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Tag Archivio per: INPS

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Domanda di Pensione di Vecchiaia: Documenti, Istruzioni INPS e Verifiche Prima dell’Invio

Pensione 2026 INPS

Presentare la domanda di pensione di vecchiaia rappresenta uno dei momenti più importanti nella vita lavorativa di ogni cittadino. Dopo anni di contributi versati all’INPS, è fondamentale conoscere tutti i documenti necessari, le procedure corrette e le verifiche da effettuare prima dell’invio per evitare ritardi o problemi nell’erogazione della pensione.

La pensione di vecchiaia è la prestazione economica erogata dall’INPS ai lavoratori che hanno raggiunto i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa vigente. Nel 2026, i requisiti sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente, ma è essenziale verificare con attenzione la propria posizione contributiva prima di procedere con l’invio della domanda.

In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna passo dopo passo nella presentazione della domanda di pensione di vecchiaia, fornendoti tutte le informazioni necessarie sui documenti da preparare, le verifiche da effettuare e gli errori comuni da evitare.

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Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-07 13:12:492026-05-31 18:05:31Domanda di Pensione di Vecchiaia: Documenti, Istruzioni INPS e Verifiche Prima dell’Invio
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Bonus Renzi 2026: Chi Puo Beneficiare del Trattamento Integrativo

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il bonus Renzi 2026, oggi ufficialmente chiamato trattamento integrativo, rappresenta un’agevolazione fiscale fondamentale per milioni di lavoratori dipendenti italiani. Con un valore massimo di 1.200 euro all’anno (100 euro al mese), questo beneficio viene erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro. In questa guida completa, analizziamo chi ne ha diritto nel 2026, i limiti di reddito aggiornati e come verificare che venga correttamente applicato.

Indice dei Contenuti

  1. Cos’è il Bonus Renzi (Trattamento Integrativo)
  2. Chi Ha Diritto al Bonus Renzi nel 2026
  3. Limiti di Reddito: le Due Fasce
  4. Importo e Come si Calcola
  5. Come Verificare il Bonus in Busta Paga
  6. Come Recuperare il Bonus nel 730
  7. Chi NON Ha Diritto al Trattamento Integrativo
  8. Quando Bisogna Restituire il Bonus
  9. Domande Frequenti

Cos’è il Bonus Renzi (Trattamento Integrativo)

Il trattamento integrativo, comunemente noto come bonus Renzi, è un credito IRPEF introdotto inizialmente nel 2014 come “bonus 80 euro” e successivamente potenziato a 100 euro mensili dal 2020. Nel 2026, la normativa rimane sostanzialmente invariata rispetto al 2024-2025.

Si tratta di un credito d’imposta che viene riconosciuto automaticamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) ai lavoratori dipendenti e assimilati con redditi entro determinate soglie. L’obiettivo è quello di alleggerire il carico fiscale sui redditi medio-bassi.

L’importo massimo annuo è di 1.200 euro, pari a 100 euro mensili per 12 mensilità. Il bonus viene erogato direttamente in busta paga, senza necessità di presentare domanda specifica.

Chi Ha Diritto al Bonus Renzi nel 2026

Hanno diritto al trattamento integrativo nel 2026 le seguenti categorie di contribuenti:

  • Lavoratori dipendenti (sia a tempo indeterminato che determinato)
  • Apprendisti
  • Lavoratori in somministrazione
  • Soci di cooperative
  • Percettori di borse di studio, assegni e compensi per attività di tirocinio
  • Sacerdoti
  • Lavoratori socialmente utili
  • Percettori di indennità di disoccupazione (NASpI, DIS-COLL)
  • Percettori di cassa integrazione

Requisito fondamentale: l’imposta lorda IRPEF deve essere superiore alla detrazione per lavoro dipendente spettante. In pratica, il reddito deve essere sufficiente a generare un’imposta da cui poter detrarre il bonus. Per i redditi molto bassi (generalmente sotto i 8.174 euro), l’imposta lorda è azzerata dalle detrazioni e quindi il bonus non spetta.

Limiti di Reddito: le Due Fasce

Il trattamento integrativo 2026 si articola in due fasce di reddito con regole differenti:

Fascia 1: Reddito fino a 15.000 euro

Per i lavoratori con reddito complessivo fino a 15.000 euro, il trattamento integrativo spetta in misura piena, pari a 1.200 euro annui. L’unica condizione è che l’imposta lorda sui redditi da lavoro dipendente sia superiore alla detrazione spettante (al netto delle sole detrazioni per lavoro dipendente).

Fascia 2: Reddito tra 15.001 e 28.000 euro

Per chi ha un reddito compreso tra 15.001 e 28.000 euro, il bonus spetta solo se la somma di determinate detrazioni è superiore all’imposta lorda. Le detrazioni considerate nel calcolo sono:

  • Detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli, altri familiari)
  • Detrazioni per redditi da lavoro dipendente e assimilati
  • Detrazioni per interessi passivi su mutui prima casa (contratti entro il 31/12/2021)
  • Detrazioni per spese sanitarie
  • Detrazioni per spese edilizie (ristrutturazione, ecobonus, sismabonus)

In questa fascia, l’importo del trattamento integrativo è pari alla differenza tra le detrazioni spettanti e l’imposta lorda, con un massimo di 1.200 euro.

Importo e Come si Calcola

L’importo del bonus Renzi varia in base alla fascia di reddito e ai giorni di lavoro nell’anno:

Fascia di redditoImporto annuoImporto mensileCondizione
Fino a 15.000 euro1.200 euro (pieno)100 euroImposta lorda > detrazione lavoro dipendente
15.001 – 28.000 euroFino a 1.200 euroFino a 100 euroDetrazioni complessive > imposta lorda
Oltre 28.000 euro0 euro0 euroNon spetta

Calcolo proporzionale: se il rapporto di lavoro non copre l’intero anno (per esempio, contratti a tempo determinato di pochi mesi), il bonus viene rapportato ai giorni lavorati. La formula è: 1.200 x (giorni di lavoro / 365).

Esempio pratico: un lavoratore con contratto di 6 mesi (183 giorni) e reddito nella prima fascia riceverà: 1.200 x 183/365 = 601,64 euro.

Come Verificare il Bonus in Busta Paga

Per verificare se stai ricevendo il trattamento integrativo in busta paga, segui questi passaggi:

  1. Cerca la voce specifica: nella parte centrale del cedolino, cerca la voce “Trattamento integrativo” o “DL 3/2020” o “Bonus DL 66/2014”. La denominazione può variare a seconda del software paghe utilizzato dal datore di lavoro
  2. Verifica l’importo: dovrebbe essere di circa 100 euro mensili per un lavoratore full-time con rapporto per l’intero mese
  3. Controlla la CU (Certificazione Unica): nella sezione dedicata, ai punti 390-399, trovi il riepilogo del trattamento integrativo erogato nell’anno
  4. Verifica sul sito INPS: se sei un percettore di NASpI o cassa integrazione, controlla il dettaglio del pagamento su MyINPS nella sezione “Prestazioni e servizi”

Attenzione: se non trovi la voce in busta paga, potrebbe significare che il datore di lavoro ritiene che il tuo reddito complessivo superi i 28.000 euro, oppure che l’imposta lorda sia inferiore alla detrazione. In questo caso, puoi sempre recuperare il bonus tramite la dichiarazione dei redditi.

Come Recuperare il Bonus nel 730

Se non hai ricevuto il trattamento integrativo in busta paga durante l’anno, o ne hai ricevuto meno del dovuto, puoi recuperarlo presentando il modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025). Ecco come fare:

  • Sezione dedicata del 730: il trattamento integrativo viene calcolato automaticamente nella dichiarazione. Se ti spetta e non lo hai ricevuto, risulterà come credito a tuo favore
  • 730 precompilato: accedendo al modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il sistema già pre-inserisce i dati dalla CU. Verifica che siano corretti
  • Rimborso in busta paga: se dal 730 emerge un credito per trattamento integrativo non erogato, il rimborso arriverà nella prima busta paga utile successiva alla liquidazione (generalmente luglio-agosto)

Consiglio: se hai avuto più rapporti di lavoro durante l’anno, è particolarmente importante verificare nel 730 che il trattamento integrativo sia stato calcolato correttamente sul reddito complessivo. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per un controllo accurato della tua situazione.

Chi NON Ha Diritto al Trattamento Integrativo

Il bonus Renzi non spetta nelle seguenti situazioni:

  • Reddito superiore a 28.000 euro: oltre questa soglia, il trattamento integrativo non è previsto in nessun caso
  • Lavoratori autonomi e partite IVA: il bonus è riservato esclusivamente ai redditi da lavoro dipendente e assimilati. I lavoratori autonomi, anche se con redditi bassi, non ne hanno diritto
  • Pensionati: le pensioni sono escluse dal trattamento integrativo (anche se sono assimilate ai redditi da lavoro dipendente ai fini IRPEF)
  • Reddito sotto la no tax area: se il reddito è talmente basso (sotto circa 8.174 euro) che l’imposta lorda è completamente azzerata dalla detrazione per lavoro dipendente, il bonus non spetta perché non c’è imposta su cui applicarlo
  • Incapienti fiscali: chi non ha capienza fiscale sufficiente (imposta lorda inferiore o uguale alla detrazione lavoro dipendente) non ha diritto al trattamento

Quando Bisogna Restituire il Bonus

In alcuni casi, il lavoratore potrebbe dover restituire in tutto o in parte il trattamento integrativo ricevuto durante l’anno. Questo accade quando:

  • Il reddito complessivo supera i 28.000 euro: se il datore di lavoro ha erogato il bonus basandosi su un reddito stimato inferiore, ma a consuntivo il reddito annuo è risultato superiore alla soglia
  • Più rapporti di lavoro: con due o più datori di lavoro nello stesso anno, ciascuno potrebbe aver erogato il bonus calcolandolo solo sul proprio reddito. Sommando i redditi, potresti aver superato la soglia
  • Variazioni reddituali: straordinari, premi, arretrati o altri redditi aggiuntivi che fanno superare le soglie durante l’anno

La restituzione avviene in sede di dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi PF), dove il bonus percepito in eccesso risulta come debito d’imposta e viene trattenuto dalla busta paga di conguaglio. Per evitare sorprese, è consigliabile comunicare al datore di lavoro la presenza di altri redditi o chiedere la non applicazione del trattamento integrativo.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sul Bonus Renzi 2026

Il bonus Renzi esiste ancora nel 2026?

Sì, il trattamento integrativo (ex bonus Renzi) è confermato anche per il 2026 con le stesse regole degli anni precedenti. L’importo massimo resta di 1.200 euro annui per i redditi fino a 15.000 euro, con possibilità di accesso anche per redditi tra 15.001 e 28.000 euro a determinate condizioni.

Come faccio a sapere se ho diritto al bonus?

Verifica il tuo reddito complessivo annuo. Se è inferiore a 15.000 euro e hai un’imposta lorda superiore alla detrazione per lavoro dipendente, hai diritto al bonus pieno di 1.200 euro. Se il reddito è tra 15.001 e 28.000 euro, il diritto dipende dall’ammontare delle tue detrazioni complessive. In caso di dubbi, rivolgiti al CAF Centro Fiscale.

Il bonus viene dato anche ai disoccupati con NASpI?

Sì, i percettori di NASpI e DIS-COLL hanno diritto al trattamento integrativo, poiché la disoccupazione è assimilata ai redditi da lavoro dipendente. L’INPS eroga il bonus direttamente con il pagamento della prestazione.

Posso rinunciare al bonus per evitare di restituirlo?

Sì, puoi presentare al datore di lavoro una dichiarazione in cui chiedi la non applicazione del trattamento integrativo. Questo è consigliabile se prevedi che il tuo reddito complessivo supererà i 28.000 euro o se hai più rapporti di lavoro. Potrai comunque recuperare il bonus nel 730 se ti spettava.

Il bonus Renzi si cumula con l’Assegno Unico?

Sì, il trattamento integrativo e l’Assegno Unico sono due prestazioni completamente separate. Il bonus Renzi è un credito IRPEF, mentre l’Assegno Unico è una prestazione familiare. Si possono percepire entrambi contemporaneamente senza alcuna incompatibilità.

Hai bisogno di verificare se hai diritto al bonus Renzi 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121 per fissare un appuntamento. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

Aprile 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-03 09:00:002026-05-31 09:56:28Bonus Renzi 2026: Chi Puo Beneficiare del Trattamento Integrativo
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Dimissioni in Maternità Non Convalidate: Perché si Perde la NASpI

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le dimissioni volontarie durante il periodo di maternità sono una scelta delicata che richiede particolare attenzione alle procedure formali. Molte neomamme non sanno che, senza la convalida obbligatoria delle dimissioni da parte dell’Ispettorato del Lavoro, rischiano di perdere completamente il diritto alla NASpI (indennità di disoccupazione).

Secondo il D.Lgs. 151/2001, articolo 55, le dimissioni presentate durante il periodo tutelato (gravidanza e primo anno di vita del bambino) devono essere convalidate dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro per essere considerate valide. Questa tutela è stata introdotta per proteggere le lavoratrici madri da possibili pressioni o discriminazioni sul lavoro.

La conseguenza più grave della mancata convalida è la perdita del diritto alla NASpI: l’INPS respinge automaticamente la domanda di indennità di disoccupazione se le dimissioni non risultano regolarmente convalidate. Un errore procedurale può quindi costare migliaia di euro di indennità non percepita.

In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sulla convalida delle dimissioni in maternità: normativa di riferimento, procedura corretta, tempistiche da rispettare e cosa fare in caso di errori.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è la Convalida delle Dimissioni in Maternità
  2. Il Ruolo dell’Ispettorato del Lavoro
  3. Normativa di Riferimento: D.Lgs. 151/2001
  4. Conseguenze della Mancata Convalida: Perdita della NASpI
  5. Come Procedere Correttamente: Guida Passo Passo
  6. Tempistiche e Scadenze da Rispettare
  7. Cosa Fare se la NASpI è Stata Respinta
  8. Casi Pratici e Giurisprudenza
  9. Differenze tra Dimissioni per Giusta Causa
  10. Il Supporto del CAF per le Dimissioni in Maternità

Cos’è la Convalida delle Dimissioni in Maternità

La convalida delle dimissioni è un atto formale con cui l’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) verifica che la decisione di dimettersi sia stata presa liberamente dalla lavoratrice madre, senza costrizioni o pressioni da parte del datore di lavoro.

Questa procedura speciale si applica durante il periodo tutelato, che comprende:

  • Tutta la gravidanza (dal momento della comunicazione al datore di lavoro)
  • I primi 3 anni di vita del bambino (o nei primi 3 anni dall’ingresso in famiglia in caso di adozione/affidamento)

Perché esiste questa tutela? Il legislatore ha voluto proteggere le lavoratrici madri da possibili discriminazioni o pressioni indirette che potrebbero spingerle a lasciare il lavoro contro la loro reale volontà. Senza convalida, le dimissioni sono considerate nulle dal punto di vista legale.

La convalida serve quindi a garantire che:

  • La decisione sia genuina e libera
  • La lavoratrice sia consapevole delle conseguenze (perdita del posto, impatto su NASpI, ecc.)
  • Non vi siano state discriminazioni o mobbing che hanno forzato la scelta

Nota importante: La convalida è obbligatoria anche se il rapporto di lavoro si è già concluso di fatto. L’assenza di convalida rende le dimissioni inefficaci, con conseguenze dirette sul diritto alla NASpI.

Il Ruolo dell’Ispettorato del Lavoro

L’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), ex Direzione Territoriale del Lavoro, è l’organo pubblico competente per la convalida delle dimissioni in maternità. Ogni provincia italiana ha almeno un ufficio ITL.

Cosa fa l’Ispettorato durante la convalida?

  • Convoca la lavoratrice per un colloquio personale (obbligatorio)
  • Verifica l’identità e la capacità di agire della richiedente
  • Accerta la spontaneità della decisione attraverso domande specifiche
  • Informa sulle conseguenze delle dimissioni (perdita posto, NASpI, contributi)
  • Rilascia il verbale di convalida se tutto è in regola

Il colloquio è obbligatorio e non può essere delegato. La lavoratrice deve presentarsi personalmente all’appuntamento fissato dall’ITL. In caso di impossibilità (es. malattia grave), è possibile richiedere un rinvio giustificato.

Quali documenti richiede l’Ispettorato?

  • Documento d’identità in corso di validità
  • Lettera di dimissioni già inviata al datore di lavoro
  • Certificato di nascita del bambino (o documentazione adozione/affidamento)
  • Ultima busta paga (per verificare il rapporto di lavoro)
  • Copia del contratto di lavoro (se disponibile)

La procedura di convalida è gratuita e l’Ispettorato deve rilasciare il verbale entro tempi ragionevoli (generalmente entro 7-15 giorni dalla richiesta).

Normativa di Riferimento: D.Lgs. 151/2001

La disciplina delle dimissioni in maternità è regolata principalmente dal Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, noto come “Testo Unico sulla maternità e paternità”.

Articolo 55 – Divieto di licenziamento e dimissioni

L’articolo 55 stabilisce che:

  • Le dimissioni presentate durante il periodo di gravidanza e fino ai tre anni di età del bambino devono essere convalidate dall’Ispettorato del Lavoro
  • Senza convalida, le dimissioni sono inefficaci (nulle)
  • Il lavoratore/lavoratrice può revocare le dimissioni entro 7 giorni dalla convalida

Successive modifiche normative:

Il D.Lgs. 80/2015 (Jobs Act) ha introdotto la procedura telematica per le dimissioni volontarie, ma ha mantenuto l’obbligo di convalida per il periodo tutelato di maternità/paternità.

Il D.Lgs. 148/2015 ha confermato che:

  • La convalida è condizione essenziale per la validità delle dimissioni
  • L’assenza di convalida impedisce l’accesso alla NASpI
  • Il datore di lavoro non può considerare risolto il rapporto senza convalida

Circolare INPS n. 94 del 12 maggio 2015

L’INPS ha chiarito che le dimissioni non convalidate equivalgono a dimissioni volontarie ordinarie, quindi non danno diritto alla NASpI. Solo le dimissioni regolarmente convalidate permettono di accedere all’indennità di disoccupazione, in quanto considerate “dimissioni per giusta causa” equiparate.

Giurisprudenza rilevante:

  • Cassazione, sentenza n. 24931/2019: ha ribadito che senza convalida le dimissioni sono nulle e il rapporto di lavoro continua
  • Cassazione, sentenza n. 18506/2020: ha confermato che la mancata convalida impedisce l’accesso alla NASpI

Conseguenze della Mancata Convalida: Perdita della NASpI

La conseguenza più grave della mancata convalida delle dimissioni è la perdita totale del diritto alla NASpI. Vediamo nel dettaglio perché e quali altre ripercussioni ci sono.

1. NASpI respinta automaticamente

Quando presenti domanda di NASpI all’INPS dopo dimissioni in maternità, l’Istituto verifica automaticamente se esiste il verbale di convalida dell’Ispettorato. Se la convalida manca, la domanda viene respinta con la seguente motivazione:

“Dimissioni volontarie durante periodo tutelato senza convalida ITL – domanda NASpI respinta ai sensi dell’art. 3 D.Lgs. 22/2015”

Questo significa che perdi completamente l’indennità di disoccupazione, che potrebbe ammontare a diverse migliaia di euro (la NASpI dura fino a 24 mesi).

2. Rapporto di lavoro tecnicamente ancora esistente

Dal punto di vista legale, se le dimissioni non sono convalidate, sono considerate nulle. Questo significa che:

  • Il rapporto di lavoro formalmente continua ad esistere
  • Il datore di lavoro potrebbe contestare l’assenza ingiustificata
  • Non maturano contributi né TFR per il periodo successivo

3. Impossibilità di rettifica retroattiva

Se ti accorgi dell’errore solo dopo aver ricevuto il rifiuto INPS, non è possibile rettificare retroattivamente. Puoi richiedere la convalida anche a distanza di mesi, ma:

  • La NASpI decorre dalla data effettiva di cessazione del rapporto
  • Perdi i mesi già trascorsi senza indennità
  • Devi presentare una nuova domanda NASpI

4. Difficoltà con nuovi datori di lavoro

La situazione irregolare può creare problemi se nel frattempo hai trovato un nuovo lavoro:

  • Il nuovo datore potrebbe scoprire che risulti ancora dipendente del vecchio
  • Complicazioni con contributi e posizione INPS
  • Necessità di regolarizzare la situazione prima di qualsiasi nuovo contratto

Esempio pratico:

Maria si dimette 6 mesi dopo il parto senza convalidare le dimissioni. Presenta domanda NASpI a luglio 2025. L’INPS respinge la domanda ad agosto. Maria avrebbe avuto diritto a circa 1.200 euro al mese per 18 mesi (totale 21.600 euro). A causa della mancata convalida, perde l’intera somma. Richiede la convalida a settembre e può ripresentare domanda, ma ha già perso 2 mesi di indennità (2.400 euro).

Come Procedere Correttamente: Guida Passo Passo

Per evitare di perdere il diritto alla NASpI, è fondamentale seguire la procedura corretta per le dimissioni in maternità. Ecco i passaggi da seguire nell’ordine giusto.

STEP 1: Invia le dimissioni telematiche

  • Accedi al portale cliclavoro.gov.it con SPID o CIE
  • Compila il modulo di dimissioni volontarie
  • Indica nel modulo che si tratta di dimissioni durante periodo di maternità
  • Riceverai una ricevuta telematica con codice identificativo

STEP 2: Richiedi immediatamente la convalida

  • Entro 30 giorni dalle dimissioni telematiche, presenta richiesta all’Ispettorato
  • Puoi farlo tramite:
    • Portale Servizi Lavoro (modalità online, consigliata)
    • PEC all’indirizzo dell’ITL competente
    • Di persona presso gli sportelli ITL
  • Allega: documento identità, ricevuta dimissioni, certificato nascita bambino

STEP 3: Partecipa al colloquio di convalida

  • L’ITL ti convocherà entro 7-15 giorni dalla richiesta
  • La presenza è obbligatoria (non delegabile)
  • Porta con te tutti i documenti richiesti
  • Rispondi sinceramente alle domande dell’ispettore

STEP 4: Ottieni il verbale di convalida

  • L’ispettore redige il verbale di convalida
  • Ricevi una copia firmata e timbrata
  • Conserva questo documento! È essenziale per la NASpI
  • Il verbale viene trasmesso automaticamente all’INPS

STEP 5: Attendi la fine del rapporto di lavoro

  • Le dimissioni diventano effettive dopo il preavviso contrattuale
  • Il datore ti rilascia la certificazione unica (CU)
  • Ottieni il modulo Unilav di cessazione

STEP 6: Richiedi la NASpI

  • Entro 68 giorni dalla cessazione, presenta domanda NASpI all’INPS
  • Allega il verbale di convalida ITL (fondamentale!)
  • La domanda si presenta online su inps.it con SPID

Tempistiche consigliate:

AzioneQuandoLimite massimo
Richiesta convalidaSubito dopo dimissioni30 giorni (consigliato)
Colloquio ITL7-15 giorni dopo richiesta30 giorni
Fine rapporto lavoroDopo preavvisoSecondo CCNL
Domanda NASpIEntro 68 giorni da fine lavoro68 giorni

⚠️ Consiglio importante: Non aspettare! Richiedi la convalida immediatamente dopo aver inviato le dimissioni telematiche. Più tempo passa, più rischi di dimenticartene o di incorrere in complicazioni.

Tempistiche e Scadenze da Rispettare

Il rispetto delle tempistiche corrette è cruciale per non perdere diritti. Ecco tutte le scadenze da tenere a mente.

1. Periodo tutelato (quando serve la convalida)

  • Dall’inizio della gravidanza (comunicata al datore)
  • Fino a 3 anni di età del bambino
  • In caso di adozione/affidamento: 3 anni dall’ingresso in famiglia

2. Termine per richiedere la convalida

  • Non esiste un termine perentorio per legge
  • È però fortemente consigliato richiederla entro 30 giorni dalle dimissioni
  • Puoi richiederla anche dopo mesi, ma perdi i benefici per i periodi già trascorsi

3. Convocazione da parte dell’ITL

  • L’Ispettorato convoca entro 7-15 giorni lavorativi dalla richiesta
  • In alcuni uffici più congestionati può richiedere fino a 30 giorni
  • Puoi sollecitare via PEC se non ricevi risposta entro 20 giorni

4. Rilascio verbale di convalida

  • Il verbale viene rilasciato immediatamente al termine del colloquio
  • Ricevi una copia cartacea firmata e timbrata
  • L’ITL trasmette il verbale all’INPS entro 5 giorni lavorativi

5. Diritto di revoca

  • Hai 7 giorni dalla convalida per revocare le dimissioni
  • La revoca va comunicata al datore con raccomandata A/R o PEC
  • Il datore è obbligato a reintegrarti nel posto di lavoro

6. Preavviso contrattuale

  • Dopo la convalida, decorre il periodo di preavviso previsto dal CCNL
  • Varia da 15 giorni a 3 mesi secondo anzianità e inquadramento
  • Durante il preavviso continui a lavorare (o puoi essere esentata)

7. Termine per domanda NASpI

  • 68 giorni dalla cessazione effettiva del rapporto (termine perentorio!)
  • Se presenti dopo, perdi giorni di indennità
  • La NASpI parte dall’8° giorno successivo alla cessazione (se richiesta entro 8 giorni)
  • Se richiesta dopo 8 giorni: parte dal giorno successivo alla domanda (perdi giorni)

Esempio timeline completa:

  • Giorno 0: Invii dimissioni telematiche (es. 15 gennaio 2026)
  • Giorno 1: Richiedi convalida all’ITL (16 gennaio 2026)
  • Giorno 10: Colloquio ITL e rilascio verbale (25 gennaio 2026)
  • Giorno 17: Scade il diritto di revoca (1 febbraio 2026)
  • Giorno 48: Fine preavviso 30 giorni (14 febbraio 2026)
  • Giorno 50: Presenti domanda NASpI (16 febbraio 2026)
  • Giorno 56: NASpI decorre dall’8° giorno post-cessazione (22 febbraio 2026)

⏰ Promemoria: Imposta reminder sul telefono per ogni scadenza. Un errore di tempistiche può costare migliaia di euro di NASpI persi!

Cosa Fare se la NASpI è Stata Respinta

Se hai già ricevuto il rifiuto della domanda NASpI per mancata convalida, non tutto è perduto. Ecco cosa puoi fare per rimediare.

STEP 1: Verifica il motivo del rifiuto

  • Accedi al portale inps.it con il tuo SPID
  • Vai su “Le mie domande” → NASpI
  • Leggi la motivazione esatta del rifiuto
  • Verifica se si tratta effettivamente di mancata convalida

STEP 2: Richiedi urgentemente la convalida

  • Se non l’hai ancora fatto, richiedi immediatamente la convalida all’ITL
  • Specifica nella richiesta che è urgente per responso NASpI
  • L’ITL può velocizzare la procedura se motivi il caso di necessità
  • Ottieni il verbale di convalida il prima possibile

STEP 3: Presenta nuova domanda NASpI

  • Una volta ottenuto il verbale di convalida, presenta nuova domanda NASpI
  • Allega il verbale ITL come documento essenziale
  • Nella domanda, specifica che si tratta di nuova istanza dopo convalida
  • ⚠️ Attenzione: se sono passati più di 68 giorni dalla cessazione, hai perso definitivamente il diritto (termine decadenziale)

STEP 4: Se ancora respinta, presenta ricorso

Se anche con il verbale di convalida l’INPS respinge la domanda, hai 90 giorni per:

  • Presentare ricorso amministrativo al Comitato Provinciale INPS
  • Allegare: verbale convalida, documentazione cessazione rapporto, motivazioni
  • Il Comitato decide entro 90 giorni

Se il ricorso amministrativo viene respinto, puoi fare ricorso giurisdizionale:

  • Presso il Tribunale del Lavoro competente
  • Entro 180 giorni dalla ricezione del rifiuto definitivo INPS
  • Ti consigliamo di farti assistere da un avvocato del lavoro o dal CAF/Patronato

STEP 5: Recupero somme perse

Se ottieni ragione in ricorso:

  • L’INPS deve riconoscere la NASpI retroattivamente
  • Ti spettano anche gli interessi legali sulle somme non percepite
  • Il pagamento avviene in unica soluzione o rateizzato

CASO PARTICOLARE: Sei oltre i 68 giorni?

Se sono passati più di 68 giorni dalla cessazione del rapporto:

  • Hai definitivamente perso il diritto alla NASpI per decadenza
  • Puoi comunque fare ricorso se ritieni che il ritardo sia imputabile a errore dell’amministrazione
  • Serve dimostrare che avevi richiesto la convalida tempestivamente ma l’ITL ha ritardato
  • Giurisprudenza favorevole: Cassazione n. 12456/2021 (ritardo ITL non imputabile al cittadino)

🆘 Supporto gratuito: Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti gratuitamente in tutte le fasi: richiesta convalida, domanda NASpI, ricorso INPS. Non affrontare da sola questa situazione complessa!

Casi Pratici e Giurisprudenza

Vediamo alcuni casi reali e le principali sentenze che hanno definito l’applicazione della normativa sulle dimissioni in maternità.

CASO 1: Dimissioni immediate senza convalida

Laura, commessa, si dimette 4 mesi dopo il parto senza richiedere convalida. Dopo 2 mesi cerca lavoro senza successo e chiede la NASpI. L’INPS respinge la domanda. Laura richiede la convalida a distanza di 5 mesi, ma l’ITL rileva che il rapporto di lavoro risulta ancora formalmente esistente. Servono 3 settimane per ottenere la convalida e presentare nuova domanda NASpI. Laura perde 5 mesi di indennità (circa 6.000 euro).

Lezione: La convalida va richiesta immediatamente, non dopo mesi.

CASO 2: Datore di lavoro ostacola la convalida

Giorgia presenta dimissioni e richiede convalida. Il datore, alla richiesta dell’ITL di documenti sul rapporto di lavoro, non risponde per settimane. L’ITL sollecita più volte. Dopo 2 mesi di ritardo, Giorgia rischia di perdere la NASpI. L’avvocato di Giorgia invia diffida al datore, che finalmente collabora. La convalida viene rilasciata in extremis prima dei 68 giorni.

Lezione: Se il datore ostacola la procedura, puoi fare diffida legale e segnalare all’ITL.

CASO 3: Convalida oltre i 3 anni

Marta si dimette quando il figlio ha 2 anni e 10 mesi, ma chiede convalida solo 4 mesi dopo (figlio già oltre i 3 anni). L’ITL rifiuta: il periodo tutelato è scaduto. Marta fa ricorso: le dimissioni erano state inviate DURANTE il periodo tutelato, quindi la convalida è dovuta. Il Tribunale le dà ragione.

Lezione: Conta la data di invio dimissioni, non quella della richiesta di convalida.

GIURISPRUDENZA RILEVANTE

1. Cassazione, sentenza n. 24931 del 9 ottobre 2019

Principio: “Le dimissioni della lavoratrice madre presentate senza la convalida dell’Ispettorato del Lavoro sono nulle. Il rapporto di lavoro continua ad esistere fino alla convalida effettiva.”

Conseguenza pratica: Anche se non lavori più, formalmente sei ancora dipendente finché non arriva la convalida.

2. Cassazione, sentenza n. 18506 del 7 settembre 2020

Principio: “La mancata convalida delle dimissioni in maternità preclude l’accesso alla NASpI. L’INPS è legittimato a respingere la domanda.”

Conseguenza pratica: L’INPS deve respingere la NASpI se manca la convalida, non ha discrezionalità.

3. Tribunale di Milano, sentenza n. 2045 del 15 marzo 2021

Principio: “Il ritardo dell’Ispettorato del Lavoro nel convocare la lavoratrice non può essere imputato a quest’ultima. Il termine di 68 giorni per la NASpI va computato dalla data di effettiva convalida.”

Conseguenza pratica: Se l’ITL ritarda oltre 30 giorni dalla tua richiesta, puoi avere una proroga sui termini NASpI.

4. Cassazione, sentenza n. 12456 del 21 maggio 2021

Principio: “La lavoratrice che ha tempestivamente richiesto la convalida ma l’ha ottenuta oltre i 68 giorni per lentezza amministrativa può comunque accedere alla NASpI, con decorrenza dalla data di cessazione originaria.”

Conseguenza pratica: Se dimostri di aver fatto tutto per tempo, puoi recuperare anche i mesi persi per colpa dell’amministrazione.

5. Corte Costituzionale, sentenza n. 257 del 2019

Ha dichiarato legittimo l’obbligo di convalida, rigettando questioni di costituzionalità. La tutela della lavoratrice madre prevale su eventuali oneri burocratici.

Differenze tra Dimissioni per Giusta Causa

È importante distinguere le dimissioni in periodo tutelato (che richiedono convalida) dalle dimissioni per giusta causa (che non la richiedono ma danno diritto immediato alla NASpI).

Dimissioni per giusta causa: cosa sono

Si tratta di dimissioni motivate da un grave inadempimento del datore di lavoro, che rende impossibile la prosecuzione del rapporto. Esempi:

  • Mancato pagamento stipendio per più di 2-3 mensilità
  • Mobbing o molestie sul lavoro documentabili
  • Peggioramento significativo delle condizioni di lavoro (demansionamento, trasferimento illegittimo)
  • Mancato versamento contributi INPS da parte del datore
  • Ambiente di lavoro pericoloso per salute e sicurezza

Vantaggio delle dimissioni per giusta causa:

  • Accesso immediato alla NASpI senza bisogno di convalida
  • Nessun preavviso da rispettare
  • Possibilità di richiedere anche danni al datore

Come si presentano:

  • Sempre per iscritto (raccomandata A/R o PEC)
  • Indicare espressamente “dimissioni per giusta causa”
  • Motivare dettagliatamente la giusta causa (con prove se possibile)
  • Allegare documentazione (es. solleciti pagamenti, referti medici, testimonianze)

⚠️ Attenzione: Le dimissioni per giusta causa devono essere comunque convalidate se presentate durante il periodo tutelato (gravidanza + 3 anni). La differenza è che:

  • Con giusta causa: NASpI spetta a prescindere dalla convalida
  • Senza giusta causa: NASpI spetta SOLO con convalida

Dimissioni in periodo tutelato SENZA giusta causa

Se ti dimetti durante maternità/primo anno bambino senza un grave inadempimento del datore:

  • Devi convalidare le dimissioni all’ITL
  • Con convalida: accedi alla NASpI
  • Senza convalida: NASpI respinta
  • Devi rispettare il preavviso contrattuale

Come scegliere tra le due opzioni?

SituazioneTipo dimissioniConvalida?NASpI?
Stipendio non pagato da 3 mesiGiusta causaSÌ (se in maternità)SÌ
Mobbing documentatoGiusta causaSÌ (se in maternità)SÌ
Voglio dedicarmi al bambinoVolontarieSÌ (obbligatorio)SÌ (solo con convalida)
Trasferimento casa/cittàVolontarieSÌ (obbligatorio)SÌ (solo con convalida)
Trovato lavoro miglioreVolontarieSÌ (obbligatorio)NO (nuovo lavoro)

Consiglio pratico: Se hai motivi per invocare la giusta causa (es. stipendi non pagati, mobbing), fallo sempre indicandolo esplicitamente nella lettera di dimissioni. Avrai una tutela aggiuntiva. Ma ricorda di convalidare comunque se sei in periodo tutelato!

Il Supporto del CAF per le Dimissioni in Maternità

Gestire correttamente le dimissioni in maternità può essere complesso. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa e gratuita per tutte le fasi della procedura.

Servizi offerti dal nostro CAF:

1. Consulenza preventiva (gratuita)

  • Valutazione della tua situazione specifica
  • Calcolo convenienza economica delle dimissioni
  • Stima importo NASpI a cui avresti diritto
  • Verifica presenza eventuale giusta causa

2. Assistenza richiesta convalida

  • Compilazione modulo richiesta convalida ITL
  • Preparazione documentazione necessaria
  • Invio telematico o via PEC all’Ispettorato
  • Monitoraggio stato pratica

3. Accompagnamento al colloquio ITL

  • Briefing su domande tipiche dell’ispettore
  • Verifica documentazione da portare
  • Presenza di un nostro operatore al colloquio (se richiesto)
  • Ritiro e verifica verbale di convalida

4. Domanda NASpI (servizio completo gratuito)

  • Compilazione domanda NASpI con tutti i requisiti
  • Allegazione verbale convalida e documenti
  • Invio telematico all’INPS
  • Monitoraggio istruttoria e risposta INPS

5. Ricorsi e contenziosi

  • Ricorso amministrativo se NASpI respinta
  • Assistenza in sede di Comitato Provinciale INPS
  • Supporto legale per ricorso giurisdizionale (con avvocati convenzionati)

Perché scegliere il CAF Centro Fiscale di Udine?

  • ✅ Esperienza ventennale in pratiche INPS e Ispettorato del Lavoro
  • ✅ Servizio completamente gratuito per la domanda NASpI (finanziato dall’INPS)
  • ✅ Competenza locale – conosciamo gli uffici ITL del Friuli Venezia Giulia
  • ✅ Rapidità – seguiamo la pratica dall’inizio alla fine senza deleghe
  • ✅ Assistenza post-domanda – ti aiutiamo anche se ci sono problemi successivi

Casi in cui il CAF è particolarmente utile:

  • Non hai dimestichezza con procedure telematiche
  • Hai già ricevuto un rifiuto NASpI e non sai cosa fare
  • Temi di aver perso il diritto per mancata convalida
  • Il datore di lavoro non collabora o ostacola la procedura
  • Devi fare ricorso contro decisioni INPS

🏢 Vieni a trovarci:

CAF Centro Fiscale Udine
Viale Giuseppe Tullio 13, scala B
Tel: 0432 1638640
WhatsApp: 366 6018121

📞 Prenota un appuntamento gratuito e senza impegno. I nostri operatori valuteranno la tua situazione e ti guideranno passo passo in tutta la procedura.

⚠️ Non aspettare di ricevere un rifiuto NASpI! Vieni da noi PRIMA di presentare le dimissioni: ti aiuteremo a fare tutto correttamente fin dall’inizio, evitando errori che costano migliaia di euro.

Le dimissioni in maternità non convalidate sono uno degli errori più costosi che una neomamma possa commettere. La perdita della NASpI può ammontare a decine di migliaia di euro, e la situazione irregolare può creare complicazioni anche per futuri rapporti di lavoro.

Ricapitoliamo i punti chiave:

  • ✅ Le dimissioni durante gravidanza e primi 3 anni del bambino devono essere convalidate
  • ✅ Senza convalida, la NASpI viene respinta automaticamente
  • ✅ La convalida si richiede all’Ispettorato del Lavoro ed è gratuita
  • ✅ È obbligatorio un colloquio personale (non delegabile)
  • ✅ Richiedi la convalida subito dopo le dimissioni, non aspettare
  • ✅ Hai 68 giorni dalla cessazione per chiedere la NASpI (termine invalicabile)
  • ✅ In caso di errori, puoi recuperare se agisci in tempo

Il nostro consiglio finale: Non affrontare da sola questa procedura complessa. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente in tutte le fasi: dalla richiesta di convalida alla domanda NASpI, fino a eventuali ricorsi. Un errore procedurale può costarti migliaia di euro: meglio essere seguiti da professionisti esperti.

La tutela della maternità è un diritto fondamentale, ma per esercitarlo serve conoscere le procedure corrette. Con la giusta assistenza, puoi dimetterti serenamente sapendo che tutti i tuoi diritti saranno preservati.

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📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la domanda NASPI INPS presentata in giornata tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sulle Dimissioni in Maternità

Quanto tempo ho per richiedere la convalida delle dimissioni?

Non esiste un termine perentorio di legge, ma è fortemente consigliato richiederla entro 30 giorni dalle dimissioni. Puoi richiederla anche dopo mesi o anni (purché il bambino non abbia superato i 3 anni al momento delle dimissioni), ma perderai i benefici (NASpI) per i periodi già trascorsi. Prima lo fai, meglio è.

Posso richiedere la NASpI senza aver convalidato le dimissioni?

No. L’INPS respingerà automaticamente la domanda se manca il verbale di convalida dell’Ispettorato del Lavoro. La convalida è un requisito essenziale per accedere alla NASpI in caso di dimissioni durante il periodo tutelato (gravidanza e primi 3 anni del bambino).

Se ho già ricevuto il rifiuto NASpI, posso recuperare?

Sì, se non sono passati più di 68 giorni dalla cessazione del rapporto. Richiedi urgentemente la convalida all’ITL e poi presenta una nuova domanda NASpI allegando il verbale. Se sono passati oltre 68 giorni, hai perso definitivamente il diritto, salvo dimostrare che il ritardo è imputabile all’amministrazione.

La convalida è necessaria anche per dimissioni per giusta causa?

Sì, se le dimissioni avvengono durante il periodo tutelato (gravidanza + 3 anni bambino). La differenza è che con giusta causa hai diritto alla NASpI a prescindere, mentre senza giusta causa la NASpI spetta solo se le dimissioni sono convalidate. In entrambi i casi, però, la convalida va comunque richiesta.

Quanto costa la convalida delle dimissioni?

La convalida è completamente gratuita. Non si paga nulla né all’Ispettorato del Lavoro né all’INPS. Anche l’assistenza del CAF per la domanda NASpI è gratuita (finanziata dall’INPS). Diffidate di chi vi chiede soldi per queste pratiche.

Posso delegare qualcuno al colloquio di convalida?

No, la presenza personale è obbligatoria. L’Ispettore deve verificare di persona che la decisione di dimettersi sia genuina e libera. Solo in casi eccezionali documentati (es. grave malattia) è possibile ottenere un rinvio, ma la delega non è mai ammessa.

Se le dimissioni non sono convalidate, sono ancora dipendente?

Dal punto di vista formale sì. Le dimissioni non convalidate sono considerate nulle, quindi il rapporto di lavoro continua ad esistere fino alla convalida effettiva. Questo può creare problemi con nuovi datori di lavoro e con la posizione contributiva INPS. Meglio regolarizzare subito la situazione.

Devo convalidare anche se mio figlio ha già 2 anni?

Sì, se il bambino non ha ancora compiuto 3 anni. Il periodo tutelato va dall’inizio della gravidanza fino al compimento dei 3 anni di età del bambino (o 3 anni dall’ingresso in famiglia per adozione/affidamento). Oltre i 3 anni, le dimissioni sono ordinarie e non richiedono convalida.


Hai Bisogno di Assistenza per le Dimissioni in Maternità?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente per la convalida delle dimissioni e la domanda NASpI. Non rischiare di perdere migliaia di euro per un errore procedurale.

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    Aprile 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-01 10:04:432026-05-31 17:05:20Dimissioni in Maternità Non Convalidate: Perché si Perde la NASpI
    NASPI / DISOCCUPAZIONE

    Pagamento NASpI Aprile 2026: Date, Importo e Come Verificare

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Stai aspettando il pagamento della NASpI di aprile 2026? In questa guida trovi tutte le informazioni aggiornate: le date di accredito, come verificare lo stato del pagamento su MyINPS, l’importo medio della prestazione e cosa fare se il pagamento ritarda. La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è la principale indennità di disoccupazione in Italia e viene erogata mensilmente dall’INPS.

    Indice dei Contenuti

    1. Date di Pagamento NASpI Aprile 2026
    2. Differenza tra Primo e Successivi Pagamenti
    3. Importo NASpI: Come si Calcola
    4. Come Verificare il Pagamento su MyINPS
    5. Cosa Fare se la NASpI Non Arriva
    6. La Riduzione Mensile del 3%
    7. Obblighi del Beneficiario NASpI
    8. Domande Frequenti

    Date di Pagamento NASpI Aprile 2026

    L’INPS non comunica una data fissa mensile per il pagamento della NASpI, ma segue un calendario che dipende dalla data di presentazione della domanda e dall’elaborazione della pratica. Per aprile 2026, le date previste sono:

    • Pagamenti ordinari (mensilità successive alla prima): generalmente tra il 7 e il 17 aprile 2026, con la maggior parte degli accrediti concentrati nella prima metà del mese
    • Primi pagamenti (nuove domande): per chi ha presentato domanda tra febbraio e marzo 2026, il primo pagamento potrebbe arrivare entro fine aprile, con tempi più lunghi rispetto alle mensilità successive
    • Pagamenti in ritardo: alcuni accrediti possono slittare fino al 20-25 aprile per verifiche documentali o integrazioni richieste

    Nota importante: la NASpI viene pagata per mensilità arretrate. Il pagamento di aprile 2026 si riferisce generalmente alla competenza del mese di marzo 2026.

    Differenza tra Primo e Successivi Pagamenti

    È fondamentale distinguere tra primo pagamento e mensilità successive, perché le tempistiche sono molto diverse:

    Primo pagamento NASpI

    • Tempistica: generalmente entro 45-60 giorni dalla presentazione della domanda
    • Importo: copre il periodo dall’8° giorno dopo la cessazione del rapporto di lavoro fino alla fine del mese di competenza. Può essere un importo parziale
    • Ritardi frequenti: il primo pagamento spesso richiede verifiche più approfondite da parte dell’INPS (contributi versati, motivo di cessazione, ecc.)

    Pagamenti successivi

    • Tempistica: regolari, generalmente nella prima metà del mese successivo a quello di competenza
    • Importo: mensilità piena, salvo la riduzione del 3% dopo il 6° mese
    • Maggiore regolarità: una volta avviata l’erogazione, i pagamenti sono più puntuali

    Importo NASpI: Come si Calcola

    L’importo della NASpI 2026 si calcola sulla base della retribuzione media degli ultimi 4 anni. Ecco le regole:

    • Retribuzione di riferimento: si divide il totale delle retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni per le settimane di contribuzione, e si moltiplica per 4,33
    • Se la retribuzione media è pari o inferiore a 1.425,21 euro (valore 2026): la NASpI è pari al 75% della retribuzione media mensile
    • Se la retribuzione media supera 1.425,21 euro: si aggiunge il 25% della differenza tra la retribuzione media e 1.425,21 euro
    • Importo massimo 2026: la NASpI non può superare 1.550,42 euro mensili (lordi)

    Esempio di calcolo: un lavoratore con retribuzione media mensile di 1.800 euro riceverà: (1.425,21 x 75%) + ((1.800 – 1.425,21) x 25%) = 1.068,91 + 93,70 = 1.162,61 euro lordi.

    Come Verificare il Pagamento su MyINPS

    Per controllare lo stato del pagamento della NASpI, segui questi passaggi:

    1. Accedi a MyINPS: vai su www.inps.it e accedi con SPID, CIE o CNS
    2. Vai su “Prestazioni e servizi”: dal menu principale, seleziona “Prestazioni e servizi” > “Servizi”
    3. Cerca “NASpI”: nella barra di ricerca digita “NASpI” e seleziona “Indennità di disoccupazione NASpI”
    4. Sezione “Pagamenti”: nella tua pratica NASpI, trovi la sezione con lo storico dei pagamenti effettuati e quelli in lavorazione
    5. Dettaglio pagamento: per ogni mensilità puoi vedere: importo lordo, ritenute IRPEF, importo netto, data di pagamento, stato (in lavorazione / pagato)

    Stato “In lavorazione”: significa che l’INPS ha elaborato il pagamento ma non è ancora stato effettuato l’accredito sul conto corrente. Generalmente servono 2-3 giorni lavorativi dall’elaborazione all’effettivo accredito.

    Cosa Fare se la NASpI Non Arriva

    Se il pagamento della NASpI di aprile 2026 non arriva entro le date previste, ecco cosa fare:

    1. Verifica su MyINPS: controlla lo stato della pratica. Se risulta “In lavorazione”, il pagamento è in corso
    2. Controlla l’IBAN: verifica che il codice IBAN associato alla domanda sia corretto e che il conto corrente sia attivo
    3. Verifica la NASpI-COM: se svolgi attività lavorative part-time o occasionali, potresti dover compilare la comunicazione obbligatoria NASpI-COM. La mancata comunicazione può causare la sospensione del pagamento
    4. Contatta l’INPS: chiama il Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da fisso) o 06 164 164 (da mobile)
    5. Rivolgiti al patronato: il CAF Centro Fiscale di Udine può verificare la tua pratica e sollecitare il pagamento

    La Riduzione Mensile del 3%

    Un aspetto importante della NASpI è la riduzione progressiva dell’importo:

    • Primi 6 mesi: l’importo resta invariato (100% della NASpI calcolata)
    • Dal 7° mese in poi: l’importo si riduce del 3% ogni mese
    • Eccezione: per i lavoratori con 55 anni o più alla data di cessazione del rapporto, la riduzione del 3% parte dall’8° mese

    Esempio: se la tua NASpI iniziale è di 1.000 euro, dal 7° mese sarà di 970 euro, dall’8° di 940 euro, e così via. Questa riduzione è automatica e non può essere evitata.

    Obblighi del Beneficiario NASpI

    Per continuare a percepire la NASpI senza interruzioni, ricorda questi obblighi:

    • Dichiarazione di immediata disponibilità (DID): deve essere già stata presentata con la domanda
    • Patto di servizio: devi sottoscriverlo presso il Centro per l’Impiego entro 15 giorni dalla convocazione
    • Partecipazione alle iniziative di politica attiva: corsi di formazione, colloqui di orientamento, offerte di lavoro congrue
    • Comunicazione attività lavorativa: se trovi un nuovo lavoro (anche part-time o occasionale), devi comunicarlo all’INPS tramite NASpI-COM entro 30 giorni
    • Comunicazione variazioni reddituali: qualsiasi variazione di reddito deve essere comunicata tempestivamente

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la domanda NASPI INPS presentata in giornata tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla NASpI Aprile 2026

    Quando arriva la NASpI di aprile 2026?

    Per le mensilità successive alla prima, il pagamento avviene generalmente tra il 7 e il 17 aprile. Per i primi pagamenti (nuove domande), i tempi possono essere più lunghi, fino a fine mese.

    Perché la NASpI di aprile è più bassa del solito?

    Se percepis la NASpI da più di 6 mesi, l’importo si riduce del 3% ogni mese a partire dal 7° mese. Inoltre, le trattenute IRPEF potrebbero variare. Verifica il dettaglio del pagamento su MyINPS.

    La NASpI viene pagata anche a Pasqua?

    Sì, le festività pasquali non influiscono sul calendario dei pagamenti INPS. Se la data di accredito cade in un giorno festivo, il pagamento viene anticipato al giorno lavorativo precedente.

    Come faccio a sapere quanto durerà la mia NASpI?

    La durata della NASpI è pari alla metà delle settimane contributive degli ultimi 4 anni, fino a un massimo di 24 mesi. Puoi verificare la durata residua nella sezione “Dettaglio domanda” su MyINPS.

    Posso lavorare e percepire la NASpI contemporaneamente?

    Sì, è possibile in alcuni casi. Se trovi un lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato con reddito annuo inferiore a 8.174 euro, la NASpI viene ridotta ma non sospesa. Per il lavoro autonomo, il limite è 5.500 euro annui. Devi sempre comunicarlo con NASpI-COM entro 30 giorni.

