Regime forfettario 2026: tutto sui limiti e i controlli automatici

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Regime forfettario 2026: rischi e controlli automatici

Per le partite IVA in regime forfettario il mese di dicembre è il momento cruciale per effettuare tutti i
controlli di fine anno e capire se sarà possibile continuare ad applicare la flat tax nel 2026.
I verifiche riguardano in particolare ricavi e compensi, redditi da lavoro dipendente e pensione,
oltre alle spese per dipendenti e collaboratori e alle diverse cause ostative che possono
far perdere il regime agevolato.

Un’attenta analisi dei dati entro il 31 dicembre consente di evitare errori e brutte sorprese, come l’uscita forzata dal
regime forfettario con passaggio alla tassazione ordinaria, spesso molto più onerosa
per i professionisti e le piccole imprese.

Limite di ricavi e compensi per il regime forfettario: soglia 85.000 e 100.000 euro

Il primo controllo da effettuare a fine anno per le partite IVA in regime forfettario riguarda il
limite di ricavi e compensi percepiti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025.
Per poter applicare il regime forfettario nel 2026, occorre rispettare la soglia di
85.000 euro.

Se il totale di ricavi e compensi supera questo limite, si presentano due scenari distinti:

  • Se il totale è superiore a 85.000 euro ma inferiore a 100.000 euro,
    si perde il regime forfettario a partire dall’anno successivo, cioè dal 2026.
    In pratica, il contribuente potrà usare ancora il forfettario per il 2025, ma dal 1° gennaio 2026 passerà
    al regime ordinario.
  • Se invece nel corso dell’anno si supera la soglia “antielusione” di
    100.000 euro, la fuoriuscita dal regime forfettario è
    immediata e la flat tax cessa di applicarsi già nel 2025.

Per questo è fondamentale monitorare con precisione l’andamento di fatturato e
incassi durante tutto l’anno, con un controllo puntuale a dicembre, così da non oltrepassare
inavvertitamente le soglie che determinano l’accesso o l’uscita dalla flat tax 2026.

Regime forfettario e criterio di cassa: contano solo gli incassi

Nella verifica della soglia di 85.000 euro, il regime forfettario segue il
criterio di cassa. Questo significa che, ai fini del conteggio, rilevano esclusivamente i
ricavi e compensi effettivamente incassati nell’anno, indipendentemente dalla data di emissione della fattura.

Ad esempio, una fattura emessa il 28 dicembre 2025 ma incassata nel gennaio 2026
non verrà considerata ai fini del limite di 85.000 euro per il 2025, ma peserà sul
calcolo del limite per il 2026. Viceversa, una fattura emessa a fine 2024 e incassata nel 2025 rientra
nel conteggio dei ricavi 2025.

Capire bene la logica del criterio di cassa è essenziale per evitare errori nella stima del
fatturato utile a mantenere il regime forfettario e la flat tax.

Redditi da lavoro dipendente e pensione: limite 35.000 euro per la flat tax 2026

Oltre ai ricavi e compensi della partita IVA, è necessario verificare anche la presenza di
redditi da lavoro dipendente o di pensione. Per mantenere il
regime forfettario nel 2026, il contribuente non deve superare il limite di
35.000 euro di redditi da lavoro o pensione percepiti nell’anno precedente.

Il limite ordinario dei 30.000 euro è stato infatti elevato a 35.000 euro e la soglia
risulta confermata anche per il 2026. Il riferimento è ai redditi da lavoro dipendente e pensione
percepiti nell’anno, al netto degli oneri deducibili, ma senza tenere conto delle somme
sottoposte a tassazione separata.

La verifica non è necessaria se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso del 2025 e nel medesimo
anno non sono stati percepiti ulteriori redditi di lavoro dipendente o redditi di pensione. In tutti gli altri casi,
il superamento del limite comporta la perdita della flat tax e l’uscita dal
regime forfettario.

Spese per dipendenti e collaboratori: tetto massimo 20.000 euro

Un altro controllo fondamentale di fine anno riguarda le spese per dipendenti e collaboratori.
Il regime forfettario prevede infatti un limite massimo di 20.000 euro annui per le
spese sostenute per forza lavoro, superato il quale non è più possibile mantenere la
flat tax nell’anno successivo.

Nel calcolo rientrano tutte le somme corrisposte a:

  • dipendenti;
  • collaboratori a vario titolo;
  • lavoratori a progetto;
  • altri soggetti che prestano la propria attività con forme assimilabili al lavoro dipendente.

Questa regola serve a garantire che il regime forfettario resti uno strumento pensato per
micro imprese e professionisti con una struttura ridotta, escludendo realtà con
organizzazione complessa e costi del personale elevati.

Cause ostative al regime forfettario: ex datore di lavoro, società e partecipazioni

I controlli di fine anno per la flat tax 2026 non si fermano ai limiti numerici di
ricavi, redditi e spese, ma riguardano anche le cause ostative previste dalla normativa.

Tra le principali:

  • La prevalenza dei compensi derivanti da attività svolta nei confronti dell’ex datore di lavoro
    (o soggetti a esso riconducibili) nei due anni precedenti. Se oltre il 50 per cento dei compensi
    della partita IVA deriva dall’ex datore di lavoro, di norma non si può applicare il regime forfettario.
  • La partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari con attività
    riconducibili a quella svolta come persona fisica.
  • Il controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata (SRL) o associazioni in
    partecipazione che svolgono attività economiche riconducibili a quella esercitata individualmente.

Questi elementi vanno monitorati con attenzione, perché possono determinare l’esclusione dal
regime forfettario anche in presenza di limiti di ricavi e spese formalmente rispettati.

