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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Rimborso 730 Pensionati 2026: Quando Arriva sulla Pensione e Come Verificare

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il rimborso 730 per i pensionati 2026 funziona in modo diverso rispetto a quello dei lavoratori dipendenti. Se hai presentato il 730 precompilato 2026 e risulta un credito IRPEF, il rimborso non arriva in busta paga ma direttamente sulla pensione INPS. In questa guida ti spieghiamo quando arriva il rimborso 730 sulla pensione, come verificarlo sul cedolino pensione, cosa succede in caso di importi elevati e come controllare lo stato del rimborso su MyINPS e Cassetto Fiscale.

Indice dei contenuti

  1. Come funziona il rimborso 730 per i pensionati
  2. INPS come sostituto d’imposta: cosa significa
  3. Quando arriva il rimborso 730 sulla pensione 2026
  4. Tempistiche pensionati vs dipendenti: le differenze
  5. Come si vede il rimborso sul cedolino pensione
  6. Rimborso incapiente: cosa succede se supera la pensione
  7. Trattenute IRPEF da 730 sulla pensione: quando c’è debito
  8. Rimborso superiore a 4.000 euro: tempi più lunghi
  9. Come verificare lo stato del rimborso su MyINPS e Cassetto Fiscale
  10. Rimborso diretto da Agenzia delle Entrate: quando si applica
  11. Domande frequenti

Come funziona il rimborso 730 per i pensionati

Quando un pensionato presenta il Modello 730 e dalla dichiarazione dei redditi emerge un credito IRPEF (cioè ha pagato più tasse di quelle dovute), ha diritto a un rimborso. A differenza dei lavoratori dipendenti che ricevono il rimborso dal datore di lavoro tramite la busta paga, per i pensionati il rimborso viene erogato direttamente dall’INPS sulla pensione mensile.

In pratica, il meccanismo è semplice: l’Agenzia delle Entrate comunica all’INPS l’esito del 730 del pensionato. Se risulta un credito, l’INPS lo accredita sulla rata di pensione successiva. Se invece risulta un debito (cioè il pensionato deve pagare un’imposta aggiuntiva), l’INPS trattiene l’importo dovuto dalla pensione.

Il credito può derivare da diverse situazioni:

  • Detrazioni per spese mediche sostenute durante l’anno
  • Detrazioni per ristrutturazioni edilizie o bonus casa
  • Detrazioni per familiari a carico non correttamente applicate
  • Deduzioni per contributi previdenziali versati volontariamente
  • Ritenute IRPEF in eccesso applicate sulla pensione durante l’anno

INPS come sostituto d’imposta: cosa significa

Il termine sostituto d’imposta indica il soggetto che, per conto del contribuente, trattiene e versa le imposte allo Stato. Per i lavoratori dipendenti il sostituto è il datore di lavoro; per i pensionati il sostituto d’imposta è l’INPS (o l’ente previdenziale che eroga la pensione).

Quando compili il 730, nella sezione del sostituto d’imposta devi indicare l’INPS. Se utilizzi il 730 precompilato, questo dato è già inserito automaticamente dall’Agenzia delle Entrate. L’INPS riceve quindi dall’Agenzia delle Entrate il risultato della dichiarazione e provvede a:

  • Accreditare il rimborso se risulta un credito IRPEF
  • Trattenere l’importo se risulta un debito IRPEF
  • Applicare le addizionali regionali e comunali dovute

Questo vale per tutte le pensioni erogate dall’INPS, comprese le pensioni di vecchiaia, le pensioni anticipate, le pensioni di reversibilità e le pensioni di invalidità civile. Se la tua pensione è erogata da una cassa professionale (INARCASSA, Cassa Forense, ecc.), il sostituto sarà la cassa stessa e non l’INPS.

Quando arriva il rimborso 730 sulla pensione 2026

Le tempistiche del rimborso 730 sulla pensione dipendono dalla data in cui hai inviato la dichiarazione. Per il 2026 il calendario di massima è il seguente:

Invio 730Rimborso sulla pensione
Entro il 31 maggio 2026Agosto-Settembre 2026
Entro il 30 giugno 2026Settembre-Ottobre 2026
Entro il 31 luglio 2026Ottobre-Novembre 2026
Entro il 30 settembre 2026Novembre-Dicembre 2026

Attenzione: queste sono date indicative. L’INPS elabora i conguagli seguendo un proprio calendario interno che può variare. In genere, chi presenta il 730 nei primi giorni di disponibilità del precompilato (fine aprile-maggio) riceve il rimborso già con la rata di pensione di agosto o settembre 2026.

Tempistiche pensionati vs dipendenti: le differenze

Una delle domande più frequenti riguarda il motivo per cui i pensionati ricevono il rimborso 730 più tardi rispetto ai lavoratori dipendenti. La differenza è di circa 1-2 mesi e dipende da fattori organizzativi:

  • Lavoratori dipendenti: il rimborso arriva nella busta paga di luglio (per chi invia entro maggio-giugno). Il datore di lavoro può elaborarlo rapidamente perché gestisce direttamente le buste paga
  • Pensionati: il rimborso arriva sulla pensione di agosto-settembre (per lo stesso periodo di invio). L’INPS deve ricevere i dati dall’Agenzia delle Entrate, elaborarli centralmente per milioni di pensionati e poi accreditarli

Questo ritardo non dipende da te e non c’è modo di accelerarlo. L’unica cosa che puoi fare è inviare il 730 il prima possibile per essere tra i primi a ricevere il rimborso. Se vuoi approfondire come funziona per i dipendenti, leggi la nostra guida sul rimborso 730 in busta paga 2026.

Come si vede il rimborso sul cedolino pensione

Quando l’INPS elabora il rimborso 730, la voce compare nel cedolino pensione del mese in cui avviene l’accredito. Per verificarlo, accedi al servizio cedolino pensione INPS tramite MyINPS. Ecco cosa cercare:

Nel cedolino troverai una o più voci specifiche relative al conguaglio fiscale:

  • “Conguaglio 730 – Credito IRPEF”: è l’importo del rimborso che ti viene accreditato. Comparirà come voce positiva che si somma all’importo netto della pensione
  • “Conguaglio 730 – Addizionale regionale”: eventuale rimborso delle addizionali regionali e comunali pagate in eccesso
  • “Conguaglio 730 – Addizionale comunale”: come sopra, per la componente comunale

Se il rimborso è di importo contenuto, lo vedrai in un’unica soluzione nella rata di pensione. Se invece l’importo è elevato rispetto alla tua pensione mensile, potrebbe essere suddiviso in più rate (vedi la sezione sul rimborso incapiente più avanti).

Consiglio pratico: controlla il cedolino pensione del mese in cui ti aspetti il rimborso (agosto-settembre per chi ha inviato il 730 entro maggio). Se non vedi la voce di conguaglio, attendi il mese successivo prima di contattare l’INPS.

Rimborso incapiente: cosa succede se supera la pensione

Il rimborso incapiente è una situazione che si verifica quando l’importo del rimborso 730 è superiore alla pensione netta mensile del pensionato. In questo caso, l’INPS non può erogare tutto il credito in un’unica soluzione.

Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Mario percepisce una pensione netta di 1.200 euro al mese e che dal 730 risulta un credito IRPEF di 2.500 euro. L’INPS non può accreditare 2.500 euro in una volta perché supererebbe la pensione. Ecco cosa succede:

  • Prima rata (es. agosto): l’INPS accredita una parte del rimborso, tipicamente fino alla capienza della pensione netta
  • Rate successive (settembre, ottobre, ecc.): l’INPS continua ad accreditare il residuo nelle rate successive, fino all’esaurimento del credito
  • Entro dicembre: tutto il rimborso deve essere erogato entro la fine dell’anno fiscale

Se entro dicembre l’INPS non riesce a completare il rimborso (situazione rara, che può capitare con pensioni molto basse e rimborsi molto alti), l’importo residuo viene erogato nei primi mesi dell’anno successivo.

Trattenute IRPEF da 730 sulla pensione: quando c’è debito

Non sempre dal 730 emerge un credito. In alcuni casi, il risultato della dichiarazione è un debito IRPEF, cioè il pensionato ha pagato meno tasse di quelle effettivamente dovute. Questo può accadere quando:

  • Cumulo di più redditi: chi percepisce due pensioni, oppure pensione più redditi da affitto, potrebbe avere un conguaglio a debito per effetto delle aliquote IRPEF progressive
  • Redditi da locazione non soggetti a cedolare secca
  • Collaborazioni occasionali o altri redditi non correttamente tassati alla fonte
  • Ritenute insufficienti applicate durante l’anno dall’INPS

In caso di debito, l’INPS trattiene l’importo dovuto dalla pensione. Se il debito è elevato, anche le trattenute possono essere dilazionate su più rate. Il pensionato può anche scegliere di rateizzare il debito direttamente nel 730, indicando il numero di rate desiderato (massimo 5 rate, da luglio a novembre).

Importante: se hai dubbi sul risultato del tuo 730 e temi un conguaglio a debito elevato, ti consigliamo di rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine prima di inviare la dichiarazione. I nostri operatori possono simulare il risultato e consigliarti la strategia migliore.

Rimborso superiore a 4.000 euro: tempi più lunghi

Se dal tuo 730 risulta un rimborso IRPEF superiore a 4.000 euro, i tempi di erogazione si allungano notevolmente. L’Agenzia delle Entrate, infatti, effettua dei controlli preventivi sulla dichiarazione prima di autorizzare il rimborso.

Questi controlli sono previsti dall’art. 5, comma 3-bis del D.Lgs. 175/2014 e riguardano specificamente le dichiarazioni che presentano elementi di incoerenza o rimborsi di importo rilevante. I controlli possono durare fino a 4 mesi dalla presentazione del 730.

Ecco cosa succede in pratica:

  1. Invio del 730: presenti la dichiarazione normalmente
  2. Segnalazione automatica: il sistema rileva il rimborso superiore a 4.000 euro
  3. Controllo dell’Agenzia delle Entrate: verifica la documentazione (spese mediche, detrazioni, ecc.). L’AdE può richiedere documenti aggiuntivi
  4. Esito del controllo: se tutto è regolare, l’Agenzia autorizza il rimborso
  5. Erogazione INPS: l’INPS accredita il rimborso sulla pensione, di solito entro il sesto mese dalla presentazione

Consiglio: se prevedi un rimborso superiore a 4.000 euro, conserva tutta la documentazione relativa alle spese dichiarate (checklist documenti 730). Potresti ricevere la richiesta di presentare i giustificativi all’Agenzia delle Entrate. Presentare il 730 tramite un CAF abilitato come il CAF Centro Fiscale di Udine può facilitare questo processo, perché il CAF appone il visto di conformità che riduce la probabilità di controlli.

Come verificare lo stato del rimborso su MyINPS e Cassetto Fiscale

Se hai inviato il 730 e vuoi sapere a che punto è il tuo rimborso, hai due strumenti principali a disposizione:

Verifica su MyINPS

Il portale MyINPS (myinps.inps.it) ti permette di controllare il cedolino pensione e verificare se il conguaglio 730 è stato applicato. Ecco come procedere:

  1. Accedi a myinps.inps.it con SPID, CIE o CNS
  2. Vai alla sezione “Cedolino pensione e servizi collegati”
  3. Seleziona il mese in cui ti aspetti il rimborso (agosto o settembre)
  4. Cerca la voce “Conguaglio 730” o “Conguaglio fiscale”
  5. Se la voce non compare, controlla il mese successivo

Verifica sul Cassetto Fiscale

Il Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate ti mostra lo stato della tua dichiarazione e dei rimborsi. Per accedere:

  1. Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS
  2. Seleziona “Cassetto Fiscale” dal menu
  3. Nella sezione “Dichiarazioni fiscali” trovi il tuo 730
  4. Controlla lo stato del rimborso: può essere “in lavorazione”, “in erogazione” o “erogato”
  5. Se il rimborso è superiore a 4.000 euro, potresti vedere lo stato “in verifica”

Alternativa telefonica: se non riesci ad accedere ai portali online, puoi chiamare il Contact Center INPS al numero 803.164 (da fisso, gratuito) o 06.164.164 (da mobile, a pagamento) per chiedere informazioni sullo stato del conguaglio 730 sulla tua pensione.

Rimborso diretto da Agenzia delle Entrate: quando si applica

Esiste un caso in cui il rimborso 730 non passa dall’INPS ma viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Questo accade quando il pensionato presenta il 730 senza sostituto d’imposta (cosiddetto “730 senza sostituto”).

Il 730 senza sostituto si utilizza quando:

  • Il pensionato non vuole che il rimborso o la trattenuta passi dalla pensione
  • Ci sono situazioni particolari che impediscono di indicare un sostituto d’imposta
  • Il contribuente preferisce ricevere il rimborso direttamente sul conto corrente dall’AdE

In questo caso, i tempi sono generalmente più lunghi. Il rimborso dell’Agenzia delle Entrate può arrivare da dicembre dell’anno di presentazione fino a marzo dell’anno successivo, quindi con un ritardo di diversi mesi rispetto al rimborso tramite INPS.

Per ricevere il rimborso diretto, devi aver comunicato il tuo IBAN all’Agenzia delle Entrate. Puoi farlo online dal sito dell’AdE, oppure recandoti presso un qualsiasi ufficio territoriale.

Il nostro consiglio: salvo situazioni particolari, è sempre preferibile indicare l’INPS come sostituto d’imposta nel 730. Il rimborso arriva prima e la procedura è più semplice.

Domande frequenti sul rimborso 730 pensionati

Quando arriva il rimborso 730 sulla pensione?

Per chi invia il 730 entro maggio-giugno, il rimborso arriva generalmente con la rata di pensione di agosto o settembre 2026. Per invii successivi, i tempi si allungano proporzionalmente. Il rimborso viene accreditato come voce “Conguaglio 730” nel cedolino pensione.

Come faccio a sapere se ho diritto al rimborso 730?

Il diritto al rimborso dipende dal risultato della tua dichiarazione dei redditi. Se le imposte trattenute durante l’anno superano quelle effettivamente dovute, hai diritto al rimborso. Per saperlo con certezza prima di inviare il 730, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per una simulazione gratuita.

Il rimborso 730 viene tassato?

No, il rimborso 730 non è soggetto a tassazione. Si tratta di un credito IRPEF, cioè di imposte che hai già pagato in eccesso e che ti vengono restituite. L’importo che vedi nel cedolino pensione come “Conguaglio 730” viene accreditato al netto, senza ulteriori trattenute.

Cosa succede se non presento il 730?

Se non presenti il 730 e hai diritto a un rimborso, perdi il credito IRPEF. L’INPS applica le ritenute standard sulla pensione, ma non può rimborsarti le eventuali detrazioni o deduzioni a cui avresti diritto (spese mediche, ristrutturazioni, ecc.). Per questo è importante presentare il 730 anche se sei pensionato.

Posso presentare il 730 se percepisco solo la pensione?

Sì, puoi presentare il 730 anche se il tuo unico reddito è la pensione. Anzi, è spesso conveniente farlo, soprattutto se hai sostenuto spese detraibili (mediche, farmaci, interessi del mutuo, ristrutturazioni). Il 730 ti permette di recuperare le imposte pagate in eccesso attraverso le detrazioni.

Il rimborso arriva anche su pensioni minime?

Sì, il rimborso 730 viene erogato indipendentemente dall’importo della pensione. Se percepisci una pensione minima e dal 730 emerge un credito, l’INPS lo accredita sulla pensione. In caso di importo elevato rispetto alla rata mensile, il rimborso sarà dilazionato su più mesi.

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    Giugno 15, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-15 14:00:002026-04-18 14:26:41Rimborso 730 Pensionati 2026: Quando Arriva sulla Pensione e Come Verificare
    CAF

    Maggiorazione Sociale Pensione 2026: A Chi Spetta e Importi

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la Maggiorazione Sociale
    2. A Chi Spetta la Maggiorazione Sociale
    3. Importi della Maggiorazione 2026 per Fascia di Età
    4. L’Incremento al Milione: Cos’è e Come Funziona
    5. Limiti di Reddito per la Maggiorazione
    6. Come Richiedere la Maggiorazione Sociale
    7. Domande Frequenti

    Cos’è la Maggiorazione Sociale della Pensione

    La maggiorazione sociale è un importo aggiuntivo che l’INPS riconosce ai titolari di pensione (o di assegno sociale) che si trovano in condizioni economiche particolarmente disagiate. Si tratta di un’integrazione mensile che si aggiunge all’importo base della pensione, aumentando il reddito disponibile del pensionato.

    Le maggiorazioni sociali sono state introdotte dalla Legge 388/2000 e successivamente ampliate dalla Legge 448/2001 con il cosiddetto “incremento al milione”. L’obiettivo è garantire ai pensionati più anziani e con redditi molto bassi un trattamento mensile più dignitoso.

    A Chi Spetta la Maggiorazione Sociale nel 2026

    La maggiorazione sociale spetta ai titolari di:

    • Pensione di vecchiaia al trattamento minimo
    • Pensione anticipata al trattamento minimo
    • Pensione ai superstiti (reversibilità) al trattamento minimo
    • Assegno sociale
    • Pensione di invalidità civile
    • Pensione di inabilità

    Per ottenere la maggiorazione, oltre a percepire una delle prestazioni sopra elencate, devi soddisfare due condizioni: aver compiuto una determinata età e avere redditi inferiori ai limiti stabiliti per ciascuna fascia.

    Importi della Maggiorazione Sociale 2026 per Fascia di Età

    Gli importi della maggiorazione sociale variano in base all’età del beneficiario. Ecco la tabella aggiornata 2026:

    EtàMaggiorazione mensileMaggiorazione annua
    Da 60 a 64 anni25,83 euro335,79 euro
    Da 65 a 69 anni82,64 euro1.074,32 euro
    Da 70 anni in suIncremento al milione (vedi sotto)Variabile

    Le maggiorazioni per le fasce 60-64 e 65-69 anni sono relativamente modeste. La vera svolta avviene dai 70 anni in su, quando si può accedere all’incremento al milione, che aumenta significativamente l’importo della pensione.

    L’Incremento al Milione: Cos’è e Come Funziona

    L’incremento al milione è la maggiorazione più importante e prende il nome dal fatto che, quando fu introdotto nel 2001, portava il trattamento pensionistico minimo a un milione di vecchie lire al mese (circa 516 euro dell’epoca).

    Nel 2026, l’incremento al milione porta il trattamento complessivo (pensione + maggiorazione) fino a circa 735,05 euro al mese (9.555,65 euro annui). In pratica, se la tua pensione o assegno sociale è inferiore a questa soglia, l’INPS integra la differenza.

    Esempio: se percepisci l’assegno sociale di 538,69 euro/mese e hai compiuto 70 anni con redditi sotto i limiti, l’incremento al milione aggiunge circa 196,36 euro al mese, portando il totale a 735,05 euro.

    Chi può accedere all’incremento al milione:

    • Pensionati con almeno 70 anni di età
    • Pensionati con almeno 65 anni che possono far valere contributi effettivi (5 anni di contributi riducono il requisito anagrafico di 1 anno per ogni anno di contribuzione, fino al minimo di 65 anni)

    Limiti di Reddito per la Maggiorazione Sociale 2026

    Ogni fascia di maggiorazione ha i propri limiti reddituali. Se li superi, la maggiorazione non spetta o viene erogata in misura ridotta.

    EtàLimite reddito personaleLimite reddito coniugale
    60-64 anni7.338,76 euro14.341,73 euro
    65-69 anni8.077,29 euro15.080,26 euro
    70+ (incremento al milione)9.555,65 euro16.558,62 euro

    I limiti reddituali per la maggiorazione sono calcolati sommando l’importo della pensione base + la maggiorazione stessa. I redditi da considerare e da escludere sono gli stessi previsti per l’assegno sociale.

    Come Richiedere la Maggiorazione Sociale

    In molti casi, la maggiorazione sociale viene riconosciuta d’ufficio dall’INPS, senza bisogno di presentare una domanda specifica. L’Istituto verifica automaticamente i requisiti anagrafici e reddituali durante la liquidazione della pensione o dell’assegno sociale.

    Tuttavia, se ritieni di averne diritto e non la stai percependo, puoi:

    1. Verificare il cedolino pensione su MyINPS per controllare se la maggiorazione è presente
    2. Presentare domanda di ricostituzione della pensione all’INPS, chiedendo la verifica del diritto alla maggiorazione
    3. Rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine, che può verificare la tua posizione e presentare la richiesta per tuo conto

    Attenzione: la maggiorazione decorre dal primo giorno del mese successivo alla domanda di ricostituzione, quindi prima si agisce, prima si inizia a percepirla.

    Domande Frequenti sulla Maggiorazione Sociale

    La maggiorazione sociale è automatica?

    Nella maggior parte dei casi sì, l’INPS la riconosce automaticamente. Però, se non la trovi nel tuo cedolino e ritieni di averne diritto, devi richiedere una verifica tramite domanda di ricostituzione.

    L’incremento al milione vale anche per l’assegno sociale?

    Sì. L’incremento al milione si applica sia alle pensioni al trattamento minimo sia all’assegno sociale. Per i titolari di assegno sociale, il requisito anagrafico è sempre 70 anni (non si applica la riduzione per contribuzione).

    La maggiorazione sociale è reversibile?

    La maggiorazione sociale segue la sorte della prestazione principale. Se la pensione è reversibile (pensione di vecchiaia, anticipata), il superstite ha diritto alla quota di reversibilità calcolata sull’importo comprensivo di maggiorazione, purché rispetti i limiti reddituali.

    Verifica Se Ti Spetta la Maggiorazione Sociale

    La maggiorazione sociale può aumentare significativamente il tuo reddito mensile, specialmente se hai compiuto 70 anni e rientri nei limiti per l’incremento al milione. Non lasciare soldi sul tavolo: verifica subito se hai diritto a questa integrazione.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine controlla gratuitamente il tuo cedolino pensione e verifica se ti spetta la maggiorazione sociale. Prenota al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 15, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-15 09:00:002026-06-15 09:00:00Maggiorazione Sociale Pensione 2026: A Chi Spetta e Importi
    CAF, SUCCESSIONI

    Estratto Tavolare: Come Richiederlo, Costi e Tempi

    Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine

    Estratto Tavolare: Come Richiederlo e Quanto Costa

    L’estratto tavolare e il documento ufficiale che certifica la situazione giuridica di un immobile nelle zone a sistema tavolare del Friuli-Venezia Giulia. Prima di acquistare, vendere o ereditare un immobile in queste aree, e fondamentale consultare questo documento.

    In questa guida ti spieghiamo come richiedere l’estratto tavolare, dove ottenerlo, quanto costa e come interpretarlo correttamente.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’e l’estratto tavolare
    2. Tipi di estratto
    3. Come richiederlo
    4. Costi
    5. Tempi di rilascio
    6. Domande frequenti



    Cos’e l’Estratto Tavolare

    L’estratto tavolare e una copia certificata del contenuto della partita tavolare relativa a un immobile. A differenza della visura catastale (che ha valore fiscale), l’estratto tavolare ha pieno valore legale e certifica ufficialmente:

    • Chi e il proprietario dell’immobile
    • Quali diritti gravano sull’immobile (ipoteche, servitu, usufrutto)
    • La storia dei passaggi di proprieta

    Perche e importante

    Nel sistema tavolare, solo chi risulta iscritto nel Libro Fondiario e riconosciuto come proprietario. L’estratto tavolare e quindi il documento essenziale per:

    • Verificare la proprieta prima di un acquisto
    • Controllare eventuali ipoteche o vincoli
    • Documentare la proprieta per una successione
    • Richiedere un mutuo



    Tipi di Estratto Tavolare

    Esistono diversi tipi di estratto tavolare, a seconda delle informazioni necessarie.

    Estratto integrale

    Riporta tutto il contenuto della partita tavolare, incluso lo storico completo di tutte le iscrizioni passate. E il documento piu completo.

    Estratto per l’immobile

    Riporta solo i dati relativi a una specifica particella all’interno della partita tavolare.

    Estratto per il proprietario

    Elenca tutti gli immobili intestati a una persona specifica (ricerca per soggetto).

    Estratto storico

    Mostra la cronologia dei passaggi di proprieta nel tempo.



    Come Richiedere l’Estratto Tavolare

    L’estratto tavolare si puo richiedere in diversi modi.

    Online (Sister)

    Tramite il portale Sister dell’Agenzia delle Entrate:

    1. Registrati o accedi con SPID/CIE/CNS
    2. Seleziona “Servizi catastali e ipotecari”
    3. Cerca l’immobile per dati catastali o indirizzo
    4. Richiedi l’estratto tavolare
    5. Scarica il documento in PDF

    Di persona all’Ufficio Tavolare

    Puoi recarti direttamente all’Ufficio Tavolare competente presso il Tribunale:

    • Trieste: Tribunale di Trieste
    • Gorizia: Tribunale di Gorizia
    • Carnia: Tribunale di Tolmezzo

    Tramite professionista

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    L’estratto tavolare fotografa la situazione al momento del rilascio. Per atti importanti (rogiti, mutui), si consiglia di richiedere un estratto il piu recente possibile.

    Domande Frequenti sull’Estratto Tavolare

    L’estratto tavolare e la stessa cosa della visura catastale?

    No. La visura catastale e un documento fiscale che descrive l’immobile. L’estratto tavolare e un documento giuridico che certifica la proprieta e i diritti. Hanno funzioni diverse.

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    Giugno 15, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    Usufrutto Vedovile 2026: Diritti del Coniuge, Durata e Come Funziona nella Successione

    Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine

    Quando si parla di usufrutto vedovile, molte persone immaginano ancora un diritto automatico del coniuge superstite sui beni del defunto. In realtà, l’usufrutto vedovile come istituto giuridico non esiste più dal 1975: è stato abolito dalla riforma del diritto di famiglia (Legge 151/1975) e sostituito dal diritto di abitazione sulla casa familiare previsto dall’articolo 540 del Codice Civile.

    Nonostante l’abolizione, l’espressione “usufrutto vedovile” è rimasta nel linguaggio comune e continua a generare confusione. In questa guida aggiornata al 2026 ti spieghiamo cosa spetta oggi al coniuge superstite, quali sono le differenze tra usufrutto e diritto di abitazione, come si calcola il valore dell’usufrutto ai fini fiscali con i coefficienti per età, e come pianificare al meglio la successione con un testamento strategico.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è l’usufrutto vedovile e perché non esiste più
    2. Il diritto di abitazione del coniuge superstite (art. 540 C.C.)
    3. Differenze tra usufrutto generale e diritto di abitazione
    4. Usufrutto del coniuge su altri beni: serve testamento
    5. Usufrutto legale dei genitori sui beni dei figli minori
    6. Valore dell’usufrutto ai fini fiscali: coefficienti 2026
    7. Tabella coefficienti usufrutto 2026 per età
    8. Esempio pratico di calcolo usufrutto
    9. Imposta di successione con usufrutto e nuda proprietà
    10. Cosa succede alla morte dell’usufruttuario
    11. Usufrutto e IMU: chi paga?
    12. Come impostare l’usufrutto con testamento
    13. Vantaggi strategici del testamento con usufrutto
    14. Quando conviene rinunciare all’usufrutto
    15. Domande frequenti
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    Cos’è l’usufrutto vedovile e perché non esiste più

    L’usufrutto vedovile era, nel vecchio Codice Civile italiano precedente al 1975, un diritto che spettava automaticamente al coniuge superstite sui beni ereditari del defunto. Si trattava di un usufrutto uxorio (termine tecnico) che conferiva al vedovo o alla vedova il diritto di godere dei beni ereditari per tutta la durata della propria vita, indipendentemente dalla presenza di altri eredi come i figli.

    Questo istituto è stato abolito dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151, la storica riforma del diritto di famiglia che ha rivoluzionato il Codice Civile italiano. Prima di quella data, il coniuge superstite non era considerato erede legittimario in senso pieno, ma riceveva solo un usufrutto sui beni del defunto. La riforma del 1975 ha completamente riequilibrato i diritti successori del coniuge, trasformandolo in erede legittimario a tutti gli effetti, con diritto a una quota di piena proprietà sull’eredità.

    Perché allora si continua a parlare di “usufrutto vedovile” nel 2026? Per abitudine linguistica e perché il coniuge superstite mantiene comunque un diritto vitalizio di godimento sulla casa familiare, che molte persone (e anche alcuni professionisti non aggiornati) continuano a chiamare impropriamente “usufrutto vedovile”. In realtà si tratta di un istituto giuridicamente diverso: il diritto di abitazione previsto dall’articolo 540 del Codice Civile.

    Il diritto di abitazione del coniuge superstite (art. 540 C.C.)

    L’articolo 540, secondo comma, del Codice Civile stabilisce che al coniuge superstite sono riservati, oltre alla quota ereditaria di piena proprietà, i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni ai coniugi. Questi diritti gravano sulla porzione disponibile e, ove questa non basti, sulla quota di riserva del coniuge stesso.

    Le caratteristiche essenziali del diritto di abitazione del coniuge superstite sono:

    • Durata vita natural durante: il coniuge superstite conserva il diritto fino alla propria morte, a prescindere dal tempo trascorso dalla successione.
    • Limitato alla casa adibita a residenza familiare: riguarda esclusivamente l’immobile che al momento dell’apertura della successione era la residenza effettiva della coppia, non altre case di proprietà del defunto.
    • Comprende l’arredo: il coniuge ha anche il diritto di uso sui mobili, elettrodomestici e oggetti di arredamento che corredano l’abitazione.
    • Automatico e irrinunciabile per legge: spetta al coniuge superstite indipendentemente dal testamento e non può essere escluso dal de cuius, salvo rinuncia espressa del beneficiario.
    • Solo uso personale: il coniuge può abitarci, ma non può concederla in locazione né in comodato a terzi.
    • Non si perde con le nuove nozze: anche se il coniuge superstite si risposa, conserva il diritto di abitazione sulla casa familiare.

    Un aspetto importante: se la residenza familiare era in un immobile in comproprietà tra i coniugi, il diritto di abitazione si estende anche sulla quota del defunto. Se invece la casa era di proprietà di terzi (ad esempio ereditata dai genitori del defunto in vita) e solo il defunto ne aveva un diritto minore, la situazione va valutata caso per caso.

    Differenze tra usufrutto generale e diritto di abitazione

    Spesso si confondono i termini, ma usufrutto e diritto di abitazione sono due istituti giuridici ben distinti, con contenuti ed effetti molto diversi. Comprendere la differenza è fondamentale per capire cosa spetta realmente al coniuge superstite e cosa si può ottenere con un testamento.

    L’usufrutto: un diritto più ampio

    L’usufrutto, disciplinato dagli articoli 978 e seguenti del Codice Civile, è il diritto reale di godere di un bene altrui traendone tutte le utilità, rispettandone la destinazione economica. L’usufruttuario può:

    • Utilizzare personalmente il bene;
    • Affittarlo o darlo in locazione a terzi, incassando i canoni;
    • Concederlo in comodato gratuito;
    • Percepirne i frutti naturali (prodotti agricoli, ad esempio) e civili (canoni di locazione, interessi su titoli);
    • Cedere il proprio diritto di usufrutto ad altri (salvo diverso accordo);
    • Godere anche di beni mobili, immobili, aziende, partecipazioni societarie.

    Il diritto di abitazione: più limitato

    Il diritto di abitazione, disciplinato dagli articoli 1021-1026 del Codice Civile, è molto più ristretto. Chi ha il diritto di abitazione può:

    • Abitare personalmente la casa con la propria famiglia (figli, conviventi);
    • NON può affittarla né cederla a terzi;
    • NON può darla in comodato gratuito a persone estranee al nucleo familiare;
    • NON può venderla o trasferire il proprio diritto.

    Questa è la differenza chiave: il diritto di abitazione è un diritto personalissimo, finalizzato esclusivamente a garantire la continuità abitativa del coniuge superstite nella casa in cui ha vissuto con il defunto. Non può diventare fonte di reddito.

    Tabella di confronto

    CaratteristicaUsufruttoDiritto di abitazione
    Uso personaleSiSi
    Locazione a terziSiNo
    Comodato a terziSiNo
    Percezione fruttiSiNo
    Cessione del dirittoSiNo
    Beni mobili e immobiliSiSolo casa di abitazione
    DurataFino a 30 anni (persone giuridiche) o vita (persone fisiche)Vita natural durante

    Usufrutto del coniuge su altri beni: serve testamento

    Una delle conseguenze più importanti dell’abolizione dell’usufrutto vedovile è che, oggi, il coniuge superstite non ha un usufrutto automatico su beni diversi dalla casa familiare. Se il defunto possedeva terreni agricoli, seconde case, aziende, titoli, conti bancari o altri beni, il coniuge può ottenere l’usufrutto su questi beni solo in due modi:

    1. Per disposizione testamentaria: il defunto può legare al coniuge l’usufrutto su specifici beni tramite testamento, rispettando le quote di riserva degli altri legittimari;
    2. Per accordo tra eredi: gli eredi (compresi i figli) possono accordarsi in sede di divisione ereditaria per attribuire al coniuge l’usufrutto su determinati beni, cedendo loro la nuda proprietà.

    Nella successione legittima (senza testamento), il coniuge riceve invece quote di piena proprietà sui beni del defunto, secondo queste percentuali:

    • Coniuge + 1 figlio: 1/2 al coniuge, 1/2 al figlio (più diritto di abitazione sulla casa familiare);
    • Coniuge + 2 o più figli: 1/3 al coniuge, 2/3 ai figli (più diritto di abitazione);
    • Coniuge senza figli ma con genitori o fratelli del defunto: 2/3 al coniuge, 1/3 agli altri (più diritto di abitazione);
    • Coniuge unico erede: tutto al coniuge.

    Per approfondire le quote spettanti, puoi consultare la nostra guida sui diritti del coniuge superstite nella successione.

    Usufrutto legale dei genitori sui beni dei figli minori

    È importante non confondere l’usufrutto vedovile con un altro istituto tuttora vigente: l’usufrutto legale dei genitori sui beni dei figli minori, disciplinato dall’articolo 324 del Codice Civile. Si tratta di un usufrutto che spetta di diritto a entrambi i genitori esercenti la responsabilità genitoriale sui beni del figlio minorenne.

    Caratteristiche principali:

    • I genitori percepiscono i frutti dei beni del figlio minore (ad esempio canoni di locazione di un immobile ereditato dal nonno);
    • I frutti devono essere destinati al mantenimento della famiglia e all’educazione e istruzione dei figli;
    • Non riguarda beni acquistati dal figlio con proventi del proprio lavoro, né beni lasciati o donati al figlio con espressa esclusione dell’usufrutto legale;
    • Cessa automaticamente al compimento dei 18 anni del figlio o con l’emancipazione.

    Questo istituto ha natura e funzione completamente diversa dall’usufrutto successorio: non è un diritto reale tipico, ma uno strumento di gestione del patrimonio familiare a beneficio del minore. Spesso entra in gioco proprio nelle successioni quando il defunto lascia beni a nipoti minori, per cui i genitori (eredi o meno) gestiscono i beni fino alla maggiore età.

    Valore dell’usufrutto ai fini fiscali: coefficienti 2026

    Quando l’usufrutto è oggetto di una successione o di una donazione, il suo valore fiscale va determinato secondo criteri stabiliti dal Testo Unico sull’imposta di registro (DPR 131/1986) e richiamati dal Testo Unico sulle successioni (D.Lgs. 346/1990). Il calcolo si basa su due elementi:

    1. Il valore della piena proprietà del bene (per gli immobili, generalmente il valore catastale);
    2. Il coefficiente di usufrutto, che dipende dall’età dell’usufruttuario al momento della successione o donazione e dal tasso legale di interesse vigente.

    Il principio è intuitivo: più giovane è l’usufruttuario, maggiore è il valore dell’usufrutto, perché si presume durerà più a lungo; viceversa, più anziano è l’usufruttuario, minore è il valore, perché l’aspettativa di vita residua è più breve.

    Il tasso legale di interesse viene aggiornato periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Dal 1° gennaio 2026 il tasso legale è fissato al 2%. In base a questo tasso, il Ministero pubblica la tabella aggiornata dei coefficienti.

    La formula generale è:

    Valore usufrutto = Valore piena proprietà × coefficiente (%)
    Valore nuda proprietà = Valore piena proprietà − Valore usufrutto

    Tabella coefficienti usufrutto 2026 per età

    Di seguito la tabella dei coefficienti dell’usufrutto aggiornata al 2026, elaborata in base al tasso legale d’interesse del 2% vigente dal 1° gennaio 2026. Questi coefficienti rappresentano la percentuale del valore della piena proprietà che va attribuita all’usufrutto in base all’età dell’usufruttuario al momento del trasferimento (successione o donazione).

    Età dell’usufruttuarioCoefficiente usufruttoCoefficiente nuda proprietà
    da 0 a 20 anni95%5%
    da 21 a 30 anni90%10%
    da 31 a 40 anni85%15%
    da 41 a 45 anni80%20%
    da 46 a 50 anni75%25%
    da 51 a 53 anni70%30%
    da 54 a 56 anni65%35%
    da 57 a 60 anni60%40%
    da 61 a 63 anni55%45%
    da 64 a 66 anni50%50%
    da 67 a 69 anni45%55%
    da 70 a 72 anni40%60%
    da 73 a 75 anni35%65%
    da 76 a 78 anni30%70%
    da 79 a 82 anni25%75%
    da 83 a 86 anni20%80%
    da 87 a 92 anni15%85%
    da 93 a 99 anni10%90%

    Nota importante: questi coefficienti valgono per tutti i calcoli fiscali legati a usufrutto e nuda proprietà (successioni, donazioni, compravendite, imposta di registro). Il Ministero dell’Economia aggiorna la tabella quando varia il tasso legale d’interesse: è sempre consigliabile verificare l’ultima versione pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

    Esempio pratico di calcolo usufrutto

    Vediamo un esempio concreto per comprendere come si applica la tabella dei coefficienti. Supponiamo il caso di una coppia con un figlio:

    • Defunto: marito, proprietario di un appartamento del valore catastale di 200.000 euro;
    • Coniuge superstite: moglie di 65 anni;
    • Altro erede: figlio di 35 anni;
    • Testamento: il defunto lascia l’usufrutto della casa alla moglie e la nuda proprietà al figlio.

    Il calcolo procede così:

    Età usufruttuaria (moglie): 65 anni
    → Coefficiente usufrutto (fascia 64-66 anni): 50%
    → Coefficiente nuda proprietà: 50%

    Valore piena proprietà: 200.000 euro
    Valore usufrutto alla moglie: 200.000 × 50% = 100.000 euro
    Valore nuda proprietà al figlio: 200.000 × 50% = 100.000 euro

    Questi valori vengono utilizzati sia per calcolare l’imposta di successione, sia per determinare le quote catastali intestate. Se invece la moglie avesse avuto 75 anni, il coefficiente sarebbe stato del 35%, quindi il suo usufrutto sarebbe valso 70.000 euro e la nuda proprietà al figlio 130.000 euro.

    Lo stesso meccanismo si applica a tutti i tipi di beni (terreni, partecipazioni societarie, titoli), purché si conosca il loro valore pieno di riferimento. Per gli immobili, tipicamente si usa il valore catastale rivalutato; per le aziende si applica il valore contabile; per i titoli il prezzo di mercato alla data di successione.

    Imposta di successione con usufrutto e nuda proprietà

    Quando la successione prevede la costituzione di un usufrutto per il coniuge e della nuda proprietà per i figli (o altri eredi), l’imposta di successione viene calcolata separatamente sulle due quote, ma con le stesse aliquote e franchigie previste per il grado di parentela di ciascun beneficiario.

    Aliquote e franchigie 2026

    • Coniuge e figli: aliquota 4%, con franchigia di 1.000.000 euro a testa;
    • Fratelli e sorelle: aliquota 6%, con franchigia di 100.000 euro;
    • Altri parenti fino al 4° grado: aliquota 6% senza franchigia;
    • Altri soggetti: aliquota 8% senza franchigia.

    Esempio di calcolo imposta successione con usufrutto

    Riprendendo l’esempio precedente (casa 200.000 euro, moglie 65 anni usufruttuaria, figlio nudo proprietario):

    Moglie (usufrutto 100.000 euro): rientra nella franchigia di 1.000.000 euro coniuge → imposta di successione = 0 euro

    Figlio (nuda proprietà 100.000 euro): rientra nella franchigia di 1.000.000 euro figlio → imposta di successione = 0 euro

    In entrambi i casi, grazie alle elevate franchigie per coniuge e figli, l’imposta di successione è nulla. Attenzione però: se il patrimonio complessivo del defunto supera la franchigia (ad esempio più immobili, titoli, conti), l’imposta va calcolata sul valore eccedente. Inoltre, anche se l’imposta di successione è zero, restano dovute:

    • Imposta ipotecaria: 2% del valore catastale degli immobili (o 200 euro fissi con agevolazione prima casa);
    • Imposta catastale: 1% del valore catastale degli immobili (o 200 euro fissi con prima casa);
    • Imposta di bollo e tributi minori.

    Per un approfondimento sul calcolo delle imposte ipotecaria e catastale, consulta la nostra guida Imposta Ipotecaria e Catastale Successione 2026.

    Cosa succede alla morte dell’usufruttuario

    Una delle caratteristiche più vantaggiose dell’usufrutto dal punto di vista fiscale è il cosiddetto consolidamento dell’usufrutto con la nuda proprietà al momento della morte dell’usufruttuario. Quando l’usufruttuario decede:

    • L’usufrutto si estingue automaticamente per morte;
    • Il nudo proprietario diventa pieno proprietario del bene senza dover compiere alcun atto;
    • Il consolidamento non è soggetto a nuova imposizione fiscale: niente imposta di successione, niente imposta di registro, niente imposta ipotecaria o catastale sulla riunificazione.

    Questo principio, sancito dall’articolo 7 del D.Lgs. 346/1990, rende l’usufrutto uno strumento di pianificazione successoria particolarmente efficace. Il passaggio finale dalla nuda proprietà alla piena proprietà avviene in modo “silente”, senza generare alcun carico fiscale aggiuntivo.

    Dal punto di vista pratico, gli adempimenti necessari dopo la morte dell’usufruttuario sono limitati a:

    1. Voltura catastale per aggiornare l’intestazione dell’immobile (dal solo nudo proprietario al pieno proprietario);
    2. Eventuale annotazione di estinzione dell’usufrutto nei registri immobiliari (da fare presso la Conservatoria);
    3. Aggiornamento delle utenze, dell’IMU (a carico ora del nuovo pieno proprietario) e di eventuali contratti legati all’immobile.

    Usufrutto e IMU: chi paga?

    Una domanda molto frequente riguarda la tassazione IMU in presenza di usufrutto e nuda proprietà. La regola è chiara e stabilita dall’articolo 1, comma 743, della Legge 160/2019 (che disciplina la Nuova IMU):

    L’IMU è dovuta interamente dall’usufruttuario, non dal nudo proprietario.

    Il nudo proprietario, infatti, non ha la disponibilità del bene né può goderne, quindi non è tenuto al pagamento dell’IMU. L’usufruttuario, invece, godendo del bene (potendolo abitare, affittare, utilizzare), è considerato il soggetto passivo dell’imposta e la paga sul valore pieno dell’immobile.

    Questa regola si applica però solo all’usufrutto vero e proprio, non al diritto di abitazione del coniuge. Anche nel caso del diritto di abitazione, comunque, l’IMU è dovuta dal titolare del diritto (il coniuge superstite), salvo che si tratti di abitazione principale: in quel caso, se l’immobile non è A/1, A/8 o A/9, l’IMU è esente.

    IMU prima casa e diritto di abitazione

    Se la casa familiare su cui grava il diritto di abitazione è destinata ad abitazione principale del coniuge superstite (cioè vi risiede anagraficamente e dimora abitualmente), l’esenzione IMU prima casa si applica pienamente. Il nudo proprietario (tipicamente i figli) non deve pagare nulla su quell’immobile finché il coniuge è in vita e lo usa come abitazione principale.

    Per altre imposte sull’immobile (TARI, bollette, spese condominiali), la regola generale è che sono a carico del soggetto che utilizza effettivamente il bene, quindi dell’usufruttuario o del titolare del diritto di abitazione.

    Come impostare l’usufrutto con testamento

    Dato che oggi l’usufrutto non spetta più automaticamente al coniuge (salvo il diritto di abitazione), per garantirgli un godimento più ampio dei beni ereditari è necessario predisporre un testamento specifico. Le formule testamentarie più comuni sono tre:

    1. Usufrutto universale al coniuge, nuda proprietà ai figli

    Questa è la clausola testamentaria più classica: il coniuge riceve l’usufrutto vitalizio su tutti i beni ereditari, mentre i figli ricevono la nuda proprietà. In questo modo il coniuge superstite può continuare a vivere nel tenore di vita precedente (utilizzando, locando o gestendo i beni) e i figli hanno la certezza di diventare pieni proprietari al momento della morte del genitore superstite, senza ulteriore tassazione.

    Esempio di clausola: “Lascio al mio coniuge l’usufrutto vitalizio su tutti i miei beni, mobili e immobili, con nuda proprietà ai miei figli in parti uguali”.

    2. Usufrutto su beni specifici

    È possibile attribuire al coniuge l’usufrutto solo su determinati beni, ad esempio la casa di vacanza, un portafoglio titoli, un’azienda. Gli altri beni vengono divisi in piena proprietà secondo le quote legittime.

    3. Legato di usufrutto

    Il testatore può istituire il coniuge come legatario dell’usufrutto su uno o più beni, separando completamente questa attribuzione dall’istituzione di erede. Il coniuge non acquista la qualità di erede ma solo quella di legatario, con diritti e obblighi più limitati.

    Attenzione alle quote di legittima

    In ogni caso, il testamento deve rispettare le quote di legittima spettanti ai legittimari (coniuge, figli, genitori). Un testamento che violi queste quote può essere impugnato con l’azione di riduzione. L’usufrutto attribuito al coniuge va computato in base al valore fiscale calcolato con i coefficienti sopra indicati.

    Vantaggi strategici del testamento con usufrutto

    La scelta di impostare il testamento con usufrutto al coniuge e nuda proprietà ai figli offre numerosi vantaggi strategici, soprattutto per famiglie con patrimonio immobiliare rilevante:

    1. Protezione del coniuge superstite: il coniuge mantiene il godimento e la rendita dei beni per tutta la vita, evitando liti tra generazioni e garantendo sicurezza economica.
    2. Risparmio fiscale sul passaggio finale: quando l’usufrutto si consolida con la nuda proprietà alla morte del coniuge, non si paga alcuna imposta. Il patrimonio passa ai figli “tassato una sola volta”.
    3. Sfruttamento della franchigia del coniuge: la franchigia di 1 milione di euro per coniuge permette di abbattere l’imposta di successione; con solo la nuda proprietà ai figli, si utilizza meno della loro franchigia, preservandola per successioni future.
    4. Evitare divisioni anticipate tra figli: finché il coniuge è in vita e gode dei beni, non è necessario procedere a divisioni ereditarie complesse tra fratelli.
    5. Evitare vendite forzate: senza il testamento, i figli potrebbero costringere il genitore superstite a vendere beni per liquidare le loro quote di legittima; con l’usufrutto, questo rischio è neutralizzato.
    6. Pianificazione successiva: i figli possono già pianificare la propria situazione patrimoniale sapendo che diventeranno pieni proprietari senza oneri fiscali alla morte del genitore superstite.

    Possibili svantaggi da valutare

    • Manutenzione dei beni: l’usufruttuario è tenuto alle spese di manutenzione ordinaria (art. 1004 C.C.), mentre il nudo proprietario alle straordinarie. Conflitti possibili;
    • Vendita difficoltosa: vendere un bene in nuda proprietà è più complicato e meno remunerativo rispetto alla piena proprietà;
    • Rischio di deterioramento: se l’usufruttuario non manutiene bene il bene, il nudo proprietario può subire un danno patrimoniale;
    • Anni di congelamento: se l’usufruttuario vive a lungo, la nuda proprietà può restare “congelata” per decenni.

    Quando conviene rinunciare all’usufrutto

    In alcuni casi può essere conveniente per l’usufruttuario rinunciare al proprio diritto, in favore del nudo proprietario che diventa così pieno proprietario. La rinuncia all’usufrutto è un atto formale che va effettuato con atto notarile e comporta alcune conseguenze fiscali importanti:

    • Imposta di donazione: la rinuncia in vita all’usufrutto è considerata fiscalmente una donazione al nudo proprietario, con applicazione di imposte e franchigie del rapporto di parentela;
    • Imposta ipotecaria e catastale al 2% + 1% sul valore dell’usufrutto;
    • Se l’usufrutto è a vita, va calcolato il suo valore residuo in base all’età dell’usufruttuario al momento della rinuncia.

    Casi in cui la rinuncia può essere vantaggiosa

    1. Anticipare il trasferimento della piena proprietà ai figli: se il coniuge superstite ha mezzi economici sufficienti e non ha bisogno del godimento o della rendita dei beni;
    2. Facilitare la vendita: se i figli vogliono vendere il bene, la rinuncia dell’usufruttuario rende il bene più facilmente commerciabile e aumenta il ricavo;
    3. Sfruttare la franchigia del coniuge: se il coniuge ha ancora ampia franchigia disponibile, la rinuncia può avvenire senza imposte;
    4. Evitare responsabilità patrimoniali: se il coniuge teme di dover affrontare creditori, la rinuncia all’usufrutto (se non in frode ai creditori) può alleggerire il patrimonio aggredibile;
    5. Ragioni personali o familiari: accordo tra i familiari per semplificare la gestione patrimoniale.

    Importante: la rinuncia al diritto di abitazione del coniuge (art. 540 C.C.) è diversa dalla rinuncia all’usufrutto e può avvenire anche con scrittura privata autenticata; tuttavia, per evitare contestazioni future, è sempre consigliato l’atto notarile.

    Domande frequenti sull’usufrutto vedovile

    L’usufrutto vedovile esiste ancora nel 2026?

    No, l’usufrutto vedovile come istituto giuridico è stato abolito dalla riforma del diritto di famiglia del 1975 (Legge 151/1975). Oggi al coniuge superstite spetta il diritto di abitazione sulla casa familiare ex articolo 540 C.C., che viene comunemente ma impropriamente chiamato “usufrutto vedovile” nel linguaggio popolare.

    Il coniuge superstite può affittare la casa su cui ha il diritto di abitazione?

    No, il diritto di abitazione è un diritto personale e non consente di locare il bene a terzi, né di concederlo in comodato a estranei. Serve esclusivamente a garantire la continuità abitativa del coniuge nella casa familiare. Se si vuole un diritto più ampio (con possibilità di locare), serve un testamento che attribuisca l’usufrutto.

    Il coniuge superstite che si risposa perde il diritto di abitazione?

    No, secondo la giurisprudenza prevalente il coniuge superstite non perde il diritto di abitazione anche in caso di nuove nozze. Il diritto è vitalizio e sussiste fino alla morte del beneficiario.

    Come si calcola il valore dell’usufrutto per una persona di 70 anni?

    A 70 anni il coefficiente dell’usufrutto (fascia 70-72 anni) è pari al 40% del valore della piena proprietà. Quindi, se un immobile vale 200.000 euro, l’usufrutto a favore di un settantenne vale 80.000 euro e la nuda proprietà 120.000 euro.

    Chi paga l’IMU sull’immobile in nuda proprietà?

    L’IMU è dovuta interamente dall’usufruttuario, non dal nudo proprietario (art. 1, comma 743, Legge 160/2019). Se l’immobile è abitazione principale non di lusso dell’usufruttuario, l’IMU è esente.

    Alla morte dell’usufruttuario si paga l’imposta di successione?

    No, il consolidamento dell’usufrutto con la nuda proprietà è fiscalmente neutro: il nudo proprietario diventa pieno proprietario senza pagare imposta di successione, di registro, ipotecaria o catastale sull’estinzione dell’usufrutto. Occorre solo provvedere alla voltura catastale.

    Si può avere usufrutto e diritto di abitazione contemporaneamente?

    Sì. Il diritto di abitazione sulla casa familiare spetta al coniuge per legge (art. 540 C.C.), mentre con testamento è possibile attribuire anche l’usufrutto su altri beni (seconde case, terreni, titoli). I due istituti convivono senza problemi e su beni diversi.

    È possibile rinunciare al diritto di abitazione?

    Sì, il coniuge superstite può rinunciare al diritto di abitazione. La rinuncia deve essere espressa e, per motivi di sicurezza e opponibilità ai terzi, è fortemente consigliato farla con atto notarile. La rinuncia comporta il consolidamento anticipato della piena proprietà a favore degli altri eredi.

    Serve aiuto per pianificare la successione?

    La gestione della successione con usufrutto e nuda proprietà richiede competenze fiscali, catastali e giuridiche specifiche. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste famiglie e privati nella:

    • Predisposizione della dichiarazione di successione con attribuzione corretta di usufrutto e nuda proprietà;
    • Calcolo delle imposte di successione, ipotecaria e catastale;
    • Valutazione strategica del testamento per ottimizzare la fiscalità e proteggere il coniuge superstite;
    • Gestione del sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia per le volture catastali;
    • Consulenza sul consolidamento dell’usufrutto e aggiornamento delle intestazioni.

    Contattaci per una consulenza personalizzata presso la nostra sede di Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per fissare un appuntamento.

    AD

    Andrea Damiani

    Responsabile CAF Centro Fiscale di Udine · Consulente fiscale esperto in successioni, regime forfettario, ISEE e agevolazioni fiscali

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella gestione delle pratiche di successione con particolare attenzione al sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia. Supportiamo ogni anno centinaia di famiglie nella dichiarazione di successione, nella voltura catastale e nelle pratiche ereditarie complesse.

    📅 Articolo aggiornato al 24/04/2026 📞 Tel. 0432 1638640 · Contattaci →
    Giugno 15, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/dichiarazione-di-successione.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-15 08:00:002026-04-24 23:48:25Usufrutto Vedovile 2026: Diritti del Coniuge, Durata e Come Funziona nella Successione
    CAF

    Assegno Sociale e Limiti di Reddito 2026: Tabella Aggiornata

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Limiti di Reddito Assegno Sociale 2026: Panoramica
    2. Soglia per Soggetto Non Coniugato
    3. Soglia per Soggetto Coniugato
    4. Tabella Completa Limiti di Reddito 2026
    5. Quali Redditi Si Contano e Quali No
    6. Calcolo dell’Assegno Ridotto: Esempi Pratici
    7. Verifica Annuale: Come l’INPS Controlla i Redditi
    8. Domande Frequenti

    Limiti di Reddito Assegno Sociale 2026: Panoramica

    I limiti di reddito per l’assegno sociale 2026 rappresentano il requisito economico fondamentale per accedere a questa prestazione assistenziale dell’INPS. Ogni anno le soglie vengono aggiornate in base alla rivalutazione dell’importo dell’assegno sociale, che per il 2026 è pari a 538,69 euro al mese (7.002,97 euro annui).

    Le soglie reddituali variano a seconda dello stato civile del richiedente: se sei single, vedovo o separato, si valuta solo il tuo reddito personale; se sei coniugato, si sommano i redditi di entrambi i coniugi.

    Soglia per Soggetto Non Coniugato

    Se sei non coniugato (single, vedovo/a, divorziato/a o separato/a legalmente), il tuo reddito personale annuo non deve superare 7.002,97 euro, che corrisponde esattamente all’importo annuo dell’assegno sociale.

    In questo caso:

    • Reddito zero: assegno sociale in misura piena (538,69 euro/mese)
    • Reddito tra 1 e 7.002,96 euro: assegno in misura ridotta (differenza tra 7.002,97 e il reddito)
    • Reddito pari o superiore a 7.002,97 euro: nessun assegno

    Soglia per Soggetto Coniugato

    Se sei coniugato/a, la soglia raddoppia. Il reddito cumulato dei coniugi non deve superare 14.005,94 euro annui (il doppio dell’assegno sociale annuo).

    Anche in questo caso l’assegno può essere erogato in misura piena o ridotta:

    • Reddito cumulato zero: assegno pieno (538,69 euro/mese)
    • Reddito cumulato tra 1 e 7.002,96 euro: assegno pieno (il reddito del coniuge non incide se resta sotto la soglia personale)
    • Reddito cumulato tra 7.002,97 e 14.005,93 euro: assegno ridotto
    • Reddito cumulato pari o superiore a 14.005,94 euro: nessun assegno

    Nota importante: per i coniugati si applicano due soglie contemporaneamente: quella personale (7.002,97 euro) e quella cumulata (14.005,94 euro). L’assegno non spetta se viene superata anche una sola delle due soglie.

    Tabella Completa Limiti di Reddito Assegno Sociale 2026

    Ecco la tabella aggiornata 2026 con tutti i limiti di reddito per l’assegno sociale, suddivisi per stato civile e tipo di assegno:

    Stato civileTipo redditoLimite annuo 2026Limite mensileAssegno
    Non coniugatoPersonale0 euro0 euroPieno: 538,69 euro/mese
    Non coniugatoPersonale1 – 7.002,96 euroFino a 538,68 euroRidotto
    Non coniugatoPersonale≥ 7.002,97 euro≥ 538,69 euroZero
    ConiugatoPersonale≥ 7.002,97 euro≥ 538,69 euroZero
    ConiugatoCumulato coniugi0 – 7.002,96 euroFino a 538,68 euroPieno: 538,69 euro/mese
    ConiugatoCumulato coniugi7.002,97 – 14.005,93 euro538,69 – 1.077,37 euroRidotto
    ConiugatoCumulato coniugi≥ 14.005,94 euro≥ 1.077,38 euroZero

    Quali Redditi Si Contano e Quali No

    Uno degli aspetti più importanti (e fonte di errore) è capire quali redditi vengono considerati nel calcolo della soglia e quali invece sono esclusi.

    Redditi che SI contano

    • Redditi da lavoro dipendente o autonomo
    • Pensioni italiane ed estere
    • Redditi fondiari (affitti, terreni) inclusa cedolare secca
    • Interessi bancari e postali
    • Pensioni di guerra e rendite INAIL
    • Pensioni di invalidità civile
    • Assegni alimentari percepiti
    • Redditi da partecipazione in società

    Redditi che NON si contano

    • TFR e anticipazioni del TFR
    • Indennità di accompagnamento
    • Rendita catastale della casa di abitazione
    • Assegni familiari e trattamenti di famiglia
    • Arretrati soggetti a tassazione separata
    • L’assegno sociale stesso (non rientra nel computo)
    • Indennità di comunicazione per sordi
    • Indennità speciale per ciechi parziali

    Calcolo dell’Assegno Ridotto: Esempi Pratici

    Vediamo alcuni esempi concreti per capire meglio come funziona il calcolo dell’assegno sociale in misura ridotta.

    Esempio 1: Maria, vedova, reddito basso

    Maria ha 69 anni, è vedova e percepisce un piccolo affitto di 2.400 euro annui. Calcolo: 7.002,97 – 2.400 = 4.602,97 euro annui, cioè circa 354 euro al mese.

    Esempio 2: Franco e Lucia, coniugati

    Franco ha 70 anni e richiede l’assegno sociale. La moglie Lucia percepisce una pensione di 8.000 euro annui. Franco non ha redditi propri. Reddito personale Franco: 0 euro (sotto 7.002,97, OK). Reddito cumulato: 8.000 euro (sotto 14.005,94, OK). Assegno di Franco: 7.002,97 – 0 = 7.002,97 euro annui (misura piena, 538,69 euro/mese), perché il reddito cumulato resta sotto la soglia coniugale.

    Esempio 3: Anna, coniugata, redditi alti del coniuge

    Anna ha 67 anni e non ha redditi propri. Il marito guadagna 15.000 euro annui. Reddito cumulato: 15.000 euro, che supera la soglia di 14.005,94 euro. Anna non ha diritto all’assegno sociale, nonostante non abbia redditi personali.

    Verifica Annuale: Come l’INPS Controlla i Redditi

    L’INPS non si limita a verificare i redditi al momento della domanda. Ogni anno avvia una campagna di verifica incrociando i dati con l’Agenzia delle Entrate. Se i tuoi redditi sono cambiati rispetto all’anno precedente, l’assegno può essere:

    • Aumentato se i redditi sono diminuiti
    • Ridotto se i redditi sono aumentati ma restano sotto soglia
    • Revocato se i redditi hanno superato la soglia

    In caso di dati insufficienti, l’INPS richiede la compilazione del modello RED. Non rispondere alla richiesta RED comporta la sospensione dell’assegno. Il CAF Centro Fiscale di Udine può compilare il RED per te, evitando rischi di sospensione.

    Domande Frequenti sui Limiti di Reddito

    La casa di proprietà incide sul reddito per l’assegno sociale?

    La casa di abitazione (prima casa dove vivi) è esclusa dal computo dei redditi. Tuttavia, se possiedi un secondo immobile e lo affitti, il reddito da locazione viene conteggiato.

    Gli interessi sul conto corrente contano?

    Sì. Gli interessi bancari e postali vengono inclusi nel calcolo del reddito, anche se già tassati alla fonte. Se hai risparmi significativi che producono interessi, questi redditi vanno dichiarati.

    Se il mio coniuge muore, cambiano le soglie?

    Sì. Se rimani vedovo/a, passi dalla soglia coniugale (14.005,94 euro) alla soglia individuale (7.002,97 euro). Però a quel punto si considera solo il tuo reddito personale, che potrebbe essere più basso. L’INPS ricalcola automaticamente l’assegno.

    Fai Verificare i Tuoi Redditi al CAF Centro Fiscale

    Calcolare correttamente i limiti di reddito per l’assegno sociale è essenziale per non perdere questa prestazione. Un errore nella dichiarazione dei redditi, o la mancata risposta al modello RED, possono causare la sospensione dell’assegno.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica gratuitamente la tua posizione reddituale e ti assiste in tutto l’iter. Prenota un appuntamento al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 14, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-14 09:00:002026-06-14 09:00:00Assegno Sociale e Limiti di Reddito 2026: Tabella Aggiornata
    CAF, SUCCESSIONI

    Successioni in Friuli Venezia Giulia 2026: guida completa al sistema tavolare e alla procedura

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Le successioni in Friuli Venezia Giulia seguono regole peculiari rispetto al resto d’Italia. Il motivo sta nel sistema tavolare — il Libro Fondiario di matrice austro-ungarica — che regola il trasferimento della proprietà immobiliare nelle quattro province regionali. Chi deve gestire un’eredità in FVG nel 2026 si troverà ad affrontare adempimenti aggiuntivi che gli eredi nelle altre regioni non conoscono: l’intavolazione al Libro Fondiario, il certificato di eredità tavolare, la voltura non automatica. Questa guida copre tutto ciò che serve sapere, passo per passo.

    Il sistema tavolare FVG: cos’è e perché cambia tutto

    Il sistema tavolare (in tedesco Grundbuch, in sloveno Zemljiška knjiga) è il registro pubblico degli immobili vigente nelle province di Udine, Gorizia, Trieste e in parte di Pordenone. A differenza del Catasto Fondiario italiano, che ha funzione prevalentemente fiscale e descrittiva, il Libro Fondiario ha efficacia costitutiva: il diritto reale si acquista e si trasferisce soltanto con l’iscrizione (intavolazione), non con il semplice atto negoziale o la sentenza.

    Questo sistema risale all’epoca dell’Impero Austro-Ungarico ed è rimasto in vigore dopo l’annessione del FVG all’Italia, grazie al Regio Decreto 28 marzo 1929 n. 499 (che lo ha mantenuto in vita) e alla Legge 27 marzo 1985 n. 118 (che ne ha disciplinato l’adeguamento all’ordinamento italiano). Il quadro normativo è completato dal D.P.R. 29 ottobre 2000 n. 347 e dalla L.R. FVG 10/2012.

    Differenza chiave rispetto al Catasto nazionale:

    AspettoCatasto ordinario (Italia)Libro Fondiario (FVG)
    FunzioneFiscale e descrittivaCostitutiva dei diritti reali
    Trasferimento proprietàCon atto notarile + trascrizioneSolo con intavolazione al Libro Fondiario
    SuccessioneVoltura catastale automaticaIntavolazione separata obbligatoria (non automatica)
    VisuraVisura catastaleEstratto tavolare
    Certificazione ereditàAtto notorio o dichiarazione sostitutivaCertificato di eredità del giudice tavolare
    IpotecheTrascrizione nei registri immobiliariIscrizione nel Libro Fondiario

    Province FVG e articolazione del Libro Fondiario

    Il sistema tavolare non copre uniformemente tutto il FVG: nella provincia di Pordenone convivono comuni con Libro Fondiario (quelli storicamente appartenenti all’ex-Austria) e comuni con catasto ordinario. Ecco la mappa delle conservatorie tavolari di riferimento:

    Comune/AreaConservatoria TavolareTribunale competente
    Udine e provinciaUfficio Tavolare di UdineTribunale di Udine
    Cividale del Friuli e Valli del NatisoneUfficio Tavolare di CividaleTribunale di Udine
    Codroipo, Latisana, LignanoUfficio Tavolare di Udine (sezione)Tribunale di Udine
    Tolmezzo e CarniaUfficio Tavolare di TolmezzoTribunale di Udine
    Pordenone, Sacile, ManiagoUfficio Tavolare di PordenoneTribunale di Pordenone
    Spilimbergo, Aviano, CordenonsUfficio Tavolare di PordenoneTribunale di Pordenone
    Gorizia, Monfalcone, CormonsUfficio Tavolare di GoriziaTribunale di Gorizia
    Gradisca d’Isonzo, GradoUfficio Tavolare di GoriziaTribunale di Gorizia
    Trieste, Muggia, Duino-AurisinaUfficio Tavolare di TriesteTribunale di Trieste
    San Dorligo della Valle, SgonicoUfficio Tavolare di TriesteTribunale di Trieste

    Procedura completa della successione in FVG 2026

    Fase 1: Apertura della successione

    La successione si apre automaticamente al momento del decesso (art. 456 c.c.), nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto. Gli eredi possono accettare l’eredità (puramente e semplicemente o con beneficio d’inventario) o rinunciare. Il termine per accettare o rinunciare è di 10 anni dalla data del decesso.

    Fase 2: Dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate

    La dichiarazione di successione deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data del decesso (D.Lgs. 346/1990). Dal 2019 la presentazione è esclusivamente telematica tramite il software “SuccessioniOnline” dell’AdE, oppure tramite un CAF o un professionista abilitato.

    La dichiarazione di successione non è obbligatoria quando l’eredità è devoluta al coniuge e/o ai parenti in linea retta, l’attivo non comprende immobili o diritti reali immobiliari, e il valore dell’attivo è inferiore a 100.000 euro. In FVG, anche in questi casi, la dichiarazione è quasi sempre necessaria per procedere all’intavolazione tavolare.

    Fase 3: Pagamento delle imposte

    • Imposta di successione: calcolata sull’attivo netto, con le franchigie previste (vedi sezione imposte)
    • Imposta ipotecaria: 2% sul valore catastale degli immobili (minimo 200 euro)
    • Imposta catastale: 1% sul valore catastale degli immobili (minimo 200 euro)

    Fase 4: Intavolazione al Libro Fondiario (specifica FVG)

    In FVG la voltura tavolare NON è automatica. Gli eredi devono presentare separatamente una domanda di intavolazione all’Ufficio Tavolare competente. La domanda richiede: copia autentica della dichiarazione di successione vidimata dall’AdE, dichiarazione di accettazione dell’eredità, certificato di eredità del giudice tavolare (se richiesto dalla conservatoria), estratto tavolare aggiornato del bene.

    Il certificato di eredità tavolare è un istituto tipico del FVG, sconosciuto nel resto d’Italia: viene rilasciato dal giudice tavolare del Tribunale competente e attesta la qualità di erede in modo opponibile ai terzi nel sistema del Libro Fondiario.

    Documenti necessari per la successione FVG: checklist completa

    Documenti del defunto

    • Certificato di morte (rilasciato dal Comune)
    • Codice fiscale del defunto
    • Stato di famiglia storico (dal Comune di residenza)
    • Eventuale testamento (se presente, richiedere pubblicazione al notaio)
    • Estratto tavolare aggiornato per ciascun immobile FVG
    • Ultima dichiarazione dei redditi presentata

    Documenti degli eredi

    • Documento di identità e codice fiscale di tutti gli eredi
    • Certificati di nascita degli eredi
    • Stato di famiglia degli eredi
    • Atto di matrimonio o sentenza di divorzio (se rilevante)
    • Dichiarazione di accettazione o rinuncia all’eredità

    Documenti specifici FVG per l’intavolazione

    • Estratto tavolare aggiornato per ogni particella fondiaria
    • Foglio di possesso tavolare
    • Certificato di eredità del giudice tavolare (quando richiesto)
    • Piano di frazionamento (per unità tavolari composte da più particelle)
    • Atto di accettazione con indicazione specifica dei beni tavolari

    Imposte sulla successione 2026: aliquote, franchigie e regime FVG

    Le imposte applicabili in FVG nel 2026 sono quelle previste dal D.Lgs. 346/1990, come integrato dal D.Lgs. 139/2024:

    Grado di parentelaFranchigiaAliquota oltre franchigia
    Coniuge e figli (discendenti in linea retta)1.000.000 euro per erede4%
    Fratelli e sorelle100.000 euro per erede6%
    Altri parenti fino al 4° gradoNessuna franchigia6%
    Estranei e conviventi di fattoNessuna franchigia8%
    Portatori di handicap grave (L. 104/92)1.500.000 euroAliquota in base al grado parentale

    Imposte ipotecaria e catastale: 2% + 1% sul valore catastale (minimi 200 euro ciascuna). Prima casa agevolata: totale fisso 400 euro (200+200) se almeno un erede ha requisiti prima casa.

    Esempio pratico FVG: Tre fratelli ereditano la casa di Udine con valore catastale rivalutato di 120.000 euro, più 50.000 euro di conti bancari. Asse ereditario 170.000 euro. Franchigia fratelli/sorelle: 100.000 euro ciascuno → imposta di successione zero (170.000 < 300.000 franchigia totale). Si pagano solo imposta ipotecaria (2.400 euro) e catastale (1.200 euro).

    Costi orientativi della successione in FVG

    I costi di una successione in FVG dipendono dalla complessità della pratica. I principali componenti di costo sono:

    • Onorario CAF: per consulenza e redazione della pratica. Il CAF Centro Fiscale offre preventivo personalizzato senza impegno.
    • Imposte di successione, ipotecaria e catastale: calcolate sui valori reali (vedi tabella sopra)
    • Diritti e bolli per l’intavolazione tavolare: da richiedere all’Ufficio Tavolare competente
    • Eventuale notaio: per pubblicazione testamento olografo o atti tavolari complessi
    • Certificato di eredità tavolare: costo da richiesta al Tribunale

    I costi variano in base al caso concreto. Contatta il CAF Centro Fiscale per un preventivo personalizzato gratuito.

    Tempi medi della successione in FVG

    FaseTempi tipiciNote
    Raccolta documenti2-6 settimaneDipende da numero di beni e istituti bancari
    Dichiarazione successione AdE2-4 settimane dalla raccoltaPresentazione telematica CAF
    Liquidazione imposte AdE3-6 mesi dalla presentazioneL’AdE invia avviso di liquidazione
    Domanda intavolazione tavolare2-4 settimane (preparazione)Dopo ricezione dichiarazione vidimata AdE
    Lavorazione conservatoria tavolare2-6 mesiUdine e Trieste tendenzialmente più rapide
    Totale stimato6-14 mesiPer pratiche con immobili tavolari

    Casi tipici di successione in FVG

    Immobili in Carnia e zone montane

    Le successioni che coinvolgono immobili in Carnia (Tolmezzo, Gemona, Tarcento) presentano spesso complessità legate alla frammentazione fondiaria: malghe, boschi, terreni montani con particelle tavolari molto piccole e spesso in comproprietà. Frequente la formazione di comunioni ereditarie tra numerosi eredi con quote pro-indiviso nel Libro Fondiario.

    Vigneti in Collio, Carso e Colli Orientali

    La successione di aziende vitivinicole nel FVG (Collio DOC, Colli Orientali del Friuli, Carso DOC) presenta peculiarità legate al trasferimento delle autorizzazioni di impianto vigneto (Reg. UE 1308/2013) e dei diritti DOC/DOCG. I terreni vitati sono sempre nel Libro Fondiario e richiedono intavolazione specifica.

    Case storiche a Trieste e Gorizia

    A Trieste il sistema tavolare è particolarmente strutturato: anche gli immobili di nuova costruzione sono iscritti nel Libro Fondiario. Le case storiche del centro triestino presentano spesso vincoli di tutela (codice dei beni culturali). A Gorizia, nelle zone di confine con la Slovenia, si può verificare la presenza di beni con doppia iscrizione catastale italiano-slovena.

    Approfondimenti del cluster successioni FVG

    • Sistema tavolare FVG: cos’è e come funziona il Libro Fondiario
    • Successione a Udine: guida pratica e documenti necessari
    • Procedura dichiarazione di successione a Udine
    • Costi successione a Udine: CAF vs notaio a confronto
    • Documenti per la successione a Udine: checklist completa
    • CAF per la successione a Udine: come funziona il servizio
    • Tempi della successione a Udine: quanto dura la pratica
    • Successione immobili a Udine: voltura tavolare e adempimenti

    Domande frequenti sulle successioni in FVG 2026

    La voltura catastale in FVG è automatica dopo la dichiarazione di successione?

    No. In FVG la voltura al Libro Fondiario non è automatica. Dopo la dichiarazione di successione all’AdE è necessario presentare separatamente la domanda di intavolazione all’Ufficio Tavolare competente. Questo è uno degli errori più comuni degli eredi che si approcciano alla successione FVG aspettandosi le stesse procedure delle altre regioni.

    Serve il notaio per la successione in FVG?

    Non necessariamente. Per la dichiarazione di successione fiscale e l’intavolazione di base il CAF può gestire la pratica. Il notaio è necessario per testamenti olografi da pubblicare, divisioni formali tra eredi e operazioni tavolari complesse.

    Cos’è il certificato di eredità tavolare e quando serve?

    Il certificato di eredità tavolare è rilasciato dal giudice tavolare del Tribunale competente e certifica la qualità di erede con riferimento ai beni iscritti nel Libro Fondiario. Non è sempre necessario per l’intavolazione: in molti casi è sufficiente la dichiarazione di successione vidimata dall’AdE con l’accettazione dell’eredità.

    Entro quanto tempo devo presentare la dichiarazione di successione?

    Entro 12 mesi dalla data del decesso (D.Lgs. 346/1990). Superato questo termine si incorre in sanzioni per presentazione tardiva, riducibili con ravvedimento operoso.

    Posso gestire la successione FVG da remoto?

    Sì. Il CAF Centro Fiscale opera completamente online per tutto il FVG e per eredi non residenti in regione. È possibile inviare i documenti digitalizzati e ricevere assistenza telefonica.

    La franchigia di 1.000.000 euro per i figli vale anche sugli immobili in FVG?

    Sì. Le franchigie previste dal D.Lgs. 346/1990 (1.000.000 euro per coniuge e figli, 100.000 euro per fratelli e sorelle) si applicano sull’intero asse ereditario compresi gli immobili in FVG. Le imposte ipotecaria e catastale (2% e 1%) si applicano invece separatamente sul valore catastale degli immobili.

    Richiedi il preventivo personalizzato per la tua successione FVG

    Ogni successione in FVG è diversa. Il CAF Centro Fiscale offre consulenza per successioni in tutto il FVG con servizio disponibile anche completamente da remoto.

    • Telefono/WhatsApp: 366 6018121
    • Online: tramite il modulo di contatto sul sito
    • Sede: Udine (servizio completamente da remoto per tutto il FVG)

    Il servizio è disponibile per eredi di tutta la regione FVG: Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste e tutti i comuni delle quattro province, incluse le zone montane della Carnia, le Valli del Natisone e il litorale adriatico.

    Giugno 14, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-14 02:14:572026-06-14 02:15:10Successioni in Friuli Venezia Giulia 2026: guida completa al sistema tavolare e alla procedura
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Bonus affitto 2026: detrazione canone locazione, requisiti e come ottenerla nel 730

    Dichiarazione dei redditi 730

    Bonus affitto 2026: detrazione canone locazione, requisiti e come ottenerla nel 730

    Quando si parla di bonus affitto 2026, non ci si riferisce a un’unica misura ma a un insieme di detrazioni IRPEF sui canoni di locazione previste dal TUIR (art. 16) e da successive disposizioni di legge. Ogni detrazione ha importi, requisiti di reddito e platee di beneficiari diverse: chi è inquilino con contratto a canone libero, chi è under 31, chi si è trasferito per lavoro, chi studia fuori sede.

    In questa guida trovi un quadro completo di tutte le agevolazioni affitto inseribili nel modello 730 2026 (anno d’imposta 2025), con importi, soglie di reddito e indicazioni pratiche per compilare i righi E71 ed E72. Per una compilazione corretta e personalizzata, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione.

    Panoramica: le detrazioni affitto 2026 a colpo d’occhio

    Tipo detrazioneImporto massimoSoglia redditoRigo 730
    Inquilini canone libero (ordinaria)300 euro≤ 15.493,71 euroE71
    Inquilini canone libero (ridotta)150 euro15.493,71 – 30.987,41E71
    Giovani 20-31 anni (D.L. 73/2022)991,60 + 20% canone (max 2.000)≤ 43.000 euro reddito complessivoE71
    Trasferimento per lavoro991,60 (1° e 2° anno)≤ 30.987,41 euroE71
    Trasferimento per lavoro495,80 (3° anno)≤ 30.987,41 euroE71
    Canone concordato (3+2)495,80 euro≤ 15.493,71 euroE71
    Canone concordato (3+2 ridotta)247,90 euro15.493,71 – 30.987,41E71
    Studenti universitari fuori sede19% su max 2.633 euroNessuna soglia specificaE8-E10

    1. Detrazione affitto inquilini: il caso più comune

    La detrazione base per gli inquilini con contratti di locazione a canone libero è disciplinata dall’art. 16, comma 1 del TUIR. È destinata a chi ha stipulato un contratto di locazione (ex L. 431/1998) per l’abitazione adibita a residenza principale.

    Importi 2026:

    • 300 euro se il reddito complessivo è uguale o inferiore a 15.493,71 euro
    • 150 euro se il reddito complessivo è compreso tra 15.493,71 e 30.987,41 euro
    • Nessuna detrazione se il reddito supera 30.987,41 euro

    La detrazione spetta per ogni anno in cui il contratto è in essere ed è rapportata ai giorni di utilizzo dell’immobile come abitazione principale. Se si cambia casa a metà anno, la detrazione va proporzionata ai giorni effettivi.

    Cosa controllare: il contratto deve essere regolarmente registrato. Contratti non registrati non danno diritto alla detrazione.

    2. Bonus affitto giovani 20-31 anni: la detrazione più ricca

    Il D.L. 73/2022 art. 7 (convertito con L. 122/2022, poi prorogato dalla Legge di Bilancio 2023) ha introdotto una detrazione potenziata per i giovani tra i 20 e i 31 anni non compiuti che stipulano un contratto di locazione per l’abitazione principale diversa dall’abitazione principale dei genitori.

    Importo: La detrazione ammonta a 991,60 euro oppure, se superiore, al 20% del canone annuo pagato, fino a un massimo di 2.000 euro. In pratica:

    • Se il canone annuo è, ad esempio, 8.000 euro → 20% = 1.600 euro (supera 991,60, si usa 1.600)
    • Se il canone annuo è 12.000 euro → 20% = 2.400 euro, ma il cap è 2.000 euro → si detrae 2.000
    • Se il canone è 3.000 euro → 20% = 600 euro (inferiore a 991,60) → si detrae 991,60

    Requisiti:

    • Età: dal compimento del 20° anno fino al giorno prima del 31° compleanno
    • Reddito complessivo non superiore a 43.000 euro
    • L’immobile non deve essere l’abitazione principale della famiglia d’origine
    • La detrazione spetta per i primi 4 anni del contratto
    • Contratto regolarmente registrato

    Questa agevolazione è tra le più vantaggiose: un giovane con reddito di 20.000 euro e canone di 7.000 euro annui può detrarre 1.400 euro (20% di 7.000), una riduzione fiscale significativa.

    3. Detrazione per trasferimento di lavoro

    L’art. 16, comma 1-ter TUIR prevede una detrazione per chi prende in affitto una nuova abitazione per motivi di lavoro, trasferendosi a una distanza superiore a 100 chilometri dal precedente domicilio e comunque in un Comune diverso dalla precedente residenza.

    Importi (per i primi 4 anni del contratto, ai sensi del D.L. 73/2022):

    • 991,60 euro per il 1° e il 2° anno, con reddito complessivo ≤ 30.987,41 euro
    • 495,80 euro per il 3° anno, con reddito complessivo ≤ 30.987,41 euro
    • Nessuna detrazione se il reddito supera la soglia

    Il trasferimento deve avvenire nei tre anni precedenti all’inizio del contratto di locazione. Se il contratto inizia nel 2022, la detrazione spetta fino al 2024.

    4. Contratti a canone concordato (3+2): detrazione aggiuntiva

    I titolari di contratti di locazione a canone concordato (ai sensi della L. 431/1998, art. 2 comma 3 — contratti 3+2 assistiti) beneficiano di una detrazione specifica prevista dall’art. 16 comma 1-bis TUIR:

    • 495,80 euro se il reddito complessivo è ≤ 15.493,71 euro
    • 247,90 euro se il reddito è tra 15.493,71 e 30.987,41 euro
    • Zero se il reddito supera 30.987,41 euro

    Il canone concordato è fissato dagli accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini, solitamente inferiore al canone di mercato ma con agevolazioni fiscali sia per il proprietario (cedolare secca agevolata al 10%) che per l’inquilino (questa detrazione).

    5. Studenti universitari fuori sede: la detrazione del 19%

    I canoni di locazione pagati dagli studenti universitari fuori sede danno diritto a una detrazione del 19% (spesa detraibile), disciplinata dall’art. 15 comma 1 lett. i-sexies TUIR.

    Limiti e requisiti:

    • Detrazione del 19% su un importo massimo di 2.633 euro annui (detrazione massima: circa 500 euro)
    • Lo studente deve essere iscritto a un corso di laurea presso un ateneo ubicato in un Comune diverso da quello di residenza (almeno 100 km o in altra provincia)
    • L’appartamento in affitto deve essere situato nello stesso Comune (o limitrofo) dell’università
    • La detrazione spetta per la durata del corso di studi + un anno
    • Non è necessario che lo studente sia fiscalmente a carico: se è autonomo fiscalmente, inserisce il costo nel suo 730; se è a carico dei genitori, i genitori la inseriscono nel loro 730

    Questa detrazione si inserisce nei righi E8-E10 del modello 730 (non in E71 come le altre), con il codice spesa specifico.

    Contributi affitto comunali: la misura locale

    Oltre alle detrazioni IRPEF statali, esistono i contributi affitto erogati dai Comuni (Fondo Nazionale per il Sostegno all’Accesso alle Abitazioni in Locazione, art. 11 L. 431/1998). Si tratta di contributi a fondo perduto per inquilini in difficoltà economica, non di detrazioni fiscali.

    Le caratteristiche principali:

    • Gestiti dai Comuni con bandi periodici (tempistiche e importi variano da Comune a Comune)
    • Accessibili agli inquilini con ISEE basso e canone elevato rispetto al reddito (incidenza del canone sul reddito)
    • In Friuli Venezia Giulia, il Comune di Udine e altri Comuni aprono annualmente i bandi; verifica la scadenza del bando locale
    • Sono separati e cumulabili con le detrazioni fiscali 730

    Per sapere se il bando contributi affitto è aperto nel tuo Comune, contatta direttamente l’ufficio casa del Comune o chiedi al CAF Centro Fiscale.

    Come inserire le detrazioni affitto nel modello 730 2026

    Le detrazioni per canoni di locazione si inseriscono nella Sezione IV del Quadro E del modello 730, nei righi E71 ed E72:

    • Rigo E71: si indica il tipo di detrazione (codice 1, 2, 3, 4, 5 in base alla casistica), i giorni di locazione e il reddito complessivo
    • Rigo E72: per i casi di affitto con più tipologie nello stesso anno (es. cambio contratto)

    I codici da inserire in E71:

    • Codice 1: contratto a canone libero (art. 16 c. 1 TUIR)
    • Codice 2: contratto a canone concordato (art. 16 c. 1-bis TUIR)
    • Codice 3: trasferimento per lavoro (art. 16 c. 1-ter TUIR)
    • Codice 4: giovani 20-31 anni (D.L. 73/2022)
    • Codice 5: studenti universitari in alloggio universitario convenzionato

    La detrazione viene applicata automaticamente dal CAF o dal software 730 in base ai dati inseriti. Il software calcola l’importo spettante in base al reddito complessivo dichiarato.

    Errori frequenti da evitare

    • Contratto non registrato: senza registrazione all’Agenzia delle Entrate, la detrazione è negata
    • Non è abitazione principale: tutte le detrazioni (tranne studenti fuori sede) richiedono che l’immobile in affitto sia l’abitazione principale del contribuente
    • Detrazione giovani inserita negli anni sbagliati: la detrazione D.L. 73/2022 spetta al massimo per 4 anni; inserirla oltre il 4° anno è erroneo
    • Mancata verifica della soglia di reddito: usare l’importo pieno (300 euro) con reddito superiore a 15.493,71 porta a correzioni in accertamento
    • Confusione tra righe: gli studenti fuori sede vanno in E8-E10, non in E71

    Quando conviene farsi assistere dal CAF per le detrazioni affitto

    Le detrazioni per canone di locazione sembrano semplici ma nascondono insidie: la scelta del codice corretto in E71, il calcolo dei giorni, la verifica della soglia di reddito e la corretta individuazione del tipo di contratto sono aspetti che, se sbagliati, portano a disconoscimento della detrazione o a richieste di restituzione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora il 730 con tutte le detrazioni per canone di locazione a cui hai diritto, verificando contratto, tipologia e soglia di reddito. Per chi ha situazioni particolari (trasferimento lavoro, giovani under 31, studenti universitari), l’assistenza di un esperto CAF evita errori costosi.

    Prenota un appuntamento presso la nostra sede di Viale Tullio 13, Udine o chiamaci al 0432 1638640 (anche WhatsApp: 366 6018121) per un preventivo personalizzato sulla tua dichiarazione dei redditi.

    Domande frequenti sul bonus affitto 2026

    Il “bonus affitto” esiste come misura autonoma nel 2026?

    No. Non esiste un’unica misura chiamata “bonus affitto”: si tratta di un insieme di detrazioni IRPEF previste dal TUIR (art. 15 e 16) e da leggi speciali. Non è un contributo a fondo perduto erogato in busta paga o su conto corrente, ma una riduzione dell’IRPEF dovuta che si ottiene compilando il modello 730 o Redditi PF.

    Posso cumulare più detrazioni affitto nello stesso anno?

    No, in generale le detrazioni del rigo E71 sono alternative tra loro: non puoi sommare la detrazione ordinaria con quella per giovani. Si applica la più favorevole. Se nel corso dell’anno hai avuto più contratti diversi (es. hai cambiato casa), puoi compilare sia E71 che E72 indicando i giorni per ciascun contratto.

    Come funziona la detrazione affitto per i giovani se sono a carico dei genitori?

    Se il giovane under 31 è fiscalmente a carico dei genitori, la detrazione per affitto non si trasferisce ai genitori (a differenza delle spese sanitarie). La detrazione D.L. 73/2022 spetta solo al giovane che ha stipulato il contratto di locazione. Se non ha capienza IRPEF sufficiente, la detrazione è parzialmente o totalmente persa.

    Serve conservare il contratto di affitto per il 730?

    Sì. Il contratto di locazione registrato (o la ricevuta di registrazione) è il documento fondamentale da conservare in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate. Il CAF che elabora il 730 ne verifica i dati principali ma la conservazione è a carico del contribuente per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione.

    La detrazione affitto si calcola sul canone mensile o annuo?

    La detrazione dell’art. 16 TUIR (ordinaria, giovani, trasferimento lavoro) è un importo fisso che non dipende dall’ammontare del canone pagato (tranne per la detrazione giovani, dove conta il 20% del canone). La detrazione studenti universitari invece è percentuale (19% su max 2.633 euro di canone annuo).

    Giugno 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-13 09:51:382026-07-07 10:23:19Bonus affitto 2026: detrazione canone locazione, requisiti e come ottenerla nel 730
    CAF

    Pensione Minima 2026: Importo e Chi Ne Ha Diritto

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la Pensione Minima (Trattamento Minimo)
    2. Importo della Pensione Minima 2026
    3. Chi Ha Diritto alla Pensione Minima
    4. Requisiti Reddituali per l’Integrazione
    5. Come Si Calcola l’Integrazione al Minimo
    6. Differenze con l’Assegno Sociale
    7. Maggiorazione Sociale sulla Pensione Minima
    8. Domande Frequenti

    Cos’è la Pensione Minima (Trattamento Minimo)

    La pensione minima, tecnicamente chiamata trattamento minimo, è un’integrazione che l’INPS riconosce ai pensionati il cui assegno pensionistico, calcolato in base ai contributi versati, risulta inferiore a una soglia stabilita per legge. In pratica, se la tua pensione calcolata è troppo bassa, l’INPS la “porta” fino al livello minimo garantito.

    Si tratta di una misura di tutela sociale pensata per garantire a tutti i pensionati un reddito dignitoso, indipendentemente dall’importo maturato con i contributi. A differenza dell’assegno sociale, la pensione minima richiede di aver versato contributi e maturato il diritto a una pensione.

    Importo della Pensione Minima 2026: Quanto Spetta

    L’importo della pensione minima 2026 è pari a circa 603,40 euro al mese per 13 mensilità, con un totale annuo di circa 7.844,20 euro. L’importo esatto viene aggiornato ogni anno in base alla perequazione automatica (adeguamento all’inflazione).

    Per il triennio 2024-2026, il Governo ha previsto delle maggiorazioni straordinarie per i pensionati con trattamento minimo, con incrementi diversificati in base all’età del beneficiario.

    VoceImporto 2026
    Importo mensile base603,40 euro (stimato)
    Mensilità13
    Importo annuo7.844,20 euro (stimato)
    Maggiorazione over 75Incremento del 2,7%

    Chi Ha Diritto alla Pensione Minima nel 2026

    L’integrazione al trattamento minimo spetta a chi possiede una pensione diretta o indiretta (di reversibilità) il cui importo calcolato è inferiore al minimo. Ecco le condizioni:

    • Pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e 67 anni di età
    • Pensione anticipata (ex anzianità) con i requisiti contributivi previsti
    • Pensione ai superstiti (reversibilità) del coniuge o dei figli
    • Pensione di invalidità (assegno ordinario di invalidità)

    Importante: l’integrazione al minimo non spetta a chi è nel sistema contributivo puro (primo contributo dopo il 31/12/1995) per le pensioni di vecchiaia. In questo caso, se l’importo della pensione è troppo basso, si può richiedere l’assegno sociale.

    Requisiti Reddituali per l’Integrazione al Minimo

    Come per l’assegno sociale, anche la pensione minima prevede dei limiti di reddito. L’integrazione viene concessa in misura piena o parziale a seconda del reddito del pensionato e del coniuge:

    Stato civileIntegrazione piena se reddito sottoIntegrazione parziale se reddito tra
    Non coniugato7.844,20 euro/anno7.844,20 – 15.688,40 euro/anno
    Coniugato23.532,60 euro/anno (cumulo coniugi)23.532,60 – 31.376,80 euro/anno

    I redditi considerati sono quelli assoggettabili a IRPEF, al netto della pensione stessa. Non si contano: la casa di abitazione, il TFR, l’indennità di accompagnamento e gli arretrati a tassazione separata.

    Come Si Calcola l’Integrazione al Minimo

    Il calcolo dell’integrazione è relativamente semplice. L’INPS confronta l’importo della pensione calcolata con il trattamento minimo e versa la differenza:

    Esempio: supponiamo che Giuseppe, 68 anni, abbia maturato una pensione di 350 euro al mese in base ai contributi versati. Il trattamento minimo 2026 è di 603,40 euro. L’integrazione sarà quindi: 603,40 – 350 = 253,40 euro al mese. Giuseppe riceverà complessivamente 603,40 euro mensili.

    Se però Giuseppe ha anche altri redditi (ad esempio un affitto) che superano le soglie, l’integrazione viene ridotta proporzionalmente o azzerata.

    Differenze tra Pensione Minima e Assegno Sociale

    Pensione minima e assegno sociale vengono spesso confusi, ma sono prestazioni molto diverse:

    CaratteristicaPensione MinimaAssegno Sociale
    NaturaIntegrazione pensionisticaPrestazione assistenziale
    ContributiRichiesti (almeno 20 anni)Non richiesti
    Importo 2026~603,40 euro/mese538,69 euro/mese
    ReversibilitàSìNo
    EsportabilitàSì (anche all’estero)No (solo Italia)
    Base di calcoloContributi versati + integrazioneSolo requisiti reddituali

    In sintesi: la pensione minima è per chi ha lavorato e versato contributi ma ha maturato un assegno basso; l’assegno sociale è per chi non ha contributi sufficienti per alcuna pensione.

    Maggiorazione Sociale sulla Pensione Minima

    Anche chi percepisce la pensione al trattamento minimo può richiedere la maggiorazione sociale, un importo aggiuntivo riconosciuto ai pensionati con redditi molto bassi e che hanno compiuto determinate età:

    • Da 60 a 64 anni: maggiorazione di 25,83 euro/mese
    • Da 65 a 69 anni: maggiorazione di 82,64 euro/mese
    • Da 70 anni in su: incremento al milione, che porta il trattamento fino a circa 735 euro/mese

    Le maggiorazioni sono subordinate a specifici limiti reddituali. Per tutti i dettagli, consulta la nostra guida dedicata: Maggiorazione Sociale Pensione 2026: A Chi Spetta e Importi.

    Domande Frequenti sulla Pensione Minima 2026

    La pensione minima aumenta nel 2026?

    Sì. L’importo della pensione minima viene rivalutato ogni anno in base all’inflazione. Per il 2026, l’aumento è stimato intorno al +1,6% rispetto al 2025, portando l’importo a circa 603,40 euro al mese. Inoltre, per gli over 75 è prevista una maggiorazione straordinaria aggiuntiva.

    La pensione minima è reversibile?

    Sì. A differenza dell’assegno sociale, la pensione con integrazione al minimo genera il diritto alla pensione di reversibilità per il coniuge superstite, nella misura del 60% dell’importo totale.

    Posso avere la pensione minima vivendo all’estero?

    Sì, la pensione con integrazione al minimo è esportabile all’estero, a differenza dell’assegno sociale. Tuttavia, per i residenti all’estero l’integrazione può essere soggetta a verifiche reddituali specifiche.

    Come faccio a sapere se ho diritto alla pensione minima?

    L’integrazione al minimo viene generalmente riconosciuta in automatico dall’INPS al momento della liquidazione della pensione. Se ritieni di averne diritto e non la stai percependo, puoi verificare la tua situazione contattando l’INPS o rivolgendoti al CAF Centro Fiscale di Udine al numero 0432 1638640.

    Verifica la Tua Pensione con il CAF Centro Fiscale

    Capire se hai diritto alla pensione minima 2026 o all’integrazione al trattamento minimo può sembrare complicato. Tra requisiti contributivi, limiti reddituali e maggiorazioni, orientarsi da soli non è semplice.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:

    • Verificare il tuo estratto contributivo INPS
    • Calcolare se hai diritto all’integrazione al minimo
    • Presentare eventuali richieste di ricalcolo
    • Verificare le maggiorazioni sociali spettanti

    Prenota il tuo appuntamento: chiama il 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine.

    Giugno 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-13 09:00:002026-06-13 09:00:00Pensione Minima 2026: Importo e Chi Ne Ha Diritto
    CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHE

    Quattordicesima in busta paga: a chi spetta e come si calcola

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La quattordicesima mensilità è uno dei benefit più attesi dai lavoratori dipendenti durante l’estate. Si tratta di una somma aggiuntiva rispetto alla normale retribuzione mensile, erogata generalmente a giugno o luglio, che può arrivare a valere uno stipendio intero. Eppure, non tutti i lavoratori ne hanno diritto: spetta solo a chi è coperto da contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) che la prevedono espressamente.

    In questa guida completa spieghiamo chi ha diritto alla quattordicesima, quando viene pagata, come si calcola in base alle ore lavorate e al CCNL di riferimento, e cosa succede in caso di assunzione o cessazione del rapporto di lavoro nel corso dell’anno. Troverai anche tabelle riassuntive e esempi pratici di calcolo per capire subito quanto spetta.

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    Che cos’è la quattordicesima mensilità

    La quattordicesima mensilità è una retribuzione aggiuntiva prevista da alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro a favore dei lavoratori dipendenti. Non è una prestazione obbligatoria per legge come la tredicesima (cosiddetta “gratifica natalizia”, introdotta in modo generale dal D.P.R. n. 1070/1960 per i lavoratori dell’industria e poi estesa dagli accordi collettivi), bensì un istituto contrattuale: spetta solo se il CCNL applicato al rapporto di lavoro la prevede.

    In termini pratici, è come ricevere un quattordicesimo stipendio nell’arco dell’anno, in aggiunta ai dodici mensili ordinari e alla tredicesima. Il suo importo corrisponde di norma a una mensilità intera della retribuzione base (o di determinati istituti retributivi, a seconda del CCNL), proporzionata all’anzianità di servizio maturata nel periodo di riferimento.

    Quattordicesima vs tredicesima: le differenze principali

    CaratteristicaTredicesimaQuattordicesima
    Obbligo di leggeSì (universale, D.P.R. 1070/1960 + CCNL)No (solo da CCNL che la prevede)
    Periodo maturazioneGennaio–dicembreLuglio–giugno (di norma)
    Data erogazione tipicaDicembreGiugno o luglio
    Importo baseMensilità interaMensilità intera (o frazione, da CCNL)
    TassazioneIRPEF ordinaria in busta pagaIRPEF ordinaria in busta paga

    A chi spetta la quattordicesima: i settori coperti dai CCNL

    Non tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto alla quattordicesima. L’istituto è esclusivamente contrattuale: spetta unicamente ai lavoratori il cui contratto collettivo applicato la prevede. Ecco i principali settori in cui è garantita:

    Commercio e terziario (CCNL Confcommercio)

    Il CCNL Commercio (rinnovato con accordo del 22 marzo 2024 tra Confcommercio e Filcams-CGIL, Fisascat-CISL, Uiltucs-UIL) è uno dei contratti più diffusi e prevede espressamente la quattordicesima. Riguarda i lavoratori di:

    • Grande distribuzione organizzata (supermercati, ipermercati)
    • Negozi al dettaglio e all’ingrosso
    • Agenzie di viaggio e turismo
    • Servizi alla persona (lavanderie, estetisti, ecc.)
    • Intermediazione immobiliare e assicurativa

    Periodo di maturazione: 1º luglio dell’anno precedente – 30 giugno dell’anno in corso.
    Data di erogazione: luglio (con la busta paga del mese).

    Turismo e pubblici esercizi (CCNL FIPE)

    I lavoratori di bar, ristoranti, alberghi, hotel e strutture ricettive coperti dal CCNL FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) hanno diritto alla quattordicesima.

    Periodo di maturazione: 1º luglio – 30 giugno.
    Data di erogazione: luglio.

    Artigianato (CCNL di settore)

    Molti CCNL del settore artigiano (acconciatori, estetisti, autoriparatori, panificatori) prevedono la quattordicesima. I dettagli variano da contratto a contratto: alcuni la erogano a giugno, altri a luglio, e l’importo può differire da una mensilità intera.

    Agricoltura (CCNL operai agricoli)

    Il CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti prevede la quattordicesima. Vengono coperte le figure di operaio a tempo indeterminato e determinato (stagionali). La data di erogazione varia per contratto provinciale.

    Settori che non prevedono la quattordicesima

    Attenzione: numerosi settori non prevedono la quattordicesima. Tra questi, in linea generale:

    • Industria manifatturiera (metalmeccanici, chimici, ecc.) — il CCNL Federmeccanica non la prevede
    • Edilizia (CCNL ANCE)
    • Credito e assicurazioni — salvo accordi aziendali integrativi
    • Pubblica Amministrazione — dipendenti statali e PA in genere non hanno la quattordicesima (alcune aziende pubbliche possono averla da accordi decentrati)

    Per sapere con certezza se spetta, è sufficiente verificare il proprio CCNL indicato nel contratto di assunzione o nella busta paga alla voce “Contratto collettivo applicato”.

    Quando viene pagata la quattordicesima nel 2026

    La data di erogazione dipende dal contratto collettivo applicato. La regola generale è che la quattordicesima viene inclusa nella busta paga di giugno o di luglio:

    CCNL / SettoreMese di erogazionePeriodo di maturazione
    Commercio (Confcommercio)Luglio1º luglio – 30 giugno
    Turismo e pubblici esercizi (FIPE)Luglio1º luglio – 30 giugno
    Terziario distribuzione servizi (Confesercenti)Luglio1º luglio – 30 giugno
    Artigianato (es. acconciatori)Giugno o luglioVariabile da CCNL
    Agricoltura (operai)GiugnoVariabile da CCNL
    Cooperative distribuzione (Coop)Luglio1º luglio – 30 giugno

    La busta paga di luglio 2026 sarà quindi “doppia” per molti lavoratori del commercio e del turismo: conterrà sia la normale retribuzione di luglio sia l’importo della quattordicesima maturata dall’1 luglio 2025 al 30 giugno 2026.

    Come si calcola la quattordicesima: formula e componenti

    Il calcolo della quattordicesima segue una logica simile alla tredicesima: si prende la retribuzione di riferimento stabilita dal CCNL e si moltiplica per i mesi (o frazioni) di servizio effettuati nel periodo di maturazione.

    La formula base

    Quattordicesima = (Retribuzione mensile di riferimento ÷ 12) × Mesi maturati

    Oppure, in modo equivalente:

    Quattordicesima = Retribuzione mensile di riferimento × (Mesi maturati ÷ 12)

    Se il lavoratore ha lavorato l’intero periodo di maturazione (12 mesi), riceve una mensilità intera. Se ha lavorato meno (per assunzione nel corso dell’anno, dimissioni, part-time, ecc.), riceve una frazione proporzionale.

    Cosa comprende la “retribuzione di riferimento”

    La base di calcolo può variare a seconda del CCNL. In linea generale comprende:

    • Minimo contrattuale (paga base)
    • Scatti di anzianità
    • Eventuali superminimi o indennità contrattuali consolidate

    Di norma non rientrano nella base di calcolo: straordinari, rimborsi spese, provvigioni variabili, indennità di trasferta, premi di produzione non consolidati.

    Consulta sempre il testo del tuo CCNL (disponibile sul sito del CNEL o del sindacato di riferimento) per conoscere esattamente quali voci retributive concorrono alla base di calcolo.

    Proporzionamento per frazioni di mese

    Molti CCNL prevedono che le frazioni di mese superiori o uguali a 15 giorni siano conteggiate come mese intero, mentre le frazioni inferiori a 15 giorni non vengano conteggiate. Alcuni contratti usano invece la proporzionalità esatta ai giorni lavorati.

    La busta paga mostrerà la voce “quattordicesima” o “XIV mensilità” con l’importo lordo, dal quale verranno detratte le normali ritenute fiscali (IRPEF, addizionali regionali e comunali) e previdenziali (contributi INPS a carico del lavoratore).

    Esempi pratici di calcolo della quattordicesima

    Vediamo alcuni esempi concreti per capire come si calcola la quattordicesima in situazioni tipiche.

    Esempio 1: lavoratrice a tempo pieno con 12 mesi interi

    Situazione: Laura lavora in un supermercato (CCNL Commercio Confcommercio), livello D1, con una retribuzione mensile base + scatti di anzianità di 1.600 euro lordi. Ha lavorato tutto il periodo di maturazione (1 luglio 2025 – 30 giugno 2026), cioè 12 mesi interi.

    Calcolo:
    Quattordicesima = 1.600 euro × (12/12) = 1.600 euro lordi

    Netto in busta paga (stima): Dopo le ritenute IRPEF (aliquota IRPEF del 23% per redditi fino a 28.000 euro (primo scaglione) o del 35% per redditi fino a 50.000 euro (secondo scaglione), secondo gli scaglioni in vigore dal 2024 (D.Lgs. 216/2023)), addizionali regionali/comunali (~1,5%) e contributi INPS a carico lavoratore (9,19% per i dipendenti del commercio), il netto percepito sarà orientativamente tra 1.100 e 1.200 euro.

    Esempio 2: lavoratore assunto a metà periodo

    Situazione: Marco è stato assunto il 1º gennaio 2026 in un bar (CCNL FIPE). La sua retribuzione mensile di riferimento è 1.400 euro lordi. Il periodo di maturazione va dal 1º luglio 2025 al 30 giugno 2026 (12 mesi totali), ma Marco ha lavorato solo da gennaio a giugno 2026, cioè 6 mesi.

    Calcolo:
    Quattordicesima = 1.400 euro × (6/12) = 700 euro lordi

    Esempio 3: lavoratrice part-time

    Situazione: Anna lavora part-time al 50% in un negozio di abbigliamento (CCNL Commercio). La retribuzione mensile a tempo pieno sarebbe 1.500 euro, ma con il part-time al 50% la sua retribuzione mensile è 750 euro. Ha lavorato tutto il periodo di maturazione.

    Calcolo:
    Quattordicesima = 750 euro × (12/12) = 750 euro lordi

    Il part-time incide già sulla retribuzione mensile, che è la base di calcolo. Non c’è un ulteriore proporzionamento per il part-time, a meno che il CCNL non lo preveda diversamente.

    Tabella riepilogativa importi indicativi (CCNL Commercio 2026)

    Livello contrattualeRetribuzione base indicativaQuattordicesima lorda (12 mesi)
    Quadro (Q)~2.600 euro~2.600 euro
    1º livello~2.200 euro~2.200 euro
    2º livello~1.900 euro~1.900 euro
    3º livello~1.750 euro~1.750 euro
    D1 (ex 4º)~1.600 euro~1.600 euro
    D2 (ex 5º)~1.500 euro~1.500 euro
    6º livello~1.350 euro~1.350 euro

    Nota: i valori sono indicativi e si riferiscono ai minimi tabellari aggiornati dopo i rinnovi contrattuali. Verificare sempre il proprio cedolino e il CCNL applicato.

    Quattordicesima e assenze: cosa riduce l’importo

    Non tutte le assenze incidono sulla quattordicesima nello stesso modo. È importante sapere quali eventi durante il periodo di maturazione possono ridurre o azzerare l’importo spettante.

    Assenze che non riducono la quattordicesima

    • Ferie: i periodi di ferie goduti sono considerati lavorati a tutti gli effetti per il calcolo della quattordicesima
    • Malattia (entro certi limiti contrattuali): di norma i periodi di malattia indennizzata non riducono la quattordicesima, ma ogni CCNL può prevedere regole specifiche
    • Maternità obbligatoria: il periodo di congedo di maternità obbligatoria (5 mesi) è considerato lavorato
    • Permessi per legge 104/1992: i permessi mensili (3 giorni) non incidono sulla maturazione della quattordicesima; vedi anche il nostro articolo su retribuzione permessi 104 e voci contrattuali
    • Cassa integrazione ordinaria: di norma non sospende la maturazione della quattordicesima

    Assenze che possono ridurre la quattordicesima

    • Aspettativa non retribuita: i periodi di aspettativa senza retribuzione sospendono la maturazione
    • Congedo parentale facoltativo (ex maternità facoltativa): a seconda del CCNL, i periodi di congedo parentale retribuiti parzialmente possono ridurre proporzionalmente la quattordicesima
    • Sciopero: i giorni di sciopero non sono considerati giorni lavorati
    • Assenze ingiustificate: riducono i mesi lavorati ai fini del calcolo

    Quattordicesima in caso di cessazione del rapporto di lavoro

    Se il rapporto di lavoro termina prima della data di erogazione della quattordicesima, il lavoratore ha comunque diritto alla quota maturata fino alla data di cessazione. Questa somma viene liquidata insieme al TFR e alle altre competenze di fine rapporto.

    Esempio: Carlo lavora nel commercio e si dimette il 31 marzo 2026. Il periodo di maturazione della quattordicesima va dal 1º luglio 2025 al 30 giugno 2026 (12 mesi). Carlo ha maturato 9 mesi (luglio 2025 – marzo 2026).

    Con una retribuzione mensile di 1.500 euro:
    Quattordicesima pro-rata = 1.500 × (9/12) = 1.125 euro lordi

    Questo importo dovrà comparire nel conguaglio di fine rapporto (il cosiddetto “saldo” finale). Se il datore di lavoro non lo eroga, il lavoratore può reclamarlo, eventualmente con l’assistenza di un sindacato o del CAF.

    Per approfondire la gestione del TFR e delle competenze di fine rapporto, leggi la nostra guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo 2026.

    Tassazione della quattordicesima: come viene tassata in busta paga

    La quattordicesima mensilità non gode di alcuna tassazione agevolata: viene tassata con la normale aliquota IRPEF, esattamente come la retribuzione mensile ordinaria e la tredicesima.

    Nella busta paga del mese di erogazione (luglio per la maggior parte dei contratti del commercio), la quattordicesima si somma alla retribuzione mensile. Ciò significa che nel mese di luglio il reddito imponibile sarà circa il doppio rispetto a un mese normale, con possibile applicazione di aliquote IRPEF più alte (effetto “scaglione superiore”).

    Tuttavia, il sostituto d’imposta (il datore di lavoro) è tenuto a effettuare il conguaglio fiscale di fine anno (dicembre) che ridetermina l’IRPEF complessivamente dovuta sul reddito annuo: se nel mese di luglio sono state trattenute ritenute eccessive, verrà effettuato un rimborso a dicembre. Per capire come funziona il rimborso in busta paga, consulta il nostro articolo sul rimborso 730 in busta paga 2026.

    Contributi previdenziali sulla quattordicesima

    La quattordicesima è soggetta anche ai contributi previdenziali INPS, sia la quota a carico del lavoratore sia quella a carico del datore di lavoro. Per i lavoratori del commercio, la quota INPS a carico del lavoratore è pari al 9,19% (salvo variazioni introdotte da eventuali sgravi contributivi).

    Vale la pena ricordare che il bonus IRPEF (ex bonus Renzi) di 100 euro mensili spettante ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo fino a 15.000 euro (ovvero fino a 28.000 euro con particolari condizioni) viene applicato ogni mese in cui c’è una retribuzione, quindi anche sul cedolino di luglio in cui è inclusa la quattordicesima.

    Quattordicesima e detrazioni: l’impatto sulle addizionali

    Le addizionali regionali e comunali IRPEF vengono calcolate sul reddito complessivo annuo e trattenute dall’anno successivo (addizionali dell’anno precedente). Quindi la quattordicesima percepita nel 2026 incide sulle addizionali 2027, che verranno trattenute in busta paga nel corso del 2027.

    Questo meccanismo significa che l’impatto fiscale della quattordicesima è differito di un anno per quanto riguarda le addizionali, mentre l’IRPEF viene applicata “in acconto” sul cedolino di luglio e poi conguagliata a dicembre.

    Come verificare la quattordicesima in busta paga

    Per controllare che l’importo della quattordicesima ricevuta sia corretto, segui questi passaggi:

    1. Identifica il tuo CCNL: guarda la busta paga e cerca la voce “Contratto collettivo applicato” o “CCNL”. Se non lo trovi, chiedi al tuo datore di lavoro o all’ufficio paghe.
    2. Verifica il periodo di maturazione: controlla quanti mesi hai lavorato nell’arco del periodo di riferimento (di solito 1º luglio – 30 giugno).
    3. Identifica la retribuzione di riferimento: dalla busta paga di giugno (o dall’ultimo cedolino prima dell’erogazione), somma le voci retributive che il CCNL include nel calcolo (minimo contrattuale + scatti di anzianità + eventuali superminimi).
    4. Applica la formula: Retribuzione di riferimento × (mesi maturati / 12).
    5. Confronta con il lordo indicato in busta paga alla voce “XIV mensilità” o “Quattordicesima”.

    Se noti una discrepanza significativa, rivolgiti all’ufficio paghe, al sindacato di categoria o al CAF Centro Fiscale per un controllo dettagliato del cedolino. Il servizio di controllo buste paga è uno dei servizi più richiesti al CAF, soprattutto nel periodo estivo.

    Quattordicesima ai pensionati INPS: un istituto diverso

    Attenzione: esiste anche una quattordicesima per i pensionati INPS, ma si tratta di un istituto completamente diverso dalla quattordicesima dei lavoratori dipendenti. Non si deve fare confusione.

    La quattordicesima pensionistica è una somma aggiuntiva alla pensione riconosciuta dall’INPS ai pensionati con redditi bassi, introdotta dalla Legge n. 127/2007. Viene erogata ogni anno con la rata di luglio ai pensionati che hanno compiuto 64 anni entro il 31 luglio dell’anno di erogazione.

    Chi ha diritto alla quattordicesima pensionistica INPS

    • Pensionati con almeno 64 anni di età (compiuti entro il 31 luglio 2026)
    • Con reddito complessivo non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo INPS per i pensionati con meno di 15 anni di contributi, oppure a 2 volte il trattamento minimo per chi ha più di 15 anni di contributi (e fino a 3 volte per chi ha più di 25 anni di contributi)

    Gli importi della quattordicesima INPS variano in base agli anni di contribuzione versati:

    Anzianità contributivaImporto quattordicesima INPS 2026 (indicativo)
    Fino a 15 anni~437 euro
    Da 15 a 25 anni~546 euro
    Oltre 25 anni~655 euro

    Nota: gli importi vengono aggiornati annualmente in base alla variazione ISTAT. Per i valori esatti del 2026, consulta il cedolino pensione giugno 2026 o il sito ufficiale INPS.

    Per il pagamento della quattordicesima INPS di luglio 2026, consulta il calendario pagamenti INPS aggiornato.

    Domande frequenti (FAQ)

    La quattordicesima spetta a tutti i lavoratori dipendenti?

    No. Spetta solo ai lavoratori il cui CCNL la prevede espressamente. Molti settori (industria manifatturiera, edilizia, PA) non la prevedono. Controlla il tuo contratto collettivo per sapere se ne hai diritto.

    Quando viene pagata la quattordicesima 2026?

    Per la maggior parte dei contratti del commercio e del turismo, viene erogata con la busta paga di luglio 2026. Alcuni CCNL dell’artigianato e dell’agricoltura la erogano a giugno. Verifica il tuo contratto collettivo.

    Come si calcola la quattordicesima se sono stato assunto a metà anno?

    Si calcola in proporzione ai mesi lavorati nel periodo di maturazione. Se il periodo è 12 mesi e ne hai lavorati 6, riceverai il 50% della mensilità intera. Le frazioni di mese superiori a 15 giorni vengono di norma conteggiate come mese intero.

    La quattordicesima viene pagata anche in caso di dimissioni?

    Sì. Hai diritto alla quota maturata fino alla data di cessazione del rapporto di lavoro. Verrà liquidata con le competenze di fine rapporto (TFR, ferie residue, ecc.).

    La quattordicesima è tassata?

    Sì, viene tassata con la normale aliquota IRPEF (tassazione ordinaria), esattamente come la retribuzione mensile. Non gode di regimi fiscali agevolati come, ad esempio, il TFR (tassazione separata).

    Il part-time riduce la quattordicesima?

    Sì, indirettamente. La quattordicesima si calcola sulla retribuzione mensile effettiva, che per un lavoratore part-time è già ridotta proporzionalmente rispetto al tempo pieno. Se lavori al 60%, la tua retribuzione mensile è il 60% di quella a tempo pieno, e di conseguenza anche la quattordicesima sarà il 60% di quella di un collega a tempo pieno con lo stesso livello contrattuale.

    Cosa succede se il datore di lavoro non paga la quattordicesima?

    Se il CCNL la prevede e il datore di lavoro non la eroga, il lavoratore può: rivolgersi all’ufficio paghe per verificare se c’è un errore, contattare il sindacato di categoria, o presentare un esposto all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL). In ultima istanza, è possibile agire in via giudiziaria per il recupero delle somme non corrisposte.

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    Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 14:08:442026-06-12 09:00:20Quattordicesima in busta paga: a chi spetta e come si calcola
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Tassazione del TFR: l’aliquota media è più bassa dell’IRPEF ordinaria

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Quando un lavoratore dipendente conclude un rapporto di lavoro — per pensionamento, licenziamento o dimissioni — riceve il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), la cosiddetta “liquidazione”. Molti si chiedono quanto di quella somma vada allo Stato e soprattutto come viene tassato il TFR. La risposta è sorprendente: grazie al meccanismo della tassazione separata con aliquota media, il TFR è spesso tassato meno di quanto ci si aspetti, in misura inferiore rispetto all’IRPEF ordinaria applicata sullo stipendio.

    In questa guida completa spieghiamo il funzionamento dell’aliquota media sul TFR, come si calcola passo per passo, perché è vantaggiosa per il lavoratore, e forniamo esempi numerici concreti con tabelle di confronto.

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    Cos’è il TFR e perché viene tassato in modo diverso

    Il Trattamento di Fine Rapporto è una quota della retribuzione accantonata ogni anno dal datore di lavoro a favore del lavoratore, che verrà liquidata al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Si calcola dividendo la retribuzione annua lorda per 13,5 e rivalutando il fondo annualmente al tasso dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT.

    La normativa di riferimento è il D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 per la destinazione del TFR ai fondi pensione, mentre la tassazione è disciplinata dagli articoli 17 e 19 del TUIR (DPR 917/1986). Il TFR rientra nella categoria dei redditi soggetti a tassazione separata, un regime fiscale speciale previsto per i redditi che si formano nell’arco di più anni ma vengono percepiti in un’unica soluzione.

    La ratio della tassazione separata è proprio quella di evitare che un reddito pluriennale venga tassato con le aliquote più elevate dell’IRPEF progressiva, che si applicano alla somma di tutti i redditi dell’anno. Se il TFR venisse sommato al reddito ordinario dell’anno di percezione, il lavoratore potrebbe trovarsi in uno scaglione IRPEF molto più alto del normale, con un aggravio fiscale ingiusto.

    Per approfondire il calcolo del TFR e le modalità di accantonamento, consulta la nostra Guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo 2026.

    Il meccanismo della tassazione separata: come funziona l’aliquota media

    L’aliquota media applicata al TFR non è una percentuale fissa: viene calcolata individualmente per ogni lavoratore sulla base del suo reddito di riferimento degli anni precedenti. Il meccanismo, disciplinato dall’art. 19 del TUIR, prevede i seguenti passaggi:

    Step 1: calcolo del TFR imponibile

    Il TFR accantonato non è interamente imponibile. Si deve sottrarre:

    • L’imposta sostitutiva del 17% già versata annualmente sulle rivalutazioni del fondo TFR (art. 11, D.Lgs. 47/2000, come modificato dall’art. 1 c. 623 L. 190/2014 in vigore dal 2015)
    • Le quote di TFR maturate fino al 31 dicembre 2000 godono di una deduzione di euro 309,87 per ogni anno di anzianità (arrotondata a mese), il che riduce ulteriormente la base imponibile

    A partire dal 1° gennaio 2001, sull’intero TFR lordo non si applica più la deduzione ma si tiene conto dell’imposta già versata sulle rivalutazioni.

    Step 2: determinazione del reddito di riferimento

    Il reddito di riferimento è la base su cui viene calcolata l’aliquota media. Si ottiene con questa formula, stabilita dall’art. 19 TUIR:

    Reddito di riferimento = TFR imponibile / anni di anzianità × 12

    Questo importo rappresenta la quota annuale “virtuale” del TFR, come se fosse stato percepito in rate annuali invece che in un’unica soluzione. In questo modo si neutralizza l’effetto cumulativo pluriennale.

    Step 3: calcolo dell’aliquota media IRPEF

    Sull’importo del reddito di riferimento si calcola l’IRPEF teorica applicando le aliquote ordinarie per scaglioni. L’aliquota media si ottiene dividendo questa IRPEF teorica per il reddito di riferimento:

    Aliquota media = IRPEF teorica sul reddito di riferimento / reddito di riferimento × 100

    Questa aliquota viene poi applicata al TFR imponibile complessivo per determinare l’imposta dovuta. Il risultato è generalmente un’aliquota inferiore a quella che si applicherebbe sommando il TFR ai redditi ordinari.

    Le aliquote IRPEF 2026 applicabili al calcolo

    Per il calcolo dell’aliquota media si utilizzano gli scaglioni IRPEF vigenti. Dal 2024 (confermati per il 2025 dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024) gli scaglioni sono tre:

    Scaglione di redditoAliquota IRPEF
    Fino a 28.000 euro23%
    Da 28.001 a 50.000 euro35%
    Oltre 50.000 euro43%

    Questi scaglioni valgono sia per l’IRPEF ordinaria sul reddito da lavoro dipendente, sia per il calcolo del reddito di riferimento su cui si determina l’aliquota media del TFR. Si tratta della riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (accorpamento dei primi due scaglioni da 15% e 27% in uno unico al 23%).

    Puoi approfondire come queste aliquote impattano il tuo stipendio nell’articolo Detassazione lavoro dipendente: altri redditi fuori dalle soglie 2026.

    Esempio pratico 1: lavoratore con TFR medio

    Vediamo un caso concreto per capire come funziona l’aliquota media in pratica.

    Dati del lavoratore

    • Anni di anzianità lavorativa: 20 anni
    • TFR lordo accantonato: 40.000 euro
    • Rivalutazioni già tassate al 17% (quota sottratta): 3.000 euro
    • TFR imponibile: 37.000 euro

    Calcolo passo per passo

    Reddito di riferimento:

    37.000 euro / 20 anni × 12 = 22.200 euro

    IRPEF teorica sul reddito di riferimento (22.200 euro, tutto nel primo scaglione al 23%):

    22.200 × 23% = 5.106 euro

    Aliquota media:

    5.106 / 22.200 × 100 = 23%

    Imposta dovuta sul TFR:

    37.000 × 23% = 8.510 euro

    In questo caso, il lavoratore pagherà il 23% sul TFR, la stessa aliquota del primo scaglione IRPEF. Il vantaggio rispetto alla tassazione ordinaria si manifesta quando il reddito annuo supera i 28.000 euro, poiché la quota eccedente verrebbe tassata al 35%, mentre il TFR mantiene l’aliquota media più bassa.

    Esempio pratico 2: dirigente con TFR elevato

    Il vantaggio della tassazione separata è ancora più evidente per chi ha redditi e TFR elevati.

    Dati del dirigente

    • Anni di anzianità lavorativa: 30 anni
    • TFR lordo accantonato: 150.000 euro
    • Rivalutazioni già tassate al 17%: 15.000 euro
    • TFR imponibile: 135.000 euro
    • Reddito da lavoro annuo: 80.000 euro

    Calcolo con aliquota media

    Reddito di riferimento:

    135.000 / 30 × 12 = 54.000 euro

    IRPEF teorica su 54.000 euro:

    • Primo scaglione (0-28.000): 28.000 × 23% = 6.440 euro
    • Secondo scaglione (28.001-50.000): 22.000 × 35% = 7.700 euro
    • Terzo scaglione (50.001-54.000): 4.000 × 43% = 1.720 euro
    • Totale IRPEF teorica: 15.860 euro

    Aliquota media:

    15.860 / 54.000 × 100 = 29,37%

    Imposta sul TFR:

    135.000 × 29,37% = 39.650 euro circa

    Confronto con tassazione ordinaria

    Se il TFR fosse stato sommato al reddito ordinario dell’anno (80.000 euro), il reddito complessivo sarebbe stato 80.000 + 135.000 = 215.000 euro. L’aliquota marginale sarebbe stata il 43% su quasi tutto il TFR. L’imposta sul TFR a tassazione ordinaria sarebbe stata circa 58.050 euro, ovvero quasi 18.400 euro in più rispetto alla tassazione separata.

    Modalità di tassazioneAliquota effettivaImposta dovuta sul TFR
    Tassazione separata (aliquota media)29,37%circa 39.650 euro
    Tassazione ordinaria IRPEF~43%circa 58.050 euro
    Risparmio fiscale-13,63 ppcirca 18.400 euro

    TFR in azienda vs TFR in fondo pensione: le differenze fiscali

    Una scelta fondamentale per il lavoratore dipendente è se mantenere il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione complementare. Dal punto di vista fiscale, le regole cambiano:

    TFR mantenuto in azienda

    • Tassazione con aliquota media IRPEF (meccanismo art. 19 TUIR)
    • Imposta liquidata dal datore di lavoro in via provvisoria
    • Conguaglio definitivo effettuato dall’Agenzia delle Entrate entro il 31 dicembre del secondo anno successivo
    • Eventuale rimborso o conguaglio a debito comunicato dal fisco

    TFR destinato a fondo pensione

    • I contributi versati al fondo sono deducibili dal reddito fino a 5.164,57 euro annui
    • La prestazione finale (rendita o capitale) è tassata con aliquota del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il 15° (fino a un minimo del 9%)
    • Fiscalità separata e generalmente più favorevole per chi ha lunghi periodi di contribuzione
    CaratteristicaTFR in aziendaTFR in fondo pensione
    Aliquota di tassazioneAliquota media IRPEF (variabile)15% (min 9% dopo 35 anni)
    Rivalutazione annua1,5% + 75% inflazioneRendimento finanziario del fondo
    Liquidità in caso di bisognoAnticipo TFR (limiti di legge)Riscatto anticipato (limiti)
    Deduzione contributiNoSì, fino a 5.164,57 euro/anno

    Per un’analisi approfondita sulle novità dei fondi pensione, leggi: Fondi pensione, nuove regole da luglio tra deduzione e nuove modalità di rendita.

    Il conguaglio fiscale: quando e come interviene l’Agenzia delle Entrate

    Il processo di tassazione del TFR non si esaurisce al momento del pagamento da parte del datore di lavoro. L’Agenzia delle Entrate effettua un conguaglio definitivo basato sui redditi effettivamente percepiti nei due anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro (o del pensionamento).

    Come funziona il conguaglio

    • Tassazione provvisoria: il datore di lavoro applica in via provvisoria un’aliquota calcolata sulla base dei redditi degli anni precedenti disponibili
    • Conguaglio definitivo: l’Agenzia delle Entrate, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo alla cessazione, ricalcola l’aliquota media definitiva usando i redditi medi del biennio precedente la fine del rapporto
    • Esito del conguaglio: può risultare un credito da rimborsare al contribuente oppure un debito aggiuntivo da versare
    • Notifica: avviene tramite comunicazione bonaria o cartella di pagamento

    Per i dipendenti pubblici, la gestione è affidata all’INPS (ex INPDAP) per le pensioni, con tempistiche analoghe. I conguagli in eccesso vengono rimborsati direttamente dall’Agenzia delle Entrate mediante rimborso IRPEF.

    Tassazione separata: altri redditi che beneficiano dello stesso regime

    Il TFR non è l’unico reddito soggetto a tassazione separata. L’art. 17 del TUIR elenca tutti i redditi che godono di questo regime agevolato, tra cui:

    • Indennità di mobilità e NASPI (in alcuni casi)
    • Indennità equipollenti al TFR (indennità di buonuscita del settore pubblico)
    • Plusvalenze da cessione di aziende possedute da più di 5 anni
    • Redditi a formazione pluriennale (es. arretrati di lavoro dipendente relativi ad anni precedenti)
    • Indennità percepite da sportivi professionisti alla fine della carriera
    • Incentivi all’esodo (prepensionamento agevolato)

    Per tutti questi redditi, il principio di calcolo dell’aliquota media è analogo a quello del TFR: si calcola il reddito di riferimento annualizzato e si applica l’aliquota media IRPEF corrispondente.

    Confronto tabellare IRPEF ordinaria vs aliquota media TFR

    Ecco una tabella riassuntiva che mostra, per diversi livelli di TFR e anzianità, l’aliquota media risultante e il confronto con l’aliquota marginale IRPEF ordinaria che si applicherebbe sommando il TFR al reddito annuo:

    TFR imponibileAnni anzianitàReddito di riferimentoAliquota media TFRAliquota marginale IRPEF ordinaria (reddito 40.000 euro)Risparmio fiscale stimato
    20.000 euro1516.000 euro23%23-35%0% – 12%
    40.000 euro2024.000 euro23%35%12%
    80.000 euro2538.400 euro26,6%35-43%8-16%
    120.000 euro3048.000 euro28,7%43%14%
    200.000 euro3568.571 euro32,4%43%10,6%

    Nota: i valori sono approssimati. Il risparmio effettivo dipende dalla situazione individuale, dall’effettivo reddito del biennio precedente e dalle detrazioni spettanti.

    Casi speciali: colf, badanti e lavoratori domestici

    Un caso particolare riguarda i lavoratori domestici (colf, badanti, baby sitter). Anche per loro il TFR è soggetto alla tassazione separata con aliquota media. La Corte di Cassazione ha peraltro stabilito che il diritto al TFR spetta anche in assenza di contratto formale scritto, purché il rapporto di lavoro sia riconoscibile di fatto.

    Per approfondire: Colf, Badanti e Baby Sitter senza contratto: il TFR spetta lo stesso.

    Per i lavoratori domestici, il calcolo del TFR segue regole specifiche del CCNL Domestici: la retribuzione di riferimento include le mensilità aggiuntive (tredicesima) e l’indennità sostitutiva del vitto e alloggio, se prevista.

    Dichiarazione dei redditi e TFR: cosa deve fare il lavoratore

    Una domanda frequente è: devo dichiarare il TFR nella dichiarazione dei redditi? La risposta è: generalmente no, con alcune eccezioni.

    Regola generale

    Il TFR è soggetto a tassazione separata e non deve essere inserito nel 730 o nel Modello Redditi come reddito ordinario. Il datore di lavoro versa la ritenuta provvisoria all’Erario e comunica i dati all’Agenzia delle Entrate tramite la Certificazione Unica (CU).

    Quando il lavoratore deve intervenire

    • Se si riceve una comunicazione di conguaglio dall’Agenzia delle Entrate
    • Se si vuole optare per la tassazione ordinaria (rarissimo, ma possibile se è più conveniente)
    • Se ci sono errori nella CU che devono essere corretti
    • Per i TFR corrisposti da soggetti privati (es. lavoro domestico non regolare – ipotesi residuale)

    Il Quadro F del Modello 730 può essere utile per gestire alcune situazioni particolari legate ai redditi a tassazione separata. Per approfondire: Il Quadro F del Modello 730/2026: Acconti, Crediti e Novità del Rigo F15.

    Come richiedere assistenza al CAF per il TFR

    Se hai ricevuto il TFR e hai dubbi sulla tassazione applicata, sul conguaglio fiscale o su come comportarti nella dichiarazione dei redditi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per:

    • Verificare la correttezza del calcolo dell’aliquota media applicata dal datore di lavoro
    • Analizzare la comunicazione di conguaglio dell’Agenzia delle Entrate
    • Valutare la convenienza tra TFR in azienda e fondo pensione
    • Assistenza nella compilazione della dichiarazione dei redditi se ci sono redditi a tassazione separata

    Puoi prenotare un appuntamento presso la nostra sede di Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, chiamarci al 0432 1638640 o scriverci su WhatsApp al 366 6018121.

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    Domande frequenti (FAQ)

    Il TFR viene sempre tassato meno dell’IRPEF ordinaria?

    Non necessariamente. Se il reddito di riferimento calcolato sul TFR cade interamente nel primo scaglione IRPEF (fino a 28.000 euro), l’aliquota media sarà del 23%, uguale all’aliquota ordinaria per redditi bassi. Il vantaggio è massimo per chi ha redditi annui elevati (oltre 28.000 euro) e un TFR accumulato su molti anni: in questo caso l’aliquota media rimane inferiore all’aliquota marginale IRPEF ordinaria.

    Cosa succede se scelgo la tassazione ordinaria sul TFR?

    È possibile optare per la tassazione ordinaria del TFR in sede di dichiarazione dei redditi. Questa opzione può convenire solo in casi molto particolari, ad esempio se nell’anno di percezione si ha un reddito complessivo molto basso che porta l’aliquota media ordinaria ad essere inferiore all’aliquota media calcolata sul TFR. Nei casi ordinari, la tassazione separata è più conveniente.

    L’anticipo del TFR viene tassato nello stesso modo?

    Sì, anche l’anticipo del TFR (che può essere richiesto dopo 8 anni di lavoro per specifiche causali come acquisto prima casa o spese mediche) è soggetto a tassazione separata con aliquota media, con le stesse modalità di calcolo della liquidazione finale.

    Quanto tempo ha l’Agenzia delle Entrate per fare il conguaglio?

    L’Agenzia delle Entrate procede al conguaglio definitivo entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui la dichiarazione definitiva è stata presentata (in via ordinaria). I tempi possono variare in base ai carichi di lavoro dell’amministrazione, ma la comunicazione arriva tipicamente entro 2-4 anni dalla cessazione del rapporto.

    Il TFR percepito in caso di licenziamento è tassato diversamente?

    No, la modalità di tassazione del TFR non cambia a seconda della causa di cessazione del rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni, pensionamento, scadenza contratto). In tutti i casi si applica la tassazione separata con aliquota media calcolata secondo l’art. 19 TUIR.

    Come viene tassato il TFR per i dipendenti pubblici?

    Per i dipendenti pubblici il TFR si chiama Buonuscita (TFS – Trattamento di Fine Servizio) o Indennità di Buonuscita (per alcune categorie). La tassazione segue principi analoghi ma con alcune specificità: la base imponibile è calcolata diversamente (1/12 della retribuzione annua contributiva per ogni anno di servizio) e la gestione è affidata all’INPS/INPDAP. Le tempistiche di erogazione per i dipendenti pubblici sono spesso più lunghe rispetto al settore privato.

    Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-12 12:08:442026-06-12 08:48:23Tassazione del TFR: l’aliquota media è più bassa dell’IRPEF ordinaria
    Pagina 20 di 74«‹1819202122›»

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