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PATRONATO

Congedo Parentale 14 Anni: Guida Completa 2026 per Dipendenti

congedo parentale 2025

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Congedo Parentale
  2. Congedo Parentale fino a 14 Anni: La Novità 2024-2026
  3. A Chi Spetta il Congedo Parentale
  4. Durata del Congedo Parentale: 10 Mesi Complessivi
  5. Indennità INPS: Quanto Spetta nel 2026
  6. Come Fare Domanda di Congedo Parentale
  7. Congedo Parentale a Ore: Come Funziona
  8. Casi Particolari: Adozione, Affidamento e Genitore Solo
  9. Diritti e Tutele durante il Congedo Parentale

Il congedo parentale è un diritto fondamentale per i lavoratori dipendenti con figli, che consente di assentarsi dal lavoro per prendersi cura dei bambini nei primi anni di vita. Con le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2024 e confermate per il 2026, il limite di età del figlio è stato esteso fino a 14 anni, ampliando significativamente le possibilità per le famiglie.

In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sul congedo parentale 14 anni: a chi spetta, quanto dura, quale indennità INPS spetta (dal 30% all’80% della retribuzione), come presentare la domanda INPS e quali sono i tuoi diritti come genitore lavoratore.

Cos’è il Congedo Parentale

Il congedo parentale, precedentemente chiamato congedo di maternità facoltativo o astensione facoltativa, è un periodo di astensione dal lavoro che entrambi i genitori possono richiedere per accudire il proprio figlio.

Si tratta di un diritto individuale di ciascun genitore, riconosciuto sia alle lavoratrici dipendenti che ai lavoratori dipendenti, sia nel settore pubblico che privato.

Differenza tra congedo di maternità e congedo parentale

È importante non confondere il congedo parentale con il congedo di maternità obbligatorio:

  • Congedo di maternità obbligatorio: periodo di 5 mesi (2 mesi prima del parto + 3 mesi dopo, o altre combinazioni) con indennità al 100% della retribuzione, obbligatorio per la madre lavoratrice
  • Congedo parentale: periodo facoltativo fino a 10 mesi complessivi (per entrambi i genitori), con indennità variabile dal 30% all’80% della retribuzione, fruibile fino ai 14 anni del bambino

Il congedo parentale si aggiunge quindi al congedo di maternità obbligatorio e permette di prolungare il periodo di cura del bambino con una copertura economica parziale.

Congedo Parentale fino a 14 Anni: La Novità 2024-2026

Una delle principali novità introdotte dalla riforma del congedo parentale è l’estensione del limite di età del figlio da 12 a 14 anni.

Come funziona il limite di 14 anni

I genitori lavoratori dipendenti possono ora fruire del congedo parentale fino al compimento dei 14 anni di età del figlio, rispetto ai precedenti 12 anni. Questo significa:

  • Maggiore flessibilità per le famiglie con figli in età scolare
  • Possibilità di gestire meglio le esigenze di cura anche oltre la prima infanzia
  • Supporto durante periodi critici come l’ingresso alle scuole medie

Periodi retribuiti e non retribuiti

Attenzione: l’estensione a 14 anni riguarda la possibilità di assentarsi dal lavoro, ma l’indennità INPS ha limiti di età diversi:

  • Congedo indennizzato al 30%: fino ai 6 anni del bambino (primi 6 mesi di congedo)
  • Congedo indennizzato all’80%: 1 mese aggiuntivo fino ai 6 anni del bambino (novità 2024-2026)
  • Congedo non retribuito: dai 6 ai 12 anni del bambino
  • Congedo non retribuito: dai 12 ai 14 anni del bambino

Quindi, mentre puoi assentarti fino ai 14 anni del figlio, l’indennità INPS viene corrisposta solo per i periodi fruiti entro i 6 anni di età del bambino (o fino ai 12 anni per i primi 6 mesi al 30%).

A Chi Spetta il Congedo Parentale

Il congedo parentale spetta a entrambi i genitori lavoratori dipendenti, sia nel settore pubblico che privato.

Requisiti per i dipendenti

Hanno diritto al congedo parentale:

  • Madri lavoratrici dipendenti (pubbliche o private)
  • Padri lavoratori dipendenti (pubblici o privati)
  • Genitori adottivi o affidatari (lavoratori dipendenti)

Chi NON ha diritto

Il congedo parentale per dipendenti non spetta a:

  • Lavoratori autonomi (hanno una disciplina separata con limiti diversi)
  • Genitori disoccupati o sospesi dal lavoro
  • Genitori con contratti di lavoro domestico (colf, badanti)

Genitori single e famiglie monoparentali

In caso di genitore solo (morte dell’altro genitore, abbandono, affidamento esclusivo), il genitore ha diritto all’intero periodo di 10 mesi di congedo parentale, senza riduzioni.

Durata del Congedo Parentale: 10 Mesi Complessivi

La durata massima complessiva del congedo parentale per entrambi i genitori è di 10 mesi, elevabili a 11 mesi in determinate condizioni.

Ripartizione tra madre e padre

Ciascun genitore ha diritto individualmente a:

  • Madre: massimo 6 mesi di congedo parentale
  • Padre: massimo 7 mesi di congedo parentale (se ne fruisce almeno 3 mesi continuativi o frazionati)
  • Limite complessivo: 10 mesi totali tra entrambi i genitori, elevabili a 11 mesi se il padre fruisce di almeno 3 mesi

Esempi pratici di ripartizione

Esempio 1: La madre prende 6 mesi, il padre prende 4 mesi → Totale: 10 mesi

Esempio 2: La madre prende 6 mesi, il padre prende 5 mesi (di cui 3 continuativi) → Totale: 11 mesi

Esempio 3: La madre prende 3 mesi, il padre prende 7 mesi (di cui 3 continuativi) → Totale: 10 mesi

Flessibilità nella fruizione

Il congedo parentale può essere fruito:

  • Continuativamente: in un unico periodo (es. 3 mesi consecutivi)
  • Frazionato: in più periodi separati (es. 1 mese + 2 settimane + 1 settimana)
  • A ore: su base oraria giornaliera (es. 2 ore al giorno per 30 giorni)

Indennità INPS: Quanto Spetta nel 2026

Durante il congedo parentale, l’INPS corrisponde un’indennità economica che varia in base al periodo fruito e all’età del bambino.

Indennità al 30% della retribuzione

Per i primi 6 mesi di congedo parentale complessivo (tra entrambi i genitori), fruiti fino ai 6 anni di età del bambino, spetta un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera.

Caratteristiche:

  • Calcolata sul 30% della retribuzione media degli ultimi 3 mesi
  • Soggetta a contribuzione figurativa ai fini pensionistici
  • Non richiede requisiti contributivi minimi

Indennità all’80% della retribuzione (Novità 2024-2026)

Con la Legge di Bilancio 2024, confermata anche per il 2025 e il 2026, è stata introdotta una maggiorazione dell’indennità all’80% per un mese aggiuntivo di congedo parentale.

Condizioni:

  • Valido per 1 mese (o 30 giorni) di congedo
  • Fruibile solo entro i 6 anni di età del bambino
  • Alternativo tra i genitori (non cumulabile)
  • Retribuzione all’80% invece del 30%

Esempio pratico:

  • Madre prende 4 mesi al 30% + 1 mese all’80% = 5 mesi totali
  • Padre prende 1 mese al 30% = 1 mese
  • Totale: 6 mesi indennizzati (5+1), di cui 1 all’80%

Congedo non retribuito dai 6 ai 14 anni

Per i periodi di congedo fruiti:

  • Dai 6 ai 12 anni del bambino: nessuna indennità INPS, ma diritto all’astensione dal lavoro
  • Dai 12 ai 14 anni del bambino: nessuna indennità INPS, ma diritto all’astensione dal lavoro

Questi periodi danno comunque diritto alla contribuzione figurativa ai fini pensionistici, ma senza retribuzione.

Come Fare Domanda di Congedo Parentale

La domanda di congedo parentale deve essere presentata prima dell’inizio del periodo di astensione dal lavoro, esclusivamente in via telematica all’INPS.

Modalità di presentazione

Ci sono tre modalità per presentare la domanda:

1. Online tramite il sito INPS

Accedi al portale INPS con le tue credenziali (SPID, CIE, CNS) e compila la domanda nella sezione “Domanda di Congedo Parentale“.

2. Tramite Contact Center INPS

Chiama il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare, a pagamento) per ricevere assistenza telefonica.

3. Tramite Patronato CAF Centro Fiscale (GRATUITO)

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente nella compilazione e trasmissione della domanda INPS. Vantaggi:

  • Assistenza personalizzata da esperti
  • Verifica dei requisiti e della documentazione
  • Nessun costo per il servizio
  • Supporto in caso di problemi o integrazioni

Documentazione necessaria

Per presentare la domanda servono:

  • Codice fiscale del genitore richiedente
  • Codice fiscale del bambino
  • Data di nascita del bambino (o data di ingresso in famiglia per adozione/affidamento)
  • Periodo di congedo richiesto (date inizio e fine)
  • Eventuale documentazione del datore di lavoro (comunicazione di astensione)

Tempi di presentazione

La domanda va presentata:

  • Almeno 5 giorni prima dell’inizio del congedo (se continuativo)
  • Almeno 2 giorni prima (per congedi brevi o frazionati)
  • Entro il giorno stesso in casi eccezionali documentati

È comunque consigliabile presentare la domanda con congruo anticipo per evitare problemi di lavorazione.

Congedo Parentale a Ore: Come Funziona

Oltre alla fruizione in giorni o mesi, il congedo parentale può essere richiesto anche su base oraria, offrendo maggiore flessibilità ai genitori.

Modalità di fruizione oraria

Il congedo parentale a ore consente di assentarsi per alcune ore della giornata lavorativa, anziché per intere giornate.

Caratteristiche:

  • Fruibile in multipli di 1 ora
  • Limite giornaliero: metà della giornata lavorativa (es. 4 ore su 8 ore)
  • Non cumulabile nella stessa giornata con permessi retribuiti o altri congedi

Conversione ore in giorni

Le ore di congedo vengono computate ai fini del monte ore complessivo di 10 mesi (o 11 mesi). La conversione è:

  • 1 mese di congedo = circa 168 ore (per un orario full-time di 40 ore settimanali)
  • 1 giorno di congedo = circa 8 ore (per un orario full-time)

Esempio: Se lavori 40 ore settimanali e prendi 80 ore di congedo parentale, hai utilizzato circa mezzo mese (80/168) del tuo monte ore.

Vantaggi del congedo a ore

  • Maggiore flessibilità per conciliare lavoro e famiglia
  • Possibilità di restare presenti sul lavoro part-time
  • Riduzione dell’impatto economico rispetto al congedo continuativo

Casi Particolari: Adozione, Affidamento e Genitore Solo

Il congedo parentale è riconosciuto anche in situazioni familiari specifiche, con alcune particolarità.

Congedo parentale per adozione e affidamento

I genitori adottivi o affidatari hanno gli stessi diritti dei genitori biologici, ma con alcune differenze nei termini:

  • Il congedo può essere fruito entro 14 anni dall’ingresso del minore in famiglia
  • In ogni caso non oltre il compimento della maggiore età del minore
  • Per adozioni internazionali, il congedo può essere fruito anche prima dell’ingresso in Italia del minore

Genitore solo (vedovo, separato, non riconosciuto)

In caso di:

  • Morte dell’altro genitore
  • Abbandono del nucleo familiare
  • Affidamento esclusivo a un solo genitore
  • Mancato riconoscimento da parte dell’altro genitore

Il genitore rimasto ha diritto all’intero periodo di 10 mesi (o 11 mesi se ne fruisce almeno 3 continuativi), senza dover condividere il monte ore con l’altro genitore.

Genitori con figli disabili

Per genitori di figli con disabilità grave (L. 104/92), esistono ulteriori agevolazioni:

  • Prolungamento del congedo parentale fino ai 12 anni di età del figlio (oltre i normali 10-11 mesi), con indennità al 30%
  • Permessi retribuiti L. 104 cumulabili con il congedo parentale

Diritti e Tutele durante il Congedo Parentale

Durante il periodo di congedo parentale, il lavoratore gode di specifiche tutele per proteggere il rapporto di lavoro.

Conservazione del posto di lavoro

Il congedo parentale dà diritto alla conservazione del posto di lavoro. Il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore che fruisce del congedo, salvo per:

  • Cessazione dell’attività aziendale
  • Colpa grave del lavoratore (non correlata al congedo)
  • Scadenza del contratto a termine

Contribuzione figurativa

Tutti i periodi di congedo parentale (anche quelli non retribuiti dai 6 ai 14 anni) sono coperti da contribuzione figurativa ai fini pensionistici. Questo significa:

  • I mesi di congedo vengono conteggiati per maturare i requisiti pensionistici
  • Vengono computati nell’anzianità contributiva
  • Non riducono l’importo della futura pensione (per i periodi indennizzati)

Divieto di licenziamento

Durante il congedo parentale vige il divieto di licenziamento, analogo a quello del congedo di maternità obbligatorio. Il licenziamento è nullo se:

  • Avviene durante il congedo parentale
  • È motivato dalla richiesta o fruizione del congedo

Rientro al lavoro

Al termine del congedo parentale, il lavoratore ha diritto a:

  • Rientrare nella stessa posizione o in una equivalente
  • Mantenere qualifica e mansioni precedenti
  • Ricevere eventuali aumenti retributivi maturati nel frattempo

Il congedo parentale fino a 14 anni rappresenta un importante strumento di conciliazione vita-lavoro per i genitori lavoratori dipendenti. Con le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, tra cui l’indennità all’80% per un mese e l’estensione del limite di età, le famiglie hanno maggiore flessibilità per prendersi cura dei figli.

Ricorda che hai diritto a 10-11 mesi complessivi di congedo, con indennità INPS per i periodi fruiti entro i 6 anni del bambino, e che puoi fruirne anche a ore per adattarlo alle tue esigenze.

Per presentare correttamente la domanda di congedo parentale ed evitare errori che potrebbero ritardare l’erogazione dell’indennità, affidati al Patronato CAF Centro Fiscale di Udine.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sul Congedo Parentale 14 Anni

Fino a quanti anni del figlio posso prendere il congedo parentale?

I lavoratori dipendenti possono fruire del congedo parentale fino al compimento dei 14 anni di eta del figlio. Tuttavia, l indennita INPS viene corrisposta solo per i periodi fruiti entro i 6 anni (al 30% per i primi 6 mesi, all 80% per 1 mese aggiuntivo). Dai 6 ai 14 anni il congedo e non retribuito ma da diritto alla contribuzione figurativa.

Quanto spetta di indennita con il congedo parentale?

L indennita INPS varia: 30% della retribuzione per i primi 6 mesi di congedo fruiti entro i 6 anni del bambino; 80% della retribuzione per 1 mese aggiuntivo (novita 2024-2026) fruibile entro i 6 anni; nessuna indennita per periodi fruiti dai 6 ai 14 anni del bambino, ma con contribuzione figurativa.

Posso prendere il congedo parentale a ore?

Si, il congedo parentale puo essere fruito anche su base oraria. Puoi assentarti per alcune ore della giornata lavorativa (fino a meta dell orario giornaliero), anziché per interi giorni. Le ore vengono computate nel monte ore complessivo di 10-11 mesi. Ad esempio, 80 ore di congedo equivalgono a circa mezzo mese.

Come si fa domanda di congedo parentale?

La domanda va presentata telematicamente all INPS prima dell inizio del congedo. Puoi utilizzare: il portale INPS online con SPID/CIE; il Contact Center INPS (803 164); oppure rivolgerti gratuitamente al Patronato CAF Centro Fiscale di Udine che ti assiste nella compilazione. La domanda va presentata almeno 5 giorni prima dell inizio del congedo.

Che differenza c e tra congedo di maternita e congedo parentale?

Il congedo di maternita obbligatorio e un periodo di 5 mesi (2 prima + 3 dopo il parto) con indennita al 100%, obbligatorio per la madre. Il congedo parentale e facoltativo, dura fino a 10-11 mesi complessivi per entrambi i genitori, con indennita dal 30% all 80%, fruibile fino ai 14 anni del bambino. Il congedo parentale si aggiunge alla maternita obbligatoria.

Quanti mesi di congedo parentale spettano a ciascun genitore?

La madre puo fruire di massimo 6 mesi di congedo parentale. Il padre puo fruire di massimo 7 mesi (se ne prende almeno 3 continuativi o frazionati). Il limite complessivo tra entrambi i genitori e di 10 mesi, elevabile a 11 mesi se il padre fruisce di almeno 3 mesi.

Il congedo parentale vale per la pensione?

Si, tutti i periodi di congedo parentale (anche quelli non retribuiti dai 6 ai 14 anni) sono coperti da contribuzione figurativa ai fini pensionistici. I mesi di congedo vengono conteggiati per maturare i requisiti pensionistici e nell anzianita contributiva, senza ridurre l importo della futura pensione per i periodi indennizzati.

Posso essere licenziato durante il congedo parentale?

No, durante il congedo parentale vige il divieto di licenziamento. Il datore di lavoro non puo licenziarti, salvo casi eccezionali come cessazione dell attivita aziendale o colpa grave non correlata al congedo. Il licenziamento motivato dalla richiesta o fruizione del congedo e nullo. Hai diritto alla conservazione del posto di lavoro.


Richiedi Assistenza per il Congedo Parentale

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente nella domanda di congedo parentale INPS.

I nostri servizi:

  • Compilazione domanda INPS online
  • Verifica requisiti e documentazione
  • Calcolo indennità spettante (30% o 80%)
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    NOTIZIE

    Rottamazione Quinquies: Cosa Succede se Non Pago una Rata?

    ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

    Indice dei contenuti

    1. Conseguenze del Mancato Pagamento di una Rata
    2. Tolleranza di 5 Giorni: Come Funziona
    3. Differenza tra Decadenza e Semplice Ritardo
    4. Come Rimediare se Hai Saltato una Rata
    5. Cosa Succede alle Procedure Esecutive Dopo la Decadenza
    6. Alternative alla Rottamazione Quinquies Decaduta

    Hai aderito alla rottamazione quinquies ma temi di non riuscire a pagare una rata nei tempi previsti? Capire cosa succede in caso di mancato pagamento è fondamentale per evitare brutte sorprese. In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio le conseguenze della decadenza, i termini di tolleranza, e cosa fare se hai saltato una scadenza.

    Se hai già presentato la domanda di rottamazione quinquies, è importante sapere che il mancato pagamento anche di una sola rata comporta la decadenza automatica dall’intero beneficio. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti.

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    Conseguenze del Mancato Pagamento di una Rata

    Se non paghi anche solo una rata della rottamazione quinquies entro la scadenza prevista, si verifica la decadenza automatica dall’intero beneficio. Questo significa che:

    • Decade l’intera adesione alla rottamazione quinquies
    • Vengono ripristinate tutte le sanzioni e gli interessi di mora originariamente dovuti
    • L’Agenzia delle Entrate-Riscossione riprende le azioni di recupero (pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche)
    • Perdita dell’aggio che era stato azzerato con la rottamazione

    La decadenza è automatica e non richiede alcuna comunicazione preventiva da parte dell’Agenzia. Il contribuente che non paga una rata si ritrova nella situazione di partenza, ma con il debito aumentato per il tempo trascorso.

    Cosa significa “ripristino delle sanzioni”?

    Quando decade la rottamazione quinquies, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ricalcola il debito come se non avessi mai aderito. Questo include:

    • Sanzioni pecuniarie originarie (dal 30% al 120% dell’imposta)
    • Interessi di mora calcolati dal giorno del mancato pagamento originario fino al saldo effettivo
    • Aggio di riscossione (compenso dell’Agenzia, generalmente 8-9% del debito)
    • Interessi per dilazione se avevi scelto il pagamento rateale

    In pratica, il tuo debito può aumentare anche del 50-100% rispetto all’importo originario della rottamazione.

    Tolleranza di 5 Giorni: Come Funziona

    La legge prevede una tolleranza di 5 giorni per il pagamento delle rate della rottamazione quinquies. Questo significa che:

    • Hai 5 giorni aggiuntivi oltre la scadenza ufficiale per pagare senza incorrere nella decadenza
    • La tolleranza vale per tutte le rate, non solo per la prima
    • Il pagamento effettuato entro il quinto giorno successivo alla scadenza è considerato nei termini

    Esempio pratico:

    • Scadenza rata: 31 luglio 2026
    • Tolleranza: fino al 5 agosto 2026
    • Se paghi entro il 5 agosto, l’adesione resta valida
    • Se paghi il 6 agosto o dopo, decadi dalla rottamazione

    La tolleranza vale anche per la prima rata?

    Sì, la tolleranza di 5 giorni vale anche per la prima rata (o per il pagamento in unica soluzione). Se la scadenza è il 31 luglio 2026, puoi pagare fino al 5 agosto 2026 senza conseguenze.

    Attenzione: Non confondere la tolleranza sul pagamento con la scadenza per presentare la domanda di rottamazione (30 aprile 2026). Quest’ultima è tassativa e non prevede giorni di tolleranza.

    Il sabato e la domenica contano?

    Sì, i 5 giorni di tolleranza sono giorni solari, quindi includono anche sabato, domenica e festivi. Non vengono esclusi i giorni non lavorativi dal conteggio.

    Differenza tra Decadenza e Semplice Ritardo

    È importante distinguere tra ritardo tollerato e decadenza effettiva:

    SituazioneConseguenze
    Ritardo entro 5 giorniNessuna conseguenza, adesione valida
    Ritardo oltre 5 giorniDecadenza automatica, ripristino sanzioni
    Pagamento parziale della rataConsiderato mancato pagamento, decadenza
    Errore nell’importo (anche 1 euro in meno)Rischio decadenza, verificare con l’Agenzia

    Non esiste una zona grigia: o paghi l’intero importo entro i 5 giorni, o decade tutto il piano.

    Posso chiedere una proroga per difficoltà economiche?

    No, la normativa sulla rottamazione quinquies non prevede proroghe o sospensioni per difficoltà economiche sopravvenute. I termini sono perentori e la decadenza è automatica.

    Se prevedi difficoltà nel pagamento, l’unica opzione è non aderire alla rottamazione quinquies e valutare altre soluzioni (es. rateizzazione ordinaria con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che è più flessibile).

    Come Rimediare se Hai Saltato una Rata

    Se hai già saltato una rata e sono passati i 5 giorni di tolleranza, la rottamazione quinquies è decaduta. Purtroppo non è possibile “rientrare” nello stesso beneficio.

    Ecco cosa puoi fare:

    1. Verifica lo stato della tua adesione accedendo all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Riceverai una comunicazione ufficiale di decadenza.

    2. Valuta la rateizzazione ordinaria: Puoi chiedere una dilazione del pagamento all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Questa opzione prevede:

    • Fino a 72 rate mensili (6 anni) per debiti sotto 120.000 euro
    • Fino a 120 rate mensili (10 anni) per debiti sopra 120.000 euro
    • Interessi al 2% annuo sul debito residuo
    • Maggiore flessibilità in caso di difficoltà (possibile sospensione temporanea)

    3. Pagamento immediato: Se hai liquidità, puoi saldare il debito in unica soluzione per evitare ulteriori aggravi di interessi e azioni esecutive.

    4. Richiedi assistenza al CAF: Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:

    • Calcolare il debito ripristinato dopo la decadenza
    • Presentare la domanda di rateizzazione ordinaria
    • Verificare eventuali errori nel calcolo dell’Agenzia
    • Valutare la possibilità di contestare eventuali atti illegittimi

    Posso aderire a una futura rottamazione sexies?

    Se la rottamazione quinquies decade, non puoi aderire nuovamente alla stessa sanatoria. Tuttavia, se il legislatore dovesse introdurre una rottamazione sexies (sesta sanatoria) in futuro, potresti aderire a quella, a condizione che il tuo debito rientri nei criteri previsti dalla nuova normativa.

    Storicamente, le rottamazioni vengono introdotte ogni 2-3 anni, ma non c’è certezza che ne venga approvata una nuova.

    Cosa Succede alle Procedure Esecutive Dopo la Decadenza

    Durante il periodo di adesione alla rottamazione quinquies, le procedure esecutive (pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche) sono sospese. Ma cosa succede se decadi?

    • Ripristino immediato di tutte le procedure esecutive sospese
    • L’Agenzia può riprendere i pignoramenti di stipendio, pensione o conto corrente
    • I fermi amministrativi su auto e moto vengono riattivati
    • Le ipoteche su immobili restano attive e possono portare a espropriazione forzata

    L’Agenzia non deve avvisarti prima di riprendere le azioni di recupero: la decadenza è automatica e gli atti esecutivi riprendono di diritto.

    Posso bloccare un pignoramento dopo la decadenza?

    Dopo la decadenza dalla rottamazione quinquies, l’unico modo per bloccare o sospendere un pignoramento è:

    • Pagare il debito in unica soluzione
    • Chiedere una rateizzazione ordinaria all’Agenzia (che sospende le procedure durante la dilazione)
    • In casi estremi, valutare la composizione della crisi da sovraindebitamento (Legge 3/2012) con l’assistenza di un professionista

    Il CAF Centro Fiscale può indirizzarti verso la soluzione più adatta al tuo caso.

    Alternative alla Rottamazione Quinquies Decaduta

    Se sei decaduto dalla rottamazione quinquies, non tutto è perduto. Esistono alternative per gestire il debito:

    1. Rateizzazione ordinaria (definizione agevolata)

    • Vantaggi: flessibilità, possibilità di sospensione, durata fino a 10 anni
    • Svantaggi: interessi al 2% annuo, non azzera sanzioni e aggio
    • Quando sceglierla: se hai un reddito stabile ma non puoi pagare tutto subito

    2. Saldo e stralcio (se previsto per debiti sotto 5.000 euro)

    • Vantaggi: paghi solo una percentuale del debito (40-90% a seconda del reddito ISEE)
    • Svantaggi: disponibile solo per debiti sotto soglie molto basse e in periodi specifici
    • Quando sceglierla: se hai debiti piccoli e reddito basso

    3. Composizione della crisi da sovraindebitamento

    • Vantaggi: possibile riduzione/cancellazione debiti per chi non può pagare
    • Svantaggi: procedura complessa, richiede OCC (Organismo di Composizione della Crisi)
    • Quando sceglierla: sovraindebitamento grave, impossibilità oggettiva di pagare

    Il CAF Centro Fiscale di Udine può valutare con te quale opzione è più adatta alla tua situazione economica e patrimoniale.

    Non pagare una rata della rottamazione quinquies ha conseguenze molto gravi: decadenza automatica, ripristino di sanzioni e interessi, e ripresa delle azioni esecutive. La tolleranza di 5 giorni è una salvaguardia importante, ma non lascia spazio a errori.

    Se temi di non riuscire a rispettare le scadenze, valuta alternative come la rateizzazione ordinaria, che offre maggiore flessibilità. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti nella scelta della soluzione più adatta alla tua situazione. Non aspettare: contattaci oggi stesso per una consulenza personalizzata.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la verifica della tua posizione fiscale e la gestione delle pratiche di definizione agevolata. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla Rottamazione Quinquies

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    Quanti giorni di tolleranza ho per pagare una rata della rottamazione quinquies?

    Hai 5 giorni di tolleranza oltre la scadenza ufficiale. Se la rata scade il 31 luglio, puoi pagare fino al 5 agosto senza incorrere nella decadenza. I 5 giorni includono sabato, domenica e festivi.

    Cosa succede se pago in ritardo ma entro i 5 giorni?

    Se paghi entro i 5 giorni successivi alla scadenza, il pagamento e considerato nei termini e l’adesione alla rottamazione quinquies resta valida. Non ci sono sanzioni o conseguenze.

    Posso pagare meno dell’importo della rata per evitare la decadenza?

    No. Il pagamento parziale della rata e considerato mancato pagamento e comporta la decadenza automatica dalla rottamazione quinquies. Devi pagare l’intero importo indicato nel bollettino.

    Come faccio a sapere se sono decaduto dalla rottamazione?

    Riceverai una comunicazione ufficiale dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione che ti informa della decadenza. Puoi anche verificare lo stato della tua adesione accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia con SPID, CIE o CNS.

    Posso chiedere una proroga se ho difficolta economiche?

    No, la normativa sulla rottamazione quinquies non prevede proroghe o sospensioni. Se prevedi difficolta, valuta la rateizzazione ordinaria che offre maggiore flessibilita, oppure contatta il CAF per esplorare altre soluzioni.


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    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con:

    • Verifica dello stato della rottamazione quinquies
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      Approfondimenti sulla Rottamazione Quinquies

      Scopri tutto sulla rottamazione quinquies nelle nostre guide dedicate:

      • Rottamazione Quinquies 2026: Come Fare la Domanda Passo per Passo – Guida completa alla presentazione della domanda
      • Rottamazione Quinquies 2026: Guida Completa e Novità – Panoramica generale della sanatoria
      • Rottamazione Quinquies in 54 Rate: Come Funziona – Dettagli sulla rateizzazione

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      Eredito Casa con Bonus: Perdo la Detrazione Fiscale?

      detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia

      Indice dei contenuti

      1. Regola Generale: Le Detrazioni Si Trasferiscono agli Eredi
      2. Quote Ereditarie: Come Si Ripartiscono le Detrazioni
      3. Requisiti per Mantenere il Diritto alle Detrazioni
      4. Procedura Pratica: Come Gli Eredi Usufruiscono delle Detrazioni
      5. Casi Particolari: Vendita e Comunione Ereditaria

      Quando si eredita una casa su cui il defunto aveva in corso detrazioni fiscali per lavori di ristrutturazione, la domanda più frequente degli eredi è: perdo il bonus o continuo a usufruirne? La risposta, rassicurante, è che le detrazioni residue si trasferiscono agli eredi, ma con regole precise da rispettare. Vediamo cosa accade alle rate non ancora utilizzate di bonus ristrutturazione, ecobonus, superbonus e bonus mobili quando l’immobile passa per successione.

