo il rispetto delle scadenze fiscali.

Scadenze e Modalità di Invio Modello Redditi 2026

Le scadenze del Modello Redditi 2026 sono diverse da quelle del 730. È fondamentale rispettarle per evitare sanzioni e interessi di mora. Ecco il calendario completo delle scadenze per il Modello Redditi anno d’imposta 2025 (da presentare nel 2026).

Calendario Scadenze Modello Redditi 2026

  • 15 aprile 2026: disponibilità della precompilata Modello Redditi nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate
  • 30 giugno 2026: scadenza per il versamento del saldo 2025 e primo acconto 2026 delle imposte (IRPEF, addizionali, cedolare secca, ecc.). Chi presenta la dichiarazione tramite intermediario può versare entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%.
  • 30 novembre 2026: scadenza per l’invio telematico del Modello Redditi PF 2026 (salvo proroghe annunciate dal Governo). Questa è la scadenza ordinaria per tutti i contribuenti, sia che presentino autonomamente che tramite intermediario.

Nota importante: A differenza del 730, che ha scadenza 30 settembre (o 15 ottobre per invii tramite CAF/commercialista), il Modello Redditi ha una scadenza più lunga (30 novembre) ma comporta la necessità di calcolare e versare autonomamente le imposte entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione).

Modalità di Invio

Il Modello Redditi 2026 può essere inviato esclusivamente in modalità telematica. Non è più ammesso l’invio cartaceo. Le modalità di invio sono:

  1. Invio autonomo online: il contribuente accede all’area riservata del sito Agenzia delle Entrate, compila o modifica la precompilata e invia autonomamente. Questa modalità è consigliata solo per contribuenti con situazioni fiscali semplici e buona conoscenza della normativa.
  2. Invio tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista, consulente del lavoro): l’intermediario compila o verifica la dichiarazione, appone il visto di conformità (se richiesto) e invia telematicamente per conto del contribuente. Questa è la modalità più sicura e consigliata, soprattutto per dichiarazioni complesse.

Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce l’invio telematico del Modello Redditi per migliaia di contribuenti ogni anno, garantendo puntualità, correttezza e assistenza post-invio in caso di comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Versamenti delle Imposte

A differenza del 730, dove le imposte vengono trattenute direttamente in busta paga o sulla pensione, con il Modello Redditi il contribuente deve:

  • Calcolare autonomamente le imposte dovute (o farle calcolare dall’intermediario)
  • Versare il saldo 2025 (differenza tra imposte dovute per l’anno 2025 e imposte già versate tramite ritenute/acconti) entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%)
  • Versare il primo acconto 2026 (pari al 40% delle imposte dovute per il 2025, se superiore a 51 euro) entro il 30 giugno 2026
  • Versare il secondo acconto 2026 (pari al 60% delle imposte dovute per il 2025) entro il 30 novembre 2026

I versamenti si effettuano tramite modello F24 utilizzando i codici tributo specifici per IRPEF, addizionali comunali e regionali, cedolare secca, ecc.

Vantaggi e Svantaggi del Modello Redditi rispetto al 730

Scegliere tra Modello Redditi e 730 (quando possibile) richiede una valutazione attenta dei vantaggi e svantaggi di ciascun modello. Ecco una tabella comparativa che riassume le principali differenze.

Tabella Comparativa: Modello Redditi vs 730

AspettoModello Redditi PFModello 730
Tipologie di redditi dichiarabili✅ Tutti i tipi di reddito (lavoro dipendente, autonomo, impresa, partecipazioni, finanziari, esteri, diversi)❌ Solo redditi da lavoro dipendente, pensione, alcuni redditi da locazione con cedolare secca, alcuni redditi di capitale
Partita IVA✅ Obbligatorio per titolari di P.IVA❌ Non utilizzabile se si ha partita IVA
Redditi esteri✅ Dichiarabili tutti i redditi esteri (quadro RL, RW per investimenti esteri)❌ Limitato a pochi casi specifici
Scadenza invio30 novembre 202630 settembre 2026 (o 15 ottobre tramite CAF)
Versamento imposte❌ Calcolo e versamento autonomo tramite F24 (30 giugno saldo+1° acconto, 30 novembre 2° acconto)✅ Trattenuta automatica in busta paga o pensione (rimborso automatico entro pochi mesi)
Rimborsi fiscali❌ Erogati dall’Agenzia delle Entrate dopo controlli (tempi più lunghi, anche 6-12 mesi)✅ Erogati rapidamente dal datore di lavoro/INPS (2-3 mesi)
Complessità compilazione❌ Molto complesso, richiede conoscenze fiscali avanzate. Consigliato affidarsi a CAF/commercialista✅ Più semplice, utilizzabile anche autonomamente (se situazione standard)
Costo assistenza CAF/commercialista❌ Generalmente più elevato (dichiarazione più complessa)✅ Generalmente più economico (per CAF spesso gratuito per casi standard)
Possibilità di correzione✅ Modello Redditi integrativo entro termini accertamento✅ 730 integrativo entro 30 settembre anno successivo, poi Modello Redditi integrativo
Visto di conformitàOpzionale (ma consigliato per evitare controlli)Rilasciato automaticamente da CAF (riduce rischio controlli)

Quando Conviene Scegliere il Modello Redditi (se si ha la scelta)

In alcuni casi, anche se il contribuente potrebbe utilizzare il 730, può essere conveniente optare per il Modello Redditi:

  • Non si ha un sostituto d’imposta (es. pensionati che hanno cessato la pensione, disoccupati): con il 730 senza sostituto, i rimborsi arrivano dall’Agenzia con tempi simili al Modello Redditi, quindi tanto vale usare il Modello Redditi che permette maggiore flessibilità.
  • Si prevedono perdite fiscali da riportare negli anni successivi: il Modello Redditi permette di gestire meglio le perdite pregresse e il loro riporto.
  • Si hanno situazioni fiscali complesse che richiedono quadri non disponibili nel 730: in questo caso il Modello Redditi è l’unica opzione.

Quando conviene il 730: Se si è lavoratori dipendenti o pensionati con situazioni fiscali semplici (solo CU, spese mediche, interessi mutuo, nessun reddito da partita IVA o redditi esteri), il 730 è più conveniente perché garantisce rimborsi rapidi e non richiede versamenti autonomi.

Precompilata Modello Redditi 2026: Novità e Aggiornamenti

La precompilata Modello Redditi 2026 presenta alcune novità rispetto agli anni precedenti, in linea con le modifiche normative intervenute nel 2025. Ecco le principali novità da conoscere.

Nuovi Dati Precaricati nella Precompilata 2026

L’Agenzia delle Entrate ha ampliato progressivamente le informazioni disponibili nella precompilata. Per il Modello Redditi 2026 (anno d’imposta 2025), i dati precaricati includono:

  • Spese mediche e sanitarie: comunicate direttamente da farmacie, medici, strutture sanitarie tramite il Sistema Tessera Sanitaria
  • Premi assicurativi: premi vita, infortuni, malattia comunicati dalle compagnie assicurative
  • Contributi previdenziali: contributi versati a casse previdenziali, fondi pensione
  • Interessi passivi mutui: interessi su mutui prima casa comunicati dalle banche
  • Spese universitarie: rette e contributi universitari comunicati dagli atenei
  • Bonifici ristrutturazioni ed efficientamento energetico: bonifici per lavori edilizi con detrazioni 50%, 65%, Superbonus (comunicati dalle banche)
  • Erogazioni liberali: donazioni a ONLUS, enti no profit

Novità 2026: Dall’anno d’imposta 2025, sono precaricate anche le spese veterinarie per animali da affezione (già introdotte gradualmente negli anni scorsi) e le spese per asili nido (comunicate dai gestori degli asili).

Modifiche Normative 2025 da Considerare nel Modello Redditi 2026

Alcune modifiche normative introdotte nel 2025 impattano sul Modello Redditi 2026:

  • Nuove aliquote IRPEF: se nel 2025 sono state introdotte modifiche alle aliquote IRPEF (da verificare nella Legge di Bilancio 2025), queste si riflettono nel calcolo delle imposte nel Modello Redditi 2026.
  • Detrazioni fiscali modificate: eventuali modifiche alle detrazioni per carichi di famiglia, lavoro dipendente, pensione introdotte nel 2025 vanno applicate nella dichiarazione 2026.
  • Regime forfettario 2025: se nel 2025 sono cambiate le soglie o le regole del regime forfettario, queste vanno considerate nel Modello Redditi 2026 per i titolari di partita IVA forfettaria.
  • Crediti d’imposta 2025: nuovi crediti d’imposta introdotti per investimenti, transizione 4.0/5.0, efficientamento energetico vanno dichiarati nel Modello Redditi 2026.

È fondamentale essere aggiornati sulle novità normative per compilare correttamente il Modello Redditi. Il CAF Centro Fiscale monitora costantemente le modifiche legislative e garantisce la corretta applicazione delle nuove disposizioni.

Errori Comuni nella Compilazione del Modello Redditi

La compilazione del Modello Redditi PF è complessa e richiede attenzione per evitare errori che possono causare sanzioni, interessi di mora o controlli fiscali. Ecco gli errori più comuni da evitare.

1. Omessa Dichiarazione di Redditi Esteri

Uno degli errori più gravi è non dichiarare redditi esteri percepiti (stipendi esteri, pensioni estere, affitti esteri, dividendi esteri, interessi su conti esteri). I contribuenti residenti fiscalmente in Italia devono dichiarare tutti i redditi worldwide, anche quelli prodotti all’estero. L’omessa dichiarazione di redditi esteri può comportare sanzioni molto elevate (dal 120% al 240% delle imposte evase) e, in casi gravi, configurare reati tributari.

Come evitarlo: Compilare correttamente il quadro RL (redditi esteri) e il quadro RW (investimenti esteri e attività finanziarie detenute all’estero). Richiedere assistenza a un CAF o commercialista esperto in fiscalità internazionale.

2. Errata Compilazione del Quadro RW (Monitoraggio Fiscale)

Il quadro RW deve essere compilato da chi detiene investimenti esteri (conti correnti, depositi, azioni, obbligazioni, immobili) oltre determinate soglie. Molti contribuenti dimenticano di compilarlo o lo compilano in modo errato. Il quadro RW serve per il monitoraggio fiscale (non necessariamente comporta imposte aggiuntive, ma la sua omissione è sanzionata pesantemente).

Come evitarlo: Verificare se si possiedono attività finanziarie o patrimoniali all’estero (anche ereditate) e compilare il quadro RW con l’assistenza di un esperto.

3. Omissione di Plusvalenze Finanziarie o Immobiliari

Le plusvalenze derivanti da vendita di immobili (entro 5 anni dall’acquisto per immobili non prima casa), terreni edificabili, partecipazioni qualificate, criptovalute devono essere dichiarate nel Modello Redditi. Molti contribuenti dimenticano di dichiararle, pensando erroneamente che siano esenti o che nessuno le controlli.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sulla Precompilata Modello Redditi 2026

Chi deve presentare il Modello Redditi invece del 730?

Devono presentare il Modello Redditi PF tutti i contribuenti che hanno partita IVA, redditi d’impresa, redditi da partecipazione in societa di persone, plusvalenze finanziarie o immobiliari, redditi esteri non gestibili con il 730, perdite fiscali da compensare. Anche chi non ha un sostituto d’imposta puo scegliere il Modello Redditi al posto del 730 senza sostituto.

Quando e disponibile la precompilata del Modello Redditi 2026?

La precompilata del Modello Redditi PF 2026 e disponibile dal 15 aprile 2026 nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate. Si accede con SPID, CIE o CNS. La dichiarazione puo essere consultata, modificata e inviata fino al 30 novembre 2026.

Come si versano le imposte con il Modello Redditi?

Con il Modello Redditi il contribuente deve calcolare e versare autonomamente le imposte tramite modello F24. Il saldo 2025 e il primo acconto 2026 vanno versati entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40 percento). Il secondo acconto 2026 va versato entro il 30 novembre 2026.

Posso inviare il Modello Redditi autonomamente o devo rivolgermi a un CAF?

Il Modello Redditi puo essere inviato autonomamente tramite l’area riservata del sito Agenzia delle Entrate oppure tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista). Data la complessita del modello, si consiglia di rivolgersi a un CAF o commercialista, soprattutto se si hanno redditi complessi, redditi esteri, partita IVA.

Quali dati sono gia precaricati nella precompilata Modello Redditi?

La precompilata Modello Redditi contiene gia i dati delle CU (Certificazioni Uniche), spese mediche, interessi passivi su mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali, spese universitarie, bonifici per ristrutturazioni. Molti quadri specifici (redditi esteri, plusvalenze, redditi d’impresa) devono essere compilati manualmente.

Se ho partita IVA in regime forfettario devo usare il Modello Redditi?

Si, chi ha partita IVA in regime forfettario deve obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF, anche se ha solo il reddito da lavoro autonomo forfettario. Il 730 non e utilizzabile per chi ha partita IVA attiva.

Cosa succede se presento il Modello Redditi in ritardo?

Se il Modello Redditi viene presentato entro 90 giorni dalla scadenza (30 novembre 2026), si applica una sanzione ridotta di 25 euro. Oltre i 90 giorni la dichiarazione e considerata omessa e le sanzioni sono piu elevate (da 250 a 1.000 euro). Anche i versamenti tardivi comportano sanzioni e interessi di mora.

Quando arrivano i rimborsi fiscali con il Modello Redditi?

I rimborsi fiscali derivanti dal Modello Redditi vengono erogati dall’Agenzia delle Entrate dopo i controlli automatici, generalmente entro 6-12 mesi dall’invio della dichiarazione. I tempi sono piu lunghi rispetto al 730, dove i rimborsi arrivano in busta paga o pensione entro 2-3 mesi.


Hai Bisogno di Assistenza per il Modello Redditi 2026?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la compilazione e invio del Modello Redditi PF 2026. Verifichiamo tutti i dati, integriamo le informazioni mancanti e garantiamo il rispetto delle scadenze fiscali.

I nostri servizi per il Modello Redditi:

  • Compilazione completa Modello Redditi PF (tutti i quadri: RA, RB, RC, RL, RW, ecc.)
  • Dichiarazione redditi esteri e investimenti esteri (quadro RL e RW)
  • Gestione partite IVA in regime forfettario e ordinario
  • Calcolo e versamento imposte (F24 saldo e acconti)
  • Assistenza su plusvalenze finanziarie e immobiliari
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    Alexandra Bala
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    paolino servidio
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    Maura Masutto
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    Sibongile Moyana
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    Agosto 19, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-07 12:57:492026-09-28 20:21:14Precompilata dal 15 aprile 2026 con il Modello Redditi PF: quando serve al posto del 730
    Aruba Fatturazione

    Aruba Fattura Elettronica Costi 2026: Quanto Costa Davvero e Alternative

    fatturazione elettronica CAF Udine

    Quanto costa davvero Aruba Fatturazione Elettronica nel 2026? La risposta breve: 29,90 € + IVA l’anno (36,48 € IVA inclusa), dopo i primi 3 mesi a 1 € + IVA, con rinnovo automatico. Il canone comprende invio e ricezione tramite SDI, conservazione a norma per 10 anni e 1 GB di spazio, senza limite al numero di fatture. A parte si pagano i moduli aggiuntivi e i servizi accessori (PEC, firma digitale), e il Sistema Tessera Sanitaria non c’è. In questa guida vediamo il listino reale voce per voce, i costi extra che si aggiungono nel tempo e il confronto con le principali alternative (Fatture in Cloud, Fatture.it, servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate), per capire quando Aruba conviene e quando esistono soluzioni più adatte alla tua realtà.

