NOTIZIEVincite al Casinò e Fisco Italiano: Quando (e Come) si DichiaranoUna serata fortunata al tavolo verde e la domanda arriva puntuale: le vincite al casinò si dichiarano al fisco italiano? La risposta non è uguale per tutti, perché dipende da dove è stata ottenuta la vincita e da come la legge italiana tratta quella somma ai fini IRPEF.In sintesi: se giochi in una casa da gioco italiana autorizzata la vincita non concorre a formare il reddito e non devi indicare nulla in dichiarazione; se giochi in un casinò estero occorre distinguere tra Paesi UE e SEE e Paesi extra-UE, perché nel secondo caso la somma vinta diventa un reddito da dichiarare. Vediamo con parole semplici come funzionano le tasse sulle vincite al casinò.Indice dei contenutiCasinò italiani: le vincite non concorrono al redditoVincite in casinò esteri UE e SEE: la sentenza che ha cambiato le regoleVincite in casinò extra-UE: si dichiarano come redditi diversiGioco online: la differenza fra siti ADM e piattaforme non autorizzateQuadro RW: la vincita no, il conto estero forse sìCosa rischia chi non dichiara le vincite al casinòCasinò, lotterie e Superenalotto: regimi diversiDomande frequenti sulle vincite al casinò e le tasseCasinò italiani: le vincite non concorrono al redditoLe case da gioco autorizzate in Italia — pensiamo al Casinò di Venezia, a quello di Sanremo, a Campione d’Italia e a Saint-Vincent — sono soggette a un prelievo fiscale sui proventi del gioco a carico del gestore. Per il giocatore la legge prevede però una regola diversa e più semplice: in base all’articolo 69, comma 1-bis, del TUIR, le vincite ottenute in queste case da gioco autorizzate non concorrono a formare il reddito imponibile di chi vince. Non si tratta quindi di un’imposta trattenuta sulla vincita, ma di un’esclusione da reddito prevista direttamente dalla norma.La conseguenza pratica è molto rassicurante per il giocatore: la vincita ottenuta in una casa da gioco italiana autorizzata è esclusa per legge dal reddito imponibile. Per questo motivo le vincite al casinò ottenute in Italia non vanno indicate né nel Modello Redditi PF né nel 730. Non esiste un quadro in cui riportarle, semplicemente perché la norma le esclude a monte dal reddito complessivo del contribuente.Immagina che Marco vinca 8.000 euro alla roulette a Sanremo: quella somma è netta dal punto di vista fiscale, senza imposte aggiuntive né righi da compilare. Vincite in casinò esteri UE e SEE: la sentenza che ha cambiato le regoleFino a pochi anni fa il trattamento delle vincite conseguite all’estero era penalizzante: chi giocava fuori dai confini nazionali doveva dichiarare tutto in Italia, anche se aveva già subito un prelievo nel Paese in cui si trovava la casa da gioco. Il risultato era una doppia imposizione, cioè pagare due volte sullo stesso importo.La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 22 ottobre 2014 nelle cause riunite C-344/13 e C-367/13 (nota come Blanco e Fabretti), ha stabilito che questo trattamento differenziato è contrario alla libera prestazione dei servizi. Da qui la modifica dell’articolo 69 del TUIR, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che ha esteso l’esenzione anche alle vincite realizzate nelle case da gioco di Stati membri dell’Unione Europea e di Paesi aderenti allo Spazio Economico Europeo (SEE).La condizione è una sola: la casa da gioco deve essere autorizzata nello Stato UE o SEE in cui opera. In quel caso la vincita è esclusa dal reddito imponibile esattamente come quelle italiane, e non va riportata in dichiarazione, come se fosse stata ottenuta a Venezia. Vincite in casinò extra-UE: si dichiarano come redditi diversiIl discorso cambia radicalmente quando la vincita arriva da una casa da gioco situata in un Paese extra-UE ed extra-SEE — come Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera o Paesi asiatici — oppure comunque non autorizzata in Italia, nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo. In questi casi le vincite al casinò vanno dichiarate al fisco italiano.Il riferimento normativo è l’articolo 67, comma 1, lettera d) del TUIR, che inserisce le vincite dei giochi di abilità e delle case da gioco tra i cosiddetti redditi diversi. Con questa espressione il legislatore indica una categoria residuale di entrate che non rientrano nel lavoro dipendente, nel lavoro autonomo o nell’impresa, ma che restano comunque tassabili.Attenzione ad alcuni aspetti che sorprendono molti giocatori:la vincita si dichiara per intero, al lordo di tutto;non si possono dedurre le perdite subite negli altri tavoli o nelle altre serate;non sono scomputabili i costi sostenuti, come viaggio, soggiorno o quota di ingresso;l’importo concorre al reddito complessivo ed è tassato con le aliquote IRPEF progressive ordinarie.Un esempio: Laura vince 20.000 euro in un casinò extra-UE e nella stessa vacanza ne perde 6.000. Dovrà dichiarare comunque 20.000 euro, perché il fisco guarda solo la vincita, tassata poi con l’IRPEF insieme agli altri redditi dell’anno. Conoscere in anticipo le scadenze fiscali aiuta a non arrivare impreparati. Gioco online: la differenza fra siti ADM e piattaforme non autorizzateIl gioco a distanza segue la stessa logica. Le piattaforme che operano con concessione ADM — l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’ente che ha assorbito la vecchia AAMS — versano il prelievo previsto dalla legge italiana: il prelievo grava sul concessionario e non sulla singola vincita, quindi il giocatore non deve dichiarare le somme incassate.Diverso il caso delle piattaforme non autorizzate da ADM, spesso ospitate su server esteri e prive di concessione italiana. Le vincite ottenute su questi siti seguono lo stesso regime visto per i casinò extra-UE: sono redditi diversi ai sensi dell’art. 67 del TUIR, si dichiarano integralmente e concorrono al reddito complessivo IRPEF, sempre senza possibilità di dedurre perdite o costi. Quadro RW: la vincita no, il conto estero forse sìUn chiarimento utile: il quadro RW, dedicato al monitoraggio fiscale, non serve a dichiarare la vincita in sé, ma la detenzione di attività finanziarie o patrimoniali all’estero. Se il denaro vinto resta su un conto corrente estero o su uno strumento finanziario fuori dall’Italia, può scattare un obbligo di monitoraggio distinto dalla tassazione della vincita: due binari separati. Cosa rischia chi non dichiara le vincite al casinòOmettere una vincita che andava dichiarata espone alle conseguenze dell’infedele dichiarazione: recupero dell’imposta, sanzioni e interessi. Non è un rischio teorico: lo scambio automatico di informazioni finanziarie tra Stati rende oggi molto visibili i flussi di denaro dall’estero.Il consiglio pratico è conservare la documentazione della vincita: ricevute della casa da gioco, estratti conto, attestazioni dell’eventuale prelievo subito all’estero. Sono gli elementi che permettono di dimostrare se la somma rientra tra quelle escluse dal reddito perché ottenute in una casa da gioco autorizzata oppure tra quelle da inserire nella dichiarazione dei redditi.Casinò, lotterie e Superenalotto: regimi diversiLe regole viste finora riguardano le vincite al casinò e non si applicano automaticamente a lotterie, Superenalotto, Gratta e vinci e concorsi a premi, che seguono un regime fiscale autonomo con prelievi gestiti da chi eroga il premio. Confondere i due mondi è uno degli errori più frequenti. Domande frequenti sulle vincite al casinò e le tasseDevo dichiarare una vincita ottenuta al Casinò di Venezia?No. Le vincite ottenute in case da gioco italiane autorizzate sono escluse dal reddito imponibile in base all’art. 69, comma 1-bis, del TUIR, quindi non vanno indicate nel 730 né nel Modello Redditi.Le vincite in un casinò di un altro Paese europeo sono tassate in Italia?Se il casinò è autorizzato in uno Stato UE o SEE, la vincita è esclusa dal reddito imponibile in Italia per effetto delle cause riunite C-344/13 e C-367/13 della Corte di Giustizia UE e dell’art. 69, comma 1-bis, del TUIR.Posso sottrarre le perdite dalle vincite da dichiarare?No. Quando la vincita rientra tra i redditi diversi dell’art. 67, comma 1, lettera d) del TUIR, si dichiara l’importo integrale, senza dedurre perdite di gioco né spese sostenute.Le vincite sui siti di gioco online sono sempre esenti?Solo se la piattaforma è autorizzata da ADM. Le vincite su siti privi di concessione italiana vanno dichiarate come redditi diversi e concorrono al reddito complessivo con le aliquote IRPEF ordinarie.La vincita va indicata nel quadro RW?La vincita in sé no. Il quadro RW riguarda il monitoraggio fiscale di conti correnti e attività finanziarie detenute all’estero: se il denaro vinto resta su un conto estero, l’obbligo può scattare, ma è un adempimento separato.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 18, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-18 13:00:002026-09-13 10:11:23Vincite al Casinò e Fisco Italiano: Quando (e Come) si Dichiarano
Architetti e Ingegneri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOAprire Partita IVA Ingegnere 2026: Codice ATECO, Inarcassa, Forfettario e Costi di GestioneAprire la partita IVA ingegnere 2026 è il passaggio che trasforma un titolo di studio e l’iscrizione all’Albo in una vera attività professionale autonoma. È un momento entusiasmante, ma anche pieno di dubbi: quale codice ATECO indicare, quanto si paga a Inarcassa, se conviene il regime forfettario, quanto costa davvero mantenere la posizione ogni anno.In questa guida completa trovi tutto quello che serve sapere sulla partita IVA ingegnere 2026, spiegato con parole semplici e con esempi numerici concreti. Niente linguaggio burocratico: solo le informazioni che ti servono per capire cosa ti aspetta e quali scelte fare fin dal primo giorno. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue ogni anno decine di professionisti tecnici nell’apertura e nella gestione della posizione fiscale, sia in ufficio che online in tutta Italia.Indice dei contenutiPartita IVA Ingegnere 2026: chi puo aprirla e come funziona l’iterCodice ATECO Ingegnere 2025: qual e e cosa cambia rispetto al 2007Inarcassa per l’ingegnere: iscrizione, contributi e minimi 2026Regime forfettario per ingegneri: coefficiente 78% e limite 85.000 euroQuanto costa mantenere una partita IVA da ingegnere nel 2026Fatturazione elettronica per l’ingegnere: obblighi e strumentiForfettario o regime ordinario: cosa conviene all’ingegnereIngegnere dipendente con partita IVA: si puo? Il limite dei 35.000 euroDomande frequenti sulla partita IVA ingegnere 2026Apri la tua partita IVA da ingegnere con il CAF Centro FiscalePartita IVA Ingegnere 2026: chi può aprirla e come funziona l’iterLa partita IVA ingegnere 2026 può essere aperta da chi ha conseguito la laurea in ingegneria, ha superato l’Esame di Stato ed è iscritto all’Albo degli Ingegneri del proprio Ordine provinciale. L’iscrizione all’Albo non è un dettaglio formale: senza di essa non si possono firmare progetti, relazioni tecniche, collaudi e tutte le attività riservate per legge alla professione.Una volta iscritto all’Ordine, il percorso per avviare l’attività autonoma si compone di tre passaggi fondamentali, che devono essere fatti nell’ordine giusto e con tempistiche precise. Vediamoli in sintesi.Apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, con l’indicazione del codice ATECO, del regime fiscale scelto e della data di inizio attività.Iscrizione a Inarcassa, la cassa previdenziale obbligatoria degli ingegneri e architetti liberi professionisti, da effettuare entro i termini previsti dal regolamento.Attivazione della fatturazione elettronica, con scelta del canale telematico (codice destinatario o PEC) e di un software di emissione.Un aspetto che sorprende molti neo-professionisti: l’ingegnere libero professionista non deve iscriversi alla Camera di Commercio né pagare il diritto annuale, perché svolge un’attività professionale intellettuale e non un’attività d’impresa. Questo riduce sensibilmente i costi fissi rispetto a chi apre una ditta individuale.Attenzione, però, a una scelta che pesa per anni: il regime fiscale indicato in fase di apertura. Sbagliare qui significa perdere agevolazioni importanti, come l’aliquota ridotta al 5% riservata alle nuove attività. Per questo la dichiarazione di inizio attività va preparata con un professionista: il CAF Centro Fiscale di Udine verifica i requisiti prima di trasmettere il modello e ti evita correzioni successive. Codice ATECO Ingegnere 2025: qual è e cosa cambia rispetto al 2007Il codice ATECO è la sigla numerica con cui lo Stato classifica l’attività economica che svolgi: serve a fini statistici, fiscali e previdenziali, e determina anche il coefficiente di redditività nel regime forfettario. Per l’ingegnere libero professionista il codice di riferimento è il 71.12.10 – Attività degli studi di ingegneria.Qui arriva la buona notizia, e va detta con precisione perché in giro si legge di tutto. Dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, operativa per gli adempimenti dell’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025, e molte professioni hanno cambiato codice. Per l’ingegnere, invece, il codice ATECO 2025 è rimasto 71.12.10, identico a quello della precedente classificazione ATECO 2007, in vigore fino al 31 marzo 2025.Non è così per tutti i tecnici: l’architetto, per esempio, è passato dal vecchio 71.11.00 al nuovo 71.11.09, mentre il geometra ha mantenuto il 71.12.30. Quindi, se sei ingegnere, diffida dei titoli allarmistici che parlano di “codice ATECO cambiato per tutti”: nel tuo caso non devi fare nulla, il codice resta lo stesso. Come si comunica e si aggiorna il codice ATECOIl codice si comunica all’Agenzia delle Entrate nel modello di inizio attività (AA9/12 per le persone fisiche). Se in seguito amplii i servizi — per esempio aggiungi consulenza in sicurezza, perizie o attività di formazione — serve una variazione dati con l’aggiunta di un codice secondario. Chi ha aperto la partita IVA ingegnere prima del 2025 è stato riclassificato d’ufficio nella nuova tabella, senza dover presentare alcuna domanda.Un dettaglio tecnico utile: per stabilire il coefficiente di redditività del forfettario si guarda ancora all’allegato 4 della Legge 190/2014, che è tuttora costruito sui codici ATECO 2007. Fino all’emanazione del decreto attuativo previsto dall’art. 1 del D.Lgs. 81/2025 — non ancora pubblicato — si applica quindi il coefficiente del codice 2007 corrispondente. Per l’ingegnere il risultato non cambia comunque: 78%.Inarcassa per l’ingegnere: iscrizione, contributi e minimi 2026Chi apre la partita IVA ingegnere 2026 ed è iscritto all’Albo ha l’obbligo di iscriversi a Inarcassa, la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri e Architetti Liberi Professionisti. È lo stesso ente che accoglie gli architetti, e sostituisce integralmente l’INPS: l’ingegnere libero professionista non versa alla Gestione Separata INPS.L’iscrizione scatta quando ricorrono insieme tre condizioni: iscrizione all’Albo, titolarità di partita IVA e svolgimento effettivo dell’attività libero-professionale. La contribuzione si articola su tre voci, che conviene conoscere bene perché incidono sul reddito netto finale. Soggettivo, integrativo e maternità: le tre vociContributo soggettivo: è il vero contributo pensionistico, pari al 14,5% del reddito professionale netto. Per il 2026 il minimo dovuto è di 2.785,00 euro, anche se guadagni meno.Contributo integrativo: è il 4% calcolato sul volume d’affari e si addebita in fattura al cliente, quindi non è un costo che esce dalle tue tasche. Il minimo 2026 è di 850,00 euro.Contributo di maternità/paternità: quota fissa annuale di solidarietà, pari a 65,50 euro per il 2026, versata in due rate.Traducendo in parole semplici: il contributo integrativo è una percentuale che aggiungi in fattura e che il cliente paga insieme al tuo compenso; tu la incassi e la giri a Inarcassa. Il contributo soggettivo, invece, è quello che finanzia la tua futura pensione e grava effettivamente su di te. I contributi minimi si versano in due rate, con scadenze fissate al 30 giugno e al 30 settembre di ogni anno.Deroga ai minimi e agevolazioni per chi iniziaUn ingegnere che inizia oggi difficilmente fattura subito cifre alte, e pagare il minimo soggettivo pieno può pesare. Per questo Inarcassa prevede la deroga al contributo minimo soggettivo: presentando domanda entro il 1° giugno dell’anno di riferimento, chi prevede un reddito professionale contenuto versa il 14,5% del reddito effettivamente prodotto, invece del minimo fisso.Esistono inoltre riduzioni e agevolazioni legate all’età o ai primi anni di iscrizione, i cui importi e requisiti vengono aggiornati periodicamente dal Consiglio di Amministrazione della Cassa. Proprio perché cambiano nel tempo, non affidarti a schede generiche trovate online: verifica sempre gli importi aggiornati e la tua posizione specifica con un operatore esperto prima di scegliere. Un errore qui si traduce in sanzioni e interessi difficili da recuperare.Regime forfettario per ingegneri: coefficiente 78% e limite 85.000 euroIl regime forfettario è la scelta più diffusa tra chi apre la partita IVA ingegnere 2026, perché semplifica moltissimo la gestione e riduce il carico fiscale. Il meccanismo è questo: lo Stato non guarda le spese reali che sostieni, ma stabilisce in modo forfettario quale parte dei tuoi incassi è considerata “reddito”. Per le attività professionali — ingegneri compresi — il coefficiente di redditività è il 78%.Significa che, su 100 euro incassati, 78 sono considerati reddito imponibile e 22 sono riconosciuti come costi in modo automatico. Su quel reddito, dopo aver sottratto i contributi Inarcassa versati, si applica l’imposta sostitutiva: una tassa unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali. In pratica, invece di pagare più imposte separate, ne paghi una sola. Requisiti e cause di esclusioneRicavi e compensi non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente (ragguagliati ad anno in caso di inizio attività in corso d’anno).Uscita immediata dal regime, già in corso d’anno, se si superano i 100.000 euro di incassi: da quel momento si applicano IVA e tassazione ordinaria.Spese per lavoro dipendente e collaboratori non superiori a 20.000 euro lordi annui.Assenza di partecipazioni di controllo in S.r.l. o associazioni professionali che svolgono attività riconducibili alla tua.Redditi da lavoro dipendente o pensione nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (limite valido per il 2025 e il 2026).Chi inizia una nuova attività può beneficiare dell’imposta sostitutiva ridotta al 5% per i primi cinque anni, a patto di non aver esercitato la stessa professione nei tre anni precedenti e di non svolgere l’attività prevalentemente verso il proprio ex datore di lavoro. Superato il quinquennio, l’aliquota sale al 15%. È un’agevolazione preziosa: sbagliarne i requisiti in fase di apertura significa perderla del tutto.Nel forfettario non si applica l’IVA in fattura, non si detrae l’IVA sugli acquisti e non si è soggetti a ritenuta d’acconto. Anche gli studi di settore e gli ISA non si applicano. In compenso, non essendoci costi deducibili analitici, chi ha spese elevate — studio, collaboratori, software professionali costosi — deve fare bene i conti prima di scegliere.Quanto costa mantenere una partita IVA da ingegnere nel 2026Questa è la domanda che ci sentiamo rivolgere più spesso: quanto si spende ogni anno per tenere in piedi la partita IVA ingegnere 2026? L’apertura in sé non ha costi statali: non ci sono bolli o diritti da versare all’Agenzia delle Entrate. I costi veri arrivano dopo, e sono essenzialmente tre: contributi Inarcassa, imposta sostitutiva e assistenza professionale.Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che l’ingegner Marco, iscritto all’Albo di Udine, apra la partita IVA in regime forfettario e incassi 40.000 euro di compensi nel 2026.Reddito imponibile forfettario: 78% di 40.000 = 31.200 euro.Contributo soggettivo Inarcassa: 14,5% di 31.200 = circa 4.524 euro (deducibile dal reddito).Base imponibile netta: 31.200 − 4.524 = circa 26.676 euro.Imposta sostitutiva al 5% (nuova attività): circa 1.334 euro. Con l’aliquota ordinaria al 15% sarebbero circa 4.001 euro.Contributo integrativo 4%: 1.600 euro addebitati in fattura ai clienti, quindi non a carico di Marco.Con questi numeri, l’esborso effettivo di Marco nel primo quinquennio si aggira intorno ai 5.900 euro tra contributi e imposta, su 40.000 euro incassati. Chi invece è al di sotto dei minimi Inarcassa deve mettere in conto almeno i contributi minimi (2.785 euro di soggettivo, 850 di integrativo e 65,50 di maternità), salvo ottenere la deroga di cui abbiamo parlato.Resta il capitolo assistenza contabile. Il costo dipende dal volume di fatture, dal regime scelto e dai servizi richiesti — apertura, tenuta contabile, dichiarazione dei redditi, F24, adempimenti Inarcassa. Per questo non pubblichiamo tariffari standard: contattaci per un preventivo personalizzato costruito sulla tua reale attività, così sai esattamente quanto spenderai prima di iniziare. Fatturazione elettronica per l’ingegnere: obblighi e strumentiNel 2026 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, forfettari compresi: non esistono più esenzioni strutturali rilevanti. Ogni fattura deve essere generata in formato XML e inviata al Sistema di Interscambio (SdI), la piattaforma dell’Agenzia delle Entrate che smista i documenti tra chi emette e chi riceve.Per l’ingegnere ci sono alcune particolarità da gestire con attenzione, che i software generalisti spesso non impostano correttamente.Il contributo integrativo Inarcassa al 4% va esposto in fattura con la corretta codifica: non concorre al reddito imponibile né al calcolo della soglia degli 85.000 euro.Le fatture verso la Pubblica Amministrazione (Comuni, Province, enti) seguono il tracciato FatturaPA e spesso richiedono CIG e CUP.Nel forfettario va indicato il corretto codice natura per l’operazione fuori campo IVA e applicata la marca da bollo digitale da 2 euro sopra i 77,47 euro.Le fatture emesse e ricevute vanno conservate a norma per dieci anni.Sul fronte degli strumenti, meglio scegliere un gestionale che permetta di impostare la cassa di previdenza in automatico, gestire preventivi e parcelle e archiviare a norma. Molti dei criteri che abbiamo raccolto nella nostra analisi dei software di fatturazione per architetti 2026 valgono identici per gli studi di ingegneria, visto che condividono la stessa cassa e le stesse logiche di parcellazione. Tra le soluzioni collegate al nostro network segnaliamo fatturazioneitalia.it di BeSmart, che propone la formula del prezzo bloccato per 3 anni (piano Start 49 euro l’anno o Pro 89 euro l’anno, IVA inclusa) e permette di inserire la cassa Inarcassa direttamente in fattura: utile per chi vuole un costo prevedibile nei primi anni di attività.Discorso a parte per la parcella. La professione tecnica è soggetta alle regole sull’equo compenso, che tutelano il professionista dai corrispettivi eccessivamente bassi imposti da committenti forti. I principi e i criteri di calcolo che abbiamo illustrato nella guida alla parcella dell’architetto 2026 e all’equo compenso si applicano anche all’ingegnere: vale la pena leggerla prima di firmare il primo incarico importante.Forfettario o regime ordinario: cosa conviene all’ingegnereNon esiste una risposta valida per tutti. La scelta tra forfettario e regime ordinario per la partita IVA ingegnere dipende da due variabili: quanto fatturi e quante spese reali sostieni. La regola pratica è semplice: il forfettario conviene quando le spese effettive sono inferiori al 22% degli incassi, cioè alla quota di costi già riconosciuta in automatico dal coefficiente del 78%. Quando conviene il forfettarioIl forfettario è la scelta naturale per l’ingegnere che lavora prevalentemente in autonomia, magari da casa o in coworking, con pochi costi fissi: computer, software di calcolo, assicurazione professionale, formazione. In questo scenario l’aliquota unica del 15% — o del 5% nei primi cinque anni — batte nettamente la tassazione IRPEF progressiva, che parte dal 23% e sale rapidamente.Quando conviene il regime ordinarioIl regime ordinario torna competitivo quando lo studio ha struttura: affitto di un ufficio, collaboratori, attrezzature costose, auto, strumentazione di rilievo topografico o software in licenza annuale. In quel caso i costi si deducono uno per uno e l’IVA sugli acquisti si detrae. Inoltre, solo nell’ordinario si possono sfruttare pienamente detrazioni e deduzioni personali — spese mediche, interessi sul mutuo, familiari a carico — che nel forfettario, salvo altri redditi, restano inutilizzate.C’è poi un tema pratico spesso sottovalutato: lavorare con le imprese di costruzione o con la committenza pubblica su interventi agevolati significa confrontarsi con bonus edilizi e pratiche tecniche collegate. Se il tuo lavoro ruota attorno a riqualificazioni energetiche, conoscere i meccanismi dell’Ecobonus 2026 e delle detrazioni per il risparmio energetico ti rende molto più utile al cliente e ti apre un mercato preciso.Il consiglio operativo è di fare una simulazione numerica sui tuoi dati reali prima di decidere. Il passaggio da un regime all’altro è possibile, ma segue regole e tempistiche vincolanti: meglio impostare subito la strada giusta che correggere in corsa. I nostri operatori mettono a confronto i due scenari e ti mostrano il risultato netto in entrambi i casi.Ingegnere dipendente con partita IVA: si può? Il limite dei 35.000 euroMolti ingegneri lavorano in azienda o in uno studio e vorrebbero affiancare qualche incarico in proprio. La risposta è sì, è possibile aprire la partita IVA ingegnere 2026 anche da lavoratore dipendente, ma bisogna rispettare tre livelli di regole: quelle del contratto di lavoro, quelle del regime fiscale e quelle previdenziali.Sul piano fiscale, per accedere o restare nel regime forfettario i redditi da lavoro dipendente o da pensione percepiti nell’anno precedente non devono superare 35.000 euro. È il limite in vigore per il 2025 e il 2026 e ha sostituito il vecchio tetto di 30.000 euro: attenzione a non fidarsi di guide non aggiornate. Il limite non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato e non ne è iniziato un altro.C’è poi una seconda regola da non dimenticare: non puoi fatturare in modo prevalente al tuo attuale datore di lavoro o a chi lo è stato nei due anni precedenti. È una clausola antielusiva pensata per evitare che un rapporto di lavoro dipendente venga trasformato artificialmente in una collaborazione a partita IVA.Sul piano contrattuale, il dipendente pubblico ha vincoli stringenti di esclusività e deve chiedere l’autorizzazione all’amministrazione; il dipendente privato deve verificare eventuali patti di non concorrenza o clausole di esclusiva presenti nel contratto. Sul piano previdenziale, infine, l’attività autonoma comporta comunque la posizione presso Inarcassa, con regole specifiche per chi ha una copertura obbligatoria da lavoro dipendente.Ogni situazione è diversa e le conseguenze di un errore possono essere serie, dalla perdita del regime agevolato a contestazioni disciplinari. Prima di aprire, fai valutare il tuo caso specifico dai nostri operatori: bastano pochi minuti per capire se la strada è percorribile e a quali condizioni.Domande frequenti sulla partita IVA ingegnere 2026 Qual è il codice ATECO per la partita IVA ingegnere 2026?Il codice è 71.12.10 – Attività degli studi di ingegneria. È rimasto identico nel passaggio dalla precedente classificazione ATECO 2007 alla nuova ATECO 2025, quindi gli ingegneri già attivi non devono presentare alcuna variazione. A cambiare è stato invece il codice dell’architetto, passato da 71.11.00 a 71.11.09.Quanto si paga a Inarcassa il primo anno di attività?Le voci base per il 2026 sono il contributo soggettivo (14,5% del reddito, minimo 2.785 euro), il contributo integrativo (4% del volume d’affari, minimo 850 euro, addebitato in fattura al cliente) e il contributo di maternità/paternità di 65,50 euro. Chi prevede redditi bassi può chiedere la deroga al minimo soggettivo entro il 1° giugno. Gli importi vengono aggiornati ogni anno: fai verificare la tua posizione prima di versare.Un ingegnere forfettario paga l’IVA ai clienti?No. Nel regime forfettario le fatture sono emesse senza IVA e senza ritenuta d’acconto, con l’indicazione del corretto codice natura. Resta però la marca da bollo digitale da 2 euro per gli importi superiori a 77,47 euro e va sempre esposto il contributo integrativo Inarcassa del 4%.Posso aprire la partita IVA ingegnere se sono già dipendente?Sì, a condizione che il contratto di lavoro lo consenta. Per il forfettario serve che i redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non superino 35.000 euro e che l’attività non sia svolta prevalentemente verso il datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni. I dipendenti pubblici devono richiedere l’autorizzazione all’ente.Cosa succede se supero gli 85.000 euro di compensi?Se superi 85.000 euro ma resti sotto i 100.000, esci dal forfettario a partire dall’anno successivo. Se invece superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata già nell’anno in corso: da quel momento devi applicare l’IVA in fattura e passare alla tassazione ordinaria. È una situazione da gestire tempestivamente con il supporto del CAF, per evitare errori di fatturazione.L’ingegnere deve iscriversi alla Camera di Commercio?No. L’ingegnere libero professionista svolge un’attività intellettuale, non d’impresa, quindi non si iscrive al Registro delle Imprese e non paga il diritto annuale camerale. L’obbligo scatta solo in caso di costituzione di una società di ingegneria o di una società tra professionisti, che seguono regole diverse.Apri la tua partita IVA da ingegnere con il CAF Centro FiscaleAprire e gestire la partita IVA ingegnere 2026 non è complicato se ogni passaggio viene fatto nell’ordine giusto: codice ATECO corretto, regime fiscale scelto con cognizione, iscrizione a Inarcassa nei termini e fatturazione elettronica impostata bene fin dalla prima parcella. È l’accumularsi di piccoli errori iniziali a generare sanzioni e costi imprevisti negli anni successivi.Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in tutto il percorso: apertura della posizione, simulazione di convenienza tra forfettario e ordinario, gestione contabile annuale, adempimenti Inarcassa, dichiarazione dei redditi e F24. Lavoriamo sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia completamente online con professionisti di tutta Italia.Vuoi sapere quanto ti costerebbe davvero la gestione della tua posizione? Contattaci per un preventivo personalizzato, costruito sul tuo volume di fatture e sui servizi che ti servono realmente, senza pacchetti standard.Hai bisogno di assistenza per aprire la partita IVA da ingegnere o per gestire il regime forfettario? 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Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640 Settembre 18, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-18 11:00:002026-09-27 08:53:26Aprire Partita IVA Ingegnere 2026: Codice ATECO, Inarcassa, Forfettario e Costi di Gestione
NOTIZIEVetrate Panoramiche sulla Veranda: Spetta il Bonus Mobili 2026? Cosa Dice Davvero l’Agenzia delle EntrateChiudere una veranda o un balcone con vetrate panoramiche amovibili (le cosiddette VEPA) è una delle soluzioni più richieste da chi vuole guadagnare spazio vivibile senza affrontare una ristrutturazione vera e propria. Molte famiglie le installano proprio in vista dell’arredo della nuova zona living e si chiedono se possano contare anche sul bonus mobili 2026. Su questo punto circolano risposte troppo ottimistiche: la tesi secondo cui le vetrate sarebbero “manutenzione straordinaria” e aprirebbero automaticamente al bonus mobili non trova conferma nei documenti dell’Agenzia delle Entrate.In questa guida vediamo cosa prevede davvero la normativa: quale detrazione spetta per le VEPA, perché il collegamento tra bonus mobili e vetrate panoramiche sulla veranda non è automatico, e quali documenti servono per non rischiare un recupero d’imposta. Indice dei contenutiCos’è il bonus mobili 2026 e come funzionaCosa sono le vetrate panoramiche amovibili (VEPA) e perché sono edilizia liberaQuale detrazione spetta per le VEPA: il bonus ristrutturazioniBonus mobili e vetrate panoramiche: perché non è automaticoDocumenti e condizioni da rispettare per non perdere la detrazioneDomande frequenti sul bonus mobili e le vetrate panoramicheCos’è il bonus mobili 2026 e come funziona Il bonus mobili (art. 16, comma 2, del DL 63/2013) è una detrazione IRPEF riservata a chi acquista mobili nuovi e grandi elettrodomestici destinati a un immobile oggetto di un intervento di recupero del patrimonio edilizio. Non è un’agevolazione autonoma: esiste solo se collegata a lavori agevolati già avviati sull’abitazione o sulle sue pertinenze, come balconi, logge e verande.La Legge di Bilancio 2026 (art. 1, comma 22, della L. 199/2025) ha prorogato il bonus senza modifiche. Per gli acquisti effettuati nel 2026 la detrazione è del 50% su un tetto massimo di 5.000 euro per unità immobiliare, pertinenze comprese: il risparmio massimo è quindi di 2.500 euro, recuperati in 10 quote annuali nella dichiarazione dei redditi. Sul fronte delle tempistiche, i lavori devono essere iniziati prima dell’acquisto dei mobili e, per gli acquisti 2026, devono risultare avviati a partire dal 1° gennaio 2025. Non è invece necessario aver già pagato le spese dei lavori prima di quelle per l’arredo.Rientrano tra i beni agevolabili letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, divani, poltrone, materassi e apparecchi di illuminazione, oltre ai grandi elettrodomestici con classe energetica minima richiesta (classe A per i forni, E per lavatrici e lavastoviglie, F per frigoriferi e congelatori). Restano esclusi porte, pavimentazioni come il parquet, tende e tendaggi e gli altri complementi d’arredo.Cosa sono le vetrate panoramiche amovibili (VEPA) e perché sono edilizia libera Le vetrate panoramiche amovibili sono strutture in vetro completamente trasparenti che si installano su balconi aggettanti, logge rientranti o porticati già esistenti. Servono a proteggere lo spazio dagli agenti atmosferici, migliorare le prestazioni acustiche ed energetiche e ridurre le dispersioni termiche, senza trasformare l’area in un ambiente stabilmente chiuso.Dal punto di vista urbanistico sono espressamente inserite tra gli interventi di edilizia libera dall’art. 6, comma 1, lettera b-bis, del DPR 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia), introdotta dal Decreto Aiuti-bis del 2022 e ampliata dal Decreto Salva Casa (DL 69/2024). Significa che, se rispettano i requisiti di legge, non richiedono né permesso di costruire né CILA. È bene chiarire un equivoco frequente: l’edilizia libera non ha alcun tetto di spesa. I 96.000 euro che spesso si leggono sono il massimale per unità immobiliare del bonus ristrutturazioni, un limite fiscale che nulla ha a che vedere con la qualificazione dell’intervento.Le vetrate devono essere amovibili e totalmente trasparenti: apribili, scorrevoli o rimovibili, non fisse in modo permanente.Vanno installate su balconi aggettanti, logge rientranti o porticati, esclusi i porticati su fronti pubblici o gravati da uso pubblico.Non devono creare spazi stabilmente chiusi con aumento di volumi o superfici, né un cambio di destinazione d’uso (ad esempio da superficie accessoria a superficie utile).Devono garantire una naturale microaerazione e avere un impatto visivo minimo, senza modificare le linee architettoniche dell’edificio.Se la struttura è invece fissa e chiude in modo permanente il balcone, non si è più nell’edilizia libera: l’intervento può configurare un ampliamento volumetrico, con titoli abilitativi specifici e conseguenze diverse anche sul piano fiscale.Quale detrazione spetta per le VEPA: il bonus ristrutturazioni L’unica presa di posizione dell’Agenzia delle Entrate sulle VEPA reperita è la risposta a interpello n. 906-209/2022 di una Direzione Regionale: la detrazione per il recupero edilizio spetta perché le vetrate, se realizzate con vetri antisfondamento, rientrano tra le opere finalizzate a prevenire il rischio di atti illeciti da parte di terzi, previste dall’art. 16-bis, comma 1, lettera f), del TUIR. È la stessa categoria in cui la circolare 13/E/2001 colloca i vetri antisfondamento e che la circolare 28/E/2022 riferisce ai reati come furto e aggressione.Per il 2026 il bonus ristrutturazioni vale il 50% delle spese se l’intervento riguarda l’abitazione principale di chi ne è proprietario o titolare di un diritto reale, e il 36% negli altri casi, su un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare, in 10 quote annuali (art. 16-bis, comma 3-ter, del TUIR e art. 16 del DL 63/2013, prorogati dalla L. 199/2025; circolare 8/E del 19 giugno 2025). Trattandosi di lavori in edilizia libera, la data di inizio si documenta con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, come vedremo più avanti.Un punto va sottolineato: la circolare 8/E/2025, spesso citata in rete a sostegno delle VEPA, non menziona affatto le vetrate panoramiche. Le uniche fonti che le qualificano come manutenzione straordinaria sono articoli divulgativi, non documenti ufficiali.Bonus mobili e vetrate panoramiche: perché non è automatico Qui sta il nodo della questione. Secondo la Guida dell’Agenzia delle Entrate alle agevolazioni della dichiarazione 2026, per beneficiare del bonus mobili l’intervento sull’abitazione deve essere riconducibile almeno alla manutenzione straordinaria (art. 3, comma 1, lettera b, del DPR 380/2001). Sulle singole unità immobiliari valgono anche restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia; la manutenzione ordinaria conta solo sulle parti comuni condominiali.La stessa Guida, richiamando la circolare 10/E/2014 (risposta 7.1), elenca tra gli interventi che non danno diritto al bonus mobili proprio “gli interventi volti all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi”, cioè quelli della lettera f), tranne nel caso in cui siano anche inquadrabili tra manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro o ristrutturazione. Sono esclusi anche i lavori agevolati con l’Ecobonus e la realizzazione di box e posti auto.Mettendo insieme i due tasselli, il quadro è chiaro: le VEPA sono agevolate in quanto misura anti-intrusione, e questa categoria da sola non apre al bonus mobili. Il bonus può spettare solo se l’installazione è qualificabile anche come manutenzione straordinaria, ma su questo punto specifico non esiste alcun chiarimento ufficiale dell’Agenzia delle Entrate. Chi acquista arredi contando sulla detrazione senza questo presupposto rischia, in caso di controllo, il recupero di fino a 2.500 euro oltre a sanzioni e interessi.In pratica, il bonus mobili collegato alle vetrate panoramiche è sostenibile in due situazioni:quando un tecnico abilitato qualifica per iscritto l’intervento come manutenzione straordinaria ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera b, del Testo Unico dell’Edilizia, e la dichiarazione sostitutiva di inizio lavori lo attesta;quando le vetrate sono parte di un intervento più ampio di manutenzione straordinaria o ristrutturazione dell’immobile già agevolato, che di per sé dà accesso al bonus mobili.In tutti gli altri casi la scelta prudente è non contare sul bonus mobili oppure presentare un interpello all’Agenzia delle Entrate prima dell’acquisto. Resta comunque fermo il bonus ristrutturazioni sulle vetrate, che è l’agevolazione sicura.Documenti e condizioni da rispettare per non perdere la detrazione Anche quando l’intervento rientra nell’edilizia libera e non richiede una pratica edilizia, resta necessario conservare una documentazione adeguata per dimostrare, in caso di controllo, la natura dei lavori e la loro data di inizio.RequisitoCosa servePagamento dei lavoriBonifico parlante (modello per detrazioni edilizie predisposto da banche e Poste)Pagamento di mobili ed elettrodomesticiBonifico anche ordinario, carta di credito o carta di debito; esclusi contanti e assegniFatture e documentiFatture dei lavori e degli acquisti di arredo con i dati dell’acquirenteData di inizio lavori (edilizia libera)Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con data di avvio e attestazione che i lavori sono agevolabili (provv. AdE n. 149646/2011)Qualificazione dell’interventoRelazione o attestazione del tecnico sulla natura dei lavori (manutenzione straordinaria o misura anti-intrusione)Comunicazione ENEAEntro 90 giorni dalla fine dei lavori per gli elettrodomestici; l’omissione non fa perdere il bonus mobili (ris. 46/E/2019)Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la tracciabilità dei pagamenti: per i lavori serve il bonifico parlante, mentre per mobili ed elettrodomestici sono ammessi anche carta di credito e carta di debito, oltre al bonifico anche ordinario (circolare 7/E/2016). I pagamenti in contanti o con assegno non danno diritto ad alcuna detrazione. Le detrazioni si fanno valere nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo a quello della spesa.Situazioni come questa, a metà tra edilizia libera e recupero edilizio, sono tra le più esposte a interpretazioni discordanti: prima di acquistare mobili contando sulla detrazione conviene farsi qualificare l’intervento da un tecnico e conservare tutta la documentazione.Domande frequenti sul bonus mobili e le vetrate panoramicheLe vetrate panoramiche amovibili richiedono una pratica edilizia?No. Se sono amovibili, totalmente trasparenti, installate su balconi aggettanti, logge rientranti o porticati e non creano spazi stabilmente chiusi, rientrano nell’edilizia libera (art. 6, comma 1, lettera b-bis del DPR 380/2001): non servono né CILA né permesso di costruire. L’edilizia libera non prevede alcun tetto di spesa.Le VEPA danno diritto al bonus ristrutturazioni?Sì, secondo l’unica prassi dell’Agenzia delle Entrate reperita (risposta a interpello n. 906-209/2022), a condizione che le vetrate siano in vetro antisfondamento: l’intervento è inquadrato tra le misure di prevenzione degli atti illeciti (art. 16-bis, comma 1, lettera f del TUIR). Nel 2026 la detrazione è del 50% sull’abitazione principale e del 36% sugli altri immobili, su un massimo di 96.000 euro.Installare le vetrate panoramiche dà automaticamente il bonus mobili?No. La Guida dell’Agenzia delle Entrate richiede un intervento riconducibile almeno alla manutenzione straordinaria ed esclude espressamente le misure anti-intrusione (lettera f), salvo che siano anche inquadrabili come manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro o ristrutturazione. Nessun documento ufficiale qualifica le VEPA come manutenzione straordinaria: il bonus mobili va valutato caso per caso con un tecnico.Qual è il massimale di spesa per il bonus mobili nel 2026?Il tetto è di 5.000 euro per unità immobiliare, pertinenze comprese, con detrazione IRPEF del 50% (massimo 2.500 euro) in 10 quote annuali. Per gli acquisti 2026 i lavori devono essere iniziati a partire dal 1° gennaio 2025 e comunque prima dell’acquisto dei mobili.Come si prova la data di inizio lavori se non serve la CILA?Con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art. 47 del DPR 445/2000) che indica la data di inizio dei lavori e attesta che rientrano tra quelli agevolabili, come previsto dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 149646 del 2 novembre 2011.Cosa succede se non invio la comunicazione ENEA?Per il bonus mobili la mancata o tardiva trasmissione dei dati all’ENEA non comporta la perdita della detrazione, come chiarito dalla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 46/E del 18 aprile 2019.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 18, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2016/11/bonus-mobili-640x342.jpg 342 640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-18 10:00:002026-09-13 00:07:32Vetrate Panoramiche sulla Veranda: Spetta il Bonus Mobili 2026? Cosa Dice Davvero l’Agenzia delle Entrate
