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Tag Archivio per: sr163 inps

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Avvocato Forfettario 2026: Guida Completa su ATECO 69.10.10, Cassa Forense e Contributi

regime forfettario partita iva

Sei un avvocato che sta valutando di aprire la partita IVA o di passare al regime forfettario nel 2026? Questa guida risponde in modo esauriente a tutte le domande pratiche: codice ATECO corretto, contributi Cassa Forense, calcolo delle tasse con la flat tax al 15%, obblighi di fatturazione elettronica e le situazioni in cui il forfettario non conviene. Dati aggiornati all’anno fiscale 2026.

Indice dei contenuti

  • Avvocato forfettario nel 2026: conviene davvero?
  • Requisiti del regime forfettario per avvocati
  • Codice ATECO 69.10.10: attivita’ legale
  • Come aprire la partita IVA da avvocato: procedura passo per passo
  • Cassa Forense e contributi nel regime forfettario
  • Calcolo tasse avvocato forfettario: flat tax e imposta sostitutiva
  • Fatturazione elettronica per avvocato forfettario
  • Quando conviene il forfettario e quando no
  • Domande frequenti (FAQ)

Avvocato forfettario nel 2026: conviene davvero?

La domanda che riceve CAF Centro Fiscale piu’ spesso dagli avvocati giovani o con volume d’affari ancora limitato e’: vale la pena scegliere il regime forfettario rispetto a quello ordinario? La risposta non e’ universale, ma ci sono elementi oggettivi che rendono il forfettario molto attraente per la categoria forense nel 2026.

Il vantaggio piu’ evidente e’ la flat tax al 15% (o al 5% per i primi 5 anni di nuova attivita’) applicata al reddito imponibile, invece delle aliquote IRPEF progressive che partono dal 23% e arrivano al 43%. Per un avvocato con compensi annui di 40.000 euro, la differenza fiscale puo’ valere migliaia di euro ogni anno. Si sommano poi la semplificazione contabile (niente IVA da gestire, niente ritenute d’acconto da subire), l’esonero dall’IRAP e la possibilita’ di ridurre i contributi INPS Gestione Separata del 35%.

Il limite principale resta il tetto di 85.000 euro di compensi annui: superato questo importo (o 100.000 euro in corso d’anno, con uscita immediata), si deve passare al regime ordinario con IVA e contabilita’ completa. Per molti avvocati che esercitano come liberi professionisti alle prime armi, questo limite non e’ un problema concreto.

Requisiti del regime forfettario per avvocati nel 2026

Per accedere al regime forfettario (L. 190/2014, art. 1, commi 54-89) un avvocato deve rispettare nel 2026 questi requisiti e non incorrere in nessuna delle cause ostative:

  • Compensi annui non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente (il superamento comporta l’uscita l’anno successivo; se si superano i 100.000 euro in corso d’anno, si esce immediatamente con ricalcolo IVA).
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone, associazioni o SRL con controllo diretto se l’attivita’ svolta e’ riconducibile a quella della partita IVA.
  • Spese per lavoro accessorio e dipendenti non superiori a 20.000 euro lordi annui (limite ridotto da 30.000 a 20.000 dalla Legge di Bilancio 2025, in vigore dal 2025).
  • Redditi da lavoro dipendente o assimilati non superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (causa ostativa: se si e’ anche dipendenti o pensionati con reddito oltre questa soglia, non si puo’ accedere al forfettario). La soglia era 30.000 euro fino al 2024, elevata a 35.000 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024 art. 1 c. 12).
  • Non applicabile a chi ha optato per il regime ordinario nei tre anni precedenti (vincolo triennale di permanenza).

Nota importante per gli avvocati che svolgono anche attivita’ di docenza o consulenza per enti pubblici: i compensi da lavoro dipendente (anche a tempo determinato o co.co.co.) si sommano per verificare il limite dei 35.000 euro.

Codice ATECO 69.10.10: attivita’ legale dell’avvocato

Il codice ATECO corretto per l’avvocato che esercita la libera professione e’ il 69.10.10 – Attivita’ degli studi legali. Questo codice identifica l’esercizio della professione forense, sia in forma individuale (studio legale monoprofessionale) sia come associato in uno studio legale associato.

DatoValore
Codice ATECO69.10.10
DescrizioneAttivita’ degli studi legali
Sezione ATECOM – Attivita’ professionali, scientifiche e tecniche
Cassa previdenzialeCassa Forense (CASSA FORENSE)
Coefficiente di redditivita’ forfettario78%
Contributi previdenzialiCassa Forense (NON INPS Gestione Separata)

Il coefficiente di redditivita’ del 78% e’ quello applicato alle attivita’ professionali, scientifiche e tecniche nel regime forfettario (L. 190/2014, Allegato 4, che raggruppa in questa categoria anche medici, commercialisti, psicologi, architetti e altri professionisti). Questo coefficiente e’ fondamentale per il calcolo del reddito imponibile: se un avvocato forfettario incassa 50.000 euro di compensi in un anno, il suo reddito imponibile e’ 50.000 x 78% = 39.000 euro, sul quale si calcola la flat tax al 15% (5.850 euro di imposta) o al 5% (1.950 euro nei primi 5 anni).

Attenzione al codice ATECO per la mediazione o la consulenza legale generica: se l’avvocato svolge anche attivita’ di mediatore civile o consulente (non strettamente forense), potrebbe essere necessario un secondo codice ATECO. Nel regime forfettario e’ possibile avere piu’ codici ATECO, ma si usa il coefficiente di redditivita’ relativo all’attivita’ prevalente (per compensi). Vedi anche: come gestire piu’ codici ATECO nel forfettario 2026.

Come aprire la partita IVA da avvocato: procedura passo per passo

Aprire la partita IVA da avvocato forfettario e’ un’operazione che si puo’ completare in pochi giorni. Ecco il percorso completo:

1. Iscrizione all’Albo degli Avvocati

Prima di aprire la partita IVA, l’avvocato deve essere iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (COA) della propria circoscrizione. L’iscrizione all’Albo e’ requisito indispensabile per esercitare la professione forense e per iscriversi a Cassa Forense. Senza iscrizione all’Albo, il COA segnala la mancata iscrizione alla previdenza forense.

2. Apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate

La partita IVA si apre presentando il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite i servizi telematici, in presenza o tramite intermediario abilitato). Nel modello si inserisce:

  • Codice ATECO: 69.10.10
  • Regime fiscale: regime forfettario (codice RF19 in fatturazione elettronica)
  • Data inizio attivita’
  • Comune e indirizzo dello studio legale

L’apertura online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate e’ gratuita e il numero di partita IVA viene assegnato immediatamente.

3. Iscrizione a Cassa Forense

Contestualmente all’apertura della partita IVA (o entro 30 giorni), l’avvocato deve iscriversi a Cassa Forense (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense). L’iscrizione avviene online sul sito istituzionale cassaforense.it. Non c’e’ una soglia minima di reddito per l’obbligo di iscrizione: qualsiasi avvocato iscritto all’Albo che esercita la professione e’ obbligato ad iscriversi a Cassa Forense.

Attenzione: a differenza di altri liberi professionisti non coperti da una cassa privata (ad esempio molti consulenti), gli avvocati non versano i contributi all’INPS Gestione Separata ma esclusivamente a Cassa Forense. Questa distinzione e’ fondamentale per calcolare correttamente gli oneri previdenziali nel forfettario.

4. Comunicazione all’Ordine degli Avvocati

Alcuni COA richiedono la comunicazione dell’apertura della partita IVA per aggiornare i registri dell’Ordine. E’ buona pratica verificare con il proprio Ordine locale le formalita’ specifiche.

Cassa Forense e contributi nel regime forfettario 2026

La gestione previdenziale e’ il capitolo piu’ complesso per l’avvocato forfettario, perche’ Cassa Forense ha regole proprie, indipendenti dal regime fiscale scelto.

Struttura dei contributi Cassa Forense

Cassa Forense prevede due tipologie di contributo obbligatorio per tutti gli iscritti:

  • Contributo soggettivo: 16% del reddito professionale netto (dichiarato ai fini dell’IRPEF). L’aliquota e’ stata elevata al 16% nel 2024 (era il 15% in precedenza).
  • Contributo integrativo: 4% del volume d’affari IVA (fatturato lordo). Nel regime forfettario non si applica l’IVA, ma il contributo integrativo del 4% si calcola comunque sui compensi lordi incassati, perche’ il volume d’affari ai fini Cassa Forense e’ il corrispettivo del servizio prestato.
  • Contributo minimo 2026: circa 2.875 euro (valore indicativo; Cassa Forense pubblica i minimi aggiornati ogni anno nelle circolari). Il contributo minimo si deve versare indipendentemente dal reddito effettivo, anche se si e’ avuta pochissima attivita’.

Esiste anche una riduzione per i giovani avvocati iscritti per i primi anni: Cassa Forense prevede agevolazioni contributive per i neoiscritti all’Albo (di solito nei primi 6 anni). Le percentuali variano e vanno verificate direttamente sul sito cassaforense.it al momento dell’iscrizione.

La riduzione del 35% INPS non si applica agli avvocati

Uno dei vantaggi del regime forfettario per i professionisti iscritti all’INPS Gestione Separata (ad esempio molti consulenti, ingegneri non iscritti a Inarcassa, ecc.) e’ la possibilita’ di ridurre i contributi del 35%. Questa riduzione NON si applica agli avvocati iscritti a Cassa Forense: Cassa Forense e’ una cassa privata con regole autonome e non prevede la riduzione forfettaria del 35% riservata ai contribuenti INPS. E’ un punto di attenzione cruciale che spesso viene trascurato nella pianificazione fiscale degli avvocati forfettari.

Deducibilita’ dei contributi Cassa Forense

I contributi versati a Cassa Forense sono interamente deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi, indipendentemente dal regime fiscale. Anche l’avvocato forfettario deduce i contributi Cassa Forense, ma in modo specifico: la deduzione avviene nel quadro LM (Modello Redditi PF), abbattendo il reddito imponibile su cui si calcola la flat tax. E’ un vantaggio reale che riduce il carico fiscale complessivo.

Scadenze versamento contributi Cassa Forense 2026

I contributi si versano in due rate:

  • Prima rata (acconto): di solito entro il 31 maggio (o data comunicata da Cassa Forense)
  • Seconda rata (saldo + contributo integrativo): di solito entro il 31 ottobre / 30 novembre (variabile: verificare il portale Cassa Forense)

Le scadenze esatte vengono comunicate annualmente da Cassa Forense tramite circolari e sul portale myForense. E’ obbligatorio presentare ogni anno la comunicazione reddituale (Dichiarazione Reddituale Annuale) al portale Cassa Forense, anche se il reddito e’ zero o minimo.

Calcolo tasse avvocato forfettario 2026: flat tax e imposta sostitutiva

Vediamo un esempio pratico con numeri reali per capire esattamente quanto paga di tasse un avvocato forfettario nel 2026.

Esempio: avvocato forfettario con 40.000 euro di compensi

VoceImportoCome si calcola
Compensi lordi incassati40.000 euroFatture emesse e incassate nell’anno
Coefficiente di redditivita’78%Categoria professioni intellettuali
Reddito imponibile lordo31.200 euro40.000 x 78%
Contributi Cassa Forense (soggettivo 16%)4.992 euro31.200 x 16%
Contributi Cassa Forense (integrativo 4%)1.600 euro40.000 x 4%
Reddito imponibile netto (dopo deduzione contributi)26.208 euro31.200 – 4.992 euro
Imposta sostitutiva al 15%3.931 euro26.208 x 15%
Totale tasse + contributi~10.523 euro3.931 + 4.992 + 1.600

Nota: i valori sopra sono indicativi e non includono eventuali addizionali locali o altri oneri specifici. Il contributo integrativo al 4% e’ tecnicamente a carico del cliente (ribaltato in fattura), ma molti avvocati forfettari lo assorbono nel compenso per semplificare la fatturazione.

Se invece si tratta di una nuova attivita’ (primi 5 anni), l’aliquota sostitutiva scende al 5%: l’imposta sull’esempio sopra sarebbe di soli 1.310 euro, con un risparmio di quasi 2.621 euro rispetto all’aliquota standard.

Confronto forfettario vs. regime ordinario per lo stesso avvocato

Con 40.000 euro di compensi in regime ordinario (aliquote IRPEF 2026):

  • IRPEF lorda su circa 35.000 euro di reddito netto (dopo costi e contributi): circa 9.370 euro (23% sui primi 28.000 + 35% sulla parte eccedente)
  • Contributi Cassa Forense: circa 6.592 euro (simili, ma senza riduzione forfettaria)
  • Costi di commercialista e tenuta contabilita’ IVA: 1.000-3.000 euro/anno
  • Totale: significativamente superiore al forfettario

Il forfettario e’ quasi sempre vantaggioso sotto gli 85.000 euro di compensi per avvocati con pochi costi deducibili (affitto studio, materiale, etc.) che nel regime ordinario abbatterebbero il reddito. Se l’avvocato ha invece spese elevate (collaboratori, affitti costosi, attrezzatura), il regime ordinario potrebbe essere piu’ conveniente perche’ nel forfettario le spese reali non sono deducibili, ma solo il coefficiente standard del 78%.

Per un’analisi personalizzata sulla convenienza specifica della tua situazione, ti invitiamo a consultare un esperto. Puoi anche leggere la nostra guida approfondita: quando la tassazione ordinaria conviene rispetto all’imposta sostitutiva.

Fatturazione elettronica per avvocato forfettario nel 2026

Dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia. Anche l’avvocato forfettario deve emettere le fatture tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate in formato XML FatturaPA v1.2.2.

Elementi obbligatori della fattura avvocato forfettario

  • Codice natura IVA: N2.2 (operazioni non soggette IVA per regime forfettario)
  • Regime fiscale: RF19 (regime forfettario)
  • Dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”
  • Richiesta di non applicare la ritenuta d’acconto: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014” (solo quando il cliente e’ sostituto d’imposta)
  • Marca da bollo virtuale da 2 euro: obbligatoria se il compenso supera 77,47 euro (importo imponibile escluse eventuali spese anticipate)

Il contributo integrativo Cassa Forense del 4%: deve essere indicato in fattura come voce separata (ribaltamento contributo previdenziale integrativo). Molti avvocati forfettari scelgono di includerlo nel compenso per semplificare, ma e’ prassi corretta indicarlo separatamente per trasparenza verso il cliente.

Per la scelta del software di fatturazione, puoi confrontare le soluzioni disponibili sul mercato: Aruba Fattura Elettronica costi 2026 oppure Facile Fattura Elettronica recensione 2026 per trovare la soluzione piu’ adatta alle tue esigenze.

Quando il regime forfettario conviene all’avvocato (e quando no)

Il forfettario NON conviene nei seguenti casi specifici per l’avvocato:

  • Compensi vicini o superiori agli 85.000 euro: gestire l’uscita dal forfettario con ricalcolo IVA e’ oneroso.
  • Molte spese reali deducibili: affitto di uno studio costoso in centro citta’, collaboratori, informatica e attrezzatura. Nel forfettario si deduce solo il 22% (100% – 78%) dei compensi a titolo forfettario: se le spese reali superano il 22% dei compensi, il regime ordinario e’ piu’ conveniente.
  • Clienti prevalentemente aziende: le imprese hanno bisogno di detrarre l’IVA. Se lavori quasi solo con clienti B2B, addebitare il contributo integrativo Cassa Forense del 4% al posto dell’IVA ordinaria potrebbe essere meno vantaggioso per il cliente e ridurre la tua competitivita’.
  • Redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro: causa ostativa.
  • Partecipazione in studi legali associati o SRL: causa ostativa in certi casi.

Il forfettario conviene invece per:

  • Avvocati alle prime armi con compensi crescenti ma ancora entro 85.000 euro.
  • Avvocati con clientela prevalentemente privata (famiglie, persone fisiche).
  • Avvocati con poche spese di studio (lavoro da casa, senza dipendenti).
  • Avvocati che vogliono semplificare la gestione fiscale senza tenere una contabilita’ analitica delle spese.

Domande frequenti (FAQ) – Avvocato e Regime Forfettario 2026

Un avvocato forfettario paga l’IVA?

No. Il regime forfettario esenta dall’applicazione e dal versamento dell’IVA. Le fatture emesse non riportano l’IVA e il professionista non effettua liquidazioni periodiche ne’ versamenti IVA. Deve pero’ indicare il codice natura N2.2 e la dicitura esplicativa obbligatoria.

Un avvocato forfettario deve versare i contributi INPS?

No, gli avvocati iscritti a Cassa Forense non versano contributi all’INPS Gestione Separata. Cassa Forense e’ la loro cassa previdenziale esclusiva. Questo significa anche che non si applica la riduzione del 35% dei contributi INPS prevista per i forfettari iscritti alla Gestione Separata o artigiani/commercianti.

Qual e’ il coefficiente di redditivita’ per l’avvocato forfettario?

Il coefficiente e’ 78% per le attivita’ professionali, scientifiche e tecniche (categoria che include avvocati, commercialisti, medici, psicologi, architetti e altri). Significa che il 22% dei compensi e’ forfettariamente considerato come spese, e il 78% e’ il reddito imponibile su cui si calcola la flat tax.

Un avvocato forfettario puo’ avere collaboratori di studio?

Si, ma con il limite di 20.000 euro lordi annui di spese per lavoro accessorio, dipendenti, collaboratori e prestazioni di lavoro (soglia 2025-2026, ridotta da 30.000 dalla Legge di Bilancio 2025). Se si supera questo limite, si perde il diritto al regime forfettario dall’anno successivo.

L’avvocato forfettario deve emettere fattura elettronica?

Si, dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari, inclusi gli avvocati. Non ci sono piu’ esoneri per soglia. Le fatture vanno trasmesse tramite SDI in formato XML.

Quanto paga di tasse un avvocato forfettario con 30.000 euro di compensi?

Con 30.000 euro di compensi: reddito imponibile = 23.400 euro (30.000 x 78%); contributi soggettivi Cassa Forense = 3.744 euro (16%); reddito imponibile netto = 19.656 euro; imposta sostitutiva al 15% = 2.948 euro. Totale tasse + contributi: circa 8.292 euro. Con l’aliquota startup al 5% (nuova attivita’) l’imposta scende a circa 983 euro, per un totale di circa 5.327 euro.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


Hai bisogno di assistenza per aprire la tua partita IVA da avvocato?

Aprire la partita IVA, scegliere il regime fiscale giusto e gestire i contributi Cassa Forense sono decisioni importanti che impattano su anni di attivita’ professionale. Il team di CAF Centro Fiscale e’ a tua disposizione per una consulenza personalizzata e per aiutarti a calcolare la convenienza del regime forfettario sulla base del tuo profilo specifico. Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno: i nostri consulenti fiscali ti risponderanno nel piu’ breve tempo possibile.

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Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Content Creator e Influencer 2026: YouTuber, TikToker, Brand Deal

regime forfettario partita iva

Fai contenuti su YouTube, TikTok, Instagram o un blog? Hai iniziato a guadagnare con sponsorizzazioni, affiliate marketing, AdSense o brand partnership e non sai come gestire il lato fiscale?

Questo articolo e’ la guida completa sulla partita IVA per content creator nel 2026: quando e’ obbligatoria, quale codice ATECO usare, come si tassa il reddito da YouTube o TikTok, e come fatturare correttamente alle aziende per le sponsorizzazioni.

Quando un content creator deve aprire la partita IVA

La risposta dipende da quanto guadagni e dalla continuita’ dell’attivita’:

  • Sotto i 5.000 euro netti l’anno, attivita’ occasionale: puoi usare la ricevuta per prestazione occasionale, senza P.IVA. Ma questo richiede che l’attivita’ non sia continuativa e organizzata.
  • Sopra i 5.000 euro netti l’anno, oppure attivita’ continuativa: la partita IVA diventa obbligatoria, anche se guadagni meno di 5.000 euro ma pubblichi regolarmente e in modo organizzato.
  • Redditi da AdSense YouTube o TikTok (piattaforme estere): anche questi concorrono al calcolo. Se la somma di tutti i proventi da contenuti supera la soglia, serve P.IVA.

La tendenza dell’Agenzia delle Entrate e’ quella di considerare l’attivita’ di content creation come abituale (e quindi con obbligo P.IVA) quando c’e’ una programmazione regolare, un canale con follower, e guadagni anche modesti ma costanti.

Codice ATECO per content creator e influencer

Non esiste (ancora) un codice ATECO ufficiale per “content creator” o “influencer”. I codici piu’ usati sono:

Codice ATECODescrizionePer chi
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieInfluencer, content creator che fa prevalentemente collaborazioni commerciali, sponsorizzazioni, branded content
90.03.09Altre creazioni artistiche e letterarieCreator con forte componente artistica/creativa (video artisitici, fotografi, musicisti, artisti digitali)
59.11.00Produzione di film, video e programmi televisiviYoutuber con canale video strutturato come produzione professionale

La scelta piu’ diffusa: la maggior parte dei content creator sceglie 73.11.02 perche’ la parte prevalente del guadagno viene da sponsorizzazioni e collaborazioni pubblicitarie. Il coefficiente di redditivita’ nel forfettario e’ 78%.

Come si tassano i guadagni da YouTube, TikTok e piattaforme estere

Hai una partita IVA italiana e ricevi pagamenti da YouTube (Google LLC, USA) o TikTok (ByteDance, Cina)? Ecco come funziona:

Guadagni AdSense YouTube

YouTube paga tramite Google AdSense. Se hai P.IVA italiana in regime forfettario:

  • Devi inserire la tua partita IVA nelle impostazioni AdSense (sezione “Pagamenti → Profilo pagamenti”)
  • Google non applica la ritenuta alla fonte USA se fornisci il codice fiscale/P.IVA italiana tramite il modulo W-8BEN-E (o W-8BEN per persona fisica)
  • I pagamenti da AdSense sono fuori campo IVA in Italia (art. 7-ter, servizi a committente UE o extra-UE) — non emetti fattura a Google, il pagamento e’ automatico da AdSense
  • Dichiari i proventi nel Modello Redditi PF, quadro LM (forfettario) come ricavi da attivita’ professionale

Guadagni TikTok Creator Fund / TikTok LIVE

I pagamenti TikTok seguono un meccanismo simile. Inserisci la P.IVA nella sezione Creator Center. I proventi vengono dichiarati come ricavi da attivita’ professionale nel forfettario.

Monitoraggio fiscale conti esteri

Se utilizzi conti PayPal esteri o conti bancari esteri per ricevere i pagamenti dalle piattaforme, potresti avere obblighi di monitoraggio fiscale (quadro W del Modello Redditi PF). Verifica con il tuo consulente se i saldi superano le soglie di segnalazione.

Come fatturare le sponsorizzazioni e brand deal

Le collaborazioni pagate con brand italiani (post sponsorizzati, reel con tag #adv, video YouTube con menzione prodotto) si fatturano come normale prestazione professionale in regime forfettario:

  • Nessuna IVA (regime forfettario)
  • Dicitura in fattura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”
  • Nessuna ritenuta d’acconto (da specificare): “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”
  • Marca da bollo 2 euro se l’importo supera 77,47 euro

Brand deal con aziende estere UE o extra-UE: se l’azienda committente e’ in un altro Paese, la prestazione e’ fuori campo IVA art. 7-ter. Non applichi IVA e non applichi la dicitura forfettario sull’IVA (perche’ comunque non ci sarebbe IVA). Inserisci la dici tura “operazione fuori campo IVA art. 7-ter DPR 633/72”.

Affiliate marketing e commissioni: come si dichiarano

Le commissioni da affiliate marketing (es. Amazon Associates, Booking, Awin, ShareASale) sono proventi da attivita’ professionale e vanno dichiarati nel forfettario. Di solito le piattaforme di affiliate versano automaticamente, senza che tu emetta fattura. I proventi vengono comunque dichiarati nel quadro LM.

Anche i proventi da link affiliati, codici sconto sponsorizzati e link acquisto prodotti vanno tutti sommati ai ricavi forfettari. Non dimenticate di tenere traccia di tutti i pagamenti ricevuti durante l’anno, anche quelli piccoli.

Regime forfettario per content creator: i numeri

  • Soglia ricavi per rimanere nel forfettario: 85.000 euro/anno
  • Se sei anche dipendente: reddito dipendente anno precedente max 35.000 euro
  • Aliquota imposta sostitutiva: 5% i primi 5 anni, poi 15%
  • Coefficiente redditivita’ (ATECO 73.11.02): 78%
  • Contributi GS INPS (senza altra copertura): 26,07% sul reddito imponibile

Esempio — Content creator con 20.000 euro di ricavi totali (AdSense + sponsor + affiliate):

  • Reddito imponibile forfettario: 20.000 x 78% = 15.600 euro
  • Contributi GS INPS al 26,07%: ~4.067 euro
  • Imponibile imposta: 15.600 – 4.067 = 11.533 euro
  • Imposta sostitutiva 5% (se nei primi 5 anni): ~577 euro
  • Imposta sostitutiva 15% (dopo 5 anni): ~1.730 euro
  • Totale (dopo 5 anni): circa 5.797 euro su 20.000 euro di ricavi

Domande frequenti

Ricevo prodotti gratis dagli sponsor: devo dichiararli?

Se ricevi prodotti in cambio di una recensione o post (barter/gifting), tecnicamente hai ricevuto un compenso in natura. Se il valore dei prodotti e’ significativo e c’e’ un obbligo contrattuale a pubblicare, si tratta di reddito imponibile da valutare con il commercialista. Per prodotti di piccolo valore e senza contratti formali, la prassi e’ generalmente piu’ tollerante, ma il quadro normativo resta ambiguo.

Posso usare la soglia dei 5.000 euro anche per le collaborazioni con brand?

La soglia dei 5.000 euro per la prestazione occasionale si applica se l’attivita’ e’ genuinamente occasionale (non strutturata, non ripetuta). Se hai un canale attivo con sponsorizzazioni regolari, non si puo’ sostenere che sia un’attivita’ occasionale. L’obbligo di P.IVA scatta con l’abitualita’, non solo con l’importo.

Differenza tra content creator e influencer marketing: cambia qualcosa fiscalmente?

No, fiscalmente la distinzione tra “content creator” e “influencer” non esiste. Entrambi rientrano nella stessa categoria di lavoratori autonomi che producono contenuti e ottengono compensi da terzi (piattaforme o brand). Il trattamento fiscale e’ identico.

Questo articolo si differenzia da quello sugli influencer: quali sono le differenze?

Abbiamo anche una guida specifica su Influencer e Partita IVA 2026 che approfondisce gli aspetti legali e pubblicitari (obbligo hashtag #adv, codice di autodisciplina). Questa guida si focalizza invece sugli aspetti operativi: codici ATECO, calcolo tasse, piattaforme estere, affiliate marketing.

Conclusione

Fare il content creator con partita IVA nel 2026 e’ piu’ semplice di quanto sembri. Il regime forfettario copre la stragrande maggioranza dei creator italiani con ricavi sotto gli 85.000 euro. La tassazione e’ contenuta (5-15% su una base ridotta), e la burocrazia e’ minima.

I punti fondamentali: tieni traccia di TUTTI i proventi (AdSense, sponsor, affiliate, gifting monetizzabile), apri la P.IVA non appena l’attivita’ diventa continuativa, iscriviti alla Gestione Separata INPS, e compila correttamente il Modello Redditi (quadro LM).

Vuoi capire come ottimizzare la tua situazione fiscale come creator? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata senza impegno.

Leggi anche: Influencer e Partita IVA: Guida Fiscale 2026 | NFT e Tasse 2026 | Esigibilita’ IVA nel Forfettario 2026

Luglio 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-16 09:00:002026-06-14 18:38:54Partita IVA Content Creator e Influencer 2026: YouTuber, TikToker, Brand Deal
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Copywriter SEO 2026: ATECO, Regime Forfettario e Diritto d’Autore

regime forfettario partita iva

Sei un copywriter SEO freelance, un content writer o un ghostwriter e vuoi capire come funziona fiscalmente la tua attivita’? Il mondo della scrittura professionale ha alcune specificita’ fiscali interessanti — in particolare il tema del diritto d’autore — che vale la pena conoscere.

In questa guida ti spiego tutto sulla partita IVA per copywriter e content writer nel 2026: codice ATECO, regime forfettario, contributi INPS, e la differenza tra prestazione professionale e cessione di diritti d’autore.

Codice ATECO per copywriter e content writer

La scelta del codice ATECO dipende dalla natura prevalente della tua attivita’. Ecco le opzioni principali:

Codice ATECODescrizionePer chi
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieCopywriter prevalentemente pubblicitario, scrittura per advertising, copy per landing page e ads
74.30.00Traduzione e interpretariatoSe fai anche localizzazione, traduzione di testi, adattamento linguistico
90.03.09Altre creazioni artistiche e letterarieContent writer, ghostwriter, creazione di contenuti originali con spiccata componente creativa/letteraria
74.90.99Altre attivita’ professionali, scientifiche e tecnicheConsulenza editoriale, strategia dei contenuti, content strategy

La scelta pratica:

  • Scrivi testi pubblicitari, copy per email marketing, landing page, ads Facebook/Google → 73.11.02
  • Scrivi articoli SEO, blog post, guide per aziende → 73.11.02 o 74.90.99
  • Scrivi libri, romanzi, contenuti creativi → 90.03.09
  • Fai anche traduzioni → 74.30.00

Buona notizia: tutti questi codici hanno coefficiente di redditivita’ 78% nel regime forfettario, quindi la scelta non influenza la tassazione.

Regime forfettario per copywriter 2026

Il regime forfettario e’ la scelta quasi unanime tra i copywriter freelance italiani. Semplice da gestire, fiscalmente conveniente, e con poca burocrazia.

Requisiti 2026

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (nuovo limite da Legge di Bilancio 2025)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone
  • Nessun regime IVA speciale

Tassazione

Paghi un’imposta sostitutiva calcolata su: ricavi x 78% = reddito imponibile. L’aliquota e’:

  • 5% per i primi 5 anni di nuova attivita’
  • 15% dal sesto anno in poi

Esempio — Copywriter con 25.000 euro di ricavi annui:

  • Reddito imponibile forfettario: 25.000 x 78% = 19.500 euro
  • Contributi GS INPS al 26,07%: ~5.084 euro
  • Imponibile imposta: 19.500 – 5.084 = 14.416 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: ~2.162 euro
  • Totale: circa 7.246 euro su 25.000 euro di ricavi

Il tema del diritto d’autore per i copywriter

Questa e’ una delle specificita’ piu’ interessanti per i copywriter. In Italia, alcune categorie di autori hanno un trattamento fiscale speciale quando cedono i diritti d’autore sulle proprie opere.

Cessione diritti d’autore: come funziona nel regime ordinario

Nel regime ordinario (fuori dal forfettario), i redditi derivanti dalla cessione di diritti d’autore hanno un trattamento agevolato: si deduce forfettariamente il 25% delle spese di produzione (percentuale che sale al 40% per autori under 35). Questo significa che paghi IRPEF solo sul 75% (o 60%) del compenso ricevuto per la cessione dei diritti.

Cessione diritti d’autore nel regime forfettario

Nel regime forfettario, questa agevolazione non si applica. Tutti i compensi — sia per la prestazione professionale che per la cessione di diritti — confluiscono nel reddito forfettario e sono tassati allo stesso modo (imposta sostitutiva su 78% dei ricavi).

In pratica, per la maggior parte dei copywriter freelance con redditi sotto gli 85.000 euro, il forfettario rimane conveniente anche senza la deduzione dei diritti d’autore. Ma se sei un autore con royalties significative, potrebbe valere la pena confrontare le due opzioni con un commercialista.

Prestazione professionale vs cessione diritti: quando si differenziano

Per i copywriter, e’ importante distinguere:

  • Prestazione professionale: scrivi un testo su commissione, il cliente diventa proprietario del contenuto. Questa e’ la situazione piu’ comune per articoli SEO, blog post, testi web. Classificata come reddito di lavoro autonomo.
  • Cessione diritti d’autore: crei un’opera tutelata dalla legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) e cedi i diritti di sfruttamento economico. Classificata come redditi diversi o redditi di lavoro autonomo a seconda della continuita’. Applicabile tipicamente a romanzi, opere letterarie originali, sceneggiature.

Per la maggior parte dei testi SEO e contenuti web, si tratta di prestazione professionale (non cessione diritti d’autore in senso stretto), perche’ manca la componente creativa originale protetta dalla legge 633/41.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

I copywriter freelance non hanno un albo professionale e nemmeno una cassa previdenziale dedicata. L’unica opzione e’ la Gestione Separata INPS:

SituazioneAliquota GS INPS 2026
Copywriter freelance puro (nessun altro lavoro dipendente o pensione)26,07%
Copywriter freelance + dipendente o pensionato24%

L’iscrizione va fatta su INPS.it entro 30 giorni dall’apertura della P.IVA. I contributi si versano con il Modello F24 a giugno (saldo anno precedente) e a novembre/dicembre (acconto anno in corso).

Fatturare a un’agenzia: come funziona

Molti copywriter SEO lavorano principalmente con agenzie (web agency, SEO agency, agenzie di comunicazione). Dal punto di vista fiscale, la fattura a un’agenzia italiana funziona esattamente come quella a qualsiasi azienda:

  • Nessuna IVA (sei forfettario)
  • Nessuna ritenuta d’acconto (da indicare in fattura)
  • Marca da bollo se l’importo supera 77,47 euro
  • Fatturazione elettronica obbligatoria (via SDI)

Attenzione: alcune agenzie chiedono ai freelance di applicare la ritenuta d’acconto del 20% pensando che sia sempre dovuta. Nel forfettario non e’ cosi’ — il forfettario e’ esente da ritenuta, e devi comunicarlo all’agenzia con la dicitura in fattura.

Domande frequenti

Posso lavorare come copywriter senza partita IVA?

Se i compensi sono occasionali e non superano i 5.000 euro netti l’anno, puoi emettere ricevute per prestazione occasionale. Se l’attivita’ e’ continuativa o superi quella soglia, la partita IVA e’ obbligatoria.

Ho un contratto di collaborazione con un’agenzia: e’ compatibile col forfettario?

Dipende dalla natura del contratto. Se e’ un contratto di collaborazione a progetto o un contratto di consulenza autonoma, e’ compatibile col forfettario. Se e’ un rapporto di lavoro subordinato (dipendente), il reddito conta ai fini della causa ostativa dei 35.000 euro.

Devo emettere fattura per ogni articolo o posso fare una fattura mensile?

Puoi emettere una fattura mensile riepilogativa che include tutti i lavori consegnati in quel mese. Non c’e’ obbligo di fatturare ogni singolo articolo separatamente. La fattura differita (entro il 15 del mese successivo a quello di consegna) e’ la soluzione piu’ pratica per chi ha molti lavori piccoli.

Conclusione

La partita IVA per copywriter SEO nel 2026 e’ semplice da aprire e conveniente nel regime forfettario. Tassa piatta al 15% (5% i primi anni), no IVA, burocrazia ridotta.

Il tema del diritto d’autore e’ interessante ma per la maggior parte dei content writer quotidiani ha impatto limitato nel forfettario. Se sei un autore con royalties significative, e’ il caso di fare un’analisi comparativa col regime ordinario.

Hai bisogno di aiuto per aprire la P.IVA o fare una simulazione fiscale? Contatta il CAF Centro Fiscale per una consulenza personalizzata.

Leggi anche: Spese Estere con Partita IVA 2026 | Gestione Separata INPS 2026 | Aprire Partita IVA 2026

Luglio 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-10 09:00:002026-06-14 18:38:51Partita IVA Copywriter SEO 2026: ATECO, Regime Forfettario e Diritto d’Autore
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Partita IVA Growth Hacker e Digital Strategist 2026: Guida Fiscale Completa

regime forfettario partita iva

Il growth hacker, il digital strategist e il consulente di marketing digitale sono figure professionali in rapida crescita in Italia. Se sei un freelance in questo settore, probabilmente hai gia’ incontrato la domanda: come mi inquadro fiscalmente?

In questa guida trovi tutto quello che serve per la partita IVA da growth hacker nel 2026: codice ATECO corretto, regime forfettario, contributi INPS, e come differenziarti dal lavoro dipendente agli occhi del Fisco.

Indice dei contenuti

  1. Codice ATECO per Growth Hacker e Digital Strategist
  2. Regime forfettario per growth hacker 2026: come funziona
  3. Contributi INPS Gestione Separata 2026
  4. Consulente vs dipendente: il rischio di requalificazione
  5. Fatturazione: come fatturare come growth hacker
  6. Domande frequenti
  7. Conclusione

Codice ATECO per Growth Hacker e Digital Strategist

Il growth hacker non ha un codice ATECO dedicato — non esiste ancora una categoria specifica per questa professione emergente. Devi scegliere il codice piu’ vicino alla tua attivita’ prevalente:

Codice ATECODescrizioneQuando si usa
70.22.09Altre attivita’ di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionaleSe fai prevalentemente consulenza strategica di marketing e growth
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieSe l’attivita’ prevalente e’ eseguire campagne (paid, email, SEO) piu’ che consulenza strategica
62.01.00Produzione di softwareSe il growth hacking include sviluppo di automation, funnel tecnici, integrazione API

La scelta piu’ comune: molti growth hacker e digital strategist usano 70.22.09 (consulenza gestionale) perche’ l’attivita’ e’ principalmente consulenziale. Tutti e tre i codici citati hanno coefficiente di redditivita’ del 78% nel regime forfettario, quindi la scelta non impatta la tassazione.

Se hai dubbi sul codice piu’ appropriato per la tua specifica attivita’, un CAF o commercialista puo’ aiutarti nella scelta corretta.

Regime forfettario per growth hacker 2026: come funziona

Il regime forfettario e’ quasi universalmente la prima scelta per chi inizia come growth hacker freelance. Ecco le regole aggiornate al 2026.

Requisiti di accesso 2026

  • Ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da lavoro dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (aggiornamento Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone o SRL trasparenti
  • Nessun regime IVA speciale applicabile

La tassazione in pratica

Paghi una imposta sostitutiva su un reddito imponibile calcolato forfettariamente:

  • 5% nei primi 5 anni di attivita’ (nuova attivita’, senza esercizio simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% dal sesto anno in poi

Il reddito imponibile = ricavi x 78% (coefficiente ATECO). Poi si deducono i contributi INPS versati, e sull’importo residuo si applica l’imposta.

Esempio — Growth hacker con 50.000 euro di fatturato:

  • Ricavi: 50.000 euro
  • Reddito imponibile forfettario: 50.000 x 78% = 39.000 euro
  • Contributi GS INPS al 26,07%: circa 10.167 euro
  • Imponibile ai fini imposta: 39.000 – 10.167 = 28.833 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: circa 4.325 euro
  • Totale da versare: circa 14.492 euro su 50.000 euro di ricavi (circa 29% del fatturato)

I valori sono indicativi — per il tuo caso specifico, chiedi una simulazione personalizzata al CAF.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

Non esiste un albo dei growth hacker, quindi non hai una cassa previdenziale dedicata. L’obbligo e’ la Gestione Separata INPS.

SituazioneAliquota 2026
Freelance senza altra copertura previdenziale26,07%
Freelance anche dipendente o pensionato24%

Iscrizione: online su INPS.it, sezione “Gestione Separata — Iscrizione lavoratori autonomi”, entro 30 giorni dall’apertura della P.IVA.

Consulente vs dipendente: il rischio di requalificazione

Un tema delicato per i growth hacker e i consulenti digitali: il rischio di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) o, peggio, di requalificazione in lavoro dipendente da parte dell’INPS o del Fisco.

Questo puo’ accadere se:

  • Hai un unico cliente che assorbe quasi tutto il tuo reddito per un lungo periodo
  • Il cliente stabilisce i tuoi orari o ti richiede presenza fissa in azienda
  • Usi esclusivamente strumenti e risorse del cliente senza autonomia operativa
  • Sei integrato nell’organizzazione del cliente come se fossi un dipendente

Per tutelarti: prevedi contratti di consulenza ben strutturati, lavora con piu’ clienti, emetti fattura regolarmente, e documenta la tua autonomia operativa.

Fatturazione: come fatturare come growth hacker

Nel regime forfettario, le tue fatture:

  • Non applicano IVA (sei esente da IVA in quanto forfettario)
  • Riportano la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”
  • Non subiscono ritenuta d’acconto (da specificare in fattura: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”)
  • Devono avere marca da bollo da 2 euro se superano 77,47 euro di imponibile
  • Devono essere emesse elettronicamente (obbligo dal 2024)

Per clienti UE con P.IVA o clienti extra-UE: le prestazioni di consulenza sono fuori campo IVA in Italia (art. 7-ter DPR 633/72) — la tassazione avviene nel Paese del cliente. Emetti fattura senza IVA.

Domande frequenti

Ho una partita IVA come consulente marketing ma guadagno anche da un lavoro dipendente: posso stare nel forfettario?

Si’, ma con un limite: il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non deve superare 35.000 euro. Se lo superi, sei escluso dal forfettario e passi al regime ordinario.

Posso fatturare come growth hacker e come sviluppatore software con la stessa P.IVA?

Si’, puoi avere una P.IVA con piu’ codici ATECO. Dovrai scegliere il codice prevalente, ma puoi aggiungere codici secondari. Attenzione: nel forfettario il coefficiente di redditivita’ si applica a tutti i ricavi in base al codice principale. Se le attivita’ hanno coefficienti molto diversi, potrebbe convenire valutare soluzioni alternative col commercialista.

Devo aprire una SRL se guadagno molto come growth hacker?

Con ricavi vicini o superiori agli 85.000 euro (limite forfettario), e’ il momento di valutare se conviene una SRL (aliquota IRES al 24% sull’utile) rispetto al regime ordinario (IRPEF fino al 43%). Non c’e’ una soglia magica: dipende da quanto vuoi reinvestire nell’azienda, da quanti collaboratori hai, e dalla tua situazione familiare complessiva. Un CAF o commercialista puo’ fare una simulazione comparativa.

Conclusione

Per un growth hacker freelance nel 2026, la partita IVA in regime forfettario e’ la strada piu’ semplice ed efficiente. Imposta sostitutiva ridotta, burocrazia minima, vantaggio competitivo verso clienti privati (niente IVA in fattura).

I punti da tenere a mente: scegliere il codice ATECO piu’ aderente alla tua attivita’ prevalente, iscriversi alla Gestione Separata INPS, strutturare i contratti di consulenza in modo da evitare il rischio di requalificazione, e monitorare i ricavi per non superare la soglia degli 85.000 euro.

Vuoi una simulazione fiscale personalizzata? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per un preventivo personalizzato senza impegno.

Leggi anche: Doppia Partita IVA 2026 | Gestione Separata INPS 2026 | Aprire Partita IVA 2026: Guida Completa

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 09:00:002026-07-03 07:53:53Partita IVA Growth Hacker e Digital Strategist 2026: Guida Fiscale Completa
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Partita IVA Social Media Manager 2026: Regime Forfettario, ATECO e Contributi

regime forfettario partita iva

Lavori come social media manager freelance e non sai ancora come inquadrare fiscalmente la tua attivita’? Stai cercando il codice ATECO giusto, vuoi capire se il regime forfettario fa al caso tuo, o non sai quanto pagherai di contributi INPS?

Questa guida raccoglie tutto quello che ti serve per la partita IVA da social media manager nel 2026: aprire correttamente, scegliere il regime fiscale migliore, calcolare i contributi e fatturare in modo professionale.

Indice dei contenuti

  1. Codice ATECO per Social Media Manager
  2. Regime forfettario per social media manager 2026
  3. Contributi INPS Gestione Separata 2026
  4. Social media manager: dipendente vs freelance con P.IVA
  5. Spese deducibili per SMM: cosa puoi scaricare
  6. Come aprire la partita IVA da social media manager
  7. Domande frequenti (FAQ)
  8. Conclusione

Codice ATECO per Social Media Manager

Il codice ATECO identifica il tipo di attivita’ economica che svolgi. Per un social media manager freelance, i codici piu’ pertinenti sono:

Codice ATECODescrizioneQuando si usa
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieGestione profili social, advertising, campagne a pagamento (Meta Ads, TikTok Ads)
73.20.00Ricerche di mercato e sondaggi di opinioneSe fai analisi di mercato, social listening, report competitor
74.90.99Altre attivita’ professionali, scientifiche e tecnicheConsulenza strategica social, community management puro

Quale scegliere? Per la maggior parte dei social media manager freelance che gestiscono profili, creano contenuti e curano la comunicazione social di brand, il codice 73.11.02 e’ quello piu’ utilizzato e riconosciuto. Ha coefficiente di redditivita’ 78% nel forfettario.

Se la tua attivita’ e’ molto orientata alla consulenza strategica (non esecuzione operativa), 74.90.99 puo’ essere appropriato — ma anche questo ha coefficiente 78%.

Regime forfettario per social media manager 2026

Il regime forfettario e’ la scelta piu’ diffusa tra i social media manager freelance in Italia. Ecco perche’ conviene e come funziona.

I requisiti per accedere al forfettario nel 2026

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da lavoro dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (limite aggiornato dalla Legge di Bilancio 2025)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone che producono redditi in forma associata
  • Nessun regime IVA speciale

Come si calcola la tassa da pagare

Nel forfettario paghi una imposta sostitutiva (una tassa unica che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali) pari a:

  • 5% se hai iniziato l’attivita’ da meno di 5 anni (e non hai svolto attivita’ simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% negli anni successivi

L’imposta non si calcola sull’intero fatturato, ma su un reddito imponibile forfettario: i tuoi ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditivita’ del tuo codice ATECO. Per il 73.11.02, il coefficiente e’ 78%.

Esempio pratico — SMM con 30.000 euro di fatturato:

VoceCalcoloImporto
Ricavi annui—30.000 euro
Reddito imponibile forfettario30.000 x 78%23.400 euro
Contributi GS INPS (26,07% sul reddito imponibile)23.400 x 26,07%~6.100 euro
Reddito imponibile ai fini imposta (al netto contributi)23.400 – 6.100~17.300 euro
Imposta sostitutiva al 15%17.300 x 15%~2.595 euro
Totale tasse + contributi—~8.695 euro

I dati nella tabella sono approssimativi per motivi didattici — il calcolo esatto dei contributi tiene conto di arrotondamenti e meccanismi specifici. Per un calcolo preciso sulla tua situazione, rivolgiti a un CAF o commercialista.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

Come social media manager con partita IVA, non hai una cassa previdenziale di categoria. Devi iscriverti alla Gestione Separata INPS — la previdenza per lavoratori autonomi senza albo professionale dedicato.

Situazione previdenzialeAliquota GS INPS 2026
SMM freelance senza altra copertura (nessun contratto dipendente, non pensionato)26,07%
SMM freelance che e’ anche dipendente o pensionato24%

Come si versano i contributi? I contributi non si versano mensilmente come nel lavoro dipendente. Si versano in due tranche:

  • Acconto: versato a novembre/dicembre dell’anno in corso (calcolato sull’anno precedente)
  • Saldo: versato a giugno dell’anno successivo, quando presenti il Modello Redditi

L’iscrizione alla Gestione Separata va effettuata online sul sito INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita’.

Social media manager: dipendente vs freelance con P.IVA

Molti SMM si chiedono quando conviene aprire la partita IVA rispetto a cercare un contratto da dipendente. Non c’e’ una risposta univoca, ma alcune considerazioni pratiche:

DipendenteFreelance con P.IVA forfettario
Sicurezza economicaAlta (stipendio fisso)Variabile (dipende dai clienti)
Contributi pensioneA carico datore + lavoratoreTutti a carico tuo (26,07%)
Ferie/malattiaRetribuiteA tue spese
Flessibilita’BassaAlta
Guadagno netto potenzialeLimitato da RALIllimitato (proporzionale ai clienti)
Tassazione su 30.000 euroIRPEF ~23-27% + addizionali~15% imposta sostitutiva

Il forfettario e’ fiscalmente piu’ vantaggioso di un contratto dipendente alla stessa RAL, ma devi considerare i costi nascosti (assenza di ferie pagate, malattia, TFR, contributi tutti a carico tuo).

Spese deducibili per SMM: cosa puoi scaricare

Nel regime forfettario non puoi dedurre le spese reali: abbonamenti Canva Pro, Hootsuite, Buffer, computer, corsi LinkedIn, ecc. sono tutte spese che non abbattono la tua base imponibile. Il meccanismo del coefficiente forfettario (78%) assume gia’ che il 22% dei ricavi sia assorbito dai costi.

Se le tue spese professionali reali sono molto elevate (es. hai assistenti, paghi pubblicita’ per conto dei clienti e poi rifatturi, usi molti tool a pagamento), potrebbe valere la pena valutare il regime ordinario con un commercialista.

Attenzione al budget pubblicitario dei clienti: se paghi Meta Ads o Google Ads per conto dei tuoi clienti e poi li rifatturi, queste somme di solito non sono tue spese ma flussi neutri (anticipazione spese per conto terzi). Va gestito contrattualmente in modo corretto per non gonfiare artificialmente i tuoi ricavi.

Come aprire la partita IVA da social media manager

  1. Scegli il codice ATECO — per la maggior parte degli SMM: 73.11.02
  2. Presenta la dichiarazione di inizio attivita’ — Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online con SPID o di persona). E’ gratuita.
  3. Iscriviti alla Gestione Separata INPS — sul sito INPS, entro 30 giorni dall’apertura
  4. Attiva la fatturazione elettronica — obbligatoria dal 2024 anche per i forfettari. Software come Fatture in Cloud, Aruba Fatturazione, o Invoiceapp
  5. Apri un conto corrente professionale — non obbligatorio ma fortemente consigliato per separare flussi personali e professionali

Non e’ richiesta l’iscrizione ad alcun albo o ordine professionale — il social media manager non e’ una professione ordinistica in Italia.

Domande frequenti (FAQ)

Posso lavorare come SMM senza partita IVA?

Se i tuoi compensi sono sporadici e sotto i 5.000 euro netti nell’anno, puoi usare la ricevuta per prestazione occasionale (senza P.IVA). E’ un’attivita’ non continuativa, senza organizzazione abituale. Se superi quella soglia o lavori con piu’ clienti in modo continuativo, la legge richiede la partita IVA.

Gestisco i budget pubblicitari dei clienti: come li tratto in fattura?

I budget pubblicitari che anticipi per i clienti e poi rifatturi sono normalmente rimborsi spese (anticipazioni per conto terzi) e non dovrebbero essere considerati tuoi ricavi. In pratica: emetti due righe in fattura — la tua fee professionale (con le regole forfettario) e la riga di rimborso spese (esatta, senza margine). E’ importante che il contratto col cliente preveda chiaramente questa struttura. Verifica con il tuo consulente la corretta impostazione.

Ho un cliente che vuole esclusivita’: e’ compatibile col forfettario?

L’esclusivita’ contrattuale non e’ incompatibile con il regime forfettario. L’importante e’ che il tuo rapporto rimanga di lavoro autonomo (non dipendente). Se c’e’ un controllo forte del cliente sui tuoi orari e modalita’ di lavoro, potresti incorrere nella requalificazione del rapporto come lavoro dipendente — con conseguenze fiscali e previdenziali importanti.

Quanto costa un commercialista per il forfettario?

I costi variano molto, ma per un forfettario con poche fatture si va generalmente da 500 a 1.500 euro all’anno per la gestione fiscale completa (Modello Redditi, F24, consulenza). Alcune CAF offrono pacchetti piu’ economici. Contattaci per un preventivo personalizzato.

Conclusione

Aprire la partita IVA come social media manager freelance nel 2026 e’ un processo semplice e conveniente, specialmente con il regime forfettario. Imposta sostitutiva al 15% (5% i primi anni), burocrazia ridotta, nessun obbligo di iscrizione ad albi.

I punti chiave da ricordare: codice ATECO 73.11.02 (o 74.90.99 per consulenza pura), coefficiente 78%, Gestione Separata INPS al 26,07%, soglia forfettario a 85.000 euro. Attenzione alla gestione dei budget pubblicitari dei clienti: devono essere chiaramente separati dalla tua fee professionale.

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Leggi anche: Gestione Separata INPS 2026 | Contributi INPS Ridotti per Forfettari | Doppia Partita IVA 2026

Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 09:00:002026-06-28 00:09:08Partita IVA Social Media Manager 2026: Regime Forfettario, ATECO e Contributi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

“Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie e i miei figli?” È una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta richiede una distinzione importante: avere familiari a carico è una cosa, poter usufruire delle detrazioni IRPEF è un’altra. Il forfettario con familiari a carico si trova in una posizione particolare, perché paga un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF, e questo cambia tutto.

In questa guida 2026 spieghiamo in modo chiaro quando ha senso dichiarare i familiari a carico anche se sei forfettario, quali vantaggi ottieni davvero (e quali no), e come ottimizzare la situazione fiscale di una famiglia in cui uno dei coniugi è in regime forfettario.

Indice dei contenuti

  1. La domanda tipica: forfettario e familiari a carico
  2. Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva
  3. A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario
  4. Esempio pratico: la coppia Marco e Anna
  5. Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026
  6. Figli a carico: assegno unico e detrazioni
  7. Strategia ottimale per coppia con un forfettario
  8. Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria
  9. Assegno unico e ISEE per i forfettari
  10. Errori comuni da evitare
  11. Domande frequenti

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La domanda tipica: forfettario e familiari a carico

“Sono in forfettario, posso portare a carico moglie e figli?” La risposta breve è sì, ma con una distinzione importante. Il forfettario familiari a carico li può dichiarare, ma il significato di “averli a carico” cambia rispetto a un lavoratore dipendente o a una partita IVA in regime ordinario.

Avere un familiare a carico significa due cose ben distinte:

  • Ai fini fiscali (IRPEF): ti permette di detrarre un importo dalla tua imposta sui redditi. Funziona solo se paghi IRPEF.
  • Ai fini extra-fiscali: rileva per ISEE, assegno unico, agevolazioni regionali, bonus famiglia. Funziona indipendentemente dal regime fiscale.

Il forfettario non paga IRPEF, ma un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni se in possesso dei requisiti) o del 15%. Di conseguenza, dichiarare il coniuge o i figli a carico non gli porta alcun risparmio fiscale diretto, ma resta importante per molti altri benefici.

Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva

Per capire perché il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni, bisogna partire dalla natura dell’imposta sostitutiva. Si tratta di una tassa unica che, come dice il nome, sostituisce IRPEF, addizionali regionali, addizionali comunali e IRAP. Si calcola sul reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività dell’attività) ed è un’imposta “piatta”: non ha scaglioni e, soprattutto, non prevede detrazioni.

Le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli sopra i 21 anni, altri familiari conviventi) sono previste dall’articolo 12 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e si applicano esclusivamente all’IRPEF. Lo stesso vale per:

  • Detrazioni da lavoro dipendente o da pensione
  • Detrazioni per oneri (spese sanitarie, mutui, scolastiche, ristrutturazioni)
  • Detrazioni per affitti, premi assicurativi, erogazioni liberali

Tutte queste agevolazioni operano riducendo l’IRPEF dovuta. Se non si paga IRPEF, non c’è nulla da abbattere. Per il forfettario, quindi, dichiarare il coniuge a carico in dichiarazione dei redditi non genera alcun risparmio: l’imposta sostitutiva del 5% o 15% resta esattamente la stessa.

È un tema che genera spesso confusione perché chi proviene da un lavoro dipendente è abituato a “scaricare” il coniuge a carico in busta paga o in 730. Passando al forfettario, questo automatismo viene meno. Non è una penalizzazione, ma una conseguenza diretta del regime semplificato che il forfettario ha scelto.

A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario

Se le detrazioni IRPEF non spettano, ha senso comunque dichiarare moglie, marito o figli a carico? Sì, in moltissimi casi. La dichiarazione di familiare a carico è infatti il presupposto per accedere a numerose prestazioni e agevolazioni che nulla hanno a che vedere con l’IRPEF. Vediamo quali sono le più importanti.

Assegno unico e benefici INPS

L’assegno unico universale per i figli spetta a tutte le famiglie con figli a carico, indipendentemente dal regime fiscale del genitore. I forfettari ne hanno diritto come tutti gli altri. L’importo dipende dall’ISEE familiare: senza ISEE si riceve la quota minima, con ISEE basso si arriva agli importi massimi. Per ottenere l’assegno corretto è essenziale presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) e che i figli siano nello stato di famiglia.

ISEE e prestazioni agevolate

Il calcolo ISEE considera il reddito di tutti i componenti del nucleo familiare. Per il forfettario, il reddito rilevante ai fini ISEE è il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente di redditività), non i ricavi lordi. Avere familiari a carico nel nucleo abbassa l’ISEE pro capite e dà accesso a:

  • Bonus asilo nido
  • Bonus bollette (sociale e idrico)
  • Mensa e trasporto scolastico agevolati
  • Riduzioni rette universitarie
  • Carta acquisti e altre misure di sostegno

Detrazioni dell’altro coniuge non forfettario

Se il forfettario è sposato con un dipendente, un pensionato o un’altra partita IVA in regime ordinario, l’altro coniuge può portare in detrazione il coniuge forfettario a carico (se ne ha i requisiti reddituali). Inoltre, le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo o ristrutturazione sostenute per il forfettario possono essere detratte da chi paga IRPEF, riducendo le tasse della famiglia.

Agevolazioni regionali e comunali

Molte regioni e Comuni offrono bonus famiglia, contributi affitto, riduzioni TARI e altre agevolazioni che richiedono la dichiarazione dei familiari a carico. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la Carta famiglia regionale prevede sconti su servizi pubblici e privati per i nuclei con figli.

Esempio pratico: la coppia Marco e Anna

Per chiarire il funzionamento del forfettario familiari a carico, prendiamo il caso reale di una coppia che si rivolge al nostro CAF di Udine.

Marco, 38 anni, è consulente informatico in regime forfettario con compensi annui di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 67%. Il suo reddito imponibile forfettario è 26.800 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva pari a circa 4.020 euro. Anna, 35 anni, sua moglie, è disoccupata e non percepisce alcun reddito.

Marco si chiede: “Posso portare Anna a carico per pagare meno tasse?”. La risposta è no, non può ottenere alcun risparmio fiscale diretto. Marco paga un’imposta sostitutiva fissa del 15% del suo reddito forfettario, che non si riduce con le detrazioni per coniuge a carico. Sarebbe la stessa cifra anche se fosse single.

Tuttavia, la coppia ha tutto l’interesse a dichiarare Anna nel nucleo familiare e nello stato di famiglia di Marco. Perché?

  • ISEE familiare: il nucleo conta due persone, anziché una. Anche se Marco ha un reddito medio, l’ISEE pro capite si riduce. Questo apre la porta a bonus bollette, eventuale carta acquisti se l’ISEE scende sotto certe soglie.
  • Eventuale assegno unico: se la coppia ha o avrà figli, Anna deve essere nello stato di famiglia per percepire correttamente l’assegno unico.
  • Spese sanitarie di Anna: le visite mediche e i farmaci pagati per Anna potrebbero essere portati in detrazione… ma solo se qualcuno della famiglia paga IRPEF. Nel caso di Marco e Anna, purtroppo, queste spese sono perse fiscalmente, perché lui non ha IRPEF da abbattere.
  • Bonus regionali FVG: per la Carta famiglia o altre agevolazioni regionali, la composizione del nucleo conta.

Ora cambiamo lo scenario: Anna trova lavoro come dipendente con uno stipendio di 22.000 euro lordi annui. La situazione cambia radicalmente. Anna paga IRPEF in busta paga e ha quindi imposta da abbattere. La coppia farà bene a:

  • Intestare ad Anna tutte le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo, di ristrutturazione
  • Far detrarre tutto sul 730 di Anna, recuperando IRPEF
  • Marco non perde nulla, perché comunque non potrebbe scaricare quelle spese

Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026

Per essere considerato fiscalmente a carico, il coniuge non deve superare un determinato limite di reddito. Per il 2026 la soglia resta confermata a 2.840,51 euro lordi annui. Si tratta del reddito complessivo del coniuge: stipendi, pensioni, redditi da fabbricati, redditi diversi.

Per il forfettario familiari a carico, questo limite è un’informazione che rileva soprattutto in due casi:

  • Marco è forfettario, Anna sotto soglia: Anna è fiscalmente a carico. Marco la dichiara, ma non ottiene detrazioni. Conta per ISEE e altre prestazioni.
  • Anna è dipendente, Marco è forfettario: Marco non è “a carico” di Anna fiscalmente, perché il reddito forfettario si conta per intero (e supera 2.840,51 euro). Anna non potrà avere Marco a carico nel proprio 730.

Attenzione: ai fini del calcolo della soglia di 2.840,51 euro, il reddito forfettario rileva integralmente. Anche se Marco paga imposta sostitutiva, il suo reddito imponibile forfettario (es. 26.800 euro) si somma al reddito complessivo della famiglia ai fini del limite. Quindi Marco non può mai essere fiscalmente a carico di Anna se i suoi compensi superano la soglia.

Per il calcolo della Reddito di Riferimento ai fini ISEE (RFC) e per altre prestazioni, valgono regole specifiche che il CAF Centro Fiscale può aiutarti a interpretare correttamente.

Figli a carico: assegno unico e detrazioni

La gestione dei figli a carico per il forfettario familiari a carico dipende dall’età del figlio. Dal 2022 con l’introduzione dell’assegno unico universale, le regole sono state semplificate ma occorre fare attenzione a due fasce di età.

Figli sotto i 21 anni: assegno unico

Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico sono state sostituite dall’assegno unico universale. L’assegno spetta a tutte le famiglie, comprese quelle in cui il genitore è in regime forfettario. L’importo dipende dall’ISEE e dall’età del figlio.

In questa fascia di età, il fatto che Marco sia forfettario non comporta alcuna penalizzazione: l’assegno è uguale a quello che riceverebbe se fosse dipendente con lo stesso reddito imponibile.

Figli sopra i 21 anni: detrazioni

Per i figli con almeno 21 anni di età, l’assegno unico non spetta più (salvo casi specifici di disabilità). Tornano in vigore le detrazioni IRPEF per figli a carico, pari a 950 euro all’anno base, con maggiorazioni se ci sono più figli o condizioni particolari.

Anche queste detrazioni, però, sono utilizzabili solo da chi paga IRPEF. Il forfettario non potrà beneficiarne. Se uno dei due genitori è dipendente o pensionato, conviene attribuire la detrazione al 100% al genitore non forfettario, in modo da massimizzare il risparmio familiare.

Limite di reddito del figlio per essere a carico

Il limite di reddito per considerare un figlio fiscalmente a carico è di 4.000 euro per i figli fino a 24 anni e di 2.840,51 euro per i figli con più di 24 anni. Questi limiti valgono per la dichiarazione di familiare a carico in generale, indipendentemente dal regime fiscale del genitore.

Strategia ottimale per coppia con un forfettario

Quando in una coppia c’è un forfettario e un coniuge che paga IRPEF (dipendente, pensionato, partita IVA in regime ordinario), la strategia fiscale ottimale è chiara: tutte le detrazioni vanno concentrate sul coniuge che ha IRPEF da abbattere. È il principio di base per ottimizzare le tasse della famiglia.

Ecco le regole pratiche da seguire:

Spese sanitarie

Visite specialistiche, farmaci, dentista, occhiali da vista, ticket: tutto andrebbe pagato e fatturato al coniuge non forfettario, che potrà portare in detrazione il 19% della spesa eccedente la franchigia di 129,11 euro. Per i farmaci, conservare gli scontrini parlanti.

Mutuo prima casa

Gli interessi del mutuo prima casa danno diritto a una detrazione del 19% fino a 4.000 euro di interessi. Se il mutuo è cointestato, ciascun coniuge detrae la sua quota. Se il forfettario è cointestatario, perde la sua quota di detrazione, perché non può abbattere imposta sostitutiva. Quando possibile, intestare il mutuo solo al coniuge non forfettario massimizza il risparmio. È una scelta da valutare in fase di acquisto della casa, considerando anche aspetti civilistici e patrimoniali.

Spese scolastiche e universitarie

Mensa, gite, libri, tasse universitarie: pagare con strumenti tracciabili intestati al coniuge non forfettario per detrarre il 19% (con tetti specifici per ordine e grado).

Ristrutturazioni e bonus casa

Bonus ristrutturazione, ecobonus, sismabonus: la fattura va intestata al coniuge che paga IRPEF, e i bonifici devono partire dal suo conto corrente. Se è il forfettario a sostenere la spesa, la detrazione è di fatto persa, salvo cessione del credito o sconto in fattura quando ancora possibili.

Premi assicurativi e previdenza

Premi vita, polizze infortuni, contributi a fondi pensione: vanno intestati e pagati dal coniuge non forfettario per beneficiare delle relative detrazioni e deduzioni.

Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria

Vediamo ora alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento, perché spesso fonte di errori e di domande al CAF.

Coppia con entrambi i coniugi forfettari

Se sia il marito che la moglie sono in regime forfettario, nessuno dei due paga IRPEF. Questo significa che tutte le detrazioni a cui la famiglia avrebbe normalmente diritto (sanitarie, mutuo, scolastiche, mobili, ecc.) sono di fatto perse: non c’è IRPEF da abbattere. È una situazione fiscalmente penalizzante per le famiglie con spese detraibili importanti, e va valutata attentamente prima di decidere il regime fiscale di entrambi i coniugi.

Il vantaggio dell’imposta sostitutiva al 5% o 15% deve essere confrontato con la perdita delle detrazioni: in alcune situazioni, mantenere uno dei due in regime ordinario per “salvare” le detrazioni familiari può convenire. Si tratta di calcoli che richiedono una simulazione personalizzata.

Forfettario con sostituto d’imposta (P.IVA secondaria)

Un caso particolare è quello del lavoratore dipendente che apre una partita IVA forfettaria come attività secondaria (compatibilmente con i limiti previsti dal regime). In questo caso, il contribuente:

  • Sul reddito da lavoro dipendente paga IRPEF normale, con tutte le detrazioni del caso (familiari, lavoro dipendente, oneri)
  • Sul reddito forfettario paga l’imposta sostitutiva, senza detrazioni

In questa situazione, le detrazioni per familiari a carico continuano ad applicarsi sull’IRPEF del lavoro dipendente. La presenza della partita IVA forfettaria non le elimina: continueranno a essere riconosciute in busta paga (o a conguaglio nella CU) e in dichiarazione dei redditi unica.

Forfettario con redditi da locazione o altri redditi

Un altro caso è quello del forfettario che possiede anche un immobile dato in affitto con cedolare secca (anch’essa imposta sostitutiva) o con tassazione ordinaria IRPEF. Solo i redditi soggetti a IRPEF danno diritto a usare le detrazioni. Se l’unico reddito IRPEF è quello da locazione ordinaria, le detrazioni si applicano solo su quella, fino a capienza dell’imposta dovuta.

Assegno unico e ISEE per i forfettari

Uno degli aspetti che più interessa il forfettario familiari a carico con figli è l’assegno unico universale. La regola di base è semplice: i forfettari hanno diritto all’assegno unico esattamente come tutti gli altri lavoratori. Non esistono esclusioni.

L’importo dell’assegno dipende dall’ISEE familiare. Per il 2026, la regola base prevede:

  • Importo massimo: per ISEE fino a circa 17.227 euro
  • Importo decrescente: tra 17.227 euro e circa 45.939 euro
  • Importo minimo: per ISEE oltre la soglia o senza ISEE presentato

Per ottenere l’importo corretto è essenziale presentare la DSU. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste gratuitamente i contribuenti nella presentazione della DSU e nel calcolo ISEE.

Come si calcola il reddito del forfettario nell’ISEE

Ai fini ISEE, il reddito del forfettario è calcolato come ricavi annui per coefficiente di redditività della propria attività ATECO. Non si considerano i ricavi lordi, ma il reddito imponibile forfettario, lo stesso su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Esempio: se Marco fattura 40.000 euro e ha coefficiente 67%, il suo reddito ISEE è 26.800 euro.

A questo si applicano i normali criteri di calcolo ISEE: somma dei redditi del nucleo, sottrazione di franchigie e detrazioni ISEE, divisione per la scala di equivalenza che tiene conto della numerosità del nucleo. Avere il coniuge nello stato di famiglia aumenta la scala di equivalenza e abbassa l’ISEE finale.

Quando conviene presentare l’ISEE

Per i forfettari con figli, presentare l’ISEE conviene praticamente sempre, anche se il reddito sembra alto. Le soglie per beneficiare di assegno unico maggiorato, bonus nido, mensa e altre prestazioni sono spesso più alte di quanto si pensi, e perdere queste agevolazioni per non aver presentato la DSU è un peccato che capita spesso.

Errori comuni da evitare

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrono alcuni errori tipici sul tema forfettario familiari a carico. Vediamo i più frequenti per aiutarti a evitarli.

Errore 1: pensare di “recuperare” le detrazioni perse

Alcuni forfettari pensano che, accumulando detrazioni non utilizzate, le possano “recuperare” su anni successivi o scontare sull’imposta sostitutiva. Non è possibile: le detrazioni IRPEF non utilizzate sono semplicemente perse, non si trasformano in credito spendibile sul forfettario.

Errore 2: intestare al forfettario le spese detraibili

Spesso, per abitudine, il forfettario continua a intestarsi visite mediche, mutuo, polizze. Se il coniuge paga IRPEF, è un errore: intestare al coniuge sbagliato significa perdere la detrazione. Va sempre verificato chi sostiene la spesa e quale documento di pagamento (intestazione bonifico, ricevuta) viene rilasciato.

Errore 3: non presentare ISEE perché “tanto non serve”

Molti forfettari trascurano la DSU pensando che il loro reddito sia troppo alto. In realtà, l’ISEE serve per molte prestazioni con soglie variabili e in alcuni casi anche per assegno unico maggiorato. Non costa nulla presentarla e i benefici possono essere significativi.

Errore 4: confondere “a carico” fiscale e ISEE

“A carico fiscale” (sotto i 2.840,51 euro) e “componente del nucleo familiare ISEE” sono concetti diversi. Una persona può non essere a carico fiscalmente, ma rientrare ugualmente nel nucleo ISEE. Sono due piani normativi distinti che vanno gestiti separatamente.

Errore 5: dimenticare la comunicazione del nucleo a INPS

Per l’assegno unico è fondamentale comunicare correttamente la composizione familiare nella domanda INPS e tenerla aggiornata in caso di nascite, matrimoni, separazioni, morti. Variazioni non comunicate possono comportare riduzioni dell’assegno o richieste di restituzione.

Domande frequenti

Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie?

Sì, puoi dichiararla nello stato di famiglia e ai fini ISEE, ma non ottieni alcuna detrazione IRPEF perché paghi imposta sostitutiva. Avere la moglie a carico, però, ti serve per ISEE, assegno unico, bonus famiglia regionali e altre prestazioni.

Il forfettario paga IRPEF?

No. Il forfettario paga un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni con i requisiti) o del 15% del reddito imponibile forfettario. Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. Le detrazioni IRPEF non si applicano.

Il forfettario può detrarre le spese sanitarie del coniuge?

No, perché non paga IRPEF. Se l’altro coniuge è dipendente o pensionato, è quest’ultimo che dovrebbe sostenere e detrarre quelle spese. Conviene quindi pagare le visite, i farmaci e i ticket con strumenti tracciabili intestati al coniuge che ha IRPEF da abbattere.

I forfettari hanno diritto all’assegno unico?

Sì, esattamente come tutti gli altri lavoratori. L’importo dipende dall’ISEE familiare. Per il calcolo, il reddito del forfettario è quello imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi.

Qual è il limite di reddito per essere coniuge a carico nel 2026?

Il limite è confermato a 2.840,51 euro di reddito complessivo annuo. Per il forfettario rileva il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi. Quindi un forfettario con compensi anche solo di poche migliaia di euro non può essere a carico del coniuge.

Se sia io che mio marito siamo forfettari, perdiamo tutte le detrazioni?

Sì, se nessuno dei due paga IRPEF, tutte le detrazioni a cui avreste diritto sono di fatto perse. È una situazione che va valutata attentamente: in alcuni casi può convenire che uno dei due resti in regime ordinario per non perdere le detrazioni familiari di valore. Una simulazione personalizzata al CAF può chiarire qual è l’opzione fiscalmente più vantaggiosa.

I figli sotto i 21 anni si possono detrarre dal forfettario?

Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF sono state sostituite dall’assegno unico, che spetta a tutti, compresi i forfettari. Per i figli sopra i 21 anni la detrazione IRPEF di 950 euro torna in vigore, ma solo per chi paga IRPEF. Il forfettario non può utilizzarla.

Il forfettario paga IRAP e addizionali regionali?

No. L’imposta sostitutiva del regime forfettario sostituisce anche IRAP, addizionale regionale IRPEF e addizionale comunale IRPEF. È uno dei vantaggi più rilevanti del regime, che compensa in parte la perdita delle detrazioni.

Conviene davvero il forfettario se ho molte spese detraibili in famiglia?

Dipende. Se sei l’unico percettore di reddito della famiglia e hai spese detraibili importanti (mutuo, sanitarie, scolastiche), il regime ordinario potrebbe essere più conveniente complessivamente. Se invece hai un coniuge che paga IRPEF e può “assorbire” le detrazioni, il forfettario resta vantaggioso. È un calcolo da fare caso per caso, idealmente con una simulazione fatta dal commercialista o dal CAF.

Conclusione: il forfettario non perde tutto, ma serve strategia

Il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni IRPEF, perché paga un’imposta sostitutiva. Tuttavia, avere familiari a carico continua a essere fondamentale per ISEE, assegno unico, bonus famiglia, agevolazioni regionali e per consentire all’altro coniuge (se non forfettario) di portare in detrazione le spese sostenute.

La vera differenza la fa la strategia di coppia: se uno dei due paga IRPEF, conviene concentrare su di lui tutte le detrazioni. Se entrambi sono forfettari, occorre valutare con attenzione se i risparmi del 5% o 15% di imposta sostitutiva compensino davvero la perdita delle detrazioni familiari.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenze personalizzate per valutare la situazione fiscale di tutta la famiglia, calcolare l’ISEE, gestire la domanda di assegno unico e ottimizzare la dichiarazione dei redditi del coniuge non forfettario. Contattaci per fissare un appuntamento e fare il punto sulla tua situazione.

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Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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Quadro RR Redditi 2026: chiarimenti su contributi, Gestione separata e Concordato Preventivo

Dichiarazione dei redditi 730

Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026 è la sezione dedicata ai contributi previdenziali INPS che devono versare gli artigiani, i commercianti e i lavoratori iscritti alla Gestione separata. Per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB), ci sono inoltre regole specifiche che cambiano le basi imponibili di calcolo. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: come si compila, quali aliquote si applicano nel 2026, come si calcolano i contributi minimi e massimi, e come il Concordato Preventivo interagisce con il Quadro RR.

Se hai una partita IVA come artigiano o commerciante, o sei un libero professionista iscritto alla Gestione separata INPS, questo articolo fa per te. Leggi anche: Scadenze Fiscali Luglio 2026: Calendario Completo.

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Indice dei contenuti

  1. Che cos’è il Quadro RR del Modello Redditi
  2. Sezione RR1: Contributi Artigiani e Commercianti 2026
  3. Sezione RR2: Contributi Gestione Separata INPS 2026
  4. Sezione RR3: Il Concordato Preventivo Biennale e il Quadro RR
  5. Scadenze di versamento contributi 2026
  6. Deducibilità dei contributi INPS: come abbatte il reddito imponibile
  7. Errori comuni nella compilazione del Quadro RR
  8. Quadro RR e Concordato Preventivo: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2026
  9. Come compilare il Quadro RR: guida pratica passo per passo
  10. Domande frequenti sul Quadro RR Redditi 2026
  11. FAQ: Quadro RR Redditi 2026
  12. Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale per il Modello Redditi 2026

Che cos’è il Quadro RR del Modello Redditi

Il Quadro RR è una sezione del Modello Redditi PF (Persone Fisiche), il modello dichiarativo che sostituisce il 730 per chi ha redditi da lavoro autonomo o d’impresa. Il quadro RR serve a calcolare e dichiarare i contributi previdenziali INPS dovuti da:

  • Artigiani iscritti alla Gestione Artigiani INPS (Sezione RR1)
  • Commercianti iscritti alla Gestione Commercianti INPS (Sezione RR1)
  • Lavoratori autonomi e collaboratori iscritti alla Gestione separata INPS (Sezione RR2)
  • Soggetti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) e devono calcolare i contributi sul reddito concordato (Sezione RR3)

In pratica, nel Quadro RR dichiari quanti contributi devi versare all’INPS in base al tuo reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Non è un quadro opzionale: se sei iscritto all’INPS come artigiano, commerciante o Gestione separata, devi compilarlo obbligatoriamente.

Differenza rispetto al 730: Il 730 è il modello semplificato che usano i lavoratori dipendenti e pensionati. Il Modello Redditi PF è invece per chi ha partita IVA, redditi esteri, partecipazioni in società o situazioni fiscali più articolate. Il Quadro RR esiste solo nel Modello Redditi, non nel 730.

Sezione RR1: Contributi Artigiani e Commercianti 2026

La Sezione RR1 del Quadro RR riguarda gli iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti INPS. Questi contributi finanziano la pensione e le prestazioni previdenziali per chi svolge un’attività artigianale (idraulico, elettricista, falegname, acconciatore, ecc.) o commerciale (negozio, e-commerce, agente di commercio, ecc.).

Aliquote contributive 2026

Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti è pari al 24,48% del reddito d’impresa. Questa percentuale è applicata sia dagli artigiani sia dai commercianti, con lievi differenze di codici INPS ma stessa aliquota base.

CategoriaAliquota 2026Riduzione ForfettariAliquota Netta Forfettari
Artigiani (titolari)24,48%-35%15,91%
Commercianti (titolari)24,48%-35%15,91%
Collaboratori familiari under 2124,48%-35%15,91%
Collaboratori familiari 21+24,48%-35%15,91%

La riduzione del 35% si applica ai titolari in regime forfettario. È una agevolazione molto importante: invece di pagare il 24,48% sul reddito imponibile, i forfettari pagano circa il 15,91%. Questo significa un risparmio contributivo significativo rispetto a chi è in regime ordinario.

Contributo minimo annuo (minimale) 2026

Un concetto fondamentale del Quadro RR è il contributo minimo, detto anche minimale. Si tratta dell’importo minimo che devi versare all’INPS ogni anno, indipendentemente da quanto hai guadagnato. Anche se il tuo reddito è zero, devi comunque pagare il minimale.

Per il 2026, il contributo minimo annuo per artigiani e commercianti è pari a circa 4.200 euro. Questo importo viene rivalutato ogni anno dall’INPS in base all’inflazione (precisamente, in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo).

Come funziona in pratica? Il minimale è calcolato applicando l’aliquota contributiva a un reddito minimale convenzionale stabilito dall’INPS. Se il tuo reddito reale supera questo reddito convenzionale, paghi i contributi sul reddito reale. Se è inferiore, paghi comunque il minimale.

Esempio pratico (Marco, idraulico in regime forfettario):
Marco ha ricavi per 30.000 euro nel 2025. Il coefficiente di redditività del suo codice ATECO è 67%. Il suo reddito imponibile è 30.000 × 67% = 20.100 euro. Con la riduzione del 35%, i contributi INPS si calcolano su 20.100 × 15,91% ≈ 3.198 euro. Poiché questo importo è inferiore al minimale di 4.200 euro, Marco dovrà comunque versare 4.200 euro di contributi minimi.

Contributo massimo (massimale) 2026

Esiste anche un massimale contributivo: una soglia di reddito oltre la quale non si pagano più contributi. Questo tetto è diverso per le Gestioni Artigiani/Commercianti rispetto alla Gestione separata.

Per le Gestioni Artigiani e Commercianti, il massimale di reddito per il 2026 è pari a circa 86.983 euro (primo scaglione) con un’aliquota aggiuntiva dell’1% oltre questa soglia fino al massimale assoluto. Questi valori sono pubblicati ogni anno con circolare INPS.

Sezione RR2: Contributi Gestione Separata INPS 2026

La Gestione separata INPS è la cassa previdenziale dedicata a una vasta platea di lavoratori autonomi che non hanno una cassa professionale propria. Ci rientrano, tra gli altri:

  • Liberi professionisti senza albo o con cassa professionale non obbligatoria (web designer, consulenti, copywriter, fotografi, social media manager)
  • Collaboratori a progetto e lavoratori parasubordinati
  • Amministratori di società e sindaci
  • Venditori a domicilio
  • Dottorandi e assegnisti di ricerca con compensi
  • Alcune categorie di lavoratori autonomi “occasionali” sopra i 5.000 euro annui

La Sezione RR2 del Quadro RR serve a dichiarare e calcolare i contributi dovuti alla Gestione separata.

Aliquote Gestione separata 2026

Le aliquote della Gestione separata dipendono dalla tua situazione previdenziale:

SituazioneAliquota 2026Note
Iscritto solo alla Gestione separata (no altra copertura)26,07%Include base 25% + maternità 0,72% + DIS-COLL 0,35%
Iscritto ad altra cassa previdenziale (es. Cassa Forense, ENPAM)24%Ridotta perché già coperto altrove
Pensionato già in pensione24%Ridotta perché già in godimento pensione

L’aliquota del 26,07% è quella più comune e si applica a chi non ha altra copertura previdenziale. Questa percentuale include:

  • 25% → contributo pensionistico base
  • 0,72% → indennità di maternità/paternità
  • 0,35% → DIS-COLL (indennità di disoccupazione per i collaboratori)

Massimale e minimale Gestione separata 2026

Anche per la Gestione separata esistono soglie minime e massime:

  • Minimale 2026: circa 19.000 euro di reddito (importo indicativo, soggetto a conferma circolare INPS). Attenzione: il minimale per la Gestione separata non funziona come per artigiani/commercianti — non esiste un contributo minimo fisso, ma il reddito minimo per maturare un anno utile ai fini pensionistici
  • Massimale 2026: circa 119.650 euro di reddito. Oltre questa soglia non si versano contributi sulla parte eccedente

Chi paga i contributi alla Gestione separata? La risposta dipende dalla tipologia del rapporto:

  • Collaboratori (co.co.co, co.co.pro): il committente versa i 2/3 del contributo, il lavoratore ne versa solo 1/3 (trattenuto dalla busta paga)
  • Liberi professionisti autonomi: versano il 100% del contributo direttamente tramite F24

Esempio pratico (Sara, graphic designer freelance):
Sara è iscritta alla Gestione separata senza altra copertura previdenziale. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro di compensi. I suoi contributi INPS sono: 28.000 × 26,07% = 7.299,60 euro da versare tramite F24, in sede di dichiarazione (saldo) e acconti (giugno e novembre). Leggi anche: Partita IVA UX UI Designer 2026.

Sezione RR3: Il Concordato Preventivo Biennale e il Quadro RR

Il Concordato Preventivo Biennale (CPB) è uno strumento introdotto dal D.Lgs. 13/2024 che permette a contribuenti con partita IVA — artigiani, commercianti e professionisti — di concordare con il Fisco un reddito predefinito per due anni. In cambio di questa “pace fiscale”, le tasse si pagano sul reddito concordato, indipendentemente da quello effettivo (salvo eventi eccezionali).

Ma come interagisce il CPB con il Quadro RR e i contributi INPS? È qui che molti contribuenti si trovano in difficoltà.

Contributi INPS sul reddito concordato o su quello effettivo?

La regola generale è che i contributi previdenziali INPS si calcolano sul reddito effettivo, non su quello concordato. Questo è un punto cruciale e spesso frainteso.

Tuttavia, il D.Lgs. 13/2024 e le successive istruzioni dell’Agenzia delle Entrate (Provvedimento del 15 giugno 2024 e circolari successive) hanno chiarito che:

  • I contribuenti in CPB possono optare per versare i contributi previdenziali anche sulla parte di reddito concordato che eccede quello effettivo (cosiddetto “adeguamento contributivo volontario”)
  • Questa opzione è vantaggiosa per chi vuole aumentare la propria posizione previdenziale (più contributi = pensione più alta)
  • Chi non esercita l’opzione versa i contributi solo sul reddito effettivo

Attenzione: le istruzioni ufficiali al Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) fornite dall’Agenzia delle Entrate contengono indicazioni specifiche sulla compilazione della Sezione RR3 per i contribuenti CPB. È essenziale fare riferimento a queste istruzioni ufficiali.

Come si compila la Sezione RR3

La Sezione RR3 del Quadro RR è stata introdotta specificamente per i soggetti in CPB. I campi principali da compilare sono:

CampoCosa inserire
RR3, col. 1Reddito concordato comunicato dall’AdE
RR3, col. 2Reddito effettivo dichiarato nell’anno
RR3, col. 3Differenza (se positiva: reddito concordato > effettivo)
RR3, col. 4Contributi calcolati sul differenziale (opzionale)
RR3, col. 5Indicazione dell’opzione per il versamento aggiuntivo

Esempio pratico (Luigi, commerciante in CPB):
Luigi ha concordato con il Fisco un reddito di 45.000 euro per il biennio 2024-2025. Il suo reddito effettivo 2025 è stato invece di 38.000 euro. Nel Quadro RR, Luigi:

  • Inserisce 45.000 euro nel campo del reddito concordato (RR3, col. 1)
  • Inserisce 38.000 euro come reddito effettivo (RR3, col. 2)
  • Il differenziale è 7.000 euro (RR3, col. 3)
  • Se vuole versare contributi aggiuntivi, indica l’opzione e calcola i contributi su 7.000 euro aggiuntivi
  • Se non vuole l’opzione, i contributi si calcolano solo sui 38.000 euro effettivi

Scadenze di versamento contributi 2026

I contributi emergenti dal Quadro RR si versano tramite il modello F24, nelle stesse scadenze del saldo IRPEF. Ecco il calendario per il 2026 (anno di imposta 2025):

ScadenzaCosa si versaNote
30 giugno 2026Saldo contributi 2025 + 1° acconto 2026 (40%)Con eventuale maggiorazione 0,40% se si paga entro il 31 luglio
30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione interessi 0,40%Solo per chi non riesce a pagare entro il 30 giugno
30 novembre 20262° acconto contributi 2026 (60%)Non prorogabile di norma

I codici tributo F24 per la Gestione separata sono principalmente:

  • 1840 → Contributi Gestione separata (saldo/acconto)
  • 1841 → Contributi Gestione separata (2° acconto)

Per gli artigiani e commercianti, i codici tributo INPS sono comunicati direttamente dall’INPS con i modelli di pagamento precompilati (MAV) inviati a casa.

Consulta anche il nostro articolo sulle Scadenze Fiscali Luglio 2026 per non dimenticare nessuna data importante.

Deducibilità dei contributi INPS: come abbatte il reddito imponibile

Un aspetto molto importante dei contributi INPS dichiarati nel Quadro RR è la loro deducibilità fiscale. I contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito complessivo, riducendo così la base imponibile IRPEF.

Regime ordinario: deducibilità integrale

Per chi è in regime ordinario (non forfettario), i contributi INPS versati sono interamente deducibili dal reddito complessivo. Questo significa che riducono la base su cui si calcola l’IRPEF. Se hai versato 5.000 euro di contributi, il tuo reddito imponibile scende di 5.000 euro, con un risparmio fiscale pari all’aliquota marginale IRPEF applicata (23%, 35% o 43%).

Regime forfettario: deducibilità parziale (quota forfettaria)

Per i forfettari la situazione è diversa. I contributi INPS sono deducibili dal reddito lordo, ma il calcolo avviene in modo specifico:

  • Si calcola il reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività)
  • Da questo si sottraggono i contributi previdenziali versati
  • Sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le nuove attività nei primi 5 anni)

Quindi i contributi INPS abbassano anche l’imposta sostitutiva del forfettario, non solo l’IRPEF. È un doppio vantaggio: meno contributi rispetto all’ordinario (riduzione 35%) e deducibilità dall’imposta sostitutiva.

Esempio: Giulia è forfettaria, agente di commercio. Ricavi 2025: 50.000 euro. Coefficiente di redditività: 62%. Reddito lordo: 31.000 euro. Contributi INPS versati (con riduzione 35%): circa 4.200 euro (minimale). Reddito netto imponibile: 31.000 – 4.200 = 26.800 euro. Imposta sostitutiva 15%: 26.800 × 15% = 4.020 euro.

Errori comuni nella compilazione del Quadro RR

Ecco gli errori più frequenti che i contribuenti commettono nel compilare il Quadro RR, e come evitarli:

1. Confondere Sezione RR1 e RR2

Artigiani e commercianti compilano la Sezione RR1. I professionisti e collaboratori iscritti alla Gestione separata compilano la Sezione RR2. Non si compilano entrambe, salvo casi particolari (es. chi è contemporaneamente artigiano e ha anche collaborazioni).

2. Dimenticare i contributi versati durante l’anno

I contributi versati come acconti durante l’anno (a giugno e novembre) devono essere riportati nel Quadro RR per il calcolo del saldo. Se dimentichi di inserirli, rischi di pagare più del dovuto o di generare un rimborso non richiesto.

3. Non applicare la riduzione del 35% per i forfettari

I titolari in regime forfettario hanno diritto alla riduzione del 35% sui contributi INPS. È un vantaggio automatico ma bisogna barrare l’apposita casella nel Quadro RR e calcolare correttamente il contributo ridotto.

4. Sbagliare la base imponibile per la Gestione separata

Per la Gestione separata, la base imponibile è il reddito netto di lavoro autonomo (compensi al netto delle spese documentate), non i compensi lordi. Un errore frequente è applicare l’aliquota ai compensi lordi, pagando contributi in eccesso.

5. Omettere la Sezione RR3 per i contribuenti CPB

Chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale deve compilare la Sezione RR3. Omettere questa sezione costituisce un errore nella dichiarazione che può essere oggetto di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Quadro RR e Concordato Preventivo: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2026

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato diverse circolari e provvedimenti per chiarire l’interazione tra il CPB e il Quadro RR. I chiarimenti principali riguardano:

Reddito concordato e base imponibile contributiva

Come già anticipato, la base imponibile per i contributi INPS resta il reddito effettivo, non quello concordato. Il CPB opera principalmente sul versante fiscale (tasse), non su quello previdenziale. Tuttavia, come spiegato, esiste la possibilità di versare contributi aggiuntivi sul differenziale (opzione volontaria).

Cause di cessazione del CPB e impatto sul Quadro RR

Il CPB decade in caso di eventi eccezionali: fallimento, cessazione dell’attività, modifiche significative dell’attività. In questi casi, il Quadro RR dovrà essere compilato considerando il reddito effettivo per intero, senza riferimento al reddito concordato. È necessario in questi casi verificare se spettano rimborsi sui contributi eventualmente versati in eccesso.

Forfettari e CPB

I contribuenti in regime forfettario nel 2024 potevano aderire al CPB solo con caratteristiche specifiche previste dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Per il biennio 2025-2026, le condizioni di accesso al CPB e i relativi obblighi dichiarativi nel Quadro RR sono stabiliti dalle istruzioni al Modello Redditi PF 2026, che si consiglia di consultare direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Come compilare il Quadro RR: guida pratica passo per passo

Vediamo un riepilogo pratico su come procedere alla compilazione del Quadro RR del Modello Redditi PF 2026:

Step 1: Identifica la sezione corretta

Verifica a quale gestione INPS sei iscritto:

  • Artigiano o commerciante → Sezione RR1
  • Lavoratore autonomo/collaboratore → Sezione RR2
  • Aderente al CPB → Sezione RR3 (in aggiunta alle precedenti)

Step 2: Calcola il reddito imponibile

Il reddito da inserire nel Quadro RR proviene da altri quadri del Modello Redditi:

  • Per artigiani/commercianti → reddito d’impresa dal Quadro RF o RG o LM (se forfettari)
  • Per Gestione separata → reddito da lavoro autonomo dal Quadro RE

Step 3: Applica l’aliquota corretta

Usa l’aliquota appropriata:

  • Artigiani/commercianti regime ordinario: 24,48%
  • Artigiani/commercianti in forfettario: 24,48% ridotto del 35% → circa 15,91%
  • Gestione separata senza altra copertura: 26,07%
  • Gestione separata con altra copertura o pensionati: 24%

Step 4: Verifica il minimale

Se i contributi calcolati risultano inferiori al minimale annuo (circa 4.200 euro per artigiani/commercianti nel 2026), si versa comunque il minimale.

Step 5: Sottrai i contributi già versati

Dal totale dei contributi dovuti, sottrai gli acconti già versati durante l’anno. Il risultato è il saldo da versare entro il 30 giugno 2026 (con possibile proroga al 31 luglio con maggiorazione).

Domande frequenti sul Quadro RR Redditi 2026

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FAQ: Quadro RR Redditi 2026

Il Quadro RR è obbligatorio per tutti?
No. È obbligatorio solo per chi è iscritto alle Gestioni Artigiani, Commercianti o alla Gestione separata INPS. Chi versa contributi solo a una cassa professionale (INPDAP, ENPAM, Cassa Forense, ecc.) non compila il Quadro RR.

Se ho aderito al CPB devo compilare la Sezione RR3?
Sì, è obbligatoria se hai aderito al Concordato Preventivo Biennale per il periodo d’imposta 2025.

Qual è la scadenza per versare i contributi del Quadro RR?
La scadenza ordinaria è il 30 giugno 2026 (saldo 2025 + 1° acconto 2026). Con proroga (e maggiorazione 0,40%) al 30 luglio 2026. Il 2° acconto va invece versato entro il 30 novembre 2026.

I forfettari hanno la riduzione del 35% anche sui contributi della Gestione separata?
No. La riduzione del 35% si applica solo agli artigiani e commercianti in regime forfettario iscritti alle rispettive gestioni INPS. I forfettari iscritti alla Gestione separata versano l’aliquota piena (26,07% o 24% secondo la propria situazione).

Posso rateizzare i contributi emergenti dal Quadro RR?
Sì, è possibile rateizzare in un massimo di 6 rate mensili, a partire dalla scadenza di giugno. La rateizzazione comporta l’applicazione di interessi legali sulle rate successive alla prima.

Cosa succede se non compilo il Quadro RR?
L’omessa compilazione del Quadro RR costituisce un errore nella dichiarazione. L’INPS può emettere avvisi di addebito per i contributi non versati, con sanzioni e interessi. È sempre consigliabile rivolgersi a un CAF o a un professionista abilitato per la compilazione corretta.

Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale per il Modello Redditi 2026

La compilazione del Modello Redditi PF, e in particolare del Quadro RR, richiede una conoscenza approfondita della normativa previdenziale e fiscale in continua evoluzione. Errori nella dichiarazione possono portare a pagamenti in eccesso o a sanzioni dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

  • Compilazione del Modello Redditi PF (compresi tutti i quadri, incluso RR)
  • Calcolo corretto dei contributi INPS per artigiani, commercianti e Gestione separata
  • Gestione del Concordato Preventivo Biennale (Sezione RR3)
  • Verifica delle scadenze e dei codici tributo F24
  • Consulenza sul regime forfettario e sulla convenienza del CPB

Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B. Puoi contattarci al 0432 1638640 oppure su WhatsApp al 366 6018121. Consulta anche il nostro articolo sul Trattamento integrativo 2026 e sugli Investimenti strumentali nel regime forfettario 2026.

Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 08:23:482026-06-28 00:15:49Quadro RR Redditi 2026: chiarimenti su contributi, Gestione separata e Concordato Preventivo
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA UX UI Designer 2026: Regime Forfettario, ATECO e Come Fatturare

regime forfettario partita iva

Sei un UX designer, UI designer o web designer freelance e stai valutando di aprire la partita IVA? Oppure hai gia’ una partita IVA ma non sei sicuro di avere il codice ATECO giusto o di pagare i contributi corretti?

In questa guida trovi tutto quello che devi sapere sulla partita IVA per UX e UI designer nel 2026: codice ATECO, regime forfettario, contributi INPS, come fatturare ai clienti italiani ed esteri.

Partita IVA UX UI Designer: quale codice ATECO scegliere?

Il codice ATECO e’ il codice che identifica la tua attivita’ economica. Per i designer freelance esistono due codici principali, e la scelta dipende da cosa fai concretamente:

Codice ATECODescrizioneQuando si usa
74.10.21Attivita’ di disegno grafico e comunicazione visiva (esclusi web designer)Design grafico, identita’ visiva, branding, illustrazione
62.01.00Produzione di software non connessa all’editoriaDesign di interfacce digitali (UI/UX per app e software), prototipazione
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieSe fai anche advertising o marketing digitale con il design

La scelta pratica per un UX/UI designer: se il tuo lavoro principale e’ la progettazione di interfacce digitali (app, siti web, software), il codice 62.01.00 e’ spesso piu’ adatto. Se ti occupi prevalentemente di design grafico visivo e comunicazione, opta per 74.10.21.

Attenzione: il codice ATECO influisce sul coefficiente di redditivita’ nel regime forfettario (vedi sotto). Entrambi i codici citati hanno coefficiente 78%, quindi ai fini fiscali il risultato e’ lo stesso.

Regime forfettario per UX UI designer: conviene?

Il regime forfettario e’ il regime fiscale agevolato piu’ diffuso tra i freelance in Italia. Ecco i punti chiave per i designer:

Requisiti per accedere al forfettario

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente
  • Non avere una partecipazione in societa’ di persone o SRL trasparenti
  • Non aver percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (soglia elevata dalla Legge di Bilancio 2025)
  • Non applicare regimi speciali IVA

Come funziona la tassazione forfettaria per un designer

Nel regime forfettario non paghi IRPEF ordinaria (con aliquote progressive dal 23% al 43%). Paghi invece una imposta sostitutiva unica — cioe’ una tassa piatta che sostituisce tutte le altre. L’aliquota e’:

  • 5% per i primi 5 anni di attivita’ (se non hai svolto attivita’ simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% dalla sesta annualita’ in poi

Ma su quale importo si calcola questa imposta? Non sull’incasso lordo, ma su un reddito imponibile calcolato forfettariamente. Per i designer (codice 74.10.21 o 62.01.00), il coefficiente di redditivita’ e’ 78%.

Esempio pratico — Designer con 40.000 euro di fatturato annuo:

  • Ricavi: 40.000 euro
  • Reddito imponibile forfettario (40.000 x 78%): 31.200 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: 4.680 euro
  • Contributi INPS Gestione Separata al 26,07%: circa 8.134 euro (calcolati sul reddito imponibile al netto dei contributi stessi — calcolo iterativo)
  • Carico fiscale-previdenziale totale: circa 12.800 euro su 40.000 euro di ricavi

I dati sopra sono esempi semplificati. Il calcolo esatto dei contributi INPS e’ leggermente diverso perche’ i contributi si deducono dal reddito imponibile prima del calcolo dell’imposta. Per un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale.

Contributi INPS per designer freelance: Gestione Separata

Come designer freelance con partita IVA, sei obbligato a iscriverti alla Gestione Separata INPS — la cassa previdenziale per lavoratori autonomi senza una cassa professionale dedicata.

Aliquote Gestione Separata 2026

SituazioneAliquota
Designer freelance senza altra copertura previdenziale26,07%
Designer che e’ anche dipendente o pensionato24%

I contributi si calcolano sul reddito imponibile forfettario (cioe’ i tuoi ricavi moltiplicati per il coefficiente 78%). Non si calcolano sull’incasso lordo.

Quando si pagano? I contributi INPS si versano in acconto (novembre/dicembre dell’anno in corso, con il Modello Redditi) e a saldo (giugno dell’anno successivo). Se sei nel forfettario, si trovano nel quadro LM del Modello Redditi PF.

Come fatturare: clienti italiani, UE ed extra-UE

La fatturazione e’ uno degli aspetti pratici piu’ importanti per un designer freelance, specialmente se lavori con clienti di altri Paesi.

Fattura a cliente italiano privato o azienda

Nel regime forfettario non applichi IVA. La fattura deve riportare la dicitura obbligatoria:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”

Se la fattura supera 77,47 euro di imponibile, devi applicare una marca da bollo da 2 euro (in formato digitale per fatturazione elettronica).

I forfettari non subiscono ritenuta d’acconto: se il cliente e’ una societa’ o professionista che normalmente trattiene il 20% del compenso, tu puoi indicare in fattura: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”.

Fattura a cliente UE con partita IVA (B2B)

Quando fatturi a un’azienda o professionista con partita IVA in un Paese UE (es. un’agenzia tedesca o una startup francese), le tue prestazioni di design rientrano nella regola generale dei servizi B2B art. 7-ter DPR 633/72: l’operazione e’ fuori campo IVA in Italia (la tassazione avviene nel Paese del cliente con il meccanismo del reverse charge).

In pratica: emetti fattura senza IVA e indichi “Operazione fuori campo IVA art. 7-ter DPR 633/72”. Non devi iscriverti al VIES (registro IVA UE) se sei nel forfettario, ma e’ consigliato verificare con il tuo consulente perche’ ci sono sfumature operative.

Fattura a cliente extra-UE (es. startup USA)

Analogamente, le prestazioni di design verso clienti extra-UE con sede all’estero sono fuori campo IVA in Italia (art. 7-ter). Emetti la fattura senza IVA. L’importo che ricevi e’ il tuo ricavo lordo che va dichiarato nel Modello Redditi.

Spese deducibili per un designer freelance

Questa e’ una delle domande piu’ frequenti: nel regime forfettario posso dedurre le spese?

La risposta e’: no, non puoi dedurre le spese reali. Questo e’ il compromesso del forfettario. Il legislatore ha gia’ calcolato in modo forfettario che il tuo reddito netto e’ il 78% dei ricavi, includendo implicitamente le spese. Quindi non puoi aggiungere ulteriori deduzioni per software Adobe, laptop, corsi di formazione, abbonamenti Figma, ecc.

Tuttavia, se le tue spese effettive sono molto elevate (superiori al 22% dei ricavi), potrebbe valere la pena valutare il regime ordinario, dove deduci le spese reali e paghi IRPEF sulle tariffe progressive. Un CAF o commercialista puo’ farti una simulazione comparativa.

Diritto d’autore e partita IVA: come funziona per il design

Un tema delicato per i designer: alcune opere di design possono essere protette dal diritto d’autore (L. 633/1941). Se cedi i diritti di sfruttamento economico di un’opera, il compenso per la cessione potrebbe avere un trattamento fiscale diverso dalla normale prestazione professionale.

Per i forfettari, pero’, questa distinzione e’ meno rilevante dal punto di vista pratico: tutti i compensi (prestazione + eventuale cessione diritti) confluiscono nel reddito forfettario e vengono tassati con la stessa imposta sostitutiva. Non c’e’ la deduzione forfettaria del 25% sulle cessioni diritti d’autore che si applica invece ai lavoratori autonomi in regime ordinario.

Se ritieni che la cessione di diritti d’autore sia una parte significativa del tuo reddito e vuoi capire se conviene strutturare diversamente i contratti, ti consigliamo un colloquio con un esperto.

Come aprire la partita IVA da designer: i passi pratici

Aprire la partita IVA e’ piu’ semplice di quanto pensi. Ecco i passaggi:

  1. Scegli il codice ATECO — in base a cosa fai (vedi tabella sopra)
  2. Compila il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online o di persona) con i dati: codice ATECO, regime fiscale scelto (forfettario), data inizio attivita’
  3. Iscriviti alla Gestione Separata INPS — entro 30 giorni dall’inizio attivita’
  4. Attiva la fatturazione elettronica — obbligatoria dal 2024 anche per i forfettari con un software (Fatture in Cloud, Aruba, ecc.)

Non serve iscriversi a un albo professionale per fare il designer freelance (non e’ una professione ordinistica). Non servono autorizzazioni speciali. La semplicita’ burocratica e’ uno dei vantaggi di questa professione.

Designer freelance: forfettario o regime ordinario?

Il forfettario conviene quasi sempre a chi inizia e ha ricavi fino a circa 40-50.000 euro. Sopra quella soglia (e con spese professionali significative), il regime ordinario puo’ diventare competitivo.

FattoreForfettarioRegime ordinario
Tassazione5% o 15% su 78% ricaviIRPEF 23%-43% su utile netto
Spese deducibiliNO (forfettarie incluse)SI (spese reali documentate)
IVANON si applica (vantaggio competitivo con privati)Si applica e si versa all’erario
AdempimentiSemplificatiPiu’ complessi
Limite ricaviMax 85.000 euro/annoNessun limite

Domande frequenti (FAQ)

Posso lavorare sia come dipendente che come designer freelance?

Si’, e’ possibile avere contemporaneamente un contratto di lavoro dipendente e la partita IVA come designer freelance. Attenzione pero’: se il tuo reddito da lavoro dipendente supera 35.000 euro nell’anno precedente, non puoi accedere al regime forfettario. Faresti il regime ordinario.

Devo aprire la partita IVA se ho poche commesse?

Se i tuoi compensi da attivita’ di design sono occasionali e non superano i 5.000 euro netti nell’anno, puoi usare la ricevuta per prestazione occasionale (senza partita IVA). Sopra quella soglia — o se l’attivita’ e’ continuativa anche con importi bassi — e’ obbligatoria la partita IVA.

Quanto costa aprire e mantenere la partita IVA?

L’apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate e’ gratuita. I costi sono quelli di un eventuale commercialista o CAF per la gestione annuale (dichiarazione, F24 contributi, ecc.). Nel forfettario i costi di gestione sono contenuti grazie alla semplificazione degli adempimenti.

I clienti esteri mi fanno firmare contratti con royalties o flat fee: come li dichiaro?

Nel forfettario, qualunque sia la struttura del compenso (flat fee, royalty, retainer mensile), quello che conta e’ il totale incassato nell’anno. Tutti i compensi concorrono al limite di 85.000 euro e vengono tassati allo stesso modo. La struttura contrattuale non cambia il trattamento fiscale nel forfettario.

Posso dedurre la formazione (corsi, workshop, certificazioni)?

Nel regime forfettario no — le spese reali non sono deducibili. Nel regime ordinario si, entro certi limiti (al 100% se strettamente inerenti all’attivita’). Se investi molto in formazione, valuta col tuo consulente se il regime ordinario ti conviene di piu’.

Conclusione: aprire la partita IVA da designer nel 2026

Per un UX/UI designer freelance, il regime forfettario nel 2026 e’ quasi sempre la scelta ottimale quando si inizia o si ha un fatturato sotto gli 85.000 euro. Paghi un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% i primi 5 anni), gestisci meno burocrazia, e non applichi l’IVA ai tuoi clienti — un vantaggio concreto quando lavori con privati o micro-imprese.

I punti da non dimenticare: scegliere il codice ATECO corretto, iscriversi alla Gestione Separata INPS entro 30 giorni, attivare la fatturazione elettronica, e tenere traccia di tutti gli incassi durante l’anno per non sforare il limite di 85.000 euro.

Hai dubbi sul regime piu’ conveniente per la tua situazione specifica? Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per freelance e partite IVA. Contattaci per un preventivo personalizzato.

Leggi anche: Regime Forfettario e Operazioni con l’Estero: Guida Completa | Gestione Separata INPS 2026: Guida Completa | Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere?

Giugno 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-16 09:00:002026-06-14 18:38:36Partita IVA UX UI Designer 2026: Regime Forfettario, ATECO e Come Fatturare
PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Codice RF19 nel 730 2026: Regime Forfettario e Compilazione Dichiarazione

Indice dei contenuti

  1. Cos’e il codice RF19 e quando si usa
  2. RF19 nel Modello Redditi PF 2026: dove indicarlo
  3. Regime forfettario: riepilogo regole 2026
  4. Compilazione del quadro LM per i forfettari
  5. Differenza tra RF19 e altri codici regime
  6. Errori comuni nella compilazione
  7. Domande frequenti

Il codice RF19 identifica il regime forfettario all’interno della dichiarazione dei redditi. Se hai una partita IVA in regime forfettario e devi compilare il Modello Redditi PF 2026, è fondamentale sapere dove e come indicare questo codice per evitare errori che potrebbero rallentare la tua pratica fiscale.

In questa guida pratica ti spieghiamo cos’è il codice RF19, in quale sezione del modello va inserito, come si compila il quadro LM e quali sono le differenze con gli altri codici regime. Se hai dubbi o vuoi essere sicuro di compilare tutto correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti passo dopo passo.

Cos’è il codice RF19 e quando si usa

Il codice RF19 è il codice che l’Agenzia delle Entrate assegna al regime forfettario (disciplinato dalla Legge 190/2014, commi 54-89). Serve a comunicare al Fisco che il contribuente applica il regime agevolato forfettario, distinguendolo da tutti gli altri regimi fiscali disponibili per le partite IVA.

In termini semplici, quando compili la tua dichiarazione dei redditi e indichi RF19, stai dicendo: “Io applico il regime forfettario e quindi pago l’imposta sostitutiva anziché l’IRPEF ordinaria”. Questo codice va indicato nel Modello Redditi Persone Fisiche (non nel 730, che è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati).

Il RF19 regime forfettario si utilizza ogni anno al momento della dichiarazione dei redditi, nel frontespizio del Modello Redditi PF, nella casella dedicata al “regime contabile”. È un passaggio obbligatorio per tutti i contribuenti forfettari.

RF19 nel Modello Redditi PF 2026: dove indicarlo

Nel Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025), il codice RF19 va inserito in due punti principali:

  • Frontespizio – nella sezione “Tipo di dichiarazione”, alla casella relativa al regime contabile adottato. Qui si indica RF19 per comunicare che si aderisce al regime forfettario.
  • Quadro LM – è la sezione specifica dedicata ai redditi dei contribuenti in regime forfettario e di vantaggio. Qui si dichiarano ricavi, si applica il coefficiente di redditività e si calcola l’imposta sostitutiva.

È importante ricordare che i contribuenti in regime forfettario non compilano il modello 730. Chi ha solo redditi da attività forfettaria utilizza esclusivamente il Modello Redditi PF. Se invece hai anche redditi da lavoro dipendente o pensione, puoi presentare sia il 730 precompilato per quei redditi sia il Modello Redditi PF per la parte forfettaria.

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Regime forfettario: riepilogo regole 2026

Prima di approfondire la compilazione, ecco un riepilogo delle regole del regime forfettario valide per il 2026. Conoscerle è essenziale per capire se puoi utilizzare il codice RF19 nella tua dichiarazione.

Il regime forfettario 2026 prevede un limite di ricavi di 85.000 euro annui. Questo significa che, se nell’anno precedente hai incassato compensi o ricavi entro questa soglia, puoi continuare ad applicare il regime agevolato. Il coefficiente di redditività varia in base al tuo codice ATECO: ad esempio, per i professionisti è del 78%, per il commercio al dettaglio del 40%.

L’imposta sostitutiva è pari al 15% del reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente, meno i contributi previdenziali versati). Per chi avvia una nuova attività, l’aliquota scende al 5% per i primi 5 anni, a condizione di non aver esercitato attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti.

Chi supera la soglia di 85.000 euro ma resta sotto i 100.000 euro esce dal forfettario dall’anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro nel corso dell’anno, il passaggio al regime ordinario è immediato, con obbligo di applicare l’IVA sulle operazioni effettuate dopo il superamento. Per approfondire i limiti del forfettario e la non proporzionalità, consulta la nostra guida dedicata.

Compilazione del quadro LM per i forfettari

Il quadro LM è il cuore della dichiarazione per chi utilizza il codice RF19 regime forfettario. Ecco come si struttura la compilazione:

Sezione I – Reddito dei contribuenti in regime di vantaggio: questa parte è riservata ai contribuenti che applicano ancora il vecchio regime di vantaggio (codice RF12). Se sei in regime forfettario, passa direttamente alla Sezione II.

Sezione II – Regime forfettario (righi da LM22 a LM27): qui dichiari i tuoi dati. Al rigo LM22 indichi il codice attività ATECO e i ricavi/compensi percepiti nell’anno. Al rigo LM34 si calcola il reddito lordo applicando il coefficiente di redditività. Al rigo LM35 sottrai i contributi previdenziali versati (INPS gestione separata, casse professionali). Al rigo LM37 si determina il reddito netto.

Sezione III – Imposta sostitutiva (righi LM38-LM42): si calcola l’imposta al 15% (o 5% per le nuove attività) sul reddito netto. Si sottraggono eventuali acconti già versati e si determina il saldo da pagare o il credito.

La compilazione del quadro LM richiede attenzione, soprattutto nell’applicazione del coefficiente di redditività corretto e nel calcolo dei contributi deducibili. Il CAF Centro Fiscale verifica ogni passaggio per garantire la correttezza della dichiarazione.

Differenza tra RF19 e altri codici regime fiscale

Il codice RF19 non è l’unico codice regime disponibile. L’Agenzia delle Entrate ne prevede diversi, ciascuno corrispondente a un regime contabile specifico. Conoscere le differenze è utile per evitare di indicare il codice sbagliato nel Modello Redditi PF.

Ecco i principali codici a confronto:

  • RF01 – Regime ordinario: contabilità ordinaria con registrazione di tutte le operazioni. Obbligatorio per società di capitali e per chi supera determinati limiti di ricavi.
  • RF02 – Regime semplificato: contabilità semplificata per imprese minori. Prevede la registrazione dei soli ricavi e costi, senza bilancio. Disponibile per imprese con ricavi fino a 500.000 euro (servizi) o 800.000 euro (altre attività).
  • RF12 – Regime di vantaggio (ex minimi): il vecchio regime dei contribuenti minimi, oggi non più accessibile ai nuovi aderenti ma ancora valido per chi vi era già dentro.
  • RF19 – Regime forfettario: il regime agevolato attualmente in vigore per partite IVA con ricavi fino a 85.000 euro. Prevede imposta sostitutiva al 15% (o 5%), esenzione IVA e semplificazioni contabili.

La differenza principale è che con RF19 paghi un’imposta sostitutiva fissa, non emetti IVA in fattura e non sei soggetto a ritenuta d’acconto. Con RF01 e RF02 invece sei nel sistema IRPEF ordinario, con aliquote progressive e obbligo IVA. Se hai dubbi su quale codice applicare, il CAF Centro Fiscale può verificare la tua situazione.

Errori comuni nella compilazione con codice RF19

Compilare la dichiarazione dei redditi con il codice RF19 può sembrare semplice, ma ci sono alcuni errori frequenti che è bene evitare:

  • Indicare RF19 nel 730: il modello 730 non prevede la sezione per i redditi forfettari. Se sei forfettario, devi usare il Modello Redditi PF. Se hai anche redditi da dipendente, presenti entrambi i modelli.
  • Coefficiente di redditività errato: ogni codice ATECO ha un coefficiente diverso. Applicare quello sbagliato altera il reddito imponibile e l’imposta dovuta.
  • Dimenticare i contributi deducibili: i contributi previdenziali versati nell’anno vanno sottratti dal reddito lordo nel quadro LM. Dimenticarli significa pagare più tasse del dovuto.
  • Non verificare i requisiti di accesso: indicare RF19 senza averne diritto (ad esempio perché si è superata la soglia di 85.000 euro) può comportare sanzioni e accertamenti.
  • Confondere RF19 con RF12: il codice RF12 riguarda il vecchio regime dei minimi, diverso dal forfettario. Usare il codice sbagliato genera incongruenze nella dichiarazione.

Per evitare questi errori, è consigliabile affidarsi a professionisti esperti. Il CAF Centro Fiscale di Udine compila la tua dichiarazione verificando ogni dato, dal codice regime al calcolo dell’imposta.

Domande frequenti sul codice RF19 e regime forfettario

Il codice RF19 va indicato nel modello 730?

No. Il modello 730 è destinato a lavoratori dipendenti e pensionati. Chi ha una partita IVA in regime forfettario deve utilizzare il Modello Redditi PF, dove indica il codice RF19 nel frontespizio e compila il quadro LM.

Cosa succede se indico il codice regime sbagliato?

Indicare un codice errato (ad esempio RF01 invece di RF19) genera una dichiarazione incoerente. L’Agenzia delle Entrate potrebbe richiedere chiarimenti o applicare sanzioni. È possibile correggere l’errore presentando una dichiarazione integrativa con l’assistenza del CAF.

RF19 e fatturazione elettronica: c’è un collegamento?

Sì. Dal 2024 anche i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica. Nella fattura il codice regime fiscale è RF19, che identifica il forfettario anche nel Sistema di Interscambio (SdI).

Posso passare da RF19 a RF01 durante l’anno?

Il passaggio avviene automaticamente se superi i 100.000 euro di ricavi in corso d’anno. In quel caso il regime ordinario (RF01) si applica immediatamente. Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, il passaggio avviene dall’anno successivo.

Dove trovo il codice RF19 nel cassetto fiscale?

Il codice RF19 è visibile nelle dichiarazioni precedenti archiviate e nelle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate relative alla tua partita IVA. Per verificare il tuo regime, rivolgiti al CAF Centro Fiscale che può controllare la tua posizione fiscale.

Conclusione

Il codice RF19 è un elemento fondamentale per chi opera in regime forfettario: va indicato correttamente nel Modello Redditi PF 2026 e determina la compilazione del quadro LM con il calcolo dell’imposta sostitutiva al 15% o 5%. Conoscere le differenze con gli altri codici (RF01, RF02, RF12) e evitare gli errori più comuni ti permette di gestire la tua dichiarazione dei redditi senza problemi.

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi con il regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Avvocato Forfettario 2026: Guida Completa su ATECO 69.10.10, Cassa Forense e Contributi

regime forfettario partita iva

Sei un avvocato che sta valutando di aprire la partita IVA o di passare al regime forfettario nel 2026? Questa guida risponde in modo esauriente a tutte le domande pratiche: codice ATECO corretto, contributi Cassa Forense, calcolo delle tasse con la flat tax al 15%, obblighi di fatturazione elettronica e le situazioni in cui il forfettario non conviene. Dati aggiornati all’anno fiscale 2026.

Indice dei contenuti

  • Avvocato forfettario nel 2026: conviene davvero?
  • Requisiti del regime forfettario per avvocati
  • Codice ATECO 69.10.10: attivita’ legale
  • Come aprire la partita IVA da avvocato: procedura passo per passo
  • Cassa Forense e contributi nel regime forfettario
  • Calcolo tasse avvocato forfettario: flat tax e imposta sostitutiva
  • Fatturazione elettronica per avvocato forfettario
  • Quando conviene il forfettario e quando no
  • Domande frequenti (FAQ)

Avvocato forfettario nel 2026: conviene davvero?

La domanda che riceve CAF Centro Fiscale piu’ spesso dagli avvocati giovani o con volume d’affari ancora limitato e’: vale la pena scegliere il regime forfettario rispetto a quello ordinario? La risposta non e’ universale, ma ci sono elementi oggettivi che rendono il forfettario molto attraente per la categoria forense nel 2026.

Il vantaggio piu’ evidente e’ la flat tax al 15% (o al 5% per i primi 5 anni di nuova attivita’) applicata al reddito imponibile, invece delle aliquote IRPEF progressive che partono dal 23% e arrivano al 43%. Per un avvocato con compensi annui di 40.000 euro, la differenza fiscale puo’ valere migliaia di euro ogni anno. Si sommano poi la semplificazione contabile (niente IVA da gestire, niente ritenute d’acconto da subire), l’esonero dall’IRAP e la possibilita’ di ridurre i contributi INPS Gestione Separata del 35%.

Il limite principale resta il tetto di 85.000 euro di compensi annui: superato questo importo (o 100.000 euro in corso d’anno, con uscita immediata), si deve passare al regime ordinario con IVA e contabilita’ completa. Per molti avvocati che esercitano come liberi professionisti alle prime armi, questo limite non e’ un problema concreto.

Requisiti del regime forfettario per avvocati nel 2026

Per accedere al regime forfettario (L. 190/2014, art. 1, commi 54-89) un avvocato deve rispettare nel 2026 questi requisiti e non incorrere in nessuna delle cause ostative:

  • Compensi annui non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente (il superamento comporta l’uscita l’anno successivo; se si superano i 100.000 euro in corso d’anno, si esce immediatamente con ricalcolo IVA).
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone, associazioni o SRL con controllo diretto se l’attivita’ svolta e’ riconducibile a quella della partita IVA.
  • Spese per lavoro accessorio e dipendenti non superiori a 20.000 euro lordi annui (limite ridotto da 30.000 a 20.000 dalla Legge di Bilancio 2025, in vigore dal 2025).
  • Redditi da lavoro dipendente o assimilati non superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (causa ostativa: se si e’ anche dipendenti o pensionati con reddito oltre questa soglia, non si puo’ accedere al forfettario). La soglia era 30.000 euro fino al 2024, elevata a 35.000 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024 art. 1 c. 12).
  • Non applicabile a chi ha optato per il regime ordinario nei tre anni precedenti (vincolo triennale di permanenza).

Nota importante per gli avvocati che svolgono anche attivita’ di docenza o consulenza per enti pubblici: i compensi da lavoro dipendente (anche a tempo determinato o co.co.co.) si sommano per verificare il limite dei 35.000 euro.

Codice ATECO 69.10.10: attivita’ legale dell’avvocato

Il codice ATECO corretto per l’avvocato che esercita la libera professione e’ il 69.10.10 – Attivita’ degli studi legali. Questo codice identifica l’esercizio della professione forense, sia in forma individuale (studio legale monoprofessionale) sia come associato in uno studio legale associato.

DatoValore
Codice ATECO69.10.10
DescrizioneAttivita’ degli studi legali
Sezione ATECOM – Attivita’ professionali, scientifiche e tecniche
Cassa previdenzialeCassa Forense (CASSA FORENSE)
Coefficiente di redditivita’ forfettario78%
Contributi previdenzialiCassa Forense (NON INPS Gestione Separata)

Il coefficiente di redditivita’ del 78% e’ quello applicato alle attivita’ professionali, scientifiche e tecniche nel regime forfettario (L. 190/2014, Allegato 4, che raggruppa in questa categoria anche medici, commercialisti, psicologi, architetti e altri professionisti). Questo coefficiente e’ fondamentale per il calcolo del reddito imponibile: se un avvocato forfettario incassa 50.000 euro di compensi in un anno, il suo reddito imponibile e’ 50.000 x 78% = 39.000 euro, sul quale si calcola la flat tax al 15% (5.850 euro di imposta) o al 5% (1.950 euro nei primi 5 anni).

Attenzione al codice ATECO per la mediazione o la consulenza legale generica: se l’avvocato svolge anche attivita’ di mediatore civile o consulente (non strettamente forense), potrebbe essere necessario un secondo codice ATECO. Nel regime forfettario e’ possibile avere piu’ codici ATECO, ma si usa il coefficiente di redditivita’ relativo all’attivita’ prevalente (per compensi). Vedi anche: come gestire piu’ codici ATECO nel forfettario 2026.

Come aprire la partita IVA da avvocato: procedura passo per passo

Aprire la partita IVA da avvocato forfettario e’ un’operazione che si puo’ completare in pochi giorni. Ecco il percorso completo:

1. Iscrizione all’Albo degli Avvocati

Prima di aprire la partita IVA, l’avvocato deve essere iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (COA) della propria circoscrizione. L’iscrizione all’Albo e’ requisito indispensabile per esercitare la professione forense e per iscriversi a Cassa Forense. Senza iscrizione all’Albo, il COA segnala la mancata iscrizione alla previdenza forense.

2. Apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate

La partita IVA si apre presentando il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite i servizi telematici, in presenza o tramite intermediario abilitato). Nel modello si inserisce:

  • Codice ATECO: 69.10.10
  • Regime fiscale: regime forfettario (codice RF19 in fatturazione elettronica)
  • Data inizio attivita’
  • Comune e indirizzo dello studio legale

L’apertura online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate e’ gratuita e il numero di partita IVA viene assegnato immediatamente.

3. Iscrizione a Cassa Forense

Contestualmente all’apertura della partita IVA (o entro 30 giorni), l’avvocato deve iscriversi a Cassa Forense (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense). L’iscrizione avviene online sul sito istituzionale cassaforense.it. Non c’e’ una soglia minima di reddito per l’obbligo di iscrizione: qualsiasi avvocato iscritto all’Albo che esercita la professione e’ obbligato ad iscriversi a Cassa Forense.

Attenzione: a differenza di altri liberi professionisti non coperti da una cassa privata (ad esempio molti consulenti), gli avvocati non versano i contributi all’INPS Gestione Separata ma esclusivamente a Cassa Forense. Questa distinzione e’ fondamentale per calcolare correttamente gli oneri previdenziali nel forfettario.

4. Comunicazione all’Ordine degli Avvocati

Alcuni COA richiedono la comunicazione dell’apertura della partita IVA per aggiornare i registri dell’Ordine. E’ buona pratica verificare con il proprio Ordine locale le formalita’ specifiche.

Cassa Forense e contributi nel regime forfettario 2026

La gestione previdenziale e’ il capitolo piu’ complesso per l’avvocato forfettario, perche’ Cassa Forense ha regole proprie, indipendenti dal regime fiscale scelto.

Struttura dei contributi Cassa Forense

Cassa Forense prevede due tipologie di contributo obbligatorio per tutti gli iscritti:

  • Contributo soggettivo: 16% del reddito professionale netto (dichiarato ai fini dell’IRPEF). L’aliquota e’ stata elevata al 16% nel 2024 (era il 15% in precedenza).
  • Contributo integrativo: 4% del volume d’affari IVA (fatturato lordo). Nel regime forfettario non si applica l’IVA, ma il contributo integrativo del 4% si calcola comunque sui compensi lordi incassati, perche’ il volume d’affari ai fini Cassa Forense e’ il corrispettivo del servizio prestato.
  • Contributo minimo 2026: circa 2.875 euro (valore indicativo; Cassa Forense pubblica i minimi aggiornati ogni anno nelle circolari). Il contributo minimo si deve versare indipendentemente dal reddito effettivo, anche se si e’ avuta pochissima attivita’.

Esiste anche una riduzione per i giovani avvocati iscritti per i primi anni: Cassa Forense prevede agevolazioni contributive per i neoiscritti all’Albo (di solito nei primi 6 anni). Le percentuali variano e vanno verificate direttamente sul sito cassaforense.it al momento dell’iscrizione.

La riduzione del 35% INPS non si applica agli avvocati

Uno dei vantaggi del regime forfettario per i professionisti iscritti all’INPS Gestione Separata (ad esempio molti consulenti, ingegneri non iscritti a Inarcassa, ecc.) e’ la possibilita’ di ridurre i contributi del 35%. Questa riduzione NON si applica agli avvocati iscritti a Cassa Forense: Cassa Forense e’ una cassa privata con regole autonome e non prevede la riduzione forfettaria del 35% riservata ai contribuenti INPS. E’ un punto di attenzione cruciale che spesso viene trascurato nella pianificazione fiscale degli avvocati forfettari.

Deducibilita’ dei contributi Cassa Forense

I contributi versati a Cassa Forense sono interamente deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi, indipendentemente dal regime fiscale. Anche l’avvocato forfettario deduce i contributi Cassa Forense, ma in modo specifico: la deduzione avviene nel quadro LM (Modello Redditi PF), abbattendo il reddito imponibile su cui si calcola la flat tax. E’ un vantaggio reale che riduce il carico fiscale complessivo.

Scadenze versamento contributi Cassa Forense 2026

I contributi si versano in due rate:

  • Prima rata (acconto): di solito entro il 31 maggio (o data comunicata da Cassa Forense)
  • Seconda rata (saldo + contributo integrativo): di solito entro il 31 ottobre / 30 novembre (variabile: verificare il portale Cassa Forense)

Le scadenze esatte vengono comunicate annualmente da Cassa Forense tramite circolari e sul portale myForense. E’ obbligatorio presentare ogni anno la comunicazione reddituale (Dichiarazione Reddituale Annuale) al portale Cassa Forense, anche se il reddito e’ zero o minimo.

Calcolo tasse avvocato forfettario 2026: flat tax e imposta sostitutiva

Vediamo un esempio pratico con numeri reali per capire esattamente quanto paga di tasse un avvocato forfettario nel 2026.

Esempio: avvocato forfettario con 40.000 euro di compensi

VoceImportoCome si calcola
Compensi lordi incassati40.000 euroFatture emesse e incassate nell’anno
Coefficiente di redditivita’78%Categoria professioni intellettuali
Reddito imponibile lordo31.200 euro40.000 x 78%
Contributi Cassa Forense (soggettivo 16%)4.992 euro31.200 x 16%
Contributi Cassa Forense (integrativo 4%)1.600 euro40.000 x 4%
Reddito imponibile netto (dopo deduzione contributi)26.208 euro31.200 – 4.992 euro
Imposta sostitutiva al 15%3.931 euro26.208 x 15%
Totale tasse + contributi~10.523 euro3.931 + 4.992 + 1.600

Nota: i valori sopra sono indicativi e non includono eventuali addizionali locali o altri oneri specifici. Il contributo integrativo al 4% e’ tecnicamente a carico del cliente (ribaltato in fattura), ma molti avvocati forfettari lo assorbono nel compenso per semplificare la fatturazione.

Se invece si tratta di una nuova attivita’ (primi 5 anni), l’aliquota sostitutiva scende al 5%: l’imposta sull’esempio sopra sarebbe di soli 1.310 euro, con un risparmio di quasi 2.621 euro rispetto all’aliquota standard.

Confronto forfettario vs. regime ordinario per lo stesso avvocato

Con 40.000 euro di compensi in regime ordinario (aliquote IRPEF 2026):

  • IRPEF lorda su circa 35.000 euro di reddito netto (dopo costi e contributi): circa 9.370 euro (23% sui primi 28.000 + 35% sulla parte eccedente)
  • Contributi Cassa Forense: circa 6.592 euro (simili, ma senza riduzione forfettaria)
  • Costi di commercialista e tenuta contabilita’ IVA: 1.000-3.000 euro/anno
  • Totale: significativamente superiore al forfettario

Il forfettario e’ quasi sempre vantaggioso sotto gli 85.000 euro di compensi per avvocati con pochi costi deducibili (affitto studio, materiale, etc.) che nel regime ordinario abbatterebbero il reddito. Se l’avvocato ha invece spese elevate (collaboratori, affitti costosi, attrezzatura), il regime ordinario potrebbe essere piu’ conveniente perche’ nel forfettario le spese reali non sono deducibili, ma solo il coefficiente standard del 78%.

Per un’analisi personalizzata sulla convenienza specifica della tua situazione, ti invitiamo a consultare un esperto. Puoi anche leggere la nostra guida approfondita: quando la tassazione ordinaria conviene rispetto all’imposta sostitutiva.

Fatturazione elettronica per avvocato forfettario nel 2026

Dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia. Anche l’avvocato forfettario deve emettere le fatture tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate in formato XML FatturaPA v1.2.2.

Elementi obbligatori della fattura avvocato forfettario

  • Codice natura IVA: N2.2 (operazioni non soggette IVA per regime forfettario)
  • Regime fiscale: RF19 (regime forfettario)
  • Dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”
  • Richiesta di non applicare la ritenuta d’acconto: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014” (solo quando il cliente e’ sostituto d’imposta)
  • Marca da bollo virtuale da 2 euro: obbligatoria se il compenso supera 77,47 euro (importo imponibile escluse eventuali spese anticipate)

Il contributo integrativo Cassa Forense del 4%: deve essere indicato in fattura come voce separata (ribaltamento contributo previdenziale integrativo). Molti avvocati forfettari scelgono di includerlo nel compenso per semplificare, ma e’ prassi corretta indicarlo separatamente per trasparenza verso il cliente.

Per la scelta del software di fatturazione, puoi confrontare le soluzioni disponibili sul mercato: Aruba Fattura Elettronica costi 2026 oppure Facile Fattura Elettronica recensione 2026 per trovare la soluzione piu’ adatta alle tue esigenze.

Quando il regime forfettario conviene all’avvocato (e quando no)

Il forfettario NON conviene nei seguenti casi specifici per l’avvocato:

  • Compensi vicini o superiori agli 85.000 euro: gestire l’uscita dal forfettario con ricalcolo IVA e’ oneroso.
  • Molte spese reali deducibili: affitto di uno studio costoso in centro citta’, collaboratori, informatica e attrezzatura. Nel forfettario si deduce solo il 22% (100% – 78%) dei compensi a titolo forfettario: se le spese reali superano il 22% dei compensi, il regime ordinario e’ piu’ conveniente.
  • Clienti prevalentemente aziende: le imprese hanno bisogno di detrarre l’IVA. Se lavori quasi solo con clienti B2B, addebitare il contributo integrativo Cassa Forense del 4% al posto dell’IVA ordinaria potrebbe essere meno vantaggioso per il cliente e ridurre la tua competitivita’.
  • Redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro: causa ostativa.
  • Partecipazione in studi legali associati o SRL: causa ostativa in certi casi.

Il forfettario conviene invece per:

  • Avvocati alle prime armi con compensi crescenti ma ancora entro 85.000 euro.
  • Avvocati con clientela prevalentemente privata (famiglie, persone fisiche).
  • Avvocati con poche spese di studio (lavoro da casa, senza dipendenti).
  • Avvocati che vogliono semplificare la gestione fiscale senza tenere una contabilita’ analitica delle spese.

Domande frequenti (FAQ) – Avvocato e Regime Forfettario 2026

Un avvocato forfettario paga l’IVA?

No. Il regime forfettario esenta dall’applicazione e dal versamento dell’IVA. Le fatture emesse non riportano l’IVA e il professionista non effettua liquidazioni periodiche ne’ versamenti IVA. Deve pero’ indicare il codice natura N2.2 e la dicitura esplicativa obbligatoria.

Un avvocato forfettario deve versare i contributi INPS?

No, gli avvocati iscritti a Cassa Forense non versano contributi all’INPS Gestione Separata. Cassa Forense e’ la loro cassa previdenziale esclusiva. Questo significa anche che non si applica la riduzione del 35% dei contributi INPS prevista per i forfettari iscritti alla Gestione Separata o artigiani/commercianti.

Qual e’ il coefficiente di redditivita’ per l’avvocato forfettario?

Il coefficiente e’ 78% per le attivita’ professionali, scientifiche e tecniche (categoria che include avvocati, commercialisti, medici, psicologi, architetti e altri). Significa che il 22% dei compensi e’ forfettariamente considerato come spese, e il 78% e’ il reddito imponibile su cui si calcola la flat tax.

Un avvocato forfettario puo’ avere collaboratori di studio?

Si, ma con il limite di 20.000 euro lordi annui di spese per lavoro accessorio, dipendenti, collaboratori e prestazioni di lavoro (soglia 2025-2026, ridotta da 30.000 dalla Legge di Bilancio 2025). Se si supera questo limite, si perde il diritto al regime forfettario dall’anno successivo.

L’avvocato forfettario deve emettere fattura elettronica?

Si, dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari, inclusi gli avvocati. Non ci sono piu’ esoneri per soglia. Le fatture vanno trasmesse tramite SDI in formato XML.

Quanto paga di tasse un avvocato forfettario con 30.000 euro di compensi?

Con 30.000 euro di compensi: reddito imponibile = 23.400 euro (30.000 x 78%); contributi soggettivi Cassa Forense = 3.744 euro (16%); reddito imponibile netto = 19.656 euro; imposta sostitutiva al 15% = 2.948 euro. Totale tasse + contributi: circa 8.292 euro. Con l’aliquota startup al 5% (nuova attivita’) l’imposta scende a circa 983 euro, per un totale di circa 5.327 euro.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


Hai bisogno di assistenza per aprire la tua partita IVA da avvocato?

Aprire la partita IVA, scegliere il regime fiscale giusto e gestire i contributi Cassa Forense sono decisioni importanti che impattano su anni di attivita’ professionale. Il team di CAF Centro Fiscale e’ a tua disposizione per una consulenza personalizzata e per aiutarti a calcolare la convenienza del regime forfettario sulla base del tuo profilo specifico. Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno: i nostri consulenti fiscali ti risponderanno nel piu’ breve tempo possibile.

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Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 08:40:152026-08-26 08:41:31Partita IVA Avvocato Forfettario 2026: Guida Completa su ATECO 69.10.10, Cassa Forense e Contributi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Content Creator e Influencer 2026: YouTuber, TikToker, Brand Deal

regime forfettario partita iva

Fai contenuti su YouTube, TikTok, Instagram o un blog? Hai iniziato a guadagnare con sponsorizzazioni, affiliate marketing, AdSense o brand partnership e non sai come gestire il lato fiscale?

Questo articolo e’ la guida completa sulla partita IVA per content creator nel 2026: quando e’ obbligatoria, quale codice ATECO usare, come si tassa il reddito da YouTube o TikTok, e come fatturare correttamente alle aziende per le sponsorizzazioni.

Quando un content creator deve aprire la partita IVA

La risposta dipende da quanto guadagni e dalla continuita’ dell’attivita’:

  • Sotto i 5.000 euro netti l’anno, attivita’ occasionale: puoi usare la ricevuta per prestazione occasionale, senza P.IVA. Ma questo richiede che l’attivita’ non sia continuativa e organizzata.
  • Sopra i 5.000 euro netti l’anno, oppure attivita’ continuativa: la partita IVA diventa obbligatoria, anche se guadagni meno di 5.000 euro ma pubblichi regolarmente e in modo organizzato.
  • Redditi da AdSense YouTube o TikTok (piattaforme estere): anche questi concorrono al calcolo. Se la somma di tutti i proventi da contenuti supera la soglia, serve P.IVA.

La tendenza dell’Agenzia delle Entrate e’ quella di considerare l’attivita’ di content creation come abituale (e quindi con obbligo P.IVA) quando c’e’ una programmazione regolare, un canale con follower, e guadagni anche modesti ma costanti.

Codice ATECO per content creator e influencer

Non esiste (ancora) un codice ATECO ufficiale per “content creator” o “influencer”. I codici piu’ usati sono:

Codice ATECODescrizionePer chi
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieInfluencer, content creator che fa prevalentemente collaborazioni commerciali, sponsorizzazioni, branded content
90.03.09Altre creazioni artistiche e letterarieCreator con forte componente artistica/creativa (video artisitici, fotografi, musicisti, artisti digitali)
59.11.00Produzione di film, video e programmi televisiviYoutuber con canale video strutturato come produzione professionale

La scelta piu’ diffusa: la maggior parte dei content creator sceglie 73.11.02 perche’ la parte prevalente del guadagno viene da sponsorizzazioni e collaborazioni pubblicitarie. Il coefficiente di redditivita’ nel forfettario e’ 78%.

Come si tassano i guadagni da YouTube, TikTok e piattaforme estere

Hai una partita IVA italiana e ricevi pagamenti da YouTube (Google LLC, USA) o TikTok (ByteDance, Cina)? Ecco come funziona:

Guadagni AdSense YouTube

YouTube paga tramite Google AdSense. Se hai P.IVA italiana in regime forfettario:

  • Devi inserire la tua partita IVA nelle impostazioni AdSense (sezione “Pagamenti → Profilo pagamenti”)
  • Google non applica la ritenuta alla fonte USA se fornisci il codice fiscale/P.IVA italiana tramite il modulo W-8BEN-E (o W-8BEN per persona fisica)
  • I pagamenti da AdSense sono fuori campo IVA in Italia (art. 7-ter, servizi a committente UE o extra-UE) — non emetti fattura a Google, il pagamento e’ automatico da AdSense
  • Dichiari i proventi nel Modello Redditi PF, quadro LM (forfettario) come ricavi da attivita’ professionale

Guadagni TikTok Creator Fund / TikTok LIVE

I pagamenti TikTok seguono un meccanismo simile. Inserisci la P.IVA nella sezione Creator Center. I proventi vengono dichiarati come ricavi da attivita’ professionale nel forfettario.

Monitoraggio fiscale conti esteri

Se utilizzi conti PayPal esteri o conti bancari esteri per ricevere i pagamenti dalle piattaforme, potresti avere obblighi di monitoraggio fiscale (quadro W del Modello Redditi PF). Verifica con il tuo consulente se i saldi superano le soglie di segnalazione.

Come fatturare le sponsorizzazioni e brand deal

Le collaborazioni pagate con brand italiani (post sponsorizzati, reel con tag #adv, video YouTube con menzione prodotto) si fatturano come normale prestazione professionale in regime forfettario:

  • Nessuna IVA (regime forfettario)
  • Dicitura in fattura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”
  • Nessuna ritenuta d’acconto (da specificare): “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”
  • Marca da bollo 2 euro se l’importo supera 77,47 euro

Brand deal con aziende estere UE o extra-UE: se l’azienda committente e’ in un altro Paese, la prestazione e’ fuori campo IVA art. 7-ter. Non applichi IVA e non applichi la dicitura forfettario sull’IVA (perche’ comunque non ci sarebbe IVA). Inserisci la dici tura “operazione fuori campo IVA art. 7-ter DPR 633/72”.

Affiliate marketing e commissioni: come si dichiarano

Le commissioni da affiliate marketing (es. Amazon Associates, Booking, Awin, ShareASale) sono proventi da attivita’ professionale e vanno dichiarati nel forfettario. Di solito le piattaforme di affiliate versano automaticamente, senza che tu emetta fattura. I proventi vengono comunque dichiarati nel quadro LM.

Anche i proventi da link affiliati, codici sconto sponsorizzati e link acquisto prodotti vanno tutti sommati ai ricavi forfettari. Non dimenticate di tenere traccia di tutti i pagamenti ricevuti durante l’anno, anche quelli piccoli.

Regime forfettario per content creator: i numeri

  • Soglia ricavi per rimanere nel forfettario: 85.000 euro/anno
  • Se sei anche dipendente: reddito dipendente anno precedente max 35.000 euro
  • Aliquota imposta sostitutiva: 5% i primi 5 anni, poi 15%
  • Coefficiente redditivita’ (ATECO 73.11.02): 78%
  • Contributi GS INPS (senza altra copertura): 26,07% sul reddito imponibile

Esempio — Content creator con 20.000 euro di ricavi totali (AdSense + sponsor + affiliate):

  • Reddito imponibile forfettario: 20.000 x 78% = 15.600 euro
  • Contributi GS INPS al 26,07%: ~4.067 euro
  • Imponibile imposta: 15.600 – 4.067 = 11.533 euro
  • Imposta sostitutiva 5% (se nei primi 5 anni): ~577 euro
  • Imposta sostitutiva 15% (dopo 5 anni): ~1.730 euro
  • Totale (dopo 5 anni): circa 5.797 euro su 20.000 euro di ricavi

Domande frequenti

Ricevo prodotti gratis dagli sponsor: devo dichiararli?

Se ricevi prodotti in cambio di una recensione o post (barter/gifting), tecnicamente hai ricevuto un compenso in natura. Se il valore dei prodotti e’ significativo e c’e’ un obbligo contrattuale a pubblicare, si tratta di reddito imponibile da valutare con il commercialista. Per prodotti di piccolo valore e senza contratti formali, la prassi e’ generalmente piu’ tollerante, ma il quadro normativo resta ambiguo.

Posso usare la soglia dei 5.000 euro anche per le collaborazioni con brand?

La soglia dei 5.000 euro per la prestazione occasionale si applica se l’attivita’ e’ genuinamente occasionale (non strutturata, non ripetuta). Se hai un canale attivo con sponsorizzazioni regolari, non si puo’ sostenere che sia un’attivita’ occasionale. L’obbligo di P.IVA scatta con l’abitualita’, non solo con l’importo.

Differenza tra content creator e influencer marketing: cambia qualcosa fiscalmente?

No, fiscalmente la distinzione tra “content creator” e “influencer” non esiste. Entrambi rientrano nella stessa categoria di lavoratori autonomi che producono contenuti e ottengono compensi da terzi (piattaforme o brand). Il trattamento fiscale e’ identico.

Questo articolo si differenzia da quello sugli influencer: quali sono le differenze?

Abbiamo anche una guida specifica su Influencer e Partita IVA 2026 che approfondisce gli aspetti legali e pubblicitari (obbligo hashtag #adv, codice di autodisciplina). Questa guida si focalizza invece sugli aspetti operativi: codici ATECO, calcolo tasse, piattaforme estere, affiliate marketing.

Conclusione

Fare il content creator con partita IVA nel 2026 e’ piu’ semplice di quanto sembri. Il regime forfettario copre la stragrande maggioranza dei creator italiani con ricavi sotto gli 85.000 euro. La tassazione e’ contenuta (5-15% su una base ridotta), e la burocrazia e’ minima.

I punti fondamentali: tieni traccia di TUTTI i proventi (AdSense, sponsor, affiliate, gifting monetizzabile), apri la P.IVA non appena l’attivita’ diventa continuativa, iscriviti alla Gestione Separata INPS, e compila correttamente il Modello Redditi (quadro LM).

Vuoi capire come ottimizzare la tua situazione fiscale come creator? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata senza impegno.

Leggi anche: Influencer e Partita IVA: Guida Fiscale 2026 | NFT e Tasse 2026 | Esigibilita’ IVA nel Forfettario 2026

Luglio 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-16 09:00:002026-06-14 18:38:54Partita IVA Content Creator e Influencer 2026: YouTuber, TikToker, Brand Deal
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Partita IVA Copywriter SEO 2026: ATECO, Regime Forfettario e Diritto d’Autore

regime forfettario partita iva

Sei un copywriter SEO freelance, un content writer o un ghostwriter e vuoi capire come funziona fiscalmente la tua attivita’? Il mondo della scrittura professionale ha alcune specificita’ fiscali interessanti — in particolare il tema del diritto d’autore — che vale la pena conoscere.

In questa guida ti spiego tutto sulla partita IVA per copywriter e content writer nel 2026: codice ATECO, regime forfettario, contributi INPS, e la differenza tra prestazione professionale e cessione di diritti d’autore.

Codice ATECO per copywriter e content writer

La scelta del codice ATECO dipende dalla natura prevalente della tua attivita’. Ecco le opzioni principali:

Codice ATECODescrizionePer chi
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieCopywriter prevalentemente pubblicitario, scrittura per advertising, copy per landing page e ads
74.30.00Traduzione e interpretariatoSe fai anche localizzazione, traduzione di testi, adattamento linguistico
90.03.09Altre creazioni artistiche e letterarieContent writer, ghostwriter, creazione di contenuti originali con spiccata componente creativa/letteraria
74.90.99Altre attivita’ professionali, scientifiche e tecnicheConsulenza editoriale, strategia dei contenuti, content strategy

La scelta pratica:

  • Scrivi testi pubblicitari, copy per email marketing, landing page, ads Facebook/Google → 73.11.02
  • Scrivi articoli SEO, blog post, guide per aziende → 73.11.02 o 74.90.99
  • Scrivi libri, romanzi, contenuti creativi → 90.03.09
  • Fai anche traduzioni → 74.30.00

Buona notizia: tutti questi codici hanno coefficiente di redditivita’ 78% nel regime forfettario, quindi la scelta non influenza la tassazione.

Regime forfettario per copywriter 2026

Il regime forfettario e’ la scelta quasi unanime tra i copywriter freelance italiani. Semplice da gestire, fiscalmente conveniente, e con poca burocrazia.

Requisiti 2026

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (nuovo limite da Legge di Bilancio 2025)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone
  • Nessun regime IVA speciale

Tassazione

Paghi un’imposta sostitutiva calcolata su: ricavi x 78% = reddito imponibile. L’aliquota e’:

  • 5% per i primi 5 anni di nuova attivita’
  • 15% dal sesto anno in poi

Esempio — Copywriter con 25.000 euro di ricavi annui:

  • Reddito imponibile forfettario: 25.000 x 78% = 19.500 euro
  • Contributi GS INPS al 26,07%: ~5.084 euro
  • Imponibile imposta: 19.500 – 5.084 = 14.416 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: ~2.162 euro
  • Totale: circa 7.246 euro su 25.000 euro di ricavi

Il tema del diritto d’autore per i copywriter

Questa e’ una delle specificita’ piu’ interessanti per i copywriter. In Italia, alcune categorie di autori hanno un trattamento fiscale speciale quando cedono i diritti d’autore sulle proprie opere.

Cessione diritti d’autore: come funziona nel regime ordinario

Nel regime ordinario (fuori dal forfettario), i redditi derivanti dalla cessione di diritti d’autore hanno un trattamento agevolato: si deduce forfettariamente il 25% delle spese di produzione (percentuale che sale al 40% per autori under 35). Questo significa che paghi IRPEF solo sul 75% (o 60%) del compenso ricevuto per la cessione dei diritti.

Cessione diritti d’autore nel regime forfettario

Nel regime forfettario, questa agevolazione non si applica. Tutti i compensi — sia per la prestazione professionale che per la cessione di diritti — confluiscono nel reddito forfettario e sono tassati allo stesso modo (imposta sostitutiva su 78% dei ricavi).

In pratica, per la maggior parte dei copywriter freelance con redditi sotto gli 85.000 euro, il forfettario rimane conveniente anche senza la deduzione dei diritti d’autore. Ma se sei un autore con royalties significative, potrebbe valere la pena confrontare le due opzioni con un commercialista.

Prestazione professionale vs cessione diritti: quando si differenziano

Per i copywriter, e’ importante distinguere:

  • Prestazione professionale: scrivi un testo su commissione, il cliente diventa proprietario del contenuto. Questa e’ la situazione piu’ comune per articoli SEO, blog post, testi web. Classificata come reddito di lavoro autonomo.
  • Cessione diritti d’autore: crei un’opera tutelata dalla legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) e cedi i diritti di sfruttamento economico. Classificata come redditi diversi o redditi di lavoro autonomo a seconda della continuita’. Applicabile tipicamente a romanzi, opere letterarie originali, sceneggiature.

Per la maggior parte dei testi SEO e contenuti web, si tratta di prestazione professionale (non cessione diritti d’autore in senso stretto), perche’ manca la componente creativa originale protetta dalla legge 633/41.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

I copywriter freelance non hanno un albo professionale e nemmeno una cassa previdenziale dedicata. L’unica opzione e’ la Gestione Separata INPS:

SituazioneAliquota GS INPS 2026
Copywriter freelance puro (nessun altro lavoro dipendente o pensione)26,07%
Copywriter freelance + dipendente o pensionato24%

L’iscrizione va fatta su INPS.it entro 30 giorni dall’apertura della P.IVA. I contributi si versano con il Modello F24 a giugno (saldo anno precedente) e a novembre/dicembre (acconto anno in corso).

Fatturare a un’agenzia: come funziona

Molti copywriter SEO lavorano principalmente con agenzie (web agency, SEO agency, agenzie di comunicazione). Dal punto di vista fiscale, la fattura a un’agenzia italiana funziona esattamente come quella a qualsiasi azienda:

  • Nessuna IVA (sei forfettario)
  • Nessuna ritenuta d’acconto (da indicare in fattura)
  • Marca da bollo se l’importo supera 77,47 euro
  • Fatturazione elettronica obbligatoria (via SDI)

Attenzione: alcune agenzie chiedono ai freelance di applicare la ritenuta d’acconto del 20% pensando che sia sempre dovuta. Nel forfettario non e’ cosi’ — il forfettario e’ esente da ritenuta, e devi comunicarlo all’agenzia con la dicitura in fattura.

Domande frequenti

Posso lavorare come copywriter senza partita IVA?

Se i compensi sono occasionali e non superano i 5.000 euro netti l’anno, puoi emettere ricevute per prestazione occasionale. Se l’attivita’ e’ continuativa o superi quella soglia, la partita IVA e’ obbligatoria.

Ho un contratto di collaborazione con un’agenzia: e’ compatibile col forfettario?

Dipende dalla natura del contratto. Se e’ un contratto di collaborazione a progetto o un contratto di consulenza autonoma, e’ compatibile col forfettario. Se e’ un rapporto di lavoro subordinato (dipendente), il reddito conta ai fini della causa ostativa dei 35.000 euro.

Devo emettere fattura per ogni articolo o posso fare una fattura mensile?

Puoi emettere una fattura mensile riepilogativa che include tutti i lavori consegnati in quel mese. Non c’e’ obbligo di fatturare ogni singolo articolo separatamente. La fattura differita (entro il 15 del mese successivo a quello di consegna) e’ la soluzione piu’ pratica per chi ha molti lavori piccoli.

Conclusione

La partita IVA per copywriter SEO nel 2026 e’ semplice da aprire e conveniente nel regime forfettario. Tassa piatta al 15% (5% i primi anni), no IVA, burocrazia ridotta.

Il tema del diritto d’autore e’ interessante ma per la maggior parte dei content writer quotidiani ha impatto limitato nel forfettario. Se sei un autore con royalties significative, e’ il caso di fare un’analisi comparativa col regime ordinario.

Hai bisogno di aiuto per aprire la P.IVA o fare una simulazione fiscale? Contatta il CAF Centro Fiscale per una consulenza personalizzata.

Leggi anche: Spese Estere con Partita IVA 2026 | Gestione Separata INPS 2026 | Aprire Partita IVA 2026

Luglio 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-10 09:00:002026-06-14 18:38:51Partita IVA Copywriter SEO 2026: ATECO, Regime Forfettario e Diritto d’Autore
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Growth Hacker e Digital Strategist 2026: Guida Fiscale Completa

regime forfettario partita iva

Il growth hacker, il digital strategist e il consulente di marketing digitale sono figure professionali in rapida crescita in Italia. Se sei un freelance in questo settore, probabilmente hai gia’ incontrato la domanda: come mi inquadro fiscalmente?

In questa guida trovi tutto quello che serve per la partita IVA da growth hacker nel 2026: codice ATECO corretto, regime forfettario, contributi INPS, e come differenziarti dal lavoro dipendente agli occhi del Fisco.

Indice dei contenuti

  1. Codice ATECO per Growth Hacker e Digital Strategist
  2. Regime forfettario per growth hacker 2026: come funziona
  3. Contributi INPS Gestione Separata 2026
  4. Consulente vs dipendente: il rischio di requalificazione
  5. Fatturazione: come fatturare come growth hacker
  6. Domande frequenti
  7. Conclusione

Codice ATECO per Growth Hacker e Digital Strategist

Il growth hacker non ha un codice ATECO dedicato — non esiste ancora una categoria specifica per questa professione emergente. Devi scegliere il codice piu’ vicino alla tua attivita’ prevalente:

Codice ATECODescrizioneQuando si usa
70.22.09Altre attivita’ di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionaleSe fai prevalentemente consulenza strategica di marketing e growth
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieSe l’attivita’ prevalente e’ eseguire campagne (paid, email, SEO) piu’ che consulenza strategica
62.01.00Produzione di softwareSe il growth hacking include sviluppo di automation, funnel tecnici, integrazione API

La scelta piu’ comune: molti growth hacker e digital strategist usano 70.22.09 (consulenza gestionale) perche’ l’attivita’ e’ principalmente consulenziale. Tutti e tre i codici citati hanno coefficiente di redditivita’ del 78% nel regime forfettario, quindi la scelta non impatta la tassazione.

Se hai dubbi sul codice piu’ appropriato per la tua specifica attivita’, un CAF o commercialista puo’ aiutarti nella scelta corretta.

Regime forfettario per growth hacker 2026: come funziona

Il regime forfettario e’ quasi universalmente la prima scelta per chi inizia come growth hacker freelance. Ecco le regole aggiornate al 2026.

Requisiti di accesso 2026

  • Ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da lavoro dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (aggiornamento Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone o SRL trasparenti
  • Nessun regime IVA speciale applicabile

La tassazione in pratica

Paghi una imposta sostitutiva su un reddito imponibile calcolato forfettariamente:

  • 5% nei primi 5 anni di attivita’ (nuova attivita’, senza esercizio simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% dal sesto anno in poi

Il reddito imponibile = ricavi x 78% (coefficiente ATECO). Poi si deducono i contributi INPS versati, e sull’importo residuo si applica l’imposta.

Esempio — Growth hacker con 50.000 euro di fatturato:

  • Ricavi: 50.000 euro
  • Reddito imponibile forfettario: 50.000 x 78% = 39.000 euro
  • Contributi GS INPS al 26,07%: circa 10.167 euro
  • Imponibile ai fini imposta: 39.000 – 10.167 = 28.833 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: circa 4.325 euro
  • Totale da versare: circa 14.492 euro su 50.000 euro di ricavi (circa 29% del fatturato)

I valori sono indicativi — per il tuo caso specifico, chiedi una simulazione personalizzata al CAF.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

Non esiste un albo dei growth hacker, quindi non hai una cassa previdenziale dedicata. L’obbligo e’ la Gestione Separata INPS.

SituazioneAliquota 2026
Freelance senza altra copertura previdenziale26,07%
Freelance anche dipendente o pensionato24%

Iscrizione: online su INPS.it, sezione “Gestione Separata — Iscrizione lavoratori autonomi”, entro 30 giorni dall’apertura della P.IVA.

Consulente vs dipendente: il rischio di requalificazione

Un tema delicato per i growth hacker e i consulenti digitali: il rischio di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) o, peggio, di requalificazione in lavoro dipendente da parte dell’INPS o del Fisco.

Questo puo’ accadere se:

  • Hai un unico cliente che assorbe quasi tutto il tuo reddito per un lungo periodo
  • Il cliente stabilisce i tuoi orari o ti richiede presenza fissa in azienda
  • Usi esclusivamente strumenti e risorse del cliente senza autonomia operativa
  • Sei integrato nell’organizzazione del cliente come se fossi un dipendente

Per tutelarti: prevedi contratti di consulenza ben strutturati, lavora con piu’ clienti, emetti fattura regolarmente, e documenta la tua autonomia operativa.

Fatturazione: come fatturare come growth hacker

Nel regime forfettario, le tue fatture:

  • Non applicano IVA (sei esente da IVA in quanto forfettario)
  • Riportano la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”
  • Non subiscono ritenuta d’acconto (da specificare in fattura: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”)
  • Devono avere marca da bollo da 2 euro se superano 77,47 euro di imponibile
  • Devono essere emesse elettronicamente (obbligo dal 2024)

Per clienti UE con P.IVA o clienti extra-UE: le prestazioni di consulenza sono fuori campo IVA in Italia (art. 7-ter DPR 633/72) — la tassazione avviene nel Paese del cliente. Emetti fattura senza IVA.

Domande frequenti

Ho una partita IVA come consulente marketing ma guadagno anche da un lavoro dipendente: posso stare nel forfettario?

Si’, ma con un limite: il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non deve superare 35.000 euro. Se lo superi, sei escluso dal forfettario e passi al regime ordinario.

Posso fatturare come growth hacker e come sviluppatore software con la stessa P.IVA?

Si’, puoi avere una P.IVA con piu’ codici ATECO. Dovrai scegliere il codice prevalente, ma puoi aggiungere codici secondari. Attenzione: nel forfettario il coefficiente di redditivita’ si applica a tutti i ricavi in base al codice principale. Se le attivita’ hanno coefficienti molto diversi, potrebbe convenire valutare soluzioni alternative col commercialista.

Devo aprire una SRL se guadagno molto come growth hacker?

Con ricavi vicini o superiori agli 85.000 euro (limite forfettario), e’ il momento di valutare se conviene una SRL (aliquota IRES al 24% sull’utile) rispetto al regime ordinario (IRPEF fino al 43%). Non c’e’ una soglia magica: dipende da quanto vuoi reinvestire nell’azienda, da quanti collaboratori hai, e dalla tua situazione familiare complessiva. Un CAF o commercialista puo’ fare una simulazione comparativa.

Conclusione

Per un growth hacker freelance nel 2026, la partita IVA in regime forfettario e’ la strada piu’ semplice ed efficiente. Imposta sostitutiva ridotta, burocrazia minima, vantaggio competitivo verso clienti privati (niente IVA in fattura).

I punti da tenere a mente: scegliere il codice ATECO piu’ aderente alla tua attivita’ prevalente, iscriversi alla Gestione Separata INPS, strutturare i contratti di consulenza in modo da evitare il rischio di requalificazione, e monitorare i ricavi per non superare la soglia degli 85.000 euro.

Vuoi una simulazione fiscale personalizzata? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per un preventivo personalizzato senza impegno.

Leggi anche: Doppia Partita IVA 2026 | Gestione Separata INPS 2026 | Aprire Partita IVA 2026: Guida Completa

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 09:00:002026-07-03 07:53:53Partita IVA Growth Hacker e Digital Strategist 2026: Guida Fiscale Completa
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Partita IVA Social Media Manager 2026: Regime Forfettario, ATECO e Contributi

regime forfettario partita iva

Lavori come social media manager freelance e non sai ancora come inquadrare fiscalmente la tua attivita’? Stai cercando il codice ATECO giusto, vuoi capire se il regime forfettario fa al caso tuo, o non sai quanto pagherai di contributi INPS?

Questa guida raccoglie tutto quello che ti serve per la partita IVA da social media manager nel 2026: aprire correttamente, scegliere il regime fiscale migliore, calcolare i contributi e fatturare in modo professionale.

Indice dei contenuti

  1. Codice ATECO per Social Media Manager
  2. Regime forfettario per social media manager 2026
  3. Contributi INPS Gestione Separata 2026
  4. Social media manager: dipendente vs freelance con P.IVA
  5. Spese deducibili per SMM: cosa puoi scaricare
  6. Come aprire la partita IVA da social media manager
  7. Domande frequenti (FAQ)
  8. Conclusione

Codice ATECO per Social Media Manager

Il codice ATECO identifica il tipo di attivita’ economica che svolgi. Per un social media manager freelance, i codici piu’ pertinenti sono:

Codice ATECODescrizioneQuando si usa
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieGestione profili social, advertising, campagne a pagamento (Meta Ads, TikTok Ads)
73.20.00Ricerche di mercato e sondaggi di opinioneSe fai analisi di mercato, social listening, report competitor
74.90.99Altre attivita’ professionali, scientifiche e tecnicheConsulenza strategica social, community management puro

Quale scegliere? Per la maggior parte dei social media manager freelance che gestiscono profili, creano contenuti e curano la comunicazione social di brand, il codice 73.11.02 e’ quello piu’ utilizzato e riconosciuto. Ha coefficiente di redditivita’ 78% nel forfettario.

Se la tua attivita’ e’ molto orientata alla consulenza strategica (non esecuzione operativa), 74.90.99 puo’ essere appropriato — ma anche questo ha coefficiente 78%.

Regime forfettario per social media manager 2026

Il regime forfettario e’ la scelta piu’ diffusa tra i social media manager freelance in Italia. Ecco perche’ conviene e come funziona.

I requisiti per accedere al forfettario nel 2026

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da lavoro dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (limite aggiornato dalla Legge di Bilancio 2025)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone che producono redditi in forma associata
  • Nessun regime IVA speciale

Come si calcola la tassa da pagare

Nel forfettario paghi una imposta sostitutiva (una tassa unica che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali) pari a:

  • 5% se hai iniziato l’attivita’ da meno di 5 anni (e non hai svolto attivita’ simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% negli anni successivi

L’imposta non si calcola sull’intero fatturato, ma su un reddito imponibile forfettario: i tuoi ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditivita’ del tuo codice ATECO. Per il 73.11.02, il coefficiente e’ 78%.

Esempio pratico — SMM con 30.000 euro di fatturato:

VoceCalcoloImporto
Ricavi annui—30.000 euro
Reddito imponibile forfettario30.000 x 78%23.400 euro
Contributi GS INPS (26,07% sul reddito imponibile)23.400 x 26,07%~6.100 euro
Reddito imponibile ai fini imposta (al netto contributi)23.400 – 6.100~17.300 euro
Imposta sostitutiva al 15%17.300 x 15%~2.595 euro
Totale tasse + contributi—~8.695 euro

I dati nella tabella sono approssimativi per motivi didattici — il calcolo esatto dei contributi tiene conto di arrotondamenti e meccanismi specifici. Per un calcolo preciso sulla tua situazione, rivolgiti a un CAF o commercialista.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

Come social media manager con partita IVA, non hai una cassa previdenziale di categoria. Devi iscriverti alla Gestione Separata INPS — la previdenza per lavoratori autonomi senza albo professionale dedicato.

Situazione previdenzialeAliquota GS INPS 2026
SMM freelance senza altra copertura (nessun contratto dipendente, non pensionato)26,07%
SMM freelance che e’ anche dipendente o pensionato24%

Come si versano i contributi? I contributi non si versano mensilmente come nel lavoro dipendente. Si versano in due tranche:

  • Acconto: versato a novembre/dicembre dell’anno in corso (calcolato sull’anno precedente)
  • Saldo: versato a giugno dell’anno successivo, quando presenti il Modello Redditi

L’iscrizione alla Gestione Separata va effettuata online sul sito INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita’.

Social media manager: dipendente vs freelance con P.IVA

Molti SMM si chiedono quando conviene aprire la partita IVA rispetto a cercare un contratto da dipendente. Non c’e’ una risposta univoca, ma alcune considerazioni pratiche:

DipendenteFreelance con P.IVA forfettario
Sicurezza economicaAlta (stipendio fisso)Variabile (dipende dai clienti)
Contributi pensioneA carico datore + lavoratoreTutti a carico tuo (26,07%)
Ferie/malattiaRetribuiteA tue spese
Flessibilita’BassaAlta
Guadagno netto potenzialeLimitato da RALIllimitato (proporzionale ai clienti)
Tassazione su 30.000 euroIRPEF ~23-27% + addizionali~15% imposta sostitutiva

Il forfettario e’ fiscalmente piu’ vantaggioso di un contratto dipendente alla stessa RAL, ma devi considerare i costi nascosti (assenza di ferie pagate, malattia, TFR, contributi tutti a carico tuo).

Spese deducibili per SMM: cosa puoi scaricare

Nel regime forfettario non puoi dedurre le spese reali: abbonamenti Canva Pro, Hootsuite, Buffer, computer, corsi LinkedIn, ecc. sono tutte spese che non abbattono la tua base imponibile. Il meccanismo del coefficiente forfettario (78%) assume gia’ che il 22% dei ricavi sia assorbito dai costi.

Se le tue spese professionali reali sono molto elevate (es. hai assistenti, paghi pubblicita’ per conto dei clienti e poi rifatturi, usi molti tool a pagamento), potrebbe valere la pena valutare il regime ordinario con un commercialista.

Attenzione al budget pubblicitario dei clienti: se paghi Meta Ads o Google Ads per conto dei tuoi clienti e poi li rifatturi, queste somme di solito non sono tue spese ma flussi neutri (anticipazione spese per conto terzi). Va gestito contrattualmente in modo corretto per non gonfiare artificialmente i tuoi ricavi.

Come aprire la partita IVA da social media manager

  1. Scegli il codice ATECO — per la maggior parte degli SMM: 73.11.02
  2. Presenta la dichiarazione di inizio attivita’ — Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online con SPID o di persona). E’ gratuita.
  3. Iscriviti alla Gestione Separata INPS — sul sito INPS, entro 30 giorni dall’apertura
  4. Attiva la fatturazione elettronica — obbligatoria dal 2024 anche per i forfettari. Software come Fatture in Cloud, Aruba Fatturazione, o Invoiceapp
  5. Apri un conto corrente professionale — non obbligatorio ma fortemente consigliato per separare flussi personali e professionali

Non e’ richiesta l’iscrizione ad alcun albo o ordine professionale — il social media manager non e’ una professione ordinistica in Italia.

Domande frequenti (FAQ)

Posso lavorare come SMM senza partita IVA?

Se i tuoi compensi sono sporadici e sotto i 5.000 euro netti nell’anno, puoi usare la ricevuta per prestazione occasionale (senza P.IVA). E’ un’attivita’ non continuativa, senza organizzazione abituale. Se superi quella soglia o lavori con piu’ clienti in modo continuativo, la legge richiede la partita IVA.

Gestisco i budget pubblicitari dei clienti: come li tratto in fattura?

I budget pubblicitari che anticipi per i clienti e poi rifatturi sono normalmente rimborsi spese (anticipazioni per conto terzi) e non dovrebbero essere considerati tuoi ricavi. In pratica: emetti due righe in fattura — la tua fee professionale (con le regole forfettario) e la riga di rimborso spese (esatta, senza margine). E’ importante che il contratto col cliente preveda chiaramente questa struttura. Verifica con il tuo consulente la corretta impostazione.

Ho un cliente che vuole esclusivita’: e’ compatibile col forfettario?

L’esclusivita’ contrattuale non e’ incompatibile con il regime forfettario. L’importante e’ che il tuo rapporto rimanga di lavoro autonomo (non dipendente). Se c’e’ un controllo forte del cliente sui tuoi orari e modalita’ di lavoro, potresti incorrere nella requalificazione del rapporto come lavoro dipendente — con conseguenze fiscali e previdenziali importanti.

Quanto costa un commercialista per il forfettario?

I costi variano molto, ma per un forfettario con poche fatture si va generalmente da 500 a 1.500 euro all’anno per la gestione fiscale completa (Modello Redditi, F24, consulenza). Alcune CAF offrono pacchetti piu’ economici. Contattaci per un preventivo personalizzato.

Conclusione

Aprire la partita IVA come social media manager freelance nel 2026 e’ un processo semplice e conveniente, specialmente con il regime forfettario. Imposta sostitutiva al 15% (5% i primi anni), burocrazia ridotta, nessun obbligo di iscrizione ad albi.

I punti chiave da ricordare: codice ATECO 73.11.02 (o 74.90.99 per consulenza pura), coefficiente 78%, Gestione Separata INPS al 26,07%, soglia forfettario a 85.000 euro. Attenzione alla gestione dei budget pubblicitari dei clienti: devono essere chiaramente separati dalla tua fee professionale.

Hai bisogno di aiuto per aprire la partita IVA o fare una simulazione fiscale? Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste freelance e professionisti digitali. Richiedi un preventivo personalizzato.

Leggi anche: Gestione Separata INPS 2026 | Contributi INPS Ridotti per Forfettari | Doppia Partita IVA 2026

Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 09:00:002026-06-28 00:09:08Partita IVA Social Media Manager 2026: Regime Forfettario, ATECO e Contributi
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Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

“Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie e i miei figli?” È una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta richiede una distinzione importante: avere familiari a carico è una cosa, poter usufruire delle detrazioni IRPEF è un’altra. Il forfettario con familiari a carico si trova in una posizione particolare, perché paga un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF, e questo cambia tutto.

In questa guida 2026 spieghiamo in modo chiaro quando ha senso dichiarare i familiari a carico anche se sei forfettario, quali vantaggi ottieni davvero (e quali no), e come ottimizzare la situazione fiscale di una famiglia in cui uno dei coniugi è in regime forfettario.

Indice dei contenuti

  1. La domanda tipica: forfettario e familiari a carico
  2. Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva
  3. A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario
  4. Esempio pratico: la coppia Marco e Anna
  5. Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026
  6. Figli a carico: assegno unico e detrazioni
  7. Strategia ottimale per coppia con un forfettario
  8. Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria
  9. Assegno unico e ISEE per i forfettari
  10. Errori comuni da evitare
  11. Domande frequenti

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La domanda tipica: forfettario e familiari a carico

“Sono in forfettario, posso portare a carico moglie e figli?” La risposta breve è sì, ma con una distinzione importante. Il forfettario familiari a carico li può dichiarare, ma il significato di “averli a carico” cambia rispetto a un lavoratore dipendente o a una partita IVA in regime ordinario.

Avere un familiare a carico significa due cose ben distinte:

  • Ai fini fiscali (IRPEF): ti permette di detrarre un importo dalla tua imposta sui redditi. Funziona solo se paghi IRPEF.
  • Ai fini extra-fiscali: rileva per ISEE, assegno unico, agevolazioni regionali, bonus famiglia. Funziona indipendentemente dal regime fiscale.

Il forfettario non paga IRPEF, ma un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni se in possesso dei requisiti) o del 15%. Di conseguenza, dichiarare il coniuge o i figli a carico non gli porta alcun risparmio fiscale diretto, ma resta importante per molti altri benefici.

Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva

Per capire perché il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni, bisogna partire dalla natura dell’imposta sostitutiva. Si tratta di una tassa unica che, come dice il nome, sostituisce IRPEF, addizionali regionali, addizionali comunali e IRAP. Si calcola sul reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività dell’attività) ed è un’imposta “piatta”: non ha scaglioni e, soprattutto, non prevede detrazioni.

Le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli sopra i 21 anni, altri familiari conviventi) sono previste dall’articolo 12 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e si applicano esclusivamente all’IRPEF. Lo stesso vale per:

  • Detrazioni da lavoro dipendente o da pensione
  • Detrazioni per oneri (spese sanitarie, mutui, scolastiche, ristrutturazioni)
  • Detrazioni per affitti, premi assicurativi, erogazioni liberali

Tutte queste agevolazioni operano riducendo l’IRPEF dovuta. Se non si paga IRPEF, non c’è nulla da abbattere. Per il forfettario, quindi, dichiarare il coniuge a carico in dichiarazione dei redditi non genera alcun risparmio: l’imposta sostitutiva del 5% o 15% resta esattamente la stessa.

È un tema che genera spesso confusione perché chi proviene da un lavoro dipendente è abituato a “scaricare” il coniuge a carico in busta paga o in 730. Passando al forfettario, questo automatismo viene meno. Non è una penalizzazione, ma una conseguenza diretta del regime semplificato che il forfettario ha scelto.

A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario

Se le detrazioni IRPEF non spettano, ha senso comunque dichiarare moglie, marito o figli a carico? Sì, in moltissimi casi. La dichiarazione di familiare a carico è infatti il presupposto per accedere a numerose prestazioni e agevolazioni che nulla hanno a che vedere con l’IRPEF. Vediamo quali sono le più importanti.

Assegno unico e benefici INPS

L’assegno unico universale per i figli spetta a tutte le famiglie con figli a carico, indipendentemente dal regime fiscale del genitore. I forfettari ne hanno diritto come tutti gli altri. L’importo dipende dall’ISEE familiare: senza ISEE si riceve la quota minima, con ISEE basso si arriva agli importi massimi. Per ottenere l’assegno corretto è essenziale presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) e che i figli siano nello stato di famiglia.

ISEE e prestazioni agevolate

Il calcolo ISEE considera il reddito di tutti i componenti del nucleo familiare. Per il forfettario, il reddito rilevante ai fini ISEE è il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente di redditività), non i ricavi lordi. Avere familiari a carico nel nucleo abbassa l’ISEE pro capite e dà accesso a:

  • Bonus asilo nido
  • Bonus bollette (sociale e idrico)
  • Mensa e trasporto scolastico agevolati
  • Riduzioni rette universitarie
  • Carta acquisti e altre misure di sostegno

Detrazioni dell’altro coniuge non forfettario

Se il forfettario è sposato con un dipendente, un pensionato o un’altra partita IVA in regime ordinario, l’altro coniuge può portare in detrazione il coniuge forfettario a carico (se ne ha i requisiti reddituali). Inoltre, le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo o ristrutturazione sostenute per il forfettario possono essere detratte da chi paga IRPEF, riducendo le tasse della famiglia.

Agevolazioni regionali e comunali

Molte regioni e Comuni offrono bonus famiglia, contributi affitto, riduzioni TARI e altre agevolazioni che richiedono la dichiarazione dei familiari a carico. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la Carta famiglia regionale prevede sconti su servizi pubblici e privati per i nuclei con figli.

Esempio pratico: la coppia Marco e Anna

Per chiarire il funzionamento del forfettario familiari a carico, prendiamo il caso reale di una coppia che si rivolge al nostro CAF di Udine.

Marco, 38 anni, è consulente informatico in regime forfettario con compensi annui di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 67%. Il suo reddito imponibile forfettario è 26.800 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva pari a circa 4.020 euro. Anna, 35 anni, sua moglie, è disoccupata e non percepisce alcun reddito.

Marco si chiede: “Posso portare Anna a carico per pagare meno tasse?”. La risposta è no, non può ottenere alcun risparmio fiscale diretto. Marco paga un’imposta sostitutiva fissa del 15% del suo reddito forfettario, che non si riduce con le detrazioni per coniuge a carico. Sarebbe la stessa cifra anche se fosse single.

Tuttavia, la coppia ha tutto l’interesse a dichiarare Anna nel nucleo familiare e nello stato di famiglia di Marco. Perché?

  • ISEE familiare: il nucleo conta due persone, anziché una. Anche se Marco ha un reddito medio, l’ISEE pro capite si riduce. Questo apre la porta a bonus bollette, eventuale carta acquisti se l’ISEE scende sotto certe soglie.
  • Eventuale assegno unico: se la coppia ha o avrà figli, Anna deve essere nello stato di famiglia per percepire correttamente l’assegno unico.
  • Spese sanitarie di Anna: le visite mediche e i farmaci pagati per Anna potrebbero essere portati in detrazione… ma solo se qualcuno della famiglia paga IRPEF. Nel caso di Marco e Anna, purtroppo, queste spese sono perse fiscalmente, perché lui non ha IRPEF da abbattere.
  • Bonus regionali FVG: per la Carta famiglia o altre agevolazioni regionali, la composizione del nucleo conta.

Ora cambiamo lo scenario: Anna trova lavoro come dipendente con uno stipendio di 22.000 euro lordi annui. La situazione cambia radicalmente. Anna paga IRPEF in busta paga e ha quindi imposta da abbattere. La coppia farà bene a:

  • Intestare ad Anna tutte le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo, di ristrutturazione
  • Far detrarre tutto sul 730 di Anna, recuperando IRPEF
  • Marco non perde nulla, perché comunque non potrebbe scaricare quelle spese

Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026

Per essere considerato fiscalmente a carico, il coniuge non deve superare un determinato limite di reddito. Per il 2026 la soglia resta confermata a 2.840,51 euro lordi annui. Si tratta del reddito complessivo del coniuge: stipendi, pensioni, redditi da fabbricati, redditi diversi.

Per il forfettario familiari a carico, questo limite è un’informazione che rileva soprattutto in due casi:

  • Marco è forfettario, Anna sotto soglia: Anna è fiscalmente a carico. Marco la dichiara, ma non ottiene detrazioni. Conta per ISEE e altre prestazioni.
  • Anna è dipendente, Marco è forfettario: Marco non è “a carico” di Anna fiscalmente, perché il reddito forfettario si conta per intero (e supera 2.840,51 euro). Anna non potrà avere Marco a carico nel proprio 730.

Attenzione: ai fini del calcolo della soglia di 2.840,51 euro, il reddito forfettario rileva integralmente. Anche se Marco paga imposta sostitutiva, il suo reddito imponibile forfettario (es. 26.800 euro) si somma al reddito complessivo della famiglia ai fini del limite. Quindi Marco non può mai essere fiscalmente a carico di Anna se i suoi compensi superano la soglia.

Per il calcolo della Reddito di Riferimento ai fini ISEE (RFC) e per altre prestazioni, valgono regole specifiche che il CAF Centro Fiscale può aiutarti a interpretare correttamente.

Figli a carico: assegno unico e detrazioni

La gestione dei figli a carico per il forfettario familiari a carico dipende dall’età del figlio. Dal 2022 con l’introduzione dell’assegno unico universale, le regole sono state semplificate ma occorre fare attenzione a due fasce di età.

Figli sotto i 21 anni: assegno unico

Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico sono state sostituite dall’assegno unico universale. L’assegno spetta a tutte le famiglie, comprese quelle in cui il genitore è in regime forfettario. L’importo dipende dall’ISEE e dall’età del figlio.

In questa fascia di età, il fatto che Marco sia forfettario non comporta alcuna penalizzazione: l’assegno è uguale a quello che riceverebbe se fosse dipendente con lo stesso reddito imponibile.

Figli sopra i 21 anni: detrazioni

Per i figli con almeno 21 anni di età, l’assegno unico non spetta più (salvo casi specifici di disabilità). Tornano in vigore le detrazioni IRPEF per figli a carico, pari a 950 euro all’anno base, con maggiorazioni se ci sono più figli o condizioni particolari.

Anche queste detrazioni, però, sono utilizzabili solo da chi paga IRPEF. Il forfettario non potrà beneficiarne. Se uno dei due genitori è dipendente o pensionato, conviene attribuire la detrazione al 100% al genitore non forfettario, in modo da massimizzare il risparmio familiare.

Limite di reddito del figlio per essere a carico

Il limite di reddito per considerare un figlio fiscalmente a carico è di 4.000 euro per i figli fino a 24 anni e di 2.840,51 euro per i figli con più di 24 anni. Questi limiti valgono per la dichiarazione di familiare a carico in generale, indipendentemente dal regime fiscale del genitore.

Strategia ottimale per coppia con un forfettario

Quando in una coppia c’è un forfettario e un coniuge che paga IRPEF (dipendente, pensionato, partita IVA in regime ordinario), la strategia fiscale ottimale è chiara: tutte le detrazioni vanno concentrate sul coniuge che ha IRPEF da abbattere. È il principio di base per ottimizzare le tasse della famiglia.

Ecco le regole pratiche da seguire:

Spese sanitarie

Visite specialistiche, farmaci, dentista, occhiali da vista, ticket: tutto andrebbe pagato e fatturato al coniuge non forfettario, che potrà portare in detrazione il 19% della spesa eccedente la franchigia di 129,11 euro. Per i farmaci, conservare gli scontrini parlanti.

Mutuo prima casa

Gli interessi del mutuo prima casa danno diritto a una detrazione del 19% fino a 4.000 euro di interessi. Se il mutuo è cointestato, ciascun coniuge detrae la sua quota. Se il forfettario è cointestatario, perde la sua quota di detrazione, perché non può abbattere imposta sostitutiva. Quando possibile, intestare il mutuo solo al coniuge non forfettario massimizza il risparmio. È una scelta da valutare in fase di acquisto della casa, considerando anche aspetti civilistici e patrimoniali.

Spese scolastiche e universitarie

Mensa, gite, libri, tasse universitarie: pagare con strumenti tracciabili intestati al coniuge non forfettario per detrarre il 19% (con tetti specifici per ordine e grado).

Ristrutturazioni e bonus casa

Bonus ristrutturazione, ecobonus, sismabonus: la fattura va intestata al coniuge che paga IRPEF, e i bonifici devono partire dal suo conto corrente. Se è il forfettario a sostenere la spesa, la detrazione è di fatto persa, salvo cessione del credito o sconto in fattura quando ancora possibili.

Premi assicurativi e previdenza

Premi vita, polizze infortuni, contributi a fondi pensione: vanno intestati e pagati dal coniuge non forfettario per beneficiare delle relative detrazioni e deduzioni.

Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria

Vediamo ora alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento, perché spesso fonte di errori e di domande al CAF.

Coppia con entrambi i coniugi forfettari

Se sia il marito che la moglie sono in regime forfettario, nessuno dei due paga IRPEF. Questo significa che tutte le detrazioni a cui la famiglia avrebbe normalmente diritto (sanitarie, mutuo, scolastiche, mobili, ecc.) sono di fatto perse: non c’è IRPEF da abbattere. È una situazione fiscalmente penalizzante per le famiglie con spese detraibili importanti, e va valutata attentamente prima di decidere il regime fiscale di entrambi i coniugi.

Il vantaggio dell’imposta sostitutiva al 5% o 15% deve essere confrontato con la perdita delle detrazioni: in alcune situazioni, mantenere uno dei due in regime ordinario per “salvare” le detrazioni familiari può convenire. Si tratta di calcoli che richiedono una simulazione personalizzata.

Forfettario con sostituto d’imposta (P.IVA secondaria)

Un caso particolare è quello del lavoratore dipendente che apre una partita IVA forfettaria come attività secondaria (compatibilmente con i limiti previsti dal regime). In questo caso, il contribuente:

  • Sul reddito da lavoro dipendente paga IRPEF normale, con tutte le detrazioni del caso (familiari, lavoro dipendente, oneri)
  • Sul reddito forfettario paga l’imposta sostitutiva, senza detrazioni

In questa situazione, le detrazioni per familiari a carico continuano ad applicarsi sull’IRPEF del lavoro dipendente. La presenza della partita IVA forfettaria non le elimina: continueranno a essere riconosciute in busta paga (o a conguaglio nella CU) e in dichiarazione dei redditi unica.

Forfettario con redditi da locazione o altri redditi

Un altro caso è quello del forfettario che possiede anche un immobile dato in affitto con cedolare secca (anch’essa imposta sostitutiva) o con tassazione ordinaria IRPEF. Solo i redditi soggetti a IRPEF danno diritto a usare le detrazioni. Se l’unico reddito IRPEF è quello da locazione ordinaria, le detrazioni si applicano solo su quella, fino a capienza dell’imposta dovuta.

Assegno unico e ISEE per i forfettari

Uno degli aspetti che più interessa il forfettario familiari a carico con figli è l’assegno unico universale. La regola di base è semplice: i forfettari hanno diritto all’assegno unico esattamente come tutti gli altri lavoratori. Non esistono esclusioni.

L’importo dell’assegno dipende dall’ISEE familiare. Per il 2026, la regola base prevede:

  • Importo massimo: per ISEE fino a circa 17.227 euro
  • Importo decrescente: tra 17.227 euro e circa 45.939 euro
  • Importo minimo: per ISEE oltre la soglia o senza ISEE presentato

Per ottenere l’importo corretto è essenziale presentare la DSU. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste gratuitamente i contribuenti nella presentazione della DSU e nel calcolo ISEE.

Come si calcola il reddito del forfettario nell’ISEE

Ai fini ISEE, il reddito del forfettario è calcolato come ricavi annui per coefficiente di redditività della propria attività ATECO. Non si considerano i ricavi lordi, ma il reddito imponibile forfettario, lo stesso su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Esempio: se Marco fattura 40.000 euro e ha coefficiente 67%, il suo reddito ISEE è 26.800 euro.

A questo si applicano i normali criteri di calcolo ISEE: somma dei redditi del nucleo, sottrazione di franchigie e detrazioni ISEE, divisione per la scala di equivalenza che tiene conto della numerosità del nucleo. Avere il coniuge nello stato di famiglia aumenta la scala di equivalenza e abbassa l’ISEE finale.

Quando conviene presentare l’ISEE

Per i forfettari con figli, presentare l’ISEE conviene praticamente sempre, anche se il reddito sembra alto. Le soglie per beneficiare di assegno unico maggiorato, bonus nido, mensa e altre prestazioni sono spesso più alte di quanto si pensi, e perdere queste agevolazioni per non aver presentato la DSU è un peccato che capita spesso.

Errori comuni da evitare

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrono alcuni errori tipici sul tema forfettario familiari a carico. Vediamo i più frequenti per aiutarti a evitarli.

Errore 1: pensare di “recuperare” le detrazioni perse

Alcuni forfettari pensano che, accumulando detrazioni non utilizzate, le possano “recuperare” su anni successivi o scontare sull’imposta sostitutiva. Non è possibile: le detrazioni IRPEF non utilizzate sono semplicemente perse, non si trasformano in credito spendibile sul forfettario.

Errore 2: intestare al forfettario le spese detraibili

Spesso, per abitudine, il forfettario continua a intestarsi visite mediche, mutuo, polizze. Se il coniuge paga IRPEF, è un errore: intestare al coniuge sbagliato significa perdere la detrazione. Va sempre verificato chi sostiene la spesa e quale documento di pagamento (intestazione bonifico, ricevuta) viene rilasciato.

Errore 3: non presentare ISEE perché “tanto non serve”

Molti forfettari trascurano la DSU pensando che il loro reddito sia troppo alto. In realtà, l’ISEE serve per molte prestazioni con soglie variabili e in alcuni casi anche per assegno unico maggiorato. Non costa nulla presentarla e i benefici possono essere significativi.

Errore 4: confondere “a carico” fiscale e ISEE

“A carico fiscale” (sotto i 2.840,51 euro) e “componente del nucleo familiare ISEE” sono concetti diversi. Una persona può non essere a carico fiscalmente, ma rientrare ugualmente nel nucleo ISEE. Sono due piani normativi distinti che vanno gestiti separatamente.

Errore 5: dimenticare la comunicazione del nucleo a INPS

Per l’assegno unico è fondamentale comunicare correttamente la composizione familiare nella domanda INPS e tenerla aggiornata in caso di nascite, matrimoni, separazioni, morti. Variazioni non comunicate possono comportare riduzioni dell’assegno o richieste di restituzione.

Domande frequenti

Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie?

Sì, puoi dichiararla nello stato di famiglia e ai fini ISEE, ma non ottieni alcuna detrazione IRPEF perché paghi imposta sostitutiva. Avere la moglie a carico, però, ti serve per ISEE, assegno unico, bonus famiglia regionali e altre prestazioni.

Il forfettario paga IRPEF?

No. Il forfettario paga un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni con i requisiti) o del 15% del reddito imponibile forfettario. Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. Le detrazioni IRPEF non si applicano.

Il forfettario può detrarre le spese sanitarie del coniuge?

No, perché non paga IRPEF. Se l’altro coniuge è dipendente o pensionato, è quest’ultimo che dovrebbe sostenere e detrarre quelle spese. Conviene quindi pagare le visite, i farmaci e i ticket con strumenti tracciabili intestati al coniuge che ha IRPEF da abbattere.

I forfettari hanno diritto all’assegno unico?

Sì, esattamente come tutti gli altri lavoratori. L’importo dipende dall’ISEE familiare. Per il calcolo, il reddito del forfettario è quello imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi.

Qual è il limite di reddito per essere coniuge a carico nel 2026?

Il limite è confermato a 2.840,51 euro di reddito complessivo annuo. Per il forfettario rileva il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi. Quindi un forfettario con compensi anche solo di poche migliaia di euro non può essere a carico del coniuge.

Se sia io che mio marito siamo forfettari, perdiamo tutte le detrazioni?

Sì, se nessuno dei due paga IRPEF, tutte le detrazioni a cui avreste diritto sono di fatto perse. È una situazione che va valutata attentamente: in alcuni casi può convenire che uno dei due resti in regime ordinario per non perdere le detrazioni familiari di valore. Una simulazione personalizzata al CAF può chiarire qual è l’opzione fiscalmente più vantaggiosa.

I figli sotto i 21 anni si possono detrarre dal forfettario?

Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF sono state sostituite dall’assegno unico, che spetta a tutti, compresi i forfettari. Per i figli sopra i 21 anni la detrazione IRPEF di 950 euro torna in vigore, ma solo per chi paga IRPEF. Il forfettario non può utilizzarla.

Il forfettario paga IRAP e addizionali regionali?

No. L’imposta sostitutiva del regime forfettario sostituisce anche IRAP, addizionale regionale IRPEF e addizionale comunale IRPEF. È uno dei vantaggi più rilevanti del regime, che compensa in parte la perdita delle detrazioni.

Conviene davvero il forfettario se ho molte spese detraibili in famiglia?

Dipende. Se sei l’unico percettore di reddito della famiglia e hai spese detraibili importanti (mutuo, sanitarie, scolastiche), il regime ordinario potrebbe essere più conveniente complessivamente. Se invece hai un coniuge che paga IRPEF e può “assorbire” le detrazioni, il forfettario resta vantaggioso. È un calcolo da fare caso per caso, idealmente con una simulazione fatta dal commercialista o dal CAF.

Conclusione: il forfettario non perde tutto, ma serve strategia

Il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni IRPEF, perché paga un’imposta sostitutiva. Tuttavia, avere familiari a carico continua a essere fondamentale per ISEE, assegno unico, bonus famiglia, agevolazioni regionali e per consentire all’altro coniuge (se non forfettario) di portare in detrazione le spese sostenute.

La vera differenza la fa la strategia di coppia: se uno dei due paga IRPEF, conviene concentrare su di lui tutte le detrazioni. Se entrambi sono forfettari, occorre valutare con attenzione se i risparmi del 5% o 15% di imposta sostitutiva compensino davvero la perdita delle detrazioni familiari.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenze personalizzate per valutare la situazione fiscale di tutta la famiglia, calcolare l’ISEE, gestire la domanda di assegno unico e ottimizzare la dichiarazione dei redditi del coniuge non forfettario. Contattaci per fissare un appuntamento e fare il punto sulla tua situazione.

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Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 08:00:002026-05-24 09:54:41Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Quadro RR Redditi 2026: chiarimenti su contributi, Gestione separata e Concordato Preventivo

Dichiarazione dei redditi 730

Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026 è la sezione dedicata ai contributi previdenziali INPS che devono versare gli artigiani, i commercianti e i lavoratori iscritti alla Gestione separata. Per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB), ci sono inoltre regole specifiche che cambiano le basi imponibili di calcolo. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: come si compila, quali aliquote si applicano nel 2026, come si calcolano i contributi minimi e massimi, e come il Concordato Preventivo interagisce con il Quadro RR.

Se hai una partita IVA come artigiano o commerciante, o sei un libero professionista iscritto alla Gestione separata INPS, questo articolo fa per te. Leggi anche: Scadenze Fiscali Luglio 2026: Calendario Completo.

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Indice dei contenuti

  1. Che cos’è il Quadro RR del Modello Redditi
  2. Sezione RR1: Contributi Artigiani e Commercianti 2026
  3. Sezione RR2: Contributi Gestione Separata INPS 2026
  4. Sezione RR3: Il Concordato Preventivo Biennale e il Quadro RR
  5. Scadenze di versamento contributi 2026
  6. Deducibilità dei contributi INPS: come abbatte il reddito imponibile
  7. Errori comuni nella compilazione del Quadro RR
  8. Quadro RR e Concordato Preventivo: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2026
  9. Come compilare il Quadro RR: guida pratica passo per passo
  10. Domande frequenti sul Quadro RR Redditi 2026
  11. FAQ: Quadro RR Redditi 2026
  12. Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale per il Modello Redditi 2026

Che cos’è il Quadro RR del Modello Redditi

Il Quadro RR è una sezione del Modello Redditi PF (Persone Fisiche), il modello dichiarativo che sostituisce il 730 per chi ha redditi da lavoro autonomo o d’impresa. Il quadro RR serve a calcolare e dichiarare i contributi previdenziali INPS dovuti da:

  • Artigiani iscritti alla Gestione Artigiani INPS (Sezione RR1)
  • Commercianti iscritti alla Gestione Commercianti INPS (Sezione RR1)
  • Lavoratori autonomi e collaboratori iscritti alla Gestione separata INPS (Sezione RR2)
  • Soggetti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) e devono calcolare i contributi sul reddito concordato (Sezione RR3)

In pratica, nel Quadro RR dichiari quanti contributi devi versare all’INPS in base al tuo reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Non è un quadro opzionale: se sei iscritto all’INPS come artigiano, commerciante o Gestione separata, devi compilarlo obbligatoriamente.

Differenza rispetto al 730: Il 730 è il modello semplificato che usano i lavoratori dipendenti e pensionati. Il Modello Redditi PF è invece per chi ha partita IVA, redditi esteri, partecipazioni in società o situazioni fiscali più articolate. Il Quadro RR esiste solo nel Modello Redditi, non nel 730.

Sezione RR1: Contributi Artigiani e Commercianti 2026

La Sezione RR1 del Quadro RR riguarda gli iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti INPS. Questi contributi finanziano la pensione e le prestazioni previdenziali per chi svolge un’attività artigianale (idraulico, elettricista, falegname, acconciatore, ecc.) o commerciale (negozio, e-commerce, agente di commercio, ecc.).

Aliquote contributive 2026

Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti è pari al 24,48% del reddito d’impresa. Questa percentuale è applicata sia dagli artigiani sia dai commercianti, con lievi differenze di codici INPS ma stessa aliquota base.

CategoriaAliquota 2026Riduzione ForfettariAliquota Netta Forfettari
Artigiani (titolari)24,48%-35%15,91%
Commercianti (titolari)24,48%-35%15,91%
Collaboratori familiari under 2124,48%-35%15,91%
Collaboratori familiari 21+24,48%-35%15,91%

La riduzione del 35% si applica ai titolari in regime forfettario. È una agevolazione molto importante: invece di pagare il 24,48% sul reddito imponibile, i forfettari pagano circa il 15,91%. Questo significa un risparmio contributivo significativo rispetto a chi è in regime ordinario.

Contributo minimo annuo (minimale) 2026

Un concetto fondamentale del Quadro RR è il contributo minimo, detto anche minimale. Si tratta dell’importo minimo che devi versare all’INPS ogni anno, indipendentemente da quanto hai guadagnato. Anche se il tuo reddito è zero, devi comunque pagare il minimale.

Per il 2026, il contributo minimo annuo per artigiani e commercianti è pari a circa 4.200 euro. Questo importo viene rivalutato ogni anno dall’INPS in base all’inflazione (precisamente, in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo).

Come funziona in pratica? Il minimale è calcolato applicando l’aliquota contributiva a un reddito minimale convenzionale stabilito dall’INPS. Se il tuo reddito reale supera questo reddito convenzionale, paghi i contributi sul reddito reale. Se è inferiore, paghi comunque il minimale.

Esempio pratico (Marco, idraulico in regime forfettario):
Marco ha ricavi per 30.000 euro nel 2025. Il coefficiente di redditività del suo codice ATECO è 67%. Il suo reddito imponibile è 30.000 × 67% = 20.100 euro. Con la riduzione del 35%, i contributi INPS si calcolano su 20.100 × 15,91% ≈ 3.198 euro. Poiché questo importo è inferiore al minimale di 4.200 euro, Marco dovrà comunque versare 4.200 euro di contributi minimi.

Contributo massimo (massimale) 2026

Esiste anche un massimale contributivo: una soglia di reddito oltre la quale non si pagano più contributi. Questo tetto è diverso per le Gestioni Artigiani/Commercianti rispetto alla Gestione separata.

Per le Gestioni Artigiani e Commercianti, il massimale di reddito per il 2026 è pari a circa 86.983 euro (primo scaglione) con un’aliquota aggiuntiva dell’1% oltre questa soglia fino al massimale assoluto. Questi valori sono pubblicati ogni anno con circolare INPS.

Sezione RR2: Contributi Gestione Separata INPS 2026

La Gestione separata INPS è la cassa previdenziale dedicata a una vasta platea di lavoratori autonomi che non hanno una cassa professionale propria. Ci rientrano, tra gli altri:

  • Liberi professionisti senza albo o con cassa professionale non obbligatoria (web designer, consulenti, copywriter, fotografi, social media manager)
  • Collaboratori a progetto e lavoratori parasubordinati
  • Amministratori di società e sindaci
  • Venditori a domicilio
  • Dottorandi e assegnisti di ricerca con compensi
  • Alcune categorie di lavoratori autonomi “occasionali” sopra i 5.000 euro annui

La Sezione RR2 del Quadro RR serve a dichiarare e calcolare i contributi dovuti alla Gestione separata.

Aliquote Gestione separata 2026

Le aliquote della Gestione separata dipendono dalla tua situazione previdenziale:

SituazioneAliquota 2026Note
Iscritto solo alla Gestione separata (no altra copertura)26,07%Include base 25% + maternità 0,72% + DIS-COLL 0,35%
Iscritto ad altra cassa previdenziale (es. Cassa Forense, ENPAM)24%Ridotta perché già coperto altrove
Pensionato già in pensione24%Ridotta perché già in godimento pensione

L’aliquota del 26,07% è quella più comune e si applica a chi non ha altra copertura previdenziale. Questa percentuale include:

  • 25% → contributo pensionistico base
  • 0,72% → indennità di maternità/paternità
  • 0,35% → DIS-COLL (indennità di disoccupazione per i collaboratori)

Massimale e minimale Gestione separata 2026

Anche per la Gestione separata esistono soglie minime e massime:

  • Minimale 2026: circa 19.000 euro di reddito (importo indicativo, soggetto a conferma circolare INPS). Attenzione: il minimale per la Gestione separata non funziona come per artigiani/commercianti — non esiste un contributo minimo fisso, ma il reddito minimo per maturare un anno utile ai fini pensionistici
  • Massimale 2026: circa 119.650 euro di reddito. Oltre questa soglia non si versano contributi sulla parte eccedente

Chi paga i contributi alla Gestione separata? La risposta dipende dalla tipologia del rapporto:

  • Collaboratori (co.co.co, co.co.pro): il committente versa i 2/3 del contributo, il lavoratore ne versa solo 1/3 (trattenuto dalla busta paga)
  • Liberi professionisti autonomi: versano il 100% del contributo direttamente tramite F24

Esempio pratico (Sara, graphic designer freelance):
Sara è iscritta alla Gestione separata senza altra copertura previdenziale. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro di compensi. I suoi contributi INPS sono: 28.000 × 26,07% = 7.299,60 euro da versare tramite F24, in sede di dichiarazione (saldo) e acconti (giugno e novembre). Leggi anche: Partita IVA UX UI Designer 2026.

Sezione RR3: Il Concordato Preventivo Biennale e il Quadro RR

Il Concordato Preventivo Biennale (CPB) è uno strumento introdotto dal D.Lgs. 13/2024 che permette a contribuenti con partita IVA — artigiani, commercianti e professionisti — di concordare con il Fisco un reddito predefinito per due anni. In cambio di questa “pace fiscale”, le tasse si pagano sul reddito concordato, indipendentemente da quello effettivo (salvo eventi eccezionali).

Ma come interagisce il CPB con il Quadro RR e i contributi INPS? È qui che molti contribuenti si trovano in difficoltà.

Contributi INPS sul reddito concordato o su quello effettivo?

La regola generale è che i contributi previdenziali INPS si calcolano sul reddito effettivo, non su quello concordato. Questo è un punto cruciale e spesso frainteso.

Tuttavia, il D.Lgs. 13/2024 e le successive istruzioni dell’Agenzia delle Entrate (Provvedimento del 15 giugno 2024 e circolari successive) hanno chiarito che:

  • I contribuenti in CPB possono optare per versare i contributi previdenziali anche sulla parte di reddito concordato che eccede quello effettivo (cosiddetto “adeguamento contributivo volontario”)
  • Questa opzione è vantaggiosa per chi vuole aumentare la propria posizione previdenziale (più contributi = pensione più alta)
  • Chi non esercita l’opzione versa i contributi solo sul reddito effettivo

Attenzione: le istruzioni ufficiali al Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) fornite dall’Agenzia delle Entrate contengono indicazioni specifiche sulla compilazione della Sezione RR3 per i contribuenti CPB. È essenziale fare riferimento a queste istruzioni ufficiali.

Come si compila la Sezione RR3

La Sezione RR3 del Quadro RR è stata introdotta specificamente per i soggetti in CPB. I campi principali da compilare sono:

CampoCosa inserire
RR3, col. 1Reddito concordato comunicato dall’AdE
RR3, col. 2Reddito effettivo dichiarato nell’anno
RR3, col. 3Differenza (se positiva: reddito concordato > effettivo)
RR3, col. 4Contributi calcolati sul differenziale (opzionale)
RR3, col. 5Indicazione dell’opzione per il versamento aggiuntivo

Esempio pratico (Luigi, commerciante in CPB):
Luigi ha concordato con il Fisco un reddito di 45.000 euro per il biennio 2024-2025. Il suo reddito effettivo 2025 è stato invece di 38.000 euro. Nel Quadro RR, Luigi:

  • Inserisce 45.000 euro nel campo del reddito concordato (RR3, col. 1)
  • Inserisce 38.000 euro come reddito effettivo (RR3, col. 2)
  • Il differenziale è 7.000 euro (RR3, col. 3)
  • Se vuole versare contributi aggiuntivi, indica l’opzione e calcola i contributi su 7.000 euro aggiuntivi
  • Se non vuole l’opzione, i contributi si calcolano solo sui 38.000 euro effettivi

Scadenze di versamento contributi 2026

I contributi emergenti dal Quadro RR si versano tramite il modello F24, nelle stesse scadenze del saldo IRPEF. Ecco il calendario per il 2026 (anno di imposta 2025):

ScadenzaCosa si versaNote
30 giugno 2026Saldo contributi 2025 + 1° acconto 2026 (40%)Con eventuale maggiorazione 0,40% se si paga entro il 31 luglio
30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione interessi 0,40%Solo per chi non riesce a pagare entro il 30 giugno
30 novembre 20262° acconto contributi 2026 (60%)Non prorogabile di norma

I codici tributo F24 per la Gestione separata sono principalmente:

  • 1840 → Contributi Gestione separata (saldo/acconto)
  • 1841 → Contributi Gestione separata (2° acconto)

Per gli artigiani e commercianti, i codici tributo INPS sono comunicati direttamente dall’INPS con i modelli di pagamento precompilati (MAV) inviati a casa.

Consulta anche il nostro articolo sulle Scadenze Fiscali Luglio 2026 per non dimenticare nessuna data importante.

Deducibilità dei contributi INPS: come abbatte il reddito imponibile

Un aspetto molto importante dei contributi INPS dichiarati nel Quadro RR è la loro deducibilità fiscale. I contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito complessivo, riducendo così la base imponibile IRPEF.

Regime ordinario: deducibilità integrale

Per chi è in regime ordinario (non forfettario), i contributi INPS versati sono interamente deducibili dal reddito complessivo. Questo significa che riducono la base su cui si calcola l’IRPEF. Se hai versato 5.000 euro di contributi, il tuo reddito imponibile scende di 5.000 euro, con un risparmio fiscale pari all’aliquota marginale IRPEF applicata (23%, 35% o 43%).

Regime forfettario: deducibilità parziale (quota forfettaria)

Per i forfettari la situazione è diversa. I contributi INPS sono deducibili dal reddito lordo, ma il calcolo avviene in modo specifico:

  • Si calcola il reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività)
  • Da questo si sottraggono i contributi previdenziali versati
  • Sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le nuove attività nei primi 5 anni)

Quindi i contributi INPS abbassano anche l’imposta sostitutiva del forfettario, non solo l’IRPEF. È un doppio vantaggio: meno contributi rispetto all’ordinario (riduzione 35%) e deducibilità dall’imposta sostitutiva.

Esempio: Giulia è forfettaria, agente di commercio. Ricavi 2025: 50.000 euro. Coefficiente di redditività: 62%. Reddito lordo: 31.000 euro. Contributi INPS versati (con riduzione 35%): circa 4.200 euro (minimale). Reddito netto imponibile: 31.000 – 4.200 = 26.800 euro. Imposta sostitutiva 15%: 26.800 × 15% = 4.020 euro.

Errori comuni nella compilazione del Quadro RR

Ecco gli errori più frequenti che i contribuenti commettono nel compilare il Quadro RR, e come evitarli:

1. Confondere Sezione RR1 e RR2

Artigiani e commercianti compilano la Sezione RR1. I professionisti e collaboratori iscritti alla Gestione separata compilano la Sezione RR2. Non si compilano entrambe, salvo casi particolari (es. chi è contemporaneamente artigiano e ha anche collaborazioni).

2. Dimenticare i contributi versati durante l’anno

I contributi versati come acconti durante l’anno (a giugno e novembre) devono essere riportati nel Quadro RR per il calcolo del saldo. Se dimentichi di inserirli, rischi di pagare più del dovuto o di generare un rimborso non richiesto.

3. Non applicare la riduzione del 35% per i forfettari

I titolari in regime forfettario hanno diritto alla riduzione del 35% sui contributi INPS. È un vantaggio automatico ma bisogna barrare l’apposita casella nel Quadro RR e calcolare correttamente il contributo ridotto.

4. Sbagliare la base imponibile per la Gestione separata

Per la Gestione separata, la base imponibile è il reddito netto di lavoro autonomo (compensi al netto delle spese documentate), non i compensi lordi. Un errore frequente è applicare l’aliquota ai compensi lordi, pagando contributi in eccesso.

5. Omettere la Sezione RR3 per i contribuenti CPB

Chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale deve compilare la Sezione RR3. Omettere questa sezione costituisce un errore nella dichiarazione che può essere oggetto di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Quadro RR e Concordato Preventivo: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2026

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato diverse circolari e provvedimenti per chiarire l’interazione tra il CPB e il Quadro RR. I chiarimenti principali riguardano:

Reddito concordato e base imponibile contributiva

Come già anticipato, la base imponibile per i contributi INPS resta il reddito effettivo, non quello concordato. Il CPB opera principalmente sul versante fiscale (tasse), non su quello previdenziale. Tuttavia, come spiegato, esiste la possibilità di versare contributi aggiuntivi sul differenziale (opzione volontaria).

Cause di cessazione del CPB e impatto sul Quadro RR

Il CPB decade in caso di eventi eccezionali: fallimento, cessazione dell’attività, modifiche significative dell’attività. In questi casi, il Quadro RR dovrà essere compilato considerando il reddito effettivo per intero, senza riferimento al reddito concordato. È necessario in questi casi verificare se spettano rimborsi sui contributi eventualmente versati in eccesso.

Forfettari e CPB

I contribuenti in regime forfettario nel 2024 potevano aderire al CPB solo con caratteristiche specifiche previste dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Per il biennio 2025-2026, le condizioni di accesso al CPB e i relativi obblighi dichiarativi nel Quadro RR sono stabiliti dalle istruzioni al Modello Redditi PF 2026, che si consiglia di consultare direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Come compilare il Quadro RR: guida pratica passo per passo

Vediamo un riepilogo pratico su come procedere alla compilazione del Quadro RR del Modello Redditi PF 2026:

Step 1: Identifica la sezione corretta

Verifica a quale gestione INPS sei iscritto:

  • Artigiano o commerciante → Sezione RR1
  • Lavoratore autonomo/collaboratore → Sezione RR2
  • Aderente al CPB → Sezione RR3 (in aggiunta alle precedenti)

Step 2: Calcola il reddito imponibile

Il reddito da inserire nel Quadro RR proviene da altri quadri del Modello Redditi:

  • Per artigiani/commercianti → reddito d’impresa dal Quadro RF o RG o LM (se forfettari)
  • Per Gestione separata → reddito da lavoro autonomo dal Quadro RE

Step 3: Applica l’aliquota corretta

Usa l’aliquota appropriata:

  • Artigiani/commercianti regime ordinario: 24,48%
  • Artigiani/commercianti in forfettario: 24,48% ridotto del 35% → circa 15,91%
  • Gestione separata senza altra copertura: 26,07%
  • Gestione separata con altra copertura o pensionati: 24%

Step 4: Verifica il minimale

Se i contributi calcolati risultano inferiori al minimale annuo (circa 4.200 euro per artigiani/commercianti nel 2026), si versa comunque il minimale.

Step 5: Sottrai i contributi già versati

Dal totale dei contributi dovuti, sottrai gli acconti già versati durante l’anno. Il risultato è il saldo da versare entro il 30 giugno 2026 (con possibile proroga al 31 luglio con maggiorazione).

Domande frequenti sul Quadro RR Redditi 2026

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FAQ: Quadro RR Redditi 2026

Il Quadro RR è obbligatorio per tutti?
No. È obbligatorio solo per chi è iscritto alle Gestioni Artigiani, Commercianti o alla Gestione separata INPS. Chi versa contributi solo a una cassa professionale (INPDAP, ENPAM, Cassa Forense, ecc.) non compila il Quadro RR.

Se ho aderito al CPB devo compilare la Sezione RR3?
Sì, è obbligatoria se hai aderito al Concordato Preventivo Biennale per il periodo d’imposta 2025.

Qual è la scadenza per versare i contributi del Quadro RR?
La scadenza ordinaria è il 30 giugno 2026 (saldo 2025 + 1° acconto 2026). Con proroga (e maggiorazione 0,40%) al 30 luglio 2026. Il 2° acconto va invece versato entro il 30 novembre 2026.

I forfettari hanno la riduzione del 35% anche sui contributi della Gestione separata?
No. La riduzione del 35% si applica solo agli artigiani e commercianti in regime forfettario iscritti alle rispettive gestioni INPS. I forfettari iscritti alla Gestione separata versano l’aliquota piena (26,07% o 24% secondo la propria situazione).

Posso rateizzare i contributi emergenti dal Quadro RR?
Sì, è possibile rateizzare in un massimo di 6 rate mensili, a partire dalla scadenza di giugno. La rateizzazione comporta l’applicazione di interessi legali sulle rate successive alla prima.

Cosa succede se non compilo il Quadro RR?
L’omessa compilazione del Quadro RR costituisce un errore nella dichiarazione. L’INPS può emettere avvisi di addebito per i contributi non versati, con sanzioni e interessi. È sempre consigliabile rivolgersi a un CAF o a un professionista abilitato per la compilazione corretta.

Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale per il Modello Redditi 2026

La compilazione del Modello Redditi PF, e in particolare del Quadro RR, richiede una conoscenza approfondita della normativa previdenziale e fiscale in continua evoluzione. Errori nella dichiarazione possono portare a pagamenti in eccesso o a sanzioni dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

  • Compilazione del Modello Redditi PF (compresi tutti i quadri, incluso RR)
  • Calcolo corretto dei contributi INPS per artigiani, commercianti e Gestione separata
  • Gestione del Concordato Preventivo Biennale (Sezione RR3)
  • Verifica delle scadenze e dei codici tributo F24
  • Consulenza sul regime forfettario e sulla convenienza del CPB

Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B. Puoi contattarci al 0432 1638640 oppure su WhatsApp al 366 6018121. Consulta anche il nostro articolo sul Trattamento integrativo 2026 e sugli Investimenti strumentali nel regime forfettario 2026.

Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 08:23:482026-06-28 00:15:49Quadro RR Redditi 2026: chiarimenti su contributi, Gestione separata e Concordato Preventivo
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA UX UI Designer 2026: Regime Forfettario, ATECO e Come Fatturare

regime forfettario partita iva

Sei un UX designer, UI designer o web designer freelance e stai valutando di aprire la partita IVA? Oppure hai gia’ una partita IVA ma non sei sicuro di avere il codice ATECO giusto o di pagare i contributi corretti?

In questa guida trovi tutto quello che devi sapere sulla partita IVA per UX e UI designer nel 2026: codice ATECO, regime forfettario, contributi INPS, come fatturare ai clienti italiani ed esteri.

Partita IVA UX UI Designer: quale codice ATECO scegliere?

Il codice ATECO e’ il codice che identifica la tua attivita’ economica. Per i designer freelance esistono due codici principali, e la scelta dipende da cosa fai concretamente:

Codice ATECODescrizioneQuando si usa
74.10.21Attivita’ di disegno grafico e comunicazione visiva (esclusi web designer)Design grafico, identita’ visiva, branding, illustrazione
62.01.00Produzione di software non connessa all’editoriaDesign di interfacce digitali (UI/UX per app e software), prototipazione
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieSe fai anche advertising o marketing digitale con il design

La scelta pratica per un UX/UI designer: se il tuo lavoro principale e’ la progettazione di interfacce digitali (app, siti web, software), il codice 62.01.00 e’ spesso piu’ adatto. Se ti occupi prevalentemente di design grafico visivo e comunicazione, opta per 74.10.21.

Attenzione: il codice ATECO influisce sul coefficiente di redditivita’ nel regime forfettario (vedi sotto). Entrambi i codici citati hanno coefficiente 78%, quindi ai fini fiscali il risultato e’ lo stesso.

Regime forfettario per UX UI designer: conviene?

Il regime forfettario e’ il regime fiscale agevolato piu’ diffuso tra i freelance in Italia. Ecco i punti chiave per i designer:

Requisiti per accedere al forfettario

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente
  • Non avere una partecipazione in societa’ di persone o SRL trasparenti
  • Non aver percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (soglia elevata dalla Legge di Bilancio 2025)
  • Non applicare regimi speciali IVA

Come funziona la tassazione forfettaria per un designer

Nel regime forfettario non paghi IRPEF ordinaria (con aliquote progressive dal 23% al 43%). Paghi invece una imposta sostitutiva unica — cioe’ una tassa piatta che sostituisce tutte le altre. L’aliquota e’:

  • 5% per i primi 5 anni di attivita’ (se non hai svolto attivita’ simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% dalla sesta annualita’ in poi

Ma su quale importo si calcola questa imposta? Non sull’incasso lordo, ma su un reddito imponibile calcolato forfettariamente. Per i designer (codice 74.10.21 o 62.01.00), il coefficiente di redditivita’ e’ 78%.

Esempio pratico — Designer con 40.000 euro di fatturato annuo:

  • Ricavi: 40.000 euro
  • Reddito imponibile forfettario (40.000 x 78%): 31.200 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: 4.680 euro
  • Contributi INPS Gestione Separata al 26,07%: circa 8.134 euro (calcolati sul reddito imponibile al netto dei contributi stessi — calcolo iterativo)
  • Carico fiscale-previdenziale totale: circa 12.800 euro su 40.000 euro di ricavi

I dati sopra sono esempi semplificati. Il calcolo esatto dei contributi INPS e’ leggermente diverso perche’ i contributi si deducono dal reddito imponibile prima del calcolo dell’imposta. Per un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale.

Contributi INPS per designer freelance: Gestione Separata

Come designer freelance con partita IVA, sei obbligato a iscriverti alla Gestione Separata INPS — la cassa previdenziale per lavoratori autonomi senza una cassa professionale dedicata.

Aliquote Gestione Separata 2026

SituazioneAliquota
Designer freelance senza altra copertura previdenziale26,07%
Designer che e’ anche dipendente o pensionato24%

I contributi si calcolano sul reddito imponibile forfettario (cioe’ i tuoi ricavi moltiplicati per il coefficiente 78%). Non si calcolano sull’incasso lordo.

Quando si pagano? I contributi INPS si versano in acconto (novembre/dicembre dell’anno in corso, con il Modello Redditi) e a saldo (giugno dell’anno successivo). Se sei nel forfettario, si trovano nel quadro LM del Modello Redditi PF.

Come fatturare: clienti italiani, UE ed extra-UE

La fatturazione e’ uno degli aspetti pratici piu’ importanti per un designer freelance, specialmente se lavori con clienti di altri Paesi.

Fattura a cliente italiano privato o azienda

Nel regime forfettario non applichi IVA. La fattura deve riportare la dicitura obbligatoria:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”

Se la fattura supera 77,47 euro di imponibile, devi applicare una marca da bollo da 2 euro (in formato digitale per fatturazione elettronica).

I forfettari non subiscono ritenuta d’acconto: se il cliente e’ una societa’ o professionista che normalmente trattiene il 20% del compenso, tu puoi indicare in fattura: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”.

Fattura a cliente UE con partita IVA (B2B)

Quando fatturi a un’azienda o professionista con partita IVA in un Paese UE (es. un’agenzia tedesca o una startup francese), le tue prestazioni di design rientrano nella regola generale dei servizi B2B art. 7-ter DPR 633/72: l’operazione e’ fuori campo IVA in Italia (la tassazione avviene nel Paese del cliente con il meccanismo del reverse charge).

In pratica: emetti fattura senza IVA e indichi “Operazione fuori campo IVA art. 7-ter DPR 633/72”. Non devi iscriverti al VIES (registro IVA UE) se sei nel forfettario, ma e’ consigliato verificare con il tuo consulente perche’ ci sono sfumature operative.

Fattura a cliente extra-UE (es. startup USA)

Analogamente, le prestazioni di design verso clienti extra-UE con sede all’estero sono fuori campo IVA in Italia (art. 7-ter). Emetti la fattura senza IVA. L’importo che ricevi e’ il tuo ricavo lordo che va dichiarato nel Modello Redditi.

Spese deducibili per un designer freelance

Questa e’ una delle domande piu’ frequenti: nel regime forfettario posso dedurre le spese?

La risposta e’: no, non puoi dedurre le spese reali. Questo e’ il compromesso del forfettario. Il legislatore ha gia’ calcolato in modo forfettario che il tuo reddito netto e’ il 78% dei ricavi, includendo implicitamente le spese. Quindi non puoi aggiungere ulteriori deduzioni per software Adobe, laptop, corsi di formazione, abbonamenti Figma, ecc.

Tuttavia, se le tue spese effettive sono molto elevate (superiori al 22% dei ricavi), potrebbe valere la pena valutare il regime ordinario, dove deduci le spese reali e paghi IRPEF sulle tariffe progressive. Un CAF o commercialista puo’ farti una simulazione comparativa.

Diritto d’autore e partita IVA: come funziona per il design

Un tema delicato per i designer: alcune opere di design possono essere protette dal diritto d’autore (L. 633/1941). Se cedi i diritti di sfruttamento economico di un’opera, il compenso per la cessione potrebbe avere un trattamento fiscale diverso dalla normale prestazione professionale.

Per i forfettari, pero’, questa distinzione e’ meno rilevante dal punto di vista pratico: tutti i compensi (prestazione + eventuale cessione diritti) confluiscono nel reddito forfettario e vengono tassati con la stessa imposta sostitutiva. Non c’e’ la deduzione forfettaria del 25% sulle cessioni diritti d’autore che si applica invece ai lavoratori autonomi in regime ordinario.

Se ritieni che la cessione di diritti d’autore sia una parte significativa del tuo reddito e vuoi capire se conviene strutturare diversamente i contratti, ti consigliamo un colloquio con un esperto.

Come aprire la partita IVA da designer: i passi pratici

Aprire la partita IVA e’ piu’ semplice di quanto pensi. Ecco i passaggi:

  1. Scegli il codice ATECO — in base a cosa fai (vedi tabella sopra)
  2. Compila il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online o di persona) con i dati: codice ATECO, regime fiscale scelto (forfettario), data inizio attivita’
  3. Iscriviti alla Gestione Separata INPS — entro 30 giorni dall’inizio attivita’
  4. Attiva la fatturazione elettronica — obbligatoria dal 2024 anche per i forfettari con un software (Fatture in Cloud, Aruba, ecc.)

Non serve iscriversi a un albo professionale per fare il designer freelance (non e’ una professione ordinistica). Non servono autorizzazioni speciali. La semplicita’ burocratica e’ uno dei vantaggi di questa professione.

Designer freelance: forfettario o regime ordinario?

Il forfettario conviene quasi sempre a chi inizia e ha ricavi fino a circa 40-50.000 euro. Sopra quella soglia (e con spese professionali significative), il regime ordinario puo’ diventare competitivo.

FattoreForfettarioRegime ordinario
Tassazione5% o 15% su 78% ricaviIRPEF 23%-43% su utile netto
Spese deducibiliNO (forfettarie incluse)SI (spese reali documentate)
IVANON si applica (vantaggio competitivo con privati)Si applica e si versa all’erario
AdempimentiSemplificatiPiu’ complessi
Limite ricaviMax 85.000 euro/annoNessun limite

Domande frequenti (FAQ)

Posso lavorare sia come dipendente che come designer freelance?

Si’, e’ possibile avere contemporaneamente un contratto di lavoro dipendente e la partita IVA come designer freelance. Attenzione pero’: se il tuo reddito da lavoro dipendente supera 35.000 euro nell’anno precedente, non puoi accedere al regime forfettario. Faresti il regime ordinario.

Devo aprire la partita IVA se ho poche commesse?

Se i tuoi compensi da attivita’ di design sono occasionali e non superano i 5.000 euro netti nell’anno, puoi usare la ricevuta per prestazione occasionale (senza partita IVA). Sopra quella soglia — o se l’attivita’ e’ continuativa anche con importi bassi — e’ obbligatoria la partita IVA.

Quanto costa aprire e mantenere la partita IVA?

L’apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate e’ gratuita. I costi sono quelli di un eventuale commercialista o CAF per la gestione annuale (dichiarazione, F24 contributi, ecc.). Nel forfettario i costi di gestione sono contenuti grazie alla semplificazione degli adempimenti.

I clienti esteri mi fanno firmare contratti con royalties o flat fee: come li dichiaro?

Nel forfettario, qualunque sia la struttura del compenso (flat fee, royalty, retainer mensile), quello che conta e’ il totale incassato nell’anno. Tutti i compensi concorrono al limite di 85.000 euro e vengono tassati allo stesso modo. La struttura contrattuale non cambia il trattamento fiscale nel forfettario.

Posso dedurre la formazione (corsi, workshop, certificazioni)?

Nel regime forfettario no — le spese reali non sono deducibili. Nel regime ordinario si, entro certi limiti (al 100% se strettamente inerenti all’attivita’). Se investi molto in formazione, valuta col tuo consulente se il regime ordinario ti conviene di piu’.

Conclusione: aprire la partita IVA da designer nel 2026

Per un UX/UI designer freelance, il regime forfettario nel 2026 e’ quasi sempre la scelta ottimale quando si inizia o si ha un fatturato sotto gli 85.000 euro. Paghi un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% i primi 5 anni), gestisci meno burocrazia, e non applichi l’IVA ai tuoi clienti — un vantaggio concreto quando lavori con privati o micro-imprese.

I punti da non dimenticare: scegliere il codice ATECO corretto, iscriversi alla Gestione Separata INPS entro 30 giorni, attivare la fatturazione elettronica, e tenere traccia di tutti gli incassi durante l’anno per non sforare il limite di 85.000 euro.

Hai dubbi sul regime piu’ conveniente per la tua situazione specifica? Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per freelance e partite IVA. Contattaci per un preventivo personalizzato.

Leggi anche: Regime Forfettario e Operazioni con l’Estero: Guida Completa | Gestione Separata INPS 2026: Guida Completa | Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere?

Giugno 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-16 09:00:002026-06-14 18:38:36Partita IVA UX UI Designer 2026: Regime Forfettario, ATECO e Come Fatturare
PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Codice RF19 nel 730 2026: Regime Forfettario e Compilazione Dichiarazione

Indice dei contenuti

  1. Cos’e il codice RF19 e quando si usa
  2. RF19 nel Modello Redditi PF 2026: dove indicarlo
  3. Regime forfettario: riepilogo regole 2026
  4. Compilazione del quadro LM per i forfettari
  5. Differenza tra RF19 e altri codici regime
  6. Errori comuni nella compilazione
  7. Domande frequenti

Il codice RF19 identifica il regime forfettario all’interno della dichiarazione dei redditi. Se hai una partita IVA in regime forfettario e devi compilare il Modello Redditi PF 2026, è fondamentale sapere dove e come indicare questo codice per evitare errori che potrebbero rallentare la tua pratica fiscale.

In questa guida pratica ti spieghiamo cos’è il codice RF19, in quale sezione del modello va inserito, come si compila il quadro LM e quali sono le differenze con gli altri codici regime. Se hai dubbi o vuoi essere sicuro di compilare tutto correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti passo dopo passo.

Cos’è il codice RF19 e quando si usa

Il codice RF19 è il codice che l’Agenzia delle Entrate assegna al regime forfettario (disciplinato dalla Legge 190/2014, commi 54-89). Serve a comunicare al Fisco che il contribuente applica il regime agevolato forfettario, distinguendolo da tutti gli altri regimi fiscali disponibili per le partite IVA.

In termini semplici, quando compili la tua dichiarazione dei redditi e indichi RF19, stai dicendo: “Io applico il regime forfettario e quindi pago l’imposta sostitutiva anziché l’IRPEF ordinaria”. Questo codice va indicato nel Modello Redditi Persone Fisiche (non nel 730, che è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati).

Il RF19 regime forfettario si utilizza ogni anno al momento della dichiarazione dei redditi, nel frontespizio del Modello Redditi PF, nella casella dedicata al “regime contabile”. È un passaggio obbligatorio per tutti i contribuenti forfettari.

RF19 nel Modello Redditi PF 2026: dove indicarlo

Nel Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025), il codice RF19 va inserito in due punti principali:

  • Frontespizio – nella sezione “Tipo di dichiarazione”, alla casella relativa al regime contabile adottato. Qui si indica RF19 per comunicare che si aderisce al regime forfettario.
  • Quadro LM – è la sezione specifica dedicata ai redditi dei contribuenti in regime forfettario e di vantaggio. Qui si dichiarano ricavi, si applica il coefficiente di redditività e si calcola l’imposta sostitutiva.

È importante ricordare che i contribuenti in regime forfettario non compilano il modello 730. Chi ha solo redditi da attività forfettaria utilizza esclusivamente il Modello Redditi PF. Se invece hai anche redditi da lavoro dipendente o pensione, puoi presentare sia il 730 precompilato per quei redditi sia il Modello Redditi PF per la parte forfettaria.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Regime forfettario: riepilogo regole 2026

Prima di approfondire la compilazione, ecco un riepilogo delle regole del regime forfettario valide per il 2026. Conoscerle è essenziale per capire se puoi utilizzare il codice RF19 nella tua dichiarazione.

Il regime forfettario 2026 prevede un limite di ricavi di 85.000 euro annui. Questo significa che, se nell’anno precedente hai incassato compensi o ricavi entro questa soglia, puoi continuare ad applicare il regime agevolato. Il coefficiente di redditività varia in base al tuo codice ATECO: ad esempio, per i professionisti è del 78%, per il commercio al dettaglio del 40%.

L’imposta sostitutiva è pari al 15% del reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente, meno i contributi previdenziali versati). Per chi avvia una nuova attività, l’aliquota scende al 5% per i primi 5 anni, a condizione di non aver esercitato attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti.

Chi supera la soglia di 85.000 euro ma resta sotto i 100.000 euro esce dal forfettario dall’anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro nel corso dell’anno, il passaggio al regime ordinario è immediato, con obbligo di applicare l’IVA sulle operazioni effettuate dopo il superamento. Per approfondire i limiti del forfettario e la non proporzionalità, consulta la nostra guida dedicata.

Compilazione del quadro LM per i forfettari

Il quadro LM è il cuore della dichiarazione per chi utilizza il codice RF19 regime forfettario. Ecco come si struttura la compilazione:

Sezione I – Reddito dei contribuenti in regime di vantaggio: questa parte è riservata ai contribuenti che applicano ancora il vecchio regime di vantaggio (codice RF12). Se sei in regime forfettario, passa direttamente alla Sezione II.

Sezione II – Regime forfettario (righi da LM22 a LM27): qui dichiari i tuoi dati. Al rigo LM22 indichi il codice attività ATECO e i ricavi/compensi percepiti nell’anno. Al rigo LM34 si calcola il reddito lordo applicando il coefficiente di redditività. Al rigo LM35 sottrai i contributi previdenziali versati (INPS gestione separata, casse professionali). Al rigo LM37 si determina il reddito netto.

Sezione III – Imposta sostitutiva (righi LM38-LM42): si calcola l’imposta al 15% (o 5% per le nuove attività) sul reddito netto. Si sottraggono eventuali acconti già versati e si determina il saldo da pagare o il credito.

La compilazione del quadro LM richiede attenzione, soprattutto nell’applicazione del coefficiente di redditività corretto e nel calcolo dei contributi deducibili. Il CAF Centro Fiscale verifica ogni passaggio per garantire la correttezza della dichiarazione.

Differenza tra RF19 e altri codici regime fiscale

Il codice RF19 non è l’unico codice regime disponibile. L’Agenzia delle Entrate ne prevede diversi, ciascuno corrispondente a un regime contabile specifico. Conoscere le differenze è utile per evitare di indicare il codice sbagliato nel Modello Redditi PF.

Ecco i principali codici a confronto:

  • RF01 – Regime ordinario: contabilità ordinaria con registrazione di tutte le operazioni. Obbligatorio per società di capitali e per chi supera determinati limiti di ricavi.
  • RF02 – Regime semplificato: contabilità semplificata per imprese minori. Prevede la registrazione dei soli ricavi e costi, senza bilancio. Disponibile per imprese con ricavi fino a 500.000 euro (servizi) o 800.000 euro (altre attività).
  • RF12 – Regime di vantaggio (ex minimi): il vecchio regime dei contribuenti minimi, oggi non più accessibile ai nuovi aderenti ma ancora valido per chi vi era già dentro.
  • RF19 – Regime forfettario: il regime agevolato attualmente in vigore per partite IVA con ricavi fino a 85.000 euro. Prevede imposta sostitutiva al 15% (o 5%), esenzione IVA e semplificazioni contabili.

La differenza principale è che con RF19 paghi un’imposta sostitutiva fissa, non emetti IVA in fattura e non sei soggetto a ritenuta d’acconto. Con RF01 e RF02 invece sei nel sistema IRPEF ordinario, con aliquote progressive e obbligo IVA. Se hai dubbi su quale codice applicare, il CAF Centro Fiscale può verificare la tua situazione.

Errori comuni nella compilazione con codice RF19

Compilare la dichiarazione dei redditi con il codice RF19 può sembrare semplice, ma ci sono alcuni errori frequenti che è bene evitare:

  • Indicare RF19 nel 730: il modello 730 non prevede la sezione per i redditi forfettari. Se sei forfettario, devi usare il Modello Redditi PF. Se hai anche redditi da dipendente, presenti entrambi i modelli.
  • Coefficiente di redditività errato: ogni codice ATECO ha un coefficiente diverso. Applicare quello sbagliato altera il reddito imponibile e l’imposta dovuta.
  • Dimenticare i contributi deducibili: i contributi previdenziali versati nell’anno vanno sottratti dal reddito lordo nel quadro LM. Dimenticarli significa pagare più tasse del dovuto.
  • Non verificare i requisiti di accesso: indicare RF19 senza averne diritto (ad esempio perché si è superata la soglia di 85.000 euro) può comportare sanzioni e accertamenti.
  • Confondere RF19 con RF12: il codice RF12 riguarda il vecchio regime dei minimi, diverso dal forfettario. Usare il codice sbagliato genera incongruenze nella dichiarazione.

Per evitare questi errori, è consigliabile affidarsi a professionisti esperti. Il CAF Centro Fiscale di Udine compila la tua dichiarazione verificando ogni dato, dal codice regime al calcolo dell’imposta.

Domande frequenti sul codice RF19 e regime forfettario

Il codice RF19 va indicato nel modello 730?

No. Il modello 730 è destinato a lavoratori dipendenti e pensionati. Chi ha una partita IVA in regime forfettario deve utilizzare il Modello Redditi PF, dove indica il codice RF19 nel frontespizio e compila il quadro LM.

Cosa succede se indico il codice regime sbagliato?

Indicare un codice errato (ad esempio RF01 invece di RF19) genera una dichiarazione incoerente. L’Agenzia delle Entrate potrebbe richiedere chiarimenti o applicare sanzioni. È possibile correggere l’errore presentando una dichiarazione integrativa con l’assistenza del CAF.

RF19 e fatturazione elettronica: c’è un collegamento?

Sì. Dal 2024 anche i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica. Nella fattura il codice regime fiscale è RF19, che identifica il forfettario anche nel Sistema di Interscambio (SdI).

Posso passare da RF19 a RF01 durante l’anno?

Il passaggio avviene automaticamente se superi i 100.000 euro di ricavi in corso d’anno. In quel caso il regime ordinario (RF01) si applica immediatamente. Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, il passaggio avviene dall’anno successivo.

Dove trovo il codice RF19 nel cassetto fiscale?

Il codice RF19 è visibile nelle dichiarazioni precedenti archiviate e nelle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate relative alla tua partita IVA. Per verificare il tuo regime, rivolgiti al CAF Centro Fiscale che può controllare la tua posizione fiscale.

Conclusione

Il codice RF19 è un elemento fondamentale per chi opera in regime forfettario: va indicato correttamente nel Modello Redditi PF 2026 e determina la compilazione del quadro LM con il calcolo dell’imposta sostitutiva al 15% o 5%. Conoscere le differenze con gli altri codici (RF01, RF02, RF12) e evitare gli errori più comuni ti permette di gestire la tua dichiarazione dei redditi senza problemi.

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi con il regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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