    In sintesi: quanto costa Aruba nel 2026

    • Servizio di fatturazione elettronica: 3 mesi a 1 € + IVA, poi 29,90 € + IVA l’anno, rinnovo automatico
    • Compreso nel canone: invio e ricezione SDI, conservazione a norma 10 anni, 1 GB di spazio
    • Moduli a pagamento: Documenti (preventivi, ordini, DDT, pro forma) 9,90 € il primo anno e 19,90 € dal rinnovo; Incassi e Pagamenti 19,90 €; Ordini elettronici 12,50 € e poi 25 €; WooCommerce 29 € e poi 39,90 € (IVA esclusa)
    • Non disponibile: invio delle spese al Sistema Tessera Sanitaria
    • Attenzione: i piani “Free”, “Web” e “PRO” citati in rete non esistono nel listino ufficiale

    Indice dei contenuti

    1. Aruba Fatturazione Elettronica: panoramica veloce
    2. Listino Aruba 2026: servizio, moduli e conservazione
    3. Costi extra nascosti
    4. Costo totale realistico
    5. Vantaggi del prezzo Aruba
    6. Alternative più economiche
    7. Alternative più complete
    8. Confronto pricing tabellare
    9. Aruba vs Fatture in Cloud vs Fatture.it
    10. Quando Aruba conviene
    11. Quando NON conviene Aruba
    12. Recensioni utenti
    13. Cosa include la tariffa
    14. Altri costi da considerare
    15. Prova a 1 € per 3 mesi
    16. Come disdire
    17. Se lasci Aruba: come portare le fatture in un altro programma
    18. FAQ
    19. Conclusione

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    Aruba Fatturazione Elettronica: panoramica veloce

    Aruba S.p.A. è uno dei principali provider italiani di servizi digitali (hosting, PEC, firma digitale, domini) e da diversi anni offre anche un servizio di fatturazione elettronica rivolto a professionisti, partite IVA forfettarie, ditte individuali e piccole-medie imprese. Il servizio si chiama Aruba E-Fattura e copre tutto il ciclo di vita della fattura: emissione, invio allo SdI (Sistema di Interscambio), ricezione, conservazione decennale a norma di legge.

    I punti di forza dichiarati sono tre: integrazione con altri servizi Aruba (PEC, firma digitale, dominio, hosting), brand affidabile con oltre 25 anni di presenza sul mercato, e pacchetti combinati che permettono di risparmiare se si acquistano più servizi insieme. Il listino in sé è semplice (un solo servizio più moduli), ma il costo annuale reale cresce con i moduli che attivi, con i rinnovi a prezzo pieno dopo le promozioni e con i servizi accessori come PEC e firma digitale.

    Listino Aruba 2026: servizio, moduli e conservazione

    Molte guide in rete descrivono piani Aruba “Free”, “Web” e “PRO”: nel listino ufficiale non ci sono. Aruba vende un solo servizio di fatturazione elettronica, che dopo i 3 mesi di prova si rinnova a partire da 29,90 € + IVA l’anno, e una serie di moduli aggiuntivi da attivare solo se servono. Ecco cosa costa ogni voce (prezzi IVA esclusa).

    VocePrimo periodoRinnovo annuoCosa comprende
    Fatturazione Elettronica (servizio base)1 € per 3 mesi29,90 €Emissione, invio e ricezione via SDI, notifiche, fatture PA, 1 GB di spazio, nessun limite al numero di fatture
    Conservazione a normaCompresaCompresa10 anni per le fatture elettroniche
    Modulo Documenti9,90 € il primo anno19,90 €Preventivi, ordini, DDT, fatture pro forma
    Modulo Incassi e Pagamenti9,90 € sul primo acquisto (se hai già il servizio)19,90 €Scadenze di incassi e pagamenti
    Modulo Ordini elettronici12,50 € il primo anno25,00 €Ordini elettronici dal Servizio Sanitario Nazionale (NSO)
    Modulo WooCommerce29,00 € il primo anno39,90 €Fatture generate dagli ordini del negozio online
    Spazio e utenti aggiuntivi–29,90 € per GB; 4,90 € per utentePer chi supera 1 GB o lavora in più persone
    Sistema Tessera Sanitaria––Non disponibile

    Canone del servizio verificato su aruba.it il 26/09/2026; prezzi dei moduli rilevati sulle pagine Aruba il 12/10/2026; spazio e utenti aggiuntivi dal listino di inizio 2026. Le promozioni cambiano spesso: controlla il carrello prima di acquistare.

    Per aziende con volumi alti o integrazioni con il gestionale, Aruba propone soluzioni business con preventivo su richiesta: non hanno un prezzo di listino pubblico.

    Costi extra nascosti (o poco evidenti)

    Il prezzo annuale del piano è solo la punta dell’iceberg. Quando confronti Aruba con altri servizi, devi considerare voci che spesso non compaiono nelle pubblicità ma che incidono pesantemente sul costo totale annuo:

    • Moduli aggiuntivi: preventivi, DDT e pro forma non sono nel servizio base ma nel Modulo Documenti (19,90 € + IVA l’anno a regime); lo stesso vale per incassi e pagamenti, ordini elettronici e WooCommerce.
    • Spazio: il canone comprende 1 GB; chi lo supera compra spazio aggiuntivo.
    • Sistema Tessera Sanitaria: Aruba non lo offre. Medici, psicologi, fisioterapisti e altri sanitari devono inviare le spese con un altro strumento.
    • PEC obbligatoria: se non ne hai già una, va acquistata separatamente. Aruba PEC standard costa circa 5-8 €/anno + IVA (Standard) e sale per le versioni Pro o Premium.
    • Firma digitale: non sempre necessaria per la fatturazione B2B, ma indispensabile per molti adempimenti professionali. Una firma digitale Aruba (kit con smart card o remota) costa circa 25 €/anno + IVA (la chiavetta USB/lettore è acquisto una tantum).
    • Conservazione di documenti diversi dalle fatture: se vuoi conservare a norma anche contratti, libri sociali, bilanci, paghe, occorre attivare il servizio dedicato di conservazione documentale, con prezzi extra (variabili in base ai GB).
    • Marche temporali: per firme con timestamp, le marche si acquistano a pacchetti (es. 50-100 marche).
    • Costi di rinnovo: dopo i 3 mesi a 1 € il servizio passa a 29,90 € + IVA, e diversi moduli raddoppiano dal secondo anno (Documenti da 9,90 € a 19,90 €, Ordini elettronici da 12,50 € a 25 €). Il rinnovo è automatico: verifica sempre il prezzo a regime.

    Costo totale realistico per profilo utente

    Mettendo insieme abbonamento al piano e servizi accessori “minimi indispensabili”, il costo totale annuo di Aruba si colloca in queste fasce indicative:

    • Forfettario base (poche fatture l’anno, ha già la PEC): circa 30 € + IVA l’anno – solo il servizio base, conservazione compresa.
    • Professionista che fa anche preventivi (avvocato, geometra, consulente): circa 80 € + IVA l’anno – servizio base + Modulo Documenti + PEC + firma digitale.
    • Piccola azienda (più utenti, incassi e pagamenti, negozio online, conservazione di altri documenti): 150-300 €/anno – servizio base + più moduli + utenti aggiuntivi + PEC + firma + conservazione documentale.

    Suggerimento pratico: prima di sottoscrivere, elenca cosa ti serve davvero. Se emetti poche fatture l’anno e non fai preventivi, il servizio base basta; se ogni mese prepari preventivi o DDT, metti in conto anche il Modulo Documenti. Se sei un professionista sanitario, considera fin da subito che il Sistema TS va gestito altrove.

    Vantaggi del prezzo Aruba

    Detti i limiti, è giusto evidenziare anche i punti di forza reali del pricing Aruba:

    • Pacchetti integrati convenienti: se acquisti insieme PEC + firma digitale + fatturazione + dominio, le scontistiche combinate possono ridurre il costo totale del 15-30%.
    • Brand affidabile e maturo: Aruba ha infrastruttura italiana, datacenter certificati, assistenza in italiano, esperienza pluridecennale. Per chi cerca continuità di servizio e basso rischio di chiusura del provider, il sovrapprezzo rispetto a concorrenti minori è spesso giustificato.
    • Conservazione decennale inclusa nel canone: una voce che alcuni concorrenti fanno pagare a parte.
    • Nessun limite al numero di fatture: il vincolo è solo lo spazio (1 GB), che per un professionista basta per anni.
    • Aggiornamenti normativi automatici: qualsiasi modifica al tracciato XML o agli adempimenti SdI viene recepita senza che tu debba intervenire.

    Alternative più economiche di Aruba

    Se il tuo obiettivo è spendere il meno possibile e accetti qualche limite funzionale, esistono alternative valide:

    • Servizio gratuito Agenzia delle Entrate: il portale Fatture e Corrispettivi mette a disposizione un sistema completamente gratuito per emettere e ricevere fatture elettroniche. È spartano, non sempre intuitivo, ma funziona e include la conservazione gratuita (su esplicita adesione al servizio dell’AdE).
    • Facile Fattura Free: versione gratuita di un noto software italiano, con limiti sul numero di fatture e sulle funzioni avanzate.
    • Fatture in Cloud, piano Forfettari: non è più economico di Aruba (48 € + IVA il primo anno, 96 € dal rinnovo, 100 documenti l’anno), ma ha un periodo di prova gratuito utile per confrontare le interfacce prima di pagare.
    • Software open source self-hosted: per chi è tecnico, esistono soluzioni open source che gestiscono il flusso SdI senza costi di licenza (richiedono però conoscenze tecniche per setup e manutenzione).

    Alternative più complete di Aruba

    Sul fronte opposto, se hai bisogno di più funzioni e sei disposto a spendere quanto Aruba (o poco di più) per avere un software gestionale completo:

    • Fatture in Cloud (TeamSystem): piattaforma cloud con interfaccia moderna, gestione clienti/fornitori, prima nota, magazzino base, app mobile, integrazioni con e-commerce e banche. Costa di più (piano Forfettari 48 € + IVA il primo anno e 96 € dal rinnovo; Sistema TS solo dal piano Premium a 252 € + IVA), ma l’interfaccia è più curata.
    • TeamSystem Studio / Lynfa: per professionisti strutturati e studi associati, soluzione enterprise con CRM, gestione attività, integrazione contabilità.
    • Danea Easyfatt: software desktop/cloud molto diffuso, ottimo per chi gestisce magazzino e vendite oltre alla fatturazione.
    • Fattura24: alternativa italiana con buon equilibrio prezzo/funzioni e API per integrazioni.

    Confronto pricing tabellare

    ServizioPrezzo annuo (€ + IVA)FattureConservazione 10 anniSistema TSAdatto a
    Aruba Fatturazione Elettronica29,90 (primi 3 mesi a 1 €)Nessun limite (1 GB)SÌNOForfettari, microimprese
    Aruba + Modulo Documenti49,80 a regimeNessun limite (1 GB)SÌNOChi fa preventivi e DDT
    Fatture in Cloud Forfettari48 il primo anno, 96 dal rinnovo100 documentiSÌNOForfettari
    Fatture in Cloud Premium252IllimitatiSÌSÌPMI, sanitari
    Fatture.it Premium~30-50IllimitateSÌ–Forfettari/Piccoli
    Agenzia Entrate (gratis)0IllimitateSÌ (su adesione)NOTutti, ma UX spartana

    Prezzi IVA esclusa. Aruba e Fatture in Cloud verificati sui siti ufficiali il 26/09/2026 (moduli Aruba il 12/10/2026); Fatture.it indicativo, da listino di inizio 2026. Verifica sempre il listino ufficiale al momento della sottoscrizione, in particolare per i prezzi a regime dopo le promozioni del primo anno.

    Aruba vs Fatture in Cloud vs Fatture.it: confronto prezzo/qualità

    Mettiamo a confronto i tre nomi più cercati dai professionisti italiani:

    • Aruba: prezzo competitivo, ecosistema integrato (PEC + firma + fatturazione + dominio), interfaccia funzionale ma datata in alcune sezioni. Ideale se cerchi tutto sotto un unico provider.
    • Fatture in Cloud (TeamSystem): prezzo superiore (per i forfettari 48 € + IVA il primo anno e 96 € dal rinnovo, con 100 documenti; Sistema TS solo dal Premium a 252 €), ma UX moderna, app mobile completa, integrazioni con banche/e-commerce, ottimo supporto. Vincente se vuoi un software gestionale e non solo emissione fatture.
    • Fatture.it: prezzo molto aggressivo, semplicità estrema, focus sui forfettari e ditte individuali. Meno funzioni avanzate ma rapidità d’uso eccellente. Buona scelta per chi vuole “fatturare e basta”.

    In sintesi: Aruba vince sul fronte ecosistema integrato, Fatture in Cloud sul fronte funzioni gestionali, Fatture.it sul fronte prezzo + semplicità.

    Quando Aruba conviene davvero

    • Hai già altri servizi Aruba (PEC, dominio, hosting, firma): aggiungere la fatturazione ti permette di sfruttare scontistiche combinate e gestire tutto da un unico pannello.
    • Vuoi un pacchetto integrato chiavi-in-mano senza dover scegliere provider diversi per ogni esigenza.
    • Cerchi affidabilità di brand e bassa probabilità di chiusura del servizio: Aruba è uno dei pochi player italiani con dimensione e infrastruttura solide.
    • Hai esigenze standard di fatturazione (emettere/ricevere/conservare) senza necessità di integrazioni gestionali complesse.

    Quando NON conviene Aruba

    • Hai bisogno di funzioni avanzate di gestione clienti (CRM, scadenziario evoluto, segmentazioni, automazioni di follow-up): qui Fatture in Cloud o software gestionali dedicati sono più completi.
    • Devi integrare la fatturazione con un e-commerce (Shopify, WooCommerce, Prestashop) per generare automaticamente fatture dagli ordini: alternative come Fatture in Cloud o Fattura24 hanno integrazioni native più mature.
    • Sei un’azienda strutturata con ERP gestionale già in uso (TeamSystem, Zucchetti, Mago): conviene appoggiarsi al modulo di fatturazione del gestionale stesso, anziché a un servizio terzo.
    • Cerchi solo il prezzo più basso e hai volumi minimi: il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate copre tutto a costo zero.

    Recensioni utenti: cosa dicono i professionisti

    Analizzando le recensioni più recenti su Trustpilot, Google e forum di settore, emergono pattern ricorrenti:

    • Punti di forza riconosciuti: stabilità del servizio (downtime rari), conservazione decennale affidabile, integrazione PEC fluida, supporto in italiano.
    • Critiche frequenti: interfaccia poco moderna rispetto a concorrenti cloud-native, processo di rinnovo automatico non sempre chiaro, difficoltà di disdetta con tempistiche e procedure complesse.
    • Tempo medio di risposta del supporto: 24-48 ore via ticket, più rapido in chat per le emergenze SdI.
    • Voto medio: 3.5-4 stelle su 5 nelle principali piattaforme di recensioni, con polarizzazione (recensioni molto positive da chi usa l’ecosistema integrato, più critiche da utenti che lo usano isolato).

