PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOPartita IVA Avvocato Forfettario 2026: Guida Completa su ATECO 69.10.10, Cassa Forense e ContributiSei un avvocato che sta valutando di aprire la partita IVA o di passare al regime forfettario nel 2026? Questa guida risponde in modo esauriente a tutte le domande pratiche: codice ATECO corretto, contributi Cassa Forense, calcolo delle tasse con la flat tax al 15%, obblighi di fatturazione elettronica e le situazioni in cui il forfettario non conviene. Dati aggiornati all’anno fiscale 2026.Indice dei contenutiAvvocato forfettario nel 2026: conviene davvero?Requisiti del regime forfettario per avvocatiCodice ATECO 69.10.10: attivita’ legaleCome aprire la partita IVA da avvocato: procedura passo per passoCassa Forense e contributi nel regime forfettarioCalcolo tasse avvocato forfettario: flat tax e imposta sostitutivaFatturazione elettronica per avvocato forfettarioQuando conviene il forfettario e quando noDomande frequenti (FAQ)Avvocato forfettario nel 2026: conviene davvero?La domanda che riceve CAF Centro Fiscale piu’ spesso dagli avvocati giovani o con volume d’affari ancora limitato e’: vale la pena scegliere il regime forfettario rispetto a quello ordinario? La risposta non e’ universale, ma ci sono elementi oggettivi che rendono il forfettario molto attraente per la categoria forense nel 2026.Il vantaggio piu’ evidente e’ la flat tax al 15% (o al 5% per i primi 5 anni di nuova attivita’) applicata al reddito imponibile, invece delle aliquote IRPEF progressive che partono dal 23% e arrivano al 43%. Per un avvocato con compensi annui di 40.000 euro, la differenza fiscale puo’ valere migliaia di euro ogni anno. Si sommano poi la semplificazione contabile (niente IVA da gestire, niente ritenute d’acconto da subire), l’esonero dall’IRAP e la possibilita’ di ridurre i contributi INPS Gestione Separata del 35%.Il limite principale resta il tetto di 85.000 euro di compensi annui: superato questo importo (o 100.000 euro in corso d’anno, con uscita immediata), si deve passare al regime ordinario con IVA e contabilita’ completa. Per molti avvocati che esercitano come liberi professionisti alle prime armi, questo limite non e’ un problema concreto. Requisiti del regime forfettario per avvocati nel 2026Per accedere al regime forfettario (L. 190/2014, art. 1, commi 54-89) un avvocato deve rispettare nel 2026 questi requisiti e non incorrere in nessuna delle cause ostative:Compensi annui non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente (il superamento comporta l’uscita l’anno successivo; se si superano i 100.000 euro in corso d’anno, si esce immediatamente con ricalcolo IVA).Nessuna partecipazione in societa’ di persone, associazioni o SRL con controllo diretto se l’attivita’ svolta e’ riconducibile a quella della partita IVA.Spese per lavoro accessorio e dipendenti non superiori a 20.000 euro lordi annui (limite ridotto da 30.000 a 20.000 dalla Legge di Bilancio 2025, in vigore dal 2025).Redditi da lavoro dipendente o assimilati non superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (causa ostativa: se si e’ anche dipendenti o pensionati con reddito oltre questa soglia, non si puo’ accedere al forfettario). La soglia era 30.000 euro fino al 2024, elevata a 35.000 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024 art. 1 c. 12).Non applicabile a chi ha optato per il regime ordinario nei tre anni precedenti (vincolo triennale di permanenza).Nota importante per gli avvocati che svolgono anche attivita’ di docenza o consulenza per enti pubblici: i compensi da lavoro dipendente (anche a tempo determinato o co.co.co.) si sommano per verificare il limite dei 35.000 euro. Codice ATECO 69.10.10: attivita’ legale dell’avvocatoIl codice ATECO corretto per l’avvocato che esercita la libera professione e’ il 69.10.10 – Attivita’ degli studi legali. Questo codice identifica l’esercizio della professione forense, sia in forma individuale (studio legale monoprofessionale) sia come associato in uno studio legale associato.DatoValoreCodice ATECO69.10.10DescrizioneAttivita’ degli studi legaliSezione ATECOM – Attivita’ professionali, scientifiche e tecnicheCassa previdenzialeCassa Forense (CASSA FORENSE)Coefficiente di redditivita’ forfettario78%Contributi previdenzialiCassa Forense (NON INPS Gestione Separata)Il coefficiente di redditivita’ del 78% e’ quello applicato alle attivita’ professionali, scientifiche e tecniche nel regime forfettario (L. 190/2014, Allegato 4, che raggruppa in questa categoria anche medici, commercialisti, psicologi, architetti e altri professionisti). Questo coefficiente e’ fondamentale per il calcolo del reddito imponibile: se un avvocato forfettario incassa 50.000 euro di compensi in un anno, il suo reddito imponibile e’ 50.000 x 78% = 39.000 euro, sul quale si calcola la flat tax al 15% (5.850 euro di imposta) o al 5% (1.950 euro nei primi 5 anni).Attenzione al codice ATECO per la mediazione o la consulenza legale generica: se l’avvocato svolge anche attivita’ di mediatore civile o consulente (non strettamente forense), potrebbe essere necessario un secondo codice ATECO. Nel regime forfettario e’ possibile avere piu’ codici ATECO, ma si usa il coefficiente di redditivita’ relativo all’attivita’ prevalente (per compensi). Vedi anche: come gestire piu’ codici ATECO nel forfettario 2026. Come aprire la partita IVA da avvocato: procedura passo per passoAprire la partita IVA da avvocato forfettario e’ un’operazione che si puo’ completare in pochi giorni. Ecco il percorso completo: 1. Iscrizione all’Albo degli AvvocatiPrima di aprire la partita IVA, l’avvocato deve essere iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (COA) della propria circoscrizione. L’iscrizione all’Albo e’ requisito indispensabile per esercitare la professione forense e per iscriversi a Cassa Forense. Senza iscrizione all’Albo, il COA segnala la mancata iscrizione alla previdenza forense.2. Apertura della partita IVA all’Agenzia delle EntrateLa partita IVA si apre presentando il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite i servizi telematici, in presenza o tramite intermediario abilitato). Nel modello si inserisce:Codice ATECO: 69.10.10Regime fiscale: regime forfettario (codice RF19 in fatturazione elettronica)Data inizio attivita’Comune e indirizzo dello studio legaleL’apertura online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate e’ gratuita e il numero di partita IVA viene assegnato immediatamente.3. Iscrizione a Cassa ForenseContestualmente all’apertura della partita IVA (o entro 30 giorni), l’avvocato deve iscriversi a Cassa Forense (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense). L’iscrizione avviene online sul sito istituzionale cassaforense.it. Non c’e’ una soglia minima di reddito per l’obbligo di iscrizione: qualsiasi avvocato iscritto all’Albo che esercita la professione e’ obbligato ad iscriversi a Cassa Forense.Attenzione: a differenza di altri liberi professionisti non coperti da una cassa privata (ad esempio molti consulenti), gli avvocati non versano i contributi all’INPS Gestione Separata ma esclusivamente a Cassa Forense. Questa distinzione e’ fondamentale per calcolare correttamente gli oneri previdenziali nel forfettario.4. Comunicazione all’Ordine degli AvvocatiAlcuni COA richiedono la comunicazione dell’apertura della partita IVA per aggiornare i registri dell’Ordine. E’ buona pratica verificare con il proprio Ordine locale le formalita’ specifiche.Cassa Forense e contributi nel regime forfettario 2026La gestione previdenziale e’ il capitolo piu’ complesso per l’avvocato forfettario, perche’ Cassa Forense ha regole proprie, indipendenti dal regime fiscale scelto. Struttura dei contributi Cassa ForenseCassa Forense prevede due tipologie di contributo obbligatorio per tutti gli iscritti:Contributo soggettivo: 16% del reddito professionale netto (dichiarato ai fini dell’IRPEF). L’aliquota e’ stata elevata al 16% nel 2024 (era il 15% in precedenza).Contributo integrativo: 4% del volume d’affari IVA (fatturato lordo). Nel regime forfettario non si applica l’IVA, ma il contributo integrativo del 4% si calcola comunque sui compensi lordi incassati, perche’ il volume d’affari ai fini Cassa Forense e’ il corrispettivo del servizio prestato.Contributo minimo 2026: circa 2.875 euro (valore indicativo; Cassa Forense pubblica i minimi aggiornati ogni anno nelle circolari). Il contributo minimo si deve versare indipendentemente dal reddito effettivo, anche se si e’ avuta pochissima attivita’.Esiste anche una riduzione per i giovani avvocati iscritti per i primi anni: Cassa Forense prevede agevolazioni contributive per i neoiscritti all’Albo (di solito nei primi 6 anni). Le percentuali variano e vanno verificate direttamente sul sito cassaforense.it al momento dell’iscrizione.La riduzione del 35% INPS non si applica agli avvocatiUno dei vantaggi del regime forfettario per i professionisti iscritti all’INPS Gestione Separata (ad esempio molti consulenti, ingegneri non iscritti a Inarcassa, ecc.) e’ la possibilita’ di ridurre i contributi del 35%. Questa riduzione NON si applica agli avvocati iscritti a Cassa Forense: Cassa Forense e’ una cassa privata con regole autonome e non prevede la riduzione forfettaria del 35% riservata ai contribuenti INPS. E’ un punto di attenzione cruciale che spesso viene trascurato nella pianificazione fiscale degli avvocati forfettari.Deducibilita’ dei contributi Cassa ForenseI contributi versati a Cassa Forense sono interamente deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi, indipendentemente dal regime fiscale. Anche l’avvocato forfettario deduce i contributi Cassa Forense, ma in modo specifico: la deduzione avviene nel quadro LM (Modello Redditi PF), abbattendo il reddito imponibile su cui si calcola la flat tax. E’ un vantaggio reale che riduce il carico fiscale complessivo.Scadenze versamento contributi Cassa Forense 2026I contributi si versano in due rate:Prima rata (acconto): di solito entro il 31 maggio (o data comunicata da Cassa Forense)Seconda rata (saldo + contributo integrativo): di solito entro il 31 ottobre / 30 novembre (variabile: verificare il portale Cassa Forense)Le scadenze esatte vengono comunicate annualmente da Cassa Forense tramite circolari e sul portale myForense. E’ obbligatorio presentare ogni anno la comunicazione reddituale (Dichiarazione Reddituale Annuale) al portale Cassa Forense, anche se il reddito e’ zero o minimo.Calcolo tasse avvocato forfettario 2026: flat tax e imposta sostitutivaVediamo un esempio pratico con numeri reali per capire esattamente quanto paga di tasse un avvocato forfettario nel 2026.Esempio: avvocato forfettario con 40.000 euro di compensiVoceImportoCome si calcolaCompensi lordi incassati40.000 euroFatture emesse e incassate nell’annoCoefficiente di redditivita’78%Categoria professioni intellettualiReddito imponibile lordo31.200 euro40.000 x 78%Contributi Cassa Forense (soggettivo 16%)4.992 euro31.200 x 16%Contributi Cassa Forense (integrativo 4%)1.600 euro40.000 x 4%Reddito imponibile netto (dopo deduzione contributi)26.208 euro31.200 – 4.992 euroImposta sostitutiva al 15%3.931 euro26.208 x 15%Totale tasse + contributi~10.523 euro3.931 + 4.992 + 1.600Nota: i valori sopra sono indicativi e non includono eventuali addizionali locali o altri oneri specifici. Il contributo integrativo al 4% e’ tecnicamente a carico del cliente (ribaltato in fattura), ma molti avvocati forfettari lo assorbono nel compenso per semplificare la fatturazione.Se invece si tratta di una nuova attivita’ (primi 5 anni), l’aliquota sostitutiva scende al 5%: l’imposta sull’esempio sopra sarebbe di soli 1.310 euro, con un risparmio di quasi 2.621 euro rispetto all’aliquota standard.Confronto forfettario vs. regime ordinario per lo stesso avvocatoCon 40.000 euro di compensi in regime ordinario (aliquote IRPEF 2026):IRPEF lorda su circa 35.000 euro di reddito netto (dopo costi e contributi): circa 9.370 euro (23% sui primi 28.000 + 35% sulla parte eccedente)Contributi Cassa Forense: circa 6.592 euro (simili, ma senza riduzione forfettaria)Costi di commercialista e tenuta contabilita’ IVA: 1.000-3.000 euro/annoTotale: significativamente superiore al forfettarioIl forfettario e’ quasi sempre vantaggioso sotto gli 85.000 euro di compensi per avvocati con pochi costi deducibili (affitto studio, materiale, etc.) che nel regime ordinario abbatterebbero il reddito. Se l’avvocato ha invece spese elevate (collaboratori, affitti costosi, attrezzatura), il regime ordinario potrebbe essere piu’ conveniente perche’ nel forfettario le spese reali non sono deducibili, ma solo il coefficiente standard del 78%.Per un’analisi personalizzata sulla convenienza specifica della tua situazione, ti invitiamo a consultare un esperto. Puoi anche leggere la nostra guida approfondita: quando la tassazione ordinaria conviene rispetto all’imposta sostitutiva.Fatturazione elettronica per avvocato forfettario nel 2026Dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia. Anche l’avvocato forfettario deve emettere le fatture tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate in formato XML FatturaPA v1.2.2. Elementi obbligatori della fattura avvocato forfettarioCodice natura IVA: N2.2 (operazioni non soggette IVA per regime forfettario)Regime fiscale: RF19 (regime forfettario)Dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”Richiesta di non applicare la ritenuta d’acconto: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014” (solo quando il cliente e’ sostituto d’imposta)Marca da bollo virtuale da 2 euro: obbligatoria se il compenso supera 77,47 euro (importo imponibile escluse eventuali spese anticipate)Il contributo integrativo Cassa Forense del 4%: deve essere indicato in fattura come voce separata (ribaltamento contributo previdenziale integrativo). Molti avvocati forfettari scelgono di includerlo nel compenso per semplificare, ma e’ prassi corretta indicarlo separatamente per trasparenza verso il cliente.Per la scelta del software di fatturazione, puoi confrontare le soluzioni disponibili sul mercato: Aruba Fattura Elettronica costi 2026 oppure Facile Fattura Elettronica recensione 2026 per trovare la soluzione piu’ adatta alle tue esigenze.Quando il regime forfettario conviene all’avvocato (e quando no)Il forfettario NON conviene nei seguenti casi specifici per l’avvocato:Compensi vicini o superiori agli 85.000 euro: gestire l’uscita dal forfettario con ricalcolo IVA e’ oneroso.Molte spese reali deducibili: affitto di uno studio costoso in centro citta’, collaboratori, informatica e attrezzatura. Nel forfettario si deduce solo il 22% (100% – 78%) dei compensi a titolo forfettario: se le spese reali superano il 22% dei compensi, il regime ordinario e’ piu’ conveniente.Clienti prevalentemente aziende: le imprese hanno bisogno di detrarre l’IVA. Se lavori quasi solo con clienti B2B, addebitare il contributo integrativo Cassa Forense del 4% al posto dell’IVA ordinaria potrebbe essere meno vantaggioso per il cliente e ridurre la tua competitivita’.Redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro: causa ostativa.Partecipazione in studi legali associati o SRL: causa ostativa in certi casi.Il forfettario conviene invece per:Avvocati alle prime armi con compensi crescenti ma ancora entro 85.000 euro.Avvocati con clientela prevalentemente privata (famiglie, persone fisiche).Avvocati con poche spese di studio (lavoro da casa, senza dipendenti).Avvocati che vogliono semplificare la gestione fiscale senza tenere una contabilita’ analitica delle spese.Domande frequenti (FAQ) – Avvocato e Regime Forfettario 2026 Un avvocato forfettario paga l’IVA?No. Il regime forfettario esenta dall’applicazione e dal versamento dell’IVA. Le fatture emesse non riportano l’IVA e il professionista non effettua liquidazioni periodiche ne’ versamenti IVA. Deve pero’ indicare il codice natura N2.2 e la dicitura esplicativa obbligatoria.Un avvocato forfettario deve versare i contributi INPS?No, gli avvocati iscritti a Cassa Forense non versano contributi all’INPS Gestione Separata. Cassa Forense e’ la loro cassa previdenziale esclusiva. Questo significa anche che non si applica la riduzione del 35% dei contributi INPS prevista per i forfettari iscritti alla Gestione Separata o artigiani/commercianti.Qual e’ il coefficiente di redditivita’ per l’avvocato forfettario?Il coefficiente e’ 78% per le attivita’ professionali, scientifiche e tecniche (categoria che include avvocati, commercialisti, medici, psicologi, architetti e altri). Significa che il 22% dei compensi e’ forfettariamente considerato come spese, e il 78% e’ il reddito imponibile su cui si calcola la flat tax.Un avvocato forfettario puo’ avere collaboratori di studio?Si, ma con il limite di 20.000 euro lordi annui di spese per lavoro accessorio, dipendenti, collaboratori e prestazioni di lavoro (soglia 2025-2026, ridotta da 30.000 dalla Legge di Bilancio 2025). Se si supera questo limite, si perde il diritto al regime forfettario dall’anno successivo.L’avvocato forfettario deve emettere fattura elettronica?Si, dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari, inclusi gli avvocati. Non ci sono piu’ esoneri per soglia. Le fatture vanno trasmesse tramite SDI in formato XML.Quanto paga di tasse un avvocato forfettario con 30.000 euro di compensi?Con 30.000 euro di compensi: reddito imponibile = 23.400 euro (30.000 x 78%); contributi soggettivi Cassa Forense = 3.744 euro (16%); reddito imponibile netto = 19.656 euro; imposta sostitutiva al 15% = 2.948 euro. Totale tasse + contributi: circa 8.292 euro. Con l’aliquota startup al 5% (nuova attivita’) l’imposta scende a circa 983 euro, per un totale di circa 5.327 euro.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai bisogno di assistenza per aprire la tua partita IVA da avvocato?Aprire la partita IVA, scegliere il regime fiscale giusto e gestire i contributi Cassa Forense sono decisioni importanti che impattano su anni di attivita’ professionale. Il team di CAF Centro Fiscale e’ a tua disposizione per una consulenza personalizzata e per aiutarti a calcolare la convenienza del regime forfettario sulla base del tuo profilo specifico. Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno: i nostri consulenti fiscali ti risponderanno nel piu’ breve tempo possibile.Errore: Modulo di contatto non trovato.Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 08:40:152026-08-26 08:41:31Partita IVA Avvocato Forfettario 2026: Guida Completa su ATECO 69.10.10, Cassa Forense e Contributi
