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Recensioni, confronti e guide sui migliori software di fatturazione elettronica per partite IVA, forfettari e professionisti sanitari.

Finanza & Servizi, Guide Fatturazione Elettronica, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Software Fatturazione Elettronica

Guida fatturazione elettronica per forfettari 2026: obbligo, codici e conservazione

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dal 1° gennaio 2024 tutti i contribuenti in regime forfettario sono obbligati alla fatturazione elettronica, senza eccezioni legate alla soglia di ricavi. Il precedente esonero per i forfettari con ricavi inferiori a 25.000 euro è definitivamente superato. In questa guida spieghiamo come adempiere correttamente all’obbligo, quali codici usare, come gestire la conservazione e le sanzioni in caso di inadempienza.

Indice dei contenuti

  1. L’obbligo di fatturazione elettronica per forfettari: dal 2024 per tutti
  2. Come compilare la fattura elettronica da forfettario
  3. Codice destinatario: cosa inserire per i clienti privati
  4. Conservazione della fattura elettronica: 10 anni
  5. Sanzioni omessa fattura elettronica forfettari
  6. Domande frequenti sulla FE per forfettari

L’obbligo di fatturazione elettronica per forfettari: dal 2024 per tutti

La storia dell’obbligo per i forfettari è stata progressiva:

  • 1° luglio 2022: obbligo introdotto per i forfettari con ricavi superiori a 25.000 euro
  • 1° gennaio 2024: obbligo esteso a tutti i forfettari, indipendentemente dall’ammontare dei ricavi. L’esonero per la fascia sotto 25.000 euro è stato abolito

Nel 2026 l’obbligo è pienamente consolidato: ogni forfettario con partita IVA aperta deve emettere fatture elettroniche verso tutti i clienti (privati, aziende, PA), tranne specifiche eccezioni (es. operazioni verso clienti esteri non residenti in Italia, per cui si usa l’esterometro — ma i forfettari erano già esonerail dall’esterometro).

Come compilare la fattura elettronica da forfettario

La fattura elettronica del forfettario ha alcune specificità rispetto a quella dei soggetti IVA ordinari:

CampoValore per forfettariNote
Regime fiscaleRF19Regime forfettario L. 190/2014
Natura IVAN2.2Non soggetta ad IVA – altri casi
Aliquota IVA0,00%Nessuna IVA applicata
Cassa previdenziale (se presente)TC01-TC22 in base alla cassaEs. TC07 per Gestione Separata INPS
Ritenuta d’accontoSi, se prestazione professionale da soggetto imprenditoreRT01 (persone fisiche), RT02 (persone giuridiche)

La dicitura obbligatoria in fattura per i forfettari è: “Operazione non soggetta ad IVA ai sensi dell’art. 1 commi 54-89 della Legge 190/2014 — Regime forfetario.”

Codice destinatario: cosa inserire per i clienti privati

Il codice destinatario è il campo che indica dove recapitare la fattura elettronica tramite SdI. Le regole per i forfettari:

  • Cliente con codice destinatario (impresa/P.IVA): inserisci il codice a 6 o 7 caratteri del destinatario SDI
  • Cliente con PEC: inserisci 0000000 nel campo codice destinatario e la PEC del cliente nell’apposito campo
  • Cliente privato (consumatore finale) senza PEC: inserisci 0000000 — la fattura sarà disponibile nel cassetto fiscale del cliente su MyAgenzia
  • Cliente Pubblica Amministrazione: inserisci il codice IPA (6 caratteri) dell’ufficio PA destinatario

Il codice 0000000 (sette zeri) è il codice convenzionale per i destinatari che non hanno un indirizzo SDI specifico. In questo caso è buona pratica inviare comunque la fattura al cliente via email in formato PDF (copia di cortesia) dopo l’invio tramite SDI.

Conservazione della fattura elettronica: 10 anni

L’obbligo di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche è di 10 anni (art. 2214 c.c. e art. 8 DPR 600/1973), a partire dalla data di emissione.

Le opzioni di conservazione disponibili:

  • Servizio gratuito Agenzia delle Entrate: tramite “Fatture e Corrispettivi” sul sito AdE, con adesione al servizio di conservazione gratuito (conserva per 15 anni, superando il minimo di 10)
  • Software di fatturazione: la maggior parte dei software inclusi nel piano (Fatturazione Italia, Fatture in Cloud, Aruba) include il servizio di conservazione sostitutiva a norma
  • Conservatore accreditato AgID: provider privato accreditato dall’Agenzia per l’Italia Digitale

Il semplice salvataggio del file XML sul computer non è sufficiente come conservazione sostitutiva: è necessario un processo che garantisca l’integrità, l’autenticità e la leggibilità nel tempo del documento.

Per scegliere il software di fatturazione più adatto, leggi: Software fatturazione elettronica 2026: guida completa per P.IVA.

Sanzioni omessa fattura elettronica forfettari

Le sanzioni per la mancata emissione della fattura elettronica (o per l’emissione tardiva) sono le stesse previste per tutti i contribuenti:

  • Sanzione minima: 250 euro per ogni fattura non emessa
  • Sanzione massima: 90% dell’imposta (IVA) relativa all’operazione — ma poiché i forfettari non applicano IVA, si applica il minimo fisso
  • Ravvedimento operoso: possibile entro i termini previsti (1/10 della sanzione entro 30 giorni, 1/9 entro 90 giorni, 1/8 entro un anno)

Poiché i forfettari sono esenti IVA, la sanzione per la mancata emissione di fattura elettronica si applica nella misura fissa di 250 euro per operazione. L’emissione tardiva (entro i termini del ravvedimento) consente di ridurre la sanzione a 25 euro (1/10 del minimo, entro 30 giorni).

Domande frequenti sulla FE per forfettari

Posso ancora emettere fatture cartacee ai privati?
No, dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari devono emettere fatture elettroniche tramite SDI, anche verso clienti privati. Non esistono eccezioni legate alla categoria del cliente per i soggetti nazionali.

Come faccio fattura a un cliente straniero (non UE)?
Per le operazioni verso clienti non residenti in Italia, i forfettari possono emettere fattura cartacea ordinaria (non tramite SDI). In alternativa possono scegliere di usare comunque il sistema SDI, che accetta anche le fatture verso clienti esteri.

Devo applicare la ritenuta d’acconto come forfettario?
No, i forfettari non subiscono la ritenuta d’acconto sui propri compensi. Devono indicarlo esplicitamente in fattura con la dicitura: “Non assoggettato a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 comma 67, L. 190/2014”. Attenzione: i forfettari possono invece essere sostituti d’imposta e quindi applicare ritenute su altri soggetti che collaborano con loro.

Il CAF Centro Fiscale può aiutarmi con la fatturazione elettronica?
Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza per la corretta configurazione del regime forfettario, la verifica delle fatture emesse e l’assistenza nella scelta del software più adatto. Prenota un appuntamento per una consulenza personalizzata.

Luglio 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-27 08:30:002026-08-05 07:44:51Guida fatturazione elettronica per forfettari 2026: obbligo, codici e conservazione
Guide Fatturazione Elettronica

Fattura Elettronica Camera di Commercio 2026: Diritto Annuale, F24 e Detrazione

fatturazione elettronica CAF Udine

Ogni anno, milioni di imprese italiane ricevono nel proprio cassetto fiscale una fattura elettronica emessa dalla Camera di Commercio: si tratta del documento che certifica il pagamento del diritto annuale CCIAA, il contributo obbligatorio dovuto da tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese. Dal 2024, infatti, le Camere di Commercio italiane emettono regolare fattura elettronica per il diritto annuale, e questa va recuperata, registrata e (in alcuni casi) dedotta correttamente in dichiarazione dei redditi.

In questa guida completa aggiornata al 2026 vediamo chi deve pagare il diritto annuale, gli importi attualmente in vigore, come effettuare il versamento con modello F24 e codice tributo 3850, le scadenze (con possibilita di ravvedimento operoso), come scaricare la fattura elettronica dal cassetto fiscale, dal sito della propria CCIAA o dall’app Impresa.Italia.it, e infine le regole di deducibilita per imprese in contabilita ordinaria e regime forfettario.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente artigiani, commercianti, ditte individuali e societa nella gestione degli adempimenti camerali: se hai dubbi su importo, scadenze o recupero della fattura, prenota una consulenza presso la nostra sede in Viale Tullio 13.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e il diritto annuale Camera di Commercio
  2. Chi deve pagare il diritto annuale CCIAA 2026
  3. Importi diritto annuale 2026: tariffe per tipo di impresa
  4. Come si paga: modello F24 e codice tributo 3850
  5. Scadenze 2026 e ravvedimento operoso
  6. La fattura elettronica della Camera di Commercio
  7. Come recuperare la fattura: 3 metodi
  8. Deducibilita del diritto annuale
  9. Esenzioni e casi particolari
  10. Come verificare l’avvenuto pagamento
  11. DURC camerale: cos’e e come ottenerlo
  12. Errori comuni e come evitarli
  13. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta
  14. FAQ: domande frequenti

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Cos’e il diritto annuale Camera di Commercio

Il diritto annuale e un tributo obbligatorio che ogni anno le imprese iscritte al Registro delle Imprese devono versare alla Camera di Commercio competente per territorio. La sua disciplina e contenuta nell’art. 18 della Legge 580/1993 (riforma delle Camere di Commercio) e nei successivi decreti ministeriali del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy).

Si tratta di un contributo a favore del sistema camerale, finalizzato a finanziare le funzioni istituzionali svolte dalle CCIAA: tenuta del Registro Imprese, attivita di promozione economica del territorio, sostegno all’internazionalizzazione, digitalizzazione delle PMI, mediazione e arbitrato.

L’importo varia in base alla forma giuridica dell’impresa e, per le societa, anche al fatturato dichiarato nell’esercizio precedente (modello IRAP).

Chi deve pagare il diritto annuale CCIAA 2026

Sono obbligate al pagamento del diritto annuale tutte le imprese iscritte o annotate al Registro delle Imprese al 1° gennaio dell’anno di riferimento o che si iscrivono nel corso dell’anno.

Soggetti obbligati

  • Imprese individuali (artigiani, commercianti, ditte individuali)
  • Societa di persone (S.n.c., S.a.s., societa semplici esercenti attivita commerciale)
  • Societa di capitali (S.r.l., S.p.A., S.a.p.A.)
  • Societa cooperative e mutue assicuratrici
  • Consorzi con attivita esterna
  • Enti economici pubblici e privati
  • Aziende speciali e GEIE (Gruppi Europei di Interesse Economico)
  • Unita locali e sedi secondarie di imprese estere

Anche piccole imprese e forfettari pagano

Un’informazione spesso sottovalutata: anche le piccole imprese in regime forfettario, se iscritte al Registro Imprese come artigiani o commercianti, sono tenute al versamento del diritto annuale. Il regime fiscale agevolato non esonera dall’adempimento camerale: il forfait riguarda l’imposizione diretta, non i tributi locali o camerali.

Chi NON deve pagare

  • Professionisti puri con sola partita IVA, iscritti solo all’ordine professionale o cassa di previdenza ma non al Registro Imprese (es. avvocati, medici, commercialisti, ingegneri)
  • Lavoratori autonomi occasionali
  • Associazioni e fondazioni non esercenti attivita commerciale
  • Imprese cancellate dal Registro Imprese entro il 31 dicembre dell’anno precedente

Attenzione: se un professionista esercita anche attivita commerciale (per esempio un geometra che gestisce anche una ditta di immobiliare) e si iscrive al Registro Imprese, allora dovra pagare il diritto annuale per quella specifica attivita.

Importi diritto annuale 2026: tariffe per tipo di impresa

Gli importi del diritto annuale per il 2026 sono fissati dal decreto MIMIT e prevedono una maggiorazione del 20% deliberata dalla maggioranza delle CCIAA per finanziare i progetti di sistema (digitalizzazione, internazionalizzazione, orientamento al lavoro). Di seguito le tariffe orientative.

Imprese individuali

  • Imprese individuali in sezione speciale (artigiani, piccoli imprenditori): 53,00 euro (importo ridotto dopo maggiorazione)
  • Imprese individuali in sezione ordinaria: 120,00 euro
  • Unita locali (per ciascuna): 11,00 euro per le sezioni speciali, 24,00 euro per quelle ordinarie

Societa di persone (Snc, Sas)

Per le societa di persone l’importo varia in base al fatturato dell’anno precedente, secondo questi scaglioni:

  • Fatturato fino a 100.000 euro: 120,00 euro
  • Da 100.001 a 250.000 euro: 144,00 euro
  • Da 250.001 a 500.000 euro: 168,00 euro
  • Oltre 500.000 euro: scaglioni progressivi fino a circa 200,00–240,00 euro

Societa di capitali (S.r.l., S.p.A.)

Per S.r.l. e S.p.A. l’importo e calcolato in base al fatturato risultante dalla dichiarazione IRAP dell’anno precedente, applicando aliquote per scaglioni:

  • Fatturato fino a 100.000 euro: 200,00 euro (importo fisso minimo)
  • Da 100.001 a 250.000 euro: 200 euro + 0,015% sull’eccedenza
  • Da 250.001 a 500.000 euro: aliquota 0,013%
  • Da 500.001 a 1 milione: aliquota 0,010%
  • Da 1 milione a 10 milioni: aliquota 0,009%
  • Oltre 10 milioni: aliquote progressive ridotte fino al massimo di 40.000 euro

Una S.r.l. con fatturato di 500.000 euro paga indicativamente tra 600 e 800 euro, mentre una S.r.l. con fatturato medio (1-2 milioni) si attesta su 1.000-1.500 euro annui.

Riduzione 50% primo anno

Le imprese di nuova iscrizione al Registro nel corso dell’anno pagano il diritto annuale in misura ridotta del 50% (in dodicesimi a partire dal mese di iscrizione). E un’agevolazione automatica che la CCIAA applica calcolando il dovuto pro-rata temporis.

Esempio: Una ditta individuale artigiana che si iscrive il 15 marzo 2026 paga circa il 50% di 53 euro rapportato ai mesi rimanenti, ovvero circa 22-25 euro per il primo anno.

Come si paga: modello F24 e codice tributo 3850

Il diritto annuale si versa esclusivamente con modello F24, telematico per i titolari di partita IVA. La compilazione e semplice ma occorre prestare attenzione ai codici tributo e ai dati identificativi della Camera di Commercio competente.

Codici tributo F24

  • 3850 – Diritto annuale Camera di Commercio (saldo)
  • 3851 – Interessi diritto annuale (in caso di ravvedimento)
  • 3852 – Sanzioni diritto annuale (in caso di ravvedimento)

Compilazione modello F24

Il versamento va indicato nella sezione «IMU e altri tributi locali» del modello F24, compilando i seguenti campi:

  • Codice ente/codice comune: sigla della provincia della CCIAA competente (es. UD per Udine)
  • Codice tributo: 3850
  • Anno di riferimento: 2026
  • Importo a debito: importo dovuto

Il pagamento puo essere effettuato tramite home banking, F24 web dell’Agenzia delle Entrate o tramite intermediario abilitato. Le imprese individuali in regime semplificato possono ancora utilizzare il modello F24 cartaceo presso banca o posta.

Compensazione con crediti fiscali

Il diritto annuale puo essere compensato con crediti fiscali (IVA, IRPEF, IRES) tramite F24, applicando le ordinarie regole della compensazione orizzontale (limite annuo di 2 milioni di euro). Per crediti superiori a 5.000 euro e necessario il visto di conformita.

Scadenze 2026 e ravvedimento operoso

Le scadenze del diritto annuale 2026 sono allineate ai termini di pagamento delle imposte sui redditi (IRPEF/IRES) risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

Termini di versamento

  • 30 giugno 2026 – Termine ordinario di versamento (saldo unico)
  • 30 luglio 2026 – Termine prorogato con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo

Nota importante: il diritto annuale si paga in unica soluzione entro il termine, NON in due rate (saldo + acconto) come avviene per le imposte sui redditi. Alcune fonti meno recenti riportano una scadenza di acconto al 1° dicembre, ma dal 2017 il sistema e stato unificato in un’unica scadenza coincidente con il primo termine di pagamento delle imposte sui redditi.

Ravvedimento operoso

In caso di omesso o tardivo versamento, e possibile regolarizzare la posizione tramite ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97), pagando l’importo originario maggiorato di interessi e sanzioni ridotte:

  • Entro 14 giorni: sanzione 0,1% per ogni giorno di ritardo
  • Da 15 a 30 giorni: sanzione fissa 1,5% (1/10 del 15%)
  • Da 31 a 90 giorni: sanzione 1,67% (1/9 del 15%)
  • Entro 1 anno: sanzione 3,75% (1/8 del 30%)
  • Entro 2 anni: sanzione 4,29% (1/7 del 30%)
  • Oltre 2 anni: sanzione 5% (1/6 del 30%)

Agli interessi si applica il tasso legale annuo (per il 2026 da verificare in Gazzetta Ufficiale, indicativamente intorno al 2,5%). Per il versamento si utilizzano i codici 3851 (interessi) e 3852 (sanzioni) oltre al 3850 per l’imposta.

La fattura elettronica della Camera di Commercio

Dal 2024, in base all’evoluzione normativa sull’obbligo di fatturazione elettronica B2B/B2G, le Camere di Commercio italiane emettono fattura elettronica per il diritto annuale dovuto dalle imprese. Si tratta di un’importante novita per la trasparenza e la corretta contabilizzazione del tributo.

Quando arriva la fattura

La fattura elettronica viene emessa dopo l’avvenuto pagamento del diritto annuale e recapitata tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate al codice destinatario o PEC dell’impresa, e contestualmente messa a disposizione nel cassetto fiscale «Fatture e Corrispettivi».

I tempi tipici di emissione sono compresi tra 30 e 90 giorni dal versamento, in funzione del calendario amministrativo della singola CCIAA. Per le imprese che pagano entro il 30 giugno, la fattura arriva generalmente entro fine settembre.

Codice destinatario CCIAA

Ogni Camera di Commercio utilizza un proprio codice destinatario a 7 caratteri per l’invio della fattura elettronica. Per la CCIAA Pordenone-Udine (competente per il territorio del Friuli centrale e orientale dopo l’accorpamento) il codice e consultabile sul sito ufficiale pnud.camcom.it.

L’impresa NON deve comunicare alla CCIAA il proprio codice destinatario o PEC: la Camera di Commercio recupera autonomamente questo dato dal Registro Imprese.

Caratteristiche della fattura

  • Tipo documento: TD01 (fattura)
  • Regime fiscale: RF03 (contribuenti minimi) o regime ordinario, in base alla CCIAA
  • Natura IVA: N4 (esente) o N2.2 (operazione fuori campo IVA per il diritto annuale)
  • Causale: «Diritto annuale CCIAA anno [anno]»

Come recuperare la fattura: 3 metodi

Esistono tre canali ufficiali per scaricare la fattura elettronica del diritto annuale CCIAA. Vediamoli in dettaglio.

1. Cassetto fiscale «Fatture e Corrispettivi»

E il metodo piu rapido e certo. La procedura:

  1. Accedi al sito Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Vai su «Fatture e Corrispettivi»
  3. Sezione «Fatture ricevute»
  4. Filtra per cedente: Camera di Commercio di [provincia]
  5. Scarica il file .xml firmato digitalmente o la versione PDF di anteprima

La fattura puo essere conservata in conservazione sostitutiva tramite il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (utile soprattutto per i forfettari).

2. Sito della CCIAA locale

Ogni Camera di Commercio mette a disposizione una sezione riservata online dove l’impresa puo consultare la propria posizione e scaricare la fattura. Per la CCIAA Pordenone-Udine:

  • Vai su pnud.camcom.it
  • Sezione «Diritto annuale» > «Pago.PA e fattura»
  • Accedi con SPID/CNS
  • Visualizza e scarica la fattura PDF/XML

Anche il portale nazionale infocamere.it permette di visualizzare la posizione del diritto annuale per tutte le imprese italiane.

3. App Impresa.Italia.it

L’app gratuita Impresa.Italia.it (disponibile per iOS e Android) e il cassetto digitale dell’imprenditore: consente di accedere a tutti i documenti relativi alla propria impresa, incluse:

  • Visure camerali aggiornate
  • Fatture diritto annuale
  • Posizione contributi
  • Bilanci depositati
  • Atti societari

L’accesso avviene con SPID o CIE, e l’app riconosce automaticamente le imprese di cui sei legale rappresentante o titolare. Una soluzione comoda da smartphone, particolarmente utile per gli imprenditori spesso in mobilita.

Deducibilita del diritto annuale

Il diritto annuale CCIAA, in quanto tributo inerente l’esercizio dell’attivita d’impresa, e integralmente deducibile dal reddito imponibile delle imprese in regime ordinario o semplificato, secondo il principio di competenza o per cassa.

Imprese in contabilita ordinaria/semplificata

  • Deducibilita: 100% ai fini IRPEF/IRES
  • Deducibilita IRAP: si, in quanto onere tributario inerente
  • Detrazione IVA: NON applicabile (l’operazione e fuori campo IVA per natura)
  • Voce di bilancio: B14 «Oneri diversi di gestione» del conto economico

La fattura elettronica ricevuta deve essere registrata nel registro degli acquisti e conservata per 10 anni ai fini civilistici e per il tempo necessario all’accertamento ai fini fiscali.

Regime forfettario: NON deducibile

I contribuenti in regime forfettario NON possono dedurre il diritto annuale dal reddito. Il regime forfettario, infatti, prevede una determinazione forfetaria del reddito applicando un coefficiente di redditivita ai ricavi: tutti i costi (incluso il diritto camerale) sono gia considerati nel forfait e non sono deducibili analiticamente.

Anche se la fattura arriva regolarmente nel cassetto fiscale, il forfettario la conserva ai fini documentali ma non puo registrarla come costo deducibile. L’unica eccezione e per i contributi previdenziali obbligatori (INPS), che sono deducibili anche in forfettario, ma il diritto camerale non rientra in questa categoria.

Tabella sintetica

Regime fiscaleDeducibile redditiDetrazione IVADeducibile IRAP
Ordinario / semplificato100%No (fuori campo IVA)Si
ForfettarioNo (forfait)NoNon soggetto a IRAP
Societa di capitali100% IRESNoSi

Esenzioni e casi particolari

Esistono alcune fattispecie in cui l’impresa non e tenuta al versamento del diritto annuale o lo paga in misura ridotta.

Imprese in liquidazione o fallimento

  • Imprese in liquidazione volontaria: continuano a pagare il diritto annuale fino alla cancellazione dal Registro Imprese
  • Imprese in fallimento o liquidazione giudiziale (Codice della Crisi): sospensione del versamento dalla data di apertura della procedura
  • Imprese cancellate dal Registro entro il 31 dicembre dell’anno precedente: NON dovuto il diritto per l’anno successivo

Codici ATECO esonerati

Alcune attivita non sono iscrivibili al Registro Imprese (e quindi esonerate dal diritto camerale):

  • Attivita professionali iscrivibili solo all’Albo professionale
  • Lavoratori autonomi occasionali
  • Alcune attivita artistiche e letterarie esercitate in forma individuale senza organizzazione d’impresa

Imprese sospese o inattive

Attenzione: la sospensione dell’attivita o la cessazione di fatto NON esonerano dal pagamento del diritto annuale, finche l’impresa risulta iscritta al Registro Imprese. Per evitare il versamento e necessario procedere alla cancellazione formale presentando comunicazione di cessazione tramite ComunicaStarweb.

Come verificare l’avvenuto pagamento

Una volta effettuato il versamento, e fondamentale verificare che la CCIAA abbia registrato correttamente l’incasso. Esistono diversi modi per controllare la propria posizione.

1. Login al portale CCIAA

Accedi al sito della tua Camera di Commercio (per Udine: pnud.camcom.it) con SPID o CNS, vai nella sezione «Diritto annuale > Posizione» e visualizza l’estratto conto con i pagamenti effettuati e i debiti residui.

2. Visura camerale

La visura camerale ordinaria riporta nella sezione «Posizione diritto annuale» un’indicazione sulla regolarita dell’impresa. Una posizione «regolare» significa che tutti i versamenti dovuti sono stati effettuati.

La visura puo essere richiesta:

  • Online tramite registroimprese.it
  • App Impresa.Italia.it (gratuita per il proprio fascicolo)
  • Sportello fisico CCIAA
  • Tramite CAF Centro Fiscale di Udine per assistenza completa

3. Verifica F24 quietanzato

Conserva sempre la quietanza F24 (cartacea o telematica) come prova del pagamento. In caso di contestazione da parte della CCIAA (errato abbinamento del versamento), potrai dimostrare l’avvenuto pagamento e chiedere la rettifica della tua posizione.

DURC camerale: cos’e e come ottenerlo

Il DURC (Documento Unico di Regolarita Contributiva) tradizionale attesta la regolarita dei versamenti previdenziali (INPS) e assicurativi (INAIL) e di quelli alle Casse Edili per le imprese del settore edile. Le Camere di Commercio NON rilasciano un DURC propriamente detto, ma certificano la regolarita del pagamento del diritto annuale tramite specifiche attestazioni.

Certificato di regolarita CCIAA

Per partecipare a gare d’appalto pubbliche e necessario dimostrare la regolarita anche con la Camera di Commercio. Il certificato attesta:

  • Iscrizione attiva al Registro Imprese
  • Pagamento regolare del diritto annuale degli ultimi anni
  • Assenza di provvedimenti pendenti

Come ottenerlo

  • Online tramite il portale della propria CCIAA (servizio «Certificati»)
  • Tramite registroimprese.it (richiesta certificato di iscrizione con regolarita)
  • Sportello fisico CCIAA con istanza in bollo

I certificati hanno generalmente validita 6 mesi e possono essere richiesti in formato cartaceo o digitale firmato. Le imprese in regola con il diritto annuale ottengono il certificato senza problemi; in caso di posizione irregolare, occorre prima sanare la situazione tramite ravvedimento operoso.

Errori comuni e come evitarli

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, gli errori piu frequenti commessi dalle imprese (specialmente piccole ditte e nuovi iscritti) sono i seguenti.

1. Mancato pagamento per «impresa inattiva»

Molti titolari di partita IVA chiudono di fatto l’attivita ma dimenticano di cancellarsi dal Registro Imprese. Risultato: ogni anno il diritto annuale si accumula, generando avvisi bonari, sanzioni e, dopo qualche anno, cartelle di pagamento. Soluzione: se hai cessato l’attivita, presenta subito la comunicazione di cessazione presso la CCIAA (gratuitamente, online tramite ComunicaStarweb).

2. Errato codice provincia in F24

Indicare nel modello F24 una provincia diversa da quella della CCIAA competente puo causare il mancato abbinamento del pagamento. Il versamento risulta «regolarmente pagato» all’Agenzia delle Entrate ma non viene incassato dalla CCIAA corretta. Soluzione: verifica sempre la sigla provincia (es. UD per Udine, PN per Pordenone) prima di inviare l’F24.

3. Forfettari che non registrano la fattura

Il forfettario non puo dedurre il costo, ma deve conservare la fattura elettronica ai fini documentali. Molti la ignorano nel cassetto fiscale, ma in caso di controllo l’Agenzia delle Entrate puo richiederla. Soluzione: attiva la conservazione sostitutiva gratuita dell’Agenzia Entrate per tutte le fatture ricevute.

4. Tardivo pagamento senza ravvedimento

Pagare in ritardo senza calcolare interessi e sanzioni del ravvedimento operoso significa esporsi a successive notifiche di sanzioni piene (15-30%) da parte della CCIAA. Soluzione: appena ti accorgi del ritardo, ravvedi subito utilizzando i codici tributo 3851 e 3852.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta

La gestione degli adempimenti camerali, soprattutto per artigiani, commercianti, ditte individuali e piccole imprese, puo risultare complessa: scadenze, codici tributo, calcolo dell’importo per societa, recupero delle fatture, eventuali ravvedimenti. Il CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Tullio 13, offre assistenza completa su:

  • Calcolo del diritto annuale dovuto in base alla forma giuridica e fatturato
  • Predisposizione e invio del modello F24 telematico
  • Recupero della fattura elettronica dal cassetto fiscale
  • Gestione del ravvedimento operoso per pagamenti tardivi
  • Visure camerali e certificati di regolarita
  • Cancellazione dal Registro Imprese per cessazioni di attivita
  • Consulenza fiscale sulla deducibilita per ordinari, semplificati e forfettari

Operiamo in tutta la provincia di Udine e nel Friuli Venezia Giulia, con competenza specifica anche sulle particolarita della CCIAA Pordenone-Udine. Per una consulenza personalizzata:

  • Telefono: 0432 1638640
  • WhatsApp: 366 6018121
  • Email: info@centrofiscale.com
  • Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

FAQ: domande frequenti

1. Devo pagare il diritto annuale anche se sono in regime forfettario?

Si, se sei iscritto al Registro Imprese come artigiano o commerciante, devi pagare il diritto annuale CCIAA anche in regime forfettario. Il regime forfettario riguarda l’imposizione diretta sul reddito, non gli adempimenti camerali. L’importo per imprese individuali in sezione speciale e di circa 53 euro annui.

2. Quando arriva la fattura elettronica della Camera di Commercio?

La fattura elettronica viene emessa dopo il versamento, generalmente entro 30-90 giorni. Per i pagamenti effettuati entro il 30 giugno 2026, la fattura arriva tipicamente entro fine settembre, recapitata via SDI al codice destinatario o PEC dell’impresa e nel cassetto fiscale «Fatture e Corrispettivi».

3. Cosa succede se non ricevo la fattura?

Verifica anzitutto il cassetto fiscale «Fatture e Corrispettivi» dell’Agenzia delle Entrate. Se la fattura non e presente, accedi al portale della tua CCIAA o all’app Impresa.Italia.it. In caso di mancato recapito persistente, contatta direttamente l’ufficio diritto annuale della Camera di Commercio competente.

4. Posso compensare il diritto annuale con crediti IVA?

Si, il diritto annuale puo essere pagato in compensazione orizzontale con crediti fiscali (IVA, IRPEF, IRES) tramite F24, nei limiti annuali previsti (2 milioni di euro). Per crediti superiori a 5.000 euro e necessario il visto di conformita di un intermediario abilitato.

5. Come si calcola il diritto annuale per una S.r.l.?

L’importo si determina applicando aliquote progressive sul fatturato risultante dal modello IRAP dell’anno precedente. Si parte da 200 euro fissi per fatturato fino a 100.000 euro, con aliquote decrescenti per scaglioni superiori (0,015%, 0,013%, 0,010%, fino allo 0,001% per oltre 50 milioni). Il tetto massimo e di 40.000 euro.

6. Ho dimenticato di pagare il diritto annuale: come faccio?

Procedi con il ravvedimento operoso pagando con F24 i codici 3850 (imposta), 3851 (interessi legali) e 3852 (sanzione ridotta). La sanzione varia dallo 0,1% giornaliero (entro 14 giorni) fino al 5% (oltre 2 anni). Prima ravvedi, minore sara la sanzione complessiva. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo calcolare e predisporre il modello F24 corretto.

7. Le imprese individuali nuove pagano sempre 53 euro?

No, nel primo anno di iscrizione si applica la riduzione del 50% calcolata pro-rata temporis sui mesi residui. Una ditta artigiana iscritta a marzo 2026 paga circa 22-25 euro per il primo anno; dal 2027 entrera a regime con i 53 euro standard.

8. La fattura della CCIAA va registrata in contabilita?

Si, le imprese in contabilita ordinaria o semplificata devono registrare la fattura nel registro acquisti, contabilizzando il costo nella voce B14 «Oneri diversi di gestione». La fattura va conservata digitalmente per 10 anni. I forfettari conservano la fattura ma non la registrano come costo deducibile.

Conclusione

Il diritto annuale Camera di Commercio e un adempimento obbligatorio per tutte le imprese iscritte al Registro Imprese, dalle ditte individuali alle grandi S.p.A. Conoscere gli importi corretti, rispettare le scadenze, recuperare la fattura elettronica nel cassetto fiscale e applicare la giusta deducibilita sono passaggi fondamentali per una gestione fiscale corretta.

Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per gestire l’intero processo: dal calcolo dell’importo dovuto al recupero della fattura, dal ravvedimento per pagamenti tardivi alla cancellazione di imprese cessate. Contattaci per una consulenza personalizzata e affida ai professionisti la gestione dei tuoi adempimenti camerali.

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Luglio 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-23 14:00:002026-05-24 09:36:40Fattura Elettronica Camera di Commercio 2026: Diritto Annuale, F24 e Detrazione
Guide Fatturazione Elettronica

Fattura Elettronica da Scontrino Carburante 2026: Come Ottenerla Quando Non l’Hai Chiesta

fatturazione elettronica CAF Udine

Sei alla pompa, fai rifornimento, paghi con il bancomat aziendale e ricevi solo lo scontrino non fiscale (quello della cassa, il cosiddetto corrispettivo telematico). Magari hai fretta, magari hai dimenticato di chiedere la fattura. Quando torni in ufficio o porti la documentazione al commercialista, scopri che quello scontrino non basta: senza fattura elettronica, quella spesa non e deducibile e l’IVA non e detraibile. Si puo rimediare?

La risposta e: si, ma solo entro tempi precisi e con procedure specifiche. In questa guida operativa vediamo come recuperare la fattura elettronica dopo il rifornimento, quali app usare per Eni, Q8 e Tamoil, cosa fare se il distributore rifiuta e come prevenire il problema in futuro. Per la guida generale alla fatturazione elettronica del carburante puoi leggere il nostro articolo principale: Fattura Elettronica Carburante 2026: Guida Completa Eni, Q8, Tamoil, Esso e IP.

Indice dei contenuti

  1. La situazione tipica: scontrino, niente fattura
  2. Perche lo scontrino non basta: la scheda carburante e abolita
  3. Opzione 1: Tornare al distributore entro fine mese
  4. Opzione 2: Recuperare la fattura tramite app
  5. Opzione 3: Codice fiscale gia registrato
  6. Opzione 4: Tessera business e fatturazione cumulativa
  7. Cosa NON si puo fare
  8. Tempistiche: la regola di fine mese
  9. Richiesta formale via PEC alla compagnia
  10. Cosa succede se non recuperi la fattura
  11. Forfettario: serve comunque la fattura?
  12. Come prevenire il problema
  13. FAQ – Domande frequenti

La situazione tipica: scontrino, niente fattura

Lo scenario si ripete ogni giorno in tutta Italia, soprattutto per partite IVA, agenti di commercio, artigiani e amministratori di societa che usano l’auto per lavoro:

  • Arrivi al distributore di carburante
  • Fai il pieno o un rifornimento parziale
  • Paghi con bancomat aziendale o carta di credito tracciabile (gia il primo requisito di legge per la deducibilita)
  • La cassa ti consegna uno scontrino non fiscale (corrispettivo telematico) con importo, litri, data e ora
  • Non chiedi – o non puoi chiedere – la fattura elettronica
  • Ti allontani con il solo scontrino in mano

Quel pezzetto di carta termica, di per se, non ti permette di scaricare nulla. Per il fisco italiano dal 2019 in poi, la spesa per carburante e fiscalmente rilevante solo se documentata da fattura elettronica trasmessa via Sistema di Interscambio (SDI), unita a un pagamento tracciabile.

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Perche lo scontrino non basta: la scheda carburante e abolita

Fino al 31 dicembre 2018 esisteva la scheda carburante cartacea: un blocchetto vidimato in cui annotavi mensilmente o trimestralmente i rifornimenti, con timbro del gestore. Era un sistema flessibile: bastava il timbro, anche senza fattura per ogni singolo rifornimento.

Dal 1 gennaio 2019, con l’introduzione dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica B2B (Legge di Bilancio 2018, art. 1 commi 909-928), la scheda carburante e stata abolita. Da quel momento valgono solo due requisiti, entrambi obbligatori:

  • Fattura elettronica emessa dal distributore e trasmessa via SDI
  • Pagamento tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento riconosciute)

Lo scontrino della cassa (corrispettivo telematico) certifica che la transazione e avvenuta, ma non e un documento fiscalmente valido per la detrazione IVA o la deducibilita del costo per chi ha partita IVA. Non e nemmeno riconvertibile in scheda carburante: quel sistema non esiste piu.

In pratica, senza fattura elettronica:

  • L’IVA al 22% non e detraibile (per autoveicoli aziendali, in misura piena o al 40% a seconda dell’uso)
  • Il costo non e deducibile (al 100%, 80% per agenti, 20% per uso promiscuo, secondo i casi)
  • Quel rifornimento, fiscalmente, e come se non fosse mai avvenuto

Opzione 1: Tornare al distributore entro fine mese

La prima soluzione, la piu diretta, e tornare fisicamente al distributore dove hai fatto il rifornimento, con lo scontrino in mano. Funziona se vai entro un termine preciso.

Cosa portare

  • Lo scontrino originale (o una foto leggibile) con data, ora, importo e numero progressivo
  • I tuoi dati fiscali: ragione sociale o nome e cognome, indirizzo, partita IVA, codice fiscale
  • Il codice destinatario SDI a 7 caratteri (oppure l’indirizzo PEC) per la ricezione della fattura elettronica
  • Eventuale targa del veicolo rifornito (utile ma non obbligatoria)

Cosa fa il gestore

Il gestore della stazione di servizio (che spesso e un affittuario indipendente, non la compagnia petrolifera) recupera la transazione dal sistema di cassa, inserisce i tuoi dati e emette la fattura elettronica retroattivamente, datandola al giorno effettivo del rifornimento.

La fattura ti arrivera al codice destinatario o alla PEC entro pochi giorni, con tutti i dati corretti per la registrazione contabile.

Il termine: entro fine mese di erogazione

Attenzione al termine fondamentale: la fattura puo essere emessa entro la fine del mese in cui e avvenuto il rifornimento. Ad esempio:

  • Rifornimento del 5 luglio 2026 -> fattura emettibile fino al 31 luglio 2026
  • Rifornimento del 28 luglio 2026 -> fattura emettibile fino al 31 luglio 2026 (hai pochissimi giorni)
  • Rifornimento del 1 agosto 2026 -> fattura emettibile fino al 31 agosto 2026

Oltre il mese, l’emissione retroattiva diventa molto problematica: il sistema di cassa potrebbe aver chiuso la liquidazione periodica IVA e il gestore potrebbe rifiutare. In pratica, chi va al distributore ai primi del mese successivo trova spesso porte chiuse.

Opzione 2: Recuperare la fattura tramite app

La soluzione piu rapida e meno faticosa e usare le app ufficiali delle compagnie petrolifere. Quasi tutte oggi prevedono la fatturazione “a posteriori” partendo dallo scontrino, spesso scansionando un QR code stampato sul documento stesso.

Eni Station+ (Eni e Agip)

  • Disponibile per: distributori Eni e Agip in tutta Italia
  • Come funziona: registri il tuo profilo business inserendo P.IVA e codice destinatario SDI; al rifornimento successivo, anche se hai pagato fuori app con bancomat, scansiona il QR code presente sullo scontrino entro 24-48 ore
  • Risultato: la fattura elettronica viene generata automaticamente e inviata via SDI al codice destinatario indicato
  • Vantaggio: niente fila in cassa, niente discussioni con il gestore

Q8 Smart e Q8 Easy

  • Disponibile per: distributori Q8 e Q8easy
  • Come funziona: dopo aver registrato il profilo aziendale, l’app riconosce automaticamente gli scontrini recenti emessi nel raggio della tua posizione; selezioni quello giusto, confermi i dati e ricevi la fattura
  • Vantaggio: intelligenza geografica, niente bisogno di QR code
  • Limite: deve esserci stato un riconoscimento del cliente (carta fedelta, login attivo) o lo scontrino deve essere stato emesso entro un periodo recente (in genere 24-48h)

Tamoil App

  • Disponibile per: stazioni Tamoil aderenti
  • Come funziona: simile a Eni, scansione QR code dello scontrino e generazione automatica della fattura
  • Tempi: tipicamente entro 24-72 ore dal rifornimento

Altre app utili

  • Esso Card / Esso Plus: sistema fedelta che, se collegato al profilo business, attiva fatturazione cumulativa o singola
  • Energy IP / IP Plus: stessa logica, con alcune stazioni che supportano fatturazione “post-scontrino”
  • App di pagamento integrate (es. Telepass Pay, Drivalia, MyCicero per il fuel): se hai pagato tramite queste, la fattura e generata automaticamente

Opzione 3: Codice fiscale gia registrato

Una soluzione molto semplice, spesso sottovalutata: se sei gia cliente registrato presso il distributore o la compagnia (con codice fiscale o partita IVA collegati al profilo), la fattura puo arrivare in automatico anche se non hai chiesto nulla in cassa.

Come verificare

  1. Accedi al tuo cassetto fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate (servizi telematici)
  2. Vai in “Fatture e Corrispettivi” -> “Fatture elettroniche ricevute”
  3. Cerca per data del rifornimento o per ragione sociale del fornitore
  4. Se la fattura e stata emessa, la trovi li, anche se non e arrivata via mail

Capita spesso che la fattura sia stata recapitata correttamente al codice destinatario ma non sia arrivata via email perche il commercialista non l’ha ancora inoltrata, o perche e finita nello SPAM. Il cassetto fiscale e la fonte ufficiale: se c’e li, e valida a tutti gli effetti.

Opzione 4: Tessera business e fatturazione cumulativa

Per chi fa molti rifornimenti al mese, la soluzione piu professionale sono le carte business (chiamate anche “carte carburante” o “fuel card”) emesse dalle principali compagnie:

  • Eni Multicard / Eni Plus Business
  • Q8 Card / Q8 Tankcard
  • Tamoil Easy Card
  • Esso Card
  • Shell Card (per chi opera anche all’estero)
  • UTA, DKV, Edenred (carte multimarca per flotte aziendali)

Vantaggi

  • Ogni rifornimento e automaticamente registrato a tuo nome
  • A fine mese ricevi una fattura elettronica cumulativa con il riepilogo di tutti i rifornimenti, perfettamente dettagliata
  • Nessun rischio di “scontrino solo”: il sistema sa gia chi sei
  • Spesso include reportistica avanzata su consumi, chilometraggio, controllo flotta

E’ la soluzione consigliata per agenti di commercio, flotte aziendali, autotrasportatori, ma anche per professionisti con molti spostamenti. L’attivazione e gratuita o costa poche decine di euro l’anno, ampiamente compensate dal risparmio in tempo e dal rischio azzerato di “scontrini persi”.

Cosa NON si puo fare

Per chiarezza assoluta, ecco una lista di cose che molti contribuenti credono di poter fare ma che non sono ammesse dal fisco italiano:

  • Richiedere la fattura mesi dopo il rifornimento. Oltre il mese di erogazione, il distributore non puo (e di solito non vuole) emettere fattura retroattiva. La pratica si chiama “fatturazione differita” ma ha tempi precisi che, per il carburante, coincidono con il mese.
  • Riconvertire lo scontrino in scheda carburante. La scheda carburante e abolita dal 2019. Anche se trovi vecchi modelli online, non hanno alcun valore fiscale.
  • Allegare lo scontrino in dichiarazione come “giustificativo”. Il fisco vuole fattura elettronica, non scontrini cartacei. Allegarli serve a poco.
  • Far fare al commercialista una “fattura riepilogativa” interna. Il commercialista non puo emettere fattura al posto del distributore, perche non ha venduto il carburante.
  • Richiedere il rimborso IVA su scontrino al fornitore. Lo scontrino non contiene l’identificazione del cessionario (cioe il tuo) e quindi non e idoneo come documento contabile B2B.
  • Pretendere la fattura se hai pagato in contanti. Anche con fattura, il pagamento non tracciato rende la spesa non deducibile e l’IVA non detraibile. Servono entrambi i requisiti.

Tempistiche: la regola di fine mese

Riassumiamo schematicamente i tempi entro cui agire per non perdere il diritto a deducibilita e detrazione IVA:

  • Entro 24-48 ore: tempo ideale per l’uso delle app (Eni Station+, Q8 Smart, Tamoil). E’ il momento in cui lo scontrino e ancora “fresco” nei sistemi e il QR code o il riconoscimento geografico funzionano al meglio.
  • Entro fine mese di erogazione: e’ il termine ultimo per richiedere fattura al distributore. Per legge la fattura puo essere emessa entro questo termine (anche piu tardi se la prestazione e gia stata fatturata in formato elettronico, ma con il carburante il riferimento operativo e fine mese).
  • Entro il 15 del mese successivo: termine massimo per la liquidazione IVA mensile del fornitore. Oltre questo, il gestore potrebbe rifiutare di emettere fattura retroattiva perche complicherebbe la sua contabilita.
  • Oltre fine mese: nella stragrande maggioranza dei casi, l’importo e perso ai fini IVA e ai fini reddito.

Consiglio pratico: il giorno 25 di ogni mese, fai un controllo dei tuoi scontrini di carburante “orfani” e attiva il recupero. Aspettare gli ultimi giorni e rischioso, perche se trovi resistenza dal gestore non hai piu tempo per soluzioni alternative.

Richiesta formale via PEC alla compagnia

Se il gestore del singolo distributore rifiuta di emettere la fattura nonostante tu sia nei termini, hai a disposizione una via alternativa: la richiesta formale alla compagnia petrolifera (la societa “madre” del marchio).

Come procedere

  1. Recupera l’indirizzo PEC del servizio clienti della compagnia (Eni, Q8, Tamoil, Esso, IP). Lo trovi sul sito ufficiale, sezione contatti aziendali
  2. Scrivi una mail/PEC con: dati anagrafici e P.IVA, dati del distributore (indirizzo, gestore se noto), copia dello scontrino, prova del pagamento tracciato (estratto conto o ricevuta bancomat)
  3. Indica i tuoi dati di fatturazione: ragione sociale, P.IVA, codice destinatario o PEC
  4. Chiedi esplicitamente l’emissione della fattura elettronica per la transazione, citando il diritto del cessionario soggetto IVA a ricevere fattura ai sensi dell’art. 22 DPR 633/72

Cosa puoi ottenere

La compagnia, nei limiti dei tempi tecnici, contattera il gestore del distributore e, se la transazione e tracciata e regolare, fara emettere la fattura. Non e una garanzia assoluta, ma molto spesso funziona, soprattutto per le compagnie strutturate (Eni e Q8 hanno servizi clienti molto efficienti).

Se la richiesta arriva oltre il mese di erogazione, la possibilita di ottenere la fattura si riduce drasticamente. Ma la PEC vale la pena di farla comunque, soprattutto se l’importo e significativo.

Cosa succede se non recuperi la fattura

Se nessuna delle opzioni precedenti funziona e ti rimane in mano solo lo scontrino, ecco le conseguenze fiscali concrete:

  • IVA non detraibile. Quel 22% di IVA e perso: non puo essere portato in detrazione nella liquidazione periodica.
  • Costo non deducibile. L’importo (al netto IVA) non puo essere portato come costo nel reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Non riduce l’imponibile.
  • Spesa “in nero” fiscalmente. Anche se hai pagato con bancomat e quindi e tutto tracciato, dal punto di vista fiscale e come se quel rifornimento non fosse mai avvenuto. Hai pagato di tasca tua, senza alcun beneficio fiscale.
  • Carico personale del titolare/socio. In caso di societa, l’addebito del bancomat aziendale per una spesa non deducibile potrebbe essere riqualificato come prelievo personale (utile da socio o compenso amministratore), con relative conseguenze.

Esempio numerico: 70 euro di rifornimento (importo medio per un’auto aziendale).

  • IVA inclusa nei 70 euro: circa 12,62 euro
  • Imponibile (costo netto): circa 57,38 euro
  • Senza fattura: perdi 12,62 euro di IVA + circa 15,90 euro di IRES/IRPEF non risparmiate sul costo non dedotto (al 27,9% di tassazione media)
  • Costo reale del rifornimento “in nero”: circa 28,52 euro in piu rispetto a uno con fattura corretta

Su 50 rifornimenti l’anno, sono oltre 1.400 euro di tasse pagate in piu per pura mancanza di documentazione. Ne vale la pena perdere 5 minuti per una fattura.

Forfettario: serve comunque la fattura?

Domanda frequente per le partite IVA piu piccole: “Sono in regime forfettario, le spese non le scarico comunque. Mi serve davvero la fattura del carburante?”

La risposta corretta e: fiscalmente no, contabilmente si.

  • Ai fini IRPEF/IRES: il forfettario calcola il reddito con coefficienti di redditivita predeterminati. Le spese effettive non vengono dedotte. Quindi avere o non avere la fattura del carburante non cambia la tua tassazione.
  • Ai fini IVA: il forfettario non addebita IVA in fattura ne la detrae sugli acquisti. Anche qui, la fattura del carburante non porta vantaggi diretti.
  • Tuttavia, e bene avere la fattura per:
    • Registro contabile e tenuta documentale (sempre obbligatoria, anche per i forfettari)
    • Tracciabilita aziendale in caso di controlli o di passaggio futuro al regime ordinario
    • Eventuale verifica del fatturato e dei costi sostenuti, utile in fase di pianificazione fiscale
    • Coerenza tra movimenti bancari e operazioni dichiarate (l’addebito del bancomat aziendale deve corrispondere a un giustificativo)

Se sei forfettario e hai ricevuto solo lo scontrino, in pratica non perdi soldi se non recuperi la fattura, ma e una buona abitudine farlo lo stesso. Soprattutto se prevedi di superare le soglie e passare al regime ordinario in futuro.

Come prevenire il problema

Recuperare una fattura “scordata” e’ fattibile ma fastidioso. La strategia migliore e prevenire. Ecco quattro abitudini che azzerano il rischio di “scontrini orfani”:

1. Iscriviti alle app dei distributori abituali

Se ti rifornisci sempre nei soliti 2-3 distributori (sotto casa, sotto l’ufficio, sull’autostrada per il cliente principale), scarica e configura le app di quelle compagnie. Eni Station+, Q8 Smart e Tamoil App sono tutte gratuite, e una volta inseriti i dati fiscali la fatturazione e automatica o quasi.

2. Carta business con fatturazione automatica

Una fuel card aziendale (Eni Multicard, Q8 Card, Shell Card o multimarca come UTA, DKV) elimina alla radice il problema: ogni rifornimento e gia tuo, la fattura cumulativa arriva a fine mese senza che tu debba muovere un dito. Costo: pochi euro l’anno o gratuito.

3. Usa SEMPRE la carta aziendale tracciata

Niente contanti, mai. Il pagamento tracciabile e un requisito di legge per la deducibilita: se paghi in contanti, anche con fattura non puoi dedurre nulla. Tieni separata la carta aziendale da quella personale e non confondere i due circuiti.

4. Routine di fine mese

Fissa un promemoria il 25 di ogni mese: controlla il cassetto fiscale per verificare le fatture ricevute, confrontale con gli addebiti del bancomat aziendale e individua eventuali “buchi”. Hai ancora 5-6 giorni per recuperare. Questa routine, abbinata a una fuel card, ti protegge al 99%.

FAQ – Domande frequenti

Posso usare lo scontrino come prova della spesa anche senza fattura?

No. Lo scontrino e’ un corrispettivo telematico ed e prova della transazione commerciale, ma non e documento fiscalmente valido per la deducibilita o detraibilita IVA in capo a soggetti con partita IVA. Per il fisco italiano, dal 2019 l’unico documento valido e la fattura elettronica trasmessa via SDI.

Quanto tempo ho per richiedere la fattura dopo il rifornimento?

Operativamente entro la fine del mese di erogazione. Per le app (Eni Station+, Q8 Smart, Tamoil), il tempo utile e tipicamente 24-72 ore. Oltre il mese, le possibilita di ottenere fattura retroattiva si riducono drasticamente.

Il gestore del distributore puo rifiutare di emettere la fattura?

Si, puo rifiutarsi se: (a) non sei nei termini (oltre fine mese), (b) non hai prove sufficienti del pagamento, (c) il sistema di cassa ha gia chiuso la liquidazione IVA, (d) sei un soggetto non identificato (nessun codice destinatario o PEC). Se ritieni il rifiuto ingiustificato, puoi rivolgerti via PEC alla compagnia petrolifera.

Esiste ancora la scheda carburante cartacea?

No. La scheda carburante cartacea e abolita dal 1 gennaio 2019. Eventuali blocchetti ancora in circolazione non hanno alcun valore fiscale. Dal 2019 vale solo la combinazione fattura elettronica + pagamento tracciabile.

Cosa succede se ho pagato in contanti e ho solo lo scontrino?

Anche se recuperassi la fattura, il pagamento non tracciato rende la spesa non deducibile e l’IVA non detraibile. Per il carburante e’ obbligatorio per legge (art. 1 c. 922 L. 205/2017) il pagamento con strumenti tracciabili: bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento riconosciute. Senza questo, la fattura non basta.

Sono in regime forfettario: devo recuperare comunque la fattura?

Fiscalmente no (il forfettario non deduce le spese effettive), ma contabilmente si consiglia di averla per: tenuta documentale corretta, tracciabilita aziendale, eventuale passaggio futuro al regime ordinario, coerenza con i movimenti bancari aziendali.

Se uso un’app di pagamento, la fattura arriva automaticamente?

Solo se l’app e configurata con i tuoi dati fiscali (P.IVA, codice destinatario o PEC) e se hai effettuato il pagamento direttamente tramite l’app, non con bancomat fisico in cassa. App come Eni Station+, Q8 Easy, Telepass Pay e MyCicero generano la fattura in automatico al momento del pagamento.

Posso recuperare scontrini di rifornimenti fatti molti mesi fa?

Praticamente no. Oltre il mese di erogazione, l’emissione di fattura retroattiva e estremamente difficile e nella maggior parte dei casi viene rifiutata. L’importo va considerato fiscalmente perso: non puoi piu detrarre IVA ne dedurre il costo.

Conclusione: prevenire e meglio che recuperare

Recuperare una fattura elettronica del carburante quando hai solo lo scontrino e possibile, ma a tempo. Hai a disposizione opzioni concrete: tornare al distributore, usare le app di Eni, Q8 e Tamoil, controllare il cassetto fiscale, scrivere via PEC alla compagnia. Ma tutto deve avvenire entro la fine del mese di erogazione, altrimenti l’importo e perso ai fini IVA e ai fini reddito.

La strategia vincente e la prevenzione: app installate, fuel card aziendale, pagamento sempre tracciato, controllo a fine mese del cassetto fiscale. Cinque minuti di organizzazione che valgono migliaia di euro l’anno in tasse correttamente risparmiate.

Per la guida completa alla fatturazione elettronica del carburante con tutte le compagnie e i casi particolari (auto promiscua, agenti di commercio, regime forfettario, autotrasporto) leggi: Fattura Elettronica Carburante 2026: Guida Completa Eni, Q8, Tamoil, Esso e IP.

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Luglio 17, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-17 14:00:002026-05-24 09:36:42Fattura Elettronica da Scontrino Carburante 2026: Come Ottenerla Quando Non l’Hai Chiesta
Guide Fatturazione Elettronica

Fattura Elettronica Carburante 2026: Guida Completa Eni, Q8, Tamoil, Esso e IP

fatturazione elettronica CAF Udine

La fattura elettronica carburante e un documento obbligatorio per tutti i titolari di partita IVA che acquistano benzina, gasolio o GPL per l’autotrazione. Dal 1deg luglio 2018 e infatti scattato l’obbligo di emissione della fattura elettronica carburante da parte dei distributori, in sostituzione della vecchia scheda carburante cartacea. Capire come funziona la fattura elettronica carburante 2026, come ottenerla dai principali distributori (Eni, Agip, Q8, Tamoil, Esso, IP) e come dedurre correttamente i costi e l’IVA e fondamentale per ogni piccolo imprenditore, agente di commercio o professionista con auto aziendale.

In questa guida completa spieghiamo passo passo come gestire la fattura elettronica carburante, quali sono le percentuali di deducibilita in base al tipo di attivita, perche il pagamento tracciabile e obbligatorio per scaricare le spese e quale procedura seguire presso ogni catena di distributori. Una guida pratica pensata per partite IVA, agenti, tassisti, autotrasportatori, forfettari e amministratori di societa.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la Fattura Elettronica Carburante
  2. Deducibilita del Carburante: Quanto Puoi Scaricare
  3. Detrazione IVA sul Carburante
  4. Pagamento Tracciabile: L’Obbligo Inderogabile
  5. Fattura Elettronica Carburante Eni e Agip
  6. Fattura Elettronica Carburante Q8
  7. Fattura Elettronica Carburante Tamoil
  8. Esso, IP e Altri Distributori
  9. Cosa Deve Contenere la Fattura
  10. Fattura Singola o Cumulativa Mensile
  11. Riassunto Pratico per Categoria
  12. Autofattura Carburante per Agricoltori
  13. Domande Frequenti

Cos’e la Fattura Elettronica Carburante

La fattura elettronica carburante e il documento fiscale digitale che il distributore di carburante (la cosiddetta «pompa di benzina») emette nei confronti del cliente titolare di partita IVA al momento del rifornimento. A partire dal 1deg luglio 2018, in attuazione della Legge di Bilancio 2018, e diventato obbligatorio per i gestori degli impianti emettere fattura elettronica per ogni cessione di benzina o gasolio destinati ad autotrazione effettuata nei confronti di soggetti IVA.

Questa fattura sostituisce integralmente la scheda carburante, il vecchio modulo cartaceo che si compilava a fine mese inserendo manualmente data, importo, chilometri e firma del gestore. Oggi la fattura elettronica carburante 2026 viene generata automaticamente al momento del pagamento (purche sia tracciabile) e viene trasmessa al Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate, che la recapita al cassetto fiscale del cliente.

L’obbligo riguarda tutti i soggetti IVA: ditte individuali, professionisti, societa di persone e di capitali, agenti di commercio, autotrasportatori, taxi, NCC e anche i contribuenti in regime forfettario. La fattura elettronica carburante e oggi l’unico documento valido per documentare l’acquisto di carburante per autotrazione ai fini fiscali.

Chi e obbligato a chiedere la fattura elettronica carburante

Sono obbligati a richiedere la fattura elettronica del carburante tutti coloro che vogliono scaricare il costo e/o detrarre l’IVA del rifornimento. In pratica, ogni soggetto con partita IVA che usa l’auto, il furgone o il mezzo per attivita di lavoro: agenti, rappresentanti, idraulici, elettricisti, geometri, avvocati, consulenti, tassisti, autotrasportatori. Il privato che fa rifornimento con la propria auto personale, invece, non riceve fattura: gli viene rilasciato un semplice scontrino.

Differenza tra fattura elettronica e scontrino di cortesia

Quando paghi con carta o app collegate al tuo profilo aziendale, il distributore ti consegna uno scontrino di cortesia (chiamato anche «documento commerciale») che NON e una fattura. Lo scontrino serve solo come promemoria del rifornimento. La vera fattura elettronica carburante viene emessa successivamente, generalmente entro pochi giorni o a fine mese (in caso di fattura cumulativa), e arriva direttamente al tuo cassetto fiscale tramite SDI. Solo questa ha valore fiscale per la deduzione e la detrazione.

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Deducibilita del Carburante: Quanto Puoi Scaricare

La deducibilita del carburante rappresenta uno dei punti piu delicati della fattura elettronica carburante. Il legislatore ha infatti previsto percentuali diverse di deduzione del costo a seconda del tipo di veicolo e dell’utilizzo che ne viene fatto. La regola di base e contenuta nell’articolo 164 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi): piu il veicolo e «strumentale» all’attivita, piu si puo dedurre.

Auto strumentali: deducibilita 100%

Sono auto strumentali i veicoli senza i quali l’attivita non potrebbe svolgersi. Rientrano in questa categoria:

  • Taxi e NCC (noleggio con conducente)
  • Autoscuole (le auto della scuola guida)
  • Autotrasportatori e veicoli per trasporto cose
  • Autonoleggio (auto destinate al noleggio a clienti)
  • Pompe funebri e veicoli speciali

Per queste categorie, la fattura elettronica carburante e integralmente deducibile al 100%: tutto cio che paghi per il rifornimento riduce il reddito imponibile.

Auto aziendali in uso promiscuo: deducibilita 20%

L’auto in uso promiscuo e quella usata sia per ragioni professionali che personali. E il caso piu comune: il commercialista, l’avvocato, il geometra, l’imprenditore che usa la stessa vettura per andare in studio, dai clienti e nel weekend in famiglia. In questo caso il carburante e deducibile al 20%: significa che, su 1.000 euro di rifornimenti annui, solo 200 euro abbattono il reddito imponibile. Un limite ulteriore prevede che la spesa massima riconosciuta per l’auto stessa sia 18.075,99 euro.

Agenti e rappresentanti: deducibilita 80%

Una posizione di favore e riservata agli agenti di commercio e ai rappresentanti. Per loro la legge riconosce una deducibilita dell’80% del costo del carburante, in considerazione del fatto che l’auto e strumento essenziale del mestiere. Il limite di costo deducibile per l’auto stessa sale a 25.822,84 euro. Anche in questo caso, ovviamente, e necessaria la fattura elettronica carburante intestata e il pagamento tracciabile.

Forfettari: nessuna deduzione del carburante

Chi e in regime forfettario ha una situazione particolare. Il forfettario non puo dedurre analiticamente i costi (incluso il carburante) perche il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditivita ai ricavi. In pratica, una percentuale fissa del fatturato e considerata gia «al netto» di tutti i costi. Quindi il forfettario NON deduce ne carburante, ne pedaggi, ne canoni leasing. Ricevere la fattura elettronica carburante resta comunque utile per archivio e per giustificare gli spostamenti, ma non incide sulla tassazione. Per approfondire le regole del regime forfettario 2026, consulta la nostra guida dedicata.

Detrazione IVA sul Carburante

Discorso a parte merita la detrazione IVA sulla fattura elettronica carburante. L’IVA e l’imposta del 22% applicata su ogni litro di benzina e gasolio: per i titolari di partita IVA in regime ordinario o semplificato, questa imposta puo essere recuperata, ma in misura diversa a seconda dell’utilizzo del veicolo. La detrazione IVA carburante segue regole proprie, distinte dalla deducibilita del costo.

Detrazione IVA al 100%

L’IVA sulla fattura elettronica carburante e detraibile al 100% quando il veicolo e usato esclusivamente per attivita d’impresa o professionale. Rientrano nei casi di detraibilita totale:

  • Tassisti e NCC
  • Autotrasportatori e padroncini
  • Veicoli strumentali (autoscuole, autonoleggio, pompe funebri)
  • Veicoli commerciali intestati a societa con uso esclusivo aziendale
  • Agenti di commercio (in via interpretativa l’IVA e quasi sempre detraibile al 100%)

Detrazione IVA al 40%

Nella maggior parte dei casi (auto in uso promiscuo del professionista o del piccolo imprenditore), l’IVA sul carburante e detraibile al 40%. Questa e la regola standard prevista dall’articolo 19-bis1 del DPR 633/1972: si presume che il 60% dell’utilizzo sia personale e quindi non recuperabile. Su un pieno di 100 euro (di cui 18 euro di IVA), il professionista in uso promiscuo recupera circa 7,20 euro.

Detrazione IVA 0%

Quando l’auto e intestata alla societa ma e a uso esclusivamente personale dell’amministratore o del dipendente (es. fringe benefit), l’IVA sulla fattura elettronica carburante non e detraibile. Stesso discorso per i contribuenti forfettari: non potendo applicare il regime IVA, non possono nemmeno detrarla. La fattura va comunque conservata, ma il pieno costa «ai prezzi di listino» senza alcun recupero.

Pagamento Tracciabile: L’Obbligo Inderogabile

Il pagamento tracciabile del carburante e la condizione essenziale per poter dedurre il costo e detrarre l’IVA. La normativa e chiarissima: se paghi in contanti, perdi ogni diritto a deduzione e detrazione, anche se hai la fattura elettronica regolarmente emessa. Si tratta di una regola pensata per contrastare l’evasione fiscale e garantire la trasparenza nei rapporti commerciali tra distributore e cliente.

Strumenti di pagamento tracciabile ammessi

I sistemi di pagamento tracciabile validi per la fattura elettronica carburante sono i seguenti:

  • Carte di credito (Visa, Mastercard, American Express, Diners)
  • Bancomat e carte di debito
  • Carte prepagate aziendali ricaricabili
  • Carte carburante dedicate (Eni Multicard, Q8 Card, Tamoil Card, Esso Card, IP Plus)
  • App di pagamento integrate (Eni Station+, Q8 Smart, Click&Drive, ecc.)
  • Bonifico bancario (in caso di forniture cumulative aziendali)
  • Assegni circolari o bancari

Cosa NON e considerato pagamento tracciabile

Il contante e l’unico mezzo di pagamento che fa perdere ogni beneficio fiscale. Anche se il distributore ti emette comunque la fattura elettronica carburante, in sede di dichiarazione dei redditi (o di controllo fiscale) quel rifornimento non potra essere dedotto. Il consiglio operativo e semplice: quando viaggi per lavoro, paga sempre con carta o app aziendale. Tieni una carta carburante dedicata in auto, e usala per ogni rifornimento di lavoro.

Come Ottenere la Fattura Elettronica Carburante da Eni e Agip

Eni (e il marchio commerciale Agip, oggi Eni Station) e il principale operatore italiano nel settore carburanti. Per ottenere la fattura elettronica carburante Eni, e necessario utilizzare uno dei sistemi ufficiali di identificazione del cliente al momento del pagamento. La buona notizia e che Eni ha un’app molto diffusa e diversi tipi di carte business.

App Eni Station+

L’app Eni Station+ e lo strumento piu pratico per ottenere automaticamente la fattura elettronica del carburante. Si scarica gratuitamente su Android e iOS, ci si registra inserendo i dati della partita IVA (P.IVA, codice destinatario o PEC) e si associa una carta di credito. Al momento del rifornimento basta selezionare la pompa dall’app e confermare il pagamento: la fattura viene generata automaticamente e inviata al SDI entro le 24 ore successive.

Eni Multicard e You&Eni Business

Per le aziende strutturate, Eni propone la Multicard (carta carburante professionale con plafond mensile) e la You&Eni Business. Queste carte si richiedono direttamente sul sito eni.com nella sezione «Aziende»: dopo l’attivazione, ogni rifornimento effettuato presso le stazioni Eni-Agip genera automaticamente la fattura elettronica carburante riepilogativa, di solito mensile. Sono particolarmente utili per chi ha piu veicoli o piu autisti.

Fattura Elettronica Carburante Q8: App e Card Business

Q8 e una delle catene piu capillari sul territorio italiano. Per ottenere la fattura elettronica carburante Q8 si possono usare due strumenti principali: l’app Q8 Smart e la Q8 Card Business. Entrambe garantiscono il rispetto dell’obbligo di pagamento tracciabile e la trasmissione automatica della fattura al cassetto fiscale del cliente.

App Q8 Smart

L’app Q8 Smart permette di pagare il carburante direttamente dallo smartphone, senza bisogno di scendere dall’auto in alcune stazioni self-service. La registrazione richiede i dati fiscali della partita IVA. Una volta abbinata una carta di credito (o un IBAN per addebito SDD), tutti i rifornimenti generano una fattura elettronica carburante con frequenza scelta dall’utente: per singolo rifornimento o cumulativa mensile.

Q8 Card Business e QR code in stazione

La Q8 Card Business e la carta carburante dedicata alle aziende, con plafond personalizzabile e possibilita di ricarica online. Il pagamento e tracciabile, l’identificazione del cliente avviene tramite microchip e la fattura arriva via SDI o PEC. In alternativa, in molte stazioni Q8 e disponibile un QR code da inquadrare con lo smartphone: si inseriscono i dati fiscali e si paga online, ottenendo la fattura elettronica del carburante per quel rifornimento specifico.

Tamoil: Come Avere la Fattura Elettronica del Carburante

Tamoil e un altro marchio diffuso, soprattutto nel Nord Italia. Per la fattura elettronica carburante Tamoil, gli strumenti principali sono l’app Tamoil e la Tamoil Card Easy. Anche in questo caso il sistema e completamente digitalizzato: pagamenti tracciabili, fatture elettroniche generate in automatico, possibilita di scegliere fatturazione singola o cumulativa.

  • App Tamoil: pagamento dallo smartphone presso stazioni abilitate, identificazione tramite QR code o geolocalizzazione
  • Tamoil Card Easy: carta business con plafond mensile, accettata in tutte le stazioni Tamoil e nei distributori convenzionati del circuito
  • Pannello clienti online: per scaricare le fatture in formato XML/PDF e gestire le carte aziendali

Per attivare i servizi business Tamoil basta registrarsi sul sito tamoil.it nella sezione dedicata alle aziende e inserire i dati fiscali della partita IVA, incluso il codice destinatario SDI o la PEC.

Esso, IP e Altri Distributori: Tutte le Soluzioni

Anche Esso, IP e gli altri grandi distributori (Repsol, Total, Shell) hanno predisposto sistemi specifici per emettere la fattura elettronica carburante ai propri clienti business. Ogni catena ha sviluppato la propria app, le proprie card e portali dedicati alla gestione delle fatture.

Esso: Esso Card e PassExpress

Esso propone l’Esso Card (carta carburante per piccole imprese) e l’Esso Energy Business per le aziende strutturate, con plafond piu elevati. Il pagamento si effettua tramite PassExpress, il sistema di lettura automatica del veicolo che identifica la card associata e abilita il pagamento contactless. La fattura elettronica del carburante Esso arriva direttamente al codice destinatario SDI inserito in fase di attivazione.

IP: Plus Card Business e app Click&Drive

IP, gestita da Italiana Petroli, offre la IP Plus Card Business (rilasciata gratuitamente alle partite IVA) e l’app Click&Drive, che consente di pagare e ottenere la fattura elettronica direttamente dal cellulare. La fattura elettronica carburante IP puo essere emessa per ogni singolo rifornimento o cumulativa mensile, a scelta dell’utente. La piattaforma online consente anche di scaricare lo storico delle fatture e gestire piu carte per veicoli aziendali diversi.

Repsol, Total, Shell e altri marchi

Tutti gli altri grandi marchi (Repsol, TotalEnergies, Shell) hanno il proprio programma B2B con card dedicate e fattura elettronica automatica. Anche le pompe «bianche» (distributori indipendenti) sono obbligate a emettere fattura elettronica se il cliente ha partita IVA: in questo caso, di solito, la fattura si richiede al gestore inserendo manualmente i dati fiscali su un terminale POS o tramite scontrino parlante.

Cosa Deve Contenere la Fattura Elettronica del Carburante

La fattura elettronica carburante deve contenere alcuni elementi obbligatori per essere valida ai fini fiscali. La sua struttura segue le regole generali della fatturazione elettronica (formato XML inviato al Sistema di Interscambio), ma con alcune specifiche peculiari del settore carburanti. Verificare la correttezza dei dati e fondamentale: una fattura sbagliata equivale a una fattura mancante.

Elementi obbligatori

  • Codice destinatario SDI (7 caratteri alfanumerici) o indirizzo PEC del cliente
  • P.IVA e codice fiscale dell’azienda o del professionista
  • Ragione sociale o nome e cognome dell’intestatario
  • Indirizzo completo della sede fiscale
  • Data e numero progressivo della fattura
  • Quantita, prezzo unitario e imponibile del carburante erogato
  • Aliquota IVA (22%) e importo IVA
  • Tipo di carburante (benzina, gasolio, GPL, metano)

Targa del veicolo: quando e obbligatoria

La targa del veicolo non e un elemento obbligatorio per la validita della fattura elettronica carburante, ma diventa fondamentale quando si vuole detrarre l’IVA al 100% (es. tassisti, autotrasportatori). Senza la targa indicata in fattura, l’Agenzia delle Entrate puo contestare il diritto alla detrazione integrale, perche manca il legame tra il rifornimento e il veicolo strumentale. E sempre buona pratica chiedere al gestore di inserirla in fattura, oppure registrarla nell’app o nella card al momento dell’attivazione.

Fattura Singola o Cumulativa Mensile

Una scelta importante per chi gestisce molti rifornimenti riguarda la frequenza di emissione della fattura elettronica carburante. Le opzioni disponibili sono due: fattura per ogni singolo rifornimento (default) oppure fattura cumulativa mensile. Entrambe sono pienamente valide ai fini fiscali, ma hanno implicazioni gestionali molto diverse.

Fattura singola per ogni rifornimento

E l’opzione di default su quasi tutte le app: ogni volta che fai il pieno, ricevi una fattura elettronica dedicata. Vantaggio: tracciabilita perfetta di ogni movimento. Svantaggio: se fai 30 rifornimenti al mese, ricevi 30 fatture, con maggior carico per chi tiene la contabilita. Soluzione ideale per chi ha pochi rifornimenti o vuole monitorarli singolarmente.

Fattura cumulativa mensile

Quasi tutti i distributori (Eni, Q8, Tamoil, Esso, IP) consentono di richiedere la fattura cumulativa mensile: a fine mese ricevi un’unica fattura riepilogativa di tutti i rifornimenti effettuati. Per attivarla, basta selezionare l’opzione nelle impostazioni dell’app o della card business. E la scelta consigliata per agenti, autotrasportatori e aziende con piu veicoli, perche semplifica enormemente la registrazione contabile e la gestione documentale.

Dove arriva la fattura elettronica

Indipendentemente dalla frequenza scelta, la fattura elettronica carburante arriva sempre attraverso tre canali:

  • Sistema di Interscambio (SDI): il portale dell’Agenzia delle Entrate che recapita la fattura al codice destinatario o alla PEC dell’azienda
  • Cassetto fiscale del cliente: la fattura e sempre disponibile in copia di cortesia nell’area riservata di Fisconline
  • Email automatica: molti distributori inviano anche una copia PDF della fattura all’indirizzo email associato all’account

Riassunto Pratico per Categoria di Lavoratore

Per orientarsi velocemente, ecco un riassunto pratico della fattura elettronica carburante in base alla categoria di appartenenza. Le percentuali indicate riguardano il regime fiscale ordinario o semplificato; per i forfettari valgono le regole speciali viste sopra.

  • Tassista / NCC / Autotrasportatore: deduzione costo 100% + detrazione IVA 100%
  • Agente di commercio o rappresentante: deduzione costo 80% + detrazione IVA 100% (interpretativa)
  • Imprenditore / professionista con auto promiscua: deduzione costo 20% + detrazione IVA 40%
  • Forfettario (qualunque attivita): nessuna deduzione, nessuna detrazione (fattura solo per archivio)
  • Amministratore con auto fringe benefit personale: deduzione e detrazione IVA limitate al valore del benefit
  • Veicoli strumentali (autoscuole, autonoleggio): deduzione 100% + detrazione IVA 100%

Cosa fare se per sbaglio paghi senza fattura

Capita: sei di fretta, paghi in contanti, ricevi solo lo scontrino. In questo caso non hai diritto ne alla deduzione ne alla detrazione IVA, anche se richiedessi successivamente la fattura. Lo scontrino senza pagamento tracciabile non vale ai fini fiscali. L’unico rimedio e segnarsi mentalmente l’importo come «costo personale» e, in futuro, organizzarsi sempre con app o card business in tasca. Se invece hai pagato con carta ma non hai ricevuto la fattura, contatta il gestore o l’assistenza dell’app: hai 12 giorni di tempo per ottenere la fattura elettronica del carburante tramite procedura ordinaria.

Autofattura Carburante per Agricoltori

Un caso particolare riguarda gli imprenditori agricoli. Le aziende agricole acquistano carburante agricolo (gasolio agevolato) attraverso il libretto di controllo UMA (Utenti Motori Agricoli) rilasciato dalla Regione, che da diritto a un’aliquota ridotta e a una accisa agevolata. Per questi rifornimenti, gli agricoltori in regime speciale IVA agricolo emettono autofattura: il distributore non genera fattura elettronica con IVA, perche si applica un regime diverso che prevede l’inversione contabile.

L’autofattura agricola per il carburante e un adempimento gestito dal commercialista o dal CAF: ogni rifornimento di gasolio agricolo viene rilevato con un’autofattura emessa dall’imprenditore agricolo nei propri confronti, registrata nei registri IVA e poi compensata in dichiarazione annuale. Le quantita autorizzate sono fissate dalla Regione in base agli ettari coltivati e al tipo di colture o lavorazioni svolte.

Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica Carburante

Posso dedurre il carburante se sono in regime forfettario?

No. Il regime forfettario calcola il reddito imponibile applicando un coefficiente di redditivita ai ricavi: tutti i costi (incluso il carburante) si considerano gia «forfettizzati» e non possono essere dedotti analiticamente. La fattura elettronica carburante resta utile per archivio personale, ma non incide sulla tassazione. Lo stesso vale per la detrazione IVA: i forfettari non applicano l’IVA in fattura e quindi non la recuperano.

Cosa succede se pago il carburante in contanti?

Perdi ogni diritto a dedurre il costo e a detrarre l’IVA, anche se ricevi regolare fattura elettronica carburante. La normativa richiede tassativamente il pagamento tracciabile: bancomat, carta di credito, app, bonifico, carte carburante. Il contante e sempre escluso, indipendentemente dall’importo. Per non perdere il beneficio, viaggia sempre con una carta carburante business o l’app del distributore preferito.

La targa deve essere obbligatoriamente in fattura?

Non e un dato strettamente obbligatorio, ma e fortemente consigliata quando vuoi detrarre l’IVA al 100% (es. tassisti, autotrasportatori, agenti). Senza la targa, in caso di controllo, l’Agenzia delle Entrate puo contestare il legame tra il rifornimento e il veicolo aziendale. La maggior parte delle app (Eni Station+, Q8 Smart, Click&Drive) consente di registrare la targa al momento dell’attivazione: cosi appare automaticamente in ogni fattura elettronica del carburante.

Posso ottenere la fattura elettronica anche presso le pompe bianche?

Si. Tutti i distributori, anche le pompe bianche indipendenti, sono obbligati per legge a emettere fattura elettronica carburante nei confronti dei titolari di partita IVA. Di solito, presso le pompe bianche, occorre comunicare al gestore i propri dati fiscali (P.IVA, codice destinatario o PEC) tramite POS o terminale dedicato. La fattura arrivera comunque tramite SDI nei giorni successivi.

Conviene la fattura singola o quella mensile cumulativa?

Dipende dal volume di rifornimenti. Se fai meno di 5 rifornimenti al mese, la fattura singola va bene. Se invece sei un agente di commercio o un autotrasportatore con decine di rifornimenti, la fattura cumulativa mensile semplifica enormemente la contabilita: riceverai un’unica fattura riepilogativa per ogni distributore. Si attiva nelle impostazioni dell’app o della card business.

L’IVA sul carburante per agenti di commercio e detraibile al 100%?

Si, in via interpretativa. Per gli agenti di commercio e i rappresentanti, la prassi dell’Agenzia delle Entrate riconosce la detrazione integrale dell’IVA sul carburante, in considerazione del fatto che l’auto e strumento essenziale dell’attivita. Il costo, invece, e deducibile all’80%, come previsto dal TUIR. Ricorda di indicare sempre la targa in fattura per evitare contestazioni.

Conclusione: Gestire Correttamente la Fattura Elettronica Carburante

La fattura elettronica carburante e ormai uno standard per ogni titolare di partita IVA che usa l’auto per lavoro. Capire le regole di deducibilita e detrazione IVA, scegliere il giusto strumento di pagamento tracciabile e organizzarsi con app e card business dei principali distributori (Eni, Agip, Q8, Tamoil, Esso, IP) significa risparmiare migliaia di euro all’anno e azzerare il rischio di contestazioni fiscali. Per i forfettari, la fattura elettronica del carburante resta solo un documento d’archivio, ma per tutti gli altri rappresenta una leva fiscale importante.

Hai bisogno di assistenza per la corretta gestione della fattura elettronica carburante, della contabilita della tua attivita o per scegliere il regime fiscale piu adatto? Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: il nostro team ti guida nella registrazione delle fatture, nel calcolo delle deduzioni e nell’ottimizzazione fiscale della tua impresa.

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PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Software Fatturazione Elettronica

Fatturazione B2B consulente forfettario 2026: codici, marche da bollo, ritenuta

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Fatturare a clienti aziendali (B2B) come consulente in regime forfettario ha alcune specificità che, se non gestite correttamente, possono creare problemi: il cliente che applica la ritenuta d’acconto quando non dovrebbe, la marca da bollo dimenticata, il codice natura sbagliato che genera anomalie nel sistema SDI. Questa guida ti dà tutti i riferimenti pratici per emettere fatture B2B corrette nel 2026.

Obbligo SDI per i consulenti forfettari dal 2024: cosa cambia

Dal 1° gennaio 2024, l’obbligo di fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate si applica a tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia di ricavi. Prima di questa data, i forfettari con ricavi sotto i 25.000 euro erano esclusi dall’obbligo. Oggi, qualunque sia il tuo fatturato, devi emettere fattura elettronica XML via SDI.

In pratica: non puoi più emettere fatture cartacee o in formato PDF da inviare via email ai clienti. Ogni fattura deve passare dal canale SDI e avere:

  • Formato XML standard fattura PA (FatturaPA versione 1.2)
  • Codice destinatario del cliente (per B2B: codice alfanumerico a 7 caratteri o PEC del cliente)
  • Codice natura IVA N2.2 (per i forfettari)
  • Firma digitale (gestita automaticamente dai software di fatturazione abilitati)

Per la guida hub sulla fatturazione elettronica 2026, consulta: Fatturazione elettronica 2026: guida completa all’obbligo, software e adempimenti.

Codice destinatario cliente B2B: 7 caratteri o PEC

Per inviare correttamente la fattura elettronica a un cliente aziendale (B2B), devi inserire nel campo “Codice destinatario” dell’XML uno dei seguenti identificativi:

  • Codice SDI a 7 caratteri: codice univoco aziendale che identifica il “cassetto” SDI del cliente. Lo puoi chiedere direttamente al tuo cliente (di solito lo trovano nel portale del loro software gestionale o presso il loro commercialista). È il metodo più affidabile.
  • PEC aziendale: se il cliente non ha un codice SDI dedicato, puoi usare la sua PEC (Posta Elettronica Certificata aziendale). Il file XML arriverà comunque tramite SDI e verrà poi gestito manualmente dal cliente.
  • Codice “0000000”: sette zeri. Si usa solo per clienti privati (B2C) senza partita IVA o in casi particolari previsti dall’Agenzia delle Entrate. Per i clienti B2B NON si usa questo codice.

Consiglio pratico: quando inizi un nuovo rapporto con un cliente aziendale, chiedi subito codice SDI e PEC aziendale e salvali nella tua rubrica del software di fatturazione.

Codice natura N2.2: il codice IVA del forfettario in fattura

Nelle fatture elettroniche, le operazioni non soggette a IVA devono essere identificate con un codice natura. Per i forfettari, il codice corretto è N2.2: “Non soggette – altri casi”.

In concreto, nella riga della fattura XML (blocco DatiIVA) avrai:

AliquotaIVA: 0.00
Natura: N2.2

Il codice N2.2 si distingue da N2.1 (“Non soggette – artt. da 7 a 7-septies DPR 633/72”, che riguarda le operazioni fuori campo per regole di territorialità). Usare N2.1 al posto di N2.2 è un errore frequente che può causare anomalie nella gestione del file da parte del cliente.

Per un approfondimento tecnico sul codice N2.2 e la fatturazione forfettaria, leggi: Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice natura N2.2 e adempimenti.

Dicitura obbligatoria in fattura: testo esatto da copiare

Ogni fattura emessa dal consulente in regime forfettario deve contenere la seguente dicitura obbligatoria:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 54-89 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA.”

Questa dicitura è prevista dall’art. 1 c. 58 L. 190/2014 e comunica al cliente che sei forfettario e che quindi non addebiti IVA. Senza questa dicitura, un cliente potrebbe contestare la fattura o applicare erroneamente l’IVA.

La dicitura si inserisce di solito nel campo “Note” della fattura elettronica o nel campo descrittivo delle righe. I software di fatturazione moderni permettono di salvarla come template predefinito.

Marca da bollo 2 euro: quando si applica e chi la paga

Poiché i forfettari non addebitano l’IVA, scatta l’obbligo di marca da bollo virtuale di 2 euro su ogni fattura il cui imponibile supera 77,47 euro (art. 13 c. 1 DPR 642/72, Tariffa All. A Parte I).

Chi paga la marca da bollo?

La marca da bollo è a carico del consulente emittente, non del cliente. In pratica, il consulente anticipa 2 euro di bollo per ogni fattura sopra soglia, poi li versa all’Erario tramite F24.

Tuttavia, nella prassi commerciale, molti consulenti riaddebbitano i 2 euro al cliente come voce separata in fattura (“Marca da bollo virtuale: 2 euro”). Non è vietato, ma deve essere concordato con il cliente.

Come si versa la marca da bollo virtuale

Il bollo virtuale si versa tramite F24 con scadenze trimestrali stabilite dall’Agenzia delle Entrate. I codici tributo sono:

  • 2521: versamento imposta di bollo su fatture elettroniche – I trimestre
  • 2522: II trimestre
  • 2523: III trimestre
  • 2524: IV trimestre

L’Agenzia delle Entrate calcola automaticamente l’importo dovuto in base alle fatture trasmesse via SDI e lo comunica nel portale “Fatture e Corrispettivi”. Se l’importo trimestrale è inferiore a 250 euro, il versamento può essere posticipato.

Ritenuta d’acconto NON applicata: dicitura e gestione con il cliente B2B

La ritenuta d’acconto del 20% (art. 25 DPR 600/1973) si applica normalmente sui compensi corrisposti a professionisti. Ma i forfettari ne sono esenti per espressa disposizione di legge (art. 1 c. 67 L. 190/2014).

Il problema pratico: molti uffici amministrativi aziendali (paghe e contributi) applicano automaticamente la ritenuta del 20% su tutti i compensi a professionisti, senza distinguere se il professionista è forfettario o meno. Se non inserisci la dicitura, rischi di ricevere il pagamento decurtato del 20%.

La dicitura da inserire in fattura è:

“Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014.”

Anche con questa dicitura, capita che grandi aziende o PA applichino comunque la ritenuta per errore o per procedure interne rigide. In quel caso, hai due strade:

  • Segnalare l’errore all’ufficio amministrativo del cliente (mostrando la norma) e richiedere il saldo
  • Recuperare la ritenuta subita come credito in dichiarazione dei redditi (ma è un percorso più lungo)

Fattura proforma vs fattura definitiva: differenze pratiche

La fattura proforma è un documento non fiscale che precede la fattura definitiva. È utile per:

  • Richiedere anticipi o acconti prima di iniziare il lavoro
  • Far approvare il preventivo definitivo prima di emettere la fattura fiscale
  • Gestire clienti esteri o che richiedono approvazione interna prima del pagamento

Attenzione: la proforma non ha valore fiscale. Il momento fiscalmente rilevante (incasso) per un forfettario è quello in cui si riceve il pagamento. La fattura definitiva elettronica deve essere emessa entro 12 giorni dall’incasso (o dalla data della prestazione, nel caso di pagamento differito).

Note di credito: quando emettere e come si gestiscono

Le note di credito (o note di debito al contrario) si emettono quando devi rettificare una fattura già emessa: errore nell’importo, servizio non erogato, accordo con il cliente su uno sconto post-fattura.

Per i forfettari, le note di credito si gestiscono come le fatture: elettronica via SDI, stesso codice natura N2.2, stessa dicitura regime forfettario. La nota di credito riduce il fatturato dell’anno in cui è emessa (o dell’anno di riferimento della fattura originale, se entro il 31 dicembre).

Per la guida completa sulla consulenza aziendale forfettaria, leggi: Partita IVA consulente aziendale 2026. E per vedere come si confrontano tutti i settori in termini di coefficienti: Coefficienti di redditività forfettario 2026: analisi per settore.

CAF Centro Fiscale: assistenza per la fatturazione forfettaria B2B

Gestire correttamente la fatturazione B2B come consulente forfettario richiede attenzione ai dettagli: codici, diciture, bolli, scadenze. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza e assistenza per professionisti e partite IVA forfettarie, dalla prima fattura alla dichiarazione dei redditi annuale.

Contattaci per un preventivo personalizzato gratuito:
CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine
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Luglio 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-11 14:00:002026-07-11 14:00:00Fatturazione B2B consulente forfettario 2026: codici, marche da bollo, ritenuta
Confronti Software, Finanza & Servizi, Software Fatturazione Elettronica

Migliori software fatturazione 2026: confronto diretto

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Scegliere il software di fatturazione elettronica giusto e’ una decisione importante per qualsiasi partita IVA o azienda italiana. Con l’obbligo esteso a tutti i soggetti IVA dal 2024, il mercato si e’ riempito di soluzioni diverse per prezzo, funzionalita’ e target. In questa pagina trovi il confronto diretto tra i 6 software di fatturazione piu’ diffusi in Italia nel 2026, con una tabella comparativa, il profilo del target ideale e i pro e contro di ciascuno.

Tabella confronto: i 6 migliori software 2026

SoftwarePrezzo indicativo annualeTarget principalePunti di forzaLimite principale
Fatturazione ItaliaPrezzo bloccato 3 anniForfettari, CAF, PMIPrezzo fisso, supporto italiano, sempliceIntegrazioni limitate vs player grandi
Fatture in CloudDa circa 60 euro/annoProfessionisti, PMI, e-commerceUX moderna, integrazione banca, e-commercePrezzo variabile, integrazioni avanzate solo Pro
Aruba FatturazioneDa circa 25 euro/annoProfessionisti, clienti ArubaPrezzo basso, PEC inclusa, conservazione AgIDUX datata, no integrazione banca
Danea EasyfattDa circa 100 euro/annoNegozi, magazzino, commerciantiGestione magazzino avanzata, listini prodottiSolo Windows locale, no cloud nativo
TeamSystem EnterpriseSu preventivoPMI strutturate, aziende medieSuite completa ERP, multi-utente, CRM integratoCosto elevato, overkill per P.IVA semplici
Subito FatturaDa circa 30-50 euro/annoFreelance, forfettari, piccoli artigianiSemplicita’ estrema, interfaccia minimalistaFunzionalita’ limitate, no report avanzati

I prezzi sono indicativi e soggetti a variazioni promozionali. Verifica sempre il listino aggiornato sui siti ufficiali prima dell’acquisto.

Come scegliere il software di fatturazione giusto

La scelta del software dipende principalmente da tre fattori: il regime fiscale, il volume di transazioni annuo e le integrazioni necessarie con altri strumenti (banca, e-commerce, commercialista, gestionale).

Per regime forfettario

I forfettari hanno esigenze semplici: emettere fatture senza IVA, conservarle per 10 anni, monitorare il fatturato per non superare la soglia di 85.000 euro. Le soluzioni piu’ adatte sono Fatturazione Italia (prezzo bloccato nel tempo, ideale per chi vuole certezza del costo a lungo termine), Aruba Fatturazione (il piu’ economico in assoluto), e Subito Fattura (massima semplicita’ per chi emette poche fatture l’anno).

Per PMI con IVA ordinaria

Le aziende in regime IVA ordinario hanno bisogno di gestire fatture attive e passive, prima nota, scadenziario clienti/fornitori e report per il commercialista. Fatture in Cloud (piano Premium o Pro) copre queste esigenze con un’interfaccia moderna e il collegamento bancario. Per chi ha un magazzino fisico con catalogo prodotti ampio, Danea Easyfatt rimane il riferimento storico.

Per e-commerce

Chi gestisce un negozio online su WooCommerce, Shopify o Amazon ha bisogno di fatturazione automatizzata per ogni ordine. Fatture in Cloud e’ il software piu’ completo per le integrazioni e-commerce in Italia, con plugin ufficiali per le principali piattaforme. Per volumi molto elevati o esigenze personalizzate, il modulo e-commerce di TeamSystem e’ la scelta enterprise.

Per chi cerca il prezzo piu’ basso

Se il budget e’ la priorita’ assoluta, Aruba Fatturazione con il piano base e’ il piu’ economico del mercato (specialmente in bundle con hosting o PEC Aruba). In alternativa, Subito Fattura offre un piano gratuito con limitazioni (5 fatture/mese) utile per partire senza spesa.

Dettagli sui 6 software

Fatturazione Italia

Sviluppata da BeSmart, Fatturazione Italia si distingue per il modello di pricing con prezzo bloccato per 3 anni dall’acquisto, una garanzia unica nel mercato italiano. E’ pensata per il segmento dei CAF, dei forfettari e delle PMI che preferiscono la certezza del costo nel lungo periodo. Integrazione nativa con i servizi di Centro Fiscale. Leggi la recensione completa di Fatturazione Italia.

Fatture in Cloud

Il software piu’ diffuso tra i professionisti italiani, con interfaccia moderna e ricco set di integrazioni (banche PSD2, e-commerce, CRM). Tre piani: Standard, Premium, Pro. La conservazione a 10 anni e’ inclusa in tutti i piani. Leggi la recensione completa di Fatture in Cloud 2026.

Aruba Fatturazione

La soluzione piu’ economica del mercato, con PEC inclusa nei piani superiori e conservazione AgID accreditata. Ideale per chi e’ gia’ cliente Aruba e vuole centralizzare i servizi digitali. Interfaccia meno moderna rispetto ai competitor cloud-native. Leggi la recensione completa di Aruba Fatturazione 2026.

Danea Easyfatt

Software desktop per Windows (non cloud), storico del mercato italiano. Punto di riferimento per negozi e commercianti che gestiscono un magazzino con migliaia di articoli. Meno adatto a chi lavora da piu’ dispositivi o luoghi diversi. Oggi e’ di proprieta’ di Wolters Kluwer.

TeamSystem

Suite gestionale enterprise con modulo di fatturazione elettronica integrato. Adatto a PMI strutturate che necessitano di ERP completo (contabilita’, CRM, HR, logistica). Prezzo su preventivo personalizzato; overkill per partite IVA semplici o piccoli studi professionali.

Subito Fattura

Soluzione essenziale per freelance e piccoli artigiani con pochissime fatture all’anno. Interfaccia minimalista, piano gratuito con 5 fatture/mese, piani a pagamento molto accessibili. Mancano report avanzati, gestione magazzino e integrazioni con banche o e-commerce.

Requisiti obbligatori per tutti i software 2026

Qualsiasi software di fatturazione elettronica adottato deve soddisfare i seguenti requisiti normativi italiani:

  • Invio allo SDI (Sistema di Interscambio) dell’Agenzia delle Entrate in formato XML FatturaPA
  • Ricezione e gestione delle notifiche SDI (accettazione, scarto, mancata consegna)
  • Conservazione sostitutiva a norma per almeno 10 anni (art. 2220 c.c.)
  • Supporto dei tipi documento obbligatori (TD01-TD27)
  • Conformita’ alle specifiche tecniche AdE versione 1.7.1 (aggiornate periodicamente)

Domande frequenti

Qual e’ il software di fatturazione piu’ economico nel 2026?

Aruba Fatturazione ha il piano base piu’ economico del mercato tra i software completi, con un prezzo annuale spesso inferiore a 30 euro IVA esclusa. Subito Fattura offre un piano gratuito ma con il limite di 5 fatture/mese.

Posso cambiare software di fatturazione a meta’ anno?

Si’, tecnicamente e’ possibile. Le fatture gia’ emesse e conservate nel vecchio software devono pero’ restare nell’archivio originale per i 10 anni obbligatori. E’ consigliabile fare la migrazione a inizio anno fiscale per semplificare la gestione contabile.

Tutti questi software funzionano con il regime forfettario?

Si’, tutti e 6 i software analizzati supportano il regime forfettario con le diciture obbligatorie sull’esenzione IVA e il calcolo del bollo virtuale. La differenza sta nelle funzionalita’ aggiuntive (integrazione banca, report, magazzino) che per i forfettari sono spesso superflue.

Per approfondire il confronto consulta anche la nostra guida ai software di fatturazione elettronica 2026 e le recensioni individuali di Fatture in Cloud e Aruba Fatturazione.

Luglio 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-10 08:30:002026-08-17 10:17:54Migliori software fatturazione 2026: confronto diretto
Aruba Fatturazione, Finanza & Servizi, Software Fatturazione Elettronica

Aruba Fatturazione: recensione e funzionalita 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aruba e’ uno dei principali player italiani nel mercato del cloud e dei servizi digitali per aziende e professionisti. Oltre al dominio, al web hosting e alla PEC, Aruba offre anche un software di fatturazione elettronica integrato con i propri servizi. In questa recensione aggiornata al 2026 analizziamo le funzionalita’, il prezzo, i pro e i contro di Aruba Fatturazione.

Cos’e’ Aruba Fatturazione

Aruba Fatturazione (precedentemente nota come Aruba Fatture) e’ il servizio di fatturazione elettronica di Aruba S.p.A., societa’ italiana con sede ad Arezzo, attiva da oltre 25 anni nel mercato ICT. Il software e’ interamente web-based, accessibile da browser e da app mobile, e si distingue principalmente per l’integrazione nativa con la PEC Aruba e per il servizio di conservazione sostitutiva a lungo termine.

Prezzi e piani 2026

Aruba Fatturazione adotta un modello di pricing annuale. Il costo del servizio e’ tra i piu’ competitivi del mercato, con un prezzo annuale particolarmente accessibile per chi e’ gia’ cliente Aruba (hosting, PEC, dominio) e puo’ beneficiare di bundle dedicati.

PianoPrezzo indicativo annuale (IVA esclusa)Caratteristiche
Baseda circa 25-35 euro/annoFatturazione elettronica SDI, 2 GB conservazione, app mobile
Standardda circa 50-70 euro/annoBase + conservazione ampliata, prima nota, report
Pro (con PEC inclusa)da circa 80-100 euro/annoStandard + PEC 1 GB inclusa, utenti aggiuntivi

Attenzione: i prezzi possono variare in base alle promozioni stagionali di Aruba, frequenti soprattutto durante il Black Friday e il periodo di rinnovo. Verifica sempre il listino aggiornato sul sito ufficiale prima dell’acquisto.

Funzionalita’ principali

Fatturazione elettronica e invio SDI

Aruba Fatturazione gestisce l’intero ciclo della fattura elettronica: dalla creazione con campi guidati, alla firma digitale automatica, all’invio allo SDI dell’Agenzia delle Entrate, fino alla ricezione delle notifiche di esito. Il software supporta tutti i tipi di documento (TD01 fattura ordinaria, TD04 nota di credito, TD17/18/19 per operazioni estere, ecc.).

PEC Aruba inclusa (piani superiori)

Uno dei punti di forza distintivi di Aruba e’ l’integrazione con la PEC. Nei piani superiori, la Posta Elettronica Certificata Aruba da 1 GB e’ inclusa nel canone annuale, eliminando un costo aggiuntivo per chi ne ha bisogno (professionisti, aziende che ricevono comunicazioni formali da PA o clienti). Per chi non ha ancora la PEC, e’ un risparmio concreto.

Conservazione sostitutiva a 10 anni

Aruba e’ un conservatore accreditato AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) per la conservazione sostitutiva dei documenti informatici. Il servizio di conservazione delle fatture elettroniche per 10 anni e’ incluso in tutti i piani, in conformita’ con l’art. 2220 del Codice Civile e le norme fiscali italiane sull’archiviazione obbligatoria dei documenti contabili.

Integrazione con il commercialista

Aruba Fatturazione permette di condividere l’accesso con il commercialista tramite un’area dedicata. Il consulente puo’ esportare le fatture in formato XML e PDF, visualizzare la prima nota e scaricare i report necessari per la dichiarazione dei redditi. La funzionalita’ e’ disponibile nei piani Standard e Pro.

Aruba Fatturazione per il regime forfettario

Il software gestisce correttamente le specificita’ del regime forfettario:

  • Fatture senza IVA con dicitura regime di vantaggio/forfettario obbligatoria
  • Calcolo automatico del bollo virtuale da 2 euro per fatture superiori a 77,47 euro verso soggetti privati
  • Codice destinatario SDI per privati (XXXXXXX) e partite IVA
  • Monitoraggio del fatturato annuale con avviso al superamento della soglia di 85.000 euro

Pro e contro di Aruba Fatturazione

Pro

  • Prezzo competitivo — tra i piu’ economici del mercato, specialmente per chi e’ gia’ cliente Aruba
  • PEC inclusa — nei piani superiori, elimina un costo ricorrente
  • Conservazione AgID accreditata — garanzia di compliance a 10 anni
  • Marca riconosciuta — Aruba e’ un brand consolidato, utile per la fiducia dei clienti enterprise
  • Promozioni frequenti — sconti fino al 50% in occasione di Black Friday e campagne stagionali
  • App mobile — emissione fatture da smartphone

Contro

  • Interfaccia meno moderna — rispetto a competitor come Fatture in Cloud, l’UX e’ meno curata e la curva di apprendimento leggermente piu’ ripida
  • Integrazioni limitate — mancano le integrazioni con e-commerce (WooCommerce, Shopify) disponibili in altri software
  • Open banking assente — il collegamento con il conto bancario per la riconciliazione automatica non e’ previsto
  • Supporto tecnico — l’assistenza e’ piu’ orientata al self-service, con tempi di risposta variabili

A chi conviene Aruba Fatturazione?

Aruba Fatturazione e’ la scelta ideale per:

  • Professionisti e partite IVA forfettarie con esigenze di base di fatturazione
  • Chi e’ gia’ cliente Aruba per hosting, dominio o PEC e vuole concentrare i servizi digitali in un unico fornitore
  • Aziende che necessitano della PEC inclusa nel pacchetto
  • Chi cerca il prezzo piu’ basso per la fatturazione elettronica senza integrazioni avanzate

Se invece hai bisogno di integrazioni con e-commerce, collegamento banca per riconciliazione automatica o una UX piu’ moderna, ti consigliamo di valutare anche le alternative nella nostra guida ai software di fatturazione elettronica 2026.

Domande frequenti

La conservazione di Aruba e’ valida a norma di legge?

Si’, Aruba e’ un conservatore accreditato AgID, il che garantisce che la conservazione sostitutiva rispetti le disposizioni del Codice del Consumo Digitale (CAD) e le norme fiscali italiane. Le fatture sono conservate per 10 anni con validita’ legale.

Aruba Fatturazione funziona con il codice destinatario per la PA?

Si’, il software supporta la fatturazione verso la Pubblica Amministrazione (PA) con il codice univoco ufficio (CUU) e il codice fiscale dell’ente. Gestisce correttamente lo split payment obbligatorio per le forniture verso enti pubblici.

Posso migrare da un altro software ad Aruba Fatturazione?

Si’, e’ possibile importare le fatture storiche in formato XML nelle specifiche AdE. Aruba fornisce istruzioni per la migrazione. Le fatture conservate dal precedente software devono pero’ restare nella piattaforma originale per i 10 anni obbligatori.

Luglio 9, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-09 12:30:002026-06-02 08:13:03Aruba Fatturazione: recensione e funzionalita 2026
Guide Fatturazione Elettronica

Conservazione Sostitutiva Fatture Elettroniche 2026: Obblighi e Soluzioni

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche e’ un obbligo di legge che riguarda tutti i titolari di partita IVA, compresi i forfettari. Non si tratta di un semplice salvataggio dei file XML su un disco rigido o su Google Drive: e’ un processo strutturato che garantisce alle fatture lo stesso valore legale delle fatture cartacee conservate per 10 anni in archivio. In questa guida completa 2026 ti spieghiamo cos’e’ la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche, perche’ e’ obbligatoria, come fare per metterti in regola (anche gratis con il servizio dell’Agenzia delle Entrate) e quali sono le sanzioni se non lo fai.

Se sei un libero professionista, un artigiano, un commerciante o gestisci una piccola impresa, questa guida e’ fondamentale: la conservazione delle fatture elettroniche non e’ un’opzione, ma un obbligo che, se trascurato, puo’ costarti sanzioni fino a 2.000 euro per ogni dichiarazione e, soprattutto, puo’ privarti del valore probatorio dei tuoi documenti in caso di accertamento fiscale.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e’ la conservazione sostitutiva
  2. Obbligo di 10 anni: cosa dice la legge
  3. Differenza tra archiviazione e conservazione
  4. Chi e’ obbligato (anche forfettari)
  5. Cosa conservare nel dettaglio
  6. Come fare la conservazione: 4 opzioni
  7. Servizio gratuito Agenzia Entrate
  8. Tempi: entro quando avviare la conservazione
  9. Cosa succede se non conservi: sanzioni
  10. Controlli AdE: come dimostrare la conservazione
  11. Cambiare conservatore: la portabilita’
  12. Archiviazione parallela: il backup personale
  13. Forfettari e conservazione: la soluzione consigliata
  14. FAQ

Cos’e’ la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche

La conservazione sostitutiva (chiamata anche conservazione digitale o conservazione a norma) e’ il processo che permette di tenere documenti fiscali in formato digitale con lo stesso valore legale dei documenti cartacei. Il termine “sostitutiva” indica proprio questo: il documento digitale conservato a norma sostituisce in tutto e per tutto la versione cartacea.

Per le fatture elettroniche, la conservazione sostitutiva non e’ una scelta ma un obbligo. Quando emetti una fattura elettronica in formato XML attraverso il Sistema di Interscambio (SDI), quel file deve essere conservato per 10 anni in modo che, se l’Agenzia delle Entrate venisse a chiedertelo durante un controllo, tu possa esibirlo con piena validita’ giuridica.

Il processo di conservazione sostitutiva non e’ un semplice “salva con nome”. Comprende l’apposizione di tre elementi tecnici fondamentali che garantiscono autenticita’, integrita’ e leggibilita’ nel tempo:

  • Firma digitale: certifica chi ha generato e conservato il documento, garantendo che non sia stato alterato
  • Marca temporale: attesta in modo certo la data e l’ora in cui il documento e’ stato conservato (cosi’ nessuno puo’ contestare “quando” l’hai conservato)
  • Sigillo elettronico qualificato o riferimento temporale: garantisce l’integrita’ del pacchetto di archiviazione nel tempo

Senza questi tre elementi, anche se hai salvato i file XML su un cloud, tecnicamente non hai conservato a norma e in caso di accertamento i tuoi documenti potrebbero non essere riconosciuti come prova valida.

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Obbligo di conservazione 10 anni: cosa dice la legge

L’obbligo di conservazione delle fatture elettroniche per 10 anni non e’ una novita’ del 2026: e’ una regola che deriva dal Codice Civile e dalle norme fiscali italiane. La conservazione sostitutiva poggia su tre pilastri normativi che e’ utile conoscere, almeno a grandi linee:

  • Articolo 2220 del Codice Civile: stabilisce l’obbligo generale di conservare le scritture contabili e i documenti fiscali per 10 anni dalla data dell’ultima registrazione
  • Articolo 39 del DPR 633/1972 (decreto IVA): obbliga il contribuente a conservare fatture e registri IVA per consentire all’Amministrazione finanziaria di effettuare controlli
  • DM 17 giugno 2014 (Decreto Ministero dell’Economia): definisce le modalita’ tecniche specifiche di conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari
  • CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005): disciplina firma digitale, marca temporale e formati documentali ammessi
  • Linee Guida AgID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici: aggiornate nel 2021 e applicate dal 2022, integrano e dettagliano le regole tecniche

In pratica, le norme stabiliscono che per ogni anno fiscale tutte le fatture elettroniche emesse e ricevute devono essere conservate digitalmente per 10 anni dalla loro registrazione. Questo significa che le fatture relative al 2026 dovranno restare conservate fino al 2036 (almeno), e dovranno essere disponibili per consultazione e produzione in caso di richiesta dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza.

Attenzione: per alcune tipologie di documenti i termini possono essere piu’ lunghi. Ad esempio, in caso di contenzioso aperto con l’AdE, l’obbligo di conservazione si estende fino alla definizione del contenzioso, anche oltre i 10 anni. Per questo molti professionisti consigliano una conservazione di sicurezza pari a 15 anni: non a caso, il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate prevede proprio una conservazione quindicennale.

Differenza tra archiviazione e conservazione: perche’ non basta Google Drive

Uno degli errori piu’ comuni e pericolosi e’ confondere archiviazione e conservazione sostitutiva. Sono due cose molto diverse, anche se a prima vista sembrano simili. Capire la differenza ti evita guai con il fisco.

Archiviazione: il semplice salvataggio

L’archiviazione e’ il salvataggio dei file in una qualsiasi locazione: il disco rigido del PC, una cartella su Google Drive, una chiavetta USB, un NAS aziendale. E’ utile per ritrovare velocemente i documenti, ma non ha valore legale autonomo. In altre parole, se l’Agenzia delle Entrate ti chiede una fattura del 2024 e tu la mostri estratta da Google Drive, quella fattura potrebbe non essere considerata prova valida.

Conservazione sostitutiva: il processo con valore legale

La conservazione sostitutiva e’ invece un processo tecnico-giuridico strutturato. Comporta:

  • Apposizione di firma digitale sul pacchetto dei documenti
  • Apposizione di marca temporale certificata
  • Generazione di un indice di conservazione (file IPdA – Indice del Pacchetto di Archiviazione) che descrive il contenuto
  • Adozione di un manuale di conservazione che descrive procedure, ruoli e tempistiche
  • Possibilita’ di esibizione su richiesta secondo modalita’ definite dalle Linee Guida AgID

La differenza pratica e’ enorme: con la conservazione sostitutiva, una fattura elettronica del 2018 esibita nel 2026 ha esattamente lo stesso valore probatorio di una fattura cartacea conservata in archivio. Con la semplice archiviazione, no.

Esempio pratico: immagina che Marco, un freelance, salvi tutte le sue fatture elettroniche scaricate dal cassetto fiscale in una cartella su Dropbox. Crede di essere in regola perche’ “le ha tutte”. Nel 2027 riceve un controllo per l’anno 2024: l’AdE chiede di esibire le fatture conservate a norma. Marco mostra la cartella Dropbox. Risultato: i documenti potrebbero non essere accettati come prova, perche’ manca firma digitale, marca temporale e indice di conservazione. Marco rischia sanzioni e disconoscimento delle fatture.

Chi e’ obbligato alla conservazione (anche i forfettari)

L’obbligo di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche riguarda tutti i titolari di partita IVA che emettono o ricevono fatture elettroniche. Non ci sono esoneri legati al regime fiscale: chiunque tratti fatture XML transitate dal Sistema di Interscambio deve conservarle a norma.

In particolare, sono obbligati alla conservazione:

  • Imprese individuali, ditte e societa’ (SRL, SAS, SNC, SPA)
  • Liberi professionisti con e senza Cassa di previdenza
  • Forfettari: dal 1 gennaio 2024 sono tutti tenuti alla fattura elettronica e alla relativa conservazione
  • Artigiani, commercianti, agricoltori
  • Enti non commerciali per la parte di attivita’ commerciale
  • Pubbliche amministrazioni (con regole specifiche per la fatturazione PA)

Forfettari: niente piu’ esoneri dal 2024

Fino al 30 giugno 2022, i contribuenti in regime forfettario con ricavi inferiori a 25.000 euro erano esonerati dalla fatturazione elettronica. Dal 1 luglio 2022 l’obbligo si e’ esteso ai forfettari sopra i 25.000 euro e dal 1 gennaio 2024 riguarda tutti i forfettari senza eccezioni, anche chi fattura solo poche centinaia di euro l’anno.

Conseguenza diretta: tutti i forfettari oggi devono conservare le proprie fatture elettroniche per 10 anni, esattamente come ogni altra partita IVA. La buona notizia, come vedrai piu’ avanti, e’ che il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate risolve il problema in pochi clic, senza costi aggiuntivi.

Cosa conservare nel dettaglio: la lista completa

Quando si parla di conservazione fatture elettroniche, molti pensano al solo file XML della fattura. In realta’ l’obbligo e’ piu’ ampio: bisogna conservare l’intero “fascicolo digitale” che ruota intorno alla fattura. Vediamo cosa nel dettaglio.

  • Fatture elettroniche emesse: il file XML originale firmato e trasmesso al SDI (non la copia di cortesia in PDF, che ha valore solo informativo)
  • Fatture elettroniche ricevute: i file XML scaricati dal cassetto fiscale o ricevuti tramite il proprio canale (PEC, codice destinatario, intermediario)
  • Note di credito elettroniche: documenti di rettifica/storno (codice TD04 e simili)
  • Note di debito: integrazioni della fattura emessa
  • Ricevute SDI di consegna (RC): attestano che la fattura e’ arrivata al destinatario
  • Ricevute SDI di scarto (NS): attestano che la fattura e’ stata rifiutata dal SDI per errori formali
  • Ricevute di mancata consegna (MC): la fattura e’ stata accettata dal SDI ma non consegnata al destinatario (solitamente per problemi tecnici lato ricevente)
  • Notifiche di esito (NE): accettazione o rifiuto da parte della PA per le fatture elettroniche PA
  • Documenti accessori: integrazioni IVA per autofatture (TD16, TD17, TD18, TD19), reverse charge, schede carburante elettroniche
  • Corrispettivi telematici: i file XML con i dati dei corrispettivi giornalieri trasmessi all’AdE (per chi vende al pubblico)

Tutti questi documenti devono essere conservati con i medesimi requisiti tecnici (firma digitale, marca temporale, indice di conservazione). La buona notizia e’ che, se utilizzi un software di fatturazione integrato o il servizio gratuito dell’AdE, queste operazioni avvengono in modo automatico: tu emetti la fattura, e il sistema pensa al resto.

Come fare la conservazione sostitutiva: 4 opzioni a confronto

Esistono 4 modi principali per assolvere all’obbligo di conservazione delle fatture elettroniche. Vediamoli tutti, con pro, contro e costi tipici, in modo che tu possa scegliere consapevolmente.

Opzione 1: Servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate offre un servizio di conservazione gratuita direttamente dal portale Fatture e Corrispettivi. Una volta aderito, tutte le fatture elettroniche transitate dal SDI vengono automaticamente conservate per 15 anni, senza alcun costo e senza ulteriori passaggi da parte del contribuente.

  • Costo: gratuito
  • Durata: 15 anni
  • Adesione: una tantum, tramite firma digitale dell’apposita convenzione
  • Pro: gratuito, automatico, certificato direttamente dall’amministrazione finanziaria
  • Contro: conserva solo le fatture elettroniche XML transitate dal SDI; non gestisce documenti accessori (es. contratti, corrispettivi non elettronici, note interne)

E’ la soluzione consigliata per la maggior parte dei piccoli professionisti, freelance e forfettari: copre l’obbligo principale (le fatture XML) senza alcun costo. Per chi ha esigenze piu’ complesse, puo’ essere il punto di partenza, da integrare poi con altre soluzioni per documenti accessori.

Opzione 2: Software di fatturazione con conservazione integrata

Molti software di fatturazione elettronica includono nel canone annuale la conservazione sostitutiva. Tu emetti le fatture dalla loro piattaforma e il software pensa a firmarle, marcarle temporalmente e conservarle. E’ la scelta piu’ comoda se gia’ usi un gestionale per fatturare.

Esempi tipici (con costi indicativi 2026, da verificare sui siti ufficiali):

  • Aruba Fatturazione Elettronica: piani da circa 24 euro l’anno, conservazione fino a 1.000 fatture; piani superiori per volumi maggiori
  • Fatture in Cloud (TeamSystem): conservazione inclusa nei piani standard
  • Fattureweb (Visura Inc.): conservazione integrata nei piani business
  • TeamSystem Digital: pacchetti per studi e aziende strutturate
  • Zucchetti, Buffetti, Wolters Kluwer: soluzioni integrate per studi commercialisti e PMI
  • Pro: integrato con il gestionale, automatico, gestisce anche documenti accessori legati alla fatturazione
  • Contro: a pagamento (canone annuale), vincolo al fornitore (se cambi software, devi gestire la portabilita’)

Opzione 3: Conservatore terzo accreditato AgID

I conservatori accreditati sono soggetti certificati AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) che svolgono per professione il servizio di conservazione documentale. Sono la soluzione piu’ completa, soprattutto per chi deve conservare anche documenti diversi dalle sole fatture (contratti, libri sociali, libri inventari, scritture contabili).

Esempi di conservatori accreditati AgID:

  • Aruba PEC
  • Namirial
  • InfoCert
  • TeamSystem Digital
  • Buffetti Conservazione
  • Notartel
  • Costo: variabile, indicativamente da 50 a 200 euro l’anno per professionisti, fino a migliaia di euro per imprese strutturate
  • Pro: massima completezza, indipendenza dal software di fatturazione, gestione di documenti eterogenei
  • Contro: costo piu’ elevato; richiede definizione manuale di processi e manuale di conservazione

Opzione 4: Fai-da-te (NON raccomandato)

Tecnicamente, e’ possibile fare la conservazione sostitutiva in autonomia. Le norme non vietano l’autoconservazione, ma servono competenze tecniche, strumenti specifici e una rigorosa procedura documentata. Per fare la conservazione fai-da-te servono:

  • Firma digitale personale (smart card o token, costo circa 50 euro l’anno)
  • Marche temporali certificate (vendute a pacchetti, es. 100 marche per 30-50 euro)
  • Software di conservazione conforme alle Linee Guida AgID
  • Manuale di conservazione redatto secondo le Linee Guida AgID (documento di decine di pagine che descrive procedure, responsabili, formati)
  • Spazio di archiviazione sicuro, ridondato, con backup
  • Conoscenze tecniche di IPdA, formati ammessi, hash, integrita’ del pacchetto
  • Pro: massimo controllo, nessun vincolo a fornitori
  • Contro: costi spesso superiori alle soluzioni automatiche, alto rischio di errori, responsabilita’ totale in caso di contenzioso

Il nostro consiglio: evita la conservazione fai-da-te a meno che tu non sia un professionista IT specializzato. Per il 99% dei contribuenti, il servizio gratuito dell’AdE o un software integrato sono soluzioni piu’ sicure, economiche e rapide.

Servizio gratuito Agenzia Entrate: come aderire passo per passo

Il servizio di conservazione gratuita dell’Agenzia delle Entrate e’ la soluzione piu’ semplice e popolare per i piccoli professionisti e i forfettari. Una volta aderito, tutte le fatture elettroniche emesse e ricevute via SDI vengono automaticamente conservate a norma per 15 anni. Vediamo passo per passo come attivarlo.

Procedura di adesione (5 passaggi)

  1. Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi”: vai su fatture.agenziaentrate.gov.it e fai il login con SPID di livello 2, CIE (Carta d’Identita’ Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Se sei una societa’ o un intermediario abilitato, puoi accedere anche con le credenziali Entratel/Fisconline.
  2. Vai nella sezione “Conservazione”: una volta dentro, individua il menu “Conservazione” o “Servizio di conservazione”. L’AdE mostra una panoramica della convenzione.
  3. Aderisci al servizio firmando la convenzione: dovrai apporre la firma digitale (oppure dare consenso telematico) sulla convenzione di servizio. Senza questo passaggio l’adesione non e’ valida.
  4. Configura i parametri: scegli quali tipologie di documenti far conservare (di default tutte le fatture XML transitate dal SDI), le modalita’ di esibizione e l’indirizzo PEC per le comunicazioni.
  5. Verifica l’adesione: dopo l’attivazione, verifica nella stessa sezione che lo stato sia “Attivo”. Da quel momento, ogni nuova fattura emessa o ricevuta sara’ automaticamente conservata.

Importante: il servizio AdE conserva solo le fatture transitate dal SDI dal momento dell’adesione in poi. Le fatture emesse prima dell’adesione restano a tuo carico (devi conservarle con altri sistemi). Per questo, se non hai ancora aderito, conviene farlo subito: ogni giorno di ritardo e’ un giorno di fatture che dovrai conservare in altro modo.

Cosa fare se hai fatture vecchie non ancora conservate

Se per il passato non hai mai conservato a norma le tue fatture (succede a molti piccoli forfettari che non sapevano dell’obbligo), hai due strade:

  • Affidarti a un conservatore terzo per il pregresso: alcuni conservatori (es. Aruba, Namirial) offrono pacchetti di “conservazione del pregresso”, caricando i file XML che hai scaricato dal cassetto fiscale
  • Recuperare gli XML dal cassetto fiscale e farli conservare: i file XML restano disponibili nel tuo cassetto fiscale per circa 3 mesi dopo la trasmissione, ma per anni precedenti devi richiederli con apposita istanza

Se hai dubbi o vuoi una consulenza personalizzata sul recupero del pregresso e l’attivazione della conservazione, il CAF Centro Fiscale di Udine puo’ aiutarti a regolarizzare la posizione, anche in modalita’ assistita.

Tempi di conservazione: entro quando devi conservare

Una domanda frequente e’: “Entro quando devo avviare la conservazione delle fatture di un anno?”. La risposta e’ chiara: la conservazione deve essere completata entro 3 mesi dalla scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno di riferimento.

Tradotto in pratica per le fatture 2026:

  • La dichiarazione dei redditi 2026 si presenta entro fine ottobre 2027 (per il modello Redditi PF, salvo proroghe ufficiali)
  • I 3 mesi successivi portano la scadenza al 31 gennaio 2028 per chi presenta la dichiarazione a fine ottobre
  • In via prudenziale, molti operatori parlano di “fine settembre 2027” come termine ragionevole per chi vuole tenersi un margine di sicurezza, soprattutto se ricorrono proroghe della dichiarazione

Con il servizio gratuito dell’AdE o con un software integrato, questo problema non si pone: la conservazione avviene in automatico in tempo reale o quasi, e non rischi mai di “sforare” i termini. Per chi gestisce la conservazione manualmente o tramite conservatore terzo, invece, e’ indispensabile pianificare il caricamento dei pacchetti annuali entro la scadenza.

Esempio pratico

Supponiamo che Lucia, una psicologa forfettaria, emetta nel 2026 le sue fatture elettroniche. Ha aderito al servizio AdE: le fatture vengono conservate automaticamente man mano che le emette. Lei non deve fare nulla, e’ tranquilla. Marco, invece, non ha aderito a nessun servizio: deve assicurarsi che entro il 31 gennaio 2028 tutte le fatture 2026 siano state correttamente conservate, pena sanzioni.

Cosa succede se non conservi: sanzioni e rischi

Le conseguenze di una mancata o irregolare conservazione delle fatture elettroniche sono di due tipi: sanzioni amministrative dirette e rischi indiretti in sede di accertamento. Vediamoli entrambi.

Sanzioni amministrative

L’articolo 9 del D.Lgs. 471/1997 punisce le irregolarita’ nella tenuta e conservazione delle scritture contabili e dei documenti fiscali. La sanzione tipica va da 250 a 2.000 euro per ciascuna dichiarazione di riferimento. La cifra puo’ essere ridotta in caso di ravvedimento operoso, ma resta comunque un esborso significativo, soprattutto se l’irregolarita’ riguarda piu’ anni.

Inoltre, se la mancata conservazione e’ dolosa o sistematica, possono scattare conseguenze ulteriori: ricostruzione induttiva del reddito, disconoscimento dei costi, indagini piu’ approfondite.

Rischi in sede di accertamento

Il rischio piu’ serio non e’ la sanzione amministrativa, ma il disconoscimento dei documenti. Se in sede di accertamento non riesci a esibire una fattura conservata a norma, l’Agenzia delle Entrate puo’:

  • Disconoscere il credito IVA derivante da quella fattura
  • Disconoscere il costo deducibile dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo
  • Procedere con un accertamento induttivo ricostruendo il reddito sulla base di parametri presuntivi
  • Applicare ulteriori sanzioni per dichiarazione infedele

In altre parole: una fattura non conservata a norma e’ come se non l’avessi mai emessa o ricevuta, ai fini probatori. E’ il motivo per cui spesso si dice che non conservare costa molto piu’ che conservare: meglio investire 50 euro l’anno (o aderire al servizio gratuito) che rischiare migliaia di euro in sanzioni e accertamenti.

Controlli AdE: come dimostrare la conservazione corretta

In caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza, dovrai essere in grado di dimostrare che le tue fatture elettroniche sono state correttamente conservate. Cosa significa “dimostrare” in pratica?

  • Esibizione del pacchetto di archiviazione: il file (in formato standard, di solito un archivio firmato e marcato temporalmente) che contiene le fatture conservate
  • Indice di conservazione (IPdA): il file XML che descrive il contenuto del pacchetto e i metadati associati
  • Manuale di conservazione: il documento che descrive procedure, ruoli (Responsabile della conservazione), formati, strumenti utilizzati
  • Storico delle marche temporali: la prova che la conservazione e’ avvenuta entro i termini di legge

Se hai aderito al servizio gratuito dell’AdE, sei a posto: l’amministrazione finanziaria e’ essa stessa il conservatore, e i tuoi documenti sono gia’ “in casa” del controllore. In caso di controllo dei tuoi documenti, l’AdE accede direttamente al proprio archivio.

Se invece usi un software o un conservatore terzo, dovrai chiedere al fornitore di esibire i pacchetti di archiviazione richiesti e fornire all’AdE una copia firmata e marcata. La maggior parte dei software offre questa funzione con un clic (“esibisci all’AdE”, “esporta pacchetto di conservazione”).

Cambiare conservatore: la portabilita’ del pacchetto

Una preoccupazione comune e’: “Se cambio software o conservatore, perdo le fatture conservate?”. La risposta e’ no, ma occorre seguire una procedura specifica per garantire la portabilita’ del pacchetto di conservazione.

Le Linee Guida AgID stabiliscono che il conservatore uscente deve consegnare al contribuente (o al nuovo conservatore) il pacchetto di archiviazione completo, comprensivo di:

  • File originali (XML delle fatture, ricevute SDI, eccetera)
  • Indici di conservazione (IPdA)
  • Marche temporali e firme digitali apposte
  • Manuale di conservazione vigente al momento della conservazione

In pratica, quando cambi conservatore: chiedi al vecchio fornitore l’esportazione dei pacchetti, conservali in un luogo sicuro o caricali sul nuovo conservatore. La maggior parte dei conservatori offre il servizio di “presa in carico” del pregresso, a volte gratuitamente, piu’ spesso a pagamento (qualche centinaio di euro per studi di medie dimensioni).

Caso particolare: il servizio gratuito dell’AdE non offre un’esportazione “a pacchetti” particolarmente comoda, ma fornisce comunque la possibilita’ di scaricare i file XML conservati. Per migrare verso un conservatore terzo, occorre quindi un po’ di lavoro tecnico, ma la portabilita’ e’ garantita per legge.

Archiviazione parallela: il backup personale che ti salva la vita

Anche se hai aderito a un servizio di conservazione a norma (gratuito AdE, software integrato o conservatore accreditato), il consiglio dei professionisti e’ di tenere sempre una copia personale di archiviazione in parallelo. Questa “archiviazione di backup” non sostituisce la conservazione sostitutiva, ma ti garantisce di avere sempre i tuoi documenti a portata di mano per la consultazione quotidiana.

Le ragioni per cui un backup parallelo e’ una buona idea sono molte:

  • Consultazione veloce: rivedere una fattura del 2024 dal cloud personale e’ molto piu’ rapido che chiederla al conservatore
  • Continuita’ operativa: se cambi software o conservatore, hai sempre i file originali sottomano
  • Sicurezza in caso di disservizi: rare ma possibili interruzioni del servizio di conservazione (anche dell’AdE)
  • Estrazione dati: per analisi gestionali, riconciliazioni bancarie, controlli interni
  • Trasmissione al commercialista: invio rapido dei file XML

Strumenti tipici per l’archiviazione parallela: Google Drive, OneDrive, Dropbox, NAS aziendale, hard disk esterno cifrato. L’importante e’ che la copia sia ridondata (in 2 luoghi diversi: cloud + locale) e protetta da accessi non autorizzati.

Attenzione: ribadiamo che il backup personale non sostituisce la conservazione sostitutiva. Ti serve come supporto operativo, ma per il fisco vale solo il pacchetto firmato e marcato temporalmente.

Forfettari e conservazione: la soluzione consigliata

Per i contribuenti in regime forfettario, il tema della conservazione e’ relativamente recente: come abbiamo visto, l’obbligo di fattura elettronica si e’ esteso progressivamente fino a coprire tutti i forfettari dal 1 gennaio 2024. Molti forfettari, soprattutto chi ha aperto la P.IVA negli ultimi anni, sono ancora confusi su cosa fare. Ecco la soluzione consigliata.

La combinazione vincente: AdE + backup cloud

Per il 99% dei forfettari, la soluzione ideale e’ questa:

  1. Aderire al servizio gratuito di conservazione dell’AdE: zero costi, zero pensieri, conservazione 15 anni automatica
  2. Tenere un backup personale su Google Drive o OneDrive con i file XML scaricati periodicamente dal cassetto fiscale
  3. Verificare ogni 6 mesi che il servizio AdE risulti “Attivo” nel portale Fatture e Corrispettivi

Questa combinazione copre l’obbligo legale (la conservazione sostitutiva e’ garantita dall’AdE) e ti da’ anche un accesso pratico ai documenti tramite il backup cloud personale. Costo totale: zero.

Quando un forfettario dovrebbe valutare il software a pagamento

Considera un software di fatturazione a pagamento (Aruba, Fatture in Cloud, Fattureweb) se:

  • Emetti molte fatture al mese e ti serve un’interfaccia veloce
  • Vuoi report fiscali, scadenzario, prima nota integrati
  • Hai bisogno di gestire anche corrispettivi telematici, autofatture, integrazioni
  • Vuoi inviare al commercialista un file di prima nota direttamente esportato dal software

In questi casi, la conservazione integrata nel canone (24-50 euro l’anno) e’ un piccolo costo aggiuntivo che ti semplifica la vita.

Vuoi una mano per metterti in regola? Ti aiutiamo noi

Se sei un forfettario, una piccola partita IVA o un libero professionista in provincia di Udine e vuoi essere certo di aver attivato correttamente la conservazione delle fatture elettroniche, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione. Ti aiutiamo a:

  • Verificare se hai gia’ aderito al servizio gratuito AdE
  • Aderire al servizio se non lo hai ancora fatto
  • Recuperare le fatture pregresse non conservate
  • Impostare un sistema di backup parallelo affidabile
  • Gestire la dichiarazione dei redditi tenendo conto delle fatture conservate

Contattaci per fissare un appuntamento: in poco tempo metti in regola la tua posizione e dormi sonni tranquilli.

FAQ: domande frequenti sulla conservazione sostitutiva fatture elettroniche

1. La conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche e’ obbligatoria anche per i forfettari?

Si’, dal 1 gennaio 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica e, di conseguenza, alla relativa conservazione sostitutiva per 10 anni. La soluzione consigliata e’ aderire al servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate, che copre l’obbligo senza costi.

2. Salvare le fatture XML su Google Drive equivale a conservarle a norma?

No. Salvare i file su Google Drive, OneDrive o un disco rigido e’ una semplice archiviazione, non una conservazione sostitutiva. Manca firma digitale, marca temporale e indice di conservazione, quindi i documenti non hanno valore legale autonomo. Devi affiancare il backup a un servizio di conservazione a norma (es. quello gratuito dell’AdE).

3. Quanto costa la conservazione delle fatture elettroniche?

Dipende dalla soluzione scelta. Il servizio dell’AdE e’ gratuito. I software di fatturazione integrati costano da 24 a 100 euro l’anno indicativamente. I conservatori terzi accreditati AgID partono da 50 euro fino a diverse centinaia per studi strutturati.

4. Per quanti anni devo conservare le fatture elettroniche?

L’obbligo di legge e’ di 10 anni dall’ultima registrazione (articolo 2220 c.c. e art. 39 DPR 633/72). Il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate prevede una conservazione di 15 anni, offrendo un margine di sicurezza in piu’ rispetto al minimo legale.

5. Cosa rischio se non conservo correttamente le fatture?

Le sanzioni amministrative vanno da 250 a 2.000 euro per dichiarazione. In sede di accertamento, l’AdE puo’ disconoscere costi e crediti IVA derivanti da fatture non esibibili a norma, con conseguenze economiche anche rilevanti.

6. Posso aderire al servizio AdE in qualsiasi momento?

Si’, l’adesione e’ possibile in qualsiasi momento dal portale Fatture e Corrispettivi. Tuttavia, il servizio conserva solo le fatture transitate dal SDI dal momento dell’adesione in poi. Le fatture precedenti devi conservarle in altro modo (conservatore terzo o software).

7. Cosa succede se cambio software di fatturazione?

La portabilita’ del pacchetto di conservazione e’ garantita dalle Linee Guida AgID. Devi richiedere al vecchio fornitore l’esportazione del pacchetto di archiviazione completo (file, indici, marche, manuale) e caricarlo presso il nuovo conservatore o tenerlo in proprio.

8. Devo conservare anche le note di credito e le ricevute SDI?

Si’. Oltre alle fatture XML emesse e ricevute, devi conservare note di credito, note di debito, ricevute SDI di consegna, scarto e mancata consegna, notifiche di esito (per la PA) e tutti i documenti accessori (autofatture, integrazioni). Il servizio AdE e i software integrati lo fanno automaticamente.

9. Quando deve essere completata la conservazione?

Entro 3 mesi dalla scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno fiscale di riferimento. Per le fatture 2026, il termine cade tipicamente entro fine gennaio 2028. Con il servizio gratuito AdE non e’ un problema: la conservazione avviene in tempo reale.

10. Il commercialista puo’ conservare le fatture per me?

Si’. Molti commercialisti offrono il servizio di conservazione a norma all’interno del proprio gestionale o tramite conservatore terzo accreditato. La responsabilita’ resta del contribuente, ma il commercialista o un CAF di fiducia possono curare l’intera procedura per tuo conto. Per chi e’ in provincia di Udine, il CAF Centro Fiscale offre consulenza dedicata su questi temi.

11. La conservazione vale anche per i corrispettivi telematici?

Si’, i corrispettivi telematici (i file XML giornalieri trasmessi all’AdE da chi vende al pubblico) sono soggetti agli stessi obblighi di conservazione decennale delle fatture elettroniche. Il servizio gratuito AdE conserva anche questi dati.

Conclusione: in regola in pochi clic

La conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche e’ un obbligo non negoziabile per chiunque abbia una partita IVA, ma non deve essere un grattacapo. Per la stragrande maggioranza dei contribuenti (forfettari, freelance, piccoli imprenditori), il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate risolve il problema in 5 minuti, senza alcun costo, garantendo conservazione 15 anni.

Il messaggio chiave e’ uno: non rimandare. Ogni giorno senza un sistema di conservazione attivo e’ un giorno di rischio in caso di controllo. Aderire al servizio AdE e affiancare un backup personale su cloud richiede meno di 30 minuti e ti mette al sicuro per i prossimi 15 anni.

Se hai dubbi, vuoi una consulenza personalizzata o ti serve una mano per regolarizzare situazioni pregresse, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione. Prenota un appuntamento e in un’unica visita verifichiamo la tua posizione, attiviamo i servizi necessari e ti diamo le indicazioni operative per restare in regola.

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Luglio 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-08 14:00:002026-05-24 09:36:47Conservazione Sostitutiva Fatture Elettroniche 2026: Obblighi e Soluzioni
Finanza & Servizi, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Software Fatturazione Elettronica

Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice natura N2.2 e adempimenti

fatturazione elettronica CAF Udine

Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica si applica a tutti i titolari di partita IVA in regime forfettario, senza distinzione di soglia di ricavi. Se hai aperto la partita IVA in regime forfettario — o stai pensando di farlo — questa guida ti spiega in modo tecnico e operativo come emettere correttamente le tue fatture elettroniche nel 2026: dal codice natura N2.2 al codice regime fiscale RF19, dall’imposta di bollo alla rivalsa INPS, fino alla conservazione decennale.

Questo articolo NON è una guida generale al regime forfettario (ne esistono già molte): è una guida tecnica focalizzata sugli adempimenti specifici della fattura elettronica per forfettari.

L’obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari: la norma

L’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica ai forfettari è avvenuta progressivamente:

  • Dal 1° luglio 2022: obbligo per forfettari con ricavi superiori a 25.000 euro nell’anno precedente.
  • Dal 1° gennaio 2024: obbligo per TUTTI i forfettari, senza soglia di ricavo. Anche chi ha ricavi sotto i 25.000 euro o è nel suo primo anno di attività deve emettere fattura elettronica via SDI.

Il riferimento normativo è l’art. 1 c. 1109 della L. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021), che ha esteso l’obbligo introdotto dal D.Lgs. 127/2015 anche ai soggetti in regime forfettario (art. 1 cc. 54-89, L. 190/2014).

Per la guida completa al sistema di fatturazione elettronica, consulta il nostro: Pillar fatturazione elettronica 2026.

Il codice natura N2.2: cos’e e perche il forfettario lo usa

Nel tracciato XML della fattura elettronica (FatturaPA v1.2.2), quando un’operazione non è soggetta a IVA, è obbligatorio indicare il codice natura IVA che spiega perché l’IVA non è applicata. Per il regime forfettario il codice corretto è:

N2.2 — Non soggette ad IVA — altri casi

La definizione completa è: operazioni “non soggette ad IVA ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge 23 dicembre 2014, n. 190” (Legge Stabilità 2015 istitutiva del regime forfettario). Si tratta di operazioni che non rientrano nel campo di applicazione dell’IVA in quanto il soggetto emittente è in regime di franchigia.

Nella fattura elettronica XML:

  • Campo AliquotaIVA: valorizzato con 0.00
  • Campo Natura: valorizzato con N2.2

Errori comuni da evitare:

  • Usare N4 (esente): errato, N4 è per operazioni esenti IVA (sanitarie, assicurative, finanziarie), non per il forfettario.
  • Usare N2.1: errato, N2.1 è per servizi a privati extra-UE (art. 7-bis DPR 633/72).
  • Lasciare il campo natura vuoto: lo SDI scarterà la fattura con errore di validazione.

Il codice regime fiscale RF19

Nel tracciato XML FatturaPA il campo RegimeFiscale nell’header identifica il regime IVA del soggetto emittente. Per il regime forfettario il valore corretto è:

RF19 — Regime forfettario (art. 1, cc. 54-89, L. 190/2014)

Questo codice va inserito nell’elemento DatiGeneraliDocumento/DatiTrasmissione del file XML ed è fisso per tutte le fatture emesse da chi opera in regime forfettario. Insieme a N2.2, è il secondo elemento «obbligatorio» che distingue la fattura elettronica del forfettario da quella degli altri contribuenti.

Un software di fatturazione correttamente configurato per il forfettario inserisce automaticamente RF19 in tutte le fatture emesse, senza che tu debba farlo manualmente ogni volta.

La dicitura obbligatoria sulla fattura: esenzione IVA

Oltre ai campi XML, la fattura elettronica del forfettario deve contenere — nel campo Descrizione o come annotazione nel documento — la dicitura obbligatoria che spiega al cliente perché non è indicata l’IVA:

Dicitura obbligatoria (testo consigliato):
“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, comma 54-89, L. 190/2014 — Regime forfettario. Operazione non soggetta ad IVA.”

Questa dicitura risponde all’obbligo informativo verso il cliente (che potrebbe chiedersi perché non riceve una fattura con IVA) e costituisce la motivazione giuridica della non applicazione dell’imposta.

L’imposta di bollo sulle fatture forfettario: 2 euro sopra 77,47 euro

Poiché le fatture del forfettario non espongono IVA, si applica l’imposta di bollo di 2 euro per le fatture di importo superiore a 77,47 euro. La regola:

  • Importo fattura fino a 77,47 euro: nessun bollo.
  • Importo fattura superiore a 77,47 euro: bollo virtuale di 2 euro.

Come si gestisce nella fattura elettronica:
Nella fattura XML il bollo va indicato nel campo DatiBollo con il valore SI e l’importo 2.00. Il bollo viene normalmente addebitato al cliente aggiungendo 2 euro al totale della fattura (o concordando che sia a carico del forfettario).

Versamento dell’imposta di bollo:

  • Versamento trimestrale: l’Agenzia delle Entrate calcola automaticamente il bollo dovuto sulle fatture elettroniche e lo mette a disposizione nell’area riservata. Il versamento avviene tramite F24 con codici tributo da 2521 a 2524 (per trimestre), entro il 20 del mese successivo al trimestre (20 aprile, 20 luglio, 20 ottobre, 31 gennaio).
  • Versamento annuale: se il bollo complessivo dell’anno è inferiore a 5.000 euro, è possibile versarlo in un’unica soluzione entro il 16 marzo dell’anno successivo.

Rivalsa INPS 4%: quando e come inserirla in fattura

I forfettari iscritti alla Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa previdenziale propria) hanno la facoltà — non l’obbligo — di addebitare al cliente la rivalsa INPS del 4% sull’imponibile della fattura (art. 1 c. 212, L. 662/1996).

Se si esercita la rivalsa:

  • Si aggiunge una riga in fattura con descrizione “Contributo previdenziale 4% (rivalsa INPS ex art. 1 c. 212 L. 662/1996)” e importo pari al 4% dell’imponibile.
  • La rivalsa è soggetta a bollo (se la fattura totale supera 77,47 euro, il bollo si calcola sull’importo complessivo inclusa la rivalsa).
  • La rivalsa NON è soggetta a IVA (il codice natura rimane N2.2 anche sulla riga rivalsa).

I forfettari iscritti a una cassa professionale (Inarcassa, ENPAM, ENPAP, ENPAPI, Cassa Forense, ecc.) applicano invece le aliquote della propria cassa, che variano da cassa a cassa, con modalità di addebito disciplinate dagli statuti delle singole casse.

L’esterometro: i forfettari sono esonerati

I soggetti in regime forfettario sono esonerati dall’esterometro (comunicazione delle operazioni transfrontaliere tramite SDI con codice destinatario XXXXXXX). L’esonero è applicabile dal 2024 anche per i forfettari che hanno superato la soglia di 25.000 euro e che prima erano obbligati alla fatturazione elettronica.

In pratica: se come forfettario presti servizi a un cliente estero (UE o extra-UE), puoi emettere una fattura cartacea o in formato libero (la trasmissione SDI non è obbligatoria per queste operazioni). Tuttavia, molti software permettono di emettere anche queste fatture via SDI come buona prassi.

Errori SDI tipici del forfettario e come evitarli

I codici di errore SDI più frequenti per i forfettari:

  • Errore 00400 (XML non conforme): il file XML non rispetta il tracciato FatturaPA v1.2.2. Cause comuni: campi obbligatori mancanti, codici non validi nel campo Natura.
  • Errore 00401 (Codice fiscale destinatario errato): il codice fiscale o P.IVA del cliente non corrisponde all’Anagrafe Tributaria. Verifica il CF prima di emettere.
  • Errore 00420 (Natura obbligatoria per aliquota 0%): hai messo aliquota IVA 0.00 ma hai lasciato il campo Natura vuoto o con un valore non valido. Inserisci N2.2.

Un software correttamente configurato per il forfettario pre-valida questi campi prima della trasmissione, riducendo drasticamente la probabilità di scarto.

Conservazione delle fatture: l’obbligo decennale

L’obbligo di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche si applica anche ai forfettari: le fatture vanno conservate per 10 anni (art. 2220 c.c. e D.Lgs. 127/2015).

Le opzioni disponibili:

  • Servizio gratuito Agenzia delle Entrate: l’AdE offre un servizio di conservazione gratuito fino a 15 anni, con adesione tramite accordo di servizio nell’area riservata Fatture e Corrispettivi. È tecnicamente valido ma non offre funzionalità avanzate.
  • Conservazione inclusa nel software: i software di fatturazione professionali includono spesso la conservazione nel canone annuale. È la soluzione più comoda: fatture emesse e conservate in un unico ambiente.

Attenzione al cambio software: se cambi software, verifica cosa succede alle fatture già conservate. Dovresti poter scaricare gli archivi di conservazione o trasferirli al nuovo provider. Un software con conservazione proprietaria senza possibilità di export crea un lock-in pericoloso.

Per chi valuta un software dedicato per forfettari con conservazione inclusa e prezzo stabile: guarda il confronto dei top 5 software fatturazione 2026.

Sanzioni per omessa o tardiva fatturazione e ravvedimento operoso

Anche il forfettario è soggetto alle sanzioni previste per omessa o tardiva fatturazione elettronica:

  • Sanzione minima: 250 euro per omessa fattura
  • Sanzione massima: 90% dell’IVA non documentata (per i forfettari che non applicano IVA, il parametro di riferimento è l’imposta che si sarebbe dovuta applicare se fossero stati soggetti ordinari)

Ravvedimento operoso 2026 (per regolarizzare prima di un accertamento):

  • Entro 30 giorni: 1/10 della sanzione minima = 25 euro
  • Entro 90 giorni: 1/9 della sanzione minima
  • Entro 1 anno: 1/8 della sanzione minima
  • Oltre 2 anni: 1/6 della sanzione minima

Il versamento avviene tramite F24. È sempre conveniente regolarizzare prima di eventuali verifiche fiscali.

Come scegliere il software: cosa cercare per il forfettario

Per un forfettario, il software ideale deve:

  • Pre-configurare automaticamente N2.2, RF19, bollo virtuale 2 euro, rivalsa INPS 4% (opzionale).
  • Calcolare automaticamente il bollo dovuto trimestrale e ricordarti le scadenze.
  • Gestire il Sistema Tessera Sanitaria (se sei un professionista sanitario).
  • Includere la conservazione decennale nel canone senza extra fee.
  • Avere un prezzo stabile: evita software che aumentano il canone al rinnovo.

Configurare tutto manualmente aumenta il rischio di errori e scarti SDI. Fatturazioneitalia.it (soluzione del gruppo BeSmart srl, partner di Centro Fiscale) è pre-configurato zero-config per il regime forfettario con prezzo bloccato 3 anni. Per un confronto completo delle opzioni disponibili, leggi: Migliori software fatturazione elettronica 2026: confronto top 5.

Step-by-step: dalla apertura P.IVA alla prima fattura SDI

  1. Apertura partita IVA in regime forfettario: codice ATECO corretto, apertura telematica tramite CAF o professionista.
  2. Scelta e configurazione del software: verifica che il software gestisca nativamente N2.2, RF19, bollo. Attiva l’adesione al servizio di conservazione (AdE gratuito o incluso nel software).
  3. Prima fattura: inserisci i dati del cliente (P.IVA o CF, codice destinatario o PEC per la trasmissione SDI). Il software compila automaticamente N2.2, RF19, bollo se pertinente.
  4. Trasmissione SDI: il software invia il file XML all’SDI. Riceverai una ricevuta di consegna (o notifica di scarto se ci sono errori).
  5. Monitoraggio bollo trimestrale: controlla nell’area riservata AdE l’importo del bollo calcolato e versa entro le scadenze.
  6. Conservazione: verifica che il software stia effettivamente conservando le fatture o che l’adesione al servizio AdE sia attiva.

FAQ: fatturazione elettronica forfettario 2026

Devo usare il codice N2.2 per TUTTE le mie fatture come forfettario?
Si, per tutte le fatture emesse in qualità di forfettario in Italia. L’unica eccezione riguarda le fatture a clienti esteri: per queste puoi emettere fattura fuori SDI (o via SDI con codice destinatario XXXXXXX), ma il codice natura rimane N2.2 perché sei sempre in regime forfettario.

Cosa succede se emetto una fattura senza indicare N2.2?
La fattura verrà scartata dallo SDI con codice errore 00420 (aliquota 0% senza natura). Hai 5 giorni dalla notifica di scarto per ri-emettere la fattura corretta con la stessa data e numero. Se superi i 5 giorni, si configura un’omessa fatturazione con rischio di sanzione.

Il bollo si applica anche se la mia fattura è inferiore a 77,47 euro?
No. Il bollo di 2 euro si applica solo per fatture di importo superiore a 77,47 euro. Puoi emettere fatture per importi inferiori senza bollo.

Sono un medico in regime forfettario: devo inviare i dati al Sistema TS?
Si. L’obbligo di trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria vale indipendentemente dal regime fiscale (forfettario o ordinario). Se emetti prestazioni sanitarie detraibili, devi inviare i dati al Sistema TS. Per approfondire: Fatturazione Sistema Tessera Sanitaria 2026.

Posso passare al regime ordinario a meta anno? Cosa succede alle fatture emesse?
Il passaggio al regime ordinario avviene di norma dall’inizio dell’anno successivo (se si superano i limiti di ricavo o si perde un requisito). Le fatture emesse durante il periodo forfettario con N2.2 e RF19 rimangono valide: dal cambio di regime si applicano le regole ordinarie IVA.

Hai dubbi sulla tua situazione? Centro Fiscale offre consulenza personalizzata per forfettari: contattaci via WhatsApp al 366 6018121 o via email a info@centrofiscale.com. Scopri anche la nostra recensione di Fatturazioneitalia.it, il software con prezzo bloccato 3 anni consigliato per i forfettari.

Luglio 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-08 09:00:002026-08-17 10:17:58Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice natura N2.2 e adempimenti
Fatture in Cloud, Finanza & Servizi, Software Fatturazione Elettronica

Fatture in Cloud: recensione completa 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Fatture in Cloud e’ uno dei software di fatturazione elettronica piu’ diffusi in Italia, con oltre 500.000 partite IVA iscritte. In questa recensione aggiornata al 2026 analizziamo pro, contro, prezzi dei piani disponibili e le principali integrazioni con banche, commercialisti e piattaforme e-commerce, per aiutarti a capire se e’ la scelta giusta per la tua attivita’.

Cosa e’ Fatture in Cloud

Fatture in Cloud (FIC) e’ un gestionale per la fatturazione elettronica sviluppato da TeamSystem, gruppo italiano leader nel software gestionale per PMI e professionisti. Il servizio e’ interamente cloud-based, accessibile da browser e app mobile (iOS e Android), senza necessita’ di installazione locale.

Rispetto ad altri software del mercato, FIC si distingue per l’interfaccia semplice e intuitiva, pensata anche per chi non ha competenze contabili, e per la completezza delle funzionalita’ disponibili anche nel piano base.

Piani e prezzi 2026

Fatture in Cloud offre tre piani principali, con fatturazione annuale o mensile. I prezzi indicati si riferiscono alla fatturazione annuale, che garantisce uno sconto rispetto al mensile.

PianoPrezzo annuale (IVA esclusa)Fatture/annoCaratteristiche principali
Standardda circa 60-80 euro/annoIllimitateFatturazione elettronica, prima nota, app mobile
Premiumda circa 120-160 euro/annoIllimitateStandard + scadenziario, collegamento banca, report avanzati
Proda circa 200-250 euro/annoIllimitatePremium + gestione magazzino, commesse, multi-utente

Nota: i prezzi esatti possono variare in base alle promozioni attive e al numero di utenti aggiuntivi. Prima di acquistare, verifica sempre il listino aggiornato sul sito ufficiale di Fatture in Cloud. E’ disponibile una prova gratuita di 14 giorni per tutti i piani.

Funzionalita’ principali

Fatturazione elettronica e conservazione

FIC gestisce l’intero ciclo della fattura elettronica: creazione, firma digitale, invio allo SDI (Sistema di Interscambio), ricezione delle notifiche di accettazione o scarto. La conservazione sostitutiva a norma di legge e’ inclusa in tutti i piani per 10 anni, un elemento importante per la compliance normativa.

Integrazione con le banche

Dal piano Premium in su, Fatture in Cloud permette il collegamento con il conto corrente bancario tramite open banking PSD2. Una volta connesso, il software importa automaticamente i movimenti di conto e propone la riconciliazione con le fatture emesse e ricevute. E’ supportata la maggior parte delle banche italiane e alcune banche online (Qonto, N26 Business, BBVA).

Collaborazione con il commercialista

Una delle funzionalita’ distintive di FIC e’ la modalita’ di condivisione con il commercialista: puoi invitare il tuo consulente fiscale ad accedere al tuo account con permessi personalizzati. Il commercialista puo’ esportare la prima nota, visualizzare le fatture e scaricare i file necessari per la dichiarazione dei redditi senza che tu debba inviare manualmente documenti.

E-commerce e integrazioni

FIC si integra con le principali piattaforme e-commerce italiane e internazionali: WooCommerce, Shopify, Amazon, eBay. L’integrazione permette di emettere automaticamente le fatture elettroniche per ogni ordine ricevuto, riducendo il lavoro manuale. Sono disponibili anche connettori con CRM (HubSpot, Salesforce) e strumenti di pagamento (Stripe, PayPal).

Fatture in Cloud per forfettari

Per le partite IVA in regime forfettario, il piano Standard e’ in genere sufficiente. FIC gestisce correttamente:

  • L’emissione di fatture senza IVA con dicitura regime forfettario
  • L’invio allo SDI con il codice fiscale del cliente per privati
  • Il tracciamento dei ricavi annuali con avviso al raggiungimento della soglia degli 85.000 euro
  • La generazione del file XML conforme alle specifiche AdE

Il costo annuale del piano Standard e’ competitivo rispetto ad altri software del mercato. E’ disponibile anche una versione gratuita con funzionalita’ limitate (max 5 fatture/mese), adatta a chi e’ appena partito e ha pochi clienti.

Pro e contro di Fatture in Cloud

Pro

  • Interfaccia semplice — intuitiva anche per chi non ha familiarita’ con la contabilita’
  • Prova gratuita 14 giorni — senza carta di credito per tutti i piani
  • Conservazione 10 anni inclusa — nessun costo aggiuntivo per la conservazione sostitutiva
  • App mobile completa — emissione fatture da smartphone con firma del cliente
  • Integrazione banca open banking — riconciliazione automatica dei movimenti
  • Supporto commercialista — modalita’ collaborazione nativa
  • Ecosistema TeamSystem — integrazione con altri prodotti della suite se si scala

Contro

  • Prezzo non trasparente — il listino e’ spesso soggetto a promozioni, difficile capire il prezzo definitivo senza un preventivo
  • Alcune funzioni solo da piano Premium in su — il collegamento banca e’ assente nel piano Standard
  • Assistenza telefonica non sempre immediata — i tempi di risposta del supporto possono allungarsi nei periodi di punta
  • Limite utenti nel piano base — utente singolo; aggiungere collaboratori ha un costo extra

Confronto con i principali concorrenti

Per un confronto diretto tra Fatture in Cloud, Fatturazione Italia, Aruba e altri software del mercato, consulta la nostra guida completa ai software di fatturazione elettronica 2026. Per chi vuole valutare i migliori software in una tabella riepilogativa, trovi anche il nostro confronto diretto 2026.

Fatture in Cloud fa al caso tuo?

Fatture in Cloud e’ una scelta solida per:

  • Partite IVA forfettarie che cercano un software affidabile con buona interfaccia
  • PMI che hanno bisogno di gestione magazzino e commesse (piano Pro)
  • Chi lavora con un commercialista e vuole semplificare la condivisione dei dati
  • E-commerce che necessitano di fatturazione automatizzata per ordini online

Se invece cerchi un’alternativa con prezzo bloccato nel tempo e pensata specificamente per il mercato italiano dei CAF e dei forfettari, potresti valutare Fatturazione Italia, sviluppata da BeSmart con un modello di pricing trasparente a lungo termine.

Domande frequenti

Fatture in Cloud e’ adatto al regime forfettario?

Si’, il software gestisce correttamente le fatture in regime forfettario, incluse le diciture obbligatorie sull’esenzione IVA e il bollo virtuale per fatture superiori a 77,47 euro. Il piano Standard e’ sufficiente per la maggior parte dei forfettari.

Quanti anni conserva le fatture Fatture in Cloud?

La conservazione sostitutiva a norma di legge e’ inclusa in tutti i piani per 10 anni, in linea con i requisiti del Codice Civile (art. 2220) e delle norme fiscali italiane.

Posso integrare Fatture in Cloud con WooCommerce?

Si’, FIC offre un plugin ufficiale per WooCommerce che automatizza l’emissione della fattura elettronica per ogni ordine completato. L’integrazione e’ disponibile a partire dal piano Standard.

Qual e’ la differenza tra Fatture in Cloud e Danea Easyfatt?

Danea Easyfatt e’ un software installato in locale (PC Windows), storico nel mercato italiano, con funzionalita’ avanzate di magazzino. Fatture in Cloud e’ interamente cloud, piu’ adatto a chi lavora da piu’ dispositivi o luoghi diversi. Danea si adatta meglio a negozi fisici con grandi listini prodotti, FIC a professionisti e attivita’ di servizi.

Luglio 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-08 08:30:002026-06-02 08:13:02Fatture in Cloud: recensione completa 2026
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