    Cosa include la tariffa Aruba

    • Nessun limite al numero di fatture emesse e ricevute: paghi un canone fisso annuo e il solo vincolo è lo spazio (1 GB compreso).
    • Conservazione 10 anni a norma: archiviazione dei file XML conformi alla normativa italiana, con accesso garantito per la durata legale.
    • Aggiornamenti normativi automatici: tracciato XML, controlli SdI, nuove regole IVA. Tutto recepito automaticamente.
    • Notifiche SdI: ricevuta di consegna, scarto, mancata consegna – gestite e notificate via email.
    • Anteprima visuale fattura: PDF leggibile generato dal file XML, utile per inviare copia di cortesia al cliente.
    • Backup automatico dei dati nel cloud Aruba.
    • Cosa non include: preventivi, DDT e pro forma (servono il Modulo Documenti), incassi e pagamenti, WooCommerce e il Sistema Tessera Sanitaria, che Aruba non offre.

    Altri costi da considerare (oltre al canone)

    • Tempo di setup iniziale: creazione account, configurazione anagrafica, importazione dati clienti/fornitori. Calcola 1-3 ore di lavoro la prima volta.
    • Migrazione da altri software: se cambi provider, l’export/import dei dati storici richiede tempo o supporto a pagamento. Verifica formati supportati (CSV, XML).
    • Formazione interna se hai collaboratori: prevedi 1-2 ore per familiarizzare con l’interfaccia.
    • Eventuale consulenza fiscale per la corretta compilazione (codici IVA, ritenute, regime forfettario): non è un costo Aruba ma fa parte del costo totale del processo di fatturazione.

    Prova a 1 € per 3 mesi: come funziona

    Aruba non ha una prova gratuita: propone il servizio completo per 3 mesi a 1 € + IVA, poi si rinnova a 29,90 € + IVA l’anno (verifica le condizioni promozionali correnti sul sito ufficiale). Durante questo periodo puoi:

    • Emettere fatture reali (non simulazioni): le fatture inviate allo SdI in questa fase sono valide a tutti gli effetti.
    • Testare l’interfaccia e capire se è abbastanza intuitiva per il tuo livello di esperienza.
    • Valutare il supporto: contatta l’assistenza con domande reali, vedi quanto tempo ci mettono a risponderti.
    • Togliere il rinnovo automatico prima della fine dei 3 mesi se non sei soddisfatto, spendendo solo 1 € + IVA.

    Attenzione: alla scadenza il rinnovo è generalmente automatico. Se decidi di non proseguire, segna in calendario la data di disdetta con qualche giorno di anticipo.

    Come disdire Aruba Fatturazione Elettronica

    La disdetta di Aruba E-Fattura segue una procedura abbastanza precisa. I passi standard sono:

    1. Accedere alla propria area cliente Aruba con le credenziali di account.
    2. Andare nella sezione “I tuoi servizi” e individuare il servizio E-Fattura attivo.
    3. Disattivare il rinnovo automatico: questa è la mossa più importante. Se non disattivi il rinnovo prima della scadenza, il servizio si rinnoverà per un altro anno.
    4. Inviare comunicazione formale di disdetta via PEC se richiesto dalle condizioni contrattuali (verifica i termini di preavviso, generalmente 30 giorni prima della scadenza).
    5. Esportare i dati storici prima della disattivazione completa: scarica fatture emesse, ricevute, archivio XML, copia di cortesia PDF. L’accesso al sistema dopo la disattivazione potrebbe non essere più possibile.
    6. Scaricare i file conservati prima che il servizio scada, al massimo entro 90 giorni: dopo non è detto che restino accessibili. Leggi le condizioni post-recesso.

    Consiglio: non aspettare l’ultimo momento. Fai la disdetta almeno 30-45 giorni prima della scadenza per evitare addebiti automatici e contestazioni successive.

    Se lasci Aruba: come portare le fatture in un altro programma

    Il motivo più comune per lasciare Aruba non è il prezzo, che resta tra i più bassi, ma una funzione che manca: tipicamente il Sistema Tessera Sanitaria per i sanitari, oppure un aiuto sulle tasse e sulle scadenze del forfettario. In questi casi il timore è perdere lo storico. Non succede, se fai le cose in ordine:

    1. Scarica lo ZIP da Aruba con fatture inviate e ricevute (XML e PDF) e la rubrica dei clienti.
    2. Scarica i file conservati prima che il servizio scada, al massimo entro 90 giorni.
    3. Togli il rinnovo automatico, così non paghi un altro anno.
    4. Aggiorna il codice destinatario su Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, se avevi registrato quello di Aruba.

    Un’alternativa che importa direttamente lo ZIP di Aruba è Fatturazione Italia, il software progettato con il CAF Centro Fiscale: carichi il file nell’area “Cambi programma” e arrivano le fatture inviate e ricevute con gli XML e i PDF originali, la rubrica dei clienti, la numerazione che continua e le fatture pagate segnate come incassate. Nessuna fattura importata viene rimandata allo SDI o al Sistema TS. L’import è compreso in tutti i piani.

    Costa più di Aruba, ed è giusto dirlo: il piano Start è a 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa) con 150 fatture SDI, il piano Pro a 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa) con 500 fatture e il Sistema TS incluso. Il prezzo è bloccato 3 anni per contratto e la prova dura 14 giorni, senza carta. In più rispetto ad Aruba ci sono preventivi e pro forma già nello Start, la stima di imposta e contributi, i bolli trimestrali con l’F24 compilato e i promemoria delle scadenze; in meno, per esempio, l’integrazione con WooCommerce. Se ti basta emettere e ricevere fatture, Aruba resta una scelta economica e sensata.

    Tutti i passaggi, con le schermate, sono nella guida Migrare da Aruba Fatturazione Elettronica a Fatturazione Italia. Per un giudizio complessivo sul servizio leggi anche la nostra recensione di Aruba Fatturazione Elettronica.

    Domande frequenti (FAQ)

    Aruba Fatturazione Elettronica conviene davvero nel 2026?

    Conviene se cerchi un provider affidabile e già usi altri servizi Aruba (PEC, firma, dominio): in pacchetto risparmi e gestisci tutto da un’unica area. Se invece vuoi solo fatturare e cerchi il minimo indispensabile, il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate è sufficiente. Per UX moderna e funzioni gestionali, Fatture in Cloud è preferibile.

    Quanto costa Aruba E-Fattura il primo anno vs gli anni successivi?

    Il servizio base parte con 3 mesi a 1 € + IVA e poi costa 29,90 € + IVA l’anno, con rinnovo automatico. Sono i moduli a cambiare prezzo dal secondo anno: per esempio il Modulo Documenti passa da 9,90 € a 19,90 € + IVA, gli Ordini elettronici da 12,50 € a 25 €, WooCommerce da 29 € a 39,90 €. Verifica sempre il prezzo a regime nelle condizioni contrattuali.

    La PEC è inclusa nel piano fatturazione?

    No, la PEC è un servizio separato. Tuttavia in alcuni pacchetti combinati (E-Fattura + PEC) è possibile risparmiare rispetto all’acquisto separato. La PEC standard parte da circa 5-8 €/anno + IVA.

    Posso usare Aruba se sono in regime forfettario?

    Sì. Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica. Il servizio base di Aruba a 29,90 € + IVA l’anno è adatto al forfettario tipo: prezzo contenuto, nessun limite al numero di fatture e conservazione compresa. Se però sei un professionista sanitario, ricorda che Aruba non invia le spese al Sistema Tessera Sanitaria.

    Cosa succede ai miei dati se disdico?

    Prima della scadenza scarica tutto: fatture inviate e ricevute (XML e PDF), anagrafiche e file conservati. Dopo la scadenza i file conservati vanno scaricati al massimo entro 90 giorni, poi non è detto che restino accessibili. Le fatture elettroniche restano comunque consultabili sul portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate.

    Aruba o servizio gratuito Agenzia Entrate: quale scegliere?

    Se hai poche fatture l’anno e tolleri un’interfaccia spartana, il servizio gratuito AdE è perfetto. Se invece emetti regolarmente fatture, hai bisogno di anteprime PDF curate, anagrafica clienti gestita, esportazioni e supporto, allora un servizio a pagamento (Aruba o concorrenti) ti farà risparmiare tempo prezioso.

    Posso cambiare provider in qualsiasi momento?

    Sì, puoi cambiare provider in qualsiasi momento. La fatturazione elettronica si basa sullo SdI (Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate), quindi i dati fiscali sono sempre disponibili dal portale Fatture e Corrispettivi indipendentemente dal software che usi per emetterli. Per lo storico basta lo ZIP esportato da Aruba: alcuni programmi lo importano direttamente, senza reinviare le fatture allo SDI (vedi la sezione se lasci Aruba).

    Aruba Fatturazione Elettronica ha il Sistema Tessera Sanitaria?

    No. Aruba non offre l’invio delle spese sanitarie al Sistema TS, né nel servizio base né con i moduli aggiuntivi. Medici, psicologi, fisioterapisti e altri sanitari devono usare un programma che lo includa o inviare i dati con gli strumenti del Sistema TS.

    Conclusione: Aruba conviene se fa parte di una strategia integrata

    Il costo reale di Aruba Fatturazione Elettronica nel 2026 dipende molto dal profilo dell’utente: per un forfettario base con poche esigenze, il servizio a 29,90 € + IVA l’anno (conservazione compresa) è una spesa contenuta e giustificata. Per chi fa anche preventivi e DDT il conto sale a circa 50 € + IVA con il Modulo Documenti, e resta competitivo se sfrutti PEC e firma digitale dello stesso fornitore. Per i sanitari il limite è il Sistema TS, che manca. Per le aziende strutturate, il confronto si sposta sulle versioni enterprise e sul TCO complessivo che include integrazioni con il gestionale.

    La regola d’oro: prima di scegliere, fai una stima realistica dei volumi di fatturazione, valuta se hai già altri servizi Aruba e confronta con almeno due alternative (Fatture in Cloud, Fatture.it). Spesso la scelta migliore non è quella più economica in assoluto, ma quella che si integra meglio con il tuo modo di lavorare e ti fa risparmiare tempo.

    Hai dubbi sul regime fiscale, sulla corretta gestione delle fatture o vuoi una consulenza personalizzata sulla scelta del software più adatto al tuo caso? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella gestione fiscale completa: prenota un appuntamento al numero 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121. Possiamo aiutarti a scegliere la soluzione di fatturazione elettronica più adatta alla tua attività e gestire insieme adempimenti, dichiarazioni e obblighi normativi.

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    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Agosto 19, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-19 14:00:002026-10-12 08:07:31Aruba Fattura Elettronica Costi 2026: Quanto Costa Davvero e Alternative
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Coefficienti di redditivita forfettario 2026: analisi per settore e quanto si paga davvero

    Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

    Se hai una Partita IVA in regime forfettario, sai che non paghi le tasse su tutto cio che incassi. Il meccanismo centrale e il coefficiente di redditivita: una percentuale che trasforma i tuoi ricavi in reddito imponibile. Il problema e che questo coefficiente cambia radicalmente da un settore all’altro, e pochissimi articoli lo spiegano a confronto.

    Un commerciante alimentare e un avvocato con lo stesso fatturato di 50.000 euro possono pagare imposte molto diverse. In questo articolo analizziamo tutti i coefficienti di redditivita forfettario 2026 per gruppo ATECO, con tabelle numeriche, esempi pratici e una guida chiara su quando il forfettario conviene davvero.

    Indice dei contenuti
    1. Forfettario in numeri: 2 milioni di contribuenti, 52% delle Partite IVA
    2. Come funziona il coefficiente di redditivita: la chiave del risparmio
    3. Tabella completa coefficienti per gruppo ATECO 2026
    4. Coefficiente 40%: commercio alimentare e bevande
    5. Coefficiente 54%: commercio non alimentare e ambulanti
    6. Coefficienti 62-67%: intermediari, alberghi, ristorazione, costruzioni
    7. Coefficiente 78%: professioni intellettuali – la categoria piu ampia
    8. Coefficiente 86%: costruzioni e attivita residuali
    9. Caso pratico: stesso fatturato 50.000 euro, tasse diverse per settore
    10. Quando il forfettario diventa svantaggioso: la soglia di pareggio con l’ordinario
    11. Settori dove conviene restare in forfettario vs settori dove valutare l’ordinario

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    Forfettario in numeri: 2 milioni di contribuenti, 52% delle Partite IVA

    Il regime forfettario non e una nicchia fiscale: e diventato la modalita prevalente di fare impresa individuale in Italia. I dati del Rendiconto Generale dello Stato 2024 elaborato dalla Corte dei Conti fotografano una realta in forte crescita:

    • 2.027.665 contribuenti forfettari nel 2024, in aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente
    • +24,7% dal 2019: in cinque anni il numero di forfettari e cresciuto di quasi un quarto
    • 52% di tutti i titolari di Partita IVA: la maggioranza assoluta dei lavoratori autonomi italiani utilizza questo regime
    • Distribuzione per fascia di ricavi: 936.000 contribuenti sotto i 20.000 euro, 733.000 nella fascia 20.000-50.000 euro
    • 726.000 contribuenti (33%) applicano l’aliquota agevolata del 5% (startup nei primi cinque anni)

    Questi numeri raccontano una cosa precisa: il regime forfettario funziona e attrae, perche semplifica enormemente la gestione fiscale e riduce il carico impositivo per chi e nella fascia giusta. Il costo strutturale per l’erario – circa 3,4 miliardi di euro all’anno – e una scelta politica consapevole di sostegno al lavoro autonomo e alle Partite IVA piu piccole.

    I settori con il maggior numero di forfettari? La Corte dei Conti identifica avvocati (154.828 = 7,44% del totale), consulenti aziendali (74.462 = 3,58%), psicologi (72.721 = 3,50%), architetti (69.790 = 3,35%) e paramedici (66.304 = 3,19%). Tutti questi professionisti condividono lo stesso coefficiente di redditivita del 78%.

    Come funziona il coefficiente di redditivita: la chiave del risparmio

    Nel regime forfettario non puoi dedurre i costi reali che hai sostenuto (affitto ufficio, attrezzature, software, formazione). Al loro posto, la legge stabilisce una deduzione forfettaria automatica, espressa come complemento a 100 del coefficiente di redditivita.

    • Il coefficiente di redditivita e la quota dei tuoi ricavi che viene considerata reddito imponibile
    • La quota non tassata (100% meno coefficiente) rappresenta la deduzione forfettaria per i costi
    • Con coefficiente 78%, il 22% dei ricavi e automaticamente escluso dall’imponibile
    • Con coefficiente 40%, il 60% dei ricavi non entra nell’imponibile

    La formula completa per calcolare l’imposta e la seguente (art. 1 c. 64 L. 190/2014):

    Imposta sostitutiva = (Ricavi x Coefficiente – Contributi previdenziali versati) x Aliquota

    Dove:
    – Aliquota = 15% (regime standard) oppure 5% (startup, primi 5 anni)
    – Contributi previdenziali = importi effettivamente versati nell’anno
    – Il risultato non puo essere negativo

    Esempio base – professionista con ricavi 30.000 euro e coefficiente 78%:

    • Imponibile lordo: 30.000 x 78% = 23.400 euro
    • Contributi Gestione Separata INPS (24%, altra copertura previdenziale): 30.000 x 24% = 7.200 euro
    • Base imponibile netta: 23.400 – 7.200 = 16.200 euro
    • Imposta sostitutiva al 15%: 16.200 x 15% = 2.430 euro
    • Imposta effettiva sui ricavi: 2.430 / 30.000 = 8,1%

    Nota importante: i contributi previdenziali variano significativamente per categoria. Chi e iscritto a una cassa professionale (ENPAM per i medici, ENPAP per gli psicologi, INARCASSA per gli architetti) puo avere aliquote contributive dal 10% al 19,5% e diverse modalita di calcolo rispetto alla Gestione Separata INPS. Per approfondire le differenze tra le casse, consulta la nostra guida comparativa sui contributi previdenziali delle professioni sanitarie 2026.

    Tabella completa coefficienti per gruppo ATECO 2026

    I coefficienti di redditivita sono definiti dall’Allegato 4 della Legge 190/2014 (Legge di Stabilita 2015, istitutiva del regime forfettario) e non sono stati modificati negli anni successivi. Valgono quindi anche per il 2026.

    Gruppo di attivita (Allegato 4 L. 190/2014)CoefficienteQuota non tassataEsempi ATECO
    Industrie alimentari e delle bevande / Commercio all’ingrosso e al dettaglio alimentare / Commercio ambulante alimentare e bevande40%60%47.11, 47.21, 56.30, 10-11
    Commercio ambulante di prodotti non alimentari54%46%47.81, 47.82, 47.89
    Intermediari del commercio62%38%46.1x (agenti e rappresentanti)
    Attivita dei servizi di alloggio e ristorazione / Altre attivita economiche67%33%55.10, 56.10, 96.0x
    Attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi78%22%69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 86, 87, 62, 64, 65, 85
    Costruzioni e attivita immobiliari86%14%41, 42, 43, 68

    Fonte: Allegato 4, L. 190/2014 (Legge di Stabilita 2015). I coefficienti non sono stati modificati da successive leggi di bilancio e rimangono validi per il 2026.

    Coefficiente 40%: commercio alimentare e bevande

    Il coefficiente del 40% e il piu basso in assoluto, ed e stato calibrato per rispecchiare una realta economica precisa: chi vende cibo, bevande o gestisce attivita di ristorazione ambulante ha costi di acquisto merce molto elevati, che possono assorbire il 50-70% dei ricavi.

    • Industrie alimentari e delle bevande (ATECO sezione C, gruppi 10-11): produzione artigianale di alimenti, panifici, salumifici
    • Commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti alimentari: supermercati, alimentari di quartiere, enoteche (ATECO 47.11, 47.21, 47.22, 47.25)
    • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (ATECO 47.81): bancarelle al mercato, furgoni street food
    • Bar e gelaterie (ATECO 56.30, 56.10.20): somministrazione bevande e gelati

    Il vantaggio concreto: con coefficiente 40%, il 60% dei tuoi ricavi non entra nell’imponibile. Su 40.000 euro di fatturato, solo 16.000 euro diventano base di calcolo per l’imposta. Chi vende merce con margini ridotti trova nel forfettario una tutela significativa.

    Attenzione alla soglia 85.000 euro: anche con coefficienti bassi, il limite di ricavi per restare forfettari e fissato a 85.000 euro annui e 100.000 euro per l’uscita immediata. Per approfondire i limiti e le cause ostative del regime forfettario 2026, leggi la nostra guida dedicata.

    Coefficiente 54%: commercio non alimentare e ambulanti

    La fascia del 54% si applica esclusivamente al commercio ambulante di prodotti non alimentari. La distinzione rispetto al 40% riflette il fatto che i margini su abbigliamento, accessori, oggetti vari venduti al mercato sono mediamente superiori rispetto al commercio alimentare.

    • Venditori ambulanti su mercati rionali o fieristici di abbigliamento, biancheria, scarpe (ATECO 47.82)
    • Ambulanti di articoli vari non classificati altrove: oggettistica, libri usati, ricambi (ATECO 47.89)
    • Vendita porta a porta di prodotti non alimentari (ATECO 47.99)

    Con coefficiente 54%, il 46% dei ricavi e escluso dall’imponibile. Rispetto al 40% del commercio alimentare, la deduzione forfettaria e inferiore di 14 punti percentuali: uno scarto significativo che si traduce in un carico fiscale piu alto a parita di fatturato.

    Coefficienti 62-67%: intermediari, alberghi, ristorazione e altre attivita

    In questa fascia intermedia troviamo due coefficienti distinti, spesso confusi tra loro.

    Coefficiente 62% – Intermediari del commercio (ATECO 46.1x): Si applica ad agenti di commercio e rappresentanti che operano per conto di terzi. Gli agenti percepiscono provvigioni, non ricavi da vendita diretta: i loro costi principali sono trasferte, carburante, campionari.

    Coefficiente 67% – Alloggio, ristorazione e altre attivita:

    • Strutture ricettive: alberghi, B&B, affittacamere (ATECO 55.10, 55.20)
    • Ristorazione con somministrazione: ristoranti, trattorie, pizzerie (ATECO 56.10)
    • Catering e servizi di ristorazione (ATECO 56.21): servizi mensa, catering per eventi
    • Altre attivita economiche n.e.c. (ATECO 96): lavanderie, parrucchieri, estetiste, tatuatori, servizi alla persona

    Nota importante per parrucchieri ed estetisti: nonostante abbiano costi significativi (prodotti, attrezzature), rientrano nella fascia 67%. Chi opera in questi settori e ha costi reali superiori al 33% del fatturato deve valutare attentamente il confronto con il regime ordinario.

    Coefficiente 78%: professioni intellettuali – la categoria piu ampia

    Il coefficiente del 78% e quello che interessa la maggioranza assoluta dei professionisti italiani. Come dimostra il Rendiconto Corte dei Conti 2024, questa fascia raccoglie le categorie con il numero piu alto di forfettari.

    Rientrano nel coefficiente 78% tutte le attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi:

    • Avvocati (ATECO 69.10.10): 154.828 contribuenti forfettari – la professione con il maggior numero assoluto
    • Consulenti aziendali e di gestione (ATECO 70.22): 74.462 contribuenti
    • Psicologi e psicoterapeuti (ATECO 86.90.30): 72.721 contribuenti – leggi la guida su Partita IVA Psicologo 2026
    • Architetti e ingegneri (ATECO 71.11, 71.12): 69.790 architetti forfettari – vedi la guida su apertura studio architettura 2026
    • Paramedici e professioni sanitarie (ATECO 86.90.x): 66.304 contribuenti – infermieri, fisioterapisti, logopedisti. Panoramica: Professionisti sanitari con Partita IVA 2026
    • Medici (ATECO 86.21, 86.22): guida a Partita IVA Medico 2026
    • Informatici e sviluppatori (ATECO 62.01, 62.02, 62.09)
    • Designer, grafici, copywriter (ATECO 74.10, 74.30, 73.11)
    • Insegnanti e formatori privati (ATECO 85.59)
    • Consulenti finanziari e assicurativi (ATECO 66.12, 66.22)
    • Commercialisti, fiscalisti, contabili (ATECO 69.20)

    Il coefficiente 78% significa che solo il 22% dei tuoi ricavi viene automaticamente escluso dall’imponibile. Per un libero professionista che lavora da casa o in coworking con costi reali limitati, questa deduzione puo essere sufficiente. Per chi ha un ufficio in affitto, collaboratori o attrezzature costose, la valutazione va fatta con cura.

    Coefficiente 86%: costruzioni e attivita residuali

    Il coefficiente dell’86% e il piu alto e si applica al gruppo delle costruzioni e attivita immobiliari:

    • Imprenditori edili individuali (ATECO 41: costruzione edifici)
    • Lavori di installazione impianti (ATECO 43.21: elettricisti, 43.22: idraulici)
    • Completamenti e rifinitura edilizia (ATECO 43.30: imbianchini, piastrellisti)
    • Agenzie immobiliari (ATECO 68.31) – da non confondere con gli intermediari commercio (62%)

    Potrebbe sembrare paradossale: elettricisti e idraulici hanno costi di materiali significativi, eppure si trovano con il coefficiente piu alto. Il legislatore ha ritenuto che i lavori edili e artigianali su commessa incorporino prevalentemente manodopera rispetto ai materiali. In realta, questa valutazione non riflette la situazione di molti artigiani che acquistano materiali in proprio.

    La deduzione forfettaria del 14% (100% meno 86%) e la piu bassa in assoluto. Se i tuoi costi reali superano il 14% dei ricavi, il regime forfettario potrebbe non essere conveniente rispetto all’ordinario, a meno di sfruttare l’aliquota al 5% nei primi cinque anni.

    Caso pratico: stesso fatturato 50.000 euro, tasse diverse per settore

    Per rendere concreta la differenza tra coefficienti, calcoliamo l’imposta sostitutiva per sei contribuenti diversi, tutti con ricavi di 50.000 euro e contributi INPS Gestione Separata (aliquota 24%, altra copertura previdenziale). I contributi GS ammontano a 50.000 x 24% = 12.000 euro.

    Nota: per i professionisti iscritti a casse previdenziali (ENPAM, ENPAP, INARCASSA, ecc.) i contributi variano. Il calcolo seguente usa la Gestione Separata come riferimento standardizzato. Per i medici, ad esempio, i contributi ENPAM sono significativamente diversi: approfondisci nella nostra guida ai contributi ENPAM 2026.

    SettoreCoeff.Imponibile lordoContributi GSBase imp. nettaImposta 15%Netto finale
    Commercio alimentare (bar, alimentari)40%20.000 euro12.000 euro8.000 euro1.200 euro36.800 euro
    Commercio ambulante non alimentare54%27.000 euro12.000 euro15.000 euro2.250 euro35.750 euro
    Agente di commercio (intermediario)62%31.000 euro12.000 euro19.000 euro2.850 euro35.150 euro
    Ristoratore / gestore B&B67%33.500 euro12.000 euro21.500 euro3.225 euro34.775 euro
    Professionista intellettuale (avvocato, psicologo, architetto)78%39.000 euro12.000 euro27.000 euro4.050 euro33.950 euro
    Artigiano edile / elettricista / idraulico86%43.000 euro12.000 euro31.000 euro4.650 euro33.350 euro

    La differenza tra il commerciante alimentare (1.200 euro di imposta) e l’artigiano edile (4.650 euro) a parita di 50.000 euro di fatturato e di 3.450 euro all’anno – quasi 3 volte di piu. Tutto dipende dal coefficiente applicato al proprio codice ATECO.

    Vuoi calcolare la tua situazione precisa? Usa il nostro tool Excel gratuito per il calcolo delle tasse forfettario 2026: ti basta inserire ricavi, coefficiente e contributi per ottenere la simulazione personalizzata.

    Quando il forfettario diventa svantaggioso: la soglia di pareggio con l’ordinario

    Il regime forfettario e conveniente solo se la tua deduzione forfettaria automatica e uguale o superiore ai tuoi costi reali. Quando i costi effettivi superano la deduzione forfettaria, il regime ordinario diventa piu conveniente, perche ti permette di dedurre i costi reali.

    Il forfettario e svantaggioso quando: Costi reali > (100% – Coefficiente) x Ricavi

    – Professione intellettuale (coeff. 78%): costi reali > 22% dei ricavi
    – Artigiano edile (coeff. 86%): costi reali > 14% dei ricavi
    – Commercio alimentare (coeff. 40%): costi reali > 60% dei ricavi (raro)

    Esempio concreto – professionista intellettuale con ricavi 50.000 euro:

    • Deduzione forfettaria disponibile: 50.000 x 22% = 11.000 euro
    • Se hai costi reali di 8.000 euro (affitto coworking 3.600 + software 600 + formazione 1.800 + assicurazione 2.000): stai sotto gli 11.000 euro – forfettario conveniente
    • Se hai costi reali di 15.000 euro (ufficio in affitto 7.200 + collaboratore part-time 6.000 + altri 1.800): superi gli 11.000 euro – ordinario potenzialmente conveniente

    Esempio – artigiano edile con ricavi 50.000 euro (coeff. 86%):

    • Deduzione forfettaria disponibile: 50.000 x 14% = 7.000 euro
    • Se i materiali acquistati valgono 12.000 euro e il furgone costa 4.000 euro/anno: costi reali = 16.000 euro, superiori ai 7.000 – ordinario significativamente conveniente

    La Corte dei Conti, nel suo rendiconto 2024, ha sollevato il tema della cosiddetta trappola dimensionale: chi si avvicina alla soglia degli 85.000 euro di ricavi puo trovarsi in una zona grigia dove il confronto tra regime forfettario e regime ordinario va effettuato con attenzione. Chi si avvicina ai 70.000-80.000 euro di fatturato dovrebbe simulare entrambi gli scenari, considerando anche i maggiori oneri amministrativi del regime ordinario.

    Settori dove conviene restare in forfettario vs settori dove valutare l’ordinario

    CoefficienteSettori tipiciRaccomandazioneQuando rivalutare
    40%Commercio alimentare, bar, gelaterie, produzione alimentareForfettario quasi sempre conveniente sotto soglia 85kSolo se hai costi > 60% del fatturato (raro nel food)
    54%Ambulanti non alimentari, vendita porta a portaGeneralmente conveniente, margini di solito bassiSe costi merce > 46% del fatturato
    62%Agenti di commercio, rappresentantiValutare anno per anno in base alle spese di trasfertaSe spese trasferte + campionari > 38% del fatturato
    67%Ristoranti, alberghi, B&B, parrucchieri, estetisteValutare con attenzione soprattutto per ristoratori con costi elevatiSe costi materie prime + personale > 33% del fatturato
    78%Avvocati, consulenti, psicologi, architetti, medici, informatici, designerConveniente se lavori senza struttura fissa (casa/coworking)Se hai ufficio, dipendenti o costi > 22% del fatturato
    86%Costruzioni, artigiani edili, elettricisti, idraulici, immobiliariValutare sempre il confronto ordinario, specialmente con materiali elevatiSe costi materiali > 14% del fatturato (frequente nel settore)

    Una considerazione finale: il regime forfettario offre un vantaggio non solo fiscale ma anche amministrativo. Niente IVA da gestire, niente ritenute d’acconto, contabilita semplificata. Questi risparmi di tempo e di costi del commercialista sono un beneficio reale che va sommato al confronto puramente fiscale.

    Per i contribuenti in zona grigia – con costi elevati o vicini alla soglia degli 85.000 euro – la simulazione professionale e fondamentale. Un errore di valutazione puo costare migliaia di euro all’anno.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre una simulazione personalizzata forfettario vs ordinario, tenendo conto del tuo coefficiente ATECO, dei tuoi costi reali e della tua cassa previdenziale.

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    Domande frequenti sui coefficienti di redditivita forfettario 2026

    I coefficienti di redditivita sono cambiati nel 2026?

    No. I coefficienti dell’Allegato 4 della Legge 190/2014 non sono stati modificati da nessuna legge di bilancio successiva, inclusa la L. 207/2024. Rimangono identici per il 2026: 40%, 54%, 62%, 67%, 78%, 86%.

    Come faccio a sapere qual e il mio coefficiente?

    Dipende dal codice ATECO della tua attivita. Identifica il tuo codice ATECO e confrontalo con i gruppi della tabella dell’Allegato 4 L. 190/2014. Il tuo commercialista o il CAF possono indicarti con certezza il gruppo di appartenenza.

    Un freelance IT paga lo stesso di un avvocato in forfettario?