Checklist pratica dei controlli di fine anno per il regime forfettario

Per gestire correttamente i controlli di fine anno e verificare la possibilità di applicare la
flat tax nel 2026, è utile seguire una semplice checklist operativa:

  • Calcolare tutti i ricavi e compensi incassati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025 e verificare
    il rispetto del limite di 85.000 euro e della soglia 100.000 euro “antielusione”.
  • Controllare i redditi da lavoro dipendente e pensione percepiti nell’anno precedente,
    verificando il limite di 35.000 euro.
  • Sommare tutte le spese per dipendenti e collaboratori sostenute nel 2025 e verificare la soglia
    di 20.000 euro.
  • Analizzare eventuali rapporti con ex datori di lavoro per verificare la prevalenza dei compensi.
  • Verificare la presenza di partecipazioni in società o il controllo di SRL con attività
    riconducibili a quella svolta a titolo individuale.

Questi passaggi permettono di avere un quadro completo e aggiornato della propria posizione rispetto al
regime forfettario e alla flat tax.

Rischi, sanzioni e conseguenze in caso di errori

Ignorare o sottovalutare i controlli di fine anno può comportare conseguenze rilevanti in
termini di accertamenti fiscali, sanzioni e recupero imposte. L’applicazione del
regime forfettario in assenza dei requisiti può portare l’Agenzia delle Entrate a:

  • recuperare le imposte non versate applicando la tassazione ordinaria in luogo della
    flat tax;
  • irrogare sanzioni e interessi per utilizzo indebito del regime agevolato;
  • effettuare controlli incrociati su fatturato, rapporti di lavoro, partecipazioni societarie e
    flussi bancari.

Per questo è opportuno muoversi in modo prudente e documentato, mantenendo sempre traccia delle verifiche
effettuate su ricavi, redditi e spese.

Consigli finali e importanza della consulenza fiscale

I controlli di fine anno sul regime forfettario sono un passaggio fondamentale per chi
vuole continuare ad applicare la flat tax nel 2026 in sicurezza. Le regole su
ricavi e compensi, redditi da lavoro dipendente, pensione,
spese per dipendenti e collaboratori e cause ostative sono numerose e in continua evoluzione.

Per evitare errori nella gestione del regime forfettario e ridurre il rischio di
accertamenti fiscali, è spesso consigliabile affidarsi a una consulenza fiscale specializzata,
in grado di:

  • verificare il rispetto di tutti i requisiti per la flat tax 2026;
  • simulare il confronto tra regime forfettario e regime ordinario in ottica di risparmio fiscale;
  • supportare il contribuente nella corretta gestione di fatture, incassi e adempimenti fiscali.

Un controllo accurato oggi permette di affrontare il 2026 con maggiore serenità, evitando di perdere i vantaggi della flat tax e mantenendo la propria attività in un contesto di piena
regolarità fiscale.

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come web designer o grafico nel 2026 significa entrare in uno dei mercati più dinamici del lavoro autonomo italiano. Web designer, UX/UI designer, graphic designer, illustratori, motion designer e brand designer sono tra le professioni creative-digitali a più alta domanda, soprattutto grazie alla crescente digitalizzazione delle PMI italiane.

A differenza dello sviluppatore (che scrive codice), il designer si occupa di progettazione visiva, esperienza utente e identità di marca. Non esistono albi professionali né esami di Stato: per iniziare bastano portfolio, competenze e una corretta apertura della partita IVA.

In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega tutto: codici ATECO corretti per le diverse specializzazioni del design, regime forfettario al 78% di coefficiente di redditività, contributi alla Gestione Separata INPS, gestione dei diritti d’autore sulle opere creative, fatturazione B2B e B2C, clienti esteri, contratti e tariffe di mercato 2026.

In sintesi: il web designer e il grafico in regime forfettario applicano un coefficiente di redditività del 78% (categoria professionale), pagano contributi alla Gestione Separata INPS (26,07%) e versano un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, poi del 15%. Il limite di ricavi è 85.000€/anno.

Indice dei contenuti

  1. Chi è il web designer e cosa fa nel 2026
  2. Web designer vs sviluppatore: le differenze
  3. Requisiti pratici per iniziare
  4. Codice ATECO per web designer e grafici
  5. Regime forfettario al 78%
  6. Contributi Gestione Separata INPS
  7. Modelli di tariffazione del designer
  8. Diritti d’autore su grafica e illustrazioni
  9. Cessione diritti vs licenza limitata
  10. Fatturazione B2C e B2B
  11. Subappalto da agenzie creative
  12. Clienti esteri: fatturazione e tasse
  13. Diritto morale dell’autore
  14. Stock graphic e marketplace template
  15. Contratto cliente: clausole essenziali
  16. Tariffe tipiche del designer nel 2026
  17. Esempi di calcolo tasse
  18. FAQ – Domande frequenti

Chi è il web designer e cosa fa nel 2026

Il web designer è un professionista che progetta l’aspetto visivo, la struttura e l’esperienza di siti web, app e prodotti digitali. Sotto questa etichetta rientrano molte specializzazioni che, dal punto di vista fiscale, condividono regole simili.

Profilo professionaleCosa faTariffa media 2026
Web DesignerProgetta layout, grafica e usabilità di siti web35-80 €/h
UX/UI DesignerStudia esperienza utente e disegna interfacce50-100 €/h
Graphic DesignerCrea grafica per stampa, social, packaging30-70 €/h
IllustratoreRealizza illustrazioni per editoria, brand, web40-90 €/h
Motion DesignerAnima grafica per video, social, advertising50-120 €/h
Brand DesignerDefinisce identità visiva e linee guida brand60-150 €/h

Tutti questi profili condividono lo stesso quadro fiscale: codice ATECO della categoria design, regime forfettario al 78%, Gestione Separata INPS. Cambiano gli strumenti (Adobe Creative Cloud, Figma, Sketch, After Effects) e le tariffe, ma non l’inquadramento fiscale.

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Web designer vs sviluppatore: le differenze

Una confusione comune riguarda la differenza tra web designer e sviluppatore (developer). Entrambi lavorano nel digitale ma con competenze e codici ATECO diversi.

