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GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Esigibilita IVA nel Regime Forfettario 2026: Come Funziona e Casi Particolari

regime forfettario partita iva

L’esigibilità IVA nel regime forfettario 2026 è uno dei temi più cercati e meno chiari da chi gestisce una partita IVA agevolata, soprattutto nei momenti delicati di passaggio da o verso il regime ordinario. La domanda è ricorrente: il forfettario, che non addebita IVA in fattura, deve preoccuparsi dell’esigibilità? E cosa succede in casi particolari come reverse charge, acquisti intracomunitari, importazioni o superamento delle soglie di 85.000 e 100.000 euro?

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine analizziamo il concetto di esigibilità immediata e differita, la regola generale per il forfettario (esonero da addebito IVA ex art. 1 comma 58 della Legge 190/2014), tutti i casi particolari in cui anche il forfettario “incontra” l’IVA, e cosa accade quando si esce dal regime agevolato. Con esempi pratici, calcoli e una sezione FAQ finale.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è l’esigibilità IVA: la definizione tecnica
  2. Emissione fattura vs esigibilità: la differenza
  3. Esigibilità immediata: la regola generale
  4. Esigibilità differita e IVA per cassa
  5. Forfettario: nessuna IVA in fattura, nessuna esigibilità tradizionale
  6. Casi particolari di IVA per i forfettari
  7. Reverse charge interno: come si comporta il forfettario
  8. Acquisti intracomunitari e prestazioni UE
  9. Importazioni extra-UE: IVA in dogana
  10. Vendite a privati UE: regime OSS
  11. Uscita dal forfettario: 85.000 e 100.000 euro
  12. Calcolo IVA pro-rata in caso di uscita
  13. Comunicazioni LIPE per i forfettari uscenti
  14. Esempi pratici con calcoli
  15. FAQ – Domande frequenti

Cos’è l’esigibilità IVA: la definizione tecnica

L’esigibilità IVA è il momento in cui l’imposta sul valore aggiunto diventa “dovuta” all’erario. È il punto temporale preciso in cui sorge il debito IVA del cedente/prestatore verso lo Stato e, contemporaneamente, il diritto alla detrazione per il cessionario/committente. La disciplina è contenuta nell’art. 6 del DPR 633/1972 (Decreto IVA), modificato più volte negli ultimi quindici anni.

Capire l’esigibilità è fondamentale perché determina:

  • Quando l’IVA va versata all’Agenzia delle Entrate (con F24)
  • In quale liquidazione periodica (mensile o trimestrale) far confluire l’operazione
  • Quando il cliente può detrarre l’IVA pagata sugli acquisti
  • Quale anno fiscale “vede” l’operazione ai fini della dichiarazione IVA

Esistono due grandi famiglie di esigibilità: esigibilità immediata (la regola generale) ed esigibilità differita (l’eccezione, legata all’incasso). Una terza categoria, l’esigibilità “split payment” verso la PA, è rilevante solo per chi fattura alla Pubblica Amministrazione e i forfettari ne sono esclusi.

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Emissione fattura vs esigibilità: la differenza

Molti contribuenti, anche esperti, confondono il momento di emissione della fattura con il momento di esigibilità dell’IVA. Sono due concetti distinti, anche se nella maggior parte dei casi coincidono.

Il momento di effettuazione dell’operazione (art. 6 DPR 633/72) è:

  • Beni mobili: consegna o spedizione
  • Beni immobili: stipula del contratto/atto
  • Prestazioni di servizi: pagamento del corrispettivo

La fattura deve essere emessa (in formato elettronico via SDI dal 2024 per quasi tutti, forfettari inclusi) entro 12 giorni dall’effettuazione per le fatture immediate, oppure entro il giorno 15 del mese successivo per le fatture differite. L’esigibilità IVA coincide, di regola, con il momento di effettuazione dell’operazione, non con la data di emissione della fattura.

Esempio: se consegno una merce il 28 maggio 2026 e fatturo l’8 giugno 2026, l’IVA è esigibile a maggio 2026, non a giugno. Per i forfettari, come vedremo, questa distinzione è in gran parte irrilevante perché non addebitano IVA, ma diventa cruciale in caso di reverse charge o uscita dal regime.

Esigibilità immediata: la regola generale

L’esigibilità immediata è il regime ordinario applicato alla stragrande maggioranza delle operazioni IVA in Italia. Significa che l’IVA è dovuta all’erario nel momento stesso in cui l’operazione è effettuata, indipendentemente dal fatto che il cliente abbia pagato o meno.

In pratica, il fornitore in regime ordinario:

  1. Emette fattura con IVA (per esempio 22%)
  2. Inserisce l’IVA nella liquidazione periodica del mese/trimestre di emissione
  3. Versa l’IVA con F24 entro il 16 del mese successivo (mensili) o entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre (trimestrali)
  4. Lo deve fare anche se il cliente non ha ancora pagato

Questo crea il classico problema di finanza d’impresa: anticipare al fisco un’IVA che non è ancora stata incassata dal cliente. Per mitigare il problema, il legislatore ha introdotto due eccezioni: l’esigibilità differita per le fatture verso enti pubblici e il regime di IVA per cassa (cash accounting).

Esigibilità differita e IVA per cassa

L’esigibilità differita sposta il momento di versamento dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo. È il principio di “cassa” applicato all’IVA. In Italia, esistono due forme principali:

Esigibilità differita “automatica” (art. 6 c. 5 DPR 633/72)

Si applica obbligatoriamente alle cessioni e prestazioni effettuate verso enti pubblici (Stato, Regioni, Comuni, ASL, Università, ecc.). L’IVA diventa esigibile al pagamento, non all’emissione della fattura. Tuttavia, dal 2015 lo “split payment” ha sostituito in larga parte questa disciplina per la PA. I forfettari, comunque, non addebitano IVA neanche verso la PA, quindi la questione li riguarda marginalmente.

IVA per cassa – Cash accounting (art. 32-bis DL 83/2012)

Introdotto dal Decreto Crescita 2012, il regime di IVA per cassa consente di posticipare:

  • Il versamento dell’IVA a debito al momento dell’incasso della fattura
  • La detrazione dell’IVA a credito al momento del pagamento al fornitore

L’opzione è disponibile per i contribuenti con volume d’affari fino a 2 milioni di euro annui e va esercitata in dichiarazione IVA. Esiste un limite temporale: trascorso un anno dall’effettuazione dell’operazione, l’IVA diventa comunque esigibile, anche se la fattura non è stata pagata (salvo procedure concorsuali).

I forfettari non possono optare per l’IVA per cassa, semplicemente perché non applicano IVA in fattura. Il regime per cassa è pensato per i contribuenti ordinari semplificati o i piccoli professionisti che vogliono allineare obblighi fiscali e flussi di cassa.

Forfettario: nessuna IVA in fattura, nessuna esigibilità tradizionale

Veniamo al cuore della questione. Il regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, modificato dalla Legge di Bilancio 2023 e successive) prevede un esonero generalizzato dall’addebito dell’IVA. Lo stabilisce in modo cristallino il comma 58:

“I contribuenti che applicano il regime forfettario non addebitano l’imposta sul valore aggiunto a titolo di rivalsa e non hanno diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti.”

Questo significa, per il forfettario:

  • Niente IVA in fattura verso il cliente (no rivalsa)
  • Niente detrazione IVA sugli acquisti effettuati
  • Nessun obbligo di liquidazione periodica IVA (mensile o trimestrale)
  • Nessun obbligo di versamento IVA con F24
  • Nessuna dichiarazione annuale IVA (modello IVA)
  • Nessuna comunicazione LIPE (Liquidazioni Periodiche IVA)

In sostanza, per il forfettario “puro” il concetto di esigibilità IVA non esiste. Le fatture devono però riportare la dicitura obbligatoria:

Dicitura obbligatoria in fattura forfettaria:
“Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – regime forfettario. Non soggetta a IVA ai sensi dell’art. 1 comma 58 L. 190/2014.”

Nel formato XML della fattura elettronica, il forfettario indica come natura IVA il codice “N2.2” (operazioni non soggette – altri casi). La marca da bollo da 2 euro va apposta sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro.

Casi particolari di IVA per i forfettari

Detto questo, esistono almeno cinque situazioni in cui anche il forfettario “incontra” l’IVA e deve gestirne il versamento. È fondamentale conoscerle, perché in questi casi il debito IVA esiste eccome, e va versato.

  1. Reverse charge interno (cessione di rottami, edilizia in subappalto, fabbricati strumentali)
  2. Reverse charge UE (acquisti intracomunitari di beni e servizi)
  3. Importazioni extra-UE (IVA dovuta in dogana)
  4. Operazioni con autofattura (prestazioni da soggetti extra-UE)
  5. Vendite a privati UE oltre soglia 10.000 euro (regime OSS)

In tutti questi casi il forfettario, pur restando nel regime agevolato per i ricavi nazionali, deve versare l’IVA con F24 e in alcuni casi presentare comunicazioni specifiche. Vediamoli uno per uno.

Reverse charge interno: come si comporta il forfettario

Il reverse charge interno (inversione contabile) è disciplinato dall’art. 17 commi 5 e 6 del DPR 633/72. Si applica a operazioni come:

  • Cessione di rottami, cascami ferrosi e non ferrosi
  • Cessione di fabbricati strumentali in opzione IVA
  • Subappalti in edilizia (settore costruzioni)
  • Cessione di console, tablet, PC, microprocessori (cessione B2B)
  • Cessione di oro industriale
  • Servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti in edifici

La regola del reverse charge è semplice: l’IVA è assolta dal cessionario/committente, non dal cedente/prestatore. Per il forfettario, le situazioni si dividono in due:

Forfettario come cedente/prestatore

Se il forfettario emette una fattura per un’operazione in reverse charge (per esempio, un piccolo edile forfettario in subappalto), non addebita IVA (come sempre) e indica nella fattura la natura “N2.2” (forfettario). Non scatta l’inversione contabile, perché il forfettario non è soggetto IVA. Il cliente quindi non deve integrare la fattura.

Forfettario come cessionario/committente

Caso completamente diverso: se il forfettario riceve una fattura senza IVA in reverse charge (ad esempio, acquista rottami o riceve un servizio in edilizia subappalto), deve:

  1. Integrare la fattura con l’IVA (di regola 22%, salvo aliquote specifiche)
  2. Versare l’IVA all’erario con F24, codice tributo specifico
  3. Non detrarla (perché il forfettario non ha diritto a detrazione)
  4. L’IVA versata diventa costo deducibile ai fini del coefficiente di redditività

Il versamento avviene entro il 16 del mese successivo all’operazione. Va indicato nel quadro VJ del modello IVA (che il forfettario deve presentare se ha avuto reverse charge). Il codice tributo F24 dipende dalla tipologia (es. 6099 per IVA mensile reverse charge).

Attenzione: in caso di reverse charge ricevuto, il forfettario è tenuto a presentare la dichiarazione IVA annuale (modello IVA) limitatamente alle operazioni con reverse charge. Va compilato il quadro VJ e versato l’IVA in F24.

Acquisti intracomunitari e prestazioni UE

Il forfettario che acquista beni o servizi da soggetti UE deve gestire il reverse charge intracomunitario. La disciplina è contenuta nell’art. 7-bis e seguenti del DPR 633/72, integrati dal DL 331/1993.

Acquisti di beni intracomunitari

Se il forfettario acquista beni da un fornitore UE, esistono due regimi a seconda della soglia annua di 10.000 euro:

  • Sotto i 10.000 euro/anno: il fornitore UE addebita la propria IVA (es. IVA tedesca al 19%). Il forfettario paga e basta. Non integra né versa IVA italiana.
  • Oltre i 10.000 euro/anno: il forfettario deve iscriversi al VIES, comunicare al fornitore di voler acquistare in regime intracomunitario, e integrare la fattura con IVA italiana, da versare con F24 entro il 16 del mese successivo.

Servizi ricevuti da soggetti UE

Per i servizi B2B (es. abbonamento software cloud da Irlanda, Google Ads, hosting estero), si applica sempre il reverse charge ex art. 7-ter, indipendentemente dalla soglia. Il forfettario deve:

  1. Iscriversi al VIES (Modello AA9/12 o online)
  2. Comunicare la propria partita IVA italiana al fornitore
  3. Ricevere fattura senza IVA
  4. Integrare con IVA italiana (22% standard)
  5. Versare l’IVA con F24 entro il 16 del mese successivo
  6. Presentare modello INTRA mensile o trimestrale (acquisti)

L’IVA versata in reverse charge UE è un costo per il forfettario, non recuperabile, ma “assorbito” dal coefficiente di redditività che riconosce un costo forfettizzato.

Importazioni extra-UE: IVA in dogana

Quando un forfettario importa beni da Paesi extra-UE (Cina, USA, UK post-Brexit, Svizzera, ecc.), l’IVA è dovuta in dogana, calcolata sul valore del bene + dazi + spese di trasporto. Si tratta di un’IVA esigibile immediatamente al momento dell’introduzione del bene nel territorio italiano.

Il forfettario:

  • Paga l’IVA in dogana (di solito tramite spedizioniere)
  • Non può detrarla
  • L’IVA versata è un costo incluso nel valore del bene importato
  • Non deve presentare alcuna dichiarazione IVA per la sola importazione

Per i piccoli importatori (es. acquisti su Alibaba, AliExpress) che superano la soglia di 150 euro per spedizione, l’IVA è calcolata e riscossa in dogana. Sotto la soglia, dal 2021 vige il regime IOSS (Import One Stop Shop) gestito direttamente dal venditore.

Vendite a privati UE: regime OSS oltre 10.000 euro

Caso meno noto ma sempre più rilevante per e-commerce e creator: il forfettario che vende beni o servizi digitali a privati consumatori UE. La disciplina è il regime OSS (One Stop Shop), attivo dal 1° luglio 2021.

  • Sotto i 10.000 euro/anno di vendite UE B2C: si applica l’IVA italiana (per il forfettario, niente IVA – dicitura N2.2)
  • Oltre i 10.000 euro/anno: si applica l’IVA del Paese di destinazione del consumatore. Il forfettario deve:
  1. Iscriversi al regime OSS tramite portale Agenzia Entrate
  2. Applicare l’IVA del Paese del cliente (es. 19% Germania, 20% Francia)
  3. Versare l’IVA trimestralmente tramite OSS
  4. Presentare dichiarazione OSS trimestrale

In questo caso, il forfettario perde di fatto l’agevolazione IVA italiana ma resta nel regime forfettario per i ricavi (purché entro 85.000 euro). L’IVA OSS versata è un costo, non un’imposta sostitutiva.

Uscita dal forfettario: 85.000 e 100.000 euro

Veniamo al tema più delicato: quando il forfettario diventa contribuente IVA “vero”, cioè inizia ad addebitare IVA in fattura e a gestirne l’esigibilità in modo ordinario. Le due soglie chiave sono 85.000 e 100.000 euro.

Soglia 85.000 euro: uscita dall’anno successivo

Se il forfettario, in un anno, supera 85.000 euro di ricavi/compensi ma resta sotto i 100.000 euro, esce dal regime dall’anno successivo. Esempio:

  • Anno 2026: ricavi 90.000 euro (forfettario)
  • Anno 2027: passa al regime ordinario dal 1° gennaio
  • Le fatture 2026 restano senza IVA
  • Dal 1° gennaio 2027 le fatture si emettono con IVA al 22% (o aliquota applicabile)

Soglia 100.000 euro: uscita immediata stesso anno

Se invece i ricavi superano 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita è immediata e retroattiva al momento del superamento. È la novità più impattante introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e confermata negli anni successivi.

  • Tutte le operazioni effettuate fino alla fattura che fa superare la soglia (esclusa) restano forfettarie
  • La fattura che determina lo “sforo” e tutte quelle successive devono essere emesse con IVA
  • Se il superamento avviene a metà anno, il contribuente deve attivarsi immediatamente: aprire i registri IVA, iscriversi a INPS Gestione Separata o gestione artigiani/commercianti come “ordinario”, presentare LIPE

Esempio pratico: Mario, forfettario, a settembre 2026 emette fattura di 8.000 euro che fa superare i 100.000 euro complessivi. Quella fattura va emessa con IVA al 22% (1.760 euro). Tutte le fatture successive devono avere IVA. Le fatture pregresse del 2026 restano senza IVA. Da settembre 2026 Mario diventa contribuente IVA ordinario “trimestrale” di norma.

Calcolo IVA pro-rata in caso di uscita

Quando si esce dal forfettario, scatta una norma poco conosciuta ma importante: il diritto alla detrazione “retroattiva” dell’IVA sui beni strumentali e sulle rimanenze, prevista dall’art. 1 c. 61 L. 190/2014.

In pratica, il contribuente che passa al regime ordinario può detrarre l’IVA assolta in regime forfettario su:

  • Rimanenze finali di beni acquistati e non venduti
  • Beni strumentali ammortizzabili acquistati negli ultimi 5 anni (10 anni per immobili)
  • Servizi non ancora utilizzati alla data di uscita (es. canoni anticipati)

Il calcolo è pro-rata temporis per i beni ammortizzabili: si recupera la quota di IVA proporzionale al periodo residuo di ammortamento. Esempio:

  • PC acquistato nel 2024 a 1.220 euro (1.000 + IVA 220)
  • Periodo ammortamento PC: 5 anni (quote del 20%)
  • Uscita dal forfettario: 1° gennaio 2027
  • Quote residue: 2027, 2028 (2 anni su 5)
  • IVA detraibile: 220 × (2/5) = 88 euro

La detrazione si effettua nella prima dichiarazione IVA del nuovo regime, presentando una rettifica ai sensi dell’art. 19-bis2 DPR 633/72. È un’operazione delicata che richiede di conservare le fatture di acquisto degli anni precedenti.

Comunicazioni LIPE per i forfettari uscenti

Una volta usciti dal regime forfettario, il contribuente è tenuto a tutti gli adempimenti IVA ordinari, tra cui le LIPE – Liquidazioni Periodiche IVA. Si tratta di comunicazioni trimestrali (telematiche) che riepilogano le operazioni IVA del trimestre.

Scadenze LIPE 2026-2027:

  • I trimestre (gen-mar): entro 31 maggio
  • II trimestre (apr-giu): entro 30 settembre
  • III trimestre (lug-set): entro 30 novembre
  • IV trimestre (ott-dic): entro fine febbraio dell’anno successivo (oppure dichiarazione IVA annuale presentata entro fine febbraio)

Per chi esce dal forfettario per superamento dei 100.000 euro a metà anno, la prima LIPE deve essere presentata per il trimestre di superamento. Esempio: superamento il 15 settembre 2026, prima LIPE per il III trimestre 2026 entro il 30 novembre 2026.

Esempi pratici con calcoli

Esempio 1: Forfettario “puro” senza casi particolari

Anna, copywriter forfettaria, fattura nel 2026 a clienti italiani per 35.000 euro. Tutte le fatture sono senza IVA con dicitura N2.2.

  • IVA da versare: 0 euro
  • LIPE: non dovute
  • Modello IVA: non dovuto
  • Esigibilità IVA: concetto non applicabile

Esempio 2: Forfettario con servizio UE (Google Ads)

Marco, web designer forfettario, nel 2026 spende 2.000 euro in Google Ads (Irlanda). Riceve fattura senza IVA con reverse charge UE.

  • Integrazione fattura: 2.000 × 22% = 440 euro IVA
  • F24 codice 6099 entro il 16 del mese successivo: 440 euro
  • Modello INTRA acquisti servizi: dovuto
  • Modello IVA annuale (quadro VJ): dovuto
  • I 440 euro versati sono un costo “assorbito” dal coefficiente forfettario

Esempio 3: Forfettario edile con reverse charge interno

Giuseppe, idraulico forfettario in Friuli, lavora in subappalto per 8.000 euro per un’impresa edile. Emette fattura senza IVA (forfettario) ma non scatta il reverse charge: la fattura riporta solo la dicitura forfettaria N2.2.

Diversamente: se Giuseppe acquista materiale di rottame da 1.500 euro per 1.000 euro di valore reale, la fattura del rivenditore è in reverse charge. Giuseppe deve integrare con IVA al 22% (220 euro) e versarla.

Esempio 4: Uscita per superamento 100.000 euro

Laura, consulente forfettaria, nel 2026 ha già fatturato 95.000 euro al 30 giugno. A luglio emette una fattura da 8.000 euro: ricavi totali 103.000 euro = uscita immediata.

  • Fattura di luglio: 8.000 + IVA 22% (1.760) = 9.760 euro
  • Tutte le fatture successive con IVA
  • Apertura registri IVA con effetto dal 1° luglio (o dalla data della fattura “sforo”)
  • Prima LIPE: III trimestre 2026, entro 30 novembre 2026
  • Modello IVA 2027 con quadro VJ e VL
  • Possibile rettifica IVA su beni strumentali e rimanenze (art. 19-bis2)

Esempio 5: Vendita digitale a privati UE oltre soglia

Sara, content creator forfettaria, vende corsi online a privati UE per 15.000 euro nel 2026. Supera la soglia di 10.000 euro: deve iscriversi a OSS.

  • Vendite a francesi: IVA francese 20%
  • Vendite a tedeschi: IVA tedesca 19%
  • Versamento OSS trimestrale tramite portale Agenzia Entrate
  • I ricavi (al netto IVA OSS) restano nel forfettario, purché totali sotto 85.000 euro

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FAQ – Domande frequenti

Il forfettario deve preoccuparsi dell’esigibilità IVA?

Per le operazioni “ordinarie” (cessioni e prestazioni B2B e B2C in Italia), no: il forfettario non addebita IVA in fattura ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, quindi il concetto di esigibilità non si applica. Diventa rilevante in caso di reverse charge, acquisti UE, importazioni, vendite OSS o uscita dal regime.

Cosa significa “esigibilità immediata” sulla fattura?

Significa che l’IVA è dovuta all’erario nel momento in cui l’operazione è effettuata (consegna del bene o pagamento del servizio), indipendentemente dall’incasso effettivo. È la regola standard per i contribuenti ordinari. Il forfettario, non addebitando IVA, riporta in fattura “esigibilità immediata” come campo formale ma senza imposta dovuta.

Posso scegliere l’IVA per cassa se sono forfettario?

No. L’IVA per cassa (art. 32-bis DL 83/2012) è disponibile solo per chi addebita IVA in fattura. Il forfettario, esonerato dall’addebito IVA, non può optare per il regime cash accounting. Se vuoi la “logica per cassa” anche sui ricavi, il forfettario è già di per sé un regime di cassa per le imposte sui redditi.

Cosa succede se ricevo una fattura in reverse charge come forfettario?

Devi integrare la fattura con l’IVA italiana (di solito 22%), versarla con F24 entro il 16 del mese successivo (codice tributo specifico) e presentare la dichiarazione IVA annuale con il quadro VJ compilato. Non puoi detrarre l’IVA versata, che diventa un costo. Esempi tipici: acquisto rottami, lavori in subappalto edile ricevuti, console/PC B2B.

Devo iscrivermi al VIES se sono forfettario e compro su Amazon Business?

Se acquisti da Amazon Business sotto i 10.000 euro/anno da fornitori UE, no: paghi l’IVA del Paese di origine. Se superi i 10.000 euro/anno o ricevi servizi B2B da fornitori UE (es. AWS, Microsoft Ireland, Google Ads Ireland), sì: devi iscriverti al VIES e gestire il reverse charge intracomunitario, con integrazione e versamento IVA italiana.

Se supero 100.000 euro a metà anno, devo riemettere le fatture precedenti con IVA?

No. Le fatture emesse prima di quella che determina il superamento restano senza IVA (forfettarie). Solo la fattura che fa “sforare” e tutte quelle successive devono essere emesse con IVA. È una novità della Legge di Bilancio 2023 che ha eliminato la “retroattività” piena dell’uscita immediata.

Posso recuperare l’IVA pagata in regime forfettario quando passo all’ordinario?

Sì, parzialmente. L’art. 19-bis2 DPR 633/72 consente la rettifica della detrazione per beni strumentali ammortizzabili (entro 5 anni dall’acquisto, 10 anni per immobili) e per le rimanenze finali. Si calcola pro-rata temporis e si fa valere nella prima dichiarazione IVA del nuovo regime. È un’operazione tecnica, conviene farsi assistere da un commercialista o CAF.

Devo presentare LIPE se sono forfettario?

No, il forfettario “puro” non presenta LIPE perché non liquida IVA. Eccezione: se hai operazioni in reverse charge (interno o UE) o vendite OSS, devi presentare il modello IVA annuale con i quadri specifici (VJ, ecc.), ma non le LIPE trimestrali. Le LIPE diventano obbligatorie solo se esci dal forfettario e passi al regime ordinario.

L’IVA in dogana sulle importazioni è recuperabile?

No, il forfettario non può recuperare l’IVA versata in dogana sulle importazioni extra-UE. È un costo definitivo, che entra nel valore d’acquisto del bene. Solo passando al regime ordinario potresti detrarre l’IVA su acquisti futuri, ma non su quelli pregressi (salvo la rettifica per beni strumentali ex art. 19-bis2).

Cosa devo fare se ho dubbi sul mio regime IVA come forfettario?

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Maggio 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-07 08:00:002026-08-17 10:16:40Esigibilita IVA nel Regime Forfettario 2026: Come Funziona e Casi Particolari
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Commercialista 2026: Guida Completa Regime Forfettario, Cassa Ragionieri e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come commercialista nel 2026 significa avviare un percorso professionale ricco di opportunità ma anche di adempimenti specifici. Dalla scelta del codice ATECO (69.20.11 per i dottori commercialisti o 69.20.12 per ragionieri e periti) alla valutazione del regime forfettario con coefficiente al 78%, passando per l’iscrizione alla CNPADC o alla CNPR fino alla gestione della fatturazione elettronica: ogni scelta iniziale ha conseguenze importanti sulla tua operatività e sul carico fiscale.

In questa guida completa aggiornata al 2026, pensata per i giovani dottori commercialisti e i ragionieri che stanno aprendo il proprio studio, trovi tutti i passaggi per avviare correttamente l’attività: dai requisiti di iscrizione all’Albo ODCEC, al praticantato, all’esame di Stato, fino al calcolo concreto di tasse e contributi con esempi su redditi di 40.000, 60.000 e 85.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Requisiti per aprire la Partita IVA come commercialista
  2. Codice ATECO commercialista: 69.20.11 e 69.20.12
  3. Regime forfettario commercialista: limiti e coefficiente 78%
  4. Quando NON si può accedere al forfettario
  5. Cassa previdenziale: CNPADC o CNPR
  6. Contributi CNPADC 2026: aliquote e minimi
  7. Contributi CNPR 2026: soggettivo e integrativo
  8. Contribuzione ridotta per neoiscritti
  9. Quanto costa aprire lo studio
  10. Fatturazione: codici natura IVA e marca da bollo
  11. Codici ATECO secondari per commercialisti
  12. Contributi al Consiglio nazionale e all’Ordine territoriale
  13. Tassazione: esempi con redditi 40K, 60K, 85K
  14. Assicurazione RC professionale obbligatoria
  15. Fatturazione elettronica B2B e B2C
  16. Domande frequenti

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Requisiti per aprire la Partita IVA come commercialista

Per esercitare la professione di dottore commercialista o di ragioniere ed esperto contabile è obbligatorio essere iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (ODCEC). L’iscrizione richiede un percorso articolato che unisce formazione universitaria, tirocinio ed esame di Stato.

Titolo di studio richiesto

  • Sezione A (Dottori commercialisti): laurea magistrale (LM-56 Scienze dell’economia, LM-77 Scienze economico-aziendali o equipollenti) oppure laurea specialistica o diploma di laurea del vecchio ordinamento in materie economiche, giuridiche o aziendali;
  • Sezione B (Esperti contabili): laurea triennale (L-18 Scienze dell’economia e della gestione aziendale o L-33 Scienze economiche).

Praticantato (tirocinio professionale)

Dopo la laurea è obbligatorio svolgere un tirocinio di 18 mesi presso lo studio di un commercialista iscritto da almeno cinque anni. Durante il praticantato vanno seguiti anche i corsi di formazione professionale previsti dal Consiglio Nazionale. Il tirocinio può essere anticipato: si possono svolgere gli ultimi sei mesi durante il percorso di laurea magistrale, riducendo così i tempi di accesso alla professione.

Esame di Stato

L’esame di Stato per l’abilitazione si sostiene nelle sessioni di giugno e novembre organizzate dalle università convenzionate. È composto da tre prove scritte (ragioneria e bilancio, diritto tributario, diritto commerciale e societario) e una prova orale. Superato l’esame, entro 60 giorni è possibile richiedere l’iscrizione all’Albo ODCEC della provincia di residenza professionale.

Codice ATECO commercialista: 69.20.11 e 69.20.12

Il codice ATECO identifica l’attività economica ai fini fiscali, statistici e previdenziali. Per i commercialisti esistono due codici principali, in base al titolo abilitativo:

  • 69.20.11 – Servizi forniti da dottori commercialisti;
  • 69.20.12 – Servizi forniti da ragionieri e periti commerciali.

Entrambi i codici rientrano nella categoria ATECO 2025 “Attività degli studi di contabilità e consulenza fiscale” e prevedono un coefficiente di redditività del 78% ai fini del regime forfettario. La scelta tra 69.20.11 e 69.20.12 dipende esclusivamente dall’iscrizione in sezione A o B dell’Albo: non si tratta di un’opzione libera, ma del riconoscimento del proprio titolo professionale.

Il codice ATECO va dichiarato all’Agenzia delle Entrate al momento dell’apertura della partita IVA tramite il modello AA9/12 (persone fisiche) presentabile online tramite i servizi telematici dell’Agenzia. Anche un errore nella scelta del codice può creare problemi con INPS o con la Cassa di categoria: un controllo con il CAF o con un collega esperto è sempre consigliato.

Regime forfettario commercialista: limiti e coefficiente 78%

Il regime forfettario è la soluzione fiscale più scelta dai giovani commercialisti che aprono lo studio. Offre una tassazione agevolata, adempimenti ridotti e nessun obbligo di IVA. Per accedervi è necessario rispettare il limite di 85.000 euro di compensi annui (ragguagliato all’anno in caso di apertura in corso d’anno) e non incorrere in una delle cause ostative previste dalla normativa.

Coefficiente di redditività al 78%

Per i commercialisti (codici ATECO 69.20.11 e 69.20.12) il coefficiente di redditività è del 78%. Significa che il reddito imponibile si calcola così:

Reddito imponibile = Compensi incassati × 78% − Contributi previdenziali versati

Il restante 22% è considerato forfettariamente come “costi di produzione”: non rileva quanto hai speso effettivamente per software, affitto studio o collaboratori, perché l’abbattimento è automatico.

Aliquota 5% per i primi 5 anni

Chi apre la prima partita IVA in regime forfettario beneficia di un’aliquota sostitutiva ridotta al 5% per i primi cinque anni, al posto del 15% ordinario. Le condizioni per accedere al 5% sono tre:

  • Non aver esercitato nei tre anni precedenti un’attività professionale analoga (nemmeno come praticante retribuito oltre determinate soglie);
  • L’attività da intraprendere non deve costituire mera prosecuzione di un’attività svolta come lavoro dipendente o autonomo;
  • Se si prosegue l’attività di un altro soggetto, i ricavi dell’anno precedente non devono superare gli 85.000 euro.

Quando NON si può accedere al forfettario

Esistono diverse cause ostative che impediscono l’accesso al regime forfettario anche se si rispetta il limite di 85.000 euro. Per i commercialisti le più rilevanti sono:

  • Cliente prevalente ex datore di lavoro: se più del 50% dei compensi deriva da un soggetto che è stato tuo datore di lavoro nei due periodi d’imposta precedenti, il forfettario è precluso. Attenzione tipica per chi apre studio dopo il praticantato retribuito: se il “dominus” diventa il tuo principale cliente, rischi la causa ostativa.
  • Partecipazione a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
  • Controllo diretto o indiretto di SRL con attività economica riconducibile a quella svolta come forfettario;
  • Aver percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro (salvo rapporti di lavoro cessati);
  • Sostenere spese per collaboratori superiori a 20.000 euro lordi annui.

Verifica sempre la tua posizione prima di aprire la partita IVA: un errore sulle cause ostative può costare la fuoriuscita retroattiva dal regime e il ricalcolo delle imposte in regime ordinario. La guida completa alle cause ostative del regime forfettario 2026 ti aiuta a inquadrare tutti i casi.

Cassa previdenziale: CNPADC o CNPR

Il commercialista non è iscritto alla Gestione separata INPS, ma a una Cassa di previdenza privata, obbligatoriamente in base alla sezione dell’Albo:

  • CNPADC – Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti (sezione A);
  • CNPR – Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Ragionieri e Periti Commerciali (sezione A “ragionieri” e sezione B).

L’iscrizione alla Cassa è automatica e contestuale all’iscrizione all’Albo: entro 30 giorni dall’inizio attività occorre comunicare alla Cassa i propri dati anagrafici e fiscali. Non è possibile scegliere di non iscriversi, né sostituire la Cassa con la Gestione separata INPS.

Contributi CNPADC 2026: aliquote e minimi

La CNPADC, per i dottori commercialisti, prevede tre componenti contributive:

  • Contributo soggettivo: 12% del reddito professionale netto dichiarato (aliquota base), con possibilità di optare per aliquote più elevate (fino al 26%) per aumentare la futura pensione;
  • Contributo integrativo: 4% sul volume d’affari IVA, addebitato in fattura al cliente e interamente a suo carico (per i forfettari l’integrativo è dovuto anche se in fattura non si indica IVA);
  • Contributo di maternità: quota fissa annuale modesta (circa 70-80 euro).

Contributi minimi CNPADC 2026

Anche chi non raggiunge una certa soglia di reddito deve versare i contributi minimi. Per il 2026 si attestano attorno a:

  • Minimo soggettivo: circa 2.800 euro;
  • Minimo integrativo: circa 800 euro;
  • Totale minimo: circa 3.100 euro annui (al netto dei minimi ridotti per neoiscritti).

Gli importi esatti vengono pubblicati ogni anno sul sito ufficiale CNPADC e comunicati con il MAV annuale. Per i forfettari, i contributi previdenziali sono deducibili dal reddito imponibile e rappresentano una leva importante per ridurre la tassazione effettiva.

Contributi CNPR 2026: soggettivo e integrativo

La CNPR, per ragionieri e periti commerciali, ha una struttura simile ma con aliquote leggermente diverse:

  • Contributo soggettivo: 18% del reddito professionale netto (aliquota base, con possibilità di scegliere aliquota ridotta al 9% per redditi inferiori o aliquote maggiorate per incrementare la pensione);
  • Contributo integrativo: 4% sul volume d’affari IVA, addebitato in fattura al cliente;
  • Contributo di maternità: quota fissa annuale.

Il contributo minimo CNPR si aggira intorno ai 2.900-3.200 euro annui, con riduzioni specifiche per i neoiscritti. La Cassa pubblica ogni anno le quote definitive entro gennaio, consultabili nell’area riservata degli iscritti.

Importante: mentre il contributo soggettivo è a carico esclusivo del professionista e deducibile dal reddito, il contributo integrativo del 4% viene addebitato al cliente in fattura. Per i clienti privati (consumatori finali) il 4% è un costo effettivo che si aggiunge al compenso; per clienti soggetti passivi IVA diventa normalmente detraibile.

Contribuzione ridotta per neoiscritti

Sia CNPADC che CNPR prevedono agevolazioni specifiche per i neoiscritti nei primi anni di attività, per alleggerire l’impatto dei contributi minimi su redditi ancora bassi.

CNPADC – Riduzioni neoiscritti

  • Nei primi tre anni: riduzione del 50% sul contributo soggettivo minimo, a condizione di essere iscritti per la prima volta prima del compimento dei 35 anni;
  • Possibilità di rateizzare i contributi in quote trimestrali.

CNPR – Riduzioni neoiscritti

  • Nei primi anni di attività, su richiesta: aliquota soggettiva ridotta al 9% per i redditi entro determinate soglie;
  • Possibilità di versare il contributo minimo ridotto per i primi tre anni, con successivo recupero in percentuale o rinuncia definitiva (con conseguente riduzione dell’anzianità contributiva).

Le agevolazioni vanno richieste espressamente alla Cassa con apposito modulo: non sono automatiche. Pianificare bene questo passaggio, magari con il supporto di un commercialista esperto in previdenza professionale o del CAF, è fondamentale per non perdere i benefici previsti.

Quanto costa aprire lo studio

I costi di avvio dello studio di un commercialista dipendono dalla scelta di lavorare in proprio o in condivisione, ma una stima realistica per i primi 12 mesi si colloca tra 8.000 e 20.000 euro. Ecco le voci principali:

  • Iscrizione all’Albo ODCEC: tassa di prima iscrizione variabile per Ordine (in media 200-400 euro);
  • Quota annuale Ordine territoriale: 250-450 euro l’anno, con quota ridotta per i neoiscritti;
  • Contributo Consiglio Nazionale: circa 90-130 euro l’anno;
  • Software gestionale e contabilità: 500-2.000 euro/anno (TeamSystem, Zucchetti, Buffetti, Profis, ecc.);
  • Software fatturazione elettronica: spesso incluso nel gestionale o SdI gratuito dell’Agenzia Entrate;
  • Firma digitale e PEC: 50-100 euro l’anno;
  • Cassetto fiscale, delega Entratel: gratuiti, richiedono tempo di attivazione;
  • Arredo ufficio (scrivania, libreria, cassettiera, sedute clienti): da 1.500 euro per soluzione essenziale;
  • Affitto studio: variabile da zero (coworking o condivisione con colleghi) a 500-1.200 euro/mese per studio indipendente in città medio-grandi;
  • Assicurazione RC professionale: da 350 a 900 euro annui per massimali da 250.000 a 1.000.000 euro;
  • Marketing e sito web: 500-2.000 euro una tantum + gestione annuale.

Molti giovani colleghi iniziano con una condivisione studio presso un collega già strutturato: soluzione ottimale per ridurre i costi fissi nei primi due-tre anni e costruire la prima clientela senza grandi investimenti iniziali.

Fatturazione: codici natura IVA e marca da bollo

I commercialisti in regime forfettario non applicano l’IVA in fattura. Il riferimento normativo da indicare è l’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014. Il codice natura IVA da utilizzare nell’XML della fattura elettronica è N2.2 – “Operazioni non soggette – altri casi”.

Marca da bollo da 2 euro

Sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro è dovuta l’imposta di bollo di 2 euro. Per i forfettari e per tutte le fatture emesse senza addebito IVA (anche con altri regimi particolari) la regola è sempre questa: se l’imponibile supera 77,47 euro, scatta il bollo.

Per la fatturazione elettronica, il bollo non si applica più fisicamente sulla fattura cartacea: viene assolto in modo virtuale trimestralmente tramite F24, con importi calcolati automaticamente dall’Agenzia delle Entrate sulla base delle fatture trasmesse al Sistema di Interscambio. Puoi scegliere di:

  • Addebitare il bollo al cliente in fattura (prassi corretta e più diffusa): in tal caso l’importo diventa ricavo imponibile ai fini del forfettario;
  • Lasciare il bollo a tuo carico, riducendo la marginalità.

Per approfondire aspetti pratici della fatturazione vedi la guida Fatturazione avvocato 2026, che tratta meccanismi analoghi, e termini di emissione fattura elettronica 2026.

Codici ATECO secondari per commercialisti

Molti commercialisti svolgono attività connesse che possono essere identificate con codici ATECO secondari. Le più frequenti:

  • 69.20.13 – Servizi forniti da revisori contabili, periti, consulenti ed altri soggetti che svolgono attività in materia di amministrazione, contabilità e tributi;
  • 69.10.10 – Attività degli studi legali (solo se svolte in qualità di avvocato abilitato: non alternativa al commercialista);
  • 74.90.99 – Altre attività professionali, scientifiche e tecniche NCA;
  • 66.19.21 – Promotori finanziari e consulenti finanziari iscritti in apposito Albo;
  • 70.22.09 – Altre attività di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale.

L’aggiunta di un ATECO secondario si comunica all’Agenzia delle Entrate con modello AA9/12. Attenzione: nel regime forfettario i diversi codici ATECO possono avere coefficienti di redditività differenti. In caso di pluralità di attività, il reddito si calcola applicando i relativi coefficienti ai compensi di ciascuna, sommando poi i risultati per determinare il reddito imponibile complessivo.

Contributi al Consiglio nazionale e all’Ordine territoriale

Oltre ai contributi previdenziali versati alla Cassa, ogni commercialista iscritto all’Albo paga due quote associative annuali:

  • Contributo al Consiglio Nazionale (CNDCEC): quota unica deliberata annualmente, in genere tra 90 e 130 euro;
  • Quota Ordine territoriale: variabile per Ordine provinciale (in genere tra 250 e 450 euro annui, con riduzioni per neoiscritti nei primi 3-5 anni di iscrizione).

Entrambe le quote sono deducibili dal reddito professionale in regime ordinario (come spese inerenti all’attività). In regime forfettario, invece, non sono deducibili perché l’abbattimento del 22% (cioè il 100% meno il coefficiente del 78%) copre forfettariamente ogni spesa di produzione, incluse quote e contributi associativi.

Il mancato pagamento delle quote all’Ordine è causa di procedimento disciplinare e, in caso di inadempienza prolungata, di sospensione dall’Albo.

Tassazione: esempi con redditi 40K, 60K, 85K

Vediamo tre esempi concreti di tassazione per un giovane commercialista iscritto CNPADC, in regime forfettario con aliquota al 5% (primi 5 anni) e coefficiente 78%. I dati contributivi sono puramente indicativi (riduzioni neoiscritti escluse per semplicità).

Esempio 1 – Compensi 40.000 euro

  • Reddito lordo (78% × 40.000) = 31.200 euro;
  • Contributi CNPADC (12% soggettivo + integrativo addebitato al cliente): stimabile circa 3.750 euro;
  • Reddito imponibile dopo deduzione contributi: 31.200 − 3.750 = 27.450 euro;
  • Imposta sostitutiva 5%: ≈ 1.370 euro;
  • Totale tasse + contributi: circa 5.120 euro (pari a circa il 12,8% dei compensi).

Esempio 2 – Compensi 60.000 euro

  • Reddito lordo (78% × 60.000) = 46.800 euro;
  • Contributi CNPADC soggettivi: ≈ 5.620 euro;
  • Reddito imponibile: 46.800 − 5.620 = 41.180 euro;
  • Imposta sostitutiva 5%: ≈ 2.060 euro;
  • Totale tasse + contributi soggettivi: circa 7.680 euro (circa 12,8% dei compensi).

Esempio 3 – Compensi 85.000 euro (soglia massima)

  • Reddito lordo (78% × 85.000) = 66.300 euro;
  • Contributi CNPADC soggettivi: ≈ 7.960 euro;
  • Reddito imponibile: 66.300 − 7.960 = 58.340 euro;
  • Imposta sostitutiva 5%: ≈ 2.920 euro;
  • Totale tasse + contributi soggettivi: circa 10.880 euro (circa 12,8% dei compensi).

Dopo il quinto anno, passando all’aliquota al 15%, per 85.000 euro di compensi l’imposta sostitutiva sale a circa 8.750 euro, con un incremento di circa 5.800 euro annui: motivo per cui molti colleghi valutano l’uscita dal forfettario verso il regime ordinario quando il carico fiscale e le esigenze di dedurre costi reali superano il vantaggio del 15%.

Assicurazione RC professionale obbligatoria

La legge 148/2011 e il DPR 137/2012 impongono a tutti i professionisti iscritti ad Albi, inclusi i commercialisti, di stipulare una polizza di responsabilità civile professionale. L’obbligo è funzionale a garantire i clienti in caso di errori professionali.

Caratteristiche della polizza RC professionale

  • Massimale minimo consigliato: 250.000 euro (molti Ordini territoriali hanno convenzioni con compagnie che offrono massimali più elevati a prezzi calmierati);
  • Retroattività: deve coprire anche eventuali errori commessi in passato, se non coperti da altra polizza;
  • Ultrattività (postuma): copre richieste di risarcimento che pervengono dopo la cessazione dell’attività per fatti avvenuti durante la vigenza della polizza;
  • Comunicazione al cliente: estremi di polizza, massimale e compagnia vanno indicati al cliente al momento del primo incarico (art. 9 DPR 137/2012).

Il costo medio per un giovane commercialista in regime forfettario si aggira sui 350-500 euro annui per massimali fino a 500.000 euro. Molti Ordini convenzionati con broker specializzati offrono condizioni a partire da poche centinaia di euro per i neoiscritti.

Fatturazione elettronica B2B e B2C

Dal 2024 tutti i contribuenti, compresi i forfettari, sono obbligati a emettere fattura elettronica via SdI per tutte le prestazioni rese sia verso soggetti passivi IVA (B2B) sia verso privati consumatori (B2C). Non esistono più soglie di ricavi che esonerano dall’obbligo.

Fatturazione verso aziende (B2B)

  • Fattura elettronica trasmessa al codice destinatario o PEC del cliente;
  • Codice natura IVA N2.2 per forfettari;
  • Possibilità di addebitare marca da bollo 2 euro se imponibile > 77,47 euro;
  • Contributo integrativo 4% addebitato al cliente (detraibile per il cliente soggetto IVA).

Fatturazione verso clienti privati (B2C)

  • Fattura elettronica trasmessa tramite SdI con codice destinatario “0000000” e inserimento del codice fiscale del cliente;
  • Copia di cortesia (PDF) da consegnare al cliente via email o cartacea;
  • Le stesse regole su bollo e contributo integrativo si applicano anche alle prestazioni verso privati.

Per i commercialisti, praticamente tutte le prestazioni rientrano in fattura elettronica: consulenze fiscali, redazione dichiarazioni, bilanci, contabilità, consulenza societaria, CTU, ecc. Le prestazioni sanitarie (trasmesse al Sistema TS) sono l’unica eccezione comune, ma non riguardano la categoria dei commercialisti.

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Domande frequenti sulla Partita IVA del Commercialista

Quanto costa aprire la Partita IVA come commercialista?

L’apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate è gratuita. I costi effettivi del primo anno (tra iscrizione Albo, Cassa, software, arredo minimo e RC professionale) si aggirano tra 8.000 e 12.000 euro per uno studio essenziale condiviso, fino a 20.000 euro per uno studio autonomo.

Un neolaureato commercialista può aprire subito la Partita IVA?

No. Per esercitare la professione e aprire la partita IVA con codice ATECO 69.20.11 è necessario essere iscritti all’Albo ODCEC, dopo laurea, 18 mesi di tirocinio ed esame di Stato. Prima dell’abilitazione si può lavorare come praticante presso uno studio, con compenso o a titolo di rimborso spese a seconda del tipo di contratto.

Quanto paga di tasse un commercialista forfettario con 50.000 euro di compensi?

Con 50.000 euro di compensi e coefficiente 78%, il reddito lordo è 39.000 euro. Detratti circa 4.680 euro di contributi soggettivi CNPADC (12%), il reddito imponibile scende a 34.320 euro. Con aliquota 5% (primi 5 anni), l’imposta sostitutiva è di circa 1.715 euro, oltre ai contributi: totale circa 6.400 euro, pari al 12,8% dei compensi.

Il praticante commercialista può diventare cliente nel forfettario dopo l’abilitazione?

Sì, ma con cautela. Se il “dominus” (titolare dello studio) era il tuo datore di lavoro o ti retribuiva in modo assimilabile al lavoro dipendente, e i suoi compensi dopo l’abilitazione superano il 50% del totale dei tuoi ricavi, si configura la causa ostativa da cliente prevalente ex datore di lavoro e il forfettario è precluso. Il divieto opera per i due periodi d’imposta successivi alla cessazione del rapporto.

Devo aprire la Partita IVA prima o dopo l’esame di Stato?

Dopo l’iscrizione all’Albo. L’apertura con codice 69.20.11 o 69.20.12 presuppone il diritto all’esercizio della professione. Puoi però aprire partita IVA con altro codice ATECO (es. 74.90.99) per attività di consulenza aziendale o amministrativa prima dell’abilitazione, senza qualificarti come commercialista.

CNPADC o CNPR: posso scegliere?

No. L’iscrizione alla Cassa è determinata dalla sezione dell’Albo cui si appartiene e dal titolo conseguito. I dottori commercialisti si iscrivono alla CNPADC, i ragionieri e periti commerciali alla CNPR. Gli esperti contabili (sezione B) seguono le stesse regole del ramo d’origine.

La marca da bollo di 2 euro è obbligatoria in forfettario?

Sì, sempre quando la fattura è emessa senza IVA e l’imponibile supera 77,47 euro. Per le fatture elettroniche si assolve virtualmente con F24 trimestrale. È prassi comune e legittima addebitare il bollo al cliente in una riga a parte della fattura: l’importo addebitato concorre a formare il reddito forfettario.

Posso lavorare come dipendente e aprire partita IVA come commercialista?

Dipende dal contratto di lavoro e dal datore di lavoro. Nel lavoro pubblico (salvo part-time ≤ 50%) l’esercizio della libera professione è generalmente incompatibile. Nel privato la compatibilità va verificata con il contratto aziendale e il CCNL. In ogni caso, se l’anno precedente hai percepito redditi di lavoro dipendente > 30.000 euro (con rapporto ancora in essere), il forfettario è precluso.

I contributi CNPADC o CNPR si versano anche senza reddito?

Sì. Sia CNPADC che CNPR prevedono contributi minimi dovuti anche in assenza di reddito professionale o con ricavi bassi. Per i neoiscritti sono previste riduzioni fino al 50% nei primi tre anni. È possibile chiedere rateizzazioni o, in casi particolari, la sospensione temporanea (maternità, malattia).

L’RC professionale è davvero obbligatoria dal primo giorno?

Sì. La polizza RC professionale deve essere attiva dal momento in cui si inizia a svolgere attività per clienti. Gli estremi della polizza (compagnia, massimale, scadenza) vanno comunicati al cliente al primo incarico. La mancanza di copertura può dar luogo a sanzione disciplinare e, in caso di errore professionale, a responsabilità personale illimitata.

Conclusioni: il CAF al tuo fianco per aprire lo studio

Aprire la partita IVA come commercialista richiede di orchestrare scelte tecniche (codice ATECO, regime fiscale, cassa) con la realtà operativa dello studio (software, arredo, clientela, polizze). La strada più frequente per i giovani colleghi è il regime forfettario con aliquota al 5% nei primi cinque anni: tassazione effettiva intorno al 12-13% dei compensi, pochi adempimenti e tempo per costruire la clientela.

Non sottovalutare le cause ostative (in particolare il cliente prevalente ex datore di lavoro) e pianifica da subito i contributi CNPADC o CNPR chiedendo le riduzioni previste per neoiscritti. Una buona assicurazione RC e un software gestionale adeguato completano la dotazione di base.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i professionisti nella fase di avvio e nella gestione ordinaria dello studio: apertura partita IVA, scelta del regime fiscale, fatturazione elettronica, dichiarazioni dei redditi, pianificazione contributiva. Contattaci per una consulenza dedicata e per pianificare l’apertura del tuo studio con serenità.

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Maggio 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-06 08:00:002026-08-17 10:16:20Partita IVA Commercialista 2026: Guida Completa Regime Forfettario, Cassa Ragionieri e Tasse
GESTIONE PARTITA IVA

Software Contabilita Semplificata 2026: I 5 Migliori per PMI

regime forfettario partita iva

Aggiornamento 2026: Gestire la contabilità semplificata con un software dedicato ti permette di risparmiare tempo e ridurre gli errori. In questa guida confrontiamo i migliori programmi per prima nota, registri IVA e gestione contabile per piccole imprese e partite IVA.

La contabilità semplificata è il regime contabile obbligatorio per le imprese con ricavi entro 500.000 euro (servizi) o 800.000 euro (altre attività). Anche se meno complessa della contabilità ordinaria, richiede comunque la tenuta di registri IVA, prima nota e la gestione di incassi e pagamenti.



Indice dei contenuti

  1. Cosa serve in un software di contabilità
  2. Confronto: i 5 migliori software 2026
  3. Software gratuiti: pro e contro
  4. TeamSystem Contabilità in Cloud
  5. Atlantis Evo
  6. Finson Falco Contabilità
  7. Quale software scegliere
  8. Domande frequenti

Cosa deve avere un software di contabilità semplificata

Prima di scegliere un software, è importante capire quali funzionalità sono essenziali per la gestione della contabilità semplificata:

Funzionalità obbligatorie

  • Gestione Prima Nota: registrazione di entrate, uscite, incassi e pagamenti
  • Registri IVA: registro acquisti, vendite e corrispettivi
  • Liquidazioni IVA: calcolo automatico mensile o trimestrale
  • Fatturazione elettronica: emissione e ricezione tramite SDI
  • Scadenzario: gestione delle scadenze clienti e fornitori

Funzionalità utili

  • Piano dei conti personalizzabile
  • Gestione ritenute d’acconto
  • Stampa bilancio e situazione contabile
  • Export dati per il commercialista
  • Backup automatico in cloud



Confronto: i 5 migliori software 2026

Ecco una tabella comparativa dei principali software per contabilità semplificata disponibili in Italia:

SoftwarePrezzoTipologiaIdeale per
TeamSystem Contabilità in CloudDa 398€/annoCloudPMI strutturate
Atlantis EvoDa 290€ una tantumDesktopPiccole imprese
Finson Falco 15Da 149€ una tantumDesktopArtigiani, professionisti
GnuCashGratuitoDesktopMicro imprese
Prima Nota SempliceGratuitoDesktopGestione base



Software gratuiti: pro e contro

Esistono diverse soluzioni gratuite per la gestione della contabilità semplificata. Ecco le principali:

GnuCash

GnuCash è un programma open source disponibile per Windows, Mac e Linux. Permette di gestire conti bancari, entrate, uscite e tenere traccia delle operazioni in partita doppia.

  • Pro: Completamente gratuito, multipiattaforma, aggiornamenti costanti
  • Contro: Interfaccia datata, nessun supporto fatturazione elettronica italiana, curva di apprendimento ripida

Prima Nota Semplice

Software freeware italiano per la gestione della prima nota. Ideale per chi ha bisogno solo di tenere traccia dei flussi di cassa giornalieri.

  • Pro: Semplicissimo da usare, non richiede competenze contabili
  • Contro: Funzionalità limitate, nessuna gestione IVA, no fatturazione elettronica

Easy Planet Free

Gestionale gratuito che unisce contabilità e magazzino. Supporta la fatturazione elettronica verso la PA.

  • Pro: Gratuito senza scadenza, gestione magazzino inclusa
  • Contro: Interfaccia poco moderna, supporto limitato

Attenzione: I software gratuiti spesso non includono la fatturazione elettronica conforme al Sistema di Interscambio (SDI). Per un’attività reale, dovrai comunque integrare un servizio di fatturazione elettronica a pagamento.



TeamSystem Contabilità in Cloud

TeamSystem è uno dei leader italiani nel software gestionale. La soluzione “Contabilità in Cloud” è pensata per commercialisti, studi professionali e PMI che vogliono una gestione contabile completa.

Caratteristiche principali

  • 100% cloud: accessibile da qualsiasi dispositivo
  • Collaborazione: condivisione documenti con commercialista in tempo reale
  • Fatturazione elettronica: integrata con SDI
  • Contabilità ordinaria e semplificata
  • Gestione cespiti e ritenute
  • Liquidazioni IVA automatiche

Piani e prezzi 2026

PianoPrezzo/annoFunzionalità
Starter398€Contabilità base, 1 azienda, fatturazione
Premium798€Multi-azienda, cespiti, ritenute, report avanzati
Enterprise1.188€Tutte le funzionalità, utenti illimitati, supporto prioritario

Per chi è adatto: PMI con necessità di collaborare con il commercialista, studi professionali, aziende che gestiscono più società.



Atlantis Evo

Atlantis Evo è un gestionale desktop italiano, economico e completo. A differenza dei software cloud, si paga una sola volta (più eventuali aggiornamenti annuali).

Caratteristiche principali

  • Desktop: installazione locale, dati sul tuo PC
  • Multiazienda e multiutente
  • Contabilità ordinaria e semplificata
  • Prima nota, registri IVA, liquidazioni
  • Scadenzario clienti/fornitori
  • Stampa bilancio e situazione contabile

Prezzi

  • Licenza base: da 290€ una tantum
  • Aggiornamenti annuali: circa 100-150€/anno (opzionali)

Per chi è adatto: Piccole imprese che preferiscono un software installato localmente, chi vuole evitare abbonamenti mensili.



Finson Falco 15 Contabilità Semplificata

Finson Falco 15 è il software entry-level per professionisti, artigiani e piccole imprese. Offre un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Caratteristiche principali

  • Registrazione acquisti e vendite
  • Gestione incassi e pagamenti
  • Registri IVA e liquidazioni
  • Stampe fiscali conformi
  • Interfaccia semplice e intuitiva

Prezzi

  • Falco 15 Contabilità Semplificata: 149€ una tantum
  • Versione con fatturazione elettronica: da 199€

Consiglio: Finson offre spesso bundle con fatturazione elettronica inclusa. Verifica le offerte sul sito ufficiale prima dell’acquisto.

Per chi è adatto: Artigiani, piccoli commercianti, professionisti che gestiscono poche operazioni mensili.

Quale software scegliere: guida alla decisione

La scelta del software dipende dalle tue esigenze specifiche. Ecco una guida rapida:

Scegli TeamSystem se:

  • Hai bisogno di collaborare in tempo reale con il commercialista
  • Gestisci più aziende o società
  • Vuoi un software sempre aggiornato senza installazioni
  • Il budget non è un problema (400-1.200€/anno)

Scegli Atlantis Evo se:

  • Preferisci un software installato sul PC
  • Vuoi pagare una sola volta (no abbonamento)
  • Hai competenze informatiche di base
  • Cerchi un buon compromesso qualità/prezzo

Scegli Finson Falco se:

  • Sei un artigiano o piccolo professionista
  • Hai poche operazioni mensili (< 50)
  • Cerchi il miglior prezzo possibile
  • Non hai bisogno di funzionalità avanzate

Scegli un software gratuito se:

  • Stai iniziando e vuoi capire le basi
  • Hai un’attività molto piccola (< 20 operazioni/mese)
  • Sei disposto a integrare separatamente la fatturazione elettronica

Alternativa: affidarsi al commercialista

Se la gestione contabile ti sembra troppo complessa, puoi delegare tutto al commercialista. Il costo medio per la contabilità semplificata è di circa 3.000€/anno (fino a 360 operazioni). Include la tenuta dei registri, le liquidazioni IVA e le dichiarazioni fiscali.



Domande frequenti

Qual è il miglior software gratuito per contabilità semplificata?

Per una gestione di base, GnuCash è il più completo tra i software gratuiti. Tuttavia, non supporta la fatturazione elettronica italiana. Per un’attività reale, dovrai integrare un servizio di fatturazione elettronica separato o considerare un software a pagamento che includa tutto.

Posso usare Excel per la contabilità semplificata?

