NOTIZIEFerie non godute dei dipendenti pubblici: quando la PA deve pagarle dal 2026Sì, per le ferie non godute dei dipendenti pubblici la regola è cambiata: l’articolo 1 del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, in vigore dall’8 agosto 2026, ha tolto il divieto assoluto di pagarle. Alla fine del rapporto di lavoro spetta ora un’indennità sostitutiva, cioè una somma in denaro al posto dei giorni di riposo non usati. Non spetta, però, se l’amministrazione dimostra che il lavoratore, messo in condizione di fruirne e informato delle conseguenze, ha rinunciato in modo consapevole.La novità vale solo per le ferie maturate dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, la legge 5 ottobre 2026, n. 174, in vigore dal 7 ottobre 2026. Vediamo i dettagli.In sintesiIl DL 144/2026 (art. 1) modifica l’art. 5, comma 8, del DL 95/2012 e ammette l’indennità per ferie non godute alla cessazione del rapporto.L’indennità non è dovuta se il lavoratore, messo in condizione di usare le ferie e informato, vi ha rinunciato consapevolmente.Spetta all’amministrazione garantire la possibilità di fruire delle ferie, invitare formalmente il dipendente a usarle e, se nega l’indennità, provare che la mancata fruizione dipende da una sua scelta consapevole.Le nuove regole si applicano alle ferie maturate dopo l’entrata in vigore della legge di conversione (L. 174/2026, in vigore dal 7 ottobre 2026).La nuova formulazione riprende i criteri indicati dalla Corte di giustizia UE (causa C-218/22, sentenza del 18 gennaio 2024).Indice dei contenutiCosa prevedeva prima il divieto di pagare le ferie non godute?Cosa cambia con l’articolo 1 del DL 144/2026?Quando la PA deve pagare le ferie non godute?Quando si perde il diritto all’indennità per ferie non godute?Da quando si applicano le nuove regole sulle ferie dei dipendenti pubblici?Perché la novità riguarda il diritto europeo?Domande frequenti sulle ferie non godute dei dipendenti pubbliciFontiCosa prevedeva prima il divieto di pagare le ferie non godute?Dal 2012 l’articolo 5, comma 8, del decreto-legge 95/2012 (la cosiddetta spending review, cioè la revisione della spesa pubblica) stabiliva che le ferie, i riposi e i permessi del personale pubblico dovessero essere fruiti secondo le regole di ciascun ordinamento e che la loro mancata fruizione non desse luogo in alcun caso a trattamenti economici sostitutivi. In pratica, chi lasciava il servizio con giorni di ferie residui li perdeva, senza alcun rimborso.Il divieto era nato per contenere la spesa pubblica e per spingere le amministrazioni a far usare le ferie nei tempi giusti. Nel tempo, però, ha creato molto contenzioso, perché in diversi casi il lavoratore non aveva potuto usare i giorni residui per ragioni non dipendenti da lui, come una malattia lunga o un’esigenza di servizio. Cosa cambia con l’articolo 1 del DL 144/2026?Il decreto-legge 144/2026, intitolato “Disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile”, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto 2026 ed è entrato in vigore il giorno successivo. L’articolo 1, modificato in sede di conversione dalla legge 5 ottobre 2026, n. 174, interviene sull’articolo 5, comma 8, del DL 95/2012.Sono state eliminate le parole che escludevano in ogni caso il trattamento economico sostitutivo. Al loro posto è previsto che sia il datore di lavoro pubblico a dover assicurare al dipendente la possibilità concreta di usare tutte le ferie spettanti. Il datore di lavoro deve inoltre invitare formalmente il dipendente a fruire delle ferie, informandolo in tempo utile che, se non usate, andranno perse al termine del periodo di riferimento (o dell’eventuale periodo di riporto autorizzato) e non potranno essere sostituite da denaro. L’indennità alla cessazione del rapporto è esclusa solo se il mancato godimento dipende da una scelta consapevole del lavoratore, con onere della prova a carico del datore di lavoro. Quando la PA deve pagare le ferie non godute?La pubblica amministrazione deve pagare l’indennità sostitutiva quando il rapporto di lavoro cessa (ad esempio per pensionamento, dimissioni o fine di un contratto a termine) e restano ferie non godute che il dipendente non ha scelto volontariamente di lasciare inutilizzate. Il punto decisivo è proprio questo: a chi non ha potuto usare le ferie, o non è stato messo nelle condizioni di farlo, la somma spetta.Immagina che Marco, dipendente di un ente locale, vada in pensione con dodici giorni di ferie residui maturati dopo il 7 ottobre 2026. Se l’ente non gli ha mai chiesto formalmente di usarli né lo ha avvertito che sarebbero andati persi, Marco ha diritto all’indennità. Se invece l’ente dimostra di averlo invitato formalmente e informato in tempo utile, e Marco ha scelto consapevolmente di non usarli, il pagamento non è dovuto.Per i dettagli sui singoli comparti (scuola, sanità, enti locali, ministeri) conviene sempre verificare le regole del proprio contratto collettivo, che disciplina durata e modalità di fruizione delle ferie. Quando si perde il diritto all’indennità per ferie non godute?L’indennità non è dovuta se il lavoratore, messo in condizione di fruire delle ferie e informato delle conseguenze, vi ha rinunciato consapevolmente. La norma pone l’onere della prova a carico del datore di lavoro: è l’amministrazione a dover dimostrare l’invito formale a usare le ferie, l’avviso dato in tempo utile sulla perdita del diritto e la scelta consapevole del lavoratore.Restano rilevanti, quindi, tre elementi pratici: la forma dell’invito (meglio se scritta e tracciabile), la tempestività rispetto alla scadenza delle ferie e l’effettiva possibilità di fruirne. Se uno di questi manca, la rinuncia difficilmente può dirsi consapevole. Anche i giorni di assenza per cause che impediscono di usare le ferie, come una lunga malattia, vanno valutati caso per caso. Da quando si applicano le nuove regole sulle ferie dei dipendenti pubblici?Il comma 2 dell’articolo 1 chiarisce che la nuova disciplina si applica solo alle ferie maturate dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Il decreto è stato convertito dalla legge 5 ottobre 2026, n. 174, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 232 del 6 ottobre 2026 e in vigore dal 7 ottobre 2026. Le ferie maturate fino a quella data restano quindi fuori dalla nuova regola.Questo non significa, però, che per il passato non esista alcuna tutela. La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 18 gennaio 2024 (causa C-218/22) ha escluso che il diritto all’indennità possa essere negato per esigenze di contenimento della spesa pubblica quando il lavoratore non è stato messo in condizione di fruire delle ferie. Per le ferie pregresse la valutazione resta quindi legata al singolo caso. Perché la novità riguarda il diritto europeo?La direttiva 2003/88/CE sull’orario di lavoro riconosce a ogni lavoratore un periodo minimo di ferie annuali retribuite e prevede che, alla fine del rapporto, il diritto non usato si trasformi in un’indennità economica. La Corte di giustizia UE, nella causa C-218/22 (Comune di Copertino), ha affermato che una norma nazionale che esclude sempre il pagamento, anche quando il lavoratore non ha potuto usare le ferie per ragioni a lui non imputabili, contrasta con questo principio.Il decreto del 2026 riprende questi criteri nella legge italiana: le ferie vanno godute, ma alla cessazione del rapporto quelle non fruite si pagano, salvo che il mancato godimento dipenda da una scelta consapevole del lavoratore, che l’amministrazione deve provare.Per altri istituti legati all’assenza dal lavoro, puoi leggere anche la nostra guida ai permessi della Legge 104 e al superamento del limite dei 3 giorni mensili e l’approfondimento sul periodo di prova nel contratto a termine.Domande frequenti sulle ferie non godute dei dipendenti pubbliciLe ferie non godute dei dipendenti pubblici ora si pagano sempre?No. L’indennità sostitutiva è ammessa alla fine del rapporto di lavoro, ma non è dovuta se il lavoratore, messo in condizione di usare le ferie e informato delle conseguenze, vi ha rinunciato consapevolmente.Chi deve dimostrare che il dipendente ha rinunciato alle ferie?Spetta al datore di lavoro pubblico: la norma pone a suo carico l’onere di provare che la mancata fruizione dipende da una scelta consapevole del lavoratore, dopo averlo invitato formalmente a usare le ferie e informato in tempo utile che, se non usate, andrebbero perse.Le nuove regole valgono per le ferie già maturate?Il comma 2 dell’articolo 1 del DL 144/2026 prevede che la nuova disciplina si applichi alle ferie maturate dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto (legge 5 ottobre 2026, n. 174, in vigore dal 7 ottobre 2026). Per le ferie precedenti resta rilevante la giurisprudenza, caso per caso.Da quando è in vigore il decreto-legge 144/2026?Il decreto-legge è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto 2026 ed è in vigore dall’8 agosto 2026. FontiDecreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, “Disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile”, art. 1 e art. 26 – NormattivaLegge 5 ottobre 2026, n. 174, conversione con modificazioni del DL 144/2026 (GU n. 232 del 6 ottobre 2026) – NormattivaGazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 182 del 7 agosto 2026Camera dei deputati, dossier sul DL 144/2026 (XIX Legislatura)Decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, art. 5, comma 8 (testo previgente sul divieto di trattamenti economici sostitutivi per ferie non godute)Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza del 18 gennaio 2024, causa C-218/22 (Comune di Copertino); direttiva 2003/88/CEQuesto articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-12 13:00:002026-10-11 22:03:22Ferie non godute dei dipendenti pubblici: quando la PA deve pagarle dal 2026
NOTIZIEBonus trasporti 2027: ISEE fino a 20.000 euro e contributi da 100 a 400 euro, cosa si sa e cosa mancaIl bonus trasporti 2027 dovrebbe essere riservato alle famiglie con ISEE fino a 20.000 euro, con contributi da 100 a 400 euro all’anno. Sono i parametri indicati nel Piano sociale per il clima approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 e trasmesso alla Commissione europea il 6 agosto: per diventare operativi serve però un decreto attuativo, che il Piano colloca entro marzo 2027. Le regole definitive non sono ancora state pubblicate.La misura è collegata al Piano sociale per il clima, lo strumento previsto dal Regolamento (UE) 2023/955 per usare le risorse del Fondo sociale per il clima europeo. Fino alla pubblicazione del decreto, importi, requisiti e modalità di domanda vanno considerati provvisori.In sintesiUfficiale: il Regolamento (UE) 2023/955 istituisce il Fondo sociale per il clima per il periodo 2026-2032 e prevede i piani nazionali.Previsto dal Piano nazionale (in attesa di valutazione UE): ISEE non superiore a 20.000 euro e contributo annuo di 100, 200 o 400 euro in base a un indice di vulnerabilità.Previsto dal Piano: credito digitale personale nel “conto di mobilità”, al posto del voucher per il singolo acquisto del vecchio Bonus trasporti, dal 2027 al 2032.Manca: il decreto attuativo, previsto dal Piano entro marzo 2027, con requisiti definitivi, metodologia dell’indice e procedura di richiesta.Indice dei contenutiCos’è il bonus trasporti 2027 e da quale atto nasce?Quali requisiti e importi sono riportati per il bonus trasporti 2027?Come funzionerebbe il nuovo credito rispetto al vecchio bonus trasporti?Cosa manca e quando arriva il decreto attuativo?Cosa è ufficiale e cosa è soltanto annunciato?Domande frequenti sul bonus trasporti 2027FontiCos’è il bonus trasporti 2027 e da quale atto nasce?Il bonus trasporti 2027 è un sostegno alla spesa per gli spostamenti, pensato per le famiglie con redditi più bassi. Non nasce da una nuova legge nazionale già in vigore, ma si inserisce nel quadro europeo del Fondo sociale per il clima.Il Regolamento (UE) 2023/955 istituisce questo fondo per gli anni 2026-2032, con una dotazione massima di 65 miliardi di euro a livello europeo. Ogni Stato membro presenta alla Commissione un Piano sociale per il clima, cioè un documento che indica misure e investimenti per ridurre l’impatto dei prezzi del carbonio su edilizia e trasporto stradale per famiglie, microimprese e utenti vulnerabili dei trasporti. Il regolamento ammette anche il sostegno diretto al reddito, ma solo se temporaneo e decrescente nel tempo, entro il limite del 37,5% dei costi stimati del piano. Quali requisiti e importi sono riportati per il bonus trasporti 2027?Il Piano sociale per il clima, non ancora tradotto in un decreto pubblicato, descrive un contributo accessibile con ISEE non superiore a 20.000 euro. L’ISEE è l’indicatore che misura la situazione economica del nucleo familiare, tenendo conto di redditi, patrimonio e composizione della famiglia. Per approfondire come si calcola, puoi leggere la guida sull’ISEE 2027.Il solo valore ISEE non dovrebbe però garantire l’importo massimo. La graduatoria sarebbe definita da un Indice di Vulnerabilità, espresso su una scala da 0 a 100 punti. In base al Piano, l’importo cambierebbe così:da 35 a 54 punti: contributo da 100 euro;da 55 a 79 punti: contributo da 200 euro;da 80 punti in su: contributo massimo da 400 euro.Il Piano indica anche i criteri dell’indice: fino a 60 punti per l’ISEE (oltre 20.000 euro si è esclusi), fino a 20 punti per la distanza da lavoro o studio, 10 punti per un abbonamento recente al trasporto pubblico e 10 punti se il nucleo non ha auto. Caregiver familiari, persone con disabilità certificata e chi segue cure continuative ricevono 100 punti. La metodologia di dettaglio sarà fissata dal decreto attuativo: per questo, oggi, una stima per la singola famiglia resta indicativa. Come funzionerebbe il nuovo credito rispetto al vecchio bonus trasporti?Secondo il Piano, il voucher legato al singolo acquisto del Bonus trasporti 2022-2023 (oggi non più in vigore) verrebbe sostituito da un credito personale su un portafoglio digitale intestato al beneficiario, il cosiddetto “conto di mobilità”. Il credito, fino a 400 euro, sarebbe spendibile in 12 mesi, e la misura coprirebbe il periodo 2027-2032.Il Piano indica che il credito servirà per i servizi di trasporto pubblico locale e regionale, compresi i servizi a chiamata, e che non sarà cumulabile con incentivi analoghi di Regioni, Province e Comuni. Restano da chiarire nel dettaglio le offerte ammesse e come verrà gestita la domanda. Sul fronte fiscale resta invece in vigore, per le spese già sostenute, la detrazione per i trasporti pubblici nel 730/2026, che segue regole proprie e non dipende dal nuovo bonus. Cosa manca e quando arriva il decreto attuativo?Per rendere operativo il bonus trasporti 2027 serve il decreto attuativo, cioè l’atto che traduce il Piano sociale per il clima in regole concrete per i cittadini. Il Piano fissa come primo traguardo l’adozione di questo atto entro marzo 2027 (primo trimestre): è un obiettivo di programma, non un termine di legge, e il Piano deve ancora essere valutato dalla Commissione europea.Nel frattempo non è aperta alcuna domanda. Mancano infatti: la metodologia definitiva dell’indice di vulnerabilità, l’elenco delle offerte ammesse, il periodo di presentazione e le istruzioni operative. Il Piano indica comunque l’attuazione affidata al Ministero dell’ambiente (MASE), con MIT, MIMIT, Ministero del lavoro e MEF, e una dotazione di 1.740 milioni di euro per il periodo 2027-2032. Chi ha bisogno di un ISEE aggiornato può comunque tenere presente che il valore dipende dalla DSU in corso di validità; per un’altra misura a sostegno delle famiglie con requisiti analoghi si può consultare la guida al bonus libri di testo 2026. Cosa è ufficiale e cosa è soltanto annunciato?