AspettoWeb DesignerSviluppatore
OutputProgettazione visiva (layout, mockup, prototipi)Codice funzionante (HTML, CSS, JS, backend)
Strumenti tipiciFigma, Adobe XD, Photoshop, Illustrator, SketchVS Code, Git, framework (React, Laravel, etc.)
Codice ATECO consigliato74.10.21 / 74.10.3062.01.00
Coefficiente forfettario78%67%
Diritti d’autoreSì (opere grafiche e illustrazioni)Solo per software originale

Molti freelance lavorano in modo ibrido: progettano e sviluppano. In tal caso si può scegliere il codice ATECO prevalente (quello dell’attività con maggior fatturato) e indicare gli altri come secondari. Per dettagli sulla parte sviluppo, vedi la nostra guida dedicata: Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026.

Requisiti pratici per iniziare

La professione di web designer e graphic designer in Italia non è regolamentata: non esiste un albo professionale, non serve un esame di Stato, non sono richiesti titoli di studio specifici per esercitare. Chiunque può aprire partita IVA e proporsi sul mercato.

Tuttavia, per essere competitivi servono requisiti pratici imprescindibili:

  • Portfolio professionale: minimo 5-10 progetti reali, anche personali se sei agli inizi (caso studio, behance, dribbble);
  • Software professionali: Adobe Creative Cloud (Photoshop, Illustrator, InDesign), Figma, Sketch, Adobe XD, After Effects per motion;
  • Competenze tecniche: tipografia, teoria del colore, layout, gerarchia visiva, principi UX, responsive design;
  • Conoscenze base di codice (per web designer): HTML, CSS, basi di WordPress o framework no-code (Webflow);
  • Soft skill: gestione cliente, time management, presentazione progetto, capacità di accettare feedback;
  • Inglese B2 minimo: per accedere a clienti esteri e marketplace internazionali;
  • Profili pubblici aggiornati: Behance, Dribbble, LinkedIn, sito personale.

Una laurea in design (ISIA, IED, Politecnico, NABA) o un diploma di un’accademia non sono obbligatori, ma forniscono base teorica solida e network professionale. Sul mercato, però, contano molto di più portfolio e referenze rispetto al titolo di studio.

Codice ATECO per web designer e grafici

La scelta del codice ATECO è uno dei nodi più delicati per il designer freelance. La categoria del design rientra nei “servizi professionali” (Sezione M Ateco) e il coefficiente di redditività in regime forfettario è del 78%.

Codice ATECODescrizioneQuando usarlo
74.10.21Attività di design di moda e design industrialeDesigner di prodotto, fashion design, packaging
74.10.30Altre attività di design (graphic design, web)Codice più usato per grafici e web designer
74.10.10Attività di design di modaSolo per fashion design
62.01.00Produzione di software non connesso all’edizioneSolo se sviluppi anche codice (developer ibrido)
59.12.00Attività di post-produzione cinematograficaMotion designer / video editor

Codice consigliato per la maggior parte dei designer: 74.10.30 (“Altre attività di design non specializzato”). È il più ampio e copre web design, graphic design, brand identity, illustrazione, UX/UI design.

Cosa fare se svolgi più attività? Si indica il codice prevalente (quello che genera maggior fatturato) e si possono aggiungere codici secondari in fase di apertura della partita IVA al modello AA9/12. È molto comune avere come prevalente il 74.10.30 e secondari come il 62.01.00 (sviluppo) o il 73.11.02 (servizi pubblicitari, copywriting, branding).

Regime forfettario al 78%

Il regime forfettario è la scelta naturale per la stragrande maggioranza dei designer freelance, almeno fino a quando i ricavi restano contenuti. Vediamo numeri e regole 2026.

ParametroValore 2026
Limite ricavi85.000 € annui
Coefficiente di redditività78% (categoria design / professionisti)
Aliquota imposta sostitutiva (5 anni)5% (start-up, primi 5 anni)
Aliquota imposta sostitutiva (a regime)15%
IVANon applicata sulle fatture
Ritenuta d’accontoNon applicata
Limite spese personale dipendente20.000 € annui

Come funziona il calcolo: il regime forfettario presume che il 22% dei tuoi ricavi siano costi (la differenza tra 100% e 78%). Quindi il reddito imponibile è sempre il 78% del fatturato, a prescindere dalle spese reali.

Esempio rapido:

Fatturato annuo: 30.000 €
Reddito imponibile: 30.000 × 78% = 23.400 €
Imposta sostitutiva 5%: 23.400 × 5% = 1.170 €
Imposta sostitutiva 15%: 23.400 × 15% = 3.510 €

Requisiti per accedere e mantenere il regime:

  • Ricavi anno precedente sotto 85.000 €;
  • Spese per lavoro dipendente sotto 20.000 €;
  • Non aver percepito redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 30.000 € (anno precedente);
  • Non avere partecipazioni in società o SRL controllanti;
  • Non aver fatturato oltre il 50% al precedente datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro.

Contributi Gestione Separata INPS

Il web designer e il graphic designer, non avendo una cassa professionale dedicata (a differenza di avvocati con Cassa Forense o geometri con CIPAG), si iscrivono alla Gestione Separata INPS.

TipologiaAliquota 2026Note
Senza altra copertura26,07%Aliquota piena
Con altra copertura previdenziale24%Es. dipendente part-time, pensionato
Massimale annuo 2026~119.650 €Soglia oltre cui non si versa
Riduzione 35% forfettariDisponibile su richiestaRiduce contributi ma anche pensione

Esempio pratico: con un fatturato di 30.000 € e coefficiente 78%, il reddito imponibile contributi è 23.400 €. I contributi INPS dovuti sono 23.400 × 26,07% = 6.100 € circa. È possibile dedurli integralmente dal reddito imponibile per il calcolo dell’imposta sostitutiva.

Riduzione 35% forfettari: i forfettari iscritti a casse non professionali possono richiedere uno sconto del 35% sui contributi. Va valutata caso per caso: riduce l’esborso ma anche la futura pensione. Per i designer giovani con orizzonte lungo non sempre conviene.

Scadenze versamenti 2026:

  • 30 giugno: saldo anno precedente + 1° acconto (50%);
  • 30 novembre: 2° acconto (50%);
  • Possibilità di rateizzare con maggiorazione 0,33% mensile.

Modelli di tariffazione del designer

Il modo in cui il designer fattura e si fa pagare ha un impatto enorme sulla redditività. I principali modelli di tariffazione 2026:

1. Progetto chiuso (fixed price)

Si concorda un prezzo totale per il deliverable (es. brand identity, sito web, set di illustrazioni). Vantaggi: il cliente sa quanto spenderà; il designer può lavorare in modo efficiente. Svantaggi: rischio scope creep (richieste extra non previste).

Pratica comune: pagamento al 30/50/70% con saldo a consegna oppure 50% acconto + 50% saldo. Per progetti grandi (oltre 5.000 €), si dividono in milestone (es. 30% kickoff + 30% revisione + 40% consegna).

2. Hourly rate (tariffa oraria)

Si concorda una tariffa per ora di lavoro effettiva. Tipica per consulenze, modifiche, progetti con scope variabile. Tariffe orarie 2026:

  • Junior (0-2 anni): 25-40 €/h
  • Mid level (2-5 anni): 40-60 €/h
  • Senior (5+ anni): 60-100 €/h
  • Specialista UX/UI: 70-150 €/h

3. Retainer mensile

Il cliente paga una quota fissa mensile (es. 1.500-3.500 €) per un monte ore garantito (es. 30 ore/mese). Ottimo per agency creative interne ad aziende, social media designer, brand designer. Garantisce flusso di cassa stabile al designer.

4. Modello ad abbonamento (subscription design)

Trend in crescita: il cliente paga 500-2.500 €/mese e ha diritto a un certo numero di richieste illimitate (es. design “as-a-service” stile Designjoy, ManyPixels). Funziona bene per graphic designer con processi standardizzati.

Diritti d’autore su grafica e illustrazioni

Una specificità del designer (rispetto allo sviluppatore o ad altre professioni) è che le sue opere sono protette dal diritto d’autore (Legge 633/1941). Logo, illustrazioni, layout, opere grafiche originali rientrano tra le opere dell’ingegno tutelate.

Dopo la Riforma del 2017 (D.Lgs. 142/2017 di recepimento direttiva UE 2014/26), lo sfruttamento economico delle opere è stato chiarito: il designer mantiene la titolarità dei diritti d’autore salvo cessione esplicita per iscritto.

Tipologie di diritti d’autore in capo al designer:

  • Diritti patrimoniali: riproduzione, distribuzione, comunicazione al pubblico, modifica. Cedibili al cliente in tutto o in parte;
  • Diritto morale: paternità dell’opera, integrità dell’opera. Inalienabile e irrinunciabile;
  • Diritti connessi: per certe opere (fotografie, illustrazioni editoriali) sono distinti dai patrimoniali.

Importante: in regime forfettario i compensi per cessione di diritti d’autore connessi all’attività professionale rientrano nei ricavi e si applicano gli stessi coefficienti. Se invece sono autonomi e svincolati dall’attività di lavoro autonomo, valgono regole diverse (vedi guida diritti d’autore forfettario).

Cessione diritti vs licenza limitata

Il punto più delicato del lavoro del designer: cosa cedi davvero al cliente quando consegni il file? La risposta dipende da cosa scrivete nel contratto. Senza specifica scritta, vale la presunzione minima: il cliente acquisisce solo il diritto d’uso per la finalità concordata, non la titolarità.

TipologiaCosa comportaQuando usarla
Cessione totale dei dirittiIl cliente diventa titolare dei diritti patrimoniali (può modificare, rivendere, sub-licenziare)Brand identity, logo, opere chiave del cliente. Tariffa più alta.
Licenza esclusivaSolo il cliente può usare l’opera, ma il designer ne resta titolareCampagne pubblicitarie, illustrazioni editoriali
Licenza non esclusivaIl designer può cedere la stessa opera anche ad altriStock graphic, template, illustrazioni standard
Licenza limitataUso solo per certi canali, territorio, durataEs. uso solo web, solo Italia, 2 anni

Clausole essenziali nel contratto designer-cliente:

  • Tipologia di trasferimento dei diritti (cessione totale / licenza esclusiva / non esclusiva);
  • Ambito d’uso (web / stampa / merchandising / ovunque);
  • Territorio (Italia / UE / mondiale);
  • Durata (illimitata / temporanea con scadenza);
  • Trasferimento file sorgente (sì/no): un logo lavorato in Illustrator può essere consegnato come PDF, AI, o solo PNG. Va specificato!
  • Diritto di pubblicare nel proprio portfolio (di norma il designer mantiene questo diritto promozionale);
  • Royalty (eventuale percentuale su utilizzi futuri commerciali).

Fatturazione B2C e B2B

Il designer può fatturare a due tipi di clienti molto diversi: privati (B2C) ed aziende (B2B). Le regole differiscono per IVA, fatturazione elettronica e fiscalità.

Cliente B2C (privato)

  • Fattura semplificata o ordinaria;
  • Codice destinatario: 0000000 + indicare codice fiscale del cliente;
  • Niente reverse charge, niente split payment;
  • In forfettario: nessuna IVA in fattura, dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge 190/2014”.

Cliente B2B (azienda italiana)

  • Fattura elettronica obbligatoria (anche per forfettari dal 2024);
  • Codice destinatario SDI a 7 caratteri o PEC;
  • P.IVA del cliente nel campo cessionario;
  • In forfettario: niente IVA, niente ritenuta d’acconto, dicitura forfettario;
  • Niente bollo da 2 € se fattura sotto 77,47 € (sopra: bollo virtuale).

Bollo da 2 € sulle fatture forfettarie: obbligatorio se l’importo della fattura è superiore a 77,47 €. Si applica con bollo virtuale (versato trimestralmente con F24, codice tributo 2521). La parte può essere addebitata al cliente.

Subappalto da agenzie creative

Molti designer freelance ricevono lavoro tramite agenzie creative o studi di design. È un caso di “subappalto” dal punto di vista commerciale, ma fiscalmente è una normale prestazione professionale B2B.

Caratteristiche tipiche del rapporto designer-agenzia:

  • Tariffe più basse rispetto al cliente diretto (l’agenzia trattiene un margine);
  • Pagamento a 30/60/90 giorni (versus saldo immediato del cliente diretto);
  • NDA (non disclosure agreement) per non rivelare l’identità del cliente finale;
  • Spesso il designer firma una cessione totale dei diritti all’agenzia (che li gira al cliente finale);
  • Niente firma sull’opera (il designer “ghost” non appare).

Gestione fatturazione e nota di credito: capita spesso che l’agenzia chieda modifiche al progetto o cancellazione. Se la fattura è già stata emessa:

  • Modifica importi → emissione nota di credito a parziale storno + nuova fattura corretta;
  • Cancellazione totale → nota di credito a totale storno (se servizio non reso) o trattenuta acconto (se previsto da contratto);
  • Termine di emissione nota credito: entro 12 mesi dall’operazione originaria.

Clienti esteri: fatturazione e tasse

Lavorare con clienti esteri è una pratica diffusa per i designer italiani, soprattutto verso UE, USA, UK e mercati globali. Le regole sono identiche a quelle previste per gli sviluppatori: vedi la nostra guida sviluppatori per i dettagli su VIES, reverse charge UE, USA e Upwork. In sintesi:

ClienteIVAFattura elettronicaNote
Azienda UE (con VIES)Reverse charge (no IVA)Sì (codice XXXXXXX)Iscrizione VIES obbligatoria
Azienda Extra-UE (USA, UK)Fuori campo IVA art. 7-terSì (codice XXXXXXX)No reverse charge
Privato UEIVA del paese cliente (OSS) – solo non forfettariSìForfettari: regole specifiche

Marketplace internazionali (Upwork, Fiverr, Toptal): il pagamento viene mediato dalla piattaforma. La fattura va emessa al marketplace o al cliente finale a seconda del modello. Gli accrediti su Wise/PayPal vanno tracciati e dichiarati nel quadro RW se i saldi superano 15.000 € (giacenza media) o 5.000 € (max nell’anno).

Diritto morale dell’autore

Anche dopo la cessione totale dei diritti patrimoniali, il designer mantiene il diritto morale d’autore, che è inalienabile e irrinunciabile. La Legge 633/1941 (artt. 20-24) tutela:

  • Diritto di paternità: rivendicare di essere l’autore dell’opera;
  • Diritto all’integrità: opporsi a modifiche, deformazioni o mutilazioni dell’opera che pregiudichino l’onore o la reputazione;
  • Diritto di rivelazione: scegliere se e quando pubblicare l’opera (se non c’è ancora cessione);
  • Diritto di pentimento: ritirare l’opera dal commercio per gravi ragioni morali (rarissimo, comporta indennizzo).

Caso pratico: hai venduto a un cliente i diritti patrimoniali completi sul logo che gli hai disegnato. Dopo 2 anni il cliente lo modifica radicalmente trasformandolo in qualcosa di volgare o di scarsa qualità. Hai diritto a opporti? Sì, sulla base del diritto morale all’integrità dell’opera. La cessione patrimoniale non cancella mai questo diritto.

Pratica consigliata: nei contratti complessi, inserire una clausola che disciplini esplicitamente le modalità di firma/non-firma sull’opera (es. “il designer rinuncia a essere menzionato come autore nelle versioni commerciali”). La rinuncia alla menzione è generalmente valida se libera, mentre la rinuncia al diritto morale in sé non lo è.

Stock graphic e marketplace template

Una fonte di reddito complementare per molti designer è la vendita di stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock, iStock, Freepik) o di template marketplace (ThemeForest, Creative Market, UI8).

Stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock)

Carichi illustrazioni, vector, fotografie. Quando un utente le scarica, ricevi una royalty (in genere 25-50% del prezzo di vendita). Modello passive income tipico: lavori una volta, monetizzi nel tempo.

  • Le piattaforme USA pagano in dollari su Wise/Payoneer/PayPal;
  • Va emessa fattura alla piattaforma (Adobe Inc., Shutterstock Inc.) come cliente extra-UE;
  • Tassazione USA: la maggior parte delle piattaforme applica 0% di withholding se compili il W-8BEN (trattato Italia-USA);
  • I ricavi rientrano normalmente nel limite forfettario 85.000 €.

Template marketplace (ThemeForest, Creative Market)

Vendi template di siti, kit di icone, font, mockup. Funzionamento simile allo stock ma con licenze più articolate (Standard / Extended / Multi-use). Considerazioni:

  • Envato (ThemeForest) trattiene il 30-50% di commissione;
  • Creative Market trattiene il 30%;
  • Va emessa fattura alla piattaforma per i payout ricevuti;
  • Documentare bene il “punto di vendita” (sede della piattaforma) per la classificazione fiscale.

Contratto cliente: clausole essenziali

Un contratto scritto è la migliore tutela per designer e cliente. Anche per piccoli progetti (1.000-3.000 €) vale la pena formalizzare. Ecco le clausole tipo di un contratto di prestazione di servizi creativi:

  • Oggetto del progetto: descrizione precisa del deliverable (es. “logo aziendale + 5 declinazioni + brand book di 20 pagine”);
  • Tempistiche: data di kickoff, milestone intermedi, data di consegna finale;
  • Numero di revisioni incluse: tipicamente 2-3. Oltre, tariffa oraria o pacchetto;
  • Acconto: 30%, 50% o 70% al kickoff (non rimborsabile in caso di recesso del cliente);
  • Saldo: a consegna finale, prima della trasmissione dei file sorgente;
  • Trasferimento dei diritti: cessione totale / licenza esclusiva / licenza limitata (vedi sezione precedente);
  • File sorgente: sì/no, formati specifici (.ai, .psd, .fig);
  • Diritto di portfolio: il designer può pubblicare il lavoro nel proprio portfolio (sì/no, eventuali NDA);
  • Penali per ritardi: di norma simbolichi (1-2% per giorno, max 10%);
  • Foro competente: tribunale del designer o del cliente;
  • Privacy/GDPR: trattamento dati cliente.

Tip pratico: usa un servizio di firma digitale (DocuSign, HelloSign, Yousign) per firmare il contratto a distanza. È valido legalmente e velocissimo. Costo: 10-25 €/mese per professionisti con volumi normali.

Briefing iniziale: prima di partire, fai compilare al cliente un brief strutturato (Google Form / Typeform). Domande chiave: target, competitor, mood/stile, deliverable richiesti, timeline, budget, materiali da fornire, referenti per approvazioni. Un brief solido riduce le revisioni del 50-70%.

Tariffe tipiche del designer nel 2026

Un panorama dei prezzi medi di mercato 2026 per i progetti più richiesti:

Tipologia di progettoJuniorSenior
Logo design (singolo)300-800 €1.500-5.000 €
Brand identity completa1.500-3.500 €5.000-15.000 €
Sito web vetrina (5-10 pagine)1.000-2.500 €3.500-8.000 €
E-commerce (Shopify/WooCommerce)3.000-6.000 €8.000-25.000 €
UI/UX design app mobile2.500-5.000 €7.000-30.000 €
Set di illustrazioni (5-10 pezzi)800-2.000 €3.000-10.000 €
Motion graphic (15-30 sec)800-2.500 €3.000-12.000 €
Packaging design600-1.500 €2.500-8.000 €
Social kit mensile (15-30 post)400-900 €1.200-3.000 €

Costi software detraibili in forfettario? NO. In regime forfettario non si possono detrarre i costi reali (Adobe Creative Cloud ~60 €/mese, Figma Pro ~12 €/mese, font, hardware, formazione). Tutti questi costi sono compresi forfettariamente nel 22% non considerato come reddito imponibile.

Quando conviene NON essere forfettario? Se i tuoi costi reali superano il 22% del fatturato. Esempio: designer con MacBook Pro nuovo (3.000 €), abbonamenti software (1.500 €/anno), corsi (2.000 €), affitto studio (6.000 €) e fatturato 40.000 €. Costi reali: 12.500 € (31% del fatturato). In tal caso il regime ordinario o semplificato può convenire. Vieni in CAF a fare il calcolo personalizzato.

Esempi di calcolo tasse

Vediamo tre esempi concreti di carico fiscale per un designer in regime forfettario al 78% con Gestione Separata INPS al 26,07%, primi 5 anni di attività (aliquota 5%).

Esempio 1: Designer junior – Fatturato 25.000 €

Fatturato annuo25.000 €
Reddito imponibile (78%)19.500 €
Contributi INPS (26,07%)5.084 €
Reddito netto da imposta (19.500 – 5.084)14.416 €
Imposta sostitutiva 5%721 €
NETTO DISPONIBILE19.195 € (76,8%)

Esempio 2: Designer mid-level – Fatturato 45.000 €

Fatturato annuo45.000 €
Reddito imponibile (78%)35.100 €
Contributi INPS (26,07%)9.151 €
Reddito netto da imposta (35.100 – 9.151)25.949 €
Imposta sostitutiva 5%1.297 €
NETTO DISPONIBILE34.552 € (76,8%)

Esempio 3: Designer senior – Fatturato 70.000 €

Fatturato annuo70.000 €
Reddito imponibile (78%)54.600 €
Contributi INPS (26,07%)14.234 €
Reddito netto da imposta (54.600 – 14.234)40.366 €
Imposta sostitutiva 5%2.018 €
NETTO DISPONIBILE53.748 € (76,8%)

Attenzione all’aliquota 15%: dopo i primi 5 anni di partita IVA, l’imposta sostitutiva passa dal 5% al 15%. Per fatturato 45.000 €, l’imposta diventerebbe 25.949 × 15% = 3.892 € (anziché 1.297 €). Pianifica con anticipo questa transizione.

FAQ – Domande frequenti

Devo iscrivermi a un albo per fare il web designer?

No. La professione di web designer e graphic designer non è regolamentata in Italia. Non esiste un albo, non serve esame di Stato. Puoi aprire partita IVA liberamente.

Quale codice ATECO scegliere se faccio sia web design che sviluppo?

Indica come codice prevalente quello dell’attività con maggior fatturato. Se prevale il design, usa 74.10.30. Se prevale lo sviluppo, usa 62.01.00. Puoi aggiungere codici secondari nel modello AA9/12.

Posso detrarre Adobe Creative Cloud o Figma?

In regime forfettario no. Tutti i costi sono compresi forfettariamente nel 22% non tassato. Solo in regime ordinario o semplificato puoi detrarre i costi reali (con fattura intestata alla tua partita IVA).

Quanto guadagna davvero un web designer freelance?

Dipende dall’esperienza. Un junior fattura 15.000-30.000 €/anno (12.000-23.000 € netti). Un mid-level 30.000-60.000 € (23.000-46.000 € netti). Un senior 60.000-100.000+ € (46.000-77.000+ € netti). Sopra 85.000 € si esce dal forfettario.

Devo emettere fattura elettronica anche con clienti esteri?

Sì. Dal 2022 è obbligatoria la fattura elettronica anche verso clienti esteri (codice destinatario “XXXXXXX”). Sostituisce il vecchio esterometro.

Cosa succede se supero gli 85.000 € a metà anno?

Se superi 100.000 € esci subito dal forfettario (con applicazione IVA da quel momento). Se sei tra 85.000 e 100.000 €, esci dal forfettario solo dall’anno successivo (puoi finire l’anno in forfettario, ma applicando IVA sulle eventuali fatture estere).

Devo registrare il marchio del logo che disegno?

Il marchio è del cliente, non del designer. Sarà il cliente a registrarlo all’UIBM (Italia) o EUIPO (UE). Tu hai solo il diritto d’autore sull’opera grafica, che è automatico (non serve registrazione).

Cliente non paga la fattura: cosa fare?

Step: 1) Sollecito scritto via PEC. 2) Diffida ad adempiere (avvocato). 3) Decreto ingiuntivo (entro 5 anni). Per importi piccoli (sotto 5.000 €): mediazione obbligatoria + giudice di pace. Prevenzione: lavora sempre con acconto e verifica il cliente prima di iniziare.

Posso lavorare come dipendente e avere partita IVA da designer?

Sì, ma con limiti. Non puoi fatturare oltre il 50% al tuo datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto. Inoltre, se sei dipendente puoi avere il forfettario solo se il reddito da lavoro dipendente non supera 30.000 €/anno.

I miei guadagni da Adobe Stock vanno dichiarati?

Sì, sempre. Vanno fatturati come ricavi della tua attività professionale. Adobe trattiene 0% se hai compilato il modulo W-8BEN. Le entrate rientrano nel limite forfettario di 85.000 €.

Hai bisogno di aiuto per la tua partita IVA da designer?

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste designer e creativi nell’apertura della partita IVA, nella scelta del codice ATECO, nella tenuta contabile e nelle dichiarazioni dei redditi.

Veniamo a un appuntamento gratuito di valutazione: ti aiutiamo a capire se il forfettario è la scelta giusta per te.

Chiamaci: 0432 1638640 WhatsApp: 366 6018121

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

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Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire uno studio legale è il sogno professionale di molti avvocati neoabilitati. Tra esame di Stato superato, iscrizione all’Albo e desiderio di autonomia, il passo successivo è impostare correttamente la struttura fiscale e organizzativa. Il regime forfettario, con la sua semplicità e la sua imposta agevolata, è la scelta più diffusa nelle fasi iniziali. In questa guida operativa trovi tutti i passi concreti per avviare il tuo studio legale nel 2026.

Requisiti per aprire uno studio legale nel 2026

Prima di poter esercitare la professione forense in modo autonomo e aprire uno studio legale, è necessario soddisfare precisi requisiti previsti dalla Legge 247/2012 (Riforma dell’Ordinamento Forense):

  • Laurea magistrale in Giurisprudenza (LMG/01) o titolo equivalente riconosciuto
  • Tirocinio professionale di 18 mesi presso uno studio legale di un avvocato abilitato da almeno 5 anni, oppure svolgimento di una Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali (SSPL)
  • Esame di Stato per l’abilitazione forense: prova scritta (3 elaborati) e orale davanti alla commissione distrettuale
  • Iscrizione all’Albo degli Avvocati presso il Consiglio dell’Ordine del circondario in cui si intende esercitare
  • PEC (Posta Elettronica Certificata) personale: obbligatoria per la comunicazione con uffici giudiziari e colleghi
  • Polizza RC professionale: obbligatoria ai sensi dell’art. 12 L. 247/2012

Oltre ai requisiti formali, è necessario disporre di un indirizzo professionale (sede dello studio) da comunicare all’Ordine, anche se si tratta di un appartamento privato nelle fasi iniziali.

Forma giuridica: individuale, Studio Associato o STA

La scelta della forma giuridica è la prima decisione strutturale che un avvocato deve prendere. Ci sono tre opzioni principali:

1. Studio individuale

È la forma più semplice e quella ideale per chi avvia l’attività in regime forfettario. L’avvocato opera come libero professionista individuale: piena autonomia, massima semplicità gestionale, nessun atto costitutivo. La responsabilità è personale e illimitata, ma per la fase di avvio — con clientela ancora in costruzione — è la scelta più efficiente.

2. Studio Associato

Un’associazione tra due o più avvocati che condividono costi, spazi e — in parte — clientela. Lo studio associato non è una persona giuridica distinta dai soci. Attenzione: la partecipazione a uno studio associato con produzione di reddito rientra tra le cause ostative del forfettario. Verificare con attenzione prima di aderire.

3. STA – Società Tra Avvocati

Introdotta dalla L. 247/2012 art. 4-bis, la STA è una forma societaria esclusiva per avvocati. Prevede regole precise su governance, denominazione e responsabilità. I soci devono essere iscritti all’Albo. La STA non è compatibile con il regime forfettario (è una società, non un professionista individuale).

Conclusione pratica: per i primi anni di attività e per chi rientra nei limiti del forfettario (ricavi sotto 85.000 euro), lo studio individuale è la scelta ottimale. Permette di beneficiare dell’imposta al 5% o 15% con la massima semplicità.

Aprire la partita IVA da avvocato: modello AA9/12 e codice ATECO

Per aprire la partita IVA, l’avvocato deve presentare il Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite i servizi telematici oppure presso uno sportello fisico). La comunicazione deve essere effettuata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, che coincide con la data del primo incarico professionale o con l’iscrizione all’Albo (la più recente tra le due).

I dati da inserire nel modello:

  • Codice ATECO: 69.10.10 – Attività degli studi legali
  • Regime fiscale: forfettario (art. 1 c. 54-89 L. 190/2014)
  • Data inizio attività
  • Comune di esercizio dell’attività

Contestualmente all’apertura della partita IVA, bisogna iscriversi alla Cassa Forense (se non già fatto in fase di iscrizione all’Albo) e, se si assume personale o si aprono collaborazioni, comunicare all’INPS e all’INAIL. Per la guida completa sulla partita IVA da avvocato consulta: Partita IVA avvocato 2026: guida completa al forfettario, Cassa Forense e RC professionale.

Costi di avvio: SCIA, arredo, software e PCT

Aprire uno studio legale non richiede investimenti ingenti, specialmente nella fase iniziale in forfettario. Ecco una panoramica dei principali costi da affrontare:

  • SCIA e permessi locali: in molti comuni non è richiesta alcuna SCIA per uno studio professionale in appartamento. Se si affitta un locale commerciale, possono essere necessarie comunicazioni al Comune o permessi edilizi per cambio d’uso. Costo variabile (spesso zero o poche centinaia di euro per i diritti di segreteria).
  • Arredo e attrezzatura: scrivania, archivio, computer, stampante. Investimento iniziale: 1.500-4.000 euro in media. Nel forfettario non sono deducibili direttamente, ma rientrano nel calcolo forfettario del 22%.
  • Software gestione fascicoli: vedi sezione dedicata.
  • PCT – Processo Civile Telematico: kit di firma digitale + lettore di smart card (100-200 euro), più l’abbonamento al software di consolle (es. Slpct, Consolle Avvocati). Costo annuo: 100-300 euro in base al software scelto.
  • PEC: 10-30 euro/anno.
  • Iscrizione all’Albo: tassa annuale al Consiglio dell’Ordine locale, variabile da Ordine a Ordine (mediamente 150-300 euro/anno).
  • Polizza RC professionale: 200-600 euro/anno per uno studio individuale. Obbligatoria ai sensi dell’art. 12 L. 247/2012. Per i dettagli, leggi: Polizze RC professionali obbligatorie.

Software gestione studio legale: Cliens, Kleos e alternative

Un buon software di gestione dello studio è fondamentale per tenere traccia dei fascicoli, delle scadenze processuali, delle fatture e dei pagamenti. Ecco i principali:

  • Cliens Studio Legale (Giuffrè Francis Lefebvre): uno dei più diffusi in Italia. Gestione fascicoli, agenda, documenti, fatturazione elettronica integrata. Disponibile in versione cloud. Costo orientativo: 500-1.500 euro/anno in base al numero utenti e funzionalità.
  • Kleos (Wolters Kluwer): soluzione cloud per studi legali, ottima integrazione con PCT e fascicolo telematico. Costo orientativo: 50-150 euro/mese.
  • Software di fatturazione base + gestionale generico: per studi molto piccoli, anche un software di fatturazione elettronica (Aruba, Fatture in Cloud) abbinato a un’agenda digitale (Outlook, Google Calendar) può essere sufficiente nelle prime fasi.

Importante: il software di fatturazione elettronica è obbligatorio dal 2024 anche per i forfettari. La fattura elettronica va emessa tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

Antiriciclaggio per avvocati: obblighi anche in forfettario

Uno degli aspetti meno noti agli avvocati neoabilitati è che gli obblighi di antiriciclaggio si applicano anche ai forfettari. Il D.Lgs. 231/2007 (aggiornato dal D.Lgs. 90/2017) include gli avvocati tra i soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio quando svolgono determinate attività per conto del cliente:

  • Compravendita di beni immobili
  • Gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni
  • Apertura e gestione di conti bancari o titoli
  • Organizzazione di apporti per costituzione, gestione o amministrazione di società

Quando l’attività rientra in queste fattispecie, l’avvocato deve:

  • Eseguire l’adeguata verifica della clientela (CDD) (artt. 17-30 D.Lgs. 231/2007)
  • Conservare i documenti per 10 anni
  • Segnalare operazioni sospette all’UIF (Unità di Informazione Finanziaria, operativa presso Banca d’Italia)

Non applicare le procedure antiriciclaggio quando dovuto espone l’avvocato a sanzioni amministrative e penali significative. Se hai dubbi sull’ambito di applicazione, un consulente specializzato può aiutarti a impostare le procedure corrette.

Iscrizioni obbligatorie: Consiglio Ordine, Cassa Forense, PEC

Riepiloghiamo le iscrizioni obbligatorie da completare entro i primi mesi di attività:

  • Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del circondario: obbligatoria per esercitare. Rinnovo annuale.
  • Cassa Forense: obbligatoria per tutti gli iscritti all’Albo. Domanda di iscrizione entro 30 giorni dall’iscrizione all’Albo.
  • PEC: obbligatoria e comunicata al COA. Essenziale per il PCT (Processo Civile Telematico).
  • REGIndE (Registro Generale degli Indirizzi Elettronici): il sistema ministeriale che associa la PEC dell’avvocato al codice fiscale per le notifiche telematiche.
  • Partita IVA (Agenzia delle Entrate): entro 30 giorni dall’inizio attività.

CAF Centro Fiscale: assistenza completa per l’apertura dello studio

Aprire uno studio legale richiede attenzione su molteplici fronti: fiscale, previdenziale, procedurale. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per avvocati che avviano l’attività professionale: apertura partita IVA, scelta del regime fiscale, gestione della Cassa Forense, dichiarazione dei redditi annuale.

Per un confronto con altri professionisti in regime forfettario, leggi anche: Coefficienti di redditività forfettario 2026 e Partita IVA Geometra 2026.

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CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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Alexandra Bala
04/09/2026
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⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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paolino servidio
03/09/2026
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Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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Lady
01/09/2026
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Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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Giulia Guida
25/08/2026
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Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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Paola Zilli
07/08/2026
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Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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Jacqueline B.
06/08/2026
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Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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Maura Masutto
06/08/2026
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Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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Issam Elhefnawi
31/07/2026
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Molto gentile
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Sibongile Moyana
30/07/2026
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Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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Sabrina Cirina
23/07/2026
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Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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