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Tag Archivio per: Aliquote Irpef

NOTIZIE

Detassazione della tredicesima in Manovra 2027: flat tax al 15% al posto dell’IRPEF e le altre proposte

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

Con l’avvicinarsi della stagione autunnale, iniziano a circolare le prime indiscrezioni sulla Manovra 2027. Tra le misure allo studio del governo c’e’ la detassazione della tredicesima mensilita’, con l’applicazione di una flat tax al 15% in sostituzione della tassazione ordinaria IRPEF. Una proposta che, se confermata, potrebbe portare a un risparmio concreto per milioni di lavoratori dipendenti.

Indice dei contenuti
  • Cos’e la tredicesima e come viene tassata oggi
  • La proposta: flat tax al 15% sulla tredicesima
  • Chi beneficerebbe della detassazione
  • Le altre proposte nella Manovra 2027
  • Quando potrebbe entrare in vigore
  • Domande frequenti

Cos’e’ la tredicesima e come viene tassata oggi

La tredicesima mensilita’ e’ una voce di retribuzione aggiuntiva che quasi tutti i lavoratori dipendenti ricevono solitamente a dicembre, in coincidenza con le festivita’ natalizie. Viene calcolata in proporzione ai mesi lavorati nell’anno ed e’ pari, nella maggior parte dei contratti collettivi, a una mensilita’ intera di stipendio.

Dal punto di vista fiscale, la tredicesima e’ trattata come un reddito ordinario da lavoro dipendente: viene quindi tassata con le aliquote IRPEF progressive, che nel 2026 si articolano in tre scaglioni:

  • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
  • 35% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre i 50.000 euro

A differenza del trattamento di fine rapporto (TFR), che gode di una tassazione separata e mediamente piu’ vantaggiosa, la tredicesima concorre alla formazione del reddito complessivo e quindi puo’ far scattare l’aliquota marginale piu’ alta. Questo significa che per chi si trova vicino alla soglia di uno scaglione IRPEF, la tredicesima potrebbe essere tassata in modo significativamente piu’ pesante rispetto alle normali mensilita’.

La proposta: flat tax al 15% sulla tredicesima

La proposta in discussione prevede di applicare alla tredicesima un’imposta sostitutiva flat al 15%, in luogo delle aliquote IRPEF ordinarie. Il meccanismo e’ simile a quello gia’ adottato in passato per i premi di produttivita’: anziche’ sommare la tredicesima al reddito annuo e tassare tutto insieme con le aliquote progressive, si tasserebbe questa voce separatamente con un’aliquota fissa e piu’ bassa.

Facciamo un esempio concreto per capire la differenza:

  • Lavoratore con reddito annuo di 25.000 euro e tredicesima di 1.800 euro: oggi paga il 23% sulla tredicesima (414 euro di IRPEF). Con la flat tax al 15% pagherebbe 270 euro, risparmiando 144 euro.
  • Lavoratore con reddito di 35.000 euro e tredicesima di 2.500 euro: oggi la tredicesima potrebbe essere tassata in parte al 35% (aliquota marginale). Con la flat tax al 15% il risparmio sarebbe piu’ consistente, nell’ordine di alcune centinaia di euro.

Si tratta, in sostanza, di un’agevolazione che riduce il peso fiscale su una voce di reddito che molte famiglie utilizzano per spese straordinarie di fine anno, come regali, bollette arretrate o piccoli investimenti domestici.

Chi beneficerebbe della detassazione

La misura, se approvata, riguarderebbe tutti i lavoratori dipendenti del settore privato che percepiscono la tredicesima in base al proprio contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL). Nella maggior parte dei CCNL italiani la tredicesima e’ prevista per contratto, ma le modalita’ di erogazione possono variare.

Tuttavia, secondo le prime indiscrezioni, potrebbero essere previste soglie di reddito oltre le quali l’agevolazione non si applica. L’ipotesi piu’ citata e’ quella di un tetto a 35.000 euro di reddito lordo annuo, in linea con la platea gia’ individuata per la detassazione dei premi di produttivita’. In questo modo il beneficio sarebbe concentrato sulle fasce di lavoratori piu’ bisognose di sostegno al reddito.

Sono invece esclusi dalla proposta, nella forma attuale:

  • I lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA (che non percepiscono la tredicesima per definizione)
  • I dipendenti pubblici, per i quali occorrerebbero disposizioni separate legate ai contratti della pubblica amministrazione
  • I pensionati, che pur ricevendo la tredicesima INPS (la cosiddetta “mensilita’ aggiuntiva”) potrebbero essere soggetti a regole distinte

Le altre proposte nella Manovra 2027

La detassazione della tredicesima non e’ l’unica misura fiscale in discussione per la prossima legge di bilancio. Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane figurano anche:

  • Proroga e ampliamento del taglio del cuneo fiscale: il bonus sulle buste paga introdotto nel 2024 e confermato nel 2025 e nel 2026 potrebbe essere stabilizzato in forma strutturale nella Manovra 2027, con un’eventuale estensione alle fasce di reddito tra 35.000 e 40.000 euro.
  • Revisione delle detrazioni per carichi familiari: si discute di rimodulare le detrazioni per figli a carico in coordinamento con l’Assegno Unico, per evitare sovrapposizioni e semplificare il sistema.
  • Riduzione IRPEF al 35% sul secondo scaglione: alcune forze di maggioranza propongono di portare l’aliquota intermedia dal 35% al 33%, con un beneficio per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro.
  • Estensione della flat tax incrementale: la misura che consente ai lavoratori autonomi di tassare al 15% la parte di reddito che supera il massimo degli ultimi tre anni potrebbe essere resa strutturale o ampliata come soglia massima di incremento tassabile.

Tutte queste proposte sono ancora in fase di discussione e non hanno trovato una forma definitiva. La presentazione ufficiale del disegno di legge di bilancio e’ attesa entro il 15 ottobre 2026, termine entro cui il governo deve depositare il testo alle Camere.

Quando potrebbe entrare in vigore

Il calendario parlamentare prevede che la legge di bilancio venga approvata entro il 31 dicembre 2026 per entrare in vigore dal 1 gennaio 2027. Se la detassazione della tredicesima trovasse spazio nel testo definitivo, i lavoratori potrebbero beneficiarne gia’ dalla tredicesima di dicembre 2027.

Tuttavia, come sempre accade in questa fase dell’anno, molte delle misure annunciate vengono poi ridimensionate o stralciate durante il dibattito parlamentare, sia per ragioni di copertura finanziaria sia per scelte politiche. Il costo stimato della sola detassazione della tredicesima e’ nell’ordine di 3-4 miliardi di euro annui, una cifra significativa che dovra’ essere trovata tra tagli di spesa o nuove entrate.

In ogni caso, il tema della tredicesima mostra come il dibattito sulla riforma fiscale in Italia rimanga centrale: dopo anni di interventi frammentati, la prospettiva e’ quella di una progressiva semplificazione del sistema, con meno scaglioni e aliquote piu’ chiare per i contribuenti.

Domande frequenti sulla tredicesima e la Manovra 2027

La detassazione della tredicesima e’ gia’ legge?

No. Al momento si tratta di una proposta in fase di discussione nell’ambito della Manovra 2027. Il testo definitivo del disegno di legge di bilancio sara’ presentato entro il 15 ottobre 2026 e approvato dal Parlamento entro fine anno.

Chi percepisce la tredicesima?

La tredicesima spetta a quasi tutti i lavoratori dipendenti del settore privato in base al proprio contratto collettivo. Anche i pensionati ricevono una mensilita’ aggiuntiva INPS. I lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA non hanno diritto alla tredicesima.

Qual e’ la differenza tra flat tax e IRPEF ordinaria sulla tredicesima?

Con l’IRPEF ordinaria la tredicesima si somma al reddito annuo e viene tassata con le aliquote progressive (23%, 35%, 43%). Con la flat tax al 15% verrebbe tassata separatamente a un’aliquota fissa e piu’ bassa, risultando in un risparmio per la maggior parte dei lavoratori.

Ci sono limiti di reddito per beneficiare della detassazione?

Le prime indiscrezioni parlano di un possibile tetto a 35.000 euro di reddito lordo annuo, in analogia con la platea dei premi di produttivita’. Tuttavia, questo limite non e’ ancora ufficiale e potrebbe variare nel testo definitivo della legge.

Quando verrebbe erogata la tredicesima detassata?

Se la misura fosse approvata nella Manovra 2027 ed entrasse in vigore dal 1 gennaio 2027, il primo beneficio pratico si vedrebbe sulla tredicesima di dicembre 2027, erogata dal datore di lavoro.

Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

Settembre 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-01 18:00:002026-08-31 15:14:00Detassazione della tredicesima in Manovra 2027: flat tax al 15% al posto dell’IRPEF e le altre proposte
NOTIZIE

Taglio IRPEF 2027: l’aliquota scende al 22% per i redditi fino a 28.000 euro

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  • Come funziona l'IRPEF oggi
  • La proposta: dal 23% al 22%
  • Chi beneficia del taglio
  • Quanto si risparmia concretamente
  • L'iter della Legge di Bilancio 2027
  • Domande frequenti

Il governo italiano sta studiando un’ulteriore riduzione dell’IRPEF per i lavoratori e i pensionati con redditi medio-bassi. Secondo le ultime indiscrezioni riportate da La Legge per Tutti, nella prossima Legge di Bilancio 2027 potrebbe essere previsto un taglio dell’aliquota del primo scaglione dal 23% al 22%, a beneficio di chi guadagna fino a 28.000 euro l’anno. Una misura che si inserisce nel solco della riforma fiscale avviata con il DLgs 216/2023 e che punta a ridurre il carico fiscale sui contribuenti a reddito basso e medio.

Come funziona l’IRPEF oggi

L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) colpisce i redditi prodotti in Italia da persone fisiche residenti e non residenti. Dal 2024, in seguito alla riforma introdotta dal DLgs 216/2023, il sistema si articola su tre scaglioni:

Scaglione di redditoAliquota attuale
Fino a 28.000 euro23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%
Oltre 50.000 euro43%

Questa struttura ha sostituito il precedente sistema a quattro scaglioni (23%, 25%, 35%, 43%) che era in vigore fino al 31 dicembre 2023. La riforma del 2024 aveva già portato un beneficio concreto per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, eliminando l’aliquota intermedia del 25%.

La proposta: dal 23% al 22%

Secondo quanto riportato da La Legge per Tutti, il governo starebbe valutando di abbassare di un punto percentuale l’aliquota del primo scaglione IRPEF: dall’attuale 23% al 22%. La misura si applicherebbe ai redditi imponibili fino a 28.000 euro annui, la soglia che delimita il primo scaglione.

La proposta fa parte di un più ampio pacchetto di interventi fiscali che il governo intende inserire nella Legge di Bilancio 2027, attualmente in fase di elaborazione. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati con redditi modesti, categorie che tradizionalmente sopportano un carico proporzionalmente più elevato rispetto ai contribuenti con redditi alti, anche grazie all’accesso a regimi fiscali agevolati come il regime forfettario.

Attenzione: si tratta ancora di una proposta in discussione, non di una norma approvata. La Legge di Bilancio 2027 deve essere presentata al Parlamento entro il 15 ottobre 2026 e approvata entro il 31 dicembre 2026.

Chi beneficia del taglio

Il taglio dell’aliquota al 22% interessa potenzialmente tutti i contribuenti IRPEF, poiché il primo scaglione si applica ai primi 28.000 euro di reddito per chiunque. Tuttavia, il beneficio effettivo è maggiore in termini relativi per chi ha un reddito complessivo che non supera o supera di poco questa soglia.

In concreto, potrebbero beneficiare della misura:

  • Lavoratori dipendenti con reddito fino a 28.000 euro (inclusi part-time, stagionali, apprendisti);
  • Pensionati con assegni mensili fino a circa 2.150 euro lordi;
  • Lavoratori autonomi in regime ordinario con redditi imponibili bassi;
  • Contribuenti con redditi misti (es. lavoro dipendente + affitti o altri redditi), per la parte rientrante nel primo scaglione.

Restano invece esclusi dal beneficio i titolari di partita IVA in regime forfettario, che già pagano un’imposta sostitutiva dell’IRPEF (5% o 15% a seconda dei casi) e non sono soggetti agli scaglioni ordinari.

Quanto si risparmia concretamente

La riduzione di un punto percentuale sull’intero primo scaglione produce un risparmio massimo di 280 euro l’anno (1% di 28.000 euro) per chi ha un reddito imponibile pari o superiore a 28.000 euro. Chi guadagna di meno risparmia proporzionalmente:

Reddito imponibileRisparmio annuo (stima)Risparmio mensile (stima)
10.000 euro100 euro~8 euro
15.000 euro150 euro~12,50 euro
20.000 euro200 euro~16,70 euro
28.000 euro o piu280 euro~23,30 euro

Si tratta di cifre moderate ma significative per chi ha redditi contenuti. Va precisato che il risparmio effettivo dipende anche dalle detrazioni spettanti (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili), che possono ridurre ulteriormente l’imposta netta dovuta.

L’iter della Legge di Bilancio 2027

La misura, se confermata, diventerebbe operativa a partire dal 1 gennaio 2027. Il percorso legislativo prevede:

  1. Presentazione DDL Bilancio 2027 al Parlamento: entro il 15 ottobre 2026;
  2. Esame e approvazione da parte di Camera e Senato: ottobre-dicembre 2026;
  3. Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ed entrata in vigore: entro il 31 dicembre 2026;
  4. Applicazione sui redditi 2027, con effetti visibili in busta paga dal gennaio 2027 (per i lavoratori dipendenti, tramite il sostituto d’imposta).

Come sempre nelle manovre finanziarie, la misura potrebbe essere confermata, modificata o anche stralciata in sede parlamentare a seconda delle risorse disponibili e delle priorità politiche. Torneremo ad aggiornare questa notizia non appena il testo del disegno di legge sarà ufficialmente depositato.

Domande frequenti sul taglio IRPEF

Quando entra in vigore il taglio IRPEF al 22%?

La proposta, se approvata nella Legge di Bilancio 2027, entrerebbe in vigore dal 1 gennaio 2027. Al momento è ancora in fase di discussione e non è stata inserita in un testo normativo ufficiale.

Chi non beneficia del taglio?

I titolari di partita IVA in regime forfettario non beneficiano della riduzione, poiché non pagano l’IRPEF ordinaria ma un’imposta sostitutiva (5% nei primi cinque anni, 15% a regime). Sono inoltre escluse le società di capitali, che non sono soggette all’IRPEF.

Qual è la differenza rispetto alla riforma del 2024?

La riforma del 2024 (DLgs 216/2023) aveva ridotto gli scaglioni da quattro a tre, eliminando l’aliquota del 25% e portando il primo scaglione al 23% per redditi fino a 28.000 euro. La proposta attuale rappresenta un’ulteriore riduzione di un punto percentuale, sempre sul primo scaglione.

Il taglio vale anche per i pensionati?

Si. Le pensioni sono redditi soggetti a IRPEF ordinaria, quindi i pensionati con assegno annuo fino a 28.000 euro lordi beneficerebbero dell’intera riduzione (massimo 280 euro annui). L’effetto si rifletterebbe nelle rate mensili della pensione, tramite trattenuta del sostituto d’imposta (INPS).


Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.

Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-30 12:00:002026-08-29 14:34:25Taglio IRPEF 2027: l’aliquota scende al 22% per i redditi fino a 28.000 euro
NOTIZIE

IRPEF, arriva la stretta “su misura”: le Regioni potranno azzerare l’addizionale

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Una delle novità più rilevanti della riforma fiscale in corso riguarda l’addizionale IRPEF regionale: con le nuove norme che stanno prendendo forma, le Regioni italiane potrebbero ottenere la facoltà di abbassare – fino ad azzerare – questa voce che pesa ogni anno sulle buste paga e sui redditi dei contribuenti. Una flessibilità finora mai concessa, che apre scenari inediti nell’autonomia tributaria territoriale.

Indice dei contenuti

  • Che cos’è l’addizionale regionale IRPEF
  • Cosa prevede la nuova riforma
  • Chi ci guadagna e chi rischia
  • Quando entreranno in vigore le modifiche
  • Domande e risposte

Che cos’è l’addizionale regionale IRPEF

L’addizionale regionale all’IRPEF è un’imposta che si aggiunge all’IRPEF nazionale e viene pagata dai contribuenti a favore della propria Regione di residenza. In parole semplici: oltre alle tasse che versate allo Stato per il vostro reddito, ne versate un’altra quota alla Regione dove vivete.

L’aliquota base è fissata per legge all’1,23% del reddito imponibile, ma ogni Regione può applicare una maggiorazione aggiuntiva fino a 2,10 punti percentuali (aliquota massima complessiva: 3,33%). Nella pratica, quasi tutte le Regioni applicano aliquote superiori al minimo, con alcune che arrivano vicino al tetto. Per sapere quanta addizionale state pagando oggi, potete consultare la nostra guida completa: Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa a Regionale e Comunale.

Cosa prevede la nuova riforma

Secondo quanto riportato da Commercialista Telematico il 27 agosto 2026, il processo di riforma fiscale in atto sta ridisegnando i rapporti tra Stato centrale e Regioni in materia di IRPEF. La novità chiave è la seguente: alle Regioni verrebbe attribuita la facoltà di modulare l’addizionale IRPEF in modo più flessibile rispetto ad oggi, inclusa la possibilità – mai prevista finora – di portarla fino a zero.

In sostanza, una Regione potrebbe decidere di non applicare alcuna addizionale IRPEF ai propri residenti, rinunciando a questa entrata fiscale in cambio di altri vantaggi competitivi (attrazione di residenti, investimenti, lavoratori). Si tratta di una logica di competizione fiscale tra territori, analoga a quella già esistente in altri Paesi europei con sistemi federali.

La riforma prevede anche la possibilità di differenziare le aliquote per scaglioni di reddito a livello regionale, creando una vera e propria IRPEF “su misura” per ogni territorio. Questo significa che una Regione potrebbe scegliere di azzerare l’addizionale per i redditi bassi e mantenerla (o alzarla) per i redditi più alti, oppure viceversa.

Chi ci guadagna e chi rischia

L’impatto di questa riforma dipenderà in larga misura dalle scelte che ogni singola Regione farà. Possiamo individuare due scenari principali:

  • Regioni che abbassano (o azzerano) l’addizionale: i contribuenti residenti avranno un beneficio diretto in busta paga o nel conguaglio fiscale annuale. Per un reddito medio di 25.000 euro, ogni punto percentuale di addizionale vale circa 250 euro l’anno. Un azzeramento completo potrebbe quindi tradursi in un risparmio significativo.
  • Regioni che mantengono o alzano l’addizionale: non cambierà nulla per i contribuenti, oppure potrebbero subire un aggravio se la Regione decide di sfruttare la nuova flessibilità al rialzo.

Il rischio principale della riforma è quello di aumentare le disparità territoriali: i contribuenti residenti in Regioni ricche e con bilanci in ordine potrebbero godere di sgravi fiscali, mentre quelli in Regioni con deficit sanitari o sociali potrebbero trovarsi con addizionali più alte. Un tema molto dibattuto nel contesto del più ampio progetto di autonomia differenziata.

Per chi è pensionato, il discorso è rilevante: l’addizionale regionale viene trattenuta sulla pensione e incide sull’importo netto mensile. Se siete curiosi di capire quante tasse pagate sulla pensione, leggete: Pensione e Tasse: Quanto Resta in Tasca Davvero nel 2026.

Quando entreranno in vigore le modifiche

Al momento, la riforma è ancora in fase di definizione legislativa. Le norme dovranno essere recepite con appositi decreti attuativi e, successivamente, ogni Regione dovrà adottare le proprie delibere per modificare le aliquote dell’addizionale. I tempi non sono ancora certi, ma è ragionevole ipotizzare che gli effetti concreti sui contribuenti potrebbero arrivare non prima del 2027, con delibere regionali da adottare entro le scadenze previste dalla legge.

Nel frattempo, per il 2026, le aliquote dell’addizionale regionale restano quelle già deliberate da ciascuna Regione. Se volete sapere cosa state pagando oggi nella vostra Regione, il punto di riferimento rimane la nostra guida: Addizionali IRPEF 2026: tutte le aliquote aggiornate.

Domande e risposte

Le Regioni possono davvero azzerare l’addizionale IRPEF?

Con la riforma fiscale in corso, sì: alle Regioni verrebbe attribuita la facoltà di portare l’addizionale IRPEF anche a zero. Finora questa possibilità non era prevista: il minimo era l’aliquota base dell’1,23%. La nuova norma è ancora in fase di approvazione definitiva.

Quando potrei vedere meno trattenute in busta paga?

Non prima del 2027, e solo se la tua Regione decide di ridurre o azzerare l’addizionale. Per il 2026 le aliquote restano invariate rispetto a quelle già deliberate.

Come si calcola l’addizionale regionale IRPEF?

L’addizionale si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla tua Regione al reddito imponibile IRPEF. Ad esempio, con un reddito di 25.000 euro e un’aliquota del 2%, l’addizionale regionale annua è di 500 euro.

Tutte le Regioni azzereranno l’addizionale?

Non necessariamente. La riforma dà la facoltà, non l’obbligo. Le Regioni con bilanci in difficoltà potrebbero mantenere o addirittura aumentare l’addizionale per non perdere entrate fondamentali destinate a sanità e servizi sociali.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-27 19:08:002026-08-27 18:25:57IRPEF, arriva la stretta “su misura”: le Regioni potranno azzerare l’addizionale
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Taglio IRPEF dal 2027: nuove aliquote al 22% e 33%, chi ci guadagna e quanto

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

Il governo sta studiando una revisione delle aliquote IRPEF che entrerebbe in vigore nel 2027: le due nuove aliquote sarebbero del 22% e del 33%, con la soglia del secondo scaglione fissata a 60.000 euro di reddito imponibile. Se il piano andasse in porto, milioni di contribuenti potrebbero pagare meno tasse. Ma chi ci guadagna davvero, e di quanto?

Indice dei contenuti

  • IRPEF 2026: com’è strutturata oggi
  • La proposta di riforma 2027: aliquote al 22% e 33%
  • Chi ci guadagna: simulazioni per fascia di reddito
  • Redditi oltre 60.000 euro: la terza aliquota resta al 43%
  • Quando entra in vigore e cosa manca ancora
  • Domande frequenti

IRPEF 2026: com’è strutturata oggi

In vigore dal 2024, l’IRPEF si articola su tre scaglioni:

  • 23% sui redditi fino a 28.000 euro
  • 35% sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro
  • 43% sulla parte oltre 50.000 euro

Prima del DLgs 216/2023 esistevano quattro scaglioni (23%, 25%, 35%, 43%); la riforma del 2024 ha eliminato il secondo, unificando la fascia intermedia. La riforma proposta per il 2027 compie un ulteriore passo: riduce l’aliquota del primo scaglione di un punto e abbassa sensibilmente quella del secondo, alzando al contempo la soglia massima del secondo scaglione da 50.000 a 60.000 euro.

La proposta di riforma 2027: aliquote al 22% e 33%

Secondo le ipotesi di lavoro circolate e riprese da QuiFinanza, il nuovo schema IRPEF 2027 prevederebbe:

  • 22% sui redditi fino alla soglia del primo scaglione (invariata o ritoccata)
  • 33% sulla parte tra il primo scaglione e 60.000 euro
  • 43% sulla parte eccedente i 60.000 euro (invariata)

Il risparmio rispetto alle aliquote vigenti sarebbe concentrato nelle fasce di reddito medio: chi guadagna tra 28.000 e 60.000 euro beneficerebbe sia della riduzione dell’aliquota (dal 35% al 33%) sia dell’allargamento dello scaglione, pagando il 33% su una fascia più ampia invece del 43% sulla coda oltre i 50.000 euro.

