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CAF, RDC - REDDITO DI CITTADINANZA

Permessi Legge 104 e Trasferimento in RSA: Quando Si Perdono?

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Cosa Sono i Permessi Legge 104
  2. Requisiti per Ottenere i Permessi 104
  3. RSA e Permessi 104: Cosa Cambia
  4. Quando Si Perdono i Permessi con il Trasferimento
  5. Normativa INPS di Riferimento
  6. Ricoveri Temporanei vs Permanenti
  7. Come Comunicare il Trasferimento all’INPS
  8. Alternative e Soluzioni Possibili
  9. Errori Comuni da Evitare
  10. Casi Pratici ed Esempi

I permessi Legge 104 rappresentano uno strumento fondamentale per chi assiste un familiare con disabilità grave. Ma cosa succede quando il proprio caro viene trasferito in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale)? Si perdono automaticamente i permessi retribuiti? La risposta non è sempre scontata e dipende da diversi fattori.

In questa guida approfondita analizziamo quando e perché si perdono i permessi Legge 104 in caso di ricovero in struttura residenziale, cosa dice la normativa INPS, come distinguere tra ricoveri temporanei e permanenti, e quali alternative esistono per i lavoratori che si trovano in questa delicata situazione.

Comprendere correttamente la normativa è essenziale per evitare problemi con il datore di lavoro, sanzioni INPS e la restituzione di permessi indebitamente goduti.

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Cosa Sono i Permessi Legge 104

I permessi retribuiti previsti dalla Legge 104/1992 (articolo 33, comma 3) consentono ai lavoratori dipendenti di assentarsi dal lavoro per prestare assistenza a un familiare con disabilità grave, mantenendo la retribuzione e la copertura contributiva.

Caratteristiche dei Permessi 104

Il lavoratore che assiste un familiare disabile ha diritto a:

  • 3 giorni di permesso retribuito al mese (frazionabili anche in ore)
  • Continuità della retribuzione (a carico INPS con anticipo del datore di lavoro)
  • Copertura contributiva figurativa ai fini pensionistici
  • Divieto di licenziamento durante l’assenza per permessi

Finalità dei Permessi

La ratio della normativa è chiara: i permessi sono concessi per consentire al lavoratore di prestare assistenza personale diretta al familiare disabile. Questa finalità diventa centrale per comprendere quando il diritto ai permessi viene meno.

Come chiarito dalla Circolare INPS n. 32/2012, i permessi devono essere utilizzati esclusivamente per fornire assistenza al disabile, non per esigenze personali del lavoratore.

Requisiti per Ottenere i Permessi 104

Per beneficiare dei permessi Legge 104 per assistenza a un familiare, è necessario il contestuale ricorrere di più requisiti:

Requisiti del Disabile

  • Riconoscimento di handicap grave ai sensi dell’art. 3 comma 3, Legge 104/1992
  • Certificazione rilasciata dalla Commissione Medica INPS
  • Non ricoverato a tempo pieno in struttura ospedaliera o altra struttura pubblica/privata che assicuri assistenza sanitaria continuativa

Requisiti del Lavoratore Richiedente

  • Rapporto di lavoro dipendente (pubblico o privato)
  • Vincolo di parentela/affinità con il disabile (coniuge, convivente, parente o affine entro il 2° grado, estendibile al 3° grado in casi specifici)
  • Esclusività nell’assistenza: nessun altro familiare può fruire contemporaneamente dei permessi per la stessa persona
  • Assenza di ricovero a tempo pieno del disabile

Tabella Riepilogativa Requisiti

RequisitoDettaglioVerifica
Handicap graveArt. 3 comma 3 L. 104/92Verbale Commissione INPS
Rapporto parentelaEntro 2° grado (estendibile al 3°)Stato di famiglia
EsclusivitàUnico familiare ad assistereDichiarazione sostitutiva
Non ricoveroAssenza ricovero h24 con assistenzaCertificazione struttura

È proprio quest’ultimo requisito – l’assenza di ricovero a tempo pieno – che viene meno quando il disabile è trasferito in una RSA con assistenza continuativa.

RSA e Permessi 104: Cosa Cambia

Il trasferimento del familiare disabile in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) modifica radicalmente le condizioni per mantenere i permessi Legge 104. Vediamo perché.

Cos’è una RSA

La RSA è una struttura residenziale che fornisce:

  • Assistenza sanitaria continuativa (24 ore su 24)
  • Assistenza infermieristica
  • Assistenza tutelare e alberghiera
  • Somministrazione terapie
  • Sorveglianza medica

Queste caratteristiche rendono la RSA una struttura con ricovero a tempo pieno, elemento incompatibile con il mantenimento dei permessi 104.

Perché Si Perdono i Permessi

Il principio è semplice: se il disabile è ricoverato in una struttura che garantisce assistenza sanitaria continuativa, viene meno la necessità oggettiva che il familiare presti assistenza diretta.

Come chiarito dalla Circolare INPS n. 155/2010:

“Il ricovero a tempo pieno della persona con handicap grave in situazione di gravità presso istituti specializzati costituisce causa ostativa alla concessione dei permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.”

Ratio della Norma

L’INPS ha più volte ribadito che i permessi sono finalizzati a sopperire all’assenza di assistenza continuativa. Quando questa assistenza è garantita dalla struttura residenziale, il presupposto normativo viene meno.

Questo vale anche se:

  • Il familiare si reca periodicamente a far visita al disabile
  • La struttura è vicina all’abitazione del lavoratore
  • Il disabile richiede la presenza del familiare

La giurisprudenza ha confermato questo orientamento: le visite periodiche in RSA non giustificano il mantenimento dei permessi (Cassazione, sent. n. 3677/2018).

Quando Si Perdono i Permessi con il Trasferimento

Il diritto ai permessi Legge 104 viene meno dal momento in cui si verifica il ricovero continuativo presso la RSA o altra struttura residenziale con assistenza h24.

Decorrenza della Perdita

I permessi si perdono:

  • Dal giorno del ricovero in struttura residenziale
  • Indipendentemente dalla volontà del lavoratore
  • Anche se il disabile richiede la presenza del familiare

Comunicazione Obbligatoria

Il lavoratore ha l’obbligo di comunicare tempestivamente:

  1. Al datore di lavoro: entro 24-48 ore dal ricovero (a seconda del CCNL)
  2. All’INPS: tramite variazione della domanda telematica

L’omessa comunicazione può comportare:

  • Restituzione dei permessi indebitamente goduti
  • Sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro
  • Recupero delle somme erogate dall’INPS
  • Possibile configurazione di truffa aggravata (reato penale)

Cosa Succede ai Permessi Già Fruiti

Se il ricovero avviene durante il mese:

  • I permessi goduti prima del ricovero sono legittimi
  • Quelli eventualmente goduti dopo il ricovero vanno restituiti
  • I giorni residui del mese si perdono

Esempio pratico:

Mario assiste la madre con permessi 104. Il 15 marzo la madre viene trasferita in RSA. Mario aveva già goduto di 2 giorni di permesso (il 5 e il 12 marzo). Questi 2 giorni sono legittimi. Dal 15 marzo in poi, Mario non può più utilizzare permessi 104 per la madre. Se li utilizzasse, dovrebbe restituirli.

Normativa INPS di Riferimento

La disciplina dei permessi Legge 104 in caso di ricovero è regolata da diverse fonti normative e circolari INPS. Vediamo le principali.

Legge 104/1992

La Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (“Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”) all’art. 33, comma 3, prevede i permessi retribuiti per assistenza a familiare con handicap grave.

Decreto Legislativo 151/2001

Il Testo Unico sulla maternità e paternità (art. 42, comma 5) stabilisce che i permessi non spettano quando la persona con handicap grave è ricoverata a tempo pieno.

Circolari INPS Fondamentali

Circolare INPSDataContenuto
n. 155/20103 dicembre 2010Ricovero a tempo pieno come causa ostativa ai permessi
n. 32/20126 marzo 2012Utilizzo esclusivo per assistenza al disabile
n. 85/201220 giugno 2012Eccezioni al divieto per ricoveri temporanei
n. 90/200726 ottobre 2007Revoca permessi per venire meno dei requisiti

Giurisprudenza Rilevante

La Corte di Cassazione ha più volte confermato la legittimità del divieto:

  • Sent. n. 3677/2018: ricovero in RSA incompatibile con permessi 104
  • Sent. n. 17801/2016: obbligo di comunicazione tempestiva del ricovero
  • Sent. n. 24015/2015: utilizzo improprio dei permessi configura truffa aggravata

Messaggi INPS Recenti

L’INPS ha ribadito i principi anche con messaggi recenti:

  • Messaggio n. 1007/2023: controlli rafforzati su permessi 104
  • Messaggio n. 3114/2022: modalità di comunicazione variazioni

Ricoveri Temporanei vs Permanenti

Non tutti i ricoveri determinano la perdita dei permessi 104. La normativa distingue tra ricoveri temporanei e ricoveri permanenti/continuativi.

Ricoveri Temporanei

Sono considerati temporanei i ricoveri per:

  • Cure mediche brevi (es. interventi chirurgici)
  • Accertamenti diagnostici
  • Cicli di terapie con durata programmata e limitata
  • Riabilitazione post-operatoria di breve periodo

In questi casi, secondo la Circolare INPS n. 85/2012, i permessi possono essere mantenuti se:

  1. Il ricovero ha carattere temporaneo e non continuativo
  2. È necessaria l’assistenza del familiare durante il ricovero
  3. L’assistenza è attestata dalla struttura sanitaria

Ricoveri Permanenti/Continuativi

Sono considerati permanenti o continuativi:

  • Ricoveri in RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale)
  • Ricoveri in strutture riabilitative a lungo termine
  • Ricoveri in hospice
  • Ricoveri ospedalieri prolungati senza data di dimissione programmata

In questi casi, i permessi non spettano, salvo rare eccezioni.

Eccezioni al Divieto

I permessi possono essere mantenuti anche in caso di ricovero permanente quando:

  1. Il disabile è in stato vegetativo persistente o coma
  2. È richiesta la presenza del familiare per assistenza diretta attestata dai sanitari
  3. Il disabile è minorenne ricoverato

L’eccezione deve essere certificata dalla direzione sanitaria della struttura.

Tabella Comparativa

Tipo RicoveroDurataPermessi 104Condizioni
Intervento chirurgico5-10 giorni✅ MantenutiCon certificazione medica
Riabilitazione breve15-30 giorni✅ MantenutiSe necessaria assistenza familiare
RSA permanenteIndeterminata❌ PersiAssistenza h24 garantita
HospiceVariabile❌ PersiSalvo stato vegetativo
RSA temporanea30-60 giorni⚠️ Valutazione caso per casoServe certificazione INPS

Come Verificare

Per capire se un ricovero è considerato “temporaneo” o “permanente”:

  1. Richiedere attestazione scritta alla struttura
  2. Verificare se la struttura fornisce assistenza sanitaria continuativa h24
  3. Controllare il contratto di ricovero (durata determinata o indeterminata)
  4. In caso di dubbio, contattare la sede INPS territoriale

Come Comunicare il Trasferimento all’INPS

La comunicazione del ricovero in RSA all’INPS è obbligatoria e urgente. Vediamo come procedere correttamente.

Tempistiche

La comunicazione deve avvenire:

  • Entro 30 giorni dalla variazione delle condizioni
  • Prima di godere di ulteriori permessi dopo il ricovero
  • Idealmente entro 48-72 ore per evitare contestazioni

Modalità di Comunicazione

La comunicazione può avvenire attraverso:

1. Portale INPS (metodo consigliato)

  1. Accedere al sito www.inps.it con SPID/CIE/CNS
  2. Cercare il servizio “Invio OnLine di Domande di prestazioni a Sostegno del reddito”
  3. Selezionare “Permessi Legge 104”
  4. Cliccare su “Variazione domanda”
  5. Compilare il modulo indicando:
    • Data di inizio ricovero
    • Denominazione struttura RSA
    • Indirizzo struttura
    • Natura del ricovero (permanente/temporaneo)
  6. Allegare certificato della struttura che attesti il ricovero
  7. Inviare la variazione

2. Patronato CAF

Ci si può rivolgere a un CAF o patronato che provvederà a:

  • Compilare la variazione telematica
  • Inviare la documentazione all’INPS
  • Seguire la pratica fino alla definizione

💡 Consiglio: Se non hai dimestichezza con le procedure telematiche, rivolgiti al CAF Centro Fiscale per assistenza gratuita nella comunicazione della variazione.

3. Contact Center INPS

È possibile chiamare il numero verde 803 164 (da fisso) o 06 164 164 (da mobile) e richiedere l’assistenza di un operatore per la variazione.

Documentazione Necessaria

Per la comunicazione serve:

  • Certificato di ricovero rilasciato dalla RSA con:
    • Data inizio ricovero
    • Tipologia struttura
    • Natura del ricovero (permanente/temporaneo)
    • Timbro e firma del direttore sanitario
  • Documento d’identità del richiedente
  • Codice fiscale del disabile
  • Protocollo della domanda originaria di permessi 104

Comunicazione al Datore di Lavoro

Parallelamente, il lavoratore deve informare tempestivamente il datore di lavoro:

  1. Comunicazione scritta via email/PEC
  2. Indicare la data del ricovero
  3. Allegare certificato della struttura
  4. Dichiarare la rinuncia ai permessi residui del mese

Molti CCNL prevedono sanzioni disciplinari per omessa comunicazione tempestiva.

Cosa Succede Dopo la Comunicazione

Dopo l’invio della variazione:

  • L’INPS sospende automaticamente i permessi
  • Il datore di lavoro non anticipa più la retribuzione per i giorni di permesso
  • Se il ricovero termina, il lavoratore può richiedere nuovamente i permessi con procedura telematica

Alternative e Soluzioni Possibili

Anche se i permessi Legge 104 vengono meno con il ricovero in RSA, esistono alternative e soluzioni per gestire le esigenze di assistenza al familiare.

1. Congedo Straordinario Biennale

Il congedo straordinario retribuito (art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001) prevede:

  • Fino a 2 anni di congedo nell’arco della vita lavorativa
  • Retribuzione pari all’ultima retribuzione (con limite di reddito)
  • Copertura contributiva figurativa

⚠️ Attenzione: Anche il congedo straordinario non spetta in caso di ricovero permanente in RSA, per le stesse ragioni dei permessi mensili.

2. Ferie e Permessi Ordinari

Il lavoratore può utilizzare:

  • Ferie ordinarie
  • Permessi ROL/PAR (Riduzione Orario di Lavoro / Permessi Annui Retribuiti)
  • Banca ore (se prevista dal CCNL)

Queste assenze non richiedono giustificazione specifica e possono essere utilizzate per visitare il familiare in RSA.

3. Part-Time

Il lavoratore può richiedere la trasformazione del rapporto a tempo parziale:

  • Diritto alla trasformazione per assistere disabile (L. 104/92, art. 33, comma 2)
  • Riduzione orario concordata con il datore
  • Retribuzione proporzionale alle ore lavorate

4. Aspettativa Non Retribuita

È possibile richiedere aspettativa per motivi familiari:

  • Assenza dal lavoro per periodo determinato
  • Senza retribuzione
  • Mantenimento del posto di lavoro
  • Senza contributi (salvo riscatto o versamenti volontari)

5. Dimissioni in RSA Temporanea

Se il ricovero è temporaneo (es. riabilitazione post-ictus per 3 mesi):

  • I permessi sono sospesi durante il ricovero
  • Alla dimissione dalla RSA, il lavoratore può ripresentare domanda
  • I permessi vengono ripristinati dal mese successivo alle dimissioni

6. Telelavoro o Smart Working

Modalità di lavoro flessibili possono aiutare:

  • Richiesta di smart working per gestire meglio gli spostamenti
  • Orari flessibili per visite alla struttura
  • Accordi con il datore per giorni specifici

7. Ricovero Parziale o Centro Diurno

Se possibile, valutare strutture alternative:

  • Centro diurno invece di RSA (permessi mantenuti)
  • Assistenza domiciliare integrata (ADI)
  • Ricovero parziale (solo diurno, il disabile torna a casa la sera)

In questi casi, i permessi 104 possono essere mantenuti perché manca il requisito del “ricovero a tempo pieno”.

Errori Comuni da Evitare

Nella gestione dei permessi Legge 104 in caso di ricovero in RSA, alcuni errori sono molto frequenti e possono causare gravi conseguenze. Vediamo i principali.

1. Non Comunicare Tempestivamente il Ricovero

❌ Errore: Pensare che il ricovero sia “temporaneo” o “di prova” e rimandare la comunicazione.

✅ Soluzione: Comunicare immediatamente il ricovero, anche se inizialmente previsto come temporaneo. Se il disabile viene dimesso, si può ripresentare domanda.

Conseguenze:

  • Recupero dei permessi goduti dopo il ricovero
  • Sanzioni disciplinari fino al licenziamento
  • Denuncia per truffa aggravata all’INPS

2. Continuare a Utilizzare i Permessi

❌ Errore: Continuare a fruire dei permessi 104 dopo il ricovero in RSA, giustificandoli con “visite al familiare”.

✅ Soluzione: Sospendere immediatamente l’utilizzo dei permessi dal giorno del ricovero. Usare ferie o permessi ordinari per le visite.

Rischio legale: La giurisprudenza ha stabilito che l’utilizzo consapevole di permessi non spettanti configura truffa aggravata ai danni dell’INPS (reato penale).

3. Confondere RSA con Centro Diurno

❌ Errore: Credere che il ricovero in centro diurno faccia perdere i permessi.

✅ Distinzione:

  • Centro diurno: il disabile torna a casa la sera → permessi mantenuti
  • RSA: ricovero h24 → permessi persi

4. Non Conservare la Documentazione

❌ Errore: Non richiedere o conservare il certificato di ricovero della struttura.

✅ Soluzione: Richiedere sempre attestazione scritta con:

  • Data inizio ricovero
  • Tipologia struttura
  • Natura assistenza (h24 o parziale)
  • Timbro e firma

5. Dimissioni Temporanee Non Comunicate

❌ Errore: Il disabile viene dimesso dalla RSA per alcuni giorni (es. festività) e si usano i permessi senza comunicare nulla.

✅ Soluzione: Se il disabile rientra a casa anche temporaneamente, comunicare all’INPS le dimissioni e ripresentare domanda se necessario.

6. Affidarsi al “Sentito Dire”

❌ Errore: Basarsi su consigli di colleghi o forum online senza verificare la normativa.

✅ Soluzione: In caso di dubbio:

  • Consultare il CAF o patronato
  • Chiamare il Contact Center INPS 803 164
  • Leggere le circolari ufficiali INPS

7. Pensare che la Volontà del Disabile Conti

❌ Errore: “Mio padre vuole che io stia con lui in RSA, quindi i permessi spettano”.

✅ Realtà: I permessi spettano in base alla necessità oggettiva di assistenza, non alla volontà del disabile. Se la RSA garantisce assistenza h24, i permessi non sono dovuti.

8. Non Verificare il Tipo di Struttura

❌ Errore: Dare per scontato che tutte le strutture residenziali facciano perdere i permessi.

✅ Verifica: Alcuni gruppi appartamento o comunità alloggio non forniscono assistenza sanitaria continuativa → permessi mantenuti. Verificare caso per caso.

Casi Pratici ed Esempi

Per comprendere meglio come applicare la normativa, analizziamo alcuni casi concreti che si verificano frequentemente.

Caso 1: Ricovero Permanente in RSA

Situazione: Giulia assiste la madre con Alzheimer in stadio avanzato. Il 10 aprile 2026 la madre viene trasferita definitivamente in una RSA specializzata.

Cosa deve fare Giulia:

  1. Comunicare entro 48 ore al datore di lavoro il ricovero
  2. Accedere al portale INPS e comunicare la variazione entro 30 giorni
  3. Allegare il certificato della RSA
  4. Non utilizzare più i permessi 104 dal 10 aprile in poi

Risultato: I permessi vengono sospesi. Giulia può visitare la madre usando ferie o permessi ordinari.

Caso 2: Ricovero Temporaneo per Riabilitazione

Situazione: Marco assiste il padre post-ictus. Il 5 maggio il padre viene ricoverato in una struttura riabilitativa per 45 giorni di fisioterapia intensiva. La struttura attesta che è necessaria la presenza del familiare per il supporto psicologico.

Cosa deve fare Marco:

  1. Richiedere alla struttura attestazione scritta della necessità di assistenza
  2. Comunicare all’INPS il ricovero temporaneo
  3. Allegare la certificazione medica
  4. Utilizzare i permessi solo se autorizzato dall’INPS

Risultato: Se l’INPS accetta la certificazione, i permessi possono essere mantenuti per i 45 giorni.

Caso 3: Dimissioni dalla RSA dopo 6 Mesi

Situazione: Elena aveva sospeso i permessi quando la nonna era stata ricoverata in RSA. Dopo 6 mesi, la famiglia decide di riportare la nonna a casa con assistenza domiciliare.

Cosa deve fare Elena:

  1. Comunicare le dimissioni dalla RSA all’INPS
  2. Allegare il certificato di dimissione
  3. Ripresentare nuova domanda di permessi 104
  4. Attendere l’autorizzazione INPS prima di usare i permessi

Risultato: I permessi vengono ripristinati dal mese successivo all’autorizzazione.

Caso 4: Ricovero in Centro Diurno

Situazione: Roberto porta il figlio disabile in un centro diurno dalle 8 alle 17, ma il figlio torna a casa ogni sera e nei weekend.

Cosa deve fare Roberto:

  1. Verificare che il centro sia diurno e non residenziale
  2. Non comunicare nulla all’INPS (non c’è ricovero h24)
  3. Continuare a utilizzare i permessi per l’assistenza a casa (sera, weekend, urgenze)

Risultato: I permessi sono mantenuti perché non c’è ricovero a tempo pieno.

Caso 5: Uso Improprio dei Permessi Post-Ricovero

Situazione: Stefano continua a prendere permessi 104 per 3 mesi dopo che il padre è stato trasferito in RSA, senza comunicarlo. L’INPS scopre la situazione durante un controllo.

Conseguenze per Stefano:

  1. Recupero delle retribuzioni per 36 giorni di permesso (circa 3.000-4.000 euro)
  2. Sanzione disciplinare da parte del datore (fino al licenziamento)
  3. Denuncia penale per truffa aggravata all’INPS
  4. Fedina penale sporca con rischio condanna

⚠️ Attenzione: Questo è il caso più grave e purtroppo frequente. Mai sottovalutare l’obbligo di comunicazione!

Caso 6: Ricovero in Hospice

Situazione: La madre di Francesca, malata terminale, viene ricoverata in hospice per cure palliative.

Cosa deve fare Francesca:

  1. Comunicare il ricovero all’INPS
  2. Verificare se la madre è in stato vegetativo o coma (eccezione al divieto)
  3. Se sì, richiedere certificazione medica dell’hospice
  4. Se no, sospendere i permessi

Risultato: Solo in caso di stato vegetativo certificato, i permessi possono essere mantenuti.


La perdita dei permessi Legge 104 in caso di trasferimento del familiare in RSA è una conseguenza automatica prevista dalla normativa, basata sul principio che il ricovero con assistenza continuativa elimina la necessità oggettiva di assistenza da parte del lavoratore.

È fondamentale comunicare tempestivamente il ricovero sia all’INPS che al datore di lavoro, per evitare gravi conseguenze legali ed economiche. La mancata comunicazione può configurare truffa aggravata, reato penale con conseguenze serie.

Se il ricovero è temporaneo e certificato come tale, esistono margini per mantenere i permessi, ma serve sempre l’autorizzazione preventiva dell’INPS.

In caso di dubbi o necessità di assistenza nella gestione della pratica, rivolgetevi al CAF Centro Fiscale per un supporto professionale completo e aggiornato alla normativa vigente.

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Domande Frequenti sui Permessi 104 e RSA

Si perdono sempre i permessi 104 con il ricovero in RSA?

Sì, nella maggior parte dei casi. Il ricovero permanente in RSA con assistenza sanitaria continuativa h24 fa venire meno il requisito dell’assistenza domiciliare, quindi i permessi non spettano più. Le uniche eccezioni sono i casi di stato vegetativo o coma certificati dai medici della struttura.

Entro quanto tempo devo comunicare il ricovero all’INPS?

La comunicazione deve essere effettuata entro 30 giorni dalla variazione delle condizioni. Tuttavia, per evitare contestazioni, è consigliabile comunicare entro 48-72 ore dal ricovero, prima di utilizzare ulteriori permessi.

Cosa succede se continuo a usare i permessi dopo il ricovero?

L’utilizzo dei permessi dopo il ricovero in RSA comporta: restituzione delle somme percepite, sanzioni disciplinari dal datore di lavoro (fino al licenziamento), possibile denuncia penale per truffa aggravata all’INPS. È considerato un reato grave.

Il centro diurno fa perdere i permessi 104?

No. Il centro diurno non è un ricovero a tempo pieno, quindi i permessi 104 vengono mantenuti. La persona disabile torna a casa la sera e nei weekend, rendendo necessaria l’assistenza del familiare.

Se il familiare viene dimesso dalla RSA posso riavere i permessi?

Sì. Al momento delle dimissioni dalla RSA, il lavoratore può comunicare la variazione all’INPS e ripresentare domanda di permessi 104. I permessi vengono ripristinati dal mese successivo all’autorizzazione INPS.

Posso visitare il familiare in RSA usando i permessi 104?

No. Una volta ricoverato in RSA con assistenza h24, i permessi 104 non spettano più, nemmeno per le visite. Puoi utilizzare ferie ordinarie, permessi ROL/PAR o aspettative per visitare il familiare.

Il ricovero per riabilitazione di 30 giorni fa perdere i permessi?

Dipende. Se il ricovero è temporaneo e la struttura certifica la necessità di assistenza del familiare, i permessi possono essere mantenuti previa autorizzazione INPS. Serve sempre attestazione scritta della struttura sanitaria.


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    Questo articolo è stato redatto con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.
    Ottobre 6, 2026
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    CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVG

    CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: Come Funziona il Servizio da Remoto per 730, ISEE e RED in Tutto il FVGVivi a Trieste, Pordenone, Gorizia, in Carnia o in un comune del Friuli lontano da Udine? Hai una disabilità e spostarti…
    Ottobre 1, 2026
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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
     

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    Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-08 12:42:182026-05-31 14:10:57Permessi Legge 104 e Trasferimento in RSA: Quando Si Perdono?
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    Borse di Studio INPS: Quando Sono Redditi Imponibili IRPEF? Guida Completa 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Le borse di studio INPS rappresentano un importante sostegno economico per studenti e specializzandi, ma dal punto di vista fiscale sollevano numerosi dubbi: quando sono esenti da IRPEF? Quando invece costituiscono redditi imponibili? Come vanno dichiarate nel 730 o nel modello Redditi PF?

    In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine chiarisce tutti gli aspetti della tassazione delle borse di studio INPS, analizzando la normativa vigente (articolo 50 del TUIR), le diverse casistiche e fornendo esempi pratici aggiornati al 2026.

    In sintesi:

    • Le borse di studio universitarie e scolastiche sono generalmente esenti da IRPEF
    • Le borse post-laurea (specializzazioni, dottorati) seguono regole specifiche
    • Gli assegni di ricerca sono sempre imponibili
    • L’obbligo di dichiarazione esiste anche per importi esenti
    • Le sanzioni per omessa dichiarazione possono essere significative

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    Indice dei contenuti

    1. Normativa Fiscale: Art. 50 TUIR e Circolari INPS
    2. Quando le Borse INPS Diventano Redditi Imponibili
    3. Obbligo di Dichiarazione: Anche se Esenti Vanno Dichiarate
    4. Esempi Pratici con Calcoli 2026
    5. Casi Particolari e Dubbi Frequenti
    6. Come Compilare il 730: Guida Operativa
    7. Tabella Riepilogativa Completa

    Normativa Fiscale: Art. 50 TUIR e Circolari INPS

    Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.P.R. 917/1986) disciplina all’articolo 50, comma 1, lettera c) il trattamento fiscale delle borse di studio.

    Cosa dice la legge

    Secondo l’art. 50 TUIR, non concorrono a formare il reddito complessivo:

    • Le borse di studio corrisposte dalle università e dagli istituti di istruzione universitaria
    • Le borse di studio bandite da enti pubblici (incluso INPS) destinate allo studio o alla formazione professionale
    • I compensi per attività di collaborazione coordinata e continuativa resi da studenti universitari in connessione con il corso di studi (fino a 7.000 euro annui)

    Fonti normative aggiornate

    • D.P.R. 917/1986 (TUIR) – art. 50, comma 1, lett. c)
    • Circolare INPS n. 28/2020 – Chiarimenti su borse di studio e trattamento fiscale
    • Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 46/E/2009 – Distinzione tra borse di studio e assegni di ricerca
    • Legge 398/1989 – Dottorati di ricerca

    Attenzione: L’esenzione fiscale non è automatica per tutte le borse erogate dall’INPS. È fondamentale verificare la natura e la finalità della borsa per determinare il corretto trattamento fiscale.

    Borse INPS per Scuola e Università: Esenzione Totale

    Le borse di studio INPS destinate a studenti delle scuole superiori e universitari (corsi di laurea triennale, magistrale) sono totalmente esenti da IRPEF ai sensi dell’art. 50 TUIR.

    Borse esenti includono:

    • Borse di studio INPS per corsi scolastici (scuole superiori)
    • Borse di studio INPS per università (laurea triennale e magistrale)
    • Borse di studio INPS per master universitari di I e II livello (se erogati da università)
    • Contributi INPS per iscrizione e frequenza a corsi universitari

    Importo medio borse INPS 2026:

    • Scuole superiori: da 750 a 1.500 euro
    • Università: da 2.000 a 4.000 euro (a seconda del merito e dell’ISEE)

    Queste somme non devono essere indicate nel modello 730 o Redditi PF come redditi imponibili.

    Borse Post-Laurea: Quando Sono Imponibili

    La situazione si complica per le borse di studio post-laurea, dove la normativa distingue tra:

    1. Dottorati di ricerca – ESENTI

    Le borse per dottorati di ricerca regolati dalla Legge 398/1989 sono esenti da IRPEF (art. 4, Legge 476/1984).

    • Importo medio annuo 2026: 16.243 euro (lordi)
    • Non tassate, quindi netto = lordo
    • Da dichiarare nel quadro redditi esenti (quadro L del 730)

    2. Specializzazioni mediche – ESENTI (con limiti)

    Le borse per scuole di specializzazione medica sono esenti fino all’importo stabilito per legge.

    • Importo 2026: circa 27.000 euro lordi annui
    • Esenti da IRPEF, ma soggette a contributi previdenziali ENPAM
    • Eventuali somme aggiuntive oltre il minimo di legge possono essere imponibili

    3. Master non universitari – IMPONIBILI

    I master organizzati da enti privati o business school, anche se finanziati da borse INPS, possono generare redditi imponibili se prevedono una controprestazione lavorativa.

    4. Assegni di ricerca – SEMPRE IMPONIBILI

    Gli assegni di ricerca (disciplinati dall’art. 22 Legge 240/2010) sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, quindi:

    • Soggetti a IRPEF con aliquote progressive
    • Da dichiarare nel quadro C del 730 (redditi assimilati)
    • Importo medio 2026: da 19.367 a 28.000 euro lordi annui
    • Tassazione: si applica ritenuta alla fonte (come dipendenti)

    Quando le Borse INPS Diventano Redditi Imponibili

    Non tutte le borse erogate dall’INPS godono dell’esenzione fiscale. Esistono casistiche specifiche in cui la borsa costituisce reddito imponibile IRPEF.

    Criteri di Imponibilità

    Una borsa di studio INPS è IMPONIBILE quando:

    1. Prevede una controprestazione lavorativa

    Se la borsa è corrisposta in cambio di attività lavorativa (anche di formazione), configura un rapporto di lavoro:

    • Tirocini retribuiti con obbligo di presenza
    • Stage aziendali con mansioni produttive
    • Borse con obbligo di ricerca per conto dell’ente

    2. Non ha finalità esclusivamente didattica

    Se l’importo erogato non è strettamente collegato a spese di studio/formazione ma ha natura retributiva:

    • Compensi per collaborazioni occasionali mascherati da “borsa”
    • Rimborsi forfettari sproporzionati rispetto alle spese reali

    3. Supera i limiti di esenzione previsti

    Alcune borse hanno un limite massimo esente; l’eccedenza è imponibile:

    • Borse per specializzazioni con integrazioni oltre il minimo di legge
    • Cumulo di più borse che generano reddito complessivo elevato

    4. È erogata da ente privato senza requisiti di legge

    Borse erogate da fondazioni private, aziende, associazioni che non rispettano i requisiti dell’art. 50 TUIR possono essere imponibili.

    Borse INPS vs Assegni di Ricerca: Le Differenze Fiscali

    Una delle confusioni più frequenti riguarda la distinzione tra borse di studio e assegni di ricerca. Dal punto di vista fiscale, le differenze sono sostanziali.

    BORSE DI STUDIO (es. Dottorato):

    • Finalità: formazione alla ricerca
    • Natura: sostegno economico per studente
    • Trattamento fiscale: ESENTE da IRPEF (art. 50 TUIR)
    • Contributi previdenziali: no (salvo iscrizione volontaria INPS)
    • Dichiarazione: quadro L (redditi esenti) del 730
    • Durata: legata al corso (3-4 anni per dottorato)

    ASSEGNI DI RICERCA (post-doc):

    • Finalità: svolgimento attività di ricerca
    • Natura: compenso per prestazione lavorativa
    • Trattamento fiscale: IMPONIBILE (reddito assimilato)
    • Contributi previdenziali: sì (2/3 a carico ente, 1/3 a carico ricercatore)
    • Dichiarazione: quadro C (redditi assimilati) del 730
    • Durata: contratti annuali rinnovabili (max 6 anni complessivi)

    Come verificare:

    • Controlla il titolo del contratto: se dice “assegno di ricerca” è imponibile
    • Verifica la CU (Certificazione Unica): se ricevi una CU dall’ente, è reddito imponibile
    • Leggi le condizioni di erogazione: se c’è obbligo di svolgere ricerca per conto dell’ente, è assegno

    Esempio pratico 2026:

    • Dottorato di ricerca INPS: 16.243 euro annui → 0 euro IRPEF (esente)
    • Assegno di ricerca INPS: 24.000 euro annui → circa 5.200 euro IRPEF (aliquote progressive 23%-27%)

    Obbligo di Dichiarazione: Anche se Esenti Vanno Dichiarate

    Un errore comune è pensare che le borse di studio esenti non debbano essere dichiarate. Non è così.

    Regola generale:

    Anche le borse di studio esenti da IRPEF devono essere indicate nella dichiarazione dei redditi, seppur in un quadro specifico dedicato ai redditi non tassabili.

    Perché vanno dichiarate:

    1. Trasparenza fiscale: l’Agenzia delle Entrate deve avere evidenza di tutti i flussi di reddito
    2. Calcolo ISEE: le borse di studio influenzano l’ISEE del nucleo familiare
    3. Detrazioni per familiari a carico: un figlio con borsa superiore a 2.840,51 euro può non essere più a carico
    4. Controlli automatici: l’INPS comunica le erogazioni all’AdE, che incrocia i dati

    Dove dichiararle:

    Borse ESENTI (dottorati, università):

    • Modello 730: Quadro L (Altri redditi esenti)
    • Modello Redditi PF: Quadro RL (Redditi esenti)
    • Indicare: codice reddito, importo, ente erogatore

    Borse/Assegni IMPONIBILI:

    • Modello 730: Quadro C (Redditi di lavoro dipendente e assimilati)
    • Modello Redditi PF: Quadro RC
    • Importo già indicato nella CU (Certificazione Unica) rilasciata dall’INPS/ente

    Attenzione: Se la borsa esente supera 2.840,51 euro annui, lo studente non può essere considerato fiscalmente a carico dei genitori (ai fini delle detrazioni per figli).

    Come Compilare il Quadro L del 730 (Borse Esenti)

    Per le borse di studio esenti (università, dottorati, specializzazioni), la dichiarazione nel Quadro L del modello 730 è obbligatoria.

    Compilazione passo-passo:

    Campo 1 – Codice reddito: Inserire codice “9” (Altri redditi esenti da IRPEF)

    Campo 2 – Importo: Indicare l’importo complessivo della borsa percepita nell’anno (es. 16.243 euro per dottorato)

    Campo 3 – Ente erogatore: Indicare “INPS” o “Università di [nome]” a seconda di chi ha materialmente erogato la borsa

    Esempio pratico:

    Mario Rossi, dottorando di ricerca presso l’Università di Udine, percepisce una borsa INPS di 16.243 euro nel 2025.

    Quadro L – Rigo L1:

    • Codice: 9
    • Importo: 16.243
    • Ente: INPS

    Documentazione da conservare:

    • Contratto di dottorato o lettera di assegnazione borsa
    • Prospetti di pagamento INPS (disponibili su portale INPS)
    • Comunicazione INPS relativa all’erogazione

    Questi documenti potrebbero essere richiesti in caso di controllo fiscale.

    Esempi Pratici con Calcoli 2026

    Analizziamo alcuni casi concreti per capire come funziona la tassazione delle borse INPS nelle diverse situazioni.

    Esempio 1: Studente Universitario con Borsa INPS

    Caso: Giovanni, 21 anni, frequenta il terzo anno di Ingegneria all’Università di Trieste. Nel 2025 percepisce:

    • Borsa di studio INPS: 3.500 euro
    • Lavoro part-time estivo: 2.000 euro lordi (con ritenute)

    Analisi fiscale:

    Borsa di studio:

    • Natura: sostegno per studi universitari
    • Trattamento fiscale: ESENTE (art. 50 TUIR)
    • IRPEF: 0 euro
    • Dichiarazione: Quadro L del 730 (redditi esenti)

    Lavoro part-time:

    • Natura: reddito da lavoro dipendente
    • Trattamento fiscale: IMPONIBILE
    • IRPEF: circa 0 euro (sotto soglia no tax area di 8.500 euro)
    • Dichiarazione: Quadro C del 730

    Reddito totale:

    • Reddito imponibile: 2.000 euro
    • Reddito esente: 3.500 euro
    • IRPEF dovuta: 0 euro (sotto no tax area)

    Fiscalmente a carico dei genitori? SÌ, è ancora a carico (limite 2.840,51 euro superato per la borsa esente, ma si considera il reddito imponibile per detrazioni). I genitori mantengono le detrazioni per figli a carico (950 euro all’anno).

    Attenzione: Dal 2026, per le detrazioni familiari, si considera il reddito complessivo (imponibile + esente). Se supera 4.000 euro, si perde la detrazione.

    Esempio 2: Dottorando di Ricerca con Borsa INPS

    Caso: Maria, 27 anni, è dottoranda in Fisica presso l’Università di Padova. Nel 2025 percepisce:

    • Borsa di dottorato INPS: 16.243 euro
    • Collaborazione occasionale (lezioni private): 1.500 euro lordi

    Analisi fiscale:

    Borsa di dottorato:

    • Natura: formazione alla ricerca scientifica
    • Trattamento fiscale: ESENTE (Legge 398/1989)
    • IRPEF: 0 euro
    • Dichiarazione: Quadro L del 730
    • Contributi previdenziali: no (salvo iscrizione volontaria)

    Collaborazione occasionale:

    • Natura: prestazione occasionale (senza partita IVA)
    • Trattamento fiscale: IMPONIBILE
    • Ritenuta d’acconto: 20% (300 euro trattenuti dal committente)
    • IRPEF: da calcolare in dichiarazione
    • Dichiarazione: Quadro D del 730 (redditi diversi)

    Calcolo IRPEF sulle collaborazioni:

    • Reddito imponibile: 1.500 euro
    • IRPEF lorda (23%): 345 euro
    • Ritenute già versate: 300 euro
    • Saldo a debito: 45 euro (da pagare con F24)

    Fiscalmente a carico? NO, supera il limite di 2.840,51 euro di reddito complessivo. I genitori non possono più detrarla come figlia a carico.

    Esempio 3: Assegnista di Ricerca (Post-Doc)

    Caso: Luca, 32 anni, ha un assegno di ricerca presso il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Nel 2025 percepisce:

    • Assegno di ricerca annuo: 28.000 euro lordi
    • Contributi previdenziali a suo carico: 1.867 euro (1/3 del totale)
    • Ritenute IRPEF operate dal CNR: 6.200 euro

    Analisi fiscale:

    Assegno di ricerca:

    • Natura: compenso per attività di ricerca (reddito assimilato)
    • Trattamento fiscale: IMPONIBILE (art. 50 TUIR, redditi assimilati)
    • Contributi INPS: obbligatori (Gestione Separata)
    • Dichiarazione: Quadro C del 730 (come redditi assimilati a dipendente)

    Calcolo IRPEF:

    • Reddito lordo: 28.000 euro
    • Contributi previdenziali deducibili: 1.867 euro
    • Reddito imponibile: 26.133 euro

    Scaglioni IRPEF 2026:

    • Fino a 15.000 euro → 23% = 3.450 euro
    • Da 15.001 a 26.133 euro (11.133 euro) → 27% = 3.006 euro
    • IRPEF lorda: 6.456 euro

    Detrazioni: Detrazione lavoro dipendente (per redditi assimilati): circa 1.000 euro

    IRPEF netta: 5.456 euro

    Saldo:

    • Dovuto: 5.456 euro
    • Versato: 6.200 euro
    • Rimborso a credito: 744 euro (l’Agenzia delle Entrate rimborserà questa somma)

    Casi Particolari e Dubbi Frequenti

    Alcune situazioni generano dubbi ricorrenti. Ecco le risposte alle domande più frequenti.

    Cumulo di Più Borse: Come Si Tassano?

    Domanda: Se un dottorando percepisce sia la borsa di dottorato (esente) che una borsa di mobilità internazionale, come funziona la tassazione?

    Risposta: Se entrambe le borse hanno finalità di studio/formazione e sono erogate da enti pubblici o università:

    • Entrambe sono esenti da IRPEF (art. 50 TUIR)
    • Vanno sommate e dichiarate nel Quadro L del 730
    • Non c’è un limite massimo di esenzione per il cumulo di borse di studio universitarie

    Esempio:

    • Borsa dottorato INPS: 16.243 euro
    • Borsa Erasmus mobilità: 3.000 euro
    • Totale esente: 19.243 euro (da dichiarare nel Quadro L)
    • IRPEF dovuta: 0 euro

    Borse Estere: Come Si Dichiarano in Italia?

    Domanda: Uno studente italiano con residenza fiscale in Italia percepisce una borsa Erasmus+ o una borsa da un’università estera. Come la dichiara?

    Risposta: Se il beneficiario è residente fiscale in Italia, deve dichiarare tutti i redditi (anche esteri), incluse le borse di studio estere.

    Borse Erasmus+ (UE):

    • Esenti da IRPEF in Italia (Decisione della Commissione UE)
    • Dichiarazione: Quadro L del 730 (redditi esenti)
    • Importo medio 2026: 200-600 euro/mese a seconda del paese

    Borse da università estere (es. USA, UK):

    • Dipende dalla convenzione fiscale tra Italia e paese erogante
    • Se la convenzione prevede tassazione solo nel paese estero, la borsa è esente in Italia (ma va dichiarata)
    • Se non c’è convenzione, la borsa può essere tassata in Italia

    Sanzioni per Omessa Dichiarazione

    Domanda: Cosa succede se non dichiaro una borsa di studio esente? Rischio sanzioni?

    Risposta: Sì, le sanzioni sono previste, anche se la borsa è esente da IRPEF.

    Obbligo di dichiarazione: L’omessa indicazione nel Quadro L di redditi esenti costituisce violazione degli obblighi dichiarativi, punita con:

    • Sanzione minima: da 250 a 1.000 euro (per omessa dichiarazione di redditi esenti)
    • Sanzione per infedele dichiarazione: se l’omissione influisce su altri calcoli (es. ISEE, detrazioni)

    Sanzioni per borsa imponibile non dichiarata: Se la borsa è imponibile (es. assegno di ricerca) e non viene dichiarata:

    • Sanzione dal 120% al 240% dell’imposta dovuta
    • Ravvedimento operoso: riduzione delle sanzioni se si regolarizza spontaneamente

    Come regolarizzare: Se ti accorgi di non aver dichiarato una borsa negli anni passati:

    1. Presenta dichiarazione integrativa (modello 730 integrativo o Redditi correttivo)
    2. Paga eventuale imposta dovuta + interessi
    3. Applica il ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni

    Come Compilare il 730: Guida Operativa

    Vediamo passo-passo come compilare correttamente la dichiarazione dei redditi con borse di studio INPS.

    Documenti Necessari

    Prima di compilare il 730, raccogli questa documentazione:

    Per borse di studio esenti:

    • Contratto di borsa o lettera di assegnazione dall’INPS/università
    • Prospetti di pagamento INPS (scaricabili dal portale INPS con SPID)
    • Comunicazione INPS con importo complessivo annuo erogato
    • Bando della borsa (conservare come prova della finalità di studio)

    Per assegni di ricerca imponibili:

    • Certificazione Unica (CU) rilasciata dall’ente erogatore (entro 31 marzo)
    • Contratto di assegno di ricerca
    • Prospetti pagamento mensili/trimestrali
    • Documentazione contributi previdenziali versati (Gestione Separata INPS)

    Compilazione Online o tramite CAF

    Hai due opzioni per presentare il 730:

    1. Compilazione autonoma online (730 precompilato):

    • Accedi al sito Agenzia delle Entrate con SPID
    • Apri il 730 precompilato (disponibile da fine aprile)
    • Verifica i dati già presenti
    • Aggiungi manualmente le borse di studio nel Quadro L o C
    • Invia telematicamente

    2. Assistenza CAF (consigliato):

    • Prenota appuntamento presso CAF Centro Fiscale di Udine
    • Porta tutta la documentazione
    • Il consulente fiscale compila il 730 verificando la corretta classificazione delle borse
    • Firma e invio telematico a cura del CAF

    Quando conviene il CAF:

    • Hai sia borse esenti che redditi imponibili
    • Non sei sicuro della classificazione fiscale
    • Vuoi ottimizzare detrazioni e crediti d’imposta
    • Hai redditi esteri o situazioni complesse

    Tabella Riepilogativa Completa

    Ecco una tabella sinottica che riassume tutte le casistiche di tassazione delle borse INPS:

    Tipo Borsa/AssegnoEnte ErogatoreNaturaTrattamento IRPEFQuadro 730Contributi Previd.
    Borsa università (laurea)INPS/UniversitàStudio✅ ESENTEQuadro L (esenti)No
    Borsa scuole superioriINPS/RegioneStudio✅ ESENTEQuadro L (esenti)No
    Dottorato di ricercaINPS/UniversitàFormazione ricerca✅ ESENTEQuadro L (esenti)No (salvo volontaria)
    Specializzazione medicaINPS/SSNFormazione special.✅ ESENTE (entro limite)Quadro L (esenti)Sì (ENPAM obbligatori)
    Borsa Erasmus+Commissione UEMobilità studio✅ ESENTEQuadro L (esenti)No
    Assegno di ricercaINPS/Università/CNRRicerca (contratto)❌ IMPONIBILEQuadro C (assimilati)Sì (Gestione Separata)
    Borsa master privato con stageEnte privato/AziendaFormazione+lavoro❌ IMPONIBILE (se c’è controprestazione)Quadro C o DDipende (caso per caso)
    Tirocinio retribuitoINPS/AziendaLavoro formativo❌ IMPONIBILEQuadro C (se assimilato)Sì

    Legenda:

    • ✅ ESENTE: Non si paga IRPEF, ma va dichiarato nel Quadro L
    • ❌ IMPONIBILE: Soggetto a IRPEF, va dichiarato nel Quadro C o D
    • Quadro L: Redditi esenti da IRPEF
    • Quadro C: Redditi da lavoro dipendente e assimilati
    • Quadro D: Redditi diversi (collaborazioni occasionali)

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    Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

    🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulle Borse di Studio INPS

    Le borse di studio INPS sono sempre esenti da IRPEF?

    No, non sempre. Le borse di studio INPS destinate a studenti universitari e scolastici sono generalmente esenti da IRPEF ai sensi dell’art. 50 TUIR. Tuttavia, gli assegni di ricerca (post-dottorato) sono sempre imponibili come redditi assimilati a lavoro dipendente. Anche le borse con controprestazione lavorativa o quelle erogate da enti privati potrebbero essere tassabili.

    Devo dichiarare una borsa di studio esente nel 730?

    Si, anche se la borsa e esente da IRPEF, va obbligatoriamente dichiarata nel Quadro L del modello 730 (redditi esenti). L’omessa dichiarazione puo comportare sanzioni da 250 a 1.000 euro. L’INPS comunica telematicamente all’Agenzia delle Entrate tutte le borse erogate, quindi i controlli sono automatici.

    Qual e la differenza fiscale tra borsa di dottorato e assegno di ricerca?

    La borsa di dottorato e esente da IRPEF (art. 50 TUIR) perche ha finalita di formazione alla ricerca. L’assegno di ricerca post-doc e invece un reddito imponibile assimilato a lavoro dipendente, soggetto a IRPEF con aliquote progressive. I dottorandi non pagano tasse sulla borsa, gli assegnisti pagano circa il 20-30% di IRPEF sull’assegno.

    Se ho una borsa esente superiore a 2.840 euro, sono ancora a carico dei genitori?

    Dipende dal reddito complessivo. Dal 2026, per le detrazioni familiari si considera il reddito complessivo (imponibile + esente). Se superi 4.000 euro totali, non sei piu fiscalmente a carico. Inoltre, se hai anche altri redditi imponibili (es. lavoro part-time) che superano 2.840,51 euro, perdi comunque lo status di figlio a carico.

    Come si tassano le borse Erasmus percepite all’estero?

    Le borse Erasmus+ sono esenti da IRPEF in Italia grazie a una Decisione della Commissione Europea. Vanno comunque dichiarate nel Quadro L del 730 come redditi esenti. Se la borsa proviene da un’universita estera non UE, bisogna verificare la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e quel paese per determinare il trattamento fiscale.

    Quanto costa far fare il 730 al CAF se ho una borsa di studio?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio 730 gratuitamente per i casi semplici (1-2 redditi). Per dichiarazioni con borse di studio/assegni, il costo varia da 30 a 50 euro a seconda della complessita. Il servizio include assistenza fiscale qualificata, visto di conformita e garanzia di correttezza, proteggendoti da eventuali controlli dell’Agenzia delle Entrate.


    Le borse di studio INPS rappresentano un importante sostegno per studenti e specializzandi, ma richiedono attenzione dal punto di vista fiscale. Distinguere tra borse esenti e imponibili, compilare correttamente il 730 e rispettare gli obblighi dichiarativi è fondamentale per evitare sanzioni e ottimizzare la propria situazione tributaria.

    Punti chiave da ricordare:

    1. Le borse universitarie e scolastiche sono esenti da IRPEF
    2. Gli assegni di ricerca sono sempre imponibili
    3. Anche le borse esenti vanno dichiarate nel Quadro L
    4. I contributi previdenziali sugli assegni sono deducibili
    5. L’omessa dichiarazione comporta sanzioni fino a 1.000 euro

    Per essere certi di adempiere correttamente agli obblighi fiscali e massimizzare le detrazioni spettanti, affidati a un CAF qualificato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza specializzata nella dichiarazione dei redditi con borse di studio, assegni di ricerca e situazioni complesse.


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    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la compilazione del 730 per borse di studio, assegni di ricerca e redditi complessi.

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      CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B
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      Alexandra Bala
      04/09/2026
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      ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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      paolino servidio
      03/09/2026
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      Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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      Lady
      01/09/2026
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      Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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      Giulia Guida
      25/08/2026
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      Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
      06/08/2026
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      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Sabrina Cirina
      23/07/2026
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      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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      Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-08 09:42:182026-05-31 16:10:40Borse di Studio INPS: Quando Sono Redditi Imponibili IRPEF? Guida Completa 2026
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      NASPI COM Udine: Come Comunicare Variazioni e Nuovi Lavori

      aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

      NASPI COM Udine: Come Comunicare Variazioni e Nuovi Lavori

      NASPI COM Udine comunicazioni

      Indice dei contenuti

      1. Quando Inviare la NASPI COM
      2. NASPI COM per Nuovo Lavoro Dipendente
      3. NASPI COM per Lavoro Autonomo e Partita IVA
      4. NASPI COM per Tirocini e Stage
      5. Conseguenze della Mancata Comunicazione
      6. Il Servizio CAF per NASPI COM a Udine
      7. Domande Frequenti

      La NASPI COM è la comunicazione obbligatoria che i beneficiari della NASPI (indennità di disoccupazione) devono inviare all’INPS quando si verificano variazioni nella propria situazione lavorativa durante il periodo di percezione dell’indennità.

      Se hai iniziato un nuovo lavoro, aperto una partita IVA, accettato un tirocinio o modificato il tuo reddito, devi comunicarlo tempestivamente all’INPS attraverso la NASPI COM. La mancata comunicazione può portare a sanzioni, decadenza dall’indennità e richiesta di restituzione delle somme percepite indebitamente.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e invio telematico della NASPI COM, sia presso i nostri uffici che online, evitando errori e garantendo il rispetto dei termini di legge.

      Quando Inviare la NASPI COM

      La NASPI COM è obbligatoria in diversi casi di variazione della situazione lavorativa del beneficiario. La comunicazione deve essere inviata entro 30 giorni dalla data in cui si verifica la variazione.

      Casi in cui è obbligatoria la NASPI COM

      • Nuovo lavoro dipendente (anche a tempo determinato o part-time)
      • Apertura di una partita IVA o inizio di attività autonoma
      • Tirocinio o stage (retribuito o non retribuito)
      • Collaborazione occasionale o lavoro accessorio
      • Variazione del reddito da lavoro autonomo già comunicato
      • Contratti di somministrazione o lavoro intermittente

      La comunicazione è necessaria anche se il lavoro è part-time o di breve durata, perché l’INPS deve ricalcolare l’importo della NASPI in base al reddito percepito.

      ATTENZIONE: La comunicazione va inviata prima di iniziare l’attività lavorativa o al massimo entro i 30 giorni successivi. Il ritardo può comportare la decadenza dall’indennità.

      NASPI COM per Nuovo Lavoro Dipendente

      Quando un beneficiario della NASPI trova un nuovo lavoro subordinato (dipendente), deve comunicarlo all’INPS attraverso la NASPI COM, specificando:

      • Data di inizio del rapporto di lavoro
      • Tipologia di contratto (tempo determinato, indeterminato, part-time)
      • Reddito annuo presunto derivante dal nuovo lavoro
      • Dati del datore di lavoro (nome, sede, CCNL applicato)

      Cosa succede alla NASPI con un nuovo lavoro?

      L’impatto sulla NASPI dipende dal tipo di contratto e dal reddito:

      Contratto a tempo indeterminato: La NASPI viene sospesa per la durata del rapporto di lavoro. Se il contratto si interrompe entro 6 mesi, la NASPI riprende per il periodo residuo.

      Contratto a tempo determinato o stagionale: La NASPI viene sospesa per la durata del contratto (massimo 6 mesi). Al termine, riprende automaticamente.

      Part-time con reddito sotto 8.500 euro annui: La NASPI continua ma viene ridotta in proporzione al reddito percepito. Il calcolo è: importo NASPI ridotto dell’80% del reddito mensile del nuovo lavoro.

      Esempio pratico

      Mario percepisce 1.200 euro/mese di NASPI. Trova un lavoro part-time con reddito annuo presunto di 7.200 euro (600 euro/mese).

      Nuovo importo NASPI = 1.200 – (600 x 0,80) = 1.200 – 480 = 720 euro/mese

      Mario percepirà quindi 720 euro di NASPI + 600 euro di stipendio = 1.320 euro totali.

      IMPORTANTE: Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione della NASPI COM e nel calcolo esatto dell’importo ridotto, evitando errori che potrebbero portare a restituzioni.

      NASPI COM per Lavoro Autonomo e Partita IVA

      L’apertura di una partita IVA o l’avvio di un’attività autonoma durante la NASPI è compatibile, ma richiede la comunicazione obbligatoria attraverso la NASPI COM.

      Cosa comunicare per l’attività autonoma

      Nella NASPI COM per lavoro autonomo devi indicare:

      • Data di inizio dell’attività (apertura partita IVA o primo atto)
      • Codice ATECO dell’attività svolta
      • Regime fiscale adottato (forfettario, ordinario, ecc.)
      • Reddito annuo presunto derivante dall’attività

      Come si calcola il reddito presunto

      Il reddito presunto è una stima dei guadagni che prevedi di ottenere dall’attività autonoma nell’anno solare. Questa stima serve all’INPS per ricalcolare la NASPI.

      Formula di riduzione: Se il reddito annuo presunto è inferiore a 5.500 euro, la NASPI viene ridotta dell’80% del reddito mensile. Se superiore, la NASPI viene sospesa.

      Esempio pratico

      Lucia percepisce 1.000 euro/mese di NASPI. Apre una partita IVA in regime forfettario e dichiara un reddito presunto di 4.800 euro annui (400 euro/mese).

      Nuovo importo NASPI = 1.000 – (400 x 0,80) = 1.000 – 320 = 680 euro/mese

      Lucia potrà quindi lavorare con la sua partita IVA e continuare a percepire 680 euro di NASPI.

      ATTENZIONE: A fine anno, l’INPS verifica il reddito effettivo dichiarato nel modello Redditi PF. Se il reddito reale supera quello dichiarato, l’INPS può richiedere la restituzione della differenza.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella:

      • Compilazione della NASPI COM per partita IVA
      • Stima corretta del reddito presunto
      • Gestione fiscale della nuova attività (730, Redditi PF, contributi INPS)

      Serviamo i clienti sia in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) che online via email e videochiamata.

      NASPI COM per Tirocini e Stage

      I tirocini e gli stage sono compatibili con la NASPI, ma devono essere comunicati attraverso la NASPI COM entro 30 giorni dall’inizio.

      Tirocini extracurriculari e NASPI

      I tirocini extracurriculari (non legati a percorsi di studio) possono essere svolti durante la NASPI. La comunicazione è obbligatoria anche se il tirocinio è non retribuito.

      Se il tirocinio prevede un’indennità:

      • Indennità fino a 300 euro/mese: la NASPI continua senza riduzione
      • Indennità da 300 a 600 euro/mese: la NASPI viene ridotta proporzionalmente
      • Indennità oltre 600 euro/mese: la NASPI viene sospesa

      Tirocini formativi e professionalizzanti

      I tirocini legati a politiche attive del lavoro (es. Garanzia Giovani, corsi regionali) sono pienamente compatibili con la NASPI e non comportano riduzioni, purché comunicati regolarmente.

      IMPORTANTE: La mancata comunicazione di un tirocinio può essere considerata omissione dolosa e portare alla decadenza dalla NASPI.

      Il CAF ti assiste nella verifica della compatibilità del tirocinio con la NASPI e nella compilazione della comunicazione.

      Conseguenze della Mancata Comunicazione

      La mancata o tardiva comunicazione delle variazioni lavorative durante la NASPI ha conseguenze gravi per il beneficiario.

      Sanzioni previste dalla normativa

      Decadenza dall’indennità: Se non comunichi entro 30 giorni l’inizio di un nuovo lavoro o attività, l’INPS può revocare la NASPI con effetto immediato.

      Restituzione delle somme percepite: L’INPS richiede la restituzione di tutte le mensilità di NASPI percepite dopo l’inizio del lavoro non comunicato, anche se il lavoro era compatibile.

      Sanzione amministrativa: In caso di omissione dolosa (comunicazione mancata intenzionalmente), l’INPS applica una sanzione dal 20% al 100% dell’importo indebitamente percepito.

      Esclusione da future prestazioni: La decadenza dalla NASPI per omissione può comportare l’esclusione temporanea da altre prestazioni INPS (es. DIS-COLL, indennità di mobilità).

      Controlli INPS

      L’INPS effettua controlli incrociati con:

      • Comunicazioni Obbligatorie (CO) dei datori di lavoro
      • Anagrafe Tributaria per partite IVA e redditi
      • Registro Imprese per attività autonome

      Se emerge una discrepanza, l’INPS avvia un procedimento di revoca con richiesta di restituzione.

      ATTENZIONE: Anche una comunicazione errata (es. reddito presunto sbagliato) può causare problemi. Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica che tutti i dati siano corretti prima dell’invio.

      Il Servizio CAF per NASPI COM a Udine

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo di assistenza per la NASPI COM, sia in presenza che online, per garantire l’invio corretto e tempestivo della comunicazione.

      Cosa include il servizio CAF

      • Consulenza iniziale: Analizziamo la tua situazione e verifichiamo se la variazione richiede la NASPI COM
      • Calcolo del reddito presunto: Per lavoro autonomo/partita IVA, stimiamo correttamente il reddito da dichiarare
      • Compilazione della NASPI COM: Inseriamo tutti i dati richiesti dall’INPS nel modulo telematico
      • Invio telematico: Trasmettiamo la comunicazione all’INPS tramite i nostri canali certificati
      • Ricevuta di protocollo: Ti consegnamo la ricevuta INPS che attesta l’avvenuto invio
      • Assistenza post-invio: Ti supportiamo in caso di richieste di chiarimenti da parte dell’INPS

      Modalità di accesso al servizio

      In ufficio a Udine:

      • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – 33100 Udine
      • Orari: Lunedì-Venerdì 9:00-13:00 e 14:00-18:00 (su appuntamento)
      • Telefono: 0432 1638640

      Online:

      • Email: info@centrofiscale.com (invio documentazione)
      • WhatsApp: 366 6018121 (assistenza rapida)
      • Videochiamate: Appuntamenti via Zoom/Google Meet per chi non può venire in ufficio

      Il servizio online è particolarmente utile per chi:

      • Lavora fuori Udine ma è residente in zona
      • Ha difficoltà a raggiungere l’ufficio
      • Preferisce gestire la pratica da casa

      IMPORTANTE: Il servizio NASPI COM è disponibile tutto l’anno, non solo nei periodi fiscali. Contattaci appena ricevi un’offerta di lavoro o decidi di aprire la partita IVA, per evitare di superare i 30 giorni.

      Costi del servizio

      La tariffa per la compilazione e invio NASPI COM è trasparente e varia in base alla complessità:

      • NASPI COM standard (nuovo lavoro dipendente): da 30 euro
      • NASPI COM con partita IVA (calcolo reddito presunto): da 50 euro
      • Pacchetto NASPI + gestione fiscale annuale: su preventivo

      Contattaci per un preventivo personalizzato.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la domanda NASPI INPS presentata in giornata tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sulla NASPI COM

      Entro quanto tempo devo inviare la NASPI COM?

      La NASPI COM deve essere inviata entro 30 giorni dalla data in cui si verifica la variazione (inizio lavoro, apertura P.IVA, tirocinio). Idealmente, va inviata prima di iniziare l’attività. Il ritardo può portare a sanzioni e decadenza dall’indennità.

      Posso lavorare con partita IVA durante la NASPI?

      Sì, puoi aprire una partita IVA durante la NASPI e svolgere attività autonoma. Se il reddito annuo presunto è sotto i 5.500 euro, la NASPI viene ridotta dell’80% del reddito mensile. Se superiore, viene sospesa. La comunicazione è obbligatoria entro 30 giorni dall’apertura P.IVA.

      Cosa rischio se non invio la NASPI COM?

      La mancata comunicazione porta a: decadenza dalla NASPI, restituzione di tutte le mensilità percepite dopo la variazione, sanzione amministrativa dal 20% al 100% dell’importo indebitamente percepito, ed eventuale esclusione da future prestazioni INPS.

      Il CAF può inviare la NASPI COM anche online?

      Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio di compilazione e invio NASPI COM sia in ufficio (Viale Tullio 13) che online via email, WhatsApp o videochiamata. Puoi inviarci i documenti e gestiamo tutto telematicamente.

      Cosa succede alla NASPI con un nuovo lavoro?

      L’impatto sulla NASPI dipende dal

      Entro quanto tempo devo inviare la NASPI COM?

      La NASPI COM deve essere inviata

      Cosa rischio se non invio la NASPI COM?

      La mancata comunicazione porta a:

      Conclusione

      La NASPI COM è una comunicazione obbligatoria che non va trascurata: la mancata o tardiva trasmissione può costarti la perdita dell’indennità e la restituzione di importi già percepiti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine semplifica la procedura: ti assistiamo nella compilazione, verifichiamo i dati e inviamo la comunicazione all’INPS in modo tempestivo e corretto, sia in ufficio che online.

      Non rischiare sanzioni: affidati al CAF per la tua NASPI COM. Contattaci oggi stesso!


      Hai Bisogno di Assistenza per la NASPI COM?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

      • Compilazione e invio NASPI COM (nuovo lavoro, partita IVA, tirocinio)
      • Calcolo reddito presunto per lavoro autonomo
      • Verifica compatibilità lavoro-NASPI
      • Assistenza in caso di controlli INPS

      Servizio disponibile in ufficio a Udine e online!


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        CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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        Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/Naspi-Anticipata-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-08 09:00:002026-05-31 18:04:58NASPI COM Udine: Come Comunicare Variazioni e Nuovi Lavori
        CAF

        Contributi INPS in Busta Paga 2026: Quanto Si Paga e Come Funzionano

        contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

        Ogni mese, guardando la busta paga, noti una voce che riduce il tuo stipendio lordo: i contributi INPS. Ma cosa sono esattamente? Quanto pesano sul tuo stipendio? E soprattutto, a cosa servono? In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano i contributi INPS in busta paga nel 2026, con aliquote aggiornate, esempi pratici e tutto quello che devi sapere per leggere correttamente il tuo cedolino. Se vuoi capire anche come si passa dal lordo al netto, ti consigliamo la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

        Indice dei contenuti

        1. Cosa sono i contributi INPS
        2. Aliquota IVS: quanto paga il dipendente e quanto l’azienda
        3. Come si calcolano i contributi in busta paga
        4. Minimali e massimali contributivi 2026
        5. Contributi per apprendisti, part-time e agricoli
        6. Dove si vedono i contributi nella busta paga
        7. Impatto dei contributi sullo stipendio netto
        8. Domande frequenti

        Cosa sono i contributi INPS

        I contributi INPS sono somme di denaro versate all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale per finanziare le prestazioni previdenziali e assistenziali. In parole semplici, sono il prezzo che paghi oggi per avere una pensione domani e per essere tutelato in caso di malattia, maternita o disoccupazione.

        Si dividono in due grandi categorie:

        • Contributi previdenziali (IVS): servono a costruire la tua futura pensione. La sigla IVS sta per Invalidita, Vecchiaia e Superstiti. Sono la voce principale e piu consistente della busta paga
        • Contributi assistenziali: finanziano ammortizzatori sociali come la NASpI (indennita di disoccupazione), la cassa integrazione, gli assegni familiari e la maternita

        Una parte dei contributi e a carico del lavoratore dipendente (viene trattenuta direttamente dalla busta paga), mentre la parte piu consistente e a carico del datore di lavoro. Il lavoratore, quindi, non vede in busta paga l’intero costo contributivo, ma solo la sua quota.

        Aliquota IVS: quanto paga il dipendente e quanto l’azienda

        L’aliquota contributiva IVS totale per i lavoratori dipendenti del settore privato e pari al 33% della retribuzione lorda imponibile. Questa percentuale si suddivide cosi:

        • 9,19% a carico del lavoratore: e la quota che vedi trattenuta in busta paga ogni mese
        • 23,81% a carico del datore di lavoro: e un costo aziendale che non compare nel tuo cedolino, ma che l’azienda versa all’INPS per tuo conto

        Per fare un esempio pratico: se il tuo stipendio lordo mensile e di 2.000 euro, i contributi INPS a tuo carico saranno circa 183,80 euro al mese (2.000 x 9,19%). L’azienda, invece, versera ulteriori 476,20 euro (2.000 x 23,81%), per un totale di 660 euro mensili versati all’INPS.

        Per i dipendenti del settore pubblico, le aliquote possono variare leggermente a seconda della cassa previdenziale di appartenenza (ex INPDAP, ex ENPAS). In generale, la quota a carico del dipendente pubblico e compresa tra l’8,80% e il 9,15%.

        Come si calcolano i contributi in busta paga

        Il calcolo dei contributi INPS in busta paga segue una logica precisa. Ecco i passaggi fondamentali:

        1. Si determina l’imponibile previdenziale: e la retribuzione lorda su cui si calcolano i contributi. Comprende lo stipendio base, gli scatti di anzianita, i premi, le maggiorazioni per straordinari e quasi tutti gli elementi retributivi
        2. Si applica l’aliquota a carico del dipendente: sull’imponibile previdenziale si calcola il 9,19%. Questo importo viene trattenuto dalla busta paga
        3. Si calcola la quota a carico azienda: il datore applica il 23,81% piu le altre aliquote minori (disoccupazione, maternita, CIG) per determinare il costo totale

        Esempio di calcolo completo: Supponiamo che Laura abbia una RAL (Retribuzione Annua Lorda) di 28.000 euro, pari a circa 2.154 euro lordi mensili su 13 mensilita.

        • Imponibile previdenziale mensile: 2.154 euro
        • Contributi a carico di Laura: 2.154 x 9,19% = 197,95 euro
        • Contributi a carico dell’azienda: 2.154 x 23,81% = 512,86 euro
        • Totale contributi INPS mensili: 710,81 euro

        I contributi a carico del lavoratore sono deducibili dal reddito: vengono sottratti prima del calcolo dell’IRPEF. Questo significa che, pur riducendo il netto in busta, ti fanno pagare meno tasse. Per approfondire il passaggio dal lordo al netto, consulta la nostra guida al calcolo dello stipendio netto 2026 con tabelle ed esempi.

        Minimali e massimali contributivi 2026

        L’INPS fissa ogni anno dei limiti minimi e massimi di retribuzione su cui calcolare i contributi. Questi valori vengono aggiornati in base all’inflazione e sono fondamentali per determinare i versamenti corretti.

        Minimale contributivo 2026

        Il minimale giornaliero e la retribuzione minima su cui devono essere calcolati i contributi, anche se il lavoratore percepisce di meno. Per il 2026, il minimale giornaliero e fissato a circa 56,87 euro (valore provvisorio, soggetto a conferma con circolare INPS). Questo significa che, su base mensile, i contributi non possono essere calcolati su una retribuzione inferiore a circa 1.479 euro.

        Massimale contributivo 2026

        Il massimale contributivo si applica ai lavoratori il cui primo accredito contributivo e successivo al 31 dicembre 1995 (sistema contributivo puro). Per il 2026 il massimale e fissato a circa 120.607 euro annui. Sulla retribuzione che supera questa soglia non si versano contributi IVS.

        Per chi ha contributi precedenti al 1996 (sistema misto o retributivo), il massimale non si applica e i contributi si calcolano sull’intera retribuzione.

        Contributi per apprendisti, part-time e agricoli

        Non tutti i lavoratori versano contributi con la stessa aliquota. Ecco le principali eccezioni:

        Apprendisti

        Per i contratti di apprendistato, la legge prevede aliquote agevolate per incentivare l’assunzione di giovani. L’aliquota a carico dell’apprendista e ridotta al 5,84%, mentre il datore di lavoro paga un’aliquota variabile in base alla dimensione aziendale, generalmente molto piu bassa rispetto al 23,81% standard. Per le aziende fino a 9 dipendenti, il costo contributivo nei primi tre anni e praticamente azzerato.

        Lavoratori part-time

        Per i lavoratori part-time, le aliquote contributive sono le stesse del tempo pieno (9,19% + 23,81%). Tuttavia, i contributi vengono calcolati sulla retribuzione effettiva, che e proporzionata alle ore lavorate. Attenzione: anche per il part-time si applica il minimale contributivo, quindi se la retribuzione scende sotto la soglia minima, il datore di lavoro deve comunque versare contributi sul minimale.

        Lavoratori agricoli

        I lavoratori agricoli (operai a tempo determinato e indeterminato) hanno un sistema contributivo specifico con aliquote differenziate per zona e tipo di contratto. L’aliquota complessiva e in genere inferiore a quella dell’industria, con agevolazioni per le aziende agricole situate in territori svantaggiati.

        Dove si vedono i contributi nella busta paga

        La busta paga (o cedolino) e divisa in diverse sezioni. I contributi INPS compaiono in punti specifici che devi imparare a riconoscere:

        • Parte alta: trovi i dati anagrafici, la qualifica, il livello contrattuale e la retribuzione base
        • Parte centrale (corpo): qui compaiono le voci retributive del mese (ore lavorate, straordinari, ferie, ecc.) e l’imponibile previdenziale
        • Parte bassa (piede): e la sezione piu importante per i contributi. Trovi le voci “Contributi c/dipendente” o “Ritenute previdenziali”, con l’importo esatto trattenuto

        Le voci che puoi trovare nel cedolino includono:

        • Imponibile previdenziale: la base su cui si calcolano i contributi
        • Contributi IVS c/dipendente: la quota previdenziale a tuo carico (9,19%)
        • Contributo DS: contributo per la disoccupazione (incluso nella quota azienda)
        • Totale contributi: il riepilogo mensile e progressivo annuale

        Se hai difficolta a leggere la tua busta paga, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza gratuita: i nostri operatori ti aiuteranno a capire ogni voce del cedolino.

        Impatto dei contributi sullo stipendio netto

        I contributi INPS hanno un doppio effetto sulla tua busta paga:

        1. Riducono direttamente il lordo: la quota del 9,19% viene sottratta dalla retribuzione lorda prima del calcolo delle tasse
        2. Riducono la base imponibile IRPEF: poiche i contributi sono deducibili, paghi l’IRPEF su un importo inferiore. Questo e un vantaggio fiscale indiretto

        Esempio pratico con numeri: Prendiamo il caso di Marco, dipendente con stipendio lordo mensile di 2.500 euro:

        • Contributi INPS (9,19%): 2.500 x 9,19% = 229,75 euro
        • Imponibile fiscale: 2.500 – 229,75 = 2.270,25 euro
        • IRPEF lorda (aliquota media ~25%): circa 567,56 euro
        • Detrazioni lavoro dipendente: circa -150 euro
        • IRPEF netta: circa 417,56 euro
        • Addizionali regionali e comunali: circa 40 euro
        • Netto in busta: circa 1.812 euro

        Come vedi, i contributi INPS da soli tolgono quasi 230 euro dal lordo. Tuttavia, senza questa deduzione, l’IRPEF sarebbe piu alta. Per un calcolo preciso del tuo stipendio netto, utilizza la nostra guida al calcolo dello stipendio netto 2026 con tabelle ed esempi per ogni fascia di reddito.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande frequenti sui contributi INPS in busta paga

        Quanto sono i contributi INPS a carico del dipendente?

        L’aliquota a carico del lavoratore dipendente del settore privato e del 9,19% della retribuzione lorda imponibile. Per un lordo di 1.500 euro, significa circa 137,85 euro al mese di trattenuta.

        I contributi INPS sono deducibili?

        Si, i contributi previdenziali a carico del lavoratore sono interamente deducibili dal reddito complessivo. Questo avviene automaticamente in busta paga: l’IRPEF viene calcolata sul lordo gia al netto dei contributi.

        Posso recuperare i contributi INPS versati?

        I contributi versati non sono rimborsabili direttamente, ma confluiscono nel tuo montante contributivo che determinera l’importo della tua pensione futura. Puoi verificare la tua posizione contributiva accedendo al portale INPS con SPID o CIE.

        Cosa succede ai contributi se cambio lavoro?

        I contributi versati restano nel tuo conto previdenziale personale presso l’INPS. Non si perdono cambiando datore di lavoro. Se passi da un settore all’altro (ad esempio da privato a pubblico), potrebbe essere necessario attivare la ricongiunzione o il cumulo gratuito dei periodi contributivi.

        Come posso controllare i contributi versati dal mio datore di lavoro?

        Accedi al portale INPS (inps.it) con le tue credenziali SPID, CIE o CNS. Nella sezione “Estratto conto contributivo” puoi verificare tutti i versamenti effettuati, mese per mese, da ciascun datore di lavoro. Se noti incongruenze, contatta immediatamente l’INPS o rivolgiti al CAF Centro Fiscale per assistenza.


        Hai bisogno di aiuto per capire la tua busta paga o verificare i contributi versati? Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per una consulenza personalizzata. Contattaci al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento.

        Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-08 09:00:002026-05-31 16:14:09Contributi INPS in Busta Paga 2026: Quanto Si Paga e Come Funzionano
        CAF, COLF E BADANTI

        Contributi Colf e Badanti 2026: Scadenza Prima Rata 10 Aprile

        colf e badanti CAF Udine

        Il 10 aprile 2026 rappresenta una data cruciale per tutti i datori di lavoro domestico in Italia: è il termine ultimo per versare la prima rata trimestrale dei contributi INPS per colf e badanti. Il mancato rispetto di questa scadenza comporta l’applicazione di sanzioni e interessi di mora che possono incidere significativamente sull’importo finale da versare. In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine analizza tutti gli aspetti contributivi per il 2026: scadenze, calcolo degli importi, modalità di pagamento, sanzioni per ritardi e detrazioni fiscali a cui hanno diritto i datori di lavoro.

        La corretta gestione dei contributi per il lavoro domestico non è solo un obbligo normativo, ma anche una garanzia di tutela sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. I contributi versati regolarmente consentono infatti alla colf o alla badante di maturare diritti pensionistici, indennità di maternità, malattia e disoccupazione, oltre a permettere al datore di accedere alle detrazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi.

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        Indice dei contenuti

        1. Calendario Scadenze Contributi 2026
        2. Come Calcolare i Contributi: Tabelle INPS 2026
        3. Modalità di Pagamento: Bollettini, Online e PagoPA
        4. Sanzioni e Interessi per Pagamenti in Ritardo
        5. Detrazioni Fiscali per Datori di Lavoro Domestico
        6. Novità Contributive 2026
        7. Domande Frequenti

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        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-08 07:42:182026-05-31 18:05:08Contributi Colf e Badanti 2026: Scadenza Prima Rata 10 Aprile
        CAF

        Certificazione Unica Lavoratori Autonomi e Provvigioni 2026: Guida Completa

        Modello 770 e certificazione unica

        La Certificazione Unica per lavoratori autonomi è il documento fiscale fondamentale che attesta i compensi erogati e le ritenute d’acconto versate ai professionisti, collaboratori occasionali e percettori di provvigioni. Nel 2026, con le nuove scadenze e i controlli sempre più stringenti dell’Agenzia delle Entrate, è essenziale comprendere quando la CU deve essere rilasciata, cosa contiene e come utilizzarla correttamente nella dichiarazione dei redditi.

        A differenza della Certificazione Unica per il lavoro dipendente, la CU per autonomi presenta particolarità legate alla natura del rapporto (occasionale o abituale), alla presenza di ritenute IRPEF del 20% e alla gestione dei contributi previdenziali. Questa guida completa analizza tutti gli aspetti: chi deve rilasciarla, i contenuti obbligatori, le scadenze 2026, le sanzioni per omissioni e come utilizzare correttamente la CU nel 730 o modello Redditi PF.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è la Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi
        2. Chi Deve Rilasciare la Certificazione Unica ai Lavoratori Autonomi
        3. Differenze tra Lavoro Autonomo Occasionale e Abituale
        4. Redditi da Provvigioni e Certificazione Unica
        5. Scadenze 2026 per il Rilascio della Certificazione Unica
        6. Contenuto della Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi
        7. Come Usare la Certificazione Unica nella Dichiarazione dei Redditi
        8. Errori Comuni nella Certificazione Unica e Come Correggerli
        9. Sanzioni per Mancato o Tardivo Rilascio della Certificazione Unica

        Cos’è la Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi

        La Certificazione Unica (CU) per lavoratori autonomi è il documento fiscale previsto dall’articolo 4 del D.P.R. 322/1998 che attesta:

        • Compensi lordi erogati nell’anno d’imposta precedente
        • Ritenute d’acconto IRPEF operate dal sostituto d’imposta (20%)
        • Addizionali regionali e comunali trattenute (se applicabili)
        • Contributi previdenziali versati alla Gestione Separata INPS o alla Cassa professionale

        La CU sostituisce il vecchio CUD ed è obbligatoria per tutti i committenti (sostituti d’imposta) che hanno corrisposto compensi soggetti a ritenuta d’acconto del 20% a:

        • Professionisti con partita IVA (avvocati, commercialisti, architetti, consulenti)
        • Collaboratori occasionali senza partita IVA (entro i 5.000 euro annui)
        • Agenti e rappresentanti che percepiscono provvigioni
        • Percettori di diritti d’autore
        • Amministratori di società che non sono dipendenti

        La CU è essenziale per il lavoratore autonomo perché:

        1. Documenta le ritenute subite, che costituiscono un credito d’imposta da recuperare in dichiarazione
        2. Serve per compilare il 730 o il modello Redditi PF (quadri D e RE)
        3. Certifica i contributi previdenziali versati, utili per il calcolo della pensione
        4. È richiesta per accedere a bonus e agevolazioni legate al reddito (ISEE, assegno unico, ecc.)

        Secondo la circolare INPS n. 12/2022, la CU deve riportare anche i contributi alla Gestione Separata INPS versati dal committente per i collaboratori occasionali e i professionisti senza Cassa.

        Chi Deve Rilasciare la Certificazione Unica ai Lavoratori Autonomi

        L’obbligo di rilasciare la Certificazione Unica grava sul sostituto d’imposta, cioè sul committente che ha erogato compensi soggetti a ritenuta d’acconto. Sono obbligati a rilasciare la CU:

        1. Imprese e società

        Tutte le società di capitali (SRL, SPA, SAPA), le società di persone (SNC, SAS) e le ditte individuali che hanno corrisposto compensi a:

        • Professionisti con partita IVA
        • Collaboratori occasionali
        • Agenti e rappresentanti
        • Consulenti esterni

        2. Enti pubblici

        Comuni, Regioni, Università, ASL e altri enti della Pubblica Amministrazione che hanno conferito incarichi professionali o di collaborazione occasionale.

        3. Professionisti con dipendenti o collaboratori

        I professionisti (studi legali, di commercialisti, medici) che hanno assunto praticanti, stagisti o collaboratori occasionali devono rilasciare la CU per i compensi erogati.

        4. Condomini

        Gli amministratori di condominio devono rilasciare la CU ai professionisti (es. idraulici, elettricisti, manutentori) che hanno effettuato prestazioni occasionali per conto del condominio, se le ritenute sono state operate.

        5. Privati cittadini (casi limitati)

        I privati sono obbligati a rilasciare la CU solo se hanno versato contributi INPS per il collaboratore occasionale. Se il compenso è inferiore a 5.000 euro e non sono dovuti contributi, il privato non deve rilasciare la CU (fonte: risoluzione Agenzia Entrate n. 76/E/2016).

        Esclusioni

        Non sono tenuti a rilasciare la CU:

        • I committenti che hanno erogato compensi a professionisti in regime forfettario (che non subiscono ritenute d’acconto)
        • Chi ha corrisposto rimborsi spese non soggetti a tassazione
        • Le associazioni sportive dilettantistiche per i compensi a collaboratori sportivi (fino a 15.000 euro annui esentasse)

        Differenze tra Lavoro Autonomo Occasionale e Abituale

        La distinzione tra lavoro autonomo occasionale e abituale è fondamentale per comprendere gli obblighi fiscali e previdenziali, e di conseguenza il contenuto della Certificazione Unica.

        Lavoro Autonomo Occasionale

        Si definisce occasionale l’attività svolta in modo sporadico e non continuativo, senza organizzazione di mezzi e vincolo di subordinazione. Caratteristiche:

        • Non richiede partita IVA (fino a 5.000 euro annui complessivi da tutti i committenti)
        • Ritenuta d’acconto del 20% applicata dal committente
        • Contributi INPS alla Gestione Separata (33% nel 2026) dovuti solo se il compenso supera i 5.000 euro annui da un singolo committente
        • Non c’è iscrizione alla Camera di Commercio
        • Il compenso va dichiarato nel quadro D (redditi diversi) del modello Redditi PF o nel quadro D del 730

        Esempio pratico: Un ingegnere dipendente svolge una consulenza occasionale per un’azienda, ricevendo 3.000 euro lordi. L’azienda applica la ritenuta del 20% (600 euro) e versa il netto (2.400 euro). Non sono dovuti contributi INPS perché sotto i 5.000 euro. La CU attesterà 3.000 euro di compenso e 600 euro di ritenute.

        Lavoro Autonomo Abituale

        È considerato abituale il lavoro autonomo svolto in modo continuativo, organizzato e professionale. Caratteristiche:

        • Richiede partita IVA (apertura obbligatoria entro 30 giorni dall’inizio attività)
        • Ritenuta d’acconto del 20% (salvo regime forfettario, che ne è esente)
        • Contributi previdenziali obbligatori:
          • Cassa professionale per gli iscritti agli Ordini (avvocati, commercialisti, ingegneri, ecc.)
          • Gestione Separata INPS (aliquota 26,07% nel 2026) per i professionisti senza Cassa
        • Il reddito va dichiarato nel quadro RE (redditi da lavoro autonomo) del modello Redditi PF
        • Obbligo di fatturazione elettronica (salvo regime forfettario sotto i 25.000 euro fino al 30/06/2022, poi obbligatoria per tutti)

        Tabella comparativa:

        CaratteristicaOccasionaleAbituale
        Partita IVANo (fino a 5.000 €/anno)Sì, obbligatoria
        Ritenuta d’acconto20%20% (no se forfettario)
        Contributi INPSSolo oltre 5.000 € (33%)Sempre (26,07% GS o Cassa)
        Quadro dichiarazioneD (redditi diversi)RE (lavoro autonomo)
        ContinuitàSporadicaAbituale

        La Cassazione (sentenza n. 4072/2020) ha chiarito che la differenza tra occasionale e abituale non dipende solo dal numero di prestazioni, ma dalla professionalità, organizzazione e continuità dell’attività.

        Redditi da Provvigioni e Certificazione Unica

        I redditi da provvigioni sono compensi variabili legati alle vendite o risultati commerciali ottenuti da agenti, rappresentanti, promotori finanziari e mediatori. Questi redditi hanno un trattamento fiscale specifico nella Certificazione Unica.

        Chi percepisce provvigioni

        • Agenti di commercio con partita IVA (monomandatari o plurimandatari)
        • Rappresentanti che vendono prodotti per conto di aziende
        • Promotori finanziari (ex agenti assicurativi, consulenti bancari)
        • Mediatori immobiliari (agenti immobiliari)
        • Procacciatori d’affari senza organizzazione stabile

        Ritenuta d’acconto sulle provvigioni

        Le provvigioni sono soggette a ritenuta d’acconto del 20% (o 23% in alcuni casi specifici, come i diritti d’autore). La ritenuta si applica sull’imponibile netto, cioè al netto di eventuali contributi previdenziali a carico della casa mandante.

        Esempio calcolo provvigione:

        • Provvigione lorda: 10.000 euro
        • Contributi ENASARCO a carico mandante (50% di 3%): 150 euro
        • Imponibile per ritenuta: 10.000 – 150 = 9.850 euro
        • Ritenuta d’acconto 20%: 9.850 × 20% = 1.970 euro
        • Netto percepito: 10.000 – 150 – 1.970 = 7.880 euro

        Contributi previdenziali

        Gli agenti e rappresentanti sono iscritti all’ENASARCO (Ente Nazionale Assistenza Agenti e Rappresentanti di Commercio). I contributi sono ripartiti:

        • 50% a carico dell’agente
        • 50% a carico della casa mandante

        L’aliquota contributiva ENASARCO varia in base al minimale e massimale annuo. Nel 2026:

        • Minimale: 432 euro/anno (50% agente, 50% mandante)
        • Massimale: 8.526 euro/anno
        • Aliquota: 14,65% per monomandatari (17% per plurimandatari)

        La Certificazione Unica per provvigioni deve indicare:

        1. Importo lordo delle provvigioni (punto 1 CU – redditi da lavoro autonomo)
        2. Contributi ENASARCO a carico mandante (punto 4 CU)
        3. Ritenute IRPEF operate (punto 5 e 6 CU)
        4. Addizionali regionali e comunali (se versate in acconto)

        Come si dichiarano le provvigioni

        Le provvigioni vanno dichiarate nel quadro RE del modello Redditi PF, nella sezione dedicata ai redditi da lavoro autonomo. Il reddito imponibile si calcola:

        Provvigioni lorde – Contributi ENASARCO – Spese inerenti = Reddito netto

        Le spese deducibili per gli agenti includono:

        • Carburante e pedaggi (se non in regime forfettario)
        • Ammortamento auto aziendale
        • Affitto ufficio/deposito
        • Telefono e internet
        • Spese di rappresentanza (entro limiti)

        Secondo la circolare Agenzia Entrate n. 8/E/2017, gli agenti monomandatari possono dedurre le spese anche se operano in regime ordinario, mentre chi è in regime forfettario applica l’abbattimento forfettario del 33% (coefficiente di redditività 67%).

        Scadenze 2026 per il Rilascio della Certificazione Unica

        Le scadenze per il rilascio della Certificazione Unica nel 2026 (riferita ai redditi 2025) sono stabilite dal D.M. 4 dicembre 2020 e successive modifiche. È fondamentale rispettarle per evitare sanzioni.

        Scadenza ordinaria: 16 marzo 2026

        Entro il 16 marzo 2026 (lunedì), i sostituti d’imposta devono:

        1. Consegnare la CU al percipiente (lavoratore autonomo, collaboratore, agente)
        2. Trasmettere telematicamente la CU all’Agenzia delle Entrate (solo le CU ordinarie, non sintetiche)

        La consegna può avvenire:

        • In formato cartaceo (consegna a mano con ricevuta)
        • Via email (PEC o email ordinaria con conferma di lettura)
        • Tramite area riservata del cassetto fiscale (se il percipiente è abilitato)

        Importante: La CU deve essere firmata digitalmente dal sostituto d’imposta o dal suo delegato (CAF, commercialista) se trasmessa telematicamente.

        Scadenza per CU sintetiche: 31 marzo 2026

        Le Certificazioni Uniche sintetiche (quelle che non devono essere trasmesse all’Agenzia delle Entrate perché i dati sono già noti) devono essere consegnate al percipiente entro il 31 marzo 2026. Rientrano in questa categoria:

        • CU per pensioni erogate da enti previdenziali (già comunicate dall’ente)
        • CU per compensi da banche e intermediari finanziari (già segnalati in Anagrafe Tributaria)

        Per i lavoratori autonomi e provvigioni, la scadenza rimane il 16 marzo 2026.

        Trasmissione telematica: modalità

        I sostituti d’imposta devono trasmettere le CU telematicamente tramite:

        1. Entratel (per intermediari abilitati: commercialisti, CAF, consulenti del lavoro)
        2. Desktop telematico (per aziende di medie/grandi dimensioni)
        3. Sistema di Interscambio (SDI) (solo per le CU ordinarie dal 2024)

        Il file da trasmettere è in formato XML conforme alle specifiche tecniche pubblicate dall’Agenzia delle Entrate (provvedimento n. 294308/2021).

        Calendario completo 2026

        ScadenzaAdempimentoDestinatari
        16 marzo 2026Consegna CU ordinarieLavoratori autonomi, agenti, collaboratori
        16 marzo 2026Trasmissione telematica all’AdEAgenzia delle Entrate
        31 marzo 2026Consegna CU sintetichePensionati, percettori di rendite finanziarie
        31 ottobre 2026Invio dichiarazione Redditi PFProfessionisti e autonomi con quadro RE
        30 novembre 2026Termine per 730 integrativoLavoratori con CU tardiva

        Nota: Se la scadenza cade di sabato o festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo (articolo 2963 Codice Civile).

        Proroga o sospensione

        In caso di eventi eccezionali (calamità naturali, emergenze sanitarie), il Governo può disporre la proroga delle scadenze fiscali tramite Decreto del MEF. Nel 2020-2021, ad esempio, le scadenze furono prorogate per l’emergenza COVID-19.

        Contenuto della Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi

        La Certificazione Unica per lavoratori autonomi è articolata in diverse sezioni. È fondamentale conoscere il contenuto per verificare la correttezza dei dati e utilizzarla correttamente nella dichiarazione dei redditi.

        Frontespizio

        Contiene i dati identificativi di sostituto d’imposta e percipiente:

        • Dati del sostituto: denominazione, codice fiscale, partita IVA, indirizzo
        • Dati del percipiente: cognome, nome, codice fiscale, data e luogo di nascita, residenza
        • Anno di riferimento: 2025 (per CU rilasciata nel 2026)
        • Tipo CU: ordinaria o sintetica

        Sezione 1: Dati fiscali

        Riporta i compensi erogati e le ritenute operate:

        PuntoDescrizioneEsempio
        1Ammontare lordo corrisposto15.000 euro
        2Ritenute IRPEF operate (20%)3.000 euro
        3Addizionale regionale IRPEF trattenuta150 euro
        4Addizionale comunale IRPEF trattenuta75 euro
        5Contributi previdenziali a carico percipiente3.900 euro (26,07% GS)
        6Contributi previdenziali a carico committente200 euro (ENASARCO mandante)

        Attenzione: Il punto 1 riporta l’imponibile fiscale, che può differire dall’importo fatturato se ci sono contributi previdenziali non imponibili.

        Sezione 2: Dati previdenziali

        Indica i contributi versati alla Gestione Separata INPS o ad altre Casse:

        • Codice Ente: GS (Gestione Separata), ENASARCO, ENPAM, Cassa Forense, ecc.
        • Imponibile contributivo: base di calcolo dei contributi
        • Aliquota applicata: 26,07% per GS, 14,65% per ENASARCO, variabile per Casse professionali
        • Contributi versati: importo totale versato (quota committente + quota percipiente)

        Esempio Gestione Separata INPS (2026):

        • Compenso lordo: 20.000 euro
        • Aliquota GS: 26,07% (se non iscritto ad altra Cassa e non pensionato)
        • Contributi totali: 20.000 × 26,07% = 5.214 euro
        • Quota committente: 5.214 × 55% = 2.868 euro (versata dal committente)
        • Quota percipiente: 5.214 × 45% = 2.346 euro (trattenuta dal compenso)

        Sezione 3: Annotazioni

        Eventuali note esplicative o codici specifici:

        • Codice 1: compensi non soggetti a ritenuta (es. forfettari)
        • Codice 2: ritenute sospese per eventi eccezionali
        • Codice 7: compensi a soggetti non residenti

        Casistiche particolari

        1. Professionista in regime forfettario

        Se il percipiente è in regime forfettario, la CU non viene rilasciata perché non subisce ritenute d’acconto. Il professionista deve solo conservare le fatture emesse.

        2. Collaboratore occasionale sotto 5.000 euro

        Se il compenso annuo da un singolo committente è inferiore a 5.000 euro:

        • Non sono dovuti contributi INPS
        • La CU riporta solo compenso e ritenuta IRPEF (20%)
        • Il percipiente dichiara il reddito nel quadro D (redditi diversi)

        3. Agente monomandatario ENASARCO

        La CU deve riportare:

        • Provvigioni lorde (punto 1)
        • Contributi ENASARCO mandante (punto 6)
        • Contributi ENASARCO agente (punto 5, trattenuti)
        • Ritenuta IRPEF calcolata su (provvigioni – contributi mandante)

        Secondo il provvedimento Agenzia Entrate n. 9217/2022, dal 2023 le CU devono riportare anche il codice fiscale dell’ente previdenziale per consentire controlli incrociati con le posizioni contributive.

        Come Usare la Certificazione Unica nella Dichiarazione dei Redditi

        La Certificazione Unica è il documento base per compilare la dichiarazione dei redditi. Vediamo come utilizzarla nel modello 730 e nel modello Redditi PF.

        CU nel modello 730

        Il 730 può essere utilizzato dai lavoratori autonomi solo per i redditi occasionali (quadro D – redditi diversi). I professionisti con partita IVA devono obbligatoriamente usare il modello Redditi PF.

        Quadro D – Redditi diversi (collaborazioni occasionali):

        1. Righi D4/D5: Indicare i compensi da lavoro autonomo occasionale
          • Colonna 1: Codice 1 (redditi da attività occasionale)
          • Colonna 2: Importo lordo percepito (dalla CU, punto 1)
          • Colonna 4: Ritenute IRPEF subite (dalla CU, punto 2)
        2. Rigo D6: Indicare eventuali spese deducibili sostenute per l’attività occasionale (massimo 25% del compenso)

        Esempio compilazione 730:

        • Compenso lordo CU: 4.500 euro
        • Ritenute subite: 900 euro (20%)
        • Spese deducibili documentate: 300 euro
        • Reddito imponibile: 4.500 – 300 = 4.200 euro

        Il reddito imponibile (4.200 euro) concorrerà alla formazione del reddito complessivo su cui calcolare IRPEF e addizionali. Le ritenute subite (900 euro) saranno portate in detrazione e potrebbero generare un credito a rimborso se superiori all’IRPEF dovuta.

        CU nel modello Redditi PF

        I professionisti con partita IVA devono utilizzare il quadro RE (redditi da lavoro autonomo) del modello Redditi PF.

        Quadro RE – Redditi da lavoro autonomo:

        1. Sezione I – Determinazione del reddito:
          • RE1: Compensi percepiti nell’anno (somma delle CU + fatture incassate)
          • RE2: Plusvalenze patrimoniali (se applicabili)
          • RE3: Rimanenze finali (per attività commerciali)
          • RE4: Totale ricavi/compensi
        2. Sezione II – Costi deducibili:
          • RE5-RE20: Spese per acquisto beni, collaboratori, auto, ufficio, consulenze, ecc.
          • RE21: Contributi previdenziali obbligatori (da CU, punto 5)
          • RE22: Altre spese
        3. Sezione III – Reddito netto:
          • RE23: Reddito/perdita (ricavi – costi)

        Importante: I contributi previdenziali riportati nella CU (punto 5) sono interamente deducibili dal reddito professionale, riducendo la base imponibile IRPEF.

        Quadro RN – Ritenute subite

        Le ritenute d’acconto certificate dalla CU vanno indicate nel quadro RN (calcolo IRPEF e altre imposte):

        • RN20-RN23: Ritenute da lavoro autonomo (sommare tutte le CU ricevute, punto 2)
        • RN24-RN27: Acconti IRPEF versati nell’anno precedente
        • RN28: Altre ritenute a titolo d’acconto

        Le ritenute costituiscono un credito d’imposta che riduce l’IRPEF dovuta. Se le ritenute superano l’imposta dovuta, si genera un credito a rimborso o da utilizzare in compensazione.

        Addizionali regionali e comunali

        Se la CU riporta addizionali IRPEF trattenute (punti 3 e 4), queste vanno indicate nel quadro RN:

        • RN30: Addizionale regionale trattenuta
        • RN37: Addizionale comunale trattenuta

        Nota: Per i lavoratori autonomi, le addizionali sono generalmente versate in autoliquidazione (tramite F24) e non trattenute dal committente, salvo casi particolari.

        Controlli e verifiche

        Prima di inviare la dichiarazione, verificare sempre:

        1. Coerenza tra CU e dichiarazione: i compensi dichiarati devono corrispondere alle CU ricevute
        2. Ritenute correttamente riportate: sommare tutte le CU e verificare il totale
        3. Contributi previdenziali dedotti: devono coincidere con quanto versato e certificato
        4. Codice fiscale committente corretto: per consentire controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate

        L’Agenzia delle Entrate esegue controlli automatici incrociando le CU trasmesse dai committenti con le dichiarazioni dei percipienti. Eventuali incongruenze generano comunicazioni di irregolarità (cosiddette lettere di compliance).

        Errori Comuni nella Certificazione Unica e Come Correggerli

        Gli errori nella Certificazione Unica sono frequenti e possono causare problemi nella dichiarazione dei redditi. Vediamo i più comuni e come correggerli.

        1. Importo del compenso errato

        Errore: Il committente ha indicato un importo inferiore o superiore a quello effettivamente corrisposto.

        Conseguenze:

        • Dichiarazione incompleta o sovrastimata
        • Ritenute non corrispondenti ai compensi
        • Possibili sanzioni per infedele dichiarazione

        Soluzione:

        1. Contattare immediatamente il committente e richiedere la CU sostitutiva
        2. Il committente deve inviare una CU rettificativa all’Agenzia delle Entrate (codice evento “S” per sostitutiva)
        3. Se il committente non collabora, conservare la documentazione probante (fatture, bonifici) e dichiarare l’importo corretto, annotando la difformità nella dichiarazione

        2. Ritenute non operate o operate in misura errata

        Errore: Il committente non ha applicato la ritenuta del 20% o l’ha calcolata male.

        Esempio: Compenso 10.000 euro, ritenuta applicata 1.500 euro (15%) invece di 2.000 euro (20%).

        Conseguenze:

        • Il percipiente perde il credito d’imposta sulle ritenute non operate
        • Il committente è solidalmente responsabile per le imposte non trattenute
        • Possibili sanzioni per il sostituto d’imposta (dal 20% al 50% delle ritenute non versate)

        Soluzione:

        1. Richiedere al committente di regolarizzare le ritenute tramite ravvedimento operoso
        2. Il committente deve versare le ritenute mancanti con sanzioni ridotte (articolo 13 D.Lgs. 472/1997)
        3. Emettere CU sostitutiva con le ritenute corrette
        4. Se il committente non regolarizza, il percipiente può segnalare l’omissione all’Agenzia delle Entrate (modulo di compliance)

        3. Contributi previdenziali errati o mancanti

        Errore: La CU non riporta i contributi INPS versati o riporta importi sbagliati.

        Conseguenze:

        • Perdita della deduzione fiscale sui contributi
        • Posizione contributiva INPS non aggiornata
        • Problemi futuri per il calcolo della pensione

        Soluzione:

        1. Verificare l’estratto conto contributivo INPS (accessibile dal sito INPS con SPID)
        2. Se i contributi sono stati versati ma non indicati in CU, richiedere CU sostitutiva
        3. Se i contributi non sono stati versati dal committente, segnalare all’INPS tramite PEC o sportello. L’INPS può recuperarli dal committente con sanzioni e interessi

        4. Codice fiscale errato

        Errore: Il committente ha indicato un codice fiscale sbagliato del percipiente (errore di battitura).

        Conseguenze:

        • La CU viene attribuita a un soggetto diverso
        • Il percipiente corretto non ha la CU nel cassetto fiscale
        • Impossibilità di utilizzare il 730 precompilato

        Soluzione:

        1. Richiedere CU sostitutiva con codice fiscale corretto
        2. Il committente deve annullare la CU errata (codice evento “A” per annullamento) e trasmetterne una nuova

        5. CU non pervenuta entro la scadenza

        Errore: Il committente non consegna la CU entro il 16 marzo.

        Conseguenze:

        • Il percipiente non può compilare correttamente la dichiarazione
        • Rischio di omessa o infedele dichiarazione
        • Impossibilità di accedere al 730 precompilato con dati completi

        Soluzione:

        1. Sollecitare il committente via PEC o raccomandata A/R
        2. Se il committente non risponde, inviare una diffida formale con termine di 15 giorni
        3. In ultima istanza, segnalare l’inadempienza all’Agenzia delle Entrate tramite segnalazione online (servizio “Segnala un illecito fiscale”)
        4. Dichiarare comunque i compensi percepiti utilizzando la documentazione disponibile (fatture, bonifici, F24 dei contributi)

        Secondo la risoluzione Agenzia Entrate n. 110/E/2018, il percipiente che non riceve la CU può comunque presentare la dichiarazione indicando i compensi effettivamente percepiti e le ritenute documentate, allegando copia delle fatture e dei bonifici.

        CU sostitutiva: come funziona

        La Certificazione Unica sostitutiva corregge errori materiali della CU originaria. Il committente deve:

        1. Compilare una nuova CU con i dati corretti
        2. Indicare nel frontespizio codice evento “S” (sostitutiva)
        3. Trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro 5 giorni dalla correzione
        4. Consegnare al percipiente la CU corretta

        La CU sostitutiva sostituisce integralmente quella precedente. Il percipiente deve utilizzare solo l’ultima versione.

        CU annullativa

        Se la CU è stata emessa per errore (es. doppia emissione), il committente deve:

        1. Compilare una CU con codice evento “A” (annullamento)
        2. Trasmettere telematicamente l’annullamento
        3. Eventualmente emettere una nuova CU corretta (con codice “O” ordinaria)

        Sanzioni per Mancato o Tardivo Rilascio della Certificazione Unica

        Il mancato o tardivo rilascio della Certificazione Unica comporta sanzioni amministrative a carico del sostituto d’imposta. È importante conoscere le conseguenze per sollecitare correttamente il committente inadempiente.

        Sanzioni per omesso rilascio (D.Lgs. 471/1997, art. 4)

        Il sostituto d’imposta che non rilascia la CU è soggetto a una sanzione da 258 a 2.065 euro per ogni CU omessa (importi aggiornati al 2026).

        Aggravanti:

        • Se l’omissione riguarda più di 50 CU, la sanzione può arrivare fino a 51.645 euro
        • Se l’omissione è reiterata (plurimi anni), l’Agenzia delle Entrate può applicare sanzioni cumulate

        Riduzione con ravvedimento operoso:

        Se il sostituto d’imposta si accorge dell’errore e provvede spontaneamente al rilascio tardivo, può beneficiare della riduzione delle sanzioni:

        Tempistica ravvedimentoRiduzione sanzioneSanzione ridotta
        Entro 90 giorni dalla scadenza1/10 del minimo (ravvedimento sprint)25,80 euro
        Entro 1 anno dalla scadenza1/9 del minimo28,67 euro
        Entro 2 anni dalla scadenza1/8 del minimo32,25 euro
        Oltre 2 anni1/7 del minimo36,86 euro

        Esempio: Un’azienda dimentica di rilasciare la CU a un collaboratore entro il 16 marzo 2026. Se regolarizza entro il 14 giugno 2026 (90 giorni), paga 25,80 euro invece di 258-2.065 euro.

        Sanzioni per omessa trasmissione telematica (D.Lgs. 471/1997, art. 4)

        Se il sostituto d’imposta consegna la CU al percipiente ma non la trasmette telematicamente all’Agenzia delle Entrate, è soggetto a una sanzione da 258 a 2.065 euro.

        Nota: La trasmissione telematica è obbligatoria per le CU ordinarie (lavoro autonomo, provvigioni), mentre le CU sintetiche (pensioni, rendite) possono essere solo consegnate al percipiente senza trasmissione.

        Sanzioni per dati errati o incompleti (D.Lgs. 471/1997, art. 11)

        Se la CU contiene dati inesatti o incompleti (es. importi sbagliati, codice fiscale errato), il sostituto d’imposta può essere sanzionato con una sanzione da 258 a 2.065 euro.

        Tuttavia, se l’errore è di modesta entità (es. errore di pochi euro), l’Agenzia delle Entrate applica il principio di proporzionalità e può non sanzionare o applicare la sanzione minima.

        Sanzioni per ritenute non versate

        Se il sostituto d’imposta ha operato le ritenute ma non le ha versate all’Erario, le sanzioni sono molto più severe:

        • Sanzione amministrativa: dal 20% al 50% delle ritenute non versate (D.Lgs. 471/1997, art. 13)
        • Interessi moratori: calcolati dal giorno successivo alla scadenza del versamento
        • Responsabilità penale: se l’importo non versato supera 10.000 euro per periodo d’imposta, scatta il reato di omesso versamento di ritenute (art. 10-bis D.Lgs. 74/2000), punito con reclusione da 6 mesi a 2 anni

        Esempio: Un’azienda ha trattenuto 15.000 euro di ritenute d’acconto da lavoratori autonomi nel 2025 ma non le ha versate. Sanzioni:

        • Sanzione amministrativa (minimo 20%): 3.000 euro
        • Interessi moratori (2% annuo per 1 anno): 300 euro
        • Denuncia penale (importo > 10.000 euro)

        Responsabilità solidale del percipiente

        In caso di omesso versamento delle ritenute, l’Agenzia delle Entrate può rivalersi sul percipiente per recuperare le imposte non versate dal sostituto d’imposta (articolo 35, D.P.R. 600/1973).

        Il percipiente può però:

        1. Dimostrare di aver subito la ritenuta (es. bonifico netto ricevuto)
        2. Rivalersi sul committente per il recupero delle somme pagate

        Secondo la Cassazione (sentenza n. 18626/2019), la responsabilità solidale del percipiente è limitata ai casi in cui ha concorso nell’evasione o era a conoscenza dell’omesso versamento.

        Come tutelare il percipiente

        Per evitare di subire conseguenze dall’inadempienza del committente, il lavoratore autonomo deve:

        1. Conservare le fatture emesse e i bonifici ricevuti (prova del compenso netto percepito)
        2. Verificare che le ritenute siano state versate controllando il cassetto fiscale (sezione “Versamenti”)
        3. Sollecitare il committente per il rilascio della CU entro la scadenza
        4. Segnalare all’Agenzia delle Entrate eventuali omissioni o irregolarità

        In caso di accertamento fiscale, il percipiente può dimostrare la buona fede allegando la documentazione e chiedendo lo sgravio delle sanzioni applicategli solidalmente.

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        Domande Frequenti sulla Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi

        Chi deve rilasciare la Certificazione Unica ai lavoratori autonomi?

        La CU deve essere rilasciata dal sostituto d’imposta, cioè dal committente che ha erogato compensi soggetti a ritenuta d’acconto del 20%. Sono obbligati: imprese, società, enti pubblici, professionisti con collaboratori, amministratori di condominio. I privati sono obbligati solo se hanno versato contributi INPS per il collaboratore.

        Entro quando deve essere rilasciata la CU 2026?

        La Certificazione Unica 2026 (redditi 2025) deve essere rilasciata entro il 16 marzo 2026 per i lavoratori autonomi, collaboratori e agenti. Entro la stessa data deve essere trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Le CU sintetiche (pensioni, rendite) hanno scadenza 31 marzo 2026.

        Un professionista in regime forfettario riceve la CU?

        No. I professionisti in regime forfettario non subiscono ritenute d’acconto, quindi il committente non deve rilasciare la Certificazione Unica. Il forfettario conserva solo le fatture emesse e dichiara i compensi incassati nel modello Redditi PF.

        Cosa fare se la CU contiene dati errati?

        Contattare immediatamente il committente e richiedere una CU sostitutiva (codice evento S). Il committente deve correggere l’errore, trasmettere la nuova CU all’Agenzia delle Entrate entro 5 giorni e consegnarla al percipiente. Se il committente non collabora, dichiarare l’importo corretto allegando la documentazione probante (fatture, bonifici).

        Quali sanzioni rischia chi non rilascia la CU?

        Il sostituto d’imposta che non rilascia la CU è soggetto a una sanzione da 258 a 2.065 euro per ogni CU omessa. Se l’omissione riguarda oltre 50 certificazioni, la sanzione può arrivare fino a 51.645 euro. Con il ravvedimento operoso entro 90 giorni la sanzione si riduce a 25,80 euro.

        Come si usano le ritenute della CU nella dichiarazione dei redditi?

        Le ritenute d’acconto certificate dalla CU (punto 2) vanno indicate nel quadro RN del modello Redditi PF o nei righi dedicati del 730. Costituiscono un credito d’imposta che riduce l’IRPEF dovuta. Se le ritenute superano l’imposta, si ottiene un rimborso o un credito da utilizzare in compensazione.


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          Alexandra Bala
          04/09/2026
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          ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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          paolino servidio
          03/09/2026
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          Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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          Lady
          01/09/2026
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          Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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          Giulia Guida
          25/08/2026
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          Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          Issam Elhefnawi
          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
          Pubblicato su Google Google
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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          Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Cu-e-770.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 13:27:492026-05-31 16:17:59Certificazione Unica Lavoratori Autonomi e Provvigioni 2026: Guida Completa
          CAF

          Domanda di Pensione di Vecchiaia: Documenti, Istruzioni INPS e Verifiche Prima dell’Invio

          Pensione 2026 INPS

          Presentare la domanda di pensione di vecchiaia rappresenta uno dei momenti più importanti nella vita lavorativa di ogni cittadino. Dopo anni di contributi versati all’INPS, è fondamentale conoscere tutti i documenti necessari, le procedure corrette e le verifiche da effettuare prima dell’invio per evitare ritardi o problemi nell’erogazione della pensione.

          La pensione di vecchiaia è la prestazione economica erogata dall’INPS ai lavoratori che hanno raggiunto i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa vigente. Nel 2026, i requisiti sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente, ma è essenziale verificare con attenzione la propria posizione contributiva prima di procedere con l’invio della domanda.

          In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna passo dopo passo nella presentazione della domanda di pensione di vecchiaia, fornendoti tutte le informazioni necessarie sui documenti da preparare, le verifiche da effettuare e gli errori comuni da evitare.

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          Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-07 13:12:492026-05-31 18:05:31Domanda di Pensione di Vecchiaia: Documenti, Istruzioni INPS e Verifiche Prima dell’Invio
          CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

          Precompilata dal 15 aprile 2026 con il Modello Redditi PF: quando serve al posto del 730

          Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

          Dal 15 aprile 2026 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la precompilata del Modello Redditi PF (Persone Fisiche), un servizio che affianca la più nota precompilata del 730. Ma quando è necessario utilizzare il Modello Redditi al posto del 730? E quali sono le differenze tra i due modelli? La scelta del modello corretto è fondamentale per evitare errori, sanzioni e per ottimizzare la propria posizione fiscale. In questa guida completa analizziamo tutti i casi in cui la precompilata modello redditi 2026 è obbligatoria o consigliata, le tempistiche da rispettare e le differenze procedurali con il 730. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per guidarti nella scelta del modello più adatto alla tua situazione e per assisterti nella compilazione e invio della dichiarazione, sia in ufficio che online.

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          Indice dei contenuti

          1. Cos’è la Precompilata del Modello Redditi PF 2026
          2. Quando Serve il Modello Redditi al Posto del 730
          3. Come Funziona la Precompilata Modello Redditi 2026
          4. Scadenze e Modalità di Invio Modello Redditi 2026
          5. Vantaggi e Svantaggi del Modello Redditi rispetto al 730
          6. Precompilata Modello Redditi 2026: Novità e Aggiornamenti
          7. Errori Comuni nella Compilazione del Modello Redditi

          Cos’è la Precompilata del Modello Redditi PF 2026

          La precompilata del Modello Redditi PF 2026 è un servizio offerto dall’Agenzia delle Entrate che predispone automaticamente la dichiarazione dei redditi per le persone fisiche che non possono o non vogliono utilizzare il Modello 730. A partire dal 15 aprile 2026, i contribuenti possono accedere alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate e consultare la dichiarazione già compilata con i dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria.

          Il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico PF) è il modello fiscale più completo disponibile in Italia e consente di dichiarare qualsiasi tipologia di reddito, anche quelli più complessi come redditi d’impresa, redditi da partecipazione, plusvalenze finanziarie, redditi esteri e molto altro. A differenza del 730, che è un modello semplificato riservato a lavoratori dipendenti e pensionati con situazioni fiscali standard, il Modello Redditi è più articolato e permette di gestire casistiche fiscali particolari.

          La precompilata del Modello Redditi 2026 contiene già precaricati i dati comunicati dai sostituti d’imposta (datori di lavoro, enti pensionistici), dalle banche e assicurazioni (CU, certificazioni interessi mutui, premi assicurativi), dalle strutture sanitarie (spese mediche) e da altri enti che trasmettono informazioni all’Agenzia delle Entrate. Il contribuente, o il suo intermediario abilitato come il CAF Centro Fiscale, deve verificare la correttezza dei dati precaricati, integrare eventuali informazioni mancanti e inviare la dichiarazione.

          Principali caratteristiche della precompilata Modello Redditi 2026:

          • Disponibilità dal 15 aprile 2026 nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate
          • Accesso con SPID, CIE o CNS per garantire sicurezza e privacy
          • Dati precaricati da CU, spese sanitarie, interessi mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali
          • Modificabile e integrabile prima dell’invio con eventuali dati mancanti
          • Invio diretto online oppure tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista)
          • Scadenza 30 novembre 2026 per l’invio telematico (salvo proroghe)

          Quando Serve il Modello Redditi al Posto del 730

          Non tutti i contribuenti possono utilizzare il Modello 730. Esistono infatti situazioni in cui è obbligatorio presentare il Modello Redditi PF, anche se la precompilata è disponibile. Vediamo nel dettaglio tutti i casi in cui il Modello Redditi 2026 è necessario al posto del 730.

          Casi Obbligatori di Utilizzo del Modello Redditi

          Il Modello Redditi PF è obbligatorio nei seguenti casi:

          • Titolari di partita IVA: chi ha partita IVA (anche in regime forfettario) deve sempre presentare il Modello Redditi, non il 730. Questo vale per imprenditori individuali, professionisti, artigiani, commercianti.
          • Redditi d’impresa: chi possiede redditi derivanti da attività d’impresa (ditta individuale, società di persone in qualità di socio) deve utilizzare il Modello Redditi.
          • Redditi da partecipazione in società di persone: soci di SNC, SAS, società semplici che percepiscono redditi da partecipazione devono dichiarare tramite Modello Redditi.
          • Plusvalenze e minusvalenze finanziarie: chi ha realizzato plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate, di immobili, di terreni edificabili entro 5 anni dall’acquisto deve presentare il Modello Redditi.
          • Redditi esteri: chi possiede redditi prodotti all’estero (lavoro dipendente estero, pensioni estere, affitti esteri, dividendi esteri) che non rientrano nelle casistiche gestibili dal 730 deve usare il Modello Redditi. Questo include anche i contribuenti residenti fiscalmente in Italia con redditi esteri da dichiarare.
          • Redditi di capitale non soggetti a ritenuta: interessi, dividendi, proventi finanziari non assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta devono essere dichiarati con il Modello Redditi.
          • Redditi diversi: redditi occasionali non da lavoro dipendente o pensione, compensi per attività occasionali superiori a determinate soglie, redditi da sublocazione, ecc.
          • Perdite fiscali pregresse da compensare: chi ha perdite d’impresa o di lavoro autonomo degli anni precedenti da portare in compensazione deve utilizzare il Modello Redditi.
          • Crediti d’imposta da utilizzare in compensazione: alcuni crediti d’imposta (come bonus ristrutturazioni, crediti d’imposta per investimenti) richiedono l’utilizzo del Modello Redditi.
          • Opzioni fiscali particolari: contribuenti che devono esercitare opzioni fiscali specifiche (es. regime dei contribuenti minimi cessato, opzione per la trasparenza fiscale) devono usare il Modello Redditi.
          • Immobili locati con cedolare secca: chi ha immobili affittati con cedolare secca può utilizzare il 730 solo se il reddito da cedolare è l’unico reddito aggiuntivo a lavoro dipendente/pensione. Se ci sono altre situazioni complesse, è preferibile il Modello Redditi.
          • Contribuenti non residenti in Italia: i non residenti fiscalmente in Italia che producono redditi in Italia devono presentare il Modello Redditi (se obbligati a presentare dichiarazione).

          Esempi Pratici: Chi Deve Usare il Modello Redditi

          Esempio 1 – Lavoratore dipendente con partita IVA:

          Marco è un dipendente di un’azienda ma ha aperto una partita IVA in regime forfettario per svolgere attività di consulenza nel tempo libero. Anche se il reddito principale è da lavoro dipendente, Marco deve presentare il Modello Redditi PF 2026 per dichiarare sia il reddito da lavoro dipendente che il reddito da partita IVA. Non può utilizzare il 730.

          Esempio 2 – Pensionato con affitti e dividendi esteri:

          Maria è una pensionata che percepisce una pensione INPS e possiede un appartamento in Francia che affitta. Inoltre riceve dividendi da azioni di società francesi. Maria deve presentare il Modello Redditi perché i redditi esteri (affitto francese, dividendi esteri) non possono essere dichiarati con il 730.

          Esempio 3 – Dipendente con plusvalenza da vendita terreno:

          Luca è un lavoratore dipendente che nel 2025 ha venduto un terreno edificabile acquistato 3 anni prima, realizzando una plusvalenza di 50.000 euro. Luca deve presentare il Modello Redditi 2026 per dichiarare la plusvalenza imponibile derivante dalla vendita del terreno entro i 5 anni.

          Come Funziona la Precompilata Modello Redditi 2026

          La precompilata del Modello Redditi 2026 semplifica notevolmente la compilazione della dichiarazione per i contribuenti obbligati a presentare il Modello Redditi anziché il 730. Ecco come funziona il processo passo dopo passo.

          Accesso alla Precompilata Modello Redditi

          Per accedere alla precompilata Modello Redditi 2026 è necessario:

          1. Collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate: www.agenziaentrate.gov.it
          2. Accedere all’area riservata tramite una delle seguenti credenziali:
            • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
            • CIE (Carta d’Identità Elettronica)
            • CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
          3. Selezionare la sezione “Dichiarazione precompilata”
          4. Scegliere “Modello Redditi PF” (anziché 730)
          5. Consultare la dichiarazione precaricata con i dati già disponibili

          La precompilata è disponibile dal 15 aprile 2026 e può essere consultata, modificata e inviata fino alla scadenza del 30 novembre 2026 (salvo proroghe).

          Verifica e Integrazione dei Dati

          Una volta aperta la precompilata, il contribuente deve:

          • Verificare i dati anagrafici: residenza, stato civile, familiari a carico
          • Controllare i redditi precaricati: CU da lavoro dipendente/pensione, redditi da partecipazione, redditi esteri già noti all’Agenzia
          • Verificare le spese detraibili/deducibili: spese mediche, interessi mutuo, premi assicurativi, contributi previdenziali
          • Integrare eventuali dati mancanti: spese sanitarie non tracciate (es. pagate in contanti), spese non comunicate all’Agenzia, altri redditi non precaricati
          • Correggere eventuali errori: dati errati trasmessi da sostituti d’imposta o altri enti

          Attenzione: La precompilata del Modello Redditi è meno completa rispetto alla precompilata del 730. Molti quadri specifici (quadri RL, RG, RT, RW per redditi esteri, ecc.) devono essere compilati manualmente dal contribuente o dal suo intermediario. Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a un CAF o commercialista per verificare la correttezza della dichiarazione.

          Invio della Dichiarazione

          Una volta completata la compilazione, il contribuente può procedere all’invio in due modi:

          1. Invio diretto online: tramite l’area riservata del sito Agenzia delle Entrate, il contribuente può inviare autonomamente la dichiarazione. In questo caso, l’Agenzia rilascia immediatamente la ricevuta di avvenuta presentazione.
          2. Invio tramite intermediario: il contribuente può delegare l’invio a un CAF, commercialista o altro intermediario abilitato. L’intermediario verifica la dichiarazione, appone il visto di conformità (se richiesto) e procede all’invio telematico per conto del contribuente.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e invio del Modello Redditi 2026, verificando tutti i dati, integrando le informazioni mancanti e garantendo il rispetto delle scadenze fiscali.

          Scadenze e Modalità di Invio Modello Redditi 2026

          Le scadenze del Modello Redditi 2026 sono diverse da quelle del 730. È fondamentale rispettarle per evitare sanzioni e interessi di mora. Ecco il calendario completo delle scadenze per il Modello Redditi anno d’imposta 2025 (da presentare nel 2026).

          Calendario Scadenze Modello Redditi 2026

          • 15 aprile 2026: disponibilità della precompilata Modello Redditi nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate
          • 30 giugno 2026: scadenza per il versamento del saldo 2025 e primo acconto 2026 delle imposte (IRPEF, addizionali, cedolare secca, ecc.). Chi presenta la dichiarazione tramite intermediario può versare entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%.
          • 30 novembre 2026: scadenza per l’invio telematico del Modello Redditi PF 2026 (salvo proroghe annunciate dal Governo). Questa è la scadenza ordinaria per tutti i contribuenti, sia che presentino autonomamente che tramite intermediario.

          Nota importante: A differenza del 730, che ha scadenza 30 settembre (o 15 ottobre per invii tramite CAF/commercialista), il Modello Redditi ha una scadenza più lunga (30 novembre) ma comporta la necessità di calcolare e versare autonomamente le imposte entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione).

          Modalità di Invio

          Il Modello Redditi 2026 può essere inviato esclusivamente in modalità telematica. Non è più ammesso l’invio cartaceo. Le modalità di invio sono:

          1. Invio autonomo online: il contribuente accede all’area riservata del sito Agenzia delle Entrate, compila o modifica la precompilata e invia autonomamente. Questa modalità è consigliata solo per contribuenti con situazioni fiscali semplici e buona conoscenza della normativa.
          2. Invio tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista, consulente del lavoro): l’intermediario compila o verifica la dichiarazione, appone il visto di conformità (se richiesto) e invia telematicamente per conto del contribuente. Questa è la modalità più sicura e consigliata, soprattutto per dichiarazioni complesse.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce l’invio telematico del Modello Redditi per migliaia di contribuenti ogni anno, garantendo puntualità, correttezza e assistenza post-invio in caso di comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

          Versamenti delle Imposte

          A differenza del 730, dove le imposte vengono trattenute direttamente in busta paga o sulla pensione, con il Modello Redditi il contribuente deve:

          • Calcolare autonomamente le imposte dovute (o farle calcolare dall’intermediario)
          • Versare il saldo 2025 (differenza tra imposte dovute per l’anno 2025 e imposte già versate tramite ritenute/acconti) entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%)
          • Versare il primo acconto 2026 (pari al 40% delle imposte dovute per il 2025, se superiore a 51 euro) entro il 30 giugno 2026
          • Versare il secondo acconto 2026 (pari al 60% delle imposte dovute per il 2025) entro il 30 novembre 2026

          I versamenti si effettuano tramite modello F24 utilizzando i codici tributo specifici per IRPEF, addizionali comunali e regionali, cedolare secca, ecc.

          Vantaggi e Svantaggi del Modello Redditi rispetto al 730

          Scegliere tra Modello Redditi e 730 (quando possibile) richiede una valutazione attenta dei vantaggi e svantaggi di ciascun modello. Ecco una tabella comparativa che riassume le principali differenze.

          Tabella Comparativa: Modello Redditi vs 730

          AspettoModello Redditi PFModello 730
          Tipologie di redditi dichiarabili✅ Tutti i tipi di reddito (lavoro dipendente, autonomo, impresa, partecipazioni, finanziari, esteri, diversi)❌ Solo redditi da lavoro dipendente, pensione, alcuni redditi da locazione con cedolare secca, alcuni redditi di capitale
          Partita IVA✅ Obbligatorio per titolari di P.IVA❌ Non utilizzabile se si ha partita IVA
          Redditi esteri✅ Dichiarabili tutti i redditi esteri (quadro RL, RW per investimenti esteri)❌ Limitato a pochi casi specifici
          Scadenza invio30 novembre 202630 settembre 2026 (o 15 ottobre tramite CAF)
          Versamento imposte❌ Calcolo e versamento autonomo tramite F24 (30 giugno saldo+1° acconto, 30 novembre 2° acconto)✅ Trattenuta automatica in busta paga o pensione (rimborso automatico entro pochi mesi)
          Rimborsi fiscali❌ Erogati dall’Agenzia delle Entrate dopo controlli (tempi più lunghi, anche 6-12 mesi)✅ Erogati rapidamente dal datore di lavoro/INPS (2-3 mesi)
          Complessità compilazione❌ Molto complesso, richiede conoscenze fiscali avanzate. Consigliato affidarsi a CAF/commercialista✅ Più semplice, utilizzabile anche autonomamente (se situazione standard)
          Costo assistenza CAF/commercialista❌ Generalmente più elevato (dichiarazione più complessa)✅ Generalmente più economico (per CAF spesso gratuito per casi standard)
          Possibilità di correzione✅ Modello Redditi integrativo entro termini accertamento✅ 730 integrativo entro 30 settembre anno successivo, poi Modello Redditi integrativo
          Visto di conformitàOpzionale (ma consigliato per evitare controlli)Rilasciato automaticamente da CAF (riduce rischio controlli)

          Quando Conviene Scegliere il Modello Redditi (se si ha la scelta)

          In alcuni casi, anche se il contribuente potrebbe utilizzare il 730, può essere conveniente optare per il Modello Redditi:

          • Non si ha un sostituto d’imposta (es. pensionati che hanno cessato la pensione, disoccupati): con il 730 senza sostituto, i rimborsi arrivano dall’Agenzia con tempi simili al Modello Redditi, quindi tanto vale usare il Modello Redditi che permette maggiore flessibilità.
          • Si prevedono perdite fiscali da riportare negli anni successivi: il Modello Redditi permette di gestire meglio le perdite pregresse e il loro riporto.
          • Si hanno situazioni fiscali complesse che richiedono quadri non disponibili nel 730: in questo caso il Modello Redditi è l’unica opzione.

          Quando conviene il 730: Se si è lavoratori dipendenti o pensionati con situazioni fiscali semplici (solo CU, spese mediche, interessi mutuo, nessun reddito da partita IVA o redditi esteri), il 730 è più conveniente perché garantisce rimborsi rapidi e non richiede versamenti autonomi.

          Precompilata Modello Redditi 2026: Novità e Aggiornamenti

          La precompilata Modello Redditi 2026 presenta alcune novità rispetto agli anni precedenti, in linea con le modifiche normative intervenute nel 2025. Ecco le principali novità da conoscere.

          Nuovi Dati Precaricati nella Precompilata 2026

          L’Agenzia delle Entrate ha ampliato progressivamente le informazioni disponibili nella precompilata. Per il Modello Redditi 2026 (anno d’imposta 2025), i dati precaricati includono:

          • Spese mediche e sanitarie: comunicate direttamente da farmacie, medici, strutture sanitarie tramite il Sistema Tessera Sanitaria
          • Premi assicurativi: premi vita, infortuni, malattia comunicati dalle compagnie assicurative
          • Contributi previdenziali: contributi versati a casse previdenziali, fondi pensione
          • Interessi passivi mutui: interessi su mutui prima casa comunicati dalle banche
          • Spese universitarie: rette e contributi universitari comunicati dagli atenei
          • Bonifici ristrutturazioni ed efficientamento energetico: bonifici per lavori edilizi con detrazioni 50%, 65%, Superbonus (comunicati dalle banche)
          • Erogazioni liberali: donazioni a ONLUS, enti no profit

          Novità 2026: Dall’anno d’imposta 2025, sono precaricate anche le spese veterinarie per animali da affezione (già introdotte gradualmente negli anni scorsi) e le spese per asili nido (comunicate dai gestori degli asili).

          Modifiche Normative 2025 da Considerare nel Modello Redditi 2026

          Alcune modifiche normative introdotte nel 2025 impattano sul Modello Redditi 2026:

          • Nuove aliquote IRPEF: se nel 2025 sono state introdotte modifiche alle aliquote IRPEF (da verificare nella Legge di Bilancio 2025), queste si riflettono nel calcolo delle imposte nel Modello Redditi 2026.
          • Detrazioni fiscali modificate: eventuali modifiche alle detrazioni per carichi di famiglia, lavoro dipendente, pensione introdotte nel 2025 vanno applicate nella dichiarazione 2026.
          • Regime forfettario 2025: se nel 2025 sono cambiate le soglie o le regole del regime forfettario, queste vanno considerate nel Modello Redditi 2026 per i titolari di partita IVA forfettaria.
          • Crediti d’imposta 2025: nuovi crediti d’imposta introdotti per investimenti, transizione 4.0/5.0, efficientamento energetico vanno dichiarati nel Modello Redditi 2026.

          È fondamentale essere aggiornati sulle novità normative per compilare correttamente il Modello Redditi. Il CAF Centro Fiscale monitora costantemente le modifiche legislative e garantisce la corretta applicazione delle nuove disposizioni.

          Errori Comuni nella Compilazione del Modello Redditi

          La compilazione del Modello Redditi PF è complessa e richiede attenzione per evitare errori che possono causare sanzioni, interessi di mora o controlli fiscali. Ecco gli errori più comuni da evitare.

          1. Omessa Dichiarazione di Redditi Esteri

          Uno degli errori più gravi è non dichiarare redditi esteri percepiti (stipendi esteri, pensioni estere, affitti esteri, dividendi esteri, interessi su conti esteri). I contribuenti residenti fiscalmente in Italia devono dichiarare tutti i redditi worldwide, anche quelli prodotti all’estero. L’omessa dichiarazione di redditi esteri può comportare sanzioni molto elevate (dal 120% al 240% delle imposte evase) e, in casi gravi, configurare reati tributari.

          Come evitarlo: Compilare correttamente il quadro RL (redditi esteri) e il quadro RW (investimenti esteri e attività finanziarie detenute all’estero). Richiedere assistenza a un CAF o commercialista esperto in fiscalità internazionale.

          2. Errata Compilazione del Quadro RW (Monitoraggio Fiscale)

          Il quadro RW deve essere compilato da chi detiene investimenti esteri (conti correnti, depositi, azioni, obbligazioni, immobili) oltre determinate soglie. Molti contribuenti dimenticano di compilarlo o lo compilano in modo errato. Il quadro RW serve per il monitoraggio fiscale (non necessariamente comporta imposte aggiuntive, ma la sua omissione è sanzionata pesantemente).

          Come evitarlo: Verificare se si possiedono attività finanziarie o patrimoniali all’estero (anche ereditate) e compilare il quadro RW con l’assistenza di un esperto.

          3. Omissione di Plusvalenze Finanziarie o Immobiliari

          Le plusvalenze derivanti da vendita di immobili (entro 5 anni dall’acquisto per immobili non prima casa), terreni edificabili, partecipazioni qualificate, criptovalute devono essere dichiarate nel Modello Redditi. Molti contribuenti dimenticano di dichiararle, pensando erroneamente che siano esenti o che nessuno le controlli.

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          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande Frequenti sulla Precompilata Modello Redditi 2026

          Chi deve presentare il Modello Redditi invece del 730?

          Devono presentare il Modello Redditi PF tutti i contribuenti che hanno partita IVA, redditi d’impresa, redditi da partecipazione in societa di persone, plusvalenze finanziarie o immobiliari, redditi esteri non gestibili con il 730, perdite fiscali da compensare. Anche chi non ha un sostituto d’imposta puo scegliere il Modello Redditi al posto del 730 senza sostituto.

          Quando e disponibile la precompilata del Modello Redditi 2026?

          La precompilata del Modello Redditi PF 2026 e disponibile dal 15 aprile 2026 nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate. Si accede con SPID, CIE o CNS. La dichiarazione puo essere consultata, modificata e inviata fino al 30 novembre 2026.

          Come si versano le imposte con il Modello Redditi?

          Con il Modello Redditi il contribuente deve calcolare e versare autonomamente le imposte tramite modello F24. Il saldo 2025 e il primo acconto 2026 vanno versati entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40 percento). Il secondo acconto 2026 va versato entro il 30 novembre 2026.

          Posso inviare il Modello Redditi autonomamente o devo rivolgermi a un CAF?

          Il Modello Redditi puo essere inviato autonomamente tramite l’area riservata del sito Agenzia delle Entrate oppure tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista). Data la complessita del modello, si consiglia di rivolgersi a un CAF o commercialista, soprattutto se si hanno redditi complessi, redditi esteri, partita IVA.

          Quali dati sono gia precaricati nella precompilata Modello Redditi?

          La precompilata Modello Redditi contiene gia i dati delle CU (Certificazioni Uniche), spese mediche, interessi passivi su mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali, spese universitarie, bonifici per ristrutturazioni. Molti quadri specifici (redditi esteri, plusvalenze, redditi d’impresa) devono essere compilati manualmente.

          Se ho partita IVA in regime forfettario devo usare il Modello Redditi?

          Si, chi ha partita IVA in regime forfettario deve obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF, anche se ha solo il reddito da lavoro autonomo forfettario. Il 730 non e utilizzabile per chi ha partita IVA attiva.

          Cosa succede se presento il Modello Redditi in ritardo?

          Se il Modello Redditi viene presentato entro 90 giorni dalla scadenza (30 novembre 2026), si applica una sanzione ridotta di 25 euro. Oltre i 90 giorni la dichiarazione e considerata omessa e le sanzioni sono piu elevate (da 250 a 1.000 euro). Anche i versamenti tardivi comportano sanzioni e interessi di mora.

          Quando arrivano i rimborsi fiscali con il Modello Redditi?

          I rimborsi fiscali derivanti dal Modello Redditi vengono erogati dall’Agenzia delle Entrate dopo i controlli automatici, generalmente entro 6-12 mesi dall’invio della dichiarazione. I tempi sono piu lunghi rispetto al 730, dove i rimborsi arrivano in busta paga o pensione entro 2-3 mesi.


          Hai Bisogno di Assistenza per il Modello Redditi 2026?

          Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la compilazione e invio del Modello Redditi PF 2026. Verifichiamo tutti i dati, integriamo le informazioni mancanti e garantiamo il rispetto delle scadenze fiscali.

          I nostri servizi per il Modello Redditi:

          • Compilazione completa Modello Redditi PF (tutti i quadri: RA, RB, RC, RL, RW, ecc.)
          • Dichiarazione redditi esteri e investimenti esteri (quadro RL e RW)
          • Gestione partite IVA in regime forfettario e ordinario
          • Calcolo e versamento imposte (F24 saldo e acconti)
          • Assistenza su plusvalenze finanziarie e immobiliari
          • Visto di conformità per ridurre i controlli fiscali
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            CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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            Alexandra Bala
            04/09/2026
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            ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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            paolino servidio
            03/09/2026
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            Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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            Lady
            01/09/2026
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            Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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            Giulia Guida
            25/08/2026
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            Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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            Paola Zilli
            07/08/2026
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            Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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            Jacqueline B.
            06/08/2026
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            Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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            Maura Masutto
            06/08/2026
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            Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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            Issam Elhefnawi
            31/07/2026
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            Molto gentile
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            Sibongile Moyana
            30/07/2026
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            Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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            Sabrina Cirina
            23/07/2026
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            Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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            Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-07 12:57:492026-09-28 20:21:14Precompilata dal 15 aprile 2026 con il Modello Redditi PF: quando serve al posto del 730
            CAF

            Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità

            aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

            Capire come funzionano gli scaglioni IRPEF 2026 è fondamentale per sapere quante tasse paghi sul tuo reddito. Con la riforma fiscale confermata anche per il 2026, le aliquote restano tre: 23%, 33% e 43%. In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano le fasce di reddito, come si calcola l’IRPEF lorda con un esempio pratico step by step e quali novità sono state introdotte rispetto al sistema precedente.

            Se vuoi approfondire come gli scaglioni IRPEF influiscono sul tuo stipendio, leggi anche la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

            Indice dei contenuti

            1. Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote
            2. Tabella aliquote IRPEF 2026
            3. Come si calcola l’IRPEF lorda 2026
            4. No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF
            5. Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026
            6. Impatto degli scaglioni sulla busta paga
            7. Detrazioni fiscali e IRPEF netta
            8. IRPEF per pensionati 2026
            9. FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

            Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote

            L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) è la principale imposta che ogni lavoratore dipendente, autonomo o pensionato paga sui propri guadagni. Si tratta di un’imposta progressiva: significa che più guadagni, più alta è la percentuale che paghi, ma solo sulla parte di reddito che supera determinate soglie.

            La riforma fiscale 2024 (D.Lgs. 216/2023), poi confermata dalla Legge di Bilancio 2025 e prorogata per il 2026, ha ridotto gli scaglioni da quattro a tre. Questo ha portato un risparmio concreto soprattutto per chi ha un reddito tra 15.000 e 28.000 euro, grazie all’accorpamento dei primi due scaglioni nella stessa aliquota al 23%.

            I tre scaglioni IRPEF 2026 sono:

            • Primo scaglione: redditi fino a 28.000 euro → aliquota del 23%
            • Secondo scaglione: redditi da 28.001 a 50.000 euro → aliquota del 33%
            • Terzo scaglione: redditi oltre 50.000 euro → aliquota del 43%

            Tabella aliquote IRPEF 2026

            Ecco la tabella riassuntiva con gli scaglioni IRPEF 2026, le aliquote e l’imposta massima per ogni fascia:

            Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta massima
            Fino a 28.000 €23%6.440 €
            Da 28.001 a 50.000 €33%7.260 €
            Oltre 50.000 €43%Nessun limite

            Come leggere la tabella: se il tuo reddito imponibile annuo è di 35.000 euro, non paghi il 33% su tutto. Paghi il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% solo sulla parte eccedente (7.000 euro). Questo è il principio della progressività dell’imposta.

            Come si calcola l’IRPEF lorda 2026: esempio step by step

            Vediamo un esempio pratico di calcolo dell’IRPEF lorda per un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 38.000 euro nel 2026.

            Step 1 – Primo scaglione (fino a 28.000 euro):

            28.000 € × 23% = 6.440 €

            Step 2 – Secondo scaglione (da 28.001 a 38.000 euro):

            La parte eccedente è: 38.000 − 28.000 = 10.000 €

            10.000 € × 33% = 3.300 €

            Step 3 – IRPEF lorda totale:

            6.440 + 3.300 = 9.740 €

            Questo significa che su 38.000 euro di reddito, l’aliquota media effettiva è circa il 25,6% (9.740 / 38.000). Dall’IRPEF lorda si sottraggono poi le detrazioni (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili) per ottenere l’IRPEF netta, cioè l’imposta che effettivamente paghi.

            No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF

            La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF, grazie alle detrazioni che azzerano l’imposta. Nel 2026 le soglie sono:

            • Lavoratori dipendenti: fino a 8.500 euro di reddito annuo (grazie alla detrazione da lavoro dipendente portata a 1.955 euro)
            • Pensionati: fino a 8.500 euro di reddito annuo (equiparati ai dipendenti dalla riforma)
            • Lavoratori autonomi: fino a 5.500 euro di reddito annuo

            In pratica, se sei un lavoratore dipendente e guadagni meno di 8.500 euro lordi all’anno, l’IRPEF che dovresti pagare viene completamente assorbita dalle detrazioni. Non paghi nulla.

            Una novità importante della riforma è che la soglia per i pensionati è stata equiparata a quella dei dipendenti a 8.500 euro, mentre in precedenza era leggermente inferiore (8.174 euro).

            Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026

            Per capire il vantaggio della riforma, confrontiamo gli scaglioni attuali con quelli che erano in vigore fino al 2023:

            Fascia di redditoAliquota fino al 2023Aliquota 2024-2026Risparmio
            Fino a 15.000 €23%23%Invariato
            Da 15.001 a 28.000 €25%23%−2 punti
            Da 28.001 a 50.000 €35%33%−2 punti
            Oltre 50.000 €43%43%Invariato

            I vantaggi principali della riforma:

            • Chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro risparmia fino a 260 euro all’anno (la fascia 15.001-28.000 passa dal 25% al 23%)
            • Chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro risparmia fino a 700 euro all’anno (cumulando il vantaggio sulle due fasce: 260 euro dalla prima riduzione + fino a 440 euro dalla seconda)
            • Chi guadagna oltre 50.000 euro risparmia comunque 700 euro sulle fasce intermedie

            Il risparmio massimo si concentra quindi sui redditi medi, quelli compresi tra 28.000 e 50.000 euro, che rappresentano la maggior parte dei lavoratori dipendenti italiani.

            Impatto degli scaglioni IRPEF sulla busta paga 2026

            Ma concretamente, quanto cambiano gli scaglioni IRPEF 2026 nella busta paga di un lavoratore dipendente? Vediamo alcuni esempi pratici con stipendi lordi diversi:

            RAL (lordo annuo)IRPEF lorda 2026Risparmio vs 2023Netto mensile in più (circa)
            20.000 €4.600 €100 €/anno~8 €/mese
            30.000 €7.100 €400 €/anno~33 €/mese
            40.000 €10.400 €600 €/anno~50 €/mese
            55.000 €16.050 €700 €/anno~58 €/mese

            Questi valori sono indicativi e si riferiscono all’IRPEF lorda, senza considerare detrazioni e bonus. Il risparmio effettivo in busta paga dipende anche dalle addizionali regionali e comunali, che variano in base al Comune e alla Regione di residenza.

            Per un calcolo preciso del tuo stipendio netto, consulta la nostra guida al calcolo stipendio netto 2026 con tabelle aggiornate e simulatore.

            Detrazioni fiscali e IRPEF netta

            L’IRPEF lorda calcolata con gli scaglioni non è l’importo finale che paghi. Dall’imposta lorda si sottraggono le detrazioni fiscali, che riducono l’imposta dovuta. Le principali detrazioni nel 2026 sono:

            • Detrazione da lavoro dipendente: fino a 1.955 euro per redditi bassi, decresce al crescere del reddito e si azzera sopra i 50.000 euro
            • Detrazione per familiari a carico: per il coniuge e i figli oltre i 21 anni (per i figli fino a 21 anni c’è l’Assegno Unico)
            • Detrazioni per spese: il 19% su spese mediche, interessi mutuo, istruzione, assicurazioni e altre spese indicate nel modello 730
            • Bonus 100 euro (ex bonus Renzi): spetta ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, e in alcuni casi fino a 28.000 euro

            La formula completa è: IRPEF netta = IRPEF lorda − detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF lorda, l’imposta è pari a zero (rientri nella no tax area).

            IRPEF per pensionati 2026

            I pensionati seguono gli stessi scaglioni IRPEF 2026 dei lavoratori dipendenti: 23%, 33% e 43%. La differenza sta nelle detrazioni, che per i pensionati hanno una struttura leggermente diversa ma con lo stesso risultato pratico:

            • No tax area a 8.500 euro: equiparata a quella dei dipendenti (prima era 8.174 euro)
            • Detrazione massima: 1.955 euro per redditi fino a 8.500 euro
            • L’INPS trattiene l’IRPEF direttamente dalla pensione: non devi fare nulla, il calcolo è automatico

            Se hai una pensione di 1.200 euro netti al mese, l’INPS ha già applicato le trattenute IRPEF corrette. Puoi verificare l’importo nel cedolino pensione disponibile sul portale MyINPS.

            Se percepisci altri redditi oltre alla pensione (affitti, collaborazioni, redditi esteri), potresti dover presentare il modello 730 o Redditi PF per dichiarare il reddito complessivo e ricalcolare l’IRPEF totale dovuta.

            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

            Quanti sono gli scaglioni IRPEF nel 2026?

            Nel 2026 gli scaglioni IRPEF sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, e 43% oltre 50.000 euro. La riduzione da quattro a tre scaglioni è stata introdotta nel 2024 e confermata per il triennio 2024-2026.

            Come si calcola l’IRPEF sul mio stipendio?

            L’IRPEF si calcola applicando le aliquote in modo progressivo sul reddito imponibile (il lordo meno i contributi previdenziali). Sui primi 28.000 euro paghi il 23%, sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro paghi il 33%, e sull’eventuale eccedenza il 43%. Dall’imposta lorda si sottraggono poi le detrazioni.

            Quanto risparmio con i nuovi scaglioni IRPEF 2026?

            Il risparmio massimo è di circa 700 euro all’anno per chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro. Per un reddito di 30.000 euro il risparmio è di circa 400 euro, mentre per 20.000 euro è di circa 100 euro rispetto al sistema a 4 scaglioni del 2023.

            Cos’è la no tax area e a chi si applica?

            La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF. Nel 2026, per lavoratori dipendenti e pensionati è fissata a 8.500 euro annui, mentre per i lavoratori autonomi è a 5.500 euro. Se guadagni meno di queste soglie, le detrazioni azzerano completamente l’imposta.

            Gli scaglioni IRPEF 2026 cambieranno nel 2027?

            Al momento non è certo. Il Governo ha confermato i tre scaglioni per il 2026, ma la struttura definitiva dal 2027 dipenderà dalla prossima Legge di Bilancio. L’obiettivo dichiarato è rendere permanente il sistema a tre aliquote ed eventualmente ridurre ulteriormente la seconda aliquota dal 33% al 33% o meno.

            Conclusione

            I tre scaglioni IRPEF 2026 rappresentano un sistema semplificato rispetto al passato, con un risparmio concreto soprattutto per i redditi medi tra 15.000 e 50.000 euro. L’accorpamento delle prime due aliquote al 23% e la riduzione del secondo scaglione al 33% si traducono in un vantaggio fino a 700 euro all’anno.

            Se hai dubbi su come gli scaglioni IRPEF influiscono sulla tua situazione fiscale, o vuoi sapere se stai pagando il giusto, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri consulenti possono aiutarti con il calcolo dell’IRPEF, la compilazione del modello 730 e l’ottimizzazione delle detrazioni.

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            Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 09:00:002026-05-31 16:55:54Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità
            DICHIARAZIONE DEI REDDITI

            Dichiarazione IVA 2025: Scadenza 30 Aprile 2026 e Come Compilarla

            Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

            La dichiarazione IVA annuale 2025 deve essere presentata entro il 30 aprile 2026. Questo adempimento riguarda tutti i soggetti passivi IVA che hanno esercitato attività d’impresa, arte o professione nel corso del 2025. In questa guida completa analizziamo chi deve presentarla, chi è esonerato, come compilare il modello IVA 2026 e quali sono le sanzioni in caso di ritardo o omissione.

            Indice dei Contenuti

            1. Cos’è la Dichiarazione IVA Annuale
            2. Scadenza: 30 Aprile 2026
            3. Chi Deve Presentare la Dichiarazione IVA
            4. Chi È Esonerato
            5. Modello IVA 2026: Struttura e Quadri
            6. Come Compilare la Dichiarazione
            7. Invio Telematico: Modalità
            8. Sanzioni per Ritardo o Omissione
            9. Domande Frequenti

            Cos’è la Dichiarazione IVA Annuale

            La dichiarazione IVA annuale è il documento con cui i soggetti passivi IVA comunicano all’Agenzia delle Entrate il riepilogo di tutte le operazioni rilevanti ai fini IVA effettuate nell’anno d’imposta precedente. In particolare, vengono riepilogate:

            • Operazioni attive: cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate (IVA a debito)
            • Operazioni passive: acquisti di beni e servizi ricevuti (IVA a credito)
            • Liquidazioni periodiche: riepilogo delle liquidazioni IVA mensili o trimestrali già effettuate
            • Saldo annuale: differenza tra IVA a debito e IVA a credito, con eventuale conguaglio

            La dichiarazione IVA 2025 si presenta utilizzando il Modello IVA 2026, approvato con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

            Scadenza: 30 Aprile 2026

            La dichiarazione IVA relativa all’anno d’imposta 2025 deve essere presentata nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2026. Il termine è perentorio e non sono previste proroghe automatiche.

            Date importanti da ricordare:

            • 1° febbraio 2026: apertura del periodo di presentazione
            • 28 febbraio 2026: scadenza per la comunicazione LIPE del 4° trimestre 2025 (in alternativa, compilazione del quadro VP nella dichiarazione IVA)
            • 16 marzo 2026: termine per il versamento del saldo IVA 2025 in unica soluzione (senza maggiorazione)
            • 30 aprile 2026: termine ultimo per la presentazione della dichiarazione IVA

            Chi Deve Presentare la Dichiarazione IVA

            Sono obbligati alla presentazione della dichiarazione IVA annuale tutti i soggetti passivi IVA che nell’anno 2025 hanno esercitato:

            • Attività d’impresa (ditte individuali, società di persone, società di capitali)
            • Attività di lavoro autonomo (professionisti con partita IVA in regime ordinario)
            • Attività agricola (imprenditori agricoli non esonerati)
            • Enti non commerciali con attività commerciale
            • Società ed enti non residenti con rappresentante fiscale o identificazione diretta in Italia

            Chi È Esonerato dalla Dichiarazione IVA

            Sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione IVA:

            • Contribuenti in regime forfettario: chi aderisce al regime forfettario (legge 190/2014) non è tenuto a presentare la dichiarazione IVA, poiché non addebita né detrae l’IVA
            • Contribuenti in regime di vantaggio: ex minimi (DL 98/2011), stesso esonero del forfettario
            • Produttori agricoli esonerati: con volume d’affari non superiore a 7.000 euro e composto per almeno 2/3 da cessioni di prodotti agricoli
            • Soggetti che hanno effettuato solo operazioni esenti: chi ha realizzato esclusivamente operazioni esenti IVA (art. 10 DPR 633/72), salvo obbligo di rettifica della detrazione
            • Soggetti con dispensa dagli obblighi di fatturazione: per operazioni esenti (art. 36-bis)

            Modello IVA 2026: Struttura e Quadri Principali

            Il Modello IVA 2026 (per il periodo d’imposta 2025) è composto dai seguenti quadri principali:

            QuadroContenuto
            VAInformazioni sull’attività (codice attività, tipo contribuente)
            VBDati relativi a liquidazioni di gruppo
            VCEsportatori abituali (plafond)
            VEOperazioni attive (vendite, prestazioni – IVA a debito)
            VFOperazioni passive (acquisti – IVA a credito)
            VJReverse charge e acquisti intracomunitari
            VH/VPLiquidazioni periodiche (VP in alternativa alla LIPE Q4)
            VLLiquidazione dell’imposta annuale
            VNDichiarazioni integrative a favore
            VXDeterminazione IVA da versare o credito d’imposta

            Come Compilare la Dichiarazione IVA

            La compilazione della dichiarazione IVA richiede attenzione e precisione. Ecco i passaggi fondamentali:

            1. Raccolta documenti: registri IVA acquisti e vendite, fatture emesse e ricevute, corrispettivi, liquidazioni periodiche IVA
            2. Verifica coerenza dati: confronta i dati dei registri IVA con le fatture elettroniche nel cassetto fiscale
            3. Compilazione quadri VE e VF: inserisci le operazioni attive (vendite) nel quadro VE e quelle passive (acquisti) nel quadro VF, suddivise per aliquota IVA
            4. Quadro VL: riepilogo delle liquidazioni periodiche e calcolo del saldo annuale
            5. Quadro VX: determinazione dell’IVA a debito da versare o del credito IVA da compensare/chiedere a rimborso
            6. Controllo e invio: utilizza il software dell’Agenzia delle Entrate per il controllo formale e l’invio telematico

            Invio Telematico: Modalità

            La dichiarazione IVA può essere presentata esclusivamente in via telematica. Le modalità sono:

            • Direttamente dal contribuente: tramite i servizi telematici Entratel o Fisconline (ora accorpati nel Portale dell’Agenzia delle Entrate)
            • Tramite intermediario abilitato: commercialista, consulente del lavoro, CAF impresa, associazione di categoria. L’intermediario rilascia una ricevuta di trasmissione e l’impegno alla presentazione

            La ricevuta di avvenuta presentazione viene resa disponibile entro 5 giorni lavorativi dalla trasmissione telematica.

            Sanzioni per Ritardo o Omissione

            Le sanzioni per la dichiarazione IVA variano in base al tipo di violazione:

            ViolazioneSanzioneRavvedimento
            Presentazione tardiva (entro 90 gg)Da 250 a 2.000 euro25 euro (1/10 del minimo)
            Omessa presentazioneDal 120% al 240% dell’imposta dovuta (min. 250 euro)Non ravvedibile dopo 90 gg
            Dichiarazione infedeleDal 90% al 180% della maggiore impostaRavvedimento con riduzioni progressive

            Consiglio: in caso di impossibilità a rispettare la scadenza del 30 aprile, presenta comunque la dichiarazione il prima possibile. Entro 90 giorni (29 luglio 2026) la sanzione è ridotta a soli 25 euro con ravvedimento operoso.

            Domande Frequenti sulla Dichiarazione IVA 2025

            Chi ha il regime forfettario deve presentare la dichiarazione IVA?

            No, i contribuenti in regime forfettario sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione IVA annuale, in quanto non addebitano IVA sulle fatture e non detraggono l’IVA sugli acquisti.

            Posso presentare la dichiarazione IVA insieme al 730?

            No, la dichiarazione IVA è un adempimento separato dalla dichiarazione dei redditi. Ha un proprio modello (Modello IVA) e una propria scadenza (30 aprile). Il 730 riguarda i redditi delle persone fisiche e ha scadenza 30 settembre.

            Ho già versato il saldo IVA il 16 marzo. Devo comunque presentare la dichiarazione?

            Sì, il versamento del saldo IVA e la presentazione della dichiarazione sono due adempimenti distinti. Il versamento scadeva il 16 marzo 2026, ma la dichiarazione va comunque presentata entro il 30 aprile 2026.

            Posso compensare il credito IVA con altri tributi?

            Sì, il credito IVA emergente dalla dichiarazione annuale può essere utilizzato in compensazione orizzontale nel modello F24. Per crediti fino a 5.000 euro la compensazione è libera; per importi superiori serve il visto di conformità di un professionista abilitato.

            Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione IVA 2025? Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto completo per la compilazione e l’invio della dichiarazione IVA. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

            Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 09:00:002026-03-30 08:19:51Dichiarazione IVA 2025: Scadenza 30 Aprile 2026 e Come Compilarla
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