NOTIZIEIncentivi MIMIT compliance digitale: chi può ottenere i contributi fino al 50%Indice dei contenutiCosa prevede il nuovo incentivo MIMIT per la compliance digitaleChi può accedere ai contributi MIMIT compliance digitaleCome funziona il finanziamento: percentuali e importi in giocoLa procedura in due fasi: domanda europea e domanda nazionaleLe scadenze da rispettare per i contributi MIMITCosa prevede il nuovo incentivo MIMIT per la compliance digitaleIl Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha messo a punto un nuovo strumento agevolativo dedicato alle imprese e agli enti italiani che intendono sviluppare soluzioni digitali per la conformità normativa, la cosiddetta compliance. L’incentivo, disciplinato da un Decreto Direttoriale del 22 settembre 2026, non nasce però come misura autonoma: è collegato a un bando europeo già attivo, gestito dalla Direzione generale Reti di comunicazione, contenuti e tecnologie (DG CONNECT) della Commissione Europea.Secondo il decreto direttoriale MIMIT del 22 settembre 2026, il meccanismo funziona quindi su due livelli: da un lato la partecipazione al bando comunitario DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE, dall’altro una domanda di incentivo nazionale presentata al MIMIT, riservata ai soggetti italiani che risultano selezionati (o che partecipano) al bando europeo. Si tratta di un modello di cofinanziamento pensato per accompagnare le imprese italiane nella corsa ai fondi comunitari destinati all’innovazione digitale. Chi può accedere ai contributi MIMIT compliance digitaleI destinatari dell’agevolazione sono i soggetti italiani, imprese ed enti di ricerca, che partecipano al bando europeo DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE nell’ambito del programma Digital Europe Programme. Non si tratta quindi di un incentivo aperto a chiunque voglia digitalizzare la propria attività, ma di una misura selettiva legata a un percorso specifico: prima l’ammissione (o la candidatura) al programma europeo, poi l’accesso al contributo nazionale complementare gestito dal MIMIT.I progetti finanziabili riguardano attività di ricerca e innovazione orientate allo sviluppo di soluzioni digitali capaci di supportare la conformità normativa delle imprese, sfruttando le potenzialità dei dati e dell’intelligenza artificiale. In pratica, l’obiettivo del bando è favorire la nascita di strumenti tecnologici che aiutino le aziende a rispettare in modo più efficiente obblighi normativi sempre più complessi, dalla protezione dei dati alla sicurezza informatica, fino agli adempimenti settoriali. Come funziona il finanziamento: percentuali e importi in giocoIl punto che ha attirato maggiore attenzione tra gli operatori riguarda la misura del sostegno economico. Secondo il decreto direttoriale del 22 settembre 2026, il contributo nazionale MIMIT può coprire fino al 50% dei costi ammissibili del progetto, un livello di cofinanziamento significativo se paragonato ad altre misure agevolative rivolte alle imprese attive nel 2026.Il MIMIT ha stanziato per questa misura un budget nazionale complessivo pari a un milione di euro, una dotazione che, come spesso accade per gli incentivi legati a bandi europei, viene distribuita in coerenza con l’esito della selezione comunitaria. Le voci di spesa ammissibili sono invece quelle individuate dall’articolo 12, comma 1, del DM 16 dicembre 2022 richiamato dal decreto direttoriale, che fissa in 36 mesi la durata massima del progetto e subordina la concessione al rispetto delle intensità massime di aiuto previste dal Regolamento GBER. La procedura in due fasi: domanda europea e domanda nazionalePer accedere ai contributi MIMIT compliance digitale, le imprese interessate devono seguire un iter articolato in due passaggi distinti e sequenziali.Presentare la proposta progettuale alla Commissione Europea attraverso il portale Funding & Tenders, nell’ambito del bando DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE.Successivamente, inoltrare una domanda distinta al MIMIT per richiedere l’incentivo nazionale complementare, che si affianca (senza sostituirlo) al finanziamento europeo.Non si tratta dunque di un click day né di un bando a sportello nel senso tradizionale, ma di un percorso amministrativo a doppio binario: prima l’interlocuzione con Bruxelles, poi quella con il Ministero italiano. Questo approccio è coerente con altre misure di raccordo tra fondi europei e cofinanziamenti nazionali già sperimentate dal MIMIT negli ultimi anni, e riflette la volontà di non disperdere le opportunità offerte dai programmi comunitari di ricerca e innovazione. Le scadenze da rispettare per i contributi