CAFScadenze Fiscali Luglio 2026: Calendario Completo IRPEF, IVA, Contributi e Modello RedditiIndice dei contenutiCalendario completo scadenze luglio 202616 luglio: versamenti IRPEF e ritenute16 luglio: IVA mensile giugno 202616 luglio: contributi INPS gestione separata20 luglio: LIPE secondo trimestre 202630 luglio: saldo IRPEF con maggiorazione 0,40%30 luglio: diritto annuale CCIAA con maggiorazioneContributi colf e badanti: nessuna scadenza a luglioModello Redditi PF 2026: conviene prepararsiFAQ – Domande frequentiIl mese di luglio 2026 è uno dei periodi più impegnativi dell’anno dal punto di vista fiscale. Si concentrano in poche settimane il versamento delle ritenute IRPEF, l’IVA mensile, i contributi INPS e, soprattutto, il saldo IRPEF con maggiorazione dello 0,40% per chi ha differito il pagamento dalla scadenza del 30 giugno. A questi si aggiungono la comunicazione LIPE del secondo trimestre e il diritto annuale alla Camera di Commercio.In questa guida completa, aggiornata alle ultime disposizioni dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS, troverai il calendario dettagliato delle scadenze fiscali di luglio 2026 con date, codici tributo, importi e indicazioni pratiche per non dimenticare nessun adempimento. Se hai bisogno di assistenza per i versamenti o la dichiarazione dei redditi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione.📬Resta aggiornato sulle scadenze fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Calendario completo scadenze fiscali luglio 2026Ecco il calendario dettagliato di tutte le principali scadenze fiscali del mese di luglio 2026, organizzato giorno per giorno secondo lo Scadenzario ufficiale dell’Agenzia delle Entrate. Tieni presente che quando una scadenza cade di sabato o domenica, il termine slitta al primo giorno lavorativo successivo.DataAdempimentoChi deve adempiereCodice Tributo16 luglioVersamento ritenute IRPEF lavoro dipendenteDatori di lavoro, sostituti d’imposta100116 luglioVersamento ritenute IRPEF lavoro autonomoCommittenti che pagano professionisti104016 luglioVersamento IVA mensile (giugno 2026)Contribuenti IVA mensili600616 luglioVersamento IVA II trimestre 2026Contribuenti IVA trimestrali603216 luglioContributi INPS gestione separata (rata)Committenti per collaboratoriCXX / C1016 luglioAddizionali regionali e comunali IRPEFDatori di lavoro3802 / 384820 luglioLIPE – Comunicazione liquidazioni periodiche IVA (II trimestre)Soggetti passivi IVA–25 luglioPresentazione modelli INTRASTAT (giugno o II trimestre)Operatori intracomunitari–30 luglioSaldo IRPEF + primo acconto con maggiorazione 0,40%Chi ha differito dal 30 giugno4001 / 403330 luglioSaldo cedolare secca con maggiorazione 0,40%Locatori che hanno differito184230 luglioImposta sostitutiva regime forfettario con maggiorazione 0,40%Forfettari che hanno differito1790 / 179130 luglioDiritto annuale CCIAA con maggiorazione 0,40%Imprese iscritte al Registro385030 luglioIVIE e IVAFE con maggiorazione 0,40%Titolari immobili/attività estere4041 / 404331 luglioPresentazione Modello 770 (ritenute anno 2025)Sostituti d’imposta– 16 luglio: versamenti IRPEF e ritenuteIl 16 luglio 2026 è la prima data cruciale del mese. Entro questo giorno, tutti i datori di lavoro e sostituti d’imposta devono effettuare il versamento delle ritenute operate nel mese di giugno sulle retribuzioni dei dipendenti e sui compensi dei lavoratori autonomi. Si tratta di un adempimento mensile ricorrente, ma è fondamentale non sottovalutarlo: i ritardi comportano sanzioni e interessi.Le ritenute IRPEF sul lavoro dipendente si versano con il codice tributo 1001 tramite modello F24. Per i compensi ai lavoratori autonomi (ad esempio consulenti, professionisti, collaboratori occasionali), il codice tributo da utilizzare è il 1040. In entrambi i casi, il periodo di riferimento da indicare nell’F24 è “06/2026”.Oltre alle ritenute IRPEF, il 16 luglio scadono anche le addizionali regionali e comunali trattenute in busta paga. Le addizionali regionali si versano con codice tributo 3802, mentre quelle comunali con il 3848. Ricorda che le addizionali comunali prevedono anche un eventuale acconto (codice 3847) che va versato mensilmente da marzo a novembre.Attenzione: il versamento deve essere effettuato esclusivamente tramite modello F24 telematico (Entratel o Fisconline). I datori di lavoro domestici (colf e badanti) non sono sostituti d’imposta e quindi non devono effettuare queste ritenute. 16 luglio: IVA mensile giugno 2026Sempre entro il 16 luglio, i contribuenti con liquidazione IVA mensile devono versare l’imposta risultante dalla liquidazione relativa al mese di giugno 2026. Il codice tributo è il 6006 (dove le ultime due cifre indicano il mese di riferimento: 06 = giugno).Per i contribuenti IVA trimestrali, luglio rappresenta un mese particolarmente importante perché scade il versamento dell’IVA relativa al secondo trimestre 2026 (aprile-maggio-giugno). Il codice tributo da utilizzare è il 6032. A differenza del versamento mensile, l’IVA trimestrale prevede una maggiorazione dell’1% a titolo di interessi, calcolata sull’importo dovuto.Chi opera in regime forfettario è esonerato dalla liquidazione periodica IVA e quindi non ha questo adempimento. Tuttavia, i forfettari che hanno differito il pagamento dell’imposta sostitutiva dal 30 giugno dovranno versarla entro il 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%. 16 luglio: contributi INPS gestione separataIl 16 luglio 2026 è anche il termine per il versamento dei contributi INPS alla gestione separata relativi ai compensi erogati nel mese di giugno. Questo adempimento riguarda i committenti che utilizzano collaboratori iscritti alla gestione separata INPS, ma anche i liberi professionisti senza cassa previdenziale propria.Le aliquote contributive 2026 per la gestione separata sono:26,07% per i collaboratori non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie24% per i professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata35,03% per i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie (per i quali è prevista anche la contribuzione DIS-COLL)Il versamento si effettua con modello F24 utilizzando i codici tributo della serie “CXX” o “C10”. Un aspetto importante: per i collaboratori, il contributo è ripartito per 2/3 a carico del committente e 1/3 a carico del collaboratore, ma il versamento deve essere effettuato interamente dal committente. 20 luglio: LIPE secondo trimestre 2026Entro il 20 luglio 2026 (termine ordinario, salvo proroghe), i soggetti passivi IVA devono inviare la Comunicazione delle Liquidazioni Periodiche IVA (LIPE) relativa al secondo trimestre (aprile-maggio-giugno 2026). Si tratta di un adempimento telematico obbligatorio introdotto dal DL 193/2016 per consentire all’Agenzia delle Entrate di incrociare i dati dichiarati con quelli effettivamente versati.La LIPE deve essere trasmessa in via telematica tramite i servizi Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite un intermediario abilitato come il CAF Centro Fiscale di Udine. Nel modulo occorre indicare il totale delle operazioni attive e passive, l’IVA a debito o a credito risultante dalla liquidazione e l’eventuale credito del periodo precedente.La mancata o tardiva presentazione della LIPE comporta una sanzione da 500 a 2.000 euro per ciascuna comunicazione. Tuttavia, se l’invio avviene entro 15 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta alla metà (da 250 a 1.000 euro). Il ravvedimento operoso permette di ridurre ulteriormente l’importo della sanzione. 30 luglio: saldo IRPEF e primo acconto con maggiorazione 0,40%Il 30 luglio 2026 è la scadenza più importante del mese per milioni di contribuenti. Chi non ha versato il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto IRPEF 2026 entro la scadenza ordinaria del 30 giugno, può farlo entro il 30 luglio applicando una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo. Non si tratta di una sanzione, ma di un interesse legittimo per il differimento del pagamento di 30 giorni.La maggiorazione dello 0,40% si applica sull’intero importo dovuto, compreso il primo acconto. In pratica, se devi versare 3.000 euro di saldo IRPEF, la maggiorazione sarà di soli 12 euro (3.000 x 0,40%). I codici tributo da utilizzare nel modello F24 sono:4001 – Saldo IRPEF (anno d’imposta 2025)4033 – Primo acconto IRPEF (anno d’imposta 2026)4034 – Secondo o unico acconto IRPEF (se versato con il saldo)La stessa maggiorazione si applica anche alle imposte sostitutive che scadevano al 30 giugno. Quindi, anche i contribuenti in regime forfettario che non hanno versato al 30 giugno possono pagare entro il 30 luglio con lo 0,40% in più. I codici tributo per i forfettari sono il 1790 (saldo imposta sostitutiva) e il 1791 (primo acconto).Consiglio pratico: se hai presentato il Modello 730 con sostituto d’imposta, il saldo e gli acconti vengono trattenuti direttamente in busta paga o dalla pensione. In quel caso, non devi fare nulla a luglio. La maggiorazione riguarda solo chi paga con F24 (Modello Redditi PF).Per chi ha la cedolare secca sugli affitti, il 30 luglio è il termine per versare il saldo con maggiorazione utilizzando il codice tributo 1842. Anche le imposte patrimoniali sugli immobili esteri (IVIE, codice 4041) e sulle attività finanziarie estere (IVAFE, codice 4043) seguono la stessa tempistica. 30 luglio: diritto annuale Camera di Commercio con maggiorazioneLe imprese iscritte al Registro delle Imprese che non hanno versato il diritto annuale alla Camera di Commercio entro il 30 giugno, possono farlo entro il 30 luglio 2026 con la consueta maggiorazione dello 0,40%. Il diritto annuale CCIAA è un tributo obbligatorio per tutte le imprese e si versa con il codice tributo 3850 tramite modello F24.L’importo del diritto annuale varia in base alla forma giuridica e al fatturato dell’impresa. Le ditte individuali versano un importo fisso (generalmente 53 euro per le sedi principali, più eventuali maggiorazioni regionali), mentre le società pagano in base a scaglioni di fatturato. Per conoscere l’importo esatto dovuto dalla tua impresa, puoi consultare il sito della tua Camera di Commercio territoriale o rivolgerti al CAF Centro Fiscale.Contributi colf e badanti: nessuna scadenza a luglioBuone notizie per i datori di lavoro domestico: a luglio 2026 non ci sono scadenze per il versamento dei contributi di colf, badanti e babysitter. I contributi INPS per il lavoro domestico si versano trimestralmente con scadenze fisse:10 aprile – contributi I trimestre (gennaio-marzo)10 luglio – contributi II trimestre (aprile-giugno)10 ottobre – contributi III trimestre (luglio-settembre)10 gennaio – contributi IV trimestre (ottobre-dicembre)La scadenza del 10 luglio per il II trimestre è già passata al momento in cui leggi questa guida (se la consulti dopo il 10 luglio). La prossima scadenza per i contributi domestici sarà il 10 ottobre 2026. Il pagamento avviene tramite il Portale dei pagamenti INPS, bollettino MAV oppure avviso pagoPA. Se hai bisogno di assistenza per calcolare l’importo dei contributi della tua colf o badante, il CAF Centro Fiscale può aiutarti. Modello Redditi PF 2026: conviene prepararsi già a luglioAnche se la scadenza per l’invio del Modello Redditi PF 2026 (relativo ai redditi 2025) è fissata al 30 novembre 2026, luglio è il momento ideale per iniziare a preparare la documentazione. Chi ha versato il saldo IRPEF con maggiorazione entro il 30 luglio ha ormai definito gli importi dovuti, e predisporre il modello in anticipo permette di evitare la corsa dell’ultimo minuto.Il Modello Redditi PF è obbligatorio per chi non può presentare il Modello 730, ovvero:Titolari di partita IVA (anche in regime forfettario)Contribuenti con redditi esteri da dichiarare nel Quadro RWChi possiede criptovalute da dichiarare nel Quadro WChi ha redditi di natura diversa non gestibili nel 730Contribuenti non residenti in ItaliaSe hai dubbi su quale modello utilizzare o se hai bisogno di assistenza per la compilazione, puoi prenotare un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori ti guideranno nella scelta del modello più adatto e nella corretta compilazione di tutti i quadri.FAQ – Domande frequenti sulle scadenze fiscali di luglio 2026Cosa succede se non pago l’IRPEF entro il 30 luglio con maggiorazione?Se non versi entro il 30 luglio, il pagamento diventa tardivo e scattano le sanzioni per omesso versamento (30% dell’importo non versato, riducibile con il ravvedimento operoso). Fino al 30 luglio, invece, paghi solo lo 0,40% in più senza alcuna sanzione. Conviene quindi rispettare questa scadenza per evitare costi molto più elevati.La maggiorazione dello 0,40% si applica anche agli acconti?Sì, la maggiorazione dello 0,40% si applica a tutti gli importi che avevano scadenza al 30 giugno e vengono differiti al 30 luglio, compresi il saldo, il primo acconto IRPEF, l’imposta sostitutiva dei forfettari e le imposte patrimoniali estere (IVIE e IVAFE).Devo pagare i contributi della badante a luglio?La scadenza dei contributi INPS per colf e badanti del secondo trimestre è il 10 luglio. Se stai leggendo questa guida prima di tale data, ricordati di effettuare il pagamento. La prossima scadenza successiva sarà il 10 ottobre 2026 per il terzo trimestre.Cos’è la LIPE e chi deve inviarla?La LIPE (Comunicazione delle Liquidazioni Periodiche IVA) è un adempimento telematico trimestrale obbligatorio per tutti i soggetti passivi IVA. Serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle liquidazioni IVA effettuate nel trimestre. La scadenza per il secondo trimestre 2026 è il 20 luglio (salvo proroghe). Sono esonerati i contribuenti in regime forfettario e i contribuenti minimi.Posso rateizzare il saldo IRPEF di luglio?Sì, è possibile rateizzare il saldo IRPEF e il primo acconto. Se scegli di differire al 30 luglio con maggiorazione, puoi comunque pagare a rate. La prima rata scade il 30 luglio (con lo 0,40% sull’intero importo), e le rate successive scadono il 16 di ogni mese, con interessi del 4% annuo calcolati dal giorno del differimento. L’ultima rata non può andare oltre il 16 novembre 2026.Entro quando devo inviare il Modello Redditi PF 2026?Il termine per l’invio telematico del Modello Redditi PF 2026 (redditi 2025) è il 30 novembre 2026. Tuttavia, i versamenti delle imposte (saldo e acconti) hanno scadenze anticipate: 30 giugno (ordinaria) o 30 luglio (con maggiorazione 0,40%). È quindi consigliabile predisporre il modello in anticipo per calcolare correttamente gli importi dovuti. Hai bisogno di assistenza per le scadenze di luglio?Le scadenze fiscali di luglio 2026 sono numerose e complesse. Tra ritenute, IVA, contributi, maggiorazioni e comunicazioni telematiche, il rischio di dimenticare un adempimento è concreto. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per aiutarti con:Calcolo e versamento del saldo IRPEF con maggiorazioneCompilazione e invio della LIPE trimestralePredisposizione del Modello Redditi PFCalcolo dei contributi INPS e consulenza previdenzialeAssistenza per F24 e codici tributoScrivici su WhatsApp: 366 6018121Oppure compila il modulo per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640Giugno 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-22 14:00:002026-04-18 10:23:27Scadenze Fiscali Luglio 2026: Calendario Completo IRPEF, IVA, Contributi e Modello Redditi
CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHEDetrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta PagaSe sei un lavoratore dipendente e vuoi capire quante tasse paghi davvero e quanto ti rimane in busta paga, devi conoscere le detrazioni per lavoro dipendente. Nel 2026 ci sono importanti novità che influenzano direttamente il tuo stipendio netto: dalla riforma degli scaglioni IRPEF entrata a pieno regime, agli importi aggiornati delle detrazioni di base. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere, con esempi pratici e tabelle chiare.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Cosa sono le detrazioni per lavoro dipendenteLe detrazioni per lavoro dipendente sono riduzioni dell’imposta IRPEF che spettano automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti, ai pensionati e ad alcune categorie assimilate. In parole semplici: lo Stato riconosce che chi lavora ha spese fisse legate al lavoro (trasporti, abbigliamento professionale, ecc.) e quindi riduce la tassa da pagare.A differenza delle deduzioni (che abbassano il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcola la tassa), le detrazioni abbassano direttamente l’imposta finale. Questo le rende particolarmente vantaggiose: ogni euro di detrazione vale un euro in meno di IRPEF da pagare.Esistono due grandi categorie di detrazioni:Detrazioni per tipo di reddito: spettano in base alla fonte del reddito (lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo)Detrazioni per oneri e spese: spettano per spese specifiche sostenute (spese mediche, interessi mutuo, bonus ristrutturazioni, ecc.)In questo articolo ci concentriamo sulle detrazioni per tipo di reddito da lavoro dipendente, quelle che il tuo datore di lavoro applica automaticamente ogni mese nel calcolo del cedolino paga. La riforma IRPEF 2024-2026: i tre scaglioni vigentiPrima di parlare delle detrazioni, è utile capire su cosa vengono applicate. Il sistema IRPEF italiano tassa il reddito in modo progressivo: più guadagni, più paghi, ma solo sulle fasce superiori.Con la riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (Riforma fiscale 2024), siamo passati da quattro a tre scaglioni IRPEF, vigenti anche nel 2026:Scaglione di redditoAliquota IRPEFEsempio imposta (solo su quella fascia)Fino a 28.000 euro23%Su 28.000 euro: 6.440 euroDa 28.001 a 50.000 euro35%Su 22.000 euro: 7.700 euroOltre 50.000 euro43%Su ogni euro oltre 50.000Prima del 2024 esisteva anche lo scaglione al 25% (da 15.001 a 28.000 euro). La sua eliminazione, unita all’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, ha portato un beneficio netto per la maggior parte dei lavoratori con redditi medio-bassi.Importante: le aliquote si applicano in modo progressivo, non sul reddito totale. Un lavoratore con 40.000 euro di reddito paga il 23% sui primi 28.000 e il 35% sui restanti 12.000, non il 35% su tutto. Detrazioni lavoro dipendente 2026: gli importi aggiornatiLa detrazione per lavoro dipendente non è un importo fisso per tutti. Dipende dal tuo reddito complessivo annuo e si riduce all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi oltre una certa soglia. Ecco come funziona nel 2026: Detrazione base per redditi fino a 15.000 euroPer i lavoratori con reddito complessivo annuo fino a 15.000 euro, la detrazione è pari a 1.955 euro, purché l’imposta lorda calcolata non sia inferiore alla detrazione stessa.Questa è la fascia della no tax area: i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 8.500 euro non pagano IRPEF, perché la detrazione copre interamente l’imposta dovuta. In pratica, fino a 8.500 euro di reddito annuo lordo, il lavoratore è esente da IRPEF.Detrazione per redditi da 15.001 a 28.000 euroPer redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, la detrazione non è fissa ma viene calcolata con una formula che la riduce progressivamente. L’importo parte da 1.955 euro e si abbassa all’aumentare del reddito.La formula di calcolo è:Detrazione = 1.910 × [(28.000 – reddito complessivo) / (28.000 – 15.000)] + 1.190 × importo aggiuntivoPer semplificare, ecco una tabella orientativa degli importi approssimativi per questa fascia di reddito:Reddito annuo lordoDetrazione approssimativaNo tax area?Fino a 8.500 euroPari all’imposta dovuta (esente)Sì10.000 eurocirca 1.840 euroNo15.000 euro1.955 euro (massimo)No20.000 eurocirca 1.500 euroNo25.000 eurocirca 900 euroNo28.000 eurocirca 600 euroNoDetrazione per redditi da 28.001 a 50.000 euroNella fascia da 28.001 a 50.000 euro, la detrazione si riduce ulteriormente in modo progressivo. A 50.000 euro di reddito, la detrazione è teoricamente pari a zero.Tuttavia, per i redditi compresi tra 25.001 e 35.000 euro, a partire dal 2024 è stata introdotta una ulteriore detrazione aggiuntiva di 65 euro (prevista dalla riforma fiscale come misura di compensazione per la fascia di reddito che aveva beneficiato meno della riduzione degli scaglioni IRPEF).Oltre i 50.000 euro: detrazione azzerataPer redditi superiori a 50.000 euro, la detrazione da lavoro dipendente è pari a zero. Il lavoratore con redditi alti non beneficia di questa agevolazione. Può tuttavia detrarre altre spese specifiche (interessi mutuo, spese mediche, ecc.).La novità del 2024 rimasta in vigore nel 2026: addio allo scaglione al 25%La modifica più rilevante degli ultimi anni per i lavoratori dipendenti è l’eliminazione dello scaglione IRPEF al 25%. Prima del 2024, la fascia di reddito da 15.001 a 28.000 euro era tassata al 25%. Dal 2024 questa fascia è stata accorpata alla prima (23%), con un risparmio concreto per chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro.Esempio concreto: un lavoratore con reddito di 25.000 euro pagava, prima del 2024, il 23% sui primi 15.000 euro (3.450 euro) e il 25% sui successivi 10.000 euro (2.500 euro), per un totale di 5.950 euro. Dal 2024 paga il 23% su tutti i 25.000 euro: 5.750 euro. Risparmio: 200 euro l’anno.Questo vantaggio è confermato per il 2026: la struttura a tre scaglioni rimane invariata. Come si calcola la detrazione in busta paga ogni meseIl datore di lavoro (o il consulente del lavoro che gestisce le paghe) calcola e applica automaticamente le detrazioni ogni mese. Ecco il meccanismo semplificato:Calcolo del reddito lordo mensile: stipendio base + eventuali indennità + straordinariProiezione annua: il reddito mensile viene moltiplicato per 12 (o per i mesi di lavoro previsti) per stimare il reddito annuoCalcolo della detrazione annua spettante: in base alla fascia di reddito annuo stimatoDivisione mensile: la detrazione annua viene divisa per 12 e applicata ogni meseConguaglio a fine anno: a dicembre (o alla cessazione del rapporto) si effettua il ricalcolo definitivo, restituendo eventuali detrazioni non godute o recuperando quelle eccedentiIl risultato in busta paga è che l’IRPEF trattenuta dal datore di lavoro è già “scontata” delle detrazioni spettanti. Non devi fare nulla: è automatico.Attenzione al part-time e ai lavori stagionali: se lavori part-time o hai un contratto di pochi mesi, le detrazioni vengono ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi. Questo può creare situazioni in cui il conguaglio di fine anno porta a versare IRPEF aggiuntiva (se si è goduto di detrazioni eccessive) o a ricevere rimborsi. Esempio pratico: quanto cambia in busta paga nel 2026Vediamo tre esempi concreti per capire l’impatto delle detrazioni sulla busta paga mensile netta nel 2026.Caso 1: lavoratore con stipendio annuo lordo di 20.000 euroImmaginiamo Marco, impiegato part-time con stipendio lordo annuo di 20.000 euro (circa 1.538 euro lordi al mese su 13 mensilità).Reddito lordo annuo: 20.000 euroIRPEF lorda (23% su 20.000): 4.600 euroDetrazione lavoro dipendente spettante: circa 1.500 euro (fascia 15.001-28.000 euro)IRPEF netta annua: 4.600 – 1.500 = 3.100 euroAddizionali regionali e comunali (stima media): circa 300 euroTrattenute IRPEF complessive mensili: circa 283 euro al meseCaso 2: lavoratore con stipendio annuo lordo di 30.000 euroSara lavora a tempo pieno con un reddito annuo lordo di 30.000 euro.Reddito lordo annuo: 30.000 euroIRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (2.000 × 35%) = 6.440 + 700 = 7.140 euroDetrazione lavoro dipendente spettante: circa 400 euro (fascia 28.001-50.000 euro)Ulteriore detrazione aggiuntiva (fascia 25.001-35.000): 65 euroIRPEF netta annua: 7.140 – 400 – 65 = 6.675 euroAddizionali: circa 450 euroTrattenute mensili: circa 594 euro al meseCaso 3: lavoratore con stipendio annuo lordo di 45.000 euroLuca è quadro aziendale con un reddito di 45.000 euro l’anno.Reddito lordo annuo: 45.000 euroIRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (17.000 × 35%) = 6.440 + 5.950 = 12.390 euroDetrazione lavoro dipendente spettante: circa 50 euro (quasi azzerata)IRPEF netta annua: 12.390 – 50 = 12.340 euroAddizionali: circa 700 euroTrattenute mensili: circa 1.086 euro al meseCome si vede chiaramente, la detrazione è tanto più vantaggiosa quanto più basso è il reddito. Per i redditi medio-alti il suo peso si riduce significativamente.Detrazioni per familiari a carico: cosa cambia nel 2026Oltre alla detrazione base per tipo di reddito, i lavoratori dipendenti possono beneficiare di detrazioni aggiuntive per familiari fiscalmente a carico. Nel 2026 valgono le seguenti regole: Coniuge a caricoSe il coniuge (o la parte di un’unione civile) ha un reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro, è considerato fiscalmente a carico. In questo caso spetta una detrazione di 950 euro (modulata in base al reddito del richiedente).La detrazione per il coniuge a carico si riduce all’aumentare del reddito del lavoratore e si azzera oltre i 40.000 euro circa. Per i redditi superiori a 80.000 euro, la detrazione è completamente azzerata.Figli a carico: attenzione alla riforma Assegno UnicoQuesto è uno dei punti che genera più confusione. Dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni per figli a carico fino a 21 anni sono state abolite e sostituite dall’assegno mensile INPS.In busta paga, quindi, non trovi più la detrazione per figli minori di 21 anni. L’Assegno Unico viene erogato direttamente dall’INPS ogni mese sul conto corrente del genitore richiedente.Rimangono invece le detrazioni fiscali per i figli di età superiore a 21 anni, con un importo di 950 euro per figlio (anche questa modulata in base al reddito).Altri familiari a caricoPer altri familiari a carico (genitori, fratelli, suoceri conviventi con reddito sotto 2.840,51 euro), spetta una detrazione complessiva di 750 euro, da ripartire tra tutti i familiari che ne hanno diritto.Come richiedere le detrazioni: il modulo al datore di lavoroPer beneficiare delle detrazioni in busta paga, devi presentare al tuo datore di lavoro una dichiarazione di spettanza. Questa dichiarazione va consegnata:All’inizio del rapporto di lavoroOgni anno (solitamente a gennaio)In caso di variazioni nel corso dell’anno (cambio di reddito, nascita di un figlio, matrimonio, separazione, ecc.)Il modulo viene fornito dal datore di lavoro o dal consulente del lavoro. Nel modulo indichi:Reddito stimato per l’anno in corso (inclusi altri eventuali redditi)Eventuale coniuge/convivente a caricoEventuali figli over 21 anni a caricoEventuale richiesta di ulteriori detrazioni (redditi da locazione, mutuo, ecc.)Attenzione: se non presenti la dichiarazione, il datore di lavoro applica comunque le detrazioni minime spettanti per legge. Ma se hai diritto a detrazioni aggiuntive (familiari a carico), devi richiederle esplicitamente.Cosa succede se indichi un reddito sbagliato? Se sovrastimi il reddito, pagherai più IRPEF del dovuto in corso d’anno e riceverai un rimborso con il conguaglio di fine anno o con la dichiarazione dei redditi. Se sottostimi il reddito, pagherai meno IRPEF ma dovrai versare la differenza al conguaglio di dicembre (o nel 730 dell’anno successivo).Il conguaglio fiscale di fine anno: cosa aspettarsi in busta pagaOgni anno, generalmente nel mese di dicembre (o a cessazione del rapporto di lavoro), il datore di lavoro effettua il conguaglio fiscale. Si tratta del ricalcolo definitivo dell’IRPEF, confrontando:L’IRPEF trattenuta mese per mese durante l’annoL’IRPEF effettivamente dovuta in base al reddito effettivo e alle detrazioni reali spettantiIl risultato può essere:Conguaglio a credito: hai pagato più del dovuto → ricevi una somma in più in busta paga a dicembreConguaglio a debito: hai pagato meno del dovuto → ti viene trattenuta una somma aggiuntivaLe situazioni che più frequentemente causano un conguaglio a debito sono:Cambio di lavoro in corso d’anno (due datori di lavoro, due set di detrazioni applicate)Redditi aggiuntivi (affitti, partita IVA marginale, ecc.) non comunicati al datoreScatto di livello o aumento di stipendio a metà annoTredicesima: incide sul reddito annuo e può spostare il contribuente in una fascia di detrazione inferiorePer evitare brutte sorprese a dicembre, è utile fare una simulazione del reddito annuo a metà anno, eventualmente con l’aiuto del CAF. Detrazioni e part-time: come funziona il ragguaglioI lavoratori part-time o con contratti a tempo determinato hanno diritto alle stesse detrazioni dei lavoratori full-time, ma ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi nell’anno solare.La formula è: Detrazione annua × (giorni lavorati / 365)Esempio: una lavoratrice con contratto di 6 mesi (180 giorni) e reddito annuo di 10.000 euro ha diritto a una detrazione pari a circa:1.840 euro × (180/365) = circa 907 euro di detrazioneQuesto meccanismo garantisce che nessuno sia penalizzato per avere lavorato solo una parte dell’anno.Lavoratori con più datori di lavoro: cosa fareSe durante l’anno hai avuto due o più datori di lavoro (cambio lavoro, lavori contemporanei), ogni datore applica le detrazioni in modo indipendente, come se il suo stipendio fosse l’unico reddito.Questo porta quasi sempre a un conguaglio a debito a fine anno: hai goduto di più detrazioni del dovuto (ciascun datore ne ha applicate il massimo), mentre il fisco calcola le detrazioni spettanti sull’intero reddito annuo cumulato.Soluzione: se cambi lavoro, comunica al nuovo datore il reddito percepito dal precedente datore (tramite il CU – Certificazione Unica). Questo permette al nuovo datore di calcolare le detrazioni correttamente sull’intero reddito annuo stimato, evitando il conguaglio a debito.In ogni caso, con il Modello 730 presentato l’anno successivo, il CAF effettua la liquidazione definitiva e rimborsa (o addebita) eventuali differenze. Riepilogo: tabella detrazioni lavoro dipendente 2026Reddito complessivo annuoDetrazione base lavoro dipendenteNoteFino a 8.500 euroPari all’imposta (esente da IRPEF)No tax area dipendentiDa 8.501 a 15.000 euro1.955 euro (massimo)Importo fisso massimoDa 15.001 a 28.000 euroDa 1.955 a circa 600 euroRiduzione progressivaDa 25.001 a 35.000 euro+ 65 euro aggiuntiviDetrazione extra riforma 2024Da 28.001 a 50.000 euroDa circa 600 euro a 0Azzeramento progressivoOltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazioneQuando conviene fare il 730: il ruolo del CAFLe detrazioni in busta paga vengono applicate automaticamente, ma nella dichiarazione dei redditi (Modello 730) puoi beneficiare di molte altre detrazioni aggiuntive che il datore di lavoro non può applicare:Spese mediche e sanitarie (detrazione 19%)Interessi passivi sul mutuo per l’abitazione principale (detrazione 19%, max 4.000 euro di interessi)Spese per istruzione (asili nido, università)Bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonusSpese funebri, veterinarie, abbonamenti ai trasporti pubbliciErogazioni liberali a ONLUS e enti del Terzo SettoreIl CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730, verificando che tu ottenga tutte le detrazioni spettanti e che i dati inseriti siano corretti. Un errore nel 730 può costare caro: sanzioni, interessi e stress. Affidarsi a un professionista è sempre la scelta più conveniente.Puoi trovare ulteriori informazioni sull’ottimizzazione fiscale anche in questi articoli correlati:Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilità, Limiti e ConvenienzaAssegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida CompletaBonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi. Domande frequenti (FAQ)Le detrazioni lavoro dipendente si applicano anche ai contratti a tempo determinato?Sì, le detrazioni si applicano a tutti i lavoratori dipendenti indipendentemente dalla tipologia contrattuale (tempo determinato, indeterminato, apprendistato, somministrazione). L’importo viene ragguagliato ai giorni di lavoro effettivi nell’anno.Posso rinunciare alle detrazioni in busta paga per ottenerle tutte con il 730?No. Le detrazioni per tipo di reddito vengono sempre applicate mensilmente dal datore di lavoro. Non è possibile rinunciarvi per accumularle nel 730. Le detrazioni per oneri e spese (mediche, mutuo, ecc.) sono invece sempre dichiarate nel 730.Ho un secondo lavoro: posso chiedere le detrazioni a entrambi i datori?Tecnicamente ogni datore di lavoro le applica automaticamente, ma puoi richiedere che uno dei due non le applichi per evitare il conguaglio a debito di fine anno. Con il modulo di dichiarazione di spettanza puoi indicare di voler beneficiare delle detrazioni solo presso uno dei datori.La no tax area vale anche per le addizionali regionali e comunali?No. La no tax area (soglia di esenzione IRPEF) vale solo per l’IRPEF erariale. Le addizionali regionali e comunali possono avere soglie di esenzione diverse, stabilite da ciascuna Regione e Comune. Alcuni enti applicano detrazioni locali che ampliano l’esenzione, ma non è uniforme su tutto il territorio nazionale.Cosa succede se cambio lavoro a metà anno e il nuovo datore non sa del reddito precedente?Se non comunichi al nuovo datore il reddito percepito in precedenza, lui applicherà le detrazioni come se lavorassi da gennaio. A fine anno, con il conguaglio o il 730, emergerà un debito IRPEF che dovrai pagare. Per evitarlo, consegna sempre la CU del precedente datore al nuovo.Le detrazioni cambiano se mi sposo o mi separo?Sì. Matrimonio, separazione, nascita di un figlio, o qualsiasi cambiamento nella composizione del nucleo familiare influenzano le detrazioni per familiari a carico. Devi comunicare questi eventi al tuo datore di lavoro tempestivamente, compilando un nuovo modulo di dichiarazione di spettanza.Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 11:49:372026-06-02 10:17:18Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga
DICHIARAZIONE DEI REDDITITrattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730Il trattamento integrativo IRPEF, conosciuto da tutti come Bonus Renzi o Bonus 100 euro, è un’agevolazione fiscale destinata ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Si traduce in un importo fino a 1.200 euro l’anno erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro. Ma cosa succede se il datore di lavoro non lo ha riconosciuto, oppure se è stato riconosciuto in misura inferiore al dovuto? La buona notizia è che puoi recuperarlo direttamente nel modello 730/2026, ottenendolo come rimborso dal sostituto d’imposta o dall’Agenzia delle Entrate.In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo passo passo come funziona il trattamento integrativo nel 2026, chi ne ha diritto, come compilare correttamente il rigo C14 del modello 730 per recuperarlo, quando invece bisogna restituirlo e quali documenti servono. Troverai anche esempi pratici con calcoli concreti per capire esattamente quanto ti spetta.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiCos’è il trattamento integrativo IRPEF (ex Bonus Renzi)Chi ha diritto al trattamento integrativo nel 2026Importo e calcolo del bonus: come funziona la formulaPerché il bonus non arriva in busta paga: 5 motiviCome recuperare il trattamento integrativo nel 730: rigo C14Esempi pratici di recupero nel modello 730/2026Quando devi restituire il bonus: i casi di incapienzaIl bonus per gli incapienti: la novità 2024-2026Documenti necessari per il recupero al CAFScadenze 730/2026 e tempistiche di rimborsoErrori comuni da evitare nella compilazioneDomande frequenti sul recupero del Bonus RenziCos’è il trattamento integrativo IRPEF (ex Bonus Renzi)Il trattamento integrativo è un’agevolazione fiscale introdotta dal Decreto Legge n. 3 del 5 febbraio 2020 (il cosiddetto “Decreto Bonus Renzi”), che ha sostituito il precedente Bonus 80 euro voluto dal Governo Renzi nel 2014. La normativa è stata poi modificata dalla Legge di Bilancio 2022 (Legge n. 234/2021) e ulteriormente adeguata con la Riforma IRPEF entrata in vigore dal 2024 (D.Lgs. 216/2023).In termini semplici, si tratta di una somma in denaro che lo Stato riconosce ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi per aumentare il loro potere d’acquisto. Non è una detrazione fiscale tradizionale, ma una vera e propria erogazione che il datore di lavoro paga in busta paga mese per mese, anticipandola per conto dello Stato e poi recuperandola tramite il modello F24.L’importo massimo annuo è di 1.200 euro, che corrispondono a circa 100 euro al mese se erogati in 12 mensilità (da qui il soprannome popolare di “Bonus 100 euro”). Il bonus è esentasse: non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF e quindi non viene tassato. Chi ha diritto al trattamento integrativo nel 2026Per avere diritto al trattamento integrativo nel 2026 devono ricorrere due condizioni essenziali e contemporanee: una soggettiva (essere un lavoratore con redditi specifici) e una oggettiva (avere un reddito complessivo entro determinati limiti). Vediamole nel dettaglio. Categorie di lavoratori beneficiariHanno diritto al trattamento integrativo IRPEF 2026:Lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico) con contratto a tempo determinato o indeterminatoLavoratori parasubordinati con redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente (es. co.co.co.)Soci lavoratori di cooperativeLavoratori a domicilioSacerdoti e ministri di cultoLavoratori in cassa integrazione (CIG) o in mobilità, limitatamente al reddito da lavoroPercettori di indennità sostitutive del reddito da lavoro (es. NASpI, indennità di maternità)Sono esclusi: i titolari di partita IVA in regime forfettario (la cui tassazione è già agevolata con imposta sostitutiva al 15% o al 5% per i primi 5 anni), i pensionati (che hanno detrazioni specifiche per redditi da pensione) e i contribuenti con redditi solo da lavoro autonomo professionale ordinario.Limiti di reddito 2026La soglia di reddito per avere pieno diritto al trattamento integrativo è di 15.000 euro annui di reddito complessivo. Sotto questa soglia, e con un’imposta lorda superiore alle detrazioni per lavoro dipendente, hai diritto all’intero importo di 1.200 euro.Per i redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro si applica una regola particolare: il trattamento integrativo spetta solo se la somma di alcune detrazioni specifiche (lavoro dipendente, familiari a carico, interessi mutui, ristrutturazioni, ecc.) supera l’imposta lorda, e comunque entro precisi limiti calcolati. Si tratta della cosiddetta “clausola di salvaguardia” introdotta proprio per evitare distorsioni con la riforma IRPEF.Importo e calcolo del bonus: come funziona la formulaIl calcolo dell’importo spettante dipende dal reddito complessivo annuo del contribuente. Ecco la tabella riepilogativa per il 2026:Reddito complessivo annuoTrattamento integrativo spettanteNoteFino a 8.500 euroNon spettaReddito incapiente (vedi paragrafo dedicato)Da 8.500 a 15.000 euroFino a 1.200 euroImporto pieno se l’imposta lorda supera le detrazioni lavoroDa 15.000 a 28.000 euroSolo in casi specificiSe la somma di detrazioni specifiche supera l’imposta lordaOltre 28.000 euroNon spettaSoglia di esclusione Riproporzionamento per lavoro part-time o stagionaleSe non hai lavorato per tutto l’anno (perché hai iniziato a metà anno, lavori part-time o sei stagionale), l’importo si riduce in proporzione ai giorni di lavoro effettivo. Ad esempio, se hai lavorato solo 6 mesi (183 giorni) con i requisiti per il bonus, ti spetterà la metà: 600 euro circa (1.200 × 183/365).Perché il bonus non arriva in busta paga: 5 motiviNormalmente il datore di lavoro eroga automaticamente il trattamento integrativo in busta paga, calcolandolo mese per mese sulla base della retribuzione presunta annua. Ma può capitare che il bonus non venga riconosciuto, oppure venga erogato in misura inferiore a quanto effettivamente spettante. Ecco i 5 motivi più frequenti che riscontriamo al CAF Centro Fiscale di Udine:Nuovo lavoro iniziato a metà anno: il datore di lavoro non conosce il reddito complessivo annuo del lavoratore e potrebbe non aver applicato correttamente il bonus, soprattutto se il lavoratore proviene da un altro impiego.Rinuncia espressa al bonus: il lavoratore, prevedendo un reddito superiore alla soglia, può aver chiesto al datore di non erogarlo per evitare di doverlo restituire. Se poi il reddito effettivo è risultato sotto soglia, ha diritto al recupero.Cambio di datore di lavoro: se hai avuto più datori di lavoro nello stesso anno, ciascuno calcola il bonus solo sui propri redditi, senza considerare il totale.Lavoratori con più rapporti contemporanei: chi ha più CUD (oggi CU) deve verificare che la somma dei redditi rientri nei limiti e ricalcolare in dichiarazione.Errore di calcolo del datore di lavoro: capita più spesso di quanto si pensi, soprattutto per lavoratori con redditi vicini alla soglia di 15.000 o 28.000 euro. Come recuperare il trattamento integrativo nel 730: rigo C14Per recuperare il trattamento integrativo non erogato (o erogato in misura inferiore) devi compilare correttamente il rigo C14 del modello 730/2026, situato nella sezione “Altri dati” del Quadro C (Redditi di lavoro dipendente e assimilati). Struttura del rigo C14Il rigo C14 si compone di tre colonne:Colonna 1 – Codice: indica la situazione del bonus. I codici principali sono:Codice 1: il sostituto d’imposta ha erogato il bonus (puoi confermarlo o riconfermarlo)Codice 2: il sostituto d’imposta NON ha erogato il bonus (richiesta di recupero)Colonna 2 – Trattamento integrativo erogato dal sostituto: riporta l’importo che il datore di lavoro ha già erogato in busta paga durante l’anno (lo trovi nel punto 400 della CU)Colonna 3 – Esenzione ricercatori/docenti/impatriati: da compilare solo se si appartiene a categorie speciali con regimi agevolatiDove trovi i dati: la Certificazione UnicaTutti i dati per compilare correttamente il rigo C14 li trovi nella Certificazione Unica 2026 (riferita ai redditi 2025) rilasciata dal datore di lavoro entro il 16 marzo 2026. In particolare:Punto 391 della CU: codice trattamento integrativo (1 = erogato, 2 = non erogato)Punto 400 della CU: importo trattamento integrativo erogatoPunto 401 della CU: importo trattamento integrativo non erogato ma riconosciuto come spettanteSuggerimento pratico del CAF: prima di compilare il 730, controlla sempre attentamente la tua CU. Spesso i lavoratori non sanno nemmeno di non aver ricevuto il bonus, semplicemente perché non lo hanno cercato in busta paga. Il punto 400 della CU è la prova ufficiale di quanto erogato.Esempi pratici di recupero nel modello 730/2026Vediamo tre esempi concreti che riproducono i casi più frequenti che gestiamo allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.Esempio 1: Marco, dipendente con reddito 14.000 euroMarco ha lavorato tutto il 2025 come operaio in un’azienda metalmeccanica di Udine con un reddito complessivo di 14.000 euro. Il datore di lavoro non gli ha erogato il bonus perché Marco aveva firmato una rinuncia all’inizio dell’anno (temeva di superare la soglia per altri redditi che poi non si sono realizzati). La sua imposta lorda è di 3.220 euro (23% di 14.000), superiore alle detrazioni per lavoro dipendente che ammontano a circa 1.880 euro: ha dunque pieno diritto al trattamento integrativo di 1.200 euro.Compilazione 730:Rigo C14, Colonna 1: codice 2 (bonus non erogato)Rigo C14, Colonna 2: importo 0 (nulla erogato dal sostituto)Risultato: Marco recupera 1.200 euro a credito nel 730, che riceverà come rimborso direttamente in busta paga a luglio 2026 dal suo datore di lavoro (che funge da sostituto d’imposta), oppure dall’Agenzia delle Entrate se non ha un sostituto.Esempio 2: Laura, due datori di lavoro nel 2025Laura ha cambiato lavoro nel 2025: da gennaio a giugno presso un negozio di abbigliamento (reddito 7.000 euro), da luglio a dicembre presso un ristorante (reddito 7.500 euro). Totale: 14.500 euro. Ciascun datore di lavoro ha erogato il bonus solo sulla propria parte di reddito, calcolando come se Laura guadagnasse il doppio se proiettato sull’anno intero. Risultato: il primo le ha dato 600 euro, il secondo 600 euro. Totale erogato: 1.200 euro. In questo caso il bonus è già completo, ma è importante confermarlo in dichiarazione.Compilazione 730:Rigo C14, Colonna 1: codice 1 (bonus erogato)Rigo C14, Colonna 2: importo 1.200 euro (somma di quanto erogato dai due sostituti)Esempio 3: Antonio, lavoratore stagionaleAntonio ha lavorato solo da maggio a settembre 2025 (153 giorni) come cameriere stagionale presso un ristorante della costa friulana, percependo 6.000 euro. Il suo datore di lavoro non ha riconosciuto il bonus per timore di errori. Antonio ha diritto al trattamento integrativo proporzionato ai giorni lavorati: 1.200 × 153/365 = 503 euro circa.Compilazione 730:Rigo C14, Colonna 1: codice 2 (bonus non erogato)Rigo C14, Colonna 2: importo 0L’importo spettante (503 euro) sarà calcolato automaticamente dal software del 730 sulla base dei giorni lavorativi indicati nel rigo C5Quando devi restituire il bonus: i casi di incapienzaAttenzione: il trattamento integrativo non è “sempre tuo”. Esistono casi in cui devi restituirlo, in tutto o in parte, attraverso il 730. Questo accade quando, in sede di conguaglio annuale, emerge che non avevi i requisiti per riceverlo.I casi più tipici di restituzione obbligatoria sono:Hai superato la soglia dei 28.000 euro di reddito complessivo (es. per straordinari, premi di produzione, secondo lavoro): devi restituire l’intero importo ricevutoReddito tra 15.000 e 28.000 euro senza i requisiti specifici: in questa fascia il bonus spetta solo in casi precisi (clausola di salvaguardia), e se in sede di dichiarazione si verifica che le condizioni non c’erano, va restituito in tutto o in parteIncapienza fiscale: se la tua imposta lorda è inferiore o uguale alle detrazioni per lavoro dipendente, il bonus generalmente non spetta (con eccezione del trattamento per gli incapienti, vedi paragrafo dedicato)Hai cambiato regime fiscale: ad esempio, sei passato a regime forfettario nel corso dell’anno mantenendo un rapporto di lavoro dipendente residualeLa restituzione avviene automaticamente in dichiarazione: il software del 730 calcola la differenza e la indica come debito da pagare. Se la differenza supera 60 euro, è possibile rateizzarla in massimo 8 rate mensili a partire dal mese di luglio. Il bonus per gli incapienti: la novità 2024-2026Una delle novità più importanti introdotte con la Riforma IRPEF 2024 (poi confermata per il 2025 e 2026) è il cosiddetto trattamento integrativo per gli incapienti. Si tratta di un meccanismo che tutela i lavoratori dipendenti con redditi molto bassi (fino a 8.500 euro) che, a causa dell’introduzione delle nuove aliquote IRPEF e dell’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, rischiavano di perdere il diritto al bonus.Per questi lavoratori “incapienti” (la cui imposta lorda è interamente assorbita dalle detrazioni), è stato previsto comunque il riconoscimento di una somma a titolo di trattamento integrativo, calcolata come differenza tra il valore delle detrazioni teoricamente spettanti e l’imposta lorda. In pratica, lo Stato eroga questa “differenza” che, in mancanza dell’agevolazione, andrebbe persa.Esempio: Sara, lavoratrice part-time con reddito 8.000 euro l’anno, ha imposta lorda di 1.840 euro (23% di 8.000), interamente assorbita dalle detrazioni per lavoro dipendente di circa 1.955 euro. Senza il meccanismo per gli incapienti, Sara non avrebbe diritto al bonus. Con la nuova norma, le viene comunque riconosciuta una somma proporzionata.Documenti necessari per il recupero al CAFSe vuoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per il recupero del trattamento integrativo tramite 730/2026, porta con te questi documenti:Certificazione Unica 2026 (CU) di tutti i datori di lavoro avuti nel 2025Documento d’identità e tessera sanitaria/codice fiscaleCodici fiscali dei familiari a caricoEventuali altre certificazioni di reddito (es. NASpI, INPS per cassa integrazione)Coordinate bancarie (IBAN) per l’accredito di eventuali rimborsi superiori a 4.000 euroUltime buste paga 2025 (utili per verificare se il bonus è stato erogato correttamente)Modello 730/2025 dell’anno precedente (se presentato)Il nostro consiglio è di prenotare un appuntamento già da marzo, appena disponibile la CU. In questo modo eviti le code di maggio e giugno e hai più tempo per recuperare eventuali documenti mancanti. Scadenze 730/2026 e tempistiche di rimborsoPer il modello 730/2026 le scadenze principali sono:DataAdempimento16 marzo 2026Termine ultimo per il rilascio della CU 2026 da parte dei sostituti d’imposta30 aprile 2026Disponibilità della dichiarazione 730 precompilata sul portale Agenzia delle Entrate30 settembre 2026Termine ultimo per l’invio definitivo del 730/202625 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo (per correggere errori a favore del contribuente)Quando arriva il rimborso del bonus?Se hai presentato il 730 a un CAF entro il 31 maggio, il rimborso (compreso il trattamento integrativo) ti arriverà direttamente in busta paga di luglio 2026, accreditato dal tuo datore di lavoro come sostituto d’imposta. Se hai presentato il 730 più tardi (giugno-settembre), il rimborso slitterà ai mesi successivi (agosto, settembre, ottobre).Se invece hai presentato il 730 senza sostituto d’imposta (perché non hai un datore di lavoro attivo al momento del conguaglio), il rimborso ti arriverà direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico bancario sull’IBAN comunicato, di solito entro fine anno.Errori comuni da evitare nella compilazioneNegli ultimi anni allo sportello del CAF abbiamo riscontrato alcuni errori ricorrenti nella compilazione del rigo C14. Eccoli, con il modo corretto per evitarli:Indicare il codice 1 quando il bonus non è stato erogato: sembra banale, ma molti contribuenti per “abitudine” mettono sempre 1. Il risultato? Il sistema pensa che il bonus sia già stato pagato e non lo riconosce in dichiarazione. Verifica sempre il punto 391 e 400 della tua CU.Dimenticare di sommare gli importi di più CU: se hai avuto più datori di lavoro, devi sommare i punti 400 di tutte le CU e indicare il totale, non solo l’importo dell’ultima CU.Non indicare i giorni di lavoro nel rigo C5: i giorni di lavoro sono fondamentali per il calcolo proporzionale del bonus per stagionali e part-time. Senza questi dati il software non può calcolare correttamente l’importo spettante.Confondere il trattamento integrativo con il bonus Renzi originario da 80 euro: il vecchio bonus 80 euro è stato sostituito dal trattamento integrativo dal 1° luglio 2020. Per il 730/2026 si parla solo del nuovo bonus 100 euro.Non considerare i redditi assimilati: le indennità NASpI, le borse di studio, alcuni redditi parasubordinati concorrono a determinare la soglia. Vanno tutti sommati. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti sul recupero del Bonus Renzi1. Posso recuperare il trattamento integrativo anche se non presento il 730?Sì, in alternativa al 730 puoi presentare il Modello Redditi PF 2026 (ex Modello Unico), che ha le stesse funzionalità di recupero del bonus. La scadenza per il Modello Redditi PF è il 30 novembre 2026. Tuttavia, il 730 è generalmente più conveniente perché permette il rimborso diretto in busta paga.2. Cosa succede se ho rinunciato al bonus all’inizio dell’anno?Nessun problema. La rinuncia in busta paga non è definitiva: in sede di dichiarazione dei redditi puoi sempre richiedere il bonus, se ne avevi i requisiti. Indica nel rigo C14 il codice 2 e l’importo erogato dal sostituto (che sarà 0).3. I pensionati hanno diritto al trattamento integrativo?No, i pensionati sono esclusi dal trattamento integrativo, perché beneficiano di un sistema di detrazioni specifiche per redditi da pensione. Per loro esistono altre agevolazioni, come l’esonero contributivo per chi continua a lavorare oltre l’età pensionabile (Bonus Maroni).4. Il trattamento integrativo viene tassato?No, il trattamento integrativo è completamente esentasse. Non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF, quindi non aumenta le tasse da pagare. È un’erogazione “netta” che entra direttamente nella tua disponibilità.5. Posso recuperare il bonus degli anni precedenti se non lo ho fatto?Sì, è possibile presentare una dichiarazione integrativa a favore entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria. In pratica, nel 2026 puoi ancora recuperare il bonus non percepito per gli anni 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, presentando un Modello Redditi PF integrativo.6. Il trattamento integrativo conta per l’ISEE?No, il trattamento integrativo NON concorre al calcolo dell’ISEE, perché non è considerato reddito imponibile ai fini IRPEF. Quindi non incide sull’attestazione ISEE che ti serve per richiedere altri bonus o agevolazioni (assegno unico, bonus asilo nido, agevolazioni universitarie).📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per recuperare quello che ti spettaIl trattamento integrativo IRPEF rappresenta fino a 1.200 euro all’anno di potere d’acquisto in più. Se per qualsiasi motivo il datore di lavoro non te lo ha erogato, o lo ha erogato in misura inferiore, hai pieno diritto di recuperarlo nel modello 730/2026. La compilazione del rigo C14 richiede attenzione, perché un errore può tradursi nella perdita del bonus oppure in una richiesta di restituzione imprevista.Al CAF Centro Fiscale di Udine elaboriamo migliaia di dichiarazioni 730 ogni anno e siamo specializzati nel verificare il corretto riconoscimento del trattamento integrativo. Controlliamo la tua Certificazione Unica, ricalcoliamo l’importo spettante, ti spieghiamo chiaramente quanto recuperi (o quanto eventualmente devi restituire) e curiamo l’invio del modello.Prenota subito un appuntamento presso la nostra sede di Udine: ti aspettiamo per gestire al meglio il tuo 730/2026 e farti recuperare ogni euro che ti spetta. Contattaci telefonicamente, via email o tramite il modulo sul nostro sito. Ricorda: presentando il 730 entro fine maggio, il rimborso arriva direttamente in busta paga a luglio. Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 08:34:342026-05-31 17:45:46Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730
DICHIARAZIONE DEI REDDITISaldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i VersamentiUltimo aggiornamento: 22 maggio 2026Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno degli appuntamenti fiscali piu’ importanti dell’anno per milioni di contribuenti italiani. Entro il 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%) e’ necessario versare il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e il primo acconto IRPEF per il 2026. Il secondo acconto IRPEF ha invece scadenza al 30 novembre 2026.In questa guida completa al saldo e acconto IRPEF 2026 trovi il calendario delle scadenze aggiornato, le aliquote IRPEF 2026 ridotte a tre scaglioni dopo la riforma fiscale, il metodo per calcolare i versamenti sia con il metodo storico sia con quello previsionale, i codici tributo F24 da utilizzare e tutti gli esempi pratici per capire quanto pagare. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, calcolando con precisione il saldo e l’acconto IRPEF dovuti.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiSaldo e acconto IRPEF 2026: quadro generaleCalendario delle scadenze IRPEF 2026Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigoreCome calcolare il saldo IRPEF 2026Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionalePrimo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rateMaggiorazione dello 0,40% per pagamento differitoSoglie minime per i versamenti IRPEFCodici tributo F24 per saldo e acconto IRPEFRateizzazione dei versamenti IRPEFErrori e ritardi: ravvedimento operosoEsempi pratici di calcolo IRPEF 2026Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generaleIl saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un meccanismo di versamento che funziona in due tempi. Da un lato si paga il saldo IRPEF, ovvero la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta per l’anno appena trascorso (il 2025) e quanto e’ gia’ stato versato durante l’anno tramite ritenute, acconti e crediti d’imposta. Dall’altro lato si versano gli acconti IRPEF per l’anno in corso (il 2026), che anticipano l’imposta che si stima di dover pagare l’anno successivo sulla base dei redditi attuali.Questo sistema, regolato dall’art. 17 della Legge 97/1977 e dal DPR 322/1998, riguarda tutte le persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi PF), quindi lavoratori autonomi, partite IVA in regime ordinario, professionisti, imprenditori, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati che hanno redditi ulteriori (locazioni, attivita’ occasionali, dividendi) e che non utilizzano il sostituto d’imposta come tramite per i conguagli.Per chi presenta il modello 730 dipendente o pensionato, il saldo e l’acconto IRPEF vengono trattenuti automaticamente dal datore di lavoro o dall’INPS in busta paga o nella rata di pensione, senza bisogno di compilare un F24. Per chi presenta il modello Redditi PF (titolari di partita IVA in regime ordinario, contribuenti senza sostituto, soggetti con redditi particolari) il versamento avviene tramite F24 telematico entro le scadenze fissate dall’Agenzia delle Entrate.La distinzione tra saldo e acconto IRPEF e’ fondamentale. Il saldo chiude i conti dell’anno precedente: se hai versato meno di quanto dovuto, paghi la differenza; se hai versato di piu’, maturi un credito che puoi compensare. L’acconto, invece, e’ un’anticipazione dell’imposta futura: serve allo Stato per incassare gradualmente le imposte durante l’anno, senza aspettare la dichiarazione successiva. Per un approfondimento completo sui versamenti, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026. Calendario delle scadenze IRPEF 2026Il calendario delle scadenze IRPEF 2026 e’ definito dall’Agenzia delle Entrate sulla base del DPR 322/1998 e tiene conto sia della dichiarazione dei redditi anno d’imposta 2025 sia degli adempimenti per i versamenti. Ecco le date chiave da tenere a mente per non incorrere in sanzioni o ritardi.ScadenzaAdempimentoNote30 aprile 2026Apertura 730 precompilatoDal 2026 anticipata dal 15 al 30 aprile30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026Termine ordinario (senza maggiorazione)30 luglio 2026Saldo IRPEF + 1° acconto con maggiorazione 0,40%Differimento di 30 giorni30 settembre 2026Invio definitivo modello 730/2026Scadenza dichiarazione25 ottobre 2026730 integrativoCorrezioni a favore30 novembre 20262° acconto IRPEF 2026Rata unica30 novembre 2026Invio modello Redditi PF 2026Dichiarazione titolari P.IVALa data piu’ importante e’ senza dubbio il 30 giugno 2026, scadenza ordinaria per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto IRPEF 2026. Chi non riesce a versare entro questa data ha la possibilita’ di differire di 30 giorni, fino al 30 luglio 2026, pagando pero’ una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario, non di una sanzione: il contribuente che sceglie questa opzione non commette alcun illecito, semplicemente paga una piccola somma in piu’ per avere 30 giorni di tempo aggiuntivo.Il 30 novembre 2026 e’ invece la scadenza per il secondo acconto IRPEF, che si paga in un’unica soluzione senza possibilita’ di differimento. Per chi presenta il modello Redditi PF, il 30 novembre coincide anche con la data ultima per l’invio telematico della dichiarazione. Per gli adempimenti relativi al modello 730 a debito, leggi la guida su come pagare il 730 a debito a rate. Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigorePer calcolare il saldo e l’acconto IRPEF 2026 e’ necessario partire dalle aliquote IRPEF attualmente in vigore. Dal 2024, con il DLgs 216/2023, e’ stata introdotta una riforma che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF. Questa struttura e’ confermata anche per il 2026 ed e’ la base per calcolare l’imposta dovuta sui redditi del 2025 (saldo) e per stimare quella del 2026 (acconto).Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026Imposta dovutaFino a 28.000 euro23%23% del reddito imponibileOltre 28.000 fino a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000Rispetto al sistema in vigore fino al 2023 (quattro scaglioni: 23% / 25% / 35% / 43%), la riforma ha unito i primi due scaglioni applicando l’aliquota del 23% fino a 28.000 euro di reddito. Questo significa un beneficio fiscale per chi ha redditi tra 15.000 e 28.000 euro, che prima erano tassati al 25% e ora scendono al 23%. La terza aliquota del 35% resta in vigore per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, mentre la quarta aliquota del 43% si applica oltre i 50.000 euro.Oltre all’IRPEF nazionale, sui redditi delle persone fisiche gravano anche le addizionali regionali (variano da regione a regione, generalmente tra l’1,23% e il 3,33%) e le addizionali comunali (definite dal singolo Comune, fino allo 0,8%). Le addizionali si pagano separatamente, con codici tributo specifici, ma seguono lo stesso calendario del saldo IRPEF: entro il 30 giugno 2026 per il saldo dell’anno precedente. Per approfondire le detrazioni fiscali che riducono l’IRPEF dovuta, consulta la nostra sezione dedicata. Come calcolare il saldo IRPEF 2026Il calcolo del saldo IRPEF 2026 riguarda l’imposta dovuta sui redditi prodotti nel 2025. La procedura prevede diversi passaggi, che il modello 730 o il modello Redditi PF eseguono automaticamente, ma che e’ utile conoscere per capire come si arriva all’importo finale da versare il 30 giugno.Passaggi per il calcolo del saldo IRPEF1. Determinazione del reddito complessivo: somma di tutti i redditi del 2025 (lavoro dipendente, autonomo, fabbricati, capitale, diversi).2. Calcolo del reddito imponibile: reddito complessivo meno deduzioni (es. contributi previdenziali, assegni al coniuge, rendita catastale abitazione principale).3. Applicazione delle aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000, 43% oltre 50.000.4. Calcolo dell’IRPEF lorda: imposta risultante dall’applicazione delle aliquote agli scaglioni.5. Scomputo delle detrazioni d’imposta: detrazioni per lavoro dipendente (fino a 1.955 euro), per familiari a carico, per oneri (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo).6. Calcolo dell’IRPEF netta: IRPEF lorda meno detrazioni.7. Sottrazione di ritenute e acconti gia’ versati: ritenute IRPEF subite, acconti versati nel novembre 2025.8. Risultato finale: se positivo, e’ il saldo IRPEF a debito; se negativo, e’ un credito da compensare o rimborsare.Il saldo IRPEF e’ quindi una differenza algebrica tra cio’ che si dovrebbe pagare e cio’ che si e’ gia’ pagato durante l’anno tramite ritenute alla fonte e acconti. Per un lavoratore dipendente con un solo reddito, in genere il sostituto d’imposta (datore di lavoro) trattiene gia’ tutta l’IRPEF dovuta in busta paga, quindi il saldo a giugno e’ spesso pari a zero o addirittura a credito. Per un autonomo o un titolare di partita IVA in regime ordinario, invece, il saldo IRPEF e’ quasi sempre a debito, perche’ l’imposta sui compensi non e’ trattenuta alla fonte (salvo eccezioni come la ritenuta d’acconto del 20% per professionisti).Un esempio concreto: Marco, libero professionista, nel 2025 ha avuto un reddito imponibile di 45.000 euro. L’IRPEF lorda si calcola cosi’: 23% su 28.000 = 6.440 euro, piu’ 35% su (45.000 – 28.000) = 35% su 17.000 = 5.950 euro. Totale IRPEF lorda: 12.390 euro. Supponendo detrazioni per 1.500 euro e ritenute d’acconto subite per 3.000 euro, l’IRPEF netta e’ 12.390 – 1.500 = 10.890 euro. Sottraendo le ritenute (3.000) e il primo e secondo acconto versati nel 2025 (poniamo 5.000 euro totali), il saldo IRPEF da versare entro il 30 giugno 2026 e’: 10.890 – 3.000 – 5.000 = 2.890 euro. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionaleL’acconto IRPEF 2026 e’ un’anticipazione dell’imposta che si presume di dover pagare l’anno prossimo (il 2027) sui redditi del 2026. Il contribuente puo’ scegliere tra due metodi di calcolo: il metodo storico, basato sull’imposta dell’anno precedente, e il metodo previsionale, basato su una stima dei redditi attuali. La scelta tra i due metodi e’ libera e ognuno ha vantaggi e rischi.Metodo storico: calcolo automatico sul 2025Il metodo storico e’ il piu’ semplice e il piu’ usato. L’acconto IRPEF si calcola in misura pari al 100% dell’imposta netta dell’anno precedente (anno d’imposta 2025), risultante dalla dichiarazione dei redditi. Si prende quindi l’IRPEF netta indicata nel rigo dichiarativo del modello 730 o del modello Redditi PF 2026 e si versa quella cifra (al netto delle riduzioni previste). Il vantaggio del metodo storico e’ che non comporta rischi: se applichi correttamente la regola del 100%, non rischi sanzioni per insufficiente versamento. Lo svantaggio e’ che, se nel 2026 i redditi sono nettamente inferiori al 2025, potresti versare un acconto piu’ alto del dovuto.Metodo previsionale: stima sui redditi 2026Il metodo previsionale permette di versare un acconto piu’ basso (o anche nessun acconto) se si prevede che il reddito 2026 sara’ inferiore a quello del 2025. In pratica, il contribuente calcola in via previsionale l’IRPEF che dovra’ pagare nel 2027 sui redditi del 2026 e versa il 100% di quella cifra come acconto. Il vantaggio e’ un risparmio finanziario nell’immediato. Il rischio, pero’, e’ importante: se la stima si rivela sbagliata e l’imposta effettiva 2026 supera l’acconto versato di oltre il 20%, scatta una sanzione del 25% sull’importo non versato (oltre agli interessi), salva la possibilita’ di ravvedimento operoso.La scelta tra metodo storico e previsionale deve essere ragionata. Il metodo previsionale conviene quando si ha la quasi certezza di un calo di reddito (ad esempio per cessazione di un’attivita’, per riduzione del fatturato gia’ confermata, per passaggio al regime forfettario). In tutti gli altri casi, il metodo storico e’ piu’ prudente. Il CAF Centro Fiscale aiuta i clienti a valutare quale metodo sia piu’ conveniente in base alla situazione personale. Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rateL’acconto IRPEF 2026, calcolato con metodo storico o previsionale, va versato in due rate distinte secondo le regole stabilite dal DPR 322/1998 e dalle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate. La ripartizione e gli importi delle rate dipendono dal valore complessivo dell’acconto dovuto.Acconto totale dovuto1° rata2° rataScadenzeFino a 257,52 euroNon dovuta100% in unica soluzione30 novembre 2026Oltre 257,52 euro40% dell’acconto totale60% dell’acconto totale30 giugno e 30 novembre 2026La soglia di 257,52 euro e’ il punto di discrimine tra rata unica e doppia rata. Se l’acconto IRPEF complessivo dovuto e’ inferiore o uguale a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno: tutto l’importo si versa in unica soluzione entro il 30 novembre 2026. Se invece l’acconto supera 257,52 euro, si divide in due tranche: il 40% entro il 30 giugno 2026 (insieme al saldo IRPEF) e il restante 60% entro il 30 novembre 2026.Continuando l’esempio di Marco visto sopra: la sua IRPEF netta 2025 era di 10.890 euro. Applicando il metodo storico, l’acconto totale 2026 e’ pari al 100% di questa cifra, quindi 10.890 euro. Suddividendo in rate: 4.356 euro (40%) da versare entro il 30 giugno 2026 insieme al saldo, e 6.534 euro (60%) entro il 30 novembre 2026. Quindi a giugno Marco dovra’ pagare in totale: saldo IRPEF 2.890 + primo acconto 4.356 = 7.246 euro; a novembre versera’ il secondo acconto di 6.534 euro.E’ importante sottolineare che la prima rata d’acconto si paga insieme al saldo: entrambi entro il 30 giugno (o il 30 luglio con maggiorazione). Il secondo acconto, invece, e’ un versamento autonomo da fare entro il 30 novembre, senza possibilita’ di differimento ne’ di rateizzazione (salvo che per i forfettari, che hanno regole specifiche in alcune annualita’).Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differitoLa maggiorazione dello 0,40% e’ una facolta’ prevista dalla normativa fiscale che permette al contribuente di posticipare di 30 giorni il pagamento del saldo IRPEF e del primo acconto IRPEF. Anziche’ versare entro il 30 giugno 2026 (scadenza ordinaria), si puo’ versare entro il 30 luglio 2026 applicando un interesse forfettario dello 0,40% sull’imposta dovuta.Per applicare la maggiorazione, basta moltiplicare l’importo dell’IRPEF dovuta per 1,004. Ad esempio, se devi versare 5.000 euro entro il 30 giugno, posticipando al 30 luglio dovrai pagare 5.000 x 1,004 = 5.020 euro. La maggiorazione non e’ una sanzione, ma un costo finanziario opzionale: il contribuente non commette alcuna irregolarita’ scegliendo di pagare con i 30 giorni di differimento. La condizione e’ che il versamento avvenga entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione gia’ inclusa nell’importo versato sul codice tributo corrispondente.Attenzione: la maggiorazione dello 0,40% non si applica al secondo acconto IRPEF in scadenza il 30 novembre. Per quella data non e’ previsto alcun differimento ordinario: chi paga in ritardo deve ricorrere al ravvedimento operoso, che comporta sanzioni piu’ alte. Inoltre, la maggiorazione non e’ deducibile come interesse passivo: e’ un costo finale per il contribuente.Soglie minime per i versamenti IRPEFNon sempre il saldo e acconto IRPEF vanno versati: la normativa fiscale prevede infatti soglie minime al di sotto delle quali il versamento non e’ dovuto. Queste soglie servono a evitare versamenti minimi che genererebbero piu’ costi amministrativi che gettito fiscale.Tipologia versamentoSoglia minimaConseguenzaSaldo IRPEF12 euroSotto soglia: non dovutoAcconto IRPEF totale51,65 euroSotto soglia: nessun acconto dovuto1° rata acconto (in due rate)40% di 257,52 = 103,01 euroSotto soglia: prima rata non dovuta, tutto in seconda rataAddizionale regionale12 euroSotto soglia: non dovutaAddizionale comunale12 euroSotto soglia: non dovutaLa soglia di 51,65 euro per l’acconto IRPEF totale e’ particolarmente rilevante per i piccoli contribuenti. Se l’IRPEF netta 2025 e’ inferiore a 51,65 euro, non si paga alcun acconto per il 2026. Sopra questa soglia, scatta l’obbligo di versamento con le regole gia’ viste (rata unica o doppia rata in base alla soglia di 257,52 euro).Per il saldo IRPEF la soglia e’ invece di 12 euro: se l’imposta a debito risultante dalla dichiarazione e’ inferiore a questo importo, non si versa nulla. La stessa soglia di 12 euro vale per le addizionali regionale e comunale, calcolate separatamente dall’IRPEF nazionale. Queste soglie minime semplificano la vita ai contribuenti e all’amministrazione fiscale, evitando versamenti irrisori. Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEFPer versare il saldo e acconto IRPEF 2026 tramite modello F24 telematico, e’ fondamentale utilizzare i codici tributo corretti. L’Agenzia delle Entrate ha definito codici specifici per ciascun tipo di versamento, distinguendo tra saldo, primo acconto, secondo acconto e addizionali. Un errore nei codici tributo puo’ rendere il versamento inefficace e generare sanzioni.Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento (rateo)4001Saldo IRPEF20254033Primo acconto IRPEF20264034Secondo acconto IRPEF20263801Addizionale regionale IRPEF20253844Addizionale comunale IRPEF – saldo20253843Addizionale comunale IRPEF – acconto2026Nel modello F24 ogni codice tributo va compilato con il relativo anno di riferimento (es. 2025 per il saldo, 2026 per gli acconti) e con l’importo a debito. E’ possibile compensare crediti d’imposta (es. crediti IRPEF di anni precedenti, crediti IVA) con i versamenti dovuti, riducendo l’esborso effettivo. La compensazione orizzontale fino a 5.000 euro non richiede visto di conformita’; oltre questa soglia, e’ necessario il visto del professionista abilitato (commercialista, CAF) sulla dichiarazione.I versamenti tramite F24 devono essere effettuati esclusivamente in via telematica per i titolari di partita IVA. I privati possono utilizzare il F24 ordinario cartaceo presso banche, poste o agenti della riscossione, oppure il F24 online tramite home banking o servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Per la lista completa dei codici tributo, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.Rateizzazione dei versamenti IRPEFIl saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF 2026 possono essere rateizzati, distribuendo l’importo in piu’ versamenti mensili. Questa possibilita’ e’ particolarmente utile per chi ha importi elevati da pagare e preferisce diluire l’esborso nell’arco di alcuni mesi. La normativa di riferimento e’ l’art. 20 DLgs 241/1997, modificato dalla L. 122/2010.Privati (non titolari di P.IVA): possono rateizzare in massimo 7 rate mensili di pari importo. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a dicembre.Titolari di partita IVA: possono rateizzare in massimo 6 rate mensili. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a novembre.Interessi: sulle rate successive alla prima si applica un tasso annuo del 4%, calcolato in misura giornaliera.Secondo acconto: non e’ rateizzabile, si paga in unica soluzione entro il 30 novembre 2026.La rateizzazione si comunica direttamente nel modello F24, indicando nella colonna “rateazione/regione” il numero della rata in pagamento e il numero totale di rate scelte (es. “0107” per la prima rata su sette). E’ importante mantenere la stessa rateazione per tutta la durata: se si saltano rate o si modificano gli importi, l’amministrazione fiscale considera l’intero importo come non versato e applica sanzioni. Errori e ritardi: ravvedimento operosoSe non si versa il saldo o l’acconto IRPEF entro le scadenze previste, e’ possibile sanare il ritardo tramite ravvedimento operoso, regolato dall’art. 13 DLgs 472/1997. Il ravvedimento riduce le sanzioni in proporzione alla rapidita’ con cui si regolarizza la posizione. La riforma sanzioni entrata in vigore con il DLgs 87/2024 ha rivisto al ribasso le sanzioni base, rendendo il ravvedimento ancora piu’ conveniente.Tempo di ravvedimentoSanzione ridottaInteressiEntro 14 giorni dalla scadenza0,083% per ogni giorno di ritardoTasso legale annuoDa 15 a 30 giorni1,25% (1/10 del 12,5%)Tasso legale annuoDa 31 a 90 giorni1,39% (1/9 del 12,5%)Tasso legale annuoEntro il termine dichiarazione anno successivo3,125% (1/8 del 25%)Tasso legale annuoOltre, ma entro 2 anni3,57% (1/7 del 25%)Tasso legale annuoIl ravvedimento operoso e’ particolarmente vantaggioso se applicato nei primi 30 giorni dalla scadenza. Per regolarizzare, si versa con F24 l’imposta originariamente dovuta, la sanzione ridotta (codice tributo 8901 per IRPEF) e gli interessi legali (codice tributo 1989). E’ una procedura accessibile anche senza l’aiuto di un professionista, ma se hai dubbi sui calcoli e’ bene rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026Per fissare i concetti, vediamo tre esempi pratici di calcolo del saldo e acconto IRPEF 2026 in situazioni diverse: lavoratore dipendente con redditi aggiuntivi, professionista in regime ordinario, e pensionato con seconda casa.Esempio 1: dipendente con redditi da locazioneAnna e’ dipendente di una grande azienda, reddito 2025 di 32.000 euro lordi (CU rilasciata dal datore di lavoro). Ha anche un appartamento in affitto con cedolare secca al 21% che produce un reddito di 7.200 euro annui. Il sostituto d’imposta ha gia’ trattenuto in busta paga l’IRPEF sul reddito da lavoro. L’IRPEF residua dovuta riguarda quindi la sola sezione ordinaria del reddito complessivo (la cedolare e’ tassazione separata). Calcolando: 23% su 28.000 + 35% su (32.000-28.000) = 6.440 + 1.400 = 7.840 euro di IRPEF lorda. Detrazione lavoro dipendente per 32.000 euro: circa 1.910 euro. IRPEF netta: 7.840 – 1.910 = 5.930 euro. Trattenute dal datore: 5.930 euro (ipotesi conguaglio in busta). Saldo IRPEF da versare: 0 euro. Acconto IRPEF 2026: 100% di 5.930 = 5.930 euro, di cui prima rata 40% = 2.372 entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 3.558 entro il 30/11/2026.Esempio 2: professionista in regime ordinarioLuca, avvocato, reddito imponibile 2025 di 60.000 euro (compensi al netto dei costi). IRPEF lorda: 23% su 28.000 + 35% su 22.000 + 43% su 10.000 = 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro. Detrazioni varie: 1.200 euro. IRPEF netta: 17.240 euro. Ritenute d’acconto subite sui compensi: 4.800 euro. Acconti gia’ versati nel 2025: 10.000 euro (40% + 60% sul 2024). Saldo IRPEF 2026: 17.240 – 4.800 – 10.000 = 2.440 euro. Acconto 2026 (metodo storico, 100% di 17.240): 17.240 euro, di cui prima rata 40% = 6.896 euro + saldo 2.440 = 9.336 euro entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 10.344 euro entro il 30/11/2026.Esempio 3: pensionato con seconda casaGiuseppe, pensionato INPS, pensione 2025 di 18.000 euro annui. Possiede una seconda casa che usa come dimora secondaria (rendita catastale rivalutata: 800 euro). Reddito complessivo: 18.000 + 800 = 18.800 euro. IRPEF lorda: 23% su 18.800 = 4.324 euro. Detrazione pensione: circa 1.880 euro. IRPEF netta: 4.324 – 1.880 = 2.444 euro. L’INPS ha trattenuto in pensione l’IRPEF sui 18.000 euro di pensione, circa 2.260 euro (pari al 23% al netto delle detrazioni pro-quota). Saldo IRPEF da versare per la seconda casa: circa 184 euro. Acconto 2026: 100% di 2.444 = 2.444 euro, di cui prima rata 40% = 977,60 euro (sopra soglia 257,52, quindi divisibile in due) + saldo 184 = 1.162 euro circa entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 1.466 euro entro il 30/11/2026.Questi esempi mostrano come il saldo e acconto IRPEF 2026 possa variare sensibilmente in base alla tipologia di reddito e alla presenza o meno di un sostituto d’imposta. In casi complessi (redditi misti, partita IVA, immobili) e’ fondamentale rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che possono costare in termini di sanzioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ specializzato nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, con particolare attenzione alle esigenze dei contribuenti del Friuli Venezia Giulia, dove il sistema tavolare richiede competenze specifiche per la gestione degli immobili nelle dichiarazioni dei redditi. Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026Quando scade il saldo IRPEF 2026?Il saldo IRPEF 2026 (relativo ai redditi 2025) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile differire il versamento al 30 luglio 2026 applicando la maggiorazione dello 0,40% sull’imposta dovuta.Quanto si paga di acconto IRPEF nel 2026?L’acconto IRPEF 2026 e’ pari al 100% dell’IRPEF netta dovuta per l’anno d’imposta 2025 (metodo storico). In alternativa, si puo’ utilizzare il metodo previsionale, basato sulla stima del reddito 2026. L’acconto si versa in due rate: 40% entro il 30 giugno e 60% entro il 30 novembre 2026, se l’acconto totale supera 257,52 euro.Quali sono le aliquote IRPEF 2026?Le aliquote IRPEF 2026 sono articolate in tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. La riforma del DLgs 216/2023 ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF a partire dal 2024.Cosa succede se non pago il saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026?Se non versi entro il 30 giugno 2026, hai due opzioni: pagare entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%, oppure ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare il ritardo con sanzioni ridotte. Piu’ tardi paghi, piu’ alta sara’ la sanzione.Posso rateizzare il saldo IRPEF 2026?Si’, il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF possono essere rateizzati. I privati possono dividere il versamento in massimo 7 rate mensili (con interessi del 4% annuo sulle rate successive alla prima), mentre i titolari di partita IVA in massimo 6 rate. Il secondo acconto non e’ rateizzabile.Quando il secondo acconto IRPEF non si paga?Il secondo acconto IRPEF 2026 (scadenza 30 novembre) non e’ dovuto quando l’imposta netta dell’anno precedente e’ inferiore a 51,65 euro. Inoltre, quando l’acconto totale e’ inferiore a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno e l’intero importo viene versato in unica soluzione il 30 novembre.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Conclusione: gestire il saldo e acconto IRPEF 2026 con il CAFIl saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un adempimento articolato che richiede attenzione su scadenze, calcoli e codici tributo. Le date fondamentali da memorizzare sono il 30 giugno 2026 per saldo e primo acconto (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) e il 30 novembre 2026 per il secondo acconto. Le aliquote IRPEF 2026 restano confermate a tre scaglioni (23% / 35% / 43%) come stabilito dal DLgs 216/2023.Se vuoi essere certo di calcolare correttamente il saldo e acconto IRPEF 2026, evitare sanzioni e cogliere tutte le opportunita’ di risparmio fiscale (detrazioni, deduzioni, compensazioni), affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori sono specializzati in dichiarazione dei redditi, sia con modello 730 sia con modello Redditi PF, e ti supportano in ogni fase: dalla raccolta documenti al calcolo dell’imposta, dalla compilazione del modello al versamento tramite F24. Prenota un appuntamento chiamando il nostro centralino o tramite il sito centrofiscale.com.Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 08:44:012026-05-22 08:09:57Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
CAFCedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026Scegliere tra cedolare secca e IRPEF per tassare i redditi da locazione è una delle decisioni fiscali più importanti per chi affitta un immobile. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, ma non sempre: dipende dal reddito complessivo, dalle detrazioni fiscali di cui si dispone e dal tipo di contratto. In questa guida aggiornata al 2026 analizziamo nel dettaglio quando conviene la cedolare secca al 21%, quando è meglio restare con la tassazione IRPEF ordinaria e quali sono gli impatti su ISEE e detrazioni familiari. Se hai dubbi sulla scelta migliore per la tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con un’analisi personalizzata. Indice dei contenutiCos’è la cedolare secca e come funzionaAliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcoloConfronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativaBreak-even point: quando la cedolare secca conviene davveroQuando NON conviene la cedolare seccaImpatto su ISEE e detrazioni familiariCedolare secca al 10%: canone concordatoEsempi pratici di calcoloDomande frequentiCos’è la cedolare secca e come funzionaLa cedolare secca è un regime fiscale opzionale introdotto nel 2011 che permette ai proprietari di immobili ad uso abitativo di pagare un’imposta sostitutiva fissa sui redditi da locazione, al posto dell’IRPEF e delle relative addizionali. In pratica, invece di sommare il canone di affitto agli altri redditi e pagare l’imposta progressiva, si applica un’aliquota fissa del 21% (o del 10% per i contratti a canone concordato) direttamente sul canone annuo.Chi sceglie la cedolare secca rinuncia alla possibilità di aggiornare il canone con l’indice ISTAT per tutta la durata del contratto. In compenso, non paga l’imposta di registro (2% annuo) né l’imposta di bollo sulla registrazione. Per approfondire tutti i requisiti e le modalità di adesione, ti consigliamo di leggere la nostra guida completa alla cedolare secca 2026. Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcoloPer capire se la cedolare secca conviene, bisogna prima conoscere come funziona la tassazione IRPEF ordinaria. Con l’IRPEF, i redditi da locazione si sommano a quelli da lavoro, pensione o altri redditi e vengono tassati con aliquote progressive. Nel 2026 gli scaglioni IRPEF confermati dalla Legge di Bilancio sono tre:23% sui redditi fino a 28.000 euro35% sui redditi da 28.001 a 50.000 euro43% sui redditi oltre 50.000 euroA queste aliquote si aggiungono le addizionali regionali (dallo 0,9% al 3,33% a seconda della Regione) e le addizionali comunali (fino allo 0,8%). Questo significa che un contribuente con redditi nella fascia più alta può pagare fino al 47% di imposte sul canone d’affitto percepito. Con la tassazione IRPEF, però, il canone viene abbattuto del 5% a titolo forfettario (si dichiara solo il 95% del canone), un vantaggio che con la cedolare secca non si applica perché si tassa il 100% del canone. Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativaVediamo ora il confronto numerico tra cedolare secca al 21% e IRPEF per diversi livelli di reddito complessivo, ipotizzando un canone annuo di 9.600 euro (800 euro al mese). La tabella mostra l’imposta totale sul solo reddito da locazione, considerando anche le addizionali medie (stimiamo un 2% complessivo tra regionali e comunali).Reddito complessivoAliquota marginale IRPEF + addizionaliImposta IRPEF sul canone (95%)Cedolare secca 21%Risparmio con cedolare15.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro25.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro35.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro50.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro60.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro75.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euroCome si vede dalla tabella, la cedolare secca conviene praticamente sempre in termini di tassazione pura. Il vantaggio cresce man mano che aumenta il reddito complessivo: per chi ha redditi sopra i 50.000 euro, il risparmio supera i 2.000 euro l’anno su un singolo contratto. Anche nella fascia di reddito più bassa (sotto i 28.000 euro), dove l’aliquota IRPEF è del 23%, la cedolare secca resta comunque conveniente perché l’imposta sul canone include anche le addizionali. Break-even point: quando la cedolare secca conviene davveroIl break-even point, ovvero il punto di pareggio, è il livello di reddito e di detrazioni in cui la cedolare secca e l’IRPEF producono lo stesso carico fiscale. In termini puramente di aliquota, la cedolare secca al 21% diventa conveniente già quando l’aliquota marginale effettiva IRPEF (comprensiva di addizionali) supera il 22,1%. Questo perché con l’IRPEF il canone viene abbattuto al 95%, quindi l’aliquota effettiva si riduce leggermente.In pratica, il calcolo è il seguente: 21% del 100% del canone = 22,1% del 95% del canone. Questo significa che se la tua aliquota marginale complessiva (IRPEF + addizionali) è superiore al 22,1%, la cedolare secca conviene. Dato che l’aliquota minima IRPEF è del 23% più le addizionali (circa 2%), nella stragrande maggioranza dei casi il regime sostitutivo risulta più vantaggioso. Il vero calcolo di convenienza, però, deve tenere conto anche delle detrazioni perse e dell’impatto sull’ISEE. Quando NON conviene la cedolare seccaEsistono situazioni specifiche in cui la cedolare secca non conviene e la tassazione IRPEF ordinaria risulta più vantaggiosa. Vediamo i casi principali in cui è meglio valutare attentamente prima di optare per il regime sostitutivo.Detrazioni elevate non utilizzabili. Questo è il caso più frequente. Con la cedolare secca, il reddito da locazione non entra nella base imponibile IRPEF. Questo significa che chi ha molte detrazioni fiscali (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni, bonus nido, spese scolastiche) potrebbe non avere sufficiente imposta IRPEF lorda su cui “scaricarle”. In altre parole, le detrazioni restano inutilizzate perché manca capienza fiscale.Canone concordato al 10%. Se hai un contratto a canone concordato in un Comune ad alta densità abitativa, l’aliquota della cedolare secca scende al 10%. In questo caso la cedolare conviene quasi sempre. Ma attenzione: se il canone concordato è molto basso e hai redditi complessivi modesti, potresti comunque trovarti nella situazione di perdere detrazioni importanti.Redditi molto bassi con familiari a carico. Se il tuo reddito complessivo è vicino alla no tax area (8.500 euro per pensionati, 8.174 euro per dipendenti), aggiungere il canone alla base IRPEF potrebbe non generare imposta grazie alle detrazioni per lavoro o pensione. In questo caso, la cedolare secca al 21% rappresenterebbe un costo che altrimenti non avresti. Se hai familiari a carico, l’assegno unico universale non viene influenzato, ma le detrazioni per coniuge a carico dipendono dal reddito complessivo IRPEF.Rinuncia all’aggiornamento ISTAT. Optando per la cedolare secca, rinunci alla possibilità di adeguare il canone all’inflazione per tutta la durata del contratto. Con un’inflazione del 2-3% annuo, su un contratto 4+4 questo può significare perdere centinaia di euro di adeguamento. Se prevedi un periodo di inflazione elevata, questo aspetto va considerato nel calcolo complessivo di convenienza. Impatto su ISEE e detrazioni familiariUn aspetto spesso trascurato riguarda l’impatto della cedolare secca sull’ISEE. Il reddito soggetto a cedolare secca viene comunque incluso nel calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Questo significa che, anche se paghi meno tasse grazie alla cedolare, il tuo ISEE sarà lo stesso sia che tu scelga la cedolare secca sia che opti per l’IRPEF ordinaria.Perché è importante? Perché un ISEE più alto può farti perdere l’accesso a prestazioni agevolate come la bonus mamme, le agevolazioni per le rette universitarie, le prestazioni sociali comunali e le tariffe ridotte per i servizi pubblici. In pratica, la cedolare secca ti fa risparmiare sulle tasse ma non riduce il tuo ISEE.Per quanto riguarda le detrazioni per familiari a carico, la situazione è diversa. Il reddito da cedolare secca non concorre al reddito complessivo IRPEF, quindi non aumenta la base su cui vengono calcolate le detrazioni. Tuttavia, non genera nemmeno imposta IRPEF su cui “scaricare” le detrazioni stesse. Se hai figli a carico, ricorda che l’assegno unico universale ha sostituito le vecchie detrazioni per figli e non dipende dall’IRPEF versata. Chi presenta il modello 730 deve valutare attentamente questo aspetto con l’aiuto di un professionista.Cedolare secca al 10%: canone concordatoLa cedolare secca al 10% è riservata ai contratti a canone concordato (tipologia 3+2) stipulati nei Comuni ad alta tensione abitativa o nei Comuni per i quali è stato deliberato lo stato di emergenza. Questa aliquota ridotta rende la cedolare secca estremamente conveniente rispetto all’IRPEF in quasi tutti i casi.Per accedere al canone concordato, il canone deve rispettare i parametri stabiliti dagli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Generalmente il canone concordato è inferiore del 20-30% rispetto al canone di mercato. Nonostante il canone più basso, l’aliquota ridotta al 10% spesso compensa la differenza, soprattutto per chi ha redditi medio-alti. Inoltre, i Comuni possono applicare un’ulteriore riduzione dell’IMU fino al 75% per gli immobili affittati a canone concordato. Per verificare se il tuo Comune prevede queste agevolazioni, consulta la nostra guida alla cedolare secca 2026. Esempi pratici di calcoloVediamo tre esempi concreti per capire quando la cedolare secca conviene e quando no.Esempio 1: Mario, dipendente con reddito medioMario ha un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro e affitta un appartamento a 700 euro al mese (8.400 euro annui). Non ha particolari detrazioni oltre a quelle per lavoro dipendente.Con IRPEF: il canone (95% = 7.980 euro) viene tassato all’aliquota marginale del 35% + 2% addizionali = 2.953 euro di imposte. A questo va aggiunta l’imposta di registro (2% di 8.400 = 168 euro, metà a carico = 84 euro)Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 8.400 = 1.764 euro. Nessuna imposta di registroRisparmio annuo con cedolare: 1.273 euroPer Mario la cedolare secca conviene nettamente.Esempio 2: Giulia, pensionata con reddito bassoGiulia è pensionata con un reddito di 12.000 euro, affitta una stanza a 350 euro al mese (4.200 euro annui) e ha 3.000 euro di spese mediche detraibili al 19%.Con IRPEF: il canone (95% = 3.990 euro) viene tassato al 23% + 2% = 998 euro. Però Giulia può detrarre le spese mediche (19% di 2.871 euro netti = 545 euro) dall’IRPEF lorda. Imposta effettiva sul canone: circa 453 euroCon cedolare secca 21%: imposta = 21% di 4.200 = 882 euro. Le spese mediche non si possono scaricare sul canone da cedolareCon cedolare paga 429 euro in piùPer Giulia la cedolare secca non conviene perché ha detrazioni mediche significative che con l’IRPEF abbattono l’imposta.Esempio 3: Roberto, libero professionista con reddito altoRoberto è un professionista con un regime forfettario che genera 65.000 euro di reddito e affitta un bilocale a 1.000 euro al mese (12.000 euro annui).Con IRPEF: il canone (95% = 11.400 euro) viene tassato al 43% + 2% = 5.130 euroCon cedolare secca 21%: imposta = 21% di 12.000 = 2.520 euroRisparmio annuo con cedolare: 2.610 euroPer Roberto il vantaggio è enorme. Con redditi alti, la cedolare secca conviene in modo molto significativo, a meno che non abbia un ingente volume di detrazioni inutilizzate.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequentiLa cedolare secca conviene sempre?No, non sempre. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, soprattutto per chi ha redditi medi e alti. Tuttavia, se hai molte detrazioni fiscali non utilizzate (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni) e un reddito basso, la tassazione ordinaria IRPEF potrebbe essere più vantaggiosa perché ti permette di “scaricare” queste detrazioni.La cedolare secca incide sull’ISEE?Sì, il reddito da cedolare secca viene incluso nel calcolo dell’ISEE. Questo significa che il tuo indicatore economico sarà lo stesso indipendentemente dalla scelta del regime fiscale. Se accedi a prestazioni sociali legate all’ISEE, questo aspetto non cambia scegliendo cedolare o IRPEF.Posso passare da IRPEF a cedolare secca?Sì, puoi optare per la cedolare secca sia al momento della registrazione del contratto che nelle annualità successive, comunicando la scelta con il modello RLI all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente. La scelta vale per l’intera durata del contratto, salvo revoca.La cedolare secca si applica anche agli affitti brevi?Sì, dal 2024 la cedolare secca si applica agli affitti brevi con aliquota del 21% per il primo immobile e del 26% dal secondo immobile in poi. Questa novità ha reso meno conveniente la cedolare per chi affitta più appartamenti con contratti brevi. Per maggiori dettagli, leggi la nostra guida completa alla cedolare secca.Come si calcola la convenienza della cedolare secca?Il calcolo va fatto confrontando l’imposta totale nei due scenari. Con l’IRPEF calcola: (canone x 95%) x (aliquota marginale + addizionali) – detrazioni non godibili. Con la cedolare calcola: canone x 21% (o 10%). Se il secondo importo è inferiore, la cedolare secca conviene. Per un calcolo preciso sulla tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.Hai bisogno di aiuto per la scelta fiscale giusta?Scegliere tra cedolare secca e IRPEF richiede un’analisi attenta della tua situazione personale: redditi, detrazioni, familiari a carico e prestazioni sociali. Il CAF Centro Fiscale di Udine può effettuare una simulazione personalizzata per individuare la soluzione più vantaggiosa per te.Scrivici su WhatsApp: 366 6018121Oppure compila il modulo per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640 | info@centrofiscale.comMaggio 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-06 09:00:002026-05-31 17:56:43Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026
CAFCedolare Secca 2026: Guida Definitiva Aliquote e ConvenienzaIndice dei contenutiCos’è la Cedolare Secca e Come FunzionaAliquote Cedolare Secca 2026: 21%, 10% e 26%Chi Può Scegliere la Cedolare SeccaCedolare Secca vs IRPEF: Quando ConvieneCome Si Esercita l’OpzioneRinuncia agli Aggiornamenti ISTAT del CanoneVersamento: Acconti e Saldo con F24Scadenze Cedolare Secca 2026Cedolare Secca per Più ImmobiliDomande Frequenti La cedolare secca 2026 rappresenta una delle opzioni fiscali più vantaggiose per chi affitta un immobile abitativo in Italia. Si tratta di un regime di tassazione alternativo all’IRPEF che permette ai proprietari di pagare un’imposta sostitutiva con aliquota fissa, evitando così le aliquote progressive che possono arrivare fino al 43%. In questa guida definitiva analizziamo nel dettaglio tutte le aliquote della cedolare secca 2026, le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, e soprattutto quando conviene davvero scegliere questo regime rispetto alla tassazione ordinaria.Se stai valutando se applicare la cedolare secca al tuo contratto di locazione, oppure se hai già fatto questa scelta e vuoi verificare che sia ancora conveniente nel 2026, sei nel posto giusto. Vedremo insieme ogni aspetto: dai requisiti alle scadenze, dai codici tributo F24 fino al confronto numerico con l’IRPEF per ogni fascia di reddito. Per una visione completa della tua situazione fiscale, può essere utile anche effettuare un calcolo dello stipendio netto 2026 per capire l’impatto complessivo delle imposte.Cos’è la Cedolare Secca e Come Funziona nel 2026 La cedolare secca è un regime fiscale opzionale introdotto dal Decreto Legislativo 23/2011, che consente ai proprietari di immobili ad uso abitativo di sostituire l’IRPEF e le relative addizionali (regionale e comunale) con un’imposta sostitutiva a aliquota fissa. In termini semplici, invece di pagare le tasse sul reddito da affitto secondo gli scaglioni IRPEF progressivi, si paga una percentuale fissa sul canone di locazione annuo.La cedolare secca 2026 sostituisce contemporaneamente diverse imposte: l’IRPEF sul reddito dell’immobile, le addizionali regionali e comunali, l’imposta di registro sul contratto di locazione (normalmente pari al 2% del canone annuo) e l’imposta di bollo. Questo significa un notevole risparmio burocratico oltre che economico, perché non serve più pagare ogni anno l’imposta di registro sulla registrazione o sulla proroga del contratto.Il funzionamento è semplice: il proprietario comunica all’Agenzia delle Entrate la scelta della cedolare secca al momento della registrazione del contratto, oppure in seguito tramite apposita comunicazione. Da quel momento, il canone di locazione annuo diventa la base imponibile su cui si applica l’aliquota fissa. Il reddito derivante dall’affitto non si cumula con gli altri redditi ai fini IRPEF, il che è particolarmente vantaggioso per chi ha redditi medio-alti.Aliquote Cedolare Secca 2026: 21%, 10% e la Novità del 26% Nel 2026, il sistema delle aliquote della cedolare secca prevede tre livelli distinti, ciascuno applicabile a situazioni specifiche. Conoscere le differenze è fondamentale per fare la scelta giusta e massimizzare il risparmio fiscale.Aliquota del 21%: Contratti a Canone LiberoL’aliquota ordinaria del 21% si applica ai contratti di locazione a canone libero (tipologia 4+4 o transitorio). Questa è l’aliquota standard della cedolare secca e rappresenta l’opzione più comune. Si calcola sull’intero importo del canone annuo dichiarato nel contratto, senza alcuna deduzione o riduzione della base imponibile. Ad esempio, se affitti un appartamento a 800 euro al mese (9.600 euro annui), con la cedolare secca al 21% pagherai 2.016 euro di imposta per l’intero anno.Aliquota del 10%: Contratti a Canone ConcordatoL’aliquota ridotta del 10% è riservata ai contratti stipulati con canone concordato, ovvero quei contratti in cui l’importo dell’affitto viene determinato sulla base di accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Questa aliquota agevolata si applica nei Comuni ad alta tensione abitativa, nei Comuni capoluogo di provincia, e in tutti quei territori dove esistono accordi locali. Per accedere all’aliquota al 10% è necessario che il contratto sia stipulato secondo i modelli previsti dagli accordi territoriali e che sia presente l’attestazione di conformità rilasciata da un’organizzazione firmataria. Ad esempio, con un canone concordato di 600 euro al mese (7.200 euro annui), l’imposta sarà di soli 720 euro all’anno.Novità 2026: Aliquota del 26% per Affitti Brevi (dal Secondo Immobile)La grande novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e confermata per il 2026 riguarda gli affitti brevi (locazioni turistiche con durata inferiore a 30 giorni). Dal 1 gennaio 2024, chi affitta più di un immobile in regime di locazione breve paga il 26% di cedolare secca dal secondo immobile in poi. Per il primo immobile si continua ad applicare l’aliquota del 21%. Questa misura è stata introdotta per contrastare il fenomeno della locazione turistica “seriale” e riguarda in particolare chi gestisce più appartamenti su piattaforme come Airbnb e Booking.In pratica, se possiedi 3 appartamenti che affitti per brevi periodi, pagherai il 21% sul primo e il 26% sugli altri due. Il proprietario può scegliere quale immobile designare come “primo” per beneficiare dell’aliquota ridotta, generalmente quello con il canone più elevato.Chi Può Scegliere la Cedolare Secca nel 2026 Non tutti possono accedere al regime della cedolare secca 2026. Esistono requisiti precisi sia per il locatore sia per l’immobile. Ecco chi può e chi non può scegliere questo regime fiscale agevolato.Requisiti del locatore (proprietario):Deve essere una persona fisica (no società, no imprese)Non deve agire nell’esercizio di attività di impresa, arte o professione (in pratica, non deve avere partita IVA collegata all’attività di locazione)Deve essere proprietario o titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione)Requisiti dell’immobile:Deve essere un immobile ad uso abitativo (categorie catastali da A1 a A11, escluso A10 che è ufficio)Le relative pertinenze (box, cantina, posto auto) possono essere incluse se locate congiuntamenteEsclusi: immobili commerciali, uffici, negozi, capannoniRequisiti dell’inquilino: L’inquilino (conduttore) non deve agire nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo. Se l’inquilino è una società o un professionista che affitta per uso ufficio, la cedolare secca non è ammessa. Fanno eccezione i contratti stipulati con enti locali per scopi sociali.È importante sapere che la scelta della cedolare secca è individuale per ciascun comproprietario: se un immobile è di proprietà di due persone, uno può optare per la cedolare secca e l’altro per la tassazione ordinaria IRPEF. Per approfondire le detrazioni fiscali a cui potresti rinunciare scegliendo la cedolare, consulta la nostra guida dedicata.Cedolare Secca vs IRPEF: Quando Conviene Davvero Capire quando la cedolare secca conviene rispetto all’IRPEF è la domanda chiave per ogni proprietario. La risposta dipende principalmente dal reddito complessivo e dalla fascia IRPEF in cui si ricade. Vediamo un confronto pratico con numeri reali.Con la tassazione IRPEF ordinaria, il reddito da locazione si cumula con gli altri redditi (stipendio, pensione, ecc.) e viene tassato secondo gli scaglioni progressivi 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. A queste aliquote vanno aggiunte le addizionali regionali (dallo 0,9% al 3,33%) e comunali (fino allo 0,8%). Inoltre, con l’IRPEF si applica una deduzione forfettaria del 5% sul canone (il 95% viene tassato).Con la cedolare secca al 21%, invece, si paga il 21% sull’intero canone senza deduzioni, ma senza addizionali e senza imposta di registro.Tabella Confronto: Cedolare Secca 21% vs IRPEF per Fascia di RedditoIpotizziamo un canone di locazione di 10.000 euro annui e calcoliamo l’imposta nei due regimi (addizionali stimate al 2% complessivo):Reddito complessivoAliquota IRPEF marginaleImposta IRPEF sul canone*Cedolare secca 21%Risparmio con cedolareFino a 15.000 euro23% + addizionali2.375 euro2.100 euro275 euro (conviene cedolare)Da 15.001 a 28.000 euro23% + addizionali2.375 euro2.100 euro275 euro (conviene cedolare)Da 28.001 a 50.000 euro35% + addizionali3.515 euro2.100 euro1.415 euro (conviene cedolare)Oltre 50.000 euro43% + addizionali4.275 euro2.100 euro2.175 euro (conviene cedolare)*Calcolata su 95% del canone (9.500 euro) + imposta di registro 2% (200 euro) + addizionali stimate 2%Come si vede dalla tabella, la cedolare secca 2026 conviene quasi sempre, ma il vantaggio cresce enormemente al crescere del reddito. Per chi ha un reddito superiore a 50.000 euro, il risparmio è di oltre 2.000 euro all’anno su un canone di 10.000 euro. Per i redditi bassi (sotto i 15.000 euro) il vantaggio è minimo e potrebbe addirittura non convenire se si hanno diritto a detrazioni fiscali che verrebbero perse con la cedolare secca.Attenzione: scegliendo la cedolare secca, il reddito da locazione non si somma al reddito complessivo. Questo significa che non aumenta la base imponibile IRPEF, ma anche che non genera diritto a detrazioni e deduzioni. Per chi ha redditi bassi e beneficia di detrazioni per familiari a carico o bonus vari, è fondamentale fare un calcolo preciso. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con una simulazione personalizzata.Come Si Esercita l’Opzione per la Cedolare Secca Esercitare l’opzione per la cedolare secca 2026 è un passaggio obbligatorio e può avvenire in diversi momenti. La procedura varia a seconda che si tratti di un nuovo contratto o di un contratto già in corso.Alla Registrazione del ContrattoIl momento più semplice per scegliere la cedolare secca è al momento della registrazione del contratto di locazione. L’opzione si esercita compilando il modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili) presso l’Agenzia delle Entrate, barrando la casella dedicata alla cedolare secca. La registrazione può essere fatta online tramite il servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate, oppure presso un ufficio territoriale. Scegliendo la cedolare al momento della registrazione, non si paga l’imposta di registro né l’imposta di bollo sulla registrazione stessa.Per Contratti Già in CorsoSe hai un contratto di locazione già registrato e vuoi passare alla cedolare secca in un’annualità successiva, puoi farlo in occasione della proroga del contratto o di una annualità successiva. In questo caso, devi presentare il modello RLI entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente. È anche possibile revocare l’opzione e tornare al regime ordinario, sempre con le stesse tempistiche.Comunicazione all’inquilino: il locatore deve inviare all’inquilino una raccomandata (anche via PEC) con cui comunica la rinuncia all’aggiornamento del canone per tutta la durata dell’opzione. Questa comunicazione è un requisito essenziale e la sua mancanza può invalidare l’opzione per la cedolare secca.Rinuncia agli Aggiornamenti ISTAT del CanoneUn aspetto che molti proprietari sottovalutano è che scegliere la cedolare secca comporta automaticamente la rinuncia agli aggiornamenti ISTAT del canone di locazione. In pratica, per tutta la durata dell’opzione, il canone mensile resta fisso e non può essere adeguato all’inflazione secondo l’indice ISTAT dei prezzi al consumo.Normalmente, nei contratti di locazione a canone libero, è prevista una clausola che consente al proprietario di aggiornare il canone annualmente in base alla variazione dell’indice ISTAT (generalmente il 75% o il 100% della variazione). Con un’inflazione al 2%, su un canone di 800 euro al mese, l’aggiornamento ISTAT vale circa 12-16 euro mensili in più. Su 4 anni di contratto, la rinuncia può costare fino a 500-700 euro complessivi.Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il risparmio fiscale della cedolare secca supera ampiamente la perdita dell’aggiornamento ISTAT. Bisogna fare un calcolo preciso caso per caso. Il team del CAF Centro Fiscale può effettuare questa valutazione durante un appuntamento dedicato, confrontando il costo della rinuncia ISTAT con il risparmio fiscale effettivo.Versamento della Cedolare Secca: Acconti e Saldo con F24 Il pagamento della cedolare secca 2026 segue le stesse regole dell’IRPEF per quanto riguarda acconti e saldo, e si effettua tramite il modello F24. Ecco i codici tributo e le modalità di versamento.Codici Tributo F24 per la Cedolare SeccaCodice tributo 1840: Acconto prima rata della cedolare seccaCodice tributo 1841: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione della cedolare seccaCodice tributo 1842: Saldo della cedolare seccaCome Si Calcolano gli AccontiL’acconto della cedolare secca 2026 è pari al 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente. Il versamento dell’acconto si divide in due rate se l’importo supera 257,52 euro:Prima rata (40%): da versare entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%)Seconda rata (60%): da versare entro il 30 novembre 2026Se l’importo dell’acconto è inferiore o uguale a 257,52 euro, si versa in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Il saldo viene poi versato l’anno successivo, entro il 30 giugno 2027, insieme alla dichiarazione dei redditi. Per ulteriori dettagli sui codici tributo F24, consulta la nostra guida completa.Scadenze Cedolare Secca 2026: Il Calendario CompletoAvere chiare le scadenze della cedolare secca 2026 è essenziale per evitare sanzioni e interessi. Ecco il calendario completo con tutte le date da segnare:ScadenzaAdempimentoCodice Tributo30 giugno 2026Acconto prima rata (40%) o saldo anno precedente1840 / 184230 luglio 2026Acconto prima rata con maggiorazione 0,40%184030 settembre 2026Dichiarazione Redditi (Modello 730 o Redditi PF)–30 novembre 2026Acconto seconda rata (60%) o acconto unica soluzione184130 giugno 2027Saldo cedolare secca 20261842La dichiarazione dei redditi da locazione con cedolare secca va inserita nel Modello 730 (Quadro B) oppure nel Modello Redditi PF (Quadro RB). Per chi presenta il 730, la scadenza per l’invio è il 30 settembre 2026. Il CAF Centro Fiscale gestisce ogni anno centinaia di dichiarazioni con cedolare secca e può assisterti nella corretta compilazione e nel calcolo degli acconti.Cedolare Secca per Più Immobili: Come Funziona La cedolare secca può essere applicata a più immobili contemporaneamente dallo stesso proprietario. L’opzione va esercitata singolarmente per ciascun contratto di locazione. Non esiste un limite al numero di immobili per cui si può optare, a patto che siano tutti ad uso abitativo e che il locatore non agisca come imprenditore.Per le locazioni lunghe (4+4, 3+2), l’aliquota resta al 21% o al 10% indipendentemente dal numero di immobili. La novità dell’aliquota al 26% riguarda esclusivamente gli affitti brevi (sotto i 30 giorni) a partire dal secondo immobile.Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Marco possieda 3 appartamenti:Appartamento A: locazione lunga 4+4 a canone libero (800 euro/mese) – cedolare secca 21% = 2.016 euro/annoAppartamento B: locazione lunga 3+2 a canone concordato (500 euro/mese) – cedolare secca 10% = 600 euro/annoAppartamento C: affitto breve su Airbnb (media 1.200 euro/mese) – cedolare secca 26% = 3.744 euro/anno (essendo il secondo immobile in locazione breve)Marco pagherà in totale 6.360 euro di cedolare secca. Se avesse scelto l’IRPEF con un reddito da lavoro di 40.000 euro, avrebbe pagato circa 10.500 euro tra IRPEF, addizionali e imposta di registro. Il risparmio con la cedolare secca è di oltre 4.000 euro all’anno.Per i proprietari con più immobili, il consiglio è rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine per una simulazione complessiva che tenga conto di tutte le variabili: tipo di contratto, durata, aliquota applicabile e impatto sul reddito complessivo.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande Frequenti sulla Cedolare Secca 2026La cedolare secca conviene sempre?No, non sempre. La cedolare secca 2026 conviene nella grande maggioranza dei casi, soprattutto per chi ha un reddito complessivo superiore a 28.000 euro. Per redditi molto bassi (sotto i 15.000 euro), potrebbe non convenire perché il reddito da locazione non genera diritto a detrazioni e deduzioni. Il consiglio è sempre quello di fare una simulazione personalizzata.Si può passare dalla cedolare secca all’IRPEF e viceversa?Sì, l’opzione non è irrevocabile. Puoi revocare la cedolare secca e tornare al regime IRPEF ordinario in occasione di ogni annualità del contratto, presentando il modello RLI entro 30 giorni dalla scadenza. Allo stesso modo, puoi aderire alla cedolare in un’annualità successiva se inizialmente non l’avevi scelta.La cedolare secca si applica anche ai box e posti auto?Le pertinenze (box, cantina, posto auto) possono essere incluse nella cedolare secca solo se locate congiuntamente all’immobile abitativo e con lo stesso contratto. Non è possibile applicare la cedolare a una pertinenza locata separatamente.Come si dichiara la cedolare secca nel 730?La cedolare secca si dichiara nel Quadro B del Modello 730, indicando il canone di locazione e barrando la casella relativa all’opzione per la cedolare. Il software di compilazione calcola automaticamente l’imposta dovuta. Se preferisci, il CAF Centro Fiscale compila e invia il 730 per te, verificando la correttezza dei dati.Cosa succede se non si pagano gli acconti?Il mancato o insufficiente versamento degli acconti della cedolare secca comporta l’applicazione di sanzioni (30% dell’importo non versato, riducibili con ravvedimento operoso) e interessi legali. Per evitare problemi, è importante calcolare correttamente gli acconti e rispettare le scadenze del 30 giugno e 30 novembre.La cedolare secca influisce sull’ISEE?Sì, il reddito soggetto a cedolare secca viene comunque conteggiato nel calcolo dell’ISEE. Anche se non si cumula ai fini IRPEF, il canone di locazione entra nel reddito complessivo utilizzato per determinare l’indicatore ISEE. Questo è un aspetto da considerare se si beneficia di prestazioni legate all’ISEE come assegno unico, bonus nido o agevolazioni universitarie.Conclusione: Scegli la Cedolare Secca con il Supporto del CAFLa cedolare secca 2026 resta una delle opzioni fiscali più convenienti per i proprietari di immobili abitativi in Italia. Con le tre aliquote disponibili – 21% per canone libero, 10% per canone concordato e 26% per affitti brevi dal secondo immobile – offre flessibilità e, nella maggior parte dei casi, un significativo risparmio rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria.La scelta della cedolare secca richiede però una valutazione attenta e personalizzata: bisogna considerare il reddito complessivo, le detrazioni a cui si potrebbe rinunciare, il numero di immobili e il tipo di contratto. Non esiste una risposta universale, ma con i numeri giusti la decisione diventa chiara.Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata sulla cedolare secca. I nostri operatori possono effettuare una simulazione dettagliata, aiutarti con la registrazione del contratto e la compilazione del 730. Prenota un appuntamento chiamando lo 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121. Ti aspettiamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-05 09:00:002026-05-31 17:57:09Cedolare Secca 2026: Guida Definitiva Aliquote e Convenienza
CAFCedolare Secca 2026: Guida Definitiva Aliquote e ConvenienzaIndice dei contenutiCos’è la Cedolare Secca e Come FunzionaAliquote Cedolare Secca 2026: 21%, 10% e 26%Chi Può Scegliere la Cedolare SeccaCedolare Secca vs IRPEF: Quando ConvieneCome Si Esercita l’OpzioneRinuncia agli Aggiornamenti ISTAT del CanoneVersamento: Acconti e Saldo con F24Scadenze Cedolare Secca 2026Cedolare Secca per Più ImmobiliDomande Frequenti La cedolare secca 2026 rappresenta una delle opzioni fiscali più vantaggiose per chi affitta un immobile abitativo in Italia. Si tratta di un regime di tassazione alternativo all’IRPEF che permette ai proprietari di pagare un’imposta sostitutiva con aliquota fissa, evitando così le aliquote progressive che possono arrivare fino al 43%. In questa guida definitiva analizziamo nel dettaglio tutte le aliquote della cedolare secca 2026, le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, e soprattutto quando conviene davvero scegliere questo regime rispetto alla tassazione ordinaria.Se stai valutando se applicare la cedolare secca al tuo contratto di locazione, oppure se hai già fatto questa scelta e vuoi verificare che sia ancora conveniente nel 2026, sei nel posto giusto. Vedremo insieme ogni aspetto: dai requisiti alle scadenze, dai codici tributo F24 fino al confronto numerico con l’IRPEF per ogni fascia di reddito. Per una visione completa della tua situazione fiscale, può essere utile anche effettuare un calcolo dello stipendio netto 2026 per capire l’impatto complessivo delle imposte.Cos’è la Cedolare Secca e Come Funziona nel 2026 La cedolare secca è un regime fiscale opzionale introdotto dal Decreto Legislativo 23/2011, che consente ai proprietari di immobili ad uso abitativo di sostituire l’IRPEF e le relative addizionali (regionale e comunale) con un’imposta sostitutiva a aliquota fissa. In termini semplici, invece di pagare le tasse sul reddito da affitto secondo gli scaglioni IRPEF progressivi, si paga una percentuale fissa sul canone di locazione annuo.La cedolare secca 2026 sostituisce contemporaneamente diverse imposte: l’IRPEF sul reddito dell’immobile, le addizionali regionali e comunali, l’imposta di registro sul contratto di locazione (normalmente pari al 2% del canone annuo) e l’imposta di bollo. Questo significa un notevole risparmio burocratico oltre che economico, perché non serve più pagare ogni anno l’imposta di registro sulla registrazione o sulla proroga del contratto.Il funzionamento è semplice: il proprietario comunica all’Agenzia delle Entrate la scelta della cedolare secca al momento della registrazione del contratto, oppure in seguito tramite apposita comunicazione. Da quel momento, il canone di locazione annuo diventa la base imponibile su cui si applica l’aliquota fissa. Il reddito derivante dall’affitto non si cumula con gli altri redditi ai fini IRPEF, il che è particolarmente vantaggioso per chi ha redditi medio-alti.Aliquote Cedolare Secca 2026: 21%, 10% e la Novità del 26% Nel 2026, il sistema delle aliquote della cedolare secca prevede tre livelli distinti, ciascuno applicabile a situazioni specifiche. Conoscere le differenze è fondamentale per fare la scelta giusta e massimizzare il risparmio fiscale.Aliquota del 21%: Contratti a Canone LiberoL’aliquota ordinaria del 21% si applica ai contratti di locazione a canone libero (tipologia 4+4 o transitorio). Questa è l’aliquota standard della cedolare secca e rappresenta l’opzione più comune. Si calcola sull’intero importo del canone annuo dichiarato nel contratto, senza alcuna deduzione o riduzione della base imponibile. Ad esempio, se affitti un appartamento a 800 euro al mese (9.600 euro annui), con la cedolare secca al 21% pagherai 2.016 euro di imposta per l’intero anno.Aliquota del 10%: Contratti a Canone ConcordatoL’aliquota ridotta del 10% è riservata ai contratti stipulati con canone concordato, ovvero quei contratti in cui l’importo dell’affitto viene determinato sulla base di accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Questa aliquota agevolata si applica nei Comuni ad alta tensione abitativa, nei Comuni capoluogo di provincia, e in tutti quei territori dove esistono accordi locali. Per accedere all’aliquota al 10% è necessario che il contratto sia stipulato secondo i modelli previsti dagli accordi territoriali e che sia presente l’attestazione di conformità rilasciata da un’organizzazione firmataria. Ad esempio, con un canone concordato di 600 euro al mese (7.200 euro annui), l’imposta sarà di soli 720 euro all’anno.Novità 2026: Aliquota del 26% per Affitti Brevi (dal Secondo Immobile)La grande novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e confermata per il 2026 riguarda gli affitti brevi (locazioni turistiche con durata inferiore a 30 giorni). Dal 1 gennaio 2024, chi affitta più di un immobile in regime di locazione breve paga il 26% di cedolare secca dal secondo immobile in poi. Per il primo immobile si continua ad applicare l’aliquota del 21%. Questa misura è stata introdotta per contrastare il fenomeno della locazione turistica “seriale” e riguarda in particolare chi gestisce più appartamenti su piattaforme come Airbnb e Booking.In pratica, se possiedi 3 appartamenti che affitti per brevi periodi, pagherai il 21% sul primo e il 26% sugli altri due. Il proprietario può scegliere quale immobile designare come “primo” per beneficiare dell’aliquota ridotta, generalmente quello con il canone più elevato.Chi Può Scegliere la Cedolare Secca nel 2026 Non tutti possono accedere al regime della cedolare secca 2026. Esistono requisiti precisi sia per il locatore sia per l’immobile. Ecco chi può e chi non può scegliere questo regime fiscale agevolato.Requisiti del locatore (proprietario):Deve essere una persona fisica (no società, no imprese)Non deve agire nell’esercizio di attività di impresa, arte o professione (in pratica, non deve avere partita IVA collegata all’attività di locazione)Deve essere proprietario o titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione)Requisiti dell’immobile:Deve essere un immobile ad uso abitativo (categorie catastali da A1 a A11, escluso A10 che è ufficio)Le relative pertinenze (box, cantina, posto auto) possono essere incluse se locate congiuntamenteEsclusi: immobili commerciali, uffici, negozi, capannoniRequisiti dell’inquilino: L’inquilino (conduttore) non deve agire nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo. Se l’inquilino è una società o un professionista che affitta per uso ufficio, la cedolare secca non è ammessa. Fanno eccezione i contratti stipulati con enti locali per scopi sociali.È importante sapere che la scelta della cedolare secca è individuale per ciascun comproprietario: se un immobile è di proprietà di due persone, uno può optare per la cedolare secca e l’altro per la tassazione ordinaria IRPEF. Per approfondire le detrazioni fiscali a cui potresti rinunciare scegliendo la cedolare, consulta la nostra guida dedicata.Cedolare Secca vs IRPEF: Quando Conviene Davvero Capire quando la cedolare secca conviene rispetto all’IRPEF è la domanda chiave per ogni proprietario. La risposta dipende principalmente dal reddito complessivo e dalla fascia IRPEF in cui si ricade. Vediamo un confronto pratico con numeri reali.Con la tassazione IRPEF ordinaria, il reddito da locazione si cumula con gli altri redditi (stipendio, pensione, ecc.) e viene tassato secondo gli scaglioni progressivi 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. A queste aliquote vanno aggiunte le addizionali regionali (dallo 0,9% al 3,33%) e comunali (fino allo 0,8%). Inoltre, con l’IRPEF si applica una deduzione forfettaria del 5% sul canone (il 95% viene tassato).Con la cedolare secca al 21%, invece, si paga il 21% sull’intero canone senza deduzioni, ma senza addizionali e senza imposta di registro.Tabella Confronto: Cedolare Secca 21% vs IRPEF per Fascia di RedditoIpotizziamo un canone di locazione di 10.000 euro annui e calcoliamo l’imposta nei due regimi (addizionali stimate al 2% complessivo):Reddito complessivoAliquota IRPEF marginaleImposta IRPEF sul canone*Cedolare secca 21%Risparmio con cedolareFino a 15.000 euro23% + addizionali2.375 euro2.100 euro275 euro (conviene cedolare)Da 15.001 a 28.000 euro23% + addizionali2.375 euro2.100 euro275 euro (conviene cedolare)Da 28.001 a 50.000 euro35% + addizionali3.515 euro2.100 euro1.415 euro (conviene cedolare)Oltre 50.000 euro43% + addizionali4.275 euro2.100 euro2.175 euro (conviene cedolare)*Calcolata su 95% del canone (9.500 euro) + imposta di registro 2% (200 euro) + addizionali stimate 2%Come si vede dalla tabella, la cedolare secca 2026 conviene quasi sempre, ma il vantaggio cresce enormemente al crescere del reddito. Per chi ha un reddito superiore a 50.000 euro, il risparmio è di oltre 2.000 euro all’anno su un canone di 10.000 euro. Per i redditi bassi (sotto i 15.000 euro) il vantaggio è minimo e potrebbe addirittura non convenire se si hanno diritto a detrazioni fiscali che verrebbero perse con la cedolare secca.Attenzione: scegliendo la cedolare secca, il reddito da locazione non si somma al reddito complessivo. Questo significa che non aumenta la base imponibile IRPEF, ma anche che non genera diritto a detrazioni e deduzioni. Per chi ha redditi bassi e beneficia di detrazioni per familiari a carico o bonus vari, è fondamentale fare un calcolo preciso. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con una simulazione personalizzata.Come Si Esercita l’Opzione per la Cedolare Secca Esercitare l’opzione per la cedolare secca 2026 è un passaggio obbligatorio e può avvenire in diversi momenti. La procedura varia a seconda che si tratti di un nuovo contratto o di un contratto già in corso.Alla Registrazione del ContrattoIl momento più semplice per scegliere la cedolare secca è al momento della registrazione del contratto di locazione. L’opzione si esercita compilando il modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili) presso l’Agenzia delle Entrate, barrando la casella dedicata alla cedolare secca. La registrazione può essere fatta online tramite il servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate, oppure presso un ufficio territoriale. Scegliendo la cedolare al momento della registrazione, non si paga l’imposta di registro né l’imposta di bollo sulla registrazione stessa.Per Contratti Già in CorsoSe hai un contratto di locazione già registrato e vuoi passare alla cedolare secca in un’annualità successiva, puoi farlo in occasione della proroga del contratto o di una annualità successiva. In questo caso, devi presentare il modello RLI entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente. È anche possibile revocare l’opzione e tornare al regime ordinario, sempre con le stesse tempistiche.Comunicazione all’inquilino: il locatore deve inviare all’inquilino una raccomandata (anche via PEC) con cui comunica la rinuncia all’aggiornamento del canone per tutta la durata dell’opzione. Questa comunicazione è un requisito essenziale e la sua mancanza può invalidare l’opzione per la cedolare secca.Rinuncia agli Aggiornamenti ISTAT del CanoneUn aspetto che molti proprietari sottovalutano è che scegliere la cedolare secca comporta automaticamente la rinuncia agli aggiornamenti ISTAT del canone di locazione. In pratica, per tutta la durata dell’opzione, il canone mensile resta fisso e non può essere adeguato all’inflazione secondo l’indice ISTAT dei prezzi al consumo.Normalmente, nei contratti di locazione a canone libero, è prevista una clausola che consente al proprietario di aggiornare il canone annualmente in base alla variazione dell’indice ISTAT (generalmente il 75% o il 100% della variazione). Con un’inflazione al 2%, su un canone di 800 euro al mese, l’aggiornamento ISTAT vale circa 12-16 euro mensili in più. Su 4 anni di contratto, la rinuncia può costare fino a 500-700 euro complessivi.Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il risparmio fiscale della cedolare secca supera ampiamente la perdita dell’aggiornamento ISTAT. Bisogna fare un calcolo preciso caso per caso. Il team del CAF Centro Fiscale può effettuare questa valutazione durante un appuntamento dedicato, confrontando il costo della rinuncia ISTAT con il risparmio fiscale effettivo.Versamento della Cedolare Secca: Acconti e Saldo con F24 Il pagamento della cedolare secca 2026 segue le stesse regole dell’IRPEF per quanto riguarda acconti e saldo, e si effettua tramite il modello F24. Ecco i codici tributo e le modalità di versamento.Codici Tributo F24 per la Cedolare SeccaCodice tributo 1840: Acconto prima rata della cedolare seccaCodice tributo 1841: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione della cedolare seccaCodice tributo 1842: Saldo della cedolare seccaCome Si Calcolano gli AccontiL’acconto della cedolare secca 2026 è pari al 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente. Il versamento dell’acconto si divide in due rate se l’importo supera 257,52 euro:Prima rata (40%): da versare entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%)Seconda rata (60%): da versare entro il 30 novembre 2026Se l’importo dell’acconto è inferiore o uguale a 257,52 euro, si versa in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Il saldo viene poi versato l’anno successivo, entro il 30 giugno 2027, insieme alla dichiarazione dei redditi. Per ulteriori dettagli sui codici tributo F24, consulta la nostra guida completa.Scadenze Cedolare Secca 2026: Il Calendario CompletoAvere chiare le scadenze della cedolare secca 2026 è essenziale per evitare sanzioni e interessi. Ecco il calendario completo con tutte le date da segnare:ScadenzaAdempimentoCodice Tributo30 giugno 2026Acconto prima rata (40%) o saldo anno precedente1840 / 184230 luglio 2026Acconto prima rata con maggiorazione 0,40%184030 settembre 2026Dichiarazione Redditi (Modello 730 o Redditi PF)–30 novembre 2026Acconto seconda rata (60%) o acconto unica soluzione184130 giugno 2027Saldo cedolare secca 20261842La dichiarazione dei redditi da locazione con cedolare secca va inserita nel Modello 730 (Quadro B) oppure nel Modello Redditi PF (Quadro RB). Per chi presenta il 730, la scadenza per l’invio è il 30 settembre 2026. Il CAF Centro Fiscale gestisce ogni anno centinaia di dichiarazioni con cedolare secca e può assisterti nella corretta compilazione e nel calcolo degli acconti.Cedolare Secca per Più Immobili: Come Funziona La cedolare secca può essere applicata a più immobili contemporaneamente dallo stesso proprietario. L’opzione va esercitata singolarmente per ciascun contratto di locazione. Non esiste un limite al numero di immobili per cui si può optare, a patto che siano tutti ad uso abitativo e che il locatore non agisca come imprenditore.Per le locazioni lunghe (4+4, 3+2), l’aliquota resta al 21% o al 10% indipendentemente dal numero di immobili. La novità dell’aliquota al 26% riguarda esclusivamente gli affitti brevi (sotto i 30 giorni) a partire dal secondo immobile.Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Marco possieda 3 appartamenti:Appartamento A: locazione lunga 4+4 a canone libero (800 euro/mese) – cedolare secca 21% = 2.016 euro/annoAppartamento B: locazione lunga 3+2 a canone concordato (500 euro/mese) – cedolare secca 10% = 600 euro/annoAppartamento C: affitto breve su Airbnb (media 1.200 euro/mese) – cedolare secca 26% = 3.744 euro/anno (essendo il secondo immobile in locazione breve)Marco pagherà in totale 6.360 euro di cedolare secca. Se avesse scelto l’IRPEF con un reddito da lavoro di 40.000 euro, avrebbe pagato circa 10.500 euro tra IRPEF, addizionali e imposta di registro. Il risparmio con la cedolare secca è di oltre 4.000 euro all’anno.Per i proprietari con più immobili, il consiglio è rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine per una simulazione complessiva che tenga conto di tutte le variabili: tipo di contratto, durata, aliquota applicabile e impatto sul reddito complessivo.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande Frequenti sulla Cedolare Secca 2026La cedolare secca conviene sempre?No, non sempre. La cedolare secca 2026 conviene nella grande maggioranza dei casi, soprattutto per chi ha un reddito complessivo superiore a 28.000 euro. Per redditi molto bassi (sotto i 15.000 euro), potrebbe non convenire perché il reddito da locazione non genera diritto a detrazioni e deduzioni. Il consiglio è sempre quello di fare una simulazione personalizzata.Si può passare dalla cedolare secca all’IRPEF e viceversa?Sì, l’opzione non è irrevocabile. Puoi revocare la cedolare secca e tornare al regime IRPEF ordinario in occasione di ogni annualità del contratto, presentando il modello RLI entro 30 giorni dalla scadenza. Allo stesso modo, puoi aderire alla cedolare in un’annualità successiva se inizialmente non l’avevi scelta.La cedolare secca si applica anche ai box e posti auto?Le pertinenze (box, cantina, posto auto) possono essere incluse nella cedolare secca solo se locate congiuntamente all’immobile abitativo e con lo stesso contratto. Non è possibile applicare la cedolare a una pertinenza locata separatamente.Come si dichiara la cedolare secca nel 730?La cedolare secca si dichiara nel Quadro B del Modello 730, indicando il canone di locazione e barrando la casella relativa all’opzione per la cedolare. Il software di compilazione calcola automaticamente l’imposta dovuta. Se preferisci, il CAF Centro Fiscale compila e invia il 730 per te, verificando la correttezza dei dati.Cosa succede se non si pagano gli acconti?Il mancato o insufficiente versamento degli acconti della cedolare secca comporta l’applicazione di sanzioni (30% dell’importo non versato, riducibili con ravvedimento operoso) e interessi legali. Per evitare problemi, è importante calcolare correttamente gli acconti e rispettare le scadenze del 30 giugno e 30 novembre.La cedolare secca influisce sull’ISEE?Sì, il reddito soggetto a cedolare secca viene comunque conteggiato nel calcolo dell’ISEE. Anche se non si cumula ai fini IRPEF, il canone di locazione entra nel reddito complessivo utilizzato per determinare l’indicatore ISEE. Questo è un aspetto da considerare se si beneficia di prestazioni legate all’ISEE come assegno unico, bonus nido o agevolazioni universitarie.Conclusione: Scegli la Cedolare Secca con il Supporto del CAFLa cedolare secca 2026 resta una delle opzioni fiscali più convenienti per i proprietari di immobili abitativi in Italia. Con le tre aliquote disponibili – 21% per canone libero, 10% per canone concordato e 26% per affitti brevi dal secondo immobile – offre flessibilità e, nella maggior parte dei casi, un significativo risparmio rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria.La scelta della cedolare secca richiede però una valutazione attenta e personalizzata: bisogna considerare il reddito complessivo, le detrazioni a cui si potrebbe rinunciare, il numero di immobili e il tipo di contratto. Non esiste una risposta universale, ma con i numeri giusti la decisione diventa chiara.Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata sulla cedolare secca. I nostri operatori possono effettuare una simulazione dettagliata, aiutarti con la registrazione del contratto e la compilazione del 730. Prenota un appuntamento chiamando lo 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121. Ti aspettiamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-05 09:00:002026-05-31 17:57:01Cedolare Secca 2026: Guida Definitiva Aliquote e Convenienza
CAFScadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo 730, IVA, IMU e Contributi INPSIl mese di giugno 2026 è uno dei più impegnativi dell’anno fiscale italiano. Con la prima rata IMU in scadenza il 16 giugno, il saldo IRPEF e il primo acconto entro il 30 giugno, le ritenute su lavoro dipendente e autonomo, i contributi INPS e la prosecuzione dell’invio del Modello 730, i contribuenti devono pianificare con attenzione ogni adempimento per evitare sanzioni e maggiorazioni.In questa guida completa, aggiornata alle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS, troverai il calendario dettagliato di tutte le scadenze fiscali di giugno 2026, con indicazioni pratiche su importi, codici tributo F24 e modalità di pagamento. Se hai perso le scadenze del mese precedente, puoi consultare anche il nostro articolo sulle scadenze fiscali di maggio 2026.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi. Indice dei contenutiCalendario completo scadenze giugno 2026IMU prima rata: acconto 16 giugno 2026IRPEF, ritenute e addizionali: 16 giugnoIVA mensile maggio: versamento 16 giugnoContributi INPS giugno 2026Contributi colf e badanti: 10 giugnoSaldo IRPEF e primo acconto: 30 giugnoDichiarazione IMU: 30 giugnoDiritto annuale Camera di CommercioModello 730: perché conviene inviarlo entro giugnoLIPE primo trimestre: scadenza e sanzioniCome evitare sanzioni: il ravvedimento operosoFAQ – Domande frequentiCalendario completo scadenze fiscali giugno 2026Ecco il calendario dettagliato di tutte le principali scadenze fiscali di giugno 2026, organizzato giorno per giorno secondo lo Scadenzario ufficiale dell’Agenzia delle Entrate. Giugno è un mese particolarmente denso di adempimenti: dal versamento dell’IMU alle imposte sui redditi, dalle ritenute ai contributi previdenziali.DataAdempimentoChi deve adempiereCodice Tributo10 giugnoContributi colf, badanti e lavoratori domestici (2a rata trimestrale)Datori di lavoro domesticoMAV/PagoPA INPS16 giugnoIMU – Prima rata (acconto)Proprietari di immobili (esclusa abitazione principale non di lusso)3912-3916-3918-392516 giugnoIRPEF ritenute lavoro dipendente e assimilati (maggio)Sostituti d’imposta (datori di lavoro)100116 giugnoIRPEF ritenute lavoro autonomo e provvigioni (maggio)Sostituti d’imposta104016 giugnoAddizionali regionali e comunali IRPEF (rata mensile)Sostituti d’imposta3802-384816 giugnoIVA mensile – Liquidazione maggioContribuenti IVA mensili600516 giugnoContributi INPS gestione separata (committenti, maggio)Committenti e collaboratoriCXX16 giugnoINPS contributi dipendenti (maggio)Datori di lavoroDM10/UniEmens25 giugnoINTRASTAT mensile (operazioni maggio)Operatori intracomunitari mensili–30 giugnoSaldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026Persone fisiche, soci di società di persone4001 (saldo) – 4033 (acconto)30 giugnoSaldo IRAP 2025 e primo acconto IRAP 2026Soggetti IRAP (imprese, professionisti)3800 (saldo) – 3812 (acconto)30 giugnoSaldo e primo acconto imposta sostitutiva forfettariContribuenti regime forfettario1792 (saldo) – 1790 (acconto)30 giugnoContributi INPS artigiani e commercianti (saldo + 1° acconto)Artigiani, commercianti, forfettariDa Redditi PF30 giugnoContributi INPS gestione separata (saldo + 1° acconto)Professionisti senza cassaDa Redditi PF30 giugnoDichiarazione IMU per variazioni anno 2025Proprietari con variazioni immobiliari–30 giugnoDiritto annuale Camera di CommercioImprese iscritte al Registro Imprese385030 giugnoImposta di bollo fatture elettroniche (1° trimestre, se > 5.000 euro)Soggetti IVA con fattura elettronica2521Nota importante: quando la scadenza cade di sabato o domenica, il termine viene automaticamente prorogato al primo giorno lavorativo successivo. Nel 2026 il 16 giugno cade di martedì e il 30 giugno di martedì, quindi non ci sono proroghe automatiche. IMU prima rata 2026: acconto entro il 16 giugnoLa scadenza più attesa di giugno è senza dubbio l’IMU – Imposta Municipale Unica. Il 16 giugno 2026 scade il termine per il versamento della prima rata (acconto), pari al 50% dell’imposta dovuta per l’intero anno, calcolata sulle aliquote dell’anno precedente.Chi deve pagare l’IMUL’IMU è dovuta da proprietari, titolari di diritti reali (usufrutto, uso, abitazione, superficie) e locatari finanziari su:Seconde case e immobili diversi dall’abitazione principaleAbitazioni principali di lusso (categorie catastali A/1, A/8 e A/9)Terreni agricoli (con eccezioni per zone montane e collinari)Aree fabbricabiliImmobili commerciali, capannoni, ufficiEsenzione abitazione principale: l’abitazione principale non di lusso (categorie da A/2 ad A/7) e le relative pertinenze (una per ciascuna categoria C/2, C/6, C/7) sono esenti dall’IMU. Questo significa che se possiedi solo la casa dove vivi, non devi pagare nulla.Come si calcola l’acconto IMUL’acconto IMU si calcola con questa formula:Rendita catastale + 5% rivalutazione x moltiplicatore catastale x aliquota comunale / 2 = Acconto IMUFacciamo un esempio pratico: supponiamo che Mario possieda una seconda casa a Udine con rendita catastale di 500 euro, categoria A/3. Il calcolo sarà:Rendita rivalutata: 500 + 5% = 525 euroBase imponibile: 525 x 160 (moltiplicatore per cat. A) = 84.000 euroIMU annua: 84.000 x 10,6 per mille (aliquota ordinaria) = 890,40 euroAcconto 16 giugno: 890,40 / 2 = 445,20 euroCodici tributo F24 per l’IMUCodice TributoTipologia immobile3912Abitazione principale di lusso e pertinenze (A/1, A/8, A/9)3916Aree fabbricabili3918Altri fabbricati (seconde case, uffici, negozi)3925Immobili categoria D – Quota Stato3930Immobili categoria D – Quota Comune (incremento)3914Terreni agricoliIl versamento si effettua tramite Modello F24, compilando la sezione “IMU e altri tributi locali” con il codice del Comune di ubicazione dell’immobile. È possibile pagare in banca, ufficio postale, oppure online tramite il servizio F24 web dell’Agenzia delle Entrate. IRPEF, ritenute e addizionali: scadenza 16 giugnoIl 16 giugno 2026 è anche la data in cui i sostituti d’imposta (datori di lavoro, aziende, professionisti che pagano collaboratori) devono versare le ritenute operate nel mese di maggio. Si tratta di un adempimento mensile che riguarda milioni di imprese e professionisti.Ritenute da versare entro il 16 giugnoIRPEF ritenute lavoro dipendente (codice tributo 1001): trattenute sugli stipendi di maggioIRPEF ritenute lavoro autonomo (codice tributo 1040): ritenute d’acconto su compensi a professionistiIRPEF ritenute su provvigioni (codice tributo 1040): per agenti e rappresentantiAddizionali regionali IRPEF (codice tributo 3802): rata mensile dell’addizionale regionaleAddizionali comunali IRPEF (codice tributo 3848): rata mensile dell’addizionale comunale in accontoTutti i versamenti si effettuano con Modello F24 telematico. I datori di lavoro con più di 15 dipendenti sono obbligati alla presentazione telematica tramite Entratel o Fisconline. IVA mensile maggio: versamento entro il 16 giugnoI contribuenti IVA con liquidazione mensile devono versare entro il 16 giugno l’IVA risultante dalla liquidazione relativa al mese di maggio 2026. Il codice tributo da utilizzare nel Modello F24 è il 6005 (IVA versamento mensile – maggio).Sono obbligati alla liquidazione mensile dell’IVA i soggetti che nell’anno precedente hanno realizzato un volume d’affari superiore a 400.000 euro (per attività di servizi) o 800.000 euro (per altre attività). Chi si trova sotto queste soglie, di norma, liquida l’IVA trimestralmente.I contribuenti in regime forfettario sono invece esenti dalla liquidazione IVA: non addebitano IVA in fattura e non devono effettuare alcun versamento periodico. Contributi INPS giugno 2026Il mese di giugno prevede diverse scadenze per i contributi previdenziali INPS, che variano in base alla tipologia di lavoratore e alla gestione di appartenenza.16 giugno: contributi dipendenti e gestione separata (mensili)Contributi INPS dipendenti: i datori di lavoro versano tramite modello DM10/UniEmens i contributi relativi agli stipendi di maggioContributi gestione separata (committenti): le aziende che si avvalgono di collaboratori coordinati e continuativi versano la quota di contributi gestione separata del mese di maggio30 giugno: saldo e primo acconto artigiani, commercianti e gestione separataI contribuenti che presentano il Modello Redditi PF devono versare entro il 30 giugno:Saldo contributi INPS 2025 (eccedenza minimo per artigiani/commercianti, saldo gestione separata)Primo acconto contributi 2026 (pari al 40% del totale dovuto per l’anno)Questo vale per artigiani, commercianti e professionisti senza cassa iscritti alla gestione separata INPS. Chi opera in regime forfettario può beneficiare della riduzione contributiva del 35%, ma deve aver presentato apposita domanda all’INPS. Contributi colf e badanti: scadenza 10 giugnoI datori di lavoro domestico (famiglie che impiegano colf, badanti, babysitter, assistenti familiari) devono versare entro il 10 giugno 2026 la seconda rata trimestrale dei contributi previdenziali INPS, relativa al periodo aprile-maggio-giugno 2026.Il pagamento si effettua tramite bollettino MAV o PagoPA, disponibili nel portale INPS sezione “Lavoratori domestici”. In alternativa, è possibile utilizzare l’app IO o i canali bancari abilitati a PagoPA. Per una guida completa su come gestire il rapporto di lavoro domestico, consulta il nostro approfondimento dedicato.Importo indicativo: i contributi per colf e badanti variano in base alla retribuzione oraria effettiva e al numero di ore lavorate. Per una badante convivente con retribuzione di circa 7,50 euro/ora, i contributi trimestrali si aggirano intorno a 300-400 euro.Saldo IRPEF e primo acconto: la grande scadenza del 30 giugnoIl 30 giugno 2026 è una delle date più importanti dell’anno fiscale: entro questo termine scade il versamento del saldo IRPEF 2025 e del primo acconto IRPEF 2026 per tutti i contribuenti che presentano il Modello Redditi PF. Questa scadenza riguarda partite IVA, liberi professionisti, imprenditori individuali e chiunque abbia redditi non soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.Come si calcola il saldo e l’accontoSaldo IRPEF 2025 (codice tributo 4001): differenza tra l’imposta dovuta per il 2025 e quanto già versato con gli acconti durante l’annoPrimo acconto IRPEF 2026 (codice tributo 4033): pari al 40% dell’acconto totale dovuto (che è il 100% dell’IRPEF dell’anno precedente se superiore a 51,65 euro)Differimento al 30 luglio con maggiorazione 0,40%Chi non riesce a rispettare la scadenza del 30 giugno può versare entro il 30 luglio 2026, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto a titolo di interesse. Ad esempio, su un saldo di 1.000 euro, la maggiorazione sarà di soli 4 euro. È un’opzione utile per chi ha bisogno di qualche settimana in più per organizzare la liquidità.Esempio pratico: Lucia, freelance con partita IVA forfettaria, ha un saldo imposta sostitutiva 2025 di 2.500 euro e un primo acconto 2026 di 1.200 euro. Se paga entro il 30 giugno, versa 3.700 euro. Se paga entro il 30 luglio, versa 3.700 + 14,80 (0,40%) = 3.714,80 euro. Dichiarazione IMU: scadenza 30 giugnoOltre al versamento dell’acconto, il 30 giugno 2026 è anche il termine per la presentazione della dichiarazione IMU relativa alle variazioni avvenute nel corso del 2025. La dichiarazione IMU non va confusa con il pagamento: serve a comunicare al Comune le variazioni che incidono sul calcolo dell’imposta.Quando è obbligatoria la dichiarazione IMULa dichiarazione IMU va presentata quando nel corso dell’anno precedente si sono verificate variazioni non conoscibili dal Comune attraverso le banche dati catastali, ad esempio:Immobili che hanno acquisito o perso il diritto all’esenzione (es. cambio di residenza)Immobili concessi in comodato d’uso gratuito a parenti in linea retta (riduzione 50%)Immobili inagibili o inabitabiliAree diventate fabbricabiliImmobili di interesse storico/artisticoVariazioni di quote di possesso tra comproprietariLa dichiarazione si presenta al Comune dove si trova l’immobile, utilizzando il modello ministeriale approvato con decreto del MEF. La presentazione può avvenire in forma cartacea, raccomandata o tramite PEC.Diritto annuale Camera di Commercio: 30 giugnoLe imprese iscritte al Registro delle Imprese devono versare entro il 30 giugno 2026 il diritto annuale alla Camera di Commercio di competenza. Il pagamento si effettua tramite Modello F24 con il codice tributo 3850.L’importo varia in base alla forma giuridica e al fatturato dell’impresa:Imprese individuali: importo fisso di circa 53 euro (per la sede) + 11 euro per ogni unità localeSocietà di persone: importo variabile in base al fatturato, con un minimo di circa 120 euroSocietà di capitali: calcolato in base al fatturato con aliquote progressiveAnche per il diritto camerale vale la possibilità di differimento al 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%, in quanto il versamento segue le stesse tempistiche delle imposte sui redditi. Modello 730: perché conviene inviarlo entro giugnoAnche se la scadenza ufficiale del 730 precompilato 2026 è fissata al 30 settembre 2026, conviene inviare la dichiarazione entro la fine di giugno per un motivo molto pratico: il rimborso IRPEF in busta paga.L’Agenzia delle Entrate elabora le dichiarazioni in ordine di arrivo. Chi invia il 730 entro giugno riceve il rimborso generalmente nella busta paga di luglio o agosto. Chi invia a settembre potrebbe ricevere il rimborso solo a ottobre o novembre.Date chiave per il 730/202630 aprile 2026: disponibilità 730 precompilato online20 maggio 2026: inizio invio 730 precompilatoEntro giugno: invio consigliato per rimborso rapido30 settembre 2026: termine ultimo per l’invioSe hai dubbi su detrazioni fiscali e documenti da presentare, il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella compilazione e nell’invio del Modello 730, verificando che tutte le spese detraibili siano correttamente inserite.LIPE primo trimestre: scadenza e sanzioniLa Comunicazione delle Liquidazioni Periodiche IVA (LIPE) relativa al primo trimestre 2026 (gennaio-febbraio-marzo) ha scadenza il 31 maggio. Se non è stata inviata in tempo, giugno è il mese per regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso.Sanzioni per ritardo LIPESanzione base: da 500 a 2.000 euro per ogni comunicazione omessa o errataRavvedimento entro 15 giorni: sanzione ridotta a 1/10 = 50 euroRavvedimento entro 90 giorni: sanzione ridotta a 1/9 = circa 55,56 euroRavvedimento entro 1 anno: sanzione ridotta a 1/8 = 62,50 euroSe la LIPE viene corretta spontaneamente entro 15 giorni dalla scadenza originale, la sanzione è dimezzata a 250 euro (prima dell’applicazione delle riduzioni da ravvedimento). Conviene quindi regolarizzare il prima possibile per minimizzare l’importo. Come evitare sanzioni: il ravvedimento operosoSe hai dimenticato una scadenza fiscale o non sei riuscito a pagare in tempo, il ravvedimento operoso è lo strumento che ti permette di regolarizzare la tua posizione pagando sanzioni ridotte. È una delle agevolazioni più importanti del sistema fiscale italiano: più tempestivo è il pagamento, minore sarà la sanzione.Riduzioni delle sanzioni con ravvedimentoTempisticaRiduzione sanzioneSanzione effettivaEntro 14 giorni (ravvedimento sprint)1/15 al giorno0,1% per ogni giorno di ritardoEntro 30 giorni (ravvedimento breve)1/10 del minimo1,5% dell’impostaEntro 90 giorni (ravvedimento intermedio)1/9 del minimo1,67% dell’impostaEntro 1 anno (ravvedimento lungo)1/8 del minimo3,75% dell’impostaEntro 2 anni1/7 del minimo4,29% dell’impostaOltre 2 anni1/6 del minimo5% dell’impostaEsempio pratico: hai dimenticato di pagare l’acconto IMU di 500 euro il 16 giugno. Se paghi entro il 16 luglio (30 giorni), la sanzione sarà 500 x 1,5% = 7,50 euro, più gli interessi legali. Un costo minimo rispetto alle sanzioni piene che possono arrivare al 30% dell’importo.Per calcolare correttamente il ravvedimento operoso e compilare il Modello F24 con i codici tributo appropriati, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri operatori ti aiuteranno a regolarizzare la posizione nel modo più conveniente possibile.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.FAQ – Domande frequenti sulle scadenze fiscali di giugno 2026Quando scade l’IMU prima rata 2026?La prima rata IMU 2026 (acconto) scade il 16 giugno 2026. Si versa il 50% dell’imposta annua calcolata sulle aliquote dell’anno precedente, tramite Modello F24.Posso pagare le imposte del 30 giugno in ritardo?Sì, puoi versare il saldo IRPEF e il primo acconto entro il 30 luglio 2026 applicando una maggiorazione dello 0,40%. Oltre il 30 luglio, si applica il ravvedimento operoso con sanzioni crescenti.Chi è esente dall’IMU sulla prima casa?L’abitazione principale non di lusso (categorie catastali da A/2 ad A/7) e le relative pertinenze (una per ciascuna categoria C/2, C/6, C/7) sono esenti dall’IMU. Pagano solo le abitazioni di lusso (A/1, A/8, A/9).Quando conviene inviare il 730?Conviene inviare il 730 precompilato entro la fine di giugno per ricevere il rimborso IRPEF nella busta paga di luglio-agosto. La scadenza ufficiale è il 30 settembre, ma chi aspetta riceve il rimborso più tardi.Cosa succede se non pago i contributi della colf entro il 10 giugno?In caso di ritardo nel pagamento dei contributi per colf e badanti, si applicano sanzioni civili (interessi di mora) e una sanzione dal 30% al 60% dei contributi non versati. È possibile regolarizzare con ravvedimento operoso entro termini ragionevoli.I forfettari devono pagare qualcosa il 30 giugno?Sì, i contribuenti in regime forfettario devono versare entro il 30 giugno il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 (codice tributo 1792) e il primo acconto 2026 (codice tributo 1790), oltre ai contributi INPS (saldo + primo acconto) alla gestione commercianti o separata. Hai bisogno di assistenza per le scadenze fiscali?Le scadenze di giugno sono tante e complesse: IMU, IRPEF, IVA, contributi INPS, dichiarazione IMU. Non rischiare sanzioni per una dimenticanza. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a rispettare tutti gli adempimenti, calcolare gli importi corretti e compilare i Modelli F24.Scrivici su WhatsApp: 366 6018121Oppure compila il modulo per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640Aprile 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-28 14:00:002026-05-31 17:59:57Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo 730, IVA, IMU e Contributi INPS
CAFAddizionali Regionali e Comunali IRPEF 2026: Aliquote e CalcoloLe addizionali IRPEF 2026 sono imposte locali che si aggiungono all’imposta sul reddito delle persone fisiche e incidono in modo significativo sul netto in busta paga. Ogni lavoratore dipendente, pensionato o contribuente con redditi soggetti a IRPEF deve pagare sia l’addizionale regionale che quella comunale, con aliquote che variano in base alla regione e al comune di residenza. Comprendere come funzionano queste imposte è fondamentale per calcolare correttamente il proprio stipendio netto e pianificare le spese familiari. Indice dei contenutiCosa sono le addizionali regionali e comunali IRPEFCome si calcolano le addizionali IRPEF 2026Aliquote regionali IRPEF 2026: tabella principali regioniAddizionale comunale IRPEF: come varia e dove trovare l’aliquotaCome vengono trattenute le addizionali in busta pagaEsenzioni e soglie di esenzione addizionali IRPEFDomande frequenti sulle addizionali IRPEF 2026Cosa sono le addizionali regionali e comunali IRPEFLe addizionali IRPEF sono imposte locali istituite per finanziare i servizi erogati da regioni e comuni. Si tratta di due tributi distinti che si sommano all’IRPEF nazionale:Addizionale regionale IRPEF: istituita con il D.Lgs. 446/1997, è dovuta alla regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Finanzia la sanità regionale e altri servizi territoriali.Addizionale comunale IRPEF: introdotta con il D.Lgs. 360/1998, è versata al comune di residenza al 1° gennaio. Contribuisce al bilancio comunale per servizi come trasporti, scuole e manutenzione del territorio.A differenza dell’IRPEF nazionale, che prevede aliquote progressive uguali in tutta Italia, le addizionali regionali e comunali variano sensibilmente da un territorio all’altro. Questo significa che due lavoratori con lo stesso reddito lordo possono avere uno stipendio netto diverso semplicemente perché risiedono in regioni o comuni differenti. Come si calcolano le addizionali IRPEF 2026Il calcolo delle addizionali IRPEF 2026 segue una procedura precisa. La base imponibile è la stessa dell’IRPEF nazionale, cioè il reddito complessivo meno le deduzioni spettanti (contributi previdenziali obbligatori, deduzione abitazione principale, altri oneri deducibili).Ecco i passaggi per il calcolo:Determina il reddito complessivo: somma di tutti i redditi (lavoro dipendente, pensione, fondiari, ecc.)Sottrai le deduzioni: contributi previdenziali, deduzione per abitazione principale, altri oneri deducibili previsti dall’art. 10 del TUIROttieni la base imponibile: reddito complessivo meno deduzioniApplica l’aliquota regionale: moltiplica la base imponibile per l’aliquota della tua regioneApplica l’aliquota comunale: moltiplica la base imponibile per l’aliquota del tuo comuneEsempio pratico: supponiamo che Marco, residente a Udine, abbia un reddito complessivo di 30.000 euro e deduzioni per 3.500 euro. La sua base imponibile sarà 26.500 euro. Con un’aliquota regionale FVG dell’1,23% e un’aliquota comunale di Udine dello 0,8%, Marco pagherà circa 326 euro di addizionale regionale e 212 euro di addizionale comunale, per un totale di circa 538 euro annui di addizionali IRPEF. Aliquote regionali IRPEF 2026: tabella principali regioniLe aliquote dell’addizionale regionale IRPEF 2026 sono fissate da ciascuna regione e possono essere proporzionali (un’unica aliquota) oppure progressive per scaglioni di reddito. La legge stabilisce un’aliquota base dell’1,23% che le regioni possono maggiorare fino al 3,33%.Ecco le aliquote delle principali regioni italiane per il 2026:RegioneAliquota / ScaglioniNoteLombardia1,23% fino a 15.000 euro; 1,58% fino a 28.000; 1,72% fino a 50.000; 1,73% oltreProgressiva per scaglioniLazio1,73% fino a 15.000 euro; 2,73% fino a 28.000; 2,93% fino a 50.000; 3,33% oltreTra le più alte d’ItaliaCampania2,03% fino a 15.000 euro; 2,13% fino a 28.000; 2,33% fino a 50.000; 3,33% oltreDisavanzo sanitarioVeneto1,23% unica per tutti gli scaglioniAliquota minima di leggeFriuli Venezia Giulia0,70% fino a 15.000 euro; 1,23% oltreAgevolazione redditi bassiPiemonte1,62% fino a 15.000 euro; 2,13% fino a 28.000; 2,75% fino a 50.000; 3,33% oltreProgressivaEmilia-Romagna1,33% fino a 15.000 euro; 1,93% fino a 28.000; 2,03% fino a 50.000; 2,33% oltreProgressiva moderataSicilia1,23% fino a 15.000 euro; 1,53% fino a 28.000; 1,73% oltreStatuto specialeNota importante: le aliquote possono subire variazioni annuali. Per i valori esatti del 2026, è consigliabile verificare sul sito del Dipartimento delle Finanze del MEF o rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine, che tiene costantemente aggiornate le tabelle per tutti i propri assistiti. Addizionale comunale IRPEF: come varia e dove trovare l’aliquotaL’addizionale comunale IRPEF è forse la più variabile tra le imposte sui redditi, perché ogni comune italiano può fissare la propria aliquota entro un massimo dello 0,8% (elevabile allo 0,9% per i comuni capoluogo di provincia). Alcuni comuni applicano un’aliquota unica, altri prevedono scaglioni progressivi, e altri ancora non applicano alcuna addizionale.Per conoscere l’aliquota del proprio comune nel 2026, puoi consultare:Sito del Dipartimento delle Finanze: il portale finanze.gov.it mette a disposizione un motore di ricerca per consultare le aliquote deliberate da ogni comune italianoSito istituzionale del tuo comune: nella sezione “Tributi” o “Finanze” trovi le delibere con le aliquote vigentiIl tuo CAF di fiducia: presso il CAF Centro Fiscale verifichiamo gratuitamente le aliquote applicabili al tuo caso specificoAd esempio, il Comune di Udine nel 2026 applica un’addizionale comunale allo 0,8% con esenzione per i redditi fino a 12.000 euro. Il Comune di Roma applica lo 0,9% con scaglioni progressivi, mentre Milano prevede aliquote dallo 0% (per redditi fino a 21.000 euro) allo 0,8%. Come vengono trattenute le addizionali in busta pagaSe sei un lavoratore dipendente, le addizionali IRPEF non vengono pagate in un’unica soluzione, ma trattenute direttamente dal datore di lavoro attraverso la busta paga. Il meccanismo di rateizzazione funziona in modo diverso per l’addizionale regionale e quella comunale.Addizionale regionale IRPEF in busta pagaL’addizionale regionale dell’anno precedente viene trattenuta in rate mensili da gennaio a novembre dell’anno successivo (massimo 11 rate). Ad esempio, l’addizionale regionale relativa ai redditi 2025 viene trattenuta nelle buste paga da gennaio a novembre 2026.Addizionale comunale IRPEF in busta pagaL’addizionale comunale prevede un doppio meccanismo:Saldo anno precedente: trattenuto in rate da gennaio a novembre dell’anno successivo (come la regionale)Acconto anno in corso: pari al 30% dell’addizionale dell’anno precedente, trattenuto in 9 rate da marzo a novembrePer i pensionati, le addizionali vengono trattenute direttamente dall’INPS sul cedolino della pensione, con lo stesso principio di rateizzazione. Questo spiega perché nei primi mesi dell’anno il netto in busta paga o in pensione è spesso più basso: è il periodo in cui partono le trattenute delle addizionali dell’anno precedente. Se vuoi capire nel dettaglio tutte le voci che compongono il tuo netto, consulta la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026. Esenzioni e soglie di esenzione addizionali IRPEF 2026Non tutti i contribuenti sono tenuti al pagamento delle addizionali IRPEF. Esistono diverse situazioni di esenzione:Reddito sotto la soglia di esenzione: molte regioni e comuni prevedono soglie sotto le quali l’addizionale non è dovuta. Ad esempio, in Friuli Venezia Giulia l’aliquota ridotta allo 0,70% si applica ai redditi fino a 15.000 euroReddito complessivo pari a zero: se dopo le deduzioni il reddito imponibile è zero o negativo, nessuna addizionale è dovutaIRPEF azzerata dalle detrazioni: se le detrazioni per lavoro dipendente, carichi familiari o altre spese azzerano completamente l’IRPEF lorda, anche le addizionali non sono dovuteRedditi esenti: alcuni redditi non concorrono alla base imponibile delle addizionali (es. rendita catastale dell’abitazione principale)Contribuenti in regime forfettario: chi aderisce al regime forfettario non paga addizionali IRPEF, poiché l’imposta sostitutiva del 15% (o 5%) sostituisce anche queste imposte localiÈ importante sapere che le soglie di esenzione funzionano in modo diverso da regione a regione: alcune applicano una franchigia (si paga solo sulla parte eccedente), altre una soglia di esclusione (superata la soglia, si paga su tutto il reddito). Il modello 730 calcola automaticamente le addizionali dovute, ma è sempre utile verificare con un esperto. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti sulle addizionali IRPEF 2026Qual è la differenza tra addizionale regionale e comunale?L’addizionale regionale è versata alla regione di residenza al 1° gennaio e finanzia principalmente la sanità. L’addizionale comunale va al comune di residenza e finanzia i servizi locali. Entrambe si calcolano sulla stessa base imponibile IRPEF, ma hanno aliquote diverse stabilite rispettivamente dalla regione e dal comune.Chi è esente dalle addizionali IRPEF?Sono esenti i contribuenti con reddito imponibile pari a zero, chi ha l’IRPEF completamente azzerata dalle detrazioni, chi risiede in comuni che prevedono soglie di esenzione (e non le supera), e i contribuenti in regime forfettario che pagano un’imposta sostitutiva.Come faccio a sapere quanto pago di addizionali?Se sei un lavoratore dipendente, trovi le addizionali trattenute nella busta paga mensile (voci separate per regionale e comunale). In alternativa, il modello 730 le calcola automaticamente. Puoi anche rivolgerti al CAF Centro Fiscale per una simulazione personalizzata.Perché a gennaio lo stipendio netto è più basso?A gennaio iniziano le trattenute del saldo delle addizionali dell’anno precedente. Queste rate si aggiungono alle normali trattenute mensili, riducendo temporaneamente il netto percepito. Le rate proseguono fino a novembre. Per approfondire tutte le voci dello stipendio netto, consulta la nostra guida dedicata.Se cambio residenza, quale aliquota si applica?Per le addizionali IRPEF conta la residenza al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Se ti trasferisci durante l’anno, per quell’anno continuerai a pagare le addizionali del vecchio comune e della vecchia regione. Il cambio avrà effetto dall’anno successivo.Hai bisogno di aiuto con le addizionali IRPEF?Il calcolo delle addizionali IRPEF può sembrare complicato, soprattutto quando si devono considerare esenzioni, scaglioni regionali e aliquote comunali diverse. Al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo a verificare le addizionali applicate, controllare che le trattenute in busta paga siano corrette e preparare la dichiarazione dei redditi senza errori.Scrivici su WhatsAppOppure compila il modulo per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640Aprile 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-10 09:00:002026-05-31 10:13:07Addizionali Regionali e Comunali IRPEF 2026: Aliquote e Calcolo
CAFScaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e NovitàCapire come funzionano gli scaglioni IRPEF 2026 è fondamentale per sapere quante tasse paghi sul tuo reddito. Con la riforma fiscale confermata anche per il 2026, le aliquote restano tre: 23%, 33% e 43%. In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano le fasce di reddito, come si calcola l’IRPEF lorda con un esempio pratico step by step e quali novità sono state introdotte rispetto al sistema precedente.Se vuoi approfondire come gli scaglioni IRPEF influiscono sul tuo stipendio, leggi anche la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.Indice dei contenutiScaglioni IRPEF 2026: le tre aliquoteTabella aliquote IRPEF 2026Come si calcola l’IRPEF lorda 2026No tax area 2026: chi non paga l’IRPEFConfronto scaglioni 2024-2025 vs 2026Impatto degli scaglioni sulla busta pagaDetrazioni fiscali e IRPEF nettaIRPEF per pensionati 2026FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026 Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquoteL’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) è la principale imposta che ogni lavoratore dipendente, autonomo o pensionato paga sui propri guadagni. Si tratta di un’imposta progressiva: significa che più guadagni, più alta è la percentuale che paghi, ma solo sulla parte di reddito che supera determinate soglie.La riforma fiscale 2024 (D.Lgs. 216/2023), poi confermata dalla Legge di Bilancio 2025 e prorogata per il 2026, ha ridotto gli scaglioni da quattro a tre. Questo ha portato un risparmio concreto soprattutto per chi ha un reddito tra 15.000 e 28.000 euro, grazie all’accorpamento dei primi due scaglioni nella stessa aliquota al 23%.I tre scaglioni IRPEF 2026 sono:Primo scaglione: redditi fino a 28.000 euro → aliquota del 23%Secondo scaglione: redditi da 28.001 a 50.000 euro → aliquota del 33%Terzo scaglione: redditi oltre 50.000 euro → aliquota del 43% Tabella aliquote IRPEF 2026Ecco la tabella riassuntiva con gli scaglioni IRPEF 2026, le aliquote e l’imposta massima per ogni fascia:Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta massimaFino a 28.000 €23%6.440 €Da 28.001 a 50.000 €33%7.260 €Oltre 50.000 €43%Nessun limiteCome leggere la tabella: se il tuo reddito imponibile annuo è di 35.000 euro, non paghi il 33% su tutto. Paghi il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% solo sulla parte eccedente (7.000 euro). Questo è il principio della progressività dell’imposta. Come si calcola l’IRPEF lorda 2026: esempio step by stepVediamo un esempio pratico di calcolo dell’IRPEF lorda per un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 38.000 euro nel 2026.Step 1 – Primo scaglione (fino a 28.000 euro):28.000 € × 23% = 6.440 €Step 2 – Secondo scaglione (da 28.001 a 38.000 euro):La parte eccedente è: 38.000 − 28.000 = 10.000 €10.000 € × 33% = 3.300 €Step 3 – IRPEF lorda totale:6.440 + 3.300 = 9.740 €Questo significa che su 38.000 euro di reddito, l’aliquota media effettiva è circa il 25,6% (9.740 / 38.000). Dall’IRPEF lorda si sottraggono poi le detrazioni (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili) per ottenere l’IRPEF netta, cioè l’imposta che effettivamente paghi. No tax area 2026: chi non paga l’IRPEFLa no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF, grazie alle detrazioni che azzerano l’imposta. Nel 2026 le soglie sono:Lavoratori dipendenti: fino a 8.500 euro di reddito annuo (grazie alla detrazione da lavoro dipendente portata a 1.955 euro)Pensionati: fino a 8.500 euro di reddito annuo (equiparati ai dipendenti dalla riforma)Lavoratori autonomi: fino a 5.500 euro di reddito annuoIn pratica, se sei un lavoratore dipendente e guadagni meno di 8.500 euro lordi all’anno, l’IRPEF che dovresti pagare viene completamente assorbita dalle detrazioni. Non paghi nulla.Una novità importante della riforma è che la soglia per i pensionati è stata equiparata a quella dei dipendenti a 8.500 euro, mentre in precedenza era leggermente inferiore (8.174 euro). Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026Per capire il vantaggio della riforma, confrontiamo gli scaglioni attuali con quelli che erano in vigore fino al 2023:Fascia di redditoAliquota fino al 2023Aliquota 2024-2026RisparmioFino a 15.000 €23%23%InvariatoDa 15.001 a 28.000 €25%23%−2 puntiDa 28.001 a 50.000 €35%33%−2 puntiOltre 50.000 €43%43%InvariatoI vantaggi principali della riforma:Chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro risparmia fino a 260 euro all’anno (la fascia 15.001-28.000 passa dal 25% al 23%)Chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro risparmia fino a 700 euro all’anno (cumulando il vantaggio sulle due fasce: 260 euro dalla prima riduzione + fino a 440 euro dalla seconda)Chi guadagna oltre 50.000 euro risparmia comunque 700 euro sulle fasce intermedieIl risparmio massimo si concentra quindi sui redditi medi, quelli compresi tra 28.000 e 50.000 euro, che rappresentano la maggior parte dei lavoratori dipendenti italiani. Impatto degli scaglioni IRPEF sulla busta paga 2026Ma concretamente, quanto cambiano gli scaglioni IRPEF 2026 nella busta paga di un lavoratore dipendente? Vediamo alcuni esempi pratici con stipendi lordi diversi:RAL (lordo annuo)IRPEF lorda 2026Risparmio vs 2023Netto mensile in più (circa)20.000 €4.600 €100 €/anno~8 €/mese30.000 €7.100 €400 €/anno~33 €/mese40.000 €10.400 €600 €/anno~50 €/mese55.000 €16.050 €700 €/anno~58 €/meseQuesti valori sono indicativi e si riferiscono all’IRPEF lorda, senza considerare detrazioni e bonus. Il risparmio effettivo in busta paga dipende anche dalle addizionali regionali e comunali, che variano in base al Comune e alla Regione di residenza.Per un calcolo preciso del tuo stipendio netto, consulta la nostra guida al calcolo stipendio netto 2026 con tabelle aggiornate e simulatore.Detrazioni fiscali e IRPEF nettaL’IRPEF lorda calcolata con gli scaglioni non è l’importo finale che paghi. Dall’imposta lorda si sottraggono le detrazioni fiscali, che riducono l’imposta dovuta. Le principali detrazioni nel 2026 sono:Detrazione da lavoro dipendente: fino a 1.955 euro per redditi bassi, decresce al crescere del reddito e si azzera sopra i 50.000 euroDetrazione per familiari a carico: per il coniuge e i figli oltre i 21 anni (per i figli fino a 21 anni c’è l’Assegno Unico)Detrazioni per spese: il 19% su spese mediche, interessi mutuo, istruzione, assicurazioni e altre spese indicate nel modello 730Bonus 100 euro (ex bonus Renzi): spetta ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, e in alcuni casi fino a 28.000 euroLa formula completa è: IRPEF netta = IRPEF lorda − detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF lorda, l’imposta è pari a zero (rientri nella no tax area). IRPEF per pensionati 2026I pensionati seguono gli stessi scaglioni IRPEF 2026 dei lavoratori dipendenti: 23%, 33% e 43%. La differenza sta nelle detrazioni, che per i pensionati hanno una struttura leggermente diversa ma con lo stesso risultato pratico:No tax area a 8.500 euro: equiparata a quella dei dipendenti (prima era 8.174 euro)Detrazione massima: 1.955 euro per redditi fino a 8.500 euroL’INPS trattiene l’IRPEF direttamente dalla pensione: non devi fare nulla, il calcolo è automaticoSe hai una pensione di 1.200 euro netti al mese, l’INPS ha già applicato le trattenute IRPEF corrette. Puoi verificare l’importo nel cedolino pensione disponibile sul portale MyINPS.Se percepisci altri redditi oltre alla pensione (affitti, collaborazioni, redditi esteri), potresti dover presentare il modello 730 o Redditi PF per dichiarare il reddito complessivo e ricalcolare l’IRPEF totale dovuta.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026Quanti sono gli scaglioni IRPEF nel 2026?Nel 2026 gli scaglioni IRPEF sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, e 43% oltre 50.000 euro. La riduzione da quattro a tre scaglioni è stata introdotta nel 2024 e confermata per il triennio 2024-2026.Come si calcola l’IRPEF sul mio stipendio?L’IRPEF si calcola applicando le aliquote in modo progressivo sul reddito imponibile (il lordo meno i contributi previdenziali). Sui primi 28.000 euro paghi il 23%, sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro paghi il 33%, e sull’eventuale eccedenza il 43%. Dall’imposta lorda si sottraggono poi le detrazioni.Quanto risparmio con i nuovi scaglioni IRPEF 2026?Il risparmio massimo è di circa 700 euro all’anno per chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro. Per un reddito di 30.000 euro il risparmio è di circa 400 euro, mentre per 20.000 euro è di circa 100 euro rispetto al sistema a 4 scaglioni del 2023.Cos’è la no tax area e a chi si applica?La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF. Nel 2026, per lavoratori dipendenti e pensionati è fissata a 8.500 euro annui, mentre per i lavoratori autonomi è a 5.500 euro. Se guadagni meno di queste soglie, le detrazioni azzerano completamente l’imposta.Gli scaglioni IRPEF 2026 cambieranno nel 2027?Al momento non è certo. Il Governo ha confermato i tre scaglioni per il 2026, ma la struttura definitiva dal 2027 dipenderà dalla prossima Legge di Bilancio. L’obiettivo dichiarato è rendere permanente il sistema a tre aliquote ed eventualmente ridurre ulteriormente la seconda aliquota dal 33% al 33% o meno. ConclusioneI tre scaglioni IRPEF 2026 rappresentano un sistema semplificato rispetto al passato, con un risparmio concreto soprattutto per i redditi medi tra 15.000 e 50.000 euro. L’accorpamento delle prime due aliquote al 23% e la riduzione del secondo scaglione al 33% si traducono in un vantaggio fino a 700 euro all’anno.Se hai dubbi su come gli scaglioni IRPEF influiscono sulla tua situazione fiscale, o vuoi sapere se stai pagando il giusto, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri consulenti possono aiutarti con il calcolo dell’IRPEF, la compilazione del modello 730 e l’ottimizzazione delle detrazioni.Prenota un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 09:00:002026-05-31 16:55:54Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità