Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale

Tag Archivio per: fattura elettronica PA

Guide Fatturazione Elettronica

ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando si parla di ID codice fattura elettronica, è facile fare confusione: con questa espressione gli utenti cercano informazioni molto diverse tra loro, spesso senza distinguere tra identificativo SDI (IdSdi), numero della fattura, codice destinatario, codice univoco ufficio per la PA o semplicemente il codice fiscale del cliente. Ognuno di questi codici ha funzioni completamente diverse, posizioni differenti nel file XML e regole specifiche di compilazione.

In questa guida 2026 chiariamo una volta per tutte cosa significa “ID codice fattura elettronica”, dove trovare ciascun identificativo, a cosa serve l’ID SDI, come compilare correttamente il numero progressivo, come usare CIG e CUP per le fatture verso la Pubblica Amministrazione e come recuperare l’IdSdi di una vecchia fattura dal cassetto fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente partite IVA, professionisti e aziende nella corretta gestione della fatturazione elettronica: se hai dubbi sui codici da inserire o devi emettere una nota di credito riferita a una fattura precedente, possiamo aiutarti.

Indice dei contenuti

  1. L’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”
  2. ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funziona
  3. NumeroFattura: il progressivo dell’emittente
  4. Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegna
  5. Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPA
  6. Codice fiscale del cliente privato
  7. Dove trovare l’ID SDI di una fattura
  8. A cosa serve l’ID SDI nella pratica
  9. Come compilare nota di credito con ID SDI
  10. Contatore progressivo fatture 2026
  11. Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDT
  12. Esempio XML con tutti gli ID compilati
  13. Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura
  14. Differenza con il numero progressivo di invio
  15. Errori comuni sugli ID della fattura elettronica
  16. Domande frequenti

L’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”

Quando un utente cerca “ID codice fattura elettronica” sui motori di ricerca, può intendere almeno cinque cose diverse. Questa ambiguità nasce dal fatto che la fattura elettronica contiene numerosi codici identificativi, ognuno con uno scopo specifico. Capire le differenze è fondamentale per evitare errori in fase di emissione, gestione delle note di credito e dialogo con clienti, commercialisti o software gestionali.

Ecco le cinque interpretazioni più frequenti dell’espressione “ID codice fattura elettronica”:

  • ID SDI (IdentificativoSDI): il codice univoco assegnato dal Sistema di Interscambio a ogni fattura accettata, formato da numeri progressivi (es. 1234567890).
  • NumeroFattura: il numero progressivo che l’emittente assegna alla fattura nel proprio registro (es. “001/2026”, “FATT-2026-145”).
  • Codice destinatario: 7 caratteri alfanumerici che identificano il canale telematico del cliente (es. “M5UXCR1”).
  • Codice univoco ufficio: 6 caratteri alfanumerici per le Pubbliche Amministrazioni, tratti dall’Indice IPA.
  • Codice fiscale del cliente: 16 caratteri usati per privati o consumatori senza partita IVA.

Ognuno di questi identificativi viene compilato in campi XML differenti della fattura elettronica e ha una funzione precisa. Confonderli può portare a fatture scartate dal SDI, problemi nella ricezione da parte del cliente o errori nelle note di credito. Nei prossimi paragrafi analizziamo uno per uno tutti i codici, partendo da quello che genera più dubbi: l’ID SDI.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funziona

L’ID SDI, formalmente chiamato IdentificativoSDI, è un numero univoco progressivo che il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate assegna a ogni fattura elettronica che supera i controlli e viene accettata. È un identificativo generato automaticamente dal SDI, non dall’emittente: tu non puoi sceglierlo, te lo comunica il sistema solo dopo l’invio del file XML.

L’ID SDI ha le seguenti caratteristiche fondamentali:

  • Formato: numero intero progressivo, generalmente di 9-11 cifre (es. 1234567890).
  • Univocità: ogni fattura ha un proprio IdSdi, anche tra fatture dello stesso emittente nello stesso giorno.
  • Generazione: assegnato dal SDI al momento dell’accettazione del file, non prima.
  • Visibilità: riportato nella ricevuta di consegna (file XML di metadati) e nel cassetto fiscale.
  • Persistenza: rimane associato alla fattura per sempre, anche dopo anni.

È fondamentale capire che l’IdSdi non è il numero della fattura. Il numero della fattura lo decidi tu in fase di emissione (es. “001/2026”), mentre l’IdSdi viene generato dal SDI dopo l’accettazione. Una stessa fattura ha quindi due identificativi distinti: il numero che hai assegnato tu e l’IdSdi assegnato dal sistema.

NumeroFattura: il progressivo dell’emittente

Il numero della fattura elettronica, chiamato tecnicamente NumeroFattura nel tracciato XML, è il numero progressivo che l’emittente assegna autonomamente al documento secondo la normativa fiscale. È contenuto nel campo XML <DatiGenerali><DatiGeneraliDocumento><Numero> ed è completamente sotto il controllo dell’emittente.

La normativa italiana (art. 21 DPR 633/1972) prevede regole precise per la numerazione delle fatture:

  • Sequenza obbligatoria: la numerazione deve essere progressiva, senza salti né duplicazioni.
  • Riparte ogni anno: si può ripartire da 1 ogni anno solare, evitando confusioni tra esercizi diversi.
  • Formato libero: puoi usare numeri puri (“1”, “2”, “3”) o codici alfanumerici (“FATT-2026-001”, “001/A”).
  • Lunghezza: il campo XML accetta fino a 20 caratteri.
  • Unicità annuale: nello stesso anno non possono esistere due fatture con lo stesso numero per lo stesso emittente.

Quando il SDI riceve una fattura, controlla che il numero progressivo non sia già stato usato dallo stesso emittente nello stesso anno (controllo che genera l’errore 00404 – “documento duplicato”). Per questo è essenziale che il software di fatturazione gestisca correttamente la numerazione, soprattutto in caso di sezionali multipli (es. fatture cartacee e elettroniche, registri separati per filiali).

I sezionali sono particolarmente utili quando devi gestire numerazioni separate per tipologie di fatture (es. “1/A” per vendite, “1/B” per servizi). Ogni sezionale ha il suo progressivo indipendente. Ricorda che il sezionale deve essere parte del campo “Numero” e non può essere segnalato altrove nel tracciato XML.

Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegna

Il codice destinatario è un identificativo di 7 caratteri alfanumerici che individua il canale telematico attraverso cui il SDI consegnerà la fattura al cliente. È uno dei dati più frequentemente confusi con l'”ID codice fattura”. Va inserito nel campo <DatiTrasmissione><CodiceDestinatario> del file XML.

I valori possibili del codice destinatario sono:

  • 7 caratteri alfanumerici assegnati al cliente da un intermediario (es. “M5UXCR1”, “T04ZHR3”).
  • “0000000”: cliente privato senza canale telematico, oppure cliente che usa la PEC (in tal caso si valorizza anche il campo PECDestinatario).
  • “XXXXXXX”: cliente estero (operatore non residente in Italia).
  • 6 caratteri: codice univoco ufficio per la Pubblica Amministrazione (vedi paragrafo successivo).

Per approfondire come ottenere il proprio codice destinatario o come gestirlo correttamente, abbiamo dedicato una guida specifica al codice destinatario disponibile sul nostro blog. Il codice destinatario è gratuito e si attiva tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate o tramite il proprio software di fatturazione.

Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPA

Quando emetti una fattura verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA), nel campo CodiceDestinatario non devi inserire 7 caratteri ma il codice univoco ufficio di 6 caratteri alfanumerici dell’ente destinatario. Questo codice identifica in modo univoco l’ufficio dell’amministrazione pubblica che riceverà la fattura.

Il codice univoco ufficio si trova sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo indicepa.gov.it. Sull’IPA puoi cercare l’ente per nome, codice fiscale o partita IVA e visualizzare tutti gli uffici attivi, ognuno con il proprio codice univoco. È obbligo del cliente PA comunicarti il codice corretto al momento dell’ordine o del contratto.

Esempi tipici di codici univoci ufficio: “UFG3M5”, “X2RNC9”, “AB12CD”. Inserire un codice errato porta tipicamente all’errore 00311 (codice destinatario non valido) o alla mancata consegna alla PA. Quando emetti FatturaPA, oltre al codice univoco devi anche valorizzare il campo FormatoTrasmissione con “FPA12” (per la PA) anziché “FPR12” (per privati e altre partite IVA).

Codice fiscale del cliente privato

Il quinto significato di “ID codice fattura elettronica” che spesso confonde gli emittenti è il codice fiscale del cliente. Quando emetti una fattura a un consumatore privato (B2C) o a un soggetto senza partita IVA, devi compilare il campo <CessionarioCommittente><DatiAnagrafici><CodiceFiscale> con i 16 caratteri del codice fiscale.

Le regole di compilazione sono semplici ma rigorose:

  • Persone fisiche: codice fiscale di 16 caratteri alfanumerici (es. “RSSMRA80A01H501Z”).
  • Soggetti con partita IVA: in genere si valorizza solo la P.IVA (campo IdFiscaleIVA), ma se il cliente è una persona fisica con P.IVA si possono valorizzare entrambi.
  • Cliente estero: codice fiscale “0000000” o convenzionale, con identificativo IVA del paese di residenza.
  • PA: codice fiscale dell’ente, accompagnato dal codice univoco ufficio.

Per i privati, ricordati che il codice destinatario va valorizzato a “0000000”: la fattura non viene consegnata direttamente perché il privato non ha un canale telematico, ma viene messa a disposizione nell’area riservata “Fatture e Corrispettivi” del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Sei comunque tenuto a fornire al cliente una copia analogica (PDF) della fattura.

Dove trovare l’ID SDI di una fattura

Una delle domande più frequenti è: “dove trovo l’ID SDI” della mia fattura? L’identificativo SDI non è scritto sulla fattura stessa: viene generato dal Sistema di Interscambio dopo l’invio e l’accettazione del file. Esistono tre canali principali per recuperare questo codice.

1. Ricevuta di consegna (file XML di metadati)

Quando una fattura viene accettata, il SDI restituisce un file XML di ricevuta chiamato comunemente “metadati” o “ricevuta di consegna”. Aprendo questo file con un qualsiasi editor di testo, troverai un blocco simile a:

<IdentificativoSdI>1234567890</IdentificativoSdI>
<DataOraRicezione>2026-07-01T10:25:00.000+02:00</DataOraRicezione>
<DataOraConsegna>2026-07-01T10:30:15.000+02:00</DataOraConsegna>

Il numero contenuto nel tag <IdentificativoSdI> è l’ID SDI della tua fattura.

2. Cassetto fiscale – sezione Fatture e Corrispettivi

Accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), nella sezione “Consultazione” puoi cercare le tue fatture emesse o ricevute. Cliccando su una fattura specifica, viene visualizzata una scheda con tutti i dati: emittente, destinatario, importo, data e IdSdi assegnato. Questo è il metodo più sicuro perché direttamente dalla fonte ufficiale dell’Agenzia.

3. Software di fatturazione

Tutti i principali software di fatturazione elettronica mostrano l’IdSdi nel pannello di gestione delle fatture, in colonne come “ID SDI”, “Identificativo SDI” o “ID Trasmissione SDI”. I software più diffusi (Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem, Zucchetti) lo riportano accanto al numero della fattura, alla data di emissione e allo stato della trasmissione.

A cosa serve l’ID SDI nella pratica

Comprendere a cosa serve l’ID SDI è essenziale per gestire correttamente la fatturazione elettronica. L’identificativo SDI ha tre funzioni principali nella pratica quotidiana di chi emette o riceve fatture.

  • Tracciabilità: l’IdSdi è la “carta d’identità” della fattura nel Sistema di Interscambio. Permette all’Agenzia delle Entrate di tracciare ogni singolo documento, verificare la sua corretta trasmissione, gestire eventuali contestazioni.
  • Riferimento per nota di credito: quando emetti una nota di credito (TD04) per stornare totalmente o parzialmente una fattura, puoi indicare l’IdSdi della fattura originaria nel campo <DatiFattureCollegate><IdDocumento> per garantire la collegatura automatica nel cassetto fiscale.
  • Identificazione univoca per controlli: durante un eventuale controllo dell’Agenzia delle Entrate, l’IdSdi consente di richiamare la fattura in modo univoco senza ambiguità, particolarmente utile in caso di omonimie o numerazioni complesse.

L’IdSdi è anche utile in contesti di integrazione automatica tra software gestionali, sistemi ERP e portali contabili. I sistemi di pagamento elettronico, i portali del fornitore e i sistemi di matching fattura-pagamento possono usare l’IdSdi come chiave univoca per il riconciliamento.

Come compilare nota di credito con ID SDI

Quando devi emettere una nota di credito (codice TD04) per stornare una fattura precedente, è importante compilare correttamente i campi che collegano la nota alla fattura originaria. La sezione XML interessata è <DatiGenerali><DatiFattureCollegate> e contiene tre campi rilevanti.

  • IdDocumento: numero della fattura originaria (es. “001/2026”). Campo obbligatorio.
  • Data: data della fattura originaria (formato AAAA-MM-GG, es. “2026-03-15”). Campo obbligatorio.
  • NumItem (opzionale): se la nota di credito si riferisce solo ad alcune righe della fattura, indica il numero di riga.

Inoltre, opzionalmente, puoi valorizzare anche il tag <IdSdi> all’interno di DatiFattureCollegate per indicare l’identificativo SDI della fattura originaria. Questo non è obbligatorio, ma agevola il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Esempio pratico di sezione XML in una nota di credito:

<DatiFattureCollegate>
  <IdDocumento>001/2026</IdDocumento>
  <Data>2026-03-15</Data>
  <NumItem>2</NumItem>
</DatiFattureCollegate>

Ricorda che la nota di credito deve avere un suo numero progressivo autonomo: non eredita il numero della fattura originaria. Inoltre, deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (con alcune eccezioni per cessione di crediti), come previsto dall’art. 26 DPR 633/1972.

Contatore progressivo fatture 2026

Il contatore progressivo delle fatture è uno degli aspetti più delicati della numerazione: errori in questa fase possono portare a fatture scartate dal SDI con codice errore 00404 (documento duplicato) o problemi in sede di verifica fiscale.

Le regole fondamentali del progressivo fatture per il 2026 sono:

  • Riparte ogni anno: dal 1° gennaio 2026 puoi ripartire da “001” o “1”. La prima fattura del 2027 sarà nuovamente “001/2027”.
  • Sequenza obbligatoria: niente salti di numerazione. Se passi da 001 a 003, il SDI accetta lo stesso, ma in sede di controllo è un’anomalia da giustificare.
  • Niente duplicati: due fatture non possono mai avere lo stesso numero nello stesso anno per lo stesso emittente.
  • Sezionali: puoi gestire numerazioni separate (es. “1/A”, “1/B”) con contatori indipendenti.
  • Note di credito: hanno una loro numerazione progressiva, separata da quella delle fatture.

Una pratica comune è inserire l’anno nel numero per maggiore chiarezza: “001/2026”, “FATT-2026-001”, “2026/001”. Questa convenzione evita confusioni in caso di consultazione di fatture di anni diversi e facilita la gestione contabile. Ricorda che il campo XML <Numero> accetta fino a 20 caratteri alfanumerici.

Se gestisci un volume elevato di fatture, è consigliabile usare un software di fatturazione automatizzato che gestisce il progressivo in modo automatico, evita duplicazioni e garantisce la sequenza corretta. I software cloud più diffusi (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem) hanno meccanismi anti-duplicazione integrati.

Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDT

Oltre agli identificativi visti finora, in fattura elettronica possono comparire altri codici richiesti in casi specifici, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o nelle operazioni complesse.

CIG – Codice Identificativo Gara

Il CIG (Codice Identificativo Gara) è un codice di 10 caratteri alfanumerici rilasciato dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) per ogni appalto pubblico. È obbligatorio nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione che derivano da contratti di appalto pubblico, in attuazione della normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari (Legge 136/2010).

Il CIG va inserito nel campo XML <DatiGenerali><DatiOrdineAcquisto><CodiceCIG> oppure nel campo specifico <DatiContratto>. Esempi di CIG: “Z3A2C1B0F4”, “84529836A2”.

CUP – Codice Unico Progetto

Il CUP (Codice Unico Progetto) è un codice di 15 caratteri alfanumerici assegnato dal Dipartimento per la Programmazione e Coordinamento della Politica Economica (DIPE) per ogni progetto di investimento pubblico. È obbligatorio in caso di fatturazione di servizi/forniture relative a progetti di investimento pubblico finanziati con risorse pubbliche, fondi UE o PNRR.

Il CUP va inserito nel campo <CodiceCUP> all’interno di <DatiOrdineAcquisto> o <DatiContratto>. Esempi tipici: “B12C20000900007”, “F19J21000020001”. L’omissione del CUP può portare al rifiuto della fattura da parte della PA.

DDT – Documento Di Trasporto

Il DDT (Documento Di Trasporto) è il numero del documento che ha accompagnato la merce dal fornitore al cliente. Va indicato in fattura quando la fattura è “differita” rispetto al momento della consegna fisica dei beni (art. 21, comma 4 DPR 633/1972). Nel tracciato XML, il riferimento al DDT si valorizza in <DatiDDT><NumeroDDT> con la relativa data.

Il DDT è particolarmente importante nelle fatture differite, dove più consegne effettuate nel mese vengono fatturate cumulativamente entro il giorno 15 del mese successivo. In questi casi, in fattura devono comparire i riferimenti a tutti i DDT del periodo.

Esempio XML con tutti gli ID compilati

Per chiarire definitivamente come si distribuiscono i diversi ID nella fattura elettronica, ecco un esempio semplificato di tracciato XML che evidenzia dove si collocano i principali identificativi. Si tratta di una fattura emessa verso una Pubblica Amministrazione con CIG e CUP.

<FatturaElettronica versione="FPA12">
 <FatturaElettronicaHeader>
  <DatiTrasmissione>
    <IdTrasmittente>
      <IdPaese>IT</IdPaese>
      <IdCodice>01234567890</IdCodice>
    </IdTrasmittente>
    <ProgressivoInvio>00001</ProgressivoInvio>
    <FormatoTrasmissione>FPA12</FormatoTrasmissione>
    <CodiceDestinatario>UFG3M5</CodiceDestinatario>
  </DatiTrasmissione>
  ...
 </FatturaElettronicaHeader>
 <FatturaElettronicaBody>
  <DatiGenerali>
    <DatiGeneraliDocumento>
      <TipoDocumento>TD01</TipoDocumento>
      <Divisa>EUR</Divisa>
      <Data>2026-07-04</Data>
      <Numero>145/2026</Numero>
    </DatiGeneraliDocumento>
    <DatiOrdineAcquisto>
      <CodiceCUP>B12C20000900007</CodiceCUP>
      <CodiceCIG>Z3A2C1B0F4</CodiceCIG>
    </DatiOrdineAcquisto>
  </DatiGenerali>
  ...
 </FatturaElettronicaBody>
</FatturaElettronica>

In questo esempio puoi notare:

  • ProgressivoInvio “00001”: numero della trasmissione (vedi paragrafo successivo).
  • CodiceDestinatario “UFG3M5”: 6 caratteri perché destinatario PA.
  • Numero “145/2026”: numero progressivo della fattura assegnato dall’emittente.
  • CodiceCUP e CodiceCIG: identificativi dell’investimento pubblico e dell’appalto.

L’IdSdi non compare nel tracciato di emissione: viene generato dal SDI dopo l’invio e restituito nella ricevuta di consegna. In questo esempio sarà visibile, ad esempio, come <IdentificativoSdI>9876543210</IdentificativoSdI> nel file XML di metadati di ritorno.

Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura

Capita spesso di aver bisogno dell’IdSdi di una fattura emessa mesi o anni prima, ad esempio per emettere una nota di credito collegata o rispondere a una richiesta dell’Agenzia delle Entrate. La buona notizia è che l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale per tutta la durata di conservazione delle fatture.

Procedi così per recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura:

  1. Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (fatturaelettronica.agenziaentrate.gov.it).
  2. Autenticati con SPID, CIE o CNS, oppure con credenziali Entratel/Fisconline.
  3. Vai alla sezione “Consultazione” → “Fatture emesse” (o “Fatture ricevute” se cerchi una fattura passiva).
  4. Imposta il periodo di ricerca: anno e mese o intervallo di date.
  5. Filtra opzionalmente per partita IVA del cliente, numero fattura o stato.
  6. Clicca sulla fattura desiderata: si apre la scheda dettaglio che mostra tutti i dati, incluso l’ID SDI.

In alternativa, se hai conservato i file XML delle ricevute di consegna nel tuo software o sul tuo PC, puoi aprire il file di metadati relativo alla fattura cercata e leggere il valore del tag <IdentificativoSdI>. La conservazione obbligatoria delle fatture elettroniche è di 10 anni: nel cassetto fiscale dell’Agenzia rimangono per tutto il periodo di conservazione previsto dalla normativa.

Differenza con il numero progressivo di invio

Un altro identificativo che genera confusione è il ProgressivoInvio, contenuto nel campo XML <DatiTrasmissione><ProgressivoInvio>. Si tratta di un codice di massimo 5 caratteri alfanumerici che identifica univocamente la singola trasmissione al SDI da parte dell’emittente o intermediario.

Le differenze chiave tra ProgressivoInvio, NumeroFattura e IdSdi sono:

  • ProgressivoInvio: assegnato dall’emittente o dal sistema di trasmissione, identifica la singola spedizione (può contenere una o più fatture). Esempio: “00001”, “00002”, “AB123”.
  • NumeroFattura: assegnato dall’emittente, identifica il documento fiscale all’interno della propria contabilità. Esempio: “001/2026”.
  • IdSdi: assegnato dal SDI, identifica la fattura nel sistema centrale dell’Agenzia delle Entrate. Esempio: “1234567890”.

In una giornata, lo stesso ProgressivoInvio non può essere ripetuto dall’emittente. È un dato gestito di solito automaticamente dal software di fatturazione e non richiede intervento manuale. Quando ti capita di vederlo nei messaggi di errore SDI (es. “ProgressivoInvio già utilizzato”), si tratta di un duplicato di trasmissione: il sistema rifiuta la fattura per evitare invii doppi.

Errori comuni sugli ID della fattura elettronica

Lavorando quotidianamente con la fatturazione elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine osserva alcuni errori ricorrenti che riguardano la gestione degli identificativi. Conoscerli aiuta a prevenirli ed evitare scarti SDI o sanzioni.

Confondere il numero della fattura con l’IdSdi

L’errore più comune è scambiare il numero della fattura per l’IdSdi. Quando un cliente o un commercialista chiede “qual è l’ID della fattura?”, spesso si riferisce al numero progressivo (es. “001/2026”), ma se il contesto è una nota di credito o un controllo fiscale potrebbe servire l’IdSdi (es. “1234567890”). Chiedere sempre chiarimenti sul tipo di ID richiesto.

Inserire lo stesso numero fattura su più documenti

Errore frequente quando si emettono fatture con software diversi o si gestiscono sezionali multipli senza coordinare la numerazione. Risultato: il SDI scarta con codice 00404 – documento duplicato. Soluzione: usare sempre lo stesso software di fatturazione per evitare conflitti, oppure adottare sezionali distinti (es. “1/A”, “1/B”) chiaramente separati.

Usare codice destinatario “0000000” per cliente con P.IVA

Inserire il codice destinatario “0000000” verso un cliente con partita IVA che ha invece un canale telematico attivo, comporta la mancata consegna automatica al destinatario. La fattura risulta solo nel cassetto fiscale del cliente, costringendolo a consultarla manualmente. Soluzione: chiedere sempre al cliente il codice destinatario corretto al momento dell’emissione.

Saltare numeri nel progressivo

Cancellare una fattura “in bozza” e proseguire con il numero successivo (es. saltare dal “10” al “12”) crea un buco nella numerazione che, in caso di controllo fiscale, va giustificato. Soluzione: usare software che gestiscono il progressivo in modo automatico e riassegnano il numero in caso di annullamento prima dell’invio al SDI.

Omettere CIG/CUP nelle fatture verso PA

Nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione, omettere CIG (per appalti pubblici) o CUP (per investimenti pubblici) provoca quasi certamente il rifiuto della fattura da parte dell’ente. Soluzione: chiedere sempre all’ufficio destinatario quali codici inserire prima di emettere fattura.

Domande frequenti

Cos’è l’ID di una fattura elettronica?

L’espressione “ID di una fattura elettronica” può significare diverse cose: il numero progressivo assegnato dall’emittente (es. “001/2026”), l’IdSdi generato dal Sistema di Interscambio (es. “1234567890”), il codice destinatario di 7 caratteri o, per la PA, il codice univoco ufficio di 6 caratteri. È importante chiarire sempre il contesto per capire a quale identificativo si fa riferimento.

Dove trovo l’IdSdi della mia fattura?

L’IdSdi si trova in tre punti: nel file XML di ricevuta di consegna (tag <IdentificativoSdI>), nel cassetto fiscale Fatture e Corrispettivi (sezione Consultazione) e nei software di fatturazione (campo “ID SDI” o “Identificativo SDI”). Non compare sulla fattura PDF né nel file XML originario di emissione: viene generato dal SDI solo dopo l’accettazione del documento.

L’IdSdi è uguale al numero della fattura?

No, sono due cose diverse. Il numero della fattura lo decide l’emittente in fase di emissione (es. “001/2026”) e va nel campo <Numero> del file XML. L’IdSdi, invece, viene assegnato automaticamente dal Sistema di Interscambio dopo l’accettazione e ha un formato numerico progressivo (es. 1234567890). Una stessa fattura ha quindi sempre due identificativi distinti.

Devo inserire l’IdSdi nella nota di credito?

L’IdSdi nella nota di credito è opzionale. I campi obbligatori per collegare la nota di credito alla fattura originaria sono il numero della fattura (IdDocumento) e la data della fattura (Data) all’interno di <DatiFattureCollegate>. Aggiungere anche l’IdSdi facilita il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli, ma non è richiesto dalla normativa.

Cosa fare se inserisco lo stesso numero fattura due volte?

Il SDI scarterà la seconda fattura con il codice errore 00404 – documento duplicato. La fattura scartata è considerata non emessa: hai 5 giorni per correggere il numero (es. usare “002/2026” al posto di “001/2026” duplicato) e re-inviare la fattura mantenendo data e contenuto originari. Per evitare questi errori, usa sempre lo stesso software di fatturazione e gestisci correttamente eventuali sezionali.

Il progressivo fatture si azzera dal 1° gennaio 2026?

Sì, la prassi consolidata è di ripartire da 001 ogni anno solare. Dal 1° gennaio 2026 puoi numerare le fatture come “001/2026”, “002/2026”, ecc., e il 1° gennaio 2027 ripartirai da “001/2027”. Non è obbligatorio, ma è la modalità più diffusa perché aiuta nell’organizzazione contabile e nella consultazione storica delle fatture.

Cosa devo inserire come codice destinatario per cliente privato?

Per un cliente privato senza partita IVA (consumatore) o per un cliente che vuole ricevere la fattura solo via PEC, il codice destinatario va valorizzato a “0000000” (sette zeri). In quest’ultimo caso devi anche compilare il campo <PECDestinatario>. La fattura sarà comunque consegnata al cliente nel suo cassetto fiscale, ma sei tenuto a fornirgli anche una copia analogica (PDF o cartacea).

Posso recuperare l’IdSdi di una fattura emessa nel 2023?

Sì, l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate per tutto il periodo di conservazione obbligatoria delle fatture (10 anni). Accedi con SPID, CIE o CNS, vai a Consultazione → Fatture emesse, imposta il periodo desiderato e clicca sulla fattura: troverai l’IdSdi nella scheda dettaglio.

Hai dubbi sulla compilazione della fattura elettronica? Contattaci

Capire i diversi identificativi della fattura elettronica è solo il primo passo: la corretta gestione della fatturazione richiede attenzione costante a numerazione, codici destinatario, CIG, CUP e tracciabilità degli IdSdi soprattutto in caso di note di credito. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale a partite IVA, professionisti e aziende su tutti gli aspetti della fatturazione elettronica: emissione corretta, gestione scarti, recupero ID SDI per controlli, predisposizione di note di credito collegate.

Se hai bisogno di supporto per aprire una partita IVA, scegliere il software di fatturazione più adatto, gestire la numerazione progressiva o predisporre fatture verso la PA con CIG e CUP, contatta il nostro studio. Siamo a tua disposizione per chiarire ogni dubbio e affiancarti nella gestione operativa della fatturazione elettronica.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 14:00:002026-05-24 09:36:49ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona
Guide Fatturazione Elettronica

Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando emetti una fattura elettronica, il codice destinatario è il dato più importante: senza il codice corretto, la fattura non arriva mai al cliente o, peggio, finisce nelle mani sbagliate. Si tratta di un indirizzo telematico univoco di sette caratteri che il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate utilizza per recapitare il documento al destinatario giusto.

In questa guida pratica vedremo cos’è il codice destinatario, dove va inserito nell’XML, quali codici usare nei diversi casi (privato, azienda, PEC, Pubblica Amministrazione, cliente estero), come ottenere quello del cliente e come gestire il tuo per ricevere fatture dai fornitori. Troverai anche gli errori più comuni e come evitarli.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica
  2. Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML
  3. I 5 tipi di destinatario: quale codice usare
  4. Come ottenere il codice destinatario del cliente
  5. Cosa succede se sbagli il codice destinatario
  6. Come verificare il codice destinatario di una PA
  7. Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori
  8. Errori comuni da evitare
  9. Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture
  10. Domande frequenti (FAQ)

Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica

Il codice destinatario è un indirizzo telematico univoco di 7 caratteri alfanumerici che identifica il “canale” attraverso cui il Sistema di Interscambio recapita la fattura elettronica al cliente. È l’equivalente digitale di un indirizzo postale: senza, la lettera (in questo caso la fattura) non sa dove andare.

Ogni soggetto che riceve fatture elettroniche (azienda, professionista, ente pubblico) può scegliere come riceverle:

  • Tramite un codice destinatario assegnato dal proprio software di fatturazione (cassetto fiscale, gestionali, intermediari);
  • Tramite PEC (in questo caso il codice destinatario è “0000000”);
  • Tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, se non si è registrato un canale telematico (anche qui codice “0000000”).

Il codice è diverso dalla partita IVA e dal codice fiscale: è un identificativo tecnico che riguarda solo il flusso telematico, non l’identità anagrafica del cliente. Un’azienda può cambiare codice destinatario in qualsiasi momento (ad esempio cambiando software gestionale), senza modificare la propria P.IVA.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML

La fattura elettronica è un file XML strutturato secondo le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. All’interno del tracciato, il codice destinatario è obbligatorio e va inserito nel tag:

<DatiTrasmissione>
   <IdTrasmittente>...</IdTrasmittente>
   <ProgressivoInvio>...</ProgressivoInvio>
   <FormatoTrasmissione>FPR12</FormatoTrasmissione>
   <CodiceDestinatario>ABC1234</CodiceDestinatario>
</DatiTrasmissione>

In quasi tutti i software di fatturazione (Fattura24, Fatture in Cloud, Aruba, Libero SiFattura, ecc.) non devi modificare l’XML manualmente: ti basta inserire il codice nel campo “Codice destinatario” o “Codice univoco” del cliente nell’anagrafica, e il software lo riporterà automaticamente nel tag corretto.

Il FormatoTrasmissione indica anche il tipo di destinatario:

  • FPR12: fattura verso privati (B2B/B2C);
  • FPA12: fattura verso Pubblica Amministrazione.

I 5 tipi di destinatario: quale codice usare

Esistono cinque casistiche principali a seconda del cliente che ricevi fattura. Vediamole una per una con il codice da usare.

1. Cliente privato (cittadino comune senza P.IVA)

Quando emetti fattura a un consumatore finale (un privato che non ha P.IVA), devi usare:

  • Codice destinatario: 0000000 (sette zeri);
  • Inserisci il codice fiscale del cliente (non la P.IVA, perché non ce l’ha);
  • Lascia vuoto il campo PEC.

Lo SDI in questo caso recapita la fattura nell’area riservata del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e tu come emittente sei tenuto a consegnare al cliente una copia analogica (cartacea o PDF). Il privato può consultare la fattura nel proprio cassetto fiscale accedendo con SPID o CIE alla sezione “Fatture e Corrispettivi”.

2. Cliente azienda o professionista con codice univoco

È il caso più frequente nelle operazioni B2B. Il cliente (azienda, ditta individuale, professionista con P.IVA) ha attivato un canale telematico tramite il proprio software di fatturazione e dispone di un codice destinatario di 7 caratteri alfanumerici (esempio: ABC1234, M5UXCR1, USAL8PV).

  • Codice destinatario: i 7 caratteri forniti dal cliente;
  • Va richiesto al cliente prima di emettere la prima fattura;
  • Il cliente lo trova nel proprio software di fatturazione o nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

Questa è l’opzione più rapida: la fattura viene recapitata in tempo reale nel gestionale del cliente, senza passaggi intermedi.

3. Cliente azienda con PEC (senza codice univoco)

Se il cliente B2B non ha un codice univoco ma vuole ricevere la fattura sulla propria casella di Posta Elettronica Certificata:

  • Codice destinatario: 0000000;
  • Compila il campo PECDestinatario con l’indirizzo PEC del cliente;
  • Lo SDI recapita la fattura direttamente nella PEC indicata.

Questa modalità è frequente tra partite IVA in regime forfettario e piccole attività che non usano gestionali avanzati.

4. Pubblica Amministrazione (PA)

Le fatture verso enti pubblici (Comuni, ASL, scuole, ministeri) hanno regole particolari:

  • Codice destinatario: 6 caratteri alfanumerici (esempio: UF12X3);
  • FormatoTrasmissione: FPA12 (non FPR12);
  • Il codice si trova sul sito ufficiale indicepa.gov.it (Indice delle Pubbliche Amministrazioni).

Attenzione: ogni PA può avere più uffici, ognuno con un codice diverso. Devi usare quello dell’ufficio che ti ha conferito l’incarico (es. “Ufficio Ragioneria” del Comune X), non un codice generico dell’ente. Il codice della PA è obbligatoriamente diverso da quello del trasmittente.

5. Cliente non residente in Italia (estero UE o extra-UE)

Per le operazioni transfrontaliere la regola è cambiata dal 2022: oggi tutte le fatture verso l’estero passano dallo SDI ed è obbligatorio l’esterometro tramite XML. Il codice da usare è:

  • Codice destinatario: XXXXXXX (sette X maiuscole);
  • Lo SDI riconosce automaticamente l’operazione come transfrontaliera e gestisce la trasmissione ai fini dell’esterometro;
  • Per operazioni B2B intra-UE: indica l’identificativo IVA del cliente (es. DE123456789) e applica il reverse charge (Natura N6 o operazione non imponibile art. 41 DL 331/93);
  • Per operazioni extra-UE: operazione non imponibile art. 7-ter o 8 DPR 633/72 a seconda del caso.

Come ottenere il codice destinatario del cliente

Prima di emettere fattura a un nuovo cliente, devi conoscere il suo codice destinatario. Le strade sono tre:

  1. Chiederlo direttamente al cliente. È la via più veloce: il cliente lo conosce (o dovrebbe). In genere viene comunicato insieme ai dati di fatturazione (ragione sociale, P.IVA, sede legale, codice destinatario o PEC).
  2. Verificare nel cassetto fiscale del cliente, se hai delega come professionista o intermediario abilitato.
  3. Se il cliente non ha un canale telematico: usa 0000000 abbinato alla sua PEC (per aziende) o al codice fiscale (per privati).

Una buona pratica è inserire nel contratto o preventivo un campo dedicato per “Codice destinatario / PEC”, in modo da raccogliere il dato all’inizio della collaborazione e non dover rincorrere il cliente al momento della fattura.

Cosa succede se sbagli il codice destinatario

Le conseguenze di un errore dipendono dal tipo di sbaglio:

Codice formalmente non valido (errore 00417)

Se inserisci un codice destinatario che non rispetta il formato (lunghezza diversa da 7 caratteri per privati o da 6 per PA, caratteri non ammessi), lo SDI scarta la fattura con il codice di errore 00417 – “CodiceDestinatario non valido”. La fattura non viene mai recapitata e tu hai 5 giorni di tempo per correggere e ritrasmettere il file XML.

Codice formalmente valido ma errato (cliente diverso)

Questo è il caso più pericoloso. Se inserisci un codice di 7 caratteri esistente ma appartenente a un altro soggetto, lo SDI recapita correttamente la fattura… ma al cliente sbagliato! Il tuo cliente non la riceverà e potresti avere:

  • Problemi di privacy (dati commerciali finiti a terzi);
  • Mancato pagamento perché il cliente non si accorge della fattura;
  • Necessità di emettere nota di credito e rifare la fattura corretta.

Per questo è fondamentale verificare due volte il codice prima di trasmettere la fattura, soprattutto la prima volta che si fattura a un nuovo cliente.

Codice 0000000 senza PEC: cosa succede?

Se invii una fattura con codice destinatario 0000000 ma senza compilare il campo PEC (e il cliente è un soggetto B2B), la fattura viene comunque accettata dallo SDI e messa a disposizione nell’area riservata del cliente sull’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, il cliente potrebbe non accorgersene se non controlla il cassetto fiscale: meglio sempre indicare PEC o codice univoco quando il cliente li ha.

Come verificare il codice destinatario di una PA

Per le fatture alla Pubblica Amministrazione, il codice destinatario di 6 caratteri si verifica sul sito ufficiale indicepa.gov.it (IPA). La procedura è:

  1. Vai su indicepa.gov.it;
  2. Cerca l’ente per denominazione, codice fiscale o codice IPA;
  3. Apri la scheda dell’ente e individua la sezione “Servizi di fatturazione elettronica”;
  4. Annota il codice univoco ufficio di 6 caratteri (es. UF12X3) corrispondente all’ufficio che ti ha conferito l’incarico.

Se il codice non è pubblicato o trovi più uffici, chiedi conferma scritta all’ente prima di emettere fattura: una fattura PA con codice errato viene scartata e bisogna ritrasmetterla, con conseguenti ritardi nei pagamenti (che per le PA sono già lunghi di loro).

Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori

Anche tu, in quanto soggetto IVA, devi avere un codice destinatario per ricevere le fatture dai fornitori. Hai tre opzioni:

  1. Codice destinatario fornito dal software di fatturazione: la maggior parte dei gestionali (Aruba, Fatture in Cloud, Fattura24, Libero SiFattura, TeamSystem, Zucchetti) assegna automaticamente un codice di 7 caratteri al momento dell’attivazione. Lo trovi nel pannello di amministrazione del software.
  2. PEC + codice 0000000: se non usi un gestionale o vuoi ricevere le fatture direttamente sulla PEC. Soluzione tipica per regime forfettario e piccoli professionisti.
  3. Solo cassetto fiscale: se non comunichi né PEC né codice destinatario, lo SDI mette comunque le fatture nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate, ma rischi di non accorgerti subito di nuove fatture in arrivo.

Una volta che hai il tuo codice (o PEC), comunicalo a tutti i fornitori: aggiornalo nei rapporti commerciali esistenti, indicalo nel piè di pagina delle email, sui contratti e sui preventivi. Puoi anche registrarlo nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate in “Fatture e Corrispettivi → Servizi disponibili → Registrazione dell’indirizzo telematico”, in modo che lo SDI lo usi automaticamente anche se il fornitore inserisce 0000000.

Forfettari: cosa fare

Dal 2024 anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a fattura elettronica. Per molti la scelta più semplice è:

  • Codice destinatario: 0000000;
  • Comunicare ai fornitori la propria PEC;
  • Registrare la PEC nel servizio “Registrazione dell’indirizzo telematico” dell’Agenzia delle Entrate.

Errori comuni da evitare

Nella pratica quotidiana ricorrono alcuni errori tipici:

  • Confondere codice destinatario con altri identificativi (P.IVA, codice fiscale, REA): sono dati distinti, non vanno mai mischiati.
  • Inserire la P.IVA al posto del codice destinatario: la P.IVA va nel campo IdFiscaleIVA, non nel CodiceDestinatario.
  • Riutilizzare il codice univoco di una società del gruppo: ogni ragione sociale ha (può avere) il proprio codice, non sono trasferibili.
  • Usare 0000000 senza compilare PEC per clienti aziende: la fattura passa, ma il cliente potrebbe non accorgersene fino al controllo del cassetto fiscale.
  • Usare codice di 7 caratteri per la PA: per la Pubblica Amministrazione il codice è di 6 caratteri e il FormatoTrasmissione è FPA12.
  • Dimenticare il codice XXXXXXX per l’estero: senza, lo SDI non identifica correttamente la transazione transfrontaliera.
  • Non aggiornare il codice quando il cliente cambia software: se il cliente cambia gestionale, anche il codice destinatario può cambiare. Verificalo periodicamente.

Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture

Quando ricevi una fattura come privato consumatore (codice 0000000 + codice fiscale), il documento finisce nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate. Per consultarla:

  1. Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS;
  2. Entra nel cassetto fiscale e poi nel servizio “Fatture e Corrispettivi”;
  3. Nella sezione “Consultazione → Fatture elettroniche e altri dati IVA” trovi tutte le fatture ricevute (e quelle eventualmente emesse, se sei una P.IVA);
  4. Puoi scaricare il file XML, una versione PDF e visualizzare i dettagli.

L’emittente è comunque obbligato a consegnarti una copia analogica (cartacea o PDF via email) al momento dell’operazione, ai sensi dell’art. 1, comma 909, L. 205/2017. La copia analogica ha lo stesso valore probatorio della fattura elettronica per le tue eventuali detrazioni fiscali (730, spese mediche, ecc.).

Domande frequenti (FAQ)

Il codice destinatario è uguale al codice univoco?

Sì, sono sinonimi. “Codice destinatario”, “codice univoco” e “codice univoco ufficio” (quest’ultimo per la PA) indicano lo stesso campo: l’indirizzo telematico univoco usato dallo SDI per recapitare la fattura. Per i soggetti privati è di 7 caratteri, per la PA di 6.

Posso usare 0000000 anche se il cliente ha un codice destinatario?

Tecnicamente sì, la fattura non viene scartata. Ma se il cliente ha registrato il proprio codice destinatario o PEC nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, lo SDI userà quello e bypasserà il tuo 0000000. Meglio comunque inserire il codice corretto: il recapito è più rapido e il cliente lo riceve direttamente nel proprio gestionale.

Cosa cambia tra codice destinatario e PEC?

Sono due canali alternativi. Il codice destinatario è un canale “dedicato” gestito dal software di fatturazione del cliente (più veloce, integrato nei gestionali). La PEC è una casella email certificata (più semplice da attivare ma meno integrata). Quando usi la PEC, il codice destinatario nell’XML è 0000000.

Il codice destinatario di un’azienda può cambiare nel tempo?

Sì. Se l’azienda cambia software di fatturazione o intermediario, il codice destinatario può essere diverso. Per questo è buona norma verificare i dati di fatturazione con il cliente almeno una volta l’anno, soprattutto se non emetti fatture spesso a quel cliente.

Cosa succede se il cliente è un forfettario senza P.IVA estera?

Se il cliente è un forfettario italiano, è comunque un soggetto IVA con P.IVA italiana, quindi rientra nel caso “azienda B2B”. Tipicamente i forfettari usano 0000000 + PEC. Se invece intendi un cliente estero senza identificativo IVA italiano, vale la regola del codice XXXXXXX.

Posso modificare una fattura già accettata dallo SDI con codice errato?

No, una fattura elettronica accettata dallo SDI non si può modificare. L’unica strada è emettere una nota di credito a storno totale e poi rifare la fattura corretta con il codice destinatario giusto. Per questo, prima di trasmettere, controlla sempre due volte il codice.

Hai dubbi sulla fattura elettronica? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

Il codice destinatario è un dettaglio tecnico ma fondamentale: un errore può bloccare i pagamenti, far perdere il controllo dei dati commerciali o costringere a rifare il lavoro. Ogni tipo di cliente (privato, azienda, PA, estero) richiede un codice diverso e regole specifiche.

Se hai una partita IVA, soprattutto in regime forfettario, e vuoi essere sicuro di emettere e ricevere fatture elettroniche correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:

  • Configurare correttamente il tuo software di fatturazione e il codice destinatario;
  • Verificare i dati dei tuoi clienti prima dell’emissione;
  • Gestire fatture verso PA, esteri e regimi speciali;
  • Risolvere eventuali scarti SDI e pratiche di rettifica.

Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti aiutiamo a mettere ordine nella tua fatturazione e a evitare errori che costano tempo e soldi.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 14:00:002026-05-24 09:54:40Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente
Guide Fatturazione Elettronica

Fattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La fattura elettronica rifiutata dalla PA e un problema che molti fornitori della Pubblica Amministrazione si trovano ad affrontare almeno una volta. A differenza della fattura “scartata” dal Sistema di Interscambio per errori tecnici, qui parliamo di una fattura trasmessa correttamente ma che la Pubblica Amministrazione decide di non accettare nel merito, inviando un esito negativo (codice EC02). In questa guida ti spieghiamo passo-passo come comportarti, quali sono i motivi piu comuni di rifiuto, la differenza tra nota di credito e autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 e cosa fare se la PA rifiuta senza motivo.

Scartata da SDI o rifiutata dalla PA: la differenza chiave

Sono due situazioni completamente diverse, anche se spesso vengono confuse. La distinzione e fondamentale perche le procedure di rimedio sono opposte.

  • Fattura scartata dal SDI: il Sistema di Interscambio rileva un errore tecnico (formale o sostanziale) e blocca la fattura. Per il fisco la fattura non esiste: non e mai stata emessa. Hai 5 giorni per re-inviarla con la stessa data e numerazione. Se vuoi approfondire questo caso, leggi la nostra guida dedicata alla fattura elettronica scartata.
  • Fattura rifiutata dalla PA: il SDI ha consegnato correttamente la fattura, che risulta regolarmente emessa a tutti gli effetti fiscali. Pero la Pubblica Amministrazione destinataria, dopo averla ricevuta, decide di rifiutarla nel merito (importo errato, dati ordine sbagliati, riferimenti mancanti). In questo caso la procedura di rimedio passa da nota di credito e nuova fattura.

Esiste poi un terzo scenario, la decorrenza termini: la PA non ha risposto entro 15 giorni e il SDI considera la fattura come consegnata in via definitiva. Vediamo nel dettaglio.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Solo la Pubblica Amministrazione puo rifiutare: privati e aziende no

Una precisazione importante che molti contribuenti ignorano: il rifiuto della fattura elettronica e una facolta riservata esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni. Aziende private, professionisti e privati che ricevono una fattura elettronica B2B o B2C non possono rifiutarla tramite SDI: la ricevono e basta.

Se un cliente privato contesta la fattura, deve farlo attraverso canali diversi (PEC, raccomandata, vie legali) e la regolarizzazione passa comunque da nota di credito concordata fra le parti. Nessun cliente B2B puo “rispedire al mittente” la fattura via SDI.

Per la PA invece esiste una procedura formalizzata: il DM 132/2020 ha definito i casi in cui la PA puo legittimamente rifiutare una fattura, riducendoli rispetto al passato e imponendo un obbligo di motivazione.

Codici esito: EC01, EC02 e decorrenza termini

Quando trasmetti una fattura a una PA tramite SDI, dopo la consegna possono arrivarti tre tipi di notifica di esito:

Codice esitoSignificatoCosa fare
EC01Notifica di esito committente — Accettazione: la PA ha verificato la fattura e l’ha accettata.Niente. La fattura e definitivamente accettata e si attendono i pagamenti.
EC02Notifica di esito committente — Rifiuto: la PA non accetta la fattura e specifica la motivazione.Leggere la motivazione, valutare se fondata, emettere nota credito + nuova fattura corretta (se rifiuto legittimo).
Decorrenza terminiSono trascorsi 15 giorni dalla consegna senza risposta della PA.La fattura si considera comunque consegnata e regolarmente emessa. Si procede con la richiesta di pagamento.

L’esito EC02 deve sempre contenere una motivazione testuale. Se trovi un EC02 con motivazione vaga o assente, hai diritto a contestarlo: vediamo come.

I 6 motivi di rifiuto piu comuni della PA

Il DM 132/2020 ha tipizzato i casi di rifiuto legittimo. Ecco i motivi piu frequenti per cui una PA invia un EC02:

  1. Codice CIG / CUP errato o assente: per gli appalti pubblici e obbligatorio inserire il Codice Identificativo Gara e, se previsto, il CUP. Se sono sbagliati o mancanti, la fattura non puo essere liquidata.
  2. Importi non corrispondenti al contratto/ordine: la fattura indica un importo diverso da quello ordinato o contrattualizzato. Caso tipico: errore di battitura, applicazione errata dell’IVA, mancato sconto.
  3. Cliente sbagliato: hai inviato la fattura a una PA diversa da quella che ha emesso l’ordine. Capita spesso con enti che hanno articolazioni territoriali (es. ASL, regioni).
  4. Servizio o bene gia fatturato: la stessa prestazione e stata fatturata due volte (duplicato).
  5. Mancanza di dati essenziali per la liquidazione: mancano riferimenti all’ordine, al determinato, al contratto, al codice impegno di spesa.
  6. Fattura emessa prima dell’esecuzione dell’ordine: stai fatturando prima di aver consegnato il bene o erogato il servizio (anche solo parzialmente).

Esistono poi rifiuti per codice destinatario errato o ufficio inesistente: in questo caso e bene verificare l’indice IPA (Indice Pubbliche Amministrazioni) per individuare il codice univoco corretto dell’ufficio destinatario.

Rifiuto motivato vs immotivato: cosa puo fare la PA

Dopo il DM 132/2020 la PA non puo piu rifiutare arbitrariamente una fattura. Il rifiuto deve essere:

  • Motivato: deve indicare la ragione specifica (uno dei casi tipizzati).
  • Tempestivo: deve avvenire entro 15 giorni dalla data di ricevimento.
  • Basato su uno dei casi previsti dal DM: rifiuti per ragioni diverse sono illegittimi.

In particolare, la PA non puo rifiutare una fattura solo perche pensa che il prezzo sia troppo alto, perche vuole rinegoziare, perche c’e un contenzioso in corso, o perche ha ricevuto la fattura “fuori budget”. In questi casi il rifiuto e illegittimo e devi attivare i rimedi che vediamo piu avanti.

Cosa fare quando la PA rifiuta: procedura passo-passo

Hai ricevuto un EC02. Niente panico: ecco la procedura corretta per gestire il rifiuto, sia che sia legittimo, sia che sia infondato.

Passo 1: leggere la motivazione del rifiuto

Accedi all’area “Fatture e Corrispettivi” nel tuo Cassetto Fiscale (o tramite il tuo gestionale di fatturazione elettronica) e individua la fattura. Scarica il file XML della notifica EC02: nel campo Descrizione trovi la motivazione testuale del rifiuto. Annota tutto: ti servira per la decisione successiva.

Passo 2: verificare la fondatezza del rifiuto

Confronta la motivazione con i dati della fattura, l’ordine, il contratto e la documentazione di consegna/esecuzione. Chiediti:

  • Il CIG/CUP indicato e corretto?
  • L’importo corrisponde all’ordine?
  • Il destinatario (codice univoco IPA) e quello giusto?
  • Ho gia fatturato in precedenza la stessa prestazione?
  • Ho fatturato dopo aver completato l’esecuzione?

Passo 3a: rifiuto LEGITTIMO — nota credito + nuova fattura

Se il rifiuto e fondato, la procedura corretta e questa:

  1. Emetti una nota di credito per stornare integralmente la fattura rifiutata. La nota credito deve riportare il riferimento alla fattura originaria (numero e data) e azzerare l’imponibile e l’IVA.
  2. Emetti una nuova fattura con i dati corretti (CIG/CUP giusto, importo corretto, destinatario corretto, ecc.), con nuova numerazione e nuova data.
  3. Trasmetti entrambe via SDI alla PA destinataria.

In questo modo la posizione fiscale e contabile risulta neutralizzata e la PA puo procedere con la liquidazione della fattura corretta.

Passo 3b: rifiuto INFONDATO — contattare la PA

Se ritieni che il rifiuto sia ingiustificato, non emettere nota credito (significherebbe rinunciare al credito). Procedi cosi:

  1. Contatta l’ufficio della PA via PEC, allegando la fattura, l’ordine, il contratto e tutta la documentazione che dimostra la correttezza della fatturazione.
  2. Chiedi formalmente di riesaminare il rifiuto e di accettare la fattura.
  3. Conserva tutta la corrispondenza: ti servira come prova in caso di azione legale.