PATRONATOSede INPS Udine 2026: Orari, Prenotazione e Servizi (Quando Andare al Patronato)Sede INPS Udine 2026: Orari, Prenotazione e Servizi — Quando Conviene Andare al PatronatoSe devi sbrigare una pratica INPS a Udine — dalla pensione alla NASPI, dall’assegno unico all’invalidità — hai due strade: recarti direttamente alla sede INPS di Udine o rivolgerti a un patronato come il CAF Centro Fiscale. Questa guida ti aiuta a capire dove si trova la sede INPS di Udine, come prenotare un appuntamento nel 2026, quali servizi sono disponibili allo sportello e, soprattutto, quando conviene davvero andare all’INPS e quando invece è più efficiente (e gratuito) affidarsi al patronato.Indice dei contenutiDove Si Trova la Sede INPS di Udine nel 2026Orari Sportello INPS Udine 2026Come Prenotare un Appuntamento all’INPS di UdineServizi INPS Disponibili allo Sportello di UdineSedi INPS in FVG: Provinciali e AgenzieQuando Conviene Andare all’INPS vs Rivolgersi al Patronato CAFDomande Frequenti sulla Sede INPS UdineContatta il Patronato CAF Centro Fiscale: Nessuna Fila all’INPSDove Si Trova la Sede INPS di Udine nel 2026 La Sede Provinciale INPS di Udine si trova in Viale dell’Industria 36, 33100 Udine. È la struttura di riferimento per tutta la provincia di Udine e gestisce le pratiche di pensione, invalidità civile, NASPI, assegno unico e altre prestazioni INPS per i residenti del territorio.Come raggiungerla:In auto: la sede è raggiungibile dalla tangenziale di Udine, zona industriale. Parcheggio disponibile nelle vicinanzeIn autobus: linee SAF/ATM che servono la zona industriale di Udine (verificare gli aggiornamenti delle linee sul sito APT-FVG)Orari Sportello INPS Udine 2026 Gli sportelli INPS operano esclusivamente su appuntamento dal 2021, e questo vale anche per la sede di Udine nel 2026. Non è possibile presentarsi allo sportello senza prenotazione: il sistema a sportello libero è stato definitivamente eliminato a favore degli appuntamenti.Gli orari indicativi per gli appuntamenti allo sportello INPS Udine sono:Lunedì – Venerdì: 8:30 – 12:30 (mattina, sportello su appuntamento)Martedì e Giovedì: anche pomeriggio 14:30 – 16:30 (verificare disponibilità online)Sabato, domenica e festivi: chiusoImportante: gli orari possono variare per periodi di picco (es. campagna 730, periodo pensionistico) o per disposizioni organizzative INPS. Verifica sempre sul sito ufficiale INPS prima di recarti.Come Prenotare un Appuntamento all’INPS di Udine Ci sono tre modi per prenotare un appuntamento allo sportello INPS di Udine:1. Prenotazione Online (MyINPS / Portale INPS)Accedi a www.inps.it con credenziali SPID, CIE o CNSVai su «Contatti e assistenza» → «Prenota un appuntamento»Seleziona la sede di Udine e il tipo di servizio richiestoScegli il giorno e l’orario disponibileRicevi la conferma via email/SMS con il codice appuntamento2. Prenotazione TelefonicaNumero verde gratuito: 803.164 (da rete fissa, gratuito)Dal cellulare: 06 164.164 (a pagamento, tariffe operatore)Il numero è attivo dal lunedì al venerdì, ore 8:00 – 20:00I tempi di attesa possono essere lunghi nei periodi di punta3. App INPS MobileScarica l’app ufficiale INPS dal Play Store (Android) o App Store (iOS)Accedi con SPID, CIE o CNSFunzione «Sportelli e appuntamenti» per prenotare direttamente dallo smartphoneServizi INPS Disponibili allo Sportello di Udine Non tutti i servizi INPS richiedono la presenza fisica allo sportello. Ecco una distinzione chiara tra ciò che si può (e deve) fare allo sportello e ciò che si può gestire online o tramite patronato:ServizioSportello fisicoOnline/PatronatoDomanda pensione di vecchiaia/anticipataRaramente necessarioSÌ (patronato o portale INPS)Estratto conto contributivoNon necessarioSÌ (MyINPS autonomo)Domanda NASPINon necessarioSÌ (patronato o portale INPS)Domanda assegno unicoNon necessarioSÌ (patronato o portale INPS)Domanda invalidità civileVisita medica INPS obbligatoriaDomanda via patronatoRicorso contro decisione INPSPuò servire per atti ufficialiAvvocato / patronatoCorregere dati anagrafici INPSPuò essere necessarioSpesso online o via patronatoRitiro documentazione cartaceaSÌ (in casi specifici)Spesso via email/portaleSedi INPS in FVG: Provinciali e AgenzieOltre alla sede provinciale di Udine, l’INPS è presente in Friuli Venezia Giulia con le seguenti strutture:INPS Trieste — Via Mazzini 31, 34121 Trieste (Direzione Provinciale)INPS Pordenone — Via Interna 6, 33170 PordenoneINPS Gorizia — Via Duca d’Aosta 57, 34170 GoriziaAgenzie subprovinciali: Cervignano, Cividale, Tolmezzo (per la Carnia) — verificare apertura sportelli sul sito INPSPer i residenti in zone periferiche del FVG (Carnia, Tarvisiano, Gemonese), recarsi fisicamente all’INPS può significare ore di viaggio. In questi casi, il patronato online del CAF Centro Fiscale è la soluzione più pratica: tutte le pratiche vengono gestite a distanza.Quando Conviene Andare all’INPS vs Rivolgersi al Patronato CAFQuesta è la domanda che si pongono in molti. La risposta dipende dal tipo di pratica e dalla tua situazione:Vai all’INPS direttamente quando…Vai al patronato CAF quando…Devi ritirare un documento originale cartaceo che INPS rilascia solo fisicamenteDevi presentare domanda di pensione, NASPI, assegno unico, invaliditàHai ricevuto una convocazione ufficiale (visita medica invalidità)Hai ricevuto un provvedimento INPS che non capisciHai già tutta la documentazione e conosci la proceduraNon hai SPID o non sai usare i portali onlineIl tuo caso è standard e non presenta criticitàIl tuo caso ha particolarità (es. periodi all’estero, contributi in più gestioni)Vuoi un’assistenza gratuita e continuativa sulla tua praticaIl patronato è gratuito per legge: i costi del servizio di patronato sono a carico dello Stato (attraverso contributi INPS agli enti di patronato), non del cittadino. Non devi pagare nulla per farsi assistere dal patronato CAF Centro Fiscale nella presentazione di una domanda di pensione, NASPI o assegno unico.Domande Frequenti sulla Sede INPS UdinePosso andare alla sede INPS di Udine senza appuntamento?No. Dal 2021 l’accesso allo sportello INPS è esclusivamente su appuntamento. Presentarsi senza prenotazione non garantisce di essere ricevuti. Prenota online su www.inps.it, tramite l’app INPS Mobile o al numero 803.164.Qual è il numero di telefono dell’INPS Udine?Non esiste un numero diretto della sede di Udine accessibile al pubblico. L’INPS ha centralizzato il contatto telefonico al numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o al 06 164.164 (a pagamento da cellulare), operativi dal lunedì al venerdì 8:00-20:00.Posso farmi accompagnare da un familiare all’appuntamento INPS?Sì, in genere è consentito portare un familiare o un accompagnatore, soprattutto per anziani o persone con difficoltà. Tuttavia, per questioni di privacy, alcune informazioni vengono fornite solo al diretto interessato o al suo delegato formale (con delega scritta).Il patronato CAF Centro Fiscale può sostituirsi a me in tutte le pratiche INPS?Sì, per la quasi totalità delle pratiche. Il patronato è un soggetto abilitato per legge a presentare domande all’INPS in nome e per conto del cittadino. Fanno eccezione le visite mediche di invalidità, dove devi comparire personalmente davanti alla Commissione Medica INPS.Contatta il Patronato CAF Centro Fiscale: Nessuna Fila all’INPSIl patronato CAF Centro Fiscale gestisce tutte le pratiche INPS per i cittadini di Udine e di tutta la regione FVG, anche online. Non devi fare la fila, non devi prenotare mesi prima, e il servizio è completamente gratuito.Telefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Online: pratiche.centrofiscale.comSede fisica: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — UdineLe informazioni sugli orari e indirizzi INPS sono aggiornate a giugno 2026 ma potrebbero variare. Verifica sempre su www.inps.it prima di recarti in sede.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-18 09:00:002026-08-17 11:03:35Sede INPS Udine 2026: Orari, Prenotazione e Servizi (Quando Andare al Patronato)
DICHIARAZIONE DEI REDDITIDichiarazione dei Redditi Tardiva 2026: Sanzioni Ridotte, Ravvedimento e Come PresentarlaLa dichiarazione dei redditi tardiva rappresenta l’ultima possibilità per regolarizzare la propria posizione fiscale senza incorrere nelle pesanti sanzioni previste per la dichiarazione omessa. Se hai superato la scadenza del 730 o del Modello Redditi PF, non tutto è perduto: la legge ti concede 90 giorni di tempo per presentare la dichiarazione con una sanzione ridotta a soli 25 euro grazie al ravvedimento operoso. In questa guida completa scoprirai come funziona la dichiarazione redditi tardiva nel 2026, quali sono le scadenze precise, come calcolare le sanzioni e cosa rischi se superi anche il termine dei 90 giorni. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per aiutarti a regolarizzare la tua posizione nel modo più conveniente possibile.Indice dei contenutiIndice dei ContenutiCos’è la Dichiarazione dei Redditi TardivaScadenze Dichiarazione Redditi Tardiva 2026Sanzioni Dichiarazione Tardiva: Importi e CalcoloRavvedimento Operoso: Come Ridurre la Sanzione a 25 EuroDifferenza tra Dichiarazione Tardiva e Omessa: Effetti PraticiCome Presentare la Dichiarazione Redditi TardivaVersamento Imposte Tardive: Sanzioni e InteressiImpatto su Bonus, Agevolazioni e ISEEDomande Frequenti sulla Dichiarazione Redditi TardivaConclusione: Non Aspettare, Regolarizza la Tua PosizioneIndice dei ContenutiCos’è la Dichiarazione dei Redditi TardivaScadenze Dichiarazione Redditi Tardiva 2026Sanzioni Dichiarazione Tardiva: Importi e CalcoloRavvedimento Operoso: Come Ridurre la Sanzione a 25 EuroDifferenza tra Dichiarazione Tardiva e OmessaCome Presentare la Dichiarazione Redditi TardivaVersamento Imposte Tardive: Sanzioni e InteressiImpatto su Bonus, Agevolazioni e ISEEDomande FrequentiConclusioneCos’è la Dichiarazione dei Redditi TardivaLa dichiarazione dei redditi tardiva è una dichiarazione fiscale presentata dopo la scadenza ordinaria ma entro i 90 giorni successivi. Si tratta di un istituto previsto dall’articolo 2, comma 7 del DPR 322/1998, che considera ancora valida e produttiva di effetti giuridici una dichiarazione inviata in ritardo, purché il ritardo non superi i tre mesi dalla scadenza naturale.In pratica, se per qualsiasi motivo non sei riuscito a inviare il Modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche entro il termine previsto, la legge ti offre una seconda chance. La dichiarazione tardiva ha lo stesso valore di quella presentata nei termini: viene regolarmente acquisita dall’Agenzia delle Entrate, i crediti eventualmente maturati restano validi e le detrazioni vengono riconosciute. L’unica differenza è che dovrai pagare una sanzione amministrativa, che però può essere notevolmente ridotta grazie al ravvedimento operoso.È fondamentale comprendere che la dichiarazione redditi tardiva non è un’opzione da prendere alla leggera. Anche se la sanzione è contenuta, il ritardo nella presentazione può avere ripercussioni su altri aspetti della vita fiscale, come l’ISEE e l’accesso a determinati bonus. Per questo motivo, è sempre preferibile rispettare le scadenze oppure, in caso di ritardo, agire il prima possibile per limitare le conseguenze. Scadenze Dichiarazione Redditi Tardiva 2026Per sapere entro quando puoi ancora presentare la dichiarazione redditi tardiva nel 2026, devi partire dalle scadenze ordinarie di ciascun modello dichiarativo. Vediamo nel dettaglio tutte le date da ricordare.Modello 730: Scadenze per la Presentazione TardivaIl 730 precompilato 2026 ha come scadenza ordinaria il 30 settembre 2026. Questo significa che chi non riesce a inviarlo entro tale data ha tempo fino al 29 dicembre 2026 per presentare la dichiarazione tardiva. In realtà, chi presenta il 730 in ritardo dovrà in molti casi passare al Modello Redditi PF, poiché il sistema del 730 precompilato potrebbe non accettare più gli invii dopo la scadenza. Il passaggio al Modello Redditi non comporta differenze sostanziali nel risultato fiscale, ma richiede una procedura diversa.Modello Redditi Persone Fisiche: Scadenze per la Presentazione TardivaIl Modello Redditi PF ha come scadenza ordinaria il 30 novembre 2026 (per i redditi dell’anno 2025). Di conseguenza, la dichiarazione tardiva può essere presentata entro il 28 febbraio 2027, ovvero entro 90 giorni dalla scadenza. Questo termine è tassativo: superato il 28 febbraio 2027, la dichiarazione non è più considerata tardiva ma omessa, con conseguenze ben più gravi.Ecco un riepilogo delle scadenze per la dichiarazione redditi tardiva 2026:ModelloScadenza ordinariaTermine dichiarazione tardiva730/202630 settembre 202629 dicembre 2026Redditi PF/202630 novembre 202628 febbraio 2027 Sanzioni Dichiarazione Tardiva: Importi e CalcoloLe sanzioni per la dichiarazione redditi tardiva sono disciplinate dall’articolo 1 del D.Lgs. 471/1997 (come modificato dal D.Lgs. 87/2024, la riforma delle sanzioni tributarie). La buona notizia è che la sanzione base per la dichiarazione tardiva è significativamente inferiore rispetto a quella prevista per l’omessa dichiarazione, e può essere ulteriormente ridotta con il ravvedimento operoso.Sanzione Base: 250 EuroLa sanzione fissa per chi presenta la dichiarazione dei redditi entro 90 giorni dalla scadenza è pari a 250 euro. Questa sanzione si applica indipendentemente dall’importo delle imposte dovute: che tu debba versare 100 euro o 10.000 euro di imposte, la sanzione per il ritardo nella presentazione resta di 250 euro.Tuttavia, questa è la sanzione “piena”. Grazie al ravvedimento operoso, puoi ridurla drasticamente. Se paghi spontaneamente entro i 90 giorni dalla scadenza, la sanzione scende a 1/10 del minimo, ovvero soli 25 euro. Sì, hai letto bene: con il ravvedimento operoso la dichiarazione tardiva ti costa appena 25 euro di sanzione.Dichiarazione Tardiva Senza Imposte DovuteUn caso particolare riguarda chi presenta la dichiarazione tardiva ma non ha imposte da versare (ad esempio perché risulta a credito o le imposte sono già state interamente trattenute dal datore di lavoro). In questa situazione, la sanzione di 250 euro si applica comunque come sanzione formale per il ritardo, ma non si aggiungono sanzioni per omesso versamento. Anche in questo caso, il ravvedimento operoso riduce l’importo a 25 euro. Ravvedimento Operoso: Come Ridurre la Sanzione a 25 EuroIl ravvedimento operoso è lo strumento più potente a disposizione del contribuente per ridurre le sanzioni sulla dichiarazione redditi tardiva. Disciplinato dall’articolo 13 del D.Lgs. 472/1997, consente di pagare spontaneamente una sanzione ridotta a fronte della regolarizzazione della violazione. Vediamo come funziona nel dettaglio.Come Calcolare la Sanzione RidottaPer la dichiarazione tardiva presentata entro 90 giorni dalla scadenza, il ravvedimento operoso prevede la riduzione della sanzione a 1/10 del minimo edittale. Il calcolo è molto semplice:Sanzione base: 250 euroRiduzione ravvedimento: 1/10Sanzione da pagare: 250 / 10 = 25 euroQuesto importo di 25 euro deve essere versato tramite Modello F24 utilizzando il codice tributo 8911 (sanzione pecuniaria per altre violazioni tributarie, ravvedimento). È importante indicare come anno di riferimento l’anno della violazione (2026 per le dichiarazioni dei redditi 2025) e come periodo il mese in cui si effettua il ravvedimento.Esempio Pratico di RavvedimentoImmagina che Marco, un lavoratore dipendente, non sia riuscito a presentare il 730 entro il 30 settembre 2026. Si rende conto dell’errore a novembre e decide di regolarizzare la posizione. Ecco cosa deve fare:Presentare la dichiarazione tramite Modello Redditi PF entro il 29 dicembre 2026Versare la sanzione ridotta di 25 euro con F24 (codice tributo 8911)Versare eventuali imposte dovute maggiorate degli interessi legaliIl costo totale del ritardo per Marco sarà di soli 25 euro più gli interessi sulle eventuali imposte non versate. Un prezzo decisamente contenuto rispetto alle conseguenze di una dichiarazione omessa, che vedremo nella prossima sezione. Differenza tra Dichiarazione Tardiva e Omessa: Effetti PraticiComprendere la differenza tra dichiarazione tardiva e dichiarazione omessa è cruciale perché le conseguenze sono enormemente diverse. Un ritardo di anche un solo giorno oltre il limite dei 90 giorni trasforma una situazione gestibile in un problema serio. Vediamo le differenze nel dettaglio.Dichiarazione Tardiva (entro 90 giorni)La dichiarazione tardiva è quella presentata con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza. I suoi effetti sono relativamente contenuti:Sanzione: 250 euro (riducibile a 25 euro con ravvedimento operoso)Validità: la dichiarazione è pienamente valida e produce tutti i suoi effettiCrediti fiscali: restano utilizzabili in compensazione o rimborsoDetrazioni: vengono riconosciute integralmenteAccertamento: i termini di accertamento restano quelli ordinari (5 anni)Dichiarazione Omessa (oltre 90 giorni)La dichiarazione omessa si configura quando la presentazione avviene dopo 90 giorni dalla scadenza oppure non viene presentata affatto. Le conseguenze sono molto più gravi:Sanzione con imposte dovute: dal 120% al 240% delle imposte dovute, con un minimo di 250 euroSanzione senza imposte dovute: da 250 a 1.000 euro (sanzione fissa)Crediti fiscali: potrebbero essere disconosciuti o contestatiAccertamento: i termini si allungano a 7 anni (invece dei normali 5)Rilevanza penale: se l’imposta evasa supera 50.000 euro, scatta il reato di omessa dichiarazione (art. 5, D.Lgs. 74/2000)La tabella seguente riassume le differenze tra dichiarazione tardiva e omessa:AspettoDichiarazione TardivaDichiarazione OmessaTermineEntro 90 giorniOltre 90 giorni o mai presentataSanzione minima250 euro (25 con ravvedimento)250 euro (senza imposte dovute)Sanzione massima250 euro240% delle imposte dovuteValiditàPienamente validaNon valida ai fini fiscaliCreditiUtilizzabiliPossono essere disconosciutiTermini accertamento5 anni7 anniRischio penaleNoSì, se evasa > 50.000 euro Come Presentare la Dichiarazione Redditi TardivaLa procedura per presentare la dichiarazione redditi tardiva è sostanzialmente identica a quella ordinaria. Non esiste un modulo o un canale separato: si utilizza lo stesso sistema e la stessa modulistica della dichiarazione “nei termini”. Vediamo le diverse opzioni a disposizione.Presentazione del 730 TardivoSe hai mancato la scadenza del 30 settembre 2026 per il 730 precompilato, devi sapere che il sistema del 730 online potrebbe non accettare più gli invii dopo la chiusura del termine. In questo caso, la soluzione è presentare il Modello Redditi PF (ex Unico), che resta disponibile tutto l’anno attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate.In alternativa, puoi rivolgerti a un CAF o a un professionista abilitato che può presentare la dichiarazione tardiva per tuo conto. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la gestione delle dichiarazioni tardive, incluso il calcolo delle sanzioni e la compilazione del Modello F24 per il versamento.Presentazione del Modello Redditi PF TardivoPer il Modello Redditi PF, la presentazione tardiva avviene attraverso gli stessi canali della dichiarazione ordinaria:Online: tramite il portale Fisconline/Entratel dell’Agenzia delle EntrateIntermediario abilitato: tramite CAF, commercialista o consulente del lavoroPrecompilata: attraverso la dichiarazione precompilata dell’Agenzia delle Entrate (sezione Redditi PF)Il sistema accetta automaticamente la dichiarazione anche se presentata in ritardo. Non è necessario indicare che si tratta di una dichiarazione tardiva: il sistema registra semplicemente la data di invio e l’Agenzia delle Entrate applicherà le eventuali sanzioni in fase di controllo, a meno che tu non provveda spontaneamente al ravvedimento operoso.Documenti NecessariI documenti da preparare sono gli stessi della dichiarazione ordinaria. Avrai bisogno della Certificazione Unica (CU) rilasciata dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico, delle ricevute delle spese detraibili (spese mediche, interessi mutuo, spese scolastiche), della documentazione relativa a eventuali redditi aggiuntivi e del modello ISEE se necessario per la verifica di bonus e agevolazioni. Versamento Imposte Tardive: Sanzioni e InteressiOltre alla sanzione per la presentazione tardiva della dichiarazione, è necessario considerare anche le sanzioni per il versamento tardivo delle imposte. Questi sono due aspetti distinti che spesso vengono confusi. La sanzione di 250 euro (o 25 euro con ravvedimento) riguarda il ritardo nella presentazione. Ma se dalla dichiarazione emergono imposte da pagare che non sono state versate alla scadenza, si aggiunge una ulteriore sanzione.Sanzione per Omesso o Tardivo VersamentoLa sanzione per il tardivo versamento delle imposte è pari al 30% dell’importo non versato (art. 13, D.Lgs. 471/1997). Tuttavia, anche in questo caso il ravvedimento operoso permette riduzioni significative:Entro 14 giorni: sanzione dello 0,083% al giorno (ravvedimento sprint – 1/15 del 15% per giorno)Dal 15esimo al 30esimo giorno: sanzione dell’1,25% (1/10 della sanzione ridotta del 15%)Dal 31esimo al 90esimo giorno: sanzione dell’1,39% (1/9 della sanzione ridotta del 15%)Entro 1 anno: sanzione del 3,75% (1/8 del 30%)Entro 2 anni: sanzione del 4,29% (1/7 del 30%)Interessi LegaliOltre alla sanzione ridotta, dovrai versare anche gli interessi legali calcolati giorno per giorno dalla data di scadenza del versamento alla data del pagamento effettivo. Il tasso di interesse legale per il 2026 è stabilito annualmente dal Ministero dell’Economia. Gli interessi vanno versati con il Modello F24 utilizzando i codici tributo specifici per ciascuna imposta (ad esempio, 4033 per il saldo IRPEF e 1989 per gli interessi sul ravvedimento).Esempio di Calcolo CompletoSupponiamo che Laura debba versare 1.000 euro di saldo IRPEF. Non ha presentato la dichiarazione nei termini e regolarizza tutto dopo 60 giorni dalla scadenza. Ecco il calcolo:Sanzione presentazione tardiva: 25 euro (ravvedimento operoso, codice tributo 8911)Sanzione versamento tardivo: 1.000 x 1,39% = 13,90 euroInteressi legali: 1.000 x 2,5% x 60/365 = circa 4,11 euro (tasso ipotetico)Totale sanzioni e interessi: circa 43 euroTotale da versare: 1.000 + 43 = circa 1.043 euroCome vedi, il costo del ritardo è tutto sommato contenuto. Ma attenzione: se Laura avesse aspettato oltre i 90 giorni (dichiarazione omessa), la sanzione sarebbe stata del 120% dell’imposta, ovvero 1.200 euro in più. La differenza è abissale.Impatto su Bonus, Agevolazioni e ISEELa mancata presentazione della dichiarazione dei redditi nei termini può avere ripercussioni che vanno oltre le semplici sanzioni fiscali. Diversi bonus e agevolazioni richiedono una situazione fiscale regolare, e la dichiarazione tardiva o omessa può comprometterne l’accesso.Effetti sull’ISEEL’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è calcolato sulla base dei dati reddituali dichiarati. Se non presenti la dichiarazione dei redditi, i dati utilizzati per il calcolo dell’ISEE potrebbero risultare incompleti o non aggiornati. In alcuni casi, l’INPS potrebbe attribuire redditi presuntivi basati su altre informazioni in possesso dell’amministrazione finanziaria, con il rischio di un ISEE più alto del reale e conseguente esclusione da prestazioni agevolate.Effetti sull’Assegno Unico e Altri BonusL’Assegno Unico Universale è calcolato in base all’ISEE del nucleo familiare. Se la dichiarazione dei redditi non viene presentata e l’ISEE risulta errato o assente, potresti ricevere l’assegno nella misura minima invece che in quella spettante. Lo stesso vale per altri bonus come il Bonus Nido, le agevolazioni per le tasse universitarie e le prestazioni sociali erogate dai Comuni.Per i lavoratori in regime forfettario, la mancata dichiarazione può avere conseguenze ancora più gravi: si rischia la decadenza dal regime agevolato stesso, con il passaggio forzato al regime ordinario e il ricalcolo delle imposte con aliquote IRPEF progressive.Anche chi percepisce la NASpI (indennità di disoccupazione) deve prestare attenzione: la mancata dichiarazione dei redditi potrebbe generare incongruenze con i dati INPS e portare a sospensioni o revoche del beneficio, specialmente se nel frattempo si sono percepiti redditi da lavoro occasionale o autonomo. Domande Frequenti sulla Dichiarazione Redditi TardivaQuanto costa presentare la dichiarazione dei redditi in ritardo?La sanzione per la dichiarazione redditi tardiva è di 250 euro, riducibile a soli 25 euro con il ravvedimento operoso. A questa si aggiungono eventuali sanzioni per il ritardato versamento delle imposte (riducibili anch’esse con il ravvedimento) e gli interessi legali.Posso ancora presentare il 730 dopo la scadenza del 30 settembre?Il sistema del 730 precompilato potrebbe non accettare più invii dopo il 30 settembre. In tal caso, puoi presentare la dichiarazione tardiva utilizzando il Modello Redditi PF, che è sempre disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate. Il risultato fiscale sarà lo stesso.Cosa succede se non presento la dichiarazione nemmeno entro i 90 giorni?Superati i 90 giorni, la dichiarazione diventa omessa. Le sanzioni salgono drasticamente: dal 120% al 240% delle imposte dovute. Inoltre, i termini per l’accertamento si allungano a 7 anni e, per importi superiori a 50.000 euro, si configura un reato penale.Come si paga la sanzione di 25 euro per il ravvedimento?La sanzione ridotta di 25 euro si versa tramite Modello F24 con il codice tributo 8911. Come anno di riferimento si indica l’anno della violazione (2026) e come periodo il mese del versamento. Il pagamento può essere effettuato online tramite home banking o presso qualsiasi sportello bancario o postale.La dichiarazione tardiva è valida ai fini dei crediti d’imposta?Sì, la dichiarazione tardiva (presentata entro 90 giorni) è considerata pienamente valida. Tutti i crediti d’imposta maturati vengono riconosciuti e possono essere utilizzati in compensazione tramite F24 o richiesti a rimborso. Le detrazioni fiscali spettanti vengono anch’esse riconosciute integralmente.Posso fare la dichiarazione tardiva tramite un CAF?Certamente. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la presentazione della dichiarazione redditi tardiva, incluso il calcolo esatto delle sanzioni, la compilazione del Modello F24 per il ravvedimento operoso e la verifica della documentazione. Contattaci per fissare un appuntamento e regolarizzare la tua posizione nel modo più vantaggioso possibile.Conclusione: Non Aspettare, Regolarizza la Tua PosizioneLa dichiarazione dei redditi tardiva rappresenta un’opportunità preziosa per chi ha mancato le scadenze fiscali. Con una sanzione di soli 25 euro (grazie al ravvedimento operoso), è possibile regolarizzare completamente la propria posizione senza conseguenze gravi. La cosa fondamentale è agire entro i 90 giorni dalla scadenza: superato questo termine, si entra nel territorio della dichiarazione omessa, con sanzioni che possono raggiungere il 240% delle imposte dovute e rischi anche penali.Se ti trovi in questa situazione, non rimandare ulteriormente. Ogni giorno di ritardo può complicare la tua posizione fiscale e influire negativamente su ISEE, bonus e agevolazioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella gestione delle dichiarazioni tardive e del ravvedimento operoso: i nostri operatori ti guideranno passo dopo passo nella regolarizzazione, calcolando le sanzioni minime e compilando tutta la documentazione necessaria. Prenota un appuntamento oggi stesso chiamando il nostro ufficio o visitando la sede di Udine: risolvere il problema è più semplice e meno costoso di quanto pensi.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 18, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-18 08:00:002026-08-17 11:03:33Dichiarazione dei Redditi Tardiva 2026: Sanzioni Ridotte, Ravvedimento e Come Presentarla
PATRONATOBonus Assunzioni 2026: Incentivi per Datori di LavoroI bonus assunzioni 2026 rappresentano un insieme di incentivi fiscali e contributivi per le aziende che assumono determinate categorie di lavoratori. Questi sgravi aiutano le imprese a ridurre il costo del lavoro e favoriscono l’occupazione di giovani, donne e persone svantaggiate.Bonus giovani under 30Le assunzioni di giovani sotto i 30 anni beneficiano di:Esonero contributivo 100% per massimo 3 anniLimite massimo 8.000 euro/anno per lavoratoreValido per contratti a tempo indeterminato Bonus donneIncentivi per l’assunzione di donne:Disoccupate da almeno 6 mesiResidenti in aree svantaggiatePrive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesiEsonero 100% contributi per 12-18 mesi Bonus SudDecontribuzione per assunzioni nelle regioni del Mezzogiorno:Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, SardegnaRiduzione 30% contributiValido per tutti i lavoratori Come richiedere i bonusI bonus assunzioni si richiedono tramite:Portale INPS – sezione IncentiviInvio telematico UniEmens con codice causale specificoConsulente del lavoro o commercialista 📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa Pensioni 2026 per una panoramica completa. Hai bisogno di assistenza?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con pensioni, NASPI e successioni.Contattaci:Telefono: 0432 123456Email: info@centrofiscale.com Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 18, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/calcolo-pensione-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-18 06:00:002026-08-17 11:03:31Bonus Assunzioni 2026: Incentivi per Datori di LavoroNOTIZIEBonus Moda 2026: 100 milioni alle PMI a fondo perdutoArriva una nuova misura di sostegno per la filiera produttiva italiana: il bonus moda 2026 mette a disposizione 100 milioni di euro destinati alle piccole e medie imprese del comparto tessile, calzaturiero, pelletteria e accessori. Il decreto attuativo, datato 6 agosto 2026 e pubblicato sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il 10 settembre scorso, definisce le regole della nuova agevolazione pensata per rilanciare gli investimenti produttivi di un settore strategico per l’economia italiana. Vediamo nel dettaglio come funziona il bonus moda 2026, chi può accedervi e quali sono le prossime tappe.Indice dei contenutiCos’è il bonus moda 2026A chi è rivolto il bonus moda 2026Come funziona il fondo perduto per le PMI modaSpese e investimenti ammissibiliQuando e come presentare domanda per il bonus moda 2026Domande frequenti sul bonus moda 2026Cos’è il bonus moda 2026Il bonus moda 2026 è una misura agevolativa promossa dal MIMIT per sostenere i programmi di sviluppo delle imprese della filiera moda. Si tratta di un pacchetto di aiuti composto da un contributo a fondo perduto, cioè una somma erogata dallo Stato che non deve essere restituita, a cui si può aggiungere, su richiesta dell’impresa, anche un finanziamento agevolato a tassi ridotti rispetto a quelli di mercato.La dotazione complessiva della misura è di 100 milioni di euro, una cifra significativa se si considera che il settore moda italiano, dal tessile alla pelletteria fino alle calzature, rappresenta da sempre uno dei comparti più rilevanti del Made in Italy. Secondo quanto riportato da Fisco e Tasse, l’obiettivo del bando moda fondo perduto è quello di favorire investimenti produttivi capaci di rafforzare la competitività delle imprese, anche attraverso processi di innovazione e riorganizzazione aziendale.Non è la prima misura settoriale pensata per sostenere comparti produttivi specifici del nostro Paese: pensiamo, ad esempio, al Bonus Librerie Under 35, rivolto ai giovani imprenditori del settore editoriale. Il bonus moda 2026 segue la stessa logica: individuare un comparto in difficoltà o bisognoso di ammodernamento e destinargli risorse mirate. A chi è rivolto il bonus moda 2026Il bonus moda 2026 si rivolge alle piccole e medie imprese (PMI) che operano nella filiera della moda, individuate attraverso specifici codici ATECO che comprendono le attività di produzione tessile, calzaturiera, di pelletteria, accessori moda e settori collegati. Il decreto attuativo definisce con precisione i codici ammessi, in modo da concentrare le risorse sulle imprese effettivamente operanti in questi comparti produttivi.Una parte importante delle risorse è riservata a specifiche categorie di beneficiari. In particolare:il 25% della dotazione (25 milioni di euro) è riservato alle micro e piccole imprese, per favorire l’accesso anche alle realtà produttive di dimensioni più contenute;il 40% della dotazione (40 milioni di euro) è destinato agli investimenti realizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna).Questa doppia riserva mira a garantire che il bonus moda 2026 non finisca solo nelle mani delle imprese più strutturate o localizzate nelle regioni con maggiore tradizione manifatturiera, ma raggiunga anche le piccole realtà artigiane e i territori del Sud Italia. Come funziona il fondo perduto per le PMI modaIl meccanismo del fondo perduto PMI moda prevede che le imprese possano presentare programmi di sviluppo di dimensione compresa tra 1 milione e 20 milioni di euro. È prevista anche la possibilità di presentare progetti congiunti, realizzati da un gruppo di 3-6 imprese che collaborano allo stesso investimento: in questo caso, il progetto di ciascuna impresa partecipante deve avere un valore minimo di 200.000 euro.Per quanto riguarda l’intensità dell’aiuto, la somma tra il contributo a fondo perduto e l’eventuale finanziamento agevolato non può superare il 75% delle spese complessivamente ammissibili. Le percentuali esatte di aiuto variranno comunque in base alla tipologia di progetto, alla localizzazione dell’investimento e alle regole europee sugli aiuti di Stato, che impongono limiti diversi a seconda della dimensione d’impresa e dell’area geografica.Va sottolineato che il finanziamento agevolato non è obbligatorio: le imprese possono scegliere di richiedere solamente il contributo a fondo perduto, oppure di abbinarlo alla componente finanziaria per coprire una quota più ampia dell’investimento complessivo. Spese e investimenti ammissibiliIl decreto attuativo individua diverse tipologie di spese e investimenti che possono beneficiare del bonus moda 2026. Tra le voci principali rientrano gli interventi sulla struttura produttiva dell’impresa, oltre a progetti dedicati all’innovazione dei processi e alla formazione del personale. In sintesi, sono considerati ammissibili:la creazione di una nuova unità produttiva o l’ampliamento della capacità produttiva esistente;la ristrutturazione di unità produttive già operative;progetti di innovazione dei processi e dell’organizzazione aziendale, ammissibili fino al 40% del valore totale dell’investimento;attività di formazione del personale, ammissibili fino al 20% del valore totale del progetto.Tra le finalità indicate rientrano quindi anche percorsi di digitalizzazione e ammodernamento organizzativo, in linea con le esigenze di trasformazione digitale che negli ultimi anni hanno interessato numerosi comparti produttivi italiani. Non è un caso che, parallelamente a misure come il bonus moda 2026, il legislatore stia intervenendo anche su altri fronti della digitalizzazione delle imprese, ad esempio con la Fattura Elettronica Semplificata 2026, pensata per ridurre gli adempimenti amministrativi delle PMI.Le imprese della filiera moda che investono in innovazione dovranno comunque tenere sotto controllo anche gli altri crediti d’imposta di cui eventualmente beneficiano, valutando la compatibilità con misure analoghe, come già avviene ad esempio per i crediti bonus edilizi per i professionisti, che seguono regole di cumulo specifiche. Quando e come presentare domanda per il bonus moda 2026Al momento il decreto attuativo pubblicato dal MIMIT definisce la cornice generale della misura, ma non fissa ancora una data di apertura dello sportello per la presentazione delle domande. Le modalità operative, i termini e la modulistica per l’accesso agli incentivi settore tessile 2026 saranno stabiliti da un successivo provvedimento ministeriale attuativo, che dovrà chiarire anche l’ente incaricato della gestione operativa delle istruttorie.Le imprese interessate al bonus moda 2026 dovranno quindi monitorare con attenzione i canali ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nelle prossime settimane, in attesa che vengano resi noti i dettagli su termini di presentazione, documentazione richiesta e criteri di valutazione dei progetti. Nel frattempo, può essere utile iniziare a valutare la fattibilità dei propri programmi di investimento, in modo da farsi trovare pronti non appena lo sportello sarà operativo. Domande frequenti sul bonus moda 2026Quanto vale il bonus moda 2026?La dotazione complessiva della misura è di 100 milioni di euro, destinati a programmi di sviluppo delle PMI della filiera moda con investimenti compresi tra 1 e 20 milioni di euro.Chi può richiedere il bonus moda 2026?Possono accedervi le piccole e medie imprese operanti nei settori tessile, calzaturiero, pelletteria e accessori, individuate tramite specifici codici ATECO indicati nel decreto attuativo.Il bonus moda 2026 è un contributo a fondo perduto o un finanziamento?È entrambe le cose: le imprese possono ottenere un contributo a fondo perduto e, se lo richiedono, anche un finanziamento agevolato. La somma dei due aiuti non può superare il 75% delle spese ammissibili.Quando si potranno presentare le domande per il bonus moda 2026?Non è ancora stata fissata una data. Il decreto attuativo del 6 agosto 2026 definisce le regole generali, mentre le modalità operative saranno stabilite da un successivo provvedimento ministeriale.Sono previste riserve territoriali per il bonus moda 2026?Sì, il 40% delle risorse è riservato agli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno e il 25% alle micro e piccole imprese, per garantire un accesso più equilibrato alla misura.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-17 19:00:002026-09-12 19:35:58Bonus Moda 2026: 100 milioni alle PMI a fondo perdutoNOTIZIEDebiti INPS: dal 16 settembre 2026 salgono interessi e sanzioni civiliDal 16 settembre 2026 chi ha debiti INPS o una rateazione contributi INPS in corso deve fare i conti con tassi più alti. L’Istituto ha aggiornato le misure di interessi di mora INPS e delle sanzioni civili INPS applicate ai contributi previdenziali non versati o versati in ritardo, adeguandole alla variazione del tasso di riferimento della Banca Centrale Europea decisa a inizio settembre. La novità riguarda lavoratori autonomi, aziende con dipendenti e, più in generale, chiunque abbia posizioni contributive scoperte verso l’INPS, comprese le rateazioni già attive.Non si tratta di una novità legislativa vera e propria, ma di un adeguamento tecnico periodico: l’INPS ricalcola questi tassi ogni volta che cambia il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema (il cosiddetto ex TUR), a cui i tassi contributivi sono agganciati. È però un adeguamento che incide concretamente sulle tasche di chi ha debiti INPS aperti, motivo per cui vale la pena capire cosa cambia e cosa conviene fare.Indice dei contenutiCosa cambia dal 16 settembre 2026 per i debiti INPSCome funzionano sanzioni civili e interessi di mora INPSI nuovi tassi INPS in vigore dal 16 settembre 2026Cosa succede alle rateazioni INPS già in corsoCosa fare se hai un debito INPS o una rateazione in corsoDomande frequenti sui debiti INPS e le nuove sanzioniCosa cambia dal 16 settembre 2026 per i debiti INPSLa Banca Centrale Europea, con la decisione di politica monetaria del 10 settembre 2026, ha innalzato di 25 punti base il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema, portandolo dal 2,40% al 2,65% a decorrere dal 16 settembre 2026. Poiché diversi istituti previdenziali, tra cui l’INPS, agganciano a questo parametro il calcolo degli interessi di mora INPS e delle sanzioni per omesso o ritardato versamento dei contributi, l’aumento si riflette automaticamente sulle somme dovute da chi ha debiti INPS.In pratica, dal 16 settembre 2026 pagare in ritardo i contributi previdenziali, o mantenere aperta una rateazione contributi INPS, costa qualcosa in più rispetto a prima. L’incremento riguarda sia i lavoratori dipendenti (tramite i contributi versati dal datore di lavoro), sia gli artigiani, i commercianti e i professionisti iscritti alla Gestione Separata, sia le aziende con posizioni debitorie verso l’Istituto. Come funzionano sanzioni civili e interessi di mora INPSPer capire l’impatto della novità serve fare un passo indietro su come funziona oggi il sistema sanzionatorio INPS. Quando un contributo non viene versato entro la scadenza, l’Istituto applica due tipi di somme aggiuntive, spesso confuse tra loro ma con natura diversa.Sanzioni civili: hanno una funzione risarcitoria e sanzionatoria insieme, e si calcolano in percentuale annua sul contributo non versato, dal giorno in cui scade il termine di pagamento fino al saldo. Sono generalmente più alte in caso di omissione (mancato versamento nonostante una regolare denuncia contributiva) rispetto ai casi di evasione o di semplice ritardo.Interessi di mora e di differimento: si applicano principalmente quando viene concessa una rateazione contributi INPS o un differimento del pagamento. In questo caso il tasso serve a compensare l’Istituto per la dilazione concessa, ed è collegato al tasso di riferimento della BCE.Esiste poi un meccanismo di favore per chi si mette in regola spontaneamente: il cosiddetto ravvedimento, che consente di versare i contributi arretrati con una sanzione ridotta se il pagamento avviene entro un certo numero di giorni dalla scadenza originaria. Anche il tasso ridotto applicato in questi casi viene periodicamente aggiornato dall’INPS insieme agli altri parametri. I nuovi tassi INPS in vigore dal 16 settembre 2026Con la circolare n. 98 dell’11 settembre 2026, dedicata alla variazione della misura dell’interesse di dilazione e di differimento e delle somme aggiuntive per omesso o ritardato versamento dei contributi, l’INPS ha recepito l’aumento del tasso BCE e ha aggiornato i parametri applicati ai debiti contributivi. I nuovi valori, in vigore dal 16 settembre 2026, sono i seguenti:Tasso di differimento e dilazione (per rateazioni e proroghe dei versamenti contributivi): pari al 4,65% su base annua, cioè il nuovo tasso BCE del 2,65% maggiorato di 2 punti.Sanzione civile per omissione contributiva (mancato versamento nonostante denuncia regolare): pari all’8,15% su base annua, cioè il tasso BCE maggiorato di 5,5 punti, entro il tetto massimo del 40% dei contributi non versati previsto dall’articolo 116, comma 8, della legge 388/2000.Tasso ridotto per il ravvedimento entro 120 giorni dalla scadenza: pari al 2,65%, esattamente il nuovo tasso BCE sulle operazioni di rifinanziamento principali, a condizione che il versamento avvenga spontaneamente e in unica soluzione prima di contestazioni o accertamenti.È importante non confondere questi tassi con il tasso di interesse legale, che nel 2026 è stato fissato all’1,60% annuo dal 1° gennaio (in calo rispetto al 2,00% del 2025, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato in Gazzetta Ufficiale a dicembre 2025). Il tasso legale ha infatti un ambito di applicazione diverso — riguarda ad esempio i rapporti civilistici tra privati e alcuni calcoli fiscali — mentre i tassi contributivi INPS su sanzioni civili e differimento seguono una logica propria, agganciata al tasso BCE e aggiornata ogni volta che quest’ultimo cambia. Cosa succede alle rateazioni INPS già in corsoUna delle domande più frequenti riguarda chi ha già ottenuto una rateazione contributi INPS prima del 16 settembre 2026: il nuovo tasso si applica anche alle rate ancora da versare, oppure resta valido quello in vigore al momento della concessione del piano?L’aggiornamento riguarda la contribuzione relativa al mese di agosto 2026 (con versamento in scadenza il 16 settembre) e i periodi successivi, oltre alle dilazioni concesse a partire da quella data. I piani di ammortamento già emessi, invece, restano di regola calcolati con il tasso in vigore al momento del rilascio del piano e non vengono rideterminati in modo retroattivo. Resta comunque un aspetto tecnico che può variare a seconda del tipo di dilazione (ordinaria, per aziende in difficoltà, per crisi di liquidità), per cui una verifica puntuale caso per caso rimane sempre opportuna.Per chi ha un piano di rateazione contributi INPS attivo, quindi, la raccomandazione principale resta quella di controllare con attenzione gli importi indicati nei bollettini o negli F24 relativi alle rate più recenti, per capire se e come il nuovo tasso si sia riflesso sul calcolo. Cosa fare se hai un debito INPS o una rateazione in corsoDi fronte a un aumento dei tassi su sanzioni e interessi, la prima cosa da fare è avere un quadro aggiornato della propria posizione contributiva. Un debito INPS che resta fermo nel tempo tende infatti a crescere più rapidamente quando le sanzioni civili e gli interessi di mora salgono, per cui più tempo passa più l’importo complessivo può aumentare.Alcuni punti da tenere presenti per chi si trova in questa situazione:Verificare l’importo esatto del debito, comprensivo di sanzioni e interessi aggiornati, prima di decidere come procedere.Valutare se conviene saldare in un’unica soluzione oppure richiedere una rateazione, tenendo conto che anche le rateazioni scontano un tasso di interesse.Nel caso di un semplice ritardo occasionale, verificare se sono ancora aperti i termini per il ravvedimento con sanzione ridotta.Per le aziende con più posizioni contributive aperte, monitorare con attenzione le scadenze delle singole rate per evitare la decadenza dal beneficio della rateazione, che comporterebbe l’iscrizione a ruolo dell’intero debito residuo.In generale, chi ha debiti INPS arretrati fa bene a non rimandare la verifica della propria posizione: più i tassi su sanzioni e interessi salgono, più diventa importante affrontare per tempo la questione, evitando che il debito si trascini e si ingrossi ulteriormente. Domande frequenti sui debiti INPS e le nuove sanzioniPerché cambiano i tassi su sanzioni e interessi INPS?Perché questi tassi sono agganciati al tasso di riferimento della Banca Centrale Europea sulle operazioni di rifinanziamento principali. Quando la BCE modifica questo parametro, l’INPS aggiorna di conseguenza le misure di sanzioni civili, interessi di mora e tassi di differimento applicati ai debiti contributivi.Da quando si applicano i nuovi tassi INPS?I nuovi parametri decorrono dal 16 settembre 2026, data di efficacia dell’aumento del tasso BCE deciso il 10 settembre 2026 e recepito dall’INPS con la circolare n. 98 dell’11 settembre 2026. Sul piano operativo l’aggiornamento riguarda la contribuzione relativa al mese di agosto 2026 e i periodi successivi.Le rateazioni INPS già attive vengono ricalcolate con il nuovo tasso?Il nuovo tasso di differimento del 4,65% si applica alla contribuzione dal mese di agosto 2026 in poi e ai piani di dilazione concessi dal 16 settembre 2026, mentre i piani di ammortamento già emessi restano di regola calcolati con il tasso in vigore al momento della concessione. Resta comunque utile verificare l’importo delle singole rate nel Cassetto previdenziale per capire l’effetto concreto sul proprio piano.Qual è la differenza tra sanzioni civili e interessi di mora INPS?Le sanzioni civili si applicano sul contributo non versato entro la scadenza e hanno anche una funzione sanzionatoria, con percentuali diverse a seconda che si tratti di omissione o di evasione contributiva. Gli interessi di mora e di differimento, invece, si applicano soprattutto in caso di rateazione o dilazione del pagamento, come compenso per la dilazione concessa.Il tasso di interesse legale 2026 è lo stesso usato per i debiti INPS?No. Il tasso di interesse legale, fissato per il 2026 all’1,60% annuo dal 1° gennaio, riguarda altri ambiti (come i rapporti civilistici tra privati). I tassi applicati da INPS su sanzioni civili, interessi di mora e differimento contributivo seguono invece un meccanismo distinto, collegato al tasso di riferimento della Banca Centrale Europea e aggiornato in occasione delle variazioni di quest’ultimo.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-17 18:00:002026-09-12 23:43:03Debiti INPS: dal 16 settembre 2026 salgono interessi e sanzioni civiliNOTIZIERitenuta d’Acconto Camera dei Deputati 2025: Nuovo Provvedimento Agenzia EntrateL’Agenzia delle Entrate ha pubblicato un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 10 settembre 2026 (prot. n. 249031/2026) che disciplina le modalita di trasmissione degli elenchi dei percipienti di somme e valori soggetti a ritenuta d’acconto, corrisposti nel corso del periodo d’imposta 2025 dall’Amministrazione della Camera dei Deputati. Si tratta di un provvedimento tecnico, che riguarda gli adempimenti della Camera in qualita di sostituto d’imposta, ma che merita attenzione perche introduce una procedura semplificata in sostituzione della dichiarazione ordinaria dei sostituti d’imposta.Il provvedimento si inserisce in un filone di atti analoghi gia adottati per altri organi costituzionali, come il Senato della Repubblica, la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale, che godono di una disciplina fiscale in parte differenziata rispetto ai normali sostituti d’imposta privati o alle amministrazioni pubbliche ordinarie. Vediamo nel dettaglio cosa prevede questo nuovo atto e, soprattutto, cosa NON cambia per chi ha percepito compensi dalla Camera dei Deputati nel 2025.Indice dei contenutiCamera dei Deputati sostituto d’imposta 2025: cosa significaLa Certificazione Unica 2026 resta invariataLa vera novita: l’elenco che sostituisce il modello 770Perche la differenza tra CU e 770 conta per i cittadiniUn adempimento comune agli organi costituzionaliCamera dei Deputati sostituto d’imposta 2025: cosa significaQuando parliamo di ritenuta acconto Camera dei Deputati 2025, ci riferiamo a un meccanismo fiscale molto comune: ogni volta che un ente eroga compensi, indennita o altri redditi soggetti a tassazione, ha l’obbligo di trattenere una parte dell’importo lordo e versarla direttamente allo Stato per conto del percettore. Questo ente si chiama, tecnicamente, sostituto d’imposta.La Camera dei Deputati, come qualsiasi altro sostituto d’imposta, eroga nel corso dell’anno indennita parlamentari, compensi per collaborazioni, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente o autonomo e altre somme soggette a ritenuta. La trattenuta viene operata secondo quanto previsto dall’articolo 29, comma 3, del DPR 600/1973, la norma che disciplina specificamente la ritenuta d’acconto applicata dalle Amministrazioni della Camera dei Deputati, del Senato, della Corte Costituzionale, della Presidenza della Repubblica e degli organi legislativi delle Regioni a statuto speciale.Fin qui, nulla di diverso rispetto a qualsiasi altro datore di lavoro o committente. La particolarita riguarda invece le modalita con cui questi enti comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai percipienti e alle ritenute operate, ed e proprio su questo aspetto che interviene il nuovo provvedimento. La Certificazione Unica 2026 resta invariataIl primo punto da chiarire, per evitare fraintendimenti, riguarda la Certificazione Unica (CU). Il provvedimento del 10 settembre 2026 non tocca in alcun modo gli obblighi di certificazione dei redditi nei confronti dei singoli percipienti. La CU resta dovuta secondo le regole ordinarie, con le stesse scadenze valide per tutti gli altri sostituti d’imposta.In pratica, chi ha percepito compensi dalla Camera dei Deputati nel 2025 riceve comunque la propria Certificazione Unica, nei termini consueti:16 marzo 2026 per la generalita dei redditi (lavoro dipendente e assimilati)30 aprile 2026 per i redditi di lavoro autonomo abituale e le provvigioniQuesto aspetto e fondamentale perche e proprio la Certificazione Unica, e solo la CU, ad alimentare la dichiarazione dei redditi precompilata predisposta ogni anno dall’Agenzia delle Entrate. Il nuovo provvedimento, quindi, non ha alcun impatto sui dati che confluiscono nel 730 precompilato o nel modello Redditi precompilato dei singoli contribuenti. La vera novita: l’elenco che sostituisce il modello 770La novita introdotta dal provvedimento riguarda invece un adempimento diverso, quello che i sostituti d’imposta svolgono nei confronti dell’Agenzia delle Entrate: il modello 770. Si tratta della dichiarazione annuale con cui ogni sostituto d’imposta riepiloga, in forma aggregata e analitica, tutte le ritenute operate nel corso dell’anno precedente.Per la Camera dei Deputati, questa dichiarazione non viene presentata nella forma ordinaria del modello 770. Al suo posto, l’Amministrazione della Camera trasmette un apposito elenco dei percipienti, predisposto secondo le stesse specifiche tecniche gia previste per il modello 770/2026, comprensivo dei relativi prospetti (ST, SV, SX e SY).La base normativa di questa procedura semplificata e l’articolo 4, comma 6-bis, del DPR 322/1998, disposizione che consente ad alcuni organi costituzionali di adottare modalita di comunicazione alternative rispetto alla presentazione ordinaria della dichiarazione dei sostituti d’imposta, in ragione della loro particolare natura istituzionale. Il termine per la trasmissioneIl provvedimento fissa il termine per la trasmissione telematica dell’elenco dei percipienti al 31 ottobre 2026, coincidente con la scadenza ordinaria prevista per la presentazione del modello 770/2026 da parte della generalita dei sostituti d’imposta.Perche la differenza tra CU e 770 conta per i cittadiniPuo sembrare una distinzione puramente tecnica, ma capire la differenza tra Certificazione Unica e modello 770 aiuta a comprendere meglio il funzionamento del sistema fiscale italiano. La CU e il documento che riguarda direttamente il singolo lavoratore o percettore di reddito: gli serve per controllare i propri dati fiscali e, se necessario, per la compilazione della dichiarazione dei redditi.Il modello 770 (o, in questo caso, l’elenco sostitutivo) e invece uno strumento di controllo e riepilogo che il sostituto d’imposta trasmette all’Amministrazione finanziaria, utile principalmente per le attivita di verifica incrociata dei dati fiscali su larga scala. Non ha impatto diretto sulla posizione individuale del contribuente, che continua a fare riferimento esclusivamente alla propria Certificazione Unica.Per questo motivo, chi ha percepito compensi dalla Camera dei Deputati nel 2025 non deve modificare in alcun modo il proprio comportamento fiscale: continuera a ricevere la CU nei tempi ordinari e a utilizzarla, se necessario, per la dichiarazione dei redditi, esattamente come accade per qualsiasi altro rapporto di lavoro o collaborazione soggetto a ritenuta d’acconto. Un adempimento comune agli organi costituzionaliVa sottolineato che questa modalita semplificata di comunicazione non e una eccezione riservata solo alla Camera dei Deputati. Provvedimenti analoghi sono stati adottati in pari data, il 10 settembre 2026, anche per altri organi costituzionali, come il Senato della Repubblica, la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale, che condividono la stessa natura istituzionale e, di conseguenza, la stessa possibilita di sostituire il modello 770 ordinario con un elenco dei percipienti trasmesso con le medesime specifiche tecniche.Questa uniformita di trattamento conferma che si tratta di una prassi consolidata per gli organi costituzionali, funzionale a semplificare gli adempimenti dichiarativi senza intaccare in alcun modo le garanzie informative nei confronti dei singoli percipienti, che restano tutelati dall’ordinaria emissione della Certificazione Unica. Domande FrequentiIl provvedimento modifica la Certificazione Unica?No. Il provvedimento del 10 settembre 2026 riguarda esclusivamente le modalita con cui la Camera dei Deputati trasmette all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei percipienti in sostituzione del modello 770. La Certificazione Unica resta invariata, con le scadenze ordinarie del 16 marzo e del 30 aprile 2026.Cosa cambia per la Camera dei Deputati come sostituto d’imposta?La Camera dei Deputati, per il periodo d’imposta 2025, non presenta il modello 770 nella forma ordinaria, ma trasmette un elenco dei percipienti predisposto secondo le stesse specifiche tecniche del modello 770/2026, comprensivo dei prospetti ST, SV, SX e SY, entro il 31 ottobre 2026.Qual e la base normativa del provvedimento?La procedura si fonda sull’articolo 4, comma 6-bis, del DPR 322/1998, che consente ad alcuni organi costituzionali di adottare modalita di comunicazione semplificata in luogo della presentazione ordinaria della dichiarazione dei sostituti d’imposta.Questo provvedimento alimenta la dichiarazione precompilata?No. La dichiarazione precompilata si basa esclusivamente sui dati della Certificazione Unica, che resta invariata. L’elenco dei percipienti che sostituisce il modello 770 non ha alcun impatto sui dati precompilati dei singoli contribuenti.Chi ha ricevuto compensi dalla Camera dei Deputati nel 2025 deve fare qualcosa di diverso?No. Il percipiente continua a ricevere la Certificazione Unica nei termini ordinari e la utilizza normalmente per la propria dichiarazione dei redditi. Il provvedimento riguarda solo gli adempimenti interni tra la Camera dei Deputati e l’Agenzia delle Entrate.In sintesi, il provvedimento del 10 settembre 2026 rappresenta un aggiustamento tecnico e organizzativo che riguarda la Camera dei Deputati nella sua veste di sostituto d’imposta, senza alcuna ricaduta pratica sui percettori di redditi soggetti a ritenuta d’acconto, che continueranno a ricevere la propria Certificazione Unica secondo le scadenze gia note.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-17 17:00:002026-09-11 16:50:27Ritenuta d’Acconto Camera dei Deputati 2025: Nuovo Provvedimento Agenzia EntrateConti Correnti e Banche Online, Finanza & ServiziBonifico Istantaneo Partita IVA 2026: Guida Completa a VoP, Commissioni e 3 Conti BusinessParlare di bonifico istantaneo partita IVA 2026 oggi significa parlare di una cosa molto concreta: pagare un fornitore alle 23 di sabato e vedere il denaro arrivare sul suo conto in dieci secondi. Fino a pochi anni fa era un servizio accessorio, spesso costoso e offerto solo da alcune banche. Dal 2025, grazie al Regolamento (UE) 2024/886, è diventato un diritto: tutte le banche dell’area euro che offrono bonifici ordinari in euro devono offrire anche quelli istantanei, allo stesso prezzo (per gli istituti di pagamento e di moneta elettronica l’obbligo scatta il 9 aprile 2027, ma molti si sono già allineati).Insieme alla velocità è arrivata anche una tutela nuova: la Verifica del Beneficiario, in inglese Verification of Payee (abbreviata in VoP). In pratica, prima di confermare il pagamento, il sistema controlla che il nome del beneficiario che hai scritto corrisponda davvero all’intestatario di quell’IBAN. Un dettaglio che, per un professionista o una ditta individuale, può fare la differenza tra un pagamento andato a buon fine e alcune migliaia di euro finite nel conto sbagliato.In questa guida vediamo in modo semplice come funziona il bonifico istantaneo partita IVA 2026, quali sono le regole su commissioni e limiti di importo, quali conti business lo supportano insieme al VoP e, soprattutto, come difendersi dalle truffe che stanno già imitando gli avvisi di verifica.Indice dei contenutiBonifico istantaneo partita IVA 2026: cos’e e come funzionaRegolamento UE 2024/886: cosa cambia dal 2025 per chi ha partita IVACos’e la Verifica del Beneficiario (VoP) e perche conta per la tua partita IVACommissioni del bonifico istantaneo partita IVA 2026: stesso prezzo dell’ordinarioLimiti di importo del bonifico istantaneo per i conti businessQuali conti business supportano bonifico istantaneo e VoP nel 2026Come proteggersi da frodi e falsi alert VoPDomande frequenti sul bonifico istantaneo per partita IVABonifico istantaneo partita IVA 2026: cos’è e come funzionaIl bonifico istantaneo è un trasferimento di denaro in euro che arriva sul conto del beneficiario in pochi secondi, 24 ore su 24, sette giorni su sette, festivi compresi. La normativa europea fissa un tetto massimo di dieci secondi per l’accredito: è il tempo che passa tra il momento in cui confermi l’ordine e quello in cui il destinatario vede i soldi disponibili sul proprio conto.La differenza rispetto al bonifico ordinario (tecnicamente si chiama SEPA Credit Transfer) sta tutta nei tempi. Il bonifico ordinario viaggia in giornate lavorative: se lo disponi il venerdì pomeriggio, il denaro arriva al beneficiario lunedì o martedì. Il bonifico istantaneo, invece, ignora orari di sportello, weekend e festività.Accredito entro 10 secondi dalla conferma dell’ordineOperativo 24/7/365, anche di notte e nei giorni festiviNotifica immediata sia a chi paga sia a chi incassaValido per pagamenti in euro all’interno dell’area SEPAIrrevocabile: una volta confermato non può essere richiamatoProprio l’ultimo punto merita attenzione. Con un bonifico ordinario, in certi casi, c’è il tempo materiale per chiedere alla banca di bloccare l’operazione prima dell’accredito. Con il bonifico istantaneo no: i soldi sono già sul conto del destinatario e recuperarli dipende dalla sua collaborazione o da una lunga procedura di richiamo che non garantisce alcun risultato. È anche per questo che l’Unione Europea ha introdotto la Verifica del Beneficiario, di cui parliamo tra poco. Regolamento UE 2024/886: cosa cambia dal 2025 per chi ha partita IVAIl Regolamento (UE) 2024/886, conosciuto come Instant Payments Regulation, ha modificato le regole dei pagamenti SEPA e ha trasformato il bonifico istantaneo da servizio facoltativo a servizio obbligatorio per i prestatori di servizi di pagamento (banche, istituti di pagamento e di moneta elettronica, che in gergo si chiamano PSP).L’entrata in vigore è stata graduale e, alla data in cui leggi, tutte le tappe che riguardano l’area euro sono già operative:9 gennaio 2025: obbligo di ricevere bonifici istantanei in euro per le banche dell’area euro, parità di prezzo con il bonifico ordinario e nuove modalità di controllo sulle sanzioni9 ottobre 2025: obbligo di inviare bonifici istantanei per le banche dell’area euro e avvio della Verifica del Beneficiario (VoP), valida anche sui bonifici ordinari2027: stesse regole per gli istituti di pagamento e di moneta elettronica dell’area euro (9 aprile 2027) e per i PSP degli Stati membri che non hanno l’euro (9 gennaio e 9 luglio 2027)Per chi lavora con partita IVA ci sono due conseguenze pratiche molto rilevanti. La prima: non esiste più il vecchio tetto di 100.000 euro per singola operazione che caratterizzava lo schema originario dei bonifici istantanei. La seconda: i PSP non possono penalizzare il bonifico istantaneo rispetto a quello ordinario, né sul prezzo né sui limiti operativi.Il regolamento ha anche cambiato il modo in cui vengono fatti i controlli antiriciclaggio e sulle sanzioni internazionali. Prima si verificava ogni singola transazione, con il rischio di rallentare il pagamento; ora la verifica avviene sulla clientela, con frequenza almeno giornaliera. È un dettaglio tecnico, ma spiega perché un bonifico istantaneo può essere davvero istantaneo senza rinunciare ai controlli. Cos’è la Verifica del Beneficiario (VoP) e perché conta per la tua partita IVALa Verifica del Beneficiario è un controllo automatico che la tua banca esegue prima che tu confermi il pagamento: confronta il nome (o la denominazione sociale) del beneficiario che hai digitato con l’intestatario reale dell’IBAN di destinazione. Il risultato ti viene mostrato in tempo reale, gratuitamente, e riguarda sia i bonifici istantanei sia quelli ordinari in euro. I quattro possibili esiti della verificaCorrispondenza: nome e IBAN coincidono, puoi procedere serenamenteCorrispondenza parziale: i dati sono simili ma non identici; la banca ti mostra il nome corretto dell’intestatario per farti decidereNessuna corrispondenza: quell’IBAN è intestato a un soggetto diverso da quello che hai indicatoVerifica non possibile: la banca del beneficiario non ha potuto rispondereAttenzione a un punto spesso frainteso: il VoP non blocca il pagamento. Ti avvisa. Se decidi di procedere nonostante un esito negativo, il bonifico parte comunque, ma ti assumi il rischio dell’operazione. Se invece è il PSP a non eseguire correttamente la verifica e da questo nasce un danno, la responsabilità ricade su di lui.Immagina che Giulia, grafica freelance in regime forfettario seguita dal CAF Centro Fiscale di Udine, debba saldare la fattura di una tipografia. Riceve via email un IBAN aggiornato: il nome del fornitore è quello giusto, ma l’IBAN appartiene a un’altra persona. Prima del 2025 il bonifico sarebbe partito senza un fiato. Oggi il sistema restituisce nessuna corrispondenza e Giulia ha il tempo di alzare il telefono e verificare. È esattamente lo scenario delle truffe cosiddette man in the mail, cioè le email di fornitori contraffatte con IBAN modificato.Un’ultima precisazione utile per le partite IVA: chi non è consumatore e invia lotti di bonifici raggruppati (per esempio stipendi o pagamenti multipli caricati in un unico file) può rinunciare al VoP per quelle disposizioni massive, con facoltà di riattivarlo quando vuole. Ricorda inoltre che il modello F24 non si paga con un bonifico ma con addebito diretto tramite intermediario abilitato: in quel caso il VoP non entra in gioco e la correttezza dei dati dipende dalla compilazione della delega, un’attività che è bene affidare a professionisti.Commissioni del bonifico istantaneo partita IVA 2026: stesso prezzo dell’ordinarioÈ la novità che più incide sul portafoglio di chi lavora in proprio. Dal 9 gennaio 2025 le spese applicate a un bonifico istantaneo in euro non possono essere superiori a quelle applicate dallo stesso PSP per un bonifico ordinario equivalente. Tradotto: se il tuo conto business include i bonifici ordinari nel canone, anche quelli istantanei devono rientrare nelle stesse condizioni.Il principio vale sia per i privati sia per le imprese e i professionisti, perché il regolamento non distingue tra categorie di clientela sul punto del prezzo. Storicamente molte banche tradizionali applicavano al bonifico istantaneo una commissione sensibilmente più alta rispetto a quello ordinario: quella pratica oggi non è più consentita.Cosa fare in concreto? Ricontrolla il foglio informativo del tuo conto e le condizioni economiche: se trovi ancora una voce di costo più alta per l’istantaneo, è il caso di chiedere chiarimenti al tuo istituto. Per un confronto strutturato tra le diverse offerte ti può essere utile la nostra guida su come scegliere il conto corrente, che spiega quali voci guardare davvero oltre al canone.Un avvertimento doveroso: le condizioni economiche cambiano nel tempo e variano da piano a piano. Per questo motivo in questa guida non riportiamo importi o listini specifici, ma ti invitiamo sempre a verificare le condizioni aggiornate sul sito ufficiale dell’istituto prima di sottoscrivere qualsiasi contratto. Limiti di importo del bonifico istantaneo per i conti businessMolti titolari di partita IVA si chiedono se esista un tetto massimo. La risposta è articolata. A livello europeo il vecchio massimale per singola operazione è stato eliminato, ma ogni PSP può comunque fissare limiti operativi propri (per singola transazione o giornalieri) a tutela della sicurezza. La regola è che questi limiti non possono essere più restrittivi di quelli applicati ai bonifici ordinari dallo stesso istituto.Nella pratica quotidiana, i plafond dipendono da tre fattori: il tipo di conto (privato o business), il piano sottoscritto e il profilo di rischio del cliente. Sui conti digitali il limite è spesso personalizzabile dall’app o dall’area riservata, entro un massimale stabilito dall’istituto.N26 indica nella propria documentazione un limite predefinito per i bonifici SEPA istantanei in uscita pari a 10.000 euro al giorno, modificabile dall’app scegliendo tra limite giornaliero oppure limite per singola transazioneQonto e Hype Business applicano plafond legati al piano e al profilo del titolare: non esiste un valore unico pubblicato valido per tutti i clientiNelle banche tradizionali i massimali sono definiti nel contratto e spesso rivedibili su richiesta, previa valutazione dell’istitutoIl consiglio operativo è semplice: se prevedi pagamenti urgenti di importo elevato (il saldo di una fornitura, un acconto a un professionista, una caparra), controlla e adegua il plafond in anticipo. Scoprire il limite proprio mentre stai cercando di pagare entro una scadenza è la classica perdita di tempo evitabile. Quali conti business supportano bonifico istantaneo e VoP nel 2026Partiamo da una certezza normativa: le banche dell’area euro che offrono bonifici ordinari sono già tenute a offrire anche il bonifico istantaneo e la Verifica del Beneficiario. Per gli istituti di pagamento e di moneta elettronica, categoria in cui rientrano diverse neobanche, lo stesso obbligo scatta il 9 aprile 2027: molti però si sono già allineati, anche perché l’adesione allo schema VoP è richiesta a tutti i partecipanti agli schemi SEPA. La differenza, quindi, non sta più nella presenza della funzione ma nell’esperienza d’uso: quanto è immediata, come viene mostrato l’esito del VoP, quali strumenti di gestione ci sono attorno.Conto businessBonifico SEPA istantaneoVerifica del Beneficiario (VoP)Punti di forza per la P.IVAQontoSì, invio e ricezioneDa verificare sul sito ufficialeGestione multiutente, categorie di spesa, integrazione con la contabilitàHype BusinessSì, invio e ricezioneSì, attiva dal 9 ottobre 2025 (fonte: assistenza Hype)Operatività essenziale da smartphone, adatto a ditte individuali e freelanceN26 BusinessSì, con limiti personalizzabili da appSì, obbligatoria per leggeNotifiche in tempo reale e controllo dei plafond dall’appConfronto sulle sole funzionalità. Le condizioni economiche vanno sempre verificate sul sito ufficiale di ciascun istituto.Nella scelta di un conto business, il bonifico istantaneo non dovrebbe essere l’unico criterio, proprio perché ormai è uno standard. Contano di più la gestione delle causali, l’esportazione dei movimenti per il commercialista, la possibilità di separare i fondi da accantonare per imposte e contributi e, se incassi dal pubblico, l’integrazione con i sistemi di pagamento fisici.Approfondisci: le nostre guide sui conti businessConto corrente business per partita IVA: quale aprire nel 2026Come scegliere il conto corrente: guida completa 2026Qonto vs Hype Business 2026: il confrontoQonto Business Case Study 2026Qonto e POS 2026: incassi in negozio e in mobilitàCome proteggersi da frodi e falsi alert VoPOgni novità utile diventa, purtroppo, anche un’esca per i truffatori. Con la diffusione della Verifica del Beneficiario sono comparsi SMS ed email che imitano gli avvisi della banca: messaggi del tipo “La verifica del beneficiario ha rilevato un’anomalia, conferma qui la tua identità”, con un link che porta a un sito clone. È il classico phishing (via email) o smishing (via SMS).La regola d’oro è una sola: il VoP avviene solo dentro l’app o l’home banking, mentre stai disponendo il pagamento. Non arriva mai come messaggio separato, non chiede mai di cliccare un link esterno e non richiede mai credenziali, codici OTP o dati della carta.Non cliccare mai link ricevuti via SMS o email che parlano di verifiche sui bonificiDiffida delle telefonate di finti operatori che ti chiedono di “spostare i fondi su un conto sicuro”Verifica sempre per telefono i cambi di IBAN comunicati da un fornitore, usando un numero che conosci giàSe il VoP segnala nessuna corrispondenza, fermati e controlla: non forzare il pagamentoIn caso di operazione sospetta già eseguita, contatta immediatamente la banca e sporgi denunciaRicorda che il bonifico istantaneo è irrevocabile: la prevenzione vale molto più di qualunque tentativo di recupero successivo. Per una partita IVA, abituarsi a leggere l’esito del VoP prima di ogni conferma è un gesto di pochi secondi che protegge la liquidità dell’attività. Domande frequenti sul bonifico istantaneo per partita IVAIl bonifico istantaneo costa di più di quello ordinario?No. Dal 9 gennaio 2025 le spese per un bonifico istantaneo in euro non possono superare quelle applicate dallo stesso istituto per un bonifico ordinario equivalente. Se il tuo conto applica ancora un costo maggiorato, chiedi chiarimenti alla banca e verifica le condizioni aggiornate sul sito ufficiale.La Verifica del Beneficiario è a pagamento?No, il VoP è un servizio che il prestatore di servizi di pagamento deve fornire senza costi aggiuntivi per il cliente, sia sui bonifici istantanei sia su quelli ordinari in euro nell’area SEPA.Posso fare comunque il bonifico se il VoP segnala un errore?Sì, la verifica è un avviso e non un blocco. Se però procedi in presenza di un esito di mancata corrispondenza, ti assumi il rischio dell’operazione e sarà molto più difficile ottenere tutele in caso di errore o frode.Esiste un limite massimo al bonifico istantaneo per una partita IVA?Non esiste più un massimale europeo per singola operazione, ma ogni istituto può fissare limiti operativi propri, che però non possono essere più restrittivi di quelli previsti per i bonifici ordinari. Su molti conti digitali i plafond sono personalizzabili dall’app.Il VoP vale anche per il pagamento dell’F24?No. L’F24 non si paga con un bonifico ma con addebito diretto sul conto tramite i canali telematici o un intermediario abilitato. La correttezza dipende quindi dalla compilazione della delega: per questo conviene farla seguire da un professionista, che verifica codici tributo, periodi di riferimento ed eventuali compensazioni.Il bonifico istantaneo si può annullare?No, una volta confermato è irrevocabile. È possibile chiedere alla banca di attivare una procedura di richiamo verso l’istituto del beneficiario, ma la restituzione dipende dalla disponibilità di chi ha ricevuto il denaro e non è mai garantita.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Vuoi scegliere il conto business giusto e gestire la tua partita IVA senza sorprese? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca nella valutazione degli strumenti di pagamento più adatti alla tua attività e in tutti gli adempimenti fiscali collegati: apertura e gestione della partita IVA, regime forfettario, deleghe F24, dichiarazioni. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine sia online in tutta Italia.Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno: Contattaci per fissare un appuntamento, chiama lo 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri operatori si occupano di tutto, dalla raccolta dei documenti alla presentazione delle pratiche.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-17 15:00:002026-09-17 10:46:40Bonifico Istantaneo Partita IVA 2026: Guida Completa a VoP, Commissioni e 3 Conti BusinessPagina 14 di 189«‹1213141516›» Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
NOTIZIEBonus Moda 2026: 100 milioni alle PMI a fondo perdutoArriva una nuova misura di sostegno per la filiera produttiva italiana: il bonus moda 2026 mette a disposizione 100 milioni di euro destinati alle piccole e medie imprese del comparto tessile, calzaturiero, pelletteria e accessori. Il decreto attuativo, datato 6 agosto 2026 e pubblicato sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il 10 settembre scorso, definisce le regole della nuova agevolazione pensata per rilanciare gli investimenti produttivi di un settore strategico per l’economia italiana. Vediamo nel dettaglio come funziona il bonus moda 2026, chi può accedervi e quali sono le prossime tappe.Indice dei contenutiCos’è il bonus moda 2026A chi è rivolto il bonus moda 2026Come funziona il fondo perduto per le PMI modaSpese e investimenti ammissibiliQuando e come presentare domanda per il bonus moda 2026Domande frequenti sul bonus moda 2026Cos’è il bonus moda 2026Il bonus moda 2026 è una misura agevolativa promossa dal MIMIT per sostenere i programmi di sviluppo delle imprese della filiera moda. Si tratta di un pacchetto di aiuti composto da un contributo a fondo perduto, cioè una somma erogata dallo Stato che non deve essere restituita, a cui si può aggiungere, su richiesta dell’impresa, anche un finanziamento agevolato a tassi ridotti rispetto a quelli di mercato.La dotazione complessiva della misura è di 100 milioni di euro, una cifra significativa se si considera che il settore moda italiano, dal tessile alla pelletteria fino alle calzature, rappresenta da sempre uno dei comparti più rilevanti del Made in Italy. Secondo quanto riportato da Fisco e Tasse, l’obiettivo del bando moda fondo perduto è quello di favorire investimenti produttivi capaci di rafforzare la competitività delle imprese, anche attraverso processi di innovazione e riorganizzazione aziendale.Non è la prima misura settoriale pensata per sostenere comparti produttivi specifici del nostro Paese: pensiamo, ad esempio, al Bonus Librerie Under 35, rivolto ai giovani imprenditori del settore editoriale. Il bonus moda 2026 segue la stessa logica: individuare un comparto in difficoltà o bisognoso di ammodernamento e destinargli risorse mirate. A chi è rivolto il bonus moda 2026Il bonus moda 2026 si rivolge alle piccole e medie imprese (PMI) che operano nella filiera della moda, individuate attraverso specifici codici ATECO che comprendono le attività di produzione tessile, calzaturiera, di pelletteria, accessori moda e settori collegati. Il decreto attuativo definisce con precisione i codici ammessi, in modo da concentrare le risorse sulle imprese effettivamente operanti in questi comparti produttivi.Una parte importante delle risorse è riservata a specifiche categorie di beneficiari. In particolare:il 25% della dotazione (25 milioni di euro) è riservato alle micro e piccole imprese, per favorire l’accesso anche alle realtà produttive di dimensioni più contenute;il 40% della dotazione (40 milioni di euro) è destinato agli investimenti realizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna).Questa doppia riserva mira a garantire che il bonus moda 2026 non finisca solo nelle mani delle imprese più strutturate o localizzate nelle regioni con maggiore tradizione manifatturiera, ma raggiunga anche le piccole realtà artigiane e i territori del Sud Italia. Come funziona il fondo perduto per le PMI modaIl meccanismo del fondo perduto PMI moda prevede che le imprese possano presentare programmi di sviluppo di dimensione compresa tra 1 milione e 20 milioni di euro. È prevista anche la possibilità di presentare progetti congiunti, realizzati da un gruppo di 3-6 imprese che collaborano allo stesso investimento: in questo caso, il progetto di ciascuna impresa partecipante deve avere un valore minimo di 200.000 euro.Per quanto riguarda l’intensità dell’aiuto, la somma tra il contributo a fondo perduto e l’eventuale finanziamento agevolato non può superare il 75% delle spese complessivamente ammissibili. Le percentuali esatte di aiuto variranno comunque in base alla tipologia di progetto, alla localizzazione dell’investimento e alle regole europee sugli aiuti di Stato, che impongono limiti diversi a seconda della dimensione d’impresa e dell’area geografica.Va sottolineato che il finanziamento agevolato non è obbligatorio: le imprese possono scegliere di richiedere solamente il contributo a fondo perduto, oppure di abbinarlo alla componente finanziaria per coprire una quota più ampia dell’investimento complessivo. Spese e investimenti ammissibiliIl decreto attuativo individua diverse tipologie di spese e investimenti che possono beneficiare del bonus moda 2026. Tra le voci principali rientrano gli interventi sulla struttura produttiva dell’impresa, oltre a progetti dedicati all’innovazione dei processi e alla formazione del personale. In sintesi, sono considerati ammissibili:la creazione di una nuova unità produttiva o l’ampliamento della capacità produttiva esistente;la ristrutturazione di unità produttive già operative;progetti di innovazione dei processi e dell’organizzazione aziendale, ammissibili fino al 40% del valore totale dell’investimento;attività di formazione del personale, ammissibili fino al 20% del valore totale del progetto.Tra le finalità indicate rientrano quindi anche percorsi di digitalizzazione e ammodernamento organizzativo, in linea con le esigenze di trasformazione digitale che negli ultimi anni hanno interessato numerosi comparti produttivi italiani. Non è un caso che, parallelamente a misure come il bonus moda 2026, il legislatore stia intervenendo anche su altri fronti della digitalizzazione delle imprese, ad esempio con la Fattura Elettronica Semplificata 2026, pensata per ridurre gli adempimenti amministrativi delle PMI.Le imprese della filiera moda che investono in innovazione dovranno comunque tenere sotto controllo anche gli altri crediti d’imposta di cui eventualmente beneficiano, valutando la compatibilità con misure analoghe, come già avviene ad esempio per i crediti bonus edilizi per i professionisti, che seguono regole di cumulo specifiche. Quando e come presentare domanda per il bonus moda 2026Al momento il decreto attuativo pubblicato dal MIMIT definisce la cornice generale della misura, ma non fissa ancora una data di apertura dello sportello per la presentazione delle domande. Le modalità operative, i termini e la modulistica per l’accesso agli incentivi settore tessile 2026 saranno stabiliti da un successivo provvedimento ministeriale attuativo, che dovrà chiarire anche l’ente incaricato della gestione operativa delle istruttorie.Le imprese interessate al bonus moda 2026 dovranno quindi monitorare con attenzione i canali ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nelle prossime settimane, in attesa che vengano resi noti i dettagli su termini di presentazione, documentazione richiesta e criteri di valutazione dei progetti. Nel frattempo, può essere utile iniziare a valutare la fattibilità dei propri programmi di investimento, in modo da farsi trovare pronti non appena lo sportello sarà operativo. Domande frequenti sul bonus moda 2026Quanto vale il bonus moda 2026?La dotazione complessiva della misura è di 100 milioni di euro, destinati a programmi di sviluppo delle PMI della filiera moda con investimenti compresi tra 1 e 20 milioni di euro.Chi può richiedere il bonus moda 2026?Possono accedervi le piccole e medie imprese operanti nei settori tessile, calzaturiero, pelletteria e accessori, individuate tramite specifici codici ATECO indicati nel decreto attuativo.Il bonus moda 2026 è un contributo a fondo perduto o un finanziamento?È entrambe le cose: le imprese possono ottenere un contributo a fondo perduto e, se lo richiedono, anche un finanziamento agevolato. La somma dei due aiuti non può superare il 75% delle spese ammissibili.Quando si potranno presentare le domande per il bonus moda 2026?Non è ancora stata fissata una data. Il decreto attuativo del 6 agosto 2026 definisce le regole generali, mentre le modalità operative saranno stabilite da un successivo provvedimento ministeriale.Sono previste riserve territoriali per il bonus moda 2026?Sì, il 40% delle risorse è riservato agli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno e il 25% alle micro e piccole imprese, per garantire un accesso più equilibrato alla misura.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-17 19:00:002026-09-12 19:35:58Bonus Moda 2026: 100 milioni alle PMI a fondo perduto
NOTIZIEDebiti INPS: dal 16 settembre 2026 salgono interessi e sanzioni civiliDal 16 settembre 2026 chi ha debiti INPS o una rateazione contributi INPS in corso deve fare i conti con tassi più alti. L’Istituto ha aggiornato le misure di interessi di mora INPS e delle sanzioni civili INPS applicate ai contributi previdenziali non versati o versati in ritardo, adeguandole alla variazione del tasso di riferimento della Banca Centrale Europea decisa a inizio settembre. La novità riguarda lavoratori autonomi, aziende con dipendenti e, più in generale, chiunque abbia posizioni contributive scoperte verso l’INPS, comprese le rateazioni già attive.Non si tratta di una novità legislativa vera e propria, ma di un adeguamento tecnico periodico: l’INPS ricalcola questi tassi ogni volta che cambia il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema (il cosiddetto ex TUR), a cui i tassi contributivi sono agganciati. È però un adeguamento che incide concretamente sulle tasche di chi ha debiti INPS aperti, motivo per cui vale la pena capire cosa cambia e cosa conviene fare.Indice dei contenutiCosa cambia dal 16 settembre 2026 per i debiti INPSCome funzionano sanzioni civili e interessi di mora INPSI nuovi tassi INPS in vigore dal 16 settembre 2026Cosa succede alle rateazioni INPS già in corsoCosa fare se hai un debito INPS o una rateazione in corsoDomande frequenti sui debiti INPS e le nuove sanzioniCosa cambia dal 16 settembre 2026 per i debiti INPSLa Banca Centrale Europea, con la decisione di politica monetaria del 10 settembre 2026, ha innalzato di 25 punti base il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema, portandolo dal 2,40% al 2,65% a decorrere dal 16 settembre 2026. Poiché diversi istituti previdenziali, tra cui l’INPS, agganciano a questo parametro il calcolo degli interessi di mora INPS e delle sanzioni per omesso o ritardato versamento dei contributi, l’aumento si riflette automaticamente sulle somme dovute da chi ha debiti INPS.In pratica, dal 16 settembre 2026 pagare in ritardo i contributi previdenziali, o mantenere aperta una rateazione contributi INPS, costa qualcosa in più rispetto a prima. L’incremento riguarda sia i lavoratori dipendenti (tramite i contributi versati dal datore di lavoro), sia gli artigiani, i commercianti e i professionisti iscritti alla Gestione Separata, sia le aziende con posizioni debitorie verso l’Istituto. Come funzionano sanzioni civili e interessi di mora INPSPer capire l’impatto della novità serve fare un passo indietro su come funziona oggi il sistema sanzionatorio INPS. Quando un contributo non viene versato entro la scadenza, l’Istituto applica due tipi di somme aggiuntive, spesso confuse tra loro ma con natura diversa.Sanzioni civili: hanno una funzione risarcitoria e sanzionatoria insieme, e si calcolano in percentuale annua sul contributo non versato, dal giorno in cui scade il termine di pagamento fino al saldo. Sono generalmente più alte in caso di omissione (mancato versamento nonostante una regolare denuncia contributiva) rispetto ai casi di evasione o di semplice ritardo.Interessi di mora e di differimento: si applicano principalmente quando viene concessa una rateazione contributi INPS o un differimento del pagamento. In questo caso il tasso serve a compensare l’Istituto per la dilazione concessa, ed è collegato al tasso di riferimento della BCE.Esiste poi un meccanismo di favore per chi si mette in regola spontaneamente: il cosiddetto ravvedimento, che consente di versare i contributi arretrati con una sanzione ridotta se il pagamento avviene entro un certo numero di giorni dalla scadenza originaria. Anche il tasso ridotto applicato in questi casi viene periodicamente aggiornato dall’INPS insieme agli altri parametri. I nuovi tassi INPS in vigore dal 16 settembre 2026Con la circolare n. 98 dell’11 settembre 2026, dedicata alla variazione della misura dell’interesse di dilazione e di differimento e delle somme aggiuntive per omesso o ritardato versamento dei contributi, l’INPS ha recepito l’aumento del tasso BCE e ha aggiornato i parametri applicati ai debiti contributivi. I nuovi valori, in vigore dal 16 settembre 2026, sono i seguenti:Tasso di differimento e dilazione (per rateazioni e proroghe dei versamenti contributivi): pari al 4,65% su base annua, cioè il nuovo tasso BCE del 2,65% maggiorato di 2 punti.Sanzione civile per omissione contributiva (mancato versamento nonostante denuncia regolare): pari all’8,15% su base annua, cioè il tasso BCE maggiorato di 5,5 punti, entro il tetto massimo del 40% dei contributi non versati previsto dall’articolo 116, comma 8, della legge 388/2000.Tasso ridotto per il ravvedimento entro 120 giorni dalla scadenza: pari al 2,65%, esattamente il nuovo tasso BCE sulle operazioni di rifinanziamento principali, a condizione che il versamento avvenga spontaneamente e in unica soluzione prima di contestazioni o accertamenti.È importante non confondere questi tassi con il tasso di interesse legale, che nel 2026 è stato fissato all’1,60% annuo dal 1° gennaio (in calo rispetto al 2,00% del 2025, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato in Gazzetta Ufficiale a dicembre 2025). Il tasso legale ha infatti un ambito di applicazione diverso — riguarda ad esempio i rapporti civilistici tra privati e alcuni calcoli fiscali — mentre i tassi contributivi INPS su sanzioni civili e differimento seguono una logica propria, agganciata al tasso BCE e aggiornata ogni volta che quest’ultimo cambia. Cosa succede alle rateazioni INPS già in corsoUna delle domande più frequenti riguarda chi ha già ottenuto una rateazione contributi INPS prima del 16 settembre 2026: il nuovo tasso si applica anche alle rate ancora da versare, oppure resta valido quello in vigore al momento della concessione del piano?L’aggiornamento riguarda la contribuzione relativa al mese di agosto 2026 (con versamento in scadenza il 16 settembre) e i periodi successivi, oltre alle dilazioni concesse a partire da quella data. I piani di ammortamento già emessi, invece, restano di regola calcolati con il tasso in vigore al momento del rilascio del piano e non vengono rideterminati in modo retroattivo. Resta comunque un aspetto tecnico che può variare a seconda del tipo di dilazione (ordinaria, per aziende in difficoltà, per crisi di liquidità), per cui una verifica puntuale caso per caso rimane sempre opportuna.Per chi ha un piano di rateazione contributi INPS attivo, quindi, la raccomandazione principale resta quella di controllare con attenzione gli importi indicati nei bollettini o negli F24 relativi alle rate più recenti, per capire se e come il nuovo tasso si sia riflesso sul calcolo. Cosa fare se hai un debito INPS o una rateazione in corsoDi fronte a un aumento dei tassi su sanzioni e interessi, la prima cosa da fare è avere un quadro aggiornato della propria posizione contributiva. Un debito INPS che resta fermo nel tempo tende infatti a crescere più rapidamente quando le sanzioni civili e gli interessi di mora salgono, per cui più tempo passa più l’importo complessivo può aumentare.Alcuni punti da tenere presenti per chi si trova in questa situazione:Verificare l’importo esatto del debito, comprensivo di sanzioni e interessi aggiornati, prima di decidere come procedere.Valutare se conviene saldare in un’unica soluzione oppure richiedere una rateazione, tenendo conto che anche le rateazioni scontano un tasso di interesse.Nel caso di un semplice ritardo occasionale, verificare se sono ancora aperti i termini per il ravvedimento con sanzione ridotta.Per le aziende con più posizioni contributive aperte, monitorare con attenzione le scadenze delle singole rate per evitare la decadenza dal beneficio della rateazione, che comporterebbe l’iscrizione a ruolo dell’intero debito residuo.In generale, chi ha debiti INPS arretrati fa bene a non rimandare la verifica della propria posizione: più i tassi su sanzioni e interessi salgono, più diventa importante affrontare per tempo la questione, evitando che il debito si trascini e si ingrossi ulteriormente. Domande frequenti sui debiti INPS e le nuove sanzioniPerché cambiano i tassi su sanzioni e interessi INPS?Perché questi tassi sono agganciati al tasso di riferimento della Banca Centrale Europea sulle operazioni di rifinanziamento principali. Quando la BCE modifica questo parametro, l’INPS aggiorna di conseguenza le misure di sanzioni civili, interessi di mora e tassi di differimento applicati ai debiti contributivi.Da quando si applicano i nuovi tassi INPS?I nuovi parametri decorrono dal 16 settembre 2026, data di efficacia dell’aumento del tasso BCE deciso il 10 settembre 2026 e recepito dall’INPS con la circolare n. 98 dell’11 settembre 2026. Sul piano operativo l’aggiornamento riguarda la contribuzione relativa al mese di agosto 2026 e i periodi successivi.Le rateazioni INPS già attive vengono ricalcolate con il nuovo tasso?Il nuovo tasso di differimento del 4,65% si applica alla contribuzione dal mese di agosto 2026 in poi e ai piani di dilazione concessi dal 16 settembre 2026, mentre i piani di ammortamento già emessi restano di regola calcolati con il tasso in vigore al momento della concessione. Resta comunque utile verificare l’importo delle singole rate nel Cassetto previdenziale per capire l’effetto concreto sul proprio piano.Qual è la differenza tra sanzioni civili e interessi di mora INPS?Le sanzioni civili si applicano sul contributo non versato entro la scadenza e hanno anche una funzione sanzionatoria, con percentuali diverse a seconda che si tratti di omissione o di evasione contributiva. Gli interessi di mora e di differimento, invece, si applicano soprattutto in caso di rateazione o dilazione del pagamento, come compenso per la dilazione concessa.Il tasso di interesse legale 2026 è lo stesso usato per i debiti INPS?No. Il tasso di interesse legale, fissato per il 2026 all’1,60% annuo dal 1° gennaio, riguarda altri ambiti (come i rapporti civilistici tra privati). I tassi applicati da INPS su sanzioni civili, interessi di mora e differimento contributivo seguono invece un meccanismo distinto, collegato al tasso di riferimento della Banca Centrale Europea e aggiornato in occasione delle variazioni di quest’ultimo.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-17 18:00:002026-09-12 23:43:03Debiti INPS: dal 16 settembre 2026 salgono interessi e sanzioni civili
NOTIZIERitenuta d’Acconto Camera dei Deputati 2025: Nuovo Provvedimento Agenzia EntrateL’Agenzia delle Entrate ha pubblicato un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 10 settembre 2026 (prot. n. 249031/2026) che disciplina le modalita di trasmissione degli elenchi dei percipienti di somme e valori soggetti a ritenuta d’acconto, corrisposti nel corso del periodo d’imposta 2025 dall’Amministrazione della Camera dei Deputati. Si tratta di un provvedimento tecnico, che riguarda gli adempimenti della Camera in qualita di sostituto d’imposta, ma che merita attenzione perche introduce una procedura semplificata in sostituzione della dichiarazione ordinaria dei sostituti d’imposta.Il provvedimento si inserisce in un filone di atti analoghi gia adottati per altri organi costituzionali, come il Senato della Repubblica, la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale, che godono di una disciplina fiscale in parte differenziata rispetto ai normali sostituti d’imposta privati o alle amministrazioni pubbliche ordinarie. Vediamo nel dettaglio cosa prevede questo nuovo atto e, soprattutto, cosa NON cambia per chi ha percepito compensi dalla Camera dei Deputati nel 2025.Indice dei contenutiCamera dei Deputati sostituto d’imposta 2025: cosa significaLa Certificazione Unica 2026 resta invariataLa vera novita: l’elenco che sostituisce il modello 770Perche la differenza tra CU e 770 conta per i cittadiniUn adempimento comune agli organi costituzionaliCamera dei Deputati sostituto d’imposta 2025: cosa significaQuando parliamo di ritenuta acconto Camera dei Deputati 2025, ci riferiamo a un meccanismo fiscale molto comune: ogni volta che un ente eroga compensi, indennita o altri redditi soggetti a tassazione, ha l’obbligo di trattenere una parte dell’importo lordo e versarla direttamente allo Stato per conto del percettore. Questo ente si chiama, tecnicamente, sostituto d’imposta.La Camera dei Deputati, come qualsiasi altro sostituto d’imposta, eroga nel corso dell’anno indennita parlamentari, compensi per collaborazioni, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente o autonomo e altre somme soggette a ritenuta. La trattenuta viene operata secondo quanto previsto dall’articolo 29, comma 3, del DPR 600/1973, la norma che disciplina specificamente la ritenuta d’acconto applicata dalle Amministrazioni della Camera dei Deputati, del Senato, della Corte Costituzionale, della Presidenza della Repubblica e degli organi legislativi delle Regioni a statuto speciale.Fin qui, nulla di diverso rispetto a qualsiasi altro datore di lavoro o committente. La particolarita riguarda invece le modalita con cui questi enti comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai percipienti e alle ritenute operate, ed e proprio su questo aspetto che interviene il nuovo provvedimento. La Certificazione Unica 2026 resta invariataIl primo punto da chiarire, per evitare fraintendimenti, riguarda la Certificazione Unica (CU). Il provvedimento del 10 settembre 2026 non tocca in alcun modo gli obblighi di certificazione dei redditi nei confronti dei singoli percipienti. La CU resta dovuta secondo le regole ordinarie, con le stesse scadenze valide per tutti gli altri sostituti d’imposta.In pratica, chi ha percepito compensi dalla Camera dei Deputati nel 2025 riceve comunque la propria Certificazione Unica, nei termini consueti:16 marzo 2026 per la generalita dei redditi (lavoro dipendente e assimilati)30 aprile 2026 per i redditi di lavoro autonomo abituale e le provvigioniQuesto aspetto e fondamentale perche e proprio la Certificazione Unica, e solo la CU, ad alimentare la dichiarazione dei redditi precompilata predisposta ogni anno dall’Agenzia delle Entrate. Il nuovo provvedimento, quindi, non ha alcun impatto sui dati che confluiscono nel 730 precompilato o nel modello Redditi precompilato dei singoli contribuenti. La vera novita: l’elenco che sostituisce il modello 770La novita introdotta dal provvedimento riguarda invece un adempimento diverso, quello che i sostituti d’imposta svolgono nei confronti dell’Agenzia delle Entrate: il modello 770. Si tratta della dichiarazione annuale con cui ogni sostituto d’imposta riepiloga, in forma aggregata e analitica, tutte le ritenute operate nel corso dell’anno precedente.Per la Camera dei Deputati, questa dichiarazione non viene presentata nella forma ordinaria del modello 770. Al suo posto, l’Amministrazione della Camera trasmette un apposito elenco dei percipienti, predisposto secondo le stesse specifiche tecniche gia previste per il modello 770/2026, comprensivo dei relativi prospetti (ST, SV, SX e SY).La base normativa di questa procedura semplificata e l’articolo 4, comma 6-bis, del DPR 322/1998, disposizione che consente ad alcuni organi costituzionali di adottare modalita di comunicazione alternative rispetto alla presentazione ordinaria della dichiarazione dei sostituti d’imposta, in ragione della loro particolare natura istituzionale. Il termine per la trasmissioneIl provvedimento fissa il termine per la trasmissione telematica dell’elenco dei percipienti al 31 ottobre 2026, coincidente con la scadenza ordinaria prevista per la presentazione del modello 770/2026 da parte della generalita dei sostituti d’imposta.Perche la differenza tra CU e 770 conta per i cittadiniPuo sembrare una distinzione puramente tecnica, ma capire la differenza tra Certificazione Unica e modello 770 aiuta a comprendere meglio il funzionamento del sistema fiscale italiano. La CU e il documento che riguarda direttamente il singolo lavoratore o percettore di reddito: gli serve per controllare i propri dati fiscali e, se necessario, per la compilazione della dichiarazione dei redditi.Il modello 770 (o, in questo caso, l’elenco sostitutivo) e invece uno strumento di controllo e riepilogo che il sostituto d’imposta trasmette all’Amministrazione finanziaria, utile principalmente per le attivita di verifica incrociata dei dati fiscali su larga scala. Non ha impatto diretto sulla posizione individuale del contribuente, che continua a fare riferimento esclusivamente alla propria Certificazione Unica.Per questo motivo, chi ha percepito compensi dalla Camera dei Deputati nel 2025 non deve modificare in alcun modo il proprio comportamento fiscale: continuera a ricevere la CU nei tempi ordinari e a utilizzarla, se necessario, per la dichiarazione dei redditi, esattamente come accade per qualsiasi altro rapporto di lavoro o collaborazione soggetto a ritenuta d’acconto. Un adempimento comune agli organi costituzionaliVa sottolineato che questa modalita semplificata di comunicazione non e una eccezione riservata solo alla Camera dei Deputati. Provvedimenti analoghi sono stati adottati in pari data, il 10 settembre 2026, anche per altri organi costituzionali, come il Senato della Repubblica, la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale, che condividono la stessa natura istituzionale e, di conseguenza, la stessa possibilita di sostituire il modello 770 ordinario con un elenco dei percipienti trasmesso con le medesime specifiche tecniche.Questa uniformita di trattamento conferma che si tratta di una prassi consolidata per gli organi costituzionali, funzionale a semplificare gli adempimenti dichiarativi senza intaccare in alcun modo le garanzie informative nei confronti dei singoli percipienti, che restano tutelati dall’ordinaria emissione della Certificazione Unica. Domande FrequentiIl provvedimento modifica la Certificazione Unica?No. Il provvedimento del 10 settembre 2026 riguarda esclusivamente le modalita con cui la Camera dei Deputati trasmette all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei percipienti in sostituzione del modello 770. La Certificazione Unica resta invariata, con le scadenze ordinarie del 16 marzo e del 30 aprile 2026.Cosa cambia per la Camera dei Deputati come sostituto d’imposta?La Camera dei Deputati, per il periodo d’imposta 2025, non presenta il modello 770 nella forma ordinaria, ma trasmette un elenco dei percipienti predisposto secondo le stesse specifiche tecniche del modello 770/2026, comprensivo dei prospetti ST, SV, SX e SY, entro il 31 ottobre 2026.Qual e la base normativa del provvedimento?La procedura si fonda sull’articolo 4, comma 6-bis, del DPR 322/1998, che consente ad alcuni organi costituzionali di adottare modalita di comunicazione semplificata in luogo della presentazione ordinaria della dichiarazione dei sostituti d’imposta.Questo provvedimento alimenta la dichiarazione precompilata?No. La dichiarazione precompilata si basa esclusivamente sui dati della Certificazione Unica, che resta invariata. L’elenco dei percipienti che sostituisce il modello 770 non ha alcun impatto sui dati precompilati dei singoli contribuenti.Chi ha ricevuto compensi dalla Camera dei Deputati nel 2025 deve fare qualcosa di diverso?No. Il percipiente continua a ricevere la Certificazione Unica nei termini ordinari e la utilizza normalmente per la propria dichiarazione dei redditi. Il provvedimento riguarda solo gli adempimenti interni tra la Camera dei Deputati e l’Agenzia delle Entrate.In sintesi, il provvedimento del 10 settembre 2026 rappresenta un aggiustamento tecnico e organizzativo che riguarda la Camera dei Deputati nella sua veste di sostituto d’imposta, senza alcuna ricaduta pratica sui percettori di redditi soggetti a ritenuta d’acconto, che continueranno a ricevere la propria Certificazione Unica secondo le scadenze gia note.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-17 17:00:002026-09-11 16:50:27Ritenuta d’Acconto Camera dei Deputati 2025: Nuovo Provvedimento Agenzia Entrate
Conti Correnti e Banche Online, Finanza & ServiziBonifico Istantaneo Partita IVA 2026: Guida Completa a VoP, Commissioni e 3 Conti BusinessParlare di bonifico istantaneo partita IVA 2026 oggi significa parlare di una cosa molto concreta: pagare un fornitore alle 23 di sabato e vedere il denaro arrivare sul suo conto in dieci secondi. Fino a pochi anni fa era un servizio accessorio, spesso costoso e offerto solo da alcune banche. Dal 2025, grazie al Regolamento (UE) 2024/886, è diventato un diritto: tutte le banche dell’area euro che offrono bonifici ordinari in euro devono offrire anche quelli istantanei, allo stesso prezzo (per gli istituti di pagamento e di moneta elettronica l’obbligo scatta il 9 aprile 2027, ma molti si sono già allineati).Insieme alla velocità è arrivata anche una tutela nuova: la Verifica del Beneficiario, in inglese Verification of Payee (abbreviata in VoP). In pratica, prima di confermare il pagamento, il sistema controlla che il nome del beneficiario che hai scritto corrisponda davvero all’intestatario di quell’IBAN. Un dettaglio che, per un professionista o una ditta individuale, può fare la differenza tra un pagamento andato a buon fine e alcune migliaia di euro finite nel conto sbagliato.In questa guida vediamo in modo semplice come funziona il bonifico istantaneo partita IVA 2026, quali sono le regole su commissioni e limiti di importo, quali conti business lo supportano insieme al VoP e, soprattutto, come difendersi dalle truffe che stanno già imitando gli avvisi di verifica.Indice dei contenutiBonifico istantaneo partita IVA 2026: cos’e e come funzionaRegolamento UE 2024/886: cosa cambia dal 2025 per chi ha partita IVACos’e la Verifica del Beneficiario (VoP) e perche conta per la tua partita IVACommissioni del bonifico istantaneo partita IVA 2026: stesso prezzo dell’ordinarioLimiti di importo del bonifico istantaneo per i conti businessQuali conti business supportano bonifico istantaneo e VoP nel 2026Come proteggersi da frodi e falsi alert VoPDomande frequenti sul bonifico istantaneo per partita IVABonifico istantaneo partita IVA 2026: cos’è e come funzionaIl bonifico istantaneo è un trasferimento di denaro in euro che arriva sul conto del beneficiario in pochi secondi, 24 ore su 24, sette giorni su sette, festivi compresi. La normativa europea fissa un tetto massimo di dieci secondi per l’accredito: è il tempo che passa tra il momento in cui confermi l’ordine e quello in cui il destinatario vede i soldi disponibili sul proprio conto.La differenza rispetto al bonifico ordinario (tecnicamente si chiama SEPA Credit Transfer) sta tutta nei tempi. Il bonifico ordinario viaggia in giornate lavorative: se lo disponi il venerdì pomeriggio, il denaro arriva al beneficiario lunedì o martedì. Il bonifico istantaneo, invece, ignora orari di sportello, weekend e festività.Accredito entro 10 secondi dalla conferma dell’ordineOperativo 24/7/365, anche di notte e nei giorni festiviNotifica immediata sia a chi paga sia a chi incassaValido per pagamenti in euro all’interno dell’area SEPAIrrevocabile: una volta confermato non può essere richiamatoProprio l’ultimo punto merita attenzione. Con un bonifico ordinario, in certi casi, c’è il tempo materiale per chiedere alla banca di bloccare l’operazione prima dell’accredito. Con il bonifico istantaneo no: i soldi sono già sul conto del destinatario e recuperarli dipende dalla sua collaborazione o da una lunga procedura di richiamo che non garantisce alcun risultato. È anche per questo che l’Unione Europea ha introdotto la Verifica del Beneficiario, di cui parliamo tra poco. Regolamento UE 2024/886: cosa cambia dal 2025 per chi ha partita IVAIl Regolamento (UE) 2024/886, conosciuto come Instant Payments Regulation, ha modificato le regole dei pagamenti SEPA e ha trasformato il bonifico istantaneo da servizio facoltativo a servizio obbligatorio per i prestatori di servizi di pagamento (banche, istituti di pagamento e di moneta elettronica, che in gergo si chiamano PSP).L’entrata in vigore è stata graduale e, alla data in cui leggi, tutte le tappe che riguardano l’area euro sono già operative:9 gennaio 2025: obbligo di ricevere bonifici istantanei in euro per le banche dell’area euro, parità di prezzo con il bonifico ordinario e nuove modalità di controllo sulle sanzioni9 ottobre 2025: obbligo di inviare bonifici istantanei per le banche dell’area euro e avvio della Verifica del Beneficiario (VoP), valida anche sui bonifici ordinari2027: stesse regole per gli istituti di pagamento e di moneta elettronica dell’area euro (9 aprile 2027) e per i PSP degli Stati membri che non hanno l’euro (9 gennaio e 9 luglio 2027)Per chi lavora con partita IVA ci sono due conseguenze pratiche molto rilevanti. La prima: non esiste più il vecchio tetto di 100.000 euro per singola operazione che caratterizzava lo schema originario dei bonifici istantanei. La seconda: i PSP non possono penalizzare il bonifico istantaneo rispetto a quello ordinario, né sul prezzo né sui limiti operativi.Il regolamento ha anche cambiato il modo in cui vengono fatti i controlli antiriciclaggio e sulle sanzioni internazionali. Prima si verificava ogni singola transazione, con il rischio di rallentare il pagamento; ora la verifica avviene sulla clientela, con frequenza almeno giornaliera. È un dettaglio tecnico, ma spiega perché un bonifico istantaneo può essere davvero istantaneo senza rinunciare ai controlli. Cos’è la Verifica del Beneficiario (VoP) e perché conta per la tua partita IVALa Verifica del Beneficiario è un controllo automatico che la tua banca esegue prima che tu confermi il pagamento: confronta il nome (o la denominazione sociale) del beneficiario che hai digitato con l’intestatario reale dell’IBAN di destinazione. Il risultato ti viene mostrato in tempo reale, gratuitamente, e riguarda sia i bonifici istantanei sia quelli ordinari in euro. I quattro possibili esiti della verificaCorrispondenza: nome e IBAN coincidono, puoi procedere serenamenteCorrispondenza parziale: i dati sono simili ma non identici; la banca ti mostra il nome corretto dell’intestatario per farti decidereNessuna corrispondenza: quell’IBAN è intestato a un soggetto diverso da quello che hai indicatoVerifica non possibile: la banca del beneficiario non ha potuto rispondereAttenzione a un punto spesso frainteso: il VoP non blocca il pagamento. Ti avvisa. Se decidi di procedere nonostante un esito negativo, il bonifico parte comunque, ma ti assumi il rischio dell’operazione. Se invece è il PSP a non eseguire correttamente la verifica e da questo nasce un danno, la responsabilità ricade su di lui.Immagina che Giulia, grafica freelance in regime forfettario seguita dal CAF Centro Fiscale di Udine, debba saldare la fattura di una tipografia. Riceve via email un IBAN aggiornato: il nome del fornitore è quello giusto, ma l’IBAN appartiene a un’altra persona. Prima del 2025 il bonifico sarebbe partito senza un fiato. Oggi il sistema restituisce nessuna corrispondenza e Giulia ha il tempo di alzare il telefono e verificare. È esattamente lo scenario delle truffe cosiddette man in the mail, cioè le email di fornitori contraffatte con IBAN modificato.Un’ultima precisazione utile per le partite IVA: chi non è consumatore e invia lotti di bonifici raggruppati (per esempio stipendi o pagamenti multipli caricati in un unico file) può rinunciare al VoP per quelle disposizioni massive, con facoltà di riattivarlo quando vuole. Ricorda inoltre che il modello F24 non si paga con un bonifico ma con addebito diretto tramite intermediario abilitato: in quel caso il VoP non entra in gioco e la correttezza dei dati dipende dalla compilazione della delega, un’attività che è bene affidare a professionisti.Commissioni del bonifico istantaneo partita IVA 2026: stesso prezzo dell’ordinarioÈ la novità che più incide sul portafoglio di chi lavora in proprio. Dal 9 gennaio 2025 le spese applicate a un bonifico istantaneo in euro non possono essere superiori a quelle applicate dallo stesso PSP per un bonifico ordinario equivalente. Tradotto: se il tuo conto business include i bonifici ordinari nel canone, anche quelli istantanei devono rientrare nelle stesse condizioni.Il principio vale sia per i privati sia per le imprese e i professionisti, perché il regolamento non distingue tra categorie di clientela sul punto del prezzo. Storicamente molte banche tradizionali applicavano al bonifico istantaneo una commissione sensibilmente più alta rispetto a quello ordinario: quella pratica oggi non è più consentita.Cosa fare in concreto? Ricontrolla il foglio informativo del tuo conto e le condizioni economiche: se trovi ancora una voce di costo più alta per l’istantaneo, è il caso di chiedere chiarimenti al tuo istituto. Per un confronto strutturato tra le diverse offerte ti può essere utile la nostra guida su come scegliere il conto corrente, che spiega quali voci guardare davvero oltre al canone.Un avvertimento doveroso: le condizioni economiche cambiano nel tempo e variano da piano a piano. Per questo motivo in questa guida non riportiamo importi o listini specifici, ma ti invitiamo sempre a verificare le condizioni aggiornate sul sito ufficiale dell’istituto prima di sottoscrivere qualsiasi contratto. Limiti di importo del bonifico istantaneo per i conti businessMolti titolari di partita IVA si chiedono se esista un tetto massimo. La risposta è articolata. A livello europeo il vecchio massimale per singola operazione è stato eliminato, ma ogni PSP può comunque fissare limiti operativi propri (per singola transazione o giornalieri) a tutela della sicurezza. La regola è che questi limiti non possono essere più restrittivi di quelli applicati ai bonifici ordinari dallo stesso istituto.Nella pratica quotidiana, i plafond dipendono da tre fattori: il tipo di conto (privato o business), il piano sottoscritto e il profilo di rischio del cliente. Sui conti digitali il limite è spesso personalizzabile dall’app o dall’area riservata, entro un massimale stabilito dall’istituto.N26 indica nella propria documentazione un limite predefinito per i bonifici SEPA istantanei in uscita pari a 10.000 euro al giorno, modificabile dall’app scegliendo tra limite giornaliero oppure limite per singola transazioneQonto e Hype Business applicano plafond legati al piano e al profilo del titolare: non esiste un valore unico pubblicato valido per tutti i clientiNelle banche tradizionali i massimali sono definiti nel contratto e spesso rivedibili su richiesta, previa valutazione dell’istitutoIl consiglio operativo è semplice: se prevedi pagamenti urgenti di importo elevato (il saldo di una fornitura, un acconto a un professionista, una caparra), controlla e adegua il plafond in anticipo. Scoprire il limite proprio mentre stai cercando di pagare entro una scadenza è la classica perdita di tempo evitabile. Quali conti business supportano bonifico istantaneo e VoP nel 2026Partiamo da una certezza normativa: le banche dell’area euro che offrono bonifici ordinari sono già tenute a offrire anche il bonifico istantaneo e la Verifica del Beneficiario. Per gli istituti di pagamento e di moneta elettronica, categoria in cui rientrano diverse neobanche, lo stesso obbligo scatta il 9 aprile 2027: molti però si sono già allineati, anche perché l’adesione allo schema VoP è richiesta a tutti i partecipanti agli schemi SEPA. La differenza, quindi, non sta più nella presenza della funzione ma nell’esperienza d’uso: quanto è immediata, come viene mostrato l’esito del VoP, quali strumenti di gestione ci sono attorno.Conto businessBonifico SEPA istantaneoVerifica del Beneficiario (VoP)Punti di forza per la P.IVAQontoSì, invio e ricezioneDa verificare sul sito ufficialeGestione multiutente, categorie di spesa, integrazione con la contabilitàHype BusinessSì, invio e ricezioneSì, attiva dal 9 ottobre 2025 (fonte: assistenza Hype)Operatività essenziale da smartphone, adatto a ditte individuali e freelanceN26 BusinessSì, con limiti personalizzabili da appSì, obbligatoria per leggeNotifiche in tempo reale e controllo dei plafond dall’appConfronto sulle sole funzionalità. Le condizioni economiche vanno sempre verificate sul sito ufficiale di ciascun istituto.Nella scelta di un conto business, il bonifico istantaneo non dovrebbe essere l’unico criterio, proprio perché ormai è uno standard. Contano di più la gestione delle causali, l’esportazione dei movimenti per il commercialista, la possibilità di separare i fondi da accantonare per imposte e contributi e, se incassi dal pubblico, l’integrazione con i sistemi di pagamento fisici.Approfondisci: le nostre guide sui conti businessConto corrente business per partita IVA: quale aprire nel 2026Come scegliere il conto corrente: guida completa 2026Qonto vs Hype Business 2026: il confrontoQonto Business Case Study 2026Qonto e POS 2026: incassi in negozio e in mobilitàCome proteggersi da frodi e falsi alert VoPOgni novità utile diventa, purtroppo, anche un’esca per i truffatori. Con la diffusione della Verifica del Beneficiario sono comparsi SMS ed email che imitano gli avvisi della banca: messaggi del tipo “La verifica del beneficiario ha rilevato un’anomalia, conferma qui la tua identità”, con un link che porta a un sito clone. È il classico phishing (via email) o smishing (via SMS).La regola d’oro è una sola: il VoP avviene solo dentro l’app o l’home banking, mentre stai disponendo il pagamento. Non arriva mai come messaggio separato, non chiede mai di cliccare un link esterno e non richiede mai credenziali, codici OTP o dati della carta.Non cliccare mai link ricevuti via SMS o email che parlano di verifiche sui bonificiDiffida delle telefonate di finti operatori che ti chiedono di “spostare i fondi su un conto sicuro”Verifica sempre per telefono i cambi di IBAN comunicati da un fornitore, usando un numero che conosci giàSe il VoP segnala nessuna corrispondenza, fermati e controlla: non forzare il pagamentoIn caso di operazione sospetta già eseguita, contatta immediatamente la banca e sporgi denunciaRicorda che il bonifico istantaneo è irrevocabile: la prevenzione vale molto più di qualunque tentativo di recupero successivo. Per una partita IVA, abituarsi a leggere l’esito del VoP prima di ogni conferma è un gesto di pochi secondi che protegge la liquidità dell’attività. Domande frequenti sul bonifico istantaneo per partita IVAIl bonifico istantaneo costa di più di quello ordinario?No. Dal 9 gennaio 2025 le spese per un bonifico istantaneo in euro non possono superare quelle applicate dallo stesso istituto per un bonifico ordinario equivalente. Se il tuo conto applica ancora un costo maggiorato, chiedi chiarimenti alla banca e verifica le condizioni aggiornate sul sito ufficiale.La Verifica del Beneficiario è a pagamento?No, il VoP è un servizio che il prestatore di servizi di pagamento deve fornire senza costi aggiuntivi per il cliente, sia sui bonifici istantanei sia su quelli ordinari in euro nell’area SEPA.Posso fare comunque il bonifico se il VoP segnala un errore?Sì, la verifica è un avviso e non un blocco. Se però procedi in presenza di un esito di mancata corrispondenza, ti assumi il rischio dell’operazione e sarà molto più difficile ottenere tutele in caso di errore o frode.Esiste un limite massimo al bonifico istantaneo per una partita IVA?Non esiste più un massimale europeo per singola operazione, ma ogni istituto può fissare limiti operativi propri, che però non possono essere più restrittivi di quelli previsti per i bonifici ordinari. Su molti conti digitali i plafond sono personalizzabili dall’app.Il VoP vale anche per il pagamento dell’F24?No. L’F24 non si paga con un bonifico ma con addebito diretto sul conto tramite i canali telematici o un intermediario abilitato. La correttezza dipende quindi dalla compilazione della delega: per questo conviene farla seguire da un professionista, che verifica codici tributo, periodi di riferimento ed eventuali compensazioni.Il bonifico istantaneo si può annullare?No, una volta confermato è irrevocabile. È possibile chiedere alla banca di attivare una procedura di richiamo verso l’istituto del beneficiario, ma la restituzione dipende dalla disponibilità di chi ha ricevuto il denaro e non è mai garantita.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Vuoi scegliere il conto business giusto e gestire la tua partita IVA senza sorprese? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca nella valutazione degli strumenti di pagamento più adatti alla tua attività e in tutti gli adempimenti fiscali collegati: apertura e gestione della partita IVA, regime forfettario, deleghe F24, dichiarazioni. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine sia online in tutta Italia.Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno: Contattaci per fissare un appuntamento, chiama lo 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri operatori si occupano di tutto, dalla raccolta dei documenti alla presentazione delle pratiche.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-17 15:00:002026-09-17 10:46:40Bonifico Istantaneo Partita IVA 2026: Guida Completa a VoP, Commissioni e 3 Conti Business