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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi

Modello 730 Dichiarazione dei redditi CAF Udine

Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026 e il quadro dedicato alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS dovuti dai lavoratori autonomi e dai titolari di partita IVA. In questa sezione della dichiarazione dei redditi si determina l’importo dei contributi a saldo per il 2025 e gli acconti per il 2026, tenendo conto delle eventuali somme gia versate nel corso dell’anno.La corretta compilazione del Quadro RR e fondamentale non solo per non incorrere in sanzioni, ma anche perche — per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) — i contributi INPS devono essere ricalcolati sulla base del reddito concordato, seguendo regole specifiche introdotte dal D.Lgs. 13/2024 e successivamente modificate dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024).In questa guida trovi tutto cio che devi sapere: struttura del Quadro RR, sezioni per categoria di contribuente, calcolo dei contributi, interazione con il CPB e gli errori piu comuni da evitare.

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Cos’e il Quadro RR e chi deve compilarlo

Il Quadro RR e presente nel Modello Redditi Persone Fisiche 2026 (anno d’imposta 2025) ed e dedicato alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS dovuti dai soggetti che non rientrano nel lavoro dipendente. In particolare devono compilarlo:

  • Artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS (Invalidita, Vecchiaia e Superstiti) INPS
  • Lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS (es. collaboratori, professionisti senza cassa)
  • Forfettari iscritti alla Gestione IVS o alla Gestione Separata
  • Soggetti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2024-2025

Il quadro si suddivide in tre sezioni distinte, ciascuna dedicata a una categoria diversa di contribuente:

SezioneCategoria contribuenteTipo contributi
Sezione IArtigiani e commercianti (Gestione IVS)Contributi fissi + percentuali sul reddito eccedente il minimale
Sezione IIIscritti Gestione Separata INPSContributi percentuali sul reddito netto
Sezione IIISoggetti CPB (Concordato Preventivo Biennale)Contributi aggiuntivi sul maggior reddito concordato

Nota: chi e contemporaneamente iscritto a una cassa professionale privata (es. avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM) non compila il Quadro RR per quella copertura, ma usa altri appositi righi.

Sezione I — Contributi artigiani e commercianti (Gestione IVS)

La Sezione I del Quadro RR riguarda gli artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS INPS. Il meccanismo contributivo e strutturato su due livelli:

  • Contributo fisso sul minimale: versato in quattro rate (scadenze 16 maggio, 20 agosto, 17 novembre 2025, 16 febbraio 2026) indipendentemente dal reddito effettivo
  • Contributo percentuale sull’eccedenza: applicato sulla parte di reddito che supera il minimale, versato a saldo con la dichiarazione

Aliquote e importi 2025 (anno d’imposta dichiarazione 2026)

Per l’anno d’imposta 2025, i parametri contributivi per artigiani e commercianti sono i seguenti:

ParametroArtigianiCommercianti
Aliquota contributiva totale24,00%24,48%
Reddito minimale annuo18.415 euro18.415 euro
Contributo fisso annuo (artigiani)~4.419 euro–
Contributo fisso annuo (commercianti)–~4.507 euro
Massimale contributivo119.650 euro119.650 euro
Riduzione forfettari (-35%)ApplicabileApplicabile

Fonte: Circolare INPS n. 31/2025 — valori definitivi per l’anno d’imposta 2025.

Riduzione del 35% per il regime forfettario

I contribuenti in regime forfettario iscritti alla Gestione IVS possono beneficiare di una riduzione del 35% sull’aliquota contributiva, previa domanda all’INPS. Questa agevolazione si riflette nel Quadro RR con la barratura dell’apposita casella e il ricalcolo dei contributi ridotti.

L’opzione per la riduzione deve essere esercitata entro il 28 febbraio dell’anno di imposta. Se si aderisce per la prima volta, la domanda va presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita.

Come si compila la Sezione I: istruzioni rigo per rigo

I principali righi della Sezione I sono:

  • RR1 col. 1: reddito d’impresa o di lavoro autonomo su cui calcolare i contributi (riprende il rigo RF o RG a seconda del regime)
  • RR1 col. 2: reddito minimale (precompilato in base alla categoria)
  • RR1 col. 3: eccedenza rispetto al minimale (col. 1 meno col. 2, se positivo)
  • RR1 col. 4: contributi dovuti sull’eccedenza
  • RR1 col. 5: contributi fissi gia versati nel corso dell’anno
  • RR1 col. 6: contributi a saldo (differenza tra dovuto e versato)
  • Casella riduzione 35%: barrare se si e in forfettario con riduzione

Il saldo contributivo (RR1 col. 6) viene versato con F24 entro la scadenza ordinaria della dichiarazione (30 giugno 2026, prorogata al 20 luglio 2026 per ISA e forfettari — vedi la nostra guida sulla proroga versamenti 2026).

Sezione II — Contributi Gestione Separata INPS

La Sezione II del Quadro RR riguarda i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS, ossia coloro che non hanno un’altra forma di copertura previdenziale (cassa professionale o altra gestione INPS).

Vi rientrano tipicamente: liberi professionisti senza albo (es. consulenti IT, formatori), collaboratori coordinati e continuativi (Co.Co.Co.), alcune categorie di professionisti iscritti ad albi ma non a casse private, oltre ai titolari di partita IVA che svolgono attivita non coperti da casse autonome.

Aliquote Gestione Separata 2025

SituazioneAliquota 2025Note
Senza altra copertura previdenziale26,07%Include aliquota aggiuntiva per maternita/malattia/disoccupazione
Con altra copertura (pensionati, dipendenti)24,00%Aliquota base
Massimale di reddito imponibile119.650 euroContributi non dovuti sull’eccedenza

Fonte: Circolare INPS n. 31/2025 e messaggio INPS per aggiornamento massimale.

Compilazione Sezione II: i righi principali

I contributi della Gestione Separata si calcolano sul reddito netto da lavoro autonomo (dopo deduzione delle spese, se in regime ordinario) o sul reddito imponibile forfettario (reddito lordo x coefficiente di redditivita) per chi e in regime forfettario.

  • RR2 col. 1: reddito imponibile ai fini contributivi
  • RR2 col. 2: aliquota applicabile (26,07% o 24%)
  • RR2 col. 3: contributi complessivi dovuti
  • RR2 col. 4: contributi gia versati in acconto (prima e seconda rata)
  • RR2 col. 5: contributi a saldo o rimborso

Attenzione: per i collaboratori Co.Co.Co. e i lavoratori occasionali, il committente effettua la ritenuta e versa la quota a carico del lavoratore. In questo caso il Quadro RR non va compilato dal lavoratore ma dall’azienda (tramite il modello 770).

Esempio pratico: forfettario con Gestione Separata

Mario e un consulente in regime forfettario, codice ATECO 62.01.09 (sviluppo software), coefficiente di redditivita 78%. Ricavi 2025: 48.000 euro.

  • Reddito imponibile forfettario: 48.000 x 78% = 37.440 euro
  • Contributi Gestione Separata (aliquota 26,07%): 37.440 x 26,07% = 9.762 euro ca.
  • Acconti versati: prima rata 40% a giugno, seconda rata 60% a novembre
  • Saldo in dichiarazione: differenza tra dovuto e acconti

I contributi versati sono interamente deducibili dal reddito complessivo (non dal reddito forfettario, ma nella dichiarazione dei redditi ordinaria), abbattendo l’IRPEF dovuta sulle altre fonti di reddito.

Sezione III — Il CPB e i contributi INPS aggiuntivi

La sezione piu complessa e novita del Quadro RR 2026 e la Sezione III, dedicata ai contribuenti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2024-2025.

Il Concordato Preventivo Biennale, introdotto dal D.Lgs. 13/2024 e modificato dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), consente ai titolari di partita IVA soggetti agli ISA (Indici Sintetici di Affidabilita) di concordare preventivamente il reddito da dichiarare per due anni (2024 e 2025), beneficiando di vantaggi fiscali e semplificazioni. Per chi ha aderito alla sanatoria CPB 2026, le regole si intersecano con il regime di ravvedimento.

Come il CPB modifica i contributi INPS

Se il reddito concordato e superiore al reddito effettivo, il contribuente deve versare i contributi INPS sul reddito piu alto (quello concordato). Se invece il reddito concordato e inferiore, i contributi vengono calcolati sul reddito effettivo (non si puo abbassare la base contributiva).

In altri termini: il CPB non puo ridurre i contributi INPS dovuti, ma puo aumentarli qualora il reddito concordato superi quello effettivamente conseguito.

Come compilare la Sezione III del Quadro RR

I righi della Sezione III si attivano solo se il contribuente ha aderito al CPB. Ecco la logica:

  • RR3 col. 1: reddito effettivo 2025 (quello da Sezione I o II)
  • RR3 col. 2: reddito concordato 2025 (il valore accettato nell’accordo CPB)
  • RR3 col. 3: differenza positiva (reddito concordato – reddito effettivo), se positiva
  • RR3 col. 4: contributi aggiuntivi sulla differenza (stessa aliquota della categoria di appartenenza)

I contributi aggiuntivi di RR3 si sommano a quelli calcolati nelle sezioni precedenti e vanno versati con le stesse scadenze del saldo dichiarativo.

Esempio pratico: artigiano con CPB

Lucia e un’artigiana (idraulica, codice ATECO 43.22.01). Ha aderito al CPB 2024-2025. Situazione 2025:

  • Reddito effettivo 2025: 32.000 euro
  • Reddito concordato CPB 2025: 36.500 euro
  • Differenza CPB: 36.500 – 32.000 = 4.500 euro
  • Contributi aggiuntivi (24,00% su 4.500): 1.080 euro

Lucia paghera i contributi IVS su 32.000 euro nelle sezioni ordinarie del Quadro RR, piu 1.080 euro aggiuntivi in Sezione III per effetto del CPB.

Scadenze di versamento contributi INPS 2026

Le scadenze per il versamento dei contributi emergenti dal Quadro RR 2026 (anno d’imposta 2025) sono le seguenti:

ScadenzaCosa si versaCodice tributo F24
30 giugno 2026Saldo contributi 2025 + primo acconto 2026 (40%)Artigiani: 0731-0732 / Comm.: 0733-0734 / Gest. Sep.: 1840-1841
20 luglio 2026 (+0,40%)Stesse voci, con maggiorazione per proroga ISA/forfettariStesso
31 luglio 2026 (+1,80%)Proroga ordinaria con doppia maggiorazione per tutti i contribuentiStesso
30 novembre 2026Secondo acconto 2026 (60%)Artigiani: 0731-0732 / Comm.: 0733-0734 / Gest. Sep.: 1840-1841

Importante: per ISA e forfettari la proroga al 20 luglio 2026 senza maggiorazione e gia confermata per il 2026 (vedi dettagli sulla proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026). La maggiorazione dello 0,40% si applica solo se si sceglie di versare dopo il 30 giugno ma entro il 31 luglio (per i soggetti non ISA/forfettari) o dopo il 20 luglio (per ISA/forfettari).

Chi ha problemi di liquidita puo richiedere una rateizzazione dei debiti INPS fino a 60 rate, ma solo per i contributi pregressi non oggetto di versamento corrente da dichiarazione.

Codici tributo F24 per il versamento

Per versare i contributi emergenti dal Quadro RR tramite modello F24, si utilizzano le seguenti sezioni e codici tributo:

CategoriaTipo versamentoCodice tributoSezione F24
ArtigianiSaldo contributi fissi0731INPS
ArtigianiSaldo contributi eccedenza minimale0732INPS
CommerciantiSaldo contributi fissi0733INPS
CommerciantiSaldo contributi eccedenza minimale0734INPS
Gestione Separata (senza altra copertura)Saldo contributi1840INPS
Gestione Separata (con altra copertura)Saldo contributi1841INPS
CPB — contributi aggiuntiviMaggiorazione CPBVedi istruzioni INPS 2026INPS

Nota: i codici per gli acconti (prima rata: cod. 0731/0732/0733/0734 (Gest.IVS) o 1840/1841 (Gest.Sep.) con aggiunta della causale acconto) sono gli stessi; e la causale a variare. Si raccomanda di verificare sempre la circolare INPS aggiornata prima del versamento.

Contributi INPS e deducibilita fiscale

I contributi INPS versati dai lavoratori autonomi sono deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, secondo le seguenti regole:

  • Regime ordinario (artigiani/commercianti/gestione separata): i contributi sono integralmente deducibili nel Quadro RP (oneri deducibili) del Modello Redditi PF. Abbattono il reddito complessivo e riducono l’IRPEF.
  • Regime forfettario: i contributi INPS NON riducono il reddito forfettario (tassato con imposta sostitutiva 15% o 5%), ma sono deducibili dal reddito complessivo delle altre fonti di reddito (es. reddito da lavoro dipendente part-time, redditi da fabbricati).
  • CPB — contributi aggiuntivi: seguono le stesse regole di deducibilita dei contributi ordinari della rispettiva gestione.

Se il contribuente e esclusivamente forfettario e non ha altri redditi IRPEF, i contributi INPS non generano un risparmio fiscale diretto, ma rimangono comunque obbligatori e vanno versati integralmente.

Errori comuni nel Quadro RR e come evitarli

Anche i piu esperti commettono errori nel Quadro RR. Ecco i piu frequenti che riscontriamo nello sportello CAF:

  • Omettere la casella di riduzione forfettario: se si e in regime agevolato e si ha presentato domanda INPS per la riduzione 35%, bisogna barrare l’apposita casella. Senza, si versano contributi interi e non si ottiene rimborso automatico.
  • Confondere reddito fiscale e reddito contributivo: per i forfettari, la base per l’IRPEF (imposta sostitutiva) e identica alla base contributiva. Per gli ordinari, il reddito contributivo per la Gestione IVS puo differire da quello fiscale in alcuni casi (es. plusvalenze escluse).
  • Non considerare il massimale: i contributi non si calcolano su tutto il reddito oltre il minimale senza limiti. Oltre i 119.650 euro (2025) non si versano contributi percentuali.
  • Errori nel CPB — sezione III: compilare RR3 anche quando il reddito effettivo supera quello concordato (in quel caso la sezione III non genera contributi aggiuntivi, poiche si versano i contributi sull’effettivo che e gia maggiore).
  • Dimenticare il secondo acconto: il Quadro RR calcola anche gli acconti per il 2026. Se non si versano (o si versano insufficientemente), scattano le sanzioni.
  • Versare con codice tributo errato: artigiani e commercianti hanno codici diversi (0731-0732 vs 0733-0734). Un errore di codice genera un credito su un conto e un debito sull’altro, con sanzioni e interessi sul non versato.

Interazione tra Quadro RR, Quadro LM e Quadro F del 730

E importante non confondere il Modello 730 con il Modello Redditi PF quando si ha una partita IVA:

  • Chi ha SOLO reddito da lavoro autonomo/d’impresa: non puo usare il 730, deve usare il Modello Redditi PF che include il Quadro RR.
  • Chi ha redditi misti (es. lavoro dipendente + partita IVA in regime ordinario): in alcuni casi puo fare il 730 integrativo o puo optare per il Modello Redditi PF completo con Quadro RR.
  • I forfettari: usano obbligatoriamente il Modello Redditi PF con il Quadro LM (per la tassazione) e il Quadro RR (per i contributi). NON possono usare il 730 per dichiarare i redditi forfettari.

Per un confronto tra i due modelli e quando scegliere uno o l’altro, consulta la nostra guida sugli errori comuni del 730 2026. Utile anche la sezione sul Quadro F del Modello 730/2026 per chi ha entrambe le fonti di reddito.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti (FAQ)

Chi non deve compilare il Quadro RR?

Non compilano il Quadro RR: i lavoratori dipendenti (coperti dall’azienda), i pensionati senza partita IVA, i professionisti iscritti esclusivamente a casse private (es. avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM), e chi ha una partita IVA ma non ha prodotto reddito nel 2025.

Se ho aderito al CPB ma poi ho ritirato l’adesione, devo compilare la Sezione III?

No. Se l’adesione al CPB e stata ritirata o revocata entro i termini previsti, la Sezione III del Quadro RR non va compilata e i contributi si calcolano esclusivamente sul reddito effettivo nelle sezioni I e II.

I contributi INPS del Quadro RR si possono pagare a rate?

I contributi emergenti dalla dichiarazione (saldo e acconti) non sono rateizzabili con la procedura standard da dichiarazione (a differenza delle imposte IRPEF). Tuttavia, chi ha gia debiti contributivi pregressi puo accedere alla rateizzazione INPS fino a 60 rate separatamente.

Cosa succede se non verso i contributi entro la scadenza?

Scattano le sanzioni INPS: 30% dell’importo non versato (ridotte con ravvedimento operoso). Gli interessi di mora si aggiungono alla sanzione. Il mancato versamento incide anche sui requisiti per prestazioni future (disoccupazione, maternita, pensione). Si consiglia sempre il ravvedimento immediato.

Come si calcola l’acconto per il 2026 nel Quadro RR?

L’acconto 2026 si calcola applicando le aliquote contributive al reddito 2025 (metodo storico) oppure al reddito 2026 stimato (metodo previsionale, se inferiore). Il metodo storico e il piu semplice: si prende la base contributiva 2025 e si calcolano i contributi con le stesse aliquote. La prima rata (40%) scade il 30 giugno 2026, la seconda (60%) il 30 novembre 2026.

Posso non versare il CPB e pagare le sanzioni invece?

Chi ha aderito al CPB e obbligato a rispettare i termini dell’accordo. Il mancato versamento dei contributi aggiuntivi da CPB (Sezione III del Quadro RR) comporta la decadenza dal concordato con conseguente ripristino della piena tassazione ordinaria piu sanzioni. Non e conveniente.

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Conclusione: la consulenza CAF per il Quadro RR

Il Quadro RR 2026 e uno dei quadri piu articolati del Modello Redditi PF, con un impatto diretto sulla liquidita dei contribuenti: un errore nel calcolo dei contributi puo costare centinaia o migliaia di euro in sanzioni e interessi.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste artigiani, commercianti, professionisti e forfettari nella compilazione corretta del Quadro RR, nel raccordo con il Concordato Preventivo Biennale e nel versamento puntuale dei contributi INPS. Per appuntamento o informazioni:

  • Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine
  • Telefono: 0432 1638640
  • WhatsApp: 366 6018121
  • Email: info@centrofiscale.com

Fonti ufficiali di riferimento: Circolare INPS n. 31/2025 (aliquote e massimali 2025); Istruzioni Modello Redditi PF 2026 (Agenzia delle Entrate); D.Lgs. 13/2024 (Concordato Preventivo Biennale); L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025); Messaggi INPS aggiornamento massimale 2025.

Maggio 28, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/10/Modello-730-1-e1697092544252.png 625 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 20:58:502026-05-31 22:22:30Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi
Osteopati, Professionisti Sanitari

Osteopatia, si aprono le porte del Sistema Sanitario Nazionale: cosa cambia nel 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

L osteopatia compie un passaggio storico: dopo oltre vent anni di attesa, con la legge 3/2018 (legge Lorenzin) e i decreti attuativi giunti tra il 2023 e il 2024, l osteopata e ufficialmente la diciannovesima professione sanitaria italiana. Nel 2026 si entra nella fase operativa: laurea triennale attivata nelle universita, albo dedicato all interno dell ordine TSRM-PSTRP, percorso transitorio per chi esercita da anni e progressivo ingresso delle prestazioni osteopatiche nel SSN.

Il cambiamento ha riflessi importanti anche sul piano fiscale per i contribuenti: le prestazioni rese da un osteopata regolarmente iscritto all elenco speciale ad esaurimento o all albo, sono detraibili al 19% nel modello 730 come spesa sanitaria ed esenti IVA ai sensi dell art. 10 del DPR 633/1972. In questa guida ricostruiamo il quadro normativo aggiornato al 2026, spieghiamo cosa significa concretamente l ingresso dell osteopatia nel SSN e analizziamo gli aspetti fiscali piu rilevanti per chi esercita la professione e per chi usufruisce delle prestazioni.

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Indice dei contenuti

  1. Osteopata professione sanitaria: il quadro normativo
  2. La legge 3/2018 (Lorenzin) e l istituzione della professione
  3. DPCM 25 marzo 2024: il profilo professionale dell osteopata
  4. Ordinamento didattico: la laurea in osteopatia (DM 7 luglio 2023)
  5. Albo TSRM-PSTRP ed elenco speciale ad esaurimento
  6. Le porte aperte del SSN: cosa cambia nel 2026
  7. Detrazione IRPEF 19% sulle prestazioni osteopatiche
  8. Esenzione IVA sulle prestazioni sanitarie dell osteopata
  9. Tessera sanitaria e invio dati: gli obblighi degli osteopati
  10. Regime fiscale dell osteopata: partita IVA e forfettario
  11. Domande frequenti su osteopatia e SSN

Osteopata professione sanitaria: il quadro normativo

L osteopata e oggi una professione sanitaria a tutti gli effetti, riconosciuta dall ordinamento italiano. Si tratta del riconoscimento giuridico piu importante mai ottenuto dalla categoria, frutto di un percorso normativo lungo e articolato che si e concluso nel biennio 2023-2024 con i decreti attuativi necessari a rendere operativa la legge istitutiva del 2018.

Il quadro normativo aggiornato al 2026 poggia su quattro pilastri fondamentali: la legge 3/2018 che ha istituito la professione, il DPCM 25 marzo 2024 che ne ha definito il profilo professionale, il decreto interministeriale 7 luglio 2023 che ha approvato l ordinamento didattico della laurea, e i decreti del Ministero della Salute che disciplinano l iscrizione all elenco speciale ad esaurimento gestito dall ordine TSRM-PSTRP.

Per il cittadino, questo significa una cosa concreta: rivolgersi a un osteopata regolarmente iscritto al proprio ordine professionale garantisce standard di formazione e responsabilita pari a quelli delle altre professioni sanitarie, con tutte le tutele e i diritti che ne derivano, inclusa la possibilita di detrarre la spesa nella dichiarazione dei redditi.

La legge 3/2018 (Lorenzin) e l istituzione della professione

Il punto di partenza e la legge 11 gennaio 2018, n. 3, conosciuta come legge Lorenzin dal nome dell allora Ministro della Salute. Si tratta di un provvedimento ampio in materia di professioni sanitarie e sicurezza delle cure, che all articolo 7 ha individuato espressamente l osteopata e il chiropratico come nuove professioni sanitarie.

Il comma 1 dell articolo 7 stabilisce che “sono individuate le professioni sanitarie dell osteopata e del chiropratico”. La norma rinvia a successivi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), su proposta del Ministro della Salute di concerto con il Ministro dell Universita e della Ricerca, per la definizione dell ambito di attivita, delle funzioni caratterizzanti e del titolo abilitante.

Il lungo iter attuativo (2018-2024)

Tra la legge istitutiva e la piena attuazione sono passati oltre sei anni. Le tappe principali:

  • 11 gennaio 2018: pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 3/2018, articolo 7 sull osteopata.
  • 2019-2022: lavori della commissione tecnica presso il Ministero della Salute per la definizione del profilo.
  • 7 luglio 2023: decreto interministeriale Ministero dell Universita – Ministero della Salute che approva l ordinamento didattico della laurea in osteopatia (classe LSNT/2).
  • 25 marzo 2024: DPCM che definisce il profilo professionale dell osteopata, pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
  • 2024-2025: decreti del Ministero della Salute per l istituzione dell elenco speciale ad esaurimento presso l ordine TSRM-PSTRP.
  • 2025-2026: avvio dei corsi di laurea presso le universita italiane e prime iscrizioni all albo.

Il ritardo nell attuazione si spiega con la complessita tecnica del passaggio: definire una nuova professione sanitaria significa stabilire competenze esclusive, percorso formativo universitario, sistema di equipollenza per chi gia esercita e regole di iscrizione all ordine. Tutto cio coinvolge piu ministeri e richiede il parere del Consiglio Superiore di Sanita.

DPCM 25 marzo 2024: il profilo professionale dell osteopata

Il DPCM 25 marzo 2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e il provvedimento che ha finalmente definito il profilo professionale dell osteopata. Si tratta del cuore operativo della riforma: chiarisce cosa fa, come lo fa e con quali limiti l osteopata nel sistema sanitario italiano.

Cosa fa l osteopata secondo il DPCM

Il DPCM definisce l osteopatia come una disciplina ad indirizzo salutogenico, basata sul contatto manuale per la valutazione, la prevenzione e l intervento in ambito non farmacologico, non invasivo e non strumentale. L osteopata opera in ambito di alterazioni funzionali, e non interviene su patologie o condizioni che richiedano competenze medico-specialistiche.

In termini pratici, l osteopata:

  • effettua valutazione e trattamento manuale osteopatico di disfunzioni somatiche;
  • opera in ambito di alterazioni funzionali del sistema neuromuscolo-scheletrico;
  • non formula diagnosi mediche ne prescrive farmaci o esami strumentali;
  • indirizza il paziente al medico di medicina generale o allo specialista quando rileva segni di pertinenza medica;
  • opera in autonomia professionale e responsabilita, in regime libero-professionale o nell ambito di strutture sanitarie pubbliche o private.

Tabella riassuntiva: ambiti dell osteopata

AmbitoCosa fa l osteopataCosa NON fa
ValutazioneAnamnesi osteopatica, palpazione, test funzionaliDiagnosi medica, prescrizione esami
TrattamentoManipolazioni manuali, tecniche miofasciali, viscerali, cranialiTerapie farmacologiche, fisioterapia strumentale
SettingStudio professionale, struttura sanitaria, ospedale (con convenzione)Attivita riservate ai medici (chirurgia, prescrizione farmaci)
PazientiAdulti, anziani, bambini, donne in gravidanza, sportiviPazienti con patologie acute di pertinenza medica esclusiva

Ordinamento didattico: la laurea in osteopatia (DM 7 luglio 2023)

Per esercitare come osteopata in Italia, dal 2026 in poi, occorre una laurea universitaria triennale dedicata. Il decreto interministeriale 7 luglio 2023, emanato congiuntamente dal Ministro dell Universita e della Ricerca e dal Ministro della Salute, ha approvato l ordinamento didattico della classe di laurea in Osteopatia, inserita nell ambito delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione (classe LSNT/2).

Caratteristiche del corso di laurea

  • Durata: 3 anni accademici, articolati in 6 semestri.
  • Crediti: 180 CFU complessivi.
  • Classe di laurea: LSNT/2 – Professioni Sanitarie della Riabilitazione.
  • Titolo conseguito: Dottore in Osteopatia, abilitante all esercizio della professione.
  • Accesso: a numero programmato a livello nazionale (test di ammissione delle professioni sanitarie).
  • Tirocinio: significativa quota di crediti dedicati alla pratica clinica.

Materie principali del piano di studi

Il piano formativo combina materie biomediche di base (anatomia, fisiologia, biochimica, patologia generale), discipline cliniche (ortopedia, neurologia, reumatologia, ginecologia, pediatria) e materie caratterizzanti dell osteopatia (principi e tecniche osteopatiche, palpazione, manipolazione vertebrale e periferica, osteopatia viscerale e craniale, ragionamento clinico osteopatico, etica e deontologia).

Le universita che hanno attivato il corso

I primi corsi di laurea in osteopatia hanno preso avvio nell anno accademico 2024-2025 presso alcune universita italiane convenzionate con scuole di osteopatia esistenti. L attivazione progredisce nel triennio 2025-2027, con un numero crescente di sedi e di posti banditi. La laurea ottenuta in Italia abilita direttamente all esercizio e all iscrizione all albo, senza ulteriori esami di Stato.

Albo TSRM-PSTRP ed elenco speciale ad esaurimento

Una volta acquisito il titolo, l osteopata deve iscriversi all albo per poter esercitare. Il riferimento e la Federazione Nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, ovvero l ordine professionale dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione, istituito con la legge 3/2018 stessa.

Due percorsi di iscrizione

Esistono due modalita di iscrizione, pensate per due platee diverse:

1. Albo ordinario (nuovi laureati)

Riservato a chi consegue la laurea triennale in osteopatia dopo l attivazione dei corsi universitari. L iscrizione e automatica su domanda, presentando il titolo abilitante, e da accesso al pieno esercizio della professione su tutto il territorio nazionale e nell ambito del SSN.

2. Elenco speciale ad esaurimento (osteopati gia operanti)

E lo strumento di sanatoria per chi esercitava la professione di osteopata prima dell entrata in vigore dei decreti attuativi. La logica e quella di non penalizzare i professionisti che hanno costruito una carriera in assenza di una regolamentazione e che, in molti casi, hanno frequentato scuole private di osteopatia poi non equipollenti alla laurea.

Per accedere all elenco speciale occorre dimostrare:

  • il possesso di un titolo formativo in osteopatia (diploma di scuola privata, master, ecc.) rilasciato prima della data di apertura dei corsi universitari;
  • oppure, in alternativa, un esercizio professionale documentato per un periodo congruo di tempo, secondo i criteri stabiliti dai decreti del Ministero della Salute;
  • il superamento di una eventuale prova di valutazione, ove prevista dai decreti attuativi specifici.

L elenco e definito “ad esaurimento” perche, una volta chiuse le iscrizioni con i decreti attuativi specifici, non sara piu possibile entrarvi: chi non si iscrive nei termini perde la possibilita di esercitare in modo regolare se non con la nuova laurea.

Quanto costa l iscrizione

L iscrizione all ordine TSRM-PSTRP comporta una tassa annuale variabile per ogni ordine provinciale, generalmente compresa tra 100 e 200 euro l anno. A questa si aggiungono eventuali quote di prima iscrizione una tantum. La quota e deducibile dal reddito professionale per chi esercita come libero professionista.

Le porte aperte del SSN: cosa cambia nel 2026

Il riconoscimento dell osteopatia come professione sanitaria apre, almeno in linea di principio, le porte del Sistema Sanitario Nazionale. E la grande novita simbolica del 2026: l osteopatia esce dal limbo delle discipline bionaturali ed entra a tutti gli effetti tra le professioni che possono operare nelle strutture pubbliche del SSN, nelle convenzioni regionali e nei progetti di sanita integrata.

Cosa significa concretamente

L ingresso nel SSN non e ne automatico ne immediato. Significa che:

  • l osteopata puo essere assunto o convenzionato da aziende sanitarie locali (ASL), aziende ospedaliere e strutture sanitarie pubbliche o accreditate;
  • le sue prestazioni possono essere inserite nei percorsi assistenziali integrati, soprattutto in ortopedia, riabilitazione, terapia del dolore, ginecologia ostetrica;
  • le Regioni possono attivare specifici progetti sperimentali o convenzioni con osteopati, come gia avvenuto in passato in via pionieristica in alcune Regioni;
  • l osteopatia non rientra ancora nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), e quindi non e una prestazione “di diritto” coperta dal SSN per tutti i cittadini.

Il passaggio successivo, atteso negli anni a venire, e l eventuale inclusione di specifiche prestazioni osteopatiche nei LEA: solo a quel punto si potra parlare di osteopatia come prestazione completamente garantita dal sistema sanitario pubblico, esigibile dal cittadino con l unico costo del ticket. Ad oggi, l accesso passa prevalentemente per il regime libero-professionale e per le polizze sanitarie integrative.

L impatto sul cittadino

Per il cittadino utente, l ingresso dell osteopata tra i professionisti sanitari comporta:

  • maggior tutela: il professionista cui ci si rivolge e ora iscritto a un ordine, con codice deontologico, vigilanza disciplinare e copertura assicurativa obbligatoria per la responsabilita professionale;
  • certezza del titolo: la qualifica di osteopata e oggi protetta; chi la usa senza requisiti commette esercizio abusivo della professione;
  • integrazione con altri professionisti sanitari: l osteopata puo collaborare formalmente con medici, fisioterapisti e altri sanitari nei percorsi di cura;
  • detraibilita della spesa, come vedremo, alle condizioni previste dalla normativa fiscale.

Detrazione IRPEF 19% sulle prestazioni osteopatiche

Il riconoscimento dell osteopata come professione sanitaria ha un effetto immediato e tangibile per i contribuenti: le prestazioni osteopatiche sono spese sanitarie detraibili al 19% dall IRPEF, nel modello 730 o Redditi PF.

Quando la spesa e detraibile

La detrazione spetta a condizione che la prestazione sia resa da un osteopata iscritto all albo o all elenco speciale ad esaurimento dell ordine TSRM-PSTRP. La detrazione e disciplinata dall articolo 15, comma 1, lettera c) del TUIR (DPR 917/1986), che ammette in detrazione le spese sanitarie sostenute per “prestazioni rese da medici e da personale sanitario abilitato”.

Tabella esempio: quanto si risparmia con la detrazione 19%

Spesa osteopatica annuaFranchigiaBase di calcoloDetrazione IRPEF 19%
500 euro129,11 euro370,89 eurocirca 70 euro
800 euro129,11 euro670,89 eurocirca 127 euro
1.200 euro129,11 euro1.070,89 eurocirca 203 euro
2.000 euro129,11 euro1.870,89 eurocirca 355 euro

Attenzione alla franchigia: le spese sanitarie sono detraibili solo per la parte che eccede 129,11 euro complessivi annui (l importo storico della franchigia delle spese sanitarie, in vigore dalla riforma della detrazione). La franchigia si applica una sola volta sul totale di tutte le spese sanitarie sostenute nell anno, non per ogni ricevuta.

Requisiti pratici per la detrazione

  • Documentazione: ricevuta o fattura del professionista, intestata al contribuente che intende detrarre, con descrizione della prestazione, codice fiscale del professionista e numero di iscrizione all albo.
  • Tracciabilita del pagamento: dal 2020, salvo poche eccezioni (acquisto di farmaci e prestazioni rese da strutture pubbliche/accreditate), le spese sanitarie sono detraibili solo se pagate con metodi tracciabili: bonifico, carta di credito o debito, bancomat, assegni, app di pagamento. Il contante non e ammesso.
  • Limite reddituale: dal 2020 la detrazione del 19% sulle spese sanitarie segue le regole di parametrazione al reddito complessivo previste dall articolo 15, comma 3-bis del TUIR. Sopra 120.000 euro la detrazione si riduce progressivamente; sopra 240.000 euro non spetta piu (con alcune eccezioni per farmaci e prestazioni essenziali).

Come compilare il 730

Le spese osteopatiche vanno indicate nel Quadro E del modello 730, alla riga E1 (spese sanitarie), sommandole a tutte le altre spese sanitarie dell anno. Il CAF, in fase di compilazione, applica automaticamente la franchigia e calcola la detrazione spettante. Conservare le ricevute per 5 anni a fini di eventuali controlli.

Esenzione IVA sulle prestazioni sanitarie dell osteopata

Sul lato della tassazione IVA, l osteopata iscritto all albo o all elenco speciale beneficia dell esenzione IVA sulle prestazioni sanitarie rese alla persona. Il riferimento e l articolo 10, primo comma, numero 18, del DPR 633/1972, che dichiara esenti dall imposta le “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza”.

Cosa cambia rispetto al passato

Fino al pieno riconoscimento, le prestazioni di un osteopata non sanitario erano soggette ad IVA ordinaria (22%) oppure, in alcuni casi, rientravano in regimi speciali (esenti come attivita di benessere, ma con minori tutele). Oggi, una volta iscritto all elenco speciale o all albo, l osteopata applica:

  • esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972 in fattura, con la dicitura “operazione esente IVA ex art. 10, n. 18, DPR 633/72”;
  • marca da bollo da 2 euro sulle ricevute o fatture di importo superiore a 77,47 euro (regola generale per documenti esenti IVA);
  • nessun obbligo di liquidazione IVA a credito o debito sulle prestazioni sanitarie esenti.

Implicazioni sulla fatturazione

L osteopata in regime ordinario emette fattura elettronica esente IVA con corretto codice natura N4 (operazioni esenti). L osteopata in regime forfettario, invece, era gia esonerato dall IVA per scelta del regime e dal 2024 e tenuto alla fattura elettronica come tutti gli altri forfettari.

Esempio pratico

Marco e un osteopata libero professionista, iscritto all elenco speciale. Riceve in studio un paziente per un trattamento osteopatico del costo di 70 euro. Marco emette ricevuta o fattura per 70 euro, senza IVA, indicando l esenzione ex art. 10. Non applica la marca da bollo perche l importo e inferiore a 77,47 euro. Per una seduta successiva da 90 euro, Marco dovra applicare la marca da bollo da 2 euro (la cui spesa, per legge, puo essere addebitata al cliente).

Tessera sanitaria e invio dati: gli obblighi degli osteopati

Tra gli obblighi che derivano dal riconoscimento come professione sanitaria c e l invio dei dati delle spese al Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS). E un obbligo che riguarda tutti i professionisti sanitari e che serve per la precompilazione del 730: i dati trasmessi vengono inseriti automaticamente nella dichiarazione precompilata dal contribuente.

Come funziona l invio

  • l osteopata, una volta iscritto all albo o all elenco speciale, si accredita al portale Sistema TS dell Agenzia delle Entrate-Sogei;
  • trasmette i dati di tutte le prestazioni rese, con codice fiscale del paziente, importo, data e tipologia di pagamento;
  • la trasmissione avviene con scadenze semestrali o annuali a seconda dei provvedimenti annuali dell Agenzia delle Entrate;
  • il paziente puo esercitare il diritto di opposizione all invio dei propri dati, se non vuole che la spesa compaia in precompilata.

Sanzioni in caso di mancato invio

L omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati al Sistema TS comporta una sanzione di 100 euro per ogni comunicazione, con un massimo di 50.000 euro per anno, ai sensi del decreto legislativo 175/2014. Sono previste riduzioni significative se la trasmissione corretta avviene entro 60 giorni dalla scadenza.

Regime fiscale dell osteopata: partita IVA e forfettario

Sul piano fiscale, l osteopata libero professionista puo scegliere tra regime forfettario e regime ordinario semplificato. La scelta dipende da volumi di fatturato, presenza di costi significativi e altre variabili individuali.

Codice ATECO dell osteopata

Con la classificazione ATECO 2025 (entrata in vigore dal 1 aprile 2025), le attivita sanitarie e di riabilitazione, comprese quelle osteopatiche, sono ricomprese nei codici della sezione Q (Sanita e assistenza sociale). In particolare, l osteopata iscritto all elenco speciale o all albo utilizza un codice ATECO della famiglia 86.90 (“altri servizi di assistenza sanitaria”), con sotto-codice specifico per le professioni della riabilitazione. Il codice esatto puo variare in base alla configurazione del singolo studio e va verificato in fase di apertura partita IVA.

Regime forfettario per l osteopata

Il regime forfettario, disciplinato dalla legge 190/2014 e successive modifiche, e particolarmente vantaggioso per l osteopata che inizia o per chi ha studi di dimensioni contenute. Caratteristiche per il 2026:

  • limite di ricavi/compensi: 85.000 euro l anno per la permanenza nel regime;
  • uscita immediata se in corso d anno si supera la soglia di 100.000 euro;
  • coefficiente di redditivita: 78% per le prestazioni professionali e di servizi (l osteopata applica il 78%, come tutti i professionisti con codice della sezione Q sanita);
  • imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni di attivita, se rispettati i requisiti);
  • esonero IVA a prescindere dall iscrizione all albo (il forfettario non addebita IVA in fattura);
  • esonero da ritenuta d acconto sulle fatture emesse;
  • fattura elettronica obbligatoria dal 1 gennaio 2024 anche per i forfettari (senza piu soglia minima).

Contributi previdenziali

L osteopata, in attesa di una specifica cassa previdenziale, e tenuto all iscrizione alla Gestione Separata INPS. L aliquota contributiva, per il 2026, e del 26,07% per i professionisti privi di altra previdenza obbligatoria, applicata sul reddito imponibile. I contributi versati alla Gestione Separata sono integralmente deducibili dal reddito imponibile, riducendo la base IRPEF (nel regime ordinario) o costituendo unica deduzione possibile (nel regime forfettario).

Quando rivolgersi al CAF

Il CAF Centro Fiscale di Udine puo affiancare l osteopata in tutte le fasi:

  • analisi di convenienza tra regime forfettario e ordinario;
  • apertura della partita IVA e iscrizione INPS Gestione Separata;
  • tenuta della contabilita semplificata e adempimenti annuali;
  • predisposizione e invio della dichiarazione dei redditi;
  • per i pazienti, predisposizione del 730 con detrazione delle spese osteopatiche e di tutte le altre spese sanitarie.

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Domande frequenti su osteopatia e SSN

L osteopata e davvero una professione sanitaria nel 2026?

Si. L osteopata e una professione sanitaria istituita dalla legge 3/2018 (legge Lorenzin), il cui profilo professionale e stato definito dal DPCM 25 marzo 2024. L ordinamento didattico della laurea triennale e stato approvato con decreto interministeriale del 7 luglio 2023. Per esercitare occorre essere iscritti all albo o all elenco speciale ad esaurimento dell ordine TSRM-PSTRP.

Posso detrarre le sedute di osteopatia nel 730?

Si, se la prestazione e resa da un osteopata regolarmente iscritto all albo o all elenco speciale ad esaurimento del TSRM-PSTRP. La detrazione e del 19% sulla parte di spese sanitarie eccedente la franchigia di 129,11 euro complessivi annui. Il pagamento deve essere tracciabile (no contante) e si deve conservare la ricevuta o fattura per 5 anni.

Le prestazioni osteopatiche sono coperte dal SSN?

L osteopatia non rientra ancora nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), quindi non e una prestazione coperta universalmente dal SSN per tutti i cittadini. Tuttavia, l osteopata puo essere assunto o convenzionato da strutture pubbliche, e singole Regioni o ASL possono attivare percorsi assistenziali che includono l osteopatia. Per ora, l accesso prevalente resta in regime libero-professionale.

Come si diventa osteopata oggi?

Dal 2024-2025 il percorso ufficiale per i nuovi osteopati e la laurea triennale in Osteopatia (classe LSNT/2), attivata presso alcune universita italiane sulla base del decreto interministeriale 7 luglio 2023. L accesso e a numero programmato, con test di ammissione delle professioni sanitarie. Il titolo abilita all iscrizione all albo TSRM-PSTRP. Chi gia esercitava prima dell entrata in vigore dei decreti puo iscriversi all elenco speciale ad esaurimento, con criteri specifici di valutazione.

Le prestazioni osteopatiche pagano IVA?

No. Una volta iscritto all albo o all elenco speciale, l osteopata applica l esenzione IVA prevista dall articolo 10, numero 18, del DPR 633/1972. La fattura riporta la dicitura “operazione esente IVA ex art. 10 n. 18 DPR 633/72” e la marca da bollo da 2 euro per importi superiori a 77,47 euro.

L osteopata deve inviare i dati al Sistema Tessera Sanitaria?

Si. Come tutte le professioni sanitarie, l osteopata iscritto all albo o all elenco speciale e tenuto a trasmettere al Sistema TS i dati delle spese sostenute dai pazienti. Questi dati confluiscono nella dichiarazione 730 precompilata e consentono al contribuente di vedersi gia inserite in dichiarazione le spese osteopatiche detraibili.

Posso aprire la partita IVA come osteopata in regime forfettario?

Si, il regime forfettario e perfettamente compatibile con l attivita di osteopata. Il coefficiente di redditivita applicabile e generalmente del 78% (prestazioni di servizi/professionali) e l imposta sostitutiva e del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni in presenza dei requisiti di nuova attivita. Per orientarsi nella scelta tra regime forfettario e ordinario semplificato, e utile rivolgersi a un CAF o a un commercialista che valuti la situazione specifica.

Il CAF Centro Fiscale di Udine puo aiutarmi?

Si. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste sia gli osteopati che esercitano la professione (apertura partita IVA, contabilita, dichiarazioni, gestione adempimenti previdenziali Gestione Separata INPS) sia i pazienti che vogliono detrarre nel 730 le spese sostenute per le prestazioni osteopatiche, controllando la completezza della documentazione e la tracciabilita dei pagamenti.

Conclusioni: un cambiamento di portata storica

L apertura delle porte del SSN all osteopatia non e una rivoluzione del giorno per giorno: e l esito di un percorso normativo di sei anni e l inizio di un nuovo capitolo per migliaia di professionisti e per i loro pazienti. La professione e oggi pienamente regolata, l obbligo di iscrizione all albo garantisce standard di formazione e tutela del cittadino, la spesa e detraibile e la fatturazione e ordinata secondo le regole delle altre professioni sanitarie.

Il prossimo passo, per il quale si lavora gia, e l integrazione progressiva di specifiche prestazioni osteopatiche nei LEA e nei percorsi di sanita pubblica: solo allora si potra dire che l osteopatia e entrata davvero nel SSN come prestazione esigibile dal cittadino. Per il momento, il segnale e chiaro: l osteopatia non e piu disciplina di confine, ma professione sanitaria a pieno titolo, con tutti i diritti e gli obblighi che ne derivano.

Per qualsiasi necessita – apertura partita IVA, scelta del regime fiscale, gestione adempimenti, dichiarazione 730 con detrazioni – il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione di osteopati e pazienti per orientarsi tra norme e adempimenti.

Maggio 27, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 15:10:272026-05-31 22:22:54Osteopatia, si aprono le porte del Sistema Sanitario Nazionale: cosa cambia nel 2026
CAF, PARTITA IVA

Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Una nuova sanatoria per le partite IVA torna al centro del dibattito parlamentare. Un emendamento presentato in sede di conversione di uno dei decreti fiscali in discussione punta a riaprire i termini del ravvedimento speciale collegato al Concordato Preventivo Biennale (CPB), dando una seconda possibilità ai contribuenti che non hanno aderito entro la scadenza ordinaria del 16 marzo 2026 oppure che hanno aderito ma non hanno versato per intero la prima rata. L’obiettivo politico dichiarato è duplice: sanare le annualità d’imposta dal 2018 al 2022 per i soggetti ISA che decidono di entrare nel CPB 2024-2025, e al tempo stesso fare cassa con un’imposta sostitutiva ridotta rispetto alla tassazione ordinaria.

In questa guida operativa il CAF Centro Fiscale di Udine spiega in modo chiaro che cos’è il ravvedimento speciale CPB, perché si parla di “riapertura”, chi può accedervi, come si calcola l’imposta sostitutiva, quali sono le aliquote previste, come si compila il modello F24 e quali sono le possibili nuove scadenze ipotizzate dall’emendamento. Trovi anche esempi pratici di calcolo, una tabella riepilogativa per voto ISA e una FAQ con le risposte ai dubbi più frequenti dei contribuenti che ci contattano allo sportello.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è il ravvedimento speciale CPB e perché si parla di sanatoria
  2. L’emendamento di riapertura: contenuti e iter parlamentare
  3. Chi può aderire alla sanatoria delle partite IVA
  4. Annualità coperte e cause ostative
  5. Aliquote dell’imposta sostitutiva in base al voto ISA
  6. Come si calcola la base imponibile del ravvedimento
  7. Esempio pratico di calcolo per un professionista
  8. Scadenze di versamento e rateazione F24
  9. Codici tributo F24 e modalità di compilazione
  10. Vantaggi, rischi e convenienza del ravvedimento speciale
  11. Gli errori più comuni da evitare
  12. Assistenza del CAF Centro Fiscale di Udine
  13. Domande frequenti

Cos’è il ravvedimento speciale CPB e perché si parla di sanatoria

Il ravvedimento speciale CPB è una misura fiscale introdotta dall’articolo 2-quater del Decreto Legge 9 agosto 2024 n. 113 (il cosiddetto “Decreto Omnibus”, convertito con modificazioni dalla Legge 7 ottobre 2024 n. 143). Si tratta, in sostanza, di una sanatoria riservata alle partite IVA che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) e che decidono di aderire al Concordato Preventivo Biennale 2024-2025.

In parole semplici: chi aderisce al CPB può “chiudere i conti” con il Fisco per le annualità precedenti pagando un’imposta sostitutiva una tantum sul reddito d’impresa o di lavoro autonomo e sul valore della produzione netta IRAP. In cambio, ottiene una protezione dagli accertamenti fiscali per le annualità sanate, con alcune importanti eccezioni che vedremo più avanti.

La norma ha avuto un’accoglienza inferiore alle aspettative del Governo. Per questo motivo, già una prima riapertura era stata disposta con il Decreto Legge 19 ottobre 2024 n. 155 (Decreto Fiscale collegato alla Manovra 2025), che aveva spostato il termine per aderire e pagare la prima rata. Oggi, a maggio 2026, si discute di una seconda finestra di adesione, perché molti contribuenti — anche per scarsa informazione o per timore di pagare troppo — hanno lasciato passare le precedenti scadenze.

L’emendamento di riapertura: contenuti e iter parlamentare

L’emendamento per la riapertura del ravvedimento CPB nasce dall’esigenza di rispondere a tre problemi concreti emersi nei primi mesi del 2026:

  • Adesioni inferiori al previsto: molte partite IVA non hanno aderito al CPB 2024-2025 entro il 31 ottobre 2024 e di conseguenza non hanno potuto attivare nemmeno il ravvedimento speciale.
  • Calcoli complessi sul reddito storico: la base imponibile del ravvedimento dipende dai redditi ISA degli anni precedenti, e molti contribuenti si sono trovati a dover rifare i conti a ridosso della scadenza.
  • Decadenze formali: alcuni soggetti che avevano aderito hanno saltato il versamento della prima rata del 31 marzo 2025, decadendo automaticamente dal beneficio.

L’emendamento, nelle versioni rese note dagli organi di stampa specializzata, prevede in linea di massima quattro misure:

  1. Una nuova finestra temporale per aderire al ravvedimento speciale CPB, ipotizzata a cavallo della seconda metà del 2026.
  2. La possibilità di riammettere chi è decaduto dal beneficio per omesso versamento della prima rata, dietro pagamento di una piccola maggiorazione.
  3. La conferma del meccanismo di calcolo dell’imposta sostitutiva basato sul voto ISA e sul reddito storico, senza modifiche sostanziali alle aliquote.
  4. L’estensione del ravvedimento speciale ai contribuenti in regime forfettario che hanno aderito al CPB sperimentale 2024 (oggi limitato all’annualità 2024 per i forfettari).

L’iter è ancora in corso. Per questo motivo invitiamo i contribuenti a non assumere decisioni definitive sulla base delle bozze in discussione, ma ad attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo definitivo. Nel frattempo, è utile prepararsi raccogliendo la documentazione necessaria e simulando il costo dell’eventuale adesione.

Chi può aderire alla sanatoria delle partite IVA

La sanatoria partite IVA tramite ravvedimento CPB non è aperta a tutti: il legislatore l’ha riservata a una platea ben precisa. Possono aderire i contribuenti che, contemporaneamente, soddisfano le seguenti condizioni:

  • Sono soggetti ISA (cioè applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità nelle dichiarazioni dei redditi).
  • Hanno aderito (o aderiranno, se passa la riapertura) al Concordato Preventivo Biennale per le annualità 2024-2025.
  • Non hanno cause di esclusione automatica (ad esempio, condanne per determinati reati tributari nei dieci anni precedenti).

Cosa significa essere “soggetti ISA”

Gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) sono lo strumento con cui l’Agenzia delle Entrate misura il grado di “affidabilità fiscale” di imprese e lavoratori autonomi. Ogni anno, in dichiarazione dei redditi, il contribuente ISA riceve un voto da 1 a 10: più alto è il voto, più premiale è il trattamento fiscale (in termini, ad esempio, di esoneri da visto di conformità o di riduzione dei termini di accertamento). Sono soggetti ISA gli esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo con ricavi o compensi fino a 5.164.569 euro annui, con esclusione dei forfettari (per i quali esiste un CPB specifico e semplificato).

Chi resta escluso anche dopo la riapertura

Anche se l’emendamento dovesse passare, restano esclusi dalla sanatoria:

  • I contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi per una o più delle annualità da sanare (in questo caso si parla di omessa dichiarazione, fattispecie non rimediabile con il ravvedimento speciale).
  • Coloro che hanno ricevuto processi verbali di constatazione (PVC), schemi di atto di accertamento o atti impositivi per le annualità che si intenderebbero sanare e che non sono ancora stati definiti.
  • I soggetti con cause ostative di natura penale previste dal D.Lgs. 74/2000.

Annualità coperte e cause ostative

Il ravvedimento speciale CPB copre cinque annualità d’imposta: 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022. Sono escluse le annualità 2023 e successive, che restano accertabili con le ordinarie regole del ravvedimento operoso o tramite gli istituti deflativi del contenzioso. Il senso dell’operazione è quello di consentire al contribuente che sceglie di “fare pace” con il Fisco aderendo al CPB di chiudere anche eventuali pendenze del passato pagando un’imposta proporzionalmente ridotta.

Sconto specifico per le annualità Covid

Per le annualità 2020 e 2021, che hanno risentito pesantemente della pandemia, la legge prevede una riduzione del 30% dell’imposta sostitutiva dovuta. Questo riconoscimento tiene conto del fatto che, in quegli anni, l’affidabilità fiscale misurata dagli ISA è stata influenzata dagli effetti economici del Covid-19 e dai correttivi straordinari approvati dal MEF.

Cause ostative che fanno decadere la protezione

Anche dopo il pagamento dell’imposta sostitutiva, la protezione dagli accertamenti non è assoluta: decade nei seguenti casi:

  • Decadenza dal Concordato Preventivo Biennale (ad esempio per omesso versamento dell’acconto CPB o per cessazione dell’attività).
  • Applicazione di misure cautelari personali o reali, oppure notifica di provvedimenti che comportano l’esercizio dell’azione penale per i reati tributari più gravi.
  • Mancato pagamento, anche parziale, delle rate del ravvedimento (per chi sceglie la rateazione).

Aliquote dell’imposta sostitutiva in base al voto ISA

Il cuore tecnico della sanatoria partite IVA è il meccanismo di calcolo dell’imposta sostitutiva, che varia in funzione del voto ISA ottenuto in ciascuna annualità da sanare. L’aliquota colpisce sia l’imposta sostitutiva sui redditi (IRPEF/IRES + addizionali) sia, separatamente, una sostitutiva sull’IRAP.

Aliquote sull’imposta sostitutiva dei redditi

Voto ISA dell’annualitàAliquota imposta sostitutiva redditi
ISA pari a 1010%
ISA da 8 a meno di 1012%
ISA inferiore a 815%

Aliquote sull’imposta sostitutiva IRAP

Voto ISA dell’annualitàAliquota imposta sostitutiva IRAP
ISA pari a 103,9%
ISA da 8 a meno di 103,9%
ISA inferiore a 83,9%

L’aliquota IRAP è dunque fissa al 3,9%, indipendentemente dal voto ISA. La progressività del prelievo opera solo sulla parte “redditi”, che è anche quella che pesa di più sul costo complessivo della sanatoria.

Importo minimo dovuto

Per ciascuna delle annualità sanate, l’imposta sostitutiva sui redditi non può comunque essere inferiore a 1.000 euro, anche nel caso in cui il contribuente non abbia conseguito redditi imponibili o abbia chiuso in perdita. Questo importo minimo è una clausola di salvaguardia: serve a evitare adesioni “simboliche” con esborsi irrisori.

Come si calcola la base imponibile del ravvedimento

La base imponibile dell’imposta sostitutiva non coincide con il reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato nell’annualità: è un valore “incrementato” che dipende dal voto ISA. La logica è quella di chiedere un’imposta proporzionale all’incremento teorico del reddito che il Fisco avrebbe potuto contestare in sede di accertamento.

  • Per ISA 10: incremento del 5% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 9: incremento del 10% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 8: incremento del 20% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 7: incremento del 30% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 6: incremento del 40% del reddito dichiarato.
  • Per ISA inferiore a 6: incremento del 50% del reddito dichiarato.

Sull’incremento così determinato si applica l’aliquota dell’imposta sostitutiva sui redditi prevista per quel voto ISA (10%, 12% o 15%). Analogo meccanismo opera per l’IRAP, dove però la base imponibile di riferimento è il valore della produzione netta dichiarato in dichiarazione IRAP per l’annualità da sanare.

Esempio pratico di calcolo per un professionista

Immaginiamo il caso di Marco, ingegnere con partita IVA in regime ordinario semplificato. Marco è soggetto ISA, ha aderito al CPB 2024-2025 e vuole valutare la convenienza del ravvedimento speciale per l’annualità 2022. In quell’anno ha dichiarato:

  • Reddito di lavoro autonomo: 60.000 euro.
  • Voto ISA conseguito: 8,5.
  • IRAP: nessuna, in quanto privo di autonoma organizzazione.

Il calcolo del ravvedimento per il 2022 di Marco si svolge in tre passaggi:

  1. Incremento del reddito: con voto ISA 8,5, applicando il coefficiente di incremento previsto per la fascia ISA 8 (cioè 20%, essendo i coefficienti applicati per voto pieno arrotondato per difetto secondo la prassi operativa più diffusa) → 60.000 x 20% = 12.000 euro di base imponibile incrementale.
  2. Aliquota applicabile: 12% (fascia ISA 8-10) → 12.000 x 12% = 1.440 euro.
  3. Confronto con minimo: 1.440 euro è superiore al minimo di 1.000 euro, quindi è dovuta la cifra calcolata. Marco verserà 1.440 euro per sanare il 2022.

Se Marco decidesse di estendere la sanatoria a tutte e cinque le annualità (2018-2022) — supponendo redditi e voti ISA paragonabili — il costo complessivo si aggirerebbe attorno ai 6.000-8.000 euro. Una cifra significativa, ma da confrontare con il rischio (concreto, per soggetti ISA medio-bassi) di un accertamento ordinario che potrebbe ricostruire ricavi superiori e applicare aliquote IRPEF marginali fino al 43%, oltre a sanzioni dal 90% al 180% dell’imposta evasa.

Variante: l’annualità 2020 con sconto Covid

Se la stessa annualità 2020 avesse generato un’imposta sostitutiva di 1.440 euro, lo sconto Covid del 30% ridurrebbe l’importo a circa 1.008 euro. Tuttavia, scattando il minimo di 1.000 euro, il contribuente verserebbe comunque 1.008 euro (di fatto sopra soglia). Il minimo opera quindi come “pavimento” che limita l’effetto agevolativo dello sconto Covid sulle posizioni meno onerose.

Scadenze di versamento e rateazione F24

Il versamento dell’imposta sostitutiva può essere effettuato in un’unica soluzione oppure in rate mensili. La normativa originaria prevedeva un massimo di 24 rate mensili di pari importo, con applicazione di interessi al tasso legale e con prima rata a marzo 2025. Le riaperture successive — e quella oggi all’esame del Parlamento — riprogrammano le scadenze, ma mantengono la struttura del piano di ammortamento.

Il punto cruciale è che il mancato pagamento anche di una sola rata comporta la decadenza dalla sanatoria, con conseguente perdita della protezione dagli accertamenti per tutte le annualità sanate, salvo il riconoscimento del versato come acconto sulle imposte ordinariamente dovute. È quindi essenziale, prima di optare per il ravvedimento, valutare con realismo la propria sostenibilità finanziaria sui prossimi 24 mesi.

Possibile nuovo calendario con l’emendamento

Le bozze dell’emendamento ipotizzano un calendario di questo tipo (da confermare con il testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale):

  • Nuova finestra di adesione: aperta nella seconda metà del 2026 (i tempi precisi dipendono dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto in cui l’emendamento si innesta).
  • Prima rata o pagamento unico: collocato in prossimità della chiusura della nuova finestra di adesione.
  • Rateazione: confermata la possibilità di rateizzare fino a 24 mesi.
  • Riammissione decaduti: per chi è decaduto, possibilità di rientrare versando le rate arretrate maggiorate di interessi e di una piccola sanzione “di rientro”.

Codici tributo F24 e modalità di compilazione

Il versamento avviene tramite modello F24 in modalità telematica (F24 web, Entratel/Fisconline o tramite intermediario abilitato). Per i versamenti del ravvedimento speciale CPB l’Agenzia delle Entrate ha istituito appositi codici tributo dedicati tramite specifica risoluzione pubblicata nell’autunno 2024. I codici tributo sono distinti per tipologia:

  • Un codice tributo dedicato all’imposta sostitutiva sui redditi e relative addizionali per i soggetti ISA che applicano l’art. 2-quater D.L. 113/2024.
  • Un codice tributo dedicato all’imposta sostitutiva IRAP per i medesimi soggetti.
  • Un codice tributo distinto per i contribuenti in regime forfettario che hanno aderito al CPB sperimentale 2024.

Nel modello F24 il contribuente deve indicare, per ciascun codice tributo, l’anno di riferimento dell’annualità sanata (es. 2018, 2019, 2020, 2021 o 2022) e, in caso di rateazione, il numero della rata e il numero totale delle rate (es. “0124” per la prima di 24 rate). È fondamentale prestare attenzione alla corretta indicazione dell’anno: errori nella compilazione possono determinare imputazioni sbagliate e generare avvisi bonari evitabili.

Compensazione con crediti d’imposta

L’imposta sostitutiva del ravvedimento speciale CPB è compensabile orizzontalmente in F24 con altri crediti d’imposta nel rispetto delle regole ordinarie sulle compensazioni (visto di conformità sopra i 5.000 euro per i crediti tributari, tetti di compensazione annuali, eventuali sospensioni per debiti iscritti a ruolo superiori a 100.000 euro). Per i contribuenti che hanno crediti IRPEF, IRES o IVA inutilizzati, la compensazione è una leva utile per ridurre l’esborso di cassa.

Vantaggi, rischi e convenienza del ravvedimento speciale

Prima di firmare l’adesione, occorre fare un bilancio onesto di pro e contro. Il ravvedimento speciale CPB non è una scelta neutra: ha un costo certo immediato (l’imposta sostitutiva) a fronte di un beneficio probabilistico (la riduzione del rischio di accertamento). Ecco una sintesi.

I principali vantaggi

  • Aliquote agevolate (10%, 12% o 15%) molto inferiori alle aliquote IRPEF marginali (fino al 43%) e alle addizionali regionali e comunali.
  • Sterilizzazione del rischio accertamento per le annualità sanate, salvo le cause ostative residuali.
  • Rateazione fino a 24 mesi, utile per chi non può sostenere l’esborso in un’unica soluzione.
  • Compensabilità in F24 con altri crediti d’imposta.
  • Effetto premiale sul rating fiscale: chi aderisce dimostra cooperazione con l’Amministrazione finanziaria, elemento utile in ottica di tax compliance pluriennale.

I rischi da considerare

  • Esborso certo anche in caso di posizione fiscale corretta: chi non ha nulla da temere paga comunque, e questo è il principale motivo di disaffezione verso lo strumento.
  • Decadenza per omesso versamento: la perdita anche di una sola rata azzera il beneficio per tutte le annualità.
  • Decadenza dal CPB: la sanatoria è legata all’adesione al Concordato Preventivo Biennale. Se il contribuente decade dal CPB, perde anche gli effetti del ravvedimento speciale.
  • Eccezioni alla protezione: l’accertamento resta possibile in caso di reati tributari gravi, frode fiscale, e in alcuni casi di reddito non dichiarato emerso da fonti esterne (es. indagini finanziarie).

Quando il ravvedimento conviene davvero

In termini molto pragmatici, il ravvedimento speciale CPB è particolarmente conveniente per:

  • Partite IVA con voti ISA medio-bassi (sotto 8) e redditi storici significativi, che hanno una probabilità di accertamento più elevata.
  • Contribuenti con annualità a rischio di prescrizione “imminente”: il ravvedimento “blinda” il passato.
  • Soggetti che vogliono pianificare il futuro fiscale ripartendo da un foglio pulito, magari in vista di un’operazione straordinaria (cessione d’azienda, ingresso di soci, accesso al credito bancario).

Al contrario, è meno conveniente per chi ha sempre dichiarato in modo trasparente, ha voti ISA elevati (9-10) e nessun elemento di rischio: in questi casi l’imposta sostitutiva diventa di fatto un “premio” pagato per un’assicurazione poco utile.

Gli errori più comuni da evitare

Nel primo anno di applicazione della norma abbiamo visto, presso lo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrere alcuni errori tipici. Eccoli, perché la riapertura non si trasformi in una nuova occasione persa.

  • Aderire senza simulare il costo: il calcolo dell’imposta sostitutiva, soprattutto su cinque annualità, richiede attenzione. Procedere senza una simulazione precisa rischia di portare a sorprese di cassa.
  • Confondere il ravvedimento speciale con il ravvedimento operoso ordinario: sono due istituti diversi. Il ravvedimento operoso ordinario sana errori specifici dichiarati spontaneamente; il ravvedimento speciale CPB è una sanatoria forfettaria che copre tutte le annualità incluse, indipendentemente dalla presenza di errori.
  • Saltare il versamento di una rata: come detto, fa decadere l’intera sanatoria. Impostare reminder e domiciliazioni bancarie è fondamentale.
  • Non valutare le cause ostative: aderire avendo già un PVC o un atto in corso significa, in concreto, pagare senza ottenere protezione su quegli atti.
  • Trascurare l’effetto sul CPB: la decadenza dal CPB (es. per omesso versamento dell’acconto annuale) compromette anche il ravvedimento. Tenere insieme i due adempimenti è la regola d’oro.

Assistenza del CAF Centro Fiscale di Udine

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste le partite IVA del territorio nell’analisi della convenienza del ravvedimento speciale CPB, nella simulazione del costo per ogni annualità, nella compilazione dei modelli F24 e nella gestione delle rate. Offriamo:

  • Check-up preliminare gratuito della posizione ISA degli ultimi cinque anni.
  • Calcolo personalizzato dell’imposta sostitutiva con due scenari di pagamento (unica soluzione vs rateazione).
  • Predisposizione e invio telematico dei modelli F24.
  • Monitoraggio delle scadenze e dei pagamenti, con alert su eventuali rate in scadenza.
  • Consulenza integrata sul Concordato Preventivo Biennale 2024-2025 e sulle adesioni future.

Per fissare un appuntamento, è possibile contattare il CAF tramite il sito centrofiscale.com o chiamando i recapiti pubblicati. Per gli aspetti più tecnici legati alla disciplina, restiamo in attesa del testo definitivo dell’emendamento e ne pubblicheremo un aggiornamento dedicato non appena la legge sarà in Gazzetta Ufficiale.

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Domande frequenti sulla sanatoria partite IVA e il ravvedimento CPB

Posso aderire alla sanatoria senza essere nel Concordato Preventivo Biennale?

No. Il ravvedimento speciale CPB è strutturalmente collegato all’adesione al Concordato Preventivo Biennale 2024-2025: chi non aderisce al CPB non può accedere alla sanatoria. L’emendamento in discussione punta proprio a permettere a chi non aveva aderito al CPB di farlo ora, riaprendo entrambi i termini.

Quali annualità posso sanare con il ravvedimento speciale?

Le annualità d’imposta dal 2018 al 2022 incluse. Le annualità più recenti non rientrano nella sanatoria e devono essere gestite con gli ordinari istituti del ravvedimento operoso, dell’accertamento con adesione o degli altri strumenti deflativi del contenzioso.

Sono in regime forfettario: posso accedere alla sanatoria?

Il regime forfettario ha un proprio Concordato Preventivo Biennale sperimentale limitato al solo 2024 e una versione di ravvedimento speciale dedicata. L’emendamento in discussione potrebbe estenderne l’operatività o riaprirne i termini. Suggeriamo ai forfettari di valutare la propria posizione caso per caso con l’assistenza del CAF.

Cosa succede se salto una rata?

Il mancato pagamento, anche parziale, di una rata fa decadere la sanatoria su tutte le annualità incluse. Il versato resta acquisito a titolo di acconto sulle imposte ordinariamente dovute, ma il contribuente perde la protezione dagli accertamenti. Per questo è essenziale pianificare con cura la rateazione.

L’imposta sostitutiva è deducibile dal reddito?

No. L’imposta sostitutiva del ravvedimento speciale CPB non è deducibile né dal reddito d’impresa né dal reddito di lavoro autonomo. Si tratta di un costo “puro” che il contribuente sopporta in cambio della chiusura delle pendenze passate.

Se sono stato escluso dal CPB perché ho cessato l’attività, posso comunque sanare?

La cessazione dell’attività è una delle cause di decadenza dal CPB e, di conseguenza, dal ravvedimento speciale. In presenza di cessazione intervenuta dopo l’adesione, la posizione va valutata caso per caso, perché possono esserci profili di tutela dei versamenti già effettuati. Consigliamo di rivolgersi al CAF per un’analisi puntuale della situazione.

Aggiornamento: la pagina sarà aggiornata non appena il testo definitivo dell’emendamento sulla sanatoria delle partite IVA e del ravvedimento speciale CPB verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Per non perdere gli aggiornamenti, iscriviti alla newsletter del CAF Centro Fiscale di Udine.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 13:10:272026-05-31 22:22:46Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Passare da Forfettario a Ordinario 2026: Quando Conviene, Procedura e Costi

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Il regime forfettario e una scelta vantaggiosa per molte partite IVA italiane, ma non e un porto sicuro per sempre. Esistono casi obbligatori in cui devi uscirne (superamento dei limiti di ricavi o cause ostative) e casi volontari in cui ti conviene davvero passare al regime ordinario, soprattutto quando hai costi elevati o investimenti importanti da ammortizzare.

In questa guida completa al passaggio da forfettario a ordinario nel 2026 trovi: i limiti di legge aggiornati (85.000 e 100.000 euro), come si comunica l’opzione all’Agenzia delle Entrate, la soglia di convenienza con esempi numerici reali, le regole su IVA, IRPEF, ammortamenti e detrazioni. Se hai dubbi sulla tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a fare i conti corretti prima di prendere una decisione che vale anni di tasse.

Indice dei contenuti

  1. Quando passare da forfettario a ordinario: i casi
  2. Uscita obbligatoria: limiti 85.000 e 100.000 euro
  3. Cause ostative sopravvenute
  4. Uscita volontaria: quando conviene
  5. Come passare: opzione e comunicazione AdE
  6. Tassazione ordinaria: IRPEF, addizionali, IRAP
  7. IVA, liquidazioni periodiche e LIPE
  8. Deducibilita costi e ammortamenti
  9. Calcolo soglia di convenienza con esempi
  10. Esempio comparativo: 70.000 ricavi e 25.000 costi
  11. Pratica con commercialista o CAF
  12. Domande frequenti

Quando passare da forfettario a ordinario: i casi

Il passaggio dal regime forfettario al regime ordinario puo avvenire per due motivi principali: una causa obbligatoria prevista dalla legge (Legge 190/2014 e successive modifiche) o una scelta volontaria fatta per convenienza fiscale. Nel primo caso non hai margine di manovra: appena si verifica il presupposto, devi uscire. Nel secondo caso, invece, devi fare i conti con calma e capire se l’ordinario ti porta davvero un vantaggio.

Le situazioni piu frequenti che ci troviamo a gestire al CAF Centro Fiscale sono quattro: superamento del limite di 85.000 euro di ricavi, sforamento della soglia di 100.000 euro (caso piu raro ma con conseguenze immediate), insorgere di una causa ostativa (es. partecipazione in una SRL controllata) e la convenienza economica per chi ha costi reali molto alti rispetto al coefficiente di redditivita previsto dal forfettario.

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Uscita obbligatoria: limiti 85.000 e 100.000 euro

La normativa prevede due soglie distinte di ricavi/compensi che determinano l’uscita dal forfettario, con effetti molto diversi tra loro. Capire la differenza e fondamentale perche se sbagli la valutazione rischi di emettere fatture senza IVA quando invece dovevi gia applicarla, con sanzioni pesanti.

Soglia 85.000 euro: uscita dall’anno successivo

Se nel 2026 incassi piu di 85.000 euro ma resti sotto i 100.000 euro, continui a fatturare in regime forfettario fino al 31 dicembre dell’anno corrente. L’uscita scatta dal 1 gennaio 2027. In pratica:

  • Tutto il 2026 fatturi senza IVA con la dicitura forfettaria abituale
  • Paghi sostitutiva 15% (o 5% nei primi 5 anni) sui redditi 2026
  • Dal 1 gennaio 2027 inizi a fatturare in regime ordinario con IVA
  • Devi gestire numerazione fatture, IVA periodica e contabilita ordinaria

Soglia 100.000 euro: uscita immediata stesso anno

Se invece nel 2026 superi i 100.000 euro di ricavi, l’uscita e immediata e retroattiva: dal momento esatto in cui incassi la fattura che ti porta oltre soglia, esci dal forfettario per tutto l’anno 2026. Le conseguenze sono pesanti:

  • La fattura che fa superare 100.000 euro deve essere emessa con IVA
  • Devi ricalcolare l’IVA su tutte le operazioni dell’anno (con scorporo) ed emettere note di variazione
  • Il reddito 2026 e tassato con IRPEF ordinaria a scaglioni, non con sostitutiva
  • Devi tenere contabilita ordinaria o semplificata gia per l’anno in corso

Questa norma, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023, e stata pensata per evitare comportamenti elusivi: prima si poteva fatturare 200.000 euro in dicembre restando forfettari per tutto l’anno. Oggi non e piu possibile. Per approfondire la disciplina del regime, leggi anche la nostra guida al regime forfettario 2026.

Cause ostative sopravvenute

Anche restando ampiamente sotto le soglie di ricavi, esistono cause ostative che ti fanno perdere il diritto al forfettario. Se una di queste si verifica nel 2026, esci dal regime dal 1 gennaio 2027 (non immediatamente). Le piu rilevanti sono:

  • Reddito da lavoro dipendente o assimilato superiore a 30.000 euro nell’anno precedente: se nel 2025 hai percepito piu di 30.000 euro lordi come dipendente o pensionato, dal 2026 non puoi essere forfettario (eccezione: rapporto cessato durante il 2025)
  • Partecipazione in societa di persone, associazioni professionali o imprese familiari
  • Controllo, diretto o indiretto, di SRL o associazioni in partecipazione che svolgono attivita riconducibili a quella del forfettario (es. medesimo codice ATECO)
  • Attivita prevalente verso datori di lavoro attuali o di anni precedenti (entro i 2 anni precedenti) o soggetti riconducibili: la cosiddetta “fattura mascherata”
  • Soggetti che si avvalgono di regimi speciali IVA (es. agricoltura, agenzie di viaggio, vendita sali e tabacchi)
  • Residenza fiscale all’estero (salvo Stati UE/SEE con almeno il 75% dei redditi prodotti in Italia)

Attenzione alla partecipazione in SRL: e la causa ostativa piu insidiosa. Se controlli (anche tramite familiari conviventi) una SRL e quella SRL fattura ad attivita simili alla tua, esci dal forfettario. La verifica va fatta caso per caso analizzando codici ATECO e cessione di servizi/beni tra le due posizioni.

Uscita volontaria: quando conviene davvero

Uscire volontariamente dal forfettario per scegliere l’ordinario puo avere senso in quattro situazioni tipiche. Vediamole una per una con le condizioni in cui il calcolo gioca a tuo favore.

1. Spese deducibili elevate (oltre il forfait del coefficiente)

Il forfettario ti riconosce un coefficiente di redditivita fisso (40%, 67%, 78%, 86% a seconda del codice ATECO). I costi reali NON contano: anche se spendi 30.000 euro in materiale, paghi le tasse sul forfait. Se invece i tuoi costi reali superano la quota forfettaria, in ordinario li deduci tutti e abbatti la base imponibile.

2. Acquisto di attrezzature, auto o immobili strumentali

Se devi comprare un macchinario da 50.000 euro, un’auto strumentale o un immobile per lo studio, in forfettario non scarichi nulla: ne il costo ne l’IVA. In ordinario invece detrai l’IVA all’atto dell’acquisto e deduci l’ammortamento per quote annuali. Su acquisti importanti il risparmio puo essere di migliaia di euro.

3. Crescita prevista oltre 85.000 euro

Se sai gia che nel 2026 supererai abbondantemente i 100.000 euro, conviene passare in ordinario fin dall’inizio dell’anno. Eviti la trappola dell’uscita immediata con ricalcolo IVA retroattivo, gestisci la contabilita in modo lineare dal 1 gennaio e i clienti si abituano da subito a vedere l’IVA in fattura.

4. Necessita di detrarre IVA e fatturare a clienti privati con IVA

Se lavori molto B2B, i tuoi clienti spesso preferiscono ricevere fatture con IVA detraibile per loro. Inoltre se hai acquisti importanti, l’IVA su quelle fatture in forfettario e un costo secco. In ordinario diventa un credito da compensare.

Come passare: opzione e comunicazione AdE

Il passaggio dal forfettario all’ordinario non avviene automaticamente: devi esercitare l’opzione con due strade alternative, comportamento concludente piu comunicazione formale.

Comportamento concludente

Per uscire volontariamente dal forfettario basta iniziare a fatturare con IVA dal 1 gennaio dell’anno scelto. Il comportamento concludente e sufficiente per attivare il regime ordinario, ma deve essere confermato dalla compilazione del quadro VO nella dichiarazione IVA dell’anno successivo.

Quadro VO del modello IVA

Il quadro VO della dichiarazione IVA serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate l’opzione (o la revoca) per regimi diversi da quello naturale. Per chi esce dal forfettario:

  • Si compila il rigo VO33 barrando la casella 2 (revoca regime forfettario)
  • L’opzione vincola per almeno 3 anni: non puoi rientrare in forfettario subito dopo
  • Si presenta entro la scadenza ordinaria della dichiarazione IVA (fine aprile dell’anno successivo)

Ordinario semplificato vs ordinario contabile

Una volta usciti dal forfettario hai due alternative:

  • Regime ordinario semplificato: e la scelta naturale per professionisti e imprese minori (ricavi sotto 500.000 euro per servizi e 800.000 per altre attivita). Tieni solo registri IVA e libro beni ammortizzabili. Tassazione per cassa
  • Regime ordinario contabile: obbligatorio sopra le soglie viste o per opzione. Bilancio completo con stato patrimoniale, registri obbligatori piu numerosi, tassazione per competenza

Per la grande maggioranza dei professionisti che escono dal forfettario, il regime semplificato e la soluzione corretta: meno burocrazia, criterio di cassa simile al forfettario.

Tassazione ordinaria: IRPEF, addizionali, IRAP

Il salto piu sentito riguarda la tassazione del reddito. Si passa dalla sostitutiva piatta (15% o 5%) all’IRPEF ordinaria progressiva, con effetto pesante sui redditi medio-alti.

Scaglioni IRPEF 2026

Gli scaglioni IRPEF in vigore nel 2026 (dopo la riforma a tre scaglioni resa strutturale) sono:

  • Fino a 28.000 euro: aliquota 23%
  • Da 28.001 a 50.000 euro: aliquota 35%
  • Oltre 50.000 euro: aliquota 43%

Si aggiungono addizionale regionale (in FVG circa 1,23%) e addizionale comunale (variabile, a Udine 0,8%). Quindi sui redditi piu alti si arriva agevolmente al 45% complessivo.

IRAP: chi la paga e chi no

I professionisti senza autonoma organizzazione (dal 2022) sono esonerati IRAP: nessuna dichiarazione, nessun versamento. Le imprese individuali invece la pagano sul valore della produzione netta (aliquota base 3,9%, ma esistono deduzioni che spesso azzerano il dovuto sotto certi importi).

IVA, liquidazioni periodiche e LIPE

Una delle differenze gestionali piu pesanti e l’IVA. Da forfettario non te ne occupavi, in ordinario diventa un adempimento mensile o trimestrale.

Aliquote IVA da applicare

L’aliquota IVA standard e 22%, ma per alcune attivita si applicano aliquote ridotte: 4% (beni di prima necessita, libri, alcuni servizi), 5% (alcuni servizi sanitari e sociali), 10% (turismo, ristorazione, alcuni alimentari ed edilizia agevolata).

Liquidazioni IVA: mensile o trimestrale

La periodicita di liquidazione IVA dipende dal volume d’affari:

  • Trimestrale: se nell’anno precedente il volume d’affari e stato sotto 500.000 euro (servizi) o 800.000 euro (altre attivita). Si versa entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre, con maggiorazione 1%
  • Mensile: oltre quelle soglie. Versamento entro il 16 del mese successivo

La quasi totalita dei professionisti che escono dal forfettario rientrano nella liquidazione trimestrale.

LIPE: comunicazioni trimestrali

Le LIPE (Liquidazioni Periodiche IVA) sono comunicazioni trimestrali da inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro la fine del secondo mese successivo al trimestre. Sono obbligatorie anche se non c’e IVA a debito o a credito.

Deducibilita costi e ammortamenti

Il vantaggio piu concreto del passaggio in ordinario e la deducibilita dei costi inerenti all’attivita. Nel forfettario i costi non si deducevano: nell’ordinario invece tutto cio che e inerente, documentato e tracciato puo essere portato in deduzione.

Costi 100% deducibili

  • Materie prime e merci per la rivendita
  • Cancelleria, software, abbonamenti professionali
  • Affitto ufficio o studio dedicato esclusivamente all’attivita
  • Utenze dello studio (luce, gas, internet)
  • Compensi a collaboratori e dipendenti
  • Consulenze (commercialista, legale, marketing)
  • Formazione professionale obbligatoria

Costi a deducibilita parziale

  • Auto aziendale o professionale: 20% deducibile per professionisti, 20% IVA detraibile (40% per agenti e rappresentanti). Tetto di 18.075,99 euro sul costo per l’ammortamento
  • Telefono cellulare: 80% deducibile e 50% IVA detraibile
  • Spese di rappresentanza: deducibili nei limiti dell’1,5% dei ricavi
  • Pasti e alberghi professionali: 75% deducibili, IVA detraibile al 100% (se inerenti)
  • Studio in casa: 50% delle spese se non hai altro studio (regola del “promiscuo”)

Ammortamento beni strumentali

I beni strumentali con costo unitario superiore a 516,46 euro non si deducono in un colpo solo, ma si ammortizzano in piu anni in base ai coefficienti ministeriali (DM 31/12/1988). Esempi tipici: macchinari (12,5%), arredi (15%), computer (20%), veicoli (25%). Sotto i 516,46 euro la deduzione e integrale nell’anno di acquisto.

Calcolo soglia di convenienza con esempi

Per capire se ti conviene volontariamente passare in ordinario serve il calcolo della soglia di convenienza: il livello di costi reali oltre il quale l’ordinario inizia a essere piu vantaggioso del forfettario.

Formula di base

Nel forfettario il reddito imponibile e fisso al (1 – coefficiente di redditivita) dei ricavi. Il margine “presunto” di costi e dunque:

  • Coefficiente 78% (professionisti): margine implicito di costi 22%
  • Coefficiente 67% (intermediari, agenti): margine 33%
  • Coefficiente 40% (commercio): margine 60%
  • Coefficiente 86% (costruzioni e attivita varie): margine 14%

Regola pratica: se i tuoi costi reali documentabili superano il margine implicito del coefficiente, l’ordinario inizia a convenire dal punto di vista del reddito imponibile. Ma attenzione: in ordinario paghi IRPEF progressiva (fino al 43%) invece della sostitutiva 15%, quindi il vantaggio si verifica solo con costi significativamente superiori al margine.

Soglie indicative di convenienza

Una stima pratica (al lordo di contributi previdenziali, che sono deducibili in entrambi i regimi):

  • Professionista coefficiente 78%: l’ordinario inizia a convenire con costi reali oltre 35-40% dei ricavi (rispetto al 22% forfait)
  • Intermediario coefficiente 67%: convenienza con costi oltre il 45-50%
  • Commerciante coefficiente 40%: convenienza solo con costi oltre il 70-75% (raro)

Sono indicazioni di massima: il calcolo va sempre personalizzato sulla tua situazione, considerando tipologia di clientela, IVA recuperabile, presenza di familiari a carico (detrazioni), redditi aggiuntivi.

Esempio comparativo: 70.000 ricavi e 25.000 costi

Vediamo un caso reale, semplificato per chiarezza, di un professionista con codice ATECO al coefficiente 78% (es. consulente, libero professionista). Compensi annui 70.000 euro, costi documentati 25.000 euro (quasi il 36% dei ricavi).

Scenario A: regime forfettario

  • Reddito imponibile (78% di 70.000) = 54.600 euro
  • Contributi gestione separata INPS (26,07% su imponibile) = circa 14.234 euro (deducibili dall’imponibile)
  • Reddito netto post contributi = 54.600 – 14.234 = 40.366 euro
  • Imposta sostitutiva 15% (oltre i primi 5 anni) = 6.055 euro
  • Totale tasse + contributi: circa 20.289 euro
  • Netto in tasca: 70.000 – 25.000 (costi reali) – 20.289 = 24.711 euro

Scenario B: regime ordinario semplificato

  • Ricavi 70.000 – costi deducibili 25.000 = reddito imponibile lordo 45.000 euro
  • Contributi INPS gestione separata (26,07% su 45.000) = 11.731 euro (deducibili)
  • Reddito netto post contributi = 45.000 – 11.731 = 33.269 euro
  • IRPEF progressiva: 23% su 28.000 (6.440) + 35% su 5.269 (1.844) = 8.284 euro
  • Addizionali regionale + comunale (circa 2%) = 665 euro
  • Totale tasse + contributi: circa 20.680 euro
  • Netto in tasca (al netto IVA gestita): 70.000 – 25.000 – 20.680 = 24.320 euro

Conclusione del confronto

In questo caso il forfettario resta leggermente piu vantaggioso (circa 390 euro di differenza netta) anche con costi al 36% dei ricavi. Per il coefficiente 78%, il punto di pareggio si trova intorno al 40-42% di costi reali sui ricavi. Sopra quella soglia l’ordinario inizia a essere piu conveniente, anche grazie al recupero IVA sugli acquisti che nell’esempio non e stato conteggiato.

Va detto che l’ordinario diventa molto piu conveniente quando: hai familiari a carico (detrazioni IRPEF importanti), acquisti grossi beni strumentali (ammortamenti), fatturi prevalentemente B2B con IVA recuperabile dai clienti, o sei nei primi 5 anni con sostitutiva al 5% nel forfettario (in quel caso il forfettario vince quasi sempre).

Pratica con commercialista o CAF

Il passaggio dal forfettario all’ordinario non e una decisione da prendere a cuor leggero ne da gestire da soli. Comporta:

  • Apertura di un sezionale IVA dal 1 gennaio dell’anno di passaggio
  • Gestione delle fatture in corso al 31/12: incassi sotto il forfettario, le successive con IVA
  • Magazzino e rimanenze: vanno valorizzati al costo
  • Fatture differite e operazioni in sospensione: trattamento specifico
  • Compilazione del quadro VO in dichiarazione IVA
  • Eventuale rettifica della detrazione IVA sui beni acquistati in forfettario (recupero parziale)

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a fare il calcolo di convenienza prima della decisione, gestire il passaggio formale, impostare contabilita semplificata e adempimenti IVA, e affianca un commercialista convenzionato per le pratiche di natura strettamente professionale (registri, libro inventari, fatturazione elettronica avanzata).

Se hai una partita IVA forfettaria attiva e stai valutando il passaggio, fissa un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Faremo insieme i conti sulla tua situazione concreta. Per orientarti puoi consultare anche le nostre guide al regime forfettario 2026 e al calcolo tasse forfettario.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti

Posso rientrare nel forfettario dopo essere uscito?

Si, ma solo dopo almeno 3 anni dal cambio di regime se l’opzione e stata volontaria, e comunque rispettando di nuovo tutti i requisiti (ricavi sotto 85.000 euro, assenza di cause ostative). Se invece l’uscita e stata obbligatoria per superamento soglie, il rientro e possibile dall’anno successivo a quello in cui torni sotto i limiti.

Cosa succede alle fatture incassate dopo il passaggio?

Le fatture emesse in regime forfettario ma incassate dopo il passaggio in ordinario seguono il regime di emissione: restano senza IVA. Le nuove fatture emesse dal 1 gennaio dell’anno di ordinario si emettono con IVA dal primo cliente. Per evitare problemi, conviene chiudere il piu possibile gli incassi sospesi entro il 31 dicembre.

Devo cambiare codice ATECO?

No, il codice ATECO non cambia: sei sempre la stessa persona con la stessa attivita. Cambia solo il regime fiscale di tassazione. Se invece cambi anche tipologia di attivita, allora va aggiornato il codice ATECO con apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12).

Quanto costa la contabilita ordinaria rispetto al forfettario?

I costi di gestione contabile aumentano: si passa da circa 400-800 euro/anno di un forfettario semplice a 1.200-2.500 euro/anno per un ordinario semplificato (cifre indicative, variano per attivita e volume). E un costo che va sommato alle tasse nel calcolo di convenienza.

Quando e meglio passare a meta anno o dal 1 gennaio?

Il passaggio volontario avviene sempre dal 1 gennaio: non e possibile cambiare regime in corso d’anno per scelta. L’unica eccezione e l’uscita immediata per superamento dei 100.000 euro, che e obbligatoria e retroattiva sull’anno in corso.

Cosa succede al credito IVA accumulato in forfettario?

In forfettario non si genera credito IVA perche non si emette ne si detrae IVA. Si puo invece recuperare parzialmente l’IVA sui beni strumentali acquistati negli ultimi 5 anni di forfettario (10 anni per immobili) tramite il meccanismo della rettifica della detrazione nel primo anno di ordinario, in proporzione agli anni residui.

Conviene il passaggio se ho un mutuo per lo studio?

Si, spesso conviene. Gli interessi passivi del mutuo per immobile strumentale sono deducibili al 100% in ordinario, mentre in forfettario sono persi. Lo stesso vale per spese di manutenzione e ristrutturazione dello studio, che generano deduzioni o crediti d’imposta importanti.

Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni hanno carattere divulgativo: per la tua situazione personale ti invitiamo a fissare un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine.

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Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-27 08:00:002026-05-31 22:22:38Passare da Forfettario a Ordinario 2026: Quando Conviene, Procedura e Costi
GESTIONE PARTITA IVA

Carta di Credito Business per Partita IVA 2026: Confronto e Guida alla Scelta

regime forfettario partita iva

Scegliere la carta di credito business giusta per la propria partita IVA nel 2026 significa ottimizzare la gestione delle spese aziendali, accedere a plafond dedicati e semplificare la contabilita. Ma con decine di opzioni disponibili tra fintech e banche tradizionali, quale conviene davvero?

In questa guida analizziamo le migliori carte business per partite IVA e liberi professionisti: confrontiamo costi, plafond, cashback e funzionalita per aiutarti a scegliere quella piu adatta alle tue esigenze operative.



Indice dei contenuti

  1. Carta di debito vs carta di credito business
  2. Le migliori carte business 2026
  3. HYPE Business
  4. Tot Business
  5. Finom
  6. Blank (Credit Agricole)
  7. Wallester Business
  8. Tabella confronto carte business
  9. Come scegliere la carta giusta
  10. Vantaggi fiscali delle carte business
  11. Domande frequenti

Carta di debito vs carta di credito business: le differenze

Prima di scegliere, e fondamentale capire la differenza tra le due tipologie:

Carta di debito business

  • Addebito immediato sul conto corrente
  • Spendi solo quello che hai disponibile
  • Nessun rischio di indebitamento
  • Ideale per chi preferisce il controllo totale

Carta di credito business

  • Addebito posticipato (solitamente a fine mese o dopo 30-60 giorni)
  • Plafond di credito indipendente dal saldo
  • Utile per gestire il cash flow aziendale
  • Spesso richiede garanzie o fatturato minimo

Nota importante: molte fintech offrono carte di debito con circuito Visa/Mastercard che funzionano come carte di credito per prenotazioni hotel, noleggio auto e acquisti online, pur avendo addebito immediato.



Le migliori carte business per partita IVA 2026

Ecco la nostra selezione delle carte piu competitive per freelance, professionisti e piccole imprese:



1. HYPE Business – La piu completa per forfettari

HYPE Business e la soluzione pensata specificamente per partite IVA e liberi professionisti italiani, con un’attenzione particolare al regime forfettario.

Caratteristiche principali:

  • Canone: 2,90 euro/mese (34,80 euro/anno)
  • Carta: World Elite Mastercard fisica + virtuale
  • IBAN italiano: Si, completo
  • Prelievi ATM: gratuiti in Italia e UE
  • Bonifici SEPA: illimitati e gratuiti

Funzionalita esclusive:

  • Tax Manager integrato: calcola automaticamente tasse e contributi per forfettari
  • Accantonamento automatico: mette da parte la quota per le imposte
  • Categorizzazione spese: per semplificare la contabilita
  • Fatturazione elettronica: inclusa nel piano

Ideale per: forfettari che vogliono una gestione fiscale semplificata e automatizzata.



2. Tot Business – Vera carta di credito con plafond

Tot e una delle poche fintech che offre una vera carta di credito business con plafond dedicato e addebito posticipato.

Caratteristiche principali:

  • Canone conto: 7 euro/mese (piano Essentials)
  • Carta di credito: Visa Business Credit
  • Plafond: da 1.000 a 50.000 euro (in base al fatturato)
  • Dilazione: fino a 60 giorni senza interessi
  • IBAN italiano: Si

Requisiti per il plafond:

  • Fatturato annuo minimo: 50.000 euro
  • Attivita operativa da almeno 12 mesi
  • Collegamento conto corrente aziendale per analisi flussi

Ideale per: PMI e professionisti con fatturato consistente che necessitano di liquidita per anticipare spese.



3. Finom – Cashback fino al 3%

Finom e la fintech franco-tedesca che offre uno dei programmi di cashback piu generosi per carte business.

Piani disponibili:

PianoCanoneCashbackCarte incluse
SoloGratuito0%1 virtuale
Start14 euro/mese1%2 fisiche
Premium24 euro/mese2%5 fisiche
CorporateSu misuraFino a 3%Illimitate

Caratteristiche:

  • Carta: Visa Business Debit
  • IBAN: Tedesco (DE) – funziona per F24 e stipendi
  • Multi-utente: ideale per team
  • Integrazione contabile: export automatico per commercialista

Ideale per: aziende con spese elevate che vogliono recuperare una percentuale tramite cashback.



4. Blank (Credit Agricole) – Solidita bancaria

Blank e la soluzione business del gruppo Credit Agricole, che combina la solidita di una banca tradizionale con l’agilita di una fintech.

Caratteristiche principali:

  • Canone: da 6 euro/mese
  • Carta: Visa Business (debito e credito disponibili)
  • IBAN italiano: Si (IT)
  • Assistenza: telefonica in italiano
  • Garanzia depositi: fino a 100.000 euro (FITD)

Vantaggi:

  • Sicurezza di una banca tradizionale
  • App moderna e intuitiva
  • Possibilita di carta di credito con plafond
  • Nessun vincolo di fatturato minimo

Ideale per: chi preferisce la sicurezza di un istituto bancario tradizionale con servizi digitali.

5. Wallester Business – Carte virtuali illimitate

Wallester e la soluzione ideale per chi gestisce molte spese ricorrenti o abbonamenti software.

Caratteristiche principali:

  • Canone: Gratuito (piano Free)
  • Carte virtuali: fino a 300 gratuite
  • Carte fisiche: da 5 euro cad.
  • Circuito: Visa Business

Casi d’uso:

  • Una carta per ogni abbonamento: Netflix, Adobe, hosting, pubblicita
  • Controllo spese per progetto: limiti personalizzati per carta
  • Sicurezza: se una carta viene compromessa, blocchi solo quella

Ideale per: agenzie, startup e professionisti con molti abbonamenti SaaS.



Tabella confronto carte business 2026

CartaCanoneTipoIBAN ITCashbackPlafond credito
HYPE Business2,90 euro/meseDebitoSiNoNo
Tot7 euro/meseCreditoSiNoSi (60 gg)
Finom0-24 euro/meseDebitoNo (DE)1-3%No
Blank6 euro/meseDebito/CreditoSiNoSu richiesta
WallesterGratuitoDebitoNoNoNo

Come scegliere la carta business giusta

La scelta dipende dalle tue esigenze specifiche:

Scegli HYPE Business se:

  • Sei un forfettario e vuoi il Tax Manager integrato
  • Ti serve IBAN italiano per F24 e clienti PA
  • Preferisci un canone basso e prevedibile

Scegli Tot se:

  • Hai bisogno di una vera linea di credito
  • Fatturi oltre 50.000 euro/anno
  • Vuoi dilazionare pagamenti a fornitori

Scegli Finom se:

  • Hai spese elevate e vuoi il cashback
  • Gestisci un team con piu collaboratori
  • L’IBAN tedesco non e un problema per la tua attivita

Scegli Blank se:

  • Preferisci la sicurezza di una banca tradizionale
  • Hai bisogno di assistenza telefonica
  • Vuoi la garanzia FITD sui depositi

Scegli Wallester se:

  • Gestisci molti abbonamenti software/SaaS
  • Vuoi una carta virtuale per ogni fornitore
  • Cerchi una soluzione gratuita



Vantaggi fiscali delle carte business

Utilizzare una carta dedicata all’attivita professionale offre diversi vantaggi:

Per la contabilita:

  • Separazione spese: personali e professionali sempre distinte
  • Estratto conto dedicato: documento ufficiale per il commercialista
  • Export automatico: molte carte permettono l’export in formato compatibile con i software contabili

Per le deduzioni (solo ordinario):

  • Le spese sostenute con carta business sono facilmente documentabili
  • Il canone della carta e deducibile come costo aziendale
  • Eventuali commissioni sono costi deducibili

Attenzione forfettari: nel regime forfettario i costi non sono deducibili analiticamente (si applica il coefficiente di redditivita). Tuttavia, la carta business resta utile per:

  • Separare le finanze personali da quelle professionali
  • Documentare le spese in caso di controlli
  • Semplificare la gestione con il Tax Manager (es. HYPE)

Domande frequenti

Posso usare la carta personale per le spese della partita IVA?

Tecnicamente si, ma e sconsigliato. Mescolare spese personali e professionali complica la contabilita e puo creare problemi in caso di accertamento fiscale. Una carta business dedicata separa chiaramente i flussi e semplifica la documentazione.

L’IBAN straniero crea problemi con l’Agenzia delle Entrate?

No, gli IBAN europei (anche tedeschi o francesi) sono perfettamente legali e utilizzabili per l’attivita. Tuttavia, alcuni enti pubblici e clienti PA potrebbero preferire o richiedere un IBAN italiano (IT). Inoltre, per alcuni adempimenti fiscali come l’addebito diretto F24 potrebbe essere richiesto un conto italiano.

Qual e la differenza tra carta di debito e prepagata?

La carta di debito e collegata direttamente al conto corrente e scala dal saldo disponibile. La carta prepagata ha un “borsellino” separato che va ricaricato. Per uso business, le carte di debito sono generalmente preferibili perche hanno limiti piu alti e funzionalita complete.

Quanto plafond posso ottenere con una carta di credito business?

Il plafond dipende dal fatturato e dalla solidita finanziaria dell’azienda. Con Tot, ad esempio, si parte da 1.000 euro per arrivare fino a 50.000 euro. Le banche tradizionali possono offrire plafond anche superiori, ma richiedono garanzie e documentazione piu approfondita.

Il canone della carta business e deducibile?

Si, per chi e in regime ordinario il canone della carta business e un costo deducibile al 100% come spesa per servizi bancari. Per i forfettari, invece, i costi non sono deducibili analiticamente ma rientrano nel calcolo forfettario tramite il coefficiente di redditivita.

Hai bisogno di supporto per la gestione fiscale della tua partita IVA?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per professionisti e piccole imprese. Possiamo aiutarti a:

  • Scegliere il regime fiscale piu conveniente
  • Ottimizzare la gestione delle spese aziendali
  • Preparare la dichiarazione dei redditi
  • Gestire gli adempimenti IVA e contributivi

Contattaci per una consulenza: siamo a Udine in Via Tullio 19.

Maggio 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-26 08:00:002026-05-30 00:43:13Carta di Credito Business per Partita IVA 2026: Confronto e Guida alla Scelta
Logopedisti, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Logopedista 2026: Guida Completa Regime Forfettario, Tasse e Contributi

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come logopedista nel 2026 significa intraprendere una libera professione sanitaria regolamentata, con regole fiscali specifiche e vantaggi importanti grazie al regime forfettario. Il logopedista è infatti un professionista sanitario riconosciuto dalla Legge 42/1999 e dal D.M. 14/09/1994 n. 742, iscritto all’Albo TSRM-PSTRP, che si occupa della prevenzione, valutazione e trattamento dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dell’apprendimento.

In questa guida completa, aggiornata al 2026, spiegheremo passo dopo passo come aprire partita IVA, quale codice ATECO utilizzare, come funziona il regime forfettario al 5% o 15%, quali sono i contributi alla Gestione Separata INPS, come emettere fatture esenti IVA detraibili al 19%, e quanto si paga di tasse con esempi pratici a 25.000 €, 40.000 € e 55.000 € di fatturato.

Indice dei contenuti

  1. Chi è il logopedista: profilo professionale sanitario
  2. Aree di intervento del logopedista
  3. Requisiti per esercitare: laurea e Albo TSRM-PSTRP
  4. Codice ATECO logopedista: 86.90.29
  5. Regime forfettario logopedista: limiti e aliquote
  6. Gestione Separata INPS: aliquote 26,07% e 24%
  7. Sistema Tessera Sanitaria e detraibilità 19%
  8. Esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972
  9. Fatturazione elettronica logopedista B2C
  10. Prestazioni tipiche e tariffe di riferimento
  11. Aprire studio professionale: SCIA, RC e materiali
  12. Logopedia pediatrica vs logopedia adulti
  13. Teleriabilitazione e online consulting 2026
  14. Compatibilità dipendente ASL e P.IVA forfettaria
  15. Esempi calcolo tasse: 25K, 40K, 55K
  16. Come trovare i primi pazienti
  17. FAQ Partita IVA Logopedista 2026

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Chi è il logopedista: profilo professionale sanitario

Il logopedista è un professionista sanitario il cui profilo è stato istituito con il D.M. 14 settembre 1994, n. 742 e successivamente inquadrato dalla Legge 26 febbraio 1999, n. 42, che ha eliminato la dicitura “ausiliaria” e riconosciuto piena autonomia professionale alle professioni sanitarie tecnico-riabilitative. La Legge 11 gennaio 2018, n. 3 ha completato il quadro normativo istituendo gli Ordini delle Professioni Sanitarie e l’Albo della Federazione Nazionale TSRM-PSTRP.

In termini operativi, il logopedista svolge la propria attività in autonomia o in équipe con medici (foniatri, neurologi, neuropsichiatri infantili, otorinolaringoiatri), psicologi, fisioterapisti, neuropsicomotricisti dell’età evolutiva e insegnanti. Non si tratta di un “tecnico” subordinato al medico, ma di un professionista che, sulla base della prescrizione medica, elabora autonomamente il piano di trattamento riabilitativo.

Aree di intervento del logopedista

Il D.M. 742/1994 individua quattro grandi aree di intervento del logopedista:

  • Disturbi del linguaggio e della comunicazione: ritardi del linguaggio, disturbi specifici del linguaggio (DSL), disfasie, afasie post-ictus o post-trauma, disartrie nelle malattie neurodegenerative (Parkinson, SLA, sclerosi multipla).
  • Disturbi della voce: disfonie funzionali e organiche, noduli e polipi delle corde vocali, riabilitazione vocale post-chirurgica, voice training per professionisti della voce (insegnanti, cantanti, attori).
  • Disturbi della deglutizione: disfagie nei pazienti neurologici, oncologici (post-radioterapia testa-collo), pediatrici e geriatrici; disturbi della suzione e dell’alimentazione nel neonato e nel bambino.
  • Disturbi dell’apprendimento: disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) come dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, ai sensi della Legge 170/2010.

A queste si aggiungono interventi su balbuzie e disfluenze, disturbi della comunicazione nello spettro autistico, sordità infantile (con riabilitazione protesica e impianto cocleare), deglutizione deviata e ortognatica in collaborazione con ortodontisti, e counseling familiare per supportare genitori e caregiver.

Requisiti per esercitare: laurea e Albo TSRM-PSTRP

Per esercitare la professione di logopedista in Italia nel 2026 sono richiesti due requisiti fondamentali:

  • Laurea triennale in Logopedia (Classe L/SNT2 – Professioni sanitarie della riabilitazione), abilitante alla professione. Il corso prevede 180 CFU, di cui circa 60 di tirocinio pratico nelle strutture sanitarie convenzionate. L’esame finale ha valore di esame di Stato abilitante.
  • Iscrizione all’Albo della professione di Logopedista presso l’Ordine TSRM-PSTRP territoriale di competenza. L’iscrizione è obbligatoria per esercitare sia come dipendente sia come libero professionista, ai sensi della Legge 3/2018.

Per chi desidera proseguire gli studi sono disponibili la Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie (LM/SNT2), utile per ruoli di coordinamento, didattica e ricerca, oltre a master universitari di I e II livello in aree specialistiche (logopedia in età evolutiva, disfagia, voce artistica, neuroriabilitazione cognitiva, DSA).

L’iscrizione all’Albo comporta il pagamento di una quota annuale (mediamente 100-150 euro) e l’obbligo di formazione continua ECM (50 crediti annui, 150 nel triennio) ai sensi del D.lgs. 502/1992.

Codice ATECO logopedista: 86.90.29

Il codice ATECO 2025 (in vigore dal 1° gennaio 2025 e applicato anche nel 2026) corretto per il logopedista che apre partita IVA è il 86.90.29 – Altri servizi di assistenza sanitaria n.c.a. (non classificati altrove). Questo codice raggruppa le professioni sanitarie tecnico-riabilitative diverse dai medici, infermieri, fisioterapisti e psicologi.

In sede di apertura partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12 telematico o tramite intermediario CAF), occorre indicare:

  • Codice ATECO primario: 86.90.29
  • Descrizione attività: “Servizi di logopedia – prestazioni sanitarie di valutazione e trattamento riabilitativo dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dell’apprendimento”
  • Natura giuridica: persona fisica (lavoratore autonomo / libero professionista)
  • Regime fiscale: forfettario (codice “CM”) se si rispettano i requisiti
  • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS (non esiste cassa autonoma per logopedisti)

L’apertura della partita IVA è gratuita e immediata. Tramite il CAF Centro Fiscale di Udine è possibile ottenere assistenza completa nella compilazione del modello AA9/12 e nella pianificazione fiscale e previdenziale dell’attività.

Regime forfettario logopedista: limiti e aliquote

Il regime forfettario introdotto dalla Legge 190/2014 e modificato dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) è la scelta più conveniente per la maggior parte dei logopedisti, soprattutto nei primi anni di attività. Le caratteristiche per il 2026 sono:

  • Limite di ricavi: 85.000 euro annui (sopra i 100.000 euro decadenza immediata in corso d’anno)
  • Coefficiente di redditività per ATECO 86.90.29: 78% (gruppo “altre attività”)
  • Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (regime “start-up” se rispettati i requisiti); 15% dal sesto anno o se non si rispettano i requisiti start-up
  • Esenzione IVA: nessun obbligo di addebito IVA in fattura (a doppio titolo: regime forfettario + esenzione sanitaria art. 10)
  • Niente IRAP e niente studi di settore / ISA
  • Contabilità semplificata: solo registro cronologico delle fatture emesse (con software gestionale o anche in Excel)

Per accedere al regime start-up al 5% sono richiesti tre requisiti cumulativi:

  • Non aver esercitato attività professionale o di impresa nei 3 anni precedenti l’apertura partita IVA
  • L’attività non deve essere mera prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta come lavoratore dipendente o autonomo (eccetto pratica obbligatoria)
  • Se si prosegue un’attività altrui, i ricavi del cedente nel periodo d’imposta precedente non devono superare 85.000 euro

Il tirocinio universitario svolto durante il corso di laurea in Logopedia non è considerato “attività professionale precedente” e quindi non preclude l’accesso al regime start-up al 5%.

Gestione Separata INPS: aliquote 26,07% e 24%

Il logopedista libero professionista, non avendo una cassa di previdenza autonoma, è obbligatoriamente iscritto alla Gestione Separata INPS ai sensi dell’art. 2, comma 26, della Legge 335/1995. L’iscrizione è gratuita e si effettua online sul portale INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Le aliquote contributive 2026 della Gestione Separata si applicano al reddito imponibile previdenziale (nel forfettario: ricavi × 78%):

  • 26,07%: per professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria (è la situazione standard del logopedista libero professionista a tempo pieno)
  • 24%: per professionisti già iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria (es. lavoratori dipendenti che esercitano in P.IVA in regime di doppio lavoro) o pensionati

Il massimale contributivo 2026 è di circa 119.650 euro (rivalutato annualmente). I contributi si versano tramite modello F24 con due saldi (giugno e novembre) e si calcolano in dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF, quadro RR sezione II). I contributi versati sono integralmente deducibili dal reddito ai fini IRPEF (anche nel forfettario, dove riducono direttamente l’imponibile dell’imposta sostitutiva).

Importante: il logopedista in P.IVA può addebitare in fattura al cliente la rivalsa INPS del 4% (art. 1, comma 212, L. 662/1996). Questa rivalsa concorre a formare il reddito imponibile IRPEF/sostitutiva ma non è soggetta a ritenuta.

Sistema Tessera Sanitaria e detraibilità 19%

Il logopedista è obbligato a trasmettere i dati delle prestazioni sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria (STS) ai sensi del D.lgs. 175/2014 e del D.M. 19 ottobre 2020 (che ha inserito gli iscritti agli Albi delle professioni sanitarie tra i soggetti tenuti all’invio).

L’invio dei dati al Sistema TS produce due effetti pratici fondamentali:

  • Detraibilità 19%: il paziente può detrarre le spese sostenute per prestazioni logopediche come spese sanitarie ex art. 15, comma 1, lett. c) TUIR, sopra la franchigia di 129,11 euro, nel modello 730 o Redditi PF. La detrazione è confermata anche per il 2026 (con il limite di reddito complessivo introdotto dalla Manovra per i redditi sopra 75.000 euro).
  • Precompilata: i dati trasmessi confluiscono automaticamente nella dichiarazione dei redditi precompilata del paziente, semplificandone la compilazione.

Le scadenze 2026 per l’invio al Sistema TS sono semestrali (entro il 30 settembre per il primo semestre, entro il 31 gennaio dell’anno successivo per il secondo semestre), come stabilito dal D.M. 8 febbraio 2024. Per ogni prestazione il logopedista deve indicare data, importo, tipologia (TK = “altre spese sanitarie”), modalità di pagamento e codice fiscale del paziente.

Il paziente ha sempre diritto al diritto di opposizione alla trasmissione dei propri dati al STS: in tal caso il logopedista non invia i dati di quella prestazione e annota l’opposizione sul registro.

Per beneficiare della detrazione il pagamento deve essere tracciabile (bonifico, carta di credito/debito, bancomat, app di pagamento) ai sensi della Legge 160/2019, art. 1, c. 679-680. È quindi sconsigliato il pagamento in contanti.

Esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972

Le prestazioni rese dal logopedista sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 18, del DPR 633/1972, che esonera le “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza”.

L’esenzione si applica indipendentemente dal regime fiscale (ordinario, semplificato o forfettario) e si fonda sul fatto che il logopedista è una professione sanitaria iscritta a un Albo. In fattura va indicata la dicitura: “Operazione esente IVA art. 10, n. 18, DPR 633/1972” e, se in regime forfettario, anche “Operazione effettuata in regime forfettario ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, L. 190/2014”.

Importante: anche in caso di esenzione IVA, sulle fatture in regime forfettario di importo superiore a 77,47 euro va apposta una marca da bollo da 2 euro (art. 13 Tariffa allegata al DPR 642/1972). La marca può essere a carico del cliente (se indicata in fattura) e va versata cumulativamente entro 120 giorni dalla chiusura dell’anno tramite F24 (codice tributo 2505).

Per le prestazioni rese a strutture sanitarie pubbliche o private accreditate (es. ASL, cliniche), è opportuno verificare con il committente se la fattura debba riportare anche il riferimento al D.M. 17 maggio 2002 sull’esenzione delle prestazioni sanitarie rese in regime di accreditamento.

Fatturazione elettronica logopedista B2C

Dal 1° gennaio 2024, con l’entrata a regime della fatturazione elettronica per tutti i forfettari (D.L. 36/2022, art. 18), anche il logopedista deve emettere fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio (SdI). Tuttavia, esiste una regola specifica per le prestazioni sanitarie rese a privati:

  • Le fatture per prestazioni sanitarie verso persone fisiche (B2C) i cui dati sono inviati al Sistema TS NON devono essere trasmesse via SdI in formato elettronico, ma vanno emesse in formato cartaceo o PDF e consegnate al paziente. Lo stabilisce l’art. 10-bis del D.L. 119/2018, prorogato fino al 31 dicembre 2025 (e con tutta probabilità prorogato anche per il 2026 con la Legge di Bilancio).
  • Le fatture verso aziende, enti, ASL, studi medici (B2B) vanno invece emesse tramite SdI in formato XML, indicando il codice destinatario o la PEC del committente. In questo caso il codice destinatario “0000000” si usa solo se il committente non lo ha comunicato.

In pratica, il logopedista che lavora prevalentemente con privati (B2C) non emette fatture elettroniche via SdI, ma cartacee o PDF, e si limita a inviare i dati al Sistema TS. Questo semplifica enormemente la gestione amministrativa.

Elementi obbligatori della fattura del logopedista (anche se cartacea):

  • Numerazione progressiva e data
  • Dati anagrafici e P.IVA del logopedista
  • Codice fiscale del paziente (obbligatorio per il Sistema TS)
  • Descrizione della prestazione (es. “valutazione logopedica”, “trattamento riabilitativo”)
  • Importo della prestazione
  • Dicitura esenzione IVA art. 10 n. 18 DPR 633/1972
  • Dicitura regime forfettario art. 1 c. 54-89 L. 190/2014
  • Eventuale marca da bollo da 2 euro (sopra 77,47 euro)
  • Modalità di pagamento (preferibilmente tracciabile)

Prestazioni tipiche e tariffe di riferimento

Le tariffe del logopedista libero professionista sono liberamente determinate dal singolo professionista (non esistono più tariffari minimi obbligatori dopo la Legge Bersani 248/2006). Tuttavia, sulla base dei tariffari indicativi della Federazione Logopedisti Italiani (FLI) e di rilevazioni di mercato 2025-2026, le tariffe più diffuse sono:

  • Valutazione logopedica iniziale (60-90 minuti, anamnesi, somministrazione test standardizzati, stesura relazione): 80-120 euro
  • Seduta di trattamento individuale (45-50 minuti): 40-70 euro in base alla città e all’esperienza
  • Bilancio periodico / aggiornamento valutazione: 50-90 euro
  • Counseling familiare (50 minuti): 50-80 euro
  • Relazione clinica per pediatra, scuola o altri specialisti: 40-80 euro
  • Trattamento di gruppo (es. gruppi DSA o di voice training): 20-35 euro a partecipante
  • Teleriabilitazione (videochiamata 30-45 minuti): 35-60 euro

Le tariffe variano sensibilmente in base alla città (Milano, Roma e Bologna sono mediamente più alte di 15-25%), all’esperienza, alla specializzazione (es. disfagia oncologica e voce artistica hanno tariffe più alte) e al tipo di paziente (le sedute di logopedia pediatrica sono mediamente più richieste).

Un logopedista libero professionista a tempo pieno con 25-30 ore settimanali di lavoro clinico (lasciando tempo per refertazione, formazione, counseling) può raggiungere un fatturato annuo di 35.000-55.000 euro, perfettamente compatibile con il regime forfettario.

Aprire studio professionale: SCIA, RC e materiali

Aprire uno studio professionale di logopedia richiede alcuni adempimenti, semplificati rispetto alle strutture sanitarie ambulatoriali ma non assenti:

  • SCIA sanitaria al Comune o alla ASL territoriale (a seconda della normativa regionale): è una segnalazione certificata di inizio attività che attesta il rispetto dei requisiti igienico-sanitari, di sicurezza e di idoneità dei locali. Per gli studi professionali “monoprofessionali” la procedura è generalmente semplificata e non richiede autorizzazione preventiva.
  • Requisiti dei locali: superficie minima dello studio (10-12 mq utili), bagno con antibagno, areazione e illuminazione naturale, climatizzazione, accessibilità per persone con disabilità (se nuova costruzione/ristrutturazione), insonorizzazione adeguata per le sedute di voice training e teleriabilitazione.
  • Destinazione d’uso: lo studio professionale può essere ubicato anche in unità immobiliari residenziali (categoria A/2, A/3) come “studio professionale” senza necessità di cambio d’uso, ai sensi della Legge 392/1978 art. 27 e della giurisprudenza consolidata.
  • RC professionale: la polizza di responsabilità civile professionale è obbligatoria ai sensi della Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) per tutti i professionisti sanitari, con massimali tipicamente di 1-3 milioni di euro. Il costo annuo per logopedisti varia da 150 a 400 euro.
  • Privacy e GDPR: nomina del DPO se si trattano dati di particolari categorie su larga scala, registro dei trattamenti, informativa privacy specifica per dati sanitari.
  • Sicurezza sul lavoro: D.lgs. 81/2008 anche per studi professionali (DVR, formazione, primo soccorso e antincendio se ci sono dipendenti o collaboratori).

Per i materiali professionali, l’investimento iniziale tipico include:

  • Test standardizzati e batterie diagnostiche: PVCL, BVL 4-12, TROG-2, CMF, BVN 5-11, BVN 12-18, ABCA, MT, prove di lettura e scrittura DDE-2, ecc. (1.500-3.500 euro)
  • Strumentazione audio: registratore digitale di alta qualità, cuffie professionali, microfoni, software di analisi spettrografica della voce (Praat è gratuito, software specifici 200-800 euro)
  • Materiali per terapia: schede operative, libri specialistici, giochi terapeutici, software per CAA, app per riabilitazione (300-1.000 euro iniziali)
  • Arredamento: scrivania, sedie ergonomiche, lettino o poltrona pediatrica, armadi chiusi (per privacy dei materiali clinici), specchio da parete (utile per voice training e articolazione)
  • Strumentazione sanitaria di base: abbassalingua monouso, guanti, mascherine, gel disinfettante, cestini differenziati

Investimento iniziale complessivo: circa 3.000-7.000 euro per uno studio piccolo, fino a 15.000 euro per uno studio attrezzato con cabina insonorizzata e strumentazione avanzata.

Logopedia pediatrica vs logopedia adulti

La libera professione del logopedista si articola tipicamente in due grandi filoni, che richiedono competenze, materiali e approcci differenti:

Logopedia pediatrica (0-18 anni): rappresenta il segmento più richiesto del mercato libero professionale. Comprende:

  • Disturbi del linguaggio in età evolutiva (ritardi semplici, DSL, disturbi fonetico-fonologici)
  • Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA): dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia
  • Sordità infantile e riabilitazione protesica/cocleare
  • Balbuzie evolutiva e in età scolare
  • Disturbi della deglutizione neonatale e svezzamento difficile
  • Comunicazione nei disturbi dello spettro autistico
  • Deglutizione deviata e ortognatica (in collaborazione con ortodontisti)

Il logopedista pediatrico lavora prevalentemente con genitori paganti privati (la richiesta di valutazioni e trattamenti DSA è in continua crescita), in collaborazione con pediatri di libera scelta, neuropsichiatri infantili e centri di neuropsichiatria. Le tariffe medie sono leggermente più alte e la frequenza delle sedute è generalmente bisettimanale.

Logopedia adulti e geriatrica: comprende:

  • Afasie post-ictus o post-trauma cranico
  • Disartrie nelle malattie neurodegenerative (Parkinson, SLA, sclerosi multipla, Alzheimer)
  • Disfagia neurologica, oncologica e geriatrica
  • Disfonie funzionali e organiche, voice training per professionisti della voce
  • Riabilitazione post-laringectomia e post-chirurgia testa-collo
  • Balbuzie persistente nell’adulto

Il logopedista per adulti collabora frequentemente con neurologi, otorinolaringoiatri, foniatri, fisiatri, oncologi, geriatri e RSA. Una parte significativa del lavoro può svolgersi a domicilio del paziente (afasie, SLA, esiti di ictus), con tariffe maggiorate per il trasferimento.

Molti logopedisti scelgono di specializzarsi in una nicchia specifica (es. solo DSA, solo voce, solo disfagia oncologica) per posizionarsi come riferimento territoriale e applicare tariffe più alte.

Teleriabilitazione e online consulting 2026

La teleriabilitazione logopedica, esplosa durante la pandemia, è ormai una modalità consolidata e regolamentata anche per il 2026. Le linee guida di riferimento sono:

  • Linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina (Conferenza Stato-Regioni 17 dicembre 2020 e successivi aggiornamenti del Ministero della Salute), che includono espressamente la teleriabilitazione tra le prestazioni erogabili
  • D.M. 30 settembre 2022 sui requisiti delle piattaforme di telemedicina e i flussi informativi del FSE 2.0
  • Position paper della Federazione Logopedisti Italiani (FLI) sulle buone pratiche della teleriabilitazione logopedica

Dal punto di vista pratico, il logopedista può erogare in modalità telematica:

  • Teleconsulto e counseling familiare (sempre possibile)
  • Trattamento riabilitativo: consigliato dopo una prima valutazione in presenza, per pazienti collaboranti, con setup tecnologico adeguato e supporto del caregiver per i bambini
  • Bilanci periodici e supervisione di programmi di lavoro a casa
  • Formazione e parent training

Aspetti fiscali della teleriabilitazione: la prestazione resta una prestazione sanitaria a tutti gli effetti, esente IVA art. 10, soggetta a invio al Sistema TS e detraibile al 19%. La fattura va emessa con la stessa modalità delle prestazioni in presenza. È buona pratica indicare in fattura la dicitura aggiuntiva “Prestazione erogata in modalità di teleriabilitazione”.

Aspetti tecnologici minimi: piattaforma di videoconferenza GDPR-compliant (Doxee, GoToMeeting Health, Microsoft Teams in versione sanitaria, ecc.), connessione stabile, webcam HD, microfono di buona qualità (essenziale per i disturbi della voce e dell’articolazione), illuminazione adeguata.

Compatibilità dipendente ASL e P.IVA forfettaria

Una situazione molto frequente è quella del logopedista dipendente di ASL o struttura sanitaria pubblica che vuole integrare il proprio reddito con un’attività libero professionale in regime forfettario. La compatibilità è possibile ma con regole specifiche:

  • Autorizzazione del datore di lavoro: il dipendente pubblico deve presentare istanza di autorizzazione all’esercizio della libera professione (D.lgs. 165/2001, art. 53). L’autorizzazione viene concessa salvo conflitti di interesse o incompatibilità con l’orario di servizio.
  • Regime intramoenia o extramoenia: il logopedista dipendente del SSN può aderire al regime intramoenia (con visite a tariffe regolate dal contratto) oppure svolgere la libera professione extramoenia, ma deve sceglierne uno solo per ogni Azienda.
  • Limite reddituale per il forfettario: chi nel 2025 ha avuto redditi da lavoro dipendente o assimilato superiori a 30.000 euro NON può accedere al regime forfettario nel 2026, salvo che il rapporto di lavoro dipendente sia cessato (art. 1 comma 57 lett. d-ter, L. 190/2014). Questo è un punto cruciale: molti logopedisti dipendenti ASL superano questa soglia e devono valutare il regime ordinario o semplificato.
  • Aliquota Gestione Separata: il dipendente che apre P.IVA paga la Gestione Separata INPS al 24% (e non al 26,07%) perché ha già altra copertura previdenziale obbligatoria
  • Niente regime start-up al 5%: la prosecuzione di un’attività di logopedia già svolta come dipendente preclude di norma l’aliquota agevolata (salvo eccezioni motivate)

Per il logopedista dipendente privato (es. cliniche, centri convenzionati) le regole sono più morbide: di norma è sufficiente verificare il contratto di lavoro per eventuali clausole di esclusiva e ottenere il consenso scritto del datore. Il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente per il forfettario si applica comunque.

Esempi calcolo tasse: 25K, 40K, 55K

Vediamo concretamente quanto paga di tasse e contributi un logopedista in regime forfettario, con tre scenari realistici. Le formule sono:

  • Reddito imponibile = Ricavi × 78% (coefficiente redditività ATECO 86.90.29)
  • Contributi INPS Gestione Separata = Reddito imponibile × 26,07% (senza altra copertura)
  • Imposta sostitutiva = (Reddito imponibile − Contributi INPS) × 5% (start-up) o 15%
  • Carico fiscale totale = Imposta sostitutiva + Contributi INPS
  • Netto in tasca = Ricavi − Carico fiscale totale

Scenario 1: Fatturato 25.000 euro (logopedista neolaureata, primi anni)

  • Ricavi: 25.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 19.500 €
  • Contributi INPS (26,07% di 19.500): 5.084 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (19.500 − 5.084): 14.416 €
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 721 €
  • Imposta sostitutiva 15% (regime ordinario forfettario): 2.162 €
  • Netto in tasca con 5%: 25.000 − 5.084 − 721 = 19.195 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 25.000 − 5.084 − 2.162 = 17.754 € (71,0%)

Scenario 2: Fatturato 40.000 euro (logopedista 3-4 anni di attività)

  • Ricavi: 40.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 31.200 €
  • Contributi INPS (26,07% di 31.200): 8.134 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (31.200 − 8.134): 23.066 €
  • Imposta sostitutiva 5%: 1.153 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 3.460 €
  • Netto in tasca con 5%: 40.000 − 8.134 − 1.153 = 30.713 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 40.000 − 8.134 − 3.460 = 28.406 € (71,0%)

Scenario 3: Fatturato 55.000 euro (logopedista esperto, studio strutturato)

  • Ricavi: 55.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 42.900 €
  • Contributi INPS (26,07% di 42.900): 11.184 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (42.900 − 11.184): 31.716 €
  • Imposta sostitutiva 5%: 1.586 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 4.757 €
  • Netto in tasca con 5%: 55.000 − 11.184 − 1.586 = 42.230 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 55.000 − 11.184 − 4.757 = 39.059 € (71,0%)

Come si vede, il regime forfettario consente al logopedista di trattenere il 71-77% del fatturato, decisamente più del regime ordinario (dove l’IRPEF a scaglioni più contributi può portare il carico fiscale al 38-43%). Il salto da 5% a 15% al sesto anno di attività comporta una “perdita” di circa il 5,8% del fatturato, da pianificare con attenzione.

Come trovare i primi pazienti

Una volta aperta la partita IVA e allestito lo studio, la sfida principale del logopedista neoprofessionista è costruire la propria clientela. Le strategie più efficaci nel 2026 sono:

  • Convenzioni con studi medici e poliambulatori: contattare otorinolaringoiatri, foniatri, neurologi, neuropsichiatri infantili, dentisti/ortodontisti, geriatri della propria zona e proporre collaborazioni a tariffa concordata o invii reciproci. Questo è il canale storicamente più produttivo.
  • Referral con pediatri di libera scelta: per chi si occupa di logopedia pediatrica, costruire un rapporto solido con 4-5 pediatri della zona può portare 30-50 valutazioni l’anno. È utile preparare brochure informative e presentazioni di 30 minuti su DSA, ritardi del linguaggio o disfagia neonatale.
  • Convenzioni con scuole, asili e nidi: proporsi per screening del linguaggio nelle scuole materne (in collaborazione con i pediatri di comunità), per formazione agli insegnanti su DSA e per consulenze al doposcuola specializzato.
  • Convenzioni ASL per liste d’attesa: alcune ASL stipulano convenzioni con liberi professionisti per smaltire le liste d’attesa, soprattutto per DSA e ritardi del linguaggio. Le tariffe sono regolate ma il volume è significativo.
  • Google Business Profile: una scheda Google ottimizzata con foto dello studio, recensioni dei pazienti (richieste con tatto e privacy), orari, mappa e categorie corrette (“Logopedista”, “Speech Therapist”) porta in media il 30-40% dei nuovi pazienti privati.
  • Sito web professionale e SEO locale: anche un sito di 5-6 pagine ottimizzato per “logopedista [città]”, “trattamento DSA [città]”, “balbuzie bambini [città]” è un investimento di 800-1.500 euro che genera contatti per anni.
  • Social media specializzati: Instagram e TikTok funzionano bene per logopedia pediatrica e voice training (contenuti educativi per genitori), LinkedIn per il networking professionale con altri sanitari.
  • Iscrizione a piattaforme: MioDottore, Pagine Bianche Salute, Doctolib aumentano la visibilità (ma comportano costi mensili o commissioni).
  • Eventi formativi e divulgativi: organizzare incontri gratuiti su DSA per genitori, screening gratuiti nelle scuole o conferenze per insegnanti è un ottimo modo per farsi conoscere.

Tipicamente serve circa 1 anno di attività per raggiungere un volume di lavoro stabile (15-20 pazienti settimanali) e 2-3 anni per un’agenda completa. Per accelerare, può essere utile partire affittando ore in uno studio già avviato o lavorando come collaboratore in un poliambulatorio nei primi 12-18 mesi.

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FAQ Partita IVA Logopedista 2026

Quanto costa aprire la partita IVA come logopedista?

L’apertura della partita IVA è gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. I costi indiretti includono: marca da bollo per dichiarazione (gratis se telematica), iscrizione Albo TSRM-PSTRP (100-150 euro/anno), iscrizione gratuita alla Gestione Separata INPS, RC professionale (150-400 euro/anno), eventuali costi di consulenza CAF/commercialista (200-600 euro/anno per la dichiarazione dei redditi e la tenuta del registro forfettario).

Posso fare il logopedista in regime forfettario se sono dipendente ASL?

Sì, ma solo se il reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente è stato inferiore o uguale a 30.000 euro. Inoltre serve l’autorizzazione del datore di lavoro (D.lgs. 165/2001) e l’aliquota Gestione Separata sarà del 24% (non 26,07%) perché si ha già altra copertura previdenziale.

Le mie prestazioni di logopedia sono detraibili al 19%?

Sì. Le prestazioni del logopedista sono spese sanitarie detraibili al 19% (oltre la franchigia di 129,11 euro complessivi), trasmesse automaticamente al Sistema Tessera Sanitaria e precaricate nella dichiarazione precompilata del paziente. Il pagamento deve essere tracciabile (no contanti).

Devo fatturare con IVA al 22%?

No. Le prestazioni sanitarie del logopedista sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, del DPR 633/1972, indipendentemente dal regime fiscale (forfettario o ordinario). In fattura va indicata la dicitura di esenzione e, sopra 77,47 euro, applicata la marca da bollo da 2 euro.

Devo iscrivermi a una cassa professionale specifica?

No. I logopedisti non hanno una cassa di previdenza autonoma e si iscrivono obbligatoriamente alla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995). L’aliquota è del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, del 24% per chi è già coperto altrove.

Posso fare teleriabilitazione e fatturarla come prestazione sanitaria?

Sì. La teleriabilitazione è espressamente prevista dalle Linee guida nazionali sulla telemedicina (Conferenza Stato-Regioni 2020) e dal D.M. 30 settembre 2022. È una prestazione sanitaria a tutti gli effetti: esente IVA, soggetta a invio Sistema TS, detraibile al 19%. È buona pratica indicare in fattura la modalità “teleriabilitazione”.

Quanto guadagna un logopedista in regime forfettario?

Con il regime forfettario start-up al 5%, un logopedista trattiene circa il 76-77% del fatturato. Esempi: 25.000 € fatturato → ~19.200 € netti; 40.000 € fatturato → ~30.700 € netti; 55.000 € fatturato → ~42.200 € netti. Con aliquota al 15% (dal sesto anno) la percentuale netta scende a circa il 71%.

Devo fare fattura elettronica via SdI ai privati?

No. Le fatture per prestazioni sanitarie verso persone fisiche i cui dati sono inviati al Sistema TS non vanno trasmesse via SdI (art. 10-bis D.L. 119/2018). Si emettono in cartaceo o PDF e si consegnano al paziente. La fatturazione elettronica via SdI resta obbligatoria solo per le prestazioni B2B (verso aziende, ASL, studi medici).

Serve la SCIA per aprire uno studio di logopedia?

Sì, è generalmente richiesta una SCIA sanitaria al Comune o alla ASL territoriale, con regole che variano da Regione a Regione. Per gli studi monoprofessionali la procedura è semplificata. Vanno rispettati requisiti di idoneità dei locali, igiene, sicurezza e accessibilità. Lo studio può essere ubicato anche in immobile residenziale come “studio professionale” senza cambio d’uso.

Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarmi?

Sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i logopedisti nella scelta del regime fiscale, nell’apertura della partita IVA, nella gestione delle dichiarazioni dei redditi (modello Redditi PF), nell’invio al Sistema Tessera Sanitaria, nel calcolo dei contributi INPS Gestione Separata e nella pianificazione fiscale per ottimizzare il carico tributario. Contattaci per una consulenza personalizzata.

Conclusioni: aprire P.IVA logopedista nel 2026 conviene

Aprire la partita IVA come logopedista nel 2026 rappresenta una scelta professionale e fiscale conveniente per molti motivi: il regime forfettario al 5% per i primi 5 anni consente di trattenere oltre tre quarti del fatturato; l’esenzione IVA art. 10 e la detraibilità 19% rendono le prestazioni più appetibili per i pazienti; la teleriabilitazione apre nuovi mercati anche oltre la propria città; il crescente bisogno di interventi su DSA, balbuzie, disfagia geriatrica e voice training garantisce una domanda sostenuta.

Le criticità da pianificare con attenzione sono il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente (cruciale per chi è già dipendente ASL), la corretta gestione del Sistema TS, la marca da bollo sulle fatture e il salto da 5% a 15% al sesto anno di attività.

Per ricevere assistenza completa nell’apertura della partita IVA, nella scelta del regime fiscale e nella gestione fiscale e previdenziale annuale, il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione consulenti specializzati nelle professioni sanitarie. Prenota una consulenza online o in sede.

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Maggio 25, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-25 14:00:002026-05-31 22:23:06Partita IVA Logopedista 2026: Guida Completa Regime Forfettario, Tasse e Contributi
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La proroga dei versamenti delle dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per i soggetti che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) e per i contribuenti in regime forfettario rappresenta uno degli appuntamenti più attesi del calendario fiscale italiano. Per l’anno d’imposta 2025, l’Agenzia delle Entrate ha confermato lo slittamento della scadenza ordinaria del 30 giugno 2026, allineandosi a quanto previsto dall’articolo 37 del D.Lgs. 12 febbraio 2024 n. 13 e dai provvedimenti attuativi.

In questa guida completa il CAF Centro Fiscale di Udine spiega chi sono i soggetti beneficiari della proroga, quali versamenti rientrano nello slittamento, come calcolare correttamente saldo IRPEF 2025 e acconti 2026, e come gestire la rateizzazione delle imposte. Sono inclusi esempi pratici, tabelle riassuntive dei codici tributo, e una sezione dedicata agli errori più frequenti.

La proroga non è una sanatoria né una riduzione del debito d’imposta: si tratta di uno spostamento del termine di versamento senza maggiorazioni, finalizzato a consentire ai professionisti, ai commercialisti e ai CAF di gestire i carichi di lavoro derivanti dall’avvio del Concordato Preventivo Biennale (CPB) e dagli adempimenti collegati al modello Redditi PF/SP/SC 2026.

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Indice dei contenuti

  1. Proroga 20 luglio 2026: cosa cambia rispetto al 30 giugno
  2. Chi sono i destinatari: soggetti ISA, forfettari e minimi
  3. Il quadro normativo: dal DPCM al D.Lgs. 13/2024
  4. Quali versamenti sono prorogati: elenco completo
  5. Calcolo saldo IRPEF 2025 e acconti 2026: esempi pratici
  6. Versamento dal 21 luglio al 20 agosto con maggiorazione 0,40%
  7. Rateizzazione: come pagare in rate mensili
  8. Codici tributo F24: tabella completa
  9. Casi particolari: soci, eredi, contribuenti minimi
  10. Errori piu frequenti e ravvedimento operoso
  11. Domande frequenti sulla proroga 2026

Proroga 20 luglio 2026: cosa cambia rispetto al 30 giugno

La scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 per il pagamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025) viene posticipata al 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione per i contribuenti che soddisfano specifici requisiti. Si tratta di una proroga ormai strutturale, confermata anno dopo anno dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per i soggetti che applicano gli ISA e per i forfettari, in considerazione dei tempi tecnici di pubblicazione dei software dichiarativi e delle istruzioni operative dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa significa concretamente? Significa che chi rientra nell’ambito applicativo della proroga potra:

  • Versare saldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026 entro il 20 luglio 2026 (anziche il 30 giugno) senza maggiorazione dello 0,40%;
  • Versare entro il 20 agosto 2026 con maggiorazione dello 0,40% (anziche entro il 30 luglio);
  • Avviare la rateizzazione con prima rata al 20 luglio (rate mensili successive).

La proroga riguarda solo i versamenti, non incide invece sulla scadenza di invio telematico del modello Redditi, fissata al 31 ottobre 2026 (modello Redditi PF/SP/SC) ne sulla dichiarazione IRAP (anch’essa al 31 ottobre 2026).

Fonte: Agenzia delle Entrate, sezione “Scadenze fiscali”; art. 17 DPR 435/2001; art. 37 D.Lgs. 13/2024.

Chi sono i destinatari: soggetti ISA, forfettari e minimi

La proroga al 20 luglio 2026 si applica a tre categorie principali di contribuenti:

1. Soggetti che applicano gli ISA

Sono interessati i contribuenti che esercitano attivita economiche per le quali sono stati approvati gli Indici Sintetici di Affidabilita fiscale (ISA), introdotti dall’art. 9-bis del D.L. 50/2017 in sostituzione degli ex studi di settore. Rientrano nel beneficio:

  • Persone fisiche titolari di partita IVA (artigiani, commercianti, professionisti) con ricavi/compensi fino a 5.164.569 euro;
  • Societa di persone (SNC, SAS) e soggetti equiparati che applicano gli ISA;
  • Societa di capitali (SRL, SPA) che applicano gli ISA con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare;
  • Soci di societa (SAS, SNC) e collaboratori familiari per redditi attribuiti per trasparenza.

Sono esclusi dagli ISA (e quindi non beneficiano automaticamente della proroga in quanto soggetti ISA) i contribuenti con cause di esclusione – ad esempio inizio o cessazione attivita nel periodo, periodo non coincidente con anno solare, ricavi superiori a 5.164.569 euro – salvo che rientrino in altri presupposti.

2. Contribuenti in regime forfettario

I contribuenti che applicano il regime forfettario ex art. 1 commi 54-89 della Legge 190/2014, pur essendo esclusi dall’applicazione degli ISA, beneficiano comunque della proroga in virtu di esplicita previsione normativa. Il limite di ricavi/compensi per il regime forfettario nel 2025 e fissato a 85.000 euro.

3. Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)

Anche i residui contribuenti che ancora applicano il regime dei minimi (art. 27 commi 1 e 2 del D.L. 98/2011), in scadenza al compimento del quinto anno di attivita o al compimento del 35esimo anno di eta, rientrano nella proroga al 20 luglio 2026.

Casi di estensione della proroga

La proroga si estende anche ai soci di societa che partecipano a soggetti ISA o forfettari, in regime di trasparenza fiscale (art. 5, 115 e 116 TUIR). In particolare:

  • Soci di SNC, SAS e societa equiparate;
  • Soci di SRL che hanno optato per la trasparenza (art. 116 TUIR);
  • Collaboratori familiari (art. 230-bis Codice Civile).

Il quadro normativo: dal DPCM al D.Lgs. 13/2024

La proroga dei versamenti per soggetti ISA e forfettari non e una concessione estemporanea: ha radici normative chiare e progressivamente consolidate.

Il punto di partenza: art. 17 DPR 435/2001

La normativa di base sulle scadenze di versamento delle imposte da dichiarazione e l’articolo 17 del DPR 7 dicembre 2001 n. 435, che stabilisce due termini ordinari:

  • 30 giugno: termine ordinario senza maggiorazione;
  • 30 luglio (i 30 giorni successivi): termine con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Le proroghe annuali: dal DPCM al D.Lgs. 13/2024

Negli anni precedenti la proroga era disposta annualmente con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM). Dal 2024 in poi, l’articolo 37 del D.Lgs. 12 febbraio 2024 n. 13 (attuativo della delega fiscale L. 111/2023) ha previsto una proroga strutturale per i soggetti ISA e forfettari, collegandola all’avvio del Concordato Preventivo Biennale (CPB).

In particolare, per il 2026 (anno d’imposta 2025), la proroga al 20 luglio e collegata anche all’esigenza di dare tempi adeguati per l’adesione al CPB 2025-2026, riservato proprio ai soggetti ISA e forfettari (limitatamente al periodo 2025 con applicazione dell’imposta sostitutiva ad aliquota agevolata 10-15% sull’eccedenza concordata).

Provvedimenti applicativi 2026

Per il 2026 la proroga e stata confermata dai consueti comunicati MEF e dalle FAQ pubblicate dall’Agenzia delle Entrate sul proprio sito istituzionale. Si veda inoltre la circolare AdE 18/E del 2024 in materia di CPB, che richiama i termini di versamento per i soggetti aderenti.

Riferimenti normativi: D.Lgs. 13/2024 art. 37; DPR 435/2001 art. 17; L. 111/2023 (delega fiscale); circolare AdE 18/E/2024.

Quali versamenti sono prorogati: elenco completo

La proroga al 20 luglio 2026 si applica a tutti i versamenti il cui termine ordinario cade il 30 giugno 2026 e che risultano dalla dichiarazione dei redditi. In particolare, rientrano nel beneficio:

Imposte dirette

  • Saldo IRPEF 2025 (codice tributo 4001) e relative addizionali regionali e comunali (codici 3801, 3844);
  • Primo acconto IRPEF 2026 (codice tributo 4033), pari al 40% dell’imposta dovuta per il 2025 (per il regime forfettario il primo acconto e generalmente al 50% del totale acconto);
  • Saldo IRES 2025 (codice tributo 2003) per societa di capitali con esercizio solare;
  • Primo acconto IRES 2026 (codice tributo 2001);
  • Saldo e acconto IRAP 2025 (codici 3800, 3812, 3813).

Imposta sostitutiva per il regime forfettario

  • Saldo imposta sostitutiva 2025 (aliquota 15%, oppure 5% per nuove attivita nei primi 5 anni) – codice tributo 1792;
  • Primo acconto imposta sostitutiva 2026 – codice tributo 1790;
  • Secondo acconto imposta sostitutiva 2026 – codice tributo 1791 (scadenza ordinaria 30 novembre 2026, non interessata dalla proroga di luglio).

Imposte sostitutive e patrimoniali

  • Cedolare secca sui canoni di locazione – saldo (codice 1842) e primo acconto (codice 1840);
  • IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili all’Estero) – codice 4041 saldo, 4044 primo acconto;
  • IVAFE (Imposta sul Valore delle Attivita Finanziarie all’Estero) – codice 4043 saldo, 4047 primo acconto.

Contributi previdenziali

La proroga si applica anche ai contributi previdenziali INPS Gestione Separata e ai contributi della Gestione Artigiani e Commercianti dovuti a saldo e primo acconto, calcolati sul reddito eccedente il minimale.

IVA annuale

L’IVA annuale 2025 con scadenza al 16 marzo 2026 NON e oggetto della proroga di luglio. Tuttavia, chi ha scelto di rateizzare l’IVA annuale o di posticiparla con la maggiorazione dello 0,40% mensile alla scadenza di giugno-luglio, ricade nei termini della proroga.

VersamentoCodice tributoScadenza ordinariaScadenza prorogata
Saldo IRPEF 2025400130/06/202620/07/2026
Primo acconto IRPEF 2026403330/06/202620/07/2026
Saldo imposta sost. forfettari179230/06/202620/07/2026
Primo acconto imp. sost. forfettari179030/06/202620/07/2026
Saldo IRES 2025200330/06/202620/07/2026
Saldo IRAP 2025380030/06/202620/07/2026
Cedolare secca saldo184230/06/202620/07/2026
Addizionale regionale380130/06/202620/07/2026
Addizionale comunale saldo384430/06/202620/07/2026

Calcolo saldo IRPEF 2025 e acconti 2026: esempi pratici

Vediamo come si calcolano concretamente saldo e acconti per le due principali categorie di contribuenti che beneficiano della proroga.

Esempio 1: Artigiano con ricavi ISA

Mario, idraulico in regime ordinario semplificato, soggetto agli ISA per il codice ATECO 43.22.01, presenta:

  • Reddito d’impresa 2025: 38.000 euro;
  • IRPEF lorda calcolata: 8.450 euro;
  • Detrazioni: 1.880 euro;
  • IRPEF netta: 6.570 euro;
  • Acconti gia versati nel 2025 (giugno + novembre): 5.940 euro.

Calcolo:

  • Saldo IRPEF 2025 = 6.570 – 5.940 = 630 euro (codice 4001);
  • Primo acconto IRPEF 2026 = 40% di 6.570 = 2.628 euro (codice 4033);
  • Secondo acconto IRPEF 2026 = 60% di 6.570 = 3.942 euro (scadenza 30/11/2026, codice 4034).

Totale da versare entro il 20 luglio 2026: 3.258 euro (630 + 2.628). Oppure entro il 20 agosto 2026 con maggiorazione 0,40%: 3.258 + 13,03 = 3.271,03 euro.

Esempio 2: Professionista in regime forfettario

Laura, consulente IT, primo anno di attivita superato (non piu start-up al 5%):

  • Compensi 2025: 52.000 euro;
  • Coefficiente di redditivita (codice ATECO 62.02.00): 78%;
  • Reddito imponibile: 52.000 x 78% = 40.560 euro;
  • Contributi INPS Gestione Separata 2025 pagati: 5.200 euro;
  • Reddito imponibile netto: 40.560 – 5.200 = 35.360 euro;
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.304 euro.

Calcolo:

  • Saldo imposta sostitutiva 2025 = 5.304 – acconti versati nel 2025 (codice 1792);
  • Primo acconto 2026 (50% del totale) = 2.652 euro (codice 1790);
  • Secondo acconto 2026 (50%) = 2.652 euro entro il 30/11/2026 (codice 1791).

Regola importante (acconti per forfettari): non e dovuto acconto se l’imposta sostitutiva dichiarata e inferiore a 51,65 euro; e dovuto in unica soluzione entro il 30/11 se inferiore a 257,52 euro; e dovuto in due rate (40% + 60%, oppure 50%+50% a seconda del regime) se superiore a 257,52 euro.

Esempio 3: Socio SRL trasparente

Giulia, socia al 50% di una SRL trasparente (art. 116 TUIR), riceve per trasparenza un reddito di partecipazione di 28.000 euro. Anche lei beneficia della proroga al 20 luglio per il versamento del saldo IRPEF e del primo acconto, in quanto socio di soggetto ISA.

Versamento dal 21 luglio al 20 agosto con maggiorazione 0,40%

Chi non riesce a versare entro il 20 luglio 2026 puo avvalersi della possibilita di posticipare il pagamento entro i 30 giorni successivi, cioe fino al 20 agosto 2026, applicando una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

La maggiorazione dello 0,40% si applica:

  • Solo sugli importi versati tra il 21 luglio e il 20 agosto 2026;
  • Su tutti i tributi della dichiarazione (IRPEF, IRES, IRAP, imposta sostitutiva, addizionali, cedolare, ecc.);
  • Sui contributi INPS calcolati a saldo e primo acconto.

Esempio di calcolo maggiorazione

Riprendendo Mario dell’esempio 1, se versa il 5 agosto 2026 anziche il 20 luglio:

  • Importo base: 3.258 euro;
  • Maggiorazione 0,40%: 3.258 x 0,4% = 13,03 euro;
  • Totale da versare: 3.271,03 euro.

La maggiorazione va aggiunta direttamente nel modello F24 al campo “Importi a debito versati” insieme all’importo principale. Non esiste un codice tributo separato per la maggiorazione 0,40%.

Attenzione: Il termine del 20 agosto 2026 cade di giovedi – non c’e quindi slittamento al primo giorno lavorativo successivo. Diversamente, quando il termine cade di sabato, domenica o festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo (art. 6 D.L. 330/1994).

Rateizzazione: come pagare in rate mensili

I contribuenti possono decidere di rateizzare gli importi a debito in rate mensili di pari importo, beneficiando comunque della proroga al 20 luglio 2026 come data della prima rata.

Numero massimo di rate

Le rate possono essere distribuite fino al 16 dicembre 2026, con scadenze cosi articolate:

  • 1a rata: 20 luglio 2026 (oppure 20 agosto con maggiorazione 0,40%);
  • 2a rata: 20 agosto 2026;
  • 3a rata: 16 settembre 2026;
  • 4a rata: 16 ottobre 2026;
  • 5a rata: 17 novembre 2026 (il 16 cade di lunedi – confermare il calendario ufficiale);
  • 6a rata: 16 dicembre 2026 (ultima rata possibile).

Le rate successive alla prima sono maggiorate degli interessi nella misura del 4% annuo (DM 21/05/2009), calcolati su base mensile dal giorno successivo al primo versamento.

Tabella interessi per rate successive

RataScadenzaInteressi su rata
1a20/07/20260,00%
2a20/08/20260,33%
3a16/09/20260,66%
4a16/10/20260,99%
5a16/11/20261,32%
6a16/12/20261,65%

Codice tributo per gli interessi da rateizzazione: 1668.

Cosa NON si puo rateizzare

NON sono rateizzabili: il secondo acconto IRPEF, le imposte sostitutive di IRPEF (es. ceduole secche), l’IVA annuale (gia con suo regime di rateazione separato fino al 16 dicembre).

Codici tributo F24: tabella completa

Per il versamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione 2026, ecco la tabella aggiornata dei principali codici tributo da utilizzare nel modello F24:

CodiceDescrizioneAnno di riferimento
4001IRPEF – saldo2025
4033IRPEF – acconto prima rata2026
4034IRPEF – acconto seconda rata o unica soluzione2026
1790Imposta sost. forfettari – acconto prima rata2026
1791Imposta sost. forfettari – acconto seconda rata2026
1792Imposta sost. forfettari – saldo2025
2003IRES – saldo2025
2001IRES – acconto prima rata2026
3800IRAP – saldo2025
3812IRAP – acconto prima rata2026
3801Addizionale regionale2025
3844Addizionale comunale – saldo2025
3843Addizionale comunale – acconto2026
1842Cedolare secca – saldo2025
1840Cedolare secca – acconto prima rata2026
1668Interessi rateizzazione2026
4041IVIE – saldo2025
4043IVAFE – saldo2025

Per i contributi INPS i codici sono: AP (Artigiani Saldo), AF (Artigiani Acconto), CP (Commercianti Saldo), CF (Commercianti Acconto), PXM/P10 (Gestione Separata).

Casi particolari: soci, eredi, contribuenti minimi

Soci di societa di persone (SNC, SAS)

I soci di societa di persone che applicano gli ISA o sono in regime forfettario beneficiano della proroga al 20 luglio 2026 anche per le imposte dovute sui redditi attribuiti per trasparenza. Devono comunque presentare il proprio modello Redditi PF entro il 31 ottobre 2026.

Eredi del contribuente deceduto

Gli eredi di un contribuente soggetto ISA o forfettario deceduto nel 2025 beneficiano di un regime speciale di proroga: i termini di versamento e di presentazione della dichiarazione del de cuius sono prorogati di sei mesi (art. 65 DPR 600/1973). Anche la proroga al 20 luglio 2026 si applica ai versamenti dovuti dal de cuius per il 2025, salvo l’ulteriore proroga semestrale.

Inizio o cessazione attivita nel 2025

Chi ha iniziato o cessato l’attivita nel 2025 e generalmente escluso dagli ISA per cause oggettive. Tuttavia, ai fini della proroga al 20 luglio si guarda alla natura del contribuente (titolare di partita IVA con attivita potenzialmente assoggettata a ISA o forfettaria), quindi il beneficio si applica comunque.

Periodo d’imposta non solare

Le societa di capitali con esercizio non coincidente con l’anno solare (es. 1/7-30/6) seguono il termine di versamento ordinario al ultimo giorno del sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio. La proroga al 20 luglio 2026 si applica solo a chi ha esercizio solare.

Contribuenti aderenti al CPB (Concordato Preventivo Biennale)

I soggetti che hanno aderito al CPB per il biennio 2025-2026 (o per il singolo periodo 2025 per i forfettari) versano l’imposta sostitutiva sull’eccedenza concordata (aliquota dal 10% al 15% per soggetti ISA, 10% per forfettari) entro il 20 luglio 2026, codici tributo dedicati (4068, 4069, 4070, 4071, 4072 per soggetti ISA in base al livello di affidabilita raggiunto).

Errori piu frequenti e ravvedimento operoso

Vediamo i piu comuni errori commessi durante i versamenti di luglio e come correggerli tempestivamente con il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997).

Errore 1: Mancato versamento entro il 20 luglio

Chi non versa entro il 20 agosto 2026 (con maggiorazione) e considerato in ritardo. Il ravvedimento permette di sanare con sanzioni ridotte:

  • Ravvedimento sprint (entro 14 giorni): sanzione 0,1% per ogni giorno di ritardo;
  • Ravvedimento breve (entro 30 giorni): sanzione 1,5% (1/10 del 15%);
  • Ravvedimento intermedio (entro 90 giorni): sanzione 1,67% (1/9 del 15%);
  • Ravvedimento lungo (entro un anno): sanzione 3,75% (1/8 del 30%);
  • Ravvedimento ultra-annuale (entro 2 anni): sanzione 4,29% (1/7 del 30%);
  • Ravvedimento oltre 2 anni: sanzione 5% (1/6 del 30%).

A queste sanzioni si aggiungono gli interessi al tasso legale (per il 2025 era 2%, per il 2026 da verificare dopo decreto MEF di fine 2025 – in caso di mancato aggiornamento si applica l’ultimo tasso vigente).

Errore 2: Sbagliare il codice tributo

Un errore comune e versare l’IRPEF con il codice della cedolare secca o viceversa. La correzione si effettua tramite il modello F24 di Variazione (codice tributo da indicare con segno meno e indicazione del codice corretto), oppure tramite richiesta di compensazione via cassetto fiscale.

Errore 3: Calcolare l’acconto sul reddito sbagliato

Per i forfettari l’acconto si calcola sull’imposta sostitutiva e non sul reddito imponibile. Per i soggetti ordinari si calcola sull’imposta IRPEF/IRES netta, al netto delle ritenute subite e dei crediti d’imposta. Errori comuni portano a sovraversamenti che si recuperano in compensazione orizzontale F24 negli anni successivi.

Errore 4: Ignorare la riduzione di acconto per il primo anno

I forfettari al primo anno di attivita possono optare per l’aliquota agevolata 5% (anziche 15%), ma in tal caso possono scegliere di NON versare alcun acconto per il periodo d’imposta successivo qualora abbiano applicato per la prima volta il regime. Verificare sempre il quadro LM del modello Redditi PF.

Errore 5: Saltare l’addizionale regionale e comunale

Saldo e acconto delle addizionali (codici 3801, 3844, 3843) seguono la proroga ma sono spesso dimenticati. Il software dichiarativo li calcola in automatico, ma in compilazione manuale e bene controllarli sempre.

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Domande frequenti sulla proroga 2026

1. La proroga vale anche per i contribuenti non titolari di partita IVA?

No. La proroga al 20 luglio 2026 e riservata ai titolari di partita IVA che applicano gli ISA o sono in regime forfettario, ai loro soci/collaboratori e agli eredi. I lavoratori dipendenti, i pensionati e gli altri contribuenti non titolari di reddito d’impresa o lavoro autonomo applicano la scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 o quella alternativa del 30 luglio 2026 con maggiorazione 0,40%.

2. Devo presentare la dichiarazione entro il 20 luglio?

No. La proroga riguarda solo i versamenti. La scadenza per la presentazione telematica del modello Redditi PF, SP, SC e IRAP resta il 31 ottobre 2026.

3. Posso compensare il debito con crediti d’imposta?

Si, e prassi diffusa. Tramite modello F24 si possono compensare i debiti IRPEF/IRES/IRAP con crediti d’imposta disponibili (es. crediti IVA, credito 730, credito IRAP eccedente). Attenzione: la compensazione orizzontale oltre 5.000 euro richiede visto di conformita.

4. Cosa succede se verso il 19 luglio (sabato)?

Il 20 luglio 2026 cade di lunedi, quindi non c’e slittamento. Tuttavia, se si versa il 19 luglio (sabato) o il 18 luglio (domenica) il versamento e accettato come anticipato e valido.

5. Sono pensionato con partita IVA aperta in regime forfettario per consulenze occasionali: beneficio della proroga?

Si. La proroga si applica in base al regime fiscale (forfettario) e non alla qualifica anagrafica. Anche il pensionato in regime forfettario versa al 20 luglio 2026.

6. Posso versare in compensazione tramite F24 telematico anche dopo il 20 luglio?

Si, ma con maggiorazione 0,40% se versato tra il 21 luglio e il 20 agosto, o con ravvedimento operoso se oltre. Il termine per la compensazione e quello di versamento.

7. La proroga si applica al diritto camerale CCIAA?

Si. Il diritto annuale alla Camera di Commercio, codice tributo 3850, ha scadenza coincidente con il primo termine di versamento delle imposte dirette, e quindi beneficia della proroga al 20 luglio 2026 per soggetti ISA e forfettari.

8. Ho dimenticato di versare il primo acconto: posso pagare solo il saldo?

No. Saldo e acconto sono distinti e vanno entrambi versati. Il primo acconto va comunque pagato (puo essere ravveduto se in ritardo). In alternativa, se l’acconto era inferiore alla soglia minima (51,65 euro IRPEF) o (51,65 euro imposta sostitutiva), non era dovuto.

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Fonti consultate: art. 17 DPR 435/2001; art. 37 D.Lgs. 13/2024; L. 111/2023; circolare AdE 18/E del 17 settembre 2024; comunicati MEF su scadenze fiscali; sito ufficiale Agenzia Entrate sezione “Scadenze fiscali” e “Modello F24 codici tributo”.

Maggio 25, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-25 10:25:432026-05-31 22:23:14Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari
PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Commercialista Online Forfettario 2026: Pro, Contro e Quale Scegliere

regime forfettario partita iva

Commercialista online forfettario 2026: scegliere la piattaforma digitale giusta puo significare risparmiare centinaia di euro all anno e gestire la propria partita IVA direttamente da app, senza file in studio. Pero non tutte le soluzioni sono uguali: Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa e gli altri servizi presenti sul mercato hanno prezzi che vanno da 350 a 900 euro all anno, ma offrono livelli di assistenza, integrazioni e profondita di consulenza molto diversi.

In questa guida 2026 analizziamo onestamente pro e contro del commercialista online, confrontiamo le principali piattaforme per forfettari e ti spieghiamo quando questa scelta conviene davvero e quando invece e meglio affidarsi a un CAF o a uno studio tradizionale. Hai gia letto la nostra guida sul costo del commercialista per forfettari? Qui scendiamo nel dettaglio operativo delle piattaforme.

Indice dei contenuti

  1. Cos e un commercialista online
  2. Differenze con commercialista tradizionale e CAF
  3. Vantaggi del commercialista online
  4. Svantaggi e limiti del commercialista online
  5. Le principali piattaforme: analisi onesta
  6. Tabella confronto prezzi e servizi
  7. Quando il commercialista online NON e la scelta giusta
  8. L alternativa CAF Centro Fiscale Udine
  9. Come scegliere: 5 domande da farsi
  10. Recensioni e Trustpilot: cosa controllare
  11. Domande frequenti

Cos e un commercialista online

Per commercialista online si intende un servizio professionale di contabilita, fatturazione e dichiarazione dei redditi erogato attraverso una piattaforma digitale (web e app mobile), senza che il cliente debba mai recarsi fisicamente in studio. L iscrizione a un servizio di commercialista online prevede in genere:

  • Un abbonamento annuale o mensile con costi predefiniti e nessun extra a sorpresa.
  • L assegnazione di un commercialista o consulente fiscale di riferimento (in alcune piattaforme dedicato, in altre a rotazione).
  • Un portale web e una app mobile per emettere fatture elettroniche, caricare ricevute, monitorare incassi e tasse in tempo reale.
  • Servizi di supporto via chat, email o videochiamata con tempi di risposta dichiarati.
  • La dichiarazione dei redditi annuale (Modello Redditi PF), spesso inclusa nel canone.

Il modello e nato per partite IVA in regime forfettario e freelance digitali, ma negli ultimi anni si e esteso anche a piccole srl, professionisti in regime ordinario semplificato e piccole imprese. Il numero di iscritti alle principali piattaforme e cresciuto in modo significativo dal 2020 a oggi, con Fiscozen che da sola dichiara di gestire decine di migliaia di partite IVA.

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Differenze con commercialista tradizionale e CAF

Per capire se il commercialista online conviene, bisogna prima chiarire le tre opzioni principali a disposizione di un forfettario nel 2026:

Commercialista tradizionale

E il professionista iscritto all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con studio fisico, che segue il cliente in modo personalizzato. Si occupa di tutto: contabilita, dichiarazioni, consulenza strategica, accertamenti, contenzioso tributario, fatturazione elettronica. Costi medi per un forfettario: 1.000-2.500 euro all anno, a seconda di volume e complessita.

CAF (Centro di Assistenza Fiscale)

Il CAF e un soggetto autorizzato dall Agenzia delle Entrate a fornire assistenza fiscale a privati, partite IVA semplici e famiglie. I CAF (come CAF Centro Fiscale di Udine) offrono dichiarazione redditi, ISEE, modelli RED, successioni, gestione contributi INPS e supporto nelle pratiche con l Agenzia delle Entrate. Costi tipici per un forfettario: 400-900 euro all anno, con servizi accessori (730, ISEE, successione) spesso inclusi o a tariffe agevolate.

Commercialista online

E un servizio digitale standardizzato erogato da societa che internamente si avvalgono di commercialisti iscritti all Albo. Il rapporto con il professionista avviene esclusivamente via piattaforma. Costi: 350-900 euro all anno, con piano base focalizzato su forfettari semplici. I servizi extra (consulenza strategica, casi complessi, accertamenti) sono spesso a pagamento separato.

Vantaggi del commercialista online

Le piattaforme di commercialista online hanno conquistato decine di migliaia di forfettari italiani per ragioni concrete. Ecco i principali vantaggi del commercialista online forfettario nel 2026:

1. Prezzi piu bassi rispetto al commercialista tradizionale

Il vantaggio piu evidente: 350-900 euro all anno contro i 1.000-2.500 euro di uno studio tradizionale. La standardizzazione dei processi (software, workflow, supporto centralizzato) consente alle piattaforme di abbassare i costi e proporre prezzi competitivi anche per chi parte da zero.

2. App dedicata: fatture e contabilita in tempo reale

Tutte le piattaforme moderne offrono app mobile e portale web da cui si puo:

  • Emettere fatture elettroniche al SdI in pochi tap.
  • Monitorare in tempo reale ricavi, tasse stimate e contributi INPS dovuti.
  • Caricare ricevute e spese deducibili (anche per regime forfettario, utili per scopi gestionali).
  • Visualizzare scadenze fiscali personalizzate.
  • Scaricare modelli compilati e ricevute pagamenti F24.

3. Onboarding rapido (1-3 giorni)

L apertura della partita IVA tramite piattaforma online avviene tipicamente in 1-3 giorni lavorativi, con tutto gestito da remoto: firma digitale, invio modelli AA9/12 all Agenzia delle Entrate, iscrizione INPS, eventuale CCIAA. Niente appuntamenti in studio, niente tempi di attesa.

4. Supporto via chat, email e videochiamata

Il supporto del commercialista online avviene tramite canali digitali: chat in app, email, videochiamata su prenotazione. I tempi di risposta dichiarati variano da poche ore (Fiscozen) a 24-48 ore. Per i forfettari semplici, questa modalita e spesso piu rapida del classico “appuntamento in studio fra due settimane”.

5. Trasparenza dei prezzi: nessun extra a sorpresa

Le piattaforme dichiarano in anticipo cosa e incluso e cosa no. Il canone all-inclusive copre apertura partita IVA, contabilita annuale, dichiarazione redditi, fatture illimitate, supporto base. Eventuali servizi extra (apertura societa, consulenze approfondite, F24 fuori canone) sono a listino.

6. Servizio dichiarazione redditi incluso

Il Modello Redditi PF annuale e tipicamente compreso nel canone, con calcolo di IRPEF (o imposta sostitutiva al 5%/15% per i forfettari), contributi INPS, gestione acconti e saldo. La piattaforma genera direttamente il modello F24 da pagare.

Svantaggi e limiti del commercialista online

Il marketing dei commercialisti online enfatizza i benefici, ma e onesto raccontare anche i limiti, soprattutto per chi non e un forfettario “perfettamente standard”:

1. Standardizzazione: poco margine per casi complessi

Le piattaforme funzionano benissimo per forfettari “tipo”: un ATECO, clienti italiani, fatture lineari. Quando il caso si complica (clienti esteri con reverse charge, doppia attivita, immobili all estero, redditi misti) la macchina si inceppa: spesso bisogna passare al piano premium o pagare consulenze extra (50-150 euro l ora).

2. Supporto non sempre dedicato (rotazione consulenti)

Su molte piattaforme il consulente che risponde in chat non e sempre lo stesso: ogni richiesta puo essere gestita da operatori diversi del team. Per domande complesse questo significa dover rispiegare ogni volta la propria situazione. Solo i piani premium di alcune piattaforme garantiscono un commercialista dedicato.

3. Niente relazione face-to-face

Il rapporto e esclusivamente digitale. Per molti professionisti questo e un vantaggio (rapidita, niente perdite di tempo), ma per chi ha bisogno di una consulenza strategica approfondita (pianificazione fiscale pluriennale, scelta del regime, decisioni sulla forma giuridica) la mancanza del confronto diretto puo essere un limite.

4. Difficolta su accertamenti o ispezioni

In caso di accertamento dell Agenzia delle Entrate, ispezione INPS o cartella esattoriale, le piattaforme online offrono assistenza limitata: spesso la gestione del contenzioso non e inclusa nel canone e va affidata a un professionista esterno. Un commercialista tradizionale, invece, ti segue di persona anche in queste situazioni.

5. Supporto a volte limitato a determinati ATECO

Alcune piattaforme funzionano molto bene per ATECO digitali e freelance del terziario (consulenze, IT, marketing, design), ma sono meno attrezzate su settori specifici (artigiani con magazzino, attivita con dipendenti, e-commerce con vendite intra-UE). Verifica sempre prima dell iscrizione che la piattaforma copra il tuo codice ATECO.

Le principali piattaforme di commercialista online: analisi onesta

Ecco una panoramica delle principali piattaforme di commercialista online per forfettari nel 2026, con prezzi indicativi, punti di forza e criticita. I prezzi sono aggiornati alla data di pubblicazione e potrebbero variare; verifica sempre il listino sul sito ufficiale della piattaforma.

1. Fiscozen (leader del mercato)

Fiscozen e la piattaforma piu conosciuta in Italia per commercialista online dedicato ai forfettari. Fondata a Milano, ha costruito un brand forte attraverso pubblicita, content marketing e partnership con freelance digitali.

  • Prezzo piano base: circa 38 euro al mese (456 euro all anno) + IVA, con offerte introduttive periodiche.
  • Servizi inclusi: contabilita forfettaria, fatturazione elettronica illimitata, dichiarazione redditi PF, F24 contributi INPS, supporto chat e email, app dedicata.
  • Pro: brand riconosciuto, onboarding fluido, app tra le piu intuitive del mercato, ottima documentazione e knowledge base.
  • Contro: il piano base non include consulenze approfondite (le call con commercialista costano circa 80 euro all ora); supporto a rotazione nei piani standard.
  • Ideale per: forfettari “semplici” del digitale, freelance, consulenti, professionisti con un ATECO chiaro e clientela italiana.

2. Aziendabile (ex Aziendaperfetta)

Aziendabile (precedentemente conosciuta come Aziendaperfetta) e una piattaforma italiana che si rivolge a forfettari e piccole imprese con un posizionamento di prezzo aggressivo.

  • Prezzo piano base: circa 35 euro al mese (~420 euro all anno).
  • Servizi inclusi: contabilita, dichiarazione redditi, fatturazione elettronica, supporto via piattaforma.
  • Pro: prezzo competitivo, copertura ampia di codici ATECO, processi rodati.
  • Contro: meno integrazioni e meno “marketing” rispetto a Fiscozen, knowledge base meno ricca.
  • Ideale per: chi cerca il miglior rapporto qualita-prezzo e non ha bisogno di un brand “premium”.

3. Idealsofa

Idealsofa e una piattaforma italiana focalizzata sui forfettari e small business, con un offerta orientata alla semplicita.

  • Prezzo: da 350 a 650 euro all anno a seconda del piano.
  • Pro: prezzo basso nel piano essenziale, focus su small business e forfettari, semplicita di utilizzo.
  • Contro: meno funzionalita avanzate rispetto ai leader, comunita meno estesa.
  • Ideale per: forfettari “minimal” che vogliono spendere il meno possibile e gestiscono pochi clienti italiani.

4. ContaBox

ContaBox e un altra piattaforma italiana che propone gestione fiscale e contabile per forfettari e piccole imprese.

  • Prezzo: circa 45 euro al mese (540 euro all anno).
  • Pro: piattaforma robusta, supporto incluso, copertura sia forfettari sia ordinari.
  • Contro: prezzo leggermente sopra la media per il piano base, brand meno conosciuto.
  • Ideale per: chi cerca una soluzione “completa” e ha intenzione di passare in futuro a regime ordinario.

5. Soldo (servizi commercialista integrati)

Soldo nasce come piattaforma di gestione spese aziendali e carte prepagate, ma offre anche servizi di commercialista integrati attraverso partner. Non e un commercialista online “puro” ma una soluzione integrata di gestione finanziaria + fiscale.

  • Prezzo: variabile, dipende dai moduli attivati.
  • Pro: integrazione tra carta aziendale, gestione spese e contabilita.
  • Contro: non e ottimizzato per il forfettario “puro”; piu adatto a piccole srl o ditte individuali in regime ordinario.
  • Ideale per: piccole imprese con spese frequenti e necessita di carte aziendali.

6. Marvik, TaxFix e altre piattaforme minori

Sul mercato esistono altre piattaforme:

  • Marvik: servizio di commercialista digitale orientato a freelance e startup, con piani modulari.
  • TaxFix: piu focalizzato su dichiarazioni redditi per dipendenti (Modello 730) che su forfettari.
  • Tasse Quotidiane / TaxYourFree / altre boutique digitali: realta piu piccole, spesso con un commercialista dedicato e prezzi customizzati.

La regola generale: se la piattaforma non e tra le top-5 italiane, verifica con cura iscrizione all Albo del referente, recensioni indipendenti e clausole contrattuali prima di firmare.

Tabella confronto: prezzi, servizi, pro e contro

Ecco un confronto sintetico delle principali piattaforme di commercialista online per forfettari nel 2026:

PiattaformaPrezzo annuoDichiarazione inclusaPunti di forzaLimiti principali
Fiscozen~456 euro + IVASiBrand, app, knowledge baseConsulenze a parte (~80 euro/h)
Aziendabile~420 euroSiPrezzo competitivoMeno integrazioni
Idealsofa350-650 euroSiPiano base economicoFunzionalita di base
ContaBox~540 euroSiCopertura forfettari + ordinariBrand meno noto
SoldoVariabileModulo separatoIntegrazione gestione speseNon ideale per forfettari puri
Marvik~400-800 euroSiModulare, orientato freelanceRealta piu piccola
CAF Centro Fiscale Udine400-900 euroSi (incluso 730/RPF)Persona dedicata, presenza fisica, ISEE/successioni inclusiServizio locale

Nota: i prezzi possono variare in base a promozioni, tipologia ATECO e caratteristiche specifiche del cliente. Verifica sempre il preventivo personalizzato.

Quando il commercialista online NON e la scelta giusta

Le piattaforme di commercialista online sono fantastiche per forfettari semplici, ma in alcuni casi un commercialista tradizionale o un CAF rappresentano una scelta decisamente migliore. Ecco i casi tipici in cui NON conviene affidarsi al commercialista online:

1. Forfettari con clienti esteri complessi

Se fatturi a clienti esteri, soprattutto extra-UE, o gestisci reverse charge intra-UE in modo continuativo, la standardizzazione delle piattaforme diventa un limite. Spesso le risposte tardano, le procedure non sono ottimizzate, e il rischio di errore e maggiore. Un professionista dedicato che conosce il tuo caso e piu efficace.

2. Piu codici ATECO o seconda attivita

Se hai doppio codice ATECO (attivita prevalente + secondaria), o gestisci una seconda attivita in regime forfettario, il calcolo del coefficiente di redditivita e l applicazione corretta delle regole richiedono attenzione. Molti piani base delle piattaforme online supportano un solo ATECO o richiedono upgrade.

3. Imprenditori in regime ordinario o semplificato

Se i tuoi ricavi superano 85.000 euro e sei uscito dal forfettario, oppure se hai dipendenti, magazzino, beni strumentali rilevanti, IVA detraibile, hai bisogno di contabilita ordinaria o semplificata: le piattaforme online possono gestirla, ma la qualita della consulenza e spesso inferiore a uno studio tradizionale.

4. Casi con accertamento, ispezione o contenzioso

Se ricevi un avviso di accertamento, una cartella esattoriale, una richiesta di chiarimenti dall Agenzia delle Entrate o un ispezione INPS, hai bisogno di un professionista che ti rappresenti e ti difenda. Le piattaforme online raramente includono queste prestazioni nel canone: dovrai rivolgerti a un commercialista o avvocato tributarista esterno, sostenendo costi aggiuntivi.

5. Chi cerca consulenza fiscale strategica

Se vuoi pianificare la tua fiscalita su piu anni (uscita strategica dal forfettario, scelta di trasformazione in srl, ottimizzazione contributi INPS, gestione redditi misti, pensione integrativa), il commercialista online non e ottimizzato per la consulenza strategica: ti rispondera a domande operative, ma la pianificazione complessa richiede un professionista che conosca a fondo la tua storia e i tuoi obiettivi.

L alternativa CAF: il Centro Fiscale di Udine

Per i forfettari italiani semplici esiste una terza via spesso sottovalutata: il CAF (Centro di Assistenza Fiscale). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre molti dei vantaggi del commercialista online (prezzo competitivo, gestione completa) con qualcosa in piu che le piattaforme digitali non possono garantire.

I vantaggi del CAF rispetto al commercialista online

  • Prezzi simili o migliori: tariffe annue tra 400 e 900 euro, in linea con le piattaforme online ma con servizi extra inclusi.
  • Persona fisica dedicata: al CAF parli sempre con la stessa consulente, che conosce il tuo caso e ti segue nel tempo.
  • Servizi extra inclusi: dichiarazione 730, ISEE, modello RED, dichiarazione di successione, modello Unico (RPF), gestione contributi INPS gestione separata, NASPI, pratiche pensione. Spesso queste prestazioni sono gia incluse nel pacchetto annuale o disponibili a tariffe agevolate.
  • Presenza territoriale: uffici a Udine, Viale Giuseppe Tullio 13, raggiungibili facilmente in tutto il Friuli Venezia Giulia.
  • Supporto su accertamenti: se ricevi una comunicazione dall Agenzia delle Entrate o INPS, il CAF ti aiuta a leggere la lettera, capire cosa chiedere e gestire la pratica, anche in presenza.
  • Sistema tavolare FVG: per le successioni ereditarie, il CAF Centro Fiscale conosce le specificita del sistema tavolare austro-ungarico vigente in Friuli, una competenza specialistica che le piattaforme nazionali non hanno.

Vuoi un preventivo personalizzato?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un preventivo gratuito per la gestione della tua partita IVA forfettaria. Confronta tariffe e servizi prima di scegliere.

Telefono: 0432 1638640

WhatsApp: 366 6018121

Email: info@centrofiscale.com

Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

Come scegliere: 5 domande da farsi prima di decidere

Prima di iscriverti a un commercialista online (o di scegliere il CAF o il commercialista tradizionale), poniti queste 5 domande chiave:

1. Il mio caso e davvero “standard”?

Se sei un freelance italiano con un ATECO chiaro, clienti italiani e ricavi sotto i 50.000 euro, il caso e standard: una piattaforma online va benissimo. Se hai clienti esteri, doppia attivita, ricavi sopra i 70.000 euro o stai per uscire dal forfettario, NON e standard.

2. Quanto valore do alla relazione personale?

Alcune persone si trovano benissimo con chat e email, altre preferiscono guardare in faccia il consulente. Se rientri nella seconda categoria, evita le piattaforme puramente digitali e scegli un CAF o uno studio tradizionale.

3. Quante e quali consulenze mi servono nell anno?

Se prevedi di fare poche domande all anno (apertura, dichiarazione, qualche dubbio), il piano base online basta. Se invece prevedi di chiedere consulenze frequenti su scelte importanti (clienti grossi, contratti, ottimizzazione fiscale), conta le ore: 4-5 consulenze a 80 euro l ora fanno gia 320-400 euro extra, riducendo il vantaggio di prezzo.

4. Quanto sono autonomo nella gestione digitale?

Le piattaforme richiedono che tu sia in grado di emettere fatture, leggere notifiche, scaricare F24 dall app. Se sei a tuo agio con il digitale e l app: ottimo. Se preferisci che un altro si occupi di tutto, un CAF o uno studio tradizionale ti scaricano del lavoro.

5. Quali servizi extra mi servono oltre alla partita IVA?

Devi fare anche il 730 di tuo marito/moglie? L ISEE per l asilo? Una successione ereditaria? Una pratica NASPI? Le piattaforme di commercialista online non offrono questi servizi: dovresti pagarli a parte. Un CAF li gestisce tutti, spesso in pacchetto.

Recensioni e Trustpilot: cosa controllare

Prima di scegliere una piattaforma di commercialista online, e fondamentale leggere le recensioni indipendenti. Trustpilot, Google Maps e i forum di freelance italiani sono ottime fonti. Ecco cosa controllare:

  • Numero di recensioni: una piattaforma con 5.000+ recensioni e statisticamente piu affidabile di una con 50. Verifica anche che il punteggio sia stabile nel tempo.
  • Recensioni negative recenti: leggi le 1 e 2 stelle degli ultimi 6 mesi. Spesso emergono pattern (lentezza nel rispondere, errori nelle dichiarazioni, difficolta nel cancellarsi).
  • Risposte dell azienda: un brand serio risponde alle recensioni negative in modo professionale, non difensivo.
  • Storie su accertamenti: cerca recensioni di chi ha avuto problemi con l Agenzia delle Entrate. Come ha gestito la piattaforma il caso?
  • Recensioni di chi ha cancellato: il processo di disdetta e fluido o ti tengono “in trappola”? E un indicatore di trasparenza.
  • Iscrizione all Albo: verifica che i commercialisti referenti siano effettivamente iscritti all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Le piattaforme serie pubblicano questa informazione.

Una raccomandazione: non scegliere solo in base al prezzo o alla pubblicita. Una piattaforma economica che pero ha problemi di supporto o gestione delle dichiarazioni ti costa molto di piu in tempo perso (e potenzialmente in sanzioni). Investire 100-200 euro in piu per un servizio affidabile spesso ripaga.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti sul commercialista online forfettario

Il commercialista online e davvero un dottore commercialista iscritto all Albo?

Le piattaforme serie (Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa, Marvik) si avvalgono internamente di commercialisti iscritti all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. La piattaforma in se non e iscritta all Albo (e una societa di servizi), ma i professionisti che gestiscono le dichiarazioni si. Verifica sempre questa informazione prima di firmare il contratto.

Posso cambiare commercialista online a meta anno?

Si, puoi cambiare commercialista in qualsiasi momento, ma valuta i tempi: la dichiarazione redditi va presentata entro il 31 ottobre dell anno successivo, quindi cambiare fra giugno e settembre potrebbe complicare la gestione. Recupera sempre tutte le tue fatture e ricevute (sono tue per legge) prima di passare a un nuovo professionista.

Il piano base di Fiscozen include la dichiarazione dei redditi?

Si, il piano base di Fiscozen (e di tutte le principali piattaforme italiane di commercialista online per forfettari) include la dichiarazione dei redditi PF annuale, il calcolo dell imposta sostitutiva, dei contributi INPS gestione separata o artigiani/commercianti, e la generazione del modello F24 da pagare.

Quanto costa aprire la partita IVA con un commercialista online?

Quasi tutte le piattaforme offrono l apertura della partita IVA gratuita o a costo simbolico se ti iscrivi al loro servizio annuale. L apertura “secca” senza abbonamento puo costare 100-200 euro. Anche al CAF Centro Fiscale di Udine l apertura della partita IVA forfettaria e gratuita per chi sottoscrive il pacchetto annuale.

Il commercialista online si occupa anche di INPS e contributi?

Si, le piattaforme di commercialista online gestiscono il calcolo dei contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti, a seconda dell ATECO), la generazione dei modelli F24 trimestrali e la dichiarazione dei redditi che riepiloga il dovuto. Pratiche piu complesse (pensione anticipata, ricongiunzioni, rivalutazioni) richiedono un patronato dedicato, che il CAF Centro Fiscale offre internamente.

Cosa succede se la piattaforma sbaglia la mia dichiarazione?

I contratti delle piattaforme prevedono in genere una garanzia professionale e copertura assicurativa per errori del commercialista. Tuttavia, in caso di errore, il primo onere amministrativo (sanzioni, interessi, ravvedimento) ricade comunque sul contribuente, che poi puo richiedere il risarcimento. E sempre buona prassi controllare il modello prima dell invio, anche se preparato dal commercialista.

Conviene di piu il CAF o il commercialista online?

Dipende dal tuo profilo: se sei un forfettario digitale, autonomo, italiano, con caso semplice, il commercialista online e comodo. Se hai bisogno di servizi multipli (730, ISEE, successione, NASPI), assistenza in presenza, persona dedicata, o se sei in Friuli Venezia Giulia con questioni successorie tavolari, il CAF Centro Fiscale di Udine offre un pacchetto piu completo a costi paragonabili. Spesso il break-even si trova chiedendo un preventivo personalizzato a entrambi.

In sintesi: come scegliere nel 2026

Il commercialista online forfettario nel 2026 e una soluzione moderna, conveniente e funzionale per chi rientra nel profilo “forfettario semplice digitale”. Le piattaforme leader (Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa, Marvik) hanno reso accessibile a tutti la gestione della partita IVA, con app dedicate e prezzi tra 350 e 900 euro all anno.

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Per approfondire i costi e le tariffe, leggi anche la nostra guida completa al costo del commercialista forfettario nel 2026.

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Maggio 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-23 08:00:002026-05-31 22:23:21Commercialista Online Forfettario 2026: Pro, Contro e Quale Scegliere
Osteopati, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Osteopata 2026: Apertura, Regime Forfettario, Ruolo Sanitario e Fatturazione

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come osteopata nel 2026 significa entrare a pieno titolo in una professione sanitaria riconosciuta dallo Stato italiano. Dal 2017, con la Legge 3/2018 (Legge Lorenzin) e successivamente con il DPCM 7 luglio 2021, l’osteopatia è stata istituita come professione sanitaria autonoma, con percorso universitario dedicato (Laurea L/SNT in Osteopatia) e iscrizione obbligatoria all’elenco speciale TSRM-PSTRP.

Questa guida affronta in modo completo tutti gli aspetti fiscali, previdenziali e operativi che riguardano l’osteopata libero professionista: codice ATECO 86.90.29, regime forfettario al 5% o 15%, Gestione Separata INPS, Sistema Tessera Sanitaria, esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972, fatturazione elettronica e calcoli pratici delle tasse.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste osteopati su tutto il territorio nazionale nell’apertura della partita IVA, nella scelta del regime fiscale più conveniente e nella gestione completa di fatturazione e dichiarazione redditi.

Osteopata: professione sanitaria riconosciuta dal 2017

L’osteopatia è una professione sanitaria autonoma riconosciuta in Italia con l’articolo 7 della Legge n. 3 dell’11 gennaio 2018 (cosiddetta “Legge Lorenzin”), che ha modificato il D.lgs. 502/1992 istituendo nuove professioni sanitarie. Successivamente, il DPCM 7 luglio 2021 ha definito ufficialmente il profilo dell’osteopata, le competenze professionali e l’ordinamento didattico universitario.

L’osteopata è il professionista sanitario che, con autonomia di giudizio e responsabilità diretta, applica la manipolazione osteopatica finalizzata al trattamento delle disfunzioni di carattere muscolo-scheletrico, viscerale e cranio-sacrale. L’osteopata non somministra farmaci, non esegue diagnosi mediche e non sostituisce la figura del medico, ma opera come professionista sanitario complementare nel campo del benessere muscolo-scheletrico.

Tappe principali del riconoscimento

  • 2017: la Legge 3/2018 istituisce l’osteopatia tra le professioni sanitarie
  • 2020: avvio del percorso transitorio con il Decreto interministeriale 7 luglio 2020
  • 2021: DPCM 7 luglio 2021 individua il profilo professionale dell’osteopata
  • 2023: avviati i corsi di laurea triennale e magistrale in Osteopatia
  • 2024: prime lauree, ingresso nel Sistema Tessera Sanitaria e detraibilità delle prestazioni come spese sanitarie

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Differenze tra osteopata, fisioterapista, chiropratico e massofisioterapista

Una delle confusioni più frequenti riguarda le differenze tra l’osteopata e altre figure professionali che operano sul corpo. Ecco un confronto chiaro:

FiguraRiconoscimentoPercorso formativoAmbito
OsteopataProfessione sanitaria (Legge 3/2018)Laurea L/SNT Osteopatia o percorso transitorio ESO+EPManipolazione osteopatica muscolo-scheletrica, viscerale e cranio-sacrale
FisioterapistaProfessione sanitaria (D.M. 741/1994)Laurea L/SNT2 FisioterapiaRiabilitazione motoria su prescrizione medica
ChiropraticoRiconosciuto dalla Legge 244/2007 ma senza ordinamento didatticoLaurea estera (es. UK, USA)Manipolazioni vertebrali
MassofisioterapistaOperatore sanitario (anteriore al 1999)Diploma triennale regionaleMassaggio terapeutico

L’osteopata, a differenza del fisioterapista, non opera necessariamente su prescrizione medica ed è abilitato alla valutazione osteopatica autonoma. Rispetto al chiropratico, gode di un percorso universitario italiano strutturato. Rispetto al massofisioterapista, ha un riconoscimento sanitario pieno con elenco speciale presso l’ordine TSRM-PSTRP.

Requisiti formativi: laurea o percorso transitorio

Per esercitare la professione di osteopata in Italia con partita IVA è necessario possedere uno dei seguenti titoli:

Percorso ordinario: laurea L/SNT Osteopatia

Dal 2024 è attivo il Corso di Laurea triennale in Osteopatia (Classe L/SNT – Professioni sanitarie) presso varie università italiane, con accesso a numero programmato. Il percorso prevede:

  • 3 anni di laurea triennale (180 CFU) con esame finale abilitante
  • Possibilità di proseguire con laurea magistrale L/SNT2/MAG (2 anni, 120 CFU)
  • Tirocinio clinico obbligatorio in strutture convenzionate
  • Esame di Stato abilitante alla professione

Percorso transitorio (ad esaurimento)

Per chi ha conseguito il diploma osteopatico prima dell’entrata in vigore del DPCM 2021, è previsto un percorso transitorio con doppio canale:

  • Canale A: laureati in professioni sanitarie (es. fisioterapisti) con diploma osteopatico ESO o equivalente di scuola privata accreditata
  • Canale B: diplomati osteopati con percorso di studio T1 (a tempo pieno, 5 anni) o T2 (part-time, 6 anni) presso scuole riconosciute (ESO, EP, AIMO, ecc.)

I professionisti del percorso transitorio devono superare una prova di valutazione nazionale per essere inseriti nell’elenco speciale ad esaurimento dell’albo TSRM-PSTRP.

Iscrizione all’elenco speciale TSRM-PSTRP

Tutti gli osteopati abilitati devono iscriversi all’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (TSRM-PSTRP) presso l’ordine territoriale della provincia di residenza o di esercizio.

Documenti necessari per l’iscrizione

  • Domanda di iscrizione (modulo dell’ordine territoriale)
  • Titolo di studio in originale o copia autenticata
  • Documento di identità e codice fiscale
  • Certificato di residenza o domicilio professionale
  • Quietanza di pagamento tassa di concessione governativa (€ 168) e quota di iscrizione
  • Due fototessere

La quota annuale è variabile per ordine territoriale ma generalmente si attesta tra 120 e 180 euro all’anno. È integralmente deducibile come spesa professionale (anche per i forfettari, in modo indiretto tramite coefficiente di redditività).

Obbligo ECM

Come professione sanitaria, l’osteopata è soggetto all’obbligo formativo ECM (Educazione Continua in Medicina): 150 crediti ogni triennio (50 crediti l’anno). I corsi ECM sono interamente deducibili come spese di aggiornamento professionale.

Codice ATECO osteopata 2026: 86.90.29

Il codice ATECO da utilizzare in fase di apertura partita IVA per l’osteopata è:

86.90.29 — Altri servizi di assistenza sanitaria n.c.a. (non classificati altrove)

Questo codice include le prestazioni sanitarie erogate da professionisti abilitati al di fuori delle categorie specifiche (medici, infermieri, fisioterapisti, ecc.). È lo stesso codice ATECO utilizzato per altri professionisti sanitari come dietisti, podologi e logopedisti.

Coefficiente di redditività e regime forfettario

Nel regime forfettario, il codice ATECO 86.90.29 ha un coefficiente di redditività del 78% (settore “Servizi professionali e sanitari”). Questo significa che, sul fatturato lordo, il 78% è considerato reddito imponibile e il restante 22% è la quota forfettaria di costi deducibili.

Esempio: se l’osteopata fattura 30.000 € in un anno, il reddito imponibile sarà 30.000 × 78% = 23.400 €, su cui si calcolano sia le tasse che i contributi INPS Gestione Separata.

Regime forfettario per osteopata: aliquote e limiti

Il regime forfettario è la scelta più conveniente per la maggior parte degli osteopati che avviano l’attività. Le condizioni per il 2026 sono:

  • Limite di ricavi: 85.000 € annui
  • Aliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni di attività (start-up), poi 15%
  • Coefficiente di redditività: 78% (ATECO 86.90.29)
  • No IRPEF, no addizionali, no IRAP: tutto sostituito dall’imposta sostitutiva
  • No IVA: nessun obbligo di applicazione, nessuna detrazione
  • No studi di settore / ISA

Requisiti per l’aliquota agevolata al 5%

Per accedere all’aliquota ridotta al 5% (start-up), l’osteopata deve:

  • Non aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa nei 3 anni precedenti
  • Non proseguire un’attività precedentemente svolta come dipendente o collaboratore (con limitate eccezioni per il tirocinio)
  • Se prosegue un’attività esistente, i ricavi del periodo precedente non devono superare il limite forfettario

Cause di esclusione

  • Reddito da lavoro dipendente o pensione superiore a 30.000 € nell’anno precedente
  • Spese per personale dipendente superiori a 20.000 €
  • Partecipazione in società di persone, SRL trasparenti o associazioni professionali
  • Fatturazione prevalente verso ex datore di lavoro (o aziende collegate) negli ultimi 2 anni

Contributi INPS: Gestione Separata 2026

L’osteopata non ha una cassa previdenziale dedicata (a differenza di medici-ENPAM, infermieri-ENPAPI, psicologi-ENPAP, biologi-ENPAB). Deve quindi iscriversi alla Gestione Separata INPS, ai sensi della Legge 335/1995.

Aliquote Gestione Separata 2026

  • 26,07%: aliquota piena per professionisti senza altra copertura previdenziale (25% IVS + 1,07% maternità/malattia/ANF)
  • 24%: aliquota ridotta per professionisti già iscritti ad altra forma pensionistica obbligatoria (es. lavoratori dipendenti) o titolari di pensione

Massimale e minimale

  • Massimale 2026: circa 119.650 € (oltre questa soglia non si versano contributi)
  • Minimale: la Gestione Separata NON ha contributi minimi obbligatori; si paga in proporzione al reddito effettivo

Iscrizione alla Gestione Separata

L’iscrizione si effettua online sul portale INPS (con SPID/CIE) entro il primo pagamento dei contributi. È contestuale all’apertura della partita IVA e non prevede oneri di iscrizione iniziali.

Versamento contributi

I contributi si versano con F24, calcolati sul reddito dichiarato (per i forfettari sul 78% del fatturato). Le scadenze coincidono con quelle delle imposte:

  • 30 giugno: saldo anno precedente + primo acconto (50% del dovuto)
  • 30 novembre: secondo acconto (50% del dovuto)

Sistema Tessera Sanitaria: obbligo dal 2024

Dal 1° gennaio 2024, in seguito al riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria, l’osteopata è obbligato all’invio dei dati delle proprie fatture al Sistema Tessera Sanitaria (STS), ai sensi dell’articolo 3, comma 3 del DPR 600/1973 e successivi provvedimenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Cosa prevede l’obbligo STS

  • Trasmissione di tutte le fatture emesse a persone fisiche residenti in Italia
  • Frequenza: mensile o semestrale a scelta del professionista
  • Informazioni richieste: codice fiscale del paziente, importo, data, tipologia di spesa
  • Sanzioni in caso di omissione: da 100 a 50.000 € in base alla gravità

Detraibilità per il paziente

Le prestazioni dell’osteopata, inviate al Sistema TS, sono detraibili al 19% come spese sanitarie ex articolo 15 del TUIR per il paziente, sempre che siano superiori alla franchigia di 129,11 € annui complessivi e siano pagate con strumenti tracciabili (bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento).

Questa novità rappresenta un vantaggio competitivo enorme per gli osteopati: le prestazioni costano “meno” al paziente grazie alla detrazione, fidelizzando la clientela.

Diritto di opposizione del paziente

Il paziente può opporsi all’invio dei dati al Sistema TS. In questo caso, l’osteopata indica nella fattura “Paziente che si oppone all’invio dei dati al Sistema TS” e la fattura non viene trasmessa, ma il paziente perde il diritto alla detrazione automatica nella precompilata (può comunque dichiararla manualmente).

Esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972 e fatturazione

Le prestazioni dell’osteopata, in quanto erogate da professionista sanitario, beneficiano dell’esenzione IVA prevista dall’articolo 10, comma 1, n. 18 del DPR 633/1972, che esenta da IVA le “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona” da parte di professionisti sanitari abilitati.

Conseguenze dell’esenzione IVA

  • NO addebito IVA al paziente (la fattura non riporta IVA)
  • L’osteopata non può detrarre l’IVA sugli acquisti professionali
  • Imposta di bollo di 2 € per fatture di importo superiore a 77,47 € (carico legale del cliente, ma in genere a carico dell’osteopata per prassi commerciale)
  • In fattura va indicata la dicitura: “Operazione esente da IVA art. 10, comma 1, n. 18 DPR 633/1972”

Fatturazione elettronica B2C

Per le prestazioni sanitarie a privati cittadini, è previsto un regime particolare:

  • I forfettari sotto la soglia di 25.000 € di fatturato sono esenti dall’obbligo di fatturazione elettronica fino al 31 dicembre 2024 (dal 2025 obbligo per tutti)
  • Per le prestazioni inviate al Sistema TS, vige il divieto di fatturazione elettronica via SDI per motivi di privacy: la fattura va emessa solo in formato cartaceo o PDF al paziente, e i dati trasmessi al portale STS
  • Codice destinatario: “0000000” (sette zeri) per cliente privato senza PEC

Esempio fattura osteopata (forfettario)

Trattamento osteopatico: 70,00 €
Operazione esente IVA art. 10, c. 1, n. 18 DPR 633/1972
Operazione effettuata da soggetto in regime forfettario art. 1 c. 54-89 L. 190/2014
Imposta di bollo: 2,00 € (assolta in modo virtuale)
Totale fattura: 72,00 €

Prestazioni tipiche e tariffe medie

Le tariffe dell’osteopata sono libere (non esiste un tariffario nazionale), ma in Italia si attestano su valori abbastanza standard:

PrestazioneDurataTariffa media
Prima visita osteopatica + valutazione posturale60-75 min70 – 100 €
Trattamento osteopatico standard (follow-up)45-60 min60 – 80 €
Trattamento pediatrico (neonati / bambini)30-45 min60 – 90 €
Trattamento sportivo specifico45-60 min70 – 100 €
Visita osteopatica donna in gravidanza45-60 min70 – 90 €
Pacchetto 5 sedute—250 – 400 €

Le tariffe variano considerevolmente per area geografica: nelle grandi città del Nord (Milano, Torino, Bologna) si arriva facilmente a 90-110 € a seduta, mentre nelle zone del Sud Italia si parte spesso da 50-60 €.

Studio professionale: SCIA, assicurazione e attrezzature

SCIA sanitaria

L’osteopata che apre uno studio professionale autonomo deve presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) sanitaria al Comune di riferimento. La SCIA attesta:

  • Idoneità dei locali (superficie minima, areazione, illuminazione, servizi igienici)
  • Rispetto delle norme igienico-sanitarie (DPR 14 gennaio 1997)
  • Possesso del titolo abilitante
  • Direttore sanitario (può essere lo stesso osteopata)

I requisiti dei locali sono dettati dalla normativa regionale: in genere si richiedono almeno 12-15 mq per la sala trattamenti, sala d’attesa e bagno separato.

Assicurazione RC professionale obbligatoria

In quanto professionista sanitario, l’osteopata deve sottoscrivere un’assicurazione di responsabilità civile professionale ai sensi della Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco). Costi indicativi:

  • Polizza base: 180-300 € all’anno per coperture fino a 1.000.000 €
  • Polizza professionale completa: 300-500 € all’anno con tutela legale

Attrezzature: lettino osteopatico e altri strumenti

L’investimento iniziale tipico di uno studio osteopatico include:

  • Lettino osteopatico elettrico professionale: 1.200 – 3.500 €
  • Lettino osteopatico portatile (per visite domiciliari): 400 – 800 €
  • Negativoscopio per lettura RX: 100 – 250 €
  • Pedana propriocettiva e materiale per valutazione posturale: 200 – 600 €
  • Software gestionale per appuntamenti e fatturazione: 200 – 500 € l’anno

Attenzione: nel regime forfettario non si deducono analiticamente le spese, perché il coefficiente del 78% include forfettariamente i costi. Il 22% del fatturato è già la quota di costi presunti. Pertanto, le spese del lettino e degli arredi non sono ulteriormente deducibili in regime forfettario.

Solo passando al regime ordinario (semplificato o ordinario con contabilità) è possibile dedurre analiticamente le spese e ammortizzare i beni strumentali (lettino al 12,5% all’anno).

Esempi di calcolo tasse osteopata in regime forfettario

Vediamo tre scenari pratici di osteopata in regime forfettario, con coefficiente di redditività del 78% e aliquota Gestione Separata 26,07% (professionista senza altra copertura).

Scenario 1: fatturato 25.000 € (start-up)

  • Reddito imponibile: 25.000 × 78% = 19.500 €
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 19.500 × 5% = 975 €
  • Contributi INPS Gestione Separata: 19.500 × 26,07% = 5.083,65 €
  • Totale tasse + contributi: 6.058,65 € (24,2% del fatturato)
  • Netto in tasca: 25.000 – 6.058,65 = 18.941,35 €

Scenario 2: fatturato 40.000 € (consolidato)

  • Reddito imponibile: 40.000 × 78% = 31.200 €
  • Imposta sostitutiva 15% (oltre 5° anno): 31.200 × 15% = 4.680 €
  • Contributi INPS Gestione Separata: 31.200 × 26,07% = 8.133,84 €
  • Totale tasse + contributi: 12.813,84 € (32,0% del fatturato)
  • Netto in tasca: 40.000 – 12.813,84 = 27.186,16 €

Scenario 3: fatturato 60.000 € (professionista esperto)

  • Reddito imponibile: 60.000 × 78% = 46.800 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 46.800 × 15% = 7.020 €
  • Contributi INPS Gestione Separata: 46.800 × 26,07% = 12.200,76 €
  • Totale tasse + contributi: 19.220,76 € (32,0% del fatturato)
  • Netto in tasca: 60.000 – 19.220,76 = 40.779,24 €

Nota: i contributi INPS versati nell’anno sono integralmente deducibili dal reddito imponibile dell’anno successivo (per chi è in forfettario, riducono la base imponibile dell’imposta sostitutiva).

Osteopata dipendente con partita IVA: si può?

Sì, è perfettamente compatibile essere lavoratore dipendente e avere partita IVA come osteopata, sia in regime forfettario che ordinario, purché:

  • Il contratto di lavoro dipendente non vieti espressamente la libera professione (verificare clausole di esclusiva)
  • Per il pubblico impiego vige il regime di esclusiva (occorre passare a part-time o richiedere autorizzazione)
  • Se il reddito da lavoro dipendente è superiore a 30.000 €, scatta l’esclusione dal regime forfettario
  • Per la Gestione Separata si applica l’aliquota ridotta 24% (anziché 26,07%) perché già coperti previdenzialmente

Tipica situazione: osteopata assunto in una clinica come fisioterapista o operatore sanitario e contemporaneamente libero professionista nel proprio studio. È una soluzione molto diffusa nei primi anni di attività.

Collaborazioni con medici, fisioterapisti e centri

L’osteopata può collaborare con altri professionisti sanitari attraverso diverse forme contrattuali:

  • Affitto di camera all’interno di studi medici o poliambulatori (con regolare contratto di locazione e suddivisione spese)
  • Contratto di prestazione professionale con clinica/poliambulatorio (l’osteopata fattura direttamente alla struttura)
  • Collaborazione con fisioterapisti per casi che richiedono sia trattamento osteopatico sia riabilitativo
  • Convenzioni con assicurazioni sanitarie integrative (UniSalute, RBM, FASI, ecc.)

Le strutture sanitarie convenzionate possono fatturare direttamente al paziente e poi liquidare l’osteopata con compenso netto, oppure l’osteopata fattura direttamente al paziente e versa una quota fissa di affitto alla clinica. La seconda opzione è generalmente più conveniente fiscalmente.

Pubblicità sanitaria: limiti della Legge Boldi (Boldi-Lorenzin)

La Legge 145/2018 (Legge di Bilancio 2019), articolo 1, commi 525-526, ha introdotto severe limitazioni alla pubblicità sanitaria, applicabili anche all’osteopata in quanto professionista sanitario.

Cosa è permesso

  • Comunicazioni informative funzionali alla scelta consapevole del paziente
  • Indicazione di prestazioni, qualifiche, titoli di studio
  • Recapiti, orari e tariffe
  • Sito web e pagina social a contenuto informativo

Cosa è vietato

  • Promesse di guarigione o risultati garantiti
  • Sconti e promozioni di tipo commerciale (es. “2×1”, “porta un amico”, “scontistica del 50%”)
  • Testimonianze cliniche di pazienti con immagini “before/after”
  • Pubblicità ingannevole o suggestiva

L’ordine TSRM-PSTRP vigila sul rispetto delle norme deontologiche pubblicitarie e può applicare sanzioni disciplinari in caso di violazione, fino alla sospensione dall’albo.

Apertura partita IVA osteopata: passo per passo

Ecco la sequenza ottimale per aprire la partita IVA come osteopata:

  1. Iscrizione all’albo TSRM-PSTRP: prerequisito indispensabile
  2. Apertura partita IVA: invio modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite intermediario abilitato come il CAF, o tramite il proprio cassetto fiscale). ATECO 86.90.29, regime forfettario
  3. Iscrizione Gestione Separata INPS: tramite il portale INPS con SPID/CIE
  4. Iscrizione al Sistema Tessera Sanitaria: via SPID, profilo “operatore sanitario” sul portale STS
  5. SCIA sanitaria: per chi apre uno studio (al SUAP del Comune)
  6. Sottoscrizione assicurazione RC professionale obbligatoria
  7. Acquisto software gestionale per fatturazione e gestione appuntamenti
  8. Comunicazione del codice destinatario e indirizzo PEC all’Agenzia delle Entrate

Il tempo medio per completare l’intero iter è di 15-30 giorni. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste in tutti i passaggi, dalla compilazione del modello AA9/12 fino alla registrazione al Sistema TS.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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FAQ: domande frequenti su partita IVA osteopata

Posso lavorare come osteopata senza partita IVA?

No, l’attività di osteopata è qualificata come libera professione abituale e richiede l’apertura della partita IVA. Solo prestazioni del tutto occasionali (limite 5.000 € lordi anno) possono essere svolte con prestazione occasionale, ma di fatto l’osteopata non può rientrare in questo regime perché si tratta di attività professionale continuativa.

Quanto guadagna in media un osteopata?

Le statistiche del Registro Italiano Osteopati (ROI) e del comitato professione osteopatica indicano un fatturato medio di 35.000 – 50.000 € lordi per osteopata libero professionista, con un netto medio in tasca tra 24.000 e 34.000 €. I professionisti più affermati nelle grandi città superano i 70.000 € di fatturato.

L’osteopata può fare diagnosi mediche?

No, l’osteopata non è un medico e non può fare diagnosi mediche né prescrivere farmaci. L’osteopata effettua una valutazione osteopatica finalizzata al trattamento manipolativo e, se necessario, indirizza il paziente al medico per accertamenti diagnostici.

Le prestazioni dell’osteopata sono detraibili al 19%?

Sì, dal 2024 le prestazioni dell’osteopata iscritto all’albo TSRM-PSTRP sono detraibili al 19% come spese sanitarie ai fini IRPEF, purché pagate con strumenti tracciabili e superiori complessivamente alla franchigia di 129,11 € annui.

Quali sono i costi annuali fissi per un osteopata libero professionista?

  • Quota albo TSRM-PSTRP: 120 – 180 €
  • Assicurazione RC professionale: 200 – 400 €
  • Software gestionale: 200 – 500 €
  • Affitto studio o quota struttura: 3.000 – 12.000 €
  • Aggiornamento ECM: 200 – 800 €
  • Totale costi fissi: 4.000 – 14.000 € l’anno

L’osteopata può lavorare anche a domicilio?

Sì, l’osteopata può effettuare visite a domicilio del paziente. Per le visite domiciliari non è necessaria SCIA del Comune (perché lo studio è il domicilio professionale dell’osteopata), ma vige sempre l’obbligo di assicurazione RC e l’invio fattura al Sistema TS.

Posso lavorare con minori e neonati?

Sì, l’osteopata può trattare anche neonati, bambini e adolescenti, previa autorizzazione e firma del consenso informato da parte di entrambi i genitori (o tutore legale). I trattamenti pediatrici richiedono però una formazione specifica post-laurea, oggi prevista nei master di II livello.

Cosa succede se supero gli 85.000 € di fatturato?

Se nel corso dell’anno l’osteopata supera 85.000 € di fatturato ma resta entro 100.000 €, conclude l’anno in regime forfettario e dal 1° gennaio successivo passa al regime ordinario. Se invece supera i 100.000 € in corso d’anno, esce immediatamente dal forfettario e deve applicare l’IVA dal momento del superamento (con conseguente obbligo di rifatturazione delle operazioni successive con IVA).

Il CAF Centro Fiscale assiste gli osteopati di tutta Italia

Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nell’assistenza fiscale ai professionisti sanitari e assiste osteopati in tutta Italia, sia in presenza presso le sedi di Udine, sia online. I servizi includono:

  • Apertura partita IVA con scelta del regime fiscale ottimale
  • Gestione fatturazione elettronica e invio dati al Sistema TS
  • Versamento contributi INPS Gestione Separata e calcolo F24
  • Dichiarazione redditi annuale (Modello Redditi PF)
  • Consulenza per il passaggio dal forfettario al regime ordinario
  • Tenuta contabilità per chi sceglie il regime ordinario
  • Consulenza su SCIA sanitaria e adempimenti studio

Per una consulenza personalizzata gratuita sull’apertura della tua partita IVA da osteopata, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: 0432 1845053 oppure via email a info@centrofiscale.com.

Nota legale: questo articolo ha finalità divulgative. Le aliquote, i limiti e le scadenze possono variare in base alle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS e della normativa vigente al momento. Per situazioni personali specifiche, è sempre consigliato rivolgersi al CAF di fiducia o a un commercialista abilitato.

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Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-21 08:00:002026-05-31 22:23:31Partita IVA Osteopata 2026: Apertura, Regime Forfettario, Ruolo Sanitario e Fatturazione
PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Costo Commercialista Forfettario 2026: Confronto Tariffe, Online e CAF

regime forfettario partita iva

Quanto costa un commercialista per un forfettario nel 2026? Se hai aperto o stai per aprire una partita IVA in regime forfettario, questa è probabilmente la domanda che ti stai ponendo in questo momento. La risposta varia enormemente: si passa dai 250€ annui di un CAF come il nostro fino ai 2.500€ di uno studio tradizionale in centro città. In mezzo troviamo i commercialisti online (Fiscozen, Aziendabile, Idealsofà) con tariffe tra 350 e 900€, e l’opzione fai-da-te che costa zero ma può rivelarsi la più costosa di tutte.

In questa guida completa analizziamo ogni opzione disponibile sul mercato italiano nel 2026: cosa include davvero la tariffa, quali sono i costi nascosti, come confrontare preventivi diversi e come scegliere il professionista giusto per il tuo fatturato e la tua attività. Alla fine troverai anche il dettaglio delle nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di Udine: 250-450€/anno per forfettari semplici, tutto incluso.

Indice dei contenuti

  1. Quanto costa un commercialista per forfettario nel 2026
  2. Tabella riepilogativa dei prezzi
  3. Cosa include la tariffa standard
  4. Cosa non include: i costi extra nascosti
  5. Commercialista tradizionale in studio
  6. Commercialista online: Fiscozen, Aziendabile e altri
  7. CAF: la soluzione economica e territoriale
  8. Fai-da-te: rischi e quando è fattibile
  9. Cosa influenza davvero il prezzo
  10. Come scegliere il commercialista giusto
  11. Le nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di Udine
  12. Domande frequenti

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Quanto costa un commercialista per forfettario nel 2026

Il costo medio di un commercialista per un forfettario nel 2026 si colloca in una forchetta molto ampia: da 250 a 2.500 euro l’anno, IVA esclusa. Questa variabilità dipende da tre fattori principali: il tipo di professionista scelto (studio fisico, servizio online o CAF), il volume di operazioni gestite e i servizi extra richiesti.

Per un forfettario “tipo” con 30-60 fatture l’anno e senza clienti esteri, le tariffe medie effettive si attestano su questi valori:

  • Commercialista tradizionale: 1.200-1.800€/anno + IVA
  • Commercialista online: 400-700€/anno + IVA
  • CAF: 300-500€/anno (IVA inclusa o esente)
  • Fai-da-te: 0€ ma con rischi di errore elevati

Il regime forfettario è particolarmente semplice dal punto di vista contabile: non richiede tenuta della contabilità ordinaria, non prevede IVA sulle fatture, non impone scritture contabili complesse. Questo giustifica tariffe più basse rispetto a un regime ordinario o a un’impresa con dipendenti. Pagare 2.000€ per un forfettario è quasi sempre eccessivo, salvo casi particolari di grande volume di operazioni o di attività con molti clienti esteri.

Tabella riepilogativa dei prezzi commercialista forfettario 2026

Ecco il confronto diretto tra le quattro opzioni disponibili per gestire la contabilità del tuo regime forfettario nel 2026:

TipologiaCosto annuo (IVA escl.)Cosa includeTarget consigliato
CAF (es. Centro Fiscale Udine)250-600€Dichiarazione, F24, contabilità base, 730 inclusoForfettari semplici, privati, famiglie
Commercialista online350-900€App, chat, dichiarazione, F24, fatturazione elettronicaFreelance digitali, partite IVA giovani
Commercialista tradizionale1.000-2.500€Consulenza personale, dichiarazione, contabilità completaProfessionisti strutturati, situazioni complesse
Fai-da-te0€ (+ eventuali sanzioni)Nulla, fai tutto da solo con softwareChi ha competenze fiscali avanzate

Nota: i prezzi sono riferimenti medi di mercato rilevati nel primo trimestre 2026. Le tariffe specifiche possono variare in base al professionista, alla città e ai servizi inclusi. Richiedi sempre un preventivo dettagliato per iscritto.

Cosa include normalmente la tariffa del commercialista forfettario

Prima di confrontare i prezzi, devi sapere cosa aspettarti dal pacchetto base di qualsiasi professionista che gestisce una partita IVA forfettaria. Un servizio completo deve includere questi elementi fondamentali:

Apertura Partita IVA (una tantum)

La pratica di apertura ComUnica presso Agenzia delle Entrate, INPS e Camera di Commercio (se necessaria). Costo tipico: 50-200€ una tantum, spesso incluso gratuitamente se sottoscrivi un contratto annuale. Alcuni commercialisti online offrono apertura P.IVA gratis come lead magnet.

Tenuta contabile semplificata

Il forfettario non tiene una contabilità ordinaria, ma ha comunque obblighi di registrazione: conservazione fatture emesse e ricevute, registro cronologico delle operazioni, numerazione progressiva delle fatture. Il commercialista gestisce questi adempimenti e li verifica periodicamente.

Compilazione e invio Modello Redditi PF

Ogni anno il forfettario deve presentare il Modello Redditi Persone Fisiche, con compilazione obbligatoria del Quadro LM (dedicato al regime forfettario) e dei quadri relativi ad altri redditi eventuali (immobili, dipendenti, investimenti). Invio telematico entro il 30 novembre 2026 (salvo proroghe).

Calcolo imposta sostitutiva e contributi INPS

Il commercialista calcola: imposta sostitutiva al 15% (o 5% nei primi 5 anni per le startup), contributi INPS (Gestione Separata al 26,07% o Artigiani/Commercianti con minimale fisso ~4.500€), acconti di novembre. Un errore di calcolo può costare molto in sanzioni.

Preparazione F24 con codici tributo

Tutti i versamenti seguono il modello F24 con codici tributo specifici: 1790 (imposta sostitutiva saldo), 1791 (primo acconto), 1792 (secondo acconto). Il commercialista predispone i modelli e ti indica scadenze e importi.

Gestione bollo virtuale sulle fatture

Il forfettario applica imposta di bollo 2€ su fatture superiori a 77,47€ (la maggior parte). Il bollo virtuale si paga trimestralmente con F24 code 2521-2524. Questo adempimento, pur semplice, richiede monitoraggio trimestrale.

Cosa NON include: i costi extra nascosti

Questa è la parte più importante da leggere prima di firmare qualsiasi contratto. Le tariffe pubblicizzate non coprono tutto: ci sono servizi extra che possono far lievitare significativamente il costo annuo reale.

Fatturazione elettronica

Dal 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite SDI. Alcuni commercialisti includono la piattaforma di fatturazione nel canone annuo; altri la fatturano separatamente a 100-300€/anno. Chiedi sempre esplicitamente: “La fatturazione elettronica è inclusa?”.

Consulenze straordinarie

Domande urgenti, pianificazione fiscale, simulazioni di crescita del fatturato, valutazioni sul passaggio al regime ordinario: sono consulenze orarie extra che costano tipicamente 80-150€/ora. Alcuni pacchetti includono 1-2 ore l’anno, altri le fatturano sempre a parte.

Pratiche INPS speciali

Richiesta di riduzione contributiva del 35% (artigiani e commercianti), domande di DIS-COLL, indennità di maternità, congedi, rateizzazione contributi arretrati. Ogni pratica ha un costo aggiuntivo tipico di 50-200€.

Rappresentanza in caso di accertamenti

Se l’Agenzia delle Entrate apre un accertamento o invia una comunicazione di irregolarità, la tariffa base non copre la difesa. Si tratta di consulenza legale-tributaria che può costare da 300€ (piccole comunicazioni) fino a diverse migliaia di euro per contenziosi complessi.

Comunicazioni LIPE (caso uscita dal regime)

Se superi 85.000€ di fatturato durante l’anno e cadi nel regime ordinario, dovrai gestire liquidazioni IVA periodiche (LIPE), IVA trimestrale, modello IVA annuale. Questo cambio regime comporta costi aggiuntivi di 500-1.200€/anno per la maggior complessità contabile.

Commercialista tradizionale in studio: 1.000-2.500€/anno

Il commercialista con studio fisico è l’opzione classica: ti ricevi in ufficio, parli con una persona in carne e ossa, costruisci una relazione di lungo termine. Resta la scelta preferita di molti liberi professionisti strutturati, avvocati, medici, consulenti con fatturati alti o clienti esteri.

I vantaggi del commercialista tradizionale

  • Relazione personale diretta: appuntamenti in studio, telefonate, risposte rapide su WhatsApp
  • Conoscenza locale del territorio: conosce banche, istituzioni, commercialisti locali, agenti delle entrate della zona
  • Supporto su misura: può adattare la strategia fiscale alle tue esigenze specifiche
  • Gestione di situazioni complesse: clienti esteri, investimenti, immobili, contenziosi
  • Consulenza integrata: spesso lavora insieme al commercialista anche un consulente del lavoro, un notaio, un avvocato

Gli svantaggi e quanto costa davvero

  • Costi significativamente più alti: 1.000-2.500€/anno + IVA anche per un forfettario semplice
  • Orari d’ufficio rigidi: raramente disponibili nel weekend o la sera
  • Scarsa digitalizzazione: molti studi ancora usano carta, moduli via mail, piattaforme datate
  • Tariffazione a ore: ogni “chiacchierata” viene conteggiata
  • Spesso over-qualified: paghi l’esperienza per un lavoro che è quasi standardizzato

Conviene a chi? A chi ha un fatturato vicino alla soglia dei 85.000€, a chi lavora con l’estero, a chi ha più fonti di reddito (immobili, investimenti, dipendenti occasionali), a chi vuole una consulenza strategica completa.

Commercialista online: Fiscozen, Aziendabile, Idealsofà e altri

Negli ultimi cinque anni sono esplose le piattaforme di commercialista online dedicate specificamente alle partite IVA forfettarie. Propongono un modello standardizzato, digitale, tendenzialmente low-cost: dashboard web, app mobile, chat con consulenti, fatturazione elettronica integrata.

Le principali piattaforme nel 2026

Fiscozen è il leader di mercato. Offre pacchetto Starter (~35€/mese, 420€/anno) con fatturazione elettronica illimitata, chat illimitata, dichiarazione annuale inclusa. Pacchetto Premium ~55€/mese (660€/anno). Recensioni generalmente positive su Trustpilot, ma alcune critiche sulla rotazione del personale assegnato.

Aziendabile propone tariffe simili (da ~30€/mese) con forte presenza di consulenti umani via videochiamata. Buone recensioni sull’attenzione individuale.

Idealsofà (TaxFix Italia) si concentra sulle partite IVA più piccole: canoni da ~25€/mese (300€/anno), ideale per freelance agli inizi con pochi adempimenti.

Altri player minori: ContaPlus, TaxRocks, Flexworker, PartitaIva.it. Tariffe comparabili, qualità variabile.

Vantaggi del commercialista online

  • Prezzo competitivo: 350-900€/anno con tutto incluso (fatturazione elettronica, chat)
  • Completamente digitale: app, dashboard, carica documenti dal telefono
  • Trasparenza di prezzo: canone fisso mensile, zero sorprese
  • Assistenza sempre disponibile: chat con risposta entro 24 ore, videochiamate su prenotazione
  • Apertura P.IVA gratuita: quasi tutti offrono l’apertura gratis se attivi l’abbonamento

Svantaggi del commercialista online

  • Standardizzazione: il servizio è pensato per forfettari “tipici”, non gestisce bene casi particolari
  • Supporto via chat/email: nessuna relazione face-to-face (videochiamata solo su appuntamento)
  • Rotazione del personale: potresti parlare con un consulente diverso ogni mese
  • Poca conoscenza locale: non conoscono il tuo territorio, le agenzie locali, eventuali agevolazioni regionali
  • Limiti su consulenza strategica: spesso ti rispondono “consulta un commercialista di fiducia” per questioni complesse

Conviene a chi? A freelance digitali (copywriter, sviluppatori, designer, social media manager), a partite IVA giovani con attività semplice, a chi privilegia la comodità digitale e un prezzo fisso trasparente.

CAF: la soluzione economica e territoriale

I Centri di Assistenza Fiscale (CAF) sono l’opzione più sottovalutata dai forfettari ma spesso la più conveniente. Pensati originariamente per il 730 dei dipendenti, i CAF qualificati (come il CAF Centro Fiscale di Udine) offrono oggi servizi completi per le partite IVA forfettarie, a prezzi significativamente inferiori rispetto a studi commercialisti e online.

Vantaggi del CAF per forfettari

  • Prezzi più bassi del mercato: 250-600€/anno comprensivi di quasi tutto
  • Supporto territoriale in presenza: ufficio fisico, appuntamenti in sede
  • 730 e ISEE inclusi o scontati: se hai anche redditi da lavoro dipendente o devi richiedere bonus
  • Assistenza successioni: molti CAF offrono anche gestione pratiche successorie
  • Pratiche patronato integrate: NASPI, pensioni, invalidità spesso disponibili nello stesso ufficio
  • Continuità del professionista: sempre la stessa persona di riferimento

Svantaggi del CAF

  • Alcuni servizi limitati: pianificazione fiscale strategica avanzata non sempre disponibile
  • Esperienza fiscale specialistica ridotta su nicchie molto particolari (crypto complessa, holding estere)
  • Digitalizzazione variabile: dipende dal CAF specifico
  • Meno consulenza “proattiva”: il CAF esegue, raramente propone ottimizzazioni

Conviene a chi? Al 90% dei forfettari standard: freelance, piccoli artigiani, commercianti, consulenti con situazione semplice. Soprattutto se vuoi anche assistenza 730, ISEE, pratiche patronato e successioni sotto lo stesso tetto.

Fai-da-te: rischi e quando è (davvero) fattibile

L’idea di gestire da soli la partita IVA forfettaria seduce molti, soprattutto chi ha appena iniziato e ha budget limitato. Il fai-da-te costa zero euro di parcella ma i rischi possono essere altissimi.

I rischi concreti del fai-da-te

  • Errori nel calcolo dell’imposta sostitutiva: sbagliare il coefficiente di redditività significa pagare troppo o troppo poco (con sanzioni)
  • Mancato versamento acconti di novembre: sanzione del 30% + interessi
  • Errori sul bollo virtuale fatture: accertamento con ricalcolo di anni pregressi
  • Compilazione errata Quadro LM: scarto telematico, omessa dichiarazione, sanzione minima 250€
  • Perdita del regime forfettario: per errata valutazione delle cause ostative (seconda partecipazione in SRL, compensi da ex datore, ecc.)
  • Stress continuo: scadenze da ricordare, normative in evoluzione, Agenzia Entrate da monitorare

Quando il fai-da-te è (forse) fattibile

Il fai-da-te può avere senso solo in casi molto specifici e con le competenze giuste:

  • Fatturato molto basso (sotto i 20-30.000€/anno)
  • Poche fatture (meno di 20-30 l’anno)
  • Un solo tipo di cliente (nessuna frammentazione contrattuale)
  • Nessun cliente estero, nessun rapporto con SRL
  • Nessun reddito secondario (immobili, investimenti, lavoro dipendente)
  • Conoscenza fiscale personale di base (saper leggere il TUIR, i codici tributo, il portale Entratel)

In tutti gli altri casi, risparmiare 300€ all’anno per rischiare sanzioni da 1.000-5.000€ non è una buona idea. E non stiamo considerando il tempo speso a studiare la normativa, compilare moduli, chiamare l’Agenzia Entrate.

Cosa influenza davvero il prezzo del commercialista forfettario

Quando confronti i preventivi, devi capire perché lo stesso tipo di attività può costare 300€ da un professionista e 1.800€ da un altro. Ecco i 5 fattori che spostano davvero il prezzo:

1. Volume di operazioni (numero di fatture)

Più fatture emetti, più lavoro amministrativo richiede la tua contabilità. Un forfettario con 10 fatture l’anno pagherà molto meno di uno con 200 fatture. Molti professionisti applicano scaglioni:

  • Fino a 30 fatture: tariffa base
  • 31-100 fatture: +20% circa
  • 101-300 fatture: +40-60%
  • Oltre 300 fatture: tariffa personalizzata

2. Categoria di attività (codice ATECO)

Alcune attività hanno complessità fiscali maggiori: commercio al dettaglio con magazzino, e-commerce con vendita UE, artigiani con dipendenti, professionisti con cassa autonoma. Il tuo codice ATECO influenza il coefficiente di redditività e la gestione contributiva (Gestione Separata vs. Artigiani vs. Casse professionali).

3. Numero di clienti esteri

Fatturare a clienti UE o extra-UE significa gestire inversione contabile, MOSS/OSS, esterometro, reverse charge. Aggiunge complessità significativa e spesso il commercialista applica un sovrapprezzo di 100-300€/anno se hai più del 20% di fatturato estero.

4. Servizi extra richiesti

Ogni servizio aggiuntivo ha un costo: 730 (50-80€), ISEE (20-40€), successione (500-2.000€), contratto d’affitto (50-100€), pratiche INPS (50-200€), visure camerali (20-30€), consulenza oraria (80-150€/h).

5. Localizzazione geografica

I prezzi variano sensibilmente per area. Un commercialista in Milano centro costa mediamente il 40-60% in più rispetto a un professionista di una piccola città del Sud o del Nord-Est. A Udine e in Friuli Venezia Giulia i prezzi sono in linea con la media nazionale, con buone opzioni tra 400 e 1.200€/anno per forfettari semplici.

Come scegliere il commercialista giusto: 7 consigli pratici

Non esiste il “commercialista migliore in assoluto”: esiste il professionista giusto per te. Ecco i 7 criteri per scegliere bene nel 2026:

  1. Richiedi sempre un preventivo scritto e dettagliato: cosa è incluso, cosa è extra, costi di uscita, tempistiche di risposta
  2. Verifica l’iscrizione all’Ordine: per commercialisti, cerca nell’Albo Dottori Commercialisti; per i CAF, verifica l’autorizzazione del Ministero
  3. Confronta almeno 3 preventivi: uno studio, uno online, un CAF
  4. Leggi le recensioni online: Google Reviews, Trustpilot, forum di categoria (HumanLabs per freelance)
  5. Testa la reattività: scrivi una domanda via email o chat e misura quanto ci mette a risponderti
  6. Chiedi a chi ti riferirai: è sempre la stessa persona o cambia ogni volta? Un riferimento unico è spesso meglio
  7. Non farti abbagliare solo dal prezzo: se un preventivo è molto sotto la media, probabilmente mancano servizi essenziali

Un consiglio pratico: chiedi una consulenza conoscitiva gratuita. Molti commercialisti (noi inclusi) la offrono. In 30 minuti capisci se la chimica funziona e se la competenza è quella giusta.

Le nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di Udine: 250-450€ per forfettari

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per le partite IVA in regime forfettario a tariffe trasparenti e competitive. Ecco il nostro listino 2026 per i forfettari:

PacchettoPrezzo annuoInclude
Forfettario Base250€/annoDichiarazione Redditi PF, Quadro LM, F24, consulenza di base, fino a 30 fatture
Forfettario Standard350€/annoPacchetto Base + fatturazione elettronica inclusa, bollo virtuale trimestrale, fino a 100 fatture
Forfettario Plus450€/annoPacchetto Standard + consulenza oraria (2h/anno), pratiche INPS, fino a 300 fatture
Apertura P.IVAGRATUITAApertura e codifica ATECO gratis con sottoscrizione di un pacchetto annuale

In più, se sei un nostro cliente forfettario, hai diritto a tariffe agevolate su tutti gli altri servizi:

  • 730 personale: incluso gratuito nel Pacchetto Plus, 30€ negli altri
  • ISEE: 15€ (invece di 25€)
  • Successioni: sconto 10% sul listino
  • Pratiche patronato (NASPI, pensioni): incluse gratuitamente
  • Consulenza ordinaria: 100€/h (tariffa fissa, no maggiorazioni)

Perché scegliere noi

  • Presenza territoriale: ufficio in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine — ci vedi di persona quando vuoi
  • Continuità professionale: sempre la stessa persona di riferimento per la tua pratica
  • Competenza locale FVG: conosciamo il territorio, le banche locali, il sistema tavolare per successioni
  • Servizio integrato: CAF, patronato, successioni, contratti nello stesso ufficio
  • Consulenza gratuita iniziale: primo appuntamento conoscitivo senza impegno

📞 Chiamaci al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per fissare una consulenza gratuita. Oppure scrivi a info@centrofiscale.com e ti richiamiamo entro 24 ore.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?

Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 5 anni.

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Domande frequenti sul costo del commercialista forfettario

Quanto costa in media un commercialista per forfettario nel 2026?

Il costo medio varia da 250€/anno (CAF) a 2.500€/anno (studio tradizionale in grande città). La media di mercato per un forfettario standard con 30-60 fatture l’anno si attesta tra 400 e 900€ annui. Il CAF è generalmente l’opzione più economica per forfettari semplici.

Cosa deve includere il costo annuo di un commercialista forfettario?

Il pacchetto base deve includere: apertura P.IVA (una tantum o gratuita), Modello Redditi PF con Quadro LM, calcolo imposta sostitutiva e contributi INPS, F24 con codici tributo, bollo virtuale trimestrale, consulenza di base. La fatturazione elettronica a volte è inclusa, a volte è extra (100-300€/anno).

Meglio un commercialista online o tradizionale per il forfettario?

Dipende dalle tue priorità: il commercialista online (Fiscozen, Aziendabile) offre prezzi bassi e digitalizzazione completa, ideale per freelance giovani e situazioni semplici. Il commercialista tradizionale offre relazione personale e gestione di casi complessi. Una terza via è il CAF: presenza territoriale a prezzi simili al digitale.

Posso fare la dichiarazione dei redditi forfettario da solo?

Tecnicamente sì, tramite il software gratuito dell’Agenzia delle Entrate (compilazione web Redditi PF). In pratica però è sconsigliato: gli errori nel Quadro LM, nel calcolo del coefficiente di redditività o degli acconti possono costare molto in sanzioni. Il risparmio di 300€/anno non giustifica il rischio.

Quanto costa Fiscozen nel 2026?

Il pacchetto Fiscozen Starter parte da circa 35€/mese (420€/anno) e include fatturazione elettronica illimitata, chat con consulenti, dichiarazione annuale. Il pacchetto Premium costa circa 55€/mese (660€/anno) con servizi aggiuntivi. I prezzi esatti possono variare e vanno verificati sul sito ufficiale.

Il CAF può gestire la partita IVA forfettaria?

Sì, i CAF qualificati come il CAF Centro Fiscale di Udine offrono servizi completi per le partite IVA forfettarie: apertura P.IVA, Modello Redditi PF, Quadro LM, F24, fatturazione elettronica, consulenza. Le tariffe partono da 250€/anno, tra le più basse sul mercato.

Cosa succede se sbaglio la dichiarazione fai-da-te?

Le sanzioni variano in base all’errore: omesso versamento (sanzione del 30% + interessi), infedele dichiarazione (90-180% dell’imposta evasa), omessa dichiarazione (120-240% dell’imposta dovuta, minimo 250€). Un errore al Quadro LM può costare facilmente 1.000-3.000€, rispetto ai 300-500€ di un CAF.

Quando conviene passare dal forfettario al regime ordinario?

Obbligatoriamente quando superi 85.000€ di fatturato annuo. Volontariamente quando hai costi reali molto elevati (sopra il 40-50% del fatturato) e il coefficiente forfettario ti penalizza. La valutazione deve essere fatta con un commercialista perché il cambio di regime ha costi di gestione molto superiori (500-1.200€ in più all’anno di tenuta contabile).

Hai ancora dubbi sul tuo commercialista forfettario?

Scegliere il professionista giusto per la tua partita IVA forfettaria può far risparmiare centinaia di euro all’anno e soprattutto molto stress. Se vuoi capire quale opzione fa per te, fissa una consulenza gratuita con il CAF Centro Fiscale di Udine: analizziamo insieme la tua situazione e ti diciamo, senza impegno, qual è la soluzione più conveniente.

📍 Vieni a trovarci: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
📞 Telefono: 0432 1638640
💬 WhatsApp: 366 6018121
✉️ Email: info@centrofiscale.com

Questo articolo ha valore informativo e riflette la normativa vigente al momento della pubblicazione. Per la tua specifica situazione fiscale consulta sempre un professionista qualificato. Le tariffe delle piattaforme online citate sono riferimenti indicativi e vanno sempre verificate sui rispettivi siti ufficiali.

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Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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