Se la PA continua a rifiutare ingiustamente e a non pagare, hai due strade: il decreto ingiuntivo (azione giudiziale per il recupero del credito) oppure, se la situazione si protrae e l’imposta resta a tuo carico, l’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 per non cumulare ulteriori sanzioni.

Autofattura ex art. 6 DLgs 471/97: quando e come

L’autofattura denuncia prevista dall’art. 6, comma 8, del DLgs 471/97 e uno strumento poco noto ma fondamentale per chi rischia sanzioni a causa dell’inadempienza del cliente. Si applica quando il cessionario/committente non emette o non riceve la fattura, costringendo il cedente/prestatore a regolarizzare la propria posizione IVA per evitare sanzioni.

Quando si usa l’autofattura

In ambito PA, l’autofattura ex art. 6 puo essere utilizzata se:

  • Hai erogato la prestazione, hai emesso la fattura, ma la PA continua a rifiutarla senza motivazione legittima;
  • Devi assolvere comunque l’obbligo IVA per non incorrere in sanzioni;
  • Il rapporto e in stallo e non riesci a chiudere la posizione contabile.

Procedura

  1. Predisponi un’autofattura con tipo documento TD20 (autofattura per regolarizzazione e integrazione), indicando come cedente la PA inadempiente e come cessionario te stesso.
  2. Trasmetti l’autofattura al SDI entro 30 giorni dal termine in cui sarebbe dovuta avvenire la regolarizzazione.
  3. Versa l’IVA con modello F24, codice tributo specifico.
  4. Conserva la documentazione che giustifica il ricorso alla procedura (corrispondenza con la PA, prove di esecuzione, ecc.).

Attenzione: l’autofattura denuncia non sostituisce l’azione di recupero del credito verso la PA, ma serve solo a regolarizzare la propria posizione fiscale ed evitare sanzioni a carico del fornitore.

Nota credito e autofattura: due strumenti diversi

Sono spesso confuse, ma hanno funzioni completamente diverse:

Nota di creditoAutofattura ex art. 6
FunzioneStorna integralmente o parzialmente una fattura emessa.Regolarizza la posizione IVA in caso di inadempimento del cliente.
Tipo documentoTD04 (nota di credito)TD20 (autofattura denuncia)
Quando si usaQuando il rifiuto e legittimo e devi correggere errori.Quando il cliente non paga ne risponde, e tu devi versare comunque l’IVA.
EffettoAnnulla la fattura. Ne segue una nuova fattura corretta.Sposta l’obbligo IVA dal cliente al fornitore.

Decorrenza termini: i 15 giorni di silenzio

La PA ha 15 giorni di tempo dalla consegna della fattura tramite SDI per esprimere un esito (EC01 o EC02). Se non risponde entro questo termine, scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica al cedente attestante che la fattura si considera comunque emessa e consegnata, e la posizione fiscale e definitivamente regolarizzata.

In altre parole, il silenzio della PA non blocca la fattura: ai fini fiscali e a tutti gli effetti emessa. Resta da gestire il pagamento, ma quello e un’altra storia (vedi paragrafo successivo).

Tempi di pagamento della PA: 30 o 60 giorni?

Una volta accettata la fattura (EC01 o decorrenza termini), inizia il calcolo dei tempi di pagamento previsti dal DLgs 231/2002:

  • 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura, come termine standard.
  • 60 giorni per le PA che operano nel settore sanitario (ASL, ospedali, IRCCS).
  • Termini diversi possono essere previsti contrattualmente, ma sempre nel rispetto dei limiti di legge.

Se la PA non paga entro questi termini, hai diritto agli interessi di mora automatici (al tasso BCE maggiorato di 8 punti) e al recupero forfettario di 40 euro per spese di recupero. Per il recupero del credito puoi attivare un decreto ingiuntivo o rivolgerti a un legale.

Comunicazione con la PA: PEC e tracciatura

Tutte le comunicazioni formali con la PA (contestazioni, richieste di chiarimento, solleciti di pagamento) devono passare via PEC all’indirizzo dell’ufficio competente. La PEC ha valore legale equivalente a una raccomandata e crea una traccia documentale fondamentale.

Buone pratiche di gestione:

  • Conserva tutte le ricevute di accettazione e consegna PEC.
  • Allega sempre la fattura, l’ordine, il contratto e ogni documento utile.
  • Nei tuoi messaggi richiama il numero della fattura, la data, l’importo e il riferimento all’ordine.
  • Se la PA non risponde, sollecita per iscritto, tenendo traccia dei solleciti.
  • Indica sempre un termine ragionevole entro cui attendi risposta (es. 15 giorni).

Casi pratici: 3 esempi di rifiuto e soluzione

Caso 1: CIG errato sulla fattura

Hai emesso fattura n. 142 del 10 aprile per un importo di 5.000 euro indicando il CIG 1234567ABC. La PA invia EC02 perche il CIG corretto era 1234567BCD.

Soluzione: emetti nota credito (TD04) n. 015/CN del 25 aprile a storno totale della fattura 142. Quindi emetti nuova fattura n. 145 del 25 aprile con il CIG corretto. Trasmetti entrambe via SDI.

Caso 2: importo diverso dall’ordine

L’ordine prevedeva 12.000 euro IVA esclusa, ma per errore in fattura hai indicato 12.500 euro. La PA rifiuta con EC02.

Soluzione: emetti nota credito a storno totale della fattura sbagliata, poi nuova fattura con l’importo corretto (12.000 euro). Non emettere solo nota credito parziale: la PA preferisce vedere la fattura emessa con i dati corretti dall’inizio.

Caso 3: la PA cambia denominazione (riorganizzazione)

Hai sempre fatturato a un ufficio comunale “Settore Lavori Pubblici”, ma a seguito di riorganizzazione l’ufficio e stato accorpato e cambia il codice univoco IPA. Tu continui a usare il vecchio codice e ricevi EC02.

Soluzione: consulta l’Indice IPA per trovare il nuovo codice destinatario. Emetti nota credito sulla fattura rifiutata e nuova fattura con il codice univoco aggiornato.

Piattaforme utili: IPA, SDI, Cassetto Fiscale

Per gestire correttamente le fatture verso la PA, conviene tenere a portata di mano queste piattaforme:

  • Indice PA (indicepa.gov.it): per cercare il codice univoco destinatario corretto di ogni ufficio della PA. Aggiornato in tempo reale, e l’unica fonte ufficiale.
  • Fatture e Corrispettivi (Agenzia delle Entrate): il portale ufficiale dove visualizzare tutte le fatture trasmesse, gli esiti SDI e le notifiche EC01/EC02.
  • Cassetto Fiscale: per la consultazione dello storico, la situazione IVA e i versamenti F24 collegati.
  • Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC): portale del MEF per monitorare i tempi di pagamento delle PA e certificare i crediti.
  • Gestionale di fatturazione: il tuo software (Aruba, Fattura24, Fatture in Cloud, ecc.) deve essere in grado di leggere e gestire correttamente i codici esito.

Se vuoi un quadro completo dei codici di errore restituiti dal SDI e dalla PA, leggi anche la nostra guida completa ai codici errore SDI.

Domande frequenti

La PA puo rifiutare una fattura per qualsiasi motivo?

No. Dopo il DM 132/2020 il rifiuto deve essere motivato e basato su uno dei casi tipizzati (CIG errato, importo diverso, duplicazione, dati mancanti, fattura prematura, cliente sbagliato). Rifiuti per ragioni economiche generiche o per “mancanza di fondi” non sono legittimi.

Anche un cliente privato puo rifiutare una fattura elettronica?

No. Il rifiuto via SDI e una facolta riservata alla sola Pubblica Amministrazione. I privati e le aziende ricevono la fattura: eventuali contestazioni vanno fatte fuori dal canale SDI, tramite PEC, raccomandata o vie legali, e si risolvono con accordi tra le parti e nota di credito.

Cosa succede se la PA non risponde entro 15 giorni?

Scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica e la fattura si considera definitivamente consegnata e regolarmente emessa. Da quel momento iniziano i termini per il pagamento (30 o 60 giorni a seconda della tipologia di PA).

Quando devo emettere autofattura ex art. 6 DLgs 471/97?

L’autofattura denuncia (TD20) si usa quando il cliente (anche PA) non emette o non accetta la fattura ingiustamente, e tu devi comunque regolarizzare la tua posizione IVA per evitare sanzioni. Si trasmette via SDI entro 30 giorni dal termine ordinario di registrazione.

La nota di credito sostituisce l’autofattura?

No, sono strumenti diversi. La nota di credito (TD04) storna una fattura emessa per errori formali o sostanziali. L’autofattura (TD20) regolarizza la posizione IVA quando il cliente non adempie. In ambito PA, la nota credito si usa quando il rifiuto e legittimo; l’autofattura quando il rifiuto e illegittimo e devi tutelarti dalle sanzioni.

Posso contestare un rifiuto immotivato della PA?

Si. Invia una PEC formale all’ufficio della PA chiedendo il riesame del rifiuto e allegando tutta la documentazione (ordine, contratto, prove di esecuzione). Se la PA persiste nel rifiuto ingiustificato, puoi attivare un decreto ingiuntivo per il recupero del credito.

Conclusioni: chiedi assistenza al CAF Centro Fiscale

Gestire una fattura rifiutata dalla PA richiede attenzione ai dettagli, conoscenza dei codici esito e delle procedure di rimedio (nota credito, autofattura, contestazioni). Un errore nella scelta dello strumento puo costarti caro in termini di sanzioni o di credito perduto.

Al CAF Centro Fiscale di Udine aiutiamo professionisti, partite IVA e piccole imprese a gestire la fatturazione elettronica verso la PA: dalla verifica dei dati IPA alla predisposizione delle note di credito, fino all’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 nei casi piu complessi.

Contattaci: telefono 0432 1638640, WhatsApp 366 6018121, oppure passa in viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine. Ti aiutiamo a chiudere la pratica nel modo corretto e in tempi rapidi.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Giugno 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-16 14:00:002026-05-24 09:36:54Fattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026
Guide Fatturazione Elettronica

Codice Errore 00300 Fattura Elettronica: Cause, Soluzioni e Come Risolvere

fatturazione elettronica CAF Udine

Hai inviato una fattura elettronica e ti è arrivata una ricevuta di scarto dallo SDI con il codice errore 00300? Niente panico: si tratta di uno degli errori più comuni del Sistema di Interscambio e si risolve in pochi minuti. In questa guida pratica trovi cause, soluzioni passo-passo, tempi tecnici (5 giorni!), differenze con gli errori 00200, 00302, 00400 ed esempi concreti per non perdere la deduzione fiscale e non incorrere in sanzioni.

Stai cercando un altro codice errore SDI? Consulta la nostra Guida Completa ai Codici Errore SDI 2026 con elenco completo, tabella riepilogativa e workflow di correzione.

L’articolo è aggiornato con la normativa 2026 ed è pensato per chi ha urgenza di re-inviare la fattura entro il termine di 5 giorni dallo scarto.

Indice dei contenuti

  1. Cosa significa il codice errore 00300 dello SDI
  2. Dove compare l’errore 00300 (ricevuta di scarto)
  3. Le 6 cause principali dell’errore 00300
  4. Come verificare la P.IVA del cliente (3 strumenti gratuiti)
  5. Come risolvere il codice errore 00300: i 5 passi
  6. Tempi: hai 5 giorni per re-inviare
  7. Cosa succede se non risolvi entro 5 giorni
  8. Errore 00300 vs 00200, 00302, 00400: le differenze
  9. 3 esempi pratici di correzione
  10. Cosa fare se il cliente non risponde
  11. Come prevenire l’errore 00300 in futuro
  12. Software con validazione automatica P.IVA
  13. Accesso al Cassetto Fiscale per vedere le ricevute
  14. FAQ – Domande frequenti

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Cosa significa il codice errore 00300 dello SDI

Il codice errore 00300 è un codice di scarto restituito dal Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate quando una fattura elettronica trasmessa non supera i controlli di validità. La descrizione ufficiale del codice è:

“L’identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non è valido”

In altre parole, lo SDI ti sta dicendo che il codice fiscale o la partita IVA del cliente a cui hai intestato la fattura non risulta presente o valido negli archivi dell’Anagrafe Tributaria al momento dell’invio.

L’errore 00300 fa parte della categoria dei controlli sul Cessionario/Committente, ovvero sul soggetto destinatario della fattura. Lo SDI verifica in tempo reale che l’identificativo fiscale (P.IVA o CF) esista realmente e sia attivo: se il controllo fallisce, scatta lo scarto immediato.

Importante: una fattura scartata con codice 00300 si considera non emessa. Devi correggerla e re-inviarla entro 5 giorni per non incorrere in sanzioni.

Dove compare l’errore 00300 (ricevuta di scarto)

Il codice 00300 compare nella ricevuta di scarto (file con estensione .xml e nome convenzionale NS_) che lo SDI invia al cedente/prestatore entro 5 giorni dalla trasmissione della fattura.

Puoi consultare la ricevuta di scarto in tre punti diversi:

  • Software gestionale o portale di fatturazione elettronica (Aruba, Fatture in Cloud, Fattureweb, ecc.): la ricevuta arriva automaticamente nella sezione “Notifiche” o “Ricevute”.
  • Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate: sezione “Fatture e Corrispettivi” → “Consultazione” → “Notifiche”.
  • Email PEC del cedente: in alcuni casi lo SDI invia notifica via PEC.

Nel file XML della ricevuta troverai un blocco simile a questo:

<ListaErrori>
   <Errore>
      <Codice>00300</Codice>
      <Descrizione>L'identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non è valido</Descrizione>
   </Errore>
</ListaErrori>

Le 6 cause principali dell’errore 00300

L’errore 00300 può essere generato da sei cause distinte, in ordine di frequenza:

1. Partita IVA del cliente non valida o cessata

È la causa più frequente. La P.IVA del cliente è stata chiusa all’Agenzia delle Entrate (cessazione attività, fusione societaria, fallimento) ma tu hai usato il dato vecchio. Lo SDI rileva la cessazione e scarta la fattura.

2. Codice fiscale del cliente errato (per privati)

Quando fatturi a un privato (consumatore finale), nel campo CodiceFiscale devi inserire il codice fiscale di 16 caratteri. Se il CF è errato (anche di una lettera) lo SDI lo rifiuta.

3. P.IVA digitata male (errore di battitura)

Tipico: 11 cifre invece di 11 corrette. Spesso si invertono due cifre (es: 01234567890 invece di 01234567809) o si dimentica uno zero iniziale. Le P.IVA italiane hanno 11 cifre, sempre.

4. P.IVA estera senza prefisso paese

Per clienti UE devi indicare il prefisso paese ISO (DE, FR, ES, AT, ecc.) seguito dalla P.IVA, e il codice paese nel campo IdPaese deve essere coerente. Per clienti extra-UE va indicato “OO” come Codice Destinatario e il paese estero corretto.

5. P.IVA con spazi o caratteri non validi

Se nel campo IdCodice sono presenti spazi, trattini, punti o lettere (oltre al prefisso paese per UE), lo SDI scarta. Le P.IVA italiane devono contenere solo cifre, senza alcun separatore.

6. Cliente con P.IVA chiusa di recente

Caso particolarmente insidioso: il cliente ti ha dato la sua P.IVA correttamente, ma l’ha chiusa pochi giorni fa e tu non lo sai. Soluzione: contattalo, chiedi se ha ancora attività e fattura con CF se è diventato privato.

Come verificare la P.IVA del cliente (3 strumenti gratuiti)

Prima di re-inviare la fattura, devi verificare che la P.IVA o il CF del cliente sia realmente valido e attivo. Hai tre strumenti gratuiti a disposizione:

1. Servizio “Verifica P.IVA” dell’Agenzia delle Entrate

Servizio gratuito per le partite IVA italiane. Disponibile su telematici.agenziaentrate.gov.it nella sezione “Servizi” → “Verifica P.IVA”. Inserisci la P.IVA e il sistema risponde:

  • Attiva: P.IVA esistente e attiva, denominazione e codice ATECO
  • Cessata: P.IVA chiusa, con data di cessazione
  • Sospesa: P.IVA in stato di sospensione
  • Inesistente: P.IVA non presente in Anagrafe Tributaria

2. Servizio VIES (per clienti UE)

Per i clienti dell’Unione Europea utilizza il VIES (VAT Information Exchange System) della Commissione Europea, all’indirizzo vies.europa.eu. Inserisci paese (es: DE) e P.IVA: il VIES restituisce nome, indirizzo del soggetto e conferma di iscrizione al registro IVA intracomunitaria.

Attenzione: l’iscrizione al VIES è obbligatoria per fatturare a clienti UE in regime di non imponibilità (art. 41 DL 331/93). Se il cliente non risulta iscritto, devi applicare l’IVA italiana.

3. Cassetto Fiscale del cliente (se delegato)

Se sei commercialista o intermediario delegato, puoi consultare i dati del Cassetto Fiscale del cliente direttamente dall’area riservata Entratel/Fisconline.

Come risolvere il codice errore 00300: i 5 passi

Una volta individuata la causa, segui questi 5 passi operativi per correggere e re-inviare la fattura:

Passo 1: Apri la fattura scartata

Accedi al tuo software gestionale o al portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate. Cerca la fattura nello stato “Scartata” e aprila in modalità modifica.

Passo 2: Identifica il dato errato

Vai nella sezione “Cessionario/Committente” della fattura. I campi da controllare sono:

  • IdPaese (es: IT, DE, FR)
  • IdCodice (la partita IVA, solo cifre per IT)
  • CodiceFiscale (16 caratteri per privati)
  • Denominazione o Cognome/Nome

Passo 3: Correggi P.IVA o codice fiscale

Sostituisci il dato errato con quello corretto, dopo averlo verificato con uno dei tre strumenti del paragrafo precedente. Se il cliente è cessato come P.IVA, chiedi il codice fiscale e fattura come privato.

Passo 4: Re-invia la fattura (stesso numero, stessa data)

Questo è il passo cruciale: la fattura corretta deve mantenere lo stesso numero progressivo e la stessa data della fattura scartata. Lo SDI riconosce che è una correzione e non duplica il documento.

Esempio: fattura n. 45/2026 del 03/05/2026 scartata. La rispedisci sempre come 45/2026 del 03/05/2026, con il dato corretto.

Passo 5: Attendi la ricevuta di consegna

Dopo il re-invio, lo SDI ti restituirà una ricevuta di consegna (RC) oppure di mancata consegna (RMC). In entrambi i casi la fattura è considerata emessa ai fini fiscali. Se invece arriva un’altra ricevuta di scarto (NS), c’è ancora un errore da correggere.

Tempi: hai 5 giorni per re-inviare

La regola d’oro della fatturazione elettronica scartata è la regola dei 5 giorni:

Una fattura scartata può essere corretta e re-inviata entro 5 giorni dalla data della ricevuta di scarto, mantenendo numerazione e data originali.

Questo termine è stabilito dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 e dalla Circolare 13/E del 2 luglio 2018. Si tratta di 5 giorni di calendario (non lavorativi).

Esempio pratico:

  • Invio fattura: 1° maggio 2026
  • Ricevuta di scarto: 1° maggio 2026 (entro 5 giorni dall’invio)
  • Termine ultimo per re-inviare con stessa numerazione: 6 maggio 2026

Cosa succede se non risolvi entro 5 giorni

Se i 5 giorni passano senza re-invio, la fattura è considerata non emessa. Le conseguenze sono due:

1. Devi emettere una nuova fattura con numerazione nuova

Non puoi più recuperare il numero originale. Devi emettere un nuovo documento con numero progressivo successivo e data nuova. Se hai già emesso fatture con numeri successivi al “buco”, dovrai motivare contabilmente il salto numerico.

2. Possibile sanzione per tardiva fatturazione

Se lo scarto e il mancato re-invio causano un’emissione tardiva oltre i termini di legge (12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, art. 21 DPR 633/72), scatta la sanzione amministrativa prevista dall’art. 6 D.Lgs. 471/97:

  • 90% dell’IVA non documentata correttamente
  • Minimo: 250 euro per ogni fattura
  • Massimo: 2.000 euro

La sanzione può essere ridotta tramite ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97), pagando spontaneamente prima della contestazione.

Errore 00300 vs 00200, 00302, 00400: le differenze

Lo SDI utilizza decine di codici di scarto. Vediamo i quattro più frequenti che vengono spesso confusi tra loro:

CodiceDescrizioneCausa tipica
00200File non conforme alle specifiche tecnicheErrore formale dell’XML (campo mancante, formato non valido, struttura errata)
00300Identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non validoP.IVA o CF del cliente errato/cessato
00302Partita IVA Cedente/Prestatore non validaP.IVA del soggetto che emette la fattura errata o cessata
00400Data di trasmissione anteriore alla data di emissioneIncoerenza tra data fattura e data invio (es: invio prima della data emissione)

Differenza chiave: 00300 riguarda il destinatario della fattura, mentre 00302 riguarda chi emette. L’errore 00200 è un problema strutturale dell’XML, non dei dati anagrafici.

3 esempi pratici di correzione

Esempio 1: P.IVA italiana digitata male (manca uno zero)

Situazione: Fattura n. 28/2026 a “ROSSI MARIO SRL” con P.IVA digitata 1234567890 (10 cifre). Lo SDI scarta con errore 00300.

Causa: manca lo zero iniziale. La P.IVA corretta è 01234567890 (11 cifre).

Soluzione:

  1. Apri la fattura scartata
  2. Vai in “CessionarioCommittente” → “IdCodice”
  3. Aggiungi lo zero: 01234567890
  4. Re-invia con numero 28/2026 e data originale
  5. Attendi ricevuta di consegna

Esempio 2: Fattura a privato con codice destinatario errato

Situazione: Fatturi una prestazione professionale a un privato. Per errore inserisci nel CodiceDestinatario il valore “X1Y2Z3K” (codice di un’azienda) e omettendo il PEC. Scarto SDI con 00300.

Soluzione:

  1. Modifica il CodiceDestinatario in “0000000” (sette zeri, valore standard per privati e soggetti senza canale telematico)
  2. Verifica che nel CessionarioCommittente sia presente il codice fiscale di 16 caratteri del privato
  3. Re-invia con numerazione e data originali

Con codice destinatario “0000000” lo SDI mette automaticamente la fattura a disposizione del privato nella sua area riservata Fatture e Corrispettivi.

Esempio 3: Cliente con P.IVA cessata

Situazione: Hai prestato una consulenza a “BIANCHI LUIGI” che ti ha dato la P.IVA 09876543210. La verifichi su Verifica P.IVA dell’AdE: risulta cessata dal 31/12/2025.

Soluzione:

  1. Contatta il cliente: chiedi se ha aperto una nuova P.IVA o se è tornato privato
  2. Se è privato: chiedi il codice fiscale e ri-emetti la fattura come destinatario privato (con CF e codice destinatario “0000000”)
  3. Se ha nuova P.IVA: usa quella corretta e verificala
  4. Re-invia entro 5 giorni dalla data della ricevuta di scarto

Cosa fare se il cliente non risponde

Capita di non riuscire a contattare il cliente entro i 5 giorni utili. Ecco come muoversi:

  1. Tentativi di contatto documentati: telefono, email, PEC, WhatsApp. Conserva traccia di ogni tentativo (può servire in caso di contestazione).
  2. Verifica autonoma: tenta una verifica della P.IVA con i dati che hai (es: se conosci la denominazione esatta puoi verificare se ha cambiato P.IVA cercando in Camera di Commercio).
  3. Ultima risorsa – fattura come privato: se il cliente è una persona fisica e hai il suo codice fiscale (es: dal precedente preventivo o contratto), puoi emettere la fattura intestata al privato (con CF) anche se originariamente era una P.IVA. Lo SDI accetterà il documento perché il CF è valido in Anagrafe Tributaria.
  4. Se non hai né P.IVA valida né CF: emetti nota di credito interna (se necessaria) e attendi che il cliente si faccia vivo. Documenta tutto per il commercialista.

Come prevenire l’errore 00300 in futuro

L’errore 00300 si previene con tre buone abitudini:

1. Validazione P.IVA al momento dell’inserimento del cliente

Quando inserisci un nuovo cliente nell’anagrafica del software, verifica subito la P.IVA con il servizio AdE o VIES. Molti software lo fanno automaticamente al salvataggio.

2. Aggiornamento periodico delle anagrafiche

Almeno una volta all’anno ricontrolla le anagrafiche dei clienti abituali, soprattutto quelli con i quali non lavori da diversi mesi. Una P.IVA può cessare in qualsiasi momento.

3. Software con check automatico SDI

Utilizza un software di fatturazione che effettui un controllo formale prima dell’invio: verifica che la P.IVA esista, che i campi obbligatori siano compilati, che la struttura XML sia conforme alle specifiche tecniche dello SDI.

Software con validazione automatica P.IVA

I principali software di fatturazione elettronica del mercato italiano integrano la validazione automatica della partita IVA del cliente. Ecco i tre più diffusi:

Aruba Fatturazione Elettronica

Verifica automatica VIES per clienti UE e controllo formale P.IVA italiane. Allerta in tempo reale se la P.IVA risulta cessata o non valida.

Fatture in Cloud (TeamSystem)

Validazione real-time durante l’inserimento del cliente. Suggerisce automaticamente la denominazione corretta se la P.IVA è valida, riducendo gli errori di battitura.

Fattureweb (Visura)

Esegue il controllo SDI prima dell’invio: simula la validazione del Sistema di Interscambio e segnala potenziali scarti (incluso 00300) prima che la fattura venga effettivamente trasmessa.

Accesso al Cassetto Fiscale per vedere le ricevute

Per consultare direttamente le ricevute SDI dal portale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate:

  1. Accedi a agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS
  2. Vai in “Fatture e Corrispettivi”
  3. Sezione “Consultazione” → “Monitoraggio dei file trasmessi”
  4. Filtra per stato “Scartate” per trovare le fatture con errori
  5. Clicca sulla fattura per visualizzare la ricevuta XML completa con il codice errore

Da qui puoi anche scaricare il file XML originale, modificarlo (con un software o manualmente se sei tecnico) e ri-trasmetterlo.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

FAQ – Domande frequenti sul codice errore 00300

Cosa significa esattamente il codice errore 00300?