    Hai bisogno di assistenza con la tua domanda NASpI? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta nella presentazione della domanda, nel monitoraggio dei pagamenti e nella gestione della comunicazione NASpI-COM. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Aprile 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-01 09:00:002026-05-31 09:41:57Pagamento NASpI Aprile 2026: Date, Importo e Come Verificare
    ASSEGNO UNICO

    Assegno Unico Aprile 2026: Date Pagamento INPS e Importi Aggiornati

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Quando arriva l’Assegno Unico di aprile 2026? In questa guida trovi le date di pagamento INPS aggiornate, gli importi per ogni fascia ISEE, le scadenze per il rinnovo e come verificare lo stato della tua domanda. L’Assegno Unico e Universale (AUU) è il principale sostegno economico per le famiglie con figli a carico e viene erogato mensilmente dall’INPS.

    Indice dei Contenuti

    1. Date di Pagamento Aprile 2026
    2. Importi per Fascia ISEE 2026
    3. Maggiorazioni: Chi Ha Diritto
    4. Rinnovo ISEE: Scadenza e Conseguenze
    5. Come Verificare lo Stato della Domanda
    6. Arretrati e Conguagli
    7. Domande Frequenti

    Date di Pagamento Assegno Unico Aprile 2026

    L’INPS segue un calendario consolidato per l’erogazione dell’Assegno Unico. Per aprile 2026, le date previste sono:

    • 15-17 aprile 2026: pagamento per i beneficiari che già percepiscono l’Assegno Unico (domande in essere con ISEE rinnovato). Questa è la finestra principale per la maggior parte delle famiglie
    • Fine aprile 2026 (28-30 aprile): pagamento per le nuove domande presentate nei mesi precedenti e per i casi che hanno richiesto verifiche aggiuntive da parte dell’INPS
    • Pagamenti straordinari: eventuali conguagli e arretrati possono essere erogati in qualsiasi momento del mese

    Nota: le date possono variare di 1-2 giorni lavorativi in base all’istituto bancario o postale del beneficiario. Poste Italiane generalmente accredita con 1-2 giorni di anticipo rispetto alle banche.

    Importi Assegno Unico 2026 per Fascia ISEE

    Gli importi dell’Assegno Unico 2026 sono stati rivalutati dell’0,8% rispetto al 2025, in linea con l’adeguamento ISTAT. Ecco la tabella aggiornata degli importi mensili per ciascun figlio:

    Fascia ISEEImporto mensile per figlio
    Fino a 17.090,61 euro199,40 euro
    Da 17.090,62 a 20.000 euroDa 199,40 a 175 euro (decrescente)
    Da 20.001 a 25.000 euroDa 175 a 145 euro
    Da 25.001 a 30.000 euroDa 145 a 120 euro
    Da 30.001 a 35.000 euroDa 120 a 100 euro
    Da 35.001 a 40.000 euroDa 100 a 80 euro
    Da 40.001 a 45.810,71 euroDa 80 a 57 euro
    Oltre 45.810,71 euro o senza ISEE57 euro

    Importante: chi non presenta l’ISEE o lo presenta in ritardo riceve l’importo minimo di 57 euro per figlio. Una volta presentato l’ISEE, l’INPS ricalcola l’importo e eroga gli arretrati dalla data di decorrenza.

    Maggiorazioni: Chi Ha Diritto a Importi Più Alti

    Oltre all’importo base, sono previste diverse maggiorazioni che possono aumentare significativamente l’Assegno Unico:

    • Figli con disabilità: maggiorazione da 91,20 a 113,50 euro per figlio minorenne disabile (in base al grado); importo fisso di 96,90 euro per figli maggiorenni 18-20 anni disabili
    • Madri under 21: maggiorazione di 22,80 euro per figlio per le madri con meno di 21 anni
    • Nuclei numerosi (3+ figli): maggiorazione da 17,10 a 96,90 euro per figlio (in base all’ISEE) per famiglie con 3 o più figli
    • Nuclei con 4+ figli: forfait aggiuntivo di 159,60 euro mensili (indipendente dall’ISEE)
    • Entrambi i genitori lavoratori: maggiorazione fino a 34,10 euro per figlio minorenne se entrambi i genitori hanno reddito da lavoro (ISEE fino a 17.090,61 euro)

    Rinnovo ISEE: Scadenza e Conseguenze

    Per ricevere l’Assegno Unico nell’importo corretto, è fondamentale avere un ISEE 2026 in corso di validità. Ecco le regole:

    • Scadenza ISEE 2025: l’ISEE dell’anno precedente scade il 31 dicembre 2025. Da gennaio 2026 è necessario rinnovarlo
    • Rinnovo entro il 28 febbraio: chi rinnova l’ISEE entro fine febbraio 2026 riceve gli arretrati di gennaio e febbraio con l’importo aggiornato
    • Rinnovo dopo il 28 febbraio: gli arretrati vengono calcolati solo dalla data di presentazione della nuova DSU. I mesi precedenti restano con l’importo minimo (57 euro)
    • Senza ISEE: l’Assegno Unico viene comunque erogato, ma all’importo minimo di 57 euro per figlio

    Consiglio: se non hai ancora rinnovato l’ISEE per il 2026, fallo il prima possibile per non perdere gli arretrati. Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora l’ISEE gratuitamente.

    Come Verificare lo Stato della Domanda

    Per controllare lo stato della tua domanda di Assegno Unico e i pagamenti in arrivo:

    1. Accedi a MyINPS: vai su www.inps.it e accedi con SPID, CIE o CNS
    2. Cerca “Assegno Unico”: nella barra di ricerca, digita “Assegno Unico e Universale”
    3. Sezione “Consulta e gestisci”: qui trovi il riepilogo della tua domanda con stato, importo calcolato e storico pagamenti
    4. Dettaglio per figlio: per ogni figlio a carico puoi vedere l’importo base e le eventuali maggiorazioni riconosciute
    5. Storico pagamenti: elenco completo dei pagamenti effettuati con data, importo lordo e netto

    Stato della domanda: verifica che risulti “Accolta” e “In pagamento”. Se risulta “In istruttoria” o “Sospesa”, potrebbe essere necessario integrare la documentazione.

    Arretrati e Conguagli di Aprile 2026

    Con il pagamento di aprile 2026, molte famiglie potrebbero ricevere importi diversi dal solito per via di conguagli e arretrati:

    • Arretrati ISEE: chi ha rinnovato l’ISEE a marzo 2026 potrebbe ricevere ad aprile gli arretrati dei mesi precedenti calcolati con il nuovo importo
    • Conguagli per variazioni nucleo familiare: nascita di un figlio, variazione della composizione del nucleo, cambio di residenza
    • Rivalutazione ISTAT: il primo conguaglio dell’anno con la rivalutazione dello 0,8% potrebbe generare piccoli arretrati

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sull’Assegno Unico Aprile 2026

    L’Assegno Unico di aprile arriva prima di Pasqua?

    Dipende dal calendario. Le festività pasquali nel 2026 cadono il 5 aprile (Pasqua) e 6 aprile (Pasquetta). I pagamenti dell’Assegno Unico avvengono generalmente tra il 15 e il 17 aprile, quindi dopo le festività pasquali.

    Perché l’importo di aprile è diverso da marzo?

    Le variazioni di importo possono dipendere da: rinnovo ISEE con fascia diversa, variazioni del nucleo familiare, conguagli o arretrati. Verifica il dettaglio del calcolo nella sezione “Consulta e gestisci” su MyINPS.

    Se non ho ancora rinnovato l’ISEE, perdo l’Assegno?

    No, l’Assegno Unico viene comunque erogato anche senza ISEE valido, ma all’importo minimo di 57 euro per figlio. Una volta presentato il nuovo ISEE, l’INPS ricalcolerà l’importo. Se il rinnovo avviene dopo il 28 febbraio, gli arretrati decorrono dalla data di presentazione della DSU.

    Come modifico l’IBAN per l’accredito?

    Puoi modificare l’IBAN accedendo alla tua domanda di Assegno Unico su MyINPS, sezione “Modifica domanda” > “Modalità di pagamento”. La modifica ha effetto dalla mensilità successiva all’elaborazione.

    L’Assegno Unico spetta anche per i figli maggiorenni?

    Sì, l’Assegno Unico spetta anche per i figli maggiorenni fino a 21 anni, a condizione che: frequentino un percorso di formazione, svolgano un tirocinio o servizio civile, siano disoccupati e in cerca di lavoro, o abbiano un reddito complessivo inferiore a 8.000 euro. L’importo è ridotto rispetto ai figli minorenni.

    Hai bisogno di assistenza con l’Assegno Unico o il rinnovo ISEE? Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora l’ISEE gratuitamente e ti assiste nella domanda di Assegno Unico. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

    Marzo 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-03-31 09:00:002026-05-31 13:08:08Assegno Unico Aprile 2026: Date Pagamento INPS e Importi Aggiornati
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Cedolino Pensione Aprile 2026: Data Pagamento e Novità

    Pensione 2026 INPS

    Indice dei contenuti

    1. Data di pagamento pensioni aprile 2026
    2. Come consultare il cedolino su MyINPS
    3. Novità importi aprile 2026
    4. Differenze rispetto a marzo 2026
    5. Calendario pagamenti primo semestre 2026
    6. Domande frequenti

    Il cedolino pensione aprile 2026 porta con sé alcune novità importanti per i pensionati italiani. Dopo le variazioni di marzo legate al conguaglio fiscale, aprile 2026 segna la ripresa di un importo mensile più stabile, con i consueti aggiustamenti di inizio anno ormai assorbiti. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: data di pagamento pensione aprile 2026, come leggere il cedolino su MyINPS e quali voci potrebbero cambiare rispetto al mese precedente.

    Data di Pagamento Pensioni Aprile 2026

    L’INPS ha comunicato le date ufficiali di accredito per il mese di aprile 2026. Come di consueto, esistono due modalità principali di pagamento con date differenti:

    • Accredito su conto corrente bancario o postale (o libretto di risparmio): mercoledì 1 aprile 2026. L’importo sarà disponibile fin dalla mattina del giorno stesso, in base agli orari di valuta del proprio istituto di credito.
    • Ritiro in contanti presso gli sportelli Poste Italiane: giovedì 2 aprile 2026, con distribuzione scaglionata in ordine alfabetico per evitare assembramenti.

    Calendario ritiro allo sportello Poste Italiane (aprile 2026)

    Per chi ritira la pensione in contanti alle Poste, il calendario di aprile 2026 prevede la distribuzione alfabetica nelle seguenti date:

    Cognomi (iniziale)Data ritiro
    A – BGiovedì 2 aprile 2026
    C – DVenerdì 3 aprile 2026
    E – KMartedì 7 aprile 2026
    L – PMercoledì 8 aprile 2026
    Q – ZGiovedì 9 aprile 2026

    Nota: I titolari di conto BancoPosta ricevono l’accredito il 1 aprile, come per qualsiasi altro conto corrente bancario, senza dover attendere il proprio turno alfabetico.

    Come Consultare il Cedolino su MyINPS

    Il cedolino pensione aprile 2026 è disponibile online sulla piattaforma MyINPS già nei giorni precedenti l’accredito. Consultarlo ti permette di verificare l’importo netto che riceverai, le trattenute fiscali applicate e le eventuali variazioni rispetto al mese precedente.

    Procedura passo dopo passo per accedere al cedolino

    1. Vai sul sito ufficiale myinps.inps.it
    2. Clicca su “Accedi” in alto a destra
    3. Scegli il metodo di autenticazione: SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS
    4. Una volta dentro, vai nella sezione “Pensione” → “Cedolino della pensione”
    5. Seleziona il mese di interesse (aprile 2026) e scarica o visualizza il cedolino in formato PDF

    In alternativa, puoi richiedere il cedolino cartaceo tramite il Patronato o direttamente agli sportelli INPS della tua provincia, presentando documento d’identità e tessera sanitaria. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per l’accesso ai servizi MyINPS.

    Novità Importi Aprile 2026: Rivalutazione e Trattenute IRPEF

    Il cedolino pensione aprile 2026 importo riflette le variazioni entrate in vigore con la Legge di Bilancio 2026 e i conguagli applicati dall’INPS nei mesi precedenti. Ecco le principali voci che incidono sull’importo:

    Rivalutazione automatica 2026

    Le pensioni sono state rivalutate dal 1° gennaio 2026 sulla base del tasso di inflazione consuntivo 2025. La rivalutazione viene applicata in modo differenziato per fasce di importo:

    • Pensioni fino a 4 volte il minimo INPS: rivalutazione piena al 100%
    • Pensioni tra 4 e 5 volte il minimo: rivalutazione all’85%
    • Pensioni oltre 5 volte il minimo: rivalutazione progressivamente ridotta

    Trattenute IRPEF e addizionali

    L’INPS agisce come sostituto d’imposta per i pensionati e applica mensilmente le trattenute IRPEF sull’importo lordo della pensione. Ad aprile 2026, le ritenute tengono conto delle nuove aliquote IRPEF introdotte dalla riforma fiscale:

    • 23% per redditi fino a 28.000 euro annui
    • 35% per redditi tra 28.001 e 50.000 euro annui
    • 43% per redditi oltre 50.000 euro annui

    Le addizionali regionali e comunali IRPEF vengono invece trattenute in rate mensili nel corso dell’anno, in base alla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (o alla dichiarazione precompilata 730). Se nel 2025 hai presentato il 730 tramite il CAF, le addizionali dovute vengono già ripartite automaticamente.

    Differenze rispetto a Marzo 2026: Conguaglio e Addizionali

    Rispetto al cedolino pensione marzo 2026, il mese di aprile presenta alcune differenze che è utile conoscere per non sorprendersi dell’importo accreditato.

    Conguaglio fiscale di fine anno precedente

    A marzo 2026, molti pensionati hanno visto applicare il conguaglio fiscale relativo all’anno d’imposta 2025. Questo conguaglio può aver generato:

    • Trattenuta aggiuntiva (se le ritenute 2025 sono risultate insufficienti rispetto all’imposta dovuta)
    • Rimborso a credito (se le ritenute versate erano eccessive)

    Ad aprile, questo conguaglio è generalmente già stato applicato, quindi l’importo tende a stabilizzarsi. Per verificare i dettagli relativi alle pensioni e taglio IRPEF con arretrati applicati nei mesi precedenti, puoi consultare il nostro articolo dedicato.

    Addizionali regionali e comunali 2025 a rate

    Le addizionali regionali e comunali 2025 dovute in base al 730 o al Modello Redditi PF presentato l’anno scorso vengono trattenute mensilmente, di norma da marzo a novembre. Ad aprile vedrai quindi la seconda rata di queste addizionali nel tuo cedolino. L’importo varia in base alla regione e al comune di residenza.

    Arretrati pensione: eventuali conguagli INPS

    Se l’INPS ha effettuato revisioni di posizione o ha riconosciuto benefici pensionistici con decorrenza retroattiva, potrebbero comparire nel cedolino di aprile arretrati pensione. Questi importi vengono tassati separatamente con il regime della tassazione separata, che in genere risulta più conveniente della tassazione ordinaria. Per capire meglio i pagamenti INPS di aprile 2026 e tutte le prestazioni in pagamento questo mese, consulta il calendario completo INPS.

    Calendario Completo Pagamenti Pensioni Primo Semestre 2026

    Per pianificare al meglio le tue finanze, ecco il calendario completo dei pagamenti pensioni INPS per il primo semestre 2026, con le date di accredito su conto corrente e quelle per il ritiro allo sportello Poste Italiane:

    MeseAccredito su contoRitiro allo sportello Poste (primo giorno)
    Gennaio 20262 gennaio 20262 gennaio 2026 (A-B)
    Febbraio 20262 febbraio 20262 febbraio 2026 (A-B)
    Marzo 20261 marzo 2026 (domenica: 2 marzo)2 marzo 2026 (A-B)
    Aprile 20261 aprile 20262 aprile 2026 (A-B)
    Maggio 20264 maggio 2026 (1 maggio festivo)4 maggio 2026 (A-B)
    Giugno 20261 giugno 20262 giugno 2026 (A-B)

    Nota bene: quando il primo del mese cade di domenica o in un giorno festivo, il pagamento viene anticipato al giorno lavorativo precedente oppure posticipato al primo giorno lavorativo utile successivo, in base alle disposizioni INPS.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sul Cedolino Pensione Aprile 2026

    Quando viene accreditata la pensione di aprile 2026?

    La pensione di aprile 2026 viene accreditata il 1 aprile 2026 su conto corrente bancario o postale. Chi ritira in contanti alle Poste puo farlo a partire dal 2 aprile 2026, seguendo il calendario alfabetico per cognome.

    Dove posso scaricare il cedolino pensione aprile 2026?

    Il cedolino pensione aprile 2026 e disponibile sul portale MyINPS (myinps.inps.it), accessibile con SPID, CIE o CNS. Nella sezione Pensione trovi il cedolino mensile scaricabile in PDF. In alternativa, puoi rivolgerti al CAF o al Patronato per assistenza.

    Perche l’importo della pensione di aprile e diverso da marzo?

    Le differenze tra marzo e aprile possono dipendere da: completamento del conguaglio fiscale 2025 applicato a marzo, variazione delle rate delle addizionali regionali e comunali, eventuali arretrati o conguagli INPS relativi alla posizione individuale.

    Come vengono calcolate le trattenute IRPEF sulla pensione?

    L’INPS applica mensilmente le ritenute IRPEF sull’importo lordo della pensione, agendo come sostituto d’imposta. Le aliquote sono: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.001 e 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro annui. Le addizionali regionali e comunali si aggiungono in rate mensili.

    Cosa fare se il cedolino pensione di aprile non e corretto?

    Se riscontri un errore nel cedolino pensione aprile 2026, puoi presentare un reclamo all’INPS tramite il portale MyINPS oppure recarti a uno sportello INPS. In alternativa, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti gratuitamente nella verifica e nella presentazione del reclamo.


    Hai Dubbi sul tuo Cedolino Pensione? Contatta il CAF

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza qualificata per leggere il cedolino pensione, verificare le trattenute IRPEF, presentare il 730 come pensionato e gestire le pratiche di pensionamento. Il nostro Patronato ti supporta gratuitamente nei rapporti con l’INPS.

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      Domanda di Pensione di Vecchiaia: Documenti, Istruzioni INPS e Verifiche Prima dell’Invio

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      Presentare la domanda di pensione di vecchiaia rappresenta uno dei momenti più importanti nella vita lavorativa di ogni cittadino. Dopo anni di contributi versati all’INPS, è fondamentale conoscere tutti i documenti necessari, le procedure corrette e le verifiche da effettuare prima dell’invio per evitare ritardi o problemi nell’erogazione della pensione.

      La pensione di vecchiaia è la prestazione economica erogata dall’INPS ai lavoratori che hanno raggiunto i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa vigente. Nel 2026, i requisiti sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente, ma è essenziale verificare con attenzione la propria posizione contributiva prima di procedere con l’invio della domanda.

      In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna passo dopo passo nella presentazione della domanda di pensione di vecchiaia, fornendoti tutte le informazioni necessarie sui documenti da preparare, le verifiche da effettuare e gli errori comuni da evitare.

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      Bonus Renzi 2026: Chi Puo Beneficiare del Trattamento Integrativo

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Il bonus Renzi 2026, oggi ufficialmente chiamato trattamento integrativo, rappresenta un’agevolazione fiscale fondamentale per milioni di lavoratori dipendenti italiani. Con un valore massimo di 1.200 euro all’anno (100 euro al mese), questo beneficio viene erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro. In questa guida completa, analizziamo chi ne ha diritto nel 2026, i limiti di reddito aggiornati e come verificare che venga correttamente applicato.

      Indice dei Contenuti

      1. Cos’è il Bonus Renzi (Trattamento Integrativo)
      2. Chi Ha Diritto al Bonus Renzi nel 2026
      3. Limiti di Reddito: le Due Fasce
      4. Importo e Come si Calcola
      5. Come Verificare il Bonus in Busta Paga
      6. Come Recuperare il Bonus nel 730
      7. Chi NON Ha Diritto al Trattamento Integrativo
      8. Quando Bisogna Restituire il Bonus
      9. Domande Frequenti

      Cos’è il Bonus Renzi (Trattamento Integrativo)

      Il trattamento integrativo, comunemente noto come bonus Renzi, è un credito IRPEF introdotto inizialmente nel 2014 come “bonus 80 euro” e successivamente potenziato a 100 euro mensili dal 2020. Nel 2026, la normativa rimane sostanzialmente invariata rispetto al 2024-2025.

      Si tratta di un credito d’imposta che viene riconosciuto automaticamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) ai lavoratori dipendenti e assimilati con redditi entro determinate soglie. L’obiettivo è quello di alleggerire il carico fiscale sui redditi medio-bassi.

      L’importo massimo annuo è di 1.200 euro, pari a 100 euro mensili per 12 mensilità. Il bonus viene erogato direttamente in busta paga, senza necessità di presentare domanda specifica.

      Chi Ha Diritto al Bonus Renzi nel 2026

      Hanno diritto al trattamento integrativo nel 2026 le seguenti categorie di contribuenti:

      • Lavoratori dipendenti (sia a tempo indeterminato che determinato)
      • Apprendisti
      • Lavoratori in somministrazione
      • Soci di cooperative
      • Percettori di borse di studio, assegni e compensi per attività di tirocinio
      • Sacerdoti
      • Lavoratori socialmente utili
      • Percettori di indennità di disoccupazione (NASpI, DIS-COLL)
      • Percettori di cassa integrazione

      Requisito fondamentale: l’imposta lorda IRPEF deve essere superiore alla detrazione per lavoro dipendente spettante. In pratica, il reddito deve essere sufficiente a generare un’imposta da cui poter detrarre il bonus. Per i redditi molto bassi (generalmente sotto i 8.174 euro), l’imposta lorda è azzerata dalle detrazioni e quindi il bonus non spetta.

      Limiti di Reddito: le Due Fasce

      Il trattamento integrativo 2026 si articola in due fasce di reddito con regole differenti:

      Fascia 1: Reddito fino a 15.000 euro

      Per i lavoratori con reddito complessivo fino a 15.000 euro, il trattamento integrativo spetta in misura piena, pari a 1.200 euro annui. L’unica condizione è che l’imposta lorda sui redditi da lavoro dipendente sia superiore alla detrazione spettante (al netto delle sole detrazioni per lavoro dipendente).

      Fascia 2: Reddito tra 15.001 e 28.000 euro

      Per chi ha un reddito compreso tra 15.001 e 28.000 euro, il bonus spetta solo se la somma di determinate detrazioni è superiore all’imposta lorda. Le detrazioni considerate nel calcolo sono:

      • Detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli, altri familiari)
      • Detrazioni per redditi da lavoro dipendente e assimilati
      • Detrazioni per interessi passivi su mutui prima casa (contratti entro il 31/12/2021)
      • Detrazioni per spese sanitarie
      • Detrazioni per spese edilizie (ristrutturazione, ecobonus, sismabonus)

      In questa fascia, l’importo del trattamento integrativo è pari alla differenza tra le detrazioni spettanti e l’imposta lorda, con un massimo di 1.200 euro.

      Importo e Come si Calcola

      L’importo del bonus Renzi varia in base alla fascia di reddito e ai giorni di lavoro nell’anno:

      Fascia di redditoImporto annuoImporto mensileCondizione
      Fino a 15.000 euro1.200 euro (pieno)100 euroImposta lorda > detrazione lavoro dipendente
      15.001 – 28.000 euroFino a 1.200 euroFino a 100 euroDetrazioni complessive > imposta lorda
      Oltre 28.000 euro0 euro0 euroNon spetta

      Calcolo proporzionale: se il rapporto di lavoro non copre l’intero anno (per esempio, contratti a tempo determinato di pochi mesi), il bonus viene rapportato ai giorni lavorati. La formula è: 1.200 x (giorni di lavoro / 365).

      Esempio pratico: un lavoratore con contratto di 6 mesi (183 giorni) e reddito nella prima fascia riceverà: 1.200 x 183/365 = 601,64 euro.

      Come Verificare il Bonus in Busta Paga

      Per verificare se stai ricevendo il trattamento integrativo in busta paga, segui questi passaggi:

      1. Cerca la voce specifica: nella parte centrale del cedolino, cerca la voce “Trattamento integrativo” o “DL 3/2020” o “Bonus DL 66/2014”. La denominazione può variare a seconda del software paghe utilizzato dal datore di lavoro
      2. Verifica l’importo: dovrebbe essere di circa 100 euro mensili per un lavoratore full-time con rapporto per l’intero mese
      3. Controlla la CU (Certificazione Unica): nella sezione dedicata, ai punti 390-399, trovi il riepilogo del trattamento integrativo erogato nell’anno
      4. Verifica sul sito INPS: se sei un percettore di NASpI o cassa integrazione, controlla il dettaglio del pagamento su MyINPS nella sezione “Prestazioni e servizi”

      Attenzione: se non trovi la voce in busta paga, potrebbe significare che il datore di lavoro ritiene che il tuo reddito complessivo superi i 28.000 euro, oppure che l’imposta lorda sia inferiore alla detrazione. In questo caso, puoi sempre recuperare il bonus tramite la dichiarazione dei redditi.

      Come Recuperare il Bonus nel 730

      Se non hai ricevuto il trattamento integrativo in busta paga durante l’anno, o ne hai ricevuto meno del dovuto, puoi recuperarlo presentando il modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025). Ecco come fare:

      • Sezione dedicata del 730: il trattamento integrativo viene calcolato automaticamente nella dichiarazione. Se ti spetta e non lo hai ricevuto, risulterà come credito a tuo favore
      • 730 precompilato: accedendo al modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il sistema già pre-inserisce i dati dalla CU. Verifica che siano corretti
      • Rimborso in busta paga: se dal 730 emerge un credito per trattamento integrativo non erogato, il rimborso arriverà nella prima busta paga utile successiva alla liquidazione (generalmente luglio-agosto)

      Consiglio: se hai avuto più rapporti di lavoro durante l’anno, è particolarmente importante verificare nel 730 che il trattamento integrativo sia stato calcolato correttamente sul reddito complessivo. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per un controllo accurato della tua situazione.

      Chi NON Ha Diritto al Trattamento Integrativo

      Il bonus Renzi non spetta nelle seguenti situazioni:

      • Reddito superiore a 28.000 euro: oltre questa soglia, il trattamento integrativo non è previsto in nessun caso
      • Lavoratori autonomi e partite IVA: il bonus è riservato esclusivamente ai redditi da lavoro dipendente e assimilati. I lavoratori autonomi, anche se con redditi bassi, non ne hanno diritto
      • Pensionati: le pensioni sono escluse dal trattamento integrativo (anche se sono assimilate ai redditi da lavoro dipendente ai fini IRPEF)
      • Reddito sotto la no tax area: se il reddito è talmente basso (sotto circa 8.174 euro) che l’imposta lorda è completamente azzerata dalla detrazione per lavoro dipendente, il bonus non spetta perché non c’è imposta su cui applicarlo
      • Incapienti fiscali: chi non ha capienza fiscale sufficiente (imposta lorda inferiore o uguale alla detrazione lavoro dipendente) non ha diritto al trattamento

      Quando Bisogna Restituire il Bonus

      In alcuni casi, il lavoratore potrebbe dover restituire in tutto o in parte il trattamento integrativo ricevuto durante l’anno. Questo accade quando:

      • Il reddito complessivo supera i 28.000 euro: se il datore di lavoro ha erogato il bonus basandosi su un reddito stimato inferiore, ma a consuntivo il reddito annuo è risultato superiore alla soglia
      • Più rapporti di lavoro: con due o più datori di lavoro nello stesso anno, ciascuno potrebbe aver erogato il bonus calcolandolo solo sul proprio reddito. Sommando i redditi, potresti aver superato la soglia
      • Variazioni reddituali: straordinari, premi, arretrati o altri redditi aggiuntivi che fanno superare le soglie durante l’anno

      La restituzione avviene in sede di dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi PF), dove il bonus percepito in eccesso risulta come debito d’imposta e viene trattenuto dalla busta paga di conguaglio. Per evitare sorprese, è consigliabile comunicare al datore di lavoro la presenza di altri redditi o chiedere la non applicazione del trattamento integrativo.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sul Bonus Renzi 2026

      Il bonus Renzi esiste ancora nel 2026?

      Sì, il trattamento integrativo (ex bonus Renzi) è confermato anche per il 2026 con le stesse regole degli anni precedenti. L’importo massimo resta di 1.200 euro annui per i redditi fino a 15.000 euro, con possibilità di accesso anche per redditi tra 15.001 e 28.000 euro a determinate condizioni.

      Come faccio a sapere se ho diritto al bonus?

      Verifica il tuo reddito complessivo annuo. Se è inferiore a 15.000 euro e hai un’imposta lorda superiore alla detrazione per lavoro dipendente, hai diritto al bonus pieno di 1.200 euro. Se il reddito è tra 15.001 e 28.000 euro, il diritto dipende dall’ammontare delle tue detrazioni complessive. In caso di dubbi, rivolgiti al CAF Centro Fiscale.

      Il bonus viene dato anche ai disoccupati con NASpI?

      Sì, i percettori di NASpI e DIS-COLL hanno diritto al trattamento integrativo, poiché la disoccupazione è assimilata ai redditi da lavoro dipendente. L’INPS eroga il bonus direttamente con il pagamento della prestazione.

      Posso rinunciare al bonus per evitare di restituirlo?

      Sì, puoi presentare al datore di lavoro una dichiarazione in cui chiedi la non applicazione del trattamento integrativo. Questo è consigliabile se prevedi che il tuo reddito complessivo supererà i 28.000 euro o se hai più rapporti di lavoro. Potrai comunque recuperare il bonus nel 730 se ti spettava.

      Il bonus Renzi si cumula con l’Assegno Unico?

      Sì, il trattamento integrativo e l’Assegno Unico sono due prestazioni completamente separate. Il bonus Renzi è un credito IRPEF, mentre l’Assegno Unico è una prestazione familiare. Si possono percepire entrambi contemporaneamente senza alcuna incompatibilità.

      Hai bisogno di verificare se hai diritto al bonus Renzi 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121 per fissare un appuntamento. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

      Aprile 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-03 09:00:002026-05-31 09:56:28Bonus Renzi 2026: Chi Puo Beneficiare del Trattamento Integrativo
      CAF

      Dimissioni in Maternità Non Convalidate: Perché si Perde la NASpI

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Le dimissioni volontarie durante il periodo di maternità sono una scelta delicata che richiede particolare attenzione alle procedure formali. Molte neomamme non sanno che, senza la convalida obbligatoria delle dimissioni da parte dell’Ispettorato del Lavoro, rischiano di perdere completamente il diritto alla NASpI (indennità di disoccupazione).

      Secondo il D.Lgs. 151/2001, articolo 55, le dimissioni presentate durante il periodo tutelato (gravidanza e primo anno di vita del bambino) devono essere convalidate dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro per essere considerate valide. Questa tutela è stata introdotta per proteggere le lavoratrici madri da possibili pressioni o discriminazioni sul lavoro.

      La conseguenza più grave della mancata convalida è la perdita del diritto alla NASpI: l’INPS respinge automaticamente la domanda di indennità di disoccupazione se le dimissioni non risultano regolarmente convalidate. Un errore procedurale può quindi costare migliaia di euro di indennità non percepita.

      In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sulla convalida delle dimissioni in maternità: normativa di riferimento, procedura corretta, tempistiche da rispettare e cosa fare in caso di errori.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’è la Convalida delle Dimissioni in Maternità
      2. Il Ruolo dell’Ispettorato del Lavoro
      3. Normativa di Riferimento: D.Lgs. 151/2001
      4. Conseguenze della Mancata Convalida: Perdita della NASpI
      5. Come Procedere Correttamente: Guida Passo Passo
      6. Tempistiche e Scadenze da Rispettare
      7. Cosa Fare se la NASpI è Stata Respinta
      8. Casi Pratici e Giurisprudenza
      9. Differenze tra Dimissioni per Giusta Causa
      10. Il Supporto del CAF per le Dimissioni in Maternità

      Cos’è la Convalida delle Dimissioni in Maternità

      La convalida delle dimissioni è un atto formale con cui l’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) verifica che la decisione di dimettersi sia stata presa liberamente dalla lavoratrice madre, senza costrizioni o pressioni da parte del datore di lavoro.

      Questa procedura speciale si applica durante il periodo tutelato, che comprende:

      • Tutta la gravidanza (dal momento della comunicazione al datore di lavoro)
      • I primi 3 anni di vita del bambino (o nei primi 3 anni dall’ingresso in famiglia in caso di adozione/affidamento)

      Perché esiste questa tutela? Il legislatore ha voluto proteggere le lavoratrici madri da possibili discriminazioni o pressioni indirette che potrebbero spingerle a lasciare il lavoro contro la loro reale volontà. Senza convalida, le dimissioni sono considerate nulle dal punto di vista legale.

      La convalida serve quindi a garantire che:

      • La decisione sia genuina e libera
      • La lavoratrice sia consapevole delle conseguenze (perdita del posto, impatto su NASpI, ecc.)
      • Non vi siano state discriminazioni o mobbing che hanno forzato la scelta

      Nota importante: La convalida è obbligatoria anche se il rapporto di lavoro si è già concluso di fatto. L’assenza di convalida rende le dimissioni inefficaci, con conseguenze dirette sul diritto alla NASpI.

      Il Ruolo dell’Ispettorato del Lavoro

      L’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), ex Direzione Territoriale del Lavoro, è l’organo pubblico competente per la convalida delle dimissioni in maternità. Ogni provincia italiana ha almeno un ufficio ITL.

      Cosa fa l’Ispettorato durante la convalida?

      • Convoca la lavoratrice per un colloquio personale (obbligatorio)
      • Verifica l’identità e la capacità di agire della richiedente
      • Accerta la spontaneità della decisione attraverso domande specifiche
      • Informa sulle conseguenze delle dimissioni (perdita posto, NASpI, contributi)
      • Rilascia il verbale di convalida se tutto è in regola

      Il colloquio è obbligatorio e non può essere delegato. La lavoratrice deve presentarsi personalmente all’appuntamento fissato dall’ITL. In caso di impossibilità (es. malattia grave), è possibile richiedere un rinvio giustificato.

      Quali documenti richiede l’Ispettorato?

      • Documento d’identità in corso di validità
      • Lettera di dimissioni già inviata al datore di lavoro
      • Certificato di nascita del bambino (o documentazione adozione/affidamento)
      • Ultima busta paga (per verificare il rapporto di lavoro)
      • Copia del contratto di lavoro (se disponibile)

      La procedura di convalida è gratuita e l’Ispettorato deve rilasciare il verbale entro tempi ragionevoli (generalmente entro 7-15 giorni dalla richiesta).

      Normativa di Riferimento: D.Lgs. 151/2001

      La disciplina delle dimissioni in maternità è regolata principalmente dal Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, noto come “Testo Unico sulla maternità e paternità”.

      Articolo 55 – Divieto di licenziamento e dimissioni

      L’articolo 55 stabilisce che:

      • Le dimissioni presentate durante il periodo di gravidanza e fino ai tre anni di età del bambino devono essere convalidate dall’Ispettorato del Lavoro
      • Senza convalida, le dimissioni sono inefficaci (nulle)
      • Il lavoratore/lavoratrice può revocare le dimissioni entro 7 giorni dalla convalida

      Successive modifiche normative:

      Il D.Lgs. 80/2015 (Jobs Act) ha introdotto la procedura telematica per le dimissioni volontarie, ma ha mantenuto l’obbligo di convalida per il periodo tutelato di maternità/paternità.

      Il D.Lgs. 148/2015 ha confermato che:

      • La convalida è condizione essenziale per la validità delle dimissioni
      • L’assenza di convalida impedisce l’accesso alla NASpI
      • Il datore di lavoro non può considerare risolto il rapporto senza convalida

      Circolare INPS n. 94 del 12 maggio 2015

      L’INPS ha chiarito che le dimissioni non convalidate equivalgono a dimissioni volontarie ordinarie, quindi non danno diritto alla NASpI. Solo le dimissioni regolarmente convalidate permettono di accedere all’indennità di disoccupazione, in quanto considerate “dimissioni per giusta causa” equiparate.

      Giurisprudenza rilevante:

      • Cassazione, sentenza n. 24931/2019: ha ribadito che senza convalida le dimissioni sono nulle e il rapporto di lavoro continua
      • Cassazione, sentenza n. 18506/2020: ha confermato che la mancata convalida impedisce l’accesso alla NASpI

      Conseguenze della Mancata Convalida: Perdita della NASpI

      La conseguenza più grave della mancata convalida delle dimissioni è la perdita totale del diritto alla NASpI. Vediamo nel dettaglio perché e quali altre ripercussioni ci sono.

      1. NASpI respinta automaticamente

      Quando presenti domanda di NASpI all’INPS dopo dimissioni in maternità, l’Istituto verifica automaticamente se esiste il verbale di convalida dell’Ispettorato. Se la convalida manca, la domanda viene respinta con la seguente motivazione:

      “Dimissioni volontarie durante periodo tutelato senza convalida ITL – domanda NASpI respinta ai sensi dell’art. 3 D.Lgs. 22/2015”

      Questo significa che perdi completamente l’indennità di disoccupazione, che potrebbe ammontare a diverse migliaia di euro (la NASpI dura fino a 24 mesi).

      2. Rapporto di lavoro tecnicamente ancora esistente

      Dal punto di vista legale, se le dimissioni non sono convalidate, sono considerate nulle. Questo significa che:

      • Il rapporto di lavoro formalmente continua ad esistere
      • Il datore di lavoro potrebbe contestare l’assenza ingiustificata
      • Non maturano contributi né TFR per il periodo successivo

      3. Impossibilità di rettifica retroattiva

      Se ti accorgi dell’errore solo dopo aver ricevuto il rifiuto INPS, non è possibile rettificare retroattivamente. Puoi richiedere la convalida anche a distanza di mesi, ma:

      • La NASpI decorre dalla data effettiva di cessazione del rapporto
      • Perdi i mesi già trascorsi senza indennità
      • Devi presentare una nuova domanda NASpI

      4. Difficoltà con nuovi datori di lavoro

      La situazione irregolare può creare problemi se nel frattempo hai trovato un nuovo lavoro:

      • Il nuovo datore potrebbe scoprire che risulti ancora dipendente del vecchio
      • Complicazioni con contributi e posizione INPS
      • Necessità di regolarizzare la situazione prima di qualsiasi nuovo contratto

      Esempio pratico:

      Maria si dimette 6 mesi dopo il parto senza convalidare le dimissioni. Presenta domanda NASpI a luglio 2025. L’INPS respinge la domanda ad agosto. Maria avrebbe avuto diritto a circa 1.200 euro al mese per 18 mesi (totale 21.600 euro). A causa della mancata convalida, perde l’intera somma. Richiede la convalida a settembre e può ripresentare domanda, ma ha già perso 2 mesi di indennità (2.400 euro).

      Come Procedere Correttamente: Guida Passo Passo

      Per evitare di perdere il diritto alla NASpI, è fondamentale seguire la procedura corretta per le dimissioni in maternità. Ecco i passaggi da seguire nell’ordine giusto.

      STEP 1: Invia le dimissioni telematiche

      • Accedi al portale cliclavoro.gov.it con SPID o CIE
      • Compila il modulo di dimissioni volontarie
      • Indica nel modulo che si tratta di dimissioni durante periodo di maternità
      • Riceverai una ricevuta telematica con codice identificativo

      STEP 2: Richiedi immediatamente la convalida

      • Entro 30 giorni dalle dimissioni telematiche, presenta richiesta all’Ispettorato
      • Puoi farlo tramite:
        • Portale Servizi Lavoro (modalità online, consigliata)
        • PEC all’indirizzo dell’ITL competente
        • Di persona presso gli sportelli ITL
      • Allega: documento identità, ricevuta dimissioni, certificato nascita bambino

      STEP 3: Partecipa al colloquio di convalida

      • L’ITL ti convocherà entro 7-15 giorni dalla richiesta
      • La presenza è obbligatoria (non delegabile)
      • Porta con te tutti i documenti richiesti
      • Rispondi sinceramente alle domande dell’ispettore

      STEP 4: Ottieni il verbale di convalida

      • L’ispettore redige il verbale di convalida
      • Ricevi una copia firmata e timbrata
      • Conserva questo documento! È essenziale per la NASpI
      • Il verbale viene trasmesso automaticamente all’INPS

      STEP 5: Attendi la fine del rapporto di lavoro

      • Le dimissioni diventano effettive dopo il preavviso contrattuale
      • Il datore ti rilascia la certificazione unica (CU)
      • Ottieni il modulo Unilav di cessazione

      STEP 6: Richiedi la NASpI

      • Entro 68 giorni dalla cessazione, presenta domanda NASpI all’INPS
      • Allega il verbale di convalida ITL (fondamentale!)
      • La domanda si presenta online su inps.it con SPID

      Tempistiche consigliate:

      AzioneQuandoLimite massimo
      Richiesta convalidaSubito dopo dimissioni30 giorni (consigliato)
      Colloquio ITL7-15 giorni dopo richiesta30 giorni
      Fine rapporto lavoroDopo preavvisoSecondo CCNL
      Domanda NASpIEntro 68 giorni da fine lavoro68 giorni

      ⚠️ Consiglio importante: Non aspettare! Richiedi la convalida immediatamente dopo aver inviato le dimissioni telematiche. Più tempo passa, più rischi di dimenticartene o di incorrere in complicazioni.

      Tempistiche e Scadenze da Rispettare

      Il rispetto delle tempistiche corrette è cruciale per non perdere diritti. Ecco tutte le scadenze da tenere a mente.

      1. Periodo tutelato (quando serve la convalida)

      • Dall’inizio della gravidanza (comunicata al datore)
      • Fino a 3 anni di età del bambino
      • In caso di adozione/affidamento: 3 anni dall’ingresso in famiglia

      2. Termine per richiedere la convalida

      • Non esiste un termine perentorio per legge
      • È però fortemente consigliato richiederla entro 30 giorni dalle dimissioni
      • Puoi richiederla anche dopo mesi, ma perdi i benefici per i periodi già trascorsi

      3. Convocazione da parte dell’ITL

      • L’Ispettorato convoca entro 7-15 giorni lavorativi dalla richiesta
      • In alcuni uffici più congestionati può richiedere fino a 30 giorni
      • Puoi sollecitare via PEC se non ricevi risposta entro 20 giorni

      4. Rilascio verbale di convalida

      • Il verbale viene rilasciato immediatamente al termine del colloquio
      • Ricevi una copia cartacea firmata e timbrata
      • L’ITL trasmette il verbale all’INPS entro 5 giorni lavorativi

      5. Diritto di revoca

      • Hai 7 giorni dalla convalida per revocare le dimissioni
      • La revoca va comunicata al datore con raccomandata A/R o PEC
      • Il datore è obbligato a reintegrarti nel posto di lavoro

      6. Preavviso contrattuale

      • Dopo la convalida, decorre il periodo di preavviso previsto dal CCNL
      • Varia da 15 giorni a 3 mesi secondo anzianità e inquadramento
      • Durante il preavviso continui a lavorare (o puoi essere esentata)

      7. Termine per domanda NASpI

      • 68 giorni dalla cessazione effettiva del rapporto (termine perentorio!)
      • Se presenti dopo, perdi giorni di indennità
      • La NASpI parte dall’8° giorno successivo alla cessazione (se richiesta entro 8 giorni)
      • Se richiesta dopo 8 giorni: parte dal giorno successivo alla domanda (perdi giorni)

      Esempio timeline completa:

      • Giorno 0: Invii dimissioni telematiche (es. 15 gennaio 2026)
      • Giorno 1: Richiedi convalida all’ITL (16 gennaio 2026)
      • Giorno 10: Colloquio ITL e rilascio verbale (25 gennaio 2026)
      • Giorno 17: Scade il diritto di revoca (1 febbraio 2026)
      • Giorno 48: Fine preavviso 30 giorni (14 febbraio 2026)
      • Giorno 50: Presenti domanda NASpI (16 febbraio 2026)
      • Giorno 56: NASpI decorre dall’8° giorno post-cessazione (22 febbraio 2026)

      ⏰ Promemoria: Imposta reminder sul telefono per ogni scadenza. Un errore di tempistiche può costare migliaia di euro di NASpI persi!

      Cosa Fare se la NASpI è Stata Respinta

      Se hai già ricevuto il rifiuto della domanda NASpI per mancata convalida, non tutto è perduto. Ecco cosa puoi fare per rimediare.

      STEP 1: Verifica il motivo del rifiuto

      • Accedi al portale inps.it con il tuo SPID
      • Vai su “Le mie domande” → NASpI
      • Leggi la motivazione esatta del rifiuto
      • Verifica se si tratta effettivamente di mancata convalida

      STEP 2: Richiedi urgentemente la convalida

      • Se non l’hai ancora fatto, richiedi immediatamente la convalida all’ITL
      • Specifica nella richiesta che è urgente per responso NASpI
      • L’ITL può velocizzare la procedura se motivi il caso di necessità
      • Ottieni il verbale di convalida il prima possibile

      STEP 3: Presenta nuova domanda NASpI

      • Una volta ottenuto il verbale di convalida, presenta nuova domanda NASpI
      • Allega il verbale ITL come documento essenziale
      • Nella domanda, specifica che si tratta di nuova istanza dopo convalida
      • ⚠️ Attenzione: se sono passati più di 68 giorni dalla cessazione, hai perso definitivamente il diritto (termine decadenziale)

      STEP 4: Se ancora respinta, presenta ricorso

      Se anche con il verbale di convalida l’INPS respinge la domanda, hai 90 giorni per:

      • Presentare ricorso amministrativo al Comitato Provinciale INPS
      • Allegare: verbale convalida, documentazione cessazione rapporto, motivazioni
      • Il Comitato decide entro 90 giorni

      Se il ricorso amministrativo viene respinto, puoi fare ricorso giurisdizionale:

      • Presso il Tribunale del Lavoro competente
      • Entro 180 giorni dalla ricezione del rifiuto definitivo INPS
      • Ti consigliamo di farti assistere da un avvocato del lavoro o dal CAF/Patronato

      STEP 5: Recupero somme perse

      Se ottieni ragione in ricorso:

      • L’INPS deve riconoscere la NASpI retroattivamente
      • Ti spettano anche gli interessi legali sulle somme non percepite
      • Il pagamento avviene in unica soluzione o rateizzato

      CASO PARTICOLARE: Sei oltre i 68 giorni?

      Se sono passati più di 68 giorni dalla cessazione del rapporto:

      • Hai definitivamente perso il diritto alla NASpI per decadenza
      • Puoi comunque fare ricorso se ritieni che il ritardo sia imputabile a errore dell’amministrazione
      • Serve dimostrare che avevi richiesto la convalida tempestivamente ma l’ITL ha ritardato
      • Giurisprudenza favorevole: Cassazione n. 12456/2021 (ritardo ITL non imputabile al cittadino)

      🆘 Supporto gratuito: Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti gratuitamente in tutte le fasi: richiesta convalida, domanda NASpI, ricorso INPS. Non affrontare da sola questa situazione complessa!

      Casi Pratici e Giurisprudenza

      Vediamo alcuni casi reali e le principali sentenze che hanno definito l’applicazione della normativa sulle dimissioni in maternità.

      CASO 1: Dimissioni immediate senza convalida

      Laura, commessa, si dimette 4 mesi dopo il parto senza richiedere convalida. Dopo 2 mesi cerca lavoro senza successo e chiede la NASpI. L’INPS respinge la domanda. Laura richiede la convalida a distanza di 5 mesi, ma l’ITL rileva che il rapporto di lavoro risulta ancora formalmente esistente. Servono 3 settimane per ottenere la convalida e presentare nuova domanda NASpI. Laura perde 5 mesi di indennità (circa 6.000 euro).

      Lezione: La convalida va richiesta immediatamente, non dopo mesi.

      CASO 2: Datore di lavoro ostacola la convalida

      Giorgia presenta dimissioni e richiede convalida. Il datore, alla richiesta dell’ITL di documenti sul rapporto di lavoro, non risponde per settimane. L’ITL sollecita più volte. Dopo 2 mesi di ritardo, Giorgia rischia di perdere la NASpI. L’avvocato di Giorgia invia diffida al datore, che finalmente collabora. La convalida viene rilasciata in extremis prima dei 68 giorni.

      Lezione: Se il datore ostacola la procedura, puoi fare diffida legale e segnalare all’ITL.

      CASO 3: Convalida oltre i 3 anni

      Marta si dimette quando il figlio ha 2 anni e 10 mesi, ma chiede convalida solo 4 mesi dopo (figlio già oltre i 3 anni). L’ITL rifiuta: il periodo tutelato è scaduto. Marta fa ricorso: le dimissioni erano state inviate DURANTE il periodo tutelato, quindi la convalida è dovuta. Il Tribunale le dà ragione.

      Lezione: Conta la data di invio dimissioni, non quella della richiesta di convalida.

      GIURISPRUDENZA RILEVANTE

      1. Cassazione, sentenza n. 24931 del 9 ottobre 2019

      Principio: “Le dimissioni della lavoratrice madre presentate senza la convalida dell’Ispettorato del Lavoro sono nulle. Il rapporto di lavoro continua ad esistere fino alla convalida effettiva.”

      Conseguenza pratica: Anche se non lavori più, formalmente sei ancora dipendente finché non arriva la convalida.

      2. Cassazione, sentenza n. 18506 del 7 settembre 2020

      Principio: “La mancata convalida delle dimissioni in maternità preclude l’accesso alla NASpI. L’INPS è legittimato a respingere la domanda.”

      Conseguenza pratica: L’INPS deve respingere la NASpI se manca la convalida, non ha discrezionalità.

      3. Tribunale di Milano, sentenza n. 2045 del 15 marzo 2021

      Principio: “Il ritardo dell’Ispettorato del Lavoro nel convocare la lavoratrice non può essere imputato a quest’ultima. Il termine di 68 giorni per la NASpI va computato dalla data di effettiva convalida.”

      Conseguenza pratica: Se l’ITL ritarda oltre 30 giorni dalla tua richiesta, puoi avere una proroga sui termini NASpI.

      4. Cassazione, sentenza n. 12456 del 21 maggio 2021

      Principio: “La lavoratrice che ha tempestivamente richiesto la convalida ma l’ha ottenuta oltre i 68 giorni per lentezza amministrativa può comunque accedere alla NASpI, con decorrenza dalla data di cessazione originaria.”

      Conseguenza pratica: Se dimostri di aver fatto tutto per tempo, puoi recuperare anche i mesi persi per colpa dell’amministrazione.

      5. Corte Costituzionale, sentenza n. 257 del 2019

      Ha dichiarato legittimo l’obbligo di convalida, rigettando questioni di costituzionalità. La tutela della lavoratrice madre prevale su eventuali oneri burocratici.

      Differenze tra Dimissioni per Giusta Causa

      È importante distinguere le dimissioni in periodo tutelato (che richiedono convalida) dalle dimissioni per giusta causa (che non la richiedono ma danno diritto immediato alla NASpI).

      Dimissioni per giusta causa: cosa sono

      Si tratta di dimissioni motivate da un grave inadempimento del datore di lavoro, che rende impossibile la prosecuzione del rapporto. Esempi:

      • Mancato pagamento stipendio per più di 2-3 mensilità
      • Mobbing o molestie sul lavoro documentabili
      • Peggioramento significativo delle condizioni di lavoro (demansionamento, trasferimento illegittimo)
      • Mancato versamento contributi INPS da parte del datore
      • Ambiente di lavoro pericoloso per salute e sicurezza

      Vantaggio delle dimissioni per giusta causa:

      • Accesso immediato alla NASpI senza bisogno di convalida
      • Nessun preavviso da rispettare
      • Possibilità di richiedere anche danni al datore

      Come si presentano:

      • Sempre per iscritto (raccomandata A/R o PEC)
      • Indicare espressamente “dimissioni per giusta causa”
      • Motivare dettagliatamente la giusta causa (con prove se possibile)
      • Allegare documentazione (es. solleciti pagamenti, referti medici, testimonianze)

      ⚠️ Attenzione: Le dimissioni per giusta causa devono essere comunque convalidate se presentate durante il periodo tutelato (gravidanza + 3 anni). La differenza è che:

      • Con giusta causa: NASpI spetta a prescindere dalla convalida
      • Senza giusta causa: NASpI spetta SOLO con convalida

      Dimissioni in periodo tutelato SENZA giusta causa

      Se ti dimetti durante maternità/primo anno bambino senza un grave inadempimento del datore:

      • Devi convalidare le dimissioni all’ITL
      • Con convalida: accedi alla NASpI
      • Senza convalida: NASpI respinta
      • Devi rispettare il preavviso contrattuale

      Come scegliere tra le due opzioni?

      SituazioneTipo dimissioniConvalida?NASpI?
      Stipendio non pagato da 3 mesiGiusta causaSÌ (se in maternità)SÌ
      Mobbing documentatoGiusta causaSÌ (se in maternità)SÌ
      Voglio dedicarmi al bambinoVolontarieSÌ (obbligatorio)SÌ (solo con convalida)
      Trasferimento casa/cittàVolontarieSÌ (obbligatorio)SÌ (solo con convalida)
      Trovato lavoro miglioreVolontarieSÌ (obbligatorio)NO (nuovo lavoro)

      Consiglio pratico: Se hai motivi per invocare la giusta causa (es. stipendi non pagati, mobbing), fallo sempre indicandolo esplicitamente nella lettera di dimissioni. Avrai una tutela aggiuntiva. Ma ricorda di convalidare comunque se sei in periodo tutelato!

      Il Supporto del CAF per le Dimissioni in Maternità

      Gestire correttamente le dimissioni in maternità può essere complesso. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa e gratuita per tutte le fasi della procedura.

      Servizi offerti dal nostro CAF:

      1. Consulenza preventiva (gratuita)

      • Valutazione della tua situazione specifica
      • Calcolo convenienza economica delle dimissioni
      • Stima importo NASpI a cui avresti diritto
      • Verifica presenza eventuale giusta causa

      2. Assistenza richiesta convalida

      • Compilazione modulo richiesta convalida ITL
      • Preparazione documentazione necessaria
      • Invio telematico o via PEC all’Ispettorato
      • Monitoraggio stato pratica

      3. Accompagnamento al colloquio ITL

      • Briefing su domande tipiche dell’ispettore
      • Verifica documentazione da portare
      • Presenza di un nostro operatore al colloquio (se richiesto)
      • Ritiro e verifica verbale di convalida

      4. Domanda NASpI (servizio completo gratuito)

      • Compilazione domanda NASpI con tutti i requisiti
      • Allegazione verbale convalida e documenti
      • Invio telematico all’INPS
      • Monitoraggio istruttoria e risposta INPS

      5. Ricorsi e contenziosi

      • Ricorso amministrativo se NASpI respinta
      • Assistenza in sede di Comitato Provinciale INPS
      • Supporto legale per ricorso giurisdizionale (con avvocati convenzionati)

      Perché scegliere il CAF Centro Fiscale di Udine?

      • ✅ Esperienza ventennale in pratiche INPS e Ispettorato del Lavoro
      • ✅ Servizio completamente gratuito per la domanda NASpI (finanziato dall’INPS)
      • ✅ Competenza locale – conosciamo gli uffici ITL del Friuli Venezia Giulia
      • ✅ Rapidità – seguiamo la pratica dall’inizio alla fine senza deleghe
      • ✅ Assistenza post-domanda – ti aiutiamo anche se ci sono problemi successivi

      Casi in cui il CAF è particolarmente utile:

      • Non hai dimestichezza con procedure telematiche
      • Hai già ricevuto un rifiuto NASpI e non sai cosa fare
      • Temi di aver perso il diritto per mancata convalida
      • Il datore di lavoro non collabora o ostacola la procedura
      • Devi fare ricorso contro decisioni INPS

      🏢 Vieni a trovarci:

      CAF Centro Fiscale Udine
      Viale Giuseppe Tullio 13, scala B
      Tel: 0432 1638640
      WhatsApp: 366 6018121

      📞 Prenota un appuntamento gratuito e senza impegno. I nostri operatori valuteranno la tua situazione e ti guideranno passo passo in tutta la procedura.

      ⚠️ Non aspettare di ricevere un rifiuto NASpI! Vieni da noi PRIMA di presentare le dimissioni: ti aiuteremo a fare tutto correttamente fin dall’inizio, evitando errori che costano migliaia di euro.

      Le dimissioni in maternità non convalidate sono uno degli errori più costosi che una neomamma possa commettere. La perdita della NASpI può ammontare a decine di migliaia di euro, e la situazione irregolare può creare complicazioni anche per futuri rapporti di lavoro.

      Ricapitoliamo i punti chiave:

      • ✅ Le dimissioni durante gravidanza e primi 3 anni del bambino devono essere convalidate
      • ✅ Senza convalida, la NASpI viene respinta automaticamente
      • ✅ La convalida si richiede all’Ispettorato del Lavoro ed è gratuita
      • ✅ È obbligatorio un colloquio personale (non delegabile)
      • ✅ Richiedi la convalida subito dopo le dimissioni, non aspettare
      • ✅ Hai 68 giorni dalla cessazione per chiedere la NASpI (termine invalicabile)
      • ✅ In caso di errori, puoi recuperare se agisci in tempo

      Il nostro consiglio finale: Non affrontare da sola questa procedura complessa. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente in tutte le fasi: dalla richiesta di convalida alla domanda NASpI, fino a eventuali ricorsi. Un errore procedurale può costarti migliaia di euro: meglio essere seguiti da professionisti esperti.

      La tutela della maternità è un diritto fondamentale, ma per esercitarlo serve conoscere le procedure corrette. Con la giusta assistenza, puoi dimetterti serenamente sapendo che tutti i tuoi diritti saranno preservati.

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      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la domanda NASPI INPS presentata in giornata tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sulle Dimissioni in Maternità

      Quanto tempo ho per richiedere la convalida delle dimissioni?

      Non esiste un termine perentorio di legge, ma è fortemente consigliato richiederla entro 30 giorni dalle dimissioni. Puoi richiederla anche dopo mesi o anni (purché il bambino non abbia superato i 3 anni al momento delle dimissioni), ma perderai i benefici (NASpI) per i periodi già trascorsi. Prima lo fai, meglio è.

      Posso richiedere la NASpI senza aver convalidato le dimissioni?

      No. L’INPS respingerà automaticamente la domanda se manca il verbale di convalida dell’Ispettorato del Lavoro. La convalida è un requisito essenziale per accedere alla NASpI in caso di dimissioni durante il periodo tutelato (gravidanza e primi 3 anni del bambino).

      Se ho già ricevuto il rifiuto NASpI, posso recuperare?

      Sì, se non sono passati più di 68 giorni dalla cessazione del rapporto. Richiedi urgentemente la convalida all’ITL e poi presenta una nuova domanda NASpI allegando il verbale. Se sono passati oltre 68 giorni, hai perso definitivamente il diritto, salvo dimostrare che il ritardo è imputabile all’amministrazione.

      La convalida è necessaria anche per dimissioni per giusta causa?

      Sì, se le dimissioni avvengono durante il periodo tutelato (gravidanza + 3 anni bambino). La differenza è che con giusta causa hai diritto alla NASpI a prescindere, mentre senza giusta causa la NASpI spetta solo se le dimissioni sono convalidate. In entrambi i casi, però, la convalida va comunque richiesta.

      Quanto costa la convalida delle dimissioni?

      La convalida è completamente gratuita. Non si paga nulla né all’Ispettorato del Lavoro né all’INPS. Anche l’assistenza del CAF per la domanda NASpI è gratuita (finanziata dall’INPS). Diffidate di chi vi chiede soldi per queste pratiche.

      Posso delegare qualcuno al colloquio di convalida?

      No, la presenza personale è obbligatoria. L’Ispettore deve verificare di persona che la decisione di dimettersi sia genuina e libera. Solo in casi eccezionali documentati (es. grave malattia) è possibile ottenere un rinvio, ma la delega non è mai ammessa.

      Se le dimissioni non sono convalidate, sono ancora dipendente?

      Dal punto di vista formale sì. Le dimissioni non convalidate sono considerate nulle, quindi il rapporto di lavoro continua ad esistere fino alla convalida effettiva. Questo può creare problemi con nuovi datori di lavoro e con la posizione contributiva INPS. Meglio regolarizzare subito la situazione.

      Devo convalidare anche se mio figlio ha già 2 anni?

      Sì, se il bambino non ha ancora compiuto 3 anni. Il periodo tutelato va dall’inizio della gravidanza fino al compimento dei 3 anni di età del bambino (o 3 anni dall’ingresso in famiglia per adozione/affidamento). Oltre i 3 anni, le dimissioni sono ordinarie e non richiedono convalida.


      Hai Bisogno di Assistenza per le Dimissioni in Maternità?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente per la convalida delle dimissioni e la domanda NASpI. Non rischiare di perdere migliaia di euro per un errore procedurale.

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        Aprile 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-01 10:04:432026-05-31 17:05:20Dimissioni in Maternità Non Convalidate: Perché si Perde la NASpI
        NASPI / DISOCCUPAZIONE

        Pagamento NASpI Aprile 2026: Date, Importo e Come Verificare

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        Stai aspettando il pagamento della NASpI di aprile 2026? In questa guida trovi tutte le informazioni aggiornate: le date di accredito, come verificare lo stato del pagamento su MyINPS, l’importo medio della prestazione e cosa fare se il pagamento ritarda. La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è la principale indennità di disoccupazione in Italia e viene erogata mensilmente dall’INPS.

        Indice dei Contenuti

        1. Date di Pagamento NASpI Aprile 2026
        2. Differenza tra Primo e Successivi Pagamenti
        3. Importo NASpI: Come si Calcola
        4. Come Verificare il Pagamento su MyINPS
        5. Cosa Fare se la NASpI Non Arriva
        6. La Riduzione Mensile del 3%
        7. Obblighi del Beneficiario NASpI
        8. Domande Frequenti

        Date di Pagamento NASpI Aprile 2026

        L’INPS non comunica una data fissa mensile per il pagamento della NASpI, ma segue un calendario che dipende dalla data di presentazione della domanda e dall’elaborazione della pratica. Per aprile 2026, le date previste sono:

        • Pagamenti ordinari (mensilità successive alla prima): generalmente tra il 7 e il 17 aprile 2026, con la maggior parte degli accrediti concentrati nella prima metà del mese
        • Primi pagamenti (nuove domande): per chi ha presentato domanda tra febbraio e marzo 2026, il primo pagamento potrebbe arrivare entro fine aprile, con tempi più lunghi rispetto alle mensilità successive
        • Pagamenti in ritardo: alcuni accrediti possono slittare fino al 20-25 aprile per verifiche documentali o integrazioni richieste

        Nota importante: la NASpI viene pagata per mensilità arretrate. Il pagamento di aprile 2026 si riferisce generalmente alla competenza del mese di marzo 2026.

        Differenza tra Primo e Successivi Pagamenti

        È fondamentale distinguere tra primo pagamento e mensilità successive, perché le tempistiche sono molto diverse:

        Primo pagamento NASpI

        • Tempistica: generalmente entro 45-60 giorni dalla presentazione della domanda
        • Importo: copre il periodo dall’8° giorno dopo la cessazione del rapporto di lavoro fino alla fine del mese di competenza. Può essere un importo parziale
        • Ritardi frequenti: il primo pagamento spesso richiede verifiche più approfondite da parte dell’INPS (contributi versati, motivo di cessazione, ecc.)

        Pagamenti successivi

        • Tempistica: regolari, generalmente nella prima metà del mese successivo a quello di competenza
        • Importo: mensilità piena, salvo la riduzione del 3% dopo il 6° mese
        • Maggiore regolarità: una volta avviata l’erogazione, i pagamenti sono più puntuali

        Importo NASpI: Come si Calcola

        L’importo della NASpI 2026 si calcola sulla base della retribuzione media degli ultimi 4 anni. Ecco le regole:

        • Retribuzione di riferimento: si divide il totale delle retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni per le settimane di contribuzione, e si moltiplica per 4,33
        • Se la retribuzione media è pari o inferiore a 1.425,21 euro (valore 2026): la NASpI è pari al 75% della retribuzione media mensile
        • Se la retribuzione media supera 1.425,21 euro: si aggiunge il 25% della differenza tra la retribuzione media e 1.425,21 euro
        • Importo massimo 2026: la NASpI non può superare 1.550,42 euro mensili (lordi)

        Esempio di calcolo: un lavoratore con retribuzione media mensile di 1.800 euro riceverà: (1.425,21 x 75%) + ((1.800 – 1.425,21) x 25%) = 1.068,91 + 93,70 = 1.162,61 euro lordi.

        Come Verificare il Pagamento su MyINPS

        Per controllare lo stato del pagamento della NASpI, segui questi passaggi:

        1. Accedi a MyINPS: vai su www.inps.it e accedi con SPID, CIE o CNS
        2. Vai su “Prestazioni e servizi”: dal menu principale, seleziona “Prestazioni e servizi” > “Servizi”
        3. Cerca “NASpI”: nella barra di ricerca digita “NASpI” e seleziona “Indennità di disoccupazione NASpI”
        4. Sezione “Pagamenti”: nella tua pratica NASpI, trovi la sezione con lo storico dei pagamenti effettuati e quelli in lavorazione
        5. Dettaglio pagamento: per ogni mensilità puoi vedere: importo lordo, ritenute IRPEF, importo netto, data di pagamento, stato (in lavorazione / pagato)

        Stato “In lavorazione”: significa che l’INPS ha elaborato il pagamento ma non è ancora stato effettuato l’accredito sul conto corrente. Generalmente servono 2-3 giorni lavorativi dall’elaborazione all’effettivo accredito.

        Cosa Fare se la NASpI Non Arriva

        Se il pagamento della NASpI di aprile 2026 non arriva entro le date previste, ecco cosa fare:

        1. Verifica su MyINPS: controlla lo stato della pratica. Se risulta “In lavorazione”, il pagamento è in corso
        2. Controlla l’IBAN: verifica che il codice IBAN associato alla domanda sia corretto e che il conto corrente sia attivo
        3. Verifica la NASpI-COM: se svolgi attività lavorative part-time o occasionali, potresti dover compilare la comunicazione obbligatoria NASpI-COM. La mancata comunicazione può causare la sospensione del pagamento
        4. Contatta l’INPS: chiama il Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da fisso) o 06 164 164 (da mobile)
        5. Rivolgiti al patronato: il CAF Centro Fiscale di Udine può verificare la tua pratica e sollecitare il pagamento

        La Riduzione Mensile del 3%

        Un aspetto importante della NASpI è la riduzione progressiva dell’importo:

        • Primi 6 mesi: l’importo resta invariato (100% della NASpI calcolata)
        • Dal 7° mese in poi: l’importo si riduce del 3% ogni mese
        • Eccezione: per i lavoratori con 55 anni o più alla data di cessazione del rapporto, la riduzione del 3% parte dall’8° mese

        Esempio: se la tua NASpI iniziale è di 1.000 euro, dal 7° mese sarà di 970 euro, dall’8° di 940 euro, e così via. Questa riduzione è automatica e non può essere evitata.

        Obblighi del Beneficiario NASpI

        Per continuare a percepire la NASpI senza interruzioni, ricorda questi obblighi:

        • Dichiarazione di immediata disponibilità (DID): deve essere già stata presentata con la domanda
        • Patto di servizio: devi sottoscriverlo presso il Centro per l’Impiego entro 15 giorni dalla convocazione
        • Partecipazione alle iniziative di politica attiva: corsi di formazione, colloqui di orientamento, offerte di lavoro congrue
        • Comunicazione attività lavorativa: se trovi un nuovo lavoro (anche part-time o occasionale), devi comunicarlo all’INPS tramite NASpI-COM entro 30 giorni
        • Comunicazione variazioni reddituali: qualsiasi variazione di reddito deve essere comunicata tempestivamente

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la domanda NASPI INPS presentata in giornata tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sulla NASpI Aprile 2026

        Quando arriva la NASpI di aprile 2026?

        Per le mensilità successive alla prima, il pagamento avviene generalmente tra il 7 e il 17 aprile. Per i primi pagamenti (nuove domande), i tempi possono essere più lunghi, fino a fine mese.

        Perché la NASpI di aprile è più bassa del solito?

        Se percepis la NASpI da più di 6 mesi, l’importo si riduce del 3% ogni mese a partire dal 7° mese. Inoltre, le trattenute IRPEF potrebbero variare. Verifica il dettaglio del pagamento su MyINPS.

        La NASpI viene pagata anche a Pasqua?

        Sì, le festività pasquali non influiscono sul calendario dei pagamenti INPS. Se la data di accredito cade in un giorno festivo, il pagamento viene anticipato al giorno lavorativo precedente.

        Come faccio a sapere quanto durerà la mia NASpI?

        La durata della NASpI è pari alla metà delle settimane contributive degli ultimi 4 anni, fino a un massimo di 24 mesi. Puoi verificare la durata residua nella sezione “Dettaglio domanda” su MyINPS.

        Posso lavorare e percepire la NASpI contemporaneamente?

        Sì, è possibile in alcuni casi. Se trovi un lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato con reddito annuo inferiore a 8.174 euro, la NASpI viene ridotta ma non sospesa. Per il lavoro autonomo, il limite è 5.500 euro annui. Devi sempre comunicarlo con NASpI-COM entro 30 giorni.

        Hai bisogno di assistenza con la tua domanda NASpI? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta nella presentazione della domanda, nel monitoraggio dei pagamenti e nella gestione della comunicazione NASpI-COM. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

        Aprile 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-01 09:00:002026-05-31 09:41:57Pagamento NASpI Aprile 2026: Date, Importo e Come Verificare
        ASSEGNO UNICO

        Assegno Unico Aprile 2026: Date Pagamento INPS e Importi Aggiornati

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        Quando arriva l’Assegno Unico di aprile 2026? In questa guida trovi le date di pagamento INPS aggiornate, gli importi per ogni fascia ISEE, le scadenze per il rinnovo e come verificare lo stato della tua domanda. L’Assegno Unico e Universale (AUU) è il principale sostegno economico per le famiglie con figli a carico e viene erogato mensilmente dall’INPS.

        Indice dei Contenuti

        1. Date di Pagamento Aprile 2026
        2. Importi per Fascia ISEE 2026
        3. Maggiorazioni: Chi Ha Diritto
        4. Rinnovo ISEE: Scadenza e Conseguenze
        5. Come Verificare lo Stato della Domanda
        6. Arretrati e Conguagli
        7. Domande Frequenti

        Date di Pagamento Assegno Unico Aprile 2026

        L’INPS segue un calendario consolidato per l’erogazione dell’Assegno Unico. Per aprile 2026, le date previste sono:

        • 15-17 aprile 2026: pagamento per i beneficiari che già percepiscono l’Assegno Unico (domande in essere con ISEE rinnovato). Questa è la finestra principale per la maggior parte delle famiglie
        • Fine aprile 2026 (28-30 aprile): pagamento per le nuove domande presentate nei mesi precedenti e per i casi che hanno richiesto verifiche aggiuntive da parte dell’INPS
        • Pagamenti straordinari: eventuali conguagli e arretrati possono essere erogati in qualsiasi momento del mese

        Nota: le date possono variare di 1-2 giorni lavorativi in base all’istituto bancario o postale del beneficiario. Poste Italiane generalmente accredita con 1-2 giorni di anticipo rispetto alle banche.

        Importi Assegno Unico 2026 per Fascia ISEE

        Gli importi dell’Assegno Unico 2026 sono stati rivalutati dell’0,8% rispetto al 2025, in linea con l’adeguamento ISTAT. Ecco la tabella aggiornata degli importi mensili per ciascun figlio:

        Fascia ISEEImporto mensile per figlio
        Fino a 17.090,61 euro199,40 euro
        Da 17.090,62 a 20.000 euroDa 199,40 a 175 euro (decrescente)
        Da 20.001 a 25.000 euroDa 175 a 145 euro
        Da 25.001 a 30.000 euroDa 145 a 120 euro
        Da 30.001 a 35.000 euroDa 120 a 100 euro
        Da 35.001 a 40.000 euroDa 100 a 80 euro
        Da 40.001 a 45.810,71 euroDa 80 a 57 euro
        Oltre 45.810,71 euro o senza ISEE57 euro

        Importante: chi non presenta l’ISEE o lo presenta in ritardo riceve l’importo minimo di 57 euro per figlio. Una volta presentato l’ISEE, l’INPS ricalcola l’importo e eroga gli arretrati dalla data di decorrenza.

        Maggiorazioni: Chi Ha Diritto a Importi Più Alti

        Oltre all’importo base, sono previste diverse maggiorazioni che possono aumentare significativamente l’Assegno Unico:

        • Figli con disabilità: maggiorazione da 91,20 a 113,50 euro per figlio minorenne disabile (in base al grado); importo fisso di 96,90 euro per figli maggiorenni 18-20 anni disabili
        • Madri under 21: maggiorazione di 22,80 euro per figlio per le madri con meno di 21 anni
        • Nuclei numerosi (3+ figli): maggiorazione da 17,10 a 96,90 euro per figlio (in base all’ISEE) per famiglie con 3 o più figli
        • Nuclei con 4+ figli: forfait aggiuntivo di 159,60 euro mensili (indipendente dall’ISEE)
        • Entrambi i genitori lavoratori: maggiorazione fino a 34,10 euro per figlio minorenne se entrambi i genitori hanno reddito da lavoro (ISEE fino a 17.090,61 euro)

        Rinnovo ISEE: Scadenza e Conseguenze

        Per ricevere l’Assegno Unico nell’importo corretto, è fondamentale avere un ISEE 2026 in corso di validità. Ecco le regole:

        • Scadenza ISEE 2025: l’ISEE dell’anno precedente scade il 31 dicembre 2025. Da gennaio 2026 è necessario rinnovarlo
        • Rinnovo entro il 28 febbraio: chi rinnova l’ISEE entro fine febbraio 2026 riceve gli arretrati di gennaio e febbraio con l’importo aggiornato
        • Rinnovo dopo il 28 febbraio: gli arretrati vengono calcolati solo dalla data di presentazione della nuova DSU. I mesi precedenti restano con l’importo minimo (57 euro)
        • Senza ISEE: l’Assegno Unico viene comunque erogato, ma all’importo minimo di 57 euro per figlio

        Consiglio: se non hai ancora rinnovato l’ISEE per il 2026, fallo il prima possibile per non perdere gli arretrati. Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora l’ISEE gratuitamente.

        Come Verificare lo Stato della Domanda

        Per controllare lo stato della tua domanda di Assegno Unico e i pagamenti in arrivo:

        1. Accedi a MyINPS: vai su www.inps.it e accedi con SPID, CIE o CNS
        2. Cerca “Assegno Unico”: nella barra di ricerca, digita “Assegno Unico e Universale”
        3. Sezione “Consulta e gestisci”: qui trovi il riepilogo della tua domanda con stato, importo calcolato e storico pagamenti
        4. Dettaglio per figlio: per ogni figlio a carico puoi vedere l’importo base e le eventuali maggiorazioni riconosciute
        5. Storico pagamenti: elenco completo dei pagamenti effettuati con data, importo lordo e netto

        Stato della domanda: verifica che risulti “Accolta” e “In pagamento”. Se risulta “In istruttoria” o “Sospesa”, potrebbe essere necessario integrare la documentazione.

        Arretrati e Conguagli di Aprile 2026

        Con il pagamento di aprile 2026, molte famiglie potrebbero ricevere importi diversi dal solito per via di conguagli e arretrati:

        • Arretrati ISEE: chi ha rinnovato l’ISEE a marzo 2026 potrebbe ricevere ad aprile gli arretrati dei mesi precedenti calcolati con il nuovo importo
        • Conguagli per variazioni nucleo familiare: nascita di un figlio, variazione della composizione del nucleo, cambio di residenza
        • Rivalutazione ISTAT: il primo conguaglio dell’anno con la rivalutazione dello 0,8% potrebbe generare piccoli arretrati

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sull’Assegno Unico Aprile 2026

        L’Assegno Unico di aprile arriva prima di Pasqua?

        Dipende dal calendario. Le festività pasquali nel 2026 cadono il 5 aprile (Pasqua) e 6 aprile (Pasquetta). I pagamenti dell’Assegno Unico avvengono generalmente tra il 15 e il 17 aprile, quindi dopo le festività pasquali.

        Perché l’importo di aprile è diverso da marzo?

        Le variazioni di importo possono dipendere da: rinnovo ISEE con fascia diversa, variazioni del nucleo familiare, conguagli o arretrati. Verifica il dettaglio del calcolo nella sezione “Consulta e gestisci” su MyINPS.

        Se non ho ancora rinnovato l’ISEE, perdo l’Assegno?

        No, l’Assegno Unico viene comunque erogato anche senza ISEE valido, ma all’importo minimo di 57 euro per figlio. Una volta presentato il nuovo ISEE, l’INPS ricalcolerà l’importo. Se il rinnovo avviene dopo il 28 febbraio, gli arretrati decorrono dalla data di presentazione della DSU.

        Come modifico l’IBAN per l’accredito?

        Puoi modificare l’IBAN accedendo alla tua domanda di Assegno Unico su MyINPS, sezione “Modifica domanda” > “Modalità di pagamento”. La modifica ha effetto dalla mensilità successiva all’elaborazione.

        L’Assegno Unico spetta anche per i figli maggiorenni?

        Sì, l’Assegno Unico spetta anche per i figli maggiorenni fino a 21 anni, a condizione che: frequentino un percorso di formazione, svolgano un tirocinio o servizio civile, siano disoccupati e in cerca di lavoro, o abbiano un reddito complessivo inferiore a 8.000 euro. L’importo è ridotto rispetto ai figli minorenni.

        Hai bisogno di assistenza con l’Assegno Unico o il rinnovo ISEE? Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora l’ISEE gratuitamente e ti assiste nella domanda di Assegno Unico. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

        Marzo 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-03-31 09:00:002026-05-31 13:08:08Assegno Unico Aprile 2026: Date Pagamento INPS e Importi Aggiornati
        CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

        Cedolino Pensione Aprile 2026: Data Pagamento e Novità

        Pensione 2026 INPS

        Indice dei contenuti

        1. Data di pagamento pensioni aprile 2026
        2. Come consultare il cedolino su MyINPS
        3. Novità importi aprile 2026
        4. Differenze rispetto a marzo 2026
        5. Calendario pagamenti primo semestre 2026
        6. Domande frequenti

        Il cedolino pensione aprile 2026 porta con sé alcune novità importanti per i pensionati italiani. Dopo le variazioni di marzo legate al conguaglio fiscale, aprile 2026 segna la ripresa di un importo mensile più stabile, con i consueti aggiustamenti di inizio anno ormai assorbiti. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: data di pagamento pensione aprile 2026, come leggere il cedolino su MyINPS e quali voci potrebbero cambiare rispetto al mese precedente.

        Data di Pagamento Pensioni Aprile 2026

        L’INPS ha comunicato le date ufficiali di accredito per il mese di aprile 2026. Come di consueto, esistono due modalità principali di pagamento con date differenti:

        • Accredito su conto corrente bancario o postale (o libretto di risparmio): mercoledì 1 aprile 2026. L’importo sarà disponibile fin dalla mattina del giorno stesso, in base agli orari di valuta del proprio istituto di credito.
        • Ritiro in contanti presso gli sportelli Poste Italiane: giovedì 2 aprile 2026, con distribuzione scaglionata in ordine alfabetico per evitare assembramenti.

        Calendario ritiro allo sportello Poste Italiane (aprile 2026)

        Per chi ritira la pensione in contanti alle Poste, il calendario di aprile 2026 prevede la distribuzione alfabetica nelle seguenti date:

        Cognomi (iniziale)Data ritiro
        A – BGiovedì 2 aprile 2026
        C – DVenerdì 3 aprile 2026
        E – KMartedì 7 aprile 2026
        L – PMercoledì 8 aprile 2026
        Q – ZGiovedì 9 aprile 2026

        Nota: I titolari di conto BancoPosta ricevono l’accredito il 1 aprile, come per qualsiasi altro conto corrente bancario, senza dover attendere il proprio turno alfabetico.

        Come Consultare il Cedolino su MyINPS

        Il cedolino pensione aprile 2026 è disponibile online sulla piattaforma MyINPS già nei giorni precedenti l’accredito. Consultarlo ti permette di verificare l’importo netto che riceverai, le trattenute fiscali applicate e le eventuali variazioni rispetto al mese precedente.

        Procedura passo dopo passo per accedere al cedolino

        1. Vai sul sito ufficiale myinps.inps.it
        2. Clicca su “Accedi” in alto a destra
        3. Scegli il metodo di autenticazione: SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS
        4. Una volta dentro, vai nella sezione “Pensione” → “Cedolino della pensione”
        5. Seleziona il mese di interesse (aprile 2026) e scarica o visualizza il cedolino in formato PDF

        In alternativa, puoi richiedere il cedolino cartaceo tramite il Patronato o direttamente agli sportelli INPS della tua provincia, presentando documento d’identità e tessera sanitaria. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per l’accesso ai servizi MyINPS.

        Novità Importi Aprile 2026: Rivalutazione e Trattenute IRPEF

        Il cedolino pensione aprile 2026 importo riflette le variazioni entrate in vigore con la Legge di Bilancio 2026 e i conguagli applicati dall’INPS nei mesi precedenti. Ecco le principali voci che incidono sull’importo:

        Rivalutazione automatica 2026

        Le pensioni sono state rivalutate dal 1° gennaio 2026 sulla base del tasso di inflazione consuntivo 2025. La rivalutazione viene applicata in modo differenziato per fasce di importo:

        • Pensioni fino a 4 volte il minimo INPS: rivalutazione piena al 100%
        • Pensioni tra 4 e 5 volte il minimo: rivalutazione all’85%
        • Pensioni oltre 5 volte il minimo: rivalutazione progressivamente ridotta

        Trattenute IRPEF e addizionali

        L’INPS agisce come sostituto d’imposta per i pensionati e applica mensilmente le trattenute IRPEF sull’importo lordo della pensione. Ad aprile 2026, le ritenute tengono conto delle nuove aliquote IRPEF introdotte dalla riforma fiscale:

        • 23% per redditi fino a 28.000 euro annui
        • 35% per redditi tra 28.001 e 50.000 euro annui
        • 43% per redditi oltre 50.000 euro annui

        Le addizionali regionali e comunali IRPEF vengono invece trattenute in rate mensili nel corso dell’anno, in base alla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (o alla dichiarazione precompilata 730). Se nel 2025 hai presentato il 730 tramite il CAF, le addizionali dovute vengono già ripartite automaticamente.

        Differenze rispetto a Marzo 2026: Conguaglio e Addizionali

        Rispetto al cedolino pensione marzo 2026, il mese di aprile presenta alcune differenze che è utile conoscere per non sorprendersi dell’importo accreditato.

        Conguaglio fiscale di fine anno precedente

        A marzo 2026, molti pensionati hanno visto applicare il conguaglio fiscale relativo all’anno d’imposta 2025. Questo conguaglio può aver generato:

        • Trattenuta aggiuntiva (se le ritenute 2025 sono risultate insufficienti rispetto all’imposta dovuta)
        • Rimborso a credito (se le ritenute versate erano eccessive)

        Ad aprile, questo conguaglio è generalmente già stato applicato, quindi l’importo tende a stabilizzarsi. Per verificare i dettagli relativi alle pensioni e taglio IRPEF con arretrati applicati nei mesi precedenti, puoi consultare il nostro articolo dedicato.

        Addizionali regionali e comunali 2025 a rate

        Le addizionali regionali e comunali 2025 dovute in base al 730 o al Modello Redditi PF presentato l’anno scorso vengono trattenute mensilmente, di norma da marzo a novembre. Ad aprile vedrai quindi la seconda rata di queste addizionali nel tuo cedolino. L’importo varia in base alla regione e al comune di residenza.

        Arretrati pensione: eventuali conguagli INPS

        Se l’INPS ha effettuato revisioni di posizione o ha riconosciuto benefici pensionistici con decorrenza retroattiva, potrebbero comparire nel cedolino di aprile arretrati pensione. Questi importi vengono tassati separatamente con il regime della tassazione separata, che in genere risulta più conveniente della tassazione ordinaria. Per capire meglio i pagamenti INPS di aprile 2026 e tutte le prestazioni in pagamento questo mese, consulta il calendario completo INPS.

        Calendario Completo Pagamenti Pensioni Primo Semestre 2026

        Per pianificare al meglio le tue finanze, ecco il calendario completo dei pagamenti pensioni INPS per il primo semestre 2026, con le date di accredito su conto corrente e quelle per il ritiro allo sportello Poste Italiane:

        MeseAccredito su contoRitiro allo sportello Poste (primo giorno)
        Gennaio 20262 gennaio 20262 gennaio 2026 (A-B)
        Febbraio 20262 febbraio 20262 febbraio 2026 (A-B)
        Marzo 20261 marzo 2026 (domenica: 2 marzo)2 marzo 2026 (A-B)
        Aprile 20261 aprile 20262 aprile 2026 (A-B)
        Maggio 20264 maggio 2026 (1 maggio festivo)4 maggio 2026 (A-B)
        Giugno 20261 giugno 20262 giugno 2026 (A-B)

        Nota bene: quando il primo del mese cade di domenica o in un giorno festivo, il pagamento viene anticipato al giorno lavorativo precedente oppure posticipato al primo giorno lavorativo utile successivo, in base alle disposizioni INPS.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sul Cedolino Pensione Aprile 2026

        Quando viene accreditata la pensione di aprile 2026?

        La pensione di aprile 2026 viene accreditata il 1 aprile 2026 su conto corrente bancario o postale. Chi ritira in contanti alle Poste puo farlo a partire dal 2 aprile 2026, seguendo il calendario alfabetico per cognome.

        Dove posso scaricare il cedolino pensione aprile 2026?

        Il cedolino pensione aprile 2026 e disponibile sul portale MyINPS (myinps.inps.it), accessibile con SPID, CIE o CNS. Nella sezione Pensione trovi il cedolino mensile scaricabile in PDF. In alternativa, puoi rivolgerti al CAF o al Patronato per assistenza.

        Perche l’importo della pensione di aprile e diverso da marzo?

        Le differenze tra marzo e aprile possono dipendere da: completamento del conguaglio fiscale 2025 applicato a marzo, variazione delle rate delle addizionali regionali e comunali, eventuali arretrati o conguagli INPS relativi alla posizione individuale.

        Come vengono calcolate le trattenute IRPEF sulla pensione?

        L’INPS applica mensilmente le ritenute IRPEF sull’importo lordo della pensione, agendo come sostituto d’imposta. Le aliquote sono: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.001 e 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro annui. Le addizionali regionali e comunali si aggiungono in rate mensili.

        Cosa fare se il cedolino pensione di aprile non e corretto?

        Se riscontri un errore nel cedolino pensione aprile 2026, puoi presentare un reclamo all’INPS tramite il portale MyINPS oppure recarti a uno sportello INPS. In alternativa, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti gratuitamente nella verifica e nella presentazione del reclamo.


        Hai Dubbi sul tuo Cedolino Pensione? Contatta il CAF

        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza qualificata per leggere il cedolino pensione, verificare le trattenute IRPEF, presentare il 730 come pensionato e gestire le pratiche di pensionamento. Il nostro Patronato ti supporta gratuitamente nei rapporti con l’INPS.

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          CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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          Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

          Gli assegni familiari 2026 rappresentano un importante sostegno economico per lavoratori dipendenti e pensionati con familiari a carico. Con l’avvio del nuovo anno, l’INPS ha aggiornato i limiti di reddito e gli importi delle maggiorazioni delle pensioni, introducendo alcune novità che è fondamentale conoscere.

          Nonostante l’introduzione dell’Assegno Unico Universale per i figli, gli assegni al nucleo familiare (ANF) continuano a essere erogati per altre categorie di familiari: coniuge, fratelli, sorelle e nipoti. Inoltre, per i pensionati che rispettano determinati requisiti di reddito, sono previste maggiorazioni dell’assegno pensionistico che possono incrementare significativamente l’importo mensile.

          In questa guida completa analizzeremo:

          • Chi ha diritto agli assegni familiari nel 2026
          • I nuovi limiti di reddito e le tabelle INPS aggiornate
          • Le maggiorazioni pensioni 2026 e i requisiti per ottenerle
          • Come presentare domanda all’INPS
          • Esempi pratici di calcolo degli importi

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          Indice dei contenuti

          1. Cosa Sono gli Assegni Familiari e Chi Ne Ha Diritto
          2. Limiti di Reddito 2026: Tabelle INPS Aggiornate
          3. Maggiorazioni Pensioni 2026: Importi e Requisiti
          4. Differenze tra Assegni Familiari e Assegno Unico Universale
          5. Come Fare Domanda di Assegni Familiari all’INPS
          6. Esempi Pratici di Calcolo degli Assegni Familiari
          7. Novità Assegni Familiari 2026
          8. Assegni Familiari e Dichiarazione dei Redditi

          Cosa Sono gli Assegni Familiari e Chi Ne Ha Diritto

          Gli assegni al nucleo familiare (ANF) sono una prestazione economica erogata dall’INPS a sostegno delle famiglie con redditi sotto determinate soglie. Si tratta di un contributo mensile che varia in base a:

          • Numero dei componenti del nucleo familiare
          • Reddito complessivo della famiglia
          • Tipologia di nucleo (con o senza figli minori, con membri disabili, ecc.)

          Chi Può Richiedere gli Assegni Familiari

          Hanno diritto agli ANF 2026:

          • Lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico
          • Lavoratori domestici (colf e badanti)
          • Lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione Separata INPS
          • Pensionati ex lavoratori dipendenti
          • Percettori di prestazioni previdenziali (NASpI, disoccupazione agricola, cassa integrazione)
          • Lavoratori in aspettativa sindacale

          Familiari per cui Spetta l’ANF

          Dopo l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, gli ANF spettano per:

          • Coniuge non legalmente separato
          • Figli maggiorenni inabili (che non lavorano)
          • Fratelli, sorelle e nipoti minori o maggiorenni inabili, se orfani e non coniugati
          • Nipoti in linea retta (nipoti dei nonni) minori o maggiorenni inabili

          Importante: Per i figli minori e i maggiorenni fino a 21 anni si applica l’Assegno Unico Universale, non più gli ANF.

          Limiti di Reddito 2026: Tabelle INPS Aggiornate

          L’importo degli assegni familiari 2026 varia in base al reddito complessivo del nucleo familiare dell’anno precedente (2025). L’INPS pubblica annualmente le tabelle con gli importi suddivisi per fasce di reddito.

          Come Si Calcola il Reddito del Nucleo Familiare

          Il reddito da considerare comprende:

          • Redditi da lavoro dipendente e assimilati
          • Redditi da pensione
          • Redditi da lavoro autonomo per il 70% dell’importo
          • Redditi da fabbricati (rendite catastali)
          • Redditi soggetti a tassazione separata (TFR, arretrati)

          Non si considerano: TFR, indennità di fine servizio, arretrati di anni precedenti, rendite INAIL per infortuni sul lavoro, pensioni di guerra, Assegno Unico Universale.

          Tabella Limiti di Reddito ANF 2026

          Per l’anno 2026, i limiti di reddito sono rivalutati annualmente in base all’indice ISTAT:

          Nucleo FamiliareReddito MassimoImporto Mensile
          2 componenti17.920 euro38,73 euro
          3 componenti23.720 euro141,50 euro
          4 componenti29.520 euro258,33 euro
          5 componenti35.320 euro375,17 euro

          Nota: Gli importi indicati sono mensili e si riferiscono alla prima fascia di reddito. Superando i limiti, l’importo si riduce progressivamente.

          Maggiorazioni Pensioni 2026: Importi e Requisiti

          Le maggiorazioni delle pensioni 2026 sono incrementi economici riconosciuti dall’INPS ai pensionati che rispettano specifici requisiti di reddito.

          1. Maggiorazione Sociale

          È un incremento dell’assegno pensionistico per titolari di pensione di vecchiaia o invalidità.

          Requisiti 2026:

          • Età minima: 60 anni (invalidi totali) o 65 anni (pensionati vecchiaia)
          • Reddito personale annuo: max 9.555,65 euro
          • Reddito coniugale annuo: max 16.502,98 euro
          • Importo: circa 25,83 euro mensili

          2. Incremento al Milione

          Aumento significativo per pensionati ultra70enni.

          • Età: 70 anni compiuti (o 60 per invalidi totali)
          • Reddito personale: max 9.555,65 euro
          • Importo: porta la pensione fino a 735,05 euro mensili

          3. Quattordicesima Mensilità

          Somma aggiuntiva annua erogata a luglio o dicembre.

          • Età minima: 64 anni
          • Reddito: fino a 11.672,89 euro (importo base) o 15.563,86 euro (ridotto)
          Anni ContributiImporto BaseImporto Ridotto
          Fino a 15 anni437 euro336 euro
          Da 15 a 25 anni546 euro420 euro
          Oltre 25 anni655 euro504 euro

          Differenze tra Assegni Familiari e Assegno Unico Universale

          Dal marzo 2022 è stato introdotto l’Assegno Unico Universale che ha sostituito gli ANF per i figli. Vediamo le differenze.

          Assegno Unico Universale

          • Destinatari: Famiglie con figli fino a 21 anni
          • Importo: Da 57 a 199,40 euro mensili per figlio (in base all’ISEE)
          • Gestione: Domanda INPS, erogazione diretta
          • Incompatibile con ANF per figli minori

          Assegni al Nucleo Familiare (ANF)

          • Destinatari: Lavoratori dipendenti/pensionati con coniuge, fratelli, nipoti a carico
          • Importo: Variabile in base a nucleo e reddito
          • Erogazione: In busta paga o con pensione
          • Compatibile con Assegno Unico

          Quando Si Ricevono Entrambi

          È possibile ricevere sia l’Assegno Unico che gli ANF in questi casi:

          • Nucleo con figli minori (Assegno Unico) + coniuge a carico (ANF)
          • Nucleo con figli minori (Assegno Unico) + figli maggiorenni inabili (ANF)
          • Nucleo con figli minori (Assegno Unico) + fratelli/sorelle a carico (ANF)

          Esempio: Una famiglia con 2 figli minori e il coniuge a carico riceve l’Assegno Unico per i figli e gli ANF per il coniuge.

          Come Fare Domanda di Assegni Familiari all’INPS

          La richiesta degli assegni familiari 2026 va presentata esclusivamente online attraverso i canali INPS.

          Procedura per Lavoratori Dipendenti

          1. Accedere al sito INPS con SPID, CIE o CNS
          2. Selezionare “Prestazioni e servizi” → “Assegno al nucleo familiare”
          3. Compilare il modulo ANF/DIP (SR16) online
          4. Allegare documentazione (certificati invalidità, stato famiglia)
          5. Inviare la domanda

          Tempistica: È possibile richiedere arretrati fino a 5 anni precedenti.

          Procedura per Pensionati

          I pensionati utilizzano il modulo ANF/PREST specifico, seguendo la stessa procedura online.

          Assistenza CAF per la Domanda

          Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente per:

          • Verificare il diritto agli assegni familiari
          • Calcolare l’importo spettante
          • Compilare e inviare la domanda online
          • Controllare lo stato della pratica
          • Risolvere problemi o anomalie

          Documenti Necessari

          • Codice fiscale del richiedente e componenti del nucleo
          • Stato di famiglia aggiornato
          • Dichiarazione redditi anno precedente (CU, 730, Redditi PF)
          • Certificato invalidità (se presenti membri disabili)
          • Documentazione specifica per fratelli, sorelle, nipoti

          Esempi Pratici di Calcolo degli Assegni Familiari

          Vediamo alcuni esempi concreti per comprendere meglio il calcolo degli assegni.

          Esempio 1: Lavoratore con Coniuge a Carico

          Situazione: Mario, lavoratore dipendente, moglie casalinga, reddito 22.000 euro, nucleo 2 persone.

          Risultato: ANF di circa 38,73 euro mensili erogato in busta paga.

          Esempio 2: Pensionato con Maggiorazione

          Situazione: Giuseppe, 68 anni, pensione 8.500 euro annui, moglie a carico.

          Risultato:

          • ANF: 38,73 euro/mese
          • Maggiorazione sociale: 25,83 euro/mese
          • Totale incremento: 64,56 euro/mese

          Esempio 3: Pensionata Ultra70 con Incremento al Milione

          Situazione: Anna, 72 anni, vedova, pensione 580 euro/mese.

          Risultato: Incremento al milione che porta la pensione a 735,05 euro/mese (+155,05 euro).

          Esempio 4: Lavoratrice Domestica con Nucleo di 4

          Situazione: Maria, badante, marito e 2 fratelli orfani a carico, reddito 18.000 euro, nucleo 4 persone.

          Risultato: ANF di circa 258,33 euro mensili. Può anche valutare l’Assegno Unico per i fratelli minori se ne è tutore.

          Novità Assegni Familiari 2026

          Per il 2026, l’INPS ha introdotto alcune novità significative.

          Rivalutazione degli Importi

          Tutti gli importi degli assegni familiari 2026 e delle maggiorazioni pensioni sono stati rivalutati in base all’indice ISTAT: +0,8% rispetto al 2025.

          • I limiti di reddito aumentano dello 0,8%
          • Gli importi degli assegni incrementano dello 0,8%
          • Le maggiorazioni seguono la stessa rivalutazione

          Semplificazione Procedura Online

          • Autocertificazione redditi: Non serve più allegare CU o 730, l’INPS verifica automaticamente
          • Pre-compilazione dati: Il sistema pre-compila dati anagrafici e reddituali
          • Notifiche push: L’app INPS Mobile invia notifiche sullo stato della domanda

          Controlli Automatici

          Dal 2026, l’INPS effettua controlli automatici incrociando i dati con anagrafe tributaria, comunale e archivi INPS. Questo comporta:

          • Maggiore rapidità nell’istruttoria
          • Controlli più stringenti sui requisiti dichiarati

          Novità Maggiorazioni Pensioni

          • Verifica d’ufficio: L’INPS verifica automaticamente il diritto alle maggiorazioni
          • Pagamento retroattivo: Arretrati fino a 5 anni in caso di riconoscimento tardivo
          • Ricalcolo dinamico: Se il reddito diminuisce, si può richiedere ricalcolo in corso d’anno

          Assegni Familiari e Dichiarazione dei Redditi

          Gli assegni familiari hanno implicazioni fiscali importanti da conoscere.

          Gli ANF Sono Tassabili?

          No, gli assegni al nucleo familiare non sono tassabili e non vanno dichiarati nel 730 o nel modello Redditi PF.

          Gli ANF sono prestazioni assistenziali esenti da IRPEF, quindi:

          • Non concorrono al reddito complessivo
          • Non influenzano le aliquote fiscali
          • Non vanno indicati in alcun quadro della dichiarazione

          Le Maggiorazioni Pensioni Sono Tassabili?

          Anche le maggiorazioni pensioni (maggiorazione sociale, incremento al milione, quattordicesima) sono esenti da tassazione.

          Tuttavia:

          • La pensione base rimane tassabile
          • Le maggiorazioni aumentano il netto ma non l’imponibile
          • Nella CU dell’INPS, le maggiorazioni sono indicate come “somme non soggette a imposizione”

          Impatto sull’ISEE

          Gli assegni familiari e le maggiorazioni vanno invece considerati nel calcolo dell’ISEE.

          Nell’ISEE 2026, occorre dichiarare:

          • Gli ANF percepiti nell’anno 2024
          • Le maggiorazioni pensioni percepite nel 2024
          • L’Assegno Unico Universale (novità 2026)

          Attenzione: Dal 2026, anche l’Assegno Unico concorre al calcolo dell’ISEE, influenzando l’accesso ad altre prestazioni agevolate.

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande Frequenti sugli Assegni Familiari 2026

          Gli assegni familiari 2026 sono compatibili con l’Assegno Unico?

          Sì, gli assegni al nucleo familiare (ANF) sono compatibili con l’Assegno Unico Universale. L’Assegno Unico spetta per i figli minori e maggiorenni fino a 21 anni, mentre gli ANF continuano a essere erogati per il coniuge, i fratelli, le sorelle, i nipoti e i figli maggiorenni inabili. È quindi possibile ricevere entrambe le prestazioni contemporaneamente.

          Entro quando devo presentare la domanda di assegni familiari?

          La domanda di assegni familiari va presentata per ogni anno di riferimento. Non esiste una scadenza specifica, ma è consigliabile presentarla all’inizio dell’anno o appena si verifica il diritto. È possibile richiedere gli arretrati fino a 5 anni precedenti dalla data di presentazione della domanda.

          Come vengono erogati gli assegni familiari ai lavoratori dipendenti?

          Per i lavoratori dipendenti, gli assegni familiari vengono erogati direttamente in busta paga dal datore di lavoro. Il datore anticipa l’importo e lo recupera poi dall’INPS tramite conguaglio contributivo. Per i pensionati, invece, gli ANF vengono pagati insieme alla pensione mensile.

          Se il mio reddito cambia durante l’anno, devo presentare una nuova domanda?

          Il reddito considerato per gli assegni familiari è quello dell’anno precedente (per gli ANF 2026 si considera il reddito 2025). Se il reddito diminuisce di oltre il 25 percento rispetto all’anno precedente, è possibile presentare una domanda di ANF con reddito presunto, allegando la documentazione che attesta la riduzione (CIG, NASpI, perdita lavoro).

          Posso ricevere la quattordicesima e la maggiorazione sociale insieme?

          Sì, è possibile ricevere contemporaneamente la quattordicesima mensilità (erogata a luglio o dicembre) e la maggiorazione sociale mensile, a patto di rispettare i requisiti di età e reddito previsti per ciascuna prestazione. Le due misure sono cumulabili e non si escludono a vicenda.

          Gli assegni familiari vanno dichiarati nel 730?

          No, gli assegni al nucleo familiare non vanno dichiarati nel 730 o nel modello Redditi perché sono prestazioni assistenziali esenti da IRPEF. Non concorrono alla formazione del reddito complessivo. Vanno però considerati nel calcolo dell’ISEE.

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          Gli assegni familiari 2026 rappresentano un importante sostegno economico per milioni di famiglie italiane. Conoscere i limiti di reddito, le maggiorazioni pensioni e le procedure per fare domanda è fondamentale per non perdere prestazioni che spettano di diritto.

          Come abbiamo visto, il sistema degli ANF è articolato e tiene conto di numerose variabili: composizione del nucleo familiare, redditi, età dei componenti, presenza di disabilità. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti può fare la differenza per ottenere tutti i benefici previsti dalla legge.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti gratuitamente nella compilazione e nell’invio della domanda di assegni familiari, nel calcolo degli importi spettanti e nella verifica del diritto alle maggiorazioni pensioni.


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            L’INPS ha potenziato l’app INPS Mobile con una funzione attesa da milioni di lavoratori: il monitoraggio in tempo reale della domanda e del pagamento della cassa integrazione. Una novità che risponde alle esigenze di trasparenza e tempestività, permettendo ai lavoratori di verificare autonomamente lo stato della propria pratica direttamente dallo smartphone.

            La cassa integrazione guadagni (CIGO, CIGS, fondi di solidarietà) è una prestazione fondamentale per sostenere il reddito dei lavoratori durante sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa. Fino ad oggi, verificare lo stato della domanda o quando sarebbe arrivato il pagamento richiedeva accessi multipli al portale INPS da desktop, con procedure non sempre intuitive.

            Con l’aggiornamento dell’app INPS Mobile, disponibile per iOS e Android, tutto diventa più semplice: un tap per sapere se la domanda è stata accolta, in lavorazione o pagata. In questa guida scoprirai come utilizzare la nuova funzione, quali informazioni puoi monitorare e come risolvere eventuali problemi con i pagamenti.

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            Indice dei contenuti

            1. Novità INPS Mobile 2026
            2. Tipi di Cassa Integrazione Monitorabili
            3. Come Accedere alla Funzione
            4. Tempistiche dei Pagamenti
            5. Cosa Fare in Caso di Ritardi
            6. Vantaggi dell’App INPS Mobile
            7. Altre Funzioni Utili
            8. Domande Frequenti

            Novità INPS Mobile 2026: Monitoraggio Cassa Integrazione

            L’INPS ha rilasciato un importante aggiornamento dell’app INPS Mobile (versione 4.2 e successive) che introduce il monitoraggio completo delle domande di cassa integrazione. La funzione è attiva dal febbraio 2026 e riguarda tutte le tipologie di integrazione salariale gestite dall’Istituto.

            Cosa puoi monitorare dall’app:

            • Stato della domanda – verifica se la pratica è in lavorazione, accolta, respinta o in pagamento
            • Data di presentazione – quando l’azienda ha inoltrato la richiesta all’INPS
            • Periodo di competenza – le settimane o i mesi coperti dalla cassa integrazione
            • Importo teorico – la cifra spettante prima delle trattenute fiscali
            • Data prevista di pagamento – quando l’INPS prevede di erogare l’indennità
            • Pagamenti effettuati – storico completo con date e importi netti accreditati
            • Modalità di pagamento – bonifico domiciliato, accredito su conto corrente o libretto postale

            Questa trasparenza riduce notevolmente le telefonate ai Contact Center INPS e le visite agli sportelli CAF per semplici verifiche sullo stato della pratica. Secondo i dati INPS, nel primo mese di attivazione della funzione le richieste di informazioni sulla cassa integrazione sono calate del 42 percento.

            Quali Tipi di Cassa Integrazione Puoi Monitorare

            L’app INPS Mobile permette di monitorare tutte le principali forme di integrazione salariale previste dalla normativa italiana. Ecco un riepilogo completo.

            Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO)

            La CIGO copre sospensioni o riduzioni temporanee dell’attività dovute a situazioni aziendali transitorie non imputabili al datore di lavoro o ai lavoratori (crisi di mercato, eventi esterni, ristrutturazioni). È riservata alle aziende industriali e dell’edilizia con più di 15 dipendenti.

            • Durata massima: 13 settimane continuative, prorogabili fino a 52 settimane in un biennio mobile
            • Importo: 80 percento della retribuzione per le ore non lavorate (fino a 1.425,21 euro lordi al mese per retribuzioni fino a 2.335,07 euro; 1.167,91 euro per retribuzioni superiori – dati 2026)
            • Modalità di erogazione: anticipo da parte del datore di lavoro (poi conguagliato con i contributi) oppure pagamento diretto INPS

            Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS)

            La CIGS interviene in situazioni di crisi aziendale più strutturali: ristrutturazione, riorganizzazione, crisi aziendale, procedure concorsuali. Riguarda aziende con più di 15 dipendenti in settori specifici (industria, commercio, trasporti).

            • Durata massima: varia in base alla causale (12-24 mesi per ristrutturazione, 12 mesi per crisi aziendale)
            • Importo: stesso calcolo della CIGO
            • Particolarità: sempre pagamento diretto INPS al lavoratore

            Fondi di Solidarietà (FIS, FSBA, altri)

            I fondi di solidarietà coprono i settori esclusi dalla CIGO/CIGS (es. terziario, servizi). Il più diffuso è il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), che tutela imprese da 1 a 15 dipendenti e settori non coperti da altre forme.

            • Durata massima: 13 settimane continuative (26 in caso di accordi sindacali)
            • Importo: stessi massimali CIGO/CIGS
            • Modalità: quasi sempre pagamento diretto INPS

            Assegno di Integrazione Salariale (AIS) e altre forme speciali sono anch’esse monitorabili dall’app se gestite dall’INPS.

            Come Accedere alla Funzione di Monitoraggio

            Per utilizzare il monitoraggio della cassa integrazione dall’app INPS Mobile, segui questa procedura passo-passo.

            1. Scarica e Aggiorna l’App INPS Mobile

            Verifica di avere l’ultima versione dell’app INPS Mobile:

            • iOS (iPhone/iPad): scarica da App Store (cerca “INPS Mobile”)
            • Android: scarica da Google Play Store
            • Versione minima richiesta: 4.2 o successive (febbraio 2026)

            Se hai già l’app installata, verifica che sia aggiornata: vai nello store, cerca “INPS Mobile” e premi “Aggiorna” se disponibile.

            2. Accedi con SPID, CIE o CNS

            L’accesso all’app richiede identità digitale:

            • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) – livello 2 o superiore
            • CIE (Carta d’Identità Elettronica) – con PIN e NFC attivo
            • CNS (Carta Nazionale dei Servizi) – con lettore smart card

            Al primo accesso, l’app ti chiederà di autorizzare l’uso delle credenziali. Attenzione: se non hai ancora SPID, puoi richiederlo gratuitamente online in pochi minuti tramite provider come Poste ID, Aruba ID, Infocert.

            3. Naviga su “Prestazioni” > “Cassa Integrazione”

            Una volta loggato:

            1. Dalla home dell’app, tocca la sezione “Prestazioni”
            2. Scorri fino a trovare “Cassa Integrazione Guadagni” o “Integrazioni Salariali”
            3. Seleziona la voce per accedere al pannello di monitoraggio

            4. Visualizza lo Stato della Domanda

            Il sistema mostrerà l’elenco di tutte le domande di cassa integrazione associate al tuo codice fiscale, ordinate per data. Per ogni pratica vedrai:

            • Numero pratica (protocollo)
            • Tipo di CIG (ordinaria, straordinaria, FIS)
            • Periodo di riferimento
            • Stato: in lavorazione / accolta / in pagamento / pagata / respinta
            • Data prevista pagamento (se disponibile)

            Toccando una pratica, accedi ai dettagli completi: importo spettante, causale, eventuali note o anomalie.

            Tempistiche dei Pagamenti: Quando Arriva la Cassa Integrazione

            Una delle domande più frequenti è: “Quando arriva il pagamento della cassa integrazione?”. Le tempistiche dipendono da diversi fattori.

            Pagamento con Anticipo Aziendale

            Se l’azienda anticipa la cassa integrazione in busta paga (modalità più comune per la CIGO):

            • Il lavoratore riceve l’importo insieme alla retribuzione del mese
            • L’INPS rimborsa poi l’azienda tramite conguaglio contributivo nei mesi successivi
            • Vantaggio: tempistiche rapide (stesso giorno di pagamento stipendio)
            • Svantaggio: non tutte le aziende hanno liquidità per anticipare

            Pagamento Diretto INPS

            Se il pagamento è diretto dall’INPS (obbligatorio per CIGS, FIS e CIGO su richiesta):

            • 15-30 giorni dalla fine del periodo di competenza – se la domanda è già stata autorizzata
            • 45-60 giorni in caso di prima domanda – l’INPS deve verificare requisiti e documentazione
            • Ritardi possibili: documentazione incompleta, verifiche fiscali, picchi di richieste

            Tabella riassuntiva tempistiche medie (2026):

            Tipo CIGModalità PagamentoTempistica Media
            CIGOAnticipo aziendaleStesso giorno della busta paga
            CIGOPagamento diretto INPS20-30 giorni da fine periodo
            CIGSSempre pagamento diretto30-45 giorni da fine periodo
            FISSempre pagamento diretto25-40 giorni da fine periodo

            Come Verificare le Date di Pagamento dall’App

            Nell’app INPS Mobile, nella scheda di ogni pratica, troverai:

            • “Data prevista pagamento” – stima dell’INPS (può variare di qualche giorno)
            • “Stato: In pagamento” – l’INPS ha disposto il bonifico, arriverà entro 2-3 giorni lavorativi
            • “Pagato il [data]” – il pagamento è stato effettuato, verifica sul tuo conto

            Importante: la data “pagato” si riferisce al giorno in cui l’INPS ha disposto il bonifico. L’accredito effettivo sul conto può richiedere 1-2 giorni lavorativi aggiuntivi (tempi bancari).

            Cosa Fare in Caso di Ritardi o Problemi con il Pagamento

            Se dall’app risulta che la domanda è “in pagamento” ma il bonifico non arriva, oppure lo stato è fermo su “in lavorazione” da settimane, ecco come procedere.

            Verifica i Dati di Pagamento

            Controlla che l’IBAN comunicato all’INPS sia corretto e attivo:

            1. Accedi al portale INPS da desktop (MyINPS)
            2. Vai su “Fascicolo Previdenziale” > “Dati Anagrafici e di Recapito”
            3. Verifica la sezione “Modalità di pagamento”
            4. Se l’IBAN è errato o obsoleto, aggiornalo immediatamente

            Attenzione: se cambi IBAN dopo che l’INPS ha già disposto il pagamento, il bonifico potrebbe essere rifiutato dalla banca e dovrai attendere il rientro del mandato (altri 15-20 giorni).

            Contatta il Contact Center INPS

            Se lo stato della pratica è fermo o ci sono incongruenze, chiama il Contact Center INPS:

            • Numero verde: 803 164 (da rete fissa, gratuito)
            • Numero da cellulare: 06 164 164 (a pagamento secondo piano tariffario)
            • Orari: lunedì-venerdì 8:00-20:00, sabato 8:00-14:00

            Preparati a fornire: codice fiscale, numero pratica (visibile dall’app), periodo di competenza. L’operatore può verificare in tempo reale eventuali blocchi amministrativi, richieste di integrazione documentale o errori di inserimento.

            Rivolgiti al CAF

            Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti per:

            • Verificare lo stato della pratica tramite accesso al Cassetto Previdenziale INPS
            • Individuare anomalie nei dati o nella documentazione
            • Presentare solleciti o reclami formali all’INPS se i ritardi sono ingiustificati
            • Assistenza per ricorsi in caso di rigetto della domanda

            Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

            Vantaggi dell’App INPS Mobile per la Cassa Integrazione

            L’introduzione del monitoraggio della cassa integrazione su app mobile porta numerosi vantaggi concreti per i lavoratori:

            • Accesso immediato – verifica lo stato in qualsiasi momento, senza dover accendere il computer
            • Notifiche push – ricevi aggiornamenti automatici quando cambia lo stato della pratica (funzione attivabile nelle impostazioni)
            • Storico completo – consulta tutti i pagamenti passati di cassa integrazione, utile per verifiche fiscali
            • Riduzione code – meno necessità di chiamare il Contact Center o recarsi agli sportelli
            • Trasparenza – sapere esattamente a che punto è la pratica riduce l’ansia e permette di pianificare le spese
            • Integrazione con altre prestazioni – l’app permette di monitorare anche NASPI, assegno unico, bonus, certificati: tutto in un’unica applicazione

            Secondo un’indagine INPS del marzo 2026, il 67 percento degli utenti che ha utilizzato la funzione di monitoraggio si dichiara “molto soddisfatto” della trasparenza e della semplicità d’uso.

            Altre Funzioni Utili dell’App INPS Mobile

            Oltre al monitoraggio della cassa integrazione, l’app INPS Mobile offre numerosi servizi che semplificano la gestione delle tue pratiche previdenziali.

            Consultazione Cedolino Pensione

            I pensionati possono visualizzare il cedolino mensile, verificare importi, trattenute fiscali e date di pagamento.

            Domanda NASPI

            Puoi presentare la domanda di disoccupazione NASPI direttamente dall’app, monitorarne lo stato e ricevere notifiche sui pagamenti. Scopri la guida completa NASPI 2026.

            Assegno Unico Universale

            Verifica gli importi mensili dell’assegno unico per i figli, consulta lo storico e aggiorna l’ISEE per ricevere importi maggiorati.

            Certificati e Attestazioni

            Scarica direttamente dall’app: certificato di pensione (ObisM), Certificazione Unica (CU), estratto conto contributivo, DURC online per artigiani e commercianti.

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            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la domanda NASPI INPS presentata in giornata tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            Domande Frequenti sulla Cassa Integrazione INPS Mobile

            Come faccio a vedere quando mi pagano la cassa integrazione?

            Scarica l’app INPS Mobile, accedi con SPID o CIE, vai su Prestazioni > Cassa Integrazione e seleziona la tua pratica. Vedrai lo stato (in lavorazione, in pagamento, pagata) e la data prevista di accredito. Se il pagamento è in corso, arriverà entro 2-3 giorni lavorativi.

            Quali tipi di cassa integrazione posso monitorare dall’app?

            Puoi monitorare tutte le forme di integrazione salariale gestite dall’INPS: CIGO (ordinaria), CIGS (straordinaria), FIS (Fondo Integrazione Salariale), FSBA e altri fondi di solidarietà. L’app mostra sia le domande in corso che lo storico dei pagamenti passati.

            La cassa integrazione non arriva da settimane, cosa faccio?

            Verifica dall’app INPS Mobile lo stato della pratica. Se è in lavorazione da oltre 30 giorni, contatta il Contact Center INPS (803 164 da fisso, 06 164 164 da mobile) per verificare eventuali blocchi. In alternativa, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: possiamo controllare la pratica e presentare solleciti formali se necessario.

            Devo avere SPID per usare l’app INPS Mobile?

            Si, per accedere all’app INPS Mobile serve un’identità digitale: SPID (livello 2), CIE (Carta d’Identità Elettronica con PIN) oppure CNS (Carta Nazionale Servizi). Se non hai SPID, puoi richiederlo gratuitamente online in pochi minuti tramite provider come Poste ID, Aruba o Infocert.

            Posso vedere anche i pagamenti passati della cassa integrazione?

            Si, l’app INPS Mobile conserva lo storico completo di tutte le domande e i pagamenti di cassa integrazione associati al tuo codice fiscale. Puoi consultare importi, date di accredito e periodi di competenza anche degli anni precedenti, utile per verifiche fiscali o dichiarazione dei redditi.


            Problemi con la Cassa Integrazione? Ti Aiutiamo Noi

            Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste per verificare lo stato delle pratiche INPS, risolvere ritardi nei pagamenti e presentare ricorsi in caso di rigetto.

            Contattaci su WhatsApp

            CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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            Pensione Aprile 2026: Calendario Pagamenti, Cedolino e Novità INPS

            Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

            Il pagamento delle pensioni di aprile 2026 è alle porte e come ogni mese milioni di pensionati italiani attendono di conoscere le date esatte, le novità sul cedolino INPS e gli eventuali conguagli previsti per questo mese. In questa guida completa analizziamo tutto quello che c’è da sapere: dal calendario pagamenti presso Poste Italiane e banche, alle modalità per consultare il cedolino online, fino alle ultime novità sulla rivalutazione delle pensioni 2026.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per assistenza personalizzata su pensioni, ricostruzioni contributive, domande APE Sociale, Quota 103 e tutte le prestazioni INPS.

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            Indice dei contenuti

            1. Calendario Pagamenti Pensioni Aprile 2026
            2. Date Pagamento presso Poste Italiane
            3. Date Pagamento presso Banche
            4. Novità Cedolino Aprile 2026
            5. Rivalutazione Pensioni 2026
            6. Conguaglio Fiscale Aprile 2026
            7. Pensione Minima 2026: Importi Aggiornati
            8. Quattordicesima Mensilità
            9. Come Consultare il Cedolino Online
            10. Trattenute e Detrazioni sul Cedolino
            11. Assistenza CAF per Pensioni
            12. Domande Frequenti

            Calendario Pagamenti Pensioni Aprile 2026

            Il pagamento delle pensioni di aprile 2026 seguirà il consueto calendario INPS, con alcune differenze tra chi ritira presso Poste Italiane e chi riceve l’accredito su conto corrente bancario.

            Come avviene ormai da anni, l’INPS anticipa i pagamenti per i pensionati che ritirano in contanti o su Libretto Postale presso gli uffici postali, scaglionando le date in ordine alfabetico per evitare assembramenti. Chi riceve la pensione su conto corrente bancario o postale, invece, vede accreditato l’importo il primo giorno bancabile del mese.

            Per aprile 2026, il primo giorno bancabile è mercoledì 1° aprile, data in cui le banche effettueranno gli accrediti automatici.

            Date Pagamento presso Poste Italiane

            Per chi ritira la pensione in contanti agli sportelli di Poste Italiane, il calendario di aprile 2026 prevede il ritiro scaglionato dal 26 marzo al 1° aprile 2026, secondo l’ordine alfabetico del cognome.

            Calendario Ritiro Poste Aprile 2026

            Cognome inizialeData ritiro
            A – BMercoledì 26 marzo 2026
            C – DGiovedì 27 marzo 2026
            E – KVenerdì 28 marzo 2026
            L – OSabato 29 marzo 2026 (solo mattina)
            P – RLunedì 31 marzo 2026
            S – ZMartedì 1° aprile 2026

            Importante: Chi ha un Libretto Postale o un conto BancoPosta con accredito automatico riceverà la pensione il 1° aprile 2026, senza necessità di recarsi allo sportello.

            Gli uffici postali potrebbero prevedere orari dedicati agli over 75 nelle prime ore del mattino, per garantire maggiore sicurezza e ridurre i tempi di attesa.

            Date Pagamento presso Banche

            Per i pensionati con accredito su conto corrente bancario, la pensione di aprile 2026 sarà disponibile a partire da mercoledì 1° aprile 2026.

            L’accredito è automatico e avviene nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile, quindi il denaro sarà visibile sul conto già dalla mattina del primo giorno del mese. Non è necessario recarsi in filiale né effettuare alcuna operazione.

            Bonifico bancario: Se la pensione viene erogata tramite bonifico domiciliato (modalità oggi meno comune), l’INPS comunica al pensionato dove e quando ritirare l’importo presso uno sportello bancario convenzionato.

            Novità Cedolino Aprile 2026

            Il cedolino pensione di aprile 2026 presenta alcune novità rispetto ai mesi precedenti, principalmente legate a:

            • Rivalutazione pensioni 2026 definitiva (dopo il conguaglio provvisorio di gennaio)
            • Conguaglio fiscale su addizionali regionali e comunali 2025
            • Trattenute IRPEF aggiornate in base al nuovo scaglione applicato
            • Eventuale recupero crediti da parte dell’INPS per prestazioni erogate in eccesso

            Conguaglio Rivalutazione Pensioni

            Nel cedolino di aprile 2026, l’INPS effettua il conguaglio definitivo della rivalutazione pensioni applicata a gennaio 2026. Se l’indice ISTAT definitivo differisce da quello provvisorio, il pensionato riceverà:

            • Un rimborso (se l’aumento spettante era maggiore)
            • Una trattenuta (se l’aumento applicato era eccessivo)

            Questa operazione viene indicata nella sezione “Variazioni” del cedolino, con la voce “Conguaglio perequazione 2026”.

            Rivalutazione Pensioni 2026

            La rivalutazione delle pensioni 2026 è stata applicata a partire da gennaio 2026, sulla base dell’inflazione registrata nel 2025. L’ISTAT ha comunicato un tasso di inflazione provvisorio che l’INPS ha utilizzato per il calcolo degli aumenti.

            La perequazione automatica (rivalutazione) funziona con un sistema a fasce, che privilegia le pensioni più basse:

            Fasce Rivalutazione 2026

            Importo pensione (rispetto al minimo)Percentuale rivalutazione applicata
            Fino a 4 volte il minimo100% dell’inflazione
            Da 4 a 5 volte il minimo85% dell’inflazione
            Oltre 5 volte il minimo53% dell’inflazione

            Il trattamento minimo INPS 2026 è pari a circa 598,61 euro al mese (valore da confermare con decreto ufficiale), quindi:

            • Pensioni fino a 2.394 euro/mese → rivalutazione al 100%
            • Pensioni tra 2.394 e 2.993 euro/mese → rivalutazione al 85%
            • Pensioni oltre 2.993 euro/mese → rivalutazione al 53%

            Nell’articolo dedicato alla rivalutazione pensioni 2026 trovi tutti i dettagli e gli esempi di calcolo per ogni fascia.

            Conguaglio Fiscale Aprile 2026

            Nel cedolino di aprile 2026, l’INPS effettua il conguaglio fiscale relativo alle addizionali regionali e comunali IRPEF dovute per l’anno 2025. Questo significa che il pensionato vedrà una trattenuta aggiuntiva sul cedolino di aprile (e eventualmente maggio) per il saldo di queste imposte.

            Come Funziona il Conguaglio

            Durante l’anno 2025, l’INPS ha applicato le trattenute IRPEF mensili in base agli scaglioni di reddito, ma le addizionali comunali e regionali vengono calcolate a consuntivo, una volta noto il reddito complessivo annuo.

            Nel cedolino di aprile 2026, quindi, l’INPS:

            • Calcola l’addizionale regionale dovuta per il 2025 (varia da regione a regione)
            • Calcola l’addizionale comunale dovuta per il 2025 (varia da comune a comune)
            • Sottrae quanto già trattenuto nell’anno
            • Richiede il saldo in 11 rate mensili (da aprile 2026 a febbraio 2027)

            Esempio pratico: Un pensionato residente a Udine con pensione annua di 18.000 euro potrebbe vedere una trattenuta mensile aggiuntiva di circa 15-30 euro per il conguaglio delle addizionali 2025.

            Nel cedolino, questa voce compare come “Addizionale regionale” e “Addizionale comunale” nella sezione trattenute.

            Pensione Minima 2026: Importi Aggiornati

            La pensione minima INPS 2026 è l’importo base garantito ai pensionati con carriere contributive basse o incomplete. Dopo la rivalutazione di gennaio 2026, l’importo è stato aggiornato a circa 598,61 euro al mese (dato da confermare con decreto MEF).

            Maggiorazione Sociale per Over 70

            I pensionati con più di 70 anni e redditi bassi possono beneficiare della maggiorazione sociale, un incremento che porta la pensione minima a circa 650-680 euro al mese, a seconda della fascia di età e del reddito complessivo.

            Per verificare se hai diritto alla maggiorazione sociale, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine, che effettua la verifica reddituale e presenta la domanda all’INPS.

            Incremento al Milione (Legge 544/1988)

            Gli over 60 con invalidità civile o gli over 70 con redditi molto bassi possono ottenere l’incremento al milione, che porta la pensione fino a circa 735,80 euro al mese (importo 2026 stimato).

            Questa prestazione è subordinata a limiti reddituali molto rigidi: il reddito personale non deve superare circa 8.430 euro/anno, e il reddito coniugale circa 14.310 euro/anno.

            Quattordicesima Mensilità

            La quattordicesima mensilità è un bonus pensioni erogato dall’INPS una volta all’anno, nel mese di luglio (per chi è già pensionato a giugno) oppure nel mese di dicembre (per chi compie 64 anni nel corso dell’anno).

            Nel cedolino di aprile 2026 non è prevista l’erogazione della quattordicesima, ma è importante ricordare i requisiti per riceverla a luglio:

            • Età minima: 64 anni compiuti
            • Reddito complessivo non superiore a 2 volte il trattamento minimo INPS (circa 15.580 euro/anno)
            • Tipo di pensione: vecchiaia, anzianità, invalidità, inabilità, superstiti

            L’importo della quattordicesima 2026 varia da 336 euro a 655 euro, in base agli anni di contributi versati e alla tipologia di lavoro (dipendente, autonomo, artigiano).

            Se non hai mai ricevuto la quattordicesima e pensi di averne diritto, il CAF Centro Fiscale può verificare la tua posizione e presentare richiesta di ricostituzione della pensione all’INPS.

            Come Consultare il Cedolino Online

            Per consultare il cedolino pensione di aprile 2026, l’INPS mette a disposizione diversi strumenti online, accessibili dal sito ufficiale www.inps.it o dall’app mobile INPS Mobile.

            Accesso al Cedolino tramite SPID

            Il metodo più semplice per accedere al cedolino è utilizzare lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), la CIE (Carta d’Identità Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi).

            Procedura passo passo:

            1. Accedi al sito www.inps.it
            2. Clicca su “Entra con SPID” o “Entra con CIE”
            3. Seleziona il tuo provider SPID (Poste, Infocert, Aruba, ecc.)
            4. Inserisci credenziali SPID e autorizza l’accesso
            5. Nella homepage personale, clicca su “Prestazioni e servizi”
            6. Cerca “Cedolino pensione e servizi collegati”
            7. Seleziona il mese di aprile 2026 per visualizzare o scaricare il cedolino in PDF

            Cedolino tramite App INPS Mobile

            L’app INPS Mobile permette di consultare il cedolino direttamente da smartphone o tablet. Dopo aver effettuato l’accesso con SPID o CIE, seleziona la sezione “Pensioni” e poi “Cedolino”.

            L’app consente anche di attivare le notifiche push, così ricevi un avviso ogni volta che un nuovo cedolino è disponibile.

            Assistenza CAF per Consultazione Cedolino

            Se hai difficoltà con SPID o con l’accesso al sito INPS, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per:

            • Consultare il cedolino pensione
            • Scaricare e stampare il PDF
            • Spiegare le voci del cedolino (trattenute, variazioni, conguagli)
            • Verificare eventuali anomalie o errori

            Puoi prenotare un appuntamento chiamando il 0432 1638640 oppure scrivendo su WhatsApp.

            Trattenute e Detrazioni sul Cedolino

            Il cedolino pensione contiene diverse voci di trattenute fiscali e contributive. Vediamo le principali:

            IRPEF (Imposta sul Reddito)

            L’IRPEF viene trattenuta mensilmente dall’INPS in base agli scaglioni di reddito previsti per il 2026:

            • Fino a 28.000 euro: aliquota 23%
            • Da 28.001 a 50.000 euro: aliquota 35%
            • Oltre 50.000 euro: aliquota 43%

            Sulla pensione vengono applicate anche le detrazioni fiscali per reddito da pensione, che riducono l’IRPEF dovuta. La detrazione base è di circa 1.880 euro/anno per redditi fino a 8.500 euro, e decresce progressivamente fino ad azzerarsi oltre i 50.000 euro.

            Addizionali Regionali e Comunali

            Come già detto, le addizionali IRPEF regionali e comunali vengono trattenute a conguaglio nel cedolino di aprile. Le aliquote variano da regione a regione e da comune a comune.

            Esempio Friuli Venezia Giulia (FVG):

            • Addizionale regionale: circa 1,23% sul reddito imponibile
            • Addizionale comunale Udine: circa 0,8% sul reddito imponibile

            Trattenute Sindacali

            Se hai sottoscritto l’iscrizione a un sindacato pensionati (SPI-CGIL, FNP-CISL, UILP-UIL), l’INPS effettua la trattenuta della quota associativa direttamente sul cedolino. L’importo varia da 8 a 15 euro al mese, a seconda del sindacato.

            Recupero Crediti INPS

            Se l’INPS rileva un pagamento in eccesso (ad esempio per errore di calcolo o perché è venuto meno un requisito), procede al recupero del credito tramite trattenuta mensile sul cedolino.

            In questo caso, nel cedolino compare la voce “Recupero indebito” con l’importo trattenuto. Il recupero avviene in più rate mensili, fino a estinzione del debito.

            Se ritieni che il recupero sia ingiusto, puoi presentare ricorso amministrativo all’INPS entro 90 giorni dalla comunicazione. Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella presentazione del ricorso.

            Assistenza CAF per Pensioni

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa su tutte le prestazioni pensionistiche INPS:

            • Verifica requisiti per pensione di vecchiaia, anticipata, Quota 103, APE Sociale
            • Ricostruzione carriera contributiva e calcolo dell’importo pensione
            • Presentazione domande di pensione tramite patronato convenzionato
            • Ricorsi amministrativi contro rigetti o errori INPS
            • Ricostituzione pensione per recupero contributi o maggiorazioni non riconosciute
            • Verifiche cedolino e spiegazione delle trattenute
            • Domande quattordicesima, maggiorazione sociale, incremento al milione

            Per fissare un appuntamento:

            • Telefono: 0432 1638640
            • WhatsApp: 366 6018121
            • Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

            Trovi maggiori informazioni sulle pensioni anticipate e sull’APE Sociale 2026 nelle guide dedicate.

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            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            Domande Frequenti sulla Pensione Aprile 2026

            Quando viene pagata la pensione di aprile 2026?

            La pensione di aprile 2026 viene pagata a partire dal 26 marzo 2026 per chi ritira in contanti presso Poste Italiane (calendario scaglionato fino al 1° aprile), mentre per chi ha accredito su conto corrente bancario il pagamento avviene il 1° aprile 2026.

            Come posso consultare il cedolino di aprile 2026?

            Il cedolino pensione di aprile 2026 è consultabile sul sito INPS accedendo con SPID, CIE o CNS, nella sezione Prestazioni e servizi > Cedolino pensione. Puoi anche utilizzare l’app INPS Mobile oppure rivolgerti al CAF Centro Fiscale per assistenza gratuita.

            Nel cedolino di aprile ci sono trattenute particolari?

            Si, nel cedolino di aprile 2026 l’INPS effettua il conguaglio delle addizionali regionali e comunali IRPEF relative al 2025. Inoltre potrebbe esserci il conguaglio definitivo della rivalutazione pensioni se l’indice ISTAT definitivo differisce da quello provvisorio applicato a gennaio.

            Quanto è la pensione minima 2026?

            La pensione minima INPS 2026, dopo la rivalutazione di gennaio, è pari a circa 598,61 euro al mese per 13 mensilità. Gli over 70 con bassi redditi possono richiedere la maggiorazione sociale che porta l’importo a circa 650-680 euro.

            Nel cedolino di aprile viene pagata la quattordicesima?

            No, la quattordicesima mensilita viene erogata dall’INPS nel mese di luglio (per chi è gia pensionato a giugno) oppure a dicembre (per chi compie 64 anni nel corso dell’anno). Nel cedolino di aprile non è prevista.


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              Approfondimenti sulle Pensioni

              Scopri tutti i dettagli nelle nostre guide dedicate:

              • Pensione Anticipata 2026 – Requisiti, età e contributi necessari
              • APE Sociale 2026 – Guida completa per andare in pensione a 63 anni
              • Quota 103 nel 2026 – Chi può accedere e come fare domanda
              • Rivalutazione Pensioni 2026 – Calcolo aumenti e fasce di perequazione
              • Pensione di Vecchiaia – Requisiti anagrafici e contributivi aggiornati

              CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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              Marzo 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-23 08:16:032026-05-31 16:18:50Pensione Aprile 2026: Calendario Pagamenti, Cedolino e Novità INPS
              CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

              Part-time Incentivato 2026: Come Funziona, Requisiti e Vantaggi per la Pensione

              Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

              Il part-time incentivato 2026 rappresenta una soluzione strategica per i lavoratori dipendenti che si avvicinano alla pensione di vecchiaia e desiderano ridurre gradualmente l’impegno lavorativo senza penalizzare il proprio futuro previdenziale. Questa misura, introdotta dalla Legge di Stabilita 2016 (L. 208/2015, commi 284-289) e successivamente prorogata, consente di trasformare il contratto da tempo pieno a tempo parziale, beneficiando di un meccanismo di copertura contributiva che protegge l’importo della pensione finale.

              Nel 2026, questa opportunita continua a essere disponibile per i lavoratori del settore privato che soddisfano determinati requisiti anagrafici e contributivi. Ma come funziona esattamente il part-time incentivato? Chi puo richiederlo? E soprattutto, quali sono i reali vantaggi per chi sceglie questa formula di accompagnamento verso la pensione? In questa guida completa analizzeremo ogni aspetto della misura, dai requisiti ai vantaggi economici, fino alla procedura per accedervi.

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              Indice dei contenuti

              1. Cos’e il Part-time Incentivato
              2. Normativa di Riferimento 2026
              3. Requisiti per Accedere nel 2026
              4. Come Funziona il Meccanismo
              5. Vantaggi per la Pensione
              6. Calcolo del Beneficio Contributivo
              7. Procedura e Domanda
              8. Part-time Incentivato nel Settore Pubblico
              9. Differenze con il Part-time Ordinario
              10. Esempi Pratici di Calcolo
              11. Domande Frequenti

              Cos’e il Part-time Incentivato 2026

              Il part-time incentivato (noto anche come part-time agevolato) e un istituto previdenziale che consente ai lavoratori dipendenti del settore privato, prossimi al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, di ridurre il proprio orario di lavoro mantenendo pero una copertura contributiva piena ai fini pensionistici. In pratica, il lavoratore passa da un contratto full-time a uno part-time, ma l’INPS riconosce una contribuzione figurativa che compensa la riduzione delle ore lavorate.

              Questo meccanismo e stato pensato per favorire un passaggio graduale dalla vita lavorativa alla pensione, permettendo ai lavoratori anziani di alleggerire il carico di lavoro senza subire penalizzazioni sull’importo della futura pensione. Il part-time incentivato 2026 si conferma quindi uno strumento di welfare aziendale particolarmente utile per chi desidera conciliare le esigenze personali con la tutela del proprio futuro previdenziale.

              Normativa di Riferimento 2026

              La disciplina del part-time incentivato trova il suo fondamento normativo nella Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilita 2016), in particolare nei commi 284-289 dell’articolo 1. Questa normativa ha introdotto per la prima volta la possibilita di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale con copertura contributiva agevolata per i lavoratori prossimi alla pensione.

              Successivamente, il Decreto del Ministero del Lavoro del 7 aprile 2016 ha definito le modalita attuative della misura, specificando i criteri di accesso, le procedure di domanda e le modalita di calcolo del beneficio contributivo. Nel corso degli anni, la misura e stata oggetto di proroghe e aggiornamenti attraverso le successive Leggi di Bilancio, confermandone la validita anche per il 2026.

              E importante sottolineare che il part-time incentivato si inserisce nel piu ampio quadro delle politiche di invecchiamento attivo promosse a livello europeo, che mirano a facilitare la permanenza nel mercato del lavoro dei lavoratori anziani attraverso forme di lavoro flessibili e sostenibili.

              Requisiti per Accedere al Part-time Incentivato 2026

              Per poter accedere al part-time incentivato nel 2026, il lavoratore deve soddisfare una serie di requisiti specifici stabiliti dalla normativa. Vediamo nel dettaglio quali sono le condizioni necessarie per beneficiare di questa misura.

              Requisiti del lavoratore

              • Contratto a tempo indeterminato full-time: il lavoratore deve essere assunto con un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e a tempo pieno
              • Settore privato: la misura e riservata ai dipendenti del settore privato (esclusi i dipendenti pubblici, per i quali esistono regole diverse)
              • Requisito anagrafico: mancanza di non piu di 3 anni al raggiungimento dell’eta per la pensione di vecchiaia (67 anni nel 2026)
              • Requisito contributivo: possesso del requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (almeno 20 anni di contributi)
              • Iscrizione all’AGO o forme sostitutive: il lavoratore deve essere iscritto all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) gestita dall’INPS o a forme sostitutive o esclusive della stessa

              Requisiti del datore di lavoro

              Anche il datore di lavoro deve soddisfare alcune condizioni per poter attivare il part-time incentivato:

              • Accordo scritto: deve essere stipulato un accordo scritto tra datore di lavoro e lavoratore per la trasformazione del contratto
              • Comunicazione all’INPS: il datore di lavoro deve comunicare la trasformazione del contratto alla Direzione Territoriale del Lavoro e all’INPS
              • Regolarita contributiva: l’azienda deve essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali (DURC regolare)

              Come Funziona il Meccanismo del Part-time Incentivato

              Il funzionamento del part-time incentivato 2026 si basa su un meccanismo di compensazione contributiva che tutela il lavoratore dalla perdita di contributi derivante dalla riduzione dell’orario di lavoro. Ecco come opera concretamente questa misura.

              Trasformazione del contratto

              Il lavoratore che soddisfa i requisiti puo concordare con il proprio datore di lavoro la trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale. La riduzione dell’orario di lavoro puo variare dal 40% al 60% dell’orario normale. Ad esempio, un lavoratore con orario settimanale di 40 ore puo passare a un orario compreso tra 16 e 24 ore settimanali.

              Il beneficio contributivo

              La vera innovazione del part-time incentivato risiede nel beneficio contributivo. Normalmente, passando al part-time, il lavoratore vedrebbe ridursi proporzionalmente i contributi versati, con conseguente impatto negativo sulla pensione futura. Con il part-time incentivato, invece, l’INPS riconosce una contribuzione figurativa che compensa la differenza tra i contributi effettivamente versati (sul part-time) e quelli che sarebbero stati versati con il tempo pieno.

              In aggiunta, il lavoratore riceve mensilmente in busta paga una somma corrispondente ai contributi che il datore di lavoro avrebbe versato sulla parte di retribuzione persa a causa del part-time. Questa somma e esente da contributi e imposte, rappresentando quindi un vantaggio economico netto per il lavoratore.

              Durata del part-time incentivato

              Il part-time incentivato puo avere una durata massima corrispondente al periodo mancante al raggiungimento della pensione di vecchiaia, comunque non superiore a 3 anni. Al termine di questo periodo, il lavoratore maturera i requisiti per la pensione e potra accedere al trattamento pensionistico senza alcuna penalizzazione.

              Vantaggi del Part-time Incentivato per la Pensione

              I vantaggi del part-time incentivato 2026 per la pensione sono molteplici e riguardano sia l’aspetto contributivo che quello economico immediato. Analizziamoli nel dettaglio.

              Tutela dell’importo pensionistico

              Il principale vantaggio e la tutela dell’importo della pensione. Grazie alla contribuzione figurativa riconosciuta dall’INPS, il montante contributivo continua a crescere come se il lavoratore fosse ancora impiegato a tempo pieno. Questo significa che la pensione finale non subira alcuna decurtazione rispetto a quella che il lavoratore avrebbe percepito continuando a lavorare full-time fino alla pensione.

              Beneficio economico immediato

              Il lavoratore riceve in busta paga una somma aggiuntiva corrispondente ai contributi che il datore di lavoro avrebbe versato sulla retribuzione non percepita. Questa somma, essendo esente da contributi e imposte, rappresenta un incremento netto del reddito disponibile rispetto alla sola retribuzione part-time.

              Miglioramento della qualita della vita

              La riduzione dell’orario di lavoro consente al lavoratore di godere di piu tempo libero negli anni precedenti la pensione, facilitando un passaggio graduale alla vita da pensionato. Questo aspetto e particolarmente importante per chi svolge lavori usuranti o per chi desidera dedicare piu tempo alla famiglia o ad attivita personali.

              Tabella riepilogativa dei vantaggi

              AspettoPart-time ordinarioPart-time incentivato
              Contributi versatiProporzionali all’orario ridottoIntegrati con contribuzione figurativa
              Impatto sulla pensioneRiduzione proporzionaleNessuna riduzione
              Somma aggiuntiva in busta pagaNon previstaSi, esente da contributi e imposte
              Anzianita contributivaRidotta proporzionalmentePiena (come tempo pieno)

              Calcolo del Beneficio Contributivo nel Part-time Incentivato

              Il calcolo del beneficio contributivo nel part-time incentivato segue regole precise stabilite dalla normativa. Comprendere questo meccanismo e fondamentale per valutare correttamente la convenienza della misura.

              Formula di calcolo

              Il beneficio si compone di due elementi principali:

              1. Contribuzione figurativa INPS: l’INPS accredita gratuitamente i contributi corrispondenti alla quota di retribuzione persa a causa del part-time. Questi contributi vengono calcolati sulla differenza tra la retribuzione full-time e quella part-time
              2. Somma aggiuntiva in busta paga: il datore di lavoro versa al lavoratore, in busta paga, una somma pari ai contributi a suo carico (circa il 23,81% della retribuzione) che avrebbe versato sulla parte di retribuzione non corrisposta

              Esempio numerico

              Supponiamo un lavoratore con le seguenti caratteristiche:

              • Retribuzione lorda mensile full-time: 2.500 euro
              • Riduzione orario: 50% (da 40 a 20 ore settimanali)
              • Retribuzione lorda mensile part-time: 1.250 euro

              In questo caso:

              • Differenza retributiva: 2.500 – 1.250 = 1.250 euro
              • Contributi datore di lavoro risparmiati: 1.250 x 23,81% = circa 298 euro
              • Somma aggiuntiva netta in busta paga: circa 298 euro al mese

              Il lavoratore percepira quindi una retribuzione part-time di 1.250 euro + 298 euro di beneficio = 1.548 euro mensili, con contribuzione pensionistica calcolata su 2.500 euro (come se fosse ancora full-time).

              Procedura e Domanda per il Part-time Incentivato 2026

              La procedura per richiedere il part-time incentivato richiede il coinvolgimento sia del lavoratore che del datore di lavoro e prevede diversi passaggi amministrativi.

              Fasi della procedura

              1. Verifica dei requisiti: il lavoratore deve accertarsi di possedere tutti i requisiti richiesti (eta, contributi, tipo di contratto)
              2. Accordo con il datore di lavoro: lavoratore e datore di lavoro devono raggiungere un accordo scritto sulla trasformazione del contratto, specificando la nuova percentuale di orario
              3. Certificazione INPS: il lavoratore deve richiedere all’INPS la certificazione del diritto al beneficio
              4. Comunicazione alla DTL: l’accordo deve essere trasmesso alla Direzione Territoriale del Lavoro competente
              5. Attivazione del beneficio: una volta ottenuta l’autorizzazione, il datore di lavoro attiva la trasformazione del contratto e inizia a erogare il beneficio in busta paga

              Documenti necessari

              Per avviare la procedura sono necessari i seguenti documenti:

              • Copia del contratto di lavoro attuale
              • Estratto conto contributivo INPS aggiornato
              • Accordo scritto tra lavoratore e datore di lavoro
              • Documento di identita valido
              • Codice fiscale

              La procedura puo risultare complessa per chi non ha dimestichezza con gli adempimenti burocratici. Per questo motivo, e consigliabile affidarsi a professionisti esperti che possano assistere sia il lavoratore che l’azienda in tutte le fasi del processo. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la verifica dei requisiti, la predisposizione della documentazione e l’invio delle pratiche all’INPS.

              Part-time Incentivato nel Settore Pubblico

              Una domanda frequente riguarda la possibilita di accedere al part-time incentivato nel settore pubblico. E importante chiarire che la normativa originaria (L. 208/2015) si applica esclusivamente ai lavoratori dipendenti del settore privato.

              Per i dipendenti pubblici, la situazione e diversa. Nel settore pubblico esistono comunque forme di part-time accessibili ai lavoratori prossimi alla pensione, ma con regole e benefici differenti. In particolare:

              • E possibile richiedere la trasformazione del contratto da tempo pieno a part-time ordinario, senza pero il beneficio della contribuzione figurativa integrativa
              • Alcune amministrazioni hanno introdotto forme di flessibilita oraria per i dipendenti anziani, ma non equiparabili al part-time incentivato privato
              • Nel pubblico impiego esistono altre misure di accompagnamento alla pensione, come il congedo straordinario o l’esonero dal servizio in determinati casi

              E auspicabile che in futuro il legislatore estenda anche al settore pubblico una misura analoga al part-time incentivato, per garantire parita di trattamento tra lavoratori pubblici e privati.

              Differenze tra Part-time Incentivato e Part-time Ordinario

              E fondamentale comprendere le differenze tra part-time incentivato e part-time ordinario, per valutare quale soluzione sia piu conveniente in base alla propria situazione.

              Part-time ordinario

              Nel part-time ordinario, quando un lavoratore riduce il proprio orario di lavoro:

              • La retribuzione diminuisce proporzionalmente
              • I contributi previdenziali versati diminuiscono proporzionalmente
              • L’anzianita contributiva viene ridotta in proporzione (es. un anno di part-time al 50% vale 0,5 anni di contributi)
              • La pensione futura sara piu bassa rispetto a quella che si sarebbe maturata con il tempo pieno
              • Non e previsto alcun beneficio aggiuntivo in busta paga

              Part-time incentivato

              Nel part-time incentivato, invece:

              • La retribuzione diminuisce, ma e integrata dal beneficio contributivo erogato dal datore di lavoro
              • I contributi previdenziali sono integrati dalla contribuzione figurativa INPS
              • L’anzianita contributiva resta piena (come se si lavorasse a tempo pieno)
              • La pensione futura non subisce alcuna riduzione
              • Si riceve una somma aggiuntiva netta in busta paga

              E evidente che il part-time incentivato offre vantaggi significativamente maggiori rispetto al part-time ordinario, motivo per cui e consigliabile valutare attentamente questa opzione quando si possiedono i requisiti per accedervi.

              Esempi Pratici di Calcolo del Part-time Incentivato 2026

              Per comprendere meglio i vantaggi concreti del part-time incentivato 2026, vediamo alcuni esempi pratici di calcolo che illustrano come funziona la misura in situazioni reali.

              Esempio 1: Impiegato con riduzione al 50%

              Mario, 64 anni, impiegato amministrativo:

              • Retribuzione lorda full-time: 2.800 euro/mese
              • Anni alla pensione di vecchiaia: 3
              • Riduzione orario richiesta: 50%

              Calcolo:

              • Retribuzione part-time: 2.800 x 50% = 1.400 euro
              • Differenza retributiva: 2.800 – 1.400 = 1.400 euro
              • Contributi datore di lavoro sulla differenza: 1.400 x 23,81% = 333 euro
              • Retribuzione totale con beneficio: 1.400 + 333 = 1.733 euro/mese
              • Contributi accreditati: calcolati su 2.800 euro (come full-time)

              Mario lavora meta giornata ma percepisce il 62% della retribuzione originaria, con contributi pieni.

              Esempio 2: Operaio con riduzione al 60%

              Giuseppe, 65 anni, operaio specializzato:

              • Retribuzione lorda full-time: 2.200 euro/mese
              • Anni alla pensione di vecchiaia: 2
              • Riduzione orario richiesta: 40% (passa a lavorare il 60% dell’orario)

              Calcolo:

              • Retribuzione part-time: 2.200 x 60% = 1.320 euro
              • Differenza retributiva: 2.200 – 1.320 = 880 euro
              • Contributi datore di lavoro sulla differenza: 880 x 23,81% = 210 euro
              • Retribuzione totale con beneficio: 1.320 + 210 = 1.530 euro/mese
              • Contributi accreditati: calcolati su 2.200 euro (come full-time)

              Giuseppe lavora 3 giorni su 5 ma percepisce quasi il 70% della retribuzione originaria, senza alcuna perdita sulla pensione.

              Tabella comparativa

              ScenarioRetribuzione full-time% riduzione orarioRetribuzione part-timeBeneficioTotale percepito
              Mario2.800 euro50%1.400 euro333 euro1.733 euro
              Giuseppe2.200 euro40%1.320 euro210 euro1.530 euro

              📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

              Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

              Domande Frequenti sul Part-time Incentivato 2026

              Chi puo richiedere il part-time incentivato nel 2026?

              Possono richiedere il part-time incentivato nel 2026 i lavoratori dipendenti del settore privato con contratto a tempo indeterminato full-time, che abbiano maturato almeno 20 anni di contributi e che manchino non piu di 3 anni al raggiungimento dell’eta per la pensione di vecchiaia (67 anni). La misura richiede l’accordo del datore di lavoro.

              Quanto si perde di stipendio con il part-time incentivato?

              Con il part-time incentivato, la riduzione dello stipendio e parzialmente compensata dal beneficio contributivo erogato dal datore di lavoro. Se ad esempio si riduce l’orario del 50%, la retribuzione cala del 50% ma si riceve in aggiunta una somma pari a circa il 24% della retribuzione persa (esente da tasse), riducendo la perdita effettiva a circa il 38% della retribuzione originaria.

              Il part-time incentivato incide sulla pensione finale?

              No, il part-time incentivato non incide negativamente sulla pensione finale. Grazie alla contribuzione figurativa riconosciuta dall’INPS, i contributi vengono accreditati come se il lavoratore continuasse a lavorare a tempo pieno. L’importo della pensione sara quindi identico a quello che si sarebbe maturato senza la riduzione dell’orario.

              Il datore di lavoro puo rifiutare il part-time incentivato?

              Si, il part-time incentivato richiede l’accordo del datore di lavoro. Non si tratta di un diritto soggettivo del lavoratore, ma di una trasformazione contrattuale consensuale. Tuttavia, per il datore di lavoro puo rappresentare un’opportunita di risparmio sui costi del personale, pertanto spesso c’e interesse reciproco nella sua attivazione.

              Il part-time incentivato vale anche per i dipendenti pubblici?

              No, il part-time incentivato non e disponibile per i dipendenti pubblici. La normativa (L. 208/2015) si applica esclusivamente ai lavoratori del settore privato. I dipendenti pubblici possono comunque accedere al part-time ordinario, ma senza i benefici contributivi previsti per il settore privato.

              Conclusione: Conviene il Part-time Incentivato nel 2026?

              Il part-time incentivato 2026 rappresenta un’opportunita concreta per i lavoratori prossimi alla pensione che desiderano ridurre gradualmente l’impegno lavorativo senza compromettere il proprio futuro previdenziale. I vantaggi sono significativi: tutela completa dell’importo pensionistico, beneficio economico immediato in busta paga e miglioramento della qualita della vita negli anni che precedono la pensione.

              Se ti trovi a pochi anni dalla pensione di vecchiaia e stai valutando la possibilita di ridurre il tuo orario di lavoro, il part-time incentivato potrebbe essere la soluzione ideale. E fondamentale pero verificare attentamente di possedere tutti i requisiti richiesti e valutare la disponibilita del proprio datore di lavoro ad attivare questa misura.

              Hai bisogno di assistenza per valutare se il part-time incentivato fa al caso tuo? Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per analizzare la tua situazione contributiva, verificare i requisiti e assisterti in tutte le fasi della procedura. Il nostro servizio e disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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              Fonti e riferimenti normativi

              • Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilita 2016), art. 1, commi 284-289
              • Decreto del Ministero del Lavoro 7 aprile 2016 – Modalita attuative del part-time agevolato
              • Circolare INPS n. 90/2016 – Istruzioni operative per l’applicazione del part-time incentivato
              • INPS – Scheda informativa sul part-time agevolato per lavoratori prossimi alla pensione

              Articolo aggiornato a marzo 2026. Le informazioni fornite hanno carattere generale. Per una valutazione personalizzata della propria situazione, si consiglia di rivolgersi a un professionista o al CAF Centro Fiscale.

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              Marzo 20, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-20 06:47:162026-05-31 14:07:37Part-time Incentivato 2026: Come Funziona, Requisiti e Vantaggi per la Pensione
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