Nota: la proposta è ancora in fase di studio e non è stata approvata da alcun provvedimento legislativo. I valori indicati potrebbero cambiare nel percorso parlamentare della Legge di Bilancio 2027.

Chi ci guadagna: simulazioni per fascia di reddito

Le simulazioni che seguono si basano sul reddito imponibile lordo (prima delle detrazioni), confrontando l’IRPEF lorda attuale con quella proposta. Le detrazioni da lavoro dipendente (o autonomo) si applicano a valle e non cambiano il risparmio assoluto derivante dalla riduzione delle aliquote.

Reddito 20.000 euro (primo scaglione)

Con il sistema attuale: 20.000 x 23% = 4.600 euro di IRPEF lorda.
Con il sistema proposto: 20.000 x 22% = 4.400 euro.
Risparmio: 200 euro l’anno.

Reddito 35.000 euro (secondo scaglione attuale)

Sistema attuale: (28.000 x 23%) + (7.000 x 35%) = 6.440 + 2.450 = 8.890 euro.
Sistema proposto (ipotesi primo scaglione invariato a 28.000): (28.000 x 22%) + (7.000 x 33%) = 6.160 + 2.310 = 8.470 euro.
Risparmio: 420 euro l’anno.

Reddito 50.000 euro (al limite del secondo scaglione attuale)

Sistema attuale: (28.000 x 23%) + (22.000 x 35%) = 6.440 + 7.700 = 14.140 euro.
Sistema proposto: (28.000 x 22%) + (22.000 x 33%) = 6.160 + 7.260 = 13.420 euro.
Risparmio: 720 euro l’anno (pari al 5,09% dell’IRPEF attuale).

Reddito 60.000 euro (al limite del nuovo secondo scaglione)

Sistema attuale: (28.000 x 23%) + (22.000 x 35%) + (10.000 x 43%) = 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro.
Sistema proposto: (28.000 x 22%) + (32.000 x 33%) = 6.160 + 10.560 = 16.720 euro.
Risparmio: 1.720 euro l’anno. Questa fascia è la più avvantaggiata in termini assoluti tra chi rimane entro i 60.000 euro.

Redditi oltre 60.000 euro: la terza aliquota resta al 43%

Chi percepisce un reddito superiore ai 60.000 euro beneficia comunque dei tagli sulle fasce inferiori. Sul reddito eccedente i 60.000 euro continua ad applicarsi l’aliquota del 43%, invariata rispetto ad oggi.

Esempio: reddito di 80.000 euro.
Sistema attuale: (28.000 x 23%) + (22.000 x 35%) + (30.000 x 43%) = 6.440 + 7.700 + 12.900 = 27.040 euro.
Sistema proposto: (28.000 x 22%) + (32.000 x 33%) + (20.000 x 43%) = 6.160 + 10.560 + 8.600 = 25.320 euro.
Risparmio: 1.720 euro l’anno (lo stesso di chi guadagna 60.000 euro, poiché la terza aliquota non cambia).

In percentuale sull’imposta attuale, il beneficio è più contenuto per chi guadagna di più: un reddito da 80.000 euro ottiene un risparmio pari al 6,36% dell’IRPEF attuale (1.720 su 27.040), mentre un reddito da 50.000 euro ottiene il 5,09% in meno. La progressività del beneficio assoluto si concentra dunque nella fascia 50.000-60.000 euro.

Quando entra in vigore e cosa manca ancora

La riforma è attesa nella Legge di Bilancio 2027, che il governo dovrebbe presentare in Parlamento entro ottobre 2026. L’iter parlamentare si conclude normalmente entro dicembre, con entrata in vigore dal 1° gennaio 2027.

Allo stato attuale mancano ancora:

  • La copertura finanziaria ufficiale (il costo stimato è di diversi miliardi di euro)
  • La conferma della soglia del primo scaglione (potrebbe restare a 28.000 euro o essere ritoccata)
  • Il testo definitivo del disegno di legge
  • Il coordinamento con le detrazioni per carichi di famiglia e da lavoro

Il rischio, come sempre nelle riforme fiscali, è che la copertura venga trovata parzialmente riducendo detrazioni o deduzioni esistenti, il che potrebbe ridurre il beneficio netto per alcune categorie di contribuenti.

Domande frequenti sul taglio IRPEF 2027

Le nuove aliquote IRPEF 2027 sono confermate?

No, non ancora. Si tratta di ipotesi di lavoro del governo in attesa della Legge di Bilancio 2027. Nessun provvedimento legislativo è stato approvato al momento.

Chi risparmia di più con il taglio IRPEF 2027?

I contribuenti con reddito tra 40.000 e 60.000 euro sono quelli che beneficiano maggiormente in termini assoluti, potendo risparmiare fino a circa 1.720 euro annui grazie sia alla riduzione dell’aliquota del secondo scaglione (dal 35% al 33%) sia all’innalzamento della soglia da 50.000 a 60.000 euro.

Chi non beneficia del taglio IRPEF 2027?

Chi ha un reddito talmente basso da non pagare IRPEF (sotto la no tax area) non ottiene alcun vantaggio diretto. Anche i redditi molto elevati beneficiano della riduzione, ma in misura percentuale inferiore rispetto alle fasce medie.

Cambia qualcosa per il regime forfettario?

No. I titolari di partita IVA in regime forfettario pagano un’imposta sostitutiva (15% o 5% per le nuove attività) che non è IRPEF. La riforma degli scaglioni IRPEF non li riguarda direttamente.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 15:22:002026-08-26 09:23:26Taglio IRPEF dal 2027: nuove aliquote al 22% e 33%, chi ci guadagna e quanto
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Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026

cedolare secca

Scegliere tra cedolare secca e IRPEF per tassare i redditi da locazione è una delle decisioni fiscali più importanti per chi affitta un immobile. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, ma non sempre: dipende dal reddito complessivo, dalle detrazioni fiscali di cui si dispone e dal tipo di contratto. In questa guida aggiornata al 2026 analizziamo nel dettaglio quando conviene la cedolare secca al 21%, quando è meglio restare con la tassazione IRPEF ordinaria e quali sono gli impatti su ISEE e detrazioni familiari. Se hai dubbi sulla scelta migliore per la tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con un’analisi personalizzata.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la cedolare secca e come funziona
  2. Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcolo
  3. Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativa
  4. Break-even point: quando la cedolare secca conviene davvero
  5. Quando NON conviene la cedolare secca
  6. Impatto su ISEE e detrazioni familiari
  7. Cedolare secca al 10%: canone concordato
  8. Esempi pratici di calcolo
  9. Domande frequenti

Cos’è la cedolare secca e come funziona

La cedolare secca è un regime fiscale opzionale introdotto nel 2011 che permette ai proprietari di immobili ad uso abitativo di pagare un’imposta sostitutiva fissa sui redditi da locazione, al posto dell’IRPEF e delle relative addizionali. In pratica, invece di sommare il canone di affitto agli altri redditi e pagare l’imposta progressiva, si applica un’aliquota fissa del 21% (o del 10% per i contratti a canone concordato) direttamente sul canone annuo.

Chi sceglie la cedolare secca rinuncia alla possibilità di aggiornare il canone con l’indice ISTAT per tutta la durata del contratto. In compenso, non paga l’imposta di registro (2% annuo) né l’imposta di bollo sulla registrazione. Per approfondire tutti i requisiti e le modalità di adesione, ti consigliamo di leggere la nostra guida completa alla cedolare secca 2026.

Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcolo

Per capire se la cedolare secca conviene, bisogna prima conoscere come funziona la tassazione IRPEF ordinaria. Con l’IRPEF, i redditi da locazione si sommano a quelli da lavoro, pensione o altri redditi e vengono tassati con aliquote progressive. Nel 2026 gli scaglioni IRPEF confermati dalla Legge di Bilancio sono tre:

  • 23% sui redditi fino a 28.000 euro
  • 35% sui redditi da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% sui redditi oltre 50.000 euro

A queste aliquote si aggiungono le addizionali regionali (dallo 0,9% al 3,33% a seconda della Regione) e le addizionali comunali (fino allo 0,8%). Questo significa che un contribuente con redditi nella fascia più alta può pagare fino al 47% di imposte sul canone d’affitto percepito. Con la tassazione IRPEF, però, il canone viene abbattuto del 5% a titolo forfettario (si dichiara solo il 95% del canone), un vantaggio che con la cedolare secca non si applica perché si tassa il 100% del canone.

Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativa

Vediamo ora il confronto numerico tra cedolare secca al 21% e IRPEF per diversi livelli di reddito complessivo, ipotizzando un canone annuo di 9.600 euro (800 euro al mese). La tabella mostra l’imposta totale sul solo reddito da locazione, considerando anche le addizionali medie (stimiamo un 2% complessivo tra regionali e comunali).

Reddito complessivoAliquota marginale IRPEF + addizionaliImposta IRPEF sul canone (95%)Cedolare secca 21%Risparmio con cedolare
15.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro
25.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro
35.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro
50.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro
60.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro
75.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro

Come si vede dalla tabella, la cedolare secca conviene praticamente sempre in termini di tassazione pura. Il vantaggio cresce man mano che aumenta il reddito complessivo: per chi ha redditi sopra i 50.000 euro, il risparmio supera i 2.000 euro l’anno su un singolo contratto. Anche nella fascia di reddito più bassa (sotto i 28.000 euro), dove l’aliquota IRPEF è del 23%, la cedolare secca resta comunque conveniente perché l’imposta sul canone include anche le addizionali.

Break-even point: quando la cedolare secca conviene davvero

Il break-even point, ovvero il punto di pareggio, è il livello di reddito e di detrazioni in cui la cedolare secca e l’IRPEF producono lo stesso carico fiscale. In termini puramente di aliquota, la cedolare secca al 21% diventa conveniente già quando l’aliquota marginale effettiva IRPEF (comprensiva di addizionali) supera il 22,1%. Questo perché con l’IRPEF il canone viene abbattuto al 95%, quindi l’aliquota effettiva si riduce leggermente.

In pratica, il calcolo è il seguente: 21% del 100% del canone = 22,1% del 95% del canone. Questo significa che se la tua aliquota marginale complessiva (IRPEF + addizionali) è superiore al 22,1%, la cedolare secca conviene. Dato che l’aliquota minima IRPEF è del 23% più le addizionali (circa 2%), nella stragrande maggioranza dei casi il regime sostitutivo risulta più vantaggioso. Il vero calcolo di convenienza, però, deve tenere conto anche delle detrazioni perse e dell’impatto sull’ISEE.

Quando NON conviene la cedolare secca

Esistono situazioni specifiche in cui la cedolare secca non conviene e la tassazione IRPEF ordinaria risulta più vantaggiosa. Vediamo i casi principali in cui è meglio valutare attentamente prima di optare per il regime sostitutivo.

Detrazioni elevate non utilizzabili. Questo è il caso più frequente. Con la cedolare secca, il reddito da locazione non entra nella base imponibile IRPEF. Questo significa che chi ha molte detrazioni fiscali (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni, bonus nido, spese scolastiche) potrebbe non avere sufficiente imposta IRPEF lorda su cui “scaricarle”. In altre parole, le detrazioni restano inutilizzate perché manca capienza fiscale.

Canone concordato al 10%. Se hai un contratto a canone concordato in un Comune ad alta densità abitativa, l’aliquota della cedolare secca scende al 10%. In questo caso la cedolare conviene quasi sempre. Ma attenzione: se il canone concordato è molto basso e hai redditi complessivi modesti, potresti comunque trovarti nella situazione di perdere detrazioni importanti.

Redditi molto bassi con familiari a carico. Se il tuo reddito complessivo è vicino alla no tax area (8.500 euro per pensionati, 8.174 euro per dipendenti), aggiungere il canone alla base IRPEF potrebbe non generare imposta grazie alle detrazioni per lavoro o pensione. In questo caso, la cedolare secca al 21% rappresenterebbe un costo che altrimenti non avresti. Se hai familiari a carico, l’assegno unico universale non viene influenzato, ma le detrazioni per coniuge a carico dipendono dal reddito complessivo IRPEF.

Rinuncia all’aggiornamento ISTAT. Optando per la cedolare secca, rinunci alla possibilità di adeguare il canone all’inflazione per tutta la durata del contratto. Con un’inflazione del 2-3% annuo, su un contratto 4+4 questo può significare perdere centinaia di euro di adeguamento. Se prevedi un periodo di inflazione elevata, questo aspetto va considerato nel calcolo complessivo di convenienza.

Impatto su ISEE e detrazioni familiari

Un aspetto spesso trascurato riguarda l’impatto della cedolare secca sull’ISEE. Il reddito soggetto a cedolare secca viene comunque incluso nel calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Questo significa che, anche se paghi meno tasse grazie alla cedolare, il tuo ISEE sarà lo stesso sia che tu scelga la cedolare secca sia che opti per l’IRPEF ordinaria.

Perché è importante? Perché un ISEE più alto può farti perdere l’accesso a prestazioni agevolate come la bonus mamme, le agevolazioni per le rette universitarie, le prestazioni sociali comunali e le tariffe ridotte per i servizi pubblici. In pratica, la cedolare secca ti fa risparmiare sulle tasse ma non riduce il tuo ISEE.

Per quanto riguarda le detrazioni per familiari a carico, la situazione è diversa. Il reddito da cedolare secca non concorre al reddito complessivo IRPEF, quindi non aumenta la base su cui vengono calcolate le detrazioni. Tuttavia, non genera nemmeno imposta IRPEF su cui “scaricare” le detrazioni stesse. Se hai figli a carico, ricorda che l’assegno unico universale ha sostituito le vecchie detrazioni per figli e non dipende dall’IRPEF versata. Chi presenta il modello 730 deve valutare attentamente questo aspetto con l’aiuto di un professionista.

Cedolare secca al 10%: canone concordato

La cedolare secca al 10% è riservata ai contratti a canone concordato (tipologia 3+2) stipulati nei Comuni ad alta tensione abitativa o nei Comuni per i quali è stato deliberato lo stato di emergenza. Questa aliquota ridotta rende la cedolare secca estremamente conveniente rispetto all’IRPEF in quasi tutti i casi.

Per accedere al canone concordato, il canone deve rispettare i parametri stabiliti dagli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Generalmente il canone concordato è inferiore del 20-30% rispetto al canone di mercato. Nonostante il canone più basso, l’aliquota ridotta al 10% spesso compensa la differenza, soprattutto per chi ha redditi medio-alti. Inoltre, i Comuni possono applicare un’ulteriore riduzione dell’IMU fino al 75% per gli immobili affittati a canone concordato. Per verificare se il tuo Comune prevede queste agevolazioni, consulta la nostra guida alla cedolare secca 2026.

Esempi pratici di calcolo

Vediamo tre esempi concreti per capire quando la cedolare secca conviene e quando no.

Esempio 1: Mario, dipendente con reddito medio

Mario ha un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro e affitta un appartamento a 700 euro al mese (8.400 euro annui). Non ha particolari detrazioni oltre a quelle per lavoro dipendente.

  • Con IRPEF: il canone (95% = 7.980 euro) viene tassato all’aliquota marginale del 35% + 2% addizionali = 2.953 euro di imposte. A questo va aggiunta l’imposta di registro (2% di 8.400 = 168 euro, metà a carico = 84 euro)
  • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 8.400 = 1.764 euro. Nessuna imposta di registro
  • Risparmio annuo con cedolare: 1.273 euro

Per Mario la cedolare secca conviene nettamente.

Esempio 2: Giulia, pensionata con reddito basso

Giulia è pensionata con un reddito di 12.000 euro, affitta una stanza a 350 euro al mese (4.200 euro annui) e ha 3.000 euro di spese mediche detraibili al 19%.

  • Con IRPEF: il canone (95% = 3.990 euro) viene tassato al 23% + 2% = 998 euro. Però Giulia può detrarre le spese mediche (19% di 2.871 euro netti = 545 euro) dall’IRPEF lorda. Imposta effettiva sul canone: circa 453 euro
  • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 4.200 = 882 euro. Le spese mediche non si possono scaricare sul canone da cedolare
  • Con cedolare paga 429 euro in più

Per Giulia la cedolare secca non conviene perché ha detrazioni mediche significative che con l’IRPEF abbattono l’imposta.

Esempio 3: Roberto, libero professionista con reddito alto

Roberto è un professionista con un regime forfettario che genera 65.000 euro di reddito e affitta un bilocale a 1.000 euro al mese (12.000 euro annui).

  • Con IRPEF: il canone (95% = 11.400 euro) viene tassato al 43% + 2% = 5.130 euro
  • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 12.000 = 2.520 euro
  • Risparmio annuo con cedolare: 2.610 euro

Per Roberto il vantaggio è enorme. Con redditi alti, la cedolare secca conviene in modo molto significativo, a meno che non abbia un ingente volume di detrazioni inutilizzate.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

La cedolare secca conviene sempre?

No, non sempre. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, soprattutto per chi ha redditi medi e alti. Tuttavia, se hai molte detrazioni fiscali non utilizzate (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni) e un reddito basso, la tassazione ordinaria IRPEF potrebbe essere più vantaggiosa perché ti permette di “scaricare” queste detrazioni.

La cedolare secca incide sull’ISEE?

Sì, il reddito da cedolare secca viene incluso nel calcolo dell’ISEE. Questo significa che il tuo indicatore economico sarà lo stesso indipendentemente dalla scelta del regime fiscale. Se accedi a prestazioni sociali legate all’ISEE, questo aspetto non cambia scegliendo cedolare o IRPEF.

Posso passare da IRPEF a cedolare secca?

Sì, puoi optare per la cedolare secca sia al momento della registrazione del contratto che nelle annualità successive, comunicando la scelta con il modello RLI all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente. La scelta vale per l’intera durata del contratto, salvo revoca.

La cedolare secca si applica anche agli affitti brevi?

Sì, dal 2024 la cedolare secca si applica agli affitti brevi con aliquota del 21% per il primo immobile e del 26% dal secondo immobile in poi. Questa novità ha reso meno conveniente la cedolare per chi affitta più appartamenti con contratti brevi. Per maggiori dettagli, leggi la nostra guida completa alla cedolare secca.

Come si calcola la convenienza della cedolare secca?

Il calcolo va fatto confrontando l’imposta totale nei due scenari. Con l’IRPEF calcola: (canone x 95%) x (aliquota marginale + addizionali) – detrazioni non godibili. Con la cedolare calcola: canone x 21% (o 10%). Se il secondo importo è inferiore, la cedolare secca conviene. Per un calcolo preciso sulla tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

Hai bisogno di aiuto per la scelta fiscale giusta?

Scegliere tra cedolare secca e IRPEF richiede un’analisi attenta della tua situazione personale: redditi, detrazioni, familiari a carico e prestazioni sociali. Il CAF Centro Fiscale di Udine può effettuare una simulazione personalizzata per individuare la soluzione più vantaggiosa per te.

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    Maggio 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-06 09:00:002026-05-31 17:56:43Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026
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    Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    Capire come funzionano gli scaglioni IRPEF 2026 è fondamentale per sapere quante tasse paghi sul tuo reddito. Con la riforma fiscale confermata anche per il 2026, le aliquote restano tre: 23%, 33% e 43%. In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano le fasce di reddito, come si calcola l’IRPEF lorda con un esempio pratico step by step e quali novità sono state introdotte rispetto al sistema precedente.

    Se vuoi approfondire come gli scaglioni IRPEF influiscono sul tuo stipendio, leggi anche la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

    Indice dei contenuti

    1. Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote
    2. Tabella aliquote IRPEF 2026
    3. Come si calcola l’IRPEF lorda 2026
    4. No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF
    5. Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026
    6. Impatto degli scaglioni sulla busta paga
    7. Detrazioni fiscali e IRPEF netta
    8. IRPEF per pensionati 2026
    9. FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

    Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote

    L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) è la principale imposta che ogni lavoratore dipendente, autonomo o pensionato paga sui propri guadagni. Si tratta di un’imposta progressiva: significa che più guadagni, più alta è la percentuale che paghi, ma solo sulla parte di reddito che supera determinate soglie.

    La riforma fiscale 2024 (D.Lgs. 216/2023), poi confermata dalla Legge di Bilancio 2025 e prorogata per il 2026, ha ridotto gli scaglioni da quattro a tre. Questo ha portato un risparmio concreto soprattutto per chi ha un reddito tra 15.000 e 28.000 euro, grazie all’accorpamento dei primi due scaglioni nella stessa aliquota al 23%.

    I tre scaglioni IRPEF 2026 sono:

    • Primo scaglione: redditi fino a 28.000 euro → aliquota del 23%
    • Secondo scaglione: redditi da 28.001 a 50.000 euro → aliquota del 33%
    • Terzo scaglione: redditi oltre 50.000 euro → aliquota del 43%

    Tabella aliquote IRPEF 2026

    Ecco la tabella riassuntiva con gli scaglioni IRPEF 2026, le aliquote e l’imposta massima per ogni fascia:

    Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta massima
    Fino a 28.000 €23%6.440 €
    Da 28.001 a 50.000 €33%7.260 €
    Oltre 50.000 €43%Nessun limite

    Come leggere la tabella: se il tuo reddito imponibile annuo è di 35.000 euro, non paghi il 33% su tutto. Paghi il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% solo sulla parte eccedente (7.000 euro). Questo è il principio della progressività dell’imposta.

    Come si calcola l’IRPEF lorda 2026: esempio step by step

    Vediamo un esempio pratico di calcolo dell’IRPEF lorda per un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 38.000 euro nel 2026.

    Step 1 – Primo scaglione (fino a 28.000 euro):

    28.000 € × 23% = 6.440 €

    Step 2 – Secondo scaglione (da 28.001 a 38.000 euro):

    La parte eccedente è: 38.000 − 28.000 = 10.000 €

    10.000 € × 33% = 3.300 €

    Step 3 – IRPEF lorda totale:

    6.440 + 3.300 = 9.740 €

    Questo significa che su 38.000 euro di reddito, l’aliquota media effettiva è circa il 25,6% (9.740 / 38.000). Dall’IRPEF lorda si sottraggono poi le detrazioni (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili) per ottenere l’IRPEF netta, cioè l’imposta che effettivamente paghi.

    No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF

    La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF, grazie alle detrazioni che azzerano l’imposta. Nel 2026 le soglie sono:

    • Lavoratori dipendenti: fino a 8.500 euro di reddito annuo (grazie alla detrazione da lavoro dipendente portata a 1.955 euro)
    • Pensionati: fino a 8.500 euro di reddito annuo (equiparati ai dipendenti dalla riforma)
    • Lavoratori autonomi: fino a 5.500 euro di reddito annuo

    In pratica, se sei un lavoratore dipendente e guadagni meno di 8.500 euro lordi all’anno, l’IRPEF che dovresti pagare viene completamente assorbita dalle detrazioni. Non paghi nulla.

    Una novità importante della riforma è che la soglia per i pensionati è stata equiparata a quella dei dipendenti a 8.500 euro, mentre in precedenza era leggermente inferiore (8.174 euro).

    Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026

    Per capire il vantaggio della riforma, confrontiamo gli scaglioni attuali con quelli che erano in vigore fino al 2023:

    Fascia di redditoAliquota fino al 2023Aliquota 2024-2026Risparmio
    Fino a 15.000 €23%23%Invariato
    Da 15.001 a 28.000 €25%23%−2 punti
    Da 28.001 a 50.000 €35%33%−2 punti
    Oltre 50.000 €43%43%Invariato

    I vantaggi principali della riforma:

    • Chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro risparmia fino a 260 euro all’anno (la fascia 15.001-28.000 passa dal 25% al 23%)
    • Chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro risparmia fino a 700 euro all’anno (cumulando il vantaggio sulle due fasce: 260 euro dalla prima riduzione + fino a 440 euro dalla seconda)
    • Chi guadagna oltre 50.000 euro risparmia comunque 700 euro sulle fasce intermedie

    Il risparmio massimo si concentra quindi sui redditi medi, quelli compresi tra 28.000 e 50.000 euro, che rappresentano la maggior parte dei lavoratori dipendenti italiani.

    Impatto degli scaglioni IRPEF sulla busta paga 2026

    Ma concretamente, quanto cambiano gli scaglioni IRPEF 2026 nella busta paga di un lavoratore dipendente? Vediamo alcuni esempi pratici con stipendi lordi diversi:

    RAL (lordo annuo)IRPEF lorda 2026Risparmio vs 2023Netto mensile in più (circa)
    20.000 €4.600 €100 €/anno~8 €/mese
    30.000 €7.100 €400 €/anno~33 €/mese
    40.000 €10.400 €600 €/anno~50 €/mese
    55.000 €16.050 €700 €/anno~58 €/mese

    Questi valori sono indicativi e si riferiscono all’IRPEF lorda, senza considerare detrazioni e bonus. Il risparmio effettivo in busta paga dipende anche dalle addizionali regionali e comunali, che variano in base al Comune e alla Regione di residenza.

    Per un calcolo preciso del tuo stipendio netto, consulta la nostra guida al calcolo stipendio netto 2026 con tabelle aggiornate e simulatore.

    Detrazioni fiscali e IRPEF netta

    L’IRPEF lorda calcolata con gli scaglioni non è l’importo finale che paghi. Dall’imposta lorda si sottraggono le detrazioni fiscali, che riducono l’imposta dovuta. Le principali detrazioni nel 2026 sono:

    • Detrazione da lavoro dipendente: fino a 1.955 euro per redditi bassi, decresce al crescere del reddito e si azzera sopra i 50.000 euro
    • Detrazione per familiari a carico: per il coniuge e i figli oltre i 21 anni (per i figli fino a 21 anni c’è l’Assegno Unico)
    • Detrazioni per spese: il 19% su spese mediche, interessi mutuo, istruzione, assicurazioni e altre spese indicate nel modello 730
    • Bonus 100 euro (ex bonus Renzi): spetta ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, e in alcuni casi fino a 28.000 euro

    La formula completa è: IRPEF netta = IRPEF lorda − detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF lorda, l’imposta è pari a zero (rientri nella no tax area).

    IRPEF per pensionati 2026

    I pensionati seguono gli stessi scaglioni IRPEF 2026 dei lavoratori dipendenti: 23%, 33% e 43%. La differenza sta nelle detrazioni, che per i pensionati hanno una struttura leggermente diversa ma con lo stesso risultato pratico:

    • No tax area a 8.500 euro: equiparata a quella dei dipendenti (prima era 8.174 euro)
    • Detrazione massima: 1.955 euro per redditi fino a 8.500 euro
    • L’INPS trattiene l’IRPEF direttamente dalla pensione: non devi fare nulla, il calcolo è automatico

    Se hai una pensione di 1.200 euro netti al mese, l’INPS ha già applicato le trattenute IRPEF corrette. Puoi verificare l’importo nel cedolino pensione disponibile sul portale MyINPS.

    Se percepisci altri redditi oltre alla pensione (affitti, collaborazioni, redditi esteri), potresti dover presentare il modello 730 o Redditi PF per dichiarare il reddito complessivo e ricalcolare l’IRPEF totale dovuta.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

    Quanti sono gli scaglioni IRPEF nel 2026?

    Nel 2026 gli scaglioni IRPEF sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, e 43% oltre 50.000 euro. La riduzione da quattro a tre scaglioni è stata introdotta nel 2024 e confermata per il triennio 2024-2026.

    Come si calcola l’IRPEF sul mio stipendio?

    L’IRPEF si calcola applicando le aliquote in modo progressivo sul reddito imponibile (il lordo meno i contributi previdenziali). Sui primi 28.000 euro paghi il 23%, sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro paghi il 33%, e sull’eventuale eccedenza il 43%. Dall’imposta lorda si sottraggono poi le detrazioni.

    Quanto risparmio con i nuovi scaglioni IRPEF 2026?

    Il risparmio massimo è di circa 700 euro all’anno per chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro. Per un reddito di 30.000 euro il risparmio è di circa 400 euro, mentre per 20.000 euro è di circa 100 euro rispetto al sistema a 4 scaglioni del 2023.

    Cos’è la no tax area e a chi si applica?

    La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF. Nel 2026, per lavoratori dipendenti e pensionati è fissata a 8.500 euro annui, mentre per i lavoratori autonomi è a 5.500 euro. Se guadagni meno di queste soglie, le detrazioni azzerano completamente l’imposta.

    Gli scaglioni IRPEF 2026 cambieranno nel 2027?

    Al momento non è certo. Il Governo ha confermato i tre scaglioni per il 2026, ma la struttura definitiva dal 2027 dipenderà dalla prossima Legge di Bilancio. L’obiettivo dichiarato è rendere permanente il sistema a tre aliquote ed eventualmente ridurre ulteriormente la seconda aliquota dal 33% al 33% o meno.

    Conclusione

    I tre scaglioni IRPEF 2026 rappresentano un sistema semplificato rispetto al passato, con un risparmio concreto soprattutto per i redditi medi tra 15.000 e 50.000 euro. L’accorpamento delle prime due aliquote al 23% e la riduzione del secondo scaglione al 33% si traducono in un vantaggio fino a 700 euro all’anno.

    Se hai dubbi su come gli scaglioni IRPEF influiscono sulla tua situazione fiscale, o vuoi sapere se stai pagando il giusto, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri consulenti possono aiutarti con il calcolo dell’IRPEF, la compilazione del modello 730 e l’ottimizzazione delle detrazioni.

    Prenota un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 09:00:002026-05-31 16:55:54Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità
    CAF

    Calcolo Stipendio Netto 2026: Da Lordo a Netto con Tabelle e Esempi

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    Quanto ti resta davvero in tasca ogni mese? Il calcolo stipendio netto e una delle operazioni piu ricercate dai lavoratori dipendenti italiani, eppure resta spesso un mistero. Tra contributi INPS, scaglioni IRPEF, detrazioni e addizionali, passare dallo stipendio lordo al netto richiede diversi passaggi. In questa guida completa ti spieghiamo, passo dopo passo, come calcolare il tuo stipendio netto nel 2026, con tabelle aggiornate, esempi pratici per diverse fasce di reddito e tutto quello che devi sapere per leggere correttamente la tua busta paga.

    Indice dei contenuti

    1. Come si Calcola lo Stipendio Netto: la Formula Completa
    2. Scaglioni IRPEF 2026: le Aliquote Aggiornate
    3. Contributi INPS a Carico del Dipendente
    4. Detrazioni per Lavoro Dipendente 2026
    5. Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi) 2026
    6. Addizionali Regionali e Comunali IRPEF
    7. Esempi Pratici di Calcolo Stipendio Netto per RAL
    8. Tabella Stipendio Netto Mensile per RAL
    9. Stipendio Netto nei CCNL Principali
    10. Come Leggere la Busta Paga: da Lordo a Netto
    11. Casi Particolari: Part-time, Apprendistato e Tredicesima
    12. Domande Frequenti sul Calcolo dello Stipendio Netto
    13. Hai Bisogno di Aiuto con la Tua Busta Paga?

    Come si Calcola lo Stipendio Netto: la Formula Completa

    Il calcolo stipendio netto parte da un concetto semplice: dal tuo stipendio lordo vengono sottratte diverse voci fino ad arrivare a quanto effettivamente percepisci. Ecco la formula completa per calcolare lo stipendio netto dal lordo:

    Stipendio Netto = Stipendio Lordo – Contributi INPS – IRPEF + Detrazioni Lavoro Dipendente + Trattamento Integrativo – Addizionali Regionali – Addizionali Comunali

    Vediamo nel dettaglio ogni componente della formula:

    • Stipendio lordo (RAL): e la Retribuzione Annua Lorda concordata nel tuo contratto di lavoro. Include paga base, contingenza, scatti di anzianita e altri elementi fissi. La RAL viene divisa per il numero di mensilita (solitamente 13 o 14)
    • Contributi INPS: la quota a carico del lavoratore, generalmente il 9,19% dello stipendio lordo. Questi contributi servono a finanziare la tua futura pensione e le prestazioni previdenziali
    • Imponibile fiscale: si ottiene sottraendo i contributi INPS dal lordo. Su questo importo si calcola l’IRPEF
    • IRPEF lorda: l’imposta sui redditi calcolata con gli scaglioni progressivi (23%, 33%, 43%)
    • Detrazioni: riducono l’IRPEF lorda. La principale e la detrazione per lavoro dipendente, che varia in base al reddito
    • IRPEF netta: IRPEF lorda meno le detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF, questa non puo scendere sotto zero
    • Addizionali: si aggiungono le addizionali regionali e comunali IRPEF, che variano in base al luogo di residenza
    • Trattamento integrativo: il cosiddetto Bonus Renzi, fino a 1.200 euro annui per redditi fino a 28.000 euro

    Per capire quanto guadagni netto, quindi, non basta guardare il lordo indicato nel contratto: bisogna considerare tutti questi passaggi. Nelle sezioni seguenti analizzeremo ogni voce nel dettaglio con numeri aggiornati al 2026.

    Scaglioni IRPEF 2026: le Aliquote Aggiornate

    L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) e la tassa principale che incide sul tuo stipendio netto. Nel 2026, a seguito della riforma fiscale, gli scaglioni IRPEF sono confermati a tre aliquote, come introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e reso strutturale dal 2025:

    Scaglione di RedditoAliquota IRPEF 2026Imposta Dovuta
    Fino a 28.000 euro23%23% sul reddito
    Da 28.001 a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000 euro
    Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000 euro

    Come funziona il calcolo progressivo? L’IRPEF non si applica con un’unica aliquota su tutto il reddito, ma a scaglioni. Questo significa che se guadagni 35.000 euro lordi annui:

    • Sui primi 28.000 euro paghi il 23% = 6.440 euro
    • Sui restanti 7.000 euro (da 28.001 a 35.000) paghi il 35% = 2.450 euro
    • Totale IRPEF lorda = 8.890 euro

    E importante sapere che l’IRPEF si calcola sull’imponibile fiscale, cioe sullo stipendio lordo al netto dei contributi previdenziali INPS. Non si calcola direttamente sulla RAL.

    Contributi INPS a Carico del Dipendente

    I contributi previdenziali INPS rappresentano la prima trattenuta sulla tua busta paga. Sono obbligatori e servono a finanziare la tua pensione futura, la cassa integrazione e altre prestazioni sociali.

    Aliquote contributive 2026 per lavoratori dipendenti

    L’aliquota contributiva totale per i lavoratori dipendenti del settore privato e pari a circa il 33% della retribuzione lorda, suddivisa cosi:

    • A carico del datore di lavoro: circa 23,81% (non visibile in busta paga al dipendente)
    • A carico del lavoratore: 9,19% della retribuzione lorda imponibile

    Per i redditi piu bassi, la Legge di Bilancio 2024 (confermata strutturalmente nel 2025-2026) ha introdotto un esonero contributivo che riduce la quota a carico del dipendente:

    Retribuzione Mensile LordaEsonero ContributivoAliquota Effettiva Dipendente
    Fino a 1.923 euro (RAL fino a ~25.000 euro)Taglio cuneo 7 punti2,19%
    Da 1.923 a 2.692 euro (RAL fino a ~35.000 euro)Taglio cuneo 6 punti3,19%
    Oltre 2.692 euroNessun esonero9,19%

    Attenzione: dal 2025 il taglio del cuneo fiscale e stato rimodulato. Per i redditi fino a 20.000 euro il beneficio viene erogato come bonus diretto (non piu come riduzione contributi), mentre per i redditi tra 20.000 e 40.000 euro si applica una detrazione aggiuntiva decrescente. L’effetto netto in busta paga resta simile, ma il meccanismo e cambiato. Nei nostri calcoli di esempio terremo conto di questi aggiornamenti.

    I contributi INPS si calcolano sulla retribuzione imponibile previdenziale, che include paga base, straordinari, indennita varie e tredicesima/quattordicesima. Sono esclusi alcuni rimborsi spese e i buoni pasto entro i limiti di legge (8 euro per buoni elettronici, 4 euro per buoni cartacei).

    Detrazioni per Lavoro Dipendente 2026

    Le detrazioni per lavoro dipendente sono uno sconto sull’IRPEF riconosciuto automaticamente dal datore di lavoro in busta paga. Riducono l’imposta che devi pagare e quindi aumentano il tuo stipendio netto. Nel 2026, le detrazioni funzionano cosi:

    Reddito ComplessivoDetrazione AnnuaNote
    Fino a 15.000 euro1.955 euroMinimo 690 euro (1.380 per tempo determinato). Aumentata da 1.880 a 1.955 dal 2024
    Da 15.001 a 28.000 euro1.910 + 1.190 x (28.000 – reddito) / 13.000Detrazione decrescente
    Da 28.001 a 50.000 euro1.910 x (50.000 – reddito) / 22.000Detrazione decrescente fino a zero
    Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

    Come incidono le detrazioni sullo stipendio netto? Facciamo un esempio pratico. Se il tuo reddito e di 25.000 euro:

    • La detrazione base e 1.910 euro
    • La quota variabile e: 1.190 x (28.000 – 25.000) / 13.000 = 1.190 x 0,2308 = 274,62 euro
    • Detrazione totale = 1.910 + 274,62 = 2.184,62 euro
    • Questa cifra viene sottratta dall’IRPEF lorda, riducendo le tasse da pagare

    Le detrazioni per lavoro dipendente sono rapportate al periodo di lavoro nell’anno. Se hai lavorato solo 6 mesi, avrai diritto alla meta della detrazione. Queste detrazioni si sommano ad altre eventuali detrazioni fiscali come quelle per figli a carico, spese mediche o interessi sul mutuo, che pero vengono recuperate con il modello 730.

    Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi) 2026

    Il trattamento integrativo, conosciuto anche come Bonus Renzi o Bonus 100 euro, e un’agevolazione che aumenta lo stipendio netto dei lavoratori con redditi medio-bassi. Nel 2026, funziona cosi:

    Chi ha diritto al trattamento integrativo

    • Reddito fino a 15.000 euro: trattamento integrativo pieno di 1.200 euro annui (100 euro al mese), a condizione che l’IRPEF lorda superi le detrazioni per lavoro dipendente
    • Reddito tra 15.001 e 28.000 euro: trattamento integrativo riconosciuto solo se la somma di detrazioni specifiche (familiari a carico, mutuo prima casa, spese sanitarie, ecc.) supera l’IRPEF lorda. In questo caso spetta la differenza, fino a un massimo di 1.200 euro
    • Reddito oltre 28.000 euro: non spetta il trattamento integrativo

    Dal 2025 e stato introdotto anche un bonus aggiuntivo per redditi fino a 20.000 euro (fino al 7,1% del reddito) e una ulteriore detrazione per redditi tra 20.000 e 32.000 euro (fino a 1.000 euro, decrescente tra 32.000 e 40.000 euro). Queste misure si sommano al trattamento integrativo tradizionale per massimizzare il netto in busta paga dei lavoratori a reddito medio-basso.

    Esempio pratico: un dipendente con RAL di 22.000 euro riceve in busta paga circa 100 euro netti al mese in piu grazie al trattamento integrativo, oltre al beneficio del taglio del cuneo fiscale. L’effetto complessivo puo arrivare a oltre 150 euro mensili in piu rispetto a uno scenario senza agevolazioni.

    Addizionali Regionali e Comunali IRPEF

    Oltre all’IRPEF nazionale, sullo stipendio gravano anche due imposte locali: l’addizionale regionale e l’addizionale comunale. Queste tasse variano in base alla regione e al comune di residenza e rappresentano una quota aggiuntiva da sottrarre per arrivare al calcolo dello stipendio netto reale.

    Addizionale regionale IRPEF 2026

    Ogni regione stabilisce la propria aliquota, che puo variare dallo 0,9% al 3,33% del reddito imponibile. Ecco alcune aliquote regionali di riferimento per il 2026:

    RegioneAliquota (redditi fino a 28.000 euro)Aliquota (redditi oltre 50.000 euro)
    Lombardia1,23%1,74%
    Lazio1,73%3,33%
    Friuli Venezia Giulia0,70%1,23%
    Veneto1,23%1,23%
    Emilia-Romagna1,33%2,03%
    Campania1,73%3,33%
    Piemonte1,62%3,33%
    Sicilia1,23%1,23%

    Buona notizia per i residenti in Friuli Venezia Giulia: la regione applica aliquote tra le piu basse d’Italia, con un’aliquota base dello 0,70%. Questo significa che a parita di reddito lordo, chi risiede in FVG ha uno stipendio netto leggermente superiore rispetto a chi vive in regioni con addizionali piu alte come Lazio o Campania.

    Addizionale comunale IRPEF 2026

    L’addizionale comunale varia da comune a comune, con aliquote che vanno dallo 0% allo 0,9% (con alcune eccezioni per i comuni che hanno deliberato maggiorazioni). A Udine, ad esempio, l’aliquota e dello 0,8% per i redditi superiori a 15.000 euro. Molti comuni prevedono esenzioni per redditi molto bassi (sotto i 12.000-15.000 euro).

    Le addizionali vengono trattenute in busta paga con modalita diverse: l’addizionale regionale dell’anno precedente viene rateizzata da gennaio a novembre, mentre l’addizionale comunale prevede sia un acconto (da marzo a novembre) che un saldo (da gennaio a novembre dell’anno successivo).

    Esempi Pratici di Calcolo Stipendio Netto per RAL

    Veniamo alla parte piu pratica di questa guida: il calcolo stipendio netto con esempi concreti per diverse fasce di Retribuzione Annua Lorda. In tutti gli esempi consideriamo un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, senza figli a carico, residente in Friuli Venezia Giulia (addizionale regionale 0,70%, comunale 0,8%), con 13 mensilita.

    Esempio 1: RAL 20.000 euro

    VoceImporto Annuo
    RAL (Stipendio Lordo Annuo)20.000 euro
    Contributi INPS (9,19%)-1.838 euro
    Imponibile fiscale18.162 euro
    IRPEF lorda (23%)-4.177 euro
    Detrazione lavoro dipendente+2.785 euro
    IRPEF netta-1.392 euro
    Trattamento integrativo+1.200 euro
    Bonus cuneo fiscale (DL 2025)+1.100 euro circa
    Addizionale regionale FVG (0,70%)-127 euro
    Addizionale comunale (0,8%)-145 euro
    STIPENDIO NETTO ANNUO18.798 euro circa
    STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.446 euro circa

    Esempio 2: RAL 25.000 euro

    VoceImporto Annuo
    RAL25.000 euro
    Contributi INPS (9,19%)-2.298 euro
    Imponibile fiscale22.702 euro
    IRPEF lorda (23%)-5.222 euro
    Detrazione lavoro dipendente+2.185 euro
    IRPEF netta-3.037 euro
    Trattamento integrativo+1.200 euro
    Bonus cuneo fiscale+950 euro circa
    Addizionale regionale FVG-159 euro
    Addizionale comunale-182 euro
    STIPENDIO NETTO ANNUO21.474 euro circa
    STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.652 euro circa

    Esempio 3: RAL 30.000 euro

    VoceImporto Annuo
    RAL30.000 euro
    Contributi INPS (9,19%)-2.757 euro
    Imponibile fiscale27.243 euro
    IRPEF lorda (23%)-6.266 euro
    Detrazione lavoro dipendente+1.988 euro
    IRPEF netta-4.278 euro
    Trattamento integrativo / bonus cuneo+800 euro circa
    Addizionale regionale FVG-191 euro
    Addizionale comunale-218 euro
    STIPENDIO NETTO ANNUO23.356 euro circa
    STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.797 euro circa

    Esempio 4: RAL 35.000 euro

    VoceImporto Annuo
    RAL35.000 euro
    Contributi INPS (9,19%)-3.217 euro
    Imponibile fiscale31.784 euro
    IRPEF lorda (23% su 28k + 35% sul resto)-7.774 euro
    Detrazione lavoro dipendente+1.582 euro
    IRPEF netta-6.192 euro
    Detrazione aggiuntiva cuneo (decrescente)+500 euro circa
    Addizionale regionale FVG-223 euro
    Addizionale comunale-254 euro
    STIPENDIO NETTO ANNUO25.614 euro circa
    STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.970 euro circa

    Esempio 5: RAL 40.000 euro

    VoceImporto Annuo
    RAL40.000 euro
    Contributi INPS (9,19%)-3.676 euro
    Imponibile fiscale36.324 euro
    IRPEF lorda-9.353 euro
    Detrazione lavoro dipendente+1.188 euro
    IRPEF netta-8.165 euro
    Addizionale regionale FVG-254 euro
    Addizionale comunale-291 euro
    STIPENDIO NETTO ANNUO27.614 euro circa
    STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)2.124 euro circa

    Esempio 6: RAL 50.000 euro

    VoceImporto Annuo
    RAL50.000 euro
    Contributi INPS (9,19%)-4.595 euro
    Imponibile fiscale45.405 euro
    IRPEF lorda-12.532 euro
    Detrazione lavoro dipendente+399 euro
    IRPEF netta-12.133 euro
    Addizionale regionale FVG-318 euro
    Addizionale comunale-363 euro
    STIPENDIO NETTO ANNUO32.591 euro circa
    STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)2.507 euro circa

    Tabella Stipendio Netto Mensile per RAL

    Ecco una tabella riepilogativa che mostra il rapporto tra stipendio lordo e netto per le principali fasce di reddito nel 2026. I valori sono indicativi e calcolati per un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, single, senza figli, residente in FVG con 13 mensilita:

    RAL (Lordo Annuo)Lordo MensileNetto Mensile (x13)Netto Annuo% Netto su Lordo
    15.000 euro1.154 euro1.130 euro14.690 euro97,9%
    18.000 euro1.385 euro1.290 euro16.770 euro93,2%
    20.000 euro1.538 euro1.446 euro18.798 euro94,0%
    22.000 euro1.692 euro1.540 euro20.020 euro91,0%
    25.000 euro1.923 euro1.652 euro21.474 euro85,9%
    28.000 euro2.154 euro1.780 euro23.140 euro82,6%
    30.000 euro2.308 euro1.797 euro23.356 euro77,9%
    35.000 euro2.692 euro1.970 euro25.614 euro73,2%
    40.000 euro3.077 euro2.124 euro27.614 euro69,0%
    45.000 euro3.462 euro2.315 euro30.095 euro66,9%
    50.000 euro3.846 euro2.507 euro32.591 euro65,2%
    60.000 euro4.615 euro2.820 euro36.660 euro61,1%
    70.000 euro5.385 euro3.110 euro40.430 euro57,8%
    80.000 euro6.154 euro3.395 euro44.135 euro55,2%

    Nota importante: i valori in tabella sono indicativi. Il calcolo stipendio netto esatto dipende da molti fattori individuali: regione e comune di residenza, presenza di figli o coniuge a carico, detrazioni aggiuntive (mutuo, spese mediche), eventuali straordinari e indennita. Per un calcolo preciso della tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

    Stipendio Netto nei CCNL Principali

    Lo stipendio lordo (e quindi il netto) varia notevolmente in base al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato e al livello di inquadramento. Ecco una panoramica degli stipendi netti medi mensili per i principali CCNL in Italia nel 2026:

    CCNLLivelloRAL IndicativaNetto Mensile Stimato
    Commercio e Terziario4 livello (impiegato)24.000 – 26.000 euro1.580 – 1.680 euro
    Commercio e Terziario3 livello (impiegato esperto)26.000 – 28.000 euro1.680 – 1.780 euro
    Metalmeccanico (Industria)C3 (ex 3 livello)25.000 – 27.000 euro1.630 – 1.740 euro
    Metalmeccanico (Industria)D1 (ex 5 livello)28.000 – 32.000 euro1.780 – 1.870 euro
    Pubblico Impiego (Funzioni Centrali)Area Funzionari28.000 – 35.000 euro1.780 – 1.970 euro
    Turismo e Pubblici Esercizi4 livello20.000 – 22.000 euro1.446 – 1.540 euro
    Edilizia (Industria)Operaio specializzato26.000 – 30.000 euro1.680 – 1.797 euro
    Logistica e Trasporti3 livello Super26.000 – 29.000 euro1.680 – 1.780 euro
    Sanita Privata (AIOP)Infermiere24.000 – 28.000 euro1.580 – 1.780 euro
    Alimentare (Industria)3 livello27.000 – 30.000 euro1.740 – 1.797 euro

    Perche lo stipendio netto varia tra CCNL diversi? Perche ogni contratto nazionale stabilisce le tabelle retributive minime per ogni livello, il numero di mensilita (13 o 14), indennita specifiche (mensa, trasferta, turni) e benefit contrattuali. Ad esempio, il CCNL Metalmeccanico prevede 13 mensilita, mentre il CCNL Commercio prevede 14 mensilita: a parita di RAL, chi ha 14 mensilita riceve mensilmente meno ma ha una busta paga aggiuntiva a giugno.

    Come Leggere la Busta Paga: da Lordo a Netto

    La busta paga (o cedolino) e il documento che il datore di lavoro consegna ogni mese al dipendente. Capire come leggerla e fondamentale per verificare che il calcolo stipendio netto sia corretto. Ecco le sezioni principali:

    Intestazione

    Contiene i dati del datore di lavoro (ragione sociale, sede, codice fiscale) e del dipendente (nome, codice fiscale, data assunzione, qualifica, livello CCNL, tipo contratto).

    Corpo della busta paga: le competenze

    • Paga base: il minimo tabellare previsto dal CCNL per il tuo livello
    • Contingenza: elemento residuo dell’ex scala mobile (importo fisso)
    • Scatti di anzianita: aumenti periodici per anni di servizio
    • Superminimo: importo aggiuntivo concordato individualmente
    • Straordinari: ore lavorate oltre l’orario contrattuale (maggiorate del 15-50%)
    • Indennita varie: mensa, trasferta, turni, rischio, ecc.

    Trattenute

    • Contributi INPS: la quota del 9,19% (o meno con esonero) calcolata sull’imponibile previdenziale
    • IRPEF: calcolata sull’imponibile fiscale (lordo meno contributi) con applicazione delle detrazioni
    • Addizionali regionali/comunali: trattenute mensili relative all’anno precedente
    • Eventuali trattenute: anticipi, prestiti, cessione del quinto, contributi sindacali

    Il netto in busta paga

    In fondo alla busta paga trovi il netto da pagare: e il risultato finale del calcolo stipendio netto, cioe l’importo che viene effettivamente accreditato sul tuo conto corrente. Controlla sempre che corrisponda all’accredito bancario, tenendo presente che eventuali arrotondamenti di pochi centesimi sono normali.

    Se noti discrepanze significative nella tua busta paga, il consiglio e di rivolgerti a un professionista. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre anche servizi di verifica buste paga e consulenza per lavoratori dipendenti.

    Casi Particolari: Part-time, Apprendistato e Tredicesima

    Il calcolo stipendio netto cambia in alcune situazioni particolari. Vediamole nel dettaglio.

    Stipendio netto con contratto part-time

    Nel part-time, lo stipendio lordo viene riproporzionato in base alle ore lavorate rispetto al full-time. Se il CCNL prevede 40 ore settimanali e tu lavori 20 ore (part-time al 50%), il tuo lordo sara la meta. Tuttavia, il calcolo delle tasse segue le stesse regole: scaglioni IRPEF, contributi INPS e detrazioni si applicano sul reddito annuo complessivo. Un vantaggio del part-time e che, con un reddito piu basso, potresti rientrare nelle fasce che beneficiano del trattamento integrativo o delle aliquote IRPEF piu basse.

    Stipendio netto con apprendistato

    L’apprendistato prevede un’aliquota contributiva agevolata per il lavoratore: solo il 5,84% invece del 9,19%. Questo significa che, a parita di lordo, l’apprendista ha un netto leggermente superiore rispetto a un dipendente ordinario. Inoltre, lo stipendio lordo dell’apprendista e generalmente inferiore di 1-2 livelli rispetto a quello di un lavoratore qualificato con le stesse mansioni.

    Tredicesima e quattordicesima mensilita

    La tredicesima e obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti e viene erogata a dicembre. La quattordicesima e prevista solo da alcuni CCNL (Commercio, Turismo, Pulizie, Chimico) e viene pagata a giugno/luglio. Sulla tredicesima e quattordicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente (vengono gia distribuite sulle 12 mensilita ordinarie), quindi l’IRPEF e piu alta. Di conseguenza, il netto della tredicesima e sempre inferiore rispetto a una mensilita ordinaria, anche se il lordo e identico.

    Esempio: con RAL di 30.000 euro e 13 mensilita, il lordo mensile e circa 2.308 euro. Lo stipendio netto ordinario e circa 1.797 euro, mentre la tredicesima netta sara circa 1.600-1.650 euro per effetto della maggiore IRPEF.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sul Calcolo dello Stipendio Netto

    Quanto e il netto di 1.500 euro lordi al mese?

    Con uno stipendio lordo mensile di 1.500 euro (RAL circa 19.500 euro con 13 mensilita), lo stipendio netto mensile e di circa 1.350-1.400 euro, grazie al trattamento integrativo (ex Bonus Renzi) e al taglio del cuneo fiscale. Questa fascia di reddito beneficia delle agevolazioni massime.

    Come si calcola lo stipendio netto dal lordo annuo?

    Per calcolare lo stipendio netto dal lordo annuo (RAL): 1) Sottrai i contributi INPS (circa 9,19%). 2) Calcola l’IRPEF con gli scaglioni (23%, 35%, 43%). 3) Sottrai l’IRPEF e aggiungi le detrazioni per lavoro dipendente. 4) Aggiungi eventuale trattamento integrativo. 5) Sottrai le addizionali regionali e comunali. Il risultato e il tuo netto annuo, da dividere per 12 o 13 mensilita.

    Perche lo stipendio netto di gennaio e diverso dagli altri mesi?

    A gennaio il netto puo variare per diversi motivi: iniziano le trattenute per il conguaglio fiscale dell’anno precedente (eventuali IRPEF residue), cambiano le addizionali regionali e comunali (si inizia a pagare il saldo dell’anno precedente), e il datore di lavoro ricalcola le detrazioni per l’anno nuovo. Normalmente, da febbraio la busta paga si stabilizza.

    Quanto incidono le tasse sullo stipendio in Italia?

    Il cuneo fiscale in Italia e tra i piu alti in Europa. Per un lavoratore con RAL di 35.000 euro, le tasse e i contributi (a carico del dipendente) incidono per circa il 27-30% del lordo. Se si considerano anche i contributi a carico del datore di lavoro, il costo totale del lavoro e circa il 40-45% superiore allo stipendio netto percepito dal dipendente.

    Lo stipendio netto cambia se ho figli a carico?

    Per i figli sotto i 21 anni, dal 2022 le detrazioni per figli a carico sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale, erogato direttamente dall’INPS. Quindi la busta paga non cambia. Per i figli dai 21 anni in su ancora a carico (reddito annuo sotto 2.840,51 euro o 4.000 euro se under 24), spettano ancora le detrazioni per figli a carico in busta paga, che aumentano lo stipendio netto di circa 50-100 euro al mese a seconda del reddito.

    Come cambia il netto con il regime forfettario?

    Il regime forfettario si applica solo a lavoratori autonomi e partite IVA, non ai dipendenti. Se stai valutando di passare da dipendente a autonomo, il confronto non e diretto: il forfettario ha un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni), ma non prevede detrazioni per lavoro dipendente ne trattamento integrativo. Inoltre, i contributi previdenziali hanno aliquote e basi imponibili diverse.

    Hai Bisogno di Aiuto con la Tua Busta Paga?

    Capire il calcolo stipendio netto puo sembrare complicato, ma non devi farlo da solo. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per:

    • Verifica e controllo busta paga
    • Dichiarazione dei redditi (Modello 730)
    • Calcolo detrazioni fiscali e bonus spettanti
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    • Assistenza per pensioni e contributi previdenziali

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      Aprile 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-03 09:00:002026-05-31 10:09:55Calcolo Stipendio Netto 2026: Da Lordo a Netto con Tabelle e Esempi
      CAF

      Calcolo IRPEF con Excel: Formule e Modello Pratico 2026

      aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

      Indice dei contenuti

      1. Perché calcolare l’IRPEF con Excel
      2. Scaglioni IRPEF 2026: le aliquote da applicare
      3. Formule Excel per il calcolo dell’imposta lorda
      4. Detrazioni da lavoro dipendente e pensione
      5. Esempio pratico: calcolo IRPEF step-by-step
      6. Struttura del modello Excel consigliata
      7. Quando è utile calcolare l’IRPEF in autonomia

      Il calcolo dell’IRPEF con Excel è uno strumento pratico per verificare l’imposta sul reddito prima della dichiarazione dei redditi o per simulare scenari fiscali. Grazie alle formule Excel, è possibile automatizzare il calcolo degli scaglioni IRPEF 2026 e delle detrazioni fiscali, ottenendo un risultato preciso in pochi secondi.

      In questa guida ti spiego come creare un modello Excel per l’IRPEF, quali formule utilizzare e come applicarle al tuo caso concreto.

      Perché calcolare l’IRPEF con Excel

      Calcolare l’IRPEF autonomamente con un foglio di calcolo Excel offre diversi vantaggi:

      • Simulare scenari fiscali prima di prendere decisioni (es. cambio lavoro, pensionamento anticipato)
      • Verificare la correttezza del calcolo del sostituto d’imposta o del commercialista
      • Pianificare le entrate nette mensili e annuali
      • Comprendere meglio il funzionamento del sistema fiscale italiano

      Un modello Excel IRPEF ben strutturato diventa uno strumento riutilizzabile negli anni, aggiornando solo le aliquote.

      Scaglioni IRPEF 2026: le aliquote da applicare

      Dal 1° gennaio 2024 sono in vigore tre scaglioni IRPEF (riforma fiscale 2024), confermati per il 2026:

      Reddito imponibileAliquotaImposta
      Fino a 28.000 €23%23% del reddito
      Da 28.001 € a 50.000 €35%6.440 + 35% sulla parte eccedente 28.000
      Oltre 50.000 €43%14.140 + 43% sulla parte eccedente 50.000

      Questi scaglioni IRPEF 2026 si applicano al reddito complessivo, cioè la somma di tutti i redditi percepiti (lavoro dipendente, pensione, autonomo, fabbricati, ecc.).

      Formule Excel per il calcolo dell’imposta lorda

      Per calcolare l’imposta lorda IRPEF in base agli scaglioni, puoi usare una formula Excel con funzioni SE annidate o la funzione CERCA.VERT.

      Metodo 1: Funzione SE (IF) annidati

      Supponiamo che il reddito imponibile sia nella cella B2. La formula per calcolare l’imposta lorda è:

      =SE(B2<=28000; B2*23%; SE(B2<=50000; 6440+(B2-28000)*35%; 14140+(B2-50000)*43%))

      Spiegazione:

      • Se il reddito è fino a 28.000 € → applica 23% sul totale
      • Se è tra 28.001 e 50.000 € → 6.440 € fissi + 35% sulla parte eccedente 28.000
      • Se supera 50.000 € → 14.140 € fissi + 43% sulla parte eccedente 50.000

      Metodo 2: CERCA.VERT con tabella ausiliaria

      Crea una tabella con gli scaglioni in un’altra area del foglio e usa CERCA.VERT per recuperare l’imposta base e l’aliquota corretta. Questo metodo è più flessibile se devi aggiornare frequentemente gli scaglioni.

      Detrazioni da lavoro dipendente e pensione

      L’imposta lorda calcolata con le formule precedenti va ridotta con le detrazioni fiscali. Le principali sono:

      Detrazione lavoro dipendente

      Per redditi da lavoro dipendente, la detrazione massima è 1.955 € (per redditi fino a 15.000 €), che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi oltre 50.000 €.

      Formula Excel detrazione lavoro dipendente:

      =SE(B2<=15000; 1955; SE(B2<=28000; 1910+1190*((28000-B2)/13000); SE(B2<=50000; 1910*((50000-B2)/22000); 0)))

      Detrazione pensione

      Per i pensionati, la detrazione massima è 1.955 € (fino a 8.500 € di reddito), ridotta progressivamente fino a 50.000 €.

      Le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli) vanno aggiunte separatamente, in base alla situazione personale.

      Esempio pratico: calcolo IRPEF step-by-step

      Vediamo un esempio concreto di calcolo IRPEF con Excel:

      Dati:

      • Reddito complessivo: 35.000 €
      • Tipologia: Lavoro dipendente
      • Familiari a carico: Nessuno

      Step 1: Calcolo imposta lorda

      Reddito 35.000 € → scaglione da 28.001 a 50.000 €

      Imposta lorda = 6.440 + (35.000 – 28.000) × 35% = 6.440 + 2.450 = 8.890 €

      Step 2: Calcolo detrazione lavoro dipendente

      Detrazione = 1.910 × (50.000 – 35.000) / 22.000 = 1.302 €

      Step 3: IRPEF netta

      IRPEF netta = 8.890 – 1.302 = 7.588 €

      Aliquota effettiva: 7.588 / 35.000 = 21,68% (inferiore all’aliquota marginale del 35% grazie alle detrazioni)

      Con Excel, questo calcolo richiede pochi secondi modificando semplicemente il valore del reddito nella cella di input.

      Struttura del modello Excel consigliata

      Un modello Excel IRPEF efficace dovrebbe avere questa struttura:

      Area INPUT (celle gialle)

      • Reddito complessivo (cella B2)
      • Tipo di reddito (lavoro dipendente / pensione / autonomo)
      • Familiari a carico (numero figli, coniuge, ecc.)

      Area CALCOLO (formule nascoste)

      • Imposta lorda (formula SE annidati)
      • Detrazione per tipologia (lavoro dipendente, pensione)
      • Detrazioni familiari (se applicabili)
      • Altre detrazioni (es. mutuo prima casa, spese sanitarie)

      Area OUTPUT (celle verdi)

      • IRPEF netta annua
      • IRPEF mensile (diviso 12 o 13 mensilità)
      • Aliquota effettiva %
      • Reddito netto annuo (reddito – IRPEF – contributi)

      Puoi anche aggiungere un grafico a torta per visualizzare la ripartizione tra reddito netto, IRPEF e contributi INPS.

      Quando è utile calcolare l’IRPEF in autonomia

      Il calcolo IRPEF con Excel è particolarmente utile in questi casi:

      • Cambio di lavoro o pensionamento: per simulare il reddito netto con il nuovo stipendio
      • Verificare la busta paga: controllare che le ritenute IRPEF applicate dal datore di lavoro siano corrette
      • Pianificazione finanziaria: capire quanto pagherai di tasse con un eventuale reddito aggiuntivo (es. affitto, lavoro autonomo occasionale)
      • Confronto offerte lavorative: valutare il netto reale di diverse proposte di lavoro
      • Supporto al commercialista: arrivare preparato alla consulenza con simulazioni già fatte

      Tuttavia, il calcolo Excel IRPEF è una simulazione: per la dichiarazione dei redditi ufficiale (730 o Modello Redditi) è sempre consigliabile rivolgersi a un CAF o commercialista, che può applicare tutte le detrazioni e deduzioni spettanti e verificare adempimenti complessi.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sul Calcolo IRPEF con Excel

      Come si calcola l’IRPEF con Excel?

      Per calcolare l’IRPEF con Excel serve una formula SE annidati che applichi le aliquote degli scaglioni IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Poi si sottraggono le detrazioni per lavoro dipendente o pensione.

      Quali sono gli scaglioni IRPEF 2026?

      Gli scaglioni IRPEF 2026 sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Si applicano a scaglioni progressivi, non sul reddito totale.

      Qual è la formula Excel per l’imposta lorda IRPEF?

      La formula è: =SE(B2<=28000; B2*23%; SE(B2<=50000; 6440+(B2-28000)*35%; 14140+(B2-50000)*43%)) dove B2 contiene il reddito imponibile.

      Come si calcolano le detrazioni da lavoro dipendente in Excel?

      La detrazione massima per lavoro dipendente è 1.955 euro (fino a 15.000 euro di reddito) e diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi oltre 50.000 euro. Serve una formula SE annidati per calcolare l’importo corretto in base al reddito.

      Il calcolo IRPEF Excel è affidabile?

      Il calcolo IRPEF con Excel è affidabile per simulazioni e verifiche indicative, ma per la dichiarazione dei redditi ufficiale è necessario rivolgersi a un CAF o commercialista che applichi tutte le detrazioni spettanti e verifichi gli adempimenti fiscali.

      Ora sai come creare un modello Excel per il calcolo dell’IRPEF e applicare le formule corrette per gli scaglioni 2026. Questo strumento ti permette di simulare scenari fiscali e verificare le ritenute applicate, ma ricorda che la dichiarazione dei redditi ufficiale richiede sempre l’assistenza di un professionista.

      Per la tua dichiarazione dei redditi 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza completa con verifica di tutte le detrazioni spettanti e ottimizzazione fiscale.


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      Settembre 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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      NOTIZIE

      Detassazione della tredicesima in Manovra 2027: flat tax al 15% al posto dell’IRPEF e le altre proposte

      aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

      Con l’avvicinarsi della stagione autunnale, iniziano a circolare le prime indiscrezioni sulla Manovra 2027. Tra le misure allo studio del governo c’e’ la detassazione della tredicesima mensilita’, con l’applicazione di una flat tax al 15% in sostituzione della tassazione ordinaria IRPEF. Una proposta che, se confermata, potrebbe portare a un risparmio concreto per milioni di lavoratori dipendenti.

      Indice dei contenuti
      • Cos’e la tredicesima e come viene tassata oggi
      • La proposta: flat tax al 15% sulla tredicesima
      • Chi beneficerebbe della detassazione
      • Le altre proposte nella Manovra 2027
      • Quando potrebbe entrare in vigore
      • Domande frequenti

      Cos’e’ la tredicesima e come viene tassata oggi

      La tredicesima mensilita’ e’ una voce di retribuzione aggiuntiva che quasi tutti i lavoratori dipendenti ricevono solitamente a dicembre, in coincidenza con le festivita’ natalizie. Viene calcolata in proporzione ai mesi lavorati nell’anno ed e’ pari, nella maggior parte dei contratti collettivi, a una mensilita’ intera di stipendio.

      Dal punto di vista fiscale, la tredicesima e’ trattata come un reddito ordinario da lavoro dipendente: viene quindi tassata con le aliquote IRPEF progressive, che nel 2026 si articolano in tre scaglioni:

      • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
      • 35% da 28.001 a 50.000 euro
      • 43% oltre i 50.000 euro

      A differenza del trattamento di fine rapporto (TFR), che gode di una tassazione separata e mediamente piu’ vantaggiosa, la tredicesima concorre alla formazione del reddito complessivo e quindi puo’ far scattare l’aliquota marginale piu’ alta. Questo significa che per chi si trova vicino alla soglia di uno scaglione IRPEF, la tredicesima potrebbe essere tassata in modo significativamente piu’ pesante rispetto alle normali mensilita’.

      La proposta: flat tax al 15% sulla tredicesima

      La proposta in discussione prevede di applicare alla tredicesima un’imposta sostitutiva flat al 15%, in luogo delle aliquote IRPEF ordinarie. Il meccanismo e’ simile a quello gia’ adottato in passato per i premi di produttivita’: anziche’ sommare la tredicesima al reddito annuo e tassare tutto insieme con le aliquote progressive, si tasserebbe questa voce separatamente con un’aliquota fissa e piu’ bassa.

      Facciamo un esempio concreto per capire la differenza:

      • Lavoratore con reddito annuo di 25.000 euro e tredicesima di 1.800 euro: oggi paga il 23% sulla tredicesima (414 euro di IRPEF). Con la flat tax al 15% pagherebbe 270 euro, risparmiando 144 euro.
      • Lavoratore con reddito di 35.000 euro e tredicesima di 2.500 euro: oggi la tredicesima potrebbe essere tassata in parte al 35% (aliquota marginale). Con la flat tax al 15% il risparmio sarebbe piu’ consistente, nell’ordine di alcune centinaia di euro.

      Si tratta, in sostanza, di un’agevolazione che riduce il peso fiscale su una voce di reddito che molte famiglie utilizzano per spese straordinarie di fine anno, come regali, bollette arretrate o piccoli investimenti domestici.

      Chi beneficerebbe della detassazione

      La misura, se approvata, riguarderebbe tutti i lavoratori dipendenti del settore privato che percepiscono la tredicesima in base al proprio contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL). Nella maggior parte dei CCNL italiani la tredicesima e’ prevista per contratto, ma le modalita’ di erogazione possono variare.

      Tuttavia, secondo le prime indiscrezioni, potrebbero essere previste soglie di reddito oltre le quali l’agevolazione non si applica. L’ipotesi piu’ citata e’ quella di un tetto a 35.000 euro di reddito lordo annuo, in linea con la platea gia’ individuata per la detassazione dei premi di produttivita’. In questo modo il beneficio sarebbe concentrato sulle fasce di lavoratori piu’ bisognose di sostegno al reddito.

      Sono invece esclusi dalla proposta, nella forma attuale:

      • I lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA (che non percepiscono la tredicesima per definizione)
      • I dipendenti pubblici, per i quali occorrerebbero disposizioni separate legate ai contratti della pubblica amministrazione
      • I pensionati, che pur ricevendo la tredicesima INPS (la cosiddetta “mensilita’ aggiuntiva”) potrebbero essere soggetti a regole distinte

      Le altre proposte nella Manovra 2027

      La detassazione della tredicesima non e’ l’unica misura fiscale in discussione per la prossima legge di bilancio. Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane figurano anche:

      • Proroga e ampliamento del taglio del cuneo fiscale: il bonus sulle buste paga introdotto nel 2024 e confermato nel 2025 e nel 2026 potrebbe essere stabilizzato in forma strutturale nella Manovra 2027, con un’eventuale estensione alle fasce di reddito tra 35.000 e 40.000 euro.
      • Revisione delle detrazioni per carichi familiari: si discute di rimodulare le detrazioni per figli a carico in coordinamento con l’Assegno Unico, per evitare sovrapposizioni e semplificare il sistema.
      • Riduzione IRPEF al 35% sul secondo scaglione: alcune forze di maggioranza propongono di portare l’aliquota intermedia dal 35% al 33%, con un beneficio per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro.
      • Estensione della flat tax incrementale: la misura che consente ai lavoratori autonomi di tassare al 15% la parte di reddito che supera il massimo degli ultimi tre anni potrebbe essere resa strutturale o ampliata come soglia massima di incremento tassabile.

      Tutte queste proposte sono ancora in fase di discussione e non hanno trovato una forma definitiva. La presentazione ufficiale del disegno di legge di bilancio e’ attesa entro il 15 ottobre 2026, termine entro cui il governo deve depositare il testo alle Camere.

      Quando potrebbe entrare in vigore

      Il calendario parlamentare prevede che la legge di bilancio venga approvata entro il 31 dicembre 2026 per entrare in vigore dal 1 gennaio 2027. Se la detassazione della tredicesima trovasse spazio nel testo definitivo, i lavoratori potrebbero beneficiarne gia’ dalla tredicesima di dicembre 2027.

      Tuttavia, come sempre accade in questa fase dell’anno, molte delle misure annunciate vengono poi ridimensionate o stralciate durante il dibattito parlamentare, sia per ragioni di copertura finanziaria sia per scelte politiche. Il costo stimato della sola detassazione della tredicesima e’ nell’ordine di 3-4 miliardi di euro annui, una cifra significativa che dovra’ essere trovata tra tagli di spesa o nuove entrate.

      In ogni caso, il tema della tredicesima mostra come il dibattito sulla riforma fiscale in Italia rimanga centrale: dopo anni di interventi frammentati, la prospettiva e’ quella di una progressiva semplificazione del sistema, con meno scaglioni e aliquote piu’ chiare per i contribuenti.

      Domande frequenti sulla tredicesima e la Manovra 2027

      La detassazione della tredicesima e’ gia’ legge?

      No. Al momento si tratta di una proposta in fase di discussione nell’ambito della Manovra 2027. Il testo definitivo del disegno di legge di bilancio sara’ presentato entro il 15 ottobre 2026 e approvato dal Parlamento entro fine anno.

      Chi percepisce la tredicesima?

      La tredicesima spetta a quasi tutti i lavoratori dipendenti del settore privato in base al proprio contratto collettivo. Anche i pensionati ricevono una mensilita’ aggiuntiva INPS. I lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA non hanno diritto alla tredicesima.

      Qual e’ la differenza tra flat tax e IRPEF ordinaria sulla tredicesima?

      Con l’IRPEF ordinaria la tredicesima si somma al reddito annuo e viene tassata con le aliquote progressive (23%, 35%, 43%). Con la flat tax al 15% verrebbe tassata separatamente a un’aliquota fissa e piu’ bassa, risultando in un risparmio per la maggior parte dei lavoratori.

      Ci sono limiti di reddito per beneficiare della detassazione?

      Le prime indiscrezioni parlano di un possibile tetto a 35.000 euro di reddito lordo annuo, in analogia con la platea dei premi di produttivita’. Tuttavia, questo limite non e’ ancora ufficiale e potrebbe variare nel testo definitivo della legge.

      Quando verrebbe erogata la tredicesima detassata?

      Se la misura fosse approvata nella Manovra 2027 ed entrasse in vigore dal 1 gennaio 2027, il primo beneficio pratico si vedrebbe sulla tredicesima di dicembre 2027, erogata dal datore di lavoro.

      Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

      Settembre 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-01 18:00:002026-08-31 15:14:00Detassazione della tredicesima in Manovra 2027: flat tax al 15% al posto dell’IRPEF e le altre proposte
      NOTIZIE

      Taglio IRPEF 2027: l’aliquota scende al 22% per i redditi fino a 28.000 euro

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      • Come funziona l'IRPEF oggi
      • La proposta: dal 23% al 22%
      • Chi beneficia del taglio
      • Quanto si risparmia concretamente
      • L'iter della Legge di Bilancio 2027
      • Domande frequenti

      Il governo italiano sta studiando un’ulteriore riduzione dell’IRPEF per i lavoratori e i pensionati con redditi medio-bassi. Secondo le ultime indiscrezioni riportate da La Legge per Tutti, nella prossima Legge di Bilancio 2027 potrebbe essere previsto un taglio dell’aliquota del primo scaglione dal 23% al 22%, a beneficio di chi guadagna fino a 28.000 euro l’anno. Una misura che si inserisce nel solco della riforma fiscale avviata con il DLgs 216/2023 e che punta a ridurre il carico fiscale sui contribuenti a reddito basso e medio.

      Come funziona l’IRPEF oggi

      L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) colpisce i redditi prodotti in Italia da persone fisiche residenti e non residenti. Dal 2024, in seguito alla riforma introdotta dal DLgs 216/2023, il sistema si articola su tre scaglioni:

      Scaglione di redditoAliquota attuale
      Fino a 28.000 euro23%
      Da 28.001 a 50.000 euro35%
      Oltre 50.000 euro43%

      Questa struttura ha sostituito il precedente sistema a quattro scaglioni (23%, 25%, 35%, 43%) che era in vigore fino al 31 dicembre 2023. La riforma del 2024 aveva già portato un beneficio concreto per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, eliminando l’aliquota intermedia del 25%.

      La proposta: dal 23% al 22%

      Secondo quanto riportato da La Legge per Tutti, il governo starebbe valutando di abbassare di un punto percentuale l’aliquota del primo scaglione IRPEF: dall’attuale 23% al 22%. La misura si applicherebbe ai redditi imponibili fino a 28.000 euro annui, la soglia che delimita il primo scaglione.

      La proposta fa parte di un più ampio pacchetto di interventi fiscali che il governo intende inserire nella Legge di Bilancio 2027, attualmente in fase di elaborazione. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati con redditi modesti, categorie che tradizionalmente sopportano un carico proporzionalmente più elevato rispetto ai contribuenti con redditi alti, anche grazie all’accesso a regimi fiscali agevolati come il regime forfettario.

      Attenzione: si tratta ancora di una proposta in discussione, non di una norma approvata. La Legge di Bilancio 2027 deve essere presentata al Parlamento entro il 15 ottobre 2026 e approvata entro il 31 dicembre 2026.

      Chi beneficia del taglio

      Il taglio dell’aliquota al 22% interessa potenzialmente tutti i contribuenti IRPEF, poiché il primo scaglione si applica ai primi 28.000 euro di reddito per chiunque. Tuttavia, il beneficio effettivo è maggiore in termini relativi per chi ha un reddito complessivo che non supera o supera di poco questa soglia.

      In concreto, potrebbero beneficiare della misura:

      • Lavoratori dipendenti con reddito fino a 28.000 euro (inclusi part-time, stagionali, apprendisti);
      • Pensionati con assegni mensili fino a circa 2.150 euro lordi;
      • Lavoratori autonomi in regime ordinario con redditi imponibili bassi;
      • Contribuenti con redditi misti (es. lavoro dipendente + affitti o altri redditi), per la parte rientrante nel primo scaglione.

      Restano invece esclusi dal beneficio i titolari di partita IVA in regime forfettario, che già pagano un’imposta sostitutiva dell’IRPEF (5% o 15% a seconda dei casi) e non sono soggetti agli scaglioni ordinari.

      Quanto si risparmia concretamente

      La riduzione di un punto percentuale sull’intero primo scaglione produce un risparmio massimo di 280 euro l’anno (1% di 28.000 euro) per chi ha un reddito imponibile pari o superiore a 28.000 euro. Chi guadagna di meno risparmia proporzionalmente:

      Reddito imponibileRisparmio annuo (stima)Risparmio mensile (stima)
      10.000 euro100 euro~8 euro
      15.000 euro150 euro~12,50 euro
      20.000 euro200 euro~16,70 euro
      28.000 euro o piu280 euro~23,30 euro

      Si tratta di cifre moderate ma significative per chi ha redditi contenuti. Va precisato che il risparmio effettivo dipende anche dalle detrazioni spettanti (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili), che possono ridurre ulteriormente l’imposta netta dovuta.

      L’iter della Legge di Bilancio 2027

      La misura, se confermata, diventerebbe operativa a partire dal 1 gennaio 2027. Il percorso legislativo prevede:

      1. Presentazione DDL Bilancio 2027 al Parlamento: entro il 15 ottobre 2026;
      2. Esame e approvazione da parte di Camera e Senato: ottobre-dicembre 2026;
      3. Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ed entrata in vigore: entro il 31 dicembre 2026;
      4. Applicazione sui redditi 2027, con effetti visibili in busta paga dal gennaio 2027 (per i lavoratori dipendenti, tramite il sostituto d’imposta).

      Come sempre nelle manovre finanziarie, la misura potrebbe essere confermata, modificata o anche stralciata in sede parlamentare a seconda delle risorse disponibili e delle priorità politiche. Torneremo ad aggiornare questa notizia non appena il testo del disegno di legge sarà ufficialmente depositato.

      Domande frequenti sul taglio IRPEF

      Quando entra in vigore il taglio IRPEF al 22%?

      La proposta, se approvata nella Legge di Bilancio 2027, entrerebbe in vigore dal 1 gennaio 2027. Al momento è ancora in fase di discussione e non è stata inserita in un testo normativo ufficiale.

      Chi non beneficia del taglio?

      I titolari di partita IVA in regime forfettario non beneficiano della riduzione, poiché non pagano l’IRPEF ordinaria ma un’imposta sostitutiva (5% nei primi cinque anni, 15% a regime). Sono inoltre escluse le società di capitali, che non sono soggette all’IRPEF.

      Qual è la differenza rispetto alla riforma del 2024?

      La riforma del 2024 (DLgs 216/2023) aveva ridotto gli scaglioni da quattro a tre, eliminando l’aliquota del 25% e portando il primo scaglione al 23% per redditi fino a 28.000 euro. La proposta attuale rappresenta un’ulteriore riduzione di un punto percentuale, sempre sul primo scaglione.

      Il taglio vale anche per i pensionati?

      Si. Le pensioni sono redditi soggetti a IRPEF ordinaria, quindi i pensionati con assegno annuo fino a 28.000 euro lordi beneficerebbero dell’intera riduzione (massimo 280 euro annui). L’effetto si rifletterebbe nelle rate mensili della pensione, tramite trattenuta del sostituto d’imposta (INPS).


      Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.

      Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-30 12:00:002026-08-29 14:34:25Taglio IRPEF 2027: l’aliquota scende al 22% per i redditi fino a 28.000 euro
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      IRPEF, arriva la stretta “su misura”: le Regioni potranno azzerare l’addizionale

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Una delle novità più rilevanti della riforma fiscale in corso riguarda l’addizionale IRPEF regionale: con le nuove norme che stanno prendendo forma, le Regioni italiane potrebbero ottenere la facoltà di abbassare – fino ad azzerare – questa voce che pesa ogni anno sulle buste paga e sui redditi dei contribuenti. Una flessibilità finora mai concessa, che apre scenari inediti nell’autonomia tributaria territoriale.

      Indice dei contenuti

      • Che cos’è l’addizionale regionale IRPEF
      • Cosa prevede la nuova riforma
      • Chi ci guadagna e chi rischia
      • Quando entreranno in vigore le modifiche
      • Domande e risposte

      Che cos’è l’addizionale regionale IRPEF

      L’addizionale regionale all’IRPEF è un’imposta che si aggiunge all’IRPEF nazionale e viene pagata dai contribuenti a favore della propria Regione di residenza. In parole semplici: oltre alle tasse che versate allo Stato per il vostro reddito, ne versate un’altra quota alla Regione dove vivete.

      L’aliquota base è fissata per legge all’1,23% del reddito imponibile, ma ogni Regione può applicare una maggiorazione aggiuntiva fino a 2,10 punti percentuali (aliquota massima complessiva: 3,33%). Nella pratica, quasi tutte le Regioni applicano aliquote superiori al minimo, con alcune che arrivano vicino al tetto. Per sapere quanta addizionale state pagando oggi, potete consultare la nostra guida completa: Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa a Regionale e Comunale.

      Cosa prevede la nuova riforma

      Secondo quanto riportato da Commercialista Telematico il 27 agosto 2026, il processo di riforma fiscale in atto sta ridisegnando i rapporti tra Stato centrale e Regioni in materia di IRPEF. La novità chiave è la seguente: alle Regioni verrebbe attribuita la facoltà di modulare l’addizionale IRPEF in modo più flessibile rispetto ad oggi, inclusa la possibilità – mai prevista finora – di portarla fino a zero.

      In sostanza, una Regione potrebbe decidere di non applicare alcuna addizionale IRPEF ai propri residenti, rinunciando a questa entrata fiscale in cambio di altri vantaggi competitivi (attrazione di residenti, investimenti, lavoratori). Si tratta di una logica di competizione fiscale tra territori, analoga a quella già esistente in altri Paesi europei con sistemi federali.

      La riforma prevede anche la possibilità di differenziare le aliquote per scaglioni di reddito a livello regionale, creando una vera e propria IRPEF “su misura” per ogni territorio. Questo significa che una Regione potrebbe scegliere di azzerare l’addizionale per i redditi bassi e mantenerla (o alzarla) per i redditi più alti, oppure viceversa.

      Chi ci guadagna e chi rischia

      L’impatto di questa riforma dipenderà in larga misura dalle scelte che ogni singola Regione farà. Possiamo individuare due scenari principali:

      • Regioni che abbassano (o azzerano) l’addizionale: i contribuenti residenti avranno un beneficio diretto in busta paga o nel conguaglio fiscale annuale. Per un reddito medio di 25.000 euro, ogni punto percentuale di addizionale vale circa 250 euro l’anno. Un azzeramento completo potrebbe quindi tradursi in un risparmio significativo.
      • Regioni che mantengono o alzano l’addizionale: non cambierà nulla per i contribuenti, oppure potrebbero subire un aggravio se la Regione decide di sfruttare la nuova flessibilità al rialzo.

      Il rischio principale della riforma è quello di aumentare le disparità territoriali: i contribuenti residenti in Regioni ricche e con bilanci in ordine potrebbero godere di sgravi fiscali, mentre quelli in Regioni con deficit sanitari o sociali potrebbero trovarsi con addizionali più alte. Un tema molto dibattuto nel contesto del più ampio progetto di autonomia differenziata.

      Per chi è pensionato, il discorso è rilevante: l’addizionale regionale viene trattenuta sulla pensione e incide sull’importo netto mensile. Se siete curiosi di capire quante tasse pagate sulla pensione, leggete: Pensione e Tasse: Quanto Resta in Tasca Davvero nel 2026.

      Quando entreranno in vigore le modifiche

      Al momento, la riforma è ancora in fase di definizione legislativa. Le norme dovranno essere recepite con appositi decreti attuativi e, successivamente, ogni Regione dovrà adottare le proprie delibere per modificare le aliquote dell’addizionale. I tempi non sono ancora certi, ma è ragionevole ipotizzare che gli effetti concreti sui contribuenti potrebbero arrivare non prima del 2027, con delibere regionali da adottare entro le scadenze previste dalla legge.

      Nel frattempo, per il 2026, le aliquote dell’addizionale regionale restano quelle già deliberate da ciascuna Regione. Se volete sapere cosa state pagando oggi nella vostra Regione, il punto di riferimento rimane la nostra guida: Addizionali IRPEF 2026: tutte le aliquote aggiornate.

      Domande e risposte

      Le Regioni possono davvero azzerare l’addizionale IRPEF?

      Con la riforma fiscale in corso, sì: alle Regioni verrebbe attribuita la facoltà di portare l’addizionale IRPEF anche a zero. Finora questa possibilità non era prevista: il minimo era l’aliquota base dell’1,23%. La nuova norma è ancora in fase di approvazione definitiva.

      Quando potrei vedere meno trattenute in busta paga?

      Non prima del 2027, e solo se la tua Regione decide di ridurre o azzerare l’addizionale. Per il 2026 le aliquote restano invariate rispetto a quelle già deliberate.

      Come si calcola l’addizionale regionale IRPEF?

      L’addizionale si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla tua Regione al reddito imponibile IRPEF. Ad esempio, con un reddito di 25.000 euro e un’aliquota del 2%, l’addizionale regionale annua è di 500 euro.

      Tutte le Regioni azzereranno l’addizionale?

      Non necessariamente. La riforma dà la facoltà, non l’obbligo. Le Regioni con bilanci in difficoltà potrebbero mantenere o addirittura aumentare l’addizionale per non perdere entrate fondamentali destinate a sanità e servizi sociali.


      Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

      Agosto 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-27 19:08:002026-08-27 18:25:57IRPEF, arriva la stretta “su misura”: le Regioni potranno azzerare l’addizionale
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      Taglio IRPEF dal 2027: nuove aliquote al 22% e 33%, chi ci guadagna e quanto

      aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

      Il governo sta studiando una revisione delle aliquote IRPEF che entrerebbe in vigore nel 2027: le due nuove aliquote sarebbero del 22% e del 33%, con la soglia del secondo scaglione fissata a 60.000 euro di reddito imponibile. Se il piano andasse in porto, milioni di contribuenti potrebbero pagare meno tasse. Ma chi ci guadagna davvero, e di quanto?

      Indice dei contenuti

      • IRPEF 2026: com’è strutturata oggi
      • La proposta di riforma 2027: aliquote al 22% e 33%
      • Chi ci guadagna: simulazioni per fascia di reddito
      • Redditi oltre 60.000 euro: la terza aliquota resta al 43%
      • Quando entra in vigore e cosa manca ancora
      • Domande frequenti

      IRPEF 2026: com’è strutturata oggi

      In vigore dal 2024, l’IRPEF si articola su tre scaglioni:

      • 23% sui redditi fino a 28.000 euro
      • 35% sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro
      • 43% sulla parte oltre 50.000 euro

      Prima del DLgs 216/2023 esistevano quattro scaglioni (23%, 25%, 35%, 43%); la riforma del 2024 ha eliminato il secondo, unificando la fascia intermedia. La riforma proposta per il 2027 compie un ulteriore passo: riduce l’aliquota del primo scaglione di un punto e abbassa sensibilmente quella del secondo, alzando al contempo la soglia massima del secondo scaglione da 50.000 a 60.000 euro.

      La proposta di riforma 2027: aliquote al 22% e 33%

      Secondo le ipotesi di lavoro circolate e riprese da QuiFinanza, il nuovo schema IRPEF 2027 prevederebbe:

      • 22% sui redditi fino alla soglia del primo scaglione (invariata o ritoccata)
      • 33% sulla parte tra il primo scaglione e 60.000 euro
      • 43% sulla parte eccedente i 60.000 euro (invariata)

      Il risparmio rispetto alle aliquote vigenti sarebbe concentrato nelle fasce di reddito medio: chi guadagna tra 28.000 e 60.000 euro beneficerebbe sia della riduzione dell’aliquota (dal 35% al 33%) sia dell’allargamento dello scaglione, pagando il 33% su una fascia più ampia invece del 43% sulla coda oltre i 50.000 euro.

      Nota: la proposta è ancora in fase di studio e non è stata approvata da alcun provvedimento legislativo. I valori indicati potrebbero cambiare nel percorso parlamentare della Legge di Bilancio 2027.

      Chi ci guadagna: simulazioni per fascia di reddito

      Le simulazioni che seguono si basano sul reddito imponibile lordo (prima delle detrazioni), confrontando l’IRPEF lorda attuale con quella proposta. Le detrazioni da lavoro dipendente (o autonomo) si applicano a valle e non cambiano il risparmio assoluto derivante dalla riduzione delle aliquote.

      Reddito 20.000 euro (primo scaglione)

      Con il sistema attuale: 20.000 x 23% = 4.600 euro di IRPEF lorda.
      Con il sistema proposto: 20.000 x 22% = 4.400 euro.
      Risparmio: 200 euro l’anno.

      Reddito 35.000 euro (secondo scaglione attuale)

      Sistema attuale: (28.000 x 23%) + (7.000 x 35%) = 6.440 + 2.450 = 8.890 euro.
      Sistema proposto (ipotesi primo scaglione invariato a 28.000): (28.000 x 22%) + (7.000 x 33%) = 6.160 + 2.310 = 8.470 euro.
      Risparmio: 420 euro l’anno.

      Reddito 50.000 euro (al limite del secondo scaglione attuale)

      Sistema attuale: (28.000 x 23%) + (22.000 x 35%) = 6.440 + 7.700 = 14.140 euro.
      Sistema proposto: (28.000 x 22%) + (22.000 x 33%) = 6.160 + 7.260 = 13.420 euro.
      Risparmio: 720 euro l’anno (pari al 5,09% dell’IRPEF attuale).

      Reddito 60.000 euro (al limite del nuovo secondo scaglione)

      Sistema attuale: (28.000 x 23%) + (22.000 x 35%) + (10.000 x 43%) = 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro.
      Sistema proposto: (28.000 x 22%) + (32.000 x 33%) = 6.160 + 10.560 = 16.720 euro.
      Risparmio: 1.720 euro l’anno. Questa fascia è la più avvantaggiata in termini assoluti tra chi rimane entro i 60.000 euro.

      Redditi oltre 60.000 euro: la terza aliquota resta al 43%

      Chi percepisce un reddito superiore ai 60.000 euro beneficia comunque dei tagli sulle fasce inferiori. Sul reddito eccedente i 60.000 euro continua ad applicarsi l’aliquota del 43%, invariata rispetto ad oggi.

      Esempio: reddito di 80.000 euro.
      Sistema attuale: (28.000 x 23%) + (22.000 x 35%) + (30.000 x 43%) = 6.440 + 7.700 + 12.900 = 27.040 euro.
      Sistema proposto: (28.000 x 22%) + (32.000 x 33%) + (20.000 x 43%) = 6.160 + 10.560 + 8.600 = 25.320 euro.
      Risparmio: 1.720 euro l’anno (lo stesso di chi guadagna 60.000 euro, poiché la terza aliquota non cambia).

      In percentuale sull’imposta attuale, il beneficio è più contenuto per chi guadagna di più: un reddito da 80.000 euro ottiene un risparmio pari al 6,36% dell’IRPEF attuale (1.720 su 27.040), mentre un reddito da 50.000 euro ottiene il 5,09% in meno. La progressività del beneficio assoluto si concentra dunque nella fascia 50.000-60.000 euro.

      Quando entra in vigore e cosa manca ancora

      La riforma è attesa nella Legge di Bilancio 2027, che il governo dovrebbe presentare in Parlamento entro ottobre 2026. L’iter parlamentare si conclude normalmente entro dicembre, con entrata in vigore dal 1° gennaio 2027.

      Allo stato attuale mancano ancora:

      • La copertura finanziaria ufficiale (il costo stimato è di diversi miliardi di euro)
      • La conferma della soglia del primo scaglione (potrebbe restare a 28.000 euro o essere ritoccata)
      • Il testo definitivo del disegno di legge
      • Il coordinamento con le detrazioni per carichi di famiglia e da lavoro

      Il rischio, come sempre nelle riforme fiscali, è che la copertura venga trovata parzialmente riducendo detrazioni o deduzioni esistenti, il che potrebbe ridurre il beneficio netto per alcune categorie di contribuenti.

      Domande frequenti sul taglio IRPEF 2027

      Le nuove aliquote IRPEF 2027 sono confermate?

      No, non ancora. Si tratta di ipotesi di lavoro del governo in attesa della Legge di Bilancio 2027. Nessun provvedimento legislativo è stato approvato al momento.

      Chi risparmia di più con il taglio IRPEF 2027?

      I contribuenti con reddito tra 40.000 e 60.000 euro sono quelli che beneficiano maggiormente in termini assoluti, potendo risparmiare fino a circa 1.720 euro annui grazie sia alla riduzione dell’aliquota del secondo scaglione (dal 35% al 33%) sia all’innalzamento della soglia da 50.000 a 60.000 euro.

      Chi non beneficia del taglio IRPEF 2027?

      Chi ha un reddito talmente basso da non pagare IRPEF (sotto la no tax area) non ottiene alcun vantaggio diretto. Anche i redditi molto elevati beneficiano della riduzione, ma in misura percentuale inferiore rispetto alle fasce medie.

      Cambia qualcosa per il regime forfettario?

      No. I titolari di partita IVA in regime forfettario pagano un’imposta sostitutiva (15% o 5% per le nuove attività) che non è IRPEF. La riforma degli scaglioni IRPEF non li riguarda direttamente.

      Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


      Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 15:22:002026-08-26 09:23:26Taglio IRPEF dal 2027: nuove aliquote al 22% e 33%, chi ci guadagna e quanto
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      Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026

      cedolare secca

      Scegliere tra cedolare secca e IRPEF per tassare i redditi da locazione è una delle decisioni fiscali più importanti per chi affitta un immobile. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, ma non sempre: dipende dal reddito complessivo, dalle detrazioni fiscali di cui si dispone e dal tipo di contratto. In questa guida aggiornata al 2026 analizziamo nel dettaglio quando conviene la cedolare secca al 21%, quando è meglio restare con la tassazione IRPEF ordinaria e quali sono gli impatti su ISEE e detrazioni familiari. Se hai dubbi sulla scelta migliore per la tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con un’analisi personalizzata.

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è la cedolare secca e come funziona
      2. Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcolo
      3. Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativa
      4. Break-even point: quando la cedolare secca conviene davvero
      5. Quando NON conviene la cedolare secca
      6. Impatto su ISEE e detrazioni familiari
      7. Cedolare secca al 10%: canone concordato
      8. Esempi pratici di calcolo
      9. Domande frequenti

      Cos’è la cedolare secca e come funziona

      La cedolare secca è un regime fiscale opzionale introdotto nel 2011 che permette ai proprietari di immobili ad uso abitativo di pagare un’imposta sostitutiva fissa sui redditi da locazione, al posto dell’IRPEF e delle relative addizionali. In pratica, invece di sommare il canone di affitto agli altri redditi e pagare l’imposta progressiva, si applica un’aliquota fissa del 21% (o del 10% per i contratti a canone concordato) direttamente sul canone annuo.

      Chi sceglie la cedolare secca rinuncia alla possibilità di aggiornare il canone con l’indice ISTAT per tutta la durata del contratto. In compenso, non paga l’imposta di registro (2% annuo) né l’imposta di bollo sulla registrazione. Per approfondire tutti i requisiti e le modalità di adesione, ti consigliamo di leggere la nostra guida completa alla cedolare secca 2026.

      Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcolo

      Per capire se la cedolare secca conviene, bisogna prima conoscere come funziona la tassazione IRPEF ordinaria. Con l’IRPEF, i redditi da locazione si sommano a quelli da lavoro, pensione o altri redditi e vengono tassati con aliquote progressive. Nel 2026 gli scaglioni IRPEF confermati dalla Legge di Bilancio sono tre:

      • 23% sui redditi fino a 28.000 euro
      • 35% sui redditi da 28.001 a 50.000 euro
      • 43% sui redditi oltre 50.000 euro

      A queste aliquote si aggiungono le addizionali regionali (dallo 0,9% al 3,33% a seconda della Regione) e le addizionali comunali (fino allo 0,8%). Questo significa che un contribuente con redditi nella fascia più alta può pagare fino al 47% di imposte sul canone d’affitto percepito. Con la tassazione IRPEF, però, il canone viene abbattuto del 5% a titolo forfettario (si dichiara solo il 95% del canone), un vantaggio che con la cedolare secca non si applica perché si tassa il 100% del canone.

      Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativa

      Vediamo ora il confronto numerico tra cedolare secca al 21% e IRPEF per diversi livelli di reddito complessivo, ipotizzando un canone annuo di 9.600 euro (800 euro al mese). La tabella mostra l’imposta totale sul solo reddito da locazione, considerando anche le addizionali medie (stimiamo un 2% complessivo tra regionali e comunali).

      Reddito complessivoAliquota marginale IRPEF + addizionaliImposta IRPEF sul canone (95%)Cedolare secca 21%Risparmio con cedolare
      15.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro
      25.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro
      35.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro
      50.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro
      60.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro
      75.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro

      Come si vede dalla tabella, la cedolare secca conviene praticamente sempre in termini di tassazione pura. Il vantaggio cresce man mano che aumenta il reddito complessivo: per chi ha redditi sopra i 50.000 euro, il risparmio supera i 2.000 euro l’anno su un singolo contratto. Anche nella fascia di reddito più bassa (sotto i 28.000 euro), dove l’aliquota IRPEF è del 23%, la cedolare secca resta comunque conveniente perché l’imposta sul canone include anche le addizionali.

      Break-even point: quando la cedolare secca conviene davvero

      Il break-even point, ovvero il punto di pareggio, è il livello di reddito e di detrazioni in cui la cedolare secca e l’IRPEF producono lo stesso carico fiscale. In termini puramente di aliquota, la cedolare secca al 21% diventa conveniente già quando l’aliquota marginale effettiva IRPEF (comprensiva di addizionali) supera il 22,1%. Questo perché con l’IRPEF il canone viene abbattuto al 95%, quindi l’aliquota effettiva si riduce leggermente.

      In pratica, il calcolo è il seguente: 21% del 100% del canone = 22,1% del 95% del canone. Questo significa che se la tua aliquota marginale complessiva (IRPEF + addizionali) è superiore al 22,1%, la cedolare secca conviene. Dato che l’aliquota minima IRPEF è del 23% più le addizionali (circa 2%), nella stragrande maggioranza dei casi il regime sostitutivo risulta più vantaggioso. Il vero calcolo di convenienza, però, deve tenere conto anche delle detrazioni perse e dell’impatto sull’ISEE.

      Quando NON conviene la cedolare secca

      Esistono situazioni specifiche in cui la cedolare secca non conviene e la tassazione IRPEF ordinaria risulta più vantaggiosa. Vediamo i casi principali in cui è meglio valutare attentamente prima di optare per il regime sostitutivo.

      Detrazioni elevate non utilizzabili. Questo è il caso più frequente. Con la cedolare secca, il reddito da locazione non entra nella base imponibile IRPEF. Questo significa che chi ha molte detrazioni fiscali (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni, bonus nido, spese scolastiche) potrebbe non avere sufficiente imposta IRPEF lorda su cui “scaricarle”. In altre parole, le detrazioni restano inutilizzate perché manca capienza fiscale.

      Canone concordato al 10%. Se hai un contratto a canone concordato in un Comune ad alta densità abitativa, l’aliquota della cedolare secca scende al 10%. In questo caso la cedolare conviene quasi sempre. Ma attenzione: se il canone concordato è molto basso e hai redditi complessivi modesti, potresti comunque trovarti nella situazione di perdere detrazioni importanti.

      Redditi molto bassi con familiari a carico. Se il tuo reddito complessivo è vicino alla no tax area (8.500 euro per pensionati, 8.174 euro per dipendenti), aggiungere il canone alla base IRPEF potrebbe non generare imposta grazie alle detrazioni per lavoro o pensione. In questo caso, la cedolare secca al 21% rappresenterebbe un costo che altrimenti non avresti. Se hai familiari a carico, l’assegno unico universale non viene influenzato, ma le detrazioni per coniuge a carico dipendono dal reddito complessivo IRPEF.

      Rinuncia all’aggiornamento ISTAT. Optando per la cedolare secca, rinunci alla possibilità di adeguare il canone all’inflazione per tutta la durata del contratto. Con un’inflazione del 2-3% annuo, su un contratto 4+4 questo può significare perdere centinaia di euro di adeguamento. Se prevedi un periodo di inflazione elevata, questo aspetto va considerato nel calcolo complessivo di convenienza.

      Impatto su ISEE e detrazioni familiari

      Un aspetto spesso trascurato riguarda l’impatto della cedolare secca sull’ISEE. Il reddito soggetto a cedolare secca viene comunque incluso nel calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Questo significa che, anche se paghi meno tasse grazie alla cedolare, il tuo ISEE sarà lo stesso sia che tu scelga la cedolare secca sia che opti per l’IRPEF ordinaria.

      Perché è importante? Perché un ISEE più alto può farti perdere l’accesso a prestazioni agevolate come la bonus mamme, le agevolazioni per le rette universitarie, le prestazioni sociali comunali e le tariffe ridotte per i servizi pubblici. In pratica, la cedolare secca ti fa risparmiare sulle tasse ma non riduce il tuo ISEE.

      Per quanto riguarda le detrazioni per familiari a carico, la situazione è diversa. Il reddito da cedolare secca non concorre al reddito complessivo IRPEF, quindi non aumenta la base su cui vengono calcolate le detrazioni. Tuttavia, non genera nemmeno imposta IRPEF su cui “scaricare” le detrazioni stesse. Se hai figli a carico, ricorda che l’assegno unico universale ha sostituito le vecchie detrazioni per figli e non dipende dall’IRPEF versata. Chi presenta il modello 730 deve valutare attentamente questo aspetto con l’aiuto di un professionista.

      Cedolare secca al 10%: canone concordato

      La cedolare secca al 10% è riservata ai contratti a canone concordato (tipologia 3+2) stipulati nei Comuni ad alta tensione abitativa o nei Comuni per i quali è stato deliberato lo stato di emergenza. Questa aliquota ridotta rende la cedolare secca estremamente conveniente rispetto all’IRPEF in quasi tutti i casi.

      Per accedere al canone concordato, il canone deve rispettare i parametri stabiliti dagli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Generalmente il canone concordato è inferiore del 20-30% rispetto al canone di mercato. Nonostante il canone più basso, l’aliquota ridotta al 10% spesso compensa la differenza, soprattutto per chi ha redditi medio-alti. Inoltre, i Comuni possono applicare un’ulteriore riduzione dell’IMU fino al 75% per gli immobili affittati a canone concordato. Per verificare se il tuo Comune prevede queste agevolazioni, consulta la nostra guida alla cedolare secca 2026.

      Esempi pratici di calcolo

      Vediamo tre esempi concreti per capire quando la cedolare secca conviene e quando no.

      Esempio 1: Mario, dipendente con reddito medio

      Mario ha un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro e affitta un appartamento a 700 euro al mese (8.400 euro annui). Non ha particolari detrazioni oltre a quelle per lavoro dipendente.

      • Con IRPEF: il canone (95% = 7.980 euro) viene tassato all’aliquota marginale del 35% + 2% addizionali = 2.953 euro di imposte. A questo va aggiunta l’imposta di registro (2% di 8.400 = 168 euro, metà a carico = 84 euro)
      • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 8.400 = 1.764 euro. Nessuna imposta di registro
      • Risparmio annuo con cedolare: 1.273 euro

      Per Mario la cedolare secca conviene nettamente.

      Esempio 2: Giulia, pensionata con reddito basso

      Giulia è pensionata con un reddito di 12.000 euro, affitta una stanza a 350 euro al mese (4.200 euro annui) e ha 3.000 euro di spese mediche detraibili al 19%.

      • Con IRPEF: il canone (95% = 3.990 euro) viene tassato al 23% + 2% = 998 euro. Però Giulia può detrarre le spese mediche (19% di 2.871 euro netti = 545 euro) dall’IRPEF lorda. Imposta effettiva sul canone: circa 453 euro
      • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 4.200 = 882 euro. Le spese mediche non si possono scaricare sul canone da cedolare
      • Con cedolare paga 429 euro in più

      Per Giulia la cedolare secca non conviene perché ha detrazioni mediche significative che con l’IRPEF abbattono l’imposta.

      Esempio 3: Roberto, libero professionista con reddito alto

      Roberto è un professionista con un regime forfettario che genera 65.000 euro di reddito e affitta un bilocale a 1.000 euro al mese (12.000 euro annui).

      • Con IRPEF: il canone (95% = 11.400 euro) viene tassato al 43% + 2% = 5.130 euro
      • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 12.000 = 2.520 euro
      • Risparmio annuo con cedolare: 2.610 euro

      Per Roberto il vantaggio è enorme. Con redditi alti, la cedolare secca conviene in modo molto significativo, a meno che non abbia un ingente volume di detrazioni inutilizzate.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande frequenti

      La cedolare secca conviene sempre?

      No, non sempre. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, soprattutto per chi ha redditi medi e alti. Tuttavia, se hai molte detrazioni fiscali non utilizzate (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni) e un reddito basso, la tassazione ordinaria IRPEF potrebbe essere più vantaggiosa perché ti permette di “scaricare” queste detrazioni.

      La cedolare secca incide sull’ISEE?

      Sì, il reddito da cedolare secca viene incluso nel calcolo dell’ISEE. Questo significa che il tuo indicatore economico sarà lo stesso indipendentemente dalla scelta del regime fiscale. Se accedi a prestazioni sociali legate all’ISEE, questo aspetto non cambia scegliendo cedolare o IRPEF.

      Posso passare da IRPEF a cedolare secca?

      Sì, puoi optare per la cedolare secca sia al momento della registrazione del contratto che nelle annualità successive, comunicando la scelta con il modello RLI all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente. La scelta vale per l’intera durata del contratto, salvo revoca.

      La cedolare secca si applica anche agli affitti brevi?

      Sì, dal 2024 la cedolare secca si applica agli affitti brevi con aliquota del 21% per il primo immobile e del 26% dal secondo immobile in poi. Questa novità ha reso meno conveniente la cedolare per chi affitta più appartamenti con contratti brevi. Per maggiori dettagli, leggi la nostra guida completa alla cedolare secca.

      Come si calcola la convenienza della cedolare secca?

      Il calcolo va fatto confrontando l’imposta totale nei due scenari. Con l’IRPEF calcola: (canone x 95%) x (aliquota marginale + addizionali) – detrazioni non godibili. Con la cedolare calcola: canone x 21% (o 10%). Se il secondo importo è inferiore, la cedolare secca conviene. Per un calcolo preciso sulla tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

      Hai bisogno di aiuto per la scelta fiscale giusta?

      Scegliere tra cedolare secca e IRPEF richiede un’analisi attenta della tua situazione personale: redditi, detrazioni, familiari a carico e prestazioni sociali. Il CAF Centro Fiscale di Udine può effettuare una simulazione personalizzata per individuare la soluzione più vantaggiosa per te.

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        Maggio 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-06 09:00:002026-05-31 17:56:43Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026
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        Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità

        aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

        Capire come funzionano gli scaglioni IRPEF 2026 è fondamentale per sapere quante tasse paghi sul tuo reddito. Con la riforma fiscale confermata anche per il 2026, le aliquote restano tre: 23%, 33% e 43%. In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano le fasce di reddito, come si calcola l’IRPEF lorda con un esempio pratico step by step e quali novità sono state introdotte rispetto al sistema precedente.

        Se vuoi approfondire come gli scaglioni IRPEF influiscono sul tuo stipendio, leggi anche la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

        Indice dei contenuti

        1. Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote
        2. Tabella aliquote IRPEF 2026
        3. Come si calcola l’IRPEF lorda 2026
        4. No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF
        5. Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026
        6. Impatto degli scaglioni sulla busta paga
        7. Detrazioni fiscali e IRPEF netta
        8. IRPEF per pensionati 2026
        9. FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

        Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote

        L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) è la principale imposta che ogni lavoratore dipendente, autonomo o pensionato paga sui propri guadagni. Si tratta di un’imposta progressiva: significa che più guadagni, più alta è la percentuale che paghi, ma solo sulla parte di reddito che supera determinate soglie.

        La riforma fiscale 2024 (D.Lgs. 216/2023), poi confermata dalla Legge di Bilancio 2025 e prorogata per il 2026, ha ridotto gli scaglioni da quattro a tre. Questo ha portato un risparmio concreto soprattutto per chi ha un reddito tra 15.000 e 28.000 euro, grazie all’accorpamento dei primi due scaglioni nella stessa aliquota al 23%.

        I tre scaglioni IRPEF 2026 sono:

        • Primo scaglione: redditi fino a 28.000 euro → aliquota del 23%
        • Secondo scaglione: redditi da 28.001 a 50.000 euro → aliquota del 33%
        • Terzo scaglione: redditi oltre 50.000 euro → aliquota del 43%

        Tabella aliquote IRPEF 2026

        Ecco la tabella riassuntiva con gli scaglioni IRPEF 2026, le aliquote e l’imposta massima per ogni fascia:

        Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta massima
        Fino a 28.000 €23%6.440 €
        Da 28.001 a 50.000 €33%7.260 €
        Oltre 50.000 €43%Nessun limite

        Come leggere la tabella: se il tuo reddito imponibile annuo è di 35.000 euro, non paghi il 33% su tutto. Paghi il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% solo sulla parte eccedente (7.000 euro). Questo è il principio della progressività dell’imposta.

        Come si calcola l’IRPEF lorda 2026: esempio step by step

        Vediamo un esempio pratico di calcolo dell’IRPEF lorda per un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 38.000 euro nel 2026.

        Step 1 – Primo scaglione (fino a 28.000 euro):

        28.000 € × 23% = 6.440 €

        Step 2 – Secondo scaglione (da 28.001 a 38.000 euro):

        La parte eccedente è: 38.000 − 28.000 = 10.000 €

        10.000 € × 33% = 3.300 €

        Step 3 – IRPEF lorda totale:

        6.440 + 3.300 = 9.740 €

        Questo significa che su 38.000 euro di reddito, l’aliquota media effettiva è circa il 25,6% (9.740 / 38.000). Dall’IRPEF lorda si sottraggono poi le detrazioni (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili) per ottenere l’IRPEF netta, cioè l’imposta che effettivamente paghi.

        No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF

        La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF, grazie alle detrazioni che azzerano l’imposta. Nel 2026 le soglie sono:

        • Lavoratori dipendenti: fino a 8.500 euro di reddito annuo (grazie alla detrazione da lavoro dipendente portata a 1.955 euro)
        • Pensionati: fino a 8.500 euro di reddito annuo (equiparati ai dipendenti dalla riforma)
        • Lavoratori autonomi: fino a 5.500 euro di reddito annuo

        In pratica, se sei un lavoratore dipendente e guadagni meno di 8.500 euro lordi all’anno, l’IRPEF che dovresti pagare viene completamente assorbita dalle detrazioni. Non paghi nulla.

        Una novità importante della riforma è che la soglia per i pensionati è stata equiparata a quella dei dipendenti a 8.500 euro, mentre in precedenza era leggermente inferiore (8.174 euro).

        Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026

        Per capire il vantaggio della riforma, confrontiamo gli scaglioni attuali con quelli che erano in vigore fino al 2023:

        Fascia di redditoAliquota fino al 2023Aliquota 2024-2026Risparmio
        Fino a 15.000 €23%23%Invariato
        Da 15.001 a 28.000 €25%23%−2 punti
        Da 28.001 a 50.000 €35%33%−2 punti
        Oltre 50.000 €43%43%Invariato

        I vantaggi principali della riforma:

        • Chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro risparmia fino a 260 euro all’anno (la fascia 15.001-28.000 passa dal 25% al 23%)
        • Chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro risparmia fino a 700 euro all’anno (cumulando il vantaggio sulle due fasce: 260 euro dalla prima riduzione + fino a 440 euro dalla seconda)
        • Chi guadagna oltre 50.000 euro risparmia comunque 700 euro sulle fasce intermedie

        Il risparmio massimo si concentra quindi sui redditi medi, quelli compresi tra 28.000 e 50.000 euro, che rappresentano la maggior parte dei lavoratori dipendenti italiani.

        Impatto degli scaglioni IRPEF sulla busta paga 2026

        Ma concretamente, quanto cambiano gli scaglioni IRPEF 2026 nella busta paga di un lavoratore dipendente? Vediamo alcuni esempi pratici con stipendi lordi diversi:

        RAL (lordo annuo)IRPEF lorda 2026Risparmio vs 2023Netto mensile in più (circa)
        20.000 €4.600 €100 €/anno~8 €/mese
        30.000 €7.100 €400 €/anno~33 €/mese
        40.000 €10.400 €600 €/anno~50 €/mese
        55.000 €16.050 €700 €/anno~58 €/mese

        Questi valori sono indicativi e si riferiscono all’IRPEF lorda, senza considerare detrazioni e bonus. Il risparmio effettivo in busta paga dipende anche dalle addizionali regionali e comunali, che variano in base al Comune e alla Regione di residenza.

        Per un calcolo preciso del tuo stipendio netto, consulta la nostra guida al calcolo stipendio netto 2026 con tabelle aggiornate e simulatore.

        Detrazioni fiscali e IRPEF netta

        L’IRPEF lorda calcolata con gli scaglioni non è l’importo finale che paghi. Dall’imposta lorda si sottraggono le detrazioni fiscali, che riducono l’imposta dovuta. Le principali detrazioni nel 2026 sono:

        • Detrazione da lavoro dipendente: fino a 1.955 euro per redditi bassi, decresce al crescere del reddito e si azzera sopra i 50.000 euro
        • Detrazione per familiari a carico: per il coniuge e i figli oltre i 21 anni (per i figli fino a 21 anni c’è l’Assegno Unico)
        • Detrazioni per spese: il 19% su spese mediche, interessi mutuo, istruzione, assicurazioni e altre spese indicate nel modello 730
        • Bonus 100 euro (ex bonus Renzi): spetta ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, e in alcuni casi fino a 28.000 euro

        La formula completa è: IRPEF netta = IRPEF lorda − detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF lorda, l’imposta è pari a zero (rientri nella no tax area).

        IRPEF per pensionati 2026

        I pensionati seguono gli stessi scaglioni IRPEF 2026 dei lavoratori dipendenti: 23%, 33% e 43%. La differenza sta nelle detrazioni, che per i pensionati hanno una struttura leggermente diversa ma con lo stesso risultato pratico:

        • No tax area a 8.500 euro: equiparata a quella dei dipendenti (prima era 8.174 euro)
        • Detrazione massima: 1.955 euro per redditi fino a 8.500 euro
        • L’INPS trattiene l’IRPEF direttamente dalla pensione: non devi fare nulla, il calcolo è automatico

        Se hai una pensione di 1.200 euro netti al mese, l’INPS ha già applicato le trattenute IRPEF corrette. Puoi verificare l’importo nel cedolino pensione disponibile sul portale MyINPS.

        Se percepisci altri redditi oltre alla pensione (affitti, collaborazioni, redditi esteri), potresti dover presentare il modello 730 o Redditi PF per dichiarare il reddito complessivo e ricalcolare l’IRPEF totale dovuta.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

        Quanti sono gli scaglioni IRPEF nel 2026?

        Nel 2026 gli scaglioni IRPEF sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, e 43% oltre 50.000 euro. La riduzione da quattro a tre scaglioni è stata introdotta nel 2024 e confermata per il triennio 2024-2026.

        Come si calcola l’IRPEF sul mio stipendio?

        L’IRPEF si calcola applicando le aliquote in modo progressivo sul reddito imponibile (il lordo meno i contributi previdenziali). Sui primi 28.000 euro paghi il 23%, sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro paghi il 33%, e sull’eventuale eccedenza il 43%. Dall’imposta lorda si sottraggono poi le detrazioni.

        Quanto risparmio con i nuovi scaglioni IRPEF 2026?

        Il risparmio massimo è di circa 700 euro all’anno per chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro. Per un reddito di 30.000 euro il risparmio è di circa 400 euro, mentre per 20.000 euro è di circa 100 euro rispetto al sistema a 4 scaglioni del 2023.

        Cos’è la no tax area e a chi si applica?

        La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF. Nel 2026, per lavoratori dipendenti e pensionati è fissata a 8.500 euro annui, mentre per i lavoratori autonomi è a 5.500 euro. Se guadagni meno di queste soglie, le detrazioni azzerano completamente l’imposta.

        Gli scaglioni IRPEF 2026 cambieranno nel 2027?

        Al momento non è certo. Il Governo ha confermato i tre scaglioni per il 2026, ma la struttura definitiva dal 2027 dipenderà dalla prossima Legge di Bilancio. L’obiettivo dichiarato è rendere permanente il sistema a tre aliquote ed eventualmente ridurre ulteriormente la seconda aliquota dal 33% al 33% o meno.

        Conclusione

        I tre scaglioni IRPEF 2026 rappresentano un sistema semplificato rispetto al passato, con un risparmio concreto soprattutto per i redditi medi tra 15.000 e 50.000 euro. L’accorpamento delle prime due aliquote al 23% e la riduzione del secondo scaglione al 33% si traducono in un vantaggio fino a 700 euro all’anno.

        Se hai dubbi su come gli scaglioni IRPEF influiscono sulla tua situazione fiscale, o vuoi sapere se stai pagando il giusto, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri consulenti possono aiutarti con il calcolo dell’IRPEF, la compilazione del modello 730 e l’ottimizzazione delle detrazioni.

        Prenota un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

        Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 09:00:002026-05-31 16:55:54Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità
        CAF

        Calcolo Stipendio Netto 2026: Da Lordo a Netto con Tabelle e Esempi

        aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

        Quanto ti resta davvero in tasca ogni mese? Il calcolo stipendio netto e una delle operazioni piu ricercate dai lavoratori dipendenti italiani, eppure resta spesso un mistero. Tra contributi INPS, scaglioni IRPEF, detrazioni e addizionali, passare dallo stipendio lordo al netto richiede diversi passaggi. In questa guida completa ti spieghiamo, passo dopo passo, come calcolare il tuo stipendio netto nel 2026, con tabelle aggiornate, esempi pratici per diverse fasce di reddito e tutto quello che devi sapere per leggere correttamente la tua busta paga.

        Indice dei contenuti

        1. Come si Calcola lo Stipendio Netto: la Formula Completa
        2. Scaglioni IRPEF 2026: le Aliquote Aggiornate
        3. Contributi INPS a Carico del Dipendente
        4. Detrazioni per Lavoro Dipendente 2026
        5. Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi) 2026
        6. Addizionali Regionali e Comunali IRPEF
        7. Esempi Pratici di Calcolo Stipendio Netto per RAL
        8. Tabella Stipendio Netto Mensile per RAL
        9. Stipendio Netto nei CCNL Principali
        10. Come Leggere la Busta Paga: da Lordo a Netto
        11. Casi Particolari: Part-time, Apprendistato e Tredicesima
        12. Domande Frequenti sul Calcolo dello Stipendio Netto
        13. Hai Bisogno di Aiuto con la Tua Busta Paga?

        Come si Calcola lo Stipendio Netto: la Formula Completa

        Il calcolo stipendio netto parte da un concetto semplice: dal tuo stipendio lordo vengono sottratte diverse voci fino ad arrivare a quanto effettivamente percepisci. Ecco la formula completa per calcolare lo stipendio netto dal lordo:

        Stipendio Netto = Stipendio Lordo – Contributi INPS – IRPEF + Detrazioni Lavoro Dipendente + Trattamento Integrativo – Addizionali Regionali – Addizionali Comunali

        Vediamo nel dettaglio ogni componente della formula:

        • Stipendio lordo (RAL): e la Retribuzione Annua Lorda concordata nel tuo contratto di lavoro. Include paga base, contingenza, scatti di anzianita e altri elementi fissi. La RAL viene divisa per il numero di mensilita (solitamente 13 o 14)
        • Contributi INPS: la quota a carico del lavoratore, generalmente il 9,19% dello stipendio lordo. Questi contributi servono a finanziare la tua futura pensione e le prestazioni previdenziali
        • Imponibile fiscale: si ottiene sottraendo i contributi INPS dal lordo. Su questo importo si calcola l’IRPEF
        • IRPEF lorda: l’imposta sui redditi calcolata con gli scaglioni progressivi (23%, 33%, 43%)
        • Detrazioni: riducono l’IRPEF lorda. La principale e la detrazione per lavoro dipendente, che varia in base al reddito
        • IRPEF netta: IRPEF lorda meno le detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF, questa non puo scendere sotto zero
        • Addizionali: si aggiungono le addizionali regionali e comunali IRPEF, che variano in base al luogo di residenza
        • Trattamento integrativo: il cosiddetto Bonus Renzi, fino a 1.200 euro annui per redditi fino a 28.000 euro

        Per capire quanto guadagni netto, quindi, non basta guardare il lordo indicato nel contratto: bisogna considerare tutti questi passaggi. Nelle sezioni seguenti analizzeremo ogni voce nel dettaglio con numeri aggiornati al 2026.

        Scaglioni IRPEF 2026: le Aliquote Aggiornate

        L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) e la tassa principale che incide sul tuo stipendio netto. Nel 2026, a seguito della riforma fiscale, gli scaglioni IRPEF sono confermati a tre aliquote, come introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e reso strutturale dal 2025:

        Scaglione di RedditoAliquota IRPEF 2026Imposta Dovuta
        Fino a 28.000 euro23%23% sul reddito
        Da 28.001 a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000 euro
        Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000 euro

        Come funziona il calcolo progressivo? L’IRPEF non si applica con un’unica aliquota su tutto il reddito, ma a scaglioni. Questo significa che se guadagni 35.000 euro lordi annui:

        • Sui primi 28.000 euro paghi il 23% = 6.440 euro
        • Sui restanti 7.000 euro (da 28.001 a 35.000) paghi il 35% = 2.450 euro
        • Totale IRPEF lorda = 8.890 euro

        E importante sapere che l’IRPEF si calcola sull’imponibile fiscale, cioe sullo stipendio lordo al netto dei contributi previdenziali INPS. Non si calcola direttamente sulla RAL.

        Contributi INPS a Carico del Dipendente

        I contributi previdenziali INPS rappresentano la prima trattenuta sulla tua busta paga. Sono obbligatori e servono a finanziare la tua pensione futura, la cassa integrazione e altre prestazioni sociali.

        Aliquote contributive 2026 per lavoratori dipendenti

        L’aliquota contributiva totale per i lavoratori dipendenti del settore privato e pari a circa il 33% della retribuzione lorda, suddivisa cosi:

        • A carico del datore di lavoro: circa 23,81% (non visibile in busta paga al dipendente)
        • A carico del lavoratore: 9,19% della retribuzione lorda imponibile

        Per i redditi piu bassi, la Legge di Bilancio 2024 (confermata strutturalmente nel 2025-2026) ha introdotto un esonero contributivo che riduce la quota a carico del dipendente:

        Retribuzione Mensile LordaEsonero ContributivoAliquota Effettiva Dipendente
        Fino a 1.923 euro (RAL fino a ~25.000 euro)Taglio cuneo 7 punti2,19%
        Da 1.923 a 2.692 euro (RAL fino a ~35.000 euro)Taglio cuneo 6 punti3,19%
        Oltre 2.692 euroNessun esonero9,19%

        Attenzione: dal 2025 il taglio del cuneo fiscale e stato rimodulato. Per i redditi fino a 20.000 euro il beneficio viene erogato come bonus diretto (non piu come riduzione contributi), mentre per i redditi tra 20.000 e 40.000 euro si applica una detrazione aggiuntiva decrescente. L’effetto netto in busta paga resta simile, ma il meccanismo e cambiato. Nei nostri calcoli di esempio terremo conto di questi aggiornamenti.

        I contributi INPS si calcolano sulla retribuzione imponibile previdenziale, che include paga base, straordinari, indennita varie e tredicesima/quattordicesima. Sono esclusi alcuni rimborsi spese e i buoni pasto entro i limiti di legge (8 euro per buoni elettronici, 4 euro per buoni cartacei).

        Detrazioni per Lavoro Dipendente 2026

        Le detrazioni per lavoro dipendente sono uno sconto sull’IRPEF riconosciuto automaticamente dal datore di lavoro in busta paga. Riducono l’imposta che devi pagare e quindi aumentano il tuo stipendio netto. Nel 2026, le detrazioni funzionano cosi:

        Reddito ComplessivoDetrazione AnnuaNote
        Fino a 15.000 euro1.955 euroMinimo 690 euro (1.380 per tempo determinato). Aumentata da 1.880 a 1.955 dal 2024
        Da 15.001 a 28.000 euro1.910 + 1.190 x (28.000 – reddito) / 13.000Detrazione decrescente
        Da 28.001 a 50.000 euro1.910 x (50.000 – reddito) / 22.000Detrazione decrescente fino a zero
        Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

        Come incidono le detrazioni sullo stipendio netto? Facciamo un esempio pratico. Se il tuo reddito e di 25.000 euro:

        • La detrazione base e 1.910 euro
        • La quota variabile e: 1.190 x (28.000 – 25.000) / 13.000 = 1.190 x 0,2308 = 274,62 euro
        • Detrazione totale = 1.910 + 274,62 = 2.184,62 euro
        • Questa cifra viene sottratta dall’IRPEF lorda, riducendo le tasse da pagare

        Le detrazioni per lavoro dipendente sono rapportate al periodo di lavoro nell’anno. Se hai lavorato solo 6 mesi, avrai diritto alla meta della detrazione. Queste detrazioni si sommano ad altre eventuali detrazioni fiscali come quelle per figli a carico, spese mediche o interessi sul mutuo, che pero vengono recuperate con il modello 730.

        Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi) 2026

        Il trattamento integrativo, conosciuto anche come Bonus Renzi o Bonus 100 euro, e un’agevolazione che aumenta lo stipendio netto dei lavoratori con redditi medio-bassi. Nel 2026, funziona cosi:

        Chi ha diritto al trattamento integrativo

        • Reddito fino a 15.000 euro: trattamento integrativo pieno di 1.200 euro annui (100 euro al mese), a condizione che l’IRPEF lorda superi le detrazioni per lavoro dipendente
        • Reddito tra 15.001 e 28.000 euro: trattamento integrativo riconosciuto solo se la somma di detrazioni specifiche (familiari a carico, mutuo prima casa, spese sanitarie, ecc.) supera l’IRPEF lorda. In questo caso spetta la differenza, fino a un massimo di 1.200 euro
        • Reddito oltre 28.000 euro: non spetta il trattamento integrativo

        Dal 2025 e stato introdotto anche un bonus aggiuntivo per redditi fino a 20.000 euro (fino al 7,1% del reddito) e una ulteriore detrazione per redditi tra 20.000 e 32.000 euro (fino a 1.000 euro, decrescente tra 32.000 e 40.000 euro). Queste misure si sommano al trattamento integrativo tradizionale per massimizzare il netto in busta paga dei lavoratori a reddito medio-basso.

        Esempio pratico: un dipendente con RAL di 22.000 euro riceve in busta paga circa 100 euro netti al mese in piu grazie al trattamento integrativo, oltre al beneficio del taglio del cuneo fiscale. L’effetto complessivo puo arrivare a oltre 150 euro mensili in piu rispetto a uno scenario senza agevolazioni.

        Addizionali Regionali e Comunali IRPEF

        Oltre all’IRPEF nazionale, sullo stipendio gravano anche due imposte locali: l’addizionale regionale e l’addizionale comunale. Queste tasse variano in base alla regione e al comune di residenza e rappresentano una quota aggiuntiva da sottrarre per arrivare al calcolo dello stipendio netto reale.

        Addizionale regionale IRPEF 2026

        Ogni regione stabilisce la propria aliquota, che puo variare dallo 0,9% al 3,33% del reddito imponibile. Ecco alcune aliquote regionali di riferimento per il 2026:

        RegioneAliquota (redditi fino a 28.000 euro)Aliquota (redditi oltre 50.000 euro)
        Lombardia1,23%1,74%
        Lazio1,73%3,33%
        Friuli Venezia Giulia0,70%1,23%
        Veneto1,23%1,23%
        Emilia-Romagna1,33%2,03%
        Campania1,73%3,33%
        Piemonte1,62%3,33%
        Sicilia1,23%1,23%

        Buona notizia per i residenti in Friuli Venezia Giulia: la regione applica aliquote tra le piu basse d’Italia, con un’aliquota base dello 0,70%. Questo significa che a parita di reddito lordo, chi risiede in FVG ha uno stipendio netto leggermente superiore rispetto a chi vive in regioni con addizionali piu alte come Lazio o Campania.

        Addizionale comunale IRPEF 2026

        L’addizionale comunale varia da comune a comune, con aliquote che vanno dallo 0% allo 0,9% (con alcune eccezioni per i comuni che hanno deliberato maggiorazioni). A Udine, ad esempio, l’aliquota e dello 0,8% per i redditi superiori a 15.000 euro. Molti comuni prevedono esenzioni per redditi molto bassi (sotto i 12.000-15.000 euro).

        Le addizionali vengono trattenute in busta paga con modalita diverse: l’addizionale regionale dell’anno precedente viene rateizzata da gennaio a novembre, mentre l’addizionale comunale prevede sia un acconto (da marzo a novembre) che un saldo (da gennaio a novembre dell’anno successivo).

        Esempi Pratici di Calcolo Stipendio Netto per RAL

        Veniamo alla parte piu pratica di questa guida: il calcolo stipendio netto con esempi concreti per diverse fasce di Retribuzione Annua Lorda. In tutti gli esempi consideriamo un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, senza figli a carico, residente in Friuli Venezia Giulia (addizionale regionale 0,70%, comunale 0,8%), con 13 mensilita.

        Esempio 1: RAL 20.000 euro

        VoceImporto Annuo
        RAL (Stipendio Lordo Annuo)20.000 euro
        Contributi INPS (9,19%)-1.838 euro
        Imponibile fiscale18.162 euro
        IRPEF lorda (23%)-4.177 euro
        Detrazione lavoro dipendente+2.785 euro
        IRPEF netta-1.392 euro
        Trattamento integrativo+1.200 euro
        Bonus cuneo fiscale (DL 2025)+1.100 euro circa
        Addizionale regionale FVG (0,70%)-127 euro
        Addizionale comunale (0,8%)-145 euro
        STIPENDIO NETTO ANNUO18.798 euro circa
        STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.446 euro circa

        Esempio 2: RAL 25.000 euro

        VoceImporto Annuo
        RAL25.000 euro
        Contributi INPS (9,19%)-2.298 euro
        Imponibile fiscale22.702 euro
        IRPEF lorda (23%)-5.222 euro
        Detrazione lavoro dipendente+2.185 euro
        IRPEF netta-3.037 euro
        Trattamento integrativo+1.200 euro
        Bonus cuneo fiscale+950 euro circa
        Addizionale regionale FVG-159 euro
        Addizionale comunale-182 euro
        STIPENDIO NETTO ANNUO21.474 euro circa
        STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.652 euro circa

        Esempio 3: RAL 30.000 euro

        VoceImporto Annuo
        RAL30.000 euro
        Contributi INPS (9,19%)-2.757 euro
        Imponibile fiscale27.243 euro
        IRPEF lorda (23%)-6.266 euro
        Detrazione lavoro dipendente+1.988 euro
        IRPEF netta-4.278 euro
        Trattamento integrativo / bonus cuneo+800 euro circa
        Addizionale regionale FVG-191 euro
        Addizionale comunale-218 euro
        STIPENDIO NETTO ANNUO23.356 euro circa
        STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.797 euro circa

        Esempio 4: RAL 35.000 euro

        VoceImporto Annuo
        RAL35.000 euro
        Contributi INPS (9,19%)-3.217 euro
        Imponibile fiscale31.784 euro
        IRPEF lorda (23% su 28k + 35% sul resto)-7.774 euro
        Detrazione lavoro dipendente+1.582 euro
        IRPEF netta-6.192 euro
        Detrazione aggiuntiva cuneo (decrescente)+500 euro circa
        Addizionale regionale FVG-223 euro
        Addizionale comunale-254 euro
        STIPENDIO NETTO ANNUO25.614 euro circa
        STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.970 euro circa

        Esempio 5: RAL 40.000 euro

        VoceImporto Annuo
        RAL40.000 euro
        Contributi INPS (9,19%)-3.676 euro
        Imponibile fiscale36.324 euro
        IRPEF lorda-9.353 euro
        Detrazione lavoro dipendente+1.188 euro
        IRPEF netta-8.165 euro
        Addizionale regionale FVG-254 euro
        Addizionale comunale-291 euro
        STIPENDIO NETTO ANNUO27.614 euro circa
        STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)2.124 euro circa

        Esempio 6: RAL 50.000 euro

        VoceImporto Annuo
        RAL50.000 euro
        Contributi INPS (9,19%)-4.595 euro
        Imponibile fiscale45.405 euro
        IRPEF lorda-12.532 euro
        Detrazione lavoro dipendente+399 euro
        IRPEF netta-12.133 euro
        Addizionale regionale FVG-318 euro
        Addizionale comunale-363 euro
        STIPENDIO NETTO ANNUO32.591 euro circa
        STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)2.507 euro circa

        Tabella Stipendio Netto Mensile per RAL

        Ecco una tabella riepilogativa che mostra il rapporto tra stipendio lordo e netto per le principali fasce di reddito nel 2026. I valori sono indicativi e calcolati per un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, single, senza figli, residente in FVG con 13 mensilita:

        RAL (Lordo Annuo)Lordo MensileNetto Mensile (x13)Netto Annuo% Netto su Lordo
        15.000 euro1.154 euro1.130 euro14.690 euro97,9%
        18.000 euro1.385 euro1.290 euro16.770 euro93,2%
        20.000 euro1.538 euro1.446 euro18.798 euro94,0%
        22.000 euro1.692 euro1.540 euro20.020 euro91,0%
        25.000 euro1.923 euro1.652 euro21.474 euro85,9%
        28.000 euro2.154 euro1.780 euro23.140 euro82,6%
        30.000 euro2.308 euro1.797 euro23.356 euro77,9%
        35.000 euro2.692 euro1.970 euro25.614 euro73,2%
        40.000 euro3.077 euro2.124 euro27.614 euro69,0%
        45.000 euro3.462 euro2.315 euro30.095 euro66,9%
        50.000 euro3.846 euro2.507 euro32.591 euro65,2%
        60.000 euro4.615 euro2.820 euro36.660 euro61,1%
        70.000 euro5.385 euro3.110 euro40.430 euro57,8%
        80.000 euro6.154 euro3.395 euro44.135 euro55,2%

        Nota importante: i valori in tabella sono indicativi. Il calcolo stipendio netto esatto dipende da molti fattori individuali: regione e comune di residenza, presenza di figli o coniuge a carico, detrazioni aggiuntive (mutuo, spese mediche), eventuali straordinari e indennita. Per un calcolo preciso della tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

        Stipendio Netto nei CCNL Principali

        Lo stipendio lordo (e quindi il netto) varia notevolmente in base al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato e al livello di inquadramento. Ecco una panoramica degli stipendi netti medi mensili per i principali CCNL in Italia nel 2026:

        CCNLLivelloRAL IndicativaNetto Mensile Stimato
        Commercio e Terziario4 livello (impiegato)24.000 – 26.000 euro1.580 – 1.680 euro
        Commercio e Terziario3 livello (impiegato esperto)26.000 – 28.000 euro1.680 – 1.780 euro
        Metalmeccanico (Industria)C3 (ex 3 livello)25.000 – 27.000 euro1.630 – 1.740 euro
        Metalmeccanico (Industria)D1 (ex 5 livello)28.000 – 32.000 euro1.780 – 1.870 euro
        Pubblico Impiego (Funzioni Centrali)Area Funzionari28.000 – 35.000 euro1.780 – 1.970 euro
        Turismo e Pubblici Esercizi4 livello20.000 – 22.000 euro1.446 – 1.540 euro
        Edilizia (Industria)Operaio specializzato26.000 – 30.000 euro1.680 – 1.797 euro
        Logistica e Trasporti3 livello Super26.000 – 29.000 euro1.680 – 1.780 euro
        Sanita Privata (AIOP)Infermiere24.000 – 28.000 euro1.580 – 1.780 euro
        Alimentare (Industria)3 livello27.000 – 30.000 euro1.740 – 1.797 euro

        Perche lo stipendio netto varia tra CCNL diversi? Perche ogni contratto nazionale stabilisce le tabelle retributive minime per ogni livello, il numero di mensilita (13 o 14), indennita specifiche (mensa, trasferta, turni) e benefit contrattuali. Ad esempio, il CCNL Metalmeccanico prevede 13 mensilita, mentre il CCNL Commercio prevede 14 mensilita: a parita di RAL, chi ha 14 mensilita riceve mensilmente meno ma ha una busta paga aggiuntiva a giugno.

        Come Leggere la Busta Paga: da Lordo a Netto

        La busta paga (o cedolino) e il documento che il datore di lavoro consegna ogni mese al dipendente. Capire come leggerla e fondamentale per verificare che il calcolo stipendio netto sia corretto. Ecco le sezioni principali:

        Intestazione

        Contiene i dati del datore di lavoro (ragione sociale, sede, codice fiscale) e del dipendente (nome, codice fiscale, data assunzione, qualifica, livello CCNL, tipo contratto).

        Corpo della busta paga: le competenze

        • Paga base: il minimo tabellare previsto dal CCNL per il tuo livello
        • Contingenza: elemento residuo dell’ex scala mobile (importo fisso)
        • Scatti di anzianita: aumenti periodici per anni di servizio
        • Superminimo: importo aggiuntivo concordato individualmente
        • Straordinari: ore lavorate oltre l’orario contrattuale (maggiorate del 15-50%)
        • Indennita varie: mensa, trasferta, turni, rischio, ecc.

        Trattenute

        • Contributi INPS: la quota del 9,19% (o meno con esonero) calcolata sull’imponibile previdenziale
        • IRPEF: calcolata sull’imponibile fiscale (lordo meno contributi) con applicazione delle detrazioni
        • Addizionali regionali/comunali: trattenute mensili relative all’anno precedente
        • Eventuali trattenute: anticipi, prestiti, cessione del quinto, contributi sindacali

        Il netto in busta paga

        In fondo alla busta paga trovi il netto da pagare: e il risultato finale del calcolo stipendio netto, cioe l’importo che viene effettivamente accreditato sul tuo conto corrente. Controlla sempre che corrisponda all’accredito bancario, tenendo presente che eventuali arrotondamenti di pochi centesimi sono normali.

        Se noti discrepanze significative nella tua busta paga, il consiglio e di rivolgerti a un professionista. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre anche servizi di verifica buste paga e consulenza per lavoratori dipendenti.

        Casi Particolari: Part-time, Apprendistato e Tredicesima

        Il calcolo stipendio netto cambia in alcune situazioni particolari. Vediamole nel dettaglio.

        Stipendio netto con contratto part-time

        Nel part-time, lo stipendio lordo viene riproporzionato in base alle ore lavorate rispetto al full-time. Se il CCNL prevede 40 ore settimanali e tu lavori 20 ore (part-time al 50%), il tuo lordo sara la meta. Tuttavia, il calcolo delle tasse segue le stesse regole: scaglioni IRPEF, contributi INPS e detrazioni si applicano sul reddito annuo complessivo. Un vantaggio del part-time e che, con un reddito piu basso, potresti rientrare nelle fasce che beneficiano del trattamento integrativo o delle aliquote IRPEF piu basse.

        Stipendio netto con apprendistato

        L’apprendistato prevede un’aliquota contributiva agevolata per il lavoratore: solo il 5,84% invece del 9,19%. Questo significa che, a parita di lordo, l’apprendista ha un netto leggermente superiore rispetto a un dipendente ordinario. Inoltre, lo stipendio lordo dell’apprendista e generalmente inferiore di 1-2 livelli rispetto a quello di un lavoratore qualificato con le stesse mansioni.

        Tredicesima e quattordicesima mensilita

        La tredicesima e obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti e viene erogata a dicembre. La quattordicesima e prevista solo da alcuni CCNL (Commercio, Turismo, Pulizie, Chimico) e viene pagata a giugno/luglio. Sulla tredicesima e quattordicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente (vengono gia distribuite sulle 12 mensilita ordinarie), quindi l’IRPEF e piu alta. Di conseguenza, il netto della tredicesima e sempre inferiore rispetto a una mensilita ordinaria, anche se il lordo e identico.

        Esempio: con RAL di 30.000 euro e 13 mensilita, il lordo mensile e circa 2.308 euro. Lo stipendio netto ordinario e circa 1.797 euro, mentre la tredicesima netta sara circa 1.600-1.650 euro per effetto della maggiore IRPEF.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sul Calcolo dello Stipendio Netto

        Quanto e il netto di 1.500 euro lordi al mese?

        Con uno stipendio lordo mensile di 1.500 euro (RAL circa 19.500 euro con 13 mensilita), lo stipendio netto mensile e di circa 1.350-1.400 euro, grazie al trattamento integrativo (ex Bonus Renzi) e al taglio del cuneo fiscale. Questa fascia di reddito beneficia delle agevolazioni massime.

        Come si calcola lo stipendio netto dal lordo annuo?

        Per calcolare lo stipendio netto dal lordo annuo (RAL): 1) Sottrai i contributi INPS (circa 9,19%). 2) Calcola l’IRPEF con gli scaglioni (23%, 35%, 43%). 3) Sottrai l’IRPEF e aggiungi le detrazioni per lavoro dipendente. 4) Aggiungi eventuale trattamento integrativo. 5) Sottrai le addizionali regionali e comunali. Il risultato e il tuo netto annuo, da dividere per 12 o 13 mensilita.

        Perche lo stipendio netto di gennaio e diverso dagli altri mesi?

        A gennaio il netto puo variare per diversi motivi: iniziano le trattenute per il conguaglio fiscale dell’anno precedente (eventuali IRPEF residue), cambiano le addizionali regionali e comunali (si inizia a pagare il saldo dell’anno precedente), e il datore di lavoro ricalcola le detrazioni per l’anno nuovo. Normalmente, da febbraio la busta paga si stabilizza.

        Quanto incidono le tasse sullo stipendio in Italia?

        Il cuneo fiscale in Italia e tra i piu alti in Europa. Per un lavoratore con RAL di 35.000 euro, le tasse e i contributi (a carico del dipendente) incidono per circa il 27-30% del lordo. Se si considerano anche i contributi a carico del datore di lavoro, il costo totale del lavoro e circa il 40-45% superiore allo stipendio netto percepito dal dipendente.

        Lo stipendio netto cambia se ho figli a carico?

        Per i figli sotto i 21 anni, dal 2022 le detrazioni per figli a carico sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale, erogato direttamente dall’INPS. Quindi la busta paga non cambia. Per i figli dai 21 anni in su ancora a carico (reddito annuo sotto 2.840,51 euro o 4.000 euro se under 24), spettano ancora le detrazioni per figli a carico in busta paga, che aumentano lo stipendio netto di circa 50-100 euro al mese a seconda del reddito.

        Come cambia il netto con il regime forfettario?

        Il regime forfettario si applica solo a lavoratori autonomi e partite IVA, non ai dipendenti. Se stai valutando di passare da dipendente a autonomo, il confronto non e diretto: il forfettario ha un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni), ma non prevede detrazioni per lavoro dipendente ne trattamento integrativo. Inoltre, i contributi previdenziali hanno aliquote e basi imponibili diverse.

        Hai Bisogno di Aiuto con la Tua Busta Paga?

        Capire il calcolo stipendio netto puo sembrare complicato, ma non devi farlo da solo. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per:

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          Aprile 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-03 09:00:002026-05-31 10:09:55Calcolo Stipendio Netto 2026: Da Lordo a Netto con Tabelle e Esempi
          CAF

          Calcolo IRPEF con Excel: Formule e Modello Pratico 2026

          aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

          Indice dei contenuti

          1. Perché calcolare l’IRPEF con Excel
          2. Scaglioni IRPEF 2026: le aliquote da applicare
          3. Formule Excel per il calcolo dell’imposta lorda
          4. Detrazioni da lavoro dipendente e pensione
          5. Esempio pratico: calcolo IRPEF step-by-step
          6. Struttura del modello Excel consigliata
          7. Quando è utile calcolare l’IRPEF in autonomia

          Il calcolo dell’IRPEF con Excel è uno strumento pratico per verificare l’imposta sul reddito prima della dichiarazione dei redditi o per simulare scenari fiscali. Grazie alle formule Excel, è possibile automatizzare il calcolo degli scaglioni IRPEF 2026 e delle detrazioni fiscali, ottenendo un risultato preciso in pochi secondi.

          In questa guida ti spiego come creare un modello Excel per l’IRPEF, quali formule utilizzare e come applicarle al tuo caso concreto.

          Perché calcolare l’IRPEF con Excel

          Calcolare l’IRPEF autonomamente con un foglio di calcolo Excel offre diversi vantaggi:

          • Simulare scenari fiscali prima di prendere decisioni (es. cambio lavoro, pensionamento anticipato)
          • Verificare la correttezza del calcolo del sostituto d’imposta o del commercialista
          • Pianificare le entrate nette mensili e annuali
          • Comprendere meglio il funzionamento del sistema fiscale italiano

          Un modello Excel IRPEF ben strutturato diventa uno strumento riutilizzabile negli anni, aggiornando solo le aliquote.

          Scaglioni IRPEF 2026: le aliquote da applicare

          Dal 1° gennaio 2024 sono in vigore tre scaglioni IRPEF (riforma fiscale 2024), confermati per il 2026:

          Reddito imponibileAliquotaImposta
          Fino a 28.000 €23%23% del reddito
          Da 28.001 € a 50.000 €35%6.440 + 35% sulla parte eccedente 28.000
          Oltre 50.000 €43%14.140 + 43% sulla parte eccedente 50.000

          Questi scaglioni IRPEF 2026 si applicano al reddito complessivo, cioè la somma di tutti i redditi percepiti (lavoro dipendente, pensione, autonomo, fabbricati, ecc.).

          Formule Excel per il calcolo dell’imposta lorda

          Per calcolare l’imposta lorda IRPEF in base agli scaglioni, puoi usare una formula Excel con funzioni SE annidate o la funzione CERCA.VERT.

          Metodo 1: Funzione SE (IF) annidati

          Supponiamo che il reddito imponibile sia nella cella B2. La formula per calcolare l’imposta lorda è:

          =SE(B2<=28000; B2*23%; SE(B2<=50000; 6440+(B2-28000)*35%; 14140+(B2-50000)*43%))

          Spiegazione:

          • Se il reddito è fino a 28.000 € → applica 23% sul totale
          • Se è tra 28.001 e 50.000 € → 6.440 € fissi + 35% sulla parte eccedente 28.000
          • Se supera 50.000 € → 14.140 € fissi + 43% sulla parte eccedente 50.000

          Metodo 2: CERCA.VERT con tabella ausiliaria

          Crea una tabella con gli scaglioni in un’altra area del foglio e usa CERCA.VERT per recuperare l’imposta base e l’aliquota corretta. Questo metodo è più flessibile se devi aggiornare frequentemente gli scaglioni.

          Detrazioni da lavoro dipendente e pensione

          L’imposta lorda calcolata con le formule precedenti va ridotta con le detrazioni fiscali. Le principali sono:

          Detrazione lavoro dipendente

          Per redditi da lavoro dipendente, la detrazione massima è 1.955 € (per redditi fino a 15.000 €), che diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi oltre 50.000 €.

          Formula Excel detrazione lavoro dipendente:

          =SE(B2<=15000; 1955; SE(B2<=28000; 1910+1190*((28000-B2)/13000); SE(B2<=50000; 1910*((50000-B2)/22000); 0)))

          Detrazione pensione

          Per i pensionati, la detrazione massima è 1.955 € (fino a 8.500 € di reddito), ridotta progressivamente fino a 50.000 €.

          Le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli) vanno aggiunte separatamente, in base alla situazione personale.

          Esempio pratico: calcolo IRPEF step-by-step

          Vediamo un esempio concreto di calcolo IRPEF con Excel:

          Dati:

          • Reddito complessivo: 35.000 €
          • Tipologia: Lavoro dipendente
          • Familiari a carico: Nessuno

          Step 1: Calcolo imposta lorda

          Reddito 35.000 € → scaglione da 28.001 a 50.000 €

          Imposta lorda = 6.440 + (35.000 – 28.000) × 35% = 6.440 + 2.450 = 8.890 €

          Step 2: Calcolo detrazione lavoro dipendente

          Detrazione = 1.910 × (50.000 – 35.000) / 22.000 = 1.302 €

          Step 3: IRPEF netta

          IRPEF netta = 8.890 – 1.302 = 7.588 €

          Aliquota effettiva: 7.588 / 35.000 = 21,68% (inferiore all’aliquota marginale del 35% grazie alle detrazioni)

          Con Excel, questo calcolo richiede pochi secondi modificando semplicemente il valore del reddito nella cella di input.

          Struttura del modello Excel consigliata

          Un modello Excel IRPEF efficace dovrebbe avere questa struttura:

          Area INPUT (celle gialle)

          • Reddito complessivo (cella B2)
          • Tipo di reddito (lavoro dipendente / pensione / autonomo)
          • Familiari a carico (numero figli, coniuge, ecc.)

          Area CALCOLO (formule nascoste)

          • Imposta lorda (formula SE annidati)
          • Detrazione per tipologia (lavoro dipendente, pensione)
          • Detrazioni familiari (se applicabili)
          • Altre detrazioni (es. mutuo prima casa, spese sanitarie)

          Area OUTPUT (celle verdi)

          • IRPEF netta annua
          • IRPEF mensile (diviso 12 o 13 mensilità)
          • Aliquota effettiva %
          • Reddito netto annuo (reddito – IRPEF – contributi)

          Puoi anche aggiungere un grafico a torta per visualizzare la ripartizione tra reddito netto, IRPEF e contributi INPS.

          Quando è utile calcolare l’IRPEF in autonomia

          Il calcolo IRPEF con Excel è particolarmente utile in questi casi:

          • Cambio di lavoro o pensionamento: per simulare il reddito netto con il nuovo stipendio
          • Verificare la busta paga: controllare che le ritenute IRPEF applicate dal datore di lavoro siano corrette
          • Pianificazione finanziaria: capire quanto pagherai di tasse con un eventuale reddito aggiuntivo (es. affitto, lavoro autonomo occasionale)
          • Confronto offerte lavorative: valutare il netto reale di diverse proposte di lavoro
          • Supporto al commercialista: arrivare preparato alla consulenza con simulazioni già fatte

          Tuttavia, il calcolo Excel IRPEF è una simulazione: per la dichiarazione dei redditi ufficiale (730 o Modello Redditi) è sempre consigliabile rivolgersi a un CAF o commercialista, che può applicare tutte le detrazioni e deduzioni spettanti e verificare adempimenti complessi.

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande Frequenti sul Calcolo IRPEF con Excel

          Come si calcola l’IRPEF con Excel?

          Per calcolare l’IRPEF con Excel serve una formula SE annidati che applichi le aliquote degli scaglioni IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Poi si sottraggono le detrazioni per lavoro dipendente o pensione.

          Quali sono gli scaglioni IRPEF 2026?

          Gli scaglioni IRPEF 2026 sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Si applicano a scaglioni progressivi, non sul reddito totale.

          Qual è la formula Excel per l’imposta lorda IRPEF?

          La formula è: =SE(B2<=28000; B2*23%; SE(B2<=50000; 6440+(B2-28000)*35%; 14140+(B2-50000)*43%)) dove B2 contiene il reddito imponibile.

          Come si calcolano le detrazioni da lavoro dipendente in Excel?

          La detrazione massima per lavoro dipendente è 1.955 euro (fino a 15.000 euro di reddito) e diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi oltre 50.000 euro. Serve una formula SE annidati per calcolare l’importo corretto in base al reddito.

          Il calcolo IRPEF Excel è affidabile?

          Il calcolo IRPEF con Excel è affidabile per simulazioni e verifiche indicative, ma per la dichiarazione dei redditi ufficiale è necessario rivolgersi a un CAF o commercialista che applichi tutte le detrazioni spettanti e verifichi gli adempimenti fiscali.

          Ora sai come creare un modello Excel per il calcolo dell’IRPEF e applicare le formule corrette per gli scaglioni 2026. Questo strumento ti permette di simulare scenari fiscali e verificare le ritenute applicate, ma ricorda che la dichiarazione dei redditi ufficiale richiede sempre l’assistenza di un professionista.

          Per la tua dichiarazione dei redditi 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza completa con verifica di tutte le detrazioni spettanti e ottimizzazione fiscale.


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          Legge di Bilancio 2026 Approvata: Tutte le Novità su IRPEF, Pensioni, Bonus e Famiglie

          Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

          Indice dei contenuti

          1. Approvazione della Legge di Bilancio 2026
          2. IRPEF 2026: nuova aliquota al 33% con esempi di risparmio
          3. Novità in busta paga: premi e buoni pasto
          4. Bonus Mamme 2026: da 40 a 60 euro al mese
          5. Novità ISEE 2026: casa esclusa dal calcolo
          6. Carta Dedicata a Te e bonus scuola
          7. Pensioni 2026: requisiti e novità
          8. Rottamazione Quinquies: rate in 9 anni
          9. Bonus casa 2026: cosa resta e cosa cambia
          10. TFR e previdenza complementare
          La Legge di Bilancio 2026 è stata approvata definitivamente il 30 dicembre 2025 dalla Camera dei Deputati con 216 voti favorevoli. La manovra da 22 miliardi di euro porta novità importanti per le famiglie italiane: dalla riduzione delle tasse sul lavoro al potenziamento dei bonus per genitori e figli. In questa guida analizziamo tutte le misure che impatteranno sul tuo portafoglio dal 1° gennaio 2026, con esempi pratici per capire quanto risparmierai.

          Approvazione della Legge di Bilancio 2026

          Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato: “Lo sforzo fatto si concentra sui redditi medio-bassi“. La manovra 2026 rappresenta un intervento mirato a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie italiane, con particolare attenzione a:
          • Lavoratori dipendenti con redditi fino a 50.000 euro
          • Famiglie con figli attraverso bonus potenziati
          • Nuclei con ISEE basso con nuove agevolazioni
          • Pensionati con aumenti delle pensioni minime

          IRPEF 2026: nuova aliquota al 33% con esempi di risparmio

          La novità più attesa della Legge di Bilancio 2026 è la riduzione dell’aliquota IRPEF per il secondo scaglione di reddito. L’aliquota passa dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro.

          Le nuove aliquote IRPEF 2026

          Scaglione di redditoAliquota 2025Aliquota 2026
          Fino a 28.000 euro23%23%
          Da 28.001 a 50.000 euro35%33%
          Oltre 50.000 euro43%43%

          Esempi pratici: quanto risparmi?

          Ecco alcuni esempi concreti di risparmio annuo in base al tuo reddito lordo:
          Reddito lordo annuoRisparmio IRPEF 2026Risparmio mensile
          30.000 euro40 euro/anno3,33 euro/mese
          35.000 euro140 euro/anno11,67 euro/mese
          40.000 euro240 euro/anno20 euro/mese
          45.000 euro340 euro/anno28,33 euro/mese
          50.000 euro440 euro/anno36,67 euro/mese
          Esempio pratico – Mario, impiegato: Mario guadagna 40.000 euro lordi all’anno. Nel 2025 pagava il 35% sulla quota tra 28.000 e 40.000 euro (12.000 euro), ovvero 4.200 euro. Nel 2026 pagherà il 33%, ovvero 3.960 euro. Risparmio: 240 euro all’anno, circa 20 euro in più al mese in busta paga.Attenzione – Redditi alti: Chi guadagna oltre 200.000 euro annui non beneficerà del taglio: il risparmio teorico di 440 euro viene annullato da una riduzione equivalente delle detrazioni fiscali (escluse le spese sanitarie).

          Novità in busta paga: premi e buoni pasto

          Tassazione agevolata al 5% sugli aumenti contrattuali

          Se il tuo contratto collettivo è stato rinnovato tra il 2024 e il 2026 e guadagni meno di 33.000 euro, gli aumenti retributivi derivanti dal rinnovo saranno tassati solo al 5% invece dell’aliquota ordinaria.Esempio pratico – Lucia, commessa: Lucia guadagna 25.000 euro. Il suo CCNL è stato rinnovato e prevede un aumento di 100 euro al mese (1.200 euro/anno). Invece di pagare il 23% di IRPEF (276 euro), pagherà solo il 5% (60 euro). Risparmio: 216 euro all’anno.

          Premi di produttività tassati all’1%

          I premi di risultato fino a 5.000 euro annui saranno tassati con un’imposta sostitutiva dell’1% (prima era il 5%). Se la tua azienda eroga premi di produttività, il vantaggio fiscale è notevole.Esempio: Un premio di 3.000 euro verrà tassato con soli 30 euro di imposta (invece di 150 euro). Risparmio: 120 euro.

          Buoni pasto: soglia esentasse a 10 euro

          La soglia giornaliera esentasse per i buoni pasto sale da 8 a 10 euro. Se ricevi buoni pasto elettronici da 10 euro per 22 giorni lavorativi al mese, il beneficio esentasse è ora completo.

          Bonus Mamme 2026: da 40 a 60 euro al mese

          Il Bonus Mamme viene potenziato in modo significativo. L’importo mensile passa da 40 a 60 euro, per un totale di 720 euro all’anno.

          Chi può richiedere il Bonus Mamme 2026

          • Mamme lavoratrici dipendenti o autonome
          • Con ISEE fino a 40.000 euro
          • Con almeno 2 figli a carico (di cui almeno uno sotto i 10 anni)
          Esempio pratico – Giulia, mamma di 2 figli: Giulia lavora part-time come segretaria e ha un ISEE familiare di 28.000 euro. Ha due figli di 4 e 8 anni. Dal 2026 riceverà 60 euro al mese (720 euro/anno) direttamente in busta paga come riduzione dei contributi previdenziali.

          Confronto Bonus Mamme 2025 vs 2026

          Caratteristica20252026
          Importo mensile40 euro60 euro
          Importo annuo480 euro720 euro
          Limite ISEE40.000 euro40.000 euro
          Figli richiestiAlmeno 2Almeno 2

          Novità ISEE 2026: casa esclusa dal calcolo

          Dal 2026 cambiano le regole per il calcolo dell’ISEE. La novità più importante riguarda la prima casa di proprietà: non verrà più conteggiata nel patrimonio immobiliare.

          Cosa cambia nel calcolo ISEE 2026

          • Prima abitazione esclusa dal patrimonio immobiliare
          • Soglia di esclusione: fino a 91.500 euro di valore catastale
          • Soglia maggiorata per chi vive in grandi città: fino a 120.000 euro
          • Scala di equivalenza più favorevole per famiglie numerose
          Esempio pratico – Famiglia Rossi: La famiglia Rossi ha un reddito di 35.000 euro e una casa di proprietà del valore catastale di 80.000 euro. Nel 2025 la casa veniva conteggiata nell’ISEE, aumentandolo. Nel 2026 la casa sarà esclusa, con un ISEE più basso e maggiore accesso a bonus e agevolazioni.Impatto pratico: Un ISEE più basso significa poter accedere a:
          • Assegno Unico più alto
          • Bonus nido
          • Riduzioni sulle tasse universitarie
          • Agevolazioni per le bollette (bonus sociale)

          Carta Dedicata a Te e bonus scuola

          Carta Dedicata a Te: 500 euro per la spesa

          Viene rifinanziata per il 2026 e 2027 la “Carta dedicata a te“, un contributo di 500 euro per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità.Requisiti:
          • ISEE non superiore a 15.000 euro
          • Non essere già beneficiari di altri sostegni al reddito (es. Reddito di Cittadinanza, NASPI)

          Bonus libri per le scuole superiori

          Le famiglie con ISEE fino a 30.000 euro potranno beneficiare del bonus libri comunale per l’acquisto dei testi scolastici per le scuole superiori. L’importo varia in base al Comune di residenza.

          Contributo scuole paritarie: fino a 1.500 euro

          Novità assoluta: le famiglie con ISEE fino a 30.000 euro che scelgono le scuole paritarie potranno ricevere un contributo fino a 1.500 euro per:
          • Scuole medie paritarie
          • Primo biennio delle scuole superiori paritarie

          Congedi potenziati per i genitori

          La manovra potenzia anche:
          • Congedo parentale: aumenta l’indennità all’80% per un mese aggiuntivo
          • Congedo per malattia dei figli: esteso fino ai 12 anni di età del bambino

          Pensioni 2026: requisiti e novità

          Requisiti pensione 2026

          Tipo di pensioneRequisiti 2026
          Pensione di vecchiaia67 anni di età + 20 anni di contributi
          Pensione anticipata uomini42 anni e 10 mesi di contributi + 3 mesi finestra
          Pensione anticipata donne41 anni e 10 mesi di contributi + 3 mesi finestra
          APE Sociale63 anni e 5 mesi + 30/36 anni contributi (prorogata)

          Cosa scompare nel 2026

          Attenzione: Dal 1° gennaio 2026 non saranno più disponibili:
          • Quota 103 (62 anni + 41 contributi): ABOLITA
          • Opzione Donna (35 anni contributi): NON RINNOVATA

          Aumento pensioni minime

          Le pensioni minime aumentano di 20 euro al mese, pari a 260 euro all’anno. L’aumento riguarda i pensionati con assegni minimi in condizioni economiche disagiate.

          Rottamazione Quinquies: rate in 9 anni

          La Legge di Bilancio 2026 conferma la Rottamazione Quinquies, la nuova definizione agevolata delle cartelle esattoriali.

          Come funziona la Rottamazione Quinquies

          • Debiti ammessi: carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione fino al 31 dicembre 2023
          • Cosa si paga: solo il capitale dovuto, SENZA sanzioni e interessi di mora
          • Rateazione: pagamento in unica soluzione oppure in 54 rate bimestrali (9 anni)
          Esempio pratico – Marco con cartelle: Marco ha una cartella da 10.000 euro di cui 6.000 euro di capitale, 2.500 euro di sanzioni e 1.500 euro di interessi. Con la Rottamazione Quinquies pagherà solo 6.000 euro, risparmiando 4.000 euro. Potrà pagare in 54 rate da circa 111 euro ciascuna.

          Bonus casa 2026: cosa resta e cosa cambia

          Bonus ristrutturazioni

          Tipo di immobileDetrazione 2026Tetto spesa
          Abitazione principale50%96.000 euro
          Altri immobili36%96.000 euro
          Esempio: Se spendi 50.000 euro per ristrutturare la tua prima casa, potrai detrarre il 50% (25.000 euro) in 10 anni, ovvero 2.500 euro all’anno dalla dichiarazione dei redditi.

          Altri bonus confermati

          • Ecobonus: prorogato per interventi di efficienza energetica
          • Sismabonus: prorogato per interventi antisismici
          • Bonus mobili: detrazione 50% fino a 5.000 euro di spesa

          Superbonus 110%: addio definitivo

          Il Superbonus 110% termina definitivamente, con l’unica eccezione dei cantieri nelle zone colpite dai terremoti del 2009 e 2016.

          TFR e previdenza complementare

          Dal 1° luglio 2026 scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato.

          Come funziona il silenzio-assenso TFR

          1. Al momento dell’assunzione, il lavoratore ha 60 giorni per decidere
          2. Se non esprime scelta, il TFR andrà automaticamente al fondo pensione
          3. Se vuole tenerlo in azienda, deve comunicarlo esplicitamente
          Vantaggio fiscale: Il limite di deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare sale a 5.300 euro all’anno.

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          Domande Frequenti sui Bonus

          Come faccio a sapere quali bonus posso richiedere?

          I bonus disponibili dipendono dalla tua situazione economica (ISEE), composizione familiare e tipo di spesa. Il CAF Centro Fiscale analizza la tua situazione e individua tutte le agevolazioni spettanti.

          Quali documenti servono per richiedere i bonus?

          Generalmente servono: ISEE in corso di validita, documento d’identita, codice fiscale e documentazione specifica. Il nostro CAF ti indica esattamente cosa portare.

          Posso richiedere piu bonus contemporaneamente?

          Si, molti bonus sono cumulabili. Ad esempio puoi avere Assegno Unico, Bonus Nido e detrazioni per spese scolastiche. Il CAF verifica la compatibilita tra le diverse agevolazioni.

          Approfondimenti

          • ISEE 2026
          • Dichiarazione Redditi
          • Contatta il CAF

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