Significa che l’identificativo fiscale del cessionario/committente (P.IVA o codice fiscale del destinatario della fattura) non è valido o non esiste in Anagrafe Tributaria. Lo SDI scarta la fattura per impossibilità di consegna.

Quanti giorni ho per re-inviare una fattura scartata?

5 giorni di calendario dalla data della ricevuta di scarto. Entro questo termine puoi mantenere lo stesso numero e la stessa data della fattura originale.

Devo fare nota di credito se la fattura è stata scartata?

No. Una fattura scartata si considera non emessa, quindi non c’è nulla da stornare con nota di credito. Devi semplicemente correggerla e re-inviarla con la stessa numerazione (entro 5 giorni). Solo se superi i 5 giorni e hai già emesso fatture successive con altri numeri progressivi, può essere necessario gestire contabilmente la situazione con il commercialista.

Posso re-inviare la fattura corretta con un numero diverso?

Tecnicamente sì, ma è sconsigliato: si crea un buco nella numerazione progressiva. Mantieni sempre lo stesso numero e la stessa data, è la procedura corretta secondo la circolare AdE 13/E del 2018.

Lo SDI mi addebita una sanzione automatica per lo scarto?

No, lo scarto in sé non è sanzionato. La sanzione (90% IVA, minimo 250€) scatta solo se non re-invii entro 5 giorni e la fattura risulta tardiva rispetto al termine ordinario di 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.

Come faccio se il cliente è estero e non ha P.IVA?

Per clienti extra-UE usa “OO99999999999” (con O = lettera O, 11 caratteri) come IdCodice e “OO” come IdPaese. Indica come CodiceDestinatario il valore “XXXXXXX” (sette X).

L’errore 00300 può dipendere dal mio software di fatturazione?

Solo indirettamente: il software non è la causa dell’errore (il dato è errato a monte), ma un buon software con validazione automatica ti avvisa prima che la fattura venga inviata, evitando lo scarto. Se ricevi spesso scarti 00300, considera di passare a un software con check P.IVA real-time.

Hai ricevuto l’errore 00300? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

Risolvere un codice errore 00300 in autonomia è possibile, ma se hai dubbi sulla procedura, sui tempi di re-invio o sulle conseguenze fiscali di una fattura scartata, è sempre meglio rivolgersi a un professionista.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste partite IVA, professionisti e piccole imprese del territorio friulano nella gestione completa della fatturazione elettronica: dalla configurazione del software, alla verifica delle anagrafiche, fino alla risoluzione degli scarti SDI e alla gestione dei ravvedimenti operosi in caso di tardiva fatturazione.

  • 📍 Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
  • 📞 Telefono: 0432 1638640
  • 💬 WhatsApp: 366 6018121
  • ✉️ Email: info@centrofiscale.com

Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: ti aiutiamo a correggere e re-inviare la fattura scartata entro i 5 giorni utili, evitando sanzioni e mantenendo in ordine la tua contabilità.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Maggio 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-29 14:00:002026-05-31 17:40:28Codice Errore 00300 Fattura Elettronica: Cause, Soluzioni e Come Risolvere
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Guide Fatturazione Elettronica

Fattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per Fornitori

fatturazione elettronica CAF Udine

Indice dei contenuti

  1. Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PA
  2. Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PA
  3. Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche Tecniche
  4. Sistema di Interscambio (SDI): Come Funziona
  5. Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove Trovarlo
  6. Codice CIG e CUP: Quando Sono Obbligatori
  7. Split Payment PA: Cos’è e Come Funziona
  8. Termine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PA
  9. Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e Scarto
  10. Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PA
  11. Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PA
  12. Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PA

La fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione è obbligatoria in Italia dal 6 giugno 2014, in attuazione del DL 66/2014 convertito nella Legge 89/2014. Questo adempimento rappresenta una vera rivoluzione digitale nel rapporto tra fornitori e PA, con l’obiettivo di semplificare gli scambi, ridurre i tempi di pagamento e contrastare l’evasione fiscale.

Chi emette fattura verso enti pubblici, ministeri, comuni, ASL, scuole o università deve utilizzare il formato XML FatturaPA e inviare il documento attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) gestito dall’Agenzia delle Entrate. Non basta più la fattura cartacea o PDF: solo la fattura elettronica conforme ha valore fiscale e consente il pagamento da parte dell’ente.

In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sulla fatturazione elettronica PA nel 2026: normativa di riferimento, formato obbligatorio, codici univoci, split payment, termini di emissione, sanzioni e strumenti software per gestire correttamente questo adempimento.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PA

L’obbligo di fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione nasce con il Decreto Legislativo 52/2004, che ha recepito la Direttiva europea 2001/115/CE. Il passaggio definitivo al digitale è avvenuto con:

  • Decreto Legge 66/2014 (convertito in Legge 89/2014): introduce l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le PA dal 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali; dal 31 marzo 2015 per regioni, comuni, ASL, scuole e università
  • Decreto Ministeriale 55/2013 del MEF: definisce le specifiche tecniche del formato XML FatturaPA
  • Legge di Stabilità 2008 (Legge 244/2007, art. 1 comma 209-214): introduce il Sistema di Interscambio (SDI)
  • Decreto MEF del 17 giugno 2014: disciplina lo split payment (scissione dei pagamenti IVA)

La normativa vigente nel 2026 conferma che la fattura elettronica è l’unico documento fiscalmente rilevante nei rapporti con la PA. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore e non vengono pagate.

Riferimenti normativi principali:

  • DL 66/2014 (Legge 89/2014)
  • DM MEF 55/2013
  • Legge 244/2007, art. 1 commi 209-214
  • DM MEF 17 giugno 2014 (split payment)

Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PA

La fattura elettronica verso la PA è obbligatoria per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di:

  • Amministrazioni centrali: Ministeri, Agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL), Enti pubblici nazionali
  • Amministrazioni locali: Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane, Comunità montane
  • Enti del Servizio Sanitario Nazionale: ASL, Aziende ospedaliere, IRCCS
  • Scuole e Università: Istituti scolastici statali, Università pubbliche, AFAM
  • Altri enti pubblici: CONI, Camere di commercio, Ordini professionali, Consorzi pubblici

L’obbligo si applica a tutti i fornitori, indipendentemente dalla forma giuridica (imprese individuali, società, professionisti) e dal regime fiscale (ordinario, forfettario, semplificato).

Eccezioni: Sono esclusi dall’obbligo solo i soggetti che emettono fattura per operazioni esenti IVA o fuori campo IVA verso PA, ma in questi casi la fattura elettronica è comunque raccomandata per semplificare i pagamenti.

Importante: Dal 1° gennaio 2019, la fattura elettronica è diventata obbligatoria anche nei rapporti B2B (tra privati), ma il formato e il canale di trasmissione restano identici per la PA.

Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche Tecniche

La fattura elettronica PA deve essere emessa esclusivamente in formato XML secondo le specifiche tecniche definite dal Decreto MEF 55/2013. Il file XML contiene tutte le informazioni fiscali della fattura in modo strutturato e leggibile dai sistemi informatici.

Struttura del file FatturaPA:

  • FatturaElettronicaHeader: intestazione con dati del cedente/prestatore (fornitore) e del cessionario/committente (PA)
  • FatturaElettronicaBody: corpo della fattura con dati generali, beni/servizi, importi, IVA, riepilogo

Informazioni obbligatorie nel file XML:

  • Dati identificativi del fornitore: partita IVA, codice fiscale, denominazione, indirizzo, regime fiscale
  • Dati identificativi della PA: codice fiscale, denominazione, indirizzo, Codice Univoco Ufficio (CUU)
  • Descrizione beni/servizi: natura, quantità, prezzo unitario, aliquota IVA
  • Codice CIG e CUP: obbligatori per appalti pubblici
  • Totale documento: imponibile, IVA, totale fattura
  • Modalità pagamento: bonifico, RID, altro
  • Dati di pagamento: IBAN, banca, scadenza

Estensione del file: il file deve avere estensione .xml o .xml.p7m (se firmato digitalmente).

Nome del file: il nome deve seguire il formato IT[PartitaIVA]_[ProgressivoUnivoco].xml (es. IT12345678901_00001.xml).

Sistema di Interscambio (SDI): Come Funziona

Il Sistema di Interscambio (SDI) è il sistema centrale gestito dall’Agenzia delle Entrate che riceve, controlla e inoltra le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione (e, dal 2019, anche tra privati).

Come funziona il processo di invio:

  1. Emissione fattura: il fornitore crea la fattura in formato XML FatturaPA
  2. Invio allo SDI: la fattura viene inviata allo SDI tramite PEC, web service o tramite intermediario
  3. Controlli automatici: lo SDI verifica la correttezza formale del file (formato, partita IVA, codice destinatario)
  4. Esito positivo: se la fattura supera i controlli, lo SDI invia una ricevuta di consegna al fornitore e inoltra la fattura alla PA destinataria
  5. Esito negativo: se la fattura ha errori, lo SDI invia una notifica di scarto al fornitore, che deve correggere e reinviare

Canali di trasmissione verso lo SDI:

  • PEC (Posta Elettronica Certificata): invio del file XML come allegato all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it
  • Web service: trasmissione diretta tramite protocollo HTTPS (richiede competenze tecniche)
  • FTP (File Transfer Protocol): caricamento dei file su server FTP dedicato (per grandi volumi)
  • Portale “Fatture e Corrispettivi”: compilazione e invio tramite interfaccia web dell’Agenzia delle Entrate (gratuito)
  • Software gestionali: la maggior parte dei gestionali commerciali si collega automaticamente allo SDI

Importante: La ricevuta di consegna dello SDI certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Questo documento fa fede per la data di emissione della fattura e per i termini di pagamento.

Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove Trovarlo

Il Codice Univoco Ufficio (CUU) è un codice alfanumerico di 6 caratteri che identifica univocamente l’ufficio della Pubblica Amministrazione destinatario della fattura elettronica. È un campo obbligatorio nella fattura elettronica PA e serve allo SDI per instradare correttamente il documento.

Dove trovare il Codice Univoco Ufficio:

Tutti i CUU delle Pubbliche Amministrazioni sono registrati nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo:

www.indicepa.gov.it

Attenzione: Alcuni enti hanno più codici univoci (uno per ogni ufficio o dipartimento). È importante verificare con l’ente quale codice utilizzare per la specifica fornitura. In caso di errore, lo SDI recapita la fattura, ma l’ufficio destinatario potrebbe non riceverla correttamente.

Cosa succede se il CUU è errato:

  • Lo SDI potrebbe scartare la fattura se il codice non esiste
  • Se il codice esiste ma è sbagliato, la fattura viene recapitata all’ufficio errato e non viene pagata
  • Bisogna emettere nota di credito e riemettere la fattura con il CUU corretto

Codice CIG e CUP: Quando Sono Obbligatori

Nelle fatture elettroniche verso la PA, è spesso necessario indicare due codici aggiuntivi: il Codice Identificativo Gara (CIG) e il Codice Unico di Progetto (CUP). Questi codici sono obbligatori in determinati casi e vanno inseriti nel file XML della fattura.

Codice Identificativo Gara (CIG):

  • Cos’è: codice alfanumerico di 10 caratteri che identifica la procedura di gara o affidamento pubblico
  • Quando è obbligatorio: per tutte le forniture derivanti da appalti pubblici sopra la soglia comunitaria
  • Formato: 10 caratteri alfanumerici (es. Z1234567890)

Codice Unico di Progetto (CUP):

  • Cos’è: codice alfanumerico di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblico
  • Quando è obbligatorio: per forniture legate a progetti di investimento pubblico finanziati con fondi pubblici
  • Formato: 15 caratteri alfanumerici (es. F12A34567890123)

Sanzioni per omissione CIG/CUP:

  • Mancanza CIG: la PA non può pagare la fattura fino alla regolarizzazione
  • Mancanza CUP: la PA non può effettuare il pagamento. Sanzione amministrativa fino a 5.000 euro

Split Payment PA: Cos’è e Come Funziona

Lo split payment (o scissione dei pagamenti) è un meccanismo secondo il quale la Pubblica Amministrazione paga separatamente al fornitore l’imponibile della fattura e versa direttamente all’Erario l’IVA.

Come funziona lo split payment:

  1. Emissione fattura: il fornitore emette fattura elettronica con IVA esposta normalmente (es. imponibile 1.000 euro + IVA 22% = totale 1.220 euro)
  2. Pagamento da parte della PA: la PA paga al fornitore solo l’imponibile (1.000 euro)
  3. Versamento IVA all’Erario: la PA versa l’IVA (220 euro) direttamente all’Agenzia delle Entrate

Indicazione dello split payment nella fattura elettronica:

Nel file XML FatturaPA, lo split payment va indicato nel campo:

  • <EsigibilitaIVA>S</EsigibilitaIVA> (S = scissione pagamenti)

Inoltre, nella descrizione o nelle note della fattura, è consigliabile riportare la dicitura:

“Scissione dei pagamenti – art. 17-ter DPR 633/72”

Gestione IVA per il fornitore:

  • Il fornitore espone l’IVA in fattura normalmente
  • Nella liquidazione IVA periodica, l’IVA a credito da split payment viene compensata con l’IVA a debito
  • Se l’IVA da split payment eccede l’IVA a debito, il credito IVA si accumula e può essere compensato nei periodi successivi o chiesto a rimborso

Termine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PA

I termini di emissione e invio della fattura elettronica PA sono regolati dall’art. 21 e 21-bis del DPR 633/72 (Decreto IVA).

Termine di emissione:

  • La fattura elettronica deve essere emessa entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (cessione beni o prestazione servizi)
  • Data di effettuazione: per cessione di beni: data di consegna o spedizione; per prestazioni di servizi: data di ultimazione della prestazione

Termine di invio allo SDI:

  • La fattura deve essere trasmessa allo SDI entro lo stesso termine di emissione (12 giorni dall’effettuazione)
  • La decorrenza del termine di pagamento parte dalla data di ricevimento della fattura da parte della PA, certificata dalla ricevuta di consegna dello SDI

Attenzione: Se la fattura viene inviata allo SDI dopo il termine di 12 giorni, si incorre in sanzioni fiscali.

Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e Scarto

Quando il fornitore invia una fattura elettronica allo Sistema di Interscambio (SDI), il sistema esegue una serie di controlli automatici per verificare la correttezza formale del documento.

Controlli formali eseguiti dallo SDI:

  • Validità del formato XML: verifica che il file sia conforme allo schema XSD FatturaPA
  • Partita IVA del fornitore: controlla che la P.IVA sia esistente e attiva
  • Codice Univoco Ufficio (CUU): verifica che il codice destinatario esista nell’IPA
  • Dimensione del file: massimo 5 MB per singolo file XML

Tipologie di notifiche inviate dallo SDI:

  • Ricevuta di consegna (RC): fattura consegnata con successo alla PA
  • Notifica di scarto (NS): fattura scartata per errori formali – correggere e reinviare
  • Notifica di mancata consegna (MC): impossibile recapitare alla PA (es. CUU errato)

Errori comuni che causano scarto:

  • Codice CUU errato o inesistente
  • Partita IVA fornitore non valida
  • File XML non conforme allo schema
  • Dimensione file superiore a 5 MB

Importante: La ricevuta di consegna (RC) ha valore legale e certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Conservarla insieme alla fattura per 10 anni.

Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PA

L’invio della fattura elettronica PA è un obbligo fiscale: il mancato invio, il ritardo o l’invio con dati errati comportano sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 471/1997.

Sanzioni per mancata emissione o mancato invio:

  • Sanzione ordinaria: dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non documentato, con un minimo di 500 euro
  • Se la violazione non incide sulla determinazione del reddito, la sanzione è ridotta: da 250 a 2.000 euro

Sanzioni per ritardo nell’emissione:

  • Se la fattura è emessa entro 15 giorni dal termine: sanzione da 250 a 2.000 euro
  • Se il ritardo è superiore a 15 giorni: sanzione dal 90% al 180% dell’IVA (minimo 500 euro)

Ravvedimento operoso:

È possibile ridurre le sanzioni sanando spontaneamente la violazione tramite ravvedimento operoso. Con ravvedimento sprint (14 giorni): riduzione a 1/10 del minimo.

Nota importante: Oltre alle sanzioni fiscali, il mancato invio della fattura elettronica comporta il mancato pagamento da parte della PA.

Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PA

Per emettere e inviare fatture elettroniche alla PA è necessario utilizzare un software o una piattaforma che generi il file XML FatturaPA e lo trasmetta allo SDI.

1. Portale “Fatture e Corrispettivi” (Agenzia delle Entrate) – GRATUITO

  • Accesso: ivaservizi.agenziaentrate.gov.it
  • Autenticazione: SPID, CIE o credenziali Entratel/Fisconline
  • Funzionalità: compilazione guidata fattura, generazione XML, invio SDI, conservazione digitale gratuita per 10 anni
  • Pro: completamente gratuito, semplice, conservazione inclusa

2. Software gestionali commerciali

La maggior parte dei software di contabilità include il modulo fatturazione elettronica:

  • TeamSystem: Fatture in Cloud, Amica 10, Studio 2020
  • Zucchetti: Gestionale 1, Mago.Net
  • Wolters Kluwer: Genya, Adhoc Revolution
  • Aruba: Aruba Fatturazione Elettronica

Vantaggi software commerciali: integrazione con contabilità, invio automatico allo SDI, gestione massiva, supporto tecnico.

Costi: da 50-100 euro/anno per soluzioni base cloud, fino a diverse migliaia di euro/anno per gestionali completi.

Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PA

Le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente per 10 anni secondo le norme sulla conservazione sostitutiva (D.M. 17 giugno 2014 e CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale).

Cosa si intende per conservazione sostitutiva:

  • È il processo che garantisce la validità legale, l’autenticità, l’integrità e la leggibilità nel tempo dei documenti informatici
  • Sostituisce la conservazione cartacea: non è obbligatorio stampare le fatture elettroniche

Documenti da conservare:

  • File XML della fattura (fattura attiva e passiva)
  • Ricevute SDI (ricevuta di consegna, notifiche)
  • Eventuali allegati (DDT, contratti)

Modalità di conservazione:

1. Conservazione tramite Agenzia delle Entrate (GRATUITA)

  • Chi utilizza il portale “Fatture e Corrispettivi” ha automaticamente la conservazione gratuita per 10 anni
  • Vantaggi: completamente gratuita, conforme alle norme AgID, nessun adempimento aggiuntivo

2. Conservazione tramite software gestionale

  • La maggior parte dei software commerciali include il servizio di conservazione
  • Costi: da 20-50 euro/anno per piccoli volumi

Sanzioni per mancata conservazione:

  • Mancata conservazione: da 1.000 a 8.000 euro
  • Esibizione impossibile in caso di controllo: ricostruzione contabilità a carico del contribuente

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica PA

Posso ancora emettere fatture cartacee verso la PA?

No, dal 31 marzo 2015 la fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio e l’unico documento valido per le forniture verso tutte le Pubbliche Amministrazioni. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore fiscale e non vengono pagate dalla PA.

Cosa succede se sbaglio il Codice Univoco Ufficio nella fattura?

Se il CUU e errato, lo SDI potrebbe scartare la fattura (se il codice non esiste) oppure recapitarla a un ufficio sbagliato. In entrambi i casi la PA non riceve correttamente la fattura e non la paga. Devi emettere nota di credito per annullare la fattura errata e riemettere con il CUU corretto verificato su indicepa.gov.it.

Come gestisco l’IVA con lo split payment?

Con lo split payment esponi l’IVA normalmente in fattura, ma la PA ti paga solo l’imponibile. L’IVA incassata (zero) va in detrazione come IVA a credito nella liquidazione periodica. Se il credito IVA eccede il debito, puoi compensarlo con altri tributi in F24 o chiederlo a rimborso annualmente.

Devo stampare e conservare le fatture elettroniche PA?

No, le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente tramite conservazione sostitutiva. Non e obbligatorio stamparle. Puoi utilizzare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (tramite portale Fatture e Corrispettivi) o affidarti a un software gestionale con conservazione certificata.

Quanto tempo ho per emettere la fattura elettronica PA?

La fattura deve essere emessa e inviata allo SDI entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (consegna merce o ultimazione servizio). Il termine di pagamento per la PA decorre dalla data di ricevimento certificata dalla ricevuta di consegna SDI.

Il regime forfettario e esonerato dalla fattura elettronica PA?

No, anche i contribuenti in regime forfettario devono emettere fattura elettronica verso la PA tramite Sistema di Interscambio. L’esonero dalla fatturazione elettronica B2B (previsto fino al 2023) non si applica ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, dove l’obbligo e in vigore dal 2014-2015.

Dove trovo i codici CIG e CUP obbligatori per la fattura PA?

I codici CIG (Codice Identificativo Gara) e CUP (Codice Unico Progetto) devono essere forniti dalla PA nel contratto, nell’ordine o nella determina di affidamento. Se obbligatori ma non li hai ricevuti, contatta l’ufficio della PA committente prima di emettere fattura, altrimenti la PA non potra pagarti.


Hai Bisogno di Assistenza per la Fatturazione Elettronica PA?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con tutti gli adempimenti fiscali legati alla fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione:

  • Configurazione software e sistemi di fatturazione
  • Compilazione e invio fatture elettroniche PA
  • Gestione pratiche fiscali e contabilità
  • Consulenza su split payment e crediti IVA
  • Assistenza in caso di scarto SDI o errori
Contattaci su WhatsApp

Oppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattato

    Il tuo nome (*)

    La tua email (*)

    Il tuo telefono (*)

    Richiesta (eventuale)

    Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

    CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


    ARTICOLI CORRELATI

    Dichiarazione dei redditi 730
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e Rampe

    Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e Rampe
    Settembre 7, 2026
    /
    0 Commenti
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-07 09:00:002026-08-17 11:02:58Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e Rampe
    Dichiarazione dei redditi 730
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non Pagarlo

    Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non Pagarlo
    Settembre 5, 2026
    /
    0 Commenti
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-05 09:00:002026-08-17 11:02:54Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non Pagarlo
    Dichiarazione dei redditi 730
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote Ridotte

    Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote Ridotte
    Settembre 3, 2026
    /
    0 Commenti
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-03 09:00:002026-08-17 11:02:46Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote Ridotte

    CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

    ECCELLENTE
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    In base a 917 recensioni
    Google
    Pubblicato su Google Google
    Paola Zilli profile picture
    Paola Zilli
    07/08/2026
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
    Pubblicato su Google Google
    Jacqueline B. profile picture
    Jacqueline B.
    06/08/2026
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
    Pubblicato su Google Google
    Maura Masutto profile picture
    Maura Masutto
    06/08/2026
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
    Pubblicato su Google Google
    Issam Elhefnawi profile picture
    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    Molto gentile
    Pubblicato su Google Google
    Sibongile Moyana profile picture
    Sibongile Moyana
    30/07/2026
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
    Pubblicato su Google Google
    Sabrina Cirina profile picture
    Sabrina Cirina
    23/07/2026
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
    Pubblicato su Google Google
    robert poletto profile picture
    robert poletto
    17/07/2026
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    Fantastici
    Pubblicato su Google Google
    Geanina Gaita profile picture
    Geanina Gaita
    16/07/2026
    Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
    Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato

    Leggi tutte le recensioni del nostro CAF Centro Fiscale

    Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-30 08:43:212026-05-31 18:07:38Fattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per Fornitori
    Guide Fatturazione Elettronica

    ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Quando si parla di ID codice fattura elettronica, è facile fare confusione: con questa espressione gli utenti cercano informazioni molto diverse tra loro, spesso senza distinguere tra identificativo SDI (IdSdi), numero della fattura, codice destinatario, codice univoco ufficio per la PA o semplicemente il codice fiscale del cliente. Ognuno di questi codici ha funzioni completamente diverse, posizioni differenti nel file XML e regole specifiche di compilazione.

    In questa guida 2026 chiariamo una volta per tutte cosa significa “ID codice fattura elettronica”, dove trovare ciascun identificativo, a cosa serve l’ID SDI, come compilare correttamente il numero progressivo, come usare CIG e CUP per le fatture verso la Pubblica Amministrazione e come recuperare l’IdSdi di una vecchia fattura dal cassetto fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente partite IVA, professionisti e aziende nella corretta gestione della fatturazione elettronica: se hai dubbi sui codici da inserire o devi emettere una nota di credito riferita a una fattura precedente, possiamo aiutarti.

    Indice dei contenuti

    1. L’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”
    2. ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funziona
    3. NumeroFattura: il progressivo dell’emittente
    4. Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegna
    5. Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPA
    6. Codice fiscale del cliente privato
    7. Dove trovare l’ID SDI di una fattura
    8. A cosa serve l’ID SDI nella pratica
    9. Come compilare nota di credito con ID SDI
    10. Contatore progressivo fatture 2026
    11. Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDT
    12. Esempio XML con tutti gli ID compilati
    13. Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura
    14. Differenza con il numero progressivo di invio
    15. Errori comuni sugli ID della fattura elettronica
    16. Domande frequenti

    L’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”

    Quando un utente cerca “ID codice fattura elettronica” sui motori di ricerca, può intendere almeno cinque cose diverse. Questa ambiguità nasce dal fatto che la fattura elettronica contiene numerosi codici identificativi, ognuno con uno scopo specifico. Capire le differenze è fondamentale per evitare errori in fase di emissione, gestione delle note di credito e dialogo con clienti, commercialisti o software gestionali.

    Ecco le cinque interpretazioni più frequenti dell’espressione “ID codice fattura elettronica”:

    • ID SDI (IdentificativoSDI): il codice univoco assegnato dal Sistema di Interscambio a ogni fattura accettata, formato da numeri progressivi (es. 1234567890).
    • NumeroFattura: il numero progressivo che l’emittente assegna alla fattura nel proprio registro (es. “001/2026”, “FATT-2026-145”).
    • Codice destinatario: 7 caratteri alfanumerici che identificano il canale telematico del cliente (es. “M5UXCR1”).
    • Codice univoco ufficio: 6 caratteri alfanumerici per le Pubbliche Amministrazioni, tratti dall’Indice IPA.
    • Codice fiscale del cliente: 16 caratteri usati per privati o consumatori senza partita IVA.

    Ognuno di questi identificativi viene compilato in campi XML differenti della fattura elettronica e ha una funzione precisa. Confonderli può portare a fatture scartate dal SDI, problemi nella ricezione da parte del cliente o errori nelle note di credito. Nei prossimi paragrafi analizziamo uno per uno tutti i codici, partendo da quello che genera più dubbi: l’ID SDI.

    ★ Scelta in evidenza · Sponsor

    Qonto: il conto business per Partita IVA

    Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

    • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
    • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
    • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
    • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
    Visita Qonto e prova gratis →

    Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funziona

    L’ID SDI, formalmente chiamato IdentificativoSDI, è un numero univoco progressivo che il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate assegna a ogni fattura elettronica che supera i controlli e viene accettata. È un identificativo generato automaticamente dal SDI, non dall’emittente: tu non puoi sceglierlo, te lo comunica il sistema solo dopo l’invio del file XML.

    L’ID SDI ha le seguenti caratteristiche fondamentali:

    • Formato: numero intero progressivo, generalmente di 9-11 cifre (es. 1234567890).
    • Univocità: ogni fattura ha un proprio IdSdi, anche tra fatture dello stesso emittente nello stesso giorno.
    • Generazione: assegnato dal SDI al momento dell’accettazione del file, non prima.
    • Visibilità: riportato nella ricevuta di consegna (file XML di metadati) e nel cassetto fiscale.
    • Persistenza: rimane associato alla fattura per sempre, anche dopo anni.

    È fondamentale capire che l’IdSdi non è il numero della fattura. Il numero della fattura lo decidi tu in fase di emissione (es. “001/2026”), mentre l’IdSdi viene generato dal SDI dopo l’accettazione. Una stessa fattura ha quindi due identificativi distinti: il numero che hai assegnato tu e l’IdSdi assegnato dal sistema.

    NumeroFattura: il progressivo dell’emittente

    Il numero della fattura elettronica, chiamato tecnicamente NumeroFattura nel tracciato XML, è il numero progressivo che l’emittente assegna autonomamente al documento secondo la normativa fiscale. È contenuto nel campo XML <DatiGenerali><DatiGeneraliDocumento><Numero> ed è completamente sotto il controllo dell’emittente.

    La normativa italiana (art. 21 DPR 633/1972) prevede regole precise per la numerazione delle fatture:

    • Sequenza obbligatoria: la numerazione deve essere progressiva, senza salti né duplicazioni.
    • Riparte ogni anno: si può ripartire da 1 ogni anno solare, evitando confusioni tra esercizi diversi.
    • Formato libero: puoi usare numeri puri (“1”, “2”, “3”) o codici alfanumerici (“FATT-2026-001”, “001/A”).
    • Lunghezza: il campo XML accetta fino a 20 caratteri.
    • Unicità annuale: nello stesso anno non possono esistere due fatture con lo stesso numero per lo stesso emittente.

    Quando il SDI riceve una fattura, controlla che il numero progressivo non sia già stato usato dallo stesso emittente nello stesso anno (controllo che genera l’errore 00404 – “documento duplicato”). Per questo è essenziale che il software di fatturazione gestisca correttamente la numerazione, soprattutto in caso di sezionali multipli (es. fatture cartacee e elettroniche, registri separati per filiali).

    I sezionali sono particolarmente utili quando devi gestire numerazioni separate per tipologie di fatture (es. “1/A” per vendite, “1/B” per servizi). Ogni sezionale ha il suo progressivo indipendente. Ricorda che il sezionale deve essere parte del campo “Numero” e non può essere segnalato altrove nel tracciato XML.

    Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegna

    Il codice destinatario è un identificativo di 7 caratteri alfanumerici che individua il canale telematico attraverso cui il SDI consegnerà la fattura al cliente. È uno dei dati più frequentemente confusi con l'”ID codice fattura”. Va inserito nel campo <DatiTrasmissione><CodiceDestinatario> del file XML.

    I valori possibili del codice destinatario sono:

    • 7 caratteri alfanumerici assegnati al cliente da un intermediario (es. “M5UXCR1”, “T04ZHR3”).
    • “0000000”: cliente privato senza canale telematico, oppure cliente che usa la PEC (in tal caso si valorizza anche il campo PECDestinatario).
    • “XXXXXXX”: cliente estero (operatore non residente in Italia).
    • 6 caratteri: codice univoco ufficio per la Pubblica Amministrazione (vedi paragrafo successivo).

    Per approfondire come ottenere il proprio codice destinatario o come gestirlo correttamente, abbiamo dedicato una guida specifica al codice destinatario disponibile sul nostro blog. Il codice destinatario è gratuito e si attiva tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate o tramite il proprio software di fatturazione.

    Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPA

    Quando emetti una fattura verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA), nel campo CodiceDestinatario non devi inserire 7 caratteri ma il codice univoco ufficio di 6 caratteri alfanumerici dell’ente destinatario. Questo codice identifica in modo univoco l’ufficio dell’amministrazione pubblica che riceverà la fattura.

    Il codice univoco ufficio si trova sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo indicepa.gov.it. Sull’IPA puoi cercare l’ente per nome, codice fiscale o partita IVA e visualizzare tutti gli uffici attivi, ognuno con il proprio codice univoco. È obbligo del cliente PA comunicarti il codice corretto al momento dell’ordine o del contratto.

    Esempi tipici di codici univoci ufficio: “UFG3M5”, “X2RNC9”, “AB12CD”. Inserire un codice errato porta tipicamente all’errore 00311 (codice destinatario non valido) o alla mancata consegna alla PA. Quando emetti FatturaPA, oltre al codice univoco devi anche valorizzare il campo FormatoTrasmissione con “FPA12” (per la PA) anziché “FPR12” (per privati e altre partite IVA).

    Codice fiscale del cliente privato

    Il quinto significato di “ID codice fattura elettronica” che spesso confonde gli emittenti è il codice fiscale del cliente. Quando emetti una fattura a un consumatore privato (B2C) o a un soggetto senza partita IVA, devi compilare il campo <CessionarioCommittente><DatiAnagrafici><CodiceFiscale> con i 16 caratteri del codice fiscale.

    Le regole di compilazione sono semplici ma rigorose:

    • Persone fisiche: codice fiscale di 16 caratteri alfanumerici (es. “RSSMRA80A01H501Z”).
    • Soggetti con partita IVA: in genere si valorizza solo la P.IVA (campo IdFiscaleIVA), ma se il cliente è una persona fisica con P.IVA si possono valorizzare entrambi.
    • Cliente estero: codice fiscale “0000000” o convenzionale, con identificativo IVA del paese di residenza.
    • PA: codice fiscale dell’ente, accompagnato dal codice univoco ufficio.

    Per i privati, ricordati che il codice destinatario va valorizzato a “0000000”: la fattura non viene consegnata direttamente perché il privato non ha un canale telematico, ma viene messa a disposizione nell’area riservata “Fatture e Corrispettivi” del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Sei comunque tenuto a fornire al cliente una copia analogica (PDF) della fattura.

    Dove trovare l’ID SDI di una fattura

    Una delle domande più frequenti è: “dove trovo l’ID SDI” della mia fattura? L’identificativo SDI non è scritto sulla fattura stessa: viene generato dal Sistema di Interscambio dopo l’invio e l’accettazione del file. Esistono tre canali principali per recuperare questo codice.

    1. Ricevuta di consegna (file XML di metadati)

    Quando una fattura viene accettata, il SDI restituisce un file XML di ricevuta chiamato comunemente “metadati” o “ricevuta di consegna”. Aprendo questo file con un qualsiasi editor di testo, troverai un blocco simile a:

    <IdentificativoSdI>1234567890</IdentificativoSdI>
    <DataOraRicezione>2026-07-01T10:25:00.000+02:00</DataOraRicezione>
    <DataOraConsegna>2026-07-01T10:30:15.000+02:00</DataOraConsegna>

    Il numero contenuto nel tag <IdentificativoSdI> è l’ID SDI della tua fattura.

    2. Cassetto fiscale – sezione Fatture e Corrispettivi

    Accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), nella sezione “Consultazione” puoi cercare le tue fatture emesse o ricevute. Cliccando su una fattura specifica, viene visualizzata una scheda con tutti i dati: emittente, destinatario, importo, data e IdSdi assegnato. Questo è il metodo più sicuro perché direttamente dalla fonte ufficiale dell’Agenzia.

    3. Software di fatturazione

    Tutti i principali software di fatturazione elettronica mostrano l’IdSdi nel pannello di gestione delle fatture, in colonne come “ID SDI”, “Identificativo SDI” o “ID Trasmissione SDI”. I software più diffusi (Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem, Zucchetti) lo riportano accanto al numero della fattura, alla data di emissione e allo stato della trasmissione.

    A cosa serve l’ID SDI nella pratica

    Comprendere a cosa serve l’ID SDI è essenziale per gestire correttamente la fatturazione elettronica. L’identificativo SDI ha tre funzioni principali nella pratica quotidiana di chi emette o riceve fatture.

    • Tracciabilità: l’IdSdi è la “carta d’identità” della fattura nel Sistema di Interscambio. Permette all’Agenzia delle Entrate di tracciare ogni singolo documento, verificare la sua corretta trasmissione, gestire eventuali contestazioni.
    • Riferimento per nota di credito: quando emetti una nota di credito (TD04) per stornare totalmente o parzialmente una fattura, puoi indicare l’IdSdi della fattura originaria nel campo <DatiFattureCollegate><IdDocumento> per garantire la collegatura automatica nel cassetto fiscale.
    • Identificazione univoca per controlli: durante un eventuale controllo dell’Agenzia delle Entrate, l’IdSdi consente di richiamare la fattura in modo univoco senza ambiguità, particolarmente utile in caso di omonimie o numerazioni complesse.

    L’IdSdi è anche utile in contesti di integrazione automatica tra software gestionali, sistemi ERP e portali contabili. I sistemi di pagamento elettronico, i portali del fornitore e i sistemi di matching fattura-pagamento possono usare l’IdSdi come chiave univoca per il riconciliamento.

    Come compilare nota di credito con ID SDI

    Quando devi emettere una nota di credito (codice TD04) per stornare una fattura precedente, è importante compilare correttamente i campi che collegano la nota alla fattura originaria. La sezione XML interessata è <DatiGenerali><DatiFattureCollegate> e contiene tre campi rilevanti.

    • IdDocumento: numero della fattura originaria (es. “001/2026”). Campo obbligatorio.
    • Data: data della fattura originaria (formato AAAA-MM-GG, es. “2026-03-15”). Campo obbligatorio.
    • NumItem (opzionale): se la nota di credito si riferisce solo ad alcune righe della fattura, indica il numero di riga.

    Inoltre, opzionalmente, puoi valorizzare anche il tag <IdSdi> all’interno di DatiFattureCollegate per indicare l’identificativo SDI della fattura originaria. Questo non è obbligatorio, ma agevola il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Esempio pratico di sezione XML in una nota di credito:

    <DatiFattureCollegate>
      <IdDocumento>001/2026</IdDocumento>
      <Data>2026-03-15</Data>
      <NumItem>2</NumItem>
    </DatiFattureCollegate>

    Ricorda che la nota di credito deve avere un suo numero progressivo autonomo: non eredita il numero della fattura originaria. Inoltre, deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (con alcune eccezioni per cessione di crediti), come previsto dall’art. 26 DPR 633/1972.

    Contatore progressivo fatture 2026

    Il contatore progressivo delle fatture è uno degli aspetti più delicati della numerazione: errori in questa fase possono portare a fatture scartate dal SDI con codice errore 00404 (documento duplicato) o problemi in sede di verifica fiscale.

    Le regole fondamentali del progressivo fatture per il 2026 sono:

    • Riparte ogni anno: dal 1° gennaio 2026 puoi ripartire da “001” o “1”. La prima fattura del 2027 sarà nuovamente “001/2027”.
    • Sequenza obbligatoria: niente salti di numerazione. Se passi da 001 a 003, il SDI accetta lo stesso, ma in sede di controllo è un’anomalia da giustificare.
    • Niente duplicati: due fatture non possono mai avere lo stesso numero nello stesso anno per lo stesso emittente.
    • Sezionali: puoi gestire numerazioni separate (es. “1/A”, “1/B”) con contatori indipendenti.
    • Note di credito: hanno una loro numerazione progressiva, separata da quella delle fatture.

    Una pratica comune è inserire l’anno nel numero per maggiore chiarezza: “001/2026”, “FATT-2026-001”, “2026/001”. Questa convenzione evita confusioni in caso di consultazione di fatture di anni diversi e facilita la gestione contabile. Ricorda che il campo XML <Numero> accetta fino a 20 caratteri alfanumerici.

    Se gestisci un volume elevato di fatture, è consigliabile usare un software di fatturazione automatizzato che gestisce il progressivo in modo automatico, evita duplicazioni e garantisce la sequenza corretta. I software cloud più diffusi (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem) hanno meccanismi anti-duplicazione integrati.

    Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDT

    Oltre agli identificativi visti finora, in fattura elettronica possono comparire altri codici richiesti in casi specifici, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o nelle operazioni complesse.

    CIG – Codice Identificativo Gara

    Il CIG (Codice Identificativo Gara) è un codice di 10 caratteri alfanumerici rilasciato dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) per ogni appalto pubblico. È obbligatorio nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione che derivano da contratti di appalto pubblico, in attuazione della normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari (Legge 136/2010).

    Il CIG va inserito nel campo XML <DatiGenerali><DatiOrdineAcquisto><CodiceCIG> oppure nel campo specifico <DatiContratto>. Esempi di CIG: “Z3A2C1B0F4”, “84529836A2”.

    CUP – Codice Unico Progetto

    Il CUP (Codice Unico Progetto) è un codice di 15 caratteri alfanumerici assegnato dal Dipartimento per la Programmazione e Coordinamento della Politica Economica (DIPE) per ogni progetto di investimento pubblico. È obbligatorio in caso di fatturazione di servizi/forniture relative a progetti di investimento pubblico finanziati con risorse pubbliche, fondi UE o PNRR.

    Il CUP va inserito nel campo <CodiceCUP> all’interno di <DatiOrdineAcquisto> o <DatiContratto>. Esempi tipici: “B12C20000900007”, “F19J21000020001”. L’omissione del CUP può portare al rifiuto della fattura da parte della PA.

    DDT – Documento Di Trasporto

    Il DDT (Documento Di Trasporto) è il numero del documento che ha accompagnato la merce dal fornitore al cliente. Va indicato in fattura quando la fattura è “differita” rispetto al momento della consegna fisica dei beni (art. 21, comma 4 DPR 633/1972). Nel tracciato XML, il riferimento al DDT si valorizza in <DatiDDT><NumeroDDT> con la relativa data.

    Il DDT è particolarmente importante nelle fatture differite, dove più consegne effettuate nel mese vengono fatturate cumulativamente entro il giorno 15 del mese successivo. In questi casi, in fattura devono comparire i riferimenti a tutti i DDT del periodo.

    Esempio XML con tutti gli ID compilati

    Per chiarire definitivamente come si distribuiscono i diversi ID nella fattura elettronica, ecco un esempio semplificato di tracciato XML che evidenzia dove si collocano i principali identificativi. Si tratta di una fattura emessa verso una Pubblica Amministrazione con CIG e CUP.

    <FatturaElettronica versione="FPA12">
     <FatturaElettronicaHeader>
      <DatiTrasmissione>
        <IdTrasmittente>
          <IdPaese>IT</IdPaese>
          <IdCodice>01234567890</IdCodice>
        </IdTrasmittente>
        <ProgressivoInvio>00001</ProgressivoInvio>
        <FormatoTrasmissione>FPA12</FormatoTrasmissione>
        <CodiceDestinatario>UFG3M5</CodiceDestinatario>
      </DatiTrasmissione>
      ...
     </FatturaElettronicaHeader>
     <FatturaElettronicaBody>
      <DatiGenerali>
        <DatiGeneraliDocumento>
          <TipoDocumento>TD01</TipoDocumento>
          <Divisa>EUR</Divisa>
          <Data>2026-07-04</Data>
          <Numero>145/2026</Numero>
        </DatiGeneraliDocumento>
        <DatiOrdineAcquisto>
          <CodiceCUP>B12C20000900007</CodiceCUP>
          <CodiceCIG>Z3A2C1B0F4</CodiceCIG>
        </DatiOrdineAcquisto>
      </DatiGenerali>
      ...
     </FatturaElettronicaBody>
    </FatturaElettronica>

    In questo esempio puoi notare:

    • ProgressivoInvio “00001”: numero della trasmissione (vedi paragrafo successivo).
    • CodiceDestinatario “UFG3M5”: 6 caratteri perché destinatario PA.
    • Numero “145/2026”: numero progressivo della fattura assegnato dall’emittente.
    • CodiceCUP e CodiceCIG: identificativi dell’investimento pubblico e dell’appalto.

    L’IdSdi non compare nel tracciato di emissione: viene generato dal SDI dopo l’invio e restituito nella ricevuta di consegna. In questo esempio sarà visibile, ad esempio, come <IdentificativoSdI>9876543210</IdentificativoSdI> nel file XML di metadati di ritorno.

    Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura

    Capita spesso di aver bisogno dell’IdSdi di una fattura emessa mesi o anni prima, ad esempio per emettere una nota di credito collegata o rispondere a una richiesta dell’Agenzia delle Entrate. La buona notizia è che l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale per tutta la durata di conservazione delle fatture.

    Procedi così per recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura:

    1. Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (fatturaelettronica.agenziaentrate.gov.it).
    2. Autenticati con SPID, CIE o CNS, oppure con credenziali Entratel/Fisconline.
    3. Vai alla sezione “Consultazione” → “Fatture emesse” (o “Fatture ricevute” se cerchi una fattura passiva).
    4. Imposta il periodo di ricerca: anno e mese o intervallo di date.
    5. Filtra opzionalmente per partita IVA del cliente, numero fattura o stato.
    6. Clicca sulla fattura desiderata: si apre la scheda dettaglio che mostra tutti i dati, incluso l’ID SDI.

    In alternativa, se hai conservato i file XML delle ricevute di consegna nel tuo software o sul tuo PC, puoi aprire il file di metadati relativo alla fattura cercata e leggere il valore del tag <IdentificativoSdI>. La conservazione obbligatoria delle fatture elettroniche è di 10 anni: nel cassetto fiscale dell’Agenzia rimangono per tutto il periodo di conservazione previsto dalla normativa.

    Differenza con il numero progressivo di invio

    Un altro identificativo che genera confusione è il ProgressivoInvio, contenuto nel campo XML <DatiTrasmissione><ProgressivoInvio>. Si tratta di un codice di massimo 5 caratteri alfanumerici che identifica univocamente la singola trasmissione al SDI da parte dell’emittente o intermediario.

    Le differenze chiave tra ProgressivoInvio, NumeroFattura e IdSdi sono:

    • ProgressivoInvio: assegnato dall’emittente o dal sistema di trasmissione, identifica la singola spedizione (può contenere una o più fatture). Esempio: “00001”, “00002”, “AB123”.
    • NumeroFattura: assegnato dall’emittente, identifica il documento fiscale all’interno della propria contabilità. Esempio: “001/2026”.
    • IdSdi: assegnato dal SDI, identifica la fattura nel sistema centrale dell’Agenzia delle Entrate. Esempio: “1234567890”.

    In una giornata, lo stesso ProgressivoInvio non può essere ripetuto dall’emittente. È un dato gestito di solito automaticamente dal software di fatturazione e non richiede intervento manuale. Quando ti capita di vederlo nei messaggi di errore SDI (es. “ProgressivoInvio già utilizzato”), si tratta di un duplicato di trasmissione: il sistema rifiuta la fattura per evitare invii doppi.

    Errori comuni sugli ID della fattura elettronica

    Lavorando quotidianamente con la fatturazione elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine osserva alcuni errori ricorrenti che riguardano la gestione degli identificativi. Conoscerli aiuta a prevenirli ed evitare scarti SDI o sanzioni.

    Confondere il numero della fattura con l’IdSdi

    L’errore più comune è scambiare il numero della fattura per l’IdSdi. Quando un cliente o un commercialista chiede “qual è l’ID della fattura?”, spesso si riferisce al numero progressivo (es. “001/2026”), ma se il contesto è una nota di credito o un controllo fiscale potrebbe servire l’IdSdi (es. “1234567890”). Chiedere sempre chiarimenti sul tipo di ID richiesto.

    Inserire lo stesso numero fattura su più documenti

    Errore frequente quando si emettono fatture con software diversi o si gestiscono sezionali multipli senza coordinare la numerazione. Risultato: il SDI scarta con codice 00404 – documento duplicato. Soluzione: usare sempre lo stesso software di fatturazione per evitare conflitti, oppure adottare sezionali distinti (es. “1/A”, “1/B”) chiaramente separati.

    Usare codice destinatario “0000000” per cliente con P.IVA

    Inserire il codice destinatario “0000000” verso un cliente con partita IVA che ha invece un canale telematico attivo, comporta la mancata consegna automatica al destinatario. La fattura risulta solo nel cassetto fiscale del cliente, costringendolo a consultarla manualmente. Soluzione: chiedere sempre al cliente il codice destinatario corretto al momento dell’emissione.

    Saltare numeri nel progressivo

    Cancellare una fattura “in bozza” e proseguire con il numero successivo (es. saltare dal “10” al “12”) crea un buco nella numerazione che, in caso di controllo fiscale, va giustificato. Soluzione: usare software che gestiscono il progressivo in modo automatico e riassegnano il numero in caso di annullamento prima dell’invio al SDI.

    Omettere CIG/CUP nelle fatture verso PA

    Nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione, omettere CIG (per appalti pubblici) o CUP (per investimenti pubblici) provoca quasi certamente il rifiuto della fattura da parte dell’ente. Soluzione: chiedere sempre all’ufficio destinatario quali codici inserire prima di emettere fattura.

    Domande frequenti

    Cos’è l’ID di una fattura elettronica?

    L’espressione “ID di una fattura elettronica” può significare diverse cose: il numero progressivo assegnato dall’emittente (es. “001/2026”), l’IdSdi generato dal Sistema di Interscambio (es. “1234567890”), il codice destinatario di 7 caratteri o, per la PA, il codice univoco ufficio di 6 caratteri. È importante chiarire sempre il contesto per capire a quale identificativo si fa riferimento.

    Dove trovo l’IdSdi della mia fattura?

    L’IdSdi si trova in tre punti: nel file XML di ricevuta di consegna (tag <IdentificativoSdI>), nel cassetto fiscale Fatture e Corrispettivi (sezione Consultazione) e nei software di fatturazione (campo “ID SDI” o “Identificativo SDI”). Non compare sulla fattura PDF né nel file XML originario di emissione: viene generato dal SDI solo dopo l’accettazione del documento.

    L’IdSdi è uguale al numero della fattura?

    No, sono due cose diverse. Il numero della fattura lo decide l’emittente in fase di emissione (es. “001/2026”) e va nel campo <Numero> del file XML. L’IdSdi, invece, viene assegnato automaticamente dal Sistema di Interscambio dopo l’accettazione e ha un formato numerico progressivo (es. 1234567890). Una stessa fattura ha quindi sempre due identificativi distinti.

    Devo inserire l’IdSdi nella nota di credito?

    L’IdSdi nella nota di credito è opzionale. I campi obbligatori per collegare la nota di credito alla fattura originaria sono il numero della fattura (IdDocumento) e la data della fattura (Data) all’interno di <DatiFattureCollegate>. Aggiungere anche l’IdSdi facilita il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli, ma non è richiesto dalla normativa.

    Cosa fare se inserisco lo stesso numero fattura due volte?

    Il SDI scarterà la seconda fattura con il codice errore 00404 – documento duplicato. La fattura scartata è considerata non emessa: hai 5 giorni per correggere il numero (es. usare “002/2026” al posto di “001/2026” duplicato) e re-inviare la fattura mantenendo data e contenuto originari. Per evitare questi errori, usa sempre lo stesso software di fatturazione e gestisci correttamente eventuali sezionali.

    Il progressivo fatture si azzera dal 1° gennaio 2026?

    Sì, la prassi consolidata è di ripartire da 001 ogni anno solare. Dal 1° gennaio 2026 puoi numerare le fatture come “001/2026”, “002/2026”, ecc., e il 1° gennaio 2027 ripartirai da “001/2027”. Non è obbligatorio, ma è la modalità più diffusa perché aiuta nell’organizzazione contabile e nella consultazione storica delle fatture.

    Cosa devo inserire come codice destinatario per cliente privato?

    Per un cliente privato senza partita IVA (consumatore) o per un cliente che vuole ricevere la fattura solo via PEC, il codice destinatario va valorizzato a “0000000” (sette zeri). In quest’ultimo caso devi anche compilare il campo <PECDestinatario>. La fattura sarà comunque consegnata al cliente nel suo cassetto fiscale, ma sei tenuto a fornirgli anche una copia analogica (PDF o cartacea).

    Posso recuperare l’IdSdi di una fattura emessa nel 2023?

    Sì, l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate per tutto il periodo di conservazione obbligatoria delle fatture (10 anni). Accedi con SPID, CIE o CNS, vai a Consultazione → Fatture emesse, imposta il periodo desiderato e clicca sulla fattura: troverai l’IdSdi nella scheda dettaglio.

    Hai dubbi sulla compilazione della fattura elettronica? Contattaci

    Capire i diversi identificativi della fattura elettronica è solo il primo passo: la corretta gestione della fatturazione richiede attenzione costante a numerazione, codici destinatario, CIG, CUP e tracciabilità degli IdSdi soprattutto in caso di note di credito. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale a partite IVA, professionisti e aziende su tutti gli aspetti della fatturazione elettronica: emissione corretta, gestione scarti, recupero ID SDI per controlli, predisposizione di note di credito collegate.

    Se hai bisogno di supporto per aprire una partita IVA, scegliere il software di fatturazione più adatto, gestire la numerazione progressiva o predisporre fatture verso la PA con CIG e CUP, contatta il nostro studio. Siamo a tua disposizione per chiarire ogni dubbio e affiancarti nella gestione operativa della fatturazione elettronica.

