Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI

Le dimissioni per giusta causa sono una delle forme di risoluzione del rapporto di lavoro piu delicate per il lavoratore: permettono di lasciare il lavoro mantenendo il diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione), ma richiedono che ricorrano specifiche condizioni oggettive riconosciute dalla legge e dalla giurisprudenza. In questa guida 2026 illustriamo quando si configurano le dimissioni per giusta causa, come presentarle correttamente tramite il portale UNILAV e come accedere alla NASPI.

Per la procedura generale delle dimissioni online, consulta prima il nostro pillar sulle dimissioni online INPS: procedura UNILAV 2026.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la giusta causa di dimissioni: definizione legale
  2. Casi tipici di giusta causa: quando si applica
  3. Come presentare le dimissioni per giusta causa: procedura 2026
  4. Diritto alla NASPI con dimissioni per giusta causa
  5. Attenzione: la giusta causa va dimostrata
  6. Domande frequenti (FAQ)
  7. Conclusione

Cos’e la giusta causa di dimissioni: definizione legale

L’art. 2119 del Codice Civile definisce la giusta causa come una causa che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Applicata alle dimissioni (e non solo al licenziamento), la giusta causa si configura quando il comportamento del datore di lavoro e cosi grave da rendere impossibile per il lavoratore continuare il rapporto lavorativo.

Diversamente dalle dimissioni ordinarie, le dimissioni per giusta causa:

  • Non richiedono il rispetto del periodo di preavviso (o danno diritto all’indennita sostitutiva se viene comunque dato il preavviso)
  • Danno diritto alla NASPI, normalmente non spettante in caso di dimissioni volontarie
  • Danno diritto al TFR (Trattamento di Fine Rapporto) maturato

Casi tipici di giusta causa: quando si applica

La giurisprudenza italiana ha individuato nel tempo una serie di comportamenti datoriali che configurano la giusta causa di dimissioni. Ecco i principali:

1. Mancato pagamento dello stipendio

Il ritardo sistematico o la mancata corresponsione dello stipendio e tra le cause piu riconosciute. La giurisprudenza ritiene integrata la giusta causa quando il ritardo e reiterato e significativo (non un episodio isolato). Secondo la Cassazione, anche ritardi ripetuti di 10-15 giorni, se sistematici, possono integrare la giusta causa.

Non e necessario che lo stipendio sia completamente non corrisposto: anche la decurtazione unilaterale della retribuzione o il mancato pagamento di componenti retributive (straordinari, premi contrattuali) puo integrare la giusta causa.

2. Demansionamento

Il demansionamento (o dequalificazione professionale) si verifica quando il datore assegna il lavoratore a mansioni inferiori al proprio livello contrattuale, violando l’art. 2103 c.c. (come modificato dal D.Lgs. 81/2015). Le dimissioni in questa situazione sono per giusta causa quando il demansionamento e:

  • Unilaterale e non concordato
  • Significativo (non semplice diversa allocazione di attivita di pari livello)
  • Lesivo della professionalita e della dignita del lavoratore

3. Mobbing e comportamenti lesivi della dignita

Il mobbing (art. 2087 c.c. — obbligo di tutela dell’integrita fisica e morale del lavoratore) e riconosciuto come giusta causa quando si tratta di comportamenti sistematici e reiterati da parte del datore o di superiori gerarchici con la tolleranza del datore, che creano un ambiente lavorativo ostile. Rientrano in questa categoria:

  • Isolamento sistematico del lavoratore
  • Esclusione da comunicazioni o riunioni rilevanti
  • Umiliazioni pubbliche reiterate
  • Assegnazione intenzionale di compiti inutili o degradanti

Il mobbing, per essere giuridicamente rilevante, deve essere provato in modo circostanziato (episodi specifici con date, testimoni, comunicazioni scritte). Per questo, la raccolta di prove e fondamentale prima di procedere.

4. Modifiche unilaterali sostanziali del contratto

Rientrano nella giusta causa anche le modifiche unilaterali da parte del datore che alterano in modo sostanziale le condizioni di lavoro: cambiamento di sede lavorativa senza giustificato motivo oggettivo (art. 2103 c.c.), modifica dell’orario di lavoro in modo non concordato, riduzione unilaterale del livello di inquadramento.

5. Comportamenti illeciti del datore

Violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro che espongono il lavoratore a rischi concreti (mancata adozione dei DPI obbligatori, mancata valutazione dei rischi ex D.Lgs. 81/2008), molestie sessuali da parte del datore o di superiori, mancata regolarizzazione contributiva (datore che non versa i contributi).

Come presentare le dimissioni per giusta causa: procedura 2026

Dal 2016 (D.Lgs. 151/2015 art. 26) le dimissioni volontarie devono essere presentate esclusivamente tramite il portale telematico del Ministero del Lavoro (cliclavoro.gov.it) o tramite patronato. Questo vale anche per le dimissioni per giusta causa.

  1. Raccogliere le prove dei comportamenti del datore che integrano la giusta causa (buste paga con ritardi, comunicazioni scritte, testimonianze, messaggi)
  2. Inviare lettera raccomandata A/R o PEC al datore comunicando la risoluzione del rapporto per giusta causa, specificando i motivi. Questo documento e fondamentale per la successiva domanda di NASPI
  3. Procedere con le dimissioni telematiche sul portale del Ministero del Lavoro (accesso con SPID, CIE o CNS), selezionando come causale “Dimissioni per giusta causa”
  4. Attendere la convalida (le dimissioni per giusta causa non richiedono convalida davanti all’Ispettorato del Lavoro, a differenza delle dimissioni in periodo protetto)

Diritto alla NASPI con dimissioni per giusta causa

Le dimissioni per giusta causa sono una delle poche ipotesi in cui il lavoratore dimissionario ha diritto alla NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). In caso di dimissioni volontarie ordinarie, la NASPI non spetta.

Per ottenere la NASPI con dimissioni per giusta causa:

  • Presentare domanda all’INPS entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro
  • Allegare alla domanda la lettera con cui si sono comunicate le motivazioni della giusta causa al datore
  • Avere almeno 13 settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti la disoccupazione
  • Avere almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti

L’INPS valutera le motivazioni indicate e potrebbe richiedere documentazione integrativa. In caso di contestazione del riconoscimento della giusta causa da parte dell’INPS, e possibile presentare ricorso. E consigliabile in questi casi farsi assistere dal patronato o da un consulente del lavoro.

Attenzione: la giusta causa va dimostrata

Il riconoscimento della giusta causa non e automatico. Il lavoratore deve poter dimostrare i comportamenti datoriali che la integrano, sia per ottenere la NASPI sia per eventuali azioni di risarcimento del danno. In caso di contestazione del datore (che potrebbe negare la giusta causa e chiedere l’indennita di mancato preavviso), il Giudice del Lavoro valutera le prove prodotte da entrambe le parti.

Per questo, prima di rassegnare le dimissioni per giusta causa, e fortemente consigliabile:

  • Consultare un consulente del lavoro o avvocato giuslavorista
  • Raccogliere tutta la documentazione utile
  • Valutare se le condizioni integrano effettivamente la giusta causa o ricadono in fattispecie diverse

Domande frequenti (FAQ)

Le dimissioni per giusta causa richiedono il preavviso?

No. La giusta causa legittima il lavoratore a dimettersi senza rispettare il periodo di preavviso previsto dal CCNL o dal contratto individuale. Se il lavoratore decide comunque di dare il preavviso, ha diritto all’indennita sostitutiva.

Ritardi nello stipendio: quanti mesi bastano per la giusta causa?

Non esiste un numero fisso stabilito dalla legge: la valutazione e sempre caso per caso. In generale, ritardi reiterati (anche di breve durata ma sistematici) per almeno 2-3 mesi consecutivi tendono ad essere considerati sufficienti dalla giurisprudenza. Un solo episodio di ritardo, salvo che sia di entita molto rilevante, di solito non e sufficiente.

Il datore puo contestare le dimissioni per giusta causa?

Si. Il datore puo contestare le motivazioni e chiedere al lavoratore di pagare l’indennita di mancato preavviso (se le dimissioni vengono considerate non per giusta causa). In caso di contestazione, la questione si risolve davanti al Giudice del Lavoro. La lettera di dimissioni con motivazioni dettagliate e le prove documentali sono fondamentali in questo scenario.

Ho diritto al TFR con le dimissioni per giusta causa?

Si. Il TFR maturato nel corso del rapporto di lavoro spetta sempre al lavoratore, indipendentemente dal modo in cui il rapporto si conclude (licenziamento, dimissioni volontarie o per giusta causa, scadenza contratto). Il datore e obbligato a liquidarlo entro i termini previsti dal CCNL.

Conclusione

Le dimissioni per giusta causa tutelano il lavoratore nei casi in cui il comportamento del datore rende impossibile la prosecuzione del rapporto: dalla mancata corresponsione dello stipendio al mobbing, dal demansionamento alle violazioni delle norme di sicurezza. Prima di procedere, e fondamentale raccogliere le prove e valutare attentamente se i presupposti siano effettivamente integrati.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto attraverso il servizio di patronato per la presentazione delle dimissioni online, la domanda di NASPI e il supporto nei ricorsi INPS. Prenota un appuntamento per una consulenza personalizzata sulla tua situazione lavorativa.

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 12:30:002026-07-03 07:53:48Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI
INAIL AGGRAVAMENTI, RICONOSCIMENTO MALATTIE PROFESSIONALI, INVALIDITA' 104, MALATTIA, INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO, PATRONATO

Infortunio sul Lavoro INAIL 2026: Denuncia, Indennizzo e Come Fare Ricorso

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Infortunio sul Lavoro INAIL 2026: Denuncia, Indennizzo Temporaneo e Permanente, Ricorso

Ogni anno in Italia vengono denunciati centinaia di migliaia di infortuni sul lavoro. Se hai subito un incidente sul posto di lavoro o nel tragitto casa-lavoro, hai diritto alle prestazioni INAIL: indennizzo per l’inabilita’ temporanea, rendita o indennizzo in capitale per i danni permanenti. Questa guida spiega in modo chiaro cos’e’ un infortunio sul lavoro, come si denuncia, quanto si percepisce e quando si puo’ fare ricorso.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e’ l’infortunio sul lavoro: definizione legale
  2. Infortunio in itinere: quando si copre il tragitto casa-lavoro
  3. Come si denuncia l’infortunio: obblighi di datore e lavoratore
  4. Prestazioni INAIL per inabilita’ temporanea assoluta: quanto si percepisce
  5. Indennizzo per danno biologico permanente: capitale o rendita
  6. Differenza tra infortunio sul lavoro e malattia ordinaria
  7. Come fare ricorso contro le decisioni INAIL
  8. Infortunio sul lavoro vs malattia professionale: le differenze
  9. Domande frequenti sull’infortunio sul lavoro INAIL 2026
  10. Come il Patronato ti aiuta in caso di infortunio sul lavoro

Cos’e’ l’infortunio sul lavoro: definizione legale

L’infortunio sul lavoro e’ disciplinato dal DPR 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) e dal D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, che ha introdotto il danno biologico come base per l’indennizzo.

La definizione legale e’: evento traumatico avvenuto per causa violenta, in occasione di lavoro, da cui derivi la morte, un’inabilita’ permanente o un’inabilita’ assoluta temporanea per piu’ di tre giorni.

I tre elementi costitutivi sono:

  • Causa violenta: un agente esterno che agisce in modo rapido e concentrato nel tempo (a differenza delle malattie professionali, che si sviluppano lentamente)
  • Occasione di lavoro: il nesso tra l’attivita’ lavorativa e l’evento (basta che il lavoro sia l’occasione, non necessariamente la causa diretta)
  • Conseguenza danno: morte, inabilita’ permanente o inabilita’ assoluta temporanea per piu’ di 3 giorni

Infortunio in itinere: quando si copre il tragitto casa-lavoro

L’infortunio in itinere e’ l’incidente che avviene durante il tragitto compiuto dal lavoratore per raggiungere il posto di lavoro o per tornare a casa. E’ disciplinato dall’art. 12 del D.Lgs. 38/2000.

E’ coperto da INAIL quando il tragitto:

  • E’ necessario (non possibile usare mezzi aziendali)
  • Avviene con mezzo privato per necessita’ (distanza eccessiva o mancanza di mezzi pubblici idonei)
  • Non prevede deviazioni o interruzioni non giustificate (una sosta al supermercato per ragioni personali puo’ interrompere la copertura)

Non e’ coperto l’infortunio in itinere se il lavoratore guidava in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti, o se ha violato in modo grave le norme stradali.

Come si denuncia l’infortunio: obblighi di datore e lavoratore

La denuncia di infortunio e’ un obbligo di legge. I tempi sono precisi e il mancato rispetto comporta sanzioni.

Cosa deve fare il lavoratore

Il lavoratore deve informare immediatamente il datore di lavoro dell’infortunio, anche verbalmente. Deve inoltre farsi rilasciare il certificato medico dal medico curante o dal pronto soccorso, che riporti la diagnosi e la prognosi in giorni. Questo certificato e’ il documento base per la denuncia INAIL.

Cosa deve fare il datore di lavoro

Il datore ha l’obbligo di denuncia all’INAIL entro 2 giorni dalla ricezione del certificato medico (art. 53 DPR 1124/1965), se la prognosi supera 3 giorni. La denuncia va presentata telematicamente tramite il portale INAIL.

Se la prognosi e’ di 1 o 2 giorni (quindi non indennizzabile da INAIL), il datore deve comunque tenere registro dell’infortunio nel Registro infortuni aziendale.

Per infortuni mortali o con pericolo di vita la denuncia deve avvenire entro 24 ore e anche all’Autorita’ di Pubblica Sicurezza.

Prestazioni INAIL per inabilita’ temporanea assoluta: quanto si percepisce

Quando l’infortunio causa un’inabilita’ temporanea assoluta (il lavoratore non puo’ lavorare affatto), INAIL corrisponde un’indennita’ giornaliera a partire dal quarto giorno (i primi 3 giorni sono a carico del datore di lavoro come da contratto, in genere al 100% della retribuzione).

L’indennita’ INAIL per inabilita’ temporanea e’ calcolata sulla retribuzione media giornaliera del lavoratore (RMG) negli ultimi 15 giorni prima dell’infortunio. Le aliquote sono:

  • Dal 4° al 90° giorno: 60% della retribuzione media giornaliera
  • Dal 91° giorno in poi: 75% della retribuzione media giornaliera

Esempio pratico: un operaio con retribuzione media giornaliera di 70 euro percepisce:

  • Giorni 4-90: 70 x 60% = 42 euro/giorno
  • Dal giorno 91: 70 x 75% = 52,50 euro/giorno

L’indennita’ spetta per tutti i giorni dell’inabilita’, compresi i festivi e le domeniche, fino alla guarigione clinica certificata dal medico INAIL.

Indennizzo per danno biologico permanente: capitale o rendita

Quando l’infortunio lascia postumi permanenti, INAIL calcola il grado di danno biologico permanente (menomazione all’integrita’ psicofisica) e riconosce un indennizzo in base alle tabelle del D.M. 12 luglio 2000.

Da 6% a 15%: indennizzo in capitale

Per un danno biologico permanente tra il 6% e il 15%, INAIL eroga un indennizzo in capitale (pagamento una tantum). L’importo e’ calcolato in base all’eta’ del lavoratore e al grado di menomazione, seguendo le tabelle aggiornate periodicamente dall’INAIL.

Dal 16% in su: rendita mensile

Per un danno biologico permanente dal 16% in su, INAIL eroga una rendita mensile vitalizia. La rendita comprende sia la quota per il danno biologico sia la quota per il danno patrimoniale (perdita di capacita’ lavorativa). L’importo dipende dal grado di menomazione, dall’eta’ del lavoratore e dalla retribuzione.

Per i danni superiori al 35%, la rendita include anche una quota aggiuntiva per i familiari a carico (assegno di assistenza personale continuativa per i casi piu’ gravi).

Differenza tra infortunio sul lavoro e malattia ordinaria

CaratteristicaInfortunio sul lavoro INAILMalattia ordinaria INPS
Chi gestisceINAILINPS
Periodo carenza3 giorni a carico datore3 giorni carenza (nessun indennizzo)
Indennizzo60% RMG (4-90gg) poi 75%50% RMG (4-20gg) poi 66,67%
FestiviIndennizzatiNon indennizzati
DenunciaDatore entro 2 giorniLavoratore (certificato medico online)
Danno permanenteIndennizzo INAIL in capitale/renditaNon previsto

Come fare ricorso contro le decisioni INAIL

Se l’INAIL rigetta la denuncia, riduce il grado di danno biologico riconosciuto o nega le prestazioni, il lavoratore puo’ impugnare la decisione. Esistono tre livelli di ricorso:

1. Ricorso in opposizione (amministrativo)

Si presenta alla sede INAIL competente entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento. E’ il primo passo, non costa nulla e non richiede un avvocato. L’INAIL riesamina la pratica internamente.

2. Ricorso alla Direzione Regionale (DR)

Se il ricorso in opposizione viene rigettato, si puo’ fare ricorso alla Direzione Regionale INAIL entro 90 giorni dalla risposta al ricorso di opposizione. Anche qui nessun costo, ma e’ utile farsi assistere da un patronato.

3. Ricorso giudiziario

Il ricorso al Tribunale del Lavoro e’ possibile entro il termine di prescrizione di 3 anni dalla data di accadimento dell’infortunio (o dal rifiuto dell’INAIL). Qui e’ indispensabile un avvocato. La richiesta puo’ includere anche il risarcimento del danno complementare a carico del datore se colpevole.

Infortunio sul lavoro vs malattia professionale: le differenze

L’infortunio sul lavoro (causa violenta, evento rapido) va distinto dalla malattia professionale, che si sviluppa lentamente per esposizione prolungata a fattori di rischio lavorativo (sostanze chimiche, rumore, vibrazioni, ecc.). Entrambe rientrano nella copertura INAIL, ma le procedure di denuncia e i tempi sono diversi. Per approfondire: Malattia Professionale e Pensione Anticipata INAIL 2026.

Domande frequenti sull’infortunio sul lavoro INAIL 2026

Cosa succede se il datore non denuncia l’infortunio?

Il datore e’ soggetto a sanzioni amministrative per omessa o tardiva denuncia (da 1.290 a 7.745 euro per infortuni non mortali). Il lavoratore puo’ denunciare autonomamente l’infortunio all’INAIL tramite patronato, presentando il certificato medico. L’INAIL procedera’ comunque a valutare la pratica.

I primi 3 giorni di infortunio sono pagati?

Si’, ma a carico del datore di lavoro (non INAIL). Il contratto collettivo e le norme di legge prevedono in genere la piena retribuzione per i primi 3 giorni a carico del datore. Dal 4° giorno subentra INAIL con l’indennizzo del 60% della RMG.

L’infortunio in smart working e’ coperto da INAIL?

Si’, anche il lavoratore in smart working e’ coperto dall’assicurazione INAIL per gli infortuni che avvengono durante l’orario di lavoro e in connessione con l’attivita’ lavorativa. L’INAIL ha chiarito con proprie circolari che l’infortunio in smart working va denunciato dal datore e valutato caso per caso in base al nesso con l’attivita’ lavorativa.

Quanto tempo ha INAIL per riconoscere l’infortunio?

INAIL non ha un termine perentorio fisso, ma in pratica per l’inabilita’ temporanea il pagamento avviene entro 15-30 giorni dalla denuncia completa. Per i danni permanenti, la visita medica INAIL per la valutazione del danno biologico e’ fissata di norma entro 60 giorni dalla guarigione clinica.

Posso essere licenziato durante l’infortunio?

No. Durante il periodo di inabilita’ temporanea assoluta certificata da INAIL, il lavoratore e’ protetto da un divieto di licenziamento (salvo giusta causa). Il licenziamento durante l’inabilita’ e’ nullo. Il periodo di inabilita’ e’ comunque computato ai fini dell’anzianita’ di servizio.

Come il Patronato ti aiuta in caso di infortunio sul lavoro

In caso di infortunio sul lavoro, il Patronato e’ il tuo alleato gratuito. Ti assiste per:

  • Verificare che la denuncia del datore sia stata correttamente presentata
  • Presentare la denuncia autonomamente se il datore e’ inadempiente
  • Monitorare la pratica INAIL e rispondere alle richieste di integrazione
  • Predisporre il ricorso in opposizione o alla Direzione Regionale INAIL
  • Assisterti nella valutazione del danno biologico permanente

Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per un preventivo personalizzato e per l’assistenza patronato. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Per approfondire: Infortunio Colf e Retribuzioni Convenzionali INAIL | Contributi Figurativi per la Pensione 2026

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 11:00:002026-07-03 07:53:51Infortunio sul Lavoro INAIL 2026: Denuncia, Indennizzo e Come Fare Ricorso
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pensioni luglio 2026: assegni più ricchi tra quattordicesima e rimborsi 730, tutte le date dei pagamenti

Luglio 2026 porta ottime notizie per milioni di pensionati italiani: le buste pensione di questo mese saranno più ricche del solito grazie alla quattordicesima mensilità, che spetta ad oltre 3,7 milioni di pensionati a basso reddito, e ai rimborsi fiscali del 730 che l’INPS inizierà ad accreditare direttamente sull’assegno previdenziale a partire da luglio. In questa guida trovi tutte le informazioni su quando arriva la pensione a luglio 2026, quanto vale la quattordicesima per ciascuna fascia di reddito, e quando aspettarti il rimborso delle imposte nella tua busta pensione.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Date pagamento pensioni luglio 2026: il calendario INPS
  2. Quattordicesima pensione 2026: chi la riceve e quanto vale
  3. Rimborsi 730 in busta pensione: quando arrivano e come funziona
  4. Cosa trovi nel cedolino pensione di luglio 2026
  5. Rivalutazione ISTAT 2026: quanto valgono le pensioni quest’anno
  6. Pagamenti extra luglio 2026: riepilogo completo
  7. Pensionati e modello 730: cosa fare se non hai ancora presentato la dichiarazione
  8. Domande frequenti (FAQ)

Date pagamento pensioni luglio 2026: il calendario INPS

Come ogni anno, il pagamento delle pensioni a luglio segue due canali principali: il bonifico bancario/postale e il ritiro allo sportello degli uffici postali. Le date variano in base alla modalità scelta dal pensionato.

Pensioni accreditate in banca e su conto BancoPosta

Per chi riceve la pensione tramite accredito bancario o su conto BancoPosta, il pagamento avviene il primo giorno bancabile del mese. A luglio 2026, il 1° luglio cade di mercoledì, giorno lavorativo a tutti gli effetti: la pensione risulterà quindi accreditata mercoledì 1° luglio 2026.

I tempi effettivi di disponibilità dipendono dall’istituto bancario: alcuni accreditano i fondi nella notte precedente (tecnicamente il 30 giugno sera), altri nelle prime ore del mattino del 1° luglio. In caso di dubbio, è consigliabile consultare l’estratto conto online o contattare la propria banca.

Pensioni ritirate allo sportello Poste Italiane

Per i pensionati che ritirano l’assegno direttamente agli sportelli di Poste Italiane, il pagamento di luglio 2026 seguirà il calendario alfabetico scaglionato, come previsto dall’accordo tra INPS e Poste Italiane per evitare assembramenti:

Cognome (iniziale)Data di pagamentoGiorno
A – B1° luglio 2026Mercoledì
C – D2 luglio 2026Giovedì
E – K3 luglio 2026Venerdì
L – P6 luglio 2026Lunedì
Q – Z7 luglio 2026Martedì
Calendario Poste Italiane luglio 2026 per ritiro pensione allo sportello

Importante: chi possiede una Postepay Evolution o un conto Banco Posta riceverà l’accredito già il 1° luglio 2026, indipendentemente dalla lettera del cognome, poiché si tratta di un pagamento elettronico.

Quattordicesima pensione 2026: chi la riceve e quanto vale

La quattordicesima mensilità è una somma aggiuntiva erogata dall’INPS ogni anno nel mese di luglio ai pensionati con redditi bassi. Non è una mensilità in più nel senso stretto del termine (non è prevista dalla normativa pensionistica generale), ma una somma aggiuntiva introdotta dall’art. 5 del D.L. 81/2007 (conv. L. 127/2007), pensata per sostenere i pensionati a reddito basso.

Chi ha diritto alla quattordicesima

Hanno diritto alla quattordicesima i pensionati che soddisfano tutte le seguenti condizioni:

  • Essere titolari di pensione diretta (vecchiaia, invalidità, anticipata) o indiretta (superstiti)
  • Aver compiuto 64 anni di età entro il 31 luglio 2026 (o entro il 1° agosto se si desidera l’anticipazione)
  • Avere un reddito personale complessivo non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo INPS annuo

Per il 2026, la pensione minima INPS è pari a 611,85 euro mensili (rivalutata dell’1,4% per l’indice di perequazione, secondo il DM MEF del 19 novembre 2025). Pertanto, il limite reddituale per la quattordicesima si calcola su base annua come segue.

Soglie di reddito e importi quattordicesima 2026

L’importo della quattordicesima varia in base agli anni di contribuzione versati e alla fascia di reddito di appartenenza. Ecco il prospetto aggiornato per il 2026:

Fascia di reddito annuoDipendenti (fino a 15 anni contrib.)Dipendenti (15-25 anni contrib.)Dipendenti (oltre 25 anni contrib.)Autonomi (fino a 18 anni contrib.)Autonomi (18-28 anni contrib.)Autonomi (oltre 28 anni contrib.)
Fino a 1,5 volte il minimo (circa 11.015 euro/anno)336 euro420 euro504 euro336 euro420 euro504 euro
Da 1,5 a 2 volte il minimo (fino a circa 14.685 euro/anno)336 euro420 euro504 euro336 euro420 euro504 euro
Importi quattordicesima INPS 2026 per fascia di reddito e anni di contribuzione (art. 5 D.L. 81/2007 (conv. L. 127/2007), aggiornati con perequazione 2026)

In sintesi, gli importi previsti per la quattordicesima 2026 sono:

  • 336 euro per i pensionati con meno anni di contribuzione (lavoratori dipendenti fino a 15 anni; lavoratori autonomi fino a 18 anni)
  • 420 euro per la fascia intermedia (dipendenti 15-25 anni; autonomi 18-28 anni)
  • 504 euro per i pensionati con il maggior numero di anni di contribuzione (dipendenti oltre 25 anni; autonomi oltre 28 anni)

Nota importante: la quattordicesima è esente da IRPEF e da qualsiasi altra trattenuta fiscale. L’importo che leggi nel cedolino pensione corrisponde quindi all’importo netto che riceverai effettivamente.

Chi non riceve la quattordicesima a luglio ma la riceve a dicembre

I pensionati che compiono 64 anni tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026 riceveranno la quattordicesima nel cedolino di dicembre 2026, con il pagamento dell’assegno previdenziale di dicembre. L’importo sarà calcolato pro-quota, in base ai mesi di diritto maturati nell’anno.

Rimborsi 730 in busta pensione: quando arrivano e come funziona

Uno dei motivi per cui la pensione di luglio 2026 sarà più ricca riguarda i rimborsi fiscali derivanti dal modello 730. Ogni anno, i pensionati che presentano la dichiarazione dei redditi tramite modello 730 ricevono l’eventuale rimborso IRPEF direttamente nella busta pensione.

Come funziona il rimborso 730 per i pensionati

I pensionati che non hanno un sostituto d’imposta datore di lavoro indicano nel modello 730 come sostituto d’imposta l’INPS (o l’ente previdenziale erogatore della pensione). In questo modo, l’Agenzia delle Entrate trasmette all’INPS il risultato della dichiarazione e l’ente previdenziale provvede ad erogare il rimborso o a trattenere le somme dovute direttamente sull’assegno pensionistico.

Il meccanismo funziona così:

  1. Il pensionato presenta il 730 (tramite CAF, commercialista o 730 precompilato) entro il 30 settembre 2026
  2. L’Agenzia delle Entrate elabora la dichiarazione e comunica il risultato all’INPS
  3. L’INPS accredita il rimborso o addebita le imposte direttamente sulla pensione nei mesi successivi

Quando arriva il rimborso 730 sulla pensione nel 2026

Il calendario dei rimborsi 730 sulla pensione dipende dalla data di presentazione della dichiarazione:

Data presentazione 730Mese rimborso/trattenuta sulla pensione
Entro il 31 maggio 2026Luglio 2026
Dal 1° al 20 giugno 2026Agosto 2026
Dal 21 giugno al 15 luglio 2026Settembre 2026
Dal 16 luglio al 31 agosto 2026Ottobre 2026
Dal 1° settembre al 30 settembre 2026Novembre 2026
Calendario rimborsi/trattenute 730 sulla pensione 2026 (fonte: INPS, Agenzia delle Entrate)

Quindi, i pensionati che hanno presentato il 730 entro il 31 maggio 2026 troveranno già il rimborso nel cedolino di luglio 2026. Chi lo ha presentato in giugno lo riceverà ad agosto, e così via.

Attenzione alle trattenute: se il risultato del 730 è a debito (cioè hai imposte da pagare), l’INPS applicherà le stesse trattenute sulle buste pensione. Le trattenute di importo superiore a determinati limiti vengono dilazionate in più rate mensili per non compromettere la liquidità del pensionato.

Cosa trovi nel cedolino pensione di luglio 2026

Il cedolino pensione di luglio 2026 potrebbe essere quindi più complesso del solito, con diverse voci che si sommano o sottraggono. Ecco le principali voci che potresti trovare:

Voci positive (somme a tuo favore)

  • Importo pensione netta mensile — la tua pensione ordinaria dopo le trattenute IRPEF e addizionali
  • Quattordicesima mensilità — se hai diritto (64 anni compiuti, reddito entro la soglia), importo esentasse di 336/420/504 euro
  • Rimborso IRPEF da 730 — se hai presentato il 730 entro maggio 2026 con risultato a credito
  • Rimborso addizionali regionali e comunali — anch’esse possono essere rimborsate tramite il cedolino se il 730 le comprende

Voci negative (trattenute)

  • IRPEF — la ritenuta fiscale mensile sulla pensione lorda
  • Addizionale regionale IRPEF — trattenuta mensile (1/11 dell’importo annuale, da marzo a novembre)
  • Addizionale comunale IRPEF — come sopra
  • Rate debito 730 — se il risultato del tuo 730 è a debito, troverai la prima rata di trattenuta
  • Eventuale pignoramento o cessione del quinto — se presente

Come leggere il cedolino INPS online

Puoi consultare il tuo cedolino pensione di luglio 2026 direttamente online sul portale INPS:

  1. Accedi a www.inps.it con SPID, CIE o CNS
  2. Vai su «Pensione e Previdenza» → «Cedolino della pensione»
  3. Seleziona il mese di luglio 2026
  4. Verifica tutte le voci in entrata e in uscita

Il servizio è disponibile sul portale INPS nella sezione dedicata ai pensionati. Puoi anche utilizzare l’app INPS Mobile disponibile per Android e iOS. Per approfondire, leggi la nostra guida su come consultare il cedolino pensione luglio 2026.

Rivalutazione ISTAT 2026: quanto valgono le pensioni quest’anno

Un altro elemento che contribuisce a rendere gli assegni pensionistici del 2026 più alti rispetto al 2025 è la rivalutazione automatica (perequazione) applicata a partire da gennaio 2026.

Per il 2026, l’indice di perequazione ISTAT è stato fissato all’1,4% dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 novembre 2025. Questo significa che tutte le pensioni hanno ricevuto un adeguamento dell’1,4% rispetto all’importo 2025.

Tuttavia, la perequazione si applica in modo scaglionato in base all’importo della pensione:

  • Pensioni fino a 4 volte il minimo (fino a circa 2.447 euro/mese): rivalutazione al 100% dell’indice = +1,4%
  • Pensioni da 4 a 5 volte il minimo (circa 2.447-3.059 euro/mese): rivalutazione al 90% dell’indice = +1,26%
  • Pensioni da 5 a 6 volte il minimo (circa 3.059-3.671 euro/mese): rivalutazione al 75% dell’indice = +1,05%
  • Pensioni oltre 6 volte il minimo (oltre circa 3.671 euro/mese): rivalutazione al 50% dell’indice = +0,7%

La pensione minima INPS per il 2026 è quindi pari a 611,85 euro mensili, contro i 603,40 euro del 2025.

Pagamenti extra luglio 2026: riepilogo completo

Facciamo un riepilogo di tutte le voci straordinarie che potrebbero arricchire la pensione di luglio 2026:

Voce aggiuntivaA chi spettaImporto indicativoImponibile IRPEF?
Quattordicesima mensilità64+ anni, reddito entro 1,5-2 volte il minimo336 / 420 / 504 euroNo (esentasse)
Rimborso IRPEF da 730Chi ha presentato 730 entro maggio 2026 con creditoVariabileNo
Rimborso addizionale regionaleIncluso nel 730 a creditoVariabileNo
Rimborso addizionale comunaleIncluso nel 730 a creditoVariabileNo
Bonus 100 euro (Bonus Natale pensionati)Requisiti specifici di reddito e carichi familiari100 euroNo
Riepilogo pagamenti extra pensione luglio 2026

Per conoscere le altre date di pagamento INPS di luglio 2026 (NASpI, Assegno Unico, Reddito di Cittadinanza), consulta la nostra guida completa: Luglio 2026, INPS cambia le date: NASpI, Assegno Unico, Bonus e AdI.

Pensionati e modello 730: cosa fare se non hai ancora presentato la dichiarazione

Se sei un pensionato e non hai ancora presentato il modello 730 per l’anno d’imposta 2025, hai ancora tempo: la scadenza definitiva è il 30 settembre 2026. Tuttavia, presentandolo prima otterrai il rimborso (se spettante) in anticipo rispetto a chi lo presenterà a settembre.

In particolare:

  • Presentando il 730 entro il 20 giugno 2026 riceverai il rimborso già ad agosto 2026
  • Presentando il 730 entro il 15 luglio 2026 lo riceverai a settembre 2026
  • Presentando il 730 entro il 31 agosto 2026 lo riceverai a ottobre 2026

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di pensionati nella compilazione del modello 730. Se hai dubbi su detrazioni per spese mediche, interessi sul mutuo, assicurazioni vita o altre deduzioni/detrazioni, contatta il nostro CAF per un appuntamento.

Domande frequenti (FAQ)

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Quando viene pagata la pensione a luglio 2026?

La pensione di luglio 2026 viene accreditata in banca e su BancoPosta il 1° luglio 2026 (mercoledì). Per il ritiro agli sportelli Poste Italiane il calendario è scaglionato per cognome: A-B il 1° luglio, C-D il 2 luglio, E-K il 3 luglio, L-P il 6 luglio, Q-Z il 7 luglio.

La quattordicesima spetta a tutti i pensionati?

No. La quattordicesima INPS spetta solo ai pensionati che hanno almeno 64 anni e un reddito personale annuo non superiore a circa 2 volte il trattamento minimo INPS (soglia che per il 2026 si attesta intorno ai 14.685 euro annui lordi). I pensionati con redditi superiori a questa soglia non ricevono la quattordicesima.

Quanto vale la quattordicesima pensione 2026?

Gli importi della quattordicesima 2026 sono: 336 euro per chi ha meno anni di contribuzione, 420 euro per la fascia intermedia e 504 euro per chi ha il maggior numero di anni contributivi. L’importo è completamente esente da IRPEF.

Come faccio a sapere se ho diritto alla quattordicesima?

Puoi verificarlo consultando il tuo cedolino pensione di luglio 2026 sul portale INPS (myINPS → «Cedolino della pensione»). In alternativa, puoi contattare il CAF o il tuo patronato di fiducia che verificherà i tuoi requisiti reddituali e contributivi.

Il rimborso 730 viene pagato insieme alla pensione di luglio?

Sì, se hai presentato il modello 730 entro il 31 maggio 2026 con un risultato a credito (rimborso), l’importo sarà incluso nel cedolino pensione di luglio 2026. Chi ha presentato il 730 in giugno lo riceverà ad agosto, e così via secondo il calendario progressivo.

Cosa succede se il 730 è a debito? L’INPS trattiene dalla pensione?

Sì. Se il tuo 730 evidenzia imposte da pagare (debito), l’INPS le tratterrà direttamente dalla pensione. Importi fino a determinati limiti vengono trattenuti in un’unica soluzione; importi più elevati vengono dilazionati in più rate mensili per non incidere eccessivamente sul reddito del pensionato.

Posso ricevere sia la quattordicesima sia il rimborso 730 a luglio?

Assolutamente sì. Se hai i requisiti per la quattordicesima (64 anni, reddito entro soglia) e hai presentato il 730 entro maggio 2026 con un credito IRPEF, nel cedolino di luglio 2026 troverai entrambe le somme, che si sommano alla pensione ordinaria mensile.

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/BOX-PENSIONI.png 788 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-02 06:31:352026-08-02 08:26:50Pensioni luglio 2026: assegni più ricchi tra quattordicesima e rimborsi 730, tutte le date dei pagamenti
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

TFR in Azienda o nel Fondo Pensione: Cosa Cambia Davvero e Dove Conviene nel 2026

Pensione 2026 INPS

Ogni lavoratore dipendente, prima o poi, si trova davanti a una scelta che incide in modo significativo sul proprio futuro economico: lasciare il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) in azienda oppure destinarlo a un fondo pensione complementare? Una decisione che, troppo spesso, viene presa senza le informazioni giuste — o, peggio ancora, senza scegliere affatto (e quindi lasciando tutto in azienda per inerzia).

In questa guida analizziamo in dettaglio le due opzioni, confrontando tassazione, rendimento storico, liquidita’ in caso di necessita’ e vantaggi fiscali. Con esempi numerici reali e riferimenti alle normative vigenti nel 2026.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il TFR e come funziona
  2. Le due scelte: lasciare il TFR o versarlo al fondo pensione
  3. Confronto fiscale: tassazione TFR in azienda vs fondo pensione
  4. Vantaggi fiscali aggiuntivi del fondo pensione: la deducibilita’ dei contributi
  5. Rendimento a confronto: TFR in azienda vs fondo pensione
  6. Anticipazione e liquidabilita’: quando puoi accedere ai soldi
  7. Il contributo del datore di lavoro: il vantaggio nascosto dei fondi negoziali
  8. Tabella riassuntiva: TFR in azienda vs fondo pensione
  9. Esempio pratico con calcolo fiscale comparativo
  10. Quando conviene tenere il TFR in azienda
  11. Il fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoro
  12. TFR e fondo pensione: le scadenze e i moduli
  13. Domande frequenti su TFR e fondo pensione
  14. Conclusioni: dove conviene davvero?

Cos’è il TFR e come funziona

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) — comunemente chiamato «liquidazione» — è una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno per ogni lavoratore dipendente. La base normativa è l’articolo 2120 del Codice Civile, integrato dal D.Lgs. 252/2005 per quanto riguarda la destinazione ai fondi pensione.

Ogni anno, il datore di lavoro accantona una quota pari alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5. Sulla somma accantonata ogni anno viene applicata una rivalutazione pari all’1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice ISTAT (FOI – famiglie di operai e impiegati) (art. 2120 c.c.), con tassazione sostitutiva del 17% applicata annualmente sulla rivalutazione stessa.

Questo meccanismo garantisce al lavoratore una somma certa, rivalutata nel tempo, che gli verrà corrisposta alla cessazione del rapporto di lavoro — per qualsiasi causa: licenziamento, dimissioni o pensionamento.

TFR in azienda vs TFR al INPS

Per le aziende con meno di 50 dipendenti, il TFR rimane fisicamente in azienda (fondo interno). Per le aziende con 50 o più dipendenti, invece, dal 2007 il TFR non destinato ai fondi pensione viene obbligatoriamente versato al Fondo di Tesoreria INPS (art. 1, c. 755-757, Legge 296/2006). In questo caso il lavoratore non vede differenze pratiche: il TFR viene ugualmente liquidato dall’azienda al momento della cessazione, ma la provvista è presso l’INPS.

Le due scelte: lasciare il TFR o versarlo al fondo pensione

Dal 1° gennaio 2007 (D.Lgs. 252/2005, pienamente operativo dal 2007), ogni lavoratore dipendente del settore privato che inizia un nuovo rapporto di lavoro ha 6 mesi per scegliere dove destinare il TFR futuro:

  • Silenzio-assenso: se non si esprime entro 6 mesi, il TFR viene automaticamente destinato al fondo pensione negoziale di categoria (o, in assenza, al FondInps — il fondo residuale dell’INPS).
  • Scelta esplicita di mantenere il TFR in azienda: il lavoratore compila il modulo TFR2 e il TFR resta in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS per le grandi imprese).
  • Scelta esplicita di versare al fondo pensione: il TFR fluisce verso il fondo prescelto.

Attenzione: la scelta è irreversibile per il TFR futuro. Una volta deciso di destinare il TFR al fondo, non si può tornare indietro (salvo cambio di datore di lavoro, che apre una nuova finestra di scelta). Chi ha già scelto di mantenere il TFR in azienda può invece decidere di destinarlo al fondo in qualsiasi momento.

Confronto fiscale: tassazione TFR in azienda vs fondo pensione

Questo e’ il punto piu’ critico — e spesso il piu’ frainteso. Vediamolo con precisione.

Tassazione del TFR rimasto in azienda

Il TFR lasciato in azienda è tassato con il meccanismo della tassazione separata (artt. 17-21 TUIR, D.P.R. 917/1986). La logica è questa:

  • Si calcola un’aliquota media riferita al reddito del quinquennio precedente alla maturazione
  • Su tale aliquota media si applica una riduzione di un terzo per ogni anno oltre il primo (incentivo alla lunga carriera)
  • Il risultato e’ un’aliquota generalmente inferiore all’IRPEF ordinaria, con una soglia minima del 23% (primo scaglione IRPEF)

In pratica: per un lavoratore con reddito medio di 28.000€ annui, l’aliquota media IRPEF sara’ intorno al 25-27%. Per chi ha redditi piu’ bassi (sotto i 15.000€), l’aliquota TFR si avvicina al minimo del 23%. Per redditi elevati (oltre 50.000€), puo’ salire fino al 35-40%.

C’e’ pero’ una caratteristica importante: il datore di lavoro opera una ritenuta a titolo d’acconto al momento della liquidazione, e l’Agenzia delle Entrate ricalcola poi l’imposta definitiva entro i 4 anni successivi, eventualmente richiedendo un conguaglio o rimborsando la differenza.

Tassazione del TFR versato al fondo pensione

Le prestazioni erogate dal fondo pensione (rendita o capitale) derivanti dai versamenti di TFR sono tassate con un’aliquota agevolata massima del 15%, che si riduce ulteriormente con gli anni di iscrizione:

Anni di iscrizione al fondoAliquota fiscale sulla prestazione
Fino a 15 anni15%
Oltre 15 anni (riduzione 0,30%/anno dal 16° anno)dal 14,70% in giu’
Con 35+ anni di iscrizione9% (minimo assoluto)

Fonte: art. 11, c. 6, D.Lgs. 252/2005. La riduzione e’ di 0,30 punti percentuali per ogni anno oltre il 15°, fino al minimo del 9% raggiunto dopo 35 anni di partecipazione (15 + 20 anni aggiuntivi x 0,30% = 6% di riduzione, da 15% a 9%).

Questo significa che un lavoratore che inizia a 25 anni e va in pensione a 67 anni, con 42 anni di contribuzione al fondo, beneficera’ dell’aliquota minima del 9% — contro il 23-40% del TFR lasciato in azienda. Un risparmio fiscale enorme.

Vantaggi fiscali aggiuntivi del fondo pensione: la deducibilita’ dei contributi

Il fondo pensione offre un ulteriore vantaggio fiscale che il TFR in azienda non ha: la deducibilita’ dei contributi volontari dal reddito imponibile.

Ai sensi dell’art. 8, c. 4, D.Lgs. 252/2005, i contributi versati a forme pensionistiche complementari (sia dal lavoratore che dal datore di lavoro, escluso il TFR) sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF fino a un massimo di 5.164,57 euro annui.

Esempio pratico: se un lavoratore con reddito di 30.000€ versa 2.000€ aggiuntivi al fondo pensione, il reddito imponibile scende a 28.000€. Con aliquota marginale IRPEF del 35% (scaglione 28.001-50.000€ nel 2026), il risparmio fiscale immediato e’ di 700€ (2.000 x 35%). E’ come se lo Stato co-finanziasse il proprio risparmio previdenziale.

Chi e’ under 35 e inizia a versare al fondo nei primi 5 anni dalla prima occupazione ha un ulteriore beneficio: nei 20 anni successivi ai primi 5, puo’ dedurre fino a 7.746,86€ annui (5.164,57€ base + quota non dedotta nei primi 5 anni, max 2.582,29€ aggiuntivi — art. 8, c. 6, D.Lgs. 252/2005).

Rendimento a confronto: TFR in azienda vs fondo pensione

Rivalutazione TFR in azienda

Il TFR in azienda si rivaluta ogni anno del 1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice ISTAT (FOI – famiglie di operai e impiegati) (indice FOI — famiglie di operai e impiegati). In anni di inflazione zero o bassa (come 2014-2019), la rivalutazione era minima (circa 1,5-1,7%). In anni di alta inflazione (2022: +8,1%; 2023: +5,9%), la rivalutazione del TFR e’ stata piu’ sostenuta, ma non ha comunque tenuto il passo con l’inflazione reale.

Nel 2024 l’inflazione si e’ attestata intorno al 1,0-1,1% (dati ISTAT provvisori), portando la rivalutazione TFR a circa 1,575% lordo prima della tassazione del 17% sulla rivalutazione stessa, per un rendimento netto di circa 1,3%.

Rendimento storico dei fondi pensione

I fondi pensione complementari italiani hanno registrato rendimenti molto variabili in base alla linea di investimento scelta. Secondo i dati COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), i rendimenti medi annui composti a lungo termine (15-20 anni) sono stati:

Tipo di lineaRendimento medio annuo 10 anni (lordo)Rendimento medio annuo 20 anni (lordo)
Garantita / Obbligazionaria1,5 – 2,5%2,0 – 3,0%
Bilanciata3,0 – 5,0%4,0 – 5,5%
Azionaria5,0 – 8,0%5,5 – 8,0%

Fonte: Relazione annuale COVIP 2024. I dati storici mostrano che le linee bilanciate e azionarie, su orizzonti temporali lunghi (15-20 anni), hanno mediamente sovraperformato la rivalutazione del TFR in azienda — pur con volatilita’ negli anni di crisi (2008, 2020, 2022).

Importante: i rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Per lavoratori con orizzonte temporale breve (meno di 10 anni alla pensione), la linea garantita — che tutela il capitale versato — puo’ essere preferibile a una azionaria.

Anticipazione e liquidabilita’: quando puoi accedere ai soldi

Uno dei timori piu’ comuni e’: «ma se ho bisogno di soldi, posso prenderli?». La risposta e’ si’ per entrambe le opzioni, con regole diverse.

Anticipazione TFR in azienda (art. 2120 c.c.)

Il lavoratore con almeno 8 anni di anzianita’ nello stesso rapporto di lavoro puo’ richiedere un’anticipazione del TFR maturato, nei seguenti casi:

  • Spese sanitarie straordinarie per se’ o familiari: fino al 70% del TFR maturato, senza limiti di frequenza
  • Acquisto o ristrutturazione prima casa: fino al 70% del TFR maturato, una volta sola nella vita
  • Congedo parentale / formazione (D.Lgs. 151/2001 e L. 53/2000): fino al 70% del TFR maturato

L’anticipazione per prima casa e’ concessa nel limite del 4% degli aventi diritto in azienda (limite di contingentamento), il che in pratica puo’ comportare attese.

Anticipazione dal fondo pensione (art. 11, D.Lgs. 252/2005)

I fondi pensione consentono anticipazioni secondo regole proprie, ma la legge prevede minima:

  • Spese sanitarie straordinarie: in qualsiasi momento, fino al 75% della posizione individuale, tassate al 15% (riducibile al 9%) — nessun limite di anni di iscrizione
  • Acquisto o ristrutturazione prima casa: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 75% della posizione, tassate al 23%
  • Altre esigenze personali: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 30% della posizione, tassate al 23%

Le anticipazioni «per altre esigenze» sono particolarmente flessibili — non richiedono giustificazione specifica — ma sono tassate al 23%, piu’ del minimo del 15% sulle prestazioni previdenziali vere e proprie.

Il contributo del datore di lavoro: il vantaggio nascosto dei fondi negoziali

Molti lavoratori dipendenti non sanno che iscrivendosi al fondo pensione negoziale di categoria (es. Cometa per i metalmeccanici, Fonte per il commercio, Previmoda per il tessile, ecc.) ottengono un vantaggio ulteriore: il contributo del datore di lavoro.

Se il lavoratore versa la quota minima prevista dal CCNL (generalmente tra lo 0,5% e l’1,5% della retribuzione), il datore di lavoro e’ obbligato a versare a sua volta una quota — tipicamente tra lo 0,55% e il 2% della retribuzione. Questo contributo datoriale e’ aggiuntivo rispetto al normale TFR e rappresenta di fatto una remunerazione extra esentasse (non concorre al reddito imponibile del lavoratore).

Esempio: un lavoratore metalmeccanico con RAL di 28.000€ che aderisce a Cometa versando l’1% (280€/anno) riceve dal datore di lavoro il 2% (560€/anno). Questi 560€ aggiuntivi non avrebbe ricevuto in nessun altro modo — sono disponibili solo aderendo al fondo. Chi non aderisce li lascia semplicemente sul tavolo.

Tabella riassuntiva: TFR in azienda vs fondo pensione

CaratteristicaTFR in aziendaFondo pensione complementare
Tassazione finaleTassazione separata, min. 23% (aliquota media IRPEF ridotta)15% (fino al 9% con 35+ anni)
Rivalutazione annua1,5% + 75% inflazione ISTAT (lordo)Variabile: 1,5% – 8% per anno in base alla linea
Deducibilita’ contributiNoSi’, fino a 5.164,57€/anno
Contributo datorialeNoSi’ (solo fondi negoziali, se si versa la quota min.)
Anticipazione prima casaDopo 8 anni, 70%, contingentata al 4%Dopo 8 anni, 75%, tassata al 23%
Anticipazione spese sanitarieDopo 8 anni, 70%Subito, 75%, tassata al 15%
Rischio perdita capitaleZero (garantito dall’azienda/INPS)Variabile: zero per linee garantite, presente per bilanciate/azionarie
Protezione in caso di fallimento aziendaGarantita da INPS/Fondo di Garanzia INPSPatrimonio separato del fondo, non aggredibile

Esempio pratico con calcolo fiscale comparativo

Facciamo un esempio concreto per capire la differenza reale alla fine della carriera.

Scenario: Marco, 30 anni, RAL 28.000€, lavora come dipendente privato per 35 anni fino a 65 anni. Il TFR annuale accantonato e’ circa 28.000 / 13,5 = 2.074€/anno.

Ipotesi A — TFR rimane in azienda

  • TFR accantonato lordo in 35 anni (rivalutazione ipotetica 1,7% annuo): circa 88.000€
  • Aliquota media IRPEF stimata (basata su reddito quinquennio): circa 25%
  • TFR netto incassato: circa 66.000€

Ipotesi B — TFR versato al fondo pensione (linea bilanciata)

  • TFR versato al fondo: 2.074€/anno per 35 anni
  • Rendimento ipotetico 4% annuo composto (linea bilanciata storica): il montante lordo arriva a circa 155.000€
  • Aliquota fiscale con 35 anni di iscrizione: 9%
  • Montante netto incassato: circa 141.000€

Differenza: circa 75.000€ in favore del fondo pensione, a parita’ di contribuzione. La differenza e’ dovuta sia al miglior rendimento della linea bilanciata rispetto alla rivalutazione TFR, sia alla tassazione finale nettamente inferiore (9% vs 25%).

Questo calcolo e’ semplificativo e non tiene conto di inflazione, variazioni retributive e fluttuazioni di mercato. Tuttavia mostra chiaramente l’ordine di grandezza della differenza potenziale.

Quando conviene tenere il TFR in azienda

Nonostante il fondo pensione appaia vantaggioso nella maggior parte dei casi, ci sono situazioni in cui potrebbe essere preferibile mantenere il TFR in azienda:

  • Orizzonte temporale breve: se si prevede di lasciare il lavoro o andare in pensione entro 5-8 anni, la flessibilita’ del TFR in azienda (incassabile subito alla cessazione senza vincoli pensionistici) puo’ essere piu’ utile
  • Necessita’ di liquidita’ imminente: chi sa gia’ di dover accedere ai fondi per un’acquisto casa a breve preferira’ il TFR in azienda (nessun vincolo temporale dopo 8 anni) vs il fondo (serve iscriversi 8 anni prima)
  • Redditi molto bassi: con redditi sotto 15.000€, l’aliquota TFR si avvicina al 23% e il risparmio fiscale della deducibilita’ e’ limitato
  • Avversione assoluta al rischio: chi non sopporta alcuna variabilita’ del proprio patrimonio potrebbe preferire la certezza della rivalutazione TFR rispetto ai fondi (anche se esistono linee garantite)

Il fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoro

Una domanda frequente: «Se cambio lavoro, cosa succede al fondo pensione?». La risposta e’ rassicurante: la posizione individuale rimane nel fondo e continua a rivalutarsi. Si hanno queste opzioni (art. 14, D.Lgs. 252/2005):

  • Trasferimento ad altro fondo: si porta tutta la posizione al nuovo fondo senza costi e senza perdere l’anzianita’ di iscrizione (ai fini del conteggio degli anni per l’aliquota decrescente)
  • Mantenimento della posizione nel fondo originario anche senza versare nuovi contributi
  • Riscatto totale (in casi particolari: invalidita’, disoccupazione superiore a 12 mesi, ecc.) — tassato al 23%
  • Riscatto parziale (50% della posizione) in caso di disoccupazione tra 12 e 48 mesi — tassato al 23%

Per approfondire la comparazione tra fondo pensione e altre forme di investimento complementare, leggi anche: Fondo Pensione o Assicurazione Vita: quale conviene nel 2026?

TFR e fondo pensione: le scadenze e i moduli

Sul piano operativo, ecco le cose pratiche da sapere:

  • Modulo TFR1: per destinare il TFR a un fondo pensione specifico
  • Modulo TFR2: per mantenere il TFR in azienda (scelta esplicita)
  • Finestra di scelta: 6 mesi dall’assunzione per i nuovi assunti
  • Silenzio-assenso: se non si compila nessun modulo entro 6 mesi → TFR destinato al fondo negoziale di categoria (o FondInps se non esiste fondo di categoria)
  • Cambio di scelta: chi ha scelto di tenere il TFR in azienda puo’ successivamente scegliere di versarlo al fondo con una comunicazione scritta al datore di lavoro

Per informazioni sulle pensioni e sul calcolo delle prestazioni previdenziali, puoi consultare anche: Tassazione del TFR: l’aliquota media e’ piu’ bassa dell’IRPEF ordinaria

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Domande frequenti su TFR e fondo pensione

Posso versare solo il TFR al fondo pensione senza contributi aggiuntivi?

Si’. Il TFR puo’ essere destinato al fondo senza che il lavoratore versi contributi aggiuntivi propri. In questo caso, pero’, il datore di lavoro non e’ obbligato a versare il proprio contributo (salvo diversa previsione del CCNL). Per ottenere il contributo datoriale, di norma serve versare almeno la quota minima prevista dal contratto.

Il fondo pensione e’ sicuro se fallisce il gestore?

Si’. I fondi pensione hanno un patrimonio separato e autonomo rispetto alla societa’ di gestione. In caso di insolvenza della SGR o dell’ente gestore, il patrimonio degli iscritti non e’ aggredibile dai creditori — a differenza del TFR in azienda che, per le piccole imprese, e’ esposto al rischio di insolvenza aziendale (anche se protetto dal Fondo di Garanzia INPS).

Se prendo un’anticipazione dal fondo pensione, perdo gli anni ai fini dell’aliquota agevolata?

No. L’anticipazione non interrompe il conteggio degli anni di iscrizione ai fini del calcolo dell’aliquota decrescente (15% → 9%). Gli anni continuano a maturare indipendentemente dall’avvenuta anticipazione.

Qual e’ il limite di deducibilita’ dei contributi al fondo pensione nel 2026?

Il limite rimane 5.164,57 euro annui (art. 8, c. 4, D.Lgs. 252/2005). Questo importo comprende sia i contributi volontari del lavoratore che quelli del datore di lavoro (escluso il TFR). Il TFR versato al fondo non rientra in questo limite e non e’ deducibile (perche’ non e’ mai stato tassato come reddito).

Posso cambiare linea di investimento all’interno del fondo pensione?

Si’. La maggior parte dei fondi pensione consente di cambiare linea (da garantita a bilanciata, da bilanciata ad azionaria) almeno una volta all’anno, senza costi o perdita di posizione. E’ consigliabile orientarsi verso linee piu’ aggressive nelle fasi iniziali (lontano dalla pensione) e progressivamente spostarsi su linee piu’ conservative avvicinandosi all’eta’ pensionabile.

Cosa succede al fondo pensione in caso di morte dell’iscritto?

In caso di morte dell’iscritto, la posizione individuale e’ trasferita agli eredi o ai beneficiari designati. Gli eredi ricevono il capitale senza dover pagare imposta di successione (la posizione del fondo pensione non rientra nell’attivo ereditario ai fini dell’imposta di successione — Cass. n. 11421/2022 per i fondi pensione complementari).

Conclusioni: dove conviene davvero?

La risposta, nella quasi totalita’ dei casi, e’: il fondo pensione complementare conviene di piu’. I motivi sono tre:

  • Tassazione inferiore: si parte dal 15% e si arriva al 9% dopo 35 anni, contro il 23-40% del TFR in azienda
  • Contributo datoriale gratuito: nei fondi negoziali, il datore versa una quota aggiuntiva che non si ottiene in nessun altro modo
  • Deducibilita’ dei contributi: risparmio fiscale immediato sull’IRPEF, fino a 5.164,57€/anno

L’unica vera eccezione e’ chi ha un orizzonte temporale brevissimo (meno di 5 anni al pensionamento) o chi necessita con certezza di liquidita’ a breve — ma anche in questi casi si possono scegliere linee garantite che tutelano il capitale.

Se non hai ancora scelto dove destinare il tuo TFR, o vuoi valutare se cambiare scelta, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre una consulenza personalizzata. Prenota un appuntamento presso i nostri uffici in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine — oppure chiamaci al 0432 1638640.

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 05:31:352026-07-03 07:54:04TFR in Azienda o nel Fondo Pensione: Cosa Cambia Davvero e Dove Conviene nel 2026
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, NOTIZIE, PATRONATO

Pagamenti INPS di luglio 2026: assegno unico, pensioni e quattordicesima in arrivo, le date

Pensione 2026 INPS

Luglio 2026 porta con sé una serie di importanti appuntamenti per chi riceve prestazioni dall’INPS. Pensioni con l’aggiunta della quattordicesima, Assegno Unico Universale per le famiglie con figli, NASpI e Assegno di Inclusione: ogni bonifico ha la propria data di accredito e, in alcuni casi, regole specifiche che cambiano rispetto agli altri mesi. Questa guida raccoglie tutte le informazioni aggiornate su pagamenti INPS luglio 2026, con il calendario completo, gli importi attesi e i requisiti per la quattordicesima.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Calendario pagamenti INPS luglio 2026: tutte le date in un colpo d’occhio
  2. Pensioni luglio 2026: accredito il 1° luglio con la quattordicesima
  3. Quattordicesima pensione 2026: chi ha diritto, requisiti e importi
  4. Assegno Unico Universale luglio 2026: data di pagamento e importi
  5. NASpI luglio 2026: quando arriva la disoccupazione
  6. Assegno di Inclusione luglio 2026: ricarica il 27 luglio
  7. Pensioni in ritardo o non accreditate: cosa fare
  8. Domande frequenti sui pagamenti INPS di luglio 2026
  9. Conclusioni: un luglio ricco di pagamenti INPS

Calendario pagamenti INPS luglio 2026: tutte le date in un colpo d’occhio

L’INPS stabilisce ogni mese le date di accredito delle principali prestazioni previdenziali e assistenziali. Per luglio 2026, il calendario tiene conto dei giorni lavorativi e dell’esigenza di distribuire i pagamenti in modo da non sovraccaricare i sistemi bancari e postali. Ecco la panoramica completa:

Prestazione INPSData accredito luglio 2026Note
Pensioni (tutte le gestioni)1 luglio 2026 (martedì)Include quattordicesima per aventi diritto
Assegno Unico Universale20-21 luglio 2026Beneficiari in corso senza variazioni (calendario INPS 2026); nuove domande: di norma nell’ultima settimana del mese successivo alla domanda
NASpI / DisCollDal 15 luglio 2026Dipende dalla data di accoglimento domanda
Assegno di Inclusione (AdI)27 luglio 2026Ricarica Carta di Inclusione
Supporto Formazione Lavoro (SFL)27 luglio 2026Contestuale ad AdI
Bonus 100 euro / 500 euroLuglio 2026 (in busta paga)Per lavoratori dipendenti con requisiti IRPEF

Tutte le date si riferiscono all’accredito effettivo sul conto corrente o sul libretto postale del beneficiario. I tempi effettivi possono variare di 1-2 giorni lavorativi a seconda dell’istituto bancario o postale.

Pensioni luglio 2026: accredito il 1° luglio con la quattordicesima

Le pensioni di luglio 2026 vengono accreditate il 1° luglio 2026 (martedì), poiché il 1° luglio cade in un giorno lavorativo. I pensionati che percepiscono la pensione tramite Poste Italiane potranno ritirarla allo sportello o riceverla sul conto BancoPosta/libretto secondo le modalità concordate.

Il mese di luglio è particolarmente atteso dai pensionati perché, per chi ha i requisiti, l’INPS accredita insieme alla pensione ordinaria anche la quattordicesima mensilità, un importo aggiuntivo introdotto dalla Legge 127/2007 a favore dei pensionati a basso reddito. Vediamo nel dettaglio chi ne ha diritto e come viene calcolata.

Per verificare l’importo esatto della propria pensione di luglio, inclusa l’eventuale quattordicesima, i pensionati possono consultare il cedolino INPS online tramite il portale MyINPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. Il cedolino è disponibile di norma qualche giorno prima dell’accredito effettivo. Maggiori dettagli nella nostra guida su come consultare il cedolino pensione luglio 2026.

Cedolino pensione luglio: come scaricarlo

Per scaricare il cedolino della pensione di luglio 2026, il pensionato deve:

  1. Accedere al portale MyINPS (myinps.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Andare nella sezione “Pensione” → “Cedolino della pensione”
  3. Selezionare il mese di luglio 2026
  4. Verificare la voce “Quattordicesima” nell’elenco delle componenti
  5. Scaricare il PDF per conservarlo come documento ufficiale

Quattordicesima pensione 2026: chi ha diritto, requisiti e importi

La quattordicesima mensilità della pensione è una somma aggiuntiva erogata dall’INPS ogni anno con la rata di luglio. Non è automatica per tutti i pensionati: esistono precisi requisiti di età, reddito e anzianità contributiva che devono essere soddisfatti contemporaneamente.

Requisiti anagrafici

Hanno diritto alla quattordicesima i pensionati che abbiano compiuto 64 anni di età entro il 31 luglio 2026 (o che li abbiano già compiuti prima). Chi compie 64 anni dopo il 31 luglio non percepirà la quattordicesima nel 2026, ma la riceverà a partire dall’anno successivo.

Requisiti reddituali: soglie e fasce 2026

Il reddito complessivo del pensionato (comprensivo di pensione e altri redditi assoggettabili a IRPEF) non deve superare determinate soglie, espresse in multipli del trattamento minimo INPS. Per il 2026, il trattamento minimo mensile INPS è pari a 611,85 euro (rivalutazione 1,4% per effetto del DM MEF 19/11/2025), per un valore annuo di 7.954,05 euro (13 mensilità).

Soglia reddituale annuaMultiplo trattamento minimoImporto quattordicesima (lavoratori dipendenti)Importo quattordicesima (autonomi)
Fino a 1,5 volte il minimo (~11.931 euro)1,5x660 euro504 euro
Da 1,5x a 2x il minimo (~15.908 euro)Da 1,5 a 2x410 euro336 euro
Oltre 2x il minimo>2xNessuna quattordicesimaNessuna quattordicesima

Nota: gli importi massimi della quattordicesima (660 euro, 504 euro, 410 euro, 336 euro) sono stabiliti per legge e variano in base all’anzianità contributiva come indicato nella tabella successiva. L’INPS verifica d’ufficio il reddito sulla base della dichiarazione dei redditi e/o dei dati del casellario pensionistico.

Requisiti contributivi per la quattordicesima

Oltre ai requisiti reddituali e anagrafici, la quattordicesima è differenziata in base all’anzianità contributiva maturata:

Anni di contribuzioneCategoriaFascia 1 (fino 1,5x min.)Fascia 2 (1,5x – 2x min.)
Meno di 15 anniLavoratori dipendenti437 euro336 euro
Da 15 a 25 anniLavoratori dipendenti546 euro410 euro
Oltre 25 anniLavoratori dipendenti660 euro410 euro
Meno di 18 anniLavoratori autonomi336 euro270 euro
Da 18 a 28 anniLavoratori autonomi420 euro336 euro
Oltre 28 anniLavoratori autonomi504 euro336 euro

La verifica dei requisiti avviene automaticamente da parte dell’INPS, che incrocia i dati presenti nel casellario delle posizioni previdenziali. I pensionati non devono presentare alcuna domanda: se hanno diritto, la quattordicesima viene accreditata automaticamente con la rata di luglio.

Esempio pratico di calcolo

Prendiamo il caso di Mario, 70 anni, ex lavoratore dipendente con 30 anni di contributi, pensione mensile di 900 euro e nessun altro reddito:

  • Reddito annuo complessivo: 900 euro x 13 = 11.700 euro
  • Soglia 1,5x trattamento minimo 2026: ~11.931 euro annui
  • Il reddito di Mario (11.700 euro) e’ inferiore alla soglia 1,5x: rientra nella prima fascia
  • Anzianità contributiva: 30 anni (oltre 25 anni per lavoratori dipendenti)
  • Quattordicesima spettante: 660 euro

Con la rata di luglio, Mario riceverà quindi: 900 euro (pensione ordinaria) + 660 euro (quattordicesima) = 1.560 euro totali.

Assegno Unico Universale luglio 2026: data di pagamento e importi

L’Assegno Unico Universale (AUU) di luglio 2026 viene accreditato il 20 e 21 luglio 2026, secondo il calendario INPS 2026 (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025), per chi ha la prestazione già in corso senza variazioni. Per i nuovi percettori la prima rata arriva, di norma, nell’ultima settimana del mese successivo a quello della domanda.

Ricordiamo che l’Assegno Unico Universale è stato introdotto con il D.Lgs. 230/2021 e spetta a tutti i nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni (senza limiti di reddito, ma con importi modulati in base all’ISEE). Per i figli disabili non ci sono limiti di età.

Importi Assegno Unico luglio 2026 per fascia ISEE

ISEE familiareImporto mensile per figlio minorenneFiglio 18-20 anniMaggiorazione figli con disabilità (under 21)
Fino a 17.468,51 euro (soglia minima)203,80 euro99,10 euro+99,10 euro (disabilità media), +110,60 (grave), +122,30 (non autosufficienza)
Da 17.468,52 a 46.582,71 euroImporto decrescente (da 203,80 a 58,30 euro)Da 99,10 a 29,10 euroStessi importi: la maggiorazione è fissa e non dipende dall’ISEE
Oltre 46.582,71 euro o senza ISEE58,30 euro (importo minimo garantito)29,10 euro+99,10 / +110,60 / +122,30 euro

Gli importi 2026 tengono conto della rivalutazione ISTAT (+1,4%) applicata dal 1° gennaio 2026 (Circolare INPS n. 7/2026). Chi non ha presentato l’ISEE o ha un ISEE scaduto percepisce solo la quota minima di 58,30 euro mensili per ogni figlio minorenne.

Maggiorazioni Assegno Unico 2026: gli importi esatti

Oltre all’importo base, l’Assegno Unico prevede diverse maggiorazioni per situazioni particolari. Ecco i valori aggiornati 2026:

Tipo maggiorazioneImporto mensileCondizioni
Entrambi i genitori lavoratoriFino a 34,90 euro per figlioPer ogni figlio minorenne; 34,90 euro con ISEE fino a 17.468,51 euro, poi l’importo scende e si azzera oltre 46.582,71 euro. Non spetta per i figli tra 18 e 21 anni
Nuclei con almeno 4 figli150 euro al meseImporto forfettario per nucleo (non per figlio)
Madri con meno di 21 anni23,30 euro per figlioMadre di età inferiore a 21 anni
Figli con disabilità (under 21)99,10 euro (media), 110,60 euro (grave), 122,30 euro (non autosufficienza)Importo fisso in base al grado di disabilità, non dipende dall’ISEE

Per verificare l’importo esatto spettante, le famiglie possono accedere al portale MyINPS o all’app INPS Mobile usando SPID, CIE o CNS. L’INPS invia anche notifiche via messaggio quando il pagamento è in elaborazione.

Per informazioni su tutti i pagamenti INPS di luglio 2026, inclusi NASpI, bonus 100/500 euro e AdI, consulta la nostra guida dedicata.

NASpI luglio 2026: quando arriva la disoccupazione

La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) di luglio 2026 viene erogata a partire dal 15 luglio 2026. A differenza di pensioni e Assegno Unico, che hanno una data fissa per tutti i beneficiari, la NASpI viene pagata in base alla data di presentazione della domanda: i beneficiari ricevono il pagamento mensile nello stesso giorno del mese in cui è stata accolta la domanda originaria.

Chi ha presentato domanda NASpI il 15 di un mese, riceverà il pagamento mensile intorno al 15 del mese successivo. Sono possibili slittamenti di 1-3 giorni lavorativi legati all’elaborazione interna INPS e ai tempi bancari.

Importo NASpI luglio 2026: come si calcola

L’importo della NASpI è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile degli ultimi 4 anni, fino a un massimale che per il 2026 è fissato a 1.575,42 euro mensili (D.Lgs. 22/2015, importo rivalutato annualmente). Se la retribuzione media supera il limite di 1.480,30 euro mensili si applica una formula riduttiva: il 75% si calcola sulla soglia e si aggiunge il 25% sulla parte eccedente.

Importante: a partire dal 7° mese di fruizione (dopo il sesto), l’importo della NASpI si riduce del 3% ogni mese. Questo meccanismo di decrescenza è stato introdotto per incentivare la reintegrazione nel mercato del lavoro. La durata massima della NASpI è di 24 mesi (pari a metà delle settimane lavorate nei 4 anni precedenti, con cap a 24 mesi).

Compatibilità NASpI con il lavoro

La NASpI presenta regole precise di compatibilità con eventuali nuove occupazioni durante il periodo di percezione:

  • Lavoro dipendente oltre 8.000 euro annui: decadenza della NASpI
  • Lavoro autonomo oltre 5.000 euro annui: riduzione dell’80% dell’eccedenza dalla NASpI
  • Partita IVA: possibilità di richiedere la NASpI Anticipata in un’unica soluzione

Assegno di Inclusione luglio 2026: ricarica il 27 luglio

L’Assegno di Inclusione (AdI), la misura che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza dal 2024, viene ricaricato sulla Carta di Inclusione (ex Carta RdC) il 27 luglio 2026. La stessa data vale per il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL).

La ricarica avviene in un’unica soluzione e i fondi sono immediatamente disponibili per prelievi ATM, pagamenti POS e acquisti nei negozi convenzionati. Ricordiamo che con la Carta di Inclusione non è possibile effettuare giochi d’azzardo, acquistare alcolici, sigarette o beni non essenziali in alcune categorie merceologiche.

Importo Assegno di Inclusione 2026

L’importo dell’AdI dipende dalla composizione del nucleo familiare e dalla situazione reddituale/patrimoniale (ISEE). Il beneficio è composto da tre componenti cumulabili:

  • Integrazione al reddito: fino a 6.000 euro annui (500 euro mensili) per il nucleo, moltiplicato per la scala di equivalenza INPS (che tiene conto del numero e della composizione dei componenti)
  • Integrazione affitto: fino a 3.360 euro annui (280 euro mensili) per chi vive in affitto con contratto regolare
  • Integrazione mutuo: fino a 1.800 euro annui (150 euro mensili) per chi ha un mutuo sulla prima casa

Per i nuclei composti esclusivamente da persone con disabilità o anziani over 60, non sono previsti obblighi di partecipazione ai percorsi di attivazione lavorativa.

Pensioni in ritardo o non accreditate: cosa fare

Se al 2 o 3 luglio la pensione non risulta ancora accreditata sul conto, è bene non allarmarsi subito: alcuni istituti bancari accreditano con 1-2 giorni di ritardo rispetto alla data INPS ufficiale. Prima di contattare l’INPS, verificare:

  1. Il cedolino su MyINPS: se compare “in elaborazione” significa che il pagamento è in corso
  2. L’estratto conto bancario aggiornato al giorno attuale
  3. Eventuali avvisi di blocco (pignoramenti, sospensioni per superamento requisiti reddituali)
  4. La correttezza dell’IBAN comunicato all’INPS (verificabile su MyINPS → Dati bancari)

Se dopo 3-4 giorni lavorativi la pensione non è ancora arrivata, è possibile:

  • Contattare il Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da rete mobile, a pagamento)
  • Aprire un ticket tramite il portale MyINPS nella sezione “Contatti”
  • Recarsi presso uno sportello INPS o un CAF convenzionato per assistenza

Attenzione ai casi di pensioni erogate all’estero: l’INPS può sospendere il pagamento se il pensionato non ha inviato la dichiarazione RedEst annuale richiesta dalla normativa di riferimento.

Fonti

  • Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 (importi e soglie ISEE dell’Assegno Unico 2026)
  • Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026 (tabella degli importi mensili 2026 per fascia ISEE)
  • D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (istituzione dell’Assegno Unico e Universale)
  • Messaggio INPS n. 3931 del 24 dicembre 2025 (calendario dei pagamenti dell’Assegno Unico 2026)

Domande frequenti sui pagamenti INPS di luglio 2026

Quando viene pagata la pensione di luglio 2026?

La pensione di luglio 2026 viene accreditata il 1° luglio 2026 (martedì). Per i pensionati Poste Italiane che ritirano allo sportello, la distribuzione inizia dal 1° luglio seguendo l’ordine alfabetico per evitare code e assembramenti.

La quattordicesima è tassata?

Sì, la quattordicesima mensilità della pensione è soggetta a tassazione IRPEF come le altre mensilità. Tuttavia, poiché è erogata a pensionati con redditi bassi (al di sotto di 2 volte il trattamento minimo, pari a circa 15.908 euro annui nel 2026), nella pratica molti beneficiari ricadono nelle aliquote più basse o usufruiscono delle detrazioni da pensione, rendendo l’impatto fiscale minimo o nullo.

Cosa succede all’Assegno Unico se non ho rinnovato l’ISEE?

Chi non ha presentato o rinnovato la DSU/ISEE 2026 entro i termini previsti percepisce l’importo minimo garantito dell’Assegno Unico, pari a 58,30 euro mensili per ogni figlio minorenne. Per ottenere l’importo pieno (fino a 203,80 euro) è necessario presentare l’ISEE aggiornato. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per la presentazione della DSU e il calcolo dell’ISEE.

Chi ha diritto alla quattordicesima pensione?

Hanno diritto alla quattordicesima i pensionati che:

  • Abbiano compiuto 64 anni entro il 31 luglio dell’anno in corso
  • Abbiano un reddito complessivo annuo non superiore a 2 volte il trattamento minimo INPS (circa 15.908 euro nel 2026)
  • Abbiano almeno 15 anni di contribuzione (per i lavoratori dipendenti) o 18 anni (per gli autonomi)

Posso ricevere sia la pensione che l’Assegno Unico?

Sì, se il pensionato ha figli minori a carico può ricevere contemporaneamente la pensione e l’Assegno Unico Universale. Non vi è incompatibilità tra le due prestazioni. L’Assegno Unico è una misura universale che prescinde dalla natura del reddito del genitore (pensionato, lavoratore dipendente, autonomo, disoccupato).

L’Assegno di Inclusione è compatibile con un lavoro part-time?

Sì, l’AdI è compatibile con un reddito da lavoro dipendente o autonomo entro certi limiti. Se il beneficiario trova un’occupazione, deve comunicarlo all’INPS entro 30 giorni. I redditi da lavoro vengono considerati nella soglia ISEE e possono ridurre l’importo del beneficio o determinarne la decadenza al superamento delle soglie di legge.

Come verifico lo stato del mio pagamento INPS?

Il modo più rapido è accedere a MyINPS (myinps.inps.it) con SPID, CIE o CNS e controllare la sezione “Le mie prestazioni”. In alternativa, si può usare l’app INPS Mobile disponibile per iOS e Android. Per assistenza personalizzata, il CAF Centro Fiscale di Udine può supportare i cittadini nell’accesso ai servizi digitali INPS.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Conclusioni: un luglio ricco di pagamenti INPS

Luglio 2026 si conferma un mese ricco di erogazioni INPS. I pensionati riceveranno la rata ordinaria già il 1° luglio, con l’aggiunta della quattordicesima per chi ha 64 anni e un reddito sotto la soglia di 2 volte il trattamento minimo (circa 15.908 euro annui nel 2026). Le famiglie con figli riceveranno l’Assegno Unico Universale il 20 e 21 luglio, mentre i titolari di Assegno di Inclusione vedranno la ricarica il 27 luglio.

Per qualsiasi dubbio sull’importo ricevuto, sulla quattordicesima spettante o sulla gestione dell’ISEE per l’Assegno Unico, il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per una consulenza personalizzata. Puoi contattarci al 0432 1638640 o via WhatsApp al 366 6018121.

Consulta anche la nostra guida completa su tutti i pagamenti INPS di luglio 2026 per una visione d’insieme su NASpI, bonus 100/500 euro e le ultime novità INPS del mese.

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-02 02:31:352026-09-29 10:24:39Pagamenti INPS di luglio 2026: assegno unico, pensioni e quattordicesima in arrivo, le date
CONGEDO PARENTALE, MATERNITA', PATRONATO

Congedo Parentale Lavoratori Autonomi e Forfettario 2026: Indennita e Procedura INPS

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Congedo Parentale Lavoratori Autonomi e Forfettario 2026: Indennita INPS, Durata e Come Fare Domanda

Se hai la partita IVA o sei in regime forfettario e aspetti un figlio, hai diritto al congedo parentale anche tu. Ma le regole sono diverse rispetto ai dipendenti: l’indennita e’ piu’ bassa, la procedura passa direttamente dall’INPS e bisogna sapere a quale gestione previdenziale si appartiene. In questa guida spieghiamo tutto: chi puo’ richiedere il congedo parentale da autonomo nel 2026, quanto si percepisce, per quanti mesi e come presentare la domanda.

Indice dei contenuti

  1. Chi sono i lavoratori autonomi che hanno diritto al congedo parentale
  2. Congedo parentale Gestione Separata INPS 2026: quanto spetta
  3. Congedo parentale artigiani e commercianti 2026
  4. Tabella comparativa: dipendente vs autonomo GS vs artigiano/commerciante
  5. Indennita’ di maternita’ per autonomi e forfettari: la confusione da evitare
  6. Come presentare la domanda di congedo parentale autonomi all’INPS
  7. Compatibilita’ e incompatibilita’ del congedo parentale autonomi
  8. Professionisti con cassa previdenziale: il congedo non passa da INPS
  9. Domande frequenti sul congedo parentale autonomi 2026
  10. Come il CAF e il Patronato ti possono aiutare

Chi sono i lavoratori autonomi che hanno diritto al congedo parentale

Il diritto al congedo parentale per i lavoratori autonomi e’ disciplinato dall’articolo 33 del D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico Maternita e Paternita), aggiornato dal D.Lgs. 105/2022 che ha recepito la Direttiva UE 2019/1158 sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata.

I soggetti che possono usufruire del congedo parentale come lavoratori autonomi sono:

  • Lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS: liberi professionisti senza cassa previdenziale, collaboratori coordinati, co.co.co., i professionisti forfettari iscritti alla GS
  • Artigiani: iscritti alla gestione artigiani INPS
  • Commercianti: iscritti alla gestione commercianti INPS
  • Coltivatori diretti, coloni e mezzadri: gestione apposita INPS

I forfettari non costituiscono una categoria previdenziale a se’: il regime forfettario e’ solo un regime fiscale. La gestione previdenziale dipende dall’attivita’: se sei un professionista senza cassa ordinaria, sei iscritto alla Gestione Separata; se sei artigiano o commerciante in forfettario, sei iscritto alla gestione di categoria. Le regole del congedo parentale seguono la gestione previdenziale, non il regime fiscale.

Congedo parentale Gestione Separata INPS 2026: quanto spetta

Per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS (la categoria piu’ numerosa tra i professionisti autonomi e forfettari), il congedo parentale funziona cosi’:

Durata

Complessivamente tra i due genitori spettano 3 mesi di congedo parentale entro il primo anno di vita del bambino (o entro un anno dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento). Non e’ trasferibile: i 3 mesi si dividono tra madre e padre in base alle loro scelte, ma non si sommano.

Indennita’ per Gestione Separata

L’indennita’ e’ pari al 30% del reddito convenzionale stabilito annualmente dall’INPS. Non si tratta del tuo reddito effettivo, ma di un importo di riferimento fissato per legge. Per il 2026, il reddito convenzionale mensile di riferimento e’ calcolato sulla base dei massimali GS INPS vigenti.

Attenzione: la misura dell’indennita’ per autonomi GS e’ diversa da quella dei dipendenti, che possono arrivare all’80% per i mesi coperti dalla L. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) e successive modifiche. La misura dell’80% e’ riservata ai lavoratori dipendenti per specifici periodi; per gli iscritti alla GS la misura base resta al 30%.

Requisiti per la Gestione Separata

  • Almeno 3 mesi di contribuzione accreditata alla Gestione Separata nel periodo tra il 1° gennaio dell’anno precedente a quello del parto e il giorno antecedente l’inizio del congedo
  • Non essere titolare di pensione
  • Non avere altra copertura assicurativa INPS obbligatoria in contemporanea
  • Non essere iscritto ad altre casse previdenziali obbligatorie (in quel caso la domanda va a quella cassa, non all’INPS)

Congedo parentale artigiani e commercianti 2026

Per gli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS il congedo parentale ha caratteristiche leggermente diverse rispetto alla Gestione Separata.

Durata

Anche qui: 3 mesi complessivi tra i due genitori entro il primo anno di vita del bambino.

Indennita’ artigiani e commercianti

L’indennita’ per artigiani e commercianti e’ calcolata sulla base del reddito convenzionale stabilito dall’INPS per la categoria. Il reddito convenzionale utilizzato per il calcolo delle indennita’ di maternita’ e congedo parentale e’ legato ai minimali contributivi della gestione. L’indennita’ giornaliera corrisponde a circa 1/365 del reddito convenzionale annuo, per un massimo di 3 mesi.

Requisiti artigiani e commercianti

  • Essere iscritti alla gestione artigiani o commercianti INPS alla data del parto/adozione
  • Aver versato i contributi per almeno 3 mesi nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo
  • Non percepire altre indennita’ INPS incompatibili

Tabella comparativa: dipendente vs autonomo GS vs artigiano/commerciante

Ecco un confronto diretto per capire le differenze principali:

CaratteristicaDipendenteAutonomo GS INPSArtigiano/Commerciante
Durata congedo parentaleFino a 9 mesi per madre; 3 mesi per padre (non cedibili); totale 11 mesi tra i due3 mesi tra i due genitori entro 1 anno3 mesi tra i due genitori entro 1 anno
Indennita’80% per 1 mese, 60% per 1 mese, 30% per resto (fino a 9 anni del figlio)30% del reddito convenzionaleBasata su reddito convenzionale categoria
Base di calcoloRetribuzione media giornaliera (RMG)Reddito convenzionale GSReddito convenzionale artigiani/commerc.
Contributi minimi richiestiIn genere basta essere assicurati3 mesi nell’anno precedente o in corso3 mesi nei 12 mesi precedenti
Chi erogaDatore + conguaglio INPSINPS direttamenteINPS direttamente
DomandaAl datore + INPSSolo INPS telematicaSolo INPS telematica

Indennita’ di maternita’ per autonomi e forfettari: la confusione da evitare

Spesso si confondono due prestazioni diverse: l’indennita’ di maternita’ e il congedo parentale. Vediamo la differenza:

  • Indennita’ di maternita’: spetta alla madre durante i 5 mesi obbligatori di astensione (2 mesi prima del parto + 3 mesi dopo, oppure 1+4). Per gli autonomi iscritti alla GS e’ pari all’80% del reddito convenzionale giornaliero per 5 mesi. Per artigiani e commercianti l’importo e’ simile, calcolato sui valori convenzionali di categoria.
  • Congedo parentale: e’ la fase successiva, facoltativa, fruibile dopo la maternita’ obbligatoria. Come descritto sopra, per gli autonomi GS vale il 30% e dura massimo 3 mesi tra entrambi i genitori entro il primo anno.

Esempio pratico: una grafica libera professionista iscritta alla Gestione Separata, con reddito convenzionale GS di riferimento pari a 16.243 euro annui per il 2026 (dato orientativo; l’INPS aggiorna i valori con circolare annuale), percepisce:

  • Maternita’ obbligatoria (5 mesi): 80% del reddito convenzionale giornaliero x 153 giorni
  • Congedo parentale (fino a 3 mesi): 30% del reddito convenzionale giornaliero x giorni fruiti

Come presentare la domanda di congedo parentale autonomi all’INPS

La domanda di congedo parentale per autonomi si presenta esclusivamente in via telematica. Il datore di lavoro non e’ coinvolto (non esiste): sei tu che rapporti direttamente con l’INPS.

Procedura passo per passo

  1. Accedi a MyINPS: vai su www.inps.it e accedi con SPID, CIE o CNS
  2. Cerca il servizio: digita “Congedo parentale” nella barra di ricerca e seleziona il modulo per lavoratori autonomi (diverso da quello per dipendenti)
  3. Compila il modulo SR11 (per GS) o il modulo specifico per artigiani/commercianti, inserendo: dati anagrafici, codice fiscale figlio, data di nascita o ingresso in famiglia, periodo di congedo richiesto (date inizio/fine), IBAN per accredito indennita’
  4. Allega documentazione: certificato di nascita del figlio o atto di adozione/affidamento
  5. Invia la domanda e conserva la ricevuta con numero di protocollo

Tempistiche e pagamento

L’INPS ha 30 giorni per liquidare la domanda completa. Il pagamento avviene tramite accredito sul conto corrente indicato. Se la domanda e’ incompleta, l’INPS chiede integrazioni e il termine riparte.

La domanda puo’ essere presentata anche tramite Patronato, che la invia all’INPS per conto del lavoratore senza costi aggiuntivi. Il CAF Centro Fiscale con i suoi patronati di riferimento puo’ assisterti in tutto il percorso.

Compatibilita’ e incompatibilita’ del congedo parentale autonomi

Il congedo parentale per autonomi non e’ compatibile con:

  • Lo svolgimento di attivita’ lavorativa autonoma durante il periodo di congedo (si perdono i giorni di indennita’ per i giorni lavorati)
  • La percezione di altre indennita’ INPS incompatibili per lo stesso periodo
  • La fruizione contemporanea da parte di entrambi i genitori (non si puo’ prendere il congedo nello stesso giorno se si condividono i 3 mesi)

E’ compatibile con:

  • L’Assegno Unico Universale (che spetta comunque per i figli a carico, indipendentemente dal congedo)
  • La percezione di redditi da lavoro dipendente di altro membro del nucleo familiare

Professionisti con cassa previdenziale: il congedo non passa da INPS

Se sei un professionista iscritto a una cassa previdenziale privata (CNPADC per commercialisti, EPAP per biologi, CNAPDC per ragionieri, Cassa Forense per avvocati, ENPAM per medici, INARCASSA per architetti/ingegneri, ecc.), il congedo parentale non si richiede all’INPS ma alla tua cassa di appartenenza.

Ogni cassa ha regole proprie: alcune riconoscono il congedo parentale in modo analogo alla GS INPS, altre hanno regole piu’ restrittive o importi diversi. Prima di presentare domanda, verifica le regole specifiche della tua cassa professionale.

Domande frequenti sul congedo parentale autonomi 2026

Un forfettario puo’ prendere il congedo parentale?

Si’, ma dipende dalla gestione previdenziale. Il regime forfettario e’ solo un regime fiscale. Se sei un libero professionista senza cassa ordinaria in regime forfettario, sei iscritto alla GS INPS e hai diritto al congedo parentale GS. Se sei un artigiano forfettario, le regole sono quelle della gestione artigiani.

Quanto si prende con il congedo parentale in Gestione Separata?

L’indennita’ e’ pari al 30% del reddito convenzionale stabilito dall’INPS per la GS. Non e’ il tuo reddito reale ma un importo di riferimento fissato per circolare. L’INPS pubblica ogni anno il valore aggiornato: verifica sul sito INPS o chiedi al patronato per sapere l’importo esatto per il 2026.

Il congedo parentale autonomi vale anche per i padri?

Si’. Anche il padre lavoratore autonomo o forfettario puo’ fruire del congedo parentale, condividendo i 3 mesi disponibili con la madre. La domanda si presenta separatamente da ciascun genitore per la propria quota.

Cosa succede se faccio qualche lavoretto durante il congedo?

Se svolgi attivita’ lavorativa autonoma nei giorni di congedo, perdi il diritto all’indennita’ per quei giorni. L’INPS puo’ richiedere la restituzione delle somme percepite per giorni in cui hai lavorato. E’ importante dichiarare correttamente i periodi di effettiva astensione dal lavoro.

Posso prendere il congedo parentale anche in caso di adozione?

Si’. Per le adozioni nazionali e internazionali, il congedo parentale (e la maternita’ obbligatoria) spettano a decorrere dall’ingresso del minore in famiglia, non dalla nascita. Le regole sono analoghe a quelle per il parto.

Come il CAF e il Patronato ti possono aiutare

Presentare la domanda di congedo parentale come lavoratore autonomo puo’ essere complicato, soprattutto per la prima volta. Il nostro sportello patronato ti assiste gratuitamente in:

  • Verifica dei requisiti contributivi (3 mesi minimi accreditati)
  • Calcolo indicativo dell’indennita’ spettante
  • Compilazione e invio telematico della domanda INPS
  • Monitoraggio della pratica e risposta a eventuali richieste di integrazione INPS

Contattaci per un preventivo personalizzato o prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine. Puoi anche scrivere su WhatsApp al 366 6018121 o chiamare lo 0432 1638640.

Per approfondire: Congedo Parentale 2026: Durata, Indennita e Domanda INPS | Contributi Volontari INPS 2026 | Regime Forfettario 2026: Guida Completa

Luglio 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-01 09:00:002026-07-03 07:54:23Congedo Parentale Lavoratori Autonomi e Forfettario 2026: Indennita e Procedura INPS
NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO

NASPI e Nuovo Lavoro 2026: Cosa Succede all’Indennita

Naspi Anticipata CAF Udine

NASPI e Nuovo Lavoro 2026: Cosa Succede all’Indennita

Se percepisci la NASPI e trovi un nuovo lavoro, le conseguenze sull’indennita dipendono dal tipo di contratto e dal reddito previsto. In alcuni casi la NASPI si sospende, in altri si riduce, in altri ancora decade definitivamente.

E fondamentale conoscere le regole per evitare di perdere i benefici o dover restituire somme percepite indebitamente. Vediamo tutti i casi possibili nel 2026.

Indice dei contenuti

  1. Nuovo lavoro a tempo determinato
  2. Nuovo lavoro a tempo indeterminato
  3. Lavoro part-time e NASPI ridotta
  4. Lavoro occasionale e prestazioni sporadiche
  5. Obbligo di comunicazione NASPI COM
  6. Come si calcola la riduzione
  7. Domande frequenti



Nuovo Lavoro a Tempo Determinato

Se trovi un lavoro subordinato a tempo determinato, la NASPI non decade ma si sospende per tutta la durata del contratto.

Come funziona la sospensione

  • La NASPI viene sospesa dalla data di inizio del nuovo rapporto
  • Alla scadenza del contratto, la NASPI riprende automaticamente
  • Non devi presentare una nuova domanda
  • La durata residua resta invariata

Limite di durata

La sospensione e possibile solo se il contratto a termine ha durata massima di 6 mesi. Se supera i 6 mesi, la NASPI decade.

Esempio pratico

Mario percepisce NASPI da 3 mesi e gli restano 9 mesi di indennita. Trova un lavoro a termine di 4 mesi:

  • La NASPI si sospende per 4 mesi
  • Alla scadenza del contratto, riprende con 9 mesi residui
  • Non perde nulla dell’indennita spettante



Nuovo Lavoro a Tempo Indeterminato

Se trovi un lavoro subordinato a tempo indeterminato, la NASPI decade definitivamente.

Perdita dello stato di disoccupazione

Con un contratto a tempo indeterminato perdi automaticamente lo stato di disoccupazione, requisito essenziale per la NASPI. L’indennita cessa dal giorno di inizio del nuovo lavoro.

Se perdi di nuovo il lavoro

Se vieni licenziato dal nuovo impiego, puoi presentare una nuova domanda di NASPI, ma dovrai avere nuovamente i requisiti contributivi (13 settimane nei 4 anni precedenti + 30 giornate nei 12 mesi precedenti).



Lavoro Part-Time e NASPI Ridotta

Se trovi un lavoro part-time con reddito annuo inferiore al reddito minimo esente (circa 8.500 euro nel 2026), puoi continuare a percepire la NASPI in forma ridotta.

Condizioni per il cumulo

  • Reddito annuo presunto inferiore a 8.500 euro
  • Comunicazione preventiva all’INPS (NASPI COM)
  • Il datore di lavoro puo essere diverso dal precedente

Quanto viene ridotta la NASPI

La NASPI viene ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di lavoro.

Esempio di calcolo

Se la tua NASPI e di 1.000 euro/mese e trovi un part-time da 500 euro/mese:

  • Riduzione: 500 x 80% = 400 euro
  • NASPI ridotta: 1.000 – 400 = 600 euro/mese
  • Reddito totale: 500 + 600 = 1.100 euro/mese



Lavoro Occasionale e Prestazioni Sporadiche

Anche il lavoro occasionale ha effetti sulla NASPI, ma con regole diverse.

Prestazioni occasionali (PrestO)

I compensi da prestazioni occasionali (ex voucher) sono cumulabili con la NASPI:

  • Limite annuo: 5.000 euro da tutti i committenti
  • Limite per singolo committente: 2.500 euro
  • La NASPI viene ridotta dell’80% del compenso

Lavoro autonomo occasionale

Se svolgi attivita di lavoro autonomo occasionale:

  • Devi comunicarlo all’INPS
  • Se il reddito annuo supera 5.500 euro (circa), decade la NASPI
  • Se resta sotto la soglia, la NASPI viene ridotta dell’80%



Obbligo di Comunicazione NASPI COM

La NASPI COM e la comunicazione obbligatoria che devi inviare all’INPS quando la tua situazione cambia.

Quando devi comunicare

  • Inizio di un nuovo lavoro (qualsiasi tipo)
  • Variazione del reddito presunto
  • Fine del rapporto di lavoro durante la sospensione
  • Apertura di partita IVA

Termini per la comunicazione

  • Entro 30 giorni dall’inizio della nuova attivita
  • Se non comunichi, rischi sanzioni e restituzione delle somme

Come inviare la NASPI COM

  • Online: sito INPS con SPID/CIE
  • CAF e Patronati: assistenza gratuita
  • Contact Center INPS: 803 164

Come Si Calcola la Riduzione NASPI

Quando cumuli NASPI e lavoro, l’indennita viene ridotta secondo regole precise.

Formula di riduzione

La NASPI viene ridotta di un importo pari all’80% del reddito presunto, diviso per i mesi di durata del lavoro.

Esempio completo

Situazione: NASPI di 900 euro/mese, nuovo lavoro part-time da 6.000 euro/anno per 12 mesi.

  • Reddito mensile presunto: 6.000 / 12 = 500 euro
  • Riduzione mensile: 500 x 80% = 400 euro
  • NASPI ridotta: 900 – 400 = 500 euro/mese

Conguaglio a fine anno

A fine anno l’INPS verifica il reddito effettivo. Se hai guadagnato piu del previsto, dovrai restituire la differenza. Se hai guadagnato meno, ti spetta un conguaglio positivo.



Domande Frequenti su NASPI e Nuovo Lavoro

Se trovo lavoro devo avvisare subito?

Si, hai 30 giorni di tempo per comunicare l’inizio di un nuovo lavoro tramite NASPI COM. Ti consigliamo di farlo immediatamente per evitare problemi.

Posso rifiutare un’offerta di lavoro?

Attenzione: se rifiuti un’offerta di lavoro congrua (adeguata alle tue competenze e con retribuzione almeno pari al 20% dell’ultima), perdi la NASPI.

Se il lavoro a termine viene prorogato?

Se il contratto a termine viene prorogato e la durata complessiva supera i 6 mesi, la NASPI decade. La sospensione e possibile solo per contratti fino a 6 mesi.

Posso fare due lavori part-time?

Si, purche il reddito complessivo resti sotto la soglia di esenzione. Devi comunicare entrambi i lavori all’INPS.

📚 Approfondisci: Leggi la nostra NASPI 2026: Guida Completa per una panoramica completa.

Assistenza NASPI a Udine

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con tutte le pratiche NASPI, incluse le comunicazioni di variazione.

  • Verifica della tua situazione
  • Invio NASPI COM
  • Calcolo della riduzione
  • Assistenza per casi complessi

Contattaci:

  • Telefono: 0432 1638640
  • WhatsApp: 366 6018121
Luglio 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/02/Naspi-Anticipata.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-01 09:00:002026-03-17 19:05:54NASPI e Nuovo Lavoro 2026: Cosa Succede all’Indennita
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, ESTRATTO CONTRIBUTIVO, PATRONATO

Estratto contributivo e pensione 2026: come verificare i requisiti

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Estratto contributivo e pensione 2026: come verificare i requisiti

L’estratto contributivo INPS e molto piu di un semplice elenco di versamenti: e lo strumento fondamentale per capire quando potrai andare in pensione e quale importo ti aspetta. In questa guida spieghiamo come leggere l’estratto contributivo per verificare i requisiti pensionistici nel 2026, come calcolare l’anzianita contributiva e come simulare la propria pensione futura usando gli strumenti INPS ufficiali.

Per sapere come richiedere l’estratto contributivo e leggerlo, consulta prima la guida completa all’estratto contributivo INPS. Per problemi di errori nell’estratto, leggi invece come correggere gli errori contributivi.

Indice dei contenuti

  1. Cosa dice l’estratto contributivo sulla tua pensione
  2. Requisiti pensionistici 2026: riepilogo
  3. Come calcolare la tua anzianita contributiva dall’estratto
  4. Cumulo e totalizzazione: quando hai contributi in piu gestioni
  5. La simulazione pensione con il servizio INPS
  6. Quota 103 e Quota 41 nel 2026: cosa sapere
  7. Domande frequenti (FAQ)
  8. Conclusione: pianifica la pensione con il tuo estratto contributivo

Cosa dice l’estratto contributivo sulla tua pensione

L’estratto contributivo contiene le informazioni essenziali per calcolare i tuoi diritti pensionistici:

  • Anzianita contributiva totale: numero di settimane/anni di contributi accreditati (lavoro effettivo + contributi figurativi + riscatti)
  • Retribuzione pensionabile: base su cui viene calcolata la quota retributiva (se hai contributi precedenti al 1996)
  • Montante contributivo: somma dei contributi versati nel sistema contributivo (post-1996 o interamente contributivi)
  • Gestione di appartenenza: FPLD (lavoratori dipendenti), Gestione Separata, artigiani/commercianti, ecc.

Combinando questi dati con i requisiti pensionistici vigenti nel 2026, puoi determinare se hai gia maturato il diritto alla pensione o quanti anni ti mancano.

Requisiti pensionistici 2026: riepilogo

Tipo di pensioneRequisito etaRequisito contributivoNote
Pensione di vecchiaia67 anni20 anni di contributiRequisito standard per tutti i regimi
Pensione anticipata ordinariaIndipendente42 anni e 10 mesi (uomini) / 41 anni e 10 mesi (donne)Finestra mobile 3 mesi
Quota 10362 anni41 anni di contributiProrogata al 2025; verifica stato 2026
Quota 41 (precoci)Indipendente41 anni (di cui 1 ante 19esimo anno di eta)Solo per categorie di lavori gravosi/invalidita/disoccupati
APE Sociale63 anni e 5 mesi30-36 anni (in base alla categoria)Solo per caregiver, invalidi, gravosi, disoccupati
Opzione Donna61 anni35 anniSolo lavoratrici, con ricalcolo contributivo

Nota: i requisiti di Quota 103 e APE Sociale per il 2026 sono soggetti a conferma o modifica con la Legge di Bilancio 2026. Verifica lo stato aggiornato sul sito INPS prima di pianificare il pensionamento.

Come calcolare la tua anzianita contributiva dall’estratto

Nell’estratto contributivo, i contributi sono espressi in settimane. Per convertirli in anni:

  1. Somma tutte le settimane accreditate nelle diverse gestioni (se hai contributi in piu gestioni, considera le regole di totalizzazione o cumulo)
  2. Dividi per 52 per ottenere gli anni completi
  3. Aggiungi eventuali periodi da riscatto (laurea, servizio militare, periodi non coperti) se gia pagati o in corso di pagamento
  4. Considera i contributi figurativi gia accreditati (malattia, maternita, disoccupazione)

Esempio pratico: se nell’estratto risultano 2.080 settimane totali, l’anzianita e di circa 40 anni (2.080 / 52 = 40). Con altri 2 anni di riscatto laurea in corso, si arriverebbe a 42 anni.

Cumulo e totalizzazione: quando hai contributi in piu gestioni

Se nel corso della tua vita lavorativa hai versato contributi in piu gestioni INPS (es. lavoratore dipendente per alcuni anni, poi autonomo iscritto alla Gestione Separata), hai due opzioni per sommare i periodi:

  • Cumulo gratuito (L. 228/2012, art. 1 c. 239-248): permette di sommare periodi contributivi non coincidenti in gestioni diverse INPS e Casse professionali, senza penalizzazioni. Il calcolo della pensione avviene pro-quota per ciascuna gestione secondo il proprio sistema (retributivo/contributivo)
  • Totalizzazione (D.Lgs. 42/2006): alternativa al cumulo, ma con calcolo interamente contributivo su tutto il periodo. Piu svantaggiosa nella maggior parte dei casi se hai periodi pre-1996 significativi

La simulazione pensione con il servizio INPS

L’INPS mette a disposizione sul portale myINPS il servizio “La mia pensione futura”, un simulatore che elabora automaticamente i dati del tuo estratto contributivo e ti fornisce:

  • La data stimata di maturazione del diritto alla pensione per ciascuna tipologia
  • L’importo stimato della pensione in vari scenari (pensionamento anticipato, vecchiaia, diverse ipotesi di crescita retributiva)
  • Il tasso di sostituzione: il rapporto tra la pensione stimata e l’ultimo stipendio

Per accedere al simulatore serve SPID, CIE o CNS. Il sistema elabora i dati del tuo estratto contributivo reale, quindi la simulazione e personalizzata sulla tua situazione effettiva.

Quota 103 e Quota 41 nel 2026: cosa sapere

Quota 103 (62 anni di eta + 41 anni di contributi) e stata prorogata nel 2025. Per il 2026, al momento della redazione di questa guida, la misura e ancora in vigore ma potrebbe subire modifiche con la prossima Legge di Bilancio. Chi matura i requisiti nel 2026 ma non ha ancora presentato domanda dovrebbe verificare la situazione attuale sul portale INPS o tramite patronato.

Quota 41 per i lavoratori precoci richiede 41 anni di contributi totali, di cui almeno 1 settimana versata prima del compimento dei 19 anni di eta. E riservata a specifiche categorie: disoccupati (che hanno esaurito la NASPI), invalidi (invalidita >= 74%), caregiver di parenti disabili, addetti a lavori gravosi (list. DM 5 febbraio 2018). Se rientri in una di queste categorie e sei vicino ai 41 anni di contributi, l’estratto contributivo e il documento fondamentale per verificare il requisito del contributo pre-19 anni.

Domande frequenti (FAQ)

Il riscatto della laurea compare nell’estratto contributivo?

Si, ma solo dopo che la pratica di riscatto e stata accettata e (almeno in parte) pagata. I periodi in riscatto appaiono nell’estratto come contributi figurativi da riscatto. Se hai presentato domanda di riscatto ma non hai ancora completato i pagamenti, il periodo potrebbe non essere ancora visibile.

Come faccio a sapere se ho contributi in piu gestioni?

L’estratto contributivo INPS mostra tutte le gestioni di appartenenza: FPLD (dipendenti privati), Gestione Separata (co.co.co., freelance), artigiani, commercianti. Se hai cambiato tipo di lavoro nel corso della carriera, il tuo estratto riporterra contributi in gestioni diverse. Per le casse professionali (es. CASSA FORENSE per avvocati, ENPAM per medici), i dati non sono presenti nell’estratto INPS ma nei propri sistemi di cassa.

Posso aumentare l’anzianita contributiva comprando contributi volontari?

Si. I contributi volontari INPS permettono di coprire periodi non lavorati (ad esempio anni di studio, interruzioni dell’attivita) per avvicinarsi prima alla soglia pensionistica. La domanda si presenta all’INPS e il costo varia in base alla retribuzione di riferimento e al regime pensionistico di appartenenza.

Conclusione: pianifica la pensione con il tuo estratto contributivo

L’estratto contributivo e il punto di partenza per qualsiasi pianificazione pensionistica seria. Conoscere la propria anzianita contributiva effettiva, identificare eventuali buchi da colmare (con riscatti, ricongiunzioni o contributi volontari) e simulare la propria pensione futura sono azioni che si possono fare gia oggi, senza aspettare la soglia dei 60 anni.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza previdenziale personalizzata: verifica gratuita dell’estratto contributivo, analisi dei requisiti pensionistici nel tuo caso specifico e supporto per presentare eventuali istanze INPS. Prenota un appuntamento per pianificare insieme il tuo futuro previdenziale.

Luglio 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-01 08:30:002026-07-03 07:54:25Estratto contributivo e pensione 2026: come verificare i requisiti
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

Quattordicesima Luglio 2026: Arriva Oggi? Importi e Verifica Cedolino

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Oggi, 1° luglio 2026, sul tuo conto arriva la pensione mensile insieme alla quattordicesima per chi ha diritto. Sul cedolino di luglio compare la voce “Somma aggiuntiva pensionati” o la sigla “QU”: ti spieghiamo dove trovarla, come verificare l’importo e cosa fare se non l’hai ricevuta entro 24 ore. Per i pensionati con i requisiti (64 anni + reddito entro 1,5x minimo), l’importo varia da 336 a 655 euro.

Hai bisogno di assistenza per la tua pensione?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

1 luglio 2026: pensione + quattordicesima

Mercoledì 1° luglio 2026 INPS accredita simultaneamente la rata di pensione di luglio e la quattordicesima annuale per chi rispetta i requisiti. La quattordicesima compare come voce a credito separata, sommata alla rata ordinaria. Non c’è bisogno di domanda: l’INPS verifica automaticamente i requisiti.

Verifica importo in cedolino luglio (sigla QU)

  1. Accedi a inps.it > Cedolino della pensione > luglio 2026.
  2. Cerca nelle voci a credito la dicitura “Somma aggiuntiva pensionati” o “QU”.
  3. Verifica che l’importo corrisponda alla tua fascia contributiva (336-504 € pieno, fino a 655 € fascia ridotta).
  4. Controlla che il netto totale del cedolino includa rata mensile + quattordicesima.

Calcolo: 3 esempi reali

Esempio 1 – Dipendente con 30 anni contributi, reddito 11.000 €: rata pensione 850 € + quattordicesima 504 € = totale luglio 1.354 €.

Esempio 2 – Autonomo con 25 anni contributi, reddito 13.000 €: rata 900 € + quattordicesima ridotta ~390 € = totale luglio 1.290 € (fascia ridotta).

Esempio 3 – Dipendente con 12 anni contributi, reddito 10.500 €: rata 750 € + quattordicesima 336 € = totale luglio 1.086 €.

Non l’ho ricevuta: cosa fare in 24h

  1. Verifica su MyINPS che la quattordicesima sia stata effettivamente erogata.
  2. Se non c’è: controlla anno di nascita (64 anni compiuti entro 31/07/2026) e reddito personale aggiornato.
  3. Se hai i requisiti ma non l’hai ricevuta: presenta autodichiarazione su MyINPS o vai al patronato.
  4. Per importo errato: contatta numero verde 803.164 o apri pratica al CAF.

Quattordicesima e reversibilità

I titolari di pensione di reversibilità hanno diritto alla quattordicesima alle stesse condizioni (64 anni + soglia reddito). L’importo è calcolato sui contributi versati dal de cuius e proporzionato alla percentuale di reversibilità (60-100%).

Effetto su ISEE e altri bonus

  • La quattordicesima concorre al reddito IRPEF dell’anno (CU 2027 per il 730 dell’anno prossimo).
  • Non rileva immediatamente sull’ISEE (l’ISEE 2026 si basa sui redditi 2024); rileverà sull’ISEE 2027.
  • Non incide su bonus collegati a soglie reddituali immediate (Assegno Unico, bonus sociale).

Quando arriva se domanda tardiva

Se l’autodichiarazione viene presentata dopo luglio, INPS eroga la quattordicesima sulla prima rata utile (es. settembre o ottobre), con gli arretrati maturati dalla data di diritto.

Per la guida generale alla quattordicesima 2026 con tabella importi e requisiti completi.

FAQ

Quattordicesima 2026 in che giorno arriva?

Mercoledì 1° luglio 2026, sul cedolino di luglio insieme alla rata ordinaria.

Cedolino luglio dove vedo quattordicesima?

Nella sezione voci a credito, con dicitura “Somma aggiuntiva pensionati” o sigla “QU”.

Quattordicesima conta per ISEE?

Sì, ma rileva sull’ISEE dell’anno successivo (ISEE 2027 baserà su redditi 2026). Sull’ISEE 2026 non incide.

Posso averla anche con reversibilità?

Sì, se rispetti i requisiti (64 anni + soglia reddito). L’importo è calcolato sui contributi del de cuius e proporzionato alla quota di reversibilità.

Non l’ho ricevuta: cosa fare?

Verifica i requisiti su MyINPS. Se mancano nei dati INPS, presenta autodichiarazione. Per chiarimenti contatta 803.164 o il patronato CAF.

Vuoi un controllo personalizzato della tua pensione?

Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri esperti analizzano cedolino, contributi e diritti per garantirti la pensione corretta.

Tel: 0432 1638640  |  WhatsApp: 366 6018121

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

Luglio 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-01 06:30:002026-07-01 06:30:00Quattordicesima Luglio 2026: Arriva Oggi? Importi e Verifica Cedolino
ESTRATTO CONTRIBUTIVO, PATRONATO

Errori estratto contributivo INPS: come riconoscerli e correggerli nel 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Errori estratto contributivo INPS: come riconoscerli e correggerli nel 2026

L’estratto contributivo INPS e il documento che riassume tutta la tua storia previdenziale: anni di contributi versati, datori di lavoro, periodi di disoccupazione, contributi volontari. E un documento fondamentale per verificare i requisiti per la pensione e per controllare che i versamenti siano stati correttamente accreditati. Ma cosa fare quando ci sono errori? Questa guida illustra i casi tipici di errore, come riconoscerli e la procedura di correzione passo per passo, incluso il modulo PROVCONTR.

Per capire come leggere e richiedere l’estratto contributivo, consulta prima la nostra guida completa all’estratto contributivo INPS.

Indice dei contenuti

  1. Perche possono esserci errori nell’estratto contributivo
  2. I casi tipici di errore: una panoramica
  3. Come correggere gli errori: la procedura passo per passo
  4. Ricorso INPS: quando e come presentarlo
  5. Prescrizione dei contributi: attenzione ai tempi
  6. Domande frequenti (FAQ)
  7. Conclusione: verifica l’estratto contributivo prima che sia troppo tardi

Perche possono esserci errori nell’estratto contributivo

Gli errori nell’estratto contributivo non sono rari. Le cause piu frequenti sono:

  • Omissioni del datore di lavoro: il datore non ha versato (o ha versato meno del dovuto) i contributi, pur avendoli trattenuti dalla busta paga
  • Evasione contributiva: lavoro in nero o periodi non dichiarati che non compaiono nell’estratto
  • Errori di imputazione: contributi versati ma attribuiti a un codice fiscale errato o a un’anagrafica diversa
  • Contributi figurativi non accreditati: periodi di malattia, maternita, cassa integrazione o disoccupazione non registrati correttamente
  • Errori nelle trascrizioni manuali: per periodi molto vecchi (prima degli anni ’80-’90), i dati sono stati inseriti manualmente e possono contenere sviste
  • Riscatti e ricongiunzioni incomplete: pratiche di riscatto laurea o ricongiunzione di contributi da altre casse non completate correttamente

I casi tipici di errore: una panoramica

1. Periodi lavorativi mancanti

E il caso piu frequente: nell’estratto mancano settimane o mesi di contributi relativi a un periodo in cui eri regolarmente assunto. Le cause possono essere:

  • Il datore ha omesso il versamento (ma i contributi ti sono stati trattenuti in busta paga)
  • Il datore ha cessato l’attivita prima di versare i contributi (fallimento, liquidazione)
  • Errore nell’inserimento del codice fiscale nella denuncia UNIEMENS

In questo caso, il lavoratore non e responsabile della mancata contribuzione: la giurisprudenza consolidata (tra cui Cass. Civ. Sez. Lav. n. 3461/2020) ha affermato che l’INPS non puo opporre l’omissione del datore al lavoratore che abbia comunque maturato il diritto alla pensione.

2. Contributi figurativi non accreditati

I contributi figurativi (o virtualmente accreditati) coprono periodi in cui non si lavora ma si ha diritto alla copertura previdenziale: malattia prolungata, maternita, cassa integrazione guadagni (CIG), disoccupazione, servizio militare. Se questi periodi non compaiono nell’estratto, e necessario presentare apposita istanza all’INPS con la relativa documentazione.

3. Contributi versati ma non accreditati

A volte i contributi risultano correttamente versati (verificabile tramite i modelli F24 o le ricevute del datore) ma non compaiono nell’estratto INPS. Questo puo accadere per errori tecnici di imputazione. La soluzione richiede di presentare all’INPS copia delle ricevute di versamento.

Come correggere gli errori: la procedura passo per passo

Step 1: raccogliere la documentazione

Prima di contattare l’INPS, raccogli tutto il materiale disponibile per il periodo contestato:

  • Buste paga o cedolini per il periodo in questione
  • CU (Certificazione Unica) o ex CUD degli anni interessati
  • Contratti di lavoro
  • Eventuali ricevute F24 (se autonomo o per versamenti volontari)
  • Documentazione del datore di lavoro (dichiarazioni UNIEMENS)
  • Per contributi figurativi: certificati medici, attestazioni INPS di CIG, decreti di maternita

Step 2: presentare istanza di verifica con il modulo PROVCONTR

Il modulo PROVCONTR (Provvedimento Contributivo) e lo strumento ufficiale dell’INPS per segnalare discrepanze nell’estratto contributivo. Tramite questo modulo puoi chiedere all’INPS di verificare e correggere i dati.

Il modulo PROVCONTR si compila e si invia tramite:

  • Portale INPS online (myINPS, con SPID/CIE/CNS)
  • Patronato: il CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti nella presentazione dell’istanza gratuitamente
  • Sede territoriale INPS di competenza

Step 3: l’iter di verifica INPS

Dopo la presentazione del PROVCONTR, l’INPS avviera un’istruttoria che puo prevedere:

  • Verifica con il datore di lavoro interessato (tramite UNIEMENS)
  • Richiesta di documentazione integrativa al lavoratore
  • Accreditamento diretto se l’errore e riconducibile a un disfunzionamento tecnico interno
  • Accreditamento d’ufficio dei contributi omessi dal datore, con contestuale recupero coattivo nei confronti del datore moroso

I tempi di istruttoria variano da pochi mesi fino a 1-2 anni per i casi piu complessi. E importante presentare l’istanza con largo anticipo rispetto alla data prevista di pensionamento.

Ricorso INPS: quando e come presentarlo

Se l’INPS rigetta la tua istanza PROVCONTR o non risponde entro i termini di legge, puoi presentare ricorso amministrativo al Comitato Provinciale INPS entro 90 giorni dalla notifica del rigetto (o dalla scadenza del termine per rispondere).

Il ricorso si presenta:

  • Online tramite il portale INPS (sezione Ricorsi Online)
  • Tramite patronato (assistenza gratuita)
  • Tramite avvocato (per ricorsi giudiziali al Tribunale del Lavoro)

Se il ricorso amministrativo non da esito positivo, e possibile ricorrere al Giudice del Lavoro (art. 442 c.p.c.), senza necessita di previo tentativo di mediazione per le controversie previdenziali.

Prescrizione dei contributi: attenzione ai tempi

E importante sapere che i contributi omessi si prescrivono. Il termine ordinario di prescrizione per i contributi INPS e di 5 anni (dalla data di scadenza del versamento), ridotto dal D.Lgs. 241/1997. In presenza di denuncia penale o di omissione dolosa, il termine puo essere sospeso o interrotto.

Tuttavia, per il lavoratore che subisce l’omissione del datore, la giurisprudenza tende a tutelare il diritto previdenziale anche oltre il termine di prescrizione, soprattutto quando il lavoratore non poteva conoscere l’omissione. E comunque consigliabile agire il prima possibile.

Domande frequenti (FAQ)

Se il datore non ha versato i contributi, perdo i miei anni di pensione?

No. L’INPS e tenuto ad accreditare i contributi al lavoratore anche se il datore non li ha versati, procedendo poi al recupero coattivo nei confronti del datore moroso. Il lavoratore non puo essere penalizzato dall’inadempimento altrui.

Quanto tempo ci vuole per correggere un errore nell’estratto?

I tempi variano molto. Per errori semplici (errore tecnico di imputazione, contributi figurativi non accreditati con documentazione chiara) si risolve in 3-6 mesi. Per casi complessi (datore cessato, periodi molto vecchi, controversie con ex datori) possono volerci 1-2 anni o piu.

Posso presentare il PROVCONTR da solo o serve un patronato?

Puoi presentarlo autonomamente tramite il portale INPS con SPID, CIE o CNS. Tuttavia, per casi complessi o per assicurarti di allegare tutta la documentazione necessaria, e consigliabile rivolgerti a un patronato. Il servizio e gratuito.

Cosa succede se trovo errori a pochi anni dalla pensione?

E fondamentale agire subito. Presentare il PROVCONTR con largo anticipo (almeno 2-3 anni prima della data prevista di pensionamento) garantisce i tempi tecnici per la verifica e la correzione senza ritardare il riconoscimento della pensione.

Conclusione: verifica l’estratto contributivo prima che sia troppo tardi

Gli errori nell’estratto contributivo sono piu frequenti di quanto si pensi, ma nella maggior parte dei casi sono risolvibili con la giusta procedura e la documentazione adeguata. L’importante e non aspettare la vigilia della pensione per controllare la propria posizione previdenziale.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto gratuito per la verifica dell’estratto contributivo, la presentazione del PROVCONTR e l’assistenza nei ricorsi INPS. Prenota un appuntamento per un controllo preventivo della tua posizione previdenziale.

Leggi anche: come usare l’estratto contributivo per verificare i requisiti pensionistici.

Giugno 30, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-30 12:30:002026-07-03 07:54:28Errori estratto contributivo INPS: come riconoscerli e correggerli nel 2026
Pagina 11 di 38«‹910111213›»

Ultime notizie

  • regime forfettario partita iva
    Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettariaSettembre 29, 2026 - 4:00 pmin: PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    ISEE Corrente FVG 2026: Quando Conviene Rifarlo per Bonus Regionali e AgevolazioniSettembre 29, 2026 - 2:00 pmin: CAF, ISEE
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Assegno di invalidità e stipendio: perché scatta il conguaglio IRPEF in busta pagaSettembre 29, 2026 - 12:00 pmin: NOTIZIE
Search Search

Seguici su Facebook

Categorie Articoli

Ultimi Articoli

  • regime forfettario partita iva
    Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettariaSettembre 29, 2026 - 4:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    ISEE Corrente FVG 2026: Quando Conviene Rifarlo per Bonus Regionali e AgevolazioniSettembre 29, 2026 - 2:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Assegno di invalidità e stipendio: perché scatta il conguaglio IRPEF in busta pagaSettembre 29, 2026 - 12:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Opposizione decreto ingiuntivo: cosa cambia davvero con la riforma del processo civileSettembre 29, 2026 - 10:00 am
  • Pensione 2026 INPS
    Pensione nuovo lavoro: l’INPS può recuperare i rateiSettembre 29, 2026 - 8:00 am
  • ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026
    Rottamazione quinquies, Comuni e Regioni aderenti: dove si cancellano sanzioni e interessiSettembre 28, 2026 - 7:22 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Partita IVA Igienista Dentale 2026: Guida Completa in 7 PuntiSettembre 28, 2026 - 7:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Istanza di Rateizzazione: il Contribuente Può Ancora Contestare il DebitoSettembre 28, 2026 - 6:54 pm
CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

Contatti

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
Email: info@centrofiscale.com
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
WhatsApp Patronato: 324 7411699

Ultimi Articoli

  • regime forfettario partita iva
    Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettariaSettembre 29, 2026 - 4:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    ISEE Corrente FVG 2026: Quando Conviene Rifarlo per Bonus Regionali e AgevolazioniSettembre 29, 2026 - 2:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Assegno di invalidità e stipendio: perché scatta il conguaglio IRPEF in busta pagaSettembre 29, 2026 - 12:00 pm
© Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Rss questo sito
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto