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Tag Archivio per: legge di bilancio 2027

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Ecobonus 2027: il Governo valuta una detrazione al 65% per l’efficienza energetica

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

L’ecobonus 2027 potrebbe tornare a una detrazione del 65% per alcune spese di efficienza energetica. Lo ha ipotizzato il 1° ottobre 2026 il viceministro dell’Economia, parlando davanti alla giunta di un’associazione di categoria dell’artigianato. Si tratta però di una ipotesi allo studio, non di una norma approvata: oggi la detrazione per l’abitazione principale è al 50% e dipenderà dalle risorse della prossima legge di Bilancio.

L’ecobonus è la detrazione fiscale, cioè uno sconto sulle imposte da recuperare in dichiarazione dei redditi, per chi spende in lavori che fanno risparmiare energia: infissi, pompe di calore, cappotti e simili.

In sintesi

  • Il 1° ottobre 2026 è stata ipotizzata una detrazione al 65% per alcune spese di riqualificazione energetica nel 2027.
  • È una ipotesi, non una misura approvata: non esiste ancora un atto ufficiale che la contenga.
  • Oggi la disciplina vigente prevede 50% per l’abitazione principale e 36% per gli altri immobili (Legge di Bilancio 2026, L. 199/2025).
  • Per le spese del 2027, senza proroghe, le aliquote scendono a 36% (abitazione principale) e 30% (altri immobili).
  • Tutto dipenderà dalla legge di Bilancio 2027 e dalle risorse disponibili.

Indice dei contenuti

  1. Cosa è stato proposto per l’ecobonus 2027?
  2. Cosa prevede oggi la legge sull’ecobonus?
  3. Cosa cambia nel 2027 se non ci sono proroghe?
  4. Cosa succede adesso e quando ci saranno certezze?
  5. Domande frequenti sull’ecobonus 2027
  6. Fonti

Cosa è stato proposto per l’ecobonus 2027?

Durante un incontro pubblico a Roma, il viceministro dell’Economia ha indicato la possibilità di portare dal 50% al 65% la detrazione per alcune spese di riqualificazione energetica. Secondo quanto emerso, la misura potrebbe giovarsi degli spazi di flessibilità previsti a livello europeo, cioè dei margini concessi ai singoli Stati nei conti pubblici.

Tra gli interventi che potrebbero essere coinvolti vengono citati infissi, pompe di calore, sistemi ibridi, solare termico, schermature solari e cappotti termici. L’elenco è però indicativo: finché non c’è un testo di legge, non si sa quali lavori rientrerebbero davvero e con quali condizioni.

Un punto va chiarito subito: la dichiarazione è verbale. Non abbiamo trovato, sui siti istituzionali (Ministero dell’Economia, Governo, Camera, Senato, Agenzia delle Entrate), alcun atto ufficiale che contenga la proposta. Non è un disegno di legge, né un emendamento, né un decreto. È un’indicazione di intenti, che potrà essere confermata, modificata o abbandonata.

Cosa prevede oggi la legge sull’ecobonus?

La disciplina vigente è quella fissata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), chiarita dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare 8/E del 19 giugno 2025 e prorogata per il 2026 dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025). In pratica, la legge ha ridotto gli sconti rispetto al passato, quando per molti interventi si arrivava al 65%, e li ha differenziati in base all’immobile.

  • 50% per le spese sostenute su abitazione principale, da parte di proprietari o titolari di un diritto reale di godimento (per esempio l’usufrutto);
  • 36% per le spese sugli altri immobili;
  • recupero in 10 quote annuali di pari importo.

Le aliquote 50%/36% sono state prorogate per il 2026 dalla L. 199/2025 sia per l’ecobonus sia per il bonus ristrutturazioni. Per i soli lavori di ristrutturazione edilizia il massimale di spesa è di 96.000 euro per unità immobiliare. Per i massimali e i limiti dei singoli interventi di ecobonus, che variano a seconda del lavoro, trovi il dettaglio nella guida all’ecobonus 2026. Sul quadro dei bonus per la casa puoi leggere anche il nostro approfondimento sul bonus casa 2026, ultima chiamata prima del calo delle detrazioni.

Cosa cambia nel 2027 se non ci sono proroghe?

Se il Parlamento non interviene, per le spese sostenute nel 2027 la detrazione scende al 36% per l’abitazione principale e al 30% per gli altri immobili. È il calendario di riduzione graduale previsto dalla Legge di Bilancio 2025 e descritto dall’Agenzia delle Entrate.

Immagina che una famiglia sostituisca nel 2027 gli infissi della casa dove vive, spendendo 10.000 euro. Con le regole oggi previste per quell’anno recupererebbe 3.600 euro in dieci anni, cioè 360 euro l’anno. Se fosse confermata l’ipotesi del 65%, lo stesso lavoro darebbe 6.500 euro di detrazione, ma solo se la misura riguardasse quel tipo di intervento e quel tipo di immobile. L’esempio è puramente illustrativo: i dettagli della proposta non sono noti.

Anche la scheda su ecobonus, aliquote 2026 e manovra 2027 ricostruisce questo passaggio. Per il contesto della prossima legge di Bilancio, vedi anche l’articolo sulla manovra 2027.

Cosa succede adesso e quando ci saranno certezze?

La sede in cui l’ipotesi può diventare realtà è la legge di Bilancio 2027. Il Governo la prepara nei prossimi mesi e la presenta al Parlamento, che può modificarla prima dell’approvazione finale. Solo allora si saprà se l’ecobonus 2027 avrà un’aliquota più alta, e per quali interventi.

Nel frattempo vale la regola della prudenza: chi pianifica lavori di efficienza energetica non dovrebbe basare le proprie scelte su un’aliquota che non è ancora legge. Chi ha lavori già programmati nel 2026 resta invece nel quadro delle aliquote attuali. Anche un’eventuale misura 2027 potrebbe avere condizioni, limiti di spesa o requisiti tecnici diversi da quelli oggi in vigore.

Domande frequenti sull’ecobonus 2027

L’ecobonus al 65% nel 2027 è già legge?

No. È una ipotesi espressa il 1° ottobre 2026 e subordinata alle risorse della legge di Bilancio 2027. Non esiste ancora un testo ufficiale.

Quanto vale oggi la detrazione per l’efficienza energetica?

Per le spese del 2026, in base alla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), 50% per l’abitazione principale e 36% per gli altri immobili, da recuperare in 10 anni.

Cosa succede nel 2027 se non ci sono novità?

Le aliquote scendono al 36% per l’abitazione principale e al 30% per gli altri immobili, salvo proroghe o modifiche decise dal Parlamento.

Il 65% varrebbe per tutti i lavori?

Non si sa. L’ipotesi parla di alcune spese di riqualificazione energetica: l’elenco degli interventi, se la misura verrà approvata, sarà definito dalla norma.

Fonti

  • Agenzia delle Entrate, Circolare n. 8/E del 19 giugno 2025 (bonus edilizi, aliquote previste dalla L. 207/2024; per il 2026 superate dalla proroga della L. 199/2025).
  • Agenzia delle Entrate, Comunicato stampa del 19 giugno 2025 sulla circolare bonus edilizi.
  • Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), disciplina delle detrazioni per gli interventi edilizi e di efficienza energetica.
  • Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), proroga per il 2026 delle aliquote 50%/36% per bonus ristrutturazioni ed ecobonus.
  • Nessun atto ufficiale contenente la proposta del 65% è stato reperito sui siti istituzionali alla data del 2 ottobre 2026: si tratta di una dichiarazione resa il 1° ottobre 2026.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Ottobre 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-04 09:00:002026-10-02 21:03:22Ecobonus 2027: il Governo valuta una detrazione al 65% per l’efficienza energetica
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Manovra 2027 giovani: le ipotesi su flat tax al 5% e bonus Isee

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La Manovra 2027 comincia a prendere forma, e uno dei temi più discussi riguarda proprio i giovani. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha fatto sapere di voler inserire nella prossima legge di bilancio misure fiscali pensate per chi entra nel mondo del lavoro, puntando in particolare su una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani dalle aziende. Sul fronte dei sostegni alle famiglie, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha espresso forti perplessità sui bonus legati all’Isee, l’indicatore che misura la situazione economica delle famiglie, ritenendo che finiscano per escludere ceto medio, famiglie numerose e pensionati. Le due posizioni non sono necessariamente in contrasto, ma riflettono priorità diverse e disegnano lo scenario in cui si muoverà il governo nelle prossime settimane di trattativa sulla Manovra 2027 giovani.

Indice dei contenuti

  1. Cosa propone Giorgetti per i giovani nella Manovra 2027
  2. La posizione di Salvini sui bonus legati all’Isee
  3. Le altre misure allo studio: Irpef, ecobonus e carburanti
  4. Le prossime tappe della Manovra 2027
  5. Domande frequenti sulla Manovra 2027 e i bonus giovani

Cosa propone Giorgetti per i giovani nella Manovra 2027

Al centro delle ipotesi allo studio del Ministero dell’Economia c’è una flat tax al 5% da applicare agli aumenti di stipendio riconosciuti dalle aziende ai lavoratori più giovani. Giorgetti ha richiamato il successo di una misura analoga già sperimentata l’anno precedente, dichiarando: “Penso che questo successo possa essere trasferito, con i dovuti accorgimenti, anche sugli eventuali aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani”. Si tratterebbe, in sostanza, di un’imposta sostitutiva agevolata che andrebbe a sostituire la tassazione ordinaria sulla quota di retribuzione aggiuntiva, rendendo più conveniente per le imprese premiare i propri dipendenti under 30 (l’età esatta della platea non è ancora stata definita).

Non è la prima volta che il governo lavora su una misura di questo tipo: ne avevamo già parlato in un nostro approfondimento dedicato alla flat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani, proposta che ora tornerebbe centrale nella prossima legge di bilancio. Accanto a questa misura, Giorgetti avrebbe suggerito anche di realizzare un “inventario delle misure” esistenti, con l’obiettivo di evitare sovrapposizioni e duplicazioni tra i vari sostegni già in vigore per specifiche fasce di reddito.

La posizione di Salvini sui bonus legati all’Isee

Sul fronte dei bonus legati all’Isee, la linea del vicepremier Matteo Salvini è invece critica. Secondo quanto riportato dalla stampa, il leader della Lega avrebbe fatto notare che in Italia esisterebbero circa 50 bonus pubblici diversi, erogati da Comuni, Province, Regioni, INPS e altri enti, che finirebbero spesso nelle stesse mani, senza un reale coordinamento tra le misure. Per questo motivo Salvini chiederebbe non tanto l’abolizione dei bonus, quanto un ampliamento della platea dei beneficiari, in modo da non lasciare fuori chi si trova appena sopra le soglie Isee più basse.

Il timore espresso dalla Lega è che, così come sono strutturati oggi, molti bonus legati all’Isee finiscano per escludere il ceto medio, le famiglie numerose e i pensionati, categorie che secondo Salvini resterebbero tagliate fuori dalla stragrande maggioranza dei contributi pubblici. Si tratta, va precisato, di una posizione politica espressa in vista del confronto sulla manovra, non di una decisione già assunta dal governo: i bonus collegati all’Isee restano per ora pienamente in vigore. Per un quadro più ampio sulle misure di sostegno al lavoro allo studio, si può consultare il nostro approfondimento su incentivi lavoro e decontribuzioni nella prossima manovra.

Le altre misure allo studio: Irpef, ecobonus e carburanti

Oltre alla flat tax per i giovani, tra le ipotesi che circolano per la Manovra 2027 ci sarebbe anche l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% fino a un reddito di 60mila euro, con l’obiettivo dichiarato di allargare la platea di chi beneficia della riduzione fiscale destinata al ceto medio. Si parla inoltre di un possibile aumento della detrazione per l’efficientamento energetico, che passerebbe al 65% rispetto all’attuale 50% riconosciuto sull’abitazione principale (36% sugli altri immobili), e di un bonus una tantum di 100 euro destinato alle spese per i carburanti, riservato però a chi si trova sotto una determinata soglia Isee.

Anche quest’ultima misura, se confermata, sarebbe un bonus legato all’Isee: il confronto sui criteri di accesso ai sostegni è quindi ancora aperto. Tra i temi in discussione per la prossima legge di bilancio rientra anche l’ipotesi di una tassazione agevolata per il lavoro notturno e festivo, altro dossier seguito con attenzione dalle parti sociali.

Va sottolineato che, al momento, non sono ancora stati resi noti importi precisi e definitivi per nessuna di queste misure: si tratta di ipotesi e proposte in discussione tra i partiti di maggioranza, che potranno essere modificate, ridimensionate o accantonate nel corso della trattativa sulla manovra.

Le prossime tappe della Manovra 2027

Come da prassi, il testo della legge di bilancio dovrà essere definito dal governo e presentato alle Camere in autunno, di norma entro il 20 ottobre, per poi essere discusso ed eventualmente approvato entro la fine dell’anno. I tempi e i contenuti definitivi della Manovra 2027, tuttavia, dipenderanno dal confronto ancora in corso tra i ministri economici e gli alleati di governo, a partire proprio dal nodo tra le misure per i giovani volute da Giorgetti e le richieste della Lega sui bonus Isee.

Il dibattito sulla manovra si intreccia peraltro con altri dossier caldi, come quello delle pensioni: nei giorni scorsi lo stesso Giorgetti aveva aperto alla proposta della Lega di un pensionamento anticipato a 64 anni, tema che avevamo approfondito nell’articolo dedicato a Giorgetti e l’apertura alla pensione a 64 anni. Anche su questo fronte, come per i bonus legati all’Isee, la parola definitiva spetterà al testo che il governo presenterà nelle prossime settimane.

Domande frequenti sulla Manovra 2027 e i bonus giovani

Quando sarà approvata la Manovra 2027?

Non ci sono ancora date certe. Seguendo la prassi parlamentare, il testo dovrebbe essere presentato entro l’autunno per essere approvato entro fine anno, ma i contenuti definitivi dipendono dal confronto politico ancora in corso tra Giorgetti e gli alleati di governo.

I bonus legati all’Isee saranno aboliti?

Al momento non risulta alcuna decisione in questo senso. Salvini ha criticato la frammentazione dei bonus Isee e chiesto di allargare la platea dei beneficiari, ma non ne ha proposto l’abolizione. Restano quindi, per ora, pienamente in vigore.

Cosa prevede la flat tax sugli aumenti di stipendio per i giovani?

Si tratterebbe di un’imposta agevolata al 5% sugli aumenti di stipendio riconosciuti dalle aziende ai lavoratori più giovani, sul modello di una misura già sperimentata l’anno precedente. Platea esatta e requisiti non sono ancora stati definiti.

Cosa cambia per il ceto medio nella Manovra 2027?

Tra le ipotesi allo studio c’è l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% fino a 60mila euro di reddito, oltre a un possibile aumento dell’ecobonus per l’efficientamento energetico dal 50% al 65%. Anche in questo caso si tratta di proposte, non di misure già approvate.

Perché Salvini è contrario ai bonus con l’Isee?

Secondo la posizione espressa dal leader della Lega, i circa 50 bonus pubblici oggi legati all’Isee sarebbero troppo frammentati e finirebbero per escludere ceto medio, famiglie numerose e pensionati, che restano spesso appena sopra le soglie di accesso.

Nelle prossime settimane il confronto tra i ministri economici e gli alleati di governo dovrebbe portare a un testo più definito della Manovra 2027. Aggiorneremo questo articolo non appena saranno resi noti maggiori dettagli ufficiali.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-21 11:00:002026-09-30 08:43:22Manovra 2027 giovani: le ipotesi su flat tax al 5% e bonus Isee
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Pensione a 64 anni nel sistema misto: ipotesi e taglio stimato del 10,6%

Pensione 2026 INPS

Il tema della pensione a 64 anni nel sistema misto torna al centro del dibattito dopo le parole del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che il 9 settembre 2026, durante un evento della Lega dedicato alla prossima legge di bilancio, ha quantificato per la prima volta una proposta finora rimasta generica. L’idea è estendere il canale di uscita anticipata a 64 anni anche ai lavoratori del cosiddetto sistema misto, cioè a chi ha versato i primi contributi prima del 1996 e che oggi resta escluso da questa via di pensionamento. Secondo lo schema circolato, l’apertura sarebbe però condizionata a un ricalcolo interamente contributivo dell’intero assegno, comprese le quote di carriera oggi calcolate con il più favorevole metodo retributivo.

Non è la prima proposta di questo tipo: nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto alla proposta della Lega su un possibile ampliamento dei requisiti di uscita, mentre altre ipotesi di flessibilità in uscita come quota 104 restano anch’esse allo stadio di proposta. Restano però ancora molti punti da chiarire prima che la proposta diventi legge.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la proposta di Durigon sulla pensione a 64 anni nel sistema misto
  2. Quanto costa il taglio: le simulazioni CGIL
  3. Perché il taglio varia da lavoratore a lavoratore
  4. Le regole attuali (2026) per la pensione contributiva a 64 anni
  5. Cosa resta da decidere nella Legge di Bilancio 2027
  6. Cosa cambia dal 2027 per tutte le pensioni
  7. Domande frequenti sulla pensione a 64 anni nel sistema misto

Cos’è la proposta di Durigon sulla pensione a 64 anni nel sistema misto

La proposta di Durigon sulle pensioni riguarda una platea finora esclusa dalla pensione contributiva anticipata: i lavoratori del sistema misto, che hanno una parte di carriera calcolata con il metodo retributivo (più generoso) e una parte con il metodo contributivo. L’apertura ai 64 anni sarebbe una scelta volontaria del lavoratore: chi accetta rinuncia al calcolo retributivo sulla quota di anzianità maturata prima del 1996 e accetta che l’intero assegno venga ricalcolato con il metodo contributivo, generalmente meno favorevole.

Durigon ha stimato in circa 80.000 le pensioni aggiuntive attivabili con la misura, per un costo di circa 1,5 miliardi di euro l’anno, nell’ambito di una sperimentazione triennale. Lo schema politico circolato indica in 25 anni di contributi l’anzianità minima richiesta, soglia giudicata insufficiente da altre forze politiche e sindacati, che ne chiedono almeno 40. Va detto con chiarezza: nessuno di questi elementi è ancora legge. Anzianità minima definitiva, eventuale soglia di importo minimo dell’assegno, data di decorrenza e coperture finanziarie restano tutti da fissare nella prossima legge di bilancio.

Quanto costa il taglio: le simulazioni CGIL

Il nodo più delicato della proposta riguarda l’impatto economico sull’assegno. Le simulazioni dell’Osservatorio previdenza CGIL, aggiornate al 6 settembre 2026, stimano una riduzione del 10,6% della pensione per tre profili tipo con 40 anni di contributi complessivi, di cui 9 maturati entro il 1995. La percentuale di ricalcolo contributivo pensione è identica nei tre casi: a cambiare è solo il valore assoluto della perdita mensile.

Retribuzione annuaPensione sistema misto attualePensione con ricalcolo contributivoPerdita mensilePerdita annua stimata
35.000 €1.726,15 €1.543,38 €-182,77 €circa -2.376 €
50.000 €2.465,93 €2.204,84 €-261,09 €circa -3.394 €
70.000 €3.452,31 €3.086,77 €-365,54 €circa -4.752 €

Si tratta di una perdita permanente, che si ripete ogni mese per tutta la durata della pensione. Proiettando il taglio sull’attesa di vita, la CGIL stima una rinuncia cumulata di circa 42.800 euro nel profilo da 35.000 euro e di circa 85.500 euro in quello da 70.000 euro, a valori nominali. Nel profilo più basso, inoltre, l’assegno ricalcolato di 1.543,38 euro resterebbe sotto la soglia minima richiesta oggi per l’uscita contributiva a 64 anni: mancherebbero circa 95,34 euro al mese, colmabili solo con un apporto di TFR trasformato in rendita stimato in circa 24.360 euro. Un meccanismo simile, che permetteva di sommare la rendita della previdenza complementare alla prima rata di pensione, era stato introdotto dalla Legge 207/2024 ma è stato abrogato dalla Legge 199/2025, non avendo mai trovato applicazione per mancanza del decreto attuativo.

Perché il taglio varia da lavoratore a lavoratore

L’entità del taglio dipende dall’anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 1995. Chi a quella data aveva già almeno 18 anni di contributi conserva il calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011, per effetto dell’articolo 24, comma 2, del Decreto Legge 201/2011. Chi invece aveva meno di 18 anni di contributi si vede bloccare la quota retributiva proprio al 1995, con una conseguenza diretta sull’entità del ricalcolo contributivo.

Questo dettaglio tecnico spiega perché la platea interessata dalla proposta sulla pensione 64 anni sistema misto sarà quasi interamente composta da lavoratori con la quota retributiva più contenuta. Un lavoratore che compie 64 anni nel 2027 è nato nel 1963: per avere già 18 anni di contributi entro il 1995 avrebbe dovuto iniziare a lavorare a 14 anni, cioè nel 1977, un caso più unico che raro. La maggior parte di chi rientrerebbe nella misura ha quindi un’anzianità contributiva al 1995 inferiore ai 18 anni, e per questo subirebbe l’impatto più marcato del ricalcolo.

Le regole attuali (2026) per la pensione contributiva a 64 anni

È importante non confondere la proposta Durigon con le regole già in vigore. Oggi, in base all’articolo 24, comma 11, del Decreto Legge 201/2011, la pensione contributiva a 64 anni è riservata ai soli contributivi puri, cioè ai lavoratori senza alcun contributo versato prima del 1996. Per loro i requisiti richiesti nel 2026 sono i seguenti.

  • Età minima di 64 anni
  • Almeno 20 anni di contribuzione effettiva, esclusi i contributi figurativi
  • Prima rata di pensione almeno pari a 3 volte l’assegno sociale, cioè 1.638,72 euro mensili nel 2026
  • Soglia ridotta per le lavoratrici madri: 2,8 volte l’assegno sociale con un figlio, 2,6 volte con due o più figli
  • Finestra mobile di 3 mesi tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza dell’assegno

Le regole per le lavoratrici, in particolare, si intrecciano con altre misure dedicate: per un quadro più ampio delle opzioni disponibili rimandiamo all’approfondimento su pensione donne 2026. Chi ha invece contributi versati prima del 1996 rientra nel sistema misto e oggi resta escluso dal canale dei 64 anni: è esattamente questa la platea a cui guarda la proposta di Durigon.

Cosa resta da decidere nella Legge di Bilancio 2027

Al momento la proposta sulla pensione 64 anni sistema misto resta uno schema politico, non un testo di legge. Diversi punti sono ancora aperti e verranno definiti, se confermati, solo con la Legge di Bilancio 2027.

  • L’anzianità contributiva minima richiesta: 25 anni secondo l’ipotesi Durigon, ma altre forze chiedono almeno 40 anni
  • L’eventuale soglia minima di importo dell’assegno ricalcolato
  • La data di decorrenza effettiva della sperimentazione
  • Le coperture finanziarie, a fronte di una spesa stimata in 1,5 miliardi di euro l’anno per tre anni

Fino a quando questi elementi non saranno definiti nel testo della manovra, la proposta va considerata un’ipotesi di lavoro e non una misura operativa. È probabile che il dibattito si intensifichi nelle prossime settimane, in vista della presentazione della legge di bilancio.

Cosa cambia dal 2027 per tutte le pensioni

Indipendentemente dall’esito della proposta sul sistema misto, dal 1° gennaio 2027 scatterà comunque un mese aggiuntivo di adeguamento alla speranza di vita, come previsto dalla Legge 199/2025 e confermato dalla Circolare INPS n. 28/2026. La pensione di vecchiaia salirà così a 67 anni e 1 mese. Anche il canale contributivo a 64 anni per i contributivi puri sarà toccato dall’adeguamento: dal 2027 richiederà 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva.

Questo significa che, a prescindere dalla proposta sul sistema misto, tutti i requisiti pensionistici legati all’aspettativa di vita si irrigidiranno leggermente. Un elemento da tenere presente per chiunque stia pianificando l’uscita dal lavoro nei prossimi anni.

Fonti

  • Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24 (commi 2 e 11: calcolo contributivo e pensione anticipata contributiva a 64 anni) – Normattiva

Domande frequenti sulla pensione a 64 anni nel sistema misto

Chi può già andare in pensione a 64 anni nel 2026?
Solo i lavoratori contributivi puri, senza contributi versati prima del 1996, con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e un assegno di almeno 1.638,72 euro mensili (3 volte l’assegno sociale).

Di quanto si riduce la pensione con il ricalcolo contributivo?
Secondo le simulazioni CGIL, la riduzione stimata è del 10,6% dell’assegno, con perdite mensili che vanno da circa 183 a circa 366 euro a seconda della retribuzione di riferimento.

Quando entrerà in vigore la misura per il sistema misto?
Non c’è ancora una data certa. La proposta dovrà essere formalizzata ed eventualmente approvata nella Legge di Bilancio 2027, con anzianità minima, soglie e coperture finanziarie ancora da definire.

Cos’è il sistema misto?
È il regime previdenziale di chi ha versato i primi contributi prima del 1996: la pensione viene calcolata in parte con il metodo retributivo (sulla carriera fino al 1995 o fino al 2011, a seconda dell’anzianità) e in parte con il metodo contributivo.

Perché il taglio non è uguale per tutti i lavoratori del sistema misto?
Perché dipende dall’anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 1995: chi aveva già 18 anni di contributi conserva il calcolo retributivo fino al 2011, chi ne aveva meno lo vede bloccato al 1995, con un impatto maggiore del ricalcolo.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 20, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Assegno Unico 2027: aumenti e novità, ecco cosa sappiamo davvero

ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

Le novità sull’assegno unico 2027 sono al centro delle discussioni di queste settimane, complice l’attesa per la Legge di Bilancio 2027 e per l’annuale adeguamento ISTAT degli importi. Molti genitori si chiedono quanto aumenterà l’assegno il prossimo anno e se cambieranno le regole di accesso. La risposta, a metà settembre 2026, è semplice: nessun decreto ufficiale è ancora stato pubblicato. Quello che circola sono stime, ipotesi giornalistiche e proiezioni basate sull’andamento dell’inflazione, non cifre definitive dell’INPS. In questo articolo facciamo chiarezza tra ciò che è realmente confermato sulle novità assegno unico 2027, ciò che resta un’ipotesi legata al dibattito politico e ciò che semplicemente non si può ancora sapere, spiegando anche le tempistiche con cui arriveranno i dati ufficiali.

Indice dei contenuti

  1. Assegno Unico 2027: cosa è confermato ad oggi
  2. Perché si parla di aumenti per l’assegno unico 2027
  3. Cosa non sappiamo ancora sull’assegno unico 2027
  4. Il dibattito politico e le voci di stampa sulla Legge di Bilancio 2027
  5. Quando arriveranno gli importi ufficiali dell’assegno unico 2027
  6. Cosa fare nel frattempo, in attesa delle cifre definitive
  7. Domande frequenti sulle novità assegno unico 2027

Assegno Unico 2027: cosa è confermato ad oggi

Partiamo da ciò che possiamo affermare con certezza sulle novità assegno unico 2027. Il meccanismo di rivalutazione annuale esiste già ed è previsto dal D.Lgs. 230/2021, la norma istitutiva dell’assegno unico e universale. Ogni anno, sia gli importi sia le soglie ISEE utilizzate per calcolare la prestazione vengono adeguati automaticamente in base all’inflazione registrata dall’ISTAT, senza bisogno di una nuova legge ad hoc. È quindi certo che anche nel 2027 ci sarà un adeguamento, così come è avvenuto per il 2026, quando la rivalutazione applicata è stata dell’1,4%. Per farsi un’idea di come funziona oggi l’assegno, con le fasce ISEE e gli importi attualmente in vigore, può essere utile consultare la guida con le date di pagamento e le tabelle ISTAT di luglio 2026, aggiornata con i valori in vigore quest’anno.

Perché si parla di aumenti per l’assegno unico 2027

L’attenzione sugli aumenti dell’assegno unico 2027 nasce dai primi dati sull’inflazione. Secondo le rilevazioni ISTAT, l’inflazione acquisita per il 2026 si attesta intorno al 2,9%, un valore leggermente superiore alla stima del 2,8% indicata dal Governo nel Documento di finanza pubblica (DFP) 2026. Se questi numeri dovessero essere confermati nei prossimi mesi, la percentuale di rivalutazione per il 2027 sarebbe superiore a quella applicata quest’anno, con un conseguente aumento degli importi mensili per le famiglie. Attenzione però: si tratta ancora di proiezioni, non di un dato definitivo. La percentuale ufficiale di rivalutazione viene infatti stabilita con un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che storicamente viene pubblicato nella seconda metà di novembre.

Cosa non sappiamo ancora sull’assegno unico 2027

Accanto ai punti fermi, restano diverse incognite che è onesto segnalare, perché oggi nessuna fonte ufficiale le ha sciolte. In particolare, non è ancora noto:

  • la percentuale esatta di rivalutazione che verrà applicata nel 2027
  • gli importi precisi per ciascuna fascia ISEE, comprese le maggiorazioni per figli con disabilità, famiglie numerose e nuclei bigenitoriali
  • le eventuali modifiche alle soglie ISEE di riferimento
  • se la Legge di Bilancio 2027 introdurrà misure aggiuntive rispetto al solo adeguamento automatico

Chiunque in queste settimane pubblichi tabelle con cifre precise al centesimo per il 2027 sta necessariamente facendo una simulazione basata su ipotesi, non su un dato ufficiale dell’INPS.

Il dibattito politico e le voci di stampa sulla Legge di Bilancio 2027

Parallelamente al meccanismo automatico di adeguamento, nel dibattito politico si parla anche di possibili interventi aggiuntivi nella Legge di Bilancio 2027. Alcune indiscrezioni di stampa ipotizzano un ulteriore rafforzamento delle maggiorazioni per le famiglie numerose o modifiche alle soglie ISEE più basse, in continuità con le misure già introdotte negli ultimi anni per il sostegno alla natalità. Va però precisato che, a oggi, si tratta di ipotesi allo studio e non di misure approvate: il testo della manovra è ancora in fase di elaborazione e potrebbe subire numerose modifiche prima dell’approvazione definitiva. Chi vuole farsi un’idea del contesto più ampio delle misure di sostegno al reddito e al lavoro in discussione può leggere anche l’approfondimento su manovra, incentivi al lavoro e decontribuzioni. Per le famiglie con più figli, inoltre, può essere utile un ripasso sulle regole attuali relative agli assegni per il nucleo familiare e le famiglie numerose, un’altra prestazione spesso confusa con l’assegno unico.

Quando arriveranno gli importi ufficiali dell’assegno unico 2027

Le tempistiche istituzionali seguono uno schema ormai consolidato. Il decreto del MEF con la percentuale di rivalutazione definitiva viene generalmente pubblicato nella seconda metà di novembre; a seguire, l’INPS emana la circolare applicativa con le nuove tabelle, di norma tra la fine dell’anno e l’inizio di quello successivo. Sul fronte dei pagamenti, gli aumenti dell’assegno unico 2027 dovrebbero essere visibili dalla mensilità di febbraio 2027, mentre il conguaglio relativo a gennaio, calcolato con gli importi vecchi, verrebbe riconosciuto successivamente insieme al pagamento di marzo 2027. Sono le stesse tempistiche già osservate negli anni precedenti, incluso l’ultimo adeguamento avvenuto nel 2026.

Cosa fare nel frattempo, in attesa delle cifre definitive

In attesa dei dati ufficiali, il consiglio più utile è non basarsi su tabelle non verificate che circolano online, ma attendere la pubblicazione del decreto MEF e della successiva circolare INPS. Nel frattempo, gli importi e le regole in vigore restano quelli del 2026, validi fino a quando non subentrerà il nuovo adeguamento. Chi vuole verificare gli importi attualmente spettanti, le scadenze di pagamento e le fasce ISEE in vigore può fare riferimento alla guida aggiornata con le tabelle ISTAT e le date di pagamento di luglio 2026, utile anche per chi ha redditi da lavoro autonomo.

Domande frequenti sulle novità assegno unico 2027

Quando saranno noti gli importi ufficiali dell’assegno unico 2027?

Il decreto del MEF con la percentuale di rivalutazione è atteso nella seconda metà di novembre 2026; la circolare INPS con le tabelle applicative arriva generalmente tra fine anno e inizio 2027.

Di quanto potrebbe aumentare l’assegno unico nel 2027?

Non esiste ancora una percentuale ufficiale. Le prime stime, basate sull’inflazione acquisita ISTAT (intorno al 2,9%), ipotizzano un adeguamento superiore a quello applicato nel 2026, che era stato dell’1,4%, ma restano proiezioni non confermate.

La Legge di Bilancio 2027 cambierà le regole dell’assegno unico?

Il meccanismo di rivalutazione automatica non richiede una nuova legge. Circolano però ipotesi giornalistiche su ulteriori interventi per famiglie numerose o soglie ISEE, ancora da confermare in sede di approvazione della manovra.

Da quando si vedranno gli aumenti nei pagamenti?

Gli aumenti dovrebbero essere applicati dalla mensilità di febbraio 2027, con il conguaglio di gennaio riconosciuto a marzo 2027, seguendo lo stesso schema degli anni precedenti.

Dove si possono consultare gli importi attualmente in vigore?

Fino alla pubblicazione dei nuovi dati, restano validi gli importi e le fasce ISEE 2026, consultabili nelle tabelle ufficiali INPS aggiornate a luglio 2026.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 16, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-16 13:00:002026-09-10 16:35:20Assegno Unico 2027: aumenti e novità, ecco cosa sappiamo davvero
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Bonus mamme, premi e fringe benefit: cosa prevede la manovra 2027?

Bonus mamma

Indice dei contenuti

  • Cosa è la manovra 2027 e a che punto siamo
  • Bonus mamme 2027: le ipotesi sul tavolo
  • Premi di produzione 2027: la detassazione diventa strutturale?
  • Fringe benefit 2027: soglie e novità previste
  • Chi beneficia di queste misure
  • Domande frequenti

La manovra 2027, ancora in fase di elaborazione, si preannuncia ricca di misure a favore delle famiglie e dei lavoratori dipendenti. Tra i temi centrali del dibattito politico-fiscale emergono il bonus mamme, la detassazione dei premi di produzione e l’ampliamento dei fringe benefit. Vediamo cosa è emerso finora e quali sono le ipotesi più accreditate.

Cosa è la manovra 2027 e a che punto siamo

La legge di bilancio 2027 («manovra») è il provvedimento con cui il Governo stabilisce entrate e spese dello Stato per il prossimo anno. Viene presentata in Parlamento entro il 15 ottobre e deve essere approvata entro il 31 dicembre.

Al momento la manovra 2027 è ancora in fase di costruzione: il Governo sta raccogliendo proposte dai ministeri e dalle categorie, mentre le prime indiscrezioni sui contenuti circolano da fonti parlamentari e sindacali. Le misure di cui parliamo in questo articolo sono quindi ipotesi e bozze, non ancora testo di legge definitivo.

Tuttavia, alcune direzioni sembrano abbastanza chiare: conferma e potenziamento delle misure pro-famiglia già sperimentate nelle leggi di bilancio 2025 e 2026, con particolare attenzione al sostegno alle lavoratrici madri e alla detassazione di alcune voci retributive.

Bonus mamme 2027: le ipotesi sul tavolo

Il bonus mamme è un esonero contributivo introdotto dalla legge di bilancio 2024 e prorogato nelle manovre successive. In parole semplici: le lavoratrici dipendenti con figli non pagano (o pagano meno) i contributi previdenziali a loro carico, e quindi portano a casa uno stipendio netto più alto.

Ecco le principali ipotesi che circolano per il 2027:

  • Stabilizzazione a regime: il Governo valuta di rendere l’esonero permanente, eliminando la necessità di rinnovarlo ogni anno con la manovra. Questo darebbe maggiore certezza alle lavoratrici e alle aziende.
  • Estensione alle lavoratrici autonome: una delle lacune storiche del bonus è che si applica solo al lavoro dipendente. Si discute se includere le titolari di partita IVA, che oggi ne sono escluse.
  • Abbassamento della soglia da 3 a 2 figli: attualmente il beneficio pieno (esonero 100% dei contributi) riguarda le madri con almeno 3 figli. Si ipotizza di estenderlo anche a quelle con 2 figli, con un importo ridotto o modulato.
  • Aumento del beneficio per madri sole: le famiglie monogenitoriali potrebbero ricevere un sostegno aggiuntivo rispetto all’esonero base.

Per capire quanto vale concretamente, ricordiamo che con la manovra 2026 una lavoratrice madre di 2 figli con reddito fino a 40.000 euro poteva ottenere fino a circa 60 euro al mese in più in busta paga grazie all’esonero parziale. Il potenziamento 2027 punterebbe ad aumentare questo importo.

Leggi anche: Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli 2026: Guida Completa ai 60 Euro

Premi di produzione 2027: la detassazione diventa strutturale?

I premi di produzione (o premi di risultato) sono somme che il datore di lavoro eroga ai dipendenti al raggiungimento di determinati obiettivi aziendali — ad esempio l’aumento del fatturato o la riduzione degli scarti di lavorazione. Attualmente, questi premi godono di una tassazione agevolata al 5% invece dell’aliquota IRPEF ordinaria, entro certi limiti.

Le ipotesi per la manovra 2027 riguardano:

  • Conferma dell’aliquota al 5%: l’agevolazione attuale (introdotta in via sperimentale e poi prorogata) potrebbe diventare permanente, con inserimento nel Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR).
  • Aumento del tetto massimo: il limite attuale di 3.000 euro (elevabile a 4.000 in presenza di sistemi di partecipazione dei dipendenti) potrebbe essere innalzato, permettendo a più lavoratori di beneficiare della tassazione ridotta sull’intero importo del premio.
  • Estensione della platea: oggi l’agevolazione è riservata a dipendenti con reddito fino a 80.000 euro nell’anno precedente. Si valuta se alzare questa soglia.

In termini pratici: se un lavoratore riceve un premio di 2.000 euro, con la tassazione ordinaria (aliquota marginale, ad esempio 35%) ne porta a casa circa 1.300 euro. Con l’aliquota al 5%, ne porta a casa 1.900 euro. La differenza è significativa.

Fringe benefit 2027: soglie e novità previste

I fringe benefit sono i cosiddetti «benefit in natura» che il datore di lavoro mette a disposizione del dipendente: auto aziendale, buoni pasto, polizze sanitarie integrative, rimborso dell’affitto o del mutuo, telefono cellulare aziendale e così via. In linea generale, questi benefit sono tassabili come reddito da lavoro dipendente, ma esiste una soglia di esenzione entro cui non entrano nel calcolo dell’IRPEF.

La legge di bilancio 2026 ha già innalzato significativamente queste soglie. Per il 2027 le ipotesi sono:

  • Soglia ordinaria confermata a 1.000 euro: per tutti i lavoratori dipendenti, i benefit fino a 1.000 euro all’anno non concorrono a formare il reddito imponibile.
  • Soglia maggiorata per lavoratori con figli: i dipendenti con almeno un figlio a carico potrebbero beneficiare di una soglia più alta, ipotizzata tra 2.000 e 3.000 euro. Questa misura si intreccia con il sostegno alle famiglie al cuore della manovra.
  • Ampliamento delle voci coperte: si discute di includere nella nozione di fringe benefit esente anche le spese per l’istruzione dei figli (rette scolastiche, centri estivi) e per l’assistenza agli anziani a carico.
  • Nuovo «bonus trasporti»: l’abbonamento al trasporto pubblico per i pendolari potrebbe essere escluso del tutto dal reddito imponibile, indipendentemente dalle altre soglie.

Leggi anche: Legge di Bilancio 2026 Approvata: Tutte le Novità su IRPEF, Pensioni, Bonus e Famiglie

Chi beneficia di queste misure

Riepiloghiamo a chi si rivolgono le misure in discussione per la manovra 2027:

MisuraA chi si rivolgeVantaggio atteso
Bonus mamme 2027Lavoratrici dipendenti con 2+ figliEsonero contributivo, più netto in busta paga
Premi di produzioneLavoratori dipendenti con reddito fino a 80.000 euroTassazione al 5% fino a 3.000-4.000 euro
Fringe benefit ordinariTutti i lavoratori dipendentiEsenzione fino a 1.000 euro/anno
Fringe benefit con figliLavoratori con almeno 1 figlio a caricoSoglia elevata a 2.000-3.000 euro/anno

È importante sottolineare che queste misure riguardano principalmente i lavoratori dipendenti. Chi ha una partita IVA in regime forfettario o ordinario non è direttamente interessato dall’esonero contributivo del bonus mamme né dalla tassazione agevolata sui premi.

Leggi anche: Bonus Nuovi Nati 2026: Guida Completa INPS — Requisiti, Importo e Domanda

Domande frequenti

Il bonus mamme 2027 è già confermato?

No. Al momento (agosto 2026) si tratta di ipotesi e indirizzi politici. La conferma ufficiale arriverà con la presentazione del disegno di legge di bilancio 2027, attesa per ottobre 2026.

La detassazione dei premi di produzione al 5% vale per tutti i settori?

Sì, purché il premio sia legato a obiettivi misurabili e previsto da un accordo aziendale o territoriale. Non vale per i premi erogati in modo generico e non documentato.

I fringe benefit sostituiscono lo stipendio?

No. I benefit in natura sono un’aggiunta alla retribuzione, non una sua sostituzione. Il datore di lavoro non può ridurre lo stipendio per compensare con i benefit, salvo accordi specifici di welfare aziendale.

Quando entrano in vigore le misure della manovra 2027?

Se la legge di bilancio 2027 viene approvata entro il 31 dicembre 2026, le misure entrano in vigore il 1° gennaio 2027. Alcune possono avere decorrenza retroattiva o scaglionata, ma in genere il punto di partenza è l’inizio dell’anno fiscale.

Il bonus mamme vale anche per le libere professioniste?

Con le norme attuali (2026), il bonus mamme è riservato alle lavoratrici dipendenti. L’estensione alle autonome è in discussione per il 2027 ma non è ancora confermata.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 17:00:002026-08-31 08:33:20Bonus mamme, premi e fringe benefit: cosa prevede la manovra 2027?

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