    ★ Scelta in evidenza · Sponsor

    Apri un conto business con Qonto

    Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

    🇮🇹

    IBAN italiano

    ⚡

    Apertura in 10 min

    📄

    Fattura elettronica

    💳

    Carta Mastercard

    🚀 Visita Qonto e apri il conto →

    Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 14:00:002026-05-24 09:36:49ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona
    Guide Fatturazione Elettronica

    Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Quando emetti una fattura elettronica, il codice destinatario è il dato più importante: senza il codice corretto, la fattura non arriva mai al cliente o, peggio, finisce nelle mani sbagliate. Si tratta di un indirizzo telematico univoco di sette caratteri che il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate utilizza per recapitare il documento al destinatario giusto.

    In questa guida pratica vedremo cos’è il codice destinatario, dove va inserito nell’XML, quali codici usare nei diversi casi (privato, azienda, PEC, Pubblica Amministrazione, cliente estero), come ottenere quello del cliente e come gestire il tuo per ricevere fatture dai fornitori. Troverai anche gli errori più comuni e come evitarli.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica
    2. Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML
    3. I 5 tipi di destinatario: quale codice usare
    4. Come ottenere il codice destinatario del cliente
    5. Cosa succede se sbagli il codice destinatario
    6. Come verificare il codice destinatario di una PA
    7. Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori
    8. Errori comuni da evitare
    9. Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture
    10. Domande frequenti (FAQ)

    Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica

    Il codice destinatario è un indirizzo telematico univoco di 7 caratteri alfanumerici che identifica il “canale” attraverso cui il Sistema di Interscambio recapita la fattura elettronica al cliente. È l’equivalente digitale di un indirizzo postale: senza, la lettera (in questo caso la fattura) non sa dove andare.

    Ogni soggetto che riceve fatture elettroniche (azienda, professionista, ente pubblico) può scegliere come riceverle:

    • Tramite un codice destinatario assegnato dal proprio software di fatturazione (cassetto fiscale, gestionali, intermediari);
    • Tramite PEC (in questo caso il codice destinatario è “0000000”);
    • Tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, se non si è registrato un canale telematico (anche qui codice “0000000”).

    Il codice è diverso dalla partita IVA e dal codice fiscale: è un identificativo tecnico che riguarda solo il flusso telematico, non l’identità anagrafica del cliente. Un’azienda può cambiare codice destinatario in qualsiasi momento (ad esempio cambiando software gestionale), senza modificare la propria P.IVA.

    ★ Scelta in evidenza · Sponsor

    Qonto: il conto business per Partita IVA

    Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

    • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
    • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
    • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
    • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
    Visita Qonto e prova gratis →

    Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML

    La fattura elettronica è un file XML strutturato secondo le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. All’interno del tracciato, il codice destinatario è obbligatorio e va inserito nel tag:

    <DatiTrasmissione>
       <IdTrasmittente>...</IdTrasmittente>
       <ProgressivoInvio>...</ProgressivoInvio>
       <FormatoTrasmissione>FPR12</FormatoTrasmissione>
       <CodiceDestinatario>ABC1234</CodiceDestinatario>
    </DatiTrasmissione>

    In quasi tutti i software di fatturazione (Fattura24, Fatture in Cloud, Aruba, Libero SiFattura, ecc.) non devi modificare l’XML manualmente: ti basta inserire il codice nel campo “Codice destinatario” o “Codice univoco” del cliente nell’anagrafica, e il software lo riporterà automaticamente nel tag corretto.

    Il FormatoTrasmissione indica anche il tipo di destinatario:

    • FPR12: fattura verso privati (B2B/B2C);
    • FPA12: fattura verso Pubblica Amministrazione.

    I 5 tipi di destinatario: quale codice usare

    Esistono cinque casistiche principali a seconda del cliente che ricevi fattura. Vediamole una per una con il codice da usare.

    1. Cliente privato (cittadino comune senza P.IVA)

    Quando emetti fattura a un consumatore finale (un privato che non ha P.IVA), devi usare:

    • Codice destinatario: 0000000 (sette zeri);
    • Inserisci il codice fiscale del cliente (non la P.IVA, perché non ce l’ha);
    • Lascia vuoto il campo PEC.

    Lo SDI in questo caso recapita la fattura nell’area riservata del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e tu come emittente sei tenuto a consegnare al cliente una copia analogica (cartacea o PDF). Il privato può consultare la fattura nel proprio cassetto fiscale accedendo con SPID o CIE alla sezione “Fatture e Corrispettivi”.

    2. Cliente azienda o professionista con codice univoco

    È il caso più frequente nelle operazioni B2B. Il cliente (azienda, ditta individuale, professionista con P.IVA) ha attivato un canale telematico tramite il proprio software di fatturazione e dispone di un codice destinatario di 7 caratteri alfanumerici (esempio: ABC1234, M5UXCR1, USAL8PV).

    • Codice destinatario: i 7 caratteri forniti dal cliente;
    • Va richiesto al cliente prima di emettere la prima fattura;
    • Il cliente lo trova nel proprio software di fatturazione o nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

    Questa è l’opzione più rapida: la fattura viene recapitata in tempo reale nel gestionale del cliente, senza passaggi intermedi.

    3. Cliente azienda con PEC (senza codice univoco)

    Se il cliente B2B non ha un codice univoco ma vuole ricevere la fattura sulla propria casella di Posta Elettronica Certificata:

    • Codice destinatario: 0000000;
    • Compila il campo PECDestinatario con l’indirizzo PEC del cliente;
    • Lo SDI recapita la fattura direttamente nella PEC indicata.

    Questa modalità è frequente tra partite IVA in regime forfettario e piccole attività che non usano gestionali avanzati.

    4. Pubblica Amministrazione (PA)

    Le fatture verso enti pubblici (Comuni, ASL, scuole, ministeri) hanno regole particolari:

    • Codice destinatario: 6 caratteri alfanumerici (esempio: UF12X3);
    • FormatoTrasmissione: FPA12 (non FPR12);
    • Il codice si trova sul sito ufficiale indicepa.gov.it (Indice delle Pubbliche Amministrazioni).

    Attenzione: ogni PA può avere più uffici, ognuno con un codice diverso. Devi usare quello dell’ufficio che ti ha conferito l’incarico (es. “Ufficio Ragioneria” del Comune X), non un codice generico dell’ente. Il codice della PA è obbligatoriamente diverso da quello del trasmittente.

    5. Cliente non residente in Italia (estero UE o extra-UE)

    Per le operazioni transfrontaliere la regola è cambiata dal 2022: oggi tutte le fatture verso l’estero passano dallo SDI ed è obbligatorio l’esterometro tramite XML. Il codice da usare è:

    • Codice destinatario: XXXXXXX (sette X maiuscole);
    • Lo SDI riconosce automaticamente l’operazione come transfrontaliera e gestisce la trasmissione ai fini dell’esterometro;
    • Per operazioni B2B intra-UE: indica l’identificativo IVA del cliente (es. DE123456789) e applica il reverse charge (Natura N6 o operazione non imponibile art. 41 DL 331/93);
    • Per operazioni extra-UE: operazione non imponibile art. 7-ter o 8 DPR 633/72 a seconda del caso.

    Come ottenere il codice destinatario del cliente

    Prima di emettere fattura a un nuovo cliente, devi conoscere il suo codice destinatario. Le strade sono tre:

    1. Chiederlo direttamente al cliente. È la via più veloce: il cliente lo conosce (o dovrebbe). In genere viene comunicato insieme ai dati di fatturazione (ragione sociale, P.IVA, sede legale, codice destinatario o PEC).
    2. Verificare nel cassetto fiscale del cliente, se hai delega come professionista o intermediario abilitato.
    3. Se il cliente non ha un canale telematico: usa 0000000 abbinato alla sua PEC (per aziende) o al codice fiscale (per privati).

    Una buona pratica è inserire nel contratto o preventivo un campo dedicato per “Codice destinatario / PEC”, in modo da raccogliere il dato all’inizio della collaborazione e non dover rincorrere il cliente al momento della fattura.

    Cosa succede se sbagli il codice destinatario

    Le conseguenze di un errore dipendono dal tipo di sbaglio:

    Codice formalmente non valido (errore 00417)

    Se inserisci un codice destinatario che non rispetta il formato (lunghezza diversa da 7 caratteri per privati o da 6 per PA, caratteri non ammessi), lo SDI scarta la fattura con il codice di errore 00417 – “CodiceDestinatario non valido”. La fattura non viene mai recapitata e tu hai 5 giorni di tempo per correggere e ritrasmettere il file XML.

    Codice formalmente valido ma errato (cliente diverso)

    Questo è il caso più pericoloso. Se inserisci un codice di 7 caratteri esistente ma appartenente a un altro soggetto, lo SDI recapita correttamente la fattura… ma al cliente sbagliato! Il tuo cliente non la riceverà e potresti avere:

    • Problemi di privacy (dati commerciali finiti a terzi);
    • Mancato pagamento perché il cliente non si accorge della fattura;
    • Necessità di emettere nota di credito e rifare la fattura corretta.

    Per questo è fondamentale verificare due volte il codice prima di trasmettere la fattura, soprattutto la prima volta che si fattura a un nuovo cliente.

    Codice 0000000 senza PEC: cosa succede?

    Se invii una fattura con codice destinatario 0000000 ma senza compilare il campo PEC (e il cliente è un soggetto B2B), la fattura viene comunque accettata dallo SDI e messa a disposizione nell’area riservata del cliente sull’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, il cliente potrebbe non accorgersene se non controlla il cassetto fiscale: meglio sempre indicare PEC o codice univoco quando il cliente li ha.

    Come verificare il codice destinatario di una PA

    Per le fatture alla Pubblica Amministrazione, il codice destinatario di 6 caratteri si verifica sul sito ufficiale indicepa.gov.it (IPA). La procedura è:

    1. Vai su indicepa.gov.it;
    2. Cerca l’ente per denominazione, codice fiscale o codice IPA;
    3. Apri la scheda dell’ente e individua la sezione “Servizi di fatturazione elettronica”;
    4. Annota il codice univoco ufficio di 6 caratteri (es. UF12X3) corrispondente all’ufficio che ti ha conferito l’incarico.

    Se il codice non è pubblicato o trovi più uffici, chiedi conferma scritta all’ente prima di emettere fattura: una fattura PA con codice errato viene scartata e bisogna ritrasmetterla, con conseguenti ritardi nei pagamenti (che per le PA sono già lunghi di loro).

    Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori

    Anche tu, in quanto soggetto IVA, devi avere un codice destinatario per ricevere le fatture dai fornitori. Hai tre opzioni:

    1. Codice destinatario fornito dal software di fatturazione: la maggior parte dei gestionali (Aruba, Fatture in Cloud, Fattura24, Libero SiFattura, TeamSystem, Zucchetti) assegna automaticamente un codice di 7 caratteri al momento dell’attivazione. Lo trovi nel pannello di amministrazione del software.
    2. PEC + codice 0000000: se non usi un gestionale o vuoi ricevere le fatture direttamente sulla PEC. Soluzione tipica per regime forfettario e piccoli professionisti.
    3. Solo cassetto fiscale: se non comunichi né PEC né codice destinatario, lo SDI mette comunque le fatture nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate, ma rischi di non accorgerti subito di nuove fatture in arrivo.

    Una volta che hai il tuo codice (o PEC), comunicalo a tutti i fornitori: aggiornalo nei rapporti commerciali esistenti, indicalo nel piè di pagina delle email, sui contratti e sui preventivi. Puoi anche registrarlo nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate in “Fatture e Corrispettivi → Servizi disponibili → Registrazione dell’indirizzo telematico”, in modo che lo SDI lo usi automaticamente anche se il fornitore inserisce 0000000.

    Forfettari: cosa fare

    Dal 2024 anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a fattura elettronica. Per molti la scelta più semplice è:

    • Codice destinatario: 0000000;
    • Comunicare ai fornitori la propria PEC;
    • Registrare la PEC nel servizio “Registrazione dell’indirizzo telematico” dell’Agenzia delle Entrate.

    Errori comuni da evitare

    Nella pratica quotidiana ricorrono alcuni errori tipici:

    • Confondere codice destinatario con altri identificativi (P.IVA, codice fiscale, REA): sono dati distinti, non vanno mai mischiati.
    • Inserire la P.IVA al posto del codice destinatario: la P.IVA va nel campo IdFiscaleIVA, non nel CodiceDestinatario.
    • Riutilizzare il codice univoco di una società del gruppo: ogni ragione sociale ha (può avere) il proprio codice, non sono trasferibili.
    • Usare 0000000 senza compilare PEC per clienti aziende: la fattura passa, ma il cliente potrebbe non accorgersene fino al controllo del cassetto fiscale.
    • Usare codice di 7 caratteri per la PA: per la Pubblica Amministrazione il codice è di 6 caratteri e il FormatoTrasmissione è FPA12.
    • Dimenticare il codice XXXXXXX per l’estero: senza, lo SDI non identifica correttamente la transazione transfrontaliera.
    • Non aggiornare il codice quando il cliente cambia software: se il cliente cambia gestionale, anche il codice destinatario può cambiare. Verificalo periodicamente.

    Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture

    Quando ricevi una fattura come privato consumatore (codice 0000000 + codice fiscale), il documento finisce nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate. Per consultarla:

    1. Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS;
    2. Entra nel cassetto fiscale e poi nel servizio “Fatture e Corrispettivi”;
    3. Nella sezione “Consultazione → Fatture elettroniche e altri dati IVA” trovi tutte le fatture ricevute (e quelle eventualmente emesse, se sei una P.IVA);
    4. Puoi scaricare il file XML, una versione PDF e visualizzare i dettagli.

    L’emittente è comunque obbligato a consegnarti una copia analogica (cartacea o PDF via email) al momento dell’operazione, ai sensi dell’art. 1, comma 909, L. 205/2017. La copia analogica ha lo stesso valore probatorio della fattura elettronica per le tue eventuali detrazioni fiscali (730, spese mediche, ecc.).

    Domande frequenti (FAQ)

    Il codice destinatario è uguale al codice univoco?

    Sì, sono sinonimi. “Codice destinatario”, “codice univoco” e “codice univoco ufficio” (quest’ultimo per la PA) indicano lo stesso campo: l’indirizzo telematico univoco usato dallo SDI per recapitare la fattura. Per i soggetti privati è di 7 caratteri, per la PA di 6.

    Posso usare 0000000 anche se il cliente ha un codice destinatario?

    Tecnicamente sì, la fattura non viene scartata. Ma se il cliente ha registrato il proprio codice destinatario o PEC nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, lo SDI userà quello e bypasserà il tuo 0000000. Meglio comunque inserire il codice corretto: il recapito è più rapido e il cliente lo riceve direttamente nel proprio gestionale.

    Cosa cambia tra codice destinatario e PEC?

    Sono due canali alternativi. Il codice destinatario è un canale “dedicato” gestito dal software di fatturazione del cliente (più veloce, integrato nei gestionali). La PEC è una casella email certificata (più semplice da attivare ma meno integrata). Quando usi la PEC, il codice destinatario nell’XML è 0000000.

    Il codice destinatario di un’azienda può cambiare nel tempo?

    Sì. Se l’azienda cambia software di fatturazione o intermediario, il codice destinatario può essere diverso. Per questo è buona norma verificare i dati di fatturazione con il cliente almeno una volta l’anno, soprattutto se non emetti fatture spesso a quel cliente.

    Cosa succede se il cliente è un forfettario senza P.IVA estera?

    Se il cliente è un forfettario italiano, è comunque un soggetto IVA con P.IVA italiana, quindi rientra nel caso “azienda B2B”. Tipicamente i forfettari usano 0000000 + PEC. Se invece intendi un cliente estero senza identificativo IVA italiano, vale la regola del codice XXXXXXX.

    Posso modificare una fattura già accettata dallo SDI con codice errato?

    No, una fattura elettronica accettata dallo SDI non si può modificare. L’unica strada è emettere una nota di credito a storno totale e poi rifare la fattura corretta con il codice destinatario giusto. Per questo, prima di trasmettere, controlla sempre due volte il codice.

    Hai dubbi sulla fattura elettronica? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

    Il codice destinatario è un dettaglio tecnico ma fondamentale: un errore può bloccare i pagamenti, far perdere il controllo dei dati commerciali o costringere a rifare il lavoro. Ogni tipo di cliente (privato, azienda, PA, estero) richiede un codice diverso e regole specifiche.

    Se hai una partita IVA, soprattutto in regime forfettario, e vuoi essere sicuro di emettere e ricevere fatture elettroniche correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:

    • Configurare correttamente il tuo software di fatturazione e il codice destinatario;
    • Verificare i dati dei tuoi clienti prima dell’emissione;
    • Gestire fatture verso PA, esteri e regimi speciali;
    • Risolvere eventuali scarti SDI e pratiche di rettifica.

    Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti aiutiamo a mettere ordine nella tua fatturazione e a evitare errori che costano tempo e soldi.

    ★ Scelta in evidenza · Sponsor

    Apri un conto business con Qonto

    Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

    🇮🇹

    IBAN italiano

    ⚡

    Apertura in 10 min

    📄

    Fattura elettronica

    💳

    Carta Mastercard

    🚀 Visita Qonto e apri il conto →

    Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 14:00:002026-05-24 09:54:40Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente
    Guide Fatturazione Elettronica

    Fattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La fattura elettronica rifiutata dalla PA e un problema che molti fornitori della Pubblica Amministrazione si trovano ad affrontare almeno una volta. A differenza della fattura “scartata” dal Sistema di Interscambio per errori tecnici, qui parliamo di una fattura trasmessa correttamente ma che la Pubblica Amministrazione decide di non accettare nel merito, inviando un esito negativo (codice EC02). In questa guida ti spieghiamo passo-passo come comportarti, quali sono i motivi piu comuni di rifiuto, la differenza tra nota di credito e autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 e cosa fare se la PA rifiuta senza motivo.

    Scartata da SDI o rifiutata dalla PA: la differenza chiave

    Sono due situazioni completamente diverse, anche se spesso vengono confuse. La distinzione e fondamentale perche le procedure di rimedio sono opposte.

    • Fattura scartata dal SDI: il Sistema di Interscambio rileva un errore tecnico (formale o sostanziale) e blocca la fattura. Per il fisco la fattura non esiste: non e mai stata emessa. Hai 5 giorni per re-inviarla con la stessa data e numerazione. Se vuoi approfondire questo caso, leggi la nostra guida dedicata alla fattura elettronica scartata.
    • Fattura rifiutata dalla PA: il SDI ha consegnato correttamente la fattura, che risulta regolarmente emessa a tutti gli effetti fiscali. Pero la Pubblica Amministrazione destinataria, dopo averla ricevuta, decide di rifiutarla nel merito (importo errato, dati ordine sbagliati, riferimenti mancanti). In questo caso la procedura di rimedio passa da nota di credito e nuova fattura.

    Esiste poi un terzo scenario, la decorrenza termini: la PA non ha risposto entro 15 giorni e il SDI considera la fattura come consegnata in via definitiva. Vediamo nel dettaglio.

    ★ Scelta in evidenza · Sponsor

    Qonto: il conto business per Partita IVA

    Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

    • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
    • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
    • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
    • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
    Visita Qonto e prova gratis →

    Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Solo la Pubblica Amministrazione puo rifiutare: privati e aziende no

    Una precisazione importante che molti contribuenti ignorano: il rifiuto della fattura elettronica e una facolta riservata esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni. Aziende private, professionisti e privati che ricevono una fattura elettronica B2B o B2C non possono rifiutarla tramite SDI: la ricevono e basta.

    Se un cliente privato contesta la fattura, deve farlo attraverso canali diversi (PEC, raccomandata, vie legali) e la regolarizzazione passa comunque da nota di credito concordata fra le parti. Nessun cliente B2B puo “rispedire al mittente” la fattura via SDI.

    Per la PA invece esiste una procedura formalizzata: il DM 132/2020 ha definito i casi in cui la PA puo legittimamente rifiutare una fattura, riducendoli rispetto al passato e imponendo un obbligo di motivazione.

    Codici esito: EC01, EC02 e decorrenza termini

    Quando trasmetti una fattura a una PA tramite SDI, dopo la consegna possono arrivarti tre tipi di notifica di esito:

    Codice esitoSignificatoCosa fare
    EC01Notifica di esito committente — Accettazione: la PA ha verificato la fattura e l’ha accettata.Niente. La fattura e definitivamente accettata e si attendono i pagamenti.
    EC02Notifica di esito committente — Rifiuto: la PA non accetta la fattura e specifica la motivazione.Leggere la motivazione, valutare se fondata, emettere nota credito + nuova fattura corretta (se rifiuto legittimo).
    Decorrenza terminiSono trascorsi 15 giorni dalla consegna senza risposta della PA.La fattura si considera comunque consegnata e regolarmente emessa. Si procede con la richiesta di pagamento.

    L’esito EC02 deve sempre contenere una motivazione testuale. Se trovi un EC02 con motivazione vaga o assente, hai diritto a contestarlo: vediamo come.

    I 6 motivi di rifiuto piu comuni della PA

    Il DM 132/2020 ha tipizzato i casi di rifiuto legittimo. Ecco i motivi piu frequenti per cui una PA invia un EC02:

    1. Codice CIG / CUP errato o assente: per gli appalti pubblici e obbligatorio inserire il Codice Identificativo Gara e, se previsto, il CUP. Se sono sbagliati o mancanti, la fattura non puo essere liquidata.
    2. Importi non corrispondenti al contratto/ordine: la fattura indica un importo diverso da quello ordinato o contrattualizzato. Caso tipico: errore di battitura, applicazione errata dell’IVA, mancato sconto.
    3. Cliente sbagliato: hai inviato la fattura a una PA diversa da quella che ha emesso l’ordine. Capita spesso con enti che hanno articolazioni territoriali (es. ASL, regioni).
    4. Servizio o bene gia fatturato: la stessa prestazione e stata fatturata due volte (duplicato).
    5. Mancanza di dati essenziali per la liquidazione: mancano riferimenti all’ordine, al determinato, al contratto, al codice impegno di spesa.
    6. Fattura emessa prima dell’esecuzione dell’ordine: stai fatturando prima di aver consegnato il bene o erogato il servizio (anche solo parzialmente).

    Esistono poi rifiuti per codice destinatario errato o ufficio inesistente: in questo caso e bene verificare l’indice IPA (Indice Pubbliche Amministrazioni) per individuare il codice univoco corretto dell’ufficio destinatario.

    Rifiuto motivato vs immotivato: cosa puo fare la PA

    Dopo il DM 132/2020 la PA non puo piu rifiutare arbitrariamente una fattura. Il rifiuto deve essere:

    • Motivato: deve indicare la ragione specifica (uno dei casi tipizzati).
    • Tempestivo: deve avvenire entro 15 giorni dalla data di ricevimento.
    • Basato su uno dei casi previsti dal DM: rifiuti per ragioni diverse sono illegittimi.

    In particolare, la PA non puo rifiutare una fattura solo perche pensa che il prezzo sia troppo alto, perche vuole rinegoziare, perche c’e un contenzioso in corso, o perche ha ricevuto la fattura “fuori budget”. In questi casi il rifiuto e illegittimo e devi attivare i rimedi che vediamo piu avanti.

    Cosa fare quando la PA rifiuta: procedura passo-passo

    Hai ricevuto un EC02. Niente panico: ecco la procedura corretta per gestire il rifiuto, sia che sia legittimo, sia che sia infondato.

    Passo 1: leggere la motivazione del rifiuto

    Accedi all’area “Fatture e Corrispettivi” nel tuo Cassetto Fiscale (o tramite il tuo gestionale di fatturazione elettronica) e individua la fattura. Scarica il file XML della notifica EC02: nel campo Descrizione trovi la motivazione testuale del rifiuto. Annota tutto: ti servira per la decisione successiva.

    Passo 2: verificare la fondatezza del rifiuto

    Confronta la motivazione con i dati della fattura, l’ordine, il contratto e la documentazione di consegna/esecuzione. Chiediti:

    • Il CIG/CUP indicato e corretto?
    • L’importo corrisponde all’ordine?
    • Il destinatario (codice univoco IPA) e quello giusto?
    • Ho gia fatturato in precedenza la stessa prestazione?
    • Ho fatturato dopo aver completato l’esecuzione?

    Passo 3a: rifiuto LEGITTIMO — nota credito + nuova fattura

    Se il rifiuto e fondato, la procedura corretta e questa:

    1. Emetti una nota di credito per stornare integralmente la fattura rifiutata. La nota credito deve riportare il riferimento alla fattura originaria (numero e data) e azzerare l’imponibile e l’IVA.
    2. Emetti una nuova fattura con i dati corretti (CIG/CUP giusto, importo corretto, destinatario corretto, ecc.), con nuova numerazione e nuova data.
    3. Trasmetti entrambe via SDI alla PA destinataria.

    In questo modo la posizione fiscale e contabile risulta neutralizzata e la PA puo procedere con la liquidazione della fattura corretta.

    Passo 3b: rifiuto INFONDATO — contattare la PA

    Se ritieni che il rifiuto sia ingiustificato, non emettere nota credito (significherebbe rinunciare al credito). Procedi cosi:

    1. Contatta l’ufficio della PA via PEC, allegando la fattura, l’ordine, il contratto e tutta la documentazione che dimostra la correttezza della fatturazione.
    2. Chiedi formalmente di riesaminare il rifiuto e di accettare la fattura.
    3. Conserva tutta la corrispondenza: ti servira come prova in caso di azione legale.

    Se la PA continua a rifiutare ingiustamente e a non pagare, hai due strade: il decreto ingiuntivo (azione giudiziale per il recupero del credito) oppure, se la situazione si protrae e l’imposta resta a tuo carico, l’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 per non cumulare ulteriori sanzioni.

    Autofattura ex art. 6 DLgs 471/97: quando e come

    L’autofattura denuncia prevista dall’art. 6, comma 8, del DLgs 471/97 e uno strumento poco noto ma fondamentale per chi rischia sanzioni a causa dell’inadempienza del cliente. Si applica quando il cessionario/committente non emette o non riceve la fattura, costringendo il cedente/prestatore a regolarizzare la propria posizione IVA per evitare sanzioni.

    Quando si usa l’autofattura

    In ambito PA, l’autofattura ex art. 6 puo essere utilizzata se:

    • Hai erogato la prestazione, hai emesso la fattura, ma la PA continua a rifiutarla senza motivazione legittima;
    • Devi assolvere comunque l’obbligo IVA per non incorrere in sanzioni;
    • Il rapporto e in stallo e non riesci a chiudere la posizione contabile.

    Procedura

    1. Predisponi un’autofattura con tipo documento TD20 (autofattura per regolarizzazione e integrazione), indicando come cedente la PA inadempiente e come cessionario te stesso.
    2. Trasmetti l’autofattura al SDI entro 30 giorni dal termine in cui sarebbe dovuta avvenire la regolarizzazione.
    3. Versa l’IVA con modello F24, codice tributo specifico.
    4. Conserva la documentazione che giustifica il ricorso alla procedura (corrispondenza con la PA, prove di esecuzione, ecc.).

    Attenzione: l’autofattura denuncia non sostituisce l’azione di recupero del credito verso la PA, ma serve solo a regolarizzare la propria posizione fiscale ed evitare sanzioni a carico del fornitore.

    Nota credito e autofattura: due strumenti diversi

    Sono spesso confuse, ma hanno funzioni completamente diverse:

    Nota di creditoAutofattura ex art. 6
    FunzioneStorna integralmente o parzialmente una fattura emessa.Regolarizza la posizione IVA in caso di inadempimento del cliente.
    Tipo documentoTD04 (nota di credito)TD20 (autofattura denuncia)
    Quando si usaQuando il rifiuto e legittimo e devi correggere errori.Quando il cliente non paga ne risponde, e tu devi versare comunque l’IVA.
    EffettoAnnulla la fattura. Ne segue una nuova fattura corretta.Sposta l’obbligo IVA dal cliente al fornitore.

    Decorrenza termini: i 15 giorni di silenzio

    La PA ha 15 giorni di tempo dalla consegna della fattura tramite SDI per esprimere un esito (EC01 o EC02). Se non risponde entro questo termine, scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica al cedente attestante che la fattura si considera comunque emessa e consegnata, e la posizione fiscale e definitivamente regolarizzata.

    In altre parole, il silenzio della PA non blocca la fattura: ai fini fiscali e a tutti gli effetti emessa. Resta da gestire il pagamento, ma quello e un’altra storia (vedi paragrafo successivo).

    Tempi di pagamento della PA: 30 o 60 giorni?

    Una volta accettata la fattura (EC01 o decorrenza termini), inizia il calcolo dei tempi di pagamento previsti dal DLgs 231/2002:

    • 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura, come termine standard.
    • 60 giorni per le PA che operano nel settore sanitario (ASL, ospedali, IRCCS).
    • Termini diversi possono essere previsti contrattualmente, ma sempre nel rispetto dei limiti di legge.

    Se la PA non paga entro questi termini, hai diritto agli interessi di mora automatici (al tasso BCE maggiorato di 8 punti) e al recupero forfettario di 40 euro per spese di recupero. Per il recupero del credito puoi attivare un decreto ingiuntivo o rivolgerti a un legale.

    Comunicazione con la PA: PEC e tracciatura

    Tutte le comunicazioni formali con la PA (contestazioni, richieste di chiarimento, solleciti di pagamento) devono passare via PEC all’indirizzo dell’ufficio competente. La PEC ha valore legale equivalente a una raccomandata e crea una traccia documentale fondamentale.

    Buone pratiche di gestione:

    • Conserva tutte le ricevute di accettazione e consegna PEC.
    • Allega sempre la fattura, l’ordine, il contratto e ogni documento utile.
    • Nei tuoi messaggi richiama il numero della fattura, la data, l’importo e il riferimento all’ordine.
    • Se la PA non risponde, sollecita per iscritto, tenendo traccia dei solleciti.
    • Indica sempre un termine ragionevole entro cui attendi risposta (es. 15 giorni).

    Casi pratici: 3 esempi di rifiuto e soluzione

    Caso 1: CIG errato sulla fattura

    Hai emesso fattura n. 142 del 10 aprile per un importo di 5.000 euro indicando il CIG 1234567ABC. La PA invia EC02 perche il CIG corretto era 1234567BCD.

    Soluzione: emetti nota credito (TD04) n. 015/CN del 25 aprile a storno totale della fattura 142. Quindi emetti nuova fattura n. 145 del 25 aprile con il CIG corretto. Trasmetti entrambe via SDI.

    Caso 2: importo diverso dall’ordine

    L’ordine prevedeva 12.000 euro IVA esclusa, ma per errore in fattura hai indicato 12.500 euro. La PA rifiuta con EC02.

    Soluzione: emetti nota credito a storno totale della fattura sbagliata, poi nuova fattura con l’importo corretto (12.000 euro). Non emettere solo nota credito parziale: la PA preferisce vedere la fattura emessa con i dati corretti dall’inizio.

    Caso 3: la PA cambia denominazione (riorganizzazione)

    Hai sempre fatturato a un ufficio comunale “Settore Lavori Pubblici”, ma a seguito di riorganizzazione l’ufficio e stato accorpato e cambia il codice univoco IPA. Tu continui a usare il vecchio codice e ricevi EC02.

    Soluzione: consulta l’Indice IPA per trovare il nuovo codice destinatario. Emetti nota credito sulla fattura rifiutata e nuova fattura con il codice univoco aggiornato.

    Piattaforme utili: IPA, SDI, Cassetto Fiscale

    Per gestire correttamente le fatture verso la PA, conviene tenere a portata di mano queste piattaforme:

    • Indice PA (indicepa.gov.it): per cercare il codice univoco destinatario corretto di ogni ufficio della PA. Aggiornato in tempo reale, e l’unica fonte ufficiale.
    • Fatture e Corrispettivi (Agenzia delle Entrate): il portale ufficiale dove visualizzare tutte le fatture trasmesse, gli esiti SDI e le notifiche EC01/EC02.
    • Cassetto Fiscale: per la consultazione dello storico, la situazione IVA e i versamenti F24 collegati.
    • Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC): portale del MEF per monitorare i tempi di pagamento delle PA e certificare i crediti.
    • Gestionale di fatturazione: il tuo software (Aruba, Fattura24, Fatture in Cloud, ecc.) deve essere in grado di leggere e gestire correttamente i codici esito.

    Se vuoi un quadro completo dei codici di errore restituiti dal SDI e dalla PA, leggi anche la nostra guida completa ai codici errore SDI.

    Domande frequenti

    La PA puo rifiutare una fattura per qualsiasi motivo?

    No. Dopo il DM 132/2020 il rifiuto deve essere motivato e basato su uno dei casi tipizzati (CIG errato, importo diverso, duplicazione, dati mancanti, fattura prematura, cliente sbagliato). Rifiuti per ragioni economiche generiche o per “mancanza di fondi” non sono legittimi.

    Anche un cliente privato puo rifiutare una fattura elettronica?

    No. Il rifiuto via SDI e una facolta riservata alla sola Pubblica Amministrazione. I privati e le aziende ricevono la fattura: eventuali contestazioni vanno fatte fuori dal canale SDI, tramite PEC, raccomandata o vie legali, e si risolvono con accordi tra le parti e nota di credito.

    Cosa succede se la PA non risponde entro 15 giorni?

    Scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica e la fattura si considera definitivamente consegnata e regolarmente emessa. Da quel momento iniziano i termini per il pagamento (30 o 60 giorni a seconda della tipologia di PA).

    Quando devo emettere autofattura ex art. 6 DLgs 471/97?

    L’autofattura denuncia (TD20) si usa quando il cliente (anche PA) non emette o non accetta la fattura ingiustamente, e tu devi comunque regolarizzare la tua posizione IVA per evitare sanzioni. Si trasmette via SDI entro 30 giorni dal termine ordinario di registrazione.

    La nota di credito sostituisce l’autofattura?

    No, sono strumenti diversi. La nota di credito (TD04) storna una fattura emessa per errori formali o sostanziali. L’autofattura (TD20) regolarizza la posizione IVA quando il cliente non adempie. In ambito PA, la nota credito si usa quando il rifiuto e legittimo; l’autofattura quando il rifiuto e illegittimo e devi tutelarti dalle sanzioni.

    Posso contestare un rifiuto immotivato della PA?

    Si. Invia una PEC formale all’ufficio della PA chiedendo il riesame del rifiuto e allegando tutta la documentazione (ordine, contratto, prove di esecuzione). Se la PA persiste nel rifiuto ingiustificato, puoi attivare un decreto ingiuntivo per il recupero del credito.

    Conclusioni: chiedi assistenza al CAF Centro Fiscale

    Gestire una fattura rifiutata dalla PA richiede attenzione ai dettagli, conoscenza dei codici esito e delle procedure di rimedio (nota credito, autofattura, contestazioni). Un errore nella scelta dello strumento puo costarti caro in termini di sanzioni o di credito perduto.

    Al CAF Centro Fiscale di Udine aiutiamo professionisti, partite IVA e piccole imprese a gestire la fatturazione elettronica verso la PA: dalla verifica dei dati IPA alla predisposizione delle note di credito, fino all’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 nei casi piu complessi.

    Contattaci: telefono 0432 1638640, WhatsApp 366 6018121, oppure passa in viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine. Ti aiutiamo a chiudere la pratica nel modo corretto e in tempi rapidi.

    ★ Scelta in evidenza · Sponsor

    Apri un conto business con Qonto

    Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

    🇮🇹

    IBAN italiano

    ⚡

    Apertura in 10 min

    📄

    Fattura elettronica

    💳

    Carta Mastercard

    🚀 Visita Qonto e apri il conto →

    Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Giugno 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-16 14:00:002026-05-24 09:36:54Fattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026
    Guide Fatturazione Elettronica

    Codice Errore 00300 Fattura Elettronica: Cause, Soluzioni e Come Risolvere

    fatturazione elettronica CAF Udine

    Hai inviato una fattura elettronica e ti è arrivata una ricevuta di scarto dallo SDI con il codice errore 00300? Niente panico: si tratta di uno degli errori più comuni del Sistema di Interscambio e si risolve in pochi minuti. In questa guida pratica trovi cause, soluzioni passo-passo, tempi tecnici (5 giorni!), differenze con gli errori 00200, 00302, 00400 ed esempi concreti per non perdere la deduzione fiscale e non incorrere in sanzioni.

    Stai cercando un altro codice errore SDI? Consulta la nostra Guida Completa ai Codici Errore SDI 2026 con elenco completo, tabella riepilogativa e workflow di correzione.

    L’articolo è aggiornato con la normativa 2026 ed è pensato per chi ha urgenza di re-inviare la fattura entro il termine di 5 giorni dallo scarto.

    Indice dei contenuti

    1. Cosa significa il codice errore 00300 dello SDI
    2. Dove compare l’errore 00300 (ricevuta di scarto)
    3. Le 6 cause principali dell’errore 00300
    4. Come verificare la P.IVA del cliente (3 strumenti gratuiti)
    5. Come risolvere il codice errore 00300: i 5 passi
    6. Tempi: hai 5 giorni per re-inviare
    7. Cosa succede se non risolvi entro 5 giorni
    8. Errore 00300 vs 00200, 00302, 00400: le differenze
    9. 3 esempi pratici di correzione
    10. Cosa fare se il cliente non risponde
    11. Come prevenire l’errore 00300 in futuro
    12. Software con validazione automatica P.IVA
    13. Accesso al Cassetto Fiscale per vedere le ricevute
    14. FAQ – Domande frequenti

    ★ Scelta in evidenza · Sponsor

    Qonto: il conto business per Partita IVA

    Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

    • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
    • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
    • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
    • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
    Visita Qonto e prova gratis →

    Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Cosa significa il codice errore 00300 dello SDI

    Il codice errore 00300 è un codice di scarto restituito dal Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate quando una fattura elettronica trasmessa non supera i controlli di validità. La descrizione ufficiale del codice è:

    “L’identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non è valido”

    In altre parole, lo SDI ti sta dicendo che il codice fiscale o la partita IVA del cliente a cui hai intestato la fattura non risulta presente o valido negli archivi dell’Anagrafe Tributaria al momento dell’invio.

    L’errore 00300 fa parte della categoria dei controlli sul Cessionario/Committente, ovvero sul soggetto destinatario della fattura. Lo SDI verifica in tempo reale che l’identificativo fiscale (P.IVA o CF) esista realmente e sia attivo: se il controllo fallisce, scatta lo scarto immediato.

    Importante: una fattura scartata con codice 00300 si considera non emessa. Devi correggerla e re-inviarla entro 5 giorni per non incorrere in sanzioni.

    Dove compare l’errore 00300 (ricevuta di scarto)

    Il codice 00300 compare nella ricevuta di scarto (file con estensione .xml e nome convenzionale NS_) che lo SDI invia al cedente/prestatore entro 5 giorni dalla trasmissione della fattura.

    Puoi consultare la ricevuta di scarto in tre punti diversi:

    • Software gestionale o portale di fatturazione elettronica (Aruba, Fatture in Cloud, Fattureweb, ecc.): la ricevuta arriva automaticamente nella sezione “Notifiche” o “Ricevute”.
    • Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate: sezione “Fatture e Corrispettivi” → “Consultazione” → “Notifiche”.
    • Email PEC del cedente: in alcuni casi lo SDI invia notifica via PEC.

    Nel file XML della ricevuta troverai un blocco simile a questo:

    <ListaErrori>
       <Errore>
          <Codice>00300</Codice>
          <Descrizione>L'identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non è valido</Descrizione>
       </Errore>
    </ListaErrori>

    Le 6 cause principali dell’errore 00300

    L’errore 00300 può essere generato da sei cause distinte, in ordine di frequenza:

    1. Partita IVA del cliente non valida o cessata

    È la causa più frequente. La P.IVA del cliente è stata chiusa all’Agenzia delle Entrate (cessazione attività, fusione societaria, fallimento) ma tu hai usato il dato vecchio. Lo SDI rileva la cessazione e scarta la fattura.

    2. Codice fiscale del cliente errato (per privati)

    Quando fatturi a un privato (consumatore finale), nel campo CodiceFiscale devi inserire il codice fiscale di 16 caratteri. Se il CF è errato (anche di una lettera) lo SDI lo rifiuta.

    3. P.IVA digitata male (errore di battitura)

    Tipico: 11 cifre invece di 11 corrette. Spesso si invertono due cifre (es: 01234567890 invece di 01234567809) o si dimentica uno zero iniziale. Le P.IVA italiane hanno 11 cifre, sempre.

    4. P.IVA estera senza prefisso paese

    Per clienti UE devi indicare il prefisso paese ISO (DE, FR, ES, AT, ecc.) seguito dalla P.IVA, e il codice paese nel campo IdPaese deve essere coerente. Per clienti extra-UE va indicato “OO” come Codice Destinatario e il paese estero corretto.

    5. P.IVA con spazi o caratteri non validi

    Se nel campo IdCodice sono presenti spazi, trattini, punti o lettere (oltre al prefisso paese per UE), lo SDI scarta. Le P.IVA italiane devono contenere solo cifre, senza alcun separatore.

    6. Cliente con P.IVA chiusa di recente

    Caso particolarmente insidioso: il cliente ti ha dato la sua P.IVA correttamente, ma l’ha chiusa pochi giorni fa e tu non lo sai. Soluzione: contattalo, chiedi se ha ancora attività e fattura con CF se è diventato privato.

    Come verificare la P.IVA del cliente (3 strumenti gratuiti)

    Prima di re-inviare la fattura, devi verificare che la P.IVA o il CF del cliente sia realmente valido e attivo. Hai tre strumenti gratuiti a disposizione:

    1. Servizio “Verifica P.IVA” dell’Agenzia delle Entrate

    Servizio gratuito per le partite IVA italiane. Disponibile su telematici.agenziaentrate.gov.it nella sezione “Servizi” → “Verifica P.IVA”. Inserisci la P.IVA e il sistema risponde:

    • Attiva: P.IVA esistente e attiva, denominazione e codice ATECO
    • Cessata: P.IVA chiusa, con data di cessazione
    • Sospesa: P.IVA in stato di sospensione
    • Inesistente: P.IVA non presente in Anagrafe Tributaria

    2. Servizio VIES (per clienti UE)

    Per i clienti dell’Unione Europea utilizza il VIES (VAT Information Exchange System) della Commissione Europea, all’indirizzo vies.europa.eu. Inserisci paese (es: DE) e P.IVA: il VIES restituisce nome, indirizzo del soggetto e conferma di iscrizione al registro IVA intracomunitaria.

    Attenzione: l’iscrizione al VIES è obbligatoria per fatturare a clienti UE in regime di non imponibilità (art. 41 DL 331/93). Se il cliente non risulta iscritto, devi applicare l’IVA italiana.

    3. Cassetto Fiscale del cliente (se delegato)

    Se sei commercialista o intermediario delegato, puoi consultare i dati del Cassetto Fiscale del cliente direttamente dall’area riservata Entratel/Fisconline.

    Come risolvere il codice errore 00300: i 5 passi

    Una volta individuata la causa, segui questi 5 passi operativi per correggere e re-inviare la fattura:

    Passo 1: Apri la fattura scartata

    Accedi al tuo software gestionale o al portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate. Cerca la fattura nello stato “Scartata” e aprila in modalità modifica.

    Passo 2: Identifica il dato errato

    Vai nella sezione “Cessionario/Committente” della fattura. I campi da controllare sono:

    • IdPaese (es: IT, DE, FR)
    • IdCodice (la partita IVA, solo cifre per IT)
    • CodiceFiscale (16 caratteri per privati)
    • Denominazione o Cognome/Nome

    Passo 3: Correggi P.IVA o codice fiscale

    Sostituisci il dato errato con quello corretto, dopo averlo verificato con uno dei tre strumenti del paragrafo precedente. Se il cliente è cessato come P.IVA, chiedi il codice fiscale e fattura come privato.

    Passo 4: Re-invia la fattura (stesso numero, stessa data)

    Questo è il passo cruciale: la fattura corretta deve mantenere lo stesso numero progressivo e la stessa data della fattura scartata. Lo SDI riconosce che è una correzione e non duplica il documento.

    Esempio: fattura n. 45/2026 del 03/05/2026 scartata. La rispedisci sempre come 45/2026 del 03/05/2026, con il dato corretto.

    Passo 5: Attendi la ricevuta di consegna

    Dopo il re-invio, lo SDI ti restituirà una ricevuta di consegna (RC) oppure di mancata consegna (RMC). In entrambi i casi la fattura è considerata emessa ai fini fiscali. Se invece arriva un’altra ricevuta di scarto (NS), c’è ancora un errore da correggere.

    Tempi: hai 5 giorni per re-inviare

    La regola d’oro della fatturazione elettronica scartata è la regola dei 5 giorni:

    Una fattura scartata può essere corretta e re-inviata entro 5 giorni dalla data della ricevuta di scarto, mantenendo numerazione e data originali.

    Questo termine è stabilito dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 e dalla Circolare 13/E del 2 luglio 2018. Si tratta di 5 giorni di calendario (non lavorativi).

    Esempio pratico:

    • Invio fattura: 1° maggio 2026
    • Ricevuta di scarto: 1° maggio 2026 (entro 5 giorni dall’invio)
    • Termine ultimo per re-inviare con stessa numerazione: 6 maggio 2026

    Cosa succede se non risolvi entro 5 giorni

    Se i 5 giorni passano senza re-invio, la fattura è considerata non emessa. Le conseguenze sono due:

    1. Devi emettere una nuova fattura con numerazione nuova

    Non puoi più recuperare il numero originale. Devi emettere un nuovo documento con numero progressivo successivo e data nuova. Se hai già emesso fatture con numeri successivi al “buco”, dovrai motivare contabilmente il salto numerico.

    2. Possibile sanzione per tardiva fatturazione

    Se lo scarto e il mancato re-invio causano un’emissione tardiva oltre i termini di legge (12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, art. 21 DPR 633/72), scatta la sanzione amministrativa prevista dall’art. 6 D.Lgs. 471/97:

    • 90% dell’IVA non documentata correttamente
    • Minimo: 250 euro per ogni fattura
    • Massimo: 2.000 euro

    La sanzione può essere ridotta tramite ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97), pagando spontaneamente prima della contestazione.

    Errore 00300 vs 00200, 00302, 00400: le differenze

    Lo SDI utilizza decine di codici di scarto. Vediamo i quattro più frequenti che vengono spesso confusi tra loro:

    CodiceDescrizioneCausa tipica
    00200File non conforme alle specifiche tecnicheErrore formale dell’XML (campo mancante, formato non valido, struttura errata)
    00300Identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non validoP.IVA o CF del cliente errato/cessato
    00302Partita IVA Cedente/Prestatore non validaP.IVA del soggetto che emette la fattura errata o cessata
    00400Data di trasmissione anteriore alla data di emissioneIncoerenza tra data fattura e data invio (es: invio prima della data emissione)

    Differenza chiave: 00300 riguarda il destinatario della fattura, mentre 00302 riguarda chi emette. L’errore 00200 è un problema strutturale dell’XML, non dei dati anagrafici.

    3 esempi pratici di correzione

    Esempio 1: P.IVA italiana digitata male (manca uno zero)

    Situazione: Fattura n. 28/2026 a “ROSSI MARIO SRL” con P.IVA digitata 1234567890 (10 cifre). Lo SDI scarta con errore 00300.

    Causa: manca lo zero iniziale. La P.IVA corretta è 01234567890 (11 cifre).

    Soluzione:

    1. Apri la fattura scartata
    2. Vai in “CessionarioCommittente” → “IdCodice”
    3. Aggiungi lo zero: 01234567890
    4. Re-invia con numero 28/2026 e data originale
    5. Attendi ricevuta di consegna

    Esempio 2: Fattura a privato con codice destinatario errato

    Situazione: Fatturi una prestazione professionale a un privato. Per errore inserisci nel CodiceDestinatario il valore “X1Y2Z3K” (codice di un’azienda) e omettendo il PEC. Scarto SDI con 00300.

    Soluzione:

    1. Modifica il CodiceDestinatario in “0000000” (sette zeri, valore standard per privati e soggetti senza canale telematico)
    2. Verifica che nel CessionarioCommittente sia presente il codice fiscale di 16 caratteri del privato
    3. Re-invia con numerazione e data originali

    Con codice destinatario “0000000” lo SDI mette automaticamente la fattura a disposizione del privato nella sua area riservata Fatture e Corrispettivi.

    Esempio 3: Cliente con P.IVA cessata

    Situazione: Hai prestato una consulenza a “BIANCHI LUIGI” che ti ha dato la P.IVA 09876543210. La verifichi su Verifica P.IVA dell’AdE: risulta cessata dal 31/12/2025.

    Soluzione:

    1. Contatta il cliente: chiedi se ha aperto una nuova P.IVA o se è tornato privato
    2. Se è privato: chiedi il codice fiscale e ri-emetti la fattura come destinatario privato (con CF e codice destinatario “0000000”)
    3. Se ha nuova P.IVA: usa quella corretta e verificala
    4. Re-invia entro 5 giorni dalla data della ricevuta di scarto

    Cosa fare se il cliente non risponde

    Capita di non riuscire a contattare il cliente entro i 5 giorni utili. Ecco come muoversi:

    1. Tentativi di contatto documentati: telefono, email, PEC, WhatsApp. Conserva traccia di ogni tentativo (può servire in caso di contestazione).
    2. Verifica autonoma: tenta una verifica della P.IVA con i dati che hai (es: se conosci la denominazione esatta puoi verificare se ha cambiato P.IVA cercando in Camera di Commercio).
    3. Ultima risorsa – fattura come privato: se il cliente è una persona fisica e hai il suo codice fiscale (es: dal precedente preventivo o contratto), puoi emettere la fattura intestata al privato (con CF) anche se originariamente era una P.IVA. Lo SDI accetterà il documento perché il CF è valido in Anagrafe Tributaria.
    4. Se non hai né P.IVA valida né CF: emetti nota di credito interna (se necessaria) e attendi che il cliente si faccia vivo. Documenta tutto per il commercialista.

    Come prevenire l’errore 00300 in futuro

    L’errore 00300 si previene con tre buone abitudini:

    1. Validazione P.IVA al momento dell’inserimento del cliente

    Quando inserisci un nuovo cliente nell’anagrafica del software, verifica subito la P.IVA con il servizio AdE o VIES. Molti software lo fanno automaticamente al salvataggio.

    2. Aggiornamento periodico delle anagrafiche

    Almeno una volta all’anno ricontrolla le anagrafiche dei clienti abituali, soprattutto quelli con i quali non lavori da diversi mesi. Una P.IVA può cessare in qualsiasi momento.

    3. Software con check automatico SDI

    Utilizza un software di fatturazione che effettui un controllo formale prima dell’invio: verifica che la P.IVA esista, che i campi obbligatori siano compilati, che la struttura XML sia conforme alle specifiche tecniche dello SDI.

    Software con validazione automatica P.IVA

    I principali software di fatturazione elettronica del mercato italiano integrano la validazione automatica della partita IVA del cliente. Ecco i tre più diffusi:

    Aruba Fatturazione Elettronica

    Verifica automatica VIES per clienti UE e controllo formale P.IVA italiane. Allerta in tempo reale se la P.IVA risulta cessata o non valida.

    Fatture in Cloud (TeamSystem)

    Validazione real-time durante l’inserimento del cliente. Suggerisce automaticamente la denominazione corretta se la P.IVA è valida, riducendo gli errori di battitura.

    Fattureweb (Visura)

    Esegue il controllo SDI prima dell’invio: simula la validazione del Sistema di Interscambio e segnala potenziali scarti (incluso 00300) prima che la fattura venga effettivamente trasmessa.

    Accesso al Cassetto Fiscale per vedere le ricevute

    Per consultare direttamente le ricevute SDI dal portale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate:

    1. Accedi a agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS
    2. Vai in “Fatture e Corrispettivi”
    3. Sezione “Consultazione” → “Monitoraggio dei file trasmessi”
    4. Filtra per stato “Scartate” per trovare le fatture con errori
    5. Clicca sulla fattura per visualizzare la ricevuta XML completa con il codice errore

    Da qui puoi anche scaricare il file XML originale, modificarlo (con un software o manualmente se sei tecnico) e ri-trasmetterlo.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    FAQ – Domande frequenti sul codice errore 00300

    Cosa significa esattamente il codice errore 00300?

    Significa che l’identificativo fiscale del cessionario/committente (P.IVA o codice fiscale del destinatario della fattura) non è valido o non esiste in Anagrafe Tributaria. Lo SDI scarta la fattura per impossibilità di consegna.

    Quanti giorni ho per re-inviare una fattura scartata?

    5 giorni di calendario dalla data della ricevuta di scarto. Entro questo termine puoi mantenere lo stesso numero e la stessa data della fattura originale.

    Devo fare nota di credito se la fattura è stata scartata?

    No. Una fattura scartata si considera non emessa, quindi non c’è nulla da stornare con nota di credito. Devi semplicemente correggerla e re-inviarla con la stessa numerazione (entro 5 giorni). Solo se superi i 5 giorni e hai già emesso fatture successive con altri numeri progressivi, può essere necessario gestire contabilmente la situazione con il commercialista.

    Posso re-inviare la fattura corretta con un numero diverso?

    Tecnicamente sì, ma è sconsigliato: si crea un buco nella numerazione progressiva. Mantieni sempre lo stesso numero e la stessa data, è la procedura corretta secondo la circolare AdE 13/E del 2018.

    Lo SDI mi addebita una sanzione automatica per lo scarto?

    No, lo scarto in sé non è sanzionato. La sanzione (90% IVA, minimo 250€) scatta solo se non re-invii entro 5 giorni e la fattura risulta tardiva rispetto al termine ordinario di 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.

    Come faccio se il cliente è estero e non ha P.IVA?

    Per clienti extra-UE usa “OO99999999999” (con O = lettera O, 11 caratteri) come IdCodice e “OO” come IdPaese. Indica come CodiceDestinatario il valore “XXXXXXX” (sette X).

    L’errore 00300 può dipendere dal mio software di fatturazione?

    Solo indirettamente: il software non è la causa dell’errore (il dato è errato a monte), ma un buon software con validazione automatica ti avvisa prima che la fattura venga inviata, evitando lo scarto. Se ricevi spesso scarti 00300, considera di passare a un software con check P.IVA real-time.

    Hai ricevuto l’errore 00300? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

    Risolvere un codice errore 00300 in autonomia è possibile, ma se hai dubbi sulla procedura, sui tempi di re-invio o sulle conseguenze fiscali di una fattura scartata, è sempre meglio rivolgersi a un professionista.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste partite IVA, professionisti e piccole imprese del territorio friulano nella gestione completa della fatturazione elettronica: dalla configurazione del software, alla verifica delle anagrafiche, fino alla risoluzione degli scarti SDI e alla gestione dei ravvedimenti operosi in caso di tardiva fatturazione.

    • 📍 Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
    • 📞 Telefono: 0432 1638640
    • 💬 WhatsApp: 366 6018121
    • ✉️ Email: info@centrofiscale.com

    Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: ti aiutiamo a correggere e re-inviare la fattura scartata entro i 5 giorni utili, evitando sanzioni e mantenendo in ordine la tua contabilità.

    ★ Scelta in evidenza · Sponsor

    Apri un conto business con Qonto

    Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

    🇮🇹

    IBAN italiano

    ⚡

    Apertura in 10 min

    📄

    Fattura elettronica

    💳

    Carta Mastercard

    🚀 Visita Qonto e apri il conto →

    Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Maggio 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-29 14:00:002026-05-31 17:40:28Codice Errore 00300 Fattura Elettronica: Cause, Soluzioni e Come Risolvere
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Guide Fatturazione Elettronica

    Fattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per Fornitori

    fatturazione elettronica CAF Udine

    Indice dei contenuti

    1. Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PA
    2. Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PA
    3. Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche Tecniche
    4. Sistema di Interscambio (SDI): Come Funziona
    5. Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove Trovarlo
    6. Codice CIG e CUP: Quando Sono Obbligatori
    7. Split Payment PA: Cos’è e Come Funziona
    8. Termine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PA
    9. Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e Scarto
    10. Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PA
    11. Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PA
    12. Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PA

    La fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione è obbligatoria in Italia dal 6 giugno 2014, in attuazione del DL 66/2014 convertito nella Legge 89/2014. Questo adempimento rappresenta una vera rivoluzione digitale nel rapporto tra fornitori e PA, con l’obiettivo di semplificare gli scambi, ridurre i tempi di pagamento e contrastare l’evasione fiscale.

    Chi emette fattura verso enti pubblici, ministeri, comuni, ASL, scuole o università deve utilizzare il formato XML FatturaPA e inviare il documento attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) gestito dall’Agenzia delle Entrate. Non basta più la fattura cartacea o PDF: solo la fattura elettronica conforme ha valore fiscale e consente il pagamento da parte dell’ente.

    In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sulla fatturazione elettronica PA nel 2026: normativa di riferimento, formato obbligatorio, codici univoci, split payment, termini di emissione, sanzioni e strumenti software per gestire correttamente questo adempimento.

    📬

    Resta aggiornato sulle novità fiscali

    Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

    🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

    Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PA

    L’obbligo di fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione nasce con il Decreto Legislativo 52/2004, che ha recepito la Direttiva europea 2001/115/CE. Il passaggio definitivo al digitale è avvenuto con:

    • Decreto Legge 66/2014 (convertito in Legge 89/2014): introduce l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le PA dal 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali; dal 31 marzo 2015 per regioni, comuni, ASL, scuole e università
    • Decreto Ministeriale 55/2013 del MEF: definisce le specifiche tecniche del formato XML FatturaPA
    • Legge di Stabilità 2008 (Legge 244/2007, art. 1 comma 209-214): introduce il Sistema di Interscambio (SDI)
    • Decreto MEF del 17 giugno 2014: disciplina lo split payment (scissione dei pagamenti IVA)

    La normativa vigente nel 2026 conferma che la fattura elettronica è l’unico documento fiscalmente rilevante nei rapporti con la PA. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore e non vengono pagate.

    Riferimenti normativi principali:

    • DL 66/2014 (Legge 89/2014)
    • DM MEF 55/2013
    • Legge 244/2007, art. 1 commi 209-214
    • DM MEF 17 giugno 2014 (split payment)

    Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PA

    La fattura elettronica verso la PA è obbligatoria per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di:

    • Amministrazioni centrali: Ministeri, Agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL), Enti pubblici nazionali
    • Amministrazioni locali: Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane, Comunità montane
    • Enti del Servizio Sanitario Nazionale: ASL, Aziende ospedaliere, IRCCS
    • Scuole e Università: Istituti scolastici statali, Università pubbliche, AFAM
    • Altri enti pubblici: CONI, Camere di commercio, Ordini professionali, Consorzi pubblici

    L’obbligo si applica a tutti i fornitori, indipendentemente dalla forma giuridica (imprese individuali, società, professionisti) e dal regime fiscale (ordinario, forfettario, semplificato).

    Eccezioni: Sono esclusi dall’obbligo solo i soggetti che emettono fattura per operazioni esenti IVA o fuori campo IVA verso PA, ma in questi casi la fattura elettronica è comunque raccomandata per semplificare i pagamenti.

    Importante: Dal 1° gennaio 2019, la fattura elettronica è diventata obbligatoria anche nei rapporti B2B (tra privati), ma il formato e il canale di trasmissione restano identici per la PA.

    Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche Tecniche

    La fattura elettronica PA deve essere emessa esclusivamente in formato XML secondo le specifiche tecniche definite dal Decreto MEF 55/2013. Il file XML contiene tutte le informazioni fiscali della fattura in modo strutturato e leggibile dai sistemi informatici.

    Struttura del file FatturaPA:

    • FatturaElettronicaHeader: intestazione con dati del cedente/prestatore (fornitore) e del cessionario/committente (PA)
    • FatturaElettronicaBody: corpo della fattura con dati generali, beni/servizi, importi, IVA, riepilogo

    Informazioni obbligatorie nel file XML:

    • Dati identificativi del fornitore: partita IVA, codice fiscale, denominazione, indirizzo, regime fiscale
    • Dati identificativi della PA: codice fiscale, denominazione, indirizzo, Codice Univoco Ufficio (CUU)
    • Descrizione beni/servizi: natura, quantità, prezzo unitario, aliquota IVA
    • Codice CIG e CUP: obbligatori per appalti pubblici
    • Totale documento: imponibile, IVA, totale fattura
    • Modalità pagamento: bonifico, RID, altro
    • Dati di pagamento: IBAN, banca, scadenza

    Estensione del file: il file deve avere estensione .xml o .xml.p7m (se firmato digitalmente).

    Nome del file: il nome deve seguire il formato IT[PartitaIVA]_[ProgressivoUnivoco].xml (es. IT12345678901_00001.xml).

    Sistema di Interscambio (SDI): Come Funziona

    Il Sistema di Interscambio (SDI) è il sistema centrale gestito dall’Agenzia delle Entrate che riceve, controlla e inoltra le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione (e, dal 2019, anche tra privati).

    Come funziona il processo di invio:

    1. Emissione fattura: il fornitore crea la fattura in formato XML FatturaPA
    2. Invio allo SDI: la fattura viene inviata allo SDI tramite PEC, web service o tramite intermediario
    3. Controlli automatici: lo SDI verifica la correttezza formale del file (formato, partita IVA, codice destinatario)
    4. Esito positivo: se la fattura supera i controlli, lo SDI invia una ricevuta di consegna al fornitore e inoltra la fattura alla PA destinataria
    5. Esito negativo: se la fattura ha errori, lo SDI invia una notifica di scarto al fornitore, che deve correggere e reinviare

    Canali di trasmissione verso lo SDI:

    • PEC (Posta Elettronica Certificata): invio del file XML come allegato all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it
    • Web service: trasmissione diretta tramite protocollo HTTPS (richiede competenze tecniche)
    • FTP (File Transfer Protocol): caricamento dei file su server FTP dedicato (per grandi volumi)
    • Portale “Fatture e Corrispettivi”: compilazione e invio tramite interfaccia web dell’Agenzia delle Entrate (gratuito)
    • Software gestionali: la maggior parte dei gestionali commerciali si collega automaticamente allo SDI

    Importante: La ricevuta di consegna dello SDI certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Questo documento fa fede per la data di emissione della fattura e per i termini di pagamento.

    Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove Trovarlo

    Il Codice Univoco Ufficio (CUU) è un codice alfanumerico di 6 caratteri che identifica univocamente l’ufficio della Pubblica Amministrazione destinatario della fattura elettronica. È un campo obbligatorio nella fattura elettronica PA e serve allo SDI per instradare correttamente il documento.

    Dove trovare il Codice Univoco Ufficio:

    Tutti i CUU delle Pubbliche Amministrazioni sono registrati nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo:

    www.indicepa.gov.it

    Attenzione: Alcuni enti hanno più codici univoci (uno per ogni ufficio o dipartimento). È importante verificare con l’ente quale codice utilizzare per la specifica fornitura. In caso di errore, lo SDI recapita la fattura, ma l’ufficio destinatario potrebbe non riceverla correttamente.

    Cosa succede se il CUU è errato:

    • Lo SDI potrebbe scartare la fattura se il codice non esiste
    • Se il codice esiste ma è sbagliato, la fattura viene recapitata all’ufficio errato e non viene pagata
    • Bisogna emettere nota di credito e riemettere la fattura con il CUU corretto

    Codice CIG e CUP: Quando Sono Obbligatori

    Nelle fatture elettroniche verso la PA, è spesso necessario indicare due codici aggiuntivi: il Codice Identificativo Gara (CIG) e il Codice Unico di Progetto (CUP). Questi codici sono obbligatori in determinati casi e vanno inseriti nel file XML della fattura.

    Codice Identificativo Gara (CIG):

    • Cos’è: codice alfanumerico di 10 caratteri che identifica la procedura di gara o affidamento pubblico
    • Quando è obbligatorio: per tutte le forniture derivanti da appalti pubblici sopra la soglia comunitaria
    • Formato: 10 caratteri alfanumerici (es. Z1234567890)

    Codice Unico di Progetto (CUP):

    • Cos’è: codice alfanumerico di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblico
    • Quando è obbligatorio: per forniture legate a progetti di investimento pubblico finanziati con fondi pubblici
    • Formato: 15 caratteri alfanumerici (es. F12A34567890123)

    Sanzioni per omissione CIG/CUP:

    • Mancanza CIG: la PA non può pagare la fattura fino alla regolarizzazione
    • Mancanza CUP: la PA non può effettuare il pagamento. Sanzione amministrativa fino a 5.000 euro

    Split Payment PA: Cos’è e Come Funziona

    Lo split payment (o scissione dei pagamenti) è un meccanismo secondo il quale la Pubblica Amministrazione paga separatamente al fornitore l’imponibile della fattura e versa direttamente all’Erario l’IVA.

    Come funziona lo split payment:

    1. Emissione fattura: il fornitore emette fattura elettronica con IVA esposta normalmente (es. imponibile 1.000 euro + IVA 22% = totale 1.220 euro)
    2. Pagamento da parte della PA: la PA paga al fornitore solo l’imponibile (1.000 euro)
    3. Versamento IVA all’Erario: la PA versa l’IVA (220 euro) direttamente all’Agenzia delle Entrate

    Indicazione dello split payment nella fattura elettronica:

    Nel file XML FatturaPA, lo split payment va indicato nel campo:

    • <EsigibilitaIVA>S</EsigibilitaIVA> (S = scissione pagamenti)

    Inoltre, nella descrizione o nelle note della fattura, è consigliabile riportare la dicitura:

    “Scissione dei pagamenti – art. 17-ter DPR 633/72”

    Gestione IVA per il fornitore:

    • Il fornitore espone l’IVA in fattura normalmente
    • Nella liquidazione IVA periodica, l’IVA a credito da split payment viene compensata con l’IVA a debito
    • Se l’IVA da split payment eccede l’IVA a debito, il credito IVA si accumula e può essere compensato nei periodi successivi o chiesto a rimborso

    Termine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PA

    I termini di emissione e invio della fattura elettronica PA sono regolati dall’art. 21 e 21-bis del DPR 633/72 (Decreto IVA).

    Termine di emissione:

    • La fattura elettronica deve essere emessa entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (cessione beni o prestazione servizi)
    • Data di effettuazione: per cessione di beni: data di consegna o spedizione; per prestazioni di servizi: data di ultimazione della prestazione

    Termine di invio allo SDI:

    • La fattura deve essere trasmessa allo SDI entro lo stesso termine di emissione (12 giorni dall’effettuazione)
    • La decorrenza del termine di pagamento parte dalla data di ricevimento della fattura da parte della PA, certificata dalla ricevuta di consegna dello SDI

    Attenzione: Se la fattura viene inviata allo SDI dopo il termine di 12 giorni, si incorre in sanzioni fiscali.

    Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e Scarto

    Quando il fornitore invia una fattura elettronica allo Sistema di Interscambio (SDI), il sistema esegue una serie di controlli automatici per verificare la correttezza formale del documento.

    Controlli formali eseguiti dallo SDI:

    • Validità del formato XML: verifica che il file sia conforme allo schema XSD FatturaPA
    • Partita IVA del fornitore: controlla che la P.IVA sia esistente e attiva
    • Codice Univoco Ufficio (CUU): verifica che il codice destinatario esista nell’IPA
    • Dimensione del file: massimo 5 MB per singolo file XML

    Tipologie di notifiche inviate dallo SDI:

    • Ricevuta di consegna (RC): fattura consegnata con successo alla PA
    • Notifica di scarto (NS): fattura scartata per errori formali – correggere e reinviare
    • Notifica di mancata consegna (MC): impossibile recapitare alla PA (es. CUU errato)

    Errori comuni che causano scarto:

    • Codice CUU errato o inesistente
    • Partita IVA fornitore non valida
    • File XML non conforme allo schema
    • Dimensione file superiore a 5 MB

    Importante: La ricevuta di consegna (RC) ha valore legale e certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Conservarla insieme alla fattura per 10 anni.

    Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PA

    L’invio della fattura elettronica PA è un obbligo fiscale: il mancato invio, il ritardo o l’invio con dati errati comportano sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 471/1997.

    Sanzioni per mancata emissione o mancato invio:

    • Sanzione ordinaria: dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non documentato, con un minimo di 500 euro
    • Se la violazione non incide sulla determinazione del reddito, la sanzione è ridotta: da 250 a 2.000 euro

    Sanzioni per ritardo nell’emissione:

    • Se la fattura è emessa entro 15 giorni dal termine: sanzione da 250 a 2.000 euro
    • Se il ritardo è superiore a 15 giorni: sanzione dal 90% al 180% dell’IVA (minimo 500 euro)

    Ravvedimento operoso:

    È possibile ridurre le sanzioni sanando spontaneamente la violazione tramite ravvedimento operoso. Con ravvedimento sprint (14 giorni): riduzione a 1/10 del minimo.

    Nota importante: Oltre alle sanzioni fiscali, il mancato invio della fattura elettronica comporta il mancato pagamento da parte della PA.

    Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PA

    Per emettere e inviare fatture elettroniche alla PA è necessario utilizzare un software o una piattaforma che generi il file XML FatturaPA e lo trasmetta allo SDI.

    1. Portale “Fatture e Corrispettivi” (Agenzia delle Entrate) – GRATUITO

    • Accesso: ivaservizi.agenziaentrate.gov.it
    • Autenticazione: SPID, CIE o credenziali Entratel/Fisconline
    • Funzionalità: compilazione guidata fattura, generazione XML, invio SDI, conservazione digitale gratuita per 10 anni
    • Pro: completamente gratuito, semplice, conservazione inclusa

    2. Software gestionali commerciali

    La maggior parte dei software di contabilità include il modulo fatturazione elettronica:

    • TeamSystem: Fatture in Cloud, Amica 10, Studio 2020
    • Zucchetti: Gestionale 1, Mago.Net
    • Wolters Kluwer: Genya, Adhoc Revolution
    • Aruba: Aruba Fatturazione Elettronica

    Vantaggi software commerciali: integrazione con contabilità, invio automatico allo SDI, gestione massiva, supporto tecnico.

    Costi: da 50-100 euro/anno per soluzioni base cloud, fino a diverse migliaia di euro/anno per gestionali completi.

    Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PA

    Le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente per 10 anni secondo le norme sulla conservazione sostitutiva (D.M. 17 giugno 2014 e CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale).

    Cosa si intende per conservazione sostitutiva:

    • È il processo che garantisce la validità legale, l’autenticità, l’integrità e la leggibilità nel tempo dei documenti informatici
    • Sostituisce la conservazione cartacea: non è obbligatorio stampare le fatture elettroniche

    Documenti da conservare:

    • File XML della fattura (fattura attiva e passiva)
    • Ricevute SDI (ricevuta di consegna, notifiche)
    • Eventuali allegati (DDT, contratti)

    Modalità di conservazione:

    1. Conservazione tramite Agenzia delle Entrate (GRATUITA)

    • Chi utilizza il portale “Fatture e Corrispettivi” ha automaticamente la conservazione gratuita per 10 anni
    • Vantaggi: completamente gratuita, conforme alle norme AgID, nessun adempimento aggiuntivo

    2. Conservazione tramite software gestionale

    • La maggior parte dei software commerciali include il servizio di conservazione
    • Costi: da 20-50 euro/anno per piccoli volumi

    Sanzioni per mancata conservazione:

    • Mancata conservazione: da 1.000 a 8.000 euro
    • Esibizione impossibile in caso di controllo: ricostruzione contabilità a carico del contribuente

    📬

    Resta aggiornato sulle novità fiscali

    Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

    🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica PA

    Posso ancora emettere fatture cartacee verso la PA?

    No, dal 31 marzo 2015 la fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio e l’unico documento valido per le forniture verso tutte le Pubbliche Amministrazioni. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore fiscale e non vengono pagate dalla PA.

    Cosa succede se sbaglio il Codice Univoco Ufficio nella fattura?

    Se il CUU e errato, lo SDI potrebbe scartare la fattura (se il codice non esiste) oppure recapitarla a un ufficio sbagliato. In entrambi i casi la PA non riceve correttamente la fattura e non la paga. Devi emettere nota di credito per annullare la fattura errata e riemettere con il CUU corretto verificato su indicepa.gov.it.

    Come gestisco l’IVA con lo split payment?

    Con lo split payment esponi l’IVA normalmente in fattura, ma la PA ti paga solo l’imponibile. L’IVA incassata (zero) va in detrazione come IVA a credito nella liquidazione periodica. Se il credito IVA eccede il debito, puoi compensarlo con altri tributi in F24 o chiederlo a rimborso annualmente.

    Devo stampare e conservare le fatture elettroniche PA?

    No, le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente tramite conservazione sostitutiva. Non e obbligatorio stamparle. Puoi utilizzare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (tramite portale Fatture e Corrispettivi) o affidarti a un software gestionale con conservazione certificata.

    Quanto tempo ho per emettere la fattura elettronica PA?

    La fattura deve essere emessa e inviata allo SDI entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (consegna merce o ultimazione servizio). Il termine di pagamento per la PA decorre dalla data di ricevimento certificata dalla ricevuta di consegna SDI.

    Il regime forfettario e esonerato dalla fattura elettronica PA?

    No, anche i contribuenti in regime forfettario devono emettere fattura elettronica verso la PA tramite Sistema di Interscambio. L’esonero dalla fatturazione elettronica B2B (previsto fino al 2023) non si applica ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, dove l’obbligo e in vigore dal 2014-2015.

    Dove trovo i codici CIG e CUP obbligatori per la fattura PA?

    I codici CIG (Codice Identificativo Gara) e CUP (Codice Unico Progetto) devono essere forniti dalla PA nel contratto, nell’ordine o nella determina di affidamento. Se obbligatori ma non li hai ricevuti, contatta l’ufficio della PA committente prima di emettere fattura, altrimenti la PA non potra pagarti.


    Hai Bisogno di Assistenza per la Fatturazione Elettronica PA?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con tutti gli adempimenti fiscali legati alla fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione:

    • Configurazione software e sistemi di fatturazione
    • Compilazione e invio fatture elettroniche PA
    • Gestione pratiche fiscali e contabilità
    • Consulenza su split payment e crediti IVA
    • Assistenza in caso di scarto SDI o errori
    Contattaci su WhatsApp

    Oppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattato

      Il tuo nome (*)

      La tua email (*)

      Il tuo telefono (*)

      Richiesta (eventuale)

      Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

      CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


      ARTICOLI CORRELATI

      Dichiarazione dei redditi 730
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e Rampe

      Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e Rampe
      Settembre 7, 2026
      /
      0 Commenti
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-07 09:00:002026-08-17 11:02:58Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e Rampe
      Dichiarazione dei redditi 730
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non Pagarlo

      Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non Pagarlo
      Settembre 5, 2026
      /
      0 Commenti
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-05 09:00:002026-08-17 11:02:54Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non Pagarlo
      Dichiarazione dei redditi 730
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote Ridotte

      Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote Ridotte
      Settembre 3, 2026
      /
      0 Commenti
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-03 09:00:002026-08-17 11:02:46Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote Ridotte

      CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

      ECCELLENTE
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      In base a 917 recensioni
      Google
      Pubblicato su Google Google
      Paola Zilli profile picture
      Paola Zilli
      07/08/2026
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
      Pubblicato su Google Google
      Jacqueline B. profile picture
      Jacqueline B.
      06/08/2026
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
      Pubblicato su Google Google
      Maura Masutto profile picture
      Maura Masutto
      06/08/2026
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
      Pubblicato su Google Google
      Issam Elhefnawi profile picture
      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      Molto gentile
      Pubblicato su Google Google
      Sibongile Moyana profile picture
      Sibongile Moyana
      30/07/2026
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
      Pubblicato su Google Google
      Sabrina Cirina profile picture
      Sabrina Cirina
      23/07/2026
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
      Pubblicato su Google Google
      robert poletto profile picture
      robert poletto
      17/07/2026
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      Fantastici
      Pubblicato su Google Google
      Geanina Gaita profile picture
      Geanina Gaita
      16/07/2026
      Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
      Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato

      Leggi tutte le recensioni del nostro CAF Centro Fiscale

      Marzo 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-30 08:43:212026-05-31 18:07:38Fattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per Fornitori

      Ultime notizie

      • ISEE CORRENTE 2026
        ISEE 2026: Quando Rinnovarlo per Non Perdere Bonus e AgevolazioniSettembre 8, 2026 - 8:00 amin: CAF, ISEE
      • Naspi Anticipata CAF Udine
        NASPI Part-Time 2026: Come Funziona e Quanto SpettaSettembre 8, 2026 - 6:00 amin: NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Auto senza assicurazione: multe fino a 1.000 euro in arrivo?Settembre 7, 2026 - 7:00 pmin: NOTIZIE
      Search Search

      Seguici su Facebook

      Categorie Articoli

      Ultimi Articoli

      • ISEE CORRENTE 2026
        ISEE 2026: Quando Rinnovarlo per Non Perdere Bonus e AgevolazioniSettembre 8, 2026 - 8:00 am
      • Naspi Anticipata CAF Udine
        NASPI Part-Time 2026: Come Funziona e Quanto SpettaSettembre 8, 2026 - 6:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Auto senza assicurazione: multe fino a 1.000 euro in arrivo?Settembre 7, 2026 - 7:00 pm
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Multa sul contante: si applica sempre la legge più favorevole?Settembre 7, 2026 - 6:00 pm
      • richiesta NASPI disoccupazione calcolo
        Quando si è considerati disoccupati per la legge e i concorsi pubbliciSettembre 7, 2026 - 5:00 pm
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Rimborsi Spese e Anticipazioni del Geometra 2027: Diritti Catastali, Bolli e Oneri Comunali Contano nella Soglia degli 85.000 Euro?Settembre 7, 2026 - 3:00 pm
      • Differenze SRL e SRLSDifferenze SRL e SRLS
        SRL, aumento di capitale valido anche senza il versamento immediato del 25%Settembre 7, 2026 - 1:00 pm
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Credito Fornitore SACE-SIMEST: 550 milioni di euro per l’export delle PMISettembre 7, 2026 - 12:00 pm
      CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

      Contatti

      Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
      Email: info@centrofiscale.com
      Telefono: 0432 1638640
      WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
      WhatsApp Patronato: 324 7411699

      Ultimi Articoli

      • ISEE CORRENTE 2026
        ISEE 2026: Quando Rinnovarlo per Non Perdere Bonus e AgevolazioniSettembre 8, 2026 - 8:00 am
      • Naspi Anticipata CAF Udine
        NASPI Part-Time 2026: Come Funziona e Quanto SpettaSettembre 8, 2026 - 6:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Auto senza assicurazione: multe fino a 1.000 euro in arrivo?Settembre 7, 2026 - 7:00 pm
      © Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
      mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
      • Collegamento a Facebook
      • Collegamento a Instagram
      • Collegamento a Rss questo sito
      Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto