Bonus Moda 2026: 100 milioni alle PMI a fondo perduto

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Arriva una nuova misura di sostegno per la filiera produttiva italiana: il bonus moda 2026 mette a disposizione 100 milioni di euro destinati alle piccole e medie imprese del comparto tessile, calzaturiero, pelletteria e accessori. Il decreto attuativo, datato 6 agosto 2026 e pubblicato sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il 10 settembre scorso, definisce le regole della nuova agevolazione pensata per rilanciare gli investimenti produttivi di un settore strategico per l’economia italiana. Vediamo nel dettaglio come funziona il bonus moda 2026, chi può accedervi e quali sono le prossime tappe.

Cos’è il bonus moda 2026

Il bonus moda 2026 è una misura agevolativa promossa dal MIMIT per sostenere i programmi di sviluppo delle imprese della filiera moda. Si tratta di un pacchetto di aiuti composto da un contributo a fondo perduto, cioè una somma erogata dallo Stato che non deve essere restituita, a cui si può aggiungere, su richiesta dell’impresa, anche un finanziamento agevolato a tassi ridotti rispetto a quelli di mercato.

La dotazione complessiva della misura è di 100 milioni di euro, una cifra significativa se si considera che il settore moda italiano, dal tessile alla pelletteria fino alle calzature, rappresenta da sempre uno dei comparti più rilevanti del Made in Italy. Secondo quanto riportato da Fisco e Tasse, l’obiettivo del bando moda fondo perduto è quello di favorire investimenti produttivi capaci di rafforzare la competitività delle imprese, anche attraverso processi di innovazione e riorganizzazione aziendale.

Non è la prima misura settoriale pensata per sostenere comparti produttivi specifici del nostro Paese: pensiamo, ad esempio, al Bonus Librerie Under 35, rivolto ai giovani imprenditori del settore editoriale. Il bonus moda 2026 segue la stessa logica: individuare un comparto in difficoltà o bisognoso di ammodernamento e destinargli risorse mirate.

A chi è rivolto il bonus moda 2026

Il bonus moda 2026 si rivolge alle piccole e medie imprese (PMI) che operano nella filiera della moda, individuate attraverso specifici codici ATECO che comprendono le attività di produzione tessile, calzaturiera, di pelletteria, accessori moda e settori collegati. Il decreto attuativo definisce con precisione i codici ammessi, in modo da concentrare le risorse sulle imprese effettivamente operanti in questi comparti produttivi.

Una parte importante delle risorse è riservata a specifiche categorie di beneficiari. In particolare:

  • il 25% della dotazione (25 milioni di euro) è riservato alle micro e piccole imprese, per favorire l’accesso anche alle realtà produttive di dimensioni più contenute;
  • il 40% della dotazione (40 milioni di euro) è destinato agli investimenti realizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna).

Questa doppia riserva mira a garantire che il bonus moda 2026 non finisca solo nelle mani delle imprese più strutturate o localizzate nelle regioni con maggiore tradizione manifatturiera, ma raggiunga anche le piccole realtà artigiane e i territori del Sud Italia.

Come funziona il fondo perduto per le PMI moda

Il meccanismo del fondo perduto PMI moda prevede che le imprese possano presentare programmi di sviluppo di dimensione compresa tra 1 milione e 20 milioni di euro. È prevista anche la possibilità di presentare progetti congiunti, realizzati da un gruppo di 3-6 imprese che collaborano allo stesso investimento: in questo caso, il progetto di ciascuna impresa partecipante deve avere un valore minimo di 200.000 euro.

Per quanto riguarda l’intensità dell’aiuto, la somma tra il contributo a fondo perduto e l’eventuale finanziamento agevolato non può superare il 75% delle spese complessivamente ammissibili. Le percentuali esatte di aiuto variranno comunque in base alla tipologia di progetto, alla localizzazione dell’investimento e alle regole europee sugli aiuti di Stato, che impongono limiti diversi a seconda della dimensione d’impresa e dell’area geografica.

Va sottolineato che il finanziamento agevolato non è obbligatorio: le imprese possono scegliere di richiedere solamente il contributo a fondo perduto, oppure di abbinarlo alla componente finanziaria per coprire una quota più ampia dell’investimento complessivo.

Spese e investimenti ammissibili

Il decreto attuativo individua diverse tipologie di spese e investimenti che possono beneficiare del bonus moda 2026. Tra le voci principali rientrano gli interventi sulla struttura produttiva dell’impresa, oltre a progetti dedicati all’innovazione dei processi e alla formazione del personale. In sintesi, sono considerati ammissibili:

  • la creazione di una nuova unità produttiva o l’ampliamento della capacità produttiva esistente;
  • la ristrutturazione di unità produttive già operative;
  • progetti di innovazione dei processi e dell’organizzazione aziendale, ammissibili fino al 40% del valore totale dell’investimento;
  • attività di formazione del personale, ammissibili fino al 20% del valore totale del progetto.

Tra le finalità indicate rientrano quindi anche percorsi di digitalizzazione e ammodernamento organizzativo, in linea con le esigenze di trasformazione digitale che negli ultimi anni hanno interessato numerosi comparti produttivi italiani. Non è un caso che, parallelamente a misure come il bonus moda 2026, il legislatore stia intervenendo anche su altri fronti della digitalizzazione delle imprese, ad esempio con la Fattura Elettronica Semplificata 2026, pensata per ridurre gli adempimenti amministrativi delle PMI.

Le imprese della filiera moda che investono in innovazione dovranno comunque tenere sotto controllo anche gli altri crediti d’imposta di cui eventualmente beneficiano, valutando la compatibilità con misure analoghe, come già avviene ad esempio per i crediti bonus edilizi per i professionisti, che seguono regole di cumulo specifiche.

Quando e come presentare domanda per il bonus moda 2026

Al momento il decreto attuativo pubblicato dal MIMIT definisce la cornice generale della misura, ma non fissa ancora una data di apertura dello sportello per la presentazione delle domande. Le modalità operative, i termini e la modulistica per l’accesso agli incentivi settore tessile 2026 saranno stabiliti da un successivo provvedimento ministeriale attuativo, che dovrà chiarire anche l’ente incaricato della gestione operativa delle istruttorie.

Le imprese interessate al bonus moda 2026 dovranno quindi monitorare con attenzione i canali ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nelle prossime settimane, in attesa che vengano resi noti i dettagli su termini di presentazione, documentazione richiesta e criteri di valutazione dei progetti. Nel frattempo, può essere utile iniziare a valutare la fattibilità dei propri programmi di investimento, in modo da farsi trovare pronti non appena lo sportello sarà operativo.

Domande frequenti sul bonus moda 2026

Quanto vale il bonus moda 2026?
La dotazione complessiva della misura è di 100 milioni di euro, destinati a programmi di sviluppo delle PMI della filiera moda con investimenti compresi tra 1 e 20 milioni di euro.

Chi può richiedere il bonus moda 2026?
Possono accedervi le piccole e medie imprese operanti nei settori tessile, calzaturiero, pelletteria e accessori, individuate tramite specifici codici ATECO indicati nel decreto attuativo.

Il bonus moda 2026 è un contributo a fondo perduto o un finanziamento?
È entrambe le cose: le imprese possono ottenere un contributo a fondo perduto e, se lo richiedono, anche un finanziamento agevolato. La somma dei due aiuti non può superare il 75% delle spese ammissibili.

Quando si potranno presentare le domande per il bonus moda 2026?
Non è ancora stata fissata una data. Il decreto attuativo del 6 agosto 2026 definisce le regole generali, mentre le modalità operative saranno stabilite da un successivo provvedimento ministeriale.

Sono previste riserve territoriali per il bonus moda 2026?
Sì, il 40% delle risorse è riservato agli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno e il 25% alle micro e piccole imprese, per garantire un accesso più equilibrato alla misura.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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