    Si, dal punto di vista del coefficiente: entrambi applicano il 78%. La differenza puo emergere dai contributi previdenziali: un informatico in Gestione Separata INPS paga il 24% (con altra copertura) o il 26,07% (senza altra copertura), mentre un avvocato versa i contributi Cassa Forense con aliquota diversa.

    Posso scegliere un coefficiente piu basso se il mio non mi conviene?

    No. Il coefficiente e determinato automaticamente dal codice ATECO della tua attivita e non e modificabile. Se hai piu attivita con codici ATECO diversi, si applica il coefficiente dell’attivita prevalente (quella con ricavi maggiori).

    Il coefficiente vale anche per l’aliquota al 5% delle startup?

    Si. Il coefficiente di redditivita funziona allo stesso modo sia con l’aliquota standard al 15% sia con quella agevolata al 5% per le nuove attivita nei primi cinque anni. Cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile, non il coefficiente di calcolo.

    Approfondimenti per settore: guide complete 2026

    Hai trovato utile questa analisi comparativa dei coefficienti di redditivita? Abbiamo preparato guide complete e aggiornate al 2026 per i due settori piu numerosi nel regime forfettario italiano:

    Avvocati – settore #1 con 154.828 forfettari

    • Partita IVA avvocato 2026: guida completa al forfettario, Cassa Forense e RC professionale – PILLAR con coefficiente 78%, contributi, studio legale, caso pratico
    • Quanto guadagna un avvocato libero professionista in forfettario nel 2026 – tabelle reddito netto a 30k/50k/80k
    • Aprire studio legale forfettario 2026: requisiti, costi, software gestione – guida operativa
    • Avvocato e Cassa Forense 2026: contributi forfettari, minimi, modello 5 – tutto sui contributi previdenziali

    Consulenti aziendali – settore #2 con 74.462 forfettari

    • Partita IVA consulente aziendale 2026: forfettario, ATECO 70.22, fatturazione B2B – PILLAR con Gestione Separata INPS, cause ostative, esempio pratico
    • Consulente aziendale: forfettario o SRL? Confronto fiscale 2026 – soglia di pareggio con tabella numerica
    • Fatturazione B2B consulente forfettario 2026: codici, marche da bollo, ritenuta – guida operativa SDI e N2.2
    Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 09:21:322026-06-29 21:47:37Coefficienti di redditivita forfettario 2026: analisi per settore e quanto si paga davvero
    GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA

    Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici

    regime forfettario partita iva

    “Posso avere due partite IVA contemporaneamente?” e una delle domande piu frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta breve e chiara: no, una persona fisica puo avere una sola partita IVA. Pero esistono soluzioni alternative che permettono di gestire piu attivita diverse in regola con il Fisco.

    In questa guida 2026 spieghiamo nel dettaglio la regola generale, perche non si possono avere due P.IVA distinte sullo stesso codice fiscale, quali sono le eccezioni reali (poche), come funzionano i codici ATECO multipli in una sola partita IVA, e analizziamo 5 casi pratici tra i piu ricorrenti: designer freelance + e-commerce, medico + affitti, avvocato + influencer, marito imprenditore + moglie professionista, P.IVA forfettaria + amministratore SRL.

    Indice dei contenuti

    1. La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica
    2. Perche non si possono avere due P.IVA distinte
    3. Cosa e possibile invece: le alternative legali
    4. Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona
    5. Caso 1: Designer freelance + e-commerce online
    6. Caso 2: Medico + affitti immobiliari
    7. Caso 3: Avvocato + influencer
    8. Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista
    9. Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL
    10. Impresa individuale + libera professione
    11. Societa e partita IVA del socio
    12. Come gestire concretamente piu attivita
    13. Chiusura e riapertura di una partita IVA
    14. Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera
    15. FAQ – Domande frequenti

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    La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica

    L’articolo 35 del DPR 633/1972 (decreto IVA) e il regolamento dell’Agenzia delle Entrate stabiliscono un principio chiaro: a ogni soggetto passivo IVA viene attribuita una sola partita IVA, identificata da 11 cifre, legata al codice fiscale del titolare.

    Questo significa che una persona fisica (Mario Rossi, codice fiscale RSSMRA80A01L483Z) puo avere una sola partita IVA, indipendentemente da quante attivita svolge. La P.IVA e l’identificativo unico del soggetto verso il Fisco e l’Agenzia delle Entrate non ne assegna due alla stessa persona.

    La conferma arriva direttamente dal modello AA9/12 (apertura partita IVA persone fisiche): nel modello si dichiara un solo codice ATECO principale e si possono indicare uno o piu codici ATECO secondari, ma il numero di P.IVA assegnato resta uno.

    Perche non si possono avere due P.IVA distinte

    La domanda piu insidiosa e: “Posso aprire una seconda partita IVA per fare un’attivita completamente diversa?”. La risposta e no, e non esistono eccezioni per le persone fisiche. Il sistema fiscale italiano impedisce volutamente di:

    • Frazionare i ricavi tra due partite IVA per restare entrambe sotto la soglia del regime forfettario (85.000 euro)
    • Beneficiare due volte di agevolazioni o aliquote ridotte (5% startup forfettario)
    • Separare artificialmente attivita per ridurre la base imponibile
    • Eludere i limiti di fatturato o le cause ostative del forfettario

    Si tratta di una misura antielusiva: l’Agenzia delle Entrate, in base al codice fiscale, vede tutta l’attivita economica del soggetto in modo unitario. Tentare di aprire una seconda P.IVA con lo stesso CF viene rifiutato dal sistema telematico ENTRATEL/Fisconline.

    Eccezione apparente: alcuni pensano che impresa individuale e libera professione siano “due partite IVA”. In realta sono due forme di esercizio sotto la stessa P.IVA, come vedremo nel paragrafo dedicato.

    Cosa e possibile invece: le alternative legali

    Pur non potendo avere due P.IVA distinte, una persona fisica ha diverse strade legittime per gestire piu attivita o piu fonti di reddito:

    • Una sola P.IVA con piu codici ATECO (principale + secondari): la soluzione piu comune per professionisti e ditte individuali con attivita multiple
    • P.IVA persona fisica + cariche in societa: si puo essere titolare di P.IVA individuale ed essere contemporaneamente amministratore di una SRL (compensi separati, soggetti a regole proprie)
    • P.IVA persona fisica + socio di societa di persone: il reddito da partecipazione confluisce nel quadro RH del Modello Redditi PF
    • P.IVA persona fisica + redditi non professionali: affitti, dividendi, capital gain non richiedono P.IVA dedicata
    • P.IVA italiana + P.IVA estera: solo per residenti all’estero che operano anche in altro Paese (caso particolare, vedi paragrafo dedicato)

    Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona

    La soluzione piu comune per chi svolge piu attivita differenti e mantenere una sola P.IVA con piu codici ATECO. Funziona cosi:

    Codice ATECO principale

    E il codice dell’attivita prevalente per fatturato. Si dichiara nel modello AA9/12 al momento dell’apertura o nelle successive variazioni. E il codice che identifica fiscalmente l’attivita principale del contribuente e determina:

    • La cassa previdenziale di iscrizione (INPS Gestione Separata, Artigiani, Commercianti, casse professionali)
    • Il coefficiente di redditivita in regime forfettario (40%, 67%, 78%, 86%, ecc.)
    • L’iscrizione a Camera di Commercio e/o Albo professionale
    • Gli studi di settore e Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), per i regimi ordinari/semplificati

    Codici ATECO secondari

    Si possono aggiungere uno o piu codici ATECO secondari nello stesso modello AA9/12, indicando le altre attivita esercitate. Le fatture devono riportare il codice ATECO corrispondente all’attivita svolta nella singola operazione. La contabilita interna deve permettere di distinguere i ricavi per attivita.

    Coefficiente nel regime forfettario con piu ATECO

    Nel regime forfettario, quando un contribuente ha piu codici ATECO con coefficienti di redditivita diversi, l’Agenzia delle Entrate (circolare 10/E del 2016 e successive) chiarisce che:

    • Si applica il coefficiente prevalente, ossia quello dell’attivita principale
    • I limiti di ricavi (85.000 euro) sono calcolati sulla somma di tutti i ricavi di tutte le attivita svolte
    • Quando le attivita appartengono a gruppi diversi (es. servizi professionali al 78% + commercio al 40%), si applica il coefficiente del gruppo prevalente per fatturato

    Esempio: Marco fattura 30.000 euro come consulente informatico (ATECO 62.02.00, coeff. 67%) e 15.000 euro come venditore online di gadget (ATECO 47.91.10, coeff. 40%). L’attivita principale e la consulenza (prevalente), quindi su tutti i 45.000 euro si applica il coefficiente 67%. Reddito imponibile: 30.150 euro.

    Caso 1: Designer freelance + e-commerce online

    Situazione: Giulia e una graphic designer freelance (logo, brand identity) e ha aperto un e-commerce su Shopify dove vende stampe artistiche e poster realizzati da lei.

    Domanda: Mi servono due partite IVA, una per la consulenza e una per il negozio online?

    Risposta: No. Una sola P.IVA con due codici ATECO:

    • ATECO 74.10.30 – Attivita di design grafico (principale, professionale, coeff. forfettario 78%)
    • ATECO 47.91.10 – Commercio al dettaglio prodotti via Internet (secondario, coeff. forfettario 40%)

    Attenzione: il codice ATECO 47.91.10 (e-commerce) puo richiedere la SCIA al Comune e l’iscrizione al Registro Imprese alla Camera di Commercio. Inoltre, l’attivita commerciale comporta l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS (con contributi minimi anche in assenza di guadagno), aspetto che puo cambiare la convenienza fiscale rispetto a quando si fattura solo come professionista (Gestione Separata INPS).

    Nel forfettario il coefficiente applicato sara quello dell’attivita prevalente per fatturato. Se Giulia fattura piu di design, applichera il 78% sui 100% dei ricavi totali.

    Caso 2: Medico + affitti immobiliari

    Situazione: Il dottor Bianchi e medico di base con P.IVA (ATECO 86.21.00, iscritto ENPAM) e possiede 3 appartamenti che affitta a privati con contratto 4+4 e cedolare secca al 21%.

    Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA per gli affitti?

    Risposta: No, e non serve. Gli affitti di immobili da parte di persona fisica non costituiscono attivita d’impresa finche non si organizzano servizi accessori (pulizia, colazione, accoglienza) o non si superano determinati requisiti dimensionali. I redditi da locazione confluiscono nel Modello Redditi PF (quadro RB) o nel 730 e si tassano separatamente.

    Cosa fare in pratica:

    • Continuare a fatturare le visite/prestazioni mediche con la P.IVA esistente
    • Dichiarare i redditi degli immobili nel quadro RB del Modello Redditi PF (o nel 730 quadro B)
    • Optare per cedolare secca (21% o 10% canone concordato) o per la tassazione IRPEF ordinaria con detrazioni

    Attenzione: se il medico iniziasse a gestire affitti brevi turistici (Airbnb, Booking) in modo professionale (oltre 4 immobili in locazione breve), scatterebbe la presunzione di attivita d’impresa con conseguenze diverse. In quel caso si potrebbe valutare l’aggiunta del codice ATECO secondario alla P.IVA esistente, oppure costituire una societa separata.

    Caso 3: Avvocato + influencer

    Situazione: L’avvocato Conti svolge attivita di patrocinio legale (ATECO 69.10.10) ed e diventato un influencer su Instagram con 80.000 follower, ricevendo pagamenti per sponsorizzazioni e contenuti pubblicitari.

    Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA da influencer?

    Risposta: No. Aggiunge il codice ATECO secondario per l’attivita di influencer/content creator alla sua P.IVA esistente. I codici ATECO oggi piu utilizzati per gli influencer sono:

    • ATECO 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari (per chi crea contenuti sponsorizzati)
    • ATECO 90.03.09 – Altre creazioni artistiche e letterarie (per produzione di contenuti originali)
    • ATECO 74.20.20 – Attivita di riprese fotografiche/video (se rilevante)

    Punto critico per gli avvocati: il Codice Deontologico Forense impone limiti alla pubblicita personale e potrebbe vietare alcune forme di sponsorizzazione di terzi. Prima di aggiungere l’attivita influencer, l’avvocato deve verificare con il proprio Ordine se le sponsorizzazioni sono compatibili con la professione forense. La parte normativa fiscale, di per se, non e ostativa.

    Cassa previdenziale: l’avvocato e iscritto a Cassa Forense per l’attivita legale. I redditi da influencer pero non rientrano in Cassa Forense e potrebbero richiedere l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per quella quota di reddito (situazione tecnica complessa, da valutare caso per caso con il commercialista).

    Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista

    Situazione: Marco gestisce una ditta individuale di idraulica (ATECO 43.22.01) e la moglie Anna e psicologa libera professionista (ATECO 86.90.30). Sono sposati in comunione legale dei beni.

    Domanda: Possiamo avere due partite IVA in famiglia?

    Risposta: Si, certo. Marco e Anna sono due persone fisiche distinte, ciascuna con il proprio codice fiscale. Ognuno avra la propria partita IVA intestata al proprio CF. Il regime di comunione dei beni riguarda il patrimonio famigliare ma non incide sulla soggettivita fiscale dei coniugi: ogni coniuge dichiara autonomamente i propri redditi.

    Aspetti pratici:

    • Ogni coniuge presenta il proprio Modello Redditi PF (o 730)
    • Si puo presentare il 730 congiunto per semplificare, ma le P.IVA restano separate
    • Eventuali redditi da affitti di immobili in comunione vengono divisi al 50% tra i coniugi
    • Le spese deducibili e detrazioni sono personali (es. contributi previdenziali, spese mediche del coniuge a carico)

    Diverso e il caso dell’impresa familiare (art. 230-bis cc): qui il coniuge collaboratore non titolare puo ricevere fino al 49% del reddito senza una propria P.IVA. E uno strumento utile in famiglie dove un coniuge collabora senza essere titolare di attivita autonoma.

    Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL

    Situazione: Luca ha una P.IVA forfettaria come consulente informatico (ATECO 62.02.00) ed e stato nominato amministratore unico di una SRL (di cui possiede il 30% delle quote).

    Domanda: Posso ricevere compensi da entrambe le posizioni?

    Risposta: Si, ma con cautela. La P.IVA forfettaria e l’incarico di amministratore SRL sono compatibili, ma occorre rispettare alcune regole fondamentali per non perdere il forfettario.

    Compensi da amministratore

    I compensi da amministratore di SRL sono redditi assimilati a lavoro dipendente (art. 50 TUIR), non vanno fatturati con la P.IVA professionale. Si tassano IRPEF in busta paga emessa dalla SRL, con ritenute alla fonte e contributi alla Gestione Separata INPS (24% circa, 2/3 a carico della societa, 1/3 a carico dell’amministratore).

    Cause ostative al forfettario

    Attenzione massima alla causa ostativa dell’art. 1 comma 57 lett. d) della Legge 190/2014: perde il forfettario chi:

    • Controlla, direttamente o indirettamente, una SRL (oltre il 50% di quote o influenza dominante)
    • …e questa SRL svolge attivita riconducibili a quella esercitata in P.IVA

    Quindi se Luca ha il 30% della SRL non e in causa ostativa per il punto del controllo. Ma se la SRL fattura a Luca consulenze informatiche o viceversa, occorre verificare con il commercialista se siano “attivita riconducibili” e se si configuri controllo di fatto.

    Caso ostativo classico: socio unico di SRL (100% quote) + consulente forfettario verso la propria SRL = esclusione automatica dal forfettario.

    Impresa individuale + libera professione

    Una situazione ricorrente e quella di chi svolge contemporaneamente un’attivita d’impresa (artigiano, commerciante) e una libera professione. Esempio classico: elettricista artigiano (ATECO 43.21.01) che e anche consulente energetico con iscrizione albo (es. EGE – Esperto Gestione Energia).

    E possibile? Si, ma non sono “due partite IVA”: e una P.IVA con due codici ATECO (uno principale, uno secondario) che richiede pero diverse iscrizioni:

    • Camera di Commercio (CCIAA) per l’attivita di elettricista (Registro Imprese)
    • Albo professionale EGE per l’attivita di consulenza energetica
    • INPS Artigiani per i contributi sull’attivita di impresa
    • Eventualmente Gestione Separata INPS per l’attivita professionale (se l’attivita prevalente non e quella professionale)

    Punto delicato: la cassa previdenziale. La regola generale e che si versano i contributi alla cassa relativa all’attivita prevalente (in genere). In casi misti, occorre rivolgersi a un consulente del lavoro o al CAF per inquadrare correttamente la posizione contributiva e gestirne eventuali doppi versamenti.

    Nel regime forfettario, sommare attivita d’impresa e attivita professionale e possibile, ma il limite di 85.000 euro vale sulla somma totale dei ricavi e compensi. Inoltre, alcune categorie professionali iscritte ad albo specifico (es. avvocati, notai) hanno regimi previdenziali esclusivi che mal si conciliano con attivita d’impresa.

    Societa e partita IVA del socio

    Una societa (SRL, SAS, SNC, SPA) ha sempre una propria partita IVA, distinta da quella dei soci. La persona fisica socio puo continuare ad avere la propria P.IVA individuale per attivita autonome, sotto certe condizioni.

    Socio di SRL

    • La SRL ha la sua P.IVA come societa di capitali
    • Il socio persona fisica puo avere una propria P.IVA per attivita differenti
    • I dividendi distribuiti dalla SRL sono tassati al 26% di ritenuta a titolo definitivo (regime sostitutivo)
    • La P.IVA personale resta autonoma e separata dalla societa

    Socio di SNC o SAS

    • La societa di persone ha la propria P.IVA
    • Il reddito della societa viene trasparentemente attribuito ai soci in proporzione alla quota di partecipazione (art. 5 TUIR)
    • Il socio dichiara la propria quota nel quadro RH del Modello Redditi PF
    • Il socio puo comunque avere una P.IVA personale per attivita autonome diverse

    Conflitto cause ostative forfettario

    Per restare in regime forfettario il professionista persona fisica non deve:

    • Partecipare a societa di persone (SAS, SNC, SS) o associazioni professionali
    • Detenere il controllo diretto o indiretto di SRL/SARL svolgenti attivita riconducibili
    • Avere quote in imprese familiari

    Queste cause ostative servono proprio a impedire forme di doppia P.IVA mascherata attraverso lo schermo societario.

    Come gestire concretamente piu attivita

    Ecco i passi pratici per gestire piu attivita sotto un’unica P.IVA:

    1. Variazione attivita – Modello AA9/12

    Per aggiungere un nuovo codice ATECO si utilizza il modello AA9/12 (variazione dati per persona fisica) trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Si compila la sezione delle attivita esercitate indicando il nuovo codice ATECO secondario. La variazione e gratuita e non comporta cambio di P.IVA.

    2. Contabilita separata per attivita

    Anche se la P.IVA e una sola, e buona prassi (e in alcuni casi obbligatorio) tenere contabilita separata per ogni attivita:

    • Distinguere i ricavi/compensi per codice ATECO
    • Imputare le spese alla rispettiva attivita
    • Per il regime ordinario, tenere registri IVA separati
    • In sede di dichiarazione, compilare i diversi quadri (RG, RE) se necessario

    3. Limiti del forfettario su totale attivita

    I limiti del regime forfettario si applicano alla somma di tutti i ricavi/compensi, non per singola attivita:

    • Tetto ricavi: 85.000 euro (somma di tutte le attivita)
    • Limite spese personale dipendente/collaboratori: 20.000 euro
    • Limite reddito da lavoro dipendente o pensione: 30.000 euro (anno precedente)

    4. Fatturazione

    Le fatture devono indicare:

    • La P.IVA unica del titolare
    • La descrizione dettagliata dell’operazione (utile per riconoscere a quale attivita si riferisce)
    • Il codice ATECO non e obbligatorio in fattura, ma alcuni gestionali lo consentono
    • L’aliquota IVA appropriata (per regimi diversi dal forfettario)

    Chiusura e riapertura di una partita IVA

    Una persona fisica puo decidere di chiudere la propria P.IVA e successivamente riaprirla con una nuova attivita. Vediamo i punti chiave.

    Chiusura P.IVA

    • Si presenta il modello AA9/12 con causale “Cessazione attivita”
    • La cessazione va comunicata entro 30 giorni dalla fine effettiva dell’attivita
    • Occorre cancellarsi da CCIAA, eventuale Albo, INPS Artigiani/Commercianti
    • Si presenta la dichiarazione di cessazione ai fini IVA (presentata con la dichiarazione annuale dell’anno di cessazione)

    Riapertura

    La P.IVA puo essere riaperta in qualsiasi momento. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate genera un nuovo numero di P.IVA diverso dal precedente (la P.IVA originaria e definitivamente chiusa).

    Attenzione al forfettario startup: l’aliquota agevolata del 5% nei primi 5 anni spetta solo a chi non ha esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Una chiusura strategica seguita da riapertura immediata non da diritto al 5% startup, perche manca il requisito della novita oggettiva dell’attivita.

    Inoltre, e bene non chiudere la P.IVA se ci sono ancora ricavi/compensi pendenti o IVA da gestire: meglio attendere la conclusione delle operazioni economiche prima di formalizzare la cessazione.

    Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera

    Un caso particolare riguarda gli italiani che si trasferiscono all’estero mantenendo attivita in Italia, oppure gli stranieri residenti in Italia che operano anche nel proprio Paese di origine.

    Italiano residente all’estero con attivita in Italia

    • Se trasferisce la residenza fiscale all’estero (iscrizione AIRE), in genere chiude la P.IVA italiana
    • Per continuare a fatturare in Italia da estero, si registra una posizione IVA in Italia in qualita di soggetto non residente, oppure nomina un rappresentante fiscale
    • Apre poi una P.IVA nel Paese di residenza secondo le regole locali
    • In questo caso e tecnicamente possibile avere due posizioni fiscali distinte: una italiana (per IVA su operazioni con territorialita Italia) e una estera (residenza fiscale principale)

    Convenzioni contro le doppie imposizioni

    L’Italia ha siglato convenzioni contro le doppie imposizioni con la maggior parte dei Paesi UE ed extra UE. Queste convenzioni stabiliscono in quale Paese vanno tassati i diversi tipi di reddito (lavoro autonomo, dipendente, redditi immobiliari, dividendi). Il principio generale e quello della residenza fiscale: si paga nel Paese di residenza, con eventuali crediti d’imposta per quanto pagato all’estero.

    Casi piu frequenti: lavoratori in smart working dall’estero, professionisti che hanno clienti in piu Paesi UE, italiani che si trasferiscono in Spagna/Portogallo/Dubai. In tutti questi casi si tratta di valutare la residenza fiscale prevalente e applicare le regole della Convenzione bilaterale.

    FAQ – Domande frequenti sulla doppia partita IVA

    Posso aprire una seconda P.IVA usando il codice fiscale di un familiare?

    Assolutamente no. Sarebbe una frode fiscale. Il familiare diventerebbe titolare effettivo della P.IVA con tutti gli obblighi fiscali, contributivi e di responsabilita patrimoniale. Tale operazione configura il reato di interposizione fittizia di persona, sanzionato penalmente.

    Quanto costa aggiungere un codice ATECO secondario?

    L’operazione di variazione (modello AA9/12) e gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. Possono esserci costi indiretti se la nuova attivita richiede iscrizione a CCIAA (diritto camerale annuale circa 53-200 euro) o ad Albo professionale (variabili per Ordine).

    In regime forfettario posso avere piu codici ATECO senza perdere il forfettario?

    Si. Il forfettario non vieta i codici ATECO multipli. Si applica il coefficiente di redditivita del codice ATECO prevalente per fatturato. Il limite di 85.000 euro va calcolato sulla somma di tutti i ricavi/compensi delle diverse attivita.

    Cosa succede se la mia attivita secondaria diventa prevalente?

    Devi presentare un nuovo modello AA9/12 per invertire principale e secondario. Cambia il codice ATECO principale e di conseguenza puo cambiare la cassa previdenziale di iscrizione e il coefficiente forfettario applicato. La verifica si fa annualmente in base al fatturato dell’anno precedente.

    Posso essere libero professionista e dipendente contemporaneamente?

    Si, in molti casi. La P.IVA professionale e il rapporto di lavoro dipendente sono compatibili, con queste avvertenze: 1) il contratto di lavoro non deve vietare attivita extra (clausola di esclusiva); 2) per i dipendenti pubblici serve l’autorizzazione del datore di lavoro; 3) per restare nel regime forfettario il reddito da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non deve superare 30.000 euro; 4) le attivita non devono essere svolte prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o degli ultimi 2 anni (causa ostativa forfettario).

    Se ho una SRL devo chiudere la P.IVA personale?

    No, non necessariamente. La SRL e un soggetto giuridico autonomo con propria P.IVA. Il socio persona fisica puo mantenere una P.IVA personale per attivita differenti. Attenzione pero alle cause ostative del forfettario se controlli la SRL e la societa svolge attivita riconducibili alla tua P.IVA (es. socio unico SRL informatica + libero professionista informatico = esclusione).

    Posso avere una P.IVA italiana e una P.IVA in Spagna?

    Tecnicamente si, sono Paesi diversi con sistemi fiscali autonomi. Ma occorre stabilire la residenza fiscale prevalente (in genere dove si vive piu di 183 giorni l’anno) per evitare doppia tassazione. Si applica la Convenzione Italia-Spagna contro le doppie imposizioni. Situazione complessa: meglio rivolgersi a uno specialista in fiscalita internazionale.

    Se chiudo la P.IVA e la riapro dopo 1 anno, posso accedere al 5% startup?

    No. Il 5% startup richiede di non aver esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Inoltre la nuova attivita non deve essere “mera prosecuzione” della precedente (stesso settore, stessa clientela). L’Agenzia delle Entrate verifica con attenzione queste situazioni e contesta l’agevolazione in caso di prosecuzione.

    Posso usare la P.IVA del coniuge per fatturare?

    Solo nel quadro dell’impresa familiare (art. 230-bis cc), dove il coniuge collaboratore puo prestare attivita lavorativa nell’impresa del titolare e ricevere fino al 49% del reddito. Diverso e fatturare al posto del coniuge per attivita propria: questa e simulazione fiscale, sanzionabile.

    Conclusione: una sola P.IVA, mille soluzioni

    Riassumendo: una persona fisica puo avere una sola partita IVA, ma il sistema fiscale italiano offre soluzioni flessibili per gestire piu attivita. Codici ATECO multipli, partecipazione a societa, gestione di redditi non d’impresa (affitti, dividendi), impresa familiare: tutti strumenti che, ben combinati, consentono di organizzare attivita complesse in modo legale ed efficiente.

    Tentare di aggirare il limite con espedienti (P.IVA intestata a familiari, frazionamento artificioso, doppie posizioni fiscali) non funziona e comporta sanzioni pesanti. Meglio impostare correttamente la propria struttura fiscale con il supporto di un professionista.

    Al CAF Centro Fiscale di Udine assistiamo quotidianamente professionisti, artigiani, commercianti e persone fisiche con attivita multiple. Aiutiamo a:

    • Aggiungere o modificare codici ATECO con il modello AA9/12
    • Valutare la convenienza di rimanere o entrare nel regime forfettario
    • Verificare cause ostative quando si combinano P.IVA e cariche societarie
    • Gestire le pratiche di chiusura/riapertura di P.IVA
    • Inquadrare correttamente situazioni di residenza fiscale internazionale

    Hai un dubbio sulla tua situazione? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata. Analizziamo il tuo caso specifico e ti indichiamo la soluzione piu corretta per gestire le tue attivita sotto un’unica partita IVA, in piena regola con il Fisco.

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    Giugno 12, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 08:00:002026-05-24 09:54:45Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Precompilata dal 15 aprile 2026 con il Modello Redditi PF: quando serve al posto del 730

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Dal 15 aprile 2026 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la precompilata del Modello Redditi PF (Persone Fisiche), un servizio che affianca la più nota precompilata del 730. Ma quando è necessario utilizzare il Modello Redditi al posto del 730? E quali sono le differenze tra i due modelli? La scelta del modello corretto è fondamentale per evitare errori, sanzioni e per ottimizzare la propria posizione fiscale. In questa guida completa analizziamo tutti i casi in cui la precompilata modello redditi 2026 è obbligatoria o consigliata, le tempistiche da rispettare e le differenze procedurali con il 730. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per guidarti nella scelta del modello più adatto alla tua situazione e per assisterti nella compilazione e invio della dichiarazione, sia in ufficio che online.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la Precompilata del Modello Redditi PF 2026
    2. Quando Serve il Modello Redditi al Posto del 730
    3. Come Funziona la Precompilata Modello Redditi 2026
    4. Scadenze e Modalità di Invio Modello Redditi 2026
    5. Vantaggi e Svantaggi del Modello Redditi rispetto al 730
    6. Precompilata Modello Redditi 2026: Novità e Aggiornamenti
    7. Errori Comuni nella Compilazione del Modello Redditi

    Cos’è la Precompilata del Modello Redditi PF 2026

    La precompilata del Modello Redditi PF 2026 è un servizio offerto dall’Agenzia delle Entrate che predispone automaticamente la dichiarazione dei redditi per le persone fisiche che non possono o non vogliono utilizzare il Modello 730. A partire dal 15 aprile 2026, i contribuenti possono accedere alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate e consultare la dichiarazione già compilata con i dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria.

    Il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico PF) è il modello fiscale più completo disponibile in Italia e consente di dichiarare qualsiasi tipologia di reddito, anche quelli più complessi come redditi d’impresa, redditi da partecipazione, plusvalenze finanziarie, redditi esteri e molto altro. A differenza del 730, che è un modello semplificato riservato a lavoratori dipendenti e pensionati con situazioni fiscali standard, il Modello Redditi è più articolato e permette di gestire casistiche fiscali particolari.

    La precompilata del Modello Redditi 2026 contiene già precaricati i dati comunicati dai sostituti d’imposta (datori di lavoro, enti pensionistici), dalle banche e assicurazioni (CU, certificazioni interessi mutui, premi assicurativi), dalle strutture sanitarie (spese mediche) e da altri enti che trasmettono informazioni all’Agenzia delle Entrate. Il contribuente, o il suo intermediario abilitato come il CAF Centro Fiscale, deve verificare la correttezza dei dati precaricati, integrare eventuali informazioni mancanti e inviare la dichiarazione.

    Principali caratteristiche della precompilata Modello Redditi 2026:

    • Disponibilità dal 15 aprile 2026 nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate
    • Accesso con SPID, CIE o CNS per garantire sicurezza e privacy
    • Dati precaricati da CU, spese sanitarie, interessi mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali
    • Modificabile e integrabile prima dell’invio con eventuali dati mancanti
    • Invio diretto online oppure tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista)
    • Scadenza 30 novembre 2026 per l’invio telematico (salvo proroghe)

    Quando Serve il Modello Redditi al Posto del 730

    Non tutti i contribuenti possono utilizzare il Modello 730. Esistono infatti situazioni in cui è obbligatorio presentare il Modello Redditi PF, anche se la precompilata è disponibile. Vediamo nel dettaglio tutti i casi in cui il Modello Redditi 2026 è necessario al posto del 730.

    Casi Obbligatori di Utilizzo del Modello Redditi

    Il Modello Redditi PF è obbligatorio nei seguenti casi:

    • Titolari di partita IVA: chi ha partita IVA (anche in regime forfettario) deve sempre presentare il Modello Redditi, non il 730. Questo vale per imprenditori individuali, professionisti, artigiani, commercianti.
    • Redditi d’impresa: chi possiede redditi derivanti da attività d’impresa (ditta individuale, società di persone in qualità di socio) deve utilizzare il Modello Redditi.
    • Redditi da partecipazione in società di persone: soci di SNC, SAS, società semplici che percepiscono redditi da partecipazione devono dichiarare tramite Modello Redditi.
    • Plusvalenze e minusvalenze finanziarie: chi ha realizzato plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate, di immobili, di terreni edificabili entro 5 anni dall’acquisto deve presentare il Modello Redditi.
    • Redditi esteri: chi possiede redditi prodotti all’estero (lavoro dipendente estero, pensioni estere, affitti esteri, dividendi esteri) che non rientrano nelle casistiche gestibili dal 730 deve usare il Modello Redditi. Questo include anche i contribuenti residenti fiscalmente in Italia con redditi esteri da dichiarare.
    • Redditi di capitale non soggetti a ritenuta: interessi, dividendi, proventi finanziari non assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta devono essere dichiarati con il Modello Redditi.
    • Redditi diversi: redditi occasionali non da lavoro dipendente o pensione, compensi per attività occasionali superiori a determinate soglie, redditi da sublocazione, ecc.
    • Perdite fiscali pregresse da compensare: chi ha perdite d’impresa o di lavoro autonomo degli anni precedenti da portare in compensazione deve utilizzare il Modello Redditi.
    • Crediti d’imposta da utilizzare in compensazione: alcuni crediti d’imposta (come bonus ristrutturazioni, crediti d’imposta per investimenti) richiedono l’utilizzo del Modello Redditi.
    • Opzioni fiscali particolari: contribuenti che devono esercitare opzioni fiscali specifiche (es. regime dei contribuenti minimi cessato, opzione per la trasparenza fiscale) devono usare il Modello Redditi.
    • Immobili locati con cedolare secca: chi ha immobili affittati con cedolare secca può utilizzare il 730 solo se il reddito da cedolare è l’unico reddito aggiuntivo a lavoro dipendente/pensione. Se ci sono altre situazioni complesse, è preferibile il Modello Redditi.
    • Contribuenti non residenti in Italia: i non residenti fiscalmente in Italia che producono redditi in Italia devono presentare il Modello Redditi (se obbligati a presentare dichiarazione).

    Esempi Pratici: Chi Deve Usare il Modello Redditi

    Esempio 1 – Lavoratore dipendente con partita IVA:

    Marco è un dipendente di un’azienda ma ha aperto una partita IVA in regime forfettario per svolgere attività di consulenza nel tempo libero. Anche se il reddito principale è da lavoro dipendente, Marco deve presentare il Modello Redditi PF 2026 per dichiarare sia il reddito da lavoro dipendente che il reddito da partita IVA. Non può utilizzare il 730.

    Esempio 2 – Pensionato con affitti e dividendi esteri:

    Maria è una pensionata che percepisce una pensione INPS e possiede un appartamento in Francia che affitta. Inoltre riceve dividendi da azioni di società francesi. Maria deve presentare il Modello Redditi perché i redditi esteri (affitto francese, dividendi esteri) non possono essere dichiarati con il 730.

    Esempio 3 – Dipendente con plusvalenza da vendita terreno:

    Luca è un lavoratore dipendente che nel 2025 ha venduto un terreno edificabile acquistato 3 anni prima, realizzando una plusvalenza di 50.000 euro. Luca deve presentare il Modello Redditi 2026 per dichiarare la plusvalenza imponibile derivante dalla vendita del terreno entro i 5 anni.

    Come Funziona la Precompilata Modello Redditi 2026

    La precompilata del Modello Redditi 2026 semplifica notevolmente la compilazione della dichiarazione per i contribuenti obbligati a presentare il Modello Redditi anziché il 730. Ecco come funziona il processo passo dopo passo.

    Accesso alla Precompilata Modello Redditi

    Per accedere alla precompilata Modello Redditi 2026 è necessario:

    1. Collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate: www.agenziaentrate.gov.it
    2. Accedere all’area riservata tramite una delle seguenti credenziali:
      • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
      • CIE (Carta d’Identità Elettronica)
      • CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
    3. Selezionare la sezione “Dichiarazione precompilata”
    4. Scegliere “Modello Redditi PF” (anziché 730)
    5. Consultare la dichiarazione precaricata con i dati già disponibili

    La precompilata è disponibile dal 15 aprile 2026 e può essere consultata, modificata e inviata fino alla scadenza del 30 novembre 2026 (salvo proroghe).

    Verifica e Integrazione dei Dati

    Una volta aperta la precompilata, il contribuente deve:

    • Verificare i dati anagrafici: residenza, stato civile, familiari a carico
    • Controllare i redditi precaricati: CU da lavoro dipendente/pensione, redditi da partecipazione, redditi esteri già noti all’Agenzia
    • Verificare le spese detraibili/deducibili: spese mediche, interessi mutuo, premi assicurativi, contributi previdenziali
    • Integrare eventuali dati mancanti: spese sanitarie non tracciate (es. pagate in contanti), spese non comunicate all’Agenzia, altri redditi non precaricati
    • Correggere eventuali errori: dati errati trasmessi da sostituti d’imposta o altri enti

    Attenzione: La precompilata del Modello Redditi è meno completa rispetto alla precompilata del 730. Molti quadri specifici (quadri RL, RG, RT, RW per redditi esteri, ecc.) devono essere compilati manualmente dal contribuente o dal suo intermediario. Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a un CAF o commercialista per verificare la correttezza della dichiarazione.

    Invio della Dichiarazione

    Una volta completata la compilazione, il contribuente può procedere all’invio in due modi:

    1. Invio diretto online: tramite l’area riservata del sito Agenzia delle Entrate, il contribuente può inviare autonomamente la dichiarazione. In questo caso, l’Agenzia rilascia immediatamente la ricevuta di avvenuta presentazione.
    2. Invio tramite intermediario: il contribuente può delegare l’invio a un CAF, commercialista o altro intermediario abilitato. L’intermediario verifica la dichiarazione, appone il visto di conformità (se richiesto) e procede all’invio telematico per conto del contribuente.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e invio del Modello Redditi 2026, verificando tutti i dati, integrando le informazioni mancanti e garantendo il rispetto delle scadenze fiscali.

    Scadenze e Modalità di Invio Modello Redditi 2026

    Le scadenze del Modello Redditi 2026 sono diverse da quelle del 730. È fondamentale rispettarle per evitare sanzioni e interessi di mora. Ecco il calendario completo delle scadenze per il Modello Redditi anno d’imposta 2025 (da presentare nel 2026).

    Calendario Scadenze Modello Redditi 2026

    • 15 aprile 2026: disponibilità della precompilata Modello Redditi nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate
    • 30 giugno 2026: scadenza per il versamento del saldo 2025 e primo acconto 2026 delle imposte (IRPEF, addizionali, cedolare secca, ecc.). Chi presenta la dichiarazione tramite intermediario può versare entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%.
    • 30 novembre 2026: scadenza per l’invio telematico del Modello Redditi PF 2026 (salvo proroghe annunciate dal Governo). Questa è la scadenza ordinaria per tutti i contribuenti, sia che presentino autonomamente che tramite intermediario.

    Nota importante: A differenza del 730, che ha scadenza 30 settembre (o 15 ottobre per invii tramite CAF/commercialista), il Modello Redditi ha una scadenza più lunga (30 novembre) ma comporta la necessità di calcolare e versare autonomamente le imposte entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione).

    Modalità di Invio

    Il Modello Redditi 2026 può essere inviato esclusivamente in modalità telematica. Non è più ammesso l’invio cartaceo. Le modalità di invio sono:

    1. Invio autonomo online: il contribuente accede all’area riservata del sito Agenzia delle Entrate, compila o modifica la precompilata e invia autonomamente. Questa modalità è consigliata solo per contribuenti con situazioni fiscali semplici e buona conoscenza della normativa.
    2. Invio tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista, consulente del lavoro): l’intermediario compila o verifica la dichiarazione, appone il visto di conformità (se richiesto) e invia telematicamente per conto del contribuente. Questa è la modalità più sicura e consigliata, soprattutto per dichiarazioni complesse.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce l’invio telematico del Modello Redditi per migliaia di contribuenti ogni anno, garantendo puntualità, correttezza e assistenza post-invio in caso di comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

    Versamenti delle Imposte

    A differenza del 730, dove le imposte vengono trattenute direttamente in busta paga o sulla pensione, con il Modello Redditi il contribuente deve:

    • Calcolare autonomamente le imposte dovute (o farle calcolare dall’intermediario)
    • Versare il saldo 2025 (differenza tra imposte dovute per l’anno 2025 e imposte già versate tramite ritenute/acconti) entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%)
    • Versare il primo acconto 2026 (pari al 40% delle imposte dovute per il 2025, se superiore a 51 euro) entro il 30 giugno 2026
    • Versare il secondo acconto 2026 (pari al 60% delle imposte dovute per il 2025) entro il 30 novembre 2026

    I versamenti si effettuano tramite modello F24 utilizzando i codici tributo specifici per IRPEF, addizionali comunali e regionali, cedolare secca, ecc.

    Vantaggi e Svantaggi del Modello Redditi rispetto al 730

    Scegliere tra Modello Redditi e 730 (quando possibile) richiede una valutazione attenta dei vantaggi e svantaggi di ciascun modello. Ecco una tabella comparativa che riassume le principali differenze.

    Tabella Comparativa: Modello Redditi vs 730

    AspettoModello Redditi PFModello 730
    Tipologie di redditi dichiarabili✅ Tutti i tipi di reddito (lavoro dipendente, autonomo, impresa, partecipazioni, finanziari, esteri, diversi)❌ Solo redditi da lavoro dipendente, pensione, alcuni redditi da locazione con cedolare secca, alcuni redditi di capitale
    Partita IVA✅ Obbligatorio per titolari di P.IVA❌ Non utilizzabile se si ha partita IVA
    Redditi esteri✅ Dichiarabili tutti i redditi esteri (quadro RL, RW per investimenti esteri)❌ Limitato a pochi casi specifici
    Scadenza invio30 novembre 202630 settembre 2026 (o 15 ottobre tramite CAF)
    Versamento imposte❌ Calcolo e versamento autonomo tramite F24 (30 giugno saldo+1° acconto, 30 novembre 2° acconto)✅ Trattenuta automatica in busta paga o pensione (rimborso automatico entro pochi mesi)
    Rimborsi fiscali❌ Erogati dall’Agenzia delle Entrate dopo controlli (tempi più lunghi, anche 6-12 mesi)✅ Erogati rapidamente dal datore di lavoro/INPS (2-3 mesi)
    Complessità compilazione❌ Molto complesso, richiede conoscenze fiscali avanzate. Consigliato affidarsi a CAF/commercialista✅ Più semplice, utilizzabile anche autonomamente (se situazione standard)
    Costo assistenza CAF/commercialista❌ Generalmente più elevato (dichiarazione più complessa)✅ Generalmente più economico (per CAF spesso gratuito per casi standard)
    Possibilità di correzione✅ Modello Redditi integrativo entro termini accertamento✅ 730 integrativo entro 30 settembre anno successivo, poi Modello Redditi integrativo
    Visto di conformitàOpzionale (ma consigliato per evitare controlli)Rilasciato automaticamente da CAF (riduce rischio controlli)

    Quando Conviene Scegliere il Modello Redditi (se si ha la scelta)

    In alcuni casi, anche se il contribuente potrebbe utilizzare il 730, può essere conveniente optare per il Modello Redditi:

    • Non si ha un sostituto d’imposta (es. pensionati che hanno cessato la pensione, disoccupati): con il 730 senza sostituto, i rimborsi arrivano dall’Agenzia con tempi simili al Modello Redditi, quindi tanto vale usare il Modello Redditi che permette maggiore flessibilità.
    • Si prevedono perdite fiscali da riportare negli anni successivi: il Modello Redditi permette di gestire meglio le perdite pregresse e il loro riporto.
    • Si hanno situazioni fiscali complesse che richiedono quadri non disponibili nel 730: in questo caso il Modello Redditi è l’unica opzione.

    Quando conviene il 730: Se si è lavoratori dipendenti o pensionati con situazioni fiscali semplici (solo CU, spese mediche, interessi mutuo, nessun reddito da partita IVA o redditi esteri), il 730 è più conveniente perché garantisce rimborsi rapidi e non richiede versamenti autonomi.

    Precompilata Modello Redditi 2026: Novità e Aggiornamenti

    La precompilata Modello Redditi 2026 presenta alcune novità rispetto agli anni precedenti, in linea con le modifiche normative intervenute nel 2025. Ecco le principali novità da conoscere.

    Nuovi Dati Precaricati nella Precompilata 2026

    L’Agenzia delle Entrate ha ampliato progressivamente le informazioni disponibili nella precompilata. Per il Modello Redditi 2026 (anno d’imposta 2025), i dati precaricati includono:

    • Spese mediche e sanitarie: comunicate direttamente da farmacie, medici, strutture sanitarie tramite il Sistema Tessera Sanitaria
    • Premi assicurativi: premi vita, infortuni, malattia comunicati dalle compagnie assicurative
    • Contributi previdenziali: contributi versati a casse previdenziali, fondi pensione
    • Interessi passivi mutui: interessi su mutui prima casa comunicati dalle banche
    • Spese universitarie: rette e contributi universitari comunicati dagli atenei
    • Bonifici ristrutturazioni ed efficientamento energetico: bonifici per lavori edilizi con detrazioni 50%, 65%, Superbonus (comunicati dalle banche)
    • Erogazioni liberali: donazioni a ONLUS, enti no profit

    Novità 2026: Dall’anno d’imposta 2025, sono precaricate anche le spese veterinarie per animali da affezione (già introdotte gradualmente negli anni scorsi) e le spese per asili nido (comunicate dai gestori degli asili).

    Modifiche Normative 2025 da Considerare nel Modello Redditi 2026

    Alcune modifiche normative introdotte nel 2025 impattano sul Modello Redditi 2026:

    • Nuove aliquote IRPEF: se nel 2025 sono state introdotte modifiche alle aliquote IRPEF (da verificare nella Legge di Bilancio 2025), queste si riflettono nel calcolo delle imposte nel Modello Redditi 2026.
    • Detrazioni fiscali modificate: eventuali modifiche alle detrazioni per carichi di famiglia, lavoro dipendente, pensione introdotte nel 2025 vanno applicate nella dichiarazione 2026.
    • Regime forfettario 2025: se nel 2025 sono cambiate le soglie o le regole del regime forfettario, queste vanno considerate nel Modello Redditi 2026 per i titolari di partita IVA forfettaria.
    • Crediti d’imposta 2025: nuovi crediti d’imposta introdotti per investimenti, transizione 4.0/5.0, efficientamento energetico vanno dichiarati nel Modello Redditi 2026.

    È fondamentale essere aggiornati sulle novità normative per compilare correttamente il Modello Redditi. Il CAF Centro Fiscale monitora costantemente le modifiche legislative e garantisce la corretta applicazione delle nuove disposizioni.

    Errori Comuni nella Compilazione del Modello Redditi

    La compilazione del Modello Redditi PF è complessa e richiede attenzione per evitare errori che possono causare sanzioni, interessi di mora o controlli fiscali. Ecco gli errori più comuni da evitare.

    1. Omessa Dichiarazione di Redditi Esteri

    Uno degli errori più gravi è non dichiarare redditi esteri percepiti (stipendi esteri, pensioni estere, affitti esteri, dividendi esteri, interessi su conti esteri). I contribuenti residenti fiscalmente in Italia devono dichiarare tutti i redditi worldwide, anche quelli prodotti all’estero. L’omessa dichiarazione di redditi esteri può comportare sanzioni molto elevate (dal 120% al 240% delle imposte evase) e, in casi gravi, configurare reati tributari.

    Come evitarlo: Compilare correttamente il quadro RL (redditi esteri) e il quadro RW (investimenti esteri e attività finanziarie detenute all’estero). Richiedere assistenza a un CAF o commercialista esperto in fiscalità internazionale.

    2. Errata Compilazione del Quadro RW (Monitoraggio Fiscale)

    Il quadro RW deve essere compilato da chi detiene investimenti esteri (conti correnti, depositi, azioni, obbligazioni, immobili) oltre determinate soglie. Molti contribuenti dimenticano di compilarlo o lo compilano in modo errato. Il quadro RW serve per il monitoraggio fiscale (non necessariamente comporta imposte aggiuntive, ma la sua omissione è sanzionata pesantemente).

    Come evitarlo: Verificare se si possiedono attività finanziarie o patrimoniali all’estero (anche ereditate) e compilare il quadro RW con l’assistenza di un esperto.

    3. Omissione di Plusvalenze Finanziarie o Immobiliari

    Le plusvalenze derivanti da vendita di immobili (entro 5 anni dall’acquisto per immobili non prima casa), terreni edificabili, partecipazioni qualificate, criptovalute devono essere dichiarate nel Modello Redditi. Molti contribuenti dimenticano di dichiararle, pensando erroneamente che siano esenti o che nessuno le controlli.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla Precompilata Modello Redditi 2026

    Chi deve presentare il Modello Redditi invece del 730?

    Devono presentare il Modello Redditi PF tutti i contribuenti che hanno partita IVA, redditi d’impresa, redditi da partecipazione in societa di persone, plusvalenze finanziarie o immobiliari, redditi esteri non gestibili con il 730, perdite fiscali da compensare. Anche chi non ha un sostituto d’imposta puo scegliere il Modello Redditi al posto del 730 senza sostituto.

    Quando e disponibile la precompilata del Modello Redditi 2026?

    La precompilata del Modello Redditi PF 2026 e disponibile dal 15 aprile 2026 nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate. Si accede con SPID, CIE o CNS. La dichiarazione puo essere consultata, modificata e inviata fino al 30 novembre 2026.

    Come si versano le imposte con il Modello Redditi?

    Con il Modello Redditi il contribuente deve calcolare e versare autonomamente le imposte tramite modello F24. Il saldo 2025 e il primo acconto 2026 vanno versati entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40 percento). Il secondo acconto 2026 va versato entro il 30 novembre 2026.

    Posso inviare il Modello Redditi autonomamente o devo rivolgermi a un CAF?

    Il Modello Redditi puo essere inviato autonomamente tramite l’area riservata del sito Agenzia delle Entrate oppure tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista). Data la complessita del modello, si consiglia di rivolgersi a un CAF o commercialista, soprattutto se si hanno redditi complessi, redditi esteri, partita IVA.

    Quali dati sono gia precaricati nella precompilata Modello Redditi?

    La precompilata Modello Redditi contiene gia i dati delle CU (Certificazioni Uniche), spese mediche, interessi passivi su mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali, spese universitarie, bonifici per ristrutturazioni. Molti quadri specifici (redditi esteri, plusvalenze, redditi d’impresa) devono essere compilati manualmente.

    Se ho partita IVA in regime forfettario devo usare il Modello Redditi?

    Si, chi ha partita IVA in regime forfettario deve obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF, anche se ha solo il reddito da lavoro autonomo forfettario. Il 730 non e utilizzabile per chi ha partita IVA attiva.

    Cosa succede se presento il Modello Redditi in ritardo?

    Se il Modello Redditi viene presentato entro 90 giorni dalla scadenza (30 novembre 2026), si applica una sanzione ridotta di 25 euro. Oltre i 90 giorni la dichiarazione e considerata omessa e le sanzioni sono piu elevate (da 250 a 1.000 euro). Anche i versamenti tardivi comportano sanzioni e interessi di mora.

    Quando arrivano i rimborsi fiscali con il Modello Redditi?

    I rimborsi fiscali derivanti dal Modello Redditi vengono erogati dall’Agenzia delle Entrate dopo i controlli automatici, generalmente entro 6-12 mesi dall’invio della dichiarazione. I tempi sono piu lunghi rispetto al 730, dove i rimborsi arrivano in busta paga o pensione entro 2-3 mesi.


    Hai Bisogno di Assistenza per il Modello Redditi 2026?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la compilazione e invio del Modello Redditi PF 2026. Verifichiamo tutti i dati, integriamo le informazioni mancanti e garantiamo il rispetto delle scadenze fiscali.

    I nostri servizi per il Modello Redditi:

    • Compilazione completa Modello Redditi PF (tutti i quadri: RA, RB, RC, RL, RW, ecc.)
    • Dichiarazione redditi esteri e investimenti esteri (quadro RL e RW)
    • Gestione partite IVA in regime forfettario e ordinario
    • Calcolo e versamento imposte (F24 saldo e acconti)
    • Assistenza su plusvalenze finanziarie e immobiliari
    • Visto di conformità per ridurre i controlli fiscali
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      CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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      04/09/2026
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      paolino servidio
      03/09/2026
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      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Indice dei contenuti

      1. Conto Dedicato per Forfettari: è Obbligatorio?
      2. I 5 Migliori Conti per Forfettari 2026
      3. Tabella Comparativa
      4. Quale Conto Scegliere?
      5. Domande Frequenti

      Chi opera in regime forfettario spesso si chiede: serve davvero un conto business? E quale scegliere per risparmiare? In questa guida analizziamo i migliori conti correnti per forfettari 2026, confrontando costi, funzionalità e convenienza.

      La buona notizia è che i forfettari hanno più opzioni rispetto ad altri regimi fiscali: possono usare un conto personale dedicato oppure aprire un conto business vero e proprio. Vediamo cosa conviene davvero.

      ⓘ Trasparenza: Questo articolo contiene link affiliati. Se apri un conto tramite i nostri link, il CAF Centro Fiscale potrebbe ricevere una commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te. La valutazione dei prodotti rimane indipendente e basata su criteri oggettivi (prezzi, funzionalità, opinioni utenti).

      Conto Dedicato per Forfettari: è Obbligatorio?

      La risposta breve è: no, non è obbligatorio un conto business. I forfettari possono utilizzare un conto corrente personale per incassare fatture e pagare spese. Tuttavia, è fortemente consigliato avere un conto separato da quello personale per:

      • Separare le finanze – Entrate e uscite professionali chiaramente distinte
      • Semplificare la contabilità – Facile tracciare incassi e costi
      • Evitare controlli fiscali – Un conto misto può generare dubbi
      • Apparire professionali – IBAN intestato all’attività

      Conto Personale vs Conto Business

      CaratteristicaConto PersonaleConto Business
      Costo medio0-5 euro/mese0-15 euro/mese
      IBAN intestazioneNome personaleNome attività/P.IVA
      Pagamento F24Dipende dalla bancaSempre incluso
      Tax ManagerNoSpesso incluso
      Fatturazione integrataNoA volte inclusa

      I 5 Migliori Conti per Forfettari 2026

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      Qonto – Conto Business da 9 euro/mese

      Qonto è una neobanca business con focus su liberi professionisti e PMI. Anche per chi è in regime forfettario può essere una scelta interessante se cerca un conto più strutturato di un semplice conto personale.

      • Canone Basic: 9 euro/mese (prova gratuita disponibile)
      • IBAN italiano
      • Fatturazione elettronica integrata (utile anche per i forfettari obbligati)
      • Categorizzazione automatica delle spese (utile per estratti chiari da mostrare al CAF/commercialista)
      • Carta Mastercard One inclusa
      • Supporto in italiano

      Ideale per: Forfettari con un volume di operazioni medio-alto, che vogliono fatturazione elettronica e gestione spese in un’unica piattaforma, e che preferiscono un IBAN italiano per F24 e adempimenti.

      Da considerare: Se hai pochissime operazioni e vuoi spendere zero, valuta prima Finom Solo (gratis). Qonto ha senso se vuoi più funzionalità.

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      1. Finom Solo – GRATIS

      Finom offre il Piano Solo completamente gratuito per freelance e liberi professionisti:

      • Canone: 0 euro
      • IBAN italiano
      • Carta Visa gratuita
      • Fatturazione elettronica inclusa
      • Bonifici SEPA gratuiti

      Ideale per: Forfettari che vogliono un conto business a costo zero con fatturazione integrata.

      2. HYPE Business – 2,90 euro/mese

      HYPE Business è perfetto per i forfettari grazie al Tax Manager integrato:

      • Canone: 2,90 euro/mese (34,80 euro/anno)
      • 1% cashback su tutti gli acquisti
      • Tax Manager per stima tasse
      • F24 semplificati gratuiti
      • Carta World Elite Mastercard

      Ideale per: Forfettari che vogliono aiuto nella gestione fiscale e cashback sulle spese.

      3. N26 Business Standard – GRATIS

      N26 offre un conto business gratuito con IBAN tedesco ma funzionante in Italia:

      • Canone: 0 euro
      • Cashback 0,1% sugli acquisti
      • Carta Mastercard gratuita
      • Bonifici SEPA gratuiti
      • App moderna

      Attenzione: IBAN tedesco (DE), potrebbe creare difficoltà con alcuni clienti o per F24.

      4. Tot Essentials – 9 euro/mese

      Tot è un conto business italiano pensato per freelance e ditte individuali:

      • Canone: 9 euro/mese
      • IBAN italiano
      • Bonifici illimitati
      • Carte virtuali illimitate
      • Integrazione con commercialista

      Ideale per: Forfettari che vogliono un conto italiano completo con funzionalità avanzate.

      5. Conto Personale Dedicato – 0-3 euro/mese

      Se non ti servono funzionalità business, puoi aprire un secondo conto personale da dedicare all’attività:

      • Widiba: 0 euro/anno (con accredito stipendio/pensione o giacenza media)
      • Fineco: 0 euro under 30, poi 3,95 euro/mese
      • ING: 0 euro con accredito di almeno 1.000 euro/mese

      Ideale per: Forfettari con pochissime operazioni che vogliono risparmiare al massimo.

      Tabella Comparativa Conti Forfettari 2026

      ContoCosto/AnnoIBANCashbackFatturazione
      Finom Solo0 euroItalianoNoSì
      HYPE Business34,80 euroItaliano1%No
      N26 Business0 euroTedesco0,1%No
      Tot Essentials108 euroItalianoNoNo
      Conto Personale0-50 euroItalianoVariaNo

      Quale Conto Scegliere? Guida Rapida

      Vuoi Spendere Zero?

      Scegli Finom Solo: è gratuito, ha IBAN italiano e include la fatturazione elettronica. Perfetto per chi inizia.

      Vuoi Cashback e Tax Manager?

      Scegli HYPE Business: 2,90 euro/mese ma recuperi con il cashback dell’1%. Il Tax Manager ti aiuta a stimare le tasse.

      Vuoi un Conto Italiano Completo?

      Scegli Tot Essentials: 9 euro/mese ma con funzionalità avanzate e integrazione con il commercialista.

      Hai Pochissime Operazioni?

      Apri un secondo conto personale gratuito (Widiba, ING) e usalo esclusivamente per l’attività.

      Per un confronto con altri conti business, leggi: Miglior Conto Corrente Partita IVA 2026.

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      Qonto: il conto business per Partita IVA

      Tra le opzioni più complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

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      • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
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      Domande Frequenti sui Conti per Forfettari

      I forfettari devono avere un conto business?

      No, i forfettari non sono obbligati ad avere un conto business. Possono utilizzare un conto personale per incassare fatture e pagare spese. Tuttavia, è consigliato avere un conto separato (anche personale) dedicato esclusivamente all’attività.

      Qual è il miglior conto gratuito per forfettari?

      Il Finom Solo è attualmente il miglior conto gratuito per forfettari: offre IBAN italiano, carta Visa gratuita, bonifici SEPA gratuiti e fatturazione elettronica integrata. È pensato specificamente per freelance e liberi professionisti.

      Posso usare un conto con IBAN estero per il forfettario?

      Sì, tecnicamente è possibile, ma potrebbe creare difficoltà. Alcuni clienti potrebbero rifiutarsi di pagare su IBAN estero, e il pagamento degli F24 potrebbe non essere possibile direttamente. Per un forfettario italiano, è preferibile un conto con IBAN italiano.

      Come pago gli F24 se sono forfettario?

      I forfettari pagano gli F24 (imposte e contributi) tramite: home banking della propria banca, app del conto business (es. HYPE Business), oppure tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate con addebito su conto. Alcuni conti business includono il pagamento F24 gratuito.

      Quanto costa aprire un conto per forfettari?

      Esistono conti completamente gratuiti come Finom Solo e N26 Business. I conti a pagamento partono da circa 3 euro/mese (HYPE Business) fino a 10-15 euro/mese per soluzioni più complete. L’apertura è generalmente gratuita per tutti.

      Conclusioni: Il Miglior Conto per Forfettari

      Per la maggior parte dei forfettari, Finom Solo rappresenta la scelta migliore: è gratuito, ha IBAN italiano e include la fatturazione elettronica. Non servono altri software o servizi aggiuntivi.

      Chi vuole qualcosa in più (cashback, Tax Manager, carta premium) può valutare HYPE Business a 2,90 euro/mese: il costo è contenuto e le funzionalità aggiuntive sono pensate proprio per i forfettari.

      Per chi vuole una soluzione più strutturata con focus su freelance e PMI – con fatturazione elettronica integrata e categorizzazione spese automatica – una valida opzione è Qonto (da 9 euro/mese). Vedi la scheda dedicata sopra.

      L’importante è separare le finanze personali da quelle professionali: rende la vita più semplice e riduce il rischio di problemi in caso di controlli fiscali.

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      Se hai dubbi sulla gestione fiscale della tua attività in regime forfettario, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione.

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      • Telefono: 0432 1638640
      • WhatsApp: 366 6018121
      • Email: info@centrofiscale.com

      Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2026.

      Febbraio 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-02-19 08:00:002026-10-11 22:12:42Miglior Conto Corrente Forfettario 2026: Guida alla Scelta

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