Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale

Tag Archivio per: contributi INPS regime forfettario

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Stipendio netto forfettario 2026: tabella per professione, calcoli e confronto

regime forfettario partita iva

Indice dei contenuti

  1. Quanto resta davvero in tasca con il forfettario nel 2026
  2. Le 3 variabili che determinano il tuo netto reale
  3. Stipendio netto avvocato forfettario 2026 (Cassa Forense)
  4. Stipendio netto psicologo forfettario 2026 (ENPAP)
  5. Stipendio netto geometra forfettario 2026 (CIPAG)
  6. Stipendio netto fisioterapista forfettario 2026 (Gestione Separata)
  7. Stipendio netto medico forfettario 2026 (ENPAM)
  8. Stipendio netto architetto/ingegnere forfettario 2026 (Inarcassa)
  9. Stipendio netto consulente aziendale / freelance digitale 2026 (Gestione Separata)
  10. Come usare questi numeri per decidere se restare in forfettario

Aprire una partita IVA in regime forfettario significa rinunciare alla detrazione dei costi ma guadagnare in semplicita’ e in aliquote ridotte. Ma quanti euro restano davvero in tasca a fine anno? La risposta dipende dalla tua professione, dalla tua cassa previdenziale e dai ricavi effettivi. Questa guida risponde con numeri concreti: trovi una tabella dettagliata per ciascuna delle otto professioni più diffuse, con ricavi da 25.000 a 80.000 euro, contributi previdenziali esatti e IRPEF sostitutiva al 15%. Per capire come funziona il meccanismo del coefficiente di redditività che sta alla base di tutti questi calcoli, consulta il nostro articolo dedicato ai coefficienti forfettario 2026.

🧮 Calcola subito il tuo netto in forfettario

Invece di leggere tutte le tabelle qui sotto, prova il nostro calcolatore gratuito: inserisci i tuoi ricavi previsti e il tuo settore, e in 5 secondi ottieni il confronto tra regime forfettario e regime ordinario con verdetto su quale ti conviene.

→ Apri il calcolatore Forfettario vs Ordinario 2026

Tutti i calcoli avvengono sul tuo browser. Nessun dato esce dal tuo dispositivo.

Quanto resta davvero in tasca con il forfettario nel 2026

Nel regime forfettario il reddito tassabile non coincide con i ricavi incassati. Lo Stato applica un coefficiente di redditività che varia per categoria ATECO: per la grande maggioranza dei professionisti (avvocati, psicologi, medici, architetti, geometri, fisioterapisti, consulenti) il coefficiente è del 78%. Questo significa che su 50.000 euro di ricavi, l’imponibile fiscale è 39.000 euro, non 50.000. Da quella base si detraggono i contributi previdenziali versati, e sull’importo residuo si paga l’IRPEF sostitutiva al 15% (o al 5% per i primi 5 anni di attività).

La tabella seguente mostra il netto stimato con 50.000 euro di ricavi annui per le professioni più cercate. I dati tengono conto del coefficiente 78%, dell’aliquota IRPEF al 15% e dei contributi specifici per cassa previdenziale.

ProfessioneCassa previdenzialeContributi stimatiIRPEF (15%)Netto stimato% sul lordo
AvvocatoCassa Forense (16%)8.000 euro4.650 euro37.350 euro74,7%
PsicologoENPAP (10%+2%)4.900 euro5.115 euro39.985 euro80,0%
GeometraCIPAG (20%+5%)10.300 euro4.305 euro35.395 euro70,8%
FisioterapistaGS INPS (26,07%)10.167 euro4.325 euro35.508 euro71,0%
MedicoENPAM (Q.A.+19,5%)9.660 euro4.411 euro35.929 euro71,9%
Architetto/IngegnereInarcassa (14,5%+4%)7.655 euro4.701 euro37.644 euro75,3%
Consulente/FreelanceGS INPS (26,07%)10.167 euro4.325 euro35.508 euro71,0%
Netto stimato con 50.000 euro di ricavi, coeff. 78%, IRPEF 15%, contributi minimi/proporzionali 2026. Valori arrotondati. Fonte: elaborazione Centro Fiscale su normativa vigente.

Come si nota, il psicologo porta a casa la quota maggiore (80% del lordo) grazie all’aliquota ENPAP più contenuta, mentre le professioni con Gestione Separata INPS o CIPAG trattengono tra il 70% e il 72%. Si tratta comunque di percentuali molto superiori a quelle del regime ordinario, dove l’IRPEF ordinaria (23-43%) e la detraibilità parziale dei costi rendono il confronto molto più sfavorevole a ricavi bassi o medi.

Le 3 variabili che determinano il tuo netto reale

Prima di entrare nei calcoli per singola professione, è fondamentale capire le tre leve che cambiano concretamente il tuo netto annuo.

1. Il coefficiente di redditività (il più impattante)

Il coefficiente determina quale percentuale dei tuoi ricavi viene considerata “reddito” ai fini fiscali. Per le professioni tecniche, scientifiche, sanitarie e legali il coefficiente è uniformemente al 78%. Tradotto in pratica: su 60.000 euro incassati, 13.200 euro sono già “esclusi” dalla tassazione in modo forfettario (come se fossero costi). Il problema è che questo funziona bene quando i costi reali sono bassi: se spendi molto in attrezzature, affitti o collaboratori, il forfettario potrebbe essere penalizzante. Per la mappa completa dei coefficienti per codice ATECO consulta il nostro articolo di analisi per settore.

2. La cassa previdenziale (la variabile più diversificata)

I contributi previdenziali variano enormemente tra professioni. Si va dal 12% dell’ENPAP psicologi (soggettivo sul reddito) al 26,07% della Gestione Separata INPS applicata a fisioterapisti, consulenti e freelance digitali. L’importo dei contributi si deduce dall’imponibile prima del calcolo IRPEF, quindi riduce anche la base tassabile. Le casse con contributi più alti abbattono di più l’IRPEF ma riducono complessivamente il netto disponibile.

3. L’aliquota IRPEF sostitutiva: 15% o 5%

L’aliquota standard è il 15%. Chi avvia una nuova attività senza aver esercitato attività simile nei 3 anni precedenti beneficia dell’aliquota ridotta del 5% per i primi 5 anni (non 3, come erroneamente si legge). Con il 5%, il netto per un psicologo con 50.000 euro di ricavi sale a circa 43.000 euro (86% del lordo): uno degli elementi più favorevoli dell’intero sistema fiscale italiano per autonomi.

La formula generale del netto forfettario:

IMPONIBILE FISCALE = Ricavi x Coefficiente (78%)
CONTRIBUTI = Imponibile x aliquota cassa (o forfait minimo)
BASE IRPEF = Imponibile - Contributi
IRPEF SOSTITUTIVA = Base IRPEF x 15% (o 5% startup)
NETTO = Ricavi - Contributi - IRPEF

Stipendio netto avvocato forfettario 2026 (Cassa Forense)

L’avvocato in regime forfettario iscrive la propria posizione previdenziale a Cassa Forense, che prevede un contributo soggettivo del 16% sul reddito professionale (aliquota aggiornata al 2024, in precedenza era 15%). A questo si aggiunge un contributo integrativo del 4% sul volume d’affari, che però nel forfettario è addebitato al cliente e non incide sul netto. Il minimo soggettivo 2026 è di circa 2.875 euro: va comunque versato anche se il 16% calcolato sul reddito risultasse inferiore. Per tutti i dettagli sull’apertura e gestione della partita IVA come avvocato, consulta la nostra guida dedicata.

Ricavi annuiImponibile (78%)Cassa Forense (16%)Base IRPEFIRPEF (15%)Netto stimato
25.000 euro19.500 euro4.000 euro15.500 euro2.325 euro18.675 euro
40.000 euro31.200 euro6.400 euro24.800 euro3.720 euro29.880 euro
60.000 euro46.800 euro9.600 euro37.200 euro5.580 euro44.820 euro
80.000 euro62.400 euro12.800 euro49.600 euro7.440 euro59.760 euro
Valori stimati. Coefficiente 78%, IRPEF 15%. Il contributo integrativo 4% è escluso perché addebitato al cliente. Minimo soggettivo 2875 euro applicato ai ricavi bassi.

Nota importante: il contributo minimo soggettivo Cassa Forense (∼2.875 euro) va versato a prescindere dal reddito effettivo. Chi ha ricavi molto bassi (sotto i 18.000 euro circa) si trova a pagare comunque il minimo, con un impatto proporzionalmente più pesante sul netto.

Sei avvocato e vuoi una simulazione personalizzata? Il nostro CAF elabora il calcolo esatto in base alla tua situazione specifica. Richiedi una consulenza gratuita.

Stipendio netto psicologo forfettario 2026 (ENPAP)

Lo psicologo in forfettario beneficia di un vantaggio previdenziale rispetto ad altre professioni: ENPAP applica un contributo soggettivo del 10% sul reddito (= imponibile forfettario) e un contributo integrativo del 2% sul volume d’affari (ricavi). I minimi 2026 sono 856 euro per il soggettivo e 66 euro per l’integrativo. Questo rende la cassa psicologi tra le più vantaggiose per chi ha ricavi medi, risultando nel netto percentuale più alto tra le professioni analizzate.

Un aspetto importante per i professionisti iscritti all’Albo degli Psicologi: le prestazioni psicoterapeutiche sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10 n. 18 del DPR 633/1972. In regime forfettario l’IVA non si applica comunque, ma questa esenzione può rilevare in caso di futura uscita dal regime o per consulenze a enti/aziende.

Ricavi annuiImponibile (78%)ENPAP (10%+2%)Base IRPEFIRPEF (15%)Netto stimato
25.000 euro19.500 euro2.450 euro17.050 euro2.558 euro19.992 euro
40.000 euro31.200 euro3.920 euro27.280 euro4.092 euro31.988 euro
60.000 euro46.800 euro5.880 euro40.920 euro6.138 euro47.982 euro
80.000 euro62.400 euro7.840 euro54.560 euro8.184 euro63.976 euro
Valori stimati. ENPAP: 10% su imponibile (reddito) + 2% su ricavi (vol. d’affari). Coefficiente 78%, IRPEF 15%.

Per approfondire l’apertura della partita IVA come psicologo e tutti gli aspetti previdenziali ENPAP, leggi la nostra guida completa partita IVA psicologo. Puoi anche confrontarti con le altre professioni sanitarie nell’hub professioni sanitarie.

Sei psicologo e vuoi ottimizzare il regime fiscale? Consulta il nostro CAF per una simulazione personalizzata ENPAP e forfettario.

Stipendio netto geometra forfettario 2026 (CIPAG)

Il geometra in regime forfettario versa i contributi a CIPAG (Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri). L’aliquota soggettiva è del 20% sul reddito (imponibile forfettario, fino a 183.550 euro; 3,5% oltre), a cui si aggiunge un contributo integrativo del 5% sul volume d’affari (ricavi totali). Il minimo annuo 2026 del soggettivo è di circa 4.205 euro. L’integrativo del 5% incide in modo rilevante, rendendola una delle strutture contributive meno favorevoli per il forfettario a ricavi bassi.

Ricavi annuiImponibile (78%)CIPAG (20%+5%)Base IRPEFIRPEF (15%)Netto stimato
25.000 euro19.500 euro5.455 euro14.045 euro2.107 euro17.438 euro
40.000 euro31.200 euro8.240 euro22.960 euro3.444 euro28.316 euro
60.000 euro46.800 euro12.360 euro34.440 euro5.166 euro42.474 euro
80.000 euro62.400 euro16.480 euro45.920 euro6.888 euro56.632 euro
Valori stimati. CIPAG: 20% su imponibile (fino a 183.550 euro) + 5% su ricavi. Coefficiente 78%, IRPEF 15%. Minimo soggettivo 2026 circa 4.205 euro (applicato dove il 20% e inferiore).

Per una panoramica completa su apertura della partita IVA, codice ATECO e obblighi del geometra in forfettario, consulta la nostra guida partita IVA geometra.

Sei geometra e vuoi verificare se il forfettario è la scelta giusta? Richiedi una consulenza al nostro CAF.

Stipendio netto fisioterapista forfettario 2026 (Gestione Separata)

Il fisioterapista libero professionista in regime forfettario iscrive la propria posizione previdenziale alla Gestione Separata INPS, che prevede per il 2026 un’aliquota del 26,07% sul reddito imponibile (per chi non ha altra copertura previdenziale). Si tratta dell’aliquota più alta tra le casse analizzate, il che riduce significativamente il netto disponibile rispetto a professioni con cassa privata.

Un aspetto tecnico importante: i fisioterapisti sono soggetti all’obbligo del Sistema Tessera Sanitaria (TS) per la trasmissione delle spese sanitarie. Questo non incide sul calcolo del netto ma va considerato nella gestione amministrativa.

Ricavi annuiImponibile (78%)GS INPS (26,07%)Base IRPEFIRPEF (15%)Netto stimato
25.000 euro19.500 euro5.084 euro14.416 euro2.162 euro17.754 euro
40.000 euro31.200 euro8.134 euro23.066 euro3.460 euro28.406 euro
60.000 euro46.800 euro12.201 euro34.599 euro5.190 euro42.609 euro
80.000 euro62.400 euro16.268 euro46.132 euro6.920 euro56.812 euro
Valori stimati. Gestione Separata INPS 26,07% su imponibile. Coefficiente 78%, IRPEF 15%.

Per l’apertura della partita IVA come fisioterapista con tutti i dettagli su codice ATECO, fatturazione e Gestione Separata, consulta la nostra guida partita IVA fisioterapista. Trovi anche la panoramica generale nell’hub professioni sanitarie 2026.

Sei fisioterapista e vuoi ottimizzare contributi e regime? Richiedi consulenza CAF.

Stipendio netto medico forfettario 2026 (ENPAM)

Il medico libero professionista in regime forfettario versa i contributi a ENPAM, la Cassa dei Medici e degli Odontoiatri. Il sistema ENPAM prevede due quote distinte:

  • Quota A: contributo fisso annuale per fascia d’età. Per i medici oltre i 40 anni il valore 2026 è di 2.049,83 euro (importo che cambia ogni anno per indicizzazione).
  • Quota B: contributo proporzionale al reddito libero professionale, pari al 19,5% fino a 150.000 euro di reddito (1% sulla parte eccedente).

Attenzione importante: il reddito da intramoenia (attività libero professionale intra-ospedaliera) segue regole previdenziali diverse e non rientra nel regime forfettario. I calcoli di questa tabella si riferiscono esclusivamente all’attività libero professionale pura, fuori struttura.

Ricavi annuiImponibile (78%)ENPAM (Q.A. + 19,5%)Base IRPEFIRPEF (15%)Netto stimato
25.000 euro19.500 euro5.852 euro (2.050+3.803)13.648 euro2.047 euro17.101 euro
40.000 euro31.200 euro8.134 euro (2.050+6.084)23.066 euro3.460 euro28.406 euro
60.000 euro46.800 euro11.176 euro (2.050+9.126)35.624 euro5.344 euro43.480 euro
80.000 euro62.400 euro14.218 euro (2.050+12.168)48.182 euro7.227 euro58.555 euro
Valori stimati. Quota A ENPAM 2026: 2.049,83 euro (oltre 40 anni). Quota B: 19,5% su imponibile. Coefficiente 78%, IRPEF 15%.

Per una guida completa su partita IVA medico, codici ATECO per specialità e contributi ENPAM 2026, consulta il nostro pillar partita IVA medico 2026 e l’hub professioni sanitarie.

Sei medico e vuoi valutare il forfettario per la libera professione? Richiedi consulenza al nostro CAF.

Stipendio netto architetto/ingegnere forfettario 2026 (Inarcassa)

Architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti all’Albo versano i contributi a Inarcassa. La struttura contributiva prevede un soggettivo del 14,5% sul reddito netto professionale (imponibile forfettario) e un integrativo del 4% sul volume d’affari. Il contributo minimo annuo 2026 è di circa 2.500 euro. Inarcassa ha una struttura simile a Cassa Forense, con il netto che si attesta mediamente al 75% dei ricavi.

Ricavi annuiImponibile (78%)Inarcassa (14,5%+4%)Base IRPEFIRPEF (15%)Netto stimato
25.000 euro19.500 euro3.828 euro (2.828+1.000)15.673 euro2.351 euro18.822 euro
40.000 euro31.200 euro6.124 euro (4.524+1.600)25.076 euro3.761 euro30.115 euro
60.000 euro46.800 euro9.186 euro (6.786+2.400)37.614 euro5.642 euro45.172 euro
80.000 euro62.400 euro12.248 euro (9.048+3.200)50.152 euro7.523 euro60.229 euro
Valori stimati. Inarcassa: 14,5% su imponibile + 4% su ricavi. Contributo minimo soggettivo 2.500 euro. Coefficiente 78%, IRPEF 15%.

Per tutti i dettagli su apertura studio di architettura o ingegneria, codici ATECO e contributi Inarcassa 2026, consulta la nostra guida aprire studio di architettura e ingegneria.

Sei architetto o ingegnere e vuoi simulare il tuo netto reale? Richiedi consulenza CAF.

Stipendio netto consulente aziendale / freelance digitale 2026 (Gestione Separata)

I consulenti aziendali, i social media manager, i copywriter SEO, i designer UX/UI e i content creator che operano in regime forfettario senza altra copertura previdenziale obbligatoria versano i contributi alla Gestione Separata INPS con aliquota del 26,07% sul reddito imponibile. Stessa situazione del fisioterapista, quindi gli stessi calcoli si applicano a questa categoria.

Ricavi annuiImponibile (78%)GS INPS (26,07%)Base IRPEFIRPEF (15%)Netto stimato
25.000 euro19.500 euro5.084 euro14.416 euro2.162 euro17.754 euro
40.000 euro31.200 euro8.134 euro23.066 euro3.460 euro28.406 euro
60.000 euro46.800 euro12.201 euro34.599 euro5.190 euro42.609 euro
80.000 euro62.400 euro16.268 euro46.132 euro6.920 euro56.812 euro
Valori stimati. GS INPS 26,07% su imponibile. Coefficiente 78%, IRPEF 15%. Valida per consulenti, social media manager, copywriter, UX/UI, content creator senza altra copertura previdenziale.

Per le guide specifiche sulle singole professioni digitali in regime forfettario: partita IVA social media manager, partita IVA copywriter SEO, partita IVA UX/UI designer. Per i consulenti aziendali strutturati, la guida dedicata verrà pubblicata nei prossimi giorni.

Sei un freelance digitale e vuoi capire quanto guadagnerai davvero? Richiedi consulenza CAF.

Come usare questi numeri per decidere se restare in forfettario

Le tabelle precedenti mostrano il netto in regime forfettario, ma la vera domanda è: conviene rispetto al regime ordinario? La risposta dipende da un solo fattore critico: i tuoi costi reali effettivi.

Il forfettario ti è conveniente finché i tuoi costi reali sono inferiori alla quota già forfettizzata dal coefficiente. Con un coefficiente del 78%, lo Stato considera già detratti il 22% dei ricavi come costi. Quindi la soglia di pareggio è:

SOGLIA PAREGGIO = (1 - Coefficiente) x Ricavi
Esempio con 50.000 euro ricavi: (1 - 0,78) x 50.000 = 11.000 euro di costi

Se i tuoi costi reali superano questi 11.000 euro, il regime ordinario (che permette la deduzione effettiva dei costi) inizia a diventare più conveniente sul piano strettamente fiscale. Ma non è tutto: nel regime ordinario si paga IRPEF ordinaria (23-43%), si gestisce l’IVA, si presentano dichiarazioni più complesse. Il vantaggio fiscale del forfettario non è solo nell’aliquota bassa: è anche nella semplicità e nel risparmio sui costi di commercialista.

Un esempio pratico per chi ha il coefficiente 78% e 50.000 euro di ricavi:

ScenarioCosti realiForfettario conveniente?Perché
Freelance remoto (no ufficio)2.000-4.000 euroSI, nettamenteCosti << 11.000 euro forfettizzati
Studio con affitto piccolo6.000-9.000 euroSI, probabilmenteCosti ancora sotto soglia
Studio con affitto + collaboratore14.000-20.000 euroDA VALUTARECosti superano soglia, calcolo su misura
Studio strutturato, dipendentiOltre 20.000 euroNO, probabilmenteRegime ordinario deducibilità reale più vantaggiosa

Per l’analisi completa del meccanismo del coefficiente e come si calcola il reddito imponibile per ogni codice ATECO, leggi il nostro articolo completo sui coefficienti di redditività forfettario 2026: trovi la tabella per settore e una spiegazione dettagliata di come lo Stato “stima” i tuoi costi in modo forfettario.

Il confronto forfettario vs ordinario non è mai una risposta unica valida per tutti: dipende dalla tua cassa, dai tuoi ricavi, dai tuoi costi reali e dalla tua età. Un CAF specializzato può calcolare entrambi gli scenari con i tuoi numeri reali e aiutarti a scegliere. Richiedi un confronto forfettario vs ordinario gratuito: il nostro team è specializzato in fiscalità per professionisti e autonomi.

Disclaimer: i calcoli presentati in questo articolo sono stime basate su aliquote ufficiali 2026 e coefficiente di redditività del 78%. Non tengono conto di situazioni particolari (pensionati con altra copertura previdenziale, contributi ridotti per neoiscritti, deduzioni specifiche della singola cassa). Per una simulazione personalizzata rivolgiti sempre a un professionista o a un CAF abilitato.

Giugno 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-29 21:43:222026-09-27 19:01:53Stipendio netto forfettario 2026: tabella per professione, calcoli e confronto
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico nel 2026 significa entrare in uno dei comparti artigiani piu richiesti d’Italia, ma anche affrontare una normativa tecnica stringente: il DM 37/2008 (ex Legge 46/90), l’iscrizione alla CCIAA, all’Albo Artigiani e all’INPS Gestione Artigiani. In questa guida completa il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega requisiti professionali, codici ATECO, regime forfettario, contributi previdenziali, deducibilita di furgone e materiali, fatturazione con detrazioni edilizie ed esempi reali di calcolo tasse per fatturati da 35.000, 55.000 e 80.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico
  2. DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita
  3. Requisiti tecnico-professionali per esercitare
  4. Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008
  5. SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani
  6. Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico
  7. Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%
  8. INPS Gestione Artigiani: contributi 2026
  9. Riduzione contributiva 35% per forfettari
  10. Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino
  11. Furgone in forfettario vs ordinario
  12. Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi
  13. Fatturazione B2B e reverse charge IVA
  14. Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus
  15. Comunicazione ENEA e attestato di conformita
  16. Tariffe orarie tipiche e intervento minimo
  17. Esempi calcolo tasse: 35K, 55K, 80K
  18. Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato
  19. Errori comuni da evitare
  20. FAQ: domande frequenti

Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico

Sotto la categoria degli installatori di impianti il legislatore distingue tre figure spesso sovrapposte sul cantiere ma giuridicamente ben separate dal DM 37/2008.

Elettricista. Si occupa della progettazione, installazione, manutenzione e messa in sicurezza di impianti elettrici (lettera A del DM 37/2008) e impianti elettronici come antenne, citofoni, videosorveglianza, allarmi, domotica (lettera B). E la figura piu richiesta in edilizia residenziale, terziario e industria. Per i lavori sopra i 6 kW di potenza o sopra i 1000 V e obbligatorio il progetto firmato da professionista iscritto all’albo.

Idraulico. Lavora sugli impianti idrico-sanitari (lettera D): allacciamenti acqua, scarichi, sanitari, bagni, cucine, impianti antincendio (lettera F per gli aspetti idrici). E la professione che gestisce il “ciclo dell’acqua” in casa: dal contatore allo scarico fognario.

Termoidraulico. Figura ibrida (e oggi la piu remunerativa) che unisce idraulica e impianti di riscaldamento/raffrescamento (lettera C): caldaie, pompe di calore, climatizzatori split e VRF, pannelli radianti a pavimento, solare termico, fotovoltaico nella parte termica. Spesso il termoidraulico e abilitato anche per impianti gas (lettera E) e quindi puo installare e fare la manutenzione di caldaie a gas e piani cottura.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita

Il Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008 n. 37, noto come “Decreto Impianti“, ha sostituito la storica Legge 46/90 ed e ancora oggi la normativa di riferimento per chi installa impianti negli edifici. Si applica indipendentemente dalla destinazione d’uso (residenziale, commerciale, industriale) e copre tutti i lavori sugli impianti citati nelle 7 lettere (A-G) che vediamo piu avanti.

Cosa impone in concreto il DM 37/2008:

  • L’impresa installatrice deve essere iscritta alla CCIAA e in possesso dei requisiti tecnico-professionali (titolare o responsabile tecnico abilitato).
  • Per ogni intervento (nuova installazione, trasformazione, ampliamento, manutenzione straordinaria) va rilasciata la Dichiarazione di Conformita al committente.
  • Per impianti che superano determinate soglie (potenza, complessita) e obbligatorio il progetto preliminare firmato da un professionista iscritto all’albo (perito industriale, ingegnere).
  • Le opere abusive o senza dichiarazione di conformita comportano sanzioni pesanti e, in caso di sinistro, responsabilita penale del committente e dell’installatore.

Senza i requisiti del DM 37/2008 non puoi nemmeno aprire la partita IVA come elettricista o idraulico: la CCIAA blocca l’iscrizione all’Albo Artigiani con la qualifica di “installatore di impianti”.

Requisiti tecnico-professionali per esercitare

L’articolo 4 del DM 37/2008 elenca quattro percorsi alternativi per dimostrare i requisiti tecnico-professionali. Ne basta uno.

  1. Diploma di laurea in materia tecnica (ingegneria elettrica, energetica, meccanica) presso un’universita o ITS, attinente al tipo di impianto.
  2. Diploma di scuola secondaria superiore tecnica – perito industriale, perito tecnico, geometra – in indirizzo specifico (elettrotecnica, energia, termotecnica), + 2 anni di inserimento in azienda del settore come operaio, apprendista o tecnico.
  3. Qualifica professionale o diploma triennale (es. IeFP, IPSIA “operatore elettrico/termoidraulico”) + 4 anni di lavoro documentato (busta paga, contratto) presso un’impresa abilitata.
  4. Esperienza lavorativa di almeno 6 anni a tempo pieno presso un’impresa abilitata, con mansioni dirette di installazione/manutenzione, senza titoli scolastici specifici.

Designazione del responsabile tecnico. Se i requisiti li ha il titolare, va bene cosi. Se invece il titolare e amministrativo (per esempio un familiare o un socio non operativo), va designato un responsabile tecnico abilitato, che deve essere socio, dipendente full-time o collaboratore familiare. Il responsabile tecnico puo coprire una sola impresa alla volta.

Per il gas (lettera E) e l’antincendio (lettera F) servono spesso patentini specifici (es. patentino frigorista F-Gas regolamento UE 517/2014 per condizionatori e pompe di calore).

Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008

L’articolo 1 del DM 37/2008 classifica le attivita in 7 lettere. La CCIAA rilascia l’abilitazione lettera per lettera, in base ai requisiti documentati. Una stessa impresa puo coprire piu lettere se il responsabile tecnico le possiede.

LetteraTipologia di impiantoFigura tipica
AProduzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzazione di energia elettrica, impianti di protezione dalle scariche atmosferiche, impianti di automazione di porte, cancelli e barriereElettricista
BImpianti radiotelevisivi e elettronici (antenne, citofoni, videosorveglianza, antifurto, domotica)Elettricista / antennista
CImpianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione di qualsiasi natura, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condenseTermoidraulico / frigorista
DImpianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specieIdraulico
EImpianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo (metano, GPL), comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustioneTermoidraulico / installatore gas
FImpianti di protezione antincendioAntincendista specializzato
GImpianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, montacarichi, scale mobili e similiAscensorista

L’elettricista “completo” tipicamente apre con A + B. L’idraulico con D. Il termoidraulico moderno aggiunge C + D + E (riscaldamento, idrico, gas). Le imprese piu strutturate coprono A+B+C+D+E.

SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani

L’apertura della partita IVA segue un percorso preciso. Saltare uno step significa esercitare abusivamente.

  1. Apertura partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (gratis se fatto in autonomia o tramite CAF/commercialista).
  2. SCIA artigiana (Segnalazione Certificata Inizio Attivita) presentata al SUAP del Comune dove si trova la sede dell’impresa, allegando il modello DM 37/2008 con dichiarazione delle lettere richieste.
  3. Iscrizione al Registro Imprese della CCIAA tramite la ComUnica: pratica unica che riunisce CCIAA, INPS, INAIL e SUAP.
  4. Iscrizione all’Albo Artigiani (Sezione speciale del Registro Imprese): obbligatoria per tutte le imprese artigiane individuali. Da qui parte la copertura INPS Gestione Artigiani.
  5. Iscrizione INAIL con codice ditta: copertura assicurativa obbligatoria contro infortuni sul lavoro.

Il diritto annuale CCIAA per ditte individuali artigiane e di circa 53-88 euro all’anno, in funzione del fatturato. La CCIAA puo richiedere fino a 6-8 settimane per concludere l’istruttoria sulle abilitazioni DM 37/2008.

Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico

Dal 1 gennaio 2025 e operativa la nuova classificazione ATECO 2025 (in vigore anche nel 2026), che ha riscritto numerosi codici. Per gli installatori di impianti la sezione di riferimento e F-43.2 “Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzione e installazione”.

Codice ATECOAttivitaTipico per
43.21.01Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione)Elettricista
43.21.02Installazione di impianti elettronici (incluse antenne, allarmi, videosorveglianza)Antennista / domotica
43.22.01Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria (inclusa manutenzione e riparazione)Idraulico / termoidraulico generico
43.22.02Installazione di impianti per la distribuzione del gasInstallatore gas
43.22.03Installazione di impianti di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati e la manutenzione e riparazione)Antincendista
43.29.09Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a. (es. pannelli solari termici, isolamento)Termoidraulico / coibentazione

Attenzione: i codici 43.21.x e 43.22.x rientrano nella sezione F (Costruzioni) ai fini del coefficiente di redditivita forfettario. Verifica sempre con il commercialista o il CAF il codice esatto da indicare nel modello AA9/12 e nella visura camerale, perche la scelta incide direttamente sul reddito imponibile.

Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%

Il regime forfettario e di gran lunga la scelta piu vantaggiosa per il piccolo artigiano edile che resta sotto i 85.000 euro di ricavi annui. Il calcolo del reddito si fa cosi:

Reddito imponibile = Ricavi x Coefficiente di redditivita – Contributi INPS pagati

Imposta sostitutiva = 5% (primi 5 anni, se start-up) oppure 15% (regime ordinario forfettario)

Per i codici ATECO della sezione F “Costruzioni e attivita immobiliari” (a cui appartengono 43.21.x e 43.22.x) il coefficiente di redditivita e 86%. Significa che su 100 euro di fatturato, 86 sono considerati reddito imponibile e 14 sono i “costi forfettari” riconosciuti dal Fisco.

Esempio veloce. Elettricista con 50.000 euro di fatturato:

  • Reddito lordo forfettario: 50.000 x 86% = 43.000 euro
  • Meno contributi INPS pagati nell’anno (es. 4.000 euro): reddito imponibile = 39.000 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.850 euro
  • Aliquota 5% start-up (primi 5 anni se rispetta i requisiti): 1.950 euro

Cosa NON si paga in forfettario: IRPEF ordinaria (sostituita dall’imposta del 5/15%), IVA sulle fatture (con eccezione del reverse charge interno, vedi sotto), IRAP, addizionali regionali e comunali, ISA. Niente liquidazioni IVA trimestrali, niente esterometro, niente split payment.

Limite 85.000 euro. Se superi questa soglia di ricavi nell’anno, l’anno successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, esci immediatamente dal forfettario dalla data di superamento e devi fatturare con IVA da quel giorno.

INPS Gestione Artigiani: contributi 2026

Tutti gli installatori di impianti che esercitano in forma di impresa individuale o snc sono iscritti d’ufficio all’INPS Gestione Artigiani (cassa dedicata agli artigiani iscritti all’Albo Artigiani della CCIAA). E una cassa obbligatoria: non si puo esercitare l’attivita senza pagare i contributi previdenziali.

Aliquota 2026: 24% circa sul reddito d’impresa (il dato esatto viene fissato ogni anno con circolare INPS di gennaio/febbraio). Aliquota ridotta al 23,25% per i collaboratori familiari sotto i 21 anni.

Reddito minimale 2026. Anche se il reddito reale e basso o zero, INPS Artigiani richiede contributi su un reddito minimale di circa 17.500 euro (valore stimato 2026, allineato all’andamento ISTAT). Su questo minimale si calcola un contributo fisso annuo di circa 4.200 euro, suddiviso in 4 rate trimestrali (16/05, 16/08, 16/11, 16/02).

Reddito massimale 2026. Il “tetto” oltre il quale non si pagano piu contributi e di circa 92.000 euro (per chi ha iniziato l’attivita prima del 1996) o 120.000 euro circa (per chi e iscritto all’INPS dopo il 1996).

Contributo aggiuntivo IVS 1%. Sulla quota di reddito eccedente il minimale e fino al cosiddetto “scaglione” (circa 55.000 euro nel 2026) c’e un’aliquota +1% destinata al fondo IVS.

Voce INPS Artigiani 2026Importo / aliquota
Aliquota base titolare24% (circa)
Aliquota collaboratori < 21 anni23,25%
Reddito minimale~17.500 euro/anno
Contributo fisso minimo~4.200 euro/anno (in 4 rate)
Aliquota aggiuntiva oltre minimale+1% sopra ~55.000 euro
Massimale (post 1996)~120.000 euro

Importante: i contributi INPS pagati sono interamente deducibili dal reddito imponibile, sia in forfettario sia in ordinario. Conserva sempre le ricevute F24.

Riduzione contributiva 35% per forfettari

I contribuenti in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono richiedere all’INPS la riduzione del 35% dei contributi (Legge 190/2014 art. 1 comma 77). E un’agevolazione storica, ancora pienamente operativa nel 2026.

Effetto pratico:

  • Contributo fisso minimo passa da circa 4.200 euro a circa 2.730 euro all’anno.
  • L’aliquota effettiva si abbassa dal 24% a circa il 15,6% sul reddito eccedente il minimale.
  • La riduzione si applica all’intera contribuzione (minimale + eccedente).

Attenzione al rovescio della medaglia: chi sceglie la riduzione del 35% accumula contribuzione ridotta, quindi la pensione sara piu bassa. L’INPS applica un coefficiente di riduzione anche al periodo accreditato (es. 12 mesi versati col 65% valgono come ~7,8 mesi piena contribuzione). Va valutata caso per caso.

Come si chiede. Per i nuovi iscritti: barrando l’apposita casella nel modulo di iscrizione INPS Gestione Artigiani. Per chi e gia iscritto: presentando domanda telematica entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (es. entro 28/02/2026 per beneficiarne nel 2026). La domanda si rinnova tacitamente fino a quando si rispettano i requisiti del forfettario.

Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino

Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico richiede un investimento iniziale piu alto rispetto ad altre attivita artigiane. Ecco una stima realistica per chi parte da zero.

VoceCosto indicativo
Furgone usato (es. Ducato, Master 5-7 anni)10.000 – 18.000 euro
Furgone nuovo medio28.000 – 40.000 euro
Allestimento interno (scaffalature, organizer)2.000 – 4.500 euro
Attrezzatura elettricista (pinze crimpatrici, multimetro, tester, trapani, scanalatore, FOP, scala)2.500 – 5.000 euro
Attrezzatura idraulico (pressatrice elettrica, smerigliatrice, saldatrice TIG, attrezzi gas)3.500 – 7.000 euro
Magazzino materiali iniziale (cavi, tubi, valvole, accessori)3.000 – 6.000 euro
DPI (caschetto, scarpe antinfortunistiche, occhiali, guanti dielettrici)300 – 600 euro
RC professionale annua (massimale 1 mln)350 – 800 euro
Apertura PIVA + SCIA + iscrizione CCIAA + INAIL (con CAF)300 – 600 euro
Software fatturazione elettronica + gestionale120 – 300 euro/anno
Sito web + biglietti da visita + grafica furgone800 – 2.500 euro

Totale indicativo avvio: da 20.000 euro (furgone usato, attrezzatura essenziale) fino a 60.000 euro (furgone nuovo allestito, attrezzatura completa per piu lettere DM 37/2008).

Furgone in forfettario vs ordinario

Questa e una delle differenze piu rilevanti tra i due regimi e va valutata prima di scegliere come aprire la partita IVA.

In regime forfettario:

  • Il furgone NON si puo dedurre come costo: il coefficiente del 86% gia ingloba forfettariamente tutte le spese.
  • L’IVA pagata sull’acquisto del veicolo NON e detraibile.
  • L’ammortamento (per veicoli aziendali strumentali, normalmente al 25% annuo) NON si applica.
  • Carburante, assicurazione, bollo, manutenzione: NON deducibili in forfettario.

In regime ordinario semplificato:

  • Furgone N1 immatricolato come autocarro e considerato bene strumentale “esclusivamente aziendale”: IVA detraibile al 100% e ammortamento al 25% annuo (4 anni).
  • Carburante, manutenzione, assicurazione, pedaggi, bollo: deducibili al 100% se l’uso e esclusivamente professionale.
  • Per le auto promiscue (M1) la deducibilita e ridotta al 20% e l’IVA al 40%.

Quando conviene il regime ordinario? Se nel primo anno prevedi di acquistare furgone nuovo (es. 35.000 euro + IVA), attrezzatura cospicua e magazzino, l’ordinario potrebbe far recuperare 8-10.000 euro tra IVA detraibile e costi deducibili. Da valutare con il commercialista o il CAF gia in fase di apertura.

Una soluzione spesso adottata: aprire in ordinario il primo anno per scaricare gli investimenti, poi passare al forfettario dal 1 gennaio dell’anno successivo se i ricavi restano sotto 85.000 euro. La transizione e legittima e va comunicata in dichiarazione annuale.

Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi

La fatturazione al cliente privato (persona fisica, condominio per parti private) e l’attivita prevalente per la maggior parte degli installatori. Ecco le regole 2026.

Fattura elettronica obbligatoria. Dal 2024 anche i forfettari sono tenuti alla fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio (SdI), senza eccezioni di soglia. Va emessa entro 12 giorni dalla prestazione (corrispettivo) o 12 giorni dal pagamento (cash basis applicabile in forfettario).

Aliquota IVA per impianti su immobile residenziale:

  • 10% IVA per manutenzione ordinaria/straordinaria su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata (legge 488/1999 art. 7 comma 1 lett. b).
  • 4% IVA per interventi connessi all’acquisto/costruzione “prima casa” o per opere agevolate.
  • 22% IVA sui beni di valore significativo (caldaia, condizionatore, serramenti, ascensori) per la quota che eccede il valore della prestazione lavorativa.

Forfettario e IVA. Il forfettario emette fatture senza IVA (regola generale). Sulla fattura va indicata la dicitura: “Operazione effettuata in regime forfettario – Art. 1 commi 54-89 L. 190/2014. Non soggetta a IVA”. Sul cliente privato l’aliquota IVA agevolata 10/4% non si applica perche il forfettario non addebita IVA tout court.

Ritenuta d’acconto? Il cliente privato non e sostituto d’imposta, quindi non applica ritenuta. Anche le aziende clienti, sui forfettari, non applicano la ritenuta del 20% (basta indicare la dicitura “soggetto in regime forfettario, non assoggettato a ritenuta d’acconto”).

Fatturazione B2B e reverse charge IVA

Quando l’elettricista o l’idraulico lavora come subappaltatore per un’altra impresa edile, scatta il reverse charge interno (inversione contabile, articolo 17 comma 6 del DPR 633/72 lettera a-ter).

Come funziona: il subappaltatore emette fattura senza IVA con dicitura “Inversione contabile – art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72”. L’IVA la versa l’appaltatore principale (committente) attraverso il meccanismo di autofatturazione.

Quando si applica il reverse charge:

  • Subappalti edili tra imprese (es. elettricista che lavora per un’impresa generale di costruzioni).
  • Servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti, completamento relativi a edifici (art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72).
  • NON si applica nei rapporti diretti con il committente finale (privato o impresa che usera l’edificio per se).

Forfettari e reverse charge. Il forfettario che riceve fatture in reverse charge da fornitori esteri o italiani (es. acquisto materiale da fornitore extra-UE) deve versare l’IVA con F24 codice tributo 6099, anche se non puo detrarla. E un’eccezione importante: pur essendo “fuori IVA”, in reverse charge l’IVA va comunque versata. Il consiglio del CAF: se possibile, evita acquisti in reverse charge intra-UE preferendo fornitori italiani.

Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus

Una larga fetta del lavoro per elettricisti e idraulici e legata ai bonus edilizi e fiscali. Ecco la mappa aggiornata al 2026.

BonusAliquota 2026Lavori tipici per elettricista/idraulico
Bonus Ristrutturazione (50%)50% prima casa, 36% altri immobili (max 96.000 euro)Rifacimento impianto elettrico, sostituzione caldaia, rifacimento bagno, antifurto
Ecobonus (65/50%)50% prima casa, 36% altri immobili (allineati al 50% standard)Caldaia a condensazione classe A+, pompa di calore, solare termico, fotovoltaico termico
Superbonus residuo65% per condomini con CILAS depositata entro 15/10/2024 (lavori in corso)Cappotto + impianti integrati (solo come “trainato”)
Bonus Mobili (50%)50% (max 5.000 euro)Grandi elettrodomestici classe energetica alta acquistati con la ristrutturazione
Bonus Sismico (Sismabonus)50-85% in base al miglioramento di classeAllarmi sismici, impianti integrati nelle opere strutturali

Cessione del credito e sconto in fattura SOSPESI. Il DL 11/2023 ha bloccato la cessione del credito e lo sconto in fattura per gran parte dei bonus edilizi (con eccezioni residuali per zone sismiche e barriere architettoniche). Nel 2026 il cliente deve pagare integralmente la fattura all’installatore e poi recupera il bonus in dichiarazione dei redditi in 10 quote annuali costanti. Comunica chiaramente questa regola al cliente prima di accettare il lavoro.

Documenti da fornire al cliente per il bonus:

  • Fattura elettronica con causale dettagliata (es. “intervento di manutenzione straordinaria su impianto idrico ai sensi DPR 380/2001 art. 3 c.1 lett. b”).
  • Bonifico parlante con causale specifica (legge 449/97, codice fiscale committente, P.IVA fornitore).
  • Dichiarazione di conformita DM 37/2008 firmata dal responsabile tecnico.
  • Asseverazione tecnica per Ecobonus (firmata da tecnico abilitato).

Comunicazione ENEA e attestato di conformita

Due adempimenti che capitano quasi sempre nei lavori edili agevolati e che ricadono sull’installatore o sul committente con il supporto del tecnico.

Comunicazione ENEA. Per i lavori che fruiscono di Ecobonus o Bonus Casa con risparmio energetico (es. nuova caldaia a condensazione, climatizzatore in pompa di calore, infissi, fotovoltaico termico), va inviata entro 90 giorni dalla fine lavori la comunicazione telematica al portale ENEA (efficienzaenergetica.enea.it). Il file richiede dati tecnici dell’impianto (potenza, COP, classe energetica). Spesso e l’installatore o il termotecnico ad occuparsene.

Attestato/Dichiarazione di Conformita DM 37/2008. E un documento obbligatorio che l’installatore rilascia al committente al termine di ogni lavoro (anche piccolo). Contiene:

  • Dati identificativi dell’impresa installatrice e del responsabile tecnico (con timbro).
  • Tipologia di intervento (lettera DM 37, descrizione tecnica).
  • Schemi e disegni dell’impianto, allegati materiali utilizzati con marcature CE.
  • Dichiarazione di rispetto delle norme tecniche (CEI per gli impianti elettrici, UNI per quelli idrici e gas).
  • Firma del responsabile tecnico abilitato.

Costo ENEA + dichiarazione di conformita (lavoro tecnico interno o consulenza esterna): da 50 a 200 euro a pratica. E un costo che va riaddebitato al cliente o incluso nel preventivo.

Tariffe orarie tipiche e intervento minimo

Le tariffe variano molto in base alla zona geografica (Nord vs Sud), alla specializzazione e al tipo di cliente (privato vs impresa). Sono indicazioni di mercato 2026 raccolte dal Centro Fiscale presso le imprese del Friuli Venezia Giulia.

VoceElettricistaIdraulicoTermoidraulico
Tariffa oraria base30 – 50 euro/h35 – 55 euro/h40 – 60 euro/h
Intervento minimo80 – 130 euro90 – 150 euro100 – 180 euro
Tariffa oraria notturna/festiva60 – 90 euro/h70 – 100 euro/h80 – 120 euro/h
Diritto di chiamata urgente40 – 80 euro50 – 100 euro60 – 120 euro

Indicazioni utili per il preventivo:

  • Materiali a parte (con ricarico tipico 20-35% sul prezzo di acquisto).
  • Trasferta forfettaria oltre i 10-15 km dalla sede (es. 0,50 euro/km o pacchetto fisso).
  • Diritto di chiamata urgente fuori orario (festivi, notturno): forfait 50-100 euro indipendente dalla durata dell’intervento.
  • Sopralluogo: gratuito per lavori di una certa entita; a pagamento (40-80 euro) per piccoli interventi o consulenze.

Esempi calcolo tasse: fatturato 35K, 55K, 80K

Vediamo tre scenari concreti per un installatore di impianti in regime forfettario con coefficiente 86% e riduzione contributiva 35%. Aliquota imposta sostitutiva: 15% (regime ordinario) o 5% (start-up nei primi 5 anni).

Scenario 1 – Elettricista al primo anno (start-up): 35.000 euro

Fatturato annuo35.000 euro
Reddito lordo (35.000 x 86%)30.100 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 euro + (30.100 – 17.500) x 15,6%
~ 4.700 euro
Reddito imponibile (30.100 – 4.700)25.400 euro
Imposta sostitutiva 5% (start-up)1.270 euro
Totale tasse + contributi~ 5.970 euro (17% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 24.130 euro/anno (~2.000 euro/mese)

Scenario 2 – Idraulico avviato: 55.000 euro

Fatturato annuo55.000 euro
Reddito lordo (55.000 x 86%)47.300 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 + (47.300 – 17.500) x 15,6%
~ 7.380 euro
Reddito imponibile (47.300 – 7.380)39.920 euro
Imposta sostitutiva 15% (forfettario standard)5.988 euro
Totale tasse + contributi~ 13.370 euro (24% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 33.930 euro/anno (~2.830 euro/mese)

Scenario 3 – Termoidraulico al limite: 80.000 euro

Fatturato annuo80.000 euro
Reddito lordo (80.000 x 86%)68.800 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 + (68.800 – 17.500) x ~16,5% (con +1% oltre 55.000)
~ 11.180 euro
Reddito imponibile (68.800 – 11.180)57.620 euro
Imposta sostitutiva 15%8.643 euro
Totale tasse + contributi~ 19.823 euro (24,8% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 48.977 euro/anno (~4.080 euro/mese)

Nota. Le simulazioni considerano solo l’impatto previdenziale e fiscale. Devi aggiungere a parte i costi reali di carburante, materiali, attrezzature e RC professionale (in forfettario non sono deducibili ma li paghi comunque). La marginalita lorda tipica di un installatore al netto dei materiali e tra il 35 e il 55% del fatturato.

Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato

Quando il volume di lavoro cresce, e tipico assumere un primo aiutante o apprendista. Il contratto collettivo di riferimento e il CCNL Edilizia Artigianato (siglato Confartigianato Imprese / CNA / Casartigiani con FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL).

  • Apprendistato professionalizzante (18-29 anni): durata 3 anni, retribuzione progressiva (60% al 1 anno, 75% al 2 anno, 90% al 3 anno del livello finale). Sgravio contributivo 11,61% per i primi 3 anni nelle aziende fino a 9 dipendenti.
  • Apprendistato di primo livello (15-25 anni con qualifica/diploma): contratto duale scuola-lavoro, fino a 4 anni.
  • Operaio comune (livello 1), operaio qualificato (livello 2), operaio specializzato (livello 3): la maggior parte degli aiutanti elettricisti/idraulici e inquadrata come livello 2 o 3.
  • Cassa edile. Iscrizione obbligatoria alla Cassa Edile territoriale (in FVG: Cassa Edile Artigiana FVG) per gli operai del settore edilizia artigianato. Versamenti mensili per ferie, gratifica natalizia, mutualita e formazione (Edilcassa).
  • DURC. Documento di Regolarita Contributiva, indispensabile per partecipare a gare pubbliche e per la cessione del credito (quando attiva). Si scarica gratuitamente da INPS, INAIL e Cassa Edile.

Costo lordo aziendale di un apprendista al 1 anno: indicativamente 1.250-1.500 euro/mese (RAL ~15-18.000 euro), con sgravi contributivi ridotti. Costo lordo di un operaio specializzato livello 3: 2.300-2.700 euro/mese (RAL ~28-32.000 euro). Aggiungere TFR e accantonamenti Cassa Edile.

Errori comuni da evitare

  1. Non avere la lettera DM 37/2008 corretta. Lavorare su impianti gas senza lettera E o su climatizzatori (F-Gas) senza patentino significa esporsi a sanzioni penali in caso di sinistro e impossibilita di rilasciare la dichiarazione di conformita.
  2. Aprire forfettario con grandi investimenti iniziali. Se nel primo anno acquisti un furgone nuovo da 40.000 euro + magazzino, in forfettario perdi tutto il vantaggio fiscale dell’IVA detraibile e dell’ammortamento.
  3. Dimenticare la riduzione 35% INPS. Per i forfettari e una scelta da quasi 1.500 euro all’anno di risparmio. Va richiesta entro il 28 febbraio.
  4. Non emettere la dichiarazione di conformita. Senza, il cliente non puo accedere ai bonus edilizi e l’impresa rischia sanzioni amministrative oltre alla responsabilita civile/penale.
  5. Sbagliare il regime IVA su subappalti edili. Fatturare con IVA quando dovrebbe essere reverse charge significa addebito errato che il cliente potra contestare.
  6. Sottovalutare la RC professionale. Un cortocircuito o una perdita d’acqua puo provocare danni per decine di migliaia di euro: la RC e indispensabile e i 400-700 euro l’anno sono il costo della tranquillita.
  7. Ignorare la comunicazione ENEA. Se il cliente non riceve i bonus per colpa di una mancata comunicazione dell’installatore, l’impresa rischia richieste di risarcimento.

FAQ: domande frequenti

Posso aprire la partita IVA come elettricista senza diploma?

Si, ma serve dimostrare almeno 6 anni di lavoro continuativo a tempo pieno presso un’impresa abilitata DM 37/2008 (con buste paga, contratto, mansioni di installazione/manutenzione effettive). In alternativa: qualifica triennale + 4 anni, oppure diploma tecnico + 2 anni. Senza nessuno di questi requisiti la CCIAA non rilascia l’abilitazione e non si puo aprire l’impresa.

Quanto costa aprire la partita IVA come idraulico?

L’apertura formale (PIVA + SCIA + CCIAA + INAIL) costa tra 200 e 500 euro tramite CAF o commercialista, piu il diritto annuale CCIAA di circa 53-88 euro. La parte pesante e l’investimento iniziale: furgone, attrezzatura, magazzino e RC professionale, per un totale realistico tra 20.000 e 60.000 euro.

Conviene il forfettario o il regime ordinario per un installatore?

Dipende dai costi reali. Se i tuoi costi (materiali, furgone, attrezzature) superano il 14% del fatturato (cioe il “forfait” implicito nel coefficiente 86%), conviene il regime ordinario semplificato con IVA detraibile e costi deducibili al 100%. Se hai pochi costi e fatturato sotto 85.000 euro, il forfettario e quasi sempre vincente. Confrontati con il CAF Centro Fiscale prima di scegliere: il primo anno e cruciale.

L’aliquota 5% start-up vale anche per chi lavorava come dipendente in un’impresa edile?

Si, ma con un vincolo importante: l’attivita aperta in proprio non deve essere una mera prosecuzione di quella svolta come dipendente. Significa che non puoi aprire P.IVA e fatturare al 90-100% al tuo ex datore di lavoro: l’Agenzia delle Entrate riqualifica il rapporto come lavoro dipendente mascherato e perdi il 5%. Devi avere un portafoglio clienti diversificato.

Come fatturo la sostituzione di una caldaia con bonus 50%?

Emetti fattura elettronica al committente, separando la parte di “manodopera” da quella della “caldaia” (bene di valore significativo). Il cliente paga con bonifico parlante (causale legge 449/97 + dati anagrafici), tu rilasci la dichiarazione di conformita DM 37/2008 e il cliente o tu trasmettete la comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori. Il 50% del bonus il cliente lo recupera in dichiarazione dei redditi in 10 anni: nel 2026 cessione del credito e sconto in fattura sono sospesi.

Devo iscrivermi alla Cassa Edile come ditta individuale senza dipendenti?

No, finche lavori da solo (titolare senza dipendenti) NON sei obbligato all’iscrizione alla Cassa Edile (che riguarda i lavoratori subordinati del settore edilizia). Diventa obbligatoria al primo dipendente o apprendista assunto con CCNL Edilizia Artigianato. Alcuni committenti pubblici o grandi appaltatori, pero, richiedono il DURC anche per le ditte individuali: in quel caso devi essere in regola con INPS Artigiani e INAIL.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro in regime forfettario?

Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, l’anno corrente lo concludi in forfettario; dal 1 gennaio successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, la fuoriuscita e immediata: dalla data di superamento devi emettere fatture con IVA, applicare la ritenuta d’acconto sui collaboratori, applicare i regimi ordinari. E un cambio importante che va gestito con il commercialista o il CAF.

Posso lavorare nel weekend o di notte come elettricista in pronto intervento?

Si, come titolare di impresa individuale non sei soggetto a vincoli di orario. Puoi anzi differenziare il servizio applicando una tariffa maggiorata (50-100% in piu) per interventi notturni, festivi o urgenti. E un mercato remunerativo soprattutto per emergenze elettriche e perdite idriche. L’unica cautela: rispetta i tempi di guida e riposo se il furgone supera 3,5 t (cronotachigrafo).

Devo applicare il reverse charge anche al cliente privato?

No. Il reverse charge interno (art. 17 c.6 lett. a-ter DPR 633/72) si applica solo nei rapporti B2B tra imprese per subappalti edili o prestazioni su edifici. Nei lavori al cliente privato (consumatore finale, persona fisica) si applica l’IVA ordinaria al 10% per manutenzioni o al 22% per forniture significative. Ricorda comunque che il forfettario emette sempre fatture senza IVA.

Posso assumere mio figlio come apprendista nella mia impresa artigiana?

Si. Esiste anche la figura del collaboratore familiare artigiano (parente entro il 3 grado), iscritto all’INPS Artigiani con aliquota ridotta al 23,25% se sotto i 21 anni. In alternativa il figlio puo essere assunto con regolare contratto di apprendistato professionalizzante CCNL Edilizia Artigianato. La scelta dipende dalla volonta di farne un futuro socio/erede dell’impresa o un dipendente “classico”.

Conclusione: parti col piede giusto con il CAF di Udine

Aprire la partita IVA come elettricista, idraulico o termoidraulico nel 2026 richiede attenzione su tre piani: tecnico (DM 37/2008, lettere abilitative, dichiarazioni di conformita), amministrativo (SCIA, CCIAA, Albo Artigiani, INAIL), fiscale e previdenziale (forfettario o ordinario, INPS Artigiani, riduzione 35%). Sbagliare uno di questi passaggi puo costarti migliaia di euro o esporti a responsabilita personali in caso di sinistro.

Il CAF Centro Fiscale di Udine e specializzato nell’apertura e gestione di partite IVA artigiane edili: ti accompagniamo dalla SCIA alla prima dichiarazione, ti aiutiamo a scegliere il regime fiscale piu vantaggioso, gestiamo i contributi INPS Artigiani e ti assistiamo nelle comunicazioni ENEA e nella fatturazione con bonus edilizi.

Vuoi aprire la partita IVA come elettricista o idraulico?

Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: ti seguiamo dall’apertura alla dichiarazione, con un servizio dedicato agli artigiani edili.

Telefono: 0432 1840130
Email: info@centrofiscale.com

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 08:00:002026-05-23 07:42:02Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Social Media Manager 2026: Regime Forfettario, ATECO e Contributi

regime forfettario partita iva

Lavori come social media manager freelance e non sai ancora come inquadrare fiscalmente la tua attivita’? Stai cercando il codice ATECO giusto, vuoi capire se il regime forfettario fa al caso tuo, o non sai quanto pagherai di contributi INPS?

Questa guida raccoglie tutto quello che ti serve per la partita IVA da social media manager nel 2026: aprire correttamente, scegliere il regime fiscale migliore, calcolare i contributi e fatturare in modo professionale.

Indice dei contenuti

  1. Codice ATECO per Social Media Manager
  2. Regime forfettario per social media manager 2026
  3. Contributi INPS Gestione Separata 2026
  4. Social media manager: dipendente vs freelance con P.IVA
  5. Spese deducibili per SMM: cosa puoi scaricare
  6. Come aprire la partita IVA da social media manager
  7. Domande frequenti (FAQ)
  8. Conclusione

Codice ATECO per Social Media Manager

Il codice ATECO identifica il tipo di attivita’ economica che svolgi. Per un social media manager freelance, i codici piu’ pertinenti sono:

Codice ATECODescrizioneQuando si usa
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieGestione profili social, advertising, campagne a pagamento (Meta Ads, TikTok Ads)
73.20.00Ricerche di mercato e sondaggi di opinioneSe fai analisi di mercato, social listening, report competitor
74.90.99Altre attivita’ professionali, scientifiche e tecnicheConsulenza strategica social, community management puro

Quale scegliere? Per la maggior parte dei social media manager freelance che gestiscono profili, creano contenuti e curano la comunicazione social di brand, il codice 73.11.02 e’ quello piu’ utilizzato e riconosciuto. Ha coefficiente di redditivita’ 78% nel forfettario.

Se la tua attivita’ e’ molto orientata alla consulenza strategica (non esecuzione operativa), 74.90.99 puo’ essere appropriato — ma anche questo ha coefficiente 78%.

Regime forfettario per social media manager 2026

Il regime forfettario e’ la scelta piu’ diffusa tra i social media manager freelance in Italia. Ecco perche’ conviene e come funziona.

I requisiti per accedere al forfettario nel 2026

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da lavoro dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (limite aggiornato dalla Legge di Bilancio 2025)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone che producono redditi in forma associata
  • Nessun regime IVA speciale

Come si calcola la tassa da pagare

Nel forfettario paghi una imposta sostitutiva (una tassa unica che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali) pari a:

  • 5% se hai iniziato l’attivita’ da meno di 5 anni (e non hai svolto attivita’ simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% negli anni successivi

L’imposta non si calcola sull’intero fatturato, ma su un reddito imponibile forfettario: i tuoi ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditivita’ del tuo codice ATECO. Per il 73.11.02, il coefficiente e’ 78%.

Esempio pratico — SMM con 30.000 euro di fatturato:

VoceCalcoloImporto
Ricavi annui—30.000 euro
Reddito imponibile forfettario30.000 x 78%23.400 euro
Contributi GS INPS (26,07% sul reddito imponibile)23.400 x 26,07%~6.100 euro
Reddito imponibile ai fini imposta (al netto contributi)23.400 – 6.100~17.300 euro
Imposta sostitutiva al 15%17.300 x 15%~2.595 euro
Totale tasse + contributi—~8.695 euro

I dati nella tabella sono approssimativi per motivi didattici — il calcolo esatto dei contributi tiene conto di arrotondamenti e meccanismi specifici. Per un calcolo preciso sulla tua situazione, rivolgiti a un CAF o commercialista.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

Come social media manager con partita IVA, non hai una cassa previdenziale di categoria. Devi iscriverti alla Gestione Separata INPS — la previdenza per lavoratori autonomi senza albo professionale dedicato.

Situazione previdenzialeAliquota GS INPS 2026
SMM freelance senza altra copertura (nessun contratto dipendente, non pensionato)26,07%
SMM freelance che e’ anche dipendente o pensionato24%

Come si versano i contributi? I contributi non si versano mensilmente come nel lavoro dipendente. Si versano in due tranche:

  • Acconto: versato a novembre/dicembre dell’anno in corso (calcolato sull’anno precedente)
  • Saldo: versato a giugno dell’anno successivo, quando presenti il Modello Redditi

L’iscrizione alla Gestione Separata va effettuata online sul sito INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita’.

Social media manager: dipendente vs freelance con P.IVA

Molti SMM si chiedono quando conviene aprire la partita IVA rispetto a cercare un contratto da dipendente. Non c’e’ una risposta univoca, ma alcune considerazioni pratiche:

DipendenteFreelance con P.IVA forfettario
Sicurezza economicaAlta (stipendio fisso)Variabile (dipende dai clienti)
Contributi pensioneA carico datore + lavoratoreTutti a carico tuo (26,07%)
Ferie/malattiaRetribuiteA tue spese
Flessibilita’BassaAlta
Guadagno netto potenzialeLimitato da RALIllimitato (proporzionale ai clienti)
Tassazione su 30.000 euroIRPEF ~23-27% + addizionali~15% imposta sostitutiva

Il forfettario e’ fiscalmente piu’ vantaggioso di un contratto dipendente alla stessa RAL, ma devi considerare i costi nascosti (assenza di ferie pagate, malattia, TFR, contributi tutti a carico tuo).

Spese deducibili per SMM: cosa puoi scaricare

Nel regime forfettario non puoi dedurre le spese reali: abbonamenti Canva Pro, Hootsuite, Buffer, computer, corsi LinkedIn, ecc. sono tutte spese che non abbattono la tua base imponibile. Il meccanismo del coefficiente forfettario (78%) assume gia’ che il 22% dei ricavi sia assorbito dai costi.

Se le tue spese professionali reali sono molto elevate (es. hai assistenti, paghi pubblicita’ per conto dei clienti e poi rifatturi, usi molti tool a pagamento), potrebbe valere la pena valutare il regime ordinario con un commercialista.

Attenzione al budget pubblicitario dei clienti: se paghi Meta Ads o Google Ads per conto dei tuoi clienti e poi li rifatturi, queste somme di solito non sono tue spese ma flussi neutri (anticipazione spese per conto terzi). Va gestito contrattualmente in modo corretto per non gonfiare artificialmente i tuoi ricavi.

Come aprire la partita IVA da social media manager

  1. Scegli il codice ATECO — per la maggior parte degli SMM: 73.11.02
  2. Presenta la dichiarazione di inizio attivita’ — Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online con SPID o di persona). E’ gratuita.
  3. Iscriviti alla Gestione Separata INPS — sul sito INPS, entro 30 giorni dall’apertura
  4. Attiva la fatturazione elettronica — obbligatoria dal 2024 anche per i forfettari. Software come Fatture in Cloud, Aruba Fatturazione, o Invoiceapp
  5. Apri un conto corrente professionale — non obbligatorio ma fortemente consigliato per separare flussi personali e professionali

Non e’ richiesta l’iscrizione ad alcun albo o ordine professionale — il social media manager non e’ una professione ordinistica in Italia.

Domande frequenti (FAQ)

Posso lavorare come SMM senza partita IVA?

Se i tuoi compensi sono sporadici e sotto i 5.000 euro netti nell’anno, puoi usare la ricevuta per prestazione occasionale (senza P.IVA). E’ un’attivita’ non continuativa, senza organizzazione abituale. Se superi quella soglia o lavori con piu’ clienti in modo continuativo, la legge richiede la partita IVA.

Gestisco i budget pubblicitari dei clienti: come li tratto in fattura?

I budget pubblicitari che anticipi per i clienti e poi rifatturi sono normalmente rimborsi spese (anticipazioni per conto terzi) e non dovrebbero essere considerati tuoi ricavi. In pratica: emetti due righe in fattura — la tua fee professionale (con le regole forfettario) e la riga di rimborso spese (esatta, senza margine). E’ importante che il contratto col cliente preveda chiaramente questa struttura. Verifica con il tuo consulente la corretta impostazione.

Ho un cliente che vuole esclusivita’: e’ compatibile col forfettario?

L’esclusivita’ contrattuale non e’ incompatibile con il regime forfettario. L’importante e’ che il tuo rapporto rimanga di lavoro autonomo (non dipendente). Se c’e’ un controllo forte del cliente sui tuoi orari e modalita’ di lavoro, potresti incorrere nella requalificazione del rapporto come lavoro dipendente — con conseguenze fiscali e previdenziali importanti.

Quanto costa un commercialista per il forfettario?

I costi variano molto, ma per un forfettario con poche fatture si va generalmente da 500 a 1.500 euro all’anno per la gestione fiscale completa (Modello Redditi, F24, consulenza). Alcune CAF offrono pacchetti piu’ economici. Contattaci per un preventivo personalizzato.

Conclusione

Aprire la partita IVA come social media manager freelance nel 2026 e’ un processo semplice e conveniente, specialmente con il regime forfettario. Imposta sostitutiva al 15% (5% i primi anni), burocrazia ridotta, nessun obbligo di iscrizione ad albi.

I punti chiave da ricordare: codice ATECO 73.11.02 (o 74.90.99 per consulenza pura), coefficiente 78%, Gestione Separata INPS al 26,07%, soglia forfettario a 85.000 euro. Attenzione alla gestione dei budget pubblicitari dei clienti: devono essere chiaramente separati dalla tua fee professionale.

Hai bisogno di aiuto per aprire la partita IVA o fare una simulazione fiscale? Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste freelance e professionisti digitali. Richiedi un preventivo personalizzato.

Leggi anche: Gestione Separata INPS 2026 | Contributi INPS Ridotti per Forfettari | Doppia Partita IVA 2026

Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 09:00:002026-06-28 00:09:08Partita IVA Social Media Manager 2026: Regime Forfettario, ATECO e Contributi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

“Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie e i miei figli?” È una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta richiede una distinzione importante: avere familiari a carico è una cosa, poter usufruire delle detrazioni IRPEF è un’altra. Il forfettario con familiari a carico si trova in una posizione particolare, perché paga un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF, e questo cambia tutto.

In questa guida 2026 spieghiamo in modo chiaro quando ha senso dichiarare i familiari a carico anche se sei forfettario, quali vantaggi ottieni davvero (e quali no), e come ottimizzare la situazione fiscale di una famiglia in cui uno dei coniugi è in regime forfettario.

Indice dei contenuti

  1. La domanda tipica: forfettario e familiari a carico
  2. Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva
  3. A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario
  4. Esempio pratico: la coppia Marco e Anna
  5. Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026
  6. Figli a carico: assegno unico e detrazioni
  7. Strategia ottimale per coppia con un forfettario
  8. Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria
  9. Assegno unico e ISEE per i forfettari
  10. Errori comuni da evitare
  11. Domande frequenti

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

La domanda tipica: forfettario e familiari a carico

“Sono in forfettario, posso portare a carico moglie e figli?” La risposta breve è sì, ma con una distinzione importante. Il forfettario familiari a carico li può dichiarare, ma il significato di “averli a carico” cambia rispetto a un lavoratore dipendente o a una partita IVA in regime ordinario.

Avere un familiare a carico significa due cose ben distinte:

  • Ai fini fiscali (IRPEF): ti permette di detrarre un importo dalla tua imposta sui redditi. Funziona solo se paghi IRPEF.
  • Ai fini extra-fiscali: rileva per ISEE, assegno unico, agevolazioni regionali, bonus famiglia. Funziona indipendentemente dal regime fiscale.

Il forfettario non paga IRPEF, ma un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni se in possesso dei requisiti) o del 15%. Di conseguenza, dichiarare il coniuge o i figli a carico non gli porta alcun risparmio fiscale diretto, ma resta importante per molti altri benefici.

Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva

Per capire perché il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni, bisogna partire dalla natura dell’imposta sostitutiva. Si tratta di una tassa unica che, come dice il nome, sostituisce IRPEF, addizionali regionali, addizionali comunali e IRAP. Si calcola sul reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività dell’attività) ed è un’imposta “piatta”: non ha scaglioni e, soprattutto, non prevede detrazioni.

Le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli sopra i 21 anni, altri familiari conviventi) sono previste dall’articolo 12 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e si applicano esclusivamente all’IRPEF. Lo stesso vale per:

  • Detrazioni da lavoro dipendente o da pensione
  • Detrazioni per oneri (spese sanitarie, mutui, scolastiche, ristrutturazioni)
  • Detrazioni per affitti, premi assicurativi, erogazioni liberali

Tutte queste agevolazioni operano riducendo l’IRPEF dovuta. Se non si paga IRPEF, non c’è nulla da abbattere. Per il forfettario, quindi, dichiarare il coniuge a carico in dichiarazione dei redditi non genera alcun risparmio: l’imposta sostitutiva del 5% o 15% resta esattamente la stessa.

È un tema che genera spesso confusione perché chi proviene da un lavoro dipendente è abituato a “scaricare” il coniuge a carico in busta paga o in 730. Passando al forfettario, questo automatismo viene meno. Non è una penalizzazione, ma una conseguenza diretta del regime semplificato che il forfettario ha scelto.

A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario

Se le detrazioni IRPEF non spettano, ha senso comunque dichiarare moglie, marito o figli a carico? Sì, in moltissimi casi. La dichiarazione di familiare a carico è infatti il presupposto per accedere a numerose prestazioni e agevolazioni che nulla hanno a che vedere con l’IRPEF. Vediamo quali sono le più importanti.

Assegno unico e benefici INPS

L’assegno unico universale per i figli spetta a tutte le famiglie con figli a carico, indipendentemente dal regime fiscale del genitore. I forfettari ne hanno diritto come tutti gli altri. L’importo dipende dall’ISEE familiare: senza ISEE si riceve la quota minima, con ISEE basso si arriva agli importi massimi. Per ottenere l’assegno corretto è essenziale presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) e che i figli siano nello stato di famiglia.

ISEE e prestazioni agevolate

Il calcolo ISEE considera il reddito di tutti i componenti del nucleo familiare. Per il forfettario, il reddito rilevante ai fini ISEE è il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente di redditività), non i ricavi lordi. Avere familiari a carico nel nucleo abbassa l’ISEE pro capite e dà accesso a:

  • Bonus asilo nido
  • Bonus bollette (sociale e idrico)
  • Mensa e trasporto scolastico agevolati
  • Riduzioni rette universitarie
  • Carta acquisti e altre misure di sostegno

Detrazioni dell’altro coniuge non forfettario

Se il forfettario è sposato con un dipendente, un pensionato o un’altra partita IVA in regime ordinario, l’altro coniuge può portare in detrazione il coniuge forfettario a carico (se ne ha i requisiti reddituali). Inoltre, le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo o ristrutturazione sostenute per il forfettario possono essere detratte da chi paga IRPEF, riducendo le tasse della famiglia.

Agevolazioni regionali e comunali

Molte regioni e Comuni offrono bonus famiglia, contributi affitto, riduzioni TARI e altre agevolazioni che richiedono la dichiarazione dei familiari a carico. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la Carta famiglia regionale prevede sconti su servizi pubblici e privati per i nuclei con figli.

Esempio pratico: la coppia Marco e Anna

Per chiarire il funzionamento del forfettario familiari a carico, prendiamo il caso reale di una coppia che si rivolge al nostro CAF di Udine.

Marco, 38 anni, è consulente informatico in regime forfettario con compensi annui di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 67%. Il suo reddito imponibile forfettario è 26.800 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva pari a circa 4.020 euro. Anna, 35 anni, sua moglie, è disoccupata e non percepisce alcun reddito.

Marco si chiede: “Posso portare Anna a carico per pagare meno tasse?”. La risposta è no, non può ottenere alcun risparmio fiscale diretto. Marco paga un’imposta sostitutiva fissa del 15% del suo reddito forfettario, che non si riduce con le detrazioni per coniuge a carico. Sarebbe la stessa cifra anche se fosse single.

Tuttavia, la coppia ha tutto l’interesse a dichiarare Anna nel nucleo familiare e nello stato di famiglia di Marco. Perché?

  • ISEE familiare: il nucleo conta due persone, anziché una. Anche se Marco ha un reddito medio, l’ISEE pro capite si riduce. Questo apre la porta a bonus bollette, eventuale carta acquisti se l’ISEE scende sotto certe soglie.
  • Eventuale assegno unico: se la coppia ha o avrà figli, Anna deve essere nello stato di famiglia per percepire correttamente l’assegno unico.
  • Spese sanitarie di Anna: le visite mediche e i farmaci pagati per Anna potrebbero essere portati in detrazione… ma solo se qualcuno della famiglia paga IRPEF. Nel caso di Marco e Anna, purtroppo, queste spese sono perse fiscalmente, perché lui non ha IRPEF da abbattere.
  • Bonus regionali FVG: per la Carta famiglia o altre agevolazioni regionali, la composizione del nucleo conta.

Ora cambiamo lo scenario: Anna trova lavoro come dipendente con uno stipendio di 22.000 euro lordi annui. La situazione cambia radicalmente. Anna paga IRPEF in busta paga e ha quindi imposta da abbattere. La coppia farà bene a:

  • Intestare ad Anna tutte le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo, di ristrutturazione
  • Far detrarre tutto sul 730 di Anna, recuperando IRPEF
  • Marco non perde nulla, perché comunque non potrebbe scaricare quelle spese

Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026

Per essere considerato fiscalmente a carico, il coniuge non deve superare un determinato limite di reddito. Per il 2026 la soglia resta confermata a 2.840,51 euro lordi annui. Si tratta del reddito complessivo del coniuge: stipendi, pensioni, redditi da fabbricati, redditi diversi.

Per il forfettario familiari a carico, questo limite è un’informazione che rileva soprattutto in due casi:

  • Marco è forfettario, Anna sotto soglia: Anna è fiscalmente a carico. Marco la dichiara, ma non ottiene detrazioni. Conta per ISEE e altre prestazioni.
  • Anna è dipendente, Marco è forfettario: Marco non è “a carico” di Anna fiscalmente, perché il reddito forfettario si conta per intero (e supera 2.840,51 euro). Anna non potrà avere Marco a carico nel proprio 730.

Attenzione: ai fini del calcolo della soglia di 2.840,51 euro, il reddito forfettario rileva integralmente. Anche se Marco paga imposta sostitutiva, il suo reddito imponibile forfettario (es. 26.800 euro) si somma al reddito complessivo della famiglia ai fini del limite. Quindi Marco non può mai essere fiscalmente a carico di Anna se i suoi compensi superano la soglia.

Per il calcolo della Reddito di Riferimento ai fini ISEE (RFC) e per altre prestazioni, valgono regole specifiche che il CAF Centro Fiscale può aiutarti a interpretare correttamente.

Figli a carico: assegno unico e detrazioni

La gestione dei figli a carico per il forfettario familiari a carico dipende dall’età del figlio. Dal 2022 con l’introduzione dell’assegno unico universale, le regole sono state semplificate ma occorre fare attenzione a due fasce di età.

Figli sotto i 21 anni: assegno unico

Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico sono state sostituite dall’assegno unico universale. L’assegno spetta a tutte le famiglie, comprese quelle in cui il genitore è in regime forfettario. L’importo dipende dall’ISEE e dall’età del figlio.

In questa fascia di età, il fatto che Marco sia forfettario non comporta alcuna penalizzazione: l’assegno è uguale a quello che riceverebbe se fosse dipendente con lo stesso reddito imponibile.

Figli sopra i 21 anni: detrazioni

Per i figli con almeno 21 anni di età, l’assegno unico non spetta più (salvo casi specifici di disabilità). Tornano in vigore le detrazioni IRPEF per figli a carico, pari a 950 euro all’anno base, con maggiorazioni se ci sono più figli o condizioni particolari.

Anche queste detrazioni, però, sono utilizzabili solo da chi paga IRPEF. Il forfettario non potrà beneficiarne. Se uno dei due genitori è dipendente o pensionato, conviene attribuire la detrazione al 100% al genitore non forfettario, in modo da massimizzare il risparmio familiare.

Limite di reddito del figlio per essere a carico

Il limite di reddito per considerare un figlio fiscalmente a carico è di 4.000 euro per i figli fino a 24 anni e di 2.840,51 euro per i figli con più di 24 anni. Questi limiti valgono per la dichiarazione di familiare a carico in generale, indipendentemente dal regime fiscale del genitore.

Strategia ottimale per coppia con un forfettario

Quando in una coppia c’è un forfettario e un coniuge che paga IRPEF (dipendente, pensionato, partita IVA in regime ordinario), la strategia fiscale ottimale è chiara: tutte le detrazioni vanno concentrate sul coniuge che ha IRPEF da abbattere. È il principio di base per ottimizzare le tasse della famiglia.

Ecco le regole pratiche da seguire:

Spese sanitarie

Visite specialistiche, farmaci, dentista, occhiali da vista, ticket: tutto andrebbe pagato e fatturato al coniuge non forfettario, che potrà portare in detrazione il 19% della spesa eccedente la franchigia di 129,11 euro. Per i farmaci, conservare gli scontrini parlanti.

Mutuo prima casa

Gli interessi del mutuo prima casa danno diritto a una detrazione del 19% fino a 4.000 euro di interessi. Se il mutuo è cointestato, ciascun coniuge detrae la sua quota. Se il forfettario è cointestatario, perde la sua quota di detrazione, perché non può abbattere imposta sostitutiva. Quando possibile, intestare il mutuo solo al coniuge non forfettario massimizza il risparmio. È una scelta da valutare in fase di acquisto della casa, considerando anche aspetti civilistici e patrimoniali.

Spese scolastiche e universitarie

Mensa, gite, libri, tasse universitarie: pagare con strumenti tracciabili intestati al coniuge non forfettario per detrarre il 19% (con tetti specifici per ordine e grado).

Ristrutturazioni e bonus casa

Bonus ristrutturazione, ecobonus, sismabonus: la fattura va intestata al coniuge che paga IRPEF, e i bonifici devono partire dal suo conto corrente. Se è il forfettario a sostenere la spesa, la detrazione è di fatto persa, salvo cessione del credito o sconto in fattura quando ancora possibili.

Premi assicurativi e previdenza

Premi vita, polizze infortuni, contributi a fondi pensione: vanno intestati e pagati dal coniuge non forfettario per beneficiare delle relative detrazioni e deduzioni.

Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria

Vediamo ora alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento, perché spesso fonte di errori e di domande al CAF.

Coppia con entrambi i coniugi forfettari

Se sia il marito che la moglie sono in regime forfettario, nessuno dei due paga IRPEF. Questo significa che tutte le detrazioni a cui la famiglia avrebbe normalmente diritto (sanitarie, mutuo, scolastiche, mobili, ecc.) sono di fatto perse: non c’è IRPEF da abbattere. È una situazione fiscalmente penalizzante per le famiglie con spese detraibili importanti, e va valutata attentamente prima di decidere il regime fiscale di entrambi i coniugi.

Il vantaggio dell’imposta sostitutiva al 5% o 15% deve essere confrontato con la perdita delle detrazioni: in alcune situazioni, mantenere uno dei due in regime ordinario per “salvare” le detrazioni familiari può convenire. Si tratta di calcoli che richiedono una simulazione personalizzata.

Forfettario con sostituto d’imposta (P.IVA secondaria)

Un caso particolare è quello del lavoratore dipendente che apre una partita IVA forfettaria come attività secondaria (compatibilmente con i limiti previsti dal regime). In questo caso, il contribuente:

  • Sul reddito da lavoro dipendente paga IRPEF normale, con tutte le detrazioni del caso (familiari, lavoro dipendente, oneri)
  • Sul reddito forfettario paga l’imposta sostitutiva, senza detrazioni

In questa situazione, le detrazioni per familiari a carico continuano ad applicarsi sull’IRPEF del lavoro dipendente. La presenza della partita IVA forfettaria non le elimina: continueranno a essere riconosciute in busta paga (o a conguaglio nella CU) e in dichiarazione dei redditi unica.

Forfettario con redditi da locazione o altri redditi

Un altro caso è quello del forfettario che possiede anche un immobile dato in affitto con cedolare secca (anch’essa imposta sostitutiva) o con tassazione ordinaria IRPEF. Solo i redditi soggetti a IRPEF danno diritto a usare le detrazioni. Se l’unico reddito IRPEF è quello da locazione ordinaria, le detrazioni si applicano solo su quella, fino a capienza dell’imposta dovuta.

Assegno unico e ISEE per i forfettari

Uno degli aspetti che più interessa il forfettario familiari a carico con figli è l’assegno unico universale. La regola di base è semplice: i forfettari hanno diritto all’assegno unico esattamente come tutti gli altri lavoratori. Non esistono esclusioni.

L’importo dell’assegno dipende dall’ISEE familiare. Per il 2026, la regola base prevede:

  • Importo massimo: per ISEE fino a circa 17.227 euro
  • Importo decrescente: tra 17.227 euro e circa 45.939 euro
  • Importo minimo: per ISEE oltre la soglia o senza ISEE presentato

Per ottenere l’importo corretto è essenziale presentare la DSU. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste gratuitamente i contribuenti nella presentazione della DSU e nel calcolo ISEE.

Come si calcola il reddito del forfettario nell’ISEE

Ai fini ISEE, il reddito del forfettario è calcolato come ricavi annui per coefficiente di redditività della propria attività ATECO. Non si considerano i ricavi lordi, ma il reddito imponibile forfettario, lo stesso su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Esempio: se Marco fattura 40.000 euro e ha coefficiente 67%, il suo reddito ISEE è 26.800 euro.

A questo si applicano i normali criteri di calcolo ISEE: somma dei redditi del nucleo, sottrazione di franchigie e detrazioni ISEE, divisione per la scala di equivalenza che tiene conto della numerosità del nucleo. Avere il coniuge nello stato di famiglia aumenta la scala di equivalenza e abbassa l’ISEE finale.

Quando conviene presentare l’ISEE

Per i forfettari con figli, presentare l’ISEE conviene praticamente sempre, anche se il reddito sembra alto. Le soglie per beneficiare di assegno unico maggiorato, bonus nido, mensa e altre prestazioni sono spesso più alte di quanto si pensi, e perdere queste agevolazioni per non aver presentato la DSU è un peccato che capita spesso.

Errori comuni da evitare

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrono alcuni errori tipici sul tema forfettario familiari a carico. Vediamo i più frequenti per aiutarti a evitarli.

Errore 1: pensare di “recuperare” le detrazioni perse

Alcuni forfettari pensano che, accumulando detrazioni non utilizzate, le possano “recuperare” su anni successivi o scontare sull’imposta sostitutiva. Non è possibile: le detrazioni IRPEF non utilizzate sono semplicemente perse, non si trasformano in credito spendibile sul forfettario.

Errore 2: intestare al forfettario le spese detraibili

Spesso, per abitudine, il forfettario continua a intestarsi visite mediche, mutuo, polizze. Se il coniuge paga IRPEF, è un errore: intestare al coniuge sbagliato significa perdere la detrazione. Va sempre verificato chi sostiene la spesa e quale documento di pagamento (intestazione bonifico, ricevuta) viene rilasciato.

Errore 3: non presentare ISEE perché “tanto non serve”

Molti forfettari trascurano la DSU pensando che il loro reddito sia troppo alto. In realtà, l’ISEE serve per molte prestazioni con soglie variabili e in alcuni casi anche per assegno unico maggiorato. Non costa nulla presentarla e i benefici possono essere significativi.

Errore 4: confondere “a carico” fiscale e ISEE

“A carico fiscale” (sotto i 2.840,51 euro) e “componente del nucleo familiare ISEE” sono concetti diversi. Una persona può non essere a carico fiscalmente, ma rientrare ugualmente nel nucleo ISEE. Sono due piani normativi distinti che vanno gestiti separatamente.

Errore 5: dimenticare la comunicazione del nucleo a INPS

Per l’assegno unico è fondamentale comunicare correttamente la composizione familiare nella domanda INPS e tenerla aggiornata in caso di nascite, matrimoni, separazioni, morti. Variazioni non comunicate possono comportare riduzioni dell’assegno o richieste di restituzione.

Domande frequenti

Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie?

Sì, puoi dichiararla nello stato di famiglia e ai fini ISEE, ma non ottieni alcuna detrazione IRPEF perché paghi imposta sostitutiva. Avere la moglie a carico, però, ti serve per ISEE, assegno unico, bonus famiglia regionali e altre prestazioni.

Il forfettario paga IRPEF?

No. Il forfettario paga un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni con i requisiti) o del 15% del reddito imponibile forfettario. Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. Le detrazioni IRPEF non si applicano.

Il forfettario può detrarre le spese sanitarie del coniuge?

No, perché non paga IRPEF. Se l’altro coniuge è dipendente o pensionato, è quest’ultimo che dovrebbe sostenere e detrarre quelle spese. Conviene quindi pagare le visite, i farmaci e i ticket con strumenti tracciabili intestati al coniuge che ha IRPEF da abbattere.

I forfettari hanno diritto all’assegno unico?

Sì, esattamente come tutti gli altri lavoratori. L’importo dipende dall’ISEE familiare. Per il calcolo, il reddito del forfettario è quello imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi.

Qual è il limite di reddito per essere coniuge a carico nel 2026?

Il limite è confermato a 2.840,51 euro di reddito complessivo annuo. Per il forfettario rileva il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi. Quindi un forfettario con compensi anche solo di poche migliaia di euro non può essere a carico del coniuge.

Se sia io che mio marito siamo forfettari, perdiamo tutte le detrazioni?

Sì, se nessuno dei due paga IRPEF, tutte le detrazioni a cui avreste diritto sono di fatto perse. È una situazione che va valutata attentamente: in alcuni casi può convenire che uno dei due resti in regime ordinario per non perdere le detrazioni familiari di valore. Una simulazione personalizzata al CAF può chiarire qual è l’opzione fiscalmente più vantaggiosa.

I figli sotto i 21 anni si possono detrarre dal forfettario?

Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF sono state sostituite dall’assegno unico, che spetta a tutti, compresi i forfettari. Per i figli sopra i 21 anni la detrazione IRPEF di 950 euro torna in vigore, ma solo per chi paga IRPEF. Il forfettario non può utilizzarla.

Il forfettario paga IRAP e addizionali regionali?

No. L’imposta sostitutiva del regime forfettario sostituisce anche IRAP, addizionale regionale IRPEF e addizionale comunale IRPEF. È uno dei vantaggi più rilevanti del regime, che compensa in parte la perdita delle detrazioni.

Conviene davvero il forfettario se ho molte spese detraibili in famiglia?

Dipende. Se sei l’unico percettore di reddito della famiglia e hai spese detraibili importanti (mutuo, sanitarie, scolastiche), il regime ordinario potrebbe essere più conveniente complessivamente. Se invece hai un coniuge che paga IRPEF e può “assorbire” le detrazioni, il forfettario resta vantaggioso. È un calcolo da fare caso per caso, idealmente con una simulazione fatta dal commercialista o dal CAF.

Conclusione: il forfettario non perde tutto, ma serve strategia

Il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni IRPEF, perché paga un’imposta sostitutiva. Tuttavia, avere familiari a carico continua a essere fondamentale per ISEE, assegno unico, bonus famiglia, agevolazioni regionali e per consentire all’altro coniuge (se non forfettario) di portare in detrazione le spese sostenute.

La vera differenza la fa la strategia di coppia: se uno dei due paga IRPEF, conviene concentrare su di lui tutte le detrazioni. Se entrambi sono forfettari, occorre valutare con attenzione se i risparmi del 5% o 15% di imposta sostitutiva compensino davvero la perdita delle detrazioni familiari.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenze personalizzate per valutare la situazione fiscale di tutta la famiglia, calcolare l’ISEE, gestire la domanda di assegno unico e ottimizzare la dichiarazione dei redditi del coniuge non forfettario. Contattaci per fissare un appuntamento e fare il punto sulla tua situazione.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 08:00:002026-05-24 09:54:41Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Quadro RR Redditi 2026: chiarimenti su contributi, Gestione separata e Concordato Preventivo

Dichiarazione dei redditi 730

Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026 è la sezione dedicata ai contributi previdenziali INPS che devono versare gli artigiani, i commercianti e i lavoratori iscritti alla Gestione separata. Per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB), ci sono inoltre regole specifiche che cambiano le basi imponibili di calcolo. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: come si compila, quali aliquote si applicano nel 2026, come si calcolano i contributi minimi e massimi, e come il Concordato Preventivo interagisce con il Quadro RR.

Se hai una partita IVA come artigiano o commerciante, o sei un libero professionista iscritto alla Gestione separata INPS, questo articolo fa per te. Leggi anche: Scadenze Fiscali Luglio 2026: Calendario Completo.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Che cos’è il Quadro RR del Modello Redditi
  2. Sezione RR1: Contributi Artigiani e Commercianti 2026
  3. Sezione RR2: Contributi Gestione Separata INPS 2026
  4. Sezione RR3: Il Concordato Preventivo Biennale e il Quadro RR
  5. Scadenze di versamento contributi 2026
  6. Deducibilità dei contributi INPS: come abbatte il reddito imponibile
  7. Errori comuni nella compilazione del Quadro RR
  8. Quadro RR e Concordato Preventivo: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2026
  9. Come compilare il Quadro RR: guida pratica passo per passo
  10. Domande frequenti sul Quadro RR Redditi 2026
  11. FAQ: Quadro RR Redditi 2026
  12. Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale per il Modello Redditi 2026

Che cos’è il Quadro RR del Modello Redditi

Il Quadro RR è una sezione del Modello Redditi PF (Persone Fisiche), il modello dichiarativo che sostituisce il 730 per chi ha redditi da lavoro autonomo o d’impresa. Il quadro RR serve a calcolare e dichiarare i contributi previdenziali INPS dovuti da:

  • Artigiani iscritti alla Gestione Artigiani INPS (Sezione RR1)
  • Commercianti iscritti alla Gestione Commercianti INPS (Sezione RR1)
  • Lavoratori autonomi e collaboratori iscritti alla Gestione separata INPS (Sezione RR2)
  • Soggetti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) e devono calcolare i contributi sul reddito concordato (Sezione RR3)

In pratica, nel Quadro RR dichiari quanti contributi devi versare all’INPS in base al tuo reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Non è un quadro opzionale: se sei iscritto all’INPS come artigiano, commerciante o Gestione separata, devi compilarlo obbligatoriamente.

Differenza rispetto al 730: Il 730 è il modello semplificato che usano i lavoratori dipendenti e pensionati. Il Modello Redditi PF è invece per chi ha partita IVA, redditi esteri, partecipazioni in società o situazioni fiscali più articolate. Il Quadro RR esiste solo nel Modello Redditi, non nel 730.

Sezione RR1: Contributi Artigiani e Commercianti 2026

La Sezione RR1 del Quadro RR riguarda gli iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti INPS. Questi contributi finanziano la pensione e le prestazioni previdenziali per chi svolge un’attività artigianale (idraulico, elettricista, falegname, acconciatore, ecc.) o commerciale (negozio, e-commerce, agente di commercio, ecc.).

Aliquote contributive 2026

Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti è pari al 24,48% del reddito d’impresa. Questa percentuale è applicata sia dagli artigiani sia dai commercianti, con lievi differenze di codici INPS ma stessa aliquota base.

CategoriaAliquota 2026Riduzione ForfettariAliquota Netta Forfettari
Artigiani (titolari)24,48%-35%15,91%
Commercianti (titolari)24,48%-35%15,91%
Collaboratori familiari under 2124,48%-35%15,91%
Collaboratori familiari 21+24,48%-35%15,91%

La riduzione del 35% si applica ai titolari in regime forfettario. È una agevolazione molto importante: invece di pagare il 24,48% sul reddito imponibile, i forfettari pagano circa il 15,91%. Questo significa un risparmio contributivo significativo rispetto a chi è in regime ordinario.

Contributo minimo annuo (minimale) 2026

Un concetto fondamentale del Quadro RR è il contributo minimo, detto anche minimale. Si tratta dell’importo minimo che devi versare all’INPS ogni anno, indipendentemente da quanto hai guadagnato. Anche se il tuo reddito è zero, devi comunque pagare il minimale.

Per il 2026, il contributo minimo annuo per artigiani e commercianti è pari a circa 4.200 euro. Questo importo viene rivalutato ogni anno dall’INPS in base all’inflazione (precisamente, in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo).

Come funziona in pratica? Il minimale è calcolato applicando l’aliquota contributiva a un reddito minimale convenzionale stabilito dall’INPS. Se il tuo reddito reale supera questo reddito convenzionale, paghi i contributi sul reddito reale. Se è inferiore, paghi comunque il minimale.

Esempio pratico (Marco, idraulico in regime forfettario):
Marco ha ricavi per 30.000 euro nel 2025. Il coefficiente di redditività del suo codice ATECO è 67%. Il suo reddito imponibile è 30.000 × 67% = 20.100 euro. Con la riduzione del 35%, i contributi INPS si calcolano su 20.100 × 15,91% ≈ 3.198 euro. Poiché questo importo è inferiore al minimale di 4.200 euro, Marco dovrà comunque versare 4.200 euro di contributi minimi.

Contributo massimo (massimale) 2026

Esiste anche un massimale contributivo: una soglia di reddito oltre la quale non si pagano più contributi. Questo tetto è diverso per le Gestioni Artigiani/Commercianti rispetto alla Gestione separata.

Per le Gestioni Artigiani e Commercianti, il massimale di reddito per il 2026 è pari a circa 86.983 euro (primo scaglione) con un’aliquota aggiuntiva dell’1% oltre questa soglia fino al massimale assoluto. Questi valori sono pubblicati ogni anno con circolare INPS.

Sezione RR2: Contributi Gestione Separata INPS 2026

La Gestione separata INPS è la cassa previdenziale dedicata a una vasta platea di lavoratori autonomi che non hanno una cassa professionale propria. Ci rientrano, tra gli altri:

  • Liberi professionisti senza albo o con cassa professionale non obbligatoria (web designer, consulenti, copywriter, fotografi, social media manager)
  • Collaboratori a progetto e lavoratori parasubordinati
  • Amministratori di società e sindaci
  • Venditori a domicilio
  • Dottorandi e assegnisti di ricerca con compensi
  • Alcune categorie di lavoratori autonomi “occasionali” sopra i 5.000 euro annui

La Sezione RR2 del Quadro RR serve a dichiarare e calcolare i contributi dovuti alla Gestione separata.

Aliquote Gestione separata 2026

Le aliquote della Gestione separata dipendono dalla tua situazione previdenziale:

SituazioneAliquota 2026Note
Iscritto solo alla Gestione separata (no altra copertura)26,07%Include base 25% + maternità 0,72% + DIS-COLL 0,35%
Iscritto ad altra cassa previdenziale (es. Cassa Forense, ENPAM)24%Ridotta perché già coperto altrove
Pensionato già in pensione24%Ridotta perché già in godimento pensione

L’aliquota del 26,07% è quella più comune e si applica a chi non ha altra copertura previdenziale. Questa percentuale include:

  • 25% → contributo pensionistico base
  • 0,72% → indennità di maternità/paternità
  • 0,35% → DIS-COLL (indennità di disoccupazione per i collaboratori)

Massimale e minimale Gestione separata 2026

Anche per la Gestione separata esistono soglie minime e massime:

  • Minimale 2026: circa 19.000 euro di reddito (importo indicativo, soggetto a conferma circolare INPS). Attenzione: il minimale per la Gestione separata non funziona come per artigiani/commercianti — non esiste un contributo minimo fisso, ma il reddito minimo per maturare un anno utile ai fini pensionistici
  • Massimale 2026: circa 119.650 euro di reddito. Oltre questa soglia non si versano contributi sulla parte eccedente

Chi paga i contributi alla Gestione separata? La risposta dipende dalla tipologia del rapporto:

  • Collaboratori (co.co.co, co.co.pro): il committente versa i 2/3 del contributo, il lavoratore ne versa solo 1/3 (trattenuto dalla busta paga)
  • Liberi professionisti autonomi: versano il 100% del contributo direttamente tramite F24

Esempio pratico (Sara, graphic designer freelance):
Sara è iscritta alla Gestione separata senza altra copertura previdenziale. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro di compensi. I suoi contributi INPS sono: 28.000 × 26,07% = 7.299,60 euro da versare tramite F24, in sede di dichiarazione (saldo) e acconti (giugno e novembre). Leggi anche: Partita IVA UX UI Designer 2026.

Sezione RR3: Il Concordato Preventivo Biennale e il Quadro RR

Il Concordato Preventivo Biennale (CPB) è uno strumento introdotto dal D.Lgs. 13/2024 che permette a contribuenti con partita IVA — artigiani, commercianti e professionisti — di concordare con il Fisco un reddito predefinito per due anni. In cambio di questa “pace fiscale”, le tasse si pagano sul reddito concordato, indipendentemente da quello effettivo (salvo eventi eccezionali).

Ma come interagisce il CPB con il Quadro RR e i contributi INPS? È qui che molti contribuenti si trovano in difficoltà.

Contributi INPS sul reddito concordato o su quello effettivo?

La regola generale è che i contributi previdenziali INPS si calcolano sul reddito effettivo, non su quello concordato. Questo è un punto cruciale e spesso frainteso.

Tuttavia, il D.Lgs. 13/2024 e le successive istruzioni dell’Agenzia delle Entrate (Provvedimento del 15 giugno 2024 e circolari successive) hanno chiarito che:

  • I contribuenti in CPB possono optare per versare i contributi previdenziali anche sulla parte di reddito concordato che eccede quello effettivo (cosiddetto “adeguamento contributivo volontario”)
  • Questa opzione è vantaggiosa per chi vuole aumentare la propria posizione previdenziale (più contributi = pensione più alta)
  • Chi non esercita l’opzione versa i contributi solo sul reddito effettivo

Attenzione: le istruzioni ufficiali al Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) fornite dall’Agenzia delle Entrate contengono indicazioni specifiche sulla compilazione della Sezione RR3 per i contribuenti CPB. È essenziale fare riferimento a queste istruzioni ufficiali.

Come si compila la Sezione RR3

La Sezione RR3 del Quadro RR è stata introdotta specificamente per i soggetti in CPB. I campi principali da compilare sono:

CampoCosa inserire
RR3, col. 1Reddito concordato comunicato dall’AdE
RR3, col. 2Reddito effettivo dichiarato nell’anno
RR3, col. 3Differenza (se positiva: reddito concordato > effettivo)
RR3, col. 4Contributi calcolati sul differenziale (opzionale)
RR3, col. 5Indicazione dell’opzione per il versamento aggiuntivo

Esempio pratico (Luigi, commerciante in CPB):
Luigi ha concordato con il Fisco un reddito di 45.000 euro per il biennio 2024-2025. Il suo reddito effettivo 2025 è stato invece di 38.000 euro. Nel Quadro RR, Luigi:

  • Inserisce 45.000 euro nel campo del reddito concordato (RR3, col. 1)
  • Inserisce 38.000 euro come reddito effettivo (RR3, col. 2)
  • Il differenziale è 7.000 euro (RR3, col. 3)
  • Se vuole versare contributi aggiuntivi, indica l’opzione e calcola i contributi su 7.000 euro aggiuntivi
  • Se non vuole l’opzione, i contributi si calcolano solo sui 38.000 euro effettivi

Scadenze di versamento contributi 2026

I contributi emergenti dal Quadro RR si versano tramite il modello F24, nelle stesse scadenze del saldo IRPEF. Ecco il calendario per il 2026 (anno di imposta 2025):

ScadenzaCosa si versaNote
30 giugno 2026Saldo contributi 2025 + 1° acconto 2026 (40%)Con eventuale maggiorazione 0,40% se si paga entro il 31 luglio
30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione interessi 0,40%Solo per chi non riesce a pagare entro il 30 giugno
30 novembre 20262° acconto contributi 2026 (60%)Non prorogabile di norma

I codici tributo F24 per la Gestione separata sono principalmente:

  • 1840 → Contributi Gestione separata (saldo/acconto)
  • 1841 → Contributi Gestione separata (2° acconto)

Per gli artigiani e commercianti, i codici tributo INPS sono comunicati direttamente dall’INPS con i modelli di pagamento precompilati (MAV) inviati a casa.

Consulta anche il nostro articolo sulle Scadenze Fiscali Luglio 2026 per non dimenticare nessuna data importante.

Deducibilità dei contributi INPS: come abbatte il reddito imponibile

Un aspetto molto importante dei contributi INPS dichiarati nel Quadro RR è la loro deducibilità fiscale. I contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito complessivo, riducendo così la base imponibile IRPEF.

Regime ordinario: deducibilità integrale

Per chi è in regime ordinario (non forfettario), i contributi INPS versati sono interamente deducibili dal reddito complessivo. Questo significa che riducono la base su cui si calcola l’IRPEF. Se hai versato 5.000 euro di contributi, il tuo reddito imponibile scende di 5.000 euro, con un risparmio fiscale pari all’aliquota marginale IRPEF applicata (23%, 35% o 43%).

Regime forfettario: deducibilità parziale (quota forfettaria)

Per i forfettari la situazione è diversa. I contributi INPS sono deducibili dal reddito lordo, ma il calcolo avviene in modo specifico:

  • Si calcola il reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività)
  • Da questo si sottraggono i contributi previdenziali versati
  • Sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le nuove attività nei primi 5 anni)

Quindi i contributi INPS abbassano anche l’imposta sostitutiva del forfettario, non solo l’IRPEF. È un doppio vantaggio: meno contributi rispetto all’ordinario (riduzione 35%) e deducibilità dall’imposta sostitutiva.

Esempio: Giulia è forfettaria, agente di commercio. Ricavi 2025: 50.000 euro. Coefficiente di redditività: 62%. Reddito lordo: 31.000 euro. Contributi INPS versati (con riduzione 35%): circa 4.200 euro (minimale). Reddito netto imponibile: 31.000 – 4.200 = 26.800 euro. Imposta sostitutiva 15%: 26.800 × 15% = 4.020 euro.

Errori comuni nella compilazione del Quadro RR

Ecco gli errori più frequenti che i contribuenti commettono nel compilare il Quadro RR, e come evitarli:

1. Confondere Sezione RR1 e RR2

Artigiani e commercianti compilano la Sezione RR1. I professionisti e collaboratori iscritti alla Gestione separata compilano la Sezione RR2. Non si compilano entrambe, salvo casi particolari (es. chi è contemporaneamente artigiano e ha anche collaborazioni).

2. Dimenticare i contributi versati durante l’anno

I contributi versati come acconti durante l’anno (a giugno e novembre) devono essere riportati nel Quadro RR per il calcolo del saldo. Se dimentichi di inserirli, rischi di pagare più del dovuto o di generare un rimborso non richiesto.

3. Non applicare la riduzione del 35% per i forfettari

I titolari in regime forfettario hanno diritto alla riduzione del 35% sui contributi INPS. È un vantaggio automatico ma bisogna barrare l’apposita casella nel Quadro RR e calcolare correttamente il contributo ridotto.

4. Sbagliare la base imponibile per la Gestione separata

Per la Gestione separata, la base imponibile è il reddito netto di lavoro autonomo (compensi al netto delle spese documentate), non i compensi lordi. Un errore frequente è applicare l’aliquota ai compensi lordi, pagando contributi in eccesso.

5. Omettere la Sezione RR3 per i contribuenti CPB

Chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale deve compilare la Sezione RR3. Omettere questa sezione costituisce un errore nella dichiarazione che può essere oggetto di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Quadro RR e Concordato Preventivo: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2026

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato diverse circolari e provvedimenti per chiarire l’interazione tra il CPB e il Quadro RR. I chiarimenti principali riguardano:

Reddito concordato e base imponibile contributiva

Come già anticipato, la base imponibile per i contributi INPS resta il reddito effettivo, non quello concordato. Il CPB opera principalmente sul versante fiscale (tasse), non su quello previdenziale. Tuttavia, come spiegato, esiste la possibilità di versare contributi aggiuntivi sul differenziale (opzione volontaria).

Cause di cessazione del CPB e impatto sul Quadro RR

Il CPB decade in caso di eventi eccezionali: fallimento, cessazione dell’attività, modifiche significative dell’attività. In questi casi, il Quadro RR dovrà essere compilato considerando il reddito effettivo per intero, senza riferimento al reddito concordato. È necessario in questi casi verificare se spettano rimborsi sui contributi eventualmente versati in eccesso.

Forfettari e CPB

I contribuenti in regime forfettario nel 2024 potevano aderire al CPB solo con caratteristiche specifiche previste dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Per il biennio 2025-2026, le condizioni di accesso al CPB e i relativi obblighi dichiarativi nel Quadro RR sono stabiliti dalle istruzioni al Modello Redditi PF 2026, che si consiglia di consultare direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Come compilare il Quadro RR: guida pratica passo per passo

Vediamo un riepilogo pratico su come procedere alla compilazione del Quadro RR del Modello Redditi PF 2026:

Step 1: Identifica la sezione corretta

Verifica a quale gestione INPS sei iscritto:

  • Artigiano o commerciante → Sezione RR1
  • Lavoratore autonomo/collaboratore → Sezione RR2
  • Aderente al CPB → Sezione RR3 (in aggiunta alle precedenti)

Step 2: Calcola il reddito imponibile

Il reddito da inserire nel Quadro RR proviene da altri quadri del Modello Redditi:

  • Per artigiani/commercianti → reddito d’impresa dal Quadro RF o RG o LM (se forfettari)
  • Per Gestione separata → reddito da lavoro autonomo dal Quadro RE

Step 3: Applica l’aliquota corretta

Usa l’aliquota appropriata:

  • Artigiani/commercianti regime ordinario: 24,48%
  • Artigiani/commercianti in forfettario: 24,48% ridotto del 35% → circa 15,91%
  • Gestione separata senza altra copertura: 26,07%
  • Gestione separata con altra copertura o pensionati: 24%

Step 4: Verifica il minimale

Se i contributi calcolati risultano inferiori al minimale annuo (circa 4.200 euro per artigiani/commercianti nel 2026), si versa comunque il minimale.

Step 5: Sottrai i contributi già versati

Dal totale dei contributi dovuti, sottrai gli acconti già versati durante l’anno. Il risultato è il saldo da versare entro il 30 giugno 2026 (con possibile proroga al 31 luglio con maggiorazione).

Domande frequenti sul Quadro RR Redditi 2026

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

FAQ: Quadro RR Redditi 2026

Il Quadro RR è obbligatorio per tutti?
No. È obbligatorio solo per chi è iscritto alle Gestioni Artigiani, Commercianti o alla Gestione separata INPS. Chi versa contributi solo a una cassa professionale (INPDAP, ENPAM, Cassa Forense, ecc.) non compila il Quadro RR.

Se ho aderito al CPB devo compilare la Sezione RR3?
Sì, è obbligatoria se hai aderito al Concordato Preventivo Biennale per il periodo d’imposta 2025.

Qual è la scadenza per versare i contributi del Quadro RR?
La scadenza ordinaria è il 30 giugno 2026 (saldo 2025 + 1° acconto 2026). Con proroga (e maggiorazione 0,40%) al 30 luglio 2026. Il 2° acconto va invece versato entro il 30 novembre 2026.

I forfettari hanno la riduzione del 35% anche sui contributi della Gestione separata?
No. La riduzione del 35% si applica solo agli artigiani e commercianti in regime forfettario iscritti alle rispettive gestioni INPS. I forfettari iscritti alla Gestione separata versano l’aliquota piena (26,07% o 24% secondo la propria situazione).

Posso rateizzare i contributi emergenti dal Quadro RR?
Sì, è possibile rateizzare in un massimo di 6 rate mensili, a partire dalla scadenza di giugno. La rateizzazione comporta l’applicazione di interessi legali sulle rate successive alla prima.

Cosa succede se non compilo il Quadro RR?
L’omessa compilazione del Quadro RR costituisce un errore nella dichiarazione. L’INPS può emettere avvisi di addebito per i contributi non versati, con sanzioni e interessi. È sempre consigliabile rivolgersi a un CAF o a un professionista abilitato per la compilazione corretta.

Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale per il Modello Redditi 2026

La compilazione del Modello Redditi PF, e in particolare del Quadro RR, richiede una conoscenza approfondita della normativa previdenziale e fiscale in continua evoluzione. Errori nella dichiarazione possono portare a pagamenti in eccesso o a sanzioni dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

  • Compilazione del Modello Redditi PF (compresi tutti i quadri, incluso RR)
  • Calcolo corretto dei contributi INPS per artigiani, commercianti e Gestione separata
  • Gestione del Concordato Preventivo Biennale (Sezione RR3)
  • Verifica delle scadenze e dei codici tributo F24
  • Consulenza sul regime forfettario e sulla convenienza del CPB

Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B. Puoi contattarci al 0432 1638640 oppure su WhatsApp al 366 6018121. Consulta anche il nostro articolo sul Trattamento integrativo 2026 e sugli Investimenti strumentali nel regime forfettario 2026.

Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 08:23:482026-06-28 00:15:49Quadro RR Redditi 2026: chiarimenti su contributi, Gestione separata e Concordato Preventivo
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Investimenti Strumentali Regime Forfettario 2026: Acquisto Beni e Auto

Risparmio e Investimenti

Una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine riguarda gli investimenti strumentali nel regime forfettario: se compro un computer, un’auto o un macchinario per la mia attività, posso scaricarlo dalle tasse? La risposta, purtroppo, è quasi sempre no. Nel forfettario il meccanismo di calcolo delle imposte è completamente diverso da quello del regime ordinario, è questo ha conseguenze importanti per chi deve investire nella propria attività.

In questa guida ti spieghiamo in modo semplice come funzionano gli investimenti strumentali nel regime forfettario 2026, qual e il temuto limite di 20.000 euro sui beni strumentali, cosa rientra e cosa non rientra in questo calcolo, come gestire l’acquisto di un’auto e quando conviene valutare il passaggio al regime ordinario. Troverai anche esempi pratici per categoria professionale e una checklist operativa per non sbagliare.

Indice dei contenuti

  1. Regola fondamentale: nel forfettario i costi non si deducono
  2. L’unica vera eccezione: i contributi previdenziali
  3. Il limite operativo dei 20.000 euro: cos’e e come si calcola
  4. Cosa rientra nel limite 20.000 euro
  5. Cosa non rientra nel limite 20.000 euro
  6. Auto in regime forfettario: conviene davvero?
  7. Leasing, noleggio o acquisto: cosa scegliere
  8. Attrezzature professionali per categoria
  9. Quando conviene uscire dal forfettario per gli acquisti
  10. Registro investimenti e quadro RS
  11. Esempio pratico: il caso di un web designer
  12. Beni usati e acquisti all’estero
  13. Domande frequenti

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Regola fondamentale: nel forfettario i costi non si deducono

Partiamo dal principio più importante, perché è la chiave per capire tutto il resto: nel regime forfettario i costi reali della tua attività non sono deducibili. Questo significa che, qualunque spesa tu sostenga (computer, auto, attrezzature, mobili, software), non potrai sottrarla dai ricavi per ridurre le tasse. La spesa esce dalle tue tasche per intero, senza alcun risparmio fiscale.

Il motivo è semplice: il forfettario calcola il reddito imponibile applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. Il coefficiente di redditività è una percentuale fissa stabilita per legge in base al codice ATECO della tua attività. Per esempio, un consulente con coefficiente 78% paga le tasse sul 78% del fatturato, qualunque siano stati i suoi costi reali. Il restante 22% è considerato “costo forfettario” già compreso nel calcolo. Per questo si chiama “regime forfettario”: i costi sono già stati forfetizzati a monte.

Cosa significa in pratica? Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco, consulente informatico in forfettario, fatturi 50.000 euro nel 2026 e abbia un coefficiente di redditività del 78%. Marco paghera l’imposta sostitutiva del 15% su 39.000 euro (cioè sul 78% di 50.000), quindi circa 5.850 euro di tasse. Se durante l’anno Marco ha comprato un MacBook da 3.500 euro, due monitor da 800 euro l’uno, una sedia ergonomica da 600 euro e un software da 500 euro (totale 6.200 euro), quei 6.200 euro non riducono in nessun modo le sue tasse. Sono soldi usciti dal suo conto e basta.

Questo è un punto su cui molti commettono errori, soprattutto chi viene dal regime ordinario o da un’esperienza da dipendente. Nel forfettario non esistono “spese aziendali da scaricare”. Non esiste l’IVA detraibile. Non esiste l’ammortamento. Non esistono i costi di gestione. Esiste solo il forfait. Per approfondire l’argomento puoi leggere la nostra guida sulle spese deducibili nel regime forfettario 2026, dove trovi l’elenco completo di cio che si può (e cio che non si può) sottrarre.

L’unica vera eccezione: i contributi previdenziali

Se hai letto fin qui pensando “ma quindi proprio nulla e deducibile?”, ti diamo una buona notizia. Esiste una sola eccezione alla regola dell’indeducibilita totale dei costi nel forfettario: i contributi previdenziali obbligatori. Questi contributi (INPS Gestione Separata, Artigiani e Commercianti, oppure Casse private come Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM, ENPAP, ENPAPI) sono gli unici “costi” che puoi sottrarre dal reddito imponibile prima di applicare l’imposta sostitutiva del 15%.

Il meccanismo e questo: prima si calcola il reddito imponibile applicando il coefficiente di redditività ai ricavi, poi si sottraggono i contributi previdenziali pagati nell’anno e infine si applica l’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni se si rispettano i requisiti per il forfettario “startup”). Questo unico spiraglio di deducibilita è regolato in modo preciso e ti consigliamo di approfondirlo nella nostra guida sui contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario, dove trovi calcoli, esempi e tutte le casse professionali.

Tutto il resto, invece, segue la regola generale. Niente affitti deducibili, niente carburanti, niente formazione, niente attrezzature: nel forfettario sono considerati già compresi nel coefficiente. Per gli investimenti strumentali, in particolare, c’e una complicazione in più: anche se non li puoi dedurre, devi comunque tenerne traccia perché oltre una certa soglia ti fanno uscire dal regime.

Il limite operativo dei 20.000 euro: cos’e e come si calcola

Veniamo al punto forse più delicato di tutti. Anche se i beni strumentali non sono deducibili, esiste comunque un limite operativo che devi rispettare per restare nel forfettario: il valore complessivo dei beni strumentali utilizzati nei 3 anni precedenti non deve superare 20.000 euro. Se sfori questa soglia, scatta una causa ostativa e nell’anno successivo dovrai uscire dal regime forfettario per passare al regime ordinario.

Attenzione a un dettaglio importante: il limite si calcola sui beni “utilizzati” nei 3 anni precedenti, non solo su quelli acquistati nell’anno in corso. Quindi se ad inizio 2026 hai già un computer comprato nel 2024 da 2.000 euro, una stampante professionale del 2025 da 1.500 euro e attrezzature varie del 2024 per 3.000 euro, sei già a 6.500 euro di beni “in uso” e dovrai calcolare quanto puoi ancora investire prima di sforare.

La logica del legislatore è chiara: il forfettario è pensato per piccole attività con struttura leggera. Se la tua attività richiede investimenti importanti in beni strumentali (un magazzino pieno di macchinari, una flotta di veicoli, server e infrastrutture costose), non e più compatibile con un regime semplificato e devi passare a quello ordinario, dove peraltro potrai dedurti tutti questi costi attraverso l’ammortamento.

Importante: il limite di 20.000 euro è una causa ostativa di permanenza, non di accesso. Significa che si verifica anno per anno guardando ai 3 esercizi precedenti. Se sfori nel 2026, esci dal forfettario nel 2027. Se nel 2027 hai dismesso alcuni beni e torni sotto la soglia, potrai eventualmente rientrare nel forfettario dal 2028 (sempre rispettando tutti gli altri requisiti). Tieni un controllo costante della situazione.

Cosa rientra nel limite 20.000 euro

A questo punto la domanda e: cosa devo conteggiare in quel limite? La regola generale e che rientrano tutti i beni strumentali pluriennali, cioè i beni che durano più di un esercizio e che vengono utilizzati per produrre il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Vediamo gli esempi più comuni:

  • PC, laptop, smartphone e tablet usati per lavoro: vanno conteggiati al costo di acquisto comprensivo di IVA (perché il forfettario non detrae l’IVA, quindi il costo “reale” include l’imposta).
  • Macchinari professionali di qualsiasi tipo: macchine da cucire per sarti, attrezzature da estetista, strumenti di laboratorio, attrezzi da elettricista, macchine fotografiche professionali.
  • Auto aziendale: rientra al 50% del costo di acquisto, perché si presume un uso promiscuo (privato e professionale). Se hai pagato 30.000 euro per un’auto, ne conti 15.000 nel limite 20K.
  • Mobili e arredi per ufficio o studio: scrivanie, sedie ergonomiche, librerie, lampade da lavoro, armadi per archivio.
  • Software acquistati una tantum: licenze perpetue (es. AutoCAD perpetuo, Office 2024 in versione perpetua, software gestionali con licenza definitiva).
  • Apparecchiature elettroniche di valore: stampanti professionali, server, sistemi di videosorveglianza, attrezzature audio-video.

Il valore da conteggiare e il costo storico di acquisto, cioè quanto hai effettivamente speso al momento dell’acquisto, IVA inclusa (visto che nel forfettario l’IVA non è detraibile). Non si applicano riduzioni per ammortamenti o usura: il bene “vale” quanto l’hai pagato fino a quando lo dismetti dall’attività.

Cosa non rientra nel limite 20.000 euro

Non tutto cio che compri per la tua attività rientra nel calcolo. Vediamo cosa non si conteggia nel limite di 20.000 euro, perché questo ti permette di pianificare meglio gli acquisti senza rischiare di sforare:

  • Materiali di consumo: carta, cancelleria, toner, materiale di pulizia, piccola minuteria. Sono spese ricorrenti che si esauriscono nell’esercizio.
  • Spese ricorrenti e abbonamenti: abbonamenti software SaaS (Adobe Creative Cloud, Microsoft 365 in abbonamento, gestionali in cloud), domini e hosting, abbonamenti a banche dati professionali. Non sono beni strumentali ma servizi.
  • Affitti e leasing operativi: il canone di locazione di un ufficio non rientra. Anche il noleggio a lungo termine (NLT) e il leasing operativo non si conteggiano, perché non c’e acquisto.
  • Materie prime e merci: per artigiani e commercianti, il magazzino e le materie prime usate per produrre i beni venduti non rientrano. Sono costi di produzione, non beni strumentali.
  • Terreni e immobili: per espressa previsione normativa, gli immobili sono esclusi dal calcolo del limite 20K, sia che si tratti di acquisto sia di affitto. Questo vale anche per chi compra lo studio professionale o il negozio.
  • Beni di valore inferiore a 516,46 euro: tradizionalmente sono considerati beni di “modico valore” e secondo la prassi prevalente non rientrano nel calcolo. Su questo punto è sempre meglio confrontarsi con un consulente per casi specifici.

Questo elenco apre opportunita interessanti di pianificazione. Se sai di dover investire molto, puoi orientarti verso soluzioni in abbonamento o noleggio per non saturare il limite di 20.000 euro. Per esempio, scegliere Microsoft 365 in abbonamento annuale anziche Office in licenza perpetua ti tiene fuori dal calcolo. Allo stesso modo, una formula di noleggio a lungo termine per l’auto è fiscalmente più “leggera” rispetto all’acquisto, almeno ai fini del limite.

Auto in regime forfettario: conviene davvero?

L’acquisto di un’auto nel regime forfettario e uno dei temi più spinosi. La domanda che ci sentiamo fare più spesso e: “ma se compro un’auto come partita IVA forfettaria, posso scaricarla?”. La risposta breve è no, non puoi dedurre il costo. Vediamo nel dettaglio cosa succede:

  • Costo di acquisto: completamente non deducibile. L’auto la paghi con i tuoi soldi senza alcun beneficio fiscale.
  • Limite 20.000 euro: il valore dell’auto rientra al 50% del costo di acquisto IVA inclusa. Esempio: auto da 30.000 euro = 15.000 euro contati nel limite, auto da 20.000 euro = 10.000 euro contati.
  • IVA: non detraibile, perché il forfettario non gestisce l’IVA. Tutti i costi auto includono il 22% di IVA che paghi e non recuperi mai.
  • Carburante, manutenzione, assicurazione, bollo: tutti costi non deducibili.

Per fare un confronto onesto: nel regime ordinario un professionista può dedurre il 20% del costo dell’auto attraverso l’ammortamento (con un tetto di costo deducibile di 18.075,99 euro), detrarre il 40% dell’IVA e dedurre il 20% delle spese di gestione. Nel forfettario, invece, zero deduzioni e zero detrazioni IVA. Per le imprese (es. agenti di commercio, autotrasporto) le percentuali ordinarie sono ancora più alte (80% o anche 100% in alcuni casi), rendendo la differenza tra forfettario e ordinario ancora più marcata.

Conclusione pratica: se per la tua attività l’auto è un investimento marginale (un consulente che si sposta poco, un freelance che lavora da casa), il forfettario va benissimo anche con un’auto modesta. Ma se sei un agente di commercio, un installatore, un fotografo che gira tutta Italia, o comunque qualcuno per cui l’auto è uno strumento di lavoro principale, il regime ordinario potrebbe essere economicamente più conveniente nonostante la maggiore complessita.

Leasing, noleggio o acquisto: cosa scegliere

La scelta della modalità di acquisizione del bene ha un impatto importante sul calcolo del limite 20.000 euro. Vediamo le tre opzioni principali:

  • Acquisto diretto: il bene entra nel patrimonio. Si conteggia nel limite 20K per il valore di acquisto (al 50% per le auto).
  • Leasing finanziario: a fine contratto è prevista l’opzione di riscatto. Fiscalmente il bene si considera “utilizzato” e i canoni rientrano nel calcolo del limite 20.000 euro.
  • Leasing operativo o noleggio a lungo termine (NLT): non c’e opzione di riscatto, il bene resta del noleggiatore. Non si conteggia nel limite 20K perché non c’e acquisto e non c’e disponibilita “patrimoniale” del bene.

Per chi e in forfettario e ha bisogno di un veicolo importante, il noleggio a lungo termine (NLT) o il leasing operativo sono spesso la soluzione più intelligente. Non sono deducibili (come tutto il resto nel forfettario), ma almeno non vanno a saturare il limite di 20.000 euro, lasciandoti spazio per altri investimenti come computer, attrezzature o software. In più, il noleggio include spesso assicurazione, manutenzione e bollo in un canone unico, semplificando la gestione.

Anche per i macchinari e l’attrezzatura professionale, il leasing operativo sta diventando un’opzione sempre più diffusa. Per esempio, un fotografo può noleggiare illuminazione professionale per un servizio specifico, un estetista può prendere a noleggio un macchinario per laser senza saturare il limite, un informatico può usare formule di “hardware as a service” per server e workstation.

Attrezzature professionali per categoria

Vediamo concretamente cosa rientra nel calcolo del limite 20.000 euro per alcune categorie professionali tipiche dei nostri clienti del CAF Centro Fiscale di Udine:

Fotografo professionista

  • Corpi macchina fotografici professionali (3.000-8.000 euro l’uno)
  • Obiettivi (da 500 a 3.000 euro ciascuno)
  • Sistema di illuminazione, flash, softbox
  • Computer per post-produzione, monitor calibrati, hard disk esterni
  • Software con licenza perpetua (ma Adobe in abbonamento NO)
  • Drone se uso professionale

Un fotografo che inizia con un set completo da 12.000-15.000 euro e già molto vicino al limite. Conviene scaglionare gli acquisti negli anni o orientarsi su noleggio per le attrezzature di nicchia.

Estetista o centro estetico

  • Lettino professionale (1.000-3.000 euro)
  • Macchinari per trattamenti (laser, radiofrequenza, ultrasuoni: 5.000-15.000 euro l’uno)
  • Lampade lupe, sterilizzatori, scaldacera
  • Mobili e arredi del centro
  • Cassa fiscale e POS

Le estetiste sono tra le categorie che più rapidamente saturano il limite 20K, soprattutto se aprono un centro estetico nuovo con macchinari moderni. In molti casi conviene valutare già in partenza il regime ordinario.

Elettricista o artigiano installatore

  • Furgone (al 50% del costo per il limite 20K)
  • Attrezzatura specifica: cercacavi, pinze amperometriche, oscilloscopi, scale
  • Magazzino con materiali di scorta (i materiali sono costi di produzione, non beni strumentali)
  • Trapani, avvitatori, sega circolare

Consulente informatico

  • Workstation potenti (2.000-5.000 euro)
  • Monitor multipli, anche curvi e ad alta risoluzione
  • Server per laboratorio o testing
  • Sedia ergonomica, scrivania regolabile
  • Smartphone professionale (al 100% se uso esclusivo lavorativo)

Per un informatico in forfettario, in genere il limite 20K è gestibile distribuendo gli acquisti su 2-3 anni. La maggior parte dei software professionali oggi e in abbonamento, quindi non incide sul limite.

Quando conviene uscire dal forfettario per gli acquisti

Ci sono due scenari principali in cui valutare il passaggio al regime ordinario diventa una scelta razionale dal punto di vista degli investimenti:

  • Hai bisogno di investire più di 20.000 euro in 3 anni: se la tua attività richiede strumentazione importante, sei comunque costretto ad uscire dal forfettario quando sfori il limite. Tanto vale pianificare il passaggio in modo strategico.
  • Vuoi dedurre costi importanti: se ogni anno sostieni costi reali per più del 30-40% del fatturato (tra investimenti, affitti, dipendenti, materie prime), il forfettario probabilmente ti sta facendo pagare più tasse di quante ne pagheresti in ordinario, anche con aliquota marginale più alta.

La valutazione di convenienza tra forfettario e ordinario è sempre specifica per ogni contribuente. Dipende dal coefficiente di redditività del codice ATECO, dal volume di costi reali, dai contributi previdenziali, dalla situazione familiare (perché in ordinario IRPEF si applicano le detrazioni per familiari a carico, mentre in forfettario no). Al CAF Centro Fiscale di Udine facciamo simulazioni personalizzate per capire qual e il regime più conveniente nel tuo caso specifico.

Nel regime ordinario potrai dedurre il costo dei beni strumentali tramite l’ammortamento, cioè distribuendo la deduzione su più esercizi in base alla vita utile del bene (in genere dal 5% al 25% all’anno a seconda della categoria). Inoltre, per certi tipi di beni esistono incentivi specifici come l’iperammortamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che permette deduzioni fino al 130-140% del costo per beni 4.0.

Registro investimenti e quadro RS

Anche se nel forfettario la contabilita e semplificata, gli investimenti strumentali devono essere tracciati e comunicati al Fisco. Vediamo cosa devi fare in pratica:

  • Tieni un registro investimenti: non e formalmente obbligatorio nel forfettario, ma e fortemente consigliato. Annota data di acquisto, descrizione del bene, fornitore, importo IVA inclusa, modalità (acquisto, leasing, NLT). Ti serve per dimostrare in caso di controllo di non aver superato il limite 20K.
  • Conserva fatture e documenti di acquisto: le fatture vanno conservate per 10 anni (5 anni per i normali documenti fiscali, ma per beni strumentali è prudente tenerle finche il bene è in uso più altri 5 anni).
  • Comunica i dati nel Quadro RS della dichiarazione dei redditi: il forfettario compila il quadro LM ma anche un quadro RS specifico dove vanno indicati alcuni dati riepilogativi sui beni strumentali e sui costi sostenuti, anche se non deducibili.

Ultime notizie

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Commercialista Fisioterapisti o CAF? Guida 2026 a Costi e ServiziOttobre 16, 2026 - 3:00 pmin: Fisioterapisti, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Bonus Psicologo in fattura 2026: diciture, quota del bonus e invio al Sistema TSOttobre 16, 2026 - 1:00 pmin: PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari, Psicologi
  • Pensione 2026 INPS
    Bonus pensioni dicembre 2026: chi riceve 154,94 euroOttobre 15, 2026 - 5:00 pmin: NOTIZIE
Search Search

Seguici su Facebook

Categorie Articoli

Ultimi Articoli

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Commercialista Fisioterapisti o CAF? Guida 2026 a Costi e ServiziOttobre 16, 2026 - 3:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Bonus Psicologo in fattura 2026: diciture, quota del bonus e invio al Sistema TSOttobre 16, 2026 - 1:00 pm
  • Pensione 2026 INPS
    Bonus pensioni dicembre 2026: chi riceve 154,94 euroOttobre 15, 2026 - 5:00 pm
  • Pensione 2026 INPS
    Pensione dopo la NASpI: Come si Calcola l’Importo con i FigurativiOttobre 15, 2026 - 3:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Manovra 2027: le tappe fino al 20 ottobre e le misure sul tavoloOttobre 15, 2026 - 7:00 am
  • fatturazione elettronica CAF Udine
    Spese Anticipate per il Cliente in Fattura 2026 (Geometri e Architetti): Bolli, Diritti, Oneri Comunali e Codice N1Ottobre 14, 2026 - 3:00 pm
  • detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia
    Bonus casa 2027: scende al 36%, in Manovra si attende la proroga del 50%Ottobre 14, 2026 - 1:00 pm
  • Pensione 2026 INPS
    DURC INPS: come verificare in anticipo le irregolarità con Ve.R.A.Ottobre 14, 2026 - 11:00 am
CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

Contatti

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
Email: info@centrofiscale.com
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
WhatsApp Patronato: 324 7411699

Ultimi Articoli

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Commercialista Fisioterapisti o CAF? Guida 2026 a Costi e ServiziOttobre 16, 2026 - 3:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Bonus Psicologo in fattura 2026: diciture, quota del bonus e invio al Sistema TSOttobre 16, 2026 - 1:00 pm
  • Pensione 2026 INPS
    Bonus pensioni dicembre 2026: chi riceve 154,94 euroOttobre 15, 2026 - 5:00 pm
© Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Rss questo sito
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto