Guide Fatturazione ElettronicaID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come FunzionaQuando si parla di ID codice fattura elettronica, è facile fare confusione: con questa espressione gli utenti cercano informazioni molto diverse tra loro, spesso senza distinguere tra identificativo SDI (IdSdi), numero della fattura, codice destinatario, codice univoco ufficio per la PA o semplicemente il codice fiscale del cliente. Ognuno di questi codici ha funzioni completamente diverse, posizioni differenti nel file XML e regole specifiche di compilazione.In questa guida 2026 chiariamo una volta per tutte cosa significa “ID codice fattura elettronica”, dove trovare ciascun identificativo, a cosa serve l’ID SDI, come compilare correttamente il numero progressivo, come usare CIG e CUP per le fatture verso la Pubblica Amministrazione e come recuperare l’IdSdi di una vecchia fattura dal cassetto fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente partite IVA, professionisti e aziende nella corretta gestione della fatturazione elettronica: se hai dubbi sui codici da inserire o devi emettere una nota di credito riferita a una fattura precedente, possiamo aiutarti.Indice dei contenutiL’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funzionaNumeroFattura: il progressivo dell’emittenteCodice destinatario: i 7 caratteri per la consegnaCodice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPACodice fiscale del cliente privatoDove trovare l’ID SDI di una fatturaA cosa serve l’ID SDI nella praticaCome compilare nota di credito con ID SDIContatore progressivo fatture 2026Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDTEsempio XML con tutti gli ID compilatiCome recuperare l’ID SDI di una vecchia fatturaDifferenza con il numero progressivo di invioErrori comuni sugli ID della fattura elettronicaDomande frequentiL’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”Quando un utente cerca “ID codice fattura elettronica” sui motori di ricerca, può intendere almeno cinque cose diverse. Questa ambiguità nasce dal fatto che la fattura elettronica contiene numerosi codici identificativi, ognuno con uno scopo specifico. Capire le differenze è fondamentale per evitare errori in fase di emissione, gestione delle note di credito e dialogo con clienti, commercialisti o software gestionali.Ecco le cinque interpretazioni più frequenti dell’espressione “ID codice fattura elettronica”:ID SDI (IdentificativoSDI): il codice univoco assegnato dal Sistema di Interscambio a ogni fattura accettata, formato da numeri progressivi (es. 1234567890).NumeroFattura: il numero progressivo che l’emittente assegna alla fattura nel proprio registro (es. “001/2026”, “FATT-2026-145”).Codice destinatario: 7 caratteri alfanumerici che identificano il canale telematico del cliente (es. “M5UXCR1”).Codice univoco ufficio: 6 caratteri alfanumerici per le Pubbliche Amministrazioni, tratti dall’Indice IPA.Codice fiscale del cliente: 16 caratteri usati per privati o consumatori senza partita IVA.Ognuno di questi identificativi viene compilato in campi XML differenti della fattura elettronica e ha una funzione precisa. Confonderli può portare a fatture scartate dal SDI, problemi nella ricezione da parte del cliente o errori nelle note di credito. Nei prossimi paragrafi analizziamo uno per uno tutti i codici, partendo da quello che genera più dubbi: l’ID SDI. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funzionaL’ID SDI, formalmente chiamato IdentificativoSDI, è un numero univoco progressivo che il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate assegna a ogni fattura elettronica che supera i controlli e viene accettata. È un identificativo generato automaticamente dal SDI, non dall’emittente: tu non puoi sceglierlo, te lo comunica il sistema solo dopo l’invio del file XML.L’ID SDI ha le seguenti caratteristiche fondamentali:Formato: numero intero progressivo, generalmente di 9-11 cifre (es. 1234567890).Univocità: ogni fattura ha un proprio IdSdi, anche tra fatture dello stesso emittente nello stesso giorno.Generazione: assegnato dal SDI al momento dell’accettazione del file, non prima.Visibilità: riportato nella ricevuta di consegna (file XML di metadati) e nel cassetto fiscale.Persistenza: rimane associato alla fattura per sempre, anche dopo anni.È fondamentale capire che l’IdSdi non è il numero della fattura. Il numero della fattura lo decidi tu in fase di emissione (es. “001/2026”), mentre l’IdSdi viene generato dal SDI dopo l’accettazione. Una stessa fattura ha quindi due identificativi distinti: il numero che hai assegnato tu e l’IdSdi assegnato dal sistema.NumeroFattura: il progressivo dell’emittenteIl numero della fattura elettronica, chiamato tecnicamente NumeroFattura nel tracciato XML, è il numero progressivo che l’emittente assegna autonomamente al documento secondo la normativa fiscale. È contenuto nel campo XML <DatiGenerali><DatiGeneraliDocumento><Numero> ed è completamente sotto il controllo dell’emittente.La normativa italiana (art. 21 DPR 633/1972) prevede regole precise per la numerazione delle fatture:Sequenza obbligatoria: la numerazione deve essere progressiva, senza salti né duplicazioni.Riparte ogni anno: si può ripartire da 1 ogni anno solare, evitando confusioni tra esercizi diversi.Formato libero: puoi usare numeri puri (“1”, “2”, “3”) o codici alfanumerici (“FATT-2026-001”, “001/A”).Lunghezza: il campo XML accetta fino a 20 caratteri.Unicità annuale: nello stesso anno non possono esistere due fatture con lo stesso numero per lo stesso emittente.Quando il SDI riceve una fattura, controlla che il numero progressivo non sia già stato usato dallo stesso emittente nello stesso anno (controllo che genera l’errore 00404 – “documento duplicato”). Per questo è essenziale che il software di fatturazione gestisca correttamente la numerazione, soprattutto in caso di sezionali multipli (es. fatture cartacee e elettroniche, registri separati per filiali).I sezionali sono particolarmente utili quando devi gestire numerazioni separate per tipologie di fatture (es. “1/A” per vendite, “1/B” per servizi). Ogni sezionale ha il suo progressivo indipendente. Ricorda che il sezionale deve essere parte del campo “Numero” e non può essere segnalato altrove nel tracciato XML. Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegnaIl codice destinatario è un identificativo di 7 caratteri alfanumerici che individua il canale telematico attraverso cui il SDI consegnerà la fattura al cliente. È uno dei dati più frequentemente confusi con l'”ID codice fattura”. Va inserito nel campo <DatiTrasmissione><CodiceDestinatario> del file XML.I valori possibili del codice destinatario sono:7 caratteri alfanumerici assegnati al cliente da un intermediario (es. “M5UXCR1”, “T04ZHR3”).“0000000”: cliente privato senza canale telematico, oppure cliente che usa la PEC (in tal caso si valorizza anche il campo PECDestinatario).“XXXXXXX”: cliente estero (operatore non residente in Italia).6 caratteri: codice univoco ufficio per la Pubblica Amministrazione (vedi paragrafo successivo).Per approfondire come ottenere il proprio codice destinatario o come gestirlo correttamente, abbiamo dedicato una guida specifica al codice destinatario disponibile sul nostro blog. Il codice destinatario è gratuito e si attiva tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate o tramite il proprio software di fatturazione.Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPAQuando emetti una fattura verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA), nel campo CodiceDestinatario non devi inserire 7 caratteri ma il codice univoco ufficio di 6 caratteri alfanumerici dell’ente destinatario. Questo codice identifica in modo univoco l’ufficio dell’amministrazione pubblica che riceverà la fattura.Il codice univoco ufficio si trova sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo indicepa.gov.it. Sull’IPA puoi cercare l’ente per nome, codice fiscale o partita IVA e visualizzare tutti gli uffici attivi, ognuno con il proprio codice univoco. È obbligo del cliente PA comunicarti il codice corretto al momento dell’ordine o del contratto.Esempi tipici di codici univoci ufficio: “UFG3M5”, “X2RNC9”, “AB12CD”. Inserire un codice errato porta tipicamente all’errore 00311 (codice destinatario non valido) o alla mancata consegna alla PA. Quando emetti FatturaPA, oltre al codice univoco devi anche valorizzare il campo FormatoTrasmissione con “FPA12” (per la PA) anziché “FPR12” (per privati e altre partite IVA). Codice fiscale del cliente privatoIl quinto significato di “ID codice fattura elettronica” che spesso confonde gli emittenti è il codice fiscale del cliente. Quando emetti una fattura a un consumatore privato (B2C) o a un soggetto senza partita IVA, devi compilare il campo <CessionarioCommittente><DatiAnagrafici><CodiceFiscale> con i 16 caratteri del codice fiscale.Le regole di compilazione sono semplici ma rigorose:Persone fisiche: codice fiscale di 16 caratteri alfanumerici (es. “RSSMRA80A01H501Z”).Soggetti con partita IVA: in genere si valorizza solo la P.IVA (campo IdFiscaleIVA), ma se il cliente è una persona fisica con P.IVA si possono valorizzare entrambi.Cliente estero: codice fiscale “0000000” o convenzionale, con identificativo IVA del paese di residenza.PA: codice fiscale dell’ente, accompagnato dal codice univoco ufficio.Per i privati, ricordati che il codice destinatario va valorizzato a “0000000”: la fattura non viene consegnata direttamente perché il privato non ha un canale telematico, ma viene messa a disposizione nell’area riservata “Fatture e Corrispettivi” del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Sei comunque tenuto a fornire al cliente una copia analogica (PDF) della fattura.Dove trovare l’ID SDI di una fatturaUna delle domande più frequenti è: “dove trovo l’ID SDI” della mia fattura? L’identificativo SDI non è scritto sulla fattura stessa: viene generato dal Sistema di Interscambio dopo l’invio e l’accettazione del file. Esistono tre canali principali per recuperare questo codice.1. Ricevuta di consegna (file XML di metadati)Quando una fattura viene accettata, il SDI restituisce un file XML di ricevuta chiamato comunemente “metadati” o “ricevuta di consegna”. Aprendo questo file con un qualsiasi editor di testo, troverai un blocco simile a:<IdentificativoSdI>1234567890</IdentificativoSdI> <DataOraRicezione>2026-07-01T10:25:00.000+02:00</DataOraRicezione> <DataOraConsegna>2026-07-01T10:30:15.000+02:00</DataOraConsegna>Il numero contenuto nel tag <IdentificativoSdI> è l’ID SDI della tua fattura.2. Cassetto fiscale – sezione Fatture e CorrispettiviAccedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), nella sezione “Consultazione” puoi cercare le tue fatture emesse o ricevute. Cliccando su una fattura specifica, viene visualizzata una scheda con tutti i dati: emittente, destinatario, importo, data e IdSdi assegnato. Questo è il metodo più sicuro perché direttamente dalla fonte ufficiale dell’Agenzia.3. Software di fatturazioneTutti i principali software di fatturazione elettronica mostrano l’IdSdi nel pannello di gestione delle fatture, in colonne come “ID SDI”, “Identificativo SDI” o “ID Trasmissione SDI”. I software più diffusi (Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem, Zucchetti) lo riportano accanto al numero della fattura, alla data di emissione e allo stato della trasmissione. A cosa serve l’ID SDI nella praticaComprendere a cosa serve l’ID SDI è essenziale per gestire correttamente la fatturazione elettronica. L’identificativo SDI ha tre funzioni principali nella pratica quotidiana di chi emette o riceve fatture.Tracciabilità: l’IdSdi è la “carta d’identità” della fattura nel Sistema di Interscambio. Permette all’Agenzia delle Entrate di tracciare ogni singolo documento, verificare la sua corretta trasmissione, gestire eventuali contestazioni.Riferimento per nota di credito: quando emetti una nota di credito (TD04) per stornare totalmente o parzialmente una fattura, puoi indicare l’IdSdi della fattura originaria nel campo <DatiFattureCollegate><IdDocumento> per garantire la collegatura automatica nel cassetto fiscale.Identificazione univoca per controlli: durante un eventuale controllo dell’Agenzia delle Entrate, l’IdSdi consente di richiamare la fattura in modo univoco senza ambiguità, particolarmente utile in caso di omonimie o numerazioni complesse.L’IdSdi è anche utile in contesti di integrazione automatica tra software gestionali, sistemi ERP e portali contabili. I sistemi di pagamento elettronico, i portali del fornitore e i sistemi di matching fattura-pagamento possono usare l’IdSdi come chiave univoca per il riconciliamento.Come compilare nota di credito con ID SDIQuando devi emettere una nota di credito (codice TD04) per stornare una fattura precedente, è importante compilare correttamente i campi che collegano la nota alla fattura originaria. La sezione XML interessata è <DatiGenerali><DatiFattureCollegate> e contiene tre campi rilevanti.IdDocumento: numero della fattura originaria (es. “001/2026”). Campo obbligatorio.Data: data della fattura originaria (formato AAAA-MM-GG, es. “2026-03-15”). Campo obbligatorio.NumItem (opzionale): se la nota di credito si riferisce solo ad alcune righe della fattura, indica il numero di riga.Inoltre, opzionalmente, puoi valorizzare anche il tag <IdSdi> all’interno di DatiFattureCollegate per indicare l’identificativo SDI della fattura originaria. Questo non è obbligatorio, ma agevola il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.Esempio pratico di sezione XML in una nota di credito:<DatiFattureCollegate> <IdDocumento>001/2026</IdDocumento> <Data>2026-03-15</Data> <NumItem>2</NumItem> </DatiFattureCollegate>Ricorda che la nota di credito deve avere un suo numero progressivo autonomo: non eredita il numero della fattura originaria. Inoltre, deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (con alcune eccezioni per cessione di crediti), come previsto dall’art. 26 DPR 633/1972. Contatore progressivo fatture 2026Il contatore progressivo delle fatture è uno degli aspetti più delicati della numerazione: errori in questa fase possono portare a fatture scartate dal SDI con codice errore 00404 (documento duplicato) o problemi in sede di verifica fiscale.Le regole fondamentali del progressivo fatture per il 2026 sono:Riparte ogni anno: dal 1° gennaio 2026 puoi ripartire da “001” o “1”. La prima fattura del 2027 sarà nuovamente “001/2027”.Sequenza obbligatoria: niente salti di numerazione. Se passi da 001 a 003, il SDI accetta lo stesso, ma in sede di controllo è un’anomalia da giustificare.Niente duplicati: due fatture non possono mai avere lo stesso numero nello stesso anno per lo stesso emittente.Sezionali: puoi gestire numerazioni separate (es. “1/A”, “1/B”) con contatori indipendenti.Note di credito: hanno una loro numerazione progressiva, separata da quella delle fatture.Una pratica comune è inserire l’anno nel numero per maggiore chiarezza: “001/2026”, “FATT-2026-001”, “2026/001”. Questa convenzione evita confusioni in caso di consultazione di fatture di anni diversi e facilita la gestione contabile. Ricorda che il campo XML <Numero> accetta fino a 20 caratteri alfanumerici.Se gestisci un volume elevato di fatture, è consigliabile usare un software di fatturazione automatizzato che gestisce il progressivo in modo automatico, evita duplicazioni e garantisce la sequenza corretta. I software cloud più diffusi (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem) hanno meccanismi anti-duplicazione integrati.Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDTOltre agli identificativi visti finora, in fattura elettronica possono comparire altri codici richiesti in casi specifici, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o nelle operazioni complesse.CIG – Codice Identificativo GaraIl CIG (Codice Identificativo Gara) è un codice di 10 caratteri alfanumerici rilasciato dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) per ogni appalto pubblico. È obbligatorio nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione che derivano da contratti di appalto pubblico, in attuazione della normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari (Legge 136/2010).Il CIG va inserito nel campo XML <DatiGenerali><DatiOrdineAcquisto><CodiceCIG> oppure nel campo specifico <DatiContratto>. Esempi di CIG: “Z3A2C1B0F4”, “84529836A2”.CUP – Codice Unico ProgettoIl CUP (Codice Unico Progetto) è un codice di 15 caratteri alfanumerici assegnato dal Dipartimento per la Programmazione e Coordinamento della Politica Economica (DIPE) per ogni progetto di investimento pubblico. È obbligatorio in caso di fatturazione di servizi/forniture relative a progetti di investimento pubblico finanziati con risorse pubbliche, fondi UE o PNRR.Il CUP va inserito nel campo <CodiceCUP> all’interno di <DatiOrdineAcquisto> o <DatiContratto>. Esempi tipici: “B12C20000900007”, “F19J21000020001”. L’omissione del CUP può portare al rifiuto della fattura da parte della PA.DDT – Documento Di TrasportoIl DDT (Documento Di Trasporto) è il numero del documento che ha accompagnato la merce dal fornitore al cliente. Va indicato in fattura quando la fattura è “differita” rispetto al momento della consegna fisica dei beni (art. 21, comma 4 DPR 633/1972). Nel tracciato XML, il riferimento al DDT si valorizza in <DatiDDT><NumeroDDT> con la relativa data.Il DDT è particolarmente importante nelle fatture differite, dove più consegne effettuate nel mese vengono fatturate cumulativamente entro il giorno 15 del mese successivo. In questi casi, in fattura devono comparire i riferimenti a tutti i DDT del periodo. Esempio XML con tutti gli ID compilatiPer chiarire definitivamente come si distribuiscono i diversi ID nella fattura elettronica, ecco un esempio semplificato di tracciato XML che evidenzia dove si collocano i principali identificativi. Si tratta di una fattura emessa verso una Pubblica Amministrazione con CIG e CUP.<FatturaElettronica versione="FPA12"> <FatturaElettronicaHeader> <DatiTrasmissione> <IdTrasmittente> <IdPaese>IT</IdPaese> <IdCodice>01234567890</IdCodice> </IdTrasmittente> <ProgressivoInvio>00001</ProgressivoInvio> <FormatoTrasmissione>FPA12</FormatoTrasmissione> <CodiceDestinatario>UFG3M5</CodiceDestinatario> </DatiTrasmissione> ... </FatturaElettronicaHeader> <FatturaElettronicaBody> <DatiGenerali> <DatiGeneraliDocumento> <TipoDocumento>TD01</TipoDocumento> <Divisa>EUR</Divisa> <Data>2026-07-04</Data> <Numero>145/2026</Numero> </DatiGeneraliDocumento> <DatiOrdineAcquisto> <CodiceCUP>B12C20000900007</CodiceCUP> <CodiceCIG>Z3A2C1B0F4</CodiceCIG> </DatiOrdineAcquisto> </DatiGenerali> ... </FatturaElettronicaBody> </FatturaElettronica>In questo esempio puoi notare:ProgressivoInvio “00001”: numero della trasmissione (vedi paragrafo successivo).CodiceDestinatario “UFG3M5”: 6 caratteri perché destinatario PA.Numero “145/2026”: numero progressivo della fattura assegnato dall’emittente.CodiceCUP e CodiceCIG: identificativi dell’investimento pubblico e dell’appalto.L’IdSdi non compare nel tracciato di emissione: viene generato dal SDI dopo l’invio e restituito nella ricevuta di consegna. In questo esempio sarà visibile, ad esempio, come <IdentificativoSdI>9876543210</IdentificativoSdI> nel file XML di metadati di ritorno.Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fatturaCapita spesso di aver bisogno dell’IdSdi di una fattura emessa mesi o anni prima, ad esempio per emettere una nota di credito collegata o rispondere a una richiesta dell’Agenzia delle Entrate. La buona notizia è che l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale per tutta la durata di conservazione delle fatture.Procedi così per recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura:Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (fatturaelettronica.agenziaentrate.gov.it).Autenticati con SPID, CIE o CNS, oppure con credenziali Entratel/Fisconline.Vai alla sezione “Consultazione” → “Fatture emesse” (o “Fatture ricevute” se cerchi una fattura passiva).Imposta il periodo di ricerca: anno e mese o intervallo di date.Filtra opzionalmente per partita IVA del cliente, numero fattura o stato.Clicca sulla fattura desiderata: si apre la scheda dettaglio che mostra tutti i dati, incluso l’ID SDI.In alternativa, se hai conservato i file XML delle ricevute di consegna nel tuo software o sul tuo PC, puoi aprire il file di metadati relativo alla fattura cercata e leggere il valore del tag <IdentificativoSdI>. La conservazione obbligatoria delle fatture elettroniche è di 10 anni: nel cassetto fiscale dell’Agenzia rimangono per tutto il periodo di conservazione previsto dalla normativa. Differenza con il numero progressivo di invioUn altro identificativo che genera confusione è il ProgressivoInvio, contenuto nel campo XML <DatiTrasmissione><ProgressivoInvio>. Si tratta di un codice di massimo 5 caratteri alfanumerici che identifica univocamente la singola trasmissione al SDI da parte dell’emittente o intermediario.Le differenze chiave tra ProgressivoInvio, NumeroFattura e IdSdi sono:ProgressivoInvio: assegnato dall’emittente o dal sistema di trasmissione, identifica la singola spedizione (può contenere una o più fatture). Esempio: “00001”, “00002”, “AB123”.NumeroFattura: assegnato dall’emittente, identifica il documento fiscale all’interno della propria contabilità. Esempio: “001/2026”.IdSdi: assegnato dal SDI, identifica la fattura nel sistema centrale dell’Agenzia delle Entrate. Esempio: “1234567890”.In una giornata, lo stesso ProgressivoInvio non può essere ripetuto dall’emittente. È un dato gestito di solito automaticamente dal software di fatturazione e non richiede intervento manuale. Quando ti capita di vederlo nei messaggi di errore SDI (es. “ProgressivoInvio già utilizzato”), si tratta di un duplicato di trasmissione: il sistema rifiuta la fattura per evitare invii doppi.Errori comuni sugli ID della fattura elettronicaLavorando quotidianamente con la fatturazione elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine osserva alcuni errori ricorrenti che riguardano la gestione degli identificativi. Conoscerli aiuta a prevenirli ed evitare scarti SDI o sanzioni.Confondere il numero della fattura con l’IdSdiL’errore più comune è scambiare il numero della fattura per l’IdSdi. Quando un cliente o un commercialista chiede “qual è l’ID della fattura?”, spesso si riferisce al numero progressivo (es. “001/2026”), ma se il contesto è una nota di credito o un controllo fiscale potrebbe servire l’IdSdi (es. “1234567890”). Chiedere sempre chiarimenti sul tipo di ID richiesto.Inserire lo stesso numero fattura su più documentiErrore frequente quando si emettono fatture con software diversi o si gestiscono sezionali multipli senza coordinare la numerazione. Risultato: il SDI scarta con codice 00404 – documento duplicato. Soluzione: usare sempre lo stesso software di fatturazione per evitare conflitti, oppure adottare sezionali distinti (es. “1/A”, “1/B”) chiaramente separati.Usare codice destinatario “0000000” per cliente con P.IVAInserire il codice destinatario “0000000” verso un cliente con partita IVA che ha invece un canale telematico attivo, comporta la mancata consegna automatica al destinatario. La fattura risulta solo nel cassetto fiscale del cliente, costringendolo a consultarla manualmente. Soluzione: chiedere sempre al cliente il codice destinatario corretto al momento dell’emissione.Saltare numeri nel progressivoCancellare una fattura “in bozza” e proseguire con il numero successivo (es. saltare dal “10” al “12”) crea un buco nella numerazione che, in caso di controllo fiscale, va giustificato. Soluzione: usare software che gestiscono il progressivo in modo automatico e riassegnano il numero in caso di annullamento prima dell’invio al SDI.Omettere CIG/CUP nelle fatture verso PANelle fatture verso la Pubblica Amministrazione, omettere CIG (per appalti pubblici) o CUP (per investimenti pubblici) provoca quasi certamente il rifiuto della fattura da parte dell’ente. Soluzione: chiedere sempre all’ufficio destinatario quali codici inserire prima di emettere fattura. Domande frequentiCos’è l’ID di una fattura elettronica?L’espressione “ID di una fattura elettronica” può significare diverse cose: il numero progressivo assegnato dall’emittente (es. “001/2026”), l’IdSdi generato dal Sistema di Interscambio (es. “1234567890”), il codice destinatario di 7 caratteri o, per la PA, il codice univoco ufficio di 6 caratteri. È importante chiarire sempre il contesto per capire a quale identificativo si fa riferimento.Dove trovo l’IdSdi della mia fattura?L’IdSdi si trova in tre punti: nel file XML di ricevuta di consegna (tag <IdentificativoSdI>), nel cassetto fiscale Fatture e Corrispettivi (sezione Consultazione) e nei software di fatturazione (campo “ID SDI” o “Identificativo SDI”). Non compare sulla fattura PDF né nel file XML originario di emissione: viene generato dal SDI solo dopo l’accettazione del documento.L’IdSdi è uguale al numero della fattura?No, sono due cose diverse. Il numero della fattura lo decide l’emittente in fase di emissione (es. “001/2026”) e va nel campo <Numero> del file XML. L’IdSdi, invece, viene assegnato automaticamente dal Sistema di Interscambio dopo l’accettazione e ha un formato numerico progressivo (es. 1234567890). Una stessa fattura ha quindi sempre due identificativi distinti.Devo inserire l’IdSdi nella nota di credito?L’IdSdi nella nota di credito è opzionale. I campi obbligatori per collegare la nota di credito alla fattura originaria sono il numero della fattura (IdDocumento) e la data della fattura (Data) all’interno di <DatiFattureCollegate>. Aggiungere anche l’IdSdi facilita il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli, ma non è richiesto dalla normativa.Cosa fare se inserisco lo stesso numero fattura due volte?Il SDI scarterà la seconda fattura con il codice errore 00404 – documento duplicato. La fattura scartata è considerata non emessa: hai 5 giorni per correggere il numero (es. usare “002/2026” al posto di “001/2026” duplicato) e re-inviare la fattura mantenendo data e contenuto originari. Per evitare questi errori, usa sempre lo stesso software di fatturazione e gestisci correttamente eventuali sezionali.Il progressivo fatture si azzera dal 1° gennaio 2026?Sì, la prassi consolidata è di ripartire da 001 ogni anno solare. Dal 1° gennaio 2026 puoi numerare le fatture come “001/2026”, “002/2026”, ecc., e il 1° gennaio 2027 ripartirai da “001/2027”. Non è obbligatorio, ma è la modalità più diffusa perché aiuta nell’organizzazione contabile e nella consultazione storica delle fatture.Cosa devo inserire come codice destinatario per cliente privato?Per un cliente privato senza partita IVA (consumatore) o per un cliente che vuole ricevere la fattura solo via PEC, il codice destinatario va valorizzato a “0000000” (sette zeri). In quest’ultimo caso devi anche compilare il campo <PECDestinatario>. La fattura sarà comunque consegnata al cliente nel suo cassetto fiscale, ma sei tenuto a fornirgli anche una copia analogica (PDF o cartacea).Posso recuperare l’IdSdi di una fattura emessa nel 2023?Sì, l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate per tutto il periodo di conservazione obbligatoria delle fatture (10 anni). Accedi con SPID, CIE o CNS, vai a Consultazione → Fatture emesse, imposta il periodo desiderato e clicca sulla fattura: troverai l’IdSdi nella scheda dettaglio.Hai dubbi sulla compilazione della fattura elettronica? ContattaciCapire i diversi identificativi della fattura elettronica è solo il primo passo: la corretta gestione della fatturazione richiede attenzione costante a numerazione, codici destinatario, CIG, CUP e tracciabilità degli IdSdi soprattutto in caso di note di credito. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale a partite IVA, professionisti e aziende su tutti gli aspetti della fatturazione elettronica: emissione corretta, gestione scarti, recupero ID SDI per controlli, predisposizione di note di credito collegate.Se hai bisogno di supporto per aprire una partita IVA, scegliere il software di fatturazione più adatto, gestire la numerazione progressiva o predisporre fatture verso la PA con CIG e CUP, contatta il nostro studio. Siamo a tua disposizione per chiarire ogni dubbio e affiancarti nella gestione operativa della fatturazione elettronica.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 14:00:002026-05-24 09:36:49ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona
Guide Fatturazione ElettronicaCodice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo CorrettamenteQuando emetti una fattura elettronica, il codice destinatario è il dato più importante: senza il codice corretto, la fattura non arriva mai al cliente o, peggio, finisce nelle mani sbagliate. Si tratta di un indirizzo telematico univoco di sette caratteri che il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate utilizza per recapitare il documento al destinatario giusto.In questa guida pratica vedremo cos’è il codice destinatario, dove va inserito nell’XML, quali codici usare nei diversi casi (privato, azienda, PEC, Pubblica Amministrazione, cliente estero), come ottenere quello del cliente e come gestire il tuo per ricevere fatture dai fornitori. Troverai anche gli errori più comuni e come evitarli.Indice dei contenutiCos’è il codice destinatario della fattura elettronicaDove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XMLI 5 tipi di destinatario: quale codice usareCome ottenere il codice destinatario del clienteCosa succede se sbagli il codice destinatarioCome verificare il codice destinatario di una PAIl tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitoriErrori comuni da evitarePrivati e cassetto fiscale: come consultare le fattureDomande frequenti (FAQ)Cos’è il codice destinatario della fattura elettronicaIl codice destinatario è un indirizzo telematico univoco di 7 caratteri alfanumerici che identifica il “canale” attraverso cui il Sistema di Interscambio recapita la fattura elettronica al cliente. È l’equivalente digitale di un indirizzo postale: senza, la lettera (in questo caso la fattura) non sa dove andare.Ogni soggetto che riceve fatture elettroniche (azienda, professionista, ente pubblico) può scegliere come riceverle:Tramite un codice destinatario assegnato dal proprio software di fatturazione (cassetto fiscale, gestionali, intermediari);Tramite PEC (in questo caso il codice destinatario è “0000000”);Tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, se non si è registrato un canale telematico (anche qui codice “0000000”).Il codice è diverso dalla partita IVA e dal codice fiscale: è un identificativo tecnico che riguarda solo il flusso telematico, non l’identità anagrafica del cliente. Un’azienda può cambiare codice destinatario in qualsiasi momento (ad esempio cambiando software gestionale), senza modificare la propria P.IVA. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XMLLa fattura elettronica è un file XML strutturato secondo le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. All’interno del tracciato, il codice destinatario è obbligatorio e va inserito nel tag:<DatiTrasmissione> <IdTrasmittente>...</IdTrasmittente> <ProgressivoInvio>...</ProgressivoInvio> <FormatoTrasmissione>FPR12</FormatoTrasmissione> <CodiceDestinatario>ABC1234</CodiceDestinatario> </DatiTrasmissione>In quasi tutti i software di fatturazione (Fattura24, Fatture in Cloud, Aruba, Libero SiFattura, ecc.) non devi modificare l’XML manualmente: ti basta inserire il codice nel campo “Codice destinatario” o “Codice univoco” del cliente nell’anagrafica, e il software lo riporterà automaticamente nel tag corretto.Il FormatoTrasmissione indica anche il tipo di destinatario:FPR12: fattura verso privati (B2B/B2C);FPA12: fattura verso Pubblica Amministrazione. I 5 tipi di destinatario: quale codice usareEsistono cinque casistiche principali a seconda del cliente che ricevi fattura. Vediamole una per una con il codice da usare.1. Cliente privato (cittadino comune senza P.IVA)Quando emetti fattura a un consumatore finale (un privato che non ha P.IVA), devi usare:Codice destinatario: 0000000 (sette zeri);Inserisci il codice fiscale del cliente (non la P.IVA, perché non ce l’ha);Lascia vuoto il campo PEC.Lo SDI in questo caso recapita la fattura nell’area riservata del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e tu come emittente sei tenuto a consegnare al cliente una copia analogica (cartacea o PDF). Il privato può consultare la fattura nel proprio cassetto fiscale accedendo con SPID o CIE alla sezione “Fatture e Corrispettivi”.2. Cliente azienda o professionista con codice univocoÈ il caso più frequente nelle operazioni B2B. Il cliente (azienda, ditta individuale, professionista con P.IVA) ha attivato un canale telematico tramite il proprio software di fatturazione e dispone di un codice destinatario di 7 caratteri alfanumerici (esempio: ABC1234, M5UXCR1, USAL8PV).Codice destinatario: i 7 caratteri forniti dal cliente;Va richiesto al cliente prima di emettere la prima fattura;Il cliente lo trova nel proprio software di fatturazione o nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.Questa è l’opzione più rapida: la fattura viene recapitata in tempo reale nel gestionale del cliente, senza passaggi intermedi.3. Cliente azienda con PEC (senza codice univoco)Se il cliente B2B non ha un codice univoco ma vuole ricevere la fattura sulla propria casella di Posta Elettronica Certificata:Codice destinatario: 0000000;Compila il campo PECDestinatario con l’indirizzo PEC del cliente;Lo SDI recapita la fattura direttamente nella PEC indicata.Questa modalità è frequente tra partite IVA in regime forfettario e piccole attività che non usano gestionali avanzati.4. Pubblica Amministrazione (PA)Le fatture verso enti pubblici (Comuni, ASL, scuole, ministeri) hanno regole particolari:Codice destinatario: 6 caratteri alfanumerici (esempio: UF12X3);FormatoTrasmissione: FPA12 (non FPR12);Il codice si trova sul sito ufficiale indicepa.gov.it (Indice delle Pubbliche Amministrazioni).Attenzione: ogni PA può avere più uffici, ognuno con un codice diverso. Devi usare quello dell’ufficio che ti ha conferito l’incarico (es. “Ufficio Ragioneria” del Comune X), non un codice generico dell’ente. Il codice della PA è obbligatoriamente diverso da quello del trasmittente.5. Cliente non residente in Italia (estero UE o extra-UE)Per le operazioni transfrontaliere la regola è cambiata dal 2022: oggi tutte le fatture verso l’estero passano dallo SDI ed è obbligatorio l’esterometro tramite XML. Il codice da usare è:Codice destinatario: XXXXXXX (sette X maiuscole);Lo SDI riconosce automaticamente l’operazione come transfrontaliera e gestisce la trasmissione ai fini dell’esterometro;Per operazioni B2B intra-UE: indica l’identificativo IVA del cliente (es. DE123456789) e applica il reverse charge (Natura N6 o operazione non imponibile art. 41 DL 331/93);Per operazioni extra-UE: operazione non imponibile art. 7-ter o 8 DPR 633/72 a seconda del caso. Come ottenere il codice destinatario del clientePrima di emettere fattura a un nuovo cliente, devi conoscere il suo codice destinatario. Le strade sono tre:Chiederlo direttamente al cliente. È la via più veloce: il cliente lo conosce (o dovrebbe). In genere viene comunicato insieme ai dati di fatturazione (ragione sociale, P.IVA, sede legale, codice destinatario o PEC).Verificare nel cassetto fiscale del cliente, se hai delega come professionista o intermediario abilitato.Se il cliente non ha un canale telematico: usa 0000000 abbinato alla sua PEC (per aziende) o al codice fiscale (per privati).Una buona pratica è inserire nel contratto o preventivo un campo dedicato per “Codice destinatario / PEC”, in modo da raccogliere il dato all’inizio della collaborazione e non dover rincorrere il cliente al momento della fattura. Cosa succede se sbagli il codice destinatarioLe conseguenze di un errore dipendono dal tipo di sbaglio:Codice formalmente non valido (errore 00417)Se inserisci un codice destinatario che non rispetta il formato (lunghezza diversa da 7 caratteri per privati o da 6 per PA, caratteri non ammessi), lo SDI scarta la fattura con il codice di errore 00417 – “CodiceDestinatario non valido”. La fattura non viene mai recapitata e tu hai 5 giorni di tempo per correggere e ritrasmettere il file XML.Codice formalmente valido ma errato (cliente diverso)Questo è il caso più pericoloso. Se inserisci un codice di 7 caratteri esistente ma appartenente a un altro soggetto, lo SDI recapita correttamente la fattura… ma al cliente sbagliato! Il tuo cliente non la riceverà e potresti avere:Problemi di privacy (dati commerciali finiti a terzi);Mancato pagamento perché il cliente non si accorge della fattura;Necessità di emettere nota di credito e rifare la fattura corretta.Per questo è fondamentale verificare due volte il codice prima di trasmettere la fattura, soprattutto la prima volta che si fattura a un nuovo cliente.Codice 0000000 senza PEC: cosa succede?Se invii una fattura con codice destinatario 0000000 ma senza compilare il campo PEC (e il cliente è un soggetto B2B), la fattura viene comunque accettata dallo SDI e messa a disposizione nell’area riservata del cliente sull’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, il cliente potrebbe non accorgersene se non controlla il cassetto fiscale: meglio sempre indicare PEC o codice univoco quando il cliente li ha. Come verificare il codice destinatario di una PAPer le fatture alla Pubblica Amministrazione, il codice destinatario di 6 caratteri si verifica sul sito ufficiale indicepa.gov.it (IPA). La procedura è:Vai su indicepa.gov.it;Cerca l’ente per denominazione, codice fiscale o codice IPA;Apri la scheda dell’ente e individua la sezione “Servizi di fatturazione elettronica”;Annota il codice univoco ufficio di 6 caratteri (es. UF12X3) corrispondente all’ufficio che ti ha conferito l’incarico.Se il codice non è pubblicato o trovi più uffici, chiedi conferma scritta all’ente prima di emettere fattura: una fattura PA con codice errato viene scartata e bisogna ritrasmetterla, con conseguenti ritardi nei pagamenti (che per le PA sono già lunghi di loro).Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitoriAnche tu, in quanto soggetto IVA, devi avere un codice destinatario per ricevere le fatture dai fornitori. Hai tre opzioni:Codice destinatario fornito dal software di fatturazione: la maggior parte dei gestionali (Aruba, Fatture in Cloud, Fattura24, Libero SiFattura, TeamSystem, Zucchetti) assegna automaticamente un codice di 7 caratteri al momento dell’attivazione. Lo trovi nel pannello di amministrazione del software.PEC + codice 0000000: se non usi un gestionale o vuoi ricevere le fatture direttamente sulla PEC. Soluzione tipica per regime forfettario e piccoli professionisti.Solo cassetto fiscale: se non comunichi né PEC né codice destinatario, lo SDI mette comunque le fatture nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate, ma rischi di non accorgerti subito di nuove fatture in arrivo.Una volta che hai il tuo codice (o PEC), comunicalo a tutti i fornitori: aggiornalo nei rapporti commerciali esistenti, indicalo nel piè di pagina delle email, sui contratti e sui preventivi. Puoi anche registrarlo nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate in “Fatture e Corrispettivi → Servizi disponibili → Registrazione dell’indirizzo telematico”, in modo che lo SDI lo usi automaticamente anche se il fornitore inserisce 0000000.Forfettari: cosa fareDal 2024 anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a fattura elettronica. Per molti la scelta più semplice è:Codice destinatario: 0000000;Comunicare ai fornitori la propria PEC;Registrare la PEC nel servizio “Registrazione dell’indirizzo telematico” dell’Agenzia delle Entrate. Errori comuni da evitareNella pratica quotidiana ricorrono alcuni errori tipici:Confondere codice destinatario con altri identificativi (P.IVA, codice fiscale, REA): sono dati distinti, non vanno mai mischiati.Inserire la P.IVA al posto del codice destinatario: la P.IVA va nel campo IdFiscaleIVA, non nel CodiceDestinatario.Riutilizzare il codice univoco di una società del gruppo: ogni ragione sociale ha (può avere) il proprio codice, non sono trasferibili.Usare 0000000 senza compilare PEC per clienti aziende: la fattura passa, ma il cliente potrebbe non accorgersene fino al controllo del cassetto fiscale.Usare codice di 7 caratteri per la PA: per la Pubblica Amministrazione il codice è di 6 caratteri e il FormatoTrasmissione è FPA12.Dimenticare il codice XXXXXXX per l’estero: senza, lo SDI non identifica correttamente la transazione transfrontaliera.Non aggiornare il codice quando il cliente cambia software: se il cliente cambia gestionale, anche il codice destinatario può cambiare. Verificalo periodicamente.Privati e cassetto fiscale: come consultare le fattureQuando ricevi una fattura come privato consumatore (codice 0000000 + codice fiscale), il documento finisce nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate. Per consultarla:Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS;Entra nel cassetto fiscale e poi nel servizio “Fatture e Corrispettivi”;Nella sezione “Consultazione → Fatture elettroniche e altri dati IVA” trovi tutte le fatture ricevute (e quelle eventualmente emesse, se sei una P.IVA);Puoi scaricare il file XML, una versione PDF e visualizzare i dettagli.L’emittente è comunque obbligato a consegnarti una copia analogica (cartacea o PDF via email) al momento dell’operazione, ai sensi dell’art. 1, comma 909, L. 205/2017. La copia analogica ha lo stesso valore probatorio della fattura elettronica per le tue eventuali detrazioni fiscali (730, spese mediche, ecc.). Domande frequenti (FAQ)Il codice destinatario è uguale al codice univoco?Sì, sono sinonimi. “Codice destinatario”, “codice univoco” e “codice univoco ufficio” (quest’ultimo per la PA) indicano lo stesso campo: l’indirizzo telematico univoco usato dallo SDI per recapitare la fattura. Per i soggetti privati è di 7 caratteri, per la PA di 6.Posso usare 0000000 anche se il cliente ha un codice destinatario?Tecnicamente sì, la fattura non viene scartata. Ma se il cliente ha registrato il proprio codice destinatario o PEC nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, lo SDI userà quello e bypasserà il tuo 0000000. Meglio comunque inserire il codice corretto: il recapito è più rapido e il cliente lo riceve direttamente nel proprio gestionale.Cosa cambia tra codice destinatario e PEC?Sono due canali alternativi. Il codice destinatario è un canale “dedicato” gestito dal software di fatturazione del cliente (più veloce, integrato nei gestionali). La PEC è una casella email certificata (più semplice da attivare ma meno integrata). Quando usi la PEC, il codice destinatario nell’XML è 0000000.Il codice destinatario di un’azienda può cambiare nel tempo?Sì. Se l’azienda cambia software di fatturazione o intermediario, il codice destinatario può essere diverso. Per questo è buona norma verificare i dati di fatturazione con il cliente almeno una volta l’anno, soprattutto se non emetti fatture spesso a quel cliente.Cosa succede se il cliente è un forfettario senza P.IVA estera?Se il cliente è un forfettario italiano, è comunque un soggetto IVA con P.IVA italiana, quindi rientra nel caso “azienda B2B”. Tipicamente i forfettari usano 0000000 + PEC. Se invece intendi un cliente estero senza identificativo IVA italiano, vale la regola del codice XXXXXXX.Posso modificare una fattura già accettata dallo SDI con codice errato?No, una fattura elettronica accettata dallo SDI non si può modificare. L’unica strada è emettere una nota di credito a storno totale e poi rifare la fattura corretta con il codice destinatario giusto. Per questo, prima di trasmettere, controlla sempre due volte il codice.Hai dubbi sulla fattura elettronica? Il CAF Centro Fiscale ti aiutaIl codice destinatario è un dettaglio tecnico ma fondamentale: un errore può bloccare i pagamenti, far perdere il controllo dei dati commerciali o costringere a rifare il lavoro. Ogni tipo di cliente (privato, azienda, PA, estero) richiede un codice diverso e regole specifiche.Se hai una partita IVA, soprattutto in regime forfettario, e vuoi essere sicuro di emettere e ricevere fatture elettroniche correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:Configurare correttamente il tuo software di fatturazione e il codice destinatario;Verificare i dati dei tuoi clienti prima dell’emissione;Gestire fatture verso PA, esteri e regimi speciali;Risolvere eventuali scarti SDI e pratiche di rettifica.Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti aiutiamo a mettere ordine nella tua fatturazione e a evitare errori che costano tempo e soldi.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 14:00:002026-05-24 09:54:40Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente
Guide Fatturazione ElettronicaFattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026La fattura elettronica rifiutata dalla PA e un problema che molti fornitori della Pubblica Amministrazione si trovano ad affrontare almeno una volta. A differenza della fattura “scartata” dal Sistema di Interscambio per errori tecnici, qui parliamo di una fattura trasmessa correttamente ma che la Pubblica Amministrazione decide di non accettare nel merito, inviando un esito negativo (codice EC02). In questa guida ti spieghiamo passo-passo come comportarti, quali sono i motivi piu comuni di rifiuto, la differenza tra nota di credito e autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 e cosa fare se la PA rifiuta senza motivo.Scartata da SDI o rifiutata dalla PA: la differenza chiaveSono due situazioni completamente diverse, anche se spesso vengono confuse. La distinzione e fondamentale perche le procedure di rimedio sono opposte.Fattura scartata dal SDI: il Sistema di Interscambio rileva un errore tecnico (formale o sostanziale) e blocca la fattura. Per il fisco la fattura non esiste: non e mai stata emessa. Hai 5 giorni per re-inviarla con la stessa data e numerazione. Se vuoi approfondire questo caso, leggi la nostra guida dedicata alla fattura elettronica scartata.Fattura rifiutata dalla PA: il SDI ha consegnato correttamente la fattura, che risulta regolarmente emessa a tutti gli effetti fiscali. Pero la Pubblica Amministrazione destinataria, dopo averla ricevuta, decide di rifiutarla nel merito (importo errato, dati ordine sbagliati, riferimenti mancanti). In questo caso la procedura di rimedio passa da nota di credito e nuova fattura.Esiste poi un terzo scenario, la decorrenza termini: la PA non ha risposto entro 15 giorni e il SDI considera la fattura come consegnata in via definitiva. Vediamo nel dettaglio. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Solo la Pubblica Amministrazione puo rifiutare: privati e aziende noUna precisazione importante che molti contribuenti ignorano: il rifiuto della fattura elettronica e una facolta riservata esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni. Aziende private, professionisti e privati che ricevono una fattura elettronica B2B o B2C non possono rifiutarla tramite SDI: la ricevono e basta.Se un cliente privato contesta la fattura, deve farlo attraverso canali diversi (PEC, raccomandata, vie legali) e la regolarizzazione passa comunque da nota di credito concordata fra le parti. Nessun cliente B2B puo “rispedire al mittente” la fattura via SDI.Per la PA invece esiste una procedura formalizzata: il DM 132/2020 ha definito i casi in cui la PA puo legittimamente rifiutare una fattura, riducendoli rispetto al passato e imponendo un obbligo di motivazione.Codici esito: EC01, EC02 e decorrenza terminiQuando trasmetti una fattura a una PA tramite SDI, dopo la consegna possono arrivarti tre tipi di notifica di esito:Codice esitoSignificatoCosa fareEC01Notifica di esito committente — Accettazione: la PA ha verificato la fattura e l’ha accettata.Niente. La fattura e definitivamente accettata e si attendono i pagamenti.EC02Notifica di esito committente — Rifiuto: la PA non accetta la fattura e specifica la motivazione.Leggere la motivazione, valutare se fondata, emettere nota credito + nuova fattura corretta (se rifiuto legittimo).Decorrenza terminiSono trascorsi 15 giorni dalla consegna senza risposta della PA.La fattura si considera comunque consegnata e regolarmente emessa. Si procede con la richiesta di pagamento.L’esito EC02 deve sempre contenere una motivazione testuale. Se trovi un EC02 con motivazione vaga o assente, hai diritto a contestarlo: vediamo come. I 6 motivi di rifiuto piu comuni della PAIl DM 132/2020 ha tipizzato i casi di rifiuto legittimo. Ecco i motivi piu frequenti per cui una PA invia un EC02:Codice CIG / CUP errato o assente: per gli appalti pubblici e obbligatorio inserire il Codice Identificativo Gara e, se previsto, il CUP. Se sono sbagliati o mancanti, la fattura non puo essere liquidata.Importi non corrispondenti al contratto/ordine: la fattura indica un importo diverso da quello ordinato o contrattualizzato. Caso tipico: errore di battitura, applicazione errata dell’IVA, mancato sconto.Cliente sbagliato: hai inviato la fattura a una PA diversa da quella che ha emesso l’ordine. Capita spesso con enti che hanno articolazioni territoriali (es. ASL, regioni).Servizio o bene gia fatturato: la stessa prestazione e stata fatturata due volte (duplicato).Mancanza di dati essenziali per la liquidazione: mancano riferimenti all’ordine, al determinato, al contratto, al codice impegno di spesa.Fattura emessa prima dell’esecuzione dell’ordine: stai fatturando prima di aver consegnato il bene o erogato il servizio (anche solo parzialmente).Esistono poi rifiuti per codice destinatario errato o ufficio inesistente: in questo caso e bene verificare l’indice IPA (Indice Pubbliche Amministrazioni) per individuare il codice univoco corretto dell’ufficio destinatario.Rifiuto motivato vs immotivato: cosa puo fare la PADopo il DM 132/2020 la PA non puo piu rifiutare arbitrariamente una fattura. Il rifiuto deve essere:Motivato: deve indicare la ragione specifica (uno dei casi tipizzati).Tempestivo: deve avvenire entro 15 giorni dalla data di ricevimento.Basato su uno dei casi previsti dal DM: rifiuti per ragioni diverse sono illegittimi.In particolare, la PA non puo rifiutare una fattura solo perche pensa che il prezzo sia troppo alto, perche vuole rinegoziare, perche c’e un contenzioso in corso, o perche ha ricevuto la fattura “fuori budget”. In questi casi il rifiuto e illegittimo e devi attivare i rimedi che vediamo piu avanti. Cosa fare quando la PA rifiuta: procedura passo-passoHai ricevuto un EC02. Niente panico: ecco la procedura corretta per gestire il rifiuto, sia che sia legittimo, sia che sia infondato.Passo 1: leggere la motivazione del rifiutoAccedi all’area “Fatture e Corrispettivi” nel tuo Cassetto Fiscale (o tramite il tuo gestionale di fatturazione elettronica) e individua la fattura. Scarica il file XML della notifica EC02: nel campo Descrizione trovi la motivazione testuale del rifiuto. Annota tutto: ti servira per la decisione successiva.Passo 2: verificare la fondatezza del rifiutoConfronta la motivazione con i dati della fattura, l’ordine, il contratto e la documentazione di consegna/esecuzione. Chiediti:Il CIG/CUP indicato e corretto?L’importo corrisponde all’ordine?Il destinatario (codice univoco IPA) e quello giusto?Ho gia fatturato in precedenza la stessa prestazione?Ho fatturato dopo aver completato l’esecuzione?Passo 3a: rifiuto LEGITTIMO — nota credito + nuova fatturaSe il rifiuto e fondato, la procedura corretta e questa:Emetti una nota di credito per stornare integralmente la fattura rifiutata. La nota credito deve riportare il riferimento alla fattura originaria (numero e data) e azzerare l’imponibile e l’IVA.Emetti una nuova fattura con i dati corretti (CIG/CUP giusto, importo corretto, destinatario corretto, ecc.), con nuova numerazione e nuova data.Trasmetti entrambe via SDI alla PA destinataria.In questo modo la posizione fiscale e contabile risulta neutralizzata e la PA puo procedere con la liquidazione della fattura corretta.Passo 3b: rifiuto INFONDATO — contattare la PASe ritieni che il rifiuto sia ingiustificato, non emettere nota credito (significherebbe rinunciare al credito). Procedi cosi:Contatta l’ufficio della PA via PEC, allegando la fattura, l’ordine, il contratto e tutta la documentazione che dimostra la correttezza della fatturazione.Chiedi formalmente di riesaminare il rifiuto e di accettare la fattura.Conserva tutta la corrispondenza: ti servira come prova in caso di azione legale.Se la PA continua a rifiutare ingiustamente e a non pagare, hai due strade: il decreto ingiuntivo (azione giudiziale per il recupero del credito) oppure, se la situazione si protrae e l’imposta resta a tuo carico, l’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 per non cumulare ulteriori sanzioni. Autofattura ex art. 6 DLgs 471/97: quando e comeL’autofattura denuncia prevista dall’art. 6, comma 8, del DLgs 471/97 e uno strumento poco noto ma fondamentale per chi rischia sanzioni a causa dell’inadempienza del cliente. Si applica quando il cessionario/committente non emette o non riceve la fattura, costringendo il cedente/prestatore a regolarizzare la propria posizione IVA per evitare sanzioni.Quando si usa l’autofatturaIn ambito PA, l’autofattura ex art. 6 puo essere utilizzata se:Hai erogato la prestazione, hai emesso la fattura, ma la PA continua a rifiutarla senza motivazione legittima;Devi assolvere comunque l’obbligo IVA per non incorrere in sanzioni;Il rapporto e in stallo e non riesci a chiudere la posizione contabile.ProceduraPredisponi un’autofattura con tipo documento TD20 (autofattura per regolarizzazione e integrazione), indicando come cedente la PA inadempiente e come cessionario te stesso.Trasmetti l’autofattura al SDI entro 30 giorni dal termine in cui sarebbe dovuta avvenire la regolarizzazione.Versa l’IVA con modello F24, codice tributo specifico.Conserva la documentazione che giustifica il ricorso alla procedura (corrispondenza con la PA, prove di esecuzione, ecc.).Attenzione: l’autofattura denuncia non sostituisce l’azione di recupero del credito verso la PA, ma serve solo a regolarizzare la propria posizione fiscale ed evitare sanzioni a carico del fornitore.Nota credito e autofattura: due strumenti diversiSono spesso confuse, ma hanno funzioni completamente diverse:Nota di creditoAutofattura ex art. 6FunzioneStorna integralmente o parzialmente una fattura emessa.Regolarizza la posizione IVA in caso di inadempimento del cliente.Tipo documentoTD04 (nota di credito)TD20 (autofattura denuncia)Quando si usaQuando il rifiuto e legittimo e devi correggere errori.Quando il cliente non paga ne risponde, e tu devi versare comunque l’IVA.EffettoAnnulla la fattura. Ne segue una nuova fattura corretta.Sposta l’obbligo IVA dal cliente al fornitore. Decorrenza termini: i 15 giorni di silenzioLa PA ha 15 giorni di tempo dalla consegna della fattura tramite SDI per esprimere un esito (EC01 o EC02). Se non risponde entro questo termine, scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica al cedente attestante che la fattura si considera comunque emessa e consegnata, e la posizione fiscale e definitivamente regolarizzata.In altre parole, il silenzio della PA non blocca la fattura: ai fini fiscali e a tutti gli effetti emessa. Resta da gestire il pagamento, ma quello e un’altra storia (vedi paragrafo successivo).Tempi di pagamento della PA: 30 o 60 giorni?Una volta accettata la fattura (EC01 o decorrenza termini), inizia il calcolo dei tempi di pagamento previsti dal DLgs 231/2002:30 giorni dalla data di ricevimento della fattura, come termine standard.60 giorni per le PA che operano nel settore sanitario (ASL, ospedali, IRCCS).Termini diversi possono essere previsti contrattualmente, ma sempre nel rispetto dei limiti di legge.Se la PA non paga entro questi termini, hai diritto agli interessi di mora automatici (al tasso BCE maggiorato di 8 punti) e al recupero forfettario di 40 euro per spese di recupero. Per il recupero del credito puoi attivare un decreto ingiuntivo o rivolgerti a un legale.Comunicazione con la PA: PEC e tracciaturaTutte le comunicazioni formali con la PA (contestazioni, richieste di chiarimento, solleciti di pagamento) devono passare via PEC all’indirizzo dell’ufficio competente. La PEC ha valore legale equivalente a una raccomandata e crea una traccia documentale fondamentale.Buone pratiche di gestione:Conserva tutte le ricevute di accettazione e consegna PEC.Allega sempre la fattura, l’ordine, il contratto e ogni documento utile.Nei tuoi messaggi richiama il numero della fattura, la data, l’importo e il riferimento all’ordine.Se la PA non risponde, sollecita per iscritto, tenendo traccia dei solleciti.Indica sempre un termine ragionevole entro cui attendi risposta (es. 15 giorni).Casi pratici: 3 esempi di rifiuto e soluzioneCaso 1: CIG errato sulla fatturaHai emesso fattura n. 142 del 10 aprile per un importo di 5.000 euro indicando il CIG 1234567ABC. La PA invia EC02 perche il CIG corretto era 1234567BCD.Soluzione: emetti nota credito (TD04) n. 015/CN del 25 aprile a storno totale della fattura 142. Quindi emetti nuova fattura n. 145 del 25 aprile con il CIG corretto. Trasmetti entrambe via SDI.Caso 2: importo diverso dall’ordineL’ordine prevedeva 12.000 euro IVA esclusa, ma per errore in fattura hai indicato 12.500 euro. La PA rifiuta con EC02.Soluzione: emetti nota credito a storno totale della fattura sbagliata, poi nuova fattura con l’importo corretto (12.000 euro). Non emettere solo nota credito parziale: la PA preferisce vedere la fattura emessa con i dati corretti dall’inizio.Caso 3: la PA cambia denominazione (riorganizzazione)Hai sempre fatturato a un ufficio comunale “Settore Lavori Pubblici”, ma a seguito di riorganizzazione l’ufficio e stato accorpato e cambia il codice univoco IPA. Tu continui a usare il vecchio codice e ricevi EC02.Soluzione: consulta l’Indice IPA per trovare il nuovo codice destinatario. Emetti nota credito sulla fattura rifiutata e nuova fattura con il codice univoco aggiornato. Piattaforme utili: IPA, SDI, Cassetto FiscalePer gestire correttamente le fatture verso la PA, conviene tenere a portata di mano queste piattaforme:Indice PA (indicepa.gov.it): per cercare il codice univoco destinatario corretto di ogni ufficio della PA. Aggiornato in tempo reale, e l’unica fonte ufficiale.Fatture e Corrispettivi (Agenzia delle Entrate): il portale ufficiale dove visualizzare tutte le fatture trasmesse, gli esiti SDI e le notifiche EC01/EC02.Cassetto Fiscale: per la consultazione dello storico, la situazione IVA e i versamenti F24 collegati.Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC): portale del MEF per monitorare i tempi di pagamento delle PA e certificare i crediti.Gestionale di fatturazione: il tuo software (Aruba, Fattura24, Fatture in Cloud, ecc.) deve essere in grado di leggere e gestire correttamente i codici esito.Se vuoi un quadro completo dei codici di errore restituiti dal SDI e dalla PA, leggi anche la nostra guida completa ai codici errore SDI.Domande frequentiLa PA puo rifiutare una fattura per qualsiasi motivo?No. Dopo il DM 132/2020 il rifiuto deve essere motivato e basato su uno dei casi tipizzati (CIG errato, importo diverso, duplicazione, dati mancanti, fattura prematura, cliente sbagliato). Rifiuti per ragioni economiche generiche o per “mancanza di fondi” non sono legittimi.Anche un cliente privato puo rifiutare una fattura elettronica?No. Il rifiuto via SDI e una facolta riservata alla sola Pubblica Amministrazione. I privati e le aziende ricevono la fattura: eventuali contestazioni vanno fatte fuori dal canale SDI, tramite PEC, raccomandata o vie legali, e si risolvono con accordi tra le parti e nota di credito.Cosa succede se la PA non risponde entro 15 giorni?Scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica e la fattura si considera definitivamente consegnata e regolarmente emessa. Da quel momento iniziano i termini per il pagamento (30 o 60 giorni a seconda della tipologia di PA).Quando devo emettere autofattura ex art. 6 DLgs 471/97?L’autofattura denuncia (TD20) si usa quando il cliente (anche PA) non emette o non accetta la fattura ingiustamente, e tu devi comunque regolarizzare la tua posizione IVA per evitare sanzioni. Si trasmette via SDI entro 30 giorni dal termine ordinario di registrazione.La nota di credito sostituisce l’autofattura?No, sono strumenti diversi. La nota di credito (TD04) storna una fattura emessa per errori formali o sostanziali. L’autofattura (TD20) regolarizza la posizione IVA quando il cliente non adempie. In ambito PA, la nota credito si usa quando il rifiuto e legittimo; l’autofattura quando il rifiuto e illegittimo e devi tutelarti dalle sanzioni.Posso contestare un rifiuto immotivato della PA?Si. Invia una PEC formale all’ufficio della PA chiedendo il riesame del rifiuto e allegando tutta la documentazione (ordine, contratto, prove di esecuzione). Se la PA persiste nel rifiuto ingiustificato, puoi attivare un decreto ingiuntivo per il recupero del credito.Conclusioni: chiedi assistenza al CAF Centro FiscaleGestire una fattura rifiutata dalla PA richiede attenzione ai dettagli, conoscenza dei codici esito e delle procedure di rimedio (nota credito, autofattura, contestazioni). Un errore nella scelta dello strumento puo costarti caro in termini di sanzioni o di credito perduto.Al CAF Centro Fiscale di Udine aiutiamo professionisti, partite IVA e piccole imprese a gestire la fatturazione elettronica verso la PA: dalla verifica dei dati IPA alla predisposizione delle note di credito, fino all’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 nei casi piu complessi.Contattaci: telefono 0432 1638640, WhatsApp 366 6018121, oppure passa in viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine. Ti aiutiamo a chiudere la pratica nel modo corretto e in tempi rapidi.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Giugno 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-16 14:00:002026-05-24 09:36:54Fattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026
Guide Fatturazione ElettronicaCodice Errore 00300 Fattura Elettronica: Cause, Soluzioni e Come RisolvereHai inviato una fattura elettronica e ti è arrivata una ricevuta di scarto dallo SDI con il codice errore 00300? Niente panico: si tratta di uno degli errori più comuni del Sistema di Interscambio e si risolve in pochi minuti. In questa guida pratica trovi cause, soluzioni passo-passo, tempi tecnici (5 giorni!), differenze con gli errori 00200, 00302, 00400 ed esempi concreti per non perdere la deduzione fiscale e non incorrere in sanzioni.Stai cercando un altro codice errore SDI? Consulta la nostra Guida Completa ai Codici Errore SDI 2026 con elenco completo, tabella riepilogativa e workflow di correzione.L’articolo è aggiornato con la normativa 2026 ed è pensato per chi ha urgenza di re-inviare la fattura entro il termine di 5 giorni dallo scarto.Indice dei contenutiCosa significa il codice errore 00300 dello SDIDove compare l’errore 00300 (ricevuta di scarto)Le 6 cause principali dell’errore 00300Come verificare la P.IVA del cliente (3 strumenti gratuiti)Come risolvere il codice errore 00300: i 5 passiTempi: hai 5 giorni per re-inviareCosa succede se non risolvi entro 5 giorniErrore 00300 vs 00200, 00302, 00400: le differenze3 esempi pratici di correzioneCosa fare se il cliente non rispondeCome prevenire l’errore 00300 in futuroSoftware con validazione automatica P.IVAAccesso al Cassetto Fiscale per vedere le ricevuteFAQ – Domande frequenti ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Cosa significa il codice errore 00300 dello SDIIl codice errore 00300 è un codice di scarto restituito dal Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate quando una fattura elettronica trasmessa non supera i controlli di validità. La descrizione ufficiale del codice è:“L’identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non è valido”In altre parole, lo SDI ti sta dicendo che il codice fiscale o la partita IVA del cliente a cui hai intestato la fattura non risulta presente o valido negli archivi dell’Anagrafe Tributaria al momento dell’invio.L’errore 00300 fa parte della categoria dei controlli sul Cessionario/Committente, ovvero sul soggetto destinatario della fattura. Lo SDI verifica in tempo reale che l’identificativo fiscale (P.IVA o CF) esista realmente e sia attivo: se il controllo fallisce, scatta lo scarto immediato.Importante: una fattura scartata con codice 00300 si considera non emessa. Devi correggerla e re-inviarla entro 5 giorni per non incorrere in sanzioni. Dove compare l’errore 00300 (ricevuta di scarto)Il codice 00300 compare nella ricevuta di scarto (file con estensione .xml e nome convenzionale NS_) che lo SDI invia al cedente/prestatore entro 5 giorni dalla trasmissione della fattura.Puoi consultare la ricevuta di scarto in tre punti diversi:Software gestionale o portale di fatturazione elettronica (Aruba, Fatture in Cloud, Fattureweb, ecc.): la ricevuta arriva automaticamente nella sezione “Notifiche” o “Ricevute”.Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate: sezione “Fatture e Corrispettivi” → “Consultazione” → “Notifiche”.Email PEC del cedente: in alcuni casi lo SDI invia notifica via PEC.Nel file XML della ricevuta troverai un blocco simile a questo:<ListaErrori> <Errore> <Codice>00300</Codice> <Descrizione>L'identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non è valido</Descrizione> </Errore> </ListaErrori> Le 6 cause principali dell’errore 00300L’errore 00300 può essere generato da sei cause distinte, in ordine di frequenza:1. Partita IVA del cliente non valida o cessataÈ la causa più frequente. La P.IVA del cliente è stata chiusa all’Agenzia delle Entrate (cessazione attività, fusione societaria, fallimento) ma tu hai usato il dato vecchio. Lo SDI rileva la cessazione e scarta la fattura.2. Codice fiscale del cliente errato (per privati)Quando fatturi a un privato (consumatore finale), nel campo CodiceFiscale devi inserire il codice fiscale di 16 caratteri. Se il CF è errato (anche di una lettera) lo SDI lo rifiuta.3. P.IVA digitata male (errore di battitura)Tipico: 11 cifre invece di 11 corrette. Spesso si invertono due cifre (es: 01234567890 invece di 01234567809) o si dimentica uno zero iniziale. Le P.IVA italiane hanno 11 cifre, sempre.4. P.IVA estera senza prefisso paesePer clienti UE devi indicare il prefisso paese ISO (DE, FR, ES, AT, ecc.) seguito dalla P.IVA, e il codice paese nel campo IdPaese deve essere coerente. Per clienti extra-UE va indicato “OO” come Codice Destinatario e il paese estero corretto.5. P.IVA con spazi o caratteri non validiSe nel campo IdCodice sono presenti spazi, trattini, punti o lettere (oltre al prefisso paese per UE), lo SDI scarta. Le P.IVA italiane devono contenere solo cifre, senza alcun separatore.6. Cliente con P.IVA chiusa di recenteCaso particolarmente insidioso: il cliente ti ha dato la sua P.IVA correttamente, ma l’ha chiusa pochi giorni fa e tu non lo sai. Soluzione: contattalo, chiedi se ha ancora attività e fattura con CF se è diventato privato. Come verificare la P.IVA del cliente (3 strumenti gratuiti)Prima di re-inviare la fattura, devi verificare che la P.IVA o il CF del cliente sia realmente valido e attivo. Hai tre strumenti gratuiti a disposizione:1. Servizio “Verifica P.IVA” dell’Agenzia delle EntrateServizio gratuito per le partite IVA italiane. Disponibile su telematici.agenziaentrate.gov.it nella sezione “Servizi” → “Verifica P.IVA”. Inserisci la P.IVA e il sistema risponde:Attiva: P.IVA esistente e attiva, denominazione e codice ATECOCessata: P.IVA chiusa, con data di cessazioneSospesa: P.IVA in stato di sospensioneInesistente: P.IVA non presente in Anagrafe Tributaria2. Servizio VIES (per clienti UE)Per i clienti dell’Unione Europea utilizza il VIES (VAT Information Exchange System) della Commissione Europea, all’indirizzo vies.europa.eu. Inserisci paese (es: DE) e P.IVA: il VIES restituisce nome, indirizzo del soggetto e conferma di iscrizione al registro IVA intracomunitaria.Attenzione: l’iscrizione al VIES è obbligatoria per fatturare a clienti UE in regime di non imponibilità (art. 41 DL 331/93). Se il cliente non risulta iscritto, devi applicare l’IVA italiana.3. Cassetto Fiscale del cliente (se delegato)Se sei commercialista o intermediario delegato, puoi consultare i dati del Cassetto Fiscale del cliente direttamente dall’area riservata Entratel/Fisconline. Come risolvere il codice errore 00300: i 5 passiUna volta individuata la causa, segui questi 5 passi operativi per correggere e re-inviare la fattura:Passo 1: Apri la fattura scartataAccedi al tuo software gestionale o al portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate. Cerca la fattura nello stato “Scartata” e aprila in modalità modifica.Passo 2: Identifica il dato erratoVai nella sezione “Cessionario/Committente” della fattura. I campi da controllare sono:IdPaese (es: IT, DE, FR)IdCodice (la partita IVA, solo cifre per IT)CodiceFiscale (16 caratteri per privati)Denominazione o Cognome/NomePasso 3: Correggi P.IVA o codice fiscaleSostituisci il dato errato con quello corretto, dopo averlo verificato con uno dei tre strumenti del paragrafo precedente. Se il cliente è cessato come P.IVA, chiedi il codice fiscale e fattura come privato.Passo 4: Re-invia la fattura (stesso numero, stessa data)Questo è il passo cruciale: la fattura corretta deve mantenere lo stesso numero progressivo e la stessa data della fattura scartata. Lo SDI riconosce che è una correzione e non duplica il documento.Esempio: fattura n. 45/2026 del 03/05/2026 scartata. La rispedisci sempre come 45/2026 del 03/05/2026, con il dato corretto.Passo 5: Attendi la ricevuta di consegnaDopo il re-invio, lo SDI ti restituirà una ricevuta di consegna (RC) oppure di mancata consegna (RMC). In entrambi i casi la fattura è considerata emessa ai fini fiscali. Se invece arriva un’altra ricevuta di scarto (NS), c’è ancora un errore da correggere. Tempi: hai 5 giorni per re-inviareLa regola d’oro della fatturazione elettronica scartata è la regola dei 5 giorni:Una fattura scartata può essere corretta e re-inviata entro 5 giorni dalla data della ricevuta di scarto, mantenendo numerazione e data originali.Questo termine è stabilito dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 e dalla Circolare 13/E del 2 luglio 2018. Si tratta di 5 giorni di calendario (non lavorativi).Esempio pratico:Invio fattura: 1° maggio 2026Ricevuta di scarto: 1° maggio 2026 (entro 5 giorni dall’invio)Termine ultimo per re-inviare con stessa numerazione: 6 maggio 2026Cosa succede se non risolvi entro 5 giorniSe i 5 giorni passano senza re-invio, la fattura è considerata non emessa. Le conseguenze sono due:1. Devi emettere una nuova fattura con numerazione nuovaNon puoi più recuperare il numero originale. Devi emettere un nuovo documento con numero progressivo successivo e data nuova. Se hai già emesso fatture con numeri successivi al “buco”, dovrai motivare contabilmente il salto numerico.2. Possibile sanzione per tardiva fatturazioneSe lo scarto e il mancato re-invio causano un’emissione tardiva oltre i termini di legge (12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, art. 21 DPR 633/72), scatta la sanzione amministrativa prevista dall’art. 6 D.Lgs. 471/97:90% dell’IVA non documentata correttamenteMinimo: 250 euro per ogni fatturaMassimo: 2.000 euroLa sanzione può essere ridotta tramite ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97), pagando spontaneamente prima della contestazione. Errore 00300 vs 00200, 00302, 00400: le differenzeLo SDI utilizza decine di codici di scarto. Vediamo i quattro più frequenti che vengono spesso confusi tra loro:CodiceDescrizioneCausa tipica00200File non conforme alle specifiche tecnicheErrore formale dell’XML (campo mancante, formato non valido, struttura errata)00300Identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non validoP.IVA o CF del cliente errato/cessato00302Partita IVA Cedente/Prestatore non validaP.IVA del soggetto che emette la fattura errata o cessata00400Data di trasmissione anteriore alla data di emissioneIncoerenza tra data fattura e data invio (es: invio prima della data emissione)Differenza chiave: 00300 riguarda il destinatario della fattura, mentre 00302 riguarda chi emette. L’errore 00200 è un problema strutturale dell’XML, non dei dati anagrafici.3 esempi pratici di correzioneEsempio 1: P.IVA italiana digitata male (manca uno zero)Situazione: Fattura n. 28/2026 a “ROSSI MARIO SRL” con P.IVA digitata 1234567890 (10 cifre). Lo SDI scarta con errore 00300.Causa: manca lo zero iniziale. La P.IVA corretta è 01234567890 (11 cifre).Soluzione:Apri la fattura scartataVai in “CessionarioCommittente” → “IdCodice”Aggiungi lo zero: 01234567890Re-invia con numero 28/2026 e data originaleAttendi ricevuta di consegnaEsempio 2: Fattura a privato con codice destinatario erratoSituazione: Fatturi una prestazione professionale a un privato. Per errore inserisci nel CodiceDestinatario il valore “X1Y2Z3K” (codice di un’azienda) e omettendo il PEC. Scarto SDI con 00300.Soluzione:Modifica il CodiceDestinatario in “0000000” (sette zeri, valore standard per privati e soggetti senza canale telematico)Verifica che nel CessionarioCommittente sia presente il codice fiscale di 16 caratteri del privatoRe-invia con numerazione e data originaliCon codice destinatario “0000000” lo SDI mette automaticamente la fattura a disposizione del privato nella sua area riservata Fatture e Corrispettivi.Esempio 3: Cliente con P.IVA cessataSituazione: Hai prestato una consulenza a “BIANCHI LUIGI” che ti ha dato la P.IVA 09876543210. La verifichi su Verifica P.IVA dell’AdE: risulta cessata dal 31/12/2025.Soluzione:Contatta il cliente: chiedi se ha aperto una nuova P.IVA o se è tornato privatoSe è privato: chiedi il codice fiscale e ri-emetti la fattura come destinatario privato (con CF e codice destinatario “0000000”)Se ha nuova P.IVA: usa quella corretta e verificalaRe-invia entro 5 giorni dalla data della ricevuta di scartoCosa fare se il cliente non rispondeCapita di non riuscire a contattare il cliente entro i 5 giorni utili. Ecco come muoversi:Tentativi di contatto documentati: telefono, email, PEC, WhatsApp. Conserva traccia di ogni tentativo (può servire in caso di contestazione).Verifica autonoma: tenta una verifica della P.IVA con i dati che hai (es: se conosci la denominazione esatta puoi verificare se ha cambiato P.IVA cercando in Camera di Commercio).Ultima risorsa – fattura come privato: se il cliente è una persona fisica e hai il suo codice fiscale (es: dal precedente preventivo o contratto), puoi emettere la fattura intestata al privato (con CF) anche se originariamente era una P.IVA. Lo SDI accetterà il documento perché il CF è valido in Anagrafe Tributaria.Se non hai né P.IVA valida né CF: emetti nota di credito interna (se necessaria) e attendi che il cliente si faccia vivo. Documenta tutto per il commercialista. Come prevenire l’errore 00300 in futuroL’errore 00300 si previene con tre buone abitudini:1. Validazione P.IVA al momento dell’inserimento del clienteQuando inserisci un nuovo cliente nell’anagrafica del software, verifica subito la P.IVA con il servizio AdE o VIES. Molti software lo fanno automaticamente al salvataggio.2. Aggiornamento periodico delle anagraficheAlmeno una volta all’anno ricontrolla le anagrafiche dei clienti abituali, soprattutto quelli con i quali non lavori da diversi mesi. Una P.IVA può cessare in qualsiasi momento.3. Software con check automatico SDIUtilizza un software di fatturazione che effettui un controllo formale prima dell’invio: verifica che la P.IVA esista, che i campi obbligatori siano compilati, che la struttura XML sia conforme alle specifiche tecniche dello SDI.Software con validazione automatica P.IVAI principali software di fatturazione elettronica del mercato italiano integrano la validazione automatica della partita IVA del cliente. Ecco i tre più diffusi:Aruba Fatturazione ElettronicaVerifica automatica VIES per clienti UE e controllo formale P.IVA italiane. Allerta in tempo reale se la P.IVA risulta cessata o non valida.Fatture in Cloud (TeamSystem)Validazione real-time durante l’inserimento del cliente. Suggerisce automaticamente la denominazione corretta se la P.IVA è valida, riducendo gli errori di battitura.Fattureweb (Visura)Esegue il controllo SDI prima dell’invio: simula la validazione del Sistema di Interscambio e segnala potenziali scarti (incluso 00300) prima che la fattura venga effettivamente trasmessa. Accesso al Cassetto Fiscale per vedere le ricevutePer consultare direttamente le ricevute SDI dal portale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate:Accedi a agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNSVai in “Fatture e Corrispettivi”Sezione “Consultazione” → “Monitoraggio dei file trasmessi”Filtra per stato “Scartate” per trovare le fatture con erroriClicca sulla fattura per visualizzare la ricevuta XML completa con il codice erroreDa qui puoi anche scaricare il file XML originale, modificarlo (con un software o manualmente se sei tecnico) e ri-trasmetterlo.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.FAQ – Domande frequenti sul codice errore 00300Cosa significa esattamente il codice errore 00300?Significa che l’identificativo fiscale del cessionario/committente (P.IVA o codice fiscale del destinatario della fattura) non è valido o non esiste in Anagrafe Tributaria. Lo SDI scarta la fattura per impossibilità di consegna.Quanti giorni ho per re-inviare una fattura scartata?5 giorni di calendario dalla data della ricevuta di scarto. Entro questo termine puoi mantenere lo stesso numero e la stessa data della fattura originale.Devo fare nota di credito se la fattura è stata scartata?No. Una fattura scartata si considera non emessa, quindi non c’è nulla da stornare con nota di credito. Devi semplicemente correggerla e re-inviarla con la stessa numerazione (entro 5 giorni). Solo se superi i 5 giorni e hai già emesso fatture successive con altri numeri progressivi, può essere necessario gestire contabilmente la situazione con il commercialista.Posso re-inviare la fattura corretta con un numero diverso?Tecnicamente sì, ma è sconsigliato: si crea un buco nella numerazione progressiva. Mantieni sempre lo stesso numero e la stessa data, è la procedura corretta secondo la circolare AdE 13/E del 2018.Lo SDI mi addebita una sanzione automatica per lo scarto?No, lo scarto in sé non è sanzionato. La sanzione (90% IVA, minimo 250€) scatta solo se non re-invii entro 5 giorni e la fattura risulta tardiva rispetto al termine ordinario di 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.Come faccio se il cliente è estero e non ha P.IVA?Per clienti extra-UE usa “OO99999999999” (con O = lettera O, 11 caratteri) come IdCodice e “OO” come IdPaese. Indica come CodiceDestinatario il valore “XXXXXXX” (sette X).L’errore 00300 può dipendere dal mio software di fatturazione?Solo indirettamente: il software non è la causa dell’errore (il dato è errato a monte), ma un buon software con validazione automatica ti avvisa prima che la fattura venga inviata, evitando lo scarto. Se ricevi spesso scarti 00300, considera di passare a un software con check P.IVA real-time.Hai ricevuto l’errore 00300? Il CAF Centro Fiscale ti aiutaRisolvere un codice errore 00300 in autonomia è possibile, ma se hai dubbi sulla procedura, sui tempi di re-invio o sulle conseguenze fiscali di una fattura scartata, è sempre meglio rivolgersi a un professionista.Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste partite IVA, professionisti e piccole imprese del territorio friulano nella gestione completa della fatturazione elettronica: dalla configurazione del software, alla verifica delle anagrafiche, fino alla risoluzione degli scarti SDI e alla gestione dei ravvedimenti operosi in caso di tardiva fatturazione.📍 Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine📞 Telefono: 0432 1638640💬 WhatsApp: 366 6018121✉️ Email: info@centrofiscale.comPrenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: ti aiutiamo a correggere e re-inviare la fattura scartata entro i 5 giorni utili, evitando sanzioni e mantenendo in ordine la tua contabilità.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. 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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Guide Fatturazione ElettronicaFattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per FornitoriIndice dei contenutiNormativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PAQuando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PAFormato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche TecnicheSistema di Interscambio (SDI): Come FunzionaCodice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove TrovarloCodice CIG e CUP: Quando Sono ObbligatoriSplit Payment PA: Cos’è e Come FunzionaTermine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PAControlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e ScartoSanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PASoftware e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PAConservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PALa fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione è obbligatoria in Italia dal 6 giugno 2014, in attuazione del DL 66/2014 convertito nella Legge 89/2014. Questo adempimento rappresenta una vera rivoluzione digitale nel rapporto tra fornitori e PA, con l’obiettivo di semplificare gli scambi, ridurre i tempi di pagamento e contrastare l’evasione fiscale.Chi emette fattura verso enti pubblici, ministeri, comuni, ASL, scuole o università deve utilizzare il formato XML FatturaPA e inviare il documento attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) gestito dall’Agenzia delle Entrate. Non basta più la fattura cartacea o PDF: solo la fattura elettronica conforme ha valore fiscale e consente il pagamento da parte dell’ente.In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sulla fatturazione elettronica PA nel 2026: normativa di riferimento, formato obbligatorio, codici univoci, split payment, termini di emissione, sanzioni e strumenti software per gestire correttamente questo adempimento.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PAL’obbligo di fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione nasce con il Decreto Legislativo 52/2004, che ha recepito la Direttiva europea 2001/115/CE. Il passaggio definitivo al digitale è avvenuto con:Decreto Legge 66/2014 (convertito in Legge 89/2014): introduce l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le PA dal 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali; dal 31 marzo 2015 per regioni, comuni, ASL, scuole e universitàDecreto Ministeriale 55/2013 del MEF: definisce le specifiche tecniche del formato XML FatturaPALegge di Stabilità 2008 (Legge 244/2007, art. 1 comma 209-214): introduce il Sistema di Interscambio (SDI)Decreto MEF del 17 giugno 2014: disciplina lo split payment (scissione dei pagamenti IVA)La normativa vigente nel 2026 conferma che la fattura elettronica è l’unico documento fiscalmente rilevante nei rapporti con la PA. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore e non vengono pagate.Riferimenti normativi principali:DL 66/2014 (Legge 89/2014)DM MEF 55/2013Legge 244/2007, art. 1 commi 209-214DM MEF 17 giugno 2014 (split payment) Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PALa fattura elettronica verso la PA è obbligatoria per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di:Amministrazioni centrali: Ministeri, Agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL), Enti pubblici nazionaliAmministrazioni locali: Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane, Comunità montaneEnti del Servizio Sanitario Nazionale: ASL, Aziende ospedaliere, IRCCSScuole e Università: Istituti scolastici statali, Università pubbliche, AFAMAltri enti pubblici: CONI, Camere di commercio, Ordini professionali, Consorzi pubbliciL’obbligo si applica a tutti i fornitori, indipendentemente dalla forma giuridica (imprese individuali, società, professionisti) e dal regime fiscale (ordinario, forfettario, semplificato).Eccezioni: Sono esclusi dall’obbligo solo i soggetti che emettono fattura per operazioni esenti IVA o fuori campo IVA verso PA, ma in questi casi la fattura elettronica è comunque raccomandata per semplificare i pagamenti.Importante: Dal 1° gennaio 2019, la fattura elettronica è diventata obbligatoria anche nei rapporti B2B (tra privati), ma il formato e il canale di trasmissione restano identici per la PA.Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche TecnicheLa fattura elettronica PA deve essere emessa esclusivamente in formato XML secondo le specifiche tecniche definite dal Decreto MEF 55/2013. Il file XML contiene tutte le informazioni fiscali della fattura in modo strutturato e leggibile dai sistemi informatici.Struttura del file FatturaPA:FatturaElettronicaHeader: intestazione con dati del cedente/prestatore (fornitore) e del cessionario/committente (PA)FatturaElettronicaBody: corpo della fattura con dati generali, beni/servizi, importi, IVA, riepilogoInformazioni obbligatorie nel file XML:Dati identificativi del fornitore: partita IVA, codice fiscale, denominazione, indirizzo, regime fiscaleDati identificativi della PA: codice fiscale, denominazione, indirizzo, Codice Univoco Ufficio (CUU)Descrizione beni/servizi: natura, quantità, prezzo unitario, aliquota IVACodice CIG e CUP: obbligatori per appalti pubbliciTotale documento: imponibile, IVA, totale fatturaModalità pagamento: bonifico, RID, altroDati di pagamento: IBAN, banca, scadenzaEstensione del file: il file deve avere estensione .xml o .xml.p7m (se firmato digitalmente).Nome del file: il nome deve seguire il formato IT[PartitaIVA]_[ProgressivoUnivoco].xml (es. IT12345678901_00001.xml). Sistema di Interscambio (SDI): Come FunzionaIl Sistema di Interscambio (SDI) è il sistema centrale gestito dall’Agenzia delle Entrate che riceve, controlla e inoltra le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione (e, dal 2019, anche tra privati).Come funziona il processo di invio:Emissione fattura: il fornitore crea la fattura in formato XML FatturaPAInvio allo SDI: la fattura viene inviata allo SDI tramite PEC, web service o tramite intermediarioControlli automatici: lo SDI verifica la correttezza formale del file (formato, partita IVA, codice destinatario)Esito positivo: se la fattura supera i controlli, lo SDI invia una ricevuta di consegna al fornitore e inoltra la fattura alla PA destinatariaEsito negativo: se la fattura ha errori, lo SDI invia una notifica di scarto al fornitore, che deve correggere e reinviareCanali di trasmissione verso lo SDI:PEC (Posta Elettronica Certificata): invio del file XML come allegato all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.itWeb service: trasmissione diretta tramite protocollo HTTPS (richiede competenze tecniche)FTP (File Transfer Protocol): caricamento dei file su server FTP dedicato (per grandi volumi)Portale “Fatture e Corrispettivi”: compilazione e invio tramite interfaccia web dell’Agenzia delle Entrate (gratuito)Software gestionali: la maggior parte dei gestionali commerciali si collega automaticamente allo SDIImportante: La ricevuta di consegna dello SDI certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Questo documento fa fede per la data di emissione della fattura e per i termini di pagamento.Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove TrovarloIl Codice Univoco Ufficio (CUU) è un codice alfanumerico di 6 caratteri che identifica univocamente l’ufficio della Pubblica Amministrazione destinatario della fattura elettronica. È un campo obbligatorio nella fattura elettronica PA e serve allo SDI per instradare correttamente il documento.Dove trovare il Codice Univoco Ufficio:Tutti i CUU delle Pubbliche Amministrazioni sono registrati nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo:www.indicepa.gov.itAttenzione: Alcuni enti hanno più codici univoci (uno per ogni ufficio o dipartimento). È importante verificare con l’ente quale codice utilizzare per la specifica fornitura. In caso di errore, lo SDI recapita la fattura, ma l’ufficio destinatario potrebbe non riceverla correttamente.Cosa succede se il CUU è errato:Lo SDI potrebbe scartare la fattura se il codice non esisteSe il codice esiste ma è sbagliato, la fattura viene recapitata all’ufficio errato e non viene pagataBisogna emettere nota di credito e riemettere la fattura con il CUU correttoCodice CIG e CUP: Quando Sono ObbligatoriNelle fatture elettroniche verso la PA, è spesso necessario indicare due codici aggiuntivi: il Codice Identificativo Gara (CIG) e il Codice Unico di Progetto (CUP). Questi codici sono obbligatori in determinati casi e vanno inseriti nel file XML della fattura.Codice Identificativo Gara (CIG):Cos’è: codice alfanumerico di 10 caratteri che identifica la procedura di gara o affidamento pubblicoQuando è obbligatorio: per tutte le forniture derivanti da appalti pubblici sopra la soglia comunitariaFormato: 10 caratteri alfanumerici (es. Z1234567890)Codice Unico di Progetto (CUP):Cos’è: codice alfanumerico di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblicoQuando è obbligatorio: per forniture legate a progetti di investimento pubblico finanziati con fondi pubbliciFormato: 15 caratteri alfanumerici (es. F12A34567890123)Sanzioni per omissione CIG/CUP:Mancanza CIG: la PA non può pagare la fattura fino alla regolarizzazioneMancanza CUP: la PA non può effettuare il pagamento. Sanzione amministrativa fino a 5.000 euro Split Payment PA: Cos’è e Come FunzionaLo split payment (o scissione dei pagamenti) è un meccanismo secondo il quale la Pubblica Amministrazione paga separatamente al fornitore l’imponibile della fattura e versa direttamente all’Erario l’IVA.Come funziona lo split payment:Emissione fattura: il fornitore emette fattura elettronica con IVA esposta normalmente (es. imponibile 1.000 euro + IVA 22% = totale 1.220 euro)Pagamento da parte della PA: la PA paga al fornitore solo l’imponibile (1.000 euro)Versamento IVA all’Erario: la PA versa l’IVA (220 euro) direttamente all’Agenzia delle EntrateIndicazione dello split payment nella fattura elettronica:Nel file XML FatturaPA, lo split payment va indicato nel campo:<EsigibilitaIVA>S</EsigibilitaIVA> (S = scissione pagamenti)Inoltre, nella descrizione o nelle note della fattura, è consigliabile riportare la dicitura:“Scissione dei pagamenti – art. 17-ter DPR 633/72”Gestione IVA per il fornitore:Il fornitore espone l’IVA in fattura normalmenteNella liquidazione IVA periodica, l’IVA a credito da split payment viene compensata con l’IVA a debitoSe l’IVA da split payment eccede l’IVA a debito, il credito IVA si accumula e può essere compensato nei periodi successivi o chiesto a rimborsoTermine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PAI termini di emissione e invio della fattura elettronica PA sono regolati dall’art. 21 e 21-bis del DPR 633/72 (Decreto IVA).Termine di emissione:La fattura elettronica deve essere emessa entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (cessione beni o prestazione servizi)Data di effettuazione: per cessione di beni: data di consegna o spedizione; per prestazioni di servizi: data di ultimazione della prestazioneTermine di invio allo SDI:La fattura deve essere trasmessa allo SDI entro lo stesso termine di emissione (12 giorni dall’effettuazione)La decorrenza del termine di pagamento parte dalla data di ricevimento della fattura da parte della PA, certificata dalla ricevuta di consegna dello SDIAttenzione: Se la fattura viene inviata allo SDI dopo il termine di 12 giorni, si incorre in sanzioni fiscali.Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e ScartoQuando il fornitore invia una fattura elettronica allo Sistema di Interscambio (SDI), il sistema esegue una serie di controlli automatici per verificare la correttezza formale del documento.Controlli formali eseguiti dallo SDI:Validità del formato XML: verifica che il file sia conforme allo schema XSD FatturaPAPartita IVA del fornitore: controlla che la P.IVA sia esistente e attivaCodice Univoco Ufficio (CUU): verifica che il codice destinatario esista nell’IPADimensione del file: massimo 5 MB per singolo file XMLTipologie di notifiche inviate dallo SDI:Ricevuta di consegna (RC): fattura consegnata con successo alla PANotifica di scarto (NS): fattura scartata per errori formali – correggere e reinviareNotifica di mancata consegna (MC): impossibile recapitare alla PA (es. CUU errato)Errori comuni che causano scarto:Codice CUU errato o inesistentePartita IVA fornitore non validaFile XML non conforme allo schemaDimensione file superiore a 5 MBImportante: La ricevuta di consegna (RC) ha valore legale e certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Conservarla insieme alla fattura per 10 anni. Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PAL’invio della fattura elettronica PA è un obbligo fiscale: il mancato invio, il ritardo o l’invio con dati errati comportano sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 471/1997.Sanzioni per mancata emissione o mancato invio:Sanzione ordinaria: dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non documentato, con un minimo di 500 euroSe la violazione non incide sulla determinazione del reddito, la sanzione è ridotta: da 250 a 2.000 euroSanzioni per ritardo nell’emissione:Se la fattura è emessa entro 15 giorni dal termine: sanzione da 250 a 2.000 euroSe il ritardo è superiore a 15 giorni: sanzione dal 90% al 180% dell’IVA (minimo 500 euro)Ravvedimento operoso:È possibile ridurre le sanzioni sanando spontaneamente la violazione tramite ravvedimento operoso. Con ravvedimento sprint (14 giorni): riduzione a 1/10 del minimo.Nota importante: Oltre alle sanzioni fiscali, il mancato invio della fattura elettronica comporta il mancato pagamento da parte della PA.Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PAPer emettere e inviare fatture elettroniche alla PA è necessario utilizzare un software o una piattaforma che generi il file XML FatturaPA e lo trasmetta allo SDI.1. Portale “Fatture e Corrispettivi” (Agenzia delle Entrate) – GRATUITOAccesso: ivaservizi.agenziaentrate.gov.itAutenticazione: SPID, CIE o credenziali Entratel/FisconlineFunzionalità: compilazione guidata fattura, generazione XML, invio SDI, conservazione digitale gratuita per 10 anniPro: completamente gratuito, semplice, conservazione inclusa2. Software gestionali commercialiLa maggior parte dei software di contabilità include il modulo fatturazione elettronica:TeamSystem: Fatture in Cloud, Amica 10, Studio 2020Zucchetti: Gestionale 1, Mago.NetWolters Kluwer: Genya, Adhoc RevolutionAruba: Aruba Fatturazione ElettronicaVantaggi software commerciali: integrazione con contabilità, invio automatico allo SDI, gestione massiva, supporto tecnico.Costi: da 50-100 euro/anno per soluzioni base cloud, fino a diverse migliaia di euro/anno per gestionali completi.Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PALe fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente per 10 anni secondo le norme sulla conservazione sostitutiva (D.M. 17 giugno 2014 e CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale).Cosa si intende per conservazione sostitutiva:È il processo che garantisce la validità legale, l’autenticità, l’integrità e la leggibilità nel tempo dei documenti informaticiSostituisce la conservazione cartacea: non è obbligatorio stampare le fatture elettronicheDocumenti da conservare:File XML della fattura (fattura attiva e passiva)Ricevute SDI (ricevuta di consegna, notifiche)Eventuali allegati (DDT, contratti)Modalità di conservazione:1. Conservazione tramite Agenzia delle Entrate (GRATUITA)Chi utilizza il portale “Fatture e Corrispettivi” ha automaticamente la conservazione gratuita per 10 anniVantaggi: completamente gratuita, conforme alle norme AgID, nessun adempimento aggiuntivo2. Conservazione tramite software gestionaleLa maggior parte dei software commerciali include il servizio di conservazioneCosti: da 20-50 euro/anno per piccoli volumiSanzioni per mancata conservazione:Mancata conservazione: da 1.000 a 8.000 euroEsibizione impossibile in caso di controllo: ricostruzione contabilità a carico del contribuente📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica PAPosso ancora emettere fatture cartacee verso la PA?No, dal 31 marzo 2015 la fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio e l’unico documento valido per le forniture verso tutte le Pubbliche Amministrazioni. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore fiscale e non vengono pagate dalla PA.Cosa succede se sbaglio il Codice Univoco Ufficio nella fattura?Se il CUU e errato, lo SDI potrebbe scartare la fattura (se il codice non esiste) oppure recapitarla a un ufficio sbagliato. In entrambi i casi la PA non riceve correttamente la fattura e non la paga. Devi emettere nota di credito per annullare la fattura errata e riemettere con il CUU corretto verificato su indicepa.gov.it.Come gestisco l’IVA con lo split payment?Con lo split payment esponi l’IVA normalmente in fattura, ma la PA ti paga solo l’imponibile. L’IVA incassata (zero) va in detrazione come IVA a credito nella liquidazione periodica. Se il credito IVA eccede il debito, puoi compensarlo con altri tributi in F24 o chiederlo a rimborso annualmente.Devo stampare e conservare le fatture elettroniche PA?No, le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente tramite conservazione sostitutiva. Non e obbligatorio stamparle. Puoi utilizzare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (tramite portale Fatture e Corrispettivi) o affidarti a un software gestionale con conservazione certificata.Quanto tempo ho per emettere la fattura elettronica PA?La fattura deve essere emessa e inviata allo SDI entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (consegna merce o ultimazione servizio). Il termine di pagamento per la PA decorre dalla data di ricevimento certificata dalla ricevuta di consegna SDI.Il regime forfettario e esonerato dalla fattura elettronica PA?No, anche i contribuenti in regime forfettario devono emettere fattura elettronica verso la PA tramite Sistema di Interscambio. L’esonero dalla fatturazione elettronica B2B (previsto fino al 2023) non si applica ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, dove l’obbligo e in vigore dal 2014-2015.Dove trovo i codici CIG e CUP obbligatori per la fattura PA?I codici CIG (Codice Identificativo Gara) e CUP (Codice Unico Progetto) devono essere forniti dalla PA nel contratto, nell’ordine o nella determina di affidamento. Se obbligatori ma non li hai ricevuti, contatta l’ufficio della PA committente prima di emettere fattura, altrimenti la PA non potra pagarti.Hai Bisogno di Assistenza per la Fatturazione Elettronica PA?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con tutti gli adempimenti fiscali legati alla fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione:Configurazione software e sistemi di fatturazioneCompilazione e invio fatture elettroniche PAGestione pratiche fiscali e contabilitàConsulenza su split payment e crediti IVAAssistenza in caso di scarto SDI o erroriContattaci su WhatsAppOppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattatoIl tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640ARTICOLI CORRELATIDICHIARAZIONE DEI REDDITI Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e RampeBonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e Rampe https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-07 09:00:002026-08-17 11:02:58Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e RampeDICHIARAZIONE DEI REDDITI Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non PagarloCanone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non Pagarlo https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-05 09:00:002026-08-17 11:02:54Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non PagarloDICHIARAZIONE DEI REDDITI Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote RidotteSuperbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote Ridotte https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-03 09:00:002026-08-17 11:02:46Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote RidotteCAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI Pubblicato su Google Paola Zilli 07/08/2026 Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia. Pubblicato su Google Jacqueline B. 06/08/2026 Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza! Pubblicato su Google Maura Masutto 06/08/2026 Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi! Pubblicato su Google Issam Elhefnawi 31/07/2026 Molto gentile Pubblicato su Google Sibongile Moyana 30/07/2026 Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità. Pubblicato su Google Sabrina Cirina 23/07/2026 Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison Pubblicato su Google robert poletto 17/07/2026 Fantastici Pubblicato su Google Geanina Gaita 16/07/2026 Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato Leggi tutte le recensioni del nostro CAF Centro FiscaleLuglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-30 08:43:212026-05-31 18:07:38Fattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per Fornitori
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Guide Fatturazione ElettronicaID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come FunzionaQuando si parla di ID codice fattura elettronica, è facile fare confusione: con questa espressione gli utenti cercano informazioni molto diverse tra loro, spesso senza distinguere tra identificativo SDI (IdSdi), numero della fattura, codice destinatario, codice univoco ufficio per la PA o semplicemente il codice fiscale del cliente. Ognuno di questi codici ha funzioni completamente diverse, posizioni differenti nel file XML e regole specifiche di compilazione.In questa guida 2026 chiariamo una volta per tutte cosa significa “ID codice fattura elettronica”, dove trovare ciascun identificativo, a cosa serve l’ID SDI, come compilare correttamente il numero progressivo, come usare CIG e CUP per le fatture verso la Pubblica Amministrazione e come recuperare l’IdSdi di una vecchia fattura dal cassetto fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente partite IVA, professionisti e aziende nella corretta gestione della fatturazione elettronica: se hai dubbi sui codici da inserire o devi emettere una nota di credito riferita a una fattura precedente, possiamo aiutarti.Indice dei contenutiL’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funzionaNumeroFattura: il progressivo dell’emittenteCodice destinatario: i 7 caratteri per la consegnaCodice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPACodice fiscale del cliente privatoDove trovare l’ID SDI di una fatturaA cosa serve l’ID SDI nella praticaCome compilare nota di credito con ID SDIContatore progressivo fatture 2026Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDTEsempio XML con tutti gli ID compilatiCome recuperare l’ID SDI di una vecchia fatturaDifferenza con il numero progressivo di invioErrori comuni sugli ID della fattura elettronicaDomande frequentiL’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”Quando un utente cerca “ID codice fattura elettronica” sui motori di ricerca, può intendere almeno cinque cose diverse. Questa ambiguità nasce dal fatto che la fattura elettronica contiene numerosi codici identificativi, ognuno con uno scopo specifico. Capire le differenze è fondamentale per evitare errori in fase di emissione, gestione delle note di credito e dialogo con clienti, commercialisti o software gestionali.Ecco le cinque interpretazioni più frequenti dell’espressione “ID codice fattura elettronica”:ID SDI (IdentificativoSDI): il codice univoco assegnato dal Sistema di Interscambio a ogni fattura accettata, formato da numeri progressivi (es. 1234567890).NumeroFattura: il numero progressivo che l’emittente assegna alla fattura nel proprio registro (es. “001/2026”, “FATT-2026-145”).Codice destinatario: 7 caratteri alfanumerici che identificano il canale telematico del cliente (es. “M5UXCR1”).Codice univoco ufficio: 6 caratteri alfanumerici per le Pubbliche Amministrazioni, tratti dall’Indice IPA.Codice fiscale del cliente: 16 caratteri usati per privati o consumatori senza partita IVA.Ognuno di questi identificativi viene compilato in campi XML differenti della fattura elettronica e ha una funzione precisa. Confonderli può portare a fatture scartate dal SDI, problemi nella ricezione da parte del cliente o errori nelle note di credito. Nei prossimi paragrafi analizziamo uno per uno tutti i codici, partendo da quello che genera più dubbi: l’ID SDI. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funzionaL’ID SDI, formalmente chiamato IdentificativoSDI, è un numero univoco progressivo che il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate assegna a ogni fattura elettronica che supera i controlli e viene accettata. È un identificativo generato automaticamente dal SDI, non dall’emittente: tu non puoi sceglierlo, te lo comunica il sistema solo dopo l’invio del file XML.L’ID SDI ha le seguenti caratteristiche fondamentali:Formato: numero intero progressivo, generalmente di 9-11 cifre (es. 1234567890).Univocità: ogni fattura ha un proprio IdSdi, anche tra fatture dello stesso emittente nello stesso giorno.Generazione: assegnato dal SDI al momento dell’accettazione del file, non prima.Visibilità: riportato nella ricevuta di consegna (file XML di metadati) e nel cassetto fiscale.Persistenza: rimane associato alla fattura per sempre, anche dopo anni.È fondamentale capire che l’IdSdi non è il numero della fattura. Il numero della fattura lo decidi tu in fase di emissione (es. “001/2026”), mentre l’IdSdi viene generato dal SDI dopo l’accettazione. Una stessa fattura ha quindi due identificativi distinti: il numero che hai assegnato tu e l’IdSdi assegnato dal sistema.NumeroFattura: il progressivo dell’emittenteIl numero della fattura elettronica, chiamato tecnicamente NumeroFattura nel tracciato XML, è il numero progressivo che l’emittente assegna autonomamente al documento secondo la normativa fiscale. È contenuto nel campo XML <DatiGenerali><DatiGeneraliDocumento><Numero> ed è completamente sotto il controllo dell’emittente.La normativa italiana (art. 21 DPR 633/1972) prevede regole precise per la numerazione delle fatture:Sequenza obbligatoria: la numerazione deve essere progressiva, senza salti né duplicazioni.Riparte ogni anno: si può ripartire da 1 ogni anno solare, evitando confusioni tra esercizi diversi.Formato libero: puoi usare numeri puri (“1”, “2”, “3”) o codici alfanumerici (“FATT-2026-001”, “001/A”).Lunghezza: il campo XML accetta fino a 20 caratteri.Unicità annuale: nello stesso anno non possono esistere due fatture con lo stesso numero per lo stesso emittente.Quando il SDI riceve una fattura, controlla che il numero progressivo non sia già stato usato dallo stesso emittente nello stesso anno (controllo che genera l’errore 00404 – “documento duplicato”). Per questo è essenziale che il software di fatturazione gestisca correttamente la numerazione, soprattutto in caso di sezionali multipli (es. fatture cartacee e elettroniche, registri separati per filiali).I sezionali sono particolarmente utili quando devi gestire numerazioni separate per tipologie di fatture (es. “1/A” per vendite, “1/B” per servizi). Ogni sezionale ha il suo progressivo indipendente. Ricorda che il sezionale deve essere parte del campo “Numero” e non può essere segnalato altrove nel tracciato XML. Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegnaIl codice destinatario è un identificativo di 7 caratteri alfanumerici che individua il canale telematico attraverso cui il SDI consegnerà la fattura al cliente. È uno dei dati più frequentemente confusi con l'”ID codice fattura”. Va inserito nel campo <DatiTrasmissione><CodiceDestinatario> del file XML.I valori possibili del codice destinatario sono:7 caratteri alfanumerici assegnati al cliente da un intermediario (es. “M5UXCR1”, “T04ZHR3”).“0000000”: cliente privato senza canale telematico, oppure cliente che usa la PEC (in tal caso si valorizza anche il campo PECDestinatario).“XXXXXXX”: cliente estero (operatore non residente in Italia).6 caratteri: codice univoco ufficio per la Pubblica Amministrazione (vedi paragrafo successivo).Per approfondire come ottenere il proprio codice destinatario o come gestirlo correttamente, abbiamo dedicato una guida specifica al codice destinatario disponibile sul nostro blog. Il codice destinatario è gratuito e si attiva tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate o tramite il proprio software di fatturazione.Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPAQuando emetti una fattura verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA), nel campo CodiceDestinatario non devi inserire 7 caratteri ma il codice univoco ufficio di 6 caratteri alfanumerici dell’ente destinatario. Questo codice identifica in modo univoco l’ufficio dell’amministrazione pubblica che riceverà la fattura.Il codice univoco ufficio si trova sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo indicepa.gov.it. Sull’IPA puoi cercare l’ente per nome, codice fiscale o partita IVA e visualizzare tutti gli uffici attivi, ognuno con il proprio codice univoco. È obbligo del cliente PA comunicarti il codice corretto al momento dell’ordine o del contratto.Esempi tipici di codici univoci ufficio: “UFG3M5”, “X2RNC9”, “AB12CD”. Inserire un codice errato porta tipicamente all’errore 00311 (codice destinatario non valido) o alla mancata consegna alla PA. Quando emetti FatturaPA, oltre al codice univoco devi anche valorizzare il campo FormatoTrasmissione con “FPA12” (per la PA) anziché “FPR12” (per privati e altre partite IVA). Codice fiscale del cliente privatoIl quinto significato di “ID codice fattura elettronica” che spesso confonde gli emittenti è il codice fiscale del cliente. Quando emetti una fattura a un consumatore privato (B2C) o a un soggetto senza partita IVA, devi compilare il campo <CessionarioCommittente><DatiAnagrafici><CodiceFiscale> con i 16 caratteri del codice fiscale.Le regole di compilazione sono semplici ma rigorose:Persone fisiche: codice fiscale di 16 caratteri alfanumerici (es. “RSSMRA80A01H501Z”).Soggetti con partita IVA: in genere si valorizza solo la P.IVA (campo IdFiscaleIVA), ma se il cliente è una persona fisica con P.IVA si possono valorizzare entrambi.Cliente estero: codice fiscale “0000000” o convenzionale, con identificativo IVA del paese di residenza.PA: codice fiscale dell’ente, accompagnato dal codice univoco ufficio.Per i privati, ricordati che il codice destinatario va valorizzato a “0000000”: la fattura non viene consegnata direttamente perché il privato non ha un canale telematico, ma viene messa a disposizione nell’area riservata “Fatture e Corrispettivi” del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Sei comunque tenuto a fornire al cliente una copia analogica (PDF) della fattura.Dove trovare l’ID SDI di una fatturaUna delle domande più frequenti è: “dove trovo l’ID SDI” della mia fattura? L’identificativo SDI non è scritto sulla fattura stessa: viene generato dal Sistema di Interscambio dopo l’invio e l’accettazione del file. Esistono tre canali principali per recuperare questo codice.1. Ricevuta di consegna (file XML di metadati)Quando una fattura viene accettata, il SDI restituisce un file XML di ricevuta chiamato comunemente “metadati” o “ricevuta di consegna”. Aprendo questo file con un qualsiasi editor di testo, troverai un blocco simile a:<IdentificativoSdI>1234567890</IdentificativoSdI> <DataOraRicezione>2026-07-01T10:25:00.000+02:00</DataOraRicezione> <DataOraConsegna>2026-07-01T10:30:15.000+02:00</DataOraConsegna>Il numero contenuto nel tag <IdentificativoSdI> è l’ID SDI della tua fattura.2. Cassetto fiscale – sezione Fatture e CorrispettiviAccedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), nella sezione “Consultazione” puoi cercare le tue fatture emesse o ricevute. Cliccando su una fattura specifica, viene visualizzata una scheda con tutti i dati: emittente, destinatario, importo, data e IdSdi assegnato. Questo è il metodo più sicuro perché direttamente dalla fonte ufficiale dell’Agenzia.3. Software di fatturazioneTutti i principali software di fatturazione elettronica mostrano l’IdSdi nel pannello di gestione delle fatture, in colonne come “ID SDI”, “Identificativo SDI” o “ID Trasmissione SDI”. I software più diffusi (Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem, Zucchetti) lo riportano accanto al numero della fattura, alla data di emissione e allo stato della trasmissione. A cosa serve l’ID SDI nella praticaComprendere a cosa serve l’ID SDI è essenziale per gestire correttamente la fatturazione elettronica. L’identificativo SDI ha tre funzioni principali nella pratica quotidiana di chi emette o riceve fatture.Tracciabilità: l’IdSdi è la “carta d’identità” della fattura nel Sistema di Interscambio. Permette all’Agenzia delle Entrate di tracciare ogni singolo documento, verificare la sua corretta trasmissione, gestire eventuali contestazioni.Riferimento per nota di credito: quando emetti una nota di credito (TD04) per stornare totalmente o parzialmente una fattura, puoi indicare l’IdSdi della fattura originaria nel campo <DatiFattureCollegate><IdDocumento> per garantire la collegatura automatica nel cassetto fiscale.Identificazione univoca per controlli: durante un eventuale controllo dell’Agenzia delle Entrate, l’IdSdi consente di richiamare la fattura in modo univoco senza ambiguità, particolarmente utile in caso di omonimie o numerazioni complesse.L’IdSdi è anche utile in contesti di integrazione automatica tra software gestionali, sistemi ERP e portali contabili. I sistemi di pagamento elettronico, i portali del fornitore e i sistemi di matching fattura-pagamento possono usare l’IdSdi come chiave univoca per il riconciliamento.Come compilare nota di credito con ID SDIQuando devi emettere una nota di credito (codice TD04) per stornare una fattura precedente, è importante compilare correttamente i campi che collegano la nota alla fattura originaria. La sezione XML interessata è <DatiGenerali><DatiFattureCollegate> e contiene tre campi rilevanti.IdDocumento: numero della fattura originaria (es. “001/2026”). Campo obbligatorio.Data: data della fattura originaria (formato AAAA-MM-GG, es. “2026-03-15”). Campo obbligatorio.NumItem (opzionale): se la nota di credito si riferisce solo ad alcune righe della fattura, indica il numero di riga.Inoltre, opzionalmente, puoi valorizzare anche il tag <IdSdi> all’interno di DatiFattureCollegate per indicare l’identificativo SDI della fattura originaria. Questo non è obbligatorio, ma agevola il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.Esempio pratico di sezione XML in una nota di credito:<DatiFattureCollegate> <IdDocumento>001/2026</IdDocumento> <Data>2026-03-15</Data> <NumItem>2</NumItem> </DatiFattureCollegate>Ricorda che la nota di credito deve avere un suo numero progressivo autonomo: non eredita il numero della fattura originaria. Inoltre, deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (con alcune eccezioni per cessione di crediti), come previsto dall’art. 26 DPR 633/1972. Contatore progressivo fatture 2026Il contatore progressivo delle fatture è uno degli aspetti più delicati della numerazione: errori in questa fase possono portare a fatture scartate dal SDI con codice errore 00404 (documento duplicato) o problemi in sede di verifica fiscale.Le regole fondamentali del progressivo fatture per il 2026 sono:Riparte ogni anno: dal 1° gennaio 2026 puoi ripartire da “001” o “1”. La prima fattura del 2027 sarà nuovamente “001/2027”.Sequenza obbligatoria: niente salti di numerazione. Se passi da 001 a 003, il SDI accetta lo stesso, ma in sede di controllo è un’anomalia da giustificare.Niente duplicati: due fatture non possono mai avere lo stesso numero nello stesso anno per lo stesso emittente.Sezionali: puoi gestire numerazioni separate (es. “1/A”, “1/B”) con contatori indipendenti.Note di credito: hanno una loro numerazione progressiva, separata da quella delle fatture.Una pratica comune è inserire l’anno nel numero per maggiore chiarezza: “001/2026”, “FATT-2026-001”, “2026/001”. Questa convenzione evita confusioni in caso di consultazione di fatture di anni diversi e facilita la gestione contabile. Ricorda che il campo XML <Numero> accetta fino a 20 caratteri alfanumerici.Se gestisci un volume elevato di fatture, è consigliabile usare un software di fatturazione automatizzato che gestisce il progressivo in modo automatico, evita duplicazioni e garantisce la sequenza corretta. I software cloud più diffusi (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem) hanno meccanismi anti-duplicazione integrati.Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDTOltre agli identificativi visti finora, in fattura elettronica possono comparire altri codici richiesti in casi specifici, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o nelle operazioni complesse.CIG – Codice Identificativo GaraIl CIG (Codice Identificativo Gara) è un codice di 10 caratteri alfanumerici rilasciato dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) per ogni appalto pubblico. È obbligatorio nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione che derivano da contratti di appalto pubblico, in attuazione della normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari (Legge 136/2010).Il CIG va inserito nel campo XML <DatiGenerali><DatiOrdineAcquisto><CodiceCIG> oppure nel campo specifico <DatiContratto>. Esempi di CIG: “Z3A2C1B0F4”, “84529836A2”.CUP – Codice Unico ProgettoIl CUP (Codice Unico Progetto) è un codice di 15 caratteri alfanumerici assegnato dal Dipartimento per la Programmazione e Coordinamento della Politica Economica (DIPE) per ogni progetto di investimento pubblico. È obbligatorio in caso di fatturazione di servizi/forniture relative a progetti di investimento pubblico finanziati con risorse pubbliche, fondi UE o PNRR.Il CUP va inserito nel campo <CodiceCUP> all’interno di <DatiOrdineAcquisto> o <DatiContratto>. Esempi tipici: “B12C20000900007”, “F19J21000020001”. L’omissione del CUP può portare al rifiuto della fattura da parte della PA.DDT – Documento Di TrasportoIl DDT (Documento Di Trasporto) è il numero del documento che ha accompagnato la merce dal fornitore al cliente. Va indicato in fattura quando la fattura è “differita” rispetto al momento della consegna fisica dei beni (art. 21, comma 4 DPR 633/1972). Nel tracciato XML, il riferimento al DDT si valorizza in <DatiDDT><NumeroDDT> con la relativa data.Il DDT è particolarmente importante nelle fatture differite, dove più consegne effettuate nel mese vengono fatturate cumulativamente entro il giorno 15 del mese successivo. In questi casi, in fattura devono comparire i riferimenti a tutti i DDT del periodo. Esempio XML con tutti gli ID compilatiPer chiarire definitivamente come si distribuiscono i diversi ID nella fattura elettronica, ecco un esempio semplificato di tracciato XML che evidenzia dove si collocano i principali identificativi. Si tratta di una fattura emessa verso una Pubblica Amministrazione con CIG e CUP.<FatturaElettronica versione="FPA12"> <FatturaElettronicaHeader> <DatiTrasmissione> <IdTrasmittente> <IdPaese>IT</IdPaese> <IdCodice>01234567890</IdCodice> </IdTrasmittente> <ProgressivoInvio>00001</ProgressivoInvio> <FormatoTrasmissione>FPA12</FormatoTrasmissione> <CodiceDestinatario>UFG3M5</CodiceDestinatario> </DatiTrasmissione> ... </FatturaElettronicaHeader> <FatturaElettronicaBody> <DatiGenerali> <DatiGeneraliDocumento> <TipoDocumento>TD01</TipoDocumento> <Divisa>EUR</Divisa> <Data>2026-07-04</Data> <Numero>145/2026</Numero> </DatiGeneraliDocumento> <DatiOrdineAcquisto> <CodiceCUP>B12C20000900007</CodiceCUP> <CodiceCIG>Z3A2C1B0F4</CodiceCIG> </DatiOrdineAcquisto> </DatiGenerali> ... </FatturaElettronicaBody> </FatturaElettronica>In questo esempio puoi notare:ProgressivoInvio “00001”: numero della trasmissione (vedi paragrafo successivo).CodiceDestinatario “UFG3M5”: 6 caratteri perché destinatario PA.Numero “145/2026”: numero progressivo della fattura assegnato dall’emittente.CodiceCUP e CodiceCIG: identificativi dell’investimento pubblico e dell’appalto.L’IdSdi non compare nel tracciato di emissione: viene generato dal SDI dopo l’invio e restituito nella ricevuta di consegna. In questo esempio sarà visibile, ad esempio, come <IdentificativoSdI>9876543210</IdentificativoSdI> nel file XML di metadati di ritorno.Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fatturaCapita spesso di aver bisogno dell’IdSdi di una fattura emessa mesi o anni prima, ad esempio per emettere una nota di credito collegata o rispondere a una richiesta dell’Agenzia delle Entrate. La buona notizia è che l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale per tutta la durata di conservazione delle fatture.Procedi così per recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura:Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (fatturaelettronica.agenziaentrate.gov.it).Autenticati con SPID, CIE o CNS, oppure con credenziali Entratel/Fisconline.Vai alla sezione “Consultazione” → “Fatture emesse” (o “Fatture ricevute” se cerchi una fattura passiva).Imposta il periodo di ricerca: anno e mese o intervallo di date.Filtra opzionalmente per partita IVA del cliente, numero fattura o stato.Clicca sulla fattura desiderata: si apre la scheda dettaglio che mostra tutti i dati, incluso l’ID SDI.In alternativa, se hai conservato i file XML delle ricevute di consegna nel tuo software o sul tuo PC, puoi aprire il file di metadati relativo alla fattura cercata e leggere il valore del tag <IdentificativoSdI>. La conservazione obbligatoria delle fatture elettroniche è di 10 anni: nel cassetto fiscale dell’Agenzia rimangono per tutto il periodo di conservazione previsto dalla normativa. Differenza con il numero progressivo di invioUn altro identificativo che genera confusione è il ProgressivoInvio, contenuto nel campo XML <DatiTrasmissione><ProgressivoInvio>. Si tratta di un codice di massimo 5 caratteri alfanumerici che identifica univocamente la singola trasmissione al SDI da parte dell’emittente o intermediario.Le differenze chiave tra ProgressivoInvio, NumeroFattura e IdSdi sono:ProgressivoInvio: assegnato dall’emittente o dal sistema di trasmissione, identifica la singola spedizione (può contenere una o più fatture). Esempio: “00001”, “00002”, “AB123”.NumeroFattura: assegnato dall’emittente, identifica il documento fiscale all’interno della propria contabilità. Esempio: “001/2026”.IdSdi: assegnato dal SDI, identifica la fattura nel sistema centrale dell’Agenzia delle Entrate. Esempio: “1234567890”.In una giornata, lo stesso ProgressivoInvio non può essere ripetuto dall’emittente. È un dato gestito di solito automaticamente dal software di fatturazione e non richiede intervento manuale. Quando ti capita di vederlo nei messaggi di errore SDI (es. “ProgressivoInvio già utilizzato”), si tratta di un duplicato di trasmissione: il sistema rifiuta la fattura per evitare invii doppi.Errori comuni sugli ID della fattura elettronicaLavorando quotidianamente con la fatturazione elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine osserva alcuni errori ricorrenti che riguardano la gestione degli identificativi. Conoscerli aiuta a prevenirli ed evitare scarti SDI o sanzioni.Confondere il numero della fattura con l’IdSdiL’errore più comune è scambiare il numero della fattura per l’IdSdi. Quando un cliente o un commercialista chiede “qual è l’ID della fattura?”, spesso si riferisce al numero progressivo (es. “001/2026”), ma se il contesto è una nota di credito o un controllo fiscale potrebbe servire l’IdSdi (es. “1234567890”). Chiedere sempre chiarimenti sul tipo di ID richiesto.Inserire lo stesso numero fattura su più documentiErrore frequente quando si emettono fatture con software diversi o si gestiscono sezionali multipli senza coordinare la numerazione. Risultato: il SDI scarta con codice 00404 – documento duplicato. Soluzione: usare sempre lo stesso software di fatturazione per evitare conflitti, oppure adottare sezionali distinti (es. “1/A”, “1/B”) chiaramente separati.Usare codice destinatario “0000000” per cliente con P.IVAInserire il codice destinatario “0000000” verso un cliente con partita IVA che ha invece un canale telematico attivo, comporta la mancata consegna automatica al destinatario. La fattura risulta solo nel cassetto fiscale del cliente, costringendolo a consultarla manualmente. Soluzione: chiedere sempre al cliente il codice destinatario corretto al momento dell’emissione.Saltare numeri nel progressivoCancellare una fattura “in bozza” e proseguire con il numero successivo (es. saltare dal “10” al “12”) crea un buco nella numerazione che, in caso di controllo fiscale, va giustificato. Soluzione: usare software che gestiscono il progressivo in modo automatico e riassegnano il numero in caso di annullamento prima dell’invio al SDI.Omettere CIG/CUP nelle fatture verso PANelle fatture verso la Pubblica Amministrazione, omettere CIG (per appalti pubblici) o CUP (per investimenti pubblici) provoca quasi certamente il rifiuto della fattura da parte dell’ente. Soluzione: chiedere sempre all’ufficio destinatario quali codici inserire prima di emettere fattura. Domande frequentiCos’è l’ID di una fattura elettronica?L’espressione “ID di una fattura elettronica” può significare diverse cose: il numero progressivo assegnato dall’emittente (es. “001/2026”), l’IdSdi generato dal Sistema di Interscambio (es. “1234567890”), il codice destinatario di 7 caratteri o, per la PA, il codice univoco ufficio di 6 caratteri. È importante chiarire sempre il contesto per capire a quale identificativo si fa riferimento.Dove trovo l’IdSdi della mia fattura?L’IdSdi si trova in tre punti: nel file XML di ricevuta di consegna (tag <IdentificativoSdI>), nel cassetto fiscale Fatture e Corrispettivi (sezione Consultazione) e nei software di fatturazione (campo “ID SDI” o “Identificativo SDI”). Non compare sulla fattura PDF né nel file XML originario di emissione: viene generato dal SDI solo dopo l’accettazione del documento.L’IdSdi è uguale al numero della fattura?No, sono due cose diverse. Il numero della fattura lo decide l’emittente in fase di emissione (es. “001/2026”) e va nel campo <Numero> del file XML. L’IdSdi, invece, viene assegnato automaticamente dal Sistema di Interscambio dopo l’accettazione e ha un formato numerico progressivo (es. 1234567890). Una stessa fattura ha quindi sempre due identificativi distinti.Devo inserire l’IdSdi nella nota di credito?L’IdSdi nella nota di credito è opzionale. I campi obbligatori per collegare la nota di credito alla fattura originaria sono il numero della fattura (IdDocumento) e la data della fattura (Data) all’interno di <DatiFattureCollegate>. Aggiungere anche l’IdSdi facilita il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli, ma non è richiesto dalla normativa.Cosa fare se inserisco lo stesso numero fattura due volte?Il SDI scarterà la seconda fattura con il codice errore 00404 – documento duplicato. La fattura scartata è considerata non emessa: hai 5 giorni per correggere il numero (es. usare “002/2026” al posto di “001/2026” duplicato) e re-inviare la fattura mantenendo data e contenuto originari. Per evitare questi errori, usa sempre lo stesso software di fatturazione e gestisci correttamente eventuali sezionali.Il progressivo fatture si azzera dal 1° gennaio 2026?Sì, la prassi consolidata è di ripartire da 001 ogni anno solare. Dal 1° gennaio 2026 puoi numerare le fatture come “001/2026”, “002/2026”, ecc., e il 1° gennaio 2027 ripartirai da “001/2027”. Non è obbligatorio, ma è la modalità più diffusa perché aiuta nell’organizzazione contabile e nella consultazione storica delle fatture.Cosa devo inserire come codice destinatario per cliente privato?Per un cliente privato senza partita IVA (consumatore) o per un cliente che vuole ricevere la fattura solo via PEC, il codice destinatario va valorizzato a “0000000” (sette zeri). In quest’ultimo caso devi anche compilare il campo <PECDestinatario>. La fattura sarà comunque consegnata al cliente nel suo cassetto fiscale, ma sei tenuto a fornirgli anche una copia analogica (PDF o cartacea).Posso recuperare l’IdSdi di una fattura emessa nel 2023?Sì, l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate per tutto il periodo di conservazione obbligatoria delle fatture (10 anni). Accedi con SPID, CIE o CNS, vai a Consultazione → Fatture emesse, imposta il periodo desiderato e clicca sulla fattura: troverai l’IdSdi nella scheda dettaglio.Hai dubbi sulla compilazione della fattura elettronica? ContattaciCapire i diversi identificativi della fattura elettronica è solo il primo passo: la corretta gestione della fatturazione richiede attenzione costante a numerazione, codici destinatario, CIG, CUP e tracciabilità degli IdSdi soprattutto in caso di note di credito. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale a partite IVA, professionisti e aziende su tutti gli aspetti della fatturazione elettronica: emissione corretta, gestione scarti, recupero ID SDI per controlli, predisposizione di note di credito collegate.Se hai bisogno di supporto per aprire una partita IVA, scegliere il software di fatturazione più adatto, gestire la numerazione progressiva o predisporre fatture verso la PA con CIG e CUP, contatta il nostro studio. Siamo a tua disposizione per chiarire ogni dubbio e affiancarti nella gestione operativa della fatturazione elettronica.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. 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Guide Fatturazione ElettronicaCodice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo CorrettamenteQuando emetti una fattura elettronica, il codice destinatario è il dato più importante: senza il codice corretto, la fattura non arriva mai al cliente o, peggio, finisce nelle mani sbagliate. Si tratta di un indirizzo telematico univoco di sette caratteri che il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate utilizza per recapitare il documento al destinatario giusto.In questa guida pratica vedremo cos’è il codice destinatario, dove va inserito nell’XML, quali codici usare nei diversi casi (privato, azienda, PEC, Pubblica Amministrazione, cliente estero), come ottenere quello del cliente e come gestire il tuo per ricevere fatture dai fornitori. Troverai anche gli errori più comuni e come evitarli.Indice dei contenutiCos’è il codice destinatario della fattura elettronicaDove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XMLI 5 tipi di destinatario: quale codice usareCome ottenere il codice destinatario del clienteCosa succede se sbagli il codice destinatarioCome verificare il codice destinatario di una PAIl tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitoriErrori comuni da evitarePrivati e cassetto fiscale: come consultare le fattureDomande frequenti (FAQ)Cos’è il codice destinatario della fattura elettronicaIl codice destinatario è un indirizzo telematico univoco di 7 caratteri alfanumerici che identifica il “canale” attraverso cui il Sistema di Interscambio recapita la fattura elettronica al cliente. È l’equivalente digitale di un indirizzo postale: senza, la lettera (in questo caso la fattura) non sa dove andare.Ogni soggetto che riceve fatture elettroniche (azienda, professionista, ente pubblico) può scegliere come riceverle:Tramite un codice destinatario assegnato dal proprio software di fatturazione (cassetto fiscale, gestionali, intermediari);Tramite PEC (in questo caso il codice destinatario è “0000000”);Tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, se non si è registrato un canale telematico (anche qui codice “0000000”).Il codice è diverso dalla partita IVA e dal codice fiscale: è un identificativo tecnico che riguarda solo il flusso telematico, non l’identità anagrafica del cliente. Un’azienda può cambiare codice destinatario in qualsiasi momento (ad esempio cambiando software gestionale), senza modificare la propria P.IVA. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XMLLa fattura elettronica è un file XML strutturato secondo le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. All’interno del tracciato, il codice destinatario è obbligatorio e va inserito nel tag:<DatiTrasmissione> <IdTrasmittente>...</IdTrasmittente> <ProgressivoInvio>...</ProgressivoInvio> <FormatoTrasmissione>FPR12</FormatoTrasmissione> <CodiceDestinatario>ABC1234</CodiceDestinatario> </DatiTrasmissione>In quasi tutti i software di fatturazione (Fattura24, Fatture in Cloud, Aruba, Libero SiFattura, ecc.) non devi modificare l’XML manualmente: ti basta inserire il codice nel campo “Codice destinatario” o “Codice univoco” del cliente nell’anagrafica, e il software lo riporterà automaticamente nel tag corretto.Il FormatoTrasmissione indica anche il tipo di destinatario:FPR12: fattura verso privati (B2B/B2C);FPA12: fattura verso Pubblica Amministrazione. I 5 tipi di destinatario: quale codice usareEsistono cinque casistiche principali a seconda del cliente che ricevi fattura. Vediamole una per una con il codice da usare.1. Cliente privato (cittadino comune senza P.IVA)Quando emetti fattura a un consumatore finale (un privato che non ha P.IVA), devi usare:Codice destinatario: 0000000 (sette zeri);Inserisci il codice fiscale del cliente (non la P.IVA, perché non ce l’ha);Lascia vuoto il campo PEC.Lo SDI in questo caso recapita la fattura nell’area riservata del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e tu come emittente sei tenuto a consegnare al cliente una copia analogica (cartacea o PDF). Il privato può consultare la fattura nel proprio cassetto fiscale accedendo con SPID o CIE alla sezione “Fatture e Corrispettivi”.2. Cliente azienda o professionista con codice univocoÈ il caso più frequente nelle operazioni B2B. Il cliente (azienda, ditta individuale, professionista con P.IVA) ha attivato un canale telematico tramite il proprio software di fatturazione e dispone di un codice destinatario di 7 caratteri alfanumerici (esempio: ABC1234, M5UXCR1, USAL8PV).Codice destinatario: i 7 caratteri forniti dal cliente;Va richiesto al cliente prima di emettere la prima fattura;Il cliente lo trova nel proprio software di fatturazione o nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.Questa è l’opzione più rapida: la fattura viene recapitata in tempo reale nel gestionale del cliente, senza passaggi intermedi.3. Cliente azienda con PEC (senza codice univoco)Se il cliente B2B non ha un codice univoco ma vuole ricevere la fattura sulla propria casella di Posta Elettronica Certificata:Codice destinatario: 0000000;Compila il campo PECDestinatario con l’indirizzo PEC del cliente;Lo SDI recapita la fattura direttamente nella PEC indicata.Questa modalità è frequente tra partite IVA in regime forfettario e piccole attività che non usano gestionali avanzati.4. Pubblica Amministrazione (PA)Le fatture verso enti pubblici (Comuni, ASL, scuole, ministeri) hanno regole particolari:Codice destinatario: 6 caratteri alfanumerici (esempio: UF12X3);FormatoTrasmissione: FPA12 (non FPR12);Il codice si trova sul sito ufficiale indicepa.gov.it (Indice delle Pubbliche Amministrazioni).Attenzione: ogni PA può avere più uffici, ognuno con un codice diverso. Devi usare quello dell’ufficio che ti ha conferito l’incarico (es. “Ufficio Ragioneria” del Comune X), non un codice generico dell’ente. Il codice della PA è obbligatoriamente diverso da quello del trasmittente.5. Cliente non residente in Italia (estero UE o extra-UE)Per le operazioni transfrontaliere la regola è cambiata dal 2022: oggi tutte le fatture verso l’estero passano dallo SDI ed è obbligatorio l’esterometro tramite XML. Il codice da usare è:Codice destinatario: XXXXXXX (sette X maiuscole);Lo SDI riconosce automaticamente l’operazione come transfrontaliera e gestisce la trasmissione ai fini dell’esterometro;Per operazioni B2B intra-UE: indica l’identificativo IVA del cliente (es. DE123456789) e applica il reverse charge (Natura N6 o operazione non imponibile art. 41 DL 331/93);Per operazioni extra-UE: operazione non imponibile art. 7-ter o 8 DPR 633/72 a seconda del caso. Come ottenere il codice destinatario del clientePrima di emettere fattura a un nuovo cliente, devi conoscere il suo codice destinatario. Le strade sono tre:Chiederlo direttamente al cliente. È la via più veloce: il cliente lo conosce (o dovrebbe). In genere viene comunicato insieme ai dati di fatturazione (ragione sociale, P.IVA, sede legale, codice destinatario o PEC).Verificare nel cassetto fiscale del cliente, se hai delega come professionista o intermediario abilitato.Se il cliente non ha un canale telematico: usa 0000000 abbinato alla sua PEC (per aziende) o al codice fiscale (per privati).Una buona pratica è inserire nel contratto o preventivo un campo dedicato per “Codice destinatario / PEC”, in modo da raccogliere il dato all’inizio della collaborazione e non dover rincorrere il cliente al momento della fattura. Cosa succede se sbagli il codice destinatarioLe conseguenze di un errore dipendono dal tipo di sbaglio:Codice formalmente non valido (errore 00417)Se inserisci un codice destinatario che non rispetta il formato (lunghezza diversa da 7 caratteri per privati o da 6 per PA, caratteri non ammessi), lo SDI scarta la fattura con il codice di errore 00417 – “CodiceDestinatario non valido”. La fattura non viene mai recapitata e tu hai 5 giorni di tempo per correggere e ritrasmettere il file XML.Codice formalmente valido ma errato (cliente diverso)Questo è il caso più pericoloso. Se inserisci un codice di 7 caratteri esistente ma appartenente a un altro soggetto, lo SDI recapita correttamente la fattura… ma al cliente sbagliato! Il tuo cliente non la riceverà e potresti avere:Problemi di privacy (dati commerciali finiti a terzi);Mancato pagamento perché il cliente non si accorge della fattura;Necessità di emettere nota di credito e rifare la fattura corretta.Per questo è fondamentale verificare due volte il codice prima di trasmettere la fattura, soprattutto la prima volta che si fattura a un nuovo cliente.Codice 0000000 senza PEC: cosa succede?Se invii una fattura con codice destinatario 0000000 ma senza compilare il campo PEC (e il cliente è un soggetto B2B), la fattura viene comunque accettata dallo SDI e messa a disposizione nell’area riservata del cliente sull’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, il cliente potrebbe non accorgersene se non controlla il cassetto fiscale: meglio sempre indicare PEC o codice univoco quando il cliente li ha. Come verificare il codice destinatario di una PAPer le fatture alla Pubblica Amministrazione, il codice destinatario di 6 caratteri si verifica sul sito ufficiale indicepa.gov.it (IPA). La procedura è:Vai su indicepa.gov.it;Cerca l’ente per denominazione, codice fiscale o codice IPA;Apri la scheda dell’ente e individua la sezione “Servizi di fatturazione elettronica”;Annota il codice univoco ufficio di 6 caratteri (es. UF12X3) corrispondente all’ufficio che ti ha conferito l’incarico.Se il codice non è pubblicato o trovi più uffici, chiedi conferma scritta all’ente prima di emettere fattura: una fattura PA con codice errato viene scartata e bisogna ritrasmetterla, con conseguenti ritardi nei pagamenti (che per le PA sono già lunghi di loro).Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitoriAnche tu, in quanto soggetto IVA, devi avere un codice destinatario per ricevere le fatture dai fornitori. Hai tre opzioni:Codice destinatario fornito dal software di fatturazione: la maggior parte dei gestionali (Aruba, Fatture in Cloud, Fattura24, Libero SiFattura, TeamSystem, Zucchetti) assegna automaticamente un codice di 7 caratteri al momento dell’attivazione. Lo trovi nel pannello di amministrazione del software.PEC + codice 0000000: se non usi un gestionale o vuoi ricevere le fatture direttamente sulla PEC. Soluzione tipica per regime forfettario e piccoli professionisti.Solo cassetto fiscale: se non comunichi né PEC né codice destinatario, lo SDI mette comunque le fatture nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate, ma rischi di non accorgerti subito di nuove fatture in arrivo.Una volta che hai il tuo codice (o PEC), comunicalo a tutti i fornitori: aggiornalo nei rapporti commerciali esistenti, indicalo nel piè di pagina delle email, sui contratti e sui preventivi. Puoi anche registrarlo nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate in “Fatture e Corrispettivi → Servizi disponibili → Registrazione dell’indirizzo telematico”, in modo che lo SDI lo usi automaticamente anche se il fornitore inserisce 0000000.Forfettari: cosa fareDal 2024 anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a fattura elettronica. Per molti la scelta più semplice è:Codice destinatario: 0000000;Comunicare ai fornitori la propria PEC;Registrare la PEC nel servizio “Registrazione dell’indirizzo telematico” dell’Agenzia delle Entrate. Errori comuni da evitareNella pratica quotidiana ricorrono alcuni errori tipici:Confondere codice destinatario con altri identificativi (P.IVA, codice fiscale, REA): sono dati distinti, non vanno mai mischiati.Inserire la P.IVA al posto del codice destinatario: la P.IVA va nel campo IdFiscaleIVA, non nel CodiceDestinatario.Riutilizzare il codice univoco di una società del gruppo: ogni ragione sociale ha (può avere) il proprio codice, non sono trasferibili.Usare 0000000 senza compilare PEC per clienti aziende: la fattura passa, ma il cliente potrebbe non accorgersene fino al controllo del cassetto fiscale.Usare codice di 7 caratteri per la PA: per la Pubblica Amministrazione il codice è di 6 caratteri e il FormatoTrasmissione è FPA12.Dimenticare il codice XXXXXXX per l’estero: senza, lo SDI non identifica correttamente la transazione transfrontaliera.Non aggiornare il codice quando il cliente cambia software: se il cliente cambia gestionale, anche il codice destinatario può cambiare. Verificalo periodicamente.Privati e cassetto fiscale: come consultare le fattureQuando ricevi una fattura come privato consumatore (codice 0000000 + codice fiscale), il documento finisce nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate. Per consultarla:Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS;Entra nel cassetto fiscale e poi nel servizio “Fatture e Corrispettivi”;Nella sezione “Consultazione → Fatture elettroniche e altri dati IVA” trovi tutte le fatture ricevute (e quelle eventualmente emesse, se sei una P.IVA);Puoi scaricare il file XML, una versione PDF e visualizzare i dettagli.L’emittente è comunque obbligato a consegnarti una copia analogica (cartacea o PDF via email) al momento dell’operazione, ai sensi dell’art. 1, comma 909, L. 205/2017. La copia analogica ha lo stesso valore probatorio della fattura elettronica per le tue eventuali detrazioni fiscali (730, spese mediche, ecc.). Domande frequenti (FAQ)Il codice destinatario è uguale al codice univoco?Sì, sono sinonimi. “Codice destinatario”, “codice univoco” e “codice univoco ufficio” (quest’ultimo per la PA) indicano lo stesso campo: l’indirizzo telematico univoco usato dallo SDI per recapitare la fattura. Per i soggetti privati è di 7 caratteri, per la PA di 6.Posso usare 0000000 anche se il cliente ha un codice destinatario?Tecnicamente sì, la fattura non viene scartata. Ma se il cliente ha registrato il proprio codice destinatario o PEC nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, lo SDI userà quello e bypasserà il tuo 0000000. Meglio comunque inserire il codice corretto: il recapito è più rapido e il cliente lo riceve direttamente nel proprio gestionale.Cosa cambia tra codice destinatario e PEC?Sono due canali alternativi. Il codice destinatario è un canale “dedicato” gestito dal software di fatturazione del cliente (più veloce, integrato nei gestionali). La PEC è una casella email certificata (più semplice da attivare ma meno integrata). Quando usi la PEC, il codice destinatario nell’XML è 0000000.Il codice destinatario di un’azienda può cambiare nel tempo?Sì. Se l’azienda cambia software di fatturazione o intermediario, il codice destinatario può essere diverso. Per questo è buona norma verificare i dati di fatturazione con il cliente almeno una volta l’anno, soprattutto se non emetti fatture spesso a quel cliente.Cosa succede se il cliente è un forfettario senza P.IVA estera?Se il cliente è un forfettario italiano, è comunque un soggetto IVA con P.IVA italiana, quindi rientra nel caso “azienda B2B”. Tipicamente i forfettari usano 0000000 + PEC. Se invece intendi un cliente estero senza identificativo IVA italiano, vale la regola del codice XXXXXXX.Posso modificare una fattura già accettata dallo SDI con codice errato?No, una fattura elettronica accettata dallo SDI non si può modificare. L’unica strada è emettere una nota di credito a storno totale e poi rifare la fattura corretta con il codice destinatario giusto. Per questo, prima di trasmettere, controlla sempre due volte il codice.Hai dubbi sulla fattura elettronica? Il CAF Centro Fiscale ti aiutaIl codice destinatario è un dettaglio tecnico ma fondamentale: un errore può bloccare i pagamenti, far perdere il controllo dei dati commerciali o costringere a rifare il lavoro. Ogni tipo di cliente (privato, azienda, PA, estero) richiede un codice diverso e regole specifiche.Se hai una partita IVA, soprattutto in regime forfettario, e vuoi essere sicuro di emettere e ricevere fatture elettroniche correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:Configurare correttamente il tuo software di fatturazione e il codice destinatario;Verificare i dati dei tuoi clienti prima dell’emissione;Gestire fatture verso PA, esteri e regimi speciali;Risolvere eventuali scarti SDI e pratiche di rettifica.Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti aiutiamo a mettere ordine nella tua fatturazione e a evitare errori che costano tempo e soldi.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 14:00:002026-05-24 09:54:40Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente
Guide Fatturazione ElettronicaFattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026La fattura elettronica rifiutata dalla PA e un problema che molti fornitori della Pubblica Amministrazione si trovano ad affrontare almeno una volta. A differenza della fattura “scartata” dal Sistema di Interscambio per errori tecnici, qui parliamo di una fattura trasmessa correttamente ma che la Pubblica Amministrazione decide di non accettare nel merito, inviando un esito negativo (codice EC02). In questa guida ti spieghiamo passo-passo come comportarti, quali sono i motivi piu comuni di rifiuto, la differenza tra nota di credito e autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 e cosa fare se la PA rifiuta senza motivo.Scartata da SDI o rifiutata dalla PA: la differenza chiaveSono due situazioni completamente diverse, anche se spesso vengono confuse. La distinzione e fondamentale perche le procedure di rimedio sono opposte.Fattura scartata dal SDI: il Sistema di Interscambio rileva un errore tecnico (formale o sostanziale) e blocca la fattura. Per il fisco la fattura non esiste: non e mai stata emessa. Hai 5 giorni per re-inviarla con la stessa data e numerazione. Se vuoi approfondire questo caso, leggi la nostra guida dedicata alla fattura elettronica scartata.Fattura rifiutata dalla PA: il SDI ha consegnato correttamente la fattura, che risulta regolarmente emessa a tutti gli effetti fiscali. Pero la Pubblica Amministrazione destinataria, dopo averla ricevuta, decide di rifiutarla nel merito (importo errato, dati ordine sbagliati, riferimenti mancanti). In questo caso la procedura di rimedio passa da nota di credito e nuova fattura.Esiste poi un terzo scenario, la decorrenza termini: la PA non ha risposto entro 15 giorni e il SDI considera la fattura come consegnata in via definitiva. Vediamo nel dettaglio. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Solo la Pubblica Amministrazione puo rifiutare: privati e aziende noUna precisazione importante che molti contribuenti ignorano: il rifiuto della fattura elettronica e una facolta riservata esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni. Aziende private, professionisti e privati che ricevono una fattura elettronica B2B o B2C non possono rifiutarla tramite SDI: la ricevono e basta.Se un cliente privato contesta la fattura, deve farlo attraverso canali diversi (PEC, raccomandata, vie legali) e la regolarizzazione passa comunque da nota di credito concordata fra le parti. Nessun cliente B2B puo “rispedire al mittente” la fattura via SDI.Per la PA invece esiste una procedura formalizzata: il DM 132/2020 ha definito i casi in cui la PA puo legittimamente rifiutare una fattura, riducendoli rispetto al passato e imponendo un obbligo di motivazione.Codici esito: EC01, EC02 e decorrenza terminiQuando trasmetti una fattura a una PA tramite SDI, dopo la consegna possono arrivarti tre tipi di notifica di esito:Codice esitoSignificatoCosa fareEC01Notifica di esito committente — Accettazione: la PA ha verificato la fattura e l’ha accettata.Niente. La fattura e definitivamente accettata e si attendono i pagamenti.EC02Notifica di esito committente — Rifiuto: la PA non accetta la fattura e specifica la motivazione.Leggere la motivazione, valutare se fondata, emettere nota credito + nuova fattura corretta (se rifiuto legittimo).Decorrenza terminiSono trascorsi 15 giorni dalla consegna senza risposta della PA.La fattura si considera comunque consegnata e regolarmente emessa. Si procede con la richiesta di pagamento.L’esito EC02 deve sempre contenere una motivazione testuale. Se trovi un EC02 con motivazione vaga o assente, hai diritto a contestarlo: vediamo come. I 6 motivi di rifiuto piu comuni della PAIl DM 132/2020 ha tipizzato i casi di rifiuto legittimo. Ecco i motivi piu frequenti per cui una PA invia un EC02:Codice CIG / CUP errato o assente: per gli appalti pubblici e obbligatorio inserire il Codice Identificativo Gara e, se previsto, il CUP. Se sono sbagliati o mancanti, la fattura non puo essere liquidata.Importi non corrispondenti al contratto/ordine: la fattura indica un importo diverso da quello ordinato o contrattualizzato. Caso tipico: errore di battitura, applicazione errata dell’IVA, mancato sconto.Cliente sbagliato: hai inviato la fattura a una PA diversa da quella che ha emesso l’ordine. Capita spesso con enti che hanno articolazioni territoriali (es. ASL, regioni).Servizio o bene gia fatturato: la stessa prestazione e stata fatturata due volte (duplicato).Mancanza di dati essenziali per la liquidazione: mancano riferimenti all’ordine, al determinato, al contratto, al codice impegno di spesa.Fattura emessa prima dell’esecuzione dell’ordine: stai fatturando prima di aver consegnato il bene o erogato il servizio (anche solo parzialmente).Esistono poi rifiuti per codice destinatario errato o ufficio inesistente: in questo caso e bene verificare l’indice IPA (Indice Pubbliche Amministrazioni) per individuare il codice univoco corretto dell’ufficio destinatario.Rifiuto motivato vs immotivato: cosa puo fare la PADopo il DM 132/2020 la PA non puo piu rifiutare arbitrariamente una fattura. Il rifiuto deve essere:Motivato: deve indicare la ragione specifica (uno dei casi tipizzati).Tempestivo: deve avvenire entro 15 giorni dalla data di ricevimento.Basato su uno dei casi previsti dal DM: rifiuti per ragioni diverse sono illegittimi.In particolare, la PA non puo rifiutare una fattura solo perche pensa che il prezzo sia troppo alto, perche vuole rinegoziare, perche c’e un contenzioso in corso, o perche ha ricevuto la fattura “fuori budget”. In questi casi il rifiuto e illegittimo e devi attivare i rimedi che vediamo piu avanti. Cosa fare quando la PA rifiuta: procedura passo-passoHai ricevuto un EC02. Niente panico: ecco la procedura corretta per gestire il rifiuto, sia che sia legittimo, sia che sia infondato.Passo 1: leggere la motivazione del rifiutoAccedi all’area “Fatture e Corrispettivi” nel tuo Cassetto Fiscale (o tramite il tuo gestionale di fatturazione elettronica) e individua la fattura. Scarica il file XML della notifica EC02: nel campo Descrizione trovi la motivazione testuale del rifiuto. Annota tutto: ti servira per la decisione successiva.Passo 2: verificare la fondatezza del rifiutoConfronta la motivazione con i dati della fattura, l’ordine, il contratto e la documentazione di consegna/esecuzione. Chiediti:Il CIG/CUP indicato e corretto?L’importo corrisponde all’ordine?Il destinatario (codice univoco IPA) e quello giusto?Ho gia fatturato in precedenza la stessa prestazione?Ho fatturato dopo aver completato l’esecuzione?Passo 3a: rifiuto LEGITTIMO — nota credito + nuova fatturaSe il rifiuto e fondato, la procedura corretta e questa:Emetti una nota di credito per stornare integralmente la fattura rifiutata. La nota credito deve riportare il riferimento alla fattura originaria (numero e data) e azzerare l’imponibile e l’IVA.Emetti una nuova fattura con i dati corretti (CIG/CUP giusto, importo corretto, destinatario corretto, ecc.), con nuova numerazione e nuova data.Trasmetti entrambe via SDI alla PA destinataria.In questo modo la posizione fiscale e contabile risulta neutralizzata e la PA puo procedere con la liquidazione della fattura corretta.Passo 3b: rifiuto INFONDATO — contattare la PASe ritieni che il rifiuto sia ingiustificato, non emettere nota credito (significherebbe rinunciare al credito). Procedi cosi:Contatta l’ufficio della PA via PEC, allegando la fattura, l’ordine, il contratto e tutta la documentazione che dimostra la correttezza della fatturazione.Chiedi formalmente di riesaminare il rifiuto e di accettare la fattura.Conserva tutta la corrispondenza: ti servira come prova in caso di azione legale.Se la PA continua a rifiutare ingiustamente e a non pagare, hai due strade: il decreto ingiuntivo (azione giudiziale per il recupero del credito) oppure, se la situazione si protrae e l’imposta resta a tuo carico, l’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 per non cumulare ulteriori sanzioni. Autofattura ex art. 6 DLgs 471/97: quando e comeL’autofattura denuncia prevista dall’art. 6, comma 8, del DLgs 471/97 e uno strumento poco noto ma fondamentale per chi rischia sanzioni a causa dell’inadempienza del cliente. Si applica quando il cessionario/committente non emette o non riceve la fattura, costringendo il cedente/prestatore a regolarizzare la propria posizione IVA per evitare sanzioni.Quando si usa l’autofatturaIn ambito PA, l’autofattura ex art. 6 puo essere utilizzata se:Hai erogato la prestazione, hai emesso la fattura, ma la PA continua a rifiutarla senza motivazione legittima;Devi assolvere comunque l’obbligo IVA per non incorrere in sanzioni;Il rapporto e in stallo e non riesci a chiudere la posizione contabile.ProceduraPredisponi un’autofattura con tipo documento TD20 (autofattura per regolarizzazione e integrazione), indicando come cedente la PA inadempiente e come cessionario te stesso.Trasmetti l’autofattura al SDI entro 30 giorni dal termine in cui sarebbe dovuta avvenire la regolarizzazione.Versa l’IVA con modello F24, codice tributo specifico.Conserva la documentazione che giustifica il ricorso alla procedura (corrispondenza con la PA, prove di esecuzione, ecc.).Attenzione: l’autofattura denuncia non sostituisce l’azione di recupero del credito verso la PA, ma serve solo a regolarizzare la propria posizione fiscale ed evitare sanzioni a carico del fornitore.Nota credito e autofattura: due strumenti diversiSono spesso confuse, ma hanno funzioni completamente diverse:Nota di creditoAutofattura ex art. 6FunzioneStorna integralmente o parzialmente una fattura emessa.Regolarizza la posizione IVA in caso di inadempimento del cliente.Tipo documentoTD04 (nota di credito)TD20 (autofattura denuncia)Quando si usaQuando il rifiuto e legittimo e devi correggere errori.Quando il cliente non paga ne risponde, e tu devi versare comunque l’IVA.EffettoAnnulla la fattura. Ne segue una nuova fattura corretta.Sposta l’obbligo IVA dal cliente al fornitore. Decorrenza termini: i 15 giorni di silenzioLa PA ha 15 giorni di tempo dalla consegna della fattura tramite SDI per esprimere un esito (EC01 o EC02). Se non risponde entro questo termine, scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica al cedente attestante che la fattura si considera comunque emessa e consegnata, e la posizione fiscale e definitivamente regolarizzata.In altre parole, il silenzio della PA non blocca la fattura: ai fini fiscali e a tutti gli effetti emessa. Resta da gestire il pagamento, ma quello e un’altra storia (vedi paragrafo successivo).Tempi di pagamento della PA: 30 o 60 giorni?Una volta accettata la fattura (EC01 o decorrenza termini), inizia il calcolo dei tempi di pagamento previsti dal DLgs 231/2002:30 giorni dalla data di ricevimento della fattura, come termine standard.60 giorni per le PA che operano nel settore sanitario (ASL, ospedali, IRCCS).Termini diversi possono essere previsti contrattualmente, ma sempre nel rispetto dei limiti di legge.Se la PA non paga entro questi termini, hai diritto agli interessi di mora automatici (al tasso BCE maggiorato di 8 punti) e al recupero forfettario di 40 euro per spese di recupero. Per il recupero del credito puoi attivare un decreto ingiuntivo o rivolgerti a un legale.Comunicazione con la PA: PEC e tracciaturaTutte le comunicazioni formali con la PA (contestazioni, richieste di chiarimento, solleciti di pagamento) devono passare via PEC all’indirizzo dell’ufficio competente. La PEC ha valore legale equivalente a una raccomandata e crea una traccia documentale fondamentale.Buone pratiche di gestione:Conserva tutte le ricevute di accettazione e consegna PEC.Allega sempre la fattura, l’ordine, il contratto e ogni documento utile.Nei tuoi messaggi richiama il numero della fattura, la data, l’importo e il riferimento all’ordine.Se la PA non risponde, sollecita per iscritto, tenendo traccia dei solleciti.Indica sempre un termine ragionevole entro cui attendi risposta (es. 15 giorni).Casi pratici: 3 esempi di rifiuto e soluzioneCaso 1: CIG errato sulla fatturaHai emesso fattura n. 142 del 10 aprile per un importo di 5.000 euro indicando il CIG 1234567ABC. La PA invia EC02 perche il CIG corretto era 1234567BCD.Soluzione: emetti nota credito (TD04) n. 015/CN del 25 aprile a storno totale della fattura 142. Quindi emetti nuova fattura n. 145 del 25 aprile con il CIG corretto. Trasmetti entrambe via SDI.Caso 2: importo diverso dall’ordineL’ordine prevedeva 12.000 euro IVA esclusa, ma per errore in fattura hai indicato 12.500 euro. La PA rifiuta con EC02.Soluzione: emetti nota credito a storno totale della fattura sbagliata, poi nuova fattura con l’importo corretto (12.000 euro). Non emettere solo nota credito parziale: la PA preferisce vedere la fattura emessa con i dati corretti dall’inizio.Caso 3: la PA cambia denominazione (riorganizzazione)Hai sempre fatturato a un ufficio comunale “Settore Lavori Pubblici”, ma a seguito di riorganizzazione l’ufficio e stato accorpato e cambia il codice univoco IPA. Tu continui a usare il vecchio codice e ricevi EC02.Soluzione: consulta l’Indice IPA per trovare il nuovo codice destinatario. Emetti nota credito sulla fattura rifiutata e nuova fattura con il codice univoco aggiornato. Piattaforme utili: IPA, SDI, Cassetto FiscalePer gestire correttamente le fatture verso la PA, conviene tenere a portata di mano queste piattaforme:Indice PA (indicepa.gov.it): per cercare il codice univoco destinatario corretto di ogni ufficio della PA. Aggiornato in tempo reale, e l’unica fonte ufficiale.Fatture e Corrispettivi (Agenzia delle Entrate): il portale ufficiale dove visualizzare tutte le fatture trasmesse, gli esiti SDI e le notifiche EC01/EC02.Cassetto Fiscale: per la consultazione dello storico, la situazione IVA e i versamenti F24 collegati.Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC): portale del MEF per monitorare i tempi di pagamento delle PA e certificare i crediti.Gestionale di fatturazione: il tuo software (Aruba, Fattura24, Fatture in Cloud, ecc.) deve essere in grado di leggere e gestire correttamente i codici esito.Se vuoi un quadro completo dei codici di errore restituiti dal SDI e dalla PA, leggi anche la nostra guida completa ai codici errore SDI.Domande frequentiLa PA puo rifiutare una fattura per qualsiasi motivo?No. Dopo il DM 132/2020 il rifiuto deve essere motivato e basato su uno dei casi tipizzati (CIG errato, importo diverso, duplicazione, dati mancanti, fattura prematura, cliente sbagliato). Rifiuti per ragioni economiche generiche o per “mancanza di fondi” non sono legittimi.Anche un cliente privato puo rifiutare una fattura elettronica?No. Il rifiuto via SDI e una facolta riservata alla sola Pubblica Amministrazione. I privati e le aziende ricevono la fattura: eventuali contestazioni vanno fatte fuori dal canale SDI, tramite PEC, raccomandata o vie legali, e si risolvono con accordi tra le parti e nota di credito.Cosa succede se la PA non risponde entro 15 giorni?Scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica e la fattura si considera definitivamente consegnata e regolarmente emessa. Da quel momento iniziano i termini per il pagamento (30 o 60 giorni a seconda della tipologia di PA).Quando devo emettere autofattura ex art. 6 DLgs 471/97?L’autofattura denuncia (TD20) si usa quando il cliente (anche PA) non emette o non accetta la fattura ingiustamente, e tu devi comunque regolarizzare la tua posizione IVA per evitare sanzioni. Si trasmette via SDI entro 30 giorni dal termine ordinario di registrazione.La nota di credito sostituisce l’autofattura?No, sono strumenti diversi. La nota di credito (TD04) storna una fattura emessa per errori formali o sostanziali. L’autofattura (TD20) regolarizza la posizione IVA quando il cliente non adempie. In ambito PA, la nota credito si usa quando il rifiuto e legittimo; l’autofattura quando il rifiuto e illegittimo e devi tutelarti dalle sanzioni.Posso contestare un rifiuto immotivato della PA?Si. Invia una PEC formale all’ufficio della PA chiedendo il riesame del rifiuto e allegando tutta la documentazione (ordine, contratto, prove di esecuzione). Se la PA persiste nel rifiuto ingiustificato, puoi attivare un decreto ingiuntivo per il recupero del credito.Conclusioni: chiedi assistenza al CAF Centro FiscaleGestire una fattura rifiutata dalla PA richiede attenzione ai dettagli, conoscenza dei codici esito e delle procedure di rimedio (nota credito, autofattura, contestazioni). Un errore nella scelta dello strumento puo costarti caro in termini di sanzioni o di credito perduto.Al CAF Centro Fiscale di Udine aiutiamo professionisti, partite IVA e piccole imprese a gestire la fatturazione elettronica verso la PA: dalla verifica dei dati IPA alla predisposizione delle note di credito, fino all’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 nei casi piu complessi.Contattaci: telefono 0432 1638640, WhatsApp 366 6018121, oppure passa in viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine. Ti aiutiamo a chiudere la pratica nel modo corretto e in tempi rapidi.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Giugno 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-16 14:00:002026-05-24 09:36:54Fattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026
Guide Fatturazione ElettronicaCodice Errore 00300 Fattura Elettronica: Cause, Soluzioni e Come RisolvereHai inviato una fattura elettronica e ti è arrivata una ricevuta di scarto dallo SDI con il codice errore 00300? Niente panico: si tratta di uno degli errori più comuni del Sistema di Interscambio e si risolve in pochi minuti. In questa guida pratica trovi cause, soluzioni passo-passo, tempi tecnici (5 giorni!), differenze con gli errori 00200, 00302, 00400 ed esempi concreti per non perdere la deduzione fiscale e non incorrere in sanzioni.Stai cercando un altro codice errore SDI? Consulta la nostra Guida Completa ai Codici Errore SDI 2026 con elenco completo, tabella riepilogativa e workflow di correzione.L’articolo è aggiornato con la normativa 2026 ed è pensato per chi ha urgenza di re-inviare la fattura entro il termine di 5 giorni dallo scarto.Indice dei contenutiCosa significa il codice errore 00300 dello SDIDove compare l’errore 00300 (ricevuta di scarto)Le 6 cause principali dell’errore 00300Come verificare la P.IVA del cliente (3 strumenti gratuiti)Come risolvere il codice errore 00300: i 5 passiTempi: hai 5 giorni per re-inviareCosa succede se non risolvi entro 5 giorniErrore 00300 vs 00200, 00302, 00400: le differenze3 esempi pratici di correzioneCosa fare se il cliente non rispondeCome prevenire l’errore 00300 in futuroSoftware con validazione automatica P.IVAAccesso al Cassetto Fiscale per vedere le ricevuteFAQ – Domande frequenti ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Cosa significa il codice errore 00300 dello SDIIl codice errore 00300 è un codice di scarto restituito dal Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate quando una fattura elettronica trasmessa non supera i controlli di validità. La descrizione ufficiale del codice è:“L’identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non è valido”In altre parole, lo SDI ti sta dicendo che il codice fiscale o la partita IVA del cliente a cui hai intestato la fattura non risulta presente o valido negli archivi dell’Anagrafe Tributaria al momento dell’invio.L’errore 00300 fa parte della categoria dei controlli sul Cessionario/Committente, ovvero sul soggetto destinatario della fattura. Lo SDI verifica in tempo reale che l’identificativo fiscale (P.IVA o CF) esista realmente e sia attivo: se il controllo fallisce, scatta lo scarto immediato.Importante: una fattura scartata con codice 00300 si considera non emessa. Devi correggerla e re-inviarla entro 5 giorni per non incorrere in sanzioni. Dove compare l’errore 00300 (ricevuta di scarto)Il codice 00300 compare nella ricevuta di scarto (file con estensione .xml e nome convenzionale NS_) che lo SDI invia al cedente/prestatore entro 5 giorni dalla trasmissione della fattura.Puoi consultare la ricevuta di scarto in tre punti diversi:Software gestionale o portale di fatturazione elettronica (Aruba, Fatture in Cloud, Fattureweb, ecc.): la ricevuta arriva automaticamente nella sezione “Notifiche” o “Ricevute”.Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate: sezione “Fatture e Corrispettivi” → “Consultazione” → “Notifiche”.Email PEC del cedente: in alcuni casi lo SDI invia notifica via PEC.Nel file XML della ricevuta troverai un blocco simile a questo:<ListaErrori> <Errore> <Codice>00300</Codice> <Descrizione>L'identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non è valido</Descrizione> </Errore> </ListaErrori> Le 6 cause principali dell’errore 00300L’errore 00300 può essere generato da sei cause distinte, in ordine di frequenza:1. Partita IVA del cliente non valida o cessataÈ la causa più frequente. La P.IVA del cliente è stata chiusa all’Agenzia delle Entrate (cessazione attività, fusione societaria, fallimento) ma tu hai usato il dato vecchio. Lo SDI rileva la cessazione e scarta la fattura.2. Codice fiscale del cliente errato (per privati)Quando fatturi a un privato (consumatore finale), nel campo CodiceFiscale devi inserire il codice fiscale di 16 caratteri. Se il CF è errato (anche di una lettera) lo SDI lo rifiuta.3. P.IVA digitata male (errore di battitura)Tipico: 11 cifre invece di 11 corrette. Spesso si invertono due cifre (es: 01234567890 invece di 01234567809) o si dimentica uno zero iniziale. Le P.IVA italiane hanno 11 cifre, sempre.4. P.IVA estera senza prefisso paesePer clienti UE devi indicare il prefisso paese ISO (DE, FR, ES, AT, ecc.) seguito dalla P.IVA, e il codice paese nel campo IdPaese deve essere coerente. Per clienti extra-UE va indicato “OO” come Codice Destinatario e il paese estero corretto.5. P.IVA con spazi o caratteri non validiSe nel campo IdCodice sono presenti spazi, trattini, punti o lettere (oltre al prefisso paese per UE), lo SDI scarta. Le P.IVA italiane devono contenere solo cifre, senza alcun separatore.6. Cliente con P.IVA chiusa di recenteCaso particolarmente insidioso: il cliente ti ha dato la sua P.IVA correttamente, ma l’ha chiusa pochi giorni fa e tu non lo sai. Soluzione: contattalo, chiedi se ha ancora attività e fattura con CF se è diventato privato. Come verificare la P.IVA del cliente (3 strumenti gratuiti)Prima di re-inviare la fattura, devi verificare che la P.IVA o il CF del cliente sia realmente valido e attivo. Hai tre strumenti gratuiti a disposizione:1. Servizio “Verifica P.IVA” dell’Agenzia delle EntrateServizio gratuito per le partite IVA italiane. Disponibile su telematici.agenziaentrate.gov.it nella sezione “Servizi” → “Verifica P.IVA”. Inserisci la P.IVA e il sistema risponde:Attiva: P.IVA esistente e attiva, denominazione e codice ATECOCessata: P.IVA chiusa, con data di cessazioneSospesa: P.IVA in stato di sospensioneInesistente: P.IVA non presente in Anagrafe Tributaria2. Servizio VIES (per clienti UE)Per i clienti dell’Unione Europea utilizza il VIES (VAT Information Exchange System) della Commissione Europea, all’indirizzo vies.europa.eu. Inserisci paese (es: DE) e P.IVA: il VIES restituisce nome, indirizzo del soggetto e conferma di iscrizione al registro IVA intracomunitaria.Attenzione: l’iscrizione al VIES è obbligatoria per fatturare a clienti UE in regime di non imponibilità (art. 41 DL 331/93). Se il cliente non risulta iscritto, devi applicare l’IVA italiana.3. Cassetto Fiscale del cliente (se delegato)Se sei commercialista o intermediario delegato, puoi consultare i dati del Cassetto Fiscale del cliente direttamente dall’area riservata Entratel/Fisconline. Come risolvere il codice errore 00300: i 5 passiUna volta individuata la causa, segui questi 5 passi operativi per correggere e re-inviare la fattura:Passo 1: Apri la fattura scartataAccedi al tuo software gestionale o al portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate. Cerca la fattura nello stato “Scartata” e aprila in modalità modifica.Passo 2: Identifica il dato erratoVai nella sezione “Cessionario/Committente” della fattura. I campi da controllare sono:IdPaese (es: IT, DE, FR)IdCodice (la partita IVA, solo cifre per IT)CodiceFiscale (16 caratteri per privati)Denominazione o Cognome/NomePasso 3: Correggi P.IVA o codice fiscaleSostituisci il dato errato con quello corretto, dopo averlo verificato con uno dei tre strumenti del paragrafo precedente. Se il cliente è cessato come P.IVA, chiedi il codice fiscale e fattura come privato.Passo 4: Re-invia la fattura (stesso numero, stessa data)Questo è il passo cruciale: la fattura corretta deve mantenere lo stesso numero progressivo e la stessa data della fattura scartata. Lo SDI riconosce che è una correzione e non duplica il documento.Esempio: fattura n. 45/2026 del 03/05/2026 scartata. La rispedisci sempre come 45/2026 del 03/05/2026, con il dato corretto.Passo 5: Attendi la ricevuta di consegnaDopo il re-invio, lo SDI ti restituirà una ricevuta di consegna (RC) oppure di mancata consegna (RMC). In entrambi i casi la fattura è considerata emessa ai fini fiscali. Se invece arriva un’altra ricevuta di scarto (NS), c’è ancora un errore da correggere. Tempi: hai 5 giorni per re-inviareLa regola d’oro della fatturazione elettronica scartata è la regola dei 5 giorni:Una fattura scartata può essere corretta e re-inviata entro 5 giorni dalla data della ricevuta di scarto, mantenendo numerazione e data originali.Questo termine è stabilito dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 e dalla Circolare 13/E del 2 luglio 2018. Si tratta di 5 giorni di calendario (non lavorativi).Esempio pratico:Invio fattura: 1° maggio 2026Ricevuta di scarto: 1° maggio 2026 (entro 5 giorni dall’invio)Termine ultimo per re-inviare con stessa numerazione: 6 maggio 2026Cosa succede se non risolvi entro 5 giorniSe i 5 giorni passano senza re-invio, la fattura è considerata non emessa. Le conseguenze sono due:1. Devi emettere una nuova fattura con numerazione nuovaNon puoi più recuperare il numero originale. Devi emettere un nuovo documento con numero progressivo successivo e data nuova. Se hai già emesso fatture con numeri successivi al “buco”, dovrai motivare contabilmente il salto numerico.2. Possibile sanzione per tardiva fatturazioneSe lo scarto e il mancato re-invio causano un’emissione tardiva oltre i termini di legge (12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, art. 21 DPR 633/72), scatta la sanzione amministrativa prevista dall’art. 6 D.Lgs. 471/97:90% dell’IVA non documentata correttamenteMinimo: 250 euro per ogni fatturaMassimo: 2.000 euroLa sanzione può essere ridotta tramite ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97), pagando spontaneamente prima della contestazione. Errore 00300 vs 00200, 00302, 00400: le differenzeLo SDI utilizza decine di codici di scarto. Vediamo i quattro più frequenti che vengono spesso confusi tra loro:CodiceDescrizioneCausa tipica00200File non conforme alle specifiche tecnicheErrore formale dell’XML (campo mancante, formato non valido, struttura errata)00300Identificativo Fiscale del Cessionario/Committente non validoP.IVA o CF del cliente errato/cessato00302Partita IVA Cedente/Prestatore non validaP.IVA del soggetto che emette la fattura errata o cessata00400Data di trasmissione anteriore alla data di emissioneIncoerenza tra data fattura e data invio (es: invio prima della data emissione)Differenza chiave: 00300 riguarda il destinatario della fattura, mentre 00302 riguarda chi emette. L’errore 00200 è un problema strutturale dell’XML, non dei dati anagrafici.3 esempi pratici di correzioneEsempio 1: P.IVA italiana digitata male (manca uno zero)Situazione: Fattura n. 28/2026 a “ROSSI MARIO SRL” con P.IVA digitata 1234567890 (10 cifre). Lo SDI scarta con errore 00300.Causa: manca lo zero iniziale. La P.IVA corretta è 01234567890 (11 cifre).Soluzione:Apri la fattura scartataVai in “CessionarioCommittente” → “IdCodice”Aggiungi lo zero: 01234567890Re-invia con numero 28/2026 e data originaleAttendi ricevuta di consegnaEsempio 2: Fattura a privato con codice destinatario erratoSituazione: Fatturi una prestazione professionale a un privato. Per errore inserisci nel CodiceDestinatario il valore “X1Y2Z3K” (codice di un’azienda) e omettendo il PEC. Scarto SDI con 00300.Soluzione:Modifica il CodiceDestinatario in “0000000” (sette zeri, valore standard per privati e soggetti senza canale telematico)Verifica che nel CessionarioCommittente sia presente il codice fiscale di 16 caratteri del privatoRe-invia con numerazione e data originaliCon codice destinatario “0000000” lo SDI mette automaticamente la fattura a disposizione del privato nella sua area riservata Fatture e Corrispettivi.Esempio 3: Cliente con P.IVA cessataSituazione: Hai prestato una consulenza a “BIANCHI LUIGI” che ti ha dato la P.IVA 09876543210. La verifichi su Verifica P.IVA dell’AdE: risulta cessata dal 31/12/2025.Soluzione:Contatta il cliente: chiedi se ha aperto una nuova P.IVA o se è tornato privatoSe è privato: chiedi il codice fiscale e ri-emetti la fattura come destinatario privato (con CF e codice destinatario “0000000”)Se ha nuova P.IVA: usa quella corretta e verificalaRe-invia entro 5 giorni dalla data della ricevuta di scartoCosa fare se il cliente non rispondeCapita di non riuscire a contattare il cliente entro i 5 giorni utili. Ecco come muoversi:Tentativi di contatto documentati: telefono, email, PEC, WhatsApp. Conserva traccia di ogni tentativo (può servire in caso di contestazione).Verifica autonoma: tenta una verifica della P.IVA con i dati che hai (es: se conosci la denominazione esatta puoi verificare se ha cambiato P.IVA cercando in Camera di Commercio).Ultima risorsa – fattura come privato: se il cliente è una persona fisica e hai il suo codice fiscale (es: dal precedente preventivo o contratto), puoi emettere la fattura intestata al privato (con CF) anche se originariamente era una P.IVA. Lo SDI accetterà il documento perché il CF è valido in Anagrafe Tributaria.Se non hai né P.IVA valida né CF: emetti nota di credito interna (se necessaria) e attendi che il cliente si faccia vivo. Documenta tutto per il commercialista. Come prevenire l’errore 00300 in futuroL’errore 00300 si previene con tre buone abitudini:1. Validazione P.IVA al momento dell’inserimento del clienteQuando inserisci un nuovo cliente nell’anagrafica del software, verifica subito la P.IVA con il servizio AdE o VIES. Molti software lo fanno automaticamente al salvataggio.2. Aggiornamento periodico delle anagraficheAlmeno una volta all’anno ricontrolla le anagrafiche dei clienti abituali, soprattutto quelli con i quali non lavori da diversi mesi. Una P.IVA può cessare in qualsiasi momento.3. Software con check automatico SDIUtilizza un software di fatturazione che effettui un controllo formale prima dell’invio: verifica che la P.IVA esista, che i campi obbligatori siano compilati, che la struttura XML sia conforme alle specifiche tecniche dello SDI.Software con validazione automatica P.IVAI principali software di fatturazione elettronica del mercato italiano integrano la validazione automatica della partita IVA del cliente. Ecco i tre più diffusi:Aruba Fatturazione ElettronicaVerifica automatica VIES per clienti UE e controllo formale P.IVA italiane. Allerta in tempo reale se la P.IVA risulta cessata o non valida.Fatture in Cloud (TeamSystem)Validazione real-time durante l’inserimento del cliente. Suggerisce automaticamente la denominazione corretta se la P.IVA è valida, riducendo gli errori di battitura.Fattureweb (Visura)Esegue il controllo SDI prima dell’invio: simula la validazione del Sistema di Interscambio e segnala potenziali scarti (incluso 00300) prima che la fattura venga effettivamente trasmessa. Accesso al Cassetto Fiscale per vedere le ricevutePer consultare direttamente le ricevute SDI dal portale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate:Accedi a agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNSVai in “Fatture e Corrispettivi”Sezione “Consultazione” → “Monitoraggio dei file trasmessi”Filtra per stato “Scartate” per trovare le fatture con erroriClicca sulla fattura per visualizzare la ricevuta XML completa con il codice erroreDa qui puoi anche scaricare il file XML originale, modificarlo (con un software o manualmente se sei tecnico) e ri-trasmetterlo.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.FAQ – Domande frequenti sul codice errore 00300Cosa significa esattamente il codice errore 00300?Significa che l’identificativo fiscale del cessionario/committente (P.IVA o codice fiscale del destinatario della fattura) non è valido o non esiste in Anagrafe Tributaria. Lo SDI scarta la fattura per impossibilità di consegna.Quanti giorni ho per re-inviare una fattura scartata?5 giorni di calendario dalla data della ricevuta di scarto. Entro questo termine puoi mantenere lo stesso numero e la stessa data della fattura originale.Devo fare nota di credito se la fattura è stata scartata?No. Una fattura scartata si considera non emessa, quindi non c’è nulla da stornare con nota di credito. Devi semplicemente correggerla e re-inviarla con la stessa numerazione (entro 5 giorni). Solo se superi i 5 giorni e hai già emesso fatture successive con altri numeri progressivi, può essere necessario gestire contabilmente la situazione con il commercialista.Posso re-inviare la fattura corretta con un numero diverso?Tecnicamente sì, ma è sconsigliato: si crea un buco nella numerazione progressiva. Mantieni sempre lo stesso numero e la stessa data, è la procedura corretta secondo la circolare AdE 13/E del 2018.Lo SDI mi addebita una sanzione automatica per lo scarto?No, lo scarto in sé non è sanzionato. La sanzione (90% IVA, minimo 250€) scatta solo se non re-invii entro 5 giorni e la fattura risulta tardiva rispetto al termine ordinario di 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.Come faccio se il cliente è estero e non ha P.IVA?Per clienti extra-UE usa “OO99999999999” (con O = lettera O, 11 caratteri) come IdCodice e “OO” come IdPaese. Indica come CodiceDestinatario il valore “XXXXXXX” (sette X).L’errore 00300 può dipendere dal mio software di fatturazione?Solo indirettamente: il software non è la causa dell’errore (il dato è errato a monte), ma un buon software con validazione automatica ti avvisa prima che la fattura venga inviata, evitando lo scarto. Se ricevi spesso scarti 00300, considera di passare a un software con check P.IVA real-time.Hai ricevuto l’errore 00300? Il CAF Centro Fiscale ti aiutaRisolvere un codice errore 00300 in autonomia è possibile, ma se hai dubbi sulla procedura, sui tempi di re-invio o sulle conseguenze fiscali di una fattura scartata, è sempre meglio rivolgersi a un professionista.Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste partite IVA, professionisti e piccole imprese del territorio friulano nella gestione completa della fatturazione elettronica: dalla configurazione del software, alla verifica delle anagrafiche, fino alla risoluzione degli scarti SDI e alla gestione dei ravvedimenti operosi in caso di tardiva fatturazione.📍 Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine📞 Telefono: 0432 1638640💬 WhatsApp: 366 6018121✉️ Email: info@centrofiscale.comPrenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: ti aiutiamo a correggere e re-inviare la fattura scartata entro i 5 giorni utili, evitando sanzioni e mantenendo in ordine la tua contabilità.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. 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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Guide Fatturazione ElettronicaFattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per FornitoriIndice dei contenutiNormativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PAQuando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PAFormato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche TecnicheSistema di Interscambio (SDI): Come FunzionaCodice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove TrovarloCodice CIG e CUP: Quando Sono ObbligatoriSplit Payment PA: Cos’è e Come FunzionaTermine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PAControlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e ScartoSanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PASoftware e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PAConservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PALa fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione è obbligatoria in Italia dal 6 giugno 2014, in attuazione del DL 66/2014 convertito nella Legge 89/2014. Questo adempimento rappresenta una vera rivoluzione digitale nel rapporto tra fornitori e PA, con l’obiettivo di semplificare gli scambi, ridurre i tempi di pagamento e contrastare l’evasione fiscale.Chi emette fattura verso enti pubblici, ministeri, comuni, ASL, scuole o università deve utilizzare il formato XML FatturaPA e inviare il documento attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) gestito dall’Agenzia delle Entrate. Non basta più la fattura cartacea o PDF: solo la fattura elettronica conforme ha valore fiscale e consente il pagamento da parte dell’ente.In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sulla fatturazione elettronica PA nel 2026: normativa di riferimento, formato obbligatorio, codici univoci, split payment, termini di emissione, sanzioni e strumenti software per gestire correttamente questo adempimento.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PAL’obbligo di fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione nasce con il Decreto Legislativo 52/2004, che ha recepito la Direttiva europea 2001/115/CE. Il passaggio definitivo al digitale è avvenuto con:Decreto Legge 66/2014 (convertito in Legge 89/2014): introduce l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le PA dal 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali; dal 31 marzo 2015 per regioni, comuni, ASL, scuole e universitàDecreto Ministeriale 55/2013 del MEF: definisce le specifiche tecniche del formato XML FatturaPALegge di Stabilità 2008 (Legge 244/2007, art. 1 comma 209-214): introduce il Sistema di Interscambio (SDI)Decreto MEF del 17 giugno 2014: disciplina lo split payment (scissione dei pagamenti IVA)La normativa vigente nel 2026 conferma che la fattura elettronica è l’unico documento fiscalmente rilevante nei rapporti con la PA. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore e non vengono pagate.Riferimenti normativi principali:DL 66/2014 (Legge 89/2014)DM MEF 55/2013Legge 244/2007, art. 1 commi 209-214DM MEF 17 giugno 2014 (split payment) Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PALa fattura elettronica verso la PA è obbligatoria per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di:Amministrazioni centrali: Ministeri, Agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL), Enti pubblici nazionaliAmministrazioni locali: Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane, Comunità montaneEnti del Servizio Sanitario Nazionale: ASL, Aziende ospedaliere, IRCCSScuole e Università: Istituti scolastici statali, Università pubbliche, AFAMAltri enti pubblici: CONI, Camere di commercio, Ordini professionali, Consorzi pubbliciL’obbligo si applica a tutti i fornitori, indipendentemente dalla forma giuridica (imprese individuali, società, professionisti) e dal regime fiscale (ordinario, forfettario, semplificato).Eccezioni: Sono esclusi dall’obbligo solo i soggetti che emettono fattura per operazioni esenti IVA o fuori campo IVA verso PA, ma in questi casi la fattura elettronica è comunque raccomandata per semplificare i pagamenti.Importante: Dal 1° gennaio 2019, la fattura elettronica è diventata obbligatoria anche nei rapporti B2B (tra privati), ma il formato e il canale di trasmissione restano identici per la PA.Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche TecnicheLa fattura elettronica PA deve essere emessa esclusivamente in formato XML secondo le specifiche tecniche definite dal Decreto MEF 55/2013. Il file XML contiene tutte le informazioni fiscali della fattura in modo strutturato e leggibile dai sistemi informatici.Struttura del file FatturaPA:FatturaElettronicaHeader: intestazione con dati del cedente/prestatore (fornitore) e del cessionario/committente (PA)FatturaElettronicaBody: corpo della fattura con dati generali, beni/servizi, importi, IVA, riepilogoInformazioni obbligatorie nel file XML:Dati identificativi del fornitore: partita IVA, codice fiscale, denominazione, indirizzo, regime fiscaleDati identificativi della PA: codice fiscale, denominazione, indirizzo, Codice Univoco Ufficio (CUU)Descrizione beni/servizi: natura, quantità, prezzo unitario, aliquota IVACodice CIG e CUP: obbligatori per appalti pubbliciTotale documento: imponibile, IVA, totale fatturaModalità pagamento: bonifico, RID, altroDati di pagamento: IBAN, banca, scadenzaEstensione del file: il file deve avere estensione .xml o .xml.p7m (se firmato digitalmente).Nome del file: il nome deve seguire il formato IT[PartitaIVA]_[ProgressivoUnivoco].xml (es. IT12345678901_00001.xml). Sistema di Interscambio (SDI): Come FunzionaIl Sistema di Interscambio (SDI) è il sistema centrale gestito dall’Agenzia delle Entrate che riceve, controlla e inoltra le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione (e, dal 2019, anche tra privati).Come funziona il processo di invio:Emissione fattura: il fornitore crea la fattura in formato XML FatturaPAInvio allo SDI: la fattura viene inviata allo SDI tramite PEC, web service o tramite intermediarioControlli automatici: lo SDI verifica la correttezza formale del file (formato, partita IVA, codice destinatario)Esito positivo: se la fattura supera i controlli, lo SDI invia una ricevuta di consegna al fornitore e inoltra la fattura alla PA destinatariaEsito negativo: se la fattura ha errori, lo SDI invia una notifica di scarto al fornitore, che deve correggere e reinviareCanali di trasmissione verso lo SDI:PEC (Posta Elettronica Certificata): invio del file XML come allegato all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.itWeb service: trasmissione diretta tramite protocollo HTTPS (richiede competenze tecniche)FTP (File Transfer Protocol): caricamento dei file su server FTP dedicato (per grandi volumi)Portale “Fatture e Corrispettivi”: compilazione e invio tramite interfaccia web dell’Agenzia delle Entrate (gratuito)Software gestionali: la maggior parte dei gestionali commerciali si collega automaticamente allo SDIImportante: La ricevuta di consegna dello SDI certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Questo documento fa fede per la data di emissione della fattura e per i termini di pagamento.Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove TrovarloIl Codice Univoco Ufficio (CUU) è un codice alfanumerico di 6 caratteri che identifica univocamente l’ufficio della Pubblica Amministrazione destinatario della fattura elettronica. È un campo obbligatorio nella fattura elettronica PA e serve allo SDI per instradare correttamente il documento.Dove trovare il Codice Univoco Ufficio:Tutti i CUU delle Pubbliche Amministrazioni sono registrati nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo:www.indicepa.gov.itAttenzione: Alcuni enti hanno più codici univoci (uno per ogni ufficio o dipartimento). È importante verificare con l’ente quale codice utilizzare per la specifica fornitura. In caso di errore, lo SDI recapita la fattura, ma l’ufficio destinatario potrebbe non riceverla correttamente.Cosa succede se il CUU è errato:Lo SDI potrebbe scartare la fattura se il codice non esisteSe il codice esiste ma è sbagliato, la fattura viene recapitata all’ufficio errato e non viene pagataBisogna emettere nota di credito e riemettere la fattura con il CUU correttoCodice CIG e CUP: Quando Sono ObbligatoriNelle fatture elettroniche verso la PA, è spesso necessario indicare due codici aggiuntivi: il Codice Identificativo Gara (CIG) e il Codice Unico di Progetto (CUP). Questi codici sono obbligatori in determinati casi e vanno inseriti nel file XML della fattura.Codice Identificativo Gara (CIG):Cos’è: codice alfanumerico di 10 caratteri che identifica la procedura di gara o affidamento pubblicoQuando è obbligatorio: per tutte le forniture derivanti da appalti pubblici sopra la soglia comunitariaFormato: 10 caratteri alfanumerici (es. Z1234567890)Codice Unico di Progetto (CUP):Cos’è: codice alfanumerico di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblicoQuando è obbligatorio: per forniture legate a progetti di investimento pubblico finanziati con fondi pubbliciFormato: 15 caratteri alfanumerici (es. F12A34567890123)Sanzioni per omissione CIG/CUP:Mancanza CIG: la PA non può pagare la fattura fino alla regolarizzazioneMancanza CUP: la PA non può effettuare il pagamento. Sanzione amministrativa fino a 5.000 euro Split Payment PA: Cos’è e Come FunzionaLo split payment (o scissione dei pagamenti) è un meccanismo secondo il quale la Pubblica Amministrazione paga separatamente al fornitore l’imponibile della fattura e versa direttamente all’Erario l’IVA.Come funziona lo split payment:Emissione fattura: il fornitore emette fattura elettronica con IVA esposta normalmente (es. imponibile 1.000 euro + IVA 22% = totale 1.220 euro)Pagamento da parte della PA: la PA paga al fornitore solo l’imponibile (1.000 euro)Versamento IVA all’Erario: la PA versa l’IVA (220 euro) direttamente all’Agenzia delle EntrateIndicazione dello split payment nella fattura elettronica:Nel file XML FatturaPA, lo split payment va indicato nel campo:<EsigibilitaIVA>S</EsigibilitaIVA> (S = scissione pagamenti)Inoltre, nella descrizione o nelle note della fattura, è consigliabile riportare la dicitura:“Scissione dei pagamenti – art. 17-ter DPR 633/72”Gestione IVA per il fornitore:Il fornitore espone l’IVA in fattura normalmenteNella liquidazione IVA periodica, l’IVA a credito da split payment viene compensata con l’IVA a debitoSe l’IVA da split payment eccede l’IVA a debito, il credito IVA si accumula e può essere compensato nei periodi successivi o chiesto a rimborsoTermine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PAI termini di emissione e invio della fattura elettronica PA sono regolati dall’art. 21 e 21-bis del DPR 633/72 (Decreto IVA).Termine di emissione:La fattura elettronica deve essere emessa entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (cessione beni o prestazione servizi)Data di effettuazione: per cessione di beni: data di consegna o spedizione; per prestazioni di servizi: data di ultimazione della prestazioneTermine di invio allo SDI:La fattura deve essere trasmessa allo SDI entro lo stesso termine di emissione (12 giorni dall’effettuazione)La decorrenza del termine di pagamento parte dalla data di ricevimento della fattura da parte della PA, certificata dalla ricevuta di consegna dello SDIAttenzione: Se la fattura viene inviata allo SDI dopo il termine di 12 giorni, si incorre in sanzioni fiscali.Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e ScartoQuando il fornitore invia una fattura elettronica allo Sistema di Interscambio (SDI), il sistema esegue una serie di controlli automatici per verificare la correttezza formale del documento.Controlli formali eseguiti dallo SDI:Validità del formato XML: verifica che il file sia conforme allo schema XSD FatturaPAPartita IVA del fornitore: controlla che la P.IVA sia esistente e attivaCodice Univoco Ufficio (CUU): verifica che il codice destinatario esista nell’IPADimensione del file: massimo 5 MB per singolo file XMLTipologie di notifiche inviate dallo SDI:Ricevuta di consegna (RC): fattura consegnata con successo alla PANotifica di scarto (NS): fattura scartata per errori formali – correggere e reinviareNotifica di mancata consegna (MC): impossibile recapitare alla PA (es. CUU errato)Errori comuni che causano scarto:Codice CUU errato o inesistentePartita IVA fornitore non validaFile XML non conforme allo schemaDimensione file superiore a 5 MBImportante: La ricevuta di consegna (RC) ha valore legale e certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Conservarla insieme alla fattura per 10 anni. Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PAL’invio della fattura elettronica PA è un obbligo fiscale: il mancato invio, il ritardo o l’invio con dati errati comportano sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 471/1997.Sanzioni per mancata emissione o mancato invio:Sanzione ordinaria: dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non documentato, con un minimo di 500 euroSe la violazione non incide sulla determinazione del reddito, la sanzione è ridotta: da 250 a 2.000 euroSanzioni per ritardo nell’emissione:Se la fattura è emessa entro 15 giorni dal termine: sanzione da 250 a 2.000 euroSe il ritardo è superiore a 15 giorni: sanzione dal 90% al 180% dell’IVA (minimo 500 euro)Ravvedimento operoso:È possibile ridurre le sanzioni sanando spontaneamente la violazione tramite ravvedimento operoso. Con ravvedimento sprint (14 giorni): riduzione a 1/10 del minimo.Nota importante: Oltre alle sanzioni fiscali, il mancato invio della fattura elettronica comporta il mancato pagamento da parte della PA.Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PAPer emettere e inviare fatture elettroniche alla PA è necessario utilizzare un software o una piattaforma che generi il file XML FatturaPA e lo trasmetta allo SDI.1. Portale “Fatture e Corrispettivi” (Agenzia delle Entrate) – GRATUITOAccesso: ivaservizi.agenziaentrate.gov.itAutenticazione: SPID, CIE o credenziali Entratel/FisconlineFunzionalità: compilazione guidata fattura, generazione XML, invio SDI, conservazione digitale gratuita per 10 anniPro: completamente gratuito, semplice, conservazione inclusa2. Software gestionali commercialiLa maggior parte dei software di contabilità include il modulo fatturazione elettronica:TeamSystem: Fatture in Cloud, Amica 10, Studio 2020Zucchetti: Gestionale 1, Mago.NetWolters Kluwer: Genya, Adhoc RevolutionAruba: Aruba Fatturazione ElettronicaVantaggi software commerciali: integrazione con contabilità, invio automatico allo SDI, gestione massiva, supporto tecnico.Costi: da 50-100 euro/anno per soluzioni base cloud, fino a diverse migliaia di euro/anno per gestionali completi.Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PALe fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente per 10 anni secondo le norme sulla conservazione sostitutiva (D.M. 17 giugno 2014 e CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale).Cosa si intende per conservazione sostitutiva:È il processo che garantisce la validità legale, l’autenticità, l’integrità e la leggibilità nel tempo dei documenti informaticiSostituisce la conservazione cartacea: non è obbligatorio stampare le fatture elettronicheDocumenti da conservare:File XML della fattura (fattura attiva e passiva)Ricevute SDI (ricevuta di consegna, notifiche)Eventuali allegati (DDT, contratti)Modalità di conservazione:1. Conservazione tramite Agenzia delle Entrate (GRATUITA)Chi utilizza il portale “Fatture e Corrispettivi” ha automaticamente la conservazione gratuita per 10 anniVantaggi: completamente gratuita, conforme alle norme AgID, nessun adempimento aggiuntivo2. Conservazione tramite software gestionaleLa maggior parte dei software commerciali include il servizio di conservazioneCosti: da 20-50 euro/anno per piccoli volumiSanzioni per mancata conservazione:Mancata conservazione: da 1.000 a 8.000 euroEsibizione impossibile in caso di controllo: ricostruzione contabilità a carico del contribuente📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica PAPosso ancora emettere fatture cartacee verso la PA?No, dal 31 marzo 2015 la fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio e l’unico documento valido per le forniture verso tutte le Pubbliche Amministrazioni. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore fiscale e non vengono pagate dalla PA.Cosa succede se sbaglio il Codice Univoco Ufficio nella fattura?Se il CUU e errato, lo SDI potrebbe scartare la fattura (se il codice non esiste) oppure recapitarla a un ufficio sbagliato. In entrambi i casi la PA non riceve correttamente la fattura e non la paga. Devi emettere nota di credito per annullare la fattura errata e riemettere con il CUU corretto verificato su indicepa.gov.it.Come gestisco l’IVA con lo split payment?Con lo split payment esponi l’IVA normalmente in fattura, ma la PA ti paga solo l’imponibile. L’IVA incassata (zero) va in detrazione come IVA a credito nella liquidazione periodica. Se il credito IVA eccede il debito, puoi compensarlo con altri tributi in F24 o chiederlo a rimborso annualmente.Devo stampare e conservare le fatture elettroniche PA?No, le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente tramite conservazione sostitutiva. Non e obbligatorio stamparle. Puoi utilizzare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (tramite portale Fatture e Corrispettivi) o affidarti a un software gestionale con conservazione certificata.Quanto tempo ho per emettere la fattura elettronica PA?La fattura deve essere emessa e inviata allo SDI entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (consegna merce o ultimazione servizio). Il termine di pagamento per la PA decorre dalla data di ricevimento certificata dalla ricevuta di consegna SDI.Il regime forfettario e esonerato dalla fattura elettronica PA?No, anche i contribuenti in regime forfettario devono emettere fattura elettronica verso la PA tramite Sistema di Interscambio. L’esonero dalla fatturazione elettronica B2B (previsto fino al 2023) non si applica ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, dove l’obbligo e in vigore dal 2014-2015.Dove trovo i codici CIG e CUP obbligatori per la fattura PA?I codici CIG (Codice Identificativo Gara) e CUP (Codice Unico Progetto) devono essere forniti dalla PA nel contratto, nell’ordine o nella determina di affidamento. Se obbligatori ma non li hai ricevuti, contatta l’ufficio della PA committente prima di emettere fattura, altrimenti la PA non potra pagarti.Hai Bisogno di Assistenza per la Fatturazione Elettronica PA?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con tutti gli adempimenti fiscali legati alla fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione:Configurazione software e sistemi di fatturazioneCompilazione e invio fatture elettroniche PAGestione pratiche fiscali e contabilitàConsulenza su split payment e crediti IVAAssistenza in caso di scarto SDI o erroriContattaci su WhatsAppOppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattatoIl tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640ARTICOLI CORRELATIDICHIARAZIONE DEI REDDITI Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e RampeBonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e Rampe https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-07 09:00:002026-08-17 11:02:58Bonus Barriere Architettoniche 2026: Detrazione 75% Ascensori e RampeDICHIARAZIONE DEI REDDITI Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non PagarloCanone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non Pagarlo https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-05 09:00:002026-08-17 11:02:54Canone RAI 2026: Esenzione, Importo e Come Non PagarloDICHIARAZIONE DEI REDDITI Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote RidotteSuperbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote Ridotte https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-03 09:00:002026-08-17 11:02:46Superbonus 2026: Cosa Resta e Nuove Aliquote RidotteCAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI Pubblicato su Google Paola Zilli 07/08/2026 Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia. Pubblicato su Google Jacqueline B. 06/08/2026 Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza! Pubblicato su Google Maura Masutto 06/08/2026 Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi! Pubblicato su Google Issam Elhefnawi 31/07/2026 Molto gentile Pubblicato su Google Sibongile Moyana 30/07/2026 Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità. Pubblicato su Google Sabrina Cirina 23/07/2026 Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison Pubblicato su Google robert poletto 17/07/2026 Fantastici Pubblicato su Google Geanina Gaita 16/07/2026 Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato Leggi tutte le recensioni del nostro CAF Centro FiscaleMarzo 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-30 08:43:212026-05-31 18:07:38Fattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per Fornitori
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