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F24 Semplificato e Ordinario: Differenze e Quando Usarli

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando devi pagare imposte o tributi con il Modello F24, la prima domanda è: quale versione usare, il F24 semplificato o l’F24 ordinario? La scelta dipende dal tipo di versamento che devi effettuare. In questa guida ti spieghiamo le differenze tra i due modelli, quando usare l’uno o l’altro e come evitare errori nella scelta.

Per una panoramica completa sul Modello F24, consulta la nostra guida alla compilazione F24 2026.

Indice dei contenuti

  1. F24 Semplificato: Cos’è e a Chi Serve
  2. F24 Ordinario: Cos’è e a Chi Serve
  3. Differenze Principali tra Semplificato e Ordinario
  4. Quando Usare l’F24 Semplificato
  5. Quando Usare l’F24 Ordinario
  6. F24 ELIDE: Il Terzo Modello
  7. Domande Frequenti (FAQ)

F24 Semplificato: Cos’è e a Chi Serve

Il F24 semplificato è una versione ridotta del Modello F24, pensata per rendere più agevoli i versamenti più comuni dei privati cittadini. È stato introdotto dall’Agenzia delle Entrate con il provvedimento del 25 giugno 2012 proprio per semplificare gli adempimenti dei contribuenti che non hanno esigenze complesse.

Il modello semplificato ha un layout più compatto: una sola pagina con un’unica sezione per tutti i tributi (erariali, regionali, locali). Non ha sezioni separate per Erario, Regioni e IMU come l’ordinario, ma raggruppa tutto in un unico blocco con campi specifici per distinguere il tipo di versamento.

I campi del F24 semplificato sono:

  • Sezione: indica se il tributo è erariale (ER), regionale (RG) o locale (EL)
  • Codice tributo: lo stesso codice a 4 cifre dell’F24 ordinario (vedi il nostro elenco codici tributo F24)
  • Codice ente/codice comune: il codice catastale del Comune o della Regione
  • Rateazione/mese/anno di riferimento
  • Importi a debito e importi a credito

F24 Ordinario: Cos’è e a Chi Serve

Il F24 ordinario è la versione completa del Modello F24, con tutte le sezioni necessarie per qualsiasi tipo di versamento. È composto da più pagine e presenta sezioni distinte:

  • Sezione Erario: per IRPEF, IRES, IVA, imposte sostitutive, ritenute d’acconto
  • Sezione Regioni: per addizionali regionali IRPEF e IRAP
  • Sezione IMU e altri tributi locali: per IMU, TASI, TARI, addizionali comunali
  • Sezione INPS: per contributi previdenziali dipendenti, gestione separata, artigiani e commercianti
  • Sezione Altri Enti previdenziali: per INAIL, casse professionali
  • Sezione Accise: per imposte su prodotti energetici

L’F24 ordinario è indispensabile per chiunque debba versare contributi INPS, premi INAIL o effettuare compensazioni complesse tra tributi di sezioni diverse. È il modello usato da aziende, datori di lavoro, professionisti e partite IVA in regime forfettario.

Differenze Principali tra Semplificato e Ordinario

Ecco un confronto sintetico tra le due versioni:

Struttura: il semplificato ha una sola sezione unificata, l’ordinario ha 6 sezioni distinte.

Numero di pagine: il semplificato occupa una pagina, l’ordinario può richiederne più di una.

Tributi versabili: il semplificato copre imposte erariali, regionali e locali. L’ordinario copre tutti i tributi inclusi INPS, INAIL e accise.

Sezione INPS: assente nel semplificato, presente nell’ordinario.

Compensazioni: il semplificato consente compensazioni tra tributi della stessa natura. L’ordinario consente compensazioni tra tributi di qualsiasi sezione (ad esempio credito IRPEF per pagare INPS).

Destinatari principali: il semplificato è pensato per i privati cittadini. L’ordinario è necessario per aziende, partite IVA e datori di lavoro.

Regola pratica: se devi pagare solo IMU, TARI, addizionali IRPEF o imposte da dichiarazione senza compensazioni INPS, il semplificato va benissimo. In tutti gli altri casi, usa l’ordinario.

Quando Usare l’F24 Semplificato

Il F24 semplificato è la scelta giusta quando devi versare:

  • IMU su immobili (seconde case, terreni, aree fabbricabili)
  • TARI (tassa sui rifiuti)
  • Addizionale regionale IRPEF e addizionale comunale IRPEF
  • IRPEF da 730 senza sostituto (quando non hai un datore di lavoro che trattiene le imposte)
  • Cedolare secca sugli affitti
  • Imposte da ravvedimento operoso per tributi locali

In tutti questi casi il semplificato funziona perfettamente e risulta più intuitivo da compilare. Puoi pagarlo online tramite home banking, sul portale dell’Agenzia delle Entrate o allo sportello bancario/postale (nei limiti previsti).

Quando Usare l’F24 Ordinario

L’F24 ordinario è necessario (e talvolta obbligatorio) quando devi versare:

  • Contributi INPS: dipendenti (DM10), gestione separata (PXX, RC01), artigiani e commercianti (AF, CF)
  • Premi INAIL: assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
  • Compensazioni complesse: quando usi un credito di un tributo erariale (es. IRPEF) per pagare un tributo previdenziale (es. INPS) o viceversa
  • F24 a zero con compensazioni tra sezioni diverse
  • Ritenute d’acconto: versate dal datore di lavoro o dal committente
  • IVA: versamenti periodici e annuali
  • IRAP: versata da imprese e professionisti

Se sei un lavoratore autonomo in regime forfettario, l’F24 ordinario è la scelta obbligata perché devi versare sia l’imposta sostitutiva (sezione Erario) sia i contributi INPS (sezione INPS), spesso compensandoli tra loro.

F24 ELIDE: Il Terzo Modello

Esiste anche un terzo tipo di Modello F24, meno conosciuto: il F24 ELIDE (Elementi Identificativi). Questo modello è utilizzato per versamenti che richiedono informazioni aggiuntive non previste dal modello ordinario, come:

  • Imposta di registro per contratti di locazione (registrazione, rinnovo, risoluzione)
  • Tributi per atti giudiziari
  • Sanzioni per violazioni al Codice della Strada riscosse dall’Agenzia delle Entrate
  • IVA per immatricolazione veicoli di provenienza intra-UE

Il F24 ELIDE ha una struttura simile al semplificato, ma include campi aggiuntivi per il “tipo”, gli “elementi identificativi” e il “codice” necessari a identificare l’atto o il contratto a cui si riferisce il versamento. Non è utilizzabile per imposte ordinarie come IRPEF, IMU o contributi INPS.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti (FAQ)

Posso usare l’F24 ordinario anche quando basterebbe il semplificato?

Sì, assolutamente. L’F24 ordinario è sempre accettato per qualsiasi tipo di versamento. Se hai dubbi su quale modello scegliere, l’ordinario è la scelta sicura. L’unico svantaggio è che ha più campi da compilare, quindi è leggermente meno intuitivo.

L’home banking mi propone direttamente il modello giusto?

Dipende dalla banca. Molti servizi di home banking ti chiedono di scegliere tra “F24 semplificato” e “F24 ordinario” al momento del pagamento. Alcune banche offrono solo l’ordinario, che copre comunque tutti i casi. Se non sei sicuro, scegli l’ordinario.

Posso compensare crediti anche con il semplificato?

Sì, ma solo tra tributi della stessa natura (ad esempio credito IRPEF per pagare addizionale regionale). Per compensazioni tra tributi di natura diversa (ad esempio credito IRPEF per pagare INPS), devi usare l’F24 ordinario.

Non Sai Quale F24 Usare? Ti Aiutiamo Noi

La scelta tra F24 semplificato e ordinario può creare confusione, soprattutto quando entrano in gioco compensazioni e versamenti multipli. Al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo a scegliere il modello giusto, compilarlo correttamente e inviarlo nei termini previsti.

Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

Oppure compila il modulo per essere ricontattato:

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    Maggio 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-24 09:00:002026-05-31 17:45:11F24 Semplificato e Ordinario: Differenze e Quando Usarli
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    730 Precompilato 2026: Come Accedere, Modificare e Inviare Online

    Dichiarazione dei redditi 730

    Il 730 precompilato 2026 e disponibile online dal 15 aprile 2026 nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate. Puoi accedere con SPID, CIE o CNS, controllare i dati inseriti dal Fisco, modificarli se necessario e inviare la dichiarazione direttamente online entro il 30 settembre 2026.

    In questa guida ti spieghiamo passo passo come accedere al 730 precompilato 2026, come verificare le informazioni precaricate (redditi, detrazioni, spese mediche), come effettuare modifiche e come inviare la dichiarazione in autonomia o tramite CAF.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’e il 730 precompilato 2026
    2. Quando e disponibile e scadenze
    3. Come accedere al 730 precompilato con SPID o CIE
    4. Cosa controllare nel 730 precompilato
    5. Come modificare i dati precompilati
    6. Come inviare la dichiarazione online
    7. Meglio inviare da soli o tramite CAF?
    8. FAQ – Domande frequenti

    1. Cos’e il 730 precompilato 2026

    Il 730 precompilato e la dichiarazione dei redditi che l’Agenzia delle Entrate prepara automaticamente per te, utilizzando le informazioni gia in suo possesso:

    • Certificazione Unica (CU) trasmessa dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico
    • Spese mediche e sanitarie inviate da farmacie, ospedali, medici e strutture sanitarie
    • Spese universitarie comunicate dagli atenei
    • Bonifici per ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico
    • Premi assicurativi trasmessi dalle compagnie
    • Contributi previdenziali versati (INPS, casse professionali)

    Il sistema raccoglie automaticamente questi dati e li inserisce nei campi corretti del modello 730, permettendoti di risparmiare tempo ed evitare errori di trascrizione.

    Importante: il 730 precompilato e una proposta che puoi accettare cosi com’e, modificare o integrare con ulteriori spese detraibili/deducibili che il Fisco non conosce (es. spese per assistenza a familiari disabili, donazioni, abbonamenti trasporto pubblico).


    2. Quando e disponibile e scadenze 2026

    Ecco il calendario completo per il 730 precompilato 2026:

    DataEvento
    15 aprile 2026Disponibilita del 730 precompilato nell’area riservata Agenzia Entrate
    31 maggio 2026Ultima data per modificare il 730 precompilato senza perdere i vantaggi della dichiarazione semplificata
    30 giugno 2026Scadenza invio tramite CAF o professionista abilitato
    30 settembre 2026Scadenza invio diretto online (fai da te)

    Attenzione: se invii il 730 entro maggio, il rimborso IRPEF arrivera piu velocemente (generalmente a luglio/agosto). Chi invia a settembre potrebbe ricevere il rimborso solo a fine anno.


    3. Come accedere al 730 precompilato con SPID o CIE

    Per accedere al 730 precompilato 2026 devi avere una delle seguenti credenziali digitali:

    • SPID (Sistema Pubblico di Identita Digitale) – livello 2 o superiore
    • CIE (Carta d’Identita Elettronica) con PIN
    • CNS (Carta Nazionale dei Servizi) con lettore smart card

    Procedura passo passo per accedere:

    STEP 1 – Collegati al sito dell’Agenzia delle Entrate

    Vai su www.agenziaentrate.gov.it e clicca su “Accedi all’area riservata” in alto a destra.

    STEP 2 – Scegli il metodo di accesso

    Seleziona:

    • SPID – scegli il tuo provider (Poste, Aruba, Infocert, ecc.) e inserisci username e password
    • CIE – avvicina la carta al lettore NFC dello smartphone o usa il lettore USB per PC
    • CNS – inserisci la smart card nel lettore e digita il PIN

    STEP 3 – Entra nell’area riservata

    Una volta autenticato, sarai reindirizzato all’area riservata personale. Cerca la sezione “Dichiarazione precompilata” e clicca su “Accedi al 730 precompilato 2026”.

    STEP 4 – Visualizza la dichiarazione

    Il sistema ti mostrera il prospetto di liquidazione con l’importo a debito o a credito calcolato automaticamente. Puoi:

    • Accettare la dichiarazione cosi com’e (se tutti i dati sono corretti)
    • Modificare i dati inserendo spese mancanti o correggendo errori
    • Visualizzare il dettaglio di ogni sezione (redditi, detrazioni, ritenute)

    4. Cosa controllare nel 730 precompilato

    Prima di inviare la dichiarazione, verifica attentamente questi elementi:

    Dati anagrafici e familiari a carico

    • Codice fiscale, residenza, stato civile
    • Coniuge e figli a carico (percentuali di detrazione corrette)
    • Altri familiari a carico (genitori, fratelli disabili)

    Redditi da lavoro dipendente o pensione

    • Verifica che la CU sia stata acquisita correttamente
    • Controlla l’importo del reddito e le ritenute IRPEF operate
    • Se hai cambiato lavoro nel 2025, controlla che ci siano tutte le CU

    Spese sanitarie

    • Farmaci, ticket, visite mediche, analisi
    • Attenzione: non tutte le farmacie trasmettono i dati. Controlla gli scontrini parlanti e integra eventuali spese mancanti
    • Spese per familiari a carico devono essere intestate a te o al familiare

    Spese per ristrutturazioni edilizie

    • Bonifici per bonus casa, ecobonus, bonus facciate
    • Verifica che le rate residue degli anni precedenti siano state riportate

    Altre spese detraibili/deducibili

    Queste spese non sempre sono precompilate e vanno integrate manualmente:

    • Abbonamenti trasporto pubblico locale
    • Spese funebri
    • Erogazioni liberali (donazioni a ONLUS, associazioni sportive dilettantistiche)
    • Assegni di mantenimento all’ex coniuge
    • Contributi previdenziali integrativi volontari
    • Spese per badanti e assistenza a disabili

    5. Come modificare i dati precompilati

    Se trovi errori o dati mancanti, puoi modificare il 730 precompilato direttamente online.

    Come aggiungere una spesa:

    1. Accedi alla sezione corrispondente (es. “Spese sanitarie”)
    2. Clicca su “Aggiungi spesa”
    3. Inserisci i dati richiesti: importo, data, tipologia di spesa
    4. Salva e verifica che il prospetto di liquidazione si aggiorni automaticamente

    Come correggere un dato errato:

    1. Individua il campo da correggere (es. importo CU errato)
    2. Clicca sull’icona “Modifica”
    3. Inserisci il valore corretto
    4. Salva le modifiche

    Importante: se modifichi dati che derivano dalla CU (es. redditi, ritenute), il sistema ti chiedera di confermare la modifica. In questo caso, il sostituto d’imposta non sara responsabile di eventuali errori.


    6. Come inviare la dichiarazione online

    Una volta completato il controllo e integrate le spese mancanti, puoi procedere all’invio.

    Invio in autonomia (fai da te):

    1. Clicca su “Invia dichiarazione”
    2. Il sistema ti mostrera il riepilogo finale con l’importo a debito o a credito
    3. Conferma l’invio inserendo il codice OTP ricevuto via SMS o email
    4. Riceverai una ricevuta di avvenuta trasmissione con protocollo telematico

    Scadenza invio diretto: 30 settembre 2026

    Invio tramite CAF o commercialista:

    Se preferisci un controllo professionale, puoi:

    1. Scaricare il PDF del 730 precompilato dall’area riservata
    2. Portarlo al CAF o al commercialista con i documenti delle spese integrate
    3. Il professionista verifichera i dati, apportera eventuali correzioni e inviera la dichiarazione per tuo conto

    Scadenza invio tramite intermediario: 30 giugno 2026

    Vantaggi dell’invio tramite CAF:

    • Verifica professionale di tutte le detrazioni applicabili
    • Controllo preventivo per evitare errori formali
    • Assistenza in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate
    • Garanzia di conformita fiscale (il CAF risponde in solido con te in caso di errori)

    7. Meglio inviare da soli o tramite CAF?

    La scelta dipende dalla complessita della tua situazione fiscale.

    Puoi inviare da solo se:

    • Hai solo redditi da lavoro dipendente o pensione
    • Poche spese detraibili (mediche, ristrutturazioni gia precompilate)
    • Nessun familiare a carico con situazioni particolari
    • Non hai cambiato residenza o lavoro nel 2025

    Meglio rivolgersi al CAF se:

    • Hai redditi da piu fonti (lavoro dipendente + autonomo, affitti)
    • Molte spese da integrare manualmente (mediche, scolastiche, universitarie)
    • Hai figli con detrazione 50% da spartire con l’ex coniuge
    • Hai fatto bonifici per ristrutturazioni non ancora tracciati
    • Vuoi massimizzare le detrazioni fiscali senza rischio di errori
    • Hai ricevuto comunicazioni di anomalia dall’Agenzia delle Entrate

    Costo servizio CAF: generalmente gratuito per 730 semplici (solo redditi da CU). Per dichiarazioni piu complesse, il CAF puo richiedere un compenso variabile tra 30 e 100 euro.


    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    8. FAQ – Domande frequenti

    Quando arriva il rimborso 730 del 2026?

    Se invii entro maggio, il rimborso arriva generalmente a luglio/agosto nella busta paga o sul cedolino pensione. Chi invia a settembre riceve il rimborso a fine anno o nei primi mesi del 2027.

    Posso modificare il 730 dopo l’invio?

    Si, puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026 se hai dimenticato spese o commesso errori. Dopo questa data, devi inviare un modello Redditi correttivo.

    Cosa succede se non invio il 730?

    Se sei obbligato a presentare la dichiarazione (es. hai piu CU, redditi da locazione, plusvalenze), rischi sanzioni da 250 a 1.000 euro. Inoltre, perdi eventuali rimborsi IRPEF spettanti.

    Il 730 precompilato include tutte le spese mediche?

    No. Solo le spese tracciate elettronicamente (farmaci con ricetta, ticket SSN, fatture sanitarie trasmesse telematicamente) sono precompilate. Spese pagate in contanti o presso strutture che non trasmettono dati vanno integrate manualmente.

    Posso delegare qualcuno ad accedere al mio 730 precompilato?

    Si, puoi conferire una delega telematica a un CAF, commercialista o altro intermediario abilitato attraverso l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate.

    Serve lo SPID per forza?

    No, puoi usare anche CIE (Carta d’Identita Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Dal 2021 le vecchie credenziali Fisconline non sono piu attive.


    Conclusione

    Il 730 precompilato 2026 semplifica notevolmente la dichiarazione dei redditi, permettendoti di controllare, modificare e inviare tutto online in pochi clic. Tuttavia, e fondamentale verificare attentamente i dati precaricati e integrare le spese mancanti per ottenere il massimo rimborso possibile.

    Se hai dubbi o la tua situazione fiscale e complessa, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: ti aiuteremo a controllare il 730 precompilato, integrare tutte le spese detraibili e ottimizzare il rimborso IRPEF.

    Hai bisogno di assistenza per il 730 precompilato 2026?

    Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine:

    • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121
    • Email: info@centrofiscale.com

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    Maggio 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-24 09:00:002026-05-31 17:45:19730 Precompilato 2026: Come Accedere, Modificare e Inviare Online
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Quadro B 730/2026: Come Dichiarare Immobili e Affitti (Guida Completa)

    Dichiarazione dei redditi 730

    Se possiedi una casa, un box, un negozio o un altro immobile, ogni anno il fisco vuole sapere quanto rende e come lo utilizzi. Tutte queste informazioni vanno comunicate nel Quadro B del modello 730/2026 (anno d’imposta 2025), il riquadro dedicato ai redditi dei fabbricati. È una delle sezioni più consultate e, allo stesso tempo, più complesse della dichiarazione, perché coinvolge categorie catastali, rendite, percentuali di possesso, codici utilizzo e — quando c’è un contratto in essere — anche la cedolare secca e le novità sulle locazioni brevi introdotte dalla Legge di Bilancio 2024.

    In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo passo dopo passo come compilare il Quadro B del 730/2026: quali immobili dichiarare, come trattare l’abitazione principale, cosa fare con le case affittate, come funziona la cedolare secca al 21% (o al 10% per i canoni concordati) e quali sono i casi più frequenti — dal comodato d’uso ai parenti alla locazione su Airbnb. Troverai esempi pratici, una tabella riassuntiva dei codici utilizzo e le risposte alle domande più comuni che ci pongono i contribuenti allo sportello.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Quadro B del 730/2026 e a cosa serve
    2. Chi deve compilare il Quadro B e chi è esonerato
    3. Sezione I: come compilare i dati dei fabbricati (righi B1-B10)
    4. Abitazione principale: come dichiararla correttamente
    5. Case affittate: cosa indicare e quale tassazione
    6. Cedolare secca al 21% e al 10%: regole 2026
    7. Locazioni brevi e Airbnb: la nuova aliquota 26% dal secondo immobile
    8. Sezione II: contratti di locazione e codici da utilizzare
    9. Casi particolari: comodato, immobili storici, immobili inagibili
    10. IMU e Quadro B: quando paghi l’una e quando l’altro
    11. Gli errori più comuni nel Quadro B (e come evitarli)
    12. Domande frequenti

    Cos’è il Quadro B del 730/2026 e a cosa serve

    Il Quadro B del modello 730 è la sezione in cui il contribuente comunica all’Agenzia delle Entrate il reddito dei fabbricati posseduti nel corso dell’anno d’imposta. Nel 730/2026 si dichiarano gli immobili posseduti nel 2025, anche solo per pochi giorni. Per “fabbricato” si intende qualsiasi costruzione iscritta o iscrivibile al Catasto Edilizio Urbano: abitazioni, box, cantine, negozi, uffici, magazzini, capannoni non strumentali all’impresa.

    Il reddito dichiarato in questo quadro può essere di due tipi: reddito catastale (basato sulla rendita iscritta in catasto) oppure reddito effettivo (basato sul canone di locazione percepito). Nelle istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate il Quadro B è chiamato anche Quadro RB nel modello Redditi PF: la sostanza è la stessa, cambia solo il modello di dichiarazione di riferimento.

    I terreni agricoli e non edificabili vanno invece dichiarati nel Quadro A, mentre i fabbricati utilizzati come bene strumentale d’impresa o detenuti da società escono dall’ambito del 730 e vanno indicati nel modello Redditi PF. Se hai dubbi su quale quadro utilizzare per un immobile specifico, è sempre opportuno chiedere consulenza al tuo CAF di fiducia: un’errata classificazione può comportare avvisi di accertamento anche a distanza di anni.

    Chi deve compilare il Quadro B e chi è esonerato

    Deve compilare il Quadro B chiunque, nel 2025, abbia posseduto un fabbricato a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o enfiteusi. Il nudo proprietario, invece, non dichiara nulla in questo quadro perché il reddito è imputato a chi detiene il diritto reale di godimento (l’usufruttuario). Lo stesso vale per il coniuge superstite che ha il diritto di abitazione sulla casa coniugale: dichiara lui il reddito, non gli eredi nudi proprietari.

    Anche chi possiede un immobile solo per una parte dell’anno (ad esempio perché lo ha ereditato a maggio o venduto a settembre) deve compilare il Quadro B indicando i giorni effettivi di possesso nella colonna apposita. Sono invece esonerati dalla compilazione del Quadro B i contribuenti che possiedono esclusivamente:

    • l’abitazione principale (non di lusso) e le sue pertinenze, se non hanno altri redditi che obbligano alla presentazione del 730;
    • fabbricati rurali destinati a uso strumentale agricolo, a determinate condizioni;
    • immobili dati in uso gratuito a un familiare che vi ha trasferito la residenza, se rientrano nei limiti previsti.

    Attenzione però: anche se l’abitazione principale non genera reddito imponibile IRPEF (è esclusa dalla base imponibile), vale comunque la pena indicarla nel Quadro B per documentare il possesso e, soprattutto, per beneficiare della deduzione “abitazione principale” che il modello calcola automaticamente.

    Sezione I: come compilare i dati dei fabbricati (righi B1-B10)

    La Sezione I del Quadro B raccoglie le informazioni anagrafiche di ciascun immobile. Sono disponibili i righi da B1 a B10, uno per ogni fabbricato. Se possiedi più di dieci immobili, dovrai utilizzare un secondo modulo e numerarlo correttamente. Vediamo, colonna per colonna, cosa va inserito:

    1. Colonna 1 — Rendita catastale: indica la rendita catastale dell’immobile come risulta dalla visura, non rivalutata. La rivalutazione del 5% prevista dall’articolo 3 comma 48 della L. 662/1996 viene applicata automaticamente dal software in fase di calcolo.
    2. Colonna 2 — Utilizzo: è il codice che identifica come usi l’immobile (vedi tabella sotto). È la colonna più importante perché determina il regime di tassazione.
    3. Colonna 3 — Giorni: i giorni di possesso nell’anno (massimo 365). Se hai posseduto l’immobile tutto l’anno, scrivi 365.
    4. Colonna 4 — Percentuale di possesso: la quota di proprietà (100, 50, 33,33 ecc.).
    5. Colonna 5 — Codice canone: indica come è calcolato il canone (es. 1 = canone libero, 2 = equo canone, 3 = canone concordato).
    6. Colonna 6 — Canone di locazione: l’importo annuo del canone (al netto della riduzione forfettaria, se prevista).
    7. Colonna 7 — Casi particolari: codici per situazioni specifiche (immobile inagibile, distrutto da calamità, riduzione canone in corso d’anno).
    8. Colonna 8 — Continuazione: barrare se l’immobile è già stato indicato in più righi (in caso di variazioni durante l’anno).
    9. Colonna 9 — Codice comune: il codice catastale del Comune in cui si trova l’immobile (4 caratteri alfanumerici, lo trovi sulla visura catastale o sul sito dell’Agenzia delle Entrate).
    10. Colonna 10 — Cedolare secca: barrare se hai scelto il regime della cedolare secca per quell’immobile.
    11. Colonna 11 — Casi particolari IMU: per segnalare gli immobili esenti IMU che continuano a pagare IRPEF (situazione rara).
    12. Colonna 12 — Immobili storici/artistici: barrare se l’immobile è di interesse storico-artistico ai sensi del D.Lgs. 42/2004.

    I dati di rendita, categoria catastale, foglio, particella e subalterno si recuperano dalla visura catastale aggiornata, scaricabile gratuitamente dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS. Se l’immobile ha subito modifiche (frazionamenti, fusioni, cambio categoria) verifica che la rendita sia quella vigente al 31/12/2025.

    Abitazione principale: come dichiararla correttamente

    Per abitazione principale si intende l’immobile (e le relative pertinenze) in cui il contribuente e i suoi familiari hanno la dimora abituale e la residenza anagrafica. Il codice da indicare nella colonna 2 è 1. Per le pertinenze (box, cantina, soffitta) si usa il codice 5: massimo una per ciascuna delle categorie C/2, C/6 e C/7.

    La regola generale è che l’abitazione principale non produce reddito IRPEF: il legislatore riconosce una deduzione pari alla rendita catastale rivalutata, che di fatto azzera il reddito imponibile. C’è però un’eccezione importante: gli immobili classificati nelle categorie catastali di lusso A/1, A/8 e A/9 (abitazioni signorili, ville, castelli e palazzi storici) concorrono al reddito complessivo, ma beneficiano di una deduzione (ex art. 10 c. 3-bis del TUIR) pari alla rendita catastale rivalutata dell’unità e delle pertinenze, fino a concorrenza del reddito stesso.

    Un esempio pratico: Maria possiede un appartamento in categoria A/3 a Udine in cui vive con la famiglia. Indica nel rigo B1 la rendita catastale (per esempio 580 euro), codice utilizzo 1, giorni 365, possesso 100%. Il software calcola la rendita rivalutata del 5% (609 euro) e applica una deduzione equivalente, azzerando il reddito imponibile. Se invece l’immobile fosse stato A/1, la deduzione (pari alla rendita catastale rivalutata) opererebbe comunque fino a concorrenza del reddito dell’abitazione: il reddito imponibile sarebbe normalmente azzerato, ma l’immobile resterebbe soggetto a IMU come abitazione principale di lusso.

    E se cambi residenza durante l’anno?

    In caso di trasferimento di residenza durante l’anno (ad esempio un trasloco a settembre), devi compilare due righi distinti per la stessa abitazione: il primo con codice utilizzo 1 (per il periodo in cui era abitazione principale) e il secondo con codice 2 (a disposizione) per i mesi successivi, barrando la casella “continuazione” in colonna 8. Lo stesso vale per chi acquista una nuova prima casa nel corso dell’anno.

    Case affittate: cosa indicare e quale tassazione

    Quando un immobile è locato a terzi, nel Quadro B vanno indicati sia il canone percepito sia il codice utilizzo che identifica il tipo di contratto. Il fisco italiano permette due regimi alternativi:

    • Tassazione IRPEF ordinaria: il canone (al netto della riduzione forfettaria del 5% per spese di manutenzione, o del 25% per Venezia centro e isole, o del 35% per immobili storici) si somma agli altri redditi e viene tassato con le aliquote progressive IRPEF (23%, 35%, 43% scaglioni 2025).
    • Cedolare secca: un’imposta sostitutiva proporzionale, applicata sul canone lordo. Sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e bollo annuali sul contratto.

    Va indicato il maggiore tra la rendita catastale rivalutata e il canone ridotto: la regola opera in caso di tassazione ordinaria. Se invece il proprietario opta per la cedolare secca, il riferimento è sempre il canone lordo, senza riduzioni forfettarie.

    I codici utilizzo principali per gli immobili locati sono: 3 (locazione a canone libero), 4 (equo canone — ormai residuale, solo contratti molto vecchi), 8 (canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa), 11 (parzialmente locato a canone concordato), 12 (parzialmente locato a canone libero), 14 (immobile in Abruzzo locato a soggetti residenti nei comuni colpiti dal sisma 2009), 16 (locazione parziale di abitazione principale a canone libero) e 17 (locazione parziale a canone concordato).

    Cedolare secca al 21% e al 10%: regole 2026

    La cedolare secca è stata introdotta dal D.Lgs. 23/2011 art. 3 per i contratti di locazione abitativa stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa. È un regime opzionale: si sceglie alla registrazione del contratto o, per i contratti già in essere, con apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate (modello RLI).

    Nel 2026 si applicano due aliquote per le locazioni abitative ordinarie:

    • 21% — aliquota ordinaria: si applica ai contratti a canone libero (4+4) e a tutti i contratti che non rientrano nei casi particolari sotto indicati.
    • 10% — aliquota ridotta: si applica ai contratti a canone concordato (3+2) stipulati nei Comuni ad alta tensione abitativa individuati dalla delibera CIPE 87/2003 e nei Comuni colpiti da eventi calamitosi degli ultimi cinque anni.

    Per beneficiare dell’aliquota ridotta al 10%, il contratto deve rispettare gli accordi territoriali firmati dalle organizzazioni dei proprietari e degli inquilini e — per i contratti stipulati senza l’assistenza diretta delle associazioni — è necessaria un’attestazione rilasciata da una delle associazioni firmatarie, che ne certifichi la conformità.

    Quando conviene la cedolare? In linea di massima, conviene quando l’aliquota IRPEF marginale del contribuente è superiore al 21%. Per un lavoratore dipendente con reddito sopra i 28.000 euro (aliquota 35%), un canone di 7.200 euro annui tassato con cedolare al 21% genera un’imposta di 1.512 euro, contro circa 2.394 euro di IRPEF ordinaria (35% applicato al canone ridotto del 5%, pari a 6.840 euro). Inoltre con la cedolare si risparmiano imposta di registro (2% annuo del canone) e bollo sul contratto.

    Locazioni brevi e Airbnb: la nuova aliquota 26% dal secondo immobile

    La Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha modificato profondamente la tassazione delle locazioni brevi — i contratti turistici di durata non superiore a 30 giorni stipulati senza prestazione di servizi alberghieri, tipicamente tramite piattaforme come Airbnb, Booking o Vrbo.

    Le nuove regole, applicabili anche al 730/2026 per le locazioni del 2025, prevedono:

    • Cedolare secca al 21% per la locazione breve di un solo immobile destinato a uso turistico nell’anno (su scelta del contribuente, da indicare in dichiarazione).
    • Cedolare secca al 26% per le locazioni brevi dal secondo al quarto immobile locato nell’anno.
    • Dal quinto immobile in poi, la locazione breve si considera attività d’impresa e va dichiarata con il modello Redditi PF (non più nel 730).

    Esempio: Giulio affitta su Airbnb tre appartamenti a Udine. Sceglie il primo (quello con i ricavi più alti) per applicare la cedolare al 21%, mentre sugli altri due paga il 26%. Se avesse cinque immobili locati per affitti brevi, dovrebbe aprire la partita IVA come impresa ricettiva. Le ritenute applicate dalle piattaforme (Airbnb e simili sono sostituti d’imposta) compaiono nella Certificazione Unica e vanno indicate nel rigo apposito del Quadro B.

    Sezione II: contratti di locazione e codici da utilizzare

    La Sezione II del Quadro B (righi B11 e successivi) ospita gli estremi di registrazione dei contratti di locazione: codice identificativo del contratto, anno di presentazione, serie, numero e codice ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Questi dati sono obbligatori quando in Sezione I è indicato un codice utilizzo di locazione (3, 4, 8, 11, 12, 14, 16, 17) e quando si è optato per la cedolare secca.

    Per i contratti registrati telematicamente dopo il 2011, è sufficiente indicare il codice identificativo a 17 caratteri rilasciato dal sistema, senza dover compilare gli altri campi. Per i contratti registrati in passato in modo cartaceo, occorre invece riportare manualmente serie, numero, anno e codice ufficio.

    Ti consigliamo di tenere sempre a portata di mano il modello RLI rilasciato dall’Agenzia delle Entrate al momento della registrazione: lì trovi tutti i dati che servono. Se hai perso il modello, puoi recuperarlo dall’area riservata dell’Agenzia con SPID.

    Codice utilizzoSignificatoCedolare secca ammessa?
    1Abitazione principaleNo (non locato)
    2Immobile a disposizioneNo (non locato)
    3Locato a canone libero (4+4)Sì, aliquota 21%
    4Equo canone (residuale)No
    5Pertinenza abitazione principaleNo
    8Locato a canone concordato (3+2)Sì, aliquota 10% se in comune ATA
    9Altri usi (negozi, uffici, ecc.)No (locazione non abitativa)
    10Uso gratuito a familiare con residenzaNo
    11Parzialmente locato — canone concordatoSì, 10%
    12Parzialmente locato — canone liberoSì, 21%
    14Locato a soggetti residenti in comuni colpiti dal sismaSì, condizioni specifiche
    16Locazione parziale ab. principale — canone liberoSì, 21%
    17Locazione parziale ab. principale — canone concordatoSì, 10%

    Casi particolari: comodato, immobili storici, immobili inagibili

    Il Quadro B prevede codici e regole speciali per situazioni che si discostano dal possesso “standard”. Vediamo le più frequenti.

    Comodato d’uso gratuito a parenti

    Se concedi un immobile in comodato gratuito a un familiare che vi trasferisce la residenza, devi indicare il codice utilizzo 10 in colonna 2. Il reddito IRPEF è pari alla rendita catastale rivalutata, senza canone (perché non c’è). Attenzione: ai fini IMU il comodato a parenti di primo grado (genitori-figli) può dare diritto alla riduzione del 50% della base imponibile, a condizione che il comodatario vi abbia la residenza e il comodante possieda al massimo un’altra abitazione principale nello stesso Comune (D.L. 208/2015 convertito in L. 28/2016).

    Immobili di interesse storico o artistico

    Per i fabbricati vincolati ai sensi del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali) è prevista una riduzione del 50% della rendita catastale ai fini IRPEF. Devi barrare la casella “Immobili storici” in colonna 12. Per i canoni di locazione di immobili storici, la base imponibile è il maggiore tra il 65% del canone (in luogo del 95% ordinario) e la rendita ridotta del 50%.

    Immobili inagibili o in ristrutturazione

    Gli immobili dichiarati inagibili o inabitabili con apposita perizia comunale e non utilizzati di fatto beneficiano della riduzione del 50% della rendita ai fini IRPEF. Va indicato il codice 3 in colonna 7 (casi particolari). Per immobili distrutti o resi inagibili da eventi sismici o calamitosi, si applica il codice 1 in colonna 7 (esenzione totale).

    Variazioni in corso d’anno

    Se nel corso dell’anno è cambiato qualcosa di rilevante (es. l’immobile è stato locato, è cambiato il canone, è stato venduto), devi compilare più righi per lo stesso immobile barrando la casella “continuazione” in colonna 8 a partire dal secondo rigo. Tipico esempio: appartamento sfitto da gennaio ad aprile (codice 2 per 120 giorni) e locato da maggio a dicembre (codice 3 per 245 giorni).

    IMU e Quadro B: quando paghi l’una e quando l’altro

    Un dubbio frequente è la sovrapposizione tra IMU (imposta municipale propria) e IRPEF sui fabbricati. La regola generale, fissata dal D.Lgs. 23/2011 art. 8, è la seguente:

    • Immobili soggetti a IMU e non locati: l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali. Tuttavia, per le abitazioni a disposizione situate nello stesso Comune dell’abitazione principale, è dovuta sia l’IMU sia l’IRPEF sul 50% della rendita rivalutata.
    • Immobili soggetti a IMU e locati: l’IRPEF (o la cedolare secca) si paga comunque sul canone. L’IMU si paga in aggiunta.
    • Abitazione principale non di lusso: esente IMU (salvo categorie A/1, A/8, A/9) e non produce reddito IRPEF.
    • Fabbricati rurali strumentali: esenti IMU su tutto il territorio nazionale.

    In sintesi: quando paghi IMU non paghi IRPEF sulla rendita (salvo i casi sopra), ma l’IRPEF resta dovuta sui canoni di locazione. Per la cedolare secca, invece, il canone è interamente tassato con l’aliquota proporzionale, senza interferenze con l’IMU.

    Gli errori più comuni nel Quadro B (e come evitarli)

    Dall’esperienza quotidiana del nostro CAF, ecco gli errori che vediamo più spesso quando un contribuente si presenta con un avviso bonario o una comunicazione di irregolarità:

    1. Rendita catastale già rivalutata: molti scrivono la rendita maggiorata del 5%, ma il software la rivaluta in automatico. Risultato: tassazione doppia. Soluzione: inserire sempre il valore “secco” da visura.
    2. Codice utilizzo errato: il classico è il codice 2 (a disposizione) usato per una seconda casa che in realtà è locata o data in comodato. Cambiare il codice fa la differenza tra pagare migliaia di euro di IRPEF o nulla.
    3. Comodato a familiari senza residenza: il codice 10 vale solo se il familiare ha trasferito la residenza nell’immobile. Se non l’ha fatto, l’immobile va dichiarato come “a disposizione” (codice 2).
    4. Cedolare secca senza aver registrato l’opzione: barrare la casella in colonna 10 senza aver presentato il modello RLI è un errore frequente. La cedolare si esercita all’atto della registrazione o con comunicazione successiva.
    5. Canone lordo invece di netto: in caso di tassazione ordinaria va indicato il canone ridotto del 5% (o 25% Venezia / 35% storici); in caso di cedolare invece va indicato il canone lordo.
    6. Locazioni brevi non dichiarate: gli affitti turistici sotto i 30 giorni vanno sempre dichiarati, anche se gestiti da una piattaforma. La piattaforma trattiene la ritenuta del 21% ma il contribuente deve comunque presentare la dichiarazione.
    7. Mancata indicazione del codice catastale del Comune: provoca il rifiuto della precompilata o errori di calcolo delle addizionali. Lo trovi sulla visura o sul sito dell’Agenzia.

    Se hai dubbi su un caso specifico, prima di trasmettere la dichiarazione fissa un appuntamento con un consulente del nostro CAF: una verifica preventiva costa molto meno di un avviso bonario, e nel sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia — dove le visure hanno particolarità rispetto al resto d’Italia — può evitare errori difficili da correggere a posteriori.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti

    Devo dichiarare la prima casa nel Quadro B se non ho altri redditi da fabbricati?

    Sì, l’abitazione principale va comunque indicata nel Quadro B per documentare il possesso. Il modello applica automaticamente la deduzione che azzera il reddito imponibile (per le categorie non di lusso). L’unica eccezione è chi è completamente esonerato dalla presentazione del 730 perché ha solo l’abitazione principale e nessun altro reddito.

    Conviene la cedolare secca al 21% o l’IRPEF ordinaria?

    Dipende dall’aliquota marginale IRPEF del contribuente. Se sei nel primo scaglione (23% fino a 28.000 euro), la differenza è minima e l’IRPEF ordinaria con la riduzione del 5% può essere persino più conveniente. Sopra i 28.000 euro la cedolare al 21% diventa quasi sempre vantaggiosa, soprattutto considerando il risparmio su imposta di registro e bollo.

    Come si dichiarano i box e le cantine?

    Le pertinenze dell’abitazione principale (categorie C/2, C/6, C/7 — massimo una per categoria) si dichiarano con il codice utilizzo 5 e seguono lo stesso regime di esclusione dall’IRPEF dell’abitazione principale. Box e cantine non pertinenziali (es. acquistati separatamente) vanno indicati con codice 2 (a disposizione) e producono reddito IRPEF pari alla rendita rivalutata.

    Cosa devo fare se ho ereditato un immobile a metà 2025?

    Devi dichiararlo nel Quadro B indicando i giorni effettivi di possesso (dalla data di apertura della successione al 31/12/2025) e la percentuale di proprietà spettante. Se siete più eredi, ciascuno indica la propria quota. Ricorda che il 730/2026 si presenta entro il 30 settembre 2026, ma le scadenze possono variare anno per anno: verifica sempre la data ufficiale sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

    Le locazioni brevi su Airbnb vanno sempre nel Quadro B?

    Sì, fino a un massimo di quattro immobili locati con questa formula nell’anno. Dal quinto immobile in poi l’attività diventa imprenditoriale e va dichiarata nel modello Redditi PF (non più 730). Le ritenute trattenute dalle piattaforme (21%) vanno riportate nella sezione apposita del Quadro B e si compensano in dichiarazione.

    Posso compilare il Quadro B da solo con la precompilata?

    I dati dei fabbricati sono in genere presenti nella dichiarazione precompilata grazie ai dati catastali, ma la verifica resta fondamentale: codici utilizzo errati, variazioni in corso d’anno, contratti non aggiornati possono portare a errori. Per situazioni con più immobili, locazioni miste o casi particolari (immobili storici, comodato, sisma), il supporto di un CAF è la scelta più sicura.

    Conclusione: affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

    Compilare correttamente il Quadro B del 730/2026 richiede attenzione ai codici utilizzo, alla scelta tra tassazione ordinaria e cedolare secca, e a tutte le sfumature normative che si sono accumulate negli anni — soprattutto dopo le novità della Legge di Bilancio 2024 sulle locazioni brevi. Un errore in questo quadro può tradursi in un avviso bonario, in sanzioni o, peggio, in un accertamento.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di contribuenti nella compilazione del 730, con particolare esperienza nelle particolarità del sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia. Se vuoi avere la certezza di dichiarare correttamente i tuoi immobili e di pagare il giusto — né più né meno — prenota un appuntamento con uno dei nostri consulenti.

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    Fonti normative: D.P.R. 917/1986 (TUIR) artt. 36-43; D.Lgs. 23/2011 art. 3 (cedolare secca) e art. 8 (IMU sostitutiva); L. 213/2023 (Legge di Bilancio 2024) art. 1 c. 63 (locazioni brevi); Istruzioni Modello 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate.

    Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 11:34:342026-05-31 16:50:58Quadro B 730/2026: Come Dichiarare Immobili e Affitti (Guida Completa)
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

    Cedolino Pensione Giugno 2026 Online: Importi, Calendario Pagamenti e Come Consultarlo

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il cedolino della pensione di giugno 2026 è il documento elettronico con cui l’INPS comunica ai pensionati l’importo netto erogato per il mese in corso, dettagliando trattenute fiscali, conguagli IRPEF, addizionali regionali e comunali e ogni eventuale variazione rispetto al mese precedente. Per il mese di giugno l’attenzione dei pensionati è particolarmente alta perché coincide con l’accredito della quattordicesima mensilità per chi ne ha diritto e con l’eventuale liquidazione dei conguagli da modello 730/2026.

    In questa guida completa scoprirai quando viene pagata la pensione di giugno 2026, come consultare il cedolino online sul portale MyINPS, quali sono gli importi aggiornati con la rivalutazione 2026, come leggere correttamente ogni voce della busta paga del pensionato e cosa fare in caso di errori o ritardi nell’accredito. Tutti i dati sono aggiornati al DM MEF del 19 novembre 2025 che ha fissato la perequazione definitiva per il 2026.

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    Quando viene pagata la pensione di giugno 2026: date ufficiali INPS

    L’INPS eroga le pensioni il primo giorno bancabile del mese, ossia il primo giorno in cui le banche e gli sportelli postali sono regolarmente operativi. Per giugno 2026, il primo giorno del mese cade di lunedì 1° giugno 2026, giornata in cui tradizionalmente Poste Italiane e gli istituti bancari sono aperti.

    Di conseguenza, il pagamento della pensione di giugno 2026 avviene il 1° giugno 2026 (lunedì), sia per i pensionati che riscuotono presso gli Uffici Postali sia per chi ha l’accredito su conto corrente bancario, postale o su libretto di risparmio. Diversamente da quanto accadeva in passato, l’INPS non prevede più la suddivisione del pagamento in due giornate distinte per ordine alfabetico del cognome: tutti i pensionati ricevono l’importo nello stesso giorno.

    Calendario sintetico pagamenti INPS giugno 2026

    PrestazioneData accreditoCanale
    Pensione INPS giugno 2026Lunedì 1° giugno 2026Banca, Posta, libretto
    Pensione INPS giugno 2026 (Poste in contanti)Lunedì 1° giugno 2026Sportello postale
    Quattordicesima (se spettante)Lunedì 1° luglio 2026Insieme alla rata di luglio
    Assegno Unico Universale17-19 giugno 2026 (indicativi)IBAN dichiarato
    NASpI giugno 2026Tra 10 e 15 giugno 2026IBAN dichiarato

    Attenzione: la quattordicesima viene erogata d’ufficio dall’INPS, di norma con la rata di luglio, per i pensionati con almeno 64 anni di età e reddito complessivo entro determinati limiti. Chi matura il diritto in corso d’anno (ad esempio compiendo 64 anni a settembre) la riceverà a dicembre.

    Cos’è il cedolino della pensione e perché è importante

    Il cedolino della pensione è l’equivalente, per i pensionati, della busta paga dei lavoratori dipendenti. Si tratta di un documento mensile prodotto dall’INPS che riporta nel dettaglio tutte le voci che concorrono a formare l’importo netto della pensione: importo lordo, ritenute fiscali, addizionali, conguagli, eventuali trattenute per pignoramenti, cessioni del quinto, recuperi di indebito e così via.

    Conoscere il cedolino è importante per almeno tre motivi pratici:

    • Verifica dell’importo netto: il cedolino consente di controllare che l’accredito sia corretto e di individuare subito eventuali errori, recuperi indebiti o trattenute non autorizzate.
    • Documento ufficiale per pratiche bancarie e affitti: è richiesto come prova di reddito per ottenere prestiti, fideiussioni, mutui, locazioni e contratti di telefonia.
    • Memoria storica delle trattenute: tenere uno storico dei cedolini è utile per il modello 730 (anche se i dati confluiscono nella Certificazione Unica) e per ricostruire i conguagli IRPEF degli anni successivi.

    A differenza della busta paga, il cedolino della pensione viene prodotto solo in formato elettronico: la spedizione cartacea è stata abolita per la generalità dei pensionati. La consultazione avviene esclusivamente online tramite l’area personale MyINPS.

    Come consultare il cedolino pensione di giugno 2026 online

    La consultazione del cedolino della pensione è gratuita e disponibile 24 ore su 24 sul sito istituzionale dell’INPS. Il servizio è accessibile solo previa identificazione digitale, secondo le regole stabilite dal Codice dell’Amministrazione Digitale.

    Procedura passo-passo per accedere a MyINPS

    1. Collegati al sito www.inps.it dal computer, dal tablet o dallo smartphone.
    2. Clicca sul pulsante “Accedi a MyINPS” in alto a destra.
    3. Scegli una delle credenziali abilitate: SPID (livello 2), CIE (Carta d’Identità Elettronica), CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Le credenziali PIN INPS sono state dismesse dal 1° ottobre 2021.
    4. Una volta entrato nell’area personale, digita nella barra di ricerca interna la voce “Cedolino della pensione”.
    5. Seleziona il servizio “Cedolino della pensione – Consultazione”.
    6. Dal menu a tendina scegli la mensilità di giugno 2026 e visualizza il documento in formato PDF.
    7. Salva o stampa il cedolino: il file PDF è valido a tutti gli effetti come documento ufficiale.

    In alternativa, puoi consultare il cedolino tramite l’app ufficiale INPS Mobile, disponibile gratuitamente su App Store e Google Play. L’app consente anche di ricevere notifiche push quando viene pubblicato il nuovo cedolino, evitando di doverlo cercare manualmente ogni mese.

    Cosa fare se non riesci ad accedere

    Se non disponi di SPID, CIE o CNS, puoi:

    • Richiedere SPID gratuitamente presso uno degli identity provider abilitati (Poste, Aruba, InfoCert, Lepida, Namirial, Register, Sielte, Tim, Etna ID, Teamsystem).
    • Delegare un familiare o un patronato di fiducia all’accesso ai servizi INPS tramite la procedura “Delega dell’identità digitale”, attiva dal sito INPS o presso le sedi territoriali.
    • Recarti presso un CAF o patronato convenzionato: il CAF Centro Fiscale di Udine fornisce assistenza gratuita ai pensionati per la consultazione del cedolino e l’analisi delle trattenute.

    Importi della pensione a giugno 2026: la rivalutazione

    Il DM del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 novembre 2025, di concerto con il Ministero del Lavoro, ha fissato in via definitiva i parametri di perequazione automatica delle pensioni per il 2026. La rivalutazione ISTAT applicata alle pensioni nel 2026 è pari all’1,4%, calcolata sulla base della variazione media dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati registrata nel 2025.

    La perequazione segue le regole introdotte dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e confermate per il 2026, secondo il seguente schema a fasce:

    Fascia importo pensionePercentuale di rivalutazione 2026
    Fino a 4 volte il trattamento minimo (circa 2.394 euro lordi mensili)100% dell’1,4% = +1,4%
    Oltre 4 e fino a 5 volte (fino a circa 2.992 euro lordi)90% dell’1,4% = +1,26%
    Oltre 5 e fino a 6 volte (fino a circa 3.591 euro lordi)75% dell’1,4% = +1,05%
    Oltre 6 e fino a 8 volte50% dell’1,4% = +0,70%
    Oltre 8 e fino a 10 volte36% dell’1,4% = +0,504%
    Oltre 10 volte il trattamento minimo22% dell’1,4% = +0,308%

    La rivalutazione è applicata dal 1° gennaio 2026 e si riflette nel cedolino di giugno con l’importo definitivo, comprensivo di eventuali conguagli per il riconoscimento differito di una parte della perequazione provvisoria erogata nei mesi precedenti.

    Trattamento minimo INPS 2026

    Il trattamento minimo della pensione INPS per il 2026 è pari a 611,85 euro lordi mensili, per un totale annuo di 7.954,05 euro (su 13 mensilità). L’importo è il risultato dell’applicazione della perequazione dell’1,4% al trattamento minimo dell’anno precedente, secondo quanto stabilito dal DM MEF del 19 novembre 2025.

    Hanno diritto al trattamento minimo i pensionati con pensione calcolata esclusivamente con il sistema retributivo o misto (ossia con almeno un anno di contributi al 31/12/1995) e con redditi entro determinate soglie. Chi è interamente nel sistema contributivo (lavoratori con primo accredito dal 1° gennaio 1996) non ha diritto all’integrazione al minimo, ma riceve esclusivamente quanto matura sulla base dei contributi effettivamente versati.

    Esempio pratico di rivalutazione

    Immagina che Maria, pensionata di 70 anni, percepisse nel 2025 una pensione lorda mensile di 1.800 euro. Essendo entro la prima fascia (fino a 4 volte il trattamento minimo), la rivalutazione applicata è pari al 100% dell’1,4%, ovvero +25,20 euro lordi mensili, per un nuovo importo lordo di 1.825,20 euro. Su base annua, parliamo di un aumento lordo di circa 327,60 euro distribuiti su 13 mensilità.

    Diverso il caso di Giuseppe, che percepisce una pensione lorda di 3.500 euro al mese (fascia 5-6 volte il minimo): la rivalutazione applicata sarà del 75% dell’1,4%, ossia il +1,05% = +36,75 euro lordi mensili, raggiungendo i 3.536,75 euro lordi al mese.

    Come leggere il cedolino: tutte le voci spiegate

    Il cedolino della pensione è suddiviso in blocchi informativi standardizzati. Imparare a leggerlo permette al pensionato di controllare ogni mese la correttezza dell’importo accreditato e di intervenire tempestivamente se rileva anomalie.

    1. Dati identificativi e categoria della pensione

    Nella parte alta del documento trovi nome e cognome del titolare, codice fiscale, numero di certificato della pensione (la cosiddetta “matricola”), categoria (vecchiaia, anzianità, invalidità, reversibilità, assegno sociale) e data di decorrenza.

    2. Importo lordo della pensione

    È l’importo “pieno” della pensione prima delle trattenute. Comprende la pensione base, eventuali maggiorazioni sociali, l’integrazione al trattamento minimo (per chi vi ha diritto), assegni accessori e quote di pensione di reversibilità.

    3. Ritenute fiscali IRPEF

    L’INPS opera come sostituto d’imposta e trattiene mensilmente l’IRPEF dovuta dal pensionato, applicando gli scaglioni in vigore. Per il 2026 gli scaglioni IRPEF sono quelli ridefiniti dal D.Lgs. 216/2023 e confermati:

    Scaglione di reddito annuoAliquota IRPEF 2026
    Fino a 28.000 euro23%
    Da 28.001 a 50.000 euro35%
    Oltre 50.000 euro43%

    Sulla pensione vengono inoltre applicate, di norma una sola volta all’anno tra novembre e marzo, le addizionali regionale e comunale calcolate sull’imposta dell’anno precedente. Per questo motivo, alcuni mesi (in particolare giugno e dicembre) possono presentare trattenute più alte rispetto agli altri.

    4. Detrazioni d’imposta

    L’INPS applica d’ufficio le detrazioni per redditi da pensione previste dall’art. 13 del TUIR, calcolandole sulla base del reddito complessivo presunto. Per il 2026 la detrazione massima per i pensionati è di 1.955 euro annui per redditi fino a 8.500 euro, importo che decresce progressivamente fino ad annullarsi a 55.000 euro. Se il pensionato ha familiari fiscalmente a carico (coniuge, figli senza redditi o con redditi minimi) può beneficiare di ulteriori detrazioni, ma deve farne specifica richiesta tramite il modello “Detrazioni d’imposta” sul portale INPS.

    5. Conguagli IRPEF e bonus

    Nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno il cedolino può presentare conguagli derivanti dal modello 730/2026: rimborsi a credito a favore del pensionato o trattenute per IRPEF a debito. Il pensionato che ha indicato l’INPS come sostituto d’imposta nel modello 730 vede il conguaglio applicato direttamente sul cedolino, fino a capienza dell’importo netto mensile (in caso di credito superiore, il rimborso prosegue nei mesi successivi).

    6. Trattenute extra-fiscali

    Possono apparire sul cedolino anche trattenute per:

    • Cessione del quinto della pensione in favore di banche o finanziarie convenzionate.
    • Pignoramenti in essere (per debiti, alimenti, tributi), entro i limiti di legge.
    • Recupero di prestazioni indebite: somme erogate in eccesso negli anni precedenti che l’INPS recupera a rate.
    • Quote sindacali o contributi a forme di assistenza, se richiesti dal pensionato.

    7. Importo netto in pagamento

    È l’importo effettivamente accreditato sul conto corrente o ritirato in contanti allo sportello postale, risultato delle operazioni: lordo – IRPEF – addizionali – conguagli + detrazioni – trattenute extra-fiscali.

    Quattordicesima 2026: chi ne ha diritto e quando

    La quattordicesima mensilità, prevista dall’art. 5 del D.L. 81/2007 e successivamente modificata dalla Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016), è una somma aggiuntiva erogata d’ufficio dall’INPS ai pensionati che soddisfano determinati requisiti di età e reddito. Si tratta di una vera e propria “tredicesima estiva” che molti pensionati attendono con particolare interesse.

    Requisiti per la quattordicesima 2026

    • Età minima: 64 anni compiuti entro il 31 luglio 2026 (per chi compie 64 anni dopo, la quattordicesima viene erogata a dicembre).
    • Reddito complessivo non superiore a 2 volte il trattamento minimo annuo (circa 15.908 euro per il 2026), per ricevere l’importo pieno.
    • Importi differenziati in base agli anni di contribuzione (dipendenti) o agli anni di contribuzione (autonomi).

    Importi della quattordicesima 2026

    Reddito complessivoAnzianità contributiva (dipendenti)Importo
    Fino a 1,5 volte trattamento minimoFino a 15 anni437 euro
    Fino a 1,5 volte trattamento minimoDa 15 a 25 anni546 euro
    Fino a 1,5 volte trattamento minimoOltre 25 anni655 euro
    Tra 1,5 e 2 volte trattamento minimoFino a 15 anni336 euro
    Tra 1,5 e 2 volte trattamento minimoDa 15 a 25 anni420 euro
    Tra 1,5 e 2 volte trattamento minimoOltre 25 anni504 euro

    La quattordicesima viene accreditata insieme alla rata di luglio 2026, ovvero il 1° luglio 2026. Non compare quindi sul cedolino di giugno, ma è importante saperlo perché molti pensionati confondono i due mesi e si attendono la maggiorazione già nella rata di giugno.

    Errori nel cedolino di giugno: cosa fare

    Capita talvolta che il cedolino presenti differenze rispetto ai mesi precedenti o anomalie inattese. Prima di preoccuparsi è opportuno verificare alcune cause “fisiologiche”:

    • Cambio aliquota IRPEF per superamento o discesa di uno scaglione.
    • Conguaglio 730/2026: presenza di trattenute o rimborsi straordinari.
    • Variazione delle detrazioni per cambiamenti del reddito complessivo dell’anno.
    • Avvio di addizionali regionali e comunali a rate, da gennaio a novembre.
    • Inizio o cessazione di una cessione del quinto.

    Se dopo le verifiche l’importo continua a sembrare errato, puoi:

    1. Aprire un’istanza online sul portale INPS nella sezione “Comunica con l’INPS” – “Richiesta di informazioni” indicando la matricola della pensione.
    2. Telefonare al Contact Center INPS al numero verde 803 164 (gratis da fisso) o 06 164164 (da cellulare, a costo del piano tariffario).
    3. Recarti presso un patronato: il patronato è autorizzato per legge a presentare in nome e per conto del pensionato istanze, ricorsi e domande di riesame, gratuitamente. Il patronato collegato al CAF Centro Fiscale di Udine assiste i pensionati di Udine e provincia per tutte le pratiche INPS.

    Termini per contestare un errore

    Il termine ordinario per presentare un ricorso amministrativo contro provvedimenti INPS è di 90 giorni dalla notifica. Per i recuperi di indebito il termine per contestare è invece di 30 giorni, durante i quali il recupero è sospeso e l’INPS deve valutare le memorie difensive del pensionato. Per evitare la prescrizione, ogni contestazione va presentata per iscritto, conservando ricevuta o protocollo.

    Conguagli 730/2026 sul cedolino di giugno

    Per i pensionati che hanno presentato il modello 730/2026 indicando l’INPS come sostituto d’imposta, il cedolino di giugno è particolarmente importante perché contiene il primo conguaglio fiscale dell’anno. L’INPS riceve dall’Agenzia delle Entrate i risultati delle dichiarazioni 730 e applica direttamente sul cedolino:

    • Rimborsi a credito: la somma a favore del pensionato viene erogata insieme alla rata di pensione.
    • Trattenute a debito: l’importo da pagare viene sottratto dalla rata, in unica soluzione se contenuto entro l’importo netto disponibile, oppure rateizzato fino a novembre 2026 con applicazione di interessi dello 0,33% mensile.

    Il conguaglio inizia di norma da luglio per i lavoratori dipendenti, ma per i pensionati può partire già da giugno in funzione della data di consegna del 730 al CAF o al professionista. Per questo è importante leggere con attenzione il cedolino di giugno, dove possono comparire voci come “Conguaglio IRPEF da 730/2026 – rimborso” o “Trattenuta IRPEF da 730/2026 – rata 1 di N”.

    Cosa fare se il rimborso non arriva

    Se hai presentato il modello 730/2026 con esito a credito ma sul cedolino di giugno non compare alcun rimborso, le cause possono essere:

    • Modello 730 trasmesso dal CAF dopo il 15 giugno 2026 (il rimborso slitterà a luglio o agosto).
    • Dichiarazione con visto di conformità sospeso per controlli formali (art. 5 D.Lgs. 175/2014).
    • Rimborso superiore a 4.000 euro: l’Agenzia delle Entrate effettua controlli preventivi che possono ritardare l’erogazione fino a 6 mesi.
    • Mancata indicazione dell’INPS come sostituto d’imposta (in tal caso il rimborso arriva tramite bonifico dell’Agenzia delle Entrate).

    Bonus aggiuntivi e maggiorazioni 2026

    Oltre alla rivalutazione automatica, alcuni pensionati hanno diritto a maggiorazioni speciali riconosciute d’ufficio dall’INPS sulla base dei requisiti anagrafici e reddituali. Le principali per il 2026 sono:

    Maggiorazione sociale (incremento al milione)

    Riconosciuta ai pensionati ultra 70enni (con riduzioni per chi ha almeno 5 anni di contribuzione) con redditi entro le soglie di legge. Per il 2026 l’incremento al milione permette di raggiungere una pensione lorda mensile attorno ai 654-660 euro per 13 mensilità, in base alla situazione individuale.

    Integrazione al trattamento minimo

    Per chi ha una pensione contributiva o retributiva inferiore al minimo (611,85 euro lordi mensili per il 2026), l’INPS integra l’importo fino al raggiungimento del trattamento minimo, a condizione che i redditi personali (e del coniuge, per la quota di integrazione che eccede il 50%) restino entro i limiti di legge.

    Assegno sociale 2026

    L’assegno sociale 2026, riservato a chi non ha contributi sufficienti per la pensione e ha almeno 67 anni, è rivalutato dell’1,4% e ammonta a circa 538,69 euro mensili per 13 mensilità, salvo conferma puntuale nelle circolari INPS di gennaio 2026. Non viene erogato in via automatica: occorre presentare apposita domanda telematica.

    Ritiro della pensione allo sportello postale: regole e limiti

    I pensionati che riscuotono la pensione in contanti agli sportelli di Poste Italiane devono rispettare alcune regole stabilite dalla normativa antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007) e dalle convenzioni INPS-Poste:

    • Le pensioni di importo superiore a 1.000 euro netti mensili non possono essere erogate in contanti: il pensionato deve indicare un IBAN su cui ricevere l’accredito (conto corrente, libretto postale, conto Poste).
    • Il pensionato deve presentarsi munito di documento d’identità valido e codice fiscale.
    • Chi è impossibilitato a recarsi allo sportello (per età, malattia, disabilità) può delegare una persona di fiducia tramite la delega permanente alla riscossione della pensione, sottoscritta presso l’ufficio postale o presso una sede INPS.

    Per i pensionati residenti all’estero esistono procedure specifiche di accertamento dell’esistenza in vita gestite da Citibank N.A. su mandato INPS: in caso di mancato riscontro alla periodica richiesta di certificato di esistenza in vita, la pensione viene sospesa.

    Prossime scadenze importanti per i pensionati nel 2026

    ScadenzaAdempimento
    30 settembre 2026Termine ultimo invio modello 730/2026 (anche per pensionati)
    1° luglio 2026Accredito quattordicesima per chi matura il diritto entro il 31/07
    Novembre 2026Inizio addizionali regionali e comunali su cedolino
    Dicembre 2026Erogazione tredicesima e conguaglio fiscale di fine anno
    Gennaio 2027Notifica nuovi importi e modello CU 2027 (redditi 2026)

    Tenere d’occhio queste scadenze permette al pensionato di non farsi cogliere impreparato dalle variazioni periodiche del cedolino e di pianificare con anticipo eventuali adempimenti, come la presentazione del 730 o il rinnovo della delega alla riscossione.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine al servizio dei pensionati

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di pensionati della provincia di Udine e del Friuli Venezia Giulia per la consultazione del cedolino della pensione, l’analisi delle trattenute, la presentazione del modello 730, la verifica delle detrazioni e la gestione di tutte le pratiche INPS. Il nostro patronato accreditato presso INPS può:

    • Stampare e analizzare gratuitamente il cedolino mensile della pensione.
    • Presentare istanze di riesame per importi non corretti, recuperi di indebito, errori sulle trattenute fiscali.
    • Calcolare la convenienza tra trattenuta a rate o in unica soluzione per i conguagli 730 a debito.
    • Aggiornare le detrazioni per familiari a carico, evitando trattenute IRPEF troppo elevate.
    • Assistere nelle pratiche di cessione del quinto della pensione per i pensionati che necessitano di liquidità.
    • Verificare i requisiti per la quattordicesima mensilità e per le maggiorazioni sociali.

    L’assistenza è gratuita per la maggior parte delle pratiche di patronato (a carico del Ministero del Lavoro), mentre per le pratiche fiscali (730, ISEE, RED, IMU) sono previste tariffe trasparenti comunicate prima dell’incarico. Il CAF Centro Fiscale opera anche con appuntamenti a domicilio per pensionati con difficoltà motorie e fornisce supporto sia in italiano che in inglese e tedesco.

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    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sul cedolino di giugno 2026

    Quando esce il cedolino di giugno 2026 online?

    Il cedolino di giugno 2026 è di norma disponibile sul portale MyINPS a partire dagli ultimi giorni di maggio 2026, qualche giorno prima dell’accredito materiale. La pubblicazione anticipata consente al pensionato di verificare anticipatamente l’importo netto in arrivo.

    Posso ricevere il cedolino cartaceo a casa?

    La spedizione del cedolino cartaceo è stata abolita in via generale. La consultazione avviene solo online tramite MyINPS, app INPS Mobile o presso patronati e CAF. I pensionati che ne hanno necessità documentata possono chiedere assistenza al patronato per stampare il documento.

    Perché la pensione di giugno è diversa da quella di maggio?

    Le variazioni più frequenti tra maggio e giugno sono dovute al conguaglio del modello 730/2026 (rimborsi o trattenute), all’eventuale variazione delle detrazioni applicate dall’INPS o al cambio di scaglione IRPEF a seguito di un aumento del reddito complessivo presunto.

    La quattordicesima viene pagata a giugno o a luglio 2026?

    La quattordicesima è erogata d’ufficio insieme alla rata di luglio 2026, ossia il 1° luglio 2026, per chi ha già compiuto 64 anni entro il 31 luglio. Non appare quindi sul cedolino di giugno, ma viene anticipata dall’INPS senza necessità di domanda.

    Come faccio se non ricordo le credenziali SPID per consultare il cedolino?

    Puoi richiedere il recupero delle credenziali presso l’identity provider che ha rilasciato il tuo SPID (Poste, Aruba, ecc.). In alternativa, puoi rivolgerti a un patronato accreditato che, con apposita delega, può accedere al portale MyINPS per tuo conto e stampare il cedolino.

    Cosa significa la voce “Recupero indebito” sul cedolino?

    Indica che l’INPS sta recuperando, a rate, una somma erogata in passato in eccesso rispetto al dovuto (per esempio per redditi superiori dichiarati nel modello RED o per cessazione di un familiare a carico). La trattenuta è rateizzabile e può essere contestata se ritenuta non dovuta, presentando memorie difensive entro 30 giorni dalla comunicazione.

    Conclusioni: pianifica con il tuo cedolino

    Il cedolino della pensione di giugno 2026 è uno strumento informativo prezioso che ogni pensionato dovrebbe imparare a leggere e interpretare. Conoscere i propri importi, le trattenute, i conguagli e i bonus permette non solo di controllare la correttezza dell’accredito ma anche di pianificare con consapevolezza la gestione del budget familiare. Con la perequazione 2026 dell’1,4% e l’avvio dei conguagli 730/2026 già nel mese di giugno, è un’occasione preziosa per verificare aggiornamenti e ottimizzare la propria situazione fiscale.

    Se hai dubbi sul tuo cedolino, importi che non quadrano o vuoi semplicemente avere una consulenza personalizzata, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Contattaci per fissare un appuntamento con i nostri operatori di patronato: ti aiuteremo a leggere il tuo cedolino, a presentare il 730 e a verificare tutti i bonus a cui hai diritto, comprese quattordicesima, maggiorazione sociale e detrazioni per familiari a carico.

    Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 10:34:342026-05-31 17:45:29Cedolino Pensione Giugno 2026 Online: Importi, Calendario Pagamenti e Come Consultarlo
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Detrazioni matrimonio e cerimonie nel Modello 730/2026: la guida completa alle spese che rientrano

    Dichiarazione dei redditi 730

    Esiste davvero una detrazione matrimonio nel 730/2026? È una domanda che riceviamo decine di volte ogni primavera, soprattutto da chi si è sposato nel 2025 e si trova a fare i conti con le spese sostenute per il grande giorno. La risposta onesta è duplice: non esiste, nella nostra normativa fiscale, una detrazione matrimonio 730 2026 dedicata alle cerimonie come voce a sé stante, ma esistono diverse spese collegate al matrimonio o alla nuova vita familiare che possono effettivamente essere portate in detrazione o deduzione nella dichiarazione dei redditi.

    In questa guida completa ti spieghiamo, voce per voce, quali sono le spese matrimonio detraibili, quali documenti servono, dove vanno indicate nel modello 730/2026, e quali sono i limiti di importo aggiornati (riferiti ai redditi e alle spese del 2025). Ti aiutiamo anche a evitare l’errore più comune: pensare che basti la ricevuta del ristorante o della bomboniera per ottenere lo sconto IRPEF.

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    Indice dei contenuti

    1. Detrazione matrimonio 730/2026: esiste davvero?
    2. Cerimonia religiosa e offerte alla chiesa: cosa puoi scaricare
    3. Erogazioni liberali a istituzioni religiose: la deduzione fino a 1.032,91 euro
    4. Ricevimento, ristorante, bomboniere e fiori: cosa NON si scarica
    5. Viaggio di nozze e detrazione fiscale: la verità
    6. Mutuo prima casa per la nuova famiglia: detrazione interessi nel 730/2026
    7. Bonus mobili e detrazione arredo: lo strumento più utile per gli sposi
    8. Congedo matrimoniale e dichiarazione dei redditi
    9. Detrazione per coniuge a carico nel 730/2026
    10. Documenti da conservare per le detrazioni legate al matrimonio
    11. Tabella riepilogativa: spese matrimonio e relativa fiscalità
    12. Errori comuni da evitare nella dichiarazione
    13. Domande frequenti

    Detrazione matrimonio 730/2026: esiste davvero?

    Partiamo dal punto più importante: nel Modello 730/2026 non esiste una voce specifica chiamata “detrazione matrimonio”. Non troverai un rigo dedicato dove inserire il costo del wedding planner, del ristorante o dell’abito da sposa. Questo è un punto fermo del nostro sistema fiscale, ribadito ogni anno dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate al modello 730 e al modello Redditi Persone Fisiche.

    Allora perché continuiamo a sentire parlare di detrazioni matrimonio 730 2026? Perché in realtà esistono diverse spese che, pur non essendo “detrazioni del matrimonio” in senso stretto, sono collegate alla celebrazione religiosa, alla nuova vita di coppia o alla casa familiare e che possono produrre uno sconto IRPEF reale. Il legislatore italiano non agevola la festa, ma agevola alcuni passaggi della vita familiare che spesso coincidono con il matrimonio.

    Per orientarci, distinguiamo subito tre categorie:

    • Spese non detraibili: ricevimento, abiti, bomboniere, fiori, fotografo, viaggio di nozze (in regola generale)
    • Spese parzialmente agevolate: erogazioni liberali alle istituzioni religiose riconosciute, offerte alla parrocchia per scopi specifici
    • Spese pienamente detraibili o deducibili: mutuo prima casa per la coppia, bonus mobili per la casa coniugale, alcune polizze, eventuali spese sanitarie sostenute in occasione del matrimonio

    Nel resto della guida analizziamo nel dettaglio ogni categoria, con riferimenti normativi, importi e modalità di inserimento nel modello 730/2026.

    Cerimonia religiosa e offerte alla chiesa: cosa puoi scaricare

    La cerimonia religiosa è uno dei momenti più sentiti del matrimonio, e spesso comporta una serie di spese: l’offerta alla parrocchia, il contributo per l’organista, la decorazione floreale della chiesa, talvolta una donazione per i lavori dell’edificio sacro. Da un punto di vista fiscale, è bene distinguere tra offerta libera (che non rilascia un documento fiscale e quindi non genera alcuna detrazione) e erogazione liberale formalizzata con bonifico o ricevuta a istituzioni religiose riconosciute.

    Le offerte alla parrocchia consegnate in contanti, in busta, “per il rito” o per la celebrazione, non sono mai detraibili nel 730/2026, anche se importanti per sostenere l’attività della comunità. Manca infatti la tracciabilità che il fisco richiede per riconoscere lo sconto IRPEF su qualsiasi spesa detraibile. Il principio generale, in vigore dal 1° gennaio 2020 per quasi tutte le detrazioni del 19% (art. 1 c. 679-680 L. 160/2019), è chiaro: nessuna detrazione senza pagamento tracciato.

    Le erogazioni liberali a favore delle istituzioni religiose riconosciute, invece, sono uno degli strumenti più interessanti per chi vuole donare alla propria confessione in occasione del matrimonio e ottenere un beneficio fiscale. Vediamo come funzionano nella sezione successiva.

    Erogazioni liberali a istituzioni religiose: la deduzione fino a 1.032,91 euro

    Le erogazioni liberali in denaro a favore delle istituzioni religiose riconosciute dallo Stato italiano sono deducibili dal reddito complessivo fino a un massimo di 1.032,91 euro all’anno per ciascun contribuente. La norma di riferimento è l’art. 10 c. 1 lett. l) del TUIR (DPR 917/1986), che richiama le leggi di esecuzione delle intese tra Stato e confessioni religiose. Per chi si sposa con rito religioso, è uno strumento concreto per trasformare una donazione alla propria comunità in un beneficio fiscale.

    Le confessioni religiose i cui versamenti rientrano in questa deduzione sono diverse: la Chiesa Cattolica (Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero), le Assemblee di Dio in Italia, la Chiesa Valdese, l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Chiesa Evangelica Luterana, la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, l’Unione Buddhista Italiana, l’Unione Induista Italiana, l’Unione Cristiana Evangelica Apostolica, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e altre ancora. L’elenco completo aggiornato è riportato nelle istruzioni al modello 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate.

    L’erogazione liberale deve essere effettuata con strumenti tracciabili: bonifico bancario o postale, conto corrente postale, carta di credito o di debito, assegno bancario o circolare. Il versamento in contanti non è ammesso ai fini della deduzione, anche se inferiore al limite di legge. È inoltre necessario conservare la ricevuta del versamento e indicare la causale in modo corretto (ad esempio: “Erogazione liberale ex art. 10 TUIR a favore di [denominazione ente]”).

    Nel modello 730/2026 queste somme vanno indicate nel Quadro E – Sezione II “Oneri deducibili”, generalmente al rigo E22 con il codice 5 (o codice analogo per altre confessioni: 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13). La deduzione abbatte direttamente il reddito imponibile: ad esempio, se Marco e Sara hanno donato complessivamente 2.000 euro alla propria istituzione religiosa per i lavori della chiesa dove si sono sposati nel 2025, ciascuno dei due potrà dedurre fino a 1.032,91 euro nella propria dichiarazione, ottenendo un risparmio fiscale proporzionale alla propria aliquota IRPEF marginale.

    Ricevimento, ristorante, bomboniere e fiori: cosa NON si scarica

    È la sezione che molti sposi vorrebbero leggere con una notizia diversa, ma la realtà fiscale è netta. Tutte le spese del ricevimento di matrimonio sono completamente indetraibili nel 730/2026. Questo vale per:

    • Ristorante o catering per il pranzo o la cena nuziale
    • Wedding planner e organizzazione dell’evento
    • Decorazioni floreali della location e della chiesa
    • Servizio fotografico e video
    • Animazione, intrattenimento musicale, DJ, band
    • Abito da sposa, abito da sposo, accessori, scarpe
    • Trucco, parrucco, manicure, trattamenti estetici
    • Bomboniere, partecipazioni, confetti
    • Auto degli sposi, noleggio limousine
    • Allestimento e affitto della location

    Si tratta di spese di carattere personale che il Testo Unico delle Imposte sui Redditi non considera meritevoli di agevolazione, poiché non rientrano in nessuna delle categorie di oneri detraibili (art. 15 TUIR) o oneri deducibili (art. 10 TUIR). Anche se ricevi una fattura intestata al ristorante o al fotografo, non potrai inserire l’importo nel modello 730/2026: il documento serve solo come prova di pagamento, non come titolo per uno sconto fiscale.

    L’unica eccezione riguarda i contribuenti che esercitano un’attività professionale o imprenditoriale e che possono dimostrare l’inerenza della spesa rispetto all’attività (ad esempio, un fotografo che acquista materiale per il proprio studio). In questo caso, però, non parliamo più di dichiarazione 730, ma di Modello Redditi e di costi deducibili dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo, materia ben diversa.

    Un suggerimento pratico: se in occasione del matrimonio ti sei sposato con il regime di comunione dei beni e hai sostenuto spese sanitarie importanti per visite mediche, esami pre-matrimoniali o trattamenti odontoiatrici, queste rientrano nelle detrazioni fiscali ordinarie del 19% per spese mediche (rigo E1) e nulla cambia per il fatto che siano state sostenute “in vista del matrimonio”.

    Viaggio di nozze e detrazione fiscale: la verità

    Una delle voci di spesa più consistenti per gli sposi è il viaggio di nozze: anche qui occorre fare chiarezza. Il viaggio di nozze non è detraibile nel modello 730/2026. Non rientra tra le spese agevolate dal TUIR, anche se organizzato tramite agenzia con tanto di fattura e pagamento tracciato. Si tratta di una spesa personale di vacanza, e come tutte le spese turistiche dei privati non produce sconti IRPEF.

    Negli ultimi anni si è parlato a più riprese di un possibile bonus viaggi di nozze o di una detrazione per i pacchetti vacanza, ma al momento del 730/2026 nessuna misura del genere è stata introdotta in via stabile dalla normativa fiscale italiana. Eventuali bonus turismo del passato (es. tax credit vacanze 2020-2021) erano misure straordinarie legate all’emergenza COVID e non riproducibili oggi.

    Diverso il discorso se durante il viaggio di nozze si verifica un evento sanitario che richiede assistenza medica all’estero: in questo caso, le spese mediche sostenute all’estero sono detraibili al 19% nel quadro E (rigo E1) del modello 730/2026 con le stesse modalità di quelle italiane, purché siano documentate da fattura tradotta o accompagnata da apposita traduzione (per le lingue diverse da francese, inglese, tedesco e spagnolo).

    In sintesi: il viaggio in sé non si scarica, ma se nasce un’esigenza sanitaria sì. È una distinzione importante che molti contribuenti ignorano e che vale la pena ricordare quando si organizza una luna di miele in destinazioni lontane.

    Mutuo prima casa per la nuova famiglia: detrazione interessi nel 730/2026

    Veniamo a una delle voci più rilevanti per chi si sposa: il mutuo per l’acquisto della prima casa. Gli interessi passivi e gli oneri accessori dei mutui ipotecari stipulati per l’acquisto dell’abitazione principale sono detraibili al 19% nel modello 730/2026 fino a un importo massimo di 4.000 euro di interessi per anno. La norma di riferimento è l’art. 15 c. 1 lett. b) del TUIR.

    Per molte coppie di sposi è proprio questa la detrazione collegata al matrimonio più significativa: si acquista casa, si stipula il mutuo, ci si sposa, si va a vivere insieme e si comincia a portare in dichiarazione gli interessi. Il tetto di 4.000 euro si riferisce all’importo complessivo del mutuo per la coppia: se entrambi i coniugi sono cointestatari, ciascuno potrà detrarre il 19% sulla propria quota di interessi, ma il totale dei due non potrà superare i 4.000 euro annui (per un risparmio IRPEF massimo combinato di 760 euro).

    Esempio pratico: Lucia e Giovanni si sono sposati a giugno 2025 e a gennaio 2025 avevano acquistato insieme la loro abitazione principale con un mutuo cointestato 50/50. Nel 2025 hanno pagato 5.200 euro di interessi passivi totali. Ciascuno indicherà nel proprio rigo E7 del 730/2026 una quota di interessi di 2.000 euro (il tetto di 4.000 ripartito al 50%), ottenendo una detrazione individuale di 380 euro (19% di 2.000) e un risparmio fiscale di coppia di 760 euro.

    Per fruire della detrazione interessi mutuo prima casa nel 730/2026 occorre rispettare alcune condizioni: l’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto, il mutuo deve essere stato stipulato nei 12 mesi precedenti o successivi all’acquisto, il pagamento deve essere tracciato e occorre conservare il contratto di mutuo, l’atto di acquisto e le quietanze annuali rilasciate dalla banca. Sono detraibili anche gli oneri accessori: spese di istruttoria, perizia, notarili relative al mutuo (non quelle relative alla compravendita), commissioni bancarie.

    Bonus mobili e detrazione arredo: lo strumento più utile per gli sposi

    Se c’è una detrazione che gli sposi spesso sfruttano davvero, è il bonus mobili ed elettrodomestici. Nel 730/2026 (riferito alle spese 2025) il bonus consente di detrarre il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili nuovi e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, fino a un tetto massimo di 5.000 euro di spesa (per un risparmio fiscale massimo di 2.500 euro), ripartito in 10 quote annuali di pari importo.

    Il vincolo essenziale è uno: l’acquisto dei mobili deve essere collegato a un intervento di ristrutturazione edilizia sull’immobile (anche solo manutenzione straordinaria), iniziato non oltre il 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto. In altre parole, se gli sposi hanno ristrutturato l’appartamento nel 2024 o 2025 e poi hanno comprato cucina, divano, letto, lavatrice e frigorifero per arredare la casa coniugale, possono portare in detrazione il 50% nel modello 730/2026 al rigo E57.

    Gli elettrodomestici detraibili sono quelli di classe energetica non inferiore alla A per i forni, alla E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie, alla F per frigoriferi e congelatori. Sono ammessi: frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, forni a microonde, condizionatori, ventilatori, apparecchi di riscaldamento elettrico. I mobili agevolabili includono letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione.

    Il pagamento deve avvenire con bonifico parlante (bancario o postale, anche ordinario), carta di credito o di debito. Sono esclusi contanti, assegni bancari o circolari. Va conservata la fattura di acquisto e la ricevuta del bonifico o lo scontrino “parlante” con codice fiscale del beneficiario. Per gli sposi che hanno appena ristrutturato e arredato casa, il bonus mobili è spesso la principale forma di sostegno fiscale legato (indirettamente) al matrimonio.

    Congedo matrimoniale e dichiarazione dei redditi

    Un’altra voce spesso confusa con le detrazioni matrimonio nel 730/2026 è il congedo matrimoniale. Si tratta di un permesso retribuito di 15 giorni di calendario riconosciuto ai lavoratori dipendenti che si sposano, normato dal RDL 1334/1937 e dai vari CCNL. Non è una detrazione, ma una retribuzione sostitutiva: viene erogata dall’INPS (a determinate categorie) o dal datore di lavoro (per impiegati e dirigenti).

    Per approfondire la disciplina, regole e modalità di richiesta, abbiamo un articolo dedicato al congedo matrimoniale 2026. Ai fini fiscali, l’assegno per congedo matrimoniale erogato dall’INPS è esente da tassazione IRPEF nei casi previsti dalla legge, mentre la retribuzione versata direttamente dal datore di lavoro per i giorni di assenza è soggetta a tassazione ordinaria come ogni altra retribuzione e viene già esposta nella Certificazione Unica del lavoratore.

    Nel modello 730/2026 il contribuente non deve fare nulla di particolare: i dati sono già inclusi nella CU del datore di lavoro o nella certificazione INPS, e il sostituto d’imposta ha già operato le ritenute corrette. L’unica accortezza è verificare che, in caso di doppia certificazione (datore + INPS), il conguaglio fiscale sia stato fatto correttamente: in caso contrario, il 730/2026 servirà proprio a “ricalcolare” l’imposta dovuta sulla somma delle due erogazioni.

    Detrazione per coniuge a carico nel 730/2026

    Veniamo a una detrazione che il matrimonio “abilita” direttamente: la detrazione per coniuge a carico. Sposandosi, se uno dei due ha un reddito molto basso o nullo, può diventare fiscalmente a carico dell’altro. La soglia di reddito per essere considerati fiscalmente a carico è di 2.840,51 euro lordi annui (al netto degli oneri deducibili), non variata dalla riforma IRPEF 2024.

    La detrazione coniuge a carico nel 730/2026 ha un importo teorico massimo di 800 euro, modulato secondo formule precise in base al reddito complessivo del coniuge che la richiede. Per redditi complessivi fino a 15.000 euro la detrazione effettiva è pari a 800 euro meno il prodotto tra 110 e il rapporto tra reddito complessivo e 15.000; per redditi tra 15.001 e 40.000 euro la detrazione è fissa a 690 euro (con maggiorazioni in fasce specifiche); per redditi tra 40.001 e 80.000 euro la detrazione decresce linearmente fino ad azzerarsi.

    Esempio pratico: Davide si è sposato a settembre 2025 con Anna, che nel 2025 non ha avuto redditi. Davide ha un reddito complessivo 2025 di 30.000 euro. Nel modello 730/2026 indicherà Anna come coniuge a carico per i mesi da settembre a dicembre (4 mesi su 12) e otterrà una detrazione pari a 690 euro × 4/12 = 230 euro. È importante ricordare che la detrazione per coniuge a carico è rapportata a mese: spetta per i mesi in cui sussiste il vincolo matrimoniale (dal mese del matrimonio in poi, per l’anno delle nozze).

    La detrazione coniuge va indicata nel Quadro Familiari a carico del modello 730/2026, prima del Quadro E. Va dichiarato il codice fiscale del coniuge, il numero di mesi di carico (1-12), e la quota di spettanza (in caso di coniuge a carico dell’altro coniuge la quota è sempre 100%). Per le coppie che si sono sposate o uniti civilmente nel 2025, è fondamentale ricordare di compilare correttamente questo quadro per non perdere la detrazione spettante.

    Documenti da conservare per le detrazioni legate al matrimonio

    La regola d’oro per chiunque voglia ottenere le detrazioni nel 730/2026 è una sola: conservare tutta la documentazione fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (art. 43 DPR 600/1973). Per il 730/2026 questo significa conservare i documenti almeno fino al 31 dicembre 2031, perché l’Agenzia delle Entrate può richiederli in qualsiasi momento entro questo termine in caso di controllo formale (art. 36-ter DPR 600/1973).

    Ecco una checklist dei documenti che chi si è sposato nel 2025 dovrebbe conservare in vista del 730/2026:

    • Erogazioni liberali a istituzioni religiose: ricevuta bonifico bancario o postale con causale corretta e indicazione dell’ente beneficiario
    • Mutuo prima casa: contratto di mutuo, atto di acquisto, quietanze annuali della banca con dettaglio interessi pagati nel 2025, perizia, spese notarili relative al mutuo
    • Bonus mobili: fatture intestate, ricevute bonifico parlante, attestazione classe energetica per elettrodomestici, documentazione dei lavori edilizi a cui i mobili sono collegati
    • Coniuge a carico: certificato di matrimonio o copia integrale dell’atto, codice fiscale del coniuge, eventuale autodichiarazione del coniuge sul reddito complessivo 2025
    • Spese mediche: fatture, scontrini parlanti, ricevute del medico, prescrizioni
    • Polizze vita e infortuni: contratti, ricevute di pagamento dei premi

    La documentazione va organizzata in modo chiaro, idealmente per anno di imposta e per tipologia di onere. Molti contribuenti perdono il diritto alla detrazione semplicemente perché non riescono a produrre la ricevuta in caso di controllo: un errore evitabile con un minimo di archiviazione ordinata.

    Tabella riepilogativa: spese matrimonio e relativa fiscalità

    Per orientarti facilmente, ecco una tabella riassuntiva delle principali spese legate al matrimonio e del loro trattamento fiscale nel modello 730/2026:

    Tipologia di spesaDetraibile/DeducibileAliquota / TettoDove va nel 730/2026
    Ricevimento, ristorante, cateringNO——
    Abito da sposa/sposo, accessoriNO——
    Fotografo, video, wedding plannerNO——
    Bomboniere, partecipazioni, fioriNO——
    Viaggio di nozze (vacanza)NO——
    Offerta in contanti alla parrocchiaNO——
    Erogazione liberale istituzioni religioseDeducibileMax 1.032,91 € per personaQuadro E – Sezione II rigo E22 (cod. 5-13)
    Interessi mutuo prima casa abitazione principaleDetraibile 19%Max 4.000 € interessi/annoQuadro E – Sezione I rigo E7
    Bonus mobili ed elettrodomesticiDetraibile 50%Max 5.000 € spesa/annoQuadro E – Sezione III B rigo E57
    Detrazione coniuge a carico (post matrimonio)DetrazioneFino a 800 € teoriciQuadro Familiari a carico
    Spese mediche pre-matrimonialiDetraibile 19%Franchigia 129,11 €Quadro E rigo E1
    Polizze vita/infortuni stipulate dagli sposiDetraibile 19%Tetti specifici (530/750/1.291,14 €)Quadro E rigo E8-E10 (cod. 36-39)

    Come si vede, le voci più “matrimoniali” (festa, abiti, viaggi) sono fuori dal perimetro del fisco, mentre le voci collegate alla nuova vita familiare (casa, mutuo, arredamento, coniuge a carico) offrono spazi concreti di risparmio.

    Errori comuni da evitare nella dichiarazione

    Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine vediamo ricorrere sempre gli stessi sbagli quando i contribuenti tentano di gestire da soli le detrazioni matrimonio nel 730/2026. Eccone una rassegna utile per non incorrere in errori che possono costare anche centinaia di euro in caso di controllo formale.

    Il primo errore è inserire le spese del ricevimento come spese mediche o altri oneri: è una pratica purtroppo vista più volte, che porta a sanzioni in caso di rilievo dell’Agenzia delle Entrate. Le spese di matrimonio non rientrano in nessuna voce detraibile, e tentare di “camuffarle” è rischioso. Il secondo errore è pagare l’erogazione liberale in contanti: anche se importante per la confessione religiosa, la donazione non potrà mai essere dedotta senza tracciabilità del pagamento.

    Il terzo errore tipico è dimenticare di indicare il coniuge a carico dal mese del matrimonio: è il proporzionamento mensile a fare la differenza, e omettere questa indicazione significa perdere centinaia di euro di detrazione. Quarto errore: scaricare gli interessi del mutuo oltre il tetto dei 4.000 euro complessivi di coppia, o senza che l’immobile sia effettivamente abitazione principale entro un anno dall’acquisto. Quinto errore: portare in detrazione il bonus mobili senza che ci sia un collegamento documentato con una ristrutturazione edilizia sull’immobile.

    La procedura della dichiarazione 730/2026 richiede attenzione per evitare errori che potrebbero ritardare o compromettere la pratica. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto: dalla raccolta dei documenti alla compilazione del modello, dalla verifica delle detrazioni matrimonio spettanti all’invio telematico, garantendo la correttezza di ogni passaggio.

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    Domande frequenti sulle detrazioni matrimonio nel 730/2026

    Posso scaricare il ricevimento di matrimonio nel 730/2026?

    No. Il ricevimento (ristorante, catering, location) è una spesa di carattere personale e non rientra tra gli oneri detraibili dell’art. 15 TUIR né tra quelli deducibili dell’art. 10 TUIR. Anche con fattura intestata, non è possibile inserire l’importo nel modello 730/2026.

    L’offerta alla chiesa per il matrimonio è detraibile?

    L’offerta libera in contanti al parroco non è detraibile né deducibile. Diventa deducibile fino a 1.032,91 euro per persona solo se versata come erogazione liberale a un’istituzione religiosa riconosciuta dallo Stato (come l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero per la Chiesa Cattolica) tramite bonifico o altro strumento tracciabile, con causale corretta e ricevuta conservata.

    Posso detrarre il viaggio di nozze nel 730/2026?

    No, il viaggio di nozze non è detraibile, anche se pagato in agenzia con fattura. Si tratta di una spesa di vacanza, fuori dal perimetro delle detrazioni IRPEF. Solo eventuali spese mediche sostenute all’estero durante il viaggio sono detraibili al 19% nel rigo E1, con la stessa franchigia di 129,11 euro.

    Posso portare in detrazione i mobili comprati per la casa coniugale?

    Sì, se hai effettuato lavori di ristrutturazione edilizia sull’immobile iniziati non oltre il 1° gennaio dell’anno precedente all’acquisto dei mobili. In questo caso puoi usare il bonus mobili al 50%, fino a 5.000 euro di spesa, ripartito in 10 quote annuali al rigo E57 del 730/2026. Senza il collegamento alla ristrutturazione, il bonus non spetta.

    Quando posso indicare il coniuge a carico nel 730/2026?

    Se ti sei sposato nel 2025 e il coniuge ha avuto un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (al netto degli oneri deducibili), puoi indicarlo nel Quadro Familiari a carico per i mesi che vanno dal mese del matrimonio fino a dicembre 2025. La detrazione viene rapportata mensilmente.

    Esiste un bonus matrimonio 2026?

    No. Alla data di pubblicazione del modello 730/2026 non è previsto un bonus matrimonio statale in vigore. Esistono in alcune Regioni o Comuni misure locali (es. contributi per coppie under 35 o per matrimoni celebrati in determinati comuni), ma non si tratta di detrazioni fiscali nel 730. Per le agevolazioni locali occorre verificare i bandi regionali o comunali specifici.

    Conclusione: chi può aiutarti a non perdere detrazioni

    Ricapitolando, nel modello 730/2026 non esiste una specifica detrazione matrimonio, ma un insieme di voci agevolabili che spesso si attivano proprio in occasione delle nozze: erogazioni liberali alle istituzioni religiose, interessi del mutuo prima casa, bonus mobili per la nuova abitazione, detrazione coniuge a carico, eventuali spese sanitarie. Il valore complessivo del risparmio fiscale può facilmente superare i 1.500-2.000 euro per coppia, se tutte le voci vengono correttamente identificate e documentate.

    Per non lasciare nulla sul tavolo e per evitare errori che possono costare cari in caso di controllo, è fondamentale farsi assistere da chi conosce ogni rigo del modello. Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi e per individuare tutte le detrazioni legate al matrimonio? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia.

    Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. I nostri operatori si occupano di tutto: raccolta documenti, compilazione del 730/2026, verifica delle detrazioni spettanti, invio telematico e gestione di eventuali richieste dell’Agenzia delle Entrate.

    Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 09:34:342026-05-31 17:01:49Detrazioni matrimonio e cerimonie nel Modello 730/2026: la guida completa alle spese che rientrano
    CAF

    Ravvedimento Operoso 2026: Calcolo Sanzioni e Interessi

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il ravvedimento operoso è uno strumento prezioso che permette ai contribuenti di regolarizzare spontaneamente versamenti omessi, tardivi o insufficienti, beneficiando di sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie. Se hai dimenticato di pagare una rata del Modello F24 o hai versato un importo inferiore al dovuto, il ravvedimento operoso ti consente di rimediare pagando molto meno di quanto pagheresti con un accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Ravvedimento Operoso
    2. Tipologie di Ravvedimento e Sanzioni Ridotte
    3. Come Calcolare le Sanzioni
    4. Come Calcolare gli Interessi
    5. Come Compilare l’F24 per il Ravvedimento
    6. Esempio Pratico di Calcolo
    7. Domande Frequenti (FAQ)

    Cos’è il Ravvedimento Operoso

    Il ravvedimento operoso (disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, riformato dal D.Lgs. 87/2024) è un istituto fiscale che consente al contribuente di sanare spontaneamente le proprie irregolarità tributarie prima che l’Agenzia delle Entrate emetta un avviso di accertamento.

    In parole semplici: se ti accorgi di aver dimenticato un pagamento o di aver pagato meno del dovuto, puoi “ravvederti” pagando:

    • L’imposta dovuta (il tributo originario non versato)
    • Una sanzione ridotta (molto più bassa di quella ordinaria del 25%)
    • Gli interessi legali calcolati giorno per giorno dal giorno successivo alla scadenza fino al giorno del versamento

    Il ravvedimento è applicabile a quasi tutti i tributi: IRPEF, IVA, IMU, addizionali, contributi INPS, imposta sostitutiva del regime forfettario e qualsiasi altro versamento effettuato con il Modello F24.

    Tipologie di Ravvedimento e Sanzioni Ridotte

    La sanzione ordinaria per il mancato o tardivo versamento di un tributo è del 25% dell’importo non versato (art. 13 D.Lgs. 471/1997, come modificato dal D.Lgs. 87/2024). Con il ravvedimento operoso, questa sanzione si riduce significativamente in base alla tempestività del pagamento:

    Ravvedimento sprint (entro 14 giorni dalla scadenza):

    • Sanzione: 0,0833% per ogni giorno di ritardo (1/300 del 25%)
    • Esempio: ritardo di 10 giorni = 0,833% di sanzione (molto conveniente)

    Ravvedimento breve (dal 15 al 30 giorno):

    • Sanzione: 1,25% dell’importo (1/20 del 25%)

    Ravvedimento intermedio (dal 31 al 90 giorno):

    • Sanzione: 1,3889% dell’importo (1/18 del 25%)

    Ravvedimento lungo (oltre 90 giorni e entro 1 anno):

    • Sanzione: 3,125% dell’importo (1/8 del 25%)

    Ravvedimento biennale (oltre 1 anno e entro 2 anni):

    • Sanzione: 3,571% dell’importo (1/7 del 25%)

    Ravvedimento ultrabiennale (oltre 2 anni):

    • Sanzione: 4,167% dell’importo (1/6 del 25%)

    Come Calcolare le Sanzioni

    Il calcolo della sanzione è semplice: moltiplica l’importo non versato per la percentuale di sanzione corrispondente al tipo di ravvedimento.

    Formula:

    Sanzione = Importo non versato x Percentuale sanzione ridotta

    Per il ravvedimento sprint, il calcolo è leggermente diverso perché la sanzione varia giorno per giorno:

    Sanzione sprint = Importo x 0,0833% x Giorni di ritardo

    Ad esempio, se devi 1.000 euro di IRPEF e paghi con 7 giorni di ritardo: 1.000 x 0,0833% x 7 = 5,83 euro di sanzione. Come vedi, il ravvedimento sprint è estremamente conveniente.

    Come Calcolare gli Interessi

    Oltre alla sanzione, devi versare anche gli interessi legali maturati dal giorno successivo alla scadenza originaria fino al giorno del pagamento effettivo. Il tasso di interesse legale per il 2026 è del 2% annuo (confermato dal Decreto MEF).

    Formula:

    Interessi = Importo x Tasso annuo x (Giorni di ritardo / 365)

    Ad esempio, 1.000 euro con 45 giorni di ritardo: 1.000 x 2% x (45/365) = 2,47 euro di interessi.

    Attenzione: se il ritardo copre due anni con tassi diversi (ad esempio inizio nel 2025 e pagamento nel 2026), devi calcolare gli interessi separatamente per ciascun periodo applicando il tasso vigente.

    Come Compilare l’F24 per il Ravvedimento

    Quando effettui un ravvedimento operoso, devi compilare il Modello F24 con tre righe separate nella stessa sezione:

    1. Riga 1 – Tributo originario: inserisci il codice tributo dell’imposta non versata (ad esempio 4001 per IRPEF saldo), con l’anno di riferimento originario e l’importo dovuto
    2. Riga 2 – Sanzione: inserisci il codice tributo della sanzione (ad esempio 8901 per sanzione IRPEF), stesso anno di riferimento, e l’importo della sanzione calcolata
    3. Riga 3 – Interessi: inserisci il codice tributo degli interessi (ad esempio 1989 per interessi IRPEF), stesso anno di riferimento, e l’importo degli interessi calcolati

    Per l’IMU, il ravvedimento si compila nella sezione “IMU e altri tributi locali”, barrando la casella “Ravv.” nella riga del tributo originario. In questo caso, sanzione e interessi si sommano all’importo del tributo in un’unica riga.

    Se il versamento avviene tramite F24 online, i campi sono gli stessi. La maggior parte dei software bancari e dell’Agenzia delle Entrate permette di compilare comodamente le tre righe.

    Esempio Pratico di Calcolo

    Vediamo un caso concreto. Marco doveva versare 2.000 euro di acconto IRPEF (codice tributo 4034) entro il 30 novembre 2025, ma se ne è dimenticato. Decide di ravvedersi il 15 febbraio 2026, dopo 77 giorni di ritardo.

    Calcolo della sanzione: 77 giorni rientrano nel ravvedimento intermedio (31-90 giorni), quindi la sanzione è l’1,3889% dell’importo: 2.000 x 1,3889% = 27,78 euro.

    Calcolo degli interessi: tasso 2% annuo per 77 giorni: 2.000 x 2% x (77/365) = 8,44 euro.

    Totale da versare con F24:

    • Codice 4034 (IRPEF acconto): 2.000,00 euro
    • Codice 8901 (sanzione IRPEF): 27,78 euro
    • Codice 1989 (interessi IRPEF): 8,44 euro
    • Totale: 2.036,22 euro

    Senza ravvedimento, la sanzione ordinaria sarebbe stata del 25%: 2.000 x 25% = 500 euro. Marco ha risparmiato oltre 470 euro grazie al ravvedimento operoso.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti (FAQ)

    Il ravvedimento operoso è sempre possibile?

    Il ravvedimento è possibile fino a quando non ti viene notificato un atto di liquidazione, un avviso di accertamento o una comunicazione di irregolarità (avviso bonario) per lo stesso tributo. Una volta ricevuto l’atto, non puoi più ravvederti per quella specifica violazione.

    Posso ravvedermi anche per l’IMU?

    Sì, il ravvedimento operoso si applica anche all’IMU. La compilazione è leggermente diversa: nella sezione IMU del Modello F24, barri la casella “Ravv.” e inserisci l’importo comprensivo di tributo, sanzione e interessi in un’unica riga.

    Il tasso di interesse legale cambia ogni anno?

    Sì, il tasso di interesse legale viene fissato annualmente con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per il 2026 è del 2%. Se il ritardo copre più anni, devi applicare il tasso di ciascun anno per il rispettivo periodo.

    Assistenza per il Ravvedimento Operoso

    Hai dimenticato un pagamento e vuoi regolarizzarti con il ravvedimento operoso? Al CAF Centro Fiscale di Udine calcoliamo per te sanzioni e interessi e ci occupiamo della compilazione e dell’invio del Modello F24. Non aspettare l’accertamento: prima ti ravvedi, meno paghi.

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      Maggio 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-23 09:00:002026-05-31 17:45:38Ravvedimento Operoso 2026: Calcolo Sanzioni e Interessi
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730

      Dichiarazione dei redditi 730

      Il trattamento integrativo IRPEF, conosciuto da tutti come Bonus Renzi o Bonus 100 euro, è un’agevolazione fiscale destinata ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Si traduce in un importo fino a 1.200 euro l’anno erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro. Ma cosa succede se il datore di lavoro non lo ha riconosciuto, oppure se è stato riconosciuto in misura inferiore al dovuto? La buona notizia è che puoi recuperarlo direttamente nel modello 730/2026, ottenendolo come rimborso dal sostituto d’imposta o dall’Agenzia delle Entrate.

      In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo passo passo come funziona il trattamento integrativo nel 2026, chi ne ha diritto, come compilare correttamente il rigo C14 del modello 730 per recuperarlo, quando invece bisogna restituirlo e quali documenti servono. Troverai anche esempi pratici con calcoli concreti per capire esattamente quanto ti spetta.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il trattamento integrativo IRPEF (ex Bonus Renzi)
      2. Chi ha diritto al trattamento integrativo nel 2026
      3. Importo e calcolo del bonus: come funziona la formula
      4. Perché il bonus non arriva in busta paga: 5 motivi
      5. Come recuperare il trattamento integrativo nel 730: rigo C14
      6. Esempi pratici di recupero nel modello 730/2026
      7. Quando devi restituire il bonus: i casi di incapienza
      8. Il bonus per gli incapienti: la novità 2024-2026
      9. Documenti necessari per il recupero al CAF
      10. Scadenze 730/2026 e tempistiche di rimborso
      11. Errori comuni da evitare nella compilazione
      12. Domande frequenti sul recupero del Bonus Renzi

      Cos’è il trattamento integrativo IRPEF (ex Bonus Renzi)

      Il trattamento integrativo è un’agevolazione fiscale introdotta dal Decreto Legge n. 3 del 5 febbraio 2020 (il cosiddetto “Decreto Bonus Renzi”), che ha sostituito il precedente Bonus 80 euro voluto dal Governo Renzi nel 2014. La normativa è stata poi modificata dalla Legge di Bilancio 2022 (Legge n. 234/2021) e ulteriormente adeguata con la Riforma IRPEF entrata in vigore dal 2024 (D.Lgs. 216/2023).

      In termini semplici, si tratta di una somma in denaro che lo Stato riconosce ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi per aumentare il loro potere d’acquisto. Non è una detrazione fiscale tradizionale, ma una vera e propria erogazione che il datore di lavoro paga in busta paga mese per mese, anticipandola per conto dello Stato e poi recuperandola tramite il modello F24.

      L’importo massimo annuo è di 1.200 euro, che corrispondono a circa 100 euro al mese se erogati in 12 mensilità (da qui il soprannome popolare di “Bonus 100 euro”). Il bonus è esentasse: non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF e quindi non viene tassato.

      Chi ha diritto al trattamento integrativo nel 2026

      Per avere diritto al trattamento integrativo nel 2026 devono ricorrere due condizioni essenziali e contemporanee: una soggettiva (essere un lavoratore con redditi specifici) e una oggettiva (avere un reddito complessivo entro determinati limiti). Vediamole nel dettaglio.

      Categorie di lavoratori beneficiari

      Hanno diritto al trattamento integrativo IRPEF 2026:

      • Lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico) con contratto a tempo determinato o indeterminato
      • Lavoratori parasubordinati con redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente (es. co.co.co.)
      • Soci lavoratori di cooperative
      • Lavoratori a domicilio
      • Sacerdoti e ministri di culto
      • Lavoratori in cassa integrazione (CIG) o in mobilità, limitatamente al reddito da lavoro
      • Percettori di indennità sostitutive del reddito da lavoro (es. NASpI, indennità di maternità)

      Sono esclusi: i titolari di partita IVA in regime forfettario (la cui tassazione è già agevolata con imposta sostitutiva al 15% o al 5% per i primi 5 anni), i pensionati (che hanno detrazioni specifiche per redditi da pensione) e i contribuenti con redditi solo da lavoro autonomo professionale ordinario.

      Limiti di reddito 2026

      La soglia di reddito per avere pieno diritto al trattamento integrativo è di 15.000 euro annui di reddito complessivo. Sotto questa soglia, e con un’imposta lorda superiore alle detrazioni per lavoro dipendente, hai diritto all’intero importo di 1.200 euro.

      Per i redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro si applica una regola particolare: il trattamento integrativo spetta solo se la somma di alcune detrazioni specifiche (lavoro dipendente, familiari a carico, interessi mutui, ristrutturazioni, ecc.) supera l’imposta lorda, e comunque entro precisi limiti calcolati. Si tratta della cosiddetta “clausola di salvaguardia” introdotta proprio per evitare distorsioni con la riforma IRPEF.

      Importo e calcolo del bonus: come funziona la formula

      Il calcolo dell’importo spettante dipende dal reddito complessivo annuo del contribuente. Ecco la tabella riepilogativa per il 2026:

      Reddito complessivo annuoTrattamento integrativo spettanteNote
      Fino a 8.500 euroNon spettaReddito incapiente (vedi paragrafo dedicato)
      Da 8.500 a 15.000 euroFino a 1.200 euroImporto pieno se l’imposta lorda supera le detrazioni lavoro
      Da 15.000 a 28.000 euroSolo in casi specificiSe la somma di detrazioni specifiche supera l’imposta lorda
      Oltre 28.000 euroNon spettaSoglia di esclusione

      Riproporzionamento per lavoro part-time o stagionale

      Se non hai lavorato per tutto l’anno (perché hai iniziato a metà anno, lavori part-time o sei stagionale), l’importo si riduce in proporzione ai giorni di lavoro effettivo. Ad esempio, se hai lavorato solo 6 mesi (183 giorni) con i requisiti per il bonus, ti spetterà la metà: 600 euro circa (1.200 × 183/365).

      Perché il bonus non arriva in busta paga: 5 motivi

      Normalmente il datore di lavoro eroga automaticamente il trattamento integrativo in busta paga, calcolandolo mese per mese sulla base della retribuzione presunta annua. Ma può capitare che il bonus non venga riconosciuto, oppure venga erogato in misura inferiore a quanto effettivamente spettante. Ecco i 5 motivi più frequenti che riscontriamo al CAF Centro Fiscale di Udine:

      1. Nuovo lavoro iniziato a metà anno: il datore di lavoro non conosce il reddito complessivo annuo del lavoratore e potrebbe non aver applicato correttamente il bonus, soprattutto se il lavoratore proviene da un altro impiego.
      2. Rinuncia espressa al bonus: il lavoratore, prevedendo un reddito superiore alla soglia, può aver chiesto al datore di non erogarlo per evitare di doverlo restituire. Se poi il reddito effettivo è risultato sotto soglia, ha diritto al recupero.
      3. Cambio di datore di lavoro: se hai avuto più datori di lavoro nello stesso anno, ciascuno calcola il bonus solo sui propri redditi, senza considerare il totale.
      4. Lavoratori con più rapporti contemporanei: chi ha più CUD (oggi CU) deve verificare che la somma dei redditi rientri nei limiti e ricalcolare in dichiarazione.
      5. Errore di calcolo del datore di lavoro: capita più spesso di quanto si pensi, soprattutto per lavoratori con redditi vicini alla soglia di 15.000 o 28.000 euro.

      Come recuperare il trattamento integrativo nel 730: rigo C14

      Per recuperare il trattamento integrativo non erogato (o erogato in misura inferiore) devi compilare correttamente il rigo C14 del modello 730/2026, situato nella sezione “Altri dati” del Quadro C (Redditi di lavoro dipendente e assimilati).

      Struttura del rigo C14

      Il rigo C14 si compone di tre colonne:

      • Colonna 1 – Codice: indica la situazione del bonus. I codici principali sono:
        • Codice 1: il sostituto d’imposta ha erogato il bonus (puoi confermarlo o riconfermarlo)
        • Codice 2: il sostituto d’imposta NON ha erogato il bonus (richiesta di recupero)
      • Colonna 2 – Trattamento integrativo erogato dal sostituto: riporta l’importo che il datore di lavoro ha già erogato in busta paga durante l’anno (lo trovi nel punto 400 della CU)
      • Colonna 3 – Esenzione ricercatori/docenti/impatriati: da compilare solo se si appartiene a categorie speciali con regimi agevolati

      Dove trovi i dati: la Certificazione Unica

      Tutti i dati per compilare correttamente il rigo C14 li trovi nella Certificazione Unica 2026 (riferita ai redditi 2025) rilasciata dal datore di lavoro entro il 16 marzo 2026. In particolare:

      • Punto 391 della CU: codice trattamento integrativo (1 = erogato, 2 = non erogato)
      • Punto 400 della CU: importo trattamento integrativo erogato
      • Punto 401 della CU: importo trattamento integrativo non erogato ma riconosciuto come spettante

      Suggerimento pratico del CAF: prima di compilare il 730, controlla sempre attentamente la tua CU. Spesso i lavoratori non sanno nemmeno di non aver ricevuto il bonus, semplicemente perché non lo hanno cercato in busta paga. Il punto 400 della CU è la prova ufficiale di quanto erogato.

      Esempi pratici di recupero nel modello 730/2026

      Vediamo tre esempi concreti che riproducono i casi più frequenti che gestiamo allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.

      Esempio 1: Marco, dipendente con reddito 14.000 euro

      Marco ha lavorato tutto il 2025 come operaio in un’azienda metalmeccanica di Udine con un reddito complessivo di 14.000 euro. Il datore di lavoro non gli ha erogato il bonus perché Marco aveva firmato una rinuncia all’inizio dell’anno (temeva di superare la soglia per altri redditi che poi non si sono realizzati). La sua imposta lorda è di 3.220 euro (23% di 14.000), superiore alle detrazioni per lavoro dipendente che ammontano a circa 1.880 euro: ha dunque pieno diritto al trattamento integrativo di 1.200 euro.

      Compilazione 730:

      • Rigo C14, Colonna 1: codice 2 (bonus non erogato)
      • Rigo C14, Colonna 2: importo 0 (nulla erogato dal sostituto)

      Risultato: Marco recupera 1.200 euro a credito nel 730, che riceverà come rimborso direttamente in busta paga a luglio 2026 dal suo datore di lavoro (che funge da sostituto d’imposta), oppure dall’Agenzia delle Entrate se non ha un sostituto.

      Esempio 2: Laura, due datori di lavoro nel 2025

      Laura ha cambiato lavoro nel 2025: da gennaio a giugno presso un negozio di abbigliamento (reddito 7.000 euro), da luglio a dicembre presso un ristorante (reddito 7.500 euro). Totale: 14.500 euro. Ciascun datore di lavoro ha erogato il bonus solo sulla propria parte di reddito, calcolando come se Laura guadagnasse il doppio se proiettato sull’anno intero. Risultato: il primo le ha dato 600 euro, il secondo 600 euro. Totale erogato: 1.200 euro. In questo caso il bonus è già completo, ma è importante confermarlo in dichiarazione.

      Compilazione 730:

      • Rigo C14, Colonna 1: codice 1 (bonus erogato)
      • Rigo C14, Colonna 2: importo 1.200 euro (somma di quanto erogato dai due sostituti)

      Esempio 3: Antonio, lavoratore stagionale

      Antonio ha lavorato solo da maggio a settembre 2025 (153 giorni) come cameriere stagionale presso un ristorante della costa friulana, percependo 6.000 euro. Il suo datore di lavoro non ha riconosciuto il bonus per timore di errori. Antonio ha diritto al trattamento integrativo proporzionato ai giorni lavorati: 1.200 × 153/365 = 503 euro circa.

      Compilazione 730:

      • Rigo C14, Colonna 1: codice 2 (bonus non erogato)
      • Rigo C14, Colonna 2: importo 0
      • L’importo spettante (503 euro) sarà calcolato automaticamente dal software del 730 sulla base dei giorni lavorativi indicati nel rigo C5

      Quando devi restituire il bonus: i casi di incapienza

      Attenzione: il trattamento integrativo non è “sempre tuo”. Esistono casi in cui devi restituirlo, in tutto o in parte, attraverso il 730. Questo accade quando, in sede di conguaglio annuale, emerge che non avevi i requisiti per riceverlo.

      I casi più tipici di restituzione obbligatoria sono:

      • Hai superato la soglia dei 28.000 euro di reddito complessivo (es. per straordinari, premi di produzione, secondo lavoro): devi restituire l’intero importo ricevuto
      • Reddito tra 15.000 e 28.000 euro senza i requisiti specifici: in questa fascia il bonus spetta solo in casi precisi (clausola di salvaguardia), e se in sede di dichiarazione si verifica che le condizioni non c’erano, va restituito in tutto o in parte
      • Incapienza fiscale: se la tua imposta lorda è inferiore o uguale alle detrazioni per lavoro dipendente, il bonus generalmente non spetta (con eccezione del trattamento per gli incapienti, vedi paragrafo dedicato)
      • Hai cambiato regime fiscale: ad esempio, sei passato a regime forfettario nel corso dell’anno mantenendo un rapporto di lavoro dipendente residuale

      La restituzione avviene automaticamente in dichiarazione: il software del 730 calcola la differenza e la indica come debito da pagare. Se la differenza supera 60 euro, è possibile rateizzarla in massimo 8 rate mensili a partire dal mese di luglio.

      Il bonus per gli incapienti: la novità 2024-2026

      Una delle novità più importanti introdotte con la Riforma IRPEF 2024 (poi confermata per il 2025 e 2026) è il cosiddetto trattamento integrativo per gli incapienti. Si tratta di un meccanismo che tutela i lavoratori dipendenti con redditi molto bassi (fino a 8.500 euro) che, a causa dell’introduzione delle nuove aliquote IRPEF e dell’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, rischiavano di perdere il diritto al bonus.

      Per questi lavoratori “incapienti” (la cui imposta lorda è interamente assorbita dalle detrazioni), è stato previsto comunque il riconoscimento di una somma a titolo di trattamento integrativo, calcolata come differenza tra il valore delle detrazioni teoricamente spettanti e l’imposta lorda. In pratica, lo Stato eroga questa “differenza” che, in mancanza dell’agevolazione, andrebbe persa.

      Esempio: Sara, lavoratrice part-time con reddito 8.000 euro l’anno, ha imposta lorda di 1.840 euro (23% di 8.000), interamente assorbita dalle detrazioni per lavoro dipendente di circa 1.955 euro. Senza il meccanismo per gli incapienti, Sara non avrebbe diritto al bonus. Con la nuova norma, le viene comunque riconosciuta una somma proporzionata.

      Documenti necessari per il recupero al CAF

      Se vuoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per il recupero del trattamento integrativo tramite 730/2026, porta con te questi documenti:

      • Certificazione Unica 2026 (CU) di tutti i datori di lavoro avuti nel 2025
      • Documento d’identità e tessera sanitaria/codice fiscale
      • Codici fiscali dei familiari a carico
      • Eventuali altre certificazioni di reddito (es. NASpI, INPS per cassa integrazione)
      • Coordinate bancarie (IBAN) per l’accredito di eventuali rimborsi superiori a 4.000 euro
      • Ultime buste paga 2025 (utili per verificare se il bonus è stato erogato correttamente)
      • Modello 730/2025 dell’anno precedente (se presentato)

      Il nostro consiglio è di prenotare un appuntamento già da marzo, appena disponibile la CU. In questo modo eviti le code di maggio e giugno e hai più tempo per recuperare eventuali documenti mancanti.

      Scadenze 730/2026 e tempistiche di rimborso

      Per il modello 730/2026 le scadenze principali sono:

      DataAdempimento
      16 marzo 2026Termine ultimo per il rilascio della CU 2026 da parte dei sostituti d’imposta
      30 aprile 2026Disponibilità della dichiarazione 730 precompilata sul portale Agenzia delle Entrate
      30 settembre 2026Termine ultimo per l’invio definitivo del 730/2026
      25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo (per correggere errori a favore del contribuente)

      Quando arriva il rimborso del bonus?

      Se hai presentato il 730 a un CAF entro il 31 maggio, il rimborso (compreso il trattamento integrativo) ti arriverà direttamente in busta paga di luglio 2026, accreditato dal tuo datore di lavoro come sostituto d’imposta. Se hai presentato il 730 più tardi (giugno-settembre), il rimborso slitterà ai mesi successivi (agosto, settembre, ottobre).

      Se invece hai presentato il 730 senza sostituto d’imposta (perché non hai un datore di lavoro attivo al momento del conguaglio), il rimborso ti arriverà direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico bancario sull’IBAN comunicato, di solito entro fine anno.

      Errori comuni da evitare nella compilazione

      Negli ultimi anni allo sportello del CAF abbiamo riscontrato alcuni errori ricorrenti nella compilazione del rigo C14. Eccoli, con il modo corretto per evitarli:

      1. Indicare il codice 1 quando il bonus non è stato erogato: sembra banale, ma molti contribuenti per “abitudine” mettono sempre 1. Il risultato? Il sistema pensa che il bonus sia già stato pagato e non lo riconosce in dichiarazione. Verifica sempre il punto 391 e 400 della tua CU.
      2. Dimenticare di sommare gli importi di più CU: se hai avuto più datori di lavoro, devi sommare i punti 400 di tutte le CU e indicare il totale, non solo l’importo dell’ultima CU.
      3. Non indicare i giorni di lavoro nel rigo C5: i giorni di lavoro sono fondamentali per il calcolo proporzionale del bonus per stagionali e part-time. Senza questi dati il software non può calcolare correttamente l’importo spettante.
      4. Confondere il trattamento integrativo con il bonus Renzi originario da 80 euro: il vecchio bonus 80 euro è stato sostituito dal trattamento integrativo dal 1° luglio 2020. Per il 730/2026 si parla solo del nuovo bonus 100 euro.
      5. Non considerare i redditi assimilati: le indennità NASpI, le borse di studio, alcuni redditi parasubordinati concorrono a determinare la soglia. Vanno tutti sommati.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande frequenti sul recupero del Bonus Renzi

      1. Posso recuperare il trattamento integrativo anche se non presento il 730?

      Sì, in alternativa al 730 puoi presentare il Modello Redditi PF 2026 (ex Modello Unico), che ha le stesse funzionalità di recupero del bonus. La scadenza per il Modello Redditi PF è il 30 novembre 2026. Tuttavia, il 730 è generalmente più conveniente perché permette il rimborso diretto in busta paga.

      2. Cosa succede se ho rinunciato al bonus all’inizio dell’anno?

      Nessun problema. La rinuncia in busta paga non è definitiva: in sede di dichiarazione dei redditi puoi sempre richiedere il bonus, se ne avevi i requisiti. Indica nel rigo C14 il codice 2 e l’importo erogato dal sostituto (che sarà 0).

      3. I pensionati hanno diritto al trattamento integrativo?

      No, i pensionati sono esclusi dal trattamento integrativo, perché beneficiano di un sistema di detrazioni specifiche per redditi da pensione. Per loro esistono altre agevolazioni, come l’esonero contributivo per chi continua a lavorare oltre l’età pensionabile (Bonus Maroni).

      4. Il trattamento integrativo viene tassato?

      No, il trattamento integrativo è completamente esentasse. Non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF, quindi non aumenta le tasse da pagare. È un’erogazione “netta” che entra direttamente nella tua disponibilità.

      5. Posso recuperare il bonus degli anni precedenti se non lo ho fatto?

      Sì, è possibile presentare una dichiarazione integrativa a favore entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria. In pratica, nel 2026 puoi ancora recuperare il bonus non percepito per gli anni 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, presentando un Modello Redditi PF integrativo.

      6. Il trattamento integrativo conta per l’ISEE?

      No, il trattamento integrativo NON concorre al calcolo dell’ISEE, perché non è considerato reddito imponibile ai fini IRPEF. Quindi non incide sull’attestazione ISEE che ti serve per richiedere altri bonus o agevolazioni (assegno unico, bonus asilo nido, agevolazioni universitarie).

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      Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per recuperare quello che ti spetta

      Il trattamento integrativo IRPEF rappresenta fino a 1.200 euro all’anno di potere d’acquisto in più. Se per qualsiasi motivo il datore di lavoro non te lo ha erogato, o lo ha erogato in misura inferiore, hai pieno diritto di recuperarlo nel modello 730/2026. La compilazione del rigo C14 richiede attenzione, perché un errore può tradursi nella perdita del bonus oppure in una richiesta di restituzione imprevista.

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      Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 08:34:342026-05-31 17:45:46Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730
      PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

      Commercialista Online Forfettario 2026: Pro, Contro e Quale Scegliere

      regime forfettario partita iva

      Commercialista online forfettario 2026: scegliere la piattaforma digitale giusta può significare risparmiare centinaia di euro all anno e gestire la propria partita IVA direttamente da app, senza file in studio. Però non tutte le soluzioni sono uguali: Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa e gli altri servizi presenti sul mercato hanno prezzi che vanno da 350 a 900 euro all anno, ma offrono livelli di assistenza, integrazioni e profondità di consulenza molto diversi.

      In questa guida 2026 analizziamo onestamente pro e contro del commercialista online, confrontiamo le principali piattaforme per forfettari e ti spieghiamo quando questa scelta conviene davvero e quando invece è meglio affidarsi a un CAF o a uno studio tradizionale. Hai già letto la nostra guida sul costo del commercialista per forfettari? Qui scendiamo nel dettaglio operativo delle piattaforme.

      Indice dei contenuti

      1. Cos è un commercialista online
      2. Differenze con commercialista tradizionale e CAF
      3. Vantaggi del commercialista online
      4. Svantaggi e limiti del commercialista online
      5. Le principali piattaforme: analisi onesta
      6. Tabella confronto prezzi e servizi
      7. Quando il commercialista online NON è la scelta giusta
      8. L alternativa CAF Centro Fiscale Udine
      9. Come scegliere: 5 domande da farsi
      10. Recensioni e Trustpilot: cosa controllare
      11. Domande frequenti

      Cos è un commercialista online

      Per commercialista online si intende un servizio professionale di contabilità, fatturazione e dichiarazione dei redditi erogato attraverso una piattaforma digitale (web e app mobile), senza che il cliente debba mai recarsi fisicamente in studio. L iscrizione a un servizio di commercialista online prevede in genere:

      • Un abbonamento annuale o mensile con costi predefiniti e nessun extra a sorpresa.
      • L assegnazione di un commercialista o consulente fiscale di riferimento (in alcune piattaforme dedicato, in altre a rotazione).
      • Un portale web e una app mobile per emettere fatture elettroniche, caricare ricevute, monitorare incassi e tasse in tempo reale.
      • Servizi di supporto via chat, email o videochiamata con tempi di risposta dichiarati.
      • La dichiarazione dei redditi annuale (Modello Redditi PF), spesso inclusa nel canone.

      Il modello è nato per partite IVA in regime forfettario e freelance digitali, ma negli ultimi anni si è esteso anche a piccole srl, professionisti in regime ordinario semplificato e piccole imprese. Il numero di iscritti alle principali piattaforme è cresciuto in modo significativo dal 2020 a oggi, con Fiscozen che da sola dichiara di gestire decine di migliaia di partite IVA.

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      Differenze con commercialista tradizionale e CAF

      Per capire se il commercialista online conviene, bisogna prima chiarire le tre opzioni principali a disposizione di un forfettario nel 2026:

      Commercialista tradizionale

      È il professionista iscritto all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con studio fisico, che segue il cliente in modo personalizzato. Si occupa di tutto: contabilità, dichiarazioni, consulenza strategica, accertamenti, contenzioso tributario, fatturazione elettronica. Costi medi per un forfettario: 1.000-2.500 euro all anno, a seconda di volume e complessità.

      CAF (Centro di Assistenza Fiscale)

      Il CAF è un soggetto autorizzato dall Agenzia delle Entrate a fornire assistenza fiscale a privati, partite IVA semplici e famiglie. I CAF (come CAF Centro Fiscale di Udine) offrono dichiarazione redditi, ISEE, modelli RED, successioni, gestione contributi INPS e supporto nelle pratiche con l Agenzia delle Entrate. Costi tipici per un forfettario: 400-900 euro all anno, con servizi accessori (730, ISEE, successione) spesso inclusi o a tariffe agevolate.

      Commercialista online

      È un servizio digitale standardizzato erogato da società che internamente si avvalgono di commercialisti iscritti all Albo. Il rapporto con il professionista avviene esclusivamente via piattaforma. Costi: 350-900 euro all anno, con piano base focalizzato su forfettari semplici. I servizi extra (consulenza strategica, casi complessi, accertamenti) sono spesso a pagamento separato.

      Vantaggi del commercialista online

      Le piattaforme di commercialista online hanno conquistato decine di migliaia di forfettari italiani per ragioni concrete. Ecco i principali vantaggi del commercialista online forfettario nel 2026:

      1. Prezzi più bassi rispetto al commercialista tradizionale

      Il vantaggio più evidente: 350-900 euro all anno contro i 1.000-2.500 euro di uno studio tradizionale. La standardizzazione dei processi (software, workflow, supporto centralizzato) consente alle piattaforme di abbassare i costi e proporre prezzi competitivi anche per chi parte da zero.

      2. App dedicata: fatture e contabilità in tempo reale

      Tutte le piattaforme moderne offrono app mobile e portale web da cui si può:

      • Emettere fatture elettroniche al SdI in pochi tap.
      • Monitorare in tempo reale ricavi, tasse stimate e contributi INPS dovuti.
      • Caricare ricevute e spese deducibili (anche per regime forfettario, utili per scopi gestionali).
      • Visualizzare scadenze fiscali personalizzate.
      • Scaricare modelli compilati e ricevute pagamenti F24.

      3. Onboarding rapido (1-3 giorni)

      L apertura della partita IVA tramite piattaforma online avviene tipicamente in 1-3 giorni lavorativi, con tutto gestito da remoto: firma digitale, invio modelli AA9/12 all Agenzia delle Entrate, iscrizione INPS, eventuale CCIAA. Niente appuntamenti in studio, niente tempi di attesa.

      4. Supporto via chat, email e videochiamata

      Il supporto del commercialista online avviene tramite canali digitali: chat in app, email, videochiamata su prenotazione. I tempi di risposta dichiarati variano da poche ore (Fiscozen) a 24-48 ore. Per i forfettari semplici, questa modalità è spesso più rapida del classico “appuntamento in studio fra due settimane”.

      5. Trasparenza dei prezzi: nessun extra a sorpresa

      Le piattaforme dichiarano in anticipo cosa è incluso e cosa no. Il canone all-inclusive copre apertura partita IVA, contabilità annuale, dichiarazione redditi, fatture illimitate, supporto base. Eventuali servizi extra (apertura società, consulenze approfondite, F24 fuori canone) sono a listino.

      6. Servizio dichiarazione redditi incluso

      Il Modello Redditi PF annuale è tipicamente compreso nel canone, con calcolo di IRPEF (o imposta sostitutiva al 5%/15% per i forfettari), contributi INPS, gestione acconti e saldo. La piattaforma genera direttamente il modello F24 da pagare.

      Svantaggi e limiti del commercialista online

      Il marketing dei commercialisti online enfatizza i benefici, ma è onesto raccontare anche i limiti, soprattutto per chi non è un forfettario “perfettamente standard”:

      1. Standardizzazione: poco margine per casi complessi

      Le piattaforme funzionano benissimo per forfettari “tipo”: un ATECO, clienti italiani, fatture lineari. Quando il caso si complica (clienti esteri con reverse charge, doppia attività, immobili all estero, redditi misti) la macchina si inceppa: spesso bisogna passare al piano premium o pagare consulenze extra (50-150 euro l ora).

      2. Supporto non sempre dedicato (rotazione consulenti)

      Su molte piattaforme il consulente che risponde in chat non è sempre lo stesso: ogni richiesta può essere gestita da operatori diversi del team. Per domande complesse questo significa dover rispiegare ogni volta la propria situazione. Solo i piani premium di alcune piattaforme garantiscono un commercialista dedicato.

      3. Niente relazione face-to-face

      Il rapporto è esclusivamente digitale. Per molti professionisti questo è un vantaggio (rapidità, niente perdite di tempo), ma per chi ha bisogno di una consulenza strategica approfondita (pianificazione fiscale pluriennale, scelta del regime, decisioni sulla forma giuridica) la mancanza del confronto diretto può essere un limite.

      4. Difficoltà su accertamenti o ispezioni

      In caso di accertamento dell Agenzia delle Entrate, ispezione INPS o cartella esattoriale, le piattaforme online offrono assistenza limitata: spesso la gestione del contenzioso non è inclusa nel canone e va affidata a un professionista esterno. Un commercialista tradizionale, invece, ti segue di persona anche in queste situazioni.

      5. Supporto a volte limitato a determinati ATECO

      Alcune piattaforme funzionano molto bene per ATECO digitali e freelance del terziario (consulenze, IT, marketing, design), ma sono meno attrezzate su settori specifici (artigiani con magazzino, attività con dipendenti, e-commerce con vendite intra-UE). Verifica sempre prima dell iscrizione che la piattaforma copra il tuo codice ATECO.

      Le principali piattaforme di commercialista online: analisi onesta

      Ecco una panoramica delle principali piattaforme di commercialista online per forfettari nel 2026, con prezzi indicativi, punti di forza e criticità. I prezzi sono aggiornati alla data di pubblicazione e potrebbero variare; verifica sempre il listino sul sito ufficiale della piattaforma.

      1. Fiscozen (leader del mercato)

      Fiscozen è la piattaforma più conosciuta in Italia per commercialista online dedicato ai forfettari. Fondata a Milano, ha costruito un brand forte attraverso pubblicità, content marketing e partnership con freelance digitali.

      • Prezzo piano base: circa 38 euro al mese (456 euro all anno) + IVA, con offerte introduttive periodiche.
      • Servizi inclusi: contabilità forfettaria, fatturazione elettronica illimitata, dichiarazione redditi PF, F24 contributi INPS, supporto chat e email, app dedicata.
      • Pro: brand riconosciuto, onboarding fluido, app tra le più intuitive del mercato, ottima documentazione e knowledge base.
      • Contro: il piano base non include consulenze approfondite (le call con commercialista costano circa 80 euro all ora); supporto a rotazione nei piani standard.
      • Ideale per: forfettari “semplici” del digitale, freelance, consulenti, professionisti con un ATECO chiaro e clientela italiana.

      2. Aziendabile (ex Aziendaperfetta)

      Aziendabile (precedentemente conosciuta come Aziendaperfetta) è una piattaforma italiana che si rivolge a forfettari e piccole imprese con un posizionamento di prezzo aggressivo.

      • Prezzo piano base: circa 35 euro al mese (~420 euro all anno).
      • Servizi inclusi: contabilità, dichiarazione redditi, fatturazione elettronica, supporto via piattaforma.
      • Pro: prezzo competitivo, copertura ampia di codici ATECO, processi rodati.
      • Contro: meno integrazioni e meno “marketing” rispetto a Fiscozen, knowledge base meno ricca.
      • Ideale per: chi cerca il miglior rapporto qualità-prezzo e non ha bisogno di un brand “premium”.

      3. Idealsofa

      Idealsofa è una piattaforma italiana focalizzata sui forfettari e small business, con un offerta orientata alla semplicità.

      • Prezzo: da 350 a 650 euro all anno a seconda del piano.
      • Pro: prezzo basso nel piano essenziale, focus su small business e forfettari, semplicità di utilizzo.
      • Contro: meno funzionalità avanzate rispetto ai leader, comunità meno estesa.
      • Ideale per: forfettari “minimal” che vogliono spendere il meno possibile e gestiscono pochi clienti italiani.

      4. ContaBox

      ContaBox è un altra piattaforma italiana che propone gestione fiscale e contabile per forfettari e piccole imprese.

      • Prezzo: circa 45 euro al mese (540 euro all anno).
      • Pro: piattaforma robusta, supporto incluso, copertura sia forfettari sia ordinari.
      • Contro: prezzo leggermente sopra la media per il piano base, brand meno conosciuto.
      • Ideale per: chi cerca una soluzione “completa” e ha intenzione di passare in futuro a regime ordinario.

      5. Soldo (servizi commercialista integrati)

      Soldo nasce come piattaforma di gestione spese aziendali e carte prepagate, ma offre anche servizi di commercialista integrati attraverso partner. Non è un commercialista online “puro” ma una soluzione integrata di gestione finanziaria + fiscale.

      • Prezzo: variabile, dipende dai moduli attivati.
      • Pro: integrazione tra carta aziendale, gestione spese e contabilità.
      • Contro: non è ottimizzato per il forfettario “puro”; più adatto a piccole srl o ditte individuali in regime ordinario.
      • Ideale per: piccole imprese con spese frequenti e necessità di carte aziendali.

      6. Marvik, TaxFix e altre piattaforme minori

      Sul mercato esistono altre piattaforme:

      • Marvik: servizio di commercialista digitale orientato a freelance e startup, con piani modulari.
      • TaxFix: più focalizzato su dichiarazioni redditi per dipendenti (Modello 730) che su forfettari.
      • Tasse Quotidiane / TaxYourFree / altre boutique digitali: realtà più piccole, spesso con un commercialista dedicato e prezzi customizzati.

      La regola generale: se la piattaforma non è tra le top-5 italiane, verifica con cura iscrizione all Albo del referente, recensioni indipendenti e clausole contrattuali prima di firmare.

      Tabella confronto: prezzi, servizi, pro e contro

      Ecco un confronto sintetico delle principali piattaforme di commercialista online per forfettari nel 2026:

      PiattaformaPrezzo annuoDichiarazione inclusaPunti di forzaLimiti principali
      Fiscozen~456 euro + IVASìBrand, app, knowledge baseConsulenze a parte (~80 euro/h)
      Aziendabile~420 euroSìPrezzo competitivoMeno integrazioni
      Idealsofa350-650 euroSìPiano base economicoFunzionalità di base
      ContaBox~540 euroSìCopertura forfettari + ordinariBrand meno noto
      SoldoVariabileModulo separatoIntegrazione gestione speseNon ideale per forfettari puri
      Marvik~400-800 euroSìModulare, orientato freelanceRealtà più piccola
      CAF Centro Fiscale Udine400-900 euroSì (incluso 730/RPF)Persona dedicata, presenza fisica, ISEE/successioni inclusiServizio locale

      Nota: i prezzi possono variare in base a promozioni, tipologia ATECO e caratteristiche specifiche del cliente. Verifica sempre il preventivo personalizzato.

      Quando il commercialista online NON è la scelta giusta

      Le piattaforme di commercialista online sono fantastiche per forfettari semplici, ma in alcuni casi un commercialista tradizionale o un CAF rappresentano una scelta decisamente migliore. Ecco i casi tipici in cui NON conviene affidarsi al commercialista online:

      1. Forfettari con clienti esteri complessi

      Se fatturi a clienti esteri, soprattutto extra-UE, o gestisci reverse charge intra-UE in modo continuativo, la standardizzazione delle piattaforme diventa un limite. Spesso le risposte tardano, le procedure non sono ottimizzate, e il rischio di errore è maggiore. Un professionista dedicato che conosce il tuo caso è più efficace.

      2. Più codici ATECO o seconda attività

      Se hai doppio codice ATECO (attività prevalente + secondaria), o gestisci una seconda attività in regime forfettario, il calcolo del coefficiente di redditività e l applicazione corretta delle regole richiedono attenzione. Molti piani base delle piattaforme online supportano un solo ATECO o richiedono upgrade.

      3. Imprenditori in regime ordinario o semplificato

      Se i tuoi ricavi superano 85.000 euro e sei uscito dal forfettario, oppure se hai dipendenti, magazzino, beni strumentali rilevanti, IVA detraibile, hai bisogno di contabilità ordinaria o semplificata: le piattaforme online possono gestirla, ma la qualità della consulenza è spesso inferiore a uno studio tradizionale.

      4. Casi con accertamento, ispezione o contenzioso

      Se ricevi un avviso di accertamento, una cartella esattoriale, una richiesta di chiarimenti dall Agenzia delle Entrate o un ispezione INPS, hai bisogno di un professionista che ti rappresenti e ti difenda. Le piattaforme online raramente includono queste prestazioni nel canone: dovrai rivolgerti a un commercialista o avvocato tributarista esterno, sostenendo costi aggiuntivi.

      5. Chi cerca consulenza fiscale strategica

      Se vuoi pianificare la tua fiscalità su più anni (uscita strategica dal forfettario, scelta di trasformazione in srl, ottimizzazione contributi INPS, gestione redditi misti, pensione integrativa), il commercialista online non è ottimizzato per la consulenza strategica: ti risponderà a domande operative, ma la pianificazione complessa richiede un professionista che conosca a fondo la tua storia e i tuoi obiettivi.

      L alternativa CAF: il Centro Fiscale di Udine

      Per i forfettari italiani semplici esiste una terza via spesso sottovalutata: il CAF (Centro di Assistenza Fiscale). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre molti dei vantaggi del commercialista online (prezzo competitivo, gestione completa) con qualcosa in più che le piattaforme digitali non possono garantire.

      I vantaggi del CAF rispetto al commercialista online

      • Prezzi simili o migliori: tariffe annue tra 400 e 900 euro, in linea con le piattaforme online ma con servizi extra inclusi.
      • Persona fisica dedicata: al CAF parli sempre con la stessa consulente, che conosce il tuo caso e ti segue nel tempo.
      • Servizi extra inclusi: dichiarazione 730, ISEE, modello RED, dichiarazione di successione, modello Unico (RPF), gestione contributi INPS gestione separata, NASPI, pratiche pensione. Spesso queste prestazioni sono già incluse nel pacchetto annuale o disponibili a tariffe agevolate.
      • Presenza territoriale: uffici a Udine, Viale Giuseppe Tullio 13, raggiungibili facilmente in tutto il Friuli Venezia Giulia.
      • Supporto su accertamenti: se ricevi una comunicazione dall Agenzia delle Entrate o INPS, il CAF ti aiuta a leggere la lettera, capire cosa chiedere e gestire la pratica, anche in presenza.
      • Sistema tavolare FVG: per le successioni ereditarie, il CAF Centro Fiscale conosce le specificità del sistema tavolare austro-ungarico vigente in Friuli, una competenza specialistica che le piattaforme nazionali non hanno.

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      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un preventivo gratuito per la gestione della tua partita IVA forfettaria. Confronta tariffe e servizi prima di scegliere.

      Telefono: 0432 1638640

      WhatsApp: 366 6018121

      Email: info@centrofiscale.com

      Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

      Come scegliere: 5 domande da farsi prima di decidere

      Prima di iscriverti a un commercialista online (o di scegliere il CAF o il commercialista tradizionale), poniti queste 5 domande chiave:

      1. Il mio caso è davvero “standard”?

      Se sei un freelance italiano con un ATECO chiaro, clienti italiani e ricavi sotto i 50.000 euro, il caso è standard: una piattaforma online va benissimo. Se hai clienti esteri, doppia attività, ricavi sopra i 70.000 euro o stai per uscire dal forfettario, NON è standard.

      2. Quanto valore do alla relazione personale?

      Alcune persone si trovano benissimo con chat e email, altre preferiscono guardare in faccia il consulente. Se rientri nella seconda categoria, evita le piattaforme puramente digitali e scegli un CAF o uno studio tradizionale.

      3. Quante e quali consulenze mi servono nell anno?

      Se prevedi di fare poche domande all anno (apertura, dichiarazione, qualche dubbio), il piano base online basta. Se invece prevedi di chiedere consulenze frequenti su scelte importanti (clienti grossi, contratti, ottimizzazione fiscale), conta le ore: 4-5 consulenze a 80 euro l ora fanno già 320-400 euro extra, riducendo il vantaggio di prezzo.

      4. Quanto sono autonomo nella gestione digitale?

      Le piattaforme richiedono che tu sia in grado di emettere fatture, leggere notifiche, scaricare F24 dall app. Se sei a tuo agio con il digitale e l app: ottimo. Se preferisci che un altro si occupi di tutto, un CAF o uno studio tradizionale ti scaricano del lavoro.

      5. Quali servizi extra mi servono oltre alla partita IVA?

      Devi fare anche il 730 di tuo marito/moglie? L ISEE per l asilo? Una successione ereditaria? Una pratica NASPI? Le piattaforme di commercialista online non offrono questi servizi: dovresti pagarli a parte. Un CAF li gestisce tutti, spesso in pacchetto.

      Recensioni e Trustpilot: cosa controllare

      Prima di scegliere una piattaforma di commercialista online, è fondamentale leggere le recensioni indipendenti. Trustpilot, Google Maps e i forum di freelance italiani sono ottime fonti. Ecco cosa controllare:

      • Numero di recensioni: una piattaforma con 5.000+ recensioni è statisticamente più affidabile di una con 50. Verifica anche che il punteggio sia stabile nel tempo.
      • Recensioni negative recenti: leggi le 1 e 2 stelle degli ultimi 6 mesi. Spesso emergono pattern (lentezza nel rispondere, errori nelle dichiarazioni, difficoltà nel cancellarsi).
      • Risposte dell azienda: un brand serio risponde alle recensioni negative in modo professionale, non difensivo.
      • Storie su accertamenti: cerca recensioni di chi ha avuto problemi con l Agenzia delle Entrate. Come ha gestito la piattaforma il caso?
      • Recensioni di chi ha cancellato: il processo di disdetta è fluido o ti tengono “in trappola”? È un indicatore di trasparenza.
      • Iscrizione all Albo: verifica che i commercialisti referenti siano effettivamente iscritti all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Le piattaforme serie pubblicano questa informazione.

      Una raccomandazione: non scegliere solo in base al prezzo o alla pubblicità. Una piattaforma economica che però ha problemi di supporto o gestione delle dichiarazioni ti costa molto di più in tempo perso (e potenzialmente in sanzioni). Investire 100-200 euro in più per un servizio affidabile spesso ripaga.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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      Domande frequenti sul commercialista online forfettario

      Il commercialista online è davvero un dottore commercialista iscritto all Albo?

      Le piattaforme serie (Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa, Marvik) si avvalgono internamente di commercialisti iscritti all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. La piattaforma in sé non è iscritta all Albo (è una società di servizi), ma i professionisti che gestiscono le dichiarazioni sì. Verifica sempre questa informazione prima di firmare il contratto.

      Posso cambiare commercialista online a metà anno?

      Sì, puoi cambiare commercialista in qualsiasi momento, ma valuta i tempi: la dichiarazione redditi va presentata entro il 31 ottobre dell anno successivo, quindi cambiare fra giugno e settembre potrebbe complicare la gestione. Recupera sempre tutte le tue fatture e ricevute (sono tue per legge) prima di passare a un nuovo professionista.

      Il piano base di Fiscozen include la dichiarazione dei redditi?

      Sì, il piano base di Fiscozen (e di tutte le principali piattaforme italiane di commercialista online per forfettari) include la dichiarazione dei redditi PF annuale, il calcolo dell imposta sostitutiva, dei contributi INPS gestione separata o artigiani/commercianti, e la generazione del modello F24 da pagare.

      Quanto costa aprire la partita IVA con un commercialista online?

      Quasi tutte le piattaforme offrono l apertura della partita IVA gratuita o a costo simbolico se ti iscrivi al loro servizio annuale. L apertura “secca” senza abbonamento può costare 100-200 euro. Anche al CAF Centro Fiscale di Udine l apertura della partita IVA forfettaria è gratuita per chi sottoscrive il pacchetto annuale.

      Il commercialista online si occupa anche di INPS e contributi?

      Sì, le piattaforme di commercialista online gestiscono il calcolo dei contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti, a seconda dell ATECO), la generazione dei modelli F24 trimestrali e la dichiarazione dei redditi che riepiloga il dovuto. Pratiche più complesse (pensione anticipata, ricongiunzioni, rivalutazioni) richiedono un patronato dedicato, che il CAF Centro Fiscale offre internamente.

      Cosa succede se la piattaforma sbaglia la mia dichiarazione?

      I contratti delle piattaforme prevedono in genere una garanzia professionale e copertura assicurativa per errori del commercialista. Tuttavia, in caso di errore, il primo onere amministrativo (sanzioni, interessi, ravvedimento) ricade comunque sul contribuente, che poi può richiedere il risarcimento. È sempre buona prassi controllare il modello prima dell invio, anche se preparato dal commercialista.

      Conviene di più il CAF o il commercialista online?

      Dipende dal tuo profilo: se sei un forfettario digitale, autonomo, italiano, con caso semplice, il commercialista online è comodo. Se hai bisogno di servizi multipli (730, ISEE, successione, NASPI), assistenza in presenza, persona dedicata, o se sei in Friuli Venezia Giulia con questioni successorie tavolari, il CAF Centro Fiscale di Udine offre un pacchetto più completo a costi paragonabili. Spesso il break-even si trova chiedendo un preventivo personalizzato a entrambi.

      In sintesi: come scegliere nel 2026

      Il commercialista online forfettario nel 2026 è una soluzione moderna, conveniente e funzionale per chi rientra nel profilo “forfettario semplice digitale”. Le piattaforme leader (Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa, Marvik) hanno reso accessibile a tutti la gestione della partita IVA, con app dedicate e prezzi tra 350 e 900 euro all anno.

      Tuttavia, se il tuo caso non è standard – clienti esteri, doppio ATECO, ricavi vicini al limite, accertamenti, necessità di consulenza strategica – o se vuoi servizi accessori (730, ISEE, successione, NASPI) compresi nello stesso interlocutore, un CAF come il Centro Fiscale di Udine offre vantaggi che le piattaforme digitali non possono replicare: persona fisica dedicata, presenza locale, competenza specialistica sul sistema tavolare friulano, gestione di accertamenti e ispezioni.

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      Maggio 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-23 08:00:002026-09-27 09:15:29Commercialista Online Forfettario 2026: Pro, Contro e Quale Scegliere
      CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

      Calendario Pagamenti INPS Giugno 2026: Date Complete per Ogni Prestazione

      Pensione 2026 INPS

      Il calendario dei pagamenti INPS di giugno 2026 rappresenta uno degli appuntamenti piu attesi dai milioni di cittadini italiani che ricevono pensioni, indennita di disoccupazione, prestazioni a sostegno della famiglia o misure di contrasto alla poverta. In questa guida completa trovi tutte le date precise per ciascuna prestazione erogata dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale durante il mese di giugno, con dettagli sugli importi, sulle modalita di accredito e sulle novita rispetto ai mesi precedenti.

      Conoscere in anticipo quando arrivera il bonifico INPS permette di pianificare le spese mensili, programmare scadenze fiscali e gestire al meglio il proprio bilancio familiare. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha preparato per te questa guida aggiornata con le informazioni ufficiali pubblicate dall’INPS e con i riferimenti normativi piu recenti, valida per pensionati, lavoratori, famiglie e tutti i beneficiari delle prestazioni assistenziali.

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      Pagamento Pensioni Giugno 2026: Quando Arriva l’Accredito

      Per il mese di giugno 2026, l’INPS effettua il pagamento delle pensioni a partire dal primo giorno bancabile. Poiche il 1° giugno 2026 cade di lunedi, l’accredito sara disponibile proprio dal lunedi 1° giugno 2026 per tutti i pensionati che ricevono la pensione tramite bonifico bancario, accredito su libretto postale, conto BancoPosta o carta prepagata abilitata.

      Il calendario di ritiro presso gli uffici postali (per chi ritira in contanti) segue invece una scaglionatura alfabetica distribuita sui primi giorni del mese. Questa modalita, introdotta originariamente per ridurre gli assembramenti durante l’emergenza COVID-19, e stata mantenuta come prassi consolidata per garantire ordine e sicurezza presso gli sportelli di Poste Italiane.

      Calendario alfabetico ritiro pensioni in contanti – Giugno 2026

      Iniziale CognomeGiorno di RitiroData Giugno 2026
      A – BLunedi1 giugno 2026
      C – DMartedi2 giugno 2026 (Festa Repubblica)
      E – KMercoledi3 giugno 2026
      L – OGiovedi4 giugno 2026
      P – RVenerdi5 giugno 2026
      S – ZSabato (solo mattina)6 giugno 2026

      Attenzione: il 2 giugno 2026 e festivita nazionale (Festa della Repubblica) e gli uffici postali sono chiusi. I pensionati con cognome iniziale C-D potranno ritirare in via anticipata da lunedi 1° giugno oppure recuperare nei giorni successivi. Per chi riceve l’accredito su conto corrente, la festivita non incide: il bonifico viene comunque valutato con valuta del primo giorno bancabile utile.

      Tipologie di pensione pagate a giugno 2026

      Il pagamento del 1° giugno 2026 riguarda tutte le tipologie di trattamento pensionistico erogato dall’INPS, incluse:

      • Pensione di vecchiaia (67 anni con almeno 20 anni di contributi)
      • Pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi uomini, 41 anni e 10 mesi donne)
      • Quota 103 (62 anni + 41 anni di contributi, con i requisiti vigenti per il 2026)
      • Opzione Donna e Ape Sociale (per chi ne ha i requisiti)
      • Pensione di reversibilita e pensione indiretta
      • Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita
      • Pensione e assegno sociale (riservato agli over 67 con redditi bassi)
      • Trattamenti minimi integrati

      Per le pensioni di importo modesto (sotto i 12.000 euro annui lordi), nel cedolino di giugno potresti trovare la quattordicesima mensilita: si tratta di una somma aggiuntiva (compresa indicativamente tra 336 e 655 euro a seconda dell’anzianita contributiva) erogata in automatico ai pensionati con eta superiore a 64 anni e redditi entro determinate soglie.

      NASpI Giugno 2026: Date e Importi della Disoccupazione

      La NASpI – Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego e la principale indennita di disoccupazione gestita dall’INPS per i lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il posto di lavoro. Il pagamento mensile della NASpI a giugno 2026 viene di norma erogato tra il 10 e il 15 del mese, salvo eccezioni legate a sospensioni d’ufficio o controlli su DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilita) e PSP (Patto di Servizio Personalizzato).

      Per nuove domande accolte nel corso di maggio 2026, il primo pagamento puo arrivare anche piu tardi – di solito tra il 15 e il 25 di giugno – poiche l’erogazione segue tempi tecnici di lavorazione successivi all’accoglimento.

      Calcolo importo NASpI 2026

      L’importo della NASpI viene calcolato sulla retribuzione media imponibile degli ultimi 4 anni divisa per le settimane di contribuzione e moltiplicata per 4,33. Si applica il 75% della retribuzione fino a una soglia di riferimento pari a 1.480,30 euro mensili (valore 2026). Per la quota di retribuzione che eccede tale soglia, si aggiunge il 25% della parte eccedente.

      Il massimale NASpI 2026 e fissato a circa 1.575,42 euro mensili lordi. Dopo il sesto mese di percezione, l’importo viene ridotto del 3% al mese, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 22/2015 che disciplina la prestazione.

      Requisiti per ricevere la NASpI

      • Stato di disoccupazione involontaria (licenziamento, cessazione contratto a termine, dimissioni per giusta causa)
      • Almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la disoccupazione
      • Almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti la cessazione
      • Presentazione della domanda entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto
      • Sottoscrizione della DID online sul portale ANPAL

      DIS-COLL Giugno 2026: Disoccupazione per Collaboratori

      La DIS-COLL e l’indennita di disoccupazione riservata ai collaboratori coordinati e continuativi, agli assegnisti di ricerca e ai dottorandi con borsa di studio iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata INPS. Anche per giugno 2026, il pagamento mensile segue lo stesso calendario della NASpI, con accredito tra il 10 e il 15 giugno per le mensilita in corso.

      L’importo della DIS-COLL viene calcolato sul reddito medio mensile imponibile percepito nell’anno solare di cessazione e nell’anno precedente. Si applica il 75% del reddito fino alla soglia di 1.480,30 euro mensili, con maggiorazione del 25% sulla quota eccedente, analogamente alla NASpI. La durata massima della DIS-COLL e di 12 mesi dal 2023 (a seguito della Legge 234/2021), con riduzione del 3% mensile dal sesto mese di percezione.

      Assegno Unico Universale Giugno 2026: Date e Importi

      L’Assegno Unico e Universale per i figli a carico (D.Lgs. 230/2021) e una delle prestazioni piu importanti dal punto di vista del bilancio familiare. Per giugno 2026, l’INPS conferma il calendario di pagamento standard:

      • Beneficiari gia in pagamento: accredito tra il 17 e il 19 giugno 2026
      • Nuove domande accolte a maggio 2026: pagamento entro l’ultimo giorno lavorabile di giugno (30 giugno 2026)
      • Conguagli o variazioni ISEE: liquidati nello stesso flusso del 17-19 giugno

      Importi Assegno Unico 2026 per fascia ISEE

      Fascia ISEEImporto per figlio (mensile)
      ISEE fino a 17.090,61 euro199,40 euro
      ISEE intermedioscala progressiva
      ISEE oltre 45.574,96 euro o senza ISEE57,00 euro
      Maggiorazione per figli disabili+91,42 euro circa
      Maggiorazione famiglie con 4+ figli+18,00 euro per figlio
      Maggiorazione entrambi genitori lavoratori+35,68 euro per figlio
      Maggiorazione madri under 21+23,68 euro per figlio

      Attenzione all’ISEE: per ricevere l’Assegno Unico nella misura piena, e necessario un ISEE in corso di validita (1° gennaio – 31 dicembre 2026). Chi non presenta l’ISEE riceve solo l’importo minimo di 57 euro per figlio. Per recuperare gli arretrati dei mesi precedenti, l’ISEE deve essere presentato entro il 30 giugno 2026.

      Assegno di Inclusione (ADI) Giugno 2026

      L’Assegno di Inclusione (ADI), introdotto dal Decreto Legge 48/2023 (Decreto Lavoro) in sostituzione del Reddito di Cittadinanza, e la misura di sostegno economico riservata ai nuclei familiari in condizione di disagio economico con la presenza di disabili, minori o ultra-sessantenni. Per giugno 2026 i pagamenti seguono questo calendario:

      • Prima ricarica (nuovi accolti a maggio 2026): 15 giugno 2026, sulla Carta di Inclusione emessa da Poste Italiane
      • Rinnovo mensile (beneficiari gia attivi): 27 giugno 2026

      L’importo dell’Assegno di Inclusione si compone di una quota A (integrazione del reddito familiare fino alla soglia di 6.000 euro annui, parametrata alla scala di equivalenza) e di una eventuale quota B (contributo affitto fino a 3.640 euro annui). La famiglia deve mantenere un ISEE inferiore a 10.140 euro e rispettare i vincoli reddituali e patrimoniali stabiliti dalla normativa.

      Importante novita: dal 2026 e prevista la verifica annuale dei requisiti tramite incrocio automatico tra banche dati INPS, Agenzia delle Entrate e ANPAL. Eventuali variazioni reddituali o patrimoniali devono essere comunicate entro 15 giorni tramite Modello ADI-Com o aggiornamento ISEE.

      Supporto Formazione e Lavoro (SFL) Giugno 2026

      Il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), anch’esso introdotto dal D.L. 48/2023, e destinato ai soggetti attivabili al lavoro di eta compresa tra 18 e 59 anni, appartenenti a nuclei con ISEE inferiore a 10.140 euro, che non hanno i requisiti per l’Assegno di Inclusione. L’importo mensile e di 500 euro per dodici mesi (rinnovabile per altri 12 mesi).

      Il pagamento SFL per giugno 2026 e calendarizzato il 15 giugno 2026 per i beneficiari iscritti correttamente al SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa) e impegnati nei percorsi formativi o di politica attiva del lavoro. L’erogazione avviene tramite bonifico bancario o IBAN comunicato in fase di domanda.

      Condizione essenziale: il SFL viene sospeso in caso di mancata partecipazione alle attivita formative o di mancata accettazione di offerte di lavoro congrue. Le famiglie con almeno un componente in carico al SFL non possono percepire contemporaneamente l’ADI sullo stesso beneficiario.

      Bonus Asilo Nido Giugno 2026

      Il Bonus Asilo Nido e un contributo economico erogato dall’INPS per il pagamento delle rette degli asili nido pubblici, privati autorizzati o per il supporto domiciliare a bambini affetti da gravi patologie croniche. Per il 2026, gli importi annuali massimi sono:

      Fascia ISEE MinorenniImporto Annuo MaxMassimo Mensile (su 11 mensilita)
      ISEE fino a 25.000,99 euro3.000 euro272,73 euro
      ISEE da 25.001 a 40.000 euro2.500 euro (3.600 euro se figli sotto 10 anni)227,27 – 327,27 euro
      ISEE oltre 40.000 euro o senza ISEE1.500 euro (3.600 euro se figli sotto 10 anni)136,37 – 327,27 euro

      I pagamenti del Bonus Asilo Nido sono effettuati a seguito della presentazione delle ricevute di pagamento delle rette mensili. Di norma, l’accredito avviene entro 30-60 giorni dalla validazione della documentazione caricata sul portale INPS. Per le mensilita di marzo e aprile 2026, molti pagamenti sono attesi nel mese di giugno 2026, in particolare nella seconda meta del mese.

      Disoccupazione Agricola Giugno 2026

      L’indennita di disoccupazione agricola e l’unico ammortizzatore sociale che viene erogato annualmente in un’unica soluzione, riferita all’attivita lavorativa svolta nell’anno solare precedente. La scadenza per presentare la domanda di disoccupazione agricola riferita al 2025 e fissata al 31 marzo 2026.

      L’INPS, sulla base delle domande accolte e dei dati comunicati dai datori di lavoro agricoli (DMAG), inizia ad effettuare i primi pagamenti dal mese di giugno 2026, con accrediti scaglionati nei mesi successivi fino a settembre. I beneficiari ricevono comunicazione personale tramite cassetto previdenziale o messaggio SMS sui contatti registrati.

      L’importo della disoccupazione agricola e pari al 40% della retribuzione percepita nel periodo di lavoro, per un massimo di 180 giornate annue, calcolato in base alle giornate di iscrizione negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

      Indennita di Maternita e Paternita Giugno 2026

      Per le lavoratrici dipendenti, l’indennita di maternita obbligatoria (5 mesi: 2 mesi prima del parto + 3 mesi dopo) viene erogata mensilmente dall’INPS in accredito posticipato. Per giugno 2026, l’accredito mensile e previsto nei primi 10 giorni del mese (tipicamente entro il 10 giugno), salvo ritardi legati al protocollo di liquidazione.

      L’importo dell’indennita di maternita e pari all’80% della retribuzione media giornaliera percepita nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di astensione obbligatoria. Per lavoratrici autonome e iscritte alla Gestione Separata, l’importo viene parametrato sui contributi versati negli ultimi 12 mesi.

      Il congedo di paternita obbligatorio di 10 giorni lavorativi (introdotto a regime dal 2022) viene anch’esso liquidato nel mese successivo all’utilizzo. I padri lavoratori dipendenti che hanno usufruito del congedo a maggio 2026 ricevono l’accredito a giugno 2026, di norma entro il 15 del mese.

      Congedo parentale facoltativo e bonus papa

      Anche il congedo parentale facoltativo (10 mesi complessivi tra i due genitori, fino a 12 anni di eta del bambino) viene retribuito al 30% della retribuzione per i primi mesi, con eventuali integrazioni per i mesi successivi previste dalla Legge di Bilancio 2024 (80% per il primo mese ulteriore e 60% per il secondo) per i nati dal 2024.

      Cassa Integrazione Guadagni (CIG e CIGS) Giugno 2026

      I pagamenti della Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), della Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) e dei Fondi di Solidarieta bilaterali (Fondo FIS, FSBA, ecc.) seguono tempistiche variabili che dipendono da diverse condizioni:

      • Pagamento diretto INPS: la prestazione viene accreditata direttamente sul conto del lavoratore, di norma entro 30-60 giorni dall’autorizzazione del periodo di CIG
      • Pagamento anticipato dal datore: l’azienda anticipa il trattamento in busta paga e poi recupera l’importo dall’INPS tramite conguaglio UniEmens

      Per giugno 2026, i lavoratori che hanno fruito di CIG nei mesi di marzo-aprile 2026 ricevono l’accredito presumibilmente nella prima meta del mese (entro il 15 giugno), mentre per le sospensioni di maggio 2026 i pagamenti slittano alla seconda meta di giugno o all’inizio di luglio 2026.

      L’importo della Cassa Integrazione e pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, con un massimale lordo rivalutato annualmente dall’INPS (per il 2026 il massimale ordinario e di circa 1.300 euro mensili lordi, leggermente piu alto per lavoratori in edilizia).

      Bonus 200 Euro, Bonus Una Tantum e Altre Prestazioni Straordinarie

      I bonus straordinari una tantum erogati negli anni 2022-2023 (Bonus 200 euro e Bonus 150 euro) sono stati misure temporanee legate alla congiuntura inflazionistica e non sono replicati nel 2026. La Legge di Bilancio 2026 ha invece confermato altre misure di sostegno strutturali, in particolare:

      • Bonus mamme lavoratrici (esonero contributivo per lavoratrici con almeno 2 figli, esteso dalla Legge di Bilancio 2024)
      • Bonus psicologo (contributi per sedute di psicoterapia entro tetti annuali per fascia ISEE)
      • Carta Risparmio Spesa (per nuclei con ISEE basso, eventuali rinnovi)
      • Bonus trasporti (in base ai decreti annuali, da verificare ogni anno)

      Per conoscere lo stato dei pagamenti dei bonus straordinari di propria pertinenza, e sempre consigliabile verificare il proprio Cassetto Previdenziale sul portale INPS (www.inps.it) accedendo con SPID, CIE o CNS. In alternativa, e possibile chiedere assistenza al patronato o al CAF di fiducia, che possono consultare la posizione previdenziale del cittadino con apposita delega.

      Calendario Completo INPS Giugno 2026: Tabella Riepilogativa

      Di seguito una tabella riepilogativa di tutte le date principali dei pagamenti INPS di giugno 2026 – da stampare e conservare per gestire al meglio il bilancio familiare del mese.

      PrestazioneData Pagamento Giugno 2026Modalita
      Pensioni (bonifico)1 giugno 2026 (lunedi)Bonifico bancario o postale
      Pensioni (contanti)1-6 giugno (scaglionato A-Z, escluso 2/6)Sportello Poste Italiane
      NASpI mensile10 – 15 giugno 2026Bonifico INPS
      NASpI nuove domande15 – 25 giugno 2026Bonifico INPS
      DIS-COLL10 – 15 giugno 2026Bonifico INPS
      Assegno Unico (beneficiari in corso)17 – 19 giugno 2026Bonifico/IBAN dichiarato
      Assegno Unico (nuove domande)Entro 30 giugno 2026Bonifico INPS
      Assegno di Inclusione (rinnovo)27 giugno 2026Carta di Inclusione (Poste)
      Assegno di Inclusione (prima ricarica)15 giugno 2026Carta di Inclusione (Poste)
      SFL (Supporto Formazione Lavoro)15 giugno 2026Bonifico bancario
      Bonus Asilo NidoVariabile (entro 30-60 gg da validazione ricevute)Bonifico INPS
      Disoccupazione AgricolaDa giugno 2026 (scaglionato)Bonifico INPS
      Maternita/PaternitaEntro il 10-15 giugno 2026Bonifico INPS
      Cassa Integrazione (pagamento diretto)Variabile (30-60 gg dall’autorizzazione)Bonifico INPS

      Come Controllare lo Stato dei Pagamenti INPS

      L’INPS mette a disposizione diversi canali per verificare lo stato dei pagamenti, l’eventuale sospensione di prestazioni o la presenza di pagamenti arretrati:

      1. Cassetto Previdenziale del Cittadino: accessibile su www.inps.it con SPID, CIE o CNS – consente di scaricare i cedolini di pagamento e visualizzare le prestazioni in essere
      2. App INPS Mobile: disponibile per Android e iOS, permette di consultare velocemente le date di pagamento dal proprio smartphone
      3. Contact Center INPS: numero verde gratuito 803.164 da rete fissa o 06.164.164 da cellulare (a pagamento secondo tariffa del proprio operatore)
      4. Patronato: consulenza gratuita per la verifica della posizione previdenziale e l’eventuale ricorso amministrativo
      5. CAF: consultazione del cedolino, pratiche ISEE, gestione modifiche dei dati personali

      Pagamento non arrivato? Cosa fare

      Se il pagamento atteso non viene accreditato nei tempi previsti, e fondamentale agire rapidamente. I motivi piu frequenti di ritardo o sospensione sono:

      • IBAN errato o non aggiornato – va modificato sul portale INPS
      • ISEE scaduto – va rinnovato tramite CAF o portale INPS
      • Mancata comunicazione di variazioni (residenza, composizione del nucleo familiare)
      • Mancata sottoscrizione del Patto di Servizio (per NASpI e ADI)
      • Controlli incrociati Agenzia delle Entrate (per ADI/SFL)

      In caso di mancato accredito entro 5 giorni lavorativi dalla data prevista, e consigliabile rivolgersi al patronato CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica gratuita del proprio fascicolo previdenziale e per attivare, se necessario, le procedure di sollecito o ricorso amministrativo entro i termini previsti dall’INPS (di norma 90 giorni dalla comunicazione del provvedimento).

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sui Pagamenti INPS di Giugno 2026

      Quando arriva la pensione di giugno 2026?

      La pensione di giugno 2026 viene accreditata lunedi 1° giugno 2026 per chi la riceve tramite bonifico bancario o postale, in quanto e il primo giorno bancabile del mese. Per chi ritira in contanti presso gli uffici postali si applica la scaglionatura alfabetica dei primi giorni del mese, escluso il 2 giugno (festivita).

      L’Assegno Unico di giugno 2026 quando viene pagato?

      L’Assegno Unico Universale per beneficiari gia in pagamento viene erogato tra il 17 e il 19 giugno 2026. Per le nuove domande accolte a maggio, il primo pagamento arriva entro l’ultimo giorno lavorabile del mese (30 giugno 2026).

      Quando viene pagato l’ADI a giugno 2026?

      L’Assegno di Inclusione per i beneficiari gia attivi viene ricaricato sulla Carta di Inclusione il 27 giugno 2026. Per i nuovi accolti la prima ricarica e prevista il 15 giugno 2026.

      La NASpI viene pagata a inizio mese?

      No. La NASpI viene generalmente pagata tra il 10 e il 15 di ogni mese per le mensilita in corso. I pagamenti per nuove domande accolte possono arrivare entro la seconda meta del mese (15-25 giugno per giugno 2026).

      Come funziona il Bonus Asilo Nido a giugno 2026?

      Il Bonus Asilo Nido viene erogato a fronte di ricevute di pagamento delle rette caricate sul portale INPS. I pagamenti per le mensilita di marzo e aprile 2026 sono in genere liquidati nel mese di giugno 2026, in particolare nella seconda meta del mese.

      Cosa succede se il 1° del mese cade di sabato o domenica?

      Per le pensioni il pagamento viene anticipato al primo giorno bancabile (di solito il venerdi precedente). Nel caso di giugno 2026 il 1° giugno e lunedi, quindi non si applica anticipo. Le altre prestazioni (NASpI, Assegno Unico, ADI) seguono il proprio calendario interno indipendentemente dal giorno della settimana.

      Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

      Comprendere le scadenze e gli importi delle prestazioni INPS non e sempre semplice. Le normative cambiano frequentemente, i requisiti per ciascuna misura variano in base a ISEE, composizione del nucleo familiare e situazione lavorativa, e un errore nella documentazione puo comportare ritardi o sospensione del pagamento.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre consulenza qualificata e gratuita per:

      • Verificare le tue prestazioni INPS attive e gli importi spettanti
      • Presentare nuove domande di Assegno Unico, Assegno di Inclusione, Bonus Asilo Nido e altre prestazioni
      • Rinnovare o aggiornare l’ISEE 2026 in modo corretto e completo
      • Gestire pratiche di pensione, NASpI, DIS-COLL e disoccupazione agricola
      • Effettuare la Dichiarazione dei Redditi 2026 (Modello 730 o Modello Redditi PF)
      • Risolvere ricorsi e contenziosi con INPS, Agenzia delle Entrate, Agenzia Riscossione

      Contattaci per prenotare un appuntamento o per ottenere informazioni dettagliate su ogni singola prestazione. I nostri operatori esperti ti guideranno passo dopo passo nella gestione della tua posizione previdenziale, garantendo precisione, riservatezza e rapidita.

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      Fonti ufficiali consultate: portale INPS (www.inps.it), D.Lgs. 22/2015 (NASpI e DIS-COLL), D.Lgs. 230/2021 (Assegno Unico Universale), D.L. 48/2023 convertito in L. 85/2023 (Assegno di Inclusione e Supporto Formazione e Lavoro), Legge di Bilancio 2026, circolari INPS aggiornate alla data di pubblicazione. Le date e gli importi indicati possono essere soggetti a variazioni; verificare sempre l’aggiornamento ufficiale sul sito INPS o presso il CAF/patronato di fiducia.

      Maggio 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 07:34:342026-05-31 09:44:00Calendario Pagamenti INPS Giugno 2026: Date Complete per Ogni Prestazione
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730

      Dichiarazione dei redditi 730

      Ogni anno la stessa domanda: devo presentare il 730 anche quest’anno? Per milioni di italiani la risposta è “no”. L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 riguarda chi, per la propria situazione reddituale e contributiva, non è tenuto a inviare alcun modello dichiarativo all’Agenzia delle Entrate. Si tratta di un istituto previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986, TUIR) e ribadito ogni anno dalle istruzioni ministeriali al modello 730 e al Modello Redditi PF.

      In questa guida aggiornata al 730/2026 (relativo ai redditi 2025) il CAF Centro Fiscale di Udine spiega in modo chiaro chi è esonerato, quali sono le soglie di reddito da non superare, quando conviene comunque presentare la dichiarazione anche se non obbligati e come evitare errori che possono costare sanzioni. Affronteremo casi pratici per pensionati, lavoratori dipendenti, partite IVA forfettarie, contribuenti minimi e percettori di indennità INPS.

      Attenzione: l’esonero non significa che non si è “soggetti fiscali”. Significa solo che non occorre presentare la dichiarazione perché le imposte risultano già trattenute alla fonte o perché il reddito è sotto le soglie di esenzione. Vediamo nel dettaglio tutte le casistiche previste per il 2026.

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      Cosa significa esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026

      L’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi è una facoltà riconosciuta dall’ordinamento tributario a determinate categorie di contribuenti che, pur producendo redditi nel corso dell’anno d’imposta, non sono tenuti a presentare il modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche. Il principio cardine è semplice: se l’imposta dovuta è già stata interamente trattenuta dal sostituto d’imposta (datore di lavoro, ente pensionistico, INPS) e non vi sono altri redditi da dichiarare, lo Stato non chiede al cittadino di “ricapitolare” la propria posizione.

      L’istituto trova fondamento normativo principalmente nell’art. 1 del DPR 600/1973 (“Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”) e nelle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730. Le tabelle ufficiali di esonero sono pubblicate ogni primavera con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che approva i modelli dichiarativi: per il 2026 il riferimento è il provvedimento di approvazione del modello 730/2026.

      Esonero vs. semplice non obbligo

      È importante distinguere due concetti spesso confusi:

      • Esonero totale: il contribuente non è obbligato a presentare alcun modello dichiarativo e non subisce conseguenze.
      • Esonero con facoltà: il contribuente non è obbligato, ma può scegliere di presentare comunque la dichiarazione, ad esempio per ottenere il rimborso di detrazioni non riconosciute dal sostituto.
      • Esclusione soggettiva: alcune categorie (es. soggetti minimi cessati, eredi del de cuius) seguono regole specifiche che derogano allo schema ordinario.

      Soglie di reddito per l’esonero dichiarazione redditi 2026

      La normativa fiscale italiana prevede soglie di reddito al di sotto delle quali il contribuente non è tenuto a presentare la dichiarazione. Tali soglie variano in funzione della tipologia di reddito posseduto e della categoria del contribuente. Ecco le principali soglie aggiornate per il modello 730/2026:

      Tipologia di redditoSoglia di esoneroNote
      Reddito complessivo generalefino a 2.840,51 eurolimite generale art. 11 TUIR
      Pensione + abitazione principalefino a 8.500 euro (con almeno 75 anni) o 7.500 eurono-tax area pensionati
      Lavoro dipendente + abitazione principalefino a 8.500 euronuova no-tax area dipendenti dal 2025 (DLgs 216/2023)
      Compensi sportivi dilettantisticifino a 15.000 eurofranchigia art. 36 D.Lgs 36/2021
      Assegno periodico ex coniugefino a 7.500 eurose unico reddito, con abitazione principale
      Redditi assoggettati a ritenuta a titolo d’impostaEsenti dall’obbligocedolare secca, interessi titoli, dividendi qualif.

      Queste soglie tengono conto delle detrazioni d’imposta previste dagli artt. 12, 13, 15 e 16 del TUIR. In sostanza, sotto questi importi l’imposta dovuta risulta pari a zero per effetto delle detrazioni stesse, rendendo superflua la dichiarazione.

      La soglia generale di 2.840,51 euro

      Storica soglia di esonero (corrispondente a 5,5 milioni di lire del 1996, mai aggiornata), riguarda chi ha solamente redditi residuali (es. piccolo lavoro autonomo occasionale, redditi diversi) per importi complessivi sotto questo limite. Restano comunque obbligati alla dichiarazione coloro che, pur sotto soglia, hanno crediti d’imposta da utilizzare o redditi soggetti a tassazione separata.

      Esonero per lavoratori dipendenti e assimilati

      Il lavoratore dipendente è la figura più tutelata dal sistema di esoneri, perché il datore di lavoro opera già come sostituto d’imposta, trattenendo mensilmente l’IRPEF e applicando il conguaglio a fine anno tramite la Certificazione Unica (CU). Se il rapporto di lavoro copre l’intero anno e non vi sono altri redditi, la posizione fiscale è già “chiusa” e non occorre dichiarare nulla.

      Sono esonerati dalla presentazione del 730/2026 i lavoratori dipendenti che si trovano in tutte queste condizioni:

      • hanno percepito redditi da lavoro dipendente o assimilato (es. co.co.co., borse di studio, gettoni di presenza) da un solo datore di lavoro;
      • il sostituto ha effettuato correttamente le ritenute d’acconto IRPEF e applicato le addizionali regionali e comunali;
      • non possiedono altri redditi da dichiarare (esclusi quelli soggetti a ritenuta secca o cedolare);
      • il reddito da abitazione principale (rendita catastale) non è soggetto a IRPEF;
      • non hanno spese detraibili o deducibili che vogliono recuperare.

      Caso pratico: Marco, impiegato a tempo indeterminato

      Marco lavora come impiegato dal 2020 nella stessa azienda. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro lordi, il datore ha effettuato le ritenute mensili e a dicembre ha consegnato la CU. Marco vive nella propria abitazione principale e non ha altri redditi. Conclusione: Marco è esonerato dal 730/2026. Tuttavia, se ha sostenuto spese mediche per 1.200 euro o ha pagato un mutuo prima casa, gli conviene presentare comunque il 730 per recuperare le detrazioni del 19%.

      Lavoratori con due o più CU: cosa cambia

      Se un lavoratore ha avuto più datori di lavoro nel 2025 e non ha chiesto il conguaglio all’ultimo sostituto, è generalmente obbligato a presentare la dichiarazione, salvo che l’imposta complessiva non superi l’importo di 10,33 euro. Il motivo: ciascun datore applica le aliquote partendo dal primo scaglione, senza considerare gli altri redditi, e questo provoca un’IRPEF a debito da regolarizzare.

      Esonero per pensionati 2026

      I pensionati rappresentano la categoria più numerosa di soggetti esonerati. L’INPS opera come sostituto d’imposta, trattenendo l’IRPEF dalla pensione e gestendo automaticamente le addizionali. Per la maggior parte dei pensionati italiani, soprattutto chi percepisce trattamenti minimi o pensioni medio-basse, la dichiarazione dei redditi non è necessaria.

      I requisiti per l’esonero dei pensionati dal 730/2026 sono:

      • pensione erogata da un unico ente (INPS, ex INPDAP, casse previdenziali) per l’intero anno;
      • importo complessivo non superiore a 7.500 euro per i pensionati sotto i 75 anni, elevato a 8.500 euro per i pensionati con almeno 75 anni di età;
      • eventuale reddito aggiuntivo dall’abitazione principale e relative pertinenze (escluso da IRPEF);
      • nessun altro reddito imponibile, salvo quelli soggetti a ritenuta a titolo definitivo;
      • periodo di pensione di almeno 365 giorni (anno intero).

      Pensione minima e integrazione al trattamento

      I percettori della pensione minima INPS (per il 2026 attestata, salvo conferme con perequazione, intorno ai 615-620 euro mensili per 13 mensilità) ricadono pienamente nella fascia di esonero, salvo abbiano altre fonti di reddito. Anche l’integrazione al trattamento minimo e la maggiorazione sociale non incidono sul calcolo del reddito ai fini dell’esonero, purché restino sotto soglia.

      Pensionati con più trattamenti

      Chi percepisce due o più pensioni (ad esempio una pensione INPS lavoro dipendente più una pensione di reversibilità) deve sommare gli importi e verificare la posizione complessiva. Se la somma è superiore alla soglia di esonero e nessuno dei due enti ha effettuato il conguaglio cumulativo, è opportuno presentare il 730 per evitare richieste future da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il CAF Centro Fiscale di Udine esegue gratuitamente la verifica per i pensionati friulani.

      Esonero per partite IVA: forfettari e minimi

      Per le partite IVA il discorso è più articolato. La regola generale è che chi possiede partita IVA deve presentare il Modello Redditi PF (non il 730), perché il 730 non ammette redditi d’impresa o di lavoro autonomo abituale. Tuttavia, anche per i contribuenti in regime forfettario e regime di vantaggio (ex minimi) esistono casi di esonero o adempimenti semplificati.

      Regime forfettario: nessun esonero dichiarativo

      I contribuenti in regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 c. 54-89) non sono mai esonerati dalla presentazione del Modello Redditi PF, neanche se nell’anno non hanno emesso fatture. Devono compilare il quadro LM indicando ricavi/compensi e applicare il coefficiente di redditività (variabile dal 40% al 86% in base al codice ATECO). L’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per le startup nei primi 5 anni) si applica al reddito imponibile così calcolato.

      Il “coefficiente di redditività” è una percentuale stabilita per legge che indica quanta parte dei ricavi viene considerata reddito (il resto è considerato costi forfettari). Ad esempio, per i professionisti il coefficiente è del 78%: significa che il 78% dei compensi è reddito tassabile, il restante 22% è “costo forfettario” già scontato.

      Soggetti con sola partita IVA chiusa nell’anno

      Chi ha chiuso la partita IVA nel 2025 deve comunque presentare la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui ha operato, anche se per pochi mesi. L’unica eccezione riguarda chi ha avuto ricavi pari a zero e nessun costo deducibile: in questo caso, comunque, si raccomanda la dichiarazione “a zero” per fini di tracciabilità.

      Lavoratori autonomi occasionali sotto 2.840,51 euro

      Il lavoro autonomo occasionale (art. 67 c. 1 lett. l TUIR) non richiede l’apertura della partita IVA fino a 5.000 euro annui per committente. Se il contribuente ha percepito esclusivamente compensi occasionali per un totale non superiore a 2.840,51 euro nel 2025, può rientrare nell’esonero generale. Sopra tale soglia, occorre dichiarare nel quadro RL del Modello Redditi PF.

      Redditi esenti e soggetti a ritenuta a titolo d’imposta

      Una vasta gamma di redditi è esclusa dall’obbligo dichiarativo perché soggetti a tassazione “alla fonte” oppure perché del tutto esenti. Conoscere queste categorie aiuta a verificare se si rientra nell’esonero. Ecco le principali:

      • Interessi su titoli di Stato (BOT, BTP, CCT) e su conti correnti, soggetti a ritenuta del 12,50% o 26%;
      • Dividendi su partecipazioni non qualificate assoggettati a ritenuta del 26%;
      • Redditi da locazione in cedolare secca (21% o 10% canone concordato): vanno comunque dichiarati nel quadro B del 730 se altri redditi richiedono dichiarazione;
      • Pensioni di guerra e indennità correlate (totalmente esenti);
      • Borse di studio universitarie erogate da università, INPS, regioni (esenti);
      • Sussidi di natura assistenziale erogati da enti pubblici (es. assegno sociale);
      • Indennità di maternità e congedo parentale (concorrono come redditi assimilati ma INPS è sostituto);
      • Rendite INAIL per invalidità permanente e altre rendite assistenziali specifiche.

      Cedolare secca: attenzione alla regola

      Chi percepisce redditi da locazione in regime di cedolare secca (21% per contratto a canone libero o 10% per contratto a canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa) non è automaticamente esonerato. La cedolare secca sostituisce IRPEF e addizionali, ma il reddito deve essere comunque dichiarato nel quadro B del 730 o nel quadro RB del Modello Redditi PF. L’esonero opera solo se questo è l’unico reddito e l’imposta sostitutiva è stata regolarmente versata in F24 entro le scadenze previste.

      NASPI, CIG, indennità INPS: come incidono sull’esonero

      Molti contribuenti chiedono se le indennità di disoccupazione (NASPI), la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e altre prestazioni INPS comportino l’obbligo di dichiarazione. La risposta è articolata, ma utile per valutare la propria posizione.

      NASPI

      La NASPI è un reddito assimilato al lavoro dipendente e l’INPS opera come sostituto d’imposta, applicando direttamente le ritenute IRPEF. Se il percettore ha avuto solo NASPI nel 2025 e l’INPS ha eseguito il conguaglio finale, il lavoratore è esonerato. Diversamente, se nello stesso anno ha avuto anche redditi da lavoro dipendente da altri datori, scatta l’obbligo dichiarativo per il conguaglio cumulativo.

      Cassa Integrazione Guadagni

      La CIG ordinaria, straordinaria, in deroga e la NASPI agricola sono trattate come redditi da lavoro dipendente. Se erogate dal datore di lavoro (per anticipo) o direttamente dall’INPS, le ritenute vengono operate dal soggetto erogatore. Per il 2026, il principio resta invariato: se il rapporto di lavoro è continuativo e il conguaglio è stato eseguito, non occorre dichiarare.

      Assegno di Inclusione e Supporto Formazione Lavoro

      L’Assegno di Inclusione (ADI) (subentrato al Reddito di Cittadinanza dal 1° gennaio 2024) e il Supporto Formazione Lavoro (SFL) non concorrono alla formazione del reddito imponibile IRPEF, in quanto sussidi di natura assistenziale. Chi percepisce esclusivamente queste indennità non ha obbligo di presentare il 730/2026, salvo voglia recuperare detrazioni per altre spese (ad es. spese mediche, in casi specifici).

      Quando conviene presentare il 730 anche se esonerati

      Anche se rientri in una delle categorie di esonero, presentare comunque il 730/2026 può convenire in molte situazioni. La regola d’oro: presenta la dichiarazione ogniqualvolta hai pagato (tramite ritenute alla fonte) più imposte di quanto effettivamente dovuto, oppure hai diritto a detrazioni o crediti d’imposta che il sostituto non ha riconosciuto.

      • Spese mediche superiori alla franchigia di 129,11 euro (detrazione 19%);
      • Spese di istruzione universitaria e scolastica (limiti per ordine di scuola);
      • Mutuo prima casa: interessi passivi detraibili al 19% fino a 4.000 euro (760 euro annui di risparmio);
      • Bonus edilizi (Ecobonus, Sismabonus, Bonus ristrutturazione 50%): tornano nella dichiarazione in 10 rate annuali;
      • Erogazioni liberali a ONLUS, ASD, partiti politici, scuole;
      • Spese funebri per defunto familiare (fino a 1.550 euro per evento);
      • Premi assicurativi vita, invalidità e infortuni (detrazione 19% nei limiti previsti);
      • Detrazione canoni di locazione per studenti universitari fuori sede o lavoratori dipendenti che hanno trasferito la residenza per motivi di lavoro;
      • Bonus mobili e elettrodomestici: detraibile al 50% se collegato a ristrutturazione.

      Esempio numerico: Giulia, pensionata 73enne

      Giulia ha una pensione INPS di 7.200 euro annui. Tecnicamente sarebbe esonerata. Tuttavia, nel 2025 ha sostenuto 1.800 euro di spese mediche specialistiche e ha pagato 600 euro per la badante (per assistenza a sé stessa, in quanto non autosufficiente). Presentando il 730/2026 può recuperare:

      • Spese mediche: (1.800 – 129,11) × 19% = 317 euro
      • Spese addetti assistenza: 600 × 19% (entro 2.100 euro) = 114 euro
      • Rimborso atteso: 431 euro

      Per Giulia, dunque, presentare il 730 conviene fortemente. Il CAF Centro Fiscale offre l’assistenza gratuita per la dichiarazione 730 a pensionati con ISEE basso.

      730 precompilato 2026 ed esonero

      Una novità importante per il 2026: la dichiarazione precompilata è disponibile dal 30 aprile 2026 (e non più dal 15 aprile come negli anni precedenti). Il cambio di data è stato disposto dall’Agenzia delle Entrate per garantire una maggiore affidabilità dei dati pre-inseriti, in particolare per Certificazioni Uniche, oneri detraibili e dati immobiliari.

      Anche i contribuenti esonerati possono accedere al 730 precompilato tramite SPID, CIE o CNS sul portale dell’Agenzia delle Entrate. È un’ottima occasione per verificare se il proprio profilo fiscale è correttamente registrato e per scoprire eventuali detrazioni dimenticate. La precompilata aggrega automaticamente:

      • CU lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo;
      • spese sanitarie comunicate dal Sistema Tessera Sanitaria;
      • spese universitarie comunicate dalle università;
      • interessi mutui dalle banche;
      • oneri assicurativi comunicati dalle assicurazioni;
      • contributi previdenziali e assistenziali obbligatori.

      Scadenze 730/2026 da ricordare

      ScadenzaAdempimento
      30 aprile 2026Disponibilità del 730 precompilato
      16 giugno 2026Saldo IRPEF e primo acconto (per chi presenta Redditi PF)
      30 settembre 2026Termine ultimo per invio definitivo 730/2026
      25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo
      30 novembre 2026Termine per Modello Redditi PF
      1 dicembre 2026Secondo acconto IRPEF

      Rimborso e crediti d’imposta: come ottenerli

      Per gli esonerati che decidono di presentare comunque il 730 al fine di ottenere un rimborso, è importante sapere come funziona il meccanismo. Il rimborso può essere ottenuto in due modalità:

      • Tramite sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico): il rimborso compare nella busta paga o nel cedolino di pensione del mese di luglio (per dichiarazioni presentate entro giugno) o dei mesi successivi;
      • Direttamente dall’Agenzia delle Entrate per chi non ha sostituto (è il caso tipico dei pensionati con sola pensione INPS, ma il rimborso può essere richiesto in busta paga indicando l’INPS come sostituto): il rimborso viene accreditato sul conto corrente tramite il codice IBAN indicato in dichiarazione, di norma entro 6 mesi.

      Crediti d’imposta che richiedono comunque la dichiarazione

      Alcuni crediti d’imposta richiedono obbligatoriamente la dichiarazione per essere utilizzati, anche se sotto soglia. Ad esempio:

      • Trattamento integrativo (ex bonus Renzi/80 euro) – oggi ridenominato e modulato in base al reddito;
      • Bonus prima casa under 36 (per acquisti effettuati nei termini di vigenza);
      • Crediti d’imposta canoni di locazione per immobili a uso non abitativo;
      • Bonus colonnine elettriche per installazione di infrastrutture di ricarica;
      • Sport bonus e altre agevolazioni territoriali.

      Errori da evitare sull’esonero dichiarativo

      L’esonero è una facoltà, ma presumere di esserne titolari quando non lo si è può costare caro. Le sanzioni per omessa dichiarazione previste dal D.Lgs. 471/1997 sono pesanti: dal 120% al 240% delle imposte dovute con un minimo di 250 euro (importo che scende a 200 euro se non risultano imposte dovute). Ecco gli errori più frequenti:

      • Pensionati che ricevono due cedolini pensione da enti diversi (es. INPS + ex INPDAP, oppure INPS + Cassa Forense) e ritengono di essere esonerati senza verificare il cumulo;
      • Lavoratori che hanno avuto un secondo lavoro a chiamata o stagionale nello stesso anno;
      • Eredi che incassano arretrati di pensione del de cuius e non li dichiarano;
      • Contribuenti con redditi da locazione (anche brevi tipo Airbnb) che ritengono di essere esonerati solo perché in cedolare secca;
      • Percettori di compensi sportivi dilettantistici sopra la soglia di 15.000 euro che non dichiarano nulla;
      • Soggetti con conti correnti all’estero o investimenti finanziari all’estero (anche cripto): obbligo di quadro W indipendentemente dalle altre condizioni.

      Sanzioni e ravvedimento operoso

      Chi si accorge di aver erroneamente ritenuto di rientrare nell’esonero può sanare la propria posizione tramite ravvedimento operoso. Se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione fissa per la tardiva presentazione è di soli 25 euro (1/10 di 250 euro). Oltre i 90 giorni, la dichiarazione si considera omessa e le sanzioni sono molto più gravose.

      Cripto e redditi esteri: l’esonero non vale

      Una delle aree dove l’esonero non opera mai riguarda i redditi esteri e gli investimenti finanziari all’estero, inclusi i conti su fintech estere (Revolut, N26, Wise, PayPal con conto operativo all’estero) e le criptovalute. La normativa sul monitoraggio fiscale (D.L. 167/1990 e successive modifiche) impone l’obbligo di compilazione del quadro W nel Modello Redditi PF per chiunque detenga attività finanziarie estere superiori ai limiti previsti.

      • IVIE 1,06% per immobili all’estero (aliquota in vigore dal 2024 ex L. 213/2023);
      • IVAFE 2 per mille (0,20%) su attività finanziarie estere, elevata al 4 per mille (0,40%) per stati black-list;
      • Imposta fissa di 34,20 euro per conto corrente o libretto estero (persona fisica);
      • Tassazione plusvalenze cripto al 26% (in caso di realizzo) per importi superiori a 2.000 euro;
      • Anche con imposta dovuta inferiore a 200 euro, il quadro W va comunque compilato.

      Se possiedi attività estere (anche solo un conto corrente da pochi euro presso una fintech estera) sei obbligato a presentare il Modello Redditi PF, indipendentemente dalle altre condizioni di esonero. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha competenza specifica nel monitoraggio fiscale e nella tassazione delle criptovalute.

      Successioni ed eredi: la dichiarazione del de cuius

      In caso di decesso, gli eredi devono presentare la dichiarazione dei redditi del defunto (de cuius) relativa all’anno del decesso e, se non presentata, anche all’anno precedente. La scadenza ordinaria del 730/2026 (30 settembre 2026) per il de cuius è prorogata al 30 novembre 2026 tramite presentazione del Modello Redditi PF, esclusivamente in via telematica. Gli eredi non possono avvalersi del 730 per il defunto.

      In Friuli Venezia Giulia, il sistema tavolare rappresenta una specificità importante anche dal punto di vista fiscale per le successioni: l’efficacia costitutiva dell’iscrizione nel Libro Fondiario richiede l’intavolazione separata dopo la dichiarazione di successione. Il CAF Centro Fiscale ha competenza ultradecennale nella gestione delle pratiche di successione nel sistema tavolare di Udine, Gorizia, Trieste e parte di Pordenone.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Conclusioni: come capire se sei davvero esonerato

      L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 è un’opportunità per molti contribuenti italiani, ma non va presunto: occorre verificare con attenzione la propria situazione personale, sommare tutti i redditi percepiti nel 2025, controllare le ritenute applicate dai sostituti d’imposta e valutare l’esistenza di spese detraibili che potrebbero generare un rimborso.

      Le tre regole d’oro da ricordare:

      1. Verifica sempre la tua CU o il cedolino INPS: sono il punto di partenza per capire quanto reddito hai prodotto e quanto IRPEF ti è stato trattenuto.
      2. Non confondere “non obbligato” con “non conviene”: spesso presentare il 730 anche da esonerati significa recuperare centinaia di euro di rimborsi.
      3. Attenzione ai redditi esteri e cripto: l’esonero non vale mai. Quadro W obbligatorio.

      Per una verifica gratuita della tua posizione fiscale 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Il nostro team ti assiste nell’analisi della CU, nella ricostruzione delle spese detraibili e, se conviene, nella compilazione e invio del modello 730/2026 senza costi per pensionati con ISEE basso e lavoratori dipendenti con redditi medi. Prenota un appuntamento chiamando il numero 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

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      FAQ – Domande frequenti sull’esonero 730/2026

      1. Se sono esonerato e non presento il 730, posso comunque accedere ai bonus?

      Sì, l’esonero dalla dichiarazione non esclude dai bonus statali (Assegno Unico, Bonus bollette, Carta Acquisti, ecc.). Tali misure si basano sull’ISEE, calcolato sui dati reddituali comunicati direttamente da INPS e Agenzia delle Entrate. Per ottenere o aggiornare l’ISEE, contatta il CAF Centro Fiscale.

      2. Se ho ricevuto un’eredità nel 2025 devo presentare la dichiarazione?

      L’eredità in sé (il patrimonio ricevuto) non è soggetta a IRPEF ma all’imposta di successione (con franchigie diverse a seconda del grado di parentela). Tuttavia, se l’eredità include immobili che producono reddito o investimenti che generano interessi, dovrai dichiarare tali redditi dal momento dell’apertura della successione. Il defunto, da parte sua, ha sempre l’obbligo della dichiarazione finale tramite gli eredi.

      3. Ho cambiato lavoro a metà 2025: sono esonerato?

      Se hai chiesto al nuovo datore di operare il conguaglio cumulativo (presentando la CU del precedente lavoro), e il conguaglio è stato effettuato correttamente, sei esonerato. In caso contrario sei obbligato alla dichiarazione, perché ciascun datore avrà applicato le aliquote dal primo scaglione, generando quasi certamente un debito IRPEF.

      4. La pensione di reversibilità conta per l’esonero?

      Sì, la pensione di reversibilità è reddito a tutti gli effetti. Se sommata alla pensione diretta supera la soglia di esonero (7.500 euro o 8.500 euro per gli ultra 75enni), occorre presentare la dichiarazione. L’INPS, se eroga entrambe le pensioni, opera il conguaglio cumulativo automaticamente.

      5. Ho un conto Revolut con 500 euro: devo dichiarare?

      Sì. Anche con saldi minimi, il possesso di un conto corrente all’estero (anche fintech) attiva l’obbligo di compilazione del quadro W per il monitoraggio fiscale. L’imposta IVAFE non è dovuta se il valore medio del conto è inferiore a 5.000 euro, ma la comunicazione resta obbligatoria. L’esonero ordinario dalla dichiarazione viene meno.

      6. Posso recuperare le spese mediche del 2024 nel 730/2026?

      No, il 730/2026 si riferisce ai redditi e alle spese sostenute nel 2025. Per le spese mediche del 2024 dovevi presentare il 730/2025 (entro il 30 settembre 2025). È possibile, tuttavia, presentare una dichiarazione integrativa entro i termini ordinari di accertamento (5 anni), rivolgendosi al CAF.

      7. Sono pensionato all’estero in convenzione: devo dichiarare in Italia?

      Dipende dalla residenza fiscale e dalla convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni in vigore con il Paese di pagamento della pensione. In genere, i pensionati AIRE residenti all’estero non sono tassati in Italia, salvo specifiche eccezioni. La verifica è caso per caso: contatta il CAF Centro Fiscale per un’analisi personalizzata.

      Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 23:55:042026-05-31 17:46:04Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730
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