      Regola Generale: Le Detrazioni Si Trasferiscono agli Eredi

      L’articolo 16-bis del TUIR stabilisce che le detrazioni fiscali per interventi edilizi non si perdono con il decesso del beneficiario originario. Le rate residue (quelle non ancora utilizzate dal defunto) si trasferiscono automaticamente agli eredi che acquisiscono la proprietà dell’immobile.

      Esempio pratico: il signor Mario aveva sostenuto nel 2022 spese per ristrutturazione edilizia pari a 50.000 euro, con diritto a detrazione del 50% (25.000 euro) in 10 anni (2.500 euro/anno). Mario è deceduto nel 2025 dopo aver utilizzato solo 3 rate (7.500 euro). Restano quindi 7 rate residue (17.500 euro) che si trasferiscono agli eredi.

      Bonus interessati dal trasferimento:

      • Bonus ristrutturazione (detrazione 50%)
      • Ecobonus (detrazione 50-65-70-75%)
      • Superbonus (detrazione 110% per spese 2020-2023, poi 70-65%)
      • Sismabonus (detrazione 50-70-80-85%)
      • Bonus mobili (detrazione 50% su arredi per immobile ristrutturato)
      • Bonus barriere architettoniche (detrazione 75%)

      Quote Ereditarie: Come Si Ripartiscono le Detrazioni

      Se gli eredi sono più di uno, le detrazioni residue si ripartiscono in proporzione alle quote ereditarie di ciascuno. Non è necessaria la divisione in parti uguali: vale la quota effettiva indicata nella dichiarazione di successione.

      Esempio: due figli ereditano l’immobile con quote del 60% e 40%. Le 7 rate residue di 2.500 euro (totale 17.500 euro) si ripartiscono così:

      • Figlio A (60%): 1.500 euro/anno per 7 anni
      • Figlio B (40%): 1.000 euro/anno per 7 anni

      ATTENZIONE: se uno degli eredi rinuncia all’eredità, perde anche il diritto alla sua quota di detrazioni, che viene ripartita tra gli altri eredi accettanti.

      Requisiti per Mantenere il Diritto alle Detrazioni

      Gli eredi mantengono il diritto alle detrazioni residue solo se rispettano due condizioni fondamentali:

      1. Mantenimento della Proprietà dell’Immobile

      L’erede deve conservare la proprietà (o altro diritto reale: usufrutto, uso, abitazione) dell’immobile oggetto degli interventi. Se vende la casa prima di aver fruito di tutte le rate, perde le detrazioni residue (che NON si trasferiscono all’acquirente, salvo casi specifici del Superbonus).

      2. Destinazione dell’Immobile

      L’immobile deve mantenere la stessa destinazione che aveva quando sono stati effettuati i lavori (abitativa, produttiva di reddito). Se l’erede cambia la destinazione d’uso (es. da abitazione a deposito non locato), può perdere le detrazioni residue.

      NON è invece richiesto che l’erede:

      • Utilizzi l’immobile come abitazione principale
      • Sia residente nell’immobile
      • Abbia capienza fiscale sufficiente nell’anno (le detrazioni non utilizzate per incapienza si perdono, non sono riportabili)

      Procedura Pratica: Come Gli Eredi Usufruiscono delle Detrazioni

      Per fruire delle detrazioni ereditate, gli eredi devono inserirle nella propria dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi PF) a partire dall’anno successivo al decesso.

      Step Operativi

      ANNO DEL DECESSO: l’ultima rata spetta ancora al defunto. Gli eredi (o il CAF incaricato) devono presentare la dichiarazione dei redditi del de cuius per quell’anno, includendo la rata annuale della detrazione.

      ANNI SUCCESSIVI: ogni erede inserisce nella propria dichiarazione la quota di detrazione spettante (calcolata in base alla quota ereditaria).

      Documentazione Necessaria

      • Dichiarazione di successione (per verificare le quote ereditarie)
      • Documentazione originale dei lavori (fatture, bonifici, comunicazioni ENEA se richieste)
      • Visura catastale aggiornata con nuova intestazione
      • Eventuale prospetto delle rate già utilizzate dal defunto

      Compilazione 730/Redditi: le detrazioni vanno indicate nei quadri E (redditi da fabbricati) o RP (oneri e spese), sezione dedicata alle ristrutturazioni/riqualificazioni energetiche, barrando la casella “erede” e indicando la propria quota percentuale.

      Casi Particolari: Vendita e Comunione Ereditaria

      Vendita dell’Immobile Ereditato

      Se l’erede vende la casa prima di aver utilizzato tutte le rate residue, perde le detrazioni non ancora fruite. Eccezione: per il Superbonus, dal 2024 è possibile che l’acquirente subentri nelle detrazioni residue se l’immobile è adibito ad abitazione principale entro 18 mesi dall’acquisto (art. 119, comma 11, DL 34/2020).

      Immobile in Comunione Ereditaria

      Se l’immobile è ereditato in comunione tra più eredi (senza divisione), ciascun comproprietario:

      • Ha diritto alla propria quota di detrazione in base alla quota di proprietà
      • Può fruirne indipendentemente dagli altri coeredi
      • Se uno degli eredi cede la propria quota a un terzo o a un altro coerede, perde le detrazioni residue

      Rinuncia all’Eredità

      Chi rinuncia all’eredità perde automaticamente il diritto alle detrazioni fiscali. La quota di detrazione rinunciata viene ripartita tra gli altri eredi accettanti in proporzione alle loro quote.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti

      Se eredito una casa con bonus ristrutturazione in corso, perdo le rate residue?

      No, le detrazioni residue si trasferiscono automaticamente agli eredi in proporzione alle quote ereditarie. Non si perdono con il decesso del beneficiario originario.

      Posso vendere la casa ereditata e mantenere le detrazioni fiscali?

      No, se vendi l’immobile perdi le rate residue non ancora utilizzate. Eccezione: per il Superbonus, l’acquirente può subentrare nelle detrazioni se adibisce l’immobile ad abitazione principale entro 18 mesi.

      Come si ripartiscono le detrazioni tra più eredi?

      Le detrazioni si ripartiscono in base alle quote ereditarie indicate nella dichiarazione di successione. Se un erede ha il 60% e l’altro il 40%, anche le detrazioni si dividono con la stessa proporzione.

      Devo usare la casa ereditata come abitazione principale per mantenere i bonus?

      No, non è necessario che l’immobile sia la tua abitazione principale né che tu ci risieda. Basta mantenere la proprietà e la destinazione d’uso originaria dell’immobile.

      Quali documenti servono per usufruire delle detrazioni ereditate?

      Servono la dichiarazione di successione, la documentazione originale dei lavori (fatture e bonifici), la visura catastale aggiornata e il prospetto delle rate già utilizzate dal defunto.


      Ereditare un immobile con detrazioni fiscali in corso non comporta la perdita dei benefici: le rate residue si trasferiscono agli eredi in proporzione alle quote ereditarie. È però fondamentale mantenere la proprietà dell’immobile e rispettare i requisiti normativi. Per gestire correttamente le detrazioni ereditate nella dichiarazione dei redditi, è consigliabile rivolgersi a un CAF esperto in successioni e fiscalità immobiliare.

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      Codice Fiscale Condominio: Come Richiederlo e Quando Serve (Guida 2026)

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      Il codice fiscale del condominio è un elemento fondamentale per tutti gli adempimenti fiscali che l’amministratore di condominio deve gestire ogni anno. Senza questo codice identificativo, non è possibile presentare il Modello 770, rilasciare le Certificazioni Uniche (CU) ai dipendenti e collaboratori del condominio, né versare le ritenute d’acconto tramite modello F24. Dal momento in cui il condominio effettua pagamenti soggetti a ritenuta fiscale del 4% (come compensi a portieri, giardinieri o manutentori), diventa obbligatorio richiedere il codice fiscale all’Agenzia delle Entrate. La procedura è gratuita e relativamente semplice, ma richiede la compilazione del Modello AA5/6 e la presentazione di documenti specifici. In questa guida completa vedremo quando è obbligatorio avere il codice fiscale del condominio, chi deve richiederlo, come compilare il Modello AA5/6 passo dopo passo, quali documenti servono e come utilizzare il codice per gli adempimenti fiscali annuali come 770, CU e F24. Se sei un amministratore di condominio o un condomino delegato alle pratiche fiscali, questa guida ti fornirà tutte le informazioni necessarie per ottenere il codice fiscale condominio 2026 in modo corretto e tempestivo.

      📌 Leggi la guida completa: 770 e CU Condominio 2026: Guida Completa per Amministratori

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il Codice Fiscale del Condominio
      2. Quando è Obbligatorio Avere il Codice Fiscale Condominio
      3. Chi Deve Richiedere il Codice Fiscale del Condominio
      4. Come Richiedere il Codice Fiscale: Procedura Agenzia Entrate
      5. Documenti Necessari per la Richiesta
      6. Modello AA5/6: Come Compilarlo Correttamente
      7. Codice Fiscale e Adempimenti Fiscali (770, CU, F24)
      8. Domande Frequenti

      Cos’è il Codice Fiscale del Condominio

      Il codice fiscale del condominio è un codice alfanumerico di 11 cifre (formato numerico, diverso da quello delle persone fisiche) che identifica in modo univoco il condominio presso l’Agenzia delle Entrate e gli enti fiscali. Questo codice viene attribuito gratuitamente dall’amministrazione finanziaria su richiesta e serve per tracciare tutti i rapporti fiscali che il condominio intrattiene con lo Stato.A differenza del codice fiscale delle persone fisiche (16 caratteri alfanumerici), il codice fiscale del condominio è composto da soli numeri ed è strutturato in modo da identificare univocamente l’entità condominiale. Questo codice deve essere utilizzato in tutti i documenti fiscali e nelle comunicazioni ufficiali con l’Agenzia delle Entrate.Il codice fiscale condominio permette di:– Identificare il condominio come sostituto d’imposta quando effettua pagamenti soggetti a ritenuta – Versare le ritenute fiscali del 4% tramite modello F24 – Presentare il Modello 770 annuale all’Agenzia delle Entrate – Rilasciare le Certificazioni Uniche (CU) ai percettori di compensi – Gestire eventuali rimborsi fiscali o crediti d’imposta – Rispondere a comunicazioni e controlli dell’amministrazione finanziariaSenza il codice fiscale, il condominio non può adempiere correttamente ai propri obblighi tributari e l’amministratore rischia di incorrere in sanzioni amministrative. Per questo motivo, la richiesta del codice fiscale è uno dei primi adempimenti che un amministratore deve effettuare quando assume l’incarico in un condominio che non ne è ancora dotato.

      Quando è Obbligatorio Avere il Codice Fiscale Condominio

      L’obbligo di richiedere il codice fiscale del condominio scatta nel momento in cui il condominio diventa sostituto d’imposta, ovvero quando effettua pagamenti a soggetti per i quali deve operare una ritenuta fiscale. Non tutti i condomini hanno questa necessità: dipende dalla tipologia di rapporti di lavoro e dalle prestazioni che vengono svolte per la gestione dello stabile.Il codice fiscale condominio è obbligatorio quando il condominio:– Impiega un portiere o un custode come dipendente o con contratto di collaborazione – Paga compensi a giardinieri, manutentori o addetti alle pulizie con rapporto continuativo – Corrisponde compensi sportivi ad allenatori o istruttori (se presenti impianti sportivi condominiali) – Versa indennità o rimborsi soggetti a ritenuta fiscale – Effettua pagamenti a collaboratori occasionali che superano la franchigia annuale – Deve rilasciare Certificazioni Uniche (CU) per redditi da lavoro dipendente o assimilatiIn pratica, se il condominio si limita a pagare fatture a professionisti (idraulici, elettricisti, imprese di pulizia con partita IVA) senza operare ritenute, non è obbligato ad avere un codice fiscale. La ritenuta del 4% scatta solo per compensi a lavoratori autonomi occasionali o collaboratori continuativi senza partita IVA.È importante sottolineare che l’obbligo sorge dal primo pagamento soggetto a ritenuta, anche se si tratta di un importo modesto. L’amministratore deve quindi valutare attentamente la tipologia di contratti in essere e richiedere il codice fiscale prima di effettuare il primo versamento di compensi soggetti a ritenuta.

      Condomini Minimi Senza Amministratore

      Un caso particolare riguarda i condomini minimi (fino a 8 condòmini) che non hanno l’obbligo di nominare un amministratore. In queste situazioni, se il condominio deve comunque effettuare pagamenti soggetti a ritenuta (ad esempio, assume un portiere part-time), sarà necessario nominare un condomino delegato che si occupi della richiesta del codice fiscale e degli adempimenti fiscali.Il condomino delegato agisce in rappresentanza dell’assemblea e deve essere formalmente incaricato tramite verbale assembleare. Questo documento sarà necessario per presentare la richiesta di codice fiscale all’Agenzia delle Entrate. In alternativa, i condomini possono decidere di nominare comunque un amministratore professionale, anche se non obbligatorio, per semplificare la gestione fiscale.

      Chi Deve Richiedere il Codice Fiscale del Condominio

      La richiesta del codice fiscale del condominio deve essere effettuata dal soggetto che rappresenta legalmente l’entità condominiale presso l’Agenzia delle Entrate. Nella maggior parte dei casi, questo compito spetta all’amministratore di condominio, ma ci sono situazioni specifiche in cui può essere un condomino delegato o un rappresentante temporaneo.Vediamo i soggetti legittimati a richiedere il codice fiscale:1. Amministratore di condominio (caso più frequente)L’amministratore nominato dall’assemblea è il soggetto naturalmente deputato a richiedere il codice fiscale. Essendo il rappresentante legale del condominio per gli atti fiscali, ha il potere di presentare il Modello AA5/6 e ottenere l’attribuzione del codice. Deve allegare alla richiesta:– Copia del verbale di nomina dell’assemblea condominiale – Documento d’identità dell’amministratore – Eventuale delega se la richiesta viene presentata da un intermediario2. Condomino delegato (condomini senza amministratore)Nei condomini minimi (fino a 8 unità) non è obbligatorio nominare un amministratore. In questi casi, l’assemblea può delegare un condomino a richiedere il codice fiscale. Il delegato deve presentare:– Verbale assembleare che attesta la delega conferita – Documento d’identità del condomino delegato – Elenco dei condòmini con indicazione delle quote millesimali3. Amministratore provvisorio o giudiziarioSe il condominio è privo di amministratore (per dimissioni o scadenza mandato) e l’assemblea non riesce a nominarne uno nuovo, il Tribunale può nominare un amministratore giudiziario. Anche in questo caso, l’amministratore provvisorio può richiedere il codice fiscale allegando:– Decreto di nomina del Tribunale – Documento d’identità dell’amministratore giudiziarioIn ogni caso, il soggetto richiedente deve essere maggiorenne, con piena capacità di agire e deve avere un titolo legittimo (nomina assembleare o giudiziaria) che lo autorizza ad agire per conto del condominio. La richiesta può essere presentata personalmente presso l’Agenzia delle Entrate oppure tramite intermediario abilitato (commercialista, CAF) con apposita delega.

      Come Richiedere il Codice Fiscale: Procedura Agenzia Entrate

      La procedura per richiedere il codice fiscale del condominio all’Agenzia delle Entrate è gratuita e può essere completata in pochi giorni lavorativi. L’amministratore di condominio o il delegato devono seguire questi passaggi per ottenere l’attribuzione del codice identificativo.STEP 1: Verifica documentazione necessariaPrima di recarti all’Agenzia delle Entrate, assicurati di avere tutti i documenti obbligatori (vedi sezione successiva). Senza la documentazione completa, la richiesta non potrà essere accolta e dovrai tornare in un secondo momento.STEP 2: Compila il Modello AA5/6Il Modello AA5/6 è il modulo ufficiale per la richiesta di attribuzione, variazione o cessazione del codice fiscale per enti, associazioni e altri soggetti diversi dalle persone fisiche. Il modulo è disponibile:– Sul sito dell’Agenzia delle Entrate (sezione “Modelli e servizi”) – Presso gli sportelli degli uffici territoriali dell’Agenzia – Presso CAF e commercialisti che offrono assistenza fiscaleIl modello deve essere compilato in tutte le sezioni obbligatorie (vedi prossima sezione per i dettagli).STEP 3: Presenta la domandaLa richiesta di codice fiscale può essere presentata con tre modalità:– Di persona presso qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate (non è necessario andare nell’ufficio della zona di residenza del condominio) – Tramite intermediario abilitato (commercialista, CAF, consulente del lavoro) con delega scritta – Per posta raccomandata con ricevuta di ritorno all’ufficio territoriale competente (sconsigliato per i tempi lunghi)La modalità più veloce è la presentazione diretta allo sportello, che consente di ricevere il codice fiscale in tempo reale se la documentazione è completa e corretta.STEP 4: Ricevi il codice fiscaleSe la richiesta è regolare e completa:– Presentazione allo sportello: ricevi il codice fiscale immediatamente (rilascio contestuale) – Tramite intermediario: il professionista ti comunica il codice entro 1-3 giorni lavorativi – Per posta: tempi di 10-15 giorni lavorativi (non consigliato)L’Agenzia delle Entrate rilascia un certificato di attribuzione che attesta il codice fiscale assegnato al condominio. Questo documento deve essere conservato dall’amministratore insieme agli atti condominiali.STEP 5: Comunica il codice fiscaleDopo aver ottenuto il codice fiscale, l’amministratore deve:– Comunicarlo ai condòmini tramite assemblea o circolare – Indicarlo nelle ritenute d’acconto (modello F24) – Utilizzarlo nel Modello 770 e nelle Certificazioni Uniche – Riportarlo nelle comunicazioni con l’Agenzia delle EntrateIl codice fiscale del condominio non ha scadenza e rimane valido fino all’eventuale scioglimento del condominio (ad esempio, per demolizione dell’edificio).

      Documenti Necessari per la Richiesta

      Per richiedere il codice fiscale del condominio all’Agenzia delle Entrate, è necessario presentare una serie di documenti che attestano l’esistenza del condominio, la legittimazione del richiedente e i dati identificativi dell’entità condominiale. Ecco l’elenco completo dei documenti obbligatori e facoltativi da portare con sé.DOCUMENTI OBBLIGATORI1. Modello AA5/6 compilatoÈ il modulo ufficiale di richiesta, che deve essere compilato in ogni sua parte (vedi sezione successiva). Deve essere firmato dal richiedente (amministratore o delegato).2. Documento d’identità del richiedente– Carta d’identità o patente di guida in corso di validità – Il documento deve essere dell’amministratore o del condomino delegato che presenta la richiesta3. Codice fiscale del richiedente– Tessera sanitaria o altro documento che attesti il codice fiscale personale di chi presenta la domanda4. Verbale di nomina amministratore (se presente)Se la richiesta è presentata dall’amministratore di condominio, è necessaria una copia del verbale assembleare che attesta la nomina. Il verbale deve contenere:– Data dell’assemblea – Elenco dei presenti e delle quote millesimali – Delibera di nomina dell’amministratore – Firma del presidente dell’assembleaNon è necessario che il verbale sia autenticato da un notaio: è sufficiente la copia conforme firmata dall’amministratore stesso.5. Delega assembleare (per condomini senza amministratore)Se il condominio non ha un amministratore (condomini minimi), serve un verbale assembleare che:– Delega un condomino specifico alla richiesta del codice fiscale – Elenca i condòmini e le rispettive quote – Riporta la decisione dell’assemblea di dotarsi di codice fiscaleDOCUMENTI FACOLTATIVI (ma consigliati)6. Elenco condòmini con quote millesimaliAnche se non sempre richiesto, è utile portare un prospetto dei condòmini con:– Nome, cognome e codice fiscale di ogni condomino – Quote millesimali di proprietàQuesto documento può velocizzare la pratica e chiarire eventuali dubbi dell’ufficio.7. Visura catastale dell’edificioNon è obbligatoria, ma può essere richiesta per verificare l’esistenza del condominio e il numero di unità immobiliari. La visura si ottiene gratuitamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate (sezione Consultazioni).8. Regolamento condominialeSe presente, una copia del regolamento condominiale può attestare l’esistenza e l’organizzazione del condominio.DOCUMENTI PER INTERMEDIARI (commercialisti, CAF)Se la richiesta viene presentata da un intermediario abilitato per conto dell’amministratore, serve:– Delega scritta firmata dall’amministratore – Copia del documento d’identità dell’amministratore delegante – Eventuale procura notarile se l’intermediario non ha già un mandato per gli adempimenti fiscali del condominioDOVE REPERIRE I DOCUMENTI– Modello AA5/6: [sito Agenzia delle Entrate](https://www.agenziaentrate.gov.it) > Modelli e servizi > Attribuzione codice fiscale – Verbali assembleari: archivio dell’amministratore uscente o segreteria condominiale – Visura catastale: [sito Agenzia delle Entrate](https://www.agenziaentrate.gov.it) > Consultazioni > Visure e certificatiPresentando la documentazione completa, la pratica di attribuzione del codice fiscale viene evasa immediatamente allo sportello. In caso di documentazione incompleta, l’ufficio può richiedere un’integrazione con tempi di attesa più lunghi.

      Modello AA5/6: Come Compilarlo Correttamente

      Il Modello AA5/6 è il modulo ufficiale per richiedere l’attribuzione del codice fiscale per soggetti diversi dalle persone fisiche, quindi anche per i condomìni. La compilazione corretta è fondamentale per evitare ritardi o rigetti della domanda. Vediamo sezione per sezione come compilare il modulo.SEZIONE 1: TIPO DI RICHIESTABarrare la casella “Attribuzione” del codice fiscale. Le altre opzioni (“Variazione” e “Cessazione”) si usano rispettivamente per modificare dati già registrati o comunicare lo scioglimento del condominio.SEZIONE 2: DATI DEL SOGGETTO– Denominazione: Scrivere “Condominio” seguito dall’indirizzo completo dell’edificio (es. “Condominio Via Roma 10 – Udine”) – Natura giuridica: Selezionare il codice “08 – Altri soggetti” (i condomìni rientrano in questa categoria) – Sede legale: Indicare l’indirizzo completo del condominio (via, numero civico, CAP, comune, provincia) – Comune: Nome del comune dove si trova il condominio – Provincia: Sigla della provincia (es. UD per Udine) – CAP: Codice di avviamento postaleSEZIONE 3: RAPPRESENTANTE LEGALEInserire i dati dell’amministratore di condominio o del condomino delegato:– Cognome e nome – Codice fiscale del rappresentante – Data e luogo di nascita – Residenza (indirizzo completo)Questi dati servono per identificare chi agisce in nome e per conto del condominio.SEZIONE 4: ESTREMI ATTO DI COSTITUZIONEPer i condomìni:– Data: Indicare la data del verbale assembleare che ha deliberato la richiesta del codice fiscale (o la data di nomina dell’amministratore) – Notaio/Pubblico Ufficiale: Lasciare vuoto (i verbali condominiali non richiedono atti notarili) – Repertorio: Lasciare vuotoSe il condominio esiste da molti anni e non si dispone di una data precisa, si può indicare una data presunta o la data della prima assemblea disponibile negli archivi.SEZIONE 5: ATTIVITÀ SVOLTA– Attività principale: Scrivere “Gestione condominio” o “Amministrazione immobiliare condominiale” – Non è necessario indicare un codice ATECO per i condomìniSEZIONE 6: FIRMA E DATA– Luogo e data: Indicare il luogo e la data di compilazione del modulo – Firma del richiedente: L’amministratore o il condomino delegato deve firmare il moduloSe la richiesta viene presentata da un intermediario abilitato (commercialista, CAF), deve essere allegata una delega firmata dall’amministratore.ALLEGATI AL MODELLOInsieme al Modello AA5/6 compilato, allegare:– Copia del documento d’identità del richiedente – Verbale di nomina dell’amministratore (o delega assembleare) – Eventuale elenco condòmini con quote millesimali (se richiesto dall’ufficio)ERRORI COMUNI DA EVITARE– Non indicare “Condominio” nella denominazione: senza questa dicitura, l’ufficio potrebbe non identificare correttamente il soggetto – Natura giuridica errata: selezionare un codice diverso da “08 – Altri soggetti” può causare problemi – Mancanza della firma: il modulo non firmato non è valido – Indirizzo incompleto: l’indirizzo deve includere via, numero civico, CAP, comune e provinciaDOVE SCARICARE IL MODELLOIl Modello AA5/6 è disponibile gratuitamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate:1. Vai su [agenziaentrate.gov.it](https://www.agenziaentrate.gov.it) 2. Sezione “Strumenti” > “Moduli e servizi” 3. Cerca “Modello AA5/6” 4. Scarica il PDF compilabileIn alternativa, puoi ritirare il modulo cartaceo presso qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.PRESENTAZIONE DEL MODELLODopo la compilazione:– Stampa il modulo in duplice copia (una per l’ufficio, una con timbro di ricevuta per te) – Presenta la richiesta allo sportello dell’Agenzia delle Entrate più vicino – Consegna il modulo insieme a tutti i documenti obbligatoriL’ufficio verifica la documentazione e, se tutto è in ordine, rilascia immediatamente il codice fiscale con un certificato di attribuzione. Conserva questo documento negli archivi condominiali: sarà necessario per tutti gli adempimenti fiscali futuri.

      Codice Fiscale e Adempimenti Fiscali (770, CU, F24)

      Una volta ottenuto il codice fiscale del condominio, l’amministratore deve utilizzarlo per tutti gli adempimenti fiscali obbligatori previsti dalla normativa. Il codice identificativo consente al condominio di operare come sostituto d’imposta e di assolvere correttamente agli obblighi tributari. Vediamo in dettaglio come si utilizza il codice fiscale nei principali adempimenti.MODELLO 770 ANNUALEIl Modello 770 è la dichiarazione dei sostituti d’imposta che l’amministratore deve presentare all’Agenzia delle Entrate entro il 31 ottobre di ogni anno. Questo modello riepiloga tutte le ritenute operate dal condominio nell’anno fiscale precedente sui compensi corrisposti a:– Dipendenti (portieri, custodi) – Collaboratori coordinati e continuativi – Lavoratori autonomi occasionali – Professionisti (se soggetti a ritenuta d’acconto)Il codice fiscale del condominio deve essere indicato:– Nel frontespizio del Modello 770 (campo “Codice fiscale del sostituto d’imposta”) – In tutte le sezioni di dettaglio (ST, SV, SX) che riportano i dati dei percettori – Nei versamenti F24 riepilogati nel modelloSenza il codice fiscale, non è possibile trasmettere telematicamente il Modello 770, con conseguenti sanzioni amministrative per omessa dichiarazione.CERTIFICAZIONE UNICA (CU)La Certificazione Unica (CU) è il documento che l’amministratore deve rilasciare entro il 17 marzo di ogni anno a tutti i percettori di compensi soggetti a ritenuta. La CU attesta:– L’importo lordo dei compensi corrisposti nell’anno precedente – Le ritenute fiscali del 4% operate dal condominio – Le addizionali regionali e comunali (se dovute) – I dati del sostituto d’imposta (condominio) e del percettoreIl codice fiscale del condominio deve comparire:– Nella sezione “Dati del sostituto d’imposta” della CU – Insieme alla denominazione del condominio e all’indirizzoIl percettore (ad esempio, il portiere) utilizzerà la CU per la propria dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi). Se il codice fiscale del condominio non è corretto o mancante, la CU non è valida e il percettore rischia problemi con il fisco.MODELLO F24 (versamenti ritenute)Il Modello F24 è il modulo utilizzato per versare le ritenute d’acconto all’Erario. L’amministratore deve effettuare i versamenti con scadenza mensile (entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento del compenso) oppure trimestrale (se l’importo delle ritenute è inferiore a 500 euro trimestrali).Nel Modello F24, il codice fiscale del condominio deve essere riportato:– Nel campo “Codice fiscale del contribuente” (sezione in alto) – Insieme alla denominazione del condominioGli elementi essenziali del versamento F24 per condomini:– Codice tributo: 1040 (ritenute su redditi da lavoro dipendente) o 1038 (ritenute su redditi assimilati) – Anno di riferimento: anno in cui sono stati effettuati i pagamenti – Mese di riferimento: mese in cui sono stati corrisposti i compensi – Importo a debito: somma delle ritenute operate nel periodoSe il codice fiscale non è presente o errato, il versamento non viene attribuito correttamente al condominio, causando problemi di ricostruzione dei versamenti in fase di controllo.COMUNICAZIONI CON L’AGENZIA DELLE ENTRATEOgni comunicazione ufficiale tra il condominio e l’Agenzia delle Entrate deve riportare il codice fiscale:– Istanze di rimborso per eccedenze di versamento – Risposte a controlli automatizzati (es. comunicazioni di irregolarità) – Richieste di rateizzazione di debiti fiscali – Comunicazioni di variazione dati (cambio amministratore, indirizzo)Il codice fiscale permette all’amministrazione finanziaria di identificare univocamente il condominio e di associare correttamente tutte le pratiche fiscali.SANZIONI PER OMESSO UTILIZZOSe l’amministratore non richiede il codice fiscale quando obbligatorio, oppure lo utilizza in modo errato, può incorrere in:– Sanzioni per omessa presentazione del 770: da 258 euro a 2.065 euro (art. 11, D.Lgs. 471/1997) – Sanzioni per mancato rilascio CU: da 258 euro a 2.065 euro – Sanzioni per omesso versamento ritenute: 30% dell’importo non versatoPer evitare queste conseguenze, è fondamentale richiedere il codice fiscale del condominio appena si configura l’obbligo (primo pagamento soggetto a ritenuta) e utilizzarlo correttamente in tutti gli adempimenti fiscali.Se hai dubbi sulla gestione degli adempimenti fiscali del condominio o sulla richiesta del codice fiscale, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza specializzata agli amministratori di condominio. Contattaci per una consulenza personalizzata: 0432 1638640 oppure via WhatsApp al 366 6018121.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione della Certificazione Unica e del Modello 730/Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti

      Quanto costa richiedere il codice fiscale del condominio?

      La richiesta di codice fiscale del condominio è completamente gratuita. Non sono previsti costi né per la presentazione del Modello AA5/6 né per il rilascio del codice da parte dell’Agenzia delle Entrate. Se ti rivolgi a un commercialista o CAF per l’assistenza nella compilazione e presentazione, potrebbe essere previsto un compenso professionale (variabile da 30 a 100 euro circa), ma il servizio dell’Agenzia delle Entrate è gratuito.

      Il codice fiscale del condominio ha una scadenza?

      No, il codice fiscale del condominio non ha scadenza e rimane valido per tutta la durata di vita del condominio. L’unico caso in cui il codice cessa di essere valido è lo scioglimento del condominio (ad esempio, per demolizione totale dell’edificio o trasformazione in proprietà unica). In questo caso, l’amministratore deve comunicare la cessazione all’Agenzia delle Entrate tramite il Modello AA5/6 barrando la casella “Cessazione”.

      Cosa succede se cambio amministratore? Devo richiedere un nuovo codice fiscale?

      No, il codice fiscale del condominio rimane lo stesso anche in caso di cambio di amministratore. Il codice è legato all’entità condominiale (l’edificio), non alla persona dell’amministratore. Quando subentra un nuovo amministratore, deve semplicemente recuperare il codice fiscale esistente (negli archivi condominiali o tramite visura presso l’Agenzia delle Entrate) e utilizzarlo per gli adempimenti fiscali. Non è necessario comunicare il cambio di amministratore all’Agenzia delle Entrate.

      Posso richiedere il codice fiscale del condominio online?

      Attualmente, la richiesta di codice fiscale per condomini non può essere completata interamente online. È necessario presentare il Modello AA5/6 cartaceo (o tramite intermediario abilitato) presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate. Puoi scaricare il modulo dal sito dell’Agenzia delle Entrate, compilarlo a casa e poi presentarlo di persona allo sportello. In alternativa, puoi affidare la pratica a un commercialista o CAF che si occuperà della presentazione per tuo conto.

      Tutti i condomini devono avere il codice fiscale?

      No, il codice fiscale del condominio è obbligatorio solo se il condominio diventa sostituto d’imposta, cioè quando effettua pagamenti soggetti a ritenuta fiscale del 4% (ad esempio, compensi a portieri, giardinieri, collaboratori). Se il condominio si limita a pagare fatture a professionisti con partita IVA (idraulici, elettricisti, imprese) senza operare ritenute, non è obbligato ad avere un codice fiscale. L’obbligo scatta dal momento del primo pagamento soggetto a ritenuta.

      Come posso recuperare il codice fiscale del condominio se l’amministratore precedente non me lo ha passato?

      Se il precedente amministratore non ti ha consegnato il codice fiscale del condominio, puoi recuperarlo in due modi: 1) Richiedere una visura del codice fiscale presso l’Agenzia delle Entrate presentando il tuo documento d’identità e il verbale di nomina come amministratore. 2) Contattare l’Agenzia delle Entrate (ufficio territoriale competente) e fornire i dati del condominio (indirizzo completo). L’ufficio verificherà se esiste già un codice fiscale associato al condominio e te lo comunicherà. Se il condominio non ha mai avuto un codice fiscale, dovrai richiederlo ex novo.

      Conclusione

      Il codice fiscale del condominio è uno strumento fondamentale per assolvere correttamente agli adempimenti fiscali obbligatori come Modello 770, Certificazioni Uniche e versamenti F24. La procedura per richiederlo all’Agenzia delle Entrate è gratuita e relativamente semplice, ma richiede la compilazione accurata del Modello AA5/6 e la presentazione della documentazione corretta. Se sei amministratore di condominio o condomino delegato e devi richiedere il codice fiscale, oppure hai dubbi sulla gestione fiscale del tuo condominio, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assistenza personalizzata. Contattaci al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti guideremo in tutti i passaggi, dalla compilazione del modulo alla presentazione della domanda, garantendo la correttezza e la tempestività degli adempimenti. Serviamo amministratori e condomini sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia.

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      La fatturazione per gli psicologi presenta alcune particolarita rispetto ad altre professioni, soprattutto per quanto riguarda la privacy dei pazienti e gli obblighi verso il Sistema Tessera Sanitaria. In questa guida completa scoprirai tutto sulla fatturazione per psicologi nel 2026: regole, diciture obbligatorie, esempi pratici e scadenze.

      Il CAF Centro Fiscale assiste gli psicologi nella corretta gestione della fatturazione, dalla predisposizione dei documenti all’invio dei dati al Sistema TS, garantendo il rispetto di tutti gli obblighi fiscali.

      Indice dei contenuti

      1. Fattura Elettronica o Cartacea nel 2026?
      2. Elementi Obbligatori della Fattura
      3. Diciture Obbligatorie Regime Forfettario
      4. Come Addebitare il Contributo ENPAP 2%
      5. Marca da Bollo: Quando e Come Applicarla
      6. Sistema Tessera Sanitaria: Invio Dati
      7. Esempio Pratico di Fattura Psicologo
      8. Psicoterapia vs Consulenza: Differenze
      9. Domande Frequenti

      Fattura Elettronica o Cartacea nel 2026?

      Una delle domande piu frequenti riguarda l’obbligo di fatturazione elettronica per gli psicologi. La situazione e particolare per le prestazioni sanitarie.

      Divieto di Fattura Elettronica per Prestazioni Sanitarie

      Per le prestazioni sanitarie erogate a persone fisiche (pazienti privati), vige un divieto di fatturazione elettronica, prorogato dal Decreto Milleproroghe:

      FATTURAZIONE ELETTRONICA PSICOLOGI
      Prestazioni sanitarie a privatiDIVIETO – Fattura cartacea obbligatoria
      Prestazioni sanitarie a aziende/entiOBBLIGO – Fattura elettronica obbligatoria
      Consulenze non sanitarieOBBLIGO – Fattura elettronica obbligatoria

      Perche il Divieto?

      Il divieto di fattura elettronica per le prestazioni sanitarie a privati e stato introdotto per tutelare la privacy dei pazienti. I dati delle fatture elettroniche transitano nel Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate, e la natura sensibile delle prestazioni psicologiche richiede maggiore riservatezza.

      Cosa Fare nel 2026

      • Psicoterapia, sostegno, colloqui clinici a privati: Fattura cartacea
      • Consulenze aziendali, selezione personale, perizie: Fattura elettronica
      • Prestazioni a cooperative, RSA, enti: Fattura elettronica

      Nota: Il divieto potrebbe essere rimosso in futuro. Monitorare gli aggiornamenti normativi e le comunicazioni dell’Ordine degli Psicologi.

      Elementi Obbligatori della Fattura Psicologo

      Ogni fattura emessa da uno psicologo deve contenere alcuni elementi obbligatori per essere fiscalmente valida.

      Dati Obbligatori del Prestatore (Psicologo)

      • Nome e cognome (o ragione sociale)
      • Indirizzo di residenza o sede legale
      • Partita IVA
      • Codice fiscale
      • Numero iscrizione all’Albo degli Psicologi
      • Numero iscrizione ENPAP (consigliato)

      Dati Obbligatori del Cliente (Paziente)

      • Nome e cognome
      • Indirizzo di residenza
      • Codice fiscale (obbligatorio per invio Sistema TS)

      Dati della Prestazione

      • Numero progressivo della fattura
      • Data di emissione
      • Descrizione della prestazione (es. “Psicoterapia”, “Colloquio clinico”, “Sostegno psicologico”)
      • Data della prestazione (se diversa dalla data fattura)
      • Importo del compenso

      Altri Elementi

      • Contributo integrativo ENPAP 2%
      • Marca da bollo (se importo > 77,47 euro)
      • Diciture fiscali obbligatorie (regime forfettario)
      • Modalita di pagamento
      • Totale da pagare

      Riepilogo Struttura Fattura

      SezioneContenuto
      IntestazioneNumero fattura, data, dati psicologo
      DestinatarioDati paziente (nome, indirizzo, CF)
      CorpoDescrizione prestazione, importo
      CalcoliCompenso + ENPAP 2% + bollo = Totale
      DicitureRegime forfettario, esenzione IVA/ritenuta
      PagamentoModalita e scadenza

      Diciture Obbligatorie Regime Forfettario

      Se sei in regime forfettario, devi inserire in fattura specifiche diciture che giustificano la non applicazione di IVA e ritenuta d’acconto.

      Dicitura per Non Applicazione IVA

      “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – Regime Forfettario”

      Dicitura per Esonero Ritenuta d’Acconto

      “Operazione non soggetta a ritenuta alla fonte a titolo di acconto ai sensi dell’articolo 1, comma 67, L. n. 190/2014 e successive modificazioni”

      Dicitura per Marca da Bollo

      Se l’importo della fattura supera 77,47 euro, aggiungi:

      “Imposta di bollo da 2 euro assolta sull’originale per importi maggiori di 77,47 euro”

      Esempio Completo di Diciture

      In fondo alla fattura inserisci tutte le diciture necessarie:

      NOTE FISCALI:

      Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – Regime Forfettario.

      Operazione non soggetta a ritenuta alla fonte a titolo di acconto ai sensi dell’articolo 1, comma 67, L. n. 190/2014.

      Imposta di bollo da 2 euro assolta sull’originale.

      Codice Regime Fiscale (per e-fattura)

      Se emetti fattura elettronica (es. verso aziende), usa il codice:

      • RF19 = Regime forfettario

      Come Addebitare il Contributo ENPAP 2%

      Il contributo integrativo ENPAP del 2% e un importo che lo psicologo deve addebitare in fattura al cliente. Non e un costo per lo psicologo, ma una rivalsa sul paziente.

      Cos’e il Contributo Integrativo

      CONTRIBUTO INTEGRATIVO ENPAP
      Aliquota2% del corrispettivo lordo
      Chi lo pagaIl cliente/paziente
      Chi lo versa all’ENPAPLo psicologo (dopo averlo incassato)
      Minimo annuo66 euro (anche se fatturi poco)

      Come Calcolarlo

      Contributo ENPAP = Compenso x 2%

      Esempio:

      • Compenso seduta: 80 euro
      • Contributo ENPAP: 80 x 2% = 1,60 euro

      Come Indicarlo in Fattura

      Il contributo va indicato come voce separata:

      Compenso per prestazione sanitaria80,00 euro
      Contributo integrativo ENPAP (2%)1,60 euro
      Marca da bollo2,00 euro
      TOTALE83,60 euro

      Il Contributo e Obbligatorio?

      Si, l’addebito del contributo integrativo al cliente e obbligatorio per legge (art. 11 Regolamento ENPAP). Non puoi decidere di non addebitarlo al paziente.

      Cosa Succede se Non lo Addebiti

      Se non addebiti il 2% al cliente:

      • Devi versarlo comunque all’ENPAP (di tasca tua)
      • Il minimo annuo (66 euro) e sempre dovuto
      • Violi il regolamento ENPAP

      Marca da Bollo: Quando e Come Applicarla

      La marca da bollo da 2 euro e obbligatoria sulle fatture che superano un certo importo.

      Quando Applicare la Marca da Bollo

      MARCA DA BOLLO 2 EURO
      Soglia di applicazioneImporti superiori a 77,47 euro
      Chi la pagaIl cliente (ma lo psicologo la anticipa)
      Dove applicarlaSull’originale della fattura cartacea
      NormativaD.P.R. n. 642/1972

      Come Funziona in Pratica

      1. Acquista le marche da bollo in tabaccheria
      2. Applica la marca sull’originale della fattura
      3. Addebita i 2 euro al cliente nella fattura
      4. Conserva la fattura per 5 anni

      Esempi Pratici

      Totale FatturaMarca da Bollo
      60,00 euro (compenso 58,82 + ENPAP 1,18)NO – Sotto soglia
      77,47 euroNO – Esattamente sulla soglia
      77,48 euroSI – Sopra soglia
      102,00 euro (compenso 100 + ENPAP 2)SI – Sopra soglia

      Attenzione: Il Bollo Incide sul Reddito

      Se addebiti la marca da bollo al cliente in regime forfettario, i 2 euro costituiscono compenso aggiuntivo e:

      • Concorrono al reddito forfettario (tassati al 5% o 15%)
      • Sono soggetti al 2% ENPAP integrativo

      In pratica: su 2 euro di bollo paghi circa 0,10-0,30 euro di tasse e 0,04 euro di ENPAP.

      Versamento Bolli Accumulati

      Se accumuli bolli superiori a 5.000 euro annui, devi versarli con modello F24 trimestralmente:

      • 31 maggio
      • 30 settembre
      • 30 novembre
      • 28 febbraio (anno successivo)

      Sistema Tessera Sanitaria: Invio Dati

      Gli psicologi che erogano prestazioni sanitarie a privati devono trasmettere i dati delle fatture al Sistema Tessera Sanitaria (STS) per la precompilazione del 730.

      Chi Deve Inviare i Dati

      • Tutti gli psicologi che emettono fatture per prestazioni cliniche a privati
      • Solo prestazioni sanitarie: psicoterapia, sostegno, colloqui clinici, valutazioni
      • Escludere: consulenze aziendali, selezione personale, perizie (non sanitarie)

      Scadenza Invio Dati 2026

      AdempimentoScadenzaNote
      Invio dati fatture 20252 febbraio 2026Il 31/1 cade di sabato
      Correzione errori (senza sanzione)Entro 9 febbraio 20265 giorni dalla scadenza
      Consultazione pazienti10 feb – 8 mar 2026Possono opporsi

      Come Inviare i Dati

      1. Accreditati sul portale www.sistemats.it
      2. Accedi con SPID, CIE o credenziali
      3. Inserisci i dati delle fatture (codice fiscale paziente, importo, data)
      4. Invia entro la scadenza
      5. Verifica la corretta trasmissione

      Opposizione del Paziente

      Il paziente puo opporsi all’invio dei suoi dati al Sistema TS per ragioni di privacy. In questo caso:

      • Comunichi i dati al STS senza il codice fiscale del paziente
      • La spesa non apparira nel 730 precompilato del paziente
      • Conserva una dichiarazione di opposizione firmata dal paziente

      Sanzioni per Mancato Invio

      100 euro per ogni documento non comunicato o comunicato in modo errato (riducibile se corretto entro 120 giorni).

      Dati da Trasmettere

      • Codice fiscale del paziente (o senza, se opposizione)
      • Data della prestazione
      • Tipologia di spesa (SP = Spesa sanitaria)
      • Importo della prestazione
      • Modalita di pagamento (tracciabile/contanti)

      Esempio Pratico di Fattura Psicologo

      Ecco un esempio completo di fattura per uno psicologo in regime forfettario.

      FATTURA

      Numero: 001/2026
      Data emissione: 15 gennaio 2026


      PRESTATORE:
      Dott. Mario Rossi
      Via della Terapia, 10 – 33100 Udine
      Codice Fiscale: RSSMRA80A01L483K
      Partita IVA: 01234567890
      Iscritto Albo Psicologi FVG n. 1234
      Iscritto ENPAP n. 12345


      CLIENTE:
      Sig.ra Giulia Bianchi
      Via Roma, 5 – 33100 Udine
      Codice Fiscale: BNNGLA85B42L483D


      PRESTAZIONE:

      Psicoterapia – Colloquio clinico del 10/01/2026100,00 euro
      Contributo integrativo ENPAP (2%)2,00 euro
      Subtotale: 102,00 euro
      Marca da bollo2,00 euro
      TOTALE DA PAGARE104,00 euro

      MODALITA DI PAGAMENTO: Bonifico bancario / Contanti


      NOTE FISCALI:
      Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – Regime Forfettario.
      Operazione non soggetta a ritenuta alla fonte a titolo di acconto ai sensi dell’art. 1, comma 67, L. 190/2014.
      Imposta di bollo da 2 euro assolta sull’originale per importi maggiori di 77,47 euro.

      Variante: Fattura Sotto Soglia Bollo

      Se il compenso e di 60 euro:

      Psicoterapia – Colloquio clinico60,00 euro
      Contributo integrativo ENPAP (2%)1,20 euro
      TOTALE DA PAGARE61,20 euro

      Niente marca da bollo perche il totale (61,20 euro) e inferiore a 77,47 euro.

      Variante: Fattura per Piu Sedute

      Se fatturi 5 sedute insieme:

      Psicoterapia – 5 sedute (gen 2026)500,00 euro
      Contributo integrativo ENPAP (2%)10,00 euro
      Marca da bollo2,00 euro
      TOTALE DA PAGARE512,00 euro

      Psicoterapia vs Consulenza: Differenze Fiscali

      Non tutte le attivita dello psicologo sono prestazioni sanitarie. Le differenze hanno importanti conseguenze fiscali.

      Prestazioni Sanitarie (Psicoterapia)

      PRESTAZIONI SANITARIE
      EsempiPsicoterapia, sostegno psicologico, colloqui clinici, diagnosi, valutazioni psicodiagnostiche
      IVAEsente (art. 10 DPR 633/72)
      FatturazioneCartacea (divieto e-fattura a privati)
      Sistema TSObbligatorio invio dati
      Detraibilita pazienteSi (19% nel 730)

      Prestazioni Non Sanitarie (Consulenza)

      PRESTAZIONI NON SANITARIE
      EsempiSelezione personale, psicologia del lavoro, perizie CTU/CTP, consulenze aziendali, formazione
      IVA22% (regime ordinario) / Esente (forfettario)
      FatturazioneElettronica obbligatoria
      Sistema TSNon obbligatorio
      Detraibilita clienteNo (non e spesa sanitaria)

      Come Comportarsi

      Se svolgi entrambe le attivita:

      • Prestazioni sanitarie a privati: Fattura cartacea + invio Sistema TS
      • Consulenze a aziende/enti: Fattura elettronica + NO Sistema TS
      • Perizie per tribunali: Fattura elettronica (verso PA)

      Consiglio: Tieni separate le numerazioni o usa un registro per distinguere le tipologie di fatture.

      Domande Frequenti (FAQ)

      Lo psicologo deve fare fattura elettronica?

      Dipende. Per le prestazioni sanitarie a privati (psicoterapia, colloqui clinici) vige il divieto di e-fattura e si usa la fattura cartacea. Per consulenze aziendali, selezione personale o prestazioni a enti, la fattura elettronica e obbligatoria.

      Come addebito il contributo ENPAP 2% in fattura?

      Inserisci una riga separata: “Contributo integrativo ENPAP 2%” calcolato sul compenso. Esempio: compenso 100 euro + ENPAP 2 euro = 102 euro. Il contributo e a carico del paziente ed e obbligatorio addebitarlo.

      Quando devo applicare la marca da bollo da 2 euro?

      Quando il totale della fattura supera 77,47 euro. La marca va apposta sull’originale cartaceo e addebitata al cliente.

      Cosa succede se non invio i dati al Sistema Tessera Sanitaria?

      Rischi una sanzione di 100 euro per ogni documento non comunicato. La scadenza per i dati 2025 e il 2 febbraio 2026.

      Il paziente puo opporsi all’invio dei dati al Sistema TS?

      Si. Il paziente puo esercitare l’opposizione per motivi di privacy. In questo caso trasmetti i dati senza il suo codice fiscale e la spesa non apparira nel suo 730 precompilato.

      Le spese psicologiche sono detraibili per il paziente?

      Si. Le spese per psicoterapia e prestazioni sanitarie sono detraibili al 19% nel 730. Devono essere pagate con metodo tracciabile (bancomat, bonifico, carta).

      Devo numerare le fatture progressivamente?

      Si. Le fatture devono avere una numerazione progressiva univoca per anno solare (es. 001/2026, 002/2026, ecc.).

      Conclusioni

      La fatturazione per psicologi richiede attenzione a diversi aspetti: tipologia di prestazione, regime fiscale, obblighi verso il Sistema TS e corretta applicazione di contributi e bolli.

      Punti chiave da ricordare:

      • Prestazioni sanitarie a privati: Fattura cartacea (divieto e-fattura)
      • Contributo ENPAP 2%: Sempre da addebitare al cliente
      • Marca da bollo: 2 euro se importo > 77,47 euro
      • Sistema TS: Invio dati entro il 2 febbraio (per fatture anno precedente)
      • Diciture forfettario: Obbligatorie per giustificare esenzione IVA e ritenuta

      Il CAF Centro Fiscale offre assistenza completa nella gestione della fatturazione per psicologi: predisposizione fatture, invio dati Sistema TS, gestione contributi ENPAP e adempimenti fiscali.

      Contatta il CAF Centro Fiscale per una consulenza sulla tua situazione.

      Ultimo aggiornamento: Gennaio 2026. Per normative aggiornate consultare il sito dell’Ordine degli Psicologi e dell’ENPAP.

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        Gennaio 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-01-26 09:00:002026-05-31 08:40:16Fatturazione Psicologo 2026: Guida Completa con Esempio Pratico
        NOTIZIE

        Bonus Bollette: Sale la Soglia ISEE, Ecco Come Ottenere lo Sconto

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        Indice dei contenuti

        1. Nuova Soglia ISEE 2026: Da 9.530 a 9.796 Euro
        2. Come Ottenere lo Sconto Automatico in Bolletta
        3. Chi Può Beneficiare del Bonus Bollette 2026
        4. Importi del Bonus Sociale 2026
        5. Documenti Necessari per l’ISEE 2026

        Dal 2026 aumenta la soglia ISEE per il bonus bollette: passa da 9.530 a 9.796 euro, permettendo a migliaia di famiglie in più di ottenere lo sconto automatico su luce e gas. Questa novità della Legge di Bilancio 2026 amplia la platea dei beneficiari del bonus sociale elettrico e gas, con risparmi fino a 375 euro all’anno per nucleo familiare.

        Se il tuo ISEE 2026 è sotto la nuova soglia, puoi accedere al bonus bollette senza presentare domanda: basta avere un ISEE valido e lo sconto viene applicato direttamente dai fornitori di energia. Ecco tutte le novità e come ottenere il beneficio.

        Nuova Soglia ISEE 2026: Da 9.530 a 9.796 Euro

        La Legge di Bilancio 2026 porta una buona notizia per le famiglie italiane: la soglia ISEE per accedere al bonus bollette sale da 9.530 euro (limite 2025) a 9.796 euro. Questo aumento di 266 euro permette a circa 100.000 famiglie in più di beneficiare dello sconto automatico sulle bollette di luce e gas.

        Per le famiglie numerose con almeno 4 figli a carico, il limite ISEE resta invariato a 20.000 euro. Il bonus viene applicato automaticamente dai fornitori di energia senza bisogno di presentare domanda specifica.

        Chi beneficia della novità? Le famiglie con ISEE tra 9.531 e 9.796 euro che nel 2025 erano escluse, nuclei con redditi medio-bassi, pensionati con pensioni minime e lavoratori part-time o stagionali.

        Come Ottenere lo Sconto Automatico in Bolletta

        Per accedere al bonus bollette 2026 non serve fare domanda. È sufficiente presentare l’ISEE 2026 presso un CAF autorizzato o direttamente online sul sito INPS. Una volta elaborato l’ISEE, i dati vengono trasmessi automaticamente ai fornitori di energia che applicano lo sconto direttamente in bolletta.

        I passaggi sono semplici:

        • Presenta la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) al CAF Centro Fiscale di Udine
        • Attendi l’elaborazione ISEE da parte dell’INPS (10-15 giorni lavorativi)
        • Il fornitore applica il bonus nella prima bolletta utile
        • Lo sconto è retroattivo: se presenti l’ISEE a giugno, ricevi anche gli arretrati da gennaio

        Nella bolletta lo sconto appare come “Bonus Sociale” o “Compensazione SGAte”. Il bonus viene riconosciuto per 12 mesi consecutivi e si rinnova automaticamente se l’ISEE resta valido.

        Chi Può Beneficiare del Bonus Bollette 2026

        Possono accedere al bonus bollette 2026:

        • Famiglie con ISEE fino a 9.796 euro (bonus elettrico e gas)
        • Famiglie numerose con ISEE fino a 20.000 euro (4 o più figli a carico)
        • Percettori di Reddito di Cittadinanza o Pensione di Cittadinanza (riconoscimento automatico)
        • Persone con disagio fisico (bonus elettrico senza limiti ISEE, con certificazione ASL)

        Il titolare del contratto di fornitura deve far parte del nucleo familiare indicato nell’ISEE. Il bonus viene applicato sia per l’energia elettrica che per il gas naturale, con importi diversi in base alla composizione del nucleo e all’uso dell’energia.

        Importi del Bonus Sociale 2026

        Gli importi del bonus bollette 2026 variano in base al numero di componenti del nucleo familiare e, per il gas, anche alla zona climatica e all’uso (cucina, acqua calda, riscaldamento).

        Bonus elettrico stimato:

        • Nucleo 1-2 persone: circa 150 euro/anno
        • Nucleo 3-4 persone: circa 175 euro/anno
        • Nucleo oltre 4 persone: circa 200 euro/anno

        Bonus gas stimato (zona climatica E – Udine, Milano, Torino):

        • Solo cucina: circa 35-50 euro/anno
        • Cucina + acqua calda: circa 90-110 euro/anno
        • Riscaldamento autonomo: circa 200-230 euro/anno

        Una famiglia di 4 persone con riscaldamento a gas può risparmiare fino a 375 euro all’anno sulle bollette: 175 euro dal bonus elettrico e 200 euro dal bonus gas.

        Gli importi vengono aggiornati trimestralmente dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) in base all’andamento del mercato energetico.

        Documenti Necessari per l’ISEE 2026

        Per richiedere l’ISEE 2026 e accedere al bonus bollette servono i seguenti documenti:

        Documenti anagrafici:

        • Stato di famiglia aggiornato
        • Codice fiscale di tutti i componenti
        • Documento d’identità del richiedente

        Documenti reddituali (anno 2024):

        • Certificazione Unica (CU) 2025 relativa ai redditi 2024
        • Modello 730 o Redditi se presentato
        • Documentazione redditi da partita IVA (autonomi, forfettari)

        Documenti patrimoniali (al 31/12/2024):

        • Saldo e giacenza media di tutti i conti correnti e libretti
        • Visure catastali degli immobili posseduti
        • Titoli, azioni, obbligazioni (valore al 31 dicembre 2024)
        • Contratti di mutuo con capitale residuo

        Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la documentazione e compila la DSU in modo corretto, evitando errori che potrebbero ritardare l’accesso ai bonus. Per la lista completa dei documenti necessari per l’ISEE, consulta la nostra guida dettagliata.

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        Il bonus bollette è automatico?

        Sì, il bonus bollette 2026 è completamente automatico. Basta presentare l’ISEE 2026 al CAF o online. L’INPS trasmette i dati ai fornitori che applicano lo sconto direttamente in bolletta senza bisogno di domanda.

        Se presento l’ISEE in ritardo, perdo i mesi precedenti?

        No, il bonus è retroattivo. Se presenti l’ISEE a giugno 2026, riceverai lo sconto anche per i mesi di gennaio-maggio in un’unica soluzione nella prima bolletta utile. Conviene comunque presentarlo a inizio anno.

        Quanto vale il bonus bollette per una famiglia di 4 persone?

        Una famiglia di 4 persone con ISEE sotto 9.796 euro può risparmiare circa 375 euro all’anno: 175 euro dal bonus elettrico e 200 euro dal bonus gas (con riscaldamento autonomo in zona climatica E).

        Il bonus vale anche se cambio fornitore di energia?

        Sì, il bonus ti segue automaticamente anche se cambi fornitore. Il nuovo fornitore riceve i tuoi dati dal Sistema Informativo Integrato e continua ad applicare lo sconto senza che tu debba fare nulla.


        Dal 2026 ottenere il bonus bollette è più facile grazie all’aumento della soglia ISEE a 9.796 euro. Per accedere allo sconto automatico su luce e gas, presenta l’ISEE 2026 al CAF Centro Fiscale di Udine entro i primi mesi dell’anno per beneficiare subito del risparmio in bolletta.

        Per maggiori informazioni sul bonus bollette 2026, consulta la nostra guida completa con tutti i dettagli su requisiti, importi e attivazione.


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        Indice dei contenuti

        1. Scadenza 31 Gennaio: Perché è Importante
        2. Chi Può Presentare Domanda Entro il 31 Gennaio
        3. Requisiti Essenziali per il Bonus Mamme
        4. Come Presentare la Domanda: Procedura Veloce
        5. Cosa Succede Dopo la Scadenza del 31 Gennaio

        Attenzione: mancano pochi giorni alla scadenza del Bonus Mamme 2025. Il 31 gennaio 2025 è l’ultimo giorno utile per le lavoratrici madri che vogliono presentare domanda di esonero contributivo per i periodi di lavoro svolti nel 2024.

        Se sei una lavoratrice dipendente con figli e hai lavorato nel corso del 2024, questa è la tua ultima opportunità per richiedere un beneficio economico fino a 3.000 euro annui. Il termine è perentorio: chi non presenta domanda entro il 31 gennaio perde il diritto all’esonero per l’anno 2024.

        In questo articolo ti spieghiamo chi può fare domanda, quali sono i requisiti minimi, come presentare la richiesta e cosa succede dopo la scadenza. Scopri tutti i dettagli nella nostra guida completa al Bonus Mamme 2026.

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        Scadenza 31 Gennaio: Perché è Importante

        La scadenza del 31 gennaio 2025 riguarda specificatamente la domanda di esonero contributivo per il 2024. Questo significa che le lavoratrici che hanno maturato il diritto al bonus durante l’anno scorso devono necessariamente comunicarlo all’INPS entro questa data.

        Il Bonus Mamme 2025 (introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e confermato per il 2025) consiste in un esonero parziale dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice, che si traduce in un aumento netto della busta paga fino a 250 euro mensili (circa 3.000 euro annui).

        Attenzione: chi non presenta la domanda entro il 31 gennaio 2025 per i periodi 2024 non potrà più recuperare il beneficio per quei mesi. L’esonero non è automatico: serve una comunicazione esplicita al datore di lavoro tramite portale INPS.

        Cosa Succede se Non Rispetti la Scadenza

        Se la domanda non viene presentata entro il 31 gennaio 2025:

        • Perdita definitiva del diritto all’esonero contributivo per i mesi di lavoro del 2024
        • Il datore di lavoro non potrà applicare retroattivamente l’esonero
        • Nessun rimborso o conguaglio per i contributi già versati nel 2024

        Per questo motivo è fondamentale agire subito se ritieni di avere i requisiti.

        Chi Può Presentare Domanda Entro il 31 Gennaio

        Possono presentare domanda di esonero contributivo entro il 31 gennaio 2025 le lavoratrici che soddisfano tutti i seguenti requisiti:

        1. Tipologia di Lavoro

        • Lavoratrici dipendenti del settore privato (a tempo indeterminato o determinato)
        • Escluse: lavoratrici autonome, partite IVA, collaboratrici, lavoratrici domestiche

        2. Numero di Figli

        Il bonus si applica a due categorie di madri:

        • Madri con almeno 2 figli (di cui almeno uno minore di 10 anni)
        • Madri con almeno 3 figli (di cui almeno uno minore di 18 anni)

        Esempio pratico:

        • Maria ha 2 figli (5 e 12 anni) → ha diritto al bonus (il figlio di 5 anni è sotto i 10)
        • Giulia ha 2 figli (11 e 14 anni) → NON ha diritto (nessun figlio sotto i 10 anni)
        • Laura ha 3 figli (15, 12 e 8 anni) → ha diritto al bonus (il figlio di 8 anni è minore)

        3. Periodo di Riferimento

        La domanda da presentare entro il 31 gennaio 2025 riguarda i mesi di lavoro del 2024 in cui la lavoratrice aveva già i requisiti (figli con età richiesta).

        Requisiti Essenziali per il Bonus Mamme

        Oltre ai requisiti anagrafici (numero e età dei figli), la lavoratrice deve rispettare alcune condizioni tecniche:

        Limite di Reddito

        L’esonero contributivo si applica fino a un limite massimo di retribuzione imponibile mensile pari a 2.692 euro (che corrispondono a circa 35.000 euro annui). Oltre questa soglia, l’esonero non si applica sulla parte eccedente.

        Aliquota di Esonero

        L’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice, esclusi i contributi pensionistici. In pratica, vengono azzerati i contributi IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti) che normalmente la lavoratrice paga sulla busta paga.

        Compatibilità con Altri Bonus

        Il Bonus Mamme è cumulabile con:

        • Assegno Unico Universale per i figli a carico
        • Detrazioni fiscali per figli a carico
        • Altri bonus o agevolazioni per famiglie

        Non è cumulabile con altre forme di esonero contributivo totale sulla stessa posizione lavorativa.

        Come Presentare la Domanda: Procedura Veloce

        La domanda di esonero contributivo deve essere presentata esclusivamente online tramite il portale INPS. Ecco i passaggi da seguire:

        Passaggio 1: Accedi al Portale INPS

        Accedi al sito www.inps.it con una delle seguenti credenziali:

        • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
        • CIE (Carta d’Identità Elettronica)
        • CNS (Carta Nazionale dei Servizi)

        Passaggio 2: Cerca il Servizio

        Nella barra di ricerca del portale INPS, digita: “Esonero contributivo lavoratrici madri” oppure accedi direttamente alla sezione “Sostegni, Sussidi e Indennità”.

        Passaggio 3: Compila la Domanda

        Dovrai indicare:

        • Dati anagrafici della lavoratrice
        • Codice fiscale dei figli e date di nascita
        • Dati del datore di lavoro (codice fiscale, denominazione)
        • Periodo per cui si richiede l’esonero (mesi del 2024)

        Passaggio 4: Invia e Comunica al Datore

        Dopo l’invio della domanda:

        • Riceverai una ricevuta di protocollo dall’INPS
        • Comunica immediatamente al tuo datore di lavoro di aver presentato domanda
        • Il datore di lavoro verificherà l’esito tramite il proprio cassetto previdenziale
        • Se accolta, l’esonero verrà applicato retroattivamente dal primo mese valido del 2024

        Difficoltà con la Procedura Online?

        Se hai difficoltà a compilare la domanda online o non hai le credenziali SPID, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine. Ti assisteremo nella:

        • Verifica dei requisiti
        • Compilazione e invio della domanda
        • Comunicazione con il datore di lavoro

        Contattaci subito:

        • Telefono: 0432 1638640
        • WhatsApp: 366 6018121
        • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

        Cosa Succede Dopo la Scadenza del 31 Gennaio

        Dopo il 31 gennaio 2025, non sarà più possibile presentare domanda per l’esonero contributivo relativo ai periodi di lavoro del 2024. Tuttavia, è importante sapere che:

        Esonero per il 2025 e Anni Successivi

        Se hai i requisiti (figli con età richiesta), potrai comunque richiedere l’esonero per i mesi di lavoro del 2025. La domanda per il 2025 andrà presentata appena inizi a maturare il diritto (non c’è una scadenza annuale fissa, ma conviene fare domanda subito per massimizzare il beneficio).

        Controlli INPS e Decadenza

        L’INPS effettua controlli periodici sulla sussistenza dei requisiti. Se durante l’anno:

        • Il figlio compie 10 anni (per madri con 2 figli) → l’esonero cessa dal mese successivo
        • Il figlio compie 18 anni (per madri con 3 figli) → l’esonero cessa dal mese successivo
        • Cambia la situazione lavorativa (licenziamento, dimissioni) → l’esonero si interrompe

        È responsabilità della lavoratrice comunicare tempestivamente al datore di lavoro eventuali variazioni che comportano la perdita del diritto.

        Recupero Retroattivo Limitato

        Se presenti domanda dopo il 31 gennaio per i mesi del 2024, l’INPS respingerà la domanda. Non è previsto alcun recupero retroattivo oltre la scadenza.

        Per i mesi del 2025, invece, l’esonero può essere applicato retroattivamente dall’inizio dell’anno o dal mese in cui si acquisiscono i requisiti, purché la domanda venga presentata entro i termini (consigliato: entro il primo trimestre 2025).

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sulla Scadenza Bonus Mamme

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        Posso fare domanda se ho partorito il secondo figlio a dicembre 2024?

        Si, se il secondo figlio e nato entro il 31 dicembre 2024 e ha meno di 10 anni, puoi richiedere l’esonero per i mesi di lavoro successivi al parto (es. dicembre 2024 se hai lavorato dopo il parto). La domanda va presentata entro il 31 gennaio 2025 per i periodi 2024.

        Il Bonus Mamme vale anche per contratti part-time?

        Si, l’esonero contributivo si applica anche alle lavoratrici con contratto part-time. L’importo del beneficio sara proporzionale alle ore lavorate e alla retribuzione percepita.

        Se mio figlio compie 10 anni a febbraio 2025, perdo subito il bonus?

        Se hai 2 figli e uno compie 10 anni, l’esonero cessa dal mese successivo al compimento (nel tuo caso, da marzo 2025). Tuttavia, per i mesi di gennaio e febbraio 2025 hai ancora diritto al bonus, e per tutto il 2024 se avevi i requisiti.

        Devo presentare domanda ogni anno?

        Si, per ogni anno in cui vuoi beneficiare dell’esonero devi presentare una nuova domanda. La scadenza per il 2024 e il 31 gennaio 2025. Per il 2025, conviene presentare domanda appena possibile per non perdere mesi di esonero.

        Il CAF puo aiutarmi a compilare la domanda?

        Si, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per verificare i requisiti, compilare la domanda online tramite portale INPS e comunicare con il datore di lavoro. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp 366 6018121.


        Il 31 gennaio 2025 è la scadenza perentoria per richiedere il Bonus Mamme relativo ai periodi di lavoro del 2024. Se hai lavorato nel 2024 e hai almeno 2 figli (con uno sotto i 10 anni) o 3 figli (con uno sotto i 18 anni), non perdere questa opportunità.

        Ricorda che l’esonero contributivo può portare un beneficio fino a 3.000 euro annui – una cifra significativa che può fare la differenza per il bilancio familiare. Ma serve agire subito: dopo il 31 gennaio, il diritto per il 2024 sarà perso definitivamente.

        Hai dubbi sui requisiti o difficoltà con la procedura online?

        Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per:

        • Verificare se hai diritto al Bonus Mamme
        • Compilare e inviare la domanda tramite portale INPS
        • Assisterti nella comunicazione con il datore di lavoro
        • Rispondere a ogni tua domanda sul beneficio

        Contattaci oggi stesso:

        • Telefono: 0432 1638640
        • WhatsApp: 366 6018121
        • Email: info@centrofiscale.com
        • Vieni in sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

        Non aspettare l’ultimo momento – agisci ora e assicurati il tuo diritto al Bonus Mamme 2025!

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        DICHIARAZIONE DEI REDDITI

        Tassazione Auto Aziendale: Come si Tassano i Rimborsi del Dipendente

        Dichiarazione dei redditi 730

        Indice dei contenuti

        1. Fringe Benefit Auto Aziendale: Richiamo Rapido
        2. Quando il Dipendente Paga Somme all’Azienda
        3. Come si Tassano le Somme Pagate dal Dipendente
        4. Esempi Pratici di Calcolo
        5. Domande Frequenti

        L’auto aziendale concessa in uso promiscuo al dipendente genera un fringe benefit tassato come reddito da lavoro dipendente. Ma cosa succede quando il dipendente paga delle somme all’azienda per l’utilizzo dell’auto oltre il benefit standard? Come vengono tassate queste somme pagate dal dipendente all’azienda? La questione è rilevante per migliaia di lavoratori dipendenti e per le aziende che gestiscono le auto aziendali.

        In questo articolo analizziamo il trattamento fiscale dei rimborsi auto aziendale pagati dal dipendente all’azienda, alla luce delle recenti circolari dell’Agenzia delle Entrate e della normativa vigente.

        Fringe Benefit Auto Aziendale: Richiamo Rapido

        Cos’è il fringe benefit auto aziendale

        Il fringe benefit per auto aziendale è il valore del benefit tassato come reddito da lavoro dipendente quando l’azienda concede al dipendente un’auto in uso promiscuo (uso aziendale e privato).

        Il calcolo del fringe benefit si basa sul:

        • 30% della percorrenza convenzionale di 15.000 km annui
        • Costo chilometrico ACI del veicolo
        • Emissioni CO2 del veicolo (dal 2020)

        Questo importo viene tassato come reddito da lavoro dipendente e soggetto a ritenute IRPEF e contributi INPS.

        Quando si applica il fringe benefit

        Il fringe benefit auto aziendale si applica quando:

        • L’auto è di proprietà o in leasing all’azienda
        • Il dipendente può utilizzarla anche per fini privati (uso promiscuo)
        • L’auto non è utilizzata esclusivamente per trasferte di lavoro

        L’importo del benefit viene indicato nella CU (Certificazione Unica) e concorre alla formazione del reddito imponibile del dipendente.

        Quando il Dipendente Paga Somme all’Azienda

        Casistiche di rimborsi auto aziendale

        Esistono diversi casi in cui il dipendente paga somme all’azienda per l’utilizzo dell’auto aziendale:

        1. Contributo mensile fisso per l’uso dell’auto (es. 100 euro/mese)
        2. Rimborso chilometrico per i km percorsi privatamente
        3. Rimborso carburante per uso privato
        4. Quota assicurazione o manutenzione straordinaria
        5. Penale per utilizzo improprio o danni all’auto

        Queste somme vengono versate dal dipendente all’azienda tramite:

        • Trattenute in busta paga
        • Bonifici diretti
        • Compensazione su rimborsi spese

        Perché il dipendente paga questi rimborsi

        Le aziende richiedono questi rimborsi per:

        • Coprire i costi reali dell’auto (carburante, manutenzione, assicurazione)
        • Limitare l’uso privato dell’auto aziendale
        • Responsabilizzare il dipendente sull’utilizzo del veicolo
        • Ridurre il costo fiscale del benefit per entrambe le parti

        Ma come si tassano fiscalmente queste somme?

        Come si Tassano le Somme Pagate dal Dipendente

        Principio fiscale fondamentale

        Secondo l’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 326/E del 1997 e successive), le somme pagate dal dipendente all’azienda per l’utilizzo dell’auto aziendale:

        NON riducono il fringe benefit tassato, ma hanno un trattamento fiscale distinto:

        1. Le somme pagate dal dipendente NON sono deducibili dal suo reddito
        2. Il fringe benefit rimane invariato (calcolato con la formula standard ACI)
        3. Le somme pagate sono considerate corrispettivi per un servizio ricevuto

        Questo significa che il dipendente:

        • Paga il fringe benefit come reddito tassato (tassazione IRPEF + contributi)
        • Paga le somme all’azienda con reddito già tassato (no deducibilità)

        Risultato: Doppia tassazione economica (ma non fiscale in senso stretto).

        Posizione dell’Agenzia delle Entrate

        L’Agenzia delle Entrate ha chiarito nella Circolare 326/E/1997 che:

        “Le somme corrisposte dal dipendente al datore di lavoro a titolo di rimborso per l’uso privato dell’auto aziendale non riducono il valore del fringe benefit da assoggettare a tassazione.”

        La ratio di questa interpretazione è che:

        • Il fringe benefit è calcolato con criteri forfettari (tabelle ACI)
        • I rimborsi reali pagati dal dipendente sono indipendenti dal calcolo forfettario
        • Accettare la deducibilità creerebbe distorsioni e arbitraggi fiscali

        Quindi, anche se il dipendente paga 200 euro/mese all’azienda, il benefit tassato resta quello calcolato con le tabelle ACI.

        Esempi Pratici di Calcolo

        Esempio 1: Auto aziendale con contributo mensile

        Dati:

        • Auto aziendale: BMW Serie 3 (emissioni 120 g/km CO2)
        • Costo chilometrico ACI: 0,50 euro/km
        • Fringe benefit annuo: 0,50 x 15.000 x 30% = 2.250 euro
        • Contributo mensile pagato dal dipendente: 150 euro/mese (1.800 euro/anno)

        Tassazione:

        • Fringe benefit tassato: 2.250 euro (invariato)
        • IRPEF su benefit (aliquota 38%): 2.250 x 38% = 855 euro
        • Contributi INPS (9,19%): 2.250 x 9,19% = 207 euro
        • Somme pagate all’azienda: 1.800 euro (NO deducibili)

        Costo totale per il dipendente:

        • Tasse su benefit: 855 + 207 = 1.062 euro
        • Contributo azienda: 1.800 euro
        • TOTALE: 2.862 euro/anno

        Se il dipendente avesse potuto dedurre i 1.800 euro, avrebbe risparmiato circa 680 euro di IRPEF.

        Esempio 2: Rimborso carburante uso privato

        Dati:

        • Auto aziendale: Fiat 500 elettrica (emissioni 0 g/km CO2)
        • Fringe benefit annuo: ridotto del 50% = 1.125 euro
        • Rimborso carburante (ricariche private): 600 euro/anno

        Tassazione:

        • Fringe benefit tassato: 1.125 euro (invariato)
        • IRPEF + contributi (47,19%): 1.125 x 47,19% = 531 euro
        • Rimborso carburante: 600 euro (NO deducibili)

        Costo totale: 531 + 600 = 1.131 euro

        Anche in questo caso, il rimborso carburante non riduce il benefit.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sulla Tassazione Auto Aziendale

        Le somme pagate dal dipendente per l’auto aziendale sono deducibili?

        No, secondo l’Agenzia delle Entrate (Circolare 326/E/1997) le somme pagate dal dipendente all’azienda per l’utilizzo dell’auto aziendale NON sono deducibili dal reddito del dipendente e NON riducono il fringe benefit tassato.

        Posso chiedere all’azienda di ridurre il benefit se pago contributi mensili?

        No, il fringe benefit e calcolato con criteri forfettari (tabelle ACI) indipendentemente dai rimborsi effettivi pagati dal dipendente. L’importo del benefit non puo essere ridotto neanche se il dipendente paga somme all’azienda.

        Come vengono tassate le somme che pago all’azienda per l’auto?

        Le somme pagate dal dipendente all’azienda sono pagate con reddito gia tassato (netto in busta paga) e non sono deducibili. In pratica, rappresentano un costo aggiuntivo rispetto alle tasse sul fringe benefit.

        Conviene tenere l’auto aziendale se devo pagare contributi all’azienda?

        Dipende dall’importo totale (benefit tassato + contributi azienda). Bisogna fare un calcolo comparativo tra il costo dell’auto aziendale (tasse + contributi) e il costo di un’auto personale (rate leasing + assicurazione + carburante + manutenzione).

        Le somme pagate dal dipendente all’azienda per l’utilizzo dell’auto aziendale oltre il fringe benefit standard NON riducono il benefit tassato e NON sono deducibili dal reddito del dipendente. Questo comporta un doppio onere economico: tasse sul benefit forfettario + rimborsi reali all’azienda.

        Per i dipendenti con auto aziendale è fondamentale:

        • Calcolare il costo reale totale (benefit tassato + contributi azienda)
        • Confrontare con un’auto personale per valutare la convenienza
        • Verificare in busta paga che il benefit sia calcolato correttamente

        Per maggiori informazioni sulla tassazione delle auto aziendali e sui fringe benefit, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata.


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        IVA 2026: Chi è Esonerato e Novità Normative

        Dichiarazione dei redditi 730

        Indice dei contenuti

        1. Regime Forfettario: Esonero IVA Confermato
        2. Regime di Vantaggio per Giovani
        3. Agricoltori e Produttori Agricoli: Regime Speciale
        4. Prestazioni Sanitarie ed Educative Esenti da IVA

        L’IVA 2026 presenta importanti novità per chi opera in regime forfettario e per le piccole attività. La normativa italiana prevede specifici esoneri dall’IVA per determinate categorie di contribuenti che rispettano precise soglie di fatturato. Conoscere quando si è esonerati dall’IVA è fondamentale per gestire correttamente la propria posizione fiscale e evitare errori nella fatturazione. Vediamo nel dettaglio chi è esonerato dall’IVA nel 2026 e quali sono i requisiti da rispettare.

        Regime Forfettario: Esonero IVA Confermato

        Il regime forfettario resta la principale forma di esonero IVA per i contribuenti italiani nel 2026. Chi aderisce a questo regime agevolato non applica IVA sulle fatture emesse e, di conseguenza, non detrae l’IVA sugli acquisti.

        Soglia di accesso 2026: il limite di ricavi per accedere al regime forfettario rimane 85.000 euro annui. Superata questa soglia, si esce automaticamente dal regime e si diventa soggetti IVA ordinari dall’anno successivo.

        Vantaggi dell’esonero IVA:

        • Fatturazione semplificata (senza IVA)
        • Nessun obbligo di dichiarazione IVA trimestrale o annuale
        • Nessuna liquidazione periodica IVA
        • Tassazione sostitutiva al 5% (primi 5 anni) o 15%

        Le fatture dei forfettari devono riportare la dicitura “Operazione senza applicazione dell’IVA ai sensi dell’art. 1, comma 58, L. 190/2014”.

        Regime di Vantaggio per Giovani

        Il regime di vantaggio (o regime dei minimi) è stato abrogato dal 2016, ma chi ne beneficiava prima di quella data ha potuto mantenerlo fino al completamento dei 5 anni previsti. Dal 2026, questo regime non è più operativo.

        I giovani che avviano una nuova attività devono orientarsi sul regime forfettario, che prevede aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni se:

        • Non hanno svolto attività d’impresa/lavoro autonomo nei 3 anni precedenti
        • L’attività non costituisce mera prosecuzione di precedente attività
        • Hanno meno di 35 anni (requisito eliminato dal 2023)

        Anche in questo caso, si beneficia dell’esonero IVA previsto per i forfettari.

        Agricoltori e Produttori Agricoli: Regime Speciale

        Gli agricoltori e i produttori agricoli possono beneficiare di un regime IVA speciale che, di fatto, li esonera dagli adempimenti ordinari IVA. Si tratta del regime IVA agricolo previsto dall’art. 34 del DPR 633/72.

        Come funziona:

        • L’IVA è applicata in modo forfettario sulle cessioni di prodotti agricoli
        • Le percentuali di compensazione variano dal 4% al 10% a seconda del prodotto
        • Non è necessaria la liquidazione periodica IVA
        • La dichiarazione annuale IVA è semplificata

        Produttori agricoli esonerati completamente: chi realizza un volume d’affari inferiore a 7.000 euro può richiedere l’esonero totale dagli adempimenti IVA (art. 34-bis DPR 633/72).

        Prestazioni Sanitarie ed Educative Esenti da IVA

        Alcune categorie professionali sono esenti da IVA per natura dell’attività svolta. Non si tratta di un esonero volontario, ma di esenzione obbligatoria prevista dalla legge.

        Prestazioni sanitarie esenti (art. 10, DPR 633/72):

        • Medici, odontoiatri, veterinari
        • Psicologi, biologi, infermieri (se iscritti all’albo)
        • Fisioterapisti, ostetriche, laboratori di analisi

        Prestazioni educative e sociali esenti:

        • Insegnanti privati (lezioni individuali o di gruppo)
        • Educatori, formatori professionali
        • Servizi socio-assistenziali

        Anche chi è in regime ordinario, se svolge queste attività, non applica IVA sulle fatture. Tuttavia, non può detrarre l’IVA sugli acquisti relativi a tali prestazioni esenti.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sull’IVA 2026

        Chi è esonerato dall’IVA nel 2026?

        Sono esonerati dall’IVA i contribuenti in regime forfettario (fino a 85.000 euro di ricavi annui), gli agricoltori con volume d’affari sotto 7.000 euro e i professionisti che svolgono attività esenti come prestazioni sanitarie o educative. L’esonero comporta l’impossibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti.

        Qual è la soglia IVA per il regime forfettario 2026?

        La soglia di accesso al regime forfettario per il 2026 è di 85.000 euro di ricavi annui. Chi supera questo limite esce dal regime dall’anno successivo e diventa soggetto IVA ordinario, con obbligo di fatturazione con IVA e presentazione delle dichiarazioni periodiche.

        Chi è in regime forfettario deve fare la dichiarazione IVA?

        No, i contribuenti in regime forfettario sono esonerati dalla dichiarazione IVA annuale e dalle liquidazioni periodiche. Devono solo presentare la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) con i ricavi conseguiti, ai quali si applica l’imposta sostitutiva del 5% o 15%.

        Gli agricoltori sono esonerati dall’IVA?

        Gli agricoltori possono beneficiare del regime IVA speciale agricolo (con compensazioni forfettarie) oppure, se il volume d’affari è inferiore a 7.000 euro annui, possono richiedere l’esonero totale dagli adempimenti IVA secondo l’art. 34-bis del DPR 633/72.


        L’esonero dall’IVA nel 2026 riguarda principalmente i contribuenti in regime forfettario, gli agricoltori sotto soglia e chi svolge attività esenti come prestazioni sanitarie ed educative. Conoscere questi meccanismi è fondamentale per evitare errori nella fatturazione e gestire correttamente la propria posizione fiscale. Per chi si trova vicino alle soglie di fatturato o vuole valutare il passaggio al regime ordinario, è consigliabile rivolgersi a un CAF o a un commercialista per una consulenza personalizzata.

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        Professionisti: Addio Soglia 5.000 Euro per Pagamenti della PA

        Dichiarazione dei redditi 730

        Indice dei contenuti

        1. Cosa cambia per i professionisti
        2. La novità normativa nel dettaglio
        3. Vantaggi della nuova disciplina
        4. Domande frequenti

        Una importante novità normativa interessa i professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione: è stata eliminata la soglia di 5.000 euro per i controlli sui pagamenti. Questa modifica, in vigore dal 2026, rappresenta una semplificazione burocratica significativa che accelera i tempi di liquidazione delle fatture.

        La soglia dei 5.000 euro era stata introdotta per distinguere i pagamenti che richiedevano verifiche più approfondite da quelli di importo inferiore. Con la sua eliminazione, tutti i pagamenti della PA ai professionisti seguono ora la stessa procedura semplificata, indipendentemente dall’importo.

        Vediamo nel dettaglio cosa cambia, quali sono i vantaggi concreti per i professionisti e come si applicano le nuove regole.

        Cosa cambia per i professionisti

        L’eliminazione della soglia di 5.000 euro per i pagamenti PA comporta diverse modifiche operative per i professionisti:

        • Uniformità dei controlli: non c’è più distinzione tra pagamenti sotto o sopra la soglia
        • Procedure semplificate: tutti i pagamenti seguono lo stesso iter amministrativo
        • Tempi ridotti: eliminati i controlli aggiuntivi che rallentavano i pagamenti oltre i 5.000 euro
        • Meno burocrazia: documentazione richiesta standardizzata per qualsiasi importo

        Prima della riforma, i pagamenti superiori a 5.000 euro richiedevano verifiche supplementari da parte degli uffici amministrativi della PA, con conseguenti rallentamenti nei tempi di liquidazione. Questa distinzione creava spesso disagi operativi e ritardi nei pagamenti, specialmente per fatture di importo appena superiore alla soglia.

        Con la nuova disciplina, la Pubblica Amministrazione applica la stessa procedura di verifica e pagamento indipendentemente dall’importo della fattura, garantendo maggiore prevedibilità dei tempi di incasso per i professionisti.

        La novità normativa nel dettaglio

        La modifica normativa che elimina la soglia di 5.000 euro si inserisce in un più ampio processo di semplificazione dei rapporti tra professionisti e Pubblica Amministrazione.

        Ambito di applicazione

        La nuova disciplina si applica a:

        • Prestazioni professionali rese da liberi professionisti alla PA
        • Consulenze e collaborazioni con enti pubblici
        • Servizi specialistici (legali, fiscali, tecnici, sanitari)
        • Incarichi professionali affidati tramite procedure pubbliche o dirette

        Cosa non cambia

        Restano invariati:

        • Gli obblighi di fatturazione elettronica verso la PA
        • I termini di pagamento previsti dal D.Lgs. 231/2002 (30-60 giorni)
        • Le verifiche antimafia e di regolarità contributiva (DURC)
        • Gli adempimenti fiscali e previdenziali del professionista

        L’eliminazione della soglia riguarda esclusivamente le procedure interne di controllo amministrativo e contabile della PA, non gli obblighi formali del professionista.

        Vantaggi della nuova disciplina

        La rimozione della soglia di 5.000 euro porta vantaggi concreti sia per i professionisti che per la Pubblica Amministrazione:

        Per i professionisti

        • Tempi di pagamento più rapidi: eliminati i controlli aggiuntivi che rallentavano l’iter
        • Maggiore liquidità: incassi più prevedibili e tempestivi
        • Semplificazione operativa: stessa procedura per tutti gli importi
        • Riduzione del contenzioso: meno contestazioni legate a ritardi di pagamento

        Per la Pubblica Amministrazione

        • Snellimento delle procedure: un solo iter amministrativo invece di due
        • Riduzione dei costi: meno risorse dedicate a controlli differenziati
        • Efficienza organizzativa: processi standardizzati e più rapidi
        • Migliori rapporti con i fornitori di servizi professionali

        Questa riforma si colloca nel solco delle semplificazioni amministrative avviate negli ultimi anni per migliorare i rapporti tra cittadini, imprese, professionisti e PA.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sulla Soglia 5.000 Euro PA

        Da quando è eliminata la soglia di 5.000 euro per i pagamenti PA?

        La modifica normativa è in vigore dal 2026. Tutti i pagamenti della Pubblica Amministrazione ai professionisti, indipendentemente dall importo, seguono ora la stessa procedura semplificata senza distinzione di soglia.

        La soglia di 5.000 euro riguarda anche i pagamenti dell Agenzia delle Entrate?

        No, la soglia eliminata riguarda i controlli amministrativi interni della PA per i pagamenti ai professionisti. Non ha nulla a che vedere con le soglie fiscali per tracciabilita o deducibilita delle spese, che restano invariate.

        Cambiano i tempi di pagamento delle fatture alla PA?

        I tempi massimi di pagamento (30-60 giorni) previsti dal D.Lgs. 231/2002 restano invariati. Tuttavia, l eliminazione dei controlli aggiuntivi per importi oltre i 5.000 euro puo accelerare l iter di liquidazione effettivo.

        Devo modificare qualcosa nella mia fatturazione elettronica?

        No, non cambiano gli obblighi di fatturazione elettronica verso la PA. La novita riguarda solo le procedure interne di controllo amministrativo della Pubblica Amministrazione, non gli adempimenti del professionista.


        L’eliminazione della soglia di 5.000 euro per i controlli sui pagamenti PA rappresenta un passo importante verso la semplificazione burocratica e il miglioramento dei rapporti tra professionisti e Pubblica Amministrazione.

        Per i professionisti, questa novita si traduce in tempi di pagamento più prevedibili, maggiore liquidita e meno burocrazia. Per la PA, significa procedure più snelle e costi amministrativi ridotti.

        Se sei un professionista che lavora con la PA e hai dubbi su questa o altre novita normative, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per consulenze personalizzate su regime fiscale, adempimenti e semplificazioni.


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