È ufficiale l’impianto europeo: il Regolamento (UE) 2023/955, il Fondo sociale per il clima 2026-2032 e l’obbligo per gli Stati di presentare un piano. È ufficiale anche il Piano sociale per il clima italiano, approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 e trasmesso alla Commissione: lì compaiono la soglia ISEE di 20.000 euro, le tre fasce da 100, 200 e 400 euro, l’indice di vulnerabilità, il conto di mobilità e la tempistica di marzo 2027. Sono però previsioni di programma, non ancora regole applicabili: il Piano deve essere valutato dalla Commissione europea e serve il decreto attuativo. Finché il decreto non sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale o sui canali istituzionali competenti, questi elementi possono cambiare. Domande frequenti sul bonus trasporti 2027Il bonus trasporti 2027 è già richiedibile?No. Non risulta aperta alcuna procedura di domanda: servono prima il decreto attuativo e le istruzioni operative.L’ISEE a 20.000 euro garantisce 400 euro?No, in base al Piano l’ISEE sarebbe solo la soglia di accesso. L’importo (100, 200 o 400 euro) dipenderebbe dal punteggio dell’indice di vulnerabilità.Che cos’è il Piano sociale per il clima?È il documento che ogni Stato membro presenta alla Commissione europea per accedere al Fondo sociale per il clima, con misure a favore di famiglie, microimprese e utenti vulnerabili dei trasporti.Il nuovo bonus sostituisce la detrazione per gli abbonamenti?Non risulta. La detrazione fiscale per i trasporti pubblici è una misura distinta, con regole proprie; eventuali interazioni con il nuovo bonus dipenderanno dal decreto.FontiRegolamento (UE) 2023/955 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 maggio 2023, che istituisce un Fondo sociale per il clima e modifica il regolamento (UE) 2021/1060 (GU L 130 del 16 maggio 2023): eur-lex.europa.euPiano sociale per il clima dell’Italia (MASE), trasmesso alla Commissione europea il 6 agosto 2026, misura C2.M.T.1 “Il mio conto di mobilità”: mase.gov.itComunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 185 del 4 agosto 2026: governo.itDecreto attuativo sul bonus trasporti 2027: non ancora pubblicato alla data dell’11 ottobre 2026. Importi, soglia ISEE e tempistiche citati nell’articolo sono quelli del Piano, in attesa della valutazione UE e del decreto.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Ottobre 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-12 11:00:002026-10-11 17:41:35Bonus trasporti 2027: ISEE fino a 20.000 euro e contributi da 100 a 400 euro, cosa si sa e cosa manca
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITIChiusura Partita IVA a Udine: Quando e Come FarlaChiudere la partita IVA è una decisione importante che richiede attenzione ai tempi, ai costi e alle procedure burocratiche. Se hai cessato l’attività o stai valutando di farlo, è fondamentale conoscere tutti gli adempimenti necessari per evitare sanzioni e problemi con Agenzia delle Entrate e INPS. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutte le fasi della chiusura partita IVA, occupandosi della comunicazione di cessazione, della cancellazione INPS e di tutti gli adempimenti fiscali necessari. Affidati ai nostri professionisti per una chiusura regolare e senza stress.Indice dei contenutiQuando Chiudere la Partita IVADocumenti Necessari per Chiusura P.IVA a UdineProcedura Chiusura: Step by StepCosti Chiusura Partita IVA a UdineTempistiche Chiusura P.IVACancellazione INPS e Gestione ContributivaCosa Succede Dopo la ChiusuraAlternative alla Chiusura (sospensione temporanea)FontiFAQ Chiusura Partita IVA Udine Quando Chiudere la Partita IVALa chiusura della partita IVA va comunicata quando l’attività cessa davvero, come nelle seguenti situazioni:Cessazione definitiva dell’attività: hai interrotto completamente l’attività professionale o imprenditorialePassaggio a lavoro dipendente: hai trovato un’occupazione come lavoratore subordinato e non eserciti più attività autonomaPensionamento: hai raggiunto l’età pensionabile e deciso di cessare l’attivitàPerdita dei requisiti del regime forfettario: superare i limiti di ricavi o compensi non obbliga a chiudere (si passa al regime ordinario); la chiusura è dovuta solo se cessi effettivamente l’attivitàTrasferimento all’estero: hai spostato residenza e attività fuori dall’ItaliaCambio forma giuridica: sei passato da ditta individuale a società (SRL, SNC, ecc.)La comunicazione di cessazione deve essere presentata entro 30 giorni dalla data effettiva di chiusura dell’attività (art. 35, comma 3, DPR 633/1972). Se la comunicazione non viene presentata si rischia una sanzione amministrativa da 500 a 2.000 euro (art. 5, comma 6, D.Lgs. 471/1997, nella versione modificata dal D.Lgs. 87/2024 per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024), riducibile con il ravvedimento operoso.Se stai valutando se chiudere o mantenere aperta la partita IVA, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a valutare la soluzione migliore in base alla tua situazione.Documenti Necessari per Chiusura P.IVA a UdinePer procedere con la chiusura della partita IVA a Udine, dovrai preparare i seguenti documenti:DocumentoDescrizioneObbligatorietàDocumento d’identitàCarta d’identità o passaporto in corso di validitàObbligatorioCodice fiscaleTessera sanitaria o codice fiscaleObbligatorioCertificato di attribuzione P.IVADocumento rilasciato al momento dell’aperturaConsigliatoVisura cameraleSe iscritto alla Camera di CommercioSe applicabilePEC o emailPer ricevere comunicazioni ufficialiObbligatorioData cessazione attivitàData esatta in cui hai cessato l’attivitàObbligatorioIl CAF Centro Fiscale si occupa di raccogliere tutta la documentazione necessaria e di verificare che sia completa prima di procedere con l’invio telematico. Procedura Chiusura: Step by StepLa chiusura della partita IVA segue una procedura precisa articolata in diverse fasi:1. Comunicazione di cessazione all’Agenzia delle EntrateLa prima operazione consiste nell’invio telematico del modello AA9/12 (per persone fisiche) o AA7/10 (per società e altri soggetti diversi dalle persone fisiche) tramite i servizi telematici Entratel o Fisconline; in alternativa il modello può essere inviato via PEC, per raccomandata o consegnato a un ufficio dell’Agenzia. Se sei iscritto al Registro delle Imprese, la cessazione ai fini IVA si comunica direttamente all’interno della ComUnica (vedi punto 2). Il modello deve contenere:Dati anagrafici del titolareNumero di partita IVAData di cessazione effettiva dell’attivitàCodice ATECO dell’attività cessataEventuale motivo della cessazione2. Comunicazione alla Camera di CommercioSe eri iscritto al Registro delle Imprese (artigiani, commercianti, imprese), devi presentare la ComUnica di cessazione alla Camera di Commercio Pordenone-Udine entro 30 giorni dalla cessazione. La ComUnica trasmette la cessazione anche all’Agenzia delle Entrate e, per artigiani e commercianti, all’INPS. Per la cancellazione di un’impresa individuale dal Registro delle Imprese è dovuta l’imposta di bollo di 17,50 euro, mentre secondo le schede camerali i diritti di segreteria non sono dovuti; per società e altre pratiche gli importi sono diversi.3. Cancellazione INPSPer artigiani e commercianti la cancellazione dalla Gestione INPS avviene con la stessa ComUnica, da presentare entro 30 giorni dalla cessazione: è fondamentale per non continuare a ricevere richieste di contributi minimi. Per chi è iscritto alla Gestione Separata non serve una domanda di cancellazione, perché i contributi sono dovuti solo sul reddito effettivamente prodotto.4. Ultima dichiarazione dei redditiNell’anno successivo alla chiusura dovrai presentare l’ultima dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF: il 730 non si può usare per dichiarare redditi d’impresa o di lavoro autonomo con partita IVA) indicando i redditi prodotti fino alla data di cessazione.5. Saldo imposte e contributiEntro le scadenze fiscali ordinarie dovrai versare tramite F24:Saldo IRPEF/imposte sostitutive dell’anno di cessazioneIVA a debito dell’ultimo periodo (trimestre o anno)Contributi INPS dovuti fino alla data di chiusuraEventuali acconti già versati verranno compensatiSe hai aperto la partita IVA in regime forfettario a Udine, il CAF può aiutarti anche nella fase di chiusura gestendo tutti gli adempimenti fiscali.Costi Chiusura Partita IVA a UdineI costi per chiudere la partita IVA a Udine variano in base al professionista scelto e alla complessità della pratica:ModalitàCostiVantaggiSvantaggiFai da teNessun compenso(restano solo gli eventuali costi camerali)Costo zero o minimoRischio errori, tempo, competenze tecnicheCAF Centro Fiscale UdinePreventivo personalizzatoAssistenza completa, zero errori, rapiditàCompenso per il servizioCommercialistaPreventivo personalizzatoConsulenza personalizzataCompenso per il servizioCosti aggiuntivi da considerare:Comunicazione all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12 o AA7/10): nessun costoImposta di bollo camerale: 17,50 euro per la cancellazione dell’impresa individuale dal Registro delle Imprese (se iscritto alla Camera di Commercio); i diritti di segreteria, per questa pratica, non sono dovuti secondo le schede cameraliUltima dichiarazione: presentazione del modello Redditi PF, obbligatoria anche per chi era in regime forfettarioSaldo contributi INPS: variabile in base ai contributi dovutiPresso il CAF Centro Fiscale di Udine offriamo un servizio completo di chiusura partita IVA con preventivo personalizzato. Contattaci per richiederlo senza impegno. Tempistiche Chiusura P.IVALe tempistiche per la chiusura completa della partita IVA sono articolate in diverse fasi:FaseTempiNoteComunicazione cessazione Agenzia EntrateEntro 30 giorni dalla cessazioneTermine tassativo, sanzioni per ritardiComunicazione CCIAAEntro 30 giorni dalla cessazioneSolo se iscritto al Registro ImpreseCancellazione INPSEntro 30 giorni dalla cessazioneArtigiani e commercianti, tramite ComUnica; non serve per la Gestione SeparataUltima dichiarazione redditiEntro scadenze ordinarie (anno successivo)Es: cessazione 2026 → modello Redditi PF entro il termine ordinario del 31 ottobre 2027 (che, cadendo di domenica, slitta al primo giorno lavorativo successivo)Saldo imposte/contributiSecondo calendario fiscaleVerificare con CAF scadenze preciseChiusura definitivaVariabileRicevuta dell’Agenzia delle Entrate dopo l’invio; Registro Imprese e INPS secondo i tempi di lavorazione degli ufficiIl CAF Centro Fiscale gestisce tutte le tempistiche per te, assicurando che ogni adempimento venga effettuato nei termini di legge.Cancellazione INPS e Gestione ContributivaLa cancellazione dalla gestione INPS è un passaggio cruciale della chiusura partita IVA. Ecco cosa devi sapere:Gestioni INPS interessateGestione Artigiani: se svolgevi attività artigianaleGestione Commercianti: se avevi un’attività commercialeGestione Separata: per professionisti e collaboratori (nessuna domanda di cancellazione: i contributi si pagano solo sul reddito prodotto)Procedura di cancellazionePer artigiani e commercianti la cancellazione passa dalla ComUnica presentata al Registro delle Imprese, che la trasmette all’INPS. Puoi procedere:In autonomia, con firma digitale, tramite i servizi telematici delle Camere di CommercioCAF o intermediario abilitato (consigliato)Per verifiche sulla posizione contributiva: portale INPS con SPID/CIE/CNS o sede INPS territoriale di UdineContributi dovuti dopo la chiusuraAttenzione: anche dopo la chiusura della partita IVA, dovrai versare:Contributi fissi minimali fino alla data di cessazione effettiva (artigiani e commercianti)Saldo contributi anno in corso (calcolati in base al reddito dichiarato)Eventuale conguaglio dell’anno precedenteIl CAF verifica il corretto calcolo dei contributi dovuti e ti assiste nella presentazione delle istanze INPS.Cosa Succede Dopo la ChiusuraUna volta completata la chiusura della partita IVA, ecco cosa cambia:Effetti immediatiNon puoi più emettere fatture con quella partita IVACessano gli obblighi di versamento IVA periodicaNon sei più tenuto alla fatturazione elettronicaRestano gli obblighi di conservazione di scritture, registri e fatture (anche elettroniche): ai fini fiscali fino alla definizione degli accertamenti sui periodi d’imposta interessati (art. 22 DPR 600/1973), per le imprese per 10 anni (art. 2220 c.c.)Adempimenti residuiUltima dichiarazione IVA (se prevista)Dichiarazione dei redditi dell’anno successivoSaldo imposte e contributiConservazione documentale per eventuali controlli fiscaliPossibilità di riaperturaChiudere la partita IVA non è irreversibile. Puoi riaprirne una nuova in qualsiasi momento seguendo la normale procedura di apertura. Se hai chiuso e vuoi riaprire, consulta la nostra guida su come aprire partita IVA a Udine. Alternative alla Chiusura (sospensione temporanea)Prima di chiudere definitivamente la partita IVA, valuta se una sospensione temporanea potrebbe essere la soluzione migliore:CaratteristicaChiusura definitivaSospensione temporaneaPartita IVACancellata definitivamenteRimane attiva ma inattivaContributi INPSCessano definitivamenteArtigiani e commercianti: minimali dovuti finché resta l’iscrizione; Gestione Separata: solo sul reddito prodottoDichiarazione redditiSolo ultima dichiarazioneDichiarazione annuale con reddito zeroRiattivazioneNuova apertura necessariaNessuna pratica: la partita IVA è rimasta apertaQuando convieneCessazione definitiva attivitàPausa temporanea (malattia, maternità)Nota importante: Non esiste una vera “sospensione” formale della partita IVA. In realtà si tratta di mantenere aperta la posizione senza esercitare attività. In questo caso:Devi continuare a presentare dichiarazione dei redditi annuale (anche a zero)Potresti dover pagare contributi minimi INPSMantieni tutti gli obblighi formali (fatturazione elettronica, conservazione documenti)Se per tre annualità non risulta esercitata alcuna attività, l’Agenzia delle Entrate può chiudere d’ufficio la partita IVA, informandoti con una comunicazione (art. 35, comma 15-quinquies, DPR 633/1972)Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a valutare quale soluzione è più conveniente nel tuo caso specifico.FontiAgenzia delle Entrate – Come variare o chiudere la partita IVA (modello AA9/12)Agenzia delle Entrate – La chiusura d’ufficio della partita IVANormattiva – D.Lgs. 471/1997, art. 5 (sanzioni dichiarazioni di inizio, variazione e cessazione attività)FAQ Chiusura Partita IVA UdineQuanto costa chiudere partita IVA a Udine?Il costo dipende dalla tua situazione (professionista o impresa iscritta in Camera di Commercio, regime fiscale, adempimenti residui). Presso il CAF Centro Fiscale di Udine ti forniamo un preventivo personalizzato per il servizio completo, che comprende comunicazione all’Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio e cancellazione INPS. A parte restano solo gli eventuali costi pubblici, come l’imposta di bollo di 17,50 euro per la cancellazione dell’impresa individuale dal Registro delle Imprese.Quanto tempo serve per chiudere P.IVA?La comunicazione all’Agenzia delle Entrate si considera presentata il giorno dell’invio e ricevi la ricevuta di cessazione; la cancellazione dal Registro delle Imprese e dall’INPS segue i tempi di lavorazione degli uffici. In ogni caso devi rispettare il termine di 30 giorni dalla cessazione effettiva dell’attività per presentare la pratica. Gli adempimenti successivi (ultima dichiarazione, saldo imposte) si protraggono fino all’anno fiscale successivo.Posso chiudere partita IVA da solo?Sì, è possibile chiudere la partita IVA autonomamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline) o via PEC; se sei iscritto al Registro delle Imprese serve invece la ComUnica, con firma digitale. Tuttavia, la procedura richiede competenze tecniche, credenziali di accesso e attenzione per evitare errori. Affidarsi a un CAF garantisce rapidità, sicurezza e conformità normativa.Cosa succede se non chiudo la P.IVA?Se non chiudi la partita IVA dopo aver cessato l’attività, continuerai a essere soggetto a tutti gli obblighi fiscali e contributivi: dichiarazioni annuali, contributi INPS minimi, fatturazione elettronica. Inoltre, il mancato invio della comunicazione di cessazione comporta una sanzione da 500 a 2.000 euro (art. 5, comma 6, D.Lgs. 471/1997, come modificato dal D.Lgs. 87/2024). Per artigiani e commercianti, inoltre, finché resta l’iscrizione l’INPS continua a richiedere i contributi minimi. Se per tre annualità non risulta alcuna attività, l’Agenzia delle Entrate può chiudere la partita IVA d’ufficio.Devo pagare contributi INPS dopo chiusura?Sì, dovrai versare i contributi INPS fino alla data di cessazione effettiva dell’attività. Inoltre, nell’anno successivo potrebbe essere richiesto il saldo contributivo in base al reddito dichiarato. Una corretta cancellazione dalla gestione INPS entro 30 giorni evita l’addebito di contributi non dovuti per i periodi successivi alla chiusura.Posso riaprire partita IVA dopo chiusura?Sì, puoi riaprire una nuova partita IVA in qualsiasi momento seguendo la normale procedura di apertura. Non ci sono vincoli temporali per riaprire. Attenzione però al regime forfettario: l’aliquota agevolata del 5% per le nuove attività spetta solo se nei tre anni precedenti non hai esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare (art. 1, comma 65, L. 190/2014); altrimenti si applica l’aliquota ordinaria del 15%.Il CAF di Udine fa anche la chiusura P.IVA?Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la chiusura della partita IVA. Ci occupiamo di:Comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12 o AA7/10)Comunicazione Camera di Commercio (se applicabile)Cancellazione gestione INPSConsulenza su ultima dichiarazione redditi e saldo imposteVerifica adempimenti fiscali residuiContattaci per un preventivo gratuito e senza impegno.Devo presentare l’ultima dichiarazione IVA?Dipende dal regime fiscale in cui operavi. Se eri in regime ordinario IVA, dovrai presentare l’ultima dichiarazione IVA annuale relativa all’anno di cessazione. Se eri in regime forfettario, non sei tenuto alla dichiarazione IVA. In ogni caso, dovrai presentare la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) nell’anno successivo alla chiusura.Posso chiudere la partita IVA se ho debiti fiscali?Sì, puoi chiudere la partita IVA anche in presenza di debiti fiscali o contributivi. La chiusura non cancella i debiti pregressi: dovrai comunque saldare tutte le imposte, contributi e sanzioni dovute. L’Agenzia delle Entrate e l’INPS continueranno a richiedere il pagamento tramite cartelle esattoriali anche dopo la chiusura della posizione IVA.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai bisogno di assistenza per chiudere la partita IVA?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre un servizio completo e professionale per la chiusura della partita IVA, occupandosi di tutti gli adempimenti necessari: comunicazione Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, cancellazione INPS e verifica ultima dichiarazione.I nostri vantaggi:Preventivo personalizzato e trasparenteAssistenza in tutte le fasi della chiusuraGestione telematica rapida e sicuraConsulenza fiscale personalizzataZero rischi di errori o sanzioniContattaci: 📍 Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine 📞 0432 1638640 💬 WhatsApp: 393 666 018 121Compila il form per essere ricontattatoUn nostro consulente ti ricontatterà entro 24 ore per fornirti tutte le informazioni sulla chiusura partita IVA e un preventivo personalizzato gratuito.Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ Servizi correlati del CAF Centro FiscaleOltre alla chiusura partita IVA, il nostro CAF di Udine offre assistenza completa per:Apertura partita IVA a Udine – Nuove attività e regime forfettarioGestione regime forfettario – Dichiarazioni e consulenza fiscaleAssistenza fiscale continuativa – Dichiarazioni redditi, 730, ISEEPratiche INPS – Contributi, pensioni, NASPISuccessioni e sistema tavolare – Competenza specifica per il Friuli Venezia GiuliaVieni a trovarci in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B a Udine o contattaci per informazioni!Ottobre 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-12 09:00:002026-10-07 17:35:09Chiusura Partita IVA a Udine: Quando e Come Farla
NOTIZIETassazione del TFR: l’aliquota media è più bassa dell’IRPEF ordinariaQuando un lavoratore dipendente conclude un rapporto di lavoro — per pensionamento, licenziamento o dimissioni — riceve il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), la cosiddetta “liquidazione”. Molti si chiedono quanto di quella somma vada allo Stato e soprattutto come viene tassato il TFR. La risposta è sorprendente: grazie al meccanismo della tassazione separata con aliquota media, il TFR è spesso tassato meno di quanto ci si aspetti, in misura inferiore rispetto all’IRPEF ordinaria applicata sullo stipendio.In questa guida completa spieghiamo il funzionamento dell’aliquota media sul TFR, come si calcola passo per passo, perché è vantaggiosa per il lavoratore, e forniamo esempi numerici concreti con tabelle di confronto.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiCos’è il TFR e perché viene tassato in modo diversoIl meccanismo della tassazione separata: come funziona l’aliquota mediaLe aliquote IRPEF 2026 applicabili al calcoloEsempio pratico 1: lavoratore con TFR medioEsempio pratico 2: dirigente con TFR elevatoTFR in azienda vs TFR in fondo pensione: le differenze fiscaliIl conguaglio fiscale: quando e come interviene l’Agenzia delle EntrateTassazione separata: altri redditi che beneficiano dello stesso regimeConfronto tabellare IRPEF ordinaria vs aliquota media TFRCasi speciali: colf, badanti e lavoratori domesticiDichiarazione dei redditi e TFR: cosa deve fare il lavoratoreFontiDomande frequenti (FAQ)Cos’è il TFR e perché viene tassato in modo diverso Il Trattamento di Fine Rapporto è una quota della retribuzione accantonata ogni anno dal datore di lavoro a favore del lavoratore, che verrà liquidata al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Si calcola dividendo la retribuzione annua lorda per 13,5 e rivalutando il fondo annualmente al tasso dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT.La normativa di riferimento è il D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 per la destinazione del TFR ai fondi pensione, mentre la tassazione è disciplinata dagli articoli 17 e 19 del TUIR (DPR 917/1986). Il TFR rientra nella categoria dei redditi soggetti a tassazione separata, un regime fiscale speciale previsto per i redditi che si formano nell’arco di più anni ma vengono percepiti in un’unica soluzione.La ratio della tassazione separata è proprio quella di evitare che un reddito pluriennale venga tassato con le aliquote più elevate dell’IRPEF progressiva, che si applicano alla somma di tutti i redditi dell’anno. Se il TFR venisse sommato al reddito ordinario dell’anno di percezione, il lavoratore potrebbe trovarsi in uno scaglione IRPEF molto più alto del normale, con un aggravio fiscale ingiusto.Per approfondire il calcolo del TFR e le modalità di accantonamento, consulta la nostra Guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo 2026.Il meccanismo della tassazione separata: come funziona l’aliquota media L’aliquota media applicata al TFR non è una percentuale fissa: viene calcolata individualmente per ogni lavoratore sulla base del suo reddito di riferimento degli anni precedenti. Il meccanismo, disciplinato dall’art. 19 del TUIR, prevede i seguenti passaggi:Step 1: calcolo del TFR imponibileIl TFR accantonato non è interamente imponibile. Si deve sottrarre:Le rivalutazioni del fondo TFR già assoggettate annualmente all’imposta sostitutiva del 17% (art. 11, D.Lgs. 47/2000, come modificato dall’art. 1 c. 623 L. 190/2014 in vigore dal 2015)Le quote di TFR maturate fino al 31 dicembre 2000 godono di una deduzione di euro 309,87 per ogni anno di anzianità (rapportata a mese per le frazioni d’anno), il che riduce ulteriormente la base imponibilePer il TFR maturato dal 1° gennaio 2001 non si applica più la deduzione: si sottraggono soltanto le rivalutazioni già tassate con l’imposta sostitutiva.Step 2: determinazione del reddito di riferimentoIl reddito di riferimento è la base su cui viene calcolata l’aliquota media. Si ottiene con questa formula, stabilita dall’art. 19 TUIR:Reddito di riferimento = TFR imponibile / anni di anzianità × 12Questo importo rappresenta la quota annuale “virtuale” del TFR, come se fosse stato percepito in rate annuali invece che in un’unica soluzione. In questo modo si neutralizza l’effetto cumulativo pluriennale.Step 3: calcolo dell’aliquota media IRPEFSull’importo del reddito di riferimento si calcola l’IRPEF teorica applicando le aliquote ordinarie per scaglioni. L’aliquota media si ottiene dividendo questa IRPEF teorica per il reddito di riferimento:Aliquota media = IRPEF teorica sul reddito di riferimento / reddito di riferimento × 100Questa aliquota viene poi applicata al TFR imponibile complessivo per determinare l’imposta dovuta. Il risultato è generalmente un’aliquota inferiore a quella che si applicherebbe sommando il TFR ai redditi ordinari.Le aliquote IRPEF 2026 applicabili al calcolo Per il calcolo dell’aliquota media si utilizzano gli scaglioni IRPEF vigenti nell’anno in cui matura il diritto alla percezione del TFR. Dal 2024 gli scaglioni sono tre (resi strutturali dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024) e dal 2026 la seconda aliquota è scesa dal 35% al 33% (art. 1 c. 3 L. 199/2025):Scaglione di redditoAliquota IRPEFFino a 28.000 euro23%Da 28.001 a 50.000 euro33%Oltre 50.000 euro43%Questi scaglioni valgono sia per l’IRPEF ordinaria sul reddito da lavoro dipendente, sia per il calcolo del reddito di riferimento su cui si determina l’aliquota media del TFR. Si tratta della riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (accorpamento dei primi due scaglioni da 23% e 25% in uno unico al 23%).Puoi approfondire come queste aliquote impattano il tuo stipendio nell’articolo Detassazione lavoro dipendente: altri redditi fuori dalle soglie 2026.Esempio pratico 1: lavoratore con TFR medio Vediamo un caso concreto per capire come funziona l’aliquota media in pratica.Dati del lavoratoreAnni di anzianità lavorativa: 20 anniTFR lordo accantonato: 40.000 euroRivalutazioni già tassate al 17% (quota sottratta): 3.000 euroTFR imponibile: 37.000 euroCalcolo passo per passoReddito di riferimento:37.000 euro / 20 anni × 12 = 22.200 euroIRPEF teorica sul reddito di riferimento (22.200 euro, tutto nel primo scaglione al 23%):22.200 × 23% = 5.106 euroAliquota media:5.106 / 22.200 × 100 = 23%Imposta dovuta sul TFR:37.000 × 23% = 8.510 euroIn questo caso, il lavoratore pagherà il 23% sul TFR, la stessa aliquota del primo scaglione IRPEF. Il vantaggio rispetto alla tassazione ordinaria si manifesta quando il reddito annuo supera i 28.000 euro, poiché la quota eccedente verrebbe tassata al 33%, mentre il TFR mantiene l’aliquota media più bassa.Esempio pratico 2: dirigente con TFR elevatoIl vantaggio della tassazione separata è ancora più evidente per chi ha redditi e TFR elevati.Dati del dirigenteAnni di anzianità lavorativa: 30 anniTFR lordo accantonato: 150.000 euroRivalutazioni già tassate al 17%: 15.000 euroTFR imponibile: 135.000 euroReddito da lavoro annuo: 80.000 euroCalcolo con aliquota mediaReddito di riferimento:135.000 / 30 × 12 = 54.000 euroIRPEF teorica su 54.000 euro:Primo scaglione (0-28.000): 28.000 × 23% = 6.440 euroSecondo scaglione (28.001-50.000): 22.000 × 33% = 7.260 euroTerzo scaglione (50.001-54.000): 4.000 × 43% = 1.720 euroTotale IRPEF teorica: 15.420 euroAliquota media:15.420 / 54.000 × 100 = 28,56%Imposta sul TFR:135.000 × 28,56% = 38.550 euro circaConfronto con tassazione ordinariaSe il TFR fosse stato sommato al reddito ordinario dell’anno (80.000 euro), il reddito complessivo sarebbe stato 80.000 + 135.000 = 215.000 euro. L’aliquota marginale sarebbe stata il 43% sull’intero TFR. L’imposta sul TFR a tassazione ordinaria sarebbe stata circa 58.050 euro, ovvero circa 19.500 euro in più rispetto alla tassazione separata.Modalità di tassazioneAliquota effettivaImposta dovuta sul TFRTassazione separata (aliquota media)28,56%circa 38.550 euroTassazione ordinaria IRPEF~43%circa 58.050 euroRisparmio fiscale-14,44 ppcirca 19.500 euroTFR in azienda vs TFR in fondo pensione: le differenze fiscali Una scelta fondamentale per il lavoratore dipendente è se mantenere il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione complementare. Dal punto di vista fiscale, le regole cambiano:TFR mantenuto in aziendaTassazione con aliquota media IRPEF (meccanismo art. 19 TUIR)Imposta liquidata dal datore di lavoro in via provvisoriaRiliquidazione definitiva da parte dell’Agenzia delle Entrate (l’eventuale cartella va notificata entro il 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione del modello 770 del datore di lavoro)Eventuale rimborso o conguaglio a debito comunicato dal fiscoTFR destinato a fondo pensioneI contributi versati al fondo sono deducibili dal reddito fino a 5.300 euro annui dal 2026 (prima 5.164,57 euro)La prestazione finale (rendita o capitale) è tassata con aliquota del 15%, ridotta di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione oltre il 15° (fino a un minimo del 9%)Fiscalità separata e generalmente più favorevole per chi ha lunghi periodi di contribuzioneCaratteristicaTFR in aziendaTFR in fondo pensioneAliquota di tassazioneAliquota media IRPEF (variabile)15% (min 9% dopo 35 anni)Rivalutazione annua1,5% + 75% inflazioneRendimento finanziario del fondoLiquidità in caso di bisognoAnticipo TFR (limiti di legge)Riscatto anticipato (limiti)Deduzione contributiNoSì, fino a 5.300 euro/anno (dal 2026)Per un’analisi approfondita sulle novità dei fondi pensione, leggi: Fondi pensione, nuove regole da luglio tra deduzione e nuove modalità di rendita.Il conguaglio fiscale: quando e come interviene l’Agenzia delle EntrateIl processo di tassazione del TFR non si esaurisce al momento del pagamento da parte del datore di lavoro. L’Agenzia delle Entrate riliquida l’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione (art. 19 c. 1 TUIR) e, se più favorevole, tassa il TFR insieme agli altri redditi dell’anno (art. 17 c. 3 TUIR).Come funziona il conguaglioTassazione provvisoria: il datore di lavoro applica in via provvisoria l’aliquota media calcolata sul reddito di riferimento (TFR imponibile diviso per gli anni di anzianità e moltiplicato per 12)Conguaglio definitivo: l’Agenzia delle Entrate ricalcola l’imposta con l’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti; l’eventuale cartella va notificata entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione del modello 770 del sostituto d’imposta (art. 25 c. 1 lett. a DPR 602/1973)Esito del conguaglio: può risultare un credito da rimborsare al contribuente oppure un debito aggiuntivo da versareNotifica: avviene tramite comunicazione bonaria o cartella di pagamentoPer i dipendenti pubblici il TFR (o TFS) è erogato dall’INPS (ex INPDAP), che opera come sostituto d’imposta; la riliquidazione resta di competenza dell’Agenzia delle Entrate, che rimborsa direttamente le eventuali imposte pagate in eccesso.Tassazione separata: altri redditi che beneficiano dello stesso regimeIl TFR non è l’unico reddito soggetto a tassazione separata. L’art. 17 del TUIR elenca tutti i redditi che godono di questo regime agevolato, tra cui:Indennità di mobilità e integrazione salariale corrisposte anticipatamenteIndennità equipollenti al TFR (indennità di buonuscita del settore pubblico)Plusvalenze da cessione di aziende possedute da più di 5 anniRedditi a formazione pluriennale (es. arretrati di lavoro dipendente relativi ad anni precedenti)Indennità percepite da sportivi professionisti alla fine della carrieraIncentivi all’esodo (prepensionamento agevolato)L’aliquota però non si calcola per tutti allo stesso modo: le indennità equipollenti e le altre somme legate alla cessazione del rapporto (come gli incentivi all’esodo) seguono il meccanismo del TFR (art. 19 TUIR), mentre per gli altri redditi, come gli arretrati, si applica l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del biennio precedente (art. 21 TUIR).Confronto tabellare IRPEF ordinaria vs aliquota media TFREcco una tabella riassuntiva che mostra, per diversi livelli di TFR e anzianità, l’aliquota media risultante (scaglioni 2026) e il confronto con l’aliquota IRPEF ordinaria che graverebbe in media sul TFR se fosse sommato a un reddito annuo di 40.000 euro:TFR imponibileAnni anzianitàReddito di riferimentoAliquota media TFRAliquota IRPEF ordinaria media sul TFR (reddito 40.000 euro)Risparmio fiscale stimato20.000 euro1516.000 euro23%38,0%15,0 punti40.000 euro2024.000 euro23%40,5%17,5 punti80.000 euro2538.400 euro25,7%41,8%16,1 punti120.000 euro3048.000 euro27,2%42,2%15,0 punti200.000 euro3568.571 euro31,6%42,5%10,9 puntiNota: i valori sono approssimati. Il risparmio effettivo dipende dalla situazione individuale, dall’aliquota media dei cinque anni precedenti usata dall’Agenzia delle Entrate nella riliquidazione.Casi speciali: colf, badanti e lavoratori domesticiUn caso particolare riguarda i lavoratori domestici (colf, badanti, baby sitter). Anche per loro il TFR è soggetto alla tassazione separata con aliquota media. La Corte di Cassazione ha peraltro stabilito che il diritto al TFR spetta anche in assenza di contratto formale scritto, purché il rapporto di lavoro sia riconoscibile di fatto.Per approfondire: Colf, Badanti e Baby Sitter senza contratto: il TFR spetta lo stesso.Per i lavoratori domestici, il calcolo del TFR segue regole specifiche del CCNL Domestici: la retribuzione di riferimento include le mensilità aggiuntive (tredicesima) e l’indennità sostitutiva del vitto e alloggio, se prevista.Dichiarazione dei redditi e TFR: cosa deve fare il lavoratoreUna domanda frequente è: devo dichiarare il TFR nella dichiarazione dei redditi? La risposta è: generalmente no, con alcune eccezioni.Regola generaleIl TFR è soggetto a tassazione separata e non deve essere inserito nel 730 o nel Modello Redditi come reddito ordinario. Il datore di lavoro versa la ritenuta provvisoria all’Erario e comunica i dati all’Agenzia delle Entrate tramite la Certificazione Unica (CU).Quando il lavoratore deve intervenireSe si riceve una comunicazione di conguaglio dall’Agenzia delle EntrateNon serve chiedere la tassazione ordinaria: per il TFR non è un’opzione del lavoratore, ma la applica d’ufficio l’Agenzia delle Entrate se è più conveniente (art. 17 c. 3 TUIR)Se ci sono errori nella CU che devono essere correttiPer i TFR corrisposti da chi non è sostituto d’imposta, come la famiglia datrice di lavoro di colf, badanti e baby sitter: vanno indicati nel quadro RM del Modello Redditi PF📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.FontiArt. 19 TUIR (DPR 917/1986) – Indennità di fine rapporto, NormattivaArt. 17 TUIR (DPR 917/1986) – Tassazione separata, NormattivaAgenzia delle Entrate – Imposta sostitutiva sulle rivalutazioni dei fondi TFRDomande frequenti (FAQ)Il TFR viene sempre tassato meno dell’IRPEF ordinaria?Non necessariamente. Se il reddito di riferimento calcolato sul TFR cade interamente nel primo scaglione IRPEF (fino a 28.000 euro), l’aliquota media sarà del 23%, uguale all’aliquota ordinaria per redditi bassi. Il vantaggio è massimo per chi ha redditi annui elevati (oltre 28.000 euro) e un TFR accumulato su molti anni: in questo caso l’aliquota media rimane inferiore all’aliquota marginale IRPEF ordinaria.Cosa succede se scelgo la tassazione ordinaria sul TFR?Per il TFR il lavoratore non può scegliere la tassazione ordinaria in dichiarazione: la facoltà di rinunciare alla tassazione separata riguarda solo altri redditi (lettere da d) a n-bis) dell’art. 17 TUIR). È l’Agenzia delle Entrate, in sede di riliquidazione, a far concorrere il TFR al reddito complessivo dell’anno di percezione se ciò risulta più favorevole, per esempio quando in quell’anno si ha un reddito molto basso (art. 17 c. 3 TUIR). Nei casi ordinari, la tassazione separata è più conveniente.L’anticipo del TFR viene tassato nello stesso modo?Sì, anche l’anticipo del TFR (che può essere richiesto dopo 8 anni di lavoro per specifiche causali come acquisto prima casa o spese mediche) è soggetto a tassazione separata con aliquota media, con le stesse modalità di calcolo della liquidazione finale.Quanto tempo ha l’Agenzia delle Entrate per fare il conguaglio?Se dalla riliquidazione risultano somme da versare, l’Agenzia delle Entrate invia una comunicazione; la cartella di pagamento va notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione del modello 770 del sostituto d’imposta che ha pagato il TFR (art. 25 c. 1 lett. a DPR 602/1973). Per un TFR erogato nel 2026 il 770 si presenta nel 2027, quindi il termine scade il 31 dicembre 2031.Il TFR percepito in caso di licenziamento è tassato diversamente?No, la modalità di tassazione del TFR non cambia a seconda della causa di cessazione del rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni, pensionamento, scadenza contratto). In tutti i casi si applica la tassazione separata con aliquota media calcolata secondo l’art. 19 TUIR.Come viene tassato il TFR per i dipendenti pubblici?Per i dipendenti pubblici assunti fino al 31 dicembre 2000 spetta il TFS (Trattamento di Fine Servizio), cioè l’indennità di buonuscita o l’indennità premio di servizio a seconda della categoria; per gli assunti dal 2001 si applica il TFR. Il TFS è un’indennità equipollente e segue principi analoghi con alcune specificità: l’imponibile si riduce di 309,87 euro per ogni anno di servizio e della quota corrispondente ai contributi versati dal dipendente (art. 19 c. 2-bis TUIR), e la gestione è affidata all’INPS (ex INPDAP). Le tempistiche di erogazione per i dipendenti pubblici sono spesso più lunghe rispetto al settore privato.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-12 07:00:002026-10-07 17:34:58Tassazione del TFR: l’aliquota media è più bassa dell’IRPEF ordinaria
NOTIZIEScadenze fiscali ottobre 2026: F24, IVA, contributi e adempimentiLe scadenze fiscali ottobre 2026 si concentrano su un solo giorno: venerdì 16 ottobre 2026, quando vanno versate con il modello F24 le rate di saldi e acconti, l’IVA mensile di settembre e le ritenute. Le altre date da segnare sono il 26 ottobre 2026 per il 730 integrativo e il 2 novembre 2026 per il Modello Redditi PF, perché il 31 ottobre cade di sabato.La scadenza del 1° ottobre per la registrazione dei contratti di locazione è già passata, mentre quella dei contributi per colf e badanti, fissata al 10 ottobre, cade di sabato e slitta a lunedì 12 ottobre 2026. Vediamo con ordine cosa resta da fare.In sintesi16 ottobre 2026 (venerdì): F24 per IVA mensile di settembre, ritenute, rate di saldi e acconti, IVAFE, IVIE, cedolare secca e addizionale comunale.12 ottobre 2026 (lunedì): contributi colf e badanti del terzo trimestre, perché il 10 ottobre è sabato.26 ottobre 2026 (lunedì): ultimo giorno per il 730 integrativo, perché il 25 ottobre è domenica.2 novembre 2026 (lunedì): invio del Modello Redditi PF, perché il 31 ottobre è sabato.Contributi INPS di artigiani e commercianti: nessuna rata a ottobre, la prossima è il 16 novembre 2026.Indice dei contenutiQuali sono le scadenze fiscali di ottobre 2026 ancora aperte?Cosa si paga con l’F24 del 16 ottobre 2026?Come funzionano IVA mensile e ritenute del 16 ottobre?Quali contributi INPS scadono a ottobre 2026?Quali altri adempimenti cadono tra fine ottobre e inizio novembre?Il calendario per categoria: chi deve fare cosa?Domande frequentiFontiQuali sono le scadenze fiscali di ottobre 2026 ancora aperte?Lo scadenzario fiscale dell’Agenzia delle Entrate indica per ottobre 2026 tre date principali: il 1° ottobre, il 16 ottobre e il 26 ottobre. La prima è già alle spalle: riguardava la registrazione dei contratti di locazione stipulati, o rinnovati tacitamente, con decorrenza 1° settembre 2026 (il termine è di 30 giorni). Chi l’ha rispettata non deve fare altro.Restano quindi davanti a noi il 16 ottobre, giornata con il maggior numero di versamenti del mese, e il 26 ottobre, dedicato al 730 integrativo. Chi ha già perso il termine ordinario del 30 settembre può approfondire cosa è possibile fare nella guida al 730 scaduto il 30 settembre.Un’avvertenza utile: quando una scadenza cade di sabato, di domenica o in un giorno festivo, il termine slitta al primo giorno lavorativo successivo. Nel 2026 succede più volte tra ottobre e novembre, ed è il motivo per cui alcune date sono diverse da quelle che si ricordano degli anni scorsi. Cosa si paga con l’F24 del 16 ottobre 2026?L’F24 è il modello con cui si versano imposte e contributi: un unico documento, con codici tributo diversi per ogni somma dovuta. Il 16 ottobre 2026 sullo scadenzario dell’Agenzia delle Entrate compaiono, tra le altre, queste voci, in gran parte legate a chi ha scelto di pagare a rate:le rate del saldo IVA 2025 risultante dalla dichiarazione annuale, con gli interessi previsti dal piano di rateazione;le rate di IVAFE (imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero) e IVIE (imposta sugli immobili all’estero);le rate della cedolare secca sugli affitti e dell’addizionale comunale all’IRPEF;le rate dell’IRAP e dell’acconto sui redditi a tassazione separata;la Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie del mese precedente.Il numero della rata dipende dalla data del primo versamento e dalla maggiorazione scelta (0,40% oppure nessuna), quindi non esiste un’unica cifra valida per tutti. Se hai dubbi su quale rata ti spetti, conviene controllare il prospetto di rateazione preparato al momento della dichiarazione.Per i titolari di partita IVA in regime forfettario le scadenze di ottobre sono meno numerose, perché non c’è IVA da liquidare: il passaggio importante per loro è l’invio della dichiarazione, descritto nella guida al Modello Redditi PF 2026 per i forfettari. Come funzionano IVA mensile e ritenute del 16 ottobre?L’IVA mensile riguarda chi ha scelto (o è obbligato) a liquidare l’imposta ogni mese. La liquidazione è il calcolo della differenza tra IVA sulle vendite e IVA sugli acquisti: se il risultato è a debito, si versa. Il 16 ottobre 2026 si versa l’IVA relativa alle operazioni di settembre, con il codice tributo 6009.Nella stessa data scade il versamento delle ritenute d’acconto operate nel mese di settembre. Sono le trattenute fiscali che chi paga compensi (a un lavoratore dipendente, a un professionista, a un collaboratore) versa allo Stato per conto di chi li riceve. Rientrano qui anche le ritenute dei condomini sui pagamenti ai fornitori, quando il loro ammontare raggiunge la soglia prevista per il versamento.Un esempio pratico: un’impresa individuale con liquidazione mensile che a settembre ha incassato IVA per 4.000 euro e pagato IVA sugli acquisti per 2.500 euro deve versare 1.500 euro entro il 16 ottobre. Se il risultato fosse a credito, non si versa nulla e il credito si riporta al mese successivo. Quali contributi INPS scadono a ottobre 2026?Per i contributi INPS di ottobre 2026 la notizia più importante è un’assenza: artigiani e commercianti versano i contributi sul reddito minimale in quattro rate trimestrali, fissate al 16 maggio, al 20 agosto, al 16 novembre 2026 e al 16 febbraio 2027. A ottobre non c’è quindi nessuna rata fissa. Gli importi annui del 2026 sono stati stabiliti dalla Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa di categoria) i versamenti di saldo e acconto non cadono a ottobre: i termini di riferimento sono il 30 giugno e il 30 novembre. L’aliquota 2026 è del 26,07% per chi non ha altra tutela previdenziale e del 24% per pensionati e già assicurati altrove (Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026).Il 16 ottobre riguarda invece i committenti: chi paga compensi a collaboratori in Gestione Separata versa i contributi trattenuti entro il 16 del mese successivo al pagamento. Per le famiglie con colf e badanti, infine, il versamento del terzo trimestre (retribuzioni di luglio, agosto e settembre) scade il 10 ottobre, che quest’anno è sabato: il termine utile è lunedì 12 ottobre 2026. Quali altri adempimenti cadono tra fine ottobre e inizio novembre?Il 26 ottobre 2026 scade il termine per il modello 730 integrativo, cioè la dichiarazione che si presenta per correggere un 730 già inviato quando emerge un maggior credito, un minor debito o un’imposta invariata. Il termine ordinario sarebbe il 25 ottobre, ma essendo domenica slitta a lunedì.Il 31 ottobre 2026 cade di sabato: i termini fissati per quella data, tra cui l’invio del Modello Redditi Persone Fisiche, slittano a lunedì 2 novembre 2026. Nella stessa finestra rientra anche la scelta sul concordato preventivo biennale, approfondita nell’articolo sull’adesione al CPB entro il 2 novembre.Guardando oltre ottobre, il 30 novembre 2026 è la data del secondo acconto IRPEF e dell’imposta sostitutiva dei forfettari: ne parliamo nella guida all’acconto IRPEF di novembre 2026. Prepararsi in anticipo evita di ritrovarsi con più versamenti ravvicinati. Il calendario per categoria: chi deve fare cosa?Per orientarsi, ecco il calendario fiscale di ottobre 2026 riassunto per categoria. Le date sono quelle dello scadenzario dell’Agenzia delle Entrate, già adeguate agli slittamenti di sabato e domenica.CategoriaDataAdempimentoPrivati, pensionati, dipendenti16 ottobre 2026 (venerdì)Rate di IVAFE, cedolare secca, addizionale comunale IRPEF e acconto a tassazione separata, se rateizzatiPrivati con 73026 ottobre 2026 (lunedì)730 integrativo, per correggere a favore del contribuenteFamiglie con colf e badanti12 ottobre 2026 (lunedì)Contributi INPS del terzo trimestre (il 10 ottobre è sabato)Titolari di partita IVA con liquidazione mensile16 ottobre 2026 (venerdì)Versamento IVA di settembre, codice tributo 6009Partite IVA e imprese16 ottobre 2026 (venerdì)Ritenute di settembre, rate saldo IVA 2025, IRAP, IVIEArtigiani e commercianti16 novembre 2026Prossima rata contributi INPS sul minimale (nessuna rata a ottobre)Persone fisiche e forfettari2 novembre 2026 (lunedì)Invio Modello Redditi PF (il 31 ottobre è sabato)La tabella ha valore orientativo: ogni contribuente ha una situazione diversa, legata a regime, rateazioni scelte e tipo di redditi. Per sapere con precisione quali righe riguardano la tua posizione, il riferimento resta lo scadenzario ufficiale selezionato per la tua categoria.Domande frequenti Qual è la scadenza principale di ottobre 2026?È il 16 ottobre 2026, un venerdì, quindi senza slittamenti. Quel giorno si versano con F24 IVA mensile di settembre, ritenute e le rate di saldi e acconti.Il 31 ottobre 2026 è una scadenza valida?Il 31 ottobre 2026 cade di sabato, quindi i termini fissati per quel giorno slittano a lunedì 2 novembre 2026.Artigiani e commercianti pagano l’INPS a ottobre?No. Le rate sul minimale scadono il 16 maggio, il 20 agosto, il 16 novembre 2026 e il 16 febbraio 2027. A ottobre non c’è una rata fissa.Fino a quando si può presentare il 730 integrativo?Fino al 26 ottobre 2026, perché il 25 ottobre è domenica. Vale per correzioni che portano un maggior credito, un minor debito o un’imposta invariata; se la correzione aumenta il debito serve il Modello Redditi PF.Cosa succede se pago in ritardo l’F24?Si può regolarizzare con il ravvedimento operoso, che consente di pagare con sanzioni ridotte, crescenti con il passare dei giorni di ritardo. Prima si interviene, minore è il costo.FontiAgenzia delle Entrate, Scadenzario fiscale, ottobre 2026 (consultato il 10 ottobre 2026)Agenzia delle Entrate, Info, assistenza e calendarioINPS, Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 (contributi artigiani e commercianti 2026)INPS, Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 (aliquote Gestione Separata 2026)Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-11 15:00:002026-10-11 17:24:42Scadenze fiscali ottobre 2026: F24, IVA, contributi e adempimenti
NOTIZIEToga dei magistrati tributari: l’obbligo non c’è ancora, ma serve una normaCon la professionalizzazione della giustizia tributaria, avviata dalla riforma del 2022, torna d’attualità un tema curioso ma non banale: i nuovi magistrati tributari dovranno indossare la toga durante le udienze, come accade per i giudici ordinari e amministrativi? La risposta, oggi, è netta: nessuna norma vigente impone questo obbligo. Se ne discute però negli ambienti tecnici, perché la trasformazione della magistratura tributaria in una magistratura professionale a tutti gli effetti rende sempre più concreta l’ipotesi di un intervento normativo dedicato. In questo articolo proviamo a fare chiarezza tra quello che la legge prevede oggi, quello che ancora manca e le ipotesi discusse per il futuro, distinguendo con attenzione i tre piani.Indice dei contenutiCos’è la magistratura tributaria professionaleIl quadro normativo vigente: nessun obbligo di togaPerché si parla di un possibile obbligo futuroCosa cambia per i contribuentiDomande frequenti sulla toga dei magistrati tributariCos’è la magistratura tributaria professionaleFino a pochi anni fa, le controversie fiscali in Italia venivano decise da giudici tributari onorari: professionisti, spesso commercialisti o avvocati, che affiancavano alla loro attività principale l’incarico di giudicare le cause tributarie, senza un percorso di reclutamento paragonabile a quello della magistratura ordinaria. La riforma della giustizia tributaria ha cambiato in modo significativo questo assetto, introducendo la figura del magistrato tributario professionale, selezionato tramite concorso pubblico e destinato a svolgere questa funzione in via esclusiva, senza più affiancarla ad altre professioni.I nuovi magistrati sono chiamati a operare presso le Corti di Giustizia Tributaria di primo e secondo grado (che hanno preso il posto delle vecchie Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali), affiancando progressivamente e poi sostituendo i giudici onorari nello svolgimento delle funzioni giurisdizionali. Si tratta di un cambiamento profondo, che punta a rendere la giustizia tributaria più specializzata, più stabile nel tempo e più simile, per organizzazione e garanzie, alla magistratura ordinaria e a quella amministrativa. Il tema della transizione tra vecchio e nuovo assetto, con la gestione del personale già in servizio, è stato al centro anche di altri interventi recenti: ne abbiamo parlato, ad esempio, nell’articolo su giustizia tributaria e proroga a 75 anni per i giudici nel 2026, che approfondisce come si sta gestendo la coesistenza tra giudici onorari e nuovi magistrati professionali. Il quadro normativo vigente: nessun obbligo di togaVeniamo al punto centrale di questa notizia. Chi segue le vicende della giustizia tributaria si sarà imbattuto nel dibattito, apparso su alcune riviste specializzate, sull’opportunità di introdurre l’obbligo della toga anche per i nuovi magistrati tributari. È bene essere chiari: a oggi non esiste alcuna disposizione di legge che imponga ai magistrati delle Corti di Giustizia Tributaria di indossare la toga durante le udienze. Il quadro normativo che ha istituito e disciplinato la magistratura tributaria professionale si è concentrato soprattutto su reclutamento, status, garanzie di indipendenza e organizzazione degli uffici giudicanti, senza intervenire su un aspetto più formale e simbolico come l’abbigliamento di udienza.Questo significa che, allo stato attuale, i magistrati tributari possono presentarsi in udienza senza alcun obbligo di indossare la toga, diversamente da quanto previsto per i giudici della magistratura ordinaria e, con alcune specificità, per quelli della giustizia amministrativa. Eventuali prassi interne alle singole Corti di Giustizia Tributaria, se esistenti, restano su base volontaria e non normata: non derivano da un obbligo di legge, ma da scelte organizzative locali che non hanno valore generale né carattere vincolante per l’intero sistema. In assenza di una fonte normativa specifica, qualunque affermazione sull’esistenza di un obbligo generalizzato sarebbe quindi inesatta. Perché si parla di un possibile obbligo futuroSe l’obbligo non esiste, perché il tema della toga per i magistrati tributari è tornato di attualità? La risposta sta proprio nella professionalizzazione della giurisdizione tributaria. Nel momento in cui questa magistratura si allontana dal modello onorario e assume una struttura sempre più simile, per funzioni e prestigio istituzionale, alla magistratura ordinaria e a quella amministrativa, diventa naturale interrogarsi se anche gli aspetti simbolici e formali dell’udienza debbano essere allineati agli altri ordini giudiziari.La toga, in questo senso, non è solo un capo d’abbigliamento: è tradizionalmente il segno visibile dell’autorità e della funzione giurisdizionale esercitata da un magistrato. Per questo motivo, tra gli operatori del settore si discute dell’opportunità di introdurre un obbligo espresso, che oggi manca, attraverso un intervento normativo dedicato: potrebbe trattarsi di una modifica di legge o di un provvedimento attuativo che disciplini formalmente la questione, definendo requisiti, modalità e ambiti di applicazione. Si tratta, va sottolineato, di una proposta de iure condendo, cioè di un auspicio per una futura norma, non di una regola già in vigore. Nessuna data o numero di provvedimento è al momento definito in tal senso, ed è opportuno attendere eventuali iniziative legislative ufficiali prima di considerare l’obbligo come imminente o già deciso. Cosa cambia per i contribuentiPer chi ha una causa pendente davanti a una Corte di Giustizia Tributaria, la questione della toga resta un tema di immagine e di organizzazione interna della giurisdizione, senza effetti pratici immediati sullo svolgimento del processo o sulle strategie difensive. Ciò che conta davvero, dal punto di vista del contribuente, è la sostanza della riforma: l’arrivo di magistrati tributari selezionati tramite concorso pubblico, dedicati esclusivamente a questa funzione, dovrebbe portare nel tempo a un contenzioso fiscale più uniforme, più specializzato e potenzialmente più rapido rispetto al passato.La transizione tra il vecchio sistema, basato sui giudici onorari, e il nuovo assetto professionale è comunque un processo graduale, che si accompagna a misure transitorie come la proroga dell’attività dei giudici in servizio fino a determinati limiti di età. Anche per questo motivo, chi ha una controversia con il Fisco farebbe bene a farsi assistere da professionisti che seguono con attenzione l’evoluzione della giustizia tributaria, per comprendere come le novità organizzative possano incidere, indirettamente, sui tempi e sull’esito delle proprie pratiche. Domande frequenti sulla toga dei magistrati tributariDi seguito alcune risposte alle domande più frequenti su questo tema, per chiarire definitivamente lo stato della normativa vigente.La toga è oggi obbligatoria per i giudici tributari?No. Allo stato attuale non esiste alcuna norma che imponga ai magistrati delle Corti di Giustizia Tributaria di indossare la toga durante le udienze. Eventuali prassi interne, se presenti, restano su base volontaria e non hanno valore di obbligo generale.Chi sono i nuovi magistrati tributari professionali?Sono magistrati selezionati tramite concorso pubblico, destinati a svolgere in via esclusiva la funzione giurisdizionale tributaria presso le Corti di Giustizia Tributaria di primo e secondo grado, sostituendo progressivamente i giudici onorari che in passato affiancavano questo ruolo ad altre professioni.Cosa prevede la riforma della giustizia tributaria?La riforma ha introdotto la magistratura tributaria professionale, ridisegnando il reclutamento, lo status e l’organizzazione delle Corti di Giustizia Tributaria, con l’obiettivo di rendere il contenzioso fiscale più specializzato e stabile nel tempo.Servirà una legge per introdurre l’obbligo della toga?Sì, secondo chi ne discute negli ambienti tecnici. Poiché oggi non esiste alcuna previsione normativa in materia, un eventuale obbligo dovrebbe essere introdotto con un intervento legislativo o attuativo dedicato, che al momento non è stato ancora adottato.Cosa cambia per chi ha una causa tributaria in corso?Nell’immediato nulla, perché la questione della toga non incide sullo svolgimento del processo. Il cambiamento più rilevante riguarda la progressiva professionalizzazione dei giudici, che nel tempo dovrebbe rendere il contenzioso fiscale più uniforme e specializzato.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Ottobre 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-11 07:00:002026-10-10 07:38:51Toga dei magistrati tributari: l’obbligo non c’è ancora, ma serve una norma
NOTIZIEPOS e registratore telematico: sanzioni, tolleranza del 5% e ravvedimentoLe sanzioni per POS e registratore telematico non scattano se il numero dei pagamenti elettronici accettati e quello delle operazioni registrate differisce al massimo del 5%: lo prevede il D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148, in vigore dal 12 agosto 2026. La tolleranza però non riguarda il mancato abbinamento tra POS e registratore, che resta punito con una sanzione da 1.000 a 4.000 euro. In quel caso si può intervenire con il ravvedimento operoso.In sintesiLa tolleranza del 5% è prevista dall’art. 33 del D.Lgs. 148/2026, in vigore dal 12 agosto 2026.Si misura sul numero delle operazioni, non sul loro importo in euro.Il mancato collegamento POS-registratore è sanzionato da 1.000 a 4.000 euro (art. 11, comma 5, D.Lgs. 471/1997).La tolleranza non cancella questa sanzione, che si può ridurre con il ravvedimento.L’obbligo di abbinamento vale per le operazioni dal 1° gennaio 2026.Indice dei contenutiCosa prevede la tolleranza del 5% su POS e registratore telematico?Su cosa si calcola il 5% di tolleranza e su cosa no?Quali sono le sanzioni per il mancato abbinamento tra POS e registratore telematico?Come funziona il ravvedimento per l’abbinamento POS-registratore fatto in ritardo?Cosa devono verificare oggi gli esercenti con POS e registratore telematico?Domande frequenti su POS, registratore telematico e sanzioniFontiCosa prevede la tolleranza del 5% su POS e registratore telematico?Dal 1° gennaio 2026 chi vende al pubblico deve collegare il POS al registratore telematico, in attuazione dell’art. 1, commi 74-77, della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024). Il registratore telematico è il dispositivo che memorizza gli incassi e li trasmette ogni giorno all’Agenzia delle Entrate. Con il collegamento, trasmette anche i dati dei pagamenti elettronici.Con l’art. 33 del decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 148 è stata introdotta una soglia di tolleranza del 5%. Le sanzioni per la mancata memorizzazione o trasmissione dei pagamenti elettronici non si applicano se tra il numero delle operazioni regolate con pagamento elettronico, registrate e memorizzate, e il numero dei pagamenti elettronici accettati la discrepanza non supera il 5 per cento.La modifica interviene sull’art. 11, comma 2-quinquies, e sull’art. 12, comma 2, del D.Lgs. 471/1997. Interviene anche sugli articoli corrispondenti del testo unico sanzioni (D.Lgs. 173/2024, che si applica dal 1° gennaio 2027): art. 36, comma 6, e art. 37, comma 3. Su cosa si calcola il 5% di tolleranza e su cosa no?Il testo di legge parla di discrepanza tra il numero delle operazioni registrate e il numero dei pagamenti elettronici accettati. Non si calcola quindi sul valore in euro degli incassi, ma sul conteggio delle operazioni.Un esempio. Un bar accetta 200 pagamenti con carta in un periodo e il registratore ne memorizza 192: la differenza è di 8 operazioni, pari al 4%, quindi entro la soglia. Se i pagamenti registrati fossero 185, la differenza (15 operazioni, 7,5%) supererebbe il 5% e le sanzioni tornerebbero applicabili. L’esempio è puramente illustrativo e la legge non indica il periodo su cui effettuare il confronto.La tolleranza, inoltre, riguarda soltanto la memorizzazione e trasmissione dei pagamenti elettronici. Non incide sull’obbligo di abbinare ogni POS a un registratore. Chi vuole scegliere lo strumento di incasso può approfondire nella guida al miglior POS 2026 per piccoli esercenti. Quali sono le sanzioni per il mancato abbinamento tra POS e registratore telematico?L’art. 1, comma 75, della L. 207/2024, con effetto dal 1° gennaio 2026 (comma 77), ha esteso al mancato collegamento tra lo strumento di pagamento elettronico e il registratore telematico la sanzione dell’art. 11, comma 5, del D.Lgs. 471/1997, che va da 1.000 a 4.000 euro. Il decreto 148/2026 modifica altri commi e non tocca questo comma 5: la soglia del 5% non attenua quindi la sanzione per l’abbinamento omesso.Il collegamento non è fisico. Si tratta di un abbinamento logico tra i dati identificativi del POS e quelli del registratore, effettuato nell’area riservata del portale «Fatture e corrispettivi», anche tramite un intermediario. Le modalità sono fissate dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 424470 del 31 ottobre 2025. Per gli strumenti già in uso a gennaio 2026 il termine era il 20 aprile 2026.Resta in vigore anche la sanzione di 100 euro per ciascuna trasmissione, con tetto di 1.000 euro per trimestre, prevista dall’art. 11, comma 2-quinquies, per i dati dei corrispettivi omessi, tardivi o errati quando la violazione non ha inciso sulla liquidazione dell’imposta. Come funziona il ravvedimento per l’abbinamento POS-registratore fatto in ritardo?Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare spontaneamente una violazione prima che sia contestata, pagando una sanzione ridotta. Lo disciplina l’art. 13 del D.Lgs. 472/1997. In generale la riduzione è tanto maggiore quanto più rapido è l’intervento.Per l’abbinamento tardivo, la regolarizzazione consiste nel comunicare il collegamento mancante e nel versare la sanzione ridotta, se ne ricorrono le condizioni, cioè se la violazione non è già stata constatata o contestata. La percentuale esatta dipende dalla data della regolarizzazione e va verificata caso per caso con un professionista. Cosa devono verificare oggi gli esercenti con POS e registratore telematico?Conviene controllare tre aspetti: che ogni POS in uso, fisico o virtuale, risulti abbinato a un registratore; che ogni nuovo POS sia collegato nei termini indicati dall’Agenzia; che il numero dei pagamenti elettronici resti allineato a quello delle operazioni registrate. Chi vende online e emette documenti elettronici può vedere anche la guida sulla fattura elettronica per l’e-commerce nel 2026. Domande frequenti su POS, registratore telematico e sanzioniLa tolleranza del 5% vale anche se non ho abbinato il POS?No. La soglia riguarda solo lo scostamento tra numero di pagamenti e operazioni registrate. Il mancato abbinamento resta punito con la sanzione da 1.000 a 4.000 euro.Il 5% si calcola sull’importo degli incassi?No. Si confronta il numero delle operazioni registrate con il numero dei pagamenti elettronici accettati, non il valore in euro.Da quando vale la tolleranza?Il D.Lgs. 148/2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 185 dell’11 agosto 2026, è in vigore dal 12 agosto 2026. Non è stata verificata una disciplina transitoria specifica per i periodi precedenti.Si può usare il ravvedimento per l’abbinamento tardivo?Sì, se la violazione non è ancora stata constatata o contestata: si comunica il collegamento e si versa la sanzione ridotta secondo l’art. 13 del D.Lgs. 472/1997.FontiD.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148, art. 33, GU n. 185 dell’11 agosto 2026, in vigore dal 12 agosto 2026.Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), art. 1, commi 74-77.Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 424470 del 31 ottobre 2025.Agenzia delle Entrate, area tematica Collegamento POS-RT (guida operativa e FAQ).Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 5 marzo 2026 sull’avvio del servizio di collegamento.D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 11, commi 2-quinquies e 5, e art. 12; D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 13; D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127, art. 2, comma 3.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Ottobre 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-10 11:00:002026-10-06 08:38:20POS e registratore telematico: sanzioni, tolleranza del 5% e ravvedimento
NOTIZIEPagamento NASpI ottobre 2026: quando arriva l’accredito e come verificarloIl pagamento NASpI ottobre 2026 non ha una data unica nazionale: l’accredito dipende dalla singola pratica e dalla data in cui l’INPS dispone il bonifico. Alla data del 9 ottobre 2026 non risulta un comunicato INPS che fissi un giorno comune per tutti i beneficiari della NASpI, l’indennità mensile di disoccupazione. Per sapere quando arriva il tuo accredito devi controllare la tua posizione personale.Il 10 ottobre 2026, giorno in cui molti si aspettano il bonifico, cade di sabato. È una ragione in più per non dare per scontata una data precisa e per verificare lo stato del pagamento nel proprio fascicolo.In sintesiPer il pagamento NASpI di ottobre 2026 non c’è una data unica nazionale comunicata dall’INPS.La data dipende da decorrenza, lavorazione della domanda ed eventuali sospensioni o comunicazioni di reddito.Lo stato si controlla nel Fascicolo previdenziale del cittadino (MyINPS), con SPID, CIE o CNS.Se il bonifico tarda, verifica IBAN, stato della domanda e comunicazioni INPS prima di segnalare il problema.Il vecchio requisito dei 30 giorni di lavoro effettivo non è più vigente dal 2022.Indice dei contenutiQuando arriva il pagamento NASpI di ottobre 2026?L’INPS ha comunicato anticipi o ritardi per ottobre 2026?Come verificare il pagamento NASpI nel Fascicolo previdenziale?Cosa fare se la NASpI di ottobre non arriva?Quali sono i requisiti NASpI ancora vigenti?Quali sono le domande frequenti sul pagamento NASpI di ottobre 2026?FontiQuando arriva il pagamento NASpI di ottobre 2026? La risposta onesta è che dipende da te. L’INPS eroga la NASpI con pagamenti mensili posticipati, cioè relativi al mese già trascorso. Il giorno esatto in cui il bonifico viene disposto non è uguale per tutti: pesano la data di decorrenza della prestazione, il momento in cui la domanda è stata lavorata, eventuali sospensioni e la presenza di comunicazioni sul reddito.Le date che circolano online variano da fonte a fonte e restano stime: nessuna norma o comunicato INPS garantisce un giorno fisso di accredito. Per questo ti consigliamo di non fissare scadenze personali (affitto, rate, bollette) su una data “presunta”. Il quadro generale delle uscite del mese è nel nostro calendario dei pagamenti INPS di ottobre 2026, dove trovi anche pensioni e Assegno Unico.Chi riceve il primo pagamento deve mettere in conto tempi più lunghi: l’INPS deve prima completare l’istruttoria della domanda e calcolare l’importo. Anche il mese precedente può offrire un riferimento utile: puoi rileggere come sono andate le cose nel calendario dei pagamenti INPS di settembre 2026.L’INPS ha comunicato anticipi o ritardi per ottobre 2026? Al 9 ottobre 2026 non abbiamo trovato, tra le fonti istituzionali consultate, un comunicato INPS che annunci anticipi o ritardi generalizzati sul pagamento della NASpI di ottobre. Se l’Istituto dovesse pubblicare avvisi specifici, compariranno nella sezione “INPS comunica” del sito inps.it. Finché non c’è un avviso ufficiale, qualunque “data certa” riportata online va considerata una stima.La scheda informativa dell’INPS dedicata alla prestazione descrive le regole di erogazione, ma non fissa un giorno di accredito uguale per tutti. È un dato che conviene tenere a mente quando leggi calendari e tabelle: servono a orientarsi, non a sostituire il controllo sulla propria posizione.Come verificare il pagamento NASpI nel Fascicolo previdenziale? Il modo più affidabile per controllare il pagamento NASpI è consultare il Fascicolo previdenziale del cittadino sul portale INPS (area MyINPS), oppure l’app INPS Mobile. L’accesso richiede un’identità digitale: SPID, CIE (carta d’identità elettronica) o CNS (carta nazionale dei servizi).Nella sezione dedicata alla prestazione, di norma, puoi trovare:l’esito della domanda e la sua data di presentazione;lo stato dei pagamenti e l’eventuale data di disposizione del bonifico;l’importo mensile e la durata della prestazione;eventuali trattenute e le comunicazioni dell’INPS.Ricorda che la “data di disposizione” è il giorno in cui l’INPS dà l’ordine di pagare. L’accredito sul conto può comparire con qualche giorno di scarto, a seconda della banca o dell’ufficio postale. Se il pagamento risulta disposto, in genere basta attendere.Cosa fare se la NASpI di ottobre non arriva? Prima di allarmarti, procedi per ordine. Se la NASpI non arriva nei tempi che ti aspettavi, ci sono alcune cause frequenti da escludere, perché la maggior parte dei ritardi dipende da un dettaglio della pratica e non da un blocco generale.Stato del pagamento: controlla se nel fascicolo il bonifico risulta già disposto o ancora in lavorazione.IBAN: verifica che quello comunicato all’INPS sia corretto, attivo e intestato (o cointestato) a te.Sospensioni o anomalie: una nuova assunzione, anche breve, può sospendere la prestazione d’ufficio.Comunicazioni di reddito: chi svolge attività autonoma o occasionale deve inviare il modello NASpI-Com entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, anche se il reddito previsto è pari a zero; l’omissione può comportare la decadenza.Messaggi dell’INPS: leggi eventuali richieste di documenti o integrazioni nel fascicolo.Se, dopo questi controlli, il pagamento risulta fermo senza una ragione chiara, il passo successivo è una segnalazione formale all’INPS tramite i canali ufficiali dell’Istituto, indicando i dati della domanda e le verifiche già svolte.Quali sono i requisiti NASpI ancora vigenti? Capita spesso di leggere requisiti ormai superati. Oggi per la NASpI serve la disoccupazione involontaria e almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’evento. Il requisito dei 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti non si applica più agli eventi di disoccupazione dal 1° gennaio 2022 (art. 3, comma 1-bis, D.Lgs. 22/2015, introdotto dalla L. 234/2021).La domanda va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Per un approfondimento su durata e calcolo puoi leggere la nostra guida alla NASpI 2026.Quali sono le domande frequenti sul pagamento NASpI di ottobre 2026?Esiste una data ufficiale per il pagamento NASpI di ottobre 2026?No. Al 9 ottobre 2026 non risulta una data unica nazionale comunicata dall’INPS. La data dipende dalla singola pratica e va controllata nel Fascicolo previdenziale.Il 10 ottobre 2026 arriva la NASpI?Non è garantito. Il 10 ottobre 2026 è un sabato e l’accredito può comparire prima o dopo, in base alla disposizione del bonifico e ai tempi della banca.Il primo pagamento della NASpI arriva con le stesse tempistiche?Di solito no. Il primo pagamento richiede che l’INPS concluda l’istruttoria della domanda, quindi i tempi possono essere più lunghi rispetto ai pagamenti successivi.Quanto dura la NASpI?La durata massima è di 24 mesi e corrisponde alla metà delle settimane contribuite nei quattro anni precedenti. L’importo si riduce del 3% al mese a partire dal primo giorno del sesto mese di fruizione, oppure dell’ottavo mese per chi ha compiuto 55 anni alla data di presentazione della domanda (art. 4, comma 3, D.Lgs. 22/2015).Fonti INPS, scheda di servizio “NASpI – Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego”, consultata il 9 ottobre 2026: inps.itD.Lgs. 4 marzo 2015, n. 22, art. 3, comma 1-bis (introdotto dalla L. 30 dicembre 2021, n. 234): requisiti di accesso alla NASpIINPS, Circolare n. 4 del 28 gennaio 2026: massimale e soglie NASpI 2026: inps.itQuesto articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 10, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/NASPI.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-10 09:00:002026-10-10 07:38:56Pagamento NASpI ottobre 2026: quando arriva l’accredito e come verificarlo
NOTIZIEPensione autonomi con contributi in ritardo: la decorrenza può cambiareLa decorrenza della pensione degli autonomi può cambiare, ma solo in un caso preciso: quando i contributi in ritardo erano indispensabili per raggiungere il requisito e vengono versati dopo la domanda. In questa ipotesi, per le pensioni anticipate e per i trattamenti di invalidità, la pensione parte dal primo giorno del mese successivo al versamento. Lo chiarisce l’INPS con il messaggio n. 3113 del 2 ottobre 2026, che torna sulla circolare n. 110 del 7 ottobre 2022.In altre parole, se manca un pezzo di contribuzione e lo si sana solo dopo aver presentato domanda, l’assegno non si recupera dalla data originaria. Se invece il requisito era già completo, la pensione degli autonomi mantiene la decorrenza iniziale e cambia soltanto l’importo.In sintesiLo slittamento riguarda pensioni anticipate e pensioni di invalidità degli autonomi.Scatta se i contributi omessi sono determinanti per il diritto e sono versati dopo la domanda.La nuova decorrenza è il primo giorno del mese successivo al versamento.Nessuno slittamento se il requisito era già maturato: cambia solo l’importo.Dopo il rigetto basta l’istanza di riesame, senza nuova domanda (salvo regolarizzazione oltre i termini di decadenza).Indice dei contenutiQuando slitta la decorrenza della pensione degli autonomi?A chi si applica il messaggio INPS n. 3113/2026?Quando la decorrenza della pensione non cambia?Cosa succede se i contributi arretrati sono rateizzati?Come si ottiene la pensione dopo la regolarizzazione dei contributi?Domande frequenti sulla pensione degli autonomi con contributi in ritardoFontiQuando slitta la decorrenza della pensione degli autonomi?La decorrenza è la data da cui spetta la pensione. Il messaggio INPS n. 3113 del 2 ottobre 2026 ricorda la regola fissata dalla circolare n. 110/2022: se un lavoratore autonomo chiede la pensione anticipata o un trattamento di invalidità e, alla data della domanda, non ha il requisito contributivo minimo a causa di omissioni contributive di periodi precedenti, la pensione non può partire dalla data ordinaria.Se i periodi mancanti vengono regolarizzati dopo la domanda, ma entro i termini di decadenza dell’azione giudiziaria, la decorrenza è fissata al primo giorno del mese successivo a quello del versamento. Per l’INPS è irrilevante che sia già arrivato un avviso bonario, un avviso di addebito o una cartella esattoriale: conta che i contributi risultassero non versati alle scadenze previste.Esempio ipotetico. Marco, artigiano, presenta domanda di pensione anticipata ma gli mancano alcuni contributi arretrati determinanti. Li versa il 20 novembre 2026: la pensione decorre dal 1° dicembre 2026, non da una data precedente. A chi si applica il messaggio INPS n. 3113/2026?Le indicazioni valgono per tutti i lavoratori autonomi: artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, imprenditori agricoli professionali. Riguardano inoltre gli iscritti alla Gestione separata INPS (art. 2, comma 26, legge 8 agosto 1995, n. 335), come i professionisti con partita IVA senza cassa propria.Prima di presentare domanda è utile controllare la propria posizione: per capire se risultano periodi scoperti si può partire dall’estratto contributivo INPS. Anche i contributi non pagati alle scadenze possono avere conseguenze economiche, come spiegato nell’approfondimento su contributi INPS, rateazioni e sanzioni. Quando la decorrenza della pensione non cambia?Il messaggio elenca i casi in cui non c’è slittamento. Il primo è quello dei contributi non determinanti: se alla domanda il requisito minimo era già perfezionato, la regolarizzazione successiva incide solo sulla misura della pensione. Il maggiore importo decorre dalla data originaria, nel rispetto dei termini di prescrizione.Il secondo caso è la contribuzione corrente: se il requisito manca solo perché il versamento utile ha scadenza successiva alla domanda, la domanda non viene respinta ma tenuta in evidenza. Pagando entro la scadenza di legge, la decorrenza non slitta. Per i coltivatori diretti, coloni e mezzadri vale la non frazionabilità del contributo annuo: i contributi dell’anno si valorizzano solo dopo il pagamento di tutte e quattro le rate.Seguono altri casi in cui la regola non si applica:contributi a saldo non ancora verificabili, perché i redditi dell’anno di liquidazione non sono noti: la pensione può essere liquidata in via provvisoria;supplementi di pensione: la domanda non viene respinta e, sanate le omissioni, si può chiedere la ricostituzione dal momento originario;sanzioni civili da ritardi passati: se la sorte capitale è integra, i soli debiti per sanzioni non impediscono la liquidazione.Se la liquidazione provvisoria fa emergere un saldo contributivo necessario al diritto, l’INPS invia una comunicazione con l’importo da versare in unica soluzione entro trenta giorni dalla notifica. Senza pagamento, la pensione provvisoria viene annullata dalla decorrenza originaria e le somme erogate vanno restituite, anche a rate. Cosa succede se i contributi arretrati sono rateizzati?Anche la rateizzazione, sia amministrativa sia tramite l’Agente della riscossione, rientra nella regola. Se le rate determinanti per il requisito si completano dopo la domanda, la domanda viene respinta perché il requisito non è perfezionato. Su istanza di riesame, la decorrenza è fissata al primo giorno del mese successivo al pagamento che consente l’accredito dei contributi necessari.Se invece l’interessato anticipa il pagamento delle rate determinanti già al momento della domanda, la domanda non va respinta. È una differenza importante, perché evita di perdere mesi di pensione. Un confronto con le regole per chi ha carriere lunghe nel lavoro autonomo si trova nella guida su pensione usuranti, quota 97,6 e contributi da autonomo. Come si ottiene la pensione dopo la regolarizzazione dei contributi?Dopo il versamento dei contributi determinanti, chi aveva ricevuto il rigetto per mancanza di requisito presenta un’istanza di riesame. Basta anche se è inoltrata dopo la regolarizzazione: la pensione è liquidata con decorrenza dal primo giorno del mese successivo al versamento. Non serve una nuova domanda e non è necessario il ricorso amministrativo; se presentato, l’INPS liquida comunque la pensione con la stessa decorrenza e chiude il ricorso in autotutela.Cambia lo scenario se la regolarizzazione avviene oltre i termini di decadenza dell’azione giudiziaria: serve una nuova domanda e la decorrenza è ancorata a questa. Per data di regolarizzazione si intende il giorno in cui è stato effettuato il versamento determinante, verificabile dall’INPS tramite F24 o pagamenti all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.Il messaggio disciplina anche i casi di decesso. Se l’autonomo muore senza aver regolarizzato i contributi pregressi, il suo diritto non si perfeziona più, ma i superstiti, se i contributi non sono prescritti, possono versarli per ottenere la pensione indiretta con la decorrenza prevista dalla disciplina generale. Domande frequenti sulla pensione degli autonomi con contributi in ritardoPagare i contributi in ritardo fa sempre slittare la pensione?No. Lo slittamento riguarda solo i contributi indispensabili per raggiungere il requisito di pensione anticipata o di invalidità. Se il requisito era già maturato, cambia soltanto l’importo.Ricevere una cartella esattoriale cambia la regola?No. Per l’INPS è irrilevante che siano arrivati avviso bonario, avviso di addebito o cartella: conta che i contributi risultassero non versati alle scadenze alla data della domanda.Le sanzioni civili ancora da pagare bloccano la pensione?No, purché la quota di contributi (sorte capitale) sia stata versata per intero. I debiti per sole sanzioni non impediscono l’accredito dei contributi e la liquidazione, ferma restando l’azione di recupero.Dopo il rigetto devo presentare una nuova domanda?Di regola no: basta l’istanza di riesame. La nuova domanda serve solo se la regolarizzazione avviene oltre i termini di decadenza dell’azione giudiziaria, e in tal caso la pensione decorre dalla nuova istanza.FontiINPS, Messaggio n. 3113 del 2 ottobre 2026, «Circolare n. 110 del 7 ottobre 2022 in materia di decorrenza delle pensioni a carico delle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Chiarimenti operativi» (Direzione Centrale Pensioni e Direzione Centrale Entrate), notizia di presentazione: inps.itINPS, Circolare n. 110 del 7 ottobre 2022, richiamata dal messaggio.INPS, Messaggio n. 18904 del 19 novembre 2012, richiamato dal messaggio per la liquidazione provvisoria.Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26 (Gestione separata).Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Ottobre 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-10 07:00:002026-10-05 09:08:04Pensione autonomi con contributi in ritardo: la decorrenza può cambiare
Fatture in Cloud, Finanza & Servizi, Software Fatturazione ElettronicaAlternative Fatture in Cloud 2026: 5 Software per Forfettari e ProfessionistiCerchi delle alternative Fatture in Cloud perché al rinnovo il prezzo è salito? Non sei il solo. Molti forfettari e liberi professionisti hanno attivato Fatture in Cloud con l’offerta del primo anno a 48 € + IVA e, al momento del rinnovo, si sono trovati davanti a un canone di 96 € + IVA. In pratica il costo è raddoppiato, per un piano che comprende 100 documenti l’anno.Per chi lavora in ambito sanitario il conto è ancora più alto. Il Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS) è la banca dati a cui medici, psicologi, fisioterapisti e le altre figure sanitarie comunicano le spese dei pazienti, che poi finiscono nel 730 precompilato. Su Fatture in Cloud questa funzione è disponibile solo dal piano Premium, che costa 252 € + IVA l’anno.In questa guida mettiamo a confronto le principali alternative Fatture in Cloud per il 2026: Fatturazione Italia, Aruba, Fattura24, Software Semplice e FatturaElettronica APP. I prezzi dei concorrenti sono stati verificati il 26 settembre 2026 e, salvo dove indicato, sono IVA esclusa. Ti spieghiamo anche come portare via i tuoi dati da Fatture in Cloud senza perdere nulla e quando conviene affiancare al software un servizio di gestione del regime forfettario. Se vuoi un quadro ancora più ampio, trovi tutti i programmi nella nostra guida al miglior software di fatturazione elettronica 2026.Indice dei contenutiPerché cercare alternative Fatture in Cloud nel 2026Cosa deve avere un software di fatturazione per forfettariFatturazione Italia: la prima delle alternative Fatture in CloudLe altre alternative Fatture in Cloud: Aruba, Fattura24, Software Semplice e FatturaElettronica APPTabella prezzi 2026: Fatture in Cloud e alternative a confrontoCome esportare i dati da Fatture in Cloud e cambiare softwareSoftware o servizio completo? Fiscozen, FlexTax e CAF a confrontoQuale alternativa a Fatture in Cloud scegliereDomande frequenti sulle alternative a Fatture in CloudPerché cercare alternative Fatture in Cloud nel 2026 Partiamo da una premessa onesta: Fatture in Cloud è un software completo e molto diffuso, e per tante partite IVA funziona bene. Il motivo per cui sempre più utenti cercano alternative Fatture in Cloud non è la qualità del prodotto, ma il rapporto tra prezzo e bisogni reali. Un forfettario che emette poche decine di fatture l’anno spesso non usa la maggior parte delle funzioni e vuole semplicemente pagare il giusto per ciò che gli serve.Il punto più delicato è la differenza tra prezzo promozionale e prezzo di rinnovo. Il piano per forfettari di Fatture in Cloud costa 48 € + IVA il primo anno e 96 € + IVA dal secondo, con 100 documenti inclusi. È un aumento scritto nelle condizioni, ma molti lo scoprono solo quando arriva l’addebito del rinnovo.L’IVA è un costo reale per il forfettarioC’è un dettaglio che spesso sfugge. Chi è in regime forfettario non addebita l’IVA ai clienti e, di conseguenza, non può detrarre l’IVA sugli acquisti. Detrarre significa recuperare l’IVA pagata ai fornitori sottraendola da quella incassata: il forfettario non ha questa possibilità. Per questo, quando confronti le alternative a Fatture in Cloud, devi sempre ragionare sul prezzo IVA inclusa. Ad esempio, 96 € + IVA diventano circa 117 € che escono davvero dal tuo conto corrente.Sistema TS: il costo nascosto per i professionisti sanitariSupponiamo che Giulia sia una psicologa in regime forfettario. Oltre a emettere le fatture, deve comunicare le spese sanitarie dei suoi pazienti al Sistema TS. Su Fatture in Cloud questa funzione arriva solo con il piano Premium a 252 € + IVA: per lei il software costa oltre due volte e mezzo il piano per forfettari al rinnovo. È comprensibile che Giulia valuti altre alternative Fatture in Cloud che comprendono il Sistema TS a un prezzo più contenuto.Cosa deve avere un software di fatturazione per forfettari Prima di scegliere tra le varie alternative a Fatture in Cloud, conviene chiarire cosa serve davvero. Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza soglie di fatturato. Ogni fattura deve quindi passare dal Sistema di Interscambio (SdI), che puoi immaginare come il “postino” dell’Agenzia delle Entrate: riceve il file della fattura, lo controlla e lo recapita al cliente. Fanno eccezione le prestazioni sanitarie rese ai pazienti persone fisiche: per queste la fattura elettronica via SdI è vietata, si emette una fattura non elettronica (ad esempio in PDF) e i dati della spesa si comunicano al Sistema TS.Un buon software di fatturazione per forfettari deve quindi offrire alcune funzioni essenziali:invio e ricezione delle fatture elettroniche tramite lo SdI;conservazione a norma per 10 anni, cioè l’archiviazione digitale con valore legale richiesta dalla legge;un numero di fatture incluse adeguato al tuo volume di lavoro;la funzione Sistema TS, se sei un professionista sanitario;un prezzo chiaro al rinnovo, non solo per il primo anno.Sull’ultimo punto vale la pena insistere. Un software che costa poco il primo anno e raddoppia al secondo non è necessariamente conveniente. Meglio guardare al costo su più anni e verificare se il fornitore offre qualche forma di prezzo bloccato. Se vuoi capire dove ritrovare le fatture già emesse e ricevute, leggi anche la nostra guida al cassetto fiscale e fatture elettroniche.Fatturazione Italia: la prima delle alternative Fatture in Cloud La prima delle alternative Fatture in Cloud che ti presentiamo è Fatturazione Italia. Per trasparenza te lo diciamo subito: è il software che il CAF Centro Fiscale segnala ai propri clienti con partita IVA. Proprio per questo lo valutiamo con gli stessi criteri usati per gli altri programmi: prezzo reale, fatture incluse, Sistema TS e costo nel tempo.Fatturazione Italia propone questi piani, solo con abbonamento annuale. Come per gli altri software, i prezzi sono indicati IVA esclusa, con l’importo IVA inclusa tra parentesi:Start: 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa), con 150 fatture SdI incluse, pensato per il forfettario che fattura poco: comprende anche preventivi, pro forma, fatture alla PA, import da altri programmi, simulazione di imposte e contributi e bolli trimestrali con l’F24 compilato;Pro: 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa), con 500 fatture e il Sistema TS incluso nel piano Pro, oltre ad autofatture estero, casse previdenziali e ritenute, per forfettari con più volumi, professionisti e figure sanitarie;ASD: 69 € + IVA l’anno (84,18 € IVA inclusa), con 300 fatture, per le associazioni sportive dilettantistiche con partita IVA; si attiva tramite l’assistenza.Per CAF e studi che seguono più partite IVA c’è un piano dedicato: per le condizioni bisogna contattare Fatturazione Italia.Il confronto con Fatture in Cloud è immediato, perché entrambi indicano i prezzi IVA esclusa. Il piano Start a 49 € + IVA costa meno del rinnovo di Fatture in Cloud (96 € + IVA) e comprende 150 fatture contro 100 documenti. Il piano Pro a 89 € + IVA comprende il Sistema TS, che su Fatture in Cloud richiede il Premium a 252 € + IVA.Prezzo bloccato 3 anni e prova gratuitaUn aspetto che interessa chi arriva da un rinnovo salato è il prezzo bloccato 3 anni, garantito per contratto dal primo pagamento. In pratica sai già quanto spenderai nei primi tre anni, senza sorprese al rinnovo. Puoi inoltre provare il piano Pro con 14 giorni di prova gratuita senza carta, che diventano 30 giorni se ricevi il link di invito di un collega.Ci sono poi alcuni dettagli pratici. Puoi cambiare piano in ogni momento e i giorni residui vengono riproporzionati. Se superi il limite, puoi acquistare un pacchetto extra di 100 fatture a 12 € IVA inclusa. Le fatture restano conservate a norma per 10 anni anche dopo la disdetta. Il portale è una web app responsive: lo usi dal browser di computer, tablet o smartphone e puoi installarlo sul telefono dal browser, come un’app sulla schermata Home, senza passare dagli store.Per un’analisi completa di pregi e limiti leggi la nostra recensione di Fatturazione Italia 2026, oppure attiva la prova gratuita di Fatturazione Italia e mettila alla prova con le tue fatture.Le altre alternative Fatture in Cloud: Aruba, Fattura24, Software Semplice e FatturaElettronica APP Fatturazione Italia non è l’unica strada. Esistono altre alternative a Fatture in Cloud valide, ognuna con punti di forza diversi. Ricorda che i prezzi che seguono sono IVA esclusa e sono stati verificati il 26 settembre 2026: per un forfettario vanno quindi maggiorati del 22% di IVA.Aruba Fatturazione ElettronicaAruba è l’opzione più economica di questo confronto: 29,90 € + IVA l’anno. È una buona scelta se emetti poche fatture e non hai bisogno del Sistema TS, che nel prodotto di Aruba non è previsto. Chi lavora in ambito sanitario dovrebbe quindi orientarsi su altre soluzioni. Approfondisci nella nostra guida ai costi di Aruba Fattura Elettronica 2026. Se invece sei già su Aruba e vuoi cambiare, trovi i passaggi nella guida per migrare da Aruba a Fatturazione Italia.Fattura24Fattura24 parte da 48 € + IVA e sale a 120 € + IVA negli anni successivi. Lo schema ricorda quello di Fatture in Cloud: prezzo di ingresso basso e rinnovo più alto. Se lo scegli, tieni conto fin da subito del costo a regime, così da non ritrovarti tra un anno a cercare di nuovo un’alternativa a Fatture in Cloud e ai suoi concorrenti.Software SempliceSoftware Semplice costa 48 € + IVA l’anno e comprende 100 documenti. Per volume incluso è simile al piano per forfettari di Fatture in Cloud. Può andare bene per chi ha un numero di fatture contenuto e stabile nel tempo; se prevedi di crescere, verifica le condizioni previste oltre la soglia dei 100 documenti.FatturaElettronica APPFatturaElettronica APP costa 59,88 € + IVA in promozione e 83,88 € + IVA a listino, e comprende il Sistema TS. È quindi una delle alternative Fatture in Cloud da considerare se sei un professionista sanitario: anche a prezzo pieno resta molto al di sotto del piano Premium di Fatture in Cloud. Come per tutte le offerte promozionali, controlla per quanto tempo vale lo sconto.Tabella prezzi 2026: Fatture in Cloud e alternative a confronto Per aiutarti a scegliere, ecco le alternative Fatture in Cloud in un’unica tabella. Tutti i prezzi sono IVA esclusa: per un forfettario, che non detrae l’IVA, il costo reale è più alto del 22%.SoftwarePrezzo annuoIVAFatture o documenti inclusiSistema TSFatturazione Italia Start49 € + IVA (59,78 € IVA inclusa)esclusa150 fattureNo (solo nel Pro)Fatturazione Italia Pro89 € + IVA (108,58 € IVA inclusa)esclusa500 fattureSì, incluso nel piano ProFatture in Cloud (forfettari)48 € il 1° anno, poi 96 €esclusa100 documentiSolo dal Premium a 252 € + IVAAruba29,90 €esclusan.d.NoFattura2448 €, poi 120 €esclusan.d.n.d.Software Semplice48 €esclusa100 documentin.d.FatturaElettronica APP59,88 € in promo, 83,88 € a listinoesclusan.d.SìPrezzi verificati il 26/09/2026 sui siti dei produttori. n.d. = dato non verificato alla data del confronto: controlla sul sito del produttore.Dalla tabella emergono tre profili. Se fatturi poco e non ti serve il Sistema TS, Aruba è la soluzione più economica, mentre il piano Start di Fatturazione Italia offre 150 fatture e il prezzo bloccato 3 anni. Se sei un professionista sanitario, i confronti utili sono il Pro di Fatturazione Italia e FatturaElettronica APP. Per un confronto che comprende anche Danea, leggi Fatture in Cloud vs Aruba vs Danea 2026.Come esportare i dati da Fatture in Cloud e cambiare softwareCambiare programma spaventa molti perché si teme di perdere lo storico. In realtà, con un minimo di organizzazione, il passaggio a una delle alternative Fatture in Cloud è ordinato. Fatture in Cloud permette di esportare i dati dalle rispettive sezioni del programma: le fatture in formato XML, cioè il file originale transitato dallo SdI, e le anagrafiche di clienti e fornitori in formato CSV, un file di testo leggibile anche come foglio di calcolo, da importare poi nel nuovo software.Ecco i passaggi da non saltare quando lasci Fatture in Cloud:controlla la data di rinnovo automatico e le condizioni di disdetta, per non pagare un anno in più;esporta le fatture emesse e ricevute in XML, per tutti gli anni presenti in archivio;esporta le anagrafiche dei clienti in CSV, così non devi ricopiarle a mano;verifica con il fornitore cosa succede alla conservazione a norma dopo la disdetta;nel nuovo software riparti con la numerazione progressiva dall’ultima fattura emessa.La numerazione è il punto in cui si sbaglia più spesso. Immagina che Marco, forfettario, abbia emesso con Fatture in Cloud la fattura n. 37 del 2026. Se a ottobre passa a un nuovo programma, la prima fattura dovrà essere la n. 38, non la n. 1: la numerazione progressiva prosegue nell’anno, indipendentemente dal software usato.Se scegli Fatturazione Italia, i dati esportati si caricano nell’area “Cambi programma”, compresa in tutti i piani. Da Fatture in Cloud o da Excel importi clienti, fornitori e prodotti da un file Excel o CSV, con un’anteprima prima di salvare; le fatture già emesse si portano dall’export Excel o dagli XML e diventano fatture “storiche”, che contano nel fatturato e nella soglia del forfettario ma non vengono reinviate. Se arrivi da Aruba, carichi lo ZIP scaricato da Aruba: arrivano le fatture inviate e ricevute con XML e PDF originali, la rubrica dei clienti, la numerazione che continua e le fatture pagate segnate come incassate. In ogni caso nessuna fattura importata viene rimandata allo SdI o al Sistema TS.Restano tre promemoria pratici: se avevi registrato su Fatture e Corrispettivi il codice destinatario del vecchio programma, cambialo con quello del nuovo; se lasci Aruba, scarica i file conservati prima che il servizio scada (al massimo entro 90 giorni); togli il rinnovo automatico del vecchio abbonamento.Le fatture elettroniche transitate dallo SdI sono note anche all’Agenzia delle Entrate, come spieghiamo nella guida al cassetto fiscale. È una rete di sicurezza utile, ma non sostituisce una copia completa dei tuoi dati: esporta sempre tutto prima di chiudere l’abbonamento. Se hai dubbi su cosa conservare, contatta il CAF Centro Fiscale per un confronto.Software o servizio completo? Fiscozen, FlexTax e CAF a confronto Il software di fatturazione è solo una parte della gestione di una partita IVA. Restano la dichiarazione dei redditi, i contributi e il calcolo dell’imposta sostitutiva, cioè la tassa unica del forfettario che prende il posto di IRPEF, addizionali e IRAP: è del 15%, oppure del 5% per i primi 5 anni di attività se hai i requisiti. Per questo molti forfettari, oltre alle alternative a Fatture in Cloud, valutano anche servizi di assistenza.Tra i nomi più noti ci sono Fiscozen, a 499 € IVA inclusa l’anno, e FlexTax, a 366 € IVA inclusa. Prima di scegliere, confronta con attenzione cosa comprende ciascun pacchetto e cosa invece si paga a parte.Un’altra strada è affiancare un software leggero a un’assistenza con un operatore dedicato. Il servizio P.IVA forfettario del CAF Centro Fiscale di Udine costa 350 € l’anno IVA inclusa, con la dichiarazione dei redditi compresa. In questo servizio il software di fatturazione si acquista separatamente. Se preferisci avere anche il software in un’unica soluzione, puoi chiedere il pacchetto completo con il CAF: il CAF Centro Fiscale si occupa di dichiarazione dei redditi, F24 di tasse e contributi, Sistema TS e consulenza fiscale, e il software di fatturazione è compreso. È un unico canone annuale, con un preventivo che si fa in una telefonata di 10 minuti: lo richiedi con il modulo “Ti chiamiamo noi” sulla pagina contatti di Fatturazione Italia.Se devi ancora aprire la partita IVA, il CAF se ne occupa a 120-150 € per i professionisti e a 450-600 € per le ditte che richiedono l’iscrizione alla Camera di Commercio, IVA inclusa. Il CAF segue forfettari e privati in ufficio a Udine e online in tutta Italia. Scopri di più sulla partita IVA in regime forfettario con il CAF Centro Fiscale di Udine.Quale alternativa a Fatture in Cloud scegliereNon esiste una risposta valida per tutti tra le alternative Fatture in Cloud: dipende da quante fatture emetti, se ti serve il Sistema TS e quanto vuoi spendere nei prossimi anni. Riassumendo in modo pratico:poche fatture e niente Sistema TS: Aruba è la più economica;forfettario che cerca stabilità di prezzo: Fatturazione Italia Start, 49 € + IVA (59,78 € IVA inclusa) con prezzo bloccato 3 anni per contratto;professionista sanitario: Fatturazione Italia Pro a 89 € + IVA (108,58 € IVA inclusa) con Sistema TS, oppure FatturaElettronica APP;chi vuole software e assistenza: il pacchetto completo con il CAF, con il software compreso in un unico canone annuale.Qualunque sia la tua scelta tra le alternative Fatture in Cloud, fai il cambio prima del rinnovo automatico ed esporta sempre i tuoi dati. Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.FontiDecreto Legge 30 aprile 2022, n. 36, art. 18 (estensione della fatturazione elettronica ai forfettari, per tutti dal 1° gennaio 2024) – NormattivaDecreto Legge 23 ottobre 2018, n. 119, art. 10-bis (divieto di fattura elettronica per i dati da inviare al Sistema Tessera Sanitaria) – NormattivaLegge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 (regime forfetario, imposta sostitutiva del 15% e del 5%) – NormattivaPartita IVA forfettaria seguita da un operatore dedicatoCon il servizio P.IVA forfettario del CAF Centro Fiscale la tua partita IVA è seguita da un operatore dedicato: 350 € l’anno IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Assistenza in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) oppure online in tutta Italia.Scrivici su WhatsApp Contattaci con il formTi serve anche il software? Prova gratis Fatturazione Italia per 14 giorni, senza carta.Domande frequenti sulle alternative a Fatture in Cloud Qual è l’alternativa a Fatture in Cloud più economica?Tra le alternative Fatture in Cloud confrontate, la più economica è Aruba, a 29,90 € + IVA l’anno, che però non prevede il Sistema TS. Se ti serve un buon numero di fatture con un prezzo stabile, Fatturazione Italia Start costa 49 € + IVA (59,78 € IVA inclusa) con 150 fatture e prezzo bloccato 3 anni.Quale alternativa a Fatture in Cloud comprende il Sistema TS?Il Sistema TS è incluso nel piano Pro di Fatturazione Italia (89 € + IVA, 108,58 € IVA inclusa) ed è presente in FatturaElettronica APP (59,88 € + IVA in promozione, 83,88 € + IVA a listino). Su Fatture in Cloud è disponibile solo dal piano Premium, a 252 € + IVA.Posso cambiare software di fatturazione a metà anno?Sì. Le fatture già inviate restano valide e il nuovo software deve semplicemente proseguire la numerazione progressiva dall’ultima fattura emessa. L’importante è esportare prima tutti i dati in XML e CSV e controllare la data di rinnovo automatico del vecchio abbonamento. Su Fatturazione Italia le fatture importate dal vecchio programma contano nel fatturato e la numerazione continua, ma non vengono rimandate allo SdI.Se disdico Fatture in Cloud perdo le mie fatture?Per non correre rischi, esporta sempre le fatture in formato XML prima della disdetta e verifica con il fornitore le condizioni di conservazione a norma dopo la chiusura dell’account. Con Fatturazione Italia, invece, le fatture restano conservate a norma per 10 anni anche dopo la disdetta.Il software di fatturazione è compreso nel servizio forfettario del CAF?Nel servizio P.IVA forfettario no: il servizio del CAF Centro Fiscale costa 350 € l’anno IVA inclusa e comprende la dichiarazione dei redditi, mentre il software di fatturazione si acquista a parte. Se vuoi tutto insieme, c’è il pacchetto completo con il CAF: dichiarazione dei redditi, F24 di tasse e contributi, Sistema TS e consulenza fiscale con il software compreso, in un unico canone annuale. Il preventivo si fa in una telefonata di 10 minuti.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Ottobre 9, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-09 15:00:002026-10-11 22:25:48Alternative Fatture in Cloud 2026: 5 Software per Forfettari e Professionisti