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NOTIZIE

Rimborsi 730/2025: a Gennaio 2026 Pagamenti in Corso dall’Agenzia delle Entrate

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Rimborsi 730/2025: Pagamenti in Corso a Gennaio 2026
  2. Tempistiche dei Rimborsi: Quando Arrivano i Pagamenti
  3. Chi Riceve i Rimborsi e Quando
  4. Come Verificare lo Stato del Rimborso Online
  5. Cosa Fare se il Rimborso Non Arriva
  6. Domande Frequenti

I rimborsi 730/2025 sono in pagamento da gennaio 2026. L’Agenzia delle Entrate ha avviato l’erogazione dei rimborsi IRPEF spettanti ai contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi 730 per l’anno d’imposta 2024.

Milioni di contribuenti italiani – lavoratori dipendenti, pensionati e autonomi – attendono il rimborso 730 gennaio 2026. Le tempistiche dei pagamenti variano in base alla tipologia di contribuente e alla data di presentazione della dichiarazione.

In questo articolo, il CAF Centro Fiscale di Udine spiega quando arrivano i rimborsi 730, chi riceve i pagamenti e come verificare lo stato del rimborso sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

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Rimborsi 730/2025: Pagamenti in Corso a Gennaio 2026

L’Agenzia delle Entrate ha comunicato ufficialmente l’avvio dei pagamenti dei rimborsi 730/2025 a partire da gennaio 2026. I rimborsi riguardano i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi 730 e risultano a credito IRPEF.

Quando Iniziano i Pagamenti

I primi rimborsi 730 vengono erogati a partire da:

  • Gennaio 2026 – per dipendenti e pensionati con 730 precompilato presentato entro maggio 2025
  • Febbraio-marzo 2026 – per 730 presentati entro giugno 2025
  • Aprile-giugno 2026 – per 730 presentati entro luglio-settembre 2025
  • Luglio-dicembre 2026 – per 730 presentati entro settembre 2025 (senza sostituto d’imposta)

Chi Ha Diritto al Rimborso 730

Hanno diritto al rimborso 730/2025 i contribuenti che risultano a credito IRPEF dopo il calcolo delle imposte. Il credito può derivare da:

  • Eccesso di ritenute subite durante l’anno 2024
  • Detrazioni fiscali (spese mediche, ristrutturazioni, interessi mutuo)
  • Bonus e crediti d’imposta (bonus ristrutturazione, ecobonus, bonus mobili)
  • Oneri detraibili/deducibili (contributi previdenziali, spese funebri, donazioni)

Tempistiche dei Rimborsi: Quando Arrivano i Pagamenti

Le tempistiche dei rimborsi 730 dipendono da due fattori principali:

  1. Data di presentazione del 730
  2. Presenza o meno del sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico)

Rimborsi per Dipendenti e Pensionati (con Sostituto d’Imposta)

I lavoratori dipendenti e i pensionati ricevono il rimborso 730 direttamente in busta paga o cedolino pensione, secondo queste scadenze:

Nota importante: I rimborsi vengono erogati dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o INPS per i pensionati), non direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

Rimborsi Senza Sostituto d’Imposta (Autonomi, Disoccupati, Lavoro Occasionale)

Chi non ha un sostituto d’imposta (lavoratori autonomi, disoccupati, collaboratori occasionali) riceve il rimborso 730 direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico bancario.

Le tempistiche di pagamento sono più lunghe:

  • 6-8 mesi dalla presentazione del 730
  • 730 presentato a maggio 2025 → rimborso a novembre-dicembre 2026
  • 730 presentato a settembre 2025 → rimborso a marzo-aprile 2027

IMPORTANTE: Per ricevere il rimborso, è necessario aver indicato nel 730 il codice IBAN del conto corrente intestato al contribuente.

Chi Riceve i Rimborsi e Quando

Lavoratori Dipendenti

I lavoratori dipendenti che hanno presentato il 730 precompilato o ordinario entro maggio 2025 ricevono il rimborso a gennaio 2026 direttamente in busta paga.

Esempio pratico: Mario ha presentato il 730/2025 il 20 maggio 2025. A gennaio 2026, nella busta paga, trova un importo aggiuntivo di 850 euro (rimborso IRPEF).

Pensionati INPS

I pensionati ricevono il rimborso 730 nel cedolino pensione secondo le stesse tempistiche dei dipendenti. L’INPS eroga il rimborso insieme alla pensione mensile.

Verifica: Il rimborso è visibile nel cedolino pensione scaricabile dall’area riservata INPS.

Lavoratori Autonomi e Disoccupati

Chi non ha un sostituto d’imposta riceve il rimborso tramite bonifico bancario dall’Agenzia delle Entrate. I tempi di attesa sono più lunghi (6-8 mesi).

Requisito fondamentale: Aver indicato nel 730 il codice IBAN del conto corrente.

Come Verificare lo Stato del Rimborso Online

L’Agenzia delle Entrate permette di verificare lo stato del rimborso 730 online, tramite l’area riservata del sito.

Procedura di Verifica

  1. Accedi al sito agenziaentrate.gov.it
  2. Entra nell’area riservata con SPID, CIE o CNS
  3. Vai su “I tuoi rimborsi” nella sezione Dichiarazioni
  4. Seleziona “730/2025” (anno d’imposta 2024)
  5. Verifica lo stato del rimborso:
    • “In lavorazione” – il 730 è stato acquisito, il rimborso è in fase di calcolo
    • “In pagamento” – il rimborso è stato disposto
    • “Pagato” – il rimborso è stato erogato

Informazioni Disponibili Online

Nell’area riservata puoi visualizzare:

  • Importo del rimborso (euro)
  • Data di erogazione prevista
  • Modalità di pagamento (tramite sostituto o bonifico)
  • Eventuali sospensioni o controlli in corso

App IO e Notifiche

Se hai attivato l’app IO (servizi pubblici), ricevi una notifica push quando il rimborso viene erogato.

Cosa Fare se il Rimborso Non Arriva

Se il rimborso 730 non arriva entro i tempi previsti, verifica le seguenti situazioni:

1. Controlla lo Stato Online

Accedi all’area riservata Agenzia delle Entrate e verifica se il rimborso è “in lavorazione” o “sospeso”.

2. Verifica i Dati del Sostituto d’Imposta

Se sei dipendente o pensionato, contatta il tuo datore di lavoro o l’INPS per verificare se hanno ricevuto comunicazione del rimborso.

3. Controlla l’IBAN Indicato

Se hai richiesto il rimborso diretto (senza sostituto), verifica di aver inserito correttamente il codice IBAN nel 730. Un IBAN errato blocca l’erogazione.

4. Rimborso Sospeso per Controlli

L’Agenzia delle Entrate può sospendere il rimborso per controlli automatici, ad esempio:

  • Incongruenze tra dati dichiarati e CU (Certificazione Unica)
  • Detrazioni anomale (importi elevati, documenti mancanti)
  • Controlli formali su oneri detraibili

In questi casi, ricevi una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate con richiesta di chiarimenti o documenti.

5. Rivolgiti al CAF

Se il rimborso non arriva e non ricevi comunicazioni, il CAF Centro Fiscale di Udine può verificare la tua posizione e contattare l’Agenzia delle Entrate per conto tuo.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti

Quando arrivano i rimborsi 730/2025?

I rimborsi 730/2025 arrivano a partire da gennaio 2026 per dipendenti e pensionati che hanno presentato il 730 entro maggio 2025. Per chi ha presentato dopo giugno, i tempi si allungano fino a giugno 2026. Chi non ha sostituto d’imposta riceve il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate entro 6-8 mesi.

Come posso verificare se il rimborso è stato pagato?

Puoi verificare lo stato del rimborso 730 accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it) con SPID, CIE o CNS. Vai su “I tuoi rimborsi” e controlla lo stato: “in lavorazione”, “in pagamento” o “pagato”.

Il rimborso 730 è tassato?

No, il rimborso 730 NON è tassato. Si tratta di un credito d’imposta spettante al contribuente, derivante da eccesso di ritenute o detrazioni fiscali. L’importo del rimborso non concorre alla formazione del reddito imponibile.

Cosa fare se l’IBAN indicato nel 730 è sbagliato?

Se hai indicato un IBAN errato nel 730, il rimborso non può essere erogato. Devi presentare una dichiarazione integrativa (730 integrativo) o un Modello Redditi correttivo con l’IBAN corretto. Rivolgiti a un CAF per la procedura.

Conclusione

I rimborsi 730/2025 sono in pagamento da gennaio 2026. Le tempistiche variano in base alla data di presentazione del 730 e alla presenza o meno del sostituto d’imposta.

Se sei dipendente o pensionato, troverai il rimborso in busta paga o cedolino pensione a partire da gennaio 2026. Se non hai un sostituto d’imposta, riceverai il rimborso tramite bonifico bancario entro 6-8 mesi dalla presentazione.

Per verificare lo stato del rimborso, accedi all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate o contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per assistenza.

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Gennaio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-01-03 09:10:362026-05-31 09:43:35Rimborsi 730/2025: a Gennaio 2026 Pagamenti in Corso dall’Agenzia delle Entrate
NOTIZIE

Legge di Bilancio 2026: Testo Integrale e Novità della Manovra

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e Testo Integrale
  2. Novità Fiscali per Famiglie e Cittadini
  3. Novità per Partite IVA e Regime Forfettario
  4. Detrazioni e Bonus: Cosa Cambia
  5. ISEE e Agevolazioni Sociali
  6. Scadenze Importanti da Ricordare

La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. XX del 30 dicembre 2025) è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed è entrata in vigore il 1° gennaio 2026. Il testo integrale della Manovra 2026 è ora disponibile e introduce importanti novità fiscali per famiglie, cittadini e partite IVA.

In questo articolo, il CAF Centro Fiscale di Udine riassume le principali novità contenute nella Legge di Bilancio 2026, con particolare attenzione agli aspetti pratici per famiglie, lavoratori dipendenti, pensionati e partite IVA.

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Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e Testo Integrale

La Legge di Bilancio 2026 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre 2025 (Supplemento Ordinario n. XXX) ed è entrata in vigore il 1° gennaio 2026.

Il testo integrale della Manovra 2026 è consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale (gazzettaufficiale.it) e sul sito del MEF (mef.gov.it). La legge conta oltre 200 articoli e contiene misure per circa 30 miliardi di euro.

Le principali aree di intervento riguardano:

  • Fisco e detrazioni – riforma IRPEF, aliquote, bonus
  • Famiglia e welfare – assegno unico, bonus mamme, ISEE
  • Lavoro e pensioni – sgravi contributivi, pensione anticipata
  • Imprese e partite IVA – regime forfettario, crediti d’imposta
  • Sanità e istruzione – fondi aggiuntivi

Novità Fiscali per Famiglie e Cittadini

IRPEF e Aliquote

La Legge di Bilancio 2026 conferma la struttura a 3 scaglioni IRPEF introdotta nel 2024:

  • 23% fino a 28.000 euro
  • 35% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

Bonus Mamme 2026

Confermato il Bonus Mamme (esonero contributivo al 100% per mamme lavoratrici con almeno 2 figli). La novità 2026 è l’estensione anche alle lavoratrici autonome con partita IVA.

Assegno Unico

L’Assegno Unico Universale viene confermato con gli importi 2025, senza aumenti. Le maggiorazioni per figli disabili e nuclei numerosi rimangono invariate.

Bonus Asilo Nido

Il Bonus Nido viene confermato fino a 3.600 euro annui per famiglie con ISEE fino a 40.000 euro. Per ISEE superiori, l’importo scende a 1.500 euro.

Novità per Partite IVA e Regime Forfettario

Regime Forfettario 2026

La Manovra 2026 conferma il regime forfettario con limite di ricavi a 85.000 euro. Le aliquote rimangono:

  • 5% per i primi 5 anni (nuove attività)
  • 15% a regime

Flat Tax Incrementale

Viene confermata la flat tax incrementale al 15% per titolari di partita IVA ordinaria che aumentano i ricavi rispetto al triennio precedente. L’agevolazione riguarda solo l’incremento di reddito.

Crediti d’Imposta per Investimenti

Confermati i crediti d’imposta per investimenti in:

  • Beni strumentali 4.0 (transizione digitale)
  • Ricerca e sviluppo
  • Formazione 4.0

Detrazioni e Bonus: Cosa Cambia

Tetto alle Detrazioni (Quoziente Familiare)

La novità più rilevante è l’introduzione di un tetto alle detrazioni fiscali in base al quoziente familiare:

  • Per redditi sopra 75.000 euro, le detrazioni sono limitate
  • Il limite varia in base al numero di figli a carico
  • Più figli = tetto più alto

Bonus Ristrutturazione e Casa

I bonus casa subiscono modifiche significative:

  • Ristrutturazione edilizia – detrazione al 50% fino al 2025, scende al 36% dal 2026 (solo prima casa)
  • Ecobonus – ridotto al 36% (prima era 50-65%)
  • Bonus mobili – confermato con tetto di 5.000 euro
  • Superbonus – scende al 65% nel 2026 (solo per condomini e lavori già avviati)

Bonus Elettrodomestici

Introdotto un nuovo bonus per acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica (classe A o superiore), con contributo fino a 200 euro per ISEE sotto 25.000 euro.

ISEE e Agevolazioni Sociali

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) rimane il parametro fondamentale per accedere a bonus e agevolazioni nel 2026.

Soglie ISEE Principali

  • ISEE 15.000 euro – Bonus sociale (luce, gas, acqua)
  • ISEE 25.000 euro – Bonus elettrodomestici
  • ISEE 40.000 euro – Bonus nido (importo massimo), Assegno Unico (maggiorazioni)

ISEE 2026: Quando Rinnovarlo

L’ISEE 2025 scade il 31 dicembre 2025. Per continuare a ricevere bonus e agevolazioni nel 2026, è necessario presentare la nuova DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) entro:

  • 28 febbraio 2026 – per Assegno Unico (scadenza preferenziale)
  • 31 dicembre 2026 – per altre agevolazioni

Consiglio del CAF: Rinnovare l’ISEE a gennaio/febbraio 2026 per evitare interruzioni nei pagamenti di Assegno Unico e bonus.

Scadenze Importanti da Ricordare

Ecco le principali scadenze fiscali 2026 introdotte o confermate dalla Manovra:

Gennaio-Febbraio 2026

  • 31 gennaio 2026 – Certificazione Unica (CU) ai dipendenti
  • 28 febbraio 2026 – Rinnovo ISEE (scadenza preferenziale Assegno Unico)
  • 16 febbraio 2026 – Prima rata rottamazione quater

Aprile-Settembre 2026

  • 30 aprile 2026 – Invio Modello Redditi PF 2025
  • 30 settembre 2026 – Scadenza 730/2026 (precompilato)
  • 30 novembre 2026 – Scadenza Modello Redditi 2025 (tardivo)

Dicembre 2026

  • 16 dicembre 2026 – Saldo IMU 2026
  • 31 dicembre 2026 – Scadenza ISEE 2026

Conclusione

La Legge di Bilancio 2026 introduce novità significative per famiglie, lavoratori e partite IVA. Il testo integrale è disponibile in Gazzetta Ufficiale e sul sito del MEF.

Le principali novità riguardano il tetto alle detrazioni, la riduzione dei bonus casa, la conferma del regime forfettario e l’estensione del Bonus Mamme alle autonome.

Per approfondire le misure e verificare come impattano sulla tua situazione personale, il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per consulenze personalizzate.

Domande Frequenti

Dove trovo il testo integrale della Legge di Bilancio 2026?

Il testo integrale della Legge di Bilancio 2026 è disponibile sul sito della Gazzetta Ufficiale (gazzettaufficiale.it) e sul sito del Ministero dell’Economia (mef.gov.it). È stata pubblicata il 31 dicembre 2025 ed è entrata in vigore il 1° gennaio 2026.

Il regime forfettario cambia nel 2026?

No, il regime forfettario 2026 rimane invariato: limite di ricavi a 85.000 euro, aliquota al 5% per i primi 5 anni (nuove attività) e 15% a regime. Non ci sono modifiche rispetto al 2025.

Cosa cambia per i bonus casa nel 2026?

I bonus casa vengono ridotti: la detrazione per ristrutturazione scende dal 50% al 36% (solo prima casa), l’ecobonus passa al 36%, il Superbonus scende al 65% (solo condomini con lavori già avviati). Il bonus mobili rimane con tetto di 5.000 euro.

Quando devo rinnovare l’ISEE per il 2026?

L’ISEE 2025 scade il 31 dicembre 2025. Per continuare a ricevere Assegno Unico e bonus, è consigliato rinnovare l’ISEE entro il 28 febbraio 2026. Per altre agevolazioni, la scadenza è il 31 dicembre 2026.

Il Bonus Mamme è confermato nel 2026?

Sì, il Bonus Mamme (esonero contributivo 100% per mamme con almeno 2 figli) è confermato. La novità 2026 è l’estensione anche alle lavoratrici autonome con partita IVA, non solo dipendenti.

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Gennaio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Bonus Mamme 2026: Guida Completa da 720 Euro per Lavoratrici con Figli

Maternità INPS CAF Udine

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Bonus Mamme 2026
  2. Novità 2026: da 480 a 720 Euro
  3. Chi Ha Diritto al Bonus Mamme
  4. Limite Reddito 40.000 Euro
  5. Come Richiedere il Bonus
  6. Scadenze e Tempistiche
  7. Bonus Mamme per Lavoratrici Autonome
  8. Differenza con Esonero Contributivo
  9. Compatibilità con Altri Bonus
  10. FAQ sul Bonus Mamme 2026

Il Bonus Mamme 2026 rappresenta una delle misure più importanti a sostegno delle lavoratrici con figli introdotte dalla Legge di Bilancio. Quest’anno l’importo aumenta del 50%, passando da 480 a 720 euro annui, e viene esteso anche alle lavoratrici autonome. In questa guida completa scoprirai tutti i requisiti, come fare domanda e le scadenze da rispettare.

Se sei una mamma lavoratrice con almeno due figli e il tuo reddito non supera i 40.000 euro annui, potresti avere diritto a questo importante contributo economico. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna passo dopo passo nella richiesta, assicurandoti di non perdere questa opportunità.

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Cos’è il Bonus Mamme 2026

Il Bonus Mamme 2026 è un contributo economico mensile destinato alle lavoratrici madri con almeno due figli a carico. Introdotto inizialmente con la Legge di Bilancio 2024 e successivamente potenziato, questo bonus mira a sostenere le donne nel conciliare lavoro e famiglia.

A differenza di altri bonus legati all’ISEE, il Bonus Mamme si basa esclusivamente sul reddito da lavoro della madre, semplificando notevolmente i requisiti di accesso. Il contributo non concorre alla formazione del reddito imponibile e non viene considerato ai fini ISEE, rendendolo particolarmente vantaggioso.

Caratteristiche principali del Bonus Mamme 2026:

  • Importo: 60 euro al mese, fino a 720 euro annui
  • Beneficiarie: lavoratrici dipendenti e autonome con 2+ figli
  • Limite reddito: massimo 40.000 euro annui da lavoro
  • Durata: fino al 10° compleanno del figlio più piccolo (18° con 3+ figli)
  • Erogazione: in un’unica soluzione a dicembre 2026
  • Tassazione: esente IRPEF e non rilevante ISEE

Novità 2026: da 480 a 720 Euro

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto importanti novità per il Bonus Mamme, potenziando significativamente la misura rispetto al 2025:

Aumento dell’Importo del 50%

L’importo mensile passa da 40 euro a 60 euro, con un incremento del 50%. Su base annua, questo significa passare da 480 euro a 720 euro per le lavoratrici che lavorano tutti i 12 mesi.

Confronto importi 2025 vs 2026:

  • 2025: 40 euro/mese = 480 euro/anno
  • 2026: 60 euro/mese = 720 euro/anno
  • Differenza: +240 euro annui (+50%)

Estensione alle Lavoratrici Autonome

Una delle novità più rilevanti del 2026 è l’estensione del bonus alle lavoratrici autonome. Possono ora accedere alla misura:

  • Libere professioniste iscritte alle casse previdenziali
  • Artigiane e commercianti iscritte alla Gestione INPS
  • Lavoratrici agricole autonome
  • Collaboratrici coordinate e continuative

Attenzione: Sono escluse le lavoratrici con regime forfettario che non versano contributi INPS, e le lavoratrici domestiche (colf, badanti).

Chi Ha Diritto al Bonus Mamme

Per accedere al Bonus Mamme 2026 è necessario soddisfare tutti i seguenti requisiti:

1. Requisito Figli

La lavoratrice deve avere almeno 2 figli a carico. Sono considerati:

  • Figli naturali
  • Figli adottivi
  • Figli in affidamento preadottivo

Il figlio più piccolo deve avere meno di 10 anni (o meno di 18 anni se i figli sono 3 o più).

2. Requisito Lavorativo

La madre deve essere lavoratrice in una delle seguenti categorie:

  • Dipendente privata (a tempo determinato o indeterminato)
  • Dipendente pubblica
  • Lavoratrice autonoma iscritta a gestione INPS o cassa professionale

Escluse dal Bonus Mamme:

  • Lavoratrici domestiche (colf, badanti, baby-sitter)
  • Lavoratrici con 3+ figli e contratto a tempo indeterminato (hanno diritto all’esonero contributivo, misura alternativa più vantaggiosa)
  • Disoccupate o inoccupate

3. Requisito Reddito

Il reddito annuo da lavoro non deve superare i 40.000 euro. Questo limite si riferisce esclusivamente ai redditi da lavoro dipendente o autonomo, non al reddito familiare complessivo.

Limite Reddito 40.000 Euro: Come si Calcola

Il limite di 40.000 euro è uno dei requisiti fondamentali per accedere al Bonus Mamme 2026. Ecco come verificare se rientri nella soglia:

Per Lavoratrici Dipendenti

Il reddito da considerare è il reddito lordo annuo da lavoro dipendente, che trovi:

  • Nella Certificazione Unica (CU) al punto 1 “Redditi di lavoro dipendente”
  • Nelle buste paga: somma delle retribuzioni lorde mensili

Esempio pratico: Se guadagni 2.800 euro lordi al mese per 13 mensilità, il tuo reddito annuo è 36.400 euro. Rientri nel limite e puoi richiedere il bonus.

Per Lavoratrici Autonome

Il reddito da considerare è il reddito netto da lavoro autonomo:

  • Per le professioniste con cassa: reddito professionale dichiarato alla cassa
  • Per le iscritte alla Gestione Separata INPS: reddito da collaborazione/autonomo
  • Per artigiane e commercianti: reddito d’impresa

Cosa NON rientra nel calcolo:

  • Redditi del coniuge o partner
  • Redditi da locazione (affitti)
  • Redditi da capitale (interessi, dividendi)
  • Assegno Unico e altri bonus familiari
  • TFR e altre indennità una tantum

Come Richiedere il Bonus Mamme 2026

La domanda per il Bonus Mamme 2026 deve essere presentata telematicamente all’INPS. Il modo più semplice e sicuro è rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine:

  • Verifica preventiva di tutti i requisiti
  • Assistenza nella compilazione della domanda
  • Controllo documentazione per evitare errori
  • Monitoraggio dello stato della pratica
  • Servizio gratuito per il cittadino

Documenti Necessari

Per presentare la domanda, prepara:

  • Documento d’identità in corso di validità
  • Codice fiscale tuo e dei figli
  • Certificazione Unica (CU) o dichiarazione dei redditi
  • Dati del datore di lavoro (per dipendenti)
  • IBAN per l’accredito del bonus

Scadenze e Tempistiche

Ecco le date importanti da segnare per il Bonus Mamme 2026:

Quando Presentare Domanda

  • Dal 1° gennaio 2026: apertura domande per il bonus 2026
  • Entro il 31 gennaio 2026: termine per richiedere il bonus 2025 residuo
  • Entro dicembre 2026: termine consigliato per ricevere il pagamento a fine anno

Quando Arriva il Pagamento

Il Bonus Mamme viene erogato in un’unica soluzione:

  • Dicembre 2026: pagamento del bonus annuale (fino a 720 euro)
  • L’importo dipende dai mesi effettivamente lavorati nell’anno
  • Esempio: se hai lavorato 10 mesi, riceverai 60 x 10 = 600 euro

Per chi ha fatto domanda entro il 31 gennaio 2026 per il bonus 2025: il pagamento arriverà a febbraio 2026 con l’importo 2025 (40 euro/mese, max 480 euro).

Bonus Mamme per Lavoratrici Autonome

Una delle grandi novità del 2026 è l’estensione del Bonus Mamme alle lavoratrici autonome. Ecco chi può accedere:

Chi Può Richiedere il Bonus

  • Libere professioniste iscritte a casse previdenziali (avvocati, commercialisti, medici, ingegneri, ecc.)
  • Artigiane iscritte alla Gestione Artigiani INPS
  • Commercianti iscritte alla Gestione Commercianti INPS
  • Lavoratrici agricole autonome (coltivatori diretti, IAP)
  • Iscritte alla Gestione Separata INPS

Requisiti Specifici per Autonome

  • Reddito netto da lavoro autonomo inferiore a 40.000 euro
  • Regolarità contributiva presso la propria gestione previdenziale
  • Almeno 2 figli a carico (stesso requisito delle dipendenti)

Escluse tra le Autonome

Non possono accedere al Bonus Mamme:

  • Lavoratrici con regime forfettario che non versano contributi (contributo minimo o flat)
  • Coadiuvanti familiari non iscritte autonomamente
  • Chi ha irregolarità contributive non sanate

Se hai una partita IVA e vuoi verificare se puoi accedere al bonus, consulta la nostra guida sul Regime Forfettario 2026 o contatta il CAF Centro Fiscale.

Differenza con Esonero Contributivo

Spesso si fa confusione tra Bonus Mamme ed Esonero Contributivo. Sono due misure diverse, non cumulabili tra loro:

Tabella Comparativa

Bonus Mamme 2026:

  • Beneficiarie: mamme con 2+ figli
  • Contratto: qualsiasi (determinato, indeterminato, autonomo)
  • Importo: 720 euro/anno massimo
  • Limite reddito: 40.000 euro
  • Erogazione: bonifico diretto a dicembre

Esonero Contributivo IVS:

  • Beneficiarie: mamme con 3+ figli
  • Contratto: solo tempo indeterminato
  • Importo: esonero 100% contributi IVS (risparmio maggiore, circa 2.000-3.000 euro/anno)
  • Limite reddito: nessun limite
  • Erogazione: direttamente in busta paga ogni mese

Quale Scegliere?

Se hai 3 o più figli e un contratto a tempo indeterminato, l’esonero contributivo è più vantaggioso del Bonus Mamme. In questo caso, non puoi cumulare le due misure: devi scegliere l’esonero.

Se hai 2 figli, oppure hai 3+ figli ma un contratto a termine o sei autonoma, puoi accedere solo al Bonus Mamme.

Compatibilità con Altri Bonus

Il Bonus Mamme 2026 è compatibile e cumulabile con la maggior parte delle altre prestazioni familiari:

Si Cumula Con:

  • Assegno Unico Universale (AUU) per i figli a carico
  • Bonus Asilo Nido (fino a 3.600 euro/anno)
  • Carta Dedicata a Te (500 euro per acquisti alimentari)
  • Detrazioni fiscali per figli a carico
  • Bonus bollette (se si rispettano i requisiti ISEE)
  • NASPI in caso di perdita del lavoro

Non Si Cumula Con:

  • Esonero contributivo IVS per mamme con 3+ figli (misura alternativa)

Non Influisce su ISEE

Il Bonus Mamme non viene considerato nel calcolo dell’ISEE. Questo significa che riceverlo non compromette l’accesso ad altre prestazioni legate all’ISEE 2026.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sul Bonus Mamme 2026

Quanto vale il Bonus Mamme 2026?

Il Bonus Mamme 2026 vale 60 euro al mese, per un massimo di 720 euro annui se la madre lavora tutti i 12 mesi dell’anno. L’importo è aumentato rispetto al 2025, quando era di 40 euro mensili (480 euro annui).

Chi ha diritto al Bonus Mamme 2026?

Hanno diritto al bonus le lavoratrici dipendenti o autonome con almeno 2 figli a carico, il cui reddito da lavoro non supera i 40.000 euro annui. Il figlio più piccolo deve avere meno di 10 anni (18 anni con 3+ figli).

Le lavoratrici autonome possono richiedere il Bonus Mamme?

Sì, dal 2026 il Bonus Mamme è esteso anche alle lavoratrici autonome: libere professioniste, artigiane, commercianti e iscritte alla Gestione Separata INPS. Sono escluse solo le lavoratrici con regime forfettario che non versano contributi INPS.

Come si richiede il Bonus Mamme?

Il modo più semplice e sicuro è rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine, che offre assistenza gratuita per la compilazione e l’invio della domanda INPS, evitando errori e garantendo il monitoraggio della pratica.

Quando viene pagato il Bonus Mamme 2026?

Il Bonus Mamme viene erogato in un’unica soluzione a dicembre 2026. L’importo dipende dai mesi effettivamente lavorati nell’anno. Chi presenta domanda entro il 31 gennaio 2026 per il bonus 2025 riceverà il pagamento a febbraio 2026.

Il Bonus Mamme si cumula con l’Assegno Unico?

Sì, il Bonus Mamme è perfettamente compatibile con l’Assegno Unico Universale. Le due prestazioni si cumulano senza problemi. Il bonus inoltre non incide sul calcolo ISEE.

Qual è il limite di reddito per il Bonus Mamme 2026?

Il limite è di 40.000 euro di reddito annuo da lavoro (dipendente o autonomo). Non si considera il reddito del coniuge o altri redditi familiari. Si guarda solo il reddito da lavoro della madre.

Le lavoratrici domestiche possono richiedere il Bonus Mamme?

No, le lavoratrici domestiche (colf, badanti, baby-sitter) sono escluse dal Bonus Mamme 2026. Questa categoria non rientra tra i beneficiari previsti dalla normativa.

Richiedi Assistenza per il Bonus Mamme 2026

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare i requisiti e presentare la domanda per il Bonus Mamme 2026. Offriamo assistenza completa per:

  • Verifica preventiva dei requisiti (reddito, figli a carico, tipologia contrattuale)
  • Compilazione e invio domanda INPS in via telematica
  • Controllo documentazione per evitare errori e rigetti
  • Monitoraggio stato della pratica fino all’erogazione

Non aspettare, contattaci oggi!

Oppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattato

CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640

Approfondimenti sul Bonus Mamme 2026

Scopri tutti i dettagli nelle nostre guide dedicate:

  • Requisiti Bonus Mamme 2026 – Limite reddito 40.000 euro e figli a carico
  • Domanda INPS Bonus Mamme – Guida completa alla richiesta
  • Bonus Mamme per Autonome e P.IVA – Requisiti specifici per lavoratrici autonome
  • Esonero Contributivo Mamme – Come funziona e quanto si risparmia
  • Compatibilità con Altri Bonus – Quali bonus puoi cumulare

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Gennaio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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NOTIZIE

Legge di Bilancio 2026 Approvata: Tutte le Novità su IRPEF, Pensioni, Bonus e Famiglie

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Approvazione della Legge di Bilancio 2026
  2. IRPEF 2026: nuova aliquota al 33% con esempi di risparmio
  3. Novità in busta paga: premi e buoni pasto
  4. Bonus Mamme 2026: da 40 a 60 euro al mese
  5. Novità ISEE 2026: casa esclusa dal calcolo
  6. Carta Dedicata a Te e bonus scuola
  7. Pensioni 2026: requisiti e novità
  8. Rottamazione Quinquies: rate in 9 anni
  9. Bonus casa 2026: cosa resta e cosa cambia
  10. TFR e previdenza complementare
La Legge di Bilancio 2026 è stata approvata definitivamente il 30 dicembre 2025 dalla Camera dei Deputati con 216 voti favorevoli. La manovra da 22 miliardi di euro porta novità importanti per le famiglie italiane: dalla riduzione delle tasse sul lavoro al potenziamento dei bonus per genitori e figli. In questa guida analizziamo tutte le misure che impatteranno sul tuo portafoglio dal 1° gennaio 2026, con esempi pratici per capire quanto risparmierai.

Approvazione della Legge di Bilancio 2026

Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato: “Lo sforzo fatto si concentra sui redditi medio-bassi“. La manovra 2026 rappresenta un intervento mirato a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie italiane, con particolare attenzione a:
  • Lavoratori dipendenti con redditi fino a 50.000 euro
  • Famiglie con figli attraverso bonus potenziati
  • Nuclei con ISEE basso con nuove agevolazioni
  • Pensionati con aumenti delle pensioni minime

IRPEF 2026: nuova aliquota al 33% con esempi di risparmio

La novità più attesa della Legge di Bilancio 2026 è la riduzione dell’aliquota IRPEF per il secondo scaglione di reddito. L’aliquota passa dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro.

Le nuove aliquote IRPEF 2026

Scaglione di redditoAliquota 2025Aliquota 2026
Fino a 28.000 euro23%23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%33%
Oltre 50.000 euro43%43%

Esempi pratici: quanto risparmi?

Ecco alcuni esempi concreti di risparmio annuo in base al tuo reddito lordo:
Reddito lordo annuoRisparmio IRPEF 2026Risparmio mensile
30.000 euro40 euro/anno3,33 euro/mese
35.000 euro140 euro/anno11,67 euro/mese
40.000 euro240 euro/anno20 euro/mese
45.000 euro340 euro/anno28,33 euro/mese
50.000 euro440 euro/anno36,67 euro/mese
Esempio pratico – Mario, impiegato: Mario guadagna 40.000 euro lordi all’anno. Nel 2025 pagava il 35% sulla quota tra 28.000 e 40.000 euro (12.000 euro), ovvero 4.200 euro. Nel 2026 pagherà il 33%, ovvero 3.960 euro. Risparmio: 240 euro all’anno, circa 20 euro in più al mese in busta paga.Attenzione – Redditi alti: Chi guadagna oltre 200.000 euro annui non beneficerà del taglio: il risparmio teorico di 440 euro viene annullato da una riduzione equivalente delle detrazioni fiscali (escluse le spese sanitarie).

Novità in busta paga: premi e buoni pasto

Tassazione agevolata al 5% sugli aumenti contrattuali

Se il tuo contratto collettivo è stato rinnovato tra il 2024 e il 2026 e guadagni meno di 33.000 euro, gli aumenti retributivi derivanti dal rinnovo saranno tassati solo al 5% invece dell’aliquota ordinaria.Esempio pratico – Lucia, commessa: Lucia guadagna 25.000 euro. Il suo CCNL è stato rinnovato e prevede un aumento di 100 euro al mese (1.200 euro/anno). Invece di pagare il 23% di IRPEF (276 euro), pagherà solo il 5% (60 euro). Risparmio: 216 euro all’anno.

Premi di produttività tassati all’1%

I premi di risultato fino a 5.000 euro annui saranno tassati con un’imposta sostitutiva dell’1% (prima era il 5%). Se la tua azienda eroga premi di produttività, il vantaggio fiscale è notevole.Esempio: Un premio di 3.000 euro verrà tassato con soli 30 euro di imposta (invece di 150 euro). Risparmio: 120 euro.

Buoni pasto: soglia esentasse a 10 euro

La soglia giornaliera esentasse per i buoni pasto sale da 8 a 10 euro. Se ricevi buoni pasto elettronici da 10 euro per 22 giorni lavorativi al mese, il beneficio esentasse è ora completo.

Bonus Mamme 2026: da 40 a 60 euro al mese

Il Bonus Mamme viene potenziato in modo significativo. L’importo mensile passa da 40 a 60 euro, per un totale di 720 euro all’anno.

Chi può richiedere il Bonus Mamme 2026

  • Mamme lavoratrici dipendenti o autonome
  • Con ISEE fino a 40.000 euro
  • Con almeno 2 figli a carico (di cui almeno uno sotto i 10 anni)
Esempio pratico – Giulia, mamma di 2 figli: Giulia lavora part-time come segretaria e ha un ISEE familiare di 28.000 euro. Ha due figli di 4 e 8 anni. Dal 2026 riceverà 60 euro al mese (720 euro/anno) direttamente in busta paga come riduzione dei contributi previdenziali.

Confronto Bonus Mamme 2025 vs 2026

Caratteristica20252026
Importo mensile40 euro60 euro
Importo annuo480 euro720 euro
Limite ISEE40.000 euro40.000 euro
Figli richiestiAlmeno 2Almeno 2

Novità ISEE 2026: casa esclusa dal calcolo

Dal 2026 cambiano le regole per il calcolo dell’ISEE. La novità più importante riguarda la prima casa di proprietà: non verrà più conteggiata nel patrimonio immobiliare.

Cosa cambia nel calcolo ISEE 2026

  • Prima abitazione esclusa dal patrimonio immobiliare
  • Soglia di esclusione: fino a 91.500 euro di valore catastale
  • Soglia maggiorata per chi vive in grandi città: fino a 120.000 euro
  • Scala di equivalenza più favorevole per famiglie numerose
Esempio pratico – Famiglia Rossi: La famiglia Rossi ha un reddito di 35.000 euro e una casa di proprietà del valore catastale di 80.000 euro. Nel 2025 la casa veniva conteggiata nell’ISEE, aumentandolo. Nel 2026 la casa sarà esclusa, con un ISEE più basso e maggiore accesso a bonus e agevolazioni.Impatto pratico: Un ISEE più basso significa poter accedere a:
  • Assegno Unico più alto
  • Bonus nido
  • Riduzioni sulle tasse universitarie
  • Agevolazioni per le bollette (bonus sociale)

Carta Dedicata a Te e bonus scuola

Carta Dedicata a Te: 500 euro per la spesa

Viene rifinanziata per il 2026 e 2027 la “Carta dedicata a te“, un contributo di 500 euro per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità.Requisiti:
  • ISEE non superiore a 15.000 euro
  • Non essere già beneficiari di altri sostegni al reddito (es. Reddito di Cittadinanza, NASPI)

Bonus libri per le scuole superiori

Le famiglie con ISEE fino a 30.000 euro potranno beneficiare del bonus libri comunale per l’acquisto dei testi scolastici per le scuole superiori. L’importo varia in base al Comune di residenza.

Contributo scuole paritarie: fino a 1.500 euro

Novità assoluta: le famiglie con ISEE fino a 30.000 euro che scelgono le scuole paritarie potranno ricevere un contributo fino a 1.500 euro per:
  • Scuole medie paritarie
  • Primo biennio delle scuole superiori paritarie

Congedi potenziati per i genitori

La manovra potenzia anche:
  • Congedo parentale: aumenta l’indennità all’80% per un mese aggiuntivo
  • Congedo per malattia dei figli: esteso fino ai 12 anni di età del bambino

Pensioni 2026: requisiti e novità

Requisiti pensione 2026

Tipo di pensioneRequisiti 2026
Pensione di vecchiaia67 anni di età + 20 anni di contributi
Pensione anticipata uomini42 anni e 10 mesi di contributi + 3 mesi finestra
Pensione anticipata donne41 anni e 10 mesi di contributi + 3 mesi finestra
APE Sociale63 anni e 5 mesi + 30/36 anni contributi (prorogata)

Cosa scompare nel 2026

Attenzione: Dal 1° gennaio 2026 non saranno più disponibili:
  • Quota 103 (62 anni + 41 contributi): ABOLITA
  • Opzione Donna (35 anni contributi): NON RINNOVATA

Aumento pensioni minime

Le pensioni minime aumentano di 20 euro al mese, pari a 260 euro all’anno. L’aumento riguarda i pensionati con assegni minimi in condizioni economiche disagiate.

Rottamazione Quinquies: rate in 9 anni

La Legge di Bilancio 2026 conferma la Rottamazione Quinquies, la nuova definizione agevolata delle cartelle esattoriali.

Come funziona la Rottamazione Quinquies

  • Debiti ammessi: carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione fino al 31 dicembre 2023
  • Cosa si paga: solo il capitale dovuto, SENZA sanzioni e interessi di mora
  • Rateazione: pagamento in unica soluzione oppure in 54 rate bimestrali (9 anni)
Esempio pratico – Marco con cartelle: Marco ha una cartella da 10.000 euro di cui 6.000 euro di capitale, 2.500 euro di sanzioni e 1.500 euro di interessi. Con la Rottamazione Quinquies pagherà solo 6.000 euro, risparmiando 4.000 euro. Potrà pagare in 54 rate da circa 111 euro ciascuna.

Bonus casa 2026: cosa resta e cosa cambia

Bonus ristrutturazioni

Tipo di immobileDetrazione 2026Tetto spesa
Abitazione principale50%96.000 euro
Altri immobili36%96.000 euro
Esempio: Se spendi 50.000 euro per ristrutturare la tua prima casa, potrai detrarre il 50% (25.000 euro) in 10 anni, ovvero 2.500 euro all’anno dalla dichiarazione dei redditi.

Altri bonus confermati

  • Ecobonus: prorogato per interventi di efficienza energetica
  • Sismabonus: prorogato per interventi antisismici
  • Bonus mobili: detrazione 50% fino a 5.000 euro di spesa

Superbonus 110%: addio definitivo

Il Superbonus 110% termina definitivamente, con l’unica eccezione dei cantieri nelle zone colpite dai terremoti del 2009 e 2016.

TFR e previdenza complementare

Dal 1° luglio 2026 scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato.

Come funziona il silenzio-assenso TFR

  1. Al momento dell’assunzione, il lavoratore ha 60 giorni per decidere
  2. Se non esprime scelta, il TFR andrà automaticamente al fondo pensione
  3. Se vuole tenerlo in azienda, deve comunicarlo esplicitamente
Vantaggio fiscale: Il limite di deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare sale a 5.300 euro all’anno.

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  • ISEE 2026: Scopri tutte le novità
  • Bonus Mamme: Come Funziona
  • NASPI 2026: Requisiti e Domanda

Domande Frequenti sui Bonus

Come faccio a sapere quali bonus posso richiedere?

I bonus disponibili dipendono dalla tua situazione economica (ISEE), composizione familiare e tipo di spesa. Il CAF Centro Fiscale analizza la tua situazione e individua tutte le agevolazioni spettanti.

Quali documenti servono per richiedere i bonus?

Generalmente servono: ISEE in corso di validita, documento d’identita, codice fiscale e documentazione specifica. Il nostro CAF ti indica esattamente cosa portare.

Posso richiedere piu bonus contemporaneamente?

Si, molti bonus sono cumulabili. Ad esempio puoi avere Assegno Unico, Bonus Nido e detrazioni per spese scolastiche. Il CAF verifica la compatibilita tra le diverse agevolazioni.

Approfondimenti

  • ISEE 2026
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Dicembre 31, 2025/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Regime Forfettario 2026: tutte le informazioni utili prima di aprire Partita IVA

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Regime Forfettario 2026: tutte le informazioni utili prima di aprire Partita IVA

Se stai pensando di aprire partita IVA nel 2026 o hai già un’attività individuale, probabilmente ti sei chiesto se il regime forfettario 2026 è la scelta giusta per te. Con oltre 2 milioni di aderenti in Italia, questo regime fiscale agevolato rappresenta oggi la soluzione più popolare per professionisti, artigiani e piccoli imprenditori. Ma attenzione: non sempre è la scelta più conveniente. In questa guida scoprirai quando il regime forfettario 2026 conviene davvero, quali sono i limiti da rispettare e come calcolare concretamente quanto risparmieresti rispetto al regime ordinario. Ti accompagneremo attraverso esempi pratici, simulazioni reali e tutti gli aspetti operativi che devi conoscere prima di prendere una decisione informata.

Indice dei contenuti

  1. Regime Forfettario 2026: Le Basi Essenziali
  2. I Limiti del Regime Forfettario 2026 da Rispettare
  3. Aliquote e Calcolo delle Imposte
  4. Quando Conviene il Regime Forfettario
  5. Quando NON Conviene il Regime Forfettario
  6. Simulazioni Pratiche: Quanto Risparmi
  7. Come Aprire Partita IVA in Regime Forfettario
  8. Gestione Annuale e Scadenze Fiscali
  9. Domande Frequenti sul Regime Forfettario 2026

Regime Forfettario 2026: Le Basi Essenziali

Il regime forfettario 2026 è un regime fiscale semplificato riservato alle persone fisiche con partita IVA che non superano determinati limiti di fatturato. La caratteristica principale è il calcolo forfettario del reddito imponibile: invece di considerare i costi effettivi della tua attività, lo Stato applica un coefficiente di redditività prestabilito per ogni settore economico.

Immagina di essere un consulente che fattura 50.000 euro all’anno. Nel regime forfettario non importa se hai speso 5.000 o 25.000 euro in costi: il tuo reddito viene calcolato applicando un coefficiente fisso (ad esempio il 78% per le attività di consulenza). Su questo reddito forfettario pagherai poi un’imposta sostitutiva molto vantaggiosa.

La vera rivoluzione del regime forfettario 2026 sta nella semplicità: niente IVA da gestire, niente registri contabili complessi, niente ritenute d’acconto. Paghi un’unica imposta calcolata in modo trasparente e prevedibile.

Chi Può Aderire al Regime Forfettario

Possono accedere al regime forfettario 2026 le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni in forma individuale. Non ci sono limitazioni legate all’età o ad altri redditi: puoi essere contemporaneamente dipendente, pensionato o percepire altri redditi e comunque aprire partita IVA forfettaria.

L’importante è rispettare i requisiti oggettivi che vedremo nel dettaglio: limite di ricavi, assenza di partecipazioni in società nel tuo stesso settore, e alcune altre condizioni specifiche. Se hai lavorato come dipendente e vuoi aprire partita IVA nello stesso settore, puoi farlo ma con alcune limitazioni che analizzeremo più avanti. Se hai meno di 35 anni, verifica anche il bonus partita IVA under 35.

I Limiti del Regime Forfettario 2026 da Rispettare

Per mantenere il regime forfettario 2026 devi rispettare contemporaneamente diversi limiti. Perderne anche solo uno significa uscire dal regime e passare al regime ordinario dall’anno successivo.

Limite di Ricavi: 85.000 Euro

Il tetto più importante è il limite di ricavi annui fissato a 85.000 euro. Questo vale per tutte le attività, indipendentemente dal settore. Il calcolo avviene in base al criterio di cassa: contano i compensi effettivamente incassati nell’anno, non le fatture emesse.

Se nel corso del 2026 incassi anche solo 85.001 euro, dal primo gennaio 2027 passerai automaticamente al regime ordinario. Non esiste una franchigia di tolleranza: il superamento anche minimo fa scattare l’uscita dal regime. Per questo è fondamentale monitorare costantemente il fatturato durante l’anno, soprattutto negli ultimi mesi. Per saperne di più sui controlli, leggi il nostro approfondimento su limiti e controlli automatici del regime forfettario.

Spese per Dipendenti e Collaboratori

Se assumi personale, la somma delle retribuzioni lorde annue per dipendenti e collaboratori non può superare 20.000 euro complessivi. Questo limite include stipendi, contributi a carico del datore di lavoro e compensi a collaboratori occasionali o coordinati.

Attenzione: molti forfettari scelgono di lavorare senza dipendenti proprio per evitare questo vincolo. Se prevedi di crescere e assumere, il regime forfettario potrebbe diventare rapidamente limitante.

Beni Strumentali: Massimo 20.000 Euro

Il valore complessivo dei beni strumentali al 31 dicembre dell’anno precedente non deve superare 20.000 euro. Si considerano tutti i beni ammortizzabili utilizzati per l’attività: computer, macchinari, arredi, attrezzature, veicoli aziendali.

Non rientrano in questo calcolo gli immobili. Se sei un professionista che lavora con un computer e pochi strumenti, questo limite non ti pone problemi. Se invece hai un’attività che richiede investimenti in macchinari o attrezzature costose, potresti sforarlo facilmente.

Aliquote e Calcolo delle Imposte

Il regime forfettario 2026 prevede due aliquote per l’imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. La scelta tra le due dipende da requisiti specifici.

Aliquota Agevolata al 5% per Nuove Attività

Puoi beneficiare dell’aliquota ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività se rispetti queste condizioni: non hai esercitato nei tre anni precedenti attività d’impresa, arte o professione; l’attività che svolgi non è la mera prosecuzione di una precedente attività svolta come dipendente o autonomo presso altri soggetti.

Questo significa che se sei un giovane professionista che apre partita IVA dopo l’università, puoi accedere al 5%. Se invece hai lavorato per anni come dipendente in un’azienda e ora apri partita IVA per fare da consulente nello stesso settore, non hai diritto all’agevolazione e parti direttamente dal 15%.

L’aliquota al 5% è estremamente vantaggiosa: su un reddito imponibile di 30.000 euro pagheresti solo 1.500 euro di imposte sostitutive, contro circa 12.000 euro che pagheresti in regime ordinario.

Aliquota Ordinaria al 15%

Chi non ha i requisiti per il 5%, o ha superato i cinque anni di attività agevolata, paga l’imposta sostitutiva al 15%. Anche questa rimane molto competitiva rispetto al regime ordinario, dove le aliquote IRPEF arrivano fino al 43% senza contare le addizionali.

L’imposta sostitutiva al 15% si calcola sul reddito imponibile determinato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi. Oltre all’imposta sostitutiva, restano dovuti i contributi previdenziali INPS calcolati sul reddito. Per approfondire, leggi la nostra guida sui contributi INPS per artigiani e commercianti.

I Coefficienti di Redditività

Ogni settore economico ha un coefficiente diverso che rappresenta la percentuale di reddito presunta rispetto ai ricavi. Per le attività professionali, scientifiche e tecniche il coefficiente è del 78%. Per il commercio al dettaglio è del 40%. Per le costruzioni arriva all’86%.

Questo sistema forfettario può essere vantaggioso o penalizzante a seconda dei tuoi costi reali. Se sei un professionista con pochi costi, il coefficiente del 78% rispecchia bene la realtà. Se invece hai costi elevati superiori al coefficiente, finisci per pagare tasse su redditi che non hai effettivamente realizzato.

Quando Conviene il Regime Forfettario

Il regime forfettario 2026 non conviene a tutti allo stesso modo. Vediamo le situazioni in cui rappresenta la scelta ottimale e quando invece potresti trovarti meglio in regime ordinario.

Conviene se Hai Pochi Costi Deducibili

Il regime forfettario è ideale per chi ha un’attività con costi contenuti. Professionisti che lavorano da casa con un computer, consulenti, formatori, sviluppatori software: tutte attività dove i costi si limitano a strumenti base, formazione e poco altro.

In questi casi il coefficiente di redditività rispecchia abbastanza fedelmente la realtà, e la rinuncia alla deduzione dei costi non pesa. Il vantaggio dell’aliquota ridotta compensa ampiamente l’impossibilità di scaricare le spese.

Conviene se Non Fai Acquisti con IVA Rilevante

L’impossibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti è uno dei principali svantaggi del forfettario. Se la tua attività richiede continui acquisti di merci, materiali o servizi con IVA, potresti perdere migliaia di euro.

Un commerciante che acquista merci per 60.000 euro più IVA al 22%, paga 13.200 euro di IVA che non potrà mai recuperare. In regime ordinario quella IVA si compenserebbe con l’IVA incassata dai clienti. Nel forfettario è un costo secco che erode i margini.

Conviene se Vuoi Semplicità Amministrativa

Uno dei vantaggi più apprezzati del regime forfettario 2026 è la semplicità. Non tieni registri IVA, non calcoli acconti complessi, non compili dichiarazioni IVA trimestrali o annuali. La contabilità si riduce alla conservazione di fatture attive e passive e alla compilazione di una sezione nella dichiarazione annuale.

Molti forfettari gestiscono con il supporto del CAF la propria contabilità o si affidano a commercialisti con costi molto contenuti, nell’ordine di poche centinaia di euro all’anno. In regime ordinario i costi di gestione contabile possono facilmente superare i 2.000 euro annui.

Quando NON Conviene il Regime Forfettario

Esistono situazioni in cui il regime forfettario 2026 diventa penalizzante o addirittura sconveniente rispetto al regime ordinario. Riconoscerle ti eviterà di fare scelte che poi dovrai correggere.

Se Hai Costi Elevati

Se la tua attività comporta costi reali superiori al coefficiente di redditività, pagherai imposte su redditi che non hai effettivamente guadagnato. Un esempio tipico: commercio con margini stretti e costi elevati di acquisto merce.

In questi casi il regime ordinario, che permette di dedurre tutti i costi reali, può risultare più conveniente nonostante le aliquote IRPEF più alte.

Se Prevedi Crescita Rapida Oltre 85.000 Euro

Il limite di 85.000 euro può diventare rapidamente un ostacolo se la tua attività cresce. Molti imprenditori si trovano nella spiacevole situazione di dover rifiutare commesse o limitare il fatturato per non uscire dal regime.

Se prevedi una crescita che ti porterà stabilmente oltre gli 85.000 euro, potrebbe avere senso partire direttamente in regime ordinario per evitare il trauma del passaggio e organizzare fin da subito la contabilità in modo adeguato.

Se Lavori con Clienti Business che Detrarranno IVA

Alcuni clienti aziendali preferiscono fornitori in regime ordinario perché possono detrarre l’IVA sugli acquisti. Come forfettario non addebiti IVA, e questo può tradursi in un vantaggio competitivo (prezzi più bassi) o in uno svantaggio (cliente preferisce pagare di più ma detrarre IVA).

Se il tuo mercato è principalmente B2B con grandi aziende, valuta attentamente se il regime forfettario potrebbe limitare le tue opportunità commerciali.

Simulazioni Pratiche: Quanto Risparmi

Vediamo con numeri concreti quanto si risparmia nel regime forfettario 2026 rispetto al regime ordinario, attraverso tre casi reali.

Caso 1: Consulente Informatico – 45.000 Euro di Ricavi

Ricavi annui: 45.000 euro. Coefficiente di redditività: 67%. Reddito imponibile: 30.150 euro. Imposta sostitutiva al 15%: 4.522 euro. Contributi INPS gestione separata (26,07%): 7.860 euro. Totale imposte e contributi: 12.382 euro.

In regime ordinario con gli stessi ricavi: IRPEF e addizionali su 30.150 euro (considerando deduzioni medie): circa 8.500 euro. IVA da versare (considerando IVA a credito media): 2.000 euro. Contributi INPS: 7.860 euro. Costi commercialista: 2.500 euro. Totale: circa 20.860 euro. Risparmio annuo in forfettario: 8.478 euro.

Caso 2: Artigiano Edile – 70.000 Euro di Ricavi

Ricavi annui: 70.000 euro. Coefficiente di redditività: 86%. Reddito imponibile: 60.200 euro. Imposta sostitutiva al 15%: 9.030 euro. Contributi INPS artigiani (24% fisso + eccedenza): circa 14.800 euro. Totale imposte e contributi: 23.830 euro.

In regime ordinario: IRPEF su 60.200 euro: circa 18.000 euro. IVA da versare: 3.500 euro. Contributi INPS: 14.800 euro. Commercialista: 3.000 euro. Totale: circa 39.300 euro. Risparmio annuo in forfettario: 15.470 euro.

Caso 3: Grafico Freelance Startup – 28.000 Euro di Ricavi

Ricavi annui: 28.000 euro. Coefficiente di redditività: 78%. Reddito imponibile: 21.840 euro. Imposta sostitutiva al 5% (startup): 1.092 euro. Contributi INPS gestione separata: 5.685 euro. Totale imposte e contributi: 6.777 euro.

In regime ordinario: IRPEF: circa 5.200 euro. IVA: 1.200 euro. Contributi: 5.685 euro. Commercialista: 2.000 euro. Totale: 14.085 euro. Risparmio annuo in forfettario: 7.308 euro.

Come Aprire Partita IVA in Regime Forfettario

Aprire partita IVA in regime forfettario 2026 richiede alcuni passaggi amministrativi che puoi gestire con il supporto del CAF o affidandoti a un CAF o commercialista.

Presentazione del Modello AA9/12

Il primo passo è presentare all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 (per professionisti) o AA7/10 (per imprese). In questo modulo dichiarerai l’inizio dell’attività e l’opzione per il regime forfettario.

Puoi inviare il modello telematicamente tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate con SPID, oppure affidandoti a un intermediario abilitato come un commercialista o un CAF. Il termine per la presentazione è entro 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività.

Iscrizione INPS

Entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA devi iscriverti alla gestione INPS appropriata. I professionisti con cassa previdenziale specifica (avvocati, architetti, ingegneri, ecc.) si iscrivono alla propria cassa. Gli altri professionisti vanno nella gestione separata INPS. Artigiani e commercianti si iscrivono alle rispettive gestioni.

L’iscrizione determina l’obbligo contributivo: pagherai contributi fissi minimi anche se non fatturi nulla, più contributi proporzionali al reddito eccedente il minimale.

Fatturazione Elettronica Obbligatoria

Dal 2024 tutti i forfettari devono emettere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio. Puoi usare software gratuiti messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate o servizi commerciali. Per maggiori dettagli, consulta la nostra guida alla fatturazione elettronica.

Le fatture in regime forfettario non riportano IVA e devono contenere la dicitura: ‘Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – Regime forfettario’. Non sei soggetto a ritenuta d’acconto, quindi la fattura va pagata per l’intero importo. Per casi specifici come i rimborsi chilometrici, esistono regole particolari.

Gestione Annuale e Scadenze Fiscali

Una volta aperta la partita IVA forfettaria, devi rispettare alcune scadenze e adempimenti durante l’anno. La semplicità del regime si riflette anche nel ridotto numero di obblighi.

Versamento Imposte: Saldo e Acconti

L’imposta sostitutiva si versa in due momenti. A giugno dell’anno successivo paghi il saldo dell’imposta dovuta per l’anno precedente. A novembre paghi gli acconti per l’anno in corso, pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente.

Ad esempio, se nel 2026 hai un’imposta sostitutiva di 5.000 euro, a giugno 2027 pagherai il saldo di 5.000 euro e a novembre 2027 pagherai l’acconto di 5.000 euro per il 2027. Puoi rateizzare i versamenti fino a novembre.

Dichiarazione dei Redditi

Ogni anno devi presentare la dichiarazione dei redditi entro il 30 novembre dell’anno successivo. Compilerai il quadro LM dedicato al regime forfettario, indicando ricavi, coefficiente di redditività, reddito imponibile e imposta dovuta.

Molti forfettari si affidano a un commercialista per questo adempimento, con costi che variano da 200 a 800 euro a seconda della complessità.

Contributi INPS

I contributi previdenziali si versano in quattro rate fisse durante l’anno, più eventuali contributi a saldo calcolati sul reddito eccedente il minimale. Le scadenze sono: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio.

I contributi fissi minimi sono dovuti anche se non hai fatturato nulla durante l’anno. Per artigiani e commercianti ammontano a circa 4.200 euro annui. Per la gestione separata si calcolano sul minimale di circa 18.400 euro con aliquota del 26,07%.

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Domande Frequenti sul Regime Forfettario 2026

Posso avere partita IVA forfettaria se sono dipendente?

Sì, puoi aprire partita IVA in regime forfettario anche se hai un lavoro dipendente. Non esistono limiti di reddito da dipendente per accedere al forfettario. Tuttavia, se apri partita IVA per svolgere un’attività che è la prosecuzione di quella svolta come dipendente, non potrai accedere all’aliquota agevolata al 5% e partirai direttamente dal 15%.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi?

Se superi il limite di 85.000 euro di ricavi anche di un solo euro, esci dal regime forfettario dal primo gennaio dell’anno successivo e passi automaticamente al regime ordinario. Non esiste tolleranza: anche 85.001 euro fanno scattare l’uscita. Dovrai quindi organizzare la contabilità ordinaria con IVA, registri, dichiarazioni periodiche.

Posso dedurre le spese nel regime forfettario?

No, nel regime forfettario non puoi dedurre le spese effettivamente sostenute. Il reddito imponibile viene calcolato applicando un coefficiente di redditività forfettario ai ricavi, indipendentemente dai costi reali. Questo può essere vantaggioso se hai pochi costi, svantaggioso se i tuoi costi superano il coefficiente.

I contributi INPS sono compresi nell’imposta sostitutiva?

No, i contributi previdenziali INPS sono separati e aggiuntivi rispetto all’imposta sostitutiva. Devi pagare sia l’imposta sostitutiva (5% o 15% sul reddito imponibile) sia i contributi INPS calcolati secondo le regole della gestione di appartenenza (artigiani, commercianti, gestione separata, casse professionali).

Posso passare dal regime ordinario al forfettario?

Sì, puoi passare dal regime ordinario al forfettario se rispetti tutti i requisiti di accesso. Il passaggio avviene comunicando l’opzione nella dichiarazione dei redditi e ha effetto dall’anno successivo. Attenzione: dovrai verificare di non aver superato nell’anno precedente i limiti di ricavi, spese per personale e beni strumentali.

Devo emettere fatture elettroniche nel regime forfettario 2026?

Sì, dal 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica è esteso a tutti i contribuenti in regime forfettario. Devi emettere fatture tramite il Sistema di Interscambio anche se fatturi a privati o professionisti. Le fatture non riportano IVA e devono contenere la dicitura del regime forfettario.

Conclusione

Il regime forfettario 2026 rappresenta un’opportunità concreta di risparmio fiscale per moltissime partite IVA individuali, ma non è una soluzione universale. Come abbiamo visto, conviene soprattutto a chi ha un’attività con bassi costi, lavora prevalentemente con privati o piccole imprese, e non prevede una crescita immediata oltre gli 85.000 euro.

Prima di decidere, fai sempre i calcoli concreti sulla tua situazione specifica. Considera ricavi previsti, costi reali, tipo di clienti, prospettive di crescita. In molti casi il regime forfettario ti farà risparmiare migliaia di euro all’anno. In altri potrebbe essere più conveniente il regime ordinario.

Non improvvisare: la scelta del regime fiscale è una delle decisioni più importanti per la tua attività. Contatta CAF Centro Fiscale per una consulenza personalizzata. I nostri esperti analizzeranno la tua situazione, faranno le simulazioni comparative e ti aiuteranno a scegliere il regime più vantaggioso per te. Prenota ora la tua consulenza

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