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Tag Archivio per: addizionali irpef

CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, IMU, TASI E MODELLO F24

Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti

calcolo imu CAF Udine

Giugno 2026 e un mese fiscalmente impegnativo: ben 32 scadenze si concentrano soprattutto in 4 date chiave. Tra gli appuntamenti piu importanti spiccano l’acconto IMU del 16 giugno, il versamento delle ritenute alla fonte, i contributi INPS e l’IVA mensile. Questo calendario aggiornato ti guida attraverso tutti gli adempimenti del mese, con le date esatte e le istruzioni per non perdere nessuna scadenza.

Le 4 date chiave di giugno 2026

Le scadenze di giugno 2026 si addensano in quattro momenti precisi del mese. Conoscerle in anticipo permette di organizzarsi per tempo ed evitare sanzioni e interessi da ravvedimento operoso.

DataAdempimento principaleChi riguarda
2 giugno 2026Festa della Repubblica (nessun adempimento)Tutti
16 giugno 2026Acconto IMU, ritenute, IVA mensile, contributi INPS/INAILTitolari immobili, datori di lavoro, P.IVA mensili
25 giugno 2026INTRASTAT mensile e trimestraleOperatori intracomunitari
30 giugno 2026Versamenti IRPEF, cedolare secca, contributi colf/badantiPrivati, professionisti, datori di lavoro domestico

Nota: Il 2 giugno e festa nazionale (Festa della Repubblica): tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo, che nel 2026 e il 3 giugno (mercoledi).

16 giugno 2026: la scadenza piu importante del mese

Il 16 giugno e il giorno piu affollato del calendario fiscale estivo. Coincidono almeno 15 adempimenti diversi, tra cui:

Acconto IMU giugno 2026

L’acconto IMU 2026 si versa entro il 16 giugno. Il calcolo si basa sulle aliquote 2025 applicate al 50% del dovuto annuo (cosiddetto metodo storico). In alternativa, si puo versare il 50% dell’imposta calcolata con le aliquote 2026 se gia deliberate dal Comune (metodo previsionale).

Per sapere chi e esente e come calcolare l’IMU se sei pensionato, leggi la nostra guida: IMU 2026 Pensionati: Acconto Giugno, Esenzioni e Casi Particolari.

Ritenute alla fonte su redditi di lavoro

I datori di lavoro (inclusi i condomini come sostituti d’imposta) devono versare via modello F24 le ritenute IRPEF operate a maggio 2026 su:

  • Redditi di lavoro dipendente e assimilati (codice tributo 1001)
  • Redditi di lavoro autonomo e professionisti (codice tributo 1040)
  • Redditi diversi (codice tributo 1040 o 1045 secondo il caso)
  • Provvigioni agenti (codice tributo 1038)

IVA mensile maggio 2026

I contribuenti IVA con liquidazione mensile devono versare l’IVA relativa al mese di maggio 2026 entro il 16 giugno. Il pagamento avviene con F24, codice tributo 6005 (IVA mensile maggio). Chi ha saldo a credito non deve effettuare versamenti.

Contributi INPS artigiani e commercianti

Gli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS versano entro il 16 giugno la seconda rata 2026 dei contributi fissi sul minimale. L’importo varia in base al settore e alla gestione. Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti e del 24,48% sul reddito imponibile.

Contributi INPS gestione separata

I collaboratori e i professionisti senza cassa iscritti alla gestione separata INPS versano il saldo 2025 e il primo acconto 2026 entro il 30 giugno (non il 16). L’aliquota e del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, 24% per chi ha un’altra copertura.

Contributi INAIL premio annuale

Entro il 16 giugno i datori di lavoro devono versare il premio INAIL per l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali. Il pagamento avviene con F24 o bollettino INAIL, sulla base della comunicazione inviata dall’Istituto a febbraio 2026.

Bollo auto: le scadenze di giugno 2026

Il bollo auto non ha una data unica nazionale: la scadenza dipende dal mese di immatricolazione del veicolo e dalla regione di residenza. In linea generale:

  • I veicoli immatricolati in aprile hanno il bollo in scadenza a giugno 2026 (entro la fine del mese successivo all’immatricolazione)
  • Il pagamento avviene tramite portale ACI, sportello ACI, banche, tabaccai abilitati, oppure online su Pago PA
  • In caso di mancato pagamento e applicabile il ravvedimento operoso con sanzioni ridotte rispetto a quella ordinaria

Esenzioni bollo auto 2026: sono esenti i veicoli elettrici (per i primi 5 anni in molte regioni), i veicoli intestati a persone con grave disabilita (legge 104), i veicoli storici con oltre 30 anni di eta.

Affitti brevi: versamento ritenute di giugno 2026

I gestori di portali di locazione turistica (Airbnb, Booking, Vrbo, ecc.) che hanno operato ritenute del 21% sui canoni di maggio 2026 relativi a contratti di affitto breve devono versare le ritenute entro il 16 giugno tramite F24 con codice tributo 1919.

Per i proprietari privati con cedolare secca sugli affitti brevi: il saldo della cedolare secca 2025 e l’acconto 2026 confluiscono nelle scadenze del 30 giugno (senza maggiorazione) oppure del 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%. Per approfondire le regole sulla cedolare secca nelle dichiarazioni precompilate: Cedolare Secca nel Modello Redditi PF Precompilato 2026.

Per dettagli sulle ritenute versate a maggio 2026 dagli intermediari: Affitti Brevi, Scadenza 18 Maggio 2026: Versamento Ritenute degli Intermediari.

30 giugno 2026: versamenti IRPEF e cedolare secca

Il 30 giugno e l’altra data cruciale del mese: entro questa data, chi ha presentato il Modello 730 o il Modello Redditi PF 2026 deve versare (senza maggiorazione) le imposte emergenti dalla dichiarazione:

  • Saldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026 (per chi versa autonomamente, non tramite sostituto d’imposta)
  • Saldo cedolare secca 2025 e acconto cedolare secca 2026
  • Addizionali regionali e comunali IRPEF 2025
  • Imposta sostitutiva sul regime forfettario 2025 (saldo 15% o 5% nuove attivita)
  • Contributi INPS da Modello Redditi (gestione separata, artigiani/commercianti, saldo 2025)

Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo farlo entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% (interesse da dilazione). Per approfondire il calcolo dei versamenti: Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti.

Calendario completo delle 32 scadenze fiscali di giugno 2026

Di seguito il riepilogo schematico di tutti i 32 adempimenti di giugno 2026, suddivisi per data e tipologia.

Scadenze del 16 giugno 2026 (15 adempimenti)

N.AdempimentoChi pagaCodice tributo F24
1Acconto IMU 2026 prima rataProprietari immobili3912–3956 (per tipologia)
2IVA mensile maggio 2026P.IVA liquidazione mensile6005
3Ritenute lavoro dipendente maggio 2026Datori di lavoro1001
4Ritenute lavoro autonomo maggio 2026Committenti/condomini1040
5Ritenute su provvigioni maggio 2026Preponenti/agenti1038
6Ritenute su dividendi maggio 2026Societa distributrici1035
7Contributi INPS artigiani – 2a rata sul minimaleArtigiani0703, 0704
8Contributi INPS commercianti – 2a rata sul minimaleCommercianti0703, 0705
9Premio INAIL 2026 (regolazione e anticipo)Datori di lavoro con dipendentiBollettino/F24
10Ritenute affitti brevi intermediari – maggio 2026Portali di locazione turistica1919
11Contributi INPS lavoratori parasubordinati – quota datoreCommittentiF24/DM10
12IVA trimestrale primo trimestre con opzione mensileOperatori IVA trimestrali con opzione6031
13Addizionale regionale IRPEF su cessazione rapportoDatori di lavoro (su TFR)3802
14Tobin Tax su operazioni finanziarie maggio 2026Intermediari finanziari4058–4059
15Imposta di bollo su fatture elettroniche emesse nel secondo trimestre 2026Titolari P.IVA soggetti a bollo2521–2524

Scadenze del 25 giugno 2026 (2 adempimenti)

N.AdempimentoChi presenta
16Modello INTRASTAT mensile maggio 2026 (acquisti e cessioni UE)Operatori intracomunitari con obbligo mensile
17Modello INTRASTAT trimestrale primo trimestre 2026Operatori intracomunitari con obbligo trimestrale

Scadenze del 30 giugno 2026 (15 adempimenti)

N.AdempimentoChi paga
18Saldo IRPEF 2025 da Modello 730/Redditi (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
19Primo acconto IRPEF 2026 (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
20Saldo cedolare secca 2025 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
21Acconto cedolare secca 2026 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
22Addizionale regionale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
23Addizionale comunale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
24Imposta sostitutiva forfettario – saldo 2025 e acconto 2026Titolari P.IVA forfettaria
25Contributi INPS gestione separata – saldo 2025 e acconto 2026Professionisti senza cassa, collaboratori
26IVIE 2025 saldo (immobili esteri)Persone fisiche con immobili all’estero
27IVAFE 2025 saldo (attivita finanziarie estere)Persone fisiche con conti/attivita all’estero
28IVCA 2025 saldo (cripto-attivita)Detentori di criptovalute
29Imposta sostitutiva rivalutazione TFR 2025Datori di lavoro che detengono TFR
30Diritto annuale CCIAA 2026Imprese iscritte al Registro Imprese
31Bollo auto giugno 2026 (veicoli con scadenza a giugno)Proprietari/possessori veicoli
32Ravvedimento operoso per versamenti omessi/insufficienti fino a maggio 2026Contribuenti in ritardo

Contributi colf e badanti: scadenza luglio 2026

I datori di lavoro domestico (chi ha assunto una colf, una badante o una baby sitter) devono versare i contributi INPS relativi al secondo trimestre 2026 (aprile-maggio-giugno) entro il 10 luglio 2026, come da calendario INPS per i versamenti trimestrali del lavoro domestico.

Il pagamento avviene tramite PagoPA sul sito INPS, non con F24. I contributi si calcolano in base alle ore lavorate e alla retribuzione oraria (fascia A, B o C del CCNL lavoro domestico 2024-2028).

Diritto annuale CCIAA: scadenza 30 giugno 2026

Tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio (CCIAA) devono versare il diritto annuale 2026 entro il 30 giugno, tramite F24 con il codice tributo 3850.

L’importo varia a seconda della forma giuridica e della fascia di fatturato:

  • Imprese individuali: importo fisso determinato da ciascuna CCIAA (generalmente tra 40 e 200 euro)
  • Societa di persone (SNC, SAS): importo fisso base, intorno ai 200 euro
  • Societa di capitali (SRL, SPA): importo variabile in base al fatturato, da circa 200 a oltre 40.000 euro

Il mancato versamento comporta l’applicazione di sanzioni e interessi legali. Con ravvedimento operoso e possibile regolarizzare pagando una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria.

Come si usa il ravvedimento operoso in caso di ritardo

Il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997, aggiornato dal D.Lgs. 87/2024) consente di regolarizzare spontaneamente un versamento omesso o insufficiente, pagando una sanzione ridotta. Dal 1 settembre 2024 la riforma delle sanzioni tributarie ha abbassato la sanzione base per omessi versamenti al 25% (in luogo del precedente 30%). Le aliquote ridotte del ravvedimento dipendono dal tempo trascorso dalla scadenza:

Tipo di ravvedimentoTermineCoefficiente riduzioneSanzione ridotta (su base 25%)
Ravvedimento sprintEntro 14 giorni dalla scadenza1/300 per giorno0,083% al giorno (max 1,16%)
Ravvedimento breveDal 15 al 30 giorno1/10 della sanzione ridotta al 12,5%1,25%
Ravvedimento medioDal 31 al 90 giorno1/91,39%
Ravvedimento lungoDal 91 giorno a 1 anno1/83,125%
Ravvedimento biennaleEntro 2 anni1/73,57%
Oltre 2 anniOltre 2 anni1/64,17%

Alla sanzione ridotta si aggiungono sempre gli interessi legali al tasso vigente (calcolati sui giorni di ritardo). Il ravvedimento si perfeziona con il versamento dell’imposta, degli interessi e della sanzione ridotta in un unico F24.

Proroga versamenti 2026: cosa cambia per ISA e forfettari

Anche nel 2026 e stato previsto un regime di proroga per i contribuenti soggetti a ISA (Indici Sintetici di Affidabilita) e per i forfettari. In base al Decreto del Ministero dell’Economia, la scadenza del 30 giugno per questi contribuenti e prorogata al 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione.

Possono versare entro il 20 luglio senza la maggiorazione dello 0,40%:

  • Titolari di P.IVA soggetti a ISA che presentano il modello ISA allegato al Modello Redditi
  • Contribuenti in regime forfettario
  • Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)
  • Soggetti che dichiarano redditi da partecipazione in societa soggette a ISA

Per tutti i dettagli sulla proroga 2026: Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

Domande frequenti sulle scadenze fiscali di giugno 2026

Il 2 giugno 2026 (Festa della Repubblica) e lavorativo per le scadenze fiscali?
No. Il 2 giugno e giorno festivo e tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo (3 giugno 2026).

Se non verso l’acconto IMU entro il 16 giugno, cosa succede?
Si applica la sanzione prevista dalla normativa vigente. Con ravvedimento operoso entro 14 giorni si beneficia della sanzione piu ridotta (0,083% al giorno).

I titolari di P.IVA forfettaria devono versare entro il 30 giugno o il 20 luglio?
I forfettari possono versare saldo 2025 e acconti 2026 entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione, grazie alla proroga ISA/forfettari. Se versano tra il 21 luglio e il 20 agosto, si applica la maggiorazione dello 0,40%.

Come si calcola l’acconto IMU di giugno?
Il metodo piu comune e quello storico: si calcola il 50% dell’IMU pagata per l’anno 2025. In alternativa, metodo previsionale: si calcola il 50% dell’IMU dovuta per il 2026 (utile se le aliquote comunali sono cambiate o se l’immobile e stato venduto/acquistato).

Chi deve pagare il diritto annuale CCIAA?
Tutte le imprese iscritte nel Registro delle Imprese. Sono esclusi i professionisti iscritti solo all’Ordine professionale (senza iscrizione alla CCIAA) e le associazioni non profit senza attivita commerciale.

L’IVA trimestrale si paga il 16 giugno?
Solo se si e optato per la liquidazione mensile. L’IVA trimestrale primo trimestre 2026 aveva scadenza il 16 maggio (con maggiorazione 1% per il differimento). L’IVA del secondo trimestre scade il 16 agosto (con proroga automatica a settembre per il periodo feriale).

Hai dubbi su una scadenza? Il CAF e a tua disposizione

Le scadenze di giugno 2026 richiedono attenzione, soprattutto per chi deve coordinare piu adempimenti contemporaneamente. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per:

  • Verificare la tua situazione IMU e calcolare l’acconto corretto
  • Compilare e inviare il modello F24 per i versamenti IRPEF
  • Gestire il ravvedimento operoso per ritardi nei versamenti
  • Assistere nella presentazione della dichiarazione dei redditi 730/2026
  • Calcolare i contributi INPS dovuti per artigiani, commercianti e gestione separata

Prenota un appuntamento presso lo sportello di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13 o contattaci per una consulenza rapida. Verifica anche le scadenze per la Dichiarazione IMU 2026 se hai modificato la tua situazione immobiliare nell’ultimo anno.

Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:292026-06-01 23:32:14Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Modello Redditi PF 2026: le compensazioni

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La compensazione nel Modello Redditi PF 2026 è uno degli strumenti più potenti a disposizione del contribuente: permette di utilizzare i crediti d’imposta maturati (IRPEF, addizionali, IVA, contributi INPS) per pagare altri debiti tributari, riducendo l’esborso effettivo o azzerandolo del tutto. Per l’anno d’imposta 2025 — dichiarato con Modello Redditi PF 2026 — le regole sono cambiate in più punti: nuove soglie per il visto di conformità, controlli automatici rafforzati dell’Agenzia delle Entrate, codici tributo aggiornati e tempi precisi per evitare sanzioni.

In questa guida pratica del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto ciò che serve sapere per compensare correttamente nel 2026: come funziona la compensazione orizzontale e quella verticale, quali sono i limiti, quando serve il visto di conformità, quali sono le scadenze del modello F24, i codici tributo da usare e gli esempi pratici per non sbagliare. Aggiornato con i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate e le novità della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e del decreto attuativo D.Lgs. 1/2024.

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Che cos’è la compensazione nel Modello Redditi PF 2026

La compensazione è il meccanismo che consente al contribuente di utilizzare un credito d’imposta — cioè una somma che lo Stato deve restituirgli — per estinguere un debito tributario, evitando di chiedere un rimborso (che richiederebbe tempi lunghi) e di versare materialmente le imposte dovute. È disciplinata dall’art. 17 del D.Lgs. 241/1997 e rappresenta uno dei principali vantaggi della dichiarazione dei redditi.

Quando si compila il Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025), il sistema calcola in automatico l’imposta dovuta e la confronta con quanto già versato durante l’anno (ritenute, acconti, crediti d’imposta). Se il saldo è negativo, è emerso un credito che può essere:

  • Compensato con altri debiti tributari o contributivi (la scelta più rapida);
  • Chiesto a rimborso all’Agenzia delle Entrate (tempi medi: 12-18 mesi);
  • Riportato alla dichiarazione dell’anno successivo come “credito da utilizzare in compensazione”.

Per il contribuente che presenta il Modello Redditi PF (e non il 730), la compensazione è particolarmente importante: a differenza del 730 — dove il rimborso arriva automaticamente in busta paga o pensione — chi usa il Modello Redditi non riceve rimborso d’ufficio, quindi se vuole “recuperare” il credito deve necessariamente utilizzarlo tramite modello F24.

Compensazione orizzontale vs verticale: la differenza

La normativa distingue due tipi di compensazione, con regole nettamente diverse:

TipoCosa permetteEsempio
Verticale (interna)Compensare crediti e debiti dello stesso tributoCredito IRPEF 2024 usato per pagare saldo IRPEF 2025
Orizzontale (esterna)Compensare crediti e debiti di tributi diversiCredito IRPEF usato per pagare IMU, IVA o contributi INPS

La compensazione orizzontale è quella più utile ma anche la più controllata: si effettua obbligatoriamente tramite modello F24 ed è soggetta a limiti, soglie e adempimenti (come il visto di conformità) che vedremo in dettaglio.

Quali crediti possono essere compensati nel 2026

Dal Modello Redditi PF 2026 possono emergere diversi tipi di crediti, ciascuno con regole specifiche. Ecco l’elenco completo:

1. Credito IRPEF (rigo RN45 / quadro RX)

È il credito più comune: deriva da ritenute subite (lavoro dipendente, autonomo, redditi diversi) superiori all’IRPEF effettivamente dovuta, oppure da detrazioni e deduzioni che riducono l’imposta sotto le ritenute già versate. Si dichiara nel quadro RX e si compensa con codice tributo 4001 nel modello F24.

2. Credito addizionale regionale e comunale

Anche le addizionali (regionale e comunale) possono generare crediti, gestiti tramite i quadri specifici della dichiarazione. Si compensano rispettivamente con i codici tributo 3801 (addizionale regionale) e 3844 (addizionale comunale).

3. Credito IVA annuale (per titolari di partita IVA)

Riservato a chi presenta la dichiarazione IVA annuale: il credito IVA che emerge può essere compensato orizzontalmente, ma è soggetto a regole specifiche aggiuntive — visto di conformità obbligatorio già da importi superiori a 5.000 euro, comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate per importi sopra una determinata soglia, F24 da presentare esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia.

4. Crediti d’imposta agevolativi

Rientrano in questa categoria moltissime agevolazioni fiscali utilizzabili tramite F24:

  • Bonus edilizi (Ecobonus, Sismabonus, Bonus mobili, Bonus barriere architettoniche 75%);
  • Superbonus residuale per spese 2025 ammesse;
  • Credito d’imposta canoni di locazione e bonus affitti;
  • Credito d’imposta investimenti in beni strumentali (Industria 4.0 / Transizione 5.0);
  • Crediti d’imposta ricerca e sviluppo;
  • Bonus colonnine elettriche, bonus librerie e altri crediti minori.

Ciascun bonus ha un proprio codice tributo dedicato, indicato nel provvedimento dell’Agenzia che lo istituisce. Attenzione: alcuni crediti agevolativi sono vincolati alla dichiarazione, cioè non possono essere usati se non sono stati indicati prima nel Modello Redditi.

5. Eccedenze di acconti versati

Se nel 2025 hai versato acconti IRPEF, IRES o IRAP superiori al dovuto (perché il reddito è risultato inferiore alle previsioni), l’eccedenza si trasforma in credito utilizzabile in compensazione nel 2026.

Limiti e soglie della compensazione nel 2026

La compensazione orizzontale è soggetta a limiti quantitativi precisi stabiliti per legge. Conoscerli è fondamentale per evitare lo scarto del modello F24 e le relative sanzioni.

Limite annuale generale: 2.000.000 euro

Il tetto massimo di compensazione orizzontale per ciascun contribuente è fissato a 2 milioni di euro all’anno. Il limite è stato elevato in via permanente dall’art. 22 del D.L. 73/2021 (decreto Sostegni-bis), confermato per il 2026. Per la stragrande maggioranza delle persone fisiche questo limite non rappresenta un problema, ma è bene conoscerlo.

Soglia 5.000 euro: scatta il visto di conformità

Per i crediti IRPEF, IRAP e addizionali superiori a 5.000 euro annui, la compensazione orizzontale è subordinata all’apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione da cui emerge il credito. Il visto è rilasciato da:

  • Un CAF (come il CAF Centro Fiscale di Udine);
  • Un professionista abilitato (commercialista, consulente del lavoro, revisore);
  • Per la dichiarazione precompilata 730, è incluso nel servizio dell’Agenzia.

Senza visto di conformità, il credito eccedente i 5.000 euro non può essere compensato: deve essere chiesto a rimborso oppure riportato all’anno successivo. La sanzione per compensazione indebita senza visto va dal 30% al 100% del credito utilizzato indebitamente.

Soglia 5.000 euro per crediti IVA

Per il credito IVA, la soglia è ancora più severa: il visto di conformità scatta già a 5.000 euro sull’anno solare, e per importi superiori a 50.000 euro il credito può essere richiesto solo se la dichiarazione è asseverata da un revisore (per le società).

Divieto di compensazione con cartelle scadute

Una regola fondamentale introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e rafforzata nel 2025: è vietato compensare se il contribuente ha cartelle esattoriali scadute di importo superiore a 100.000 euro, per le quali non sia stata accordata la sospensione o non sia in corso una rateazione regolarmente pagata. Il divieto vale dal 1° luglio 2024 e si applica a tutti i debiti tributari erariali iscritti a ruolo.

Modello F24: come funziona la compensazione operativa

La compensazione orizzontale si effettua esclusivamente tramite modello F24. Il funzionamento è semplice nel principio ma richiede precisione nella compilazione.

Come si compila il modello F24 per compensare

Il modello F24 è strutturato in sezioni: Erario, Regioni, IMU, INPS, Altri Enti. In ogni sezione si possono inserire importi a debito (somme da pagare) e importi a credito (compensazioni). Il modello considera il saldo finale:

  • Se il saldo è positivo → bisogna pagare la differenza;
  • Se il saldo è zero → debiti e crediti si annullano (il famoso “F24 a saldo zero”);
  • Se il saldo è negativo → l’eccedenza non si pagherà ma si potrà usare in successivi F24.

F24 a saldo zero: regole speciali

Quando il modello F24 risulta a saldo zero (perché crediti e debiti si compensano esattamente), va comunque presentato all’Agenzia delle Entrate, ma con modalità specifiche:

  • Deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel, Fisconline o tramite intermediari abilitati come il CAF);
  • Non tramite home banking o canali bancari (che invece sono ammessi per F24 con saldo positivo da pagare);
  • La mancata presentazione dell’F24 a saldo zero entro i termini comporta una sanzione fissa di 100 euro, ridotta a 50 euro se presentato con ritardo non superiore a 5 giorni.

Obbligo di canali telematici dell’Agenzia per chi compensa

Dal 2024 (D.L. 124/2019 e successive integrazioni) tutti i contribuenti — anche le persone fisiche non titolari di partita IVA — che utilizzano la compensazione nel modello F24 devono presentarlo esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, non più tramite home banking. Questa regola serve a permettere all’Agenzia il controllo preventivo del credito.

In pratica:

  • Se nel tuo F24 non c’è compensazione (paghi solo importi a debito senza usare crediti) → puoi usare home banking;
  • Se nel tuo F24 c’è anche una sola compensazione → devi usare Entratel/Fisconline o un intermediario come il CAF.

Quando si può iniziare a compensare il credito 2025

La tempistica della compensazione è un punto delicato del Modello Redditi PF 2026 e non sempre chiaro al contribuente.

Regola generale: dal giorno successivo alla chiusura del periodo d’imposta

I crediti emergenti dal Modello Redditi PF possono essere utilizzati in compensazione a partire dal giorno successivo alla chiusura del periodo d’imposta in cui sono maturati. Per il Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025) ciò significa che, in teoria, la compensazione è possibile dal 1° gennaio 2026.

Limite specifico: 5.000 euro fino alla presentazione della dichiarazione

Tuttavia, l’art. 17 del D.Lgs. 241/1997 stabilisce un limite operativo importante: la compensazione orizzontale di crediti superiori a 5.000 euro può essere effettuata solo a partire dal decimo giorno successivo alla presentazione della dichiarazione da cui emerge il credito.

Esempio pratico: se presenti il Modello Redditi PF 2026 il 30 giugno 2026 e dichiari un credito di 8.000 euro, potrai compensarlo solo dal 10 luglio 2026 in poi. Se il credito fosse stato di 4.000 euro, avresti potuto compensarlo già da gennaio 2026 (limite della soglia 5.000).

Quadro riepilogativo delle tempistiche 2026

Importo creditoDa quando compensabileVisto conformità
Fino a 5.000 euroDal 1° gennaio 2026Non richiesto
Tra 5.001 e 2.000.000 euroDal 10° giorno dopo l’invio della dichiarazioneObbligatorio
Oltre 2.000.000 euroNon compensabile (eccedenza a rimborso)N/A

Scadenze fiscali 2026: quando pagare e quando compensare

Per il Modello Redditi PF 2026, le date chiave da segnare in calendario sono le seguenti:

Scadenze invio dichiarazione

  • 30 aprile 2026: disponibilità del Modello Redditi PF precompilato sul sito Agenzia delle Entrate;
  • 31 ottobre 2026: termine ordinario di invio telematico del Modello Redditi PF (D.Lgs. 13/2024, art. 11);
  • 15 dicembre 2026: termine ultimo per la dichiarazione integrativa entro l’anno (art. 2 c. 8-bis DPR 322/1998), ferma restando la facoltà di integrativa a favore entro i termini di accertamento.

Scadenze versamenti e compensazioni

  • 30 giugno 2026: saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026 (compensabile);
  • 30 luglio 2026: stesso versamento con maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per chi differisce;
  • 30 novembre 2026: 2° o unico acconto IRPEF 2026 (compensabile).

Rateazione del saldo + acconto

Le somme dovute a saldo e in acconto possono essere rateizzate in rate mensili. La rateazione decorre dalla scadenza ordinaria (30 giugno) e si conclude entro novembre dello stesso anno per i non titolari di partita IVA, entro dicembre per i titolari di partita IVA. Su ogni rata successiva alla prima si applica un interesse fisso del 4% annuo (frazionato mensilmente). Anche le rate possono contenere compensazioni.

Codici tributo da usare nel modello F24

Ogni imposta o credito ha il proprio codice tributo. Ecco i più frequenti per il Modello Redditi PF 2026:

CodiceDescrizioneAnno di riferimento
4001Saldo IRPEF2025
40331° acconto IRPEF2026
40342° acconto IRPEF2026
3801Addizionale regionale IRPEF2025
3844Addizionale comunale a saldo2025
3843Acconto addizionale comunale2026
1668Interessi rateizzazione2026
1842Cedolare secca acconto2026
6099IVA annuale a credito (compensazione)2025

Attenzione: l’anno di riferimento va sempre indicato correttamente nel modello F24. Un errore nell’anno o nel codice tributo comporta lo scarto del modello e la necessità di ripresentarlo con sanzioni per ritardato versamento.

Esempi pratici di compensazione nel Modello Redditi PF 2026

Vediamo tre casi concreti che possono interessare i contribuenti del CAF Centro Fiscale di Udine.

Esempio 1: Lavoratore dipendente con detrazioni

Situazione: Marco, lavoratore dipendente di Udine, dal Modello Redditi PF 2026 risulta un credito IRPEF di 1.800 euro grazie alle detrazioni per lavori di ristrutturazione e bonus mobili. Marco non ha partita IVA e non deve versare altre imposte erariali. Possiede però un appartamento e a giugno deve pagare l’acconto IMU di 600 euro.

Soluzione: Marco compila un F24 con:

  • Sezione Erario: credito IRPEF 1.800 euro (codice 4001/2025) a credito;
  • Sezione IMU: debito IMU 600 euro (codice 3918/2026) a debito.

Il saldo finale è di 1.200 euro a credito, che Marco potrà usare in F24 successivi (ad esempio per il saldo IMU di dicembre). Trattandosi di importi sotto i 5.000 euro, non serve visto di conformità.

Esempio 2: Professionista forfettario con credito IRPEF

Situazione: Laura è una grafica freelance in regime forfettario. Per errore di calcolo degli acconti, dal Modello Redditi PF 2026 emerge un credito di imposta sostitutiva di 2.500 euro. A giugno deve versare i contributi INPS Gestione Separata 2025 a saldo per 3.000 euro.

Soluzione: Laura compila un F24 con:

  • Credito imposta sostitutiva forfettari (codice 1792) per 2.500 euro a credito;
  • Contributi INPS Gestione Separata (codice 1840) per 3.000 euro a debito.

Versamento effettivo: 500 euro. Anche in questo caso, sotto soglia 5.000 euro, nessun visto richiesto.

Esempio 3: Credito IRPEF oltre 5.000 euro con visto

Situazione: Giovanni ha sostenuto importanti lavori di ristrutturazione edilizia e Superbonus per la propria abitazione. Dal Modello Redditi PF 2026 emerge un credito IRPEF di 7.500 euro.

Soluzione: Per compensare oltre 5.000 euro, Giovanni deve:

  1. Far apporre il visto di conformità al CAF Centro Fiscale di Udine prima di trasmettere la dichiarazione;
  2. Attendere il 10° giorno successivo all’invio del Modello Redditi PF;
  3. Solo dopo, presentare l’F24 con la compensazione del credito.

Senza visto, l’F24 sarà scartato dall’Agenzia delle Entrate e Giovanni rischia sanzioni dal 30% al 100% del credito utilizzato indebitamente, oltre agli interessi.

Visto di conformità: quando è obbligatorio

Il visto di conformità è una “certificazione” rilasciata da un CAF o da un professionista abilitato che attesta la corrispondenza tra i dati indicati in dichiarazione e la documentazione del contribuente. Senza il visto, la compensazione di crediti rilevanti non è ammessa.

Soglie e crediti che richiedono il visto

  • IRPEF, addizionali e IRAP: visto obbligatorio per compensazione orizzontale superiore a 5.000 euro annui;
  • IVA annuale: visto obbligatorio già per crediti compensati superiori a 5.000 euro;
  • Crediti d’imposta agevolativi di importo significativo (Superbonus, R&S, Industria 4.0): possono richiedere visto e/o asseverazione tecnica.

Costi del visto di conformità

Il costo del visto presso un CAF varia generalmente tra 30 e 80 euro, in funzione della complessità della dichiarazione. Presso commercialisti, le tariffe sono normalmente più alte. Il visto comporta per il rilasciante una responsabilità solidale con il contribuente per le sanzioni eventuali in caso di errori formali.

Cosa controlla il visto

Il professionista che appone il visto verifica:

  • La corrispondenza tra dati dichiarati e documenti (CU, fatture, bonifici, contratti);
  • La corretta applicazione delle detrazioni e deduzioni;
  • L’esatto computo di imposte e crediti;
  • La regolarità formale della dichiarazione.

Errori comuni nella compensazione e sanzioni

Le compensazioni errate sono tra le contestazioni più frequenti dell’Agenzia delle Entrate. Ecco gli errori più diffusi e le sanzioni applicabili.

Errore 1: compensazione di credito inesistente

Si verifica quando il credito utilizzato in F24 non esiste affatto (es. mai dichiarato) o è completamente fittizio. È l’errore più grave, sanzionato dal 100% al 200% del credito indebitamente utilizzato (art. 13 D.Lgs. 471/1997, comma 5). Il termine per l’accertamento è di 8 anni dalla compensazione.

Errore 2: compensazione di credito non spettante

Il credito esiste ma è stato utilizzato in misura superiore al consentito (es. oltre il limite annuale, oltre la soglia senza visto). Sanzione: 30% del credito non spettante, ridotta al 25% dal 1° settembre 2024 per effetto del D.Lgs. 87/2024 di riforma del sistema sanzionatorio. Termine accertamento: 5 anni.

Errore 3: scarto del modello F24

L’Agenzia controlla preventivamente i modelli F24 con compensazioni e, in caso di anomalie, può sospendere il modello per 30 giorni o scartarlo definitivamente. Se l’F24 è scartato, il versamento si considera non eseguito: scattano sanzioni per omesso versamento (30%, ridotto al 25% dal 2024) e interessi.

Ravvedimento operoso

Per chi ha commesso errori in buona fede, l’art. 13 D.Lgs. 472/1997 consente di sanare la violazione tramite ravvedimento operoso con sanzioni fortemente ridotte: dal 1/10 (30 giorni) al 1/5 (dopo 2 anni) della sanzione ordinaria. Il ravvedimento richiede il pagamento dell’imposta, della sanzione ridotta e degli interessi legali.

Novità 2026: controlli rafforzati sulle compensazioni

Il 2026 porta alcune novità importanti sulla disciplina delle compensazioni, derivanti dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e dai decreti attuativi della Riforma fiscale.

Sistema di controllo preventivo potenziato

Dal 2026 l’Agenzia delle Entrate utilizza un sistema di controllo preventivo automatizzato sui modelli F24 con compensazioni, basato su algoritmi di analisi del rischio. I controlli incrociano:

  • I dati delle dichiarazioni precedenti;
  • Le banche dati di terze parti (INPS, sostituti d’imposta);
  • La storia delle compensazioni del contribuente;
  • La coerenza dei codici tributo utilizzati.

F24 considerati a rischio vengono sospesi per 30 giorni, durante i quali l’Agenzia può chiedere chiarimenti o procedere allo scarto definitivo.

Nuove sanzioni ridotte (D.Lgs. 87/2024)

Dal 1° settembre 2024 sono in vigore le nuove sanzioni amministrative:

  • Omesso versamento: 25% (prima 30%);
  • Credito non spettante: 25%;
  • Credito inesistente: 70% con minimo (prima 100-200%);
  • Ritardo fino a 90 giorni: 12,5%.

Estensione obbligo F24 telematico Agenzia

Dal 2024 l’obbligo di uso esclusivo dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate per F24 con compensazione è esteso a tutti i contribuenti, non solo titolari di partita IVA. La regola è confermata nel 2026 e i controlli vengono rafforzati: le banche segnalano automaticamente all’Agenzia ogni F24 con compensazione presentato tramite home banking, e questo viene scartato.

Il ruolo del CAF Centro Fiscale di Udine

Affidarsi a un CAF qualificato come il CAF Centro Fiscale di Udine per il Modello Redditi PF 2026 e per le compensazioni offre numerosi vantaggi pratici:

  • Visto di conformità: rilasciato direttamente dal CAF per compensazioni oltre i 5.000 euro, senza dover ricorrere a professionisti esterni;
  • Predisposizione del Modello F24 con codici tributo corretti, anni di riferimento appropriati e calcolo automatico del saldo;
  • Trasmissione telematica dell’F24 tramite i canali ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, con ricevuta di accettazione;
  • Verifica preventiva di rischi di scarto del modello, attraverso il controllo dei dati prima dell’invio;
  • Assistenza in caso di contestazione dell’Agenzia, con possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso o all’autotutela;
  • Pianificazione fiscale: gestione strategica dei crediti per ottimizzare la liquidità annuale.

Il CAF Centro Fiscale di Udine opera con esperienza pluriennale nel territorio friulano, offrendo assistenza completa a privati, famiglie, partite IVA forfettarie e ordinarie, pensionati ed eredi. Lo studio si trova in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, e accoglie i clienti su appuntamento, anche con consulenze online o telefoniche per chi non può recarsi in sede.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sulla compensazione nel Modello Redditi PF 2026

Posso compensare il credito IRPEF anche se non ho partita IVA?

Sì. La compensazione nel modello F24 è disponibile a tutti i contribuenti, anche persone fisiche senza partita IVA. Per ogni F24 con compensazione, però, è obbligatorio l’utilizzo dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o tramite un intermediario abilitato come il CAF).

Cosa succede se compenso un credito superiore a 5.000 euro senza visto di conformità?

Il modello F24 viene scartato dall’Agenzia delle Entrate. Il versamento si considera non effettuato, con applicazione delle sanzioni per omesso versamento (25% dal 2024) più interessi. Inoltre, l’Agenzia può aprire una verifica per credito utilizzato indebitamente.

Posso compensare un credito IRPEF con un debito IMU?

Sì, è una classica compensazione orizzontale consentita dalla normativa. Devi compilare un unico modello F24 con le due voci e presentarlo tramite Fisconline/Entratel o il CAF. Attenzione ai codici tributo e all’anno di riferimento.

Qual è il termine entro cui posso usare il credito 2025?

Il credito può essere utilizzato in compensazione finché non si prescrive. La prescrizione ordinaria è di 10 anni, ma è prassi utilizzare il credito entro 4-5 anni per evitare contestazioni. Ogni anno, nel quadro RX della dichiarazione, va indicato il credito residuo riportato.

Quanto costa il visto di conformità presso il CAF Centro Fiscale di Udine?

Il costo del visto di conformità varia in base alla complessità della dichiarazione, generalmente tra 30 e 80 euro. Per i clienti che fanno predisporre l’intera dichiarazione dal CAF, spesso il visto è incluso o a costo agevolato. Contatta lo studio per un preventivo personalizzato.

Devo presentare l’F24 anche se è a saldo zero?

Sì, è obbligatorio. Il modello F24 a saldo zero (cioè con crediti e debiti che si compensano integralmente) va comunque trasmesso all’Agenzia delle Entrate entro la scadenza ordinaria del versamento. La mancata presentazione comporta una sanzione fissa di 100 euro, ridotta a 50 euro se l’F24 viene presentato con ritardo non superiore a 5 giorni.

Hai bisogno di assistenza per il Modello Redditi PF 2026?

La gestione delle compensazioni nel Modello Redditi PF 2026 può sembrare complessa, ma con il supporto giusto è un’opportunità da non perdere per ottimizzare la propria posizione fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna in ogni passaggio: dalla compilazione della dichiarazione, all’apposizione del visto di conformità, fino alla trasmissione telematica dei modelli F24.

Prenota un appuntamento presso lo studio del CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B. Puoi chiamarci al 0432 1638640, scriverci su WhatsApp al 366 6018121 o inviarci una email a info@centrofiscale.com. Il nostro team è specializzato in fiscalità per famiglie, professionisti, partite IVA forfettarie e ordinarie del territorio friulano.

Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 09:28:382026-05-31 17:50:28Modello Redditi PF 2026: le compensazioni
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Addizionale Regionale IRPEF nel 730: Aliquote, Esenzioni e Calcolo per Ogni Regione 2025

Dichiarazione dei redditi 730

L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è una delle voci fiscali che riguarda praticamente tutti i contribuenti italiani, eppure rimane spesso poco compresa. Si tratta di un'imposta aggiuntiva all'IRPEF che ogni regione italiana applica in misura variabile, con aliquote e soglie di esenzione diverse da territorio a territorio. Capire come funziona l'addizionale regionale IRPEF 730, dove si dichiara e quanto si paga è fondamentale per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi ed evitare brutte sorprese in busta paga o in fase di conguaglio fiscale.

In questa guida completa trovi tutto quello che ti serve sapere sull'addizionale regionale IRPEF 2025: cos'è, come si calcola, dove si inserisce nel modello 730, le aliquote aggiornate per tutte e 20 le regioni italiane, le soglie di esenzione e gli esempi pratici per capire quanto pagherai davvero.

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Indice dei contenuti

  1. Cos'è l'addizionale regionale IRPEF
  2. Come si calcola: base imponibile e aliquote
  3. Il Quadro RV nel modello 730
  4. Aliquote 2025 per tutte le Regioni italiane
  5. Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale
  6. Addizionale regionale e comunale: le differenze
  7. Acconto, saldo e conguaglio in busta paga
  8. Esempi pratici di calcolo
  9. Domande Frequenti

Cos'è l'addizionale regionale IRPEF

L'addizionale regionale IRPEF è un'imposta locale sul reddito delle persone fisiche che si aggiunge all'IRPEF statale. È istituita dal Decreto Legislativo n. 446 del 1997 e deve essere versata da tutti i contribuenti che risiedono in una regione italiana e che hanno prodotto un reddito imponibile positivo ai fini IRPEF. In parole semplici: se paghi l'IRPEF, con ogni probabilità paghi anche l'addizionale regionale.

A differenza dell'IRPEF statale, che segue scaglioni e aliquote uguali per tutti i cittadini italiani, l'addizionale regionale IRPEF varia da regione a regione. Ogni amministrazione regionale ha la facoltà di stabilire la propria aliquota, nel rispetto di un tetto minimo fissato per legge. L'aliquota base è pari all'1,23% del reddito imponibile, ma le regioni possono maggiorarla fino a un massimo di 2,33% (ovvero fino a 1,1 punti percentuali in più rispetto all'aliquota base, in base a quanto consentito dalla normativa vigente).

Le regioni possono anche prevedere aliquote differenziate per scaglioni di reddito, analogamente all'IRPEF statale, oppure esenzioni per i redditi più bassi. Questo significa che, a parità di reddito, un contribuente residente in Lombardia potrebbe pagare un'addizionale regionale diversa rispetto a uno residente in Sicilia o in Friuli Venezia Giulia.

Come si calcola: base imponibile e aliquote

Il calcolo dell'addizionale regionale IRPEF parte dalla stessa base imponibile dell'IRPEF ordinaria. Non si tratta del reddito lordo, ma del reddito complessivo al netto delle deduzioni ammesse dalla legge (come i contributi previdenziali, le spese per addetti alla cura di familiari, ecc.). In sostanza, la formula è:

Addizionale regionale = Reddito imponibile IRPEF × Aliquota regionale

Le detrazioni IRPEF (per lavoro dipendente, per carichi familiari, per spese sanitarie, ecc.) non riducono la base imponibile dell'addizionale regionale: vengono sottratte solo dall'IRPEF statale, non dall'addizionale. Questo è un aspetto spesso fonte di confusione: le detrazioni fiscali che ottieni nel 730 abbattono l'IRPEF che devi allo Stato, ma non abbattono l'addizionale regionale che devi alla tua regione.

Alcune regioni hanno adottato un sistema di aliquote progressive a scaglioni, simile a quello dell'IRPEF nazionale. In questi casi, il reddito imponibile viene suddiviso in fasce e a ciascuna fascia si applica un'aliquota diversa. Ad esempio, la regione Lazio applica aliquote differenti per chi guadagna fino a 15.000 euro, tra 15.000 e 28.000 euro, tra 28.000 e 55.000 euro, e oltre 55.000 euro. Altre regioni invece applicano un'aliquota unica (flat) su tutto il reddito imponibile.

Il Quadro RV nel modello 730

Nel modello 730, l'addizionale regionale IRPEF viene gestita nel Quadro RV (denominato anche “Addizionale regionale all'IRPEF” nelle istruzioni ministeriali). In questo quadro il contribuente — o il CAF che compila il modello per conto del contribuente — inserisce i dati relativi all'addizionale dovuta e agli eventuali acconti già versati.

Nella dichiarazione dei redditi 730, il Quadro RV svolge una funzione di liquidazione: sulla base del reddito imponibile e dell'aliquota applicabile nella regione di residenza, viene calcolato l'importo totale dovuto, viene confrontato con quanto già versato (acconto) e si determina se il contribuente deve ancora versare qualcosa (saldo a debito) oppure ha diritto a un rimborso (saldo a credito).

Per i lavoratori dipendenti, il sostituto d'imposta (il datore di lavoro) gestisce automaticamente le trattenute in busta paga e il conguaglio di fine anno. Per i pensionati, è l'INPS a effettuare le trattenute direttamente dalla pensione. Per i lavoratori autonomi o per chi ha redditi diversi, l'addizionale viene versata tramite modello F24, con scadenze specifiche legate alla presentazione del 730 o del Modello Redditi PF.

Dati fondamentali nel Quadro RV:

  • Codice regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta (non quella attuale, se diversa)
  • Reddito imponibile su cui calcolare l'addizionale
  • Aliquota applicabile (determinata automaticamente dal software del CAF sulla base della regione)
  • Addizionale totale dovuta
  • Acconto già versato (trattenuto dal datore di lavoro o versato con F24)
  • Saldo a debito o credito

Aliquote addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le Regioni italiane

Ecco le aliquote dell'addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le 20 regioni italiane, comprese le regioni a statuto speciale. I dati si riferiscono all'anno d'imposta 2025 (quello che dichiari nel 730 presentato nel 2026). Le aliquote sono quelle deliberate dalle singole regioni e aggiornate in base alle ultime normative disponibili.

Regioni a Statuto Ordinario:

RegioneAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
Piemonte1,62% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Reddito ≤ 15.000 euro: 1,62%
Valle d’Aosta1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 7.500 euro
Lombardia1,23% (fino a 15.000€) → 1,58% (15.001-28.000€) → 1,72% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
Liguria1,23% (fino a 15.000€) → 2,33% (oltre 15.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
Veneto1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro (con figli a carico)
Emilia-Romagna1,33% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
Toscana1,42% (fino a 15.000€) → 1,92% (15.001-28.000€) → 2,12% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro
Umbria1,23% (fino a 15.000€) → 1,63% (15.001-28.000€) → 1,93% (28.001-55.000€) → 2,13% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
Marche1,23% (fino a 15.000€) → 1,53% (15.001-28.000€) → 1,73% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
Lazio1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
Abruzzo1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
Molise1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
Campania2,03% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
Puglia1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
Basilicata1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
Calabria1,73% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro

Regioni e Province a Statuto Speciale:

Regione / Provincia AutonomaAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
Sicilia1,23% (fino a 15.000€) → 1,83% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,23% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
Sardegna1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
Friuli Venezia Giulia1,23% (fino a 15.000€) → 1,43% (15.001-28.000€) → 1,63% (28.001-55.000€) → 1,63% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 11.000 euro
Trentino-Alto Adige / Prov. Aut. Trento1,23% (aliquota base provinciale)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro (Trento), variabile Bolzano

Nota bene: Le aliquote indicate sono quelle deliberate dalle regioni per l'anno d'imposta 2025. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario (come la Calabria e la Campania) applicano le maggiorazioni massime consentite dalla legge. Verifica sempre le delibere regionali aggiornate o affidati al CAF Centro Fiscale per la compilazione del 730: i nostri esperti applicano automaticamente l'aliquota corretta per la tua regione di residenza.

Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale IRPEF

Non tutti i contribuenti sono tenuti a versare l'addizionale regionale IRPEF. La legge nazionale e le delibere regionali prevedono alcune esenzioni importanti che riguardano principalmente i redditi più bassi e alcune categorie particolari. Conoscere queste esenzioni può fare una differenza concreta nel calcolo finale della tua dichiarazione dei redditi.

La prima e più importante esenzione è quella legata alla soglia minima di reddito. Quasi tutte le regioni italiane prevedono che i contribuenti con un reddito imponibile al di sotto di una certa soglia non paghino l'addizionale regionale. Queste soglie variano significativamente da regione a regione: si va dagli 8.000 euro di alcune regioni meridionali fino ai 15.000 euro di regioni come Toscana e Calabria.

Oltre alla soglia di reddito, alcune regioni prevedono ulteriori esenzioni o agevolazioni per specifiche categorie:

  • Famiglie con figli a carico: Alcune regioni (come Veneto e Lombardia) prevedono soglie di esenzione più elevate o riduzioni dell'addizionale per i contribuenti con figli fiscalmente a carico. Il numero di figli e l'importo dell'ISEE del nucleo familiare possono incidere sul calcolo.
  • Pensionati con redditi bassi: I pensionati con reddito da pensione inferiore alle soglie regionali di esenzione non pagano l'addizionale regionale. Per un pensionato con pensione minima INPS, l'addizionale regionale è tipicamente pari a zero.
  • Redditi assimilati esenti: Alcune tipologie di reddito che concorrono a formare il reddito complessivo IRPEF possono essere escluse dalla base di calcolo dell'addizionale regionale in specifiche regioni (ad esempio, alcune indennità di mobilità o integrazioni salariali).
  • Contribuenti incapienti: Chi ha un'IRPEF lorda pari a zero (perché le detrazioni eccedono l'imposta lorda) non produce un'addizionale regionale dovuta.

È importante ricordare che le esenzioni si applicano in base alla regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta. Se ti sei trasferito da una regione all'altra durante l'anno, la tua addizionale si calcola in base alla regione in cui risiedevi a fine anno, indipendentemente da dove abitavi a inizio anno.

Addizionale regionale e comunale: le differenze essenziali

L'addizionale regionale IRPEF non va confusa con l'addizionale comunale IRPEF: sono due imposte distinte, entrambe previste nel 730, ma con caratteristiche e importi differenti. Capire la differenza tra le due è fondamentale per leggere correttamente il tuo 730 e comprendere quanto stai pagando di tasse locali.

CaratteristicaAddizionale RegionaleAddizionale Comunale
Chi la stabilisceRegione di residenzaComune di residenza
Aliquota minima1,23%0% (alcuni comuni non la applicano)
Aliquota massima2,33%0,80% (in generale)
Numero soggetti deliberanti20 regioniCirca 7.900 comuni
Quadro nel 730Quadro RVQuadro RV (sezione distinta)
Acconto previstoSì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)Sì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)
Base imponibileReddito imponibile IRPEFReddito imponibile IRPEF

La principale differenza pratica è che l'addizionale regionale è generalmente più elevata in termini assoluti rispetto all'addizionale comunale, perché le aliquote regionali sono significativamente superiori a quelle comunali. Per un lavoratore dipendente con reddito di 28.000 euro residente in una grande città, l'addizionale regionale può ammontare a diverse centinaia di euro, mentre quella comunale è solitamente inferiore a 100 euro.

Acconto, saldo e conguaglio in busta paga

L'addizionale regionale IRPEF segue una modalità di pagamento in due fasi: un acconto e un saldo. Questo meccanismo riguarda sia i lavoratori dipendenti (che vedono le trattenute in busta paga) sia i contribuenti che versano autonomamente tramite F24.

L'acconto sull'addizionale regionale è pari al 30% dell'addizionale dovuta sull'anno precedente. Per i lavoratori dipendenti, il datore di lavoro trattiene questo acconto a novembre, contestualmente al conguaglio di fine anno IRPEF. Per i contribuenti che presentano il 730 tramite CAF (o il Modello Redditi PF), l'acconto va versato entro novembre tramite modello F24.

Il saldo dell'addizionale regionale rappresenta la differenza tra il totale dovuto per l'anno d'imposta e l'acconto già versato. Per i lavoratori dipendenti con 730, il saldo viene trattenuto in busta paga a partire da luglio (o agosto) dell'anno successivo, suddiviso in rate mensili fino a novembre. Per i contribuenti senza sostituto d'imposta, il saldo si versa tramite F24 entro giugno o luglio.

Il conguaglio fiscale di fine anno, effettuato dal datore di lavoro a novembre-dicembre, ricalcola l'addizionale regionale tenendo conto del reddito effettivo dell'intero anno. Se durante l'anno il datore di lavoro ha trattenuto un importo inferiore a quanto dovuto (ad esempio perché il reddito finale è risultato superiore alle previsioni), il dipendente si troverà un importo aggiuntivo trattenuto in busta paga. Al contrario, se sono state trattenute più somme del dovuto, avrà diritto a un rimborso in busta paga.

Per i pensionati, il meccanismo è analogo: l'INPS gestisce le trattenute sulla pensione e il conguaglio annuale, liquidando l'addizionale regionale direttamente sull'assegno mensile. Anche per questo motivo, la dichiarazione dei redditi 730 dei pensionati deve essere compilata con attenzione, poiché le trattenute INPS potrebbero non corrispondere perfettamente a quanto dovuto, generando saldi a debito o credito.

Esempi pratici di calcolo dell'addizionale regionale IRPEF

Per capire concretamente quanto incide l'addizionale regionale IRPEF sul carico fiscale complessivo, vediamo alcuni esempi pratici con redditi e regioni diversi. Questi esempi ti aiuteranno a orientarti prima di presentare il 730.

Esempio 1: Lavoratore dipendente in Lombardia, reddito 30.000 euro

Supponiamo che Marco lavori come impiegato a Milano e abbia un reddito imponibile IRPEF di 30.000 euro nell'anno d'imposta 2025. La Lombardia applica l'aliquota dell'1,72% per il terzo scaglione (28.001-55.000 euro), ma con un sistema progressivo.

  • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
  • Da 15.001 a 28.000 euro (13.000 euro) al 1,58% = 205,40 euro
  • Da 28.001 a 30.000 euro (2.000 euro) al 1,72% = 34,40 euro
  • Addizionale regionale totale: circa 424 euro

Esempio 2: Pensionato in Friuli Venezia Giulia, reddito 18.000 euro

Anna è pensionata a Udine e riceve una pensione con reddito imponibile di 18.000 euro. Il Friuli Venezia Giulia applica l'aliquota dell'1,23% fino a 15.000 euro e dell'1,43% per la fascia 15.001-28.000 euro.

  • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
  • Da 15.001 a 18.000 euro (3.000 euro) al 1,43% = 42,90 euro
  • Addizionale regionale totale: circa 227 euro

Il Friuli Venezia Giulia ha tra le aliquote regionali più basse d'Italia, il che rappresenta un vantaggio fiscale concreto per i residenti nella regione.

Esempio 3: Lavoratore in Campania, reddito 22.000 euro

Giuseppe lavora a Napoli e ha un reddito imponibile di 22.000 euro. La Campania, essendo in piano di rientro dal deficit sanitario, applica aliquote tra le più elevate d'Italia: 2,03% per i redditi fino a 15.000 euro e 2,13% per la fascia successiva.

  • Primi 15.000 euro al 2,03% = 304,50 euro
  • Da 15.001 a 22.000 euro (7.000 euro) al 2,13% = 149,10 euro
  • Addizionale regionale totale: circa 454 euro

Il confronto tra questi tre esempi mostra chiaramente come la residenza regionale possa fare una differenza sostanziale nel carico fiscale: a parità di reddito, un residente in Campania paga significativamente di più rispetto a uno in Friuli Venezia Giulia o in Lombardia.

Se vuoi verificare l'importo esatto della tua addizionale regionale IRPEF 2025, il CAF Centro Fiscale di Udine può calcolarla con precisione durante la compilazione del tuo 730. Il servizio è disponibile sia in sede a Udine che online per tutta Italia: i nostri esperti si occupano di tutto, dalla raccolta dei documenti al calcolo definitivo e alla presentazione della dichiarazione.

Come gestire l'addizionale regionale nel 730: il ruolo del CAF

L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è un'imposta che, pur non essendo elevata in termini assoluti per redditi bassi e medi, richiede attenzione nella compilazione della dichiarazione. Un errore nel codice regione, nell'aliquota applicata o nel calcolo dell'acconto può generare sanzioni o un versamento insufficiente con successivi avvisi di accertamento.

Affidare la compilazione del modello 730 al CAF Centro Fiscale di Udine significa avere la certezza che l'addizionale regionale venga calcolata correttamente per la tua specifica regione di residenza, con le aliquote aggiornate e le eventuali esenzioni a cui hai diritto. I nostri operatori conoscono le delibere di tutte le regioni italiane e aggiornano i software di calcolo ogni anno in base alle variazioni normative.

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2025? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: il nostro team ti guida in ogni fase della compilazione del 730, garantendo la massima precisione nel calcolo di IRPEF, addizionali regionali e comunali, detrazioni e rimborsi.

Cos’è l’addizionale regionale IRPEF nel 730?

L’addizionale regionale IRPEF è un’imposta locale che si aggiunge all’IRPEF statale. Si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla propria regione di residenza al reddito imponibile IRPEF. Nel modello 730, viene liquidata nel Quadro RV e può essere trattenuta direttamente in busta paga (per i lavoratori dipendenti) o versata tramite F24.

Quanto è l’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF?

L’aliquota base minima dell’addizionale regionale IRPEF è pari all’1,23% del reddito imponibile IRPEF. Tuttavia, le regioni possono maggiorarla fino a un massimo del 2,33%. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario applicano tipicamente le aliquote più elevate.

Chi non paga l’addizionale regionale IRPEF?

Non pagano l’addizionale regionale i contribuenti il cui reddito imponibile è inferiore alla soglia di esenzione deliberata dalla propria regione (che varia da 7.500 a 15.000 euro a seconda della regione), i contribuenti con IRPEF lorda pari a zero, e alcune categorie particolari previste dalle delibere regionali (es. famiglie con figli a carico in alcune regioni).

La regione di residenza per l’addizionale regionale qual è?

L’addizionale regionale si calcola in base alla regione in cui il contribuente risulta iscritto all’anagrafe al 31 dicembre dell’anno d’imposta. Anche se ti sei trasferito durante l’anno, fa fede la residenza a fine anno.

Come viene pagata l’addizionale regionale per i lavoratori dipendenti?

Per i lavoratori dipendenti, l’addizionale regionale viene trattenuta automaticamente in busta paga dal datore di lavoro. L’acconto (30%) viene trattenuto a novembre, mentre il saldo viene rateizzato nei mesi successivi alla presentazione del 730 (luglio-novembre). Non è necessario alcun versamento autonomo tramite F24.


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    Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti

    calcolo imu CAF Udine

    Giugno 2026 e un mese fiscalmente impegnativo: ben 32 scadenze si concentrano soprattutto in 4 date chiave. Tra gli appuntamenti piu importanti spiccano l’acconto IMU del 16 giugno, il versamento delle ritenute alla fonte, i contributi INPS e l’IVA mensile. Questo calendario aggiornato ti guida attraverso tutti gli adempimenti del mese, con le date esatte e le istruzioni per non perdere nessuna scadenza.

    Le 4 date chiave di giugno 2026

    Le scadenze di giugno 2026 si addensano in quattro momenti precisi del mese. Conoscerle in anticipo permette di organizzarsi per tempo ed evitare sanzioni e interessi da ravvedimento operoso.

    DataAdempimento principaleChi riguarda
    2 giugno 2026Festa della Repubblica (nessun adempimento)Tutti
    16 giugno 2026Acconto IMU, ritenute, IVA mensile, contributi INPS/INAILTitolari immobili, datori di lavoro, P.IVA mensili
    25 giugno 2026INTRASTAT mensile e trimestraleOperatori intracomunitari
    30 giugno 2026Versamenti IRPEF, cedolare secca, contributi colf/badantiPrivati, professionisti, datori di lavoro domestico

    Nota: Il 2 giugno e festa nazionale (Festa della Repubblica): tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo, che nel 2026 e il 3 giugno (mercoledi).

    16 giugno 2026: la scadenza piu importante del mese

    Il 16 giugno e il giorno piu affollato del calendario fiscale estivo. Coincidono almeno 15 adempimenti diversi, tra cui:

    Acconto IMU giugno 2026

    L’acconto IMU 2026 si versa entro il 16 giugno. Il calcolo si basa sulle aliquote 2025 applicate al 50% del dovuto annuo (cosiddetto metodo storico). In alternativa, si puo versare il 50% dell’imposta calcolata con le aliquote 2026 se gia deliberate dal Comune (metodo previsionale).

    Per sapere chi e esente e come calcolare l’IMU se sei pensionato, leggi la nostra guida: IMU 2026 Pensionati: Acconto Giugno, Esenzioni e Casi Particolari.

    Ritenute alla fonte su redditi di lavoro

    I datori di lavoro (inclusi i condomini come sostituti d’imposta) devono versare via modello F24 le ritenute IRPEF operate a maggio 2026 su:

    • Redditi di lavoro dipendente e assimilati (codice tributo 1001)
    • Redditi di lavoro autonomo e professionisti (codice tributo 1040)
    • Redditi diversi (codice tributo 1040 o 1045 secondo il caso)
    • Provvigioni agenti (codice tributo 1038)

    IVA mensile maggio 2026

    I contribuenti IVA con liquidazione mensile devono versare l’IVA relativa al mese di maggio 2026 entro il 16 giugno. Il pagamento avviene con F24, codice tributo 6005 (IVA mensile maggio). Chi ha saldo a credito non deve effettuare versamenti.

    Contributi INPS artigiani e commercianti

    Gli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS versano entro il 16 giugno la seconda rata 2026 dei contributi fissi sul minimale. L’importo varia in base al settore e alla gestione. Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti e del 24,48% sul reddito imponibile.

    Contributi INPS gestione separata

    I collaboratori e i professionisti senza cassa iscritti alla gestione separata INPS versano il saldo 2025 e il primo acconto 2026 entro il 30 giugno (non il 16). L’aliquota e del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, 24% per chi ha un’altra copertura.

    Contributi INAIL premio annuale

    Entro il 16 giugno i datori di lavoro devono versare il premio INAIL per l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali. Il pagamento avviene con F24 o bollettino INAIL, sulla base della comunicazione inviata dall’Istituto a febbraio 2026.

    Bollo auto: le scadenze di giugno 2026

    Il bollo auto non ha una data unica nazionale: la scadenza dipende dal mese di immatricolazione del veicolo e dalla regione di residenza. In linea generale:

    • I veicoli immatricolati in aprile hanno il bollo in scadenza a giugno 2026 (entro la fine del mese successivo all’immatricolazione)
    • Il pagamento avviene tramite portale ACI, sportello ACI, banche, tabaccai abilitati, oppure online su Pago PA
    • In caso di mancato pagamento e applicabile il ravvedimento operoso con sanzioni ridotte rispetto a quella ordinaria

    Esenzioni bollo auto 2026: sono esenti i veicoli elettrici (per i primi 5 anni in molte regioni), i veicoli intestati a persone con grave disabilita (legge 104), i veicoli storici con oltre 30 anni di eta.

    Affitti brevi: versamento ritenute di giugno 2026

    I gestori di portali di locazione turistica (Airbnb, Booking, Vrbo, ecc.) che hanno operato ritenute del 21% sui canoni di maggio 2026 relativi a contratti di affitto breve devono versare le ritenute entro il 16 giugno tramite F24 con codice tributo 1919.

    Per i proprietari privati con cedolare secca sugli affitti brevi: il saldo della cedolare secca 2025 e l’acconto 2026 confluiscono nelle scadenze del 30 giugno (senza maggiorazione) oppure del 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%. Per approfondire le regole sulla cedolare secca nelle dichiarazioni precompilate: Cedolare Secca nel Modello Redditi PF Precompilato 2026.

    Per dettagli sulle ritenute versate a maggio 2026 dagli intermediari: Affitti Brevi, Scadenza 18 Maggio 2026: Versamento Ritenute degli Intermediari.

    30 giugno 2026: versamenti IRPEF e cedolare secca

    Il 30 giugno e l’altra data cruciale del mese: entro questa data, chi ha presentato il Modello 730 o il Modello Redditi PF 2026 deve versare (senza maggiorazione) le imposte emergenti dalla dichiarazione:

    • Saldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026 (per chi versa autonomamente, non tramite sostituto d’imposta)
    • Saldo cedolare secca 2025 e acconto cedolare secca 2026
    • Addizionali regionali e comunali IRPEF 2025
    • Imposta sostitutiva sul regime forfettario 2025 (saldo 15% o 5% nuove attivita)
    • Contributi INPS da Modello Redditi (gestione separata, artigiani/commercianti, saldo 2025)

    Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo farlo entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% (interesse da dilazione). Per approfondire il calcolo dei versamenti: Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti.

    Calendario completo delle 32 scadenze fiscali di giugno 2026

    Di seguito il riepilogo schematico di tutti i 32 adempimenti di giugno 2026, suddivisi per data e tipologia.

    Scadenze del 16 giugno 2026 (15 adempimenti)

    N.AdempimentoChi pagaCodice tributo F24
    1Acconto IMU 2026 prima rataProprietari immobili3912–3956 (per tipologia)
    2IVA mensile maggio 2026P.IVA liquidazione mensile6005
    3Ritenute lavoro dipendente maggio 2026Datori di lavoro1001
    4Ritenute lavoro autonomo maggio 2026Committenti/condomini1040
    5Ritenute su provvigioni maggio 2026Preponenti/agenti1038
    6Ritenute su dividendi maggio 2026Societa distributrici1035
    7Contributi INPS artigiani – 2a rata sul minimaleArtigiani0703, 0704
    8Contributi INPS commercianti – 2a rata sul minimaleCommercianti0703, 0705
    9Premio INAIL 2026 (regolazione e anticipo)Datori di lavoro con dipendentiBollettino/F24
    10Ritenute affitti brevi intermediari – maggio 2026Portali di locazione turistica1919
    11Contributi INPS lavoratori parasubordinati – quota datoreCommittentiF24/DM10
    12IVA trimestrale primo trimestre con opzione mensileOperatori IVA trimestrali con opzione6031
    13Addizionale regionale IRPEF su cessazione rapportoDatori di lavoro (su TFR)3802
    14Tobin Tax su operazioni finanziarie maggio 2026Intermediari finanziari4058–4059
    15Imposta di bollo su fatture elettroniche emesse nel secondo trimestre 2026Titolari P.IVA soggetti a bollo2521–2524

    Scadenze del 25 giugno 2026 (2 adempimenti)

    N.AdempimentoChi presenta
    16Modello INTRASTAT mensile maggio 2026 (acquisti e cessioni UE)Operatori intracomunitari con obbligo mensile
    17Modello INTRASTAT trimestrale primo trimestre 2026Operatori intracomunitari con obbligo trimestrale

    Scadenze del 30 giugno 2026 (15 adempimenti)

    N.AdempimentoChi paga
    18Saldo IRPEF 2025 da Modello 730/Redditi (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
    19Primo acconto IRPEF 2026 (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
    20Saldo cedolare secca 2025 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
    21Acconto cedolare secca 2026 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
    22Addizionale regionale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
    23Addizionale comunale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
    24Imposta sostitutiva forfettario – saldo 2025 e acconto 2026Titolari P.IVA forfettaria
    25Contributi INPS gestione separata – saldo 2025 e acconto 2026Professionisti senza cassa, collaboratori
    26IVIE 2025 saldo (immobili esteri)Persone fisiche con immobili all’estero
    27IVAFE 2025 saldo (attivita finanziarie estere)Persone fisiche con conti/attivita all’estero
    28IVCA 2025 saldo (cripto-attivita)Detentori di criptovalute
    29Imposta sostitutiva rivalutazione TFR 2025Datori di lavoro che detengono TFR
    30Diritto annuale CCIAA 2026Imprese iscritte al Registro Imprese
    31Bollo auto giugno 2026 (veicoli con scadenza a giugno)Proprietari/possessori veicoli
    32Ravvedimento operoso per versamenti omessi/insufficienti fino a maggio 2026Contribuenti in ritardo

    Contributi colf e badanti: scadenza luglio 2026

    I datori di lavoro domestico (chi ha assunto una colf, una badante o una baby sitter) devono versare i contributi INPS relativi al secondo trimestre 2026 (aprile-maggio-giugno) entro il 10 luglio 2026, come da calendario INPS per i versamenti trimestrali del lavoro domestico.

    Il pagamento avviene tramite PagoPA sul sito INPS, non con F24. I contributi si calcolano in base alle ore lavorate e alla retribuzione oraria (fascia A, B o C del CCNL lavoro domestico 2024-2028).

    Diritto annuale CCIAA: scadenza 30 giugno 2026

    Tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio (CCIAA) devono versare il diritto annuale 2026 entro il 30 giugno, tramite F24 con il codice tributo 3850.

    L’importo varia a seconda della forma giuridica e della fascia di fatturato:

    • Imprese individuali: importo fisso determinato da ciascuna CCIAA (generalmente tra 40 e 200 euro)
    • Societa di persone (SNC, SAS): importo fisso base, intorno ai 200 euro
    • Societa di capitali (SRL, SPA): importo variabile in base al fatturato, da circa 200 a oltre 40.000 euro

    Il mancato versamento comporta l’applicazione di sanzioni e interessi legali. Con ravvedimento operoso e possibile regolarizzare pagando una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria.

    Come si usa il ravvedimento operoso in caso di ritardo

    Il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997, aggiornato dal D.Lgs. 87/2024) consente di regolarizzare spontaneamente un versamento omesso o insufficiente, pagando una sanzione ridotta. Dal 1 settembre 2024 la riforma delle sanzioni tributarie ha abbassato la sanzione base per omessi versamenti al 25% (in luogo del precedente 30%). Le aliquote ridotte del ravvedimento dipendono dal tempo trascorso dalla scadenza:

    Tipo di ravvedimentoTermineCoefficiente riduzioneSanzione ridotta (su base 25%)
    Ravvedimento sprintEntro 14 giorni dalla scadenza1/300 per giorno0,083% al giorno (max 1,16%)
    Ravvedimento breveDal 15 al 30 giorno1/10 della sanzione ridotta al 12,5%1,25%
    Ravvedimento medioDal 31 al 90 giorno1/91,39%
    Ravvedimento lungoDal 91 giorno a 1 anno1/83,125%
    Ravvedimento biennaleEntro 2 anni1/73,57%
    Oltre 2 anniOltre 2 anni1/64,17%

    Alla sanzione ridotta si aggiungono sempre gli interessi legali al tasso vigente (calcolati sui giorni di ritardo). Il ravvedimento si perfeziona con il versamento dell’imposta, degli interessi e della sanzione ridotta in un unico F24.

    Proroga versamenti 2026: cosa cambia per ISA e forfettari

    Anche nel 2026 e stato previsto un regime di proroga per i contribuenti soggetti a ISA (Indici Sintetici di Affidabilita) e per i forfettari. In base al Decreto del Ministero dell’Economia, la scadenza del 30 giugno per questi contribuenti e prorogata al 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione.

    Possono versare entro il 20 luglio senza la maggiorazione dello 0,40%:

    • Titolari di P.IVA soggetti a ISA che presentano il modello ISA allegato al Modello Redditi
    • Contribuenti in regime forfettario
    • Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)
    • Soggetti che dichiarano redditi da partecipazione in societa soggette a ISA

    Per tutti i dettagli sulla proroga 2026: Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

    Domande frequenti sulle scadenze fiscali di giugno 2026

    Il 2 giugno 2026 (Festa della Repubblica) e lavorativo per le scadenze fiscali?
    No. Il 2 giugno e giorno festivo e tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo (3 giugno 2026).

    Se non verso l’acconto IMU entro il 16 giugno, cosa succede?
    Si applica la sanzione prevista dalla normativa vigente. Con ravvedimento operoso entro 14 giorni si beneficia della sanzione piu ridotta (0,083% al giorno).

    I titolari di P.IVA forfettaria devono versare entro il 30 giugno o il 20 luglio?
    I forfettari possono versare saldo 2025 e acconti 2026 entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione, grazie alla proroga ISA/forfettari. Se versano tra il 21 luglio e il 20 agosto, si applica la maggiorazione dello 0,40%.

    Come si calcola l’acconto IMU di giugno?
    Il metodo piu comune e quello storico: si calcola il 50% dell’IMU pagata per l’anno 2025. In alternativa, metodo previsionale: si calcola il 50% dell’IMU dovuta per il 2026 (utile se le aliquote comunali sono cambiate o se l’immobile e stato venduto/acquistato).

    Chi deve pagare il diritto annuale CCIAA?
    Tutte le imprese iscritte nel Registro delle Imprese. Sono esclusi i professionisti iscritti solo all’Ordine professionale (senza iscrizione alla CCIAA) e le associazioni non profit senza attivita commerciale.

    L’IVA trimestrale si paga il 16 giugno?
    Solo se si e optato per la liquidazione mensile. L’IVA trimestrale primo trimestre 2026 aveva scadenza il 16 maggio (con maggiorazione 1% per il differimento). L’IVA del secondo trimestre scade il 16 agosto (con proroga automatica a settembre per il periodo feriale).

    Hai dubbi su una scadenza? Il CAF e a tua disposizione

    Le scadenze di giugno 2026 richiedono attenzione, soprattutto per chi deve coordinare piu adempimenti contemporaneamente. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per:

    • Verificare la tua situazione IMU e calcolare l’acconto corretto
    • Compilare e inviare il modello F24 per i versamenti IRPEF
    • Gestire il ravvedimento operoso per ritardi nei versamenti
    • Assistere nella presentazione della dichiarazione dei redditi 730/2026
    • Calcolare i contributi INPS dovuti per artigiani, commercianti e gestione separata

    Prenota un appuntamento presso lo sportello di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13 o contattaci per una consulenza rapida. Verifica anche le scadenze per la Dichiarazione IMU 2026 se hai modificato la tua situazione immobiliare nell’ultimo anno.

    Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:292026-06-01 23:32:14Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Modello Redditi PF 2026: le compensazioni

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La compensazione nel Modello Redditi PF 2026 è uno degli strumenti più potenti a disposizione del contribuente: permette di utilizzare i crediti d’imposta maturati (IRPEF, addizionali, IVA, contributi INPS) per pagare altri debiti tributari, riducendo l’esborso effettivo o azzerandolo del tutto. Per l’anno d’imposta 2025 — dichiarato con Modello Redditi PF 2026 — le regole sono cambiate in più punti: nuove soglie per il visto di conformità, controlli automatici rafforzati dell’Agenzia delle Entrate, codici tributo aggiornati e tempi precisi per evitare sanzioni.

    In questa guida pratica del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto ciò che serve sapere per compensare correttamente nel 2026: come funziona la compensazione orizzontale e quella verticale, quali sono i limiti, quando serve il visto di conformità, quali sono le scadenze del modello F24, i codici tributo da usare e gli esempi pratici per non sbagliare. Aggiornato con i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate e le novità della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e del decreto attuativo D.Lgs. 1/2024.

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    Che cos’è la compensazione nel Modello Redditi PF 2026

    La compensazione è il meccanismo che consente al contribuente di utilizzare un credito d’imposta — cioè una somma che lo Stato deve restituirgli — per estinguere un debito tributario, evitando di chiedere un rimborso (che richiederebbe tempi lunghi) e di versare materialmente le imposte dovute. È disciplinata dall’art. 17 del D.Lgs. 241/1997 e rappresenta uno dei principali vantaggi della dichiarazione dei redditi.

    Quando si compila il Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025), il sistema calcola in automatico l’imposta dovuta e la confronta con quanto già versato durante l’anno (ritenute, acconti, crediti d’imposta). Se il saldo è negativo, è emerso un credito che può essere:

    • Compensato con altri debiti tributari o contributivi (la scelta più rapida);
    • Chiesto a rimborso all’Agenzia delle Entrate (tempi medi: 12-18 mesi);
    • Riportato alla dichiarazione dell’anno successivo come “credito da utilizzare in compensazione”.

    Per il contribuente che presenta il Modello Redditi PF (e non il 730), la compensazione è particolarmente importante: a differenza del 730 — dove il rimborso arriva automaticamente in busta paga o pensione — chi usa il Modello Redditi non riceve rimborso d’ufficio, quindi se vuole “recuperare” il credito deve necessariamente utilizzarlo tramite modello F24.

    Compensazione orizzontale vs verticale: la differenza

    La normativa distingue due tipi di compensazione, con regole nettamente diverse:

    TipoCosa permetteEsempio
    Verticale (interna)Compensare crediti e debiti dello stesso tributoCredito IRPEF 2024 usato per pagare saldo IRPEF 2025
    Orizzontale (esterna)Compensare crediti e debiti di tributi diversiCredito IRPEF usato per pagare IMU, IVA o contributi INPS

    La compensazione orizzontale è quella più utile ma anche la più controllata: si effettua obbligatoriamente tramite modello F24 ed è soggetta a limiti, soglie e adempimenti (come il visto di conformità) che vedremo in dettaglio.

    Quali crediti possono essere compensati nel 2026

    Dal Modello Redditi PF 2026 possono emergere diversi tipi di crediti, ciascuno con regole specifiche. Ecco l’elenco completo:

    1. Credito IRPEF (rigo RN45 / quadro RX)

    È il credito più comune: deriva da ritenute subite (lavoro dipendente, autonomo, redditi diversi) superiori all’IRPEF effettivamente dovuta, oppure da detrazioni e deduzioni che riducono l’imposta sotto le ritenute già versate. Si dichiara nel quadro RX e si compensa con codice tributo 4001 nel modello F24.

    2. Credito addizionale regionale e comunale

    Anche le addizionali (regionale e comunale) possono generare crediti, gestiti tramite i quadri specifici della dichiarazione. Si compensano rispettivamente con i codici tributo 3801 (addizionale regionale) e 3844 (addizionale comunale).

    3. Credito IVA annuale (per titolari di partita IVA)

    Riservato a chi presenta la dichiarazione IVA annuale: il credito IVA che emerge può essere compensato orizzontalmente, ma è soggetto a regole specifiche aggiuntive — visto di conformità obbligatorio già da importi superiori a 5.000 euro, comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate per importi sopra una determinata soglia, F24 da presentare esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia.

    4. Crediti d’imposta agevolativi

    Rientrano in questa categoria moltissime agevolazioni fiscali utilizzabili tramite F24:

    • Bonus edilizi (Ecobonus, Sismabonus, Bonus mobili, Bonus barriere architettoniche 75%);
    • Superbonus residuale per spese 2025 ammesse;
    • Credito d’imposta canoni di locazione e bonus affitti;
    • Credito d’imposta investimenti in beni strumentali (Industria 4.0 / Transizione 5.0);
    • Crediti d’imposta ricerca e sviluppo;
    • Bonus colonnine elettriche, bonus librerie e altri crediti minori.

    Ciascun bonus ha un proprio codice tributo dedicato, indicato nel provvedimento dell’Agenzia che lo istituisce. Attenzione: alcuni crediti agevolativi sono vincolati alla dichiarazione, cioè non possono essere usati se non sono stati indicati prima nel Modello Redditi.

    5. Eccedenze di acconti versati

    Se nel 2025 hai versato acconti IRPEF, IRES o IRAP superiori al dovuto (perché il reddito è risultato inferiore alle previsioni), l’eccedenza si trasforma in credito utilizzabile in compensazione nel 2026.

    Limiti e soglie della compensazione nel 2026

    La compensazione orizzontale è soggetta a limiti quantitativi precisi stabiliti per legge. Conoscerli è fondamentale per evitare lo scarto del modello F24 e le relative sanzioni.

    Limite annuale generale: 2.000.000 euro

    Il tetto massimo di compensazione orizzontale per ciascun contribuente è fissato a 2 milioni di euro all’anno. Il limite è stato elevato in via permanente dall’art. 22 del D.L. 73/2021 (decreto Sostegni-bis), confermato per il 2026. Per la stragrande maggioranza delle persone fisiche questo limite non rappresenta un problema, ma è bene conoscerlo.

    Soglia 5.000 euro: scatta il visto di conformità

    Per i crediti IRPEF, IRAP e addizionali superiori a 5.000 euro annui, la compensazione orizzontale è subordinata all’apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione da cui emerge il credito. Il visto è rilasciato da:

    • Un CAF (come il CAF Centro Fiscale di Udine);
    • Un professionista abilitato (commercialista, consulente del lavoro, revisore);
    • Per la dichiarazione precompilata 730, è incluso nel servizio dell’Agenzia.

    Senza visto di conformità, il credito eccedente i 5.000 euro non può essere compensato: deve essere chiesto a rimborso oppure riportato all’anno successivo. La sanzione per compensazione indebita senza visto va dal 30% al 100% del credito utilizzato indebitamente.

    Soglia 5.000 euro per crediti IVA

    Per il credito IVA, la soglia è ancora più severa: il visto di conformità scatta già a 5.000 euro sull’anno solare, e per importi superiori a 50.000 euro il credito può essere richiesto solo se la dichiarazione è asseverata da un revisore (per le società).

    Divieto di compensazione con cartelle scadute

    Una regola fondamentale introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e rafforzata nel 2025: è vietato compensare se il contribuente ha cartelle esattoriali scadute di importo superiore a 100.000 euro, per le quali non sia stata accordata la sospensione o non sia in corso una rateazione regolarmente pagata. Il divieto vale dal 1° luglio 2024 e si applica a tutti i debiti tributari erariali iscritti a ruolo.

    Modello F24: come funziona la compensazione operativa

    La compensazione orizzontale si effettua esclusivamente tramite modello F24. Il funzionamento è semplice nel principio ma richiede precisione nella compilazione.

    Come si compila il modello F24 per compensare

    Il modello F24 è strutturato in sezioni: Erario, Regioni, IMU, INPS, Altri Enti. In ogni sezione si possono inserire importi a debito (somme da pagare) e importi a credito (compensazioni). Il modello considera il saldo finale:

    • Se il saldo è positivo → bisogna pagare la differenza;
    • Se il saldo è zero → debiti e crediti si annullano (il famoso “F24 a saldo zero”);
    • Se il saldo è negativo → l’eccedenza non si pagherà ma si potrà usare in successivi F24.

    F24 a saldo zero: regole speciali

    Quando il modello F24 risulta a saldo zero (perché crediti e debiti si compensano esattamente), va comunque presentato all’Agenzia delle Entrate, ma con modalità specifiche:

    • Deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel, Fisconline o tramite intermediari abilitati come il CAF);
    • Non tramite home banking o canali bancari (che invece sono ammessi per F24 con saldo positivo da pagare);
    • La mancata presentazione dell’F24 a saldo zero entro i termini comporta una sanzione fissa di 100 euro, ridotta a 50 euro se presentato con ritardo non superiore a 5 giorni.

    Obbligo di canali telematici dell’Agenzia per chi compensa

    Dal 2024 (D.L. 124/2019 e successive integrazioni) tutti i contribuenti — anche le persone fisiche non titolari di partita IVA — che utilizzano la compensazione nel modello F24 devono presentarlo esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, non più tramite home banking. Questa regola serve a permettere all’Agenzia il controllo preventivo del credito.

    In pratica:

    • Se nel tuo F24 non c’è compensazione (paghi solo importi a debito senza usare crediti) → puoi usare home banking;
    • Se nel tuo F24 c’è anche una sola compensazione → devi usare Entratel/Fisconline o un intermediario come il CAF.

    Quando si può iniziare a compensare il credito 2025

    La tempistica della compensazione è un punto delicato del Modello Redditi PF 2026 e non sempre chiaro al contribuente.

    Regola generale: dal giorno successivo alla chiusura del periodo d’imposta

    I crediti emergenti dal Modello Redditi PF possono essere utilizzati in compensazione a partire dal giorno successivo alla chiusura del periodo d’imposta in cui sono maturati. Per il Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025) ciò significa che, in teoria, la compensazione è possibile dal 1° gennaio 2026.

    Limite specifico: 5.000 euro fino alla presentazione della dichiarazione

    Tuttavia, l’art. 17 del D.Lgs. 241/1997 stabilisce un limite operativo importante: la compensazione orizzontale di crediti superiori a 5.000 euro può essere effettuata solo a partire dal decimo giorno successivo alla presentazione della dichiarazione da cui emerge il credito.

    Esempio pratico: se presenti il Modello Redditi PF 2026 il 30 giugno 2026 e dichiari un credito di 8.000 euro, potrai compensarlo solo dal 10 luglio 2026 in poi. Se il credito fosse stato di 4.000 euro, avresti potuto compensarlo già da gennaio 2026 (limite della soglia 5.000).

    Quadro riepilogativo delle tempistiche 2026

    Importo creditoDa quando compensabileVisto conformità
    Fino a 5.000 euroDal 1° gennaio 2026Non richiesto
    Tra 5.001 e 2.000.000 euroDal 10° giorno dopo l’invio della dichiarazioneObbligatorio
    Oltre 2.000.000 euroNon compensabile (eccedenza a rimborso)N/A

    Scadenze fiscali 2026: quando pagare e quando compensare

    Per il Modello Redditi PF 2026, le date chiave da segnare in calendario sono le seguenti:

    Scadenze invio dichiarazione

    • 30 aprile 2026: disponibilità del Modello Redditi PF precompilato sul sito Agenzia delle Entrate;
    • 31 ottobre 2026: termine ordinario di invio telematico del Modello Redditi PF (D.Lgs. 13/2024, art. 11);
    • 15 dicembre 2026: termine ultimo per la dichiarazione integrativa entro l’anno (art. 2 c. 8-bis DPR 322/1998), ferma restando la facoltà di integrativa a favore entro i termini di accertamento.

    Scadenze versamenti e compensazioni

    • 30 giugno 2026: saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026 (compensabile);
    • 30 luglio 2026: stesso versamento con maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per chi differisce;
    • 30 novembre 2026: 2° o unico acconto IRPEF 2026 (compensabile).

    Rateazione del saldo + acconto

    Le somme dovute a saldo e in acconto possono essere rateizzate in rate mensili. La rateazione decorre dalla scadenza ordinaria (30 giugno) e si conclude entro novembre dello stesso anno per i non titolari di partita IVA, entro dicembre per i titolari di partita IVA. Su ogni rata successiva alla prima si applica un interesse fisso del 4% annuo (frazionato mensilmente). Anche le rate possono contenere compensazioni.

    Codici tributo da usare nel modello F24

    Ogni imposta o credito ha il proprio codice tributo. Ecco i più frequenti per il Modello Redditi PF 2026:

    CodiceDescrizioneAnno di riferimento
    4001Saldo IRPEF2025
    40331° acconto IRPEF2026
    40342° acconto IRPEF2026
    3801Addizionale regionale IRPEF2025
    3844Addizionale comunale a saldo2025
    3843Acconto addizionale comunale2026
    1668Interessi rateizzazione2026
    1842Cedolare secca acconto2026
    6099IVA annuale a credito (compensazione)2025

    Attenzione: l’anno di riferimento va sempre indicato correttamente nel modello F24. Un errore nell’anno o nel codice tributo comporta lo scarto del modello e la necessità di ripresentarlo con sanzioni per ritardato versamento.

    Esempi pratici di compensazione nel Modello Redditi PF 2026

    Vediamo tre casi concreti che possono interessare i contribuenti del CAF Centro Fiscale di Udine.

    Esempio 1: Lavoratore dipendente con detrazioni

    Situazione: Marco, lavoratore dipendente di Udine, dal Modello Redditi PF 2026 risulta un credito IRPEF di 1.800 euro grazie alle detrazioni per lavori di ristrutturazione e bonus mobili. Marco non ha partita IVA e non deve versare altre imposte erariali. Possiede però un appartamento e a giugno deve pagare l’acconto IMU di 600 euro.

    Soluzione: Marco compila un F24 con:

    • Sezione Erario: credito IRPEF 1.800 euro (codice 4001/2025) a credito;
    • Sezione IMU: debito IMU 600 euro (codice 3918/2026) a debito.

    Il saldo finale è di 1.200 euro a credito, che Marco potrà usare in F24 successivi (ad esempio per il saldo IMU di dicembre). Trattandosi di importi sotto i 5.000 euro, non serve visto di conformità.

    Esempio 2: Professionista forfettario con credito IRPEF

    Situazione: Laura è una grafica freelance in regime forfettario. Per errore di calcolo degli acconti, dal Modello Redditi PF 2026 emerge un credito di imposta sostitutiva di 2.500 euro. A giugno deve versare i contributi INPS Gestione Separata 2025 a saldo per 3.000 euro.

    Soluzione: Laura compila un F24 con:

    • Credito imposta sostitutiva forfettari (codice 1792) per 2.500 euro a credito;
    • Contributi INPS Gestione Separata (codice 1840) per 3.000 euro a debito.

    Versamento effettivo: 500 euro. Anche in questo caso, sotto soglia 5.000 euro, nessun visto richiesto.

    Esempio 3: Credito IRPEF oltre 5.000 euro con visto

    Situazione: Giovanni ha sostenuto importanti lavori di ristrutturazione edilizia e Superbonus per la propria abitazione. Dal Modello Redditi PF 2026 emerge un credito IRPEF di 7.500 euro.

    Soluzione: Per compensare oltre 5.000 euro, Giovanni deve:

    1. Far apporre il visto di conformità al CAF Centro Fiscale di Udine prima di trasmettere la dichiarazione;
    2. Attendere il 10° giorno successivo all’invio del Modello Redditi PF;
    3. Solo dopo, presentare l’F24 con la compensazione del credito.

    Senza visto, l’F24 sarà scartato dall’Agenzia delle Entrate e Giovanni rischia sanzioni dal 30% al 100% del credito utilizzato indebitamente, oltre agli interessi.

    Visto di conformità: quando è obbligatorio

    Il visto di conformità è una “certificazione” rilasciata da un CAF o da un professionista abilitato che attesta la corrispondenza tra i dati indicati in dichiarazione e la documentazione del contribuente. Senza il visto, la compensazione di crediti rilevanti non è ammessa.

    Soglie e crediti che richiedono il visto

    • IRPEF, addizionali e IRAP: visto obbligatorio per compensazione orizzontale superiore a 5.000 euro annui;
    • IVA annuale: visto obbligatorio già per crediti compensati superiori a 5.000 euro;
    • Crediti d’imposta agevolativi di importo significativo (Superbonus, R&S, Industria 4.0): possono richiedere visto e/o asseverazione tecnica.

    Costi del visto di conformità

    Il costo del visto presso un CAF varia generalmente tra 30 e 80 euro, in funzione della complessità della dichiarazione. Presso commercialisti, le tariffe sono normalmente più alte. Il visto comporta per il rilasciante una responsabilità solidale con il contribuente per le sanzioni eventuali in caso di errori formali.

    Cosa controlla il visto

    Il professionista che appone il visto verifica:

    • La corrispondenza tra dati dichiarati e documenti (CU, fatture, bonifici, contratti);
    • La corretta applicazione delle detrazioni e deduzioni;
    • L’esatto computo di imposte e crediti;
    • La regolarità formale della dichiarazione.

    Errori comuni nella compensazione e sanzioni

    Le compensazioni errate sono tra le contestazioni più frequenti dell’Agenzia delle Entrate. Ecco gli errori più diffusi e le sanzioni applicabili.

    Errore 1: compensazione di credito inesistente

    Si verifica quando il credito utilizzato in F24 non esiste affatto (es. mai dichiarato) o è completamente fittizio. È l’errore più grave, sanzionato dal 100% al 200% del credito indebitamente utilizzato (art. 13 D.Lgs. 471/1997, comma 5). Il termine per l’accertamento è di 8 anni dalla compensazione.

    Errore 2: compensazione di credito non spettante

    Il credito esiste ma è stato utilizzato in misura superiore al consentito (es. oltre il limite annuale, oltre la soglia senza visto). Sanzione: 30% del credito non spettante, ridotta al 25% dal 1° settembre 2024 per effetto del D.Lgs. 87/2024 di riforma del sistema sanzionatorio. Termine accertamento: 5 anni.

    Errore 3: scarto del modello F24

    L’Agenzia controlla preventivamente i modelli F24 con compensazioni e, in caso di anomalie, può sospendere il modello per 30 giorni o scartarlo definitivamente. Se l’F24 è scartato, il versamento si considera non eseguito: scattano sanzioni per omesso versamento (30%, ridotto al 25% dal 2024) e interessi.

    Ravvedimento operoso

    Per chi ha commesso errori in buona fede, l’art. 13 D.Lgs. 472/1997 consente di sanare la violazione tramite ravvedimento operoso con sanzioni fortemente ridotte: dal 1/10 (30 giorni) al 1/5 (dopo 2 anni) della sanzione ordinaria. Il ravvedimento richiede il pagamento dell’imposta, della sanzione ridotta e degli interessi legali.

    Novità 2026: controlli rafforzati sulle compensazioni

    Il 2026 porta alcune novità importanti sulla disciplina delle compensazioni, derivanti dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e dai decreti attuativi della Riforma fiscale.

    Sistema di controllo preventivo potenziato

    Dal 2026 l’Agenzia delle Entrate utilizza un sistema di controllo preventivo automatizzato sui modelli F24 con compensazioni, basato su algoritmi di analisi del rischio. I controlli incrociano:

    • I dati delle dichiarazioni precedenti;
    • Le banche dati di terze parti (INPS, sostituti d’imposta);
    • La storia delle compensazioni del contribuente;
    • La coerenza dei codici tributo utilizzati.

    F24 considerati a rischio vengono sospesi per 30 giorni, durante i quali l’Agenzia può chiedere chiarimenti o procedere allo scarto definitivo.

    Nuove sanzioni ridotte (D.Lgs. 87/2024)

    Dal 1° settembre 2024 sono in vigore le nuove sanzioni amministrative:

    • Omesso versamento: 25% (prima 30%);
    • Credito non spettante: 25%;
    • Credito inesistente: 70% con minimo (prima 100-200%);
    • Ritardo fino a 90 giorni: 12,5%.

    Estensione obbligo F24 telematico Agenzia

    Dal 2024 l’obbligo di uso esclusivo dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate per F24 con compensazione è esteso a tutti i contribuenti, non solo titolari di partita IVA. La regola è confermata nel 2026 e i controlli vengono rafforzati: le banche segnalano automaticamente all’Agenzia ogni F24 con compensazione presentato tramite home banking, e questo viene scartato.

    Il ruolo del CAF Centro Fiscale di Udine

    Affidarsi a un CAF qualificato come il CAF Centro Fiscale di Udine per il Modello Redditi PF 2026 e per le compensazioni offre numerosi vantaggi pratici:

    • Visto di conformità: rilasciato direttamente dal CAF per compensazioni oltre i 5.000 euro, senza dover ricorrere a professionisti esterni;
    • Predisposizione del Modello F24 con codici tributo corretti, anni di riferimento appropriati e calcolo automatico del saldo;
    • Trasmissione telematica dell’F24 tramite i canali ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, con ricevuta di accettazione;
    • Verifica preventiva di rischi di scarto del modello, attraverso il controllo dei dati prima dell’invio;
    • Assistenza in caso di contestazione dell’Agenzia, con possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso o all’autotutela;
    • Pianificazione fiscale: gestione strategica dei crediti per ottimizzare la liquidità annuale.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine opera con esperienza pluriennale nel territorio friulano, offrendo assistenza completa a privati, famiglie, partite IVA forfettarie e ordinarie, pensionati ed eredi. Lo studio si trova in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, e accoglie i clienti su appuntamento, anche con consulenze online o telefoniche per chi non può recarsi in sede.

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    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sulla compensazione nel Modello Redditi PF 2026

    Posso compensare il credito IRPEF anche se non ho partita IVA?

    Sì. La compensazione nel modello F24 è disponibile a tutti i contribuenti, anche persone fisiche senza partita IVA. Per ogni F24 con compensazione, però, è obbligatorio l’utilizzo dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o tramite un intermediario abilitato come il CAF).

    Cosa succede se compenso un credito superiore a 5.000 euro senza visto di conformità?

    Il modello F24 viene scartato dall’Agenzia delle Entrate. Il versamento si considera non effettuato, con applicazione delle sanzioni per omesso versamento (25% dal 2024) più interessi. Inoltre, l’Agenzia può aprire una verifica per credito utilizzato indebitamente.

    Posso compensare un credito IRPEF con un debito IMU?

    Sì, è una classica compensazione orizzontale consentita dalla normativa. Devi compilare un unico modello F24 con le due voci e presentarlo tramite Fisconline/Entratel o il CAF. Attenzione ai codici tributo e all’anno di riferimento.

    Qual è il termine entro cui posso usare il credito 2025?

    Il credito può essere utilizzato in compensazione finché non si prescrive. La prescrizione ordinaria è di 10 anni, ma è prassi utilizzare il credito entro 4-5 anni per evitare contestazioni. Ogni anno, nel quadro RX della dichiarazione, va indicato il credito residuo riportato.

    Quanto costa il visto di conformità presso il CAF Centro Fiscale di Udine?

    Il costo del visto di conformità varia in base alla complessità della dichiarazione, generalmente tra 30 e 80 euro. Per i clienti che fanno predisporre l’intera dichiarazione dal CAF, spesso il visto è incluso o a costo agevolato. Contatta lo studio per un preventivo personalizzato.

    Devo presentare l’F24 anche se è a saldo zero?

    Sì, è obbligatorio. Il modello F24 a saldo zero (cioè con crediti e debiti che si compensano integralmente) va comunque trasmesso all’Agenzia delle Entrate entro la scadenza ordinaria del versamento. La mancata presentazione comporta una sanzione fissa di 100 euro, ridotta a 50 euro se l’F24 viene presentato con ritardo non superiore a 5 giorni.

    Hai bisogno di assistenza per il Modello Redditi PF 2026?

    La gestione delle compensazioni nel Modello Redditi PF 2026 può sembrare complessa, ma con il supporto giusto è un’opportunità da non perdere per ottimizzare la propria posizione fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna in ogni passaggio: dalla compilazione della dichiarazione, all’apposizione del visto di conformità, fino alla trasmissione telematica dei modelli F24.

    Prenota un appuntamento presso lo studio del CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B. Puoi chiamarci al 0432 1638640, scriverci su WhatsApp al 366 6018121 o inviarci una email a info@centrofiscale.com. Il nostro team è specializzato in fiscalità per famiglie, professionisti, partite IVA forfettarie e ordinarie del territorio friulano.

    Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 09:28:382026-05-31 17:50:28Modello Redditi PF 2026: le compensazioni
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Addizionale Regionale IRPEF nel 730: Aliquote, Esenzioni e Calcolo per Ogni Regione 2025

    Dichiarazione dei redditi 730

    L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è una delle voci fiscali che riguarda praticamente tutti i contribuenti italiani, eppure rimane spesso poco compresa. Si tratta di un'imposta aggiuntiva all'IRPEF che ogni regione italiana applica in misura variabile, con aliquote e soglie di esenzione diverse da territorio a territorio. Capire come funziona l'addizionale regionale IRPEF 730, dove si dichiara e quanto si paga è fondamentale per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi ed evitare brutte sorprese in busta paga o in fase di conguaglio fiscale.

    In questa guida completa trovi tutto quello che ti serve sapere sull'addizionale regionale IRPEF 2025: cos'è, come si calcola, dove si inserisce nel modello 730, le aliquote aggiornate per tutte e 20 le regioni italiane, le soglie di esenzione e gli esempi pratici per capire quanto pagherai davvero.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos'è l'addizionale regionale IRPEF
    2. Come si calcola: base imponibile e aliquote
    3. Il Quadro RV nel modello 730
    4. Aliquote 2025 per tutte le Regioni italiane
    5. Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale
    6. Addizionale regionale e comunale: le differenze
    7. Acconto, saldo e conguaglio in busta paga
    8. Esempi pratici di calcolo
    9. Domande Frequenti

    Cos'è l'addizionale regionale IRPEF

    L'addizionale regionale IRPEF è un'imposta locale sul reddito delle persone fisiche che si aggiunge all'IRPEF statale. È istituita dal Decreto Legislativo n. 446 del 1997 e deve essere versata da tutti i contribuenti che risiedono in una regione italiana e che hanno prodotto un reddito imponibile positivo ai fini IRPEF. In parole semplici: se paghi l'IRPEF, con ogni probabilità paghi anche l'addizionale regionale.

    A differenza dell'IRPEF statale, che segue scaglioni e aliquote uguali per tutti i cittadini italiani, l'addizionale regionale IRPEF varia da regione a regione. Ogni amministrazione regionale ha la facoltà di stabilire la propria aliquota, nel rispetto di un tetto minimo fissato per legge. L'aliquota base è pari all'1,23% del reddito imponibile, ma le regioni possono maggiorarla fino a un massimo di 2,33% (ovvero fino a 1,1 punti percentuali in più rispetto all'aliquota base, in base a quanto consentito dalla normativa vigente).

    Le regioni possono anche prevedere aliquote differenziate per scaglioni di reddito, analogamente all'IRPEF statale, oppure esenzioni per i redditi più bassi. Questo significa che, a parità di reddito, un contribuente residente in Lombardia potrebbe pagare un'addizionale regionale diversa rispetto a uno residente in Sicilia o in Friuli Venezia Giulia.

    Come si calcola: base imponibile e aliquote

    Il calcolo dell'addizionale regionale IRPEF parte dalla stessa base imponibile dell'IRPEF ordinaria. Non si tratta del reddito lordo, ma del reddito complessivo al netto delle deduzioni ammesse dalla legge (come i contributi previdenziali, le spese per addetti alla cura di familiari, ecc.). In sostanza, la formula è:

    Addizionale regionale = Reddito imponibile IRPEF × Aliquota regionale

    Le detrazioni IRPEF (per lavoro dipendente, per carichi familiari, per spese sanitarie, ecc.) non riducono la base imponibile dell'addizionale regionale: vengono sottratte solo dall'IRPEF statale, non dall'addizionale. Questo è un aspetto spesso fonte di confusione: le detrazioni fiscali che ottieni nel 730 abbattono l'IRPEF che devi allo Stato, ma non abbattono l'addizionale regionale che devi alla tua regione.

    Alcune regioni hanno adottato un sistema di aliquote progressive a scaglioni, simile a quello dell'IRPEF nazionale. In questi casi, il reddito imponibile viene suddiviso in fasce e a ciascuna fascia si applica un'aliquota diversa. Ad esempio, la regione Lazio applica aliquote differenti per chi guadagna fino a 15.000 euro, tra 15.000 e 28.000 euro, tra 28.000 e 55.000 euro, e oltre 55.000 euro. Altre regioni invece applicano un'aliquota unica (flat) su tutto il reddito imponibile.

    Il Quadro RV nel modello 730

    Nel modello 730, l'addizionale regionale IRPEF viene gestita nel Quadro RV (denominato anche “Addizionale regionale all'IRPEF” nelle istruzioni ministeriali). In questo quadro il contribuente — o il CAF che compila il modello per conto del contribuente — inserisce i dati relativi all'addizionale dovuta e agli eventuali acconti già versati.

    Nella dichiarazione dei redditi 730, il Quadro RV svolge una funzione di liquidazione: sulla base del reddito imponibile e dell'aliquota applicabile nella regione di residenza, viene calcolato l'importo totale dovuto, viene confrontato con quanto già versato (acconto) e si determina se il contribuente deve ancora versare qualcosa (saldo a debito) oppure ha diritto a un rimborso (saldo a credito).

    Per i lavoratori dipendenti, il sostituto d'imposta (il datore di lavoro) gestisce automaticamente le trattenute in busta paga e il conguaglio di fine anno. Per i pensionati, è l'INPS a effettuare le trattenute direttamente dalla pensione. Per i lavoratori autonomi o per chi ha redditi diversi, l'addizionale viene versata tramite modello F24, con scadenze specifiche legate alla presentazione del 730 o del Modello Redditi PF.

    Dati fondamentali nel Quadro RV:

    • Codice regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta (non quella attuale, se diversa)
    • Reddito imponibile su cui calcolare l'addizionale
    • Aliquota applicabile (determinata automaticamente dal software del CAF sulla base della regione)
    • Addizionale totale dovuta
    • Acconto già versato (trattenuto dal datore di lavoro o versato con F24)
    • Saldo a debito o credito

    Aliquote addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le Regioni italiane

    Ecco le aliquote dell'addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le 20 regioni italiane, comprese le regioni a statuto speciale. I dati si riferiscono all'anno d'imposta 2025 (quello che dichiari nel 730 presentato nel 2026). Le aliquote sono quelle deliberate dalle singole regioni e aggiornate in base alle ultime normative disponibili.

    Regioni a Statuto Ordinario:

    RegioneAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
    Piemonte1,62% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Reddito ≤ 15.000 euro: 1,62%
    Valle d’Aosta1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 7.500 euro
    Lombardia1,23% (fino a 15.000€) → 1,58% (15.001-28.000€) → 1,72% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Liguria1,23% (fino a 15.000€) → 2,33% (oltre 15.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Veneto1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro (con figli a carico)
    Emilia-Romagna1,33% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Toscana1,42% (fino a 15.000€) → 1,92% (15.001-28.000€) → 2,12% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro
    Umbria1,23% (fino a 15.000€) → 1,63% (15.001-28.000€) → 1,93% (28.001-55.000€) → 2,13% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Marche1,23% (fino a 15.000€) → 1,53% (15.001-28.000€) → 1,73% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
    Lazio1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Abruzzo1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Molise1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Campania2,03% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Puglia1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Basilicata1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Calabria1,73% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro

    Regioni e Province a Statuto Speciale:

    Regione / Provincia AutonomaAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
    Sicilia1,23% (fino a 15.000€) → 1,83% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,23% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
    Sardegna1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Friuli Venezia Giulia1,23% (fino a 15.000€) → 1,43% (15.001-28.000€) → 1,63% (28.001-55.000€) → 1,63% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 11.000 euro
    Trentino-Alto Adige / Prov. Aut. Trento1,23% (aliquota base provinciale)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro (Trento), variabile Bolzano

    Nota bene: Le aliquote indicate sono quelle deliberate dalle regioni per l'anno d'imposta 2025. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario (come la Calabria e la Campania) applicano le maggiorazioni massime consentite dalla legge. Verifica sempre le delibere regionali aggiornate o affidati al CAF Centro Fiscale per la compilazione del 730: i nostri esperti applicano automaticamente l'aliquota corretta per la tua regione di residenza.

    Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale IRPEF

    Non tutti i contribuenti sono tenuti a versare l'addizionale regionale IRPEF. La legge nazionale e le delibere regionali prevedono alcune esenzioni importanti che riguardano principalmente i redditi più bassi e alcune categorie particolari. Conoscere queste esenzioni può fare una differenza concreta nel calcolo finale della tua dichiarazione dei redditi.

    La prima e più importante esenzione è quella legata alla soglia minima di reddito. Quasi tutte le regioni italiane prevedono che i contribuenti con un reddito imponibile al di sotto di una certa soglia non paghino l'addizionale regionale. Queste soglie variano significativamente da regione a regione: si va dagli 8.000 euro di alcune regioni meridionali fino ai 15.000 euro di regioni come Toscana e Calabria.

    Oltre alla soglia di reddito, alcune regioni prevedono ulteriori esenzioni o agevolazioni per specifiche categorie:

    • Famiglie con figli a carico: Alcune regioni (come Veneto e Lombardia) prevedono soglie di esenzione più elevate o riduzioni dell'addizionale per i contribuenti con figli fiscalmente a carico. Il numero di figli e l'importo dell'ISEE del nucleo familiare possono incidere sul calcolo.
    • Pensionati con redditi bassi: I pensionati con reddito da pensione inferiore alle soglie regionali di esenzione non pagano l'addizionale regionale. Per un pensionato con pensione minima INPS, l'addizionale regionale è tipicamente pari a zero.
    • Redditi assimilati esenti: Alcune tipologie di reddito che concorrono a formare il reddito complessivo IRPEF possono essere escluse dalla base di calcolo dell'addizionale regionale in specifiche regioni (ad esempio, alcune indennità di mobilità o integrazioni salariali).
    • Contribuenti incapienti: Chi ha un'IRPEF lorda pari a zero (perché le detrazioni eccedono l'imposta lorda) non produce un'addizionale regionale dovuta.

    È importante ricordare che le esenzioni si applicano in base alla regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta. Se ti sei trasferito da una regione all'altra durante l'anno, la tua addizionale si calcola in base alla regione in cui risiedevi a fine anno, indipendentemente da dove abitavi a inizio anno.

    Addizionale regionale e comunale: le differenze essenziali

    L'addizionale regionale IRPEF non va confusa con l'addizionale comunale IRPEF: sono due imposte distinte, entrambe previste nel 730, ma con caratteristiche e importi differenti. Capire la differenza tra le due è fondamentale per leggere correttamente il tuo 730 e comprendere quanto stai pagando di tasse locali.

    CaratteristicaAddizionale RegionaleAddizionale Comunale
    Chi la stabilisceRegione di residenzaComune di residenza
    Aliquota minima1,23%0% (alcuni comuni non la applicano)
    Aliquota massima2,33%0,80% (in generale)
    Numero soggetti deliberanti20 regioniCirca 7.900 comuni
    Quadro nel 730Quadro RVQuadro RV (sezione distinta)
    Acconto previstoSì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)Sì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)
    Base imponibileReddito imponibile IRPEFReddito imponibile IRPEF

    La principale differenza pratica è che l'addizionale regionale è generalmente più elevata in termini assoluti rispetto all'addizionale comunale, perché le aliquote regionali sono significativamente superiori a quelle comunali. Per un lavoratore dipendente con reddito di 28.000 euro residente in una grande città, l'addizionale regionale può ammontare a diverse centinaia di euro, mentre quella comunale è solitamente inferiore a 100 euro.

    Acconto, saldo e conguaglio in busta paga

    L'addizionale regionale IRPEF segue una modalità di pagamento in due fasi: un acconto e un saldo. Questo meccanismo riguarda sia i lavoratori dipendenti (che vedono le trattenute in busta paga) sia i contribuenti che versano autonomamente tramite F24.

    L'acconto sull'addizionale regionale è pari al 30% dell'addizionale dovuta sull'anno precedente. Per i lavoratori dipendenti, il datore di lavoro trattiene questo acconto a novembre, contestualmente al conguaglio di fine anno IRPEF. Per i contribuenti che presentano il 730 tramite CAF (o il Modello Redditi PF), l'acconto va versato entro novembre tramite modello F24.

    Il saldo dell'addizionale regionale rappresenta la differenza tra il totale dovuto per l'anno d'imposta e l'acconto già versato. Per i lavoratori dipendenti con 730, il saldo viene trattenuto in busta paga a partire da luglio (o agosto) dell'anno successivo, suddiviso in rate mensili fino a novembre. Per i contribuenti senza sostituto d'imposta, il saldo si versa tramite F24 entro giugno o luglio.

    Il conguaglio fiscale di fine anno, effettuato dal datore di lavoro a novembre-dicembre, ricalcola l'addizionale regionale tenendo conto del reddito effettivo dell'intero anno. Se durante l'anno il datore di lavoro ha trattenuto un importo inferiore a quanto dovuto (ad esempio perché il reddito finale è risultato superiore alle previsioni), il dipendente si troverà un importo aggiuntivo trattenuto in busta paga. Al contrario, se sono state trattenute più somme del dovuto, avrà diritto a un rimborso in busta paga.

    Per i pensionati, il meccanismo è analogo: l'INPS gestisce le trattenute sulla pensione e il conguaglio annuale, liquidando l'addizionale regionale direttamente sull'assegno mensile. Anche per questo motivo, la dichiarazione dei redditi 730 dei pensionati deve essere compilata con attenzione, poiché le trattenute INPS potrebbero non corrispondere perfettamente a quanto dovuto, generando saldi a debito o credito.

    Esempi pratici di calcolo dell'addizionale regionale IRPEF

    Per capire concretamente quanto incide l'addizionale regionale IRPEF sul carico fiscale complessivo, vediamo alcuni esempi pratici con redditi e regioni diversi. Questi esempi ti aiuteranno a orientarti prima di presentare il 730.

    Esempio 1: Lavoratore dipendente in Lombardia, reddito 30.000 euro

    Supponiamo che Marco lavori come impiegato a Milano e abbia un reddito imponibile IRPEF di 30.000 euro nell'anno d'imposta 2025. La Lombardia applica l'aliquota dell'1,72% per il terzo scaglione (28.001-55.000 euro), ma con un sistema progressivo.

    • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
    • Da 15.001 a 28.000 euro (13.000 euro) al 1,58% = 205,40 euro
    • Da 28.001 a 30.000 euro (2.000 euro) al 1,72% = 34,40 euro
    • Addizionale regionale totale: circa 424 euro

    Esempio 2: Pensionato in Friuli Venezia Giulia, reddito 18.000 euro

    Anna è pensionata a Udine e riceve una pensione con reddito imponibile di 18.000 euro. Il Friuli Venezia Giulia applica l'aliquota dell'1,23% fino a 15.000 euro e dell'1,43% per la fascia 15.001-28.000 euro.

    • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
    • Da 15.001 a 18.000 euro (3.000 euro) al 1,43% = 42,90 euro
    • Addizionale regionale totale: circa 227 euro

    Il Friuli Venezia Giulia ha tra le aliquote regionali più basse d'Italia, il che rappresenta un vantaggio fiscale concreto per i residenti nella regione.

    Esempio 3: Lavoratore in Campania, reddito 22.000 euro

    Giuseppe lavora a Napoli e ha un reddito imponibile di 22.000 euro. La Campania, essendo in piano di rientro dal deficit sanitario, applica aliquote tra le più elevate d'Italia: 2,03% per i redditi fino a 15.000 euro e 2,13% per la fascia successiva.

    • Primi 15.000 euro al 2,03% = 304,50 euro
    • Da 15.001 a 22.000 euro (7.000 euro) al 2,13% = 149,10 euro
    • Addizionale regionale totale: circa 454 euro

    Il confronto tra questi tre esempi mostra chiaramente come la residenza regionale possa fare una differenza sostanziale nel carico fiscale: a parità di reddito, un residente in Campania paga significativamente di più rispetto a uno in Friuli Venezia Giulia o in Lombardia.

    Se vuoi verificare l'importo esatto della tua addizionale regionale IRPEF 2025, il CAF Centro Fiscale di Udine può calcolarla con precisione durante la compilazione del tuo 730. Il servizio è disponibile sia in sede a Udine che online per tutta Italia: i nostri esperti si occupano di tutto, dalla raccolta dei documenti al calcolo definitivo e alla presentazione della dichiarazione.

    Come gestire l'addizionale regionale nel 730: il ruolo del CAF

    L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è un'imposta che, pur non essendo elevata in termini assoluti per redditi bassi e medi, richiede attenzione nella compilazione della dichiarazione. Un errore nel codice regione, nell'aliquota applicata o nel calcolo dell'acconto può generare sanzioni o un versamento insufficiente con successivi avvisi di accertamento.

    Affidare la compilazione del modello 730 al CAF Centro Fiscale di Udine significa avere la certezza che l'addizionale regionale venga calcolata correttamente per la tua specifica regione di residenza, con le aliquote aggiornate e le eventuali esenzioni a cui hai diritto. I nostri operatori conoscono le delibere di tutte le regioni italiane e aggiornano i software di calcolo ogni anno in base alle variazioni normative.

    Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2025? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: il nostro team ti guida in ogni fase della compilazione del 730, garantendo la massima precisione nel calcolo di IRPEF, addizionali regionali e comunali, detrazioni e rimborsi.

    Cos’è l’addizionale regionale IRPEF nel 730?

    L’addizionale regionale IRPEF è un’imposta locale che si aggiunge all’IRPEF statale. Si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla propria regione di residenza al reddito imponibile IRPEF. Nel modello 730, viene liquidata nel Quadro RV e può essere trattenuta direttamente in busta paga (per i lavoratori dipendenti) o versata tramite F24.

    Quanto è l’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF?

    L’aliquota base minima dell’addizionale regionale IRPEF è pari all’1,23% del reddito imponibile IRPEF. Tuttavia, le regioni possono maggiorarla fino a un massimo del 2,33%. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario applicano tipicamente le aliquote più elevate.

    Chi non paga l’addizionale regionale IRPEF?

    Non pagano l’addizionale regionale i contribuenti il cui reddito imponibile è inferiore alla soglia di esenzione deliberata dalla propria regione (che varia da 7.500 a 15.000 euro a seconda della regione), i contribuenti con IRPEF lorda pari a zero, e alcune categorie particolari previste dalle delibere regionali (es. famiglie con figli a carico in alcune regioni).

    La regione di residenza per l’addizionale regionale qual è?

    L’addizionale regionale si calcola in base alla regione in cui il contribuente risulta iscritto all’anagrafe al 31 dicembre dell’anno d’imposta. Anche se ti sei trasferito durante l’anno, fa fede la residenza a fine anno.

    Come viene pagata l’addizionale regionale per i lavoratori dipendenti?

    Per i lavoratori dipendenti, l’addizionale regionale viene trattenuta automaticamente in busta paga dal datore di lavoro. L’acconto (30%) viene trattenuto a novembre, mentre il saldo viene rateizzato nei mesi successivi alla presentazione del 730 (luglio-novembre). Non è necessario alcun versamento autonomo tramite F24.


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      CAF

      Addizionali Regionali e Comunali IRPEF 2026: Aliquote e Calcolo

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Le addizionali IRPEF 2026 sono imposte locali che si aggiungono all’imposta sul reddito delle persone fisiche e incidono in modo significativo sul netto in busta paga. Ogni lavoratore dipendente, pensionato o contribuente con redditi soggetti a IRPEF deve pagare sia l’addizionale regionale che quella comunale, con aliquote che variano in base alla regione e al comune di residenza. Comprendere come funzionano queste imposte è fondamentale per calcolare correttamente il proprio stipendio netto e pianificare le spese familiari.

      Indice dei contenuti

      1. Cosa sono le addizionali regionali e comunali IRPEF
      2. Come si calcolano le addizionali IRPEF 2026
      3. Aliquote regionali IRPEF 2026: tabella principali regioni
      4. Addizionale comunale IRPEF: come varia e dove trovare l’aliquota
      5. Come vengono trattenute le addizionali in busta paga
      6. Esenzioni e soglie di esenzione addizionali IRPEF
      7. Domande frequenti sulle addizionali IRPEF 2026

      Cosa sono le addizionali regionali e comunali IRPEF

      Le addizionali IRPEF sono imposte locali istituite per finanziare i servizi erogati da regioni e comuni. Si tratta di due tributi distinti che si sommano all’IRPEF nazionale:

      • Addizionale regionale IRPEF: istituita con il D.Lgs. 446/1997, è dovuta alla regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Finanzia la sanità regionale e altri servizi territoriali.
      • Addizionale comunale IRPEF: introdotta con il D.Lgs. 360/1998, è versata al comune di residenza al 1° gennaio. Contribuisce al bilancio comunale per servizi come trasporti, scuole e manutenzione del territorio.

      A differenza dell’IRPEF nazionale, che prevede aliquote progressive uguali in tutta Italia, le addizionali regionali e comunali variano sensibilmente da un territorio all’altro. Questo significa che due lavoratori con lo stesso reddito lordo possono avere uno stipendio netto diverso semplicemente perché risiedono in regioni o comuni differenti.

      Come si calcolano le addizionali IRPEF 2026

      Il calcolo delle addizionali IRPEF 2026 segue una procedura precisa. La base imponibile è la stessa dell’IRPEF nazionale, cioè il reddito complessivo meno le deduzioni spettanti (contributi previdenziali obbligatori, deduzione abitazione principale, altri oneri deducibili).

      Ecco i passaggi per il calcolo:

      1. Determina il reddito complessivo: somma di tutti i redditi (lavoro dipendente, pensione, fondiari, ecc.)
      2. Sottrai le deduzioni: contributi previdenziali, deduzione per abitazione principale, altri oneri deducibili previsti dall’art. 10 del TUIR
      3. Ottieni la base imponibile: reddito complessivo meno deduzioni
      4. Applica l’aliquota regionale: moltiplica la base imponibile per l’aliquota della tua regione
      5. Applica l’aliquota comunale: moltiplica la base imponibile per l’aliquota del tuo comune

      Esempio pratico: supponiamo che Marco, residente a Udine, abbia un reddito complessivo di 30.000 euro e deduzioni per 3.500 euro. La sua base imponibile sarà 26.500 euro. Con un’aliquota regionale FVG dell’1,23% e un’aliquota comunale di Udine dello 0,8%, Marco pagherà circa 326 euro di addizionale regionale e 212 euro di addizionale comunale, per un totale di circa 538 euro annui di addizionali IRPEF.

      Aliquote regionali IRPEF 2026: tabella principali regioni

      Le aliquote dell’addizionale regionale IRPEF 2026 sono fissate da ciascuna regione e possono essere proporzionali (un’unica aliquota) oppure progressive per scaglioni di reddito. La legge stabilisce un’aliquota base dell’1,23% che le regioni possono maggiorare fino al 3,33%.

      Ecco le aliquote delle principali regioni italiane per il 2026:

      RegioneAliquota / ScaglioniNote
      Lombardia1,23% fino a 15.000 euro; 1,58% fino a 28.000; 1,72% fino a 50.000; 1,73% oltreProgressiva per scaglioni
      Lazio1,73% fino a 15.000 euro; 2,73% fino a 28.000; 2,93% fino a 50.000; 3,33% oltreTra le più alte d’Italia
      Campania2,03% fino a 15.000 euro; 2,13% fino a 28.000; 2,33% fino a 50.000; 3,33% oltreDisavanzo sanitario
      Veneto1,23% unica per tutti gli scaglioniAliquota minima di legge
      Friuli Venezia Giulia0,70% fino a 15.000 euro; 1,23% oltreAgevolazione redditi bassi
      Piemonte1,62% fino a 15.000 euro; 2,13% fino a 28.000; 2,75% fino a 50.000; 3,33% oltreProgressiva
      Emilia-Romagna1,33% fino a 15.000 euro; 1,93% fino a 28.000; 2,03% fino a 50.000; 2,33% oltreProgressiva moderata
      Sicilia1,23% fino a 15.000 euro; 1,53% fino a 28.000; 1,73% oltreStatuto speciale

      Nota importante: le aliquote possono subire variazioni annuali. Per i valori esatti del 2026, è consigliabile verificare sul sito del Dipartimento delle Finanze del MEF o rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine, che tiene costantemente aggiornate le tabelle per tutti i propri assistiti.

      Addizionale comunale IRPEF: come varia e dove trovare l’aliquota

      L’addizionale comunale IRPEF è forse la più variabile tra le imposte sui redditi, perché ogni comune italiano può fissare la propria aliquota entro un massimo dello 0,8% (elevabile allo 0,9% per i comuni capoluogo di provincia). Alcuni comuni applicano un’aliquota unica, altri prevedono scaglioni progressivi, e altri ancora non applicano alcuna addizionale.

      Per conoscere l’aliquota del proprio comune nel 2026, puoi consultare:

      • Sito del Dipartimento delle Finanze: il portale finanze.gov.it mette a disposizione un motore di ricerca per consultare le aliquote deliberate da ogni comune italiano
      • Sito istituzionale del tuo comune: nella sezione “Tributi” o “Finanze” trovi le delibere con le aliquote vigenti
      • Il tuo CAF di fiducia: presso il CAF Centro Fiscale verifichiamo gratuitamente le aliquote applicabili al tuo caso specifico

      Ad esempio, il Comune di Udine nel 2026 applica un’addizionale comunale allo 0,8% con esenzione per i redditi fino a 12.000 euro. Il Comune di Roma applica lo 0,9% con scaglioni progressivi, mentre Milano prevede aliquote dallo 0% (per redditi fino a 21.000 euro) allo 0,8%.

      Come vengono trattenute le addizionali in busta paga

      Se sei un lavoratore dipendente, le addizionali IRPEF non vengono pagate in un’unica soluzione, ma trattenute direttamente dal datore di lavoro attraverso la busta paga. Il meccanismo di rateizzazione funziona in modo diverso per l’addizionale regionale e quella comunale.

      Addizionale regionale IRPEF in busta paga

      L’addizionale regionale dell’anno precedente viene trattenuta in rate mensili da gennaio a novembre dell’anno successivo (massimo 11 rate). Ad esempio, l’addizionale regionale relativa ai redditi 2025 viene trattenuta nelle buste paga da gennaio a novembre 2026.

      Addizionale comunale IRPEF in busta paga

      L’addizionale comunale prevede un doppio meccanismo:

      • Saldo anno precedente: trattenuto in rate da gennaio a novembre dell’anno successivo (come la regionale)
      • Acconto anno in corso: pari al 30% dell’addizionale dell’anno precedente, trattenuto in 9 rate da marzo a novembre

      Per i pensionati, le addizionali vengono trattenute direttamente dall’INPS sul cedolino della pensione, con lo stesso principio di rateizzazione. Questo spiega perché nei primi mesi dell’anno il netto in busta paga o in pensione è spesso più basso: è il periodo in cui partono le trattenute delle addizionali dell’anno precedente. Se vuoi capire nel dettaglio tutte le voci che compongono il tuo netto, consulta la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

      Esenzioni e soglie di esenzione addizionali IRPEF 2026

      Non tutti i contribuenti sono tenuti al pagamento delle addizionali IRPEF. Esistono diverse situazioni di esenzione:

      • Reddito sotto la soglia di esenzione: molte regioni e comuni prevedono soglie sotto le quali l’addizionale non è dovuta. Ad esempio, in Friuli Venezia Giulia l’aliquota ridotta allo 0,70% si applica ai redditi fino a 15.000 euro
      • Reddito complessivo pari a zero: se dopo le deduzioni il reddito imponibile è zero o negativo, nessuna addizionale è dovuta
      • IRPEF azzerata dalle detrazioni: se le detrazioni per lavoro dipendente, carichi familiari o altre spese azzerano completamente l’IRPEF lorda, anche le addizionali non sono dovute
      • Redditi esenti: alcuni redditi non concorrono alla base imponibile delle addizionali (es. rendita catastale dell’abitazione principale)
      • Contribuenti in regime forfettario: chi aderisce al regime forfettario non paga addizionali IRPEF, poiché l’imposta sostitutiva del 15% (o 5%) sostituisce anche queste imposte locali

      È importante sapere che le soglie di esenzione funzionano in modo diverso da regione a regione: alcune applicano una franchigia (si paga solo sulla parte eccedente), altre una soglia di esclusione (superata la soglia, si paga su tutto il reddito). Il modello 730 calcola automaticamente le addizionali dovute, ma è sempre utile verificare con un esperto.

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      Domande frequenti sulle addizionali IRPEF 2026

      Qual è la differenza tra addizionale regionale e comunale?

      L’addizionale regionale è versata alla regione di residenza al 1° gennaio e finanzia principalmente la sanità. L’addizionale comunale va al comune di residenza e finanzia i servizi locali. Entrambe si calcolano sulla stessa base imponibile IRPEF, ma hanno aliquote diverse stabilite rispettivamente dalla regione e dal comune.

      Chi è esente dalle addizionali IRPEF?

      Sono esenti i contribuenti con reddito imponibile pari a zero, chi ha l’IRPEF completamente azzerata dalle detrazioni, chi risiede in comuni che prevedono soglie di esenzione (e non le supera), e i contribuenti in regime forfettario che pagano un’imposta sostitutiva.

      Come faccio a sapere quanto pago di addizionali?

      Se sei un lavoratore dipendente, trovi le addizionali trattenute nella busta paga mensile (voci separate per regionale e comunale). In alternativa, il modello 730 le calcola automaticamente. Puoi anche rivolgerti al CAF Centro Fiscale per una simulazione personalizzata.

      Perché a gennaio lo stipendio netto è più basso?

      A gennaio iniziano le trattenute del saldo delle addizionali dell’anno precedente. Queste rate si aggiungono alle normali trattenute mensili, riducendo temporaneamente il netto percepito. Le rate proseguono fino a novembre. Per approfondire tutte le voci dello stipendio netto, consulta la nostra guida dedicata.

      Se cambio residenza, quale aliquota si applica?

      Per le addizionali IRPEF conta la residenza al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Se ti trasferisci durante l’anno, per quell’anno continuerai a pagare le addizionali del vecchio comune e della vecchia regione. Il cambio avrà effetto dall’anno successivo.

      Hai bisogno di aiuto con le addizionali IRPEF?

      Il calcolo delle addizionali IRPEF può sembrare complicato, soprattutto quando si devono considerare esenzioni, scaglioni regionali e aliquote comunali diverse. Al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo a verificare le addizionali applicate, controllare che le trattenute in busta paga siano corrette e preparare la dichiarazione dei redditi senza errori.

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        Aprile 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-10 09:00:002026-05-31 10:13:07Addizionali Regionali e Comunali IRPEF 2026: Aliquote e Calcolo
        CAF

        Codici Tributo IRPEF F24: Elenco Completo e Novità 2026

        aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

        Indice dei contenuti

        1. Cosa sono i codici tributo IRPEF
        2. Il modello F24: struttura e funzionamento
        3. Elenco completo codici tributo IRPEF
        4. Codici per saldo e acconti IRPEF
        5. Codici per ritenute alla fonte
        6. Codici per addizionali regionali e comunali
        7. Novità 2026: nuovi codici e modifiche
        8. Come compilare correttamente l’F24
        9. Scadenze pagamento IRPEF 2026
        10. Domande frequenti

        Il modello F24 è lo strumento fondamentale per il pagamento delle imposte in Italia, e conoscere i codici tributo IRPEF corretti è essenziale per evitare errori che potrebbero causare sanzioni o ritardi nei pagamenti. In questa guida completa analizziamo tutti i codici tributo F24 relativi all’IRPEF, con le novità introdotte nel 2026 e le istruzioni dettagliate per la compilazione.

        Che tu debba versare il saldo IRPEF, gli acconti IRPEF o le addizionali regionali e comunali, questa guida ti fornirà tutte le informazioni necessarie per compilare correttamente il modello F24 ed effettuare i pagamenti nei termini previsti.

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        Cosa sono i codici tributo IRPEF

        I codici tributo sono codici numerici di 4 cifre che identificano in modo univoco la tipologia di imposta o contributo da versare tramite il modello F24. Per quanto riguarda l’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), esistono diversi codici tributo che corrispondono a differenti tipologie di pagamento.

        Ogni codice tributo IRPEF ha una funzione specifica e deve essere utilizzato nel contesto corretto: versare il codice sbagliato può comportare l’errato accredito del pagamento, con conseguenti problematiche fiscali e l’applicazione di sanzioni e interessi di mora.

        I codici tributo vengono istituiti dall’Agenzia delle Entrate tramite specifiche Risoluzioni e sono periodicamente aggiornati per adeguarsi alle modifiche normative. È fondamentale consultare sempre la documentazione ufficiale più recente per verificare eventuali variazioni.

        Il modello F24: struttura e funzionamento

        Il modello F24 è il documento unificato per il pagamento di imposte, tributi e contributi. Si compone di diverse sezioni, ciascuna dedicata a specifiche tipologie di versamenti:

        • Sezione Erario: per il versamento di imposte dirette (IRPEF, IRES, imposte sostitutive) e IVA
        • Sezione INPS: per contributi previdenziali e assistenziali
        • Sezione Regioni: per tributi regionali (IRAP, tasse automobilistiche, ecc.)
        • Sezione IMU e altri tributi locali: per imposte comunali
        • Sezione Altri enti previdenziali e assicurativi: per contributi a enti diversi dall’INPS

        Per i versamenti IRPEF, la compilazione avviene principalmente nella sezione Erario, dove vanno indicati:

        • Codice tributo: il codice di 4 cifre specifico (es. 4001 per il saldo IRPEF)
        • Anno di riferimento: l’anno d’imposta a cui si riferisce il pagamento (formato AAAA)
        • Importo a debito versato: la somma da pagare
        • Codice ufficio: eventuale codice dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate (spesso non necessario)
        • Codice atto: utilizzato in caso di ravvedimento operoso o versamenti a seguito di controlli

        Il modello F24 può essere compilato e pagato in diverse modalità: online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (F24 web, F24 online), attraverso home banking, oppure presso sportelli bancari e postali (limitatamente ad alcuni casi specifici).

        Elenco completo codici tributo IRPEF

        Di seguito la tabella completa dei principali codici tributo IRPEF utilizzati per i versamenti tramite modello F24. I codici sono suddivisi per tipologia di pagamento:

        Codice TributoDescrizioneUtilizzo
        4001Saldo IRPEFVersamento del saldo annuale dell’imposta
        4033Prima rata acconto IRPEFAcconto del 40% (giugno/luglio)
        4034Seconda rata acconto IRPEFAcconto del 60% (novembre)
        1989Addizionale regionale IRPEF – SaldoSaldo addizionale regionale
        1990Addizionale regionale IRPEF – Prima rata accontoPrima rata acconto regionale
        1991Addizionale regionale IRPEF – Seconda rata accontoSeconda rata acconto regionale
        3801Addizionale comunale IRPEF – SaldoSaldo addizionale comunale
        3802Addizionale comunale IRPEF – AccontoAcconto addizionale comunale
        1001Ritenute IRPEF lavoro dipendenteRitenute operate dai sostituti d’imposta
        1002Ritenute IRPEF lavoro autonomoRitenute su compensi professionali
        1012Ritenute IRPEF redditi di capitaleRitenute su interessi, dividendi
        1040Ritenute IRPEF provvigioniRitenute su provvigioni
        1627IRPEF da lavoro dipendente trattenuta dal datoreVersamento trattenute mensili

        Questa tabella comprende i codici tributo più utilizzati dai contribuenti per la dichiarazione dei redditi tramite modello 730 o Redditi Persone Fisiche. Ciascun codice ha una specifica funzione e va utilizzato nel contesto appropriato.

        Codici per saldo e acconti IRPEF

        Il pagamento dell’IRPEF avviene attraverso un sistema di saldo e acconti. Vediamo nel dettaglio i codici tributo da utilizzare per ciascuna tipologia di versamento:

        Codice 4001: Saldo IRPEF

        Il codice tributo 4001 viene utilizzato per il versamento del saldo IRPEF, ovvero la differenza tra l’imposta dovuta per l’anno precedente e quanto già versato tramite ritenute e acconti.

        Il saldo IRPEF si versa entro le seguenti scadenze:

        • 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento (senza maggiorazione)
        • 30 luglio dell’anno successivo (con maggiorazione dello 0,40%)

        Esempio pratico: per la dichiarazione dei redditi 2025 (anno d’imposta 2024), il saldo IRPEF va versato entro il 30 giugno 2025 utilizzando il codice tributo 4001, indicando “2024” come anno di riferimento.

        Codice 4033: Prima rata acconto IRPEF

        Il codice tributo 4033 identifica la prima rata dell’acconto IRPEF, pari al 40% dell’imposta calcolata per l’anno in corso (stimata sulla base dell’anno precedente).

        La prima rata acconto si versa:

        • 30 giugno (per chi presenta il modello 730)
        • 30 luglio con maggiorazione dello 0,40% (rateizzazione consentita)

        È possibile versare la prima rata in un’unica soluzione insieme al saldo, oppure rateizzarla fino a novembre applicando gli interessi.

        Codice 4034: Seconda rata acconto IRPEF

        Il codice tributo 4034 si utilizza per la seconda rata dell’acconto IRPEF, pari al 60% dell’imposta annua stimata.

        La scadenza della seconda rata acconto è fissata al 30 novembre di ciascun anno. Non è prevista la possibilità di rateizzazione per questa quota.

        Attenzione: l’acconto IRPEF non è dovuto se l’importo complessivo (prima + seconda rata) è inferiore a 51,65 euro.

        Codici per ritenute alla fonte

        Le ritenute alla fonte sono prelievi fiscali che il sostituto d’imposta (datore di lavoro, committente, istituto bancario) opera direttamente alla fonte del reddito, versandole all’Erario per conto del contribuente.

        I principali codici tributo per le ritenute IRPEF sono i seguenti:

        Codice 1001: Ritenute IRPEF lavoro dipendente

        Il codice 1001 viene utilizzato dai datori di lavoro per versare le ritenute IRPEF operate sulle retribuzioni dei dipendenti. Il versamento va effettuato entro il 16 del mese successivo a quello di corresponsione degli stipendi.

        Codice 1002: Ritenute IRPEF lavoro autonomo

        Il codice tributo 1002 si applica alle ritenute d’acconto operate sui compensi dei professionisti e lavoratori autonomi. L’aliquota standard è del 20% del compenso lordo.

        Il committente che corrisponde il compenso deve operare la ritenuta e versarla entro il 16 del mese successivo al pagamento. Il professionista, in sede di dichiarazione dei redditi, potrà scomputare le ritenute subite dall’imposta complessiva dovuta.

        Codice 1012: Ritenute su redditi di capitale

        Il codice 1012 identifica le ritenute IRPEF applicate ai redditi di capitale, come interessi su conti correnti, dividendi azionari, interessi su obbligazioni.

        Le banche e gli intermediari finanziari operano automaticamente la ritenuta (solitamente del 26%) e la versano all’Erario utilizzando questo codice tributo.

        Codici per addizionali regionali e comunali

        Oltre all’IRPEF nazionale, i contribuenti devono versare anche le addizionali IRPEF a favore di Regioni e Comuni. Queste imposte seguono la stessa base imponibile dell’IRPEF ma hanno aliquote stabilite dagli enti locali.

        Addizionale regionale IRPEF

        L’addizionale regionale IRPEF viene versata utilizzando i seguenti codici tributo:

        • Codice 1989: saldo addizionale regionale IRPEF
        • Codice 1990: prima rata acconto addizionale regionale
        • Codice 1991: seconda rata acconto addizionale regionale

        Le aliquote dell’addizionale regionale variano da Regione a Regione e possono essere progressive. Ad esempio:

        • Lombardia: aliquota base 1,23% (con progressive maggiorazioni per redditi superiori)
        • Lazio: aliquota base 1,73% (con progressive maggiorazioni)
        • Friuli Venezia Giulia: aliquota 1,23%

        Il saldo e gli acconti seguono le stesse scadenze dell’IRPEF nazionale (30 giugno o 30 luglio per saldo e prima rata, 30 novembre per seconda rata).

        Addizionale comunale IRPEF

        L’addizionale comunale IRPEF utilizza i codici tributo:

        • Codice 3801: saldo addizionale comunale IRPEF
        • Codice 3802: acconto addizionale comunale IRPEF

        Ogni Comune stabilisce autonomamente l’aliquota dell’addizionale (con un tetto massimo dello 0,9%), eventuali detrazioni e soglie di esenzione. Le aliquote comunali variano significativamente: alcuni Comuni non applicano l’addizionale, altri applicano aliquote progressive fino allo 0,9%.

        Per conoscere l’aliquota specifica del proprio Comune di residenza, è possibile consultare il sito del Dipartimento delle Finanze del MEF o il portale del Comune stesso.

        Novità 2026: nuovi codici e modifiche

        Per l’anno 2026 sono state introdotte alcune importanti novità in materia di codici tributo IRPEF e modalità di versamento. Vediamo le principali modifiche:

        Riforma IRPEF: nuove aliquote e scaglioni

        Con la Legge di Bilancio 2026 è stata confermata la struttura a tre scaglioni IRPEF introdotta nel 2024:

        • Fino a 28.000 euro: aliquota 23%
        • Da 28.001 a 50.000 euro: aliquota 35%
        • Oltre 50.000 euro: aliquota 43%

        Sebbene le aliquote siano rimaste invariate, il calcolo del saldo e degli acconti IRPEF per il 2026 dovrà tenere conto di queste percentuali. I codici tributo (4001, 4033, 4034) restano gli stessi.

        Nuovi codici per regimi speciali

        Sono stati istituiti nuovi codici tributo specifici per particolari categorie di contribuenti o regimi fiscali agevolati. Tra questi:

        • Codici dedicati ai lavoratori impatriati che usufruiscono di agevolazioni fiscali
        • Codici per il regime forfettario (imposta sostitutiva 5% o 15%)
        • Codici per cedolare secca sugli affitti (21% o 10%)

        Per i contribuenti in regime forfettario, l’imposta sostitutiva (che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP) si versa con codici tributo dedicati e non con i codici IRPEF ordinari.

        Modifiche alle addizionali regionali 2026

        Alcune Regioni hanno modificato le aliquote dell’addizionale regionale IRPEF per il 2026. È fondamentale verificare l’aliquota applicata dalla propria Regione di residenza prima di calcolare saldo e acconti.

        Le modifiche più significative hanno riguardato:

        • Lazio: conferma aliquota progressiva fino al 3,33% per redditi oltre 75.000 euro
        • Piemonte: aliquota confermata al 1,68% (con maggiorazioni progressive)
        • Calabria: conferma aliquota maggiorata per il rientro dal deficit sanitario

        Come compilare correttamente l’F24

        La corretta compilazione del modello F24 è fondamentale per evitare errori nei versamenti IRPEF. Vediamo passo dopo passo come procedere:

        Passo 1: Individuare la sezione corretta

        Per i versamenti IRPEF, utilizza la sezione “Erario” del modello F24. Questa sezione si trova nella parte superiore del modulo e prevede diverse colonne da compilare.

        Passo 2: Inserire il codice tributo

        Nella colonna “codice tributo”, inserisci il codice di 4 cifre corrispondente al tipo di versamento che devi effettuare. Ad esempio:

        • 4001 per il saldo IRPEF
        • 4033 per la prima rata acconto
        • 1989 per il saldo addizionale regionale

        Passo 3: Indicare l’anno di riferimento

        Nella colonna “anno di riferimento”, scrivi l’anno d’imposta a cui si riferisce il versamento nel formato AAAA. Ad esempio, per il saldo IRPEF 2025 (anno d’imposta 2024), scrivi “2024”.

        Passo 4: Compilare l’importo a debito

        Nella colonna “importi a debito versati”, indica la somma da pagare in euro, senza il simbolo dell’euro. Utilizza la virgola per separare i decimali (es. 1.234,56).

        Attenzione: NON compilare la colonna “importi a credito compensati” se stai effettuando un semplice versamento. Questa colonna va utilizzata solo in caso di compensazione di crediti fiscali.

        Esempio pratico di compilazione

        Supponiamo di dover versare:

        • Saldo IRPEF 2024: 1.500,00 euro
        • Prima rata acconto IRPEF 2025: 800,00 euro
        • Saldo addizionale regionale 2024: 200,00 euro

        Il modello F24 verrà compilato con tre righe separate nella sezione Erario:

        Codice tributoAnno rif.Importo a debito
        400120241.500,00
        40332025800,00
        19892024200,00

        Totale da versare: 2.500,00 euro (somma delle tre righe).

        Modalità di pagamento F24

        Una volta compilato, il modello F24 può essere pagato tramite:

        • Home banking: la modalità più comoda, disponibile con tutti i principali istituti bancari
        • F24 web: servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate accessibile dal sito con SPID, CIE o CNS
        • Sportello bancario o postale: solo per importi non superiori a 1.000 euro e in assenza di compensazioni
        • CAF o commercialista: tramite intermediari abilitati

        Per importi superiori a 1.000 euro o in presenza di compensazioni (crediti da scomputare), il versamento deve essere effettuato obbligatoriamente online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o l’home banking.

        Scadenze pagamento IRPEF 2026

        Conoscere le scadenze fiscali è essenziale per evitare sanzioni e interessi di mora. Ecco il calendario completo delle scadenze IRPEF per il 2026:

        Scadenze per contribuenti con modello 730

        • 30 giugno 2026: versamento saldo IRPEF 2025 (anno d’imposta 2024) e prima rata acconto 2026
        • 30 luglio 2026: versamento con maggiorazione dello 0,40% (sia saldo che prima rata acconto)
        • 30 novembre 2026: versamento seconda rata acconto IRPEF 2026

        Scadenze per contribuenti con Redditi PF

        • 30 giugno 2026: versamento saldo e prima rata acconto (per chi presenta la dichiarazione entro maggio)
        • 30 luglio 2026: versamento con maggiorazione (per chi presenta entro giugno)
        • 30 novembre 2026: seconda rata acconto

        Rateizzazione dei versamenti

        È possibile rateizzare il pagamento del saldo e della prima rata acconto IRPEF:

        • Prima rata: 30 giugno o 30 luglio (con maggiorazione 0,40%)
        • Rate successive: dal 16 luglio fino al 16 novembre (con applicazione di interessi mensili)

        Gli interessi per la rateizzazione vengono calcolati con tasso legale (attualmente 2,5% annuo) su base giornaliera dalla scadenza ordinaria fino alla data di versamento effettivo.

        Ravvedimento operoso

        Se hai dimenticato di pagare entro le scadenze, puoi regolarizzare la tua posizione tramite ravvedimento operoso, versando:

        • L’imposta dovuta con il codice tributo ordinario
        • Gli interessi calcolati giorno per giorno
        • La sanzione ridotta (dallo 0,1% al 5% a seconda dei giorni di ritardo)

        Per effettuare il ravvedimento è necessario utilizzare codici tributo specifici per sanzioni e interessi. Il CAF Centro Fiscale può assisterti nel calcolo corretto di tutti gli importi dovuti.

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        Domande frequenti sui codici tributo IRPEF

        Qual è il codice tributo per il saldo IRPEF?

        Il codice tributo per il saldo IRPEF è il 4001. Va utilizzato per versare la differenza tra l’imposta dovuta per l’anno precedente e quanto già versato tramite ritenute e acconti. Il versamento va effettuato entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) tramite modello F24 indicando l’anno di riferimento corretto.

        Cosa succede se sbaglio il codice tributo?

        Se sbagli il codice tributo, il versamento viene erroneamente attribuito a una diversa tipologia di imposta. Questo puo causare la mancata copertura del debito fiscale corretto e l’applicazione di sanzioni e interessi. È possibile correggere l’errore tramite istanza all’Agenzia delle Entrate o utilizzando il ravvedimento operoso per versare nuovamente con il codice corretto.

        Quando si versa la prima rata acconto IRPEF?

        La prima rata dell’acconto IRPEF (codice 4033) si versa entro il 30 giugno insieme al saldo dell’anno precedente. È possibile versare entro il 30 luglio applicando una maggiorazione dello 0,40%. La prima rata è pari al 40% dell’imposta calcolata per l’anno in corso. È ammessa la rateizzazione fino a novembre con applicazione di interessi.

        Dove trovo i codici tributo per le addizionali regionali?

        I codici tributo per le addizionali regionali IRPEF sono: 1989 per il saldo, 1990 per la prima rata acconto, 1991 per la seconda rata acconto. Questi codici vanno utilizzati nella sezione Erario del modello F24 indicando lo stesso anno di riferimento utilizzato per l’IRPEF nazionale.

        È obbligatorio versare gli acconti IRPEF?

        Sì, gli acconti IRPEF sono obbligatori se l’imposta dovuta per l’anno precedente supera i 51,65 euro. Gli acconti servono a rateizzare il carico fiscale durante l’anno. Se non versi gli acconti nei termini previsti, dovrai applicare sanzioni e interessi tramite ravvedimento operoso.

        Posso compensare crediti fiscali con l’F24?

        Sì, tramite il modello F24 è possibile compensare crediti fiscali (ad esempio crediti IRPEF da dichiarazione) con debiti di altre imposte. In questo caso va compilata la colonna importi a credito compensati oltre alla colonna importi a debito versati. La compensazione è ammessa solo tramite versamento telematico se l’importo supera 5.000 euro annui.


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