Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale
NOTIZIE

Pensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenute

Settembre 2026 porta con sé importanti aggiornamenti per tutti i pensionati italiani: oltre alle consuete date di accredito bancario e al calendario degli sportelli Poste Italiane, questo mese il cedolino della pensione potrebbe riportare alcune novità legate ai conguagli IRPEF e ad eventuali trattenute derivanti dalla dichiarazione dei redditi. Di seguito trovate tutte le informazioni aggiornate per sapere quando arriva la pensione, cosa aspettarsi sul cedolino e come consultarlo comodamente da casa.

Indice dei contenuti

  • Quando vengono pagate le pensioni a settembre 2026
  • Calendario Poste Italiane: ritiro in filiale
  • Cedolino pensione settembre 2026: cosa cambia
  • Trattenute e conguagli IRPEF di settembre
  • Come consultare il cedolino online su MyINPS
  • Domande frequenti

Quando vengono pagate le pensioni a settembre 2026

Le pensioni erogate dall’INPS vengono accreditate il primo giorno bancario del mese. Poiche’ il 1° settembre 2026 cade di martedi’ (giorno feriale bancario), l’accredito diretto sul conto corrente avverra’ il 1° settembre 2026.

Per i pensionati che ricevono la pensione tramite bonifico bancario o postale, la cifra sara’ disponibile fin dalle prime ore del mattino del 1° settembre. Questo vale per tutti i trattamenti gestiti dall’INPS: pensione di vecchiaia, pensione anticipata, invalidita’ civile, assegno di invalidita’, pensione ai superstiti (reversibilita’).

Per approfondire il calendario completo di tutti i pagamenti INPS del mese (NASpI, ADI, Assegno Unico), puoi consultare il nostro articolo: Pagamenti INPS Settembre 2026: Calendario Completo.

Calendario Poste Italiane: ritiro in filiale

Per i pensionati che ritirano la pensione agli sportelli Poste Italiane, il pagamento viene distribuito su piu’ giorni in base all’iniziale del cognome, per evitare code e assembramenti. Il calendario alfabetico di settembre 2026 e’ il seguente:

Cognome (iniziale)Giorno di pagamento
A – CMartedi’ 1 settembre 2026
D – KMercoledi’ 2 settembre 2026
L – PGiovedi’ 3 settembre 2026
Q – ZVenerdi’ 4 settembre 2026

Nota importante: i pensionati con cognome che inizia per A, B o C possono ritirare la pensione gia’ dal 1° settembre. Chi non puo’ recarsi allo sportello nel giorno assegnato, puo’ comunque ritirare la pensione nei giorni successivi senza perdere il diritto all’importo. In alternativa, e’ sempre possibile attivare l’accredito su libretto postale o conto BancoPosta per ricevere automaticamente l’importo il 1° settembre.

Cedolino pensione settembre 2026: cosa cambia

Il cedolino della pensione e’ il documento che riporta in dettaglio l’importo lordo, le trattenute fiscali e previdenziali applicate e il netto che viene effettivamente erogato. Controllare il cedolino di settembre e’ particolarmente importante perche’ questo e’ uno dei mesi in cui l’INPS applica tipicamente conguagli e trattenute straordinarie.

Sul cedolino di settembre 2026 potreste trovare le seguenti voci:

  • Importo lordo della pensione: la prestazione mensile base rivalutata per il 2026
  • Addizionale regionale IRPEF: trattenuta calcolata sulle aliquote della regione di residenza
  • Addizionale comunale IRPEF: trattenuta in base al comune di residenza (saldo e/o acconto)
  • Conguaglio IRPEF: eventuale saldo derivante dalla dichiarazione precompilata o da comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate
  • Trattenute per prestiti/cessione del quinto: se il pensionato ha un prestito con cessione del quinto dello stipendio/pensione
  • Quote associative o sindacali: se il pensionato ha autorizzato trattenute a favore di organizzazioni sindacali

Trattenute e conguagli IRPEF di settembre

Il mese di settembre e’ tradizionalmente uno dei piu’ delicati per i pensionati dal punto di vista fiscale. L’INPS, in qualita’ di sostituto d’imposta, e’ obbligato a trattenere direttamente sulla pensione le addizionali regionali e comunali IRPEF maturate sull’anno precedente (o sull’anno in corso come acconto).

In particolare, nel 2026 settembre puo’ portare:

  • Saldo addizionale regionale 2025: trattenuto a rate da gennaio a novembre 2026. Settembre e’ la nona rata su undici.
  • Saldo addizionale comunale 2025: puo’ essere trattenuto in un’unica soluzione o rateizzato
  • Acconto addizionale comunale 2026: per alcuni comuni, il 30% dell’addizionale stimata per l’anno corrente viene trattenuto a partire da settembre
  • Conguagli da 730 precompilato: se l’Agenzia delle Entrate ha comunicato all’INPS un saldo a debito a seguito della dichiarazione dei redditi 2025 (modello 730 presentato a luglio 2026), il rimborso o la trattenuta viene applicata a partire dal cedolino di agosto-settembre

Se l’importo netto di settembre e’ inferiore al solito, molto probabilmente la causa e’ una di queste trattenute. Verificate sempre il dettaglio sul cedolino online per capire esattamente da dove deriva la differenza. Per approfondire come funzionano le addizionali IRPEF, leggi la nostra guida: Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa.

Come consultare il cedolino online su MyINPS

L’INPS mette a disposizione un servizio online gratuito per consultare il cedolino della pensione in qualsiasi momento. Ecco come fare:

  1. Accedi al portale MyINPS: vai su myinps.inps.it e fai clic su “Accedi ai servizi”
  2. Scegli il metodo di autenticazione: puoi accedere con SPID (Sistema Pubblico di Identita’ Digitale), CIE (Carta di Identita’ Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
  3. Cerca il servizio cedolino: una volta autenticato, cerca “Cedolino della pensione” nella barra di ricerca del portale o vai in “I miei servizi”
  4. Seleziona il mese: puoi consultare il cedolino del mese corrente e degli ultimi 12 mesi
  5. Scarica o stampa il cedolino: il documento e’ disponibile in formato PDF per il download

Se non sei ancora in possesso dello SPID o della CIE, puoi rivolgerti a un CAF o a uno sportello dedicato per ottenerli. In alternativa, puoi contattare il Contact Center INPS al numero gratuito 803 164 (da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare, a pagamento) per ricevere informazioni sul cedolino.

Per sapere piu’ nel dettaglio le date di accredito di tutte le prestazioni INPS di settembre, consulta anche: Pagamento Pensioni Settembre 2026: Date di Accredito e Calendario INPS.

Domande frequenti

La pensione di settembre 2026 e’ aumentata rispetto ad agosto?

L’importo base della pensione per il 2026 e’ stato rivalutato a gennaio in base all’indice di inflazione ISTAT. A settembre l’importo lordo rimane uguale a quello degli altri mesi del 2026, salvo eventuali conguagli o provvedimenti specifici comunicati dall’INPS. Le variazioni sul netto dipendono principalmente dalle trattenute fiscali (addizionali, conguagli IRPEF).

Perche’ la mia pensione di settembre e’ piu’ bassa?

Se l’importo netto di settembre e’ inferiore al solito, le cause piu’ comuni sono: la trattenuta dell’addizionale regionale o comunale IRPEF (che si applica in rate da gennaio a novembre), un conguaglio IRPEF derivante dal 730 o dalla dichiarazione dei redditi, oppure una trattenuta per prestito con cessione del quinto. Consulta il cedolino online su MyINPS per vedere il dettaglio completo delle voci.

Quando viene accreditata la pensione per chi ha il conto in banca?

Per i pensionati con accredito su conto corrente bancario, la pensione di settembre 2026 viene accreditata il 1° settembre 2026 (martedi’), primo giorno bancario del mese. L’importo e’ solitamente disponibile gia’ dalle prime ore del mattino.

Posso delegare qualcuno a ritirare la pensione alle Poste per me?

Si’, e’ possibile delegare un familiare o un fiduciario al ritiro della pensione allo sportello Poste Italiane. E’ necessario presentare una delega scritta firmata dal pensionato, un documento di identita’ del delegato e una fotocopia del documento di identita’ del delegante. In alternativa, attivare l’accredito automatico su libretto postale o conto BancoPosta elimina la necessita’ di recarsi allo sportello.


Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

Agosto 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/BOX-PENSIONI.png 788 940 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 06:28:152026-08-26 08:30:07Pensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenute
NOTIZIE

Cedolare Secca Affitti Commerciali 2026: Ultima Chiamata per Locali C/1

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  • Cos’e’ la cedolare secca sugli affitti commerciali
  • Come funziona e chi puo’ applicarla
  • Perche’ si parla di ultima chiamata
  • Vantaggi per locatori e conduttori
  • Scadenze e adempimenti 2026
  • Domande frequenti

La cedolare secca sugli affitti commerciali torna al centro del dibattito fiscale. Il Sole 24 Ore segnala un’"ultima chiamata" per questa misura: l’estensione strutturale alle locazioni non abitative e’ ancora in bilico e il tempo per intervenire si stringe. Chi affitta un locale commerciale di piccole dimensioni deve sapere se puo’ ancora beneficiare di questo regime agevolato e quali sono i passi da compiere entro la fine dell’anno.

Cos’e’ la cedolare secca sugli affitti commerciali

La cedolare secca e’ un’imposta sostitutiva dell’IRPEF ordinaria che i proprietari di immobili possono applicare sui canoni di locazione. Originariamente prevista solo per gli immobili a uso abitativo, la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018, art. 1, c. 59) ha introdotto in via sperimentale la possibilita’ di applicarla anche alle locazioni di immobili ad uso commerciale appartenenti alla categoria catastale C/1 (negozi e botteghe).

L’aliquota prevista per le locazioni commerciali e’ del 21%. Si tratta di un’imposta sostitutiva che sostituisce:

  • IRPEF e relative addizionali regionali e comunali
  • imposta di registro sul contratto di locazione
  • imposta di bollo sul contratto di locazione

Per chi rientra nei requisiti, il vantaggio fiscale e’ immediato e significativo rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria, soprattutto per i redditi piu’ elevati.

Come funziona e chi puo’ applicarla

I requisiti per accedere alla cedolare secca sugli affitti commerciali sono specifici e vincolanti:

  • Tipo di immobile: solo immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe)
  • Superficie massima: fino a 600 metri quadri, escluse le pertinenze
  • Locatore: persona fisica proprietaria o titolare di diritto reale sull’immobile
  • Regime: l’opzione si esercita in sede di registrazione del contratto o di proroga

La misura non si applica agli immobili di categoria A/10 (uffici), C/3 (laboratori), C/6 (rimesse) o D (immobili industriali e commerciali di grandi dimensioni). E’ riservata esclusivamente ai negozi e botteghe C/1, che rappresentano la tipologia di locale commerciale piu’ diffusa nei centri urbani.

L’opzione per la cedolare secca va comunicata all’Agenzia delle Entrate tramite modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili), contestualmente alla registrazione del contratto o in sede di proroga.

Perche’ si parla di ultima chiamata

Secondo Il Sole 24 Ore, il termine "ultima chiamata" fa riferimento alla finestra temporale che si sta chiudendo per l’estensione strutturale di questa misura alle locazioni non abitative in senso piu’ ampio. La cedolare secca commerciale e’ stata prorogata di anno in anno senza mai diventare misura permanente a pieno regime, e il dibattito sulla sua estensione e stabilizzazione definitiva e’ ancora aperto.

Il quotidiano economico sottolinea che l’estensione della misura alle locazioni non abitative non sarebbe solo un intervento fiscale, ma uno strumento di politica economica: contribuirebbe a far emergere il nero nei contratti di locazione commerciale, a ridurre il costo degli spazi per le piccole imprese e a incentivare la stipula di contratti regolari, con effetti positivi sulla rigenerazione urbana dei centri storici.

Chi ha un contratto di locazione C/1 in corso o sta per stipularne uno nuovo deve quindi valutare subito se optare per questo regime, prima che eventuali modifiche normative o scadenze ne restringano ulteriormente la portata.

Vantaggi per locatori e conduttori

I vantaggi della cedolare secca commerciale si dispiegano su piu’ fronti:

Per il locatore (proprietario)

  • Risparmio IRPEF: l’aliquota del 21% e’ conveniente per chi e’ in scaglioni IRPEF superiori (35%, 43%)
  • Nessuna imposta di registro: non si paga il 2% annuo sull’imposta di registro
  • Nessuna imposta di bollo: il bollo sul contratto e’ incluso nel regime sostitutivo
  • Dichiarazione semplificata: il reddito da cedolare secca non si cumula con gli altri redditi ai fini delle addizionali

Per il conduttore (affittuario commerciale)

  • Blocco aggiornamento ISTAT: il locatore che opta per cedolare secca non puo’ aggiornare il canone agli indici ISTAT per tutta la durata dell’opzione
  • Canone stabile: prevedibilita’ dei costi per la piccola impresa o il commerciante
  • Incentivo alla regolarita’: il vantaggio fiscale del locatore riduce la pressione verso canoni "in nero"

Scadenze e adempimenti 2026

Chi vuole optare per la cedolare secca su un locale C/1 deve rispettare alcune scadenze fondamentali:

  • Nuovo contratto: l’opzione va esercitata contestualmente alla registrazione del contratto tramite modello RLI
  • Contratto in corso: e’ possibile optare in sede di proroga annuale, entro il termine di versamento dell’imposta di registro sulla proroga
  • Revoca dell’opzione: possibile ogni anno in sede di proroga
  • Acconto cedolare secca 2026: dovuto se l’imposta cedolare dell’anno precedente supera 51,65 euro; si versa in due rate se l’importo supera 257,52 euro (40% entro giugno, 60% entro 30 novembre), oppure in unica soluzione entro il 30 novembre

La dichiarazione dei redditi da locazione con cedolare secca va presentata nel Modello Redditi PF, quadro RB, indicando la scelta del regime sostitutivo. Non e’ possibile optare per la cedolare secca in sede di dichiarazione: l’opzione deve essere esercitata preventivamente con il modello RLI presso l’Agenzia delle Entrate.

Domande frequenti

La cedolare secca si applica anche agli uffici o ai capannoni?
No. La cedolare secca commerciale si applica esclusivamente agli immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) con superficie fino a 600 mq. Gli uffici (A/10), i laboratori (C/3) e i capannoni (categoria D) sono esclusi dalla misura.
Posso optare per la cedolare secca su un contratto gia’ in corso?
Si’, ma solo in sede di proroga annuale. E’ necessario presentare il modello RLI all’Agenzia delle Entrate entro il termine di versamento dell’imposta di registro sulla proroga. Non e’ possibile esercitare l’opzione a contratto in corso senza una scadenza di proroga.
Qual e’ l’aliquota della cedolare secca per i locali commerciali?
L’aliquota e’ del 21%. E’ inferiore rispetto agli scaglioni IRPEF piu’ alti (35% e 43%), quindi il risparmio e’ tanto maggiore quanto piu’ elevato e’ il reddito complessivo del proprietario. Per i redditi medio-bassi il vantaggio puo’ essere ridotto o nullo.
Il conduttore puo’ dedurre il canone commerciale in cedolare secca come costo?
Si’. Il regime di cedolare secca riguarda la tassazione del locatore, non incide sulla deducibilita’ del canone per il conduttore. L’affittuario del locale commerciale puo’ continuare a dedurre il canone come costo inerente all’attivita’, secondo le regole ordinarie.
La cedolare secca commerciale e’ una misura definitiva o temporanea?
E’ nata come misura sperimentale con la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018) e da allora e’ stata prorogata senza diventare strutturale. Il dibattito sulla sua stabilizzazione definitiva e su una possibile estensione a categorie catastali diverse da C/1 e’ ancora in corso.

Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 01:42:002026-08-26 08:13:51Cedolare Secca Affitti Commerciali 2026: Ultima Chiamata per Locali C/1
NOTIZIE

EssilorLuxottica, Leonardo Maria Del Vecchio lascia i vertici: le ragioni dell’uscita

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio, ha annunciato le proprie dimissioni dai vertici di EssilorLuxottica, il colosso franco-italiano dell’ottica quotato alla Borsa di Parigi. La notizia ha immediatamente attirato l’attenzione degli osservatori finanziari e del mondo degli affari, segnando una svolta significativa nella governance del gruppo che produce marchi iconici come Ray-Ban, Oakley e Persol.

Indice dei contenuti

  • Chi e Leonardo Maria Del Vecchio
  • Le ragioni dell’uscita da EssilorLuxottica
  • Il peso della famiglia Del Vecchio nel gruppo
  • Cosa cambia nella governance di EssilorLuxottica
  • La reazione dei mercati
  • Domande frequenti

Chi e Leonardo Maria Del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio e uno dei sei figli del fondatore di Luxottica, il compianto Leonardo Del Vecchio, scomparso nel giugno 2022. Laureato in economia e con esperienze nel settore del private equity e della finanza internazionale, Leonardo Maria era entrato nel consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica come rappresentante della famiglia fondatrice, detentrice tramite la holding Delfin di una quota di controllo superiore al 30% nel gruppo.

Delfin, la cassaforte di famiglia con sede in Lussemburgo, e il principale azionista di EssilorLuxottica. La presenza dei figli Del Vecchio negli organi societari e sempre stata centrale nella governance del colosso dell’ottica, anche dopo la scomparsa del fondatore e le successive battaglie ereditarie tra i diversi rami familiari.

Le ragioni dell’uscita da EssilorLuxottica

Le motivazioni ufficiali dell’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio dai vertici di EssilorLuxottica fanno riferimento a divergenze strategiche con l’attuale management del gruppo, guidato dall’amministratore delegato Francesco Milleri. Secondo quanto riportato da diverse fonti finanziarie, le tensioni riguarderebbero la direzione industriale del gruppo e la gestione delle priorita di investimento in un contesto di mercato sempre piu competitivo.

Non e la prima volta che emergono frizioni all’interno del gruppo. Dopo la morte del fondatore nel 2022, il processo di successione e la gestione del potere all’interno di EssilorLuxottica hanno attraversato diverse fasi di tensione, con i vari figli Del Vecchio che hanno assunto posizioni non sempre allineate sulle strategie aziendali. Leonardo Maria si era distinto per posizioni critiche rispetto ad alcune scelte del management professionale che ha assunto la guida operativa del gruppo.

Tra i nodi principali del confronto vi sarebbero le modalita di allocazione del capitale, le politiche di acquisizione e la gestione dei brand del portafoglio. EssilorLuxottica e oggi uno dei gruppi di eyewear piu grandi al mondo, con ricavi annui superiori ai 20 miliardi di euro, e le decisioni strategiche hanno impatti enormi sia sul valore azionario sia sull’assetto della governance familiare.

Il peso della famiglia Del Vecchio nel gruppo

Nonostante le uscite individuali, la famiglia Del Vecchio mantiene il controllo di EssilorLuxottica attraverso Delfin. La holding e gestita da un board familiare che comprende diversi eredi del fondatore, e la sua posizione come azionista di controllo rimane solida indipendentemente dalle scelte personali dei singoli componenti della famiglia rispetto ai ruoli consiliari.

Leonardo Del Vecchio aveva costruito Luxottica dal nulla, partendo da un piccolo laboratorio di Agordo (Belluno) negli anni Sessanta per trasformarla nel piu grande produttore mondiale di occhiali. La fusione con il gruppo francese Essilor nel 2018 aveva dato vita a EssilorLuxottica, creando un campione europeo dell’ottica con oltre 190.000 dipendenti nel mondo. La tutela di questa eredita industriale rimane la priorita condivisa da tutti i rami familiari, anche quando emergono divergenze di vedute sulla gestione corrente.

Cosa cambia nella governance di EssilorLuxottica

L’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio dal consiglio di amministrazione non modifica la struttura proprietaria del gruppo, ma ha un impatto simbolico e pratico sulla rappresentanza familiare negli organi di governo. Il board di EssilorLuxottica e composto da esponenti della famiglia Del Vecchio, da rappresentanti della parte francese (Essilor) e da consiglieri indipendenti.

Con le dimissioni di Leonardo Maria, il peso della componente familiare nella sala del consiglio si riduce, rafforzando de facto la posizione del management professionale guidato da Milleri. Questo potrebbe accelerare alcune decisioni strategiche che in precedenza incontravano resistenze interne, ma potrebbe anche ridurre il contrappeso familiare rispetto alle scelte dell’AD.

Dal punto di vista regolamentare, le dimissioni di un consigliere non richiedono assemblee straordinarie: il board puo cooptare un sostituto fino alla prossima assemblea degli azionisti, oppure procedere senza riempire il seggio vacante se il numero minimo di consiglieri previsto dallo statuto e comunque rispettato.

La reazione dei mercati

Le notizie di turbolenze nella governance di grandi aziende familiari tendono a generare volatilita sui mercati finanziari, almeno nel breve periodo. Nel caso di EssilorLuxottica, gli investitori seguono con attenzione qualsiasi segnale relativo all’assetto della famiglia Del Vecchio, dato il peso determinante di Delfin nel capitale sociale.

Tuttavia, le dimissioni di un singolo consigliere — pur di rango familiare — non alterano la struttura di controllo. Il titolo EL (il simbolo borsistico di EssilorLuxottica su Euronext Paris) viene monitorato dagli analisti principalmente sulla base dei fondamentali industriali: crescita organica dei ricavi, andamento del mercato eyewear globale, integrazione dei brand acquisiti e marginalita operativa. Su questi fronti il gruppo ha continuato a mostrare solida performance anche dopo la scomparsa del fondatore.

Domande frequenti

Chi e Leonardo Maria Del Vecchio?
E uno dei figli del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, scomparso nel 2022. Ha fatto parte del consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica come rappresentante della famiglia fondatrice.

Perche Leonardo Maria Del Vecchio si e dimesso da EssilorLuxottica?
Le ragioni ufficiali fanno riferimento a divergenze strategiche con il management operativo del gruppo. Le tensioni interne non sono una novita: dopo la morte del fondatore, la gestione del potere all’interno di EssilorLuxottica ha attraversato diverse fasi di confronto tra i vari eredi e il top management.

La famiglia Del Vecchio perde il controllo di EssilorLuxottica?
No. La holding Delfin detiene oltre il 30% del capitale e rimane l’azionista di controllo. Le dimissioni personali di Leonardo Maria non modificano la struttura proprietaria del gruppo.

Cosa succedera ora nella governance di EssilorLuxottica?
Il board potra cooptare un sostituto oppure continuare con la composizione attuale, a seconda delle previsioni statutarie. Il management professionale, guidato dall’AD Francesco Milleri, mantiene la guida operativa del gruppo.

EssilorLuxottica e quotata in Italia?
EssilorLuxottica e quotata principalmente su Euronext Paris (simbolo EL). Ha una forte presenza industriale in Italia, con sedi storiche ad Agordo (Belluno) e stabilimenti produttivi nel nordest del Paese.


Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.

Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 00:42:002026-08-26 08:06:34EssilorLuxottica, Leonardo Maria Del Vecchio lascia i vertici: le ragioni dell’uscita
NOTIZIE

Energia elettrica in lieve calo: PUN oggi a 0,191 €/kWh – 25 Agosto 2026

Bonus Energia

Il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica registra oggi, 25 agosto 2026, un valore di 0,191 €/kWh, in lieve calo rispetto ai giorni precedenti. Un segnale positivo per le famiglie italiane che ancora oggi monitorano con attenzione i prezzi dell’elettricità, dopo i rincari che hanno caratterizzato gli ultimi anni.

Indice dei contenuti

  • Cos’è il PUN e perché conta
  • PUN oggi 25 agosto 2026: il dato
  • Cosa significa per le bollette delle famiglie
  • Confronto con i mesi precedenti
  • Mercato libero e mercato tutelato: le differenze
  • Domande frequenti (FAQ)

Cos’è il PUN e perché conta

Il PUN – Prezzo Unico Nazionale è il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia. In parole semplici, è il costo che i fornitori di elettricità pagano per acquistare l’energia sul mercato all’ingrosso gestito dal Gestore dei Mercati Energetici (GME). Questo valore influenza direttamente le tariffe che poi noi consumatori troviamo in bolletta.

Non è la stessa cosa del prezzo che paghi ogni mese: nella bolletta incidono anche le spese di rete (trasporto e distribuzione), le imposte e gli oneri di sistema. Tuttavia, il PUN è la componente più volatile e quella che determina le oscillazioni dei costi nel tempo.

PUN oggi 25 agosto 2026: il dato

Secondo i dati disponibili aggiornati al 25 agosto 2026, il Prezzo Unico Nazionale si attesta a 0,191 €/kWh. Si tratta di un valore in lieve calo rispetto ai giorni immediatamente precedenti, un movimento che gli operatori del settore interpretano come una piccola boccata d’aria per i consumatori finali.

Il dato è stato rilevato attraverso il monitoraggio del mercato all’ingrosso italiano (MGP – Mercato del Giorno Prima), la principale borsa elettrica del nostro Paese dove si forma quotidianamente il prezzo di riferimento. A titolo di confronto, nel mese di agosto i valori del PUN tendono a essere influenzati dalla stagionalità: il caldo estivo aumenta la domanda di energia per il condizionamento, ma le ore di luce prolungate favoriscono la produzione solare, creando un effetto calmierante sui prezzi nelle ore centrali della giornata.

Cosa significa per le bollette delle famiglie

Il calo del PUN è una buona notizia, ma è importante capire in che misura si riflette sulla bolletta mensile. Le famiglie nel mercato di tutela graduata (ex Maggior Tutela, la tariffa gestita da ARERA per chi non ha scelto un fornitore del mercato libero) vedono aggiornare le tariffe su base trimestrale. Quindi un calo giornaliero del PUN non si traduce immediatamente in una bolletta più leggera di questo mese.

Per chi è già nel mercato libero con un contratto a prezzo variabile indicizzato al PUN, la situazione è diversa: la componente energia della bolletta segue direttamente le variazioni del mercato all’ingrosso, quindi un calo del PUN può riflettersi nel costo della prossima lettura.

Se stai valutando se passare al mercato libero, ricorda che esistono strumenti a tua tutela: i contratti con prezzo fisso ti proteggono dalle oscillazioni del mercato, mentre quelli a prezzo variabile ti permettono di beneficiare dei ribassi (ma ti espongono anche ai rialzi). Una scelta consapevole richiede di analizzare il tuo profilo di consumo e confrontare le offerte disponibili.

Confronto con i mesi precedenti

Per capire il significato del dato odierno, è utile collocarlo in un contesto più ampio. Nel corso del 2026, il PUN ha mostrato un andamento altalenante, influenzato da diversi fattori:

  • Produzione rinnovabile: l’espansione delle installazioni fotovoltaiche in Italia ha contribuito a calmierare i prezzi nelle ore diurne, soprattutto nei mesi estivi.
  • Importazioni di gas: le quotazioni del gas naturale (usato nelle centrali termoelettriche) restano un fattore chiave per il prezzo dell’elettricità nelle ore serali e notturne.
  • Temperatura e clima: le ondate di calore estivo aumentano i consumi per il condizionamento, ma la maggiore irradiazione solare compensa parzialmente l’effetto.
  • Mercato europeo: l’interconnessione con i mercati elettrici di Francia, Austria, Slovenia e Svizzera incide sull’equilibrio domanda-offerta italiano.

Il valore di 0,191 €/kWh di oggi si colloca in una fascia che, se mantenuta, potrebbe contribuire a un aggiornamento positivo delle tariffe nel prossimo trimestre di aggiornamento ARERA.

Mercato libero e mercato tutelato: le differenze

Dal 1° luglio 2024 il mercato di maggior tutela è stato chiuso per le utenze domestiche (con eccezioni per le utenze vulnerabili: anziani over 75, soggetti in condizioni di disagio economico o fisico, residenti in zone con servizio di tutela specifica). Chi non rientra nelle categorie vulnerabili è stato automaticamente trasferito al Servizio a Tutele Graduali (STG), gestito da fornitori selezionati tramite gara ARERA su base regionale.

Se hai bisogno di verificare se hai diritto alla tutela per utenze vulnerabili o se sei già nel mercato libero senza saperlo, puoi controllare direttamente nella tua bolletta alla voce “fornitore” e “condizioni contrattuali”.

Per chi vuole approfondire le opportunità di risparmio sulle bollette, è utile consultare anche i bonus bolletta luce disponibili ad agosto 2026, che possono abbattere sensibilmente il costo per le famiglie con ISEE basso. Leggi anche la nostra guida sull’Ecobonus 2026 per il risparmio energetico, utile per chi sta pensando a interventi di efficienza nella propria abitazione.

Domande frequenti sul PUN e i prezzi dell’energia elettrica

Cos’è esattamente il PUN?

Il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, calcolato ogni giorno dalla Borsa Elettrica Italiana (GME). È il punto di riferimento per le tariffe del mercato libero a prezzo variabile e influenza indirettamente le tariffe regolate da ARERA.

Il calo del PUN oggi significa che pago meno in bolletta?

Non necessariamente in modo immediato. Se sei nel Servizio a Tutele Graduali (ex maggior tutela), le tariffe vengono aggiornate trimestralmente da ARERA. Se sei nel mercato libero con contratto indicizzato al PUN, il calo si rifletterà sulla componente energia della tua prossima bolletta.

Dove posso trovare il PUN aggiornato ogni giorno?

Il dato giornaliero ufficiale è pubblicato dal GME (Gestore dei Mercati Energetici) sul sito mercatoelettrico.org, nella sezione “Esiti MGP” (Mercato del Giorno Prima). Alcune piattaforme di comparazione tariffaria offrono anche grafici sull’andamento storico del PUN.

Cosa sono le utenze vulnerabili e come si verifica di esserlo?

Le utenze vulnerabili hanno diritto a restare in un regime di tutela prezzo anche dopo la fine del mercato di maggior tutela. Rientrano in questa categoria: persone con almeno 75 anni di età, titolari di bonus sociali per disagio economico, persone in gravi condizioni di salute che usano apparecchi salvavita, e residenti in isole minori non interconnesse alla rete nazionale. Per verificare la propria situazione, è sufficiente contattare il proprio fornitore o consultare il sito di ARERA.

Quale fornitore conviene scegliere nel mercato libero?

Non esiste un fornitore “migliore” in assoluto: dipende dal tuo profilo di consumo, dalla fascia oraria in cui consumi di più e dalla tua preferenza per un prezzo fisso o variabile. Il consiglio è di utilizzare il portale ufficiale Trova Offerte di ARERA (www.arera.it) per confrontare le offerte disponibili nella tua zona.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/Bonus-Energia.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-25 23:42:002026-08-26 07:53:41Energia elettrica in lieve calo: PUN oggi a 0,191 €/kWh – 25 Agosto 2026
NOTIZIE

Eredità dai genitori, chi la aspetta spende di più e lavora meno

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Chi si aspetta di ricevere un’eredità dai genitori tende a spendere di più, risparmiare meno e lavorare con minore intensità. È questo il dato più sorprendente che emerge da un’analisi recente sui comportamenti economici delle famiglie italiane pubblicata da PMI.it, che riprende dati elaborati su campioni rappresentativi di cittadini in attesa di una successione ereditaria. Un fenomeno che riguarda milioni di italiani e che ha implicazioni concrete sia sul piano finanziario personale, sia sul versante degli obblighi fiscali legati all’eredità.

Indice dei contenuti

  1. L’eredità attesa cambia i comportamenti di spesa e risparmio
  2. Il peso dell’eredità sull’offerta di lavoro
  3. Eredità e risparmio: i dati sulle famiglie italiane
  4. Cosa fare quando l’eredità arriva: gli obblighi fiscali
  5. La pianificazione patrimoniale come antidoto all’attesa passiva

L’eredità attesa cambia i comportamenti di spesa e risparmio

L’analisi evidenzia un paradosso tipicamente umano: la sola aspettativa di ricevere un’eredità dai genitori modifica il comportamento economico ancora prima che i beni vengano effettivamente trasferiti. Chi sa — o ritiene molto probabile — di essere destinatario di un lascito patrimoniale tende ad aumentare i consumi correnti, allentare l’attitudine al risparmio e ridurre l’impegno lavorativo.

In termini economici, si parla di un classico effetto ricchezza anticipato: il patrimonio atteso viene già “scontato” nelle decisioni di oggi, come se i soldi fossero già disponibili. Questo meccanismo psicologico è ben noto agli economisti comportamentali, ma la sua intensità nelle famiglie italiane risulta particolarmente marcata rispetto ad altri Paesi europei, probabilmente per l’elevata concentrazione di ricchezza immobiliare nelle generazioni più anziane e per la forte presenza del modello familiare allargato.

Le implicazioni sono significative: chi «vive di aspettative ereditarie» può trovarsi in una situazione finanziaria fragile se l’eredità non arriva nei tempi previsti, o se risulta inferiore alle aspettative (ad esempio per debiti del defunto, altri eredi, o imposta di successione più alta del previsto).

Il peso dell’eredità sull’offerta di lavoro

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda l’impatto sull’offerta di lavoro. Chi si aspetta un’eredità consistente — in particolare patrimoni immobiliari di valore significativo — tende a lavorare meno ore, accettare posizioni meno esigenti o ritardare il rientro nel mercato del lavoro dopo periodi di inattività.

Questo effetto è amplificato in quei contesti in cui la ricchezza dei genitori è ben visibile (ad esempio, case di proprietà in zone di pregio, attività commerciali tramandate). In questi casi, la certezza psicologica del lascito agisce come un «reddito ombra» che abbassa la pressione a cercare o mantenere un impiego stabile.

Per chi si trova in questa situazione, è fondamentale ricordare che i beni ereditati non sono esenti da adempimenti. La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data del decesso, e l’imposta di successione si applica sulle quote che superano la franchigia prevista dalla legge (1.000.000 di euro per coniuge e figli in linea diretta). Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta gli eredi in ogni fase della pratica.

Eredità e risparmio: i dati sulle famiglie italiane

L’Italia è uno dei Paesi con la più alta concentrazione di ricchezza privata in Europa, e gran parte di essa è destinata a trasmettersi tramite successione ereditaria nei prossimi decenni. Secondo stime di Banca d’Italia, ogni anno vengono trasferiti per via ereditaria patrimoni per diverse centinaia di miliardi di euro, tra immobili, depositi bancari e attività finanziarie.

In questo contesto, l’analisi di PMI.it mostra che le famiglie italiane che si trovano nella fascia tra 40 e 60 anni — ovvero quelle più prossime a ricevere un’eredità dai genitori anziani — presentano tassi di risparmio mediamente inferiori rispetto a famiglie di pari reddito senza aspettative ereditarie. L’effetto è più accentuato nei centri urbani del Nord Italia, dove il valore degli immobili è più elevato.

Il dato invita a una riflessione: costruire il proprio benessere finanziario unicamente sull’attesa di un lascito è una strategia rischiosa. Il patrimonio trasferito potrebbe essere ridimensionato da spese sanitarie e di assistenza degli anziani (crescenti con il progressivo invecchiamento della popolazione), da eventuali debiti del de cuius, o da una suddivisione tra più eredi che abbassa la quota individuale.

Cosa fare quando l’eredità arriva: gli obblighi fiscali

Quando l’eredità dai genitori diventa realtà, scattano precisi obblighi fiscali e civili che gli eredi devono affrontare in tempi definiti. Conoscerli in anticipo evita sanzioni e complicazioni.

I principali adempimenti sono:

  • Dichiarazione di successione: va presentata all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data del decesso. Sono obbligati gli eredi, i legatari e i chiamati all’eredità.
  • Imposta di successione: si applica sulla quota che supera la franchigia. Per figli e coniuge la franchigia è di 1.000.000 euro per ciascun beneficiario; per fratelli e sorelle è di 100.000 euro. L’aliquota base è del 4% per il coniuge e i figli in linea retta, del 6% per fratelli e sorelle, dell’8% per altri soggetti.
  • Voltura catastale: necessaria per il trasferimento della proprietà immobiliare. In Friuli Venezia Giulia, dove vige il sistema tavolare, la procedura è diversa dal resto d’Italia e richiede competenze specifiche.
  • Conto corrente del defunto: le somme depositate confluiscono nell’asse ereditario e devono essere dichiarate.

Per gli eredi residenti in Friuli Venezia Giulia, è importante ricordare che il sistema tavolare (registro catastale FVG, disciplinato dal R.D. 499/1929) richiede una procedura di intavolazione specifica, diversa dalla semplice voltura catastale nazionale. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza pluriennale in questo ambito.

La pianificazione patrimoniale come antidoto all’attesa passiva

Il quadro descritto dallo studio di PMI.it suggerisce che la soluzione non sta nel rinunciare all’idea di ricevere un’eredità, ma nel non basare le proprie scelte finanziarie esclusivamente su di essa.

Una pianificazione patrimoniale consapevole prevede di:

  • Mantenere un tasso di risparmio adeguato al proprio reddito, indipendentemente dalle aspettative ereditarie.
  • Conoscere la composizione del patrimonio familiare (immobili, conti, attività finanziarie) per poter gestire con consapevolezza le questioni successorie quando si presenteranno.
  • Valutare con anticipo gli strumenti di pianificazione successoria disponibili: testamento, donazione, patto di famiglia.
  • Prepararsi agli aspetti fiscali della successione, in modo da non trovarsi impreparati di fronte all’imposta di successione o agli adempimenti catastali.

Una dichiarazione di successione ben preparata, con tutti i documenti in ordine, riduce i tempi di sblocco dei beni ereditati e minimizza il rischio di errori che possono costare sanzioni. Per questo motivo, rivolgersi a professionisti esperti è sempre la scelta più prudente.

L’analisi sui comportamenti economici delle famiglie italiane in attesa di un’eredità dai genitori offre uno spunto di riflessione importante: la ricchezza attesa non dovrebbe sostituire la pianificazione finanziaria personale. Quando l’eredità si concretizza, gli adempimenti fiscali vanno affrontati con tempestività e competenza per evitare sanzioni e complicazioni.

Domande Frequenti sull’Eredità dai Genitori

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

ARTICOLI CORRELATI

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
NOTIZIE

Spese alberghiere professionisti: cosa verificare in dichiarazione

Le spese alberghiere e di somministrazione sostenute dai professionisti hanno regole precise su deducibilità e tracciabilità dei pagamenti. Ecco cosa verificare prima di inviare la dichiarazione dei redditi.
Ottobre 1, 2026
/
0 Commenti
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-01 07:00:002026-09-29 07:27:07Spese alberghiere professionisti: cosa verificare in dichiarazione
Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
NOTIZIE

Codice Tributo 5518 F24 Accise: la Sanzione per i Concorsi a Premio Vietati

Indice dei contenutiCos'è il Codice Tributo 5518 e a Cosa Serve Cosa Sono i Concorsi e le Operazioni a Premio Vietati L'Importo della Sanzione del Codice Tributo 5518 Chi Rischia la Sanzione del Codice Tributo 5518 Come Compilare il…
Settembre 30, 2026
/
0 Commenti
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-30 11:00:002026-09-29 07:24:21Codice Tributo 5518 F24 Accise: la Sanzione per i Concorsi a Premio Vietati
NOTIZIE

IMU, Locazione Parziale e Abitazione Principale: Cosa Dice la Cassazione

La Cassazione, con l'ordinanza n. 8236/2026, chiarisce che affittare una o più stanze della propria casa non fa perdere l'esenzione IMU sull'abitazione principale, a patto che restino residenza anagrafica e dimora abituale effettiva. I Comuni, però, possono comunque verificare.
Settembre 30, 2026
/
0 Commenti
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/12/registrazione-contratto-di-locazione-caf-centro-fiscale-udine.jpg 500 800 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-30 09:00:002026-09-29 10:03:59IMU, Locazione Parziale e Abitazione Principale: Cosa Dice la Cassazione
Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-25 22:42:002026-08-26 07:47:24Eredità dai genitori, chi la aspetta spende di più e lavora meno
NOTIZIE

Nuovo codice stradale 2026: novità, consultazione e quando entra in vigore

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il nuovo codice stradale 2026 è al centro del dibattito normativo degli ultimi mesi. Il Governo italiano ha avviato un processo di revisione organica del Decreto Legislativo 285/1992 — il testo che regola la circolazione stradale in Italia da oltre trent’anni — con l’obiettivo di adeguarlo alle sfide della mobilità moderna: veicoli elettrici, micromobilità, guida assistita e sicurezza stradale.

In questo articolo facciamo il punto su cosa cambia, a che punto è la consultazione pubblica e quali sono i tempi previsti per l’entrata in vigore.

Indice dei contenuti

  • Perché si parla di riforma del codice stradale
  • La consultazione pubblica: cos’è e come funziona
  • Le principali novità del nuovo codice della strada
  • Sanzioni aggiornate e più severe
  • Quando entra in vigore il nuovo codice stradale
  • Domande frequenti (FAQ)

Perché si parla di riforma del codice stradale

Il codice della strada vigente risale al 1992. In oltre trent’anni il mondo della mobilità è cambiato profondamente: sono arrivati i monopattini elettrici, i veicoli a guida autonoma, le biciclette a pedalata assistita, le app di ride sharing. Tutto questo non era contemplato nel testo originale.

Allo stesso tempo, i dati sull’incidentalità stradale restano preoccupanti. Secondo le rilevazioni ISTAT più recenti, in Italia si registrano ogni anno migliaia di morti e decine di migliaia di feriti gravi sulle strade. La riforma del codice stradale risponde anche a questa emergenza, inasprendo le sanzioni per i comportamenti più pericolosi.

Il progetto di riforma è stato avviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) e prevede una revisione strutturale — non una semplice modifica puntuale — del Decreto Legislativo 285/1992.

La consultazione pubblica: cos’è e come funziona

Prima di approvare un testo definitivo, il Governo ha attivato una consultazione pubblica. Si tratta di un procedimento con cui cittadini, associazioni di categoria, enti locali e operatori del settore possono inviare osservazioni e proposte sul testo in bozza.

La consultazione è accessibile attraverso il portale ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I contributi ricevuti vengono analizzati prima della stesura definitiva del provvedimento e del suo iter parlamentare o governativo.

Questo strumento — previsto dalla legge sulla partecipazione dei cittadini ai processi normativi — serve a raccogliere segnalazioni dal basso: ad esempio, gli automobilisti possono segnalare situazioni di pericolosità non previste dal testo, mentre le associazioni dei ciclisti possono proporre regole più chiare per la mobilità dolce.

Il testo attualmente in consultazione raccoglie le principali novità già anticipate dai media: dall’inasprimento delle sanzioni per chi guida sotto l’influenza di alcol o droghe, alle nuove regole per la micromobilità elettrica (monopattini e biciclette elettriche), fino alle disposizioni sui veicoli a guida autonoma e semiautonoma.

Le principali novità del nuovo codice della strada

Ecco le aree di intervento principali previste dalla bozza di riforma:

Alcol, droghe e distrazioni al volante

Le sanzioni per la guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti vengono inasprite. Per chi viene sorpreso con un tasso alcolemico tra 0,5 e 0,8 g/l sono previste multa e sospensione della patente. Sopra 0,8 g/l scattano conseguenze penali più severe.

Sul fronte delle distrazioni, il testo rafforza il divieto di uso del cellulare alla guida. La norma si estende anche a smartwatch e altri dispositivi indossabili che possano distogliere l’attenzione dal traffico. In caso di violazione è prevista la sospensione immediata della patente già alla prima infrazione, se l’automobilista ha meno di 2 anni di patente.

Micromobilità: monopattini e biciclette elettriche

La riforma introduce per la prima volta regole organiche per i monopattini elettrici: obbligo di casco per i minori, divieto di trasporto passeggeri, circolazione consentita solo su piste ciclabili o strade con limite a 30 km/h. Viene anche introdotto un sistema di targhe identificative per rendere tracciabili i veicoli in caso di incidente.

Le biciclette a pedalata assistita (e-bike) vedono chiarite le regole sulla velocità massima assistita (25 km/h) e sulla potenza massima del motore, allineando la normativa italiana agli standard europei.

Veicoli a guida autonoma

Il nuovo codice introduce per la prima volta una disciplina specifica per i veicoli a guida autonoma e semiautonoma (i cosiddetti livelli SAE da 3 a 5). Viene stabilita la responsabilità del produttore nelle fasi di guida totalmente automatizzata, e sono previste procedure per l’omologazione e la circolazione sperimentale su strade pubbliche.

Zone residenziali e aree urbane

Vengono ridefinite le regole per le zone 30 (quartieri con limite a 30 km/h) e le zone residenziali. I Comuni avranno maggiore autonomia nel definire aree a traffico limitato e isole pedonali, ma con obblighi di segnaletica standardizzata.

Sanzioni aggiornate e più severe

Una delle linee guida della riforma è l’aggiornamento degli importi delle sanzioni, molti dei quali erano rimasti invariati per anni nonostante l’inflazione. Il testo prevede un meccanismo di adeguamento automatico agli indici ISTAT per evitare che le multe perdano efficacia deterrente nel tempo.

Tra le sanzioni più discusse:

  • Uso del cellulare alla guida: multa da 250 a 1.000 euro (prima infrazione) con sospensione patente da 7 giorni a 2 mesi; recidiva entro 2 anni → sospensione fino a 3 mesi e revoca nei casi più gravi.
  • Eccesso di velocità oltre 40 km/h: ritiro immediato della patente e sospensione da 6 a 12 mesi.
  • Guida in stato di ebbrezza (oltre 1,5 g/l): arresto da 6 mesi a 1 anno, ammenda da 1.500 a 6.000 euro, revoca della patente.
  • Monopattini senza assicurazione: multa da 100 a 400 euro.

Le sanzioni per violazioni commesse in prossimità di scuole, ospedali e cantieri prevedono maggiorazioni automatiche del 30%.

Quando entra in vigore il nuovo codice stradale

Al momento della pubblicazione di questo articolo (agosto 2026), il testo del nuovo codice stradale è ancora in fase di consultazione e revisione. Non è stato ancora approvato in via definitiva né pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

L’iter previsto è il seguente:

  • Fase 1 — Consultazione pubblica: raccolta di osservazioni da cittadini e associazioni (in corso).
  • Fase 2 — Redazione testo definitivo: il MIT elabora il testo finale tenendo conto dei contributi ricevuti.
  • Fase 3 — Approvazione: a seconda dello strumento normativo scelto (decreto legislativo delegato o disegno di legge), il testo passa al Consiglio dei Ministri e/o al Parlamento.
  • Fase 4 — Pubblicazione in G.U. e vacatio legis: dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il testo entra in vigore dopo un periodo transitorio (di norma 15-60 giorni, ma per riforme strutturali può essere più lungo).

Non ci sono ancora date ufficiali certe per il completamento dell’iter. Alcune indiscrezioni di stampa indicano un possibile approvazione entro la fine del 2026, con entrata in vigore nel 2027, ma si tratta di ipotesi non confermate dal Governo.

Per alcune norme — come quelle sui monopattini e sulla guida autonoma — è probabile che vengano previsti periodi transitori più lunghi, per dare tempo agli operatori di adeguarsi.

Nel frattempo, vale la pena ricordare che alcune modifiche al codice della strada sono già entrate in vigore negli ultimi anni tramite provvedimenti separati. Ad esempio, già l’ipotesi di multa ai pedoni che usano il telefono mentre attraversano e le norme sul costo dei carburanti hanno già prodotto dibattito normativo nel corso del 2026.

Domande frequenti (FAQ)

Il nuovo codice stradale è già in vigore?

No. Il testo è ancora in fase di consultazione pubblica e non è stato approvato definitivamente. Non ci sono ancora date certe per l’entrata in vigore.

Posso partecipare alla consultazione pubblica?

Sì. La consultazione pubblica è aperta a cittadini, associazioni e operatori del settore attraverso il portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. È possibile inviare osservazioni sul testo in bozza entro i termini indicati dal Ministero.

Le sanzioni attuali cambieranno?

La bozza prevede un aggiornamento generalizzato degli importi delle sanzioni, con aumenti significativi per le violazioni più gravi (cellulare alla guida, eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza). Tuttavia, fino all’approvazione definitiva, si applicano ancora le norme vigenti.

Il nuovo codice prevede regole per i monopattini?

Sì. La riforma introduce per la prima volta regole organiche per i monopattini elettrici: targhe identificative, obbligo di casco per i minori, circolazione consentita solo su piste ciclabili o zone 30. Al momento queste regole non sono ancora in vigore.

Quando verrà approvato il nuovo codice?

Non ci sono date ufficiali. Alcune fonti di stampa ipotizzano un’approvazione entro fine 2026, con entrata in vigore nel 2027. Il Governo non ha ancora confermato una tempistica precisa.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-25 21:42:002026-08-26 07:41:14Nuovo codice stradale 2026: novità, consultazione e quando entra in vigore
NOTIZIE

Nuovo Codice della Strada: ipotesi multa ai pedoni che usano il telefono mentre attraversano

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il Codice della Strada torna al centro del dibattito normativo: tra le proposte in discussione c’è anche l’introduzione di sanzioni per i pedoni che utilizzano il telefono cellulare mentre attraversano la strada. Una misura che punta a ridurre gli incidenti legati alla distrazione, fenomeno in costante aumento nelle aree urbane.

Indice dei contenuti

  • Cosa prevede l’ipotesi di modifica
  • A chi si applicherebbe la multa
  • Quanto si rischia
  • Cosa dice il Codice della Strada attuale
  • La distrazione stradale in Italia
  • Domande frequenti (FAQ)

Cosa prevede l’ipotesi di modifica

La proposta emerge nell’ambito del dibattito sul nuovo Codice della Strada, il cui impianto normativo è stato aggiornato con il decreto legislativo approvato a fine 2024 ed entrato progressivamente in vigore nel 2025. Ora si discute di un ulteriore passo: sanzionare i pedoni distratti dal cellulare, in particolare durante l’attraversamento dei passaggi pedonali.

L’ipotesi, riportata da fonti come QuiFinanza, prevede che chi attraversa la strada con il telefono in mano e lo sguardo sullo schermo possa essere soggetto a una sanzione amministrativa. Il ragionamento alla base è semplice: il pedone distratto rappresenta un pericolo non solo per sé stesso, ma anche per gli altri utenti della strada, in primo luogo i conducenti che potrebbero essere costretti a frenate improvvise.

A chi si applicherebbe la multa

Stando alle ipotesi circolate, la sanzione si applicherebbe specificamente ai pedoni che:

  • Utilizzano il telefono cellulare (chiamate, messaggi, social media) durante l’attraversamento;
  • Non prestano attenzione al traffico veicolare;
  • Vengono sorpresi dalle forze dell’ordine in flagrante violazione.

Non è ancora chiaro se la norma si applicherebbe solo ai passaggi pedonali regolamentati (strisce, semafori) oppure anche in altri punti di attraversamento. Questo è uno degli aspetti tecnici ancora in discussione tra i proponenti.

Va sottolineato che si tratta ancora di una proposta in fase di discussione, non di una norma già approvata. Il percorso legislativo per trasformarla in legge richiede passaggi parlamentari e potrebbe subire modifiche significative.

Quanto si rischia

Gli importi delle sanzioni ipotizzate non sono ancora stati ufficializzati, poiché la proposta è ancora in fase embrionale. Si parla di sanzioni amministrative pecuniarie, ovvero delle comuni multe, sul modello di quelle già previste per i conducenti di veicoli che usano il cellulare alla guida.

Per fare un confronto, le sanzioni per i conducenti che utilizzano il cellulare durante la guida sono state inasprite con le ultime modifiche al Codice: si va da 250 a 1.000 euro per la prima infrazione, con sospensione della patente nei casi di recidiva. Per i pedoni, ovviamente, non è prevista sospensione della patente, ma si parla di importi nell’ordine di qualche decina o centinaio di euro.

Anche le modalità di accertamento della violazione rimangono da definire: la verifica in tempo reale da parte delle forze dell’ordine non è sempre agevole, e questo rappresenta uno dei nodi critici della proposta.

Cosa dice il Codice della Strada attuale sui pedoni

Il Codice della Strada italiano (D.Lgs. 285/1992) e le sue successive modifiche disciplinano il comportamento dei pedoni all’art. 190. La norma prevede già oggi che i pedoni:

  • Debbano attraversare sugli appositi passaggi pedonali;
  • Non debbano sostare sulla carreggiata;
  • Debbano prestare attenzione al traffico prima di attraversare.

Tuttavia, la norma attuale non prevede sanzioni specifiche per l’uso del cellulare da parte dei pedoni durante l’attraversamento. La proposta in discussione andrebbe quindi ad integrare e modificare l’articolo 190, aggiungendo un divieto esplicito all’uso di dispositivi elettronici durante l’attraversamento della carreggiata.

In Italia, al momento, le sanzioni per i pedoni sono già previste per comportamenti scorretti come l’attraversamento fuori dalle strisce o il transito in carreggiata, ma gli importi sono generalmente contenuti e le verifiche sono rare nella pratica.

La distrazione stradale in Italia: un fenomeno in crescita

La proposta nasce in un contesto di crescente preoccupazione per la distrazione stradale. I dati ISTAT sugli incidenti stradali evidenziano come la distrazione sia tra le prime cause di sinistri, sia per i conducenti che per i pedoni. L’uso massiccio degli smartphone ha aggravato questo fenomeno negli ultimi anni.

Alcuni Paesi europei hanno già adottato misure simili: in Germania e in alcuni cantoni della Svizzera esistono normative che scoraggiano o sanzionano l’uso del cellulare da parte dei pedoni in determinate situazioni. La proposta italiana si inserirebbe dunque in un trend normativo più ampio a livello continentale.

I sostenitori della misura sottolineano che la sicurezza stradale è una responsabilità condivisa: non solo i conducenti, ma anche i pedoni devono contribuire a rendere la strada più sicura. I critici, invece, temono che si tratti di una norma difficilmente applicabile e che rischi di essere percepita come un ulteriore elemento di burocrazia sanzionatoria piuttosto che come strumento reale di prevenzione.


Domande frequenti (FAQ)

La multa ai pedoni col telefono è già in vigore?

No. Si tratta di una proposta in fase di discussione, non ancora approvata né entrata in vigore. Prima di diventare legge, dovrà completare l’iter parlamentare.

A quanto ammonterebbe la multa per il pedone distratto?

Gli importi non sono stati ancora ufficializzati. Le ipotesi circolate parlano di sanzioni pecuniarie (multe), ma senza cifre definitive fino all’eventuale approvazione della norma.

Vale anche per gli auricolari e i lettori musicali?

Non è ancora chiaro. La proposta attuale si concentra sull’uso del cellulare, ma non è specificato se si estenderebbe anche all’uso di auricolari o cuffie che limitano la percezione dei suoni ambientali.

Cosa dice la legge attuale sui pedoni?

L’art. 190 del D.Lgs. 285/1992 (Codice della Strada) regola il comportamento dei pedoni: devono attraversare sulle strisce, non sostare in carreggiata e prestare attenzione al traffico. Non esiste ancora un divieto esplicito all’uso del cellulare per i pedoni.

Quando potrebbe entrare in vigore questa norma?

Non c’è ancora una data certa. L’iter legislativo potrebbe richiedere mesi, e la proposta potrebbe subire modifiche sostanziali prima di essere eventualmente approvata.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-25 20:42:002026-08-26 07:35:56Nuovo Codice della Strada: ipotesi multa ai pedoni che usano il telefono mentre attraversano
NOTIZIE

Bonus carburanti agricoli 2026: domanda AGEA entro il 30 settembre sul SIAN

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le imprese agricole hanno tempo fino al 30 settembre 2026 per presentare la domanda all’AGEA e ottenere il credito d’imposta sui bonus carburanti agricoli. La misura rimborsa il 20% delle spese sostenute per gasolio e benzina tra marzo e maggio 2026, con un tetto massimo di 50.000 euro per impresa. La procedura va completata online sul portale SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale), allegando le fatture di acquisto. Chi non rispetta la scadenza di settembre perde definitivamente il diritto al rimborso.

Indice dei contenuti

  • Cos’è il credito d’imposta carburanti agricoli
  • Chi può fare domanda all’AGEA
  • Quanto vale il bonus: 20% fino a 50.000 euro
  • Come presentare la domanda sul SIAN
  • Fatture e documenti da preparare
  • Utilizzo del credito in compensazione F24
  • Domande frequenti

Cos’è il credito d’imposta carburanti agricoli

Il bonus carburanti agricoli 2026 è un credito d’imposta introdotto per sostenere le imprese del settore agricolo di fronte al caro carburante. Si tratta di un rimborso parziale (20%) sulle spese di gasolio e benzina utilizzati per l’attività agricola nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 31 maggio 2026.

La misura è prevista dall’articolo 8-ter del Decreto Legge 38/2026, convertito nella Legge 88/2026 e successivamente modificato dal DL 89/2026. Le regole operative sono contenute nel Decreto interministeriale MASAF-MEF n. 365846 del 27 luglio 2026, mentre la Circolare AGEA n. 64702 del 31 luglio 2026 chiarisce i requisiti per l’accesso alla misura.

In termini pratici: se un’azienda agricola ha speso 10.000 euro in carburante agevolabile (gasolio o benzina, al netto dell’IVA), il credito teorico è di 2.000 euro. L’importo finale dipenderà anche dal numero totale di domande ricevute e dalle risorse disponibili (90 milioni di euro stanziati).

Chi può fare domanda all’AGEA

Il bonus spetta alle imprese agricole, indipendentemente dalla forma giuridica (ditta individuale, società semplice, SRL agricola, cooperativa) e dal regime contabile adottato. Il requisito fondamentale è possedere la qualifica di agricoltore in attività ai sensi dell’articolo 4 del DM 23 dicembre 2022 n. 660087.

Secondo la Circolare AGEA n. 64702/2026, il requisito di agricoltore in attività si considera soddisfatto in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • L’impresa è iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese come impresa agricola attiva, piccolo imprenditore agricolo o coltivatore diretto
  • Il richiedente è iscritto alla previdenza sociale agricola INPS come coltivatore diretto, imprenditore agricolo professionale, colono o mezzadro
  • L’impresa ha una partita IVA attiva in campo agricolo (codice ATECO 01) e ha presentato la dichiarazione IVA annuale relativa all’anno precedente

Per le aziende con oltre il 50% delle superfici in zone montane o svantaggiate, o per chi ha avviato l’attività nel 2026 o negli ultimi mesi del 2025, è sufficiente avere una partita IVA agricola attiva.

Le imprese con volume d’affari non superiore a 7.000 euro possono documentare l’attività con dichiarazione di esenzione, autofatture, bollette doganali, fatture di acquisto o altra documentazione fiscale e contabile.

Quanto vale il bonus: 20% fino a 50.000 euro

Il credito d’imposta è pari al 20% della spesa ammissibile al netto dell’IVA, con un tetto massimo di 50.000 euro per impresa. Questo significa che per accedere al beneficio massimo occorre aver speso almeno 250.000 euro in carburanti agevolabili nel periodo marzo-maggio 2026 (una soglia raggiungibile solo da aziende agricole di grandi dimensioni).

Sono ammessi esclusivamente gasolio e benzina acquistati tra il 1° marzo e il 31 maggio 2026 e utilizzati per:

  • Alimentare mezzi impiegati nelle attività agricole (trattori, macchine operatrici, sollevatori telescopici ad uso agricolo, motopompe per irrigazione, gruppi elettrogeni nel ciclo produttivo)
  • Riscaldamento delle serre destinate alla coltivazione di piante orticole

Sono esclusi i carburanti per autovetture, mezzi da trasporto commerciale estranei all’attività agricola e attrezzature non direttamente impiegate nella produzione.

L’importo effettivamente riconosciuto potrebbe essere ridotto proporzionalmente: il fondo complessivo ammonta a 90 milioni di euro (89,8 milioni netti destinati ai crediti). Se le domande totali superano questa disponibilità, il rimborso percentuale viene abbassato in egual misura per tutti i beneficiari.

Come presentare la domanda sul SIAN entro il 30 settembre 2026

La domanda per il credito d’imposta sui bonus carburanti agricoli deve essere presentata entro il 30 settembre 2026 attraverso la procedura telematica del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale). La procedura può essere avviata direttamente dall’impresa agricola oppure, tramite delega, da un Centro di Assistenza Agricola (CAA).

Le Istruzioni AGEA n. 72 del 5 agosto 2026 descrivono nel dettaglio i passaggi da seguire:

  1. Accedere alla procedura dedicata sul SIAN e verificare i dati dell’impresa acquisiti dal Fascicolo aziendale (che deve essere aggiornato prima dell’accesso)
  2. Indicare le spese sostenute per gasolio e benzina agevolabili nel periodo marzo-maggio 2026
  3. Allegare le fatture di acquisto in formato XML o PDF, verificando gli importi imponibili al netto dell’IVA
  4. Compilare le dichiarazioni relative all’impiego agricolo del carburante, agli eventuali altri aiuti ricevuti sugli stessi costi e alla conformità della documentazione
  5. Trasmettere la richiesta entro il 30 settembre 2026 e conservare la documentazione utilizzata

Attenzione: fino alla scadenza del 30 settembre è possibile presentare una nuova domanda in sostituzione di quella già trasmessa oppure rinunciare integralmente. La nuova istanza sostituisce completamente quella precedente e deve contenere tutti i dati aggiornati.

Fatture e documenti da preparare

Prima di accedere al SIAN è fondamentale raccogliere e verificare tutta la documentazione delle spese di carburante sostenute tra marzo e maggio 2026. AGEA accetta fatture in due formati:

  • Formato XML: il sistema acquisisce automaticamente i principali dati (numero, data, partita IVA del fornitore, importo imponibile)
  • Formato PDF: i dati devono essere inseriti manualmente (numero documento, data, partita IVA fornitore, importo imponibile al netto IVA)

Un caso speciale riguarda le fatture emesse dopo il 31 maggio 2026: possono essere ammesse se documentano carburante consegnato entro quella data. In questi casi il quadro B della domanda deve riportare numero e data del documento di trasporto o della bolla di consegna; se tale informazione non compare nella fattura, il documento deve essere allegato separatamente.

Se una fattura comprende carburanti agevolabili insieme ad altri beni o servizi, nella domanda va indicata solo la quota di spesa riferibile al gasolio o alla benzina ammessi al credito. La domanda include anche una dichiarazione sostitutiva sulla conformità delle fatture inserite.

La documentazione da conservare include in particolare: fatture di acquisto carburante, eventuali documenti di trasporto o bolle di consegna collegati, registri di utilizzo dei mezzi agricoli e qualsiasi altro documento attestante l’impiego del carburante nell’attività produttiva.

Utilizzo del credito in compensazione F24

Dopo la chiusura dello sportello del 30 settembre, AGEA effettua l’istruttoria e determina il credito spettante a ciascuna impresa. Il provvedimento di concessione deve essere adottato entro 20 giorni dal termine per la presentazione delle richieste, quindi entro il 20 ottobre 2026.

Il credito riconosciuto può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello F24, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento AGEA ed entro il 31 dicembre 2026. La quota non utilizzata entro fine anno non può essere trasferita agli esercizi successivi: si perde definitivamente.

Questo significa che le imprese che puntano a importi elevati devono pianificare due aspetti in parallelo: la completezza e correttezza della domanda AGEA (scadenza 30 settembre) e la capacità di utilizzare il credito in compensazione entro dicembre. Chi ha debiti fiscali o contributivi da versare tramite F24 — come accise, IVA, contributi INPS — potrà compensare senza difficoltà. Per chi ha posizioni fiscali in pareggio, potrebbe risultare più complesso esaurire il credito entro il 31 dicembre.

Per approfondire il tema dei carburanti, leggi anche: Carburanti: proroga dello sconto accise fino al 25 agosto 2026.

Domande frequenti

Entro quando scade la domanda AGEA per il bonus carburanti agricoli?

La domanda deve essere presentata sul portale SIAN entro il 30 settembre 2026. Non sono previste proroghe. Chi non invia la domanda entro questa data perde il diritto al credito d’imposta.

Chi può richiedere il credito d’imposta carburanti agricoli?

Possono fare domanda tutte le imprese agricole (ditte individuali, società semplici, SRL agricole, cooperative) in possesso della qualifica di agricoltore in attività ai sensi del DM 23 dicembre 2022 n. 660087. È sufficiente essere iscritti all’INPS agricola, avere partita IVA con ATECO 01 attiva, o risultare nel Registro delle imprese come impresa agricola.

Qual è l’importo massimo del bonus carburanti agricoli?

Il credito è pari al 20% della spesa ammissibile al netto IVA, con un tetto massimo di 50.000 euro per impresa. L’importo finale potrebbe essere ridotto proporzionalmente se il totale delle domande supera i 90 milioni di euro stanziati.

Come si usa il credito d’imposta ottenuto?

Il credito si utilizza esclusivamente in compensazione tramite modello F24, dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento AGEA (atteso entro il 20 ottobre 2026) ed entro il 31 dicembre 2026. La quota non utilizzata entro fine anno va persa.

Le fatture dopo il 31 maggio sono ammesse?

Sì, le fatture emesse dopo il 31 maggio 2026 sono ammesse solo se documentano carburante consegnato entro quella data. In questo caso occorre allegare il documento di trasporto o la bolla di consegna e inserire i relativi dati nel quadro B della domanda.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-25 18:42:002026-08-25 16:47:38Bonus carburanti agricoli 2026: domanda AGEA entro il 30 settembre sul SIAN
NOTIZIE

Pensione di sicurezza sociale tedesca: la quota esente in Italia

Pensione 2026 INPS

Chi risiede in Italia e percepisce una pensione di sicurezza sociale dalla Germania deve sapere che non tutto l’importo è tassato in Italia. L’Agenzia delle Entrate, con l’interpello n. 164/2026, ha chiarito che la quota certificata come esente dall’ufficio tedesco di Neubrandenburg non concorre alla formazione del reddito imponibile italiano. Una buona notizia per migliaia di pensionati rientrati dalla Germania.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la pensione di sicurezza sociale tedesca
  2. Quando la tassazione spetta all’Italia
  3. La quota esente: la certificazione di Neubrandenburg
  4. La base imponibile italiana segue la legge tedesca
  5. Cosa dice l’interpello n. 164/2026
  6. Obblighi dichiarativi per il pensionato
  7. Domande frequenti

Cos’è la pensione di sicurezza sociale tedesca

La pensione di sicurezza sociale tedesca è la prestazione erogata dall’istituto previdenziale pubblico tedesco (Deutsche Rentenversicherung) a fronte di contributi obbligatori versati durante un rapporto di lavoro subordinato in Germania. Non si tratta di un sussidio assistenziale, ma di un trattamento pensionistico che scaturisce dai contributi versati dal lavoratore nel corso della sua carriera.

Molti cittadini italiani che hanno lavorato in Germania — soprattutto tra gli anni ’60 e ’90, durante i grandi flussi migratori — e che poi sono rientrati in Italia, si trovano oggi a ricevere questo trattamento pensionistico tedesco insieme (spesso) a una pensione INPS italiana. Questa combinazione genera dubbi sul corretto trattamento fiscale: dove si pagano le tasse? E si paga sul totale?

Quando la tassazione spetta all’Italia

Il punto di partenza è la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania, firmata a Bonn il 18 ottobre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge n. 459 del 24 novembre 1992.

L’articolo 18 della Convenzione stabilisce il principio generale: le pensioni derivanti da un’attività di lavoro dipendente nel settore privato sono tassate esclusivamente nello Stato di residenza del beneficiario. Se il pensionato risiede in Italia, tocca all’Italia tassare quella pensione.

Tuttavia, il caso della pensione di sicurezza sociale ha una sfumatura importante: entra in gioco il paragrafo 14, lettera e), del Protocollo alla Convenzione. Questa norma prevede che, quando il pensionato era precedentemente residente fiscale in Germania prima di trasferirsi in Italia, l’imposta italiana si applica soltanto sull’ammontare che sarebbe imponibile secondo la legislazione tedesca. In altre parole, la base imponibile italiana non è l’intero importo lordo, ma solo la parte che la Germania avrebbe tassato.

Condizione essenziale: questo beneficio spetta solo se il pensionato era stato fiscalmente residente in Germania prima di trasferire la propria residenza in Italia. Chi non ha mai risieduto in Germania non può applicare questa regola.

La quota esente: la certificazione di Neubrandenburg

Sul piano pratico, come si determina la quota esente? La risposta è semplice: la fornisce la Germania stessa, attraverso un documento ufficiale.

L’ufficio delle imposte di Neubrandenburg (l’ufficio fiscale tedesco competente per i pensionati non residenti in Germania) rilascia ai pensionati italiani una certificazione “a valenza unica” — in tedesco chiamata one time certificate — nella quale viene indicata la quota annuale della pensione di sicurezza sociale che è esente da tassazione in base alla legislazione tedesca.

Questa certificazione non va rinnovata ogni anno: ha valore permanente (salvo variazioni dell’importo pensionistico) e può essere presentata alle autorità fiscali italiane come prova della quota non imponibile. Il modello della certificazione è allegato all’accordo amichevole tra Italia e Germania (firmato il 15 e 17 novembre 2025, con efficacia dal 1° gennaio 2025) e specifica espressamente che il documento è valido ai fini italiani.

La base imponibile italiana segue la legge tedesca

Il meccanismo concreto funziona così: dall’importo annuale lordo della pensione tedesca si sottrae la quota certificata come esente da Neubrandenburg. L’imposta italiana IRPEF si applica solo sulla parte rimanente, non sull’intero importo.

La base di riferimento normativo è l’articolo 22 della legge federale tedesca sul reddito delle persone fisiche (Einkommensteuergesetz, EStG): è questa norma che definisce la quota imponibile della pensione di sicurezza sociale in Germania, e la stessa quota diventa il limite della tassazione italiana.

Il risultato pratico è che molti pensionati che hanno sempre dichiarato in Italia l’intero importo lordo tedesco hanno pagato più IRPEF del dovuto. Con la documentazione corretta (la certificazione di Neubrandenburg), è possibile correggere la situazione.

Cosa dice l’interpello n. 164/2026

L’interpello n. 164/2026 dell’Agenzia delle Entrate ha esaminato il caso concreto di un cittadino italiano residente in Italia, titolare di una pensione di sicurezza sociale tedesca, che era stato in precedenza fiscalmente residente in Germania. L’ufficio fiscale di Neubrandenburg gli aveva già comunicato la quota annuale esente.

La conclusione dell’Agenzia delle Entrate è netta: la quota della pensione di sicurezza sociale che Neubrandenburg certifica come esente in Germania non è soggetta alla potestà impositiva italiana. Non concorre alla determinazione del reddito da pensione fiscalmente rilevante in Italia.

Come abbiamo già approfondito nell’articolo dedicato alla pensione tedesca tassata in Italia: cosa dice l’interpello n. 164/2026, questo chiarimento è particolarmente importante per i pensionati rientrati dalla Germania, perché conferma che non deve essere dichiarato come imponibile l’intero ammontare lordo della pensione.

Obblighi dichiarativi per il pensionato

Se percepisci una pensione di sicurezza sociale tedesca e risiedi in Italia (e hai precedentemente risieduto in Germania), ecco gli obblighi principali da rispettare nella dichiarazione dei redditi:

  • Dichiarazione obbligatoria: la pensione estera va sempre dichiarata in Italia se sei residente fiscale italiano, anche se la Germania non applica ritenute alla fonte.
  • Importo da dichiarare: indica solo la quota imponibile (importo lordo meno quota esente certificata da Neubrandenburg), non l’intero lordo percepito.
  • Documentazione chiave: richiedi e conserva la certificazione rilasciata dall’ufficio fiscale di Neubrandenburg (one time certificate), che indica la quota della pensione esente da tassazione tedesca e quindi esclusa dalla base imponibile italiana.
  • Quadro di dichiarazione: la pensione estera va indicata nel quadro RC del modello 730 (o nel quadro corrispondente del modello Redditi PF) tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Non va nel quadro RW, che riguarda le attività finanziarie detenute all’estero.
  • Anni precedenti: se hai dichiarato per errore l’intero importo lordo negli anni passati, puoi presentare una dichiarazione integrativa a favore del contribuente entro i termini di legge, per recuperare le imposte versate in eccesso.

Domande frequenti

La quota esente della pensione tedesca vale per tutti i pensionati italiani residenti in Italia?

No. Il beneficio della quota esente, basato sul paragrafo 14, lettera e), del Protocollo alla Convenzione Italia-Germania, si applica solo ai pensionati che erano stati fiscalmente residenti in Germania prima di trasferirsi in Italia. Chi ha lavorato in Germania ma non vi ha mai avuto la residenza fiscale non può applicare questa regola.

Come ottengo la certificazione dell’ufficio di Neubrandenburg?

La certificazione “a valenza unica” è rilasciata d’ufficio dall’ufficio delle imposte di Neubrandenburg, che è l’ufficio fiscale tedesco competente per i pensionati residenti all’estero. Se non l’hai ancora ricevuta, puoi contattare direttamente l’ufficio (Finanzamt Neubrandenburg) o richiedere assistenza tramite la Deutsche Rentenversicherung. La certificazione indica chiaramente la quota annua esente e può essere consegnata al tuo CAF per la compilazione della dichiarazione.

Ho sempre dichiarato l’intero importo lordo della pensione tedesca. Posso recuperare le imposte pagate in eccesso?

Sì, è possibile presentare una dichiarazione integrativa a favore del contribuente entro i termini previsti dalla legge (generalmente entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originale). Con la certificazione di Neubrandenburg potrai dimostrare la quota esente e recuperare le imposte versate in eccesso per gli anni ancora in termine. È consigliabile farsi assistere da un CAF o da un esperto di fiscalità internazionale.

La pensione tedesca va indicata anche nel quadro RW?

No. Il quadro RW è destinato alla dichiarazione degli investimenti e delle attività finanziarie detenute all’estero (conti correnti, titoli, immobili). Una pensione pubblica estera è un reddito, non un’attività patrimoniale: non va nel quadro RW, ma nel quadro RC come reddito assimilato a lavoro dipendente.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-25 17:42:002026-08-25 16:39:24Pensione di sicurezza sociale tedesca: la quota esente in Italia
NOTIZIE

Bonus Casa 2026: Ripresa Guidata dai Lavori sulle Prime Abitazioni

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il mercato dei bonus casa 2026 mostra segnali concreti di ripresa. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, a trainare la crescita sono soprattutto i lavori sulle prime abitazioni, categoria che beneficia ancora di condizioni agevolate rispetto alle seconde case. Dopo il ridimensionamento delle aliquote avvenuto con la Legge di Bilancio 2025, il settore si sta assestando su nuovi equilibri, con i proprietari di prime case che continuano a investire in ristrutturazioni edilizie, efficientamento energetico e messa in sicurezza sismica.

Indice dei contenuti

  • Il mercato dei bonus casa nel 2026: i dati della ripresa
  • Prime abitazioni protagoniste della ripresa
  • Le detrazioni fiscali ancora disponibili nel 2026
  • Ecobonus e sismabonus: cosa resta nel 2026
  • Come accedere alle detrazioni per la prima casa
  • Domande frequenti sul bonus casa 2026

Il mercato dei bonus casa nel 2026: i dati della ripresa

Il settore delle ristrutturazioni edilizie agevolate sta vivendo una fase di ripresa selettiva. La stretta normativa introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) aveva ridotto le aliquote delle detrazioni per le ristrutturazioni, creando inizialmente un calo delle domande. Tuttavia, i dati più recenti raccolti da analisti del settore edilizio e riportati dal Sole 24 Ore mostrano come il comparto stia ritrovando il passo, grazie soprattutto alla componente delle prime abitazioni.

Il fenomeno è comprensibile: i proprietari di prima casa tendono a investire con maggiore continuità nella manutenzione e nel miglioramento dell’immobile rispetto ai proprietari di seconde case o agli investitori. La detrazione per la ristrutturazione della prima abitazione rimane tra le agevolazioni fiscali più utilizzate dagli italiani, assieme all’ISEE per accedere ad altri bonus sociali.

Prime abitazioni protagoniste della ripresa

La distinzione tra prima e seconda abitazione è diventata ancora più rilevante dopo le modifiche normative del 2025. Per le prime case, le detrazioni fiscali per ristrutturazioni edilizie mantengono condizioni più favorevoli, sia in termini di aliquota applicabile sia per quanto riguarda i limiti di spesa massima agevolabile. Questo differenziale di trattamento fiscale spinge naturalmente i proprietari di prima abitazione a pianificare e realizzare i lavori nei tempi previsti.

Tra i lavori più gettonati sulle prime abitazioni nel 2026 figurano:

  • Riqualificazione energetica: sostituzione di infissi, caldaie, installazione di pompe di calore
  • Ristrutturazioni ordinarie e straordinarie: rifacimento di bagni, cucine, impianti elettrici e idraulici
  • Messa in sicurezza sismica: interventi strutturali nelle zone a rischio sismico
  • Installazione di pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo energetico
  • Eliminazione delle barriere architettoniche: adattamenti per disabili e anziani

Questi interventi beneficiano di agevolazioni specifiche che si traducono in una riduzione diretta dell’IRPEF da pagare, spalmata in quote annuali per dieci anni. Per comprendere come queste detrazioni influiscono sulla dichiarazione dei redditi, è utile conoscere nel dettaglio le aliquote vigenti.

Le detrazioni fiscali ancora disponibili nel 2026

Con la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), il sistema delle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie è stato riformato in modo significativo. La riforma ha introdotto aliquote differenziate in base alla tipologia dell’immobile (prima o seconda casa) e alla natura dei lavori. Il principio guida è quello di premiare chi investe sulla propria abitazione principale e sugli interventi che migliorano l’efficienza energetica del patrimonio edilizio nazionale.

Per il bonus ristrutturazione (disciplinato dall’art. 16-bis del TUIR), la detrazione si applica sulle spese per interventi di recupero edilizio. L’agevolazione consente di recuperare una quota delle spese sostenute attraverso la propria dichiarazione dei redditi, con benefici concreti nella riduzione delle imposte dovute. Il tetto di spesa e le aliquote specifiche dipendono dalla tipologia di intervento e dall’anno di sostenimento della spesa.

È importante sottolineare che le scadenze per la comunicazione ENEA restano un adempimento obbligatorio per molti interventi agevolati, in particolare per quelli di riqualificazione energetica. Trascorsi 90 giorni dalla fine dei lavori senza inviare la comunicazione, si rischia la perdita del beneficio fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i propri clienti anche in questo adempimento.

Ecobonus e sismabonus: cosa resta nel 2026

Il Superbonus 110% è definitivamente terminato per i nuovi lavori, ma restano attive altre misure di sostegno all’efficienza energetica e alla sicurezza sismica. L’ecobonus, ovvero la detrazione per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, continua ad essere uno strumento importante per chi vuole ridurre i consumi della propria prima casa e contestualmente beneficiare di un vantaggio fiscale. Gli interventi ammessi spaziano dalla coibentazione delle pareti alla sostituzione degli impianti di climatizzazione con soluzioni più efficienti.

Il sismabonus rappresenta invece l’incentivo per la messa in sicurezza delle abitazioni situate in zone a rischio sismico. L’Italia è un paese sismicamente attivo e il legislatore ha mantenuto questa agevolazione proprio per incentivare gli investimenti preventivi. Chi abita in zone classificate 1, 2 o 3 dal punto di vista sismico può accedere a detrazioni specifiche per interventi strutturali certificati da un tecnico abilitato.

Entrambe le misure si inseriscono in una strategia più ampia di efficientamento del parco immobiliare italiano, che rimane tra i più energivori d’Europa. La sinergia tra vantaggi fiscali e risparmio energetico nel lungo periodo è il motore principale che spinge i proprietari di prima casa a procedere comunque con i lavori, nonostante la riduzione delle aliquote rispetto agli anni del Superbonus.

Come accedere alle detrazioni per la prima casa

Per accedere alle detrazioni fiscali per i lavori sulla prima casa, è necessario rispettare alcune condizioni di base. Innanzitutto, l’immobile deve essere effettivamente destinato ad abitazione principale, ovvero il luogo in cui il contribuente ha la propria residenza anagrafica e dimora abituale. I lavori devono essere eseguiti da imprese regolarmente registrate e i pagamenti devono avvenire tramite bonifico bancario o postale parlante, che riporti la causale specifica del pagamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e i dati del soggetto che esegue i lavori.

La documentazione da conservare è fondamentale per poter inserire correttamente le spese nella dichiarazione dei redditi 730. Tra i documenti necessari si trovano: le fatture dei lavori con l’indicazione della natura degli interventi, le ricevute dei bonifici parlanti, l’eventuale comunicazione ENEA per gli interventi energetici, e la documentazione tecnica (relazioni, titoli edilizi) ove richiesta. Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta i propri clienti nell’inserimento corretto di queste spese nel modello 730.

Un errore frequente è quello di non rispettare le scadenze temporali per la comunicazione agli enti competenti o di non conservare la documentazione per il periodo richiesto dalla normativa. Le detrazioni si recuperano in dieci quote annuali uguali, quindi è necessario mantenere i documenti per tutto questo arco di tempo.

Domande frequenti sul bonus casa 2026

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-25 15:42:002026-08-25 15:28:45Bonus Casa 2026: Ripresa Guidata dai Lavori sulle Prime Abitazioni
Pagina 39 di 190«‹3738394041›»

Ultime notizie

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVGOttobre 1, 2026 - 3:00 pmin: CAF
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Dichiarazione Annuale Inarcassa 2026: Scadenza 31 Ottobre (slitta al 2 Novembre), Come Compilarla e SanzioniOttobre 1, 2026 - 1:00 pmin: Architetti e Ingegneri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Spese alberghiere professionisti: cosa verificare in dichiarazioneOttobre 1, 2026 - 7:00 amin: NOTIZIE
Search Search

Seguici su Facebook

Categorie Articoli

Ultimi Articoli

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVGOttobre 1, 2026 - 3:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Dichiarazione Annuale Inarcassa 2026: Scadenza 31 Ottobre (slitta al 2 Novembre), Come Compilarla e SanzioniOttobre 1, 2026 - 1:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Spese alberghiere professionisti: cosa verificare in dichiarazioneOttobre 1, 2026 - 7:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    ISEE 2027: Guida Completa a Prima Casa, Redditi, Patrimoni e 10 Documenti da PreparareSettembre 30, 2026 - 1:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Codice Tributo 5518 F24 Accise: la Sanzione per i Concorsi a Premio VietatiSettembre 30, 2026 - 11:00 am
  • IMU, Locazione Parziale e Abitazione Principale: Cosa Dice la CassazioneSettembre 30, 2026 - 9:00 am
  • Rateizzazioni agenzia entrateRateizzazioni agenzia entrate
    Agenzia delle Entrate, uffici aperti più a lungo: due pomeriggi in più per l’assistenzaSettembre 30, 2026 - 7:00 am
  • regime forfettario partita iva
    Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettariaSettembre 29, 2026 - 4:00 pm
CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

Contatti

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
Email: info@centrofiscale.com
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
WhatsApp Patronato: 324 7411699

Ultimi Articoli

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVGOttobre 1, 2026 - 3:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Dichiarazione Annuale Inarcassa 2026: Scadenza 31 Ottobre (slitta al 2 Novembre), Come Compilarla e SanzioniOttobre 1, 2026 - 1:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Spese alberghiere professionisti: cosa verificare in dichiarazioneOttobre 1, 2026 - 7:00 am
© Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Rss questo sito
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto