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Tag Archivio per: permessi retribuiti

INVALIDITA' 104, MALATTIA, INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO, PATRONATO

Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?

Ferie badanti, Malattia e Permessi

Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?

I permessi della Legge 104/1992 sono uno degli strumenti più importanti a disposizione dei lavoratori dipendenti con familiari disabili o con disabilità propria. Ogni anno milioni di dipendenti usufruiscono di questi giorni di assenza retribuita, ma una domanda sorge spesso spontanea: quali voci della busta paga vengono conteggiate nel calcolo della retribuzione?

La risposta non è scontata. La legge parla di retribuzione globale di fatto, un concetto tecnico che comprende alcune voci e ne esclude altre. Sbagliare il calcolo — o non sapere quali elementi spettano — può significare ricevere meno di quanto dovuto. In questa guida ti spieghiamo tutto in modo chiaro, con esempi pratici e i riferimenti normativi aggiornati al 2026.

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Cosa Prevede l’Art. 33 della Legge 104/1992

La norma di riferimento è l’articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (la cosiddetta “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”). Questo articolo disciplina i permessi lavorativi per i lavoratori dipendenti che assistono un familiare con disabilità grave o che hanno loro stessi una disabilità riconosciuta.

In base all’art. 33, comma 3, il lavoratore ha diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito (o, in alternativa, a due ore di permesso giornaliero, se lavora almeno sei ore al giorno). Questi giorni di assenza sono coperti da un’indennità a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro in busta paga e poi rimborsata all’azienda.

La legge specifica che i permessi sono retribuiti, ma non dettaglia quali voci retributive debbano essere incluse nel calcolo. Questa lacuna ha generato anni di contenzioso giudiziario, risolto poi dalla Corte di Cassazione attraverso una giurisprudenza consolidata che analizzeremo nel dettaglio.

Il Concetto di Retribuzione Globale di Fatto

La retribuzione globale di fatto è il parametro di riferimento per il calcolo di numerose prestazioni previdenziali e lavoristiche in Italia: ferie, malattia, maternità, cassa integrazione e — appunto — i permessi della Legge 104.

Con questa espressione si intende la retribuzione effettiva e normale percepita dal lavoratore, comprensiva di tutti gli elementi fissi e continuativi che compongono la busta paga. Non si tratta solo della paga base, ma di un insieme più ampio di voci che devono essere sommate per ottenere il corrispettivo giornaliero da moltiplicare per i giorni di permesso fruiti.

Il principio di fondo è semplice: il lavoratore che usa i permessi 104 non deve subire una riduzione della propria busta paga rispetto a un giorno lavorativo normale. Deve percepire, in sostanza, lo stesso importo che avrebbe guadagnato lavorando.

Voci Contrattuali Incluse nella Retribuzione dei Permessi 104

Sulla base della giurisprudenza consolidata della Cassazione e delle istruzioni operative dell’INPS (in particolare la Circolare INPS n. 53/2008 e le successive circolari di aggiornamento), le voci contrattuali che devono essere incluse nel calcolo della retribuzione giornaliera per i permessi 104 sono le seguenti:

1. Paga Base (o Minimo Contrattuale)

La paga base è la voce principale della retribuzione, stabilita dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicabile al rapporto di lavoro. Essa varia in base alla categoria professionale e al livello di inquadramento del lavoratore. È sempre inclusa nel calcolo della retribuzione globale di fatto e costituisce il nucleo fondamentale della busta paga.

Esempio: un impiegato di IV livello del settore commercio percepisce un minimo contrattuale mensile di circa 1.750 euro. Questa voce concorre integralmente al calcolo della retribuzione giornaliera per i permessi 104.

2. Indennità di Contingenza

L’indennità di contingenza è una voce storica della retribuzione italiana, introdotta per adeguare i salari al costo della vita. Sebbene la scala mobile sia stata abolita con il Protocollo del 23 luglio 1993, gli importi di contingenza maturati fino a quella data sono rimasti “cristallizzati” nelle buste paga dei lavoratori in forza a quella data.

Questa voce, dove presente, è inclusa nella retribuzione globale di fatto. I nuovi assunti dopo il 1993, nei contratti che l’hanno incorporata nella paga base, non la vedranno come voce separata, ma il suo valore è comunque conteggiato.

3. Scatti di Anzianità

Gli scatti di anzianità sono incrementi retributivi automatici che scattano ogni tot anni di servizio nell’azienda (la cadenza varia da CCNL a CCNL: tipicamente ogni 2 o 3 anni). Rappresentano un compenso fisso e continuativo legato all’anzianità aziendale del lavoratore.

Poiché si tratta di elementi fissi e ricorrenti della retribuzione, gli scatti di anzianità sono inclusi nel calcolo della retribuzione globale di fatto. Su questo punto la giurisprudenza è unanime.

4. Superminimi Individuali e Collettivi

Il superminimo è una maggiorazione della retribuzione rispetto al minimo contrattuale, concordata individualmente tra datore di lavoro e lavoratore (superminimo individuale) oppure prevista dalla contrattazione collettiva aziendale (superminimo collettivo).

I superminimi di natura fissa e continuativa — ossia quelli che vengono erogati ogni mese in misura costante, indipendentemente dalle prestazioni — rientrano nella retribuzione globale di fatto. Al contrario, i superminimi di natura variabile o collegati a obiettivi produttivi seguono le regole dei premi di risultato (esclusi, come vedremo).

5. EDR (Elemento Distinto della Retribuzione)

L’EDR è un elemento retributivo previsto da molti CCNL come voce aggiuntiva alla paga base. Storicamente legato agli accordi interconfederali degli anni ’90, è spesso un importo fisso mensile di modesta entità (es. 10,33 euro). Dove previsto dal contratto collettivo, è incluso nella retribuzione globale di fatto in quanto elemento fisso e continuativo.

6. Indennità Fisse e Continuative

Rientrano nella retribuzione globale di fatto tutte le indennità di natura fissa e continuativa, ovvero quelle che vengono erogate ogni mese con carattere di stabilità e non sono collegate a specifiche prestazioni o condizioni lavorative variabili. Esempi tipici:

  • Indennità di funzione o di posizione (es. per i quadri o i responsabili)
  • Indennità di sede (quando prevista come voce fissa)
  • Assegni ad personam di natura fissa
  • Terzo elemento (voce prevista da alcuni CCNL dell’artigianato e delle PMI)

Il criterio discriminante è sempre la fissità e la continuità: se la voce viene erogata stabilmente ogni mese, indipendentemente dalla prestazione effettiva, è inclusa nel calcolo.

Tabella Riepilogativa: Voci Incluse ed Escluse

Per chiarire immediatamente il quadro, ecco una tabella che distingue le voci incluse da quelle escluse:

Voce RetributivaInclusa?Note
Paga base / minimo contrattuale✅ SÌSempre inclusa
Indennità di contingenza✅ SÌSe presente come voce distinta
Scatti di anzianità✅ SÌVoce fissa e continuativa
Superminimo fisso (individuale o collettivo)✅ SÌSolo se fisso e continuativo
EDR (Elemento Distinto della Retribuzione)✅ SÌSe previsto dal CCNL
Indennità fisse e continuative✅ SÌCriterio: fissità + continuità
Straordinario❌ NOVoce variabile per eccellenza
Premio di produzione / risultato variabile❌ NOCorrispettivo condizionato a risultati
Indennità di turno (se variabile)⚠️ DIPENDEInclusa se sempre percepita, esclusa se variabile
Indennità di trasferta❌ NORimborso spese, non retribuzione
Rimborsi spese❌ NONon sono retribuzione
Mance e compensi occasionali❌ NONon hanno carattere fisso
Tredicesima / quattordicesima⚠️ DIPENDEIncluse pro-quota secondo alcuni CCNL

Voci Escluse: Cosa Non Rientra nel Calcolo

Altrettanto importante sapere cosa non rientra nella retribuzione globale di fatto. Queste voci, seppur presenti in busta paga, non vengono conteggiate ai fini del calcolo dell’indennità per i permessi 104:

Lavoro Straordinario

Le ore di straordinario — con la relativa maggiorazione — sono escluse per definizione. Lo straordinario è una prestazione aggiuntiva rispetto all’orario contrattuale, ha natura variabile e non è garantita. Non può quindi essere inclusa in un calcolo che deve riflettere la retribuzione “normale” del lavoratore.

Questo principio è stato ribadito più volte dalla Corte di Cassazione, che ha escluso lo straordinario dalla base di calcolo anche quando il lavoratore lo svolge abitualmente. La rilevanza dell’abitualità è limitata: se lo straordinario è così sistematico da diventare parte integrante del normale orario di lavoro (caso raro e da dimostrare), alcuni giudici di merito hanno ammesso l’inclusione, ma la Cassazione nella sua giurisprudenza più recente resta orientata all’esclusione.

Premi di Produzione e Risultato Variabili

I premi di risultato — compresi i premi di produttività aziendali, i bonus legati al raggiungimento di obiettivi e le componenti variabili della retribuzione — sono esclusi dal calcolo. La ragione è strutturale: si tratta di compensi condizionati, che vengono erogati solo al verificarsi di determinate condizioni (fatturato raggiunto, obiettivi produttivi, KPI aziendali). Non hanno carattere di certezza e continuità.

Attenzione però ai premi che nel tempo sono diventati de facto fissi: se un’azienda eroga ogni anno un “premio di produzione” identico a tutti i lavoratori, indipendentemente da qualsiasi obiettivo, la giurisprudenza tende a riqualificarlo come elemento retributivo fisso, includendolo nella retribuzione globale di fatto.

Indennità di Trasferta e Rimborsi Spese

Le indennità di trasferta e i rimborsi spese (trasporto, vitto, alloggio, uso del mezzo proprio) non sono retribuzione: sono compensi per spese sostenute dal lavoratore nell’interesse dell’azienda. Non avendo natura retributiva, non rientrano nella retribuzione globale di fatto.

Indennità di Turno: Caso Particolare

L’indennità di turno merita un discorso a parte. Nei contratti che prevedono lavoro su turni, l’indennità aggiuntiva può essere:

  • Fissa: erogata ogni mese a prescindere dai turni effettivamente svolti → inclusa
  • Variabile: erogata solo nei mesi in cui il lavoratore ha effettuato turni → esclusa

La distinzione pratica: se nella busta paga del lavoratore l’indennità di turno compare sempre per lo stesso importo, indipendentemente dall’organizzazione dei turni del mese, viene considerata fissa. Se invece l’importo cambia a seconda dei turni effettuati, è variabile e viene esclusa.

Come Si Calcola la Retribuzione Giornaliera per i Permessi 104

Una volta identificate le voci da includere, il calcolo della retribuzione giornaliera segue la formula standard prevista dall’INPS e dai principali CCNL:

Retribuzione giornaliera = Retribuzione mensile globale di fatto ÷ 26

Il divisore 26 è il valore fisso stabilito per la maggior parte dei CCNL (escluse alcune eccezioni)

Il divisore 26 è il parametro standard adottato dall’INPS e dalla maggior parte dei contratti collettivi per trasformare la retribuzione mensile in giornaliera. Alcuni CCNL specifici possono prevedere divisori diversi (es. 30 per alcuni contratti del terziario): in quel caso si applica il divisore contrattuale.

Esempio Pratico di Calcolo

Supponiamo che Marco, impiegato nel settore commercio con 10 anni di anzianità, abbia i seguenti elementi in busta paga:

  • Paga base (minimo CCNL IV livello): 1.750,00 euro
  • Indennità di contingenza: 498,58 euro
  • Scatti di anzianità (5 scatti × 12,91 euro): 64,55 euro
  • EDR: 10,33 euro
  • Superminimo individuale fisso: 100,00 euro

Retribuzione mensile globale di fatto = 1.750,00 + 498,58 + 64,55 + 10,33 + 100,00 = 2.423,46 euro

Retribuzione giornaliera = 2.423,46 ÷ 26 = 93,21 euro

Se Marco ha usufruito di 3 giorni di permesso 104 nel mese, l’importo dell’indennità INPS anticipata in busta paga sarà: 93,21 × 3 = 279,63 euro.

Questo importo comparirà in busta paga come voce positiva a reintegro della retribuzione, a compensazione dell’assenza. Il risultato netto per Marco è che quella settimana di permesso non gli costa alcuna riduzione dello stipendio, a parte le voci variabili (straordinario, eventuali premi) che effettivamente non ha maturato durante i giorni di assenza.

Trattamento Contributivo e Previdenziale

Un aspetto spesso trascurato ma di grande importanza: i giorni di permesso 104 sono coperti da contribuzione figurativa. Questo significa che:

  • I giorni di permesso non abbassano il montante contributivo ai fini pensionistici
  • L’INPS accredita i contributi come se il lavoratore avesse effettivamente lavorato
  • I periodi di permesso 104 non riducono l’anzianità contributiva
  • Le prestazioni pensionistiche future (pensione di vecchiaia, anticipata) non sono penalizzate

Sul piano pratico, i contributi previdenziali e assistenziali vengono calcolati sull’intera retribuzione globale di fatto (incluse le voci che abbiamo elencato), non solo sulla paga base. Questo garantisce una protezione previdenziale piena al lavoratore che fruisce dei permessi.

Il datore di lavoro anticipa l’indennità in busta paga e la recupera poi dall’INPS attraverso il meccanismo del conguaglio contributivo o tramite la presentazione della domanda di rimborso.

Differenze tra Settore Pubblico e Privato

Il meccanismo di base è identico in entrambi i settori, ma esistono alcune differenze operative importanti:

Settore Privato

Nel settore privato, la disciplina è quella descritta sopra. L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro ed è posta a carico dell’INPS. Il lavoratore deve presentare la domanda di permesso 104 all’INPS (telematicamente, tramite il sito INPS o il CAF di riferimento) prima di fruire dei permessi.

Le voci incluse variano in base al CCNL applicato, ma il principio della retribuzione globale di fatto vale per tutti i contratti del settore privato.

Settore Pubblico

Per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, la disciplina dei permessi 104 è integrata dal D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico del Pubblico Impiego) e dai contratti collettivi nazionali di comparto (CCNL PA, es. Comparto Funzioni Centrali, Comparto Istruzione, ecc.).

Le differenze principali rispetto al privato:

  • Il costo dei permessi è direttamente a carico dell’amministrazione (non c’è rimborso INPS per la PA)
  • Alcune indennità specifiche del pubblico impiego (es. indennità di comparto, indennità di amministrazione) hanno regole proprie di inclusione/esclusione definite dai CCNL di comparto
  • Per i docenti e il personale scolastico, le istruzioni specifiche del MIUR/MEF possono derogare parzialmente alla disciplina generale
  • Il criterio della fissità e continuità resta comunque il parametro di riferimento anche nel pubblico

Recenti Orientamenti della Cassazione

La Corte di Cassazione ha affinato nel tempo la propria giurisprudenza sulla retribuzione globale di fatto per i permessi 104. Gli orientamenti più rilevanti degli ultimi anni riguardano:

Habitual Overtime Doctrine (Straordinario Abituale)

Alcune sezioni della Cassazione hanno esaminato la questione dello straordinario “strutturale” — quel lavoro straordinario che un dipendente effettua sistematicamente ogni mese, di fatto diventando parte della sua prestazione normale. La tendenza prevalente della Cassazione, ribadita in diverse sentenze degli anni 2020-2024, è di escludere lo straordinario anche se abituale, in quanto intrinsecamente variabile e condizionato alla prestazione effettiva. Tuttavia, qualche sentenza di merito (Tribunali del lavoro) ha aperto alla possibilità di inclusione in casi di straordinario obbligatorio contrattualizzato.

Premi “Di Fatto” Fissi

La Cassazione ha consolidato il principio per cui un premio formalmente variabile ma de facto erogato in misura costante a tutti i lavoratori, senza correlazione a obiettivi reali, deve essere requalificato come elemento retributivo fisso e quindi incluso nella retribuzione globale di fatto. Questo è particolarmente rilevante per le aziende che erogano premi annuali “automatici” senza vera valutazione delle performance.

Indennità Notturna e Festiva

Numerose sentenze hanno confermato che l’indennità per lavoro notturno e festivo, quando il lavoratore è strutturalmente assegnato a turni notturni o festivi (es. infermieri, operatori della grande distribuzione con orari fissi notturni/festivi), deve essere inclusa nella retribuzione globale di fatto. Il principio è che, se il lavoratore avesse lavorato in quel giorno, avrebbe maturato quell’indennità — e quindi la retribuzione del permesso deve rifletterla.

Cosa Fare se la Busta Paga è Sbagliata

Se ritieni che il tuo datore di lavoro stia calcolando in modo errato la retribuzione dei tuoi permessi 104 — escludendo voci che dovrebbero essere incluse — hai diversi strumenti a disposizione:

1. Richiedi un Prospetto Dettagliato

Il primo passo è chiedere al responsabile HR o all’ufficio paghe un prospetto che dettaglia quali voci sono state incluse nel calcolo della retribuzione per i giorni di permesso 104. Hai diritto a questa informazione e spesso l’errore è involontario (impostazione del gestionale paghe non aggiornata, interpretazione errata del CCNL).

2. Consulta il Tuo Rappresentante Sindacale

Il rappresentante sindacale aziendale (RSA/RSU) o il sindacato di categoria di riferimento possono analizzare la tua busta paga e confrontarla con le previsioni del CCNL applicato. Spesso riescono a risolvere la questione in modo informale, senza ricorrere a vie legali.

3. Presenta un Reclamo all’Ispettorato del Lavoro

Se il datore di lavoro non risponde o conferma un calcolo che ritieni sbagliato, puoi presentare un esposto all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) competente per territorio. L’ITL ha poteri di ispezione e può accertare la correttezza del calcolo retributivo.

4. Rivolgersi al CAF o a un Patronato

Per una prima analisi della busta paga e una verifica della correttezza del calcolo, puoi rivolgerti gratuitamente a un CAF o a un patronato. I consulenti del CAF Centro Fiscale possono esaminare la tua situazione specifica, confrontare le voci retributive con le previsioni del CCNL e aiutarti a capire se hai diritto a un conguaglio.

Puoi anche consultare la nostra guida completa sulla Legge 104: permessi, agevolazioni e domanda 2026 per un quadro d’insieme di tutti i benefici a disposizione.

5. Azione Legale (Causa di Lavoro)

In ultima istanza, se il danno economico è significativo e le vie stragiudiziali non hanno prodotto risultati, è possibile agire in giudizio presso il Tribunale del Lavoro competente. I crediti derivanti da errata retribuzione dei permessi 104 si prescrivono in 5 anni (per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato tutelati dall’art. 18 Stat. Lav.) o in 5 anni dalla cessazione del rapporto (per gli altri casi). Considera che il recupero di eventuali differenze retributive include anche gli interessi legali.

Il Ruolo del CCNL: Ogni Contratto fa Storia a Sé

Un elemento fondamentale da tenere sempre presente: la retribuzione globale di fatto dipende anche dal CCNL applicato al rapporto di lavoro. I contratti collettivi nazionali, pur dovendo rispettare i principi generali della legge e della giurisprudenza, possono avere previsioni specifiche su:

  • Il divisore mensile/giornaliero da usare nel calcolo
  • La qualificazione di specifiche voci retributive (fisse o variabili)
  • L’inclusione o l’esclusione di determinati elementi (es. tredicesima pro-quota)
  • Le modalità di fruizione dei permessi (ore o giorni)

I principali CCNL per numero di lavoratori coperti sono: Commercio e Terziario (Confcommercio), Metalmeccanico (CCNL Federmeccanica-FIOM), Edilizia, Sanità privata, Turismo, Agricoltura, Telecomunicazioni. Ciascuno ha le proprie specificità che possono influenzare il calcolo finale.

Per conoscere le regole specifiche del tuo contratto, fai sempre riferimento al testo del CCNL applicato (disponibile sul sito del CNEL o del sindacato di categoria) oppure rivolgiti a un esperto.

Link Utili e Approfondimenti

Per approfondire gli argomenti correlati ai permessi della Legge 104 e ai diritti dei lavoratori, ti segnaliamo queste risorse utili presenti su centrofiscale.com:

  • Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026 — guida completa su come richiedere i permessi all’INPS
  • Congedo per Malattia Figlio 2026: Durata e Novità — altra tutela per i genitori lavoratori
  • Malattia Professionale e Pensione Anticipata 2026 — agevolazioni pensionistiche per chi ha lavorato in condizioni disagiate
  • NASPI 2026: Guida Completa — indennità di disoccupazione per chi perde il lavoro

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Domande Frequenti (FAQ)

I permessi 104 vengono pagati al 100% dello stipendio?

Sì, i permessi della Legge 104 sono interamente retribuiti. Il lavoratore percepisce la propria retribuzione globale di fatto per ogni giorno di permesso fruito, comprensiva di tutte le voci fisse e continuative della busta paga. L’indennità è a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro.

I permessi 104 influenzano la tredicesima?

No. Poiché i permessi 104 sono coperti da retribuzione piena e da contribuzione figurativa, non influenzano il calcolo della tredicesima (né della quattordicesima, dove prevista). I giorni di permesso sono equiparati ai giorni lavorativi ai fini delle mensilità aggiuntive.

I permessi 104 influenzano il calcolo del TFR?

No. Il TFR si calcola sulla retribuzione utile ai fini del trattamento di fine rapporto, e i periodi di permesso 104 non la riducono. I giorni di permesso, essendo equiparati a giornate lavorative retribuite, concorrono normalmente all’accantonamento del TFR.

Ho diritto ai permessi 104 se sono a part-time?

Sì, il lavoratore part-time ha diritto ai permessi 104, ma il calcolo delle ore giornaliere di permesso viene riproporzionato. In base alla circolare INPS n. 53/2008 e alle successive istruzioni, il numero di ore di permesso mensile è pari a 3 giorni × ore medie giornaliere del contratto part-time. Anche in questo caso, la retribuzione è commisurata alla retribuzione globale di fatto del lavoratore part-time.

Cosa succede se uso più di 3 giorni di permesso al mese?

I 3 giorni mensili di permesso retribuito sono il massimo previsto dall’art. 33 L. 104/1992. I giorni eccedenti, se concordati con il datore di lavoro, possono essere coperti da ferie o permessi residui (in quel caso retribuiti normalmente) oppure dalla contrattazione collettiva che in alcuni settori prevede permessi aggiuntivi. Non esiste una “quarta giornata” a carico INPS nell’ambito della Legge 104.

Il datore di lavoro può negare i permessi 104?

Il datore di lavoro non può rifiutare la fruizione dei permessi 104 una volta che il lavoratore ha ottenuto il riconoscimento INPS. Può però organizzare la turnazione in modo da garantire la continuità del servizio, compatibilmente con le esigenze dell’impresa. In alcuni settori (ospedali, forze dell’ordine, ecc.) sono previste modalità specifiche di coordinamento, ma il diritto al permesso è comunque garantito.

Conclusioni

La retribuzione dei permessi Legge 104 deve includere tutte le voci fisse e continuative della busta paga: paga base, indennità di contingenza, scatti di anzianità, superminimi fissi, EDR e indennità fisse di natura continuativa. Sono invece escluse le voci variabili come straordinari, premi di risultato e rimborsi spese.

Il calcolo corretto è fondamentale non solo per la busta paga mensile, ma anche per la giusta contribuzione previdenziale e per le mensilità aggiuntive. Se hai dubbi sulla correttezza del calcolo effettuato dal tuo datore di lavoro, ti consigliamo di rivolgerti a un esperto del lavoro o a un CAF patronato.

Il CAF Centro Fiscale offre assistenza per la verifica della corretta applicazione dei permessi 104 e per la presentazione della domanda all’INPS. Contattaci per un appuntamento: il nostro team è a disposizione per analizzare la tua situazione specifica e garantirti che i tuoi diritti vengano rispettati appieno.

Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/ferie-e-malattia-badanti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 12:49:372026-06-02 10:27:35Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?
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Congedo Matrimoniale 2026: A Chi Spetta, Durata e Retribuzione

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il congedo matrimoniale è un diritto riconosciuto a tutti i lavoratori dipendenti italiani che si sposano o contraggono un’unione civile. Si tratta di un periodo di assenza retribuita dal lavoro, pensato per permettere al lavoratore di vivere serenamente il momento del matrimonio e i primi giorni di vita coniugale. In questa guida aggiornata al 2026 scoprirai a chi spetta, quanto dura, come è retribuito e quali documenti servono per richiederlo. Se stai pianificando il tuo matrimonio e vuoi conoscere anche gli altri congedi disponibili, consulta la nostra guida sul congedo parentale 2026.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il congedo matrimoniale
  2. Durata: 15 giorni calendario
  3. Retribuzione durante il congedo
  4. Come richiedere il congedo matrimoniale
  5. Documentazione necessaria
  6. Congedo matrimoniale e unioni civili
  7. CCNL e differenze settoriali
  8. Domande frequenti

Cos’è il congedo matrimoniale

Il congedo matrimoniale è un periodo di assenza dal lavoro retribuita al 100% che spetta al lavoratore dipendente in occasione del matrimonio civile o religioso (con effetti civili). È un diritto previsto dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), e non può essere negato dal datore di lavoro.

Il congedo si applica a:

  • Lavoratori dipendenti del settore privato (operai, impiegati, quadri e dirigenti)
  • Dipendenti pubblici (statali, enti locali, sanità)
  • Lavoratori con contratto a tempo determinato (in proporzione alla durata del contratto, secondo il CCNL)
  • Apprendisti

Non spetta invece ai lavoratori autonomi con partita IVA, ai collaboratori occasionali e ai liberi professionisti, che non hanno un rapporto di lavoro subordinato.

Durata: 15 giorni calendario

La durata standard del congedo matrimoniale è di 15 giorni consecutivi di calendario. Questo significa che nel conteggio rientrano anche i sabati, le domeniche e gli eventuali giorni festivi. Non è possibile frazionare il congedo: deve essere fruito in un unico periodo continuativo.

Punti chiave sulla durata:

  • 15 giorni di calendario (non lavorativi)
  • Decorrono dal giorno del matrimonio o dal giorno successivo, a seconda del CCNL
  • Il congedo deve essere fruito entro 30 giorni dalla data del matrimonio (salvo diversa previsione contrattuale)
  • Non è frazionabile: va preso in blocco
  • Nel settore pubblico la durata può variare (in genere sempre 15 giorni)

Ad esempio, se Marco si sposa sabato 10 maggio 2026, il suo congedo matrimoniale decorre da lunedì 12 maggio e termina domenica 25 maggio (15 giorni di calendario dal giorno successivo al matrimonio). Tornerà al lavoro lunedì 26 maggio.

Retribuzione durante il congedo matrimoniale

Il congedo matrimoniale è retribuito al 100% della normale retribuzione. Il lavoratore non subisce alcuna perdita economica durante il periodo di assenza.

Chi paga il congedo matrimoniale:

  • Settore privato (impiegati): il datore di lavoro paga l’intera retribuzione
  • Settore privato (operai): l’INPS corrisponde un’assegno per congedo matrimoniale pari a 7 giorni di retribuzione, il datore di lavoro integra i restanti 8 giorni (la suddivisione varia per CCNL)
  • Settore pubblico: l’amministrazione paga l’intera retribuzione

Per gli operai del settore privato, l’assegno INPS viene anticipato dal datore di lavoro in busta paga e poi conguagliato con i contributi. Il lavoratore non deve fare alcuna richiesta diretta all’INPS: è il datore di lavoro a gestire la pratica.

I giorni di congedo matrimoniale sono coperti da contribuzione piena ai fini pensionistici, quindi non penalizzano il calcolo della pensione futura.

Come richiedere il congedo matrimoniale

La procedura per richiedere il congedo matrimoniale è semplice. Ecco i passaggi:

  1. Comunicazione al datore di lavoro: informa il tuo datore di lavoro con un preavviso minimo di 6 giorni (salvo diversa indicazione del CCNL). Alcuni contratti richiedono 10-15 giorni di preavviso
  2. Richiesta scritta: presenta una richiesta formale (via email, lettera o sistema aziendale) indicando le date di inizio e fine del congedo
  3. Documentazione: dopo il matrimonio, consegna il certificato di matrimonio o l’autocertificazione al datore di lavoro

Il datore di lavoro non può rifiutare il congedo matrimoniale: è un diritto del lavoratore. Può però concordare con il dipendente la data di inizio, compatibilmente con le esigenze organizzative dell’azienda, purché il congedo sia fruito entro 30 giorni dal matrimonio.

Documentazione necessaria

Per usufruire del congedo matrimoniale, il lavoratore deve presentare:

  • Prima del congedo: richiesta scritta con data del matrimonio e periodo di assenza desiderato
  • Dopo il congedo: certificato di matrimonio rilasciato dal Comune (o certificato di celebrazione rilasciato dalla parrocchia per il matrimonio concordatario), oppure autocertificazione ai sensi del DPR 445/2000
  • Per gli operai: il datore di lavoro potrebbe richiedere ulteriore documentazione per la richiesta dell’assegno INPS

Il certificato di matrimonio va consegnato generalmente entro 60 giorni dalla celebrazione. Se non viene presentato, il datore di lavoro potrebbe richiedere la restituzione della retribuzione percepita durante il congedo.

Congedo matrimoniale e unioni civili

Dal 2016, con l’entrata in vigore della Legge 76/2016 (cosiddetta Legge Cirinnà), il congedo matrimoniale spetta anche in caso di unione civile tra persone dello stesso sesso. I diritti sono identici a quelli previsti per il matrimonio:

  • Stessa durata: 15 giorni di calendario
  • Stessa retribuzione: 100% dello stipendio
  • Stessa documentazione: certificato di unione civile rilasciato dal Comune
  • Stesse tutele: il datore di lavoro non può rifiutare il congedo

La giurisprudenza e le circolari INPS hanno confermato che l’unione civile è equiparata al matrimonio per quanto riguarda tutti i diritti legati al rapporto di lavoro, compresi i congedi parentali e le agevolazioni fiscali indicate nel modello 730.

CCNL e differenze settoriali

Sebbene la durata di base del congedo matrimoniale sia di 15 giorni, i singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) possono prevedere condizioni migliorative. Ecco le principali differenze:

  • CCNL Commercio e Terziario: 15 giorni di calendario consecutivi, retribuzione a carico del datore di lavoro per impiegati, con integrazione INPS per operai
  • CCNL Metalmeccanico: 15 giorni di calendario (incluse festività), con specifiche sulla decorrenza dal giorno del matrimonio
  • CCNL Turismo e Pubblici Esercizi: 15 giorni, con possibilità di accordo individuale sulla data di fruizione
  • CCNL Edilizia: 15 giorni di calendario, con assegno INPS per gli operai di 7 giorni
  • Dipendenti pubblici (CCNL Comparto Funzioni Centrali/Locali): 15 giorni consecutivi di calendario

È sempre consigliabile verificare il proprio CCNL per conoscere le condizioni esatte applicabili. Se non sei sicuro di quale contratto si applichi al tuo rapporto di lavoro, puoi verificarlo sulla busta paga o chiedere all’ufficio del personale.

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Domande frequenti sul congedo matrimoniale

Il congedo matrimoniale si può cumulare con le ferie?

Sì. Il congedo matrimoniale è un istituto autonomo rispetto alle ferie. Puoi attaccare le ferie al congedo matrimoniale per prolungare il periodo di assenza. Ad esempio, se hai 15 giorni di congedo e 10 giorni di ferie disponibili, puoi prendere 25 giorni consecutivi.

Il congedo matrimoniale spetta anche per il matrimonio religioso senza effetti civili?

No. Il congedo matrimoniale spetta solo per il matrimonio con effetti civili: matrimonio civile celebrato in Comune o matrimonio concordatario (religioso con trascrizione civile). Un matrimonio esclusivamente religioso senza trascrizione non dà diritto al congedo.

Cosa succede se mi ammalo durante il congedo matrimoniale?

La malattia che interviene durante il congedo matrimoniale non sospende e non interrompe il congedo. I 15 giorni continuano a decorrere normalmente. Questa è una differenza rispetto alle ferie, che invece vengono sospese in caso di malattia.

Il congedo matrimoniale è obbligatorio?

No, è un diritto del lavoratore, non un obbligo. Puoi scegliere di non usufruirne o di prenderlo solo parzialmente (anche se la maggior parte dei CCNL prevede la fruizione in blocco). Se non lo prendi, però, perdi il diritto: non è possibile convertirlo in denaro o in ferie.


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Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella gestione dei tuoi diritti lavorativi. I nostri operatori possono aiutarti a verificare il tuo CCNL, calcolare la retribuzione spettante e assisterti con la documentazione necessaria.

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    Aprile 30, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-30 09:00:002026-05-31 17:12:18Congedo Matrimoniale 2026: A Chi Spetta, Durata e Retribuzione
    CAF

    Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La Legge 104/1992 è il principale strumento normativo in Italia a tutela delle persone con disabilità grave e dei loro familiari. Questa legge garantisce permessi lavorativi retribuiti, agevolazioni fiscali e congedi straordinari che rappresentano un aiuto concreto nella vita quotidiana di milioni di italiani. Nel 2026 restano confermate tutte le tutele previste, con alcune semplificazioni procedurali introdotte negli ultimi anni. In questa guida completa scoprirai chi ha diritto alla Legge 104, come ottenere i permessi, quali agevolazioni fiscali spettano e come presentare domanda all’INPS.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la Legge 104/1992
    2. Chi ha diritto alla Legge 104
    3. Permessi retribuiti: 3 giorni al mese
    4. Congedo straordinario di 2 anni
    5. Agevolazioni fiscali Legge 104
    6. Come fare domanda INPS
    7. Documentazione necessaria
    8. Il verbale ASL: come ottenerlo
    9. Novità 2026 sulla Legge 104
    10. Legge 104 e congedi parentali
    11. Domande frequenti

    Cos’è la Legge 104/1992

    La Legge 5 febbraio 1992, n. 104, nota semplicemente come Legge 104, è la legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità. Rappresenta il fondamento legislativo su cui si basano tutte le tutele per i disabili e i loro familiari in Italia.

    La legge definisce tre livelli di disabilità:

    • Disabilità (art. 3, comma 1): la persona ha una minorazione fisica, psichica o sensoriale che causa difficoltà di apprendimento, relazione o integrazione lavorativa
    • Disabilità grave (art. 3, comma 3): la minorazione ha ridotto l’autonomia personale in modo tale da rendere necessaria un’assistenza permanente e continuativa. Questo è il requisito per accedere ai permessi lavorativi retribuiti
    • Disabilità con necessità di sostegno: situazioni intermedie valutate caso per caso dalla commissione medica

    In parole semplici, la Legge 104 riconosce che chi ha una disabilità grave — o chi se ne prende cura quotidianamente — ha bisogno di tempo e risorse aggiuntive. Per questo prevede permessi dal lavoro, sconti fiscali e altre agevolazioni.

    Chi ha diritto alla Legge 104

    I beneficiari diretti della Legge 104 sono le persone alle quali viene riconosciuta una disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3. Ma le tutele si estendono anche ai familiari che li assistono.

    Hanno diritto ai permessi lavorativi:

    • Il lavoratore disabile stesso, riconosciuto ai sensi dell’art. 3 comma 3
    • Il coniuge o la parte dell’unione civile del disabile grave
    • I parenti e affini entro il 2° grado (genitori, figli, fratelli, suoceri, cognati, nonni, nipoti)
    • I parenti e affini entro il 3° grado, ma solo se il coniuge o i genitori del disabile hanno più di 65 anni, sono deceduti o affetti da patologie invalidanti
    • Il convivente di fatto (ai sensi della Legge 76/2016)

    Dal 2023, grazie al Decreto Legislativo 105/2022, non è più necessario indicare un solo referente unico: più familiari possono alternarsi nell’assistenza e fruire dei permessi, purché non negli stessi giorni. Questo ha semplificato molto la gestione per le famiglie con più membri lavoratori.

    Permessi retribuiti: 3 giorni al mese

    Uno dei benefici più importanti della Legge 104 sono i 3 giorni di permesso mensili retribuiti. Questi permessi vengono pagati dall’INPS (anticipati dal datore di lavoro) e sono coperti da contribuzione figurativa, quindi non penalizzano la pensione.

    Come funzionano i permessi:

    • Durata: 3 giorni al mese, anche frazionabili in ore (2 ore al giorno per orario full-time di 8 ore)
    • Retribuzione: 100% della retribuzione giornaliera, a carico INPS
    • Contributi: coperti da contribuzione figurativa INPS
    • Non cumulabili: i giorni non fruiti in un mese non si sommano a quelli del mese successivo
    • Comunicazione: il lavoratore deve concordare con il datore di lavoro le date di fruizione, compatibilmente con le esigenze organizzative

    Ad esempio, se Maria assiste la madre anziana con disabilità grave, può prendere 3 giorni al mese di permesso retribuito per accompagnarla alle visite mediche o gestire le pratiche burocratiche, senza perdere lo stipendio.

    Per il lavoratore disabile, in alternativa ai 3 giorni, è possibile scegliere 2 ore di permesso giornaliero (1 ora se l’orario è inferiore a 6 ore).

    Congedo straordinario di 2 anni

    Oltre ai permessi mensili, la Legge 104 prevede il congedo straordinario retribuito di 2 anni (art. 42, comma 5, del D.Lgs. 151/2001). Si tratta di un periodo continuativo o frazionato durante il quale il lavoratore può assentarsi per assistere un familiare con disabilità grave.

    Caratteristiche del congedo straordinario:

    • Durata massima: 2 anni nell’arco della vita lavorativa (non per ogni familiare)
    • Retribuzione: indennità pari all’ultima retribuzione percepita, con un tetto massimo aggiornato annualmente dall’INPS (nel 2026 circa 40.600 euro annui)
    • Contributi: coperti da contribuzione figurativa entro lo stesso tetto
    • Convivenza: è richiesta la convivenza con il disabile (o l’instaurazione della convivenza entro l’inizio del congedo)
    • Ordine di priorità: coniuge convivente, genitori, figli, fratelli/sorelle, parente/affine entro il 3° grado

    Il congedo straordinario può essere fruito anche in modo frazionato: ad esempio, 6 mesi consecutivi e poi periodi più brevi in momenti diversi, fino a esaurimento dei 2 anni totali. Per approfondire i congedi disponibili ai lavoratori, consulta la nostra guida sul congedo parentale 2026.

    Agevolazioni fiscali Legge 104

    La Legge 104 prevede importanti agevolazioni fiscali per le persone con disabilità e i loro familiari. Ecco le principali:

    Detrazione IRPEF del 19%

    Chi ha a carico fiscalmente una persona con disabilità può detrarre il 19% delle spese mediche e di assistenza specifica. In più, per l’acquisto di mezzi di ausilio e sussidi tecnici (computer, software, dispositivi medici), la detrazione si applica sull’intero importo, senza franchigia. Queste detrazioni si indicano nel modello 730.

    IVA agevolata al 4%

    Le persone con disabilità grave possono acquistare con IVA ridotta al 4% (anziché 22%):

    • Autoveicoli (fino a 2.000 cc benzina o 2.800 cc diesel), con limite di un veicolo ogni 4 anni
    • Ausili tecnici e informatici: computer, tablet, telefoni con funzionalità assistive
    • Protesi e ausili medici

    Esenzione bollo auto

    I titolari di Legge 104 con disabilità grave possono ottenere l’esenzione permanente dal pagamento del bollo auto, limitatamente a un solo veicolo. L’esenzione si richiede all’ufficio tributi della propria Regione o, in Friuli Venezia Giulia, all’ACI.

    Altre agevolazioni

    • Deduzione spese mediche generiche e assistenza specifica dal reddito complessivo
    • Detrazione 19% sulle spese per addetti all’assistenza personale (badanti), fino a 2.100 euro, con reddito massimo di 40.000 euro
    • Esenzione ticket sanitario per determinate patologie certificate
    • Agevolazioni ISEE: il riconoscimento della disabilità può incidere sul calcolo ISEE e sull’accesso a bonus come l’Assegno Unico

    Come fare domanda INPS per la Legge 104

    La procedura per ottenere il riconoscimento della Legge 104 prevede due passaggi distinti: prima la visita medica e poi, una volta ottenuto il verbale, la richiesta dei permessi lavorativi. Ecco come fare, passo dopo passo.

    Passo 1: Certificato del medico curante

    Il percorso inizia dal medico di base, che compila un certificato medico introduttivo in via telematica sul portale INPS. Il certificato descrive le patologie e le limitazioni funzionali. Al rilascio viene assegnato un numero di protocollo che servirà per la domanda.

    Passo 2: Domanda telematica all’INPS

    Entro 90 giorni dal rilascio del certificato, devi presentare la domanda di accertamento all’INPS. Puoi farlo:

    • Online sul portale INPS con SPID, CIE o CNS
    • Tramite un CAF o patronato (come il CAF Centro Fiscale di Udine, che ti assiste gratuitamente nella compilazione)
    • Chiamando il Contact Center INPS al numero 803 164

    Passo 3: Visita medica di accertamento

    L’INPS convoca il richiedente per una visita presso la Commissione medica ASL integrata da un medico INPS. La visita può avvenire anche a domicilio se il paziente non è trasportabile (serve certificazione del medico curante).

    Al termine della visita, la commissione rilascia il verbale che certifica la condizione di disabilità e il grado di gravità.

    Documentazione necessaria

    Per presentare domanda di Legge 104 e ottenere i permessi, dovrai raccogliere questi documenti:

    • Certificato medico introduttivo rilasciato dal medico di base (con numero di protocollo)
    • Documento d’identità valido del richiedente e del disabile
    • Codice fiscale di entrambi
    • Documentazione sanitaria: referti, cartelle cliniche, certificati specialistici che attestano le patologie
    • Verbale di invalidità civile (se già in possesso)
    • SPID, CIE o CNS per l’accesso al portale INPS

    Per i permessi lavorativi, dopo il riconoscimento della 104, serve anche:

    • Verbale Legge 104 con il riconoscimento dell’art. 3 comma 3
    • Dichiarazione di responsabilità del lavoratore
    • Certificato di stato di famiglia o autocertificazione del grado di parentela

    Il verbale ASL: come ottenerlo e leggerlo

    Il verbale ASL è il documento ufficiale che certifica il riconoscimento della Legge 104. Viene inviato tramite raccomandata oppure è consultabile nel cassetto previdenziale INPS.

    Come leggere il verbale:

    • Se riporta “portatore di handicap ai sensi dell’art. 3 comma 1”: hai diritto ad alcune agevolazioni fiscali, ma non ai permessi lavorativi
    • Se riporta “portatore di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 comma 3”: hai diritto a tutte le agevolazioni, inclusi permessi retribuiti e congedo straordinario

    Il verbale può avere una scadenza (revisione) oppure essere definitivo. In caso di revisione, la commissione indicherà la data entro cui ripresentarsi. Se la condizione è stabile o ingravescente, il verbale è solitamente permanente.

    Se non sei d’accordo con l’esito della visita, puoi presentare ricorso entro 6 mesi dalla notifica del verbale, tramite un avvocato, con accertamento tecnico preventivo presso il Tribunale competente.

    Novità 2026 sulla Legge 104

    Nel 2026 la Legge 104 mantiene la sua struttura fondamentale, con alcune novità procedurali:

    • Semplificazione INPS: la procedura di richiesta permessi è stata digitalizzata ulteriormente, con possibilità di gestire tutto online dal portale MyINPS
    • Referente unico abolito: confermata la possibilità (introdotta nel 2023) per più familiari di alternarsi nell’assistenza e fruire dei permessi
    • Smart working prioritario: i lavoratori che assistono persone con disabilità grave hanno priorità nelle richieste di lavoro agile, dove previsto dal contratto collettivo
    • Nuova classificazione disabilità: il D.Lgs. 62/2024 ha introdotto una nuova definizione di disabilità basata sulla Classificazione Internazionale ICF dell’OMS, che sarà gradualmente applicata nelle valutazioni

    Legge 104 e congedi parentali

    La Legge 104 si integra con il sistema dei congedi parentali. Se hai un figlio con disabilità grave, puoi cumulare i permessi della 104 con i normali congedi parentali previsti dal Testo Unico sulla maternità e paternità (D.Lgs. 151/2001).

    In pratica, questo significa che una madre o un padre lavoratore può:

    • Fruire dei 3 giorni di permesso mensili per la Legge 104
    • Richiedere il congedo parentale ordinario (fino a 10 mesi complessivi tra i genitori, elevabili a 11)
    • Richiedere il congedo straordinario di 2 anni se necessario
    • Accedere al prolungamento del congedo parentale fino ai 12 anni del figlio con disabilità grave

    Queste tutele non sono alternative ma cumulabili, a condizione che non si sovrappongano nello stesso giorno. Per una panoramica completa dei congedi disponibili, ti consigliamo la lettura della nostra guida dedicata al congedo parentale 2026.

    Domande frequenti sulla Legge 104

    Quanto tempo ci vuole per ottenere la Legge 104?

    Dalla presentazione della domanda INPS, la visita medica viene fissata entro 30 giorni (15 giorni per patologie oncologiche). Il verbale definitivo arriva solitamente entro 60-90 giorni dalla visita, anche se i tempi possono variare in base alla ASL territoriale.

    I permessi della Legge 104 riducono lo stipendio?

    No. I 3 giorni di permesso mensili sono interamente retribuiti dall’INPS (anticipati dal datore di lavoro). Non comportano alcuna riduzione dello stipendio. Inoltre, sono coperti da contribuzione figurativa, quindi non penalizzano il calcolo della pensione futura.

    Si possono frazionare i permessi in ore?

    Sì. I 3 giorni mensili possono essere convertiti in permessi orari: 2 ore al giorno per chi lavora 8 ore (full-time) oppure 1 ora al giorno per chi lavora meno di 6 ore. La scelta tra giorni interi e ore deve essere comunicata mensilmente all’INPS.

    La Legge 104 vale anche per i lavoratori autonomi?

    I permessi lavorativi retribuiti sono previsti solo per i lavoratori dipendenti (pubblici e privati). I lavoratori autonomi con partita IVA possono comunque beneficiare delle agevolazioni fiscali (IVA 4%, detrazione 19%, esenzione bollo), ma non dei permessi mensili.

    Cosa succede se il verbale scade?

    Se il verbale ha una data di revisione, è necessario sottoporsi a una nuova visita di accertamento. Nel frattempo, i benefici restano validi fino alla nuova valutazione, a meno che l’INPS non comunichi diversamente. È consigliabile iniziare la pratica di rinnovo con almeno 2-3 mesi di anticipo.

    Più familiari possono usufruire dei permessi per lo stesso disabile?

    Sì, dal 2023 è possibile. Più lavoratori possono fruire dei 3 giorni di permesso mensili per assistere la stessa persona con disabilità grave, purché non negli stessi giorni. Il totale dei giorni rimane comunque 3 al mese.


    Hai bisogno di assistenza per la Legge 104?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente nella compilazione della domanda INPS per la Legge 104, nella richiesta dei permessi lavorativi e nella gestione delle agevolazioni fiscali. I nostri operatori sono specializzati in pratiche di invalidità e disabilità.

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      Aprile 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-29 09:00:002026-04-05 08:17:25Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026
      NOTIZIE

      Legge 104: Cosa Cambia con la Nuova Legge 106 del 2025

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      1. Le Principali Novità della Legge 106/2025
      2. Cosa Cambia per Permessi e Congedi
      3. Nuovi Diritti per i Caregiver
      4. Quando Entrano in Vigore le Novità

      La Legge 106 del 2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 15 gennaio 2025 ed entrata in vigore il 30 gennaio 2025, introduce importanti novità per chi beneficia della Legge 104. Le modifiche riguardano principalmente i permessi retribuiti, i congedi straordinari per i caregiver familiari e una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei benefici.

      Queste novità rappresentano un passo avanti significativo nella tutela dei lavoratori disabili e dei loro familiari che prestano assistenza, con l’obiettivo di migliorare la conciliazione tra vita lavorativa e necessità di cura.

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      Le Principali Novità della Legge 106/2025

      La Legge 106/2025 modifica alcuni articoli della Legge 104/1992, introducendo le seguenti novità principali:

      • Aumento delle ore di permesso mensile: Da 3 giorni a 4 giorni al mese per i lavoratori dipendenti con disabilità grave
      • Frazionabilità oraria: I permessi possono essere utilizzati anche in modalità oraria (non solo giornaliera), fino a un massimo di 32 ore mensili
      • Estensione del congedo straordinario: Passa da 2 anni a 3 anni complessivi nell’arco della vita lavorativa
      • Smart working prioritario: Diritto di precedenza per il lavoro agile ai beneficiari Legge 104 e ai caregiver
      • Tutela licenziamento: Maggiori garanzie contro il licenziamento per assenze legate all’assistenza

      Cosa Cambia per Permessi e Congedi

      Permessi Retribuiti (art. 33 Legge 104)

      Con la Legge 106/2025, i permessi retribuiti mensili cambiano in questo modo:

      • Prima: 3 giorni al mese (24 ore per chi lavora full-time)
      • Dopo: 4 giorni al mese oppure 32 ore frazionabili

      Questo significa che chi lavora part-time o ha esigenze variabili può gestire meglio i permessi, utilizzandoli per poche ore alla volta senza dover necessariamente assentarsi per l’intera giornata.

      Congedi Straordinari (art. 42 D.Lgs. 151/2001)

      I congedi straordinari retribuiti per assistere un familiare con disabilità grave passano da 2 anni a 3 anni complessivi nell’arco della vita lavorativa. Questa estensione consente ai caregiver di gestire periodi di assistenza più lunghi, soprattutto in caso di gravi peggioramenti delle condizioni di salute del familiare assistito.

      Importante: Il congedo straordinario resta retribuito all’80% dello stipendio (con un tetto massimo mensile rivalutato annualmente).

      Nuovi Diritti per i Caregiver

      La Legge 106/2025 introduce anche nuovi diritti specifici per i caregiver familiari:

      • Priorità smart working: I lavoratori che assistono familiari con Legge 104 hanno diritto di precedenza per il lavoro da remoto, se compatibile con la mansione
      • Rifiuto trasferimenti: Possibilità di rifiutare trasferimenti in altra sede senza conseguenze disciplinari, se ciò compromette l’assistenza al familiare
      • Protezione licenziamento: Maggiore tutela contro il licenziamento per assenze ripetute legate all’assistenza, purché documentate
      • Formazione professionale: Accesso a corsi gratuiti per caregiver familiari finanziati dal Fondo per il sostegno del ruolo di cura

      Questi diritti rafforzano la protezione sociale di chi si prende cura di familiari con disabilità, riconoscendo il valore del lavoro di cura svolto quotidianamente.

      Quando Entrano in Vigore le Novità

      Le novità della Legge 106/2025 sono entrate in vigore il 30 gennaio 2025, a 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

      Tuttavia, per alcune misure sono previste tempistiche diverse:

      • Permessi 4 giorni/32 ore: Applicabili da febbraio 2025
      • Congedo 3 anni: Applicabile da febbraio 2025
      • Smart working prioritario: Effettivo da marzo 2025, dopo emanazione decreti attuativi
      • Formazione caregiver: Attivo da giugno 2025, dopo stanziamento fondi regionali

      Nota importante: Chi già beneficia della Legge 104 NON deve presentare nuova domanda. I nuovi diritti si applicano automaticamente. Tuttavia, per lo smart working prioritario e il rifiuto trasferimenti, potrebbe essere necessario presentare richiesta formale al datore di lavoro.

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      Domande Frequenti sulla Legge 104 e Legge 106/2025

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      Devo presentare una nuova domanda per ottenere i 4 giorni di permesso?

      No, se hai già il riconoscimento della Legge 104, i nuovi benefici si applicano automaticamente. Non serve presentare nuova domanda INPS.

      Posso usare le 32 ore di permesso come preferisco?

      Sì, puoi frazionare le 32 ore mensili come preferisci (es. 2 ore al giorno, mezza giornata, ecc.), purché il tuo datore di lavoro sia preavvisato con congruo anticipo.

      Il congedo straordinario di 3 anni è retribuito?

      Sì, il congedo straordinario resta retribuito all’80% dello stipendio, con un tetto massimo mensile stabilito annualmente dall’INPS.

      Come faccio a richiedere lo smart working prioritario?

      Devi presentare richiesta scritta al tuo datore di lavoro, allegando la certificazione Legge 104. Il datore non può rifiutare se la mansione è compatibile con il lavoro da remoto.

      Le novità introdotte dalla Legge 106/2025 rappresentano un importante passo avanti nella tutela dei lavoratori disabili e dei caregiver familiari. L’aumento dei permessi, la maggiore flessibilità nell’utilizzo e i nuovi diritti per chi assiste familiari con disabilità migliorano concretamente la conciliazione vita-lavoro.

      Se hai dubbi su come applicare le novità della Legge 106/2025 alla tua situazione personale, o se hai bisogno di assistenza per richiedere i nuovi benefici, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata.


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      Gennaio 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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