Architetti e Ingegneri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOBonus Ristrutturazione 2026 per Architetti: Asseverazioni, Sconto in Fattura e Responsabilità ProfessionaleIl bonus ristrutturazione 2026 continua ad essere uno degli strumenti più utilizzati in edilizia, e per gli architetti rappresenta sia un’opportunità professionale sia un terreno ricco di insidie normative. Asseverazioni tecniche, sconto in fattura, visto di conformità: ogni passaggio ha implicazioni dirette sulla responsabilità professionale. In questa guida spieghiamo tutto quello che un architetto deve sapere per lavorare con i bonus edilizi senza rischi.Se sei un architetto con partita IVA e vuoi capire anche come ottimizzare il tuo regime fiscale mentre gestisci le pratiche dei tuoi clienti, ti consigliamo di leggere anche la nostra guida su quanto guadagna un architetto nel 2026. In questa pagina:Bonus ristrutturazione 2026: cosa cambia per gli architettiAsseverazione tecnica: obblighi e responsabilitàSconto in fattura 2026: come funziona ancoraCessione del credito e visto di conformitàDetrazione 50%: massimali e regole 2026Responsabilità professionale dell’architettoAspetti fiscali: architetto in regime forfettarioErrori da evitare nelle pratiche di bonus ediliziDomande frequentiBonus ristrutturazione 2026: cosa cambia per gli architettiIl bonus ristrutturazione — la detrazione IRPEF per lavori di recupero del patrimonio edilizio — è confermato nel 2026 con aliquote differenziate in base al tipo di immobile. La Legge di Bilancio 2026 ha mantenuto il sistema di agevolazioni per il recupero edilizio, pur inserendolo in un contesto di progressiva riduzione post-Superbonus.Ecco il quadro aggiornato per il 2026:Prima abitazione (abitazione principale): detrazione del 50% sulle spese sostenute, con un massimale di spesa di 96.000 euro per unità immobiliareAltri immobili (seconde case, immobili locati, uso gratuito): detrazione del 36% con lo stesso massimale di 96.000 euro per unità immobiliareRipartizione: la detrazione si recupera in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditiAttenzione: le aliquote esatte e i massimali applicabili dipendono dal tipo di immobile e dalla situazione reddituale del committente. Per le pratiche in corso è fondamentale verificare la normativa vigente al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, non solo al momento dell’avvio del cantiere.Per una panoramica completa su tutti i bonus ancora attivi, consulta anche il nostro articolo sui bonus in scadenza nel 2026. Asseverazione tecnica: obblighi e responsabilitàL’asseverazione tecnica è il documento con cui un professionista abilitato — come un architetto — certifica che i lavori realizzati rispettano i requisiti previsti dalla normativa per ottenere il bonus. Si tratta di una dichiarazione che ha valore legale e che espone il professionista firmatario a responsabilità civile e, in alcuni casi, penale.Per il bonus ristrutturazione ordinario (detrazione 36-50%), l’asseverazione tecnica non è obbligatoria nella forma strutturata prevista per il Superbonus. Tuttavia, per specifici bonus collegati — in particolare il Sismabonus e le detrazioni per interventi di efficienza energetica (Ecobonus) — l’asseverazione è un requisito imprescindibile. Quando l’asseverazione è obbligatoriaSismabonus (detrazione 70-85%): obbligatoria asseverazione sismica da parte di un professionista abilitato alla progettazione strutturale, attestante la riduzione di una o due classi di rischio sismico dell’edificioEcobonus (detrazione 50-65%): obbligatoria asseverazione energetica con attestato APE ante e post intervento, da depositare all’ENEA entro 90 giorni dalla fine lavoriSconto in fattura / cessione del credito: obbligatorio il visto di conformità rilasciato da un CAF o da un professionista abilitato (dottore commercialista, consulente del lavoro, etc.)Immagina che il tuo cliente voglia realizzare un cappotto termico e contestualmente rinforzare la struttura di un vecchio edificio anni ’70. Tu come architetto dovrai produrre:La documentazione tecnica di progetto (permessi, CILA, ecc.)L’asseverazione sismica (se si richiede il Sismabonus)La comunicazione ENEA per l’intervento energeticoL’attestato APE post-interventoOgni documento firmato è una tua responsabilità professionale diretta.Sconto in fattura 2026: come funziona ancoraLo sconto in fattura è una modalità alternativa alla detrazione IRPEF: invece di recuperare il bonus in 10 anni nella dichiarazione dei redditi, il committente ottiene uno sconto immediato sul corrispettivo dovuto all’impresa esecutrice. Quest’ultima poi cede il credito corrispondente alle banche o ad altri intermediari finanziari.Dal 2023, la normativa (D.L. 11/2023, il cosiddetto Decreto Blocca Cessioni) ha fortemente limitato l’accesso a sconto in fattura e cessione del credito. Nel 2026, questa modalità è residuale e riservata solo a specifiche categorie di interventi:Superbonus residuale: solo per cantieri con CILAS presentata entro il 16 febbraio 2023 (o entro il 31 dicembre 2023 per condomini con delibera entro il 18 novembre 2022)Barriere architettoniche (bonus 75%): la cessione del credito e lo sconto in fattura sono ancora consentiti per questi interventi specificiCalamità naturali: soggetti colpiti da eventi sismici e catastrofali con dichiarazione di stato di emergenzaCase popolari (IACP): istituti autonomi case popolari e cooperative di abitazionePer gli interventi ordinari di ristrutturazione (detrazione 36-50%) lo sconto in fattura non è più disponibile dal 17 febbraio 2023. Il committente può usufruire solo della detrazione pluriennale in dichiarazione dei redditi.Questo è un aspetto cruciale da comunicare correttamente ai tuoi clienti: chi si aspettasse di poter ancora applicare lo sconto in fattura su una ristrutturazione ordinaria rimarrebbe deluso — e potenzialmente potrebbe rivalersi sul progettista che non l’ha informato adeguatamente. Cessione del credito e visto di conformitàDove la cessione del credito è ancora consentita (barriere architettoniche, Superbonus residuale), entra in gioco il visto di conformità. Si tratta di un controllo formale sulla documentazione fiscale, rilasciato esclusivamente da soggetti autorizzati:CAF (Centri di Assistenza Fiscale)Dottori commercialisti e ragionieri abilitatiConsulenti del lavoroResponsabili dei Centri di Assistenza FiscaleL’architetto non può rilasciare il visto di conformità. Questa è una distinzione fondamentale: il professionista tecnico (architetto, ingegnere, geometra) produce l’asseverazione tecnica, mentre il professionista fiscale (CAF, commercialista) produce il visto di conformità. Sono due documenti distinti e complementari.Per le pratiche che ancora prevedono la cessione del credito, dovrai quindi lavorare in sinergia con un CAF o un commercialista. Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta professionisti tecnici e i loro clienti nell’ottenimento del visto di conformità per le pratiche edilizie con cessione del credito ancora ammessa.Puoi approfondire il tema leggendo anche la nostra guida sul visto di conformità 2026. Detrazione 50%: massimali e regole 2026La detrazione 50% sugli interventi sull’abitazione principale e il 36% sugli altri immobili sono le aliquote confermate per il 2026. Il limite massimo di spesa è fissato a 96.000 euro per unità immobiliare in entrambi i casi, da recuperare in 10 quote annuali di pari importo.Questo significa, in concreto:Prima abitazione: 50% su max 96.000 euro = detrazione massima 48.000 euro, recuperata in 10 anni (4.800 euro/anno)Altri immobili: 36% su max 96.000 euro = detrazione massima 34.560 euro, recuperata in 10 anni (3.456 euro/anno)Il massimale di 96.000 euro si applica per ciascuna unità immobiliare, indipendentemente dal numero di comproprietariSupponiamo che il tuo cliente Luca sia proprietario di un appartamento non adibito ad abitazione principale e voglia ristrutturare il bagno e la cucina per un totale di 30.000 euro di lavori. Nel 2026, potrà detrarre il 36% di 30.000 euro = 10.800 euro, spalmato in 10 anni (1.080 euro/anno in riduzione IRPEF).Consulta anche la nostra guida alle detrazioni fiscali 2026 per un quadro completo di tutte le agevolazioni disponibili. Responsabilità professionale dell’architettoLavorare sui bonus edilizi implica per l’architetto un livello di responsabilità professionale più elevato rispetto al normale incarico di progettazione. Le conseguenze di un errore documentale possono essere gravi: dalla decadenza del bonus per il cliente, alle sanzioni amministrative, fino alla responsabilità penale per falso in atto pubblico nei casi più gravi.Le tre aree di rischio principaliResponsabilità civile verso il cliente: se a causa di un errore nell’asseverazione il cliente perde il diritto alla detrazione o subisce un accertamento fiscale, può rivalersi sull’architetto per i danni subiti. Qui entra in gioco la polizza RC professionale, che deve coprire esplicitamente i danni derivanti da errori nelle pratiche di bonus ediliziResponsabilità amministrativa verso l’Agenzia delle Entrate: le sanzioni per asseverazioni false o incomplete vanno da 2.000 a 15.000 euro per ciascuna asseverazione irregolare (art. 119 c. 14 D.L. 34/2020). Nei casi più gravi, l’architetto viene inserito nella lista dei soggetti non abilitati a rilasciare asseverazioniResponsabilità penale: nei casi di falso ideologico o truffa aggravata (es. asseverazioni rilasciate per lavori mai eseguiti o non conformi), le conseguenze possono essere molto serie, con procedimenti penali a carico del professionistaCome tutelarsiVerifica sempre lo stato dei lavori prima di asseverare: sopralluoghi documentati con foto e relazioni tecnicheConserva tutta la documentazione: per almeno 10 anni dall’ultimazione dei lavori (termine di accertamento fiscale)Aggiorna la polizza RC professionale: verifica che copra esplicitamente le attività legate ai bonus edilizi e aumenta il massimale se necessarioForma il team: se lavori con collaboratori di studio, assicurati che conoscano le norme aggiornate — la tua firma è quella che contaNon improvvisare il fiscale: per la parte tributaria (visto di conformità, dichiarazioni) rivolgiti sempre a un CAF o commercialista abilitatoAspetti fiscali: architetto in regime forfettarioMolti architetti lavorano in regime forfettario (fino a 85.000 euro di compensi annui). Questo regime ha caratteristiche specifiche che impattano sulla gestione delle pratiche di bonus edilizi.In regime forfettario:Non si applica IVA sulle fatture emesse ai clienti (la tariffa professionale è esente IVA). Attenzione: questo significa che nella gestione dello sconto in fattura (dove ancora ammesso), il meccanismo si complica perché il calcolo del credito cedibile considera anche l’IVA dei lavori — gestita dall’impresa edile, non dall’architettoNon si beneficia delle detrazioni IRPEF in dichiarazione dei redditi: l’architetto forfettario paga un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni di attività) e non porta in detrazione spese come quelle per ristrutturazione della propria abitazione tramite il modello 730Il coefficiente di redditività per i professionisti tecnici è 78%: significa che su 100 euro di compensi, 78 sono considerati reddito imponibile su cui si paga l’imposta sostitutivaSe sei un architetto che opera principalmente sui bonus edilizi e stai valutando se mantenere o abbandonare il regime forfettario, ti consigliamo di confrontarti con un professionista fiscale. Il regime più conveniente dipende dal volume dei compensi, dalla composizione delle spese e dalla situazione personale.Per approfondire il regime forfettario per i professionisti tecnici, leggi anche il nostro articolo su architetto forfettario e INARCASSA 2026. Errori da evitare nelle pratiche di bonus ediliziL’esperienza maturata in anni di gestione delle pratiche di detrazione edilizia ci permette di identificare gli errori più comuni che possono invalidare il beneficio o generare responsabilità per l’architetto:Pagamenti non tracciabili: il committente deve pagare i lavori tramite bonifico bancario parlante (con causale specifica), MAI in contanti. Un pagamento errato invalida la detrazione — e se l’architetto non ha avvertito il cliente, può essere ritenuto corresponsabileCILA o permessi presentati tardivamente: la comunicazione di inizio lavori deve precedere l’avvio del cantiere. Avviare i lavori prima delle comunicazioni obbligatorie può compromettere il diritto alla detrazioneConfondere le categorie di lavori: gli interventi di manutenzione ordinaria (tinteggiature, piccole riparazioni) non danno diritto alla detrazione 36-50%; solo la manutenzione straordinaria, il restauro e i lavori strutturali la consentono sulle parti comuni; per le singole unità abitative, invece, anche la manutenzione ordinaria è detraibile. Una classificazione errata espone al recupero dell’imposta con sanzioniFatture intestate male: le fatture dei fornitori devono essere intestate al committente che usufruisce della detrazione, non all’architetto o all’impresa. Un errore di intestazione può essere corretto, ma va fatto in tempi rapidiAsseverazione energetica tardiva: la comunicazione all’ENEA per l’Ecobonus deve essere trasmessa entro 90 giorni dalla data di fine lavori. Un ritardo comporta la perdita del bonus energeticoTrascurare i massimali: se un immobile è già stato oggetto di interventi detraibili in anni precedenti, il massimale di spesa detraibile potrebbe essere già parzialmente o totalmente esaurito. Verifica sempre la situazione storica del beneDomande frequentiL’architetto può rilasciare il visto di conformità per la cessione del credito?No. Il visto di conformità può essere rilasciato solo da soggetti fiscalmente abilitati: CAF, dottori commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro iscritti ai rispettivi albi. L’architetto può produrre l’asseverazione tecnica (verifica dei lavori e dei requisiti), che è un documento diverso e complementare al visto di conformità fiscale.Lo sconto in fattura è ancora disponibile nel 2026 per le ristrutturazioni?No, non per le ristrutturazioni ordinarie. Dal 17 febbraio 2023 (D.L. 11/2023) lo sconto in fattura e la cessione del credito sono stati aboliti per la maggior parte degli interventi edilizi. Nel 2026 rimangono disponibili solo per il Superbonus residuale (cantieri con CILAS presentata prima del 17 febbraio 2023) e per gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche (bonus 75%).Quale aliquota di detrazione si applica nel 2026 per le ristrutturazioni?Nel 2026 si applica il 50% per la prima abitazione e il 36% per gli altri immobili (seconde case, immobili locati). Il massimale di spesa detraibile è di 96.000 euro per unità immobiliare in entrambi i casi. La detrazione si recupera in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi.Cosa rischia un architetto che firma un’asseverazione falsa?Le sanzioni amministrative per asseverazioni irregolari vanno da 2.000 a 15.000 euro per ciascun documento (art. 119 c. 14 D.L. 34/2020). Nei casi più gravi (lavori mai eseguiti, frodi organizzate) si può configurare il reato di falso ideologico o truffa aggravata ai danni dello Stato, con conseguenze penali per il professionista firmatario. È fondamentale asseverare solo ciò che si può personalmente verificare e documentare.Un architetto in regime forfettario può detrarre il bonus ristrutturazione sulla propria abitazione?No. Chi è in regime forfettario paga un’imposta sostitutiva e non compila il modello 730 né il quadro RP del Modello Redditi PF dove si riportano le detrazioni per spese edilizie. Di conseguenza, non può usufruire della detrazione per le ristrutturazioni della propria abitazione. Tuttavia, se il coniuge non forfettario ha redditi IRPEF sufficienti, potrebbe detrarre lui la spesa a proprio carico.Hai bisogno di supporto fiscale per le pratiche di bonus edilizi?Il CAF Centro Fiscale di Udine affianca architetti e studi tecnici nella gestione degli aspetti fiscali delle pratiche edilizie: visto di conformità, assistenza nelle detrazioni, verifica della documentazione fiscale. Contattaci per una consulenza personalizzata.Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri consulenti sono a tua disposizione per analizzare la tua situazione specifica e guidarti attraverso le opportunità ancora disponibili nel 2026.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/detrazioni-fiscali-per-ristrutturazione-edilizia.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 08:31:002026-08-26 07:51:14Bonus Ristrutturazione 2026 per Architetti: Asseverazioni, Sconto in Fattura e Responsabilità Professionale
CAF, CRIPTOVALUTERegolarizzazione Criptovalute Non Dichiarate 2026: Ravvedimento Operoso Post-DAC8 Passo per PassoHai comprato o venduto Bitcoin, Ethereum o altre criptovalute negli anni scorsi e non le hai mai dichiarate al Fisco? Non sei solo. Secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate, una quota significativa dei possessori italiani di cripto-attività non ha mai compilato il Quadro W del Modello Redditi PF né versato l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Il problema è che dal 2026 le regole del gioco sono cambiate radicalmente: la Direttiva DAC8 (Direttiva UE 2023/2226) ha reso operativo lo scambio automatico di dati tra tutti gli exchange europei e l’amministrazione finanziaria italiana. Ignorare questa finestra significa aspettare un avviso di accertamento con sanzioni piene.Questa guida è il punto di riferimento aggiornato per il 2026: trovi le aliquote vigenti (33% sulle plusvalenze ordinarie, con l’eccezione al 26% per gli EMT in euro), le percentuali esatte di ravvedimento operoso post-riforma D.Lgs. 87/2024, e i passaggi concreti per compilare correttamente il Quadro W e sanare la tua posizione prima che arrivi un accertamento d’ufficio.Indice dei contenutiCosa cambia con DAC8: perche regolarizzarsi adessoChi deve regolarizzarsi: i casi piu comuniAliquote e tasse sulle criptovalute 2026Ravvedimento operoso per criptovalute: come funzionaCalcolo delle sanzioni ridotte per fascia temporaleCome compilare il Quadro W: istruzioni operativeI passi concreti per regolarizzarsi nel 2026Termini di decadenza: fino a quando sei a rischioRischi penali e quando scatta la soglia criticaDomande frequenti (FAQ) Cosa cambia con DAC8: perche regolarizzarsi adessoLa Direttiva DAC8 (Direttiva UE 2023/2226, recepita in Italia con entrata in vigore dal 2026) ha introdotto l’obbligo di comunicazione automatica per tutti i prestatori di servizi su cripto-attività (CASP — Crypto-Asset Service Providers). In termini pratici, dal 2026 ogni exchange operativo nell’Unione Europea è tenuto a trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi e transazionali dei propri utenti italiani: nome, codice fiscale, volumi scambiati, plusvalenze realizzate, saldi a fine anno.Questo significa che Binance, Coinbase, Kraken e tutti gli altri operatori autorizzati a operare in Europa comunicano automaticamente i tuoi dati al Fisco italiano — esattamente come fanno le banche con i conti correnti tradizionali. Il vantaggio per chi si regolarizza prima di ricevere un avviso è enorme: la sanzione piena per omessa dichiarazione va dal 3% al 15% degli importi non dichiarati, più il 30% dell’IVCA non versata, più gli interessi legali. Il ravvedimento operoso abbatte queste sanzioni a una frazione minima.Ulteriore elemento di pressione: il regime di sanatoria crypto 2023 (introdotto dalla L. 197/2022) si è concluso e non è stato rinnovato. Chi non ha aderito in tempo deve oggi utilizzare il ravvedimento operoso ordinario. Non esiste una finestra di clemenza speciale attiva nel 2026: l’unico strumento è il ravvedimento spontaneo prima che l’Ufficio avvii l’accertamento.Approfondisci come funziona lo scambio dati nella nostra guida completa: DAC8 Criptovalute 2026: la Guida allo Scambio Automatico Dati. Chi deve regolarizzarsi: i casi piu comuniPrima di calcolare quanto devi versare, identifica la tua situazione. I casi di omessa dichiarazione piu frequenti che incontriamo come CAF sono quattro. 1. Possessore che non ha mai compilato il Quadro W (ex Quadro RW)Chi ha acquistato cripto in qualsiasi anno dal 2018 in poi e non le ha mai inserite nel Quadro W (o nel vecchio Quadro RW pre-2023) del Modello Redditi PF deve regolarizzare l’IVCA omessa per ogni anno, anche se non ha mai venduto. L’obbligo di monitoraggio fiscale scatta sul semplice possesso, indipendentemente dalle plusvalenze.2. Chi ha realizzato plusvalenze e non le ha dichiarateSe hai venduto crypto, convertito una valuta in un’altra (es. Bitcoin in Ethereum) o utilizzato cripto per acquisti, hai potenzialmente realizzato plusvalenze tassabili. Prima del 2025 esisteva una franchigia annua di 2.000 euro: al di sotto di quella soglia non c’era tassazione. Da gennaio 2025 quella franchigia non esiste piu e ogni plusvalenza — dal primo euro — è tassabile. Se hai omesso di dichiarare plusvalenze negli anni passati devi calcolare l’imposta dovuta per ciascun anno e applicare il ravvedimento operoso.3. Staker e miner che non hanno dichiarato i rendimentiI proventi dello staking e del mining rientrano nei redditi diversi e, dal 2026, sono tassati come plusvalenze al 33%. Se hai percepito ricompense di staking o mining in anni precedenti senza dichiararle, anche queste vanno incluse nella regolarizzazione.4. Chi ha aderito parzialmente alla sanatoria 2023Alcuni contribuenti hanno aderito alla sanatoria 2023 per una parte delle proprie posizioni, omettendo exchange secondari o wallet hardware. In questo caso il rischio residuo riguarda le posizioni non sanate, che ora devono essere regolarizzate tramite ravvedimento ordinario.Aliquote e tasse sulle criptovalute 2026Per calcolare quanto devi regolarizzare devi conoscere esattamente le aliquote applicabili anno per anno. Nel 2026 il quadro normativo e’ il seguente. Imposta sostitutiva sulle plusvalenzeAnnoAliquota plusvalenzeFranchigia annuaNormaFino al 202226%2.000 euroL. 130/20222023-202426%2.000 euroL. 197/2022Dal 202526% (poi 33%)Nessuna (abolita)L. 207/2024Dal 202633%NessunaL. 207/2024 art. 1 c. 25Eccezione: i token di moneta elettronica (EMT) denominati in euro e conformi al Regolamento MiCAR (Reg. UE 2023/1114) restano al 26% anche dal 2026. Le conversioni tra euro e EMT euro sono fiscalmente neutrali.IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività)L’IVCA si applica sul valore complessivo di tutte le cripto-attività possedute al 31 dicembre di ogni anno. L’aliquota e’ dello 0,2% (2 per mille) ed e’ dovuta indipendentemente dalla realizzazione di plusvalenze: anche se non hai venduto nulla, se possiedi cripto devi versare l’IVCA. La base imponibile e’ il valore di mercato a fine anno di tutte le posizioni aperte su tutti gli exchange e wallet.Metodo di calcolo delle plusvalenze: LIFOIl metodo obbligatorio per il calcolo delle plusvalenze e’ il LIFO (Last In, First Out): si considerano ceduti per primi i titoli acquisiti piu di recente. Questo puo avere un impatto significativo se hai acquistato cripto in periodi diversi a prezzi molto differenti. Per il ravvedimento operoso e’ essenziale ricostruire esattamente il costo storico di acquisto (in euro, alla data di acquisto) per ogni lotto.Per una guida dettagliata su come dichiarare correttamente nel modello dichiarativo, consulta: Tassazione Criptovalute 2026: Aliquota al 33%, Quadro W e Come Dichiarare Bitcoin e Crypto.Ravvedimento operoso per criptovalute: come funzionaIl ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997) permette di regolarizzare spontaneamente una violazione tributaria pagando l’imposta dovuta, gli interessi legali e una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria. La riduzione dipende da quanto tempo e’ passato dalla scadenza originaria dell’obbligo.Condizione essenziale: il ravvedimento e’ possibile solo finche l’Agenzia delle Entrate non ha ancora avviato un accertamento, un controllo formale o notificato un avviso. Se hai gia ricevuto una lettera dall’Agenzia delle Entrate riguardo alle tue crypto, il ravvedimento non e’ piu applicabile.Riforma D.Lgs. 87/2024: dal 1° settembre 2024 le percentuali di ravvedimento sono cambiate. La sanzione base e’ scesa dal 30% al 25%, e le frazioni non sono piu calcolate sulla sanzione minima ma come percentuali fisse. Per le violazioni commesse prima del 1° settembre 2024 si applicano le vecchie percentuali (ora deprecate); per quelle successive, le nuove percentuali indicate qui sotto. Calcolo delle sanzioni ridotte per fascia temporaleLa percentuale di sanzione ridotta da applicare dipende da quanti giorni o anni sono passati dalla scadenza originale dell’obbligo dichiarativo (di norma, il 30 novembre dell’anno successivo a quello di competenza per il Modello Redditi PF).Fascia temporaleSanzione ridotta (post D.Lgs. 87/2024)Base normativaEntro 14 giorni dalla scadenza0,0833% per giornoart. 13 c. 1 lett. a D.Lgs. 472/97Entro 30 giorni dalla scadenza1,25%art. 13 c. 1 lett. a D.Lgs. 472/97Entro 90 giorni dalla scadenza1,39%art. 13 c. 1 lett. a-bis D.Lgs. 472/97Entro 1 anno dalla scadenza3,125%art. 13 c. 1 lett. b D.Lgs. 472/97Entro 2 anni dalla scadenza3,572%art. 13 c. 1 lett. b-bis D.Lgs. 472/97Oltre 2 anni dalla scadenza4,17%art. 13 c. 1 lett. b-ter D.Lgs. 472/97Nota: a queste sanzioni ridotte si aggiungono sempre gli interessi legali maturati dalla scadenza originale al giorno del pagamento. Il tasso di interesse legale da applicare varia di anno in anno (per il 2025 era il 2,5% annuo; verifica il tasso vigente alla data del pagamento).Esempio pratico: calcolo ravvedimento per omessa IVCA 2022Supponiamo che nel 2022 avessi un portafoglio crypto del valore di 50.000 euro al 31 dicembre 2022, mai dichiarato. L’IVCA omessa ammonta a 50.000 x 0,2% = 100 euro. La scadenza originale per dichiararla era il 30 novembre 2023 (presentazione Redditi PF 2023 per l’anno d’imposta 2022). Da novembre 2023 ad agosto 2026 sono passati circa 33 mesi, cioe oltre 2 anni: si applica la sanzione ridotta del 4,17%.Totale da versare (IVCA 2022): 100 euro (imposta) + 4,17 euro (sanzione ridotta 4,17%) + interessi legali = circa 106-108 euro. Per un portafoglio da 50.000 euro, il costo della regolarizzazione dell’IVCA di un solo anno e’ relativamente contenuto. Il costo maggiore riguarda le eventuali plusvalenze non dichiarate, che vanno calcolate operazione per operazione.Sanzioni specifiche per il monitoraggio fiscale (Quadro W omesso)Per l’omessa compilazione del Quadro W (monitoraggio fiscale — possesso cripto senza cessione) la sanzione ordinaria va dal 3% al 15% degli importi non dichiarati. Con il ravvedimento operoso si applica la riduzione percentuale prevista per la fascia temporale, rendendo il costo della regolarizzazione molto inferiore a quello dell’accertamento d’ufficio.Come compilare il Quadro W: istruzioni operativeIl Quadro W (introdotto dalla L. 197/2022 in sostituzione del vecchio Quadro RW) e’ la sezione del Modello Redditi PF dedicata alla dichiarazione delle cripto-attivita. Va compilato sia per le plusvalenze realizzate sia per il semplice possesso (ai fini IVCA e monitoraggio fiscale). Sezioni principali del Quadro WSezione I (Plusvalenze e altri redditi): si indicano le plusvalenze e minusvalenze realizzate nell’anno, calcolate con metodo LIFO. Per ciascuna operazione occorre il prezzo di acquisto in euro, la data di acquisto, il prezzo di vendita in euro, la data di vendita.Sezione II (Monitoraggio fiscale): si indica il valore complessivo delle cripto-attivita detenute all’inizio e alla fine del periodo d’imposta, suddiviso per exchange/wallet. E’ la sezione rilevante anche per chi non ha realizzato plusvalenze ma semplicemente possiede cripto.IVCA: l’imposta (0,2% sul valore al 31/12) viene calcolata in automatico nel modello e confluisce nell’F24 a saldo e in acconto.Documenti indispensabili per compilare il Quadro WPrima di iniziare la compilazione, raccogli:Estratto storico delle transazioni da ogni exchange utilizzato (formato CSV o PDF): la maggior parte degli exchange permette di scaricarlo dall’area personale (sezione “Report fiscale” o “Tax report”).Valorizzazione in euro alla data di ogni operazione: se l’exchange non fornisce la conversione in euro, si utilizza il tasso di cambio ufficiale BCE alla data della transazione.Saldo di tutti i wallet al 31 dicembre di ogni anno da regolarizzare: sia per exchange centralizzati (CEX) sia per wallet decentralizzati (MetaMask, Ledger, ecc.).Prova del costo di acquisto: screenshot dell’ordine, conferma via email, estratto dell’exchange con prezzo pagato in euro.Consulta anche: Criptovalute nel Modello 730/2026, quando e come si dichiarano: le regole.I passi concreti per regolarizzarsi nel 2026Ecco la sequenza operativa per regolarizzare la tua posizione crypto nel 2026 tramite ravvedimento operoso.Passo 1 — Ricognizione completa delle posizioniElenca tutti gli exchange e wallet mai utilizzati dal 2018 a oggi. Scarica lo storico transazioni completo da ciascuno. Se hai perso l’accesso a un exchange (es. chiuso o fallito), conserva tutta la documentazione disponibile per dimostrare il tentativo di recupero.Passo 2 — Calcolo delle imposte anno per annoPer ogni anno da regolarizzare, calcola separatamente:L’IVCA dovuta (valore portafoglio al 31/12 x 0,2%)Le plusvalenze realizzate nell’anno (metodo LIFO, al netto della franchigia se applicabile per gli anni pre-2025)L’imposta sostitutiva sulle plusvalenze (26% per anni pre-2026; 33% dal 2026)Passo 3 — Determinazione della fascia di ravvedimentoPer ogni anno da regolarizzare, calcola quanti giorni/anni sono passati dalla scadenza originale (di norma il 30 novembre dell’anno successivo all’anno d’imposta per il Modello Redditi PF). Applica la percentuale di sanzione ridotta dalla tabella della sezione precedente.Passo 4 — Pagamento tramite F24Il versamento avviene tramite modello F24 con i seguenti codici tributo:1715 — Imposta sostitutiva plusvalenze cripto-attivita (saldo)1716 — Imposta sostitutiva plusvalenze cripto-attivita (acconto primo)1717 — Imposta sostitutiva plusvalenze cripto-attivita (acconto secondo)1739 — IVCA (Imposta sul Valore Cripto-Attivita)Per il ravvedimento, nella stessa F24 si indicano anche la sanzione ridotta (codice tributo della sanzione relativa al tributo omesso, con suffisso “RV”) e gli interessi legali (codice “1990” per interessi da ravvedimento).Passo 5 — Presentazione dichiarazione integrativaContestualmente al pagamento, occorre presentare la dichiarazione integrativa per ogni anno da regolarizzare: si tratta di un Modello Redditi PF corretto (o aggiuntivo, se non era stato presentato) che include il Quadro W compilato correttamente. La dichiarazione integrativa puo essere presentata entro i termini di decadenza dell’accertamento.Termini di decadenza: fino a quando sei a rischioL’Agenzia delle Entrate puo accertare le violazioni tributarie entro termini precisi, superati i quali l’accertamento e’ improcedibile:Termine ordinario: 5 anni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione. Esempio: per l’anno d’imposta 2022 (Redditi PF da presentare entro novembre 2023), il termine di decadenza e’ novembre 2028.Termine raddoppiato per attivita finanziarie in paesi black-list: 10 anni dalla scadenza. Se le tue cripto erano su exchange localizzati in paradisi fiscali (es. alcuni exchange offshore non-EU), il termine si raddoppia.In caso di omessa dichiarazione (dichiarazione non presentata): il termine ordinario di 5 anni parte dalla scadenza di presentazione della dichiarazione, ma attenzione: se il reddito non dichiarato deriva da attivita finanziarie estere, si applicano le regole del monitoraggio fiscale con possibili proroghe.Pratica implicazione: se hai cripto non dichiarate per gli anni 2018-2020 e sei su exchange EU regolari, i termini ordinari starebbero scadendo tra il 2023 e il 2025 — ma attenzione: se l’Agenzia ha gia avviato attivita ispettiva (anche solo una richiesta informale), i termini possono sospendersi. Non affidarti ai termini di decadenza come salvezza senza una verifica con un professionista. Rischi penali e quando scatta la soglia criticaLa violazione degli obblighi dichiarativi sulle cripto-attivita e’ tipicamente un illecito tributario amministrativo, non penale. Tuttavia esistono soglie oltre le quali si profila il rischio penale tributario (D.Lgs. 74/2000):Dichiarazione infedele (art. 4 D.Lgs. 74/2000): rilevante penalmente se l’imposta evasa supera 150.000 euro per un singolo periodo d’imposta e l’importo non dichiarato supera il 10% del reddito complessivo o 3.000.000 euro. Pena: da 2 a 5 anni di reclusione.Omessa dichiarazione (art. 5 D.Lgs. 74/2000): rilevante penalmente se l’imposta evasa supera 50.000 euro. Pena: da 2 a 5 anni di reclusione.Riciclaggio e autoriciclaggio: se le cripto sono state utilizzate per occultare proventi di attivita illecite, si aggiungono le fattispecie penali del codice penale (artt. 648-bis e 648-ter.1 c.p.), con soglie molto piu basse.Il ravvedimento operoso estingue le sanzioni amministrative, non quelle penali. Se l’importo evaso supera le soglie penali, il ravvedimento riduce le sanzioni tributarie ma non impedisce l’azione penale. In questi casi e’ indispensabile rivolgersi a un professionista abilitato (CAF o commercialista) per una valutazione complessiva della posizione.Vedi anche: Criptovalute Non Dichiarate: Sanzioni 2026, Ravvedimento Operoso e 5 Passi per Regolarizzarsi (guida alle sanzioni dettagliate per fascia di importo).Domande frequenti (FAQ) Posso fare il ravvedimento operoso da solo o ho bisogno di un CAF?Tecnicamente il ravvedimento puo essere eseguito autonomamente se si ha dimestichezza con le dichiarazioni fiscali e il calcolo delle plusvalenze. In pratica, la maggior parte dei casi che incontriamo richiede assistenza professionale perche: il calcolo LIFO su anni multipli con molte transazioni e’ complesso; la corretta individuazione della fascia di decadenza richiede conoscenza normativa; l’abbinamento corretto dei codici tributo nell’F24 e’ critico. Errori nel ravvedimento possono renderlo inefficace.Ho cripto su un exchange non-EU (es. Binance.us): DAC8 si applica?DAC8 si applica ai CASP autorizzati nell’UE. Exchange con sede principale fuori dall’UE (es. versioni US, asiatiche) non sono obbligati dalla direttiva. Tuttavia il Fisco italiano puo richiedere informazioni tramite accordi internazionali di scambio dati (FATCA, CRS) e puo avviare accertamenti presuntivi se rileva movimentazioni di valuta non spiegate. Il fatto che un exchange non sia soggetto a DAC8 non implica assenza di rischio accertamento.Devo dichiarare anche i crypto ricevuti come regalo o airdrop?Si. I crypto ricevuti tramite airdrop o come regalo hanno un valore di carico pari al valore di mercato alla data di ricezione. Questo valore costituisce il costo di acquisto ai fini del calcolo delle plusvalenze future. Ai fini dell’IVCA e del monitoraggio fiscale, vanno inclusi nel Quadro W come qualsiasi altra cripto-attivita detenuta.Cosa succede se ho perso i wallet e non posso ricostruire le transazioni?E’ una delle situazioni piu delicate. L’impossibilita di ricostruire le transazioni storiche non esime dall’obbligo dichiarativo, ma il Fisco deve poter calcolare le imposte sulla base di dati certi. In questi casi e’ possibile utilizzare le informazioni disponibili (saldi attuali, transazioni parziali) e presentare una dichiarazione basata sui dati ricostruibili, indicando le circostanze di impossibilita. E’ indispensabile l’assistenza di un CAF o commercialista per gestire correttamente questa situazione.Il ravvedimento operoso estingue definitivamente il debito tributario?Si, una volta completato il ravvedimento (pagamento dell’imposta + sanzione ridotta + interessi + presentazione della dichiarazione integrativa), la posizione per quell’anno e quella fattispecie e’ definitivamente chiusa sul piano amministrativo tributario. L’Ufficio non puo piu accertare la stessa violazione gia ravveduta.Ho usato le cripto per comprare beni o servizi: come si calcola la plusvalenza?L’utilizzo di cripto per l’acquisto di beni o servizi costituisce a tutti gli effetti una cessione tassabile: la plusvalenza e’ la differenza tra il valore in euro delle cripto al momento dell’acquisto del bene e il costo originario di acquisto delle cripto (metodo LIFO). Anche queste operazioni vanno incluse nella regolarizzazione.Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.Hai criptovalute non dichiarate? Prenota una consulenza al CAFLa regolarizzazione delle criptovalute e’ un processo che richiede precisione: il calcolo delle plusvalenze su anni multipli, l’identificazione della fascia di ravvedimento corretta e la compilazione del Quadro W sono operazioni che, se eseguite con errori, possono rendere il ravvedimento invalido. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la regolarizzazione: ricognizione delle posizioni, calcolo delle imposte dovute, compilazione F24 e dichiarazioni integrative.Contattaci per un preventivo personalizzato: non esiste un costo standard perche ogni situazione dipende dal numero di anni da regolarizzare, dal numero di exchange e dalla complessita delle operazioni. Ci trovi in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine, oppure puoi scriverci a info@centrofiscale.com o chiamare lo 0432 1638640. Disponibile anche WhatsApp al 366 6018121.Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/10/rivalutazione-criptovalute-18.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 08:11:282026-08-26 08:12:48Regolarizzazione Criptovalute Non Dichiarate 2026: Ravvedimento Operoso Post-DAC8 Passo per Passo
Fatture in CloudFatture in Cloud vs Aruba vs Danea 2026: Confronto Definitivo Software FatturazioneScegliere il software di fatturazione elettronica giusto nel 2026 non è una decisione banale: con l’obbligo di fattura elettronica esteso a tutti (anche ai forfettari) e la moltiplicazione delle offerte sul mercato, ogni partita IVA si trova davanti a una giungla di soluzioni. Tra Fatture in Cloud, Aruba Fatturazione Elettronica e Danea Easyfatt come orientarsi? In questa guida definitiva analizziamo i tre software più popolari in Italia, mettendoli a confronto su prezzo, funzioni, facilità d’uso, supporto e adattabilità ai diversi profili professionali. Alla fine saprai esattamente quale conviene a te, e scoprirai anche un’alternativa integrata con la consulenza di un CAF di fiducia.Hai già un software ma non sei sicuro che sia il migliore per la tua attività? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a scegliere e configurare la soluzione giusta. Prenota una consulenza gratuita per partire con il piede giusto.Indice dei contenutiCome scegliere il software di fatturazione giusto nel 2026I 9 parametri di confronto fondamentaliTabella comparativa: Fatture in Cloud vs Aruba vs DaneaFatture in Cloud: analisi dettagliataAruba Fattura Elettronica: analisi dettagliataDanea Easyfatt: analisi dettagliataCasi d’uso tipici: quale software per chiAltri software da considerare nel 2026L’alternativa: portale fatturazione integrato CAF Centro FiscaleCome provare un software prima di acquistareCosa evitare nella scelta del softwarePosso cambiare software a metà anno?FAQ – Domande frequentiCome scegliere il software di fatturazione giusto nel 2026Prima di tuffarti nel confronto tecnico, fermati un attimo e poniti tre domande chiave: che tipo di partita IVA hai? Quante fatture emetti al mese? Quanto sei a tuo agio con la tecnologia? La risposta a queste domande pesa più di qualsiasi recensione, perché il software “migliore in assoluto” non esiste: esiste quello giusto per il tuo profilo.Nel 2026 il mercato della fatturazione elettronica è maturo e l’obbligo è esteso anche ai forfettari sotto i 25.000 euro di ricavi. Questo significa che ogni partita IVA, senza eccezioni, deve emettere fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio (SdI). La buona notizia? La concorrenza ha abbassato i prezzi e migliorato l’usabilità. La cattiva notizia? Districarsi tra decine di soluzioni può far perdere ore preziose.I tre software che analizziamo in questa guida — Fatture in Cloud, Aruba Fattura Elettronica e Danea Easyfatt — coprono il 70% del mercato italiano delle PMI e dei professionisti. Sono soluzioni diverse per filosofia, target e modello di prezzo: capire le differenze ti farà risparmiare soldi, tempo e mal di testa. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.I 9 parametri di confronto fondamentaliPrima di mettere a confronto i tre software, è importante capire quali sono i criteri di valutazione che fanno davvero la differenza. Non tutti i parametri pesano allo stesso modo: per un forfettario freelance il prezzo è cruciale, per un’azienda con magazzino contano di più le funzioni gestionali integrate. Ecco i 9 elementi su cui valutare ogni software di fatturazione nel 2026.1. Prezzo: il primo filtroI modelli di prezzo dei software di fatturazione si dividono in tre famiglie: abbonamento mensile, abbonamento annuale e licenza una tantum. Attenzione ai prezzi pubblicizzati: spesso si riferiscono al solo modulo base, escludendo conservazione sostitutiva, multi-utente o app mobile, che diventano costi aggiuntivi. Calcola sempre il costo totale annuo a 12 mesi, includendo tutti i moduli che ti servono davvero.2. Funzioni: cosa serve veramenteUn buon software deve gestire fatture elettroniche attive e passive (ricevute), proforma, note di credito, ricevute fiscali, scadenzario clienti e fornitori. Le funzioni “premium” — come preventivi, gestione magazzino, contabilità integrata, prima nota — possono essere indispensabili o inutili a seconda della tua attività. Non pagare per ciò che non userai mai.3. Facilità d’uso (UX)Se passi due ore a capire come emettere la prima fattura, qualcosa non va. La curva di apprendimento conta soprattutto se non sei “smanettone”: un’interfaccia moderna, in italiano, con tutorial integrati ti farà risparmiare tempo ogni mese. Le versioni desktop tendono a essere più ricche ma meno intuitive; le soluzioni cloud puntano sulla semplicità.4. Supporto in italianoQuando una fattura viene scartata dal Sistema di Interscambio devi risolvere subito, non aspettare 48 ore. Verifica sempre se il supporto è in italiano, gratuito o a pagamento, via chat/telefono/email, e in quali orari è disponibile. Per i professionisti l’assistenza tempestiva può valere più di 100 euro l’anno di differenza nel canone.5. Conservazione sostitutiva inclusaPer legge, le fatture elettroniche devono essere conservate digitalmente per 10 anni in modalità “a norma” (conservazione sostitutiva). Alcuni software la includono nel canone base, altri la fanno pagare a parte. Senza conservazione sostitutiva non sei in regola con il fisco: è un parametro non negoziabile. 6. Multi-utente: lavorare in teamSe hai un collaboratore, una segretaria o un commercialista che deve accedere ai documenti, serve la gestione multi-utente con permessi differenziati. Quasi tutti i software base sono single-user: per aggiungere altri accessi bisogna salire di piano, con costi che possono raddoppiare il canone.7. Mobile app: fatturare in mobilitàPer artigiani, idraulici, elettricisti, agenti di commercio e professionisti che lavorano fuori sede, l’app mobile è essenziale. Verifica se permette di emettere fatture complete (non solo bozze), scansionare ricevute spese e gestire l’incasso. Le app più evolute integrano anche pagamenti istantanei tramite link.8. Integrazioni: banca, e-commerce, CRMLe integrazioni native fanno la differenza tra un software che aiuta e uno che fa il lavoro al posto tuo. Cerca:Banca: collegamento PSD2 ai conti correnti per riconciliazione automaticaE-commerce: connessione a Shopify, WooCommerce, Amazon, eBay per emettere fatture in automaticoCRM: sincronizzazione con HubSpot, Pipedrive, MailchimpCommercialista: condivisione diretta con il commercialista (canale ufficiale)Pagamenti: Stripe, PayPal, Satispay per incassi rapidi9. Adattabilità al regime fiscaleForfettari, regime ordinario, semplificato, IVA per cassa, reverse charge, split payment: ogni regime ha esigenze diverse. Un buon software deve adattarsi al tuo regime fiscale senza trucchi o configurazioni complesse. Per i forfettari, ad esempio, la generazione corretta della fattura senza IVA con bollo da 2 euro deve essere automatica.Tabella comparativa: Fatture in Cloud vs Aruba vs Danea EasyfattEcco il confronto sintetico tra i tre software, con i parametri principali messi a fuoco. I prezzi sono indicativi e aggiornati a maggio 2026; possono variare in base a promozioni, sconti annuali o pacchetti aziendali.ParametroFatture in CloudAruba Fattura ElettronicaDanea EasyfattPrezzo base18-50 euro/mese25-60 euro/anno100 euro/anno una tantumModelloSaaS cloudSaaS cloudDesktop (cloud opzionale)FunzioniCompleteBuone (essenziali)Avanzate (gestionale)Cloud nativoSìSìNo (solo desktop, cloud a pagamento)App mobileSì (iOS/Android, completa)Sì (base)LimitatoConservazione sostitutivaInclusa nei piani ProInclusaModulo extra a pagamentoMulti-utenteSolo nei piani ProSolo nei piani ProSì (Multipostazione)ForfettariEccellenteBuonoBuonoE-commerceEccellente (Shopify, WooCommerce, Amazon)Buono (Aruba HiSpeed E-commerce)Avanzato (gestione magazzino)Integrazione banchePSD2 nativaPSD2 baseLimitataMagazzinoBase (piani Pro)LimitatoAvanzatoSupportoChat, email, telefono (orari estesi)Email, telefono (24/7 a pagamento)Telefono, email (italiano)Costo annuo medio totale216-600 euro25-60 euro100-300 euro (con moduli)Lettura veloce della tabella: se il prezzo è la priorità assoluta vince Aruba; se cerchi la soluzione cloud più completa e moderna vince Fatture in Cloud; se hai bisogno di gestionale e magazzino la scelta naturale è Danea Easyfatt. Ma la storia non finisce qui: nelle prossime sezioni vediamo i pro e contro di ciascuno in dettaglio. Fatture in Cloud: il software cloud più completoFatture in Cloud (di proprietà del gruppo TeamSystem dal 2018) è oggi il software di fatturazione cloud più diffuso in Italia. Si rivolge a freelance, partite IVA digitali, piccole imprese e studi professionali con un’interfaccia moderna e una mole impressionante di integrazioni.I pro di Fatture in CloudCloud nativo: lavori da qualunque dispositivo, niente installazioniInterfaccia intuitiva: la più curata del mercato, perfetta per chi non è tecnicoApp mobile completa: emetti fatture, scansiona ricevute, riconcili pagamenti dallo smartphoneIntegrazioni eccezionali: Shopify, WooCommerce, Amazon, eBay, Stripe, PayPal, Satispay, Mailchimp, Pipedrive, HubSpotRiconciliazione bancaria PSD2: collega i conti correnti e abbina automaticamente fatture e incassiCondivisione con commercialista: dashboard dedicata per il professionista che ti segueAggiornamenti continui: ogni mese nuove funzioni e miglioramentiI contro di Fatture in CloudCosto nei piani avanzati: il piano Premium può arrivare a 50 euro/mese, oltre 600 euro/annoDipendenza da Internet: senza connessione non lavoriFunzioni “magazzino” limitate rispetto a un gestionale dedicatoLe integrazioni più potenti sono spesso vincolate ai piani Pro o PremiumA chi è adatto Fatture in CloudÈ la scelta ideale per freelance digitali, consulenti, agenzie di comunicazione, e-commerce manager, professionisti tecnologici. Se la tua attività è 100% digitale e usi già strumenti come Shopify, Stripe o HubSpot, Fatture in Cloud diventa un hub centrale che ti fa risparmiare ore di lavoro manuale ogni settimana. Anche per forfettari “evoluti” che fatturano oltre 30.000 euro/anno e gestiscono molti clienti, vale l’investimento.Aruba Fattura Elettronica: l’opzione economica vincenteAruba Fattura Elettronica è l’offerta del gruppo Aruba (lo stesso di Aruba Hosting e Aruba PEC) ed è probabilmente il software di fatturazione con il miglior rapporto qualità/prezzo sul mercato italiano. Con circa 25 euro all’anno per la versione base hai tutto l’essenziale per essere in regola con la fattura elettronica. I pro di ArubaPrezzo imbattibile: dai 25 euro/anno per il piano Web, 60 euro/anno per il PROConservazione sostitutiva inclusa già nel piano base, per 10 anniIntegrazione con altri servizi Aruba: PEC, firma digitale, hosting, dominioCloud nativo: niente installazioni, accedi via browserAffidabilità del marchio: Aruba è il principale provider italiano di servizi digitaliSupporto in italiano via telefono ed emailI contro di ArubaFunzioni meno ricche: niente CRM evoluto, magazzino base, automazioni limitateInterfaccia datata: meno moderna rispetto a Fatture in CloudIntegrazioni e-commerce di base: ok per WooCommerce, ma scarse per Shopify o marketplaceApp mobile semplice: utile per consultare, meno per lavorare in mobilitàA chi è adatto ArubaÈ la scelta perfetta per forfettari, piccoli professionisti, artigiani con poche fatture al mese e per chi vuole l’essenziale a basso costo. Se emetti meno di 100 fatture l’anno e non hai esigenze di automazione spinta, Aruba ti basta e avanza. È particolarmente comoda se usi già la PEC Aruba: la sinergia tra i prodotti del gruppo semplifica la vita.Per un’analisi completa dei costi reali e nascosti di Aruba (PEC, firma digitale, conservazione), leggi il nostro approfondimento dedicato: Aruba Fattura Elettronica Costi 2026: Quanto Costa Davvero e Alternative.Danea Easyfatt: il gestionale desktop completoDanea Easyfatt è un caso particolare: non è solo un software di fatturazione, è un vero e proprio gestionale con magazzino, ordini, scadenzario e contabilità integrata. Funziona come applicazione desktop installata sul PC, con possibilità di sincronizzazione cloud opzionale. È un prodotto storico del mercato italiano, apprezzato da migliaia di piccole imprese commerciali.I pro di Danea EasyfattSoftware completo: fatturazione, magazzino, ordini, preventivi, scadenzario, statisticheLicenza una tantum: paghi una volta e usi il software senza canoni mensiliFunziona offline: non dipendi dalla connessione InternetMulti-postazione nativo: licenza per più PC senza costi proibitiviPersonalizzabile: stampe, listini, tracciati personalizzatiEsperienza pluriennale: software stabile e affidabile, in commercio dal 1998I contro di Danea EasyfattInterfaccia “vecchio stile”: funzionale ma non modernaNiente cloud nativo: per accedere da più dispositivi serve modulo “Easyfatt Cloud” a pagamentoApp mobile limitata: pensata per consultazione, non per fatturare in mobilitàConservazione sostitutiva non inclusa: serve modulo extra o servizio terzoCurva di apprendimento più ripida: ricco di funzioni, ma serve tempo per padroneggiarleA chi è adatto Danea EasyfattÈ la scelta naturale per piccole imprese commerciali, negozi, artigiani con magazzino, distributori, e-commerce con prodotti fisici. Se vendi merce e devi gestire scorte, ordini fornitori, listini prezzi e statistiche di vendita, Danea offre più funzioni di Fatture in Cloud e Aruba messi insieme. È anche la scelta giusta per chi preferisce il modello “compri una volta e usi a vita” rispetto agli abbonamenti mensili. Casi d’uso tipici: quale software per chiPer aiutarti a trovare la soluzione giusta in pochi secondi, ecco una mappa pratica dei casi d’uso più comuni con la raccomandazione corrispondente.Sei un forfettario freelance digital?Scegli Fatture in Cloud (piano Standard) o Aruba (piano PRO). Se fai consulenza, copywriting, sviluppo software, marketing digitale, hai pochi clienti e fatture mensili, Aruba ti basta. Se vuoi automatizzare e integrare strumenti come Stripe, Shopify, HubSpot, allora Fatture in Cloud è un investimento che si ripaga.Sei un piccolo studio professionale?Aruba (per il prezzo) o Fatture in Cloud (per la condivisione col commercialista). Avvocati, geometri, architetti, consulenti del lavoro, psicologi: la scelta dipende da quanto vuoi spendere e da quanto è importante per te la condivisione diretta col commercialista. Fatture in Cloud ha una dashboard dedicata al professionista che lo rende particolarmente comodo per chi vuole “passare la palla” al commercialista in modo fluido.Hai un e-commerce con magazzino?Danea Easyfatt o Fatture in Cloud Premium con integrazioni. Se vendi prodotti fisici e gestisci scorte, hai bisogno di un vero gestionale: Danea è la scelta storica, ma anche Fatture in Cloud Premium con i moduli e-commerce funziona bene per shop con poche centinaia di SKU. Per oltre 1.000 referenze in magazzino, Danea (o un gestionale enterprise) è quasi obbligato.Sei un’azienda con più sedi o oltre 10 dipendenti?Sali di categoria: TeamSystem, Zucchetti o SAP Business One. Quando l’azienda cresce, Fatture in Cloud, Aruba e Danea iniziano a stare stretti. Servono software ERP enterprise con multi-sede, multi-magazzino, contabilità integrata, controllo di gestione. Per un confronto specifico tra TeamSystem e Danea, leggi TeamSystem 2026: Fatture in Cloud vs Danea Easyfatt.Sei un artigiano “old school” (idraulico, elettricista, falegname)?Aruba o Danea Easyfatt. Se non sei a tuo agio con il digitale, Danea sul PC dello studio o di casa è la scelta più stabile e collaudata. Aruba è una buona alternativa se vuoi qualcosa di più “leggero” e cloud, senza installazioni.Altri software da considerare nel 2026Fatture in Cloud, Aruba e Danea coprono il grosso del mercato, ma non sono le uniche opzioni. Ecco altri software che vale la pena conoscere prima di decidere.TeamSystem: gestionale enterprise per aziende strutturate, integrazione con software contabili professionali. Costi da 50 euro/mese in suFattureWeb: soluzione cloud economica, simile ad Aruba ma meno integrataFacile Fattura: software desktop italiano, alternativa a Danea per piccole impreseDocEasy: pensato per chi gestisce molti documenti e ha esigenze di archiviazioneFatture.it: software cloud minimal, prezzi bassi, ottimo per forfettariServizio “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate: gratuito, ma molto basico, senza app, senza integrazioni e con interfaccia spartana. Va bene solo per chi emette pochissime fatture l’annoZucchetti: gestionali enterprise per aziende medio-grandiLibero Sì Fatture: soluzione cloud emergente con buoni prezziIl consiglio è di concentrarti sui tre software principali analizzati in questa guida: nel 95% dei casi la scelta giusta sta tra Fatture in Cloud, Aruba e Danea Easyfatt. Le alternative più piccole hanno funzioni interessanti ma comunità di utenti e supporto meno ampi. L’alternativa: portale fatturazione integrato CAF Centro FiscaleC’è una quarta opzione che spesso non viene considerata, ma che per molti utenti è la più sensata: utilizzare un portale di fatturazione integrato con la consulenza del proprio CAF. È la soluzione che stiamo lanciando al CAF Centro Fiscale di Udine: un portale proprietario semplice, in italiano, perfettamente integrato con le pratiche fiscali che già seguiamo per i nostri clienti.I vantaggi del portale CAF Centro FiscaleTutto incluso: fatture elettroniche, conservazione sostitutiva 10 anni, supporto in italianoConsulenza umana inclusa: non solo software, ma un consulente fiscale a portata di manoSinergia con dichiarazioni: i dati delle fatture confluiscono direttamente nelle dichiarazioni dei redditiPrezzo trasparente: nessun costo nascosto, niente upsellingAssistenza presso lo studio: per chi è a Udine e provincia, supporto in presenzaAdatto a forfettari, ordinari, piccole aziende: configurato per ogni regime fiscaleVuoi un software di fatturazione con consulenza fiscale inclusa?Il portale di fatturazione del CAF Centro Fiscale di Udine ti dà tutto quello che ti serve, con un consulente umano a fianco quando ne hai bisogno. Trasparente, semplice, in italiano.Scopri il portale CAF Centro FiscaleChiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp 366 6018121Come provare un software prima di acquistareTutti i software seri offrono periodi di prova gratuiti. Sfruttali sempre prima di pagare. Ecco le tempistiche tipiche:Fatture in Cloud: 30 giorni di prova gratuita su tutti i piani, nessuna carta di credito richiestaAruba Fattura Elettronica: 12 mesi promo a prezzo ridotto, poi rinnovo a tariffa pienaDanea Easyfatt: versione “Standard” gratuita illimitata fino a un certo numero di fatture/anno; le versioni Pro hanno trial 30 giorniCosa testare durante la provaPer sfruttare al meglio il periodo di prova, segui questa checklist pratica:Emetti almeno 5 fatture reali (anche di test) e verifica la procedura completa fino al SdIImporta l’anagrafica clienti da un file Excel o CSVProva ad emettere una nota di creditoConfigura il tuo regime fiscale (forfettario/ordinario)Testa l’app mobile, se disponibileInvia una richiesta al supporto e cronometra il tempo di rispostaVerifica la conservazione sostitutiva (è realmente attiva?)Esporta i dati: in caso di cambio software, è facile portare via tutto?Cosa evitare nella scelta del softwareAlcuni errori sono purtroppo comuni e possono costarti caro, sia in termini di soldi che di problemi col fisco. Ecco cosa non fare mai.Software senza supporto in italianoEsistono software esteri (spesso americani) che fanno fatturazione “internazionale”. Per il mercato italiano non sono adatti: la fattura elettronica italiana ha specifiche tecniche uniche (formato XML del SdI), e quando hai un problema il supporto in inglese può essere frustrante e poco efficace. Scegli sempre software italiani o con supporto italiano dedicato.Servizi senza conservazione sostitutivaLa conservazione sostitutiva è obbligatoria per legge: le fatture vanno conservate 10 anni in modalità a norma. Alcuni software base non la includono e devi pagare un servizio aggiuntivo (PEC, conservatori terzi). Verifica sempre prima di firmare il contratto.Soluzioni “fai da te” non a normaWord, Excel, generatori XML online gratuiti: NON usare strumenti improvvisati per emettere fatture elettroniche. La fattura va trasmessa al SdI con firma digitale (per chi è obbligato), va conservata correttamente, va archiviata in formato XML. Soluzioni “fai da te” rischiano scarti, sanzioni e perdita di documenti.Abbonamenti pluriennali troppo aggressiviDiffida dalle offerte “5 anni a 50 euro!” se l’azienda è piccola o poco conosciuta. Se chiude o cambia condizioni, hai perso i tuoi dati e i tuoi soldi. Preferisci sempre abbonamenti annuali rinnovabili con marchi affidabili.Trascurare il backup e l’export dei datiPrima di scegliere un software, verifica come si fa il backup e come si esportano i dati. Se domani vuoi cambiare software, devi poter portare via clienti, fatture, articoli, listini in formato standard (CSV, XML, Excel). Software che “intrappolano” i dati sono trappole. Posso cambiare software a metà anno?Sì, puoi cambiare software di fatturazione in qualunque momento dell’anno. Non c’è alcun obbligo fiscale di mantenere lo stesso software per l’intero esercizio. Ma ci sono alcune cautele tecniche da rispettare per non perdere dati e restare in regola.I 4 passi per cambiare software senza problemiEsporta tutte le fatture passate in formato XML dal vecchio software (sia attive che passive). I file XML sono il formato ufficiale e vanno conservati per 10 anniVerifica la conservazione sostitutiva: il vecchio fornitore deve continuare a custodire le fatture conservate finché non scadono i 10 anni, oppure devi spostare l’archivio. Chiedi una copia integrale dell’archivio conservatoImporta anagrafica clienti e fornitori nel nuovo software (di solito tramite CSV o Excel)Aggiorna il tuo commercialista: deve essere informato del cambio, soprattutto se aveva accesso al precedente softwareIl momento migliore per cambiare software è l’inizio dell’anno solare (gennaio): parti con un’anagrafica pulita e fai conservare le fatture vecchie nel sistema precedente. Cambiare a metà anno è possibile ma comporta gestire due archivi per le fatture future.Attenzione alla conservazione sostitutiva precedente. È l’aspetto più delicato: assicurati che il vecchio fornitore mantenga la conservazione, o che l’archivio venga trasferito a un nuovo conservatore. Senza questo passaggio, in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate non potrai produrre i documenti richiesti.FAQ – Domande frequentiQual è il software di fatturazione migliore per i forfettari nel 2026?Per i forfettari “essenziali” (poche fatture al mese, pochi clienti) la scelta migliore è Aruba Fattura Elettronica: costa circa 25 euro l’anno, include la conservazione sostitutiva ed è semplice. Per forfettari evoluti con e-commerce, integrazioni o molti clienti, Fatture in Cloud giustifica il costo maggiore grazie ad automazioni e integrazioni native.Posso usare un software di fatturazione gratuito?Sì, puoi usare il servizio gratuito “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate. È legalmente valido al 100%, ma estremamente basico: niente app mobile, niente integrazioni, interfaccia spartana, niente conservazione automatica (devi attivarla a parte, sempre gratis). Va bene per chi emette pochissime fatture l’anno e vuole “zero spese”.Quanto costa in media un software di fatturazione nel 2026?I costi variano molto: dai 25 euro/anno di Aruba ai 50 euro/mese di Fatture in Cloud Premium (600 euro/anno), passando per i 100-300 euro/anno di Danea Easyfatt (con moduli inclusi). In media, un piccolo professionista o forfettario spende tra 30 e 200 euro l’anno per un software di fatturazione adeguato.Cosa succede se cambio software a metà anno?Puoi farlo in qualunque momento. Ricordati di esportare le fatture in XML dal vecchio software, verificare la continuità della conservazione sostitutiva (10 anni obbligatori) e aggiornare il commercialista. Inizio anno è il momento ideale, ma anche metà anno è gestibile con un minimo di organizzazione.Aruba e Fatture in Cloud sono compatibili tra loro?Non sono direttamente “compatibili”, ma entrambi esportano fatture in XML standard (formato Sistema di Interscambio). Quindi puoi tranquillamente migrare da uno all’altro: esporti i file XML dal vecchio software e li importi nel nuovo. L’anagrafica clienti si trasferisce via CSV/Excel.Mi serve davvero un software a pagamento o basta quello dell’Agenzia delle Entrate?Dipende dal volume e dalle esigenze. Se emetti meno di 10 fatture l’anno e non hai bisogno di app mobile, integrazioni o automazioni, il software gratuito dell’Agenzia delle Entrate basta. Se emetti più fatture, lavori in mobilità o vuoi automazioni, conviene investire in un software a pagamento: il tempo risparmiato vale molto più del costo del canone.Il CAF può aiutarmi a scegliere e configurare il software giusto?Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per la scelta e la configurazione del software di fatturazione più adatto al tuo profilo professionale. Possiamo aiutarti a valutare i pro e contro in base al tuo regime fiscale, al volume di fatture e alle integrazioni necessarie. Prenota una consulenza per ricevere un parere su misura.Conclusione: la scelta dipende da teRiassumendo questo confronto definitivo: Fatture in Cloud è la scelta moderna e cloud-first per chi cerca integrazioni, mobile e automazioni; Aruba vince sul prezzo ed è perfetta per forfettari e piccoli professionisti; Danea Easyfatt resta il riferimento per chi ha bisogno di un vero gestionale con magazzino. Non c’è un vincitore assoluto: c’è il software giusto per il tuo profilo.Il consiglio finale è: fai un test con il periodo di prova, valuta concretamente la tua quotidianità (quante fatture? quante app vuoi integrare? quanto tempo vuoi dedicare?), e solo dopo decidi. E se vuoi un parere indipendente, con una persona vera che conosce la tua situazione fiscale, il CAF Centro Fiscale di Udine è qui per aiutarti.Hai ancora dubbi? Parla con un consulente CAFScegliere il software di fatturazione giusto è un investimento che dura anni. Una consulenza di 30 minuti con il CAF Centro Fiscale di Udine può farti risparmiare centinaia di euro e ore di lavoro inutile.Prenota una consulenza gratuitaIndirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – UdineTelefono: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 26, 2026/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 08:00:002026-08-17 11:02:22Fatture in Cloud vs Aruba vs Danea 2026: Confronto Definitivo Software Fatturazione
CAF, CRIPTOVALUTETassazione Hard Fork e Airdrop Crypto 2026: Quadro RT e Valore di MercatoHai ricevuto nuove criptovalute in seguito a un hard fork o a un airdrop? Molti investitori non sanno che anche queste operazioni — apparentemente “gratuite” — possono generare obblighi fiscali in Italia. Con la riforma del 2026 e il rafforzamento dei controlli legato alla direttiva DAC8, dichiarare correttamente questi redditi è diventato ancora più importante.In questa guida spieghiamo come funziona la tassazione di hard fork e airdrop nel 2026, come si determina il valore di mercato delle crypto ricevute, e come compilare il Quadro RT nel Modello Redditi PF.Hai ricevuto crypto da hard fork o airdrop nel 2025?Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a dichiarare correttamente nel Modello Redditi PF, compilare il Quadro RT e il Quadro W. Richiedi un preventivo personalizzato — i nostri esperti ti guidano passo dopo passo.Indice dei contenutiHard fork e airdrop: cosa sono e quando interessano il FiscoTassazione hard fork 2026: redditi diversi e aliquota 33%Tassazione airdrop 2026: gratuito non significa esenteCome si determina il valore di mercato delle crypto ricevuteQuadro RT: come si compila per hard fork e airdropQuadro W: monitoraggio fiscale e IVCAIl momento impositivo: le controversie normative 2026Esempi pratici di calcoloDomande frequenti (FAQ) Hard fork e airdrop: cosa sono e quando interessano il FiscoPrima di entrare nel merito fiscale, è utile capire di cosa si tratta.Un hard fork è una modifica radicale al protocollo di una blockchain che crea, di fatto, due reti distinte e incompatibili. Chi deteneva la criptovaluta originale si ritrova con una quantità equivalente della nuova criptovaluta “derivata”. Il caso più noto è il Bitcoin Cash (BCH), nato nel 2017 da un hard fork di Bitcoin: chi possedeva 1 BTC si è ritrovato anche 1 BCH. La caratteristica fondamentale è che la ricezione avviene automaticamente, senza alcuna azione da parte del possessore.Un airdrop è invece una distribuzione gratuita di criptovalute o token a un gruppo di indirizzi wallet, spesso come strumento di marketing, promozione o ricompensa per i possessori di una certa crypto. A differenza dell’hard fork, l’airdrop è una scelta deliberata del progetto e non deriva dalla struttura tecnologica della blockchain. Può avvenire in modo automatico (se possiedi la crypto X, ricevi il token Y) oppure previo completamento di determinate azioni (seguire profili social, partecipare a test di rete, ecc.).Entrambe le operazioni interessano il Fisco italiano perché generano un arricchimento patrimoniale: hai ricevuto qualcosa che non avevi prima. E anche se non hai speso un centesimo per ottenerlo, l’Agenzia delle Entrate considera questo valore come reddito imponibile. Tassazione hard fork 2026: redditi diversi e aliquota 33%Le criptovalute ricevute tramite hard fork rientrano nella categoria dei redditi diversi ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. c-sexies del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), così come modificato dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e dalla successiva Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024).Dal 1° gennaio 2026, questi redditi sono tassati con un’aliquota del 33%, aumentata rispetto al precedente 26% (in vigore fino al 31 dicembre 2025). La norma che ha introdotto questa variazione è il L. 207/2024, art. 1, c. 25.Attenzione: nessuna franchigia dal 2025Fino al 31 dicembre 2024 era prevista una franchigia di esenzione di 2.000 euro annui per le plusvalenze da cripto-attività. Dal 1° gennaio 2025 questa soglia è stata abolita: ogni centesimo di reddito da hard fork va dichiarato e tassato, senza alcuna esenzione minima. Norma: L. 207/2024 art. 1 c. 25 lett. a. Quando nasce il reddito da hard fork?Il punto cruciale — e più controverso — riguarda il momento in cui nasce il reddito imponibile. Ci sono due interpretazioni:Tesi 1 — Reddito al momento della ricezione: Le nuove crypto vanno tassate non appena vengono accreditate nel wallet, utilizzando il loro valore di mercato in quel preciso momento. È l’interpretazione più cautelativa e quella che alcune interpretazioni dottrinali hanno sostenuto.Tesi 2 — Reddito al momento della cessione: Le nuove crypto derivate da hard fork hanno costo fiscale zero (non hai pagato nulla per ottenerle). Il reddito sorge solo quando le vendi, e l’intera somma ricavata costituisce plusvalenza imponibile. Questa è l’interpretazione più diffusa in ambienti fiscali.L’Agenzia delle Entrate non ha ancora emesso una circolare definitiva e univoca su questo punto per i casi più recenti. In assenza di chiarimenti ufficiali, il comportamento più prudente è quello di dichiarare il valore delle crypto ricevute già al momento dell’hard fork, ma consultare un esperto per valutare la situazione specifica è fortemente raccomandato. Il CAF Centro Fiscale è a tua disposizione: contattaci per un appuntamento.Per un quadro completo sulla tassazione generale delle criptovalute, consulta il nostro articolo pillar: Tassazione Criptovalute 2026: Aliquota al 33%, Quadro W e Come Dichiarare Bitcoin e Crypto.Tassazione airdrop 2026: gratuito non significa esente“Ho ricevuto token gratis, quindi non devo pagare tasse.” Questo è uno degli errori più comuni tra gli investitori crypto italiani. In realtà, la gratuità della ricezione non equivale a esenzione fiscale.Anche le criptovalute ricevute tramite airdrop rientrano nella categoria dei redditi diversi e sono soggette all’aliquota del 33% (dal 2026) sul valore di mercato al momento della ricezione. La logica è la stessa che si applica, ad esempio, a un premio vinto in denaro: anche se non hai lavorato per guadagnarlo, rappresenta comunque un arricchimento imponibile. Distinzione tra tipi di airdropNon tutti gli airdrop sono uguali ai fini fiscali. Occorre distinguere:Airdrop automatico (snapshot-based): Ricevi token semplicemente perché possiedi una certa criptovaluta in un determinato momento (snapshot). Non hai compiuto alcuna azione specifica. Il trattamento è analogo all’hard fork: reddito diverso tassato al 33% sul valore di mercato alla ricezione.Airdrop con controprestazione (task-based): Ricevi token in cambio di azioni specifiche (seguire profili social, testare un prodotto, promuovere un progetto, compilare moduli). In questo caso il reddito potrebbe essere qualificato come reddito da lavoro autonomo occasionale oppure come reddito diverso, a seconda della natura dell’attività svolta. La qualificazione dipende dalla continuità e dall’organizzazione dell’attività.Per gli airdrop task-based in cui l’investitore ha fornito una controprestazione continuativa e organizzata, l’Agenzia delle Entrate potrebbe qualificare il reddito in modo diverso. In questi casi è fondamentale una consulenza specifica. Contatta il CAF Centro Fiscale per una valutazione personalizzata.Per approfondire le situazioni più complesse, consulta anche: Dichiarazione Criptovalute 2026 Quadro RW: Staking, DeFi e NFT — Casi Complessi.Come si determina il valore di mercato delle crypto ricevuteUno degli aspetti più pratici — e spesso trascurati — riguarda la determinazione del valore di mercato delle criptovalute ricevute tramite hard fork o airdrop. Questo valore è fondamentale perché costituisce sia la base imponibile per l’imposta al 33%, sia il costo fiscale della nuova crypto (che servirà quando la venderai per calcolare l’eventuale plusvalenza o minusvalenza). Regola generale: prezzo di mercato al momento della ricezioneIl valore di mercato va determinato al momento esatto della ricezione (o, in mancanza di un valore preciso, alla data del blocco della blockchain o della distribuzione dell’airdrop). Puoi usare:Il prezzo listato sull’exchange dove la criptovaluta viene scambiata al momento della ricezione (preferibilmente un exchange di riferimento come Coinbase, Binance, Kraken)Aggregatori di prezzi storici come CoinGecko, CoinMarketCap (nella sezione “storico prezzi”)Il report dell’exchange che ha accreditato i token, se disponibileIl valore ottenuto deve essere convertito in euro al tasso di cambio ufficiale del giorno (o, in mancanza, al tasso BCE).Caso speciale: criptovaluta nuova senza mercato attivoPuò capitare — soprattutto con gli hard fork — che la nuova criptovaluta derivata non abbia ancora un valore di mercato al momento della ricezione, perché non è ancora quotata su nessun exchange. In questo caso:Se il valore è zero o non determinabile, il reddito imponibile immediato è zero. Il reddito sorgerà al momento della prima cessione, calcolato sull’intero ricavato di vendita (costo fiscale = 0).È importante documentare questa situazione (screenshot della data di fork, assenza di quotazioni, ecc.) per giustificare l’assenza di dichiarazione immediata in caso di controllo.Per ulteriori approfondimenti su come compilare il Quadro W e il monitoraggio fiscale dopo un hard fork, leggi: Quadro RW Criptovalute 2026 Post-DAC8: Come Compilare con Scambio Dati Exchange.Quadro RT: come si compila per hard fork e airdropIl Quadro RT del Modello Redditi PF è il quadro dedicato alle plusvalenze e ai redditi diversi di natura finanziaria. Per hard fork e airdrop — classificati come redditi diversi — questo è il quadro principale da compilare.Importante: non confondere il Quadro RT con il Quadro W. Il Quadro W è per il monitoraggio fiscale (dichiarare la detenzione di cripto-attività e calcolare l’IVCA). Il Quadro RT è per dichiarare le plusvalenze e i redditi (come quelli da hard fork e airdrop). Entrambi vanno compilati.Compilazione pratica del Quadro RT per airdrop e hard forkEcco i passaggi per compilare correttamente il Quadro RT (Sezione II) per redditi da hard fork e airdrop:Identifica le operazioni: Elenca tutti gli hard fork e gli airdrop ricevuti nel 2025 con le relative date e quantità di token ricevuti.Calcola il valore in euro: Per ciascun evento, determina il valore in euro al momento della ricezione (vedi sezione precedente).Riporta nella colonna “corrispettivi” (Sezione II): Il valore di mercato delle crypto ricevute costituisce il “corrispettivo” dell’operazione. Se l’hard fork o l’airdrop è trattato come reddito imponibile immediato, inserisci qui il totale.Indica il costo di acquisto: Per hard fork e airdrop il costo è zero (non hai pagato nulla per ottenerle). Quindi la plusvalenza imponibile coincide con il valore di mercato alla ricezione.Calcola l’imposta sostitutiva al 33%: Moltiplica la base imponibile per 0,33.Compensa eventuali minusvalenze pregresse: Se hai riportato minusvalenze da anni precedenti (entro il quarto anno successivo), puoi usarle per ridurre la base imponibile.Il pagamento dell’imposta sostitutiva avviene tramite modello F24 entro le scadenze ordinarie del Modello Redditi (saldo entro il 30 giugno dell’anno successivo, con possibilità di rateizzare).Per un confronto con la dichiarazione delle criptovalute nel 730, leggi: 730 e Criptovalute 2026: Come Dichiarare Bitcoin e Crypto nel Quadro W.Quadro W: monitoraggio fiscale e IVCAOltre al Quadro RT, chi detiene criptovalute ricevute tramite hard fork o airdrop deve compilare il Quadro W del Modello Redditi PF. Questo quadro, introdotto dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) in sostituzione del precedente Quadro RW, serve per:Monitoraggio fiscale: Dichiarare il valore di tutte le cripto-attività detenute al 31 dicembre dell’anno fiscale, anche se non hai venduto nulla.IVCA: Calcolare e versare l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, pari allo 0,2% annuo (2 per mille) del valore al 31/12.Le criptovalute ricevute tramite hard fork o airdrop — anche quelle con valore di mercato basso o nullo al momento della ricezione — devono essere incluse nel Quadro W se al 31 dicembre dell’anno fiscale hanno un valore superiore a zero.Per approfondire la compilazione del Quadro W dopo un hard fork o airdrop: Dichiarazione Criptovalute 2026: Staking, DeFi e NFT. Il momento impositivo: le controversie normative 2026Uno degli aspetti più dibattuti nella fiscalità degli hard fork e degli airdrop riguarda il momento impositivo, ovvero quando nasce concretamente l’obbligo tributario. Questa è una delle aree di maggiore incertezza normativa in Italia nel 2026, anche a causa dell’assenza di una prassi consolidata dell’Agenzia delle Entrate su questi specifici eventi.La posizione dell’Agenzia delle EntrateL’Agenzia delle Entrate, nelle risposte a interpello disponibili, ha generalmente equiparato le cripto-attività ricevute gratuitamente (hard fork, airdrop) a redditi diversi ai sensi del TUIR. Tuttavia, la questione del momento esatto in cui tassare non è stata risolta univocamente per tutti i casi possibili.In linea generale, l’approccio più prudente — e quello che minimizza il rischio di contestazioni — prevede di:Dichiarare il valore delle crypto ricevute nell’anno della ricezione, utilizzando il valore di mercato al momento dell’accredito nel wallet.Registrare questo valore come costo fiscale della nuova crypto (base per il calcolo della futura plusvalenza o minusvalenza).In assenza di valore di mercato determinabile, documentare l’evento e dichiarare al momento della prima vendita.DAC8 e l’impatto sui controlliA partire dal 2026, la direttiva europea DAC8 obbliga gli exchange e le piattaforme crypto ad comunicare automaticamente i dati degli utenti alle autorità fiscali dei rispettivi Paesi. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate riceverà informazioni sempre più dettagliate sulle operazioni degli investitori italiani — inclusi gli hard fork e gli airdrop gestiti tramite exchange centralizzati.Chi non ha dichiarato correttamente in passato è sempre più esposto al rischio di controlli. Il ravvedimento operoso resta uno strumento disponibile per regolarizzare le posizioni pregresse, con sanzioni ridotte rispetto all’accertamento d’ufficio.Leggi anche: Quadro RW Criptovalute 2026 Post-DAC8: Come Compilare con Scambio Dati Exchange.Esempi pratici di calcolo Esempio 1: Marco riceve Bitcoin Cash da un hard fork di BitcoinMarco possiede 0,5 BTC quando avviene un hard fork che genera una nuova criptovaluta (BCH equivalente). Riceve automaticamente 0,5 BCH. Al momento dell’accredito, il valore di mercato di 0,5 BCH è 150 euro.Reddito imponibile alla ricezione: 150 euroAliquota: 33%Imposta dovuta: 49,50 euro (se si opta per tassazione immediata)Costo fiscale del BCH registrato: 150 euro (valore di carico)Se poi vende il BCH a 200 euro: plusvalenza = 200 – 150 = 50 euro → ulteriori 16,50 euro di impostaEsempio 2: Giulia riceve un airdrop da un exchangeGiulia ha un account su un exchange che distribuisce un airdrop di token promozionali a tutti gli utenti attivi. Riceve token per un valore di 80 euro al momento della distribuzione.Reddito imponibile: 80 euroAliquota: 33%Imposta dovuta: 26,40 euroVa dichiarato nel Quadro RT (Sezione II) del Modello Redditi PF 2026Esempio 3: Luca riceve token da un airdrop con valore nullo inizialeLuca riceve 10.000 token da un nuovo progetto blockchain tramite airdrop. Al momento della ricezione, i token non sono ancora quotati su nessun exchange: valore di mercato = 0.Reddito imponibile alla ricezione: 0 euro → nessuna imposta immediataCosto fiscale registrato: 0 euroSe sei mesi dopo i token vengono quotati e Luca li vende a 500 euro: plusvalenza = 500 – 0 = 500 euro → imposta del 33% = 165 euroVa dichiarato nel Modello Redditi dell’anno in cui avviene la venditaHai situazioni simili? Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare correttamente le imposte e a compilare il Modello Redditi. Contattaci per un preventivo personalizzato.Domande frequenti (FAQ)Se ricevo crypto da un hard fork ma non le vendo, devo pagarci le tasse?Dipende dall’interpretazione applicata. Secondo l’approccio più prudente, il reddito nasce al momento della ricezione, e quindi dovresti dichiarare il valore di mercato delle crypto ricevute anche se non le hai vendute. Secondo un’interpretazione alternativa (più favorevole al contribuente), il reddito sorge solo al momento della cessione. In assenza di chiarimenti definitivi dell’Agenzia delle Entrate, ti consigliamo di consultare il CAF Centro Fiscale per valutare la scelta migliore per la tua situazione.Gli airdrop valgono meno di 100 euro: devo comunque dichiararli?Sì. Dal 1° gennaio 2025 la soglia di esenzione di 2.000 euro è stata abolita. Non esiste più alcuna franchigia minima: anche un airdrop di pochi euro va dichiarato nel Modello Redditi PF. La mancata dichiarazione — anche per importi piccoli — può comportare sanzioni in caso di controllo, specialmente con l’entrata in vigore di DAC8.Come faccio a documentare il valore di mercato al momento dell’airdrop?Salva gli screenshot del prezzo della criptovaluta sul tuo exchange o su aggregatori come CoinGecko/CoinMarketCap alla data dell’airdrop o dell’hard fork. Conserva anche i report delle transazioni forniti dagli exchange (CSV o PDF). Questi documenti sono fondamentali in caso di accertamento fiscale.Posso usare il 730 per dichiarare redditi da airdrop?No. Il modello 730 non consente di compilare il Quadro RT. Per i redditi da criptovalute — inclusi hard fork e airdrop — è obbligatorio il Modello Redditi PF (ex Unico). Per approfondire: 730 e Criptovalute 2026: Come Dichiarare Bitcoin e Crypto.Se ho ricevuto token da un airdrop task-based (compiti social), come vengono tassati?Gli airdrop task-based — dove hai svolto attività specifiche (post sui social, test di prodotto, ecc.) per ricevere i token — potrebbero essere qualificati come reddito da lavoro autonomo occasionale anziché come redditi diversi. La qualificazione dipende dalla natura e dalla continuità dell’attività svolta. In questi casi è fondamentale una consulenza specifica: contatta il CAF Centro Fiscale per una valutazione della tua situazione.Con DAC8 l’Agenzia delle Entrate saprà degli airdrop che ho ricevuto sugli exchange?Sì, se gli airdrop sono stati accreditati su exchange centralizzati (CEX) registrati nell’UE. Dal 2026, DAC8 obbliga questi exchange a comunicare automaticamente le transazioni degli utenti italiani — inclusi gli accrediti da airdrop. Gli airdrop accreditati direttamente su wallet non-custodial (Metamask, Ledger, ecc.) non sono soggetti a questa comunicazione, ma rimane comunque l’obbligo di dichiarazione in capo al contribuente.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai ricevuto crypto da hard fork o airdrop? Dichiariamole insieme.Hard fork e airdrop generano obblighi fiscali spesso sottovalutati. Un errore nel Modello Redditi PF può costare sanzioni significative, specialmente con i nuovi controlli DAC8.Il CAF Centro Fiscale ti offre:Assistenza nella compilazione del Quadro RT per hard fork e airdropDeterminazione corretta del valore di mercato e del costo fiscaleCompilazione Quadro W e calcolo IVCAConsulenza su ravvedimento per anni precedenti non dichiaratiRichiedi un preventivo personalizzatoAgosto 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 07:38:002026-08-26 07:39:14Tassazione Hard Fork e Airdrop Crypto 2026: Quadro RT e Valore di Mercato
NOTIZIEPensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenuteSettembre 2026 porta con sé importanti aggiornamenti per tutti i pensionati italiani: oltre alle consuete date di accredito bancario e al calendario degli sportelli Poste Italiane, questo mese il cedolino della pensione potrebbe riportare alcune novità legate ai conguagli IRPEF e ad eventuali trattenute derivanti dalla dichiarazione dei redditi. Di seguito trovate tutte le informazioni aggiornate per sapere quando arriva la pensione, cosa aspettarsi sul cedolino e come consultarlo comodamente da casa.Indice dei contenutiQuando vengono pagate le pensioni a settembre 2026Calendario Poste Italiane: ritiro in filialeCedolino pensione settembre 2026: cosa cambiaTrattenute e conguagli IRPEF di settembreCome consultare il cedolino online su MyINPSDomande frequenti Quando vengono pagate le pensioni a settembre 2026Le pensioni erogate dall’INPS vengono accreditate il primo giorno bancario del mese. Poiche’ il 1° settembre 2026 cade di martedi’ (giorno feriale bancario), l’accredito diretto sul conto corrente avverra’ il 1° settembre 2026.Per i pensionati che ricevono la pensione tramite bonifico bancario o postale, la cifra sara’ disponibile fin dalle prime ore del mattino del 1° settembre. Questo vale per tutti i trattamenti gestiti dall’INPS: pensione di vecchiaia, pensione anticipata, invalidita’ civile, assegno di invalidita’, pensione ai superstiti (reversibilita’).Per approfondire il calendario completo di tutti i pagamenti INPS del mese (NASpI, ADI, Assegno Unico), puoi consultare il nostro articolo: Pagamenti INPS Settembre 2026: Calendario Completo. Calendario Poste Italiane: ritiro in filialePer i pensionati che ritirano la pensione agli sportelli Poste Italiane, il pagamento viene distribuito su piu’ giorni in base all’iniziale del cognome, per evitare code e assembramenti. Il calendario alfabetico di settembre 2026 e’ il seguente:Cognome (iniziale)Giorno di pagamentoA – CMartedi’ 1 settembre 2026D – KMercoledi’ 2 settembre 2026L – PGiovedi’ 3 settembre 2026Q – ZVenerdi’ 4 settembre 2026Nota importante: i pensionati con cognome che inizia per A, B o C possono ritirare la pensione gia’ dal 1° settembre. Chi non puo’ recarsi allo sportello nel giorno assegnato, puo’ comunque ritirare la pensione nei giorni successivi senza perdere il diritto all’importo. In alternativa, e’ sempre possibile attivare l’accredito su libretto postale o conto BancoPosta per ricevere automaticamente l’importo il 1° settembre. Cedolino pensione settembre 2026: cosa cambiaIl cedolino della pensione e’ il documento che riporta in dettaglio l’importo lordo, le trattenute fiscali e previdenziali applicate e il netto che viene effettivamente erogato. Controllare il cedolino di settembre e’ particolarmente importante perche’ questo e’ uno dei mesi in cui l’INPS applica tipicamente conguagli e trattenute straordinarie.Sul cedolino di settembre 2026 potreste trovare le seguenti voci:Importo lordo della pensione: la prestazione mensile base rivalutata per il 2026Addizionale regionale IRPEF: trattenuta calcolata sulle aliquote della regione di residenzaAddizionale comunale IRPEF: trattenuta in base al comune di residenza (saldo e/o acconto)Conguaglio IRPEF: eventuale saldo derivante dalla dichiarazione precompilata o da comunicazioni dell’Agenzia delle EntrateTrattenute per prestiti/cessione del quinto: se il pensionato ha un prestito con cessione del quinto dello stipendio/pensioneQuote associative o sindacali: se il pensionato ha autorizzato trattenute a favore di organizzazioni sindacali Trattenute e conguagli IRPEF di settembreIl mese di settembre e’ tradizionalmente uno dei piu’ delicati per i pensionati dal punto di vista fiscale. L’INPS, in qualita’ di sostituto d’imposta, e’ obbligato a trattenere direttamente sulla pensione le addizionali regionali e comunali IRPEF maturate sull’anno precedente (o sull’anno in corso come acconto).In particolare, nel 2026 settembre puo’ portare:Saldo addizionale regionale 2025: trattenuto a rate da gennaio a novembre 2026. Settembre e’ la nona rata su undici.Saldo addizionale comunale 2025: puo’ essere trattenuto in un’unica soluzione o rateizzatoAcconto addizionale comunale 2026: per alcuni comuni, il 30% dell’addizionale stimata per l’anno corrente viene trattenuto a partire da settembreConguagli da 730 precompilato: se l’Agenzia delle Entrate ha comunicato all’INPS un saldo a debito a seguito della dichiarazione dei redditi 2025 (modello 730 presentato a luglio 2026), il rimborso o la trattenuta viene applicata a partire dal cedolino di agosto-settembreSe l’importo netto di settembre e’ inferiore al solito, molto probabilmente la causa e’ una di queste trattenute. Verificate sempre il dettaglio sul cedolino online per capire esattamente da dove deriva la differenza. Per approfondire come funzionano le addizionali IRPEF, leggi la nostra guida: Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa. Come consultare il cedolino online su MyINPSL’INPS mette a disposizione un servizio online gratuito per consultare il cedolino della pensione in qualsiasi momento. Ecco come fare:Accedi al portale MyINPS: vai su myinps.inps.it e fai clic su “Accedi ai servizi”Scegli il metodo di autenticazione: puoi accedere con SPID (Sistema Pubblico di Identita’ Digitale), CIE (Carta di Identita’ Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)Cerca il servizio cedolino: una volta autenticato, cerca “Cedolino della pensione” nella barra di ricerca del portale o vai in “I miei servizi”Seleziona il mese: puoi consultare il cedolino del mese corrente e degli ultimi 12 mesiScarica o stampa il cedolino: il documento e’ disponibile in formato PDF per il downloadSe non sei ancora in possesso dello SPID o della CIE, puoi rivolgerti a un CAF o a uno sportello dedicato per ottenerli. In alternativa, puoi contattare il Contact Center INPS al numero gratuito 803 164 (da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare, a pagamento) per ricevere informazioni sul cedolino.Per sapere piu’ nel dettaglio le date di accredito di tutte le prestazioni INPS di settembre, consulta anche: Pagamento Pensioni Settembre 2026: Date di Accredito e Calendario INPS.Domande frequenti La pensione di settembre 2026 e’ aumentata rispetto ad agosto?L’importo base della pensione per il 2026 e’ stato rivalutato a gennaio in base all’indice di inflazione ISTAT. A settembre l’importo lordo rimane uguale a quello degli altri mesi del 2026, salvo eventuali conguagli o provvedimenti specifici comunicati dall’INPS. Le variazioni sul netto dipendono principalmente dalle trattenute fiscali (addizionali, conguagli IRPEF).Perche’ la mia pensione di settembre e’ piu’ bassa?Se l’importo netto di settembre e’ inferiore al solito, le cause piu’ comuni sono: la trattenuta dell’addizionale regionale o comunale IRPEF (che si applica in rate da gennaio a novembre), un conguaglio IRPEF derivante dal 730 o dalla dichiarazione dei redditi, oppure una trattenuta per prestito con cessione del quinto. Consulta il cedolino online su MyINPS per vedere il dettaglio completo delle voci.Quando viene accreditata la pensione per chi ha il conto in banca?Per i pensionati con accredito su conto corrente bancario, la pensione di settembre 2026 viene accreditata il 1° settembre 2026 (martedi’), primo giorno bancario del mese. L’importo e’ solitamente disponibile gia’ dalle prime ore del mattino.Posso delegare qualcuno a ritirare la pensione alle Poste per me?Si’, e’ possibile delegare un familiare o un fiduciario al ritiro della pensione allo sportello Poste Italiane. E’ necessario presentare una delega scritta firmata dal pensionato, un documento di identita’ del delegato e una fotocopia del documento di identita’ del delegante. In alternativa, attivare l’accredito automatico su libretto postale o conto BancoPosta elimina la necessita’ di recarsi allo sportello.Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.Agosto 26, 2026/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/BOX-PENSIONI.png 788 940 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 06:28:152026-08-26 08:30:07Pensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenute
NOTIZIECedolare Secca Affitti Commerciali 2026: Ultima Chiamata per Locali C/1Indice dei contenutiCos’e’ la cedolare secca sugli affitti commercialiCome funziona e chi puo’ applicarlaPerche’ si parla di ultima chiamataVantaggi per locatori e conduttoriScadenze e adempimenti 2026Domande frequentiLa cedolare secca sugli affitti commerciali torna al centro del dibattito fiscale. Il Sole 24 Ore segnala un’"ultima chiamata" per questa misura: l’estensione strutturale alle locazioni non abitative e’ ancora in bilico e il tempo per intervenire si stringe. Chi affitta un locale commerciale di piccole dimensioni deve sapere se puo’ ancora beneficiare di questo regime agevolato e quali sono i passi da compiere entro la fine dell’anno. Cos’e’ la cedolare secca sugli affitti commercialiLa cedolare secca e’ un’imposta sostitutiva dell’IRPEF ordinaria che i proprietari di immobili possono applicare sui canoni di locazione. Originariamente prevista solo per gli immobili a uso abitativo, la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018, art. 1, c. 59) ha introdotto in via sperimentale la possibilita’ di applicarla anche alle locazioni di immobili ad uso commerciale appartenenti alla categoria catastale C/1 (negozi e botteghe).L’aliquota prevista per le locazioni commerciali e’ del 21%. Si tratta di un’imposta sostitutiva che sostituisce:IRPEF e relative addizionali regionali e comunaliimposta di registro sul contratto di locazioneimposta di bollo sul contratto di locazionePer chi rientra nei requisiti, il vantaggio fiscale e’ immediato e significativo rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria, soprattutto per i redditi piu’ elevati. Come funziona e chi puo’ applicarlaI requisiti per accedere alla cedolare secca sugli affitti commerciali sono specifici e vincolanti:Tipo di immobile: solo immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe)Superficie massima: fino a 600 metri quadri, escluse le pertinenzeLocatore: persona fisica proprietaria o titolare di diritto reale sull’immobileRegime: l’opzione si esercita in sede di registrazione del contratto o di prorogaLa misura non si applica agli immobili di categoria A/10 (uffici), C/3 (laboratori), C/6 (rimesse) o D (immobili industriali e commerciali di grandi dimensioni). E’ riservata esclusivamente ai negozi e botteghe C/1, che rappresentano la tipologia di locale commerciale piu’ diffusa nei centri urbani.L’opzione per la cedolare secca va comunicata all’Agenzia delle Entrate tramite modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili), contestualmente alla registrazione del contratto o in sede di proroga. Perche’ si parla di ultima chiamataSecondo Il Sole 24 Ore, il termine "ultima chiamata" fa riferimento alla finestra temporale che si sta chiudendo per l’estensione strutturale di questa misura alle locazioni non abitative in senso piu’ ampio. La cedolare secca commerciale e’ stata prorogata di anno in anno senza mai diventare misura permanente a pieno regime, e il dibattito sulla sua estensione e stabilizzazione definitiva e’ ancora aperto.Il quotidiano economico sottolinea che l’estensione della misura alle locazioni non abitative non sarebbe solo un intervento fiscale, ma uno strumento di politica economica: contribuirebbe a far emergere il nero nei contratti di locazione commerciale, a ridurre il costo degli spazi per le piccole imprese e a incentivare la stipula di contratti regolari, con effetti positivi sulla rigenerazione urbana dei centri storici.Chi ha un contratto di locazione C/1 in corso o sta per stipularne uno nuovo deve quindi valutare subito se optare per questo regime, prima che eventuali modifiche normative o scadenze ne restringano ulteriormente la portata. Vantaggi per locatori e conduttoriI vantaggi della cedolare secca commerciale si dispiegano su piu’ fronti: Per il locatore (proprietario)Risparmio IRPEF: l’aliquota del 21% e’ conveniente per chi e’ in scaglioni IRPEF superiori (35%, 43%)Nessuna imposta di registro: non si paga il 2% annuo sull’imposta di registroNessuna imposta di bollo: il bollo sul contratto e’ incluso nel regime sostitutivoDichiarazione semplificata: il reddito da cedolare secca non si cumula con gli altri redditi ai fini delle addizionaliPer il conduttore (affittuario commerciale)Blocco aggiornamento ISTAT: il locatore che opta per cedolare secca non puo’ aggiornare il canone agli indici ISTAT per tutta la durata dell’opzioneCanone stabile: prevedibilita’ dei costi per la piccola impresa o il commercianteIncentivo alla regolarita’: il vantaggio fiscale del locatore riduce la pressione verso canoni "in nero"Scadenze e adempimenti 2026Chi vuole optare per la cedolare secca su un locale C/1 deve rispettare alcune scadenze fondamentali:Nuovo contratto: l’opzione va esercitata contestualmente alla registrazione del contratto tramite modello RLIContratto in corso: e’ possibile optare in sede di proroga annuale, entro il termine di versamento dell’imposta di registro sulla prorogaRevoca dell’opzione: possibile ogni anno in sede di prorogaAcconto cedolare secca 2026: dovuto se l’imposta cedolare dell’anno precedente supera 51,65 euro; si versa in due rate se l’importo supera 257,52 euro (40% entro giugno, 60% entro 30 novembre), oppure in unica soluzione entro il 30 novembreLa dichiarazione dei redditi da locazione con cedolare secca va presentata nel Modello Redditi PF, quadro RB, indicando la scelta del regime sostitutivo. Non e’ possibile optare per la cedolare secca in sede di dichiarazione: l’opzione deve essere esercitata preventivamente con il modello RLI presso l’Agenzia delle Entrate.Domande frequenti La cedolare secca si applica anche agli uffici o ai capannoni? No. La cedolare secca commerciale si applica esclusivamente agli immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) con superficie fino a 600 mq. Gli uffici (A/10), i laboratori (C/3) e i capannoni (categoria D) sono esclusi dalla misura. Posso optare per la cedolare secca su un contratto gia’ in corso? Si’, ma solo in sede di proroga annuale. E’ necessario presentare il modello RLI all’Agenzia delle Entrate entro il termine di versamento dell’imposta di registro sulla proroga. Non e’ possibile esercitare l’opzione a contratto in corso senza una scadenza di proroga. Qual e’ l’aliquota della cedolare secca per i locali commerciali? L’aliquota e’ del 21%. E’ inferiore rispetto agli scaglioni IRPEF piu’ alti (35% e 43%), quindi il risparmio e’ tanto maggiore quanto piu’ elevato e’ il reddito complessivo del proprietario. Per i redditi medio-bassi il vantaggio puo’ essere ridotto o nullo. Il conduttore puo’ dedurre il canone commerciale in cedolare secca come costo? Si’. Il regime di cedolare secca riguarda la tassazione del locatore, non incide sulla deducibilita’ del canone per il conduttore. L’affittuario del locale commerciale puo’ continuare a dedurre il canone come costo inerente all’attivita’, secondo le regole ordinarie. La cedolare secca commerciale e’ una misura definitiva o temporanea? E’ nata come misura sperimentale con la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018) e da allora e’ stata prorogata senza diventare strutturale. Il dibattito sulla sua stabilizzazione definitiva e su una possibile estensione a categorie catastali diverse da C/1 e’ ancora in corso.Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti. Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 01:42:002026-08-26 08:13:51Cedolare Secca Affitti Commerciali 2026: Ultima Chiamata per Locali C/1
NOTIZIEEssilorLuxottica, Leonardo Maria Del Vecchio lascia i vertici: le ragioni dell’uscitaLeonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio, ha annunciato le proprie dimissioni dai vertici di EssilorLuxottica, il colosso franco-italiano dell’ottica quotato alla Borsa di Parigi. La notizia ha immediatamente attirato l’attenzione degli osservatori finanziari e del mondo degli affari, segnando una svolta significativa nella governance del gruppo che produce marchi iconici come Ray-Ban, Oakley e Persol.Indice dei contenutiChi e Leonardo Maria Del VecchioLe ragioni dell’uscita da EssilorLuxotticaIl peso della famiglia Del Vecchio nel gruppoCosa cambia nella governance di EssilorLuxotticaLa reazione dei mercatiDomande frequenti Chi e Leonardo Maria Del VecchioLeonardo Maria Del Vecchio e uno dei sei figli del fondatore di Luxottica, il compianto Leonardo Del Vecchio, scomparso nel giugno 2022. Laureato in economia e con esperienze nel settore del private equity e della finanza internazionale, Leonardo Maria era entrato nel consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica come rappresentante della famiglia fondatrice, detentrice tramite la holding Delfin di una quota di controllo superiore al 30% nel gruppo.Delfin, la cassaforte di famiglia con sede in Lussemburgo, e il principale azionista di EssilorLuxottica. La presenza dei figli Del Vecchio negli organi societari e sempre stata centrale nella governance del colosso dell’ottica, anche dopo la scomparsa del fondatore e le successive battaglie ereditarie tra i diversi rami familiari. Le ragioni dell’uscita da EssilorLuxotticaLe motivazioni ufficiali dell’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio dai vertici di EssilorLuxottica fanno riferimento a divergenze strategiche con l’attuale management del gruppo, guidato dall’amministratore delegato Francesco Milleri. Secondo quanto riportato da diverse fonti finanziarie, le tensioni riguarderebbero la direzione industriale del gruppo e la gestione delle priorita di investimento in un contesto di mercato sempre piu competitivo.Non e la prima volta che emergono frizioni all’interno del gruppo. Dopo la morte del fondatore nel 2022, il processo di successione e la gestione del potere all’interno di EssilorLuxottica hanno attraversato diverse fasi di tensione, con i vari figli Del Vecchio che hanno assunto posizioni non sempre allineate sulle strategie aziendali. Leonardo Maria si era distinto per posizioni critiche rispetto ad alcune scelte del management professionale che ha assunto la guida operativa del gruppo.Tra i nodi principali del confronto vi sarebbero le modalita di allocazione del capitale, le politiche di acquisizione e la gestione dei brand del portafoglio. EssilorLuxottica e oggi uno dei gruppi di eyewear piu grandi al mondo, con ricavi annui superiori ai 20 miliardi di euro, e le decisioni strategiche hanno impatti enormi sia sul valore azionario sia sull’assetto della governance familiare. Il peso della famiglia Del Vecchio nel gruppoNonostante le uscite individuali, la famiglia Del Vecchio mantiene il controllo di EssilorLuxottica attraverso Delfin. La holding e gestita da un board familiare che comprende diversi eredi del fondatore, e la sua posizione come azionista di controllo rimane solida indipendentemente dalle scelte personali dei singoli componenti della famiglia rispetto ai ruoli consiliari.Leonardo Del Vecchio aveva costruito Luxottica dal nulla, partendo da un piccolo laboratorio di Agordo (Belluno) negli anni Sessanta per trasformarla nel piu grande produttore mondiale di occhiali. La fusione con il gruppo francese Essilor nel 2018 aveva dato vita a EssilorLuxottica, creando un campione europeo dell’ottica con oltre 190.000 dipendenti nel mondo. La tutela di questa eredita industriale rimane la priorita condivisa da tutti i rami familiari, anche quando emergono divergenze di vedute sulla gestione corrente. Cosa cambia nella governance di EssilorLuxotticaL’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio dal consiglio di amministrazione non modifica la struttura proprietaria del gruppo, ma ha un impatto simbolico e pratico sulla rappresentanza familiare negli organi di governo. Il board di EssilorLuxottica e composto da esponenti della famiglia Del Vecchio, da rappresentanti della parte francese (Essilor) e da consiglieri indipendenti.Con le dimissioni di Leonardo Maria, il peso della componente familiare nella sala del consiglio si riduce, rafforzando de facto la posizione del management professionale guidato da Milleri. Questo potrebbe accelerare alcune decisioni strategiche che in precedenza incontravano resistenze interne, ma potrebbe anche ridurre il contrappeso familiare rispetto alle scelte dell’AD.Dal punto di vista regolamentare, le dimissioni di un consigliere non richiedono assemblee straordinarie: il board puo cooptare un sostituto fino alla prossima assemblea degli azionisti, oppure procedere senza riempire il seggio vacante se il numero minimo di consiglieri previsto dallo statuto e comunque rispettato. La reazione dei mercatiLe notizie di turbolenze nella governance di grandi aziende familiari tendono a generare volatilita sui mercati finanziari, almeno nel breve periodo. Nel caso di EssilorLuxottica, gli investitori seguono con attenzione qualsiasi segnale relativo all’assetto della famiglia Del Vecchio, dato il peso determinante di Delfin nel capitale sociale.Tuttavia, le dimissioni di un singolo consigliere — pur di rango familiare — non alterano la struttura di controllo. Il titolo EL (il simbolo borsistico di EssilorLuxottica su Euronext Paris) viene monitorato dagli analisti principalmente sulla base dei fondamentali industriali: crescita organica dei ricavi, andamento del mercato eyewear globale, integrazione dei brand acquisiti e marginalita operativa. Su questi fronti il gruppo ha continuato a mostrare solida performance anche dopo la scomparsa del fondatore.Domande frequentiChi e Leonardo Maria Del Vecchio?E uno dei figli del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, scomparso nel 2022. Ha fatto parte del consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica come rappresentante della famiglia fondatrice.Perche Leonardo Maria Del Vecchio si e dimesso da EssilorLuxottica?Le ragioni ufficiali fanno riferimento a divergenze strategiche con il management operativo del gruppo. Le tensioni interne non sono una novita: dopo la morte del fondatore, la gestione del potere all’interno di EssilorLuxottica ha attraversato diverse fasi di confronto tra i vari eredi e il top management.La famiglia Del Vecchio perde il controllo di EssilorLuxottica?No. La holding Delfin detiene oltre il 30% del capitale e rimane l’azionista di controllo. Le dimissioni personali di Leonardo Maria non modificano la struttura proprietaria del gruppo.Cosa succedera ora nella governance di EssilorLuxottica?Il board potra cooptare un sostituto oppure continuare con la composizione attuale, a seconda delle previsioni statutarie. Il management professionale, guidato dall’AD Francesco Milleri, mantiene la guida operativa del gruppo.EssilorLuxottica e quotata in Italia?EssilorLuxottica e quotata principalmente su Euronext Paris (simbolo EL). Ha una forte presenza industriale in Italia, con sedi storiche ad Agordo (Belluno) e stabilimenti produttivi nel nordest del Paese.Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti. Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 00:42:002026-08-26 08:06:34EssilorLuxottica, Leonardo Maria Del Vecchio lascia i vertici: le ragioni dell’uscita
NOTIZIEEnergia elettrica in lieve calo: PUN oggi a 0,191 €/kWh – 25 Agosto 2026Il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica registra oggi, 25 agosto 2026, un valore di 0,191 €/kWh, in lieve calo rispetto ai giorni precedenti. Un segnale positivo per le famiglie italiane che ancora oggi monitorano con attenzione i prezzi dell’elettricità, dopo i rincari che hanno caratterizzato gli ultimi anni.Indice dei contenutiCos’è il PUN e perché contaPUN oggi 25 agosto 2026: il datoCosa significa per le bollette delle famiglieConfronto con i mesi precedentiMercato libero e mercato tutelato: le differenzeDomande frequenti (FAQ) Cos’è il PUN e perché contaIl PUN – Prezzo Unico Nazionale è il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia. In parole semplici, è il costo che i fornitori di elettricità pagano per acquistare l’energia sul mercato all’ingrosso gestito dal Gestore dei Mercati Energetici (GME). Questo valore influenza direttamente le tariffe che poi noi consumatori troviamo in bolletta.Non è la stessa cosa del prezzo che paghi ogni mese: nella bolletta incidono anche le spese di rete (trasporto e distribuzione), le imposte e gli oneri di sistema. Tuttavia, il PUN è la componente più volatile e quella che determina le oscillazioni dei costi nel tempo. PUN oggi 25 agosto 2026: il datoSecondo i dati disponibili aggiornati al 25 agosto 2026, il Prezzo Unico Nazionale si attesta a 0,191 €/kWh. Si tratta di un valore in lieve calo rispetto ai giorni immediatamente precedenti, un movimento che gli operatori del settore interpretano come una piccola boccata d’aria per i consumatori finali.Il dato è stato rilevato attraverso il monitoraggio del mercato all’ingrosso italiano (MGP – Mercato del Giorno Prima), la principale borsa elettrica del nostro Paese dove si forma quotidianamente il prezzo di riferimento. A titolo di confronto, nel mese di agosto i valori del PUN tendono a essere influenzati dalla stagionalità: il caldo estivo aumenta la domanda di energia per il condizionamento, ma le ore di luce prolungate favoriscono la produzione solare, creando un effetto calmierante sui prezzi nelle ore centrali della giornata. Cosa significa per le bollette delle famiglieIl calo del PUN è una buona notizia, ma è importante capire in che misura si riflette sulla bolletta mensile. Le famiglie nel mercato di tutela graduata (ex Maggior Tutela, la tariffa gestita da ARERA per chi non ha scelto un fornitore del mercato libero) vedono aggiornare le tariffe su base trimestrale. Quindi un calo giornaliero del PUN non si traduce immediatamente in una bolletta più leggera di questo mese.Per chi è già nel mercato libero con un contratto a prezzo variabile indicizzato al PUN, la situazione è diversa: la componente energia della bolletta segue direttamente le variazioni del mercato all’ingrosso, quindi un calo del PUN può riflettersi nel costo della prossima lettura.Se stai valutando se passare al mercato libero, ricorda che esistono strumenti a tua tutela: i contratti con prezzo fisso ti proteggono dalle oscillazioni del mercato, mentre quelli a prezzo variabile ti permettono di beneficiare dei ribassi (ma ti espongono anche ai rialzi). Una scelta consapevole richiede di analizzare il tuo profilo di consumo e confrontare le offerte disponibili. Confronto con i mesi precedentiPer capire il significato del dato odierno, è utile collocarlo in un contesto più ampio. Nel corso del 2026, il PUN ha mostrato un andamento altalenante, influenzato da diversi fattori:Produzione rinnovabile: l’espansione delle installazioni fotovoltaiche in Italia ha contribuito a calmierare i prezzi nelle ore diurne, soprattutto nei mesi estivi.Importazioni di gas: le quotazioni del gas naturale (usato nelle centrali termoelettriche) restano un fattore chiave per il prezzo dell’elettricità nelle ore serali e notturne.Temperatura e clima: le ondate di calore estivo aumentano i consumi per il condizionamento, ma la maggiore irradiazione solare compensa parzialmente l’effetto.Mercato europeo: l’interconnessione con i mercati elettrici di Francia, Austria, Slovenia e Svizzera incide sull’equilibrio domanda-offerta italiano.Il valore di 0,191 €/kWh di oggi si colloca in una fascia che, se mantenuta, potrebbe contribuire a un aggiornamento positivo delle tariffe nel prossimo trimestre di aggiornamento ARERA. Mercato libero e mercato tutelato: le differenzeDal 1° luglio 2024 il mercato di maggior tutela è stato chiuso per le utenze domestiche (con eccezioni per le utenze vulnerabili: anziani over 75, soggetti in condizioni di disagio economico o fisico, residenti in zone con servizio di tutela specifica). Chi non rientra nelle categorie vulnerabili è stato automaticamente trasferito al Servizio a Tutele Graduali (STG), gestito da fornitori selezionati tramite gara ARERA su base regionale.Se hai bisogno di verificare se hai diritto alla tutela per utenze vulnerabili o se sei già nel mercato libero senza saperlo, puoi controllare direttamente nella tua bolletta alla voce “fornitore” e “condizioni contrattuali”.Per chi vuole approfondire le opportunità di risparmio sulle bollette, è utile consultare anche i bonus bolletta luce disponibili ad agosto 2026, che possono abbattere sensibilmente il costo per le famiglie con ISEE basso. Leggi anche la nostra guida sull’Ecobonus 2026 per il risparmio energetico, utile per chi sta pensando a interventi di efficienza nella propria abitazione.Domande frequenti sul PUN e i prezzi dell’energia elettrica Cos’è esattamente il PUN?Il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, calcolato ogni giorno dalla Borsa Elettrica Italiana (GME). È il punto di riferimento per le tariffe del mercato libero a prezzo variabile e influenza indirettamente le tariffe regolate da ARERA.Il calo del PUN oggi significa che pago meno in bolletta?Non necessariamente in modo immediato. Se sei nel Servizio a Tutele Graduali (ex maggior tutela), le tariffe vengono aggiornate trimestralmente da ARERA. Se sei nel mercato libero con contratto indicizzato al PUN, il calo si rifletterà sulla componente energia della tua prossima bolletta.Dove posso trovare il PUN aggiornato ogni giorno?Il dato giornaliero ufficiale è pubblicato dal GME (Gestore dei Mercati Energetici) sul sito mercatoelettrico.org, nella sezione “Esiti MGP” (Mercato del Giorno Prima). Alcune piattaforme di comparazione tariffaria offrono anche grafici sull’andamento storico del PUN.Cosa sono le utenze vulnerabili e come si verifica di esserlo?Le utenze vulnerabili hanno diritto a restare in un regime di tutela prezzo anche dopo la fine del mercato di maggior tutela. Rientrano in questa categoria: persone con almeno 75 anni di età, titolari di bonus sociali per disagio economico, persone in gravi condizioni di salute che usano apparecchi salvavita, e residenti in isole minori non interconnesse alla rete nazionale. Per verificare la propria situazione, è sufficiente contattare il proprio fornitore o consultare il sito di ARERA.Quale fornitore conviene scegliere nel mercato libero?Non esiste un fornitore “migliore” in assoluto: dipende dal tuo profilo di consumo, dalla fascia oraria in cui consumi di più e dalla tua preferenza per un prezzo fisso o variabile. Il consiglio è di utilizzare il portale ufficiale Trova Offerte di ARERA (www.arera.it) per confrontare le offerte disponibili nella tua zona.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/Bonus-Energia.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-25 23:42:002026-08-26 07:53:41Energia elettrica in lieve calo: PUN oggi a 0,191 €/kWh – 25 Agosto 2026
NOTIZIEEredità dai genitori, chi la aspetta spende di più e lavora menoChi si aspetta di ricevere un’eredità dai genitori tende a spendere di più, risparmiare meno e lavorare con minore intensità. È questo il dato più sorprendente che emerge da un’analisi recente sui comportamenti economici delle famiglie italiane pubblicata da PMI.it, che riprende dati elaborati su campioni rappresentativi di cittadini in attesa di una successione ereditaria. Un fenomeno che riguarda milioni di italiani e che ha implicazioni concrete sia sul piano finanziario personale, sia sul versante degli obblighi fiscali legati all’eredità.Indice dei contenutiL’eredità attesa cambia i comportamenti di spesa e risparmioIl peso dell’eredità sull’offerta di lavoroEredità e risparmio: i dati sulle famiglie italianeCosa fare quando l’eredità arriva: gli obblighi fiscaliLa pianificazione patrimoniale come antidoto all’attesa passivaL’eredità attesa cambia i comportamenti di spesa e risparmioL’analisi evidenzia un paradosso tipicamente umano: la sola aspettativa di ricevere un’eredità dai genitori modifica il comportamento economico ancora prima che i beni vengano effettivamente trasferiti. Chi sa — o ritiene molto probabile — di essere destinatario di un lascito patrimoniale tende ad aumentare i consumi correnti, allentare l’attitudine al risparmio e ridurre l’impegno lavorativo.In termini economici, si parla di un classico effetto ricchezza anticipato: il patrimonio atteso viene già “scontato” nelle decisioni di oggi, come se i soldi fossero già disponibili. Questo meccanismo psicologico è ben noto agli economisti comportamentali, ma la sua intensità nelle famiglie italiane risulta particolarmente marcata rispetto ad altri Paesi europei, probabilmente per l’elevata concentrazione di ricchezza immobiliare nelle generazioni più anziane e per la forte presenza del modello familiare allargato.Le implicazioni sono significative: chi «vive di aspettative ereditarie» può trovarsi in una situazione finanziaria fragile se l’eredità non arriva nei tempi previsti, o se risulta inferiore alle aspettative (ad esempio per debiti del defunto, altri eredi, o imposta di successione più alta del previsto). Il peso dell’eredità sull’offerta di lavoroUno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda l’impatto sull’offerta di lavoro. Chi si aspetta un’eredità consistente — in particolare patrimoni immobiliari di valore significativo — tende a lavorare meno ore, accettare posizioni meno esigenti o ritardare il rientro nel mercato del lavoro dopo periodi di inattività.Questo effetto è amplificato in quei contesti in cui la ricchezza dei genitori è ben visibile (ad esempio, case di proprietà in zone di pregio, attività commerciali tramandate). In questi casi, la certezza psicologica del lascito agisce come un «reddito ombra» che abbassa la pressione a cercare o mantenere un impiego stabile.Per chi si trova in questa situazione, è fondamentale ricordare che i beni ereditati non sono esenti da adempimenti. La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data del decesso, e l’imposta di successione si applica sulle quote che superano la franchigia prevista dalla legge (1.000.000 di euro per coniuge e figli in linea diretta). Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta gli eredi in ogni fase della pratica. Eredità e risparmio: i dati sulle famiglie italianeL’Italia è uno dei Paesi con la più alta concentrazione di ricchezza privata in Europa, e gran parte di essa è destinata a trasmettersi tramite successione ereditaria nei prossimi decenni. Secondo stime di Banca d’Italia, ogni anno vengono trasferiti per via ereditaria patrimoni per diverse centinaia di miliardi di euro, tra immobili, depositi bancari e attività finanziarie.In questo contesto, l’analisi di PMI.it mostra che le famiglie italiane che si trovano nella fascia tra 40 e 60 anni — ovvero quelle più prossime a ricevere un’eredità dai genitori anziani — presentano tassi di risparmio mediamente inferiori rispetto a famiglie di pari reddito senza aspettative ereditarie. L’effetto è più accentuato nei centri urbani del Nord Italia, dove il valore degli immobili è più elevato.Il dato invita a una riflessione: costruire il proprio benessere finanziario unicamente sull’attesa di un lascito è una strategia rischiosa. Il patrimonio trasferito potrebbe essere ridimensionato da spese sanitarie e di assistenza degli anziani (crescenti con il progressivo invecchiamento della popolazione), da eventuali debiti del de cuius, o da una suddivisione tra più eredi che abbassa la quota individuale. Cosa fare quando l’eredità arriva: gli obblighi fiscaliQuando l’eredità dai genitori diventa realtà, scattano precisi obblighi fiscali e civili che gli eredi devono affrontare in tempi definiti. Conoscerli in anticipo evita sanzioni e complicazioni.I principali adempimenti sono:Dichiarazione di successione: va presentata all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data del decesso. Sono obbligati gli eredi, i legatari e i chiamati all’eredità.Imposta di successione: si applica sulla quota che supera la franchigia. Per figli e coniuge la franchigia è di 1.000.000 euro per ciascun beneficiario; per fratelli e sorelle è di 100.000 euro. L’aliquota base è del 4% per il coniuge e i figli in linea retta, del 6% per fratelli e sorelle, dell’8% per altri soggetti.Voltura catastale: necessaria per il trasferimento della proprietà immobiliare. In Friuli Venezia Giulia, dove vige il sistema tavolare, la procedura è diversa dal resto d’Italia e richiede competenze specifiche.Conto corrente del defunto: le somme depositate confluiscono nell’asse ereditario e devono essere dichiarate.Per gli eredi residenti in Friuli Venezia Giulia, è importante ricordare che il sistema tavolare (registro catastale FVG, disciplinato dal R.D. 499/1929) richiede una procedura di intavolazione specifica, diversa dalla semplice voltura catastale nazionale. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza pluriennale in questo ambito. La pianificazione patrimoniale come antidoto all’attesa passivaIl quadro descritto dallo studio di PMI.it suggerisce che la soluzione non sta nel rinunciare all’idea di ricevere un’eredità, ma nel non basare le proprie scelte finanziarie esclusivamente su di essa.Una pianificazione patrimoniale consapevole prevede di:Mantenere un tasso di risparmio adeguato al proprio reddito, indipendentemente dalle aspettative ereditarie.Conoscere la composizione del patrimonio familiare (immobili, conti, attività finanziarie) per poter gestire con consapevolezza le questioni successorie quando si presenteranno.Valutare con anticipo gli strumenti di pianificazione successoria disponibili: testamento, donazione, patto di famiglia.Prepararsi agli aspetti fiscali della successione, in modo da non trovarsi impreparati di fronte all’imposta di successione o agli adempimenti catastali.Una dichiarazione di successione ben preparata, con tutti i documenti in ordine, riduce i tempi di sblocco dei beni ereditati e minimizza il rischio di errori che possono costare sanzioni. Per questo motivo, rivolgersi a professionisti esperti è sempre la scelta più prudente.L’analisi sui comportamenti economici delle famiglie italiane in attesa di un’eredità dai genitori offre uno spunto di riflessione importante: la ricchezza attesa non dovrebbe sostituire la pianificazione finanziaria personale. Quando l’eredità si concretizza, gli adempimenti fiscali vanno affrontati con tempestività e competenza per evitare sanzioni e complicazioni. Domande Frequenti sull’Eredità dai GenitoriQuesto articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.ARTICOLI CORRELATINOTIZIE Pensioni ottobre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenuteLe pensioni di ottobre 2026 sono in pagamento da giovedì 1° ottobre, sia in banca sia in posta. Ecco i turni alfabetici per il ritiro in contanti, le trattenute IRPEF del cedolino e l'effetto dei rimborsi del 730. https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/BOX-PENSIONI.png 788 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-02 11:00:002026-10-02 08:37:11Pensioni ottobre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenuteNOTIZIE APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataChi percepisce l'APE Sociale può vendere online restando entro la soglia dei 5.000 euro lordi annui, ma solo se l'attività è davvero occasionale. Ecco come funziona la regola, chi invece resta al vecchio limite di 4.800 euro e quando scattano gli obblighi contributivi INPS. https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-02 09:00:002026-09-29 07:30:59APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataNOTIZIE Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-Riscossione Quando un contribuente riceve una richiesta di pagamento per debiti previdenziali e ritiene che il debito sia in realtà estinto, magari perché la cartella esattoriale o l'avviso di addebito non gli sono mai stati notificati, la prima domanda… https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-02 07:00:002026-09-30 08:11:07Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-RiscossioneAgosto 25, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-25 22:42:002026-08-26 07:47:24Eredità dai genitori, chi la aspetta spende di più e lavora meno
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