NOTIZIEPensione minima esclusa con 7 anni di contributi, cosa spetta Indice dei contenutiI requisiti per accedere alla pensione minimaIl sistema contributivo puro e i 7 anniCosa spetta con 7 anni di contributiL’assegno di garanzia per il contributivo puroPensione di vecchiaia con pochi contributiDomande frequentiChi ha versato contributi all’INPS solo per 7 anni può trovarsi in una situazione scomoda: ha raggiunto l’età pensionabile ma non ottiene il trattamento minimo garantito. Questo accade perché nel sistema pensionistico contributivo puro — quello che si applica a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 — esistono soglie precise che determinano se e quanto si percepisce. Capire le regole evita sorprese al momento del pensionamento.I requisiti per accedere alla pensione minimaLa cosiddetta “pensione minima” o trattamento minimo INPS è una misura di garanzia: si applica quando l’assegno pensionistico calcolato risulta inferiore a una soglia stabilita annualmente. Per il 2026 il trattamento minimo ammonta a 611,85 euro al mese (rivalutato dell’1,4% rispetto al 2025 in base al tasso di perequazione ISTAT).Tuttavia il trattamento minimo non spetta a tutti. Le regole variano in base al sistema di calcolo applicabile, che dipende dall’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995:Sistema retributivo o misto (almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995): il trattamento minimo si applica con i meccanismi tradizionali.Sistema contributivo puro (meno di 18 anni al 31/12/1995 o iscritti per la prima volta dopo il 1/1/1996): le regole sono diverse e più restrittive. Il sistema contributivo puro e i 7 anniNel sistema contributivo puro il trattamento minimo non esiste come integrazione automatica. Al suo posto opera un meccanismo diverso: la pensione viene erogata solo se l’importo calcolato supera determinate soglie di accesso, che variano in base all’età e al tipo di pensione richiesta.Il caso dei 7 anni di contributi è emblematico. Per raggiungere la pensione anticipata ordinaria nel sistema contributivo puro è necessaria un’anzianità contributiva molto più elevata. Con soli 7 anni versati, quella strada è preclusa.Per la pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni nel contributivo puro l’importo deve superare 1,5 volte l’assegno sociale (circa 780 euro mensili nel 2026). Se la pensione calcolata non raggiunge questa soglia, l’accesso a 67 anni è negato. Esiste però una valvola di sicurezza: la pensione di vecchiaia a 71 anni con almeno 5 anni effettivi di contribuzione. Cosa spetta con 7 anni di contributiCon 7 anni di contributi versati, il lavoratore in regime contributivo puro si trova in questa situazione:Pensione anticipata ordinaria: non accessibile (serve un’anzianità contributiva molto più elevata).Pensione di vecchiaia a 67 anni: non accessibile se l’importo calcolato non supera 1,5 volte l’assegno sociale (circa 780 euro nel 2026).Pensione di vecchiaia a 71 anni: accessibile con almeno 5 anni di contribuzione effettiva — quindi applicabile anche con 7 anni — a condizione che l’assegno calcolato superi l’assegno sociale (circa 534 euro mensili nel 2026).L’assegno percepito è calcolato esclusivamente sui contributi versati: non c’è integrazione al minimo. Chi ha versato poco riceve una pensione proporzionalmente bassa, senza alcun correttivo automatico. Il ricalcolo contributivo previsto per il 2027 potrebbe modificare alcune di queste regole per le generazioni future. L’assegno di garanzia per il contributivo puroChi si trova nella situazione di aver maturato pochi anni di contributi può fare affidamento su altri strumenti di sostegno al reddito nella fase post-lavorativa:Assegno sociale INPS: spetta a chi ha compiuto 67 anni, risiede in Italia e non supera determinati limiti di reddito. Non è una pensione ma una prestazione assistenziale. Per il 2026 l’importo pieno è di circa 534 euro mensili. Non richiede contributi versati.Integrazione al reddito regionale: alcune Regioni prevedono misure integrative per anziani a basso reddito. Opportuno verificare quelle attive nel proprio comune di residenza.Contributi volontari INPS: chi non ha ancora raggiunto i requisiti può richiedere l’autorizzazione a versare contributi volontari per completare gli anni mancanti, anche se il beneficio economico va valutato attentamente rispetto ai costi di versamento. Pensione di vecchiaia con pochi contributiLa strada più percorribile per chi ha 7 anni di contributi nel sistema contributivo puro è quella della pensione di vecchiaia a 71 anni (ex art. 24 c. 14 D.L. 201/2011, il cosiddetto “Salva Italia”). Questo strumento è stato introdotto proprio per tutelare i lavoratori con carriere discontinue o brevi: basta avere almeno 5 anni di contribuzione effettiva (non figurativa) e aver compiuto 71 anni di età.La condizione è che l’importo della pensione calcolata superi la soglia dell’assegno sociale mensile. Se la pensione risultante fosse inferiore, l’INPS non eroga la prestazione pensionistica: al richiedente spetterebbe invece l’assegno sociale, se ne ha i requisiti reddituali.Per chi ha avuto carriere lavorative in più Paesi è utile sapere che i contributi esteri possono essere cumulati con quelli italiani per raggiungere i requisiti minimi: il cumulo dei contributi esteri e italiani è possibile in base agli accordi bilaterali e ai regolamenti comunitari. Domande frequentiCon 7 anni di contributi ho diritto alla pensione minima?No. Nel sistema contributivo puro il trattamento minimo non esiste come integrazione automatica. L’assegno è calcolato solo in base ai contributi effettivamente versati. Se l’importo è molto basso, si può richiedere l’assegno sociale (che non richiede contributi) al compimento dei 67 anni, se si rispettano i limiti di reddito.A quanti anni posso andare in pensione con 7 anni di contributi?Con 7 anni di contributi nel contributivo puro la finestra più accessibile è la pensione di vecchiaia a 71 anni, che richiede almeno 5 anni di contribuzione effettiva. La pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni è invece condizionata al superamento di una soglia di importo (1,5 volte l’assegno sociale).Posso integrare i contributi mancanti versando volontariamente?Sì. Chi riceve dall’INPS l’autorizzazione ai contributi volontari può versare contributi aggiuntivi per aumentare sia l’anzianità contributiva sia l’importo futuro della pensione. La convenienza economica va valutata caso per caso, soprattutto in relazione all’età di versamento e all’importo che si otterrebbe.Se non raggiungo la soglia per la pensione, cosa ricevo?Se al compimento dei 71 anni la pensione calcolata risulta inferiore all’assegno sociale, l’INPS non eroga la pensione contributiva. In quel caso si può fare domanda per l’assegno sociale (circa 534 euro mensili nel 2026), una prestazione assistenziale erogata a chi ha 67 anni, risiede in Italia e ha redditi sotto la soglia prevista.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-02 13:00:002026-09-01 10:01:32Pensione minima esclusa con 7 anni di contributi, cosa spetta
NOTIZIESchengen, l’Italia proroga i controlli alla frontiera con la Spagna per altri 15 giorniIndice dei contenutiCosa è successo: la proroga dei controlliCos’è l’accordo Schengen e perché è importanteQuando è lecito reintrodurre i controlli alle frontiereCosa cambia concretamente per i cittadini e i viaggiatoriIl contesto europeo: altri Paesi che hanno reintrodotto i controlliDomande frequenti (FAQ) Cosa è successo: la proroga dei controlliL’Italia ha deciso di prorogare i controlli temporanei alle frontiere interne con la Spagna per ulteriori 15 giorni. La misura, adottata nell’ambito delle deroghe consentite dal Codice Schengen, si inserisce in un contesto più ampio di rafforzamento della sicurezza ai confini europei che ha visto diversi Paesi membri dell’Unione Europea adottare provvedimenti simili nel corso del 2026.La proroga è stata comunicata ufficialmente attraverso i canali istituzionali del Ministero dell’Interno, che ha giustificato la misura con la necessità di garantire la sicurezza pubblica e di contrastare i flussi migratori irregolari lungo la rotta che collega la Penisola Iberica all’Italia. Cos’è l’accordo Schengen e perché è importanteL’accordo di Schengen è uno dei pilastri fondamentali dell’integrazione europea. Firmato nel 1985 nella città lussemburghese di Schengen, ha progressivamente abolito i controlli ai confini interni tra i Paesi aderenti, creando un unico spazio di libera circolazione oggi noto come area Schengen o spazio Schengen.Oggi l’area Schengen comprende 29 Paesi, di cui 25 Stati membri dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Grazie a questo accordo, circa 420 milioni di persone possono viaggiare liberamente attraverso i confini interni senza dover esibire il passaporto o fermarsi ai posti di controllo.Per i cittadini italiani, l’area Schengen rappresenta una conquista quotidiana: poter raggiungere la Francia, la Spagna, la Germania o l’Austria senza code ai confini è ormai una consuetudine consolidata. Per questa ragione, le notizie di reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne suscitano sempre attenzione e qualche preoccupazione tra i viaggiatori. Quando è lecito reintrodurre i controlli alle frontiereIl Codice delle Frontiere Schengen (Regolamento UE 2016/399) consente agli Stati membri di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di gravi minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. Si tratta di una misura eccezionale e temporanea, non di una sospensione definitiva del trattato.Le regole del Codice Schengen prevedono che:I controlli temporanei possono essere reintrodotti per un periodo iniziale di massimo 30 giorni, prorogabiliOgni proroga non può superare i 30 giorniLa durata complessiva non può eccedere i 6 mesi (o 2 anni in casi eccezionali legati a minacce persistenti)Lo Stato che li introduce deve notificare preventivamente gli altri Stati membri e la Commissione EuropeaI controlli devono essere proporzionati alla minaccia identificataIn questo caso l’Italia, come altri Paesi europei, ha fatto ricorso alla clausola di salvaguardia prevista dal regolamento, notificando agli organi comunitari la proroga dei controlli con la Spagna per i successivi 15 giorni. Cosa cambia concretamente per i cittadini e i viaggiatoriPer chi deve spostarsi tra Italia e Spagna — che si tratti di un viaggio di lavoro, di una vacanza o di un trasferimento — è importante sapere cosa comporta concretamente la proroga dei controlli alla frontiera.Cosa è richiesto:Documento di identità valido: i cittadini italiani e dell’UE devono esibire la carta di identità o il passaporto. Non è richiesto il visto.Attesa ai controlli: potrebbero esserci code ai valichi di frontiera e negli aeroporti internazionali su rotte Italia-Spagna. È consigliabile calcolare tempi aggiuntivi.Controllo documenti minorenni: per i minori che viaggiano accompagnati da uno solo dei genitori, potrebbe essere richiesta una dichiarazione di consenso dell’altro genitore.Cosa NON cambia:I cittadini dell’UE non hanno bisogno del visto per entrare in Spagna o in ItaliaIl diritto alla libera circolazione non viene sospeso: i controlli sono alle frontiere, non un divieto di ingressoLe merci non sono soggette a controlli doganali aggiuntivi (quelli riguardano solo le persone)I voli aerei e i trasporti su gomma continuano normalmente Il contesto europeo: altri Paesi che hanno reintrodotto i controlliLa mossa dell’Italia non è isolata. Negli ultimi anni diversi Paesi dell’area Schengen hanno fatto ricorso alla clausola di salvaguardia per reintrodurre temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne. Tra i Paesi che hanno adottato misure simili si annoverano:Germania: ha reintrodotto i controlli alle frontiere con Austria, Svizzera, Polonia, Repubblica Ceca e Francia in più occasioniAustria: mantiene controlli periodici alle frontiere con Slovenia e UngheriaFrancia: ha reintrodotto controlli alle frontiere terrestri in diverse circostanzeSvezia e Danimarca: hanno introdotto controlli alle frontiere in risposta a specifiche situazioni di sicurezzaQuesto trend ha spinto la Commissione Europea a lavorare a una revisione del Codice Schengen, con l’obiettivo di evitare un uso eccessivo o prolungato delle deroghe che potrebbe snaturare il principio di libera circolazione. La nuova disciplina punta a rendere più stringenti le condizioni di reintroduzione dei controlli e a rafforzare le alternative, come il potenziamento della sorveglianza dei confini esterni dell’UE tramite Frontex.Domande frequenti (FAQ) Devo avere il passaporto per andare in Spagna dall’Italia?Per i cittadini italiani e degli altri Paesi dell’UE è sufficiente la carta di identità valida per l’espatrio. Il passaporto non è obbligatorio, ma avere entrambi i documenti è sempre consigliabile.I controlli rallenteranno i voli tra Italia e Spagna?I controlli possono comportare tempi di attesa aggiuntivi negli aeroporti internazionali. È consigliabile arrivare con anticipo maggiore rispetto al solito (almeno 30-45 minuti extra) e verificare le comunicazioni delle compagnie aeree o degli aeroporti di partenza.Quanto durerà questa situazione?L’attuale proroga copre altri 15 giorni a partire dalla data della comunicazione ufficiale. Il Governo italiano valuterà poi se rinnovare ulteriormente i controlli o ripristinare il regime ordinario, in base all’evoluzione della situazione di sicurezza.L’accordo Schengen è a rischio?No. I controlli temporanei sono una misura prevista dallo stesso Codice Schengen e non mettono in discussione l’accordo. Si tratta di una deroga eccezionale e reversibile: non appena vengono meno le condizioni di sicurezza che la giustificano, i controlli vengono rimossi e si torna al regime di libera circolazione senza frontiere.Cosa devo portare con me se vado in Spagna in questo periodo?Assicurati di avere: carta di identità valida per l’espatrio (o passaporto), eventuale documentazione aggiuntiva per i minori che viaggiano con un solo genitore, e di verificare i documenti richiesti dalla tua compagnia aerea o dal vettore che utilizzi.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-02 12:00:002026-08-31 15:54:52Schengen, l’Italia proroga i controlli alla frontiera con la Spagna per altri 15 giorni
NOTIZIERaccomandata non ritirata: quando si considera conosciuta?Hai trovato un avviso di giacenza di una raccomandata nella cassetta delle lettere e hai deciso di non andare a ritirarla, magari perché non sai chi te l’ha inviata o perché non hai avuto tempo. Ma cosa succede dal punto di vista legale? La raccomandata non ritirata produce comunque effetti? La risposta è sì, e le conseguenze possono essere molto più serie di quanto si pensi. Indice dei contenutiLa presunzione di conoscenza: cosa dice la leggeCompiuta giacenza: cos’è e come funzionaRaccomandata ordinaria e atti giudiziari: differenzeCosa fare se non si è ritirata la raccomandataDomande frequentiLa presunzione di conoscenza: cosa dice la leggeIl principio fondamentale che regola questa materia è contenuto nell’articolo 1335 del Codice Civile, che stabilisce la cosiddetta presunzione di conoscenza. In parole semplici: una dichiarazione (o qualsiasi comunicazione) si considera conosciuta dal destinatario nel momento in cui giunge all’indirizzo di quest’ultimo, a meno che egli non dimostri di essersi trovato, senza sua colpa, nell’impossibilità di averne notizia.Questo significa che non è necessario che tu apra o legga fisicamente la lettera: conta il fatto che sia arrivata al tuo indirizzo. Se una raccomandata viene depositata presso l’ufficio postale perché il destinatario è assente, e viene lasciato l’avviso nella cassetta, la legge presume che il destinatario sia nelle condizioni di venire a conoscenza del suo contenuto.La Corte di Cassazione ha confermato più volte questo principio: la ricezione dell’avviso di giacenza equivale, ai fini legali, alla consegnabilità del plico. Non ritirare la raccomandata non fa scattare alcuna protezione automatica per il destinatario. Compiuta giacenza: cos’è e come funzionaPer le raccomandate semplici (non gli atti giudiziari), si applica il meccanismo della compiuta giacenza. Ecco come funziona passo dopo passo:Il postino tenta la consegna e, non trovando il destinatario, lascia un avviso di giacenza nella cassetta delle lettereLa raccomandata rimane disponibile all’ufficio postale per un periodo di 30 giorniSe non viene ritirata entro tale termine, torna al mittente con la dicitura «compiuta giacenza»Dal giorno del deposito dell’avviso, scattano gli effetti legali della comunicazioneIl momento chiave, quindi, è la data in cui viene lasciato l’avviso, non quella in cui si ritira (o si decide di non ritirare) la lettera. Da quel giorno decorrono eventuali termini, scadenze o effetti giuridici connessi al contenuto della raccomandata.Immagina, ad esempio, che un datore di lavoro invii una lettera di licenziamento tramite raccomandata. Se l’avviso di giacenza viene lasciato il 1° settembre, la comunicazione si considera conosciuta dal 1° settembre, e da quella data decorrono i termini per impugnare il licenziamento (60 giorni in sede stragiudiziale, poi 180 giorni per il ricorso al giudice). Raccomandata ordinaria e atti giudiziari: differenzeÈ importante distinguere tra due categorie di raccomandate, perché le regole cambiano in modo significativo: Raccomandate ordinarie (private o commerciali)Si tratta di lettere inviate da privati, aziende, banche, datori di lavoro, amministratori di condominio e così via. In questo caso si applica direttamente l’art. 1335 c.c.: la comunicazione si considera conosciuta dal momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario, ovvero dalla data dell’avviso di giacenza lasciato dal postino.Atti giudiziari e notifiche ufficialiPer le notifiche di atti giudiziari (citazioni, decreti ingiuntivi, cartelle esattoriali tramite ufficiale giudiziario), la procedura è diversa e più articolata. In base all’art. 140 del Codice di Procedura Civile, quando il destinatario non viene trovato, la notifica si perfeziona con una triplice formalità:Deposito dell’atto nella Casa Comunale del luogo di residenza del destinatarioAffissione di un avviso alla porta dell’abitazione o ufficioInvio di una raccomandata con avviso di ricevimento per comunicare il depositoIn questo caso, secondo la giurisprudenza consolidata e le sentenze della Corte Costituzionale (in particolare la sentenza n. 3/2010), la notifica si perfeziona per il destinatario dopo 10 giorni dall’invio della raccomandata informativa, anche se questa non viene ritirata. Per il notificante, invece, si perfeziona già alla data del deposito.Cosa fare se non si è ritirata la raccomandataSe ti accorgi di aver mancato il ritiro di una raccomandata, la prima cosa da fare è capire da chi arriva e cosa potrebbe contenere. Non ignorare la situazione: il tempo scorre e alcuni termini legali sono molto brevi.Ecco come muoversi in modo pratico:Verifica la data dell’avviso: guarda quando è stato lasciato l’avviso nella cassetta. Da quella data decorrono i termini legaliControlla se la raccomandata è ancora in giacenza: puoi farlo recandoti all’ufficio postale con un documento d’identità, oppure tramite il servizio di tracking online di Poste Italiane inserendo il codice sull’avvisoRitirala subito se ancora possibile: hai 30 giorni dalla data del tentativo di consegna. Se sei ancora nei tempi, ritiralaSe è già tornata al mittente: contatta il mittente per ricevere nuovamente la comunicazione. In alcuni casi, potrebbe essere necessario chiedere copia della ricevuta di invio per conoscere la data esatta in cui è stata considerata conosciutaConsulta un legale se la raccomandata riguarda atti giudiziari: in questo caso i termini sono perentori e il mancato rispetto può avere conseguenze gravi (contumacia, decadenza da diritti, esecuzione forzata)Esiste anche la possibilità di superare la presunzione di conoscenza, ma è onere del destinatario dimostrare di essersi trovato nell’impossibilità, senza sua colpa, di ricevere la comunicazione. Ad esempio: un ricovero ospedaliero documentato nel periodo corrispondente alla giacenza può costituire prova liberatoria. Tuttavia, questa prova deve essere fornita attivamente dal destinatario. Domande frequenti Se non ritiro la raccomandata, i termini decorrono comunque?Sì. Dal momento in cui l’avviso di giacenza viene depositato nella tua cassetta delle lettere, la comunicazione si considera legalmente conosciuta. I termini previsti dalla legge o dal contratto decorrono da quella data, indipendentemente dal ritiro fisico della lettera.Per quanto tempo la raccomandata rimane in giacenza all’ufficio postale?Per le raccomandate ordinarie, il periodo di giacenza è di 30 giorni dal primo tentativo di consegna. Trascorso questo termine, la lettera viene restituita al mittente con la dicitura «compiuta giacenza». Per gli atti giudiziari, i termini possono essere diversi a seconda del tipo di procedura.Posso dimostrare di non aver potuto ritirare la raccomandata?Sì, è possibile superare la presunzione di conoscenza, ma la prova è a tuo carico. Dovrai dimostrare di essere stato nell’impossibilità di ricevere la comunicazione per cause non imputabili a te (ad esempio un ricovero ospedaliero, una malattia grave documentata, o una prolungata assenza per motivi di forza maggiore). La semplice dimenticanza o il non aver controllato la cassetta non sono cause valide.Una raccomandata fiscale (Agenzia delle Entrate) segue le stesse regole?Le comunicazioni fiscali inviate tramite raccomandata seguono regole specifiche. Per le cartelle esattoriali notificate dall’agente della riscossione, ad esempio, la notifica si perfeziona anche in caso di irreperibilità relativa del destinatario, con la procedura dell’art. 140 c.p.c. o con le disposizioni speciali del DPR 600/1973. In ogni caso, l’inosservanza dei termini può portare all’iscrizione a ruolo definitiva e all’avvio di procedure esecutive.Cosa succede se il mittente sbaglia indirizzo?Se la raccomandata è stata inviata a un indirizzo errato (diverso da quello di residenza anagrafica o domicilio eletto), la presunzione di conoscenza non si applica. Il destinatario non può considerarsi raggiunto da una comunicazione che non ha mai avuto modo di ricevere per colpa del mittente. Questo è un elemento che può essere fatto valere in sede legale.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-02 11:00:002026-08-31 15:45:05Raccomandata non ritirata: quando si considera conosciuta?
NOTIZIEDomanda di invalidità civile senza delega al patronato per i documentiIndice dei contenutiLa novità del messaggio INPS n. 2661/2026Dove si applica la nuova procedura: le 60 provinceDocumenti necessari e come allegarliCosa succede fuori dalle province in sperimentazioneFAQ: domande frequentiL’INPS ha semplificato la procedura per la domanda di invalidità civile: con il messaggio n. 2661 del 28 agosto 2026, nelle 60 province dove è già partita la nuova valutazione di base della disabilità, il patronato non deve più far firmare al cittadino una delega cartacea aggiuntiva per trasmettere i documenti sanitari. Il mandato digitale già conferito copre automaticamente anche l’invio dei referti tramite la procedura DOCSAN.Si tratta di una semplificazione concreta per chi sta presentando domanda di invalidità civile in queste province: un passaggio burocratico in meno, senza dover tornare allo sportello solo per firmare un foglio. Vediamo nel dettaglio cosa cambia e come funziona il nuovo sistema.La novità del messaggio INPS n. 2661/2026Il procedimento di invalidità civile si apre con il medico certificatore (il medico di base), che redige e trasmette all’INPS il certificato medico introduttivo. Nelle 60 province in cui è attiva la nuova procedura di valutazione di base della disabilità, quel certificato vale già come avvio della pratica: non serve più presentare una domanda amministrativa separata.Fino al messaggio n. 2661/2026, chi si rivolgeva a un patronato per gestire la pratica doveva firmare due documenti: un mandato digitale per i dati socio-economici e una delega cartacea separata per autorizzare il patronato a inviare i referti sanitari tramite la procedura DOCSAN (il sistema INPS dedicato all’allegazione dei documenti nella valutazione di base).Con la novità di agosto 2026, l’INPS ha integrato DOCSAN con la Piattaforma Intermediari che gestisce i mandati digitali. Ora il sistema esegue due controlli automatici:verifica la presenza di un certificato medico introduttivo valido;verifica la sussistenza di uno o più mandati digitali attivi conferiti dall’interessato allo stesso istituto di patronato.Se il mandato non è ancora abbinato al numero del certificato, la procedura effettua l’associazione in automatico, dopo aver accertato che esista un mandato attivo abbinabile. Il risultato pratico: l’operatore di patronato non deve più far firmare una delega cartacea aggiuntiva a chi lo ha già incaricato per i dati socio-economici. Un solo mandato digitale copre ora l’intera pratica. Dove si applica la nuova procedura: le 60 provinceLa semplificazione introdotta con il messaggio n. 2661/2026 vale soltanto nelle 60 province dove è già partita la nuova valutazione di base della disabilità. In questi territori:la pratica parte con il solo certificato medico introduttivo, senza domanda separata;il mandato digitale al patronato copre automaticamente anche l’invio dei referti;ogni referto va caricato in PDF separato, entro due megabyte, da struttura pubblica o privata accreditata.La buona notizia è che la situazione cambierà presto per tutti: dal 1° gennaio 2027 la procedura diventerà unica su tutto il territorio nazionale. Chi si trova oggi in una delle province escluse dalla sperimentazione dovrà ancora seguire l’iter precedente, ma solo per qualche mese. Documenti necessari e come allegarliIndipendentemente dalla procedura in vigore nella propria provincia, il cittadino deve presentare alla commissione medica INPS i referti che documentano la propria condizione. Ecco cosa serve:Certificato medico introduttivo: redatto e inviato all’INPS dal medico curante tramite il portale istituzionale. È il documento che avvia il procedimento e deve essere trasmesso prima di qualsiasi altra operazione.Documentazione sanitaria integrativa: cartelle cliniche, referti di ricovero, esami diagnostici, relazioni di specialisti. Non è obbligatoria per avviare la pratica, ma è decisiva per la valutazione della commissione medica INPS.Eventuale documentazione di invalidità già riconosciuta: se esiste un verbale precedente (ad esempio di una commissione ASL), va allegato.Documento di identità e codice fiscale: necessari per l’identificazione.Nelle province in sperimentazione, i referti vanno caricati tramite la procedura DOCSAN in PDF separati (massimo 2 MB ciascuno), e devono provenire da strutture pubbliche o private accreditate. Il servizio online di allegazione indica le tipologie di documento ammesse per ciascun quadro clinico. Se l’allegazione viene bloccata dal sistema, la pratica torna alla visita in presenza — il che può allungare i tempi.Per un approfondimento sulle prestazioni collegate, leggi anche: Pensione Anticipata Legge 104: Guida 2026 per Caregiver e Invalidi. Cosa succede fuori dalle province in sperimentazioneNelle province non ancora incluse nella sperimentazione, la domanda di invalidità civile segue ancora l’iter tradizionale:il cittadino (o il patronato per suo conto) presenta la domanda amministrativa tramite il portale INPS;per autorizzare il patronato anche all’invio dei documenti sanitari è necessaria una delega cartacea separata, da consegnare allo sportello;la commissione medica integrata (medici INPS, medici ASL e, se pertinente, rappresentanti delle associazioni di categoria) convoca il richiedente a visita;durante la visita, il cittadino può consegnare direttamente la propria documentazione sanitaria.Anche in questo caso il servizio del patronato è completamente gratuito per il cittadino. I patronati sono finanziati dallo Stato e non possono chiedere compensi per i servizi di assistenza nelle pratiche previdenziali e assistenziali di base.Chi ha già ricevuto un riconoscimento di invalidità civile e deve affrontare la revisione, ha a disposizione un termine di 40 giorni dalla convocazione per inviare i documenti sanitari aggiornati prima della nuova valutazione. FAQ: domande frequenti Cosa ha cambiato il messaggio INPS n. 2661 del 28 agosto 2026?Ha integrato la procedura DOCSAN (per l’allegazione dei documenti sanitari) con la Piattaforma Intermediari che gestisce i mandati digitali. Nelle 60 province in sperimentazione, chi ha già conferito un mandato digitale al patronato per i dati socio-economici non deve più firmare una delega cartacea aggiuntiva per l’invio dei referti. Il sistema verifica e abbina automaticamente il mandato esistente.La nuova procedura vale in tutta Italia?No, al momento si applica solo nelle 60 province dove è già attiva la nuova valutazione di base della disabilità. Nelle altre province è ancora in vigore l’iter tradizionale, con la delega cartacea separata per i documenti. Dal 1° gennaio 2027 la procedura semplificata diventerà operativa in tutto il territorio nazionale.Il cittadino può raccogliere i propri documenti sanitari senza l’aiuto del patronato?Sì. La raccolta dei referti, delle cartelle cliniche e degli esami diagnostici è a cura del cittadino, che li ottiene direttamente dalle strutture sanitarie. Il patronato interviene per la gestione della pratica amministrativa: invio della domanda, trasmissione dei documenti tramite DOCSAN, comunicazioni con l’INPS. Ma la raccolta fisica dei documenti rimane compito del cittadino.Cosa succede se l’allegazione dei documenti viene bloccata dal sistema DOCSAN?Se il sistema blocca l’allegazione (ad esempio per formato del file, dimensione superiore a 2 MB o tipologia non ammessa per quel quadro clinico), la pratica torna alla visita in presenza. Questo può allungare i tempi complessivi di valutazione. È importante caricare i documenti nel formato corretto e verificare le tipologie ammesse tramite il servizio online di allegazione INPS.Entro quando si devono inviare i documenti in caso di revisione dell’invalidità?Chi deve affrontare una revisione dell’invalidità civile già riconosciuta ha a disposizione 40 giorni dalla convocazione per inviare i documenti sanitari aggiornati. Il termine è fissato dalla procedura INPS e va rispettato per evitare che la valutazione avvenga senza la documentazione medica più recente.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/invalidita-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-02 10:00:002026-08-31 15:36:32Domanda di invalidità civile senza delega al patronato per i documenti
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATOPensione Minima FVG 2026: Integrazioni Comunali e Assegno Sociale a UdinePensione Minima FVG 2026: Integrazioni Comunali e Assegno Sociale a UdineSe percepisci una pensione bassa in Friuli Venezia Giulia, potresti avere diritto a una serie di integrazioni che vanno ben oltre il trattamento minimo INPS. Molti pensionati residenti in FVG non sanno che, oltre all’integrazione statale al minimo, alcuni comuni come Udine, Trieste, Pordenone e Gorizia erogano contributi aggiuntivi per i pensionati in difficoltà economica. In questa guida ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sulla pensione minima FVG 2026, dall’importo INPS aggiornato alle integrazioni comunali disponibili, fino all’assegno sociale come alternativa.Indice dei contenutiCos’è il Trattamento Minimo INPS 2026 e a Chi SpettaPensione Minima e Integrazioni Comunali in FVG: Come FunzionaAssegno Sociale 2026: Cos’è e Come Differisce dalla Pensione MinimaPensione di Invalidità Civile vs Pensione Minima: Le DifferenzeCome Richiedere l’Integrazione al Minimo e i Contributi Comunali in FVGBonus Regionali FVG per Pensionati a Basso RedditoPatronato vs Servizi Sociali: Chi Contattare per la Pensione Minima FVGDomande Frequenti sulla Pensione Minima FVG 2026Contatta il Patronato CAF Centro Fiscale per la Tua SituazioneCos’è il Trattamento Minimo INPS 2026 e a Chi Spetta Il trattamento minimo INPS è un meccanismo di integrazione automatica: se la pensione calcolata sui contributi versati risulta inferiore a una soglia stabilita dalla legge, l’INPS la porta automaticamente a quel minimo, a condizione che il pensionato non superi certi limiti reddituali.Per il 2026 l’importo del trattamento minimo INPS è di 611,85 euro mensili (rivalutato rispetto ai 598,61 euro del 2025, con adeguamento all’inflazione). Viene erogato per 13 mensilità, quindi l’importo annuo è di circa 7.953 euro.Requisiti per l’integrazione al minimoReddito personale annuo non superiore a due volte il trattamento minimo (circa 15.908 euro nel 2026) per l’integrazione pienaIntegrazione parziale per redditi compresi tra una e due volte il minimoIntegrazione esclusa se il reddito personale supera due volte il trattamento minimoSe coniugato: si considera anche il reddito del coniuge (limite più restrittivo)Residenza in Italia e titolarità di pensione da lavoro (dipendente, artigiano, commerciante, coltivatore diretto o autonomo)È importante precisare che il trattamento minimo non si applica alle pensioni di reversibilità né alle pensioni di invalidità civile, che hanno discipline distinte.Pensione Minima e Integrazioni Comunali in FVG: Come Funziona In Friuli Venezia Giulia, la situazione dei pensionati con redditi minimi è particolare: oltre alle misure nazionali, la Regione e i singoli Comuni possono deliberare contributi aggiuntivi per i propri residenti. Non si tratta di un diritto automatico uniforme: ogni comune decide se e come intervenire.Comune di UdineIl Comune di Udine eroga, attraverso i propri servizi sociali, contributi economici straordinari per pensionati in stato di bisogno che risiedono nel territorio comunale. Non si tratta di un’integrazione automatica legata solo all’importo della pensione, ma di una valutazione complessiva della situazione familiare e reddituale tramite ISEE. I servizi sociali comunali (Piazza I Maggio, Udine) gestiscono le domande. Chi ha una pensione minima e difficoltà economiche può presentare domanda, che viene valutata individualmente.Comune di TriesteTrieste ha storicamente uno dei sistemi di welfare locale più sviluppati del FVG. Il Comune, attraverso l’AZIENDA SANITARIA GIULIANA e il Servizio Sociale Centrale, eroga contributi economici per anziani non autosufficienti o in difficoltà, con riferimento all’ISEE del nucleo familiare. Inoltre, il Comune di Trieste ha programmi specifici per contributi all’affitto per pensionati a basso reddito, che di fatto integrano il potere d’acquisto.Comune di PordenoneIl Comune di Pordenone gestisce i contributi per anziani in difficoltà attraverso il Piano di Zona distrettuale. Pensionati con redditi al di sotto della soglia ISEE stabilita annualmente possono accedere a contributi per le spese essenziali (utenze, affitto, farmaci). La domanda si presenta al Servizio Sociale di riferimento del distretto di residenza.Comune di GoriziaA Gorizia, il Piano di Zona del Distretto Est (che comprende anche Monfalcone e il Carso) prevede misure di sostegno al reddito per anziani. I contributi vengono erogati tramite i Servizi Sociali del Comune, con criteri basati sull’ISEE e la valutazione del bisogno socio-sanitario.Assegno Sociale 2026: Cos’è e Come Differisce dalla Pensione Minima L’assegno sociale è una prestazione assistenziale erogata dall’INPS completamente diversa dalla pensione e dall’integrazione al minimo. È destinata a chi ha compiuto 67 anni e si trova in stato di bisogno economico, indipendentemente dai contributi versati. Può richiederlo anche chi non ha mai lavorato o ha versato contributi insufficienti per maturare una pensione.CaratteristicaTrattamento Minimo INPSAssegno SocialeChi può riceverloPensionati con contributi versatiChiunque (anche senza contributi)EtàEtà pensionabile67 anniImporto 2026611,85 €/mese538,69 €/meseMensilità1313Limite reddito personaleDoppio del minimo (~15.908 €)7.003 €/anno (singolo)NaturaPensionisticaAssistenzialeReversibilitàSì (ai superstiti)NoIl post sul sito assegno sociale 2026 approfondisce nel dettaglio requisiti e procedura di domanda INPS.Pensione di Invalidità Civile vs Pensione Minima: Le Differenze Un altro strumento spesso confuso con il trattamento minimo è la pensione di invalidità civile, che tuttavia segue regole del tutto diverse:Pensione di inabilità totale (invalidi al 100%): importo fisso INPS 2026 circa 333 euro mensili, erogata a chi ha un’invalidità totale, età 18-67 anni, reddito personale sotto sogliaAssegno di invalidità parziale (dal 74% al 99%): importo 2026 circa 333 euro mensili, con limiti reddituali similiAl compimento dei 67 anni, questi assegni si convertono automaticamente in assegno sociale, se i requisiti sono soddisfattiIn FVG, chi percepisce prestazioni di invalidità civile e ha difficoltà economiche può rivolgersi ai patronati per verificare se esistono ulteriori integrazioni regionali o comunali accessibili.Come Richiedere l’Integrazione al Minimo e i Contributi Comunali in FVG L’integrazione al trattamento minimo INPS viene attribuita automaticamente dall’INPS al momento della liquidazione della pensione, se il pensionato rientra nei requisiti reddituali. Tuttavia è fondamentale presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi (modello 730 o RED) per consentire all’INPS di verificare i limiti.Per i contributi comunali e regionali, invece, la domanda NON è automatica: occorre presentare istanza ai servizi sociali del proprio comune di residenza. Ecco i passi pratici:Ottieni l’ISEE aggiornato: è il documento base per tutte le richieste di contributi sociali. Il CAF Centro Fiscale lo elabora per te, anche onlineContatta il Servizio Sociale del tuo Comune: presenta la domanda di contributo economico e porta l’ISEE, il cedolino della pensione e i documenti di identitàVerifica le scadenze comunali: i bandi comunali per contributi economici hanno solitamente scadenze annuali (tipicamente dicembre-gennaio o marzo)Rivolgiti al patronato: il patronato CAF Centro Fiscale può aiutarti a verificare se stai ricevendo correttamente l’integrazione INPS al minimo e a presentare le domande per i contributi comunaliBonus Regionali FVG per Pensionati a Basso RedditoLa Regione Friuli Venezia Giulia gestisce direttamente alcune misure di sostegno ai pensionati con redditi bassi, attraverso fondi propri del bilancio regionale:Fondo Non Autosufficienza FVG: contributi per anziani non autosufficienti, gestito tramite le ASP (Aziende Sanitarie Provinciali). Non è legato alla sola pensione minima ma alla condizione di non autosufficienza certificataContributi affitto regionale: la Regione FVG eroga ogni anno contributi per l’affitto a famiglie con ISEE basso, a cui hanno diritto anche i pensionati inquiliniEsenzione ticket sanitario: in FVG, i pensionati con reddito al di sotto delle soglie stabilite (circa 36.000 euro annui di reddito familiare complessivo) hanno diritto all’esenzione dal ticket per esami e visite specialistiche (codice E02, E03 o esenzione per reddito)Agevolazioni trasporto pubblico locale: alcune province e comuni FVG offrono abbonamenti agevolati o gratuiti per anziani sopra i 65-70 anni, indipendentemente dal reddito o con soglie ISEE favorevoliPatronato vs Servizi Sociali: Chi Contattare per la Pensione Minima FVGMolti pensionati FVG non sanno a chi rivolgersi. Ecco una mappa chiara:Cosa vuoi fareA chi ti rivolgiVerificare se ricevi correttamente l’integrazione al minimo INPSPatronato CAF Centro FiscalePresentare domanda di assegno socialePatronato (trasmette a INPS online)Aggiornare la dichiarazione RED pensionatiPatronato CAF Centro FiscaleRichiedere contributo comunale straordinarioServizi Sociali del tuo ComuneRichiedere esenzione ticket sanitario per redditoDistretto ASL / Farmacia / OnlineElaborare ISEE per domande di contributoCAF Centro FiscaleChiedere contributo affitto regionale FVGComune di residenza + ISEE CAFIl patronato CAF Centro Fiscale opera come intermediario gratuito tra il pensionato e l’INPS. Può verificare l’estratto conto contributivo, controllare che l’integrazione al minimo sia stata applicata correttamente, presentare domande di assegno sociale e gestire la dichiarazione RED annuale.Domande Frequenti sulla Pensione Minima FVG 2026Qual è l’importo della pensione minima INPS nel 2026?Il trattamento minimo INPS 2026 è di 611,85 euro mensili (13 mensilità), rivalutato rispetto al 2025 in base all’indice ISTAT di inflazione.I comuni FVG sono obbligati a dare integrazioni ai pensionati?No. I contributi comunali ai pensionati sono facoltativi: ogni comune decide autonomamente se e in che misura intervenire, con fondi propri del bilancio. Non esiste un obbligo di legge statale o regionale che imponga ai comuni FVG di integrare la pensione minima.Posso ricevere sia l’integrazione al minimo INPS che un contributo comunale?Sì, le due misure non si escludono. L’integrazione INPS è un diritto legato alla pensione, il contributo comunale è una misura assistenziale locale. Puoi ricevere entrambi se ne hai i requisiti.Cosa devo fare se l’INPS non mi ha applicato l’integrazione al minimo?Rivolgiti al patronato CAF Centro Fiscale: verifichiamo il tuo estratto conto, controlliamo la pensione liquidata e, se necessario, presentiamo ricorso o istanza di ricalcolo all’INPS. Il servizio di patronato è completamente gratuito.L’assegno sociale si può ricevere in aggiunta alla pensione?No: l’assegno sociale è alternativo alla pensione, non cumulabile. Se hai già una pensione (anche piccola), non puoi ricevere l’assegno sociale. Puoi però avere diritto all’integrazione al trattamento minimo sulla pensione stessa.Contatta il Patronato CAF Centro Fiscale per la Tua SituazioneSe hai una pensione minima in FVG e vuoi sapere a quali integrazioni hai diritto, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Il nostro patronato verifica gratuitamente la tua situazione INPS, elabora l’ISEE necessario per le domande comunali e ti assiste in tutto il percorso.Puoi contattarci in tre modi:Telefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Online: pratiche.centrofiscale.com (anche da Trieste, Pordenone, Gorizia e tutta la regione FVG)Articolo redatto con le informazioni disponibili al giugno 2026. Gli importi INPS potrebbero essere soggetti a rivalutazione annuale. Verifica sempre la tua situazione individuale con il nostro patronato.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-02 09:00:002026-08-17 11:02:44Pensione Minima FVG 2026: Integrazioni Comunali e Assegno Sociale a Udine
NOTIZIEDetraibilità delle assicurazioni nel 730/2026: per cosa spetta davveroHai pagato dei premi assicurativi nel 2025 e ti chiedi se puoi recuperare qualcosa nella dichiarazione dei redditi? La risposta dipende dal tipo di polizza. Non tutte le assicurazioni danno diritto alla detrazione fiscale nel 730/2026: la normativa (art. 15 del TUIR, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi) indica in modo preciso quali polizze permettono di recuperare il 19% della spesa. Ecco una panoramica aggiornata.Indice dei contenutiQuali assicurazioni sono detraibili nel 730/2026?Polizza vita e rischio morte: detrazione al 19%Assicurazione infortuni non professionaliAssicurazioni long term care: le nuove regoleCosa NON è detraibile: i casi esclusiCome indicare la detrazione nel 730FAQ Quali assicurazioni sono detraibili nel 730/2026?Non tutte le polizze che paghi ogni anno sono recuperabili nel 730. La detrazione al 19% prevista dall’art. 15 del TUIR si applica soltanto a tre categorie specifiche di assicurazioni:Polizze vita e rischio mortePolizze contro gli infortuni non professionali (invalidità permanente superiore al 5%)Assicurazioni long term care (tutela della non autosufficienza)Tutte le altre tipologie — come le polizze auto RCA, le assicurazioni sulla casa, le polizze sanitarie tradizionali o le polizze di responsabilità civile — non danno diritto ad alcuna detrazione nel 730. Scopri nel dettaglio le regole per ciascuna categoria. Polizza vita e rischio morte: detrazione al 19%Le polizze vita che prevedono una prestazione in caso di morte dell’assicurato sono detraibili al 19%, entro un limite massimo di spesa di 530 euro l’anno. Questo significa che puoi recuperare al massimo 100,70 euro (il 19% di 530 euro) nella dichiarazione dei redditi.Attenzione: non tutte le polizze vita rientrano in questa categoria. Per avere la detrazione, la polizza deve prevedere esplicitamente una copertura in caso di morte. Le polizze di puro risparmio o investimento (come alcune unit linked o index linked senza garanzia caso morte) non sono detraibili.Esempio pratico: se hai pagato nel 2025 un premio annuo di 600 euro per una polizza vita caso morte, puoi portare in detrazione solo 530 euro, recuperando 100,70 euro nell’IRPEF del 730/2026. Assicurazione infortuni non professionaliLe assicurazioni contro gli infortuni sono detraibili al 19%, ma con una condizione precisa: devono coprire il rischio di invalidità permanente non inferiore al 5%, oppure il rischio di morte da infortunio. Il limite di spesa è condiviso con la polizza vita: 530 euro complessivi tra le due tipologie.Un punto importante da chiarire: le polizze infortuni professionali (legate all’attività lavorativa) seguite da datori di lavoro o stipulate in ambito professionale non danno diritto alla detrazione per il dipendente, salvo che il premio sia rimasto a carico del lavoratore stesso e non sia stato dedotto come costo aziendale.Per le spese detraibili e deducibili nel 730 in generale, il principio è sempre lo stesso: conta la spesa effettivamente sostenuta dal contribuente, non quella coperta da terzi. Assicurazioni long term care: le nuove regoleLe polizze long term care (LTC) sono assicurazioni che garantiscono una prestazione economica nel caso in cui l’assicurato perda l’autosufficienza — cioè non riesca più a svolgere autonomamente le attività quotidiane fondamentali come vestirsi, mangiare, lavarsi.Queste polizze godono di un limite di detrazione separato e più alto rispetto alle polizze vita e infortuni: 1.291,14 euro l’anno, con un risparmio fiscale massimo di circa 245 euro (il 19% di 1.291,14 euro). Il limite è esclusivo: non si cumula con il tetto da 530 euro previsto per vita e infortuni.Questa tipologia di polizza sta diventando sempre più rilevante, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione e della crescente attenzione verso la pianificazione previdenziale integrativa. Per chi ha già una detrazione assicurazioni nel 730/2026, la LTC aggiunge un ulteriore beneficio fiscale non trascurabile. Cosa NON è detraibile: i casi esclusiÈ utile sapere con chiarezza quali polizze non danno diritto ad alcuna detrazione, per evitare errori nella compilazione del 730:Polizza RC auto: non detraibile (né come detrazione né come deduzione)Polizza furto e incendio auto: non detraibileAssicurazione sulla casa (incendio, furto, scoppio): non detraibilePolizza sanitaria integrativa (rimborso spese mediche): non detraibile — le spese mediche effettivamente sostenute sono invece detraibili, ma il premio assicurativo in sé noPolizze di responsabilità civile (RC professionale, RC capofamiglia): non detraibiliPolizze unit linked o index linked senza componente caso morte: non detraibiliPolizze infortuni professionali pagate interamente dal datore di lavoro: non detraibili dal dipendenteIn sintesi: la detrazione al 19% riguarda soltanto le polizze che tutelano la persona da rischi esistenziali gravi (morte, invalidità grave, non autosufficienza), non quelle che coprono beni materiali o responsabilità generiche.Come indicare la detrazione nel 730Per beneficiare della detrazione al 19%, i premi assicurativi detraibili vanno indicati nel Quadro E del Modello 730 (o nel Quadro RP del Modello Redditi PF), alle righe specifiche dedicate alle assicurazioni. In particolare:Righe E8-E10 (codice 36 e 38): polizze vita, morte e infortuni — fino a 530 euroRigo E8-E10 (codice 37): polizze long term care — fino a 1.291,14 euroNella certificazione annuale della polizza (che la compagnia assicurativa invia di solito nei primi mesi dell’anno) trovi l’importo detraibile già evidenziato. Se utilizzi il 730 precompilato, l’Agenzia delle Entrate può già aver inserito queste spese automaticamente grazie alle comunicazioni ricevute dalle compagnie assicurative.Regola del reddito complessivo: le detrazioni al 19% per spese personali, incluse quelle assicurative, si riducono progressivamente per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 120.000 euro e si azzerano oltre 240.000 euro (salvo le spese sanitarie, che non subiscono questo taglio). Per la maggioranza dei contribuenti italiani questa limitazione non è rilevante.Per un approfondimento completo su tutte le voci detraibili, consulta la guida alle spese detraibili e deducibili nel 730/2026. Domande frequentiPosso detrarre la polizza vita stipulata per un familiare a carico?Sì. Se hai stipulato o paghi una polizza vita o infortuni per un familiare fiscalmente a carico (coniuge, figli), puoi detrarre il relativo premio nel tuo 730, nel limite complessivo di 530 euro. La detrazione spetta a chi sostiene effettivamente la spesa.La polizza sanitaria integrativa è detraibile?No. Il premio della polizza sanitaria integrativa (che rimborsa le spese mediche) non è detraibile. Sono invece detraibili al 19% le spese mediche che hai pagato direttamente di tasca tua, anche quelle che la polizza non ha rimborsato. I due concetti vanno tenuti distinti.Ho una polizza mista vita-risparmio: è detraibile?Dipende. Se la polizza prevede una componente caso morte (anche minima), la quota di premio riferita a questa copertura è detraibile. Se invece si tratta di puro risparmio o investimento senza garanzia caso morte, nessuna parte del premio è detraibile. Verifica il contratto o chiedi informazioni alla tua compagnia assicurativa.Il premio della polizza infortuni incluso nel mutuo è detraibile?Dipende dalla struttura del contratto. Alcune banche includono nei costi del mutuo una polizza infortuni obbligatoria. Se il premio è separabile e risulta chiaramente indicato, potrebbe essere detraibile nella parte riferita all’invalidità permanente superiore al 5% o alla morte. In caso di dubbio, è opportuno richiedere documentazione alla banca.Cosa succede se supero il limite di 530 euro con più polizze?Il tetto di 530 euro è complessivo per tutte le polizze vita e infortuni (non per singola polizza). Se hai più polizze detraibili (es. una vita e una infortuni), puoi portare in detrazione al massimo 530 euro in totale. La detrazione massima ottenibile resta di 100,70 euro. Per la long term care vale invece il tetto separato di 1.291,14 euro.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-02 08:00:002026-08-31 15:27:27Detraibilità delle assicurazioni nel 730/2026: per cosa spetta davvero
NOTIZIETassazione agevolata al 15% su lavoro notturno e festivi: la Manovra 2027 valuta il taglio al 5%Con la fine dell’estate il Governo torna a lavorare sulla Legge di Bilancio 2027. Tra i tanti temi in discussione c’è una misura che riguarda direttamente chi lavora di notte, nei giorni festivi o su turni: la tassazione agevolata sulle indennità e maggiorazioni retributive. L’opzione principale è la proroga dell’imposta sostitutiva al 15% già in vigore nel 2026, ma sul tavolo c’è anche un’ipotesi più ambiziosa: ridurre l’aliquota al 5%, tagliando di due terzi la tassa attuale.Indice dei contenutiCome funziona la tassazione agevolata al 15%Chi ne ha diritto: requisiti e limite di redditoManovra 2027: l’ipotesi di proroga al 15%La proposta alternativa: aliquota al 5%Quanto si risparmia in busta pagaDomande frequenti Come funziona la tassazione agevolata al 15%La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una misura importante per i lavoratori del settore privato che prestano la propria attività in condizioni particolari. Per l’intero anno 2026, alcune somme percepite da questi lavoratori non sono tassate con la normale IRPEF (l’imposta sul reddito delle persone fisiche), ma con un’imposta sostitutiva al 15%.In parole semplici: invece di pagare l’aliquota IRPEF ordinaria (che può arrivare fino al 43% per i redditi più alti), chi lavora di notte, nei festivi o a turni paga su queste voci aggiuntive solo il 15%. Un risparmio fiscale concreto, anche se con un tetto massimo.Le somme che rientrano nell’agevolazione sono tre tipologie distinte:Maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, così come definite dall’articolo 1, comma 2, del Decreto Legislativo 66/2003 e dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL);Maggiorazioni e indennità per il lavoro nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale, secondo quanto previsto dai CCNL;Indennità di turno e altri emolumenti connessi al lavoro a turni, come stabiliti dai CCNL.Il limite massimo entro cui si applica l’imposta sostitutiva è di 1.500 euro annui. Le somme che eccedono questa soglia vengono invece tassate con le aliquote IRPEF ordinarie. Chi ne ha diritto: requisiti e limite di redditoNon tutti i lavoratori possono accedere all’agevolazione. La misura è destinata ai lavoratori dipendenti del settore privato che hanno percepito, nell’anno d’imposta precedente (2025), un reddito non superiore a 40.000 euro.Questo significa che la misura è pensata per i redditi medi e medio-bassi: chi guadagna più di 40.000 euro lordi l’anno non può beneficiare dell’aliquota agevolata al 15%, e le sue indennità notturne e festive vengono tassate con le aliquote ordinarie IRPEF.Vale la pena ricordare che nel 2026 era previsto anche un trattamento integrativo del 15% sulle retribuzioni lorde per lavoro notturno e straordinario festivo, applicabile dal 1° gennaio al 30 settembre 2026. Questa misura, combinata con l’imposta sostitutiva, ha rappresentato un pacchetto di agevolazioni pensato per incentivare la flessibilità dei lavoratori. Manovra 2027: l’ipotesi di proroga al 15%Il Ministero del Lavoro sta preparando per la Manovra 2027 un pacchetto di sgravi sul lavoro che, secondo le prime stime, dovrebbe superare i 2 miliardi di euro complessivi. Si tratta di un insieme di misure che punta a sostenere l’occupazione e aumentare i salari netti.Tra i punti considerati “relativamente certi” ci sono:La riconferma delle decontribuzioni per le assunzioni stabili di giovani e donne;Gli sgravi per le imprese nelle Zone Economiche Speciali (ZES);Misure per la stabilizzazione dei lavoratori precari.Sul fronte della tassazione del lavoro notturno, festivo e a turni, la conferma dell’aliquota al 15% è «in fase di studio», come riportano diverse fonti che seguono i lavori della maggioranza. Si tratterebbe di una semplice proroga delle condizioni già in vigore nel 2026, comprensive del tetto di 1.500 euro annui e del vincolo di reddito a 40.000 euro.È importante precisare che, al momento, si tratta ancora di ipotesi e valutazioni interne al Governo. La Legge di Bilancio 2027 deve essere presentata entro il 15 ottobre 2026 e approvata entro il 31 dicembre 2026: i testi definitivi potrebbero essere diversi da quanto circolato fino ad oggi. La proposta alternativa: aliquota al 5%La proposta più ambiziosa allo studio non si limita a prorogare le condizioni attuali, ma va oltre: prevede l’introduzione di un’aliquota del 5% sul lavoro notturno, festivo e sugli straordinari. Accanto a questa, ci sarebbe anche un’imposta sostitutiva dell’1% sui premi di produttività.Non sarebbe quindi una semplice conferma, ma un vero e proprio rafforzamento dell’agevolazione: l’aliquota scenderebbe dal 15% attuale al 5%, riducendo di due terzi la tassa applicata su queste voci retributive.Questa ipotesi si inserisce in un dibattito più ampio sulla detassazione degli straordinari e dei premi, un tema ricorrente nella politica fiscale degli ultimi anni. L’obiettivo dichiarato è incentivare la produttività e aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori senza aumentare i costi fissi per le aziende. Quanto si risparmia in busta pagaPer capire l’impatto concreto sul portafoglio dei lavoratori, il confronto sul tetto massimo di 1.500 euro annui è il più immediato:ScenarioTassa dovutaNetto percepitoAliquota attuale 15%225 euro1.275 euroIpotesi nuova al 5%75 euro1.425 euroRisparmio-150 euro+150 euroIl risparmio sarebbe di 150 euro l’anno per ogni lavoratore che raggiunge il tetto massimo, pari a un terzo della tassazione attuale. Non si tratta di cifre enormi, ma per molti lavoratori a reddito medio-basso rappresenta comunque un miglioramento tangibile della busta paga mensile.È ovviamente un calcolo sul valore massimo: chi percepisce indennità notturne o festive inferiori a 1.500 euro annui vedrà un risparmio proporzionalmente più contenuto, ma sempre secondo la stessa logica (un terzo in meno di tasse rispetto alla soluzione di semplice proroga).Domande frequenti La tassazione al 15% su lavoro notturno e festivi è già in vigore?Sì. L’imposta sostitutiva IRPEF al 15% sulle indennità per lavoro notturno, festivo e a turni è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 ed è in vigore per tutto il 2026. Il limite massimo è 1.500 euro annui e la misura si applica ai lavoratori dipendenti del settore privato con reddito 2025 fino a 40.000 euro.La riduzione al 5% è già confermata per il 2027?No. Al momento si tratta di una proposta allo studio del Governo nell’ambito della Manovra 2027. La misura non è ancora stata inserita in un testo di legge ufficiale. La Legge di Bilancio 2027 deve essere presentata entro il 15 ottobre 2026.Chi può beneficiare dell’agevolazione sul lavoro notturno e festivo?I lavoratori dipendenti del settore privato che nel 2025 hanno avuto un reddito non superiore a 40.000 euro. I lavoratori autonomi e i dipendenti pubblici non rientrano in questa misura.Qual è il limite massimo dell’agevolazione?Il beneficio si applica entro un tetto di 1.500 euro annui di indennità e maggiorazioni. Le somme che eccedono questo limite vengono tassate con le aliquote IRPEF ordinarie.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-01 19:00:002026-08-31 15:19:52Tassazione agevolata al 15% su lavoro notturno e festivi: la Manovra 2027 valuta il taglio al 5%
NOTIZIEDetassazione della tredicesima in Manovra 2027: flat tax al 15% al posto dell’IRPEF e le altre proposteCon l’avvicinarsi della stagione autunnale, iniziano a circolare le prime indiscrezioni sulla Manovra 2027. Tra le misure allo studio del governo c’e’ la detassazione della tredicesima mensilita’, con l’applicazione di una flat tax al 15% in sostituzione della tassazione ordinaria IRPEF. Una proposta che, se confermata, potrebbe portare a un risparmio concreto per milioni di lavoratori dipendenti. Indice dei contenutiCos’e la tredicesima e come viene tassata oggiLa proposta: flat tax al 15% sulla tredicesimaChi beneficerebbe della detassazioneLe altre proposte nella Manovra 2027Quando potrebbe entrare in vigoreDomande frequentiCos’e’ la tredicesima e come viene tassata oggiLa tredicesima mensilita’ e’ una voce di retribuzione aggiuntiva che quasi tutti i lavoratori dipendenti ricevono solitamente a dicembre, in coincidenza con le festivita’ natalizie. Viene calcolata in proporzione ai mesi lavorati nell’anno ed e’ pari, nella maggior parte dei contratti collettivi, a una mensilita’ intera di stipendio.Dal punto di vista fiscale, la tredicesima e’ trattata come un reddito ordinario da lavoro dipendente: viene quindi tassata con le aliquote IRPEF progressive, che nel 2026 si articolano in tre scaglioni:23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile35% da 28.001 a 50.000 euro43% oltre i 50.000 euroA differenza del trattamento di fine rapporto (TFR), che gode di una tassazione separata e mediamente piu’ vantaggiosa, la tredicesima concorre alla formazione del reddito complessivo e quindi puo’ far scattare l’aliquota marginale piu’ alta. Questo significa che per chi si trova vicino alla soglia di uno scaglione IRPEF, la tredicesima potrebbe essere tassata in modo significativamente piu’ pesante rispetto alle normali mensilita’. La proposta: flat tax al 15% sulla tredicesimaLa proposta in discussione prevede di applicare alla tredicesima un’imposta sostitutiva flat al 15%, in luogo delle aliquote IRPEF ordinarie. Il meccanismo e’ simile a quello gia’ adottato in passato per i premi di produttivita’: anziche’ sommare la tredicesima al reddito annuo e tassare tutto insieme con le aliquote progressive, si tasserebbe questa voce separatamente con un’aliquota fissa e piu’ bassa.Facciamo un esempio concreto per capire la differenza:Lavoratore con reddito annuo di 25.000 euro e tredicesima di 1.800 euro: oggi paga il 23% sulla tredicesima (414 euro di IRPEF). Con la flat tax al 15% pagherebbe 270 euro, risparmiando 144 euro.Lavoratore con reddito di 35.000 euro e tredicesima di 2.500 euro: oggi la tredicesima potrebbe essere tassata in parte al 35% (aliquota marginale). Con la flat tax al 15% il risparmio sarebbe piu’ consistente, nell’ordine di alcune centinaia di euro.Si tratta, in sostanza, di un’agevolazione che riduce il peso fiscale su una voce di reddito che molte famiglie utilizzano per spese straordinarie di fine anno, come regali, bollette arretrate o piccoli investimenti domestici. Chi beneficerebbe della detassazioneLa misura, se approvata, riguarderebbe tutti i lavoratori dipendenti del settore privato che percepiscono la tredicesima in base al proprio contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL). Nella maggior parte dei CCNL italiani la tredicesima e’ prevista per contratto, ma le modalita’ di erogazione possono variare.Tuttavia, secondo le prime indiscrezioni, potrebbero essere previste soglie di reddito oltre le quali l’agevolazione non si applica. L’ipotesi piu’ citata e’ quella di un tetto a 35.000 euro di reddito lordo annuo, in linea con la platea gia’ individuata per la detassazione dei premi di produttivita’. In questo modo il beneficio sarebbe concentrato sulle fasce di lavoratori piu’ bisognose di sostegno al reddito.Sono invece esclusi dalla proposta, nella forma attuale:I lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA (che non percepiscono la tredicesima per definizione)I dipendenti pubblici, per i quali occorrerebbero disposizioni separate legate ai contratti della pubblica amministrazioneI pensionati, che pur ricevendo la tredicesima INPS (la cosiddetta “mensilita’ aggiuntiva”) potrebbero essere soggetti a regole distinte Le altre proposte nella Manovra 2027La detassazione della tredicesima non e’ l’unica misura fiscale in discussione per la prossima legge di bilancio. Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane figurano anche:Proroga e ampliamento del taglio del cuneo fiscale: il bonus sulle buste paga introdotto nel 2024 e confermato nel 2025 e nel 2026 potrebbe essere stabilizzato in forma strutturale nella Manovra 2027, con un’eventuale estensione alle fasce di reddito tra 35.000 e 40.000 euro.Revisione delle detrazioni per carichi familiari: si discute di rimodulare le detrazioni per figli a carico in coordinamento con l’Assegno Unico, per evitare sovrapposizioni e semplificare il sistema.Riduzione IRPEF al 35% sul secondo scaglione: alcune forze di maggioranza propongono di portare l’aliquota intermedia dal 35% al 33%, con un beneficio per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro.Estensione della flat tax incrementale: la misura che consente ai lavoratori autonomi di tassare al 15% la parte di reddito che supera il massimo degli ultimi tre anni potrebbe essere resa strutturale o ampliata come soglia massima di incremento tassabile.Tutte queste proposte sono ancora in fase di discussione e non hanno trovato una forma definitiva. La presentazione ufficiale del disegno di legge di bilancio e’ attesa entro il 15 ottobre 2026, termine entro cui il governo deve depositare il testo alle Camere. Quando potrebbe entrare in vigoreIl calendario parlamentare prevede che la legge di bilancio venga approvata entro il 31 dicembre 2026 per entrare in vigore dal 1 gennaio 2027. Se la detassazione della tredicesima trovasse spazio nel testo definitivo, i lavoratori potrebbero beneficiarne gia’ dalla tredicesima di dicembre 2027.Tuttavia, come sempre accade in questa fase dell’anno, molte delle misure annunciate vengono poi ridimensionate o stralciate durante il dibattito parlamentare, sia per ragioni di copertura finanziaria sia per scelte politiche. Il costo stimato della sola detassazione della tredicesima e’ nell’ordine di 3-4 miliardi di euro annui, una cifra significativa che dovra’ essere trovata tra tagli di spesa o nuove entrate.In ogni caso, il tema della tredicesima mostra come il dibattito sulla riforma fiscale in Italia rimanga centrale: dopo anni di interventi frammentati, la prospettiva e’ quella di una progressiva semplificazione del sistema, con meno scaglioni e aliquote piu’ chiare per i contribuenti. Domande frequenti sulla tredicesima e la Manovra 2027 La detassazione della tredicesima e’ gia’ legge?No. Al momento si tratta di una proposta in fase di discussione nell’ambito della Manovra 2027. Il testo definitivo del disegno di legge di bilancio sara’ presentato entro il 15 ottobre 2026 e approvato dal Parlamento entro fine anno. Chi percepisce la tredicesima?La tredicesima spetta a quasi tutti i lavoratori dipendenti del settore privato in base al proprio contratto collettivo. Anche i pensionati ricevono una mensilita’ aggiuntiva INPS. I lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA non hanno diritto alla tredicesima. Qual e’ la differenza tra flat tax e IRPEF ordinaria sulla tredicesima?Con l’IRPEF ordinaria la tredicesima si somma al reddito annuo e viene tassata con le aliquote progressive (23%, 35%, 43%). Con la flat tax al 15% verrebbe tassata separatamente a un’aliquota fissa e piu’ bassa, risultando in un risparmio per la maggior parte dei lavoratori. Ci sono limiti di reddito per beneficiare della detassazione?Le prime indiscrezioni parlano di un possibile tetto a 35.000 euro di reddito lordo annuo, in analogia con la platea dei premi di produttivita’. Tuttavia, questo limite non e’ ancora ufficiale e potrebbe variare nel testo definitivo della legge. Quando verrebbe erogata la tredicesima detassata?Se la misura fosse approvata nella Manovra 2027 ed entrasse in vigore dal 1 gennaio 2027, il primo beneficio pratico si vedrebbe sulla tredicesima di dicembre 2027, erogata dal datore di lavoro.Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.Settembre 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-01 18:00:002026-08-31 15:14:00Detassazione della tredicesima in Manovra 2027: flat tax al 15% al posto dell’IRPEF e le altre proposte
NOTIZIEBonus affitto genitori separati 2026: 500 euro, conta il reddito (non l’ISEE)Il bonus affitto genitori separati diventa realtà nel 2026. Dopo l’introduzione in Legge di Bilancio 2026, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha comunicato il 29 agosto 2026 di aver completato l’iter normativo e inviato la richiesta al MEF per sbloccare le risorse. Si tratta di un contributo mensile fino a 500 euro per sostenere i genitori che, a seguito di separazione o divorzio, devono affrontare le spese di un nuovo affitto. La particolarità decisiva è che il requisito principale è il reddito IRPEF, non l’ISEE: una scelta voluta esplicitamente per rispecchiare meglio la situazione economica reale del singolo genitore. Indice dei contenutiCos’e’ il bonus affitto genitori separati e a chi spettaQuanto vale il bonus: fino a 500 euro al mese per 12 mesiIl requisito fondamentale: il reddito IRPEF, non l’ISEERequisiti completi per accedere al bonus affitto genitori separati 2026Come fare domanda per il bonus affitto genitori separatiIl bonus e la detrazione affitto nel 730: cosa cambiaDomande frequenti sul bonus affitto genitori separatiCos’è il bonus affitto genitori separati e a chi spettaIl bonus affitto genitori separati è un contributo economico introdotto con la Legge di Bilancio 2026 per sostenere i genitori separati o divorziati che, dopo la fine del matrimonio o della convivenza, si trovano a dover pagare un nuovo affitto. La misura è stata fortemente voluta dal vicepremier e Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha dichiarato: “Quest’anno daremo un contributo a migliaia di genitori separati che perdono la loro casa e spesso pagano anche il mutuo della loro vecchia abitazione, oltre a quello dell’affitto.”Il fondo complessivo è di 60 milioni di euro per il triennio 2026-2028, pari a 20 milioni di euro l’anno. L’obiettivo è raggiungere una platea di circa 15.000 beneficiari nel triennio, partendo da una prima tranche di almeno 5.000 persone nei prossimi mesi.La misura è rivolta ai genitori separati o divorziati che hanno lasciato la casa coniugale e devono sostenere il costo di un nuovo affitto, trovandosi spesso a dover far fronte contemporaneamente anche al mutuo o all’affitto della vecchia abitazione familiare. L’obiettivo è evitare che la crisi di coppia si trasformi automaticamente in una crisi economica che penalizza anche i figli. Quanto vale il bonus: fino a 500 euro al mese per 12 mesiIl bonus affitto genitori separati copre il 50% del canone di locazione della nuova abitazione, fino a un massimo di 500 euro al mese. La durata massima del contributo è di 12 mensilità, per un totale massimo di 6.000 euro annui.L’importo non è fisso per tutti: dipende dall’effettivo canone di affitto pagato. Se il canone è di 700 euro al mese, il contributo sarà pari al 50%, cioè 350 euro. Se il canone è di 1.000 euro o più, si arriva al massimo di 500 euro mensili.Il beneficio copre le spese della nuova abitazione in cui il genitore risiede dopo la separazione. È importante conservare tutta la documentazione: contratto di locazione registrato, ricevute di pagamento e documenti che attestano la separazione o il divorzio. Il requisito fondamentale: il reddito IRPEF, non l’ISEELa differenza più rilevante rispetto ad altri bonus è che il parametro di riferimento è il reddito IRPEF del richiedente, non l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). È stato lo stesso Salvini a chiarirlo: “Per questa manovra ho tolto il criterio dell’Isee e messo quello della dichiarazione dei redditi.”Per accedere al bonus affitto genitori separati, il reddito annuo ai fini IRPEF non deve superare i 35.000 euro. Si tratta della soglia stabilita dalla norma, che considera il reddito personale del richiedente così come risulta dalla dichiarazione dei redditi.Perché questa scelta? L’ISEE in caso di separazione può includere anche beni e redditi dell’ex coniuge, non rispecchiando la situazione economica reale del singolo genitore — specialmente nei periodi immediatamente successivi alla separazione. Il reddito IRPEF personale è invece un parametro più diretto e più equo per misurare la capacità economica di chi ha realmente bisogno del sostegno. Requisiti completi per accedere al bonus affitto genitori separati 2026Per presentare domanda e ottenere il bonus affitto genitori separati, tutti i seguenti requisiti devono sussistere contemporaneamente:Essere genitore separato o divorziato con provvedimento del tribunale o accordo di separazione omologato;Avere almeno un figlio fiscalmente a carico di età non superiore a 21 anni;Essere in regola con il versamento dell’assegno di mantenimento (se stabilito dal giudice);Avere un reddito annuo IRPEF non superiore a 35.000 euro;Avere un contratto di locazione regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate;Non possedere altri immobili entro un raggio di 50 chilometri dalla precedente abitazione familiare;Non aver ottenuto l’assegnazione di un alloggio di edilizia popolare.Un aspetto da tenere presente: il contributo non è cumulabile con altri sussidi pubblici destinati al pagamento dell’affitto. Se si percepisce già un altro contributo pubblico per l’affitto, non si può richiedere anche questo bonus.La verifica puntuale di ciascun requisito è fondamentale, perché la domanda può essere rigettata anche per una sola condizione non rispettata. Come fare domanda per il bonus affitto genitori separatiLe richieste dovranno essere presentate attraverso una procedura interamente telematica. Al momento della pubblicazione di questa notizia, il calendario preciso per la presentazione delle domande non è ancora stato definito: il MIT ha comunicato l’avvio dell’iter il 29 agosto 2026, ma l’apertura delle domande dipenderà dallo sblocco formale delle risorse da parte del MEF.È già noto che l’assegnazione dei fondi seguirà un criterio di priorità territoriale: la precedenza sarà data alle Regioni con maggiore concentrazione di situazioni di disagio abitativo tra i genitori separati.I documenti che sarà necessario raccogliere includono in via generale:Documento di identità e codice fiscale del richiedente;Provvedimento di separazione o divorzio (sentenza o verbale omologato);Contratto di locazione registrato;Documentazione reddituale (CU, modello 730 o Modello Redditi dell’ultimo anno);Dichiarazione relativa ai figli fiscalmente a carico;IBAN per l’accredito del contributo.Data la complessità della documentazione richiesta e la necessità di rispettare le scadenze dei bandi, raccogliere tutto il materiale in modo corretto è essenziale per evitare il rigetto della domanda. Il CAF Centro Fiscale a Udine può aiutarti a verificare i requisiti e raccogliere la documentazione necessaria. Il bonus e la detrazione affitto nel 730: cosa cambiaUna domanda che molti si pongono riguarda il rapporto tra il bonus affitto genitori separati e la detrazione fiscale sul canone di locazione che si può inserire nel modello 730.I due strumenti operano su piani diversi: il bonus è un contributo diretto erogato dallo Stato per abbattere la spesa di affitto, mentre la detrazione fiscale è una riduzione dell’imposta IRPEF dovuta in dichiarazione dei redditi. In linea di principio non si escludono a vicenda.Attenzione però: la norma stabilisce che il bonus non è cumulabile con altri sussidi pubblici destinati al pagamento dell’affitto. Questo significa che se si percepisce già un contributo pubblico per l’affitto (ad esempio un contributo comunale o regionale specifico per l’emergenza abitativa), non si potrà ricevere anche il bonus per i genitori separati. La detrazione fiscale del 730, non essendo un “sussidio per il pagamento dell’affitto” ma una agevolazione fiscale, è in teoria su un piano differente — ma è comunque consigliabile verificare caso per caso con un esperto.Per approfondire le detrazioni fiscali sull’affitto che puoi rivendicare nel 730, consulta la nostra guida al bonus affitto 2026 e detrazione canone locazione.Domande frequenti sul bonus affitto genitori separatiQual è la soglia di reddito per il bonus affitto genitori separati?Il reddito annuo ai fini IRPEF non deve superare i 35.000 euro. Non si considera l’ISEE, ma il reddito dichiarato ai fini fiscali dal singolo richiedente.Il bonus affitto genitori separati si calcola sull’ISEE o sul reddito?Si calcola sul reddito IRPEF, non sull’ISEE. È stata una scelta esplicita del legislatore: l’ISEE in caso di separazione può includere beni e redditi dell’ex coniuge e non riflettere la situazione reale del singolo genitore.Quanto dura il bonus affitto per genitori separati?Il contributo può essere erogato per un periodo massimo di 12 mesi, per un totale massimo di 6.000 euro annui (500 euro/mese).Il bonus è cumulabile con altri contributi per l’affitto?No: il bonus non è cumulabile con altri sussidi pubblici destinati al pagamento dell’affitto. Se si percepisce già un contributo pubblico per l’affitto (comunale, regionale ecc.), non si può ricevere anche questo bonus.Quando si può fare domanda per il bonus affitto genitori separati?Le date precise non sono ancora state definite. Il MIT ha completato l’iter normativo il 29 agosto 2026 e ha inviato la richiesta al MEF per sbloccare le risorse. Le domande saranno telematiche, con priorità territoriale per le Regioni con maggiore disagio abitativo.Il bonus affitto genitori separati rappresenta un sostegno concreto per chi si trova ad affrontare le spese di un nuovo affitto dopo una separazione o un divorzio, con un contributo fino a 500 euro al mese per 12 mesi. L’elemento chiave — il fatto che conti il reddito IRPEF fino a 35.000 euro e non l’ISEE — allarga la platea dei potenziali beneficiari. I dettagli operativi (apertura domande, piattaforma, bando) saranno resi noti nelle prossime settimane. Tieni d’occhio le comunicazioni ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e del MEF.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Settembre 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-01 17:00:002026-08-31 15:08:06Bonus affitto genitori separati 2026: 500 euro, conta il reddito (non l’ISEE)
NOTIZIEContributi Sabatini: la svolta contabile che cambia bilancio e imposteLa Nuova Sabatini torna sotto i riflettori, ma questa volta non per un rifinanziamento: il cambiamento che interessa imprese e professionisti riguarda la sua qualificazione contabile. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha consolidato la posizione secondo cui il contributo Sabatini va classificato come contributo in conto impianti e non più come contributo in conto interessi. Una distinzione apparentemente tecnica che ha invece effetti concreti su bilancio, IRES, IRAP e nota integrativa.Indice dei contenutiCosa sono i contributi SabatiniLa svolta contabile: da conto interessi a conto impiantiEffetti sul bilancio d’esercizioConseguenze fiscali: IRES e IRAPLa nota integrativa: cosa cambiaDomande frequenti Cosa sono i contributi SabatiniLa Nuova Sabatini — il nome completo è Beni strumentali nuova Sabatini — è uno dei principali strumenti agevolativi per le piccole e medie imprese italiane. Introdotta con la legge 9 agosto 2013, n. 98, consente alle PMI di ottenere un finanziamento a condizioni agevolate per l’acquisto di macchinari, attrezzature, impianti e beni strumentali, compreso il software.In concreto, l’impresa accede a un mutuo bancario (tramite gli istituti convenzionati con Mediocredito Centrale) e il MIMIT eroga un contributo in conto interessi — o almeno, così era stato interpretato fino a oggi. Proprio questa etichetta è al centro della svolta di cui parliamo. La svolta contabile: da conto interessi a conto impiantiPer anni, molte imprese e professionisti contabili hanno classificato il contributo Sabatini come contributo in conto interessi: in sostanza, un rimborso degli oneri finanziari pagati sul mutuo. Questa lettura comportava un trattamento contabile semplificato — il contributo veniva portato direttamente a riduzione degli interessi passivi, con implicazioni fiscali limitate.Il MIMIT ha ora consolidato una posizione diversa: il contributo Sabatini va qualificato come contributo in conto impianti. La differenza non è di poco conto. Un contributo in conto impianti è strettamente legato all’acquisto del bene strumentale, e la sua contabilizzazione segue regole specifiche previste dal codice civile (art. 2425 c.c.) e dai principi contabili OIC.In termini pratici: il contributo non è più una semplice riduzione degli interessi, ma un componente positivo di reddito che si distribuisce nel tempo, in modo correlato all’ammortamento del bene acquistato. Effetti sul bilancio d’esercizioLa riqualificazione a contributo in conto impianti cambia il modo in cui il beneficio appare nello stato patrimoniale e nel conto economico dell’impresa.Secondo i principi contabili OIC (in particolare l’OIC 16 sulle immobilizzazioni materiali), esistono due metodi alternativi per contabilizzare un contributo in conto impianti:Metodo indiretto (o dei risconti passivi): il contributo viene iscritto tra i ricavi differiti nello stato patrimoniale (voce D del passivo) e rilasciato a conto economico, nella voce A5 (“altri ricavi e proventi”), in quote annuali corrispondenti all’ammortamento del bene.Metodo diretto (riduzione del costo): il contributo viene portato a riduzione del costo del bene strumentale iscritto in bilancio, con la conseguenza che le quote di ammortamento vengono calcolate su un valore netto inferiore.In entrambi i casi, l’effetto è una distribuzione del beneficio nel tempo, coerente con la vita utile del bene, invece di un riconoscimento immediato. Questo modifica la rappresentazione del patrimonio netto e del risultato d’esercizio, specialmente nei primi anni dalla concessione del contributo. Conseguenze fiscali: IRES e IRAPLa qualificazione del contributo ha impatti diretti anche sulla fiscalità dell’impresa. Per l’IRES (l’imposta sul reddito delle società, attualmente al 24%), un contributo in conto impianti concorre alla formazione del reddito imponibile secondo il metodo di imputazione scelto in bilancio — quindi in modo diluito nel tempo, non tutto nell’anno di incasso.Per l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), il ragionamento è analogo: i contributi in conto impianti rilasciati annualmente tramite il metodo indiretto concorrono alla base imponibile IRAP nella voce A5 del conto economico. La corretta classificazione evita il rischio di un riconoscimento fiscale errato — e potenzialmente, di un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.Un aspetto particolarmente delicato riguarda le imprese che hanno già ricevuto il contributo Sabatini negli anni scorsi contabilizzandolo come contributo in conto interessi. Per queste realtà, il cambio di orientamento del MIMIT solleva la questione di un eventuale riallineamento contabile e fiscale per i periodi ancora aperti a controllo. La nota integrativa: cosa cambiaLa nota integrativa al bilancio d’esercizio dovrà riflettere la corretta qualificazione del contributo. In particolare, l’impresa è tenuta a indicare:il metodo contabile adottato (diretto o indiretto);l’importo del contributo ricevuto e la quota rilasciata nell’esercizio;il collegamento con il bene strumentale finanziato e il relativo piano di ammortamento;eventuali effetti fiscali differiti, con indicazione delle imposte differite attive o passive generate dalla differenza temporanea.Per le micro-imprese (art. 2435-ter c.c.) che redigono il bilancio in forma abbreviata senza nota integrativa, il tema è meno rilevante sotto il profilo documentale, ma la corretta contabilizzazione rimane obbligatoria ai fini fiscali.La svolta interpretativa del MIMIT arriva in un momento in cui la Nuova Sabatini è stata recentemente rifinanziata e il suo utilizzo è in crescita tra le PMI italiane. Per le imprese che intendono accedere allo strumento nel 2026, partire subito con la qualificazione corretta è fondamentale per evitare correzioni in corsa.Domande frequentiCos’è esattamente un contributo “in conto impianti”?Un contributo in conto impianti è un’agevolazione pubblica concessa per l’acquisto di un bene strumentale (impianto, macchinario, attrezzatura). A differenza di un contributo in conto interessi — che rimborsa gli oneri finanziari del mutuo — il contributo in conto impianti è direttamente collegato al valore del bene e viene riconosciuto come provento in modo dilazionato nel tempo, seguendo la vita utile del bene stesso. La mia impresa ha già contabilizzato la Sabatini come conto interessi: devo correggere?Se i bilanci precedenti sono già approvati e i termini di accertamento fiscale sono ancora aperti, è consigliabile valutare con il proprio commercialista o consulente fiscale l’opportunità di un riallineamento. Il cambio di orientamento del MIMIT, pur non avendo valore normativo vincolante, rappresenta un chiaro indirizzo interpretativo che può essere considerato in sede di controllo. La correzione, se necessaria, va effettuata prospetticamente o con apposita nota di rettifica. Il contributo Sabatini è tassato ai fini IRES?Sì, il contributo Sabatini qualificato come contributo in conto impianti concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRES. Tuttavia, grazie alla distribuzione nel tempo (in quota annuale pari all’ammortamento), l’impatto fiscale è diluito negli esercizi e non concentrato nell’anno di incasso. Questo rende la gestione fiscale più prevedibile e in linea con il principio di competenza. Quale metodo contabile è preferibile: diretto o indiretto?Non esiste una risposta univoca: la scelta dipende dalle esigenze di rappresentazione del bilancio e dalla politica contabile adottata dall’impresa. Il metodo indiretto (risconti passivi) è più trasparente e consente di evidenziare il contributo separatamente nelle voci di conto economico. Il metodo diretto riduce il costo del bene in bilancio e semplifica la gestione, ma rende meno visibile il beneficio ottenuto. In entrambi i casi, la scelta deve essere coerente nel tempo e documentata nella nota integrativa. Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Settembre 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-01 14:00:002026-08-31 14:58:58Contributi Sabatini: la svolta contabile che cambia bilancio e imposte