MIMITLe tempistiche indicate nel decreto sono strette e vincolanti per entrambe le fasi della procedura. La proposta al bando europeo doveva essere trasmessa entro il 1° ottobre 2026, alle ore 17:00, attraverso il portale ufficiale della Commissione Europea: questo termine è ormai scaduto. La domanda di incentivo nazionale al MIMIT, riservata a chi ha presentato la proposta europea, ha invece termine il 30 ottobre 2026, alle ore 17:00.Il rispetto di queste finestre temporali è determinante: senza la partecipazione (o l’ammissione) al bando europeo entro la prima scadenza, la domanda di contributo nazionale perde infatti il proprio presupposto. Chi ha presentato la proposta europea deve quindi preparare per tempo la domanda nazionale e la documentazione richiesta, da inviare in via telematica tramite PEC con firma digitale, come prevede il decreto.Il tema si inserisce in un anno particolarmente ricco di misure di sostegno alle imprese: nel corso del 2026 sono stati infatti attivati diversi incentivi e bonus dedicati alle aziende, segno di un’attenzione crescente verso la digitalizzazione e la sostenibilità dei processi produttivi, temi destinati a restare centrali anche nella prossima manovra di bilancio. FontiMinistero delle Imprese e del Made in Italy, Decreto direttoriale 22 settembre 2026 – Soluzioni digitali a supporto della conformità normativa, presentazione domande (call DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE)Ministero delle Imprese e del Made in Italy, pagina ufficiale dell’incentivo «Soluzioni digitali per la compliance normativa attraverso l’utilizzo dei dati»Domande Frequenti sugli Incentivi MIMIT Compliance DigitaleChi può richiedere gli incentivi MIMIT compliance digitale?Possono accedervi i soggetti italiani, imprese ed enti di ricerca, che partecipano al bando europeo DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE promosso dalla Commissione Europea. Il contributo nazionale MIMIT è infatti complementare e legato alla partecipazione a quel bando comunitario.Qual è la percentuale di contributo prevista dal MIMIT?Secondo il decreto direttoriale MIMIT del 22 settembre 2026, il contributo nazionale può coprire fino al 50% dei costi ammissibili del progetto, nell’ambito di un budget complessivo stanziato dal MIMIT pari a un milione di euro.Quali progetti sono finanziabili con questo incentivo?Sono ammissibili i progetti di ricerca e innovazione orientati allo sviluppo di soluzioni digitali che, sfruttando dati e intelligenza artificiale, supportano le imprese nella conformità normativa.Come si presenta la domanda per i contributi MIMIT compliance digitale?La procedura prevede due fasi: prima l’invio della proposta progettuale alla Commissione Europea tramite il portale Funding & Tenders, poi la presentazione di una domanda distinta di incentivo nazionale al MIMIT.Quali sono le scadenze per partecipare al bando MIMIT compliance digitale?La proposta al bando europeo andava presentata entro il 1° ottobre 2026 alle ore 17:00 (termine scaduto), mentre la domanda di incentivo nazionale al MIMIT, riservata a chi ha presentato la proposta europea, scade il 30 ottobre 2026 alle ore 17:00.Il contributo MIMIT si può ottenere senza partecipare al bando europeo?No. L’incentivo nazionale è strutturato come misura complementare al bando europeo DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE: senza la partecipazione a quel bando la domanda nazionale non ha presupposto.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 6, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-06 10:00:002026-09-29 10:24:26Incentivi MIMIT compliance digitale: chi può ottenere i contributi fino al 50%
NOTIZIEBonus Moda 2026: 100 milioni alle PMI a fondo perdutoArriva una nuova misura di sostegno per la filiera produttiva italiana: il bonus moda 2026 mette a disposizione 100 milioni di euro destinati alle piccole e medie imprese del comparto tessile, calzaturiero, pelletteria e accessori. Il decreto attuativo, datato 6 agosto 2026 e pubblicato sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il 10 settembre scorso, definisce le regole della nuova agevolazione pensata per rilanciare gli investimenti produttivi di un settore strategico per l’economia italiana. Vediamo nel dettaglio come funziona il bonus moda 2026, chi può accedervi e quali sono le prossime tappe.Indice dei contenutiCos’è il bonus moda 2026A chi è rivolto il bonus moda 2026Come funziona il fondo perduto per le PMI modaSpese e investimenti ammissibiliQuando e come presentare domanda per il bonus moda 2026Domande frequenti sul bonus moda 2026Cos’è il bonus moda 2026Il bonus moda 2026 è una misura agevolativa promossa dal MIMIT per sostenere i programmi di sviluppo delle imprese della filiera moda. Si tratta di un pacchetto di aiuti composto da un contributo a fondo perduto, cioè una somma erogata dallo Stato che non deve essere restituita, a cui si può aggiungere, su richiesta dell’impresa, anche un finanziamento agevolato a tassi ridotti rispetto a quelli di mercato.La dotazione complessiva della misura è di 100 milioni di euro, una cifra significativa se si considera che il settore moda italiano, dal tessile alla pelletteria fino alle calzature, rappresenta da sempre uno dei comparti più rilevanti del Made in Italy. Secondo quanto riportato da Fisco e Tasse, l’obiettivo del bando moda fondo perduto è quello di favorire investimenti produttivi capaci di rafforzare la competitività delle imprese, anche attraverso processi di innovazione e riorganizzazione aziendale.Non è la prima misura settoriale pensata per sostenere comparti produttivi specifici del nostro Paese: pensiamo, ad esempio, al Bonus Librerie Under 35, rivolto ai giovani imprenditori del settore editoriale. Il bonus moda 2026 segue la stessa logica: individuare un comparto in difficoltà o bisognoso di ammodernamento e destinargli risorse mirate. A chi è rivolto il bonus moda 2026Il bonus moda 2026 si rivolge alle piccole e medie imprese (PMI) che operano nella filiera della moda, individuate attraverso specifici codici ATECO che comprendono le attività di produzione tessile, calzaturiera, di pelletteria, accessori moda e settori collegati. Il decreto attuativo definisce con precisione i codici ammessi, in modo da concentrare le risorse sulle imprese effettivamente operanti in questi comparti produttivi.Una parte importante delle risorse è riservata a specifiche categorie di beneficiari. In particolare:il 25% della dotazione (25 milioni di euro) è riservato alle micro e piccole imprese, per favorire l’accesso anche alle realtà produttive di dimensioni più contenute;il 40% della dotazione (40 milioni di euro) è destinato agli investimenti realizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna).Questa doppia riserva mira a garantire che il bonus moda 2026 non finisca solo nelle mani delle imprese più strutturate o localizzate nelle regioni con maggiore tradizione manifatturiera, ma raggiunga anche le piccole realtà artigiane e i territori del Sud Italia. Come funziona il fondo perduto per le PMI modaIl meccanismo del fondo perduto PMI moda prevede che le imprese possano presentare programmi di sviluppo di dimensione compresa tra 1 milione e 20 milioni di euro. È prevista anche la possibilità di presentare progetti congiunti, realizzati da un gruppo di 3-6 imprese che collaborano allo stesso investimento: in questo caso, il progetto di ciascuna impresa partecipante deve avere un valore minimo di 200.000 euro.Per quanto riguarda l’intensità dell’aiuto, la somma tra il contributo a fondo perduto e l’eventuale finanziamento agevolato non può superare il 75% delle spese complessivamente ammissibili. Le percentuali esatte di aiuto variranno comunque in base alla tipologia di progetto, alla localizzazione dell’investimento e alle regole europee sugli aiuti di Stato, che impongono limiti diversi a seconda della dimensione d’impresa e dell’area geografica.Va sottolineato che il finanziamento agevolato non è obbligatorio: le imprese possono scegliere di richiedere solamente il contributo a fondo perduto, oppure di abbinarlo alla componente finanziaria per coprire una quota più ampia dell’investimento complessivo. Spese e investimenti ammissibiliIl decreto attuativo individua diverse tipologie di spese e investimenti che possono beneficiare del bonus moda 2026. Tra le voci principali rientrano gli interventi sulla struttura produttiva dell’impresa, oltre a progetti dedicati all’innovazione dei processi e alla formazione del personale. In sintesi, sono considerati ammissibili:la creazione di una nuova unità produttiva o l’ampliamento della capacità produttiva esistente;la ristrutturazione di unità produttive già operative;progetti di innovazione dei processi e dell’organizzazione aziendale, ammissibili fino al 40% del valore totale dell’investimento;attività di formazione del personale, ammissibili fino al 20% del valore totale del progetto.Tra le finalità indicate rientrano quindi anche percorsi di digitalizzazione e ammodernamento organizzativo, in linea con le esigenze di trasformazione digitale che negli ultimi anni hanno interessato numerosi comparti produttivi italiani. Non è un caso che, parallelamente a misure come il bonus moda 2026, il legislatore stia intervenendo anche su altri fronti della digitalizzazione delle imprese, ad esempio con la Fattura Elettronica Semplificata 2026, pensata per ridurre gli adempimenti amministrativi delle PMI.Le imprese della filiera moda che investono in innovazione dovranno comunque tenere sotto controllo anche gli altri crediti d’imposta di cui eventualmente beneficiano, valutando la compatibilità con misure analoghe, come già avviene ad esempio per i crediti bonus edilizi per i professionisti, che seguono regole di cumulo specifiche. Quando e come presentare domanda per il bonus moda 2026Al momento il decreto attuativo pubblicato dal MIMIT definisce la cornice generale della misura, ma non fissa ancora una data di apertura dello sportello per la presentazione delle domande. Le modalità operative, i termini e la modulistica per l’accesso agli incentivi settore tessile 2026 saranno stabiliti da un successivo provvedimento ministeriale attuativo, che dovrà chiarire anche l’ente incaricato della gestione operativa delle istruttorie.Le imprese interessate al bonus moda 2026 dovranno quindi monitorare con attenzione i canali ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nelle prossime settimane, in attesa che vengano resi noti i dettagli su termini di presentazione, documentazione richiesta e criteri di valutazione dei progetti. Nel frattempo, può essere utile iniziare a valutare la fattibilità dei propri programmi di investimento, in modo da farsi trovare pronti non appena lo sportello sarà operativo. Domande frequenti sul bonus moda 2026Quanto vale il bonus moda 2026?La dotazione complessiva della misura è di 100 milioni di euro, destinati a programmi di sviluppo delle PMI della filiera moda con investimenti compresi tra 1 e 20 milioni di euro.Chi può richiedere il bonus moda 2026?Possono accedervi le piccole e medie imprese operanti nei settori tessile, calzaturiero, pelletteria e accessori, individuate tramite specifici codici ATECO indicati nel decreto attuativo.Il bonus moda 2026 è un contributo a fondo perduto o un finanziamento?È entrambe le cose: le imprese possono ottenere un contributo a fondo perduto e, se lo richiedono, anche un finanziamento agevolato. La somma dei due aiuti non può superare il 75% delle spese ammissibili.Quando si potranno presentare le domande per il bonus moda 2026?Non è ancora stata fissata una data. Il decreto attuativo del 6 agosto 2026 definisce le regole generali, mentre le modalità operative saranno stabilite da un successivo provvedimento ministeriale.Sono previste riserve territoriali per il bonus moda 2026?Sì, il 40% delle risorse è riservato agli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno e il 25% alle micro e piccole imprese, per garantire un accesso più equilibrato alla misura.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 17, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-17 19:00:002026-09-12 19:35:58Bonus Moda 2026: 100 milioni alle PMI a fondo perduto
NOTIZIEMIMIT: 32 milioni per valorizzare la proprietà industriale delle PMIIndice dei contenutiCosa prevede il decreto MIMITChi può accedere ai fondiLe misure finanziabiliCome presentare domandaDomande frequentiIl Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha messo sul tavolo 32 milioni di euro per aiutare le piccole e medie imprese italiane a valorizzare la propria proprietà industriale. Una misura attesa da tempo che punta a colmare il divario tra le PMI italiane e i competitor europei in materia di brevetti, marchi e design registrati.La notizia, diffusa il 1° settembre 2026, riprende le linee di intervento già tracciate dal Piano Nazionale della Proprietà Industriale e si inserisce nel quadro più ampio delle politiche industriali del Governo a sostegno delle imprese italiane.Cosa prevede il decreto MIMITIl provvedimento prevede lo stanziamento di 32 milioni di euro da distribuire attraverso incentivi diretti alle PMI per sostenere le attività connesse alla protezione e alla valorizzazione dei diritti di proprietà industriale. In termini pratici, si tratta di rimborsi e contributi per coprire una parte dei costi che un’impresa sostiene quando decide di tutelare un’invenzione, un marchio o un design originale.Per capirsi: la proprietà industriale è l’insieme dei diritti che un’impresa può vantare su creazioni intellettuali di natura tecnica o commerciale. Un brevetto, ad esempio, protegge un’invenzione e impedisce ai concorrenti di copiarla per un certo numero di anni. Un marchio registrato tutela il nome e il logo dell’azienda. Un design registrato protegge l’aspetto estetico di un prodotto.Registrare e mantenere questi diritti ha un costo — spesso significativo per una piccola impresa — ed è proprio qui che interviene il MIMIT con questo nuovo stanziamento. Chi può accedere ai fondiLa misura è rivolta in via prioritaria alle piccole e medie imprese italiane (PMI), ovvero quelle aziende con meno di 250 dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro (oppure un totale di bilancio non superiore a 43 milioni di euro), secondo la definizione europea.Rientrano nell’agevolazione sia le imprese che intendono depositare nuovi titoli di proprietà industriale, sia quelle che vogliono estendere la protezione di diritti già esistenti a livello europeo o internazionale. L’obiettivo del ministero è duplice: da un lato incentivare le PMI a proteggere le proprie innovazioni, dall’altro spingerle verso i mercati esteri con strumenti di tutela adeguati. Le misure finanziabiliI fondi stanziati dal MIMIT possono coprire diverse tipologie di spesa legate alla proprietà industriale. Tra le voci principali rientrano:Tasse e diritti di deposito per brevetti, marchi, modelli e disegni industriali, sia a livello nazionale che europeo o internazionale (tramite procedure PCT e Madrid System);Spese di assistenza tecnica e legale per la redazione delle domande e la gestione delle procedure di registrazione;Attività di ricerca di anteriorità, ovvero le analisi preliminari per verificare che un’invenzione o un marchio siano effettivamente nuovi e registrabili;Spese di traduzione per l’estensione dei titoli in altri Paesi;Attività di valorizzazione e sfruttamento commerciale dei titoli di proprietà industriale già registrati.Si tratta di un ventaglio di interventi pensato per accompagnare l’impresa in tutto il percorso: dalla prima idea di tutelare un’invenzione fino alla monetizzazione dei diritti acquisiti. Come presentare domandaLe modalità operative e i termini per la presentazione delle domande saranno definiti attraverso un apposito decreto attuativo del MIMIT, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Le PMI interessate dovranno seguire il sito ufficiale del Ministero (www.mimit.gov.it) e quello dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) per tutti gli aggiornamenti sulle procedure.In genere, per misure di questo tipo, la domanda si presenta per via telematica attraverso la piattaforma digitale del MIMIT, allegando la documentazione relativa all’impresa (visura camerale, dati fiscali) e ai titoli di proprietà industriale per cui si chiede il contributo. È consigliabile farsi assistere da un professionista abilitato (consulente in proprietà industriale o avvocato specializzato) per massimizzare le possibilità di accesso all’agevolazione.Il decreto attuativo specificherà anche le percentuali di rimborso e gli importi massimi per ciascun tipo di spesa finanziabile, che potranno variare a seconda della tipologia di titolo (brevetto, marchio, design) e dell’ambito geografico di protezione (nazionale, europeo, internazionale). Domande frequenti Cos’è la proprietà industriale?La proprietà industriale è l’insieme dei diritti riconosciuti dalla legge su creazioni intellettuali di natura tecnica (brevetti per invenzioni, modelli di utilità) e commerciale (marchi, design, indicazioni geografiche). Questi diritti attribuiscono al titolare il potere esclusivo di sfruttare commercialmente la propria creazione per un periodo determinato.Quanto vale il contributo MIMIT?Lo stanziamento complessivo è di 32 milioni di euro. L’importo specifico del contributo per ciascuna impresa dipenderà dalle modalità operative che saranno definite nel decreto attuativo: in genere si tratta di rimborsi percentuali sulle spese sostenute, con un tetto massimo per impresa.Anche le start-up possono accedere?Le misure MIMIT per la proprietà industriale sono tradizionalmente aperte anche alle start-up innovative iscritte nell’apposita sezione del Registro delle Imprese, a condizione che rispettino i requisiti dimensionali PMI. Il decreto attuativo chiarirà eventuali condizioni specifiche per questa categoria di imprese.È possibile richiedere il contributo anche per marchi già registrati?Sì, le misure di valorizzazione riguardano anche i titoli di proprietà industriale già esistenti, ad esempio per estendere la protezione a nuovi mercati internazionali o per attività di licenza e trasferimento tecnologico. I dettagli saranno nel decreto attuativo.Dove trovo le istruzioni ufficiali?Le informazioni ufficiali sono disponibili sul sito del MIMIT (www.mimit.gov.it) e dell’UIBM. Resta aggiornato anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana per il decreto attuativo.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-03 08:00:002026-09-01 10:40:48MIMIT: 32 milioni per valorizzare la proprietà industriale delle PMI