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Bonus Mamme Lavoratrici 2026: Esonero Contributivo

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il bonus mamme 2026 e l’esonero contributivo riconosciuto alle lavoratrici madri con almeno due figli. Introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e confermato con ampliamenti nel 2025-2026, questa misura consente alle mamme lavoratrici di ricevere fino a 3.000 euro annui in piu in busta paga grazie all’azzeramento della quota contributiva a loro carico. Ecco come funziona, chi ne ha diritto e come ottenerlo.

Questa guida fa parte del nostro approfondimento su tutti i bonus e agevolazioni per le famiglie nel 2026.

Indice dei contenuti

  1. Come Funziona il Bonus Mamme
  2. Requisiti 2026
  3. Importo dell’Esonero
  4. Bonus Mamme per Lavoratrici Autonome
  5. Compatibilita con Altre Misure
  6. Come Richiederlo
  7. Domande Frequenti
  8. Contatta il CAF Centro Fiscale

Come Funziona il Bonus Mamme Lavoratrici

Il bonus mamme lavoratrici non e un contributo economico diretto, ma un esonero dalla quota di contributi previdenziali a carico della lavoratrice. In pratica, i contributi IVS (Invalidita, Vecchiaia e Superstiti) che normalmente vengono trattenuti in busta paga – pari al 9,19% della retribuzione – vengono azzerati, con un tetto massimo di 250 euro al mese (3.000 euro annui).

La lavoratrice riceve quindi uno stipendio netto piu alto, senza alcuna penalizzazione sulla pensione futura: i contributi figurativi vengono comunque accreditati dall’INPS.

Requisiti per il Bonus Mamme 2026

Per beneficiare dell’esonero contributivo nel 2026, le lavoratrici devono soddisfare queste condizioni:

Lavoratrici dipendenti

  • Contratto a tempo indeterminato (sia nel settore privato che nel pubblico)
  • Almeno 2 figli, di cui il piu piccolo sotto i 10 anni
  • Escluso il lavoro domestico (colf e badanti)

Versione rafforzata (triennio 2024-2026)

  • Lavoratrici con 3 o piu figli
  • Esonero valido fino al compimento dei 18 anni del figlio piu piccolo
  • Applicabile anche ai contratti a tempo determinato

Importo dell’Esonero Contributivo

L’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice, con i seguenti limiti:

  • Massimo 250 euro al mese (3.000 euro annui)
  • Si applica sulla quota IVS del 9,19%
  • Per stipendi lordi fino a circa 2.720 euro al mese, l’esonero copre l’intera quota contributiva
  • Per stipendi superiori, il beneficio e comunque di 250 euro/mese

Esempio pratico: una lavoratrice con retribuzione lorda di 2.000 euro/mese normalmente paga 183,80 euro di contributi (9,19%). Con il bonus mamme, questa cifra viene azzerata: un risparmio netto di circa 183 euro al mese, pari a circa 2.200 euro annui.

Bonus Mamme per Lavoratrici Autonome

Dal 2025, il bonus mamme e stato esteso anche alle lavoratrici autonome, comprese le libere professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS. Le condizioni sono:

  • Almeno 2 figli, di cui il piu piccolo sotto i 10 anni
  • Reddito annuo non superiore a 40.000 euro
  • L’esonero e pari al 100% dei contributi previdenziali dovuti, fino a un massimo di 3.000 euro annui

A differenza delle dipendenti, le autonome devono presentare domanda all’INPS (non e automatico).

Compatibilita con Altre Misure e Bonus

Il bonus mamme e compatibile e cumulabile con:

  • Assegno Unico Universale
  • Bonus nido
  • Bonus bollette
  • Detrazioni fiscali per figli a carico (ove ancora applicabili)

Non e invece cumulabile con l’esonero contributivo IVS ordinario previsto dalla Legge di Bilancio 2024 (il cosiddetto “taglio del cuneo fiscale”). La lavoratrice beneficia del trattamento piu favorevole tra i due.

Come Richiedere il Bonus Mamme 2026

Le modalita di richiesta variano in base alla tipologia di lavoro:

  • Lavoratrici dipendenti: l’esonero e automatico. La lavoratrice deve comunicare al datore di lavoro i codici fiscali dei figli. Il datore applica l’esonero in busta paga e trasmette i dati all’INPS con il flusso UniEmens.
  • Lavoratrici autonome: devono presentare domanda all’INPS tramite il portale online, allegando la documentazione relativa ai figli e al reddito.

Domande Frequenti sul Bonus Mamme 2026

Il bonus mamme riduce la pensione futura?

No. I contributi esentati vengono comunque accreditati figurativamente dall’INPS. La lavoratrice non subisce alcuna penalizzazione sulla pensione.

Spetta anche con contratto part-time?

Si, il bonus si applica anche ai contratti part-time, con importo proporzionato alla retribuzione effettiva.

Le mamme con un solo figlio possono beneficiarne?

No, il requisito minimo e avere almeno 2 figli. Non esiste una versione per madri con un solo figlio.

Contatta il CAF Centro Fiscale

Hai dubbi sul bonus mamme 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare i requisiti e, per le lavoratrici autonome, a presentare la domanda INPS.

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    CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel: 0432 1638640

    Giugno 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-20 09:00:002026-04-08 10:19:42Bonus Mamme Lavoratrici 2026: Esonero Contributivo
    CAF, SUCCESSIONI

    Successione Senza Notaio 2026: Quando e Possibile, Come Fare e Quanto Si Risparmia

    Successione CAF o notaio: confronto costi e vantaggi per la dichiarazione ereditaria

    La convinzione che per una successione sia obbligatorio rivolgersi al notaio è uno dei falsi miti più diffusi in Italia. In realtà, nella maggior parte dei casi, il notaio non è necessario: per la dichiarazione di successione, la voltura catastale e la semplice accettazione dell’eredità, un CAF o un commercialista sono più che sufficienti, con un risparmio che può arrivare a 2.000-5.000 euro.

    In questa guida completa aggiornata al 2026 vediamo quando il notaio serve davvero, quando è solo un’opzione costosa e quali sono le alternative legali per gestire una successione senza spese superflue.

    Indice dei contenuti

    1. Il notaio NON è obbligatorio per la successione
    2. Dichiarazione di successione vs atto notarile: la differenza chiave
    3. Quando il notaio NON serve (i casi più comuni)
    4. Quando il notaio SERVE obbligatoriamente
    5. Quando il notaio CONVIENE (facoltativo ma utile)
    6. Alternative al notaio: CAF, commercialista, cancelleria
    7. Confronto costi: CAF vs notaio vs commercialista
    8. Come rinunciare all’eredità senza notaio
    9. Come fare la successione al CAF passo-passo
    10. Errori comuni nel fai-da-te
    11. Quando il fai-da-te è rischioso
    12. FAQ – Domande frequenti
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    Il notaio NON è obbligatorio per la successione

    Partiamo dal punto più importante: nessuna legge italiana impone il notaio per aprire una successione. La normativa di riferimento – il Testo Unico delle Successioni (D.Lgs. 346/1990) e il Codice Civile (artt. 456-768) – non prevede alcun obbligo di rivolgersi a un notaio per gli adempimenti ordinari.

    Quando una persona muore, gli eredi devono compiere una serie di adempimenti che, nella quasi totalità dei casi, possono essere gestiti senza alcun atto notarile:

    • Presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla morte
    • Pagare le imposte (di successione, ipotecaria e catastale se ci sono immobili)
    • Aggiornare i registri catastali tramite voltura
    • Sbloccare conti correnti e investimenti intestati al defunto
    • Accettare l’eredità, anche solo tacitamente

    Tutte queste operazioni possono essere svolte da un CAF abilitato, da un commercialista o persino direttamente dal contribuente tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate. Il notaio interviene solo in casi specifici, che vedremo nel dettaglio.

    Dichiarazione di successione vs atto notarile: la differenza chiave

    Il malinteso nasce dalla confusione tra due adempimenti completamente diversi, che molti eredi sovrappongono erroneamente.

    La dichiarazione di successione: un atto FISCALE

    La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale, non notarile. Si presenta all’Agenzia delle Entrate tramite il modello telematico SUC ed ha lo scopo di:

    • Dichiarare al Fisco l’esistenza dell’eredità e il suo valore
    • Calcolare e pagare le imposte dovute (successione, ipotecaria, catastale, bolli)
    • Permettere lo sblocco dei beni (immobili, conti, investimenti)

    La dichiarazione di successione può essere presentata da qualsiasi intermediario abilitato: CAF, commercialisti, tributaristi, e persino dagli stessi eredi tramite Entratel/Fisconline. Il notaio qui non ha alcun ruolo esclusivo.

    L’atto notarile di accettazione: raramente necessario

    L’accettazione espressa dell’eredità (artt. 474-475 Codice Civile) è invece un atto civilistico con cui l’erede dichiara formalmente di accettare. Esistono due modalità:

    • Accettazione tacita: si compie implicitamente quando l’erede fa qualcosa che presuppone la volontà di accettare (es. presenta la dichiarazione di successione, paga le imposte, riscuote un credito del defunto)
    • Accettazione espressa: con atto pubblico o scrittura privata autenticata – solo in questo caso serve il notaio, ma è richiesta solo in specifiche circostanze (es. per trascrivere la vendita di un immobile ereditato)

    Nella pratica, il 99% degli eredi accetta tacitamente semplicemente facendo la successione al CAF. Non serve nessun atto formale.

    Quando il notaio NON serve (i casi più comuni)

    Vediamo nel dettaglio le situazioni – che rappresentano la stragrande maggioranza delle successioni italiane – in cui il notaio è del tutto superfluo.

    1. Dichiarazione di successione

    La presentazione del modello SUC è competenza di qualunque intermediario fiscale abilitato. Un CAF come il CAF Centro Fiscale di Udine la predispone e la trasmette in via telematica all’Agenzia delle Entrate con costi tra 200 e 500 euro, a fronte di 1.500-3.000 euro mediamente richiesti da un notaio per lo stesso identico servizio.

    2. Accettazione tacita dell’eredità

    Come abbiamo visto, l’accettazione tacita si perfeziona automaticamente con comportamenti concludenti: presentare la dichiarazione di successione, pagare le imposte di successione con F24, riscuotere canoni di locazione degli immobili ereditati, disporre dei beni mobili del defunto. Nessun atto formale è richiesto.

    Per approfondire questo tema, leggi la nostra guida su come si accetta l’eredità senza saperlo: accettazione tacita.

    3. Voltura catastale

    Dal 2019, la voltura catastale automatica viene effettuata dall’Agenzia delle Entrate direttamente sulla base della dichiarazione di successione, senza bisogno di atti aggiuntivi. Se per qualche motivo la voltura automatica non funziona (es. discrepanze catastali), il CAF o un geometra possono presentarla manualmente.

    4. Sblocco del conto corrente del defunto

    Una volta presentata la dichiarazione di successione, la banca sblocca il conto del defunto sulla base di:

    • Copia della dichiarazione di successione presentata
    • Certificato di morte
    • Autocertificazione degli eredi (in alternativa al certificato di eredità)

    Solo alcuni istituti bancari richiedono un certificato di eredità (che in FVG è rilasciato dal Tribunale in base al sistema tavolare) o una dichiarazione sostitutiva di atto notorio resa davanti al cancelliere o a un notaio. Questo atto costa poche decine di euro se fatto in cancelleria. Per i dettagli consulta la guida sul certificato di eredità 2026.

    5. Testamento olografo

    Il testamento olografo (scritto, datato e firmato di pugno dal testatore, art. 602 CC) non richiede un notaio per essere valido. Dopo la morte, per dargli esecuzione, va semplicemente pubblicato: l’erede lo consegna a un notaio O lo deposita presso la cancelleria del Tribunale. La pubblicazione in cancelleria costa poche decine di euro contro i 500-1.500 euro del notaio.

    Quando il notaio SERVE obbligatoriamente

    Esistono alcune situazioni specifiche in cui la legge impone l’atto notarile (o, in alternativa, la cancelleria del Tribunale). Se ti trovi in uno di questi casi, non c’è scelta: serve il notaio o il cancelliere.

    1. Accettazione con beneficio di inventario (art. 484 CC)

    Se vuoi accettare l’eredità limitatamente al valore dei beni ereditati, proteggendo il tuo patrimonio personale dai debiti del defunto, devi fare una dichiarazione formale ricevuta da un notaio oppure dal cancelliere del Tribunale del luogo di apertura della successione (art. 484 CC). Questa procedura è essenziale se temi che il defunto abbia lasciato debiti superiori al patrimonio.

    È obbligatoria per:

    • Minori (rappresentati dai genitori)
    • Interdetti e inabilitati
    • Persone giuridiche, associazioni, fondazioni

    2. Rinuncia all’eredità (art. 519 CC)

    La rinuncia all’eredità è un atto solenne che deve essere ricevuto da un notaio O dal cancelliere del Tribunale competente. Può essere fatta entro 10 anni dall’apertura della successione, a condizione che l’erede non abbia già accettato tacitamente.

    Buona notizia: la rinuncia in cancelleria costa tipicamente 250-400 euro tra bolli, diritti e registro, mentre un notaio può chiedere 500-1.500 euro. Vedremo la procedura passo-passo più avanti.

    3. Trascrizione di atti sugli immobili ereditati

    Se gli eredi decidono di vendere, donare o dividere un immobile ricevuto per successione, la trascrizione dell’atto richiede obbligatoriamente l’accettazione espressa dell’eredità (art. 2648 CC). Il notaio che roga l’atto di vendita inserisce contestualmente l’accettazione espressa. Questo è uno dei motivi principali per cui molti eredi, anni dopo la successione, devono comunque rivolgersi a un notaio: per vendere gli immobili ereditati.

    4. Divisione ereditaria con immobili

    L’atto di divisione ereditaria, con cui i coeredi si assegnano singoli beni sciogliendo la comunione, richiede la forma notarile se comprende immobili (per essere trascritto nei registri immobiliari o, in FVG, nel sistema tavolare). In alternativa, la divisione può essere giudiziale (pronunciata dal giudice) in caso di disaccordo.

    5. Testamento pubblico

    Il testamento pubblico (art. 603 CC) è ricevuto dal notaio in presenza di due testimoni. Non è obbligatorio – il testamento olografo è altrettanto valido – ma se si sceglie questa forma serve per definizione il notaio. Il vantaggio del testamento pubblico è che resta custodito nell’archivio notarile e non può essere smarrito o distrutto.

    6. Patti di famiglia

    I patti di famiglia (artt. 768-bis e ss. CC), con cui l’imprenditore trasferisce l’azienda o partecipazioni societarie a uno o più discendenti, richiedono obbligatoriamente l’atto pubblico notarile.

    Quando il notaio CONVIENE (facoltativo ma utile)

    In alcune situazioni il notaio non è obbligatorio, ma rivolgersi a un professionista può prevenire problemi futuri. Ecco i casi in cui può valere la pena la spesa aggiuntiva.

    1. Successioni complesse con molti eredi

    Se gli eredi sono numerosi (es. cugini, pronipoti) o si trovano in luoghi diversi, un notaio può coordinare meglio la comunicazione, raccogliere procure e gestire la firma degli atti. Tuttavia, anche un buon CAF o commercialista può svolgere questo ruolo di coordinamento con costi molto inferiori.

    2. Partecipazioni societarie importanti

    Se l’eredità comprende quote di S.r.l., azioni di S.p.A. non quotate o aziende, il trasferimento richiede adempimenti specifici (iscrizione al Registro Imprese, modifiche statutarie, libro soci). In questi casi il notaio è spesso la scelta più efficiente, soprattutto se abbinato alla consulenza di un commercialista.

    3. Contestazioni tra eredi

    Quando tra gli eredi esistono conflitti potenziali (es. divergenze sul valore dei beni, accuse di donazioni simulate, sospetti di testamenti alterati), un notaio può redigere verbali, autenticare dichiarazioni e ridurre il rischio di contenzioso futuro.

    4. Immobili in comuni diversi

    Se il defunto possedeva immobili sparsi in più comuni o regioni (ancora più complesso se alcuni sono in Friuli Venezia Giulia con sistema tavolare e altri con conservatoria ordinaria), il notaio può centralizzare tutti gli adempimenti. Anche qui, un CAF strutturato può gestire la pratica a costi inferiori.

    5. Pianificazione successoria

    Se sei in vita e vuoi organizzare per tempo la tua successione (donazioni, testamenti, patti di famiglia, trust), il notaio è sicuramente la figura professionale di riferimento, spesso affiancato da un commercialista per gli aspetti fiscali.

    Alternative al notaio: CAF, commercialista, cancelleria

    Per ogni adempimento successorio esiste un’alternativa legale e meno costosa al notaio. Ecco la mappa completa.

    CAF – Centro di Assistenza Fiscale

    I CAF abilitati possono gestire tutti gli adempimenti fiscali della successione:

    • Dichiarazione di successione telematica (modello SUC)
    • Voltura catastale automatica e manuale
    • Calcolo delle imposte (successione, ipotecaria, catastale)
    • Predisposizione F24 per autoliquidazione
    • Assistenza documentale (recupero atti, visure, perizie)

    Costo medio: 200-500 euro a pratica, a seconda della complessità.

    Commercialista

    Il commercialista è la figura ideale per successioni patrimonialmente complesse: partecipazioni societarie, aziende, patrimoni internazionali, pianificazione successoria integrata. I costi sono mediamente più alti del CAF (500-2.000 euro), ma offre competenze specifiche di fiscalità avanzata.

    Cancelleria del Tribunale

    La cancelleria del Tribunale può ricevere atti normalmente riservati al notaio:

    • Rinuncia all’eredità (art. 519 CC)
    • Accettazione con beneficio di inventario (art. 484 CC)
    • Pubblicazione testamento olografo
    • Dichiarazione sostitutiva di atto notorio (per sblocco conti)
    • Certificato di eredità (in FVG e province ex-austriache)

    Costo medio: 100-400 euro (bolli, diritti e registro), contro i 500-1.500 euro del notaio per gli stessi atti.

    Agenzia delle Entrate (fai-da-te)

    I cittadini con SPID/CIE possono presentare autonomamente la dichiarazione di successione telematica tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate. Costo: solo le imposte dovute, nessun costo di intermediazione. Sconsigliato se non si ha dimestichezza con procedure fiscali: un errore formale comporta sanzioni e la necessità di presentare una successione integrativa.

    Per un confronto dettagliato dei costi, leggi la nostra analisi su costi successione a Udine: CAF vs notaio vs commercialista.

    Confronto costi: CAF vs notaio vs commercialista

    Quanto si risparmia concretamente facendo la successione senza notaio? Ecco una tabella di confronto basata sui prezzi medi del mercato italiano 2026:

    ServizioCAFCommercialistaNotaio
    Dichiarazione di successione semplice (1 immobile, pochi eredi)200-350 €400-800 €1.200-2.500 €
    Dichiarazione di successione complessa (più immobili, molti eredi)400-700 €800-1.500 €2.500-5.000 €
    Voltura catastale50-100 € (o gratuita se inclusa)100-200 €300-500 €
    Rinuncia ereditàNon di competenzaNon di competenza500-1.500 €
    Rinuncia eredità in cancelleria250-400 € (indipendentemente dal notaio)
    Pubblicazione testamento olografoNon di competenzaNon di competenza500-1.500 €
    Pubblicazione testamento olografo in cancelleria100-250 €
    Risparmio medio CAF vs Notaio1.000 – 3.000 € per pratica

    Per una famiglia media italiana, la scelta di rivolgersi a un CAF invece che a un notaio per la dichiarazione di successione comporta un risparmio di 1.500-2.500 euro. Per un confronto approfondito dei due approcci, leggi Successione: meglio il CAF o il notaio? Confronto 2026.

    Come rinunciare all’eredità senza notaio: procedura in cancelleria

    La rinuncia all’eredità (art. 519 CC) può essere fatta gratuitamente presso la cancelleria del Tribunale competente, pagando solo i bolli e i diritti di registrazione. Ecco la procedura passo-passo:

    Passo 1: Individuare il Tribunale competente

    È il Tribunale del luogo di apertura della successione, ossia l’ultimo domicilio del defunto. Se il defunto risiedeva a Udine, la rinuncia si fa al Tribunale di Udine.

    Passo 2: Prenotare l’appuntamento

    La maggior parte dei Tribunali richiede prenotazione telefonica o online sul sito della Volontaria Giurisdizione. I tempi di attesa variano da 2 settimane a 2 mesi.

    Passo 3: Preparare i documenti

    • Documento d’identità valido e codice fiscale del rinunciante
    • Certificato di morte del de cuius
    • Certificato di ultima residenza del de cuius
    • Eventuale certificato contestuale (stato di famiglia al momento del decesso)
    • Marca da bollo da 16 euro

    Passo 4: Pagare i diritti

    Alla cancelleria si pagano:

    • Registro di cancelleria: 27-50 euro
    • Bolli: 16 euro + 2 euro per ogni foglio
    • Registrazione all’Agenzia delle Entrate: 200 euro (solo per rinunce post-1990)

    Totale tipico: 250-400 euro, contro 500-1.500 euro richiesti da un notaio.

    Passo 5: Firmare il verbale

    Il cancelliere redige il verbale di rinuncia che il rinunciante firma alla sua presenza. Da quel momento l’erede è considerato come se non fosse mai stato tale (art. 521 CC) e l’eredità si devolve agli eredi successibili.

    Attenzione: termini e irrevocabilità

    La rinuncia:

    • Deve essere fatta entro 10 anni dall’apertura della successione (art. 480 CC)
    • Non è possibile se l’erede ha già compiuto atti di accettazione tacita
    • È irrevocabile, salvo revoca entro i 10 anni se non è intervenuta prescrizione o accettazione da parte di altri

    Come fare la successione al CAF passo-passo

    Se decidi di rivolgerti a un CAF come il Centro Fiscale di Udine, ecco cosa aspettarti. La procedura tipica si svolge in 4-6 settimane, decisamente più rapida della media dei notai (2-4 mesi).

    Passo 1: Primo appuntamento conoscitivo

    Durante il primo incontro (gratuito presso molti CAF), l’operatore:

    • Verifica la situazione familiare e patrimoniale del defunto
    • Identifica gli eredi secondo legge o testamento
    • Calcola il preventivo esatto della pratica
    • Fornisce l’elenco dei documenti necessari

    Passo 2: Raccolta documenti

    Documenti essenziali:

    • Certificato di morte
    • Documenti d’identità e codici fiscali di tutti gli eredi
    • Stato di famiglia storico al momento della morte
    • Visure catastali degli immobili del defunto (in FVG anche visure tavolari)
    • Estratti conto bancari al momento della morte
    • Eventuale testamento (olografo già pubblicato o pubblico)
    • Ultima dichiarazione dei redditi del defunto

    Per una checklist completa leggi la nostra guida sui documenti per la successione a Udine.

    Passo 3: Compilazione modello SUC

    Il CAF inserisce tutti i dati nel modello telematico SUC dell’Agenzia delle Entrate, calcola automaticamente le imposte e predispone l’F24 per il pagamento (in autoliquidazione).

    Passo 4: Firma e trasmissione

    Gli eredi firmano la dichiarazione (o conferiscono procura a un erede delegato) e il CAF la trasmette telematicamente. La ricevuta telematica è immediata.

    Passo 5: Voltura catastale automatica

    Entro 30 giorni dalla trasmissione, l’Agenzia del Territorio aggiorna automaticamente gli intestatari catastali.

    Passo 6: Consegna documentazione finale

    Il CAF rilascia agli eredi copia completa della dichiarazione, ricevute telematiche, F24 pagati e visure aggiornate – da utilizzare per sbloccare conti, riscuotere crediti e vendere eventuali beni.

    Per la procedura completa nel dettaglio, leggi la nostra guida su dichiarazione di successione a Udine: procedura passo-passo.

    Errori comuni nel fai-da-te

    Molte persone, per risparmiare, tentano la strada del fai-da-te totale attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate. Se non si ha esperienza fiscale, gli errori sono frequenti e possono costare più del CAF stesso in sanzioni. Ecco quelli più ricorrenti.

    1. Omettere beni mobili

    Molti pensano che vadano dichiarati solo gli immobili. In realtà vanno inclusi conti correnti, investimenti, BTP, azioni, polizze assicurative a favore degli eredi. L’omissione comporta sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta evasa.

    2. Sottostimare il valore degli immobili

    Il valore catastale (rendita × coefficienti) è il minimo fiscale accettato dal Fisco per le prime case e per le successioni. Sottostimarlo porta ad accertamento e sanzioni.

    3. Dimenticare debiti deducibili

    Sono deducibili dal valore dell’asse ereditario mutui, prestiti, spese mediche dell’ultimo trimestre, spese funebri fino a 1.549 euro. Dimenticarli significa pagare imposte non dovute.

    4. Errori sugli eredi

    Applicare franchigie e aliquote sbagliate per il grado di parentela (es. confondere fratello e cugino) è un errore frequente che costa centinaia o migliaia di euro.

    5. Omettere la dichiarazione entro 12 mesi

    La dichiarazione va presentata entro 12 mesi dal decesso. Il ritardo comporta sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con riduzioni in caso di ravvedimento operoso.

    6. Non considerare donazioni pregresse

    Le donazioni fatte in vita dal defunto vanno considerate per il calcolo delle franchigie (coacervo successorio). Ignorarle è uno degli errori più tecnici ma anche dei più costosi.

    Quando il fai-da-te è rischioso

    Anche se la normativa consente la successione fai-da-te, non sempre è consigliabile. Ecco le situazioni in cui è prudente rivolgersi a un professionista (CAF, commercialista o, se necessario, notaio).

    Situazioni ad alto rischio nel fai-da-te

    • Presenza di immobili con discrepanze catastali (es. variazioni non censite, ampliamenti abusivi)
    • Immobili in Friuli Venezia Giulia o province ex-austriache, dove vige il sistema tavolare e serve competenza specifica
    • Defunto residente all’estero con beni in Italia (convenzioni contro doppie imposizioni)
    • Presenza di aziende, ditte individuali o quote societarie
    • Titoli esteri, conti esteri, criptovalute
    • Donazioni pregresse rilevanti
    • Eredi minori, interdetti o nascituri
    • Testamento contestato o di dubbia autenticità
    • Sospetto di debiti non quantificati (in tal caso valutare beneficio di inventario)

    In queste situazioni, il risparmio del fai-da-te può trasformarsi in costi ben maggiori in caso di accertamento fiscale, liti ereditarie o procedure esecutive.

    La soluzione intermedia: CAF specializzato

    Il CAF offre il miglior rapporto qualità-prezzo per la maggior parte delle successioni: prezzi decisamente inferiori al notaio, competenza fiscale, assistenza documentale e responsabilità professionale. Per situazioni eccezionalmente complesse il CAF stesso può indirizzare verso un notaio o un commercialista di fiducia.

    FAQ – Domande frequenti sulla successione senza notaio

    È obbligatorio andare dal notaio per la successione?

    No. Nella stragrande maggioranza dei casi la successione può essere gestita da un CAF o da un commercialista. Il notaio è obbligatorio solo per specifici atti: rinuncia all’eredità (in alternativa al cancelliere), accettazione con beneficio di inventario (idem), divisioni ereditarie con immobili, patti di famiglia, testamenti pubblici e trascrizione di vendite di immobili ereditati.

    Quanto costa fare la successione senza notaio al CAF?

    Al CAF una dichiarazione di successione ordinaria costa tipicamente tra 200 e 500 euro, contro i 1.500-3.000 euro richiesti mediamente da un notaio per lo stesso adempimento. Il risparmio medio è di 1.500-2.500 euro per pratica.

    Posso rinunciare all’eredità senza notaio?

    Sì. La rinuncia all’eredità (art. 519 CC) può essere fatta in cancelleria del Tribunale del luogo di apertura della successione, con costi di 250-400 euro tra bolli, diritti e registrazione. Il notaio è solo un’alternativa, non un obbligo.

    Per vendere una casa ereditata serve il notaio?

    Sì, per la vendita dell’immobile è sempre necessario il notaio che riceve l’atto di compravendita. Tuttavia, la successione in sé (dichiarazione fiscale, voltura catastale) può essere fatta prima al CAF senza problemi. Il notaio interviene successivamente e inserisce contestualmente l’accettazione espressa.

    Il testamento olografo va obbligatoriamente dal notaio?

    No. Il testamento olografo (scritto a mano dal testatore) va “pubblicato” dopo la morte, ma la pubblicazione può avvenire sia dal notaio sia in cancelleria del Tribunale. La seconda opzione costa 100-250 euro contro i 500-1.500 euro del notaio.

    Posso fare la successione direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate?

    Sì, se hai SPID/CIE puoi presentare la dichiarazione SUC telematica in autonomia. È sconsigliato, però, se non hai dimestichezza fiscale: errori formali o sostanziali comportano sanzioni che possono superare il costo di un CAF.

    La voltura catastale serve il notaio?

    No. Dal 2019 la voltura è automatica sulla base della dichiarazione di successione. Se non dovesse funzionare, il CAF o un geometra possono presentarla manualmente senza notaio.

    Quando conviene rivolgersi comunque al notaio anche se non obbligatorio?

    Conviene il notaio per: successioni con aziende e partecipazioni societarie rilevanti, presenza di contestazioni tra eredi, patrimoni in più comuni o regioni (soprattutto se alcuni in sistema tavolare FVG e altri no), pianificazione successoria in vita (donazioni, testamenti, patti di famiglia, trust).

    Quali sono i termini per la dichiarazione di successione?

    La dichiarazione va presentata entro 12 mesi dal decesso. Il termine è perentorio: il ritardo comporta sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, ridotte col ravvedimento operoso.

    In Friuli Venezia Giulia vale lo stesso procedimento?

    Sì per la parte fiscale (dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate), ma in FVG vige il sistema tavolare (ex province austroungariche) che richiede competenze specifiche per le trascrizioni immobiliari. Un CAF locale come il Centro Fiscale di Udine è attrezzato per gestirlo correttamente.

    Conclusioni: quando serve davvero il notaio

    La convinzione che il notaio sia obbligatorio per ogni successione è un mito che costa agli italiani centinaia di milioni di euro ogni anno in parcelle superflue. La realtà è che:

    • La dichiarazione di successione è un atto fiscale che qualunque CAF o commercialista gestisce perfettamente a costi molto inferiori
    • L’accettazione tacita avviene automaticamente presentando la successione: non serve alcun atto notarile
    • La rinuncia all’eredità e l’accettazione con beneficio di inventario possono essere fatte in cancelleria
    • Il testamento olografo può essere pubblicato in cancelleria
    • Il notaio è obbligatorio solo per vendite immobiliari, divisioni ereditarie di immobili, patti di famiglia e testamenti pubblici

    Prima di rivolgersi direttamente a un notaio, è quindi saggio consultare un CAF specializzato in successioni: spesso la pratica si risolve con il CAF e si evita totalmente la spesa notarile.

    Hai una successione da gestire a Udine o in Friuli Venezia Giulia?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato in dichiarazioni di successione, con competenza specifica sul sistema tavolare FVG. Offriamo primo appuntamento conoscitivo gratuito, preventivo chiaro e trasparente, e ti indirizziamo al notaio solo se strettamente necessario per atti specifici.

    Prenota oggi un appuntamento:

    • Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121
    • Email: info@centrofiscale.com

    Risparmia 1.500-2.500 euro sulla tua successione: parlane con i nostri esperti e scopri quanto puoi realmente risparmiare rispetto a un notaio.

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    Andrea Damiani

    Responsabile CAF Centro Fiscale di Udine · Consulente fiscale esperto in successioni, regime forfettario, ISEE e agevolazioni fiscali

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella gestione delle pratiche di successione con particolare attenzione al sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia. Supportiamo ogni anno centinaia di famiglie nella dichiarazione di successione, nella voltura catastale e nelle pratiche ereditarie complesse.

    📅 Articolo aggiornato al 24/04/2026 📞 Tel. 0432 1638640 · Contattaci →
    Giugno 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/successione-caf-o-notaio-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-20 08:00:002026-04-24 23:48:27Successione Senza Notaio 2026: Quando e Possibile, Come Fare e Quanto Si Risparmia
    CAF, ISEE

    Aggiornamento ISEE per Assegno Unico 2026: quando rifarlo per evitare riduzioni

    ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

    L’aggiornamento dell’ISEE per l’Assegno Unico è una delle operazioni più importanti che le famiglie con figli devono fare ogni anno. Se non presenti la DSU aggiornata, l’Assegno Unico Universale (AUU) viene erogato all’importo minimo, indipendentemente dal tuo reddito effettivo. Questo può significare ricevere molto meno del dovuto per mesi.

    In questa guida spieghiamo quando aggiornare l’ISEE, cosa succede se non lo rinnovi entro il 28 febbraio, quando conviene fare l’ISEE corrente e come recuperare gli arretrati. Se vuoi evitare riduzioni sull’Assegno Unico 2026, leggi fino in fondo.

    Indice dei contenuti

    1. Perché l’ISEE è fondamentale per l’Assegno Unico
    2. Quando si aggiorna l’ISEE: validità e scadenza DSU
    3. Cosa succede se non aggiorni l’ISEE entro il 28 febbraio 2026
    4. ISEE corrente: quando conviene rifare l’ISEE durante l’anno
    5. Documenti necessari per la DSU 2026
    6. Tempistiche INPS: quando parte il nuovo importo dopo la DSU
    7. Come recuperare gli arretrati Assegno Unico
    8. Domande frequenti (FAQ)
    9. Conclusione: non perdere mesi di Assegno Unico

    Perché l’ISEE è fondamentale per l’Assegno Unico

    L’importo dell’Assegno Unico Universale non è fisso: varia in base all’ISEE del nucleo familiare. La scala è progressiva: più basso è l’ISEE, più alto è il contributo ricevuto per ogni figlio.

    Per il 2026, gli importi base previsti dall’INPS variano tra un importo minimo (erogato senza ISEE o con ISEE molto alto) e un importo massimo (per ISEE molto bassi). Le fasce sono determinate ogni anno dall’INPS e dipendono anche dall’età dei figli e dalla presenza di figli con disabilità.

    Senza un ISEE aggiornato valido, l’INPS eroga automaticamente l’importo minimo garantito. Per il 2026 questo corrisponde a circa 57 euro al mese per figlio (importo invariato rispetto all’anno precedente per chi non presenta ISEE). Se la tua famiglia ha un ISEE che darebbe diritto a importi superiori, stai lasciando soldi sul tavolo.

    Quando si aggiorna l’ISEE: validità e scadenza DSU

    L’ISEE ha una validità annuale: vale dal momento in cui la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) viene presentata fino al 31 dicembre dello stesso anno. Non è un rinnovo automatico: ogni anno devi ripresentare la DSU.

    Per l’Assegno Unico in particolare:

    • L’ISEE 2026 si basa sui redditi 2024 e sul patrimonio (mobiliare e immobiliare) al 31/12/2024
    • L’ISEE 2026 va presentato entro il 28 febbraio 2026 per ricevere l’Assegno Unico con l’importo pieno già da marzo
    • Se presenti l’ISEE dopo il 28 febbraio, l’importo corretto viene applicato dal mese successivo alla presentazione, ma non ci sono arretrati automatici per i mesi precedenti (salvo domanda specifica)

    Attenzione: la scadenza del 28 febbraio è una data chiave ma non preclude la presentazione dell’ISEE in seguito. Conviene comunque farlo appena possibile.

    Cosa succede se non aggiorni l’ISEE entro il 28 febbraio 2026

    Se non presenti la DSU entro il 28 febbraio, dall’1 marzo l’INPS scala automaticamente l’Assegno Unico all’importo minimo (circa 57 euro/figlio/mese). Questo vale indipendentemente da quanto fosse basso il tuo ISEE nell’anno precedente.

    Esempio: una famiglia con ISEE 15.000 euro che riceveva 150 euro/mese per figlio, dal 1° marzo 2026 riceverà solo 57 euro/mese se non ha rinnovato la DSU. La perdita è di quasi 100 euro/mese per figlio.

    Presentando la DSU in ritardo (es. ad aprile), l’importo corretto riparte dal mese successivo alla presentazione. Gli arretrati marzo-aprile vengono recuperati solo parzialmente e su domanda specifica all’INPS, con esiti non sempre garantiti.

    ISEE corrente: quando conviene rifare l’ISEE durante l’anno

    L’ISEE corrente è uno strumento previsto per chi ha subito una variazione significativa della situazione reddituale rispetto all’anno di riferimento (2024 per l’ISEE 2026). Si può presentare se:

    • Il reddito complessivo dell’anno corrente è inferiore di almeno il 25% rispetto a quello dell’anno di riferimento della DSU
    • C’è stata una perdita del lavoro o del reddito da lavoro di almeno un componente del nucleo
    • Il reddito da lavoro dipendente o autonomo si è interrotto o ridotto significativamente

    L’ISEE corrente calcola il reddito degli ultimi 12 mesi (non il 2024) e può abbassare sensibilmente l’ISEE, aumentando l’importo dell’Assegno Unico. È particolarmente utile in caso di perdita di lavoro, riduzione ore, maternità non indennizzata o interruzione di contratti autonomi.

    Per il Friuli Venezia Giulia, il nostro articolo sull’ISEE corrente FVG 2026 spiega quando conviene richiederlo anche per i bonus regionali.

    Documenti necessari per la DSU 2026

    Per presentare la DSU e ottenere l’ISEE 2026 hai bisogno di:

    • Documenti di identità di tutti i componenti del nucleo familiare
    • Codici fiscali di tutti i componenti
    • Dichiarazione dei redditi 2024 (o CU 2025 per redditi da lavoro dipendente/pensione 2024)
    • Saldo e giacenza media del conto corrente al 31/12/2024 (attestazione bancaria)
    • Valore titoli e polizze al 31/12/2024 (estratto conto titoli)
    • Per immobili: rendita catastale degli immobili posseduti
    • Per mutui: debito residuo al 31/12/2024
    • Per figli disabili: verbale di invalidità o legge 104

    Il CAF Centro Fiscale raccoglie tutti i documenti e presenta la DSU per conto tuo. Il servizio è disponibile in sede a Udine e online per tutto il territorio italiano.

    Tempistiche INPS: quando parte il nuovo importo dopo la DSU

    Una volta presentata la DSU e calcolato il nuovo ISEE, l’INPS impiega in media 3-4 settimane per aggiornare l’importo dell’Assegno Unico. Il nuovo importo decorre dal mese successivo alla presentazione della DSU.

    Esempio:

    Data presentazione DSUPrimo importo aggiornato
    Gennaio 2026 (entro 28/02)Marzo 2026
    Febbraio 2026 (entro 28/02)Marzo 2026
    Marzo 2026 (dopo scadenza)Aprile 2026
    Aprile 2026Maggio 2026
    Maggio 2026Giugno 2026

    I mesi in cui hai ricevuto l’importo minimo anziché quello pieno sono recuperabili solo tramite apposita domanda all’INPS, specificando la data di presentazione della DSU e richiedendo il conguaglio. La prescrizione degli arretrati AUU è di 18 mesi dalla maturazione.

    Come recuperare gli arretrati Assegno Unico

    Se hai presentato la DSU in ritardo e hai ricevuto per alcuni mesi l’importo minimo anziché quello corretto, puoi richiedere gli arretrati. La procedura prevede:

    1. Accedi a MyINPS con SPID o CIE
    2. Vai alla sezione Assegno Unico e Universale
    3. Seleziona “Integrazione importi” o contatta il numero verde INPS (803 164)
    4. Indica il periodo di competenza e allega la DSU presentata
    5. L’INPS verifica e, se riconosce il diritto, eroga gli arretrati nel pagamento successivo

    Ricorda: gli arretrati non sono automatici e la prescrizione è di 18 mesi. Agisci prima che il termine scada.

    Per il Bonus Mamme 2026, un’altra misura collegata all’Assegno Unico per le lavoratrici madri, consulta il nostro articolo dedicato: Bonus Mamme lavoratrici 2026: domanda entro 30 giugno.

    Domande frequenti (FAQ)

    Se ho già presentato la DSU a gennaio, devo rifarlo ogni anno?

    Si. La DSU ha validità annuale (fino al 31 dicembre). Ogni anno è necessario presentarne una nuova con i dati reddituali e patrimoniali aggiornati dell’anno precedente. Non è un rinnovo automatico.

    Il mio ISEE è scaduto a dicembre. Devo rifarlo subito?

    Si, prima possibile. Se aspetti oltre il 28 febbraio rischi di ricevere l’importo minimo da marzo. La riapertura del portale per il nuovo anno avviene generalmente a gennaio. Rivolgiti al CAF non appena hai i documenti pronti (CU, saldi bancari al 31/12).

    Posso presentare la DSU da solo senza CAF?

    Si. La DSU può essere presentata tramite il portale INPS (precompilata o in forma standard) con SPID o CIE. Tuttavia, la DSU precompilata richiede una verifica attenta dei dati caricati automaticamente dall’INPS, che a volte contengono errori. Il CAF garantisce la correttezza dei dati e ti solleva dalla responsabilità di compilazione.

    Con l’ISEE corrente posso aumentare l’Assegno Unico?

    Si, se la tua situazione reddituale attuale è peggiorata rispetto al 2024. L’ISEE corrente sostituisce quello ordinario per il calcolo dell’Assegno Unico e può aumentare significativamente l’importo ricevuto. Conviene calcolarlo prima di presentare la domanda.

    Ho un figlio disabile: cambia qualcosa?

    Si. Per i figli con disabilità riconosciuta (invalidità, Legge 104) le maggiorazioni sull’Assegno Unico sono significative (fino a +85 euro/mese per figlio con disabilità grave). È fondamentale indicare correttamente la situazione nella DSU e allegare il verbale aggiornato.

    Conclusione: non perdere mesi di Assegno Unico

    Aggiornare l’ISEE per l’Assegno Unico è un adempimento che vale centinaia di euro all’anno per le famiglie con figli. Il consiglio è semplice: presenta la DSU entro gennaio-febbraio 2026 per essere sicuro di ricevere l’importo pieno già da marzo senza interruzioni.

    Se hai già superato la scadenza, presenta la DSU il prima possibile e richiedi il conguaglio degli arretrati. Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce la tua DSU con rapidità e correttezza, sia in sede che online. Contattaci per fissare un appuntamento.

    Giugno 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-19 16:00:002026-07-03 07:55:21Aggiornamento ISEE per Assegno Unico 2026: quando rifarlo per evitare riduzioni
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Trattamento integrativo 2026: chi spetta, calcolo e novità nel 730

    Dichiarazione dei redditi 730

    Il trattamento integrativo 2026 — quello che molti chiamano ancora “bonus Renzi” o “bonus 100 euro” — è un beneficio fiscale riservato ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo inferiore a 28.000 euro. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi ha diritto al trattamento integrativo, come si calcola, come appare in busta paga e come recuperarlo o restituirlo tramite il modello 730.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il trattamento integrativo 2026
    2. Chi ha diritto al trattamento integrativo 2026
    3. Come si calcola il trattamento integrativo 2026
    4. Esempi pratici: trattamento integrativo in busta paga
    5. Il trattamento integrativo nel 730 2026
    6. Trattamento integrativo e esonero contributivo 7%: le differenze
    7. Cosa fare se il TI non è stato erogato in busta paga
    8. Cosa fare se il TI è stato erogato in eccesso
    9. Casi particolari: pensionati, part-time, più datori di lavoro
    10. FAQ: domande frequenti sul trattamento integrativo 2026
    11. Hai dubbi sul trattamento integrativo nel tuo 730?

    Cos’è il trattamento integrativo 2026

    Il trattamento integrativo nasce con il Decreto Legge 3/2020 (convertito con Legge 21/2020), che ha sostituito il vecchio bonus Renzi da 80 euro mensili (istituito nel 2014). Dal 1° gennaio 2022, con la Legge 234/2021 (Legge di Bilancio 2022), è stato ridefinito nella forma attuale: un contributo di 1.200 euro annui (100 euro mensili) per i redditi più bassi, e una forma ridotta calcolata per differenza tra i 28.000 euro.

    Il trattamento integrativo non è un bonus «una tantum»: viene erogato mensilmente in busta paga dal datore di lavoro che opera come sostituto d’imposta, oppure recuperato direttamente nel modello 730 se non percepito durante l’anno.

    Attenzione: il trattamento integrativo è cosa diversa dall’esonero contributivo del 7% introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, c.d. “Bonus Babbo Natale”). Sono due misure distinte, non cumulabili sullo stesso importo di reddito, come spieghiamo più avanti.

    Chi ha diritto al trattamento integrativo 2026

    Il trattamento integrativo spetta ai lavoratori dipendenti e assimilati che soddisfano precise condizioni reddituali. Vediamo chi rientra e chi no.

    Beneficiari (chi riceve il TI)

    • Lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico
    • Collaboratori coordinati e continuativi (Co.Co.Co.) e assimilati
    • Percettori di reddito assimilato al lavoro dipendente (es. alcune borse di studio, compensi amministratori con rapporto parasubordinato)
    • Lavoratori con contratto part-time (proporzionato al periodo lavorato)

    Chi NON ha diritto al TI

    • Pensionati: la pensione è reddito assimilato ma il TI è escluso esplicitamente per i pensionati
    • Lavoratori autonomi (P.IVA, professionisti, ditte individuali): il trattamento integrativo si applica solo a redditi di lavoro dipendente
    • Imprenditori con reddito d’impresa
    • Soggetti con reddito complessivo superiore a 28.000 euro

    Le due fasce di reddito per il TI 2026

    Reddito complessivoTrattamento integrativoImporto annuo
    Fino a 15.000 euroPieno (se imposta lorda > 0)1.200 euro
    Da 15.000 a 28.000 euroRidotto (per differenza)Variabile (da 0 a 1.200 euro)
    Oltre 28.000 euroNessuno0 euro

    Condizione aggiuntiva per i redditi fino a 15.000 euro: il TI pieno da 1.200 euro spetta solo se l’imposta lorda calcolata sul reddito da lavoro dipendente è superiore a zero. Chi ricade nella no tax area (reddito complessivo sotto 8.500 euro) non ha imposta lorda, quindi non ha diritto al TI.

    Come si calcola il trattamento integrativo 2026

    Fascia fino a 15.000 euro: calcolo TI pieno

    Per redditi complessivi fino a 15.000 euro il trattamento integrativo è fisso a 1.200 euro annui, purché:

    1. Il reddito complessivo sia almeno pari alla no tax area dei dipendenti (circa 8.500 euro)
    2. L’imposta lorda calcolata sia maggiore di zero

    Formula:

    Imposta lorda = Reddito complessivo × aliquota IRPEF 23%
    Detrazione lavoro dipendente (per reddito fino a 15.000 euro) = 1.955 euro
    Se Imposta lorda > Detrazione lavoro dipendente → TI = 1.200 euro
    Altrimenti → TI = Imposta lorda - Detrazione lavoro dipendente (se positivo)

    Fascia 15.000–28.000 euro: calcolo TI ridotto

    Per redditi tra 15.000 e 28.000 euro, il trattamento integrativo non è automatico: spetta solo se la somma delle detrazioni fiscali spettanti supera l’imposta lorda dovuta. In questo caso il TI è pari alla differenza tra detrazioni e imposta lorda, fino a un massimo di 1.200 euro.

    Formula fascia 15.000–28.000 euro:

    TI = MIN(1.200 euro ; Somma detrazioni spettanti - Imposta lorda)
    Se Somma detrazioni ≤ Imposta lorda → TI = 0

    Le detrazioni rilevanti per questo calcolo includono: detrazione da lavoro dipendente, detrazioni per familiari a carico, detrazioni per oneri (mutuo, spese sanitarie, ecc.), detrazioni per canoni di locazione.

    Esempi pratici: trattamento integrativo in busta paga

    Esempio 1: dipendente con reddito 14.000 euro

    • Reddito complessivo: 14.000 euro
    • Imposta lorda (23%): 3.220 euro
    • Detrazione lavoro dipendente: 1.955 euro
    • Imposta lorda > 0 → TI pieno: 1.200 euro annui (100 euro/mese in busta paga)

    Esempio 2: dipendente con reddito 20.000 euro

    • Reddito complessivo: 20.000 euro (fascia 15.000–28.000)
    • Imposta lorda: 23% su 28.000 = 6.440 euro → ma il primo scaglione è 23% fino a 28.000, quindi: 4.600 euro (23% di 20.000)
    • Detrazione lavoro dipendente: proporzionata a 20.000 euro (circa 962 euro)
    • Se detrazioni totali (lavoro + familiari + oneri) superano 4.600 euro → TI pari alla differenza (es. se detrazioni tot = 5.100 → TI = MIN(1.200; 5.100 – 4.600) = MIN(1.200; 500) = 500 euro)
    • Se detrazioni totali ≤ 4.600 euro → TI = 0

    Esempio 3: part-time per 6 mesi (rapporto parziale)

    Per rapporti di lavoro che non coprono l’intero anno, il TI è proporzionato ai giorni lavorati. Se un dipendente lavora 180 giorni su 365: TI proporzionato = 1.200 × (180/365) = circa 591 euro.

    Il trattamento integrativo nel 730 2026

    Nel modello 730/2026 (anno di imposta 2025), il trattamento integrativo si gestisce nel Quadro C, sezione dedicata ai redditi da lavoro dipendente e assimilati. Il rigo specifico è il C14, dove il sostituto d’imposta (datore di lavoro) indica l’importo del TI già erogato durante l’anno.

    In sede di dichiarazione dei redditi avviene il conguaglio:

    • Se il TI erogato in busta paga è corretto → nessuna variazione
    • Se il TI erogato è inferiore a quanto spettante → il CAF o sostituto riconosce la differenza come credito (rimborso in busta paga o in dichiarazione)
    • Se il TI erogato è superiore a quanto spettante → il lavoratore deve restituire la differenza (detratto dalle successive buste paga o dalla dichiarazione)

    Per approfondire la compilazione del quadro relativo ai redditi di lavoro dipendente nel 730, leggi anche il nostro articolo su Quadro C 730/2026: redditi lavoro dipendente, bonus IRPEF e casi particolari.

    Trattamento integrativo e esonero contributivo 7%: le differenze

    Con la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) è stato introdotto un ulteriore sgravio per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 35.000 euro: l’esonero contributivo del 7% (o 6% per redditi tra 25.000 e 35.000 euro), comunemente noto come “Bonus Babbo Natale” o “Cuneo Contributivo”.

    Molti lavoratori confondono le due misure. Ecco le differenze essenziali:

    CaratteristicaTrattamento IntegrativoEsonero Contributivo 7%
    Base normativaDL 3/2020 + L. 234/2021L. 207/2024 (LB 2025)
    NaturaCredito fiscale (IRPEF)Riduzione contributi INPS
    Fascia redditoFino a 28.000 euroFino a 35.000 euro
    ImportoMax 1.200 euro/annoPercentuale su contributi IVS
    Appare in busta pagaSì (voce TI)Sì (riduzione contributi)
    CumulabilitàSì, possibile insiemeSì, possibile insieme

    Le due misure non si escludono ma operano su piani diversi: il TI è un credito IRPEF, l’esonero è una riduzione dei contributi previdenziali. Chi rientra in entrambe le fasce può beneficiare di entrambi contemporaneamente.

    Per le detrazioni da lavoro dipendente e come cambiano in busta paga, consulta anche: Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga.

    Cosa fare se il TI non è stato erogato in busta paga

    Può capitare che il datore di lavoro non abbia erogato il trattamento integrativo, ad esempio per:

    • Reddito stimato superiore a 28.000 euro (ma poi risultato inferiore)
    • Cambio di lavoro a metà anno (il nuovo datore non conosceva il reddito del periodo precedente)
    • Errore del sostituto d’imposta
    • Lavoratori con più rapporti di lavoro contemporanei

    In questi casi, il TI non percepito si recupera integralmente tramite il modello 730. Il CAF calcola l’importo spettante e lo riconosce come credito IRPEF, che viene poi rimborsato:

    • In busta paga (tramite il sostituto d’imposta), oppure
    • Tramite rimborso diretto dell’Agenzia delle Entrate (per chi non ha sostituto)

    Per capire come funziona il rimborso in busta paga del 730, leggi: Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Quando Arriva, Come Funziona e Cosa Verificare.

    Cosa fare se il TI è stato erogato in eccesso

    Se il datore di lavoro ha erogato il trattamento integrativo per un importo superiore a quello spettante (ad esempio perché il reddito complessivo finale è risultato superiore al limite), il lavoratore deve restituire la differenza tramite il conguaglio del 730.

    La restituzione avviene automaticamente: l’importo da restituire viene trattenuto nelle buste paga successive (tipicamente luglio–dicembre) oppure portato a debito nella dichiarazione dei redditi. Non si tratta di una sanzione: è semplicemente un ricalcolo del beneficio effettivamente spettante.

    Casi particolari: pensionati, part-time, più datori di lavoro

    • Pensionati: NON hanno diritto al trattamento integrativo, anche se il loro reddito da pensione è inferiore a 15.000 euro. La pensione INPS, pur essendo tecnicamente reddito assimilato al lavoro dipendente per la tassazione IRPEF, è esclusa dal perimetro del TI.
    • Lavoratori part-time: hanno diritto al TI proporzionato ai giorni di lavoro effettuati nell’anno, se il reddito complessivo rientra nelle soglie previste.
    • Più datori di lavoro contemporanei: ciascun sostituto eroga il TI in autonomia; in sede di conguaglio 730 si verifica l’importo complessivamente spettante, con possibile restituzione se il cumulato supera le soglie.
    • Lavoratori stagionali: ricevono il TI proporzionato al periodo lavorato; il recupero del residuo avviene col 730.
    • Lavoratori autonomi con partita IVA: non spetta alcun trattamento integrativo, indipendentemente dal reddito prodotto.

    FAQ: domande frequenti sul trattamento integrativo 2026

    Il trattamento integrativo è imponibile IRPEF?

    No. Il TI non concorre alla formazione del reddito complessivo e non è soggetto a IRPEF. È un credito fiscale che riduce l’imposta dovuta, non un reddito aggiuntivo.

    Il bonus Renzi del 2014 è ancora in vigore nel 2026?

    No. Il vecchio «bonus Renzi» da 80 euro (poi 100 euro) è stato formalmente abolito e sostituito dal trattamento integrativo con il DL 3/2020. Il TI 2026 è l’erede diretto di quel bonus, con regole aggiornate.

    Se cambio lavoro a metà anno, perdo il TI?

    No. Puoi recuperare tutto il TI spettante presentando il modello 730. Il nuovo datore calcolerà il TI solo dal momento in cui sei stato assunto; la differenza per il periodo precedente si recupera in dichiarazione.

    Il TI si vede in busta paga?

    Sì, di solito appare come voce separata denominata “Trattamento Integrativo” o abbreviata “T.I.” per un importo di 100 euro mensili (TI pieno) o inferiore (TI ridotto). Se non la vedi, controlla con l’ufficio paghe o verifica in sede di 730.

    Cosa c’è di nuovo nel 2026 rispetto al 2025?

    Le regole base del trattamento integrativo restano invariate nel 2026. La novità rilevante riguarda l’interazione con l’esonero contributivo della L. 207/2024, che ha introdotto la struttura a due aliquote (7% e 6%) confermata anche per il 2026. Le soglie reddituali (15.000 e 28.000 euro) e l’importo massimo (1.200 euro) non sono stati modificati.

    Il TI si applica anche all’indennità di disoccupazione (NASpI)?

    No. La NASpI è una prestazione di sostegno al reddito, non un reddito da lavoro dipendente, quindi non è nel perimetro del trattamento integrativo.

    Hai dubbi sul trattamento integrativo nel tuo 730?

    Il calcolo del trattamento integrativo 2026 dipende dalla tua situazione reddituale complessiva: reddito da lavoro, detrazioni spettanti, eventuali altri redditi. Un errore nel conguaglio può portare a dover restituire somme anche significative.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione del 730/2026: verificheremo il TI correttamente, ottimizzeremo le detrazioni spettanti e ti aiuteremo a capire ogni voce della tua busta paga. Contattaci per un preventivo personalizzato.

    Leggi anche: Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730

    Giugno 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-19 11:00:002026-07-03 07:55:25Trattamento integrativo 2026: chi spetta, calcolo e novità nel 730
    CAF

    Bonus Nido 2026: Importi, Requisiti e Domanda INPS

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il bonus nido 2026 e il contributo economico erogato dall’INPS per aiutare le famiglie a sostenere le spese delle rette degli asili nido, sia pubblici che privati autorizzati, e per forme di assistenza domiciliare a favore di bambini sotto i 3 anni affetti da gravi patologie croniche. Con la Legge di Bilancio 2025, gli importi sono stati potenziati in modo significativo, e queste novita restano confermate anche per il 2026. Scopri in questa guida importi aggiornati, requisiti ISEE e la procedura completa per fare domanda.

    Questa guida fa parte del nostro approfondimento su tutti i bonus e agevolazioni per le famiglie nel 2026.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’e il Bonus Nido
    2. Importi Bonus Nido 2026
    3. Requisiti per Accedere al Bonus
    4. Novita per il Secondo Figlio
    5. Come Fare Domanda INPS
    6. Documenti Necessari
    7. Scadenze e Pagamenti
    8. Domande Frequenti
    9. Assistenza CAF Centro Fiscale

    Cos’e il Bonus Nido e a Chi Spetta

    Il bonus asilo nido e un contributo a rimborso destinato ai genitori di bambini nati, adottati o in affido che frequentano asili nido pubblici o privati autorizzati. Viene erogato anche per il supporto presso la propria abitazione (assistenza domiciliare) a favore di minori di 3 anni impossibilitati a frequentare il nido per gravi patologie croniche certificate dal pediatra di libera scelta.

    Il beneficio spetta al genitore che sostiene la spesa della retta ed e riconosciuto per un massimo di 11 mensilita per anno scolastico (da gennaio a dicembre).

    Importi Bonus Nido 2026: Tabella Aggiornata

    Gli importi del bonus nido variano in base alla fascia ISEE del nucleo familiare. Ecco la tabella aggiornata al 2026:

    Fascia ISEEImporto Annuo MassimoImporto Mensile Massimo
    Fino a 25.000 euro3.600 euro327,27 euro
    Da 25.001 a 40.000 euro2.500 euro227,27 euro
    Oltre 40.000 euro o senza ISEE1.500 euro136,37 euro

    Il contributo viene erogato a rimborso: il genitore paga la retta e poi riceve il rimborso dall’INPS, fino al massimale della propria fascia. Se la retta mensile e inferiore all’importo massimo spettante, il rimborso sara pari alla retta effettivamente pagata.

    Requisiti per Accedere al Bonus Nido 2026

    Per richiedere il bonus nido 2026, il genitore richiedente deve possedere i seguenti requisiti:

    • Cittadinanza: italiana, UE, oppure extracomunitario con permesso di soggiorno di lungo periodo
    • Residenza: in Italia
    • Relazione con il minore: essere il genitore che sostiene la spesa della retta
    • ISEE minicali: ISEE minorenni in corso di validita (per ottenere gli importi maggiorati; senza ISEE si riceve il minimo di 1.500 euro)

    Novita 2026: Bonus Potenziato per il Secondo Figlio

    Una delle novita piu rilevanti, introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 e confermata nel 2026, riguarda le famiglie con un figlio nato a partire dal 1 gennaio 2024 e che hanno almeno un altro figlio di eta inferiore ai 10 anni.

    Per queste famiglie, se l’ISEE e fino a 40.000 euro, il bonus nido viene elevato a 3.600 euro annui indipendentemente dalla fascia ISEE di appartenenza. Questo significa che una famiglia con ISEE di 35.000 euro che normalmente riceverebbe 2.500 euro, con il secondo figlio puo arrivare a 3.600 euro.

    Inoltre, dal 2025, l’importo dell’assegno unico per i figli successivi al secondo non viene piu conteggiato nel calcolo dell’ISEE ai fini del bonus nido, ampliando di fatto la platea dei beneficiari.

    Come Fare Domanda INPS per il Bonus Nido

    La domanda per il bonus nido 2026 si presenta esclusivamente in via telematica attraverso il portale INPS. Ecco i passaggi:

    1. Accedere al sito www.inps.it con SPID, CIE o CNS
    2. Cercare il servizio “Bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare“
    3. Compilare la domanda indicando i dati del minore, della struttura e dell’anno di riferimento
    4. Allegare le ricevute di pagamento delle rette (entro la fine di ciascun mese di riferimento o entro il 1 aprile dell’anno successivo)

    La domanda va presentata una sola volta per anno, ma le ricevute di pagamento devono essere caricate mensilmente. In alternativa, e possibile rivolgersi a un CAF o a un patronato per la compilazione e l’invio.

    Documenti Necessari per la Domanda

    • ISEE minorenni in corso di validita
    • Documento di identita del genitore richiedente
    • Codice fiscale del genitore e del minore
    • Ricevute/fatture delle rette pagate all’asilo nido
    • Attestazione di iscrizione alla struttura (per nidi privati: autorizzazione regionale)
    • Per assistenza domiciliare: attestazione del pediatra che certifichi l’impossibilita di frequentare il nido

    Scadenze e Modalita di Pagamento

    Le scadenze principali da ricordare:

    • Presentazione domanda: dal 1 febbraio al 31 dicembre di ogni anno
    • Caricamento ricevute: entro la fine del mese di riferimento, oppure entro il 1 aprile dell’anno successivo per le ricevute dell’ultimo bimestre
    • Erogazione: l’INPS paga con cadenza mensile, entro circa 30-45 giorni dal caricamento della ricevuta

    Il pagamento avviene tramite bonifico bancario sull’IBAN indicato in fase di domanda, oppure tramite bonifico domiciliato presso ufficio postale.

    Domande Frequenti sul Bonus Nido 2026

    Il bonus nido e cumulabile con l’Assegno Unico?

    Si, il bonus nido e pienamente cumulabile con l’Assegno Unico Universale. Le due misure hanno finalita diverse e possono essere percepite contemporaneamente.

    Posso richiedere il bonus anche per un nido privato?

    Si, purche il nido privato sia autorizzato dalla Regione o dal Comune di competenza. Le strutture non autorizzate non danno diritto al bonus.

    Se non presento l’ISEE, perdo il bonus?

    No, ma riceverai solo l’importo minimo di 1.500 euro annui. Per ottenere gli importi maggiorati (fino a 3.600 euro), e necessario avere un ISEE minorenni valido.

    Richiedi il Bonus Nido con il CAF Centro Fiscale

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione dell’ISEE e nella presentazione della domanda di bonus nido. Ti aiutiamo a raccogliere i documenti necessari e a caricare le ricevute mensili.

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      Giugno 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-19 09:00:002026-04-08 10:19:41Bonus Nido 2026: Importi, Requisiti e Domanda INPS
      PATRONATO

      Contributi Figurativi NASPI 2026: Come Funzionano

      SERVIZI CAF Centro Fiscale

      La NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) non è solo un sostegno economico durante la disoccupazione: è anche un periodo che conta ai fini pensionistici grazie ai contributi figurativi NASPI 2026. Molti lavoratori non sanno che durante la percezione dell’indennità, l’INPS accredita automaticamente contributi previdenziali utili per maturare il diritto alla pensione e per calcolarne l’importo.

      In questa guida completa scoprirai come funzionano i contributi figurativi NASPI nel 2026, quanto valgono per la pensione, come vengono calcolati e come verificare il loro accredito nell’estratto conto contributivo INPS.

      Cosa Sono i Contributi Figurativi NASPI

      I contributi figurativi sono contributi previdenziali che l’INPS accredita gratuitamente durante periodi di interruzione dell’attività lavorativa, senza che il lavoratore o il datore di lavoro debbano versare alcunché. Sono previsti dalla legge per tutelare i lavoratori in situazioni particolari come disoccupazione, malattia, maternità o servizio militare.

      Nel caso della NASPI, i contributi figurativi vengono accreditati automaticamente dall’INPS per tutta la durata dell’indennità di disoccupazione, senza bisogno di presentare domanda specifica. Questo significa che il periodo di percezione della NASPI:

      • Conta per l’anzianità contributiva necessaria a maturare il diritto alla pensione
      • Contribuisce al calcolo dell’importo della pensione (retributiva o contributiva)
      • Viene automaticamente inserito nell’estratto conto previdenziale INPS

      Come Funzionano i Contributi Figurativi NASPI nel 2026

      Nel 2026, il meccanismo di accredito dei contributi figurativi NASPI segue le regole previste dal D.Lgs. 22/2015 (Jobs Act) che ha istituito la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego in sostituzione della vecchia ASpI.

      Accredito Automatico dall’INPS

      I contributi figurativi NASPI vengono accreditati automaticamente dall’INPS senza necessità di domanda da parte del lavoratore. L’accredito copre:

      • Tutta la durata effettiva della NASPI, dal primo giorno di percezione fino all’ultimo
      • Anche i periodi di sospensione dell’indennità per rioccupazione temporanea
      • Contribuzione IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti) ai fini pensionistici

      Retribuzione di Riferimento per il Calcolo

      I contributi figurativi NASPI vengono calcolati sulla base della retribuzione media degli ultimi 4 anni di lavoro precedenti la disoccupazione. Nello specifico, l’INPS considera:

      • La retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni
      • Il calcolo della media mensile di questa retribuzione
      • L’applicazione dei massimali contributivi INPS vigenti per il 2026

      Per il 2026, il massimale annuo per il calcolo dei contributi figurativi è pari a € 119.650 (valore indicativo soggetto ad aggiornamento ISTAT).

      Quanto Valgono i Contributi Figurativi NASPI per la Pensione

      Il valore dei contributi figurativi NASPI ai fini pensionistici dipende dal sistema di calcolo della pensione applicabile (retributivo, contributivo o misto).

      Nel Sistema Retributivo

      Per i lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, i contributi figurativi NASPI vengono valorizzati con il sistema retributivo, che considera:

      • Media delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro (ultimi 5 o 10 anni a seconda dei casi)
      • Anzianità contributiva complessiva maturata
      • Aliquota di rendimento pari al 2% annuo

      I contributi figurativi NASPI, in questo sistema, hanno lo stesso valore dei contributi obbligatori versati durante il rapporto di lavoro.

      Nel Sistema Contributivo

      Per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 o per chi ha optato per il sistema contributivo, i contributi figurativi NASPI vengono calcolati applicando l’aliquota del 33% sulla retribuzione media degli ultimi 4 anni.

      Esempio pratico 2026:

      • Retribuzione media ultimi 4 anni: € 30.000 annui
      • Periodo NASPI: 12 mesi nel 2026
      • Contributi accreditati: € 30.000 × 33% = € 9.900
      • Montante contributivo: € 9.900 accreditati sul conto INPS

      Questo montante verrà poi rivalutato annualmente secondo il PIL e convertito in rendita pensionistica applicando il coefficiente di trasformazione all’età del pensionamento.

      Come si Calcolano i Contributi Figurativi NASPI 2026

      Il calcolo dei contributi figurativi NASPI segue una procedura precisa stabilita dall’INPS. Vediamo i passaggi in dettaglio.

      Step 1: Determinazione della Retribuzione di Riferimento

      L’INPS calcola la retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni (48 mesi) precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro che ha dato diritto alla NASPI. Include:

      • Stipendio base
      • Mensilità aggiuntive (13a, 14a)
      • Indennità fisse e continuative
      • Straordinari abituali

      Non vengono considerati: TFR, rimborsi spese, premi occasionali, benefits non monetizzabili.

      Step 2: Applicazione dei Massimali

      La retribuzione così determinata viene confrontata con il massimale annuo INPS 2026. Se la retribuzione supera il massimale, i contributi vengono calcolati solo fino al limite massimo (€ 119.650 per il 2026).

      Step 3: Accredito Settimanale

      I contributi figurativi vengono accreditati settimanalmente, in base alle settimane effettive di percezione della NASPI. Ogni settimana coperta da NASPI genera:

      • 1/52 della contribuzione annua nel sistema retributivo
      • 1/52 della retribuzione annua × 33% nel sistema contributivo

      I Contributi Figurativi NASPI Contano per gli Anni di Anzianità

      Una domanda frequente è: i contributi figurativi NASPI contano per maturare gli anni di anzianità contributiva necessari per la pensione?

      La risposta è sì, ma con alcune precisazioni importanti.

      Per l’Anzianità Contributiva Generica

      I contributi figurativi NASPI contano sempre ai fini del raggiungimento dei requisiti di anzianità contributiva per:

      • Pensione di vecchiaia (67 anni con almeno 20 anni di contributi nel 2026)
      • Pensione anticipata contributiva (64 anni con 20 anni di contributi per chi ha iniziato dal 1996)
      • Pensione di inabilità
      • Pensione ai superstiti

      Per la Pensione Anticipata Ordinaria

      Per la pensione anticipata ordinaria (Quota 103, Opzione Donna, Ape Sociale nel 2026), i contributi figurativi NASPI hanno alcune limitazioni:

      • Contano fino a un massimo di 5 anni nel calcolo complessivo
      • Se il periodo di NASPI supera i 5 anni complessivi nella vita lavorativa, solo 5 anni vengono considerati
      • Non contano se cumulati con altri periodi figurativi oltre il limite dei 5 anni

      Esempio: Mario ha 42 anni di contributi totali, di cui 7 anni di NASPI. Ai fini della pensione anticipata ordinaria, vengono considerati solo 5 dei 7 anni di NASPI, quindi l’anzianità utile è di 40 anni (35 obbligatori + 5 figurativi).

      Come Verificare i Contributi Figurativi NASPI nell’Estratto Conto INPS

      È fondamentale verificare periodicamente che i contributi figurativi NASPI siano stati correttamente accreditati dall’INPS. Ecco come fare nel 2026.

      Accesso all’Estratto Conto Contributivo

      Per visualizzare l’estratto conto contributivo INPS:

      1. Accedi al sito www.inps.it
      2. Entra con SPID, CIE o CNS
      3. Cerca il servizio “Estratto conto contributivo“
      4. Seleziona “Estratto conto contributivo integrato“
      5. Scarica il documento in formato PDF

      Come Leggere l’Estratto Conto

      Nell’estratto conto contributivo, i contributi figurativi NASPI sono identificati con la sigla:

      • “DS” (Disoccupazione) o “NASpI”
      • Colonna “Figurativi” anziché “Obbligatori”
      • Retribuzione settimanale media applicata

      Verifica che:

      • Le settimane accreditate corrispondano alla durata effettiva della NASPI
      • La retribuzione sia coerente con la tua media degli ultimi 4 anni
      • Non ci siano buchi contributivi nel periodo di percezione

      Cosa Fare in Caso di Errori o Omissioni

      Se noti contributi mancanti o errati:

      1. Raccogli la documentazione: certificazione NASPI, comunicazioni INPS
      2. Presenta domanda di rettifica tramite il servizio online INPS “Ricostituzione della posizione assicurativa”
      3. In alternativa, rivolgiti a un CAF o patronato per assistenza gratuita
      4. L’INPS ha 120 giorni per rispondere ed eventualmente correggere

      Importante: La prescrizione per richiedere il riconoscimento dei contributi figurativi è di 10 anni dalla fine del periodo di NASPI.

      Differenze con Altre Indennità di Disoccupazione

      È importante non confondere i contributi figurativi NASPI con quelli di altre prestazioni di disoccupazione o sostegno al reddito.

      NASPI vs DIS-COLL

      La DIS-COLL (indennità per collaboratori coordinati e continuativi) prevede anch’essa contributi figurativi, ma calcolati diversamente:

      • Aliquota contributiva del 35% invece del 33%
      • Base di calcolo sui compensi effettivi dell’ultimo anno
      • Nessun limite massimale di 5 anni per pensione anticipata

      NASPI vs Cassa Integrazione

      Durante la Cassa Integrazione (CIGO, CIGS, CIG in deroga):

      • I contributi sono figurativi ridotti, calcolati su un’aliquota del 35,7%
      • La retribuzione di riferimento è quella effettivamente persa
      • Contano sempre per anzianità senza limiti di 5 anni

      Domande Frequenti sui Contributi Figurativi NASPI 2026

      I contributi figurativi NASPI valgono quanto quelli obbligatori?

      Sì, ai fini del calcolo della pensione i contributi figurativi NASPI hanno lo stesso valore di quelli obbligatori versati durante il rapporto di lavoro. Tuttavia, per la pensione anticipata ordinaria c’è un limite massimo di 5 anni complessivi di contributi figurativi.

      Devo fare domanda per ottenere i contributi figurativi NASPI?

      No, l’accredito è automatico. L’INPS provvede d’ufficio ad accreditare i contributi figurativi per tutto il periodo di percezione della NASPI, senza bisogno di domanda.

      Quanti anni di NASPI contano per la pensione?

      Per la pensione di vecchiaia: tutti gli anni di NASPI contano senza limiti. Per la pensione anticipata ordinaria: massimo 5 anni complessivi di contributi figurativi (inclusi NASPI, malattia, maternità, ecc.).

      Come viene calcolata la retribuzione per i contributi figurativi NASPI?

      L’INPS calcola la retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni di lavoro precedenti la disoccupazione, applicando eventuali massimali contributivi (€ 119.650 annui per il 2026).

      Posso recuperare contributi figurativi NASPI non accreditati?

      Sì, puoi richiedere la rettifica della posizione contributiva entro 10 anni dalla fine del periodo di NASPI, presentando domanda all’INPS o tramite CAF/patronato.

      I contributi figurativi NASPI aumentano l’importo della pensione?

      Sì, i contributi figurativi NASPI aumentano l’importo della pensione perché vengono considerati nel calcolo sia retributivo che contributivo, esattamente come i contributi obbligatori.

      Conclusione

      I contributi figurativi NASPI 2026 rappresentano un diritto fondamentale per chi si trova in stato di disoccupazione: non solo forniscono un sostegno economico immediato, ma garantiscono anche la continuità della copertura previdenziale ai fini pensionistici.

      È essenziale:

      • Verificare periodicamente l’estratto conto contributivo INPS
      • Segnalare tempestivamente eventuali errori o omissioni
      • Conservare la documentazione relativa alla NASPI percepita
      • Pianificare il percorso pensionistico tenendo conto dei periodi figurativi

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      Giugno 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/SERVIZI-CAF-3.png 780 1000 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-19 09:00:002026-02-23 15:21:26Contributi Figurativi NASPI 2026: Come Funzionano
      Assicurazioni, Finanza & Servizi

      Assicurazioni 2026: guida alle polizze obbligatorie e facoltative

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Assicurazioni 2026: Guida Completa alle Polizze Obbligatorie e Facoltative

      Nel 2026 il panorama assicurativo italiano è cambiato significativamente rispetto a pochi anni fa. Nuove normative hanno introdotto obblighi assicurativi che prima non esistevano, mentre i costi di alcune polizze tradizionali sono cresciuti a causa dell’inflazione e dell’aumento dei sinistri. In questa guida trovi una mappa completa di tutte le assicurazioni: quali sono obbligatorie per legge, quali sono fortemente consigliate e come orientarti nella scelta delle coperture più adatte alla tua situazione.

      Indice dei contenuti

      1. Indice delle assicurazioni: obbligatorie vs facoltative
      2. Le polizze assicurative obbligatorie nel 2026
      3. Le polizze assicurative facoltative più importanti
      4. Come scegliere le assicurazioni giuste: i criteri principali
      5. Vantaggi fiscali delle polizze assicurative nel 2026
      6. Dove approfondire: i nostri hub tematici sulle assicurazioni
      7. Domande frequenti sulle assicurazioni 2026
      8. Conclusione

      Indice delle assicurazioni: obbligatorie vs facoltative

      Prima di entrare nel dettaglio, è utile avere una mappa chiara della differenza tra polizze obbligatorie e facoltative:

      Tipo di polizzaObbligatoria / FacoltativaChi è tenuto ad averla
      RC Auto (RCA)OBBLIGATORIA per leggeTutti i proprietari di veicoli a motore
      RC ProfessionaleOBBLIGATORIA per categorie ordinisticheAvvocati, medici, ingegneri, commercialisti, etc.
      Polizza catastrofale impreseOBBLIGATORIA per le impreseTutte le imprese con immobili iscritte al Registro Imprese
      Polizza vita (per mutuo)DE FACTO obbligatoriaChi stipula un mutuo (richiesta dalla banca)
      Assicurazione abitazioneFACOLTATIVA (raccomandato)Proprietari e inquilini
      Polizza vita TCMFACOLTATIVAChi ha familiari a carico o debiti
      Assicurazione sanitariaFACOLTATIVAChi vuole copertura integrativa al SSN
      Polizza infortuniFACOLTATIVALavoratori autonomi, sportivi, categorie a rischio

      Le polizze assicurative obbligatorie nel 2026

      1. RC Auto: la polizza obbligatoria per eccellenza

      La Responsabilità Civile Auto (RCA) è la polizza obbligatoria più conosciuta. Chiunque possieda un veicolo a motore immatricolato in Italia è obbligato ad averla attiva. Copre i danni causati a terzi (persone e cose) in caso di incidente stradale. Nel 2026 sono disponibili opzioni interessanti come la RC familiare (che permette di trasferire la classe Bonus-Malus tra familiari conviventi), gli sconti per scatola nera e i nuovi prodotti telematici.

      Approfondisci: RC Auto 2026: scadenze, sconti e franchigie

      2. RC Professionale: obbligatoria per professionisti ordinistici

      Dal D.L. 138/2011, tutti i professionisti iscritti a ordini e collegi (avvocati, medici, ingegneri, commercialisti, architetti, geometri, psicologi) sono obbligati a stipulare una polizza di responsabilità civile professionale. Copre i danni causati a clienti e pazienti a seguito di errori professionali, omissioni o negligenze.

      Approfondisci: Polizze RC professionali obbligatorie: guida per liberi professionisti

      3. Polizza catastrofale: nuova obbligatorietà per le imprese

      Dal 2024-2026, tutte le imprese italiane iscritte al Registro delle Imprese con beni immobili sono obbligate a stipulare una polizza contro i rischi catastrofali (terremoti, alluvioni, frane, bradisismo). L’obbligo è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e attuato dal D.Lgs. 213/2024.

      Approfondisci: Polizza catastrofale obbligatoria 2026: regole per imprese

      Le polizze assicurative facoltative più importanti

      4. Polizza vita: protezione per te e per la tua famiglia

      La polizza vita non è obbligatoria per legge, ma è richiesta quasi sempre dalla banca quando si stipula un mutuo. Esistono diverse tipologie: la Temporanea Caso Morte (TCM), che copre il rischio di morte entro un periodo definito (ideale per chi ha un mutuo o familiari a carico); la polizza mista, che combina protezione morte e risparmio; e le Unit-linked, legate a fondi di investimento.

      Un vantaggio importante: il premio della polizza vita (in caso di rischio morte o invalidità permanente) è detraibile al 19% fino a un massimale di 530 euro all’anno.

      Approfondisci: Polizza vita: tipologie, fiscalità e detrazione 2026

      5. Assicurazione casa e polizze abitative

      L’assicurazione della casa copre danni all’immobile (struttura) e al contenuto (mobili, elettrodomestici). I rischi tipicamente assicurati sono: incendio, furto, responsabilità civile verso terzi (es. danni all’appartamento del vicino), danni da acqua, rottura cristalli. È fortemente consigliata sia per i proprietari sia per gli inquilini (la polizza del proprietario non copre il contenuto dell’inquilino).

      Approfondisci: Polizza catastrofale obbligatoria 2026 (per le imprese con immobili)

      6. Assicurazione sanitaria integrativa

      Le polizze sanitarie integrative coprono le spese mediche non rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale: visite specialistiche, interventi in regime privato, accertamenti diagnostici, cure dentistiche. Nel 2026 sono disponibili sia polizze individuali sia polizze collettive aziendali (spesso più convenienti). I premi sono detraibili al 19% fino a 1.291,14 euro all’anno insieme alle spese mediche (art. 15 TUIR).

      7. Polizza infortuni

      Copre le conseguenze fisiche ed economiche di infortuni che causano invalidità permanente o temporanea. È particolarmente importante per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che non hanno accesso all’INAIL (l’istituto pubblico che copre gli infortuni sul lavoro dei dipendenti). Per i professionisti con P.IVA, una polizza infortuni è spesso il complemento essenziale alla RC professionale.

      Come scegliere le assicurazioni giuste: i criteri principali

      Per orientarti nella scelta delle polizze assicurative, considera questi fattori:

      • La tua situazione familiare: hai coniuge, figli o genitori anziani a carico? La polizza vita diventa più importante
      • La tua attività lavorativa: sei un lavoratore dipendente (coperture INAIL e INPS) o un autonomo (devi organizzarti privatamente)?
      • Il tuo patrimonio: hai immobili, un’azienda, un’auto di valore? Le polizze di tutela del patrimonio sono prioritarie
      • Il tuo settore professionale: sei un professionista ordinistico? La RC professionale è obbligatoria
      • Il tuo stato di salute: hai condizioni preesistenti che potrebbero escluderti da alcune coperture sanitarie? Verifica prima di stipulare

      Vantaggi fiscali delle polizze assicurative nel 2026

      Il fisco italiano riconosce alcune agevolazioni per i premi assicurativi:

      Tipo di polizzaAgevolazione fiscaleLimite massimo
      Polizza vita (rischio morte/invalidità)Detrazione 19%530 euro/anno di premi
      Polizza vita (caso vita / previdenza complementare)Nessuna detrazione (rendita tassata favorevolmente)–
      Polizza infortuni (invalidità permanente)Detrazione 19%Inclusa nel tetto 530 euro
      RC ProfessionaleDeducibile dal reddito professionaleIntero costo
      Polizza catastrofale aziendaleDeducibile dal reddito d’impresaIntero costo
      RC AutoNessuna agevolazione–
      Assicurazione sanitariaInclusa nel tetto 1.291,14 euro spese medicheDetrazione 19%

      Dove approfondire: i nostri hub tematici sulle assicurazioni

      In questa sezione di centrofiscale.com trovi guide dettagliate per ogni tipologia di polizza:

      • RC Auto: RC Auto 2026: scadenze, sconti e franchigie
      • Polizze vita: Polizza vita: tipologie, fiscalità e detrazione 2026
      • RC Professionale: Polizze RC professionali obbligatorie: guida per liberi professionisti
      • Polizza catastrofale imprese: Polizza catastrofale obbligatoria 2026: regole per imprese

      Domande frequenti sulle assicurazioni 2026

      Quante polizze assicurative deve avere un privato cittadino?

      Per legge, l’unica obbligatoria per un privato che possiede un’auto è la RC auto. Tutte le altre sono facoltative. Tuttavia, per una protezione adeguata, è consigliabile avere almeno: RC auto, assicurazione dell’abitazione (specialmente se hai un mutuo), polizza vita (se hai familiari a carico).

      Conviene assicurarsi per più rischi con la stessa compagnia?

      Spesso sì: molte compagnie offrono sconti ai clienti multi-polizza (es. RC auto + casa + vita con la stessa compagnia). Tuttavia, è sempre utile confrontare le offerte sul mercato per singola polizza, perché non sempre il pacchetto è la scelta più economica.

      È possibile disdire una polizza assicurativa? Entro quando?

      Sì. La maggior parte delle polizze prevede il rinnovo tacito: si rinnovano automaticamente alla scadenza. Per disdire è necessario inviare comunicazione (PEC o raccomandata) alla compagnia almeno 60 giorni prima della scadenza (90 giorni per alcune polizze vita). Per la RC auto, la disdetta deve avvenire almeno 60 giorni prima della scadenza.

      Conclusione

      Le assicurazioni nel 2026 non sono solo un obbligo burocratico, ma uno strumento concreto di protezione finanziaria per privati e imprese. Capire quali polizze sono obbligatorie, quali sono consigliabili in base alla propria situazione e come sfruttare le agevolazioni fiscali disponibili fa parte di una buona gestione del proprio patrimonio.

      Se hai bisogno di supporto nella valutazione delle detrazioni e deduzioni fiscali legate alle polizze assicurative, o per qualsiasi altra questione fiscale, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Prenota un appuntamento e ottieni la consulenza di cui hai bisogno.

      Giugno 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-19 08:30:002026-07-03 07:55:28Assicurazioni 2026: guida alle polizze obbligatorie e facoltative
      Qonto

      Carta Qonto 2026: Tipologie, Costi e Come Funziona la Mastercard Business

      regime forfettario partita iva

      Quando apri un conto business per la tua Partita IVA, la carta non e’ un dettaglio: e’ lo strumento operativo che usi tutti i giorni per pagare fornitori, prelevare contanti, gestire spese trasferta, abbonamenti e shopping online. Una carta business ben configurata ti permette di separare con chiarezza la spesa professionale da quella personale, monitorare i flussi in tempo reale e gestire eventuali collaboratori o dipendenti senza cedere la tua password del conto.

      Tra le neobank business piu’ diffuse in Italia, Qonto ha costruito la sua offerta attorno alle carte Mastercard Business: ogni piano include almeno una carta fisica e la possibilita’ di emettere carte virtuali in pochi secondi. In questa guida vediamo nel dettaglio le tipologie di carta Qonto disponibili nel 2026 (One, Plus, X e virtuali), i costi reali, i limiti di spesa e prelievo, le funzioni di sicurezza e come scegliere la carta giusta per la tua attivita’.

      Disclosure – Trasparenza

      Questa guida contiene link affiliati a Qonto identificati dall’etichetta “Sponsor”. Se apri un conto Qonto tramite questi link, CAF Centro Fiscale puo’ ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.

      Le commissioni non influenzano il nostro giudizio: indichiamo apertamente vantaggi e limiti delle carte Qonto e segnaliamo dove altre soluzioni (carte di credito tradizionali, conti business concorrenti) potrebbero essere piu’ adatte. CAF Centro Fiscale non e’ partner ne’ agente di Qonto, e non e’ una banca: il conto e le carte vanno richiesti direttamente sul sito ufficiale Qonto.

      Scelta in evidenza – Sponsor

      Qonto: Mastercard Business inclusa in tutti i piani

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      Indice dei contenuti

      1. Tipologie di carte Qonto: One, Plus, X, virtuali
      2. Costi delle carte Qonto e carte aggiuntive
      3. Limiti di prelievo e spesa per carta
      4. Come ottenere la carta fisica Qonto
      5. Come usare la carta virtuale
      6. Apple Pay e Google Pay con Qonto
      7. Cashback con la X Card
      8. Carte per dipendenti e team
      9. Sicurezza: blocco, 3D Secure, controlli
      10. Carte virtuali usa-e-getta per shopping online
      11. Domande frequenti

      Tipologie di carte Qonto: One, Plus, X, virtuali

      Qonto emette esclusivamente carte Mastercard Business. A differenza di una banca tradizionale, non distingue tra “bancomat” e “carta di credito”: le carte Qonto sono carte di debito che si appoggiano direttamente sul saldo del conto, con autorizzazione in tempo reale. Questo significa che ogni transazione viene registrata istantaneamente sull’app, senza l’attesa tipica della carta di credito a saldo.

      One Card (carta base, fisica)

      La One Card e’ la carta Mastercard Business standard, inclusa in tutti i piani Qonto (Basic, Smart, Premium, Essential, Business, Enterprise). E’ una carta fisica in plastica, contactless, con PIN configurabile. Perfetta per le operazioni quotidiane: pagamenti POS, prelievi ATM, spese trasferta. La attivi dall’app appena ricevi la busta a casa, ed e’ subito utilizzabile anche su Apple Pay / Google Pay.

      Plus Card (limiti piu’ alti, design metal)

      La Plus Card e’ la versione “evoluta”: carta in metallo (design opaco premium), limiti di spesa e prelievo raddoppiati o triplicati rispetto alla One Card, copertura assicurativa estesa su acquisti e viaggi. E’ pensata per chi viaggia spesso o ha spese medio-alte ricorrenti (fornitori, hardware, attrezzatura). Ha un costo aggiuntivo mensile rispetto alla One inclusa: indicativamente sui 6 euro/mese, ma le condizioni esatte vanno verificate sul sito Qonto.

      X Card (premium con cashback)

      La X Card e’ la carta top di gamma Qonto: metal nera, limiti molto alti, cashback dell’1% su una selezione di categorie (variabili per piano), prelievi gratuiti illimitati, copertura assicurativa estesa (viaggi, noleggio auto, cancellazioni). E’ inclusa di base nel piano Premium (o equivalente top di gamma) e disponibile come carta aggiuntiva sui piani inferiori a costo extra. Indicata per professionisti con volumi di spesa elevati che vogliono “rientrare” parte dei costi via cashback.

      Carta virtuale (per acquisti online)

      La carta virtuale e’ una Mastercard Business senza supporto fisico: esiste solo nell’app, con numero, scadenza e CVV digitali. La emetti in 10 secondi, la usi per acquisti online, abbonamenti, marketing digitale (Meta Ads, Google Ads), SaaS, hosting. Puoi crearne piu’ di una contemporaneamente, una per fornitore, e bloccarla con un tap se serve. La carta virtuale base e’ inclusa nei piani Qonto, mentre carte virtuali multiple o usa-e-getta avanzate possono richiedere un piano superiore o un costo extra.

      Costi delle carte Qonto e carte aggiuntive

      Il costo della carta Qonto dipende da tre fattori: il piano scelto, il tipo di carta (One, Plus, X, virtuale) e il numero di carte aggiuntive richieste oltre quelle incluse. Vediamo la struttura tipica.

      Carte incluse nel piano

      Tutti i piani Qonto includono almeno una One Card fisica e una o piu’ carte virtuali. I piani superiori (Business, Premium, Enterprise) includono piu’ carte fisiche, piu’ utenti, e in alcuni casi una Plus Card o X Card al posto della One. Significa che se sei freelance solo, con il piano base hai gia’ tutto cio’ che serve; se sei una SRL con dipendenti, il piano superiore ti permette di consegnare una carta a ciascun collaboratore senza pagare carte extra.

      Carte aggiuntive (oltre quelle incluse)

      Se hai esaurito le carte incluse e ne servono altre, Qonto applica un costo mensile per carta aggiuntiva. Indicativamente: One Card aggiuntiva intorno ai 5 euro/mese, Plus Card extra sui 6 euro/mese, X Card extra fascia piu’ alta. Le carte virtuali aggiuntive base sono spesso gratuite o incluse fino a un certo numero, ma le carte virtuali usa-e-getta avanzate possono avere un piccolo costo. I prezzi esatti sono pubblicati sulla pagina ufficiale Qonto e vanno verificati al momento della sottoscrizione.

      Costi operativi: prelievi, cambio valuta

      Oltre al canone della carta, vanno considerati i costi operativi: i prelievi ATM hanno una franchigia mensile inclusa (variabile per piano: 5 o 10 prelievi/mese), oltre la quale si paga 1-2 euro a prelievo. Le operazioni in valuta estera hanno una piccola commissione percentuale (tipicamente 1-2%), che e’ nettamente inferiore a quella di molte carte di credito tradizionali ma superiore a Wise o Revolut, specializzate in cambio valuta.

      Limiti di prelievo e spesa per carta

      I limiti delle carte Qonto sono configurabili dall’app, entro i massimali fissati per ciascun tipo di carta. La logica e’ la seguente: piu’ la carta e’ “alta di gamma”, piu’ i tetti massimi sono elevati. I limiti operativi (giornalieri, settimanali, mensili) li imposti tu, anche per singolo collaboratore, e li puoi modificare in qualsiasi momento.

      One Card

      • Spesa giornaliera: indicativamente fino a 20.000 euro/giorno (configurabile dall’utente).
      • Prelievo giornaliero: tipicamente fino a 1.000-1.500 euro/giorno.
      • Numero prelievi gratuiti: 5 al mese (sui piani entry).

      Plus Card

      • Spesa giornaliera: fino a 40.000 euro/giorno o piu’.
      • Prelievo giornaliero: tipicamente fino a 2.500 euro/giorno.
      • Numero prelievi gratuiti: piu’ alto rispetto alla One.

      X Card

      • Spesa giornaliera: fino a 100.000 euro/giorno o piu’.
      • Prelievo giornaliero: tipicamente fino a 4.000-5.000 euro/giorno.
      • Prelievi gratuiti: illimitati (anche all’estero, in molti casi).

      I valori sopra sono indicativi e possono variare per piano e per profilo cliente. Verifica sempre i limiti aggiornati sulla pagina ufficiale Qonto al momento della sottoscrizione.

      Come ottenere la carta fisica Qonto

      Ottenere la carta fisica Qonto e’ un processo completamente digitale: non serve recarsi in filiale, non servono firme cartacee. La procedura e’ integrata nell’apertura del conto e segue questi passaggi.

      1. Registrazione conto: compili il form sul sito Qonto con dati anagrafici, dati P.IVA o societa’, tipo di attivita’.
      2. Verifica identita’: video-identificazione tramite app, in cui mostri documento d’identita’ (carta di identita’ o passaporto) e fai un selfie.
      3. Selezione piano: scegli il piano (Basic/Smart/Premium o equivalenti) e quante carte fisiche vuoi attivare in fase di apertura.
      4. Spedizione carta: la One Card (o Plus/X se richiesta) viene spedita all’indirizzo fornito, di norma in 5-7 giorni lavorativi (corriere standard).
      5. Attivazione: ricevuta la busta, apri l’app Qonto, vai su “Carte”, attivi la nuova carta inserendo le ultime cifre stampate sulla carta e imposti il PIN.
      6. Aggiunta a wallet: in pochi secondi puoi aggiungere la carta ad Apple Pay o Google Pay e iniziare a pagare anche prima di averla fisicamente in mano (la carta virtuale e’ utilizzabile da subito).

      Se hai gia’ un conto Qonto e vuoi aggiungere una carta fisica per un collaboratore, l’iter e’ ancora piu’ rapido: dall’app inviti l’utente, scegli il tipo di carta, imposti i limiti, e la carta viene spedita direttamente a lui in 5-7 giorni.

      Come usare la carta virtuale

      La carta virtuale Qonto e’ una delle funzioni piu’ utili per chi gestisce attivita’ digitali. Si crea in 10 secondi dall’app, esiste solo come dato (non c’e’ alcun supporto plastico), e ha tutti gli elementi necessari per pagare online: numero, scadenza, CVV. Si usa esattamente come una carta fisica, copiando i dati al checkout dei siti.

      Casi d’uso tipici

      • Abbonamenti SaaS: una carta virtuale dedicata per ogni servizio (Microsoft 365, Google Workspace, Adobe, Mailchimp). Se uno scappa di mano o vieni addebitato per errore, blocchi quella sola carta.
      • Marketing digitale: una carta dedicata per Meta Ads, una per Google Ads, una per LinkedIn Ads. Cosi’ i costi sono separati e tracciabili dall’app.
      • Hosting e domini: carta virtuale per il rinnovo annuale, evita sorprese se cambi fornitore.
      • Acquisti rari: usa-e-getta per acquistare su un sito che non conosci, blocchi la carta dopo l’acquisto.

      Vantaggi rispetto alla carta fisica

      La carta virtuale ha tre vantaggi netti rispetto alla fisica: 1) emissione istantanea (non serve aspettare 5-7 giorni), 2) nessun rischio di smarrimento fisico, 3) puoi crearne multiple e dedicarle a fornitori specifici, ottenendo un controllo granulare delle spese. L’unico limite e’: non si puo’ usare al POS fisico (a meno che non venga aggiunta a Apple Pay / Google Pay, nel qual caso puoi pagare contactless con lo smartphone).

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      Apple Pay e Google Pay con Qonto

      Tutte le carte Qonto – One, Plus, X e virtuali – sono compatibili con Apple Pay e Google Pay. L’aggiunta al wallet richiede meno di 30 secondi: dall’app Qonto selezioni la carta, “Aggiungi ad Apple Wallet” (o Google Wallet), confermi con Face ID / impronta, e la carta e’ subito utilizzabile per pagamenti contactless al POS, sui siti compatibili (checkout con Apple Pay) e in app.

      Il vantaggio pratico e’ notevole: anche se la carta fisica deve ancora arrivare a casa, dopo aver ricevuto i dati digitali (al momento dell’apertura conto) puoi gia’ pagare con lo smartphone in qualsiasi POS contactless. Per molti freelance significa essere operativi dal primo giorno.

      Cashback con la X Card

      La X Card e’ l’unica carta Qonto a offrire cashback. Il meccanismo e’ semplice: una percentuale (tipicamente 1%) delle spese effettuate su categorie selezionate viene restituita sul conto Qonto a fine mese. Le categorie variano (mobilita’, viaggi, food, hotel, software business) e sono definite dal piano sottoscritto.

      Il cashback ha senso economico se la spesa mensile sulle categorie incluse supera una certa soglia: a parita’ di spese su quelle voci, il rimborso compensa o supera il costo del piano Premium che include la X Card. Per chi spende invece poco, il piano base con One Card resta piu’ conveniente.

      Carte per dipendenti e team (multi-utente)

      Una delle funzioni piu’ apprezzate di Qonto dalle SRL e dai professionisti con dipendenti e’ la gestione multi-utente. A differenza di una banca tradizionale, dove dare una carta a un dipendente significa intestargliela personalmente o usare carte prepagate ricaricabili, su Qonto puoi emettere carte aziendali per ciascun collaboratore, mantenendo la titolarita’ del conto e il controllo totale.

      • Inviti il dipendente dall’app Qonto via email.
      • Decidi i permessi: solo carta? Anche bonifici? Visualizzazione documenti? Approvazione spese?
      • Imposti i limiti di spesa giornalieri/mensili sulla sua carta.
      • Carta spedita direttamente al collaboratore.
      • Visualizzi in tempo reale ogni spesa fatta dal team, con categorizzazione automatica.
      • Approvazione spese (sui piani superiori): il dipendente carica scontrino, tu approvi o respingi.

      Il numero di carte e utenti inclusi varia per piano: il piano base e’ pensato per il solo titolare, mentre i piani Business ed Enterprise includono un numero significativo di carte fisiche e licenze utente, oltre a funzionalita’ avanzate come la contabilita’ integrata e l’export verso il commercialista.

      Sicurezza: blocco istantaneo, 3D Secure, controlli

      Le carte Qonto integrano i principali standard di sicurezza per i pagamenti business. Vediamo le funzioni piu’ rilevanti.

      Blocco e sblocco istantaneo

      Hai perso la carta o sospetti un uso non autorizzato? Dall’app Qonto puoi bloccare la carta in 1 tap: nessuna chiamata al call center, nessuna attesa. Se la ritrovi, la sblocchi con altrettanta facilita’. Se invece e’ davvero persa, richiedi una nuova carta sostitutiva sempre dall’app, con spedizione entro 5-7 giorni.

      3D Secure e autenticazione forte

      I pagamenti online sono protetti da 3D Secure 2, la versione aggiornata del protocollo di autenticazione richiesto dalla normativa PSD2. In pratica, quando paghi online, l’app Qonto ti chiede una conferma con Face ID, impronta o codice: nessuno puo’ completare un pagamento online a tuo nome senza accedere fisicamente al tuo telefono. Questo riduce drasticamente il rischio di frodi da furto dati carta.

      Controlli granulari

      Dall’app puoi attivare/disattivare singole funzioni della carta: pagamenti online, prelievi ATM, pagamenti all’estero, pagamenti contactless. Se ad esempio non viaggi in un determinato periodo, puoi disattivare i pagamenti esteri, riducendo a zero il rischio di addebiti fraudolenti da paesi terzi. Stessa logica per i prelievi ATM o gli acquisti online.

      Carte virtuali usa-e-getta per shopping online sicuro

      Le carte virtuali usa-e-getta (single-use) sono una variante delle carte virtuali standard: vengono emesse per una singola transazione, dopo la quale si auto-disattivano. Sono lo strumento piu’ sicuro per pagare online su siti che non conosci o per acquisti una tantum.

      Esempio pratico: devi acquistare un servizio da un sito sconosciuto, magari estero, e non vuoi che i dati della tua carta principale circolino. Crei una carta usa-e-getta con un tetto di spesa specifico (es. 49 euro), la usi al checkout, l’acquisto va a buon fine e la carta si disattiva automaticamente. Anche se quei dati venissero rubati, non sono utilizzabili una seconda volta.

      Sui piani Qonto inferiori questa funzione potrebbe avere limitazioni di numero o richiedere un piano superiore. Verifica sulla pagina ufficiale Qonto la disponibilita’ specifica per il piano che ti interessa.

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      Domande frequenti sulla carta Qonto

      La carta Qonto e’ una carta di credito o di debito?

      E’ una carta di debito Mastercard Business. Significa che ogni transazione viene addebitata in tempo reale sul saldo del conto Qonto, senza attesa di fine mese. Non c’e’ affidamento ne’ fido di credito: spendi solo quello che hai sul conto.

      Quante carte fisiche posso avere su Qonto?

      Dipende dal piano. I piani entry includono 1 carta fisica per il titolare; i piani Business ed Enterprise includono carte multiple (per i dipendenti / soci). Carte aggiuntive oltre quelle incluse hanno un costo mensile per carta (5-7 euro tipici per One/Plus).

      Quanto costa la Plus Card?

      La Plus Card ha tipicamente un costo di circa 6 euro/mese in aggiunta al canone del piano (se non gia’ inclusa in piani superiori). Verifica il prezzo aggiornato sulla pagina ufficiale Qonto al momento della sottoscrizione, perche’ i listini possono cambiare.

      La X Card e’ inclusa nel piano base?

      No. La X Card e’ tipicamente inclusa solo nel piano Premium (o piano top di gamma equivalente). Sui piani inferiori e’ richiedibile come carta aggiuntiva con costo extra. E’ la carta giusta se hai volumi di spesa elevati e vuoi sfruttare il cashback dell’1% sulle categorie selezionate.

      Le carte virtuali Qonto funzionano su Apple Pay?

      Si’. Tutte le carte Qonto, fisiche e virtuali, sono compatibili con Apple Pay e Google Pay. Aggiungere una carta virtuale al wallet richiede meno di 30 secondi e ti permette di pagare contactless al POS anche con una carta che non esiste fisicamente.

      Posso bloccare la carta Qonto se la perdo?

      Si’, in qualsiasi momento e senza chiamate al call center: dall’app Qonto, sezione Carte, tap su “Blocca carta”. E’ istantaneo. Se la ritrovi, la sblocchi con un altro tap; se invece e’ davvero persa, richiedi la sostituzione sempre dall’app, con spedizione entro 5-7 giorni lavorativi.

      Quali limiti di spesa hanno le carte Qonto?

      I limiti dipendono dal tipo di carta (One, Plus, X) e sono configurabili dall’utente entro i massimali definiti da Qonto. Indicativamente: One fino a 20.000 euro/giorno, Plus fino a 40.000 euro/giorno, X fino a 100.000 euro/giorno o piu’. Puoi modificarli in qualsiasi momento dall’app, anche per singolo collaboratore.

      Posso emettere carte virtuali usa-e-getta su Qonto?

      Si’, sui piani che lo prevedono. Le carte virtuali single-use si auto-disattivano dopo la prima transazione e sono lo strumento piu’ sicuro per acquisti online su siti sconosciuti o per spese una tantum. Sui piani entry il numero potrebbe essere limitato; sui piani superiori la disponibilita’ e’ tipicamente piu’ ampia. Verifica i dettagli aggiornati sul sito ufficiale Qonto.

      Conclusione: scegliere la carta Qonto giusta

      La carta Qonto e’ uno strumento operativo flessibile: tutti i piani includono almeno una One Card fisica e carte virtuali; chi cerca limiti piu’ alti, design metal o cashback puo’ scegliere la Plus Card o la X Card; chi gestisce un team puo’ emettere carte aziendali per ciascun collaboratore mantenendo controllo e visibilita’ totali. Apple Pay, Google Pay, blocco istantaneo, 3D Secure e carte usa-e-getta completano un’offerta pensata per P.IVA, freelance e PMI che vogliono separare con ordine spesa professionale e personale.

      Prima di sottoscrivere, valuta sempre il tuo profilo di spesa: per molti freelance la One Card del piano base e’ piu’ che sufficiente; per SRL strutturate il piano Business o Premium con X Card e cashback puo’ rivelarsi piu’ conveniente nel medio termine. Le condizioni esatte e i prezzi aggiornati sono pubblicati sulla pagina ufficiale Qonto, dove puoi anche aprire il conto direttamente online.

      Giugno 19, 2026/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-19 08:00:002026-05-24 09:36:54Carta Qonto 2026: Tipologie, Costi e Come Funziona la Mastercard Business
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Rottamazione cartelle 2026: domanda online, scadenze e requisiti

      ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

      La rottamazione cartelle 2026 è uno degli strumenti più richiesti da contribuenti con debiti fiscali verso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER). Permette di pagare solo il capitale e gli interessi legali, azzerando sanzioni e aggio: un risparmio significativo rispetto all’importo originale della cartella.

      In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi può aderire, come si presenta la domanda online sul portale ADER, le scadenze 2026, il piano di rateazione e cosa succede se non si paga. Se hai cartelle in scadenza o vuoi verificare la tua posizione, leggi con attenzione.

      Cos’è la rottamazione cartelle: come funziona la definizione agevolata

      La rottamazione cartelle — tecnicamente “definizione agevolata” — è una misura periodica con cui il legislatore consente ai contribuenti di estinguere i debiti iscritti a ruolo pagando importi ridotti rispetto al totale dovuto. In particolare si paga:

      • Il capitale originario del debito
      • Gli interessi legali maturati
      • Le spese di notifica della cartella

      Non si pagano invece:

      • Le sanzioni amministrative (la parte più onerosa)
      • Gli interessi di mora
      • L’aggio di riscossione (le commissioni AdER)

      La versione attualmente operativa è la rottamazione quater, introdotta dal DL 198/2022 (L. 14/2023) per i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Negli ultimi anni sono state introdotte proroghe e nuove finestre di adesione anche per le cartelle notificate successivamente.

      Per le cartelle relative a periodi successivi al 2022, la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha previsto nuove misure agevolative. Si consiglia di verificare la propria posizione specifica tramite il portale ADER o rivolgendosi a un professionista.

      Chi può aderire alla rottamazione 2026

      Possono aderire alla definizione agevolata tutti i contribuenti — persone fisiche, ditte individuali, società, enti — con debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione:

      • Che rientrano nel periodo temporale indicato dalla norma (per la quater: carichi dal 2000 al 30/06/2022)
      • Che non hanno già definito con precedenti rottamazioni decadute (salvo riapertura specifica)
      • Anche in presenza di procedure esecutive in corso (fermo amministrativo, ipoteca, pignoramento): l’adesione non le sospende automaticamente, ma il completamento del pagamento le chiude

      Non è richiesta nessuna condizione reddituale o patrimoniale: chiunque abbia cartelle nel periodo agevolabile può aderire.

      Cosa non è rottamabile: i debiti esclusi

      Non tutti i debiti sono rottamabili. Sono esclusi:

      • Sanzioni penali e sanzioni amministrative connesse a violazioni del Codice della Strada riscosse da enti locali
      • Dazi doganali e risorse proprie dell’Unione Europea
      • Contributi INPS (questi seguono percorsi separati)
      • Debiti derivanti da recupero di aiuti di Stato
      • Crediti derivanti da condanne penali di cui all’art. 185 c.p.
      • Multe per violazioni del CDS se l’ente impositore è un Comune o ente locale (salvo adesioni specifiche dell’ente)

      Domanda online: come si presenta sul portale ADER

      La domanda di rottamazione si presenta esclusivamente online, tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Ecco la procedura passo dopo passo:

      1. Accedi al sito agenziaentrateriscossione.gov.it
      2. Clicca su “Definizione agevolata” nella sezione servizi online
      3. Autenticati con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
      4. Seleziona le cartelle che vuoi rottamare (puoi scegliere anche solo alcune cartelle, non obbligatoriamente tutte)
      5. Indica la modalità di pagamento: unica soluzione o in 18 rate
      6. Invia la domanda e conserva la ricevuta di invio

      Entro 30 giorni dall’invio (o dalla scadenza del termine, se successiva), AdER ti invia la comunicazione di accoglimento con il piano di pagamento dettagliato (importi e scadenze delle singole rate).

      Se non hai SPID o CIE, puoi presentare la domanda attraverso un intermediario abilitato (CAF, commercialista, patronato). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre questo servizio: contattaci per un preventivo personalizzato.

      Piano di pagamento: rate e scadenze 2026

      Chi aderisce alla rottamazione può scegliere tra:

      • Pagamento in unica soluzione: entro la prima scadenza indicata nella comunicazione AdER
      • Pagamento rateale: fino a un massimo di 18 rate in 5 anni

      Sulle rate è dovuto un interesse del 2% annuo dal giorno successivo alla prima scadenza. Per la rottamazione quater le prime due rate corrispondono al 10% del debito ciascuna (scadenza luglio e novembre), mentre le restanti 16 rate vengono dilazionate in 4 anni (rate semestrali il 28 febbraio e il 31 luglio di ciascun anno).

      Le scadenze esatte dipendono dalla finestra di adesione. Controlla sempre la comunicazione AdER personale che ricevi dopo la domanda: è quella che vale per il tuo caso specifico.

      Decadenza: cosa succede se non paghi una rata

      Il rispetto delle scadenze di pagamento è fondamentale. La legge prevede che la decadenza dalla rottamazione scatti se:

      • Non si paga la prima rata entro i termini
      • Si paga in ritardo di oltre 5 giorni rispetto alla scadenza
      • Si paga un importo inferiore a quello dovuto

      In caso di decadenza, la rottamazione perde efficacia: il debito originario (con sanzioni e interessi) torna ad essere dovuto per intero, al netto di quanto già pagato. AdER riprende le azioni esecutive (pignoramento, fermo, ipoteca).

      Confronto con la rateizzazione ordinaria AdER

      CaratteristicaRottamazione cartelleRateizzazione ordinaria
      Sanzioni e interessiAzzerati (si paga solo capitale)Dovuti per intero
      Durata massima18 rate (5 anni)Fino a 120 rate (10 anni)
      AccessoSolo nelle finestre legislativeSempre disponibile
      Tasso interessi sulle rate2% annuoTasso BCE + spread
      Sospensione procedure esecutiveSolo dopo accoglimentoDa subito (in molti casi)

      La rottamazione conviene quasi sempre rispetto alla rateizzazione ordinaria quando ci sono sanzioni elevate, poiché il risparmio è immediato e certo.

      Esempi pratici: quanto risparmio con la rottamazione?

      Ecco tre esempi concreti per capire il risparmio ottenibile:

      CasoTotale cartellaSanzioni incluseImporto rottamazioneRisparmio
      IRPEF non versata10.000 euro3.000 euro7.000 euro3.000 euro (30%)
      IVA e sanzioni25.000 euro10.000 euro15.000 euro10.000 euro (40%)
      Contributi INPS artigiani5.000 euro1.500 euro3.500 euro1.500 euro (30%)

      Nota: i dati sono indicativi. Il risparmio reale dipende dalla composizione specifica della tua cartella. Per un calcolo preciso, consulta un professionista o contattaci.

      Come verificare le tue cartelle prima di aderire

      Prima di presentare la domanda, conviene verificare l’elenco completo delle tue cartelle e la loro composizione. Puoi farlo:

      • Tramite il portale ADER con SPID/CIE: sezione “La mia situazione”
      • Tramite il Cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate
      • Recandoti fisicamente allo sportello AdER del tuo territorio
      • Tramite il CAF Centro Fiscale con delega: ci occupiamo noi di recuperare il tuo estratto conto debitorio

      Domande frequenti (FAQ)

      Posso rottamare solo alcune cartelle e non tutte?

      Si. La domanda di rottamazione si presenta cartella per cartella: puoi scegliere liberamente quali includere e quali escludere dalla definizione agevolata.

      La rottamazione blocca i pignoramenti in corso?

      L’adesione alla rottamazione non sospende automaticamente le procedure esecutive in corso (pignoramenti, fermi, ipoteche). Tuttavia, una volta comunicato l’accoglimento da parte di AdER e rispettate le scadenze di pagamento, le procedure si estinguono progressivamente. È consigliabile segnalare l’avvenuta adesione direttamente all’ufficio competente.

      Devo essere in regola con le dichiarazioni fiscali per aderire?

      No. Per la rottamazione cartelle non è richiesta la regolarità fiscale corrente. Puoi aderire anche se hai dichiarazioni omesse o altre pendenze, purché le cartelle che vuoi rottamare rientrino nel periodo agevolabile.

      Cosa succede alle cartelle rottamate se decado?

      In caso di decadenza, tutte le cartelle incluse nella domanda tornano a essere dovute per l’importo originario (con sanzioni e interessi interi), dedotto solo quanto già versato. Non è possibile “selezionare” quali cartelle mantenere in rottamazione e quali no: la decadenza è totale.

      Posso pagare con compensazione F24?

      No. I pagamenti della rottamazione devono essere effettuati tramite i canali indicati da AdER (domiciliazione bancaria, F24 senza compensazione, sportelli fisici, home banking). La compensazione con crediti d’imposta non è ammessa.

      Conclusione: conviene aderire alla rottamazione?

      La rottamazione cartelle è quasi sempre conveniente rispetto al pagamento ordinario, soprattutto quando le sanzioni rappresentano una quota significativa del debito complessivo. Il risparmio può essere del 20-50% sull’importo totale.

      Tuttavia, è indispensabile essere certi di riuscire a rispettare il piano di rate: la decadenza annulla tutti i vantaggi. Prima di aderire, fai una valutazione realistica della tua capacità di rimborso.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare le tue cartelle, calcolare il risparmio con la rottamazione e presentare la domanda in tua vece. Contattaci per un appuntamento: il servizio è disponibile anche online per tutta Italia.

      Giugno 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/ROTTAMAZIONE-QUINQUIES-2026.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-18 16:00:002026-06-18 16:00:00Rottamazione cartelle 2026: domanda online, scadenze e requisiti
      Finanza & Servizi, Polizze Casa e Catastrofali, Polizze Professionisti

      Polizza catastrofale obbligatoria 2026: regole per imprese

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Polizza Catastrofale Obbligatoria 2026: Regole, Sanzioni ed Esenzioni per le Imprese

      Dal 2024 tutte le imprese con sede legale in Italia e iscritte al Registro delle Imprese sono obbligate a stipulare una polizza assicurativa contro i rischi catastrofali. L’obbligo, introdotto dal D.Lgs. 18 luglio 2024 n. 213 (in attuazione della Legge di Bilancio 2024, L. 213/2023), ha subìto varie proroghe e precisazioni normative nel corso del 2024-2025. In questa guida aggiornata al 2026 trovi tutto quello che devi sapere: chi è obbligato, cosa copre la polizza, le sanzioni per chi non si adegua e le categorie esenti.

      Il quadro normativo: D.Lgs. 213/2024 e Legge di Bilancio 2024

      L’obbligo assicurativo per le imprese contro i rischi catastrofali trova la sua origine nell’art. 1, commi 101-111 della Legge di Bilancio 2024 (L. 30 dicembre 2023, n. 213). Il legislatore ha poi emanato il D.Lgs. 18 luglio 2024, n. 213 per definire i dettagli attuativi: soggetti obbligati, rischi da coprire, massimali minimi e il regime sanzionatorio.

      La norma nasce dalla necessità di ridurre il carico economico dello Stato in caso di calamità naturali. Prima di questo obbligo, i danni alle imprese causati da alluvioni, terremoti e frane erano quasi interamente a carico della finanza pubblica attraverso interventi emergenziali. L’obiettivo del legislatore è trasferire il rischio al mercato assicurativo privato, riducendo l’esposizione del bilancio pubblico.

      Chi è obbligato alla polizza catastrofale

      L’obbligo si applica a tutte le imprese con sede legale o stabile organizzazione in Italia, indipendentemente dalla dimensione (micro, piccola, media, grande impresa) e dal settore di attività, a condizione che:

      • Siano iscritte al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio
      • Detengano beni immobili (terreni e fabbricati) in Italia iscritti in bilancio o utilizzati nell’esercizio dell’attività
      • Abbiano beni soggetti a rischio catastrofale sul territorio nazionale

      L’obbligo riguarda quindi sia le imprese italiane sia le filiali italiane di imprese straniere, nonché le stabili organizzazioni di soggetti non residenti con beni immobili in Italia.

      Quali eventi sono coperti dalla polizza catastrofale

      La polizza catastrofale obbligatoria deve coprire i danni diretti causati ai beni aziendali dai seguenti eventi:

      Evento catastrofaleTipologia di danno copertoNote
      TerremotiDanni strutturali a fabbricati, impianti, macchinari, scorteEvento sismico registrato dalla Rete Sismica Nazionale
      Alluvioni e inondazioniAllagamenti, fango, danni da acque straripantiInclusi esondazioni di fiumi e canali
      Frane e smottamentiDanni da cedimento del terreno e movimenti franosiInclusi colate di fango
      BradisismoDanni da subsidenza e innalzamento del suoloRilevante per aree vulcaniche come i Campi Flegrei
      Tifoni e uraganiDanni da venti eccezionaliLimitati a eventi certificati come calamità

      Non sono coperti dalla polizza catastrofale obbligatoria: eventi ordinari (grandine, tromba d’aria locale, allagamenti da pioggia ordinaria), danni da incendio, danni a veicoli aziendali (coperti da RC auto separata), danni da guerra o terrorismo.

      Scadenze e proroghe: la situazione nel 2026

      L’obbligo di polizza catastrofale per le imprese ha avuto un iter normativo complesso, con diverse proroghe. La scadenza originaria fissata dal D.Lgs. 213/2024 era il 31 dicembre 2024. Nel corso del 2024-2025 sono state concesse proroghe per le micro e piccole imprese, mentre per le grandi imprese e le medie imprese l’obbligo è entrato in vigore progressivamente.

      Al momento della pubblicazione di questo articolo (luglio 2026), le imprese italiane sono soggette all’obbligo. Si consiglia di verificare l’eventuale persistenza di proroghe settoriali consultando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) o la Camera di Commercio competente, poiché il quadro normativo ha subìto aggiornamenti frequenti.

      Nota importante: le imprese che operano nei settori del turismo, ristorazione e pesca hanno avuto scadenze specifiche nell’ambito di decreti settoriali. Verifica la tua categoria ATECO per eventuali disposizioni particolari.

      Chi è esente dall’obbligo di polizza catastrofale

      Non tutti i soggetti che potrebbero sembrare interessati sono effettivamente obbligati. Sono esclusi dall’obbligo:

      • Liberi professionisti (avvocati, commercialisti, medici, ingegneri, etc.) non organizzati in forma di impresa — per loro vale eventualmente la polizza professionale RC, non quella catastrofale
      • Privati cittadini — l’obbligo riguarda solo le imprese, non le abitazioni private (pur essendoci proposte legislative in tal senso)
      • Enti pubblici e PA — soggetti a normativa specifica
      • Imprese agricole — disciplinate da normativa separata (Fondo di solidarietà agricola)
      • Imprese in liquidazione o fallimento — in base alle procedure concorsuali in atto
      • Imprese senza beni immobili in bilancio (es. società di servizi puri che operano esclusivamente in locazione) — in questo caso l’obbligo non sussisterebbe per la componente immobiliare

      Sanzioni per le imprese senza polizza catastrofale

      Il mancato adempimento dell’obbligo assicurativo comporta conseguenze concrete per le imprese. Secondo il D.Lgs. 213/2024 e le successive disposizioni attuative:

      • Esclusione da contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche: le imprese sprovviste di polizza non possono accedere a finanziamenti pubblici, bandi PNRR, fondi strutturali europei e incentivi statali. Questa è la sanzione principale e più rilevante sul piano operativo
      • Esclusione dal sostegno post-calamità: in caso di evento catastrofale, le imprese non assicurate non potranno accedere agli indennizzi e ai ristori previsti dallo Stato
      • Segnalazione alla Camera di Commercio: la mancata copertura può essere rilevata in fase di accesso a fondi pubblici e risultare nelle verifiche documentali

      Non sono previste sanzioni amministrative dirette in euro (multe) per la sola mancanza di polizza, ma le conseguenze indirette — soprattutto l’esclusione dai fondi pubblici — rappresentano un rischio concreto per la continuità operativa dell’impresa.

      Come funziona la polizza catastrofale: massimali e franchigie

      La polizza catastrofale obbligatoria per le imprese deve rispettare alcune caratteristiche minime stabilite dalla normativa:

      Massimale assicurato

      Il massimale deve essere proporzionato al valore dei beni assicurati, con un minimo che copra almeno la ricostruzione a nuovo degli immobili e la sostituzione di macchinari e impianti. Non esiste un massimale fisso unico per legge: deve essere determinato da una perizia assicurativa sul valore del patrimonio aziendale.

      Franchigia

      Le polizze catastrofali prevedono tipicamente una franchigia (la parte del danno a carico dell’impresa) che può variare dal 5% al 15% del danno complessivo. Una franchigia più alta abbassa il premio annuo ma aumenta il rischio in caso di sinistro.

      Periodo di carenza

      Molte polizze catastrofali prevedono un periodo di carenza (tipicamente 30-90 giorni) dalla stipula, durante il quale la copertura non è attiva. Questo impedisce di assicurarsi solo dopo che un evento è già annunciato o in corso.

      Quanto costa la polizza catastrofale per le imprese

      Il premio annuo dipende da molteplici variabili:

      • Valore degli immobili e dei beni aziendali da assicurare
      • Posizione geografica dell’immobile (zona sismica, distanza da corsi d’acqua, zona a rischio idrogeologico)
      • Tipologia dell’immobile (costruzione pre-sismica, anno di costruzione, materiali)
      • Settore di attività (alcune attività produttive hanno rischi intrinseci maggiori)
      • Franchigia scelta e massimale

      A titolo orientativo, per una piccola impresa con un immobile del valore di 500.000 euro in zona sismica 2, il premio annuo può variare da 1.000 a 3.000 euro. Per immobili di maggior valore o in zone ad alto rischio sismico (zona 1), i premi possono essere significativamente più elevati.

      Deducibilità fiscale del premio catastrofale

      Il premio della polizza catastrofale aziendale è un costo interamente deducibile dal reddito d’impresa (art. 108 TUIR per le società, art. 54 TUIR per i professionisti in forma di impresa). È un costo inerente all’attività e alla tutela del patrimonio aziendale, quindi non ci sono limitazioni alla sua deducibilità integrale.

      Come adeguarsi: passi pratici per le imprese

      1. Verifica l’obbligo per la tua impresa: controlla la tua forma giuridica, il settore ATECO e la presenza di beni immobili in bilancio
      2. Censisci il patrimonio immobiliare: elenca tutti gli immobili di proprietà o in uso strumentale con il loro valore contabile e di mercato
      3. Richiedi una perizia assicurativa: un perito valuterà il valore a nuovo degli immobili per determinare il massimale corretto
      4. Confronta almeno 3 preventivi: i premi possono variare significativamente tra le compagnie assicurative
      5. Verifica la zona di rischio: consulta la mappa sismica INGV e le mappe del rischio idrogeologico ISPRA per la tua zona
      6. Conserva la documentazione: la polizza deve essere esibita in caso di accesso a fondi pubblici o in sede di controlli

      Domande frequenti sulla polizza catastrofale obbligatoria

      Le imprese in affitto devono stipulare la polizza catastrofale?

      Dipende. Se l’impresa non ha immobili propri in bilancio ma opera in locazione, l’obbligo non si applica alla struttura immobiliare (quella è responsabilità del proprietario). Tuttavia, potrebbero essere assicurabili i beni mobili aziendali (macchinari, scorte, attrezzature) che restano nella disponibilità dell’impresa. Verifica le condizioni specifiche con un broker assicurativo.

      La polizza catastrofale sostituisce la polizza incendio?

      No. La polizza catastrofale copre eventi naturali estremi (terremoti, alluvioni, frane). La polizza incendio copre eventi diversi (incendio, esplosione, fulmine). Le due coperture sono complementari e molte compagnie le propongono in pacchetti combinati.

      Cosa succede se un’impresa viene colpita da un terremoto senza polizza?

      L’impresa non potrà accedere agli interventi straordinari dello Stato previsti per le imprese assicurate. Potrà eventualmente accedere solo ai contributi ordinari di emergenza, che sono molto ridotti rispetto agli indennizzi assicurativi. I danni restano sostanzialmente a carico dell’imprenditore.

      Conclusione

      La polizza catastrofale obbligatoria rappresenta un cambiamento strutturale nella gestione del rischio per le imprese italiane. Non si tratta di un onere burocratico aggiuntivo, ma di uno strumento concreto di protezione del patrimonio aziendale di fronte a eventi che l’Italia, per la sua conformazione geologica e idrogeologica, subisce con una frequenza superiore alla media europea.

      Se sei un imprenditore e hai bisogno di orientarti tra i diversi tipi di polizza assicurativa obbligatoria per la tua attività, rivolgiti a un consulente esperto. Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta anche le imprese nella gestione degli adempimenti fiscali e assicurativi. Contattaci per una consulenza personalizzata.

      Giugno 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-18 12:30:002026-06-02 08:12:45Polizza catastrofale obbligatoria 2026: regole per imprese
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