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Tag Archivio per: 730 detrazioni

CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili

Dichiarazione dei redditi 730

Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili

Il Modello 730 2026 riguarda i redditi percepiti nel corso del 2025 e porta con sé alcune novità importanti rispetto agli anni precedenti. Tra le principali: il precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026 (non più dal 15 aprile come in passato), e il tetto massimo complessivo per la maggior parte delle detrazioni al 19% è stato fissato in 75.000 euro di reddito complessivo, con alcune spese escluse da questo limite. Capire quali spese si possono portare in detrazione e quali si possono dedurre dal reddito è fondamentale per pagare il giusto e non lasciare soldi sul tavolo.

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto quello che devi sapere: le scadenze 2026, le principali novità normative, l’elenco delle spese detraibili e deducibili più comuni, con gli importi aggiornati e le condizioni per beneficiarne.

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Indice dei contenuti

  1. Le novità del Modello 730 2026
  2. Scadenze del Modello 730 2026
  3. Spese detraibili al 19%: l’elenco completo
  4. Spese deducibili dal reddito: differenza con le detrazioni
  5. Detrazioni per familiari a carico nel 730/2026
  6. Ristrutturazione edilizia e risparmio energetico
  7. Come presentare il 730/2026: le modalità disponibili
  8. Documenti da portare al CAF per il 730
  9. Cosa succede se si sbaglia il 730: ravvedimento e 730 integrativo
  10. Domande frequenti sul Modello 730 2026

Le novità del Modello 730 2026

Il 730/2026 introduce alcune modifiche rispetto agli anni precedenti, sia nelle scadenze sia nelle regole sulle detrazioni. Ecco le principali novità che devi conoscere.

Precompilato disponibile dal 30 aprile (non più dal 15 aprile)

Dal 2026, il 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate è consultabile dal 30 aprile, non più dal 15 aprile come avveniva in passato. Questa modifica è stata introdotta per consentire all’Agenzia di raccogliere più dati dai sostituti d’imposta e dai sistemi di trasmissione delle spese (Sistema Tessera Sanitaria, catasto, ecc.) prima di popolare la dichiarazione.

Scaglioni IRPEF: tre aliquote dal 2024 in poi

Una novità già operativa dal 2024 e confermata per il 2026 riguarda la struttura dell’IRPEF. Prima del 2024 esistevano quattro scaglioni; ora ne esistono tre (riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023):

Scaglione di redditoAliquota IRPEF
Fino a 28.000 euro23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%
Oltre 50.000 euro43%

La fascia intermedia (25% tra 15.001 e 28.000 euro) è stata eliminata, unificata nella prima aliquota al 23%. Questo ha portato a un risparmio fiscale per chi ha redditi medio-bassi.

Nuovo tetto di 75.000 euro per le detrazioni al 19%

Dal 2025 (anno d’imposta dichiarato nel 730/2026) è in vigore una nuova regola: la maggior parte delle detrazioni al 19% sono soggette a un limite decrescente al crescere del reddito. Nello specifico:

  • Chi ha un reddito complessivo fino a 75.000 euro può detrarre al 19% in base alle regole ordinarie (salvo il limite individuale per spesa)
  • Chi supera i 75.000 euro vede ridursi progressivamente le detrazioni disponibili
  • Alcune spese sono escluse dal tetto: spese sanitarie, interessi su mutui prima casa stipulati prima del 2025, premi assicurativi vita/infortuni, spese per persone con disabilità. Per questi ultimi il limite non si applica. Puoi leggere l’analisi completa nella nostra guida detrazioni 2026 e limite 75.000 euro.

Scadenze del Modello 730 2026

Ecco le scadenze principali da segnare in agenda per il Modello 730/2026:

AdempimentoScadenza
Disponibilità 730 precompilato30 aprile 2026
Invio definitivo Modello 73030 settembre 2026
Invio Modello Redditi PF (autonomi)30 novembre 2026
730 integrativo (correzione errori)25 ottobre 2026

Chi può presentare il 730? I lavoratori dipendenti, i pensionati, e chi percepisce redditi assimilati (es. collaboratori coordinati e continuativi). Chi ha partita IVA con redditi d’impresa o lavoro autonomo deve invece presentare il Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026.

Se hai già presentato il 730 e hai ricevuto il rimborso sul cedolino, puoi verificare i dettagli nella nostra guida: rimborso 730 2026: quando viene accreditato e come controllarlo. Per i pensionati invece, puoi trovare informazioni specifiche nell’articolo sul rimborso 730 luglio 2026.

Spese detraibili al 19%: l’elenco completo

Le detrazioni fiscali al 19% riducono direttamente l’imposta dovuta (non il reddito imponibile). Significa che se hai una spesa detraibile di 1.000 euro, risparmi 190 euro di tasse. Ecco le principali categorie.

Spese sanitarie

Le spese mediche sono detraibili al 19% sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro. Non c’è un limite massimo di spesa e sono escluse dal tetto dei 75.000 euro.

Rientrano in questa categoria:

  • Visite mediche specialistiche (cardiologo, ortopedico, oculista, ecc.)
  • Esami diagnostici (analisi del sangue, ecografie, TAC, risonanze)
  • Ricoveri e interventi chirurgici
  • Acquisto di farmaci con scontrino farmaceutico intestato
  • Protesi ortopediche, dentarie, acustiche
  • Occhiali da vista e lenti a contatto (con scontrino o fattura)
  • Fisioterapia e terapie riabilitative
  • Spese per disabilità (ausili, carrozzine, montascale) — senza franchigia

Attenzione al pagamento tracciabile: le spese sanitarie devono essere pagate con metodi tracciabili (carta di credito, bancomat, bonifico, app di pagamento). Fanno eccezione i farmaci e i ticket sanitari, che si possono pagare anche in contanti.

Interessi passivi su mutuo per la prima casa

Gli interessi passivi pagati sul mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa sono detraibili al 19%, con un limite massimo di 4.000 euro per i mutui d’acquisto e di 2.582,28 euro per i mutui di ristrutturazione. Attenzione: per i mutui stipulati prima del 2025, questa detrazione non rientra nel tetto dei 75.000 euro.

Spese per istruzione

Sono detraibili al 19% le spese per:

  • Università pubblica: rette e tasse universitarie integralmente
  • Università privata: fino all’importo delle tasse di una pubblica analoga
  • Asilo nido: fino a 632 euro per figlio
  • Scuola dell’infanzia, primaria e secondaria: fino a 800 euro per figlio
  • Mensa scolastica e spese di trasporto scolastico
  • Conservatori e accademie: spese per l’iscrizione dei figli

Premi assicurativi

I premi per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni sono detraibili al 19% fino a 530 euro. Sale a 750 euro se il contratto copre il rischio di non autosufficienza. Per le polizze contro gli eventi calamitosi su immobili, il limite è di 1.291,14 euro. Se vuoi approfondire il confronto tra fondi pensione e assicurazioni vita, leggi la nostra guida: fondo pensione o assicurazione vita: quale conviene.

Spese veterinarie

Le spese per le cure degli animali domestici sono detraibili al 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro, fino a un massimo di 550 euro. Anche queste devono essere pagate con metodi tracciabili.

Spese funebri

Le spese per servizi funebri sono detraibili al 19% fino a 1.550 euro per ogni decesso di un familiare a carico.

Erogazioni liberali (donazioni)

Le donazioni a ONLUS, APS e organizzazioni del Terzo Settore sono detraibili al 30% (35% per le ASD) fino a 30.000 euro. Le donazioni a partiti politici sono detraibili al 26% tra 30 e 100.000 euro.

Spese deducibili dal reddito: differenza con le detrazioni

Prima di elencare le spese deducibili, chiariamo la differenza fondamentale rispetto alle detrazioni:

  • Detrazione al 19%: riduce direttamente l’imposta da pagare (l’IRPEF). Se hai una spesa detraibile di 1.000 euro, l’IRPEF scende di 190 euro.
  • Deduzione dal reddito: riduce il reddito imponibile su cui si calcola l’IRPEF. Se hai una deduzione di 1.000 euro e sei nello scaglione al 23%, paghi 230 euro di IRPEF in meno. Se sei nello scaglione al 35%, risparmi 350 euro.

Le deduzioni, quindi, valgono di più per chi ha redditi più alti (perché l’aliquota è più alta). Vediamo le principali.

Contributi previdenziali e assistenziali

I contributi INPS pagati nel 2025 sono integralmente deducibili dal reddito. Rientrano in questa categoria:

  • Contributi alla Gestione Separata INPS (per collaboratori, professionisti senza cassa, ecc.)
  • Contributi artigiani e commercianti
  • Contributi volontari INPS per riscatto anni di studio, ricongiunzione, ecc.
  • Contributi a casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, ecc.)
  • Contributi per colf e badanti: il datore può dedurre fino a 1.549,37 euro all’anno

Fondi pensione complementare

I versamenti a fondi pensione integrativi sono deducibili fino a 5.164,57 euro annui. È uno dei meccanismi di risparmio fiscale più potenti disponibili per i lavoratori dipendenti: oltre al risparmio IRPEF immediato, il capitale si accumula con vantaggi fiscali in fase di rendita.

Assegno di mantenimento al coniuge separato

L’assegno periodico corrisposto all’ex coniuge (non quello per i figli) in base a provvedimento dell’autorità giudiziaria è integralmente deducibile. Non si deduce l’assegno per i figli.

Spese mediche per persone con disabilità

Le spese sanitarie sostenute per persone con disabilità grave (legge 104/1992) sono deducibili integralmente dal reddito, senza franchigia e senza limite massimo. Questa categoria comprende anche le spese per assistenza personale.

Erogazioni liberali a enti religiosi

Le donazioni a istituzioni religiose riconosciute (come la CEI, le chiese valdesi, ecc.) sono deducibili fino a 1.032,91 euro per ciascuna istituzione.

Detrazioni per familiari a carico nel 730/2026

Un familiare è considerato “a carico” quando ha un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli fino a 24 anni).

Detrazione per coniuge a carico

La detrazione per il coniuge fiscalmente a carico è pari a 950 euro (aggiornata rispetto al precedente valore di 800 euro) ed è decrescente al crescere del reddito. Si azzera per redditi molto elevati.

Detrazione per figli a carico (over 21 anni)

Per i figli di età superiore a 21 anni (non sostituiti dall’Assegno Unico Universale), la detrazione è di 950 euro per figlio. I figli fino a 21 anni rientrano invece nell’Assegno Unico Universale, prestazione mensile erogata direttamente dall’INPS.

Detrazione per altri familiari a carico

Per genitori, suoceri, fratelli, sorelle e altri familiari conviventi a carico, la detrazione è pari a 750 euro per ciascun familiare, decrescente con il reddito.

Ristrutturazione edilizia e risparmio energetico

Questa categoria di detrazioni interessa moltissimi contribuenti che hanno effettuato lavori in casa nel 2025. Ecco le principali aliquote applicabili nel 730/2026:

Tipologia lavoriDetrazioneLimite spesa (per unità)Rate
Ristrutturazione edilizia (art. 16-bis TUIR)50%96.000 euro10 anni
Bonus mobili ed elettrodomestici (collegato a ristrutturazione)50%5.000 euro10 anni
Ecobonus (risparmio energetico standard)50% o 65%Variabile per intervento10 anni
Sismabonus (aree sismiche)50%-85%96.000 euro per unità5 anni

Nota importante: Il Superbonus al 110% e al 70% (per lavori avviati rispettivamente prima del 2023 e nel 2024) continua a comparire nel 730/2026 per i contribuenti che stanno ancora recuperando le quote annuali in detrazione. Chi ha ceduto il credito o optato per lo sconto in fattura non inserisce nulla in dichiarazione.

Come presentare il 730/2026: le modalità disponibili

Per presentare il Modello 730 hai tre possibilità:

  1. Tramite il CAF (Centro di Assistenza Fiscale): è la modalità più semplice e sicura. Il CAF verifica la documentazione, compila la dichiarazione e la trasmette. In caso di errore del CAF, la responsabilità è del CAF stesso, non del contribuente.
  2. Tramite il datore di lavoro o ente pensionistico (sostituto d’imposta): se il datore di lavoro offre questo servizio, puoi presentare il 730 direttamente.
  3. In autonomia tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate: accedendo al sito con SPID, CIE o CNS, puoi modificare e inviare il 730 precompilato. Richiede però competenza specifica.

Perché scegliere il CAF? Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la correttezza dei dati, ti aiuta a non dimenticare nessuna spesa detraibile e risponde in caso di eventuali controlli dell’Agenzia delle Entrate. La responsabilità per eventuali errori nella dichiarazione presentata tramite CAF è del CAF stesso.

Documenti da portare al CAF per il 730

Quando prenoti un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine, porta con te:

  • Documento d’identità e codice fiscale (tuo e dei familiari a carico)
  • CU (Certificazione Unica) del datore di lavoro o ente pensionistico
  • Documentazione spese sanitarie: scontrini farmaceutici, fatture medici/strutture sanitarie (il Sistema Tessera Sanitaria ne precarica molte, ma verifica sempre)
  • Documentazione mutuo prima casa: certificato degli interessi passivi rilasciato dalla banca
  • Fatture ristrutturazione edilizia e bonifici parlanti
  • Scontrini/fatture spese scolastiche (rette asilo nido, università, ecc.)
  • Premi assicurativi: polizze vita/infortuni con indicazione del premio annuo
  • Estratti conto fondi pensione con versamenti effettuati nel 2025
  • 730 dell’anno precedente (utile per confronto e per verificare eventuali eccedenze)
  • Per chi ha carichi di famiglia non già presenti in anagrafe: autocertificazione

Cosa succede se si sbaglia il 730: ravvedimento e 730 integrativo

Se ti accorgi di aver commesso un errore nel 730 già inviato, puoi rimediare:

  • 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026: puoi presentare un 730 correttivo tramite CAF o sostituto d’imposta. Se il secondo 730 è a favore del contribuente (maggior rimborso o minor debito), viene elaborato entro novembre 2026.
  • Modello Redditi PF integrativo: se l’errore non è correggibile tramite 730 integrativo (ad esempio perché hai presentato autonomamente o per redditi non inseribili nel 730), puoi presentare il Modello Redditi PF integrativo entro il 30 novembre 2026.
  • Ravvedimento operoso: se hai omesso di presentare la dichiarazione entro il 30 settembre 2026, puoi presentarla in ritardo entro 90 giorni con una sanzione ridotta di 25 euro (1/10 di 250 euro). Oltre i 90 giorni la dichiarazione si considera omessa e le sanzioni sono ben più severe (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta).

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Domande frequenti sul Modello 730 2026

Quando è disponibile il 730 precompilato 2026?

Dal 30 aprile 2026 sul sito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile con SPID, CIE o CNS. Rispetto agli anni precedenti, la disponibilità è stata posticipata dal 15 aprile al 30 aprile.

Entro quando si deve presentare il Modello 730?

La scadenza è il 30 settembre 2026. Per i chi presenta autonomamente via portale AdE o tramite CAF.

Quali spese non rientrano nel limite dei 75.000 euro?

Sono escluse dal tetto: spese sanitarie, interessi su mutui prima casa stipulati prima del 2025, premi assicurativi vita e infortuni, spese per persone con disabilità e spese di recupero del patrimonio edilizio (ristrutturazioni) già avviate prima del 2025.

Posso detrarre le spese pagate in contanti?

Per la maggior parte delle spese detraibili (sanitarie, veterinarie, scolastiche, ecc.) il pagamento deve essere tracciabile (carta, bonifico, app di pagamento). Fanno eccezione i farmaci e i ticket del Servizio Sanitario Nazionale, che si possono pagare in contanti.

Ho una colf o badante: cosa posso dedurre?

I contributi INPS versati per colf e badanti sono deducibili fino a 1.549,37 euro annui. Se hai sostenuto spese per l’assistenza a un anziano non autosufficiente, puoi detrarre anche le spese di assistenza fino a un massimo di 2.100 euro (al 19%), a condizione che l’assistito abbia un reddito non superiore a 40.000 euro. Per tutti i dettagli leggi la nostra guida specifica: detrazione spese assistenza anziani 2026.

Quando mi viene rimborsato l’importo a credito?

Se hai un rimborso, questo viene erogato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico con il cedolino di luglio (per i dipendenti) o agosto/settembre (per i pensionati). Per informazioni dettagliate sui tempi consulta il nostro articolo: rimborso 730 2026: quando arriva e come controllarlo.


Hai bisogno di aiuto con il tuo 730? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per compilare e trasmettere la tua dichiarazione dei redditi in modo corretto e senza stress. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine. Puoi contattarci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. Prenota il tuo appuntamento: la nostra assistenza è personalizzata e professionale.

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 04:31:352026-07-03 07:54:07Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detrazione spese assistenza anziani 2026: guida completa per il 730

Dichiarazione dei redditi 730

La detrazione spese assistenza anziani 2026 è un beneficio fiscale che permette di recuperare il 19% delle spese sostenute per pagare una badante o un addetto all’assistenza personale, fino a un massimo di 2.100 euro. Puoi beneficiarne se hai un anziano non autosufficiente in famiglia e un reddito complessivo non superiore a 40.000 euro. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere per compilare correttamente il modello 730 2026 e ottenere il rimborso IRPEF spettante.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è la detrazione spese assistenza anziani 2026
  2. Requisiti per accedere alla detrazione
  3. Importo e calcolo della detrazione
  4. Chi è considerato non autosufficiente
  5. Spese ammesse e documenti necessari
  6. Come compilare il 730: istruzioni pratiche
  7. Tetto detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro
  8. Detrazione se l’anziano non è a carico fiscalmente
  9. Tabella riassuntiva: i numeri chiave
  10. Domande frequenti (FAQ)

Cos’è la detrazione spese assistenza anziani 2026

La detrazione spese assistenza anziani 2026 è disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR (DPR 917/1986). Si tratta di una detrazione IRPEF del 19% sulle spese sostenute per retribuire gli addetti all’assistenza personale di soggetti che non sono in grado di svolgere autonomamente le attività quotidiane di base.

In parole semplici: se hai pagato una badante per assistere un anziano non autosufficiente — che sia un genitore, un nonno, o un altro familiare — puoi portare quella spesa in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Il Fisco ti restituisce il 19% delle spese, fino a un massimo calcolato su 2.100 euro. Significa che il rimborso massimo ottenibile è di 399 euro (19% × 2.100 euro).

Questa agevolazione si inserisce nel quadro delle detrazioni fiscali previste per le spese che le famiglie italiane sostengono per far fronte a bisogni essenziali. L’obiettivo del legislatore è alleviare il peso economico di chi si prende cura di un anziano non autosufficiente, una spesa spesso molto elevata e difficilmente evitabile.

Requisiti per accedere alla detrazione

Per poter fruire della detrazione assistenza anziani nel 730 2026, devono ricorrere contemporaneamente alcune condizioni essenziali. Vediamole nel dettaglio.

Il primo requisito riguarda il reddito complessivo del dichiarante. La legge stabilisce che la detrazione spetta soltanto se il reddito complessivo non supera 40.000 euro. Si tratta del reddito complessivo del soggetto che sostiene la spesa, non dell’anziano assistito. Superato questo limite, il beneficio non è accessibile.

Il secondo requisito riguarda la condizione dell’assistito: la persona che riceve le cure deve essere non autosufficiente nel compimento degli atti della vita quotidiana. Non basta una generica difficoltà: occorre che la non autosufficienza sia documentata (vedi sezione dedicata più avanti). L’assistito può essere il dichiarante stesso oppure un familiare — anche non fiscalmente a carico.

Il terzo requisito riguarda la natura delle spese: devono trattarsi di compensi pagati ad addetti all’assistenza personale. Rientrano quindi le retribuzioni pagate alla badante, all’assistente familiare o a qualsiasi altro operatore che svolga concretamente l’assistenza alla persona. Non rientrano, invece, le spese per il ricovero in strutture residenziali (RSA, case di riposo), né i costi per farmaci o visite mediche, che seguono regole diverse.

In sintesi, i requisiti sono:

  • Reddito complessivo del dichiarante: non superiore a 40.000 euro
  • Condizione dell’assistito: non autosufficienza certificata negli atti quotidiani
  • Natura della spesa: compensi per addetti all’assistenza personale (badante, assistente)
  • Tracciabilità del pagamento: le spese devono essere documentate e tracciabili

Importo e calcolo della detrazione

L’art. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR stabilisce che la detrazione è pari al 19% delle spese sostenute, calcolata su un importo massimo di 2.100 euro. Questo significa che il risparmio fiscale massimo ottenibile è di 399 euro (calcolato come 19% × 2.100 euro).

Il limite di 2.100 euro è complessivo per l’intero nucleo familiare, non per ogni singola persona assistita. Ciò vuol dire che, anche se in famiglia ci sono due anziani non autosufficienti, la soglia massima su cui calcolare la detrazione rimane 2.100 euro in totale.

Un aspetto importante riguarda la ripartizione della detrazione tra più dichiaranti. Se le spese per la badante vengono sostenute da più familiari (ad esempio, due figli che dividono il costo), ognuno può detrarre la propria quota, ma sempre nel rispetto del limite complessivo di 2.100 euro. In pratica:

  • Fratello A paga 1.000 euro → detrae 19% di 1.000 = 190 euro
  • Fratella B paga 1.100 euro → detrae 19% di 1.100 = 209 euro
  • Totale detratto: 399 euro (il massimo consentito, poiché 1.000 + 1.100 = 2.100 euro)

Se invece uno dei due fratelli pagasse da solo 3.000 euro, potrebbe detrarre solo il 19% di 2.100 euro = 399 euro. La parte eccedente (900 euro) non è detraibile in questa voce. Facciamo un esempio pratico completo:

Esempio pratico: Mario ha un reddito complessivo di 28.000 euro e ha pagato la badante per la madre non autosufficiente 4.800 euro nell’anno 2025. Nel modello 730 2026, Mario può inserire nella riga E41 del quadro E un importo massimo di 2.100 euro. La detrazione spettante sarà 399 euro (2.100 × 19%), che verrà direttamente scalata dall’IRPEF dovuta o rimborsata nel cedolino stipendio di luglio (per i lavoratori dipendenti con sostituto d’imposta).

Chi è considerato non autosufficiente

La normativa fiscale definisce non autosufficiente la persona che non è in grado di compiere autonomamente gli atti della vita quotidiana. Non è richiesta necessariamente una disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104/1992, anche se spesso le due condizioni si sovrappongono.

Le istruzioni ministeriali al modello 730 precisano che la non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana si riferisce all’incapacità di svolgere almeno alcune delle seguenti attività in modo autonomo:

  • Assunzione degli alimenti (alimentarsi da soli)
  • Deambulazione (muoversi autonomamente)
  • Vestirsi e svestirsi
  • Igiene personale (lavarsi, curare la propria persona)
  • Espletamento delle funzioni fisiologiche
  • Interazioni cognitive essenziali

La non autosufficienza deve essere attestata da un medico. Nella pratica, è sufficiente una certificazione medica rilasciata dal medico curante (medico di medicina generale) o da un medico specialista che attesti lo stato di non autosufficienza. Non è necessaria una specifica commissione INPS o ASL, anche se l’eventuale verbale di invalidità civile o la certificazione di handicap grave ex Legge 104 sono certamente documenti validi e facilmente spendibili.

Un punto spesso frainteso: non è necessario che l’anziano abbia un’età minima. La detrazione spetta per qualsiasi persona non autosufficiente, indipendentemente dall’età. Un adulto di 50 anni con grave malattia degenerativa che necessita di assistenza h24 può rientrare nella fattispecie tanto quanto un ultraottantenne.

Analogamente, non è richiesto che l’assistito sia fiscalmente a carico del dichiarante. Anche se l’anziano ha una propria pensione e non risulta fiscalmente a carico del figlio che paga la badante, quest’ultimo può comunque detrarre le spese sostenute. Questo è un aspetto molto importante che spesso le famiglie ignorano.

Spese ammesse e documenti necessari

Non tutte le spese legate alla cura di un anziano sono detraibili con questa voce specifica. È fondamentale capire cosa rientra e cosa no nella detrazione per spese di assistenza personale.

Spese ammesse: rientrano nella detrazione le retribuzioni corrisposte alla badante o all’assistente familiare, compresi i contributi previdenziali INPS pagati dalla famiglia. In particolare sono detraibili:

  • Stipendio netto corrisposto alla badante
  • Contributi INPS per lavoro domestico (quota a carico del datore di lavoro)
  • Compensi ad agenzie di assistenza che forniscono il personale
  • Retribuzioni per assistenti familiari iscritti all’INPS come lavoratori domestici

Spese NON ammesse in questa voce: non rientrano nella detrazione i-septies le spese per:

  • Ricovero in RSA o casa di riposo (segue regole diverse)
  • Farmaci e medicinali (detraibili come spese sanitarie nella lett. c)
  • Visite mediche e specialistiche (lett. c)
  • Protesi e ausili (lett. c)
  • Spese per la casa (adattamenti, ascensori, ecc. — seguono bonus edilizi)

Per quanto riguarda i documenti da conservare, l’Agenzia delle Entrate richiede che il contribuente sia in grado di dimostrare la spesa sostenuta e la condizione di non autosufficienza dell’assistito. In particolare è necessario conservare:

  • Ricevute di pagamento (bonifico bancario, assegno, ricevuta firmata dalla badante)
  • Buste paga della lavoratrice domestica
  • Ricevuta versamento contributi INPS (il bollettino PagoPA/MAV)
  • Certificazione medica attestante la non autosufficienza dell’assistito
  • Contratto di lavoro con la badante (CCNL Lavoro Domestico)

Attenzione alla tracciabilità del pagamento: sebbene la normativa non imponga in modo assoluto il pagamento tracciabile per questa specifica detrazione (a differenza delle spese edilizie e di alcune spese sanitarie), è fortemente consigliato pagare la badante con bonifico bancario o assegno. I pagamenti in contanti, pur non esplicitamente vietati, sono più difficili da documentare in caso di controllo fiscale.

Le spese per colf e badanti hanno un trattamento fiscale complesso. Il CAF Centro Fiscale a Udine è specializzato nella gestione di queste pratiche: dalla stipula del contratto al versamento dei contributi INPS, fino alla corretta compilazione della dichiarazione dei redditi.

Come compilare il 730: istruzioni pratiche

Nella dichiarazione dei redditi 2026 (modello 730/2026 per l’anno d’imposta 2025), la detrazione spese assistenza anziani va inserita nel Quadro E — Oneri e spese, precisamente nella sezione dedicata alle spese per le quali spetta la detrazione del 19%.

La voce specifica è la riga E41 del modello 730, codice spesa 30. In questa riga dovrai indicare:

  • Colonna 1: il codice 30 (spese per addetti all’assistenza personale)
  • Colonna 2: l’importo della spesa sostenuta, fino a un massimo di 2.100 euro

Attenzione: l’importo da inserire è la spesa effettivamente sostenuta, non la detrazione. Il software della dichiarazione precompilata o del CAF calcolerà automaticamente il 19% da applicare. Se hai speso 3.500 euro per la badante, inserisci comunque 2.100 euro (il massimo detraibile).

Un aspetto fondamentale: nel quadro E dovrai anche dichiarare il codice fiscale della persona non autosufficiente assistita. Questa informazione è obbligatoria e permette all’Agenzia delle Entrate di verificare la spettanza della detrazione. Ricorda di averlo pronto al momento della compilazione.

Riguardo al 730 precompilato 2026: dal 30 aprile 2026 (data anticipata rispetto al passato) l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello precompilato. Le spese per la badante potrebbero non essere già presenti nel precompilato, soprattutto se il pagamento è avvenuto in contanti o tramite modalità non comunicata al Fisco. In questo caso dovrai integrare manualmente il dato. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per la compilazione corretta del modello 730: i nostri operatori verificano che tutte le detrazioni spettanti siano inserite correttamente.

La scadenza per presentare il 730 2026 è il 30 settembre 2026. Per i lavoratori dipendenti con sostituto d’imposta, il rimborso eventuale viene erogato direttamente nella busta paga (di norma a partire da luglio/agosto). Per i pensionati il rimborso arriva nel cedolino pensione.

Tetto detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro

Una novità importante introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) riguarda il tetto massimo alle detrazioni fiscali per i contribuenti con redditi elevati. A partire dall’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 2026), chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro non può più detrarre liberamente tutte le spese: subisce un limite.

In base al nuovo art. 16-ter TUIR introdotto dalla L. 207/2024, il totale delle detrazioni ammissibili viene limitato a un importo base moltiplicato per un coefficiente familiare:

  • Reddito tra 75.001 e 100.000 euro → importo base 14.000 euro
  • Reddito superiore a 100.000 euro → importo base 8.000 euro

L’importo base viene poi moltiplicato per un coefficiente che dipende dal numero di figli a carico:

  • Nessun figlio a carico → coefficiente 0,50
  • 1 figlio a carico → coefficiente 0,70
  • 2 figli a carico → coefficiente 0,85
  • Più di 2 figli o almeno 1 figlio disabile → coefficiente 1,00

Esempio pratico: Lucia ha un reddito di 90.000 euro e nessun figlio a carico. L’importo base è 14.000 euro, moltiplicato per 0,50 = 7.000 euro. Questo è il massimo totale di detrazioni (al netto degli oneri esclusi) che Lucia può far valere nella dichiarazione 2026.

Attenzione: la detrazione per spese di assistenza personale (lett. i-septies) è inclusa nel computo del tetto. A differenza delle spese sanitarie (lett. c) che sono esplicitamente escluse dal tetto, le spese per la badante rientrano nel calcolo. Questo significa che un contribuente con reddito superiore a 75.000 euro dovrà tenere conto di questo limite anche per la detrazione dell’assistenza anziani.

Va comunque ricordato che la detrazione i-septies ha già un suo requisito di reddito massimo: non spetta a chi supera 40.000 euro. Per questa ragione, il tetto da 75.000 euro nella maggior parte dei casi non interferisce con la detrazione per assistenza anziani, poiché chi ha redditi sopra 40.000 euro già non può fruire di questa voce specifica. Il problema del tetto si pone solo in situazioni marginali (ad esempio, se la detrazione viene fruita da un soggetto che ha un reddito intorno a 40.000 euro in un anno e supera 75.000 in un altro).

Hai dubbi su come interagiscono le diverse detrazioni con il tetto del reddito? Il team del CAF Centro Fiscale di Udine può verificare la tua situazione specifica e ottimizzare la dichiarazione dei redditi.

Detrazione se l’anziano non è a carico fiscalmente

Uno degli aspetti più interessanti e meno noti della detrazione per spese di assistenza personale è che la legge non richiede che l’anziano assistito sia fiscalmente a carico del dichiarante. La norma (art. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR) non pone questa condizione.

Questo significa che il figlio che paga la badante per il padre pensionato può detrarre la spesa anche se il padre ha una pensione propria e quindi non è considerato fiscalmente a carico (ricordiamo che si è fiscalmente a carico se il reddito annuo non supera 2.840,51 euro, o 4.000 euro per i figli under 24). Nella pratica, quasi nessun anziano che riceve pensione è fiscalmente a carico del figlio, ma questo non impedisce la detrazione delle spese di assistenza.

In questo scenario il dichiarante deve verificare solo il proprio reddito complessivo (non deve superare 40.000 euro) e le spese sostenute devono essere effettivamente a carico suo — cioè deve essere lui/lei a pagare la badante, non l’anziano stesso.

Un caso frequente: la pensione del padre non autosufficiente non è sufficiente per pagare la badante. I figli integrano la somma mancante. In questo caso, ciascun figlio può detrarre la quota di spesa che ha effettivamente sostenuto (sempre nel rispetto del limite complessivo di 2.100 euro). L’importante è avere la documentazione (bonifici, ricevute) che dimostri chi ha pagato e quanto.

Esistono inoltre deduzioni INPS specifiche per i contributi versati per colf e badanti: si tratta della deduzione dal reddito complessivo dei contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici. Questa deduzione è distinta dalla detrazione i-septies ed è fruibile anche quando il reddito supera 40.000 euro. Il CAF Centro Fiscale a Udine ti aiuta a sfruttare entrambe le agevolazioni.

Tabella riassuntiva: i numeri chiave

Ecco una tabella con tutti i dati essenziali sulla detrazione spese assistenza anziani 2026 da tenere sempre a portata di mano durante la compilazione del 730.

ParametroValore 2026Note
Norma di riferimentoArt. 15 c. 1 lett. i-septies TUIRDPR 917/1986
Aliquota detrazione19%Standard art. 15 TUIR
Spesa massima detraibile2.100 euroLimite complessivo per nucleo
Risparmio fiscale massimo399 euro19% × 2.100 euro
Limite reddito dichiaranteNon superiore a 40.000 euroReddito complessivo annuo
Condizione dell’assistitoNon autosufficiente certificatoCertificazione medica obbligatoria
Anziano a carico?Non richiestoDetrae anche il figlio con padre pensionato
Riga del 730Quadro E, riga E41, codice 30Modello 730/2026
Scadenza 730 202630 settembre 2026Proroga possibile con +0,40%
Tetto redditi > 75.000Si applica (art. 16-ter TUIR)Ma raramente interagisce con questa voce

Domande frequenti (FAQ)

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Conclusione

La detrazione spese assistenza anziani 2026 è un’agevolazione importante per le famiglie che sostengono il costo di una badante per un familiare non autosufficiente. Con un risparmio fiscale massimo di 399 euro e la possibilità di cumulare questa voce con la deduzione dei contributi INPS, si tratta di un beneficio che vale la pena non perdere.

I punti chiave da ricordare: reddito massimo 40.000 euro, spesa massima 2.100 euro, certificazione medica obbligatoria, inserimento in Quadro E riga E41 codice 30 del modello 730. Le spese vanno documentate e, preferibilmente, pagate in modo tracciabile.

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. I nostri esperti verificano che tutte le detrazioni spettanti — compresa quella per la badante — siano correttamente inserite nel tuo 730.
Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Trovi il nostro ufficio in Viale Tullio 13, Udine. Il servizio è disponibile sia in presenza che online in tutta Italia.

Luglio 2, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 03:31:352026-07-02 00:22:09Detrazione spese assistenza anziani 2026: guida completa per il 730
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: le spese che non entrano nel tetto

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

Le detrazioni 2026 per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro funzionano in modo diverso rispetto al passato. Con la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, articolo 1 commi 10-11), è stato introdotto un tetto massimo agli oneri detraibili al 19% per i contribuenti con reddito complessivo elevato: il limite cambia in base al reddito e al numero di figli a carico. Ma attenzione: non tutte le detrazioni fiscali 2026 rientrano in questo meccanismo. Esistono spese e detrazioni completamente escluse dal tetto, che si possono sempre portare in detrazione per l’intero importo, indipendentemente dal reddito. In questo articolo trovi la guida completa: chi è soggetto al limite, come si calcola, quali spese sono escluse e come comportarsi nel modello 730 2026. Se hai bisogno di assistenza nella dichiarazione dei redditi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione sia in ufficio che online.

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Indice dei Contenuti

  1. Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo
  2. Tabella: come cambia il tetto in base al reddito e ai figli
  3. Spese completamente ESCLUSE dal tetto: la lista completa 2026
  4. Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici
  5. Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto?
  6. Detrazioni IRPEF 2026: le spese soggette al tetto da sapere
  7. Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro
  8. Novità della Legge di Bilancio 2025
  9. Domande Frequenti

Indice dei contenuti

  1. Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo
  2. Tabella: come cambia il tetto delle detrazioni 2026 in base al reddito e ai figli
  3. Spese completamente ESCLUSE dal tetto delle detrazioni 2026: la lista completa
  4. Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici
  5. Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto delle detrazioni?
  6. Detrazioni IRPEF 2026: le principali spese soggette al tetto da sapere
  7. Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro
  8. Detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro: le novità della Legge di Bilancio 2025
  9. Domande Frequenti sulle detrazioni 2026 sopra 75.000 euro

Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo

La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha introdotto, a partire dall’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730 presentata nel 2026), un meccanismo che limita l’importo complessivo degli oneri detraibili al 19% per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro.

In pratica, chi guadagna più di 75.000 euro all’anno non potrà più detrarre liberamente tutte le spese al 19%, ma dovrà rispettare un limite massimo calcolato in base al reddito e alla presenza di figli a carico.

Il legislatore ha previsto due soglie di reddito che determinano due livelli di tetto:

  • Reddito complessivo da 75.001 a 100.000 euro: il limite di spese detraibili al 19% è pari a 14.000 euro (senza figli) o 28.000 euro (con figli a carico)
  • Reddito complessivo superiore a 100.000 euro: il limite scende a 8.000 euro (senza figli) o 16.000 euro (con figli a carico)

Questi limiti riguardano il totale cumulativo di tutte le spese detraibili al 19% che rientrano nel meccanismo. Non si tratta di un limite per ogni singola voce, ma del tetto complessivo entro il quale calcolare la detrazione.

Un contribuente con reddito di 80.000 euro e nessun figlio potrà quindi detrarre al massimo 14.000 euro di oneri al 19%, ottenendo una detrazione massima di 2.660 euro (14.000 × 19%). Se ha sostenuto spese superiori a questo importo, la quota eccedente non dà diritto ad alcuna detrazione.

Riferimento normativo: L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), art. 1 commi 10-11, che modifica l’art. 15 del TUIR (DPR 917/1986).

Tabella: come cambia il tetto delle detrazioni 2026 in base al reddito e ai figli

Per capire a colpo d’occhio quali limiti di detraibilità si applicano al proprio caso, ecco la tabella riepilogativa prevista dalla normativa per l’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730 del 2026):

Reddito complessivoSenza figli a caricoCon figli a carico
Fino a 75.000 euroNessun limiteNessun limite
Da 75.001 a 100.000 euro14.000 euro28.000 euro
Oltre 100.000 euro8.000 euro16.000 euro

La presenza di figli a carico raddoppia il limite ammesso: questo è un elemento cruciale del meccanismo, che tutela le famiglie con figli anche nella fascia di reddito più elevata.

Chi sono i “figli a carico”? Ai fini di questa norma, sono considerati figli a carico quelli che hanno un reddito proprio inferiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli under 24). Il figlio deve risultare a carico nell’anno d’imposta 2025, anche solo per una parte dell’anno.

Immagina che il sig. Rossi abbia un reddito complessivo di 85.000 euro e due figli di 15 e 18 anni entrambi a carico. In questo caso il limite si applica nella fascia 75.001-100.000 euro “con figli”, quindi il tetto è di 28.000 euro. Se il sig. Rossi ha sostenuto 30.000 euro di spese detraibili al 19% (interessi su mutuo, spese mediche, assicurazioni), le prime 28.000 euro saranno detraibili al 19% (= 5.320 euro di detrazione), mentre i restanti 2.000 euro saranno esclusi.

La sig.ra Bianchi con reddito di 120.000 euro e nessun figlio potrà invece detrarre al massimo 8.000 euro di spese al 19%, per una detrazione massima di 1.520 euro.

Spese completamente ESCLUSE dal tetto delle detrazioni 2026: la lista completa

Questa è la parte più importante della guida per chi ha un reddito elevato: non tutte le detrazioni rientrano nel tetto massimo. Il legislatore ha previsto una serie di spese escluse dal meccanismo del limite, che continuano a essere detraibili per l’intero importo previsto dalla legge, indipendentemente dal reddito del contribuente.

1. Spese sanitarie eccedenti la franchigia di 129,11 euro

Le spese mediche e sanitarie detraibili al 19% (ex art. 15 comma 1 lett. c TUIR) sono escluse dal meccanismo del tetto. La detrazione del 19% si applica sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro senza alcun limite massimo di importo, indipendentemente dal reddito del contribuente. Chi spende 5.000 euro di spese sanitarie può detrarre il 19% di (5.000 – 129,11) = il 19% di 4.870,89 euro, senza che il tetto da 75.000 euro incida.

2. Interessi passivi su mutui per l’acquisto dell’abitazione principale

Gli interessi sul mutuo per l’acquisto della prima casa (art. 15 comma 1 lett. b TUIR) sono esclusi dal tetto. La detrazione al 19% si calcola sulla quota di interessi passivi fino a 4.000 euro annui, e questa soglia non è intaccata dal limite per i redditi elevati. Chi ha un mutuo sulla prima casa può detrarre liberamente gli interessi passivi anche con reddito superiore a 100.000 euro.

3. Spese per persone con disabilità

Tutte le spese sostenute per persone con disabilità (assistenza, ausili, adattamento veicoli, ecc.) ai sensi dell’art. 15 comma 1 lett. c, e, k del TUIR sono escluse dal tetto. Questa esclusione è fondamentale per proteggere le famiglie con persone non autosufficienti, anche quando il reddito è elevato.

4. Premi assicurativi per rischio morte e invalidità permanente

I premi assicurativi per il rischio morte o per invalidità permanente superiore al 5% (art. 15 comma 1 lett. f TUIR) sono anch’essi esclusi dal limite massimo. Se hai una polizza vita o una polizza per invalidità grave, continui a detrarre il 19% dei premi senza che il tetto da 75.000 euro incida.

5. Contributi previdenziali e assistenziali obbligatori

I contributi INPS e previdenziali obbligatori non rientrano tra gli oneri soggetti al tetto del 19%, in quanto sono deducibili dal reddito (non detraibili): operano in deduzione, prima del calcolo dell’IRPEF, e quindi non interagiscono con il meccanismo del limite delle detrazioni.

Lo schema riassuntivo delle spese rispetto al tetto:

Tipologia di spesaSoggetta al tetto?
Spese sanitarie (franchigia 129,11 euro)NO – ESCLUSA
Interessi mutuo acquisto prima casaNO – ESCLUSA
Spese per disabilità (art. 15 TUIR)NO – ESCLUSA
Premi assicurativi morte/invaliditàNO – ESCLUSA
Spese scolastiche/universitàSÌ – soggetta al tetto
Spese veterinarieSÌ – soggetta al tetto
Affitti studenti fuori sedeSÌ – soggetta al tetto
Spese funebriSÌ – soggetta al tetto
Abbonamenti trasporti pubbliciSÌ – soggetta al tetto
Interessi mutuo costruzione prima casaSÌ – soggetta al tetto

Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici

Per capire come funziona concretamente il meccanismo, vediamo tre esempi pratici con situazioni diverse, che ti aiuteranno a capire se e come il tetto incide sulla tua dichiarazione dei redditi 2026.

Esempio 1 — Reddito 80.000 euro, nessun figlio

Il sig. Conti ha un reddito di 80.000 euro e ha sostenuto: spese sanitarie 2.500 euro (dopo franchigia 129,11 = 2.370,89 euro detraibili), interessi mutuo prima casa 3.200 euro, spese scolastiche figli 800 euro, abbonamento trasporti 250 euro.

Le spese sanitarie e gli interessi mutuo sono escluse dal tetto: il sig. Conti può detrarre per intero il 19% su queste voci (rispettivamente 450,47 euro e 608 euro di detrazione). Le spese soggette al tetto sono: 800 + 250 = 1.050 euro. Poiché il limite per reddito 75.001-100.000 senza figli è 14.000 euro, le spese soggette al tetto sono ampiamente sotto il limite (199,50 euro di detrazione). Nessuna perdita in questo caso.

Esempio 2 — Reddito 95.000 euro, due figli a carico

La dott.ssa Ferri ha reddito 95.000 euro e due figli under 21 a carico. Ha sostenuto: spese mediche 4.000 euro (dopo franchigia = 3.870,89 euro), interessi mutuo prima casa 4.000 euro, spese università figlio 3.500 euro, spese funebri 1.550 euro, assicurazione vita 530 euro.

Spese escluse dal tetto: spese mediche + mutuo prima casa + assicurazione vita. Spese soggette al tetto: 3.500 (università) + 1.550 (funebri) = 5.050 euro. Il limite “con figli” in fascia 75.001-100.000 è 28.000 euro: poiché 5.050 < 28.000, la detrazione piena si applica anche qui. Nessuna perdita.

Esempio 3 — Reddito 110.000 euro, nessun figlio

L’avv. Biondi ha reddito 110.000 euro e nessun figlio. Spese soggette al tetto: spese scolastiche 2.800 euro, affitto studente fuori sede 2.633 euro, contributi badante 2.100 euro (NB: per redditi > 40.000 euro questa detrazione non spetta già per soglia di reddito), abbonamento trasporti 250 euro. Totale: 7.783 euro. Il limite reddito > 100.000 senza figli è 8.000 euro: poiché 7.783 < 8.000, la detrazione si applica per intero (1.478,77 euro).

Se l’avv. Biondi avesse avuto anche 500 euro aggiuntivi di spese soggette al tetto (totale 8.283 euro), la parte eccedente (283 euro) sarebbe stata non detraibile, con una perdita fiscale di 53,77 euro.

Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto delle detrazioni?

Un caso particolare merita una spiegazione approfondita: le detrazioni edilizie (ristrutturazioni, Ecobonus, Superbonus, bonus mobili) seguono regole proprie e hanno un rapporto specifico con il meccanismo del tetto da 75.000 euro.

Le detrazioni edilizie al 50% e al 65% non rientrano nella categoria degli oneri detraibili al 19% soggetti al tetto. Il meccanismo del limite introdotto dalla L. 207/2024 riguarda specificamente gli oneri detraibili al 19% elencati nell’art. 15 del TUIR. Le detrazioni per interventi edilizi (bonus ristrutturazione 50%, Ecobonus 65%, Sismabonus, ecc.) sono disciplinate da norme separate (art. 16-bis e seguenti TUIR) e mantengono propri limiti e regole di fruizione.

Il bonus mobili al 50% (connesso alla ristrutturazione) segue la stessa logica: non è un onere al 19% e non rientra nel tetto. La detrazione si calcola sull’importo massimo di 5.000 euro (per il 2025) con le consuete modalità.

Per quanto riguarda il Superbonus: dal 2024 è sceso al 70% (per il 2024) e al 65% per il 2025. Chi beneficia del Superbonus attraverso la dichiarazione dei redditi 2026 potrà detrarre la quota annuale prevista senza che il tetto del 19% la intacchi.

Per chi ha reddito superiore a 75.000 euro, la pianificazione fiscale deve distinguere tra: oneri al 19% soggetti al tetto, detrazioni edilizie (non soggette al tetto), e spese escluse per legge dal tetto. Se vuoi ottimizzare la tua dichiarazione dei redditi 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a calcolare il limite corretto e a inserire correttamente ogni spesa nel modello 730.

Detrazioni IRPEF 2026: le principali spese soggette al tetto da sapere

Per completare il quadro, vediamo quali sono le principali spese detraibili al 19% soggette al tetto per i redditi superiori a 75.000 euro. Conoscerle è fondamentale per pianificare correttamente la propria dichiarazione dei redditi.

Spese istruzione e formazione

  • Spese per frequenza di università (pubbliche e private), fino ai massimali previsti per i corsi privati
  • Spese per scuole materne, elementari, medie e superiori: fino a 800 euro per anno per studente (scuole dell’infanzia e primo/secondo ciclo)
  • Spese per asili nido: detrazione 19% su importo massimo 632 euro annui per figlio
  • Canoni di locazione studenti universitari fuori sede: 19% su importo max 2.633 euro annui

Spese veterinarie

Le spese veterinarie per animali domestici sono detraibili al 19% sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro, fino a un massimo di 550 euro di spese (detrazione max: 80,56 euro). Questa voce rientra nel tetto complessivo.

Spese funebri

Le spese funebri detraibili 2026 per il decesso di familiari prossimi sono detraibili al 19% fino a un massimo di 1.550 euro per evento. Rientrano nel tetto complessivo.

Abbonamenti trasporti pubblici

Gli abbonamenti a trasporti pubblici (treni, autobus, metropolitana) sono detraibili al 19% su importi fino a 250 euro annui per ciascun membro del nucleo familiare. Rientrano nel tetto.

Interessi su mutui per la costruzione della prima casa

Gli interessi su mutui per la costruzione (non acquisto) dell’abitazione principale sono detraibili al 19% fino a 2.582,28 euro annui. Attenzione: a differenza degli interessi per l’acquisto della prima casa (esclusi dal tetto), quelli per la costruzione rientrano nel meccanismo del limite.

Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro

Dal punto di vista pratico, il calcolo del tetto non è automatico: il modello 730 2026 (per i redditi 2025) è predisposto per gestire questo meccanismo, ma il contribuente deve assicurarsi di inserire correttamente tutte le spese nelle apposite sezioni.

Il 730 precompilato 2026, disponibile dall’Agenzia delle Entrate dal 30 aprile 2026, include le spese che l’Agenzia ha ricevuto direttamente dai soggetti terzi (sistema tessera sanitaria, banche per interessi mutuo, ecc.). Tuttavia, il precompilato potrebbe non riportare tutte le spese, ed è fondamentale integrarlo con le spese non già caricate.

Procedura consigliata per chi supera 75.000 euro:

  1. Raccogliere tutte le spese sostenute nel 2025 suddivise in due categorie: spese escluse dal tetto e spese soggette al tetto
  2. Calcolare il limite applicabile in base alla propria fascia di reddito (75.001-100.000 o oltre 100.000) e alla presenza di figli a carico
  3. Verificare se la somma delle spese soggette al tetto supera il limite massimo
  4. Inserire correttamente le spese nel 730, rispettando i righi previsti per ciascuna categoria
  5. Conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni in caso di controllo fiscale

Dati gli importi in gioco, per chi supera i 75.000 euro di reddito è consigliabile affidarsi a un CAF per la compilazione del 730 2026. Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce dichiarazioni dei redditi complesse con redditi elevati, spese edilizie, figli a carico e situazioni particolari, sia in ufficio a Udine che online per i residenti in tutta Italia.

Detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro: le novità della Legge di Bilancio 2025

Il meccanismo del tetto alle detrazioni IRPEF 2026 è una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) con decorrenza dall’anno d’imposta 2025. Prima di questa riforma, le detrazioni fiscali al 19% non erano soggette ad alcun limite legato al reddito complessivo: ogni contribuente poteva detrarre liberamente tutte le spese previste dalla legge.

La ratio della norma è quella di rendere il sistema delle detrazioni più equo: le detrazioni al 19% beneficiano proporzionalmente di più chi ha redditi elevati. Introducendo un limite massimo per i redditi superiori a 75.000 euro, il legislatore ha inteso contenere questo vantaggio fiscale relativo.

Cosa NON è cambiato:

  • Le detrazioni al 19% per chi ha reddito fino a 75.000 euro: nessun limite
  • Le detrazioni edilizie (50%, 65%, Superbonus): non toccate dal tetto
  • Le detrazioni per spese sanitarie: escluse per legge dal tetto
  • Le detrazioni per interessi mutuo prima casa: escluse per legge dal tetto
  • Le detrazioni per spese legate alla disabilità: escluse per legge

Quando scatta il limite? Il tetto si applica nella dichiarazione dei redditi 2026 (da presentarsi entro il 30 settembre 2026 per il 730 o entro il 30 novembre 2026 per il Modello Redditi PF). Per chi ha situazioni complesse, rivolgiti al CAF Centro Fiscale per verificare la tua situazione specifica.

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Domande Frequenti sulle detrazioni 2026 sopra 75.000 euro

Il tetto da 75.000 euro si applica anche alle spese sanitarie?

No. Le spese sanitarie (spese mediche detraibili al 19%) sono espressamente escluse dal meccanismo del tetto. Continuano a essere detraibili al 19% sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro, senza alcun limite massimo legato al reddito del contribuente. Puoi detrarre tutte le tue spese mediche anche se hai un reddito superiore a 100.000 euro.

Gli interessi sul mutuo della prima casa rientrano nel tetto delle detrazioni 2026?

No. Gli interessi passivi su mutui per l’acquisto dell’abitazione principale (art. 15 TUIR) sono esclusi dal meccanismo del tetto. La detrazione al 19% si applica sulla quota di interessi passivi fino a 4.000 euro annui, indipendentemente dal reddito del contribuente. Questa esclusione non riguarda invece gli interessi su mutui per la costruzione della prima casa, che rientrano nel tetto.

Come si calcola il tetto delle detrazioni con reddito di 90.000 euro e un figlio a carico?

Con reddito di 90.000 euro e un figlio a carico, rientri nella fascia 75.001-100.000 euro “con figli”. Il tetto massimo di spese al 19% soggette al limite è di 28.000 euro. La somma di tutte le spese detraibili al 19% che rientrano nel meccanismo (escluse spese sanitarie, interessi mutuo prima casa, spese per disabilità) non può superare 28.000 euro: la quota eccedente non dà diritto ad alcuna detrazione.

Le detrazioni per bonus ristrutturazione al 50% sono soggette al tetto da 75.000 euro?

No. Le detrazioni edilizie (ristrutturazione 50%, Ecobonus 65%, Superbonus, bonus mobili, ecc.) non rientrano nel meccanismo del tetto. Il limite introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda solo gli oneri detraibili al 19% ex art. 15 TUIR. Le detrazioni edilizie mantengono le proprie regole e massimali invariati.

Il tetto cambia se ho più figli a carico?

La norma prevede due soli livelli: senza figli e con figli a carico. Non è previsto un ulteriore aumento del limite al crescere del numero di figli: basta avere almeno un figlio a carico per raddoppiare il tetto (da 14.000 a 28.000 euro nella fascia 75.001-100.000, oppure da 8.000 a 16.000 euro nella fascia oltre 100.000 euro). Due figli o cinque figli danno diritto allo stesso limite raddoppiato.

Il tetto delle detrazioni 2026 si applica anche nel Modello Redditi PF?

Sì. Il meccanismo del tetto per redditi superiori a 75.000 euro si applica sia nel modello 730 2026 che nel Modello Redditi PF 2026, in quanto opera in fase di calcolo dell’IRPEF, indipendentemente dal modello dichiarativo scelto. L’anno d’imposta di riferimento è il 2025.

Le detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro sono un tema che richiede attenzione: il meccanismo del tetto introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 può ridurre significativamente il risparmio fiscale per i contribuenti con redditi elevati. Tuttavia, le spese escluse dal tetto — a partire dalle spese sanitarie e dagli interessi sul mutuo della prima casa — garantiscono comunque importanti agevolazioni fiscali, indipendentemente dal reddito.

Per calcolare correttamente il tuo limite, verificare quali spese rientrano nel meccanismo e compilare il modello 730 2026 senza errori, affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. Il nostro team di esperti ti assiste sia in ufficio a Udine che online, in tutta Italia.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per calcolare il tetto delle detrazioni, verificare le spese detraibili e compilare correttamente il 730. Servizio disponibile in ufficio e online in tutta Italia.

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    Giugno 27, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 21:29:322026-07-03 07:55:10Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: le spese che non entrano nel tetto
    CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHE

    Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    Se sei un lavoratore dipendente e vuoi capire quante tasse paghi davvero e quanto ti rimane in busta paga, devi conoscere le detrazioni per lavoro dipendente. Nel 2026 ci sono importanti novità che influenzano direttamente il tuo stipendio netto: dalla riforma degli scaglioni IRPEF entrata a pieno regime, agli importi aggiornati delle detrazioni di base. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere, con esempi pratici e tabelle chiare.

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    Cosa sono le detrazioni per lavoro dipendente

    Le detrazioni per lavoro dipendente sono riduzioni dell’imposta IRPEF che spettano automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti, ai pensionati e ad alcune categorie assimilate. In parole semplici: lo Stato riconosce che chi lavora ha spese fisse legate al lavoro (trasporti, abbigliamento professionale, ecc.) e quindi riduce la tassa da pagare.

    A differenza delle deduzioni (che abbassano il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcola la tassa), le detrazioni abbassano direttamente l’imposta finale. Questo le rende particolarmente vantaggiose: ogni euro di detrazione vale un euro in meno di IRPEF da pagare.

    Esistono due grandi categorie di detrazioni:

    • Detrazioni per tipo di reddito: spettano in base alla fonte del reddito (lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo)
    • Detrazioni per oneri e spese: spettano per spese specifiche sostenute (spese mediche, interessi mutuo, bonus ristrutturazioni, ecc.)

    In questo articolo ci concentriamo sulle detrazioni per tipo di reddito da lavoro dipendente, quelle che il tuo datore di lavoro applica automaticamente ogni mese nel calcolo del cedolino paga.

    La riforma IRPEF 2024-2026: i tre scaglioni vigenti

    Prima di parlare delle detrazioni, è utile capire su cosa vengono applicate. Il sistema IRPEF italiano tassa il reddito in modo progressivo: più guadagni, più paghi, ma solo sulle fasce superiori.

    Con la riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (Riforma fiscale 2024), siamo passati da quattro a tre scaglioni IRPEF, vigenti anche nel 2026:

    Scaglione di redditoAliquota IRPEFEsempio imposta (solo su quella fascia)
    Fino a 28.000 euro23%Su 28.000 euro: 6.440 euro
    Da 28.001 a 50.000 euro35%Su 22.000 euro: 7.700 euro
    Oltre 50.000 euro43%Su ogni euro oltre 50.000

    Prima del 2024 esisteva anche lo scaglione al 25% (da 15.001 a 28.000 euro). La sua eliminazione, unita all’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, ha portato un beneficio netto per la maggior parte dei lavoratori con redditi medio-bassi.

    Importante: le aliquote si applicano in modo progressivo, non sul reddito totale. Un lavoratore con 40.000 euro di reddito paga il 23% sui primi 28.000 e il 35% sui restanti 12.000, non il 35% su tutto.

    Detrazioni lavoro dipendente 2026: gli importi aggiornati

    La detrazione per lavoro dipendente non è un importo fisso per tutti. Dipende dal tuo reddito complessivo annuo e si riduce all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi oltre una certa soglia. Ecco come funziona nel 2026:

    Detrazione base per redditi fino a 15.000 euro

    Per i lavoratori con reddito complessivo annuo fino a 15.000 euro, la detrazione è pari a 1.955 euro, purché l’imposta lorda calcolata non sia inferiore alla detrazione stessa.

    Questa è la fascia della no tax area: i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 8.500 euro non pagano IRPEF, perché la detrazione copre interamente l’imposta dovuta. In pratica, fino a 8.500 euro di reddito annuo lordo, il lavoratore è esente da IRPEF.

    Detrazione per redditi da 15.001 a 28.000 euro

    Per redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, la detrazione non è fissa ma viene calcolata con una formula che la riduce progressivamente. L’importo parte da 1.955 euro e si abbassa all’aumentare del reddito.

    La formula di calcolo è:

    Detrazione = 1.910 × [(28.000 – reddito complessivo) / (28.000 – 15.000)] + 1.190 × importo aggiuntivo

    Per semplificare, ecco una tabella orientativa degli importi approssimativi per questa fascia di reddito:

    Reddito annuo lordoDetrazione approssimativaNo tax area?
    Fino a 8.500 euroPari all’imposta dovuta (esente)Sì
    10.000 eurocirca 1.840 euroNo
    15.000 euro1.955 euro (massimo)No
    20.000 eurocirca 1.500 euroNo
    25.000 eurocirca 900 euroNo
    28.000 eurocirca 600 euroNo

    Detrazione per redditi da 28.001 a 50.000 euro

    Nella fascia da 28.001 a 50.000 euro, la detrazione si riduce ulteriormente in modo progressivo. A 50.000 euro di reddito, la detrazione è teoricamente pari a zero.

    Tuttavia, per i redditi compresi tra 25.001 e 35.000 euro, a partire dal 2024 è stata introdotta una ulteriore detrazione aggiuntiva di 65 euro (prevista dalla riforma fiscale come misura di compensazione per la fascia di reddito che aveva beneficiato meno della riduzione degli scaglioni IRPEF).

    Oltre i 50.000 euro: detrazione azzerata

    Per redditi superiori a 50.000 euro, la detrazione da lavoro dipendente è pari a zero. Il lavoratore con redditi alti non beneficia di questa agevolazione. Può tuttavia detrarre altre spese specifiche (interessi mutuo, spese mediche, ecc.).

    La novità del 2024 rimasta in vigore nel 2026: addio allo scaglione al 25%

    La modifica più rilevante degli ultimi anni per i lavoratori dipendenti è l’eliminazione dello scaglione IRPEF al 25%. Prima del 2024, la fascia di reddito da 15.001 a 28.000 euro era tassata al 25%. Dal 2024 questa fascia è stata accorpata alla prima (23%), con un risparmio concreto per chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro.

    Esempio concreto: un lavoratore con reddito di 25.000 euro pagava, prima del 2024, il 23% sui primi 15.000 euro (3.450 euro) e il 25% sui successivi 10.000 euro (2.500 euro), per un totale di 5.950 euro. Dal 2024 paga il 23% su tutti i 25.000 euro: 5.750 euro. Risparmio: 200 euro l’anno.

    Questo vantaggio è confermato per il 2026: la struttura a tre scaglioni rimane invariata.

    Come si calcola la detrazione in busta paga ogni mese

    Il datore di lavoro (o il consulente del lavoro che gestisce le paghe) calcola e applica automaticamente le detrazioni ogni mese. Ecco il meccanismo semplificato:

    1. Calcolo del reddito lordo mensile: stipendio base + eventuali indennità + straordinari
    2. Proiezione annua: il reddito mensile viene moltiplicato per 12 (o per i mesi di lavoro previsti) per stimare il reddito annuo
    3. Calcolo della detrazione annua spettante: in base alla fascia di reddito annuo stimato
    4. Divisione mensile: la detrazione annua viene divisa per 12 e applicata ogni mese
    5. Conguaglio a fine anno: a dicembre (o alla cessazione del rapporto) si effettua il ricalcolo definitivo, restituendo eventuali detrazioni non godute o recuperando quelle eccedenti

    Il risultato in busta paga è che l’IRPEF trattenuta dal datore di lavoro è già “scontata” delle detrazioni spettanti. Non devi fare nulla: è automatico.

    Attenzione al part-time e ai lavori stagionali: se lavori part-time o hai un contratto di pochi mesi, le detrazioni vengono ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi. Questo può creare situazioni in cui il conguaglio di fine anno porta a versare IRPEF aggiuntiva (se si è goduto di detrazioni eccessive) o a ricevere rimborsi.

    Esempio pratico: quanto cambia in busta paga nel 2026

    Vediamo tre esempi concreti per capire l’impatto delle detrazioni sulla busta paga mensile netta nel 2026.

    Caso 1: lavoratore con stipendio annuo lordo di 20.000 euro

    Immaginiamo Marco, impiegato part-time con stipendio lordo annuo di 20.000 euro (circa 1.538 euro lordi al mese su 13 mensilità).

    • Reddito lordo annuo: 20.000 euro
    • IRPEF lorda (23% su 20.000): 4.600 euro
    • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 1.500 euro (fascia 15.001-28.000 euro)
    • IRPEF netta annua: 4.600 – 1.500 = 3.100 euro
    • Addizionali regionali e comunali (stima media): circa 300 euro
    • Trattenute IRPEF complessive mensili: circa 283 euro al mese

    Caso 2: lavoratore con stipendio annuo lordo di 30.000 euro

    Sara lavora a tempo pieno con un reddito annuo lordo di 30.000 euro.

    • Reddito lordo annuo: 30.000 euro
    • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (2.000 × 35%) = 6.440 + 700 = 7.140 euro
    • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 400 euro (fascia 28.001-50.000 euro)
    • Ulteriore detrazione aggiuntiva (fascia 25.001-35.000): 65 euro
    • IRPEF netta annua: 7.140 – 400 – 65 = 6.675 euro
    • Addizionali: circa 450 euro
    • Trattenute mensili: circa 594 euro al mese

    Caso 3: lavoratore con stipendio annuo lordo di 45.000 euro

    Luca è quadro aziendale con un reddito di 45.000 euro l’anno.

    • Reddito lordo annuo: 45.000 euro
    • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (17.000 × 35%) = 6.440 + 5.950 = 12.390 euro
    • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 50 euro (quasi azzerata)
    • IRPEF netta annua: 12.390 – 50 = 12.340 euro
    • Addizionali: circa 700 euro
    • Trattenute mensili: circa 1.086 euro al mese

    Come si vede chiaramente, la detrazione è tanto più vantaggiosa quanto più basso è il reddito. Per i redditi medio-alti il suo peso si riduce significativamente.

    Detrazioni per familiari a carico: cosa cambia nel 2026

    Oltre alla detrazione base per tipo di reddito, i lavoratori dipendenti possono beneficiare di detrazioni aggiuntive per familiari fiscalmente a carico. Nel 2026 valgono le seguenti regole:

    Coniuge a carico

    Se il coniuge (o la parte di un’unione civile) ha un reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro, è considerato fiscalmente a carico. In questo caso spetta una detrazione di 950 euro (modulata in base al reddito del richiedente).

    La detrazione per il coniuge a carico si riduce all’aumentare del reddito del lavoratore e si azzera oltre i 40.000 euro circa. Per i redditi superiori a 80.000 euro, la detrazione è completamente azzerata.

    Figli a carico: attenzione alla riforma Assegno Unico

    Questo è uno dei punti che genera più confusione. Dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni per figli a carico fino a 21 anni sono state abolite e sostituite dall’assegno mensile INPS.

    In busta paga, quindi, non trovi più la detrazione per figli minori di 21 anni. L’Assegno Unico viene erogato direttamente dall’INPS ogni mese sul conto corrente del genitore richiedente.

    Rimangono invece le detrazioni fiscali per i figli di età superiore a 21 anni, con un importo di 950 euro per figlio (anche questa modulata in base al reddito).

    Altri familiari a carico

    Per altri familiari a carico (genitori, fratelli, suoceri conviventi con reddito sotto 2.840,51 euro), spetta una detrazione complessiva di 750 euro, da ripartire tra tutti i familiari che ne hanno diritto.

    Come richiedere le detrazioni: il modulo al datore di lavoro

    Per beneficiare delle detrazioni in busta paga, devi presentare al tuo datore di lavoro una dichiarazione di spettanza. Questa dichiarazione va consegnata:

    • All’inizio del rapporto di lavoro
    • Ogni anno (solitamente a gennaio)
    • In caso di variazioni nel corso dell’anno (cambio di reddito, nascita di un figlio, matrimonio, separazione, ecc.)

    Il modulo viene fornito dal datore di lavoro o dal consulente del lavoro. Nel modulo indichi:

    • Reddito stimato per l’anno in corso (inclusi altri eventuali redditi)
    • Eventuale coniuge/convivente a carico
    • Eventuali figli over 21 anni a carico
    • Eventuale richiesta di ulteriori detrazioni (redditi da locazione, mutuo, ecc.)

    Attenzione: se non presenti la dichiarazione, il datore di lavoro applica comunque le detrazioni minime spettanti per legge. Ma se hai diritto a detrazioni aggiuntive (familiari a carico), devi richiederle esplicitamente.

    Cosa succede se indichi un reddito sbagliato? Se sovrastimi il reddito, pagherai più IRPEF del dovuto in corso d’anno e riceverai un rimborso con il conguaglio di fine anno o con la dichiarazione dei redditi. Se sottostimi il reddito, pagherai meno IRPEF ma dovrai versare la differenza al conguaglio di dicembre (o nel 730 dell’anno successivo).

    Il conguaglio fiscale di fine anno: cosa aspettarsi in busta paga

    Ogni anno, generalmente nel mese di dicembre (o a cessazione del rapporto di lavoro), il datore di lavoro effettua il conguaglio fiscale. Si tratta del ricalcolo definitivo dell’IRPEF, confrontando:

    • L’IRPEF trattenuta mese per mese durante l’anno
    • L’IRPEF effettivamente dovuta in base al reddito effettivo e alle detrazioni reali spettanti

    Il risultato può essere:

    • Conguaglio a credito: hai pagato più del dovuto → ricevi una somma in più in busta paga a dicembre
    • Conguaglio a debito: hai pagato meno del dovuto → ti viene trattenuta una somma aggiuntiva

    Le situazioni che più frequentemente causano un conguaglio a debito sono:

    • Cambio di lavoro in corso d’anno (due datori di lavoro, due set di detrazioni applicate)
    • Redditi aggiuntivi (affitti, partita IVA marginale, ecc.) non comunicati al datore
    • Scatto di livello o aumento di stipendio a metà anno
    • Tredicesima: incide sul reddito annuo e può spostare il contribuente in una fascia di detrazione inferiore

    Per evitare brutte sorprese a dicembre, è utile fare una simulazione del reddito annuo a metà anno, eventualmente con l’aiuto del CAF.

    Detrazioni e part-time: come funziona il ragguaglio

    I lavoratori part-time o con contratti a tempo determinato hanno diritto alle stesse detrazioni dei lavoratori full-time, ma ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi nell’anno solare.

    La formula è: Detrazione annua × (giorni lavorati / 365)

    Esempio: una lavoratrice con contratto di 6 mesi (180 giorni) e reddito annuo di 10.000 euro ha diritto a una detrazione pari a circa:

    1.840 euro × (180/365) = circa 907 euro di detrazione

    Questo meccanismo garantisce che nessuno sia penalizzato per avere lavorato solo una parte dell’anno.

    Lavoratori con più datori di lavoro: cosa fare

    Se durante l’anno hai avuto due o più datori di lavoro (cambio lavoro, lavori contemporanei), ogni datore applica le detrazioni in modo indipendente, come se il suo stipendio fosse l’unico reddito.

    Questo porta quasi sempre a un conguaglio a debito a fine anno: hai goduto di più detrazioni del dovuto (ciascun datore ne ha applicate il massimo), mentre il fisco calcola le detrazioni spettanti sull’intero reddito annuo cumulato.

    Soluzione: se cambi lavoro, comunica al nuovo datore il reddito percepito dal precedente datore (tramite il CU – Certificazione Unica). Questo permette al nuovo datore di calcolare le detrazioni correttamente sull’intero reddito annuo stimato, evitando il conguaglio a debito.

    In ogni caso, con il Modello 730 presentato l’anno successivo, il CAF effettua la liquidazione definitiva e rimborsa (o addebita) eventuali differenze.

    Riepilogo: tabella detrazioni lavoro dipendente 2026

    Reddito complessivo annuoDetrazione base lavoro dipendenteNote
    Fino a 8.500 euroPari all’imposta (esente da IRPEF)No tax area dipendenti
    Da 8.501 a 15.000 euro1.955 euro (massimo)Importo fisso massimo
    Da 15.001 a 28.000 euroDa 1.955 a circa 600 euroRiduzione progressiva
    Da 25.001 a 35.000 euro+ 65 euro aggiuntiviDetrazione extra riforma 2024
    Da 28.001 a 50.000 euroDa circa 600 euro a 0Azzeramento progressivo
    Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

    Quando conviene fare il 730: il ruolo del CAF

    Le detrazioni in busta paga vengono applicate automaticamente, ma nella dichiarazione dei redditi (Modello 730) puoi beneficiare di molte altre detrazioni aggiuntive che il datore di lavoro non può applicare:

    • Spese mediche e sanitarie (detrazione 19%)
    • Interessi passivi sul mutuo per l’abitazione principale (detrazione 19%, max 4.000 euro di interessi)
    • Spese per istruzione (asili nido, università)
    • Bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus
    • Spese funebri, veterinarie, abbonamenti ai trasporti pubblici
    • Erogazioni liberali a ONLUS e enti del Terzo Settore

    Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730, verificando che tu ottenga tutte le detrazioni spettanti e che i dati inseriti siano corretti. Un errore nel 730 può costare caro: sanzioni, interessi e stress. Affidarsi a un professionista è sempre la scelta più conveniente.

    Puoi trovare ulteriori informazioni sull’ottimizzazione fiscale anche in questi articoli correlati:

    • Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilità, Limiti e Convenienza
    • Assegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida Completa
    • Bonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda

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    Domande frequenti (FAQ)

    Le detrazioni lavoro dipendente si applicano anche ai contratti a tempo determinato?

    Sì, le detrazioni si applicano a tutti i lavoratori dipendenti indipendentemente dalla tipologia contrattuale (tempo determinato, indeterminato, apprendistato, somministrazione). L’importo viene ragguagliato ai giorni di lavoro effettivi nell’anno.

    Posso rinunciare alle detrazioni in busta paga per ottenerle tutte con il 730?

    No. Le detrazioni per tipo di reddito vengono sempre applicate mensilmente dal datore di lavoro. Non è possibile rinunciarvi per accumularle nel 730. Le detrazioni per oneri e spese (mediche, mutuo, ecc.) sono invece sempre dichiarate nel 730.

    Ho un secondo lavoro: posso chiedere le detrazioni a entrambi i datori?

    Tecnicamente ogni datore di lavoro le applica automaticamente, ma puoi richiedere che uno dei due non le applichi per evitare il conguaglio a debito di fine anno. Con il modulo di dichiarazione di spettanza puoi indicare di voler beneficiare delle detrazioni solo presso uno dei datori.

    La no tax area vale anche per le addizionali regionali e comunali?

    No. La no tax area (soglia di esenzione IRPEF) vale solo per l’IRPEF erariale. Le addizionali regionali e comunali possono avere soglie di esenzione diverse, stabilite da ciascuna Regione e Comune. Alcuni enti applicano detrazioni locali che ampliano l’esenzione, ma non è uniforme su tutto il territorio nazionale.

    Cosa succede se cambio lavoro a metà anno e il nuovo datore non sa del reddito precedente?

    Se non comunichi al nuovo datore il reddito percepito in precedenza, lui applicherà le detrazioni come se lavorassi da gennaio. A fine anno, con il conguaglio o il 730, emergerà un debito IRPEF che dovrai pagare. Per evitarlo, consegna sempre la CU del precedente datore al nuovo.

    Le detrazioni cambiano se mi sposo o mi separo?

    Sì. Matrimonio, separazione, nascita di un figlio, o qualsiasi cambiamento nella composizione del nucleo familiare influenzano le detrazioni per familiari a carico. Devi comunicare questi eventi al tuo datore di lavoro tempestivamente, compilando un nuovo modulo di dichiarazione di spettanza.

    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 11:49:372026-06-02 10:17:18Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre

    Dichiarazione dei redditi 730

    Molti contribuenti si chiedono se sia ancora possibile pagare in contanti le spese sanitarie e detrarle nel 730. La risposta non è “sì” o “no” in assoluto: dipende dal tipo di prestazione. Dal 1° gennaio 2020, infatti, l’articolo 1 commi 679-680 della Legge 27 dicembre 2019 n. 160 (Legge di Bilancio 2020) ha introdotto l’obbligo di pagamento tracciabile per fruire della detrazione IRPEF del 19% sulle spese sanitarie, con alcune importanti eccezioni che riguardano farmaci, ticket e prestazioni rese dal Servizio Sanitario Nazionale.

    Sapere quali spese sanitarie si possono ancora pagare in contanti senza perdere la detrazione è fondamentale per evitare brutte sorprese in fase di controllo della dichiarazione dei redditi. In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo, con esempi pratici e una tabella di riepilogo, tutte le casistiche aggiornate per il 730 precompilato 2026 (relativo ai redditi 2025), per non sbagliare e ottenere il giusto rimborso IRPEF.

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    Indice dei contenuti

    1. La regola base: tracciabilità obbligatoria dal 2020
    2. Quali spese sanitarie si possono pagare in contanti
    3. Farmaci e dispositivi medici: contanti sempre ammessi
    4. Ticket sanitario e prestazioni SSN in contanti
    5. Strutture private accreditate al SSN
    6. Spese sanitarie che richiedono pagamento tracciabile
    7. Come dimostrare il pagamento e quale documentazione conservare
    8. Spese sanitarie già presenti nel 730 precompilato 2026
    9. Errori comuni: quando la detrazione viene respinta
    10. Esempio pratico: il caso di Marco e la sua famiglia
    11. Tabella riepilogo: contanti SÌ / contanti NO
    12. Come inserire le spese sanitarie nel 730 precompilato
    13. CAF Centro Fiscale Udine: assistenza dichiarazione 730
    14. Domande frequenti

    La regola base: tracciabilità obbligatoria dal 2020

    La normativa di riferimento è l’articolo 1, commi 679 e 680, della Legge 27 dicembre 2019 n. 160, nota come Legge di Bilancio 2020. Questa norma stabilisce un principio chiaro: dal 1° gennaio 2020, per poter detrarre il 19% di una spesa sanitaria nella dichiarazione dei redditi, il pagamento deve essere effettuato con strumenti tracciabili.

    Per “strumenti tracciabili” la norma intende qualunque mezzo di pagamento diverso dal contante. In pratica, sono ammessi:

    • Bonifico bancario o postale (anche istantaneo, anche SDD/RID)
    • Carte di credito, di debito (bancomat) e prepagate
    • Assegni bancari, circolari o postali
    • Sistemi di pagamento elettronici regolamentati (Satispay, PayPal, Apple Pay, Google Pay e altri analoghi)
    • App di pagamento collegate al conto corrente o a carte

    Il principio è semplice: lo Stato vuole poter ricostruire la “tracciabilità” della spesa, cioè verificare chi ha pagato, quando e a chi. Il contante, per sua natura anonimo, non lascia traccia e perciò non è ammesso. Tuttavia, il comma 680 della stessa legge introduce tre importanti eccezioni in cui il pagamento in contanti continua a dare diritto alla detrazione. Vediamole nel dettaglio.

    Quali spese sanitarie si possono pagare in contanti

    L’articolo 1, comma 680, della Legge 160/2019 elenca in modo tassativo le spese sanitarie che si possono ancora pagare in contanti senza perdere il diritto alla detrazione del 19%. Si tratta di tre macro-categorie, ognuna con le proprie caratteristiche.

    Le tre eccezioni alla tracciabilità

    1. Acquisto di medicinali (farmaci con e senza obbligo di prescrizione, omeopatici, da banco)
    2. Acquisto di dispositivi medici (siringhe, garze, apparecchi acustici, occhiali da vista con marchio CE medicale, etc.)
    3. Prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche (ASL, ospedali, ambulatori SSN) o da strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale

    Per queste tre categorie il pagamento in contanti è perfettamente lecito e non fa perdere la detrazione. Significa che puoi continuare ad andare in farmacia, comprare un’aspirina e pagarla in contanti: quella spesa, se accompagnata dallo scontrino “parlante” con il tuo codice fiscale, andrà regolarmente in detrazione nel 730.

    L’eccezione è stata pensata per non penalizzare i cittadini in situazioni in cui il pagamento elettronico non è sempre possibile (pensa a una piccola farmacia, a un ambulatorio di paese, o all’acquisto urgente di un farmaco). La logica del legislatore è chiara: in questi tre casi, la tracciabilità è già garantita da altri meccanismi, come lo scontrino parlante trasmesso al Sistema Tessera Sanitaria o la documentazione fiscale rilasciata dalla struttura pubblica.

    Farmaci e dispositivi medici: contanti sempre ammessi

    L’acquisto di farmaci e medicinali in farmacia, parafarmacia o presso esercizi autorizzati è la categoria più frequente di spesa sanitaria detraibile pagabile in contanti. Rientrano in questa eccezione:

    • Farmaci di fascia A (con obbligo di prescrizione medica, generalmente rimborsabili dal SSN)
    • Farmaci di fascia C (con prescrizione ma a totale carico del cittadino)
    • Farmaci da banco (OTC) e SOP (senza obbligo di prescrizione)
    • Medicinali omeopatici (riconosciuti come farmaci dall’AIFA)
    • Farmaci acquistati in parafarmacia autorizzata
    • Farmaci galenici preparati dal farmacista

    Per ottenere la detrazione del 19% (con la franchigia di 129,11 euro complessiva sulle spese sanitarie) occorre conservare lo scontrino parlante, ovvero quello scontrino fiscale rilasciato dalla farmacia che riporta:

    • Il codice fiscale dell’acquirente (o del familiare a carico)
    • La natura del prodotto (farmaco, medicinale, ticket)
    • La quantità acquistata
    • Il codice AIC del farmaco (codice univoco assegnato dall’AIFA)

    I dispositivi medici detraibili

    Anche l’acquisto di dispositivi medici pagati in contanti è detraibile, a condizione che il prodotto sia conforme alla normativa europea (marchio CE medicale, Regolamento UE 2017/745). Esempi tipici:

    • Occhiali da vista, lenti a contatto e liquidi per la loro manutenzione
    • Apparecchi acustici
    • Materassi e cuscini ortopedici/antidecubito (con marchio CE)
    • Siringhe, aghi, garze, cerotti, bende
    • Termometri, sfigmomanometri, glucometri
    • Stampelle, deambulatori, sedie a rotelle
    • Apparecchi per aerosol e per la magnetoterapia (se CE medicali)

    Per i dispositivi medici la documentazione fiscale (scontrino o fattura) deve riportare la dicitura “AD” (Articolo Detraibile – dispositivo medico) oppure indicare espressamente il prodotto come “dispositivo medico CE”. In assenza di questa indicazione, conserva la scatola del prodotto o un’attestazione del rivenditore che certifichi la conformità CE.

    Ticket sanitario e prestazioni SSN in contanti

    La seconda grande categoria di spese pagabili in contanti riguarda le prestazioni sanitarie erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di tutte quelle prestazioni per cui il cittadino paga il “ticket”, cioè la quota di compartecipazione alla spesa sanitaria pubblica.

    Pagare in contanti il ticket per una visita specialistica in ASL, per un esame del sangue in laboratorio pubblico, per una risonanza magnetica in ospedale pubblico o per una visita al pronto soccorso (codice bianco/verde) non fa perdere la detrazione. Tipici esempi:

    • Ticket per visite specialistiche presso ASL o aziende ospedaliere
    • Ticket per esami diagnostici (analisi del sangue, ecografie, TAC, risonanze, radiografie)
    • Ticket per prestazioni di pronto soccorso (per i codici a pagamento)
    • Ticket per il day hospital o day surgery presso strutture pubbliche
    • Quote di compartecipazione per ricoveri in strutture SSN
    • Esami strumentali (Holter, elettrocardiogramma, spirometria) in strutture pubbliche

    La ragione di questa eccezione è semplice: quando paghi un ticket presso una struttura pubblica, ti viene rilasciata una ricevuta fiscale del SSN che riporta il tuo codice fiscale, la prestazione effettuata e l’importo. Questa ricevuta è di per sé “tracciante” perché viene registrata nel sistema sanitario regionale e nel Sistema Tessera Sanitaria gestito dall’Agenzia delle Entrate (DM 1 settembre 2016).

    Attenzione: prestazioni “intramoenia” e libera professione

    Diverso è il caso delle prestazioni in intramoenia, cioè le visite e gli esami effettuati a pagamento (non in regime SSN) presso strutture pubbliche, dai medici della struttura stessa in libera professione. Anche se la struttura ospitante è pubblica, la prestazione è considerata privata e quindi richiede il pagamento tracciabile per ottenere la detrazione.

    Riepilogando: la regola “contanti ammessi” vale quando paghi il ticket tariffato dal SSN. Se invece scegli di pagare la prestazione “privata” presso lo stesso ospedale (per saltare le liste d’attesa), siamo nel regime libero-professionale e devi pagare con strumenti tracciabili.

    Strutture private accreditate al SSN

    La terza eccezione, spesso trascurata, riguarda le strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di cliniche, laboratori, poliambulatori e centri diagnostici privati che hanno stipulato una convenzione con il SSN e che erogano prestazioni in regime di accreditamento, generalmente con il pagamento di un ticket da parte del cittadino.

    Anche in questo caso, se paghi una prestazione “in regime SSN” presso una struttura privata accreditata (ad esempio, una risonanza magnetica con prescrizione del medico di base e ticket di 70 euro presso un centro diagnostico privato convenzionato), puoi pagare in contanti e detrarre comunque il 19%.

    Come riconoscere una struttura accreditata? Sulla ricevuta deve essere riportato:

    • La dicitura “prestazione in regime di accreditamento SSN” o “ticket regionale”
    • L’importo del ticket regionale (non la tariffa libera professionale)
    • Il riferimento al codice regionale della prestazione

    Se la stessa struttura privata accreditata ti eroga una prestazione “in regime libero professionale” (cioè senza prescrizione del medico SSN, con tariffa intera), siamo fuori dall’eccezione: il pagamento deve essere tracciabile, altrimenti la detrazione viene negata.

    Spese sanitarie che richiedono pagamento tracciabile

    Specchiando la regola, tutte le spese sanitarie non rientranti nelle tre eccezioni richiedono obbligatoriamente il pagamento con strumenti tracciabili per essere detraibili. Significa che se paghi in contanti queste prestazioni, perdi completamente il diritto alla detrazione del 19%, anche se hai la fattura regolare.

    Ecco l’elenco delle spese sanitarie che vanno pagate in modo tracciabile:

    • Visite mediche specialistiche private (cardiologo, dermatologo, ortopedico, ecc.) in studi privati o studi medici libero-professionali
    • Visite e cure odontoiatriche in studi dentistici privati (impianti, ortodonzia, igiene dentale, otturazioni)
    • Sedute di psicoterapia presso psicologi o psichiatri privati
    • Visite ed esami in cliniche private NON accreditate
    • Esami diagnostici privati (ecografie, risonanze magnetiche, TAC) presso laboratori non convenzionati o in regime libero professionale
    • Sedute di fisioterapia e riabilitazione private
    • Prestazioni di logopedia, osteopatia, podologia (quando svolte da professionisti sanitari riconosciuti)
    • Cure termali private
    • Ricoveri in strutture private NON convenzionate
    • Prestazioni infermieristiche a domicilio (al di fuori del SSN)
    • Visite intramoenia (libera professione presso strutture pubbliche)

    Per tutte queste prestazioni, lo strumento di pagamento deve essere tracciabile e nominativo: il pagamento deve risultare effettuato dal contribuente che vuole portare la spesa in detrazione (o da un familiare a suo carico). Pagare con la carta di un terzo o con un conto cointestato richiede attenzione: se il conto è cointestato tra coniugi, la detrazione spetta a chi è intestatario della fattura, indipendentemente da chi materialmente ha pagato.

    Come dimostrare il pagamento e quale documentazione conservare

    In caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, devi essere in grado di dimostrare due cose distinte: che la spesa sanitaria è stata effettivamente sostenuta (documento fiscale) e, per le spese non rientranti nelle eccezioni, che è stata pagata con strumento tracciabile. Vediamo cosa conservare in entrambi i casi.

    Documentazione per spese pagate in contanti (ammesse)

    • Farmaci: scontrino parlante con codice fiscale e codice AIC del farmaco
    • Dispositivi medici: scontrino o fattura con dicitura “AD” o conformità CE
    • Ticket SSN: ricevuta della struttura pubblica/accreditata con codice fiscale
    • Prescrizione medica (per i farmaci di fascia A, ricetta SSR; per esami specialistici, impegnativa del medico di base)

    Documentazione per spese che richiedono tracciabilità

    • Fattura o ricevuta fiscale emessa dal professionista o struttura, intestata al contribuente o al familiare a carico
    • Prova del pagamento tracciabile, ad esempio:
      • estratto conto bancario o postale con l’addebito
      • copia della contabile del bonifico
      • ricevuta del POS / matrice dell’assegno
      • e-mail di conferma del pagamento elettronico (PayPal, Satispay, ecc.)

    Il pagamento tracciabile non deve essere necessariamente “contestuale” all’emissione della fattura: puoi ricevere la fattura oggi e pagare con bonifico domani, l’importante è che la spesa risulti pagata nell’anno d’imposta di riferimento (per il 730/2026, le spese devono essere pagate nel 2025) e che il pagamento sia riconducibile a quella specifica fattura. Conserva la documentazione per 5 anni dalla presentazione della dichiarazione, come prevede l’art. 43 del DPR 600/1973 per i poteri di accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

    Spese sanitarie già presenti nel 730 precompilato 2026

    Dal 2015 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti il 730 precompilato, una dichiarazione già parzialmente compilata con i dati comunicati da datori di lavoro, INPS, banche, assicurazioni e — per quel che ci interessa — dalle strutture sanitarie tramite il Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS), istituito con DM 1 settembre 2016.

    Nel 730 precompilato 2026 (anno d’imposta 2025) trovi automaticamente caricate, nel quadro E rigo E1 e seguenti, le spese sanitarie trasmesse al Sistema TS da:

    • Farmacie e parafarmacie
    • ASL, ospedali, aziende ospedaliere
    • Strutture sanitarie pubbliche e private accreditate
    • Medici di medicina generale e pediatri di libera scelta
    • Medici specialisti e odontoiatri iscritti all’albo
    • Psicologi, infermieri, ostetriche, fisioterapisti e altre professioni sanitarie iscritti agli albi
    • Ottici e audioprotesisti
    • Strutture termali
    • Veterinari (per le spese veterinarie detraibili)

    Quando le strutture trasmettono i dati al Sistema TS, indicano anche il tipo di pagamento (tracciato o non tracciato). Nel precompilato, le spese pagate in contanti che non rientrano nelle eccezioni di legge vengono caricate in una sezione separata e non sono automaticamente considerate detraibili: dovrai eventualmente eliminarle o lasciarle senza detrazione.

    Al contrario, le spese pagate in contanti che rientrano nelle eccezioni (farmaci, ticket SSN, prestazioni in regime di accreditamento) vengono automaticamente inserite tra le spese detraibili. Per consultare l’elenco completo, accedi al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS e visualizza il “Riepilogo dei dati comunicati” nella sezione 730 precompilato.

    Per un approfondimento sulla lista completa delle voci detraibili, leggi il nostro elenco completo delle spese sanitarie detraibili 2026.

    Errori comuni: quando la detrazione viene respinta

    L’esperienza del nostro CAF a Udine ci insegna che molti contribuenti perdono la detrazione del 19% per errori facilmente evitabili legati alle modalità di pagamento. Ecco i casi più frequenti che vediamo ogni anno.

    • Visita specialistica privata pagata in contanti: il dentista o il cardiologo emette regolare fattura, il contribuente paga in contanti e poi prova a portare la spesa in detrazione. La spesa risulta nel 730 precompilato come “non detraibile” per mancanza di tracciabilità.
    • Confusione tra ticket e visita privata: alcuni contribuenti pensano che, essendo “una visita medica”, basti pagare in contanti come per il ticket. Errore: la visita privata, anche del medico di base in regime libero professionale, richiede pagamento tracciabile.
    • Pagamento al familiare: la madre paga in contanti la visita per il figlio maggiorenne fiscalmente non a carico. La detrazione spetterebbe al figlio (intestatario della fattura), ma il pagamento non risulta dal suo conto. Detrazione persa.
    • Pagamento da conto di terzi: il bonifico viene effettuato dal conto del coniuge non intestatario della fattura. Pur essendo “tracciato”, se il coniuge non è fiscalmente a carico del titolare della fattura, possono sorgere contestazioni.
    • Acquisto cosmetico/integratore confuso con “dispositivo medico”: creme, integratori, prodotti di parafarmacia non aventi marchio CE medicale NON sono detraibili, indipendentemente dal metodo di pagamento.
    • Mancanza di scontrino parlante: la farmacia emette lo scontrino “muto” (senza codice fiscale) e il contribuente non se ne accorge. Senza codice fiscale, la spesa farmaco non è detraibile.

    Vuoi approfondire? Leggi la nostra guida agli errori da evitare nella compilazione del 730.

    Esempio pratico: il caso di Marco e la sua famiglia

    Per chiarire le regole con un esempio concreto, immaginiamo il caso di Marco, 45 anni, dipendente, sposato con Anna (lavoratrice) e con un figlio a carico, Luca (12 anni). Durante il 2025 Marco e la sua famiglia hanno sostenuto le seguenti spese sanitarie, riepilogate qui sotto.

    • Farmaci in farmacia: 480 euro totali, pagati prevalentemente in contanti, con scontrini parlanti intestati al codice fiscale di Marco o Luca → tutti detraibili
    • Visita dentistica privata di Anna: 90 euro pagati in contanti → non detraibile per mancanza di tracciabilità
    • Pulizia dei denti di Luca: 80 euro pagati con bancomat → detraibile al 19%
    • Ticket per analisi del sangue di Marco presso ASL: 35 euro in contanti → detraibile
    • Visita cardiologica privata di Marco: 130 euro pagati con bonifico → detraibile
    • Occhiali da vista con marchio CE per Luca: 220 euro in contanti → detraibile
    • Risonanza magnetica di Anna in regime intramoenia ospedale pubblico: 180 euro in contanti → non detraibile (intramoenia richiede tracciabilità)
    • Sedute di fisioterapia post infortunio di Marco: 300 euro pagati con Satispay → detraibili

    Riepilogando, su un totale di spese sostenute pari a 1.515 euro, Marco potrà portare in detrazione 1.245 euro (farmaci 480 + pulizia denti Luca 80 + ticket 35 + cardiologo 130 + occhiali 220 + fisioterapia 300). Le spese non detraibili sono 270 euro (visita dentistica di Anna 90 + risonanza intramoenia 180) per il solo mancato rispetto della tracciabilità.

    Applicando la franchigia di 129,11 euro e l’aliquota del 19%, la detrazione effettiva sarà di circa: (1.245 − 129,11) × 19% = 212,02 euro di risparmio IRPEF. Se Marco avesse pagato anche le due voci “in contanti” con bonifico o carta, avrebbe ottenuto circa 51 euro in più di risparmio. Una piccola attenzione al metodo di pagamento può fare la differenza.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Tabella riepilogo: contanti SÌ / contanti NO

    Ecco una tabella sintetica con le casistiche più ricorrenti. Tienila a portata di mano quando devi decidere come pagare una spesa sanitaria.

    Tipo di spesa sanitariaPagamento in contantiDetraibile 19%
    Farmaci in farmacia (fascia A, C, OTC, omeopatici)SÌSÌ (con scontrino parlante)
    Farmaci galenici e parafarmaciaSÌSÌ
    Dispositivi medici (occhiali CE, siringhe, apparecchi acustici, etc.)SÌSÌ (con dicitura AD/CE)
    Ticket SSN per visite o esami (ASL/ospedale pubblico)SÌSÌ
    Ticket prestazioni in strutture private accreditate al SSNSÌSÌ
    Ricoveri SSN e day hospital pubbliciSÌSÌ
    Visita medica specialistica privataNOSolo se tracciabile
    Visite dentistiche e cure odontoiatriche privateNOSolo se tracciabile
    Sedute di psicoterapia privateNOSolo se tracciabile
    Esami diagnostici privati (RMN, TAC, ecografie senza ticket)NOSolo se tracciabile
    Fisioterapia, logopedia, osteopatia privateNOSolo se tracciabile
    Cure termali privateNOSolo se tracciabile
    Ricoveri in cliniche private non accreditateNOSolo se tracciabile
    Prestazioni intramoenia (libera professione in struttura pubblica)NOSolo se tracciabile
    Prestazioni infermieristiche a domicilio (regime privato)NOSolo se tracciabile

    Come inserire le spese sanitarie nel 730 precompilato

    Le spese sanitarie nel modello 730/2026 vanno indicate nel quadro E – Sezione I “Oneri detraibili”. I righi di riferimento sono:

    • Rigo E1: spese sanitarie (codice 1 per la generalità delle spese, codice 2 per i portatori di handicap, codice 3 per la rateizzazione delle spese superiori a 15.493,71 euro)
    • Rigo E2: spese sanitarie per familiari non a carico affetti da patologie esenti
    • Rigo E3: spese sanitarie per portatori di handicap (mezzi necessari all’accompagnamento, deambulazione, sollevamento)
    • Rigo E4: spese per veicoli per portatori di handicap (detrazione 19% su massimo 18.075,99 euro)
    • Rigo E5: spese per acquisto di cani guida

    Nel precompilato, l’Agenzia delle Entrate compila automaticamente questi righi sulla base dei dati ricevuti dal Sistema TS. Il tuo compito è quello di:

    1. Verificare la correttezza dei dati precompilati (importi, intestazione, periodo)
    2. Aggiungere eventuali spese mancanti (ad esempio spese pagate in contanti per farmaci con scontrino parlante che la farmacia non ha trasmesso)
    3. Eliminare spese erroneamente attribuite (ad esempio prestazioni di un familiare non a tuo carico)
    4. Modificare la quota di spettanza in caso di pagamento condiviso con un coniuge non a carico
    5. Verificare l’applicazione della franchigia di 129,11 euro (sotto questa soglia, le spese non danno diritto a detrazione)

    Ricorda che, una volta accettato il 730 precompilato senza modifiche, l’Agenzia delle Entrate non effettua controlli formali sulla documentazione delle spese sanitarie. Ma attenzione: questo “scudo” vale solo per le spese già trasmesse dal Sistema TS. Se aggiungi una spesa, perdi questa protezione e dovrai conservare tutta la documentazione per gli eventuali controlli successivi.

    CAF Centro Fiscale Udine: assistenza dichiarazione 730

    Le regole sulla detraibilità delle spese sanitarie nel 730 precompilato sono molte e cambiano periodicamente con le nuove circolari dell’Agenzia delle Entrate (circolare 7/E annuale). Il rischio concreto è quello di perdere centinaia di euro di detrazione per piccoli errori di documentazione o per non aver saputo distinguere tra spese pagabili in contanti e spese che richiedono tracciabilità.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il tuo 730 precompilato 2026 in modo corretto, verificando ogni singola spesa sanitaria, distinguendo tra detrazioni del 19% spettanti e non spettanti, e applicando correttamente franchigie ed eventuali rateizzazioni. I nostri operatori conoscono nel dettaglio:

    • La normativa sulla tracciabilità e le sue eccezioni (L. 160/2019)
    • I requisiti dello scontrino parlante e dei dispositivi medici detraibili
    • Il Sistema Tessera Sanitaria e come gestire dati mancanti o errati
    • La detrazione per familiari a carico e i criteri di ripartizione tra coniugi
    • Le particolarità per i portatori di handicap e le patologie esenti
    • La gestione delle spese sanitarie estere (ad esempio cure in Slovenia o Austria, frequenti in Friuli Venezia Giulia)

    Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine: porteremo la tua dichiarazione 730 al massimo del rimborso IRPEF a cui hai diritto, senza il rischio di errori che potrebbero costarti caro in caso di controllo. Compilare il 730 con il CAF è gratuito per i lavoratori dipendenti e i pensionati che presentano la dichiarazione “ordinaria”; per situazioni complesse (familiari, ridichiarazioni, integrative) i nostri consulenti offrono un servizio dedicato a tariffe trasparenti.

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    Domande frequenti

    Posso pagare in contanti il dentista e detrarre la spesa nel 730?

    No. Le cure odontoiatriche e le visite dentistiche presso studi privati sono prestazioni libero professionali e non rientrano nelle eccezioni della Legge 160/2019. Se paghi in contanti, perdi il diritto alla detrazione del 19%, anche se hai ricevuto regolare fattura. Per detrarre, paga con bancomat, carta di credito, bonifico, assegno o sistemi elettronici di pagamento.

    I farmaci pagati in contanti sono detraibili?

    Sì. L’acquisto di farmaci e medicinali in farmacia o parafarmacia è una delle tre eccezioni espressamente previste dall’art. 1 c. 680 L. 160/2019. Per la detrazione devi conservare lo scontrino parlante con il tuo codice fiscale e il codice AIC del farmaco. Lo stesso vale per i farmaci omeopatici e quelli da banco (OTC).

    Il ticket per la visita specialistica in ASL può essere pagato in contanti?

    Sì. Le prestazioni sanitarie erogate dal SSN (ticket per visite specialistiche, esami diagnostici, prestazioni ambulatoriali) possono essere pagate in contanti e restano detraibili. La stessa regola vale per le prestazioni in regime di accreditamento erogate da strutture private convenzionate con il SSN.

    La visita intramoenia in ospedale pubblico si può pagare in contanti?

    No. La visita o l’esame in regime di libera professione intramuraria (intramoenia), pur svolgendosi in una struttura pubblica, è considerata prestazione privata e richiede il pagamento tracciabile. Il contante in questo caso fa perdere la detrazione del 19%.

    Se la farmacia mi rilascia uno scontrino senza codice fiscale, posso detrarre lo stesso?

    No. Lo scontrino “muto” (privo di codice fiscale) non è valido ai fini della detrazione fiscale. Chiedi sempre lo scontrino “parlante” comunicando il tuo codice fiscale o quello del familiare a carico per cui acquisti il farmaco. Senza questo dato, anche se la spesa è pagata correttamente, non è detraibile.

    Le spese sanitarie del 2025 le posso pagare con bonifico nel 2026?

    No. La detrazione del 19% segue il principio di cassa: la spesa è detraibile nell’anno in cui viene effettivamente pagata, non nell’anno in cui è stata fatturata. Una fattura del 2025 pagata nel 2026 andrà nella dichiarazione 2027 (redditi 2026), non nel 730/2026.

    Posso pagare per un familiare a carico e detrarre io la spesa?

    Sì, ma a precise condizioni. La detrazione spetta al contribuente che ha effettivamente sostenuto la spesa (cioè ha pagato) solo se la fattura è intestata al contribuente stesso o al familiare a carico (coniuge, figli, altri familiari fiscalmente a carico ai sensi dell’art. 12 TUIR). Se la fattura è intestata al familiare a carico, anche il pagamento deve risultare riconducibile al contribuente (carta sua, suo conto corrente).

    Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate mi controlla?

    L’Agenzia può richiedere, entro 5 anni dalla presentazione della dichiarazione, la documentazione comprovante le spese detratte. Devi essere in grado di esibire: (1) fattura/ricevuta fiscale della prestazione, (2) prova del pagamento tracciabile per le spese non rientranti nelle eccezioni, (3) prescrizione medica dove richiesta. In assenza, l’AdE può disconoscere la detrazione, recuperare l’imposta non versata, applicare sanzioni (dal 90% al 180% dell’imposta evasa, art. 1 D.Lgs. 471/1997) e interessi.

    Maggio 27, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 18:08:382026-05-31 17:42:42Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730

    Dichiarazione dei redditi 730

    Ogni anno la stessa domanda: devo presentare il 730 anche quest’anno? Per milioni di italiani la risposta è “no”. L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 riguarda chi, per la propria situazione reddituale e contributiva, non è tenuto a inviare alcun modello dichiarativo all’Agenzia delle Entrate. Si tratta di un istituto previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986, TUIR) e ribadito ogni anno dalle istruzioni ministeriali al modello 730 e al Modello Redditi PF.

    In questa guida aggiornata al 730/2026 (relativo ai redditi 2025) il CAF Centro Fiscale di Udine spiega in modo chiaro chi è esonerato, quali sono le soglie di reddito da non superare, quando conviene comunque presentare la dichiarazione anche se non obbligati e come evitare errori che possono costare sanzioni. Affronteremo casi pratici per pensionati, lavoratori dipendenti, partite IVA forfettarie, contribuenti minimi e percettori di indennità INPS.

    Attenzione: l’esonero non significa che non si è “soggetti fiscali”. Significa solo che non occorre presentare la dichiarazione perché le imposte risultano già trattenute alla fonte o perché il reddito è sotto le soglie di esenzione. Vediamo nel dettaglio tutte le casistiche previste per il 2026.

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    Cosa significa esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026

    L’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi è una facoltà riconosciuta dall’ordinamento tributario a determinate categorie di contribuenti che, pur producendo redditi nel corso dell’anno d’imposta, non sono tenuti a presentare il modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche. Il principio cardine è semplice: se l’imposta dovuta è già stata interamente trattenuta dal sostituto d’imposta (datore di lavoro, ente pensionistico, INPS) e non vi sono altri redditi da dichiarare, lo Stato non chiede al cittadino di “ricapitolare” la propria posizione.

    L’istituto trova fondamento normativo principalmente nell’art. 1 del DPR 600/1973 (“Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”) e nelle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730. Le tabelle ufficiali di esonero sono pubblicate ogni primavera con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che approva i modelli dichiarativi: per il 2026 il riferimento è il provvedimento di approvazione del modello 730/2026.

    Esonero vs. semplice non obbligo

    È importante distinguere due concetti spesso confusi:

    • Esonero totale: il contribuente non è obbligato a presentare alcun modello dichiarativo e non subisce conseguenze.
    • Esonero con facoltà: il contribuente non è obbligato, ma può scegliere di presentare comunque la dichiarazione, ad esempio per ottenere il rimborso di detrazioni non riconosciute dal sostituto.
    • Esclusione soggettiva: alcune categorie (es. soggetti minimi cessati, eredi del de cuius) seguono regole specifiche che derogano allo schema ordinario.

    Soglie di reddito per l’esonero dichiarazione redditi 2026

    La normativa fiscale italiana prevede soglie di reddito al di sotto delle quali il contribuente non è tenuto a presentare la dichiarazione. Tali soglie variano in funzione della tipologia di reddito posseduto e della categoria del contribuente. Ecco le principali soglie aggiornate per il modello 730/2026:

    Tipologia di redditoSoglia di esoneroNote
    Reddito complessivo generalefino a 2.840,51 eurolimite generale art. 11 TUIR
    Pensione + abitazione principalefino a 8.500 euro (con almeno 75 anni) o 7.500 eurono-tax area pensionati
    Lavoro dipendente + abitazione principalefino a 8.500 euronuova no-tax area dipendenti dal 2025 (DLgs 216/2023)
    Compensi sportivi dilettantisticifino a 15.000 eurofranchigia art. 36 D.Lgs 36/2021
    Assegno periodico ex coniugefino a 7.500 eurose unico reddito, con abitazione principale
    Redditi assoggettati a ritenuta a titolo d’impostaEsenti dall’obbligocedolare secca, interessi titoli, dividendi qualif.

    Queste soglie tengono conto delle detrazioni d’imposta previste dagli artt. 12, 13, 15 e 16 del TUIR. In sostanza, sotto questi importi l’imposta dovuta risulta pari a zero per effetto delle detrazioni stesse, rendendo superflua la dichiarazione.

    La soglia generale di 2.840,51 euro

    Storica soglia di esonero (corrispondente a 5,5 milioni di lire del 1996, mai aggiornata), riguarda chi ha solamente redditi residuali (es. piccolo lavoro autonomo occasionale, redditi diversi) per importi complessivi sotto questo limite. Restano comunque obbligati alla dichiarazione coloro che, pur sotto soglia, hanno crediti d’imposta da utilizzare o redditi soggetti a tassazione separata.

    Esonero per lavoratori dipendenti e assimilati

    Il lavoratore dipendente è la figura più tutelata dal sistema di esoneri, perché il datore di lavoro opera già come sostituto d’imposta, trattenendo mensilmente l’IRPEF e applicando il conguaglio a fine anno tramite la Certificazione Unica (CU). Se il rapporto di lavoro copre l’intero anno e non vi sono altri redditi, la posizione fiscale è già “chiusa” e non occorre dichiarare nulla.

    Sono esonerati dalla presentazione del 730/2026 i lavoratori dipendenti che si trovano in tutte queste condizioni:

    • hanno percepito redditi da lavoro dipendente o assimilato (es. co.co.co., borse di studio, gettoni di presenza) da un solo datore di lavoro;
    • il sostituto ha effettuato correttamente le ritenute d’acconto IRPEF e applicato le addizionali regionali e comunali;
    • non possiedono altri redditi da dichiarare (esclusi quelli soggetti a ritenuta secca o cedolare);
    • il reddito da abitazione principale (rendita catastale) non è soggetto a IRPEF;
    • non hanno spese detraibili o deducibili che vogliono recuperare.

    Caso pratico: Marco, impiegato a tempo indeterminato

    Marco lavora come impiegato dal 2020 nella stessa azienda. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro lordi, il datore ha effettuato le ritenute mensili e a dicembre ha consegnato la CU. Marco vive nella propria abitazione principale e non ha altri redditi. Conclusione: Marco è esonerato dal 730/2026. Tuttavia, se ha sostenuto spese mediche per 1.200 euro o ha pagato un mutuo prima casa, gli conviene presentare comunque il 730 per recuperare le detrazioni del 19%.

    Lavoratori con due o più CU: cosa cambia

    Se un lavoratore ha avuto più datori di lavoro nel 2025 e non ha chiesto il conguaglio all’ultimo sostituto, è generalmente obbligato a presentare la dichiarazione, salvo che l’imposta complessiva non superi l’importo di 10,33 euro. Il motivo: ciascun datore applica le aliquote partendo dal primo scaglione, senza considerare gli altri redditi, e questo provoca un’IRPEF a debito da regolarizzare.

    Esonero per pensionati 2026

    I pensionati rappresentano la categoria più numerosa di soggetti esonerati. L’INPS opera come sostituto d’imposta, trattenendo l’IRPEF dalla pensione e gestendo automaticamente le addizionali. Per la maggior parte dei pensionati italiani, soprattutto chi percepisce trattamenti minimi o pensioni medio-basse, la dichiarazione dei redditi non è necessaria.

    I requisiti per l’esonero dei pensionati dal 730/2026 sono:

    • pensione erogata da un unico ente (INPS, ex INPDAP, casse previdenziali) per l’intero anno;
    • importo complessivo non superiore a 7.500 euro per i pensionati sotto i 75 anni, elevato a 8.500 euro per i pensionati con almeno 75 anni di età;
    • eventuale reddito aggiuntivo dall’abitazione principale e relative pertinenze (escluso da IRPEF);
    • nessun altro reddito imponibile, salvo quelli soggetti a ritenuta a titolo definitivo;
    • periodo di pensione di almeno 365 giorni (anno intero).

    Pensione minima e integrazione al trattamento

    I percettori della pensione minima INPS (per il 2026 attestata, salvo conferme con perequazione, intorno ai 615-620 euro mensili per 13 mensilità) ricadono pienamente nella fascia di esonero, salvo abbiano altre fonti di reddito. Anche l’integrazione al trattamento minimo e la maggiorazione sociale non incidono sul calcolo del reddito ai fini dell’esonero, purché restino sotto soglia.

    Pensionati con più trattamenti

    Chi percepisce due o più pensioni (ad esempio una pensione INPS lavoro dipendente più una pensione di reversibilità) deve sommare gli importi e verificare la posizione complessiva. Se la somma è superiore alla soglia di esonero e nessuno dei due enti ha effettuato il conguaglio cumulativo, è opportuno presentare il 730 per evitare richieste future da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il CAF Centro Fiscale di Udine esegue gratuitamente la verifica per i pensionati friulani.

    Esonero per partite IVA: forfettari e minimi

    Per le partite IVA il discorso è più articolato. La regola generale è che chi possiede partita IVA deve presentare il Modello Redditi PF (non il 730), perché il 730 non ammette redditi d’impresa o di lavoro autonomo abituale. Tuttavia, anche per i contribuenti in regime forfettario e regime di vantaggio (ex minimi) esistono casi di esonero o adempimenti semplificati.

    Regime forfettario: nessun esonero dichiarativo

    I contribuenti in regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 c. 54-89) non sono mai esonerati dalla presentazione del Modello Redditi PF, neanche se nell’anno non hanno emesso fatture. Devono compilare il quadro LM indicando ricavi/compensi e applicare il coefficiente di redditività (variabile dal 40% al 86% in base al codice ATECO). L’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per le startup nei primi 5 anni) si applica al reddito imponibile così calcolato.

    Il “coefficiente di redditività” è una percentuale stabilita per legge che indica quanta parte dei ricavi viene considerata reddito (il resto è considerato costi forfettari). Ad esempio, per i professionisti il coefficiente è del 78%: significa che il 78% dei compensi è reddito tassabile, il restante 22% è “costo forfettario” già scontato.

    Soggetti con sola partita IVA chiusa nell’anno

    Chi ha chiuso la partita IVA nel 2025 deve comunque presentare la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui ha operato, anche se per pochi mesi. L’unica eccezione riguarda chi ha avuto ricavi pari a zero e nessun costo deducibile: in questo caso, comunque, si raccomanda la dichiarazione “a zero” per fini di tracciabilità.

    Lavoratori autonomi occasionali sotto 2.840,51 euro

    Il lavoro autonomo occasionale (art. 67 c. 1 lett. l TUIR) non richiede l’apertura della partita IVA fino a 5.000 euro annui per committente. Se il contribuente ha percepito esclusivamente compensi occasionali per un totale non superiore a 2.840,51 euro nel 2025, può rientrare nell’esonero generale. Sopra tale soglia, occorre dichiarare nel quadro RL del Modello Redditi PF.

    Redditi esenti e soggetti a ritenuta a titolo d’imposta

    Una vasta gamma di redditi è esclusa dall’obbligo dichiarativo perché soggetti a tassazione “alla fonte” oppure perché del tutto esenti. Conoscere queste categorie aiuta a verificare se si rientra nell’esonero. Ecco le principali:

    • Interessi su titoli di Stato (BOT, BTP, CCT) e su conti correnti, soggetti a ritenuta del 12,50% o 26%;
    • Dividendi su partecipazioni non qualificate assoggettati a ritenuta del 26%;
    • Redditi da locazione in cedolare secca (21% o 10% canone concordato): vanno comunque dichiarati nel quadro B del 730 se altri redditi richiedono dichiarazione;
    • Pensioni di guerra e indennità correlate (totalmente esenti);
    • Borse di studio universitarie erogate da università, INPS, regioni (esenti);
    • Sussidi di natura assistenziale erogati da enti pubblici (es. assegno sociale);
    • Indennità di maternità e congedo parentale (concorrono come redditi assimilati ma INPS è sostituto);
    • Rendite INAIL per invalidità permanente e altre rendite assistenziali specifiche.

    Cedolare secca: attenzione alla regola

    Chi percepisce redditi da locazione in regime di cedolare secca (21% per contratto a canone libero o 10% per contratto a canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa) non è automaticamente esonerato. La cedolare secca sostituisce IRPEF e addizionali, ma il reddito deve essere comunque dichiarato nel quadro B del 730 o nel quadro RB del Modello Redditi PF. L’esonero opera solo se questo è l’unico reddito e l’imposta sostitutiva è stata regolarmente versata in F24 entro le scadenze previste.

    NASPI, CIG, indennità INPS: come incidono sull’esonero

    Molti contribuenti chiedono se le indennità di disoccupazione (NASPI), la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e altre prestazioni INPS comportino l’obbligo di dichiarazione. La risposta è articolata, ma utile per valutare la propria posizione.

    NASPI

    La NASPI è un reddito assimilato al lavoro dipendente e l’INPS opera come sostituto d’imposta, applicando direttamente le ritenute IRPEF. Se il percettore ha avuto solo NASPI nel 2025 e l’INPS ha eseguito il conguaglio finale, il lavoratore è esonerato. Diversamente, se nello stesso anno ha avuto anche redditi da lavoro dipendente da altri datori, scatta l’obbligo dichiarativo per il conguaglio cumulativo.

    Cassa Integrazione Guadagni

    La CIG ordinaria, straordinaria, in deroga e la NASPI agricola sono trattate come redditi da lavoro dipendente. Se erogate dal datore di lavoro (per anticipo) o direttamente dall’INPS, le ritenute vengono operate dal soggetto erogatore. Per il 2026, il principio resta invariato: se il rapporto di lavoro è continuativo e il conguaglio è stato eseguito, non occorre dichiarare.

    Assegno di Inclusione e Supporto Formazione Lavoro

    L’Assegno di Inclusione (ADI) (subentrato al Reddito di Cittadinanza dal 1° gennaio 2024) e il Supporto Formazione Lavoro (SFL) non concorrono alla formazione del reddito imponibile IRPEF, in quanto sussidi di natura assistenziale. Chi percepisce esclusivamente queste indennità non ha obbligo di presentare il 730/2026, salvo voglia recuperare detrazioni per altre spese (ad es. spese mediche, in casi specifici).

    Quando conviene presentare il 730 anche se esonerati

    Anche se rientri in una delle categorie di esonero, presentare comunque il 730/2026 può convenire in molte situazioni. La regola d’oro: presenta la dichiarazione ogniqualvolta hai pagato (tramite ritenute alla fonte) più imposte di quanto effettivamente dovuto, oppure hai diritto a detrazioni o crediti d’imposta che il sostituto non ha riconosciuto.

    • Spese mediche superiori alla franchigia di 129,11 euro (detrazione 19%);
    • Spese di istruzione universitaria e scolastica (limiti per ordine di scuola);
    • Mutuo prima casa: interessi passivi detraibili al 19% fino a 4.000 euro (760 euro annui di risparmio);
    • Bonus edilizi (Ecobonus, Sismabonus, Bonus ristrutturazione 50%): tornano nella dichiarazione in 10 rate annuali;
    • Erogazioni liberali a ONLUS, ASD, partiti politici, scuole;
    • Spese funebri per defunto familiare (fino a 1.550 euro per evento);
    • Premi assicurativi vita, invalidità e infortuni (detrazione 19% nei limiti previsti);
    • Detrazione canoni di locazione per studenti universitari fuori sede o lavoratori dipendenti che hanno trasferito la residenza per motivi di lavoro;
    • Bonus mobili e elettrodomestici: detraibile al 50% se collegato a ristrutturazione.

    Esempio numerico: Giulia, pensionata 73enne

    Giulia ha una pensione INPS di 7.200 euro annui. Tecnicamente sarebbe esonerata. Tuttavia, nel 2025 ha sostenuto 1.800 euro di spese mediche specialistiche e ha pagato 600 euro per la badante (per assistenza a sé stessa, in quanto non autosufficiente). Presentando il 730/2026 può recuperare:

    • Spese mediche: (1.800 – 129,11) × 19% = 317 euro
    • Spese addetti assistenza: 600 × 19% (entro 2.100 euro) = 114 euro
    • Rimborso atteso: 431 euro

    Per Giulia, dunque, presentare il 730 conviene fortemente. Il CAF Centro Fiscale offre l’assistenza gratuita per la dichiarazione 730 a pensionati con ISEE basso.

    730 precompilato 2026 ed esonero

    Una novità importante per il 2026: la dichiarazione precompilata è disponibile dal 30 aprile 2026 (e non più dal 15 aprile come negli anni precedenti). Il cambio di data è stato disposto dall’Agenzia delle Entrate per garantire una maggiore affidabilità dei dati pre-inseriti, in particolare per Certificazioni Uniche, oneri detraibili e dati immobiliari.

    Anche i contribuenti esonerati possono accedere al 730 precompilato tramite SPID, CIE o CNS sul portale dell’Agenzia delle Entrate. È un’ottima occasione per verificare se il proprio profilo fiscale è correttamente registrato e per scoprire eventuali detrazioni dimenticate. La precompilata aggrega automaticamente:

    • CU lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo;
    • spese sanitarie comunicate dal Sistema Tessera Sanitaria;
    • spese universitarie comunicate dalle università;
    • interessi mutui dalle banche;
    • oneri assicurativi comunicati dalle assicurazioni;
    • contributi previdenziali e assistenziali obbligatori.

    Scadenze 730/2026 da ricordare

    ScadenzaAdempimento
    30 aprile 2026Disponibilità del 730 precompilato
    16 giugno 2026Saldo IRPEF e primo acconto (per chi presenta Redditi PF)
    30 settembre 2026Termine ultimo per invio definitivo 730/2026
    25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo
    30 novembre 2026Termine per Modello Redditi PF
    1 dicembre 2026Secondo acconto IRPEF

    Rimborso e crediti d’imposta: come ottenerli

    Per gli esonerati che decidono di presentare comunque il 730 al fine di ottenere un rimborso, è importante sapere come funziona il meccanismo. Il rimborso può essere ottenuto in due modalità:

    • Tramite sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico): il rimborso compare nella busta paga o nel cedolino di pensione del mese di luglio (per dichiarazioni presentate entro giugno) o dei mesi successivi;
    • Direttamente dall’Agenzia delle Entrate per chi non ha sostituto (è il caso tipico dei pensionati con sola pensione INPS, ma il rimborso può essere richiesto in busta paga indicando l’INPS come sostituto): il rimborso viene accreditato sul conto corrente tramite il codice IBAN indicato in dichiarazione, di norma entro 6 mesi.

    Crediti d’imposta che richiedono comunque la dichiarazione

    Alcuni crediti d’imposta richiedono obbligatoriamente la dichiarazione per essere utilizzati, anche se sotto soglia. Ad esempio:

    • Trattamento integrativo (ex bonus Renzi/80 euro) – oggi ridenominato e modulato in base al reddito;
    • Bonus prima casa under 36 (per acquisti effettuati nei termini di vigenza);
    • Crediti d’imposta canoni di locazione per immobili a uso non abitativo;
    • Bonus colonnine elettriche per installazione di infrastrutture di ricarica;
    • Sport bonus e altre agevolazioni territoriali.

    Errori da evitare sull’esonero dichiarativo

    L’esonero è una facoltà, ma presumere di esserne titolari quando non lo si è può costare caro. Le sanzioni per omessa dichiarazione previste dal D.Lgs. 471/1997 sono pesanti: dal 120% al 240% delle imposte dovute con un minimo di 250 euro (importo che scende a 200 euro se non risultano imposte dovute). Ecco gli errori più frequenti:

    • Pensionati che ricevono due cedolini pensione da enti diversi (es. INPS + ex INPDAP, oppure INPS + Cassa Forense) e ritengono di essere esonerati senza verificare il cumulo;
    • Lavoratori che hanno avuto un secondo lavoro a chiamata o stagionale nello stesso anno;
    • Eredi che incassano arretrati di pensione del de cuius e non li dichiarano;
    • Contribuenti con redditi da locazione (anche brevi tipo Airbnb) che ritengono di essere esonerati solo perché in cedolare secca;
    • Percettori di compensi sportivi dilettantistici sopra la soglia di 15.000 euro che non dichiarano nulla;
    • Soggetti con conti correnti all’estero o investimenti finanziari all’estero (anche cripto): obbligo di quadro W indipendentemente dalle altre condizioni.

    Sanzioni e ravvedimento operoso

    Chi si accorge di aver erroneamente ritenuto di rientrare nell’esonero può sanare la propria posizione tramite ravvedimento operoso. Se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione fissa per la tardiva presentazione è di soli 25 euro (1/10 di 250 euro). Oltre i 90 giorni, la dichiarazione si considera omessa e le sanzioni sono molto più gravose.

    Cripto e redditi esteri: l’esonero non vale

    Una delle aree dove l’esonero non opera mai riguarda i redditi esteri e gli investimenti finanziari all’estero, inclusi i conti su fintech estere (Revolut, N26, Wise, PayPal con conto operativo all’estero) e le criptovalute. La normativa sul monitoraggio fiscale (D.L. 167/1990 e successive modifiche) impone l’obbligo di compilazione del quadro W nel Modello Redditi PF per chiunque detenga attività finanziarie estere superiori ai limiti previsti.

    • IVIE 1,06% per immobili all’estero (aliquota in vigore dal 2024 ex L. 213/2023);
    • IVAFE 2 per mille (0,20%) su attività finanziarie estere, elevata al 4 per mille (0,40%) per stati black-list;
    • Imposta fissa di 34,20 euro per conto corrente o libretto estero (persona fisica);
    • Tassazione plusvalenze cripto al 26% (in caso di realizzo) per importi superiori a 2.000 euro;
    • Anche con imposta dovuta inferiore a 200 euro, il quadro W va comunque compilato.

    Se possiedi attività estere (anche solo un conto corrente da pochi euro presso una fintech estera) sei obbligato a presentare il Modello Redditi PF, indipendentemente dalle altre condizioni di esonero. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha competenza specifica nel monitoraggio fiscale e nella tassazione delle criptovalute.

    Successioni ed eredi: la dichiarazione del de cuius

    In caso di decesso, gli eredi devono presentare la dichiarazione dei redditi del defunto (de cuius) relativa all’anno del decesso e, se non presentata, anche all’anno precedente. La scadenza ordinaria del 730/2026 (30 settembre 2026) per il de cuius è prorogata al 30 novembre 2026 tramite presentazione del Modello Redditi PF, esclusivamente in via telematica. Gli eredi non possono avvalersi del 730 per il defunto.

    In Friuli Venezia Giulia, il sistema tavolare rappresenta una specificità importante anche dal punto di vista fiscale per le successioni: l’efficacia costitutiva dell’iscrizione nel Libro Fondiario richiede l’intavolazione separata dopo la dichiarazione di successione. Il CAF Centro Fiscale ha competenza ultradecennale nella gestione delle pratiche di successione nel sistema tavolare di Udine, Gorizia, Trieste e parte di Pordenone.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Conclusioni: come capire se sei davvero esonerato

    L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 è un’opportunità per molti contribuenti italiani, ma non va presunto: occorre verificare con attenzione la propria situazione personale, sommare tutti i redditi percepiti nel 2025, controllare le ritenute applicate dai sostituti d’imposta e valutare l’esistenza di spese detraibili che potrebbero generare un rimborso.

    Le tre regole d’oro da ricordare:

    1. Verifica sempre la tua CU o il cedolino INPS: sono il punto di partenza per capire quanto reddito hai prodotto e quanto IRPEF ti è stato trattenuto.
    2. Non confondere “non obbligato” con “non conviene”: spesso presentare il 730 anche da esonerati significa recuperare centinaia di euro di rimborsi.
    3. Attenzione ai redditi esteri e cripto: l’esonero non vale mai. Quadro W obbligatorio.

    Per una verifica gratuita della tua posizione fiscale 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Il nostro team ti assiste nell’analisi della CU, nella ricostruzione delle spese detraibili e, se conviene, nella compilazione e invio del modello 730/2026 senza costi per pensionati con ISEE basso e lavoratori dipendenti con redditi medi. Prenota un appuntamento chiamando il numero 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

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    FAQ – Domande frequenti sull’esonero 730/2026

    1. Se sono esonerato e non presento il 730, posso comunque accedere ai bonus?

    Sì, l’esonero dalla dichiarazione non esclude dai bonus statali (Assegno Unico, Bonus bollette, Carta Acquisti, ecc.). Tali misure si basano sull’ISEE, calcolato sui dati reddituali comunicati direttamente da INPS e Agenzia delle Entrate. Per ottenere o aggiornare l’ISEE, contatta il CAF Centro Fiscale.

    2. Se ho ricevuto un’eredità nel 2025 devo presentare la dichiarazione?

    L’eredità in sé (il patrimonio ricevuto) non è soggetta a IRPEF ma all’imposta di successione (con franchigie diverse a seconda del grado di parentela). Tuttavia, se l’eredità include immobili che producono reddito o investimenti che generano interessi, dovrai dichiarare tali redditi dal momento dell’apertura della successione. Il defunto, da parte sua, ha sempre l’obbligo della dichiarazione finale tramite gli eredi.

    3. Ho cambiato lavoro a metà 2025: sono esonerato?

    Se hai chiesto al nuovo datore di operare il conguaglio cumulativo (presentando la CU del precedente lavoro), e il conguaglio è stato effettuato correttamente, sei esonerato. In caso contrario sei obbligato alla dichiarazione, perché ciascun datore avrà applicato le aliquote dal primo scaglione, generando quasi certamente un debito IRPEF.

    4. La pensione di reversibilità conta per l’esonero?

    Sì, la pensione di reversibilità è reddito a tutti gli effetti. Se sommata alla pensione diretta supera la soglia di esonero (7.500 euro o 8.500 euro per gli ultra 75enni), occorre presentare la dichiarazione. L’INPS, se eroga entrambe le pensioni, opera il conguaglio cumulativo automaticamente.

    5. Ho un conto Revolut con 500 euro: devo dichiarare?

    Sì. Anche con saldi minimi, il possesso di un conto corrente all’estero (anche fintech) attiva l’obbligo di compilazione del quadro W per il monitoraggio fiscale. L’imposta IVAFE non è dovuta se il valore medio del conto è inferiore a 5.000 euro, ma la comunicazione resta obbligatoria. L’esonero ordinario dalla dichiarazione viene meno.

    6. Posso recuperare le spese mediche del 2024 nel 730/2026?

    No, il 730/2026 si riferisce ai redditi e alle spese sostenute nel 2025. Per le spese mediche del 2024 dovevi presentare il 730/2025 (entro il 30 settembre 2025). È possibile, tuttavia, presentare una dichiarazione integrativa entro i termini ordinari di accertamento (5 anni), rivolgendosi al CAF.

    7. Sono pensionato all’estero in convenzione: devo dichiarare in Italia?

    Dipende dalla residenza fiscale e dalla convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni in vigore con il Paese di pagamento della pensione. In genere, i pensionati AIRE residenti all’estero non sono tassati in Italia, salvo specifiche eccezioni. La verifica è caso per caso: contatta il CAF Centro Fiscale per un’analisi personalizzata.

    Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 23:55:042026-05-31 17:46:04Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Dichiarazione precompilata 2026: novita, alert del Fisco e limiti alle detrazioni

    Dichiarazione dei redditi 730

    La dichiarazione precompilata 2026 apre ufficialmente il 30 aprile 2026, con riferimento ai redditi 2025. La novita piu rilevante di quest’anno e duplice: da un lato l’Agenzia delle Entrate ha potenziato i propri “alert” automatici basati sul confronto fra dati dichiarati e banche dati esterne (incassi POS, fatture elettroniche, contratti di locazione, comunicazioni di banche e fondi pensione); dall’altro la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha introdotto un tetto massimo alle detrazioni IRPEF per chi supera 75.000 euro di reddito, modulato anche in base al numero di figli a carico. Sapere come funziona la precompilata, quali alert puoi ricevere e fino a che importo puoi davvero detrarre le spese e oggi piu importante che mai.

    In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo in modo chiaro tutte le novita del 730 e del Modello Redditi PF 2026, gli alert e gli avvisi piu frequenti, i nuovi limiti alle detrazioni introdotti dalla riforma fiscale e cosa fare in pratica per non sbagliare l’invio. Trovi anche esempi numerici, una checklist dei documenti, tabelle riassuntive e le risposte alle domande piu comuni.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’e la dichiarazione precompilata 2026 e a chi si rivolge
    2. Calendario e scadenze 2026: dal 30 aprile al 30 settembre
    3. Le novita della precompilata 2026 in sintesi
    4. Alert del Fisco: cosa significano e come gestirli
    5. Tetto alle detrazioni IRPEF: i nuovi limiti dal 2025
    6. Scaglioni IRPEF 2026 e detrazioni lavoro dipendente
    7. Documenti necessari per la precompilata 2026
    8. Accettare, modificare o integrare la precompilata: scelte e conseguenze
    9. Errori comuni da evitare nel 730 2026
    10. Cosa fare in caso di errore o dichiarazione tardiva
    11. Perche affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine
    12. Domande frequenti (FAQ)

    Cos’e la dichiarazione precompilata 2026 e a chi si rivolge

    La dichiarazione precompilata e il modello 730 (o, in alternativa, il Modello Redditi PF) che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione ogni anno, gia precompilato con i dati che ha raccolto da soggetti terzi: datori di lavoro, INPS, banche, assicurazioni, fondi pensione, farmacie, ospedali, asili nido, scuole, universita, amministratori di condominio e cosi via. In pratica, il Fisco “ti propone” una dichiarazione gia pronta e tu devi solo controllarla, eventualmente integrarla e inviarla.

    La precompilata 2026 e riferita ai redditi prodotti nel 2025 (anno d’imposta 2025) e riguarda principalmente:

    • Lavoratori dipendenti (con sostituto d’imposta che effettua i conguagli)
    • Pensionati (la pensione INPS funge da sostituto)
    • Collaboratori coordinati e continuativi e percettori di redditi assimilati
    • Soggetti senza sostituto d’imposta che presentano il 730 senza sostituto
    • Eredi che presentano il 730 per il defunto (con limitazioni)

    Restano invece esclusi dal 730 i titolari di partita IVA, gli imprenditori commerciali, gli agricoltori non esonerati e chi possiede redditi particolari (per esempio plusvalenze cripto non sostitutive, alcuni redditi esteri o redditi d’impresa): in questi casi si usa il Modello Redditi PF, anch’esso precompilato dall’Agenzia delle Entrate ma con scadenze diverse.

    Calendario e scadenze 2026: dal 30 aprile al 30 settembre

    Dal 2026 la precompilata e disponibile in area riservata a partire dal 30 aprile (in passato l’apertura era il 15 aprile, anticipata e poi spostata in avanti). Ecco il calendario completo che devi avere sotto mano per non sbagliare:

    DataAdempimento
    30 aprile 2026Disponibilita della precompilata 2026 (redditi 2025) nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate
    Da metà maggio 2026Possibilita di accettare, modificare e inviare il 730 precompilato
    30 giugno 2026Saldo IRPEF anno 2025 e primo acconto 2026 (senza maggiorazione)
    30 luglio 2026Saldo IRPEF e acconto con maggiorazione 0,40%
    30 settembre 2026Termine ultimo per l’invio del Modello 730 2026
    25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo (se serve correggere a favore del contribuente)
    30 novembre 2026Termine per l’invio del Modello Redditi PF 2026
    1° dicembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (per chi e tenuto al versamento)

    Attenzione: queste sono le scadenze ordinarie. In caso di proroghe ministeriali (che negli ultimi anni si sono ripetute, soprattutto per i versamenti con maggiorazione 0,40%), i termini possono slittare. Conviene sempre verificare nelle settimane precedenti la scadenza il calendario del contribuente pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

    Le novita della precompilata 2026 in sintesi

    Il modello 730 2026 (e l’intera precompilata) si caratterizza per una serie di novita che hanno effetti pratici significativi sul tuo conguaglio. Le elenchiamo in sintesi, per poi approfondirle nei paragrafi successivi:

    • Tre scaglioni IRPEF stabili (23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre): la rimodulazione del DLgs 216/2023 e stata stabilizzata dalla Legge di Bilancio 2025.
    • No-tax area dipendenti elevata a 8.500 euro: come per i pensionati, i lavoratori dipendenti non pagano IRPEF fino a questa soglia.
    • Detrazione lavoro dipendente massima a 1.955 euro per redditi fino a 15.000 euro.
    • Tetto alle detrazioni IRPEF per redditi sopra 75.000 euro (introdotto dalla L. 207/2024): un plafond annuo modulato per scaglione di reddito e numero di figli.
    • Detrazioni figli a carico solo dai 21 anni in su (e fino a 30 anni, salvo disabilita): per i figli sotto i 21 anni si applica l’Assegno Unico Universale.
    • Coniuge a carico: detrazione massima 950 euro modulata sul reddito (importo aggiornato rispetto agli 800 euro storici).
    • Modalita di pagamento tracciabili ancora richieste per quasi tutte le detrazioni 19% (salvo eccezioni come farmaci e prestazioni sanitarie in strutture pubbliche/private accreditate).
    • Quadro W (ex RW) per il monitoraggio di attivita estere e cripto-attivita: integrato anche nel 730 dal 2024.
    • Alert automatici sempre piu mirati su incongruenze fra dati dichiarati e banche dati: incassi POS, fatture elettroniche, certificazioni uniche, locazioni, fondi pensione, contributi versati.
    • Compensazioni F24 piu strette: dal 1° luglio 2024 sono operative regole anti-abuso che richiedono cautele in piu (DL 39/2024).

    Vediamo ora gli aspetti che, secondo la nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, generano piu dubbi e contestazioni.

    Alert del Fisco: cosa significano e come gestirli

    Negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha potenziato i meccanismi di compliance preventiva: prima di accertare ti invia un messaggio (la cosiddetta lettera di compliance) e ti invita a regolarizzare spontaneamente. La precompilata 2026 funziona come “filtro” naturale, perche segnala in chiaro le incongruenze fra cio che dichiari e cio che il Fisco gia conosce.

    Tipologie di alert piu frequenti

    • Spese mediche/farmaci: dati provenienti dal Sistema Tessera Sanitaria. Se modifichi un importo, il sistema ti chiede conferma e potresti perdere la regola del visto leggero (assenza di controllo formale).
    • Interessi mutuo prima casa: l’importo arriva dalla banca; in caso di cointestazione con coniuge non a carico, devi sempre suddividere correttamente la quota detraibile.
    • Locazioni a canone concordato/libero: incrocio con le registrazioni in Agenzia. Discrepanze fra canone dichiarato e canone registrato fanno scattare alert automatici.
    • Compensi da lavoro autonomo o occasionale: incrocio con fatture elettroniche e ritenute trasmesse via CU.
    • Incassi POS e PayPal: per professionisti e piccoli imprenditori vengono confrontati con il volume d’affari dichiarato.
    • Fondi pensione e previdenza complementare: la deducibilita fino a 5.164,57 euro annui e gia precompilata; se modifichi a rialzo serve documentazione.
    • Bonus edilizi e cessione del credito: ogni cessione/sconto in fattura e tracciata, e l’utilizzo della detrazione in dichiarazione deve coincidere.

    Come rispondere a un alert

    Quando ricevi un alert (in fase di compilazione precompilata o come lettera successiva), non ignorarlo. Le strade sono tre:

    1. Confermare il dato: se l’importo precompilato e corretto, accetti senza modifiche e mantieni il vantaggio del controllo formale escluso.
    2. Modificare con documenti alla mano: se hai ricevute o fatture che giustificano una variazione, conserva la documentazione per 5 anni (termine di accertamento).
    3. Aprire una segnalazione tramite CAF o intermediario abilitato: il CAF e l’unico soggetto che, apponendo il visto di conformita, assume la responsabilita formale del controllo sui documenti.

    Immagina che Marco, dipendente con reddito di 32.000 euro, riceva un alert perche ha modificato la spesa farmaci da 700 euro (precompilata) a 1.200 euro. In assenza di scontrini parlanti per la differenza di 500 euro, rischia di vedersi disconoscere la detrazione e di pagare interessi e sanzioni. Se invece ha conservato gli scontrini, la modifica e legittima e va semplicemente confermata con la documentazione di supporto.

    Tetto alle detrazioni IRPEF: i nuovi limiti dal 2025

    La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha introdotto, all’articolo 1 commi 10 e seguenti, un tetto annuo agli oneri detraibili per chi ha redditi superiori a 75.000 euro. La logica del legislatore: limitare il beneficio fiscale per i redditi piu alti, lasciando intatte le detrazioni per redditi medio-bassi.

    Come funziona il meccanismo

    Il plafond annuo viene calcolato moltiplicando un importo base per un coefficiente legato al numero di figli a carico. Le fasce di reddito coinvolte sono due:

    Reddito complessivoImporto base annuo (oneri detraibili)
    Fino a 75.000 euroNessun tetto specifico (restano i limiti previsti per ciascuna detrazione)
    Da 75.001 a 100.000 euro14.000 euro
    Oltre 100.000 euro8.000 euro

    Sull’importo base si applicano i seguenti coefficienti per numero di figli a carico:

    Figli a caricoCoefficiente
    Nessun figlio0,50
    1 figlio0,70
    2 figli0,85
    Almeno 3 figli o un figlio con disabilita1,00

    Cosa NON rientra nel tetto

    Restano fuori dal calcolo del tetto (e quindi totalmente detraibili) alcune voci particolarmente importanti:

    • Spese sanitarie di cui all’art. 15 c. 1 lett. c) del TUIR (detrazione 19% oltre la franchigia di 129,11 euro)
    • Investimenti in start-up e PMI innovative
    • Interessi passivi su mutui agrari e per acquisto/costruzione abitazione principale (contratti fino a una certa data)
    • Premi di assicurazione vita e infortuni stipulati entro il 2000
    • Erogazioni liberali a enti del Terzo settore (entro limiti specifici)

    Esempio pratico

    Immagina che Laura abbia un reddito complessivo di 90.000 euro e due figli a carico (entrambi tra 21 e 30 anni). Il suo plafond annuo per oneri detraibili sara: 14.000 × 0,85 = 11.900 euro. Se nel 2025 ha sostenuto 18.000 euro di spese detraibili al 19% (interessi mutuo, scuola, spese veterinarie, sport figli, ecc.), potra portarne in detrazione solo 11.900 euro. La detrazione effettiva sara dunque 11.900 × 19% = 2.261 euro, anziche i 18.000 × 19% = 3.420 euro teorici.

    Per redditi sopra 100.000 euro l’effetto e ancora piu marcato: con tre figli a carico il plafond e 8.000 euro (1,00 di coefficiente), con due figli e 6.800 euro (0,85), con un figlio 5.600 euro (0,70) e senza figli 4.000 euro (0,50).

    Scaglioni IRPEF 2026 e detrazioni lavoro dipendente

    La precompilata calcola in automatico l’IRPEF dovuta applicando i tre scaglioni ormai consolidati (DLgs 216/2023, stabilizzati dalla L. 207/2024). Ecco la tabella di riferimento per i redditi 2025 dichiarati nel 2026:

    Reddito imponibileAliquota IRPEF
    Fino a 28.000 euro23%
    Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro35%
    Oltre 50.000 euro43%

    Per i lavoratori dipendenti, alla tassazione lorda si sottraggono le detrazioni da lavoro: in particolare la detrazione massima e 1.955 euro per redditi fino a 15.000 euro, modulata e decrescente per redditi superiori, fino ad azzerarsi a 50.000 euro. La no-tax area dipendenti e fissata a 8.500 euro di reddito complessivo, allineata a quella dei pensionati.

    Bonus IRPEF e trattamento integrativo

    Il trattamento integrativo (ex bonus 80 euro), pari a 1.200 euro annui, resta riconosciuto per i redditi fino a 15.000 euro (in presenza di capienza IRPEF) e con incapienza limitata fino a 28.000 euro. Per i redditi medio-bassi sono inoltre operative le ulteriori detrazioni “di cuneo fiscale” finanziate dalla manovra 2025, applicate direttamente in busta paga e poi conguagliate in dichiarazione.

    Familiari a carico: limiti reddituali

    • Coniuge a carico: detrazione massima 950 euro, riconosciuta se il reddito del coniuge non supera 2.840,51 euro (4.000 euro per figli fino a 24 anni di eta).
    • Figli a carico oltre 21 anni: detrazione massima 950 euro per figlio (in base a reddito complessivo del genitore).
    • Figli fino a 21 anni non compiuti: nessuna detrazione fiscale, in quanto coperti dall’Assegno Unico Universale INPS.
    • Altri familiari a carico (genitori, fratelli, conviventi): detrazione 750 euro a determinate condizioni.

    Il limite reddituale generale per essere fiscalmente a carico resta 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli fino a 24 anni), al netto degli oneri deducibili.

    Documenti necessari per la precompilata 2026

    Anche se la precompilata e gia in larga parte compilata dall’Agenzia, restano alcuni documenti da raccogliere per controllare e integrare le spese. Ecco la checklist essenziale che usiamo al CAF Centro Fiscale:

    • CU 2026 (Certificazione Unica) di tutti i sostituti d’imposta dell’anno 2025
    • Codice fiscale del contribuente, del coniuge e dei familiari a carico
    • Visura catastale aggiornata di tutti gli immobili posseduti
    • Contratti di locazione attivi (per chi affitta) con estremi di registrazione
    • Quietanze e ricevute per spese non precompilate (es. spese funebri, asilo nido se non gia trasmesse)
    • Certificazione interessi passivi su mutuo rilasciata dalla banca
    • Spese ristrutturazione e bonus edilizi: bonifici parlanti, fatture, asseverazioni, certificazioni ENEA
    • Versamenti fondo pensione e previdenza complementare
    • Erogazioni liberali a enti del Terzo settore, ONG, partiti politici, ONLUS
    • Spese veterinarie (con scontrino parlante)
    • Spese istruzione (scuole superiori, universita, mensa, libri)
    • Spese sportive figli dai 5 ai 18 anni (palestra, piscina, federazioni)
    • Spese funebri sostenute nel 2025
    • Estratti conto e movimenti bancari con prova del pagamento tracciabile per le spese da detrarre al 19%

    Per le spese che richiedono il pagamento tracciabile (bonifico, carta, bancomat, assegno) e fondamentale conservare anche la prova del pagamento: senza traccia bancaria la detrazione 19% non e ammessa, salvo le eccezioni di legge (spese sanitarie in strutture pubbliche o convenzionate, farmaci, dispositivi medici).

    Accettare, modificare o integrare la precompilata: scelte e conseguenze

    Una volta che la precompilata e disponibile in area riservata, hai tre opzioni:

    1. Accettare senza modifiche

    Se i dati sono corretti e completi, puoi accettare la dichiarazione cosi com’e. In questo caso scatta il grande vantaggio della precompilata: nessun controllo formale da parte dell’Agenzia delle Entrate sui dati gia presenti, e nessuna richiesta di esibire documenti per le voci precompilate. Resta possibile il controllo sostanziale (es. esistenza dei familiari a carico, possesso degli immobili, ecc.).

    2. Modificare i dati

    Puoi modificare singole voci (aggiungere spese non precompilate, correggere importi). In questo caso il vantaggio del controllo formale escluso si applica solo sulle voci non modificate; per le modifiche dovrai conservare tutti i documenti giustificativi per 5 anni.

    3. Affidarsi al CAF per il visto di conformita

    Quando ti rivolgi al CAF Centro Fiscale di Udine, l’operatore apporra il visto di conformita: cio significa che il CAF assume la responsabilita formale per la corretta compilazione e per la coerenza dei dati con i documenti esibiti. In caso di errori non imputabili al contribuente, eventuali sanzioni e interessi sono a carico del CAF. E la garanzia di tranquillita migliore, soprattutto se la tua situazione e complessa (es. casa cointestata, redditi misti, lavori di ristrutturazione, familiari a carico in diverse condizioni).

    Errori comuni da evitare nel 730 2026

    L’esperienza degli operatori CAF mostra che ogni anno gli errori si ripetono. Ecco i piu diffusi, da evitare assolutamente:

    • Indicare il coniuge come a carico quando il suo reddito supera 2.840,51 euro (es. perche percepisce un’integrazione INPS non considerata).
    • Dimenticare di scomputare l’Assegno Unico dalle vecchie detrazioni per figli fino a 20 anni: dal 2022 questa detrazione e stata sostituita.
    • Detrarre interessi mutuo per intero quando l’immobile e cointestato e il coniuge non e a carico: la detrazione va divisa al 50%.
    • Inserire spese sanitarie pagate in contanti oltre 129,11 euro (eccezione consentita solo per farmaci e prestazioni in strutture pubbliche/accreditate).
    • Dimenticare il quadro W per chi possiede conti esteri, immobili all’estero o cripto-attivita: l’omissione comporta sanzioni proporzionali al valore non dichiarato.
    • Cumulare detrazione ristrutturazione e Superbonus sulla stessa spesa: vietato il doppio beneficio fiscale.
    • Non dichiarare locazioni brevi e affitti su piattaforme online: i portali (Airbnb & Co.) trasmettono i dati al Fisco.
    • Sottostimare l’imposta sostitutiva per chi ha incassato cedolare secca o ha percepito plusvalenze cripto.

    Cosa fare in caso di errore o dichiarazione tardiva

    Se ti accorgi di un errore dopo l’invio del 730, puoi sistemare cosi:

    • 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026: solo se la correzione e a favore del contribuente (maggior rimborso o minor debito). Si presenta tramite CAF.
    • Modello Redditi PF correttivo nei termini: entro il 30 novembre 2026 puoi inviare un nuovo Modello Redditi che sostituisce integralmente il 730.
    • Dichiarazione integrativa: dopo il 30 novembre 2026, puoi presentare un Modello Redditi PF integrativo entro il 31 dicembre del quinto anno successivo, con applicazione del ravvedimento operoso.
    • Tardiva entro 90 giorni: se non hai presentato la dichiarazione entro il 30 novembre 2026, puoi farlo entro il 28 febbraio 2027 con sanzione fissa ridotta (250 euro ravvedibile a 25 euro).
    • Oltre 90 giorni: la dichiarazione e considerata omessa, con sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta.

    Le novita del DLgs 87/2024 (riforma del sistema sanzionatorio tributario) hanno ridotto in maniera generalizzata le sanzioni, ma il principio resta: prima ti ravvedi, meno paghi.

    Perche affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine

    La precompilata 2026 e piu “intelligente” che mai, ma proprio per questo gli alert e le contestazioni potenziali sono molti. Affidarti al CAF Centro Fiscale di Udine significa avere:

    • Un operatore esperto che controlla la precompilata riga per riga prima dell’invio
    • L’apposizione del visto di conformita, con responsabilita del CAF in caso di errori formali
    • Consulenza personalizzata su limiti detrazioni, scaglioni, familiari a carico, redditi esteri, cripto, locazioni
    • Competenze sul sistema tavolare friulano per chi ha immobili e successioni in regione
    • Assistenza in caso di lettere di compliance o richieste documentali dell’Agenzia
    • Servizio integrato con CAF e Patronato per tutti gli adempimenti (ISEE, Assegno Unico, NASPI, pensioni)

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di contribuenti del Friuli Venezia Giulia. Prenotare un appuntamento e semplice: trovi tutti i contatti sul nostro sito.

    Domande frequenti (FAQ)

    Quando si apre la precompilata 2026?

    La precompilata 2026 (anno d’imposta 2025) e disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate a partire dal 30 aprile 2026. La modifica e l’invio sono possibili da meta maggio in poi, fino al 30 settembre 2026 per il 730 (30 novembre per il Modello Redditi PF).

    Cosa cambia con il tetto alle detrazioni IRPEF?

    Dal 2025 chi ha redditi sopra 75.000 euro vede applicato un plafond annuo agli oneri detraibili: 14.000 euro per la fascia 75.001-100.000 euro, 8.000 euro oltre 100.000 euro, modulato per coefficienti legati al numero di figli a carico (0,50 senza figli, 0,70 con 1 figlio, 0,85 con 2 figli, 1,00 con almeno 3 figli o un figlio disabile). Restano fuori dal tetto le spese sanitarie ex art. 15 c. 1 lett. c) TUIR e poche altre voci.

    Cos’e l’alert del Fisco e come faccio a vederlo?

    L’alert e un messaggio automatico mostrato dall’Agenzia delle Entrate quando rileva incongruenze tra i dati che dichiari nella precompilata e quelli gia in suo possesso. Lo trovi sia in fase di compilazione online sia nelle eventuali lettere di compliance recapitate via PEC o cassetto fiscale. Va sempre gestito, mai ignorato: rispondi con i documenti giustificativi o chiedi assistenza al CAF.

    Posso usare la precompilata se ho la partita IVA?

    Si, ma non come 730: i titolari di partita IVA devono usare il Modello Redditi PF precompilato, anch’esso messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Il regime forfettario, ad esempio, compila il quadro LM, mentre il regime ordinario il quadro RF. La scadenza di invio e il 30 novembre 2026.

    Quali documenti devo portare al CAF per la precompilata 2026?

    I documenti chiave sono: CU 2026, codici fiscali del nucleo familiare, visure catastali aggiornate, contratti di locazione, ricevute e fatture per spese non precompilate (asilo, sport, veterinarie, funebri, ristrutturazioni con bonifici parlanti), certificazione interessi mutuo, versamenti fondo pensione, erogazioni liberali. Tutte le spese che danno detrazione 19% richiedono prova del pagamento tracciabile, salvo le eccezioni di legge (farmaci, prestazioni in strutture pubbliche/accreditate).

    Se ho sbagliato la dichiarazione, posso correggerla?

    Si. Se l’errore e a tuo favore (maggior rimborso o minor debito) puoi presentare il 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. Se l’errore e a tuo sfavore (debito non versato) puoi presentare un Modello Redditi PF correttivo entro il 30 novembre 2026, oppure successivamente un’integrativa con ravvedimento operoso. In ogni caso, il CAF Centro Fiscale ti aiuta a scegliere la procedura piu vantaggiosa.

    Le criptovalute vanno dichiarate nel 730 2026?

    Il monitoraggio di wallet e exchange esteri va indicato nel quadro W (integrato anche nel 730 dal 2024). Le plusvalenze da cessione di cripto-attivita seguono regole specifiche: per il 2025 si applica l’imposta sostitutiva del 26%; dal 1° gennaio 2026 sale al 33% per le operazioni di realizzo (L. 207/2024). Lo staking e i redditi diversi vanno indicati nel quadro RW o RT a seconda della natura. Se hai dubbi, e fondamentale farsi assistere: il CAF Centro Fiscale ha esperienza specifica sulle dichiarazioni crypto.

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    Fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate, sezione «Schede dichiarazioni» e «Calendario del contribuente»; L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), art. 1; DLgs 216/2023 (riforma scaglioni IRPEF); DLgs 87/2024 (riforma sanzioni); DPR 917/1986 (TUIR), art. 15 e seguenti; DL 39/2024 (compensazioni); Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione precompilata 2026.

    Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 23:23:262026-05-19 22:03:43Dichiarazione precompilata 2026: novita, alert del Fisco e limiti alle detrazioni
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Detrazione Trasporti Pubblici nel Modello 730: I Rimborsi per l’Abbonamento

    Dichiarazione dei redditi 730

    Tra le detrazioni meno conosciute ma piu utili del Modello 730 c’e quella per l’acquisto degli abbonamenti al trasporto pubblico. Si tratta di un’agevolazione fiscale strutturale (cioe a regime, non temporanea) che permette di recuperare il 19% della spesa sostenuta, entro un limite massimo di 250 euro all’anno. Significa che chi acquista un abbonamento al bus, al treno o alla metropolitana puo ottenere fino a 47,50 euro di rimborso in dichiarazione dei redditi, sia per se stesso sia per i familiari fiscalmente a carico.

    In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo nel dettaglio come funziona la detrazione trasporti pubblici nel 730/2026, chi puo beneficiarne, quali documenti servono e come compilare correttamente il quadro E del modello.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’e la detrazione per i trasporti pubblici
    2. Chi puo richiedere la detrazione nel 730
    3. Il limite di 250 euro e il calcolo del rimborso
    4. Detrazione per i familiari fiscalmente a carico
    5. Tracciabilita del pagamento
    6. Welfare aziendale: se il datore rimborsa
    7. Documenti da conservare per il 730
    8. Come compilare il 730: rigo E8/E10
    9. Esempi pratici di calcolo
    10. Domande frequenti

    Cos’e la detrazione per i trasporti pubblici

    La detrazione trasporti pubblici e un beneficio fiscale che permette di scaricare nel 730 il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. E stata introdotta in via strutturale dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) e oggi e disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera i-decies del TUIR (DPR 917/1986).

    L’agevolazione vale sia per i contribuenti che presentano il Modello 730 sia per chi presenta il Modello Redditi Persone Fisiche. Il beneficio si traduce in una riduzione dell’IRPEF lorda: in pratica, si riduce l’imposta dovuta (o si ottiene un rimborso piu alto se si e a credito).

    Quali abbonamenti sono ammessi

    Sono detraibili le spese per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico:

    • Locale – autobus urbani, tram, metropolitane delle citta
    • Regionale – treni regionali (es. tratta Udine-Trieste), bus extraurbani regionali
    • Interregionale – treni o bus che collegano regioni diverse, purche si tratti di servizio di trasporto pubblico

    Cosa NON e detraibile:

    • Biglietti singoli o carnet di biglietti
    • Abbonamenti a treni Alta Velocita (Frecciarossa, Italo, Frecciargento)
    • Voli aerei e biglietti di navi e traghetti
    • Taxi e servizi NCC (noleggio con conducente)
    • Car sharing, monopattini, bike sharing

    Per essere detraibile, deve trattarsi di un abbonamento vero e proprio (mensile, trimestrale, annuale), non di biglietti occasionali.

    Chi puo richiedere la detrazione nel 730

    La detrazione spetta a chiunque sostenga la spesa per l’acquisto dell’abbonamento, purche:

    • L’abbonamento sia intestato al contribuente (o a un familiare fiscalmente a carico)
    • La spesa sia stata effettivamente pagata nell’anno d’imposta di riferimento
    • Il pagamento sia stato effettuato con strumento tracciabile
    • Il reddito complessivo non superi 120.000 euro (oltre questa soglia la detrazione si riduce progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000 euro)

    Possono beneficiare della detrazione:

    • Lavoratori dipendenti e pensionati che presentano il 730
    • Studenti universitari fuori sede (per gli abbonamenti che usano per spostarsi)
    • Pendolari che si spostano per lavoro o studio
    • Genitori che pagano l’abbonamento per i figli a carico

    Il limite di 250 euro e il calcolo del rimborso

    Il limite massimo di spesa ammessa in detrazione e di 250 euro per ciascun contribuente, comprensivo della spesa sostenuta per i familiari fiscalmente a carico. Attenzione: questo limite si riferisce alla spesa totale, non al rimborso che si ottiene.

    Calcolo concreto del beneficio:

    • Spesa massima ammessa: 250 euro
    • Aliquota di detrazione: 19%
    • Risparmio massimo effettivo: 47,50 euro (250 x 19%)

    Se la spesa supera i 250 euro, l’eccedenza non e detraibile. Se invece la spesa e inferiore, la detrazione si calcola sulla spesa effettiva. Ad esempio, se spendi 180 euro di abbonamento bus, la detrazione e di 34,20 euro (180 x 19%).

    Tabella riepilogativa

    VoceValore 2026 (anno d’imposta 2025)
    Spesa massima detraibile250 euro per contribuente
    Aliquota detrazione19%
    Risparmio fiscale massimo47,50 euro
    Codice spesa 73040
    Quadro/rigoQuadro E, righi da E8 a E10
    PagamentoTracciabile obbligatorio
    Norma di riferimentoArt. 15, c. 1, lett. i-decies TUIR

    Detrazione per i familiari fiscalmente a carico

    Un aspetto particolarmente vantaggioso e che la detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico. Si tratta in particolare di:

    • Figli a carico (anche se non conviventi). Sono fiscalmente a carico i figli con redditi propri non superiori a 2.840,51 euro l’anno, oppure 4.000 euro se hanno meno di 24 anni
    • Coniuge a carico (con redditi propri non superiori a 2.840,51 euro)
    • Altri familiari conviventi nelle stesse condizioni di reddito

    Importante pero: il limite di 250 euro e complessivo per il contribuente, non si moltiplica per ogni familiare. Quindi, se Marco compra l’abbonamento al treno per se (180 euro) e per la figlia studentessa universitaria a carico (200 euro), il totale e 380 euro ma puo detrarne solo 250 (massimo).

    Esempio pratico: la famiglia Rossi

    Immaginiamo che la famiglia Rossi di Udine abbia queste spese di abbonamento al trasporto pubblico nel 2025:

    • Mamma (contribuente che fa il 730): abbonamento treno regionale Udine-Trieste = 480 euro
    • Figlio universitario a carico: abbonamento bus urbano di Trieste = 200 euro

    Totale spesa famiglia: 680 euro. Ma la mamma puo detrarre solo 250 euro (il tetto massimo per contribuente), ottenendo una detrazione effettiva di 47,50 euro.

    Tracciabilita del pagamento: obbligo e modalita

    Dal 1 gennaio 2020 (ai sensi dell’articolo 1, comma 679, della Legge 160/2019), per beneficiare della detrazione del 19% e obbligatorio pagare con strumenti tracciabili. Significa che il pagamento in contanti dell’abbonamento fa perdere il diritto alla detrazione.

    Sono considerati strumenti di pagamento tracciabili:

    • Bonifico bancario o postale
    • Carta di debito (bancomat)
    • Carta di credito o prepagata
    • Assegno bancario, circolare o postale
    • App di pagamento (es. PayPal, Satispay, Apple Pay)
    • Bollettino postale
    • Addebito SEPA (RID) sul conto corrente

    Il contante non e mai ammesso. Se acquisti l’abbonamento alle biglietterie automatiche o agli sportelli, assicurati di pagare con bancomat o carta. Se acquisti online (sito o app dell’azienda di trasporti), la tracciabilita e automatica.

    Welfare aziendale: se il datore rimborsa, non si detrae

    Molte aziende offrono ai propri dipendenti, nell’ambito del welfare aziendale, il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico. In questo caso, occorre prestare attenzione per evitare un errore molto comune nella compilazione del 730.

    La regola e semplice: si puo detrarre solo la quota di spesa effettivamente rimasta a carico del contribuente. Se il datore di lavoro ha rimborsato l’intero costo dell’abbonamento, la detrazione non spetta. Se ha rimborsato solo una parte, si puo detrarre solo la differenza pagata di tasca propria.

    Inoltre, le somme rimborsate dal datore di lavoro per l’abbonamento al trasporto pubblico sono esenti da IRPEF in capo al lavoratore (art. 51, comma 2, lett. d-bis TUIR), purche rispettino determinate condizioni di forma. Quindi il vantaggio fiscale c’e gia, ma non e cumulabile con la detrazione del 19%.

    Come capire se il datore di lavoro ha rimborsato

    Controlla la Certificazione Unica (CU) che ricevi entro marzo: nella sezione “oneri rimborsati dal datore di lavoro” trovi indicate le somme erogate per il trasporto pubblico. Se nel punto 701 (o nelle annotazioni) c’e una voce relativa agli abbonamenti, significa che quella spesa e stata gia neutralizzata fiscalmente e non puoi detrarla di nuovo.

    Documenti da conservare per il 730

    Per beneficiare della detrazione devi conservare per 5 anni (termine di accertamento) la documentazione comprovante la spesa. Servono:

    1. Abbonamento originale o copia, da cui risulti l’intestazione, il periodo di validita e il costo
    2. Ricevuta di pagamento o estratto conto bancario/carta che dimostri il pagamento tracciato
    3. Se l’abbonamento e nominativo, deve essere intestato al contribuente o al familiare a carico
    4. Se il familiare e a carico, conservare anche la prova del rapporto familiare e dei redditi (per i figli con piu di 24 anni o per il coniuge)

    Se acquisti l’abbonamento tramite app o sito web, salva sempre la ricevuta in PDF che attesta importo e periodo di validita.

    Come compilare il 730: rigo E8/E10 codice 40

    La spesa per l’abbonamento al trasporto pubblico va indicata nel quadro E del Modello 730, nei righi da E8 a E10 (sezione “Altre spese per le quali spetta la detrazione del 19%”), utilizzando il codice spesa 40.

    Operativamente:

    1. Nella colonna 1 inserisci il codice 40
    2. Nella colonna 2 inserisci l’importo della spesa (massimo 250 euro)
    3. Il software del 730 (o il tuo CAF) calcola automaticamente il 19% applicando il tetto

    Se utilizzi il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate, in molti casi la spesa risulta gia inserita automaticamente, perche le aziende di trasporto pubblico trasmettono i dati al Sistema Tessera Sanitaria. Verifica sempre la correttezza dei dati prima di accettarli: se manca un abbonamento che hai effettivamente pagato, puoi integrarlo manualmente.

    Esempi pratici di calcolo della detrazione

    Esempio 1: pendolare Udine-Trieste

    Luca lavora a Trieste ma vive a Udine. Ha pagato 12 abbonamenti mensili al treno regionale per un totale di 600 euro nel 2025, tutti con bonifico bancario. Nel 730/2026 indica il codice 40 con importo 250 euro (limite massimo). La detrazione effettiva e di 47,50 euro.

    Esempio 2: studente universitario a carico

    Anna ha 22 anni, studia all’Universita di Udine ed e fiscalmente a carico dei genitori (redditi propri sotto i 4.000 euro). Il padre ha pagato 220 euro nel 2025 per l’abbonamento annuale ai bus urbani di Udine, sempre con carta. Il padre nel suo 730 indica nel rigo E8 il codice 40 con importo 220 euro: la detrazione effettiva e di 41,80 euro.

    Esempio 3: rimborso parziale dal datore di lavoro

    Marco ha speso 400 euro per l’abbonamento al treno nel 2025. Il datore di lavoro gli ha rimborsato 300 euro nell’ambito del welfare aziendale. Marco puo detrarre solo i 100 euro effettivamente rimasti a suo carico: la detrazione e di 19 euro (100 x 19%).

    Esempio 4: famiglia con piu abbonamenti

    I coniugi Bianchi hanno entrambi i loro redditi e fanno due 730 separati. Lei spende 300 euro di abbonamento treno (detrazione 47,50 euro, limite 250). Lui spende 180 euro di abbonamento bus (detrazione 34,20 euro). In totale, la famiglia recupera 81,70 euro grazie a due dichiarazioni separate.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sulla detrazione trasporti pubblici

    L’abbonamento intestato all’azienda e detraibile?

    No. L’abbonamento deve essere nominativo, intestato al contribuente o a un familiare fiscalmente a carico. Se e intestato a un’azienda (anche se utilizzato dal lavoratore), non e detraibile dal dipendente, ma puo essere fringe benefit (esente IRPEF entro determinati limiti) o costo deducibile per l’azienda.

    I biglietti singoli del bus si possono detrarre?

    No. La detrazione spetta solo per gli abbonamenti, intesi come titoli di viaggio nominativi con durata minima di un mese. Biglietti singoli, carnet di 10 corse o titoli giornalieri non rientrano nell’agevolazione.

    L’abbonamento al treno Alta Velocita Frecciarossa e detraibile?

    No. Sono esclusi gli abbonamenti ai servizi di trasporto a lunga percorrenza ad Alta Velocita (Frecciarossa, Frecciargento, Italo). Sono ammessi invece i treni regionali e interregionali.

    Posso detrarre l’abbonamento se ho pagato in contanti?

    No. Dal 2020 e obbligatorio il pagamento tracciabile. Se hai pagato in contanti, perdi il diritto alla detrazione del 19%, anche se conservi la ricevuta.

    Il limite di 250 euro vale per ogni abbonamento o per tutto l’anno?

    Vale per il totale annuo e per ciascun contribuente, comprendendo anche le spese per i familiari a carico. Quindi, se hai due abbonamenti diversi (es. bus a Udine + treno regionale), la somma delle spese non puo superare 250 euro ai fini della detrazione.

    Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per il tuo 730

    La detrazione per i trasporti pubblici e solo una delle decine di agevolazioni a cui puoi avere diritto nel Modello 730. Per non perdere nemmeno un euro di rimborso, l’ideale e affidarsi a chi conosce a fondo la normativa e ti aiuta a recuperare tutte le spese detraibili: spese mediche, scolastiche, mutuo, ristrutturazioni, assicurazioni, abbonamenti palestra (per i figli), e molte altre.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre:

    • Compilazione del 730 con controllo di tutte le detrazioni e deduzioni
    • Verifica della tracciabilita dei pagamenti per garantire la spettanza dei benefici
    • Supporto nella raccolta e archiviazione documentale
    • Servizio in presenza a Udine o tramite firma digitale a distanza
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    Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 11:27:282026-05-31 17:49:42Detrazione Trasporti Pubblici nel Modello 730: I Rimborsi per l’Abbonamento
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Veterinari

    Spese Veterinarie Detraibili 730/2026: Qual è il Limite Massimo?

    Dichiarazione dei redditi 730

    Indice dei contenuti

    1. Cosa sono le spese veterinarie detraibili
    2. Limite massimo e franchigia 2026
    3. Quali animali sono ammessi
    4. Tipologie di spese ammesse
    5. Documenti necessari
    6. Obbligo di tracciabilità dei pagamenti
    7. Come compilare il Modello 730/2026
    8. Esempi pratici di calcolo
    9. Tabella riepilogativa
    10. Domande frequenti (FAQ)

    Le spese veterinarie detraibili nel Modello 730/2026 rappresentano una voce importante per molti contribuenti italiani che hanno animali domestici o da compagnia. La normativa fiscale italiana, in particolare l’articolo 15, comma 1, lettera c-bis del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. 917/1986), prevede una detrazione IRPEF del 19% sulle spese sostenute per la cura di animali legalmente detenuti, entro precisi limiti di importo. Comprendere esattamente qual è il tetto massimo detraibile, come si calcola la franchigia e quali spese rientrano nel beneficio è fondamentale per non perdere un risparmio fiscale a cui si ha diritto.

    In questa guida completa troverai tutto ciò che devi sapere sulle spese veterinarie nel 730/2026: dalla base normativa agli animali ammessi, dai documenti necessari agli esempi pratici di calcolo, fino alle istruzioni per la corretta compilazione della dichiarazione dei redditi.

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    Cosa sono le spese veterinarie detraibili

    La detrazione per spese veterinarie è un beneficio fiscale introdotto per venire incontro alle famiglie che devono sostenere costi per la cura della salute dei propri animali. La norma di riferimento è l’art. 15, comma 1, lettera c-bis del TUIR, introdotta con la Legge n. 289/2002 (Finanziaria 2003) e confermata in tutti i successivi periodi d’imposta. Si tratta di una detrazione dall’imposta lorda IRPEF del 19% calcolata sull’importo che eccede una franchigia fissa (detta «onere deducibile» minimo).

    La base normativa principale è:

    • Art. 15, comma 1, lettera c-bis TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917) – norma primaria
    • Circolare Agenzia delle Entrate n. 55/E del 14 giugno 2001 – chiarimenti sugli animali ammessi
    • Circolare Agenzia delle Entrate n. 15/E del 2005 – animali da compagnia e da sport
    • Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 341/E del 2008 – chiarimenti sui farmaci veterinari con prescrizione
    • Circolare AdE n. 7/E del 2021 – obbligo di tracciabilità dei pagamenti

    La detrazione spetta al contribuente che ha sostenuto la spesa e che detiene l’animale legalmente, ovvero in modo regolare secondo le disposizioni in materia di benessere animale e registrazione anagrafica (microchip per cani, ad esempio).

    Limite massimo e franchigia 2026

    Questo è il punto cruciale che molti contribuenti si chiedono: qual è esattamente il limite massimo detraibile per le spese veterinarie nel 730/2026?

    Per l’anno d’imposta 2025 (dichiarato nel Modello 730/2026), le regole sono le seguenti:

    • Limite massimo di spesa ammessa: 550,00 euro
    • Franchigia (importo non detraibile): 129,11 euro
    • Importo massimo su cui calcolare la detrazione: 420,89 euro (550,00 – 129,11)
    • Detrazione massima ottenibile: 79,97 euro (19% di 420,89 euro)

    In altri termini, il meccanismo funziona così: dalla spesa veterinaria totale sostenuta nell’anno si sottrae la franchigia di 129,11 euro, e sul residuo (fino a concorrenza del tetto di 550 euro) si applica la percentuale del 19%. Se la spesa totale non supera 129,11 euro, non spetta alcuna detrazione perché si rimane sotto la franchigia.

    Attenzione: il limite di 550 euro è per contribuente, non per animale. Chi possiede più animali cumula tutte le spese veterinarie sostenute per tutti gli animali, ma il tetto massimo agevolabile rimane comunque di 550 euro complessivi.

    Il limite non è stato modificato dalla Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024) e rimane invariato rispetto agli anni precedenti. Storicamente questo tetto è stato introdotto dalla Legge n. 289/2002 e confermato ogni anno dalle istruzioni al Modello 730 pubblicate dall’Agenzia delle Entrate.

    Quali animali sono ammessi alla detrazione

    Non tutte le spese veterinarie sono detraibili: la normativa distingue con precisione tra animali la cui cura è agevolabile e animali esclusi. La Circolare AdE n. 55/E del 2001 e la Circolare n. 15/E del 2005 hanno fornito chiarimenti definitivi in merito.

    Animali AMMESSI (spese detraibili)

    • Animali da compagnia: cani, gatti, conigli, criceti, pappagalli, pesci ornamentali, rettili, tartarughe domestiche e tutti gli animali detenuti per affezione o compagnia (non per reddito)
    • Animali da sport o da lavoro non a fini reddituali: cavalli da equitazione amatoriale, cani da caccia detenuti dal cacciatore per uso personale (non commerciale), cani da pastore utilizzati per uso non imprenditoriale
    • Condizione essenziale: l’animale deve essere detenuto legalmente e non deve essere impiegato in attività che producono reddito (quindi non imprese agricole, allevamenti, canili commerciali, ecc.)

    Animali ESCLUSI (spese NON detraibili)

    • Animali d’allevamento (bovini, suini, ovini, pollame, ecc.) allevati a fini produttivi o commerciali
    • Animali utilizzati per attività d’impresa o professionale che generano reddito (ad es. cavalli da corsa professionistici, cani di allevamento commerciale)
    • Animali selvatici o detenuti illegalmente
    • Animali da reddito agricolo (per i quali i costi sono già deducibili come spese d’impresa)

    Esempio pratico: un agricoltore che porta il proprio cane da pastore dal veterinario NON può detrarre la spesa se il cane viene utilizzato nell’attività agricola. Se però il medesimo soggetto possiede anche un gatto domestico per affezione, le spese veterinarie per il gatto sono detraibili.

    Tipologie di spese veterinarie ammesse

    È importante conoscere quali tipologie di spese rientrano nella detrazione e quali invece ne sono escluse. Non tutte le spese legate agli animali sono detraibili: la norma copre specificatamente le spese per la tutela della salute dell’animale.

    Spese AMMESSE alla detrazione

    • Visite veterinarie (visita di controllo, visita specialistica, prima visita)
    • Analisi del sangue, esami diagnostici (radiografie, ecografie, TAC veterinaria, esami di laboratorio)
    • Interventi chirurgici veterinari (sterilizzazione, operazioni ortopediche, tumori, ecc.)
    • Farmaci veterinari con prescrizione del medico veterinario (antibiotici, antinfiammatori, antiparassitari, ecc.) – come chiarito dalla Risoluzione AdE n. 341/E/2008
    • Ricovero in clinica veterinaria (degenza post-operatoria)
    • Fisioterapia e riabilitazione veterinaria prescritta dal veterinario
    • Vaccini somministrati dal veterinario
    • Trattamenti dentali veterinari (ablazione del tartaro, estrazioni)
    • Prestazioni di pronto soccorso veterinario

    Spese NON ammesse alla detrazione

    • Cibo e mangime per gli animali (anche prescritto)
    • Accessori (cucce, guinzagli, giocattoli, abbigliamento per animali)
    • Toelettatura e bagno dell’animale (cure estetiche non mediche)
    • Pensione/albergo per animali (anche se certificato dal veterinario)
    • Microchip e iscrizione all’anagrafe canina (adempimento burocratico, non cura sanitaria)
    • Farmaci da banco senza prescrizione veterinaria (antiparassitari venduti liberamente in negozio senza ricetta)
    • Integratori alimentari privi di prescrizione veterinaria
    • Spese di trasporto per portare l’animale dal veterinario

    Documenti necessari per la detrazione

    Per poter portare in detrazione le spese veterinarie nel 730/2026, è necessario conservare la documentazione appropriata. L’Agenzia delle Entrate può richiedere la documentazione giustificativa in caso di controllo.

    Documenti per le prestazioni veterinarie (visite, interventi, esami)

    • Fattura o ricevuta fiscale del veterinario, che deve riportare: nome e cognome del proprietario dell’animale, codice fiscale del proprietario, descrizione della prestazione eseguita, importo pagato
    • Scontrino parlante rilasciato da strutture veterinarie, con indicazione del codice fiscale del contribuente, della natura e della quantità del bene/servizio
    • Per prestazioni erogate da cliniche veterinarie strutturate, è valida anche la ricevuta di pagamento elettronico (bancomat, carta di credito) abbinata alla fattura o ricevuta

    Documenti per i farmaci veterinari

    • Scontrino della farmacia o del negozio autorizzato, con indicazione del codice fiscale del contribuente, della natura (farmaco veterinario) e della quantità
    • Ricevuta veterinaria che accompagni la prescrizione del farmaco
    • La Risoluzione AdE n. 341/E/2008 ha chiarito che i farmaci veterinari sono detraibili solo se accompagnati da prescrizione veterinaria e dallo scontrino parlante con codice fiscale

    Importante: i documenti vanno conservati per 5 anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, in caso di eventuale verifica fiscale.

    Obbligo di tracciabilità dei pagamenti

    Dal 1° gennaio 2020, la Legge di Bilancio 2020 (L. n. 160/2019, art. 1, comma 679) ha introdotto l’obbligo di pagamento tracciabile per poter beneficiare delle detrazioni fiscali del 19%, tra cui le spese veterinarie. Questo obbligo è stato confermato dalla Circolare AdE n. 7/E del 25 giugno 2021.

    Metodi di pagamento accettati (tracciabili):

    • Carte di credito
    • Carte di debito (bancomat)
    • Carte prepagate
    • Bonifico bancario o postale
    • Assegno bancario o circolare
    • App di pagamento digitale (PayPal, Satispay, ecc.) purchè tracciate

    Pagamento in contanti: NON ammesso per ottenere la detrazione. Se si paga il veterinario in contanti, la spesa non è detraibile, anche se si dispone della regolare fattura.

    Eccezione importante: i farmaci veterinari acquistati in farmacia possono essere pagati anche in contanti se la farmacia è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale e lo scontrino è «parlante» (con codice fiscale). Tuttavia, per massima sicurezza e per evitare contestazioni, si raccomanda di pagare sempre con metodi tracciabili.

    Come compilare il Modello 730/2026

    La corretta compilazione del Modello 730/2026 per le spese veterinarie richiede di individuare il rigo corretto all’interno del quadro E (Oneri e spese). Vediamo nel dettaglio la procedura.

    Dove inserire le spese veterinarie nel 730

    • Quadro E – Sezione I (Oneri per i quali spetta la detrazione del 19%)
    • Rigo E8 / E10 – Altri oneri detraibili
    • Codice 29 – Spese veterinarie (questo è il codice da indicare nella colonna 1 del rigo E8/E10)

    Istruzioni passo per passo:

    1. Accedi alla sezione Quadro E del Modello 730/2026
    2. Individua la Sezione I «Oneri per i quali spetta la detrazione del 19%»
    3. In uno dei righi da E8 a E10, nella colonna 1 «tipo», inserisci il codice 29
    4. Nella colonna 2 «spesa», inserisci l’importo totale delle spese veterinarie sostenute nell’anno 2025 (senza applicare la franchigia: ci pensa il software a calcolare)
    5. Il software CAF o il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate calcolerà automaticamente la detrazione, sottraendo la franchigia di 129,11 euro e applicando il 19% al risultante

    Nota importante sul 730 precompilato: se le spese veterinarie sono state pagate con carta di credito/debito o in farmacia con scontrino parlante, potrebbero già comparire nel 730 precompilato caricato dall’Agenzia delle Entrate. In questo caso è sufficiente verificare la correttezza dell’importo e confermare o integrare se necessario. Per la compilazione della dichiarazione dei redditi puoi affidarti al nostro CAF.

    Esempi pratici di calcolo della detrazione

    Per capire concretamente quanto si risparmia con la detrazione delle spese veterinarie nel 730/2026, vediamo alcuni esempi pratici:

    Esempio 1 – Spesa sotto la franchigia

    Mario ha speso 80 euro per una visita veterinaria per il suo gatto.

    • Spesa totale: 80 euro
    • Franchigia: 129,11 euro
    • Importo eccedente la franchigia: 0 euro (80 < 129,11)
    • Detrazione spettante: 0 euro

    In questo caso la spesa è inferiore alla franchigia, quindi non si ha diritto ad alcuna detrazione.

    Esempio 2 – Spesa tra franchigia e tetto massimo

    Laura ha speso 300 euro per una sterilizzazione del suo cane (pagata con carta di credito).

    • Spesa totale: 300 euro
    • Meno la franchigia: 300 – 129,11 = 170,89 euro
    • Detrazione: 19% di 170,89 = 32,47 euro
    • Risparmio fiscale: 32,47 euro in meno di IRPEF

    Esempio 3 – Spesa al limite massimo (scenario ottimale)

    Giovanni ha sostenuto 550 euro di spese veterinarie per il suo cavallo da equitazione amatoriale.

    • Spesa totale: 550 euro (limite massimo)
    • Meno la franchigia: 550 – 129,11 = 420,89 euro
    • Detrazione: 19% di 420,89 = 79,97 euro
    • Risparmio fiscale massimo ottenibile: 79,97 euro

    Esempio 4 – Spesa superiore al tetto massimo

    Anna ha sostenuto 900 euro di spese veterinarie per il suo cane (operazione urgente).

    • Spesa totale: 900 euro
    • Spesa agevolabile (tetto massimo): 550 euro
    • Meno la franchigia: 550 – 129,11 = 420,89 euro
    • Detrazione: 19% di 420,89 = 79,97 euro
    • Risparmio fiscale: 79,97 euro (i restanti 350 euro di spesa non danno diritto ad ulteriore detrazione)

    Tabella riepilogativa delle spese veterinarie detraibili 2026

    Ecco una tabella riassuntiva di tutte le informazioni fondamentali sulle spese veterinarie detraibili nel Modello 730/2026:

    VoceValore / Dettaglio
    Norma di riferimentoArt. 15, comma 1, lett. c-bis TUIR (D.P.R. 917/1986)
    Percentuale di detrazione19% sull’importo eccedente la franchigia
    Limite massimo di spesa agevolabile550,00 euro
    Franchigia (soglia minima)129,11 euro
    Base di calcolo massima420,89 euro (550 – 129,11)
    Detrazione massima ottenibile79,97 euro
    Rigo nel Modello 730E8/E10, codice 29
    Pagamento richiestoTracciabile (carta, bonifico) obbligatorio dal 2020
    Animali ammessiDomestici/da compagnia, da sport amatoriale
    Animali esclusiDa reddito, allevamento, detenuti illegalmente
    Limite per contribuenteSì, il tetto vale per l’intero nucleo animali del contribuente

    Riforma delle detrazioni fiscali 2025: impatto sulle spese veterinarie

    La Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024) ha introdotto una riforma strutturale delle detrazioni fiscali che interessa anche i redditi più elevati. Dal 2025, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, il totale delle detrazioni IRPEF (escluse alcune voci specifiche come interessi mutuo prima casa, spese mediche per disabilità, ecc.) viene riproporzionato in base a un coefficiente che tiene conto del reddito e del numero di figli a carico.

    In pratica, per chi supera la soglia di 75.000 euro, anche la detrazione per spese veterinarie potrebbe ridursi in applicazione del nuovo meccanismo di «calcolo del beneficio complessivo massimo». Il massimale applicabile dipende dalla fascia di reddito:

    • Reddito fino a 75.000 euro: detrazione piena (nessuna modifica)
    • Reddito tra 75.000 e 100.000 euro: applicazione del coefficiente riduttivo (0,80 se senza figli a carico)
    • Reddito oltre 100.000 euro: applicazione del coefficiente riduttivo (0,60 se senza figli a carico)

    Per la maggior parte dei contribuenti che presentano il Modello 730 (lavoratori dipendenti e pensionati con redditi medi), questa limitazione non si applica e la detrazione per spese veterinarie rimane piena. Puoi approfondire le detrazioni fiscali nel nostro portale.

    Spese veterinarie nel 730 precompilato 2026

    Dal 14 maggio 2026, i contribuenti possono accedere al 730 precompilato sul portale dell’Agenzia delle Entrate. Le spese veterinarie possono già essere presenti nel precompilato se:

    • I dati sono stati trasmessi da farmacie e parafarmacie tramite il sistema Tessera Sanitaria (spese acquistate con scontrino parlante e codice fiscale)
    • Le strutture veterinarie accreditate hanno trasmesso i dati al Sistema Tessera Sanitaria
    • I pagamenti risultano dai movimenti bancari e dai dati delle carte trasmessi dagli istituti finanziari

    Cosa fare se i dati non compaiono nel precompilato? È necessario inserirli manualmente nel quadro E, rigo E8/E10, codice 29, come descritto nella sezione precedente. Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione e nella verifica del 730, garantendo la correttezza della dichiarazione.

    Altre detrazioni correlate: spese mediche e detrazioni 730

    Le spese veterinarie non sono l’unica voce detraibile nel Modello 730. Il quadro E raccoglie numerose tipologie di spese per cui spetta la detrazione del 19%. Tra le più importanti ricordiamo:

    • Spese mediche detraibili 730/2026: visite specialistiche, analisi, farmaci con ticket, spese dentistiche
    • Detrazioni fiscali: interessi mutuo, polizze vita, spese universitarie, erogazioni liberali
    • Detrazione cane guida: per i non vedenti, forfait fisso di 1.100 euro nel rigo E81 (diverso dalle spese veterinarie ordinarie)
    • ISEE: alcune detrazioni dipendono anche dall’ISEE del nucleo familiare

    Per una panoramica completa di tutte le spese detraibili e deducibili, consulta la nostra guida sulle spese mediche detraibili nel 730/2026.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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    Conclusione

    Le spese veterinarie detraibili nel Modello 730/2026 rappresentano un beneficio fiscale concreto per tutti i proprietari di animali domestici o da compagnia. Il meccanismo è semplice: 19% di detrazione IRPEF sull’importo che eccede la franchigia di 129,11 euro, fino a un massimo di 550 euro di spesa agevolabile, per una detrazione massima di circa 79,97 euro.

    Per non perdere questo beneficio è fondamentale:

    • Pagare sempre con metodi tracciabili (carta, bonifico)
    • Conservare fatture, ricevute e scontrini parlanti con il proprio codice fiscale
    • Per i farmaci veterinari, avere sempre la prescrizione del veterinario
    • Verificare il 730 precompilato e integrare eventuali spese mancanti
    • Compilare correttamente il rigo E8/E10 con codice 29

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per la compilazione e l’invio del Modello 730/2026, garantendo la massima accuratezza nella dichiarazione di tutte le spese detraibili, comprese quelle veterinarie.

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    Domande Frequenti sulle Spese Veterinarie Detraibili nel 730/2026

    Qual è il limite massimo detraibile per le spese veterinarie nel 730/2026?

    Il limite massimo di spesa veterinaria agevolabile nel Modello 730/2026 (anno d’imposta 2025) è di 550 euro. Da questa somma va sottratta una franchigia fissa di 129,11 euro, per cui la base massima su cui calcolare il 19% di detrazione è di 420,89 euro. La detrazione massima ottenibile è quindi di circa 79,97 euro (19% di 420,89).

    Le spese veterinarie per il mio gatto sono detraibili?

    Sì, le spese veterinarie per gatti, cani, conigli, criceti, pappagalli e tutti gli animali detenuti per affezione o compagnia sono detraibili nel Modello 730. La condizione fondamentale è che l’animale sia detenuto legalmente e non venga utilizzato per attività produttive o commerciali che generano reddito.

    Posso pagare il veterinario in contanti e portare la spesa in detrazione?

    No. Dal 1° gennaio 2020, per legge le spese veterinarie devono essere pagate con strumenti tracciabili (carta di credito, carta di debito, bonifico bancario, app di pagamento) per essere detraibili nel 730. Se si paga in contanti, anche in presenza della regolare fattura, la detrazione non spetta.

    I farmaci veterinari comprati in farmacia sono detraibili?

    Sì, ma solo se accompagnati da prescrizione del medico veterinario e da scontrino parlante con il codice fiscale del proprietario dell’animale. Gli antiparassitari o integratori venduti liberamente senza prescrizione veterinaria non sono invece detraibili.

    Dove si inseriscono le spese veterinarie nel Modello 730?

    Le spese veterinarie vanno inserite nel Quadro E, Sezione I, righi da E8 a E10, indicando il codice 29 nella colonna ‘tipo’ e l’importo totale delle spese veterinarie sostenute nell’anno nella colonna ‘spesa’. Il software calcola automaticamente la detrazione sottraendo la franchigia e applicando il 19%.

    Se ho più animali, il limite di 550 euro vale per ciascuno o in totale?

    Il limite di 550 euro vale in totale per il singolo contribuente, indipendentemente dal numero di animali posseduti. Se hai tre gatti e un cane, sommi tutte le spese veterinarie per tutti e quattro gli animali e il tetto massimo agevolabile rimane comunque di 550 euro complessivi.


    Hai bisogno di assistenza per il Modello 730/2026?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta nella compilazione del 730/2026, inclusa la corretta indicazione delle spese veterinarie e di tutte le altre detrazioni a tuo favore.

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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
      06/08/2026
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      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Sabrina Cirina
      23/07/2026
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      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
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      robert poletto
      17/07/2026
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      Fantastici
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      Geanina Gaita
      16/07/2026
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      Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato

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      Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-10 10:24:382026-08-17 10:17:03Spese Veterinarie Detraibili 730/2026: Qual è il Limite Massimo?
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili

      Dichiarazione dei redditi 730

      Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili

      Il Modello 730 2026 riguarda i redditi percepiti nel corso del 2025 e porta con sé alcune novità importanti rispetto agli anni precedenti. Tra le principali: il precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026 (non più dal 15 aprile come in passato), e il tetto massimo complessivo per la maggior parte delle detrazioni al 19% è stato fissato in 75.000 euro di reddito complessivo, con alcune spese escluse da questo limite. Capire quali spese si possono portare in detrazione e quali si possono dedurre dal reddito è fondamentale per pagare il giusto e non lasciare soldi sul tavolo.

      In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto quello che devi sapere: le scadenze 2026, le principali novità normative, l’elenco delle spese detraibili e deducibili più comuni, con gli importi aggiornati e le condizioni per beneficiarne.

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      Indice dei contenuti

      1. Le novità del Modello 730 2026
      2. Scadenze del Modello 730 2026
      3. Spese detraibili al 19%: l’elenco completo
      4. Spese deducibili dal reddito: differenza con le detrazioni
      5. Detrazioni per familiari a carico nel 730/2026
      6. Ristrutturazione edilizia e risparmio energetico
      7. Come presentare il 730/2026: le modalità disponibili
      8. Documenti da portare al CAF per il 730
      9. Cosa succede se si sbaglia il 730: ravvedimento e 730 integrativo
      10. Domande frequenti sul Modello 730 2026

      Le novità del Modello 730 2026

      Il 730/2026 introduce alcune modifiche rispetto agli anni precedenti, sia nelle scadenze sia nelle regole sulle detrazioni. Ecco le principali novità che devi conoscere.

      Precompilato disponibile dal 30 aprile (non più dal 15 aprile)

      Dal 2026, il 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate è consultabile dal 30 aprile, non più dal 15 aprile come avveniva in passato. Questa modifica è stata introdotta per consentire all’Agenzia di raccogliere più dati dai sostituti d’imposta e dai sistemi di trasmissione delle spese (Sistema Tessera Sanitaria, catasto, ecc.) prima di popolare la dichiarazione.

      Scaglioni IRPEF: tre aliquote dal 2024 in poi

      Una novità già operativa dal 2024 e confermata per il 2026 riguarda la struttura dell’IRPEF. Prima del 2024 esistevano quattro scaglioni; ora ne esistono tre (riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023):

      Scaglione di redditoAliquota IRPEF
      Fino a 28.000 euro23%
      Da 28.001 a 50.000 euro35%
      Oltre 50.000 euro43%

      La fascia intermedia (25% tra 15.001 e 28.000 euro) è stata eliminata, unificata nella prima aliquota al 23%. Questo ha portato a un risparmio fiscale per chi ha redditi medio-bassi.

      Nuovo tetto di 75.000 euro per le detrazioni al 19%

      Dal 2025 (anno d’imposta dichiarato nel 730/2026) è in vigore una nuova regola: la maggior parte delle detrazioni al 19% sono soggette a un limite decrescente al crescere del reddito. Nello specifico:

      • Chi ha un reddito complessivo fino a 75.000 euro può detrarre al 19% in base alle regole ordinarie (salvo il limite individuale per spesa)
      • Chi supera i 75.000 euro vede ridursi progressivamente le detrazioni disponibili
      • Alcune spese sono escluse dal tetto: spese sanitarie, interessi su mutui prima casa stipulati prima del 2025, premi assicurativi vita/infortuni, spese per persone con disabilità. Per questi ultimi il limite non si applica. Puoi leggere l’analisi completa nella nostra guida detrazioni 2026 e limite 75.000 euro.

      Scadenze del Modello 730 2026

      Ecco le scadenze principali da segnare in agenda per il Modello 730/2026:

      AdempimentoScadenza
      Disponibilità 730 precompilato30 aprile 2026
      Invio definitivo Modello 73030 settembre 2026
      Invio Modello Redditi PF (autonomi)30 novembre 2026
      730 integrativo (correzione errori)25 ottobre 2026

      Chi può presentare il 730? I lavoratori dipendenti, i pensionati, e chi percepisce redditi assimilati (es. collaboratori coordinati e continuativi). Chi ha partita IVA con redditi d’impresa o lavoro autonomo deve invece presentare il Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026.

      Se hai già presentato il 730 e hai ricevuto il rimborso sul cedolino, puoi verificare i dettagli nella nostra guida: rimborso 730 2026: quando viene accreditato e come controllarlo. Per i pensionati invece, puoi trovare informazioni specifiche nell’articolo sul rimborso 730 luglio 2026.

      Spese detraibili al 19%: l’elenco completo

      Le detrazioni fiscali al 19% riducono direttamente l’imposta dovuta (non il reddito imponibile). Significa che se hai una spesa detraibile di 1.000 euro, risparmi 190 euro di tasse. Ecco le principali categorie.

      Spese sanitarie

      Le spese mediche sono detraibili al 19% sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro. Non c’è un limite massimo di spesa e sono escluse dal tetto dei 75.000 euro.

      Rientrano in questa categoria:

      • Visite mediche specialistiche (cardiologo, ortopedico, oculista, ecc.)
      • Esami diagnostici (analisi del sangue, ecografie, TAC, risonanze)
      • Ricoveri e interventi chirurgici
      • Acquisto di farmaci con scontrino farmaceutico intestato
      • Protesi ortopediche, dentarie, acustiche
      • Occhiali da vista e lenti a contatto (con scontrino o fattura)
      • Fisioterapia e terapie riabilitative
      • Spese per disabilità (ausili, carrozzine, montascale) — senza franchigia

      Attenzione al pagamento tracciabile: le spese sanitarie devono essere pagate con metodi tracciabili (carta di credito, bancomat, bonifico, app di pagamento). Fanno eccezione i farmaci e i ticket sanitari, che si possono pagare anche in contanti.

      Interessi passivi su mutuo per la prima casa

      Gli interessi passivi pagati sul mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa sono detraibili al 19%, con un limite massimo di 4.000 euro per i mutui d’acquisto e di 2.582,28 euro per i mutui di ristrutturazione. Attenzione: per i mutui stipulati prima del 2025, questa detrazione non rientra nel tetto dei 75.000 euro.

      Spese per istruzione

      Sono detraibili al 19% le spese per:

      • Università pubblica: rette e tasse universitarie integralmente
      • Università privata: fino all’importo delle tasse di una pubblica analoga
      • Asilo nido: fino a 632 euro per figlio
      • Scuola dell’infanzia, primaria e secondaria: fino a 800 euro per figlio
      • Mensa scolastica e spese di trasporto scolastico
      • Conservatori e accademie: spese per l’iscrizione dei figli

      Premi assicurativi

      I premi per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni sono detraibili al 19% fino a 530 euro. Sale a 750 euro se il contratto copre il rischio di non autosufficienza. Per le polizze contro gli eventi calamitosi su immobili, il limite è di 1.291,14 euro. Se vuoi approfondire il confronto tra fondi pensione e assicurazioni vita, leggi la nostra guida: fondo pensione o assicurazione vita: quale conviene.

      Spese veterinarie

      Le spese per le cure degli animali domestici sono detraibili al 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro, fino a un massimo di 550 euro. Anche queste devono essere pagate con metodi tracciabili.

      Spese funebri

      Le spese per servizi funebri sono detraibili al 19% fino a 1.550 euro per ogni decesso di un familiare a carico.

      Erogazioni liberali (donazioni)

      Le donazioni a ONLUS, APS e organizzazioni del Terzo Settore sono detraibili al 30% (35% per le ASD) fino a 30.000 euro. Le donazioni a partiti politici sono detraibili al 26% tra 30 e 100.000 euro.

      Spese deducibili dal reddito: differenza con le detrazioni

      Prima di elencare le spese deducibili, chiariamo la differenza fondamentale rispetto alle detrazioni:

      • Detrazione al 19%: riduce direttamente l’imposta da pagare (l’IRPEF). Se hai una spesa detraibile di 1.000 euro, l’IRPEF scende di 190 euro.
      • Deduzione dal reddito: riduce il reddito imponibile su cui si calcola l’IRPEF. Se hai una deduzione di 1.000 euro e sei nello scaglione al 23%, paghi 230 euro di IRPEF in meno. Se sei nello scaglione al 35%, risparmi 350 euro.

      Le deduzioni, quindi, valgono di più per chi ha redditi più alti (perché l’aliquota è più alta). Vediamo le principali.

      Contributi previdenziali e assistenziali

      I contributi INPS pagati nel 2025 sono integralmente deducibili dal reddito. Rientrano in questa categoria:

      • Contributi alla Gestione Separata INPS (per collaboratori, professionisti senza cassa, ecc.)
      • Contributi artigiani e commercianti
      • Contributi volontari INPS per riscatto anni di studio, ricongiunzione, ecc.
      • Contributi a casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, ecc.)
      • Contributi per colf e badanti: il datore può dedurre fino a 1.549,37 euro all’anno

      Fondi pensione complementare

      I versamenti a fondi pensione integrativi sono deducibili fino a 5.164,57 euro annui. È uno dei meccanismi di risparmio fiscale più potenti disponibili per i lavoratori dipendenti: oltre al risparmio IRPEF immediato, il capitale si accumula con vantaggi fiscali in fase di rendita.

      Assegno di mantenimento al coniuge separato

      L’assegno periodico corrisposto all’ex coniuge (non quello per i figli) in base a provvedimento dell’autorità giudiziaria è integralmente deducibile. Non si deduce l’assegno per i figli.

      Spese mediche per persone con disabilità

      Le spese sanitarie sostenute per persone con disabilità grave (legge 104/1992) sono deducibili integralmente dal reddito, senza franchigia e senza limite massimo. Questa categoria comprende anche le spese per assistenza personale.

      Erogazioni liberali a enti religiosi

      Le donazioni a istituzioni religiose riconosciute (come la CEI, le chiese valdesi, ecc.) sono deducibili fino a 1.032,91 euro per ciascuna istituzione.

      Detrazioni per familiari a carico nel 730/2026

      Un familiare è considerato “a carico” quando ha un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli fino a 24 anni).

      Detrazione per coniuge a carico

      La detrazione per il coniuge fiscalmente a carico è pari a 950 euro (aggiornata rispetto al precedente valore di 800 euro) ed è decrescente al crescere del reddito. Si azzera per redditi molto elevati.

      Detrazione per figli a carico (over 21 anni)

      Per i figli di età superiore a 21 anni (non sostituiti dall’Assegno Unico Universale), la detrazione è di 950 euro per figlio. I figli fino a 21 anni rientrano invece nell’Assegno Unico Universale, prestazione mensile erogata direttamente dall’INPS.

      Detrazione per altri familiari a carico

      Per genitori, suoceri, fratelli, sorelle e altri familiari conviventi a carico, la detrazione è pari a 750 euro per ciascun familiare, decrescente con il reddito.

      Ristrutturazione edilizia e risparmio energetico

      Questa categoria di detrazioni interessa moltissimi contribuenti che hanno effettuato lavori in casa nel 2025. Ecco le principali aliquote applicabili nel 730/2026:

      Tipologia lavoriDetrazioneLimite spesa (per unità)Rate
      Ristrutturazione edilizia (art. 16-bis TUIR)50%96.000 euro10 anni
      Bonus mobili ed elettrodomestici (collegato a ristrutturazione)50%5.000 euro10 anni
      Ecobonus (risparmio energetico standard)50% o 65%Variabile per intervento10 anni
      Sismabonus (aree sismiche)50%-85%96.000 euro per unità5 anni

      Nota importante: Il Superbonus al 110% e al 70% (per lavori avviati rispettivamente prima del 2023 e nel 2024) continua a comparire nel 730/2026 per i contribuenti che stanno ancora recuperando le quote annuali in detrazione. Chi ha ceduto il credito o optato per lo sconto in fattura non inserisce nulla in dichiarazione.

      Come presentare il 730/2026: le modalità disponibili

      Per presentare il Modello 730 hai tre possibilità:

      1. Tramite il CAF (Centro di Assistenza Fiscale): è la modalità più semplice e sicura. Il CAF verifica la documentazione, compila la dichiarazione e la trasmette. In caso di errore del CAF, la responsabilità è del CAF stesso, non del contribuente.
      2. Tramite il datore di lavoro o ente pensionistico (sostituto d’imposta): se il datore di lavoro offre questo servizio, puoi presentare il 730 direttamente.
      3. In autonomia tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate: accedendo al sito con SPID, CIE o CNS, puoi modificare e inviare il 730 precompilato. Richiede però competenza specifica.

      Perché scegliere il CAF? Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la correttezza dei dati, ti aiuta a non dimenticare nessuna spesa detraibile e risponde in caso di eventuali controlli dell’Agenzia delle Entrate. La responsabilità per eventuali errori nella dichiarazione presentata tramite CAF è del CAF stesso.

      Documenti da portare al CAF per il 730

      Quando prenoti un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine, porta con te:

      • Documento d’identità e codice fiscale (tuo e dei familiari a carico)
      • CU (Certificazione Unica) del datore di lavoro o ente pensionistico
      • Documentazione spese sanitarie: scontrini farmaceutici, fatture medici/strutture sanitarie (il Sistema Tessera Sanitaria ne precarica molte, ma verifica sempre)
      • Documentazione mutuo prima casa: certificato degli interessi passivi rilasciato dalla banca
      • Fatture ristrutturazione edilizia e bonifici parlanti
      • Scontrini/fatture spese scolastiche (rette asilo nido, università, ecc.)
      • Premi assicurativi: polizze vita/infortuni con indicazione del premio annuo
      • Estratti conto fondi pensione con versamenti effettuati nel 2025
      • 730 dell’anno precedente (utile per confronto e per verificare eventuali eccedenze)
      • Per chi ha carichi di famiglia non già presenti in anagrafe: autocertificazione

      Cosa succede se si sbaglia il 730: ravvedimento e 730 integrativo

      Se ti accorgi di aver commesso un errore nel 730 già inviato, puoi rimediare:

      • 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026: puoi presentare un 730 correttivo tramite CAF o sostituto d’imposta. Se il secondo 730 è a favore del contribuente (maggior rimborso o minor debito), viene elaborato entro novembre 2026.
      • Modello Redditi PF integrativo: se l’errore non è correggibile tramite 730 integrativo (ad esempio perché hai presentato autonomamente o per redditi non inseribili nel 730), puoi presentare il Modello Redditi PF integrativo entro il 30 novembre 2026.
      • Ravvedimento operoso: se hai omesso di presentare la dichiarazione entro il 30 settembre 2026, puoi presentarla in ritardo entro 90 giorni con una sanzione ridotta di 25 euro (1/10 di 250 euro). Oltre i 90 giorni la dichiarazione si considera omessa e le sanzioni sono ben più severe (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta).

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      Domande frequenti sul Modello 730 2026

      Quando è disponibile il 730 precompilato 2026?

      Dal 30 aprile 2026 sul sito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile con SPID, CIE o CNS. Rispetto agli anni precedenti, la disponibilità è stata posticipata dal 15 aprile al 30 aprile.

      Entro quando si deve presentare il Modello 730?

      La scadenza è il 30 settembre 2026. Per i chi presenta autonomamente via portale AdE o tramite CAF.

      Quali spese non rientrano nel limite dei 75.000 euro?

      Sono escluse dal tetto: spese sanitarie, interessi su mutui prima casa stipulati prima del 2025, premi assicurativi vita e infortuni, spese per persone con disabilità e spese di recupero del patrimonio edilizio (ristrutturazioni) già avviate prima del 2025.

      Posso detrarre le spese pagate in contanti?

      Per la maggior parte delle spese detraibili (sanitarie, veterinarie, scolastiche, ecc.) il pagamento deve essere tracciabile (carta, bonifico, app di pagamento). Fanno eccezione i farmaci e i ticket del Servizio Sanitario Nazionale, che si possono pagare in contanti.

      Ho una colf o badante: cosa posso dedurre?

      I contributi INPS versati per colf e badanti sono deducibili fino a 1.549,37 euro annui. Se hai sostenuto spese per l’assistenza a un anziano non autosufficiente, puoi detrarre anche le spese di assistenza fino a un massimo di 2.100 euro (al 19%), a condizione che l’assistito abbia un reddito non superiore a 40.000 euro. Per tutti i dettagli leggi la nostra guida specifica: detrazione spese assistenza anziani 2026.

      Quando mi viene rimborsato l’importo a credito?

      Se hai un rimborso, questo viene erogato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico con il cedolino di luglio (per i dipendenti) o agosto/settembre (per i pensionati). Per informazioni dettagliate sui tempi consulta il nostro articolo: rimborso 730 2026: quando arriva e come controllarlo.


      Hai bisogno di aiuto con il tuo 730? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per compilare e trasmettere la tua dichiarazione dei redditi in modo corretto e senza stress. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine. Puoi contattarci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. Prenota il tuo appuntamento: la nostra assistenza è personalizzata e professionale.

      Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 04:31:352026-07-03 07:54:07Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Detrazione spese assistenza anziani 2026: guida completa per il 730

      Dichiarazione dei redditi 730

      La detrazione spese assistenza anziani 2026 è un beneficio fiscale che permette di recuperare il 19% delle spese sostenute per pagare una badante o un addetto all’assistenza personale, fino a un massimo di 2.100 euro. Puoi beneficiarne se hai un anziano non autosufficiente in famiglia e un reddito complessivo non superiore a 40.000 euro. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere per compilare correttamente il modello 730 2026 e ottenere il rimborso IRPEF spettante.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’è la detrazione spese assistenza anziani 2026
      2. Requisiti per accedere alla detrazione
      3. Importo e calcolo della detrazione
      4. Chi è considerato non autosufficiente
      5. Spese ammesse e documenti necessari
      6. Come compilare il 730: istruzioni pratiche
      7. Tetto detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro
      8. Detrazione se l’anziano non è a carico fiscalmente
      9. Tabella riassuntiva: i numeri chiave
      10. Domande frequenti (FAQ)

      Cos’è la detrazione spese assistenza anziani 2026

      La detrazione spese assistenza anziani 2026 è disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR (DPR 917/1986). Si tratta di una detrazione IRPEF del 19% sulle spese sostenute per retribuire gli addetti all’assistenza personale di soggetti che non sono in grado di svolgere autonomamente le attività quotidiane di base.

      In parole semplici: se hai pagato una badante per assistere un anziano non autosufficiente — che sia un genitore, un nonno, o un altro familiare — puoi portare quella spesa in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Il Fisco ti restituisce il 19% delle spese, fino a un massimo calcolato su 2.100 euro. Significa che il rimborso massimo ottenibile è di 399 euro (19% × 2.100 euro).

      Questa agevolazione si inserisce nel quadro delle detrazioni fiscali previste per le spese che le famiglie italiane sostengono per far fronte a bisogni essenziali. L’obiettivo del legislatore è alleviare il peso economico di chi si prende cura di un anziano non autosufficiente, una spesa spesso molto elevata e difficilmente evitabile.

      Requisiti per accedere alla detrazione

      Per poter fruire della detrazione assistenza anziani nel 730 2026, devono ricorrere contemporaneamente alcune condizioni essenziali. Vediamole nel dettaglio.

      Il primo requisito riguarda il reddito complessivo del dichiarante. La legge stabilisce che la detrazione spetta soltanto se il reddito complessivo non supera 40.000 euro. Si tratta del reddito complessivo del soggetto che sostiene la spesa, non dell’anziano assistito. Superato questo limite, il beneficio non è accessibile.

      Il secondo requisito riguarda la condizione dell’assistito: la persona che riceve le cure deve essere non autosufficiente nel compimento degli atti della vita quotidiana. Non basta una generica difficoltà: occorre che la non autosufficienza sia documentata (vedi sezione dedicata più avanti). L’assistito può essere il dichiarante stesso oppure un familiare — anche non fiscalmente a carico.

      Il terzo requisito riguarda la natura delle spese: devono trattarsi di compensi pagati ad addetti all’assistenza personale. Rientrano quindi le retribuzioni pagate alla badante, all’assistente familiare o a qualsiasi altro operatore che svolga concretamente l’assistenza alla persona. Non rientrano, invece, le spese per il ricovero in strutture residenziali (RSA, case di riposo), né i costi per farmaci o visite mediche, che seguono regole diverse.

      In sintesi, i requisiti sono:

      • Reddito complessivo del dichiarante: non superiore a 40.000 euro
      • Condizione dell’assistito: non autosufficienza certificata negli atti quotidiani
      • Natura della spesa: compensi per addetti all’assistenza personale (badante, assistente)
      • Tracciabilità del pagamento: le spese devono essere documentate e tracciabili

      Importo e calcolo della detrazione

      L’art. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR stabilisce che la detrazione è pari al 19% delle spese sostenute, calcolata su un importo massimo di 2.100 euro. Questo significa che il risparmio fiscale massimo ottenibile è di 399 euro (calcolato come 19% × 2.100 euro).

      Il limite di 2.100 euro è complessivo per l’intero nucleo familiare, non per ogni singola persona assistita. Ciò vuol dire che, anche se in famiglia ci sono due anziani non autosufficienti, la soglia massima su cui calcolare la detrazione rimane 2.100 euro in totale.

      Un aspetto importante riguarda la ripartizione della detrazione tra più dichiaranti. Se le spese per la badante vengono sostenute da più familiari (ad esempio, due figli che dividono il costo), ognuno può detrarre la propria quota, ma sempre nel rispetto del limite complessivo di 2.100 euro. In pratica:

      • Fratello A paga 1.000 euro → detrae 19% di 1.000 = 190 euro
      • Fratella B paga 1.100 euro → detrae 19% di 1.100 = 209 euro
      • Totale detratto: 399 euro (il massimo consentito, poiché 1.000 + 1.100 = 2.100 euro)

      Se invece uno dei due fratelli pagasse da solo 3.000 euro, potrebbe detrarre solo il 19% di 2.100 euro = 399 euro. La parte eccedente (900 euro) non è detraibile in questa voce. Facciamo un esempio pratico completo:

      Esempio pratico: Mario ha un reddito complessivo di 28.000 euro e ha pagato la badante per la madre non autosufficiente 4.800 euro nell’anno 2025. Nel modello 730 2026, Mario può inserire nella riga E41 del quadro E un importo massimo di 2.100 euro. La detrazione spettante sarà 399 euro (2.100 × 19%), che verrà direttamente scalata dall’IRPEF dovuta o rimborsata nel cedolino stipendio di luglio (per i lavoratori dipendenti con sostituto d’imposta).

      Chi è considerato non autosufficiente

      La normativa fiscale definisce non autosufficiente la persona che non è in grado di compiere autonomamente gli atti della vita quotidiana. Non è richiesta necessariamente una disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104/1992, anche se spesso le due condizioni si sovrappongono.

      Le istruzioni ministeriali al modello 730 precisano che la non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana si riferisce all’incapacità di svolgere almeno alcune delle seguenti attività in modo autonomo:

      • Assunzione degli alimenti (alimentarsi da soli)
      • Deambulazione (muoversi autonomamente)
      • Vestirsi e svestirsi
      • Igiene personale (lavarsi, curare la propria persona)
      • Espletamento delle funzioni fisiologiche
      • Interazioni cognitive essenziali

      La non autosufficienza deve essere attestata da un medico. Nella pratica, è sufficiente una certificazione medica rilasciata dal medico curante (medico di medicina generale) o da un medico specialista che attesti lo stato di non autosufficienza. Non è necessaria una specifica commissione INPS o ASL, anche se l’eventuale verbale di invalidità civile o la certificazione di handicap grave ex Legge 104 sono certamente documenti validi e facilmente spendibili.

      Un punto spesso frainteso: non è necessario che l’anziano abbia un’età minima. La detrazione spetta per qualsiasi persona non autosufficiente, indipendentemente dall’età. Un adulto di 50 anni con grave malattia degenerativa che necessita di assistenza h24 può rientrare nella fattispecie tanto quanto un ultraottantenne.

      Analogamente, non è richiesto che l’assistito sia fiscalmente a carico del dichiarante. Anche se l’anziano ha una propria pensione e non risulta fiscalmente a carico del figlio che paga la badante, quest’ultimo può comunque detrarre le spese sostenute. Questo è un aspetto molto importante che spesso le famiglie ignorano.

      Spese ammesse e documenti necessari

      Non tutte le spese legate alla cura di un anziano sono detraibili con questa voce specifica. È fondamentale capire cosa rientra e cosa no nella detrazione per spese di assistenza personale.

      Spese ammesse: rientrano nella detrazione le retribuzioni corrisposte alla badante o all’assistente familiare, compresi i contributi previdenziali INPS pagati dalla famiglia. In particolare sono detraibili:

      • Stipendio netto corrisposto alla badante
      • Contributi INPS per lavoro domestico (quota a carico del datore di lavoro)
      • Compensi ad agenzie di assistenza che forniscono il personale
      • Retribuzioni per assistenti familiari iscritti all’INPS come lavoratori domestici

      Spese NON ammesse in questa voce: non rientrano nella detrazione i-septies le spese per:

      • Ricovero in RSA o casa di riposo (segue regole diverse)
      • Farmaci e medicinali (detraibili come spese sanitarie nella lett. c)
      • Visite mediche e specialistiche (lett. c)
      • Protesi e ausili (lett. c)
      • Spese per la casa (adattamenti, ascensori, ecc. — seguono bonus edilizi)

      Per quanto riguarda i documenti da conservare, l’Agenzia delle Entrate richiede che il contribuente sia in grado di dimostrare la spesa sostenuta e la condizione di non autosufficienza dell’assistito. In particolare è necessario conservare:

      • Ricevute di pagamento (bonifico bancario, assegno, ricevuta firmata dalla badante)
      • Buste paga della lavoratrice domestica
      • Ricevuta versamento contributi INPS (il bollettino PagoPA/MAV)
      • Certificazione medica attestante la non autosufficienza dell’assistito
      • Contratto di lavoro con la badante (CCNL Lavoro Domestico)

      Attenzione alla tracciabilità del pagamento: sebbene la normativa non imponga in modo assoluto il pagamento tracciabile per questa specifica detrazione (a differenza delle spese edilizie e di alcune spese sanitarie), è fortemente consigliato pagare la badante con bonifico bancario o assegno. I pagamenti in contanti, pur non esplicitamente vietati, sono più difficili da documentare in caso di controllo fiscale.

      Le spese per colf e badanti hanno un trattamento fiscale complesso. Il CAF Centro Fiscale a Udine è specializzato nella gestione di queste pratiche: dalla stipula del contratto al versamento dei contributi INPS, fino alla corretta compilazione della dichiarazione dei redditi.

      Come compilare il 730: istruzioni pratiche

      Nella dichiarazione dei redditi 2026 (modello 730/2026 per l’anno d’imposta 2025), la detrazione spese assistenza anziani va inserita nel Quadro E — Oneri e spese, precisamente nella sezione dedicata alle spese per le quali spetta la detrazione del 19%.

      La voce specifica è la riga E41 del modello 730, codice spesa 30. In questa riga dovrai indicare:

      • Colonna 1: il codice 30 (spese per addetti all’assistenza personale)
      • Colonna 2: l’importo della spesa sostenuta, fino a un massimo di 2.100 euro

      Attenzione: l’importo da inserire è la spesa effettivamente sostenuta, non la detrazione. Il software della dichiarazione precompilata o del CAF calcolerà automaticamente il 19% da applicare. Se hai speso 3.500 euro per la badante, inserisci comunque 2.100 euro (il massimo detraibile).

      Un aspetto fondamentale: nel quadro E dovrai anche dichiarare il codice fiscale della persona non autosufficiente assistita. Questa informazione è obbligatoria e permette all’Agenzia delle Entrate di verificare la spettanza della detrazione. Ricorda di averlo pronto al momento della compilazione.

      Riguardo al 730 precompilato 2026: dal 30 aprile 2026 (data anticipata rispetto al passato) l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello precompilato. Le spese per la badante potrebbero non essere già presenti nel precompilato, soprattutto se il pagamento è avvenuto in contanti o tramite modalità non comunicata al Fisco. In questo caso dovrai integrare manualmente il dato. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per la compilazione corretta del modello 730: i nostri operatori verificano che tutte le detrazioni spettanti siano inserite correttamente.

      La scadenza per presentare il 730 2026 è il 30 settembre 2026. Per i lavoratori dipendenti con sostituto d’imposta, il rimborso eventuale viene erogato direttamente nella busta paga (di norma a partire da luglio/agosto). Per i pensionati il rimborso arriva nel cedolino pensione.

      Tetto detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro

      Una novità importante introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) riguarda il tetto massimo alle detrazioni fiscali per i contribuenti con redditi elevati. A partire dall’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 2026), chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro non può più detrarre liberamente tutte le spese: subisce un limite.

      In base al nuovo art. 16-ter TUIR introdotto dalla L. 207/2024, il totale delle detrazioni ammissibili viene limitato a un importo base moltiplicato per un coefficiente familiare:

      • Reddito tra 75.001 e 100.000 euro → importo base 14.000 euro
      • Reddito superiore a 100.000 euro → importo base 8.000 euro

      L’importo base viene poi moltiplicato per un coefficiente che dipende dal numero di figli a carico:

      • Nessun figlio a carico → coefficiente 0,50
      • 1 figlio a carico → coefficiente 0,70
      • 2 figli a carico → coefficiente 0,85
      • Più di 2 figli o almeno 1 figlio disabile → coefficiente 1,00

      Esempio pratico: Lucia ha un reddito di 90.000 euro e nessun figlio a carico. L’importo base è 14.000 euro, moltiplicato per 0,50 = 7.000 euro. Questo è il massimo totale di detrazioni (al netto degli oneri esclusi) che Lucia può far valere nella dichiarazione 2026.

      Attenzione: la detrazione per spese di assistenza personale (lett. i-septies) è inclusa nel computo del tetto. A differenza delle spese sanitarie (lett. c) che sono esplicitamente escluse dal tetto, le spese per la badante rientrano nel calcolo. Questo significa che un contribuente con reddito superiore a 75.000 euro dovrà tenere conto di questo limite anche per la detrazione dell’assistenza anziani.

      Va comunque ricordato che la detrazione i-septies ha già un suo requisito di reddito massimo: non spetta a chi supera 40.000 euro. Per questa ragione, il tetto da 75.000 euro nella maggior parte dei casi non interferisce con la detrazione per assistenza anziani, poiché chi ha redditi sopra 40.000 euro già non può fruire di questa voce specifica. Il problema del tetto si pone solo in situazioni marginali (ad esempio, se la detrazione viene fruita da un soggetto che ha un reddito intorno a 40.000 euro in un anno e supera 75.000 in un altro).

      Hai dubbi su come interagiscono le diverse detrazioni con il tetto del reddito? Il team del CAF Centro Fiscale di Udine può verificare la tua situazione specifica e ottimizzare la dichiarazione dei redditi.

      Detrazione se l’anziano non è a carico fiscalmente

      Uno degli aspetti più interessanti e meno noti della detrazione per spese di assistenza personale è che la legge non richiede che l’anziano assistito sia fiscalmente a carico del dichiarante. La norma (art. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR) non pone questa condizione.

      Questo significa che il figlio che paga la badante per il padre pensionato può detrarre la spesa anche se il padre ha una pensione propria e quindi non è considerato fiscalmente a carico (ricordiamo che si è fiscalmente a carico se il reddito annuo non supera 2.840,51 euro, o 4.000 euro per i figli under 24). Nella pratica, quasi nessun anziano che riceve pensione è fiscalmente a carico del figlio, ma questo non impedisce la detrazione delle spese di assistenza.

      In questo scenario il dichiarante deve verificare solo il proprio reddito complessivo (non deve superare 40.000 euro) e le spese sostenute devono essere effettivamente a carico suo — cioè deve essere lui/lei a pagare la badante, non l’anziano stesso.

      Un caso frequente: la pensione del padre non autosufficiente non è sufficiente per pagare la badante. I figli integrano la somma mancante. In questo caso, ciascun figlio può detrarre la quota di spesa che ha effettivamente sostenuto (sempre nel rispetto del limite complessivo di 2.100 euro). L’importante è avere la documentazione (bonifici, ricevute) che dimostri chi ha pagato e quanto.

      Esistono inoltre deduzioni INPS specifiche per i contributi versati per colf e badanti: si tratta della deduzione dal reddito complessivo dei contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici. Questa deduzione è distinta dalla detrazione i-septies ed è fruibile anche quando il reddito supera 40.000 euro. Il CAF Centro Fiscale a Udine ti aiuta a sfruttare entrambe le agevolazioni.

      Tabella riassuntiva: i numeri chiave

      Ecco una tabella con tutti i dati essenziali sulla detrazione spese assistenza anziani 2026 da tenere sempre a portata di mano durante la compilazione del 730.

      ParametroValore 2026Note
      Norma di riferimentoArt. 15 c. 1 lett. i-septies TUIRDPR 917/1986
      Aliquota detrazione19%Standard art. 15 TUIR
      Spesa massima detraibile2.100 euroLimite complessivo per nucleo
      Risparmio fiscale massimo399 euro19% × 2.100 euro
      Limite reddito dichiaranteNon superiore a 40.000 euroReddito complessivo annuo
      Condizione dell’assistitoNon autosufficiente certificatoCertificazione medica obbligatoria
      Anziano a carico?Non richiestoDetrae anche il figlio con padre pensionato
      Riga del 730Quadro E, riga E41, codice 30Modello 730/2026
      Scadenza 730 202630 settembre 2026Proroga possibile con +0,40%
      Tetto redditi > 75.000Si applica (art. 16-ter TUIR)Ma raramente interagisce con questa voce

      Domande frequenti (FAQ)

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      Conclusione

      La detrazione spese assistenza anziani 2026 è un’agevolazione importante per le famiglie che sostengono il costo di una badante per un familiare non autosufficiente. Con un risparmio fiscale massimo di 399 euro e la possibilità di cumulare questa voce con la deduzione dei contributi INPS, si tratta di un beneficio che vale la pena non perdere.

      I punti chiave da ricordare: reddito massimo 40.000 euro, spesa massima 2.100 euro, certificazione medica obbligatoria, inserimento in Quadro E riga E41 codice 30 del modello 730. Le spese vanno documentate e, preferibilmente, pagate in modo tracciabile.

      Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. I nostri esperti verificano che tutte le detrazioni spettanti — compresa quella per la badante — siano correttamente inserite nel tuo 730.
      Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Trovi il nostro ufficio in Viale Tullio 13, Udine. Il servizio è disponibile sia in presenza che online in tutta Italia.

      Luglio 2, 2026/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 03:31:352026-07-02 00:22:09Detrazione spese assistenza anziani 2026: guida completa per il 730
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: le spese che non entrano nel tetto

      aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

      Le detrazioni 2026 per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro funzionano in modo diverso rispetto al passato. Con la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, articolo 1 commi 10-11), è stato introdotto un tetto massimo agli oneri detraibili al 19% per i contribuenti con reddito complessivo elevato: il limite cambia in base al reddito e al numero di figli a carico. Ma attenzione: non tutte le detrazioni fiscali 2026 rientrano in questo meccanismo. Esistono spese e detrazioni completamente escluse dal tetto, che si possono sempre portare in detrazione per l’intero importo, indipendentemente dal reddito. In questo articolo trovi la guida completa: chi è soggetto al limite, come si calcola, quali spese sono escluse e come comportarsi nel modello 730 2026. Se hai bisogno di assistenza nella dichiarazione dei redditi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione sia in ufficio che online.

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      Indice dei Contenuti

      1. Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo
      2. Tabella: come cambia il tetto in base al reddito e ai figli
      3. Spese completamente ESCLUSE dal tetto: la lista completa 2026
      4. Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici
      5. Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto?
      6. Detrazioni IRPEF 2026: le spese soggette al tetto da sapere
      7. Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro
      8. Novità della Legge di Bilancio 2025
      9. Domande Frequenti

      Indice dei contenuti

      1. Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo
      2. Tabella: come cambia il tetto delle detrazioni 2026 in base al reddito e ai figli
      3. Spese completamente ESCLUSE dal tetto delle detrazioni 2026: la lista completa
      4. Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici
      5. Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto delle detrazioni?
      6. Detrazioni IRPEF 2026: le principali spese soggette al tetto da sapere
      7. Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro
      8. Detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro: le novità della Legge di Bilancio 2025
      9. Domande Frequenti sulle detrazioni 2026 sopra 75.000 euro

      Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo

      La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha introdotto, a partire dall’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730 presentata nel 2026), un meccanismo che limita l’importo complessivo degli oneri detraibili al 19% per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro.

      In pratica, chi guadagna più di 75.000 euro all’anno non potrà più detrarre liberamente tutte le spese al 19%, ma dovrà rispettare un limite massimo calcolato in base al reddito e alla presenza di figli a carico.

      Il legislatore ha previsto due soglie di reddito che determinano due livelli di tetto:

      • Reddito complessivo da 75.001 a 100.000 euro: il limite di spese detraibili al 19% è pari a 14.000 euro (senza figli) o 28.000 euro (con figli a carico)
      • Reddito complessivo superiore a 100.000 euro: il limite scende a 8.000 euro (senza figli) o 16.000 euro (con figli a carico)

      Questi limiti riguardano il totale cumulativo di tutte le spese detraibili al 19% che rientrano nel meccanismo. Non si tratta di un limite per ogni singola voce, ma del tetto complessivo entro il quale calcolare la detrazione.

      Un contribuente con reddito di 80.000 euro e nessun figlio potrà quindi detrarre al massimo 14.000 euro di oneri al 19%, ottenendo una detrazione massima di 2.660 euro (14.000 × 19%). Se ha sostenuto spese superiori a questo importo, la quota eccedente non dà diritto ad alcuna detrazione.

      Riferimento normativo: L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), art. 1 commi 10-11, che modifica l’art. 15 del TUIR (DPR 917/1986).

      Tabella: come cambia il tetto delle detrazioni 2026 in base al reddito e ai figli

      Per capire a colpo d’occhio quali limiti di detraibilità si applicano al proprio caso, ecco la tabella riepilogativa prevista dalla normativa per l’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730 del 2026):

      Reddito complessivoSenza figli a caricoCon figli a carico
      Fino a 75.000 euroNessun limiteNessun limite
      Da 75.001 a 100.000 euro14.000 euro28.000 euro
      Oltre 100.000 euro8.000 euro16.000 euro

      La presenza di figli a carico raddoppia il limite ammesso: questo è un elemento cruciale del meccanismo, che tutela le famiglie con figli anche nella fascia di reddito più elevata.

      Chi sono i “figli a carico”? Ai fini di questa norma, sono considerati figli a carico quelli che hanno un reddito proprio inferiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli under 24). Il figlio deve risultare a carico nell’anno d’imposta 2025, anche solo per una parte dell’anno.

      Immagina che il sig. Rossi abbia un reddito complessivo di 85.000 euro e due figli di 15 e 18 anni entrambi a carico. In questo caso il limite si applica nella fascia 75.001-100.000 euro “con figli”, quindi il tetto è di 28.000 euro. Se il sig. Rossi ha sostenuto 30.000 euro di spese detraibili al 19% (interessi su mutuo, spese mediche, assicurazioni), le prime 28.000 euro saranno detraibili al 19% (= 5.320 euro di detrazione), mentre i restanti 2.000 euro saranno esclusi.

      La sig.ra Bianchi con reddito di 120.000 euro e nessun figlio potrà invece detrarre al massimo 8.000 euro di spese al 19%, per una detrazione massima di 1.520 euro.

      Spese completamente ESCLUSE dal tetto delle detrazioni 2026: la lista completa

      Questa è la parte più importante della guida per chi ha un reddito elevato: non tutte le detrazioni rientrano nel tetto massimo. Il legislatore ha previsto una serie di spese escluse dal meccanismo del limite, che continuano a essere detraibili per l’intero importo previsto dalla legge, indipendentemente dal reddito del contribuente.

      1. Spese sanitarie eccedenti la franchigia di 129,11 euro

      Le spese mediche e sanitarie detraibili al 19% (ex art. 15 comma 1 lett. c TUIR) sono escluse dal meccanismo del tetto. La detrazione del 19% si applica sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro senza alcun limite massimo di importo, indipendentemente dal reddito del contribuente. Chi spende 5.000 euro di spese sanitarie può detrarre il 19% di (5.000 – 129,11) = il 19% di 4.870,89 euro, senza che il tetto da 75.000 euro incida.

      2. Interessi passivi su mutui per l’acquisto dell’abitazione principale

      Gli interessi sul mutuo per l’acquisto della prima casa (art. 15 comma 1 lett. b TUIR) sono esclusi dal tetto. La detrazione al 19% si calcola sulla quota di interessi passivi fino a 4.000 euro annui, e questa soglia non è intaccata dal limite per i redditi elevati. Chi ha un mutuo sulla prima casa può detrarre liberamente gli interessi passivi anche con reddito superiore a 100.000 euro.

      3. Spese per persone con disabilità

      Tutte le spese sostenute per persone con disabilità (assistenza, ausili, adattamento veicoli, ecc.) ai sensi dell’art. 15 comma 1 lett. c, e, k del TUIR sono escluse dal tetto. Questa esclusione è fondamentale per proteggere le famiglie con persone non autosufficienti, anche quando il reddito è elevato.

      4. Premi assicurativi per rischio morte e invalidità permanente

      I premi assicurativi per il rischio morte o per invalidità permanente superiore al 5% (art. 15 comma 1 lett. f TUIR) sono anch’essi esclusi dal limite massimo. Se hai una polizza vita o una polizza per invalidità grave, continui a detrarre il 19% dei premi senza che il tetto da 75.000 euro incida.

      5. Contributi previdenziali e assistenziali obbligatori

      I contributi INPS e previdenziali obbligatori non rientrano tra gli oneri soggetti al tetto del 19%, in quanto sono deducibili dal reddito (non detraibili): operano in deduzione, prima del calcolo dell’IRPEF, e quindi non interagiscono con il meccanismo del limite delle detrazioni.

      Lo schema riassuntivo delle spese rispetto al tetto:

      Tipologia di spesaSoggetta al tetto?
      Spese sanitarie (franchigia 129,11 euro)NO – ESCLUSA
      Interessi mutuo acquisto prima casaNO – ESCLUSA
      Spese per disabilità (art. 15 TUIR)NO – ESCLUSA
      Premi assicurativi morte/invaliditàNO – ESCLUSA
      Spese scolastiche/universitàSÌ – soggetta al tetto
      Spese veterinarieSÌ – soggetta al tetto
      Affitti studenti fuori sedeSÌ – soggetta al tetto
      Spese funebriSÌ – soggetta al tetto
      Abbonamenti trasporti pubbliciSÌ – soggetta al tetto
      Interessi mutuo costruzione prima casaSÌ – soggetta al tetto

      Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici

      Per capire come funziona concretamente il meccanismo, vediamo tre esempi pratici con situazioni diverse, che ti aiuteranno a capire se e come il tetto incide sulla tua dichiarazione dei redditi 2026.

      Esempio 1 — Reddito 80.000 euro, nessun figlio

      Il sig. Conti ha un reddito di 80.000 euro e ha sostenuto: spese sanitarie 2.500 euro (dopo franchigia 129,11 = 2.370,89 euro detraibili), interessi mutuo prima casa 3.200 euro, spese scolastiche figli 800 euro, abbonamento trasporti 250 euro.

      Le spese sanitarie e gli interessi mutuo sono escluse dal tetto: il sig. Conti può detrarre per intero il 19% su queste voci (rispettivamente 450,47 euro e 608 euro di detrazione). Le spese soggette al tetto sono: 800 + 250 = 1.050 euro. Poiché il limite per reddito 75.001-100.000 senza figli è 14.000 euro, le spese soggette al tetto sono ampiamente sotto il limite (199,50 euro di detrazione). Nessuna perdita in questo caso.

      Esempio 2 — Reddito 95.000 euro, due figli a carico

      La dott.ssa Ferri ha reddito 95.000 euro e due figli under 21 a carico. Ha sostenuto: spese mediche 4.000 euro (dopo franchigia = 3.870,89 euro), interessi mutuo prima casa 4.000 euro, spese università figlio 3.500 euro, spese funebri 1.550 euro, assicurazione vita 530 euro.

      Spese escluse dal tetto: spese mediche + mutuo prima casa + assicurazione vita. Spese soggette al tetto: 3.500 (università) + 1.550 (funebri) = 5.050 euro. Il limite “con figli” in fascia 75.001-100.000 è 28.000 euro: poiché 5.050 < 28.000, la detrazione piena si applica anche qui. Nessuna perdita.

      Esempio 3 — Reddito 110.000 euro, nessun figlio

      L’avv. Biondi ha reddito 110.000 euro e nessun figlio. Spese soggette al tetto: spese scolastiche 2.800 euro, affitto studente fuori sede 2.633 euro, contributi badante 2.100 euro (NB: per redditi > 40.000 euro questa detrazione non spetta già per soglia di reddito), abbonamento trasporti 250 euro. Totale: 7.783 euro. Il limite reddito > 100.000 senza figli è 8.000 euro: poiché 7.783 < 8.000, la detrazione si applica per intero (1.478,77 euro).

      Se l’avv. Biondi avesse avuto anche 500 euro aggiuntivi di spese soggette al tetto (totale 8.283 euro), la parte eccedente (283 euro) sarebbe stata non detraibile, con una perdita fiscale di 53,77 euro.

      Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto delle detrazioni?

      Un caso particolare merita una spiegazione approfondita: le detrazioni edilizie (ristrutturazioni, Ecobonus, Superbonus, bonus mobili) seguono regole proprie e hanno un rapporto specifico con il meccanismo del tetto da 75.000 euro.

      Le detrazioni edilizie al 50% e al 65% non rientrano nella categoria degli oneri detraibili al 19% soggetti al tetto. Il meccanismo del limite introdotto dalla L. 207/2024 riguarda specificamente gli oneri detraibili al 19% elencati nell’art. 15 del TUIR. Le detrazioni per interventi edilizi (bonus ristrutturazione 50%, Ecobonus 65%, Sismabonus, ecc.) sono disciplinate da norme separate (art. 16-bis e seguenti TUIR) e mantengono propri limiti e regole di fruizione.

      Il bonus mobili al 50% (connesso alla ristrutturazione) segue la stessa logica: non è un onere al 19% e non rientra nel tetto. La detrazione si calcola sull’importo massimo di 5.000 euro (per il 2025) con le consuete modalità.

      Per quanto riguarda il Superbonus: dal 2024 è sceso al 70% (per il 2024) e al 65% per il 2025. Chi beneficia del Superbonus attraverso la dichiarazione dei redditi 2026 potrà detrarre la quota annuale prevista senza che il tetto del 19% la intacchi.

      Per chi ha reddito superiore a 75.000 euro, la pianificazione fiscale deve distinguere tra: oneri al 19% soggetti al tetto, detrazioni edilizie (non soggette al tetto), e spese escluse per legge dal tetto. Se vuoi ottimizzare la tua dichiarazione dei redditi 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a calcolare il limite corretto e a inserire correttamente ogni spesa nel modello 730.

      Detrazioni IRPEF 2026: le principali spese soggette al tetto da sapere

      Per completare il quadro, vediamo quali sono le principali spese detraibili al 19% soggette al tetto per i redditi superiori a 75.000 euro. Conoscerle è fondamentale per pianificare correttamente la propria dichiarazione dei redditi.

      Spese istruzione e formazione

      • Spese per frequenza di università (pubbliche e private), fino ai massimali previsti per i corsi privati
      • Spese per scuole materne, elementari, medie e superiori: fino a 800 euro per anno per studente (scuole dell’infanzia e primo/secondo ciclo)
      • Spese per asili nido: detrazione 19% su importo massimo 632 euro annui per figlio
      • Canoni di locazione studenti universitari fuori sede: 19% su importo max 2.633 euro annui

      Spese veterinarie

      Le spese veterinarie per animali domestici sono detraibili al 19% sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro, fino a un massimo di 550 euro di spese (detrazione max: 80,56 euro). Questa voce rientra nel tetto complessivo.

      Spese funebri

      Le spese funebri detraibili 2026 per il decesso di familiari prossimi sono detraibili al 19% fino a un massimo di 1.550 euro per evento. Rientrano nel tetto complessivo.

      Abbonamenti trasporti pubblici

      Gli abbonamenti a trasporti pubblici (treni, autobus, metropolitana) sono detraibili al 19% su importi fino a 250 euro annui per ciascun membro del nucleo familiare. Rientrano nel tetto.

      Interessi su mutui per la costruzione della prima casa

      Gli interessi su mutui per la costruzione (non acquisto) dell’abitazione principale sono detraibili al 19% fino a 2.582,28 euro annui. Attenzione: a differenza degli interessi per l’acquisto della prima casa (esclusi dal tetto), quelli per la costruzione rientrano nel meccanismo del limite.

      Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro

      Dal punto di vista pratico, il calcolo del tetto non è automatico: il modello 730 2026 (per i redditi 2025) è predisposto per gestire questo meccanismo, ma il contribuente deve assicurarsi di inserire correttamente tutte le spese nelle apposite sezioni.

      Il 730 precompilato 2026, disponibile dall’Agenzia delle Entrate dal 30 aprile 2026, include le spese che l’Agenzia ha ricevuto direttamente dai soggetti terzi (sistema tessera sanitaria, banche per interessi mutuo, ecc.). Tuttavia, il precompilato potrebbe non riportare tutte le spese, ed è fondamentale integrarlo con le spese non già caricate.

      Procedura consigliata per chi supera 75.000 euro:

      1. Raccogliere tutte le spese sostenute nel 2025 suddivise in due categorie: spese escluse dal tetto e spese soggette al tetto
      2. Calcolare il limite applicabile in base alla propria fascia di reddito (75.001-100.000 o oltre 100.000) e alla presenza di figli a carico
      3. Verificare se la somma delle spese soggette al tetto supera il limite massimo
      4. Inserire correttamente le spese nel 730, rispettando i righi previsti per ciascuna categoria
      5. Conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni in caso di controllo fiscale

      Dati gli importi in gioco, per chi supera i 75.000 euro di reddito è consigliabile affidarsi a un CAF per la compilazione del 730 2026. Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce dichiarazioni dei redditi complesse con redditi elevati, spese edilizie, figli a carico e situazioni particolari, sia in ufficio a Udine che online per i residenti in tutta Italia.

      Detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro: le novità della Legge di Bilancio 2025

      Il meccanismo del tetto alle detrazioni IRPEF 2026 è una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) con decorrenza dall’anno d’imposta 2025. Prima di questa riforma, le detrazioni fiscali al 19% non erano soggette ad alcun limite legato al reddito complessivo: ogni contribuente poteva detrarre liberamente tutte le spese previste dalla legge.

      La ratio della norma è quella di rendere il sistema delle detrazioni più equo: le detrazioni al 19% beneficiano proporzionalmente di più chi ha redditi elevati. Introducendo un limite massimo per i redditi superiori a 75.000 euro, il legislatore ha inteso contenere questo vantaggio fiscale relativo.

      Cosa NON è cambiato:

      • Le detrazioni al 19% per chi ha reddito fino a 75.000 euro: nessun limite
      • Le detrazioni edilizie (50%, 65%, Superbonus): non toccate dal tetto
      • Le detrazioni per spese sanitarie: escluse per legge dal tetto
      • Le detrazioni per interessi mutuo prima casa: escluse per legge dal tetto
      • Le detrazioni per spese legate alla disabilità: escluse per legge

      Quando scatta il limite? Il tetto si applica nella dichiarazione dei redditi 2026 (da presentarsi entro il 30 settembre 2026 per il 730 o entro il 30 novembre 2026 per il Modello Redditi PF). Per chi ha situazioni complesse, rivolgiti al CAF Centro Fiscale per verificare la tua situazione specifica.

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      Domande Frequenti sulle detrazioni 2026 sopra 75.000 euro

      Il tetto da 75.000 euro si applica anche alle spese sanitarie?

      No. Le spese sanitarie (spese mediche detraibili al 19%) sono espressamente escluse dal meccanismo del tetto. Continuano a essere detraibili al 19% sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro, senza alcun limite massimo legato al reddito del contribuente. Puoi detrarre tutte le tue spese mediche anche se hai un reddito superiore a 100.000 euro.

      Gli interessi sul mutuo della prima casa rientrano nel tetto delle detrazioni 2026?

      No. Gli interessi passivi su mutui per l’acquisto dell’abitazione principale (art. 15 TUIR) sono esclusi dal meccanismo del tetto. La detrazione al 19% si applica sulla quota di interessi passivi fino a 4.000 euro annui, indipendentemente dal reddito del contribuente. Questa esclusione non riguarda invece gli interessi su mutui per la costruzione della prima casa, che rientrano nel tetto.

      Come si calcola il tetto delle detrazioni con reddito di 90.000 euro e un figlio a carico?

      Con reddito di 90.000 euro e un figlio a carico, rientri nella fascia 75.001-100.000 euro “con figli”. Il tetto massimo di spese al 19% soggette al limite è di 28.000 euro. La somma di tutte le spese detraibili al 19% che rientrano nel meccanismo (escluse spese sanitarie, interessi mutuo prima casa, spese per disabilità) non può superare 28.000 euro: la quota eccedente non dà diritto ad alcuna detrazione.

      Le detrazioni per bonus ristrutturazione al 50% sono soggette al tetto da 75.000 euro?

      No. Le detrazioni edilizie (ristrutturazione 50%, Ecobonus 65%, Superbonus, bonus mobili, ecc.) non rientrano nel meccanismo del tetto. Il limite introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda solo gli oneri detraibili al 19% ex art. 15 TUIR. Le detrazioni edilizie mantengono le proprie regole e massimali invariati.

      Il tetto cambia se ho più figli a carico?

      La norma prevede due soli livelli: senza figli e con figli a carico. Non è previsto un ulteriore aumento del limite al crescere del numero di figli: basta avere almeno un figlio a carico per raddoppiare il tetto (da 14.000 a 28.000 euro nella fascia 75.001-100.000, oppure da 8.000 a 16.000 euro nella fascia oltre 100.000 euro). Due figli o cinque figli danno diritto allo stesso limite raddoppiato.

      Il tetto delle detrazioni 2026 si applica anche nel Modello Redditi PF?

      Sì. Il meccanismo del tetto per redditi superiori a 75.000 euro si applica sia nel modello 730 2026 che nel Modello Redditi PF 2026, in quanto opera in fase di calcolo dell’IRPEF, indipendentemente dal modello dichiarativo scelto. L’anno d’imposta di riferimento è il 2025.

      Le detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro sono un tema che richiede attenzione: il meccanismo del tetto introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 può ridurre significativamente il risparmio fiscale per i contribuenti con redditi elevati. Tuttavia, le spese escluse dal tetto — a partire dalle spese sanitarie e dagli interessi sul mutuo della prima casa — garantiscono comunque importanti agevolazioni fiscali, indipendentemente dal reddito.

      Per calcolare correttamente il tuo limite, verificare quali spese rientrano nel meccanismo e compilare il modello 730 2026 senza errori, affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. Il nostro team di esperti ti assiste sia in ufficio a Udine che online, in tutta Italia.

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      Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per calcolare il tetto delle detrazioni, verificare le spese detraibili e compilare correttamente il 730. Servizio disponibile in ufficio e online in tutta Italia.

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        Giugno 27, 2026/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 21:29:322026-07-03 07:55:10Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: le spese che non entrano nel tetto
        CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHE

        Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga

        aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

        Se sei un lavoratore dipendente e vuoi capire quante tasse paghi davvero e quanto ti rimane in busta paga, devi conoscere le detrazioni per lavoro dipendente. Nel 2026 ci sono importanti novità che influenzano direttamente il tuo stipendio netto: dalla riforma degli scaglioni IRPEF entrata a pieno regime, agli importi aggiornati delle detrazioni di base. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere, con esempi pratici e tabelle chiare.

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        Cosa sono le detrazioni per lavoro dipendente

        Le detrazioni per lavoro dipendente sono riduzioni dell’imposta IRPEF che spettano automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti, ai pensionati e ad alcune categorie assimilate. In parole semplici: lo Stato riconosce che chi lavora ha spese fisse legate al lavoro (trasporti, abbigliamento professionale, ecc.) e quindi riduce la tassa da pagare.

        A differenza delle deduzioni (che abbassano il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcola la tassa), le detrazioni abbassano direttamente l’imposta finale. Questo le rende particolarmente vantaggiose: ogni euro di detrazione vale un euro in meno di IRPEF da pagare.

        Esistono due grandi categorie di detrazioni:

        • Detrazioni per tipo di reddito: spettano in base alla fonte del reddito (lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo)
        • Detrazioni per oneri e spese: spettano per spese specifiche sostenute (spese mediche, interessi mutuo, bonus ristrutturazioni, ecc.)

        In questo articolo ci concentriamo sulle detrazioni per tipo di reddito da lavoro dipendente, quelle che il tuo datore di lavoro applica automaticamente ogni mese nel calcolo del cedolino paga.

        La riforma IRPEF 2024-2026: i tre scaglioni vigenti

        Prima di parlare delle detrazioni, è utile capire su cosa vengono applicate. Il sistema IRPEF italiano tassa il reddito in modo progressivo: più guadagni, più paghi, ma solo sulle fasce superiori.

        Con la riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (Riforma fiscale 2024), siamo passati da quattro a tre scaglioni IRPEF, vigenti anche nel 2026:

        Scaglione di redditoAliquota IRPEFEsempio imposta (solo su quella fascia)
        Fino a 28.000 euro23%Su 28.000 euro: 6.440 euro
        Da 28.001 a 50.000 euro35%Su 22.000 euro: 7.700 euro
        Oltre 50.000 euro43%Su ogni euro oltre 50.000

        Prima del 2024 esisteva anche lo scaglione al 25% (da 15.001 a 28.000 euro). La sua eliminazione, unita all’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, ha portato un beneficio netto per la maggior parte dei lavoratori con redditi medio-bassi.

        Importante: le aliquote si applicano in modo progressivo, non sul reddito totale. Un lavoratore con 40.000 euro di reddito paga il 23% sui primi 28.000 e il 35% sui restanti 12.000, non il 35% su tutto.

        Detrazioni lavoro dipendente 2026: gli importi aggiornati

        La detrazione per lavoro dipendente non è un importo fisso per tutti. Dipende dal tuo reddito complessivo annuo e si riduce all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi oltre una certa soglia. Ecco come funziona nel 2026:

        Detrazione base per redditi fino a 15.000 euro

        Per i lavoratori con reddito complessivo annuo fino a 15.000 euro, la detrazione è pari a 1.955 euro, purché l’imposta lorda calcolata non sia inferiore alla detrazione stessa.

        Questa è la fascia della no tax area: i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 8.500 euro non pagano IRPEF, perché la detrazione copre interamente l’imposta dovuta. In pratica, fino a 8.500 euro di reddito annuo lordo, il lavoratore è esente da IRPEF.

        Detrazione per redditi da 15.001 a 28.000 euro

        Per redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, la detrazione non è fissa ma viene calcolata con una formula che la riduce progressivamente. L’importo parte da 1.955 euro e si abbassa all’aumentare del reddito.

        La formula di calcolo è:

        Detrazione = 1.910 × [(28.000 – reddito complessivo) / (28.000 – 15.000)] + 1.190 × importo aggiuntivo

        Per semplificare, ecco una tabella orientativa degli importi approssimativi per questa fascia di reddito:

        Reddito annuo lordoDetrazione approssimativaNo tax area?
        Fino a 8.500 euroPari all’imposta dovuta (esente)Sì
        10.000 eurocirca 1.840 euroNo
        15.000 euro1.955 euro (massimo)No
        20.000 eurocirca 1.500 euroNo
        25.000 eurocirca 900 euroNo
        28.000 eurocirca 600 euroNo

        Detrazione per redditi da 28.001 a 50.000 euro

        Nella fascia da 28.001 a 50.000 euro, la detrazione si riduce ulteriormente in modo progressivo. A 50.000 euro di reddito, la detrazione è teoricamente pari a zero.

        Tuttavia, per i redditi compresi tra 25.001 e 35.000 euro, a partire dal 2024 è stata introdotta una ulteriore detrazione aggiuntiva di 65 euro (prevista dalla riforma fiscale come misura di compensazione per la fascia di reddito che aveva beneficiato meno della riduzione degli scaglioni IRPEF).

        Oltre i 50.000 euro: detrazione azzerata

        Per redditi superiori a 50.000 euro, la detrazione da lavoro dipendente è pari a zero. Il lavoratore con redditi alti non beneficia di questa agevolazione. Può tuttavia detrarre altre spese specifiche (interessi mutuo, spese mediche, ecc.).

        La novità del 2024 rimasta in vigore nel 2026: addio allo scaglione al 25%

        La modifica più rilevante degli ultimi anni per i lavoratori dipendenti è l’eliminazione dello scaglione IRPEF al 25%. Prima del 2024, la fascia di reddito da 15.001 a 28.000 euro era tassata al 25%. Dal 2024 questa fascia è stata accorpata alla prima (23%), con un risparmio concreto per chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro.

        Esempio concreto: un lavoratore con reddito di 25.000 euro pagava, prima del 2024, il 23% sui primi 15.000 euro (3.450 euro) e il 25% sui successivi 10.000 euro (2.500 euro), per un totale di 5.950 euro. Dal 2024 paga il 23% su tutti i 25.000 euro: 5.750 euro. Risparmio: 200 euro l’anno.

        Questo vantaggio è confermato per il 2026: la struttura a tre scaglioni rimane invariata.

        Come si calcola la detrazione in busta paga ogni mese

        Il datore di lavoro (o il consulente del lavoro che gestisce le paghe) calcola e applica automaticamente le detrazioni ogni mese. Ecco il meccanismo semplificato:

        1. Calcolo del reddito lordo mensile: stipendio base + eventuali indennità + straordinari
        2. Proiezione annua: il reddito mensile viene moltiplicato per 12 (o per i mesi di lavoro previsti) per stimare il reddito annuo
        3. Calcolo della detrazione annua spettante: in base alla fascia di reddito annuo stimato
        4. Divisione mensile: la detrazione annua viene divisa per 12 e applicata ogni mese
        5. Conguaglio a fine anno: a dicembre (o alla cessazione del rapporto) si effettua il ricalcolo definitivo, restituendo eventuali detrazioni non godute o recuperando quelle eccedenti

        Il risultato in busta paga è che l’IRPEF trattenuta dal datore di lavoro è già “scontata” delle detrazioni spettanti. Non devi fare nulla: è automatico.

        Attenzione al part-time e ai lavori stagionali: se lavori part-time o hai un contratto di pochi mesi, le detrazioni vengono ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi. Questo può creare situazioni in cui il conguaglio di fine anno porta a versare IRPEF aggiuntiva (se si è goduto di detrazioni eccessive) o a ricevere rimborsi.

        Esempio pratico: quanto cambia in busta paga nel 2026

        Vediamo tre esempi concreti per capire l’impatto delle detrazioni sulla busta paga mensile netta nel 2026.

        Caso 1: lavoratore con stipendio annuo lordo di 20.000 euro

        Immaginiamo Marco, impiegato part-time con stipendio lordo annuo di 20.000 euro (circa 1.538 euro lordi al mese su 13 mensilità).

        • Reddito lordo annuo: 20.000 euro
        • IRPEF lorda (23% su 20.000): 4.600 euro
        • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 1.500 euro (fascia 15.001-28.000 euro)
        • IRPEF netta annua: 4.600 – 1.500 = 3.100 euro
        • Addizionali regionali e comunali (stima media): circa 300 euro
        • Trattenute IRPEF complessive mensili: circa 283 euro al mese

        Caso 2: lavoratore con stipendio annuo lordo di 30.000 euro

        Sara lavora a tempo pieno con un reddito annuo lordo di 30.000 euro.

        • Reddito lordo annuo: 30.000 euro
        • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (2.000 × 35%) = 6.440 + 700 = 7.140 euro
        • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 400 euro (fascia 28.001-50.000 euro)
        • Ulteriore detrazione aggiuntiva (fascia 25.001-35.000): 65 euro
        • IRPEF netta annua: 7.140 – 400 – 65 = 6.675 euro
        • Addizionali: circa 450 euro
        • Trattenute mensili: circa 594 euro al mese

        Caso 3: lavoratore con stipendio annuo lordo di 45.000 euro

        Luca è quadro aziendale con un reddito di 45.000 euro l’anno.

        • Reddito lordo annuo: 45.000 euro
        • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (17.000 × 35%) = 6.440 + 5.950 = 12.390 euro
        • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 50 euro (quasi azzerata)
        • IRPEF netta annua: 12.390 – 50 = 12.340 euro
        • Addizionali: circa 700 euro
        • Trattenute mensili: circa 1.086 euro al mese

        Come si vede chiaramente, la detrazione è tanto più vantaggiosa quanto più basso è il reddito. Per i redditi medio-alti il suo peso si riduce significativamente.

        Detrazioni per familiari a carico: cosa cambia nel 2026

        Oltre alla detrazione base per tipo di reddito, i lavoratori dipendenti possono beneficiare di detrazioni aggiuntive per familiari fiscalmente a carico. Nel 2026 valgono le seguenti regole:

        Coniuge a carico

        Se il coniuge (o la parte di un’unione civile) ha un reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro, è considerato fiscalmente a carico. In questo caso spetta una detrazione di 950 euro (modulata in base al reddito del richiedente).

        La detrazione per il coniuge a carico si riduce all’aumentare del reddito del lavoratore e si azzera oltre i 40.000 euro circa. Per i redditi superiori a 80.000 euro, la detrazione è completamente azzerata.

        Figli a carico: attenzione alla riforma Assegno Unico

        Questo è uno dei punti che genera più confusione. Dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni per figli a carico fino a 21 anni sono state abolite e sostituite dall’assegno mensile INPS.

        In busta paga, quindi, non trovi più la detrazione per figli minori di 21 anni. L’Assegno Unico viene erogato direttamente dall’INPS ogni mese sul conto corrente del genitore richiedente.

        Rimangono invece le detrazioni fiscali per i figli di età superiore a 21 anni, con un importo di 950 euro per figlio (anche questa modulata in base al reddito).

        Altri familiari a carico

        Per altri familiari a carico (genitori, fratelli, suoceri conviventi con reddito sotto 2.840,51 euro), spetta una detrazione complessiva di 750 euro, da ripartire tra tutti i familiari che ne hanno diritto.

        Come richiedere le detrazioni: il modulo al datore di lavoro

        Per beneficiare delle detrazioni in busta paga, devi presentare al tuo datore di lavoro una dichiarazione di spettanza. Questa dichiarazione va consegnata:

        • All’inizio del rapporto di lavoro
        • Ogni anno (solitamente a gennaio)
        • In caso di variazioni nel corso dell’anno (cambio di reddito, nascita di un figlio, matrimonio, separazione, ecc.)

        Il modulo viene fornito dal datore di lavoro o dal consulente del lavoro. Nel modulo indichi:

        • Reddito stimato per l’anno in corso (inclusi altri eventuali redditi)
        • Eventuale coniuge/convivente a carico
        • Eventuali figli over 21 anni a carico
        • Eventuale richiesta di ulteriori detrazioni (redditi da locazione, mutuo, ecc.)

        Attenzione: se non presenti la dichiarazione, il datore di lavoro applica comunque le detrazioni minime spettanti per legge. Ma se hai diritto a detrazioni aggiuntive (familiari a carico), devi richiederle esplicitamente.

        Cosa succede se indichi un reddito sbagliato? Se sovrastimi il reddito, pagherai più IRPEF del dovuto in corso d’anno e riceverai un rimborso con il conguaglio di fine anno o con la dichiarazione dei redditi. Se sottostimi il reddito, pagherai meno IRPEF ma dovrai versare la differenza al conguaglio di dicembre (o nel 730 dell’anno successivo).

        Il conguaglio fiscale di fine anno: cosa aspettarsi in busta paga

        Ogni anno, generalmente nel mese di dicembre (o a cessazione del rapporto di lavoro), il datore di lavoro effettua il conguaglio fiscale. Si tratta del ricalcolo definitivo dell’IRPEF, confrontando:

        • L’IRPEF trattenuta mese per mese durante l’anno
        • L’IRPEF effettivamente dovuta in base al reddito effettivo e alle detrazioni reali spettanti

        Il risultato può essere:

        • Conguaglio a credito: hai pagato più del dovuto → ricevi una somma in più in busta paga a dicembre
        • Conguaglio a debito: hai pagato meno del dovuto → ti viene trattenuta una somma aggiuntiva

        Le situazioni che più frequentemente causano un conguaglio a debito sono:

        • Cambio di lavoro in corso d’anno (due datori di lavoro, due set di detrazioni applicate)
        • Redditi aggiuntivi (affitti, partita IVA marginale, ecc.) non comunicati al datore
        • Scatto di livello o aumento di stipendio a metà anno
        • Tredicesima: incide sul reddito annuo e può spostare il contribuente in una fascia di detrazione inferiore

        Per evitare brutte sorprese a dicembre, è utile fare una simulazione del reddito annuo a metà anno, eventualmente con l’aiuto del CAF.

        Detrazioni e part-time: come funziona il ragguaglio

        I lavoratori part-time o con contratti a tempo determinato hanno diritto alle stesse detrazioni dei lavoratori full-time, ma ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi nell’anno solare.

        La formula è: Detrazione annua × (giorni lavorati / 365)

        Esempio: una lavoratrice con contratto di 6 mesi (180 giorni) e reddito annuo di 10.000 euro ha diritto a una detrazione pari a circa:

        1.840 euro × (180/365) = circa 907 euro di detrazione

        Questo meccanismo garantisce che nessuno sia penalizzato per avere lavorato solo una parte dell’anno.

        Lavoratori con più datori di lavoro: cosa fare

        Se durante l’anno hai avuto due o più datori di lavoro (cambio lavoro, lavori contemporanei), ogni datore applica le detrazioni in modo indipendente, come se il suo stipendio fosse l’unico reddito.

        Questo porta quasi sempre a un conguaglio a debito a fine anno: hai goduto di più detrazioni del dovuto (ciascun datore ne ha applicate il massimo), mentre il fisco calcola le detrazioni spettanti sull’intero reddito annuo cumulato.

        Soluzione: se cambi lavoro, comunica al nuovo datore il reddito percepito dal precedente datore (tramite il CU – Certificazione Unica). Questo permette al nuovo datore di calcolare le detrazioni correttamente sull’intero reddito annuo stimato, evitando il conguaglio a debito.

        In ogni caso, con il Modello 730 presentato l’anno successivo, il CAF effettua la liquidazione definitiva e rimborsa (o addebita) eventuali differenze.

        Riepilogo: tabella detrazioni lavoro dipendente 2026

        Reddito complessivo annuoDetrazione base lavoro dipendenteNote
        Fino a 8.500 euroPari all’imposta (esente da IRPEF)No tax area dipendenti
        Da 8.501 a 15.000 euro1.955 euro (massimo)Importo fisso massimo
        Da 15.001 a 28.000 euroDa 1.955 a circa 600 euroRiduzione progressiva
        Da 25.001 a 35.000 euro+ 65 euro aggiuntiviDetrazione extra riforma 2024
        Da 28.001 a 50.000 euroDa circa 600 euro a 0Azzeramento progressivo
        Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

        Quando conviene fare il 730: il ruolo del CAF

        Le detrazioni in busta paga vengono applicate automaticamente, ma nella dichiarazione dei redditi (Modello 730) puoi beneficiare di molte altre detrazioni aggiuntive che il datore di lavoro non può applicare:

        • Spese mediche e sanitarie (detrazione 19%)
        • Interessi passivi sul mutuo per l’abitazione principale (detrazione 19%, max 4.000 euro di interessi)
        • Spese per istruzione (asili nido, università)
        • Bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus
        • Spese funebri, veterinarie, abbonamenti ai trasporti pubblici
        • Erogazioni liberali a ONLUS e enti del Terzo Settore

        Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730, verificando che tu ottenga tutte le detrazioni spettanti e che i dati inseriti siano corretti. Un errore nel 730 può costare caro: sanzioni, interessi e stress. Affidarsi a un professionista è sempre la scelta più conveniente.

        Puoi trovare ulteriori informazioni sull’ottimizzazione fiscale anche in questi articoli correlati:

        • Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilità, Limiti e Convenienza
        • Assegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida Completa
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        Domande frequenti (FAQ)

        Le detrazioni lavoro dipendente si applicano anche ai contratti a tempo determinato?

        Sì, le detrazioni si applicano a tutti i lavoratori dipendenti indipendentemente dalla tipologia contrattuale (tempo determinato, indeterminato, apprendistato, somministrazione). L’importo viene ragguagliato ai giorni di lavoro effettivi nell’anno.

        Posso rinunciare alle detrazioni in busta paga per ottenerle tutte con il 730?

        No. Le detrazioni per tipo di reddito vengono sempre applicate mensilmente dal datore di lavoro. Non è possibile rinunciarvi per accumularle nel 730. Le detrazioni per oneri e spese (mediche, mutuo, ecc.) sono invece sempre dichiarate nel 730.

        Ho un secondo lavoro: posso chiedere le detrazioni a entrambi i datori?

        Tecnicamente ogni datore di lavoro le applica automaticamente, ma puoi richiedere che uno dei due non le applichi per evitare il conguaglio a debito di fine anno. Con il modulo di dichiarazione di spettanza puoi indicare di voler beneficiare delle detrazioni solo presso uno dei datori.

        La no tax area vale anche per le addizionali regionali e comunali?

        No. La no tax area (soglia di esenzione IRPEF) vale solo per l’IRPEF erariale. Le addizionali regionali e comunali possono avere soglie di esenzione diverse, stabilite da ciascuna Regione e Comune. Alcuni enti applicano detrazioni locali che ampliano l’esenzione, ma non è uniforme su tutto il territorio nazionale.

        Cosa succede se cambio lavoro a metà anno e il nuovo datore non sa del reddito precedente?

        Se non comunichi al nuovo datore il reddito percepito in precedenza, lui applicherà le detrazioni come se lavorassi da gennaio. A fine anno, con il conguaglio o il 730, emergerà un debito IRPEF che dovrai pagare. Per evitarlo, consegna sempre la CU del precedente datore al nuovo.

        Le detrazioni cambiano se mi sposo o mi separo?

        Sì. Matrimonio, separazione, nascita di un figlio, o qualsiasi cambiamento nella composizione del nucleo familiare influenzano le detrazioni per familiari a carico. Devi comunicare questi eventi al tuo datore di lavoro tempestivamente, compilando un nuovo modulo di dichiarazione di spettanza.

        Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 11:49:372026-06-02 10:17:18Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga
        CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

        Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre

        Dichiarazione dei redditi 730

        Molti contribuenti si chiedono se sia ancora possibile pagare in contanti le spese sanitarie e detrarle nel 730. La risposta non è “sì” o “no” in assoluto: dipende dal tipo di prestazione. Dal 1° gennaio 2020, infatti, l’articolo 1 commi 679-680 della Legge 27 dicembre 2019 n. 160 (Legge di Bilancio 2020) ha introdotto l’obbligo di pagamento tracciabile per fruire della detrazione IRPEF del 19% sulle spese sanitarie, con alcune importanti eccezioni che riguardano farmaci, ticket e prestazioni rese dal Servizio Sanitario Nazionale.

        Sapere quali spese sanitarie si possono ancora pagare in contanti senza perdere la detrazione è fondamentale per evitare brutte sorprese in fase di controllo della dichiarazione dei redditi. In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo, con esempi pratici e una tabella di riepilogo, tutte le casistiche aggiornate per il 730 precompilato 2026 (relativo ai redditi 2025), per non sbagliare e ottenere il giusto rimborso IRPEF.

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        Indice dei contenuti

        1. La regola base: tracciabilità obbligatoria dal 2020
        2. Quali spese sanitarie si possono pagare in contanti
        3. Farmaci e dispositivi medici: contanti sempre ammessi
        4. Ticket sanitario e prestazioni SSN in contanti
        5. Strutture private accreditate al SSN
        6. Spese sanitarie che richiedono pagamento tracciabile
        7. Come dimostrare il pagamento e quale documentazione conservare
        8. Spese sanitarie già presenti nel 730 precompilato 2026
        9. Errori comuni: quando la detrazione viene respinta
        10. Esempio pratico: il caso di Marco e la sua famiglia
        11. Tabella riepilogo: contanti SÌ / contanti NO
        12. Come inserire le spese sanitarie nel 730 precompilato
        13. CAF Centro Fiscale Udine: assistenza dichiarazione 730
        14. Domande frequenti

        La regola base: tracciabilità obbligatoria dal 2020

        La normativa di riferimento è l’articolo 1, commi 679 e 680, della Legge 27 dicembre 2019 n. 160, nota come Legge di Bilancio 2020. Questa norma stabilisce un principio chiaro: dal 1° gennaio 2020, per poter detrarre il 19% di una spesa sanitaria nella dichiarazione dei redditi, il pagamento deve essere effettuato con strumenti tracciabili.

        Per “strumenti tracciabili” la norma intende qualunque mezzo di pagamento diverso dal contante. In pratica, sono ammessi:

        • Bonifico bancario o postale (anche istantaneo, anche SDD/RID)
        • Carte di credito, di debito (bancomat) e prepagate
        • Assegni bancari, circolari o postali
        • Sistemi di pagamento elettronici regolamentati (Satispay, PayPal, Apple Pay, Google Pay e altri analoghi)
        • App di pagamento collegate al conto corrente o a carte

        Il principio è semplice: lo Stato vuole poter ricostruire la “tracciabilità” della spesa, cioè verificare chi ha pagato, quando e a chi. Il contante, per sua natura anonimo, non lascia traccia e perciò non è ammesso. Tuttavia, il comma 680 della stessa legge introduce tre importanti eccezioni in cui il pagamento in contanti continua a dare diritto alla detrazione. Vediamole nel dettaglio.

        Quali spese sanitarie si possono pagare in contanti

        L’articolo 1, comma 680, della Legge 160/2019 elenca in modo tassativo le spese sanitarie che si possono ancora pagare in contanti senza perdere il diritto alla detrazione del 19%. Si tratta di tre macro-categorie, ognuna con le proprie caratteristiche.

        Le tre eccezioni alla tracciabilità

        1. Acquisto di medicinali (farmaci con e senza obbligo di prescrizione, omeopatici, da banco)
        2. Acquisto di dispositivi medici (siringhe, garze, apparecchi acustici, occhiali da vista con marchio CE medicale, etc.)
        3. Prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche (ASL, ospedali, ambulatori SSN) o da strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale

        Per queste tre categorie il pagamento in contanti è perfettamente lecito e non fa perdere la detrazione. Significa che puoi continuare ad andare in farmacia, comprare un’aspirina e pagarla in contanti: quella spesa, se accompagnata dallo scontrino “parlante” con il tuo codice fiscale, andrà regolarmente in detrazione nel 730.

        L’eccezione è stata pensata per non penalizzare i cittadini in situazioni in cui il pagamento elettronico non è sempre possibile (pensa a una piccola farmacia, a un ambulatorio di paese, o all’acquisto urgente di un farmaco). La logica del legislatore è chiara: in questi tre casi, la tracciabilità è già garantita da altri meccanismi, come lo scontrino parlante trasmesso al Sistema Tessera Sanitaria o la documentazione fiscale rilasciata dalla struttura pubblica.

        Farmaci e dispositivi medici: contanti sempre ammessi

        L’acquisto di farmaci e medicinali in farmacia, parafarmacia o presso esercizi autorizzati è la categoria più frequente di spesa sanitaria detraibile pagabile in contanti. Rientrano in questa eccezione:

        • Farmaci di fascia A (con obbligo di prescrizione medica, generalmente rimborsabili dal SSN)
        • Farmaci di fascia C (con prescrizione ma a totale carico del cittadino)
        • Farmaci da banco (OTC) e SOP (senza obbligo di prescrizione)
        • Medicinali omeopatici (riconosciuti come farmaci dall’AIFA)
        • Farmaci acquistati in parafarmacia autorizzata
        • Farmaci galenici preparati dal farmacista

        Per ottenere la detrazione del 19% (con la franchigia di 129,11 euro complessiva sulle spese sanitarie) occorre conservare lo scontrino parlante, ovvero quello scontrino fiscale rilasciato dalla farmacia che riporta:

        • Il codice fiscale dell’acquirente (o del familiare a carico)
        • La natura del prodotto (farmaco, medicinale, ticket)
        • La quantità acquistata
        • Il codice AIC del farmaco (codice univoco assegnato dall’AIFA)

        I dispositivi medici detraibili

        Anche l’acquisto di dispositivi medici pagati in contanti è detraibile, a condizione che il prodotto sia conforme alla normativa europea (marchio CE medicale, Regolamento UE 2017/745). Esempi tipici:

        • Occhiali da vista, lenti a contatto e liquidi per la loro manutenzione
        • Apparecchi acustici
        • Materassi e cuscini ortopedici/antidecubito (con marchio CE)
        • Siringhe, aghi, garze, cerotti, bende
        • Termometri, sfigmomanometri, glucometri
        • Stampelle, deambulatori, sedie a rotelle
        • Apparecchi per aerosol e per la magnetoterapia (se CE medicali)

        Per i dispositivi medici la documentazione fiscale (scontrino o fattura) deve riportare la dicitura “AD” (Articolo Detraibile – dispositivo medico) oppure indicare espressamente il prodotto come “dispositivo medico CE”. In assenza di questa indicazione, conserva la scatola del prodotto o un’attestazione del rivenditore che certifichi la conformità CE.

        Ticket sanitario e prestazioni SSN in contanti

        La seconda grande categoria di spese pagabili in contanti riguarda le prestazioni sanitarie erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di tutte quelle prestazioni per cui il cittadino paga il “ticket”, cioè la quota di compartecipazione alla spesa sanitaria pubblica.

        Pagare in contanti il ticket per una visita specialistica in ASL, per un esame del sangue in laboratorio pubblico, per una risonanza magnetica in ospedale pubblico o per una visita al pronto soccorso (codice bianco/verde) non fa perdere la detrazione. Tipici esempi:

        • Ticket per visite specialistiche presso ASL o aziende ospedaliere
        • Ticket per esami diagnostici (analisi del sangue, ecografie, TAC, risonanze, radiografie)
        • Ticket per prestazioni di pronto soccorso (per i codici a pagamento)
        • Ticket per il day hospital o day surgery presso strutture pubbliche
        • Quote di compartecipazione per ricoveri in strutture SSN
        • Esami strumentali (Holter, elettrocardiogramma, spirometria) in strutture pubbliche

        La ragione di questa eccezione è semplice: quando paghi un ticket presso una struttura pubblica, ti viene rilasciata una ricevuta fiscale del SSN che riporta il tuo codice fiscale, la prestazione effettuata e l’importo. Questa ricevuta è di per sé “tracciante” perché viene registrata nel sistema sanitario regionale e nel Sistema Tessera Sanitaria gestito dall’Agenzia delle Entrate (DM 1 settembre 2016).

        Attenzione: prestazioni “intramoenia” e libera professione

        Diverso è il caso delle prestazioni in intramoenia, cioè le visite e gli esami effettuati a pagamento (non in regime SSN) presso strutture pubbliche, dai medici della struttura stessa in libera professione. Anche se la struttura ospitante è pubblica, la prestazione è considerata privata e quindi richiede il pagamento tracciabile per ottenere la detrazione.

        Riepilogando: la regola “contanti ammessi” vale quando paghi il ticket tariffato dal SSN. Se invece scegli di pagare la prestazione “privata” presso lo stesso ospedale (per saltare le liste d’attesa), siamo nel regime libero-professionale e devi pagare con strumenti tracciabili.

        Strutture private accreditate al SSN

        La terza eccezione, spesso trascurata, riguarda le strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di cliniche, laboratori, poliambulatori e centri diagnostici privati che hanno stipulato una convenzione con il SSN e che erogano prestazioni in regime di accreditamento, generalmente con il pagamento di un ticket da parte del cittadino.

        Anche in questo caso, se paghi una prestazione “in regime SSN” presso una struttura privata accreditata (ad esempio, una risonanza magnetica con prescrizione del medico di base e ticket di 70 euro presso un centro diagnostico privato convenzionato), puoi pagare in contanti e detrarre comunque il 19%.

        Come riconoscere una struttura accreditata? Sulla ricevuta deve essere riportato:

        • La dicitura “prestazione in regime di accreditamento SSN” o “ticket regionale”
        • L’importo del ticket regionale (non la tariffa libera professionale)
        • Il riferimento al codice regionale della prestazione

        Se la stessa struttura privata accreditata ti eroga una prestazione “in regime libero professionale” (cioè senza prescrizione del medico SSN, con tariffa intera), siamo fuori dall’eccezione: il pagamento deve essere tracciabile, altrimenti la detrazione viene negata.

        Spese sanitarie che richiedono pagamento tracciabile

        Specchiando la regola, tutte le spese sanitarie non rientranti nelle tre eccezioni richiedono obbligatoriamente il pagamento con strumenti tracciabili per essere detraibili. Significa che se paghi in contanti queste prestazioni, perdi completamente il diritto alla detrazione del 19%, anche se hai la fattura regolare.

        Ecco l’elenco delle spese sanitarie che vanno pagate in modo tracciabile:

        • Visite mediche specialistiche private (cardiologo, dermatologo, ortopedico, ecc.) in studi privati o studi medici libero-professionali
        • Visite e cure odontoiatriche in studi dentistici privati (impianti, ortodonzia, igiene dentale, otturazioni)
        • Sedute di psicoterapia presso psicologi o psichiatri privati
        • Visite ed esami in cliniche private NON accreditate
        • Esami diagnostici privati (ecografie, risonanze magnetiche, TAC) presso laboratori non convenzionati o in regime libero professionale
        • Sedute di fisioterapia e riabilitazione private
        • Prestazioni di logopedia, osteopatia, podologia (quando svolte da professionisti sanitari riconosciuti)
        • Cure termali private
        • Ricoveri in strutture private NON convenzionate
        • Prestazioni infermieristiche a domicilio (al di fuori del SSN)
        • Visite intramoenia (libera professione presso strutture pubbliche)

        Per tutte queste prestazioni, lo strumento di pagamento deve essere tracciabile e nominativo: il pagamento deve risultare effettuato dal contribuente che vuole portare la spesa in detrazione (o da un familiare a suo carico). Pagare con la carta di un terzo o con un conto cointestato richiede attenzione: se il conto è cointestato tra coniugi, la detrazione spetta a chi è intestatario della fattura, indipendentemente da chi materialmente ha pagato.

        Come dimostrare il pagamento e quale documentazione conservare

        In caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, devi essere in grado di dimostrare due cose distinte: che la spesa sanitaria è stata effettivamente sostenuta (documento fiscale) e, per le spese non rientranti nelle eccezioni, che è stata pagata con strumento tracciabile. Vediamo cosa conservare in entrambi i casi.

        Documentazione per spese pagate in contanti (ammesse)

        • Farmaci: scontrino parlante con codice fiscale e codice AIC del farmaco
        • Dispositivi medici: scontrino o fattura con dicitura “AD” o conformità CE
        • Ticket SSN: ricevuta della struttura pubblica/accreditata con codice fiscale
        • Prescrizione medica (per i farmaci di fascia A, ricetta SSR; per esami specialistici, impegnativa del medico di base)

        Documentazione per spese che richiedono tracciabilità

        • Fattura o ricevuta fiscale emessa dal professionista o struttura, intestata al contribuente o al familiare a carico
        • Prova del pagamento tracciabile, ad esempio:
          • estratto conto bancario o postale con l’addebito
          • copia della contabile del bonifico
          • ricevuta del POS / matrice dell’assegno
          • e-mail di conferma del pagamento elettronico (PayPal, Satispay, ecc.)

        Il pagamento tracciabile non deve essere necessariamente “contestuale” all’emissione della fattura: puoi ricevere la fattura oggi e pagare con bonifico domani, l’importante è che la spesa risulti pagata nell’anno d’imposta di riferimento (per il 730/2026, le spese devono essere pagate nel 2025) e che il pagamento sia riconducibile a quella specifica fattura. Conserva la documentazione per 5 anni dalla presentazione della dichiarazione, come prevede l’art. 43 del DPR 600/1973 per i poteri di accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

        Spese sanitarie già presenti nel 730 precompilato 2026

        Dal 2015 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti il 730 precompilato, una dichiarazione già parzialmente compilata con i dati comunicati da datori di lavoro, INPS, banche, assicurazioni e — per quel che ci interessa — dalle strutture sanitarie tramite il Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS), istituito con DM 1 settembre 2016.

        Nel 730 precompilato 2026 (anno d’imposta 2025) trovi automaticamente caricate, nel quadro E rigo E1 e seguenti, le spese sanitarie trasmesse al Sistema TS da:

        • Farmacie e parafarmacie
        • ASL, ospedali, aziende ospedaliere
        • Strutture sanitarie pubbliche e private accreditate
        • Medici di medicina generale e pediatri di libera scelta
        • Medici specialisti e odontoiatri iscritti all’albo
        • Psicologi, infermieri, ostetriche, fisioterapisti e altre professioni sanitarie iscritti agli albi
        • Ottici e audioprotesisti
        • Strutture termali
        • Veterinari (per le spese veterinarie detraibili)

        Quando le strutture trasmettono i dati al Sistema TS, indicano anche il tipo di pagamento (tracciato o non tracciato). Nel precompilato, le spese pagate in contanti che non rientrano nelle eccezioni di legge vengono caricate in una sezione separata e non sono automaticamente considerate detraibili: dovrai eventualmente eliminarle o lasciarle senza detrazione.

        Al contrario, le spese pagate in contanti che rientrano nelle eccezioni (farmaci, ticket SSN, prestazioni in regime di accreditamento) vengono automaticamente inserite tra le spese detraibili. Per consultare l’elenco completo, accedi al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS e visualizza il “Riepilogo dei dati comunicati” nella sezione 730 precompilato.

        Per un approfondimento sulla lista completa delle voci detraibili, leggi il nostro elenco completo delle spese sanitarie detraibili 2026.

        Errori comuni: quando la detrazione viene respinta

        L’esperienza del nostro CAF a Udine ci insegna che molti contribuenti perdono la detrazione del 19% per errori facilmente evitabili legati alle modalità di pagamento. Ecco i casi più frequenti che vediamo ogni anno.

        • Visita specialistica privata pagata in contanti: il dentista o il cardiologo emette regolare fattura, il contribuente paga in contanti e poi prova a portare la spesa in detrazione. La spesa risulta nel 730 precompilato come “non detraibile” per mancanza di tracciabilità.
        • Confusione tra ticket e visita privata: alcuni contribuenti pensano che, essendo “una visita medica”, basti pagare in contanti come per il ticket. Errore: la visita privata, anche del medico di base in regime libero professionale, richiede pagamento tracciabile.
        • Pagamento al familiare: la madre paga in contanti la visita per il figlio maggiorenne fiscalmente non a carico. La detrazione spetterebbe al figlio (intestatario della fattura), ma il pagamento non risulta dal suo conto. Detrazione persa.
        • Pagamento da conto di terzi: il bonifico viene effettuato dal conto del coniuge non intestatario della fattura. Pur essendo “tracciato”, se il coniuge non è fiscalmente a carico del titolare della fattura, possono sorgere contestazioni.
        • Acquisto cosmetico/integratore confuso con “dispositivo medico”: creme, integratori, prodotti di parafarmacia non aventi marchio CE medicale NON sono detraibili, indipendentemente dal metodo di pagamento.
        • Mancanza di scontrino parlante: la farmacia emette lo scontrino “muto” (senza codice fiscale) e il contribuente non se ne accorge. Senza codice fiscale, la spesa farmaco non è detraibile.

        Vuoi approfondire? Leggi la nostra guida agli errori da evitare nella compilazione del 730.

        Esempio pratico: il caso di Marco e la sua famiglia

        Per chiarire le regole con un esempio concreto, immaginiamo il caso di Marco, 45 anni, dipendente, sposato con Anna (lavoratrice) e con un figlio a carico, Luca (12 anni). Durante il 2025 Marco e la sua famiglia hanno sostenuto le seguenti spese sanitarie, riepilogate qui sotto.

        • Farmaci in farmacia: 480 euro totali, pagati prevalentemente in contanti, con scontrini parlanti intestati al codice fiscale di Marco o Luca → tutti detraibili
        • Visita dentistica privata di Anna: 90 euro pagati in contanti → non detraibile per mancanza di tracciabilità
        • Pulizia dei denti di Luca: 80 euro pagati con bancomat → detraibile al 19%
        • Ticket per analisi del sangue di Marco presso ASL: 35 euro in contanti → detraibile
        • Visita cardiologica privata di Marco: 130 euro pagati con bonifico → detraibile
        • Occhiali da vista con marchio CE per Luca: 220 euro in contanti → detraibile
        • Risonanza magnetica di Anna in regime intramoenia ospedale pubblico: 180 euro in contanti → non detraibile (intramoenia richiede tracciabilità)
        • Sedute di fisioterapia post infortunio di Marco: 300 euro pagati con Satispay → detraibili

        Riepilogando, su un totale di spese sostenute pari a 1.515 euro, Marco potrà portare in detrazione 1.245 euro (farmaci 480 + pulizia denti Luca 80 + ticket 35 + cardiologo 130 + occhiali 220 + fisioterapia 300). Le spese non detraibili sono 270 euro (visita dentistica di Anna 90 + risonanza intramoenia 180) per il solo mancato rispetto della tracciabilità.

        Applicando la franchigia di 129,11 euro e l’aliquota del 19%, la detrazione effettiva sarà di circa: (1.245 − 129,11) × 19% = 212,02 euro di risparmio IRPEF. Se Marco avesse pagato anche le due voci “in contanti” con bonifico o carta, avrebbe ottenuto circa 51 euro in più di risparmio. Una piccola attenzione al metodo di pagamento può fare la differenza.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Tabella riepilogo: contanti SÌ / contanti NO

        Ecco una tabella sintetica con le casistiche più ricorrenti. Tienila a portata di mano quando devi decidere come pagare una spesa sanitaria.

        Tipo di spesa sanitariaPagamento in contantiDetraibile 19%
        Farmaci in farmacia (fascia A, C, OTC, omeopatici)SÌSÌ (con scontrino parlante)
        Farmaci galenici e parafarmaciaSÌSÌ
        Dispositivi medici (occhiali CE, siringhe, apparecchi acustici, etc.)SÌSÌ (con dicitura AD/CE)
        Ticket SSN per visite o esami (ASL/ospedale pubblico)SÌSÌ
        Ticket prestazioni in strutture private accreditate al SSNSÌSÌ
        Ricoveri SSN e day hospital pubbliciSÌSÌ
        Visita medica specialistica privataNOSolo se tracciabile
        Visite dentistiche e cure odontoiatriche privateNOSolo se tracciabile
        Sedute di psicoterapia privateNOSolo se tracciabile
        Esami diagnostici privati (RMN, TAC, ecografie senza ticket)NOSolo se tracciabile
        Fisioterapia, logopedia, osteopatia privateNOSolo se tracciabile
        Cure termali privateNOSolo se tracciabile
        Ricoveri in cliniche private non accreditateNOSolo se tracciabile
        Prestazioni intramoenia (libera professione in struttura pubblica)NOSolo se tracciabile
        Prestazioni infermieristiche a domicilio (regime privato)NOSolo se tracciabile

        Come inserire le spese sanitarie nel 730 precompilato

        Le spese sanitarie nel modello 730/2026 vanno indicate nel quadro E – Sezione I “Oneri detraibili”. I righi di riferimento sono:

        • Rigo E1: spese sanitarie (codice 1 per la generalità delle spese, codice 2 per i portatori di handicap, codice 3 per la rateizzazione delle spese superiori a 15.493,71 euro)
        • Rigo E2: spese sanitarie per familiari non a carico affetti da patologie esenti
        • Rigo E3: spese sanitarie per portatori di handicap (mezzi necessari all’accompagnamento, deambulazione, sollevamento)
        • Rigo E4: spese per veicoli per portatori di handicap (detrazione 19% su massimo 18.075,99 euro)
        • Rigo E5: spese per acquisto di cani guida

        Nel precompilato, l’Agenzia delle Entrate compila automaticamente questi righi sulla base dei dati ricevuti dal Sistema TS. Il tuo compito è quello di:

        1. Verificare la correttezza dei dati precompilati (importi, intestazione, periodo)
        2. Aggiungere eventuali spese mancanti (ad esempio spese pagate in contanti per farmaci con scontrino parlante che la farmacia non ha trasmesso)
        3. Eliminare spese erroneamente attribuite (ad esempio prestazioni di un familiare non a tuo carico)
        4. Modificare la quota di spettanza in caso di pagamento condiviso con un coniuge non a carico
        5. Verificare l’applicazione della franchigia di 129,11 euro (sotto questa soglia, le spese non danno diritto a detrazione)

        Ricorda che, una volta accettato il 730 precompilato senza modifiche, l’Agenzia delle Entrate non effettua controlli formali sulla documentazione delle spese sanitarie. Ma attenzione: questo “scudo” vale solo per le spese già trasmesse dal Sistema TS. Se aggiungi una spesa, perdi questa protezione e dovrai conservare tutta la documentazione per gli eventuali controlli successivi.

        CAF Centro Fiscale Udine: assistenza dichiarazione 730

        Le regole sulla detraibilità delle spese sanitarie nel 730 precompilato sono molte e cambiano periodicamente con le nuove circolari dell’Agenzia delle Entrate (circolare 7/E annuale). Il rischio concreto è quello di perdere centinaia di euro di detrazione per piccoli errori di documentazione o per non aver saputo distinguere tra spese pagabili in contanti e spese che richiedono tracciabilità.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il tuo 730 precompilato 2026 in modo corretto, verificando ogni singola spesa sanitaria, distinguendo tra detrazioni del 19% spettanti e non spettanti, e applicando correttamente franchigie ed eventuali rateizzazioni. I nostri operatori conoscono nel dettaglio:

        • La normativa sulla tracciabilità e le sue eccezioni (L. 160/2019)
        • I requisiti dello scontrino parlante e dei dispositivi medici detraibili
        • Il Sistema Tessera Sanitaria e come gestire dati mancanti o errati
        • La detrazione per familiari a carico e i criteri di ripartizione tra coniugi
        • Le particolarità per i portatori di handicap e le patologie esenti
        • La gestione delle spese sanitarie estere (ad esempio cure in Slovenia o Austria, frequenti in Friuli Venezia Giulia)

        Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine: porteremo la tua dichiarazione 730 al massimo del rimborso IRPEF a cui hai diritto, senza il rischio di errori che potrebbero costarti caro in caso di controllo. Compilare il 730 con il CAF è gratuito per i lavoratori dipendenti e i pensionati che presentano la dichiarazione “ordinaria”; per situazioni complesse (familiari, ridichiarazioni, integrative) i nostri consulenti offrono un servizio dedicato a tariffe trasparenti.

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        Domande frequenti

        Posso pagare in contanti il dentista e detrarre la spesa nel 730?

        No. Le cure odontoiatriche e le visite dentistiche presso studi privati sono prestazioni libero professionali e non rientrano nelle eccezioni della Legge 160/2019. Se paghi in contanti, perdi il diritto alla detrazione del 19%, anche se hai ricevuto regolare fattura. Per detrarre, paga con bancomat, carta di credito, bonifico, assegno o sistemi elettronici di pagamento.

        I farmaci pagati in contanti sono detraibili?

        Sì. L’acquisto di farmaci e medicinali in farmacia o parafarmacia è una delle tre eccezioni espressamente previste dall’art. 1 c. 680 L. 160/2019. Per la detrazione devi conservare lo scontrino parlante con il tuo codice fiscale e il codice AIC del farmaco. Lo stesso vale per i farmaci omeopatici e quelli da banco (OTC).

        Il ticket per la visita specialistica in ASL può essere pagato in contanti?

        Sì. Le prestazioni sanitarie erogate dal SSN (ticket per visite specialistiche, esami diagnostici, prestazioni ambulatoriali) possono essere pagate in contanti e restano detraibili. La stessa regola vale per le prestazioni in regime di accreditamento erogate da strutture private convenzionate con il SSN.

        La visita intramoenia in ospedale pubblico si può pagare in contanti?

        No. La visita o l’esame in regime di libera professione intramuraria (intramoenia), pur svolgendosi in una struttura pubblica, è considerata prestazione privata e richiede il pagamento tracciabile. Il contante in questo caso fa perdere la detrazione del 19%.

        Se la farmacia mi rilascia uno scontrino senza codice fiscale, posso detrarre lo stesso?

        No. Lo scontrino “muto” (privo di codice fiscale) non è valido ai fini della detrazione fiscale. Chiedi sempre lo scontrino “parlante” comunicando il tuo codice fiscale o quello del familiare a carico per cui acquisti il farmaco. Senza questo dato, anche se la spesa è pagata correttamente, non è detraibile.

        Le spese sanitarie del 2025 le posso pagare con bonifico nel 2026?

        No. La detrazione del 19% segue il principio di cassa: la spesa è detraibile nell’anno in cui viene effettivamente pagata, non nell’anno in cui è stata fatturata. Una fattura del 2025 pagata nel 2026 andrà nella dichiarazione 2027 (redditi 2026), non nel 730/2026.

        Posso pagare per un familiare a carico e detrarre io la spesa?

        Sì, ma a precise condizioni. La detrazione spetta al contribuente che ha effettivamente sostenuto la spesa (cioè ha pagato) solo se la fattura è intestata al contribuente stesso o al familiare a carico (coniuge, figli, altri familiari fiscalmente a carico ai sensi dell’art. 12 TUIR). Se la fattura è intestata al familiare a carico, anche il pagamento deve risultare riconducibile al contribuente (carta sua, suo conto corrente).

        Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate mi controlla?

        L’Agenzia può richiedere, entro 5 anni dalla presentazione della dichiarazione, la documentazione comprovante le spese detratte. Devi essere in grado di esibire: (1) fattura/ricevuta fiscale della prestazione, (2) prova del pagamento tracciabile per le spese non rientranti nelle eccezioni, (3) prescrizione medica dove richiesta. In assenza, l’AdE può disconoscere la detrazione, recuperare l’imposta non versata, applicare sanzioni (dal 90% al 180% dell’imposta evasa, art. 1 D.Lgs. 471/1997) e interessi.

        Maggio 27, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 18:08:382026-05-31 17:42:42Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre
        DICHIARAZIONE DEI REDDITI

        Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730

        Dichiarazione dei redditi 730

        Ogni anno la stessa domanda: devo presentare il 730 anche quest’anno? Per milioni di italiani la risposta è “no”. L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 riguarda chi, per la propria situazione reddituale e contributiva, non è tenuto a inviare alcun modello dichiarativo all’Agenzia delle Entrate. Si tratta di un istituto previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986, TUIR) e ribadito ogni anno dalle istruzioni ministeriali al modello 730 e al Modello Redditi PF.

        In questa guida aggiornata al 730/2026 (relativo ai redditi 2025) il CAF Centro Fiscale di Udine spiega in modo chiaro chi è esonerato, quali sono le soglie di reddito da non superare, quando conviene comunque presentare la dichiarazione anche se non obbligati e come evitare errori che possono costare sanzioni. Affronteremo casi pratici per pensionati, lavoratori dipendenti, partite IVA forfettarie, contribuenti minimi e percettori di indennità INPS.

        Attenzione: l’esonero non significa che non si è “soggetti fiscali”. Significa solo che non occorre presentare la dichiarazione perché le imposte risultano già trattenute alla fonte o perché il reddito è sotto le soglie di esenzione. Vediamo nel dettaglio tutte le casistiche previste per il 2026.

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        Cosa significa esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026

        L’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi è una facoltà riconosciuta dall’ordinamento tributario a determinate categorie di contribuenti che, pur producendo redditi nel corso dell’anno d’imposta, non sono tenuti a presentare il modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche. Il principio cardine è semplice: se l’imposta dovuta è già stata interamente trattenuta dal sostituto d’imposta (datore di lavoro, ente pensionistico, INPS) e non vi sono altri redditi da dichiarare, lo Stato non chiede al cittadino di “ricapitolare” la propria posizione.

        L’istituto trova fondamento normativo principalmente nell’art. 1 del DPR 600/1973 (“Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”) e nelle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730. Le tabelle ufficiali di esonero sono pubblicate ogni primavera con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che approva i modelli dichiarativi: per il 2026 il riferimento è il provvedimento di approvazione del modello 730/2026.

        Esonero vs. semplice non obbligo

        È importante distinguere due concetti spesso confusi:

        • Esonero totale: il contribuente non è obbligato a presentare alcun modello dichiarativo e non subisce conseguenze.
        • Esonero con facoltà: il contribuente non è obbligato, ma può scegliere di presentare comunque la dichiarazione, ad esempio per ottenere il rimborso di detrazioni non riconosciute dal sostituto.
        • Esclusione soggettiva: alcune categorie (es. soggetti minimi cessati, eredi del de cuius) seguono regole specifiche che derogano allo schema ordinario.

        Soglie di reddito per l’esonero dichiarazione redditi 2026

        La normativa fiscale italiana prevede soglie di reddito al di sotto delle quali il contribuente non è tenuto a presentare la dichiarazione. Tali soglie variano in funzione della tipologia di reddito posseduto e della categoria del contribuente. Ecco le principali soglie aggiornate per il modello 730/2026:

        Tipologia di redditoSoglia di esoneroNote
        Reddito complessivo generalefino a 2.840,51 eurolimite generale art. 11 TUIR
        Pensione + abitazione principalefino a 8.500 euro (con almeno 75 anni) o 7.500 eurono-tax area pensionati
        Lavoro dipendente + abitazione principalefino a 8.500 euronuova no-tax area dipendenti dal 2025 (DLgs 216/2023)
        Compensi sportivi dilettantisticifino a 15.000 eurofranchigia art. 36 D.Lgs 36/2021
        Assegno periodico ex coniugefino a 7.500 eurose unico reddito, con abitazione principale
        Redditi assoggettati a ritenuta a titolo d’impostaEsenti dall’obbligocedolare secca, interessi titoli, dividendi qualif.

        Queste soglie tengono conto delle detrazioni d’imposta previste dagli artt. 12, 13, 15 e 16 del TUIR. In sostanza, sotto questi importi l’imposta dovuta risulta pari a zero per effetto delle detrazioni stesse, rendendo superflua la dichiarazione.

        La soglia generale di 2.840,51 euro

        Storica soglia di esonero (corrispondente a 5,5 milioni di lire del 1996, mai aggiornata), riguarda chi ha solamente redditi residuali (es. piccolo lavoro autonomo occasionale, redditi diversi) per importi complessivi sotto questo limite. Restano comunque obbligati alla dichiarazione coloro che, pur sotto soglia, hanno crediti d’imposta da utilizzare o redditi soggetti a tassazione separata.

        Esonero per lavoratori dipendenti e assimilati

        Il lavoratore dipendente è la figura più tutelata dal sistema di esoneri, perché il datore di lavoro opera già come sostituto d’imposta, trattenendo mensilmente l’IRPEF e applicando il conguaglio a fine anno tramite la Certificazione Unica (CU). Se il rapporto di lavoro copre l’intero anno e non vi sono altri redditi, la posizione fiscale è già “chiusa” e non occorre dichiarare nulla.

        Sono esonerati dalla presentazione del 730/2026 i lavoratori dipendenti che si trovano in tutte queste condizioni:

        • hanno percepito redditi da lavoro dipendente o assimilato (es. co.co.co., borse di studio, gettoni di presenza) da un solo datore di lavoro;
        • il sostituto ha effettuato correttamente le ritenute d’acconto IRPEF e applicato le addizionali regionali e comunali;
        • non possiedono altri redditi da dichiarare (esclusi quelli soggetti a ritenuta secca o cedolare);
        • il reddito da abitazione principale (rendita catastale) non è soggetto a IRPEF;
        • non hanno spese detraibili o deducibili che vogliono recuperare.

        Caso pratico: Marco, impiegato a tempo indeterminato

        Marco lavora come impiegato dal 2020 nella stessa azienda. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro lordi, il datore ha effettuato le ritenute mensili e a dicembre ha consegnato la CU. Marco vive nella propria abitazione principale e non ha altri redditi. Conclusione: Marco è esonerato dal 730/2026. Tuttavia, se ha sostenuto spese mediche per 1.200 euro o ha pagato un mutuo prima casa, gli conviene presentare comunque il 730 per recuperare le detrazioni del 19%.

        Lavoratori con due o più CU: cosa cambia

        Se un lavoratore ha avuto più datori di lavoro nel 2025 e non ha chiesto il conguaglio all’ultimo sostituto, è generalmente obbligato a presentare la dichiarazione, salvo che l’imposta complessiva non superi l’importo di 10,33 euro. Il motivo: ciascun datore applica le aliquote partendo dal primo scaglione, senza considerare gli altri redditi, e questo provoca un’IRPEF a debito da regolarizzare.

        Esonero per pensionati 2026

        I pensionati rappresentano la categoria più numerosa di soggetti esonerati. L’INPS opera come sostituto d’imposta, trattenendo l’IRPEF dalla pensione e gestendo automaticamente le addizionali. Per la maggior parte dei pensionati italiani, soprattutto chi percepisce trattamenti minimi o pensioni medio-basse, la dichiarazione dei redditi non è necessaria.

        I requisiti per l’esonero dei pensionati dal 730/2026 sono:

        • pensione erogata da un unico ente (INPS, ex INPDAP, casse previdenziali) per l’intero anno;
        • importo complessivo non superiore a 7.500 euro per i pensionati sotto i 75 anni, elevato a 8.500 euro per i pensionati con almeno 75 anni di età;
        • eventuale reddito aggiuntivo dall’abitazione principale e relative pertinenze (escluso da IRPEF);
        • nessun altro reddito imponibile, salvo quelli soggetti a ritenuta a titolo definitivo;
        • periodo di pensione di almeno 365 giorni (anno intero).

        Pensione minima e integrazione al trattamento

        I percettori della pensione minima INPS (per il 2026 attestata, salvo conferme con perequazione, intorno ai 615-620 euro mensili per 13 mensilità) ricadono pienamente nella fascia di esonero, salvo abbiano altre fonti di reddito. Anche l’integrazione al trattamento minimo e la maggiorazione sociale non incidono sul calcolo del reddito ai fini dell’esonero, purché restino sotto soglia.

        Pensionati con più trattamenti

        Chi percepisce due o più pensioni (ad esempio una pensione INPS lavoro dipendente più una pensione di reversibilità) deve sommare gli importi e verificare la posizione complessiva. Se la somma è superiore alla soglia di esonero e nessuno dei due enti ha effettuato il conguaglio cumulativo, è opportuno presentare il 730 per evitare richieste future da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il CAF Centro Fiscale di Udine esegue gratuitamente la verifica per i pensionati friulani.

        Esonero per partite IVA: forfettari e minimi

        Per le partite IVA il discorso è più articolato. La regola generale è che chi possiede partita IVA deve presentare il Modello Redditi PF (non il 730), perché il 730 non ammette redditi d’impresa o di lavoro autonomo abituale. Tuttavia, anche per i contribuenti in regime forfettario e regime di vantaggio (ex minimi) esistono casi di esonero o adempimenti semplificati.

        Regime forfettario: nessun esonero dichiarativo

        I contribuenti in regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 c. 54-89) non sono mai esonerati dalla presentazione del Modello Redditi PF, neanche se nell’anno non hanno emesso fatture. Devono compilare il quadro LM indicando ricavi/compensi e applicare il coefficiente di redditività (variabile dal 40% al 86% in base al codice ATECO). L’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per le startup nei primi 5 anni) si applica al reddito imponibile così calcolato.

        Il “coefficiente di redditività” è una percentuale stabilita per legge che indica quanta parte dei ricavi viene considerata reddito (il resto è considerato costi forfettari). Ad esempio, per i professionisti il coefficiente è del 78%: significa che il 78% dei compensi è reddito tassabile, il restante 22% è “costo forfettario” già scontato.

        Soggetti con sola partita IVA chiusa nell’anno

        Chi ha chiuso la partita IVA nel 2025 deve comunque presentare la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui ha operato, anche se per pochi mesi. L’unica eccezione riguarda chi ha avuto ricavi pari a zero e nessun costo deducibile: in questo caso, comunque, si raccomanda la dichiarazione “a zero” per fini di tracciabilità.

        Lavoratori autonomi occasionali sotto 2.840,51 euro

        Il lavoro autonomo occasionale (art. 67 c. 1 lett. l TUIR) non richiede l’apertura della partita IVA fino a 5.000 euro annui per committente. Se il contribuente ha percepito esclusivamente compensi occasionali per un totale non superiore a 2.840,51 euro nel 2025, può rientrare nell’esonero generale. Sopra tale soglia, occorre dichiarare nel quadro RL del Modello Redditi PF.

        Redditi esenti e soggetti a ritenuta a titolo d’imposta

        Una vasta gamma di redditi è esclusa dall’obbligo dichiarativo perché soggetti a tassazione “alla fonte” oppure perché del tutto esenti. Conoscere queste categorie aiuta a verificare se si rientra nell’esonero. Ecco le principali:

        • Interessi su titoli di Stato (BOT, BTP, CCT) e su conti correnti, soggetti a ritenuta del 12,50% o 26%;
        • Dividendi su partecipazioni non qualificate assoggettati a ritenuta del 26%;
        • Redditi da locazione in cedolare secca (21% o 10% canone concordato): vanno comunque dichiarati nel quadro B del 730 se altri redditi richiedono dichiarazione;
        • Pensioni di guerra e indennità correlate (totalmente esenti);
        • Borse di studio universitarie erogate da università, INPS, regioni (esenti);
        • Sussidi di natura assistenziale erogati da enti pubblici (es. assegno sociale);
        • Indennità di maternità e congedo parentale (concorrono come redditi assimilati ma INPS è sostituto);
        • Rendite INAIL per invalidità permanente e altre rendite assistenziali specifiche.

        Cedolare secca: attenzione alla regola

        Chi percepisce redditi da locazione in regime di cedolare secca (21% per contratto a canone libero o 10% per contratto a canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa) non è automaticamente esonerato. La cedolare secca sostituisce IRPEF e addizionali, ma il reddito deve essere comunque dichiarato nel quadro B del 730 o nel quadro RB del Modello Redditi PF. L’esonero opera solo se questo è l’unico reddito e l’imposta sostitutiva è stata regolarmente versata in F24 entro le scadenze previste.

        NASPI, CIG, indennità INPS: come incidono sull’esonero

        Molti contribuenti chiedono se le indennità di disoccupazione (NASPI), la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e altre prestazioni INPS comportino l’obbligo di dichiarazione. La risposta è articolata, ma utile per valutare la propria posizione.

        NASPI

        La NASPI è un reddito assimilato al lavoro dipendente e l’INPS opera come sostituto d’imposta, applicando direttamente le ritenute IRPEF. Se il percettore ha avuto solo NASPI nel 2025 e l’INPS ha eseguito il conguaglio finale, il lavoratore è esonerato. Diversamente, se nello stesso anno ha avuto anche redditi da lavoro dipendente da altri datori, scatta l’obbligo dichiarativo per il conguaglio cumulativo.

        Cassa Integrazione Guadagni

        La CIG ordinaria, straordinaria, in deroga e la NASPI agricola sono trattate come redditi da lavoro dipendente. Se erogate dal datore di lavoro (per anticipo) o direttamente dall’INPS, le ritenute vengono operate dal soggetto erogatore. Per il 2026, il principio resta invariato: se il rapporto di lavoro è continuativo e il conguaglio è stato eseguito, non occorre dichiarare.

        Assegno di Inclusione e Supporto Formazione Lavoro

        L’Assegno di Inclusione (ADI) (subentrato al Reddito di Cittadinanza dal 1° gennaio 2024) e il Supporto Formazione Lavoro (SFL) non concorrono alla formazione del reddito imponibile IRPEF, in quanto sussidi di natura assistenziale. Chi percepisce esclusivamente queste indennità non ha obbligo di presentare il 730/2026, salvo voglia recuperare detrazioni per altre spese (ad es. spese mediche, in casi specifici).

        Quando conviene presentare il 730 anche se esonerati

        Anche se rientri in una delle categorie di esonero, presentare comunque il 730/2026 può convenire in molte situazioni. La regola d’oro: presenta la dichiarazione ogniqualvolta hai pagato (tramite ritenute alla fonte) più imposte di quanto effettivamente dovuto, oppure hai diritto a detrazioni o crediti d’imposta che il sostituto non ha riconosciuto.

        • Spese mediche superiori alla franchigia di 129,11 euro (detrazione 19%);
        • Spese di istruzione universitaria e scolastica (limiti per ordine di scuola);
        • Mutuo prima casa: interessi passivi detraibili al 19% fino a 4.000 euro (760 euro annui di risparmio);
        • Bonus edilizi (Ecobonus, Sismabonus, Bonus ristrutturazione 50%): tornano nella dichiarazione in 10 rate annuali;
        • Erogazioni liberali a ONLUS, ASD, partiti politici, scuole;
        • Spese funebri per defunto familiare (fino a 1.550 euro per evento);
        • Premi assicurativi vita, invalidità e infortuni (detrazione 19% nei limiti previsti);
        • Detrazione canoni di locazione per studenti universitari fuori sede o lavoratori dipendenti che hanno trasferito la residenza per motivi di lavoro;
        • Bonus mobili e elettrodomestici: detraibile al 50% se collegato a ristrutturazione.

        Esempio numerico: Giulia, pensionata 73enne

        Giulia ha una pensione INPS di 7.200 euro annui. Tecnicamente sarebbe esonerata. Tuttavia, nel 2025 ha sostenuto 1.800 euro di spese mediche specialistiche e ha pagato 600 euro per la badante (per assistenza a sé stessa, in quanto non autosufficiente). Presentando il 730/2026 può recuperare:

        • Spese mediche: (1.800 – 129,11) × 19% = 317 euro
        • Spese addetti assistenza: 600 × 19% (entro 2.100 euro) = 114 euro
        • Rimborso atteso: 431 euro

        Per Giulia, dunque, presentare il 730 conviene fortemente. Il CAF Centro Fiscale offre l’assistenza gratuita per la dichiarazione 730 a pensionati con ISEE basso.

        730 precompilato 2026 ed esonero

        Una novità importante per il 2026: la dichiarazione precompilata è disponibile dal 30 aprile 2026 (e non più dal 15 aprile come negli anni precedenti). Il cambio di data è stato disposto dall’Agenzia delle Entrate per garantire una maggiore affidabilità dei dati pre-inseriti, in particolare per Certificazioni Uniche, oneri detraibili e dati immobiliari.

        Anche i contribuenti esonerati possono accedere al 730 precompilato tramite SPID, CIE o CNS sul portale dell’Agenzia delle Entrate. È un’ottima occasione per verificare se il proprio profilo fiscale è correttamente registrato e per scoprire eventuali detrazioni dimenticate. La precompilata aggrega automaticamente:

        • CU lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo;
        • spese sanitarie comunicate dal Sistema Tessera Sanitaria;
        • spese universitarie comunicate dalle università;
        • interessi mutui dalle banche;
        • oneri assicurativi comunicati dalle assicurazioni;
        • contributi previdenziali e assistenziali obbligatori.

        Scadenze 730/2026 da ricordare

        ScadenzaAdempimento
        30 aprile 2026Disponibilità del 730 precompilato
        16 giugno 2026Saldo IRPEF e primo acconto (per chi presenta Redditi PF)
        30 settembre 2026Termine ultimo per invio definitivo 730/2026
        25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo
        30 novembre 2026Termine per Modello Redditi PF
        1 dicembre 2026Secondo acconto IRPEF

        Rimborso e crediti d’imposta: come ottenerli

        Per gli esonerati che decidono di presentare comunque il 730 al fine di ottenere un rimborso, è importante sapere come funziona il meccanismo. Il rimborso può essere ottenuto in due modalità:

        • Tramite sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico): il rimborso compare nella busta paga o nel cedolino di pensione del mese di luglio (per dichiarazioni presentate entro giugno) o dei mesi successivi;
        • Direttamente dall’Agenzia delle Entrate per chi non ha sostituto (è il caso tipico dei pensionati con sola pensione INPS, ma il rimborso può essere richiesto in busta paga indicando l’INPS come sostituto): il rimborso viene accreditato sul conto corrente tramite il codice IBAN indicato in dichiarazione, di norma entro 6 mesi.

        Crediti d’imposta che richiedono comunque la dichiarazione

        Alcuni crediti d’imposta richiedono obbligatoriamente la dichiarazione per essere utilizzati, anche se sotto soglia. Ad esempio:

        • Trattamento integrativo (ex bonus Renzi/80 euro) – oggi ridenominato e modulato in base al reddito;
        • Bonus prima casa under 36 (per acquisti effettuati nei termini di vigenza);
        • Crediti d’imposta canoni di locazione per immobili a uso non abitativo;
        • Bonus colonnine elettriche per installazione di infrastrutture di ricarica;
        • Sport bonus e altre agevolazioni territoriali.

        Errori da evitare sull’esonero dichiarativo

        L’esonero è una facoltà, ma presumere di esserne titolari quando non lo si è può costare caro. Le sanzioni per omessa dichiarazione previste dal D.Lgs. 471/1997 sono pesanti: dal 120% al 240% delle imposte dovute con un minimo di 250 euro (importo che scende a 200 euro se non risultano imposte dovute). Ecco gli errori più frequenti:

        • Pensionati che ricevono due cedolini pensione da enti diversi (es. INPS + ex INPDAP, oppure INPS + Cassa Forense) e ritengono di essere esonerati senza verificare il cumulo;
        • Lavoratori che hanno avuto un secondo lavoro a chiamata o stagionale nello stesso anno;
        • Eredi che incassano arretrati di pensione del de cuius e non li dichiarano;
        • Contribuenti con redditi da locazione (anche brevi tipo Airbnb) che ritengono di essere esonerati solo perché in cedolare secca;
        • Percettori di compensi sportivi dilettantistici sopra la soglia di 15.000 euro che non dichiarano nulla;
        • Soggetti con conti correnti all’estero o investimenti finanziari all’estero (anche cripto): obbligo di quadro W indipendentemente dalle altre condizioni.

        Sanzioni e ravvedimento operoso

        Chi si accorge di aver erroneamente ritenuto di rientrare nell’esonero può sanare la propria posizione tramite ravvedimento operoso. Se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione fissa per la tardiva presentazione è di soli 25 euro (1/10 di 250 euro). Oltre i 90 giorni, la dichiarazione si considera omessa e le sanzioni sono molto più gravose.

        Cripto e redditi esteri: l’esonero non vale

        Una delle aree dove l’esonero non opera mai riguarda i redditi esteri e gli investimenti finanziari all’estero, inclusi i conti su fintech estere (Revolut, N26, Wise, PayPal con conto operativo all’estero) e le criptovalute. La normativa sul monitoraggio fiscale (D.L. 167/1990 e successive modifiche) impone l’obbligo di compilazione del quadro W nel Modello Redditi PF per chiunque detenga attività finanziarie estere superiori ai limiti previsti.

        • IVIE 1,06% per immobili all’estero (aliquota in vigore dal 2024 ex L. 213/2023);
        • IVAFE 2 per mille (0,20%) su attività finanziarie estere, elevata al 4 per mille (0,40%) per stati black-list;
        • Imposta fissa di 34,20 euro per conto corrente o libretto estero (persona fisica);
        • Tassazione plusvalenze cripto al 26% (in caso di realizzo) per importi superiori a 2.000 euro;
        • Anche con imposta dovuta inferiore a 200 euro, il quadro W va comunque compilato.

        Se possiedi attività estere (anche solo un conto corrente da pochi euro presso una fintech estera) sei obbligato a presentare il Modello Redditi PF, indipendentemente dalle altre condizioni di esonero. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha competenza specifica nel monitoraggio fiscale e nella tassazione delle criptovalute.

        Successioni ed eredi: la dichiarazione del de cuius

        In caso di decesso, gli eredi devono presentare la dichiarazione dei redditi del defunto (de cuius) relativa all’anno del decesso e, se non presentata, anche all’anno precedente. La scadenza ordinaria del 730/2026 (30 settembre 2026) per il de cuius è prorogata al 30 novembre 2026 tramite presentazione del Modello Redditi PF, esclusivamente in via telematica. Gli eredi non possono avvalersi del 730 per il defunto.

        In Friuli Venezia Giulia, il sistema tavolare rappresenta una specificità importante anche dal punto di vista fiscale per le successioni: l’efficacia costitutiva dell’iscrizione nel Libro Fondiario richiede l’intavolazione separata dopo la dichiarazione di successione. Il CAF Centro Fiscale ha competenza ultradecennale nella gestione delle pratiche di successione nel sistema tavolare di Udine, Gorizia, Trieste e parte di Pordenone.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Conclusioni: come capire se sei davvero esonerato

        L’esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026 è un’opportunità per molti contribuenti italiani, ma non va presunto: occorre verificare con attenzione la propria situazione personale, sommare tutti i redditi percepiti nel 2025, controllare le ritenute applicate dai sostituti d’imposta e valutare l’esistenza di spese detraibili che potrebbero generare un rimborso.

        Le tre regole d’oro da ricordare:

        1. Verifica sempre la tua CU o il cedolino INPS: sono il punto di partenza per capire quanto reddito hai prodotto e quanto IRPEF ti è stato trattenuto.
        2. Non confondere “non obbligato” con “non conviene”: spesso presentare il 730 anche da esonerati significa recuperare centinaia di euro di rimborsi.
        3. Attenzione ai redditi esteri e cripto: l’esonero non vale mai. Quadro W obbligatorio.

        Per una verifica gratuita della tua posizione fiscale 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Il nostro team ti assiste nell’analisi della CU, nella ricostruzione delle spese detraibili e, se conviene, nella compilazione e invio del modello 730/2026 senza costi per pensionati con ISEE basso e lavoratori dipendenti con redditi medi. Prenota un appuntamento chiamando il numero 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

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        FAQ – Domande frequenti sull’esonero 730/2026

        1. Se sono esonerato e non presento il 730, posso comunque accedere ai bonus?

        Sì, l’esonero dalla dichiarazione non esclude dai bonus statali (Assegno Unico, Bonus bollette, Carta Acquisti, ecc.). Tali misure si basano sull’ISEE, calcolato sui dati reddituali comunicati direttamente da INPS e Agenzia delle Entrate. Per ottenere o aggiornare l’ISEE, contatta il CAF Centro Fiscale.

        2. Se ho ricevuto un’eredità nel 2025 devo presentare la dichiarazione?

        L’eredità in sé (il patrimonio ricevuto) non è soggetta a IRPEF ma all’imposta di successione (con franchigie diverse a seconda del grado di parentela). Tuttavia, se l’eredità include immobili che producono reddito o investimenti che generano interessi, dovrai dichiarare tali redditi dal momento dell’apertura della successione. Il defunto, da parte sua, ha sempre l’obbligo della dichiarazione finale tramite gli eredi.

        3. Ho cambiato lavoro a metà 2025: sono esonerato?

        Se hai chiesto al nuovo datore di operare il conguaglio cumulativo (presentando la CU del precedente lavoro), e il conguaglio è stato effettuato correttamente, sei esonerato. In caso contrario sei obbligato alla dichiarazione, perché ciascun datore avrà applicato le aliquote dal primo scaglione, generando quasi certamente un debito IRPEF.

        4. La pensione di reversibilità conta per l’esonero?

        Sì, la pensione di reversibilità è reddito a tutti gli effetti. Se sommata alla pensione diretta supera la soglia di esonero (7.500 euro o 8.500 euro per gli ultra 75enni), occorre presentare la dichiarazione. L’INPS, se eroga entrambe le pensioni, opera il conguaglio cumulativo automaticamente.

        5. Ho un conto Revolut con 500 euro: devo dichiarare?

        Sì. Anche con saldi minimi, il possesso di un conto corrente all’estero (anche fintech) attiva l’obbligo di compilazione del quadro W per il monitoraggio fiscale. L’imposta IVAFE non è dovuta se il valore medio del conto è inferiore a 5.000 euro, ma la comunicazione resta obbligatoria. L’esonero ordinario dalla dichiarazione viene meno.

        6. Posso recuperare le spese mediche del 2024 nel 730/2026?

        No, il 730/2026 si riferisce ai redditi e alle spese sostenute nel 2025. Per le spese mediche del 2024 dovevi presentare il 730/2025 (entro il 30 settembre 2025). È possibile, tuttavia, presentare una dichiarazione integrativa entro i termini ordinari di accertamento (5 anni), rivolgendosi al CAF.

        7. Sono pensionato all’estero in convenzione: devo dichiarare in Italia?

        Dipende dalla residenza fiscale e dalla convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni in vigore con il Paese di pagamento della pensione. In genere, i pensionati AIRE residenti all’estero non sono tassati in Italia, salvo specifiche eccezioni. La verifica è caso per caso: contatta il CAF Centro Fiscale per un’analisi personalizzata.

        Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 23:55:042026-05-31 17:46:04Esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026: chi non deve presentare il modello 730
        CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

        Dichiarazione precompilata 2026: novita, alert del Fisco e limiti alle detrazioni

        Dichiarazione dei redditi 730

        La dichiarazione precompilata 2026 apre ufficialmente il 30 aprile 2026, con riferimento ai redditi 2025. La novita piu rilevante di quest’anno e duplice: da un lato l’Agenzia delle Entrate ha potenziato i propri “alert” automatici basati sul confronto fra dati dichiarati e banche dati esterne (incassi POS, fatture elettroniche, contratti di locazione, comunicazioni di banche e fondi pensione); dall’altro la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha introdotto un tetto massimo alle detrazioni IRPEF per chi supera 75.000 euro di reddito, modulato anche in base al numero di figli a carico. Sapere come funziona la precompilata, quali alert puoi ricevere e fino a che importo puoi davvero detrarre le spese e oggi piu importante che mai.

        In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo in modo chiaro tutte le novita del 730 e del Modello Redditi PF 2026, gli alert e gli avvisi piu frequenti, i nuovi limiti alle detrazioni introdotti dalla riforma fiscale e cosa fare in pratica per non sbagliare l’invio. Trovi anche esempi numerici, una checklist dei documenti, tabelle riassuntive e le risposte alle domande piu comuni.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’e la dichiarazione precompilata 2026 e a chi si rivolge
        2. Calendario e scadenze 2026: dal 30 aprile al 30 settembre
        3. Le novita della precompilata 2026 in sintesi
        4. Alert del Fisco: cosa significano e come gestirli
        5. Tetto alle detrazioni IRPEF: i nuovi limiti dal 2025
        6. Scaglioni IRPEF 2026 e detrazioni lavoro dipendente
        7. Documenti necessari per la precompilata 2026
        8. Accettare, modificare o integrare la precompilata: scelte e conseguenze
        9. Errori comuni da evitare nel 730 2026
        10. Cosa fare in caso di errore o dichiarazione tardiva
        11. Perche affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine
        12. Domande frequenti (FAQ)

        Cos’e la dichiarazione precompilata 2026 e a chi si rivolge

        La dichiarazione precompilata e il modello 730 (o, in alternativa, il Modello Redditi PF) che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione ogni anno, gia precompilato con i dati che ha raccolto da soggetti terzi: datori di lavoro, INPS, banche, assicurazioni, fondi pensione, farmacie, ospedali, asili nido, scuole, universita, amministratori di condominio e cosi via. In pratica, il Fisco “ti propone” una dichiarazione gia pronta e tu devi solo controllarla, eventualmente integrarla e inviarla.

        La precompilata 2026 e riferita ai redditi prodotti nel 2025 (anno d’imposta 2025) e riguarda principalmente:

        • Lavoratori dipendenti (con sostituto d’imposta che effettua i conguagli)
        • Pensionati (la pensione INPS funge da sostituto)
        • Collaboratori coordinati e continuativi e percettori di redditi assimilati
        • Soggetti senza sostituto d’imposta che presentano il 730 senza sostituto
        • Eredi che presentano il 730 per il defunto (con limitazioni)

        Restano invece esclusi dal 730 i titolari di partita IVA, gli imprenditori commerciali, gli agricoltori non esonerati e chi possiede redditi particolari (per esempio plusvalenze cripto non sostitutive, alcuni redditi esteri o redditi d’impresa): in questi casi si usa il Modello Redditi PF, anch’esso precompilato dall’Agenzia delle Entrate ma con scadenze diverse.

        Calendario e scadenze 2026: dal 30 aprile al 30 settembre

        Dal 2026 la precompilata e disponibile in area riservata a partire dal 30 aprile (in passato l’apertura era il 15 aprile, anticipata e poi spostata in avanti). Ecco il calendario completo che devi avere sotto mano per non sbagliare:

        DataAdempimento
        30 aprile 2026Disponibilita della precompilata 2026 (redditi 2025) nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate
        Da metà maggio 2026Possibilita di accettare, modificare e inviare il 730 precompilato
        30 giugno 2026Saldo IRPEF anno 2025 e primo acconto 2026 (senza maggiorazione)
        30 luglio 2026Saldo IRPEF e acconto con maggiorazione 0,40%
        30 settembre 2026Termine ultimo per l’invio del Modello 730 2026
        25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo (se serve correggere a favore del contribuente)
        30 novembre 2026Termine per l’invio del Modello Redditi PF 2026
        1° dicembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (per chi e tenuto al versamento)

        Attenzione: queste sono le scadenze ordinarie. In caso di proroghe ministeriali (che negli ultimi anni si sono ripetute, soprattutto per i versamenti con maggiorazione 0,40%), i termini possono slittare. Conviene sempre verificare nelle settimane precedenti la scadenza il calendario del contribuente pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

        Le novita della precompilata 2026 in sintesi

        Il modello 730 2026 (e l’intera precompilata) si caratterizza per una serie di novita che hanno effetti pratici significativi sul tuo conguaglio. Le elenchiamo in sintesi, per poi approfondirle nei paragrafi successivi:

        • Tre scaglioni IRPEF stabili (23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre): la rimodulazione del DLgs 216/2023 e stata stabilizzata dalla Legge di Bilancio 2025.
        • No-tax area dipendenti elevata a 8.500 euro: come per i pensionati, i lavoratori dipendenti non pagano IRPEF fino a questa soglia.
        • Detrazione lavoro dipendente massima a 1.955 euro per redditi fino a 15.000 euro.
        • Tetto alle detrazioni IRPEF per redditi sopra 75.000 euro (introdotto dalla L. 207/2024): un plafond annuo modulato per scaglione di reddito e numero di figli.
        • Detrazioni figli a carico solo dai 21 anni in su (e fino a 30 anni, salvo disabilita): per i figli sotto i 21 anni si applica l’Assegno Unico Universale.
        • Coniuge a carico: detrazione massima 950 euro modulata sul reddito (importo aggiornato rispetto agli 800 euro storici).
        • Modalita di pagamento tracciabili ancora richieste per quasi tutte le detrazioni 19% (salvo eccezioni come farmaci e prestazioni sanitarie in strutture pubbliche/private accreditate).
        • Quadro W (ex RW) per il monitoraggio di attivita estere e cripto-attivita: integrato anche nel 730 dal 2024.
        • Alert automatici sempre piu mirati su incongruenze fra dati dichiarati e banche dati: incassi POS, fatture elettroniche, certificazioni uniche, locazioni, fondi pensione, contributi versati.
        • Compensazioni F24 piu strette: dal 1° luglio 2024 sono operative regole anti-abuso che richiedono cautele in piu (DL 39/2024).

        Vediamo ora gli aspetti che, secondo la nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, generano piu dubbi e contestazioni.

        Alert del Fisco: cosa significano e come gestirli

        Negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha potenziato i meccanismi di compliance preventiva: prima di accertare ti invia un messaggio (la cosiddetta lettera di compliance) e ti invita a regolarizzare spontaneamente. La precompilata 2026 funziona come “filtro” naturale, perche segnala in chiaro le incongruenze fra cio che dichiari e cio che il Fisco gia conosce.

        Tipologie di alert piu frequenti

        • Spese mediche/farmaci: dati provenienti dal Sistema Tessera Sanitaria. Se modifichi un importo, il sistema ti chiede conferma e potresti perdere la regola del visto leggero (assenza di controllo formale).
        • Interessi mutuo prima casa: l’importo arriva dalla banca; in caso di cointestazione con coniuge non a carico, devi sempre suddividere correttamente la quota detraibile.
        • Locazioni a canone concordato/libero: incrocio con le registrazioni in Agenzia. Discrepanze fra canone dichiarato e canone registrato fanno scattare alert automatici.
        • Compensi da lavoro autonomo o occasionale: incrocio con fatture elettroniche e ritenute trasmesse via CU.
        • Incassi POS e PayPal: per professionisti e piccoli imprenditori vengono confrontati con il volume d’affari dichiarato.
        • Fondi pensione e previdenza complementare: la deducibilita fino a 5.164,57 euro annui e gia precompilata; se modifichi a rialzo serve documentazione.
        • Bonus edilizi e cessione del credito: ogni cessione/sconto in fattura e tracciata, e l’utilizzo della detrazione in dichiarazione deve coincidere.

        Come rispondere a un alert

        Quando ricevi un alert (in fase di compilazione precompilata o come lettera successiva), non ignorarlo. Le strade sono tre:

        1. Confermare il dato: se l’importo precompilato e corretto, accetti senza modifiche e mantieni il vantaggio del controllo formale escluso.
        2. Modificare con documenti alla mano: se hai ricevute o fatture che giustificano una variazione, conserva la documentazione per 5 anni (termine di accertamento).
        3. Aprire una segnalazione tramite CAF o intermediario abilitato: il CAF e l’unico soggetto che, apponendo il visto di conformita, assume la responsabilita formale del controllo sui documenti.

        Immagina che Marco, dipendente con reddito di 32.000 euro, riceva un alert perche ha modificato la spesa farmaci da 700 euro (precompilata) a 1.200 euro. In assenza di scontrini parlanti per la differenza di 500 euro, rischia di vedersi disconoscere la detrazione e di pagare interessi e sanzioni. Se invece ha conservato gli scontrini, la modifica e legittima e va semplicemente confermata con la documentazione di supporto.

        Tetto alle detrazioni IRPEF: i nuovi limiti dal 2025

        La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha introdotto, all’articolo 1 commi 10 e seguenti, un tetto annuo agli oneri detraibili per chi ha redditi superiori a 75.000 euro. La logica del legislatore: limitare il beneficio fiscale per i redditi piu alti, lasciando intatte le detrazioni per redditi medio-bassi.

        Come funziona il meccanismo

        Il plafond annuo viene calcolato moltiplicando un importo base per un coefficiente legato al numero di figli a carico. Le fasce di reddito coinvolte sono due:

        Reddito complessivoImporto base annuo (oneri detraibili)
        Fino a 75.000 euroNessun tetto specifico (restano i limiti previsti per ciascuna detrazione)
        Da 75.001 a 100.000 euro14.000 euro
        Oltre 100.000 euro8.000 euro

        Sull’importo base si applicano i seguenti coefficienti per numero di figli a carico:

        Figli a caricoCoefficiente
        Nessun figlio0,50
        1 figlio0,70
        2 figli0,85
        Almeno 3 figli o un figlio con disabilita1,00

        Cosa NON rientra nel tetto

        Restano fuori dal calcolo del tetto (e quindi totalmente detraibili) alcune voci particolarmente importanti:

        • Spese sanitarie di cui all’art. 15 c. 1 lett. c) del TUIR (detrazione 19% oltre la franchigia di 129,11 euro)
        • Investimenti in start-up e PMI innovative
        • Interessi passivi su mutui agrari e per acquisto/costruzione abitazione principale (contratti fino a una certa data)
        • Premi di assicurazione vita e infortuni stipulati entro il 2000
        • Erogazioni liberali a enti del Terzo settore (entro limiti specifici)

        Esempio pratico

        Immagina che Laura abbia un reddito complessivo di 90.000 euro e due figli a carico (entrambi tra 21 e 30 anni). Il suo plafond annuo per oneri detraibili sara: 14.000 × 0,85 = 11.900 euro. Se nel 2025 ha sostenuto 18.000 euro di spese detraibili al 19% (interessi mutuo, scuola, spese veterinarie, sport figli, ecc.), potra portarne in detrazione solo 11.900 euro. La detrazione effettiva sara dunque 11.900 × 19% = 2.261 euro, anziche i 18.000 × 19% = 3.420 euro teorici.

        Per redditi sopra 100.000 euro l’effetto e ancora piu marcato: con tre figli a carico il plafond e 8.000 euro (1,00 di coefficiente), con due figli e 6.800 euro (0,85), con un figlio 5.600 euro (0,70) e senza figli 4.000 euro (0,50).

        Scaglioni IRPEF 2026 e detrazioni lavoro dipendente

        La precompilata calcola in automatico l’IRPEF dovuta applicando i tre scaglioni ormai consolidati (DLgs 216/2023, stabilizzati dalla L. 207/2024). Ecco la tabella di riferimento per i redditi 2025 dichiarati nel 2026:

        Reddito imponibileAliquota IRPEF
        Fino a 28.000 euro23%
        Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro35%
        Oltre 50.000 euro43%

        Per i lavoratori dipendenti, alla tassazione lorda si sottraggono le detrazioni da lavoro: in particolare la detrazione massima e 1.955 euro per redditi fino a 15.000 euro, modulata e decrescente per redditi superiori, fino ad azzerarsi a 50.000 euro. La no-tax area dipendenti e fissata a 8.500 euro di reddito complessivo, allineata a quella dei pensionati.

        Bonus IRPEF e trattamento integrativo

        Il trattamento integrativo (ex bonus 80 euro), pari a 1.200 euro annui, resta riconosciuto per i redditi fino a 15.000 euro (in presenza di capienza IRPEF) e con incapienza limitata fino a 28.000 euro. Per i redditi medio-bassi sono inoltre operative le ulteriori detrazioni “di cuneo fiscale” finanziate dalla manovra 2025, applicate direttamente in busta paga e poi conguagliate in dichiarazione.

        Familiari a carico: limiti reddituali

        • Coniuge a carico: detrazione massima 950 euro, riconosciuta se il reddito del coniuge non supera 2.840,51 euro (4.000 euro per figli fino a 24 anni di eta).
        • Figli a carico oltre 21 anni: detrazione massima 950 euro per figlio (in base a reddito complessivo del genitore).
        • Figli fino a 21 anni non compiuti: nessuna detrazione fiscale, in quanto coperti dall’Assegno Unico Universale INPS.
        • Altri familiari a carico (genitori, fratelli, conviventi): detrazione 750 euro a determinate condizioni.

        Il limite reddituale generale per essere fiscalmente a carico resta 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli fino a 24 anni), al netto degli oneri deducibili.

        Documenti necessari per la precompilata 2026

        Anche se la precompilata e gia in larga parte compilata dall’Agenzia, restano alcuni documenti da raccogliere per controllare e integrare le spese. Ecco la checklist essenziale che usiamo al CAF Centro Fiscale:

        • CU 2026 (Certificazione Unica) di tutti i sostituti d’imposta dell’anno 2025
        • Codice fiscale del contribuente, del coniuge e dei familiari a carico
        • Visura catastale aggiornata di tutti gli immobili posseduti
        • Contratti di locazione attivi (per chi affitta) con estremi di registrazione
        • Quietanze e ricevute per spese non precompilate (es. spese funebri, asilo nido se non gia trasmesse)
        • Certificazione interessi passivi su mutuo rilasciata dalla banca
        • Spese ristrutturazione e bonus edilizi: bonifici parlanti, fatture, asseverazioni, certificazioni ENEA
        • Versamenti fondo pensione e previdenza complementare
        • Erogazioni liberali a enti del Terzo settore, ONG, partiti politici, ONLUS
        • Spese veterinarie (con scontrino parlante)
        • Spese istruzione (scuole superiori, universita, mensa, libri)
        • Spese sportive figli dai 5 ai 18 anni (palestra, piscina, federazioni)
        • Spese funebri sostenute nel 2025
        • Estratti conto e movimenti bancari con prova del pagamento tracciabile per le spese da detrarre al 19%

        Per le spese che richiedono il pagamento tracciabile (bonifico, carta, bancomat, assegno) e fondamentale conservare anche la prova del pagamento: senza traccia bancaria la detrazione 19% non e ammessa, salvo le eccezioni di legge (spese sanitarie in strutture pubbliche o convenzionate, farmaci, dispositivi medici).

        Accettare, modificare o integrare la precompilata: scelte e conseguenze

        Una volta che la precompilata e disponibile in area riservata, hai tre opzioni:

        1. Accettare senza modifiche

        Se i dati sono corretti e completi, puoi accettare la dichiarazione cosi com’e. In questo caso scatta il grande vantaggio della precompilata: nessun controllo formale da parte dell’Agenzia delle Entrate sui dati gia presenti, e nessuna richiesta di esibire documenti per le voci precompilate. Resta possibile il controllo sostanziale (es. esistenza dei familiari a carico, possesso degli immobili, ecc.).

        2. Modificare i dati

        Puoi modificare singole voci (aggiungere spese non precompilate, correggere importi). In questo caso il vantaggio del controllo formale escluso si applica solo sulle voci non modificate; per le modifiche dovrai conservare tutti i documenti giustificativi per 5 anni.

        3. Affidarsi al CAF per il visto di conformita

        Quando ti rivolgi al CAF Centro Fiscale di Udine, l’operatore apporra il visto di conformita: cio significa che il CAF assume la responsabilita formale per la corretta compilazione e per la coerenza dei dati con i documenti esibiti. In caso di errori non imputabili al contribuente, eventuali sanzioni e interessi sono a carico del CAF. E la garanzia di tranquillita migliore, soprattutto se la tua situazione e complessa (es. casa cointestata, redditi misti, lavori di ristrutturazione, familiari a carico in diverse condizioni).

        Errori comuni da evitare nel 730 2026

        L’esperienza degli operatori CAF mostra che ogni anno gli errori si ripetono. Ecco i piu diffusi, da evitare assolutamente:

        • Indicare il coniuge come a carico quando il suo reddito supera 2.840,51 euro (es. perche percepisce un’integrazione INPS non considerata).
        • Dimenticare di scomputare l’Assegno Unico dalle vecchie detrazioni per figli fino a 20 anni: dal 2022 questa detrazione e stata sostituita.
        • Detrarre interessi mutuo per intero quando l’immobile e cointestato e il coniuge non e a carico: la detrazione va divisa al 50%.
        • Inserire spese sanitarie pagate in contanti oltre 129,11 euro (eccezione consentita solo per farmaci e prestazioni in strutture pubbliche/accreditate).
        • Dimenticare il quadro W per chi possiede conti esteri, immobili all’estero o cripto-attivita: l’omissione comporta sanzioni proporzionali al valore non dichiarato.
        • Cumulare detrazione ristrutturazione e Superbonus sulla stessa spesa: vietato il doppio beneficio fiscale.
        • Non dichiarare locazioni brevi e affitti su piattaforme online: i portali (Airbnb & Co.) trasmettono i dati al Fisco.
        • Sottostimare l’imposta sostitutiva per chi ha incassato cedolare secca o ha percepito plusvalenze cripto.

        Cosa fare in caso di errore o dichiarazione tardiva

        Se ti accorgi di un errore dopo l’invio del 730, puoi sistemare cosi:

        • 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026: solo se la correzione e a favore del contribuente (maggior rimborso o minor debito). Si presenta tramite CAF.
        • Modello Redditi PF correttivo nei termini: entro il 30 novembre 2026 puoi inviare un nuovo Modello Redditi che sostituisce integralmente il 730.
        • Dichiarazione integrativa: dopo il 30 novembre 2026, puoi presentare un Modello Redditi PF integrativo entro il 31 dicembre del quinto anno successivo, con applicazione del ravvedimento operoso.
        • Tardiva entro 90 giorni: se non hai presentato la dichiarazione entro il 30 novembre 2026, puoi farlo entro il 28 febbraio 2027 con sanzione fissa ridotta (250 euro ravvedibile a 25 euro).
        • Oltre 90 giorni: la dichiarazione e considerata omessa, con sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta.

        Le novita del DLgs 87/2024 (riforma del sistema sanzionatorio tributario) hanno ridotto in maniera generalizzata le sanzioni, ma il principio resta: prima ti ravvedi, meno paghi.

        Perche affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine

        La precompilata 2026 e piu “intelligente” che mai, ma proprio per questo gli alert e le contestazioni potenziali sono molti. Affidarti al CAF Centro Fiscale di Udine significa avere:

        • Un operatore esperto che controlla la precompilata riga per riga prima dell’invio
        • L’apposizione del visto di conformita, con responsabilita del CAF in caso di errori formali
        • Consulenza personalizzata su limiti detrazioni, scaglioni, familiari a carico, redditi esteri, cripto, locazioni
        • Competenze sul sistema tavolare friulano per chi ha immobili e successioni in regione
        • Assistenza in caso di lettere di compliance o richieste documentali dell’Agenzia
        • Servizio integrato con CAF e Patronato per tutti gli adempimenti (ISEE, Assegno Unico, NASPI, pensioni)

        Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di contribuenti del Friuli Venezia Giulia. Prenotare un appuntamento e semplice: trovi tutti i contatti sul nostro sito.

        Domande frequenti (FAQ)

        Quando si apre la precompilata 2026?

        La precompilata 2026 (anno d’imposta 2025) e disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate a partire dal 30 aprile 2026. La modifica e l’invio sono possibili da meta maggio in poi, fino al 30 settembre 2026 per il 730 (30 novembre per il Modello Redditi PF).

        Cosa cambia con il tetto alle detrazioni IRPEF?

        Dal 2025 chi ha redditi sopra 75.000 euro vede applicato un plafond annuo agli oneri detraibili: 14.000 euro per la fascia 75.001-100.000 euro, 8.000 euro oltre 100.000 euro, modulato per coefficienti legati al numero di figli a carico (0,50 senza figli, 0,70 con 1 figlio, 0,85 con 2 figli, 1,00 con almeno 3 figli o un figlio disabile). Restano fuori dal tetto le spese sanitarie ex art. 15 c. 1 lett. c) TUIR e poche altre voci.

        Cos’e l’alert del Fisco e come faccio a vederlo?

        L’alert e un messaggio automatico mostrato dall’Agenzia delle Entrate quando rileva incongruenze tra i dati che dichiari nella precompilata e quelli gia in suo possesso. Lo trovi sia in fase di compilazione online sia nelle eventuali lettere di compliance recapitate via PEC o cassetto fiscale. Va sempre gestito, mai ignorato: rispondi con i documenti giustificativi o chiedi assistenza al CAF.

        Posso usare la precompilata se ho la partita IVA?

        Si, ma non come 730: i titolari di partita IVA devono usare il Modello Redditi PF precompilato, anch’esso messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Il regime forfettario, ad esempio, compila il quadro LM, mentre il regime ordinario il quadro RF. La scadenza di invio e il 30 novembre 2026.

        Quali documenti devo portare al CAF per la precompilata 2026?

        I documenti chiave sono: CU 2026, codici fiscali del nucleo familiare, visure catastali aggiornate, contratti di locazione, ricevute e fatture per spese non precompilate (asilo, sport, veterinarie, funebri, ristrutturazioni con bonifici parlanti), certificazione interessi mutuo, versamenti fondo pensione, erogazioni liberali. Tutte le spese che danno detrazione 19% richiedono prova del pagamento tracciabile, salvo le eccezioni di legge (farmaci, prestazioni in strutture pubbliche/accreditate).

        Se ho sbagliato la dichiarazione, posso correggerla?

        Si. Se l’errore e a tuo favore (maggior rimborso o minor debito) puoi presentare il 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. Se l’errore e a tuo sfavore (debito non versato) puoi presentare un Modello Redditi PF correttivo entro il 30 novembre 2026, oppure successivamente un’integrativa con ravvedimento operoso. In ogni caso, il CAF Centro Fiscale ti aiuta a scegliere la procedura piu vantaggiosa.

        Le criptovalute vanno dichiarate nel 730 2026?

        Il monitoraggio di wallet e exchange esteri va indicato nel quadro W (integrato anche nel 730 dal 2024). Le plusvalenze da cessione di cripto-attivita seguono regole specifiche: per il 2025 si applica l’imposta sostitutiva del 26%; dal 1° gennaio 2026 sale al 33% per le operazioni di realizzo (L. 207/2024). Lo staking e i redditi diversi vanno indicati nel quadro RW o RT a seconda della natura. Se hai dubbi, e fondamentale farsi assistere: il CAF Centro Fiscale ha esperienza specifica sulle dichiarazioni crypto.

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        Fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate, sezione «Schede dichiarazioni» e «Calendario del contribuente»; L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), art. 1; DLgs 216/2023 (riforma scaglioni IRPEF); DLgs 87/2024 (riforma sanzioni); DPR 917/1986 (TUIR), art. 15 e seguenti; DL 39/2024 (compensazioni); Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione precompilata 2026.

        Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 23:23:262026-05-19 22:03:43Dichiarazione precompilata 2026: novita, alert del Fisco e limiti alle detrazioni
        CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

        Detrazione Trasporti Pubblici nel Modello 730: I Rimborsi per l’Abbonamento

        Dichiarazione dei redditi 730

        Tra le detrazioni meno conosciute ma piu utili del Modello 730 c’e quella per l’acquisto degli abbonamenti al trasporto pubblico. Si tratta di un’agevolazione fiscale strutturale (cioe a regime, non temporanea) che permette di recuperare il 19% della spesa sostenuta, entro un limite massimo di 250 euro all’anno. Significa che chi acquista un abbonamento al bus, al treno o alla metropolitana puo ottenere fino a 47,50 euro di rimborso in dichiarazione dei redditi, sia per se stesso sia per i familiari fiscalmente a carico.

        In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo nel dettaglio come funziona la detrazione trasporti pubblici nel 730/2026, chi puo beneficiarne, quali documenti servono e come compilare correttamente il quadro E del modello.

        Indice dei contenuti

        1. Cos’e la detrazione per i trasporti pubblici
        2. Chi puo richiedere la detrazione nel 730
        3. Il limite di 250 euro e il calcolo del rimborso
        4. Detrazione per i familiari fiscalmente a carico
        5. Tracciabilita del pagamento
        6. Welfare aziendale: se il datore rimborsa
        7. Documenti da conservare per il 730
        8. Come compilare il 730: rigo E8/E10
        9. Esempi pratici di calcolo
        10. Domande frequenti

        Cos’e la detrazione per i trasporti pubblici

        La detrazione trasporti pubblici e un beneficio fiscale che permette di scaricare nel 730 il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. E stata introdotta in via strutturale dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) e oggi e disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera i-decies del TUIR (DPR 917/1986).

        L’agevolazione vale sia per i contribuenti che presentano il Modello 730 sia per chi presenta il Modello Redditi Persone Fisiche. Il beneficio si traduce in una riduzione dell’IRPEF lorda: in pratica, si riduce l’imposta dovuta (o si ottiene un rimborso piu alto se si e a credito).

        Quali abbonamenti sono ammessi

        Sono detraibili le spese per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico:

        • Locale – autobus urbani, tram, metropolitane delle citta
        • Regionale – treni regionali (es. tratta Udine-Trieste), bus extraurbani regionali
        • Interregionale – treni o bus che collegano regioni diverse, purche si tratti di servizio di trasporto pubblico

        Cosa NON e detraibile:

        • Biglietti singoli o carnet di biglietti
        • Abbonamenti a treni Alta Velocita (Frecciarossa, Italo, Frecciargento)
        • Voli aerei e biglietti di navi e traghetti
        • Taxi e servizi NCC (noleggio con conducente)
        • Car sharing, monopattini, bike sharing

        Per essere detraibile, deve trattarsi di un abbonamento vero e proprio (mensile, trimestrale, annuale), non di biglietti occasionali.

        Chi puo richiedere la detrazione nel 730

        La detrazione spetta a chiunque sostenga la spesa per l’acquisto dell’abbonamento, purche:

        • L’abbonamento sia intestato al contribuente (o a un familiare fiscalmente a carico)
        • La spesa sia stata effettivamente pagata nell’anno d’imposta di riferimento
        • Il pagamento sia stato effettuato con strumento tracciabile
        • Il reddito complessivo non superi 120.000 euro (oltre questa soglia la detrazione si riduce progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000 euro)

        Possono beneficiare della detrazione:

        • Lavoratori dipendenti e pensionati che presentano il 730
        • Studenti universitari fuori sede (per gli abbonamenti che usano per spostarsi)
        • Pendolari che si spostano per lavoro o studio
        • Genitori che pagano l’abbonamento per i figli a carico

        Il limite di 250 euro e il calcolo del rimborso

        Il limite massimo di spesa ammessa in detrazione e di 250 euro per ciascun contribuente, comprensivo della spesa sostenuta per i familiari fiscalmente a carico. Attenzione: questo limite si riferisce alla spesa totale, non al rimborso che si ottiene.

        Calcolo concreto del beneficio:

        • Spesa massima ammessa: 250 euro
        • Aliquota di detrazione: 19%
        • Risparmio massimo effettivo: 47,50 euro (250 x 19%)

        Se la spesa supera i 250 euro, l’eccedenza non e detraibile. Se invece la spesa e inferiore, la detrazione si calcola sulla spesa effettiva. Ad esempio, se spendi 180 euro di abbonamento bus, la detrazione e di 34,20 euro (180 x 19%).

        Tabella riepilogativa

        VoceValore 2026 (anno d’imposta 2025)
        Spesa massima detraibile250 euro per contribuente
        Aliquota detrazione19%
        Risparmio fiscale massimo47,50 euro
        Codice spesa 73040
        Quadro/rigoQuadro E, righi da E8 a E10
        PagamentoTracciabile obbligatorio
        Norma di riferimentoArt. 15, c. 1, lett. i-decies TUIR

        Detrazione per i familiari fiscalmente a carico

        Un aspetto particolarmente vantaggioso e che la detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico. Si tratta in particolare di:

        • Figli a carico (anche se non conviventi). Sono fiscalmente a carico i figli con redditi propri non superiori a 2.840,51 euro l’anno, oppure 4.000 euro se hanno meno di 24 anni
        • Coniuge a carico (con redditi propri non superiori a 2.840,51 euro)
        • Altri familiari conviventi nelle stesse condizioni di reddito

        Importante pero: il limite di 250 euro e complessivo per il contribuente, non si moltiplica per ogni familiare. Quindi, se Marco compra l’abbonamento al treno per se (180 euro) e per la figlia studentessa universitaria a carico (200 euro), il totale e 380 euro ma puo detrarne solo 250 (massimo).

        Esempio pratico: la famiglia Rossi

        Immaginiamo che la famiglia Rossi di Udine abbia queste spese di abbonamento al trasporto pubblico nel 2025:

        • Mamma (contribuente che fa il 730): abbonamento treno regionale Udine-Trieste = 480 euro
        • Figlio universitario a carico: abbonamento bus urbano di Trieste = 200 euro

        Totale spesa famiglia: 680 euro. Ma la mamma puo detrarre solo 250 euro (il tetto massimo per contribuente), ottenendo una detrazione effettiva di 47,50 euro.

        Tracciabilita del pagamento: obbligo e modalita

        Dal 1 gennaio 2020 (ai sensi dell’articolo 1, comma 679, della Legge 160/2019), per beneficiare della detrazione del 19% e obbligatorio pagare con strumenti tracciabili. Significa che il pagamento in contanti dell’abbonamento fa perdere il diritto alla detrazione.

        Sono considerati strumenti di pagamento tracciabili:

        • Bonifico bancario o postale
        • Carta di debito (bancomat)
        • Carta di credito o prepagata
        • Assegno bancario, circolare o postale
        • App di pagamento (es. PayPal, Satispay, Apple Pay)
        • Bollettino postale
        • Addebito SEPA (RID) sul conto corrente

        Il contante non e mai ammesso. Se acquisti l’abbonamento alle biglietterie automatiche o agli sportelli, assicurati di pagare con bancomat o carta. Se acquisti online (sito o app dell’azienda di trasporti), la tracciabilita e automatica.

        Welfare aziendale: se il datore rimborsa, non si detrae

        Molte aziende offrono ai propri dipendenti, nell’ambito del welfare aziendale, il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico. In questo caso, occorre prestare attenzione per evitare un errore molto comune nella compilazione del 730.

        La regola e semplice: si puo detrarre solo la quota di spesa effettivamente rimasta a carico del contribuente. Se il datore di lavoro ha rimborsato l’intero costo dell’abbonamento, la detrazione non spetta. Se ha rimborsato solo una parte, si puo detrarre solo la differenza pagata di tasca propria.

        Inoltre, le somme rimborsate dal datore di lavoro per l’abbonamento al trasporto pubblico sono esenti da IRPEF in capo al lavoratore (art. 51, comma 2, lett. d-bis TUIR), purche rispettino determinate condizioni di forma. Quindi il vantaggio fiscale c’e gia, ma non e cumulabile con la detrazione del 19%.

        Come capire se il datore di lavoro ha rimborsato

        Controlla la Certificazione Unica (CU) che ricevi entro marzo: nella sezione “oneri rimborsati dal datore di lavoro” trovi indicate le somme erogate per il trasporto pubblico. Se nel punto 701 (o nelle annotazioni) c’e una voce relativa agli abbonamenti, significa che quella spesa e stata gia neutralizzata fiscalmente e non puoi detrarla di nuovo.

        Documenti da conservare per il 730

        Per beneficiare della detrazione devi conservare per 5 anni (termine di accertamento) la documentazione comprovante la spesa. Servono:

        1. Abbonamento originale o copia, da cui risulti l’intestazione, il periodo di validita e il costo
        2. Ricevuta di pagamento o estratto conto bancario/carta che dimostri il pagamento tracciato
        3. Se l’abbonamento e nominativo, deve essere intestato al contribuente o al familiare a carico
        4. Se il familiare e a carico, conservare anche la prova del rapporto familiare e dei redditi (per i figli con piu di 24 anni o per il coniuge)

        Se acquisti l’abbonamento tramite app o sito web, salva sempre la ricevuta in PDF che attesta importo e periodo di validita.

        Come compilare il 730: rigo E8/E10 codice 40

        La spesa per l’abbonamento al trasporto pubblico va indicata nel quadro E del Modello 730, nei righi da E8 a E10 (sezione “Altre spese per le quali spetta la detrazione del 19%”), utilizzando il codice spesa 40.

        Operativamente:

        1. Nella colonna 1 inserisci il codice 40
        2. Nella colonna 2 inserisci l’importo della spesa (massimo 250 euro)
        3. Il software del 730 (o il tuo CAF) calcola automaticamente il 19% applicando il tetto

        Se utilizzi il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate, in molti casi la spesa risulta gia inserita automaticamente, perche le aziende di trasporto pubblico trasmettono i dati al Sistema Tessera Sanitaria. Verifica sempre la correttezza dei dati prima di accettarli: se manca un abbonamento che hai effettivamente pagato, puoi integrarlo manualmente.

        Esempi pratici di calcolo della detrazione

        Esempio 1: pendolare Udine-Trieste

        Luca lavora a Trieste ma vive a Udine. Ha pagato 12 abbonamenti mensili al treno regionale per un totale di 600 euro nel 2025, tutti con bonifico bancario. Nel 730/2026 indica il codice 40 con importo 250 euro (limite massimo). La detrazione effettiva e di 47,50 euro.

        Esempio 2: studente universitario a carico

        Anna ha 22 anni, studia all’Universita di Udine ed e fiscalmente a carico dei genitori (redditi propri sotto i 4.000 euro). Il padre ha pagato 220 euro nel 2025 per l’abbonamento annuale ai bus urbani di Udine, sempre con carta. Il padre nel suo 730 indica nel rigo E8 il codice 40 con importo 220 euro: la detrazione effettiva e di 41,80 euro.

        Esempio 3: rimborso parziale dal datore di lavoro

        Marco ha speso 400 euro per l’abbonamento al treno nel 2025. Il datore di lavoro gli ha rimborsato 300 euro nell’ambito del welfare aziendale. Marco puo detrarre solo i 100 euro effettivamente rimasti a suo carico: la detrazione e di 19 euro (100 x 19%).

        Esempio 4: famiglia con piu abbonamenti

        I coniugi Bianchi hanno entrambi i loro redditi e fanno due 730 separati. Lei spende 300 euro di abbonamento treno (detrazione 47,50 euro, limite 250). Lui spende 180 euro di abbonamento bus (detrazione 34,20 euro). In totale, la famiglia recupera 81,70 euro grazie a due dichiarazioni separate.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande frequenti sulla detrazione trasporti pubblici

        L’abbonamento intestato all’azienda e detraibile?

        No. L’abbonamento deve essere nominativo, intestato al contribuente o a un familiare fiscalmente a carico. Se e intestato a un’azienda (anche se utilizzato dal lavoratore), non e detraibile dal dipendente, ma puo essere fringe benefit (esente IRPEF entro determinati limiti) o costo deducibile per l’azienda.

        I biglietti singoli del bus si possono detrarre?

        No. La detrazione spetta solo per gli abbonamenti, intesi come titoli di viaggio nominativi con durata minima di un mese. Biglietti singoli, carnet di 10 corse o titoli giornalieri non rientrano nell’agevolazione.

        L’abbonamento al treno Alta Velocita Frecciarossa e detraibile?

        No. Sono esclusi gli abbonamenti ai servizi di trasporto a lunga percorrenza ad Alta Velocita (Frecciarossa, Frecciargento, Italo). Sono ammessi invece i treni regionali e interregionali.

        Posso detrarre l’abbonamento se ho pagato in contanti?

        No. Dal 2020 e obbligatorio il pagamento tracciabile. Se hai pagato in contanti, perdi il diritto alla detrazione del 19%, anche se conservi la ricevuta.

        Il limite di 250 euro vale per ogni abbonamento o per tutto l’anno?

        Vale per il totale annuo e per ciascun contribuente, comprendendo anche le spese per i familiari a carico. Quindi, se hai due abbonamenti diversi (es. bus a Udine + treno regionale), la somma delle spese non puo superare 250 euro ai fini della detrazione.

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        Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 11:27:282026-05-31 17:49:42Detrazione Trasporti Pubblici nel Modello 730: I Rimborsi per l’Abbonamento
        CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Veterinari

        Spese Veterinarie Detraibili 730/2026: Qual è il Limite Massimo?

        Dichiarazione dei redditi 730

        Indice dei contenuti

        1. Cosa sono le spese veterinarie detraibili
        2. Limite massimo e franchigia 2026
        3. Quali animali sono ammessi
        4. Tipologie di spese ammesse
        5. Documenti necessari
        6. Obbligo di tracciabilità dei pagamenti
        7. Come compilare il Modello 730/2026
        8. Esempi pratici di calcolo
        9. Tabella riepilogativa
        10. Domande frequenti (FAQ)

        Le spese veterinarie detraibili nel Modello 730/2026 rappresentano una voce importante per molti contribuenti italiani che hanno animali domestici o da compagnia. La normativa fiscale italiana, in particolare l’articolo 15, comma 1, lettera c-bis del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. 917/1986), prevede una detrazione IRPEF del 19% sulle spese sostenute per la cura di animali legalmente detenuti, entro precisi limiti di importo. Comprendere esattamente qual è il tetto massimo detraibile, come si calcola la franchigia e quali spese rientrano nel beneficio è fondamentale per non perdere un risparmio fiscale a cui si ha diritto.

        In questa guida completa troverai tutto ciò che devi sapere sulle spese veterinarie nel 730/2026: dalla base normativa agli animali ammessi, dai documenti necessari agli esempi pratici di calcolo, fino alle istruzioni per la corretta compilazione della dichiarazione dei redditi.

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        Cosa sono le spese veterinarie detraibili

        La detrazione per spese veterinarie è un beneficio fiscale introdotto per venire incontro alle famiglie che devono sostenere costi per la cura della salute dei propri animali. La norma di riferimento è l’art. 15, comma 1, lettera c-bis del TUIR, introdotta con la Legge n. 289/2002 (Finanziaria 2003) e confermata in tutti i successivi periodi d’imposta. Si tratta di una detrazione dall’imposta lorda IRPEF del 19% calcolata sull’importo che eccede una franchigia fissa (detta «onere deducibile» minimo).

        La base normativa principale è:

        • Art. 15, comma 1, lettera c-bis TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917) – norma primaria
        • Circolare Agenzia delle Entrate n. 55/E del 14 giugno 2001 – chiarimenti sugli animali ammessi
        • Circolare Agenzia delle Entrate n. 15/E del 2005 – animali da compagnia e da sport
        • Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 341/E del 2008 – chiarimenti sui farmaci veterinari con prescrizione
        • Circolare AdE n. 7/E del 2021 – obbligo di tracciabilità dei pagamenti

        La detrazione spetta al contribuente che ha sostenuto la spesa e che detiene l’animale legalmente, ovvero in modo regolare secondo le disposizioni in materia di benessere animale e registrazione anagrafica (microchip per cani, ad esempio).

        Limite massimo e franchigia 2026

        Questo è il punto cruciale che molti contribuenti si chiedono: qual è esattamente il limite massimo detraibile per le spese veterinarie nel 730/2026?

        Per l’anno d’imposta 2025 (dichiarato nel Modello 730/2026), le regole sono le seguenti:

        • Limite massimo di spesa ammessa: 550,00 euro
        • Franchigia (importo non detraibile): 129,11 euro
        • Importo massimo su cui calcolare la detrazione: 420,89 euro (550,00 – 129,11)
        • Detrazione massima ottenibile: 79,97 euro (19% di 420,89 euro)

        In altri termini, il meccanismo funziona così: dalla spesa veterinaria totale sostenuta nell’anno si sottrae la franchigia di 129,11 euro, e sul residuo (fino a concorrenza del tetto di 550 euro) si applica la percentuale del 19%. Se la spesa totale non supera 129,11 euro, non spetta alcuna detrazione perché si rimane sotto la franchigia.

        Attenzione: il limite di 550 euro è per contribuente, non per animale. Chi possiede più animali cumula tutte le spese veterinarie sostenute per tutti gli animali, ma il tetto massimo agevolabile rimane comunque di 550 euro complessivi.

        Il limite non è stato modificato dalla Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024) e rimane invariato rispetto agli anni precedenti. Storicamente questo tetto è stato introdotto dalla Legge n. 289/2002 e confermato ogni anno dalle istruzioni al Modello 730 pubblicate dall’Agenzia delle Entrate.

        Quali animali sono ammessi alla detrazione

        Non tutte le spese veterinarie sono detraibili: la normativa distingue con precisione tra animali la cui cura è agevolabile e animali esclusi. La Circolare AdE n. 55/E del 2001 e la Circolare n. 15/E del 2005 hanno fornito chiarimenti definitivi in merito.

        Animali AMMESSI (spese detraibili)

        • Animali da compagnia: cani, gatti, conigli, criceti, pappagalli, pesci ornamentali, rettili, tartarughe domestiche e tutti gli animali detenuti per affezione o compagnia (non per reddito)
        • Animali da sport o da lavoro non a fini reddituali: cavalli da equitazione amatoriale, cani da caccia detenuti dal cacciatore per uso personale (non commerciale), cani da pastore utilizzati per uso non imprenditoriale
        • Condizione essenziale: l’animale deve essere detenuto legalmente e non deve essere impiegato in attività che producono reddito (quindi non imprese agricole, allevamenti, canili commerciali, ecc.)

        Animali ESCLUSI (spese NON detraibili)

        • Animali d’allevamento (bovini, suini, ovini, pollame, ecc.) allevati a fini produttivi o commerciali
        • Animali utilizzati per attività d’impresa o professionale che generano reddito (ad es. cavalli da corsa professionistici, cani di allevamento commerciale)
        • Animali selvatici o detenuti illegalmente
        • Animali da reddito agricolo (per i quali i costi sono già deducibili come spese d’impresa)

        Esempio pratico: un agricoltore che porta il proprio cane da pastore dal veterinario NON può detrarre la spesa se il cane viene utilizzato nell’attività agricola. Se però il medesimo soggetto possiede anche un gatto domestico per affezione, le spese veterinarie per il gatto sono detraibili.

        Tipologie di spese veterinarie ammesse

        È importante conoscere quali tipologie di spese rientrano nella detrazione e quali invece ne sono escluse. Non tutte le spese legate agli animali sono detraibili: la norma copre specificatamente le spese per la tutela della salute dell’animale.

        Spese AMMESSE alla detrazione

        • Visite veterinarie (visita di controllo, visita specialistica, prima visita)
        • Analisi del sangue, esami diagnostici (radiografie, ecografie, TAC veterinaria, esami di laboratorio)
        • Interventi chirurgici veterinari (sterilizzazione, operazioni ortopediche, tumori, ecc.)
        • Farmaci veterinari con prescrizione del medico veterinario (antibiotici, antinfiammatori, antiparassitari, ecc.) – come chiarito dalla Risoluzione AdE n. 341/E/2008
        • Ricovero in clinica veterinaria (degenza post-operatoria)
        • Fisioterapia e riabilitazione veterinaria prescritta dal veterinario
        • Vaccini somministrati dal veterinario
        • Trattamenti dentali veterinari (ablazione del tartaro, estrazioni)
        • Prestazioni di pronto soccorso veterinario

        Spese NON ammesse alla detrazione

        • Cibo e mangime per gli animali (anche prescritto)
        • Accessori (cucce, guinzagli, giocattoli, abbigliamento per animali)
        • Toelettatura e bagno dell’animale (cure estetiche non mediche)
        • Pensione/albergo per animali (anche se certificato dal veterinario)
        • Microchip e iscrizione all’anagrafe canina (adempimento burocratico, non cura sanitaria)
        • Farmaci da banco senza prescrizione veterinaria (antiparassitari venduti liberamente in negozio senza ricetta)
        • Integratori alimentari privi di prescrizione veterinaria
        • Spese di trasporto per portare l’animale dal veterinario

        Documenti necessari per la detrazione

        Per poter portare in detrazione le spese veterinarie nel 730/2026, è necessario conservare la documentazione appropriata. L’Agenzia delle Entrate può richiedere la documentazione giustificativa in caso di controllo.

        Documenti per le prestazioni veterinarie (visite, interventi, esami)

        • Fattura o ricevuta fiscale del veterinario, che deve riportare: nome e cognome del proprietario dell’animale, codice fiscale del proprietario, descrizione della prestazione eseguita, importo pagato
        • Scontrino parlante rilasciato da strutture veterinarie, con indicazione del codice fiscale del contribuente, della natura e della quantità del bene/servizio
        • Per prestazioni erogate da cliniche veterinarie strutturate, è valida anche la ricevuta di pagamento elettronico (bancomat, carta di credito) abbinata alla fattura o ricevuta

        Documenti per i farmaci veterinari

        • Scontrino della farmacia o del negozio autorizzato, con indicazione del codice fiscale del contribuente, della natura (farmaco veterinario) e della quantità
        • Ricevuta veterinaria che accompagni la prescrizione del farmaco
        • La Risoluzione AdE n. 341/E/2008 ha chiarito che i farmaci veterinari sono detraibili solo se accompagnati da prescrizione veterinaria e dallo scontrino parlante con codice fiscale

        Importante: i documenti vanno conservati per 5 anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, in caso di eventuale verifica fiscale.

        Obbligo di tracciabilità dei pagamenti

        Dal 1° gennaio 2020, la Legge di Bilancio 2020 (L. n. 160/2019, art. 1, comma 679) ha introdotto l’obbligo di pagamento tracciabile per poter beneficiare delle detrazioni fiscali del 19%, tra cui le spese veterinarie. Questo obbligo è stato confermato dalla Circolare AdE n. 7/E del 25 giugno 2021.

        Metodi di pagamento accettati (tracciabili):

        • Carte di credito
        • Carte di debito (bancomat)
        • Carte prepagate
        • Bonifico bancario o postale
        • Assegno bancario o circolare
        • App di pagamento digitale (PayPal, Satispay, ecc.) purchè tracciate

        Pagamento in contanti: NON ammesso per ottenere la detrazione. Se si paga il veterinario in contanti, la spesa non è detraibile, anche se si dispone della regolare fattura.

        Eccezione importante: i farmaci veterinari acquistati in farmacia possono essere pagati anche in contanti se la farmacia è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale e lo scontrino è «parlante» (con codice fiscale). Tuttavia, per massima sicurezza e per evitare contestazioni, si raccomanda di pagare sempre con metodi tracciabili.

        Come compilare il Modello 730/2026

        La corretta compilazione del Modello 730/2026 per le spese veterinarie richiede di individuare il rigo corretto all’interno del quadro E (Oneri e spese). Vediamo nel dettaglio la procedura.

        Dove inserire le spese veterinarie nel 730

        • Quadro E – Sezione I (Oneri per i quali spetta la detrazione del 19%)
        • Rigo E8 / E10 – Altri oneri detraibili
        • Codice 29 – Spese veterinarie (questo è il codice da indicare nella colonna 1 del rigo E8/E10)

        Istruzioni passo per passo:

        1. Accedi alla sezione Quadro E del Modello 730/2026
        2. Individua la Sezione I «Oneri per i quali spetta la detrazione del 19%»
        3. In uno dei righi da E8 a E10, nella colonna 1 «tipo», inserisci il codice 29
        4. Nella colonna 2 «spesa», inserisci l’importo totale delle spese veterinarie sostenute nell’anno 2025 (senza applicare la franchigia: ci pensa il software a calcolare)
        5. Il software CAF o il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate calcolerà automaticamente la detrazione, sottraendo la franchigia di 129,11 euro e applicando il 19% al risultante

        Nota importante sul 730 precompilato: se le spese veterinarie sono state pagate con carta di credito/debito o in farmacia con scontrino parlante, potrebbero già comparire nel 730 precompilato caricato dall’Agenzia delle Entrate. In questo caso è sufficiente verificare la correttezza dell’importo e confermare o integrare se necessario. Per la compilazione della dichiarazione dei redditi puoi affidarti al nostro CAF.

        Esempi pratici di calcolo della detrazione

        Per capire concretamente quanto si risparmia con la detrazione delle spese veterinarie nel 730/2026, vediamo alcuni esempi pratici:

        Esempio 1 – Spesa sotto la franchigia

        Mario ha speso 80 euro per una visita veterinaria per il suo gatto.

        • Spesa totale: 80 euro
        • Franchigia: 129,11 euro
        • Importo eccedente la franchigia: 0 euro (80 < 129,11)
        • Detrazione spettante: 0 euro

        In questo caso la spesa è inferiore alla franchigia, quindi non si ha diritto ad alcuna detrazione.

        Esempio 2 – Spesa tra franchigia e tetto massimo

        Laura ha speso 300 euro per una sterilizzazione del suo cane (pagata con carta di credito).

        • Spesa totale: 300 euro
        • Meno la franchigia: 300 – 129,11 = 170,89 euro
        • Detrazione: 19% di 170,89 = 32,47 euro
        • Risparmio fiscale: 32,47 euro in meno di IRPEF

        Esempio 3 – Spesa al limite massimo (scenario ottimale)

        Giovanni ha sostenuto 550 euro di spese veterinarie per il suo cavallo da equitazione amatoriale.

        • Spesa totale: 550 euro (limite massimo)
        • Meno la franchigia: 550 – 129,11 = 420,89 euro
        • Detrazione: 19% di 420,89 = 79,97 euro
        • Risparmio fiscale massimo ottenibile: 79,97 euro

        Esempio 4 – Spesa superiore al tetto massimo

        Anna ha sostenuto 900 euro di spese veterinarie per il suo cane (operazione urgente).

        • Spesa totale: 900 euro
        • Spesa agevolabile (tetto massimo): 550 euro
        • Meno la franchigia: 550 – 129,11 = 420,89 euro
        • Detrazione: 19% di 420,89 = 79,97 euro
        • Risparmio fiscale: 79,97 euro (i restanti 350 euro di spesa non danno diritto ad ulteriore detrazione)

        Tabella riepilogativa delle spese veterinarie detraibili 2026

        Ecco una tabella riassuntiva di tutte le informazioni fondamentali sulle spese veterinarie detraibili nel Modello 730/2026:

        VoceValore / Dettaglio
        Norma di riferimentoArt. 15, comma 1, lett. c-bis TUIR (D.P.R. 917/1986)
        Percentuale di detrazione19% sull’importo eccedente la franchigia
        Limite massimo di spesa agevolabile550,00 euro
        Franchigia (soglia minima)129,11 euro
        Base di calcolo massima420,89 euro (550 – 129,11)
        Detrazione massima ottenibile79,97 euro
        Rigo nel Modello 730E8/E10, codice 29
        Pagamento richiestoTracciabile (carta, bonifico) obbligatorio dal 2020
        Animali ammessiDomestici/da compagnia, da sport amatoriale
        Animali esclusiDa reddito, allevamento, detenuti illegalmente
        Limite per contribuenteSì, il tetto vale per l’intero nucleo animali del contribuente

        Riforma delle detrazioni fiscali 2025: impatto sulle spese veterinarie

        La Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024) ha introdotto una riforma strutturale delle detrazioni fiscali che interessa anche i redditi più elevati. Dal 2025, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, il totale delle detrazioni IRPEF (escluse alcune voci specifiche come interessi mutuo prima casa, spese mediche per disabilità, ecc.) viene riproporzionato in base a un coefficiente che tiene conto del reddito e del numero di figli a carico.

        In pratica, per chi supera la soglia di 75.000 euro, anche la detrazione per spese veterinarie potrebbe ridursi in applicazione del nuovo meccanismo di «calcolo del beneficio complessivo massimo». Il massimale applicabile dipende dalla fascia di reddito:

        • Reddito fino a 75.000 euro: detrazione piena (nessuna modifica)
        • Reddito tra 75.000 e 100.000 euro: applicazione del coefficiente riduttivo (0,80 se senza figli a carico)
        • Reddito oltre 100.000 euro: applicazione del coefficiente riduttivo (0,60 se senza figli a carico)

        Per la maggior parte dei contribuenti che presentano il Modello 730 (lavoratori dipendenti e pensionati con redditi medi), questa limitazione non si applica e la detrazione per spese veterinarie rimane piena. Puoi approfondire le detrazioni fiscali nel nostro portale.

        Spese veterinarie nel 730 precompilato 2026

        Dal 14 maggio 2026, i contribuenti possono accedere al 730 precompilato sul portale dell’Agenzia delle Entrate. Le spese veterinarie possono già essere presenti nel precompilato se:

        • I dati sono stati trasmessi da farmacie e parafarmacie tramite il sistema Tessera Sanitaria (spese acquistate con scontrino parlante e codice fiscale)
        • Le strutture veterinarie accreditate hanno trasmesso i dati al Sistema Tessera Sanitaria
        • I pagamenti risultano dai movimenti bancari e dai dati delle carte trasmessi dagli istituti finanziari

        Cosa fare se i dati non compaiono nel precompilato? È necessario inserirli manualmente nel quadro E, rigo E8/E10, codice 29, come descritto nella sezione precedente. Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione e nella verifica del 730, garantendo la correttezza della dichiarazione.

        Altre detrazioni correlate: spese mediche e detrazioni 730

        Le spese veterinarie non sono l’unica voce detraibile nel Modello 730. Il quadro E raccoglie numerose tipologie di spese per cui spetta la detrazione del 19%. Tra le più importanti ricordiamo:

        • Spese mediche detraibili 730/2026: visite specialistiche, analisi, farmaci con ticket, spese dentistiche
        • Detrazioni fiscali: interessi mutuo, polizze vita, spese universitarie, erogazioni liberali
        • Detrazione cane guida: per i non vedenti, forfait fisso di 1.100 euro nel rigo E81 (diverso dalle spese veterinarie ordinarie)
        • ISEE: alcune detrazioni dipendono anche dall’ISEE del nucleo familiare

        Per una panoramica completa di tutte le spese detraibili e deducibili, consulta la nostra guida sulle spese mediche detraibili nel 730/2026.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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        Conclusione

        Le spese veterinarie detraibili nel Modello 730/2026 rappresentano un beneficio fiscale concreto per tutti i proprietari di animali domestici o da compagnia. Il meccanismo è semplice: 19% di detrazione IRPEF sull’importo che eccede la franchigia di 129,11 euro, fino a un massimo di 550 euro di spesa agevolabile, per una detrazione massima di circa 79,97 euro.

        Per non perdere questo beneficio è fondamentale:

        • Pagare sempre con metodi tracciabili (carta, bonifico)
        • Conservare fatture, ricevute e scontrini parlanti con il proprio codice fiscale
        • Per i farmaci veterinari, avere sempre la prescrizione del veterinario
        • Verificare il 730 precompilato e integrare eventuali spese mancanti
        • Compilare correttamente il rigo E8/E10 con codice 29

        Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per la compilazione e l’invio del Modello 730/2026, garantendo la massima accuratezza nella dichiarazione di tutte le spese detraibili, comprese quelle veterinarie.

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        Domande Frequenti sulle Spese Veterinarie Detraibili nel 730/2026

        Qual è il limite massimo detraibile per le spese veterinarie nel 730/2026?

        Il limite massimo di spesa veterinaria agevolabile nel Modello 730/2026 (anno d’imposta 2025) è di 550 euro. Da questa somma va sottratta una franchigia fissa di 129,11 euro, per cui la base massima su cui calcolare il 19% di detrazione è di 420,89 euro. La detrazione massima ottenibile è quindi di circa 79,97 euro (19% di 420,89).

        Le spese veterinarie per il mio gatto sono detraibili?

        Sì, le spese veterinarie per gatti, cani, conigli, criceti, pappagalli e tutti gli animali detenuti per affezione o compagnia sono detraibili nel Modello 730. La condizione fondamentale è che l’animale sia detenuto legalmente e non venga utilizzato per attività produttive o commerciali che generano reddito.

        Posso pagare il veterinario in contanti e portare la spesa in detrazione?

        No. Dal 1° gennaio 2020, per legge le spese veterinarie devono essere pagate con strumenti tracciabili (carta di credito, carta di debito, bonifico bancario, app di pagamento) per essere detraibili nel 730. Se si paga in contanti, anche in presenza della regolare fattura, la detrazione non spetta.

        I farmaci veterinari comprati in farmacia sono detraibili?

        Sì, ma solo se accompagnati da prescrizione del medico veterinario e da scontrino parlante con il codice fiscale del proprietario dell’animale. Gli antiparassitari o integratori venduti liberamente senza prescrizione veterinaria non sono invece detraibili.

        Dove si inseriscono le spese veterinarie nel Modello 730?

        Le spese veterinarie vanno inserite nel Quadro E, Sezione I, righi da E8 a E10, indicando il codice 29 nella colonna ‘tipo’ e l’importo totale delle spese veterinarie sostenute nell’anno nella colonna ‘spesa’. Il software calcola automaticamente la detrazione sottraendo la franchigia e applicando il 19%.

        Se ho più animali, il limite di 550 euro vale per ciascuno o in totale?

        Il limite di 550 euro vale in totale per il singolo contribuente, indipendentemente dal numero di animali posseduti. Se hai tre gatti e un cane, sommi tutte le spese veterinarie per tutti e quattro gli animali e il tetto massimo agevolabile rimane comunque di 550 euro complessivi.


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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          Issam Elhefnawi
          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
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          robert poletto
          17/07/2026
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          Fantastici
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          Geanina Gaita
          16/07/2026
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          Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato

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          Maggio 10, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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          730/2026 Congiunto: Come Ottenere i Rimborsi Rapidamente e Gestire le Detrazioni

          Dichiarazione dei redditi 730

          Il 730 congiunto 2026 è uno strumento fiscale potente che molte coppie non sfruttano al massimo: presentare un’unica dichiarazione dei redditi per entrambi i coniugi non significa solo semplificare la burocrazia, ma può significare rimborsi più rapidi, detrazioni ottimizzate e un risparmio fiscale concreto. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere sul 730 congiunto 2026: chi può presentarlo, come funzionano i rimborsi in busta paga, come ripartire correttamente le detrazioni tra i coniugi e quali sono le scadenze da rispettare per non perdere nemmeno un euro.

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          Indice dei contenuti

          1. Cos’è il 730 congiunto 2026 e chi può presentarlo
          2. Vantaggi del 730 congiunto: perché conviene
          3. Rimborso 730 congiunto: come ottenerlo in busta paga rapidamente
          4. Cosa succede quando uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta
          5. Detrazioni nel 730 congiunto: come ripartirle correttamente
          6. Quali spese si possono detrarre nel 730 congiunto
          7. Errori comuni nel 730 congiunto e come evitarli
          8. Quando NON conviene il 730 congiunto
          9. Scadenze 730/2026: le date da non perdere
          10. Domande frequenti sul 730 congiunto

          Cos’è il 730 congiunto 2026 e chi può presentarlo

          Il 730 congiunto 2026 è la modalità di presentazione della dichiarazione dei redditi che consente a due coniugi o partner di un’unione civile di inviare un’unica dichiarazione per entrambi, anziché due separate. In pratica, uno dei due svolge il ruolo di dichiarante e l’altro quello di coniuge dichiarante: il dichiarante è il soggetto principale che firma la dichiarazione, mentre il coniuge dichiarante è colui i cui redditi e detrazioni confluiscono nella stessa dichiarazione.

          Per poter presentare il 730/2026 in forma congiunta, devono essere soddisfatte alcune condizioni fondamentali. Prima di tutto, i coniugi non devono essere legalmente separati: le coppie con separazione legale o divorzio non possono utilizzare questa modalità, anche se continuano a vivere insieme. In secondo luogo, almeno uno dei due coniugi deve avere un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che possa effettuare le operazioni di conguaglio. Infine, entrambi i coniugi devono rientrare tra i soggetti che possono presentare il modello 730 (lavoratori dipendenti, pensionati, collaboratori, percettori di redditi assimilati).

          Un aspetto spesso ignorato riguarda le unioni civili: dal 2016, anche i partner uniti civilmente ai sensi della Legge Cirinnà (Legge 76/2016) hanno diritto a presentare il 730 congiunto, con le stesse modalità e gli stessi vantaggi riconosciuti ai coniugi. Non rientrano invece in questa categoria le coppie di fatto (conviventi non sposati e non uniti civilmente), che devono necessariamente presentare dichiarazioni separate.

          Vantaggi del 730 congiunto: perché conviene

          Scegliere il 730 congiunto 2026 offre una serie di vantaggi concreti che vanno ben oltre la semplice comodità di presentare un solo documento. Il beneficio più immediato è la semplificazione burocratica: una sola pratica, un solo appuntamento al CAF, un solo controllo finale. Ma i vantaggi reali riguardano soprattutto la gestione dei rimborsi e delle detrazioni.

          Il primo grande vantaggio è la possibilità di trasferire le detrazioni che un coniuge non riesce a utilizzare completamente all’altro. Immaginiamo che Marco abbia spese mediche per 3.000 euro e un reddito molto basso: le detrazioni fiscali derivanti da queste spese potrebbero non essere completamente sfruttabili dalla sua dichiarazione individuale, perché l’imposta lorda risultante è troppo bassa. Con il 730 congiunto, quelle detrazioni possono essere attribuite in parte o integralmente a Lucia, il cui reddito più elevato permette di recuperare l’intero beneficio fiscale.

          Un secondo vantaggio riguarda le spese sostenute in modo indiviso: con il 730 congiunto è più semplice gestire spese come la ristrutturazione edilizia, i pagamenti per il bonus mobili o le spese condominiali, che spesso sono intestate a uno solo dei coniugi ma sostenute da entrambi. Infine, in caso di rimborso fiscale, il meccanismo del conguaglio in busta paga garantisce tempi più rapidi rispetto al rimborso diretto da parte dell’Agenzia delle Entrate.

          Rimborso 730 congiunto: come ottenerlo in busta paga rapidamente

          Uno degli aspetti più attesi dai contribuenti che presentano il 730 congiunto 2026 è il rimborso fiscale in busta paga. Questo meccanismo, detto conguaglio fiscale, è uno dei principali vantaggi del modello 730 rispetto al modello Redditi PF: invece di aspettare che l’Agenzia delle Entrate eroghi il rimborso direttamente sul conto corrente (operazione che può richiedere molti mesi), il rimborso viene anticipato dal sostituto d’imposta (cioè il datore di lavoro o l’ente pensionistico) direttamente nella busta paga o nel cedolino della pensione.

          Ecco come funziona nel dettaglio: dopo la trasmissione della dichiarazione da parte del CAF o del sostituto d’imposta (entro il 30 settembre 2026 per il 730 ordinario), l’Agenzia delle Entrate elabora i dati e trasmette al sostituto d’imposta i risultati contabili. Il sostituto è poi obbligato a effettuare il conguaglio fiscale nel cedolino paga di luglio (per le dichiarazioni trasmesse entro il 30 giugno) o nel cedolino di settembre o ottobre (per le dichiarazioni trasmesse a luglio-settembre). I pensionati, invece, ricevono il rimborso nel cedolino della pensione solitamente nei mesi di agosto o settembre.

          Nel caso del 730 congiunto, il rimborso o il debito vengono attribuiti esclusivamente al dichiarante principale (non al coniuge dichiarante), ed è il datore di lavoro o l’ente pensionistico del dichiarante che opera il conguaglio. Per questo motivo, nella scelta di chi deve fare da dichiarante è spesso conveniente indicare il coniuge che ha un reddito più elevato e stabile, in modo da garantire un conguaglio più rapido e sicuro. Un altro fattore da considerare è la capienza dell’imposta: se il rimborso atteso è molto elevato, è meglio che il dichiarante sia colui il cui sostituto d’imposta è in grado di gestire importi maggiori senza difficoltà di liquidità.

          Se il conguaglio positivo (rimborso) non viene erogato entro il terzo mese successivo al termine di presentazione della dichiarazione, il contribuente può segnalare il ritardo al datore di lavoro e, in caso di persistente inadempienza, rivolgersi all’Agenzia delle Entrate. In ogni caso, l’intermediario (CAF o sostituto d’imposta) che ha trasmesso la dichiarazione può verificare lo stato di elaborazione attraverso i canali telematici dell’Agenzia.

          Cosa succede quando uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta

          Una situazione molto comune riguarda le coppie in cui uno dei due coniugi non ha un sostituto d’imposta: ad esempio, un lavoratore autonomo senza sostituto, un libero professionista, una persona che ha perso il lavoro di recente, oppure chi percepisce solo redditi fondiari o da capitale. In questi casi è comunque possibile presentare il 730 congiunto 2026, ma occorre fare attenzione alle regole specifiche che regolano i rimborsi.

          Se il coniuge dichiarante (quello che affianca il dichiarante principale) non ha un sostituto d’imposta, non è un problema: il conguaglio fiscale viene comunque effettuato dal sostituto del dichiarante principale, che è l’unico soggetto da cui passa il flusso dei rimborsi e dei versamenti. Il reddito e le detrazioni del coniuge dichiarante senza sostituto confluiscono comunque nella dichiarazione unica, ma sono le operazioni di conguaglio del dichiarante principale a fare da “veicolo” per erogare o recuperare le somme.

          Il discorso cambia, invece, se è il dichiarante principale a non avere un sostituto d’imposta. In questo caso, il 730 congiunto non può essere presentato nella forma ordinaria con conguaglio in busta paga: il contribuente dovrà presentare il modello Redditi PF (ex modello Unico) e il rimborso, se spettante, sarà erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico sul conto corrente indicato nella dichiarazione. I tempi in questo caso sono più lunghi: mediamente dai 4 ai 12 mesi dalla trasmissione della dichiarazione, anche se l’Agenzia delle Entrate ha progressivamente accelerato i tempi di liquidazione grazie all’automazione dei controlli.

          Un caso particolare riguarda i contribuenti che durante l’anno hanno perso il lavoro e non hanno un nuovo sostituto d’imposta al momento della presentazione della dichiarazione. In questa situazione, il 730 può comunque essere presentato tramite il CAF, ma l’eventuale rimborso non potrà essere erogato in busta paga: sarà necessario indicare un IBAN valido nel modello 730, e l’Agenzia delle Entrate provvederà al rimborso diretto. Il CAF Centro Fiscale segue ogni anno centinaia di contribuenti in questa situazione, garantendo la corretta compilazione della dichiarazione e il monitoraggio dei tempi di rimborso.

          Detrazioni nel 730 congiunto: come ripartirle correttamente

          La corretta gestione delle detrazioni fiscali è il cuore strategico del 730 congiunto 2026. La regola generale stabilita dall’Agenzia delle Entrate è che ogni detrazione spetta al coniuge che ha sostenuto effettivamente la spesa o al cui nome è intestata la fattura o il documento di spesa. Tuttavia, nella pratica esistono molte situazioni in cui la ripartizione può essere ottimizzata a favore di entrambi i coniugi.

          Regola del sostenimento della spesa

          La regola del sostenimento della spesa significa che la detrazione spetta a chi ha effettivamente pagato, indipendentemente dall’intestazione della ricevuta o della fattura. Se la ricevuta è intestata a uno dei coniugi ma il pagamento è stato effettuato dall’altro (ad esempio con il bancomat del partner), la detrazione in linea di principio spetta a chi ha sostenuto la spesa. In pratica, per le spese pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta di credito, bancomat), è possibile dimostrare chi ha effettivamente pagato e attribuire la detrazione alla persona corretta.

          Per le spese mediche, la regola è che la detrazione del 19% spetta alla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro. Se i due coniugi hanno spese sanitarie separate, ciascuno le porta in detrazione sulla propria quota del 730 congiunto. Se invece le spese mediche sono intestate a un familiare a carico (ad esempio un figlio), possono essere portate in detrazione dal coniuge con il reddito più alto, oppure ripartite tra entrambi nella percentuale più conveniente.

          Detrazioni per i figli a carico

          Un capitolo a parte meritano le detrazioni per figli a carico. A partire dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni IRPEF per figli fino a 21 anni sono state in gran parte sostituite dall’Assegno Unico. Restano tuttavia le detrazioni per figli da 21 anni in su (se a carico del nucleo familiare), che nel 730 congiunto 2026 si attribuiscono nella misura del 50% a ciascun coniuge oppure nella misura del 100% al coniuge con il reddito più elevato, se questo risulta più conveniente. La scelta va effettuata tenendo conto della capienza d’imposta di ciascun coniuge: se uno dei due ha un’imposta lorda molto bassa, potrebbe non riuscire a sfruttare completamente la propria quota di detrazione, e in quel caso è meglio concentrare tutto sul coniuge capiente.

          Quali spese si possono detrarre nel 730 congiunto

          Il 730/2026 congiunto permette di gestire una gamma molto ampia di spese detraibili. Vediamo le principali categorie, con le regole specifiche per la ripartizione tra i coniugi.

          Spese sanitarie e mediche

          Le spese sanitarie danno diritto a una detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro (solo per le spese del contribuente; per le spese dei familiari a carico non si applica la franchigia, e la detrazione del 19% è piena). Rientrano nelle spese mediche detraibili: visite specialistiche, esami di laboratorio, farmaci con ricetta medica, acquisto di dispositivi medici (occhiali, protesi, apparecchi acustici), spese odontoiatriche, interventi chirurgici e degenze ospedaliere. Dal 2020, le spese sanitarie sono detraibili solo se pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat), ad eccezione dei farmaci e dei ticket sanitari del SSN.

          Mutuo per l’abitazione principale

          Gli interessi passivi sul mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale danno diritto a una detrazione del 19% su un importo massimo di 4.000 euro annui (detrazione massima: 760 euro l’anno). Nel 730 congiunto, questa detrazione spetta ai coniugi nella proporzione degli interessi effettivamente pagati da ciascuno: se il mutuo è intestato a entrambi, ciascuno detrae il 50%; se è intestato a uno solo (ma l’altro è proprietario dell’immobile), la detrazione spetta solo all’intestatario del mutuo. Fanno eccezione i coniugi in cui uno dei due è “fiscalmente a carico” dell’altro: in quel caso, l’intestatario del mutuo può detrarre anche la quota dell’altro.

          Ristrutturazioni edilizie e Superbonus residui

          Le spese per la ristrutturazione edilizia (bonus ristrutturazione al 50%) e i residui del Superbonus 110% ancora in detrazione sono tra le voci più significative del 730/2026. Per le ristrutturazioni, la detrazione del 50% (fino a un massimale di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare) va ripartita in 10 quote annuali di pari importo: se la spesa è stata sostenuta congiuntamente da entrambi i coniugi, ciascuno porta in detrazione la propria quota. Per il Superbonus, i lavori conclusi entro il 31 dicembre 2023 con SAL hanno consentito detrazioni ancora fruibili nel 730/2026 sotto forma di quote residue: è importante verificare con attenzione l’intestazione dei bonifici e delle fatture per attribuire correttamente le quote tra i coniugi.

          Bonus mobili e grandi elettrodomestici

          Il bonus mobili 2026 consente di detrarre il 50% delle spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata (A o superiore per forni e lavastoviglie, E o superiore per lavatrice e frigorifero), a condizione che le spese siano collegate a un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato nel 2025 o nel 2026. Il limite massimo di spesa detraibile per il 2026 è di 5.000 euro, con una detrazione massima di 2.500 euro, ripartita in 10 quote annuali. Nel 730 congiunto, la detrazione spetta al coniuge che ha sostenuto la spesa e che ha avviato i lavori di ristrutturazione.

          Spese per l’istruzione dei figli

          Le spese per l’istruzione (rette di asili nido, scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie, università) danno diritto a detrazioni fiscali specifiche. Per gli asili nido, la detrazione è del 19% su un massimo di 632 euro per figlio. Per le scuole di ogni ordine e grado (pubbliche e private parificate), la detrazione è del 19% su un massimo di 800 euro per studente. Per le università, la detrazione riguarda le tasse di iscrizione, con un limite legato al corrispondente importo delle tasse universitarie statali. Nel 730 congiunto, queste spese si attribuiscono al coniuge che le ha effettivamente pagate, oppure vengono ripartite secondo la convenienza fiscale.

          Errori comuni nel 730 congiunto e come evitarli

          La complessità del 730 congiunto 2026 si traduce purtroppo in una serie di errori ricorrenti che possono costare rimborsi persi o, peggio, accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ecco gli errori più frequenti che i consulenti del CAF Centro Fiscale si trovano a correggere ogni anno.

          Il primo e più comune errore è l’errata attribuzione delle detrazioni: molte coppie attribuiscono le spese mediche o le rate del mutuo al coniuge sbagliato, senza considerare quale dei due abbia la capienza fiscale sufficiente per sfruttarle completamente. Il risultato è che una parte delle detrazioni va sprecata, riducendo il rimborso finale. Un secondo errore frequente riguarda le spese non tracciabili: dal 2020, le spese sanitarie pagate in contanti (ad eccezione dei farmaci) non danno diritto alla detrazione del 19%. Molti contribuenti continuano a indicare queste spese in dichiarazione, esponendosi a contestazioni in sede di controllo formale.

          Un terzo errore riguarda la dichiarazione del coniuge a carico: se uno dei coniugi ha un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (oppure 4.000 euro se ha meno di 24 anni), può essere considerato “a carico” dell’altro ai fini delle detrazioni per familiari a carico. In questo caso, il coniuge capiente può detrarre una quota aggiuntiva, ma l’importo varia in base al reddito del coniuge a carico e al reddito complessivo del dichiarante. Sbagliare questa compilazione porta a detrazioni non spettanti o, viceversa, a perdere detrazioni legittime. Infine, un errore molto frequente riguarda la scelta sbagliata di chi fa da dichiarante principale: se il dichiarante ha un reddito troppo basso per supportare il conguaglio del debito eventuale, il sostituto d’imposta potrebbe avere difficoltà a trattenere le somme dovute, con conseguenti irregolarità nel cedolino paga.

          Quando NON conviene il 730 congiunto

          Sebbene il 730 congiunto 2026 offra numerosi vantaggi, esistono situazioni in cui la scelta di presentare dichiarazioni separate risulta più conveniente o addirittura obbligatoria. Conoscere questi casi aiuta a fare la scelta giusta fin dall’inizio, evitando errori difficili da correggere.

          Il caso più ovvio è quello della separazione legale o del divorzio: i coniugi separati legalmente non possono presentare il 730 congiunto, anche se la separazione è recente e i due continuano a vivere nello stesso domicilio. La data di riferimento per verificare lo stato civile è il 31 dicembre dell’anno di imposta (per il 730/2026 si fa riferimento al 31 dicembre 2025): se a quella data la separazione era già in atto, le dichiarazioni devono essere necessariamente separate.

          Un secondo caso in cui il 730 congiunto non conviene riguarda le situazioni in cui entrambi i coniugi hanno debiti fiscali significativi: nel 730 congiunto, il debito complessivo viene addebitato al dichiarante principale tramite il suo sostituto d’imposta. Se il debito è molto elevato, potrebbe essere preferibile presentare dichiarazioni separate per diluire i versamenti. Analogamente, se uno dei coniugi ha crediti da precedenti dichiarazioni già in fase di rimborso, la presentazione del 730 congiunto potrebbe creare complicazioni nella gestione di quei crediti pregressi.

          Infine, il 730 congiunto può non essere la scelta giusta quando uno dei coniugi è un lavoratore autonomo senza sostituto d’imposta e deve presentare il modello Redditi PF per altri redditi non compatibili con il modello 730 (ad esempio plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate, redditi da impresa, ecc.). In questi casi, anche l’altro coniuge che potrebbe presentare il 730 potrebbe valutare la convenienza di presentare il modello Redditi PF in forma congiunta, se disponibile, oppure separatamente.

          Scadenze 730/2026: le date da non perdere

          Rispettare le scadenze del 730/2026 è fondamentale per non perdere i rimborsi in busta paga a luglio e per evitare sanzioni. Il calendario fiscale 2026 prevede le seguenti date chiave per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

          Il 730 precompilato è reso disponibile dall’Agenzia delle Entrate sul portale online a partire dal 30 aprile 2026. Dalla stessa data, è possibile accettarlo senza modifiche, modificarlo oppure delegarne la gestione al CAF. La presentazione diretta del 730 precompilato da parte del contribuente (senza intermediari) è possibile fino al 30 settembre 2026.

          Per chi si affida al CAF o al sostituto d’imposta per la presentazione del 730 ordinario (non precompilato), le scadenze sono le seguenti:

          • Entro il 30 giugno 2026: presentazione al CAF per garantire il conguaglio nel cedolino di luglio (la scadenza più conveniente per chi si aspetta un rimborso)
          • Dal 1° luglio al 31 agosto 2026: il sostituto d’imposta effettua il conguaglio nel cedolino di settembre o di ottobre
          • Entro il 30 settembre 2026: termine ultimo assoluto per la presentazione del 730 (sia precompilato che tramite CAF)

          I pensionati che ricevono il rimborso tramite INPS seguono un calendario leggermente diverso: le dichiarazioni presentate entro fine giugno vengono conguagliate nel cedolino di agosto, mentre quelle presentate tra luglio e settembre vengono conguagliate a novembre-dicembre. Chi non presenta il 730 entro il 30 settembre 2026 perde la possibilità di utilizzare questo modello per l’anno di imposta 2025 e deve ricorrere alla dichiarazione dei redditi tramite modello Redditi PF, con scadenza al 31 ottobre 2026 (per la presentazione telematica).

          Tabella riepilogativa scadenze 730/2026

          DataEventoRimborso in busta paga
          30 aprile 2026Disponibile il 730 precompilato–
          30 giugno 2026Scadenza per rimborso a luglio (via CAF)Luglio 2026
          31 agosto 2026Secondo termine intermedioSettembre/Ottobre 2026
          30 settembre 2026Termine ultimo assoluto 730Novembre/Dicembre 2026
          31 ottobre 2026Termine Modello Redditi PF (telematico)Rimborso diretto AdE

          La raccomandazione del CAF Centro Fiscale è sempre quella di presentare la dichiarazione il prima possibile, idealmente entro fine giugno, per ricevere il conguaglio positivo già a luglio. Ogni mese di ritardo nella presentazione significa attendere un mese in più per il rimborso, che nel frattempo continua a giacere “congelato” senza interessi.

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Conclusione: ottimizza il tuo 730 congiunto con il CAF

          Il 730 congiunto 2026 è uno strumento potente nelle mani di chi lo sa usare correttamente. La corretta ripartizione delle detrazioni fiscali, la scelta ottimale del dichiarante principale, la gestione delle spese per figli a carico e il rispetto delle scadenze sono tutti elementi che possono fare la differenza di centinaia o addirittura di migliaia di euro nel rimborso finale. Affidarsi a professionisti esperti come quelli del CAF Centro Fiscale di Udine significa non lasciare nulla al caso: ogni detrazione viene verificata, ogni spesa analizzata per trovare la soluzione fiscalmente più conveniente per la tua famiglia, sia in ufficio che online da tutta Italia.

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          Domande frequenti sul 730 congiunto 2026

          Chi puo presentare il 730 congiunto 2026?

          Il 730 congiunto puo essere presentato dai coniugi non legalmente separati e dai partner di unioni civili registrate (ai sensi della Legge 76/2016). Almeno uno dei due deve avere un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico). Le coppie di fatto (conviventi non sposati) non possono presentare il 730 congiunto.

          Quando arriva il rimborso del 730 congiunto?

          Se la dichiarazione viene presentata entro il 30 giugno 2026, il rimborso (conguaglio positivo) arriva in busta paga a luglio 2026. Per le dichiarazioni presentate tra luglio e agosto, il rimborso arriva a settembre-ottobre. Per quelle di settembre, a novembre-dicembre. I pensionati ricevono il rimborso nel cedolino della pensione di agosto (per dichiarazioni entro giugno) o di novembre-dicembre (per dichiarazioni di luglio-settembre).

          Come si ripartiscono le detrazioni tra i coniugi nel 730 congiunto?

          Le detrazioni spettano al coniuge che ha effettivamente sostenuto la spesa. Per le spese dei figli a carico, la detrazione si attribuisce al 50% a ciascun coniuge oppure al 100% al coniuge con reddito piu elevato (se l’altro non ha capienza fiscale sufficiente). Per le spese mediche, spetta la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro. E sempre consigliabile affidarsi a un CAF per ottimizzare la ripartizione.

          Cosa succede se uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta?

          Se e il coniuge dichiarante (non il dichiarante principale) a non avere un sostituto d’imposta, non ci sono problemi: il conguaglio avviene comunque tramite il sostituto del dichiarante principale. Se invece e il dichiarante principale a non avere un sostituto d’imposta, il 730 congiunto non e applicabile: occorre presentare il Modello Redditi PF, e l’eventuale rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

          E conveniente il 730 congiunto se entrambi i coniugi lavorano?

          Generalmente si, perche permette di ottimizzare le detrazioni (attribuendole al coniuge con reddito maggiore), semplifica la burocrazia e garantisce rimborsi rapidi in busta paga. Tuttavia, e necessario valutare caso per caso: se entrambi hanno debiti fiscali elevati, potrebbe essere piu conveniente presentare dichiarazioni separate. Il CAF Centro Fiscale effettua sempre una verifica preventiva della convenienza.


          Hai bisogno di assistenza per il 730 congiunto?

          Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a ottimizzare il tuo 730/2026 congiunto: massimizziamo le detrazioni, gestiamo la ripartizione delle spese e garantiamo il rimborso piu rapido possibile. Servizio disponibile sia in ufficio a Udine che online da tutta Italia.

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            Paola Zilli
            07/08/2026
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            Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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            Jacqueline B.
            06/08/2026
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            Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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            Maura Masutto
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            Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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            Issam Elhefnawi
            31/07/2026
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            Molto gentile
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            Sibongile Moyana
            30/07/2026
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            Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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            Sabrina Cirina
            23/07/2026
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            Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
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            robert poletto
            17/07/2026
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            Fantastici
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            Geanina Gaita
            16/07/2026
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            Molto bravi e disponibili Mi sono sempre trovata molto bene Consigliato

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            Maggio 4, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-04 07:42:582026-05-31 17:57:58730/2026 Congiunto: Come Ottenere i Rimborsi Rapidamente e Gestire le Detrazioni
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