Tecnicamente sì, ma è sconsigliato. Excel non genera automaticamente i registri IVA conformi, non calcola le liquidazioni e non si integra con la fatturazione elettronica. Il rischio di errori è elevato e in caso di controllo potresti avere problemi a dimostrare la correttezza delle registrazioni.

Il software di contabilità sostituisce il commercialista?

No, il software ti aiuta nella gestione quotidiana delle registrazioni, ma per le dichiarazioni fiscali (IVA annuale, dichiarazione dei redditi, IRAP) e per consulenze specifiche avrai comunque bisogno di un commercialista. Molti imprenditori usano il software per le operazioni correnti e poi esportano i dati per il professionista.

Qual è la differenza tra contabilità semplificata e ordinaria?

La contabilità semplificata prevede solo i registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi), mentre la contabilità ordinaria richiede anche il libro giornale, il libro degli inventari e la partita doppia completa. La semplificata è obbligatoria per imprese con ricavi fino a 500.000€ (servizi) o 800.000€ (altre attività).

I forfettari hanno bisogno di un software di contabilità?

I contribuenti in regime forfettario non sono obbligati a tenere scritture contabili, quindi non hanno bisogno di un software di contabilità in senso stretto. È sufficiente un software di fatturazione elettronica e conservare le fatture di acquisto. Per la gestione del flusso di cassa, può essere utile un semplice programma di prima nota.

Hai bisogno di assistenza per la tua contabilità?

Il CAF Centro Fiscale offre servizi di consulenza fiscale e contabile per partite IVA, piccole imprese e professionisti.

Richiedi Consulenza

CAF Centro Fiscale – Udine | Assistenza fiscale e contabile

Articolo aggiornato a maggio 2026. I prezzi indicati potrebbero variare. Verifica sempre sui siti ufficiali dei produttori.

Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-05 08:00:002026-03-17 19:03:20Software Contabilita Semplificata 2026: I 5 Migliori per PMI
GESTIONE PARTITA IVA, Guide Fatturazione Elettronica

Bollo Fatture Elettroniche 2026: Guida Completa per Forfettari

regime forfettario partita iva

Aggiornamento 2026: L’imposta di bollo sulle fatture elettroniche di importo superiore a 77,47 euro senza IVA è obbligatoria per forfettari, professionisti e imprese. In questa guida spieghiamo quando applicarla, come inserirla correttamente e quali sono le scadenze di pagamento 2026.

Se sei un contribuente in regime forfettario o emetti fatture per operazioni esenti o fuori campo IVA, devi applicare l’imposta di bollo da 2 euro sulle fatture elettroniche. Vediamo nel dettaglio tutti gli adempimenti.



Indice dei contenuti

  1. Quando è obbligatorio il bollo
  2. La soglia di 77,47 euro
  3. Come applicare il bollo virtuale
  4. Scadenze di pagamento 2026
  5. Come pagare l’imposta di bollo
  6. Controlli dell’Agenzia delle Entrate
  7. Sanzioni per omesso pagamento
  8. Domande frequenti

Quando è obbligatorio il bollo sulla fattura elettronica

L’imposta di bollo di 2 euro è dovuta sulle fatture elettroniche che soddisfano entrambe queste condizioni:

  1. Importo superiore a 77,47 euro
  2. Operazioni non soggette a IVA

In particolare, l’obbligo riguarda:

  • Contribuenti in regime forfettario (tutte le fatture sopra soglia)
  • Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)
  • Operazioni esenti IVA (art. 10 DPR 633/72)
  • Operazioni fuori campo IVA
  • Operazioni non imponibili (esportazioni, cessioni intracomunitarie)
  • Operazioni in reverse charge (per la parte non soggetta)

Attenzione: Se una fattura contiene sia operazioni soggette a IVA sia importi non assoggettati, il bollo è dovuto solo se la parte non soggetta a IVA supera 77,47 euro.

Operazioni escluse dal bollo

Non è dovuto il bollo sulle fatture relative a:

  • Operazioni soggette a IVA (anche se esenti per specifiche ragioni)
  • Fatture di importo uguale o inferiore a 77,47 euro
  • Esportazioni di merci
  • Fatture già assoggettate a IVA con dicitura “inversione contabile”



La soglia di 77,47 euro: come si calcola

La soglia di 77,47 euro (equivalente alle vecchie 150.000 lire) è l’importo oltre il quale scatta l’obbligo di bollo. Ma come si calcola esattamente?

Per i forfettari

Per i contribuenti in regime forfettario, si considera l’imponibile totale della fattura, escluso il bollo stesso (se addebitato al cliente) e le eventuali spese anticipate in nome e per conto.

Esempio pratico

Fattura forfettario:

  • Compenso professionale: 80,00 euro
  • Imposta di bollo: 2,00 euro
  • Totale fattura: 82,00 euro

Risultato: Il bollo è dovuto perché l’imponibile (80 euro) supera la soglia di 77,47 euro.

Fatture miste (con e senza IVA)

Se la fattura contiene sia importi soggetti a IVA sia importi esenti/fuori campo, il bollo si applica solo se la parte non soggetta a IVA supera 77,47 euro.



Come applicare il bollo virtuale nella fattura elettronica

Nelle fatture elettroniche, l’imposta di bollo si assolve in modo “virtuale”, senza applicare fisicamente la marca da bollo. Ecco come fare:

1. Impostare il campo “Bollo Virtuale”

Nel file XML della fattura elettronica, è necessario valorizzare a “SI” il campo “Bollo Virtuale”:

  • Fattura ordinaria: campo 2.1.1.6.1 del tracciato XML
  • Fattura semplificata: campo 2.1.1.5 del tracciato XML

I software di fatturazione elettronica (Fatture in Cloud, Aruba, Namirial, ecc.) hanno un’opzione specifica per attivare questa funzione con un semplice flag.

2. Inserire la dicitura corretta

È consigliato (ma non obbligatorio) inserire in fattura la seguente dicitura:

“Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi dell’articolo 15 del D.P.R. 642/1972 e del D.M. 17/06/2014”

3. Addebitare il bollo al cliente (facoltativo)

Puoi scegliere se:

  • Addebitare il bollo al cliente: aggiungi una riga separata in fattura per i 2 euro
  • Assorbire il costo: il bollo resta a tuo carico senza addebitarlo

Nota: Se addebiti il bollo al cliente, questo non va considerato nel calcolo della soglia di 77,47 euro.



Scadenze di pagamento imposta di bollo 2026

Il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche avviene con cadenza trimestrale. Ecco il calendario completo per il 2026:

TrimestreFatture emesseScadenza pagamentoCodice tributo F24
1° TrimestreGen-Feb-Mar 20261 giugno 2026*2521
2° TrimestreApr-Mag-Giu 202630 settembre 20262522
3° TrimestreLug-Ago-Set 202630 novembre 20262523
4° TrimestreOtt-Nov-Dic 20261 marzo 2027**2524

* Il 31 maggio 2026 cade di domenica, quindi la scadenza slitta al 1° giugno.
** Il 28 febbraio 2027 cade di domenica, quindi la scadenza slitta al 1° marzo.

La regola dei 5.000 euro: versamento cumulativo

Se l’importo dell’imposta di bollo di un trimestre è inferiore a 5.000 euro, puoi rimandare il pagamento al trimestre successivo:

Versamento cumulativo (soglia 5.000 euro):

  • 1° trimestre < 5.000€: puoi versare entro il 30 settembre (insieme al 2°)
  • 1° + 2° trimestre < 5.000€: puoi versare entro il 30 novembre (insieme al 3°)
  • 3° e 4° trimestre: sempre alle scadenze ordinarie

Esempio: Se nel 1° trimestre hai un bollo totale di 120 euro e nel 2° trimestre di 80 euro, puoi versare i 200 euro cumulativamente entro il 30 settembre 2026.



Come pagare l’imposta di bollo

Esistono due modalità per versare l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche:

1. Addebito diretto su conto corrente (consigliato)

  1. Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate
  2. Vai alla sezione “Consultazione > Fatture elettroniche e altri dati IVA”
  3. Seleziona “Pagamento imposta di bollo”
  4. Indica l’IBAN del tuo conto corrente
  5. Conferma l’addebito

L’importo viene calcolato automaticamente dall’Agenzia delle Entrate in base alle fatture trasmesse.

2. Modello F24 telematico

In alternativa, puoi pagare tramite modello F24 da presentare in modalità telematica. I codici tributo da utilizzare sono:

  • 2521 – Primo trimestre
  • 2522 – Secondo trimestre
  • 2523 – Terzo trimestre
  • 2524 – Quarto trimestre
  • 2525 – Sanzioni
  • 2526 – Interessi



Controlli dell’Agenzia delle Entrate: Elenchi A e B

L’Agenzia delle Entrate elabora automaticamente le fatture elettroniche trasmesse al Sistema di Interscambio (SDI) per verificare la corretta applicazione del bollo. I risultati sono disponibili nel portale “Fatture e Corrispettivi”.

Elenco A (non modificabile)

Contiene le fatture elettroniche correttamente assoggettate a imposta di bollo. Non è modificabile dal contribuente.

Elenco B (modificabile)

Contiene le fatture elettroniche che non riportano il bollo ma che, in base ai dati, avrebbero dovuto essere assoggettate. Questo elenco può essere modificato dal contribuente.

Tempistiche elenchi

  • Pubblicazione elenchi: entro il 15 del mese successivo alla fine del trimestre
  • Modifiche Elenco B: entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre

Esempio: Per il 1° trimestre 2026, gli elenchi sono disponibili dal 15 aprile 2026 e le modifiche all’Elenco B vanno effettuate entro il 30 aprile 2026.

Sanzioni per omesso o tardivo pagamento

Se non paghi l’imposta di bollo entro le scadenze previste, l’Agenzia delle Entrate ti invia una comunicazione telematica all’indirizzo PEC.

Sanzione ridotta (entro 30 giorni)

Se paghi entro 30 giorni dalla comunicazione, la sanzione è ridotta a un terzo del minimo edittale.

Sanzione ordinaria

In caso di mancato pagamento anche dopo la comunicazione, si applicano le sanzioni ordinarie previste dal D.Lgs. 471/1997:

  • Sanzione dal 100% al 500% dell’imposta dovuta
  • Interessi legali maturati

Ravvedimento operoso: Puoi regolarizzare spontaneamente il versamento tardivo utilizzando il ravvedimento operoso, con sanzioni ridotte in base al tempo trascorso dalla scadenza. I codici tributo per sanzioni e interessi sono 2525 e 2526.



Domande frequenti

Il bollo addebitato al cliente fa reddito per il forfettario?

Sì, se addebiti il bollo al cliente, l’importo di 2 euro entra a far parte del tuo fatturato e viene quindi tassato come reddito. Per questo motivo, alcuni professionisti preferiscono non addebitarlo e considerarlo un costo a proprio carico.

Il bollo di 2 euro è deducibile nel forfettario?

No, nel regime forfettario non puoi dedurre alcun costo effettivo, nemmeno l’imposta di bollo. Il coefficiente di redditività include già forfettariamente tutti i costi sostenuti per l’attività.

Cosa succede se dimentico di applicare il bollo su una fattura?

L’Agenzia delle Entrate inserirà la fattura nell’Elenco B. Potrai verificare e confermare (o contestare) l’inserimento entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre. Se confermi, l’importo verrà aggiunto al totale da versare.

Devo applicare il bollo sulle note di credito?

No, le note di credito sono esenti dall’imposta di bollo. L’obbligo riguarda solo le fatture (documenti che attestano un credito) e non i documenti che attestano un debito o una rettifica.

Il software di fatturazione calcola automaticamente il bollo?

La maggior parte dei software di fatturazione elettronica (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem, ecc.) ha un’opzione per applicare automaticamente il bollo virtuale quando l’importo supera 77,47 euro. Verifica le impostazioni del tuo software e attiva questa funzione per evitare dimenticanze.

Posso usare ancora la marca da bollo cartacea sulle fatture?

No, per le fatture elettroniche trasmesse al Sistema di Interscambio (SDI) si deve utilizzare esclusivamente il bollo virtuale. La marca da bollo cartacea può essere usata solo su documenti cartacei (es. ricevute, quietanze non elettroniche).

Hai dubbi sulla gestione della tua partita IVA?

I nostri esperti possono aiutarti con la fatturazione elettronica, gli adempimenti fiscali e la corretta applicazione dell’imposta di bollo.

Richiedi Assistenza

CAF Centro Fiscale – Udine | Assistenza fiscale per partite IVA e forfettari

Articolo aggiornato ad aprile 2026. Le scadenze indicate potrebbero subire variazioni. Verifica sempre sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Aprile 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-28 08:00:002026-05-24 09:38:07Bollo Fatture Elettroniche 2026: Guida Completa per Forfettari
PARTITA IVA

Aprire uno Studio Legale nel 2026: Guida Completa ai Costi e Requisiti

regime forfettario partita iva

Aprire uno Studio Legale nel 2026: Guida Completa

Aprire uno studio legale e il sogno di molti avvocati che vogliono esercitare la professione in autonomia. Ma quali sono i costi reali, i requisiti e gli adempimenti necessari? In questa guida completa analizziamo tutti gli aspetti pratici per avviare il tuo studio nel 2026.

Dalla scelta della forma giuridica alla ricerca della sede, dalle dotazioni obbligatorie alla pianificazione dei costi: ecco tutto quello che devi sapere prima di aprire.

Prima di procedere, consulta la nostra guida completa alla Partita IVA per Avvocati per gli aspetti fiscali e previdenziali.

Indice dei contenuti

  1. Requisiti per aprire uno studio legale
  2. Forme giuridiche: studio individuale o associato
  3. Scelta della sede: ufficio, coworking o domicilio
  4. Costi di avviamento
  5. Costi di gestione annuali
  6. Dotazioni obbligatorie
  7. Adempimenti burocratici
  8. Marketing e acquisizione clienti
  9. Errori da evitare
  10. Domande frequenti

Requisiti per Aprire uno Studio Legale

Prima di aprire uno studio legale devi possedere i seguenti requisiti obbligatori:

Requisiti personali

  • Laurea in Giurisprudenza (ciclo unico LMG/01)
  • Pratica forense di 18 mesi completata
  • Esame di Stato superato e abilitazione conseguita
  • Iscrizione all’Albo degli Avvocati del foro competente
  • Iscrizione alla Cassa Forense
  • Partita IVA attiva con codice ATECO 69.10.10

Requisiti strutturali

  • Sede professionale (anche presso domicilio o coworking)
  • PEC (Posta Elettronica Certificata)
  • Firma digitale
  • Polizza RC professionale (obbligatoria dal 2013)

Incompatibilita da verificare

L’esercizio della professione di avvocato e incompatibile con:

  • Lavoro dipendente pubblico (salvo eccezioni)
  • Lavoro dipendente privato a tempo pieno
  • Attivita commerciali
  • Cariche in societa commerciali con oggetto non legale
  • Mediazione creditizia e agente immobiliare

Attenzione: Verifica sempre con l’Ordine la tua specifica situazione prima di aprire la partita IVA.

Forme Giuridiche: Studio Individuale o Associato

Puoi esercitare la professione forense in diverse forme:

Studio individuale

La forma piu semplice e comune per iniziare:

VantaggiSvantaggi
Massima autonomia decisionaleResponsabilita illimitata
Semplicita gestionaleCosti fissi tutti a carico
Costi di avvio minimiDifficolta a gestire grandi carichi
Flessibilita organizzativaIsolamento professionale

Studio associato tra professionisti

Due o piu avvocati condividono spese e struttura:

VantaggiSvantaggi
Condivisione costi fissiNecessita di accordi chiari
Complementarieta competenzeDecisioni condivise
Maggiore visibilitaResponsabilita solidale (in alcuni casi)
Supporto reciprocoPotenziali conflitti

STP – Societa tra Professionisti

Forma societaria per studi strutturati:

  • STP SRL – Responsabilita limitata al capitale
  • STP SAS/SNC – Forme personali
  • STP per azioni – Per studi molto grandi

Le STP sono adatte a studi con fatturati elevati e necessita di struttura manageriale.

Consiglio per chi inizia

Per un neoavvocato, la scelta migliore e solitamente:

  1. Studio individuale se vuoi massima autonomia
  2. Condivisione spese con altri colleghi (senza associazione formale)
  3. Coworking legale per abbattere i costi fissi

Scelta della Sede: Ufficio, Coworking o Domicilio

La scelta della sede e una delle decisioni piu importanti. Ecco le opzioni:

Ufficio dedicato (affitto tradizionale)

ProControCosto indicativo
Immagine professionaleCosto fisso elevato500-2.000 euro/mese
Spazio personalizzabileImpegno a lungo termine(varia per citta)
Ricevimento clienti ottimaleUtenze e manutenzione

Coworking o ufficio condiviso

ProControCosto indicativo
Costi flessibiliMeno privacy200-600 euro/mese
Networking inclusoSpazio limitato
Sale riunioni disponibiliImmagine meno “tradizionale”
Utenze incluse

Domicilio (home office)

ProControCosto indicativo
Costo zeroProblemi di immagine0 euro
Massima flessibilitaDifficolta a ricevere clienti
Nessun vincoloCommistione vita/lavoro

Nota: Lavorare da casa e possibile, ma per i colloqui con i clienti potresti affittare una sala riunioni a ore.

Considerazioni sulla location

  • Vicinanza al tribunale – Utile per chi fa molta attivita giudiziale
  • Parcheggio – Importante per clienti che vengono in auto
  • Accessibilita – Mezzi pubblici, assenza barriere architettoniche
  • Zona – Il prestigio dell’indirizzo puo influenzare la percezione del cliente

Costi di Avviamento

Ecco una stima dei costi iniziali per aprire uno studio legale:

Costi una tantum

VoceCosto minimoCosto medio
Apertura partita IVA0 euro (fai da te)200 euro (commercialista)
Iscrizione Albo Avvocati200 euro400 euro
PEC (3 anni)15 euro30 euro
Firma digitale (3 anni)30 euro80 euro
Arredo ufficio base500 euro3.000 euro
Computer e stampante700 euro2.000 euro
Software gestionale0 euro (base)500 euro
Targa/insegna50 euro300 euro
Sito web0 euro (fai da te)1.500 euro
Biglietti da visita e cancelleria50 euro200 euro
Deposito cauzionale affitto0 euro3.000 euro
TOTALE AVVIAMENTO~1.545 euro~11.210 euro

Minimo assoluto: Con coworking e attrezzatura essenziale puoi partire con circa 2.000 euro.

Setup professionale: Per uno studio con sede dedicata e buona immagine, prevedi 10.000-15.000 euro.

Costi di Gestione Annuali

I costi fissi annuali di uno studio legale. Per i dettagli sui contributi previdenziali, consulta la guida Contributi Cassa Forense 2026.

VoceStudio minimalStudio tradizionale
Affitto ufficio0 euro (casa)9.600 euro (800/mese)
Coworking3.600 euro (300/mese)0 euro
Utenze (luce, gas, internet)0 euro2.400 euro
Quota annuale Ordine400 euro500 euro
Polizza RC professionale200 euro500 euro
Commercialista600 euro1.500 euro
Software/abbonamenti200 euro1.200 euro
Formazione continua100 euro500 euro
PEC e firma digitale40 euro50 euro
Contributi Cassa Forense minimi4.055 euro4.055 euro
TOTALE ANNUALE~9.195 euro~20.305 euro

Importante: I contributi Cassa Forense sono il costo fisso piu rilevante, soprattutto per chi inizia con bassi fatturati.

Dotazioni Obbligatorie

Ecco le dotazioni necessarie per esercitare:

Obbligatorie per legge

  • PEC – Posta Elettronica Certificata (obbligatoria per tutti i professionisti)
  • Firma digitale – Per depositi telematici e documenti
  • Polizza RC professionale – Obbligatoria con massimale minimo adeguato
  • Software fatturazione elettronica – Obbligo dal 2024

Necessarie per operare

  • Computer con connessione internet stabile
  • Stampante/scanner (meglio multifunzione)
  • Accesso a banche dati giuridiche (DeJure, Pluris, Lex24)
  • Software gestionale per pratiche e scadenze
  • Smartphone con app per notifiche PEC e calendario

Consigliate

  • Doppio monitor – Aumenta produttivita
  • Backup cloud – Sicurezza dati
  • VPN – Per lavorare da remoto in sicurezza
  • Registratore vocale – Per appunti e promemoria

Adempimenti Burocratici

Ecco i passi burocratici per aprire lo studio:

Prima di iniziare

  1. Verifica iscrizione Albo – Deve essere gia completata
  2. Apertura partita IVA – Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate
  3. Iscrizione Cassa Forense – Entro 30 giorni dall’iscrizione all’Albo
  4. Attivazione PEC – Comunicare all’Ordine
  5. Acquisto firma digitale – Presso ente certificatore
  6. Stipula polizza RC – Prima di iniziare l’attivita

Per la sede

  • Contratto di affitto (se sede dedicata)
  • Comunicazione al Comune – SCIA se necessaria (dipende dal tipo di immobile)
  • Comunicazione sede all’Ordine – Aggiornamento dati
  • Attivazione utenze – Luce, gas, internet

Adempimenti periodici

AdempimentoScadenza
Fatturazione elettronicaEntro 12 giorni da operazione
Versamento contributi CF4 rate annuali
Modello 5 Cassa Forense30 settembre
Dichiarazione redditi30 novembre
Versamento imposte30 giugno + 30 novembre
Formazione continuaEntro 31 dicembre (crediti annuali)
Rinnovo polizza RCAlla scadenza annuale

Per la gestione della fatturazione avvocato consulta la nostra guida dedicata.

Marketing e Acquisizione Clienti

Il marketing legale e fondamentale per far crescere lo studio:

Canali di acquisizione clienti

CanaleEfficaciaCosto
PassaparolaMolto altaZero
Rete di altri professionistiAltaZero/basso
Sito web + SEOMedia-alta (lungo termine)500-3.000 euro/anno
LinkedInMedia (B2B)Zero/basso
Google AdsVariabileAlto (500+ euro/mese)
Pubblicazioni/convegniAlta (reputation)Tempo

Deontologia e pubblicita

Il codice deontologico forense permette la pubblicita informativa, ma vieta:

  • Pubblicita comparativa
  • Promesse di risultati
  • Indicazione tariffe minime garantite
  • Accaparramento di clientela (ambulance chasing)

Strategie efficaci per neoavvocati

  1. Costruisci relazioni con commercialisti, consulenti del lavoro, notai
  2. Crea un sito web professionale con articoli sulla tua specializzazione
  3. Sii attivo su LinkedIn condividendo contenuti utili
  4. Partecipa a eventi di settore e associazioni di categoria
  5. Offri consulenze iniziali a prezzo calmierato per farti conoscere

Errori da Evitare

Ecco gli errori piu comuni di chi apre uno studio legale:

1. Sottovalutare i costi fissi

I contributi Cassa Forense (~4.000 euro) vanno pagati anche senza fatturare. Prevedi un fondo di riserva per almeno 12 mesi di costi fissi.

2. Sede troppo costosa

Nei primi anni, un ufficio prestigioso puo drenare risorse preziose. Meglio partire con coworking o spazi condivisi e crescere gradualmente.

3. Non specializzarsi

L’avvocato “tuttofare” fatica a emergere. Scegli 1-2 aree di specializzazione e costruisci competenza e reputazione in quelle.

4. Trascurare il marketing

Essere bravi non basta: devi farti conoscere. Dedica tempo regolare a networking e presenza online.

5. Non gestire la liquidita

I pagamenti dei clienti possono tardare. Tieni sempre una riserva per tasse, contributi e imprevisti.

6. Accettare tutti i clienti

Alcuni clienti “problematici” possono costare piu di quanto rendono. Impara a riconoscerli e a dire di no.

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Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 3 anni.

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Domande Frequenti

Quanto costa aprire uno studio legale?

Il costo minimo e di circa 2.000-3.000 euro (home office + dotazioni essenziali). Per uno studio con sede dedicata e setup professionale, prevedi 10.000-15.000 euro di avviamento piu 15.000-25.000 euro di costi fissi annuali.

Posso aprire uno studio legale senza sede fisica?

Si, puoi indicare il tuo domicilio come sede professionale e ricevere i clienti in sale riunioni affittate a ore. E la soluzione piu economica per iniziare.

E obbligatoria la polizza RC professionale?

Si, dal 2013 e obbligatoria per tutti gli avvocati. Il costo varia da 200 a 500 euro annui a seconda del massimale e delle coperture.

Meglio studio individuale o associato?

Per chi inizia, lo studio individuale offre piu flessibilita. Lo studio associato conviene quando hai gia un giro d’affari e vuoi condividere costi e competenze con colleghi fidati.

Quanto tempo serve per avviare uno studio?

Dal punto di vista burocratico, pochi giorni. Per raggiungere la sostenibilita economica, mediamente 2-3 anni per i neoavvocati, meno se hai gia una rete di contatti.


Conclusione

Aprire uno studio legale richiede pianificazione, risorse e pazienza. I costi iniziali possono variare da poche migliaia di euro (setup minimale) a oltre 15.000 euro (studio tradizionale). La chiave del successo sta nel controllare i costi fissi nei primi anni, specializzarsi e costruire una solida rete di relazioni.

Se hai bisogno di supporto per la gestione fiscale e contabile del tuo studio legale, il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenze personalizzate per avvocati e liberi professionisti.

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Articolo aggiornato a gennaio 2026. Le informazioni e i costi indicati sono orientativi e possono variare in base alla zona e alle scelte individuali.

Aprile 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-25 09:00:002026-08-17 10:15:19Aprire uno Studio Legale nel 2026: Guida Completa ai Costi e Requisiti
PARTITA IVA

Quanto Guadagna un Avvocato nel 2026: Stipendio Lordo e Netto

regime forfettario partita iva

Quanto Guadagna un Avvocato nel 2026: Stipendio Lordo e Netto

Quanto guadagna un avvocato in Italia? E una delle domande piu frequenti tra chi sta valutando questa carriera o ha appena superato l’esame di abilitazione. La risposta varia enormemente in base a esperienza, specializzazione, zona geografica e tipologia di clientela.

In questa guida analizziamo i guadagni reali degli avvocati con partita IVA nel 2026, con esempi concreti di calcolo dal lordo al netto, considerando tasse e contributi Cassa Forense.

Scopri anche la nostra guida completa alla Partita IVA per Avvocati per tutti gli aspetti fiscali e previdenziali.

Indice dei contenuti

  1. Guadagno medio avvocato Italia 2026
  2. Guadagni per anni di esperienza
  3. Guadagni per specializzazione
  4. Differenze per area geografica
  5. Calcolo dal lordo al netto
  6. Forfettario vs ordinario: confronto
  7. Come aumentare i guadagni
  8. Domande frequenti

Guadagno Medio Avvocato Italia 2026

Secondo i dati della Cassa Forense e le statistiche del CNF (Consiglio Nazionale Forense), il reddito medio degli avvocati italiani presenta un quadro molto variegato:

IndicatoreImporto 2026
Reddito medio nazionale~42.000 euro lordi
Reddito mediano nazionale~25.000 euro lordi
Primo quartile (25%)< 15.000 euro lordi
Terzo quartile (75%)< 55.000 euro lordi

Nota importante: La differenza tra media e mediana indica che una minoranza di avvocati con redditi molto elevati alza la media, mentre la maggioranza guadagna meno di 25.000 euro lordi.

Distribuzione dei redditi

Fascia di reddito lordo% avvocati
Sotto 10.000 euro25%
10.000 – 30.000 euro35%
30.000 – 60.000 euro25%
60.000 – 100.000 euro10%
Oltre 100.000 euro5%

Come si vede, il 60% degli avvocati guadagna meno di 30.000 euro lordi annui. Solo una minoranza raggiunge redditi elevati.

Guadagni per Anni di Esperienza

L’esperienza e il fattore piu determinante per i guadagni di un avvocato:

EsperienzaReddito lordo annuoNetto stimato (forfettario)
Neoabilitato (0-3 anni)10.000 – 25.000 euro6.000 – 16.000 euro
Junior (3-7 anni)25.000 – 45.000 euro16.000 – 28.000 euro
Esperto (7-15 anni)45.000 – 80.000 euro28.000 – 48.000 euro
Senior (oltre 15 anni)60.000 – 150.000+ euro36.000 – 85.000+ euro

I primi anni: la fase piu difficile

I primi 3-5 anni sono i piu critici. Molti neoabilitati:

  • Non raggiungono l’autosufficienza economica
  • Devono integrare con altre attivita
  • Lavorano per studi senior con compensi modesti
  • Pagano comunque i contributi minimi Cassa Forense (~4.000 euro)

Consiglio: Nei primi anni, valuta attentamente se puoi permetterti i costi fissi della partita IVA prima di aprirla.

Guadagni per Specializzazione

La specializzazione incide significativamente sui guadagni. Ecco le aree piu e meno remunerative:

Specializzazioni piu remunerative

SpecializzazioneReddito medio annuoNote
Diritto societario/M&A80.000 – 300.000+ euroGrandi studi, clienti corporate
Diritto tributario60.000 – 150.000 euroContenzioso fiscale, consulenza
Diritto bancario/finanziario70.000 – 200.000 euroIstituti finanziari
Proprieta intellettuale60.000 – 140.000 euroMarchi, brevetti, copyright
Diritto del lavoro (aziende)50.000 – 120.000 euroConsulenza HR, ristrutturazioni

Specializzazioni con guadagni medi

SpecializzazioneReddito medio annuoNote
Diritto penale35.000 – 90.000 euroAlta variabilita casi
Diritto immobiliare40.000 – 85.000 euroCompravendite, locazioni
Diritto amministrativo40.000 – 100.000 euroPA, appalti, urbanistica
Diritto di famiglia30.000 – 70.000 euroSeparazioni, divorzi, successioni
Diritto civile generico25.000 – 60.000 euroContrattualistica, recupero crediti

Fattori che influenzano i guadagni per specializzazione

  • Tipologia clienti: Aziende pagano di piu dei privati
  • Valore delle cause: Cause con valori elevati = onorari piu alti
  • Complessita tecnica: Materie specialistiche hanno meno concorrenza
  • Volumi: Alcune specializzazioni permettono piu pratiche simultanee

Differenze per Area Geografica

Il luogo di esercizio della professione incide notevolmente sui guadagni:

Area geograficaReddito medioDifferenza vs media nazionale
Milano e hinterland~65.000 euro+55%
Roma~52.000 euro+24%
Nord Italia (escluso Milano)~45.000 euro+7%
Centro Italia (escluso Roma)~38.000 euro-10%
Sud e Isole~28.000 euro-33%

Perche Milano guadagna di piu

  • Concentrazione di grandi aziende e multinazionali
  • Sede di molti studi legali internazionali
  • Maggiore presenza di clientela corporate
  • Tariffe orarie piu elevate

Considerazioni sul costo della vita

Attenzione: i guadagni piu alti al Nord spesso sono compensati da:

  • Affitti studio piu costosi
  • Costo della vita superiore
  • Maggiore concorrenza
  • Costi di rappresentanza piu elevati

Un avvocato in una citta media del Friuli-Venezia Giulia con 40.000 euro di reddito potrebbe avere un tenore di vita migliore di uno a Milano con 55.000 euro.

Calcolo dal Lordo al Netto

Vediamo come calcolare il guadagno netto di un avvocato partendo dal fatturato lordo. Per i dettagli sui contributi, consulta la guida ai Contributi Cassa Forense 2026.

Esempio 1: Avvocato forfettario con 40.000 euro

VoceCalcoloImporto
Fatturato lordo annuo–40.000 euro
Reddito imponibile (78%)40.000 x 78%31.200 euro
(-) Contributo soggettivo CF31.200 x 15%-4.680 euro
(-) Contributo integrativo CF40.000 x 4% (ma lo paga il cliente)0 euro*
(-) Contributo maternitaFisso-90 euro
Imponibile per imposta31.200 – 4.68026.520 euro
(-) Imposta sostitutiva 15%26.520 x 15%-3.978 euro
(-) Commercialista–-800 euro
(-) Quota Ordine + assicurazione–-700 euro
NETTO DISPONIBILE–~29.752 euro

*Il contributo integrativo 4% viene addebitato al cliente, quindi non e un costo per l’avvocato.

Rapporto netto/lordo: ~74% (29.752 / 40.000)

Esempio 2: Avvocato forfettario con 70.000 euro

VoceImporto
Fatturato lordo annuo70.000 euro
Reddito imponibile (78%)54.600 euro
(-) Contributo soggettivo CF (15%)-8.190 euro
(-) Contributo maternita-90 euro
Imponibile per imposta46.320 euro
(-) Imposta sostitutiva 15%-6.948 euro
(-) Commercialista-1.000 euro
(-) Quota Ordine + assicurazione-800 euro
NETTO DISPONIBILE~52.972 euro

Rapporto netto/lordo: ~76% (52.972 / 70.000)

Esempio 3: Neoabilitato con 20.000 euro (aliquota 5%)

VoceImporto
Fatturato lordo annuo20.000 euro
Reddito imponibile (78%)15.600 euro
(-) Contributo soggettivo CF (minimo)-3.185 euro
(-) Contributo maternita-90 euro
Imponibile per imposta12.325 euro
(-) Imposta sostitutiva 5%-616 euro
(-) Commercialista-600 euro
(-) Quota Ordine + assicurazione-600 euro
NETTO DISPONIBILE~14.909 euro

Rapporto netto/lordo: ~75% (14.909 / 20.000)

Nota: I contributi minimi Cassa Forense pesano molto sui redditi bassi!

Forfettario vs Ordinario: Confronto

Quando conviene il regime ordinario rispetto al forfettario?

Confronto su 60.000 euro di fatturato

VoceForfettarioOrdinario*
Fatturato60.000 euro60.000 euro
Spese deducibili13.200 euro (22% fisso)15.000 euro (reali)
Reddito imponibile46.800 euro45.000 euro
Contributi CF~7.020 euro~6.750 euro
IRPEF/Imposta sost.~5.967 euro (15%)~9.500 euro (scaglioni)
IRAP0 euro~1.500 euro
Carico fiscale totale~12.987 euro~17.750 euro

*Ipotizzando 15.000 euro di spese reali deducibili.

In questo caso il forfettario conviene di quasi 5.000 euro.

Quando conviene il regime ordinario

  • Spese reali superiori al 35-40% del fatturato
  • Importanti detrazioni IRPEF (mutuo, spese mediche elevate)
  • Clienti aziendali che preferiscono fatture con IVA
  • Fatturato oltre 85.000 euro (obbligo)

Come Aumentare i Guadagni

Ecco le strategie piu efficaci per aumentare i guadagni come avvocato:

1. Specializzarsi

Gli avvocati specializzati guadagnano in media il 30-50% in piu dei generalisti. Scegli un’area con buona domanda e poca concorrenza nella tua zona.

2. Targetizzare clienti aziendali

Le aziende hanno budget piu elevati, pagano piu puntualmente e generano incarichi ricorrenti. Un cliente corporate vale spesso 10 clienti privati.

3. Sviluppare la rete di relazioni

Il networking e fondamentale: commercialisti, consulenti del lavoro, notai possono portare clienti qualificati.

4. Presenza online

Un sito web professionale e una buona presenza su LinkedIn possono generare nuovi clienti. Il marketing legale e sempre piu importante.

5. Efficienza operativa

Software gestionali, automazione dei processi, delega delle attivita routinarie: liberare tempo per l’attivita ad alto valore aggiunto.

6. Formazione continua mirata

Investi in formazione su competenze richieste dal mercato: privacy/GDPR, compliance, diritto digitale, ecc.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande Frequenti

Quanto guadagna un avvocato appena abilitato?

Un avvocato nei primi 3 anni di attivita guadagna in media tra 10.000 e 25.000 euro lordi annui. Dopo tasse e contributi, il netto si aggira tra 6.000 e 16.000 euro. Molti devono integrare con altre attivita o affiancamento in studi strutturati.

Quanto guadagna un avvocato al mese?

Dipende dall’esperienza. Un avvocato con 40.000 euro di fatturato annuo (netto ~30.000 euro) guadagna circa 2.500 euro netti al mese. Un senior con 80.000 euro di fatturato puo arrivare a 4.000-4.500 euro netti mensili.

Gli avvocati penalisti guadagnano di piu?

Dipende. I penalisti hanno redditi molto variabili: alcuni casi possono fruttare molto, altri poco. In media, i penalisti guadagnano meno degli avvocati d’affari o tributaristi, ma ci sono eccezioni importanti per chi segue casi di alto profilo.

Conviene fare l’avvocato nel 2026?

Dipende dalle aspettative. L’avvocatura offre autonomia e soddisfazioni professionali, ma richiede anni per raggiungere redditi soddisfacenti. In Italia c’e un eccesso di avvocati (circa 250.000), che comprime i redditi medi. La specializzazione e la qualita del servizio sono fondamentali per emergere.

Quanto costa diventare avvocato?

Tra laurea (5 anni), pratica (18 mesi) e avvio attivita, il costo totale puo superare i 50.000-80.000 euro considerando mancati guadagni, universita, master, esami e costi iniziali P.IVA. Il break-even economico arriva mediamente dopo 5-7 anni dall’abilitazione.


Conclusione

I guadagni di un avvocato variano enormemente in base a esperienza, specializzazione e zona geografica. Il reddito mediano si attesta intorno ai 25.000 euro lordi, con ampie differenze tra chi inizia e chi ha consolidato la professione.

La chiave per guadagnare bene e specializzarsi, costruire una clientela di qualita e ottimizzare la gestione fiscale con il regime piu conveniente.

Se hai bisogno di supporto per la gestione fiscale del tuo studio legale o per valutare il regime piu conveniente, il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenze personalizzate per avvocati e liberi professionisti.

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Articolo aggiornato a gennaio 2026. I dati sui redditi sono indicativi e basati su statistiche Cassa Forense e CNF. La situazione individuale puo variare significativamente.

Aprile 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-23 09:00:002026-08-17 10:15:16Quanto Guadagna un Avvocato nel 2026: Stipendio Lordo e Netto
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Contributi Previdenziali Deducibili Regime Forfettario 2026: Guida Completa al Risparmio Fiscale

regime forfettario partita iva

I contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario 2026 rappresentano l’unico vero strumento di risparmio fiscale a disposizione di chi opera con la flat tax. A differenza del regime forfettario ordinario dove i costi reali non vengono considerati, i contributi previdenziali godono di un trattamento speciale: si sottraggono direttamente dal reddito imponibile, riducendo la base su cui si calcola l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività). In questa guida completa scoprirai come funziona la deduzione dei contributi previdenziali, quanto puoi risparmiare concretamente e come evitare gli errori più comuni nella dichiarazione delle spese deducibili.

Indice dei contenuti

  1. Perché i contributi previdenziali sono l’unica deduzione nel forfettario
  2. Come funziona la deduzione dei contributi nel regime forfettario
  3. Contributi INPS Gestione Separata: aliquote e calcolo 2026
  4. Contributi INPS Commercianti e Artigiani nel forfettario
  5. Contributi Casse Professionali: ENPAM, Cassa Forense, INARCASSA
  6. Calcolo pratico: quanto risparmi deducendo i contributi
  7. Contributi versati in ritardo: sono deducibili?
  8. Contributi volontari e riscatto laurea nel forfettario
  9. Come indicare i contributi nel Quadro LM della dichiarazione
  10. Errore comune: contributi nel 730 se sei forfettario
  11. Strategia: conviene versare contributi aggiuntivi?
  12. Domande frequenti

Perché i contributi previdenziali sono l’unica deduzione nel regime forfettario

Il regime forfettario funziona in modo completamente diverso dal regime ordinario. Mentre nel sistema tradizionale puoi sottrarre tutte le spese sostenute per l’attività (affitto ufficio, cancelleria, utenze, software), nel forfettario i costi vengono determinati in modo forfettario attraverso il coefficiente di redditività. In pratica, lo Stato presume che tu abbia delle spese pari a una certa percentuale dei ricavi, e su quella base calcola il tuo reddito imponibile.

Questo significa che non puoi dedurre l’affitto dello studio, il costo del computer o le bollette del telefono. Tuttavia, c’è un’eccezione fondamentale: i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno si deducono dal reddito imponibile già determinato con il coefficiente. È una regola prevista dall’articolo 1, comma 64, della Legge 190/2014 (la legge istitutiva del regime forfettario) e confermata dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 10/E del 2016.

Per capire meglio: se hai ricavi di 50.000 euro e il tuo coefficiente di redditività è del 78% (come per gli avvocati), il reddito lordo forfettario è 39.000 euro. Da qui puoi sottrarre i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. Se hai pagato 10.000 euro di contributi alla Cassa Forense, il reddito imponibile scende a 29.000 euro, e su questa cifra paghi il 15% di imposta sostitutiva.

Come funziona la deduzione dei contributi nel regime forfettario

La deduzione dei contributi previdenziali nel regime forfettario segue un meccanismo preciso che è importante comprendere per evitare errori. Il punto chiave è questo: i contributi si deducono dal reddito imponibile, non dall’imposta. Questa distinzione è fondamentale.

Ecco come funziona il calcolo, passo dopo passo:

  1. Calcolo dei ricavi — somma di tutti i compensi/ricavi incassati nell’anno (criterio di cassa)
  2. Applicazione del coefficiente di redditività — ogni codice ATECO ha il suo (dal 40% al 86%)
  3. Reddito lordo forfettario = ricavi x coefficiente di redditività
  4. Sottrazione dei contributi previdenziali versati nell’anno
  5. Reddito imponibile netto = reddito lordo – contributi previdenziali
  6. Imposta sostitutiva = reddito imponibile netto x 15% (o 5%)

Un aspetto cruciale: i contributi previdenziali deducibili si sottraggono dal reddito e non dall’imposta. Questo significa che il risparmio effettivo non corrisponde all’intero importo dei contributi, ma alla percentuale dell’imposta sostitutiva applicata su quell’importo. Se versi 5.000 euro di contributi e paghi il 15% di imposta, il risparmio reale è di 750 euro (5.000 x 15%). Se sei nel regime agevolato al 5%, il risparmio scende a 250 euro.

Un’altra regola importante: se i contributi previdenziali superano il reddito forfettario, l’eccedenza non può essere portata in detrazione nel modello 730 o nel modello Redditi PF come reddito complessivo. L’eccedenza si perde, a meno che tu non abbia anche altri redditi soggetti a IRPEF ordinaria (ad esempio, un reddito da lavoro dipendente).

Contributi INPS Gestione Separata: aliquote e calcolo 2026

La Gestione Separata INPS è la cassa previdenziale di riferimento per i liberi professionisti senza cassa (consulenti, copywriter, web designer, formatori, traduttori e molte altre categorie). Nel 2026, le aliquote contributive della Gestione Separata sono:

  • 26,07% per i professionisti senza altra copertura previdenziale (aliquota piena)
  • 24% per chi ha già un’altra copertura previdenziale (ad esempio, un lavoro dipendente parallelo o iscrizione a un’altra cassa)

Questi contributi INPS si calcolano sul reddito imponibile forfettario (ricavi x coefficiente di redditività, prima della deduzione dei contributi stessi). Il calcolo avviene quindi in modo circolare: i contributi riducono il reddito, ma il reddito determina i contributi. Per questo motivo si utilizza una formula matematica che risolve il “circolo”.

Esempio pratico con Gestione Separata: Marco è un consulente informatico forfettario con ricavi di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 78%. Il suo reddito lordo è 31.200 euro. Con l’aliquota del 26,07%, i contributi INPS ammontano a circa 6.437 euro (calcolati con la formula iterativa). Il reddito imponibile dopo la deduzione scende a 24.763 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva: 3.714 euro. Senza la deduzione, l’imposta sarebbe stata 4.680 euro. Il risparmio fiscale grazie alla deduzione dei contributi è di 966 euro.

Contributi INPS Commercianti e Artigiani nel forfettario

Chi esercita un’attività commerciale o artigianale nel regime forfettario è iscritto alla Gestione Commercianti o Artigiani INPS. Il sistema contributivo per queste categorie è diverso dalla Gestione Separata perché prevede un contributo minimo obbligatorio (i cosiddetti “minimali”), indipendentemente dal reddito effettivo.

Nel 2026, i parametri principali sono:

  • Contributo fisso annuo (minimali): circa 4.427 euro per i commercianti e circa 4.385 euro per gli artigiani (importi indicativi, aggiornati annualmente dall’INPS sulla base della variazione ISTAT)
  • Aliquota percentuale: 24,48% per gli artigiani e 24,48% per i commercianti (+ 0,48% di contributo maternità) sul reddito eccedente il minimale fino al massimale
  • Riduzione forfettaria del 35%: i forfettari possono richiedere una riduzione del 35% sia sui contributi fissi che sulla percentuale eccedente (art. 1, comma 77, Legge 190/2014)

La riduzione del 35% è un vantaggio esclusivo dei forfettari che può essere richiesta all’INPS tramite il cassetto previdenziale. Attenzione però: questa riduzione comporta un accredito contributivo proporzionalmente inferiore ai fini pensionistici. Chi la sceglie accumula meno contributi per la pensione futura.

Tutti i contributi versati alla Gestione Commercianti o Artigiani, sia i minimali che l’eventuale percentuale eccedente, sono interamente deducibili dal reddito forfettario. Anche i contributi versati con la riduzione del 35% sono deducibili per l’importo effettivamente pagato.

Contributi Casse Professionali: ENPAM, Cassa Forense, INARCASSA

I professionisti iscritti a un albo professionale (medici, avvocati, architetti, ingegneri, psicologi, commercialisti, geometri, infermieri) versano i contributi alla propria cassa di previdenza e non all’INPS. Anche questi contributi previdenziali sono interamente deducibili nel regime forfettario, seguendo le stesse regole dei contributi INPS.

Ecco le principali casse professionali e le aliquote indicative per il 2026:

  • Cassa Forense (avvocati): contributo soggettivo del 15% sul reddito professionale + contributo integrativo del 4% (quest’ultimo addebitato al cliente in fattura)
  • ENPAM (medici e odontoiatri): Quota A fissa annua (circa 1.500-3.000 euro in base all’età) + Quota B proporzionale (aliquota variabile dal 2% al 24,5%)
  • INARCASSA (architetti e ingegneri): contributo soggettivo del 14,5% + contributo integrativo del 4%
  • ENPAP (psicologi): contributo soggettivo del 10% + contributo integrativo del 2%
  • CIPAG (geometri): contributo soggettivo del 18% circa + contributo integrativo
  • ENPAPI (infermieri): contributo soggettivo del 16% + contributo integrativo del 4%
  • Cassa Dottori Commercialisti (CNPADC): contributo soggettivo dal 12% al 100% del reddito + contributo integrativo del 4%

Attenzione alla distinzione: il contributo soggettivo è sempre deducibile perché è a carico del professionista. Il contributo integrativo (il famoso 4% o 2% in fattura) è generalmente a carico del cliente e non è deducibile dal reddito del professionista, salvo specifiche eccezioni previste dallo statuto della cassa. Consulta sempre il regolamento della tua cassa o rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per un chiarimento personalizzato.

Calcolo pratico: quanto risparmi deducendo i contributi

Vediamo con esempi concreti quanto si risparmia grazie alla deduzione dei contributi previdenziali nel regime forfettario 2026. Ricorda: il risparmio è pari ai contributi moltiplicati per l’aliquota dell’imposta sostitutiva (15% o 5%).

Esempio 1: Consulente con Gestione Separata (aliquota 15%)

  • Ricavi annui: 45.000 euro
  • Coefficiente di redditività: 78%
  • Reddito lordo: 35.100 euro
  • Contributi INPS versati (26,07%): circa 7.246 euro
  • Reddito imponibile: 35.100 – 7.246 = 27.854 euro
  • Imposta sostitutiva (15%): 4.178 euro
  • Senza deduzione, l’imposta sarebbe: 35.100 x 15% = 5.265 euro
  • Risparmio fiscale: 1.087 euro

Esempio 2: Avvocato con Cassa Forense (aliquota 15%)

  • Ricavi annui: 60.000 euro
  • Coefficiente di redditività: 78%
  • Reddito lordo: 46.800 euro
  • Contributi Cassa Forense versati (soggettivo 15%): circa 7.020 euro
  • Reddito imponibile: 46.800 – 7.020 = 39.780 euro
  • Imposta sostitutiva (15%): 5.967 euro
  • Senza deduzione: 46.800 x 15% = 7.020 euro
  • Risparmio fiscale: 1.053 euro

Esempio 3: Nuova attività con aliquota agevolata al 5%

  • Ricavi annui: 30.000 euro
  • Coefficiente di redditività: 67%
  • Reddito lordo: 20.100 euro
  • Contributi INPS versati: circa 4.148 euro
  • Reddito imponibile: 20.100 – 4.148 = 15.952 euro
  • Imposta sostitutiva (5%): 798 euro
  • Senza deduzione: 20.100 x 5% = 1.005 euro
  • Risparmio fiscale: 207 euro

Come puoi notare, il risparmio è proporzionalmente maggiore per chi paga il 15% rispetto a chi gode dell’aliquota agevolata del 5%. In ogni caso, la deduzione dei contributi previdenziali è sempre conveniente e non va mai dimenticata nella dichiarazione dei redditi.

Contributi versati in ritardo: sono deducibili?

Una domanda molto frequente riguarda i contributi previdenziali versati in ritardo: sono comunque deducibili nel regime forfettario? La risposta è sì, con alcune precisazioni importanti.

Il principio fondamentale è il criterio di cassa: i contributi sono deducibili nell’anno in cui vengono effettivamente pagati, indipendentemente dal periodo di competenza. Questo significa che:

  • Se paghi nel 2026 i contributi relativi al 2025 (perché eri in ritardo), li deduci nella dichiarazione dei redditi 2026 (anno di imposta 2026)
  • Se paghi una rateizzazione INPS con più rate nell’anno, deduci solo le rate effettivamente versate in quell’anno
  • Se paghi sanzioni e interessi per ritardato pagamento, questi non sono deducibili — solo la quota capitale dei contributi è ammessa alla deduzione

Anche i contributi pagati tramite cartella esattoriale (perché non versati spontaneamente) mantengono la deducibilità per la parte relativa ai contributi veri e propri, escludendo sanzioni, interessi e aggio di riscossione.

Contributi volontari e riscatto laurea nel forfettario

Oltre ai contributi obbligatori, esistono altre forme di contribuzione previdenziale che meritano un approfondimento per chi opera nel regime forfettario.

Contributi volontari INPS

I contributi volontari sono versamenti che il lavoratore autonomo può effettuare per coprire periodi non lavorati o per integrare la posizione previdenziale. Nel regime forfettario, i contributi volontari autorizzati dall’INPS sono deducibili dal reddito forfettario, a condizione che siano relativi alla propria posizione previdenziale.

Riscatto della laurea

Il riscatto della laurea è un tema complesso per i forfettari. I contributi versati per il riscatto degli anni di studio universitario sono tecnicamente contributi previdenziali e quindi dovrebbero essere deducibili. Tuttavia, la deducibilità dipende dalla gestione previdenziale:

  • Se il riscatto è nella stessa gestione (es. Gestione Separata INPS) dove versi i contributi da forfettario, è deducibile dal reddito forfettario
  • Se il riscatto è in una gestione diversa (es. riscatto nella gestione dipendenti per un ex lavoratore subordinato ora forfettario), la questione è controversa. La prassi dell’Agenzia delle Entrate tende a considerarli deducibili dal reddito complessivo IRPEF, ma non dal reddito forfettario

Dato che il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva che esclude il reddito dalla base imponibile IRPEF, chi non ha altri redditi IRPEF rischia di perdere la deducibilità del riscatto laurea in una gestione diversa. È un caso in cui rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine può fare la differenza per ottimizzare la scelta.

Come indicare i contributi nel Quadro LM della dichiarazione

I contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario si indicano nel Quadro LM del Modello Redditi Persone Fisiche. Ecco i passaggi pratici:

  1. Rigo LM22 (colonna 1): indica il totale dei ricavi o compensi percepiti nell’anno
  2. Rigo LM34: il reddito lordo calcolato applicando il coefficiente di redditività
  3. Rigo LM35: qui si indicano i contributi previdenziali deducibili — l’importo totale dei contributi obbligatori versati nell’anno di imposta (criterio di cassa)
  4. Rigo LM36: il reddito netto (rigo LM34 meno rigo LM35) su cui si calcola l’imposta sostitutiva
  5. Rigo LM37 o LM38: l’imposta sostitutiva calcolata (15% o 5%)

Documenti da conservare: per giustificare la deduzione dei contributi, conserva le ricevute di pagamento dei contributi INPS (modelli F24) o le attestazioni della cassa professionale. L’INPS mette a disposizione nel cassetto previdenziale la situazione dei contributi versati, che può servire come riscontro.

Eccedenza contributi: se l’importo dei contributi previdenziali (rigo LM35) supera il reddito lordo (rigo LM34), il reddito netto al rigo LM36 sarà pari a zero. L’eccedenza dei contributi non può essere riportata negli anni successivi nel Quadro LM, ma se hai altri redditi soggetti a IRPEF, puoi dedurla nel Quadro RP (sezione II, rigo RP21) dal reddito complessivo.

Errore comune: contributi nel 730 se sei forfettario

Uno degli errori più frequenti tra i forfettari riguarda il tentativo di dedurre i contributi previdenziali nel modello 730. Chiariamo subito: se sei un forfettario e il tuo unico reddito è quello dell’attività in regime forfettario, non puoi usare il 730.

Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali. Di conseguenza, il reddito forfettario non concorre al reddito complessivo IRPEF. Il modello 730 si usa per dichiarare redditi soggetti a IRPEF (lavoro dipendente, pensione, fabbricati, ecc.), e le deduzioni/detrazioni nel 730 funzionano solo su redditi IRPEF.

Ecco gli scenari possibili:

  • Solo reddito forfettario: usi il Modello Redditi PF con il Quadro LM. I contributi li deduci al rigo LM35. Non presenti il 730.
  • Reddito forfettario + reddito dipendente/pensione: presenti sia il Modello Redditi PF (Quadro LM per il forfettario) sia il 730 (per il reddito dipendente). I contributi relativi all’attività forfettaria li deduci nel Quadro LM. L’eventuale eccedenza può andare nel 730 (Quadro E/RP).
  • Reddito forfettario + redditi da fabbricati: usi il Modello Redditi PF completo, con Quadro LM per il forfettario e Quadro RB per i fabbricati.

Attenzione: un errore nella collocazione dei contributi previdenziali deducibili può generare incongruenze nella dichiarazione e controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per evitare problemi, affidati a un professionista o al CAF Centro Fiscale per la compilazione.

Strategia: conviene versare contributi aggiuntivi per abbattere il reddito?

Dato che i contributi previdenziali sono l’unica deduzione possibile nel regime forfettario, può sorgere una domanda strategica: conviene versare contributi aggiuntivi per ridurre il reddito imponibile?

La risposta dipende dalla tua situazione specifica. Ecco un’analisi dei pro e contro:

Quando potrebbe convenire

  • Sei vicino alla pensione e vuoi aumentare il montante contributivo per migliorare l’assegno pensionistico futuro
  • Hai redditi elevati (vicino agli 85.000 euro di ricavi) e ogni euro di deduzione aiuta a mantenere il carico fiscale sotto controllo
  • Vuoi riscattare la laurea nella stessa gestione previdenziale per un doppio vantaggio: deduzione + anni di contribuzione
  • La tua cassa professionale prevede contribuzione volontaria aggiuntiva con vantaggi previdenziali significativi

Quando non conviene

  • Hai appena aperto la partita IVA e sei al 5%: il risparmio fiscale è minimo (solo 5% dei contributi aggiuntivi)
  • Hai bisogno di liquidità: i contributi versati non sono recuperabili nel breve periodo
  • Il rendimento previdenziale è basso: in alcune casse professionali, il rendimento dei contributi volontari è inferiore a quello di investimenti alternativi

In termini numerici, se paghi il 15% di imposta sostitutiva, ogni 1.000 euro di contributi aggiuntivi ti fa risparmiare 150 euro di tasse. Se paghi il 5%, il risparmio è solo di 50 euro. La convenienza va quindi valutata anche in ottica previdenziale, non solo fiscale. Un consulto presso il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a simulare gli scenari e scegliere la strategia più adatta al tuo caso.

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Domande frequenti sui contributi previdenziali deducibili nel forfettario

Quali contributi posso dedurre nel regime forfettario?

Puoi dedurre tutti i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno: contributi INPS (Gestione Separata, Commercianti, Artigiani) e contributi alle casse professionali (Cassa Forense, ENPAM, INARCASSA, ecc.). Sono deducibili anche i contributi per maternità e i contributi volontari autorizzati.

I contributi si deducono dal reddito o dall’imposta?

Si deducono dal reddito imponibile, non dall’imposta. Questo significa che il risparmio effettivo è pari all’importo dei contributi moltiplicato per l’aliquota dell’imposta sostitutiva (15% o 5%). Ad esempio, 8.000 euro di contributi con aliquota 15% generano un risparmio di 1.200 euro.

Posso dedurre i contributi previdenziali nel 730 se sono forfettario?

No, se il tuo unico reddito è quello da attività forfettaria. I contributi vanno indicati nel Quadro LM del Modello Redditi PF. Solo se hai anche redditi IRPEF (lavoro dipendente, pensione) puoi eventualmente dedurre l’eccedenza nel 730.

Cosa succede se i contributi superano il reddito forfettario?

Se i contributi previdenziali superano il reddito lordo forfettario, il reddito imponibile diventa zero e non paghi imposta sostitutiva. L’eccedenza non si riporta agli anni successivi nel Quadro LM, ma può essere dedotta dal reddito complessivo IRPEF se hai altri redditi.

Il contributo integrativo del 4% in fattura è deducibile?

Generalmente no. Il contributo integrativo (4% o 2% a seconda della cassa) è addebitato al cliente ed è un onere a suo carico. È deducibile solo il contributo soggettivo, cioè quello a carico del professionista. Fanno eccezione alcune casse con regolamenti specifici.

Come faccio a sapere quanto ho versato di contributi nell’anno?

Per i contributi INPS, accedi al cassetto previdenziale su inps.it dove trovi il riepilogo dei versamenti. Per le casse professionali, consulta l’area riservata del sito della tua cassa o richiedi l’attestazione annuale. I modelli F24 con cui hai effettuato i pagamenti sono la prova documentale da conservare.

Conclusione

I contributi previdenziali deducibili rappresentano il principale e unico strumento di risparmio fiscale nel regime forfettario 2026. Che tu sia un professionista iscritto a una cassa, un commerciante, un artigiano o un collaboratore con Gestione Separata INPS, conoscere il meccanismo della deduzione ti permette di ottimizzare il carico fiscale e evitare errori nella dichiarazione dei redditi.

Ricorda i punti chiave: i contributi si deducono dal reddito (non dall’imposta), valgono quelli effettivamente pagati nell’anno (criterio di cassa), e vanno indicati nel Quadro LM del Modello Redditi PF. Se hai dubbi sulla deducibilità di contributi specifici (riscatto laurea, contributi volontari, contributi in ritardo), non improvvisare: una consulenza professionale può farti risparmiare molto di più di quanto costa.

Hai bisogno di aiuto con la deduzione dei contributi previdenziali?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione della dichiarazione dei redditi, verificando che tutti i contributi previdenziali siano correttamente dedotti per massimizzare il tuo risparmio fiscale.

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    Aprile 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-22 08:00:002026-08-17 10:16:15Contributi Previdenziali Deducibili Regime Forfettario 2026: Guida Completa al Risparmio Fiscale
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Chiudere Partita IVA Regime Forfettario 2026: Procedura Online, Costi e Cosa Fare

    regime forfettario partita iva

    Chiudere la partita IVA con regime forfettario è una decisione importante che molti professionisti e freelance si trovano ad affrontare nel 2026. Che tu stia valutando di tornare al lavoro dipendente, che la tua attività non sia più redditizia, o che tu voglia semplicemente cessare l’attività autonoma, è fondamentale conoscere la procedura corretta, i costi (spoiler: la chiusura è gratuita) e tutti gli adempimenti finali da completare. In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come chiudere la partita IVA forfettaria nel 2026, cosa succede ai contributi INPS, come gestire le fatture ancora da incassare e se è possibile richiedere la NASpI dopo la chiusura.

    Indice dei contenuti

    1. Quando conviene chiudere la partita IVA forfettaria
    2. Procedura online: modello AA9/12 e SPID
    3. Tempistiche: entro quando comunicare la chiusura
    4. Costi della chiusura: quanto si paga
    5. Cosa succede ai contributi INPS (Gestione Separata)
    6. Professionisti con cassa previdenziale propria
    7. Adempimenti fiscali finali dopo la chiusura
    8. Fatture emesse ma non ancora incassate
    9. Chiusura partita IVA e NASpI: si può avere la disoccupazione?
    10. Si può riaprire la partita IVA come forfettario?
    11. Errori da evitare quando si chiude la partita IVA
    12. Domande frequenti (FAQ)

    Quando conviene chiudere la partita IVA forfettaria

    La decisione di chiudere la partita IVA con regime forfettario può dipendere da diverse situazioni. Non esiste un obbligo di chiusura legato al fatturato zero, ma ci sono circostanze in cui mantenere aperta la posizione fiscale diventa controproducente o addirittura costoso.

    Il primo caso è l’inattività prolungata: se non emetti fatture da diversi mesi e non prevedi di riprendere l’attività nel breve periodo, mantenere la partita IVA aperta comporta comunque l’obbligo di versare i contributi INPS minimi alla Gestione Separata o alla tua cassa di previdenza. Anche se il regime forfettario non prevede un minimale contributivo fisso per la Gestione Separata (i contributi sono proporzionali al reddito), alcune casse professionali richiedono un contributo minimo annuale indipendentemente dal fatturato.

    Il secondo scenario frequente è il passaggio al lavoro dipendente. Quando si trova un’occupazione stabile, molti professionisti preferiscono chiudere la partita IVA per semplificare la propria posizione fiscale. In questo caso, è importante sapere che il forfettario è compatibile con il lavoro dipendente, purché il reddito da lavoro dipendente non superi i 30.000 euro lordi annui (una delle cause ostative del regime forfettario). Se il nuovo stipendio supera questa soglia, la chiusura diventa comunque obbligatoria per l’anno successivo.

    Altre situazioni in cui conviene valutare la chiusura includono:

    • Cambio di regime fiscale: se i tuoi ricavi superano gli 85.000 euro e devi passare al regime ordinario, potresti decidere di chiudere e riaprire con una forma giuridica diversa (ad esempio una SRL)
    • Pensionamento: quando si va in pensione e non si intende proseguire l’attività
    • Trasferimento all’estero: chi sposta la residenza fiscale fuori dall’Italia deve chiudere la partita IVA italiana
    • Attività non più sostenibile economicamente: se le spese superano costantemente i ricavi

    Procedura online per chiudere la partita IVA forfettaria: modello AA9/12

    La chiusura della partita IVA avviene tramite la presentazione del modello AA9/12 (per le persone fisiche) all’Agenzia delle Entrate. Questo modello, lo stesso utilizzato per l’apertura e le variazioni, contiene una sezione specifica dedicata alla cessazione dell’attività.

    La procedura più rapida e comoda è quella online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Ecco i passaggi da seguire:

    1. Accedi al portale dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) all’indirizzo agenziaentrate.gov.it
    2. Vai nella sezione “Servizi” – “Dichiarazioni” – “Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività”
    3. Seleziona “Cessazione attività” e compila il modello AA9/12
    4. Indica la data di cessazione effettiva dell’attività (non la data di invio del modulo)
    5. Inserisci il codice ATECO della tua attività
    6. Conferma e invia telematicamente
    7. Conserva la ricevuta di avvenuta presentazione

    In alternativa alla procedura online, puoi presentare il modello AA9/12 anche:

    • Di persona presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, portando un documento di identità valido
    • Tramite raccomandata A/R all’ufficio competente, allegando una fotocopia del documento di identità
    • Tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF) con delega

    Se hai bisogno di assistenza per la compilazione del modello e la gestione di tutti gli adempimenti successivi, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a completare la procedura in modo corretto, evitando errori che potrebbero causare problemi con il Fisco.

    Tempistiche: entro quando comunicare la chiusura della partita IVA

    La legge prevede un termine preciso per comunicare la cessazione dell’attività all’Agenzia delle Entrate: il modello AA9/12 deve essere presentato entro 30 giorni dalla data di effettiva cessazione dell’attività. Questo significa che se il tuo ultimo giorno di attività è il 15 aprile 2026, hai tempo fino al 15 maggio 2026 per inviare la comunicazione.

    Cosa succede se non rispetti i 30 giorni? La presentazione tardiva del modello comporta una sanzione amministrativa che va da 500 a 2.000 euro (art. 5, comma 6, D.Lgs. 471/1997). Tuttavia, è possibile regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso, pagando una sanzione ridotta:

    • Entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/10 del minimo (55,56 euro circa)
    • Entro 90 giorni: sanzione ridotta a 1/9 del minimo
    • Entro 1 anno: sanzione ridotta a 1/8 del minimo

    È importante sottolineare che la data di cessazione indicata nel modello è quella che conta ai fini fiscali e contributivi. Tutti gli adempimenti successivi (ultima dichiarazione dei redditi, saldo contributi) fanno riferimento a questa data, non alla data di invio del modulo.

    Costi della chiusura partita IVA forfettaria: quanto si paga

    Ecco una buona notizia: chiudere la partita IVA è completamente gratuito. La presentazione del modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate non comporta alcun costo, né imposte di bollo, né diritti di segreteria. Questo vale sia per la procedura online che per quella in presenza.

    A differenza di quanto molti pensano, non esiste alcuna “tassa di chiusura” o costo amministrativo legato alla cessazione della partita IVA. L’unico costo che potresti sostenere è l’onorario del commercialista o del CAF se decidi di farti assistere nella procedura e nella gestione degli adempimenti finali.

    Attenzione però: “chiusura gratuita” non significa “nessun costo in assoluto”. Dovrai comunque versare:

    • Saldo contributi INPS proporzionali al reddito dell’ultimo periodo di attività
    • Imposta sostitutiva (5% o 15%) sui redditi prodotti fino alla data di cessazione
    • Eventuali contributi alla cassa previdenziale (per professionisti iscritti a un ordine)

    Questi non sono costi di chiusura, ma obblighi fiscali ordinari legati all’ultimo periodo di attività. Li vedremo nel dettaglio nelle prossime sezioni.

    Cosa succede ai contributi INPS (Gestione Separata) dopo la chiusura

    La gestione dei contributi previdenziali è uno degli aspetti più importanti quando si chiude la partita IVA forfettaria. Il trattamento varia a seconda che tu sia iscritto alla Gestione Separata INPS o a una cassa professionale.

    Per chi è iscritto alla Gestione Separata INPS (la maggior parte dei forfettari senza cassa di categoria), ecco cosa succede:

    • I contributi INPS sono proporzionali al reddito: si pagano solo in proporzione ai ricavi effettivamente prodotti fino alla data di cessazione
    • L’aliquota contributiva 2026 per la Gestione Separata è del 26,07% (per chi non ha altra copertura previdenziale) applicata sul reddito imponibile forfettario
    • Il saldo contributivo dell’ultimo periodo va versato con il modello F24 alle scadenze ordinarie (30 giugno dell’anno successivo, o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%)
    • Non esistono contributi minimi nella Gestione Separata: se hai fatturato zero, non devi versare nulla

    Facciamo un esempio pratico: supponiamo che Marco, consulente informatico forfettario con coefficiente di redditività del 78%, chiuda la partita IVA il 30 giugno 2026 dopo aver fatturato 15.000 euro. Il suo reddito imponibile sarà 15.000 x 78% = 11.700 euro. I contributi INPS dovuti saranno 11.700 x 26,07% = 3.050,19 euro, da versare con il saldo della dichiarazione dei redditi 2027 (relativa all’anno 2026).

    Dopo la chiusura, ricorda di presentare la cancellazione dalla Gestione Separata all’INPS. La cancellazione avviene solitamente in automatico con la chiusura della partita IVA, ma è buona prassi verificare la propria posizione nel Cassetto Previdenziale INPS accedendo con SPID.

    Professionisti con cassa previdenziale propria

    Se sei un professionista iscritto a un ordine (avvocato, architetto, ingegnere, psicologo, medico, geometra), i tuoi contributi non vanno alla Gestione Separata INPS ma alla cassa previdenziale di categoria. In questo caso, la chiusura della partita IVA richiede adempimenti aggiuntivi.

    Ecco cosa fare:

    1. Comunica la cessazione alla cassa previdenziale: ogni cassa ha le proprie modalità e tempistiche. Ad esempio, la Cassa Forense richiede una comunicazione entro 30 giorni, mentre INARCASSA (architetti e ingegneri) prevede la cancellazione contestuale alla cessazione dell’attività
    2. Verifica il saldo contributivo: la maggior parte delle casse previdenziali prevede un contributo minimo annuale indipendente dal reddito. Dovrai versare il contributo minimo proporzionato ai mesi di iscrizione nell’anno di cessazione
    3. Richiedi la ricongiunzione o totalizzazione: se hai versato contributi in più gestioni (ad esempio prima come dipendente e poi come professionista), valuta la possibilità di ricongiunzione contributiva per unificare i periodi ai fini pensionistici

    Importante: la cancellazione dall’ordine professionale è un passaggio separato dalla chiusura della partita IVA. Se vuoi mantenere l’iscrizione all’albo senza esercitare la professione, dovrai comunque pagare la quota associativa annuale, ma non i contributi previdenziali alla cassa (nella maggior parte dei casi).

    Adempimenti fiscali finali dopo la chiusura della partita IVA

    Chiudere la partita IVA non significa aver concluso tutti gli obblighi con il Fisco. Ci sono alcuni adempimenti fiscali finali che devi completare anche dopo la cessazione dell’attività:

    Ultima dichiarazione dei redditi: dovrai presentare la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) relativa all’anno in cui hai chiuso la partita IVA. In questa dichiarazione inserirai i ricavi prodotti dall’1 gennaio alla data di cessazione, applicando il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO e l’imposta sostitutiva al 5% o al 15%. La scadenza è la stessa di sempre: 30 novembre dell’anno successivo.

    Versamento imposta sostitutiva e contributi: il saldo dell’imposta sostitutiva e dei contributi INPS va versato con modello F24 entro il 30 giugno dell’anno successivo (con possibilità di rateizzazione). Per i forfettari i codici tributo sono:

    • 1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Saldo
    • 1793 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Primo acconto
    • 1794 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Secondo acconto

    Nessun acconto per l’anno successivo: dato che hai cessato l’attività, non dovrai versare acconti per l’anno seguente. Se hai già versato acconti durante l’anno di cessazione, potrai recuperare l’eccedenza in sede di dichiarazione dei redditi.

    IVA: chi è in regime forfettario non addebita IVA in fattura e quindi non deve presentare la dichiarazione IVA né versare alcun saldo IVA. Questo è un vantaggio del forfettario anche in fase di chiusura.

    Fatture emesse ma non ancora incassate: come gestirle

    Un dubbio molto comune riguarda le fatture emesse prima della chiusura ma non ancora incassate. Il regime forfettario funziona con il principio di cassa: i ricavi si considerano prodotti nel momento in cui vengono effettivamente incassati, non quando la fattura viene emessa.

    Questo crea una situazione particolare in caso di chiusura. Ecco come gestirla:

    • Fatture incassate prima della chiusura: rientrano normalmente nel reddito dell’ultimo anno di attività e saranno soggette all’imposta sostitutiva forfettaria
    • Fatture incassate dopo la chiusura: questi importi vanno dichiarati nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui vengono effettivamente percepiti, come redditi diversi (art. 67, comma 1, lett. l, TUIR). Non saranno più soggetti all’imposta sostitutiva forfettaria ma all’IRPEF ordinaria
    • Fatture non incassabili (crediti inesigibili): se hai certezza che il cliente non pagherà, puoi emettere una nota di credito prima della chiusura per azzerare il credito

    Il consiglio pratico è di cercare di incassare tutte le fatture in sospeso prima di chiudere la partita IVA. In questo modo beneficerai ancora della tassazione agevolata forfettaria (5% o 15%) anziché dell’IRPEF ordinaria con aliquote progressive (dal 23% al 43%).

    Se hai fatture di importo significativo ancora da incassare, potrebbe essere strategico posticipare la chiusura di qualche settimana o mese, in attesa dei pagamenti. Un commercialista o il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare la convenienza economica di questa scelta.

    Chiusura partita IVA e NASpI: si può avere la disoccupazione?

    La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS. Molti si chiedono se sia possibile riceverla dopo aver chiuso la partita IVA forfettaria. La risposta dipende dalla tua situazione lavorativa precedente.

    Caso 1: Avevi un lavoro dipendente prima o durante l’attività autonoma

    Se hai perso involontariamente un lavoro dipendente e hai i requisiti contributivi (almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti e 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti), puoi richiedere la NASpI. La chiusura della partita IVA forfettaria non preclude il diritto alla NASpI se la perdita del lavoro dipendente è il motivo scatenante.

    Anzi, se avevi una partita IVA aperta durante la NASpI, il reddito presunto da attività autonoma comportava una riduzione dell’indennità. Chiudendo la partita IVA, la NASpI viene erogata per intero.

    Caso 2: Eri solo lavoratore autonomo (mai dipendente)

    Se hai lavorato esclusivamente come lavoratore autonomo con partita IVA, purtroppo non hai diritto alla NASpI. L’indennità di disoccupazione è riservata ai lavoratori subordinati. Per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata esisteva il DIS-COLL, ma era destinato ai collaboratori coordinati e continuativi, non ai titolari di partita IVA.

    Esiste però una possibilità interessante: la NASpI anticipata per avvio attività funziona al contrario. Chi percepisce la NASpI può chiedere la liquidazione anticipata in un’unica soluzione per aprire una partita IVA. Se poi l’attività non va a buon fine e la chiudi entro la durata originaria della NASpI, dovrai restituire l’importo anticipato.

    Si può riaprire la partita IVA come forfettario dopo averla chiusa?

    Sì, è possibile riaprire la partita IVA e aderire nuovamente al regime forfettario, purché al momento della riapertura tu possieda tutti i requisiti previsti e non ricada in nessuna delle cause ostative. Non esiste un periodo minimo di attesa tra chiusura e riapertura.

    Tuttavia, c’è un aspetto importante che riguarda l’aliquota agevolata al 5%. Questa aliquota ridotta (invece del 15%) spetta ai primi 5 anni di attività per chi avvia una nuova attività. Se riapri la partita IVA con la stessa attività (stesso codice ATECO) che avevi prima, l’Agenzia delle Entrate potrebbe considerarla una prosecuzione e non una nuova attività, escludendoti dall’aliquota al 5%.

    Le condizioni per l’aliquota al 5% prevedono che:

    • Non devi aver esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa (anche in forma associata o familiare)
    • L’attività non deve essere una mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come dipendente o autonomo
    • Se prosegui l’attività di un altro soggetto, i ricavi dell’anno precedente non devono superare i limiti previsti

    In pratica, se chiudi la partita IVA come consulente informatico nel 2026 e ne riapri una come consulente informatico nel 2027, molto probabilmente non potrai applicare il 5% ma dovrai usare il 15%. Se invece riapri con un codice ATECO diverso e un’attività effettivamente nuova, potresti avere diritto all’aliquota ridotta.

    Errori da evitare quando si chiude la partita IVA forfettaria

    Chiudere la partita IVA sembra un’operazione semplice, ma ci sono diversi errori comuni che possono causare problemi, sanzioni o perdite economiche. Ecco i principali da evitare:

    • Non comunicare la chiusura entro 30 giorni: come abbiamo visto, il ritardo comporta sanzioni da 500 a 2.000 euro. Non dimenticare di inviare il modello AA9/12
    • Dimenticare il saldo dei contributi: anche dopo la chiusura, i contributi INPS o alla cassa professionale restano dovuti per il periodo di attività. Il mancato pagamento genera cartelle esattoriali con interessi e sanzioni
    • Non presentare l’ultima dichiarazione dei redditi: molti pensano che chiudendo la partita IVA non serva più dichiarare i redditi dell’ultimo anno. Sbagliato: la dichiarazione è obbligatoria
    • Chiudere con fatture in sospeso senza valutare l’impatto fiscale: gli incassi post-chiusura saranno tassati con IRPEF ordinaria e non con l’imposta sostitutiva forfettaria
    • Non comunicare alla cassa previdenziale: se sei iscritto a una cassa di categoria, la chiusura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate non viene automaticamente comunicata alla cassa. Devi farlo tu
    • Chiudere solo per evitare i contributi minimi: prima di chiudere, valuta se esistono riduzioni contributive (ad esempio il regime agevolato INPS Artigiani/Commercianti con riduzione del 35%)
    • Non cancellare eventuali posizioni INAIL: se avevi un’assicurazione INAIL attiva, devi comunicare anche la cessazione a questo ente

    Per evitare dimenticanze, il consiglio è di affidarsi a un professionista o al CAF Centro Fiscale che possa guidarti attraverso tutti i passaggi e verificare che nessun adempimento venga trascurato.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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    Domande frequenti (FAQ) sulla chiusura della partita IVA forfettaria

    Quanto costa chiudere la partita IVA forfettaria?

    La chiusura della partita IVA è completamente gratuita. Non sono previsti bolli, diritti di segreteria o tasse di chiusura. L’unico eventuale costo è l’onorario di un commercialista o CAF se ti fai assistere nella procedura.

    Posso chiudere la partita IVA online da solo?

    Sì, puoi farlo in autonomia accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS e compilando il modello AA9/12 nella sezione cessazione. La procedura richiede pochi minuti se hai i dati necessari (codice ATECO, data di cessazione).

    Cosa succede se non chiudo la partita IVA e non fatturo?

    Se non fatturo per 3 anni consecutivi, l’Agenzia delle Entrate può procedere alla chiusura d’ufficio della partita IVA. Tuttavia, nel frattempo potresti accumulare obblighi dichiarativi e, per alcune casse previdenziali, contributi minimi da versare comunque. È sempre meglio chiudere formalmente quando si cessa l’attività.

    Posso riaprire la partita IVA forfettaria dopo averla chiusa?

    Sì, non ci sono limiti temporali. Puoi riaprirla anche il giorno dopo, purché tu abbia i requisiti. Attenzione però all’aliquota al 5%: se riapri con la stessa attività, potrebbe essere considerata una prosecuzione e non una nuova attività, perdendo l’agevolazione.

    Devo pagare contributi INPS anche dopo aver chiuso?

    Devi pagare il saldo contributivo relativo al periodo in cui la partita IVA era ancora aperta. Dopo la data di cessazione, non maturano più contributi. Il saldo va versato con le scadenze ordinarie (30 giugno dell’anno successivo).

    Le fatture incassate dopo la chiusura come vengono tassate?

    Le fatture emesse durante il regime forfettario ma incassate dopo la chiusura vanno dichiarate come redditi diversi nell’anno di effettivo incasso. Saranno soggette all’IRPEF ordinaria (aliquote dal 23% al 43%) e non più all’imposta sostitutiva forfettaria.


    Hai bisogno di assistenza per chiudere la partita IVA?

    Chiudere la partita IVA forfettaria richiede attenzione a diversi aspetti: dalla comunicazione all’Agenzia delle Entrate al saldo dei contributi, dalla gestione delle fatture in sospeso all’ultima dichiarazione dei redditi. Un errore in questa fase può costare caro in termini di sanzioni e tasse aggiuntive.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in ogni fase della chiusura: compilazione del modello AA9/12, calcolo del saldo contributivo, presentazione dell’ultima dichiarazione dei redditi e verifica che tutti gli adempimenti siano completati correttamente.

    Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

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      Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-21 08:00:002026-08-17 10:16:11Chiudere Partita IVA Regime Forfettario 2026: Procedura Online, Costi e Cosa Fare
      GESTIONE PARTITA IVA

      SumUp Conto e POS 2026: Recensione Completa, Prezzi e Commissioni

      regime forfettario partita iva

      Aggiornamento aprile 2026: SumUp offre un ecosistema completo per partite IVA e piccole attività: conto aziendale gratuito con IBAN italiano, carta Mastercard e POS senza canone. In questa recensione analizziamo prezzi, commissioni, vantaggi e limiti per capire a chi conviene davvero.

      Se gestisci una piccola attività o sei un libero professionista, probabilmente hai già sentito parlare di SumUp. Fondata nel 2012, l’azienda tedesca è diventata uno dei leader europei nei pagamenti digitali, con oltre 4 milioni di clienti. Ma il conto e i POS SumUp sono davvero convenienti? Vediamolo nel dettaglio.



      Indice dei contenuti

      1. Conto Aziendale SumUp: caratteristiche
      2. Costi e commissioni del conto
      3. POS SumUp: modelli e prezzi 2026
      4. Commissioni POS: quale piano scegliere
      5. Normativa 2026: conformità POS
      6. Pro e contro di SumUp
      7. A chi conviene SumUp
      8. Domande frequenti

      Conto Aziendale SumUp: caratteristiche principali

      Il Conto Aziendale SumUp è un conto business pensato per liberi professionisti, artigiani, commercianti e piccole imprese. Ecco le caratteristiche principali:

      • IBAN italiano intestato alla tua attività
      • Carta Mastercard Debit gratuita con tecnologia contactless
      • Bonifici SEPA istantanei in entrata e uscita, senza commissioni
      • Accredito incassi POS il giorno lavorativo successivo (anche weekend e festivi)
      • App mobile per gestire tutto da smartphone
      • Apple Pay e Google Pay supportati

      Apertura rapida: Puoi aprire il conto in meno di 10 minuti, interamente online. Servono solo un documento d’identità valido e un giustificativo di indirizzo.

      Servizi inclusi

      Con il conto SumUp puoi:

      • Pagare F24 online direttamente dall’app
      • Effettuare pagamenti RAV, MAV, RiBA e PagoPA
      • Creare sotto-conti (fino a 3 con il piano gratuito) per organizzare le finanze
      • Ricevere gli incassi dai POS SumUp con accredito rapido
      • Programmare bonifici ricorrenti e addebiti diretti



      Costi e commissioni del Conto SumUp

      Uno dei punti di forza di SumUp è la trasparenza sui costi. Esistono due piani tariffari:

      CaratteristicaPiano GratuitoPiano Plus (25€/mese)
      Canone mensile0€25€
      IBAN italiano + Carta MastercardInclusiInclusi
      Bonifici SEPAGratuitiGratuiti
      Prelievi ATM (Italia)3 gratuiti/mese, poi 2%3 gratuiti/mese, poi 2%
      Prelievi ATM (estero)2%2%
      Depositi contanti2,5%2%
      Sotto-contiFino a 3Illimitati

      Limiti operativi

      Ecco i limiti del conto SumUp:

      • Pagamenti con carta: max 15.000€ per transazione e 15.000€ al giorno
      • Prelievi ATM: max 500€ per operazione, 2.000€ al mese
      • Bonifici in uscita: max 15.000€ per bonifico, 25.000€/giorno, 75.000€/mese
      • Bonifici in entrata: nessun limite



      POS SumUp: modelli e prezzi 2026

      SumUp offre diversi modelli di POS, tutti con zero costi fissi (niente canone mensile, niente costi di attivazione). Ecco la gamma completa:

      ModelloPrezzoCaratteristiche
      SumUp Solo Lite34€ + IVACompatto, connessione Bluetooth via smartphone, tastiera touch
      SumUp Solo Lite + Base44€ + IVACome Solo Lite con base di ricarica inclusa
      SumUp Solo79€ + IVASchermo touchscreen, SIM dati integrata (funziona senza smartphone)
      SumUp Solo + Stampante139€ + IVASolo con stampante integrata per ricevute (800 scontrini per ricarica)
      SumUp Air~39€ + IVAIl più compatto, Bluetooth, richiede smartphone

      Quale modello scegliere?

      La scelta dipende dalle tue esigenze:

      • Solo Lite (34€): ideale per chi ha sempre lo smartphone a portata di mano e cerca il prezzo più basso
      • Solo (79€): perfetto per chi vuole un dispositivo indipendente con SIM dati inclusa
      • Solo + Stampante (139€): per chi deve emettere ricevute cartacee
      • Air (~39€): ultra-compatto per professionisti sempre in movimento

      Consiglio: Se ricevi pagamenti in mobilità (eventi, mercati, consegne), il SumUp Solo con SIM integrata è la scelta migliore: funziona ovunque senza dipendere dal tuo smartphone.



      Commissioni POS SumUp: quale piano scegliere

      Le commissioni sui pagamenti sono il fattore chiave per valutare la convenienza di un POS. SumUp offre due piani tariffari:

      PianoCanoneCommissione POSPagamenti online
      Standard (Paga per transazione)0€1,95%2,5% – 2,95%
      Pagamenti Plus19€/mese0,95%*1,99%

      * La commissione 0,95% si applica alle carte consumer nazionali. Carte aziendali, internazionali e premium: 1,99%.

      Quando conviene il piano Plus?

      Il piano Pagamenti Plus (19€/mese) conviene se incassi almeno 1.900€ al mese con carte consumer nazionali. Ecco il calcolo:

      Esempio con 2.500€ di incassi/mese:

      • Piano Standard: 2.500€ x 1,95% = 48,75€ di commissioni
      • Piano Plus: 19€ canone + (2.500€ x 0,95%) = 19€ + 23,75€ = 42,75€
      • Risparmio mensile: 6€

      Commissioni per tipo di carta

      Attenzione: le commissioni variano in base al tipo di carta utilizzata dal cliente:

      • Carte consumer nazionali (Visa/Mastercard): 1,95% (Standard) o 0,95% (Plus)
      • Carte aziendali/business: commissione maggiorata
      • American Express: fino a 2,5%
      • Carte extra-SEE: commissione maggiorata



      Normativa 2026: collegamento POS-Registratore Telematico

      Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova normativa che obbliga gli esercenti a collegare il POS al registratore telematico per la trasmissione automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

      Cosa prevede la normativa:

      • Obbligo di collegamento tra POS e registratore telematico
      • Trasmissione automatica dei corrispettivi elettronici all’Agenzia delle Entrate
      • Sanzioni da 1.000 a 4.000€ per mancato adeguamento

      I POS SumUp sono conformi alla normativa 2026 e possono essere collegati ai principali registratori telematici. Verifica la compatibilità con il tuo modello di RT.

      Credito d’imposta commissioni POS

      Ricorda che è ancora attivo il credito d’imposta del 30% sulle commissioni POS per esercenti con ricavi fino a 400.000€ annui. Con SumUp, il risparmio effettivo sulle commissioni diventa:

      • Commissione 1,95% → effettiva 1,365% (dopo credito d’imposta)
      • Commissione 0,95% → effettiva 0,665% (dopo credito d’imposta)



      Pro e contro di SumUp

      Ecco un riepilogo dei punti di forza e delle limitazioni di SumUp:

      Pro

      • Nessun canone mensile (piano Standard)
      • Nessun vincolo contrattuale – puoi smettere quando vuoi
      • Accredito rapido – il giorno successivo, anche weekend
      • IBAN italiano e carta Mastercard gratuiti
      • F24, PagoPA, MAV/RAV pagabili dall’app
      • POS economici – a partire da 34€
      • Conformità normativa 2026
      • Assistenza in italiano

      Contro

      • Commissioni elevate per chi incassa molto con carte (oltre 2.000€/mese)
      • Assistenza telefonica solo lun-ven (no weekend)
      • Limite prelievi basso (500€/operazione, 2.000€/mese)
      • Depositi contanti con commissione 2-2,5%
      • No assegni – solo operazioni digitali

      A chi conviene SumUp?

      SumUp è particolarmente adatto a:

      Profilo ideale

      • Liberi professionisti con incassi prevalentemente tramite bonifico
      • Piccoli commercianti con transato POS fino a 1.200€/mese
      • Artigiani e ambulanti che lavorano in mobilità
      • Startup e nuove attività che vogliono zero costi fissi
      • Attività stagionali che non vogliono pagare canoni nei mesi di chiusura

      SumUp NON conviene a:

      • Attività con alto transato POS (oltre 3.000€/mese con carte) – meglio valutare alternative come Axerve
      • Chi ha bisogno di molti prelievi contanti – limiti bassi
      • Chi riceve molti pagamenti in contanti – commissioni deposito elevate
      • Grandi aziende – servizio pensato per piccole attività

      Soglia di convenienza: SumUp è vantaggioso per chi incassa con carte fino a circa 1.200€/mese. Oltre questa soglia, valuta alternative con commissioni più basse (Axerve, Nexi) o piani con canone ma commissioni ridotte.



      Domande frequenti

      Quanto costa aprire un conto SumUp?

      L’apertura del conto aziendale SumUp è completamente gratuita. Non ci sono costi di attivazione, canoni mensili (con il piano Standard), né costi per la carta Mastercard. Paghi solo quando usi il POS (1,95% per transazione).

      In quanto tempo ricevo i soldi sul conto?

      Gli incassi effettuati con POS SumUp vengono accreditati sul Conto Aziendale SumUp il giorno lavorativo successivo. Questo vale anche durante i weekend e le festività, rendendo SumUp uno dei servizi più rapidi nel settore.

      Posso usare il POS SumUp senza il conto SumUp?

      Sì, puoi collegare il POS SumUp a qualsiasi conto corrente italiano. Tuttavia, collegandolo al Conto Aziendale SumUp, gli accrediti avvengono il giorno successivo. Con altri conti bancari, i tempi possono essere più lunghi (2-3 giorni lavorativi).

      SumUp accetta American Express?

      Sì, tutti i POS SumUp accettano American Express. La commissione per le transazioni Amex è generalmente del 2,5%, leggermente superiore rispetto a Visa e Mastercard.

      Il POS SumUp funziona senza internet?

      Dipende dal modello. Il SumUp Solo ha una SIM dati integrata con traffico illimitato incluso, quindi funziona ovunque ci sia copertura mobile. I modelli Solo Lite e Air richiedono la connessione Bluetooth allo smartphone, che deve avere connessione internet.

      SumUp è conforme alla normativa 2026 sui corrispettivi?

      Sì, i POS SumUp sono conformi alla normativa entrata in vigore il 1° gennaio 2026 che richiede il collegamento tra POS e registratore telematico. Verifica la compatibilità con il tuo specifico modello di RT.

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      CAF Centro Fiscale – Udine | Assistenza fiscale per partite IVA

      Articolo aggiornato ad aprile 2026. Le informazioni sui prezzi e le commissioni potrebbero variare. Verifica sempre sul sito ufficiale SumUp.

      Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-21 08:00:002026-03-17 19:02:52SumUp Conto e POS 2026: Recensione Completa, Prezzi e Commissioni
      PARTITA IVA

      Fatturazione Avvocato 2026: Guida Completa con Esempi Pratici

      regime forfettario partita iva

      Fatturazione Avvocato 2026: Guida Completa con Esempi

      La fatturazione per avvocati presenta regole specifiche che ogni professionista forense deve conoscere. Dalla fattura elettronica obbligatoria al contributo integrativo Cassa Forense, dalla ritenuta d’acconto all’imposta di bollo: in questa guida troverai tutto quello che serve per fatturare correttamente nel 2026.

      Che tu sia in regime forfettario o ordinario, le regole cambiano significativamente. Vediamo nel dettaglio come emettere fatture corrette ed evitare errori costosi.

      Indice dei contenuti

      1. Fattura elettronica: obbligo per tutti
      2. Elementi obbligatori in fattura
      3. Contributo integrativo Cassa Forense 4%
      4. Ritenuta d’acconto 20%
      5. Imposta di bollo 2 euro
      6. Fattura avvocato forfettario: esempio
      7. Fattura avvocato ordinario: esempio
      8. Parcella e preavviso di parcella
      9. Errori comuni da evitare
      10. Domande frequenti

      Fattura Elettronica: Obbligo per Tutti

      Dal 1 gennaio 2024, la fatturazione elettronica e obbligatoria per tutti gli avvocati, compresi i forfettari (che erano esonerati fino al 2023).

      Come funziona la fattura elettronica

      • La fattura viene creata in formato XML
      • Viene trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate
      • Il cliente la riceve nel suo cassetto fiscale o tramite PEC
      • La fattura ha valore legale solo se accettata dal SdI

      Termini di emissione

      Tipo operazioneTermine emissione
      Fattura immediataEntro 12 giorni dall’operazione
      Fattura differitaEntro il 15 del mese successivo

      Elementi Obbligatori in Fattura

      Ogni fattura emessa da un avvocato deve contenere:

      • Numero progressivo univoco
      • Data di emissione
      • Dati professionista (nome, P.IVA, Albo, PEC)
      • Dati cliente (nome, CF/P.IVA, indirizzo)
      • Descrizione della prestazione
      • Importo onorario
      • Contributo integrativo Cassa Forense 4%
      • IVA (se regime ordinario) o dicitura di esenzione
      • Ritenuta d’acconto (se applicabile)
      • Imposta di bollo (se dovuta)
      • Totale da pagare

      Contributo Integrativo Cassa Forense 4%

      Il contributo integrativo del 4% e un elemento caratteristico della fatturazione degli avvocati.

      • Aliquota: 4% sull’imponibile
      • Chi lo paga: Il cliente (viene addebitato in fattura)
      • Chi lo versa: L’avvocato alla Cassa Forense
      • Obbligatorio: Si, per tutti gli avvocati

      Trattamento fiscale del 4%

      RegimeIl 4% e soggetto a…
      ForfettarioNiente (esente IVA)
      OrdinarioIVA 22% + ritenuta d’acconto 20%

      Ritenuta d’Acconto 20%

      La ritenuta d’acconto e un’anticipazione dell’IRPEF che il cliente trattiene e versa all’erario per conto dell’avvocato.

      Regime fiscaleRitenuta d’acconto
      Regime forfettarioNO – Mai applicata
      Regime ordinario + cliente privatoNO – Privati non sono sostituti d’imposta
      Regime ordinario + cliente P.IVASI – 20% sull’imponibile

      Imposta di Bollo 2 Euro

      L’imposta di bollo si applica alle fatture esenti IVA quando l’importo supera 77,47 euro.

      CondizioneBollo dovuto
      Fattura forfettario > 77,47 euroSI – 2 euro
      Fattura forfettario sotto 77,47 euroNO
      Fattura regime ordinario (con IVA)NO

      Fattura Avvocato Forfettario: Esempio Completo

      Ecco un esempio pratico di fattura emessa da un avvocato in regime forfettario:

      FATTURA N. 15/2026
      
      AVV. MARIA BIANCHI
      Via Garibaldi 25, 33100 Udine
      P.IVA 01234567890
      
      Spett.le ROSSI COSTRUZIONI SRL
      Via Roma 100, 33100 Udine - P.IVA 09876543210
      
      Data fattura: 15/03/2026
      
      DESCRIZIONE:
      Consulenza legale e redazione contratto di appalto
      Periodo: febbraio-marzo 2026
      
      Onorario professionale                    2.000,00 EUR
      Contributo integrativo C.F. 4%               80,00 EUR
      ---------------------------------------------------------
      IMPONIBILE                                2.080,00 EUR
      
      Imposta di bollo                              2,00 EUR
      ---------------------------------------------------------
      TOTALE FATTURA                            2.082,00 EUR
      
      Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89,
      Legge n. 190/2014 (regime forfettario).
      Non soggetta a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1,
      comma 67, Legge n. 190/2014.

      Diciture obbligatorie regime forfettario

      • “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge n. 190/2014”
      • “Non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1, comma 67, Legge n. 190/2014”
      • “Imposta di bollo assolta in modo virtuale” (se > 77,47 EUR)

      Fattura Avvocato Regime Ordinario: Esempio

      Ecco un esempio di fattura in regime ordinario verso un cliente con partita IVA:

      FATTURA N. 8/2026
      
      AVV. MARCO VERDI
      Via Dante 50, 33100 Udine
      P.IVA 02345678901
      
      Spett.le ALFA SERVIZI SPA
      Via Milano 200, 33100 Udine - P.IVA 08765432109
      
      Data fattura: 20/03/2026
      
      DESCRIZIONE:
      Assistenza legale in controversia di lavoro
      Redazione ricorso e partecipazione a 2 udienze
      
      Onorario professionale                    3.000,00 EUR
      Contributo integrativo C.F. 4%              120,00 EUR
      ---------------------------------------------------------
      IMPONIBILE                                3.120,00 EUR
      
      IVA 22%                                     686,40 EUR
      ---------------------------------------------------------
      TOTALE LORDO                              3.806,40 EUR
      
      Ritenuta d'acconto 20%                     -624,00 EUR
      ---------------------------------------------------------
      TOTALE NETTO A PAGARE                     3.182,40 EUR

      Parcella e Preavviso di Parcella

      Gli avvocati possono emettere un preavviso di parcella (o nota pro-forma) prima della fattura definitiva.

      CaratteristicaPreavviso/ParcellaFattura
      Valore fiscaleNessunoDocumento fiscale
      NumerazioneNon obbligatoriaProgressiva obbligatoria
      Obbligo SdINoSi

      Errori Comuni da Evitare

      1. Dimenticare il contributo integrativo 4% – Va sempre indicato
      2. Applicare la ritenuta in regime forfettario – Non si applica mai
      3. Dimenticare il bollo – Obbligatorio sopra 77,47 EUR per forfettari
      4. Descrizione generica – Specifica sempre la prestazione
      5. Emettere fattura in ritardo – Massimo 12 giorni dall’operazione

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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      Domande Frequenti


      Conclusione

      La fatturazione per avvocati richiede attenzione a diversi elementi: contributo integrativo 4%, eventuale ritenuta d’acconto, imposta di bollo e diciture corrette per il regime fiscale. Con la fatturazione elettronica obbligatoria, e fondamentale utilizzare software adeguati e rispettare i termini di emissione.

      Se hai dubbi sulla fatturazione o sulla gestione fiscale del tuo studio legale, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per avvocati e liberi professionisti.

      Leggi anche: Partita IVA Avvocato 2026: Guida Completa

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      Articolo aggiornato a gennaio 2026. Le informazioni hanno carattere generale. Si consiglia di consultare un professionista per la propria situazione specifica.

      Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-21 08:00:002026-08-17 10:15:14Fatturazione Avvocato 2026: Guida Completa con Esempi Pratici
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