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CAF Centro Fiscale
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Revoca Dimissioni Online 2026: 7 Giorni per Ripensarci, Procedura e Tutele

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Hai inviato le dimissioni online sul portale ClicLavoro ma hai cambiato idea? La legge ti dà 7 giorni di tempo per revocarle. Questo diritto di ripensamento, introdotto dalla Legge Fornero (L. 92/2012) e confermato dal Jobs Act (D.Lgs. 151/2015), vale anche per le dimissioni telematiche obbligatorie. Scopri come procedere, entro quando e cosa succede al tuo rapporto di lavoro.

Il Diritto di Revoca: 7 Giorni Perentori

L’art. 26, comma 2, del D.Lgs. 151/2015 (Jobs Act) stabilisce che le dimissioni rese con procedura telematica possono essere revocate dal lavoratore entro 7 giorni dalla data di trasmissione. Questo termine è perentorio: oltre i 7 giorni, la revoca non è piu ammessa per via telematica e il recesso produce i suoi effetti.

Il termine decorre dalla data di trasmissione telematica del modulo, non dalla data di ricevimento da parte del datore o dalla data di decorrenza del preavviso. È un termine brevissimo che richiede tempestività.

Per la procedura completa delle dimissioni telematiche e il funzionamento del portale, leggi: Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale e Procedura Completa.

Come Revocare le Dimissioni sul Portale ClicLavoro

La procedura di revoca avviene sullo stesso portale usato per le dimissioni. Ecco i passaggi:

  1. Accedi al portale Servizi Lavoro (cliclavoro.gov.it) con le tue credenziali SPID, CIE o CNS
  2. Vai nella sezione “Comunicazioni telematiche” o “Le mie dimissioni”
  3. Individua la comunicazione di dimissioni inviata di recente
  4. Seleziona l’opzione “Revoca” relativa a quella comunicazione
  5. Conferma la revoca: il sistema genera una ricevuta elettronica della revoca
  6. Conserva la ricevuta: è la prova documentale che la revoca è avvenuta nei termini

La revoca inviata telematicamente viene comunicata automaticamente al datore di lavoro e alle autorità competenti. Non serve inviare comunicazioni scritte aggiuntive al datore.

Effetti della Revoca sul Rapporto di Lavoro

La revoca tempestiva ha un effetto retroattivo: il rapporto di lavoro si considera come mai interrotto. Questo significa che:

  • Preavviso: se era gia decorso (in tutto o in parte), viene annullato. Il lavoratore non deve restituire alcunche per il preavviso non lavorato
  • Stipendio: la retribuzione del periodo tra le dimissioni e la revoca spetta normalmente al lavoratore
  • Ferie e permessi maturati: continuano ad accumularsi senza interruzione
  • Anzianita di servizio: non subisce interruzioni
  • TFR: continua a maturare regolarmente

Cosa Succede se il Datore ha Gia Assunto il Sostituto

Il diritto di revoca è unilaterale: il datore di lavoro non puo opporsi. Anche se nel frattempo ha avviato le procedure per assumere un sostituto, è tenuto a riaccogliere il lavoratore in servizio.

Nella pratica possono crearsi situazioni di tensione: il datore potrebbe non gradire il ripensamento. Tuttavia, legalmente, il rifiuto del datore di riaccogliere il lavoratore configurerebbe un licenziamento senza giusta causa, con tutte le tutele che ne derivano (art. 18 Statuto dei Lavoratori o disciplina del Jobs Act a seconda del numero di dipendenti e della data di assunzione).

Datore ha Comunicato la Cessazione all’INPS: Come Annullare

Se il datore ha gia inviato la comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro al Centro per l’Impiego (Unilav) e/o all’INPS, la revoca delle dimissioni automaticamente richiede l’annullamento di quella comunicazione. Questo avviene tecnicamente con una comunicazione integrativa (rettifica) da parte del datore al sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie.

Il lavoratore non deve occuparsi direttamente di questo: è un obbligo del datore. In caso di inadempienza, il Patronato puo assistere per risolvere le anomalie previdenziali che potrebbero derivarne.

Revoca e NASPI: Cosa Succede alla Disoccupazione

Se tra le dimissioni e la revoca il lavoratore ha gia presentato domanda di NASPI all’INPS, la revoca comporta il ritiro automatico della domanda di disoccupazione (il rapporto di lavoro non è mai cessato). Se l’INPS avesse gia avviato il pagamento della NASPI, le somme percepite nel periodo intermedio andrebbero restituite.

Situazione delicata ma risolvibile: il Patronato assiste nella gestione del rapporto con l’INPS per regolarizzare la posizione senza sanzioni.

Dimissioni per Via Telematica: Eccezioni all’Obbligo

Le dimissioni telematiche non si applicano in tutti i casi. Sono esonerati dall’obbligo (e quindi non possono revocare telematicamente):

  • Lavoratori domestici (colf, badanti)
  • Dirigenti
  • Lavoratori in periodo di prova (se le dimissioni avvengono entro il periodo di prova)
  • Lavoratori marittimi
  • Padri/madri in congedo che si dimettono durante la tutela

Per questi lavoratori, la revoca delle dimissioni segue le regole del diritto civile (accordo tra le parti o contestazione giudiziale), senza lo strumento del portale telematico.

FAQ — Domande Frequenti sulla Revoca Dimissioni

Posso revocare le dimissioni dopo 7 giorni?

Non tramite la procedura telematica. Dopo i 7 giorni, per “ritirare” le dimissioni serve un accordo scritto con il datore di lavoro, che ha piena discrezionalita di accettare o rifiutare. La legge non impone al datore di riaccogliere il lavoratore una volta scaduto il termine perentorio di revoca.

Posso revocare le dimissioni durante il periodo di preavviso?

Si, purche siano trascorsi meno di 7 giorni dalla trasmissione telematica. Il termine dei 7 giorni decorre dalla trasmissione, non dalla fine del preavviso.

Il datore puo impedire la revoca?

No. Entro i 7 giorni il diritto di revoca e incondizionato. Il datore non puo impedire la revoca ne condizionarla ad accordi o compensazioni. Qualsiasi tentativo in questo senso e illegittimo.

Cosa succede se il portale ClicLavoro non funziona nei 7 giorni?

In caso di malfunzionamento del portale, e consigliabile documentare immediatamente il tentativo di accesso e i problemi riscontrati (screenshot con data e ora). Il Patronato puo assistere per presentare la revoca tramite canali alternativi e proteggere il diritto del lavoratore.

Hai Bisogno di Assistenza? Contatta il Patronato

Se hai inviato le dimissioni per errore o hai cambiato idea, agisci entro 7 giorni. Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente nella procedura di revoca e nella gestione di eventuali complicazioni con il datore di lavoro o l’INPS. Contattaci subito per non perdere il termine.

Luglio 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-13 11:00:002026-06-14 22:06:22Revoca Dimissioni Online 2026: 7 Giorni per Ripensarci, Procedura e Tutele
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Cedolino pensione luglio 2026: conguagli e trattenute

Pensione 2026 INPS

A luglio arriva per molti pensionati un cedolino diverso dal solito, più ricco di voci e spesso più difficile da interpretare. Il cedolino pensione luglio 2026 non contiene infatti solo la rata mensile ordinaria: in molti casi si sommano la quattordicesima, eventuali conguagli fiscali e diverse trattenute che possono far salire o scendere l’importo netto accreditato. Capire come leggere questo documento è fondamentale per non avere brutte sorprese e per verificare che tutto sia corretto.

In questo articolo ci concentriamo proprio su questo: non tanto sugli importi della quattordicesima, di cui si è già parlato diffusamente, quanto sul funzionamento complessivo del cedolino pensione di luglio 2026, con particolare attenzione ai conguagli e alle trattenute fiscali che incidono sul netto pagato. Questo cedolino si inserisce nel più ampio quadro dei pagamenti INPS di luglio 2026, che comprendono anche altre prestazioni INPS, e per chi ha presentato la dichiarazione dei redditi può essere utile monitorare in parallelo anche il rimborso 730 2026.

Cosa contiene il cedolino pensione luglio 2026

Il cedolino pensione luglio 2026 riporta diverse voci che si sommano o si sottraggono tra loro per arrivare all’importo netto finale. Comprenderle una per una è il primo passo per leggere correttamente il proprio accredito e accorgersi subito di eventuali anomalie.

  • Rata di pensione ordinaria del mese, calcolata secondo l’importo lordo annuo diviso per le mensilità;
  • Quattordicesima, se il pensionato ne ha diritto e la matura entro il 31 luglio 2026;
  • Eventuale conguaglio fiscale, positivo o negativo, derivante dal ricalcolo delle imposte;
  • Trattenute IRPEF mensili in acconto, calcolate sull’imponibile pensionistico;
  • Addizionali regionali e comunali, trattenute in acconto o a saldo secondo il calendario fiscale;
  • Altre trattenute, come cessioni del quinto, pignoramenti o contributi a casse assistenziali.

Non tutte queste voci compaiono ogni mese: alcune, come il conguaglio fiscale, si concentrano in periodi precisi dell’anno, spesso proprio a cavallo dell’estate o a fine anno. Per questo il cedolino pensione di luglio 2026 può apparire più complesso rispetto ai mesi ordinari.

Il conguaglio fiscale: cosa significa

Uno degli elementi che più spesso confonde chi legge il proprio cedolino è il conguaglio fiscale. Si tratta di un meccanismo di ricalcolo che l’INPS applica periodicamente per allineare le imposte effettivamente dovute a quelle già trattenute mese per mese in via provvisoria.

In pratica, ogni mese l’INPS applica una ritenuta IRPEF in acconto sulla pensione lorda, calcolata in base agli scaglioni di reddito e alle detrazioni spettanti. Questo calcolo è però provvisorio, perché si basa su stime che possono variare nel corso dell’anno: cambio di aliquota per superamento di uno scaglione, variazione dei redditi complessivi del pensionato, riconoscimento di nuove detrazioni o oneri deducibili. Quando l’INPS effettua il conguaglio, confronta quanto trattenuto fino a quel momento con quanto effettivamente dovuto, e la differenza genera un conguaglio a credito (se è stato trattenuto di più del dovuto, e quindi il pensionato riceve un rimborso nel cedolino) oppure un conguaglio a debito (se è stato trattenuto di meno, e la differenza viene recuperata con una trattenuta aggiuntiva).

Il sistema di calcolo dell’IRPEF sulla pensione segue gli stessi scaglioni applicati agli altri redditi da lavoro e pensione: attualmente sono tre fasce di aliquota, che salgono progressivamente in base al reddito complessivo. Il dettaglio esatto delle soglie e delle percentuali applicabili al singolo caso va sempre verificato sul cedolino specifico, perché dipende dalla situazione reddituale complessiva del pensionato, comprese eventuali altre entrate.

Addizionali regionali e comunali nel cedolino

Oltre all’IRPEF nazionale, il cedolino pensione riporta anche le addizionali regionali e comunali, due imposte locali che si aggiungono alla tassazione principale. Queste addizionali vengono calcolate sul reddito imponibile dell’anno precedente e trattenute, in genere, a rate durante l’anno successivo.

Per il pensionato è importante sapere che queste voci possono comparire come acconto (una previsione basata sui redditi dell’anno in corso) oppure come saldo (il conguaglio definitivo sui redditi dell’anno precedente, una volta note le cifre esatte). Le aliquote di addizionale regionale variano da regione a regione, mentre quelle comunali variano da comune a comune: per questo motivo due pensionati con lo stesso reddito, ma residenti in territori diversi, possono avere trattenute leggermente differenti nel proprio cedolino.

Quando le addizionali vengono trattenute insieme a un conguaglio fiscale, come può succedere nel cedolino pensione di luglio 2026, l’importo netto accreditato può apparire più basso rispetto alle attese, anche se la quattordicesima è stata correttamente erogata. Ecco perché è essenziale leggere ogni voce separatamente, senza fermarsi al solo totale finale.

La quattordicesima nel cedolino di luglio

Tra le voci più attese nel cedolino pensione luglio 2026 c’è naturalmente la quattordicesima, una mensilità aggiuntiva riconosciuta ai pensionati con determinati requisiti di età e di reddito. Per il 2026 il requisito anagrafico richiede di aver compiuto, o di compiere entro il 31 dicembre 2026, almeno 64 anni.

Non tutti i beneficiari la ricevono nello stesso mese: chi matura i requisiti entro il 31 luglio 2026 la trova accreditata proprio nel cedolino di questo mese, mentre chi li matura successivamente la riceverà a dicembre 2026. In entrambi i casi l’erogazione avviene automaticamente e d’ufficio, senza che il pensionato debba presentare alcuna domanda: è l’INPS stessa a verificare il possesso dei requisiti e a disporre il pagamento.

L’importo della quattordicesima non è uguale per tutti: esistono tre fasce differenziate, calcolate in base agli anni di contributi versati durante la vita lavorativa e al reddito complessivo del pensionato rispetto ai limiti stabiliti per l’accesso alla prestazione. Come riferimento generale per le soglie reddituali si può considerare la pensione minima 2026, fissata a 611,85 euro mensili, valore che l’INPS utilizza come parametro per calcolare i limiti di accesso a diverse prestazioni assistenziali, quattordicesima compresa.

Quando la quattordicesima compare nel cedolino insieme a un conguaglio fiscale o a trattenute per addizionali, il totale netto pagato a luglio può risultare diverso da quanto ci si aspetterebbe considerando solo l’importo della mensilità aggiuntiva. Per questo motivo consigliamo sempre di controllare riga per riga il proprio cedolino, senza limitarsi al saldo finale.

Altre trattenute che possono comparire nel cedolino

Oltre a IRPEF e addizionali, nel cedolino pensione possono comparire altre voci di trattenuta, legate a situazioni personali del pensionato. È utile conoscerle per non confonderle con errori di calcolo.

  • Cessione del quinto della pensione, se il pensionato ha in corso un finanziamento con trattenuta diretta;
  • Pignoramenti disposti da autorità giudiziaria per debiti verso terzi, entro i limiti di legge;
  • Contributi volontari a casse sindacali, assistenziali o polizze collettive;
  • Recupero di indebiti pregressi, cioè somme erogate in eccesso in mesi precedenti e ora recuperate a rate;
  • Ritenute per redditi da lavoro accessorio, nel caso di pensionati che continuano a percepire compensi occasionali.

Ognuna di queste trattenute compare come riga separata nel cedolino, con una causale specifica. Quando più voci si sovrappongono nello stesso mese, come può accadere a luglio con quattordicesima e conguaglio, il documento diventa più articolato e la lettura richiede maggiore attenzione.

Come verificare il proprio cedolino pensione

Di fronte a un cedolino pensione luglio 2026 con più voci sommate, il consiglio è di non limitarsi a guardare l’importo totale accreditato, ma di analizzare ogni singola riga: rata ordinaria, quattordicesima se spettante, eventuale conguaglio fiscale con relativo segno (a credito o a debito), addizionali regionali e comunali, altre trattenute. Solo così si può capire davvero se l’importo ricevuto corrisponde a quanto dovuto.

In caso di dubbi su un conguaglio fiscale inatteso, su una trattenuta non chiara o su un importo di quattordicesima diverso da quello previsto, è sempre meglio far verificare il proprio cedolino pensione da un professionista, piuttosto che tentare interpretazioni approssimative che potrebbero portare a errori o a mancate segnalazioni di anomalie all’INPS.

Domande frequenti sul cedolino pensione luglio 2026 e i conguagli

Perché il mio cedolino pensione di luglio 2026 è diverso dal solito?
Perché in questo mese possono sommarsi più voci contemporaneamente: la rata ordinaria, l’eventuale quattordicesima, un conguaglio fiscale e le trattenute per addizionali regionali e comunali. Questo rende il totale netto diverso rispetto ai mesi standard.

Cos’è il conguaglio fiscale sul cedolino pensione?
È il ricalcolo periodico delle imposte dovute sulla pensione, che confronta quanto trattenuto in acconto durante l’anno con quanto effettivamente dovuto. Se la trattenuta è stata insufficiente si genera un conguaglio a debito, se è stata eccessiva un conguaglio a credito.

Le addizionali regionali e comunali si pagano tutti i mesi?
Le addizionali vengono trattenute a rate durante l’anno, come acconto sui redditi dell’anno in corso, e poi conguagliate a saldo quando sono note le cifre definitive dell’anno precedente. Per questo l’importo trattenuto può variare di mese in mese.

La quattordicesima è soggetta a conguaglio fiscale?
La quattordicesima segue proprie regole di erogazione legate ai requisiti di età e reddito, ma rientra comunque nel reddito complessivo che l’INPS considera per i calcoli fiscali dell’anno, compresi eventuali conguagli successivi.

Cosa fare se noto una trattenuta anomala nel cedolino?
È consigliabile far controllare il cedolino da un professionista esperto, per capire se si tratta di un conguaglio legittimo, di un errore o di un’altra causale che richiede un chiarimento con l’INPS.

Leggere correttamente il proprio cedolino pensione non è sempre semplice, soprattutto quando si sovrappongono più voci come conguagli fiscali, addizionali e trattenute varie. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per aiutarti a interpretare ogni riga del cedolino e verificare che gli importi accreditati siano corretti, sia in ufficio che online.
Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Luglio 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-13 10:00:002026-07-12 09:45:19Cedolino pensione luglio 2026: conguagli e trattenute
SUCCESSIONI

Testamento 2026: Guida Completa su Come Scriverlo e Renderlo Valido

Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine

Indice dei Contenuti

  1. Cos’è il Testamento e Perché Farlo
  2. Testamento Olografo 2026: Come Scriverlo a Mano
  3. Testamento Pubblico 2026: Procedura dal Notaio
  4. Testamento Segreto 2026: Quando Usarlo
  5. Quote Disponibili e Legittimari nel Testamento 2026
  6. Revoca e Modifica del Testamento
  7. Pubblicazione del Testamento dopo il Decesso
  8. Domande Frequenti

Redigere un testamento 2026 è un atto di responsabilità che permette di garantire che i propri beni vengano distribuiti secondo le proprie volontà dopo la morte. Molte persone rimandano questa decisione pensando che sia necessario rivolgersi a un notaio o che la procedura sia complessa. In realtà, è possibile scrivere un testamento valido anche da soli, purché si rispettino alcuni requisiti fondamentali previsti dalla legge italiana.

Sapere come scrivere un testamento 2026 correttamente è essenziale per evitare che il documento venga impugnato o dichiarato nullo. Esistono diverse tipologie di testamento (olografo, pubblico e segreto), ciascuna con caratteristiche specifiche e requisiti di validità differenti. La scelta della forma più adatta dipende dalle proprie esigenze, dalla complessità del patrimonio e dal livello di riservatezza desiderato.

In questa guida completa scoprirai tutto quello che serve sapere sul testamento 2026: dalle diverse tipologie esistenti ai requisiti legali, dalle quote riservate ai legittimari alle modalità di revoca e modifica, fino alla pubblicazione dopo il decesso. Al termine dell’articolo troverai anche le risposte alle domande più frequenti e il supporto del CAF Centro Fiscale di Udine per la gestione della successione.

Cos’è il Testamento e Perché Farlo

Il testamento è un atto giuridico formale con cui una persona (detta testatore) dispone delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Si tratta di un documento revocabile in qualsiasi momento, che esprime le ultime volontà del testatore riguardo alla destinazione del proprio patrimonio.

Redigere un testamento 2026 offre numerosi vantaggi concreti. Innanzitutto, permette di decidere autonomamente come distribuire i propri beni tra gli eredi, nel rispetto delle quote riservate per legge ai familiari più stretti (i cosiddetti legittimari). Senza testamento, infatti, l’eredità viene ripartita secondo le regole della successione legittima, che potrebbero non corrispondere alle effettive volontà del defunto.

Un altro motivo importante per fare testamento riguarda la possibilità di destinare parte del patrimonio a persone che altrimenti non avrebbero diritto all’eredità, come amici, conviventi non sposati, associazioni o enti benefici. Il testamento consente inoltre di nominare un esecutore testamentario, figura che vigila sull’esecuzione delle disposizioni e facilita la gestione pratica della successione.

Fare testamento significa anche evitare conflitti familiari. Quando le volontà del defunto sono chiaramente espresse in un documento valido, si riducono le possibilità di contrasti tra eredi e si semplifica notevolmente l’iter successorio. Questo aspetto è particolarmente rilevante in presenza di situazioni familiari complesse, come matrimoni precedenti, figli di diverse unioni o beni da destinare con criteri particolari.

Testamento Olografo 2026: Come Scriverlo a Mano

Il testamento olografo è la forma più semplice e diffusa di testamento in Italia. Si chiama “olografo” (dal greco “olos” = tutto e “grafos” = scritto) perché deve essere scritto interamente a mano dal testatore. È la soluzione ideale per chi desidera redigere le proprie volontà in modo riservato, senza coinvolgere notai o testimoni, e senza sostenere alcun costo.

Per essere valido, il testamento olografo deve rispettare tre requisiti essenziali previsti dall’articolo 602 del Codice Civile:

Requisiti del Testamento Olografo

1. Autografia completa

L’intero testamento deve essere scritto a mano dal testatore, dalla prima all’ultima parola. Non è ammesso l’uso di computer, macchine da scrivere, stampanti o qualsiasi altro mezzo meccanico, nemmeno per una singola parola. La scrittura deve essere la propria abituale: non è necessario che sia elegante o perfettamente leggibile, ma deve essere riconducibile con certezza al testatore.

Se anche solo una parte del testo è dattiloscritta o stampata, il testamento è nullo. Questa regola garantisce che il documento sia effettivamente frutto della volontà personale del testatore, senza possibili manipolazioni.

2. Data completa

Il testamento olografo deve contenere la data completa di redazione, con giorno, mese e anno (esempio: “15 marzo 2026” oppure “15/03/2026”). La data è fondamentale per diversi motivi: permette di verificare che il testatore fosse capace di intendere e volere al momento della scrittura, consente di stabilire quale sia l’ultimo testamento valido in caso di più documenti, e serve a determinare l’ordine cronologico delle disposizioni.

L’assenza della data non comporta sempre la nullità assoluta del testamento, ma può causarne l’annullabilità su richiesta degli eredi, soprattutto se la mancanza della data genera dubbi sulla capacità del testatore o sulla priorità tra più testamenti.

3. Sottoscrizione finale

Il testatore deve firmare il documento alla fine delle disposizioni. La firma non deve necessariamente riportare nome e cognome completi: è sufficiente qualsiasi sottoscrizione che permetta di identificare con certezza il testatore (può essere anche un soprannome, se abitualmente usato). La firma deve trovarsi dopo le disposizioni testamentarie, perché segna la conclusione definitiva del documento. Testo scritto dopo la firma potrebbe non essere considerato valido.

Consigli Pratici per Scrivere un Testamento Olografo Valido

Quando redigi il tuo testamento olografo 2026, segui questi suggerimenti pratici per evitare problemi futuri:

Usa un linguaggio chiaro e comprensibile. Evita formule troppo complesse o ambigue. Scrivi frasi semplici come “Lascio il mio appartamento in via Roma 10 a mio figlio Marco” anziché usare termini tecnici che potrebbero generare interpretazioni diverse.

Identifica chiaramente i beni e gli eredi. Specifica con precisione quali beni destini a ciascun erede, indicando gli immobili con indirizzo completo, i conti correnti con il nome della banca, e le persone beneficiarie con nome, cognome e grado di parentela.

Non lasciare spazi bianchi significativi. Evita di lasciare righe vuote o ampi margini che potrebbero permettere aggiunte fraudolente successive. Se rimane spazio dopo la fine del testo, traccia una linea fino alla firma.

Conservalo in luogo sicuro ma accessibile. Il testamento olografo va conservato dove possa essere facilmente trovato dopo la tua morte. Puoi tenerlo in cassaforte, depositarlo presso un notaio (che ne garantirà la conservazione a pagamento), o affidarlo a una persona di fiducia informando altri familiari dell’esistenza del documento.

Scrivi in modo leggibile. Anche se la legge non richiede una calligrafia perfetta, una scrittura chiara evita contestazioni e facilitare l’interpretazione delle tue volontà.

Evita correzioni eccessive. Se devi modificare qualcosa, è preferibile riscrivere l’intero testamento anziché fare cancellature o aggiunte che potrebbero sollevare dubbi sulla loro autenticità o genuinità.

Testamento Pubblico 2026: Procedura dal Notaio

Il testamento pubblico è la forma più solenne e sicura di testamento, disciplinata dall’articolo 603 del Codice Civile. Viene redatto da un notaio in presenza di due testimoni, con garanzia di massima certezza legale e impossibilità di smarrimento o manomissione.

Questo tipo di testamento è particolarmente consigliato quando il patrimonio da distribuire è complesso (con immobili in diverse località, partecipazioni societarie, beni all’estero), quando il testatore ha difficoltà a scrivere per motivi fisici, o quando vuole la certezza assoluta che le proprie volontà vengano espresse in modo giuridicamente ineccepibile.

Come si Fa il Testamento Pubblico

La procedura per redigere un testamento pubblico 2026 segue questi passaggi formali:

1. Dichiarazione al notaio

Il testatore si presenta dal notaio e dichiara oralmente le proprie volontà. Non è necessario portare un testo scritto: è sufficiente spiegare chiaramente come si desidera distribuire il patrimonio. Il notaio ascolta e prende nota, eventualmente facendo domande per chiarire ogni aspetto.

2. Redazione dell’atto

Il notaio mette per iscritto le volontà del testatore in un linguaggio giuridicamente corretto, garantendo che le disposizioni siano conformi alla legge e rispettino le quote riservate ai legittimari. Il documento viene redatto su carta bollata secondo gli standard notarili.

3. Lettura in presenza di testimoni

Il notaio legge il testamento ad alta voce in presenza del testatore e di due testimoni. I testimoni devono essere maggiorenni, capaci di intendere e volere, e non possono essere beneficiari del testamento né parenti stretti del testatore o del notaio.

4. Sottoscrizione

Dopo la lettura, il testamento viene firmato dal testatore, dai due testimoni e dal notaio. Quest’ultimo certifica che tutte le formalità sono state rispettate e che il testatore era pienamente capace al momento della dichiarazione.

5. Conservazione

L’originale del testamento pubblico rimane custodito nell’archivio del notaio, che ne garantisce la conservazione illimitata. Il notaio può rilasciare copie autentiche su richiesta del testatore in vita, mentre dopo la morte l’accesso è consentito agli eredi legittimi.

Costi del Testamento Pubblico

Redigere un testamento pubblico comporta dei costi, che si compongono di diverse voci:

Onorario notarile: Si tratta del compenso professionale del notaio, che varia in base alla complessità delle disposizioni e al valore del patrimonio. In media, per un testamento pubblico standard con disposizioni semplici, l’onorario si colloca tra 800 e 1.500 euro. Per patrimoni molto consistenti o disposizioni complesse, il costo può aumentare.

Imposta di registro: È dovuta un’imposta fissa di 200 euro al momento della redazione del testamento pubblico.

Imposte ipotecarie e catastali: Se il testamento contiene disposizioni relative a immobili, potrebbero essere dovute anche imposte ipotecarie e catastali, ciascuna di 200 euro.

Costi di conservazione: La conservazione del testamento nell’archivio notarile è inclusa nell’onorario iniziale e non prevede costi aggiuntivi annuali.

Nonostante questi costi iniziali, il testamento pubblico offre vantaggi significativi: eliminazione del rischio di smarrimento, certezza assoluta della validità legale, impossibilità di contestazioni sulla genuinità del documento, e assistenza professionale nella formulazione delle disposizioni.

Testamento Segreto 2026: Quando Usarlo

Il testamento segreto è una forma particolare di testamento prevista dall’articolo 604 del Codice Civile, che combina la riservatezza del testamento olografo con le garanzie formali del testamento pubblico. È la scelta ideale per chi desidera mantenere segrete le proprie disposizioni anche al notaio, pur volendo la certezza che il documento venga conservato in modo sicuro.

A differenza del testamento olografo, il testamento segreto può essere scritto anche con mezzi meccanici (computer, macchina da scrivere) oppure da un terzo, purché il testatore lo firmi in ogni foglio. Questa caratteristica lo rende particolarmente utile per chi ha difficoltà a scrivere a mano per lunghi testi o per motivi fisici.

La procedura per redigere un testamento segreto prevede questi passaggi:

1. Redazione del documento

Il testatore scrive (personalmente o tramite terzi, anche al computer) le proprie volontà e firma ogni foglio del testamento. Se il documento è scritto da altri o con mezzi meccanici, la firma di ogni pagina è obbligatoria; se invece è scritto interamente a mano dal testatore, basta la firma finale.

2. Sigillatura

Il testamento viene chiuso e sigillato in un involucro (busta, plico) in modo che non possa essere aperto o letto senza lasciare tracce evidenti di manomissione. Il sigillo può essere di ceralacca, nastro adesivo o qualsiasi altro sistema che garantisca l’integrità.

3. Consegna al notaio

Il testatore si presenta dal notaio con il plico sigillato, in presenza di due testimoni, e dichiara che all’interno si trova il suo testamento. Non è necessario rivelarne il contenuto né al notaio né ai testimoni.

4. Redazione dell’atto di ricevimento

Il notaio redige un atto di ricevimento che descrive la consegna del plico sigillato, riportando le dichiarazioni del testatore, la data, e le firme di tutti i presenti (testatore, notaio, testimoni). Questo atto viene scritto sulla busta stessa o su un foglio separato allegato.

5. Conservazione

Il plico sigillato viene custodito nell’archivio notarile, mentre il testatore conserva una copia dell’atto di ricevimento come prova dell’esistenza del testamento.

Una particolarità importante del testamento segreto è che, se manca di qualche requisito formale previsto per questa tipologia, può comunque valere come testamento olografo se ne possiede i requisiti (autografia, data, sottoscrizione), secondo quanto previsto dall’articolo 607 del Codice Civile. Questa norma offre una protezione aggiuntiva alla volontà del testatore.

Quote Disponibili e Legittimari nel Testamento 2026

Quando si redige un testamento 2026, è fondamentale conoscere i limiti imposti dalla legge italiana alla libertà di disporre del proprio patrimonio. Il nostro ordinamento tutela infatti alcuni familiari stretti, chiamati legittimari, riservando loro una quota minima del patrimonio che non può essere sottratta nemmeno per testamento.

I legittimari sono le persone a cui la legge riserva comunque una parte dell’eredità:

• Coniuge (o parte dell’unione civile)
• Figli (legittimi, naturali riconosciuti, adottivi)
• Ascendenti (genitori, nonni) solo in assenza di figli

La parte di patrimonio riservata ai legittimari si chiama quota di legittima o quota riservata, mentre la parte di cui il testatore può disporre liberamente è detta quota disponibile.

Calcolo delle Quote secondo il Codice Civile

Le quote di legittima variano in base alla composizione della famiglia del testatore:

Con coniuge e un figlio:
• 1/3 al coniuge (quota di legittima)
• 1/3 al figlio (quota di legittima)
• 1/3 disponibile liberamente

Con coniuge e più figli:
• 1/4 al coniuge (quota di legittima)
• 1/2 da dividere tra tutti i figli (quota di legittima)
• 1/4 disponibile liberamente

Con solo coniuge (senza figli né ascendenti):
• 1/2 al coniuge (quota di legittima)
• 1/2 disponibile liberamente

Con solo un figlio (senza coniuge):
• 1/2 al figlio (quota di legittima)
• 1/2 disponibile liberamente

Con più figli (senza coniuge):
• 2/3 da dividere tra i figli (quota di legittima)
• 1/3 disponibile liberamente

Con solo ascendenti (senza coniuge né figli):
• 1/3 agli ascendenti (quota di legittima)
• 2/3 disponibili liberamente

Senza coniuge, figli né ascendenti:
• 100% del patrimonio disponibile liberamente

Nel testamento 2026, puoi disporre liberamente solo della quota disponibile. Se ledi le quote riservate ai legittimari (ad esempio lasciando tutto a un amico o a un ente), questi possono impugnare il testamento dopo la tua morte attraverso l’azione di riduzione, ottenendo la reintegrazione delle loro quote.

È importante sottolineare che le quote si calcolano sull’intero patrimonio del defunto al momento della morte, compresi eventuali beni donati in vita. Il calcolo deve tenere conto anche delle donazioni fatte dal testatore durante la vita, che vengono “riunite fittiziamente” al patrimonio per verificare il rispetto delle quote di legittima.

Cosa Succede se si Lede la Legittima

Se nel tuo testamento disponi di una quota superiore alla disponibile, lesionando così i diritti dei legittimari, il testamento non diventa automaticamente nullo. Tuttavia, i legittimari lesi possono esercitare l’azione di riduzione entro 10 anni dall’apertura della successione.

Tramite questa azione giudiziale, il giudice riduce proporzionalmente le disposizioni testamentarie eccedenti, reintegrando le quote spettanti ai legittimari. Le donazioni e i legati vengono ridotti partendo dagli ultimi in ordine di tempo fino al completo ripristino della legittima.

Per evitare future contestazioni, quando redigi il tuo testamento 2026 come scriverlo correttamente significa anche calcolare con precisione le quote disponibili e legittime. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nell’analisi del tuo patrimonio e nella verifica del rispetto delle quote di legittima, garantendo che le tue volontà siano espresse in modo giuridicamente corretto.

Revoca e Modifica del Testamento

Una delle caratteristiche fondamentali del testamento è la sua revocabilità: il testatore può modificare o annullare le proprie disposizioni in qualsiasi momento fino al giorno della morte, senza dover fornire spiegazioni o giustificazioni. Questa libertà di revoca garantisce che il testamento rispecchi sempre le volontà attuali del testatore.

La revoca del testamento può essere espressa o tacita:

Revoca Espressa del Testamento

La revoca espressa si verifica quando il testatore dichiara formalmente di voler annullare un testamento precedente. Questo può avvenire in due modi:

1. Testamento posteriore con clausola di revoca

Il testatore redige un nuovo testamento in cui dichiara esplicitamente di revocare tutte le disposizioni precedenti. È sufficiente scrivere una frase come “Revoco ogni mio precedente testamento” all’inizio del nuovo documento.

2. Atto di revoca specifico

Il testatore redige un documento (olografo, pubblico o segreto) il cui unico scopo è revocare un testamento precedente, senza contenere nuove disposizioni. Anche in questo caso devono essere rispettate le forme previste per il testamento.

La revoca espressa è la soluzione più chiara e sicura perché elimina ogni dubbio sull’intenzione del testatore e previene possibili contestazioni tra eredi.

Revoca Tacita del Testamento

La revoca tacita si verifica automaticamente in alcuni casi previsti dalla legge, anche senza una dichiarazione esplicita del testatore:

1. Testamento posteriore incompatibile

Se redigi un nuovo testamento con disposizioni incompatibili con quelle precedenti, il nuovo testamento revoca tacitamente quello vecchio limitatamente alle parti in contrasto. Ad esempio, se in un primo testamento lasciavi l’appartamento a tuo figlio Marco e in un secondo lo lasci a tua figlia Laura, la seconda disposizione revoca la prima.

2. Distruzione volontaria

Se distruggi volontariamente il testamento olografo (strappandolo, bruciandolo, cancellandolo), questo viene considerato revocato. La distruzione deve essere intenzionale: se il testamento viene distrutto accidentalmente (incendio, alluvione), la revoca non si verifica.

3. Ritiro del testamento segreto o pubblico

Per il testamento segreto, il testatore può ritirare il plico dal notaio: questo atto costituisce revoca. Per il testamento pubblico, il ritiro dall’archivio notarile produce lo stesso effetto.

La revoca tacita può generare incertezze interpretative, soprattutto quando più testamenti contengono disposizioni parzialmente sovrapposte. Per questo motivo è sempre preferibile la revoca espressa.

Come Modificare un Testamento Esistente

Se vuoi modificare parzialmente un testamento senza revocarlo completamente, hai due possibilità:

Redigere un codicillo

Il codicillo è un documento testamentario che modifica o integra un testamento precedente senza revocarlo interamente. Deve rispettare le stesse forme del testamento (olografo, pubblico o segreto) e può aggiungere nuove disposizioni o modificare singole clausole.

Redigere un nuovo testamento completo

La soluzione più sicura è redigere un nuovo testamento completo che revochi espressamente il precedente e contenga tutte le disposizioni aggiornate. Questo approccio elimina ogni possibile dubbio interpretativo.

Ricorda che ogni modifica o revoca deve rispettare le stesse formalità previste per il tipo di testamento originario. Non puoi, ad esempio, revocare un testamento pubblico con un semplice documento scritto a mano non autenticato.

Pubblicazione del Testamento dopo il Decesso

Dopo la morte del testatore, il testamento deve essere pubblicato per acquisire efficacia giuridica e permettere l’attuazione delle disposizioni in esso contenute. La pubblicazione è una formalità obbligatoria che differisce a seconda del tipo di testamento.

Per il testamento olografo, l’articolo 620 del Codice Civile prevede che chiunque ne sia in possesso deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione appena avuta notizia della morte del testatore. Il notaio, alla presenza di due testimoni, apre il testamento (se chiuso in busta), ne verifica lo stato e redige un verbale di pubblicazione che descrive:

• L’apertura del plico (se sigillato)
• Lo stato materiale del documento (integro, danneggiato, con correzioni)
• Il contenuto delle disposizioni
• La data e le firme dei presenti

Il verbale di pubblicazione viene trascritto nel registro dei testamenti e una copia viene consegnata agli eredi interessati. Da questo momento il testamento diventa efficace e gli eredi possono procedere con l’accettazione dell’eredità e la divisione dei beni.

Per il testamento pubblico, non è necessaria la pubblicazione in senso stretto, poiché il documento è già custodito dal notaio in forma autentica. Tuttavia, dopo la morte del testatore, il notaio che ha redatto il testamento o ne ha la custodia deve darne comunicazione agli eredi e consegnare loro copia autentica dell’atto.

Per il testamento segreto, la procedura è simile a quella del testamento olografo: il notaio che detiene il plico sigillato procede all’apertura in presenza di testimoni, redige il verbale di pubblicazione e trascrive l’atto nel registro.

La pubblicazione è un passaggio fondamentale perché:

• Dà certezza legale all’esistenza e al contenuto del testamento
• Permette agli eredi di conoscere le volontà del defunto
• Costituisce il punto di partenza per l’accettazione dell’eredità
• Fa decorrere i termini per eventuali impugnazioni

Chiunque ometta di presentare per la pubblicazione un testamento olografo di cui è in possesso può incorrere in sanzioni civili (risarcimento danni agli eredi lesi) e, nei casi più gravi, anche in responsabilità penale per soppressione di atti.

Dopo la pubblicazione, il testamento viene registrato presso l’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla morte del testatore, insieme alla dichiarazione di successione. Questo adempimento è necessario per il calcolo e il pagamento delle imposte di successione.

Domande Frequenti

Posso scrivere il testamento al computer?

No, il testamento olografo deve essere scritto interamente a mano dal testatore. L’uso del computer, della macchina da scrivere o di qualsiasi mezzo meccanico rende il testamento olografo nullo. Puoi però utilizzare il computer per redigere un testamento segreto, purché tu firmi ogni foglio e poi lo consegni sigillato a un notaio.

Quanto costa fare testamento dal notaio nel 2026?

Il costo di un testamento pubblico redatto dal notaio varia tra 800 e 1.500 euro per l’onorario professionale, a cui si aggiungono 200 euro di imposta di registro e eventuali 200 euro di imposte ipotecarie e catastali se il testamento dispone di immobili. Il testamento olografo scritto a mano è invece completamente gratuito.

Il testamento olografo è valido senza notaio?

Sì, il testamento olografo è perfettamente valido anche senza notaio, purché rispetti i tre requisiti essenziali: essere scritto interamente a mano, riportare la data completa e la firma del testatore alla fine. Il notaio interviene solo dopo la morte per la pubblicazione del testamento, non per la sua redazione.

Posso lasciare tutto a una sola persona?

Puoi lasciare tutto il tuo patrimonio a una sola persona solo se non hai legittimari (coniuge, figli o ascendenti). Se hai legittimari, devi rispettare le quote di legittima riservate per legge: puoi disporre liberamente solo della quota disponibile. Se ledi la legittima, gli eredi lesi possono impugnare il testamento.

Posso modificare o revocare il testamento in qualsiasi momento?

Sì, il testamento è sempre revocabile fino alla morte. Puoi modificarlo redigendo un nuovo testamento che revoca il precedente, oppure distruggendo volontariamente il testamento olografo. La revoca può essere espressa (con dichiarazione esplicita) o tacita (con nuove disposizioni incompatibili).

Dove devo conservare il testamento olografo?

Il testamento olografo va conservato in luogo sicuro ma accessibile dopo la tua morte: cassaforte personale, deposito presso un notaio (a pagamento), o affidato a una persona di fiducia. È importante che qualcuno sappia della sua esistenza, altrimenti rischia di non essere trovato e le tue volontà non verranno attuate.

Conclusione

Redigere correttamente un testamento 2026 è un atto di responsabilità che garantisce il rispetto delle tue volontà e previene conflitti familiari. Che tu scelga la forma olografa (scritta interamente a mano), quella pubblica (dal notaio) o quella segreta, è fondamentale rispettare tutti i requisiti di validità previsti dalla legge italiana.

Ricorda che il testamento può essere modificato o revocato in qualsiasi momento e che, per essere efficace dopo la tua morte, deve essere pubblicato da un notaio. Rispetta sempre le quote di legittima riservate ai familiari più stretti per evitare future impugnazioni.

Hai bisogno di assistenza per la gestione della successione o per verificare la validità di un testamento? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, per guidarti in tutti gli aspetti della successione ereditaria, dalla dichiarazione di successione al pagamento delle imposte, con particolare esperienza nel sistema tavolare del Friuli Venezia Giulia.

Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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Osteopati, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

Osteopata: aprire la partita IVA e regime fiscale 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aggiornamento del 4 settembre 2026 – Rettifica

Rettificato un riferimento errato: i fisioterapisti non sono iscritti all’ENPAPI (riservato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari) ma, come gli osteopati, alla Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995; interpello Min. Lavoro n. 1/2024). Vedi la guida ai contributi previdenziali dei fisioterapisti (Gestione Separata INPS).

Gli osteopati sono una delle professioni sanitarie riconosciute dalla Legge 3/2018, che ha ridisegnato il quadro ordinistico delle professioni sanitarie in Italia. Con il riconoscimento formale e l’istituzione dell’elenco speciale, molti osteopati si trovano oggi a dover strutturare correttamente la propria posizione fiscale. In questa guida spieghiamo come aprire la partita IVA da osteopata nel 2026, quale codice ATECO usare, come funziona il regime forfettario e quali sono gli obblighi contributivi verso l’INPS.

Osteopati e Legge 3/2018: il riconoscimento come professione sanitaria

La Legge 3 dell’11 gennaio 2018 (“Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali, nonche’ disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie”) ha riconosciuto ufficialmente l’osteopatia come professione sanitaria in Italia.

In base a questa legge, gli osteopati sono iscritti in un elenco speciale presso gli ordini professionali sanitari competenti, in attesa della definizione completa del percorso di riconoscimento ordinistico previsto dai decreti attuativi. Il D.Lgs. 36/2021 ha avviato il percorso ordinistico, prevedendo l’istituzione di specifici ordini professionali per le professioni sanitarie ex L. 3/2018, tra cui osteopati e chiropratici.

Il riconoscimento come professione sanitaria ha due implicazioni fiscali rilevanti per l’apertura della partita IVA:

  • Applicazione dell’esenzione IVA ai sensi dell’art. 10 DPR 633/72 per le prestazioni di osteopatia con finalita’ terapeutica (prestazioni sanitarie esenti IVA)
  • Obbligo di sistema TS per le prestazioni sanitarie fatturate a persone fisiche (per la trasmissione dei dati necessari alla dichiarazione dei redditi precompilata)

Codice ATECO per osteopata nel 2026

Il codice ATECO corretto per l’attivita’ di osteopata e’ il 86.90.29 — “Altre attivita’ paramediche indipendenti NCA”. Questo codice raccoglie le professioni sanitarie che non hanno ancora un codice ATECO specifico dedicato, tra cui osteopati, riflessologi e altre figure paramediche riconosciute.

In alternativa, alcuni osteopati con formazione anche fisioterapica potrebbero usare il 86.90.21 (Fisioterapia), ma questa scelta dipende dall’attivita’ prevalentemente svolta e va valutata con il proprio commercialista. Il codice ATECO 86.90.29 e’ il riferimento piu’ corretto per chi esercita esclusivamente come osteopata.

Regime forfettario per osteopati: come funziona

Gli osteopati possono accedere al regime forfettario se rispettano i requisiti standard:

  • Ricavi/compensi annui non superiori a 85.000 euro
  • Spese per lavoro accessorio non superiori a 20.000 euro lordi annui
  • Reddito da lavoro dipendente o assimilato dell’anno precedente non superiore a 35.000 euro
  • Assenza delle cause ostative previste dall’art. 1 c. 57 L. 190/2014

Coefficiente di redditivita’ 78%

Per il codice ATECO 86.90.29 (“Attivita’ professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie e dell’istruzione”), il coefficiente di redditivita’ applicato in regime forfettario e’ del 78%. Questo significa che il reddito imponibile e’ calcolato come il 78% del totale dei compensi annui lordi.

Esempio pratico: se un osteopata incassa 40.000 euro lordi in un anno, il reddito forfettario imponibile sara’ di 40.000 x 78% = 31.200 euro. Su questo importo si applica l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attivita’ nei primi 5 anni).

Imposta sostitutiva

Sul reddito imponibile forfettario si applica un’unica imposta sostitutiva di IRPEF, addizionali regionali e comunali:

  • 5% per i primi 5 anni di attivita’ (nuova attivita’, senza aver esercitato attivita’ simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% a regime

Contributi INPS per osteopata

Gli osteopati non hanno una cassa previdenziale privata dedicata (a differenza di medici con ENPAM o infermieri con ENPAPI; anche i fisioterapisti, come gli osteopati, versano alla Gestione Separata INPS). Per questo motivo, sono iscritti alla Gestione Separata INPS (art. 2 c. 26 L. 335/1995).

Aliquota Gestione Separata 2026

Per i liberi professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria, l’aliquota della Gestione Separata INPS nel 2026 e’ del 26,07%.

In regime forfettario, i contributi si calcolano sul reddito forfettario (compensi x 78%), con la possibilita’ di chiedere la riduzione del 35% sull’imponibile contributivo (art. 1 c. 77 L. 190/2014). La riduzione e’ una scelta del contribuente ma abbassa anche le prestazioni previdenziali future.

Esempio calcolo contributi 2026

Con ricavi di 40.000 euro e coefficiente 78%:

  • Reddito forfettario: 40.000 x 78% = 31.200 euro
  • Contributi INPS senza riduzione: 31.200 x 26,07% = circa 8.134 euro/anno
  • Contributi INPS con riduzione 35%: 31.200 x 65% = 20.280 x 26,07% = circa 5.287 euro/anno

Sistema TS per osteopati

Il Sistema Tessera Sanitaria (TS) e’ la piattaforma del Ministero dell’Economia tramite la quale i professionisti sanitari trasmettono i dati delle spese sanitarie dei pazienti per la dichiarazione dei redditi precompilata.

In quanto professione sanitaria riconosciuta dalla L. 3/2018, gli osteopati sono soggetti all’obbligo di trasmissione al Sistema TS per le prestazioni rese a persone fisiche. I dati devono essere trasmessi entro il 31 gennaio dell’anno successivo (ad esempio, le spese 2026 entro il 31 gennaio 2027).

La trasmissione avviene tramite il portale Sistema TS (sistemats.it) con accesso mediante SPID, CNS o credenziali Fisconline. Per l’iscrizione al sistema e’ necessario avere la partita IVA attiva e la qualifica di professionista sanitario riconosciuto.

IVA per osteopati: esenzione art. 10

Le prestazioni di osteopatia con finalita’ terapeutica sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10 n. 18 DPR 633/1972, che esenta le “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza ai sensi dell’art. 99 del testo unico delle leggi sanitarie”.

Con il riconoscimento della L. 3/2018, gli osteopati rientrano in questa categoria. Le fatture emesse per prestazioni terapeutiche riportano la dicitura: “Operazione esente IVA ai sensi dell’art. 10 n. 18 DPR 633/1972”.

Attenzione: le prestazioni non terapeutiche (es. corsi di formazione, consulenze non cliniche) non beneficiano dell’esenzione e sono soggette all’aliquota IVA ordinaria. In regime forfettario, tuttavia, l’IVA non si applica per definizione (regime di non applicazione IVA).

Come aprire la partita IVA da osteopata: procedura

  1. Verifica i requisiti di L. 3/2018 — controlla di essere iscritto nell’elenco speciale degli osteopati
  2. Scegli il regime fiscale — forfettario (se sotto 85.000 euro) o ordinario
  3. Presenta la dichiarazione di inizio attivita’ all’AdE — modello AA9/12 con codice ATECO 86.90.29
  4. Iscriviti alla Gestione Separata INPS — entro 30 giorni dall’inizio attivita’
  5. Attiva il sistema TS — registrati su sistemats.it per la trasmissione dei dati sanitari
  6. Attiva la fatturazione elettronica — obbligatoria per tutti i titolari di P.IVA dal 2024

Se hai bisogno di supporto per l’apertura della partita IVA come osteopata, il CAF Centro Fiscale offre consulenza fiscale personalizzata.

Domande frequenti

Gli osteopati hanno l’obbligo di iscriversi a un ordine professionale nel 2026?

Il percorso ordinistico avviato dalla L. 3/2018 e dal D.Lgs. 36/2021 prevede l’istituzione di ordini professionali specifici per le professioni sanitarie ex L. 3/2018. Il percorso e’ ancora in fase di completamento con i decreti attuativi. Nel 2026 gli osteopati operano in regime transitorio con iscrizione agli elenchi speciali. E’ consigliabile verificare lo stato aggiornato con le associazioni di categoria.

Posso usare il codice ATECO 86.90.21 (fisioterapia) come osteopata?

Non e’ consigliato, a meno che la tua attivita’ principale non sia la fisioterapia (con le relative abilitazioni). Il codice ATECO deve rispecchiare l’attivita’ effettivamente svolta. Per l’osteopatia pura il codice corretto e’ il 86.90.29.

Un osteopata puo’ aprire studio associato con altri professionisti sanitari?

Si’, e’ possibile costituire uno studio associato con altri professionisti sanitari. In tal caso si esce dal regime forfettario individuale e si adotta un regime ordinario per lo studio associato. Le singole quote di reddito attribuibili a ciascun socio sono poi tassate individualmente. Il forfettario e’ incompatibile con la partecipazione a societa’ di persone o associazioni professionali.

Luglio 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-13 08:30:002026-09-04 12:15:39Osteopata: aprire la partita IVA e regime fiscale 2026
Qonto

Qonto vs Aruba Business 2026: Confronto Conto Bancario Online

regime forfettario partita iva

Negli ultimi anni il mercato dei conti business online in Italia è esploso. Da un lato le neo-banche e fintech come Qonto, dall’altro player storici dell’IT italiano come Aruba S.p.A., che con Aruba Business ha lanciato il suo conto bancario online dedicato a partite IVA, professionisti e PMI. Per un freelance, un forfettario o una piccola SRL, la domanda è inevitabile: meglio Qonto o Aruba Business nel 2026?

In questa guida confrontiamo i due conti business sul piano di IBAN, costi, fatturazione elettronica, multi-utente, carte ed ecosistema, per aiutarti a scegliere quello più adatto al tuo profilo. Lo facciamo con un approccio editoriale onesto: Qonto è il nostro Sponsor e lo segnaliamo apertamente, ma valutiamo anche i punti a favore reali di Aruba Business, soprattutto se sei già cliente del loro ecosistema (PEC, dominio, hosting). La parola chiave è qonto vs aruba, ma il vero obiettivo è capire quale conto online conviene di più alla tua P.IVA.

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Questo articolo contiene link sponsorizzati a Qonto (segnalati con rel="sponsored"). Se apri un conto tramite i nostri link, centrofiscale.com può ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te. La nostra opinione resta indipendente: in questo articolo confrontiamo Qonto con Aruba Business in modo onesto, indicando i punti di forza di entrambi. Verifica sempre condizioni e prezzi aggiornati direttamente sui siti ufficiali (qonto.com, aruba.it). Il CAF Centro Fiscale non è agente di Qonto né di Aruba e non gestisce l’apertura del conto.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è Qonto
  2. Cos’è Aruba Business
  3. Confronto tabellare Qonto vs Aruba Business
  4. Punti a favore di Qonto
  5. Punti a favore di Aruba Business
  6. Casi d’uso: chi sceglie cosa
  7. Costi a un anno: simulazione concreta
  8. FAQ – Qonto vs Aruba Business

Cos’è Qonto

Qonto è una fintech europea nata in Francia nel 2017 e oggi presente in Italia, Francia, Germania, Spagna e Belgio. È specializzata in conti business per freelance, partite IVA, startup e PMI. In Italia opera con un IBAN italiano (IT), accettato senza problemi per F24, RID, INPS, Agenzia delle Entrate e bonifici verso fornitori italiani.

I tratti distintivi di Qonto sono tre: esperienza utente moderna (app mobile e web app curate, onboarding 100% digitale in pochi minuti), funzionalità avanzate per il lavoro di squadra (multi-utente nativo con ruoli e permessi, anche sui piani entry) e integrazioni con l’ecosistema gestionale italiano (Fatture in Cloud, Aruba Fatturazione, TeamSystem, Zucchetti, oltre a Sage, Cegid, Zapier, Make).

Sul fronte fiscale, Qonto include la fatturazione elettronica sui piani Smart e superiori (con invio diretto allo SDI), la categorizzazione automatica delle spese, la gestione degli scontrini con OCR e l’export CSV/Excel/PDF per il commercialista. I piani principali sono: Solo Basic da circa 9 €/mese, Solo Smart da circa 19 €/mese, Solo Premium da circa 39 €/mese (per professionisti singoli), e versioni Team da 29 €/mese in su per società. I prezzi sono indicativi: verifica sempre su qonto.com.

Cos’è Aruba Business

Aruba Business è il conto bancario online lanciato da Aruba S.p.A., lo storico provider italiano noto per domini, hosting, PEC, firma digitale, SPID e servizi cloud. Si tratta di un conto pensato per liberi professionisti, partite IVA e piccole imprese che vogliono gestire pagamenti e fatturazione in un unico ambiente, integrato con gli altri servizi Aruba.

Aruba è un marchio storico in Italia, con oltre 2,6 milioni di clienti e una forte penetrazione nel mondo PEC e domini. Per molte microimprese e professionisti italiani, Aruba è già il fornitore di casella PEC, dominio aziendale e firma digitale: avere anche il conto bancario nello stesso pannello rappresenta un vantaggio operativo notevole, perché tutto è gestito da un unico account e da un’unica fatturazione annuale.

Il conto Aruba Business offre IBAN italiano (IT), app dedicata, fatturazione elettronica integrata con il modulo Aruba Fatturazione, carta di debito e accesso ai servizi accessori (PEC, SPID, firma digitale) con eventuali sconti per chi attiva pacchetti combinati. Il modello di pricing è tipicamente annuale, con un canone aggressivo (intorno a 50 €/anno per il piano base, indicativi – verifica su aruba.it) che lo rende uno dei conti business più economici sul mercato italiano per chi ha esigenze semplici. I prezzi e le condizioni sono indicativi: verifica sempre direttamente su aruba.it/business.

Confronto tabellare Qonto vs Aruba Business

Vediamo nel dettaglio le caratteristiche dei due conti, su una serie di parametri concreti che interessano una partita IVA o una piccola società nel 2026.

CaratteristicaQontoAruba Business
IBANItaliano (IT) ✅Italiano (IT) ✅
Costo base (indicativo)Da ~9 €/mese (Solo Basic) → ~108 €/annoDa ~50 €/anno (canone annuale)
Modello pricingMensile, scalabile (Solo / Team)Annuale, semplice
Fatturazione elettronicaSì, da piano Smart (invio SDI integrato)Sì, modulo Aruba Fatturazione
Multi-utenteNativo, con ruoli e permessi (anche su piani entry)Più limitato, focus su titolare singolo
CarteMastercard fisiche e virtuali multiple, carte per dipendentiCarta di debito titolare (offerta più contenuta)
EcosistemaStand-alone con 80+ integrazioni esterneIntegrato con PEC, dominio, hosting, SPID, firma digitale Aruba
App mobileModerna, UX curata, dashboard avanzataFunzionale, più orientata al titolare singolo
Customer careStrutturato, chat in app, supporto dedicato PremiumStandard Aruba (telefono, ticket, area clienti)
Integrazione gestionaliFatture in Cloud, Aruba, TeamSystem, Zucchetti, Sage, ZapierForte con suite Aruba (PEC, dominio, fatturazione)

Prezzi e funzionalità indicativi al 2026. Verifica condizioni aggiornate su qonto.com e aruba.it/business.

Come si vede dalla tabella, sul piano IBAN, fatturazione elettronica e operatività di base i due conti sono allineati: entrambi italiani, entrambi con SDI, entrambi adatti a un forfettario o a una piccola SRL. Le differenze emergono su profondità di funzionalità (multi-utente, carte, integrazioni) ed ecosistema (stand-alone moderno per Qonto, integrato con PEC/dominio/hosting per Aruba).

Punti a favore di Qonto

Vediamo perché Qonto rappresenta una scelta in evidenza per molte partite IVA e PMI italiane nel 2026, andando oltre la semplice promessa commerciale e ragionando su 4 punti concreti.

1. App moderna e onboarding rapido

L’app Qonto (mobile e web) è progettata con un’attenzione al design e all’esperienza utente tipica delle migliori fintech europee. L’onboarding è 100% digitale: bastano un documento d’identità, un selfie e i dati della partita IVA per ricevere il conto operativo, spesso in pochi giorni. Per chi viene da una banca tradizionale (Intesa, Unicredit, BPER) la differenza in termini di velocità, chiarezza e self-service è netta.

2. Multi-utente nativo con ruoli e permessi

Qonto include il multi-utente già sui piani Solo (per il commercialista in sola lettura) e in modo più strutturato sui piani Team: puoi aggiungere collaboratori e dipendenti, assegnare ruoli (Admin, Manager, Member, Accountant), definire permessi granulari (chi vede cosa, chi può autorizzare bonifici, chi gestisce le carte). È una funzionalità che sui conti business tradizionali è spesso assente o macchinosa, e che diventa decisiva non appena hai un team di più di 2-3 persone.

3. Integrazioni più ampie con l’ecosistema software

Qonto si integra nativamente con oltre 80 software: gestionali italiani come Fatture in Cloud, Aruba Fatturazione, TeamSystem, Zucchetti, sistemi internazionali come Sage, Cegid, automazioni come Zapier e Make, e una API pubblica per integrazioni custom. Questo ti permette di costruire un workflow contabile fluido: conto bancario → riconciliazione automatica → gestionale del commercialista, senza export manuali infiniti.

4. Customer care più strutturato

Qonto offre chat in app multilingua con tempi di risposta in minuti, supporto telefonico, account manager dedicato sui piani Premium e una community e knowledge base molto curata. Per chi gestisce attività dove il flusso di pagamenti è critico (e-commerce, agenzie, consulenza B2B), avere un canale di assistenza reattivo fa una differenza concreta.

Punti a favore di Aruba Business

Detto questo, sarebbe scorretto presentare Qonto come “vincitore assoluto”. Aruba Business ha 3 punti di forza importanti che, per certi profili di utente italiano, possono spostare l’ago della bilancia.

1. Ecosistema integrato (PEC, dominio, hosting, SPID, firma digitale)

Il vero asso nella manica di Aruba è l’ecosistema. Se hai già con Aruba la casella PEC, il dominio aziendale, l’hosting del sito web, l’SPID e la firma digitale, aggiungere il conto bancario significa avere tutto in un unico pannello, con un unico login, un’unica fatturazione e un unico interlocutore. Per un libero professionista o una micro-impresa che vive dentro l’ecosistema Aruba, la riduzione di complessità è un vantaggio concreto.

2. Prezzo annuale aggressivo

Il modello di pricing di Aruba Business è annuale e molto contenuto: si parte da circa 50 €/anno per il piano base (indicativo, da verificare su aruba.it). Confrontato con i ~108 €/anno minimi del piano Solo Basic di Qonto, è una differenza del 50% circa. Per un forfettario alle prime armi, con fatturato basso e operatività semplice (poche fatture, pochi bonifici, niente team), questa differenza pesa.

3. Marchio storico in Italia

Aruba S.p.A. è un’azienda italiana, con sede in Italia, data center in Italia, conformità GDPR italiana e un brand riconosciuto da oltre 25 anni nel mondo professionale. Per chi preferisce un fornitore italiano “tradizionale” per servizi finanziari critici, e magari ha già un rapporto pluriennale con Aruba per altri servizi, la fiducia nel brand è un fattore non secondario. Aruba opera inoltre come banca a tutti gli effetti, con depositi tutelati nei limiti previsti dalla normativa italiana ed europea sui depositi bancari.

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Casi d’uso: chi sceglie cosa

Per rendere il confronto operativo, ecco tre profili tipici di partita IVA o piccola impresa italiana, e quale dei due conti tendenzialmente conviene di più.

Caso 1 – Sei già cliente Aruba (PEC, hosting, dominio): conviene Aruba Business

Profilo: Marco, geometra forfettario, ha con Aruba la casella PEC, il dominio del proprio studio, il sito web in hosting e la firma digitale. Fattura circa 35.000 €/anno, lavora da solo, usa pochi bonifici e poche fatture.

Per Marco, attivare anche Aruba Business ha senso: tutto è già nello stesso pannello, il prezzo è contenuto (~50 €/anno), non ha bisogno di multi-utente, integrazioni avanzate o team. La semplicità operativa e la continuità dell’ecosistema battono qualunque vantaggio funzionale aggiuntivo. Si potrebbe risparmiare circa 50-60 €/anno rispetto al piano Solo Basic di Qonto.

Caso 2 – Vuoi una soluzione moderna stand-alone: conviene Qonto

Profilo: Laura, copywriter freelance forfettaria, fattura circa 50.000 €/anno con clienti italiani ed esteri, vuole una app moderna, vuole gestire fatturazione elettronica direttamente dal conto, vuole dare al commercialista un accesso in sola lettura e usa Fatture in Cloud per la gestione contabile.

Per Laura, Qonto Solo Smart (intorno a 19 €/mese) è la scelta naturale: ottiene fatturazione elettronica integrata, accesso commercialista, integrazione Fatture in Cloud nativa, app curata, customer care reattivo. Il delta di prezzo (~228 €/anno vs ~50 €/anno di Aruba) è giustificato dal salto di funzionalità e di esperienza utente, soprattutto se Laura non ha già altri servizi Aruba in essere.

Caso 3 – Hai team o necessità avanzate: conviene Qonto

Profilo: Studio Verdi & Associati S.r.l., agenzia digital di 5 persone, fatturato 280.000 €/anno, gestisce campagne con budget pubblicitari, fornitori esteri, carte per dipendenti, integrazione con TeamSystem per la contabilità.

Per Verdi & Associati, Qonto Business Smart o Premium (intorno a 29-99 €/mese, da verificare su qonto.com) è quasi obbligatorio: serve multi-utente con permessi (admin, manager, contabilità), carte multiple per dipendenti e campagne ads, integrazione TeamSystem nativa, autorizzazioni bonifici. Aruba Business, in questo scenario, fa fatica a coprire le esigenze di un team strutturato.

Costi a un anno: simulazione concreta

Per dare un’idea concreta, ecco una simulazione di costi a un anno per i tre profili sopra. Tutti i prezzi sono indicativi al 2026, da verificare sui siti ufficiali.

ProfiloAruba Business (anno)Qonto (anno)Differenza
Forfettario semplice (Marco)~50 €~108 € (Solo Basic)+58 € Qonto
Freelance con fatturazione elettronica (Laura)~80 € (con modulo fatturazione)~228 € (Solo Smart)+148 € Qonto
SRL con team (Verdi & Associati)Non adatto / limitato~348-1.188 € (Team Smart/Premium)Qonto necessario

Valori indicativi. Verifica costi e funzionalità su qonto.com e aruba.it/business.

La logica è chiara: Aruba vince sul prezzo per esigenze semplici, Qonto vince su funzionalità per esigenze evolute. Il punto di equilibrio è quanto vali tu il tempo che spendi a gestire i flussi finanziari della tua attività, e se hai o no un team. Una differenza di 100-200 €/anno può sembrare significativa, ma se Qonto ti fa risparmiare 2-3 ore al mese di operatività amministrativa, il payback è quasi sempre positivo per chi fattura più di 50.000 €/anno.

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FAQ – Qonto vs Aruba Business

1. Qonto e Aruba Business hanno entrambi un IBAN italiano?

Sì. Sia Qonto che Aruba Business offrono un IBAN italiano (IT), accettato senza problemi per F24, INPS, Agenzia delle Entrate, RID, bonifici verso clienti e fornitori italiani. Su entrambi i conti puoi quindi ricevere stipendio (se sei collaboratore), pagare imposte e gestire l’operatività quotidiana di una P.IVA italiana.

2. Qual è il più economico tra Qonto e Aruba Business?

Sul piano del canone base, Aruba Business è più economico: parte da circa 50 €/anno, contro i circa 108 €/anno del piano Solo Basic di Qonto (~9 €/mese). Tuttavia il confronto va fatto a parità di funzionalità: Qonto Solo Basic include funzionalità (multi-utente, integrazioni, customer care) che su Aruba possono richiedere moduli aggiuntivi. Verifica condizioni aggiornate su entrambi i siti.

3. Posso usare entrambi i conti per la fatturazione elettronica?

Sì. Qonto include la fatturazione elettronica con invio diretto allo SDI sui piani Smart e superiori. Aruba Business integra il modulo Aruba Fatturazione, che è una delle soluzioni più diffuse in Italia per la fattura elettronica. Entrambe le soluzioni sono conformi alle regole dell’Agenzia delle Entrate.

4. Sono già cliente Aruba per la PEC e il dominio: cambia qualcosa?

Sì, cambia parecchio. Se hai già con Aruba PEC, dominio, hosting, SPID, firma digitale, attivare anche Aruba Business ti permette di gestire tutto da un unico account, con un’unica fatturazione e un unico interlocutore. Per molti professionisti italiani questa è la motivazione più forte per scegliere Aruba sul conto bancario, anche al netto delle differenze funzionali con Qonto.

5. Qonto è più adatto a un team rispetto ad Aruba Business?

Sì. Qonto ha il multi-utente nativo con ruoli e permessi (Admin, Manager, Member, Accountant) integrato nei piani Team, oltre alla possibilità di emettere carte fisiche e virtuali per dipendenti e impostare regole di autorizzazione bonifici. Aruba Business è più orientato al titolare singolo o alla micro-impresa con operatività semplice. Se hai un team di 3+ persone, Qonto è strutturalmente più adatto.

6. Qonto e Aruba sono entrambi sicuri per i miei depositi?

Entrambi operano nel rispetto della normativa europea sui servizi bancari e finanziari. Qonto è un istituto di pagamento europeo autorizzato, con depositi gestiti tramite partner bancari conformi alla normativa UE. Aruba, attraverso la propria struttura bancaria, opera secondo la normativa italiana ed europea, con tutela dei depositi nei limiti previsti dal sistema di garanzia. Per dettagli aggiornati su garanzie e tutela depositi, consulta i siti ufficiali e i fogli informativi.

7. Posso passare da Aruba a Qonto (o viceversa) senza problemi?

Sì. Aprire un conto presso uno e poi cambiare è del tutto possibile. Apri il nuovo conto (Qonto o Aruba), aggiorna le coordinate IBAN presso clienti, INPS, Agenzia delle Entrate, fornitori, e poi chiudi il vecchio conto. Considera tempi tecnici di 1-2 mesi per il pieno passaggio operativo. La portabilità dell’IBAN esiste in Italia per i conti privati, ma per i conti business la procedura è meno automatizzata: è prudente gestire il passaggio in modo manuale.

8. Posso avere entrambi i conti contemporaneamente?

Sì, è una pratica abbastanza diffusa. Alcuni professionisti tengono Aruba Business come conto “operativo” legato alla PEC e all’ecosistema Aruba (e per beneficiare del prezzo annuale contenuto), e Qonto come conto principale per la gestione moderna di entrate, uscite, integrazioni con il gestionale e team. È una soluzione che ha senso se i costi totali (~158 €/anno) sono giustificati dai vantaggi di entrambi gli ecosistemi. Valuta caso per caso, eventualmente con il tuo commercialista.

Conclusione: Qonto o Aruba Business?

La scelta tra Qonto e Aruba Business nel 2026 non è una scelta tra “buono” e “cattivo”: sono due conti business validi, con due filosofie diverse. Aruba Business è la scelta giusta per chi vuole un conto integrato nell’ecosistema Aruba, con prezzo annuale contenuto e operatività semplice. Qonto è la scelta giusta per chi vuole una piattaforma moderna, scalabile, con team e integrazioni avanzate.

Il CAF Centro Fiscale di Udine non gestisce l’apertura del conto bancario (non siamo agenti né di Qonto né di Aruba), ma supporta i clienti su regime forfettario, dichiarazione dei redditi, gestione delle fatture e adempimenti P.IVA, indipendentemente dalla banca scelta. Se hai bisogno di una consulenza fiscale per inquadrare la tua attività e capire quale strumento amministrativo (banca + gestionale) si sposa meglio con il tuo regime e le tue esigenze, puoi contattare il CAF Centro Fiscale di Udine.

Ultimo aggiornamento: 2026. Le informazioni su prezzi, piani e funzionalità di Qonto e Aruba Business sono indicative: verifica sempre le condizioni aggiornate sui siti ufficiali qonto.com e aruba.it/business prima di sottoscrivere. La decisione finale sulla scelta del conto bancario business resta tua, eventualmente in accordo con il tuo commercialista.

Luglio 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-13 08:00:002026-05-24 09:36:45Qonto vs Aruba Business 2026: Confronto Conto Bancario Online
CAF, COLF E BADANTI

ISEE e badante convivente: come incide

colf e badanti CAF Udine

ISEE e badante convivente: come incide

La badante convivente NON rientra nel nucleo familiare ISEE del datore di lavoro. Vale come componente familiare solo se: parente o affine, coniuge, figli. Una badante assunta con con…

Indice dei contenuti

  1. La badante convivente fa nucleo familiare
  2. Reddito della badante e ISEE
  3. Deduzioni per spese badante nellISEE
  4. Badante straniera e residenza ISEE
  5. Certificazione spese badante per ISEE

La badante convivente fa nucleo familiare

La badante convivente NON rientra nel nucleo familiare ISEE del datore di lavoro. Vale come componente familiare solo se: parente o affine, coniuge, figli. Una badante assunta con contratto di lavoro domestico resta esclusa dal nucleo.



Reddito della badante e ISEE

Il reddito percepito dalla badante convivente NON incide sullISEE del datore. Ogni lavoratore dipendente presenta il proprio ISEE includendo il reddito da lavoro domestico nella propria DSU.



Deduzioni per spese badante nellISEE

Nel calcolo ISEE si possono dedurre: spese per assistenza personale fino a 5.000 euro annui (se ISEE inferiore a 40.000 euro), contributi previdenziali versati per badanti (interamente deducibili).



Badante straniera e residenza ISEE

Se la badante e straniera e convive, non altera lISEE del datore. La badante puo avere: residenza anagrafica presso il datore (se convivente), ISEE proprio per accedere a bonus (es. assegno unico se ha figli).



Certificazione spese badante per ISEE

Per detrarre le spese badante servono: buste paga con versamenti tracciabili, ricevute MAV contributi INPS, contratto di lavoro registrato. Il CAF Centro Fiscale fornisce tutta la documentazione per ISEE.



Domande frequenti (FAQ)

Quanto costa il servizio?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre: gestione buste paga badanti 25 euro/mese, consulenza contrattuale 50 euro, assistenza pratiche INPS.

Assistenza badanti – CAF Centro Fiscale Udine

Servizi completi per badanti e datori di lavoro: contratti, buste paga 25 euro/mese, pratiche INPS 50 euro.

Prenota consulenza gratuita

Luglio 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-13 06:00:002026-03-17 19:06:20ISEE e badante convivente: come incide
Conti Correnti e Banche Online, Conti Privati e Cashback, Finanza & Servizi, Promozioni e Cashback

Promozioni conti correnti con cashback 2026: lista aggiornata

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le banche online e tradizionali offrono regolarmente promozioni per l’apertura di nuovi conti correnti: bonus cashback sull’accredito dello stipendio, interessi sul conto deposito abbinato, rimborsi sugli acquisti con carta. In questa pagina trovi la lista aggiornata delle principali promozioni attive nel 2026 per privati e famiglie, con indicazione dei requisiti e delle modalita’ di accesso.

Importante: le promozioni bancarie cambiano frequentemente. Verifica sempre le condizioni aggiornate sul sito ufficiale della banca prima di aprire un conto. Le date di scadenza e gli importi indicati in questa pagina sono aggiornati alla data di pubblicazione.

Come funzionano le promozioni cashback sui conti

Il termine cashback in ambito bancario indica il rimborso di una percentuale della spesa effettuata con la carta di debito o credito abbinata al conto. Non va confuso con il Cashback di Stato (programma governativo concluso nel 2021), che era un’iniziativa pubblica separata.

Le promozioni per l’apertura di un nuovo conto si dividono in tre categorie:

  • Bonus una-tantum — importo fisso (es. 100-200 euro) accreditato dopo l’apertura e il soddisfacimento di requisiti (accredito stipendio, spesa minima con carta, addebito bollette)
  • Cashback percentuale — rimborso ricorrente su acquisti con carta per un periodo limitato (es. 5% sui pagamenti nei primi 3 mesi)
  • Interessi sul conto deposito — tasso di interesse promozionale sul conto deposito abbinato per i primi 6-12 mesi

Promozioni BBVA 2026

BBVA Italia offre periodicamente bonus per i nuovi clienti che aprono il conto online. Le promozioni tipiche includono:

  • Bonus di benvenuto fino a 100 euro per chi apre il conto e accredita lo stipendio o la pensione entro i termini indicati
  • Canone zero a vita sul conto corrente base
  • Carta di debito gratuita inclusa con rimborsi cashback su acquisti selezionati

Per i dettagli aggiornati e le condizioni complete, consulta il sito ufficiale BBVA Italia. La nostra recensione BBVA aggiornata approfondisce le caratteristiche del conto.

Promozioni Hello bank! 2026

Hello bank! (di BNP Paribas) e’ nota per le sue campagne promozionali con bonus di benvenuto tra i piu’ generosi del mercato. Le offerte tipiche includono:

  • Bonus fino a 150 euro per i nuovi clienti che aprono il conto e soddisfano i requisiti di utilizzo (ad esempio, almeno 5 pagamenti con carta nei primi 3 mesi)
  • Canone annuale gratuito per il primo anno
  • Cashback sulle categorie di spesa selezionate (ristorazione, carburante, supermercati)

Le promozioni Hello bank! hanno scadenze specifiche e i requisiti cambiano periodicamente. Verifica sempre le condizioni in corso su hellobank.it.

Promozioni Crédit Agricole 2026

Crédit Agricole (ex Cariparma) propone promozioni di benvenuto per i nuovi correntisti. Le offerte tipiche includono:

  • Bonus fino a 200 euro per chi apre il conto Crédit Agricole e soddisfa i requisiti di utilizzo (accredito stipendio, spesa con carta)
  • Azzeramento del canone per i primi 12 mesi
  • Cashback sul carburante e sulla grande distribuzione

Per le condizioni aggiornate e le promozioni in corso, consulta credit-agricole.it.

Altre promozioni attive nel 2026

ING Direct

ING propone periodicamente il Conto Corrente Arancio con canone gratuito e tasso promozionale sul Conto Deposito Arancio per i primi 12 mesi. I tassi variano in base alle condizioni di mercato BCE. Consulta ing.it per le offerte in corso.

N26

N26 offre un conto gratuito a vita (N26 Standard) senza promozione una-tantum, ma con vantaggi strutturali come cashback fino al 5% su Booking.com e altri partner selezionati per i piani superiori (N26 You, N26 Metal). Piu’ adatto a chi viaggia o usa servizi digitali frequentemente.

Revolut

Revolut Standard e’ gratuito e offre cashback occasionale tramite la funzione “Perks” (offerte personalizzate da merchant partner). Non prevede un bonus di apertura fisso, ma offre vantaggi strutturali sul cambio valuta per chi viaggia o acquista in valuta estera. Leggi la recensione Revolut Business per l’uso professionale.

Come valutare una promozione: 5 domande da porsi

Prima di aprire un conto per il bonus, e’ utile valutare la promozione in modo critico:

  1. Qual e’ il canone dopo il periodo promozionale? Un conto gratuito per 12 mesi con canone successivo di 10 euro/mese costa 120 euro l’anno; se il bonus e’ 100 euro, il saldo netto e’ negativo.
  2. Devo accreditare lo stipendio? Se la promo e’ condizionata all’accredito stipendio, devo cambiare il conto principale. E’ una scelta piu’ impegnativa.
  3. Quanto tempo ho per soddisfare i requisiti? Alcune promo hanno finestre brevissime (30-60 giorni).
  4. Il bonus e’ tassabile? I bonus bancari sono soggetti a ritenuta alla fonte del 26% prima dell’accredito (tassazione su rendimenti finanziari).
  5. Ci sono costi nascosti? Verificare commissioni su prelievi ATM, bonifici, canone carta.

Tassazione dei bonus bancari

Un aspetto spesso trascurato: i bonus bancari di benvenuto sono considerati dal Fisco italiano come proventi finanziari e soggetti a ritenuta alla fonte del 26% (art. 26 DPR 600/1973). Questo significa che se una banca comunica un bonus di 100 euro, l’importo effettivamente accreditato sara’ di circa 74 euro (100 euro al netto della ritenuta del 26%). Le banche devono comunicare questi proventi e applicare la ritenuta prima dell’accredito.

Confronto conti correnti privati

Per una visione completa dei conti correnti per privati con cashback e promozioni, consulta la nostra guida ai conti correnti privati con cashback 2026, dove trovi il confronto strutturale tra i principali conti (non solo le promozioni temporanee ma le caratteristiche permanenti).

Domande frequenti

Posso aprire piu’ conti per incassare piu’ bonus?

Si’, non esiste un divieto legale ad aprire piu’ conti correnti contemporaneamente in Italia. Alcune banche tuttavia prevedono che la promozione sia valida solo per chi non e’ gia’ stato cliente negli ultimi 12-24 mesi. I bonus vanno dichiarati se derivanti da rapporti finanziari (la ritenuta viene applicata dalla banca, quindi per la dichiarazione dei redditi non c’e’ solitamente un obbligo aggiuntivo per il correntista).

Il cashback sugli acquisti con carta e’ tassabile?

Il cashback sulle carte di pagamento in percentuale sugli acquisti e’ generalmente trattato, secondo l’orientamento prevalente, come uno sconto sul prezzo d’acquisto piuttosto che come un provento finanziario imponibile. Tuttavia la materia non e’ del tutto univoca: in caso di importi significativi o se ricevuto nell’ambito di un’attivita’ d’impresa, e’ consigliabile verificare con il proprio commercialista. I bonus una-tantum di benvenuto, invece, sono soggetti alla ritenuta del 26% come indicato sopra.

Dove posso monitorare le promozioni bancarie aggiornate?

Le principali fonti per monitorare le promozioni bancarie attive in Italia sono: i siti ufficiali delle banche, i comparatori come Facile.it e Segugio.it (per conti correnti), e i forum di utenti specializzati come FinancialMente e Pianificazione Finanziaria. Questa pagina viene aggiornata periodicamente con le promo piu’ significative.

Luglio 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-12 17:00:002026-09-27 09:52:26Promozioni conti correnti con cashback 2026: lista aggiornata
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Social Media Manager 2026: Apertura, Regime Forfettario e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come Social Media Manager nel 2026 è uno degli ingressi più scelti tra i professionisti digitali italiani. Con oltre 43 milioni di utenti social attivi nel nostro Paese e budget aziendali in continua crescita per la comunicazione online, le aziende cercano figure capaci di trasformare i canali social in veri strumenti di business. In questa guida completa scoprirai come aprire la partita IVA SMM, quale codice ATECO scegliere, come funziona il regime forfettario al 78% di redditività, quali sono i contributi alla Gestione Separata INPS e come strutturare tariffe e contratti per crescere senza errori fiscali.

Il Social Media Manager è una professione digitale ad alto volume di ricerche, complementare ma distinta da copywriter e SEO specialist. Se gestisci profili Instagram, TikTok, LinkedIn, Facebook, YouTube, X o Pinterest per aziende, brand personali o e-commerce, questa guida ti accompagnerà passo-passo nell’apertura e gestione corretta della tua attività freelance.

Indice dei contenuti

  1. Chi è il Social Media Manager
  2. Differenze con copywriter, social specialist, community manager
  3. Requisiti pratici e certificazioni SMM
  4. Codice ATECO Social Media Manager 2026
  5. Regime forfettario al 78% di redditività
  6. Gestione Separata INPS per Social Media Manager
  7. Servizi tipici e tariffe di mercato
  8. Il modello retainer: perché conviene
  9. Fatturazione B2B e clienti esteri
  10. Diritto d’autore e account ownership
  11. Piattaforme di pagamento e contenuti sponsorizzati
  12. Tools indispensabili per SMM freelance
  13. Freelance vs agenzia social
  14. Esempi di calcolo tasse: 25K, 45K, 70K
  15. Come trovare clienti SMM
  16. FAQ

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Chi è il Social Media Manager

Il Social Media Manager (SMM) è il professionista che gestisce in modo strategico e operativo la presenza di un brand sui canali social. Non è un semplice “operatore” che pubblica contenuti: è il responsabile della strategia, della crescita organica, dell’engagement e dei risultati di business legati al social.

Le sue attività quotidiane includono:

  • Definizione strategia social: obiettivi, target, posizionamento, tone of voice
  • Pianificazione editoriale: calendario contenuti settimanale o mensile
  • Creazione contenuti: testi, grafica (con tool come Canva), video brevi, reel, stories
  • Pubblicazione e schedulazione: post, story, video, dirette
  • Community management: risposta a commenti, DM, recensioni
  • Monitoraggio KPI: reach, engagement rate, follower growth, conversioni
  • Reportistica mensile: analisi performance e suggerimenti strategici
  • Coordinamento con copywriter, grafici, videomaker, ADS specialist

Le piattaforme principali su cui lavora un SMM nel 2026 sono Instagram, TikTok, LinkedIn, Facebook, YouTube, X (ex Twitter) e Pinterest. Ogni piattaforma ha logiche, formati e audience differenti: per questo molti SMM si specializzano in 1-2 social, pur conoscendo le basi di tutti.

Differenze con copywriter, social specialist, community manager

Una delle confusioni più comuni nel mondo digitale riguarda i confini tra le figure professionali. Capirle bene è importante non solo per posizionarti correttamente sul mercato, ma anche per scegliere il giusto codice ATECO ed evitare di vendere servizi che vanno oltre il tuo perimetro.

Social Media Manager vs Copywriter

Il copywriter scrive testi persuasivi (headline, articoli, landing page, e-mail). Il SMM usa anche testi, ma il suo lavoro principale è strategico e visivo: ragiona in termini di formati social, hashtag, trending topic, calendario editoriale. Un SMM può scrivere caption, ma non è il suo focus principale. Se vuoi approfondire il profilo gemello, puoi leggere la nostra guida alla Partita IVA Copywriter, Consulente SEO e Digital Marketing 2026.

Social Media Manager vs Social Media Specialist

Il Social Media Specialist (o “social executor”) è la figura operativa che esegue ciò che lo SMM ha pianificato: pubblica i post, programma le stories, risponde ai commenti. È spesso un ruolo junior o di supporto. Il Social Media Manager, invece, ha responsabilità strategica e di rendicontazione dei risultati. In agenzia esistono entrambe le figure; come freelance, l’SMM in genere copre tutto, ma può delegare parti operative a collaboratori.

Social Media Manager vs Community Manager

Il Community Manager è specializzato nell’interazione con la community: risponde ai commenti, gestisce gruppi Facebook, modera discussioni, coltiva relazioni con i fan più attivi. Lo SMM ingloba spesso questa attività, ma per brand grandi sono ruoli distinti.

Social Media Manager vs Social ADS Specialist

Il Social ADS Specialist (o Meta Ads Specialist, TikTok Ads, LinkedIn Ads) si occupa esclusivamente di campagne pubblicitarie a pagamento: creazione, ottimizzazione, scaling. Lo SMM lavora prevalentemente sull’organico; molti SMM offrono anche servizi ADS base, ma le grandi campagne richiedono uno specialist dedicato.

Requisiti pratici e certificazioni SMM

Il Social Media Manager non è una professione regolamentata: non esiste un albo, non serve un’abilitazione di Stato e nessun titolo di studio è obbligatorio per esercitare. Questo significa che chiunque può aprire partita IVA come SMM, ma significa anche che il mercato giudica i risultati, non i diplomi.

I requisiti pratici che fanno davvero la differenza nella scelta da parte dei clienti sono:

  • Portfolio account gestiti: account reali con metriche di crescita, contenuti pubblicati, casi studio. È il “biglietto da visita” più importante
  • Certificazioni ufficiali: Meta Blueprint (la certificazione di Meta per Facebook/Instagram/WhatsApp), TikTok Academy, LinkedIn Learning (corsi e certificati LinkedIn), Google Digital Garage
  • Conoscenza dei KPI social: engagement rate, reach, impressioni, CTR, CPM, conversion rate
  • Tool di gestione: padronanza di almeno uno tra Hootsuite, Buffer, Later, Sprout Social
  • Capacità grafiche e video editing base: Canva, CapCut, InShot
  • Cultura digitale e trend awareness: capacità di intercettare trending topic e adattarli al brand

Suggerimento pratico: prima di aprire partita IVA, costruisci un portfolio con almeno 2-3 account gestiti (anche personali, di amici imprenditori, di no-profit). Documenta crescita follower, engagement rate e conversioni ottenute. Questo accorcerà drasticamente i tempi per acquisire i primi clienti paganti.

Codice ATECO Social Media Manager 2026

Il codice ATECO è il codice che identifica l’attività economica che svolgi e va comunicato all’Agenzia delle Entrate al momento dell’apertura partita IVA. Per il Social Media Manager esistono due opzioni principali, entrambe corrette a seconda del tipo di servizi prevalenti.

ATECO 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing

È il codice più consigliato per chi gestisce strategicamente i social di un brand puntando a obiettivi di marketing (lead, vendite, awareness). Include la pianificazione di campagne, calendari editoriali, coordinamento di contenuti orientati ai risultati commerciali.

  • Codice: 73.11.02
  • Descrizione: Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari
  • Coefficiente redditività forfettario: 78%
  • Quando sceglierlo: se il tuo lavoro principale è strategia + gestione orientata al business

ATECO 70.21.00 – Pubbliche relazioni e comunicazione

Più adatto se il tuo focus è la comunicazione corporate, la gestione della reputazione online, il personal branding di figure pubbliche, le relazioni con community e stakeholder.

  • Codice: 70.21.00
  • Descrizione: Pubbliche relazioni e comunicazione
  • Coefficiente redditività forfettario: 78%
  • Quando sceglierlo: se ti occupi di personal branding, brand reputation, comunicazione istituzionale

Entrambi i codici hanno lo stesso coefficiente di redditività forfettario (78%) e gli stessi adempimenti contributivi, quindi sotto il profilo fiscale sono equivalenti. La scelta dipende dalla descrizione che meglio rappresenta la tua attività prevalente. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti nella scelta in fase di apertura.

Regime forfettario al 78% di redditività

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato pensato per partite IVA con ricavi annui non superiori a 85.000 euro. Per i Social Media Manager con codici ATECO 73.11.02 o 70.21.00 è quasi sempre la scelta migliore in fase di apertura, e spesso anche per anni successivi.

Come funziona il forfettario per SMM

Il principio è semplice: il fisco non ti chiede di documentare le spese reali, ma applica un coefficiente forfettario per stimare quanto del tuo fatturato è “vero guadagno” (reddito imponibile). Per gli ATECO 73.11.02 e 70.21.00 il coefficiente è del 78%.

Significa che, per il fisco, il 78% di quanto fatturi è considerato reddito; il restante 22% è spese forfettarie automatiche. Su quel 78% si applica l’imposta sostitutiva.

Aliquota 5% (start-up) vs 15%

  • Aliquota 5%: per i primi 5 anni di attività, se sei una “nuova attività” (non hai svolto la stessa attività nei 3 anni precedenti, anche come dipendente del cliente attuale)
  • Aliquota 15%: dal 6° anno in poi, oppure se non rispetti i requisiti di start-up

Esempio pratico di calcolo

Immagina che Giulia, social media manager freelance al primo anno, fatturi 30.000 euro:

  • Fatturato: 30.000 euro
  • Reddito imponibile (78%): 23.400 euro
  • Imposta sostitutiva al 5%: 1.170 euro
  • Contributi INPS Gestione Separata stimati: circa 5.640 euro (sul reddito netto contributi)
  • Netto in tasca: circa 23.190 euro

Confronta con il regime ordinario: stessa Giulia in IRPEF avrebbe pagato circa 5.000-6.000 euro di sole imposte. Il vantaggio del forfettario è evidente.

Limiti e cause di esclusione

  • Ricavi annui > 85.000 euro (in caso di superamento > 100.000 euro, si esce immediatamente già nell’anno in corso)
  • Spese per dipendenti/collaboratori superiori a 20.000 euro lordi
  • Possesso di partecipazioni in società di persone o controllo di SRL con stessa attività
  • Redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 30.000 euro nell’anno precedente

Gestione Separata INPS per Social Media Manager

Il Social Media Manager non ha una cassa professionale dedicata (come avvocati, geometri o medici): rientra nella Gestione Separata INPS, la cassa pensionistica per i lavoratori autonomi senza albo professionale.

Aliquote 2026

  • 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale (lavoratore autonomo “puro”)
  • 24% per chi è già coperto da altra cassa (es. dipendenti che fanno SMM come secondo lavoro, o pensionati)

I contributi si calcolano sul reddito imponibile forfettario (78% del fatturato), entro il massimale annuo (circa 119.650 euro per il 2026).

Esempio calcolo contributi

Marco, SMM freelance senza altra copertura, fattura 40.000 euro:

  • Reddito imponibile forfettario: 31.200 euro (78% di 40.000)
  • Contributi Gestione Separata: 31.200 × 26,07% = 8.134 euro
  • Suddivisi in saldo + 2 acconti annuali (giugno e novembre)

Importante: i contributi INPS sono interamente deducibili dal reddito imponibile l’anno successivo, riducendo l’imposta sostitutiva da pagare.

Rivalsa INPS in fattura

I forfettari iscritti alla Gestione Separata possono addebitare in fattura una rivalsa INPS del 4% al cliente, scritta come voce separata. Esempio: fattura 1.000 euro + rivalsa INPS 40 euro = totale 1.040 euro. Questa rivalsa NON è obbligatoria, ma è una prassi consigliata per non erodere troppo i margini.

Servizi tipici e tariffe di mercato

Una delle domande più frequenti dei nuovi Social Media Manager è: “Quanto posso chiedere?”. Le tariffe variano molto in base a esperienza, settore del cliente, complessità dei canali e risultati richiesti. Di seguito i range di mercato 2026 per professionisti freelance in Italia.

Strategia social una tantum

  • Junior (0-2 anni esperienza): 500-1.000 euro
  • Mid-level (2-5 anni): 1.000-2.000 euro
  • Senior (5+ anni o nicchie verticali): 2.000-3.000+ euro

Include: analisi target e competitor, definizione obiettivi, scelta canali, tone of voice, primo calendario editoriale tipo. È spesso il primo step prima di un retainer mensile.

Gestione mensile 1-2 canali

  • Range tariffario: 500-2.000 euro/mese
  • Cosa include tipicamente: 8-15 post/mese, stories settimanali, community management base, reportistica
  • Quando applicare il prezzo alto: brand consolidato, settori complessi (B2B tech, healthcare, finanza)

Gestione mensile 3+ canali

  • Range tariffario: 1.500-5.000 euro/mese
  • Tipicamente per: aziende strutturate, brand premium, multinazionali
  • Servizi inclusi: strategia integrata multicanale, contenuti dedicati per piattaforma, ADS basic, community management completo, report dettagliati

Servizi accessori

  • Creazione singolo post (testo + grafica): 30-150 euro
  • Calendario editoriale mensile: 200-800 euro
  • Reportistica mensile: inclusa nel retainer o 100-300 euro extra
  • Reel/Short Video: 80-300 euro a video
  • Audit social profilo: 200-500 euro

Il modello retainer: perché conviene

Il retainer mensile è il contratto a tariffa fissa con cui un’azienda paga il SMM ogni mese per un pacchetto di servizi predefinito. È il modello di business più sano e redditizio per chi fa social media management freelance, ed è quello consigliato dai professionisti più esperti.

Vantaggi del retainer per il freelance

  • Entrate prevedibili: sai quanto fatturi ogni mese, puoi pianificare investimenti e spese personali
  • Relazioni durature: lavorando con lo stesso cliente per mesi/anni, conosci a fondo brand, prodotti, audience
  • Risultati migliori: i social danno frutti nel medio-lungo periodo. Un retainer permette di costruire
  • Riduzione tempo “vendita”: meno tempo speso a cercare nuovi clienti, più tempo per lavorare
  • Margini più alti: i pacchetti pre-strutturati sono più efficienti del lavoro a progetto

Come strutturare un buon retainer

Un contratto retainer ben fatto deve includere:

  • Numero esatto di output: es. “12 post/mese su Instagram, 8 post LinkedIn, 4 reel”
  • SLA tempi di risposta: quanto tempo per approvazioni, revisioni
  • Numero di revisioni incluse: oltre il limite, costo extra
  • Politica fuori-scope: lavori extra fatturati a parte (es. lanci speciali, eventi)
  • Durata minima: 3-6 mesi consigliati per dare stabilità
  • Modalità di pagamento: anticipato a inizio mese (consigliato!)
  • Clausola di disdetta: preavviso 30-60 giorni

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