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Tag Archivio per: detrazioni lavoro dipendente 2026

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilita, Limiti e Convenienza

regime forfettario partita iva

Sempre piu lavoratori dipendenti italiani si chiedono se possano aprire una partita IVA in regime forfettario per portare avanti un’attivita secondaria, magari nel tempo libero o nei weekend. La risposta e si, ma con regole precise che e fondamentale conoscere prima di fare il passo.

Nel 2026 la combinazione tra lavoro dipendente e partita IVA forfettaria resta una delle situazioni piu frequenti: dipendenti che vogliono avviare consulenze, e-commerce, attivita artigianali, prestazioni occasionali strutturate o semplicemente diversificare le entrate. Il limite cruciale dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente e una causa ostativa specifica rendono la scelta meno banale di quanto sembri.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto cio che serve sapere: requisiti, compatibilita per ogni tipologia di rapporto (full-time, part-time, Co.Co.Co, pensionati, apprendisti), come funziona la tassazione separata, quali contributi INPS si pagano, un esempio pratico di calcolo e i casi in cui aprire la P.IVA non conviene.

Indice dei contenuti

  1. Si puo avere P.IVA forfettaria e lavoro dipendente?
  2. Il limite fondamentale dei 30.000 euro
  3. Causa ostativa: attivita verso il datore di lavoro
  4. Compatibilita per tipologia di rapporto
  5. Comunicazione al datore di lavoro e clausole di esclusivita
  6. Tassazione combinata: come funziona
  7. Contributi INPS: cosa cambia
  8. Esempio pratico di calcolo
  9. Vantaggi e rischi di avere entrambi
  10. Quando NON conviene aprire P.IVA forfettaria
  11. Domande frequenti

Si puo avere P.IVA forfettaria e lavoro dipendente?

La risposta e si: la legge italiana non vieta in linea generale ai lavoratori dipendenti del settore privato di aprire una partita IVA, anche in regime forfettario. La possibilita di sommare un reddito da lavoro subordinato con un reddito da attivita autonoma e una realta diffusa, soprattutto tra giovani professionisti, freelance del digitale, artigiani e consulenti. Per chi parte da zero, e utile conoscere prima la procedura completa di apertura partita IVA.

Questa apertura, pero, e accompagnata da tre condizioni fondamentali che la normativa pone per accedere o restare nel regime forfettario:

  • Limite di reddito da lavoro dipendente o assimilato nell’anno precedente: massimo 30.000 euro lordi.
  • Causa ostativa specifica: l’attivita di P.IVA non deve essere svolta in modo prevalente verso il proprio datore di lavoro o un ex datore degli ultimi due anni.
  • Rispetto degli altri requisiti standard del forfettario (limite ricavi 85.000 euro, no partecipazione qualificata in societa che svolgono attivita assimilabile, etc.).

Per i dipendenti pubblici, invece, esistono vincoli aggiuntivi: il pubblico impiego prevede di norma il regime di esclusivita, salvo specifiche autorizzazioni del datore di lavoro (per dipendenti part-time fino al 50% l’attivita autonoma e generalmente compatibile, per il full-time servono autorizzazioni preventive nei casi previsti dalla legge).

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Il limite fondamentale dei 30.000 euro

Il vero spartiacque per chi ha un lavoro dipendente e vuole aprire o mantenere il regime forfettario e il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilato percepito nell’anno precedente.

Tradotto in pratica:

  • Per aprire o restare nel forfettario nel 2026, il reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025 non deve superare 30.000 euro lordi.
  • Se nel 2025 hai guadagnato 32.000 euro lordi come dipendente, nel 2026 non puoi accedere al forfettario (o devi uscirne se gia eri dentro): dovrai aprire la P.IVA in regime ordinario o semplificato.
  • Il limite si verifica ogni anno: vale anche se ci si entra a meta anno o per chi e gia in regime.

L’eccezione: rapporto di lavoro cessato

La legge prevede una importante eccezione: il limite dei 30.000 euro non si applica se il rapporto di lavoro dipendente e cessato nel corso dell’anno. Esempio concreto:

  • Nel 2025 hai percepito 45.000 euro come dipendente.
  • A novembre 2025 ti sei licenziato (o sei stato licenziato).
  • Nel 2026 puoi aprire la P.IVA forfettaria anche se nel 2025 hai superato i 30.000 euro, purche al momento dell’apertura non hai gia un nuovo rapporto di lavoro dipendente in essere.

Attenzione: se nel corso del 2026 trovi un nuovo lavoro dipendente che ti porta sopra i 30.000 euro, l’eccezione decade per l’anno successivo. La verifica, infatti, va fatta ogni anno.

Cosa rientra nel “reddito da lavoro dipendente”

Per il calcolo del limite valgono i redditi da:

  • Lavoro dipendente classico (a tempo indeterminato, determinato, part-time).
  • Pensione (le pensioni sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente: rientrano nel computo).
  • Co.Co.Co. e collaborazioni assimilate al lavoro dipendente.
  • Borse di studio e assegni di ricerca soggetti a tassazione.
  • Indennita NASPI o ammortizzatori sociali (parificati a redditi assimilati).

Causa ostativa: attivita verso il datore di lavoro

Una delle cause ostative piu insidiose e quella che impedisce di accedere al forfettario quando l’attivita autonoma viene svolta in modo prevalente verso il proprio datore di lavoro o verso un ex datore di lavoro con cui sono intercorsi rapporti negli ultimi due anni.

L’obiettivo della norma e evitare operazioni elusive: il classico caso del dipendente che si licenzia, apre P.IVA e continua a lavorare per la stessa azienda con un risparmio fiscale enorme. Nel dettaglio:

  • Si parla di prevalenza quando oltre il 50% dei ricavi della P.IVA proviene dal datore di lavoro o ex datore.
  • Il controllo opera per i 2 anni precedenti alla data di apertura della P.IVA o di scelta del regime.
  • Sono esclusi dalla causa ostativa i praticanti (es. praticanti avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro).

In altre parole: se sei dipendente di un’azienda informatica e vuoi aprire una P.IVA per fare consulenza IT alla stessa azienda nei weekend, non puoi accedere al regime forfettario. Devi prendere clienti diversi dal tuo datore di lavoro (o ex degli ultimi due anni) per la maggior parte del fatturato.

Compatibilita per tipologia di rapporto

Vediamo nel dettaglio le casistiche piu frequenti che ci capita di analizzare allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.

Dipendente full-time + P.IVA forfettaria secondaria

Compatibile, a patto di:

  • Rispettare il limite dei 30.000 euro lordi annui da dipendente.
  • Rispettare le clausole di esclusivita o non concorrenza nel contratto di lavoro.
  • Comunicare al datore (consigliato) per evitare conflitti di interesse.
  • Rispettare la causa ostativa (attivita prevalente diretta a soggetti diversi dal datore).

Part-time + P.IVA forfettaria

Compatibile e spesso ottimale: il part-time tipicamente garantisce un reddito sotto i 30.000 euro e lascia tempo libero per l’attivita autonoma. E la combinazione piu flessibile e tutelata.

Co.Co.Co. + P.IVA forfettaria

Compatibile, ma con cautele: il reddito da Co.Co.Co. e assimilato al lavoro dipendente e quindi rientra nel limite dei 30.000 euro. Inoltre i contributi alla Gestione Separata si versano sia per la collaborazione sia per la P.IVA, con una possibile sovrapposizione che merita un controllo professionale.

Pensionato + P.IVA forfettaria

Compatibile. La pensione e un reddito assimilato: vale quindi il limite dei 30.000 euro lordi annui di pensione percepiti nell’anno precedente. Il pensionato che apre P.IVA forfettaria gode di un vantaggio particolare: non versa i contributi INPS sulla P.IVA se ha gia maturato la pensione di vecchiaia (o per categorie specifiche, come ex artigiani gia pensionati).

Apprendistato + P.IVA forfettaria

Compatibile in linea teorica, ma spesso sconsigliato: il contratto di apprendistato e un rapporto a contenuto formativo che presuppone una dedizione formativa rilevante. Aprire una P.IVA secondaria puo essere visto come incompatibile con il percorso formativo. Verificare sempre il contratto collettivo applicato e il percorso formativo previsto.

Lavoratore stagionale + P.IVA

Spesso compatibile perche il reddito stagionale tende a rimanere sotto i 30.000 euro lordi e non c’e sovrapposizione temporale con l’attivita autonoma. Verificare sempre la causa ostativa.

Comunicazione al datore di lavoro e clausole di esclusivita

La legge italiana non impone al dipendente di comunicare al datore l’apertura di una partita IVA. Tuttavia, in pratica, la comunicazione e fortemente consigliata per due motivi:

  1. Verifica delle clausole contrattuali: molti contratti di lavoro contengono clausole di esclusivita, di non concorrenza o di obbligo di comunicazione di altre attivita. Violarle puo portare a richiami, sanzioni disciplinari fino al licenziamento per giusta causa.
  2. Trasparenza e fiducia: aprire un’attivita parallela senza informare il datore puo creare problemi se quest’ultimo lo scopre da fonti terze (registro imprese, social media, segnalazioni).

Prima di aprire la P.IVA, e fondamentale:

  • Leggere con attenzione il contratto individuale di lavoro e il CCNL applicato.
  • Verificare la presenza di clausole di esclusivita o di obbligo di preventiva autorizzazione.
  • Verificare clausole di non concorrenza (es. divieto di svolgere attivita simile a quella del datore).
  • Per il pubblico impiego, richiedere l’autorizzazione preventiva all’amministrazione di appartenenza.

Tassazione combinata: come funziona

Il punto piu importante – e spesso meno compreso – della combinazione forfettario + lavoro dipendente e che le due forme di reddito NON si cumulano ai fini IRPEF. Si tratta di due binari separati. Per approfondire la matematica del regime, leggi anche il nostro articolo sul calcolo tasse del regime forfettario.

Reddito da lavoro dipendente

Tassato a IRPEF ordinaria con scaglioni progressivi:

  • Fino a 15.000 euro: 23%
  • Da 15.001 a 28.000 euro: 25%
  • Da 28.001 a 50.000 euro: 35%
  • Oltre 50.000 euro: 43%

Si applicano inoltre addizionali regionali e comunali e si beneficia delle detrazioni per lavoro dipendente (decrescenti con il reddito) e di tutte le altre detrazioni IRPEF (familiari a carico, spese sanitarie, ristrutturazioni, etc.).

Reddito da P.IVA forfettaria

Tassato con imposta sostitutiva separata dall’IRPEF:

  • 5% per i primi 5 anni di attivita (regime startup, se rispetti i requisiti previsti).
  • 15% dal sesto anno in poi.

L’imposta si calcola sul reddito imponibile forfettario, che si ottiene applicando ai compensi/ricavi un coefficiente di redditivita variabile per codice ATECO (dal 40% all’86%), poi sottraendo i contributi previdenziali versati.

I due redditi NON si sommano

Il vantaggio principale e proprio questo: il reddito forfettario non aumenta lo scaglione IRPEF del lavoro dipendente. Esempio: con 25.000 euro lordi da dipendente sei nel 25%, anche se aggiungi 15.000 euro di reddito forfettario il tuo reddito da dipendente continua a essere tassato al 25% (non scivoli nel 35%).

Attenzione alle detrazioni

Un dettaglio fondamentale: il reddito forfettario, pur non essendo soggetto a IRPEF, concorre alla determinazione di alcune soglie per:

  • Detrazioni per lavoro dipendente (potresti perdere parte delle detrazioni se il reddito complessivo cresce).
  • Detrazioni per familiari a carico.
  • ISEE familiare.
  • Bonus sociali e agevolazioni con tetto reddituale.

Contributi INPS: cosa cambia

Lato previdenziale, la combinazione lavoro dipendente + forfettario ha implicazioni interessanti:

Contributi sul lavoro dipendente

Sono versati direttamente dal datore di lavoro e trattenuti in busta paga. Per il dipendente del settore privato, l’aliquota a suo carico e circa il 9,19-9,49% sulla retribuzione lorda; l’aliquota totale (datore + dipendente) e circa il 33%.

Contributi sulla P.IVA forfettaria

Dipende dalla cassa previdenziale di riferimento:

  • Gestione Separata INPS (es. consulenti, professionisti senza cassa, lavoratori del digitale): aliquota piena 26,07% nel 2026 oppure aliquota ridotta del 24% (con piccola variazione annuale) se il professionista e gia coperto da altra forma previdenziale obbligatoria (es. e dipendente con contributi INPS o ha altra cassa). E proprio il caso del dipendente con P.IVA: scatta l’aliquota ridotta.
  • Gestione Artigiani/Commercianti INPS: contributi minimi forfettari + percentuale sul reddito. Per il forfettario c’e la riduzione del 35% sui contributi se richiesta.
  • Casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, etc.): contributi minimi e percentuali secondo regole proprie della cassa.

Ricorda: i contributi versati alla Gestione Separata o alle casse contribuiscono a maturare una pensione aggiuntiva. La cumulazione dei contributi pensionistici tra fondi diversi puo essere richiesta in fase di pensione.

Esempio pratico di calcolo

Vediamo un caso concreto per capire l’impatto fiscale e contributivo della combinazione.

Dati di partenza

  • Lavoro dipendente: stipendio lordo 28.000 euro / netto stimato circa 22.000 euro all’anno.
  • Partita IVA forfettaria: consulenza informatica, codice ATECO 62.02.00 (coefficiente di redditivita 67%).
  • Compensi annui da P.IVA: 20.000 euro.
  • Aliquota: 5% (regime startup, primi 5 anni).
  • Contributi: Gestione Separata INPS al 24% (aliquota ridotta perche gia dipendente).

Calcolo lavoro dipendente

Il netto annuo stimato e di circa 22.000 euro (gia comprensivo di trattenute IRPEF, contributi a carico del dipendente e detrazioni). Le imposte e i contributi sono gia gestiti dal datore via sostituzione.

Calcolo P.IVA forfettaria

  • Reddito imponibile lordo: 20.000 x 67% = 13.400 euro.
  • Contributi Gestione Separata (24% su 13.400): 3.216 euro.
  • Reddito imponibile netto (per imposta sostitutiva): 13.400 – 3.216 = 10.184 euro.
  • Imposta sostitutiva al 5%: 10.184 x 5% = 509,20 euro.

Riepilogo annuale

  • Netto da dipendente: circa 22.000 euro.
  • Compensi P.IVA: 20.000 euro.
  • Tasse P.IVA (imposta sostitutiva): 509 euro.
  • Contributi INPS P.IVA: 3.216 euro.
  • Netto P.IVA stimato: 20.000 – 509 – 3.216 = 16.275 euro.
  • TOTALE NETTO ANNUO: circa 22.000 + 16.275 = 38.275 euro.

Da notare: se gli stessi 13.400 euro di reddito da P.IVA fossero stati cumulati al reddito da lavoro dipendente in regime ordinario, sarebbero stati tassati al 35% (oltre lo scaglione dei 28.000 euro), con un costo ben superiore ai 509 euro di imposta sostitutiva. Ecco perche la combinazione e cosi interessante.

Vantaggi e rischi di avere entrambi

Vantaggi

  • Stabilita + flessibilita: lo stipendio garantisce la base economica, la P.IVA permette di crescere e diversificare.
  • Diversificazione delle entrate: minor rischio in caso di perdita di una delle due fonti.
  • Aliquota agevolata 5% per i primi 5 anni se requisiti startup rispettati.
  • Tassazione separata: il reddito autonomo non fa salire lo scaglione IRPEF dello stipendio.
  • Maturazione di contributi pensionistici aggiuntivi.
  • Possibilita di testare un’attivita imprenditoriale senza abbandonare il lavoro dipendente.
  • Coperture INPS gia attive (malattia, maternita, NASPI) garantite dal lavoro dipendente.

Rischi e svantaggi

  • Conflitto con il datore di lavoro in caso di clausole di esclusivita o non concorrenza.
  • Stress operativo e burnout: doppio lavoro = doppia gestione (clienti, fatture, scadenze).
  • Rischio di superare il limite 85.000 euro di ricavi P.IVA: in caso di superamento si esce dal forfettario (fino a 100.000 euro si applicano regole ordinarie da subito).
  • Adempimenti contabili: fatturazione elettronica, dichiarazione redditi (LM), contributi INPS, scadenze.
  • Causa ostativa sempre da monitorare se la fatturazione tende a concentrarsi su pochi clienti.
  • Riduzione delle detrazioni IRPEF in alcuni casi.

Quando NON conviene aprire P.IVA forfettaria

La combinazione forfettario + lavoro dipendente non e sempre la soluzione migliore. Ecco i casi in cui e meglio fermarsi a riflettere:

  • Reddito da dipendente sopra i 30.000 euro: non si puo accedere al forfettario, va valutato regime ordinario o semplificato (con costi piu alti). In questo caso e utile leggere la nostra guida al passaggio dal forfettario al regime ordinario.
  • Attivita prevalentemente diretta al datore di lavoro: causa ostativa attiva, si finisce in regime ordinario.
  • Compensi previsti molto bassi (es. sotto 5.000 euro/anno): meglio valutare la prestazione occasionale (no P.IVA, no fattura elettronica, ritenuta d’acconto 20%).
  • Clausole di esclusivita stringenti nel contratto di lavoro non superabili.
  • Settore pubblico senza autorizzazione: meglio non aprire e attendere/richiedere autorizzazione.
  • Compensi previsti oltre 85.000 euro: il forfettario non e fattibile, si va su regimi ordinari.

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Domande frequenti

Posso aprire P.IVA forfettaria con uno stipendio da 35.000 euro lordi?

No: superi il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente. Puoi aprire P.IVA, ma in regime ordinario o semplificato. Resta il forfettario solo se il rapporto di lavoro e cessato nell’anno.

Devo dirlo al mio datore di lavoro?

Non c’e obbligo di legge per il privato (per il pubblico impiego invece serve autorizzazione), ma e fortemente consigliato. Verifica prima il contratto e il CCNL: clausole di esclusivita o non concorrenza vanno rispettate.

Pago doppi contributi INPS?

I contributi sul lavoro dipendente li versa il datore. Sulla P.IVA paghi i contributi alla cassa di pertinenza (Gestione Separata 24% se gia coperto da altra previdenza). Sono due contribuzioni distinte che concorrono a formare la pensione futura.

I redditi si sommano per IRPEF?

No: il reddito forfettario e tassato con imposta sostitutiva separata (5% o 15%). Il reddito da dipendente segue gli scaglioni IRPEF normali. I due binari sono separati ai fini fiscali, ma il reddito complessivo puo influire su detrazioni e ISEE.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi P.IVA?

Se nel corso dell’anno superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci subito dall’anno in corso e devi aprire la partita IVA con IVA ordinaria.

Posso lavorare per la mia azienda come freelance?

No: la causa ostativa vieta l’attivita prevalentemente diretta al datore di lavoro o ex datore degli ultimi 2 anni. Per accedere al forfettario, oltre il 50% dei tuoi ricavi deve provenire da clienti diversi dal tuo datore.

Sono pensionato: posso aprire P.IVA forfettaria?

Si, con la pensione che entra nel computo del limite 30.000 euro (assimilata al lavoro dipendente). Vantaggio: se hai gia maturato la pensione di vecchiaia, puoi essere esonerato dai contributi INPS sulla nuova attivita autonoma.

Apprendista puo aprire P.IVA?

Tecnicamente si, ma e spesso sconsigliato per la natura formativa del contratto e per possibili conflitti con il percorso di apprendistato. Verifica sempre CCNL e contratto individuale.

Per quanti anni dura l’aliquota al 5%?

L’aliquota agevolata al 5% si applica per 5 anni dall’apertura della P.IVA, a condizione di rispettare i requisiti previsti per il regime startup (no attivita simile svolta nei 3 anni precedenti, no continuazione di attivita altrui, etc.). Dal sesto anno in poi si passa al 15%.

Posso avere P.IVA forfettaria se sono in NASPI?

Si, ma con regole specifiche: la NASPI continua a essere erogata se l’attivita autonoma genera un reddito stimato sotto certe soglie e va comunicata all’INPS. In alcuni casi e possibile chiedere l’anticipo NASPI in unica soluzione per avviare l’attivita.

Conclusioni: come scegliere bene

Combinare regime forfettario e lavoro dipendente e una delle scelte piu intelligenti per chi vuole costruirsi un’attivita parallela senza abbandonare la sicurezza dello stipendio. La normativa italiana lo permette, ma le regole – in particolare il limite 30.000 euro, la causa ostativa verso il datore e la tassazione separata – vanno conosciute e applicate con attenzione.

Ogni situazione e diversa: tipologia di contratto, settore, compensi previsti, presenza di clausole di esclusivita, posizione previdenziale, eta e prospettive pensionistiche. Una simulazione preventiva permette di capire se la combinazione e davvero conveniente nel tuo caso specifico.

Al CAF Centro Fiscale di Udine seguiamo ogni anno centinaia di contribuenti nella scelta del regime piu conveniente, nella corretta apertura della P.IVA, nella gestione delle dichiarazioni e dei contributi. Se stai pensando di aprire una partita IVA forfettaria mantenendo il tuo lavoro dipendente, prenota un appuntamento: analizziamo insieme la tua situazione, calcoliamo costi e benefici e ti seguiamo passo dopo passo.

CAF Centro Fiscale – Udine
Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp: 366 6018121
Email: info@centrofiscale.com

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Maggio 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-31 08:00:002026-05-31 22:21:58Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilita, Limiti e Convenienza
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detassazione lavoro dipendente: altri redditi fuori dalle soglie 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Nel 2026 il legislatore ha confermato e ampliato il sistema di detassazione del lavoro dipendente, introducendo una serie di misure agevolative sulla busta paga che riguardano premi di risultato, straordinari, lavoro notturno e festivo, fringe benefit e indennita speciali. Ma c’e un aspetto che spesso sfugge ai lavoratori e ai datori di lavoro: non tutti i redditi concorrono al superamento delle soglie di detassazione 2026. Anzi, molte tipologie di altri redditi — da locazione, da capitale, diversi — rimangono completamente fuori dalle soglie e non incidono sul diritto alle agevolazioni. Questa guida spiega nel dettaglio come funzionano le soglie, quali redditi rilevano e quali no, con esempi pratici e tabelle riassuntive aggiornate alle ultime circolari dell’Agenzia delle Entrate e ai chiarimenti dell’INPS.

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Indice dei contenuti

  1. Il quadro normativo della detassazione 2026
  2. Le misure di detassazione in busta paga
  3. Come si calcolano le soglie di detassazione 2026
  4. Quali redditi rilevano ai fini delle soglie
  5. Altri redditi fuori dalle soglie: le categorie escluse
  6. Redditi da locazione e cedolare secca
  7. Redditi da capitale e redditi diversi
  8. Fringe benefit 2026 e soglie di esenzione
  9. Esempi pratici di calcolo
  10. Come dichiarare nel 730/2026
  11. Domande frequenti sulla detassazione

Il quadro normativo della detassazione 2026

Il sistema di detassazione del lavoro dipendente in vigore nel 2026 affonda le radici in una pluralita di interventi normativi che si sono sovrapposti negli ultimi anni. Il riferimento principale e la Legge di Bilancio 2024 (L. n. 213/2023), confermata e modificata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024), che ha prorogato le misure agevolative sulla tassazione agevolata al 5% per i premi di risultato e sulle indennita speciali per il lavoro notturno e festivo.

Un ulteriore pilastro normativo e il D.Lgs. n. 216/2023 (Decreto Legislativo di attuazione della riforma fiscale), che ha ridisegnato le aliquote IRPEF portandole da quattro a tre scaglioni, con ricadute dirette sul calcolo delle detrazioni per i lavoratori dipendenti. A questo si aggiunge il D.L. n. 48/2023 (Decreto Lavoro), convertito con modificazioni dalla L. n. 85/2023, che ha disciplinato i fringe benefit elevando le soglie di esenzione per alcune categorie di lavoratori.

Per quanto riguarda il 2026 specificamente, la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 4/E del 10 febbraio 2025 ha fornito i chiarimenti operativi sulla tassazione sostitutiva dei premi di risultato, precisando i criteri per determinare il reddito di lavoro dipendente dell’anno precedente rilevante ai fini del limite reddituale di 80.000 euro. L’INPS, con la Circolare n. 40/2025, ha invece precisato le modalita applicative per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata.

Le misure di detassazione in busta paga: cosa prevede la legge

Nel 2026 il lavoratore dipendente puo beneficiare di diverse forme di agevolazione fiscale in busta paga. Ciascuna ha i propri presupposti, limiti e regole di calcolo. Ecco il quadro completo:

1. Tassazione sostitutiva al 5% sui premi di risultato

I premi di risultato erogati in esecuzione di contratti collettivi aziendali o territoriali depositati all’Ispettorato del Lavoro beneficiano di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali pari al 5%, in luogo della tassazione ordinaria. Il limite massimo del premio agevolabile e fissato in 3.000 euro lordi annui (elevabile a 4.000 euro in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro). Il requisito reddituale per accedere all’agevolazione e che il reddito di lavoro dipendente dell’anno precedente non superi 80.000 euro.

2. Tassazione sostitutiva al 5% per lavoro notturno e festivo nel turismo

La Legge di Bilancio 2025 rende strutturale per il 2026 una specifica agevolazione per i lavoratori dipendenti nel settore del turismo, pubblici esercizi e termale che effettuano prestazioni di lavoro notturno e nei giorni festivi. Per questi lavoratori e prevista una tassazione sostitutiva al 5% sulle retribuzioni erogate per le ore notturne (dalle 24 alle 6) e nei giorni festivi. Il limite reddituale e di 40.000 euro di reddito da lavoro dipendente conseguito nell’anno precedente.

3. Esonero contributivo strutturale sulla busta paga

Dal 1 gennaio 2025 e in vigore in via strutturale l’esonero contributivo INPS a carico del lavoratore dipendente, nella misura del 6% sulla quota di retribuzione fino a 35.000 euro annui e del 7% per retribuzioni fino a 25.000 euro annui. Questo non e tecnicamente una “detassazione” ma una decontribuzione, che pero aumenta il netto in busta paga in modo significativo: il risparmio puo arrivare fino a 1.750 euro annui per un lavoratore con retribuzione di 25.000 euro. Questo beneficio, incluso nelle misure della flat tax sul lavoro dipendente 2026, si applica a tutti i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) senza limiti di qualifica.

Come si calcolano le soglie di detassazione 2026

Comprendere come si calcolano le soglie di reddito rilevanti per accedere alle agevolazioni e fondamentale. La norma di riferimento per i premi di risultato (art. 1, commi 182-190, L. n. 208/2015 e successive modificazioni) stabilisce che il limite reddituale di 80.000 euro si calcola prendendo in considerazione il reddito di lavoro dipendente percepito nell’anno precedente.

Il punto cruciale — e spesso frainteso — e che la norma fa riferimento esclusivamente al reddito di lavoro dipendente, non al reddito complessivo del soggetto. Questo significa che:

  • Si conteggia: il reddito da lavoro dipendente (compreso il reddito da collaborazione coordinata e continuativa assimilato), compresi i premi e le indennita tassati ordinariamente nell’anno precedente
  • Non si conteggia: il reddito da locazione, i redditi da capitale, i redditi diversi, i redditi da lavoro autonomo (se presenti in aggiunta al lavoro dipendente)

La Circolare AdE n. 4/E/2025 ha chiarito che nel calcolo del limite di 80.000 euro rientrano anche i redditi da lavoro dipendente assoggettati a tassazione separata o sostitutiva nell’anno precedente (es. TFR, arretrati), mentre restano escluse le somme esenti da IRPEF.

Per i lavoratori che nell’anno precedente hanno lavorato part-time o hanno cambiato datore di lavoro, il limite va verificato sommando tutti i redditi da lavoro dipendente percepiti nell’arco dell’anno, anche da piu datori di lavoro diversi. Il datore di lavoro attuale ha pero visibilita solo sui redditi erogati da se stesso: e compito del lavoratore comunicare eventuali altri redditi da lavoro dipendente percepiti presso altri datori, tramite apposita dichiarazione scritta.

Quali redditi rilevano ai fini delle soglie

Per rispondere alla domanda “quali redditi entrano nel calcolo della soglia di 80.000 euro?”, la norma e la prassi dell’Agenzia delle Entrate indicano chiaramente le seguenti categorie come rilevanti ai fini della verifica:

  • Retribuzione ordinaria da lavoro dipendente (stipendio, paga base, contingenza, EDR)
  • Straordinari e indennita varie tassate ordinariamente (notturno, festivo, turni, trasferte imponibili)
  • Premi di produzione e risultato tassati in via ordinaria nell’anno precedente
  • Mensilita aggiuntive (tredicesima, quattordicesima, premi una tantum)
  • Redditi assimilati a lavoro dipendente (collaborazioni co.co.co., compensi amministratori soggetti a contribuzione INPS)
  • Indennita di malattia, maternita e CIG erogate dall’INPS e transitate in busta paga
  • Fringe benefit tassati (la parte che supera le soglie di esenzione e quindi e confluita nel reddito imponibile)

Attenzione: anche i redditi da lavoro dipendente percepiti all’estero che concorrono alla formazione del reddito imponibile in Italia rientrano nel computo. Per i lavoratori che hanno beneficiato del regime degli impatriati, entra nel calcolo solo la quota imponibile (e non quella esente), come chiarito dalla Circolare AdE n. 33/E/2024.

Altri redditi fuori dalle soglie: le categorie escluse

Il cuore di questo articolo riguarda le categorie di reddito che non rilevano ai fini del superamento della soglia di 80.000 euro. Si tratta di un punto di fondamentale importanza pratica: un lavoratore dipendente che percepisce anche redditi da affitto, dividendi, plusvalenze o attivita occasionali mantiene comunque intatto il diritto all’agevolazione sul premio di risultato, a condizione che il solo reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non superi 80.000 euro.

Le categorie di reddito escluse dal calcolo della soglia, confermate dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate, sono:

  • Redditi fondiari (terreni e fabbricati) — compresa la rendita catastale dell’abitazione principale (che e esente) e gli affitti attivi
  • Redditi da locazione assoggettati a cedolare secca — anche se producono reddito imponibile, non si sommano al reddito da lavoro dipendente per il calcolo del tetto
  • Redditi da capitali — interessi bancari, dividendi da partecipazioni non qualificate, proventi da OICR, redditi da obbligazioni
  • Redditi diversi — plusvalenze da cessione di partecipazioni non qualificate, vincite, premi, redditi da attivita occasionali (purche non riqualificati come lavoro dipendente)
  • Redditi da lavoro autonomo — anche se percepiti in parallelo al rapporto di lavoro dipendente (es. professionista con regime ordinario o forfettario)
  • Redditi d’impresa — del tutto irrilevanti ai fini del limite reddituale per i premi

Questa distinzione ha una logica precisa: la norma mira a concentrare il beneficio sui lavoratori che dipendono principalmente dal lavoro subordinato per il proprio sostentamento, escludendo chi ha redditi compositi di ammontare elevato. Limitando pero il computo al solo reddito da lavoro dipendente, il legislatore lascia fuori categorie reddituali strutturalmente diverse (capital income, rendite patrimoniali) che non derivano dall’attivita lavorativa in senso stretto.

Redditi da locazione e cedolare secca

Uno dei casi piu frequenti nella pratica del CAF riguarda i lavoratori dipendenti che affittano un immobile. Molti si chiedono se il canone d’affitto incida sulla possibilita di accedere alla tassazione al 5% sul premio di risultato. La risposta e chiara: i redditi da locazione non rilevano.

Che il contratto di locazione sia soggetto a tassazione ordinaria IRPEF oppure a cedolare secca (21% per locazioni libere, 10% per concordato), il canone d’affitto non concorre alla formazione del limite reddituale di 80.000 euro per i premi di risultato. La Circolare AdE n. 4/E/2025 ha esplicitamente confermato questo principio, ribadendo che il riferimento normativo e esclusivamente al “reddito di lavoro dipendente” ai sensi dell’art. 49 del TUIR.

Esempio pratico: Mario, 45 anni, impiegato in un’azienda manifatturiera, nel 2025 ha percepito un reddito da lavoro dipendente di 72.000 euro e un canone da affitto di 15.000 euro (assoggettato a cedolare secca al 21%). Il suo reddito complessivo ai fini IRPEF e di 87.000 euro, ma ai fini della verifica del limite per i premi di risultato rilevano solo i 72.000 euro di reddito da lavoro dipendente: l’accesso all’agevolazione al 5% nel 2026 e garantito.

Vale lo stesso principio per la locazione breve con piattaforme online: i proventi da locazioni brevi (fino a 30 giorni), assoggettati a cedolare secca (21% per il primo immobile, 26% dal secondo immobile in poi, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2024), non rilevano ai fini delle soglie di detassazione. Si tratta in ogni caso di redditi fondiari (da fabbricati), non di redditi da lavoro dipendente.

Tipo di locazioneTassazione applicataRileva per soglia 80.000 euro?
Locazione abitativa (canone libero)Cedolare secca 21% o IRPEF ordinariaNO
Locazione a canone concordatoCedolare secca 10%NO
Locazione breve (fino a 30 giorni)Cedolare secca 21% (primo imm.), 26% (altri)NO
Locazione commercialeIRPEF ordinaria (75% del canone)NO

Redditi da capitale e redditi diversi

I redditi da capitale (Categoria D del TUIR, art. 44 e seguenti) includono interessi e proventi da conti correnti, titoli di Stato, obbligazioni, dividendi da partecipazioni societarie e proventi da fondi comuni d’investimento. Tutti questi redditi sono esclusi dal calcolo della soglia di 80.000 euro per i premi di risultato, per due ragioni principali:

  1. Natura categoriale diversa: non sono redditi “da lavoro dipendente” ai sensi dell’art. 49 TUIR
  2. Regime fiscale autonomo: la maggior parte dei redditi da capitale e assoggettata a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva (26%) direttamente dall’istituto bancario o dal sostituto d’imposta, senza confluire nella dichiarazione dei redditi 730 ordinaria del contribuente

In pratica, un lavoratore dipendente che ha investimenti in ETF, BTP, fondi comuni o azioni non deve preoccuparsi che i proventi da tali investimenti possano pregiudicare il suo diritto alla tassazione agevolata al 5% sul premio. La Circolare AdE n. 28/E/2016, ancora in vigore, ha confermato questo principio per i premi di risultato, precisando che la verifica del limite reddituale va condotta con esclusivo riferimento ai redditi dell’art. 49 TUIR.

Redditi diversi e plusvalenze: esclusi dalle soglie

I redditi diversi (art. 67 TUIR) comprendono le plusvalenze da cessione di partecipazioni non qualificate, le plusvalenze da cessione di criptovalute (disciplinate dall’art. 67, comma 1, lett. c-sexies TUIR dal 2023), i redditi da attivita occasionali, le vincite a giochi e premi. Anche questi redditi sono completamente fuori dalla soglia di verifica per i premi di risultato e le altre misure di detassazione.

Un caso particolare riguarda le plusvalenze da cessione di criptovalute: il lavoratore dipendente che ha realizzato plusvalenze crypto nel 2025 puo comunque accedere alla tassazione al 5% sul premio di risultato nel 2026, poiche tali plusvalenze non rientrano nel reddito da lavoro dipendente. Queste dovranno pero essere dichiarate separatamente nel quadro RT o nel quadro W della dichiarazione dei redditi, o con l’imposta sostitutiva del 26%.

Fringe benefit 2026 e soglie di esenzione

Il capitolo dei fringe benefit merita un’analisi separata, perche il meccanismo e parzialmente diverso rispetto ai premi di risultato. I fringe benefit sono beni e servizi concessi dal datore di lavoro al lavoratore dipendente (auto aziendale, cellulare, buoni pasto, contributi per affitto, ecc.) e la loro disciplina fiscale per il 2026 e la seguente:

Soglie di esenzione fringe benefit 2026

La Legge di Bilancio 2025 (art. 1, commi 390-391, L. n. 207/2024) ha reso strutturale per il 2026 le seguenti soglie di esenzione fiscale e contributiva per i fringe benefit:

Categoria lavoratoreSoglia esenzione 2026Tipologie incluse
Lavoratori con figli fiscalmente a carico2.000 euroInclude somme per affitto/mutuo prima casa, utenze domestiche, beni e servizi
Lavoratori senza figli a carico1.000 euroSoglia base, valida per tutti i lavoratori

Come interagiscono i fringe benefit con le soglie di detassazione? Il valore dei fringe benefit ricevuto entro la soglia di esenzione non concorre al reddito da lavoro dipendente e quindi non rileva ne ai fini delle soglie ne ai fini dell’IRPEF ordinaria. Solo la parte eccedente la soglia diventa imponibile e confluisce nel reddito da lavoro dipendente dell’anno, potendo quindi contribuire al superamento del limite di 80.000 euro nell’anno in cui e percepita.

Secondo la Circolare INPS n. 40/2025, il datore di lavoro deve tenere una contabilita separata dei fringe benefit erogati e comunicare al lavoratore, entro il 31 gennaio dell’anno successivo, il valore totale fruito nell’anno. Questo dato e poi riportato nella Certificazione Unica (CU) che il datore trasmette all’Agenzia delle Entrate e consegna al lavoratore entro il 31 marzo. La corretta lettura della CU e essenziale per la compilazione del modello 730, operazione per la quale il CAF Centro Fiscale offre assistenza qualificata.

Esempi pratici di calcolo

Per rendere concreto il funzionamento delle soglie, proponiamo quattro esempi pratici basati su profili tipici di lavoratori, ciascuno con una diversa combinazione di redditi.

Caso 1: Il lavoratore con redditi da affitto

Profilo: Mario, 45 anni, impiegato in un’azienda manifatturiera con contratto collettivo aziendale che prevede premi di risultato. Nel 2025 ha percepito: reddito da lavoro dipendente di 68.000 euro + canone da affitto di 15.000 euro (cedolare secca 21%) + premio di risultato 2025 tassato ordinariamente di 2.500 euro. Reddito rilevante per la soglia 2026: 68.000 + 2.500 = 70.500 euro. I 15.000 euro di affitto non rilevano. Mario accede alla tassazione al 5% sul premio 2026. Risparmio stimato: su un premio di 2.000 euro, con aliquota marginale al 35%, il risparmio e di circa 600 euro di IRPEF.

Caso 2: Il lavoratore con dividendi e investimenti

Profilo: Laura, 52 anni, dirigente con portafoglio azionario. Nel 2025 ha percepito: reddito da lavoro dipendente (stipendio + benefit imponibili) di 78.000 euro + dividendi da partecipazione non qualificata di 8.000 euro + interessi su BTP di 3.200 euro. Reddito rilevante per la soglia 2026: 78.000 euro (solo lavoro dipendente). I dividendi e gli interessi sono assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta (26%) e non rilevano. Laura accede alla tassazione al 5% sul premio 2026: il suo reddito da lavoro dipendente e sotto gli 80.000 euro.

Caso 3: Il lavoratore che supera la soglia con il solo lavoro dipendente

Profilo: Roberto, 48 anni, manager finanziario. Nel 2025 ha percepito: stipendio base di 75.000 euro + premio di risultato 2025 tassato ordinariamente di 8.000 euro + fringe benefit auto aziendale (quota tassata imponibile) di 3.000 euro. Reddito rilevante per la soglia 2026: 75.000 + 8.000 + 3.000 = 86.000 euro. Roberto supera la soglia di 80.000 euro con il solo reddito da lavoro dipendente e pertanto non ha diritto alla tassazione agevolata al 5% sul premio di risultato nel 2026. Il premio sara tassato con l’aliquota marginale IRPEF ordinaria.

Caso 4: Il lavoratore con attivita occasionale

Profilo: Giulia, 38 anni, insegnante di scuola media (lavoro dipendente) con attivita di traduzione occasionale. Nel 2025 ha percepito: reddito da lavoro dipendente (stipendio) di 32.000 euro + redditi da attivita occasionale (redditi diversi, art. 67 TUIR) di 4.500 euro. Reddito rilevante per la soglia 2026: 32.000 euro (solo lavoro dipendente). I 4.500 euro da attivita occasionale sono redditi diversi e non rilevano. Giulia accede senza problemi alla tassazione al 5% sul premio. Attenzione: se l’attivita occasionale fosse qualificata come parasubordinazione (co.co.co.), i compensi potrebbero essere assimilati a redditi da lavoro dipendente e rilevare ai fini della soglia.

Come dichiarare nel 730/2026

Nella dichiarazione dei redditi 730/2026 (riferita ai redditi 2025), il lavoratore dipendente che ha beneficiato della tassazione sostitutiva al 5% sui premi di risultato trovera questi importi gia esposti nella Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro, con specifica indicazione dei codici agevolazione e delle imposte gia trattenute.

Se il datore ha erroneamente applicato la tassazione ordinaria (ad esempio perche il lavoratore non ha comunicato tempestivamente i dati sul reddito dell’anno precedente), il lavoratore puo recuperare l’imposta in eccesso attraverso la dichiarazione dei redditi 730/2026, indicando nella relativa sezione gli importi assoggettati a tassazione sostitutiva e richiedendo il rimborso della differenza. Il CAF puo assisterti in questa operazione di verifica e conguaglio.

Per gli altri redditi non rilevanti ai fini delle soglie, la dichiarazione funziona cosi:

  • Cedolare secca su locazioni: va dichiarata nel quadro B del 730 (o RB del Modello Redditi PF), indicando il regime di tassazione sostitutiva scelto. Non influenza il reddito complessivo IRPEF ordinaria
  • Redditi da capitale con ritenuta definitiva (es. dividendi, interessi bancari): non vanno indicati nel 730 standard, in quanto gia gestiti dall’intermediario finanziario con ritenuta a titolo d’imposta
  • Plusvalenze crypto e redditi diversi: vanno dichiarati nel quadro RT (plusvalenze da partecipazioni e strumenti finanziari) o nel quadro W (attivita finanziarie e patrimoniali estere, incluse le criptovalute) della dichiarazione Redditi PF
  • Redditi da lavoro autonomo occasionale (redditi diversi): confluiscono nel quadro D del 730 o nel quadro RL del Modello Redditi PF, senza interagire con i limiti della detassazione

Il nostro studio CAF e a disposizione per una verifica completa della tua situazione reddituale e per garantire che tutte le agevolazioni a cui hai diritto siano correttamente applicate nella tua dichiarazione. Contattaci per un appuntamento: il recupero della detassazione sul premio di risultato puo valere centinaia di euro e richiede un’analisi accurata della CU e dei documenti reddituali.

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Domande Frequenti sulla Detassazione 2026

Il reddito da locazione influisce sulla soglia di 80.000 euro per i premi di risultato?

No. I redditi da locazione, che siano assoggettati a tassazione IRPEF ordinaria o a cedolare secca, non rientrano nel computo del limite reddituale di 80.000 euro previsto per la tassazione sostitutiva al 5% sui premi di risultato. La soglia si calcola esclusivamente sul reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente (art. 49 TUIR). Lo ha confermato la Circolare AdE n. 4/E del 10 febbraio 2025.

Se ho dividendi e investimenti finanziari, posso ancora avere il premio tassato al 5%?

Si. I dividendi, gli interessi bancari, i proventi da fondi comuni e altri redditi da capitale sono esclusi dal calcolo della soglia di detassazione. Solo il reddito da lavoro dipendente rileva ai fini del limite di 80.000 euro. I redditi da capitale sono soggetti a ritenuta a titolo d’imposta (26%) applicata direttamente dall’intermediario finanziario e non interagiscono con la detassazione sul lavoro dipendente.

Le plusvalenze da criptovalute entrano nella soglia per la detassazione del premio?

No. Le plusvalenze da cessione di criptovalute sono classificate come redditi diversi (art. 67, comma 1, lett. c-sexies TUIR) e non come redditi da lavoro dipendente. Non concorrono al limite reddituale di 80.000 euro per i premi di risultato. Devono pero essere dichiarate separatamente nel quadro RT o W della dichiarazione dei redditi e assoggettate all’imposta sostitutiva del 26%.

Cosa succede se ho avuto due datori di lavoro nel 2025?

Se nel 2025 hai avuto due datori di lavoro, il reddito da lavoro dipendente rilevante per la soglia e la somma di tutti i redditi percepiti da entrambi i datori nell’anno. Ogni datore conosce solo i redditi da lui erogati: e tuo dovere comunicare al nuovo datore i redditi percepiti presso il precedente, tramite dichiarazione scritta. Il datore puo verificare cosi se superi la soglia di 80.000 euro prima di applicare la tassazione agevolata al 5%.

I fringe benefit contribuiscono al superamento della soglia di 80.000 euro?

Solo la parte dei fringe benefit che supera la soglia di esenzione (1.000 euro per i lavoratori senza figli a carico, 2.000 euro per quelli con figli a carico) diventa reddito imponibile da lavoro dipendente. Questa quota eccedente rileva ai fini del calcolo della soglia. I benefit entro soglia sono invece completamente esenti e non influiscono sul limite reddituale.


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    Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilita, Limiti e Convenienza

    regime forfettario partita iva

    Sempre piu lavoratori dipendenti italiani si chiedono se possano aprire una partita IVA in regime forfettario per portare avanti un’attivita secondaria, magari nel tempo libero o nei weekend. La risposta e si, ma con regole precise che e fondamentale conoscere prima di fare il passo.

    Nel 2026 la combinazione tra lavoro dipendente e partita IVA forfettaria resta una delle situazioni piu frequenti: dipendenti che vogliono avviare consulenze, e-commerce, attivita artigianali, prestazioni occasionali strutturate o semplicemente diversificare le entrate. Il limite cruciale dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente e una causa ostativa specifica rendono la scelta meno banale di quanto sembri.

    In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto cio che serve sapere: requisiti, compatibilita per ogni tipologia di rapporto (full-time, part-time, Co.Co.Co, pensionati, apprendisti), come funziona la tassazione separata, quali contributi INPS si pagano, un esempio pratico di calcolo e i casi in cui aprire la P.IVA non conviene.

    Indice dei contenuti

    1. Si puo avere P.IVA forfettaria e lavoro dipendente?
    2. Il limite fondamentale dei 30.000 euro
    3. Causa ostativa: attivita verso il datore di lavoro
    4. Compatibilita per tipologia di rapporto
    5. Comunicazione al datore di lavoro e clausole di esclusivita
    6. Tassazione combinata: come funziona
    7. Contributi INPS: cosa cambia
    8. Esempio pratico di calcolo
    9. Vantaggi e rischi di avere entrambi
    10. Quando NON conviene aprire P.IVA forfettaria
    11. Domande frequenti

    Si puo avere P.IVA forfettaria e lavoro dipendente?

    La risposta e si: la legge italiana non vieta in linea generale ai lavoratori dipendenti del settore privato di aprire una partita IVA, anche in regime forfettario. La possibilita di sommare un reddito da lavoro subordinato con un reddito da attivita autonoma e una realta diffusa, soprattutto tra giovani professionisti, freelance del digitale, artigiani e consulenti. Per chi parte da zero, e utile conoscere prima la procedura completa di apertura partita IVA.

    Questa apertura, pero, e accompagnata da tre condizioni fondamentali che la normativa pone per accedere o restare nel regime forfettario:

    • Limite di reddito da lavoro dipendente o assimilato nell’anno precedente: massimo 30.000 euro lordi.
    • Causa ostativa specifica: l’attivita di P.IVA non deve essere svolta in modo prevalente verso il proprio datore di lavoro o un ex datore degli ultimi due anni.
    • Rispetto degli altri requisiti standard del forfettario (limite ricavi 85.000 euro, no partecipazione qualificata in societa che svolgono attivita assimilabile, etc.).

    Per i dipendenti pubblici, invece, esistono vincoli aggiuntivi: il pubblico impiego prevede di norma il regime di esclusivita, salvo specifiche autorizzazioni del datore di lavoro (per dipendenti part-time fino al 50% l’attivita autonoma e generalmente compatibile, per il full-time servono autorizzazioni preventive nei casi previsti dalla legge).

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    Il limite fondamentale dei 30.000 euro

    Il vero spartiacque per chi ha un lavoro dipendente e vuole aprire o mantenere il regime forfettario e il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilato percepito nell’anno precedente.

    Tradotto in pratica:

    • Per aprire o restare nel forfettario nel 2026, il reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025 non deve superare 30.000 euro lordi.
    • Se nel 2025 hai guadagnato 32.000 euro lordi come dipendente, nel 2026 non puoi accedere al forfettario (o devi uscirne se gia eri dentro): dovrai aprire la P.IVA in regime ordinario o semplificato.
    • Il limite si verifica ogni anno: vale anche se ci si entra a meta anno o per chi e gia in regime.

    L’eccezione: rapporto di lavoro cessato

    La legge prevede una importante eccezione: il limite dei 30.000 euro non si applica se il rapporto di lavoro dipendente e cessato nel corso dell’anno. Esempio concreto:

    • Nel 2025 hai percepito 45.000 euro come dipendente.
    • A novembre 2025 ti sei licenziato (o sei stato licenziato).
    • Nel 2026 puoi aprire la P.IVA forfettaria anche se nel 2025 hai superato i 30.000 euro, purche al momento dell’apertura non hai gia un nuovo rapporto di lavoro dipendente in essere.

    Attenzione: se nel corso del 2026 trovi un nuovo lavoro dipendente che ti porta sopra i 30.000 euro, l’eccezione decade per l’anno successivo. La verifica, infatti, va fatta ogni anno.

    Cosa rientra nel “reddito da lavoro dipendente”

    Per il calcolo del limite valgono i redditi da:

    • Lavoro dipendente classico (a tempo indeterminato, determinato, part-time).
    • Pensione (le pensioni sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente: rientrano nel computo).
    • Co.Co.Co. e collaborazioni assimilate al lavoro dipendente.
    • Borse di studio e assegni di ricerca soggetti a tassazione.
    • Indennita NASPI o ammortizzatori sociali (parificati a redditi assimilati).

    Causa ostativa: attivita verso il datore di lavoro

    Una delle cause ostative piu insidiose e quella che impedisce di accedere al forfettario quando l’attivita autonoma viene svolta in modo prevalente verso il proprio datore di lavoro o verso un ex datore di lavoro con cui sono intercorsi rapporti negli ultimi due anni.

    L’obiettivo della norma e evitare operazioni elusive: il classico caso del dipendente che si licenzia, apre P.IVA e continua a lavorare per la stessa azienda con un risparmio fiscale enorme. Nel dettaglio:

    • Si parla di prevalenza quando oltre il 50% dei ricavi della P.IVA proviene dal datore di lavoro o ex datore.
    • Il controllo opera per i 2 anni precedenti alla data di apertura della P.IVA o di scelta del regime.
    • Sono esclusi dalla causa ostativa i praticanti (es. praticanti avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro).

    In altre parole: se sei dipendente di un’azienda informatica e vuoi aprire una P.IVA per fare consulenza IT alla stessa azienda nei weekend, non puoi accedere al regime forfettario. Devi prendere clienti diversi dal tuo datore di lavoro (o ex degli ultimi due anni) per la maggior parte del fatturato.

    Compatibilita per tipologia di rapporto

    Vediamo nel dettaglio le casistiche piu frequenti che ci capita di analizzare allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.

    Dipendente full-time + P.IVA forfettaria secondaria

    Compatibile, a patto di:

    • Rispettare il limite dei 30.000 euro lordi annui da dipendente.
    • Rispettare le clausole di esclusivita o non concorrenza nel contratto di lavoro.
    • Comunicare al datore (consigliato) per evitare conflitti di interesse.
    • Rispettare la causa ostativa (attivita prevalente diretta a soggetti diversi dal datore).

    Part-time + P.IVA forfettaria

    Compatibile e spesso ottimale: il part-time tipicamente garantisce un reddito sotto i 30.000 euro e lascia tempo libero per l’attivita autonoma. E la combinazione piu flessibile e tutelata.

    Co.Co.Co. + P.IVA forfettaria

    Compatibile, ma con cautele: il reddito da Co.Co.Co. e assimilato al lavoro dipendente e quindi rientra nel limite dei 30.000 euro. Inoltre i contributi alla Gestione Separata si versano sia per la collaborazione sia per la P.IVA, con una possibile sovrapposizione che merita un controllo professionale.

    Pensionato + P.IVA forfettaria

    Compatibile. La pensione e un reddito assimilato: vale quindi il limite dei 30.000 euro lordi annui di pensione percepiti nell’anno precedente. Il pensionato che apre P.IVA forfettaria gode di un vantaggio particolare: non versa i contributi INPS sulla P.IVA se ha gia maturato la pensione di vecchiaia (o per categorie specifiche, come ex artigiani gia pensionati).

    Apprendistato + P.IVA forfettaria

    Compatibile in linea teorica, ma spesso sconsigliato: il contratto di apprendistato e un rapporto a contenuto formativo che presuppone una dedizione formativa rilevante. Aprire una P.IVA secondaria puo essere visto come incompatibile con il percorso formativo. Verificare sempre il contratto collettivo applicato e il percorso formativo previsto.

    Lavoratore stagionale + P.IVA

    Spesso compatibile perche il reddito stagionale tende a rimanere sotto i 30.000 euro lordi e non c’e sovrapposizione temporale con l’attivita autonoma. Verificare sempre la causa ostativa.

    Comunicazione al datore di lavoro e clausole di esclusivita

    La legge italiana non impone al dipendente di comunicare al datore l’apertura di una partita IVA. Tuttavia, in pratica, la comunicazione e fortemente consigliata per due motivi:

    1. Verifica delle clausole contrattuali: molti contratti di lavoro contengono clausole di esclusivita, di non concorrenza o di obbligo di comunicazione di altre attivita. Violarle puo portare a richiami, sanzioni disciplinari fino al licenziamento per giusta causa.
    2. Trasparenza e fiducia: aprire un’attivita parallela senza informare il datore puo creare problemi se quest’ultimo lo scopre da fonti terze (registro imprese, social media, segnalazioni).

    Prima di aprire la P.IVA, e fondamentale:

    • Leggere con attenzione il contratto individuale di lavoro e il CCNL applicato.
    • Verificare la presenza di clausole di esclusivita o di obbligo di preventiva autorizzazione.
    • Verificare clausole di non concorrenza (es. divieto di svolgere attivita simile a quella del datore).
    • Per il pubblico impiego, richiedere l’autorizzazione preventiva all’amministrazione di appartenenza.

    Tassazione combinata: come funziona

    Il punto piu importante – e spesso meno compreso – della combinazione forfettario + lavoro dipendente e che le due forme di reddito NON si cumulano ai fini IRPEF. Si tratta di due binari separati. Per approfondire la matematica del regime, leggi anche il nostro articolo sul calcolo tasse del regime forfettario.

    Reddito da lavoro dipendente

    Tassato a IRPEF ordinaria con scaglioni progressivi:

    • Fino a 15.000 euro: 23%
    • Da 15.001 a 28.000 euro: 25%
    • Da 28.001 a 50.000 euro: 35%
    • Oltre 50.000 euro: 43%

    Si applicano inoltre addizionali regionali e comunali e si beneficia delle detrazioni per lavoro dipendente (decrescenti con il reddito) e di tutte le altre detrazioni IRPEF (familiari a carico, spese sanitarie, ristrutturazioni, etc.).

    Reddito da P.IVA forfettaria

    Tassato con imposta sostitutiva separata dall’IRPEF:

    • 5% per i primi 5 anni di attivita (regime startup, se rispetti i requisiti previsti).
    • 15% dal sesto anno in poi.

    L’imposta si calcola sul reddito imponibile forfettario, che si ottiene applicando ai compensi/ricavi un coefficiente di redditivita variabile per codice ATECO (dal 40% all’86%), poi sottraendo i contributi previdenziali versati.

    I due redditi NON si sommano

    Il vantaggio principale e proprio questo: il reddito forfettario non aumenta lo scaglione IRPEF del lavoro dipendente. Esempio: con 25.000 euro lordi da dipendente sei nel 25%, anche se aggiungi 15.000 euro di reddito forfettario il tuo reddito da dipendente continua a essere tassato al 25% (non scivoli nel 35%).

    Attenzione alle detrazioni

    Un dettaglio fondamentale: il reddito forfettario, pur non essendo soggetto a IRPEF, concorre alla determinazione di alcune soglie per:

    • Detrazioni per lavoro dipendente (potresti perdere parte delle detrazioni se il reddito complessivo cresce).
    • Detrazioni per familiari a carico.
    • ISEE familiare.
    • Bonus sociali e agevolazioni con tetto reddituale.

    Contributi INPS: cosa cambia

    Lato previdenziale, la combinazione lavoro dipendente + forfettario ha implicazioni interessanti:

    Contributi sul lavoro dipendente

    Sono versati direttamente dal datore di lavoro e trattenuti in busta paga. Per il dipendente del settore privato, l’aliquota a suo carico e circa il 9,19-9,49% sulla retribuzione lorda; l’aliquota totale (datore + dipendente) e circa il 33%.

    Contributi sulla P.IVA forfettaria

    Dipende dalla cassa previdenziale di riferimento:

    • Gestione Separata INPS (es. consulenti, professionisti senza cassa, lavoratori del digitale): aliquota piena 26,07% nel 2026 oppure aliquota ridotta del 24% (con piccola variazione annuale) se il professionista e gia coperto da altra forma previdenziale obbligatoria (es. e dipendente con contributi INPS o ha altra cassa). E proprio il caso del dipendente con P.IVA: scatta l’aliquota ridotta.
    • Gestione Artigiani/Commercianti INPS: contributi minimi forfettari + percentuale sul reddito. Per il forfettario c’e la riduzione del 35% sui contributi se richiesta.
    • Casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, etc.): contributi minimi e percentuali secondo regole proprie della cassa.

    Ricorda: i contributi versati alla Gestione Separata o alle casse contribuiscono a maturare una pensione aggiuntiva. La cumulazione dei contributi pensionistici tra fondi diversi puo essere richiesta in fase di pensione.

    Esempio pratico di calcolo

    Vediamo un caso concreto per capire l’impatto fiscale e contributivo della combinazione.

    Dati di partenza

    • Lavoro dipendente: stipendio lordo 28.000 euro / netto stimato circa 22.000 euro all’anno.
    • Partita IVA forfettaria: consulenza informatica, codice ATECO 62.02.00 (coefficiente di redditivita 67%).
    • Compensi annui da P.IVA: 20.000 euro.
    • Aliquota: 5% (regime startup, primi 5 anni).
    • Contributi: Gestione Separata INPS al 24% (aliquota ridotta perche gia dipendente).

    Calcolo lavoro dipendente

    Il netto annuo stimato e di circa 22.000 euro (gia comprensivo di trattenute IRPEF, contributi a carico del dipendente e detrazioni). Le imposte e i contributi sono gia gestiti dal datore via sostituzione.

    Calcolo P.IVA forfettaria

    • Reddito imponibile lordo: 20.000 x 67% = 13.400 euro.
    • Contributi Gestione Separata (24% su 13.400): 3.216 euro.
    • Reddito imponibile netto (per imposta sostitutiva): 13.400 – 3.216 = 10.184 euro.
    • Imposta sostitutiva al 5%: 10.184 x 5% = 509,20 euro.

    Riepilogo annuale

    • Netto da dipendente: circa 22.000 euro.
    • Compensi P.IVA: 20.000 euro.
    • Tasse P.IVA (imposta sostitutiva): 509 euro.
    • Contributi INPS P.IVA: 3.216 euro.
    • Netto P.IVA stimato: 20.000 – 509 – 3.216 = 16.275 euro.
    • TOTALE NETTO ANNUO: circa 22.000 + 16.275 = 38.275 euro.

    Da notare: se gli stessi 13.400 euro di reddito da P.IVA fossero stati cumulati al reddito da lavoro dipendente in regime ordinario, sarebbero stati tassati al 35% (oltre lo scaglione dei 28.000 euro), con un costo ben superiore ai 509 euro di imposta sostitutiva. Ecco perche la combinazione e cosi interessante.

    Vantaggi e rischi di avere entrambi

    Vantaggi

    • Stabilita + flessibilita: lo stipendio garantisce la base economica, la P.IVA permette di crescere e diversificare.
    • Diversificazione delle entrate: minor rischio in caso di perdita di una delle due fonti.
    • Aliquota agevolata 5% per i primi 5 anni se requisiti startup rispettati.
    • Tassazione separata: il reddito autonomo non fa salire lo scaglione IRPEF dello stipendio.
    • Maturazione di contributi pensionistici aggiuntivi.
    • Possibilita di testare un’attivita imprenditoriale senza abbandonare il lavoro dipendente.
    • Coperture INPS gia attive (malattia, maternita, NASPI) garantite dal lavoro dipendente.

    Rischi e svantaggi

    • Conflitto con il datore di lavoro in caso di clausole di esclusivita o non concorrenza.
    • Stress operativo e burnout: doppio lavoro = doppia gestione (clienti, fatture, scadenze).
    • Rischio di superare il limite 85.000 euro di ricavi P.IVA: in caso di superamento si esce dal forfettario (fino a 100.000 euro si applicano regole ordinarie da subito).
    • Adempimenti contabili: fatturazione elettronica, dichiarazione redditi (LM), contributi INPS, scadenze.
    • Causa ostativa sempre da monitorare se la fatturazione tende a concentrarsi su pochi clienti.
    • Riduzione delle detrazioni IRPEF in alcuni casi.

    Quando NON conviene aprire P.IVA forfettaria

    La combinazione forfettario + lavoro dipendente non e sempre la soluzione migliore. Ecco i casi in cui e meglio fermarsi a riflettere:

    • Reddito da dipendente sopra i 30.000 euro: non si puo accedere al forfettario, va valutato regime ordinario o semplificato (con costi piu alti). In questo caso e utile leggere la nostra guida al passaggio dal forfettario al regime ordinario.
    • Attivita prevalentemente diretta al datore di lavoro: causa ostativa attiva, si finisce in regime ordinario.
    • Compensi previsti molto bassi (es. sotto 5.000 euro/anno): meglio valutare la prestazione occasionale (no P.IVA, no fattura elettronica, ritenuta d’acconto 20%).
    • Clausole di esclusivita stringenti nel contratto di lavoro non superabili.
    • Settore pubblico senza autorizzazione: meglio non aprire e attendere/richiedere autorizzazione.
    • Compensi previsti oltre 85.000 euro: il forfettario non e fattibile, si va su regimi ordinari.

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    Domande frequenti

    Posso aprire P.IVA forfettaria con uno stipendio da 35.000 euro lordi?

    No: superi il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente. Puoi aprire P.IVA, ma in regime ordinario o semplificato. Resta il forfettario solo se il rapporto di lavoro e cessato nell’anno.

    Devo dirlo al mio datore di lavoro?

    Non c’e obbligo di legge per il privato (per il pubblico impiego invece serve autorizzazione), ma e fortemente consigliato. Verifica prima il contratto e il CCNL: clausole di esclusivita o non concorrenza vanno rispettate.

    Pago doppi contributi INPS?

    I contributi sul lavoro dipendente li versa il datore. Sulla P.IVA paghi i contributi alla cassa di pertinenza (Gestione Separata 24% se gia coperto da altra previdenza). Sono due contribuzioni distinte che concorrono a formare la pensione futura.

    I redditi si sommano per IRPEF?

    No: il reddito forfettario e tassato con imposta sostitutiva separata (5% o 15%). Il reddito da dipendente segue gli scaglioni IRPEF normali. I due binari sono separati ai fini fiscali, ma il reddito complessivo puo influire su detrazioni e ISEE.

    Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi P.IVA?

    Se nel corso dell’anno superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci subito dall’anno in corso e devi aprire la partita IVA con IVA ordinaria.

    Posso lavorare per la mia azienda come freelance?

    No: la causa ostativa vieta l’attivita prevalentemente diretta al datore di lavoro o ex datore degli ultimi 2 anni. Per accedere al forfettario, oltre il 50% dei tuoi ricavi deve provenire da clienti diversi dal tuo datore.

    Sono pensionato: posso aprire P.IVA forfettaria?

    Si, con la pensione che entra nel computo del limite 30.000 euro (assimilata al lavoro dipendente). Vantaggio: se hai gia maturato la pensione di vecchiaia, puoi essere esonerato dai contributi INPS sulla nuova attivita autonoma.

    Apprendista puo aprire P.IVA?

    Tecnicamente si, ma e spesso sconsigliato per la natura formativa del contratto e per possibili conflitti con il percorso di apprendistato. Verifica sempre CCNL e contratto individuale.

    Per quanti anni dura l’aliquota al 5%?

    L’aliquota agevolata al 5% si applica per 5 anni dall’apertura della P.IVA, a condizione di rispettare i requisiti previsti per il regime startup (no attivita simile svolta nei 3 anni precedenti, no continuazione di attivita altrui, etc.). Dal sesto anno in poi si passa al 15%.

    Posso avere P.IVA forfettaria se sono in NASPI?

    Si, ma con regole specifiche: la NASPI continua a essere erogata se l’attivita autonoma genera un reddito stimato sotto certe soglie e va comunicata all’INPS. In alcuni casi e possibile chiedere l’anticipo NASPI in unica soluzione per avviare l’attivita.

    Conclusioni: come scegliere bene

    Combinare regime forfettario e lavoro dipendente e una delle scelte piu intelligenti per chi vuole costruirsi un’attivita parallela senza abbandonare la sicurezza dello stipendio. La normativa italiana lo permette, ma le regole – in particolare il limite 30.000 euro, la causa ostativa verso il datore e la tassazione separata – vanno conosciute e applicate con attenzione.

    Ogni situazione e diversa: tipologia di contratto, settore, compensi previsti, presenza di clausole di esclusivita, posizione previdenziale, eta e prospettive pensionistiche. Una simulazione preventiva permette di capire se la combinazione e davvero conveniente nel tuo caso specifico.

    Al CAF Centro Fiscale di Udine seguiamo ogni anno centinaia di contribuenti nella scelta del regime piu conveniente, nella corretta apertura della P.IVA, nella gestione delle dichiarazioni e dei contributi. Se stai pensando di aprire una partita IVA forfettaria mantenendo il tuo lavoro dipendente, prenota un appuntamento: analizziamo insieme la tua situazione, calcoliamo costi e benefici e ti seguiamo passo dopo passo.

    CAF Centro Fiscale – Udine
    Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
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    Maggio 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-31 08:00:002026-05-31 22:21:58Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilita, Limiti e Convenienza
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Detassazione lavoro dipendente: altri redditi fuori dalle soglie 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Nel 2026 il legislatore ha confermato e ampliato il sistema di detassazione del lavoro dipendente, introducendo una serie di misure agevolative sulla busta paga che riguardano premi di risultato, straordinari, lavoro notturno e festivo, fringe benefit e indennita speciali. Ma c’e un aspetto che spesso sfugge ai lavoratori e ai datori di lavoro: non tutti i redditi concorrono al superamento delle soglie di detassazione 2026. Anzi, molte tipologie di altri redditi — da locazione, da capitale, diversi — rimangono completamente fuori dalle soglie e non incidono sul diritto alle agevolazioni. Questa guida spiega nel dettaglio come funzionano le soglie, quali redditi rilevano e quali no, con esempi pratici e tabelle riassuntive aggiornate alle ultime circolari dell’Agenzia delle Entrate e ai chiarimenti dell’INPS.

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    Indice dei contenuti

    1. Il quadro normativo della detassazione 2026
    2. Le misure di detassazione in busta paga
    3. Come si calcolano le soglie di detassazione 2026
    4. Quali redditi rilevano ai fini delle soglie
    5. Altri redditi fuori dalle soglie: le categorie escluse
    6. Redditi da locazione e cedolare secca
    7. Redditi da capitale e redditi diversi
    8. Fringe benefit 2026 e soglie di esenzione
    9. Esempi pratici di calcolo
    10. Come dichiarare nel 730/2026
    11. Domande frequenti sulla detassazione

    Il quadro normativo della detassazione 2026

    Il sistema di detassazione del lavoro dipendente in vigore nel 2026 affonda le radici in una pluralita di interventi normativi che si sono sovrapposti negli ultimi anni. Il riferimento principale e la Legge di Bilancio 2024 (L. n. 213/2023), confermata e modificata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024), che ha prorogato le misure agevolative sulla tassazione agevolata al 5% per i premi di risultato e sulle indennita speciali per il lavoro notturno e festivo.

    Un ulteriore pilastro normativo e il D.Lgs. n. 216/2023 (Decreto Legislativo di attuazione della riforma fiscale), che ha ridisegnato le aliquote IRPEF portandole da quattro a tre scaglioni, con ricadute dirette sul calcolo delle detrazioni per i lavoratori dipendenti. A questo si aggiunge il D.L. n. 48/2023 (Decreto Lavoro), convertito con modificazioni dalla L. n. 85/2023, che ha disciplinato i fringe benefit elevando le soglie di esenzione per alcune categorie di lavoratori.

    Per quanto riguarda il 2026 specificamente, la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 4/E del 10 febbraio 2025 ha fornito i chiarimenti operativi sulla tassazione sostitutiva dei premi di risultato, precisando i criteri per determinare il reddito di lavoro dipendente dell’anno precedente rilevante ai fini del limite reddituale di 80.000 euro. L’INPS, con la Circolare n. 40/2025, ha invece precisato le modalita applicative per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata.

    Le misure di detassazione in busta paga: cosa prevede la legge

    Nel 2026 il lavoratore dipendente puo beneficiare di diverse forme di agevolazione fiscale in busta paga. Ciascuna ha i propri presupposti, limiti e regole di calcolo. Ecco il quadro completo:

    1. Tassazione sostitutiva al 5% sui premi di risultato

    I premi di risultato erogati in esecuzione di contratti collettivi aziendali o territoriali depositati all’Ispettorato del Lavoro beneficiano di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali pari al 5%, in luogo della tassazione ordinaria. Il limite massimo del premio agevolabile e fissato in 3.000 euro lordi annui (elevabile a 4.000 euro in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro). Il requisito reddituale per accedere all’agevolazione e che il reddito di lavoro dipendente dell’anno precedente non superi 80.000 euro.

    2. Tassazione sostitutiva al 5% per lavoro notturno e festivo nel turismo

    La Legge di Bilancio 2025 rende strutturale per il 2026 una specifica agevolazione per i lavoratori dipendenti nel settore del turismo, pubblici esercizi e termale che effettuano prestazioni di lavoro notturno e nei giorni festivi. Per questi lavoratori e prevista una tassazione sostitutiva al 5% sulle retribuzioni erogate per le ore notturne (dalle 24 alle 6) e nei giorni festivi. Il limite reddituale e di 40.000 euro di reddito da lavoro dipendente conseguito nell’anno precedente.

    3. Esonero contributivo strutturale sulla busta paga

    Dal 1 gennaio 2025 e in vigore in via strutturale l’esonero contributivo INPS a carico del lavoratore dipendente, nella misura del 6% sulla quota di retribuzione fino a 35.000 euro annui e del 7% per retribuzioni fino a 25.000 euro annui. Questo non e tecnicamente una “detassazione” ma una decontribuzione, che pero aumenta il netto in busta paga in modo significativo: il risparmio puo arrivare fino a 1.750 euro annui per un lavoratore con retribuzione di 25.000 euro. Questo beneficio, incluso nelle misure della flat tax sul lavoro dipendente 2026, si applica a tutti i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) senza limiti di qualifica.

    Come si calcolano le soglie di detassazione 2026

    Comprendere come si calcolano le soglie di reddito rilevanti per accedere alle agevolazioni e fondamentale. La norma di riferimento per i premi di risultato (art. 1, commi 182-190, L. n. 208/2015 e successive modificazioni) stabilisce che il limite reddituale di 80.000 euro si calcola prendendo in considerazione il reddito di lavoro dipendente percepito nell’anno precedente.

    Il punto cruciale — e spesso frainteso — e che la norma fa riferimento esclusivamente al reddito di lavoro dipendente, non al reddito complessivo del soggetto. Questo significa che:

    • Si conteggia: il reddito da lavoro dipendente (compreso il reddito da collaborazione coordinata e continuativa assimilato), compresi i premi e le indennita tassati ordinariamente nell’anno precedente
    • Non si conteggia: il reddito da locazione, i redditi da capitale, i redditi diversi, i redditi da lavoro autonomo (se presenti in aggiunta al lavoro dipendente)

    La Circolare AdE n. 4/E/2025 ha chiarito che nel calcolo del limite di 80.000 euro rientrano anche i redditi da lavoro dipendente assoggettati a tassazione separata o sostitutiva nell’anno precedente (es. TFR, arretrati), mentre restano escluse le somme esenti da IRPEF.

    Per i lavoratori che nell’anno precedente hanno lavorato part-time o hanno cambiato datore di lavoro, il limite va verificato sommando tutti i redditi da lavoro dipendente percepiti nell’arco dell’anno, anche da piu datori di lavoro diversi. Il datore di lavoro attuale ha pero visibilita solo sui redditi erogati da se stesso: e compito del lavoratore comunicare eventuali altri redditi da lavoro dipendente percepiti presso altri datori, tramite apposita dichiarazione scritta.

    Quali redditi rilevano ai fini delle soglie

    Per rispondere alla domanda “quali redditi entrano nel calcolo della soglia di 80.000 euro?”, la norma e la prassi dell’Agenzia delle Entrate indicano chiaramente le seguenti categorie come rilevanti ai fini della verifica:

    • Retribuzione ordinaria da lavoro dipendente (stipendio, paga base, contingenza, EDR)
    • Straordinari e indennita varie tassate ordinariamente (notturno, festivo, turni, trasferte imponibili)
    • Premi di produzione e risultato tassati in via ordinaria nell’anno precedente
    • Mensilita aggiuntive (tredicesima, quattordicesima, premi una tantum)
    • Redditi assimilati a lavoro dipendente (collaborazioni co.co.co., compensi amministratori soggetti a contribuzione INPS)
    • Indennita di malattia, maternita e CIG erogate dall’INPS e transitate in busta paga
    • Fringe benefit tassati (la parte che supera le soglie di esenzione e quindi e confluita nel reddito imponibile)

    Attenzione: anche i redditi da lavoro dipendente percepiti all’estero che concorrono alla formazione del reddito imponibile in Italia rientrano nel computo. Per i lavoratori che hanno beneficiato del regime degli impatriati, entra nel calcolo solo la quota imponibile (e non quella esente), come chiarito dalla Circolare AdE n. 33/E/2024.

    Altri redditi fuori dalle soglie: le categorie escluse

    Il cuore di questo articolo riguarda le categorie di reddito che non rilevano ai fini del superamento della soglia di 80.000 euro. Si tratta di un punto di fondamentale importanza pratica: un lavoratore dipendente che percepisce anche redditi da affitto, dividendi, plusvalenze o attivita occasionali mantiene comunque intatto il diritto all’agevolazione sul premio di risultato, a condizione che il solo reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non superi 80.000 euro.

    Le categorie di reddito escluse dal calcolo della soglia, confermate dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate, sono:

    • Redditi fondiari (terreni e fabbricati) — compresa la rendita catastale dell’abitazione principale (che e esente) e gli affitti attivi
    • Redditi da locazione assoggettati a cedolare secca — anche se producono reddito imponibile, non si sommano al reddito da lavoro dipendente per il calcolo del tetto
    • Redditi da capitali — interessi bancari, dividendi da partecipazioni non qualificate, proventi da OICR, redditi da obbligazioni
    • Redditi diversi — plusvalenze da cessione di partecipazioni non qualificate, vincite, premi, redditi da attivita occasionali (purche non riqualificati come lavoro dipendente)
    • Redditi da lavoro autonomo — anche se percepiti in parallelo al rapporto di lavoro dipendente (es. professionista con regime ordinario o forfettario)
    • Redditi d’impresa — del tutto irrilevanti ai fini del limite reddituale per i premi

    Questa distinzione ha una logica precisa: la norma mira a concentrare il beneficio sui lavoratori che dipendono principalmente dal lavoro subordinato per il proprio sostentamento, escludendo chi ha redditi compositi di ammontare elevato. Limitando pero il computo al solo reddito da lavoro dipendente, il legislatore lascia fuori categorie reddituali strutturalmente diverse (capital income, rendite patrimoniali) che non derivano dall’attivita lavorativa in senso stretto.

    Redditi da locazione e cedolare secca

    Uno dei casi piu frequenti nella pratica del CAF riguarda i lavoratori dipendenti che affittano un immobile. Molti si chiedono se il canone d’affitto incida sulla possibilita di accedere alla tassazione al 5% sul premio di risultato. La risposta e chiara: i redditi da locazione non rilevano.

    Che il contratto di locazione sia soggetto a tassazione ordinaria IRPEF oppure a cedolare secca (21% per locazioni libere, 10% per concordato), il canone d’affitto non concorre alla formazione del limite reddituale di 80.000 euro per i premi di risultato. La Circolare AdE n. 4/E/2025 ha esplicitamente confermato questo principio, ribadendo che il riferimento normativo e esclusivamente al “reddito di lavoro dipendente” ai sensi dell’art. 49 del TUIR.

    Esempio pratico: Mario, 45 anni, impiegato in un’azienda manifatturiera, nel 2025 ha percepito un reddito da lavoro dipendente di 72.000 euro e un canone da affitto di 15.000 euro (assoggettato a cedolare secca al 21%). Il suo reddito complessivo ai fini IRPEF e di 87.000 euro, ma ai fini della verifica del limite per i premi di risultato rilevano solo i 72.000 euro di reddito da lavoro dipendente: l’accesso all’agevolazione al 5% nel 2026 e garantito.

    Vale lo stesso principio per la locazione breve con piattaforme online: i proventi da locazioni brevi (fino a 30 giorni), assoggettati a cedolare secca (21% per il primo immobile, 26% dal secondo immobile in poi, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2024), non rilevano ai fini delle soglie di detassazione. Si tratta in ogni caso di redditi fondiari (da fabbricati), non di redditi da lavoro dipendente.

    Tipo di locazioneTassazione applicataRileva per soglia 80.000 euro?
    Locazione abitativa (canone libero)Cedolare secca 21% o IRPEF ordinariaNO
    Locazione a canone concordatoCedolare secca 10%NO
    Locazione breve (fino a 30 giorni)Cedolare secca 21% (primo imm.), 26% (altri)NO
    Locazione commercialeIRPEF ordinaria (75% del canone)NO

    Redditi da capitale e redditi diversi

    I redditi da capitale (Categoria D del TUIR, art. 44 e seguenti) includono interessi e proventi da conti correnti, titoli di Stato, obbligazioni, dividendi da partecipazioni societarie e proventi da fondi comuni d’investimento. Tutti questi redditi sono esclusi dal calcolo della soglia di 80.000 euro per i premi di risultato, per due ragioni principali:

    1. Natura categoriale diversa: non sono redditi “da lavoro dipendente” ai sensi dell’art. 49 TUIR
    2. Regime fiscale autonomo: la maggior parte dei redditi da capitale e assoggettata a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva (26%) direttamente dall’istituto bancario o dal sostituto d’imposta, senza confluire nella dichiarazione dei redditi 730 ordinaria del contribuente

    In pratica, un lavoratore dipendente che ha investimenti in ETF, BTP, fondi comuni o azioni non deve preoccuparsi che i proventi da tali investimenti possano pregiudicare il suo diritto alla tassazione agevolata al 5% sul premio. La Circolare AdE n. 28/E/2016, ancora in vigore, ha confermato questo principio per i premi di risultato, precisando che la verifica del limite reddituale va condotta con esclusivo riferimento ai redditi dell’art. 49 TUIR.

    Redditi diversi e plusvalenze: esclusi dalle soglie

    I redditi diversi (art. 67 TUIR) comprendono le plusvalenze da cessione di partecipazioni non qualificate, le plusvalenze da cessione di criptovalute (disciplinate dall’art. 67, comma 1, lett. c-sexies TUIR dal 2023), i redditi da attivita occasionali, le vincite a giochi e premi. Anche questi redditi sono completamente fuori dalla soglia di verifica per i premi di risultato e le altre misure di detassazione.

    Un caso particolare riguarda le plusvalenze da cessione di criptovalute: il lavoratore dipendente che ha realizzato plusvalenze crypto nel 2025 puo comunque accedere alla tassazione al 5% sul premio di risultato nel 2026, poiche tali plusvalenze non rientrano nel reddito da lavoro dipendente. Queste dovranno pero essere dichiarate separatamente nel quadro RT o nel quadro W della dichiarazione dei redditi, o con l’imposta sostitutiva del 26%.

    Fringe benefit 2026 e soglie di esenzione

    Il capitolo dei fringe benefit merita un’analisi separata, perche il meccanismo e parzialmente diverso rispetto ai premi di risultato. I fringe benefit sono beni e servizi concessi dal datore di lavoro al lavoratore dipendente (auto aziendale, cellulare, buoni pasto, contributi per affitto, ecc.) e la loro disciplina fiscale per il 2026 e la seguente:

    Soglie di esenzione fringe benefit 2026

    La Legge di Bilancio 2025 (art. 1, commi 390-391, L. n. 207/2024) ha reso strutturale per il 2026 le seguenti soglie di esenzione fiscale e contributiva per i fringe benefit:

    Categoria lavoratoreSoglia esenzione 2026Tipologie incluse
    Lavoratori con figli fiscalmente a carico2.000 euroInclude somme per affitto/mutuo prima casa, utenze domestiche, beni e servizi
    Lavoratori senza figli a carico1.000 euroSoglia base, valida per tutti i lavoratori

    Come interagiscono i fringe benefit con le soglie di detassazione? Il valore dei fringe benefit ricevuto entro la soglia di esenzione non concorre al reddito da lavoro dipendente e quindi non rileva ne ai fini delle soglie ne ai fini dell’IRPEF ordinaria. Solo la parte eccedente la soglia diventa imponibile e confluisce nel reddito da lavoro dipendente dell’anno, potendo quindi contribuire al superamento del limite di 80.000 euro nell’anno in cui e percepita.

    Secondo la Circolare INPS n. 40/2025, il datore di lavoro deve tenere una contabilita separata dei fringe benefit erogati e comunicare al lavoratore, entro il 31 gennaio dell’anno successivo, il valore totale fruito nell’anno. Questo dato e poi riportato nella Certificazione Unica (CU) che il datore trasmette all’Agenzia delle Entrate e consegna al lavoratore entro il 31 marzo. La corretta lettura della CU e essenziale per la compilazione del modello 730, operazione per la quale il CAF Centro Fiscale offre assistenza qualificata.

    Esempi pratici di calcolo

    Per rendere concreto il funzionamento delle soglie, proponiamo quattro esempi pratici basati su profili tipici di lavoratori, ciascuno con una diversa combinazione di redditi.

    Caso 1: Il lavoratore con redditi da affitto

    Profilo: Mario, 45 anni, impiegato in un’azienda manifatturiera con contratto collettivo aziendale che prevede premi di risultato. Nel 2025 ha percepito: reddito da lavoro dipendente di 68.000 euro + canone da affitto di 15.000 euro (cedolare secca 21%) + premio di risultato 2025 tassato ordinariamente di 2.500 euro. Reddito rilevante per la soglia 2026: 68.000 + 2.500 = 70.500 euro. I 15.000 euro di affitto non rilevano. Mario accede alla tassazione al 5% sul premio 2026. Risparmio stimato: su un premio di 2.000 euro, con aliquota marginale al 35%, il risparmio e di circa 600 euro di IRPEF.

    Caso 2: Il lavoratore con dividendi e investimenti

    Profilo: Laura, 52 anni, dirigente con portafoglio azionario. Nel 2025 ha percepito: reddito da lavoro dipendente (stipendio + benefit imponibili) di 78.000 euro + dividendi da partecipazione non qualificata di 8.000 euro + interessi su BTP di 3.200 euro. Reddito rilevante per la soglia 2026: 78.000 euro (solo lavoro dipendente). I dividendi e gli interessi sono assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta (26%) e non rilevano. Laura accede alla tassazione al 5% sul premio 2026: il suo reddito da lavoro dipendente e sotto gli 80.000 euro.

    Caso 3: Il lavoratore che supera la soglia con il solo lavoro dipendente

    Profilo: Roberto, 48 anni, manager finanziario. Nel 2025 ha percepito: stipendio base di 75.000 euro + premio di risultato 2025 tassato ordinariamente di 8.000 euro + fringe benefit auto aziendale (quota tassata imponibile) di 3.000 euro. Reddito rilevante per la soglia 2026: 75.000 + 8.000 + 3.000 = 86.000 euro. Roberto supera la soglia di 80.000 euro con il solo reddito da lavoro dipendente e pertanto non ha diritto alla tassazione agevolata al 5% sul premio di risultato nel 2026. Il premio sara tassato con l’aliquota marginale IRPEF ordinaria.

    Caso 4: Il lavoratore con attivita occasionale

    Profilo: Giulia, 38 anni, insegnante di scuola media (lavoro dipendente) con attivita di traduzione occasionale. Nel 2025 ha percepito: reddito da lavoro dipendente (stipendio) di 32.000 euro + redditi da attivita occasionale (redditi diversi, art. 67 TUIR) di 4.500 euro. Reddito rilevante per la soglia 2026: 32.000 euro (solo lavoro dipendente). I 4.500 euro da attivita occasionale sono redditi diversi e non rilevano. Giulia accede senza problemi alla tassazione al 5% sul premio. Attenzione: se l’attivita occasionale fosse qualificata come parasubordinazione (co.co.co.), i compensi potrebbero essere assimilati a redditi da lavoro dipendente e rilevare ai fini della soglia.

    Come dichiarare nel 730/2026

    Nella dichiarazione dei redditi 730/2026 (riferita ai redditi 2025), il lavoratore dipendente che ha beneficiato della tassazione sostitutiva al 5% sui premi di risultato trovera questi importi gia esposti nella Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro, con specifica indicazione dei codici agevolazione e delle imposte gia trattenute.

    Se il datore ha erroneamente applicato la tassazione ordinaria (ad esempio perche il lavoratore non ha comunicato tempestivamente i dati sul reddito dell’anno precedente), il lavoratore puo recuperare l’imposta in eccesso attraverso la dichiarazione dei redditi 730/2026, indicando nella relativa sezione gli importi assoggettati a tassazione sostitutiva e richiedendo il rimborso della differenza. Il CAF puo assisterti in questa operazione di verifica e conguaglio.

    Per gli altri redditi non rilevanti ai fini delle soglie, la dichiarazione funziona cosi:

    • Cedolare secca su locazioni: va dichiarata nel quadro B del 730 (o RB del Modello Redditi PF), indicando il regime di tassazione sostitutiva scelto. Non influenza il reddito complessivo IRPEF ordinaria
    • Redditi da capitale con ritenuta definitiva (es. dividendi, interessi bancari): non vanno indicati nel 730 standard, in quanto gia gestiti dall’intermediario finanziario con ritenuta a titolo d’imposta
    • Plusvalenze crypto e redditi diversi: vanno dichiarati nel quadro RT (plusvalenze da partecipazioni e strumenti finanziari) o nel quadro W (attivita finanziarie e patrimoniali estere, incluse le criptovalute) della dichiarazione Redditi PF
    • Redditi da lavoro autonomo occasionale (redditi diversi): confluiscono nel quadro D del 730 o nel quadro RL del Modello Redditi PF, senza interagire con i limiti della detassazione

    Il nostro studio CAF e a disposizione per una verifica completa della tua situazione reddituale e per garantire che tutte le agevolazioni a cui hai diritto siano correttamente applicate nella tua dichiarazione. Contattaci per un appuntamento: il recupero della detassazione sul premio di risultato puo valere centinaia di euro e richiede un’analisi accurata della CU e dei documenti reddituali.

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    Domande Frequenti sulla Detassazione 2026

    Il reddito da locazione influisce sulla soglia di 80.000 euro per i premi di risultato?

    No. I redditi da locazione, che siano assoggettati a tassazione IRPEF ordinaria o a cedolare secca, non rientrano nel computo del limite reddituale di 80.000 euro previsto per la tassazione sostitutiva al 5% sui premi di risultato. La soglia si calcola esclusivamente sul reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente (art. 49 TUIR). Lo ha confermato la Circolare AdE n. 4/E del 10 febbraio 2025.

    Se ho dividendi e investimenti finanziari, posso ancora avere il premio tassato al 5%?

    Si. I dividendi, gli interessi bancari, i proventi da fondi comuni e altri redditi da capitale sono esclusi dal calcolo della soglia di detassazione. Solo il reddito da lavoro dipendente rileva ai fini del limite di 80.000 euro. I redditi da capitale sono soggetti a ritenuta a titolo d’imposta (26%) applicata direttamente dall’intermediario finanziario e non interagiscono con la detassazione sul lavoro dipendente.

    Le plusvalenze da criptovalute entrano nella soglia per la detassazione del premio?

    No. Le plusvalenze da cessione di criptovalute sono classificate come redditi diversi (art. 67, comma 1, lett. c-sexies TUIR) e non come redditi da lavoro dipendente. Non concorrono al limite reddituale di 80.000 euro per i premi di risultato. Devono pero essere dichiarate separatamente nel quadro RT o W della dichiarazione dei redditi e assoggettate all’imposta sostitutiva del 26%.

    Cosa succede se ho avuto due datori di lavoro nel 2025?

    Se nel 2025 hai avuto due datori di lavoro, il reddito da lavoro dipendente rilevante per la soglia e la somma di tutti i redditi percepiti da entrambi i datori nell’anno. Ogni datore conosce solo i redditi da lui erogati: e tuo dovere comunicare al nuovo datore i redditi percepiti presso il precedente, tramite dichiarazione scritta. Il datore puo verificare cosi se superi la soglia di 80.000 euro prima di applicare la tassazione agevolata al 5%.

    I fringe benefit contribuiscono al superamento della soglia di 80.000 euro?

    Solo la parte dei fringe benefit che supera la soglia di esenzione (1.000 euro per i lavoratori senza figli a carico, 2.000 euro per quelli con figli a carico) diventa reddito imponibile da lavoro dipendente. Questa quota eccedente rileva ai fini del calcolo della soglia. I benefit entro soglia sono invece completamente esenti e non influiscono sul limite reddituale.


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      Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Calcolo, Importi e Novita

      aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

      Le detrazioni per lavoro dipendente 2026 rappresentano uno dei principali strumenti fiscali per ridurre l’IRPEF in busta paga. Si tratta di agevolazioni riconosciute automaticamente dal datore di lavoro a tutti i lavoratori subordinati e assimilati, che diminuiscono l’imposta lorda in base al reddito complessivo annuo. In questa guida completa analizziamo nel dettaglio come funzionano, le formule di calcolo aggiornate, gli importi per fascia di reddito e il rapporto con il trattamento integrativo (ex bonus Renzi) da 100 euro mensili.

      Se vuoi approfondire come queste detrazioni incidono sul tuo stipendio netto, ti consigliamo di leggere anche la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

      Indice dei contenuti

      1. Cosa sono le detrazioni per lavoro dipendente
      2. Formula di calcolo per fasce di reddito 2026
      3. Importi detrazioni lavoro dipendente 2026
      4. Trattamento integrativo 100 euro (ex bonus Renzi)
      5. Detrazioni per redditi di pensione 2026
      6. Come si applicano in busta paga
      7. Casi particolari e rapporti a tempo determinato
      8. FAQ – Domande frequenti

      Cosa sono le detrazioni per lavoro dipendente e assimilati

      Le detrazioni per lavoro dipendente sono riduzioni dell’imposta IRPEF lorda previste dall’articolo 13 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, DPR 917/1986). Spettano a:

      • Lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato o determinato
      • Collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.)
      • Percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (borse di studio, compensi soci di cooperative, indennita di carica)
      • Soci lavoratori di cooperative

      Il principio e semplice: maggiore e il reddito, minore e la detrazione. Questo meccanismo garantisce una progressivita fiscale a favore dei redditi piu bassi, coerentemente con il principio costituzionale di capacita contributiva (art. 53 Cost.).

      Formula di calcolo per fasce di reddito 2026

      Le detrazioni per lavoro dipendente 2026 si calcolano con formule differenziate in base a quattro scaglioni di reddito complessivo. Ecco il dettaglio aggiornato con le modifiche introdotte dalla riforma fiscale:

      Reddito fino a 15.000 euro

      La detrazione e pari a 1.955 euro. La detrazione effettiva non puo essere inferiore a 690 euro. Per i contratti a tempo determinato, il minimo garantito sale a 1.380 euro. Questa fascia protegge i redditi piu bassi con la detrazione massima.

      Reddito da 15.001 a 28.000 euro

      Si applica la formula:

      Detrazione = 1.910 + 1.190 x [(28.000 – reddito) / 13.000]

      Esempio pratico: con un reddito di 22.000 euro la detrazione sara 1.910 + 1.190 x [(28.000 – 22.000) / 13.000] = 1.910 + 1.190 x 0,4615 = 1.910 + 549 = 2.459 euro.

      Reddito da 28.001 a 50.000 euro

      La formula diventa:

      Detrazione = 1.910 x [(50.000 – reddito) / 22.000]

      Esempio pratico: con un reddito di 35.000 euro la detrazione sara 1.910 x [(50.000 – 35.000) / 22.000] = 1.910 x 0,6818 = 1.302 euro.

      Reddito oltre 50.000 euro

      Per i redditi superiori a 50.000 euro la detrazione per lavoro dipendente e pari a zero. Chi supera questa soglia non beneficia di alcuna riduzione d’imposta per redditi da lavoro.

      Importi detrazioni lavoro dipendente 2026: tabella riepilogativa

      Ecco una tabella di sintesi con gli importi indicativi delle detrazioni per le principali fasce di reddito:

      Reddito complessivoDetrazione annua (euro)Detrazione mensile (euro)
      10.0001.955163
      15.0001.955163
      20.0002.570214
      25.0002.184182
      28.0001.910159
      35.0001.302109
      42.00069458
      50.00000

      Nota importante: gli importi sono calcolati per un anno intero di lavoro (365 giorni). Se il rapporto di lavoro e inferiore all’anno, la detrazione viene rapportata ai giorni effettivi. Il calcolo preciso tiene conto dei giorni indicati nella Certificazione Unica (CU) rilasciata dal datore di lavoro.

      Trattamento integrativo 100 euro al mese (ex bonus Renzi)

      Oltre alle detrazioni per lavoro dipendente, i lavoratori con reddito fino a 15.000 euro hanno diritto al trattamento integrativo di 100 euro mensili (1.200 euro annui), erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro.

      Per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, il trattamento integrativo spetta solo se la somma di determinate detrazioni (familiari a carico, lavoro dipendente, interessi mutuo, spese sanitarie, ristrutturazioni) supera l’imposta lorda. In questo caso l’importo e pari alla differenza tra le detrazioni e l’imposta lorda, fino a un massimo di 1.200 euro.

      Requisiti principali per il trattamento integrativo 2026:

      • Essere titolare di reddito di lavoro dipendente o assimilato
      • Avere un reddito complessivo non superiore a 28.000 euro
      • Avere un’imposta lorda superiore alla detrazione per lavoro dipendente (per redditi fino a 15.000 euro)
      • Non essere incapienti (l’IRPEF lorda deve essere positiva dopo le detrazioni da lavoro)

      Attenzione: il trattamento integrativo non spetta ai pensionati, ai percettori di redditi da lavoro autonomo e ai titolari di partita IVA in regime forfettario.

      Detrazioni per redditi di pensione 2026

      Le detrazioni per i pensionati seguono un meccanismo simile ma con importi e scaglioni differenti, previsti dall’art. 13 comma 3 del TUIR:

      • Reddito fino a 8.500 euro: detrazione di 1.955 euro (minimo garantito 713 euro)
      • Reddito da 8.501 a 28.000 euro: detrazione = 700 + 1.255 x [(28.000 – reddito) / 19.500]
      • Reddito da 28.001 a 50.000 euro: detrazione = 700 x [(50.000 – reddito) / 22.000]
      • Reddito oltre 50.000 euro: nessuna detrazione

      La no tax area per i pensionati e fissata a 8.500 euro: chi ha una pensione annua fino a questo importo non paga IRPEF grazie alla detrazione che azzera completamente l’imposta. Per i lavoratori dipendenti, la no tax area equivale a circa 8.174 euro.

      Come si applicano le detrazioni in busta paga

      Le detrazioni per lavoro dipendente vengono applicate automaticamente dal datore di lavoro (sostituto d’imposta) in sede di calcolo delle ritenute IRPEF mensili. Ecco come funziona il processo:

      1. Il lavoratore presenta il modulo detrazioni (ex modello D23) all’inizio del rapporto di lavoro o a gennaio di ogni anno, dichiarando il reddito presunto annuo
      2. Il datore calcola la detrazione annua spettante in base alla fascia di reddito dichiarata
      3. L’importo viene suddiviso per 12 mesi (o per il periodo di lavoro) e applicato ogni mese in busta paga
      4. A fine anno, con il conguaglio di dicembre (o nella CU), il datore ricalcola la detrazione effettiva sul reddito reale e opera gli eventuali conguagli

      Se il reddito effettivo risulta diverso da quello presunto, il conguaglio puo generare un credito (rimborso in busta paga) o un debito (trattenuta aggiuntiva). Per questo e importante comunicare tempestivamente al datore di lavoro eventuali variazioni di reddito, ad esempio per un secondo lavoro o per redditi da locazione.

      In sede di dichiarazione dei redditi (modello 730), le detrazioni vengono ricalcolate sul reddito complessivo effettivo, eventualmente con il conguaglio finale.

      Casi particolari e rapporti a tempo determinato

      Esistono alcune situazioni specifiche in cui le detrazioni lavoro dipendente si applicano con regole particolari:

      • Contratti a tempo determinato: la detrazione minima garantita e di 1.380 euro (invece di 690 euro per i contratti a tempo indeterminato)
      • Piu rapporti di lavoro nell’anno: i giorni di detrazione non possono superare 365 in totale. Se i periodi si sovrappongono, occorre fare il conguaglio nel 730
      • Part-time: le detrazioni si calcolano sul reddito complessivo annuo, non sulle ore lavorate. Un part-time con reddito basso avra detrazioni elevate
      • CIG e NASPI: le indennita di disoccupazione e cassa integrazione sono redditi assimilati a lavoro dipendente e beneficiano delle stesse detrazioni
      • Lavoro all’estero: per i residenti fiscali in Italia che lavorano all’estero, si applicano le stesse detrazioni con possibili crediti per imposte pagate all’estero

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      FAQ – Domande frequenti sulle detrazioni lavoro dipendente 2026

      Le detrazioni per lavoro dipendente sono automatiche?

      Si, vengono applicate automaticamente dal datore di lavoro in busta paga. Il lavoratore deve solo presentare il modulo delle detrazioni con i propri dati fiscali all’inizio del rapporto o a inizio anno.

      Posso avere sia le detrazioni che il trattamento integrativo?

      Si, le detrazioni per lavoro dipendente e il trattamento integrativo da 100 euro sono cumulabili. Il trattamento integrativo spetta in aggiunta alle detrazioni, se il reddito non supera 28.000 euro e si verificano le condizioni previste dalla legge.

      Cosa succede se ho due lavori dipendenti contemporaneamente?

      Le detrazioni vanno richieste a un solo datore di lavoro. Nel modello 730 si procedera al conguaglio finale sommando i redditi e ricalcolando le detrazioni spettanti sul reddito complessivo. I giorni di detrazione non possono superare 365 nell’anno.

      Le detrazioni spettano anche ai lavoratori in cassa integrazione?

      Si. Le indennita di cassa integrazione (CIG ordinaria e straordinaria) e la NASPI sono considerate redditi assimilati a lavoro dipendente e danno diritto alle stesse detrazioni previste dall’articolo 13 del TUIR.

      Come verifico se le detrazioni in busta paga sono corrette?

      Controlla la voce “detrazioni lavoro dipendente” nel cedolino paga. L’importo mensile dovrebbe corrispondere alla detrazione annua divisa per 12 (o per i mesi lavorati). Se noti discrepanze, rivolgiti all’ufficio paghe o al CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica gratuita.


      Hai dubbi sulle detrazioni in busta paga o vuoi verificare che siano calcolate correttamente? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza personalizzata per il controllo del cedolino, la dichiarazione dei redditi e il calcolo del trattamento integrativo. Contattaci al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine.

      Aprile 9, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-09 09:00:002026-05-31 10:12:49Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Calcolo, Importi e Novita
      CAF

      Calcolo Stipendio Netto 2026: Da Lordo a Netto con Tabelle e Esempi

      aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

      Quanto ti resta davvero in tasca ogni mese? Il calcolo stipendio netto e una delle operazioni piu ricercate dai lavoratori dipendenti italiani, eppure resta spesso un mistero. Tra contributi INPS, scaglioni IRPEF, detrazioni e addizionali, passare dallo stipendio lordo al netto richiede diversi passaggi. In questa guida completa ti spieghiamo, passo dopo passo, come calcolare il tuo stipendio netto nel 2026, con tabelle aggiornate, esempi pratici per diverse fasce di reddito e tutto quello che devi sapere per leggere correttamente la tua busta paga.

      Indice dei contenuti

      1. Come si Calcola lo Stipendio Netto: la Formula Completa
      2. Scaglioni IRPEF 2026: le Aliquote Aggiornate
      3. Contributi INPS a Carico del Dipendente
      4. Detrazioni per Lavoro Dipendente 2026
      5. Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi) 2026
      6. Addizionali Regionali e Comunali IRPEF
      7. Esempi Pratici di Calcolo Stipendio Netto per RAL
      8. Tabella Stipendio Netto Mensile per RAL
      9. Stipendio Netto nei CCNL Principali
      10. Come Leggere la Busta Paga: da Lordo a Netto
      11. Casi Particolari: Part-time, Apprendistato e Tredicesima
      12. Domande Frequenti sul Calcolo dello Stipendio Netto
      13. Hai Bisogno di Aiuto con la Tua Busta Paga?

      Come si Calcola lo Stipendio Netto: la Formula Completa

      Il calcolo stipendio netto parte da un concetto semplice: dal tuo stipendio lordo vengono sottratte diverse voci fino ad arrivare a quanto effettivamente percepisci. Ecco la formula completa per calcolare lo stipendio netto dal lordo:

      Stipendio Netto = Stipendio Lordo – Contributi INPS – IRPEF + Detrazioni Lavoro Dipendente + Trattamento Integrativo – Addizionali Regionali – Addizionali Comunali

      Vediamo nel dettaglio ogni componente della formula:

      • Stipendio lordo (RAL): e la Retribuzione Annua Lorda concordata nel tuo contratto di lavoro. Include paga base, contingenza, scatti di anzianita e altri elementi fissi. La RAL viene divisa per il numero di mensilita (solitamente 13 o 14)
      • Contributi INPS: la quota a carico del lavoratore, generalmente il 9,19% dello stipendio lordo. Questi contributi servono a finanziare la tua futura pensione e le prestazioni previdenziali
      • Imponibile fiscale: si ottiene sottraendo i contributi INPS dal lordo. Su questo importo si calcola l’IRPEF
      • IRPEF lorda: l’imposta sui redditi calcolata con gli scaglioni progressivi (23%, 33%, 43%)
      • Detrazioni: riducono l’IRPEF lorda. La principale e la detrazione per lavoro dipendente, che varia in base al reddito
      • IRPEF netta: IRPEF lorda meno le detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF, questa non puo scendere sotto zero
      • Addizionali: si aggiungono le addizionali regionali e comunali IRPEF, che variano in base al luogo di residenza
      • Trattamento integrativo: il cosiddetto Bonus Renzi, fino a 1.200 euro annui per redditi fino a 28.000 euro

      Per capire quanto guadagni netto, quindi, non basta guardare il lordo indicato nel contratto: bisogna considerare tutti questi passaggi. Nelle sezioni seguenti analizzeremo ogni voce nel dettaglio con numeri aggiornati al 2026.

      Scaglioni IRPEF 2026: le Aliquote Aggiornate

      L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) e la tassa principale che incide sul tuo stipendio netto. Nel 2026, a seguito della riforma fiscale, gli scaglioni IRPEF sono confermati a tre aliquote, come introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e reso strutturale dal 2025:

      Scaglione di RedditoAliquota IRPEF 2026Imposta Dovuta
      Fino a 28.000 euro23%23% sul reddito
      Da 28.001 a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000 euro
      Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000 euro

      Come funziona il calcolo progressivo? L’IRPEF non si applica con un’unica aliquota su tutto il reddito, ma a scaglioni. Questo significa che se guadagni 35.000 euro lordi annui:

      • Sui primi 28.000 euro paghi il 23% = 6.440 euro
      • Sui restanti 7.000 euro (da 28.001 a 35.000) paghi il 35% = 2.450 euro
      • Totale IRPEF lorda = 8.890 euro

      E importante sapere che l’IRPEF si calcola sull’imponibile fiscale, cioe sullo stipendio lordo al netto dei contributi previdenziali INPS. Non si calcola direttamente sulla RAL.

      Contributi INPS a Carico del Dipendente

      I contributi previdenziali INPS rappresentano la prima trattenuta sulla tua busta paga. Sono obbligatori e servono a finanziare la tua pensione futura, la cassa integrazione e altre prestazioni sociali.

      Aliquote contributive 2026 per lavoratori dipendenti

      L’aliquota contributiva totale per i lavoratori dipendenti del settore privato e pari a circa il 33% della retribuzione lorda, suddivisa cosi:

      • A carico del datore di lavoro: circa 23,81% (non visibile in busta paga al dipendente)
      • A carico del lavoratore: 9,19% della retribuzione lorda imponibile

      Per i redditi piu bassi, la Legge di Bilancio 2024 (confermata strutturalmente nel 2025-2026) ha introdotto un esonero contributivo che riduce la quota a carico del dipendente:

      Retribuzione Mensile LordaEsonero ContributivoAliquota Effettiva Dipendente
      Fino a 1.923 euro (RAL fino a ~25.000 euro)Taglio cuneo 7 punti2,19%
      Da 1.923 a 2.692 euro (RAL fino a ~35.000 euro)Taglio cuneo 6 punti3,19%
      Oltre 2.692 euroNessun esonero9,19%

      Attenzione: dal 2025 il taglio del cuneo fiscale e stato rimodulato. Per i redditi fino a 20.000 euro il beneficio viene erogato come bonus diretto (non piu come riduzione contributi), mentre per i redditi tra 20.000 e 40.000 euro si applica una detrazione aggiuntiva decrescente. L’effetto netto in busta paga resta simile, ma il meccanismo e cambiato. Nei nostri calcoli di esempio terremo conto di questi aggiornamenti.

      I contributi INPS si calcolano sulla retribuzione imponibile previdenziale, che include paga base, straordinari, indennita varie e tredicesima/quattordicesima. Sono esclusi alcuni rimborsi spese e i buoni pasto entro i limiti di legge (8 euro per buoni elettronici, 4 euro per buoni cartacei).

      Detrazioni per Lavoro Dipendente 2026

      Le detrazioni per lavoro dipendente sono uno sconto sull’IRPEF riconosciuto automaticamente dal datore di lavoro in busta paga. Riducono l’imposta che devi pagare e quindi aumentano il tuo stipendio netto. Nel 2026, le detrazioni funzionano cosi:

      Reddito ComplessivoDetrazione AnnuaNote
      Fino a 15.000 euro1.955 euroMinimo 690 euro (1.380 per tempo determinato). Aumentata da 1.880 a 1.955 dal 2024
      Da 15.001 a 28.000 euro1.910 + 1.190 x (28.000 – reddito) / 13.000Detrazione decrescente
      Da 28.001 a 50.000 euro1.910 x (50.000 – reddito) / 22.000Detrazione decrescente fino a zero
      Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

      Come incidono le detrazioni sullo stipendio netto? Facciamo un esempio pratico. Se il tuo reddito e di 25.000 euro:

      • La detrazione base e 1.910 euro
      • La quota variabile e: 1.190 x (28.000 – 25.000) / 13.000 = 1.190 x 0,2308 = 274,62 euro
      • Detrazione totale = 1.910 + 274,62 = 2.184,62 euro
      • Questa cifra viene sottratta dall’IRPEF lorda, riducendo le tasse da pagare

      Le detrazioni per lavoro dipendente sono rapportate al periodo di lavoro nell’anno. Se hai lavorato solo 6 mesi, avrai diritto alla meta della detrazione. Queste detrazioni si sommano ad altre eventuali detrazioni fiscali come quelle per figli a carico, spese mediche o interessi sul mutuo, che pero vengono recuperate con il modello 730.

      Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi) 2026

      Il trattamento integrativo, conosciuto anche come Bonus Renzi o Bonus 100 euro, e un’agevolazione che aumenta lo stipendio netto dei lavoratori con redditi medio-bassi. Nel 2026, funziona cosi:

      Chi ha diritto al trattamento integrativo

      • Reddito fino a 15.000 euro: trattamento integrativo pieno di 1.200 euro annui (100 euro al mese), a condizione che l’IRPEF lorda superi le detrazioni per lavoro dipendente
      • Reddito tra 15.001 e 28.000 euro: trattamento integrativo riconosciuto solo se la somma di detrazioni specifiche (familiari a carico, mutuo prima casa, spese sanitarie, ecc.) supera l’IRPEF lorda. In questo caso spetta la differenza, fino a un massimo di 1.200 euro
      • Reddito oltre 28.000 euro: non spetta il trattamento integrativo

      Dal 2025 e stato introdotto anche un bonus aggiuntivo per redditi fino a 20.000 euro (fino al 7,1% del reddito) e una ulteriore detrazione per redditi tra 20.000 e 32.000 euro (fino a 1.000 euro, decrescente tra 32.000 e 40.000 euro). Queste misure si sommano al trattamento integrativo tradizionale per massimizzare il netto in busta paga dei lavoratori a reddito medio-basso.

      Esempio pratico: un dipendente con RAL di 22.000 euro riceve in busta paga circa 100 euro netti al mese in piu grazie al trattamento integrativo, oltre al beneficio del taglio del cuneo fiscale. L’effetto complessivo puo arrivare a oltre 150 euro mensili in piu rispetto a uno scenario senza agevolazioni.

      Addizionali Regionali e Comunali IRPEF

      Oltre all’IRPEF nazionale, sullo stipendio gravano anche due imposte locali: l’addizionale regionale e l’addizionale comunale. Queste tasse variano in base alla regione e al comune di residenza e rappresentano una quota aggiuntiva da sottrarre per arrivare al calcolo dello stipendio netto reale.

      Addizionale regionale IRPEF 2026

      Ogni regione stabilisce la propria aliquota, che puo variare dallo 0,9% al 3,33% del reddito imponibile. Ecco alcune aliquote regionali di riferimento per il 2026:

      RegioneAliquota (redditi fino a 28.000 euro)Aliquota (redditi oltre 50.000 euro)
      Lombardia1,23%1,74%
      Lazio1,73%3,33%
      Friuli Venezia Giulia0,70%1,23%
      Veneto1,23%1,23%
      Emilia-Romagna1,33%2,03%
      Campania1,73%3,33%
      Piemonte1,62%3,33%
      Sicilia1,23%1,23%

      Buona notizia per i residenti in Friuli Venezia Giulia: la regione applica aliquote tra le piu basse d’Italia, con un’aliquota base dello 0,70%. Questo significa che a parita di reddito lordo, chi risiede in FVG ha uno stipendio netto leggermente superiore rispetto a chi vive in regioni con addizionali piu alte come Lazio o Campania.

      Addizionale comunale IRPEF 2026

      L’addizionale comunale varia da comune a comune, con aliquote che vanno dallo 0% allo 0,9% (con alcune eccezioni per i comuni che hanno deliberato maggiorazioni). A Udine, ad esempio, l’aliquota e dello 0,8% per i redditi superiori a 15.000 euro. Molti comuni prevedono esenzioni per redditi molto bassi (sotto i 12.000-15.000 euro).

      Le addizionali vengono trattenute in busta paga con modalita diverse: l’addizionale regionale dell’anno precedente viene rateizzata da gennaio a novembre, mentre l’addizionale comunale prevede sia un acconto (da marzo a novembre) che un saldo (da gennaio a novembre dell’anno successivo).

      Esempi Pratici di Calcolo Stipendio Netto per RAL

      Veniamo alla parte piu pratica di questa guida: il calcolo stipendio netto con esempi concreti per diverse fasce di Retribuzione Annua Lorda. In tutti gli esempi consideriamo un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, senza figli a carico, residente in Friuli Venezia Giulia (addizionale regionale 0,70%, comunale 0,8%), con 13 mensilita.

      Esempio 1: RAL 20.000 euro

      VoceImporto Annuo
      RAL (Stipendio Lordo Annuo)20.000 euro
      Contributi INPS (9,19%)-1.838 euro
      Imponibile fiscale18.162 euro
      IRPEF lorda (23%)-4.177 euro
      Detrazione lavoro dipendente+2.785 euro
      IRPEF netta-1.392 euro
      Trattamento integrativo+1.200 euro
      Bonus cuneo fiscale (DL 2025)+1.100 euro circa
      Addizionale regionale FVG (0,70%)-127 euro
      Addizionale comunale (0,8%)-145 euro
      STIPENDIO NETTO ANNUO18.798 euro circa
      STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.446 euro circa

      Esempio 2: RAL 25.000 euro

      VoceImporto Annuo
      RAL25.000 euro
      Contributi INPS (9,19%)-2.298 euro
      Imponibile fiscale22.702 euro
      IRPEF lorda (23%)-5.222 euro
      Detrazione lavoro dipendente+2.185 euro
      IRPEF netta-3.037 euro
      Trattamento integrativo+1.200 euro
      Bonus cuneo fiscale+950 euro circa
      Addizionale regionale FVG-159 euro
      Addizionale comunale-182 euro
      STIPENDIO NETTO ANNUO21.474 euro circa
      STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.652 euro circa

      Esempio 3: RAL 30.000 euro

      VoceImporto Annuo
      RAL30.000 euro
      Contributi INPS (9,19%)-2.757 euro
      Imponibile fiscale27.243 euro
      IRPEF lorda (23%)-6.266 euro
      Detrazione lavoro dipendente+1.988 euro
      IRPEF netta-4.278 euro
      Trattamento integrativo / bonus cuneo+800 euro circa
      Addizionale regionale FVG-191 euro
      Addizionale comunale-218 euro
      STIPENDIO NETTO ANNUO23.356 euro circa
      STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.797 euro circa

      Esempio 4: RAL 35.000 euro

      VoceImporto Annuo
      RAL35.000 euro
      Contributi INPS (9,19%)-3.217 euro
      Imponibile fiscale31.784 euro
      IRPEF lorda (23% su 28k + 35% sul resto)-7.774 euro
      Detrazione lavoro dipendente+1.582 euro
      IRPEF netta-6.192 euro
      Detrazione aggiuntiva cuneo (decrescente)+500 euro circa
      Addizionale regionale FVG-223 euro
      Addizionale comunale-254 euro
      STIPENDIO NETTO ANNUO25.614 euro circa
      STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.970 euro circa

      Esempio 5: RAL 40.000 euro

      VoceImporto Annuo
      RAL40.000 euro
      Contributi INPS (9,19%)-3.676 euro
      Imponibile fiscale36.324 euro
      IRPEF lorda-9.353 euro
      Detrazione lavoro dipendente+1.188 euro
      IRPEF netta-8.165 euro
      Addizionale regionale FVG-254 euro
      Addizionale comunale-291 euro
      STIPENDIO NETTO ANNUO27.614 euro circa
      STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)2.124 euro circa

      Esempio 6: RAL 50.000 euro

      VoceImporto Annuo
      RAL50.000 euro
      Contributi INPS (9,19%)-4.595 euro
      Imponibile fiscale45.405 euro
      IRPEF lorda-12.532 euro
      Detrazione lavoro dipendente+399 euro
      IRPEF netta-12.133 euro
      Addizionale regionale FVG-318 euro
      Addizionale comunale-363 euro
      STIPENDIO NETTO ANNUO32.591 euro circa
      STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)2.507 euro circa

      Tabella Stipendio Netto Mensile per RAL

      Ecco una tabella riepilogativa che mostra il rapporto tra stipendio lordo e netto per le principali fasce di reddito nel 2026. I valori sono indicativi e calcolati per un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, single, senza figli, residente in FVG con 13 mensilita:

      RAL (Lordo Annuo)Lordo MensileNetto Mensile (x13)Netto Annuo% Netto su Lordo
      15.000 euro1.154 euro1.130 euro14.690 euro97,9%
      18.000 euro1.385 euro1.290 euro16.770 euro93,2%
      20.000 euro1.538 euro1.446 euro18.798 euro94,0%
      22.000 euro1.692 euro1.540 euro20.020 euro91,0%
      25.000 euro1.923 euro1.652 euro21.474 euro85,9%
      28.000 euro2.154 euro1.780 euro23.140 euro82,6%
      30.000 euro2.308 euro1.797 euro23.356 euro77,9%
      35.000 euro2.692 euro1.970 euro25.614 euro73,2%
      40.000 euro3.077 euro2.124 euro27.614 euro69,0%
      45.000 euro3.462 euro2.315 euro30.095 euro66,9%
      50.000 euro3.846 euro2.507 euro32.591 euro65,2%
      60.000 euro4.615 euro2.820 euro36.660 euro61,1%
      70.000 euro5.385 euro3.110 euro40.430 euro57,8%
      80.000 euro6.154 euro3.395 euro44.135 euro55,2%

      Nota importante: i valori in tabella sono indicativi. Il calcolo stipendio netto esatto dipende da molti fattori individuali: regione e comune di residenza, presenza di figli o coniuge a carico, detrazioni aggiuntive (mutuo, spese mediche), eventuali straordinari e indennita. Per un calcolo preciso della tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

      Stipendio Netto nei CCNL Principali

      Lo stipendio lordo (e quindi il netto) varia notevolmente in base al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato e al livello di inquadramento. Ecco una panoramica degli stipendi netti medi mensili per i principali CCNL in Italia nel 2026:

      CCNLLivelloRAL IndicativaNetto Mensile Stimato
      Commercio e Terziario4 livello (impiegato)24.000 – 26.000 euro1.580 – 1.680 euro
      Commercio e Terziario3 livello (impiegato esperto)26.000 – 28.000 euro1.680 – 1.780 euro
      Metalmeccanico (Industria)C3 (ex 3 livello)25.000 – 27.000 euro1.630 – 1.740 euro
      Metalmeccanico (Industria)D1 (ex 5 livello)28.000 – 32.000 euro1.780 – 1.870 euro
      Pubblico Impiego (Funzioni Centrali)Area Funzionari28.000 – 35.000 euro1.780 – 1.970 euro
      Turismo e Pubblici Esercizi4 livello20.000 – 22.000 euro1.446 – 1.540 euro
      Edilizia (Industria)Operaio specializzato26.000 – 30.000 euro1.680 – 1.797 euro
      Logistica e Trasporti3 livello Super26.000 – 29.000 euro1.680 – 1.780 euro
      Sanita Privata (AIOP)Infermiere24.000 – 28.000 euro1.580 – 1.780 euro
      Alimentare (Industria)3 livello27.000 – 30.000 euro1.740 – 1.797 euro

      Perche lo stipendio netto varia tra CCNL diversi? Perche ogni contratto nazionale stabilisce le tabelle retributive minime per ogni livello, il numero di mensilita (13 o 14), indennita specifiche (mensa, trasferta, turni) e benefit contrattuali. Ad esempio, il CCNL Metalmeccanico prevede 13 mensilita, mentre il CCNL Commercio prevede 14 mensilita: a parita di RAL, chi ha 14 mensilita riceve mensilmente meno ma ha una busta paga aggiuntiva a giugno.

      Come Leggere la Busta Paga: da Lordo a Netto

      La busta paga (o cedolino) e il documento che il datore di lavoro consegna ogni mese al dipendente. Capire come leggerla e fondamentale per verificare che il calcolo stipendio netto sia corretto. Ecco le sezioni principali:

      Intestazione

      Contiene i dati del datore di lavoro (ragione sociale, sede, codice fiscale) e del dipendente (nome, codice fiscale, data assunzione, qualifica, livello CCNL, tipo contratto).

      Corpo della busta paga: le competenze

      • Paga base: il minimo tabellare previsto dal CCNL per il tuo livello
      • Contingenza: elemento residuo dell’ex scala mobile (importo fisso)
      • Scatti di anzianita: aumenti periodici per anni di servizio
      • Superminimo: importo aggiuntivo concordato individualmente
      • Straordinari: ore lavorate oltre l’orario contrattuale (maggiorate del 15-50%)
      • Indennita varie: mensa, trasferta, turni, rischio, ecc.

      Trattenute

      • Contributi INPS: la quota del 9,19% (o meno con esonero) calcolata sull’imponibile previdenziale
      • IRPEF: calcolata sull’imponibile fiscale (lordo meno contributi) con applicazione delle detrazioni
      • Addizionali regionali/comunali: trattenute mensili relative all’anno precedente
      • Eventuali trattenute: anticipi, prestiti, cessione del quinto, contributi sindacali

      Il netto in busta paga

      In fondo alla busta paga trovi il netto da pagare: e il risultato finale del calcolo stipendio netto, cioe l’importo che viene effettivamente accreditato sul tuo conto corrente. Controlla sempre che corrisponda all’accredito bancario, tenendo presente che eventuali arrotondamenti di pochi centesimi sono normali.

      Se noti discrepanze significative nella tua busta paga, il consiglio e di rivolgerti a un professionista. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre anche servizi di verifica buste paga e consulenza per lavoratori dipendenti.

      Casi Particolari: Part-time, Apprendistato e Tredicesima

      Il calcolo stipendio netto cambia in alcune situazioni particolari. Vediamole nel dettaglio.

      Stipendio netto con contratto part-time

      Nel part-time, lo stipendio lordo viene riproporzionato in base alle ore lavorate rispetto al full-time. Se il CCNL prevede 40 ore settimanali e tu lavori 20 ore (part-time al 50%), il tuo lordo sara la meta. Tuttavia, il calcolo delle tasse segue le stesse regole: scaglioni IRPEF, contributi INPS e detrazioni si applicano sul reddito annuo complessivo. Un vantaggio del part-time e che, con un reddito piu basso, potresti rientrare nelle fasce che beneficiano del trattamento integrativo o delle aliquote IRPEF piu basse.

      Stipendio netto con apprendistato

      L’apprendistato prevede un’aliquota contributiva agevolata per il lavoratore: solo il 5,84% invece del 9,19%. Questo significa che, a parita di lordo, l’apprendista ha un netto leggermente superiore rispetto a un dipendente ordinario. Inoltre, lo stipendio lordo dell’apprendista e generalmente inferiore di 1-2 livelli rispetto a quello di un lavoratore qualificato con le stesse mansioni.

      Tredicesima e quattordicesima mensilita

      La tredicesima e obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti e viene erogata a dicembre. La quattordicesima e prevista solo da alcuni CCNL (Commercio, Turismo, Pulizie, Chimico) e viene pagata a giugno/luglio. Sulla tredicesima e quattordicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente (vengono gia distribuite sulle 12 mensilita ordinarie), quindi l’IRPEF e piu alta. Di conseguenza, il netto della tredicesima e sempre inferiore rispetto a una mensilita ordinaria, anche se il lordo e identico.

      Esempio: con RAL di 30.000 euro e 13 mensilita, il lordo mensile e circa 2.308 euro. Lo stipendio netto ordinario e circa 1.797 euro, mentre la tredicesima netta sara circa 1.600-1.650 euro per effetto della maggiore IRPEF.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sul Calcolo dello Stipendio Netto

      Quanto e il netto di 1.500 euro lordi al mese?

      Con uno stipendio lordo mensile di 1.500 euro (RAL circa 19.500 euro con 13 mensilita), lo stipendio netto mensile e di circa 1.350-1.400 euro, grazie al trattamento integrativo (ex Bonus Renzi) e al taglio del cuneo fiscale. Questa fascia di reddito beneficia delle agevolazioni massime.

      Come si calcola lo stipendio netto dal lordo annuo?

      Per calcolare lo stipendio netto dal lordo annuo (RAL): 1) Sottrai i contributi INPS (circa 9,19%). 2) Calcola l’IRPEF con gli scaglioni (23%, 35%, 43%). 3) Sottrai l’IRPEF e aggiungi le detrazioni per lavoro dipendente. 4) Aggiungi eventuale trattamento integrativo. 5) Sottrai le addizionali regionali e comunali. Il risultato e il tuo netto annuo, da dividere per 12 o 13 mensilita.

      Perche lo stipendio netto di gennaio e diverso dagli altri mesi?

      A gennaio il netto puo variare per diversi motivi: iniziano le trattenute per il conguaglio fiscale dell’anno precedente (eventuali IRPEF residue), cambiano le addizionali regionali e comunali (si inizia a pagare il saldo dell’anno precedente), e il datore di lavoro ricalcola le detrazioni per l’anno nuovo. Normalmente, da febbraio la busta paga si stabilizza.

      Quanto incidono le tasse sullo stipendio in Italia?

      Il cuneo fiscale in Italia e tra i piu alti in Europa. Per un lavoratore con RAL di 35.000 euro, le tasse e i contributi (a carico del dipendente) incidono per circa il 27-30% del lordo. Se si considerano anche i contributi a carico del datore di lavoro, il costo totale del lavoro e circa il 40-45% superiore allo stipendio netto percepito dal dipendente.

      Lo stipendio netto cambia se ho figli a carico?

      Per i figli sotto i 21 anni, dal 2022 le detrazioni per figli a carico sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale, erogato direttamente dall’INPS. Quindi la busta paga non cambia. Per i figli dai 21 anni in su ancora a carico (reddito annuo sotto 2.840,51 euro o 4.000 euro se under 24), spettano ancora le detrazioni per figli a carico in busta paga, che aumentano lo stipendio netto di circa 50-100 euro al mese a seconda del reddito.

      Come cambia il netto con il regime forfettario?

      Il regime forfettario si applica solo a lavoratori autonomi e partite IVA, non ai dipendenti. Se stai valutando di passare da dipendente a autonomo, il confronto non e diretto: il forfettario ha un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni), ma non prevede detrazioni per lavoro dipendente ne trattamento integrativo. Inoltre, i contributi previdenziali hanno aliquote e basi imponibili diverse.

      Hai Bisogno di Aiuto con la Tua Busta Paga?

      Capire il calcolo stipendio netto puo sembrare complicato, ma non devi farlo da solo. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per:

      • Verifica e controllo busta paga
      • Dichiarazione dei redditi (Modello 730)
      • Calcolo detrazioni fiscali e bonus spettanti
      • Consulenza su TFR e trattamento di fine rapporto
      • Assistenza per pensioni e contributi previdenziali

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      I nostri esperti possono aiutarti a verificare la tua busta paga, calcolare le detrazioni che ti spettano e ottimizzare la tua situazione fiscale.

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        Aprile 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-03 09:00:002026-05-31 10:09:55Calcolo Stipendio Netto 2026: Da Lordo a Netto con Tabelle e Esempi

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