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Tag Archivio per: INPS

NOTIZIE

Pensioni Scuola, Pagamenti in Arrivo per 32mila Ex Docenti e ATA: Accrediti Fino al 21 Settembre

Pensione 2026 INPS

La campagna pensioni scuola 2026 dell’INPS è entrata nella fase dei pagamenti. Circa 32mila tra ex docenti e personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) che hanno lasciato il servizio il 31 agosto stanno ricevendo in questi giorni il primo accredito della pensione. Secondo la comunicazione ufficiale diffusa dall’INPS l’11 settembre 2026, gli accrediti INPS sono stati effettuati su tre date: il 1°, il 7 e il 21 settembre.

Si tratta della fase conclusiva di un percorso amministrativo lungo mesi, che ha coinvolto le domande di cessazione dal servizio presentate dal personale scolastico nel corso dell’anno. L’obiettivo dichiarato dall’INPS era garantire la continuità economica tra l’ultimo stipendio di agosto e la prima mensilità di pensione, evitando così l’interruzione del reddito per chi ha concluso la propria carriera lavorativa nella scuola.

Indice dei contenuti

  1. Chi sono i beneficiari delle pensioni scuola 2026
  2. Le date degli accrediti INPS a settembre
  3. Pensione provvisoria e pensione definitiva: le differenze
  4. Come verificare lo stato del pagamento della pensione
  5. Cosa fare in caso di mancato accredito
  6. Domande frequenti sulle pensioni scuola e i pagamenti di settembre

Chi sono i beneficiari delle pensioni scuola 2026

I destinatari dei pagamenti sono i lavoratori della scuola che hanno ottenuto la cessazione dal servizio con decorrenza dal 1° settembre 2026. Rientrano in questa platea sia i docenti sia il personale ATA, per un totale di 31.870 lavoratrici e lavoratori (circa 32mila) ai quali l’INPS ha garantito il pagamento della pensione già nella mensilità di settembre. Le domande di pensionamento nella scuola seguono infatti un calendario specifico, diverso da quello degli altri settori pubblici e privati, legato all’anno scolastico: le cessazioni si concentrano tradizionalmente a fine agosto, in modo da non interrompere la continuità didattica durante l’anno in corso.

Secondo quanto emerso dalle comunicazioni dell’istituto previdenziale, l’INPS ha lavorato per istruire e definire le domande di cessazione in tempi rapidi, definendo circa 37mila domande, pari al 97% del totale, e liquidando quasi il 95% delle pensioni già nel mese successivo alla cessazione dal servizio. Una parte più contenuta di posizioni resta invece in fase di verifica, per approfondimenti sulla posizione contributiva o documentale del richiedente.

Le date degli accrediti INPS a settembre

Gli accrediti delle pensioni scuola non avvengono tutti nello stesso giorno, ma sono scaglionati nel corso del mese di settembre. L’INPS ha infatti effettuato gli accrediti in tre distinte giornate — il 1°, il 7 e il 21 settembre — in base ai tempi di completamento dell’istruttoria di ciascuna pratica.

Nella finestra di pagamento di settembre 2026 rientrano quindi tre date — il 1°, il 7 e il 21 settembre — entro le quali l’INPS ha completato gli accrediti per la platea di ex lavoratori della scuola, in continuità con l’ultimo stipendio percepito nel mese di agosto.

Pensione provvisoria e pensione definitiva: le differenze

Un aspetto che genera spesso dubbi tra i neo pensionati riguarda la differenza tra pensione provvisoria e pensione definitiva. Quando l’INPS non dispone ancora di tutti gli elementi necessari per calcolare in modo definitivo l’importo dell’assegno, può erogare un trattamento provvisorio, calcolato sulla base degli ultimi dati contributivi disponibili in archivio.

Questo meccanismo consente di non far attendere il pensionato per mesi prima di ricevere il primo accredito, ma comporta che l’importo iniziale possa essere in seguito ricalcolato, in aumento o in diminuzione, una volta che l’istituto acquisisce e verifica tutti i dati contributivi definitivi (ad esempio periodi di servizio, riscatti, ricongiunzioni o contribuzione figurativa). Il passaggio dalla pensione provvisoria a quella definitiva avviene generalmente senza necessità di ulteriori richieste da parte dell’interessato, ma può richiedere alcuni mesi.

Come verificare lo stato del pagamento della pensione

Per chi attende l’accredito della pensione scuola, l’INPS mette a disposizione diversi canali di consultazione. Il principale è il Fascicolo previdenziale del cittadino, l’area riservata del sito INPS accessibile con le credenziali digitali (SPID, CIE o CNS), dove è possibile consultare la propria posizione assicurativa, le domande di pensione presentate con i relativi provvedimenti e le comunicazioni inviate dall’Istituto.

In alternativa, è possibile ottenere informazioni tramite il contact center INPS, telefonicamente o tramite i canali di assistenza dedicati. Va ricordato che, trattandosi di un ente pubblico, l’INPS non fornisce indicazioni personalizzate se non attraverso i canali ufficiali sopra indicati, per motivi di tutela della riservatezza dei dati previdenziali.

Cosa fare in caso di mancato accredito

Se il termine indicato per la finestra di pagamento è trascorso senza che sia arrivato alcun accredito, è opportuno prima di tutto verificare lo stato della propria pratica tramite il Fascicolo previdenziale del cittadino, per capire se la domanda risulta ancora in fase di istruttoria oppure se sono stati richiesti documenti integrativi. Ritardi di qualche giorno rispetto alla data prevista possono dipendere da motivi tecnici legati agli istituti di credito o alle poste, oltre che da eventuali verifiche supplementari sulla posizione contributiva.

Nei casi in cui il ritardo si protragga oltre un tempo ragionevole, la strada più efficace resta quella di rivolgersi ai canali di assistenza ufficiali dell’INPS, portando con sé gli estremi della domanda di pensionamento e la documentazione relativa alla cessazione dal servizio.

Domande frequenti sulle pensioni scuola e i pagamenti di settembre

Quanti sono i beneficiari dei pagamenti delle pensioni scuola a settembre 2026?
L’INPS ha comunicato che sono 31.870 (circa 32mila) le lavoratrici e i lavoratori della scuola, tra docenti e non docenti, ai quali è stato garantito il pagamento della pensione nella mensilità di settembre dopo la cessazione dal servizio del 31 agosto.

Entro quando devono arrivare gli accrediti delle pensioni scuola?
Gli accrediti sono stati effettuati dall’INPS il 1°, il 7 e il 21 settembre 2026: la data esatta varia da persona a persona in base ai tempi di completamento dell’istruttoria della pratica.

Che differenza c’è tra pensione provvisoria e pensione definitiva?
La pensione provvisoria viene calcolata sui dati contributivi disponibili al momento della liquidazione, mentre quella definitiva arriva dopo la verifica completa della posizione assicurativa e può comportare un ricalcolo dell’importo, in aumento o in diminuzione.

Come si può controllare lo stato della propria pratica di pensione?
Il canale principale è il Fascicolo previdenziale del cittadino sul sito INPS, accessibile con SPID, CIE o CNS. In alternativa è possibile rivolgersi al contact center dell’istituto.

Cosa fare se la pensione non risulta ancora accreditata dopo la data prevista?
È consigliabile verificare prima lo stato della domanda online e, se il ritardo persiste, contattare i canali di assistenza ufficiali dell’INPS fornendo gli estremi della pratica di cessazione e pensionamento.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 13, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-13 11:32:452026-09-13 10:45:44Pensioni Scuola, Pagamenti in Arrivo per 32mila Ex Docenti e ATA: Accrediti Fino al 21 Settembre
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Legge 104, permessi doppi: cosa cambia se si assistono più familiari disabili

I permessi legge 104 doppi sono un tema che riguarda sempre più lavoratori italiani chiamati ad assistere non uno, ma più familiari con handicap grave. La normativa, contenuta nell’articolo 33 della Legge 104/1992, prevede in via ordinaria tre giorni di permesso retribuito al mese per chi assiste un familiare in condizione di disabilità grave. Ma cosa succede quando le persone da assistere sono due? È davvero possibile raddoppiare i permessi, arrivando fino a sei giorni al mese? La risposta non è scontata: servono condizioni precise, verificate caso per caso dall’INPS.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il raddoppio dei permessi legge 104
  2. Le condizioni per cumulare i permessi legge 104
  3. Il superamento del referente unico
  4. Come fare domanda e i controlli INPS

Cos’è il raddoppio dei permessi legge 104

L’articolo 33, comma 3, della Legge 104/1992 riconosce al lavoratore dipendente, pubblico o privato, il diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito per assistere un familiare con handicap in situazione di gravità, così come definita dall’articolo 3, comma 3, della stessa legge. Si tratta di una condizione che deve essere accertata da un’apposita commissione medica, e non coincide automaticamente con il semplice riconoscimento di un’invalidità civile.

Quando un lavoratore si trova ad assistere due familiari entrambi in condizione di handicap grave, ad esempio un figlio e un genitore, la domanda più frequente riguarda proprio la possibilità di cumulare i permessi, ottenendo così fino a sei giorni al mese, tre per ciascuna persona assistita. Il raddoppio, però, non è un automatismo previsto genericamente dalla legge: dipende dalla effettiva necessità di prestare assistenza a entrambi i familiari, verificata dall’INPS attraverso l’istruttoria delle domande presentate.

Le condizioni per cumulare i permessi legge 104

Il tema del cumulo è stato oggetto di chiarimenti a partire dal D.Lgs. 119/2011, che ha modificato in parte la disciplina originaria dell’articolo 33. Il principio applicato dall’INPS è che il raddoppio dei permessi legge 104 può essere riconosciuto solo se il lavoratore dimostra di dover prestare assistenza a entrambi i familiari in momenti diversi, e non contemporaneamente nello stesso arco temporale. In altre parole, se l’assistenza a una persona può essere prestata insieme a quella dell’altra, senza che vi sia un’effettiva esigenza di presenza separata, l’INPS può respingere la richiesta di cumulo.

Tra i requisiti principali richiesti per accedere ai permessi legge 104 doppi figurano:

  • un legame familiare più stretto rispetto a quello richiesto per il permesso relativo a una sola persona: per assistere più persone con handicap grave deve trattarsi del coniuge, della parte di un’unione civile, del convivente di fatto oppure di un parente o affine entro il primo grado, estensibile al secondo grado soltanto se i genitori o il coniuge della persona con disabilità abbiano compiuto 65 anni, siano anch’essi affetti da patologie invalidanti oppure siano deceduti o mancanti (per il permesso riferito a una sola persona assistita, invece, il limite ordinario è il secondo grado, esteso al terzo alle stesse condizioni);
  • il riconoscimento di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, per ciascuno dei familiari assistiti;
  • l’assenza di ricovero a tempo pieno del familiare disabile, salvo le eccezioni previste dalla normativa per situazioni cliniche particolari;
  • la presentazione di due domande distinte all’INPS, una per ciascuna persona da assistere, corredate della relativa documentazione sanitaria.

È importante distinguere questa fattispecie dai permessi che il lavoratore disabile richiede per sé stesso: in questo caso i tre giorni mensili spettano al lavoratore in prima persona, in ragione della propria condizione di handicap grave, e seguono regole in parte diverse da quelle previste per chi assiste un familiare.

Il superamento del referente unico

Fino a qualche anno fa, la normativa individuava per ogni persona con handicap grave un solo referente unico, cioè un unico lavoratore titolare dei permessi per quella specifica assistenza, salvo eccezioni limitate previste per i genitori. Questo vincolo creava non poche difficoltà organizzative alle famiglie in cui più persone avrebbero potuto occuparsi, a turno, dello stesso familiare disabile.

Con il D.Lgs. 105/2022, attuativo della direttiva europea sull’equilibrio tra vita professionale e vita familiare, la figura del referente unico è stata superata. Da agosto 2022, infatti, più lavoratori possono essere contemporaneamente titolari dei permessi legge 104 per assistere lo stesso familiare con handicap grave, alternandosi nella cura secondo le proprie esigenze di lavoro e di vita familiare, fermo restando il limite complessivo di tre giorni mensili per ciascuna persona assistita, da ripartire tra gli aventi diritto. Questa modifica ha reso la disciplina dei permessi legge 104 doppi e del cumulo più flessibile, permettendo una migliore distribuzione del carico assistenziale tra i componenti della famiglia.

Come fare domanda e i controlli INPS

La richiesta dei permessi legge 104 va presentata in via telematica all’INPS dai lavoratori del settore privato, mentre i dipendenti pubblici la presentano alla propria amministrazione, allegando la documentazione che attesta sia il legame di parentela o affinità con la persona assistita, sia il verbale della commissione medica che riconosce la condizione di handicap in situazione di gravità. Quando si tratta di richiedere il cumulo per due familiari, occorre presentare due domande separate, una per ciascuna persona da assistere, indicando in ciascuna le motivazioni che giustificano la necessità di assistenza in tempi differenziati.

Una volta riconosciuti, i permessi possono essere fruiti a giorni interi oppure a ore, secondo le modalità previste dal contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro. Questa frazionabilità consente al lavoratore di organizzare l’assistenza in modo più aderente alle reali necessità del familiare disabile, senza dover necessariamente assentarsi per l’intera giornata lavorativa.

Va infine ricordato che l’utilizzo dei permessi legge 104 è soggetto a controlli, sia da parte dell’INPS sia da parte del datore di lavoro. La giurisprudenza consolidata richiede che il permesso venga impiegato per finalità effettivamente connesse all’assistenza del familiare disabile: un uso improprio, cioè non riconducibile a un nesso causale con la cura della persona assistita, può configurare un abuso del diritto. Le conseguenze, nei casi più gravi accertati dai tribunali del lavoro, possono arrivare fino al licenziamento per giusta causa, oltre a eventuali responsabilità di natura civile o penale.

La disciplina dei permessi legge 104 doppi resta quindi un equilibrio tra il diritto delle famiglie a organizzare l’assistenza a più familiari disabili e la necessità, da parte degli enti previdenziali, di verificare che il beneficio venga utilizzato in modo coerente con la sua finalità originaria: garantire cura e vicinanza a chi si trova in condizioni di fragilità.

Domande frequenti

Quanti giorni di permesso spettano se si assistono due familiari con handicap grave?

In linea di principio si può arrivare a sei giorni al mese, tre per ciascun familiare assistito, ma il raddoppio non è automatico: serve che si tratti del coniuge, della parte di un’unione civile, del convivente di fatto o di un parente o affine entro il primo grado (secondo grado solo se i genitori o il coniuge del disabile hanno compiuto 65 anni, sono affetti da patologie invalidanti, deceduti o mancanti) e che venga dimostrata l’effettiva necessità di prestare assistenza in momenti diversi a entrambe le persone.

È automatico il raddoppio dei permessi legge 104?

No. Il cumulo dei permessi legge 104 doppi viene valutato caso per caso dall’INPS, che verifica se il lavoratore deve realmente occuparsi dei due familiari in tempi differenziati e non contemporaneamente.

Cos’è cambiato con il D.Lgs. 105/2022 sul referente unico?

Prima del D.Lgs. 105/2022 un solo lavoratore poteva essere titolare dei permessi per assistere una determinata persona con handicap grave. Dal 2022 questo vincolo è stato eliminato: più familiari possono ora alternarsi nell’assistenza, condividendo i permessi legge 104 previsti.

I permessi legge 104 possono essere frazionati in ore?

Sì. In base al contratto collettivo applicato, i permessi possono essere fruiti a giorni interi oppure frazionati a ore, per adattarsi meglio alle esigenze di assistenza del familiare disabile.

Cosa rischia chi usa in modo improprio i permessi legge 104?

Un utilizzo dei permessi non collegato all’effettiva assistenza del familiare disabile può configurare un abuso del diritto. Le conseguenze possono includere provvedimenti disciplinari fino al licenziamento per giusta causa, oltre a eventuali responsabilità civili o penali.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2021/02/caregiver-con-mascherina.jpg 470 780 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-11 13:00:002026-09-08 12:34:32Legge 104, permessi doppi: cosa cambia se si assistono più familiari disabili
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Contributo unificato per opposizione a cartella previdenziale INPS: chiarimento del Ministero

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Chi riceve una cartella esattoriale o un avviso di addebito INPS relativo a contributi previdenziali che ritiene ingiusti, può opporsi in tribunale. Ma quanto costa farlo? La risposta, finora non sempre uniforme tra i vari uffici giudiziari italiani, è arrivata con chiarezza dal Ministero della Giustizia: il contributo unificato per opposizione a cartella previdenziale INPS è di 43 euro, indipendentemente dal tipo di procedura formale scelta. Un importo contenuto, previsto appositamente per agevolare l’accesso alla giustizia in materia previdenziale.

Il chiarimento, pubblicato attraverso il canale ministeriale “Filo Diretto”, fa seguito a un quesito formale della Corte d’Appello di Napoli e risolve definitivamente una questione che creava incertezza e diseguaglianze tra cittadini che si trovavano nelle stesse condizioni.

Indice dei contenuti

  • Cos’è il contributo unificato per cause previdenziali
  • Da dove nasce il dubbio: prassi non uniformi nei tribunali
  • Il chiarimento del Ministero della Giustizia: criterio della materia
  • Quando si è esenti dal pagamento
  • Cosa cambia in pratica per i lavoratori
  • Domande Frequenti

Cos’è il contributo unificato per cause previdenziali

Il contributo unificato è la tassa che ogni cittadino deve versare quando avvia un procedimento giudiziario. È un costo di accesso alla giustizia, la cui misura varia in base al tipo di causa e alla materia trattata. Per le cause ordinarie in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, il legislatore ha previsto un importo ridotto, pari a 43 euro, con l’obiettivo dichiarato di non scoraggiare i lavoratori e i pensionati dall’esercitare i propri diritti di fronte al giudice.

Il riferimento normativo è l’articolo 13, comma 1, lettera a), del DPR 115/2002 (Testo Unico delle Spese di Giustizia). Questo importo si applica alle controversie che vertono su contributi previdenziali, pensioni, assegni di invalidità e altri diritti previdenziali. Il problema che si è posto negli ultimi anni riguarda le cosiddette opposizioni esecutive: quando un lavoratore non fa causa ordinaria, ma si oppone direttamente a una cartella esattoriale o a un avviso di addebito già notificato dall’INPS, qual è il contributo unificato corretto?

Da dove nasce il dubbio: prassi non uniformi nei tribunali

La questione era tutt’altro che teorica. La Corte d’Appello di Napoli ha segnalato al Ministero della Giustizia che nel proprio distretto si erano consolidate prassi non uniformi tra i diversi tribunali, con conseguenze economiche concrete per i cittadini. Il problema nasceva da due interpretazioni opposte della stessa normativa.

Secondo il criterio della materia, quello che conta è l’oggetto sostanziale della controversia: se si discute di contributi previdenziali, si paga 43 euro, punto. Secondo il criterio della qualificazione formale del procedimento, invece, ciò che conta è il tipo specifico di azione giudiziaria intrapresa: un’opposizione esecutiva sarebbe soggetta alle tariffe più elevate previste dall’articolo 13, comma 2, dello stesso DPR 115/2002, pensate per le procedure esecutive in generale.

La differenza economica tra i due criteri è significativa: chi si trovava a dover pagare le tariffe delle opposizioni esecutive si vedeva chiedere importi ben superiori ai 43 euro, nonostante stesse contestando esattamente gli stessi contributi previdenziali che in una causa ordinaria avrebbero comportato il costo ridotto. Una situazione che il Ministero ha ritenuto inaccettabile sul piano della coerenza del sistema.

Il chiarimento del Ministero della Giustizia: criterio della materia

La Direzione Generale degli Affari Interni del Ministero della Giustizia ha emesso un chiarimento netto: deve prevalere il criterio della materia. Qualunque sia lo strumento processuale scelto — opposizione ai sensi della legge 689/1981, opposizione all’esecuzione contro una cartella, opposizione agli atti esecutivi — se la controversia riguarda contributi previdenziali, il contributo unificato dovuto è sempre 43 euro.

Il ragionamento del Ministero è di tipo sistematico. Adottare il criterio formale della procedura significherebbe frustrare la finalità stessa della norma agevolata: il legislatore ha voluto abbassare il costo di accesso alla giustizia per la materia previdenziale, riconoscendo che si tratta di controversie che riguardano spesso persone in condizioni economiche fragili (lavoratori che contestano contributi, pensionati che impugnano avvisi di addebito). Sarebbe contraddittorio che lo stesso oggetto di contestazione comportasse costi radicalmente diversi solo in base alla scelta tecnica dello strumento processuale.

Il Ministero ha anche richiamato la giurisprudenza di legittimità già formatasi sul punto, a riprova che l’orientamento non è una novità assoluta, ma riceve ora una sanzione ufficiale ministeriale che si impone a tutti gli uffici giudiziari italiani.

Quando si è esenti dal pagamento

Il chiarimento ministeriale fa espressamente salva la possibilità di non pagare nulla. L’articolo 9, comma 1-bis, del DPR 115/2002 prevede alcune ipotesi di esenzione totale legate ai limiti reddituali del soggetto che agisce in giudizio. In altre parole, chi si trova al di sotto di determinate soglie di reddito stabilite dalla normativa non è tenuto a versare il contributo unificato nemmeno nella misura agevolata di 43 euro.

Questa precisazione è particolarmente rilevante perché le persone che più spesso si trovano a dover contestare cartelle previdenziali sono proprio quelle con redditi bassi o che attraversano momenti di difficoltà economica. La conferma dell’esenzione reddituale rafforza ulteriormente la tutela di queste categorie.

Cosa cambia in pratica per i lavoratori

L’impatto pratico del chiarimento ministeriale è importante sotto tre profili distinti. In primo luogo, si supera definitivamente l’incertezza applicativa che aveva generato prassi diverse tra tribunali: lo stesso tipo di opposizione non potrà più costare cifre differenti a seconda del luogo in cui viene presentata. In secondo luogo, i lavoratori e i pensionati che intendono contestare una cartella esattoriale o un avviso di addebito INPS possono ora pianificare con certezza i costi dell’azione legale.

Le tre categorie di giudizi cui si applica il costo di 43 euro sono:

  • le opposizioni ai sensi della legge 689/1981 in materia di contributi previdenziali (contestazione di sanzioni e accertamenti);
  • le opposizioni all’esecuzione avverso cartelle esattoriali o avvisi di addebito relativi a contributi previdenziali;
  • le opposizioni agli atti esecutivi sempre in materia previdenziale (es. contestazione dei singoli atti compiuti dall’agente della riscossione).

In tutti questi casi, l’importo da versare all’atto del deposito del ricorso è 43 euro, salvo esenzione reddituale. Non esistono quindi situazioni in cui, per una controversia previdenziale, si debba pagare un contributo unificato più elevato solo perché si è scelto lo strumento processuale dell’opposizione esecutiva anziché la causa ordinaria.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 2, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-02 17:00:002026-09-01 10:19:55Contributo unificato per opposizione a cartella previdenziale INPS: chiarimento del Ministero
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Domanda di invalidità civile senza delega al patronato per i documenti

invalidità CAF Udine

Indice dei contenuti

  • La novità del messaggio INPS n. 2661/2026
  • Dove si applica la nuova procedura: le 60 province
  • Documenti necessari e come allegarli
  • Cosa succede fuori dalle province in sperimentazione
  • FAQ: domande frequenti

L’INPS ha semplificato la procedura per la domanda di invalidità civile: con il messaggio n. 2661 del 28 agosto 2026, nelle 60 province dove è già partita la nuova valutazione di base della disabilità, il patronato non deve più far firmare al cittadino una delega cartacea aggiuntiva per trasmettere i documenti sanitari. Il mandato digitale già conferito copre automaticamente anche l’invio dei referti tramite la procedura DOCSAN.

Si tratta di una semplificazione concreta per chi sta presentando domanda di invalidità civile in queste province: un passaggio burocratico in meno, senza dover tornare allo sportello solo per firmare un foglio. Vediamo nel dettaglio cosa cambia e come funziona il nuovo sistema.

La novità del messaggio INPS n. 2661/2026

Il procedimento di invalidità civile si apre con il medico certificatore (il medico di base), che redige e trasmette all’INPS il certificato medico introduttivo. Nelle 60 province in cui è attiva la nuova procedura di valutazione di base della disabilità, quel certificato vale già come avvio della pratica: non serve più presentare una domanda amministrativa separata.

Fino al messaggio n. 2661/2026, chi si rivolgeva a un patronato per gestire la pratica doveva firmare due documenti: un mandato digitale per i dati socio-economici e una delega cartacea separata per autorizzare il patronato a inviare i referti sanitari tramite la procedura DOCSAN (il sistema INPS dedicato all’allegazione dei documenti nella valutazione di base).

Con la novità di agosto 2026, l’INPS ha integrato DOCSAN con la Piattaforma Intermediari che gestisce i mandati digitali. Ora il sistema esegue due controlli automatici:

  • verifica la presenza di un certificato medico introduttivo valido;
  • verifica la sussistenza di uno o più mandati digitali attivi conferiti dall’interessato allo stesso istituto di patronato.

Se il mandato non è ancora abbinato al numero del certificato, la procedura effettua l’associazione in automatico, dopo aver accertato che esista un mandato attivo abbinabile. Il risultato pratico: l’operatore di patronato non deve più far firmare una delega cartacea aggiuntiva a chi lo ha già incaricato per i dati socio-economici. Un solo mandato digitale copre ora l’intera pratica.

Dove si applica la nuova procedura: le 60 province

La semplificazione introdotta con il messaggio n. 2661/2026 vale soltanto nelle 60 province dove è già partita la nuova valutazione di base della disabilità. In questi territori:

  • la pratica parte con il solo certificato medico introduttivo, senza domanda separata;
  • il mandato digitale al patronato copre automaticamente anche l’invio dei referti;
  • ogni referto va caricato in PDF separato, entro due megabyte, da struttura pubblica o privata accreditata.

La buona notizia è che la situazione cambierà presto per tutti: dal 1° gennaio 2027 la procedura diventerà unica su tutto il territorio nazionale. Chi si trova oggi in una delle province escluse dalla sperimentazione dovrà ancora seguire l’iter precedente, ma solo per qualche mese.

Documenti necessari e come allegarli

Indipendentemente dalla procedura in vigore nella propria provincia, il cittadino deve presentare alla commissione medica INPS i referti che documentano la propria condizione. Ecco cosa serve:

  • Certificato medico introduttivo: redatto e inviato all’INPS dal medico curante tramite il portale istituzionale. È il documento che avvia il procedimento e deve essere trasmesso prima di qualsiasi altra operazione.
  • Documentazione sanitaria integrativa: cartelle cliniche, referti di ricovero, esami diagnostici, relazioni di specialisti. Non è obbligatoria per avviare la pratica, ma è decisiva per la valutazione della commissione medica INPS.
  • Eventuale documentazione di invalidità già riconosciuta: se esiste un verbale precedente (ad esempio di una commissione ASL), va allegato.
  • Documento di identità e codice fiscale: necessari per l’identificazione.

Nelle province in sperimentazione, i referti vanno caricati tramite la procedura DOCSAN in PDF separati (massimo 2 MB ciascuno), e devono provenire da strutture pubbliche o private accreditate. Il servizio online di allegazione indica le tipologie di documento ammesse per ciascun quadro clinico. Se l’allegazione viene bloccata dal sistema, la pratica torna alla visita in presenza — il che può allungare i tempi.

Per un approfondimento sulle prestazioni collegate, leggi anche: Pensione Anticipata Legge 104: Guida 2026 per Caregiver e Invalidi.

Cosa succede fuori dalle province in sperimentazione

Nelle province non ancora incluse nella sperimentazione, la domanda di invalidità civile segue ancora l’iter tradizionale:

  • il cittadino (o il patronato per suo conto) presenta la domanda amministrativa tramite il portale INPS;
  • per autorizzare il patronato anche all’invio dei documenti sanitari è necessaria una delega cartacea separata, da consegnare allo sportello;
  • la commissione medica integrata (medici INPS, medici ASL e, se pertinente, rappresentanti delle associazioni di categoria) convoca il richiedente a visita;
  • durante la visita, il cittadino può consegnare direttamente la propria documentazione sanitaria.

Anche in questo caso il servizio del patronato è completamente gratuito per il cittadino. I patronati sono finanziati dallo Stato e non possono chiedere compensi per i servizi di assistenza nelle pratiche previdenziali e assistenziali di base.

Chi ha già ricevuto un riconoscimento di invalidità civile e deve affrontare la revisione, ha a disposizione un termine di 40 giorni dalla convocazione per inviare i documenti sanitari aggiornati prima della nuova valutazione.

FAQ: domande frequenti

Cosa ha cambiato il messaggio INPS n. 2661 del 28 agosto 2026?

Ha integrato la procedura DOCSAN (per l’allegazione dei documenti sanitari) con la Piattaforma Intermediari che gestisce i mandati digitali. Nelle 60 province in sperimentazione, chi ha già conferito un mandato digitale al patronato per i dati socio-economici non deve più firmare una delega cartacea aggiuntiva per l’invio dei referti. Il sistema verifica e abbina automaticamente il mandato esistente.

La nuova procedura vale in tutta Italia?

No, al momento si applica solo nelle 60 province dove è già attiva la nuova valutazione di base della disabilità. Nelle altre province è ancora in vigore l’iter tradizionale, con la delega cartacea separata per i documenti. Dal 1° gennaio 2027 la procedura semplificata diventerà operativa in tutto il territorio nazionale.

Il cittadino può raccogliere i propri documenti sanitari senza l’aiuto del patronato?

Sì. La raccolta dei referti, delle cartelle cliniche e degli esami diagnostici è a cura del cittadino, che li ottiene direttamente dalle strutture sanitarie. Il patronato interviene per la gestione della pratica amministrativa: invio della domanda, trasmissione dei documenti tramite DOCSAN, comunicazioni con l’INPS. Ma la raccolta fisica dei documenti rimane compito del cittadino.

Cosa succede se l’allegazione dei documenti viene bloccata dal sistema DOCSAN?

Se il sistema blocca l’allegazione (ad esempio per formato del file, dimensione superiore a 2 MB o tipologia non ammessa per quel quadro clinico), la pratica torna alla visita in presenza. Questo può allungare i tempi complessivi di valutazione. È importante caricare i documenti nel formato corretto e verificare le tipologie ammesse tramite il servizio online di allegazione INPS.

Entro quando si devono inviare i documenti in caso di revisione dell’invalidità?

Chi deve affrontare una revisione dell’invalidità civile già riconosciuta ha a disposizione 40 giorni dalla convocazione per inviare i documenti sanitari aggiornati. Il termine è fissato dalla procedura INPS e va rispettato per evitare che la valutazione avvenga senza la documentazione medica più recente.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/invalidita-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-02 10:00:002026-08-31 15:36:32Domanda di invalidità civile senza delega al patronato per i documenti
NOTIZIE

Assegno d’invalidita’, niente trattenuta con 40 anni di contributi

invalidità CAF Udine

Chi percepisce l’assegno ordinario di invalidita’ (AOI) dell’INPS e continua a lavorare puo’ trovarsi di fronte a trattenute che riducono l’importo mensile accreditato. Esiste pero’ un caso preciso in cui questa trattenuta non si applica: quando il lavoratore ha maturato almeno 40 anni di contribuzione.

Indice dei contenuti

  • Cos’e’ l’assegno ordinario di invalidita’
  • Come funziona la trattenuta sui redditi da lavoro
  • L’esenzione con 40 anni di contributi
  • Chi ne beneficia concretamente
  • Come verificare la propria posizione INPS
  • Domande frequenti

Cos’e’ l’assegno ordinario di invalidita’

L’assegno ordinario di invalidita’ (AOI) e’ una prestazione previdenziale erogata dall’INPS ai lavoratori dipendenti iscritti all’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria) che presentano una riduzione permanente della capacita’ lavorativa a meno di un terzo, a causa di infermita’ fisica o mentale.

A differenza della pensione di inabilita’ totale, l’AOI non presuppone l’impossibilita’ assoluta di lavorare: il beneficiario puo’ continuare a svolgere un’attivita’ lavorativa. Questa caratteristica e’ al centro della questione delle trattenute.

Per ottenere l’assegno ordinario di invalidita’ occorre:

  • almeno 5 anni di contributi versati, di cui 3 negli ultimi 5 anni;
  • il riconoscimento medico-legale dello stato di invalidita’ da parte della Commissione INPS.

L’assegno ha durata triennale, rinnovabile su domanda del beneficiario.

Come funziona la trattenuta sui redditi da lavoro

La legge n. 222 del 1984, che disciplina l’assegno ordinario di invalidita’, prevede un meccanismo di riduzione della prestazione quando il beneficiario percepisce anche redditi da lavoro. In sostanza, se il titolare dell’AOI lavora e guadagna oltre una certa soglia, l’INPS applica una trattenuta che riduce l’assegno erogato.

La logica e’ che chi continua a lavorare con una capacita’ ridotta (ma non azzerata) puo’ cumulare redditi da lavoro e prestazione previdenziale solo entro determinati limiti. Quando la somma dei redditi da lavoro supera la soglia stabilita, l’INPS opera una riduzione proporzionale dell’assegno:

  • 25% di riduzione se i redditi da lavoro superano il trattamento minimo INPS di quattro volte;
  • 50% di riduzione se i redditi da lavoro superano il trattamento minimo di cinque volte.

Queste percentuali vengono applicate sull’importo dell’assegno ordinario di invalidita’, con l’effetto di ridurre sensibilmente quanto il lavoratore riceve mensilmente dall’INPS. L’articolo su Assegno Ordinario di Invalidita’ e Redditi da Lavoro: Trattenute e Adempimenti 2026 approfondisce il meccanismo complessivo delle trattenute.

L’esenzione con 40 anni di contributi

La svolta normativa rilevante e’ contenuta nell’articolo 8 della legge n. 222 del 1984: quando il titolare dell’assegno ordinario di invalidita’ ha maturato almeno 40 anni di contribuzione, l’INPS non applica alcuna trattenuta sui redditi da lavoro, indipendentemente dal loro importo.

Il fondamento della norma e’ logico: con 40 anni di contributi versati, il lavoratore ha sostanzialmente maturato i requisiti per accedere alla pensione anticipata. L’ordinamento non penalizza chi, pur potendo andare in pensione, sceglie di continuare a lavorare in condizioni di ridotta capacita’ lavorativa.

Il principio e’ stato piu’ volte ribadito dalla giurisprudenza di merito e di legittimita’, nonche’ confermato nelle prassi operative dell’INPS: una volta raggiunti i 40 anni di contributi, il cumulo integrale tra assegno AOI e redditi da lavoro e’ pienamente legittimo senza riduzioni.

Questo significa che il lavoratore-invalido con lunga carriera contributiva puo’:

  • percepire l’assegno ordinario di invalidita’ per intero;
  • continuare a lavorare e incassare il pieno reddito da lavoro;
  • non subire alcuna decurtazione dall’INPS per via del cumulo.

Chi ne beneficia concretamente

L’esenzione dalla trattenuta si applica ai lavoratori dipendenti iscritti all’AGO (regime generale INPS) che cumulano due condizioni:

  • essere titolari dell’assegno ordinario di invalidita’ riconosciuto dall’INPS;
  • aver maturato almeno 40 anni di contribuzione complessiva (anche con contributi figurativi, da riscatto o da periodi esteri in regime di totalizzazione).

E’ importante precisare che i 40 anni di contributi non devono necessariamente essere consecutivi: contano tutti i periodi assicurativi accreditati, compresi quelli relativi a malattia, maternita’, cassa integrazione e altri periodi coperti da contribuzione figurativa.

Chi si trova in questa situazione puo’ verificare la propria posizione assicurativa tramite il proprio estratto contributivo INPS, disponibile online sul portale previdenziale. Analogamente, si rinvia all’articolo su Pensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenute per un quadro aggiornato delle comunicazioni INPS sulla gestione dei cedolini pensionistici.

Come verificare la propria posizione INPS

Per verificare se si ha diritto all’esenzione dalla trattenuta sull’AOI e’ necessario controllare il proprio estratto contributivo INPS. Ecco come procedere:

  • accedere al portale INPS (inps.it) con SPID, CIE o CNS;
  • selezionare “La mia pensione futura” o “Estratto conto contributivo”;
  • verificare il totale degli anni di contribuzione accreditati.

Se dall’estratto risulta aver maturato almeno 40 anni di contributi, l’INPS non dovrebbe applicare trattenute sull’AOI. Se invece l’ente previdenziale continua ad applicare trattenute nonostante la soglia dei 40 anni sia stata raggiunta, e’ possibile presentare una richiesta di riesame o un ricorso amministrativo.


Domande frequenti

Con 40 anni di contributi posso lavorare e percepire l’AOI senza decurtazioni?

Si’. La legge n. 222/1984 art. 8 prevede espressamente che chi ha maturato 40 anni di contribuzione non subisce trattenute sull’assegno ordinario di invalidita’ per effetto dei redditi da lavoro percepiti.

I contributi figurativi contano per raggiungere i 40 anni?

Si’. Tutti i periodi contributivi accreditati dall’INPS concorrono al raggiungimento dei 40 anni: contributi obbligatori, volontari, figurativi (malattia, maternita’, CIG) e da riscatto (es. laurea).

Se ho 38 anni di contributi quanto viene ridotto l’AOI?

Al di sotto dei 40 anni di contributi si applicano le riduzioni standard previste dalla legge: 25% se il reddito da lavoro supera 4 volte il minimo INPS, 50% se supera 5 volte il minimo. La soglia esatta varia in base all’importo del trattamento minimo aggiornato annualmente dall’INPS.

Come posso contestare una trattenuta applicata erroneamente?

E’ possibile presentare istanza di riesame alla sede INPS competente, allegando documentazione sull’estratto contributivo che attesta i 40 anni di contribuzione. In caso di diniego, e’ esperibile il ricorso al Comitato provinciale INPS o, in via giudiziale, al Tribunale del lavoro.

Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

Agosto 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/invalidita-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-27 22:13:352026-08-28 00:14:33Assegno d’invalidita’, niente trattenuta con 40 anni di contributi
NOTIZIE

Pensioni 2027: uscita a 64 anni con il ricalcolo contributivo. Come funziona

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La riforma pensioni torna al centro del dibattito politico in vista della Legge di Bilancio 2027. L’ipotesi che si fa strada con maggiore forza, secondo quanto riportato da PMI.it, punta sull’uscita anticipata a 64 anni di eta accompagnata da un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale. Una strada gia percorsa parzialmente con Quota 103, ma ora proposta in forma strutturale e potenzialmente piu inclusiva. Ecco cosa cambia, chi ne beneficia e quali sono i numeri in gioco.

Fonte: PMI.it – Riforma pensioni, si riparte dal contributivo

Indice dei contenuti

  • Cosa prevede la proposta di riforma pensioni 2027
  • Chi puo accedere alla pensione a 64 anni
  • Ricalcolo contributivo: cosa significa e quanto si perde
  • Differenza rispetto a Quota 103
  • Iter legislativo: quando entra in vigore
  • Domande frequenti

Cosa prevede la proposta di riforma pensioni 2027

L’orientamento che emerge dalle ultime indiscrezioni e dai documenti tecnici del Ministero del Lavoro punta su una misura strutturale di pensionamento anticipato basata su due pilastri:

  • Eta minima di 64 anni al momento del pensionamento;
  • Ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, applicato anche ai periodi lavorativi maturati con il sistema retributivo (ante 1996).

La proposta segna un cambio di paradigma rispetto alle misure temporanee degli ultimi anni (Quota 100, Quota 102, Quota 103): invece di sommare eta e contributi con una soglia “quota”, si torna al metodo contributivo puro come leva per rendere sostenibile l’anticipo previdenziale. Il sistema sarebbe strutturale, cioe non soggetto a scadenza annuale come le quote degli ultimi anni.

Chi puo accedere alla pensione a 64 anni

In base alla proposta circolante, i requisiti di accesso sarebbero:

  • 64 anni di eta anagrafica;
  • 20 anni di contribuzione minima (lo stesso requisito minimo previsto dalla Riforma Fornero per la pensione di vecchiaia a 67 anni);
  • Assegno minimo: il ricalcolo contributivo deve produrre un importo non inferiore a una soglia che sara definita in sede di approvazione della legge. I dettagli numerici non sono ancora stati fissati ufficialmente.

I lavoratori interamente contributivi (che hanno iniziato a lavorare dopo il 1 gennaio 1996) hanno gia oggi la possibilita di uscire a 64 anni con l’assegno non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, in base alla normativa vigente (art. 24 c. 10 D.L. 201/2011, Riforma Fornero). La novita del 2027 riguarderebbe invece i lavoratori misti, cioe coloro che hanno contributi sia retributivi (ante 1996) sia contributivi (post 1996): a questi si consentirebbe di accettare volontariamente il ricalcolo contributivo dell’intera carriera per ottenere l’accesso anticipato a 64 anni.

Ricalcolo contributivo: cosa significa e quanto si perde

Il metodo contributivo calcola la pensione sulla base dei contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa, moltiplicati per un coefficiente di trasformazione che dipende dall’eta al pensionamento. Piu si esce in anticipo, piu il coefficiente e basso e quindi piu basso sara l’assegno mensile.

Il metodo retributivo (applicato ai periodi ante 1996 per i lavoratori misti) calcola invece la pensione come percentuale dell’ultima retribuzione o della media degli ultimi anni, ed e generalmente piu generoso per chi ha avuto carriere lunghe con stipendi crescenti.

Accettare il ricalcolo contributivo dell’intera carriera comporta quindi una riduzione dell’assegno. Le stime di esperti previdenziali e sindacati indicano tagli che vanno da un minimo del 15-20% fino al 30-35% per le carriere con la quota retributiva piu elevata (lavoratori con oltre 18-20 anni di contributi ante 1996 e retribuzioni medio-alte). Il taglio varia molto in base a:

  • Anni di contribuzione totali;
  • Livello retributivo nella fase pre-1996;
  • Eta di pensionamento (piu si aspetta, piu alto e il coefficiente di trasformazione);
  • Andamento della rivalutazione del montante contributivo negli anni.

Differenza rispetto a Quota 103

Quota 103, in vigore nel 2023 e prorogata con modifiche nel 2024 e 2025, richiedeva 62 anni di eta piu 41 anni di contributi (somma = 103), con ricalcolo contributivo e tetto di 5 volte il minimo INPS nei primi anni di pensionamento. Si trattava pero di una misura temporanea, rinnovata anno per anno in Legge di Bilancio.

La proposta per il 2027 si distingue per tre elementi:

  • Carattere strutturale: non e una misura transitoria soggetta a proroga annuale;
  • Requisiti contributivi piu bassi: bastano 20 anni (non 41), ma l’eta e fissata a 64 anni (non 62);
  • Nessun tetto all’assegno nei primi anni (a differenza di Quota 103 che limitava a 5 volte il minimo INPS): il ricalcolo contributivo e l’unica penalizzazione.

Iter legislativo: quando entra in vigore

La proposta e ancora in fase di discussione tecnica e politica. Il calendario parlamentare prevede che il disegno di legge di bilancio 2027 venga presentato dal Governo alle Camere entro il 15 ottobre 2026. L’approvazione definitiva e attesa entro il 31 dicembre 2026, con entrata in vigore delle nuove disposizioni dal 1 gennaio 2027.

Va sottolineato che, allo stato attuale, si tratta di una proposta in discussione e non di una norma approvata. Le indicazioni sui requisiti (64 anni, 20 anni di contributi, soglia assegno minimo) potrebbero variare nel corso dell’iter parlamentare. Il MIMIT e il MEF sono al lavoro sulle coperture finanziarie, che rappresentano il nodo principale: una misura strutturale impone un impegno di spesa pluriennale che deve essere compatibile con i vincoli del PNRR e del Patto di Stabilita europeo.


Domande frequenti

Con la riforma pensioni 2027 posso andare in pensione a 64 anni?

Se la proposta verra approvata nella Legge di Bilancio 2027, si: chi ha almeno 64 anni di eta e 20 anni di contributi potrebbe accedere alla pensione anticipata accettando il ricalcolo contributivo dell’intero assegno. La norma pero non e ancora legge.

Il ricalcolo contributivo conviene sempre?

Non sempre. Per i lavoratori con molti anni di contributi ante 1996 e retribuzioni medio-alte, il taglio dell’assegno puo essere significativo (20-35%). Prima di decidere e fondamentale simulare l’importo con il servizio “La mia pensione” di INPS o con il supporto di un consulente previdenziale.

Che differenza c’e tra questa proposta e la pensione anticipata ordinaria?

La pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 anni e 10 mesi per le donne) indipendentemente dall’eta. La proposta in esame per il 2027 abbassa il requisito contributivo a 20 anni ma fissa l’eta minima a 64 anni e applica il ricalcolo contributivo.

Chi sono i lavoratori misti?

Sono i lavoratori che hanno contributi versati sia prima del 1 gennaio 1996 (periodo retributivo) sia dopo (periodo contributivo). Per loro la pensione viene oggi calcolata in modo misto: metodo retributivo per i periodi ante 1996, metodo contributivo per quelli post 1996. La proposta consentirebbe loro di optare per il contributivo puro su tutta la carriera in cambio dell’anticipo a 64 anni.


Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.

Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 09:22:002026-08-26 08:37:18Pensioni 2027: uscita a 64 anni con il ricalcolo contributivo. Come funziona
NOTIZIE

Pensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenute

Settembre 2026 porta con sé importanti aggiornamenti per tutti i pensionati italiani: oltre alle consuete date di accredito bancario e al calendario degli sportelli Poste Italiane, questo mese il cedolino della pensione potrebbe riportare alcune novità legate ai conguagli IRPEF e ad eventuali trattenute derivanti dalla dichiarazione dei redditi. Di seguito trovate tutte le informazioni aggiornate per sapere quando arriva la pensione, cosa aspettarsi sul cedolino e come consultarlo comodamente da casa.

Indice dei contenuti

  • Quando vengono pagate le pensioni a settembre 2026
  • Calendario Poste Italiane: ritiro in filiale
  • Cedolino pensione settembre 2026: cosa cambia
  • Trattenute e conguagli IRPEF di settembre
  • Come consultare il cedolino online su MyINPS
  • Domande frequenti

Quando vengono pagate le pensioni a settembre 2026

Le pensioni erogate dall’INPS vengono accreditate il primo giorno bancario del mese. Poiche’ il 1° settembre 2026 cade di martedi’ (giorno feriale bancario), l’accredito diretto sul conto corrente avverra’ il 1° settembre 2026.

Per i pensionati che ricevono la pensione tramite bonifico bancario o postale, la cifra sara’ disponibile fin dalle prime ore del mattino del 1° settembre. Questo vale per tutti i trattamenti gestiti dall’INPS: pensione di vecchiaia, pensione anticipata, invalidita’ civile, assegno di invalidita’, pensione ai superstiti (reversibilita’).

Per approfondire il calendario completo di tutti i pagamenti INPS del mese (NASpI, ADI, Assegno Unico), puoi consultare il nostro articolo: Pagamenti INPS Settembre 2026: Calendario Completo.

Calendario Poste Italiane: ritiro in filiale

Per i pensionati che ritirano la pensione agli sportelli Poste Italiane, il pagamento viene distribuito su piu’ giorni in base all’iniziale del cognome, per evitare code e assembramenti. Il calendario alfabetico di settembre 2026 e’ il seguente:

Cognome (iniziale)Giorno di pagamento
A – CMartedi’ 1 settembre 2026
D – KMercoledi’ 2 settembre 2026
L – PGiovedi’ 3 settembre 2026
Q – ZVenerdi’ 4 settembre 2026

Nota importante: i pensionati con cognome che inizia per A, B o C possono ritirare la pensione gia’ dal 1° settembre. Chi non puo’ recarsi allo sportello nel giorno assegnato, puo’ comunque ritirare la pensione nei giorni successivi senza perdere il diritto all’importo. In alternativa, e’ sempre possibile attivare l’accredito su libretto postale o conto BancoPosta per ricevere automaticamente l’importo il 1° settembre.

Cedolino pensione settembre 2026: cosa cambia

Il cedolino della pensione e’ il documento che riporta in dettaglio l’importo lordo, le trattenute fiscali e previdenziali applicate e il netto che viene effettivamente erogato. Controllare il cedolino di settembre e’ particolarmente importante perche’ questo e’ uno dei mesi in cui l’INPS applica tipicamente conguagli e trattenute straordinarie.

Sul cedolino di settembre 2026 potreste trovare le seguenti voci:

  • Importo lordo della pensione: la prestazione mensile base rivalutata per il 2026
  • Addizionale regionale IRPEF: trattenuta calcolata sulle aliquote della regione di residenza
  • Addizionale comunale IRPEF: trattenuta in base al comune di residenza (saldo e/o acconto)
  • Conguaglio IRPEF: eventuale saldo derivante dalla dichiarazione precompilata o da comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate
  • Trattenute per prestiti/cessione del quinto: se il pensionato ha un prestito con cessione del quinto dello stipendio/pensione
  • Quote associative o sindacali: se il pensionato ha autorizzato trattenute a favore di organizzazioni sindacali

Trattenute e conguagli IRPEF di settembre

Il mese di settembre e’ tradizionalmente uno dei piu’ delicati per i pensionati dal punto di vista fiscale. L’INPS, in qualita’ di sostituto d’imposta, e’ obbligato a trattenere direttamente sulla pensione le addizionali regionali e comunali IRPEF maturate sull’anno precedente (o sull’anno in corso come acconto).

In particolare, nel 2026 settembre puo’ portare:

  • Saldo addizionale regionale 2025: trattenuto a rate da gennaio a novembre 2026. Settembre e’ la nona rata su undici.
  • Saldo addizionale comunale 2025: puo’ essere trattenuto in un’unica soluzione o rateizzato
  • Acconto addizionale comunale 2026: per alcuni comuni, il 30% dell’addizionale stimata per l’anno corrente viene trattenuto a partire da settembre
  • Conguagli da 730 precompilato: se l’Agenzia delle Entrate ha comunicato all’INPS un saldo a debito a seguito della dichiarazione dei redditi 2025 (modello 730 presentato a luglio 2026), il rimborso o la trattenuta viene applicata a partire dal cedolino di agosto-settembre

Se l’importo netto di settembre e’ inferiore al solito, molto probabilmente la causa e’ una di queste trattenute. Verificate sempre il dettaglio sul cedolino online per capire esattamente da dove deriva la differenza. Per approfondire come funzionano le addizionali IRPEF, leggi la nostra guida: Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa.

Come consultare il cedolino online su MyINPS

L’INPS mette a disposizione un servizio online gratuito per consultare il cedolino della pensione in qualsiasi momento. Ecco come fare:

  1. Accedi al portale MyINPS: vai su myinps.inps.it e fai clic su “Accedi ai servizi”
  2. Scegli il metodo di autenticazione: puoi accedere con SPID (Sistema Pubblico di Identita’ Digitale), CIE (Carta di Identita’ Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
  3. Cerca il servizio cedolino: una volta autenticato, cerca “Cedolino della pensione” nella barra di ricerca del portale o vai in “I miei servizi”
  4. Seleziona il mese: puoi consultare il cedolino del mese corrente e degli ultimi 12 mesi
  5. Scarica o stampa il cedolino: il documento e’ disponibile in formato PDF per il download

Se non sei ancora in possesso dello SPID o della CIE, puoi rivolgerti a un CAF o a uno sportello dedicato per ottenerli. In alternativa, puoi contattare il Contact Center INPS al numero gratuito 803 164 (da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare, a pagamento) per ricevere informazioni sul cedolino.

Per sapere piu’ nel dettaglio le date di accredito di tutte le prestazioni INPS di settembre, consulta anche: Pagamento Pensioni Settembre 2026: Date di Accredito e Calendario INPS.

Domande frequenti

La pensione di settembre 2026 e’ aumentata rispetto ad agosto?

L’importo base della pensione per il 2026 e’ stato rivalutato a gennaio in base all’indice di inflazione ISTAT. A settembre l’importo lordo rimane uguale a quello degli altri mesi del 2026, salvo eventuali conguagli o provvedimenti specifici comunicati dall’INPS. Le variazioni sul netto dipendono principalmente dalle trattenute fiscali (addizionali, conguagli IRPEF).

Perche’ la mia pensione di settembre e’ piu’ bassa?

Se l’importo netto di settembre e’ inferiore al solito, le cause piu’ comuni sono: la trattenuta dell’addizionale regionale o comunale IRPEF (che si applica in rate da gennaio a novembre), un conguaglio IRPEF derivante dal 730 o dalla dichiarazione dei redditi, oppure una trattenuta per prestito con cessione del quinto. Consulta il cedolino online su MyINPS per vedere il dettaglio completo delle voci.

Quando viene accreditata la pensione per chi ha il conto in banca?

Per i pensionati con accredito su conto corrente bancario, la pensione di settembre 2026 viene accreditata il 1° settembre 2026 (martedi’), primo giorno bancario del mese. L’importo e’ solitamente disponibile gia’ dalle prime ore del mattino.

Posso delegare qualcuno a ritirare la pensione alle Poste per me?

Si’, e’ possibile delegare un familiare o un fiduciario al ritiro della pensione allo sportello Poste Italiane. E’ necessario presentare una delega scritta firmata dal pensionato, un documento di identita’ del delegato e una fotocopia del documento di identita’ del delegante. In alternativa, attivare l’accredito automatico su libretto postale o conto BancoPosta elimina la necessita’ di recarsi allo sportello.


Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

Agosto 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/BOX-PENSIONI.png 788 940 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 06:28:152026-08-26 08:30:07Pensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenute
CAF

Pagamenti INPS Settembre 2026: Calendario Completo Pensioni, Assegno Unico, NASpI e ADI

Pensione 2026 INPS

Il calendario dei pagamenti INPS di settembre 2026 include le date di accredito per pensioni, NASpI, Assegno Unico, ADI, Bonus Nido e altre prestazioni. Settembre è un mese particolarmente importante: oltre ai consueti accrediti, proseguono i rimborsi 730 per dipendenti e pensionati e scade il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

In questa guida trovi tutte le date ufficiali INPS di settembre 2026, con il calendario completo per ogni prestazione, le istruzioni per verificare i pagamenti su MyINPS e un promemoria sulle scadenze fiscali del mese.

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Indice dei contenuti

  • Calendario riepilogativo pagamenti settembre 2026
  • Pensioni settembre 2026: calendario Poste e banche
  • NASpI settembre 2026: data accredito
  • Assegno Unico settembre 2026: quando arriva
  • Assegno di Inclusione (ADI) settembre 2026
  • Bonus Nido: rimborsi settembre 2026
  • Bonus Mamme: esonero contributivo settembre 2026
  • Rimborso 730 settembre 2026
  • Scadenza 730: promemoria 30 settembre
  • Come verificare i pagamenti su MyINPS
  • Domande frequenti

Calendario riepilogativo pagamenti INPS settembre 2026

Ecco il quadro completo di tutti i pagamenti INPS in arrivo a settembre 2026, con le date previste per ogni prestazione:

Prestazione INPSData pagamento settembre 2026Modalità
Pensioni (banca)1° settembreAccredito su c/c
Pensioni (Poste)1-7 settembreCalendario alfabetico
NASpI10-20 settembreAccredito su IBAN
Assegno Unico16-17-18 settembreAccredito su IBAN
Assegno di Inclusione (ADI)27 settembreCarta ADI
Bonus Nido (rimborsi)Entro fine settembreAccredito su IBAN
Bonus Mamme (esonero)In busta paga settembreTramite datore di lavoro
Rimborso 730In busta paga/cedolino settembreTramite sostituto d’imposta

Pensioni settembre 2026: calendario Poste e banche

Le pensioni di settembre 2026 vengono pagate secondo il consueto calendario scaglionato per gli utenti di Poste Italiane (libretto postale, Postepay Evolution, conto BancoPosta), mentre per chi ha domiciliazione bancaria l’accredito avviene il primo giorno bancabile del mese.

Pagamento pensioni alle Poste (calendario alfabetico)

Per evitare assembramenti, Poste Italiane mantiene il calendario scaglionato per cognome per i ritiri in contanti agli sportelli. Ecco il calendario di settembre 2026:

Cognome (iniziale)Data ritiro settembre 2026
A – BMartedì 1° settembre
C – DMercoledì 2 settembre
E – KGiovedì 3 settembre
L – OVenerdì 4 settembre
P – RSabato 5 settembre (solo mattina)
S – ZLunedì 7 settembre

Nota: Chi ha l’accredito su libretto/conto postale riceve il pagamento il 1° settembre 2026, indipendentemente dal cognome. Il calendario alfabetico vale solo per chi ritira contanti allo sportello.

Pagamento pensioni in banca

Per chi ha la domiciliazione bancaria (conto corrente presso banche tradizionali o digitali), l’accredito della pensione di settembre 2026 avviene il 1° settembre 2026 (martedì), primo giorno lavorativo del mese.

Importi pensioni settembre 2026: gli importi restano invariati, con la perequazione 2026 già applicata da gennaio. A settembre potrebbe essere presente il conguaglio IRPEF derivante dal modello 730, con eventuale rimborso o trattenuta aggiuntiva sul cedolino.

NASpI settembre 2026: data accredito

Il pagamento della NASpI di settembre 2026 viene accreditato tra il 10 e il 20 settembre 2026. La data esatta dipende dall’elaborazione individuale dei pagamenti da parte dell’INPS e dal giorno di presentazione della domanda originale.

La NASpI viene erogata mensilmente e l’importo si riduce del 3% ogni mese a partire dal sesto mese di percezione (ottavo mese per gli over 55). Per settembre l’importo massimo mensile lordo è pari a 1.562,82 euro (tetto 2026 aggiornato ISTAT).

Come verificare la data esatta NASpI

  • Accedi a MyINPS con SPID, CIE o CNS
  • Vai su “Prestazioni e servizi” → “NASpI”
  • Controlla la sezione “Pagamenti” per vedere la data di disposizione e l’importo
  • Lo stato “In elaborazione” indica che il pagamento è in lavorazione

Assegno Unico settembre 2026: quando arriva

L’Assegno Unico di settembre 2026 viene erogato dall’INPS tra il 16 e il 18 settembre 2026. Le date precise sono:

  • Mercoledì 16 settembre – primo blocco di pagamenti
  • Giovedì 17 settembre – secondo blocco
  • Venerdì 18 settembre – terzo e ultimo blocco

L’accredito avviene direttamente sull’IBAN indicato nella domanda (conto corrente, carta prepagata con IBAN).

Importi Assegno Unico settembre 2026: L’importo dipende dall’ISEE in corso di validità. Con ISEE fino a 17.090,61 euro spettano 199,40 euro per figlio (importo base rivalutato 2026). Senza ISEE o con ISEE oltre 45.574,96 euro l’importo minimo è di 57 euro per figlio.

Attenzione: Se non hai ancora aggiornato l’ISEE 2026, l’Assegno Unico viene erogato con l’importo minimo. Aggiorna l’ISEE il prima possibile per ricevere l’importo pieno con gli arretrati.

Assegno di Inclusione (ADI) settembre 2026

L’Assegno di Inclusione (ADI) di settembre 2026 viene accreditato il 27 settembre 2026 (domenica – l’accredito effettivo avviene il lunedì 28 settembre) sulla Carta di Inclusione. La data vale sia per chi è al primo pagamento sia per i rinnovi mensili.

Requisiti confermati per settembre:

  • ISEE in corso di validità non superiore a 9.360 euro
  • Nucleo familiare con almeno un componente disabile, minorenne, over 60 o in condizione di svantaggio
  • Reddito familiare non superiore a 6.000 euro annui (moltiplicato per il parametro della scala di equivalenza)
  • Aver sottoscritto il Patto di Attivazione Digitale (PAD) su SIISL

L’importo massimo dell’ADI è pari a 6.000 euro annui (500 euro mensili), incrementato fino a 7.560 euro per nuclei composti da over 67 o con disabili gravi.

Bonus Nido: rimborsi settembre 2026

A settembre 2026 proseguono i rimborsi del Bonus Nido per le rette degli asili nido (pubblici e privati autorizzati) e per le forme di assistenza domiciliare per bambini sotto i 3 anni con gravi patologie.

Importi Bonus Nido 2026:

  • ISEE fino a 25.000 euro: 3.000 euro annui (272,73 euro/mese per 11 mensilità)
  • ISEE da 25.001 a 40.000 euro: 2.500 euro annui (227,27 euro/mese)
  • ISEE oltre 40.000 euro: 1.500 euro annui (136,37 euro/mese)
  • Maggiorazione secondo figlio: Con ISEE fino a 40.000 euro e un altro figlio sotto i 10 anni, il bonus sale fino a 3.600 euro annui

I rimborsi di settembre coprono le ricevute di pagamento già caricate su MyINPS nei mesi precedenti. Per ricevere il rimborso è necessario aver presentato domanda e allegato le ricevute delle rette pagate.

Bonus Mamme: esonero contributivo settembre 2026

Il Bonus Mamme 2026 prosegue anche a settembre con l’esonero contributivo per le lavoratrici dipendenti (pubbliche e private) con almeno 2 figli. L’esonero si applica direttamente in busta paga tramite il datore di lavoro.

Requisiti e importi:

  • Mamme con 2 figli (di cui il più piccolo sotto i 10 anni): esonero contributivo fino a 3.000 euro annui (250 euro/mese)
  • Mamme con 3 o più figli (di cui il più piccolo sotto i 18 anni): esonero pieno della quota IVS a carico della lavoratrice
  • Si applica sia a contratti a tempo indeterminato sia a tempo determinato

Il bonus è visibile nella busta paga di settembre come riduzione dei contributi INPS trattenuti, con un conseguente aumento del netto in busta.

Rimborso 730 settembre 2026

A settembre 2026 proseguono i rimborsi IRPEF derivanti dal modello 730. Per chi ha presentato la dichiarazione entro luglio-agosto, i rimborsi arrivano secondo questo schema:

Rimborso per lavoratori dipendenti

Il rimborso viene erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro (sostituto d’imposta). Per le dichiarazioni presentate tra il 1° e il 31 luglio, il rimborso arriva generalmente con lo stipendio di settembre.

Rimborso per pensionati

Per i pensionati, il rimborso 730 viene accreditato direttamente sul cedolino della pensione. Le tempistiche dipendono dalla data di presentazione:

  • 730 presentato entro il 30 giugno → rimborso da agosto/settembre
  • 730 presentato a luglio → rimborso da settembre/ottobre
  • 730 presentato ad agosto → rimborso da ottobre/novembre

Attenzione ai debiti: Se dal 730 risulta un debito IRPEF, la trattenuta avviene con le stesse tempistiche. In caso di importi elevati, è possibile richiedere la rateizzazione (massimo 5 rate da luglio a novembre).

Scadenza 730: promemoria 30 settembre 2026

Attenzione: il 30 settembre 2026 (mercoledì) è il termine ultimo per la presentazione del modello 730/2026 relativo ai redditi 2025. Dopo questa data non sarà più possibile presentare il 730 e sarà necessario ricorrere al modello Redditi PF (ex Unico), con scadenza al 30 novembre.

Cosa fare prima del 30 settembre:

  • Verificare se hai già presentato il 730 (controlla su MyINPS o nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate)
  • Se non l’hai ancora fatto, prenota subito un appuntamento al CAF per evitare code dell’ultimo momento
  • Raccogliere tutti i documenti necessari: CU 2026, spese mediche, interessi mutuo, spese scolastiche, ecc.
  • Aggiornare l’ISEE 2026 se necessario per bonus e detrazioni

⚠️ Scadenza 730: 30 settembre 2026

Non aspettare l’ultimo giorno. Prenota ora il tuo appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine per la compilazione del 730.

Telefono: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121

Come verificare i pagamenti su MyINPS

Per controllare lo stato dei pagamenti INPS di settembre 2026, segui questi passaggi:

Accesso a MyINPS

  1. Vai su www.inps.it
  2. Clicca su “Accedi ai servizi” in alto a destra
  3. Autenticati con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS
  4. Vai su “I tuoi servizi e prestazioni”

Dove trovare i pagamenti per ogni prestazione

PrestazioneDove controllare su MyINPS
PensioneCedolino pensione → “Confronta cedolini”
NASpINASpI → “Consultazione domande” → “Pagamenti”
Assegno UnicoAssegno Unico → “Consultazione importi” → “Pagamenti”
ADIAssegno di Inclusione → “Stato domanda e pagamenti”
Bonus NidoBonus asilo nido → “Le mie domande” → “Dettaglio pagamenti”

App INPS Mobile: Puoi controllare i pagamenti anche dall’app INPS Mobile (disponibile su iOS e Android), accedendo con le stesse credenziali SPID/CIE.

Cosa fare in caso di ritardo

Se il pagamento non arriva entro 5 giorni lavorativi dalla data prevista:

  1. Verifica su MyINPS che non ci siano comunicazioni di sospensione o richiesta di documentazione integrativa
  2. Controlla l’IBAN indicato nella domanda: un IBAN errato o un conto chiuso bloccano il pagamento
  3. Contatta il Contact Center INPS: 803 164 (da fisso, gratuito) oppure 06 164 164 (da mobile, a pagamento)
  4. Rivolgiti al patronato o al CAF per verificare lo stato della pratica e sollecitare il pagamento

Quando vengono pagate le pensioni di settembre 2026?

Le pensioni di settembre 2026 vengono pagate il 1 settembre per chi ha accredito bancario o su libretto postale. Per il ritiro in contanti alle Poste il calendario va dal 1 al 7 settembre, in base alla lettera iniziale del cognome.

Quando arriva la NASpI di settembre 2026?

La NASpI di settembre 2026 viene accreditata tra il 10 e il 20 settembre 2026. La data esatta dipende dall elaborazione dei pagamenti da parte dell INPS e dalla data di presentazione della domanda.

Quando viene pagato l Assegno Unico di settembre 2026?

L Assegno Unico di settembre 2026 viene erogato dall INPS tra il 16 e il 18 settembre 2026 con accredito diretto su IBAN.

Quando arriva l ADI a settembre 2026?

L Assegno di Inclusione ADI di settembre 2026 viene accreditato il 27 settembre sulla Carta di Inclusione.

Entro quando si puo presentare il 730 nel 2026?

Il termine ultimo per la presentazione del modello 730/2026 e il 30 settembre 2026. Dopo questa data e necessario presentare il modello Redditi PF con scadenza 30 novembre.

Come faccio a controllare se il pagamento INPS e stato fatto?

Puoi controllare i pagamenti INPS accedendo a MyINPS sul sito www.inps.it con SPID CIE o CNS oppure tramite l app INPS Mobile. Vai nella sezione Pagamenti della tua prestazione.

Quando arriva il rimborso del 730 a settembre?

Il rimborso 730 per i lavoratori dipendenti arriva in busta paga a settembre per le dichiarazioni presentate entro luglio. Per i pensionati il rimborso arriva sul cedolino pensione di settembre o ottobre.


Hai bisogno di assistenza per pratiche INPS?

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    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-25 14:00:002026-08-17 11:02:20Pagamenti INPS Settembre 2026: Calendario Completo Pensioni, Assegno Unico, NASpI e ADI
    NOTIZIE

    Assegno Ordinario di Invalidità e Redditi da Lavoro: Trattenute e Adempimenti 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Chi percepisce l’assegno ordinario di invalidità (AOI) può svolgere attività lavorativa, anche occasionale, ma deve conoscere le regole sul cumulo dei redditi e le trattenute che l’INPS applica. Ignorare questi obblighi espone al rischio di recupero delle somme indebitamente percepite.

    In questa guida spieghiamo quando scatta la trattenuta sull’assegno ordinario di invalidità in caso di redditi da lavoro, come si calcola la riduzione e quali adempimenti bisogna rispettare verso l’INPS.

    Indice dei contenuti

    • Cos’è l’assegno ordinario di invalidità
    • Cumulo con i redditi da lavoro
    • Lavoro occasionale e AOI: come funziona
    • Come si calcola la trattenuta
    • Adempimenti obbligatori verso l’INPS
    • Domande frequenti

    Cos’è l’assegno ordinario di invalidità

    L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione previdenziale erogata dall’INPS ai lavoratori dipendenti e autonomi che presentano una riduzione permanente della capacità lavorativa a meno di un terzo a causa di infermità fisica o mentale, ai sensi dell’art. 1 della Legge n. 222/1984.

    Si tratta di una prestazione temporanea, erogata per tre anni e rinnovabile, che si differenzia dalla pensione di inabilità (che presuppone l’incapacità assoluta e permanente al lavoro). Il beneficiario dell’AOI può quindi, in linea di principio, continuare a lavorare.

    Per ottenere l’assegno sono richiesti almeno 5 anni di contributi versati, di cui almeno 3 nei 5 anni precedenti la domanda.

    Cumulo con i redditi da lavoro

    La Legge 222/1984 prevede regole specifiche sul cumulo dell’assegno ordinario di invalidità con i redditi da lavoro. La logica di fondo è che chi percepisce l’AOI può lavorare, ma se il reddito da lavoro supera determinate soglie, l’assegno viene ridotto proporzionalmente.

    La disciplina del cumulo si applica in modo diverso a seconda del tipo di attività svolta:

    • Lavoro dipendente: l’assegno può essere cumulato con il reddito da lavoro dipendente, ma se il reddito supera il triplo del trattamento minimo INPS annuo, l’assegno viene ridotto del 25%. Se supera il quadruplo, la riduzione sale al 50%.
    • Lavoro autonomo: valgono le stesse fasce di riduzione del 25% e 50% calcolate sui redditi da lavoro autonomo dichiarati.
    • Lavoro occasionale: la disciplina applicabile dipende dall’entità e dalla frequenza dei compensi, con alcune specificità.

    Per il 2026, il trattamento minimo INPS è pari a 611,85 euro mensili (rivalutato con perequazione 1,4% — DM MEF 19/11/2025). Calcolato su base annua (13 mensilità), il triplo corrisponde a circa 23.862 euro e il quadruplo a circa 31.816 euro. Per i valori aggiornati alla data di presentazione della domanda è consigliabile sempre verificare sul portale INPS.

    Lavoro occasionale e AOI: come funziona

    Il caso del lavoro occasionale merita un approfondimento specifico, poiché molti beneficiari dell’AOI si trovano a svolgere piccole attività remunerate senza avere la certezza di come queste incidano sulla prestazione INPS.

    Il lavoro occasionale, ai sensi dell’art. 2222 del Codice Civile, genera redditi assimilati a quelli da lavoro autonomo. Pertanto, rientrano nel cumulo con l’assegno ordinario di invalidità e possono determinare una riduzione dello stesso se superano le soglie previste.

    In concreto:

    • I compensi occasionali vanno sommati agli altri eventuali redditi da lavoro nell’anno.
    • Se il totale rimane sotto il triplo del trattamento minimo INPS annuo, l’assegno non subisce riduzioni.
    • Se supera il triplo ma non il quadruplo, scatta la riduzione del 25%.
    • Se supera il quadruplo, la riduzione è del 50%.

    L’INPS può anche procedere al recupero delle somme erogate in eccesso qualora, a consuntivo (ad esempio dopo la dichiarazione dei redditi), emerga che le soglie erano state superate e l’assegno non era stato correttamente ridotto.

    Come si calcola la trattenuta

    La trattenuta sull’assegno ordinario di invalidità si applica in via preventiva (quando l’INPS viene a conoscenza del reddito nel corso dell’anno) oppure in sede di conguaglio successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi.

    Il meccanismo operativo è il seguente:

    • Riduzione del 25%: applicata sull’importo annuo dell’assegno ordinario di invalidità quando il reddito da lavoro supera il triplo del trattamento minimo annuo INPS.
    • Riduzione del 50%: applicata sull’importo annuo dell’assegno quando il reddito supera il quadruplo del trattamento minimo annuo INPS.

    Le percentuali di riduzione si applicano all’importo dell’assegno, non al reddito da lavoro. Ad esempio, se l’assegno è di 800 euro mensili e scatta la riduzione del 25%, l’importo mensile viene abbassato a 600 euro per l’anno di riferimento.

    Nel caso in cui la trattenuta non sia stata applicata nel corso dell’anno, l’INPS provvederà al recupero delle somme in eccesso trattenendo direttamente sulle rate future dell’assegno, oppure chiedendo la restituzione tramite apposita comunicazione.

    Adempimenti obbligatori verso l’INPS

    Chi percepisce l’assegno ordinario di invalidità e svolge un’attività lavorativa (anche occasionale) ha precisi obblighi di comunicazione verso l’INPS. Non rispettarli può portare a sanzioni e al recupero delle somme percepite indebitamente.

    Gli adempimenti principali sono:

    • Comunicazione preventiva: prima di iniziare qualsiasi attività lavorativa, il titolare dell’AOI deve comunicarlo all’INPS tramite il servizio online disponibile sul portale istituzionale o tramite patronato.
    • Dichiarazione annuale dei redditi: i redditi da lavoro percepiti nell’anno devono essere dichiarati all’INPS. L’Istituto utilizza questi dati per verificare il rispetto delle soglie di cumulo e per applicare eventuali riduzioni o recuperi.
    • Aggiornamento in caso di variazioni: se l’attività lavorativa cessa o cambia natura, è necessario aggiornare la comunicazione all’INPS.
    • Richiesta di rinnovo triennale: l’assegno ordinario di invalidità dura 3 anni ed è soggetto a rinnovo; in occasione del rinnovo si verifica anche la situazione reddituale.

    Il patronato può assistere il beneficiario in tutte queste fasi: dalla comunicazione preventiva all’INPS, alla predisposizione della dichiarazione dei redditi, fino alla gestione di eventuali conguagli o richieste di restituzione.

    Per chi si trova in una situazione complessa — ad esempio con più fonti di reddito occasionale o con dubbi sull’applicazione delle soglie — è consigliabile rivolgersi a un CAF o patronato di fiducia per una valutazione personalizzata, anche alla luce delle detrazioni fiscali applicabili che possono ridurre il carico complessivo.

    Domande frequenti

    Posso lavorare mentre percepisco l’assegno ordinario di invalidità?

    Sì. L’assegno ordinario di invalidità è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa. Tuttavia, se i redditi da lavoro superano determinate soglie legate al trattamento minimo INPS, l’assegno viene ridotto del 25% o del 50%.

    Il lavoro occasionale incide sull’assegno ordinario di invalidità?

    Sì. I compensi da lavoro occasionale rientrano nel cumulo con l’assegno ordinario di invalidità perché sono assimilati a redditi da lavoro autonomo. Devono essere comunicati all’INPS e dichiarati ai fini del calcolo delle soglie.

    Cosa succede se non comunico all’INPS che lavoro?

    L’INPS può venire a conoscenza dei redditi tramite l’Agenzia delle Entrate (flussi dichiarativi) e procedere al recupero delle somme percepite in eccesso, trattenendole sulle rate future o chiedendone la restituzione. In alcuni casi possono applicarsi anche sanzioni.

    La riduzione dell’assegno si applica su tutti i redditi o solo su quelli da lavoro?

    Le soglie di cumulo (e le conseguenti riduzioni del 25% o 50%) riguardano esclusivamente i redditi da lavoro (dipendente, autonomo, occasionale). I redditi da pensione, da rendite immobiliari o da capitale non entrano nel calcolo del cumulo con l’AOI.


    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Agosto 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-23 19:17:052026-08-23 21:50:05Assegno Ordinario di Invalidità e Redditi da Lavoro: Trattenute e Adempimenti 2026
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Pagamento Pensioni Settembre 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS

    Pensione 2026 INPS

    Il pagamento delle pensioni di settembre 2026 arriva puntuale il 1° settembre, che nel 2026 cade di martedì: un giorno bancabile a tutti gli effetti. Questo significa che chi riceve la pensione su conto corrente bancario o postale vedrà l’accredito direttamente il martedì 1° settembre 2026, senza anticipi né ritardi. Anche chi ritira allo sportello di Poste Italiane potrà iniziare dal 1° settembre, seguendo il consueto calendario alfabetico per cognome. In questa guida completa trovi tutte le date di accredito, gli importi aggiornati con la rivalutazione pensioni 2026, le eventuali trattenute IRPEF dal modello 730, il rimborso 730 e le istruzioni per consultare il cedolino pensione su MyINPS.

    Indice dei contenuti

    1. Data Accredito Pensione Settembre 2026
    2. Calendario Ritiro Poste Italiane Settembre 2026
    3. Importi Pensioni Settembre 2026 con Rivalutazione
    4. Pensione Minima e Maggiorazione Sociale Settembre 2026
    5. Trattenute IRPEF e Conguagli su Pensione Settembre 2026
    6. Rimborso 730 su Pensione: Chi lo Riceve a Settembre
    7. Come Consultare il Cedolino Pensione Settembre 2026
    8. Domande Frequenti

    Data Accredito Pensione Settembre 2026: Quando Arriva

    La data ufficiale di pagamento delle pensioni di settembre 2026 è il 1° settembre 2026, come previsto dal calendario INPS che fissa l’accredito al primo giorno bancabile del mese. Poiché il 1° settembre 2026 cade di martedì, giorno lavorativo a tutti gli effetti, non ci sono anticipi: il pagamento avviene regolarmente nella data prevista.

    Ecco nel dettaglio le date di accredito in base al canale di riscossione:

    • Conto corrente bancario: accredito il martedì 1° settembre 2026
    • Conto corrente postale (BancoPosta): accredito il martedì 1° settembre 2026
    • Libretto postale: accredito il martedì 1° settembre 2026
    • Carta Postepay Evolution: accredito il martedì 1° settembre 2026
    • Ritiro in contanti allo sportello Poste: dal martedì 1° settembre 2026 secondo calendario alfabetico

    Chi ha la pensione accreditata direttamente su conto corrente, sia bancario che postale, potrà disporre della somma già dalla mattina del 1° settembre. È importante verificare sempre il proprio estratto conto, poiché in rari casi l’accredito potrebbe avvenire con qualche ora di ritardo a causa dei tempi tecnici interbancari.

    Calendario Ritiro Poste Italiane Settembre 2026

    I pensionati che ritirano la pensione in contanti allo sportello di Poste Italiane devono seguire il calendario alfabetico stabilito per evitare assembramenti. Il ritiro del pagamento pensioni settembre 2026 inizia direttamente martedì 1° settembre, poiché il primo del mese cade in un giorno feriale.

    Ecco il calendario alfabetico di settembre 2026 per il ritiro allo sportello:

    GiornoDataCognomi dalla lettera
    Martedì1 settembre 2026A – B
    Mercoledì2 settembre 2026C – D
    Giovedì3 settembre 2026E – K
    Venerdì4 settembre 2026L – O
    Sabato5 settembre 2026P – R
    Lunedì7 settembre 2026S – Z

    Ricorda che il calendario è indicativo e puoi ritirare la pensione anche nei giorni successivi a quello assegnato alla tua iniziale del cognome. Il calendario serve solo a evitare code eccessive e garantire un servizio più ordinato agli sportelli. Se non riesci a presentarti nel giorno previsto, puoi recarti in ufficio postale in qualsiasi giorno lavorativo successivo, entro la fine del mese.

    Importi Pensioni Settembre 2026 con Rivalutazione

    Gli importi delle pensioni di settembre 2026 includono la rivalutazione ISTAT applicata a partire da gennaio 2026. La perequazione automatica, ovvero l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, segue il meccanismo stabilito dalla Legge di Bilancio 2026 con aliquote differenziate in base all’importo della pensione.

    Ecco le fasce di rivalutazione applicate nel 2026 in base al trattamento minimo INPS (che nel 2026 è pari a 603,40 euro mensili):

    Fascia di pensioneImporto mensileRivalutazione 2026
    Fino a 4 volte il minimoFino a 2.413,60 euro100% dell’indice ISTAT
    Da 4 a 5 volte il minimoDa 2.413,61 a 3.017,00 euro90% dell’indice ISTAT
    Da 5 a 6 volte il minimoDa 3.017,01 a 3.620,40 euro75% dell’indice ISTAT
    Da 6 a 8 volte il minimoDa 3.620,41 a 4.827,20 euro50% dell’indice ISTAT
    Da 8 a 10 volte il minimoDa 4.827,21 a 6.034,00 euro40% dell’indice ISTAT
    Oltre 10 volte il minimoOltre 6.034,00 euro32% dell’indice ISTAT

    In pratica, chi percepisce una pensione fino a circa 2.400 euro mensili lordi riceve la rivalutazione piena, mentre per le pensioni più alte l’adeguamento è parziale. Il cedolino di settembre 2026 riflette già questi importi aggiornati, confermati dall’INPS nella circolare di inizio anno. Per un approfondimento completo sulle opzioni di uscita dal lavoro, consulta la nostra guida sulle pensioni 2026.

    Pensione Minima e Maggiorazione Sociale Settembre 2026

    La pensione minima, chiamata tecnicamente “trattamento minimo”, rappresenta l’importo base garantito dall’INPS a chi ha maturato i requisiti contributivi minimi. Per il 2026, la pensione minima INPS è pari a 603,40 euro al mese (lordi), per 13 mensilità.

    Oltre al trattamento minimo, i pensionati con redditi bassi possono beneficiare della maggiorazione sociale, un’integrazione economica che aumenta l’importo della pensione. I requisiti per ottenerla sono:

    • Età compresa tra 60 e 64 anni: maggiorazione fino a 25,83 euro al mese, con limite di reddito personale di circa 6.898 euro annui
    • Età tra 65 e 69 anni: maggiorazione fino a 82,64 euro al mese, con limite di reddito personale di circa 8.642 euro annui
    • Età dai 70 anni in su: maggiorazione fino a 136,44 euro al mese (cosiddetto “incremento al milione”), con limite di reddito personale di circa 9.560 euro annui

    La maggiorazione sociale viene erogata automaticamente dall’INPS se i requisiti reddituali sono soddisfatti, ma è sempre consigliabile verificare il proprio cedolino per accertarsi che venga correttamente applicata. Se noti anomalie nell’importo della tua pensione di settembre 2026, puoi rivolgerti al Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine per un controllo gratuito.

    Trattenute IRPEF e Conguagli su Pensione Settembre 2026

    Il cedolino della pensione di settembre 2026 è uno dei mesi più “caldi” per le trattenute fiscali. Settembre rappresenta infatti il mese chiave per i conguagli IRPEF derivanti dal modello 730/2026: l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, applica le trattenute o i rimborsi risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

    Le principali trattenute che potresti trovare nel cedolino di settembre sono:

    • Conguaglio IRPEF a debito dal 730: se dalla dichiarazione risulta un’imposta aggiuntiva da versare, l’INPS trattiene l’importo direttamente dalla pensione. Settembre è il mese principale per questo conguaglio, soprattutto per chi ha presentato il 730 precompilato 2026 tra giugno e luglio
    • Addizionale regionale IRPEF: la quota annuale viene ripartita in rate mensili (generalmente da marzo a novembre) e trattenuta dal cedolino
    • Addizionale comunale IRPEF: analogamente, viene trattenuta mensilmente in base al Comune di residenza, sia come saldo dell’anno precedente sia come acconto per il 2026
    • Seconda o terza rata del conguaglio: se il debito IRPEF dal 730 è stato rateizzato, a settembre arriva una delle rate successive alla prima (applicata ad agosto)
    • Trattenute per cessione del quinto: se hai attivato un prestito con cessione del quinto sulla pensione, la rata viene detratta mensilmente

    Se il conguaglio IRPEF a debito è particolarmente elevato, l’INPS lo rateizza automaticamente nei mesi da agosto a novembre, per evitare che la pensione netta si riduca in modo eccessivo in un solo mese. Controlla attentamente il cedolino e, in caso di dubbi sulle trattenute, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica gratuita.

    Rimborso 730 su Pensione: Chi lo Riceve a Settembre 2026

    La buona notizia per molti pensionati è che il cedolino di settembre 2026 potrebbe contenere il rimborso IRPEF derivante dal modello 730. Se dalla dichiarazione dei redditi risulta un credito a tuo favore, l’INPS lo eroga direttamente come maggiorazione sulla pensione.

    Settembre è il mese in cui arrivano i rimborsi per la maggior parte dei pensionati che hanno presentato il 730 tra giugno e luglio. Ecco il calendario indicativo:

    • 730 presentato entro maggio 2026: rimborso già erogato nel cedolino di agosto 2026
    • 730 presentato a giugno 2026: rimborso nel cedolino di agosto o settembre 2026
    • 730 presentato a luglio 2026: rimborso nel cedolino di settembre 2026
    • 730 presentato ad agosto-settembre 2026: rimborso nei mesi successivi (ottobre-novembre)

    Il rimborso compare nel cedolino come voce distinta, generalmente indicata come “conguaglio 730” con segno positivo. L’importo dipende dalle detrazioni fiscali spettanti: spese mediche, interessi sul mutuo, spese per ristrutturazione, bonus edilizi, spese scolastiche e universitarie, e così via.

    Se non hai ancora presentato il 730, ricorda che la scadenza è il 30 settembre 2026. C’è ancora tempo, ma presentarlo prima significa ricevere il rimborso prima. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella compilazione e invio, assicurandosi che tutte le detrazioni spettanti siano correttamente inserite per massimizzare il tuo rimborso.

    Come Consultare il Cedolino Pensione Settembre 2026

    Il cedolino della pensione di settembre 2026 è consultabile online sul portale MyINPS generalmente a partire da una decina di giorni prima della data di accredito, quindi indicativamente da metà agosto in poi. Ecco la procedura passo dopo passo per visualizzare il tuo cedolino:

    1. Accedi al sito www.inps.it
    2. Clicca su “Accedi ai servizi” in alto a destra
    3. Autenticati con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
    4. Cerca il servizio “Cedolino pensione e servizi collegati” nella barra di ricerca
    5. Seleziona il mese di settembre 2026 dal menu a tendina
    6. Visualizza e scarica il cedolino in formato PDF

    Sul cedolino troverai tutte le voci che compongono il tuo pagamento: l’importo lordo della pensione, le trattenute fiscali (IRPEF, addizionali regionali e comunali), eventuali conguagli dal 730, trattenute per cessione del quinto e l’importo netto che riceverai.

    A settembre, è particolarmente importante controllare il cedolino perché è il mese in cui confluiscono la maggior parte dei conguagli fiscali: potresti trovare sia trattenute aggiuntive sia rimborsi derivanti dal 730. Se non hai le credenziali SPID o incontri difficoltà, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine può accedere al tuo cedolino e spiegarti ogni singola voce. Il servizio è completamente gratuito.

    Domande Frequenti sul Pagamento Pensioni Settembre 2026

    Quando viene pagata la pensione di settembre 2026?

    La pensione di settembre 2026 viene accreditata il martedì 1° settembre 2026 per chi riceve su conto corrente bancario o postale. Per il ritiro allo sportello di Poste Italiane, il calendario alfabetico inizia dallo stesso giorno, 1° settembre, con le lettere A-B.

    Perché la pensione di settembre è più bassa del solito?

    Se la tua pensione di settembre risulta inferiore rispetto ai mesi precedenti, molto probabilmente è a causa del conguaglio IRPEF dal modello 730. L’INPS trattiene direttamente dalla pensione le imposte aggiuntive risultanti dalla dichiarazione dei redditi. Controlla il cedolino per verificare la voce “conguaglio 730”. Se hai dubbi, rivolgiti al CAF per una verifica.

    Il rimborso del 730 arriva con la pensione di settembre?

    Sì, se hai presentato il modello 730/2026 tra giugno e luglio, il rimborso IRPEF viene erogato dall’INPS nel cedolino di settembre come voce aggiuntiva con segno positivo. Se il 730 è stato presentato ancora prima, il rimborso potrebbe essere già arrivato ad agosto.

    Entro quando devo presentare il 730 per avere il rimborso?

    La scadenza per la presentazione del modello 730/2026 è il 30 settembre 2026. Tuttavia, prima lo presenti, prima riceverai l’eventuale rimborso sulla pensione. Chi presenta entro luglio riceve il rimborso già a settembre; chi presenta a settembre lo riceverà nei mesi successivi.

    Come posso controllare il cedolino della pensione di settembre?

    Puoi consultare il cedolino online accedendo al servizio “Cedolino pensione” sul portale MyINPS con SPID, CIE o CNS. In alternativa, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per la consultazione e la spiegazione di ogni voce.

    La pensione minima di settembre 2026 a quanto ammonta?

    La pensione minima INPS per il 2026 è di 603,40 euro mensili lordi. A questa cifra possono aggiungersi le maggiorazioni sociali per chi ha un reddito basso e un’età superiore ai 60 anni, con incrementi che possono arrivare fino a 136,44 euro al mese per gli over 70.


    Hai Dubbi sulla Tua Pensione? Il CAF Centro Fiscale di Udine Ti Aiuta

    Se hai domande sul pagamento della pensione di settembre 2026, sulle trattenute nel cedolino, sul rimborso del 730 o sulle addizionali IRPEF, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri operatori qualificati possono:

    • Verificare il tuo cedolino e spiegarti ogni voce, inclusi i conguagli 730
    • Controllare che la rivalutazione sia stata applicata correttamente
    • Assistere nella compilazione del modello 730 entro la scadenza del 30 settembre
    • Verificare il diritto alla maggiorazione sociale e alle integrazioni
    • Gestire pratiche di pensione, Quota 41 e APE Sociale
    Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

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      Agosto 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-20 14:00:002026-08-17 11:02:15Pagamento Pensioni Settembre 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS
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